Seduta n.76 del 22/03/2005
LXXVI SEDUTA
(Pomeridiana)
Martedì 22 marzo 2005
Presidenza del Presidente Spissu
indi
della Vicepresidente Lombardo
indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 16 e 15.
CORDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 16 marzo 2005, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Silvestro Ludu e Antonio Calledda hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 22 marzo 2005. Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977 numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 9 e 11 marzo 2005.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:
"Norme in materia di inquinamento acustico". (124)
(Pervenuto il 16 marzo 2005 ed assegnato alla quinta Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
ATZERI - IBBA - CALIGARIS: "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia delle istituzioni scolastiche per la programmazione e la gestione della rete scolastica nel territorio della Regione". (123)
(Pervenuta il 16 marzo 2005 ed assegnata all'ottava Commissione.)
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione CHERCHI Silvio - MARROCU - CALLEDDA sull'edilizia scolastica in Sardegna". (101)
(Risposta scritta in data 15 marzo 2005.)
"Interrogazione ADDIS sulla cessione da parte della società Meridiana di alcuni importanti rami d'azienda ad altra società della penisola, con grave ricaduta sul livello occupazionale della città di Olbia e dell'intera Gallura". (102)
(Risposta scritta in data 15 marzo 2005.)
"Interrogazione SANNA Matteo sul 10 febbraio, giornata del ricordo della memoria delle vittime della foibe, dell'esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale". (120)
(Risposta scritta in data 15 marzo 2005.)
"Interrogazione AMADU sui licenziamenti annunciati dalla compagnia aerea Meridiana". (139)
(Risposta scritta in data 15 marzo 2005.)
"Interrogazione LA SPISA - DIANA - CAPPAI - VARGIU - AMADU - RANDAZZO - CUCCU Franco Ignazio - CONTU sulla incompatibilità del dottor Fiori nella funzione di direttore generale dell'Istituto Autonomo Case Popolari di Nuoro". (106)
(Risposta scritta in data 17 marzo 2005.)
"Interrogazione LADU - MURGIONI - ONIDA sui tagli del bilancio ai finanziamenti relativi alla legge regionale n. 32 del 1985 (Fondo per l'edilizia abitativa)". (152)
(Risposta scritta in data 17 marzo 2005.)
"Interrogazione RASSU sulla soppressione delle autolinee private per trasporto passeggeri con meno di sei posti -bus (sei passeggeri per corsa)". (161)
(Risposta scritta in data 17 marzo 2005.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione sugli articoli del disegno di legge numero 91. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, il mio sarà un intervento rapido per favorire le successive operazioni di voto, se ci saranno. Non posso però esimermi dall'aprire un ragionamento su questa prima serie di emendamenti proposti dal centrodestra. I temi affrontati negli emendamenti in esame hanno rappresentato, anche negli anni scorsi, momenti importanti della discussione della manovra finanziaria; pur apparentemente non tutti collegati tra di loro, questi emendamenti in realtà sono riconducibili ad un ragionamento comune e presentano una loro coerenza interna, costituendo comunque un'indicazione di indirizzo su alcune delle tematiche più importanti all'attenzione della nostra Aula.
Il primo degli emendamenti presentati costituisce un'indicazione che, per quanto vaga e generica (e non potrebbe essere diversamente) individua le principali priorità che oggi la Regione si trova a affrontare. La pianificazione territoriale è una di queste, nel senso che a oggi, dopo l'approvazione della legge sulle coste, per effetto dei tempi di discussione della manovra finanziaria che si estenderanno verosimilmente fino al quarto mese dell'esercizio provvisorio, il Presidente della Giunta regionale non potrà illustrare - come prevedeva la legge approvata - le linee guida per la definizione del piano paesaggistico regionale.
Questo, oltre al vulnus costituito dalla mancanza di un piano paesaggistico, comporta che sostanzialmente questo Consiglio regionale non è messo nelle condizioni di fare ciò che la stessa legge, approvata da questo Consiglio regionale, aveva comunque disposto.
La seconda priorità è costituita dal decentramento di funzioni ai Comuni che, come è stato sottolineato anche in sede di illustrazione dell'emendamento, in una fase storica in cui registriamo il trasferimento di competenze da parte dello Stato alle Regioni, rappresenta il compendio indispensabile di quel trasferimento. Se noi, infatti, sostituissimo al centralismo statale un ancor più pernicioso centralismo regionale, probabilmente non avremmo altro di che pentirci, così come non avrebbero di che pentirsi i cittadini sardi, perché finiremmo per trasferire un livello di competenze ad un altro livello, diverso da quello nel quale le competenze devono essere esercitate.
Noi tante volte abbiamo parlato della necessità che la Regione inizi un'energica cura dimagrante, che la Regione si privi di una serie di competenze regionali che impropriamente si sono accavallate ed accumulate negli anni; insomma è il momento di conferire concretezza alle tante volte richiamate necessità; è il momento di definire metodi, modi e tempi attraverso cui questi passaggi debbono avvenire.
All'interno di questo emendamento è poi contenuta la terza delle priorità importanti con cui questa Regione si è confrontata negli anni passati, ed è una priorità sulla quale a me comunque preme tornare. Si tratta infatti di un argomento su cui ci si confronta ritrovando l'identità culturale, nel senso che tante volte in quest'Aula, da una parte e dall'altra, abbiamo lamentato il fatto che strumentalmente si cadesse nel gioco pirandelliano di modificare le idee in rapporto alla situazione di opposizione o di maggioranza in cui di volta in volta ci si trovava.
E' vero che esistono nella politica le tattiche, quindi è vero che ciascuno di noi può sfumare le proprie posizioni, anche in maniera onesta e corretta, in rapporto al ruolo che è chiamato nel momento a gestire, ma è altrettanto vero che esistono delle grandi affermazioni di principio, delle grandi questioni di idealità, delle battaglie importanti che appartengono al corredo culturale di ciascuno di noi, che non nascono in quest'Aula, ma che ci hanno accompagnato non solo nella nostra militanza politica, ma anche nella vita quotidiana fin dall'età della ragione. E' evidente come su queste battaglie non si possa essere condizionati dall'appartenenza a uno schieramento di opposizione o di maggioranza, non si possano modificare le proprie idee in rapporto alle condizioni.
E' vero anche che negli anni precedenti, quando l'amministrazione di centrodestra ha sostituito l'amministrazione di centrosinistra, è stata posta con forza in quest'Aula la necessità, a ogni manovra finanziaria, di procedere al rifinanziamento del cosiddetto piano straordinario del lavoro, un piano nato durante l'amministrazione di centrosinistra, un piano ideato dalla volontà politica del Partito della Rifondazione Comunista, un piano con cui anche il centrodestra ha dovuto fare i conti e che, sia per l'attività pervicace di opposizione politica portata avanti in quest'Aula da Rifondazione Comunista e dall'onorevole Cogodi in particolar modo, sia per gli effetti che comunque nel tessuto sociale della Sardegna aveva prodotto, anche il centrodestra è stato costretto a finanziare, nonostante per buona parte andasse contro la ragionevolezza, l'opportunità politica, e la convinzione ideale di coloro che l'hanno votato.
Oggi noi, lo dico con soddisfazione, verifichiamo come la Giunta, attraverso artifici di tipo contabile, sia comunque riuscita a resistere alla volontà della Rifondazione Comunista di reiterare nuovamente il piano straordinario del lavoro, nel senso che il piano straordinario del lavoro tutto ha prodotto, come tutti i colleghi hanno, chi più chi meno, largamente ammesso in quest'Aula, fuorché lavoro, quello stabile, quello che noi ci auguriamo possa essere messo a disposizione dei sardi.
La stessa Giunta, quando noi abbiamo affrontato in quest'Aula la discussione sul Dpef, ha pronunciato delle affermazioni importanti sulle politiche attive del lavoro, addirittura arrivando a dire che probabilmente le politiche attive del lavoro non esistono, nel senso che non esiste la possibilità di incidere sul lavoro attraverso le politiche attive perché, per far questo occorrono politiche più generali che hanno poi delle ricadute concrete sul lavoro. Quella è effettivamente un tipo di occupazione virtuosa perché non dipende dall'intervento diretto sulle dinamiche del mondo del lavoro, ma dipende dal miglioramento complessivo delle condizioni dell'economia, che poi ha come ricaduta la creazione di posti di lavoro nuovi e veri.
L'articolo 19 della legge numero 37 del 1998, lo sappiamo tutti, ha messo in conto ai bilanci comunali delle poste che con gli anni, a causa dei finanziamenti cospicui erogati dalla Regione attraverso quel canale, da straordinari e orientati alle politiche comunali finalizzate al lavoro, sono diventati stabili, sono quei finanziamenti su cui i comuni fanno oggi conto per chiudere il bilancio ordinario. Il problema grosso, che è diventato un boomerang per chi questo piano straordinario del lavoro ha ideato, è che oggi si negano le risorse ai comuni, e nel negare le risorse ai comuni si stabilisce da un lato il fallimento delle politiche del piano straordinario del lavoro e dall'altro si lascia aperto e purtroppo irrisolto il problema di come arrivare aver i fondi ai comuni. Credo che questo sarà uno degli argomenti che comunque appassionerà l'Aula nella discussione che si svolgerà nei prossimi giorni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi e colleghe, questa è la prima manovra finanziaria che mi trovo ad esaminare e a discutere da consigliere regionale e, come alcuni dei miei colleghi, ho dovuto conciliare il desiderio di voler finanziare tutti i settori e i comparti in essa contemplati e la naturale impossibilità di poterlo fare.
Stiamo discutendo la legge finanziaria di questo Governo regionale di centrosinistra che ha vinto le elezioni e che con questo atto, il più importante di tutta la programmazione regionale, ha il compito e il dovere di offrire risposte concrete e solide certezze alla nostra regione e ai suoi abitanti. Nelle ore seguenti, nei giorni seguenti, entreremo nel merito delle singole disposizioni contenute nell'articolato; ora vorrei concentrarmi sugli emendamenti che fanno riferimento al titolo di questo disegno di legge. Proprio da qui vorrei partire, perché invece di proporre unicamente degli emendamenti strumentali o volti ad un'attività ostruzionistica, abbiamo indirizzato la nostra azione politica verso la necessità di trovare soluzioni al fine di favorire la crescita e lo sviluppo economico e sociale della nostra Isola; abbiamo orientato la nostra opposizione verso la presentazione di emendamenti volti ad apportare a questo disegno di legge finalmente delle proposte.
Questa legge finanziaria arriva con quasi quattro mesi di ritardo sulla corretta tabella di marcia, quattro mesi che potrebbero da un lato passare quasi inosservati se paragonati ai ritardi che hanno caratterizzato altre leggi finanziarie. Ho ritenuto, forse da neofita del Consiglio regionale, che questo ritardo servisse per approntare dei correttivi alla manovra pensata e voluta da questo Governo e dal presidente Soru, per apportare delle migliorie, ma soprattutto per rispondere concretamente alle esigenze e agli interessi dei sardi.
Questa finanziaria invece è una triste conferma di quanto questo Esecutivo sia privo non solo di una strategia e di un progetto concreto, ma anche di un'idea seppur vaga degli obiettivi che intende perseguire. Mentre personalmente avrei potuto condividere l'idea generale di procedere ad un'azione di miglioramento e di risanamento dei conti pubblici, non posso certo condividere la strada seguita da questa Giunta che ha voluto far ricadere sui comparti più deboli della nostra società gli effetti della sua azione di governo.
Il ricorso al debito è in molte occasioni una questione di scelta, è una questione di opportunità per promuovere interventi che hanno in questi anni portato avanti politiche di supporto e rilancio di settori sensibili come l'agricoltura e il lavoro. La stessa questione di scelta e di opportunità che guida una famiglia che, pur di far studiare i propri figli o avviarli al lavoro, è disposta a indebitarsi. Si è scelto, invece, di tagliare le risorse a capitoli di spese che, più di altri, avrebbero avuto la necessità di essere perlomeno riconfermati; si è scelto di tagliare i fondi all'agricoltura, alla formazione, all'istruzione, al lavoro, alla cultura facendo pagare lo scotto di questa "politica taglia tutto" ai comparti più delicati, rischiando di sacrificare forme di finanziamento ormai già consolidate.
Questa legge finanziaria non aggiunge e non toglie nulla a quanto abbiamo già visto in questi primi nove mesi di gestione della Regione da parte del centrosinistra e in particolar modo del presidente Soru, non aggiunge nulla e non toglie nulla al giudizio negativo formulato non solo da noi, minoranza, ma da molte forze sociali, dalle categorie professionali e imprenditoriali e dagli amministratori locali che, sempre con maggiore frequenza, premono alle porte del palazzo della Regione per esprimere la propria contrarietà e il proprio dissenso nei confronti dell'azione di governo di questa Giunta, in particolare nei confronti degli eccessivi tagli di questa finanziaria.
Nei giorni scorsi abbiamo addirittura visto scendere in piazza per la prima volta le associazioni folcloristiche e culturali che hanno protestato contro il taglio dei fondi destinati alla valorizzazione e alla diffusione della lingua e della cultura della Sardegna. Questi - lo ricordo - sono stati i cavalli di battaglia della campagna elettorale del presidente Soru. In realtà, in questi mesi, la Sardegna non è stata considerata una comunità fatta di risorse e di capacità da valorizzare e sostenere, di situazioni critiche, di emergenze da superare con responsabilità e competenza, ma è stata ridotta a terreno dove sperimentare interventi astrusi che hanno trovato applicazione in pochissime realtà, in regioni europee che potremmo definire marginali e depresse e che soprattutto non possono essere paragonate per vivacità sociale, culturale e produttiva alla nostra Isola.
Questi emendamenti sono volti a restituire alla Regione un ruolo forte e attivo, soprattutto propositivo in una fase particolarmente delicata per la Sardegna e tutti i suoi comparti produttivi; si cerca di fornire un indirizzo e dettare delle regole certe sia alle categorie professionali, sia alle amministrazioni pubbliche.
È vero, come ha detto stamattina il collega Salis, che è più facile progettare e costruire su un terreno sgombro da edifici che ristrutturare una costruzione vecchia. Il problema è che per ora l'unica cosa che siete stati capaci di fare è radere al suolo le costruzione preesistenti. La conseguenza è che tutto quello che le classi dirigenti, i lavoratori e gli imprenditori sardi hanno costruito in questi decenni è stato sottoposto ad una frettolosa e superficiale operazione di cancellazione, mascherata con le parole rinnovamento, ammodernamento, snellimento, riforma, contenimento del debito, utilizzo di nuovi strumenti finanziari. Potrei continuare a indicare sinonimi che in realtà oscurano il progetto che non c'è; lo stesso mascheramento con il quale viene oggi coperta l'inconsistenza strategica di questa manovra finanziaria.
Abbiamo atteso a lungo di conoscere dove conduca il sentiero che con tanta tenacia e senza interpellare, non dico l'intero Consiglio, ma perlomeno la maggioranza che lo sostiene, il presidente Soru ha tracciato e sta percorrendo a costo di abbattere tutto quello che trova lungo il suo cammino. Non si può condividere il metodo seguito dalla Giunta regionale per perseguire e portare avanti gli obiettivi di questa manovra finanziaria, alcuni dei quali - come ho già detto in più occasioni - possono essere anche condivisibili.
La questione dell'indebitamento è sicuramente importante, ma non è la priorità che una Regione deve affrontare. Questa può essere la priorità per un'azienda privata che deve far quadrare i conti, ma non per una istituzione che deve prendersi cura di aspetti che molto spesso, anzi il più delle volte, non possono essere quantificati sotto il profilo puramente economico. Forse si poteva fare meglio, lo avete detto voi stessi, forse si doveva fare di più, e questo siamo qui a dirvelo noi oggi e nei giorni a venire. Sicuramente si doveva operare diversamente e soprattutto non si doveva imporre un risanamento a tappe forzate. Le scelte dettate dai vostri tagli andavano dilazionate negli anni, attenuando gli effetti traumatici che questo provvedimento provocherà invece sui sardi.
Tutto questo, per dirvi, illustri colleghi e Assessori, che noi non siamo per principio contro la vostra manovra finanziaria, ma siamo qui per costruire con voi una legge finanziaria che vada in direzione dell'interesse generale, operando progressivamente un contenimento della spesa. Sono state usate numerose metafore per non dire chiaramente ai sardi che questa finanziaria, come i precedenti provvedimenti assunti dalla Giunta, rappresenta molto più di un freno per la Regione, costituisce il pantano nel quale rischia di sprofondare l'intero sistema Sardegna.
È stato detto in quest'Aula che il presidente Soru è stato un abile sarto, che con destrezza ha rammendato gli strappi provocati dalle Giunte precedenti; probabilmente in passato si è anche forse largheggiato, i tanti sarti, sia del centrodestra che del centrosinistra, forse hanno anche abbondato nel vestire la Sardegna, ma nessun sarto è arrivato al punto di lasciare la Regione in mutande.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust, però mi dicono che stamattina il presidente Fadda lo ha dichiarato decaduto perché assente dall'Aula quando gli è stata data facoltà di parlare. Quindi, onorevole Sanjust la sua prenotazione non è valida.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, prima di iniziare le votazioni vorrei che lei fornisse all'Aula la sua interpretazione del comma 14 dell'articolo 84 del Regolamento, onde evitare nel proseguo del dibattito antipatiche e reciproche accuse di favoritismi e nell'interesse del ruolo che lei deve esercitare in quest'Aula.
Siccome si ha notizia che la Giunta voglia presentare nuovi emendamenti, vorrei che lei ci fornisse la sua interpretazione del comma 14 che recita: "Gli emendamenti alla legge finanziaria e al bilancio possono essere presentati, nel rispetto dei criteri di cui al comma 4; dal singolo consigliere con le modalità di cui al comma 5; dalla Giunta regionale, da cinque consiglieri o da un Presidente di Gruppo fino al momento della votazione sul passaggio all'esame degli articoli; dalla Giunta regionale, dalla Commissione finanze, tramite il Presidente o il relatore della Commissione, o da un Presidente di Gruppo, fino a che non sia iniziata la votazione dell'articolo cui si riferiscono, purché siano in correlazione con modifiche precedentemente approvate o che si rendano necessarie ai fini di una migliore comprensione di testo". E' a quest'ultima parte del comma che mi sto appellando.
PRESIDENTE. La fattispecie è abbastanza definita da non lasciare al Presidente di turno alcuno spazio interpretativo se non previa larghissima intesa tra i Gruppi. Così come fatto altre volte, si può procedere se c'è una larga intesa, altrimenti vale il comma 14 del Regolamento e la sua interpretazione letterale.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, si procede alla votazione del titolo. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, io dichiaro il mio voto contrario perché il titolo rappresenta in maniera puntuale quello che sostanzialmente la Giunta ha prodotto nel testo della legge finanziaria, e cioè una semplice manovra ragionieristica e finanziaria, omettendo quell'aspetto economico - sociale che noi riteniamo di fondamentale importanza per imprimere all'economia della nostra Regione quella svolta che si voleva imprimere con questa manovra finanziaria e che invece verrà totalmente a mancare.
Siamo di fronte, così come abbiamo ripetuto più volte, ad una manovra che non ha tenuto conto del principio virtuoso che regola e che lega l'economia all'aspetto finanziario delle entrate della Regione. Questa finanziaria non soltanto produce dei tagli, ma produrrà un blocco dell'economia e conseguentemente produrrà un blocco delle entrate. Quindi non solo sarà una manovra che determinerà dei limiti allo sviluppo dell'ordinaria gestione della macchina amministrativa, ma avrà delle ripercussioni rilevantissime sul piano economico e, conseguentemente, finirà per incrementare quel disavanzo tra entrate e uscite che storicamente si è accumulato per responsabilità che Lussu aveva attribuito a chi aveva scelto, per la Sardegna, la strada di un autonomismo totale, che respingeva l'ipotesi di applicazione automatica alla nostra Isola dello Statuto siciliano. Noi, si diceva allora, dovevamo costruire da soli la nostra autonomia; il risultato fu che la Sicilia alla fine conquistò i dieci decimi mentre la Sardegna si deve accontentare di avere due decimi dei trasferimenti dell'IVA. Fu il cosiddetto gattino che si contrapponeva al leone, tutti e due della famiglia dei felini, ma con ben altra imponenza l'uno rispetto all'altro.
Quindi, una storia autonomistica che ha condizionato i bilanci e le risorse finanziarie di questa Regione, ma che è sempre stata legata ad un principio economico che ha visto la Regione farsi carico, con il proprio bilancio, di sostentare, di creare tutte le condizioni per lo sviluppo, molto spesso sbagliando. Potrei citare il primo piano di rinascita, il secondo, il terzo, che ha cercato di rimettere insieme i cocci del primo e del secondo, ma certamente non si è riusciti, con questi strumenti, ad incidere sul problema delle grandi infrastrutture, sulle condizioni essenziali per far crescere l'economia.
Tutto sommato, oggi si rischia di bloccare tutto quello che la classe dirigente ha fatto in questi cinquant'anni e passa di autonomia; si bloccano tutti gli investimenti della Regione senza offrire nessun opportunità reale di utilizzo dei fondi comunitari a seguito di una rivisitazione. Io poi mi permetterò - considerato che la Giunta ancora non ci ha consegnato il complemento di programmazione uscito dal comitato di sorveglianza - di dare lettura di alcune indicazioni vincolanti che sono state espresse in detto comitato, perché credo siano illuminanti per capire tutto ciò che si può fare, tutto ciò che volevate fare con i complementi di programmazione e che vi è stato detto che non potevate fare. Vi è stato detto (ed è scritto nei verbali): "Cancellate tutte quelle linee di intervento aggiuntive che non coincidono con il QCS, che non coincidono con il POR 2000 - 2006".
Quindi, il mio voto è contrario al titolo, perché è un voto contrario alla sostanza di una manovra che taglia e che non produce.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, dichiaro che voterò contro il titolo così come voterò contro il resto della legge. Senza retorica, si può dire che questo titolo è in qualche modo non adeguato al contenuto effettivo di questo capo primo, perché in realtà il capo primo è caratterizzato dalla presenza di disposizioni che sono quasi esclusivamente di carattere finanziario e non programmatico.
Questi primi articoli sono un insieme di disposizioni miranti principalmente alla quadratura dei conti, nate dall'esigenza di far corrispondere l'assetto contabile del bilancio regionale con la scelta di fondo, che io capisco sia anche determinata da esigenze di fatto, del contenimento del disavanzo. Sono però disposizioni che in qualche modo riducono la portata politica di questa manovra finanziaria, che portano a determinare scelte che di fatto fanno di questa manovra finanziaria un'occasione sprecata, un tentativo di contenimento del disavanzo e dell'indebitamento che di fatto non prelude ad interventi programmatici così come invece il titolo sembrerebbe far credere.
È stato già detto che la scelta di fondare l'impianto stesso di questa manovra sull'esigenza del risanamento e soltanto su questo, limita fortemente le capacità di utilizzare questa occasione come uno strumento per delineare nuove linee di sviluppo e di politica economica da parte della Regione. Noi abbiamo tentato, attraverso gli emendamenti che andremo a votare successivamente, di offrire alcuni suggerimenti, di indicare alcune linee di prospettiva verso cui ci si potrebbe indirizzare per conferire un contenuto diverso alla politica economica e finanziaria della Regione. Suggerimenti che possono essere interpretati soltanto come delle proposte di inserimento di norme forse velleitarie o, come è stato detto da alcuni, come l'elenco di ciò che avremmo voluto fare e non siamo riusciti a fare.
In parte è così, in parte questa è esattamente la prospettiva verso cui da anni la Regione potrebbe orientarsi, ma che non viene concretamente intrapresa; é anche l'insieme di alcune proposte che non sono state realizzate, anche per responsabilità politiche ben precise, ma che sicuramente costituiscono una sfida che questo Consiglio, e in particolare la sua maggioranza, non vuole assolutamente raccogliere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu, per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, signori della Giunta, colleghi, io credo che, magari in un altro contesto, potendo esaminare meglio la politica di intervento che tutta questa manovra lascia intravedere, quindi al di fuori del contesto della discussione della finanziaria, avremmo potuto scrivere come titolo: "Disposizioni di carattere finanziario: risanamento e bilancio regionale".
Il contenuto di questa manovra è infatti completamente avulso e distante mille miglia da ciò che è la programmazione economica e finanziaria, inteso non nel senso tecnico della parola, ma come insieme coordinato di interventi volto a realizzare le aspettative di un territorio, di una popolazione. Se da una parte si può anche dire che si apprezza il coraggio col quale si manda avanti con caparbietà, con risolutezza, quasi con arroganza il risanamento contabile, dall'altra non si può accettare la conseguente rinuncia a intervenire sul sociale, sui settori deboli, tagliando i finanziamenti in tutti i settori, da quello agricolo, a quello delle piccole e medie imprese, all'istruzione, allo sport, alle politiche di difesa dell'identità e della cultura della nostra Isola. Non si può accettare un risanamento a tutti i costi, succeda quel che succeda.
Si tratta di una strategia abbastanza semplice che tutti, dico tutti, sinistra o destra, centrosinistra o centrodestra, riuscirebbero a perseguire. Cosa c'è di più facile e di più sbrigativo del tagliare e del non fare? Niente! Bisogna vedere in coscienza a cosa porta una strategia politica del genere. È questo che abbiamo tentato di far capire, pur apprezzando la professionalità, la costanza e la determinatezza dell'assessore del bilancio e della Giunta nel mandare avanti questa manovra. Abbiamo cercato di far capire che una politica di rigore così ferma, così dura, non può nel breve che arrecare dei danni che possono essere, in determinati settori, anche danni strutturali, forse irrimediabili.
Abbiamo tentato di far capire che era necessario trovare una via di mezzo che da una parte potesse anche identificarsi in una politica di rigore, ma dall'altra rispondesse alle aspettative della nostra economia e delle nostre popolazioni. Certo, discorso non facile, ma pur sempre affrontabile se si è disposti al confronto.
Se non si è d'accordo sul metodo, se non si è d'accordo sul sistema, se non si è d'accordo sulla manovra è chiaro che non si può essere d'accordo sul titolo che, ripeto, dovrebbe indicare solo l'obiettivo del risanamento contabile, lasciando da parte la programmazione. Un risanamento che certamente trova le sue giustificazioni non nella politica degli ultimi cinque anni, ma nella politica economica e sociale di tutti gli ultimi cinquant'anni. La nostra è una Regione, infatti, nata debole, strutturalmente e finanziariamente, che non può assolutamente con le sue forze rendersi attiva nelle sue voci di bilancio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto contrario al titolo, un titolo che, come nei film d'orrore, non ci piace, è un titolo che, come in tutti quei film che non piacciono soprattutto ai giovani e che in questi giorni tormentano il sonno di tante famiglie, la dice lunga su questa legge finanziaria che stiamo discutendo, su questa legge finanziaria che, come abbiamo avuto modo di ribadire anche stamattina, non ci piace. E non ci piace per tutti quei motivi che prima di me, e meglio di me senz'altro, bene hanno evidenziato i colleghi che mi hanno preceduto.
Non possiamo condividere nessun aspetto di questa legge perché, come abbiamo più volte affermato, è una legge che utilizza una sola politica: la politica del taglio. Un taglio sconsiderato, un taglio che avete inaugurato già dai primi giorni della vostra legislatura, un taglio che vi accompagnerà in tutta questa legislatura. Quindi un titolo, questo, che a noi non piace, e se il buongiorno si vede dal mattino, credo che tutti i provvedimenti che quest'Aula sarà chiamata a discutere e a votare sicuramente, avranno bisogno di riflessioni, di considerazioni da parte non solo nostra, ma anche da parte dell'opinione pubblica che è molto attenta ai lavori di quest'Aula.
È un titolo che evidenzia il taglio stesso della finanziaria, una finanziaria che, come ha avuto modo di dire qualcun altro qui prima di me, apprezzabile per quanto riguarda lo sforzo di contenere l'indebitamento, non è certamente apprezzabile sul piano della prospettiva, sul piano dello sviluppo, sul piano delle politiche sociali, sul piano dell'agricoltura; è una finanziaria che non parte certamente dagli ultimi. Sicuramente molti di voi, non dico tutti, ma molti di voi saranno convinti che questa è l'unica finanziaria possibile, noi invece riteniamo che questa finanziaria sia scaturita da una voglia di lasciare il segno, ma che l'unico segno che lascerà sarà un segno indelebile nella politica sarda, un segno indelebile che i giovani e le giovani generazioni ricorderanno per sempre.
Questa finanziaria sarà l'incubo del 2005, l'incubo di questo film che state girando, che ha un solo regista, che ha un solo attore, un personaggio e che si aggira la notte con due forbici, una per mano, a tagliare in maniera sconsiderata tutto ciò che gli passa davanti. Quindi ribadisco il mio voto contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Signor Presidente, apprendo che abbiamo Belfagor in Aula; non lo sapevo. Dichiaro comunque il mio voto contrario al titolo perché è dal titolo che secondo me si parte in maniera fuorviante per cercare di far credere all'opinione pubblica ciò che effettivamente questa finanziaria non vuole assolutamente né fare, né dare.
Si è parlato da subito di una finanziaria che vuole o che vorrebbe eliminare l'indebitamento, come quindi non prendere la parola per annunciare un voto negativo considerato che è per prima la Giunta, oltre che l'attuale maggioranza, ad affermare delle innegabili non verità. Non sono io che ho la pretesa, visto che non sono un economista, di voler smontare punto per punto la finanziaria preparata da lei, assessore Pigliaru, e dal Presidente, ma vorrei utilizzare questi pochi minuti che ho disposizione per citare chi sicuramente meglio di me - sto parlando del professor Beniamino Moro, docente di economia all'università degli studi di Cagliari - ha avuto modo di esprimersi in proposito non più tardi di qualche giorno fa sulle pagine de L'unione Sarda.
"La manovra di bilancio in corso di discussione nel Consiglio regionale è stata presentata dalla Giunta come finalizzata al risanamento finanziario della Regione e al rilancio delle politiche di sviluppo economico. Lo stesso relatore di maggioranza l'ha presentata come una manovra che riduce l'indebitamento e avvia il risanamento finanziario della Regione. Ma è proprio così? In realtà anche questa manovra, come tutte quelle che l'hanno preceduta, fa ampio ricorso all'indebitamento, nella misura di 568 milioni di euro, a tanto infatti ammontano le maggiori spese del 2005 rispetto al totale delle entrate che in termini relativi incidono per il 6,27 per cento dell'intera manovra. L'indebitamento totale della Regione perciò, che è passato da 2,2 miliardi di euro a fine 2003 a 2,8 milioni di euro a fine del 2004, non potrà che aumentare ulteriormente nel corso di quest'anno. Dalla relazione di maggioranza per altro risulta che per coprire questa manovra, a partire dal 2006 fino al 2035, si aggiungerà una rata di ammortamento di 162,5 milioni di euro annui, alla rata di 332,6 milioni che già grava sul bilancio regionale per mutui e prestiti contratti in passato. Pertanto dire che questa manovra avvia il risanamento finanziario della Regione non sembra essere quanto meno corretto nei confronti dell'opinione pubblica sarda".
Il professor Moro prosegue dicendo che "la palla del rigorismo è stata raccolta dall'attuale Giunta che apparentemente lascia intendere di avere già avviato un'azione di risanamento finanziario del bilancio regionale, ma palesemente si contraddice quando, nella legge finanziaria, stabilisce che gli stanziamenti della parte spesa non superano del 10 per cento le entrate disponibili, e quando sostiene che la manovra, dal lato della spesa, è identica nell'ammontare a quella dell'anno scorso".
Tralascio il resto dell'articolo ma mi vorrei soffermare ancora qualche secondo su queste pochissime righe nella speranza che la stampa soprattutto raccolga le dichiarazioni, non di un consigliere regionale di centrodestra, che quindi potrebbe giustamente essere portato ad una critica esasperata di questa manovra finanziaria, ma di un illustre docente universitario dell'università di Cagliari che parla mi pare in maniera estremamente chiara, oltre che critica, di questa manovra. Volevo poi concludere...
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, dichiaro il mio voto contrario al titolo perché, se il buongiorno si vede dal mattino, già dal titolo noi pensiamo che questa finanziaria non sia da condividere. Si tratta di una finanziaria che manca di ascolto, che manca di sensibilità, che manca di confronto tra le forze sociali. Andando in giro per la Sardegna, incontrando gli elettori, le forze sociali, gli amministratori, non sono riuscito a sentirne uno parlare bene di questa finanziaria, veramente neanche uno, né di destra né di sinistra. Non mi è capitato ancora di incontrare un'organizzazione amica del centrosinistra, parlo di CNA, parlo di altre organizzazioni, non è il caso di tirare fuori le sigle, organizzazioni come la CIA, che è molto critica per quanto riguarda tutti gli aspetti che riguardano il mondo agricolo in questo momento agonizzante.
Lo stesso vale per quanto riguarda il mondo degli artigiani, colpiti da una grave crisi e che da questa finanziaria si vedono penalizzati; gente che in qualche modo si era impegnata per poter realizzare progetti importanti, per creare sviluppo, per intraprendere attività capaci di far nascere anche nuova occupazione, oggi è vittima di questa finanziaria. Negli incontri si puntualizza sempre questa mancanza di concertazione, questa insensibilità, questa impossibilità di essere ascoltati da parte degli Assessori, da parte della Giunta in generale.
Credo che bisognerebbe ascoltare, bisognerebbe confrontarsi, bisognerebbe trovare un momento dove, al di sopra delle parti, ascoltare tutti coloro che in questo momento sono convinto potranno contribuire allo sviluppo della Sardegna. Purtroppo questa sensibilità non c'è, lo testimonia il dato occupazionale dal quale risulta che la disoccupazione sta aumentando. Noi siamo molto preoccupati, personalmente sono uno che si è sempre impegnato per promuovere lo sviluppo, per creare occupazione, per migliorarmi come persona e vi debbo dire che, al di là della partecipazione politica, ma proprio come uomo d'impresa, come uomo del mondo del lavoro, percepisco questo malumore e chiedo alla Giunta, agli uomini che in questo momento sono a capo dell'attività di governo della Regione Sardegna, di acquisire quella sensibilità a cui mi sto appellando, di ascoltare la gente, di andare in giro a parlare con gli amministratori. Solo così vi renderete conto quanto male state facendo ai sardi non dialogando con essi.
Io sono convinto che se in questo mese ci saranno le dovute aperture, con il nostro contributo e in modo particolare con la vostra forza dei numeri, ascoltando però anche chi vi propone iniziative nell'interesse generale, lavoreremo tutti nell'interesse dei sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. Non è in aula, posso dichiararlo decaduto, onorevole Pili?
PILI (F.I.). L'importante è che lei non miri!
PRESIDENTE. No, non miro, anche perché io devo guardare il monitor e procedo seguendo un ordine rigorosissimo.
Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, il titolo del capo primo di questa legge finanziaria, "Disposizioni di carattere finanziario e programmatico", secondo me andrebbe momentaneamente sospeso, perché quando uno scrittore scrive una qualunque opera - ammesso che questa sia un'opera e non un disastro - l'ultima cosa che fa è decidere il titolo; il titolo deve scaturire dalla lettura di tutta l'opera. Quindi, a mio parere, questo titolo andrebbe sospeso, anche perché già al momento (non si sa poi cosa uscirà fuori dalla discussione) non rispecchia il contenuto di questa legge finanziaria.
Intanto si potrebbe dire che il titolo non richiama, per esempio, la presenza delle norme intruse. Io proporrei infatti il seguente: "Disposizioni di carattere programmatico e finanziario e norme intruse", che a me appare assolutamente in tema, in linea col contenuto della legge finanziaria. E bisogna avere il coraggio di riconoscerlo, perché altrimenti di che cosa stiamo discutendo? Il titolo che cosa riassume? Non riassume un bel niente, non rispecchia assolutamente niente; stiamo attestando, votando un falso.
Ma poi più che un documento programmatico, a me pare che la legge che stiamo votando sia soprattutto un insieme di norme finanziarie, anzi di tagli, perché le norme finanziarie non comprendono soltanto i tagli, qui invece ci siamo ricordati di praticare soltanto questo aspetto dell'attività finanziaria; tagli che, ho già avuto modo di ribadire, sono indiscriminati e soprattutto riguardano un solo autore.
Il consigliere Sanna, che parlava prima di me, si è dimenticato di dire che le vittime sono molteplici, quasi una strage, per cui credo che sia si ridiscuta tutto. E' stato già ricordato anche dai colleghi: le associazioni di categoria, non ultime quelle del mondo agricolo, di centro, di destra e di sinistra, sono unanimi nel condannare questa legge finanziaria. Hanno inviato un documento che senz'altro la gran parte dei colleghi così solerti, così presenti - stamattina l'Aula era completamente vuota - non hanno avuto modo di leggere, perché altrimenti si sarebbero ribellati ad una legge di questo tipo.
E non c'è del resto da meravigliarsi se va avanti una legge finanziaria come questa, quando il massimo esponente della Giunta regionale è capace di andare a Fonni, dopo che c'è stato un disastro che non ha avuto precedenti nei decenni passati dal punto di vista meteorologico (forse la nevicata del '56, che io però non ho conosciuto) e ha il coraggio di dire agli allevatori, a quei temerari che ancora si ostinano a rimanere arroccati nei territori dell'interno, che la Regione sarda non è un'assicurazione e che non è tenuta a rifondere i danni del maltempo.
Però bisogna anche che il Presidente della Giunta si ricordi che la Regione sarda ha il dovere di far funzionare la Protezione Civile che è alle sue dirette dipendenze, e che la Regione sarda, che ha finanziato la costruzione degli ovili nelle zone più interne della Sardegna, che ha finanziato anche la costruzione di strade interpoderali, le strade di penetrazione agraria, ha il dovere di aprirle queste strade, di far passare gli spazzaneve per permettere ai pastori di raggiungere le greggi, di dar loro da mangiare e di impedire la morte delle stesse che sono quelle che permettono il sostentamento delle loro famiglie.
PRESIDENTE. Concluda, prego, onorevole.
LIORI (A.N.). Vorrei soltanto dire che abbiamo perso un'occasione di trasformare, come dicevo stamattina, in risorsa il problema, perché se gli spazzaneve fossero intervenuti probabilmente...
PRESIDENTE. Siamo in sede di dichiarazione di voto.
LIORI (A.N.). Il mio voto è contrario, ma probabilmente gli spazzaneve avrebbero permesso che la neve creasse reddito grazie ai turisti piuttosto che disastri.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. Si può rinunciare, ma se si intende continuare con questo appassionante dibattito sul titolo per me va bene.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente, il suo intervento mi sta ridando vigore. Io annuncio il mio voto contrario al titolo, ma è ovvio che il titolo è soltanto un pretesto per continuare a portare avanti motivazioni che ci inducono a rigettare nella sua interezza il disegno di legge numero 91.
"Disposizioni di carattere finanziario e programmatico"; io esprimo la mia contrarietà in modo particolare sulla seconda parte del titolo: "Disposizioni di carattere programmatico". In altre Assemblee ben più autorevoli e rappresentative di questa, cioè la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica, quando si parla di disposizioni di carattere programmatico e finanziario in legge finanziaria viene spesso anticipata una domanda possibile da parte delle opposizioni, domanda tra l'altro che è stata rivolta in sede di Commissione, che è stata anticipata in sede di relazione di minoranza e che, così come tante domande rivolte a questa Giunta, non ha trovato risposta. Avrei qui un elenco abbastanza copioso di domande che ormai da oltre tre mesi sono state poste all'attenzione della Giunta e alle quali si continua a non dare risposta, altre ottengono invece delle risposte con notevole ritardo, altre ottengono risposte di carattere tendenzioso.
Perché dico questo? Quando si presenta un documento di programmazione economica e finanziaria bisognerebbe aggiungere, nelle conclusioni, almeno in sede di relazione, l'indicazione degli eventi attesi, degli obiettivi attesi dalla presentazione di un documento finanziario. La domanda quindi è: quali sono gli eventi attesi?
In questo caso non si può dire solo ed esclusivamente che l'evento atteso è la riduzione dell'indebitamento e la razionalizzazione della spesa. In un documento di programmazione economica si deve dire anche qual è il PIL atteso, cioè che incidenza ha la manovra finanziaria ne migliorare o eventualmente, dite voi, modificare il PIL della Sardegna. Sembrerebbe ai più, che vedo anche sorridenti, una domanda non pertinente. Eppure sul sistema economico sardo la finanziaria regionale dovrebbe avere un impatto decisamente importante a causa della debolezza del sistema stesso, tant'è che, a detta della Giunta, questa finanziaria è impostata in modo tale da avere dei riscontri negli investimenti, e investimenti vuol dire produzione e quindi aumento del prodotto interno lordo. Qual è, allora, il ritorno atteso da questa finanziaria grazie alle disposizioni di carattere finanziario in primis, ma soprattutto di carattere programmatico?
Io condivido quanto sostenuto anche da alcuni colleghi della minoranza, l'ho già afferente anche in sede di relazione di minoranza: non è sicuramente una finanziaria di tagli, anzi, per fortuna, ma questo mi sembra legittimo, è una finanziaria di scelte, e credo che questo vada difeso da parte della Giunta. Si operano delle scelte di cui ci si carica la responsabilità, e a volte le scelte non sono sempre popolari, anzi, quando si ha un programma a medio e lungo termine a volte si è costretti ad assumere decisioni impopolari con la speranza di riuscire a dimostrare che questi interventi porteranno in futuro maggior benessere, maggiore equilibrio e maggiore giustizia nel sistema economico e - aggiungo, riferito alla giustizia - nel sistema sociale della Sardegna. Non intravedo questo; è una domanda, probabilmente dalla risposta ne uscirò soddisfatto... Concludo, anche se avrò tempo dopo per…
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, annunciando il voto contrario al titolo vorrei sottolineare come questa finanziaria rappresenti effettivamente un qualcosa di inedito, un qualcosa di storico, un'inversione di rotta epocale rispetto a tutto ciò che è avvenuto in passato. Ora io non so se i suoi effetti saranno visibili e tangibili per i prossimi cinquecento anni, come quelli determinati dalla legge sulle coste, però certamente questa legge finanziaria rappresenta una novità, un'inversione di rotta importante, perché se tutte le leggi finanziarie del passato dello Stato, delle Regioni e quindi anche della Sardegna, ma comprendiamoci anche le manovre finanziarie delle amministrazioni locali, sono state fatte e vengono fatte per la Sardegna, per lo Stato, per il Comune amministrato e interessato, questa è la prima volta che assistiamo al varo di una manovra finanziaria contro.
Questa è una manovra finanziaria contro la Sardegna, come ha detto tra le righe un Presidente che si è presentato come colui che vuole disturbare molti. In questo ci sta perfettamente riuscendo; bisogna assolutamente dargliene atto. Una finanziaria contro la Sardegna. Il mio collega e amico Matteo Sanna evocava un uomo con due forbici, una in una mano una nell'altra, a me questa finanziaria ricorda invece un altro film dove un rasaerba, una falciatrice impazzita di notte ammazza tutti i padroni di casa del giardino dove viene parcheggiata. Poi si viene a scoprire che la falciatrice non agisce per un guasto meccanico, ma agisce perché spinta da una mente malvagia e perversa. Anche la falciatrice di Soru, che sta radendo al suolo quel poco di buono che rimaneva in Sardegna, che sta danneggiando tutti i settori produttivi della nostra Isola, non si muove per caso, non falcia per caso, ma falcia dietro la regia di una mente che gli ha impartito precise disposizioni.
Noi leggiamo in questi tagli proprio l'espressione della filosofia politica di Soru: disturbare il più possibile, tagliare il più possibile, soprattutto tagliare a propria discrezione, perché questa è la differenza che passa tra i tagli di un governatore e i tagli di Soru: Soru taglia laddove vuole e decide di tagliare. E vi faccio anche un esempio: abbiamo i tagli nella sanità, abbiamo i tagli nei servizi sociali, i tagli nel lavoro, i tagli nell'agricoltura, insomma un uomo solo decide ciò che va tagliato, ciò che va incrementato, ciò che va aperto o ciò che va chiuso, praticamente un solo uomo possiede, se mi passate la citazione di quello che ormai è diventato un cult regionale, possiede la "passaword" per poter aprire o chiudere i finanziamenti. Voglio mutuare l'espressione dell'abbonato di Tiscali scontento del servizio. Solo lui ha la "passaword" per aprire o chiudere, erogare o tagliare, premiare o punire, sia che si tratti di artigiani, industriali, cacciatori, che sono stati puniti in maniera esemplare, pescatori o scuole cattoliche.
Voglio infatti ricordare che i provvedimenti importanti, assolutamente "storici" di questa finanziaria, c'è una piccola variazione lessicale: la proposta della Giunta regionale sostituisce la dicitura "nella misura del 75 per cento" con la dicitura "fino al 75 per cento" nella parte relativa al finanziamento delle scuole paritarie. Come i colleghi sanno, nel 98 per cento dei casi queste scuole paritarie sono scuole cattoliche, gestite da congregazioni religiose, cioè da quelle congregazioni che tanto hanno contribuito alla crescita, alla formazione e all'educazione di generazioni di giovani sardi. Soru annuncia di voler essere lui a decidere l'ammontare delle risorse pubbliche da assegnare alle scuole cattoliche che hanno l'onore di comparire in questa lista delle categorie dal medesimo tartassate e tagliate.
Io proporrei di seguire la linea di Soru: assicuriamoci contro di lui, come lui ha invitato i pastori a fare contro le calamità naturali.
PRESIDENTE. Metto in votazione il titolo. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, RASSU, DIANA, Matteo SANNA, LA SPISA, SANJUST, SANCIU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del titolo.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - FLORIS Mario - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 64
Votanti 63
Astenuti 1
Maggioranza 32
Favorevoli 39
Contrari 24
(Il Consiglio approva)
Passiamo all'emendamento numero 273. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente. Prendiamo atto di questo primo importante risultato conseguito dalla maggioranza che con 39 voti a favore sul titolo della legge sottolinea la poca convinzione esistente rispetto a questa manovra. O si è troppo impegnati a cercare di porre rimedio alle tante proteste su questa manovra finanziaria, o evidentemente non c'è un grande attaccamento ad essa, se tanti consiglieri si possono permettere il lusso (così come fa il Presidente della Regione) di non essere presenti al momento del voto.
Il mio sarà un voto favorevole perché questo emendamento costituisce l'unica proposta economica e sociale che traccia una idealità per una manovra finanziaria senza anima, con molti tagli, che come unico obiettivo fondamentale quello di perseguire in maniera ragionieristica un obiettivo che finirà per ritorcersi contro. L'obiettivo del risanamento della finanza pubblica portato avanti senza alcun costrutto economico rappresenta la scelta più negativa che si potesse proporre a questa Assemblea legislativa. E' una proposta che non persegue nessun progetto di sviluppo, e il fatto che noi abbiamo voluto presentare questo emendamento sta a significare che ci muoviamo in direzione contraria a quella assunta dai colleghi del centro sinistra nelle precedenti manovre finanziare.
Voglio richiamare, ad esempio, l'emendamento numero 104 a firma Fadda, Sanna Gian Valerio, Biancu, Selis, Secci, Dore, Granella, Giagu all'articolo 1. Si trattava dell'articolo che stabiliva un tetto all'indebitamento; tetto che, con l'emendamento numero 104 "l'articolo 1 è soppresso", si voleva abrogare.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue PILI.) Il loro progetto economico già nella precedente legislatura era la soppressione del tetto dell'indebitamento, oggi invece si vogliono elevare ad alfieri dell'indebitamento da contrastare.
Durante l'esame della legge del 1999 sulla alluvione, l'Assessore di allora propose uno stanziamento di 50 miliardi di lire, fu fatto un "rilancio" subito di 210 miliardi dagli onorevoli Fadda, Sanna, Biancu, Selis e quant'altri, la Giunta rilanciò a sua volta a 265 miliardi e l'onorevole Fadda propose un emendamento orale, riportato nei verbali nei resoconti del Consiglio, per portare l'indebitamento a 350 miliardi. Quindi quando affermate che la vostra filosofia è quella di contrastare l'indebitamento, state andando contro quello che sei anni fa avete proposto e sostenuto.
SECCI (La Margherita-D.L.). Purtroppo sei anni fa non c'ero!
PILI (F.I.). Sei anni fa, stiamo parlando dell'inizio della legislatura scorsa.
SECCI (La Margherita-D.L.). Mi dispiace, non c'ero.
PRESIDENTE. Onorevole Secci, prego.
SECCI (La Margherita-D.L.). Chiedo scusa, Presidente.
PILI (F.I.). Probabilmente in occasione dell'esame della legge sulla alluvione, se ho ancora un po' di memoria, lei era tra coloro che venivano in Consiglio con la fascia tricolore a sollecitare la congruità degli stanziamenti perché potesse esercitare meglio il suo ruolo autorevole di Sindaco di un Comune, Decimomannu, colpito da quella alluvione. Quindi è responsabile anche lei dello stanziamento finale di 265 miliardi perché comunque lo ha sollecitato.
SECCI (La Margherita-D.L.). Era mio dovere, certo!
PILI (F.I.). Ma è vero che in questa manovra finanziaria i tagli sono il motivo conduttore di una scelta che non persegue il risanamento della Regione.
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 273. E' un emendamento che introduce una proposta composta di diverse norme che tendono dichiaratamente ad irrobustire il contenuto programmatorio di questa legge e di questa manovra finanziaria che, come è stato detto, soprattutto in questi primi articoli si limita ad affrontare in maniera molto sintetica, dal punto di vista contabile e ragionieristico, il problema dell'indebitamento.
Noi abbiamo voluto inserire in questo emendamento la prospettiva di fondo di una manovra economica che deve puntare in tre direzioni. La prima è quella dell'emanazione di atti di programmazione economica indirizzati allo sviluppo della Sardegna, che poi si concretizza nella proposta di un articolo riguardante proprio lo strumento programmatorio dei programmi integrati di sviluppo. La seconda direzione è quella rivolta ad incidere sulla politica del lavoro proprio per seguire scopi di crescita occupazionale in un momento particolarmente difficile per tutti i settori produttivi, da quello primario a quello secondario e purtroppo anche a quello dei servizi. Quest'ultimo richiede una politica del lavoro più coraggiosa e comunque disponibile ad impiegare risorse regionali da indirizzare prioritariamente proprio a questo scopo e più velocemente spendibili rispetto ai fondi del POR, scelti invece dalla Giunta. Questi, infatti, da un lato devono essere sempre ritenuti aggiuntivi (e non sostitutivi) rispetto alle risorse regionali, e dall'altro comportano procedure di spendita molto molto più complicate e quindi più difficilmente utilizzabili per raggiungere il risultato proposto.
La terza direzione è quella della valorizzazione delle autonomie locali, cioè la definizione di un processo di decentramento amministrativo effettivamente in grado di potenziare i livelli di autonomia sub-regionali e, nello stesso tempo, di rendere più snelle, più veloci, più utilizzabili da tutti i soggetti pubblici e privati le procedure amministrative a valle degli atti di programmazione. Questi sono i tre indirizzi di fondo di questa proposta, di questo primo emendamento che introduce il primo articolo di una serie di norme programmatorie che conferirebbero, se venissero approvate, un impianto diverso ed anche una dignità diversa a questa manovra finanziaria.
Voi avete affermato più volte che sareste stati disponibili in quest'Aula a riconoscere alcune proposte utili per migliorare questa manovra finanziaria. Queste proposte offrono una precisa prospettiva e la maggioranza adesso è nelle condizioni di poter dimostrare se quelle dichiarazioni erano sincere o semplicemente propagandistiche.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, annuncio ovviamente il voto favorevole all'emendamento numero 273. L'onorevole Matteo Sanna ha fatto riferimento ad un film dove una sola persona è protagonista, coproduttore e regista; io darei un titolo a questo film, onorevole Sanna, "I muti di Sardegna", perché...
SECCI (La Margherita-D.L.). Lasci perdere, onorevole Diana, lasci perdere!
DIANA (A.N.). Ma è così sensibile? Non è stato sensibile ai problemi relativi all'alluvione di Decimomannu ed è sensibile al mutismo?
SECCI (La Margherita-D.L.). E' una diversa sensibilità!
DIANA (A.N.). Allora mi lasci continuare, Presidente Secci!
CHERCHI SILVIO (D.S.). Non è granché la battuta, onorevole Diana!
SECCI (La Margherita-D.L.). Parli del contenuto!
PRESIDENTE. Prego i colleghi di consentire all'onorevole Diana di proseguire nell'intervento, altrimenti dovrà recuperare i minuti. Onorevole Secci, per cortesia.
(Interruzioni)
Onorevole Secci! Prego i colleghi di fare silenzio e di consentire all'onorevole Diana di proseguire l'intervento; in caso contrario sarò costretto a sospendere la seduta.
DIANA (A.N.). Veda, Presidente, probabilmente i colleghi...
SECCI (La Margherita-D.L.). Vogliamo essere rispettati!
PRESIDENTE. Il Presidente fa rispettare tutti, è al di sopra delle parti, le posso assicurare, onorevole Secci, incominci anche lei ad avere rispetto per la Presidenza, grazie.
DIANA (A.N.). Io non so cosa abbiano compreso i colleghi della maggioranza, mi meraviglia tanto perché non mi pare che siano proprio muti, anzi semmai sono silenti, è diverso. Il mutismo a cui facevo riferimento io era un altro, è il mutismo che sta trasmettendo il Presidente Soru. Un che non ha colpito i colleghi della maggioranza e men che meno noi dell'opposizione, ma che fuori di quest'Aula ha zittito tutti. Questo sì, ha zittito le parti sociali, ha zittito le associazioni, ha zittito i pastori, ha zittito tutto il mondo produttivo della Regione Sardegna. E' questo che mi meraviglia molto, io non vorrei che ci fosse una sorta di malattia che, in qualche maniera, colpisse tutti quanti. Noi non saremmo comunque certamente colpiti.
Mi è parso di capire che non colpisca neanche i colleghi della maggioranza, visto che sono saltati su come vespe; ma quello che è grave non è che non si sente la nostra voce, colleghi della maggioranza, quello che è grave è il silenzio fuori da quest'Aula, l'ho ricordato stamattina. Questo è il mutismo di cui parlo io. E' paradossale che stia avvenendo questo, è un attentato alla democrazia parlamentare; qui veramente si sta sconfiggendo la democrazia. Ecco perché noi presentiamo degli emendamenti che sono di sostanza, perché vogliamo far capire all'opinione pubblica quello che si può fare in questa Regione e non quello che non si vuol fare, che è il messaggio del Presidente Soru avallato certamente dal silenzio della maggioranza.
Questo sì che è silenzio, perché non una voce di dissenso si è levata a parte quella furtiva voce di dissenso dell'onorevole Uras, che appare e scompare e che comunque si concentra sempre sullo stesso argomento: l'articolo 19 della legge numero 37, punto e basta! Come se tutti i problemi di questa Regione potessero essere ricondotti ad un solo argomento! Nessuno considera, invece, che noi abbiamo avanzato una proposta di sviluppo economico intersettoriale; è importante parlare di questo, non possiamo parlare di un solo argomento. Sarà anche utile l'articolo 19 della legge numero 37, ma non ci si può fermare lì, vorremmo capire dove sono i 14 centesimi del prezzo del latte promessi dal Presidente Soru, dove sono queste risorse? Vorremmo che venisse data una risposta anche a quella famiglia di Decimoputzu a cui hanno confiscato il bene e glielo stanno portando via.
Sono anche venuti qui a piangere, ricevuti dai Capigruppo di maggioranza e di opposizione. C'è un impegno ben preciso assunto dal Presidente Soru per evitare che un patrimonio di un miliardo venga venduto per diciottomila euro. Tutto ciò è successo perché la Regione Sardegna non ha erogato a questa famiglia 85 milioni di vecchie lire, che sarebbero stati più che sufficienti per pagare il debito nei confronti del Banco di Sardegna. Queste sono le cose che dobbiamo fare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io vorrei riprendere, nell'esame dell'emendamento numero 273, l'argomento e il ragionamento che avevo iniziato poc'anzi in sede di dichiarazione di voto sul titolo. Io credo che dovremmo comprendere se in questo momento in Aula e nei giorni successivi dovremo continuare, ognuno di noi, a recitare la parte, se è una trama già scritta. Io ovviamente, se così fosse, non vorrei partecipare alla scenografia generale; non vorrei avere un ruolo in questa recita.
Perciò è importante comprendere se c'è lo spazio, se la Giunta, la maggioranza - permettetemi di dirlo finché non sarò convinto del contrario - su autorizzazione del Presidente, siano disponibili a valutare il fatto che, assessore Pigliaru, abbiamo raccolto una sfida e siano pronti a ragionare insieme. Io vorrei sapere dal Presidente della Commissione e dall'assessore Pigliare, che cosa specificatamente trovano di contraddittorio nell'emendamento numero 273 rispetto al Dpef e rispetto alle linee tracciate dalla finanziaria. Posso comprendere una richiesta di votazione per parti, posso comprendere che in caso ci sia una votazione per parti la Giunta e la maggioranza, per le note vicende e per quanto dettoci stamattina, possa escludere la lettera b) del comma 2. Non comprendo - non è una provocazione - non comprendo realmente cosa ci sia di non accettabile nella lettera a) e nella lettera c); non lo comprendo. Se stiamo ragionando sulla base di pregiudizi, cioè ci stiamo chiudendo alla proposta, perché riteniamo che non debbano passare proposte o non debbano essere avanzate proposte dalla minoranza, allora diciamocelo tutti.
Abbiamo tutti il pensiero rivolto alle prossime amministrative, pensiamo tutti di passare le feste comandate in famiglia, abbiamo tutti la possibilità di mettere in pratica il nostro mandato anche fuori da quest'Aula. Se invece pregiudizialmente gli emendamenti della minoranza devono essere bocciati, perché nulla deve passare delle proposte della minoranza, smettiamola di recitare, smettiamola di tenere i collaboratori del Consiglio in Aula, smettiamola di perdere tempo. Io non vorrei portare avanti una recita, anche perché non sono tanto bravo a recitare.
Ho già detto che a volte chi governa ha necessità di portare avanti delle manovre antipopolari. Non capisco anche in questo caso il gioco delle parti. Io ho colto la risposta del collega Secci quando ha detto "quando avevo la fascia tricolore sono venuto in quest'Aula, dovevo sostenere quella parte", come dire che si cambiano i ruoli e si perde la ragione, si perde la ratio, si perde la coerenza, si perde la credibilità, perché quando si sta da una parte è sempre consentito chiedere aumenti di spesa. Noi non chiediamo aumenti, anzi mi contraddico su questo, nell'esame del comma 1 chiederò un aumento giustificato, e mi attendo una risposta da parte della Giunta.
Ho anche sentito dire in quest'Aula: "è più facile, le battaglie di popolo sono state fatte, hanno vinto", riferito all'articolo 19 della legge numero 37 del 1998. Io non credo che le battaglie di popolo siano poi, alla resa dei conti, tutte giuste. Se noi dovessimo governare o legiferare sulla spinta del popolo, cosiddetto (definito da altri, non da me, popolo) credo che non faremmo un buon lavoro. Se noi dovessimo essere spinti nelle nostre decisioni…
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento numero 273. Approfitto però dell'occasione anche in considerazione del fatto che nel mio ultimo intervento avevo dichiarato che non sarei più intervenuto. Vedete, colleghi, il primo articolo della legge finanziaria è l'articolo più importante. È l'articolo che ha più valenza sotto l'aspetto politico di tutti gli altri. Quindi, Presidente del Consiglio, intervengo solo per denunciare ancora una volta la scarsa sensibilità dimostrata dal Presidente della Giunta nel disertare l'Aula. Su un aspetto così importante come quello dell'indebitamento della Regione, lui sistematicamente continua ad assentarsi, cioè non vuole confrontarsi con quest'Aula.
Se non ha voglia di venire in quest'Aula ad imparare lo dica. Lo dica ai sardi e se ha il coraggio si dimetta. Noi non ci tireremo indietro, dopo di lui ce ne andremo anche noi, ma dovrebbe avere il coraggio, per quel poco rispetto che ha nei confronti di quest'Aula, di dimettersi.
Mi dispiace per gli amici che sono seduti sul banco della Giunta, non rappresentano la politica, sono tecnici, ne prendiamo atto, quindi non possono risponderci sotto l'aspetto politico. Sotto l'aspetto politico solo il presidente Soru può rispondere. Noi comprendiamo perché anche ieri sera non ci sia stata apertura su questa serie di emendamenti, lo comprendiamo, perché chi sta fuori da quest'Aula impartisce gli ordini e in quest'Aula e nelle aule delle commissioni questi ordini devono essere solo rispettati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.) Signor Presidente, io dico che "finanziaria è bello", se vogliamo parafrasare un'espressione in voga in questi ultimi anni, utilizzata dalla nostra gioventù non per la finanziaria ma per altro. Perché dico questo? Perché malgrado tutto la finanziaria è il laboratorio dove ognuno di noi, chi meno chi più, chi con competenza chi con meno competenza, esprime la propria opinione, cerca di offrire il proprio contributo e, comunque sia, apprende molto dai colleghi. Questa almeno è la mia esperienza nei cinque anni trascorsi in quest'Aula, durante i quali, nel corso dell'esame delle diverse leggi finanziarie ho avuto modo di apprendere e fare scuola politica, arricchendomi dell'esperienza dell'allora opposizione.
Alcuni eccelsi esponenti del centrosinistra, eccelsi per competenza e per posizione politica durante la discussione della finanziaria hanno infatti portato avanti delle tesi (svolgendo quel ruolo costante di pungolo, di attenzione, di sollecitazione e di stimolo che è proprio dell'opposizione) che poi in sede di votazione sono state in molti casi fatte proprie da quest'Aula e chiaramente trasformate in norma. La madre di tutte queste tesi e di questi interventi è la politica del lavoro, ma non voglio ancora soffermarmi su questo argomento perché avremo tempo di parlarne più avanti. Il ruolo dell'opposizione è quindi un ruolo indispensabile e necessario, ed è giusto che essa faccia il suo dovere, perché di questo deve rispondere, non solo in base al mandato conferitole dagli elettori ma anche sulla base di un preciso dovere legislativo ed istituzionale.
Quindi, in questo dibattito assonnato, quasi sopportato da quest'Aula, io credo che ognuno di noi abbia il dovere, laddove lo ritenga opportuno, pur senza - questo voglio rimarcarlo - voler a tutti i costi fare ostruzionismo, ma nel rispetto dei ruoli e delle parti, ognuno di noi, maggioranza e opposizione, ha il dovere di offrire il proprio contributo reale alla discussione.
Due parole sull'emendamento. Io ho esaminato gli emendamenti dal numero 273 al numero 275; sono una sfida. L'ho accennato poc'anzi: o si ha il coraggio di dire che per due anni, per tre anni bisogna stringere la cinghia a tutti i costi per risanare i conti, vale a dire se a scuola non ci sono matite si temperano le vecchie, se non ci sono soldi per libri si utilizzano i vecchi libri, se non ci sono fondi per far fronte alle calamità in agricoltura, si rinuncia alle sovvenzioni, e allora bisogna chiamare il popolo e chiedergli se aderisce a questa strategia, dopodiché si pensa alla programmazione, si pensa alla pianificazione delle esigenze strutturali della nostra economia. oppure se così non è, l'alternativa stà in questi pochi emendamenti.
La sfida, i due modi di intendere la programmazione e di mandare avanti le nostre idee per l'economia, per risollevare l'economia del territorio: perché non si discute su questo? Può darsi che si abbia torto su tutti i fronti, ne prenderemo atto, ma si discuta. Si discuta perché è indispensabile il confronto, non fosse per altro proprio per difendere le tesi portate avanti dalla maggioranza e da noi contestate in parte, che possono in parte anche essere tesi condivise. Ecco quindi perché dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, nell'annunciare il mio voto a favore all'emendamento numero 273 colgo l'occasione per esprimere alcune riflessioni. Poiché l'obiettivo di questo nostro emendamento è quello di arricchire la finanziaria di alcune disposizioni che caratterizzino con forza l'attività di programmazione della Regione, non ci si limiti a scrivere a matita il conto della spesa su un pezzo di carta.
Come ha detto il collega Capelli, la finanziaria della Regione è destinata ad incidere profondamente, positivamente o negativamente, sul tessuto produttivo e sullo sviluppo del territorio, con inevitabili ripercussioni sul tessuto sociale, che non possono essere superate e risolte soltanto attraverso un gioco di compensi tra entrate e uscite. Sarebbe stato allora più corretto annunciare sin dal titolo che questa è una legge finanziaria volta unicamente a contenere l'indebitamento, proseguendo quella strada già intrapresa dalla Giunta che si limita a sradicare, cancellare il preesistente senza proporre alcuna alternativa. Una legge finanziaria che consta di ben 39 articoli dovrebbe prevedere anche indirizzi utili e indispensabili alla valorizzazione e allo sviluppo del nostro territorio.
Per fare questo occorre sempre partire da una conoscenza oggettiva e reale del territorio stesso, delle sue caratteristiche, delle sue peculiarità e delle sue necessità e carenze, definendo norme e disposizioni di carattere finanziario per l'incremento e lo sviluppo economico e sociale. Uno sviluppo che possa anche definirsi compatibile. Di tutto questo non c'è traccia nella manovra ed è evidente, come ho già avuto modo di dire in precedenza, che l'estensore del testo - e potremmo dire tutta la Giunta nel suo complesso - non ha avviato neanche in questa occasione quella importante attività di dialogo con le categorie professionali e le forze sociali. È una finanziaria povera non solo di risorse stanziate, ma ancor più di proposte e di progetti.
Non si possono chiedere sacrifici ai sardi se non si prospettano loro possibilità di sviluppo o si illustrano loro vantaggi che deriveranno dall'applicazione della presente legge finanziaria. Ai sardi non si può raccontare la storiella dell'indebitamento per coprire i vuoti di questo disegno di legge, dopo che in compagna elettorale è stata sventolata la bandiera del rinnovamento che annunciava anche un rinnovato modo di interpretare le esigenze dei cittadini congiuntamente alla speranza di superare i tanti ritardi registrati dalla nostra Regione.
Con questo emendamento formuliamo una proposta che vi invito a valutare con attenzione, al di là delle divisioni politiche e partitiche, perché la sua funzione è quella di imprimere forza propositiva ad uno strumento finanziario che può offrire risposte alle tante necessità che si stanno registrando nell'Isola. Ribadisco la mia dichiarazione di voto favorevole, Presidente, a questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Signora Presidente, intervengo per annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 273, per tutti quei motivi che i colleghi prima di me hanno evidenziato, ed in modo particolare perché in questo emendamento che noi proponiamo all'Assemblea, all'attenzione di chi è presente, è contenuto un tema che sta molto a cuore a noi e che stava molto a cuore anche a voi nel vostro programma in sede di dichiarazioni programmatiche: il tema del lavoro. Il lavoro come valore fondante di una civiltà democratica, moderna, che la concepisce come strumento di sviluppo e non come arma di ricatto o attività che vede protagonisti sempre meno i giovani. Ed è ai giovani e alle nuove generazioni, alle future generazioni che è rivolto questo emendamento, un emendamento che non è fatto a caso, ma è un emendamento che nasce dal basso.
È un emendamento che scaturisce in seguito ad audizioni con numerose associazioni, dopo aver sentito ed ascoltato numerosi esponenti di amministrazioni locali, dopo aver sentito ed ascoltato quel mondo che in campagna elettorale ha offerto un forte contributo alla vostra coalizione e che oggi si vede tradito e deluso da questa finanziaria. Noi con questo emendamento intendiamo favorire - viene detto al comma 1 - la crescita e lo sviluppo economico, sociale e territoriale della Sardegna tutta.
E quando diciamo Sardegna tutta, ci riferiamo alle grandi città, ma ci riferiamo anche ai piccoli centri, ai piccoli centri costieri e ai piccoli centri della nostra grande terra, ai piccoli centri delle zone interne, i piccoli centri che con questa finanziaria si vedono sottrarre numerose risorse che andranno ad influire su quella forma di emigrazione che negli anni Sessanta e Settanta ha portato allo spopolamento di numerosi paesi della Sardegna, e noi questo lo vogliamo evitare.
Lo vogliamo evitare attraverso il confronto, lo vogliamo evitare attraverso queste proposte che tendono a migliorare, che tendono a far sviluppare la nostra Regione senza badare all'entità, ai numeri delle singole realtà, ma perseguendo una distribuzione equa delle ricchezze e delle risorse che, invece, con questo documento che riteniamo iniquo e irresponsabile nei confronti dei nostri concittadini vengono sottratte ad un corretto utilizzo. Per questo, Presidente, noi votiamo a favore di questo emendamento, un emendamento per lo sviluppo, un emendamento per la libertà, un emendamento per il progresso della Sardegna tutta.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento 273. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, LA SPISA, SANCIU, SANJUST, AMADU, CAPPAI, CAPELLI.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 273.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MURGIONI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - SALIS - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 47
Votanti 44
Astenuti 3
Maggioranza 23
Favorevoli 16
Contrari 28
(Il Consiglio non approva).
Passiamo all'emendamento numero 272. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, la partecipazione a questa votazione credo sia la dimostrazione di come, probabilmente, su questa manovra finanziaria ci sia, da parte della maggioranza, il totale disinteresse. E vi è il tentativo politico, che ormai anche i profani possono intravedere, di una parte della coalizione che governa di tentare di scaricare tutte le responsabilità in capo al governatore, o meglio al Presidente della Regione come le norme statutarie recitano. È un tentativo che non può andare a buon fine, perché coloro che stanno avallando questa manovra finanziaria non sono comparse, a differenza di ciò che qualcuno può pensare, ma sono protagonisti, sono complici di una legge finanziaria che non ha una impalcatura economica; impalcatura economica che noi, invece, con questo emendamento proponiamo.
Sappiamo che anche su questo emendamento prevarrà il voto contrario, ma sarà uno di quei voti contrari che si ritorcerà contro la maggioranza, perché la maggioranza non avrà, in questa legislatura, nessuno strumento per attuare nessun progetto di sviluppo, nemmeno quello che incontra i maggiori consensi da parte della maggioranza stessa. E' evidente che pensare di introdurre elementi innovativi nell'economia senza che questi siano recepiti dalle potenzialità pianificatorie della Regione significa impostare scelte economiche che non si possono tradurre in concrete realizzazioni.
Fa bene l'onorevole Secci a richiamare tutti noi ad accelerare i lavori, noi vorremmo accelerare i lavori se vi fosse qualche segnale che questa finanziaria possa produrre un benché minimo beneficio sulla realtà regionale. E credo che la sufficienza con la quale l'assessore Pigliaru mostra di valutare questi emendamenti sia la sufficienza di chi, probabilmente, non ha il mandato - me lo permetta assessore Pigliare - di decidere niente. Sappiamo che riunioni di Giunta, spesso presieduta anche da lei, vengono poi rase suolo, cancellate in un istante dall'arrivo del Presidente che vuole ricominciare da capo, che vuole riprendere tutto dall'inizio perché evidentemente non si fida della presidenza dell'assessore Pigliaru, come non si fida degli altri suoi Assessori. E il disamore verso il ruolo, la funzione legislativa di questa Assemblea, si manifesta in tutto e per tutto con atteggiamenti che hanno, in qualche modo, l'obiettivo di renderne vano il suo ruolo.
E quando si dice non ad uno strumento che noi proponiamo, al quale la Giunta non degna nemmeno la minima riflessione, solo perché le presenta l'opposizione, solo perché probabilmente va ad incidere su un manovra finanziaria che non può proporre niente, ma deve soltanto tagliare, ebbene quando si dice di no a progetti e programmi integrati di sviluppo, si dice di no ad una potenzialità di sviluppo economico che genera risorse, genera entrate e genera occupazione. Voi scegliete la strada dei tagli e, come ho già detto più volte, abbandonate totalmente quella dello sviluppo che resta per voi una chimera irraggiungibile perché priva di concretezza. Il mio voto è ovviamente favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io continuo a cercare di dare continuità agli interventi precedenti. Qualche collega ha fatto riferimento nel suo intervento ad illustri economisti e ha aggiunto: "spero che la Giunta, se non vorrà ascoltare il Consiglio regionale, ascolti almeno il suo parere autorevole" riferendosi all'economista Beniamino Moro. Bene, io chiedo alla Giunta di ascoltare il Consiglio regionale, di ascoltare i consiglieri e che, pur autorevoli, le considerazioni dell'economista le valuti in altra sede.
Io credo che siamo qui per, continuo a dire, cercare di infondere fiducia nei sardi, di avere rispetto come minoranze e, consentitemi di dire anche, di comprendere la vostra buonafede. Basterebbe questo passaggio, che non ho riscontrato nella proposta ulteriore avanzata per poter votare per parti l'emendamento precedente. Non c'è stato nessun segnale di accoglimento, pur rimanendo tutti i dubbi sul fatto che alcuni dei commi e delle lettere dell'emendamento precedente potevano sicuramente, senza inficiare i vostri obiettivi sulla finanziaria, essere votati da quest'Aula.
Credo che se si continuerà con le prove di forza, quanto successo in Commissione non sarà ripetibile. Abbiamo consentito in Commissione che molti emendamenti fossero approvati dalla Commissione stessa con il voto del Presidente, voto legittimo, previsto dal Regolamento ovviamente, ma istituzionalmente abbastanza scorretto. Abbiamo consentito in Commissione che si attendesse l'arrivo di qualche rappresentante della maggioranza affinché aveste i numeri per deliberare. Abbiamo dato il nostro consenso a richieste di sospensione provenienti dai componenti della Commissione, ma anche da parti estranee alla Commissione in quella fase. Tutto questo non sarà consentito in Aula, perciò invito i colleghi ad allenarsi, a "farsi il fiato" perché saranno chiamati a correre in Aula tutte le volte che lo riterremo opportuno e necessario.
Io non citerò, e fino a questo momento non l'ho fatto, l'assenza di altri autorevoli esponenti di questa Giunta regionale, perché ritengo che la loro presenza sarebbe comunque insignificante. Insignificante in che senso? Nel senso che è nota l'impostazione che si vuole imprimere, perciò una volta che una cosa è nota e scontata se ne può solo prendere atto. Prendo atto che non riscontrerò e non sono riuscito a riscontrare coerenza e buonafede. Mi auguro che invece la Giunta possa dimostrare, nell'esame della finanziaria e degli emendamenti, la buonafede che ricerchiamo, pur da posizioni diverse.
Se così sarà accetto - forse anche noi avremmo fatto lo stesso - che per risanare questa regione sia necessario (l'abbiamo fatto anche in passato, assumendoci le responsabilità del vociare di quest'Aula contro alcune proposte delle nostre finanziarie) proporre delle soluzioni antipopolari. Non accetto però che si affermi in quest'Aula, parlando della gente e del popolo sardo, che per costruire è meglio radere al suolo l'esistente, come è stato detto, perché è più facile costruire su un terreno libero da vincoli e da impegni. Questa è la politica della ruspa, e non vorrei che questa politica della ruspa che già è stata attuata con lo spoil system in atto negli Assessorati, porti dai muti di Sardegna ai moti di Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, è ancora recente il ricordo della scorsa legislatura - allora eravamo noi maggioranza - quando alla nostra finanziaria venivano presentati centinaia di emendamenti, molti dei quali soppressivi. Non c'era un solo comma, un solo articolo della nostra finanziaria al quale non fosse stato presentato un emendamento soppressivo. Ora, io sono d'accordo con ciò che è stato detto, che ha detto Mauro Pili, un voto contrario a questo emendamento equivale a uno di quei tanti emendamenti soppressivi. Noi oggi stiamo dimostrando, invece, che gli emendamenti che abbiamo presentato e che stiamo presentando in questa finanziaria sono emendamenti propositivi.
Noi vogliamo spiegare quali, secondo noi, sono le alternative, qual è per noi la strada per perseguire un serio progetto di sviluppo per la nostra Isola, quali sono gli strumenti necessari di cui vorremmo dotarci, ad esempio attraverso l'istituzione dei programmi integrati di sviluppo. A questo proposito mi piacerebbe sapere, visto che la Giunta non si pronuncia, cosa pensa realmente l'Esecutivo dei piani integrati di sviluppo e quali sono le iniziative poste in essere per promuovere uno sviluppo realmente omogeneo in tutte le province della nostra Isola.
Allora io mi chiedo: visto che questa manovra finanziaria è piena zeppa di norme intruse, noi, scusateci, non ci stancheremo mai di ripeterlo, di ribadirlo, perché non approfittare di questa manovra finanziaria, appunto, per rivedere tutte quelle norme in materia di vincoli urbanistici che in alcune zone limitano fortemente lo sviluppo economico e turistico e in altre zone impediscono addirittura che questo sviluppo cominci?
Mi riferisco a quelle province, a quei territori come il mio che ancora non hanno nemmeno iniziato a costruire la strada che altri già hanno intrapreso, e quindi sono doppiamente penalizzati; come dire che chi è penalizzato ora lo sarà anche in futuro. Senza dimenticare poi che esistono anche tante realtà, tanti piccoli proprietari - e questo credo che il Presidente e la Giunta lo sappiano bene - che non sono certamente e né possono essere considerati degli speculatori.
Ora, prevedere che in determinati ambiti territoriali, anche compresi nelle fasce al di sotto dei 300 metri, possano essere effettuati degli interventi limitati a delle ristrutturazioni o ampliamenti di strutture già esistenti, ricettive alberghiere o di opere pubbliche che hanno un interesse pubblico preminente, significa ridurre almeno in parte le distanze fra chi questo sviluppo l'ha già raggiunto e invece chi deve ancora iniziare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il voto a questo emendamento è favorevole. Vorrei però far presente che, nel clima sbrigativo con cui viene esaminata la proposta di legge finanziaria e le stesse proposte di emendamento presentate dall'opposizione, accolte da un atteggiamento molto, molto liquidatorio da parte della maggioranza, sfugge il senso del tentativo della proposta, che comunque rimane agli atti, di modificare un sistema di programmazione territoriale che oggi presenta notevoli difficoltà attuative.
Io vorrei ricordare davvero che le risorse finanziarie previste in programmi integrati d'area, patti territoriali, contratti di programma, contratti d'area che sono attualmente inutilizzate. La stagione della programmazione integrata in Sardegna venne avviata circa dieci anni fa, esattamente dieci anni fa con la legge numero 14 del 1996; tutti conoscono le difficoltà che i programmi integrati d'area incontrarono nella loro applicabilità, proprio per il fatto che l'integrazione tra i progetti e le diverse azioni e le diverse responsabilità dei soggetti, dei protagonisti pubblici e privati della programmazione, era di fatto ostacolata da un sistema amministrativo, un sistema di procedure, di vincoli nella approvazione in particolare degli strumenti urbanistici che di fatto ha reso molto spesso inattuabili questi programmi, oppure attuabili soltanto in parte, prevalentemente nella parte pubblica, non realizzando quindi quella effettiva integrazione tra l'intervento sull'infrastruttura, l'intervento sull'urbanizzazione e l'intervento privato, posto in essere dall'imprenditore che, si diceva allora, doveva essere in qualche modo collegato con l'azione della programmazione pubblica.
L'inefficienza di questo sistema si rivelò da subito, fin dai primi mesi di applicazione di quella legge. Ma purtroppo anche le leggi nazionali successive, quella su patti territoriali, contratti d'area e contratti di programma, non intervennero direttamente su questo problema.
Credo che il tentativo avanzato con questo emendamento di prevedere uno strumento come quello del programma integrato di sviluppo, che possa essere promosso da diversi soggetti (Stato, Regione, altri enti locali, ma anche di privati singoli o associati) e collegato con altri livelli di programmazione, possa costituire un utile contributo che, se non in questa finanziaria, nel futuro potrebbe essere preso in considerazione. Noi non possiamo sfuggire all'esigenza di evitare che la destinazione delle risorse pubbliche possa di fatto alimentare soltanto una montagna inesauribile di residui passivi, a fronte di programmi di intervento che potrebbero raggiungere il loro scopo solo se ci fosse un'effettiva semplificazione delle procedure amministrative.
Credo che sia responsabilità comune affrontare coraggiosamente questo problema e individuare soluzioni, così come questo emendamento fa, anche se purtroppo l'ambiente normativo in cui viene inserito non è quello propizio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (AN). Assessore Pigliare, questo emendamento titola: "programmi integrati di sviluppo". Purtroppo (o per fortuna) ho l'opportunità di rivolgermi solo a lei, Assessore, non essendo possibile dialogare su una materia così importante con il Presidente Soru. Ho partecipato agli incontri che il centro regionale di programmazione ha organizzato in questi ultimi giorni nei territori (e per quanto mi riguarda nel territorio della provincia di Oristano il 4 marzo scorso) e, in linea di massima, ho condiviso, almeno sul piano metodologico e di merito, la proposta che è pervenuta da detto Centro per il completamento del processo di integrazione, avviato con il bando PIT 2001, e poi proseguito con i bandi di misura.
Bisogna ricordare, però, Assessore, che la rimodulazione del POR Sardegna della primavera 2004 ed il Complemento di programmazione del 21 dicembre scorso, conseguenti alla valutazione intermedia 2000-2003, hanno modificato parti importanti del quadro di riferimento anche per la progettazione integrata, ma non hanno capovolto la strategia del POR 2000. Infatti questo stesso documento di metà periodo - leggo per evitare di omettere anche le virgole - afferma, nella sua analisi, che "l'obiettivo generale del POR Sardegna contiene un elemento caratterizzante rispetto al QCS, ed è quello della coesione delle aree interne. Tuttavia i modi e gli strumenti con i quali si intende perseguire questo obiettivo appaiono scarsamente incisivi. La possibilità di indirizzare con maggiore determinazione il POR in questa direzione dipende quindi anche dalla capacità di mettere a fuoco obiettivi, strategie e strumenti efficaci per la coesione, a cominciare dai Progetti integrati territoriali, per i quali è opportuno individuare soluzioni capaci di favorire un reale riequilibro di risorse".
Ho fatto questa citazione riprendendo sempre l'emendamento numero 321, che diventerà argomento centrale di questa discussione, perché è un emendamento straordinariamente importante per certi versi e vorrei fosse compreso veramente da tutti quanti. Voglio dire che non c'è dissenso da parte mia sulla progettazione integrata così come è stata concepita dal Centro regionale di programmazione, però l'attenzione deve essere necessariamente concentrata sulla conduzione dei laboratori territoriali provinciali, dei quali abbiamo sentito parlare ma che, purtroppo, a tutt'oggi, non sono ancora stati attivati. I laboratori territoriali provinciali sono un elemento indispensabile per far sì che la coesione non sia calata dall'alto, ma sia un qualcosa maturato nei territori. Da qui nasce il nostro emendamento numero 272.
Noi vogliamo che non ci sia un centralismo ulteriore, ma che ci sia una elaborazione della progettazione integrata territoriale da parte di quei territori che hanno bisogno della coesione, quindi hanno bisogno di sviluppo e che sono in ritardo rispetto a tutte le altre aree. Questo è il concetto e credo che su questo non siamo molto distanti, probabilmente. Ma per fare questo è possibile utilizzare l'emendamento numero 321 nella forma e nelle modalità che sono emerse in quest'Aula? Io credo proprio di no. E d'altronde l'individuazione, la definizione e presentazione di progetti integrati, la negoziazione tecnica e la valutazione dei progetti chi la fa e come? Su questo noi vogliamo delle risposte, assessore Pigliaru, perché è una materia estremamente importante e rilevante, perché da ciò che appare - lo dico anche con una certa sofferenza e dispiacere - a me sembra che si voglia ricondurre tutto quanto a un unico vertice.
PRESIDENTE. Prego, concluda, onorevole Diana.
DIANA (AN). E se fosse un vertice composto da molti vertici, nel senso che possiamo partecipare tutti quanti (parlo dell'Aula, del Consiglio regionale) potrebbe anche andare bene, ma se il vertice è uno solo, e per altro deve rispondere a un tutt'uno che non riusciamo a individuare, questo ci preoccuperebbe molto.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 272. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LICANDRO, RASSU, DIANA, BIANCAREDDU, ARTIZZU, LIORI, Matteo SANNA.)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 272.
(Segue la votazione)
Prendo atto che i consiglieri FRAU, CALIGARIS e FLORIS VINCENZO hanno votato contro
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MURGIONI - PETRINI - PISANO - PORCU - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PILI - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 51
Votanti 51
Maggioranza 26
Favorevoli 16
Contrari 35
(Il Consiglio non approva).
Passiamo all'emendamento numero 271. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, anch'io, come hanno fatto l'onorevole Cappai, l'onorevole Cappelli e l'onorevole Floris, vorrei protestare per l'assenza non del Presidente della Regione, ma del collega Uras che ha mostrato più volte di essere capace di svincolarsi dalle regole imposte e di poter offrire un contributo a questo dibattito. Rivolgo quindi un appello ai compagni comunisti perché possano riportarci in aula se non Soru almeno Uras, perché credo che avremo modo, nel prossimo emendamento, di spiegare come una manovra finanziaria si possa sostanziare. Invito davvero i colleghi, anche della coalizione, a offrire tutti gli spunti necessari perché i colleghi della maggioranza comprendano fino in fondo che cosa significa il piano straordinario per il lavoro e cosa invece è stato scritto nell'emendamento proposto dalla Giunta che poc'anzi anche il collega Diana ha richiamato.
Il mio è un voto favorevole all'emendamento numero 271. Molti non hanno la consapevolezza di come si sviluppa il normale iter burocratico di un piano attuativo di varianti di iniziativa pubblica o privata relativa a un piano urbanistico comunale e cosa significhino queste per l'economia. Del resto chi mal pensa è perché ha mal fatto. Alcune parti politiche ritengono che le iniziative private riguardino sempre e solo speculazioni immobiliari. Vi è questa atavica e negativa concezione secondo la quale urbanistica vuol dire cementificazione. E' una visione storica del centrosinistra, della sinistra in particolar modo, tutto ciò che è urbanistica è speculazione; sarà che dove hanno governato non c'era urbanistica, ma c'erano le speculazioni.
E' evidente che lo scopo della proposta che noi avanziamo è quello di riaffermare la dignità costituzionale degli enti locali. E' indispensabile che l'ente locale possa godere di una totale autonomia per quanto riguarda la partita dei piani attuativi e degli strumenti di attuazione dei piani urbanistici comunali. E diciamo che devono essere approvati con atto unico, cancellando tutte quelle lungaggini, quelle procedure che sono contenute nella legge numero 45 dell'89, ripristinando le procedure molto più rapide che erano già state individuate nelle precedenti norme, e mi riferisco all'articolo 34 della legge nazionale numero 865 del 1971.
Quindi è evidente che bisogna in qualche modo far sì, salvaguardando ovviamente il dimensionamento globale del piano, di metterci nelle condizioni di accelerare tutto ciò che è intrapresa economica, ricordando a quest'Aula che urbanistica non significa speculazione e che impresa privata non significa sottrazione di un pubblico interesse, ma molto spesso significa sviluppo dell'economia e quindi crescita del benessere diffuso. Per questo il mio voto sarà favorevole a questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, credo che ci sia poco da aggiungere su questo emendamento perché mi sembra piuttosto chiaro. Il tutto discende dall'emendamento numero 273 nel quale noi abbiamo bene evidenziato i tre problemi che interessano la Sardegna: lo sviluppo dell'Isola attraverso la pianificazione con un processo economico intersettoriale; la crescita occupazionale attraverso il rafforzamento delle politiche attive del lavoro (e ci arriveremo fra poco); la definizione di un processo di decentramento amministrativo in grado di accelerare procedure e azioni con deleghe e trasferimenti di funzioni dalla Regione agli enti locali. Per quanto riguarda questo punto è stato annunciato da parte di qualcuno che esiste già un disegno di legge; ce l'ha detto l'assessore Pigliaru, mi pare ieri sera, quando abbiamo esaminato gli emendamenti. Ora non credo che tutte le volte che dobbiamo esaminare qualcosa di innovativo riguardante la legislazione regionale dobbiamo aspettare il disegno di legge della Giunta, perché agli atti del Consiglio, ma lo dico per conoscenza e perché tutti quanti ne siano informati, agli atti del Consiglio esistono diverse proposte di legge presentate anche da Alleanza Nazionale, dove vengono stabiliti i criteri per il conferimento delle funzioni agli enti locali. Ma esistono anche altre proposte della precedente legislatura, che sono state riproposte anche nell'attuale legislatura. Come è possibile, allora, che dobbiamo aspettare un disegno di legge della Giunta?
Rivolgo pertanto un appello anche alle Commissioni, perché se anziché perdere tempo a esaminare una legge che si sovrapponeva alla manovra finanziaria (parlo di quella sulle Comunità montane) il presidente Maninchedda avesse preso in esame il problema del decentramento amministrativo, probabilmente oggi non discuteremmo di questo. Pare che non ci sia condivisione della progettualità nuova che questa maggioranza vuole portare, perché ogni qualvolta la Giunta presenta un disegno di legge, o fa capire che sta preparando un disegno di legge, la Commissione competente si frappone e inizia un percorso parallelo che spesso e volentieri diventa divergente.
Allora l'appello è quello di esaminare le proposte di legge attualmente esistenti senza aspettare il disegno di legge della Giunta regionale.
Vorrei capire per quale motivo un fatto così importante, che riporterebbe la Sardegna al livello di tutte le altre Regioni d'Italia, per lo meno quelle a statuto ordinario (non conosco la legislazione di quelle a statuto speciale) venga così clamorosamente trascurato. Abbiamo visto anche da poco che sui centri per l'impiego, sul decreto legge numero 112, sulla legge numero 54, registriamo tutta una serie di ritardi che impongono a noi dell'opposizione la presentazione dell'emendamento numero 271. Saremmo stati non coerenti con noi stessi se non avessimo presentato questo emendamento. Certamente verrà bocciato dalla maggioranza e non condiviso dalla Giunta regionale, ma l'accelerazione della pianificazione attuativa in capo agli enti locali credo che sia uno di quegli argomenti che doveva essere uno messo al primo posto.
In campagna elettorale il presidente Soru affermava che bisognava dare respiro agli enti locali, che bisognava dare voce ai rappresentanti dei territori, soprattutto delle zone più interne e di quelle in ritardo di sviluppo, ma nessuno di quegli atti è stato ancora messo in piedi. E oggi che questa opposizione, con i pochi strumenti a sua disposizione, si permette di sollecitare un qualcosa di questo genere, il collega Pirisi salta su dicendo che stiamo facendo demagogia, che stiamo facendo ostruzionismo. Questo non è ostruzionismo, stiamo ragionando su problemi della Sardegna, onorevole Pirisi. Mi rivolgo a lei per la simpatia che la ispira e che mi ispira, siamo legati da una certa amicizia oltre che essere stati colleghi Presidenti di Provincia. Non vorrei che diventaste tutti dei pesciolini che abboccano alla prima esca, però vogliamo ragionarci su questo? Possibile che non ci sia un consigliere regionale che dica o che inviti la Giunta a dire: entro i prossimi due mesi il decentramento amministrativo deve essere avviato e deve essere esaminato in Aula un disegno legge o una proposta di legge esitata dalla Commissione competente. Dov'è l'onorevole Maninchedda? Tace anche lui! E' silente anche lui!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, mi sembra che qui si voglia, seppure con una norma intrusa (ma l'intrusione in questa legge è degenerata, è totale), imprimere un'accelerazione a una esigenza che è riconosciuta non solo dalla maggioranza e dalla opposizione di quest'Aula, ma da tutte le amministrazioni locali della Sardegna. E' stato presentato un disegno di legge in tal senso, sono state presentate proposte di legge, a suo tempo, sia dalla maggioranza che dall'opposizione di allora, quindi credo che un atto di riconoscimento concreto verso gli enti locali e le amministrazioni locali della volontà riformatrice di questa Giunta regionale e della sua maggioranza possa provenire proprio con questo emendamento, laddove appunto si chiede di dare concreta attuazione alla accelerazione della pianificazione attuativa in capo agli enti locali.
All'interno del piano urbanistico comunale, che detta dei parametri invalicabili, in quanto approvati con decreto dell'Assessore competente, in virtù di questo emendamento, l'amministrazione comunale, saltando fossi e fossati burocratici e tutti gli angoli e contro angoli imposti dalla legge, potrebbe mandare avanti varianti agli strumenti di attuazione del piano urbanistico o quanto ritiene opportuno, pur nel rispetto della legge. Questo è il riconoscimento dell'autonomia, di una parte dell'autonomia che deve essere garantita agli enti locali. Mi rendo perfettamente conto che questa è senz'altro una norma intrusa, ma assieme alle altre molteplici norme intruse penso faccia la sua figura.
Non credo quindi che ci sia niente di strano, niente di trascendentale; si tratta di un emendamento che si inserisce nell'alveo dell'azione della Giunta, se è vero che questa Giunta ha una intenzione riformatrice e annunciata nel suo programma elettorale ed iniziata con questa finanziaria e con altri provvedimenti di legge. Quindi costituisce un riconoscimento di questa azione riformatrice e pertanto non vedo perché non debba essere approvato. Per questo motivo il mio voto sarà favorevole.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 270. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Otto consiglieri che appoggiano la proposta? Prego i consiglieri di prendere posto.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, PETRINI, LICANDRO, BIANCAREDDU, CAPELLI, DIANA, CAPPAI.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 271.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: LOMBARDO - RASSU - VARGIU
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - CACHIA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - FADDA Giuseppe - FRAU - GESSA - LANZI - LICHERI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI.
Si è astenuto il consigliere: FLORIS Vincenzo
Voti nulli: PETRINI - PISANO.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 27
Votanti 26
Astenuti 1
Maggioranza 13
Favorevoli 3
Contrari 21
Poiché non è stato raggiunto il numero legale, sospendo la seduta per trenta minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 18.52, viene ripresa alle ore 19 e 22.)
PRESIDENTE. Onorevole Pili, conferma la richiesta di votazione nominale?
PILI (F.I.). Sì.
PRESIDENTE. Poiché non vi è un numero sufficiente di consiglieri che appoggiano la richiesta, si procede con la votazione per alzata di mano.
(Non è approvato)
Poiché l'emendamento numero 270 è privo di copertura finanziaria nelle UPB S03050 ed S03051 proporrei ai proponenti di sospenderne la votazione in attesa di trovare le risorse necessarie; l'alternativa è mettere in votazione l'emendamento senza l'ultimo comma. Onorevole Pili?
PILI (F.I.). Non ho capito qual è il problema tecnico-finanziario.
PRESIDENTE. Dagli uffici mi fanno rilevare che nelle UPB S03050 ed S03051 non c'è copertura finanziaria, per cui prima di mettere in votazione l'emendamento è necessario individuare la copertura finanziaria per l'ultimo comma. Propongo pertanto di sospenderlo e passare all'emendamento numero 269.
PILI (F.I.). Va bene.
PRESIDENTE. Emendamento numero 269. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, il mio voto è favorevole all'emendamento numero 269 che introduce l'articolo 1 quinquies relativo a "decentramento amministrativo, deleghe e trasferimento di poteri ai Comuni". Altri colleghi, intervenendo stamani nella discussione generale, hanno sottolineato il richiamo che con questo emendamento si vuole fare al Consiglio regionale, a quel poco che resta del Consiglio regionale, o meglio delle sue funzioni, per quanto riguarda il trasferimento ai Comuni di tutte quelle funzioni che hanno la possibilità di essere meglio gestite da parte dell'ente più vicino ai cittadini.
Oggi questa necessità di trasferimento di poteri e di risorse agli enti locali appare ancora più stringente. Vi è infatti una tendenza nazionale, riconosciuta costituzionalmente, che attribuisce al Comune, alla Provincia, allo Stato e alla Regione una pari dignità costituzionale, una riconoscibilità costituzionale di pari grado, ed è evidente che questo principio debba essere trasferito, e noi riteniamo debba essere trasferito, anche a livello regionale.
Vi è inoltre una ragione politica ancora più forte perché questo articolo venga introdotto nella legge finanziaria. Oggi in Sardegna vi è il tentativo di riportare all'attenzione della visione istituzionale della Regione quel centralismo che cerca di escludere tutto ciò che non fa parte di quel sistema regionale e di tagliare ciò che invece è delegato alle autonomie locali. Si percepisce, si tocca con mano, vi è una diffusa sensazione, e la testimonianza e anche le dichiarazioni rese ieri al convegno sulla riforma della Regione e degli enti locali dal Presidente dell'ANCI Sardegna, confermano tutto ciò. In quell'occasione il Presidente dell'ANCI ha detto: "Ad oggi, ad otto mesi dall'insediamento di questa Giunta, la conferenza Regione-enti locali non è stata mai convocata". Cioè lo strumento istituzionale di dialogo tra due soggetti importanti, l'ente locale, cellula fondamentale e vitale dell'economia regionale, e la stessa Regione, è stato totalmente eluso. Quindi è evidente che la nostra sollecitazione ad introdurre e portare avanti un progetto che in tal senso può offrire delle risposte puntuali diventa assolutamente doverosa.
E' anche doveroso però richiamare, così come facciamo, l'esercizio unitario di alcune competenze regionali che, qualora occorra appunto conservarne l'esercizio unitario, devono essere riservate alle Province o alla stessa Regione. La disciplina delle funzioni amministrative degli enti locali viene demandata, da questo emendamento, agli statuti e ai regolamenti dei Comuni, nell'ambito della legislazione statale e regionale, in modo da assicurare una certa uniformità, conservando però l'autonomia dell'ente locale di darsi regole e competenze in base alle proprie esigenze.
Noi riteniamo che questo sia un passaggio che era giunto già a compimento nella precedente legislatura nel lavoro svolto congiuntamente dalla conferenza delle autonomie locali e dalla Regione. E' quindi una richiesta che noi riteniamo di poter sostenere con questo emendamento, un emendamento compiuto che costituisce un impegno fondamentale del governo della Regione, ma che questa Giunta che non ha mandato, questa Giunta che non ha poteri, questa Giunta senza deleghe certamente non può accogliere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, ammesso, ma comunque non concesso, che si possa parlare in quest'Aula con la costante assenza del Presidente della Giunta, riesce veramente difficile parlare anche in assenza dell'Assessore della programmazione.
SECCI (La Margherita-D.L.). E' tutto il giorno seduto lì!
PILI (F.I.). Eh, siamo rimasti anni seduti!
SECCI (La Margherita-D.L.). Ma per favore!
CAPELLI (U.D.C.). Vorrei sottolineare al nervosissimo Presidente Secci che...
SECCI (La Margherita - D.L.). Sono calmissimo, onorevole Capelli, abbia riguardo; l'Assessore non si è spostato un attimo in tutto il giorno; abbia riguardo! Ha seguito i lavori per tutto il giorno.
PRESIDENTE. Onorevole Secci, per cortesia.
CAPELLI (U.D.C.). Vorrei segnalare all'onorevole Secci che più volte quando si è costretti a seguire i lavori dai banchi della Giunta è stata chiesta un'interruzione di cinque minuti e se non lo facevamo qualcuno staccava anche le poltroncine dalla sedia. Comunque non ho detto che sto zitto e che non continuo a parlare; vorrei solo recuperare il tempo perso con questa interruzione, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, si rivolga alla Presidenza e non all'onorevole Secci.
CAPELLI (U.D.C.). Io ho una grande stima e fiducia nell'assessore Pigliaru, e non è né una novità, né ho nessuna difficoltà ad ammetterlo. Pertanto, diversamente da altri rappresentanti della Giunta che continuano a "far clientele" e a non rispondere alle interrogazioni che gli vengono rivolte, o a rispondere in maniera tendenziosa, vorrei che l'assessore Pigliaru potesse seguire quanto sto dicendo o quanto avevo intenzione di dire. Molto spesso il Presidente Secci si sente colpito; ovviamente "chi ha orecchie per intendere in-tenda, e gli altri in roulotte". Volevo far presente alcuni passaggi del 1965 che sono riferiti all'articolo 269, cioè al decentramento amministrativo.
Si diceva allora - cito la Commissione Medici - che la Regione doveva delegare di regola agli enti locali, c'era quindi da attendersi che - salto alcuni passaggi - "la Regione applicasse subito questa norma della Costituzione repubblicana. Questo ha fatto sì che al potere autoritario di uno Stato lontano e accentratore che sedeva a Roma si aggiungesse quello vicino ed assiduo della Regione che sedeva a Cagliari. Le popolazioni della Sardegna che avevano guardato all'Istituto regionale con viva speranza cominciarono ad essere insidiate dall'antico morbo della sfiducia. Tanti constatarono che il potere decentrato vicino era più clientelare e paternalistico di quello lontano". Aggiungerei ancora: "Non è decisivo il fatto che determinate opere possano essere compiute meglio e più rapidamente da un organo centrale; decisivo è l'avvento di un capace e sano governo locale. Ecco perché non si deve essere ipnotizzati dai fatti della tecnica, ciò che conta è la vita del popolo sardo". Questo affermava nel 1965 un autorevole senatore della Repubblica che aveva passavo ai raggi x la struttura sociale della Sardegna.
Allora se, continuo ad insistere, vige ancora la buona regola dell'ascolto e la possibilità di contribuire realmente al miglioramento di questa finanziaria, vorrei, nel momento in cui ne avrà la possibilità, che l'Assessore mi dicesse perché su questo emendamento che enuncia un principio, che delega poi alla Giunta la presentazione di un apposito disegno di legge, perché la Giunta è sfavorevole. E' un principio anche questo affermato nel documento di programmazione economica e finanziaria e nel programma presentato da questo Presidente; del resto non si codifica all'interno di questo emendamento il come e il quando deve essere effettuata la delega e il decentramento amministrativo, ma si cerca di ridare al Consiglio quel ruolo che nella finanziaria e negli emendamenti stessi presentati dalla Giunta viene continuamente calpestato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (AN). Signor Presidente, riprendo i concetti che precedentemente avevo iniziato a portare all'attenzione dell'Aula. Il sistema delle autonomie locali è profondamente cambiato, ma è cambiato a tal punto che un emendamento come questo, che recita "decentramento amministrativo, deleghe e trasferimento di poteri ai Comuni" senza stabilire esattamente cosa, come e quando, ma prevedendo solo un impegno preciso dell'Esecutivo regionale, non dovrebbe trovare difficoltà ad essere accolto dalla Giunta. Invece non c'è neanche questa disponibilità.
Io non mi appellerò all'assenza dell'assessore Pigliaru perché credo che questa sia una competenza che probabilmente trova con l'assessore Dadea e con l'assessore Sanna interlocutori validi, quanto meno i più validi, per quanto mi riguarda, in assenza, come componente di questo Consiglio Regionale, del presidente della prima Commissione. Da lui ci saremmo aspettati certamente un contributo importante in questa direzione, visto che riesce sistematicamente, o quasi, ad anticipare i problemi ed anche ad inciampare.
Noi siamo passati da uno Stato centralista, dispensatore, sì, garante qualcuno l'ha definito, siamo passati via via, da questo tipo di Stato con tutte le norme di attuazione del decentramento amministrativo, alla situazione determinatasi con la legge numero 59 del 1997 che, come dice qualche commentatore, "nel definire l'assetto, le competenze tra i diversi livelli settoriali ha portato alle estreme conseguenze le previsioni di cui all'articolo 118 della Costituzione, individuando in via diretta negli enti locali i destinatari finali di tutte le funzioni amministrative non espressamente riservate allo Stato".
Pensate quale straordinaria evoluzione sta avvenendo, e questa straordinaria evoluzione non viene presa neanche in considerazione da quest'Aula. Quindi l'invito è forte, pressante. Ho già detto che giacciono in Commissione diverse proposte di legge sul decentramento amministrativo; io credo che uno sforzo da parte del Consiglio regionale e il parere favorevole della Giunta su questo emendamento che non stravolge, non impegna risorse, costituirebbero un atto di grande e disponibilità.
Probabilmente non interessa a nessuno questo argomento, interesserà ai sindaci (l'onorevole Cappai mi fa presente che è entrato l'onorevole Maninchedda che spero presti la massima attenzione a questo emendamento se non è impegnato in altre questioni). Io credo, onorevole Pili, con tutto il rispetto che le porto e che porto a tutti i colleghi consiglieri, che l'onorevole Maninchedda non sia soggetto facilmente addomesticabile. È un soggetto che vive di una sua autonomia; l'abbiamo verificato personalmente ed ovviamente condividiamo molto della sua impostazione nel condurre i lavori della prima Commissione. Vorremmo che esercitasse questo grado di autonomia anche nell'accelerare il processo per la delega e il trasferimento di funzioni e competenze agli enti locali.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 269. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri BIANCAREDDU, DIANA, SANCIU, RASSU, AMADU, CAPPAI, LICANDRO.)
Prego i consiglieri di prendere posto.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 269.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Artizzu ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LICANDRO - LOMBARDO - MURGIONI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.
Si è astenuto il consigliere: CHERCHI Oscar.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 54
Votanti 53
Astenuti 1
Maggioranza 27
Favorevoli 16
Contrari 37
(Il Consiglio non approva)
Metto in votazione l'emendamento numero 268. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, il mio voto su questo emendamento sarà favorevole. Esso nasce anche a seguito degli ultimi fatti che hanno visto il Presidente della Regione arrampicarsi su questioni tecniche ponendo veti e controveti su decisioni delle amministrazioni locali in materia di pianificazione urbanistica e in particolar modo infrastrutturale. Si tratta di azioni che, oltre a provocare danni sul piano economico, rasentano l'ingerenza indebita dell'amministrazione regionale su decisioni già assunte dagli organi competenti, Stato, Regione ed enti locali, in materia di pianificazione urbanistica infrastrutturale.
Con questo emendamento vogliamo ribadire un concetto: su alcune materie la Regione esercita solo un ruolo di coordinamento in sede di programmazione; pertanto ogni forma di controllo regionale nelle materie di cui sopra deve essere soppresso. Tutto ciò alla luce del principio di trasferire ai comuni il potere di decidere per proprio conto tutta una serie di passaggi.
Io voglio richiamare un decreto del Presidente della Regione del 2002, attuativo della legge 24 sui lavori pubblici, al quale sono stati introdotti nuovi parametri che hanno consentito ai comuni di evitare le mannaie dei comitati tecnici dei lavori pubblici, che costituivano un imbuto per tutta l'attuazione dei progetti, facendo giudicare gli stessi da tecnici di pari grado rispetto a quelli comunali.
Abbiamo proposto e abbiamo attivato la responsabilità del procedimento anche nell'approvazione dei progetti; e si ricorderà che per quanto riguarda la stessa emergenza idrica questo potere di approvazione dei progetti era stato totalmente delegato ai comuni e agli altri enti delegati in tal senso. Noi vogliamo riproporre questo; lo vogliamo riproporre in legge sapendo che da un lato così facendo rispettiamo gli enti locali e dall'altro evitiamo che questo ruolo che si sta sobbarcando la Regione costituisca un boomerang per la stessa.
Mi riferisco per esempio all'erogazione dei fondi FERS che costituiranno sicuramente un vincolo ulteriore per quanto riguarda la spesa della pubblica amministrazione se non verranno previste corsie accelerate e se la Regione, così come sta facendo, diventerà invece un settaccio capace di bloccare tutto, comprese le azioni positive messe in campo negli anni passati. È evidente che la soppressione di ogni forma di controllo regionale nelle materie di cui sopra rientra nella logica della pari dignità costituzionale che noi non ci stancheremo di richiamare in quest'Aula e che questa Giunta regionale sistematicamente elude.
Vedete, colleghi, io non vorrei che qualcuno vi avesse tranquillizzato sul fatto che, esaminati questi emendamenti sostanziali tutto poi sia in discesa. Lo dico con estrema chiarezza; non mi piace assolutamente preannunciare quello che si potrebbe configurare nelle prossime ore, nei prossimi giorni, però è certo che se non ci sarà dialogo sugli emendamenti propositivi, su quelli soppressivi noi, non certamente senza alzare il tono delle argomentazioni, faremo tutto quello che sarà necessario per denunciare ancora di più una manovra priva di qualsiasi obiettivo. Il mio voto pertanto sarà favorevole.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 268. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri DIANA, SANCIU, RASSU, AMADU, CAPPAI, SANJUST, Paolo Terzo SANNA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 268.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LICANDRO - LOMBARDO - MURGIONI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - UGGIAS.
Si è astenuto il consigliere: CHERCHI Oscar.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 47
Votanti 46
Astenuti 1
Maggioranza 24
Favorevoli 13
Contrari 33
(Il Consiglio non approva).
Possiamo tornare all'emendamento numero 270 in quanto è stata individuata la copertura finanziaria. L'ultimo comma viene pertanto così modificato: "Euro sessantadue milioni il cui relativo onere per l'ammortamento del mutuo, valutato in euro tre milioni ed ottocentoseimila per ciascuno degli anni dal 2006 al 2035 mediante prelevamento dalla UPB S03006 e dal FNOL e relativo alla tabella A allegata alla legge finanziaria".
Metto in votazione l'emendamento numero 270. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, questo emendamento rappresenta il passaggio cruciale di questa manovra finanziaria. Io non so chi della maggioranza abbia potere decisionale (mi rivolgo pertanto al presidente della Commissione) comunque sappia, considerato questo emendamento rappresenta la prosecuzione di un'iniziativa adottata nella precedente legislatura, quella in cui governava il centrosinistra, che se la sua presentazione non susciterà nell'Aula una giusta riflessione, per quanto mi riguarda, l'opposizione a questa manovra finanziaria sarà totale, con tutto ciò che ne deriverà.
Io vi invito a riflettere, vi invito seriamente a riflettere perché non si può pensare di sottrarre trecento miliardi destinati ai comuni della Sardegna e trecento miliardi destinati al lavoro dei giovani sardi. Altrimenti sarà giustificato qualsiasi atteggiamento pur di bloccare una manovra che si pone contro i comuni e contro i giovani sardi. Lo dico perché se c'è qualcuno della maggioranza che ha responsabilità è opportuno che chieda una sospensione per poter valutare di ritirare quell'"emendamento imbroglio", il numero 321, e convergere su questo emendamento che presenta l'intera copertura finanziaria necessaria per attuare le politiche attive del lavoro in Sardegna.
Se questo non accadrà noi voteremo a favore di questo emendamento, ma certamente vi assumerete la responsabilità politica di aver detto di no, di aver accettato il diktat del Presidente della Regione che se ne sta nascosto da qualche parte perché non ha il coraggio di essere presente in quest'Aula ad ascoltare le critiche, le proposte ed anche i consigli che potreste dare se non foste tutti silenti.
Si sta dalla parte dello sviluppo economico e dell'occupazione o si sta dalla parte del bluff che qualcuno vi ha proposto relativamente al piano straordinario del lavoro? Lo stanziamento che è previsto sull'emendamento numero 321 è a valere sulla UPB S04017, ed è di trenta milioni di euro; qui invece viene previsto un incremento di centosettantadue milioni di euro, compresi quei trenta milioni di euro da voi richiamati. Dovete scegliere. Scegliete trenta milioni bluff o centosettantadue milioni concreti?
Io credo che qualche riflessione debba essere fatta anche per il prosieguo, perché agli atti resta il fatto che noi vi stiamo annunciando, che io per quanto mi riguarda vi sto annunciando, che non intendiamo avvallare nessun intervento di questa finanziaria che non contempli risposte compiute per il lavoro e per l'occupazione. Se passerà questo emendamento sarà una conquista dell'intero Consiglio regionale della Sardegna; se non passerà significherà che Rifondazione Comunista avrà abdicato ad una battuta che l'onorevole Cogodi amava richiamare, "Fermiamoci" - diceva l'onorevole Cogodi quando si arrivava a questo punto - "o si porta carta vera o non si va avanti". E a me, pur essendo di altra parrocchia politica, piace dirvi: "O portate soldi veri o la partita si deve rallentare e qualche volta anche fermare". Il mio voto è ovviamente favorevole a questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, pur avendo dichiarato in precedenza che trovavo difficoltà a parlare in quest'Aula su temi così importanti in assenza del Presidente della Regione che, ripeto, è l'unico politico che possa offrire risposte politiche, nonostante permanga la sua assenza mi sento di dover intervenire per ricordare agli amici di Rifondazione Comunista che i sindaci presenti in quest'Aula anche nella precedente legislatura, pur appartenendo al centrodestra, avevano difeso il piano straordinario per il lavoro.
Stamattina l'amico Uras affermava che nessuno si deve appropriare del piano straordinario del lavoro. Mi dispiace che non sia in Aula, perché con questo emendamento siamo noi ad offrire a lui la opportunità di appropriarsi del piano straordinario del lavoro con la manovra finanziaria 2005. Perché non sfugga a nessuno: i cento milioni di euro che dite che possono essere attinti dai POR non potranno essere utilizzati dai comuni; è un imbroglio, e mi rivolgo ai compagni ed amici di Rifondazione Comunista.
Il mio comune quanto avrà di quei cento milioni di euro? Mi dovrete spiegare come li avrà e quando li avrà e per che cosa li avrà. In questo emendamento, invece, non solo vengono riportati gli stanziamenti all'importo originario, cioè ai centosettantadue milioni di euro, peraltro ricorrendo ad un mutuo piccolissimo (di tre milioni ed ottocentotremila euro) ma si darà la possibilità ai comuni di utilizzare questi fondi e gestirli direttamente, non in base a bandi reali o presunti che la Giunta emanerà.
Cosa andrà a dire Rifondazione Comunista all'estensore e al propositore della legge numero 37 del 1991? Cosa andrete a dire all'onorevole Cogodi che usava questo strumento come arma di ricatto nei confronti delle varie maggioranze per far passare la finanziaria e per non tenerci in Aula? Alcuni colleghi del centrosinistra queste vicende le hanno vissute e penso che non si siano dimenticati. E mentre il centrodestra ha trovato le risorse ricorrendo ai mutui, voi invece state imbrogliando i comuni perché per loro resteranno disponibili solo ed esclusivamente trenta milioni di euro. Ed allora, soprattutto chi è amministratore locale, soprattutto chi è sindaco, soprattutto chi è Assessore comunale, rifletta su questo emendamento, non lo respingi per il semplice gusto di votare contro perché è presentato dall'opposizione. Di tutta la manovra probabilmente è uno degli emendamenti più seri, più ragionati, che maggiormente possono essere utili per combattere la occupazione.
Avremmo potuto anche non trovare la copertura finanziaria, ci sarebbe potuto capitare anche quello, ma mai avremmo detto: "Utilizziamo i fondi POR per ripristinare i centosettantadue milioni di euro". Perché non lo avremmo mai detto? Lo abbiamo sostenuto nei nostri interventi in discussione generale; quei fondi sono aggiuntivi e non sostitutivi; voi invece state utilizzando quei fondi per sanare il "disastro" che avrebbe lasciato il centrodestra. Quando il Presidente Soru sarà in Aula vi fornirò i dati a dimostrazione di chi è che ha indebitato questa Regione. Per il momento il mio voto sarà favorevole a questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Grazie Presidente. Onorevole Pili io non sono cogodiano e quindi non mi fermo quasi mai. Il piano straordinario del lavoro rappresenta un punto fermo dell'azione politica di questa maggioranza e per questa ragione pensiamo sia giusto affrontare tale tematica attraverso un'attenta analisi, tenendo conto degli effetti e dei risultati ottenuti fino a questo momento. L'articolo 19 della legge numero 37 è stato un ottimo strumento, a nostro giudizio, che ha consentito a tante piccole comunità di uscire dall'isolamento attraverso politiche attive del lavoro dirette alle categorie svantaggiate, più deboli, ai giovani, ai disoccupati.
Questa mattina qualcuno dell'opposizione ha ricordato il famoso appello del sindaco di Cagliari, lanciato nella precedente legislatura, per affermare l'importanza del piano straordinario del lavoro. Bene, il comune di Cagliari è tra quelli che ha speso di meno, accantonando ingenti somme e producendo pochissima occupazione. Le cause, a mio giudizio, di tutto questo sono da ricercarsi nell'azione politica della precedente amministrazione regionale che ha svuotato completamente di contenuti l'articolo 19 della legge numero 37. Anzi, nell'emendamento presentato dall'opposizione viene richiamata la lettera C) che è stata una tra le tante cause della distorsione applicativa dell'articolo 19.
Questo aspetto, a nostro giudizio non trascurabile, ci ha convinto della necessità di avviare interventi a favore del lavoro attraverso un piano integrato (che comprenda sia i fondi regionali per tre anni, sia l'utilizzo dei fondi europei) in grado di sostenere nuove iniziative imprenditoriali individuate nell'ambito della nuova programmazione integrata territoriale, che comprenda quindi tutte le azioni già individuate dall'articolo 19 della legge regionale numero 37. Penso che questa nuova formulazione consentirà di aprire una nuova stagione di sviluppo per la Sardegna, in particolar modo per quelle comunità che vivono un forte disagio sociale.
Il mio voto è quindi contrario perché si pone in controtendenza rispetto a ciò che il Governo regionale del centrodestra ha prodotto in questi ultimi anni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). E' pur vero che quando non si hanno argomenti si inventano degli argomenti per giustificare azioni...
(Interruzioni)
SECCI (La Margherita-D.L.). Non esageriamo.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, c'è l'onorevole Secci che ogni volta che parlo è insopportabile!
SECCI (La Margherita-D.L.). Non sto parlando con lei.
CAPELLI (U.D.C.). Sta disturbando me.
PRESIDENTE. Onorevole Secci, onorevole Pili...
(Interruzione)
Prego onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Non è riferito all'onorevole Masia ma, se serve, può essere riferito anche a lui! Io mi asterrò invece nel voto di questo emendamento, pur concordando nell'impostazione e concordando sul fatto che questo emendamento sia stato presentato per continuare il ragionamento che è stato fatto precedentemente. Io ritengo che la politica della ruspa non vada bene; se veramente si vuole assumere una posizione bisogna fino in fondo perseguire i propri convincimenti. Quindi non stanziamo nulla sull'articolo 19 della 37 perché stanziare trenta milioni di euro equivale a non mettere niente.
Lo ripeto, stamattina ho parlato di artifizio contabile, ma la realtà è che ci sono trenta milioni di euro, e questo è indiscutibile, onorevole Licheri, è indiscutibile, ci sono trenta milioni di euro; tanto vale non stanziare nulla perché con trenta milioni di euro l'articolo 19 della 37 non può operare. Pensiamo a liberare i 680 miliardi di vecchie lire, pensiamo a far funzionare l'articolo 19 della legge numero 37, non prendiamoci in giro finanziando l'articolo con trenta milioni di euro o, se vogliamo essere conseguenti fino in fondo, stanziamo una cifra che non rappresenti un trauma per gli enti locali e quindi, con una posizione di buonsenso, confrontiamoci su quale potrebbe essere la cifra che potrebbe traghettare gli enti locali su una futura rivisitazione dell'articolo 19 non sia traumatica per il bilancio regionale.
I soldi li troviamo, possiamo non ulteriormente indebitarci, suggerisco di attingere ai trenta milioni di cui abbiamo parlato prima, aggiungere altri cinquanta milioni o sessanta milioni di euro, per un totale di ottanta o novanta, dai fondi accantonati per il debito futuro della sanità. Altri sessanta sono disponibili nel bilancio e possiamo così coprire un adeguato, congruo stanziamento sull'articolo 19 della 37, uno stanziamento che non costituisca una presa in giro per gli enti locali, per questo Consiglio, per le forze di maggioranza che malvolentieri stanno digerendo tutto ciò pur di continuare a sedere su questi banchi.
Se voi infatti voterete contro i 30 milioni previsti per l'articolo 19 della 37, in quanto, sono convinto, non concordate sull'entità dell'importo, probabilmente ve ne andrete ce ne andremo tutti a casa; il Re-nato (è nato un re) vi manderà a casa, perché vi dirà: "Mi dimetto". Ma che si dimetta una volta per tutte! Almeno gli "proviamo le ruote", si dice da una certa parte, no? Ma andiamo fino in fondo una volta nella vita, con molta dignità! Non si può sostenere che trenta milioni di euro siano una cifra adeguata per il rifinanziamento dell'articolo 19 della 37.
Mi asterrò quindi su questo emendamento per principio però quanto meno, se provenisse un segnale da parte della Giunta si potrebbe ragionare in termini concreti. Non prendiamoci quindi in giro con un finto stanziamento che comunque andrà a sommarsi ai già notevoli residui presenti nel bilancio regionale.
In conclusione vorrei ricordare ai colleghi e alla Giunta il parere espresso dall'Associazione Nazionale Comuni Italiani sull'articolo 19 della 37 e chiederei anche all'ANCI di essere conseguente, sempre che la guida di quest'altro apparato non sia anch'essa sotto ricatto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, parrebbe che in questi ultimi cinque anni le battaglie della sinistra in Consiglio regionale siano state condotte da incompetenti, da incoscienti e che le conquiste ottenute da questa Assemblea, conseguenti proprio a queste battaglie - parlo del piano del lavoro - siano state qualcosa di blasfemo, da non fare, che si ponevano, così come ho sentito dire dalla sinistra, in controtendenza rispetto alle esigenze reali del mondo del lavoro.
C'è da restare allibiti, c'è da preoccuparsi, c'è da condurre una battaglia su questo, con un'occasione così ghiotta in mano al centrosinistra ci sarebbero state le barricate, ci sarebbe stata l'occupazione dell'Aula e così via. Qui parrebbe che sindacati, associazione nazionale dei comuni, enti locali, Consiglio regionale nel suo complesso, non capiscano più niente. Io mi sto domandando dove è Luigi Cogodi, sto desiderando in Aula Luigi Cogodi.
Ho detto stamattina di aver fatto in questi cinque anni un po' di scuola politica grazie a qualcuno che pure ci teneva in Aula giorno e notte su questa battaglia. Ma allora erano tutte balle? Erano tutte balle; ci si è accorti oggi che il piano del lavoro era un'iniziativa inutile, uno strumento contrario alle effettive esigenze delle popolazioni, che l'articolo 19 è stato bistrattato, è stato strumentalizzato e pare che non abbia creato niente. Ma dove è stata la conquista sociale di questi cinque anni? Si rinnega tutto! Si "risputa" tutto; è una vergogna!
Bisogna essere coerenti e sottolineare invece che forse è più opportuno investire quei fondi come penso voglia fare la Giunta, il Presidente, nelle imprese e creare lavoro tramite le imprese. Ma questa è una politica liberale, è una politica di centrodestra, allora lo si fa, non lo si dice e lo si maschera e si tenta con parole meschine di girare e rigirare il tutto in maniera, da un punto di vista politico, poco dignitosa. La verità è che sono previsti trenta milioni di euro sul piano del lavoro, tutto l'altro è da venire e da vedersi. Questa è la verità! C'è la possibilità di intervenire con i fondi del bilancio; se si crede e se si è coerenti lo si faccia, sennò si abbia il coraggio di dire: "Si cambia la politica della 37", punto e basta. Su questo punto possiamo discutere e possiamo anche essere d'accordo per certi aspetti.
Bisogna essere coerenti e chiari, non bisogna aggirare l'ostacolo e far vedere che con un palliativo si salva un moribondo. No, assolutamente non è possibile. Si sia coerenti, si dica la verità, in modo che possiamo confrontarci su questa. E non mi si venga a dire che fa piacere che il centrodestra abbia capito e che il centrodestra non deve appropriarsi del progetto del piano del lavoro. Il centrodestra non si appropria di un bel niente, il centrodestra sta difendendo quello che quest'Aula, il Consiglio regionale della Sardegna all'unanimità, su proposta insistente, sulla base di una lotta condotta, così come hanno detto Uras e gli altri, dal popolo, dai colleghi del centrosinistra e del centrodestra, ha portato avanti per cinque anni conquistando insieme ai comuni una grande vittoria. Oggi si sta rimangiando tutto, si sta calpestando tutto, si sta ripudiando tutto, è un tradimento!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, questo emendamento che avrebbe meritato di essere letto con grande attenzione, soprattutto da parte dei colleghi che hanno avuto l'avventura, il piacere e l'onore di essere amministratori locali. Probabilmente, infatti, se avessero letto con attenzione il comma quinto avrebbero capito perché ci affanniamo tanto a far capire al Consiglio regionale ed anche ai colleghi di Rifondazione Comunista l'importanza di questo emendamento. Perché è vero, condivido anche le ultime considerazioni dell'onorevole Rassu: se vogliamo veicolare trenta milioni di euro sull'articolo 19 della legge 37, beh, insomma, forse è meglio chiudere baracca e burattini e destinare quelle risorse con modalità diverse, con una legge diversa, con un sistema che veramente faccia capire ai sardi, alla gente, agli amministratori, qual è l'intervento importante che stiamo mandando avanti.
Con trenta milioni di euro certamente non si risolve il problema, non si soddisfano le esigenze di Rifondazione Comunista, ma soprattutto non si soddisfano le esigenze dei comuni. E il parere riportato dall'ANCI, dall'onorevole Capelli è emblematico. Nessuno ha il coraggio di dire che non vogliamo più l'articolo 19 della legge numero 37. Certo, è vero che è così, ma la paura qual è? La paura è che se si abolisce l'articolo 19 della legge numero 37 o se non utilizziamo più l'articolo 19 della legge numero 37 ci sia (e c'è veramente) il vuoto assoluto. Ed allora bisogna sforzarsi tutti quanti, e lo sforzo l'avrebbe dovuto fare la Giunta che probabilmente lo ha fatto con l'emendamento numero 321. Noi riteniamo, infatti, che con l'emendamento numero 321 non si superi nessuna delle difficoltà che gli enti locali registrano oggi, soprattutto per il rispetto del patto di stabilità e dei primi tre titoli dei loro bilanci.
Voglio ricordare che le risorse della legge numero 37 vanno a modificare e vanno a creare dei problemi sul patto di stabilità, visto che con la finanziaria nazionale è stata ridotta dal 25 al 12 per cento la capacità di indebitamento e di contrazione dei mutui delle amministrazioni locali. Ed allora perché noi abbiamo inserito il quinto comma: "La ripartizione delle risorse ai comuni avviene con i criteri di cui alla legge regionale 25"? Perché in questo modo i comuni finiscono per essere avvantaggiati due volte; perché gli diamo le risorse senza ripercussioni sul patto di stabilità e perché le risorse erogate con le modalità della legge numero 25 vengono utilizzate anche per la spesa corrente, che costituisce il grosso problema attuale degli enti locali.
E quindi in questo modo si dà una risposta; questo può essere un articolo sostitutivo dell'articolo 19 o integrativo dell'articolo 19 ma costituisce una modalità diversa. Ci siamo sforzati di trovare una soluzione alternativa; è questo che stiamo cercando di capire noi e di far capire a voi. Comprendiamo che non è una materia che probabilmente si può affrontare nell'arco di una discussione di cinque o di dieci minuti, però quello che a noi dispiace, fondamentalmente, è il disinteresse su questo argomento, è questo il problema di cui continuiamo a parlare oggi. Non c'è nessuna interlocuzione, a parte l'interlocuzione esclusivamente politica del Capogruppo di Rifondazione Comunista non c'è stato un consigliere che abbia voluto affrontare il problema.
E' possibile che qui dentro non ci sia un consigliere regionale del centrosinistra che conosca la materia almeno quanto noi e che possa dirci come la pensa su questo argomento? Anche su questo siamo silenziosi? Anche su questo non dobbiamo affrontare il dibattito? Questo è un emendamento che risolve un problema, non li risolve tutti certamente, ma offre una risposta. Vi assicuro che questo emendamento, sottoposto all'attenzione di tutti i sindaci della Sardegna, incanterebbe il gradimento di tutti, perché è la risposta ai bisogni e alle necessità dei comuni della Sardegna, dei comuni e delle province ovviamente, ma soprattutto dei comuni.
E allora non si vuol offrire una risposta neanche in questo senso? Non c'è un barlume di indirizzo, non c'è neanche la possibilità di capire da uno sguardo… No, niente, c'è una chiusura totale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io voterò provocatoriamente a favore di questo emendamento, il numero 270, al quale ho apposto provocatoriamente la mia firma. E vorrei invitare qualche collega del centrosinistra, che magari avesse voglia di fare una riflessione, nei cinque minuti di dichiarazione di voto, a ragionare insieme a me sul problema.
A differenza del collega Rassu, il quale afferma: "Il Consiglio nella sua totalità ha sposato il piano straordinario per il lavoro, lo ha fatto proprio il centrodestra", a me sembra che, almeno l'ultima volta che ricordo, quando si votò a scrutinio segreto sul piano straordinario per il lavoro vi furono 40 voti a favore e 39 contrari, quindi una maggioranza proprio risicata. Beh, io ero tra quei trentanove, quindi rivelo oggi in Aula che io non ero tra quei quaranta che difesero il piano straordinario per il lavoro, ero fra i trentanove che persero, che furono sconfitti, e con noi fu sconfitta la filosofia che portavamo avanti e che, guarda caso, è la stessa identica filosofia che oggi viene sostenuta dall'amico Licheri, Capogruppo di Rifondazione Comunista.
Io credo che se Kafka vivesse ancora si siederebbe nelle tribune dietro di noi, riempirebbe appunti e scriverebbe un altro "Castello" più bello e senz'altro anche più denso di notizie e di spunti gustosi che, comunque sia, in quest'Aula si colgono. Dice l'amico Licheri che bisogna fare un'attenta valutazione di quanto il piano straordinario del lavoro ha prodotto e, una volta individuati i meccanismi e i marchingegni che non hanno funzionato, lì andare a tagliare, per non ripetere gli stessi errori, per non riproporre procedure rivelatesi fallimentari. E' esattamente quello che qualche consigliere di centrodestra suggeriva (evidentemente non erano tutti che ragionavano così, sennò non sarebbe stato rifinanziato sino all'impossibile un piano straordinario che non produceva lavoro) è esattamente quello che qualche consigliere di centrodestra ha ripetuto sino all'esaurimento delle proprie capacità vocali, cerebrali e di ragionamento in Commissione, in Aula e ovunque gli sia stato possibile ripetere. Perché? Perché Rifondazione Comunista ha lanciato un boomerang e il boomerang torna puntualmente sulla testa di chi lo lancia, come ci viene insegnato in Australia.
L'uso improprio del piano straordinario del lavoro da parte dei comuni era noto ed evidente a tutti sin dalle prime annualità, nel senso che la lettera c) era diventata una forma parallela di finanziamento ai comuni, i quali comuni chiedevano che la lettera c) venisse mantenuta in piedi e che si continuasse a finanziare il piano straordinario del lavoro, per continuare ad aprire cantieri, per poter restaurare biblioteche, per poter costruire centri di accoglienza, per poter realizzare una serie di opere pubbliche altamente meritorie che probabilmente hanno cambiato la faccia della Sardegna e di molti comuni della Sardegna in questi anni, ma che col lavoro non avevano niente a che vedere.
Il vostro Assessore ha scritto nel DPEF che le politiche attive del lavoro non si chiamano più neanche così che le vere politiche del lavoro si realizzano quando marcia l'economia; se l'economia marcia c'è lavoro, se l'economia non marcia è inutile promuovere politiche di sostegno ai comuni, è inutile promuovere politiche di sostegno in un certo senso drogate per creare posti di lavoro che poi puntualmente le aziende fanno sparire non appena vengono meno i sussidi erogati dalla Regione.
Quindi questo è il problema fondamentale, questo è il problema con cui quest'Aula si sta confrontando anche oggi e questo è ciò che noi, almeno per quanto ci riguarda, abbiamo voluto paradossalmente sottolineare con questo emendamento che va incontro all'esigenza dei comuni, di continuare a ricevere dei finanziamenti la cui mancanza, ormai, costituirebbe una tragedia, e voi lo sapete benissimo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, signori Assessori, nell'esprimere il mio voto a favore dell'emendamento numero 270, credo che sia importante evidenziare come esso miri ad apportare delle modifiche sostanziali a questo disegno di legge intervenendo in maniera incisiva sull'occupazione, conferendo agli enti locali la delega in materia di politiche attive del lavoro. Come ho sostenuto altre volte, a una legge finanziaria debole, se non addirittura vuota sul fronte dell'iniziativa economica, noi crediamo sia indispensabile rispondere con un'azione forte, che metta in condizione i comuni di offrire risposte concrete e rapide al malessere ormai diffuso nel territorio della Sardegna e alle gravi necessità in cui si trovano i cittadini, in modo particolare quel 19 per cento di disoccupati.
La nostra economia, che sta già attraversando una fase di forte crisi, con ulteriore riduzione dei livelli produttivi ed occupativi, necessita di interventi immediati, ma non avventati. E questa è una proposta che si colloca in un ambito di concretezza, che tiene conto non solo delle situazioni di crisi, ma individua anche le risorse e i metodi per farvi fronte.
La situazione in cui versa il nostro tessuto produttivo è sotto gli occhi di tutti. Ci sono comparti da sempre strategici per la nostra regione, che si trovano in uno stato di agonia, contribuendo in modo determinante ad aggravare e accentuare la crisi occupazionale. La situazione di crisi generalizzata interessa soprattutto le zone interne della Sardegna, i paesi e i comuni che già soffrono le conseguenze negative dell'isolamento. Sono coinvolti soprattutto i territori interni che il Presidente, almeno a parole, è sempre intenzionato a valorizzare.
Le politiche attive del lavoro sono oggetto, oggi, di un contrasto interno alla maggioranza, perché nella sua opera di cancellazione la Giunta non ha finanziato il piano del lavoro, uno dei cavalli di battaglia di Rifondazione Comunista, componente politica purtroppo (mi dispiace) dormiente su questo argomento. Piano che il centrodestra aveva reso funzionante e efficace. Io mi rivolgo a quanti in quest'Aula hanno annunciato che erigeranno le barricate pur di difendere quel piano, chiedendo loro di valutare con attenzione l'efficacia e la fattibilità di applicazione del provvedimento.
L'emendamento in votazione è importante, inoltre, perché offre finalmente agli amministratori locali la possibilità di dare risposte efficaci alle richieste dei cittadini, in modo particolare quelli più deboli, cioè quel 17 per cento di disoccupati che oggi, in soli otto mesi di governo Soru, è salito al 19 per cento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.). Onorevole Pili, io penso che avrebbe dovuto condizionare l'avvertimento, la minaccia, la raccomandazione, non so bene come interpretarla, di tenerci in aula molto più a lungo di quanto già non stiate facendo, alla mancanza di una risposta positiva su questo emendamento, almeno attraverso una sospensione. Io penso che ci sarebbe stato su questo argomento un maggiore dibattito se non avessimo assistito a diciotto dichiarazioni di voto sul titolo. Mi chiedo che dibattito si possa instaurare quando il modo di procedere è questo!
E comunque, nel merito dell'emendamento di cui stiamo parlando, si tranquillizzino i colleghi della opposizione: abbiamo la coscienza a posto. Abbiamo la coscienza a posto per quanto riguarda la storia del piano del lavoro, non per quanto riguarda questo emendamento, perché cercherò di spiegare che questo emendamento non ha nulla a che vedere col piano straordinario del lavoro, che è stato finanziato per sette anni, e non ha niente a che vedere con le politiche di attenzione alle fasce deboli e alla creazione di lavoro stabile.
Voglio ricordare, a me stesso prima che agli altri, e penso che ci sia qualcuno che la memoria l'ha lasciata da una parte, che lo slogan dell'articolo 19 della legge numero 37 era: "Mille miliardi per lo sviluppo e l'occupazione, piano straordinario per il lavoro". I padri erano tanti, seppure oggi si può dire o si cerca di dire che padri questa legge non ne ha avuto. Io, assieme al all'assessore Pier Sandro Scano, ero (anche allora) Presidente della Commissione bilancio, e ricordo che tantissimi colleghi della maggioranza di allora sostennero quello sforzo importante, straordinario e sofferto perché comunque si diceva che mille miliardi erano un fardello pesante per le casse della Regione. E questi mille miliardi o questi 300 miliardi di vecchie lire all'anno non possono costituire una costanza di spesa. Penso che ci sia la convinzione da parte di tutti. E non può sostenere questo chi ha cercato per cinque anni, invano, di cancellare e di spazzare via (poi possiamo anche leggere gli atti), una politica di attenzione alle fasce deboli, perché l'interesse che valeva tutelare era di tutt'altro tipo.
Questo emendamento, onorevole Pili, non risponde assolutamente a nessuna delle ragioni che avete cercato di sostenere. Qualche collega farebbe anche bene a leggere attentamente i provvedimenti che appoggiare. Questo emendamento numero 270 costituisce infatti esclusivamente o quasi esclusivamente un finanziamento straordinario ai comuni per attività di opere pubbliche, ma di opere pubbliche non intese in senso di investimento. Il comma secondo prevede infatti che 140 milioni di euro siano finalizzati a investimenti in conto capitale, specificati al comma 4 dell'emendamento (riqualificazione urbana ed extraurbana, manutenzione patrimonio pubblico, verde pubblico attrezzato).
Io faccio sforzi a pensare che questa possa essere una destinazione di risorse che vada nel segno di quello che si cerca di sostenere difendendo Cogodi, dicendo di difendere Cogodi. Penso che l'onorevole Cogodi avesse altri pensieri sulla destinazione delle risorse per il piano straordinario per il lavoro.
L'altro aspetto che non mi convince, Presidente e colleghi, è che si parla di una copertura finanziaria che mi sembra difficile recuperare. Il primo riferimento degli 80 milioni di euro al capitolo delle entrate 03008, riguarda infatti il fondo di riserva per la legge numero 268 del 1974. Chi ha seguito i lavori con attenzione in Commissione si ricorderà che di questi 85 milioni allocati in quella posizione ben 60 sono già in pagamento e quindi non ci sono disponibilità...
PRESIDENTE. Concluda, consigliere Secci.
SECCI (La Margherita-D.L.). Gli altri 25 costituiscono una riserva che è giudicata prudentemente necessario mantenere dove sta, perché l'operatività della legge numero 268 non è ancora conclusa e potrebbero ravvisarsi necessità. Per quanto riguarda, quindi, i 62 milioni per contrarre il mutuo ho detto che a mio avviso non si ravvisano in questa partita investimenti tali da giustificarlo. Per il resto i 30 milioni sono quelli che abbiamo stanziato e che, onorevole Pili, onorevoli colleghi, scaturiscono da un processo di modifica sostanziale del provvedimento dovuto non a riserve nella destinazione delle risorse, ma alla necessità di contrarre la spesa.
Il provvedimento che scaturisce dall'opposizione dell'emendamento numero 321 è ben diverso da quello che la Giunta aveva proposto, che la Commissione ha discusso nel segno di una maggiore attenzione a queste problematiche che noi vogliamo veramente portare avanti, veramente sostenere, perché crediamo nella loro opportunità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, intervengo a sostegno dell'emendamento numero 270 perché pienamente convinto di un fatto: la storia ci deve ricordare che la legge numero 37 del '98 fu votata (adesso non ricordo in quale dei Governi Palomba) sostenuta, voluta da quest'Aula in un periodo in cui la drammaticità della disoccupazione era arrivata a livelli tali da sfiorare la tragedia per molte famiglie dell'Isola. Io dico che bisogna avere proprio la memoria corta per non ricordare quali furono le motivazioni sociali e politiche che indussero quest'Aula ad approvare quella norma.
Devo dire che il buon collega Uras, col quale ho condiviso delle esperienze legate alla promozione delle politiche attive del lavoro nel corso degli ultimi anni, da direttore dell'ente che seguiva queste tematiche è buon testimone di quali risultati la legge 37 abbia contribuito a realizzare in Sardegna dal momento della sua entrata in vigore. Noi sappiamo benissimo che i livelli di occupazione in Sardegna sono cresciuti, che i livelli di disoccupazione in Sardegna sono diminuiti (ricordo che allora toccava punte del 30 per cento), non abbiamo raggiunto senz'altro i tassi di occupazione conseguiti nel Nord e nel Nord-Est in particolare, però possiamo dire che si sono iniziati dei percorsi che hanno portato, caro consigliere Secci, a ottenere proprio durante i Governi di centrodestra che si sono succeduti nella dodicesima legislatura il raggiungimento dei questi risultati. Risultati che si possono osservare nei rendiconti trimestralmente pubblicati dall'osservatorio regionale sull'occupazione. Questi rendiconti forniscono dei dati, assessore Salerno, che dovrebbero far meditare lei e che dovrebbero far meditare il Gruppo che la sostiene in questa maggioranza, sul fatto che davvero 30 milioni di euro possano continuare a sostenere le politiche attive del lavoro in Sardegna.
Io non ho vissuto, consigliere Secci, consigliere Licheri, non abbiamo vissuto di sicuro le esperienze dell'Aula quando è stata promulgata questa legge, ma non abbiamo vissuto neanche tutto il periodo di attuazione della stessa legge, abbiamo però potuto osservare i benefici che da essa i nostri cittadini hanno ottenuto; quei cittadini che avevano bisogno di interventi quali il piano straordinario per il lavoro per poter sperare in un futuro, un futuro lavorativo, un futuro che potesse garantire loro la sopravvivenza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, signori Assessori e signore, colleghe e colleghi, nell'annunciare il mio voto favorevole all'emendamento in discussione volevo ripercorrere brevemente il contenuto di un incontro avvenuto nei locali di una nota emittente televisiva, un incontro preelettorale, al quale presenziò anche l'onorevole Uras, oltre ad alcuni colleghi che mi ha fatto piacere poi ritrovare all'interno di quest'Aula.
Eravamo in campagna elettorale e l'onorevole Uras durante questo incontro televisivo, da simpaticone qual è, riuscì a far convergere tutto il dibattito sul problema della legge 37; era preparatissimo (credo che lo sia ancora, anche se vorrei sentire la sua opinione su questo emendamento) ed evidenziò tutti gli aspetti positivi e negativi di questa legge, una legge che ha ricevuto da parte del centrodestra una grande attenzione, dimostrata poi con i fatti e soprattutto con i numeri e con le cifre. E sono proprio le cifre che mancano in questa finanziaria, quelle cifre stratosferiche che la piccola pattuglia di Rifondazione Comunista, nella passata legislatura, coadiuvata dai partiti che componevano l'opposizione (se non ricordo male 38 consiglieri) riuscì, attraverso emendamenti ed attraverso forti pressioni, e paralizzando anche il lavoro stesso dell'Aula (io vi ho assistito da spettatore) a far inserire nella finanziaria.
Oggi questa legge importante, strategica, viene messa nel dimenticatoio. Ed è triste vedere i colleghi di Rifondazione Comunista ammainare la bandiera del lavoro, quella bandiera che forse ha consentito loro di esser qui oggi in sei e di poter esprimere l'Assessore del lavoro. E' triste vedere i colleghi di Rifondazione estraniarsi dal dibattito su un emendamento che noi riteniamo strategico, riteniamo fondante e soprattutto riteniamo importantissimo per il rilancio dell'occupazione in Sardegna.
Mi dispiace soprattutto perchè su questo emendamento io per primo, forse sono troppo ingenuo - forse per la giovane età, forse per la scarsa esperienza dell'Aula - mi aspettavo una convergenza di opinioni, una convergenza di idee che avrebbe portato sicuramente un miglioramento alla finanziaria oggi in discussione. Ma così non è, e quando il collega Licheri sventola cifre e dati che, sinceramente in qualche caso non si capisce da dove li ha abbia attinti, credo che farebbe meglio a riflettere sul fatto che comunque, al di là della composizione del Gruppo di Rifondazione, questo è un argomento che merita grande attenzione da parte di tutti, a prescindere dal posizionamento di ciascuno di noi su questi scranni.
Volevo inoltre ricordarvi che su questo argomento voi avete svolto la campagna elettorale, su questo argomento avete acquisito tanti consensi, su questo argomento pertanto noi faremo un'altra campagna elettorale dicendo per le piazze, per i comuni, per quei comuni che hanno tratto beneficio dalla legge 37....
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, se mi avessero detto nella scorsa legislatura che noi del centrodestra avremmo condotte le battaglie sulle politiche del lavoro, beh, come minimo non ci avrei creduto o perlomeno avrei sorriso, anche se pregiudizialmente non siamo mai stati contrari alle politiche attive del lavoro. Quindi voterò a favore dell'emendamento numero 270. Ma tra il non essere contrario alle politiche attive del lavoro e difendere il piano del lavoro dagli attacchi del centrosinistra e del Partito della Rifondazione Comunista, certo c'è una bella differenza.
Io non arrivo a rimpiangere, come l'onorevole Rassu, l'onorevole Cogodi (per carità, persona di straordinaria capacità e competenza, anche straordinariamente simpatica con le sue battute graffianti e fulminanti). Egli ci teneva inchiodati per giorni, settimane e mesi in quest'Aula; le battaglie più furibonde le ha condotte sempre sul piano del lavoro, al punto che, in occasione della discussione della penultima finanziaria, nella prima settimana di lavoro siamo riusciti a votare soltanto la bellezza di cinque emendamenti! L'onorevole Cogodi, per ottenere quello che si prefiggeva, interveniva costantemente su tutto ed andava anche oltre la durata regolamentare del suo intervento.
Ora l'onorevole Licheri, che pure ha precisato di non essere cogodiano, ha ribadito nel suo ultimo intervento che in ogni caso queste politiche del lavoro rappresentano un punto fermo per la coalizione. Però, paradossalmente, siccome il centrodestra avrebbe male impiegato, avrebbe prodotto poco in questi ultimi anni (ha citato anche il sindaco di Cagliari, Emilio Floris, che avrebbe mal speso i finanziamenti per creare occupazione) ha ricordato che voterà contro questo emendamento. E' vero, come ha detto l'onorevole Secci, i mille miliardi del piano straordinario del lavoro, proprio perchè straordinario, non possono rappresentare una regola, ma un conto sono mille miliardi, un conto sono trenta miliardi, perchè trenta miliardi, come ha detto qualcuno, è meglio destinarli eventualmente ad altri progetti perchè per questo sono assolutamente insufficienti.
In quest'Aula ci sono molti amministratori comunali, soprattutto, credo, del centrosinistra. Io conosco molti amministratori della mia provincia, qualcuno anche del centrosinistra, ebbene tutti quanti avrebbero votato indubbiamente a favore di questo emendamento indipendentemente dal colore della loro casacca perchè la loro unica, sola preoccupazione è quella di superare la grave crisi che attanaglia le amministrazioni che guidano.
Il silenzio, tranne qualche rarissima eccezione, di questa maggioranza su questo argomento è davvero imbarazzante, e credo che la dica lunga su quello che effettivamente i colleghi del centrosinistra, che rappresentano la maggioranza di questo Governo regionale, pensano realmente. La verità è che è soltanto la paura di andare contro ciò che pensa il Presidente padrone Soru a consigliare il silenzio e quindi, oltre che la paura del Presidente Soru, anche la paura, quella vera, di andare a casa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, perchè voterò contro l'emendamento numero 270? Tra tutti i padri riconosciuti o sconosciuti dell'articolo 19 della legge numero 37 io ritengo di esserci e di non averlo mai, neppure in questa occasione (ma io dirò di più: neppure nella prossima) negato. Il contenuto dell'emendamento non corrisponde alla finalità che ha ispirato l'articolo 19, anzi, ne nega profondamente la sua originaria ispirazione. Perchè l'articolo 19 non costituisce solo una distribuzione oggettiva di fondi regionali ai comuni, è molto di più, è il richiamo del protagonismo nella programmazione dello sviluppo e dello sviluppo locale, quello che crea occupazione stabile, non la chiamata alle armi di grandi imprese, di grandi capitali che non si sa per quale ragione, per quale motivo, dovrebbero venire in Sardegna, in una regione che versa nel disagio totale! Queste imprese stanno bene dove stanno! E se devono andare da altre parti, vanno da altre parti, dove le condizioni di discriminazione dei diritti delle persone, dove una cultura di non rispetto dell'ambiente, dove le imposizioni fiscali non esistono! Vanno nel mondo che noi dominiamo con le guerre, con le nefandezze di cui solo questa grande civiltà è capace e con la grande capacità di penetrazione della cultura capitalista nello sfruttamento sistematico delle risorse, degli uomini e delle donne. Questo contenuto non corrisponde al richiamo alla responsabilità del nostro popolo, non corrisponde al richiamo alla responsabilità delle nostre comunità, ed io ritengo che sia grave anche la tiepidezza con la quale questa maggioranza, questa Giunta sostengono e difendono il piano straordinario per il lavoro! L'avrebbe dovuto fare senza le sollecitazioni di questa parte politica, senza le sollecitazioni di coloro che si sono applicati a costruirlo e per qualche verso anche ad applicarlo.
Non sono soddisfatto, non grido vittoria perchè non c'è ancora una sensibilità alta, da tutte le parti nei confronti del problema del lavoro; sensibilità che vuol dire partecipazione diretta, attiva degli uomini e delle donne di questa Regione al destino complessivo dello sviluppo di questo nostro Paese.
Ritengo che non si possa essere strumentali, non apprezzo le strumentalità, non le apprezzo! Non c'è un richiamo alla nostra paternità rispetto ad una difesa ad oltranza necessaria per giustificare in qualche misura la nostra esistenza. Noi in quest'Aula e fuori da quest'Aula, difenderemo ad oltranza lo spirito originario della legge, quel significato, quel contenuto, e lo faremo seriamente, come merita un argomento di questo tipo!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, questo emendamento coincide con un punto veramente importante del dibattito politico della nostra Regione. Forse il clima di arrendevolezza con cui si affrontano le questioni di questa manovra finanziaria, forse ormai l'abitudine a intraprendere il gioco delle parti ha fatto sì che anche chi soltanto qualche mese fa votò a favore di una mozione che richiamava proprio le politiche sociali, arrivando anche a impartire indirizzi alla Giunta regionale orientati addirittura verso la proposta di un reddito assicurato per le categorie più deboli, forse anche chi allora fece capire a quest'Aula che sul problema delle politiche del lavoro ci sarebbe stato dibattito vero, oggi assiste invece ad uno spettacolo che è fatto soltanto di ironia su se stessi, sul passato, su quel tentativo di affrontare seriamente il problema delle politiche del lavoro che partorì quell'articolo 19 della legge numero 37 che da tutti è stato considerato insoddisfacente e di difficile attuazione.
Noi a inizio legislatura ponemmo questo problema e ci trovammo un muro di fronte. Io non ho tempo per leggere le dichiarazioni dello stimato, e non faccio ironia, collega Cogodi, che ci tenne qui inchiodati per ore, ore ed ore a porre il problema delle categorie più svantaggiate e degli enti locali, degli amministratori che da quelle risorse traevano degli utili strumenti per fare politica a favore di quelle categorie. L'emendamento presentato dalla Giunta costituisce soltanto una riverniciatura di interventi che comunque si sarebbero fatti con i fondi del POR per promuovere la microimprenditorialità e per concedere prestiti d'onore. Non è la politica del lavoro pensata allora, onorevole Uras, da voi, proposta da voi, difesa strenuamente da voi.
La bocciatura del nostro emendamento da parte vostra costituisce la difesa ad oltranza, la difesa acritica, di posizioni di parte e la chiusura frettolosa di una frattura al vostro interno, frettolosa e politicamente inutile secondo me anche per voi. Questa è semplicemente l'ennesima dimostrazione che purtroppo in Sardegna come in Italia le politiche di destra le può portare avanti soltanto la sinistra, che i sacrifici ai lavoratori li può chiedere soltanto chi è andato a prendere, a catturare il consenso proprio in nome loro, e che la brusca riduzione delle politiche sociali può essere riverniciata di nuovo solo da chi ha o crede di avere una credenziale politica di valore illimitato. Ma questa credenziale politica che vi permetterebbe di cancellare la politica del lavoro, non ristrutturare l'articolo 19, non ridurre gli stanziamenti ma cancellare la politica del lavoro, questa credenziale politica io non so per quanto tempo potrete ancora spenderla!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Signor Presidente, simbolicamente ho deciso di pronunciare il mio intervento da questa parte del Consiglio, quindi da questi banchi, e lo faccio perchè stranamente - queste sono le stranezze della politica - oggi è il centrodestra che si ritrova a dover difendere strenuamente il piano straordinario per il lavoro.
Sono ben lieto di non essere stato presente in quest'Aula, in questi banchi sei anni fa, perchè devo dire con estrema sincerità che molto probabilmente solo ed esclusivamente per ideologia io probabilmente sei anni fa il piano straordinario del lavoro l'avrei bocciato. Ma in questi anni di amministrazione e soprattutto di amministrazione esercitata a livello comunale mi sono effettivamente reso conto di quanto sia stata importante l'intuizione che alcuni illustri colleghi che mi hanno preceduto in questi banchi hanno avuto conseguendo un risultato assolutamente importante per tutte le amministrazioni comunali della nostra Regione.
Si dice a volte, e non a torto, che gli allievi superino i maestri; in questo caso i figli superano i padri perché chi ha avuto la paternità della legge numero 37 sei anni fa oggi quasi sembra ripudiare la legge. Mi sarebbe piaciuto aver pensato prima questo intervento per poter documentare all'Aula tutti i discorsi che in un anno e mezzo l'onorevole Cogodi ha pronunciato all'interno del Consiglio comunale di Cagliari,per dimostrarvi quanta e quale importanza l'onorevole Cogodi attribuì all'articolo 19 della legge numero 37 all'interno del Consiglio comunale di Cagliari. Consiglio comunale di Cagliari che, non ho alcuna difficoltà a riconoscerlo, ha fatto e fece di questa norma, di questa importantissima legge partorita dalla Regione, uno dei suoi cavalli di battaglia più importanti.
Mi è dispiaciuto dover ascoltare le accuse mosse dall'onorevole Licheri sulla spendita dei finanziamenti relativi alla legge 37. Devo dire con estrema sincerità e correttezza che in parte quello che ha detto è vero, e cioè che soltanto il 25 per cento dei finanziamenti sono stati spesi ad oggi dall'amministrazione comunale di Cagliari, però andiamoci a chiedere anche il perchè.
Quest'Aula sa forse, lei sa forse, signor Assessore, che il decreto relativo ai finanziamenti per l'annualità del 2003 è arrivato al Comune di Cagliari solo e esclusivamente sette giorni fa? Sa lei, signor Assessore, che l'annualità del 2002, che inizialmente era stata assegnata dalla Regione autonoma della Sardegna al Comune di Cagliari, è stata poi ritirata, e che questo ha portato gravissimi disagi e gravissimi danni all'amministrazione del capoluogo?
Prima di muovere delle accuse, che per carità sono anche giuste, io inviterei i colleghi a cercare di capire anche i motivi per i quali non si è riusciti a portare a termine la spendita di fondi regionali.
Presidenza del Presidente Spissu
(Segue SANJUST.) Questo è un invito che io sento di dover rivolgere perchè sono assolutamente convinto del fatto che se in quest'Aula dobbiamo starci dobbiamo starci per cercare di costruire qualche cosa tutti insieme e non per distruggere ciò che di buono è stato fatto negli anni passati, a prescindere dall'ideologia propria di ognuno di noi che va sempre conservata e mantenuta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, anch'io voglio svolgere un "intervento confessione", come ha fatto il mio collega Vargiu pertanto confesso che appartenevo a quei quaranta consiglieri regionali che l'anno scorso invece votarono a favore del piano del lavoro. Lo confesso e voglio anch'io citare, così come ha fatto il mio collega citando Kafka, un altro importante autore, Giacomo Leopardi, che se oggi davvero potesse sedere in quest'Aula siederebbe di sicuro qui al centrodestra. Dovendo presentare un emendamento al titolo, considerato che era solito stabilire dei titoli molto complicati, avrebbe intitolato questo emendamento semplicemente Paralipomeni e non Paralipomeni della Batracomiomachia, e avrebbe parlato esattamente dell'azione amministrativa di questo centrosinistra, cioè degli interventi, delle riforme dimenticate, per l'appunto, e in particolare di questo piano del lavoro che, a nostro giudizio, costituiva una caratterizzazione fortissima, quasi intrigante di quell'azione amministrativa che in questi banchi la vostra parte politica aveva sempre in maniera intelligente saputo difendere. Oggi quest'azione l'ha dimenticata, anzi, la vuole barattare con un piano che non è assolutamente un vero piano del lavoro, che non introduce assolutamente delle novità, che non invita a nessuna svolta perchè contiene soltanto delle azioni già conosciute, come sa bene anche l'amico collega Uras; lo stesso voucer formativo non è invenzione di questo piano lavoro. Voglio anche difendere fino in fondo questo assoluto silenzio che si registra in quest'Aula.
Gli ultimi due piani del lavoro che sono stati approvati in questo Consiglio venivano sistematicamente accompagnati dalla presenza sulle tribune riservate al pubblico di tutti i sindaci che esercitavano un'azione fortissima di persuasione sul Consiglio perchè le esigenze dei territori, le esigenze dei cittadini erano tali che sentivano il dovere di testimoniare questa grande sfida; sfida che era stata raccolta ed accettata da questo stesso Consiglio. Oggi i sindaci non siedono qui, oggi non si vedono più le fasce tricolori, però ieri all'assemblea dell'ANCI è stato detto e ribadito ancora una volta che questo piano del lavoro non è un piano del lavoro che assolutamente soddisfa le esigenze dei territori.
Voglio anche spendere una parola in difesa di quelle azioni portate a termine nei piccoli comuni attraverso il piano del lavoro; non è vero che si sono realizzate opere pubbliche, non è assolutamente vero. Si sono realizzate molte azioni incisive che hanno generato occupazione stabile, gli aiuti de minimis che hanno incentivato la nascita di nuove imprese, di iniziative imprenditoriali nel territorio che oggi vivono e producono reddito; non dimentichiamo poi che una delle azioni principali contenute nel piano del lavoro, e noi ne apprezziamo anche l'intuizione, era stata quella di fungere da volano per la nascita di altre intraprese economiche, tant'è che l'azione prioritaria, era detto nel piano del lavoro, doveva essere quella di accompagnamento della programmazione negoziata.
Molti dei comuni hanno impegnato le loro somme, non speso, impegnato le loro somme attraverso le azioni dei PIT, dei PIA e dei patti territoriali, tutte azioni che sono valse a moltiplicare l'effetto delle risorse e che ancora sono in corso di realizzazione in un arco di tempo che è molto ma molto più breve di quello che invece qui viene riferito.
Io credo che davvero dovremmo avere i docummenti alla mano. Voglio ancora una volta ricordare la lunga disamina che l'onorevole Cogodi svolse qui in quest'Aula elencando azione per azione, riportando anche gli elementi positivi e arrivando persino a parlare dell'allevamento delle lumache praticato in qualche comune. Allevamento che considerava positivamente perchè aveva fatto nascere dei posti di lavoro, aveva creato veramente una speranza alla quale i disoccupati della Sardegna avevano in maniera positiva risposto. Si sono realizzate piccole imprese, microimprese che hanno contribuito ad abbattere il tasso di disoccupazione in Sardegna. Queste risorse devono essere restituite ai comuni, non possono essere barattate!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PETRINI (F.I.). Signor Presidente, colleghi, questo emendamento ha lo scopo di finanziare il piano del lavoro; è un emendamento serio, sentito, un emendamento serio che dovrebbe essere sentito soprattutto dalla sinistra che ci ha insegnato sempre a difendere questi valori. Si tratta di valori reali, valori delle persone che vogliono lavorare, che si vogliono creare una famiglia; senza il lavoro non esistono questi valori. Oggi sembra che le parti si siano un po' invertite; stiamo difendendo noi questi valori.
Io voglio citare qualche esempio. Io sono amministratore del Comune di Cagliari e mi sono dedicato al mio territorio. Con questi piani straordinari sul lavoro si sono create delle cooperative speciali, per offrire lavoro a persone speciali, quelle che il nostro Presidente chiama "gli ultimi", pensate un po'! Queste persone, se non passerà questo emendamento, non potranno più avere nemmeno quel piccolo posto di lavoro.
Il Comune di Cagliari e quello di Quartu, con questi piani hanno creato uno stabilimento balneare per i disabili, cari colleghi, dove vi lavorano gli stessi disabili. Queste sono realtà, le "vere realtà" del nostro territorio! Io parlo sempre di disabili perchè sono i disabili quelli che mi stanno più a cuore. Abbiamo costituito varie cooperative, hanno costituito varie cooperative, si sono creati un posto di lavoro perchè non vogliono pesare sulla società, perché vogliono essere loro i primi, non gli ultimi.
Il Presidente un giorno in quest'Aula ha affermato che bisogna aiutare gli ultimi, ma non approvando l'emendamento che rifinanzia il piano è come se il Presidente stesse dicendo addio agli ultimi. Questo perchè? Perchè forti dell'esperienza di Cagliari tutti i grossi comuni avevano costituito queste grandi "cooperative degli ultimi" che stavano iniziando a funzionare. Oggi - e lo dico veramente con tristezza ed amarezza - questi ultimi rischiano veramente di rimanere ultimi; non è affatto vero che gli ultimi potranno essere terzi, quarti, quinti; saranno gli ultimi degli ultimi. Forse, cari colleghi, voi volete questo!
Questo piano è importante, è importante per i tanti, tantissimi disoccupati che abbiamo in Sardegna che riescono a vivere con piccole risorse, riescono a portare avanti una famiglia. Se oggi noi non approviamo questo emendamento togliamo loro anche queste piccole risorse. Rifletteteci bene, soprattutto voi della sinistra.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, PISANO, PETRINI, CONTU, LA SPISA, SANJUST, SANCIU.)
Comunico che dalla seduta di domani le votazioni tramite sistema elettronica saranno chiuse automaticamente alla scadenza di un termine temporale breve. Quindi i colleghi sono invitati a stare in Aula. Chi è in Aula potrà votare, chi non è in Aula evidentemente non potrà votare perchè non saranno consentire dichiarazioni di voto. Identico discorso vale per chi non può votare col sistema elettronico. I colleghi dovranno imparare a destreggiarsi col sistema elettronico.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 270.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CAPELLI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 61
Votanti 58
Astenuti 3
Maggioranza 30
Favorevoli 19
Contrari 39
(Il Consiglio non approva).
Passiamo all'emendamento numero 267. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 267. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, intervengo per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 267 relativo al piano straordinario del lavoro. E non sbaglio affermando che questo emendamento si riferisce al piano straordinario del lavoro anche se reca come titolo "Silenzio - assenso". Si tratta, evidentemente,, del silenzio che ha caratterizzato la maggioranza e dell'assenso che Rifondazione Comunista ha dato alla cancellazione del piano straordinario del lavoro in Sardegna.
Vedete, sarebbe facile per noi insistere su un tema così delicato come quello che è stato poc'anzi oggetto di un emendamento bocciato; sappiamo bene, infatti, che la bocciatura del piano del lavoro avrà ripercussioni gravi sulla Regione, sugli enti locali, sui sardi senza lavoro e nei confronti della maggioranza che governa. Avete scelto la strada più impervia, quella del funerale di un progetto che ha visto negli ultimi cinque anni il centrosinistra condividere puntualmente le proposte che sono state presentate, o come articolato o come emendamenti, da chi ha governato in questi ultimi cinque anni.
E quindi era vero: non solo non volevate difendere il lavoro ma lo facevate in maniera demagogica per elevare l'indebitamento della Sardegna. Oggi si spiega quindi anche l'obiettivo che Rifondazione Comunista ha portato avanti; quel soggetto politico aveva infatti il compito di agire in nome e per conto della coalizione di allora per sfondare tutti i tetti dell'indebitamento pubblico della nostra Regione, e lo ha fatto scientificamente, dimostrando che del lavoro non gliene importava niente! L'obiettivo unico che perseguiva il centrosinistra era quello di creare quel dissesto finanziario che oggi denunciate! Siete artefici ieri di quell'indebitamento che oggi condannate!
Ebbene, credo che sarà un ritornello che a qualcuno annoierà ma che mai ci stancheremo, in questa legge finanziaria, di ribadire, perchè la più grave responsabilità che questa Giunta regionale si sta assumendo, si è assunta, è quello di aver iscritto in bilancio una cifra, quei 110 milioni di euro, che non è assolutamente aggiuntiva. Il suo silenzio, onorevole Floris, esponente di un sindacato che dovrebbe difendere i lavoratori, così come quello della C.G.I.L. è assordante; un silenzio che fa chiasso e che certamente non è rispettoso di quelle tante battaglie che lo stesso sindacato ha condotto per rivendicare più attenzione sul lavoro. Forse anche quel sindacato voleva contribuire più ad elevare il debito che a porre all'attenzione dell'Assemblea la questione fondamentale dell'occupazione e del lavoro.
Quando si invertiranno le tendenze che si sono registrate sino al 2003, e cioè dell'incremento del prodotto interno lordo, dell'incremento occupazionale in Sardegna, nel momento in cui si invertiranno quelle tendenze, perchè questi atti non potranno che modificarle, sarà chiara e intelleggibile la responsabilità politica di chi ha voluto inavvertitamente, o forse volutamente, modificare le leggi straordinariamente importanti che questo Consiglio regionale aveva approvato.
State mettendo in ginocchio i comuni; lo comunicheremo domani ai sindaci della Sardegna di destra e di sinistra, che avranno il compito di comunicarlo ai loro cittadini, a tutti coloro che hanno intrapreso iniziative che adesso dovranno interrompersi. Il mio voto è favorevole.
PRESIDENTE. Vorrei ricordare ai colleghi che la dichiarazione di voto sull'emendamento obbliga a parlare dell'emendamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io dichiaro il mio voto a favore dell'emendamento numero 267 e nell'effettuare questa dichiarazione di voto mi rammarico che un emendamento come questo possa passare inosservato al ragionamento e alla riflessione dell'Aula. In realtà l'emendamento numero 267, che riguarda le politiche del lavoro soltanto per la parte illustrata dall'onorevole Pili, è un emendamento di civiltà, nel senso che ribadisce e disciplina l'introduzione del principio del silenzio-assenso, all'interno della legislazione regionale, lo disciplina sia per quanto riguarda i rapporti che esistono tra enti pubblici, sia per quanto riguarda i rapporti che esistono tra gli enti pubblici e privati.
Siccome noi sappiamo che purtroppo una delle carenze della pubblica amministrazione è costituita dall'incapacità di offrire le risposte giuste nei tempi giusti, l'emendamento numero 267, introducendo il meccanismo del silenzio-assenso, con tutta una serie di azioni di controllo e di principi di esclusione che comunque sono debitamente tenuti in conto, introduce un elemento di civiltà, avviando la pubblica amministrazione su una strada di corretti rapporti, sia interni sia nei confronti dei cittadini.
Su questo emendamento sarebbe stato interessante avere un minimo di dibattito consiliare, per verificare almeno se il principio che tende ad introdurre è un principio condiviso dall'Aula e dalla Giunta ed eventualmente (se questa condivisione ci fosse) per verificare concretamente quali parti hanno ragion d'essere e quali eventualmente dovessero essere modificate. Tutto questo, però, con un ragionamento finalizzato all'introduzione all'interno dell'ordinamento del testo e soprattutto dello spirito dell'emendamento stesso.
Tante volte in quest'Aula si è parlato infatti di trasparenza, tante volte si è parlato della volontà da parte della maggioranza di centrosinistra di andare incontro a processi di deburocratizzazione che consentissero comunque al cittadino di sapere che cosa avviene all'interno del palazzo del Consiglio regionale o all'interno delle amministrazioni. Queste - si è detto - devono diventare palazzi di vetro; ogni atto svolto al loro interno deve essere direttamente intelleggibile dal cittadino che sta fuori. Si tratta oltretutto di un emendamento che può determinare anche ricadute importanti di carattere economico, perchè tutti sanno che le difficoltà incontrate dalla Regione Sardegna per far decollare gli sportelli unici, sia comunali che regionali, sono legate all'incertezza di comunicazione e soprattutto della soluzione dei problemi nella comunicazione tra le pubbliche amministrazioni e tra il cittadino e le pubbliche amministrazioni.
Il problema che viene posto non è pertanto un problema da poco; e la ricaduta economica dell'istituzione degli sportelli unici non sfugge a nessuno. Oggi noi assistiamo tante volte al dramma degli imprenditori, di coloro che a vario titolo vogliono investire in Sardegna e non hanno un unico referente con cui poter interloquire. Normalmente ogni pratica concessoria è comunque sottoposta a decine di visti e autorizzazioni provenienti da uffici diversi; non esiste quasi mai la possibilità di avere un unico interlocutore che offra risposte entro tempi certi.
Quindi io chiedo all'Aula l'approvazione dell'emendamento numero 267, perchè il risultato positivo dell'introduzione dello spirito di questo emendamento all'interno della legislazione corrente costituirebbe un regalo all'economia della Sardegna nel suo complesso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, il mio voto sull'emendamento numero 267 sarà favorevole perché l'emendamento si inserisce nel novero delle iniziative che introducono l'insieme della proposta dell'opposizione sull'avvio di questa legge finanziaria. L'articolo dedicato alla semplificazione estrema dei rapporti fra le pubbliche amministrazioni e con le pubbliche amministrazioni individua uno strumento particolare, uno strumento che è stato anche usato più volte in alcuni provvedimenti legislativi, sia a livello nazionale sia a livello regionale, uno strumento che sicuramente in molti casi in cui è stato usato ha generato dei frutti, dei risultati particolarmente interessanti e importanti.
Esso, infatti, riduce la portata del potere e della autoritarietà della pubblica amministrazione, che è una delle caratteristiche fondamentali del sistema amministrativo italiano. Il sistema italiano attribuisce alla pubblica amministrazione un potere sicuramente molto più grande rispetto agli altri soggetti; ciò distingue il nostro ordinamento giuridico da quello di altri paesi moderni che pongono il sistema amministrativo e il sistema ordinario, per comodità definito come privato, su un unico livello. L'amministrazione in Italia è autoritaria non solo perchè riesce ad incidere unilateralmente sulla sfera giuridica dei cittadini ma anche perchè, in maniera ugualmente unilaterale, nel rapportarsi con gli altri soggetti, stabilisce tempi e regole.
Introdurre il silenzio-assenso, sia pure temperato, evidentemente, da alcuni termini o dalla possibilità che questi termini possano essere interrotti o sospesi sulla base di richieste di integrazione documentale, ha oltre a questo effetto generale un altro effetto molto particolare la cui positività è stata già sottolineata, e cioè garantisce maggiore certezza di diritto a tutti i cittadini interessati e, indirettamente, determina un'accelerazione delle procedure amministrative. Le pratiche, le istruttorie durano meno, gli uffici sono costretti in qualche modo (dalle sanzioni di natura amministrativa innanzitutto e in alcuni casi anche di altra natura) ad accelerare le proprie procedure, a migliorare i propri processi decisionali, a rendere cioè più efficiente la macchina dell'amministrazione pubblica.
Questo, come diceva già il collega Vargiu, possiamo considerarlo un promemoria da lasciare a quest'Aula, da lasciare alla capacità di produzione di norme, di buone leggi che questo Consiglio - speriamo almeno in futuro, se non in questa occasione - potrà dimostrare. Crediamo che sottolineare la positività di questi interventi non sia mai inutile. Il principio della libertà del cittadino rispetto a tutti, anche rispetto al potere dello Stato in tutte le sue articolazioni, è un principio fondamentale che tutti i partiti moderni devono sentirsi impegnati a perseguire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, di recente una norma urbanistica ha previsto che un cittadino, se presenta istanza di concessione edilizia, scaduti i novanta giorni senza aver ricevuto risposta, può procedere all'attuazione dei progetti per i quali ha presentato domanda. A me sembra che nel condividere e nel sostenere l'emendamento numero 267 si intenda promuovere una rivoluzione nei rapporti tra la pubblica amministrazione e il cittadino. Una rivoluzione, direi, che introduce un concetto, quello del silenzio-assenso, conosciuto per definizione ma che raramente, molto raramente, è stato attuato.
Lo stabilire e l'attuare questo principio costituisce sicuramente una garanzia per il diritto del cittadino di ottenere una risposta alle istanze presentate. Egli, infatti, deve seguire una procedura amministrativa che richiede pareri vincolanti che spesso arrivano dopo mesi, o addirittura anni. E quando la risposta arriva spesso e volentieri trova il cittadino ormai stressato per la lunghissima attesa.
Devo dire che nel definire il contenuto di questo emendamento, si è tenuto conto dei termini temporali ma soprattutto delle materie entro le quali può essere esercitato il silenzio-assenso. Si sono esclusi i settori dei beni culturali, dei beni archeologici e di quelli di interesse naturalistico, così come individuati nel decreto legislativo numero 42 del 2004. Però si lascia alla Regione, ma soprattutto agli enti locali, nel rapporto con terzi, l'adozione del principio, un principio che noi intendiamo promuovere nella interpretazione più liberale ed estesa possibile, alla generalità (salvo le eccezioni prima menzionate) dei rapporti tra pubblica amministrazione e cittadino. La Regione o l'ente locale sono così veramente messi nelle condizioni di aprirsi.
Al lato pratico, comunque, viene riconosciuto un diritto e niente più perchè, comunque sia, stabiliti i principi, stabiliti i diritti del cittadino bisogna anche creare le condizioni perché questi possano essere goduti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, colleghi, l'emendamento numero 267 ha un valore che, per come è stato presentato e per come lo leggiamo noi, usando il vocabolario dei nostri colleghi dell'opposizione, dovrebbe essere quello di una norma "intrusissima" contenuta in una legge finanziaria. Ma siccome ragioniamo più sul merito, sui contenuti, che sulle etichette e sulle definizioni normative, ci piace dire che è una disposizione che saremo lietissimi di discutere nel merito e nella valutazione della sua complessiva portata che va interessa certamente ambiti estesissimi della pubblica amministrazione nei rapporti tra enti locali e Regione, tra enti strumentali della Regione ed apparati amministrativi (sia degli enti locali, sia della Regione stessa) operando inoltre una sorta di generalizzazione del principio del silenzio-assenso nei rapporti tra amministrazione e cittadini.
Saremo lietissimi di farlo cercando di capire cosa vuol dire questa norma, perchè una norma di principio di questo tipo determina effetti molto estesi che possono essere condivisi o non condivisi a seconda del tipo di procedimento amministrativo che l'amministrazione utilizza per presidiare alcuni interessi pubblici meritevoli di tutela. Faccio un esempio: qualora nel rapporto tra l'amministrazione regionale e un comune ci foss da valutare la rispondenza di un piano urbanistico a quello che abbiamo prefigurato deve essere il piano paesistico regionale, noi riteniamo che probabilmente il silenzio-assenso non dovrebbe operare così, benché ci sia bisogno nell'ambito certamente di uno stile di interlocuzione, di meccanismi differenti.
(Interruzione)
Certo, non si applica in termini generici e generali il principio del silenzio-assenso, così come pure...
(Interruzione)
No, guardi che però il riferimento al settore dei beni culturali, archeologici e di interesse naturalistico non riguarda ovviamente tutte le norme urbanistiche relative al rapporto tra il piano urbanistico redatto dai comuni e la Regione. Così come pure ci sono anche altri interessi che la pubblica amministrazione tutela che non possono prescindere da un esame puntuale, sia pure con limiti di tempo definiti, con l'individuazione precisa del procedimento e con una presa d'atto puntuale, per esempio, sul numero e la complessità degli interessi che diverse amministrazioni debbono considerare.
Tutto questo vi invitiamo a farlo, magari in maniera più organica, in un ragionamento di riforma complessiva della legge numero 40/1990, della legge sul procedimento amministrativo della Regione Autonoma della Sardegna, nata quasi contemporaneamente alla legge nazionale sul procedimento amministrativo. E' una legge che ha portato l'amministrazione pubblica a dotarsi di regolamenti che hanno riguardo, come ho detto prima, allo specifico di ciascun procedimento e a ciascun interesse tutelato da quel procedimento. Non stiamo parlando solo di forme e di tempi, ma di tutela di interessi pubblici dove, da una parte possano esserci i cittadini che chiedono e dall'altra i cittadini che hanno tutto il diritto di non essere lesi nei loro interessi da provvedimenti amministrativi che invece in questo modo andrebbero, senza le adeguate distinzioni, a prodursi in maniera automatica nell'ordinamento.
Quindi non tutti i procedimenti richiedono tempi uguali e non per tutti vale il termine dei trenta giorni, che ricordo è la metà di quello normalmente previsto dalla legge nazionale numero 241 del 1990 sul procedimento amministrativo. Non tutti i settori hanno quindi bisogno della medesima tutela assicurata dal termine dei 30 giorni per valutare se le domande, le istanze presentate sono domande e stanze che producono un atto amministrativo congruente agli interessi tutelati. Il tempo a mia disposizione è finito, Presidente?
PRESIDENTE. Sì, è finito.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Massima disponibilità pertanto a discuterne nella sede opportuna, che non è questa. Il voto sarà ovviamente negativo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io voterò a favore di questo emendamento numero 267. Mi sorprende l'affermazione ultima pronunciata dall'onorevole Francesco Sanna quando ha definito questa norma come una norma "intrusissima". Una norma che evidentemente intrusissima non può essere nella maniera più assoluta, perché esattamente nel punto 1.5 del DPEF approvato da questo Consiglio regionale è detto, in maniera esplicita, che la garanzia dei diritti dei cittadini, ma anche quella del rapporto di equità tra gli enti locali e la Regione è un punto prioritario, imprescindibile di questa maggioranza. Alla luce di questa affermazione l'emendamento numero 267 sembra più un emendamento presentato dalla maggioranza che un emendamento presentato dall'opposizione.
Quindi di intruso non ha niente e se anche davvero volessimo definirla intrusa apparirebbe quantomeno opportuno, in questo momento, richiamare ciò che l'onorevole Cugini qui più volte ha detto relativamente alle contestazioni di materia intrusa. E' vero, è materia intrusa ma ha una funzione nobile: ha una funzione acceleratrice. Tutti dicono questo.
La parola accelerazione qui è stata richiamata più volte e non è casuale che si parli oggi di accelerazione, considerato che ben ottantanove anni fa il nostro bravo Einstein scrisse le equazioni della cosiddetta espansione accelerata dell'universo. Oggi abbiamo scoperto che aveva ragione, due bravi fisici hanno dato credito finalmente anche a questa teoria.
Tutto è in accelerazione, dobbiamo accelerare anche noi, a maggior ragione dobbiamo accelerare attraverso la conquista del livello di qualità e di soddisfazione, così come avete scritto nel DPEF, del cittadino. Restituiamogli i diritti e soprattutto diamo certezze al rapporto istituzionale tra enti locali e Regione. Aveva detto bene il Presidente, che salutiamo, che è arrivato in questo momento, quando sosteneva che bisogna davvero rovesciare questa Regione, che bisogna riscrivere le regole del rapporto tra enti locali e Regione, che bisogna davvero elevare la qualità di risposta che questa Regione dovrà offrire dare non solo agli enti locali, ma a tutti i cittadini.
Questi quattro commi di questo emendamento vanno verso questa direzione e quindi non costituiscono per niente materia intrusa, come non lo è, probabilmente, tutta l'altra materia che è stata inserita in questa finanziaria. Ragioniamoci se vogliamo, però possiamo anche accettare un articolo, onorevole Sanna, che si pone sul piano dei principi e che ci aiuterà a costruire qualcosa che comunque tornerà a vantaggio dei cittadini sardi. Conosciamo i tempi biblici con i quali oggi la Regione concede risposte non solo ai nostri cittadini, ma anche agli enti locali. Lo ricordava poco fa un consigliere regionale quando richiamava i tempi paradossalmente lunghi della Regione nel dare risposte alle richieste di accreditamento dei fondi del piano del lavoro: tempi lunghissimi, un anno e mezzo, due anni dall'approvazione del bilancio che finanzia questi stanziamenti. Oggi come oggi ancora nessun comune ha ricevuto gli accreditamenti relativi al piano lavoro del 2003; e questo la dice lunga sulle lentezze della Regione nei confronti dei cittadini e soprattutto nei confronti degli enti locali.
Mi sembra quindi una norma molto equa, positiva, una norma che è come se fosse stata scritta davvero dalla maggioranza, e che essa pertanto non può ripudiare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, le valutazioni dell'onorevole Sanna, coraggiose, devo dire, mi trovano totalmente d'accordo; non cambierei una virgola al discorso dell'onorevole Sanna. Mi auguro che stesse valutazioni saranno espresse nell'esame del capo quarto e del capo quinto della finanziaria, perchè è indubbio, così come si legge nella relazione della prima Commissione consiliare, che "le disposizioni relative agli enti locali necessitano di una valutazione più approfondita. E' questa materia ordinamentale, che attiene al rapporto fra enti autonomi e investe posizioni costituzionalmente garantite, dunque pretende accuratezza dell'attività legislativa regionale. Soprattutto si tratta di un ambito in cui è più avvertita l'esigenza di una innovazione che si basi sulla partecipazione e sulla cooperazione fra enti." Non le leggo il resto perché lei sicuramente avrà avuto modo di partecipare.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Infatti la Commissione dove lavora lei ha recepito molto quello che c'è scritto!
CAPELLI (U.D.C.). Infatti nella Commissione dove ho lavorato io, noi abbiamo recepito quasi tutto, la maggioranza quasi niente. Se lei ha il testo a fronte della finanziaria potrà valutare che cosa è stato recepito. Perciò è giusto, è una norma intrusa, sicuramente, però non è giusto rappresentarla come una norma confusa, assolutamente, perché i principi esposti nell'emendamento numero 267 sono principi che, diversamente da quanto avviene qui nell'Assemblea regionale, a livello nazionale sono recepiti, si stanno portando avanti e si stanno portando avanti nei modi leciti con un confronto fra le parti...
(Interruzione del consigliere Francesco Sanna)
CAPELLI (U.D.C.). Come lei sa al decreto legge segue sempre e comunque una legge di conversione; noi invece non abbiamo il potere di emanare decreti legge. Quando modificheremo lo Statuto probabilmente si potrà prevedere anche questo, ma non mi sembra che si possa negare che questa norma tracci una strada chiara di tutela dei cittadini e degli enti stessi. Per cui al discorso da lei pronunciato, che, ripeto, condivido, avrei aggiunto, per esempio, l'opportunità di prevedere il silenzio-assenso anche per le interrogazioni consiliari o per le interpellanze, visto che in questo caso si gode molto di silenzio e di nessun assenso o dissenso.
Ripeto che sarebbe stato molto utile all'Aula discutere su alcune parti degli emendamenti proposti. Non si è accettato neanche di estrapolare delle parti, che sicuramente in linea di principio possono essere condivise e che non modificano l'impostazione generale della finanziaria.
Ritengo che questo emendamento costituisca sicuramente un elemento di discussione per il futuro (se e quando si vorrà discutere) e che quanto da lei affermato, presumibilmente rappresentando questa esigenza alla sua maggioranza e alla sua Giunta, costituisce una buona traccia da seguire nell'esame della finanziaria, in modo particolare quando parleremo di enti, di riforme degli enti e quant'altro. Un esame più approfondito, come dice lei, o un corretto approfondimento nelle Commissioni di merito sarà richiamato. Presumo che lei, con la coerenza che ha sempre dimostrato, sarà coerente anche in sede di votazione di quegli articoli e di quei commi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, probabilmente se l'apertura dell'onorevole Francesco Sanna fosse intervenuta su altri argomenti che abbiamo affrontato oggi avrebbe fatto intravedere quantomeno la volontà di dialogare.
MARROCU (D.S.). Quando arriviamo a discutere la finanziaria?
DIANA (A.N.). Onorevole Marrocu, lei ha già parlato troppo in questi giorni!
MARROCU (D.S.). Questi emendamenti andavano collocati negli articoli giusti.
DIANA (A.N.). Non è una valutazione che deve fare lei, onorevole Marrocu, qui ci sono ben altre cose che vanno collocate nei punti giusti.
PRESIDENTE. Onorevole Diana, prego, prosegua. Anche secondo me andavano collocate altrimenti, poi c'è bisogno di tempo. Prego, onorevole Diana.
DIANA (A.N.). Io sono veramente meravigliato, perché, e chiedo scusa al presidente Soru che ho invocato non so quante volte nella giornata odierna, però fino a quando non c'era il presidente Soru tutti zitti. E' arrivato il presidente Soru, proteste, mugugni, qua, là... Eh, calma!
Io non credo che vi siate lasciati intimorire dalla presenza dell'onorevole Soru, assolutamente, ci mancherebbe altro! Io facevo riferimento semplicemente ad una apertura che l'onorevole Francesco Sanna ha manifestato su questo emendamento, emendamento, guardate, che non scopre l'acqua calda, perché per altri versi in certi settori di questa amministrazione regionale la norma in esso contenuta è già in vigore, quindi non abbiamo scoperto certo chissà che cosa. Esiste già una norma simile che non riguarda i rapporti tra la Regione e gli enti locali, ma riguarda certamente la Regione nei rapporti che ha con gli enti strumentali e con le società partecipate. Quindi esiste già. E se esiste nei rapporti fra questi soggetti, non ho capito cosa osti all'estensione di questa norma ai rapporti con gli enti locali.
Tutti i riferimenti che poi ha fatto l'onorevole Francesco Sanna credo che siano vanificati dall'esclusione dell'operatività del silenzio-assenso per le materie individuate dal decreto legislativo numero 42 del 2004, cioè beni culturali, beni ambientali, tutela del territorio e tutela del paesaggio. Tutte queste materie non rientrano nel silenzio-assenso. L'abbiamo già detto e siamo d'accordo che così sia. C'è scritto nell'emendamento. Si tratta di materie importanti per i comuni, e credo che i sindaci presenti in quest'Aula e coloro che hanno fatto gli amministratori locali convengono che il principio del silenzio-assenso non debba essere necessariamente e obbligatoriamente utilizzato, in tutti i casi, ma certamente si tratta di un principio che mette nelle condizioni l'ente Regione di offrire risposte più precise, più puntuali, risolvendo tantissimi problemi.
E non mi si venga a dire che questa è una materia che non rientra nella finanziaria, che è norma intrusa perché, onorevole Marrocu, è stato lei il primo a certificare che questa è una finanziaria dove esistono norme intruse! L'ha ammesso lei, lo hanno ammesso i suoi colleghi in Conferenza dei Presidenti di Gruppo, lo ha ammesso anche il Presidente Soru.
Allora, questa la considerate una norma intrusa al pari delle vostre norme intruse? Beh, intruso per intruso, scusate... Questa non è una norma intrusa perché questa va ad incidere proprio sull'aspetto finanziario, perché nel momento in cui noi offriamo una risposta immediata ai comuni determiniamo un'accelerazione della spesa. Allora non è una norma intrusa. Questa è una norma opportuna nella finanziaria. Queste sono norme proprie di una finanziaria; questa è una disposizione da legge finanziaria. E' ben diversa da tutto quel guazzabuglio di roba che abbiamo dovuto subire e che dovremo subire ancora in Aula, e non vorrei che altre norme intruse si affacciassero all'orizzonte.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 267. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, PISANO, Paolo Terzo SANNA, DIANA, CAPELLI, VARGIU, Franco Ignazio CUCCU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 267.
(Segue la votazione)
Prendo atto che i consiglieri Pili e La Spisa hanno votato a favore e che il Presidente Soru ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - LA SPISA - LOMBARDO - MURGIONI - PILI - PISANO - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS - URAS.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 49
Votanti 48
Astenuti 1
Maggioranza 25
Favorevoli 9
Contrari 39
(Il Consiglio non approva).
I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 9 e 30.
La seduta è tolta alle ore 21 e 56.
Allegati seduta
LXXVI SEDUTA
(Pomeridiana)
Martedì 22 marzo 2005
Presidenza del Presidente Spissu
indi
della Vicepresidente Lombardo
indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 16 e 15.
CORDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 16 marzo 2005, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Silvestro Ludu e Antonio Calledda hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 22 marzo 2005. Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977 numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 9 e 11 marzo 2005.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:
"Norme in materia di inquinamento acustico". (124)
(Pervenuto il 16 marzo 2005 ed assegnato alla quinta Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
ATZERI - IBBA - CALIGARIS: "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia delle istituzioni scolastiche per la programmazione e la gestione della rete scolastica nel territorio della Regione". (123)
(Pervenuta il 16 marzo 2005 ed assegnata all'ottava Commissione.)
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione CHERCHI Silvio - MARROCU - CALLEDDA sull'edilizia scolastica in Sardegna". (101)
(Risposta scritta in data 15 marzo 2005.)
"Interrogazione ADDIS sulla cessione da parte della società Meridiana di alcuni importanti rami d'azienda ad altra società della penisola, con grave ricaduta sul livello occupazionale della città di Olbia e dell'intera Gallura". (102)
(Risposta scritta in data 15 marzo 2005.)
"Interrogazione SANNA Matteo sul 10 febbraio, giornata del ricordo della memoria delle vittime della foibe, dell'esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale". (120)
(Risposta scritta in data 15 marzo 2005.)
"Interrogazione AMADU sui licenziamenti annunciati dalla compagnia aerea Meridiana". (139)
(Risposta scritta in data 15 marzo 2005.)
"Interrogazione LA SPISA - DIANA - CAPPAI - VARGIU - AMADU - RANDAZZO - CUCCU Franco Ignazio - CONTU sulla incompatibilità del dottor Fiori nella funzione di direttore generale dell'Istituto Autonomo Case Popolari di Nuoro". (106)
(Risposta scritta in data 17 marzo 2005.)
"Interrogazione LADU - MURGIONI - ONIDA sui tagli del bilancio ai finanziamenti relativi alla legge regionale n. 32 del 1985 (Fondo per l'edilizia abitativa)". (152)
(Risposta scritta in data 17 marzo 2005.)
"Interrogazione RASSU sulla soppressione delle autolinee private per trasporto passeggeri con meno di sei posti -bus (sei passeggeri per corsa)". (161)
(Risposta scritta in data 17 marzo 2005.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione sugli articoli del disegno di legge numero 91. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, il mio sarà un intervento rapido per favorire le successive operazioni di voto, se ci saranno. Non posso però esimermi dall'aprire un ragionamento su questa prima serie di emendamenti proposti dal centrodestra. I temi affrontati negli emendamenti in esame hanno rappresentato, anche negli anni scorsi, momenti importanti della discussione della manovra finanziaria; pur apparentemente non tutti collegati tra di loro, questi emendamenti in realtà sono riconducibili ad un ragionamento comune e presentano una loro coerenza interna, costituendo comunque un'indicazione di indirizzo su alcune delle tematiche più importanti all'attenzione della nostra Aula.
Il primo degli emendamenti presentati costituisce un'indicazione che, per quanto vaga e generica (e non potrebbe essere diversamente) individua le principali priorità che oggi la Regione si trova a affrontare. La pianificazione territoriale è una di queste, nel senso che a oggi, dopo l'approvazione della legge sulle coste, per effetto dei tempi di discussione della manovra finanziaria che si estenderanno verosimilmente fino al quarto mese dell'esercizio provvisorio, il Presidente della Giunta regionale non potrà illustrare - come prevedeva la legge approvata - le linee guida per la definizione del piano paesaggistico regionale.
Questo, oltre al vulnus costituito dalla mancanza di un piano paesaggistico, comporta che sostanzialmente questo Consiglio regionale non è messo nelle condizioni di fare ciò che la stessa legge, approvata da questo Consiglio regionale, aveva comunque disposto.
La seconda priorità è costituita dal decentramento di funzioni ai Comuni che, come è stato sottolineato anche in sede di illustrazione dell'emendamento, in una fase storica in cui registriamo il trasferimento di competenze da parte dello Stato alle Regioni, rappresenta il compendio indispensabile di quel trasferimento. Se noi, infatti, sostituissimo al centralismo statale un ancor più pernicioso centralismo regionale, probabilmente non avremmo altro di che pentirci, così come non avrebbero di che pentirsi i cittadini sardi, perché finiremmo per trasferire un livello di competenze ad un altro livello, diverso da quello nel quale le competenze devono essere esercitate.
Noi tante volte abbiamo parlato della necessità che la Regione inizi un'energica cura dimagrante, che la Regione si privi di una serie di competenze regionali che impropriamente si sono accavallate ed accumulate negli anni; insomma è il momento di conferire concretezza alle tante volte richiamate necessità; è il momento di definire metodi, modi e tempi attraverso cui questi passaggi debbono avvenire.
All'interno di questo emendamento è poi contenuta la terza delle priorità importanti con cui questa Regione si è confrontata negli anni passati, ed è una priorità sulla quale a me comunque preme tornare. Si tratta infatti di un argomento su cui ci si confronta ritrovando l'identità culturale, nel senso che tante volte in quest'Aula, da una parte e dall'altra, abbiamo lamentato il fatto che strumentalmente si cadesse nel gioco pirandelliano di modificare le idee in rapporto alla situazione di opposizione o di maggioranza in cui di volta in volta ci si trovava.
E' vero che esistono nella politica le tattiche, quindi è vero che ciascuno di noi può sfumare le proprie posizioni, anche in maniera onesta e corretta, in rapporto al ruolo che è chiamato nel momento a gestire, ma è altrettanto vero che esistono delle grandi affermazioni di principio, delle grandi questioni di idealità, delle battaglie importanti che appartengono al corredo culturale di ciascuno di noi, che non nascono in quest'Aula, ma che ci hanno accompagnato non solo nella nostra militanza politica, ma anche nella vita quotidiana fin dall'età della ragione. E' evidente come su queste battaglie non si possa essere condizionati dall'appartenenza a uno schieramento di opposizione o di maggioranza, non si possano modificare le proprie idee in rapporto alle condizioni.
E' vero anche che negli anni precedenti, quando l'amministrazione di centrodestra ha sostituito l'amministrazione di centrosinistra, è stata posta con forza in quest'Aula la necessità, a ogni manovra finanziaria, di procedere al rifinanziamento del cosiddetto piano straordinario del lavoro, un piano nato durante l'amministrazione di centrosinistra, un piano ideato dalla volontà politica del Partito della Rifondazione Comunista, un piano con cui anche il centrodestra ha dovuto fare i conti e che, sia per l'attività pervicace di opposizione politica portata avanti in quest'Aula da Rifondazione Comunista e dall'onorevole Cogodi in particolar modo, sia per gli effetti che comunque nel tessuto sociale della Sardegna aveva prodotto, anche il centrodestra è stato costretto a finanziare, nonostante per buona parte andasse contro la ragionevolezza, l'opportunità politica, e la convinzione ideale di coloro che l'hanno votato.
Oggi noi, lo dico con soddisfazione, verifichiamo come la Giunta, attraverso artifici di tipo contabile, sia comunque riuscita a resistere alla volontà della Rifondazione Comunista di reiterare nuovamente il piano straordinario del lavoro, nel senso che il piano straordinario del lavoro tutto ha prodotto, come tutti i colleghi hanno, chi più chi meno, largamente ammesso in quest'Aula, fuorché lavoro, quello stabile, quello che noi ci auguriamo possa essere messo a disposizione dei sardi.
La stessa Giunta, quando noi abbiamo affrontato in quest'Aula la discussione sul Dpef, ha pronunciato delle affermazioni importanti sulle politiche attive del lavoro, addirittura arrivando a dire che probabilmente le politiche attive del lavoro non esistono, nel senso che non esiste la possibilità di incidere sul lavoro attraverso le politiche attive perché, per far questo occorrono politiche più generali che hanno poi delle ricadute concrete sul lavoro. Quella è effettivamente un tipo di occupazione virtuosa perché non dipende dall'intervento diretto sulle dinamiche del mondo del lavoro, ma dipende dal miglioramento complessivo delle condizioni dell'economia, che poi ha come ricaduta la creazione di posti di lavoro nuovi e veri.
L'articolo 19 della legge numero 37 del 1998, lo sappiamo tutti, ha messo in conto ai bilanci comunali delle poste che con gli anni, a causa dei finanziamenti cospicui erogati dalla Regione attraverso quel canale, da straordinari e orientati alle politiche comunali finalizzate al lavoro, sono diventati stabili, sono quei finanziamenti su cui i comuni fanno oggi conto per chiudere il bilancio ordinario. Il problema grosso, che è diventato un boomerang per chi questo piano straordinario del lavoro ha ideato, è che oggi si negano le risorse ai comuni, e nel negare le risorse ai comuni si stabilisce da un lato il fallimento delle politiche del piano straordinario del lavoro e dall'altro si lascia aperto e purtroppo irrisolto il problema di come arrivare aver i fondi ai comuni. Credo che questo sarà uno degli argomenti che comunque appassionerà l'Aula nella discussione che si svolgerà nei prossimi giorni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi e colleghe, questa è la prima manovra finanziaria che mi trovo ad esaminare e a discutere da consigliere regionale e, come alcuni dei miei colleghi, ho dovuto conciliare il desiderio di voler finanziare tutti i settori e i comparti in essa contemplati e la naturale impossibilità di poterlo fare.
Stiamo discutendo la legge finanziaria di questo Governo regionale di centrosinistra che ha vinto le elezioni e che con questo atto, il più importante di tutta la programmazione regionale, ha il compito e il dovere di offrire risposte concrete e solide certezze alla nostra regione e ai suoi abitanti. Nelle ore seguenti, nei giorni seguenti, entreremo nel merito delle singole disposizioni contenute nell'articolato; ora vorrei concentrarmi sugli emendamenti che fanno riferimento al titolo di questo disegno di legge. Proprio da qui vorrei partire, perché invece di proporre unicamente degli emendamenti strumentali o volti ad un'attività ostruzionistica, abbiamo indirizzato la nostra azione politica verso la necessità di trovare soluzioni al fine di favorire la crescita e lo sviluppo economico e sociale della nostra Isola; abbiamo orientato la nostra opposizione verso la presentazione di emendamenti volti ad apportare a questo disegno di legge finalmente delle proposte.
Questa legge finanziaria arriva con quasi quattro mesi di ritardo sulla corretta tabella di marcia, quattro mesi che potrebbero da un lato passare quasi inosservati se paragonati ai ritardi che hanno caratterizzato altre leggi finanziarie. Ho ritenuto, forse da neofita del Consiglio regionale, che questo ritardo servisse per approntare dei correttivi alla manovra pensata e voluta da questo Governo e dal presidente Soru, per apportare delle migliorie, ma soprattutto per rispondere concretamente alle esigenze e agli interessi dei sardi.
Questa finanziaria invece è una triste conferma di quanto questo Esecutivo sia privo non solo di una strategia e di un progetto concreto, ma anche di un'idea seppur vaga degli obiettivi che intende perseguire. Mentre personalmente avrei potuto condividere l'idea generale di procedere ad un'azione di miglioramento e di risanamento dei conti pubblici, non posso certo condividere la strada seguita da questa Giunta che ha voluto far ricadere sui comparti più deboli della nostra società gli effetti della sua azione di governo.
Il ricorso al debito è in molte occasioni una questione di scelta, è una questione di opportunità per promuovere interventi che hanno in questi anni portato avanti politiche di supporto e rilancio di settori sensibili come l'agricoltura e il lavoro. La stessa questione di scelta e di opportunità che guida una famiglia che, pur di far studiare i propri figli o avviarli al lavoro, è disposta a indebitarsi. Si è scelto, invece, di tagliare le risorse a capitoli di spese che, più di altri, avrebbero avuto la necessità di essere perlomeno riconfermati; si è scelto di tagliare i fondi all'agricoltura, alla formazione, all'istruzione, al lavoro, alla cultura facendo pagare lo scotto di questa "politica taglia tutto" ai comparti più delicati, rischiando di sacrificare forme di finanziamento ormai già consolidate.
Questa legge finanziaria non aggiunge e non toglie nulla a quanto abbiamo già visto in questi primi nove mesi di gestione della Regione da parte del centrosinistra e in particolar modo del presidente Soru, non aggiunge nulla e non toglie nulla al giudizio negativo formulato non solo da noi, minoranza, ma da molte forze sociali, dalle categorie professionali e imprenditoriali e dagli amministratori locali che, sempre con maggiore frequenza, premono alle porte del palazzo della Regione per esprimere la propria contrarietà e il proprio dissenso nei confronti dell'azione di governo di questa Giunta, in particolare nei confronti degli eccessivi tagli di questa finanziaria.
Nei giorni scorsi abbiamo addirittura visto scendere in piazza per la prima volta le associazioni folcloristiche e culturali che hanno protestato contro il taglio dei fondi destinati alla valorizzazione e alla diffusione della lingua e della cultura della Sardegna. Questi - lo ricordo - sono stati i cavalli di battaglia della campagna elettorale del presidente Soru. In realtà, in questi mesi, la Sardegna non è stata considerata una comunità fatta di risorse e di capacità da valorizzare e sostenere, di situazioni critiche, di emergenze da superare con responsabilità e competenza, ma è stata ridotta a terreno dove sperimentare interventi astrusi che hanno trovato applicazione in pochissime realtà, in regioni europee che potremmo definire marginali e depresse e che soprattutto non possono essere paragonate per vivacità sociale, culturale e produttiva alla nostra Isola.
Questi emendamenti sono volti a restituire alla Regione un ruolo forte e attivo, soprattutto propositivo in una fase particolarmente delicata per la Sardegna e tutti i suoi comparti produttivi; si cerca di fornire un indirizzo e dettare delle regole certe sia alle categorie professionali, sia alle amministrazioni pubbliche.
È vero, come ha detto stamattina il collega Salis, che è più facile progettare e costruire su un terreno sgombro da edifici che ristrutturare una costruzione vecchia. Il problema è che per ora l'unica cosa che siete stati capaci di fare è radere al suolo le costruzione preesistenti. La conseguenza è che tutto quello che le classi dirigenti, i lavoratori e gli imprenditori sardi hanno costruito in questi decenni è stato sottoposto ad una frettolosa e superficiale operazione di cancellazione, mascherata con le parole rinnovamento, ammodernamento, snellimento, riforma, contenimento del debito, utilizzo di nuovi strumenti finanziari. Potrei continuare a indicare sinonimi che in realtà oscurano il progetto che non c'è; lo stesso mascheramento con il quale viene oggi coperta l'inconsistenza strategica di questa manovra finanziaria.
Abbiamo atteso a lungo di conoscere dove conduca il sentiero che con tanta tenacia e senza interpellare, non dico l'intero Consiglio, ma perlomeno la maggioranza che lo sostiene, il presidente Soru ha tracciato e sta percorrendo a costo di abbattere tutto quello che trova lungo il suo cammino. Non si può condividere il metodo seguito dalla Giunta regionale per perseguire e portare avanti gli obiettivi di questa manovra finanziaria, alcuni dei quali - come ho già detto in più occasioni - possono essere anche condivisibili.
La questione dell'indebitamento è sicuramente importante, ma non è la priorità che una Regione deve affrontare. Questa può essere la priorità per un'azienda privata che deve far quadrare i conti, ma non per una istituzione che deve prendersi cura di aspetti che molto spesso, anzi il più delle volte, non possono essere quantificati sotto il profilo puramente economico. Forse si poteva fare meglio, lo avete detto voi stessi, forse si doveva fare di più, e questo siamo qui a dirvelo noi oggi e nei giorni a venire. Sicuramente si doveva operare diversamente e soprattutto non si doveva imporre un risanamento a tappe forzate. Le scelte dettate dai vostri tagli andavano dilazionate negli anni, attenuando gli effetti traumatici che questo provvedimento provocherà invece sui sardi.
Tutto questo, per dirvi, illustri colleghi e Assessori, che noi non siamo per principio contro la vostra manovra finanziaria, ma siamo qui per costruire con voi una legge finanziaria che vada in direzione dell'interesse generale, operando progressivamente un contenimento della spesa. Sono state usate numerose metafore per non dire chiaramente ai sardi che questa finanziaria, come i precedenti provvedimenti assunti dalla Giunta, rappresenta molto più di un freno per la Regione, costituisce il pantano nel quale rischia di sprofondare l'intero sistema Sardegna.
È stato detto in quest'Aula che il presidente Soru è stato un abile sarto, che con destrezza ha rammendato gli strappi provocati dalle Giunte precedenti; probabilmente in passato si è anche forse largheggiato, i tanti sarti, sia del centrodestra che del centrosinistra, forse hanno anche abbondato nel vestire la Sardegna, ma nessun sarto è arrivato al punto di lasciare la Regione in mutande.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust, però mi dicono che stamattina il presidente Fadda lo ha dichiarato decaduto perché assente dall'Aula quando gli è stata data facoltà di parlare. Quindi, onorevole Sanjust la sua prenotazione non è valida.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, prima di iniziare le votazioni vorrei che lei fornisse all'Aula la sua interpretazione del comma 14 dell'articolo 84 del Regolamento, onde evitare nel proseguo del dibattito antipatiche e reciproche accuse di favoritismi e nell'interesse del ruolo che lei deve esercitare in quest'Aula.
Siccome si ha notizia che la Giunta voglia presentare nuovi emendamenti, vorrei che lei ci fornisse la sua interpretazione del comma 14 che recita: "Gli emendamenti alla legge finanziaria e al bilancio possono essere presentati, nel rispetto dei criteri di cui al comma 4; dal singolo consigliere con le modalità di cui al comma 5; dalla Giunta regionale, da cinque consiglieri o da un Presidente di Gruppo fino al momento della votazione sul passaggio all'esame degli articoli; dalla Giunta regionale, dalla Commissione finanze, tramite il Presidente o il relatore della Commissione, o da un Presidente di Gruppo, fino a che non sia iniziata la votazione dell'articolo cui si riferiscono, purché siano in correlazione con modifiche precedentemente approvate o che si rendano necessarie ai fini di una migliore comprensione di testo". E' a quest'ultima parte del comma che mi sto appellando.
PRESIDENTE. La fattispecie è abbastanza definita da non lasciare al Presidente di turno alcuno spazio interpretativo se non previa larghissima intesa tra i Gruppi. Così come fatto altre volte, si può procedere se c'è una larga intesa, altrimenti vale il comma 14 del Regolamento e la sua interpretazione letterale.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, si procede alla votazione del titolo. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, io dichiaro il mio voto contrario perché il titolo rappresenta in maniera puntuale quello che sostanzialmente la Giunta ha prodotto nel testo della legge finanziaria, e cioè una semplice manovra ragionieristica e finanziaria, omettendo quell'aspetto economico - sociale che noi riteniamo di fondamentale importanza per imprimere all'economia della nostra Regione quella svolta che si voleva imprimere con questa manovra finanziaria e che invece verrà totalmente a mancare.
Siamo di fronte, così come abbiamo ripetuto più volte, ad una manovra che non ha tenuto conto del principio virtuoso che regola e che lega l'economia all'aspetto finanziario delle entrate della Regione. Questa finanziaria non soltanto produce dei tagli, ma produrrà un blocco dell'economia e conseguentemente produrrà un blocco delle entrate. Quindi non solo sarà una manovra che determinerà dei limiti allo sviluppo dell'ordinaria gestione della macchina amministrativa, ma avrà delle ripercussioni rilevantissime sul piano economico e, conseguentemente, finirà per incrementare quel disavanzo tra entrate e uscite che storicamente si è accumulato per responsabilità che Lussu aveva attribuito a chi aveva scelto, per la Sardegna, la strada di un autonomismo totale, che respingeva l'ipotesi di applicazione automatica alla nostra Isola dello Statuto siciliano. Noi, si diceva allora, dovevamo costruire da soli la nostra autonomia; il risultato fu che la Sicilia alla fine conquistò i dieci decimi mentre la Sardegna si deve accontentare di avere due decimi dei trasferimenti dell'IVA. Fu il cosiddetto gattino che si contrapponeva al leone, tutti e due della famiglia dei felini, ma con ben altra imponenza l'uno rispetto all'altro.
Quindi, una storia autonomistica che ha condizionato i bilanci e le risorse finanziarie di questa Regione, ma che è sempre stata legata ad un principio economico che ha visto la Regione farsi carico, con il proprio bilancio, di sostentare, di creare tutte le condizioni per lo sviluppo, molto spesso sbagliando. Potrei citare il primo piano di rinascita, il secondo, il terzo, che ha cercato di rimettere insieme i cocci del primo e del secondo, ma certamente non si è riusciti, con questi strumenti, ad incidere sul problema delle grandi infrastrutture, sulle condizioni essenziali per far crescere l'economia.
Tutto sommato, oggi si rischia di bloccare tutto quello che la classe dirigente ha fatto in questi cinquant'anni e passa di autonomia; si bloccano tutti gli investimenti della Regione senza offrire nessun opportunità reale di utilizzo dei fondi comunitari a seguito di una rivisitazione. Io poi mi permetterò - considerato che la Giunta ancora non ci ha consegnato il complemento di programmazione uscito dal comitato di sorveglianza - di dare lettura di alcune indicazioni vincolanti che sono state espresse in detto comitato, perché credo siano illuminanti per capire tutto ciò che si può fare, tutto ciò che volevate fare con i complementi di programmazione e che vi è stato detto che non potevate fare. Vi è stato detto (ed è scritto nei verbali): "Cancellate tutte quelle linee di intervento aggiuntive che non coincidono con il QCS, che non coincidono con il POR 2000 - 2006".
Quindi, il mio voto è contrario al titolo, perché è un voto contrario alla sostanza di una manovra che taglia e che non produce.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, dichiaro che voterò contro il titolo così come voterò contro il resto della legge. Senza retorica, si può dire che questo titolo è in qualche modo non adeguato al contenuto effettivo di questo capo primo, perché in realtà il capo primo è caratterizzato dalla presenza di disposizioni che sono quasi esclusivamente di carattere finanziario e non programmatico.
Questi primi articoli sono un insieme di disposizioni miranti principalmente alla quadratura dei conti, nate dall'esigenza di far corrispondere l'assetto contabile del bilancio regionale con la scelta di fondo, che io capisco sia anche determinata da esigenze di fatto, del contenimento del disavanzo. Sono però disposizioni che in qualche modo riducono la portata politica di questa manovra finanziaria, che portano a determinare scelte che di fatto fanno di questa manovra finanziaria un'occasione sprecata, un tentativo di contenimento del disavanzo e dell'indebitamento che di fatto non prelude ad interventi programmatici così come invece il titolo sembrerebbe far credere.
È stato già detto che la scelta di fondare l'impianto stesso di questa manovra sull'esigenza del risanamento e soltanto su questo, limita fortemente le capacità di utilizzare questa occasione come uno strumento per delineare nuove linee di sviluppo e di politica economica da parte della Regione. Noi abbiamo tentato, attraverso gli emendamenti che andremo a votare successivamente, di offrire alcuni suggerimenti, di indicare alcune linee di prospettiva verso cui ci si potrebbe indirizzare per conferire un contenuto diverso alla politica economica e finanziaria della Regione. Suggerimenti che possono essere interpretati soltanto come delle proposte di inserimento di norme forse velleitarie o, come è stato detto da alcuni, come l'elenco di ciò che avremmo voluto fare e non siamo riusciti a fare.
In parte è così, in parte questa è esattamente la prospettiva verso cui da anni la Regione potrebbe orientarsi, ma che non viene concretamente intrapresa; é anche l'insieme di alcune proposte che non sono state realizzate, anche per responsabilità politiche ben precise, ma che sicuramente costituiscono una sfida che questo Consiglio, e in particolare la sua maggioranza, non vuole assolutamente raccogliere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu, per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, signori della Giunta, colleghi, io credo che, magari in un altro contesto, potendo esaminare meglio la politica di intervento che tutta questa manovra lascia intravedere, quindi al di fuori del contesto della discussione della finanziaria, avremmo potuto scrivere come titolo: "Disposizioni di carattere finanziario: risanamento e bilancio regionale".
Il contenuto di questa manovra è infatti completamente avulso e distante mille miglia da ciò che è la programmazione economica e finanziaria, inteso non nel senso tecnico della parola, ma come insieme coordinato di interventi volto a realizzare le aspettative di un territorio, di una popolazione. Se da una parte si può anche dire che si apprezza il coraggio col quale si manda avanti con caparbietà, con risolutezza, quasi con arroganza il risanamento contabile, dall'altra non si può accettare la conseguente rinuncia a intervenire sul sociale, sui settori deboli, tagliando i finanziamenti in tutti i settori, da quello agricolo, a quello delle piccole e medie imprese, all'istruzione, allo sport, alle politiche di difesa dell'identità e della cultura della nostra Isola. Non si può accettare un risanamento a tutti i costi, succeda quel che succeda.
Si tratta di una strategia abbastanza semplice che tutti, dico tutti, sinistra o destra, centrosinistra o centrodestra, riuscirebbero a perseguire. Cosa c'è di più facile e di più sbrigativo del tagliare e del non fare? Niente! Bisogna vedere in coscienza a cosa porta una strategia politica del genere. È questo che abbiamo tentato di far capire, pur apprezzando la professionalità, la costanza e la determinatezza dell'assessore del bilancio e della Giunta nel mandare avanti questa manovra. Abbiamo cercato di far capire che una politica di rigore così ferma, così dura, non può nel breve che arrecare dei danni che possono essere, in determinati settori, anche danni strutturali, forse irrimediabili.
Abbiamo tentato di far capire che era necessario trovare una via di mezzo che da una parte potesse anche identificarsi in una politica di rigore, ma dall'altra rispondesse alle aspettative della nostra economia e delle nostre popolazioni. Certo, discorso non facile, ma pur sempre affrontabile se si è disposti al confronto.
Se non si è d'accordo sul metodo, se non si è d'accordo sul sistema, se non si è d'accordo sulla manovra è chiaro che non si può essere d'accordo sul titolo che, ripeto, dovrebbe indicare solo l'obiettivo del risanamento contabile, lasciando da parte la programmazione. Un risanamento che certamente trova le sue giustificazioni non nella politica degli ultimi cinque anni, ma nella politica economica e sociale di tutti gli ultimi cinquant'anni. La nostra è una Regione, infatti, nata debole, strutturalmente e finanziariamente, che non può assolutamente con le sue forze rendersi attiva nelle sue voci di bilancio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto contrario al titolo, un titolo che, come nei film d'orrore, non ci piace, è un titolo che, come in tutti quei film che non piacciono soprattutto ai giovani e che in questi giorni tormentano il sonno di tante famiglie, la dice lunga su questa legge finanziaria che stiamo discutendo, su questa legge finanziaria che, come abbiamo avuto modo di ribadire anche stamattina, non ci piace. E non ci piace per tutti quei motivi che prima di me, e meglio di me senz'altro, bene hanno evidenziato i colleghi che mi hanno preceduto.
Non possiamo condividere nessun aspetto di questa legge perché, come abbiamo più volte affermato, è una legge che utilizza una sola politica: la politica del taglio. Un taglio sconsiderato, un taglio che avete inaugurato già dai primi giorni della vostra legislatura, un taglio che vi accompagnerà in tutta questa legislatura. Quindi un titolo, questo, che a noi non piace, e se il buongiorno si vede dal mattino, credo che tutti i provvedimenti che quest'Aula sarà chiamata a discutere e a votare sicuramente, avranno bisogno di riflessioni, di considerazioni da parte non solo nostra, ma anche da parte dell'opinione pubblica che è molto attenta ai lavori di quest'Aula.
È un titolo che evidenzia il taglio stesso della finanziaria, una finanziaria che, come ha avuto modo di dire qualcun altro qui prima di me, apprezzabile per quanto riguarda lo sforzo di contenere l'indebitamento, non è certamente apprezzabile sul piano della prospettiva, sul piano dello sviluppo, sul piano delle politiche sociali, sul piano dell'agricoltura; è una finanziaria che non parte certamente dagli ultimi. Sicuramente molti di voi, non dico tutti, ma molti di voi saranno convinti che questa è l'unica finanziaria possibile, noi invece riteniamo che questa finanziaria sia scaturita da una voglia di lasciare il segno, ma che l'unico segno che lascerà sarà un segno indelebile nella politica sarda, un segno indelebile che i giovani e le giovani generazioni ricorderanno per sempre.
Questa finanziaria sarà l'incubo del 2005, l'incubo di questo film che state girando, che ha un solo regista, che ha un solo attore, un personaggio e che si aggira la notte con due forbici, una per mano, a tagliare in maniera sconsiderata tutto ciò che gli passa davanti. Quindi ribadisco il mio voto contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Signor Presidente, apprendo che abbiamo Belfagor in Aula; non lo sapevo. Dichiaro comunque il mio voto contrario al titolo perché è dal titolo che secondo me si parte in maniera fuorviante per cercare di far credere all'opinione pubblica ciò che effettivamente questa finanziaria non vuole assolutamente né fare, né dare.
Si è parlato da subito di una finanziaria che vuole o che vorrebbe eliminare l'indebitamento, come quindi non prendere la parola per annunciare un voto negativo considerato che è per prima la Giunta, oltre che l'attuale maggioranza, ad affermare delle innegabili non verità. Non sono io che ho la pretesa, visto che non sono un economista, di voler smontare punto per punto la finanziaria preparata da lei, assessore Pigliaru, e dal Presidente, ma vorrei utilizzare questi pochi minuti che ho disposizione per citare chi sicuramente meglio di me - sto parlando del professor Beniamino Moro, docente di economia all'università degli studi di Cagliari - ha avuto modo di esprimersi in proposito non più tardi di qualche giorno fa sulle pagine de L'unione Sarda.
"La manovra di bilancio in corso di discussione nel Consiglio regionale è stata presentata dalla Giunta come finalizzata al risanamento finanziario della Regione e al rilancio delle politiche di sviluppo economico. Lo stesso relatore di maggioranza l'ha presentata come una manovra che riduce l'indebitamento e avvia il risanamento finanziario della Regione. Ma è proprio così? In realtà anche questa manovra, come tutte quelle che l'hanno preceduta, fa ampio ricorso all'indebitamento, nella misura di 568 milioni di euro, a tanto infatti ammontano le maggiori spese del 2005 rispetto al totale delle entrate che in termini relativi incidono per il 6,27 per cento dell'intera manovra. L'indebitamento totale della Regione perciò, che è passato da 2,2 miliardi di euro a fine 2003 a 2,8 milioni di euro a fine del 2004, non potrà che aumentare ulteriormente nel corso di quest'anno. Dalla relazione di maggioranza per altro risulta che per coprire questa manovra, a partire dal 2006 fino al 2035, si aggiungerà una rata di ammortamento di 162,5 milioni di euro annui, alla rata di 332,6 milioni che già grava sul bilancio regionale per mutui e prestiti contratti in passato. Pertanto dire che questa manovra avvia il risanamento finanziario della Regione non sembra essere quanto meno corretto nei confronti dell'opinione pubblica sarda".
Il professor Moro prosegue dicendo che "la palla del rigorismo è stata raccolta dall'attuale Giunta che apparentemente lascia intendere di avere già avviato un'azione di risanamento finanziario del bilancio regionale, ma palesemente si contraddice quando, nella legge finanziaria, stabilisce che gli stanziamenti della parte spesa non superano del 10 per cento le entrate disponibili, e quando sostiene che la manovra, dal lato della spesa, è identica nell'ammontare a quella dell'anno scorso".
Tralascio il resto dell'articolo ma mi vorrei soffermare ancora qualche secondo su queste pochissime righe nella speranza che la stampa soprattutto raccolga le dichiarazioni, non di un consigliere regionale di centrodestra, che quindi potrebbe giustamente essere portato ad una critica esasperata di questa manovra finanziaria, ma di un illustre docente universitario dell'università di Cagliari che parla mi pare in maniera estremamente chiara, oltre che critica, di questa manovra. Volevo poi concludere...
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, dichiaro il mio voto contrario al titolo perché, se il buongiorno si vede dal mattino, già dal titolo noi pensiamo che questa finanziaria non sia da condividere. Si tratta di una finanziaria che manca di ascolto, che manca di sensibilità, che manca di confronto tra le forze sociali. Andando in giro per la Sardegna, incontrando gli elettori, le forze sociali, gli amministratori, non sono riuscito a sentirne uno parlare bene di questa finanziaria, veramente neanche uno, né di destra né di sinistra. Non mi è capitato ancora di incontrare un'organizzazione amica del centrosinistra, parlo di CNA, parlo di altre organizzazioni, non è il caso di tirare fuori le sigle, organizzazioni come la CIA, che è molto critica per quanto riguarda tutti gli aspetti che riguardano il mondo agricolo in questo momento agonizzante.
Lo stesso vale per quanto riguarda il mondo degli artigiani, colpiti da una grave crisi e che da questa finanziaria si vedono penalizzati; gente che in qualche modo si era impegnata per poter realizzare progetti importanti, per creare sviluppo, per intraprendere attività capaci di far nascere anche nuova occupazione, oggi è vittima di questa finanziaria. Negli incontri si puntualizza sempre questa mancanza di concertazione, questa insensibilità, questa impossibilità di essere ascoltati da parte degli Assessori, da parte della Giunta in generale.
Credo che bisognerebbe ascoltare, bisognerebbe confrontarsi, bisognerebbe trovare un momento dove, al di sopra delle parti, ascoltare tutti coloro che in questo momento sono convinto potranno contribuire allo sviluppo della Sardegna. Purtroppo questa sensibilità non c'è, lo testimonia il dato occupazionale dal quale risulta che la disoccupazione sta aumentando. Noi siamo molto preoccupati, personalmente sono uno che si è sempre impegnato per promuovere lo sviluppo, per creare occupazione, per migliorarmi come persona e vi debbo dire che, al di là della partecipazione politica, ma proprio come uomo d'impresa, come uomo del mondo del lavoro, percepisco questo malumore e chiedo alla Giunta, agli uomini che in questo momento sono a capo dell'attività di governo della Regione Sardegna, di acquisire quella sensibilità a cui mi sto appellando, di ascoltare la gente, di andare in giro a parlare con gli amministratori. Solo così vi renderete conto quanto male state facendo ai sardi non dialogando con essi.
Io sono convinto che se in questo mese ci saranno le dovute aperture, con il nostro contributo e in modo particolare con la vostra forza dei numeri, ascoltando però anche chi vi propone iniziative nell'interesse generale, lavoreremo tutti nell'interesse dei sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. Non è in aula, posso dichiararlo decaduto, onorevole Pili?
PILI (F.I.). L'importante è che lei non miri!
PRESIDENTE. No, non miro, anche perché io devo guardare il monitor e procedo seguendo un ordine rigorosissimo.
Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, il titolo del capo primo di questa legge finanziaria, "Disposizioni di carattere finanziario e programmatico", secondo me andrebbe momentaneamente sospeso, perché quando uno scrittore scrive una qualunque opera - ammesso che questa sia un'opera e non un disastro - l'ultima cosa che fa è decidere il titolo; il titolo deve scaturire dalla lettura di tutta l'opera. Quindi, a mio parere, questo titolo andrebbe sospeso, anche perché già al momento (non si sa poi cosa uscirà fuori dalla discussione) non rispecchia il contenuto di questa legge finanziaria.
Intanto si potrebbe dire che il titolo non richiama, per esempio, la presenza delle norme intruse. Io proporrei infatti il seguente: "Disposizioni di carattere programmatico e finanziario e norme intruse", che a me appare assolutamente in tema, in linea col contenuto della legge finanziaria. E bisogna avere il coraggio di riconoscerlo, perché altrimenti di che cosa stiamo discutendo? Il titolo che cosa riassume? Non riassume un bel niente, non rispecchia assolutamente niente; stiamo attestando, votando un falso.
Ma poi più che un documento programmatico, a me pare che la legge che stiamo votando sia soprattutto un insieme di norme finanziarie, anzi di tagli, perché le norme finanziarie non comprendono soltanto i tagli, qui invece ci siamo ricordati di praticare soltanto questo aspetto dell'attività finanziaria; tagli che, ho già avuto modo di ribadire, sono indiscriminati e soprattutto riguardano un solo autore.
Il consigliere Sanna, che parlava prima di me, si è dimenticato di dire che le vittime sono molteplici, quasi una strage, per cui credo che sia si ridiscuta tutto. E' stato già ricordato anche dai colleghi: le associazioni di categoria, non ultime quelle del mondo agricolo, di centro, di destra e di sinistra, sono unanimi nel condannare questa legge finanziaria. Hanno inviato un documento che senz'altro la gran parte dei colleghi così solerti, così presenti - stamattina l'Aula era completamente vuota - non hanno avuto modo di leggere, perché altrimenti si sarebbero ribellati ad una legge di questo tipo.
E non c'è del resto da meravigliarsi se va avanti una legge finanziaria come questa, quando il massimo esponente della Giunta regionale è capace di andare a Fonni, dopo che c'è stato un disastro che non ha avuto precedenti nei decenni passati dal punto di vista meteorologico (forse la nevicata del '56, che io però non ho conosciuto) e ha il coraggio di dire agli allevatori, a quei temerari che ancora si ostinano a rimanere arroccati nei territori dell'interno, che la Regione sarda non è un'assicurazione e che non è tenuta a rifondere i danni del maltempo.
Però bisogna anche che il Presidente della Giunta si ricordi che la Regione sarda ha il dovere di far funzionare la Protezione Civile che è alle sue dirette dipendenze, e che la Regione sarda, che ha finanziato la costruzione degli ovili nelle zone più interne della Sardegna, che ha finanziato anche la costruzione di strade interpoderali, le strade di penetrazione agraria, ha il dovere di aprirle queste strade, di far passare gli spazzaneve per permettere ai pastori di raggiungere le greggi, di dar loro da mangiare e di impedire la morte delle stesse che sono quelle che permettono il sostentamento delle loro famiglie.
PRESIDENTE. Concluda, prego, onorevole.
LIORI (A.N.). Vorrei soltanto dire che abbiamo perso un'occasione di trasformare, come dicevo stamattina, in risorsa il problema, perché se gli spazzaneve fossero intervenuti probabilmente...
PRESIDENTE. Siamo in sede di dichiarazione di voto.
LIORI (A.N.). Il mio voto è contrario, ma probabilmente gli spazzaneve avrebbero permesso che la neve creasse reddito grazie ai turisti piuttosto che disastri.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. Si può rinunciare, ma se si intende continuare con questo appassionante dibattito sul titolo per me va bene.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente, il suo intervento mi sta ridando vigore. Io annuncio il mio voto contrario al titolo, ma è ovvio che il titolo è soltanto un pretesto per continuare a portare avanti motivazioni che ci inducono a rigettare nella sua interezza il disegno di legge numero 91.
"Disposizioni di carattere finanziario e programmatico"; io esprimo la mia contrarietà in modo particolare sulla seconda parte del titolo: "Disposizioni di carattere programmatico". In altre Assemblee ben più autorevoli e rappresentative di questa, cioè la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica, quando si parla di disposizioni di carattere programmatico e finanziario in legge finanziaria viene spesso anticipata una domanda possibile da parte delle opposizioni, domanda tra l'altro che è stata rivolta in sede di Commissione, che è stata anticipata in sede di relazione di minoranza e che, così come tante domande rivolte a questa Giunta, non ha trovato risposta. Avrei qui un elenco abbastanza copioso di domande che ormai da oltre tre mesi sono state poste all'attenzione della Giunta e alle quali si continua a non dare risposta, altre ottengono invece delle risposte con notevole ritardo, altre ottengono risposte di carattere tendenzioso.
Perché dico questo? Quando si presenta un documento di programmazione economica e finanziaria bisognerebbe aggiungere, nelle conclusioni, almeno in sede di relazione, l'indicazione degli eventi attesi, degli obiettivi attesi dalla presentazione di un documento finanziario. La domanda quindi è: quali sono gli eventi attesi?
In questo caso non si può dire solo ed esclusivamente che l'evento atteso è la riduzione dell'indebitamento e la razionalizzazione della spesa. In un documento di programmazione economica si deve dire anche qual è il PIL atteso, cioè che incidenza ha la manovra finanziaria ne migliorare o eventualmente, dite voi, modificare il PIL della Sardegna. Sembrerebbe ai più, che vedo anche sorridenti, una domanda non pertinente. Eppure sul sistema economico sardo la finanziaria regionale dovrebbe avere un impatto decisamente importante a causa della debolezza del sistema stesso, tant'è che, a detta della Giunta, questa finanziaria è impostata in modo tale da avere dei riscontri negli investimenti, e investimenti vuol dire produzione e quindi aumento del prodotto interno lordo. Qual è, allora, il ritorno atteso da questa finanziaria grazie alle disposizioni di carattere finanziario in primis, ma soprattutto di carattere programmatico?
Io condivido quanto sostenuto anche da alcuni colleghi della minoranza, l'ho già afferente anche in sede di relazione di minoranza: non è sicuramente una finanziaria di tagli, anzi, per fortuna, ma questo mi sembra legittimo, è una finanziaria di scelte, e credo che questo vada difeso da parte della Giunta. Si operano delle scelte di cui ci si carica la responsabilità, e a volte le scelte non sono sempre popolari, anzi, quando si ha un programma a medio e lungo termine a volte si è costretti ad assumere decisioni impopolari con la speranza di riuscire a dimostrare che questi interventi porteranno in futuro maggior benessere, maggiore equilibrio e maggiore giustizia nel sistema economico e - aggiungo, riferito alla giustizia - nel sistema sociale della Sardegna. Non intravedo questo; è una domanda, probabilmente dalla risposta ne uscirò soddisfatto... Concludo, anche se avrò tempo dopo per…
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, annunciando il voto contrario al titolo vorrei sottolineare come questa finanziaria rappresenti effettivamente un qualcosa di inedito, un qualcosa di storico, un'inversione di rotta epocale rispetto a tutto ciò che è avvenuto in passato. Ora io non so se i suoi effetti saranno visibili e tangibili per i prossimi cinquecento anni, come quelli determinati dalla legge sulle coste, però certamente questa legge finanziaria rappresenta una novità, un'inversione di rotta importante, perché se tutte le leggi finanziarie del passato dello Stato, delle Regioni e quindi anche della Sardegna, ma comprendiamoci anche le manovre finanziarie delle amministrazioni locali, sono state fatte e vengono fatte per la Sardegna, per lo Stato, per il Comune amministrato e interessato, questa è la prima volta che assistiamo al varo di una manovra finanziaria contro.
Questa è una manovra finanziaria contro la Sardegna, come ha detto tra le righe un Presidente che si è presentato come colui che vuole disturbare molti. In questo ci sta perfettamente riuscendo; bisogna assolutamente dargliene atto. Una finanziaria contro la Sardegna. Il mio collega e amico Matteo Sanna evocava un uomo con due forbici, una in una mano una nell'altra, a me questa finanziaria ricorda invece un altro film dove un rasaerba, una falciatrice impazzita di notte ammazza tutti i padroni di casa del giardino dove viene parcheggiata. Poi si viene a scoprire che la falciatrice non agisce per un guasto meccanico, ma agisce perché spinta da una mente malvagia e perversa. Anche la falciatrice di Soru, che sta radendo al suolo quel poco di buono che rimaneva in Sardegna, che sta danneggiando tutti i settori produttivi della nostra Isola, non si muove per caso, non falcia per caso, ma falcia dietro la regia di una mente che gli ha impartito precise disposizioni.
Noi leggiamo in questi tagli proprio l'espressione della filosofia politica di Soru: disturbare il più possibile, tagliare il più possibile, soprattutto tagliare a propria discrezione, perché questa è la differenza che passa tra i tagli di un governatore e i tagli di Soru: Soru taglia laddove vuole e decide di tagliare. E vi faccio anche un esempio: abbiamo i tagli nella sanità, abbiamo i tagli nei servizi sociali, i tagli nel lavoro, i tagli nell'agricoltura, insomma un uomo solo decide ciò che va tagliato, ciò che va incrementato, ciò che va aperto o ciò che va chiuso, praticamente un solo uomo possiede, se mi passate la citazione di quello che ormai è diventato un cult regionale, possiede la "passaword" per poter aprire o chiudere i finanziamenti. Voglio mutuare l'espressione dell'abbonato di Tiscali scontento del servizio. Solo lui ha la "passaword" per aprire o chiudere, erogare o tagliare, premiare o punire, sia che si tratti di artigiani, industriali, cacciatori, che sono stati puniti in maniera esemplare, pescatori o scuole cattoliche.
Voglio infatti ricordare che i provvedimenti importanti, assolutamente "storici" di questa finanziaria, c'è una piccola variazione lessicale: la proposta della Giunta regionale sostituisce la dicitura "nella misura del 75 per cento" con la dicitura "fino al 75 per cento" nella parte relativa al finanziamento delle scuole paritarie. Come i colleghi sanno, nel 98 per cento dei casi queste scuole paritarie sono scuole cattoliche, gestite da congregazioni religiose, cioè da quelle congregazioni che tanto hanno contribuito alla crescita, alla formazione e all'educazione di generazioni di giovani sardi. Soru annuncia di voler essere lui a decidere l'ammontare delle risorse pubbliche da assegnare alle scuole cattoliche che hanno l'onore di comparire in questa lista delle categorie dal medesimo tartassate e tagliate.
Io proporrei di seguire la linea di Soru: assicuriamoci contro di lui, come lui ha invitato i pastori a fare contro le calamità naturali.
PRESIDENTE. Metto in votazione il titolo. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, RASSU, DIANA, Matteo SANNA, LA SPISA, SANJUST, SANCIU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del titolo.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - FLORIS Mario - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 64
Votanti 63
Astenuti 1
Maggioranza 32
Favorevoli 39
Contrari 24
(Il Consiglio approva)
Passiamo all'emendamento numero 273. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente. Prendiamo atto di questo primo importante risultato conseguito dalla maggioranza che con 39 voti a favore sul titolo della legge sottolinea la poca convinzione esistente rispetto a questa manovra. O si è troppo impegnati a cercare di porre rimedio alle tante proteste su questa manovra finanziaria, o evidentemente non c'è un grande attaccamento ad essa, se tanti consiglieri si possono permettere il lusso (così come fa il Presidente della Regione) di non essere presenti al momento del voto.
Il mio sarà un voto favorevole perché questo emendamento costituisce l'unica proposta economica e sociale che traccia una idealità per una manovra finanziaria senza anima, con molti tagli, che come unico obiettivo fondamentale quello di perseguire in maniera ragionieristica un obiettivo che finirà per ritorcersi contro. L'obiettivo del risanamento della finanza pubblica portato avanti senza alcun costrutto economico rappresenta la scelta più negativa che si potesse proporre a questa Assemblea legislativa. E' una proposta che non persegue nessun progetto di sviluppo, e il fatto che noi abbiamo voluto presentare questo emendamento sta a significare che ci muoviamo in direzione contraria a quella assunta dai colleghi del centro sinistra nelle precedenti manovre finanziare.
Voglio richiamare, ad esempio, l'emendamento numero 104 a firma Fadda, Sanna Gian Valerio, Biancu, Selis, Secci, Dore, Granella, Giagu all'articolo 1. Si trattava dell'articolo che stabiliva un tetto all'indebitamento; tetto che, con l'emendamento numero 104 "l'articolo 1 è soppresso", si voleva abrogare.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue PILI.) Il loro progetto economico già nella precedente legislatura era la soppressione del tetto dell'indebitamento, oggi invece si vogliono elevare ad alfieri dell'indebitamento da contrastare.
Durante l'esame della legge del 1999 sulla alluvione, l'Assessore di allora propose uno stanziamento di 50 miliardi di lire, fu fatto un "rilancio" subito di 210 miliardi dagli onorevoli Fadda, Sanna, Biancu, Selis e quant'altri, la Giunta rilanciò a sua volta a 265 miliardi e l'onorevole Fadda propose un emendamento orale, riportato nei verbali nei resoconti del Consiglio, per portare l'indebitamento a 350 miliardi. Quindi quando affermate che la vostra filosofia è quella di contrastare l'indebitamento, state andando contro quello che sei anni fa avete proposto e sostenuto.
SECCI (La Margherita-D.L.). Purtroppo sei anni fa non c'ero!
PILI (F.I.). Sei anni fa, stiamo parlando dell'inizio della legislatura scorsa.
SECCI (La Margherita-D.L.). Mi dispiace, non c'ero.
PRESIDENTE. Onorevole Secci, prego.
SECCI (La Margherita-D.L.). Chiedo scusa, Presidente.
PILI (F.I.). Probabilmente in occasione dell'esame della legge sulla alluvione, se ho ancora un po' di memoria, lei era tra coloro che venivano in Consiglio con la fascia tricolore a sollecitare la congruità degli stanziamenti perché potesse esercitare meglio il suo ruolo autorevole di Sindaco di un Comune, Decimomannu, colpito da quella alluvione. Quindi è responsabile anche lei dello stanziamento finale di 265 miliardi perché comunque lo ha sollecitato.
SECCI (La Margherita-D.L.). Era mio dovere, certo!
PILI (F.I.). Ma è vero che in questa manovra finanziaria i tagli sono il motivo conduttore di una scelta che non persegue il risanamento della Regione.
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 273. E' un emendamento che introduce una proposta composta di diverse norme che tendono dichiaratamente ad irrobustire il contenuto programmatorio di questa legge e di questa manovra finanziaria che, come è stato detto, soprattutto in questi primi articoli si limita ad affrontare in maniera molto sintetica, dal punto di vista contabile e ragionieristico, il problema dell'indebitamento.
Noi abbiamo voluto inserire in questo emendamento la prospettiva di fondo di una manovra economica che deve puntare in tre direzioni. La prima è quella dell'emanazione di atti di programmazione economica indirizzati allo sviluppo della Sardegna, che poi si concretizza nella proposta di un articolo riguardante proprio lo strumento programmatorio dei programmi integrati di sviluppo. La seconda direzione è quella rivolta ad incidere sulla politica del lavoro proprio per seguire scopi di crescita occupazionale in un momento particolarmente difficile per tutti i settori produttivi, da quello primario a quello secondario e purtroppo anche a quello dei servizi. Quest'ultimo richiede una politica del lavoro più coraggiosa e comunque disponibile ad impiegare risorse regionali da indirizzare prioritariamente proprio a questo scopo e più velocemente spendibili rispetto ai fondi del POR, scelti invece dalla Giunta. Questi, infatti, da un lato devono essere sempre ritenuti aggiuntivi (e non sostitutivi) rispetto alle risorse regionali, e dall'altro comportano procedure di spendita molto molto più complicate e quindi più difficilmente utilizzabili per raggiungere il risultato proposto.
La terza direzione è quella della valorizzazione delle autonomie locali, cioè la definizione di un processo di decentramento amministrativo effettivamente in grado di potenziare i livelli di autonomia sub-regionali e, nello stesso tempo, di rendere più snelle, più veloci, più utilizzabili da tutti i soggetti pubblici e privati le procedure amministrative a valle degli atti di programmazione. Questi sono i tre indirizzi di fondo di questa proposta, di questo primo emendamento che introduce il primo articolo di una serie di norme programmatorie che conferirebbero, se venissero approvate, un impianto diverso ed anche una dignità diversa a questa manovra finanziaria.
Voi avete affermato più volte che sareste stati disponibili in quest'Aula a riconoscere alcune proposte utili per migliorare questa manovra finanziaria. Queste proposte offrono una precisa prospettiva e la maggioranza adesso è nelle condizioni di poter dimostrare se quelle dichiarazioni erano sincere o semplicemente propagandistiche.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, annuncio ovviamente il voto favorevole all'emendamento numero 273. L'onorevole Matteo Sanna ha fatto riferimento ad un film dove una sola persona è protagonista, coproduttore e regista; io darei un titolo a questo film, onorevole Sanna, "I muti di Sardegna", perché...
SECCI (La Margherita-D.L.). Lasci perdere, onorevole Diana, lasci perdere!
DIANA (A.N.). Ma è così sensibile? Non è stato sensibile ai problemi relativi all'alluvione di Decimomannu ed è sensibile al mutismo?
SECCI (La Margherita-D.L.). E' una diversa sensibilità!
DIANA (A.N.). Allora mi lasci continuare, Presidente Secci!
CHERCHI SILVIO (D.S.). Non è granché la battuta, onorevole Diana!
SECCI (La Margherita-D.L.). Parli del contenuto!
PRESIDENTE. Prego i colleghi di consentire all'onorevole Diana di proseguire nell'intervento, altrimenti dovrà recuperare i minuti. Onorevole Secci, per cortesia.
(Interruzioni)
Onorevole Secci! Prego i colleghi di fare silenzio e di consentire all'onorevole Diana di proseguire l'intervento; in caso contrario sarò costretto a sospendere la seduta.
DIANA (A.N.). Veda, Presidente, probabilmente i colleghi...
SECCI (La Margherita-D.L.). Vogliamo essere rispettati!
PRESIDENTE. Il Presidente fa rispettare tutti, è al di sopra delle parti, le posso assicurare, onorevole Secci, incominci anche lei ad avere rispetto per la Presidenza, grazie.
DIANA (A.N.). Io non so cosa abbiano compreso i colleghi della maggioranza, mi meraviglia tanto perché non mi pare che siano proprio muti, anzi semmai sono silenti, è diverso. Il mutismo a cui facevo riferimento io era un altro, è il mutismo che sta trasmettendo il Presidente Soru. Un che non ha colpito i colleghi della maggioranza e men che meno noi dell'opposizione, ma che fuori di quest'Aula ha zittito tutti. Questo sì, ha zittito le parti sociali, ha zittito le associazioni, ha zittito i pastori, ha zittito tutto il mondo produttivo della Regione Sardegna. E' questo che mi meraviglia molto, io non vorrei che ci fosse una sorta di malattia che, in qualche maniera, colpisse tutti quanti. Noi non saremmo comunque certamente colpiti.
Mi è parso di capire che non colpisca neanche i colleghi della maggioranza, visto che sono saltati su come vespe; ma quello che è grave non è che non si sente la nostra voce, colleghi della maggioranza, quello che è grave è il silenzio fuori da quest'Aula, l'ho ricordato stamattina. Questo è il mutismo di cui parlo io. E' paradossale che stia avvenendo questo, è un attentato alla democrazia parlamentare; qui veramente si sta sconfiggendo la democrazia. Ecco perché noi presentiamo degli emendamenti che sono di sostanza, perché vogliamo far capire all'opinione pubblica quello che si può fare in questa Regione e non quello che non si vuol fare, che è il messaggio del Presidente Soru avallato certamente dal silenzio della maggioranza.
Questo sì che è silenzio, perché non una voce di dissenso si è levata a parte quella furtiva voce di dissenso dell'onorevole Uras, che appare e scompare e che comunque si concentra sempre sullo stesso argomento: l'articolo 19 della legge numero 37, punto e basta! Come se tutti i problemi di questa Regione potessero essere ricondotti ad un solo argomento! Nessuno considera, invece, che noi abbiamo avanzato una proposta di sviluppo economico intersettoriale; è importante parlare di questo, non possiamo parlare di un solo argomento. Sarà anche utile l'articolo 19 della legge numero 37, ma non ci si può fermare lì, vorremmo capire dove sono i 14 centesimi del prezzo del latte promessi dal Presidente Soru, dove sono queste risorse? Vorremmo che venisse data una risposta anche a quella famiglia di Decimoputzu a cui hanno confiscato il bene e glielo stanno portando via.
Sono anche venuti qui a piangere, ricevuti dai Capigruppo di maggioranza e di opposizione. C'è un impegno ben preciso assunto dal Presidente Soru per evitare che un patrimonio di un miliardo venga venduto per diciottomila euro. Tutto ciò è successo perché la Regione Sardegna non ha erogato a questa famiglia 85 milioni di vecchie lire, che sarebbero stati più che sufficienti per pagare il debito nei confronti del Banco di Sardegna. Queste sono le cose che dobbiamo fare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io vorrei riprendere, nell'esame dell'emendamento numero 273, l'argomento e il ragionamento che avevo iniziato poc'anzi in sede di dichiarazione di voto sul titolo. Io credo che dovremmo comprendere se in questo momento in Aula e nei giorni successivi dovremo continuare, ognuno di noi, a recitare la parte, se è una trama già scritta. Io ovviamente, se così fosse, non vorrei partecipare alla scenografia generale; non vorrei avere un ruolo in questa recita.
Perciò è importante comprendere se c'è lo spazio, se la Giunta, la maggioranza - permettetemi di dirlo finché non sarò convinto del contrario - su autorizzazione del Presidente, siano disponibili a valutare il fatto che, assessore Pigliaru, abbiamo raccolto una sfida e siano pronti a ragionare insieme. Io vorrei sapere dal Presidente della Commissione e dall'assessore Pigliare, che cosa specificatamente trovano di contraddittorio nell'emendamento numero 273 rispetto al Dpef e rispetto alle linee tracciate dalla finanziaria. Posso comprendere una richiesta di votazione per parti, posso comprendere che in caso ci sia una votazione per parti la Giunta e la maggioranza, per le note vicende e per quanto dettoci stamattina, possa escludere la lettera b) del comma 2. Non comprendo - non è una provocazione - non comprendo realmente cosa ci sia di non accettabile nella lettera a) e nella lettera c); non lo comprendo. Se stiamo ragionando sulla base di pregiudizi, cioè ci stiamo chiudendo alla proposta, perché riteniamo che non debbano passare proposte o non debbano essere avanzate proposte dalla minoranza, allora diciamocelo tutti.
Abbiamo tutti il pensiero rivolto alle prossime amministrative, pensiamo tutti di passare le feste comandate in famiglia, abbiamo tutti la possibilità di mettere in pratica il nostro mandato anche fuori da quest'Aula. Se invece pregiudizialmente gli emendamenti della minoranza devono essere bocciati, perché nulla deve passare delle proposte della minoranza, smettiamola di recitare, smettiamola di tenere i collaboratori del Consiglio in Aula, smettiamola di perdere tempo. Io non vorrei portare avanti una recita, anche perché non sono tanto bravo a recitare.
Ho già detto che a volte chi governa ha necessità di portare avanti delle manovre antipopolari. Non capisco anche in questo caso il gioco delle parti. Io ho colto la risposta del collega Secci quando ha detto "quando avevo la fascia tricolore sono venuto in quest'Aula, dovevo sostenere quella parte", come dire che si cambiano i ruoli e si perde la ragione, si perde la ratio, si perde la coerenza, si perde la credibilità, perché quando si sta da una parte è sempre consentito chiedere aumenti di spesa. Noi non chiediamo aumenti, anzi mi contraddico su questo, nell'esame del comma 1 chiederò un aumento giustificato, e mi attendo una risposta da parte della Giunta.
Ho anche sentito dire in quest'Aula: "è più facile, le battaglie di popolo sono state fatte, hanno vinto", riferito all'articolo 19 della legge numero 37 del 1998. Io non credo che le battaglie di popolo siano poi, alla resa dei conti, tutte giuste. Se noi dovessimo governare o legiferare sulla spinta del popolo, cosiddetto (definito da altri, non da me, popolo) credo che non faremmo un buon lavoro. Se noi dovessimo essere spinti nelle nostre decisioni…
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento numero 273. Approfitto però dell'occasione anche in considerazione del fatto che nel mio ultimo intervento avevo dichiarato che non sarei più intervenuto. Vedete, colleghi, il primo articolo della legge finanziaria è l'articolo più importante. È l'articolo che ha più valenza sotto l'aspetto politico di tutti gli altri. Quindi, Presidente del Consiglio, intervengo solo per denunciare ancora una volta la scarsa sensibilità dimostrata dal Presidente della Giunta nel disertare l'Aula. Su un aspetto così importante come quello dell'indebitamento della Regione, lui sistematicamente continua ad assentarsi, cioè non vuole confrontarsi con quest'Aula.
Se non ha voglia di venire in quest'Aula ad imparare lo dica. Lo dica ai sardi e se ha il coraggio si dimetta. Noi non ci tireremo indietro, dopo di lui ce ne andremo anche noi, ma dovrebbe avere il coraggio, per quel poco rispetto che ha nei confronti di quest'Aula, di dimettersi.
Mi dispiace per gli amici che sono seduti sul banco della Giunta, non rappresentano la politica, sono tecnici, ne prendiamo atto, quindi non possono risponderci sotto l'aspetto politico. Sotto l'aspetto politico solo il presidente Soru può rispondere. Noi comprendiamo perché anche ieri sera non ci sia stata apertura su questa serie di emendamenti, lo comprendiamo, perché chi sta fuori da quest'Aula impartisce gli ordini e in quest'Aula e nelle aule delle commissioni questi ordini devono essere solo rispettati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.) Signor Presidente, io dico che "finanziaria è bello", se vogliamo parafrasare un'espressione in voga in questi ultimi anni, utilizzata dalla nostra gioventù non per la finanziaria ma per altro. Perché dico questo? Perché malgrado tutto la finanziaria è il laboratorio dove ognuno di noi, chi meno chi più, chi con competenza chi con meno competenza, esprime la propria opinione, cerca di offrire il proprio contributo e, comunque sia, apprende molto dai colleghi. Questa almeno è la mia esperienza nei cinque anni trascorsi in quest'Aula, durante i quali, nel corso dell'esame delle diverse leggi finanziarie ho avuto modo di apprendere e fare scuola politica, arricchendomi dell'esperienza dell'allora opposizione.
Alcuni eccelsi esponenti del centrosinistra, eccelsi per competenza e per posizione politica durante la discussione della finanziaria hanno infatti portato avanti delle tesi (svolgendo quel ruolo costante di pungolo, di attenzione, di sollecitazione e di stimolo che è proprio dell'opposizione) che poi in sede di votazione sono state in molti casi fatte proprie da quest'Aula e chiaramente trasformate in norma. La madre di tutte queste tesi e di questi interventi è la politica del lavoro, ma non voglio ancora soffermarmi su questo argomento perché avremo tempo di parlarne più avanti. Il ruolo dell'opposizione è quindi un ruolo indispensabile e necessario, ed è giusto che essa faccia il suo dovere, perché di questo deve rispondere, non solo in base al mandato conferitole dagli elettori ma anche sulla base di un preciso dovere legislativo ed istituzionale.
Quindi, in questo dibattito assonnato, quasi sopportato da quest'Aula, io credo che ognuno di noi abbia il dovere, laddove lo ritenga opportuno, pur senza - questo voglio rimarcarlo - voler a tutti i costi fare ostruzionismo, ma nel rispetto dei ruoli e delle parti, ognuno di noi, maggioranza e opposizione, ha il dovere di offrire il proprio contributo reale alla discussione.
Due parole sull'emendamento. Io ho esaminato gli emendamenti dal numero 273 al numero 275; sono una sfida. L'ho accennato poc'anzi: o si ha il coraggio di dire che per due anni, per tre anni bisogna stringere la cinghia a tutti i costi per risanare i conti, vale a dire se a scuola non ci sono matite si temperano le vecchie, se non ci sono soldi per libri si utilizzano i vecchi libri, se non ci sono fondi per far fronte alle calamità in agricoltura, si rinuncia alle sovvenzioni, e allora bisogna chiamare il popolo e chiedergli se aderisce a questa strategia, dopodiché si pensa alla programmazione, si pensa alla pianificazione delle esigenze strutturali della nostra economia. oppure se così non è, l'alternativa stà in questi pochi emendamenti.
La sfida, i due modi di intendere la programmazione e di mandare avanti le nostre idee per l'economia, per risollevare l'economia del territorio: perché non si discute su questo? Può darsi che si abbia torto su tutti i fronti, ne prenderemo atto, ma si discuta. Si discuta perché è indispensabile il confronto, non fosse per altro proprio per difendere le tesi portate avanti dalla maggioranza e da noi contestate in parte, che possono in parte anche essere tesi condivise. Ecco quindi perché dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, nell'annunciare il mio voto a favore all'emendamento numero 273 colgo l'occasione per esprimere alcune riflessioni. Poiché l'obiettivo di questo nostro emendamento è quello di arricchire la finanziaria di alcune disposizioni che caratterizzino con forza l'attività di programmazione della Regione, non ci si limiti a scrivere a matita il conto della spesa su un pezzo di carta.
Come ha detto il collega Capelli, la finanziaria della Regione è destinata ad incidere profondamente, positivamente o negativamente, sul tessuto produttivo e sullo sviluppo del territorio, con inevitabili ripercussioni sul tessuto sociale, che non possono essere superate e risolte soltanto attraverso un gioco di compensi tra entrate e uscite. Sarebbe stato allora più corretto annunciare sin dal titolo che questa è una legge finanziaria volta unicamente a contenere l'indebitamento, proseguendo quella strada già intrapresa dalla Giunta che si limita a sradicare, cancellare il preesistente senza proporre alcuna alternativa. Una legge finanziaria che consta di ben 39 articoli dovrebbe prevedere anche indirizzi utili e indispensabili alla valorizzazione e allo sviluppo del nostro territorio.
Per fare questo occorre sempre partire da una conoscenza oggettiva e reale del territorio stesso, delle sue caratteristiche, delle sue peculiarità e delle sue necessità e carenze, definendo norme e disposizioni di carattere finanziario per l'incremento e lo sviluppo economico e sociale. Uno sviluppo che possa anche definirsi compatibile. Di tutto questo non c'è traccia nella manovra ed è evidente, come ho già avuto modo di dire in precedenza, che l'estensore del testo - e potremmo dire tutta la Giunta nel suo complesso - non ha avviato neanche in questa occasione quella importante attività di dialogo con le categorie professionali e le forze sociali. È una finanziaria povera non solo di risorse stanziate, ma ancor più di proposte e di progetti.
Non si possono chiedere sacrifici ai sardi se non si prospettano loro possibilità di sviluppo o si illustrano loro vantaggi che deriveranno dall'applicazione della presente legge finanziaria. Ai sardi non si può raccontare la storiella dell'indebitamento per coprire i vuoti di questo disegno di legge, dopo che in compagna elettorale è stata sventolata la bandiera del rinnovamento che annunciava anche un rinnovato modo di interpretare le esigenze dei cittadini congiuntamente alla speranza di superare i tanti ritardi registrati dalla nostra Regione.
Con questo emendamento formuliamo una proposta che vi invito a valutare con attenzione, al di là delle divisioni politiche e partitiche, perché la sua funzione è quella di imprimere forza propositiva ad uno strumento finanziario che può offrire risposte alle tante necessità che si stanno registrando nell'Isola. Ribadisco la mia dichiarazione di voto favorevole, Presidente, a questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Signora Presidente, intervengo per annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 273, per tutti quei motivi che i colleghi prima di me hanno evidenziato, ed in modo particolare perché in questo emendamento che noi proponiamo all'Assemblea, all'attenzione di chi è presente, è contenuto un tema che sta molto a cuore a noi e che stava molto a cuore anche a voi nel vostro programma in sede di dichiarazioni programmatiche: il tema del lavoro. Il lavoro come valore fondante di una civiltà democratica, moderna, che la concepisce come strumento di sviluppo e non come arma di ricatto o attività che vede protagonisti sempre meno i giovani. Ed è ai giovani e alle nuove generazioni, alle future generazioni che è rivolto questo emendamento, un emendamento che non è fatto a caso, ma è un emendamento che nasce dal basso.
È un emendamento che scaturisce in seguito ad audizioni con numerose associazioni, dopo aver sentito ed ascoltato numerosi esponenti di amministrazioni locali, dopo aver sentito ed ascoltato quel mondo che in campagna elettorale ha offerto un forte contributo alla vostra coalizione e che oggi si vede tradito e deluso da questa finanziaria. Noi con questo emendamento intendiamo favorire - viene detto al comma 1 - la crescita e lo sviluppo economico, sociale e territoriale della Sardegna tutta.
E quando diciamo Sardegna tutta, ci riferiamo alle grandi città, ma ci riferiamo anche ai piccoli centri, ai piccoli centri costieri e ai piccoli centri della nostra grande terra, ai piccoli centri delle zone interne, i piccoli centri che con questa finanziaria si vedono sottrarre numerose risorse che andranno ad influire su quella forma di emigrazione che negli anni Sessanta e Settanta ha portato allo spopolamento di numerosi paesi della Sardegna, e noi questo lo vogliamo evitare.
Lo vogliamo evitare attraverso il confronto, lo vogliamo evitare attraverso queste proposte che tendono a migliorare, che tendono a far sviluppare la nostra Regione senza badare all'entità, ai numeri delle singole realtà, ma perseguendo una distribuzione equa delle ricchezze e delle risorse che, invece, con questo documento che riteniamo iniquo e irresponsabile nei confronti dei nostri concittadini vengono sottratte ad un corretto utilizzo. Per questo, Presidente, noi votiamo a favore di questo emendamento, un emendamento per lo sviluppo, un emendamento per la libertà, un emendamento per il progresso della Sardegna tutta.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento 273. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, LA SPISA, SANCIU, SANJUST, AMADU, CAPPAI, CAPELLI.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 273.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MURGIONI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - SALIS - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 47
Votanti 44
Astenuti 3
Maggioranza 23
Favorevoli 16
Contrari 28
(Il Consiglio non approva).
Passiamo all'emendamento numero 272. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, la partecipazione a questa votazione credo sia la dimostrazione di come, probabilmente, su questa manovra finanziaria ci sia, da parte della maggioranza, il totale disinteresse. E vi è il tentativo politico, che ormai anche i profani possono intravedere, di una parte della coalizione che governa di tentare di scaricare tutte le responsabilità in capo al governatore, o meglio al Presidente della Regione come le norme statutarie recitano. È un tentativo che non può andare a buon fine, perché coloro che stanno avallando questa manovra finanziaria non sono comparse, a differenza di ciò che qualcuno può pensare, ma sono protagonisti, sono complici di una legge finanziaria che non ha una impalcatura economica; impalcatura economica che noi, invece, con questo emendamento proponiamo.
Sappiamo che anche su questo emendamento prevarrà il voto contrario, ma sarà uno di quei voti contrari che si ritorcerà contro la maggioranza, perché la maggioranza non avrà, in questa legislatura, nessuno strumento per attuare nessun progetto di sviluppo, nemmeno quello che incontra i maggiori consensi da parte della maggioranza stessa. E' evidente che pensare di introdurre elementi innovativi nell'economia senza che questi siano recepiti dalle potenzialità pianificatorie della Regione significa impostare scelte economiche che non si possono tradurre in concrete realizzazioni.
Fa bene l'onorevole Secci a richiamare tutti noi ad accelerare i lavori, noi vorremmo accelerare i lavori se vi fosse qualche segnale che questa finanziaria possa produrre un benché minimo beneficio sulla realtà regionale. E credo che la sufficienza con la quale l'assessore Pigliaru mostra di valutare questi emendamenti sia la sufficienza di chi, probabilmente, non ha il mandato - me lo permetta assessore Pigliare - di decidere niente. Sappiamo che riunioni di Giunta, spesso presieduta anche da lei, vengono poi rase suolo, cancellate in un istante dall'arrivo del Presidente che vuole ricominciare da capo, che vuole riprendere tutto dall'inizio perché evidentemente non si fida della presidenza dell'assessore Pigliaru, come non si fida degli altri suoi Assessori. E il disamore verso il ruolo, la funzione legislativa di questa Assemblea, si manifesta in tutto e per tutto con atteggiamenti che hanno, in qualche modo, l'obiettivo di renderne vano il suo ruolo.
E quando si dice non ad uno strumento che noi proponiamo, al quale la Giunta non degna nemmeno la minima riflessione, solo perché le presenta l'opposizione, solo perché probabilmente va ad incidere su un manovra finanziaria che non può proporre niente, ma deve soltanto tagliare, ebbene quando si dice di no a progetti e programmi integrati di sviluppo, si dice di no ad una potenzialità di sviluppo economico che genera risorse, genera entrate e genera occupazione. Voi scegliete la strada dei tagli e, come ho già detto più volte, abbandonate totalmente quella dello sviluppo che resta per voi una chimera irraggiungibile perché priva di concretezza. Il mio voto è ovviamente favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io continuo a cercare di dare continuità agli interventi precedenti. Qualche collega ha fatto riferimento nel suo intervento ad illustri economisti e ha aggiunto: "spero che la Giunta, se non vorrà ascoltare il Consiglio regionale, ascolti almeno il suo parere autorevole" riferendosi all'economista Beniamino Moro. Bene, io chiedo alla Giunta di ascoltare il Consiglio regionale, di ascoltare i consiglieri e che, pur autorevoli, le considerazioni dell'economista le valuti in altra sede.
Io credo che siamo qui per, continuo a dire, cercare di infondere fiducia nei sardi, di avere rispetto come minoranze e, consentitemi di dire anche, di comprendere la vostra buonafede. Basterebbe questo passaggio, che non ho riscontrato nella proposta ulteriore avanzata per poter votare per parti l'emendamento precedente. Non c'è stato nessun segnale di accoglimento, pur rimanendo tutti i dubbi sul fatto che alcuni dei commi e delle lettere dell'emendamento precedente potevano sicuramente, senza inficiare i vostri obiettivi sulla finanziaria, essere votati da quest'Aula.
Credo che se si continuerà con le prove di forza, quanto successo in Commissione non sarà ripetibile. Abbiamo consentito in Commissione che molti emendamenti fossero approvati dalla Commissione stessa con il voto del Presidente, voto legittimo, previsto dal Regolamento ovviamente, ma istituzionalmente abbastanza scorretto. Abbiamo consentito in Commissione che si attendesse l'arrivo di qualche rappresentante della maggioranza affinché aveste i numeri per deliberare. Abbiamo dato il nostro consenso a richieste di sospensione provenienti dai componenti della Commissione, ma anche da parti estranee alla Commissione in quella fase. Tutto questo non sarà consentito in Aula, perciò invito i colleghi ad allenarsi, a "farsi il fiato" perché saranno chiamati a correre in Aula tutte le volte che lo riterremo opportuno e necessario.
Io non citerò, e fino a questo momento non l'ho fatto, l'assenza di altri autorevoli esponenti di questa Giunta regionale, perché ritengo che la loro presenza sarebbe comunque insignificante. Insignificante in che senso? Nel senso che è nota l'impostazione che si vuole imprimere, perciò una volta che una cosa è nota e scontata se ne può solo prendere atto. Prendo atto che non riscontrerò e non sono riuscito a riscontrare coerenza e buonafede. Mi auguro che invece la Giunta possa dimostrare, nell'esame della finanziaria e degli emendamenti, la buonafede che ricerchiamo, pur da posizioni diverse.
Se così sarà accetto - forse anche noi avremmo fatto lo stesso - che per risanare questa regione sia necessario (l'abbiamo fatto anche in passato, assumendoci le responsabilità del vociare di quest'Aula contro alcune proposte delle nostre finanziarie) proporre delle soluzioni antipopolari. Non accetto però che si affermi in quest'Aula, parlando della gente e del popolo sardo, che per costruire è meglio radere al suolo l'esistente, come è stato detto, perché è più facile costruire su un terreno libero da vincoli e da impegni. Questa è la politica della ruspa, e non vorrei che questa politica della ruspa che già è stata attuata con lo spoil system in atto negli Assessorati, porti dai muti di Sardegna ai moti di Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, è ancora recente il ricordo della scorsa legislatura - allora eravamo noi maggioranza - quando alla nostra finanziaria venivano presentati centinaia di emendamenti, molti dei quali soppressivi. Non c'era un solo comma, un solo articolo della nostra finanziaria al quale non fosse stato presentato un emendamento soppressivo. Ora, io sono d'accordo con ciò che è stato detto, che ha detto Mauro Pili, un voto contrario a questo emendamento equivale a uno di quei tanti emendamenti soppressivi. Noi oggi stiamo dimostrando, invece, che gli emendamenti che abbiamo presentato e che stiamo presentando in questa finanziaria sono emendamenti propositivi.
Noi vogliamo spiegare quali, secondo noi, sono le alternative, qual è per noi la strada per perseguire un serio progetto di sviluppo per la nostra Isola, quali sono gli strumenti necessari di cui vorremmo dotarci, ad esempio attraverso l'istituzione dei programmi integrati di sviluppo. A questo proposito mi piacerebbe sapere, visto che la Giunta non si pronuncia, cosa pensa realmente l'Esecutivo dei piani integrati di sviluppo e quali sono le iniziative poste in essere per promuovere uno sviluppo realmente omogeneo in tutte le province della nostra Isola.
Allora io mi chiedo: visto che questa manovra finanziaria è piena zeppa di norme intruse, noi, scusateci, non ci stancheremo mai di ripeterlo, di ribadirlo, perché non approfittare di questa manovra finanziaria, appunto, per rivedere tutte quelle norme in materia di vincoli urbanistici che in alcune zone limitano fortemente lo sviluppo economico e turistico e in altre zone impediscono addirittura che questo sviluppo cominci?
Mi riferisco a quelle province, a quei territori come il mio che ancora non hanno nemmeno iniziato a costruire la strada che altri già hanno intrapreso, e quindi sono doppiamente penalizzati; come dire che chi è penalizzato ora lo sarà anche in futuro. Senza dimenticare poi che esistono anche tante realtà, tanti piccoli proprietari - e questo credo che il Presidente e la Giunta lo sappiano bene - che non sono certamente e né possono essere considerati degli speculatori.
Ora, prevedere che in determinati ambiti territoriali, anche compresi nelle fasce al di sotto dei 300 metri, possano essere effettuati degli interventi limitati a delle ristrutturazioni o ampliamenti di strutture già esistenti, ricettive alberghiere o di opere pubbliche che hanno un interesse pubblico preminente, significa ridurre almeno in parte le distanze fra chi questo sviluppo l'ha già raggiunto e invece chi deve ancora iniziare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il voto a questo emendamento è favorevole. Vorrei però far presente che, nel clima sbrigativo con cui viene esaminata la proposta di legge finanziaria e le stesse proposte di emendamento presentate dall'opposizione, accolte da un atteggiamento molto, molto liquidatorio da parte della maggioranza, sfugge il senso del tentativo della proposta, che comunque rimane agli atti, di modificare un sistema di programmazione territoriale che oggi presenta notevoli difficoltà attuative.
Io vorrei ricordare davvero che le risorse finanziarie previste in programmi integrati d'area, patti territoriali, contratti di programma, contratti d'area che sono attualmente inutilizzate. La stagione della programmazione integrata in Sardegna venne avviata circa dieci anni fa, esattamente dieci anni fa con la legge numero 14 del 1996; tutti conoscono le difficoltà che i programmi integrati d'area incontrarono nella loro applicabilità, proprio per il fatto che l'integrazione tra i progetti e le diverse azioni e le diverse responsabilità dei soggetti, dei protagonisti pubblici e privati della programmazione, era di fatto ostacolata da un sistema amministrativo, un sistema di procedure, di vincoli nella approvazione in particolare degli strumenti urbanistici che di fatto ha reso molto spesso inattuabili questi programmi, oppure attuabili soltanto in parte, prevalentemente nella parte pubblica, non realizzando quindi quella effettiva integrazione tra l'intervento sull'infrastruttura, l'intervento sull'urbanizzazione e l'intervento privato, posto in essere dall'imprenditore che, si diceva allora, doveva essere in qualche modo collegato con l'azione della programmazione pubblica.
L'inefficienza di questo sistema si rivelò da subito, fin dai primi mesi di applicazione di quella legge. Ma purtroppo anche le leggi nazionali successive, quella su patti territoriali, contratti d'area e contratti di programma, non intervennero direttamente su questo problema.
Credo che il tentativo avanzato con questo emendamento di prevedere uno strumento come quello del programma integrato di sviluppo, che possa essere promosso da diversi soggetti (Stato, Regione, altri enti locali, ma anche di privati singoli o associati) e collegato con altri livelli di programmazione, possa costituire un utile contributo che, se non in questa finanziaria, nel futuro potrebbe essere preso in considerazione. Noi non possiamo sfuggire all'esigenza di evitare che la destinazione delle risorse pubbliche possa di fatto alimentare soltanto una montagna inesauribile di residui passivi, a fronte di programmi di intervento che potrebbero raggiungere il loro scopo solo se ci fosse un'effettiva semplificazione delle procedure amministrative.
Credo che sia responsabilità comune affrontare coraggiosamente questo problema e individuare soluzioni, così come questo emendamento fa, anche se purtroppo l'ambiente normativo in cui viene inserito non è quello propizio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (AN). Assessore Pigliare, questo emendamento titola: "programmi integrati di sviluppo". Purtroppo (o per fortuna) ho l'opportunità di rivolgermi solo a lei, Assessore, non essendo possibile dialogare su una materia così importante con il Presidente Soru. Ho partecipato agli incontri che il centro regionale di programmazione ha organizzato in questi ultimi giorni nei territori (e per quanto mi riguarda nel territorio della provincia di Oristano il 4 marzo scorso) e, in linea di massima, ho condiviso, almeno sul piano metodologico e di merito, la proposta che è pervenuta da detto Centro per il completamento del processo di integrazione, avviato con il bando PIT 2001, e poi proseguito con i bandi di misura.
Bisogna ricordare, però, Assessore, che la rimodulazione del POR Sardegna della primavera 2004 ed il Complemento di programmazione del 21 dicembre scorso, conseguenti alla valutazione intermedia 2000-2003, hanno modificato parti importanti del quadro di riferimento anche per la progettazione integrata, ma non hanno capovolto la strategia del POR 2000. Infatti questo stesso documento di metà periodo - leggo per evitare di omettere anche le virgole - afferma, nella sua analisi, che "l'obiettivo generale del POR Sardegna contiene un elemento caratterizzante rispetto al QCS, ed è quello della coesione delle aree interne. Tuttavia i modi e gli strumenti con i quali si intende perseguire questo obiettivo appaiono scarsamente incisivi. La possibilità di indirizzare con maggiore determinazione il POR in questa direzione dipende quindi anche dalla capacità di mettere a fuoco obiettivi, strategie e strumenti efficaci per la coesione, a cominciare dai Progetti integrati territoriali, per i quali è opportuno individuare soluzioni capaci di favorire un reale riequilibro di risorse".
Ho fatto questa citazione riprendendo sempre l'emendamento numero 321, che diventerà argomento centrale di questa discussione, perché è un emendamento straordinariamente importante per certi versi e vorrei fosse compreso veramente da tutti quanti. Voglio dire che non c'è dissenso da parte mia sulla progettazione integrata così come è stata concepita dal Centro regionale di programmazione, però l'attenzione deve essere necessariamente concentrata sulla conduzione dei laboratori territoriali provinciali, dei quali abbiamo sentito parlare ma che, purtroppo, a tutt'oggi, non sono ancora stati attivati. I laboratori territoriali provinciali sono un elemento indispensabile per far sì che la coesione non sia calata dall'alto, ma sia un qualcosa maturato nei territori. Da qui nasce il nostro emendamento numero 272.
Noi vogliamo che non ci sia un centralismo ulteriore, ma che ci sia una elaborazione della progettazione integrata territoriale da parte di quei territori che hanno bisogno della coesione, quindi hanno bisogno di sviluppo e che sono in ritardo rispetto a tutte le altre aree. Questo è il concetto e credo che su questo non siamo molto distanti, probabilmente. Ma per fare questo è possibile utilizzare l'emendamento numero 321 nella forma e nelle modalità che sono emerse in quest'Aula? Io credo proprio di no. E d'altronde l'individuazione, la definizione e presentazione di progetti integrati, la negoziazione tecnica e la valutazione dei progetti chi la fa e come? Su questo noi vogliamo delle risposte, assessore Pigliaru, perché è una materia estremamente importante e rilevante, perché da ciò che appare - lo dico anche con una certa sofferenza e dispiacere - a me sembra che si voglia ricondurre tutto quanto a un unico vertice.
PRESIDENTE. Prego, concluda, onorevole Diana.
DIANA (AN). E se fosse un vertice composto da molti vertici, nel senso che possiamo partecipare tutti quanti (parlo dell'Aula, del Consiglio regionale) potrebbe anche andare bene, ma se il vertice è uno solo, e per altro deve rispondere a un tutt'uno che non riusciamo a individuare, questo ci preoccuperebbe molto.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 272. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LICANDRO, RASSU, DIANA, BIANCAREDDU, ARTIZZU, LIORI, Matteo SANNA.)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 272.
(Segue la votazione)
Prendo atto che i consiglieri FRAU, CALIGARIS e FLORIS VINCENZO hanno votato contro
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MURGIONI - PETRINI - PISANO - PORCU - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PILI - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 51
Votanti 51
Maggioranza 26
Favorevoli 16
Contrari 35
(Il Consiglio non approva).
Passiamo all'emendamento numero 271. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, anch'io, come hanno fatto l'onorevole Cappai, l'onorevole Cappelli e l'onorevole Floris, vorrei protestare per l'assenza non del Presidente della Regione, ma del collega Uras che ha mostrato più volte di essere capace di svincolarsi dalle regole imposte e di poter offrire un contributo a questo dibattito. Rivolgo quindi un appello ai compagni comunisti perché possano riportarci in aula se non Soru almeno Uras, perché credo che avremo modo, nel prossimo emendamento, di spiegare come una manovra finanziaria si possa sostanziare. Invito davvero i colleghi, anche della coalizione, a offrire tutti gli spunti necessari perché i colleghi della maggioranza comprendano fino in fondo che cosa significa il piano straordinario per il lavoro e cosa invece è stato scritto nell'emendamento proposto dalla Giunta che poc'anzi anche il collega Diana ha richiamato.
Il mio è un voto favorevole all'emendamento numero 271. Molti non hanno la consapevolezza di come si sviluppa il normale iter burocratico di un piano attuativo di varianti di iniziativa pubblica o privata relativa a un piano urbanistico comunale e cosa significhino queste per l'economia. Del resto chi mal pensa è perché ha mal fatto. Alcune parti politiche ritengono che le iniziative private riguardino sempre e solo speculazioni immobiliari. Vi è questa atavica e negativa concezione secondo la quale urbanistica vuol dire cementificazione. E' una visione storica del centrosinistra, della sinistra in particolar modo, tutto ciò che è urbanistica è speculazione; sarà che dove hanno governato non c'era urbanistica, ma c'erano le speculazioni.
E' evidente che lo scopo della proposta che noi avanziamo è quello di riaffermare la dignità costituzionale degli enti locali. E' indispensabile che l'ente locale possa godere di una totale autonomia per quanto riguarda la partita dei piani attuativi e degli strumenti di attuazione dei piani urbanistici comunali. E diciamo che devono essere approvati con atto unico, cancellando tutte quelle lungaggini, quelle procedure che sono contenute nella legge numero 45 dell'89, ripristinando le procedure molto più rapide che erano già state individuate nelle precedenti norme, e mi riferisco all'articolo 34 della legge nazionale numero 865 del 1971.
Quindi è evidente che bisogna in qualche modo far sì, salvaguardando ovviamente il dimensionamento globale del piano, di metterci nelle condizioni di accelerare tutto ciò che è intrapresa economica, ricordando a quest'Aula che urbanistica non significa speculazione e che impresa privata non significa sottrazione di un pubblico interesse, ma molto spesso significa sviluppo dell'economia e quindi crescita del benessere diffuso. Per questo il mio voto sarà favorevole a questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, credo che ci sia poco da aggiungere su questo emendamento perché mi sembra piuttosto chiaro. Il tutto discende dall'emendamento numero 273 nel quale noi abbiamo bene evidenziato i tre problemi che interessano la Sardegna: lo sviluppo dell'Isola attraverso la pianificazione con un processo economico intersettoriale; la crescita occupazionale attraverso il rafforzamento delle politiche attive del lavoro (e ci arriveremo fra poco); la definizione di un processo di decentramento amministrativo in grado di accelerare procedure e azioni con deleghe e trasferimenti di funzioni dalla Regione agli enti locali. Per quanto riguarda questo punto è stato annunciato da parte di qualcuno che esiste già un disegno di legge; ce l'ha detto l'assessore Pigliaru, mi pare ieri sera, quando abbiamo esaminato gli emendamenti. Ora non credo che tutte le volte che dobbiamo esaminare qualcosa di innovativo riguardante la legislazione regionale dobbiamo aspettare il disegno di legge della Giunta, perché agli atti del Consiglio, ma lo dico per conoscenza e perché tutti quanti ne siano informati, agli atti del Consiglio esistono diverse proposte di legge presentate anche da Alleanza Nazionale, dove vengono stabiliti i criteri per il conferimento delle funzioni agli enti locali. Ma esistono anche altre proposte della precedente legislatura, che sono state riproposte anche nell'attuale legislatura. Come è possibile, allora, che dobbiamo aspettare un disegno di legge della Giunta?
Rivolgo pertanto un appello anche alle Commissioni, perché se anziché perdere tempo a esaminare una legge che si sovrapponeva alla manovra finanziaria (parlo di quella sulle Comunità montane) il presidente Maninchedda avesse preso in esame il problema del decentramento amministrativo, probabilmente oggi non discuteremmo di questo. Pare che non ci sia condivisione della progettualità nuova che questa maggioranza vuole portare, perché ogni qualvolta la Giunta presenta un disegno di legge, o fa capire che sta preparando un disegno di legge, la Commissione competente si frappone e inizia un percorso parallelo che spesso e volentieri diventa divergente.
Allora l'appello è quello di esaminare le proposte di legge attualmente esistenti senza aspettare il disegno di legge della Giunta regionale.
Vorrei capire per quale motivo un fatto così importante, che riporterebbe la Sardegna al livello di tutte le altre Regioni d'Italia, per lo meno quelle a statuto ordinario (non conosco la legislazione di quelle a statuto speciale) venga così clamorosamente trascurato. Abbiamo visto anche da poco che sui centri per l'impiego, sul decreto legge numero 112, sulla legge numero 54, registriamo tutta una serie di ritardi che impongono a noi dell'opposizione la presentazione dell'emendamento numero 271. Saremmo stati non coerenti con noi stessi se non avessimo presentato questo emendamento. Certamente verrà bocciato dalla maggioranza e non condiviso dalla Giunta regionale, ma l'accelerazione della pianificazione attuativa in capo agli enti locali credo che sia uno di quegli argomenti che doveva essere uno messo al primo posto.
In campagna elettorale il presidente Soru affermava che bisognava dare respiro agli enti locali, che bisognava dare voce ai rappresentanti dei territori, soprattutto delle zone più interne e di quelle in ritardo di sviluppo, ma nessuno di quegli atti è stato ancora messo in piedi. E oggi che questa opposizione, con i pochi strumenti a sua disposizione, si permette di sollecitare un qualcosa di questo genere, il collega Pirisi salta su dicendo che stiamo facendo demagogia, che stiamo facendo ostruzionismo. Questo non è ostruzionismo, stiamo ragionando su problemi della Sardegna, onorevole Pirisi. Mi rivolgo a lei per la simpatia che la ispira e che mi ispira, siamo legati da una certa amicizia oltre che essere stati colleghi Presidenti di Provincia. Non vorrei che diventaste tutti dei pesciolini che abboccano alla prima esca, però vogliamo ragionarci su questo? Possibile che non ci sia un consigliere regionale che dica o che inviti la Giunta a dire: entro i prossimi due mesi il decentramento amministrativo deve essere avviato e deve essere esaminato in Aula un disegno legge o una proposta di legge esitata dalla Commissione competente. Dov'è l'onorevole Maninchedda? Tace anche lui! E' silente anche lui!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, mi sembra che qui si voglia, seppure con una norma intrusa (ma l'intrusione in questa legge è degenerata, è totale), imprimere un'accelerazione a una esigenza che è riconosciuta non solo dalla maggioranza e dalla opposizione di quest'Aula, ma da tutte le amministrazioni locali della Sardegna. E' stato presentato un disegno di legge in tal senso, sono state presentate proposte di legge, a suo tempo, sia dalla maggioranza che dall'opposizione di allora, quindi credo che un atto di riconoscimento concreto verso gli enti locali e le amministrazioni locali della volontà riformatrice di questa Giunta regionale e della sua maggioranza possa provenire proprio con questo emendamento, laddove appunto si chiede di dare concreta attuazione alla accelerazione della pianificazione attuativa in capo agli enti locali.
All'interno del piano urbanistico comunale, che detta dei parametri invalicabili, in quanto approvati con decreto dell'Assessore competente, in virtù di questo emendamento, l'amministrazione comunale, saltando fossi e fossati burocratici e tutti gli angoli e contro angoli imposti dalla legge, potrebbe mandare avanti varianti agli strumenti di attuazione del piano urbanistico o quanto ritiene opportuno, pur nel rispetto della legge. Questo è il riconoscimento dell'autonomia, di una parte dell'autonomia che deve essere garantita agli enti locali. Mi rendo perfettamente conto che questa è senz'altro una norma intrusa, ma assieme alle altre molteplici norme intruse penso faccia la sua figura.
Non credo quindi che ci sia niente di strano, niente di trascendentale; si tratta di un emendamento che si inserisce nell'alveo dell'azione della Giunta, se è vero che questa Giunta ha una intenzione riformatrice e annunciata nel suo programma elettorale ed iniziata con questa finanziaria e con altri provvedimenti di legge. Quindi costituisce un riconoscimento di questa azione riformatrice e pertanto non vedo perché non debba essere approvato. Per questo motivo il mio voto sarà favorevole.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 270. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Otto consiglieri che appoggiano la proposta? Prego i consiglieri di prendere posto.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, PETRINI, LICANDRO, BIANCAREDDU, CAPELLI, DIANA, CAPPAI.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 271.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: LOMBARDO - RASSU - VARGIU
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - CACHIA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - FADDA Giuseppe - FRAU - GESSA - LANZI - LICHERI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI.
Si è astenuto il consigliere: FLORIS Vincenzo
Voti nulli: PETRINI - PISANO.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 27
Votanti 26
Astenuti 1
Maggioranza 13
Favorevoli 3
Contrari 21
Poiché non è stato raggiunto il numero legale, sospendo la seduta per trenta minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 18.52, viene ripresa alle ore 19 e 22.)
PRESIDENTE. Onorevole Pili, conferma la richiesta di votazione nominale?
PILI (F.I.). Sì.
PRESIDENTE. Poiché non vi è un numero sufficiente di consiglieri che appoggiano la richiesta, si procede con la votazione per alzata di mano.
(Non è approvato)
Poiché l'emendamento numero 270 è privo di copertura finanziaria nelle UPB S03050 ed S03051 proporrei ai proponenti di sospenderne la votazione in attesa di trovare le risorse necessarie; l'alternativa è mettere in votazione l'emendamento senza l'ultimo comma. Onorevole Pili?
PILI (F.I.). Non ho capito qual è il problema tecnico-finanziario.
PRESIDENTE. Dagli uffici mi fanno rilevare che nelle UPB S03050 ed S03051 non c'è copertura finanziaria, per cui prima di mettere in votazione l'emendamento è necessario individuare la copertura finanziaria per l'ultimo comma. Propongo pertanto di sospenderlo e passare all'emendamento numero 269.
PILI (F.I.). Va bene.
PRESIDENTE. Emendamento numero 269. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, il mio voto è favorevole all'emendamento numero 269 che introduce l'articolo 1 quinquies relativo a "decentramento amministrativo, deleghe e trasferimento di poteri ai Comuni". Altri colleghi, intervenendo stamani nella discussione generale, hanno sottolineato il richiamo che con questo emendamento si vuole fare al Consiglio regionale, a quel poco che resta del Consiglio regionale, o meglio delle sue funzioni, per quanto riguarda il trasferimento ai Comuni di tutte quelle funzioni che hanno la possibilità di essere meglio gestite da parte dell'ente più vicino ai cittadini.
Oggi questa necessità di trasferimento di poteri e di risorse agli enti locali appare ancora più stringente. Vi è infatti una tendenza nazionale, riconosciuta costituzionalmente, che attribuisce al Comune, alla Provincia, allo Stato e alla Regione una pari dignità costituzionale, una riconoscibilità costituzionale di pari grado, ed è evidente che questo principio debba essere trasferito, e noi riteniamo debba essere trasferito, anche a livello regionale.
Vi è inoltre una ragione politica ancora più forte perché questo articolo venga introdotto nella legge finanziaria. Oggi in Sardegna vi è il tentativo di riportare all'attenzione della visione istituzionale della Regione quel centralismo che cerca di escludere tutto ciò che non fa parte di quel sistema regionale e di tagliare ciò che invece è delegato alle autonomie locali. Si percepisce, si tocca con mano, vi è una diffusa sensazione, e la testimonianza e anche le dichiarazioni rese ieri al convegno sulla riforma della Regione e degli enti locali dal Presidente dell'ANCI Sardegna, confermano tutto ciò. In quell'occasione il Presidente dell'ANCI ha detto: "Ad oggi, ad otto mesi dall'insediamento di questa Giunta, la conferenza Regione-enti locali non è stata mai convocata". Cioè lo strumento istituzionale di dialogo tra due soggetti importanti, l'ente locale, cellula fondamentale e vitale dell'economia regionale, e la stessa Regione, è stato totalmente eluso. Quindi è evidente che la nostra sollecitazione ad introdurre e portare avanti un progetto che in tal senso può offrire delle risposte puntuali diventa assolutamente doverosa.
E' anche doveroso però richiamare, così come facciamo, l'esercizio unitario di alcune competenze regionali che, qualora occorra appunto conservarne l'esercizio unitario, devono essere riservate alle Province o alla stessa Regione. La disciplina delle funzioni amministrative degli enti locali viene demandata, da questo emendamento, agli statuti e ai regolamenti dei Comuni, nell'ambito della legislazione statale e regionale, in modo da assicurare una certa uniformità, conservando però l'autonomia dell'ente locale di darsi regole e competenze in base alle proprie esigenze.
Noi riteniamo che questo sia un passaggio che era giunto già a compimento nella precedente legislatura nel lavoro svolto congiuntamente dalla conferenza delle autonomie locali e dalla Regione. E' quindi una richiesta che noi riteniamo di poter sostenere con questo emendamento, un emendamento compiuto che costituisce un impegno fondamentale del governo della Regione, ma che questa Giunta che non ha mandato, questa Giunta che non ha poteri, questa Giunta senza deleghe certamente non può accogliere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, ammesso, ma comunque non concesso, che si possa parlare in quest'Aula con la costante assenza del Presidente della Giunta, riesce veramente difficile parlare anche in assenza dell'Assessore della programmazione.
SECCI (La Margherita-D.L.). E' tutto il giorno seduto lì!
PILI (F.I.). Eh, siamo rimasti anni seduti!
SECCI (La Margherita-D.L.). Ma per favore!
CAPELLI (U.D.C.). Vorrei sottolineare al nervosissimo Presidente Secci che...
SECCI (La Margherita - D.L.). Sono calmissimo, onorevole Capelli, abbia riguardo; l'Assessore non si è spostato un attimo in tutto il giorno; abbia riguardo! Ha seguito i lavori per tutto il giorno.
PRESIDENTE. Onorevole Secci, per cortesia.
CAPELLI (U.D.C.). Vorrei segnalare all'onorevole Secci che più volte quando si è costretti a seguire i lavori dai banchi della Giunta è stata chiesta un'interruzione di cinque minuti e se non lo facevamo qualcuno staccava anche le poltroncine dalla sedia. Comunque non ho detto che sto zitto e che non continuo a parlare; vorrei solo recuperare il tempo perso con questa interruzione, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, si rivolga alla Presidenza e non all'onorevole Secci.
CAPELLI (U.D.C.). Io ho una grande stima e fiducia nell'assessore Pigliaru, e non è né una novità, né ho nessuna difficoltà ad ammetterlo. Pertanto, diversamente da altri rappresentanti della Giunta che continuano a "far clientele" e a non rispondere alle interrogazioni che gli vengono rivolte, o a rispondere in maniera tendenziosa, vorrei che l'assessore Pigliaru potesse seguire quanto sto dicendo o quanto avevo intenzione di dire. Molto spesso il Presidente Secci si sente colpito; ovviamente "chi ha orecchie per intendere in-tenda, e gli altri in roulotte". Volevo far presente alcuni passaggi del 1965 che sono riferiti all'articolo 269, cioè al decentramento amministrativo.
Si diceva allora - cito la Commissione Medici - che la Regione doveva delegare di regola agli enti locali, c'era quindi da attendersi che - salto alcuni passaggi - "la Regione applicasse subito questa norma della Costituzione repubblicana. Questo ha fatto sì che al potere autoritario di uno Stato lontano e accentratore che sedeva a Roma si aggiungesse quello vicino ed assiduo della Regione che sedeva a Cagliari. Le popolazioni della Sardegna che avevano guardato all'Istituto regionale con viva speranza cominciarono ad essere insidiate dall'antico morbo della sfiducia. Tanti constatarono che il potere decentrato vicino era più clientelare e paternalistico di quello lontano". Aggiungerei ancora: "Non è decisivo il fatto che determinate opere possano essere compiute meglio e più rapidamente da un organo centrale; decisivo è l'avvento di un capace e sano governo locale. Ecco perché non si deve essere ipnotizzati dai fatti della tecnica, ciò che conta è la vita del popolo sardo". Questo affermava nel 1965 un autorevole senatore della Repubblica che aveva passavo ai raggi x la struttura sociale della Sardegna.
Allora se, continuo ad insistere, vige ancora la buona regola dell'ascolto e la possibilità di contribuire realmente al miglioramento di questa finanziaria, vorrei, nel momento in cui ne avrà la possibilità, che l'Assessore mi dicesse perché su questo emendamento che enuncia un principio, che delega poi alla Giunta la presentazione di un apposito disegno di legge, perché la Giunta è sfavorevole. E' un principio anche questo affermato nel documento di programmazione economica e finanziaria e nel programma presentato da questo Presidente; del resto non si codifica all'interno di questo emendamento il come e il quando deve essere effettuata la delega e il decentramento amministrativo, ma si cerca di ridare al Consiglio quel ruolo che nella finanziaria e negli emendamenti stessi presentati dalla Giunta viene continuamente calpestato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (AN). Signor Presidente, riprendo i concetti che precedentemente avevo iniziato a portare all'attenzione dell'Aula. Il sistema delle autonomie locali è profondamente cambiato, ma è cambiato a tal punto che un emendamento come questo, che recita "decentramento amministrativo, deleghe e trasferimento di poteri ai Comuni" senza stabilire esattamente cosa, come e quando, ma prevedendo solo un impegno preciso dell'Esecutivo regionale, non dovrebbe trovare difficoltà ad essere accolto dalla Giunta. Invece non c'è neanche questa disponibilità.
Io non mi appellerò all'assenza dell'assessore Pigliaru perché credo che questa sia una competenza che probabilmente trova con l'assessore Dadea e con l'assessore Sanna interlocutori validi, quanto meno i più validi, per quanto mi riguarda, in assenza, come componente di questo Consiglio Regionale, del presidente della prima Commissione. Da lui ci saremmo aspettati certamente un contributo importante in questa direzione, visto che riesce sistematicamente, o quasi, ad anticipare i problemi ed anche ad inciampare.
Noi siamo passati da uno Stato centralista, dispensatore, sì, garante qualcuno l'ha definito, siamo passati via via, da questo tipo di Stato con tutte le norme di attuazione del decentramento amministrativo, alla situazione determinatasi con la legge numero 59 del 1997 che, come dice qualche commentatore, "nel definire l'assetto, le competenze tra i diversi livelli settoriali ha portato alle estreme conseguenze le previsioni di cui all'articolo 118 della Costituzione, individuando in via diretta negli enti locali i destinatari finali di tutte le funzioni amministrative non espressamente riservate allo Stato".
Pensate quale straordinaria evoluzione sta avvenendo, e questa straordinaria evoluzione non viene presa neanche in considerazione da quest'Aula. Quindi l'invito è forte, pressante. Ho già detto che giacciono in Commissione diverse proposte di legge sul decentramento amministrativo; io credo che uno sforzo da parte del Consiglio regionale e il parere favorevole della Giunta su questo emendamento che non stravolge, non impegna risorse, costituirebbero un atto di grande e disponibilità.
Probabilmente non interessa a nessuno questo argomento, interesserà ai sindaci (l'onorevole Cappai mi fa presente che è entrato l'onorevole Maninchedda che spero presti la massima attenzione a questo emendamento se non è impegnato in altre questioni). Io credo, onorevole Pili, con tutto il rispetto che le porto e che porto a tutti i colleghi consiglieri, che l'onorevole Maninchedda non sia soggetto facilmente addomesticabile. È un soggetto che vive di una sua autonomia; l'abbiamo verificato personalmente ed ovviamente condividiamo molto della sua impostazione nel condurre i lavori della prima Commissione. Vorremmo che esercitasse questo grado di autonomia anche nell'accelerare il processo per la delega e il trasferimento di funzioni e competenze agli enti locali.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 269. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri BIANCAREDDU, DIANA, SANCIU, RASSU, AMADU, CAPPAI, LICANDRO.)
Prego i consiglieri di prendere posto.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 269.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Artizzu ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LICANDRO - LOMBARDO - MURGIONI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.
Si è astenuto il consigliere: CHERCHI Oscar.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 54
Votanti 53
Astenuti 1
Maggioranza 27
Favorevoli 16
Contrari 37
(Il Consiglio non approva)
Metto in votazione l'emendamento numero 268. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, il mio voto su questo emendamento sarà favorevole. Esso nasce anche a seguito degli ultimi fatti che hanno visto il Presidente della Regione arrampicarsi su questioni tecniche ponendo veti e controveti su decisioni delle amministrazioni locali in materia di pianificazione urbanistica e in particolar modo infrastrutturale. Si tratta di azioni che, oltre a provocare danni sul piano economico, rasentano l'ingerenza indebita dell'amministrazione regionale su decisioni già assunte dagli organi competenti, Stato, Regione ed enti locali, in materia di pianificazione urbanistica infrastrutturale.
Con questo emendamento vogliamo ribadire un concetto: su alcune materie la Regione esercita solo un ruolo di coordinamento in sede di programmazione; pertanto ogni forma di controllo regionale nelle materie di cui sopra deve essere soppresso. Tutto ciò alla luce del principio di trasferire ai comuni il potere di decidere per proprio conto tutta una serie di passaggi.
Io voglio richiamare un decreto del Presidente della Regione del 2002, attuativo della legge 24 sui lavori pubblici, al quale sono stati introdotti nuovi parametri che hanno consentito ai comuni di evitare le mannaie dei comitati tecnici dei lavori pubblici, che costituivano un imbuto per tutta l'attuazione dei progetti, facendo giudicare gli stessi da tecnici di pari grado rispetto a quelli comunali.
Abbiamo proposto e abbiamo attivato la responsabilità del procedimento anche nell'approvazione dei progetti; e si ricorderà che per quanto riguarda la stessa emergenza idrica questo potere di approvazione dei progetti era stato totalmente delegato ai comuni e agli altri enti delegati in tal senso. Noi vogliamo riproporre questo; lo vogliamo riproporre in legge sapendo che da un lato così facendo rispettiamo gli enti locali e dall'altro evitiamo che questo ruolo che si sta sobbarcando la Regione costituisca un boomerang per la stessa.
Mi riferisco per esempio all'erogazione dei fondi FERS che costituiranno sicuramente un vincolo ulteriore per quanto riguarda la spesa della pubblica amministrazione se non verranno previste corsie accelerate e se la Regione, così come sta facendo, diventerà invece un settaccio capace di bloccare tutto, comprese le azioni positive messe in campo negli anni passati. È evidente che la soppressione di ogni forma di controllo regionale nelle materie di cui sopra rientra nella logica della pari dignità costituzionale che noi non ci stancheremo di richiamare in quest'Aula e che questa Giunta regionale sistematicamente elude.
Vedete, colleghi, io non vorrei che qualcuno vi avesse tranquillizzato sul fatto che, esaminati questi emendamenti sostanziali tutto poi sia in discesa. Lo dico con estrema chiarezza; non mi piace assolutamente preannunciare quello che si potrebbe configurare nelle prossime ore, nei prossimi giorni, però è certo che se non ci sarà dialogo sugli emendamenti propositivi, su quelli soppressivi noi, non certamente senza alzare il tono delle argomentazioni, faremo tutto quello che sarà necessario per denunciare ancora di più una manovra priva di qualsiasi obiettivo. Il mio voto pertanto sarà favorevole.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 268. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri DIANA, SANCIU, RASSU, AMADU, CAPPAI, SANJUST, Paolo Terzo SANNA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 268.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LICANDRO - LOMBARDO - MURGIONI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - UGGIAS.
Si è astenuto il consigliere: CHERCHI Oscar.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 47
Votanti 46
Astenuti 1
Maggioranza 24
Favorevoli 13
Contrari 33
(Il Consiglio non approva).
Possiamo tornare all'emendamento numero 270 in quanto è stata individuata la copertura finanziaria. L'ultimo comma viene pertanto così modificato: "Euro sessantadue milioni il cui relativo onere per l'ammortamento del mutuo, valutato in euro tre milioni ed ottocentoseimila per ciascuno degli anni dal 2006 al 2035 mediante prelevamento dalla UPB S03006 e dal FNOL e relativo alla tabella A allegata alla legge finanziaria".
Metto in votazione l'emendamento numero 270. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, questo emendamento rappresenta il passaggio cruciale di questa manovra finanziaria. Io non so chi della maggioranza abbia potere decisionale (mi rivolgo pertanto al presidente della Commissione) comunque sappia, considerato questo emendamento rappresenta la prosecuzione di un'iniziativa adottata nella precedente legislatura, quella in cui governava il centrosinistra, che se la sua presentazione non susciterà nell'Aula una giusta riflessione, per quanto mi riguarda, l'opposizione a questa manovra finanziaria sarà totale, con tutto ciò che ne deriverà.
Io vi invito a riflettere, vi invito seriamente a riflettere perché non si può pensare di sottrarre trecento miliardi destinati ai comuni della Sardegna e trecento miliardi destinati al lavoro dei giovani sardi. Altrimenti sarà giustificato qualsiasi atteggiamento pur di bloccare una manovra che si pone contro i comuni e contro i giovani sardi. Lo dico perché se c'è qualcuno della maggioranza che ha responsabilità è opportuno che chieda una sospensione per poter valutare di ritirare quell'"emendamento imbroglio", il numero 321, e convergere su questo emendamento che presenta l'intera copertura finanziaria necessaria per attuare le politiche attive del lavoro in Sardegna.
Se questo non accadrà noi voteremo a favore di questo emendamento, ma certamente vi assumerete la responsabilità politica di aver detto di no, di aver accettato il diktat del Presidente della Regione che se ne sta nascosto da qualche parte perché non ha il coraggio di essere presente in quest'Aula ad ascoltare le critiche, le proposte ed anche i consigli che potreste dare se non foste tutti silenti.
Si sta dalla parte dello sviluppo economico e dell'occupazione o si sta dalla parte del bluff che qualcuno vi ha proposto relativamente al piano straordinario del lavoro? Lo stanziamento che è previsto sull'emendamento numero 321 è a valere sulla UPB S04017, ed è di trenta milioni di euro; qui invece viene previsto un incremento di centosettantadue milioni di euro, compresi quei trenta milioni di euro da voi richiamati. Dovete scegliere. Scegliete trenta milioni bluff o centosettantadue milioni concreti?
Io credo che qualche riflessione debba essere fatta anche per il prosieguo, perché agli atti resta il fatto che noi vi stiamo annunciando, che io per quanto mi riguarda vi sto annunciando, che non intendiamo avvallare nessun intervento di questa finanziaria che non contempli risposte compiute per il lavoro e per l'occupazione. Se passerà questo emendamento sarà una conquista dell'intero Consiglio regionale della Sardegna; se non passerà significherà che Rifondazione Comunista avrà abdicato ad una battuta che l'onorevole Cogodi amava richiamare, "Fermiamoci" - diceva l'onorevole Cogodi quando si arrivava a questo punto - "o si porta carta vera o non si va avanti". E a me, pur essendo di altra parrocchia politica, piace dirvi: "O portate soldi veri o la partita si deve rallentare e qualche volta anche fermare". Il mio voto è ovviamente favorevole a questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, pur avendo dichiarato in precedenza che trovavo difficoltà a parlare in quest'Aula su temi così importanti in assenza del Presidente della Regione che, ripeto, è l'unico politico che possa offrire risposte politiche, nonostante permanga la sua assenza mi sento di dover intervenire per ricordare agli amici di Rifondazione Comunista che i sindaci presenti in quest'Aula anche nella precedente legislatura, pur appartenendo al centrodestra, avevano difeso il piano straordinario per il lavoro.
Stamattina l'amico Uras affermava che nessuno si deve appropriare del piano straordinario del lavoro. Mi dispiace che non sia in Aula, perché con questo emendamento siamo noi ad offrire a lui la opportunità di appropriarsi del piano straordinario del lavoro con la manovra finanziaria 2005. Perché non sfugga a nessuno: i cento milioni di euro che dite che possono essere attinti dai POR non potranno essere utilizzati dai comuni; è un imbroglio, e mi rivolgo ai compagni ed amici di Rifondazione Comunista.
Il mio comune quanto avrà di quei cento milioni di euro? Mi dovrete spiegare come li avrà e quando li avrà e per che cosa li avrà. In questo emendamento, invece, non solo vengono riportati gli stanziamenti all'importo originario, cioè ai centosettantadue milioni di euro, peraltro ricorrendo ad un mutuo piccolissimo (di tre milioni ed ottocentotremila euro) ma si darà la possibilità ai comuni di utilizzare questi fondi e gestirli direttamente, non in base a bandi reali o presunti che la Giunta emanerà.
Cosa andrà a dire Rifondazione Comunista all'estensore e al propositore della legge numero 37 del 1991? Cosa andrete a dire all'onorevole Cogodi che usava questo strumento come arma di ricatto nei confronti delle varie maggioranze per far passare la finanziaria e per non tenerci in Aula? Alcuni colleghi del centrosinistra queste vicende le hanno vissute e penso che non si siano dimenticati. E mentre il centrodestra ha trovato le risorse ricorrendo ai mutui, voi invece state imbrogliando i comuni perché per loro resteranno disponibili solo ed esclusivamente trenta milioni di euro. Ed allora, soprattutto chi è amministratore locale, soprattutto chi è sindaco, soprattutto chi è Assessore comunale, rifletta su questo emendamento, non lo respingi per il semplice gusto di votare contro perché è presentato dall'opposizione. Di tutta la manovra probabilmente è uno degli emendamenti più seri, più ragionati, che maggiormente possono essere utili per combattere la occupazione.
Avremmo potuto anche non trovare la copertura finanziaria, ci sarebbe potuto capitare anche quello, ma mai avremmo detto: "Utilizziamo i fondi POR per ripristinare i centosettantadue milioni di euro". Perché non lo avremmo mai detto? Lo abbiamo sostenuto nei nostri interventi in discussione generale; quei fondi sono aggiuntivi e non sostitutivi; voi invece state utilizzando quei fondi per sanare il "disastro" che avrebbe lasciato il centrodestra. Quando il Presidente Soru sarà in Aula vi fornirò i dati a dimostrazione di chi è che ha indebitato questa Regione. Per il momento il mio voto sarà favorevole a questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Grazie Presidente. Onorevole Pili io non sono cogodiano e quindi non mi fermo quasi mai. Il piano straordinario del lavoro rappresenta un punto fermo dell'azione politica di questa maggioranza e per questa ragione pensiamo sia giusto affrontare tale tematica attraverso un'attenta analisi, tenendo conto degli effetti e dei risultati ottenuti fino a questo momento. L'articolo 19 della legge numero 37 è stato un ottimo strumento, a nostro giudizio, che ha consentito a tante piccole comunità di uscire dall'isolamento attraverso politiche attive del lavoro dirette alle categorie svantaggiate, più deboli, ai giovani, ai disoccupati.
Questa mattina qualcuno dell'opposizione ha ricordato il famoso appello del sindaco di Cagliari, lanciato nella precedente legislatura, per affermare l'importanza del piano straordinario del lavoro. Bene, il comune di Cagliari è tra quelli che ha speso di meno, accantonando ingenti somme e producendo pochissima occupazione. Le cause, a mio giudizio, di tutto questo sono da ricercarsi nell'azione politica della precedente amministrazione regionale che ha svuotato completamente di contenuti l'articolo 19 della legge numero 37. Anzi, nell'emendamento presentato dall'opposizione viene richiamata la lettera C) che è stata una tra le tante cause della distorsione applicativa dell'articolo 19.
Questo aspetto, a nostro giudizio non trascurabile, ci ha convinto della necessità di avviare interventi a favore del lavoro attraverso un piano integrato (che comprenda sia i fondi regionali per tre anni, sia l'utilizzo dei fondi europei) in grado di sostenere nuove iniziative imprenditoriali individuate nell'ambito della nuova programmazione integrata territoriale, che comprenda quindi tutte le azioni già individuate dall'articolo 19 della legge regionale numero 37. Penso che questa nuova formulazione consentirà di aprire una nuova stagione di sviluppo per la Sardegna, in particolar modo per quelle comunità che vivono un forte disagio sociale.
Il mio voto è quindi contrario perché si pone in controtendenza rispetto a ciò che il Governo regionale del centrodestra ha prodotto in questi ultimi anni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). E' pur vero che quando non si hanno argomenti si inventano degli argomenti per giustificare azioni...
(Interruzioni)
SECCI (La Margherita-D.L.). Non esageriamo.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, c'è l'onorevole Secci che ogni volta che parlo è insopportabile!
SECCI (La Margherita-D.L.). Non sto parlando con lei.
CAPELLI (U.D.C.). Sta disturbando me.
PRESIDENTE. Onorevole Secci, onorevole Pili...
(Interruzione)
Prego onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Non è riferito all'onorevole Masia ma, se serve, può essere riferito anche a lui! Io mi asterrò invece nel voto di questo emendamento, pur concordando nell'impostazione e concordando sul fatto che questo emendamento sia stato presentato per continuare il ragionamento che è stato fatto precedentemente. Io ritengo che la politica della ruspa non vada bene; se veramente si vuole assumere una posizione bisogna fino in fondo perseguire i propri convincimenti. Quindi non stanziamo nulla sull'articolo 19 della 37 perché stanziare trenta milioni di euro equivale a non mettere niente.
Lo ripeto, stamattina ho parlato di artifizio contabile, ma la realtà è che ci sono trenta milioni di euro, e questo è indiscutibile, onorevole Licheri, è indiscutibile, ci sono trenta milioni di euro; tanto vale non stanziare nulla perché con trenta milioni di euro l'articolo 19 della 37 non può operare. Pensiamo a liberare i 680 miliardi di vecchie lire, pensiamo a far funzionare l'articolo 19 della legge numero 37, non prendiamoci in giro finanziando l'articolo con trenta milioni di euro o, se vogliamo essere conseguenti fino in fondo, stanziamo una cifra che non rappresenti un trauma per gli enti locali e quindi, con una posizione di buonsenso, confrontiamoci su quale potrebbe essere la cifra che potrebbe traghettare gli enti locali su una futura rivisitazione dell'articolo 19 non sia traumatica per il bilancio regionale.
I soldi li troviamo, possiamo non ulteriormente indebitarci, suggerisco di attingere ai trenta milioni di cui abbiamo parlato prima, aggiungere altri cinquanta milioni o sessanta milioni di euro, per un totale di ottanta o novanta, dai fondi accantonati per il debito futuro della sanità. Altri sessanta sono disponibili nel bilancio e possiamo così coprire un adeguato, congruo stanziamento sull'articolo 19 della 37, uno stanziamento che non costituisca una presa in giro per gli enti locali, per questo Consiglio, per le forze di maggioranza che malvolentieri stanno digerendo tutto ciò pur di continuare a sedere su questi banchi.
Se voi infatti voterete contro i 30 milioni previsti per l'articolo 19 della 37, in quanto, sono convinto, non concordate sull'entità dell'importo, probabilmente ve ne andrete ce ne andremo tutti a casa; il Re-nato (è nato un re) vi manderà a casa, perché vi dirà: "Mi dimetto". Ma che si dimetta una volta per tutte! Almeno gli "proviamo le ruote", si dice da una certa parte, no? Ma andiamo fino in fondo una volta nella vita, con molta dignità! Non si può sostenere che trenta milioni di euro siano una cifra adeguata per il rifinanziamento dell'articolo 19 della 37.
Mi asterrò quindi su questo emendamento per principio però quanto meno, se provenisse un segnale da parte della Giunta si potrebbe ragionare in termini concreti. Non prendiamoci quindi in giro con un finto stanziamento che comunque andrà a sommarsi ai già notevoli residui presenti nel bilancio regionale.
In conclusione vorrei ricordare ai colleghi e alla Giunta il parere espresso dall'Associazione Nazionale Comuni Italiani sull'articolo 19 della 37 e chiederei anche all'ANCI di essere conseguente, sempre che la guida di quest'altro apparato non sia anch'essa sotto ricatto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, parrebbe che in questi ultimi cinque anni le battaglie della sinistra in Consiglio regionale siano state condotte da incompetenti, da incoscienti e che le conquiste ottenute da questa Assemblea, conseguenti proprio a queste battaglie - parlo del piano del lavoro - siano state qualcosa di blasfemo, da non fare, che si ponevano, così come ho sentito dire dalla sinistra, in controtendenza rispetto alle esigenze reali del mondo del lavoro.
C'è da restare allibiti, c'è da preoccuparsi, c'è da condurre una battaglia su questo, con un'occasione così ghiotta in mano al centrosinistra ci sarebbero state le barricate, ci sarebbe stata l'occupazione dell'Aula e così via. Qui parrebbe che sindacati, associazione nazionale dei comuni, enti locali, Consiglio regionale nel suo complesso, non capiscano più niente. Io mi sto domandando dove è Luigi Cogodi, sto desiderando in Aula Luigi Cogodi.
Ho detto stamattina di aver fatto in questi cinque anni un po' di scuola politica grazie a qualcuno che pure ci teneva in Aula giorno e notte su questa battaglia. Ma allora erano tutte balle? Erano tutte balle; ci si è accorti oggi che il piano del lavoro era un'iniziativa inutile, uno strumento contrario alle effettive esigenze delle popolazioni, che l'articolo 19 è stato bistrattato, è stato strumentalizzato e pare che non abbia creato niente. Ma dove è stata la conquista sociale di questi cinque anni? Si rinnega tutto! Si "risputa" tutto; è una vergogna!
Bisogna essere coerenti e sottolineare invece che forse è più opportuno investire quei fondi come penso voglia fare la Giunta, il Presidente, nelle imprese e creare lavoro tramite le imprese. Ma questa è una politica liberale, è una politica di centrodestra, allora lo si fa, non lo si dice e lo si maschera e si tenta con parole meschine di girare e rigirare il tutto in maniera, da un punto di vista politico, poco dignitosa. La verità è che sono previsti trenta milioni di euro sul piano del lavoro, tutto l'altro è da venire e da vedersi. Questa è la verità! C'è la possibilità di intervenire con i fondi del bilancio; se si crede e se si è coerenti lo si faccia, sennò si abbia il coraggio di dire: "Si cambia la politica della 37", punto e basta. Su questo punto possiamo discutere e possiamo anche essere d'accordo per certi aspetti.
Bisogna essere coerenti e chiari, non bisogna aggirare l'ostacolo e far vedere che con un palliativo si salva un moribondo. No, assolutamente non è possibile. Si sia coerenti, si dica la verità, in modo che possiamo confrontarci su questa. E non mi si venga a dire che fa piacere che il centrodestra abbia capito e che il centrodestra non deve appropriarsi del progetto del piano del lavoro. Il centrodestra non si appropria di un bel niente, il centrodestra sta difendendo quello che quest'Aula, il Consiglio regionale della Sardegna all'unanimità, su proposta insistente, sulla base di una lotta condotta, così come hanno detto Uras e gli altri, dal popolo, dai colleghi del centrosinistra e del centrodestra, ha portato avanti per cinque anni conquistando insieme ai comuni una grande vittoria. Oggi si sta rimangiando tutto, si sta calpestando tutto, si sta ripudiando tutto, è un tradimento!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, questo emendamento che avrebbe meritato di essere letto con grande attenzione, soprattutto da parte dei colleghi che hanno avuto l'avventura, il piacere e l'onore di essere amministratori locali. Probabilmente, infatti, se avessero letto con attenzione il comma quinto avrebbero capito perché ci affanniamo tanto a far capire al Consiglio regionale ed anche ai colleghi di Rifondazione Comunista l'importanza di questo emendamento. Perché è vero, condivido anche le ultime considerazioni dell'onorevole Rassu: se vogliamo veicolare trenta milioni di euro sull'articolo 19 della legge 37, beh, insomma, forse è meglio chiudere baracca e burattini e destinare quelle risorse con modalità diverse, con una legge diversa, con un sistema che veramente faccia capire ai sardi, alla gente, agli amministratori, qual è l'intervento importante che stiamo mandando avanti.
Con trenta milioni di euro certamente non si risolve il problema, non si soddisfano le esigenze di Rifondazione Comunista, ma soprattutto non si soddisfano le esigenze dei comuni. E il parere riportato dall'ANCI, dall'onorevole Capelli è emblematico. Nessuno ha il coraggio di dire che non vogliamo più l'articolo 19 della legge numero 37. Certo, è vero che è così, ma la paura qual è? La paura è che se si abolisce l'articolo 19 della legge numero 37 o se non utilizziamo più l'articolo 19 della legge numero 37 ci sia (e c'è veramente) il vuoto assoluto. Ed allora bisogna sforzarsi tutti quanti, e lo sforzo l'avrebbe dovuto fare la Giunta che probabilmente lo ha fatto con l'emendamento numero 321. Noi riteniamo, infatti, che con l'emendamento numero 321 non si superi nessuna delle difficoltà che gli enti locali registrano oggi, soprattutto per il rispetto del patto di stabilità e dei primi tre titoli dei loro bilanci.
Voglio ricordare che le risorse della legge numero 37 vanno a modificare e vanno a creare dei problemi sul patto di stabilità, visto che con la finanziaria nazionale è stata ridotta dal 25 al 12 per cento la capacità di indebitamento e di contrazione dei mutui delle amministrazioni locali. Ed allora perché noi abbiamo inserito il quinto comma: "La ripartizione delle risorse ai comuni avviene con i criteri di cui alla legge regionale 25"? Perché in questo modo i comuni finiscono per essere avvantaggiati due volte; perché gli diamo le risorse senza ripercussioni sul patto di stabilità e perché le risorse erogate con le modalità della legge numero 25 vengono utilizzate anche per la spesa corrente, che costituisce il grosso problema attuale degli enti locali.
E quindi in questo modo si dà una risposta; questo può essere un articolo sostitutivo dell'articolo 19 o integrativo dell'articolo 19 ma costituisce una modalità diversa. Ci siamo sforzati di trovare una soluzione alternativa; è questo che stiamo cercando di capire noi e di far capire a voi. Comprendiamo che non è una materia che probabilmente si può affrontare nell'arco di una discussione di cinque o di dieci minuti, però quello che a noi dispiace, fondamentalmente, è il disinteresse su questo argomento, è questo il problema di cui continuiamo a parlare oggi. Non c'è nessuna interlocuzione, a parte l'interlocuzione esclusivamente politica del Capogruppo di Rifondazione Comunista non c'è stato un consigliere che abbia voluto affrontare il problema.
E' possibile che qui dentro non ci sia un consigliere regionale del centrosinistra che conosca la materia almeno quanto noi e che possa dirci come la pensa su questo argomento? Anche su questo siamo silenziosi? Anche su questo non dobbiamo affrontare il dibattito? Questo è un emendamento che risolve un problema, non li risolve tutti certamente, ma offre una risposta. Vi assicuro che questo emendamento, sottoposto all'attenzione di tutti i sindaci della Sardegna, incanterebbe il gradimento di tutti, perché è la risposta ai bisogni e alle necessità dei comuni della Sardegna, dei comuni e delle province ovviamente, ma soprattutto dei comuni.
E allora non si vuol offrire una risposta neanche in questo senso? Non c'è un barlume di indirizzo, non c'è neanche la possibilità di capire da uno sguardo… No, niente, c'è una chiusura totale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io voterò provocatoriamente a favore di questo emendamento, il numero 270, al quale ho apposto provocatoriamente la mia firma. E vorrei invitare qualche collega del centrosinistra, che magari avesse voglia di fare una riflessione, nei cinque minuti di dichiarazione di voto, a ragionare insieme a me sul problema.
A differenza del collega Rassu, il quale afferma: "Il Consiglio nella sua totalità ha sposato il piano straordinario per il lavoro, lo ha fatto proprio il centrodestra", a me sembra che, almeno l'ultima volta che ricordo, quando si votò a scrutinio segreto sul piano straordinario per il lavoro vi furono 40 voti a favore e 39 contrari, quindi una maggioranza proprio risicata. Beh, io ero tra quei trentanove, quindi rivelo oggi in Aula che io non ero tra quei quaranta che difesero il piano straordinario per il lavoro, ero fra i trentanove che persero, che furono sconfitti, e con noi fu sconfitta la filosofia che portavamo avanti e che, guarda caso, è la stessa identica filosofia che oggi viene sostenuta dall'amico Licheri, Capogruppo di Rifondazione Comunista.
Io credo che se Kafka vivesse ancora si siederebbe nelle tribune dietro di noi, riempirebbe appunti e scriverebbe un altro "Castello" più bello e senz'altro anche più denso di notizie e di spunti gustosi che, comunque sia, in quest'Aula si colgono. Dice l'amico Licheri che bisogna fare un'attenta valutazione di quanto il piano straordinario del lavoro ha prodotto e, una volta individuati i meccanismi e i marchingegni che non hanno funzionato, lì andare a tagliare, per non ripetere gli stessi errori, per non riproporre procedure rivelatesi fallimentari. E' esattamente quello che qualche consigliere di centrodestra suggeriva (evidentemente non erano tutti che ragionavano così, sennò non sarebbe stato rifinanziato sino all'impossibile un piano straordinario che non produceva lavoro) è esattamente quello che qualche consigliere di centrodestra ha ripetuto sino all'esaurimento delle proprie capacità vocali, cerebrali e di ragionamento in Commissione, in Aula e ovunque gli sia stato possibile ripetere. Perché? Perché Rifondazione Comunista ha lanciato un boomerang e il boomerang torna puntualmente sulla testa di chi lo lancia, come ci viene insegnato in Australia.
L'uso improprio del piano straordinario del lavoro da parte dei comuni era noto ed evidente a tutti sin dalle prime annualità, nel senso che la lettera c) era diventata una forma parallela di finanziamento ai comuni, i quali comuni chiedevano che la lettera c) venisse mantenuta in piedi e che si continuasse a finanziare il piano straordinario del lavoro, per continuare ad aprire cantieri, per poter restaurare biblioteche, per poter costruire centri di accoglienza, per poter realizzare una serie di opere pubbliche altamente meritorie che probabilmente hanno cambiato la faccia della Sardegna e di molti comuni della Sardegna in questi anni, ma che col lavoro non avevano niente a che vedere.
Il vostro Assessore ha scritto nel DPEF che le politiche attive del lavoro non si chiamano più neanche così che le vere politiche del lavoro si realizzano quando marcia l'economia; se l'economia marcia c'è lavoro, se l'economia non marcia è inutile promuovere politiche di sostegno ai comuni, è inutile promuovere politiche di sostegno in un certo senso drogate per creare posti di lavoro che poi puntualmente le aziende fanno sparire non appena vengono meno i sussidi erogati dalla Regione.
Quindi questo è il problema fondamentale, questo è il problema con cui quest'Aula si sta confrontando anche oggi e questo è ciò che noi, almeno per quanto ci riguarda, abbiamo voluto paradossalmente sottolineare con questo emendamento che va incontro all'esigenza dei comuni, di continuare a ricevere dei finanziamenti la cui mancanza, ormai, costituirebbe una tragedia, e voi lo sapete benissimo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, signori Assessori, nell'esprimere il mio voto a favore dell'emendamento numero 270, credo che sia importante evidenziare come esso miri ad apportare delle modifiche sostanziali a questo disegno di legge intervenendo in maniera incisiva sull'occupazione, conferendo agli enti locali la delega in materia di politiche attive del lavoro. Come ho sostenuto altre volte, a una legge finanziaria debole, se non addirittura vuota sul fronte dell'iniziativa economica, noi crediamo sia indispensabile rispondere con un'azione forte, che metta in condizione i comuni di offrire risposte concrete e rapide al malessere ormai diffuso nel territorio della Sardegna e alle gravi necessità in cui si trovano i cittadini, in modo particolare quel 19 per cento di disoccupati.
La nostra economia, che sta già attraversando una fase di forte crisi, con ulteriore riduzione dei livelli produttivi ed occupativi, necessita di interventi immediati, ma non avventati. E questa è una proposta che si colloca in un ambito di concretezza, che tiene conto non solo delle situazioni di crisi, ma individua anche le risorse e i metodi per farvi fronte.
La situazione in cui versa il nostro tessuto produttivo è sotto gli occhi di tutti. Ci sono comparti da sempre strategici per la nostra regione, che si trovano in uno stato di agonia, contribuendo in modo determinante ad aggravare e accentuare la crisi occupazionale. La situazione di crisi generalizzata interessa soprattutto le zone interne della Sardegna, i paesi e i comuni che già soffrono le conseguenze negative dell'isolamento. Sono coinvolti soprattutto i territori interni che il Presidente, almeno a parole, è sempre intenzionato a valorizzare.
Le politiche attive del lavoro sono oggetto, oggi, di un contrasto interno alla maggioranza, perché nella sua opera di cancellazione la Giunta non ha finanziato il piano del lavoro, uno dei cavalli di battaglia di Rifondazione Comunista, componente politica purtroppo (mi dispiace) dormiente su questo argomento. Piano che il centrodestra aveva reso funzionante e efficace. Io mi rivolgo a quanti in quest'Aula hanno annunciato che erigeranno le barricate pur di difendere quel piano, chiedendo loro di valutare con attenzione l'efficacia e la fattibilità di applicazione del provvedimento.
L'emendamento in votazione è importante, inoltre, perché offre finalmente agli amministratori locali la possibilità di dare risposte efficaci alle richieste dei cittadini, in modo particolare quelli più deboli, cioè quel 17 per cento di disoccupati che oggi, in soli otto mesi di governo Soru, è salito al 19 per cento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.). Onorevole Pili, io penso che avrebbe dovuto condizionare l'avvertimento, la minaccia, la raccomandazione, non so bene come interpretarla, di tenerci in aula molto più a lungo di quanto già non stiate facendo, alla mancanza di una risposta positiva su questo emendamento, almeno attraverso una sospensione. Io penso che ci sarebbe stato su questo argomento un maggiore dibattito se non avessimo assistito a diciotto dichiarazioni di voto sul titolo. Mi chiedo che dibattito si possa instaurare quando il modo di procedere è questo!
E comunque, nel merito dell'emendamento di cui stiamo parlando, si tranquillizzino i colleghi della opposizione: abbiamo la coscienza a posto. Abbiamo la coscienza a posto per quanto riguarda la storia del piano del lavoro, non per quanto riguarda questo emendamento, perché cercherò di spiegare che questo emendamento non ha nulla a che vedere col piano straordinario del lavoro, che è stato finanziato per sette anni, e non ha niente a che vedere con le politiche di attenzione alle fasce deboli e alla creazione di lavoro stabile.
Voglio ricordare, a me stesso prima che agli altri, e penso che ci sia qualcuno che la memoria l'ha lasciata da una parte, che lo slogan dell'articolo 19 della legge numero 37 era: "Mille miliardi per lo sviluppo e l'occupazione, piano straordinario per il lavoro". I padri erano tanti, seppure oggi si può dire o si cerca di dire che padri questa legge non ne ha avuto. Io, assieme al all'assessore Pier Sandro Scano, ero (anche allora) Presidente della Commissione bilancio, e ricordo che tantissimi colleghi della maggioranza di allora sostennero quello sforzo importante, straordinario e sofferto perché comunque si diceva che mille miliardi erano un fardello pesante per le casse della Regione. E questi mille miliardi o questi 300 miliardi di vecchie lire all'anno non possono costituire una costanza di spesa. Penso che ci sia la convinzione da parte di tutti. E non può sostenere questo chi ha cercato per cinque anni, invano, di cancellare e di spazzare via (poi possiamo anche leggere gli atti), una politica di attenzione alle fasce deboli, perché l'interesse che valeva tutelare era di tutt'altro tipo.
Questo emendamento, onorevole Pili, non risponde assolutamente a nessuna delle ragioni che avete cercato di sostenere. Qualche collega farebbe anche bene a leggere attentamente i provvedimenti che appoggiare. Questo emendamento numero 270 costituisce infatti esclusivamente o quasi esclusivamente un finanziamento straordinario ai comuni per attività di opere pubbliche, ma di opere pubbliche non intese in senso di investimento. Il comma secondo prevede infatti che 140 milioni di euro siano finalizzati a investimenti in conto capitale, specificati al comma 4 dell'emendamento (riqualificazione urbana ed extraurbana, manutenzione patrimonio pubblico, verde pubblico attrezzato).
Io faccio sforzi a pensare che questa possa essere una destinazione di risorse che vada nel segno di quello che si cerca di sostenere difendendo Cogodi, dicendo di difendere Cogodi. Penso che l'onorevole Cogodi avesse altri pensieri sulla destinazione delle risorse per il piano straordinario per il lavoro.
L'altro aspetto che non mi convince, Presidente e colleghi, è che si parla di una copertura finanziaria che mi sembra difficile recuperare. Il primo riferimento degli 80 milioni di euro al capitolo delle entrate 03008, riguarda infatti il fondo di riserva per la legge numero 268 del 1974. Chi ha seguito i lavori con attenzione in Commissione si ricorderà che di questi 85 milioni allocati in quella posizione ben 60 sono già in pagamento e quindi non ci sono disponibilità...
PRESIDENTE. Concluda, consigliere Secci.
SECCI (La Margherita-D.L.). Gli altri 25 costituiscono una riserva che è giudicata prudentemente necessario mantenere dove sta, perché l'operatività della legge numero 268 non è ancora conclusa e potrebbero ravvisarsi necessità. Per quanto riguarda, quindi, i 62 milioni per contrarre il mutuo ho detto che a mio avviso non si ravvisano in questa partita investimenti tali da giustificarlo. Per il resto i 30 milioni sono quelli che abbiamo stanziato e che, onorevole Pili, onorevoli colleghi, scaturiscono da un processo di modifica sostanziale del provvedimento dovuto non a riserve nella destinazione delle risorse, ma alla necessità di contrarre la spesa.
Il provvedimento che scaturisce dall'opposizione dell'emendamento numero 321 è ben diverso da quello che la Giunta aveva proposto, che la Commissione ha discusso nel segno di una maggiore attenzione a queste problematiche che noi vogliamo veramente portare avanti, veramente sostenere, perché crediamo nella loro opportunità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, intervengo a sostegno dell'emendamento numero 270 perché pienamente convinto di un fatto: la storia ci deve ricordare che la legge numero 37 del '98 fu votata (adesso non ricordo in quale dei Governi Palomba) sostenuta, voluta da quest'Aula in un periodo in cui la drammaticità della disoccupazione era arrivata a livelli tali da sfiorare la tragedia per molte famiglie dell'Isola. Io dico che bisogna avere proprio la memoria corta per non ricordare quali furono le motivazioni sociali e politiche che indussero quest'Aula ad approvare quella norma.
Devo dire che il buon collega Uras, col quale ho condiviso delle esperienze legate alla promozione delle politiche attive del lavoro nel corso degli ultimi anni, da direttore dell'ente che seguiva queste tematiche è buon testimone di quali risultati la legge 37 abbia contribuito a realizzare in Sardegna dal momento della sua entrata in vigore. Noi sappiamo benissimo che i livelli di occupazione in Sardegna sono cresciuti, che i livelli di disoccupazione in Sardegna sono diminuiti (ricordo che allora toccava punte del 30 per cento), non abbiamo raggiunto senz'altro i tassi di occupazione conseguiti nel Nord e nel Nord-Est in particolare, però possiamo dire che si sono iniziati dei percorsi che hanno portato, caro consigliere Secci, a ottenere proprio durante i Governi di centrodestra che si sono succeduti nella dodicesima legislatura il raggiungimento dei questi risultati. Risultati che si possono osservare nei rendiconti trimestralmente pubblicati dall'osservatorio regionale sull'occupazione. Questi rendiconti forniscono dei dati, assessore Salerno, che dovrebbero far meditare lei e che dovrebbero far meditare il Gruppo che la sostiene in questa maggioranza, sul fatto che davvero 30 milioni di euro possano continuare a sostenere le politiche attive del lavoro in Sardegna.
Io non ho vissuto, consigliere Secci, consigliere Licheri, non abbiamo vissuto di sicuro le esperienze dell'Aula quando è stata promulgata questa legge, ma non abbiamo vissuto neanche tutto il periodo di attuazione della stessa legge, abbiamo però potuto osservare i benefici che da essa i nostri cittadini hanno ottenuto; quei cittadini che avevano bisogno di interventi quali il piano straordinario per il lavoro per poter sperare in un futuro, un futuro lavorativo, un futuro che potesse garantire loro la sopravvivenza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, signori Assessori e signore, colleghe e colleghi, nell'annunciare il mio voto favorevole all'emendamento in discussione volevo ripercorrere brevemente il contenuto di un incontro avvenuto nei locali di una nota emittente televisiva, un incontro preelettorale, al quale presenziò anche l'onorevole Uras, oltre ad alcuni colleghi che mi ha fatto piacere poi ritrovare all'interno di quest'Aula.
Eravamo in campagna elettorale e l'onorevole Uras durante questo incontro televisivo, da simpaticone qual è, riuscì a far convergere tutto il dibattito sul problema della legge 37; era preparatissimo (credo che lo sia ancora, anche se vorrei sentire la sua opinione su questo emendamento) ed evidenziò tutti gli aspetti positivi e negativi di questa legge, una legge che ha ricevuto da parte del centrodestra una grande attenzione, dimostrata poi con i fatti e soprattutto con i numeri e con le cifre. E sono proprio le cifre che mancano in questa finanziaria, quelle cifre stratosferiche che la piccola pattuglia di Rifondazione Comunista, nella passata legislatura, coadiuvata dai partiti che componevano l'opposizione (se non ricordo male 38 consiglieri) riuscì, attraverso emendamenti ed attraverso forti pressioni, e paralizzando anche il lavoro stesso dell'Aula (io vi ho assistito da spettatore) a far inserire nella finanziaria.
Oggi questa legge importante, strategica, viene messa nel dimenticatoio. Ed è triste vedere i colleghi di Rifondazione Comunista ammainare la bandiera del lavoro, quella bandiera che forse ha consentito loro di esser qui oggi in sei e di poter esprimere l'Assessore del lavoro. E' triste vedere i colleghi di Rifondazione estraniarsi dal dibattito su un emendamento che noi riteniamo strategico, riteniamo fondante e soprattutto riteniamo importantissimo per il rilancio dell'occupazione in Sardegna.
Mi dispiace soprattutto perchè su questo emendamento io per primo, forse sono troppo ingenuo - forse per la giovane età, forse per la scarsa esperienza dell'Aula - mi aspettavo una convergenza di opinioni, una convergenza di idee che avrebbe portato sicuramente un miglioramento alla finanziaria oggi in discussione. Ma così non è, e quando il collega Licheri sventola cifre e dati che, sinceramente in qualche caso non si capisce da dove li ha abbia attinti, credo che farebbe meglio a riflettere sul fatto che comunque, al di là della composizione del Gruppo di Rifondazione, questo è un argomento che merita grande attenzione da parte di tutti, a prescindere dal posizionamento di ciascuno di noi su questi scranni.
Volevo inoltre ricordarvi che su questo argomento voi avete svolto la campagna elettorale, su questo argomento avete acquisito tanti consensi, su questo argomento pertanto noi faremo un'altra campagna elettorale dicendo per le piazze, per i comuni, per quei comuni che hanno tratto beneficio dalla legge 37....
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, se mi avessero detto nella scorsa legislatura che noi del centrodestra avremmo condotte le battaglie sulle politiche del lavoro, beh, come minimo non ci avrei creduto o perlomeno avrei sorriso, anche se pregiudizialmente non siamo mai stati contrari alle politiche attive del lavoro. Quindi voterò a favore dell'emendamento numero 270. Ma tra il non essere contrario alle politiche attive del lavoro e difendere il piano del lavoro dagli attacchi del centrosinistra e del Partito della Rifondazione Comunista, certo c'è una bella differenza.
Io non arrivo a rimpiangere, come l'onorevole Rassu, l'onorevole Cogodi (per carità, persona di straordinaria capacità e competenza, anche straordinariamente simpatica con le sue battute graffianti e fulminanti). Egli ci teneva inchiodati per giorni, settimane e mesi in quest'Aula; le battaglie più furibonde le ha condotte sempre sul piano del lavoro, al punto che, in occasione della discussione della penultima finanziaria, nella prima settimana di lavoro siamo riusciti a votare soltanto la bellezza di cinque emendamenti! L'onorevole Cogodi, per ottenere quello che si prefiggeva, interveniva costantemente su tutto ed andava anche oltre la durata regolamentare del suo intervento.
Ora l'onorevole Licheri, che pure ha precisato di non essere cogodiano, ha ribadito nel suo ultimo intervento che in ogni caso queste politiche del lavoro rappresentano un punto fermo per la coalizione. Però, paradossalmente, siccome il centrodestra avrebbe male impiegato, avrebbe prodotto poco in questi ultimi anni (ha citato anche il sindaco di Cagliari, Emilio Floris, che avrebbe mal speso i finanziamenti per creare occupazione) ha ricordato che voterà contro questo emendamento. E' vero, come ha detto l'onorevole Secci, i mille miliardi del piano straordinario del lavoro, proprio perchè straordinario, non possono rappresentare una regola, ma un conto sono mille miliardi, un conto sono trenta miliardi, perchè trenta miliardi, come ha detto qualcuno, è meglio destinarli eventualmente ad altri progetti perchè per questo sono assolutamente insufficienti.
In quest'Aula ci sono molti amministratori comunali, soprattutto, credo, del centrosinistra. Io conosco molti amministratori della mia provincia, qualcuno anche del centrosinistra, ebbene tutti quanti avrebbero votato indubbiamente a favore di questo emendamento indipendentemente dal colore della loro casacca perchè la loro unica, sola preoccupazione è quella di superare la grave crisi che attanaglia le amministrazioni che guidano.
Il silenzio, tranne qualche rarissima eccezione, di questa maggioranza su questo argomento è davvero imbarazzante, e credo che la dica lunga su quello che effettivamente i colleghi del centrosinistra, che rappresentano la maggioranza di questo Governo regionale, pensano realmente. La verità è che è soltanto la paura di andare contro ciò che pensa il Presidente padrone Soru a consigliare il silenzio e quindi, oltre che la paura del Presidente Soru, anche la paura, quella vera, di andare a casa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, perchè voterò contro l'emendamento numero 270? Tra tutti i padri riconosciuti o sconosciuti dell'articolo 19 della legge numero 37 io ritengo di esserci e di non averlo mai, neppure in questa occasione (ma io dirò di più: neppure nella prossima) negato. Il contenuto dell'emendamento non corrisponde alla finalità che ha ispirato l'articolo 19, anzi, ne nega profondamente la sua originaria ispirazione. Perchè l'articolo 19 non costituisce solo una distribuzione oggettiva di fondi regionali ai comuni, è molto di più, è il richiamo del protagonismo nella programmazione dello sviluppo e dello sviluppo locale, quello che crea occupazione stabile, non la chiamata alle armi di grandi imprese, di grandi capitali che non si sa per quale ragione, per quale motivo, dovrebbero venire in Sardegna, in una regione che versa nel disagio totale! Queste imprese stanno bene dove stanno! E se devono andare da altre parti, vanno da altre parti, dove le condizioni di discriminazione dei diritti delle persone, dove una cultura di non rispetto dell'ambiente, dove le imposizioni fiscali non esistono! Vanno nel mondo che noi dominiamo con le guerre, con le nefandezze di cui solo questa grande civiltà è capace e con la grande capacità di penetrazione della cultura capitalista nello sfruttamento sistematico delle risorse, degli uomini e delle donne. Questo contenuto non corrisponde al richiamo alla responsabilità del nostro popolo, non corrisponde al richiamo alla responsabilità delle nostre comunità, ed io ritengo che sia grave anche la tiepidezza con la quale questa maggioranza, questa Giunta sostengono e difendono il piano straordinario per il lavoro! L'avrebbe dovuto fare senza le sollecitazioni di questa parte politica, senza le sollecitazioni di coloro che si sono applicati a costruirlo e per qualche verso anche ad applicarlo.
Non sono soddisfatto, non grido vittoria perchè non c'è ancora una sensibilità alta, da tutte le parti nei confronti del problema del lavoro; sensibilità che vuol dire partecipazione diretta, attiva degli uomini e delle donne di questa Regione al destino complessivo dello sviluppo di questo nostro Paese.
Ritengo che non si possa essere strumentali, non apprezzo le strumentalità, non le apprezzo! Non c'è un richiamo alla nostra paternità rispetto ad una difesa ad oltranza necessaria per giustificare in qualche misura la nostra esistenza. Noi in quest'Aula e fuori da quest'Aula, difenderemo ad oltranza lo spirito originario della legge, quel significato, quel contenuto, e lo faremo seriamente, come merita un argomento di questo tipo!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, questo emendamento coincide con un punto veramente importante del dibattito politico della nostra Regione. Forse il clima di arrendevolezza con cui si affrontano le questioni di questa manovra finanziaria, forse ormai l'abitudine a intraprendere il gioco delle parti ha fatto sì che anche chi soltanto qualche mese fa votò a favore di una mozione che richiamava proprio le politiche sociali, arrivando anche a impartire indirizzi alla Giunta regionale orientati addirittura verso la proposta di un reddito assicurato per le categorie più deboli, forse anche chi allora fece capire a quest'Aula che sul problema delle politiche del lavoro ci sarebbe stato dibattito vero, oggi assiste invece ad uno spettacolo che è fatto soltanto di ironia su se stessi, sul passato, su quel tentativo di affrontare seriamente il problema delle politiche del lavoro che partorì quell'articolo 19 della legge numero 37 che da tutti è stato considerato insoddisfacente e di difficile attuazione.
Noi a inizio legislatura ponemmo questo problema e ci trovammo un muro di fronte. Io non ho tempo per leggere le dichiarazioni dello stimato, e non faccio ironia, collega Cogodi, che ci tenne qui inchiodati per ore, ore ed ore a porre il problema delle categorie più svantaggiate e degli enti locali, degli amministratori che da quelle risorse traevano degli utili strumenti per fare politica a favore di quelle categorie. L'emendamento presentato dalla Giunta costituisce soltanto una riverniciatura di interventi che comunque si sarebbero fatti con i fondi del POR per promuovere la microimprenditorialità e per concedere prestiti d'onore. Non è la politica del lavoro pensata allora, onorevole Uras, da voi, proposta da voi, difesa strenuamente da voi.
La bocciatura del nostro emendamento da parte vostra costituisce la difesa ad oltranza, la difesa acritica, di posizioni di parte e la chiusura frettolosa di una frattura al vostro interno, frettolosa e politicamente inutile secondo me anche per voi. Questa è semplicemente l'ennesima dimostrazione che purtroppo in Sardegna come in Italia le politiche di destra le può portare avanti soltanto la sinistra, che i sacrifici ai lavoratori li può chiedere soltanto chi è andato a prendere, a catturare il consenso proprio in nome loro, e che la brusca riduzione delle politiche sociali può essere riverniciata di nuovo solo da chi ha o crede di avere una credenziale politica di valore illimitato. Ma questa credenziale politica che vi permetterebbe di cancellare la politica del lavoro, non ristrutturare l'articolo 19, non ridurre gli stanziamenti ma cancellare la politica del lavoro, questa credenziale politica io non so per quanto tempo potrete ancora spenderla!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Signor Presidente, simbolicamente ho deciso di pronunciare il mio intervento da questa parte del Consiglio, quindi da questi banchi, e lo faccio perchè stranamente - queste sono le stranezze della politica - oggi è il centrodestra che si ritrova a dover difendere strenuamente il piano straordinario per il lavoro.
Sono ben lieto di non essere stato presente in quest'Aula, in questi banchi sei anni fa, perchè devo dire con estrema sincerità che molto probabilmente solo ed esclusivamente per ideologia io probabilmente sei anni fa il piano straordinario del lavoro l'avrei bocciato. Ma in questi anni di amministrazione e soprattutto di amministrazione esercitata a livello comunale mi sono effettivamente reso conto di quanto sia stata importante l'intuizione che alcuni illustri colleghi che mi hanno preceduto in questi banchi hanno avuto conseguendo un risultato assolutamente importante per tutte le amministrazioni comunali della nostra Regione.
Si dice a volte, e non a torto, che gli allievi superino i maestri; in questo caso i figli superano i padri perché chi ha avuto la paternità della legge numero 37 sei anni fa oggi quasi sembra ripudiare la legge. Mi sarebbe piaciuto aver pensato prima questo intervento per poter documentare all'Aula tutti i discorsi che in un anno e mezzo l'onorevole Cogodi ha pronunciato all'interno del Consiglio comunale di Cagliari,per dimostrarvi quanta e quale importanza l'onorevole Cogodi attribuì all'articolo 19 della legge numero 37 all'interno del Consiglio comunale di Cagliari. Consiglio comunale di Cagliari che, non ho alcuna difficoltà a riconoscerlo, ha fatto e fece di questa norma, di questa importantissima legge partorita dalla Regione, uno dei suoi cavalli di battaglia più importanti.
Mi è dispiaciuto dover ascoltare le accuse mosse dall'onorevole Licheri sulla spendita dei finanziamenti relativi alla legge 37. Devo dire con estrema sincerità e correttezza che in parte quello che ha detto è vero, e cioè che soltanto il 25 per cento dei finanziamenti sono stati spesi ad oggi dall'amministrazione comunale di Cagliari, però andiamoci a chiedere anche il perchè.
Quest'Aula sa forse, lei sa forse, signor Assessore, che il decreto relativo ai finanziamenti per l'annualità del 2003 è arrivato al Comune di Cagliari solo e esclusivamente sette giorni fa? Sa lei, signor Assessore, che l'annualità del 2002, che inizialmente era stata assegnata dalla Regione autonoma della Sardegna al Comune di Cagliari, è stata poi ritirata, e che questo ha portato gravissimi disagi e gravissimi danni all'amministrazione del capoluogo?
Prima di muovere delle accuse, che per carità sono anche giuste, io inviterei i colleghi a cercare di capire anche i motivi per i quali non si è riusciti a portare a termine la spendita di fondi regionali.
Presidenza del Presidente Spissu
(Segue SANJUST.) Questo è un invito che io sento di dover rivolgere perchè sono assolutamente convinto del fatto che se in quest'Aula dobbiamo starci dobbiamo starci per cercare di costruire qualche cosa tutti insieme e non per distruggere ciò che di buono è stato fatto negli anni passati, a prescindere dall'ideologia propria di ognuno di noi che va sempre conservata e mantenuta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, anch'io voglio svolgere un "intervento confessione", come ha fatto il mio collega Vargiu pertanto confesso che appartenevo a quei quaranta consiglieri regionali che l'anno scorso invece votarono a favore del piano del lavoro. Lo confesso e voglio anch'io citare, così come ha fatto il mio collega citando Kafka, un altro importante autore, Giacomo Leopardi, che se oggi davvero potesse sedere in quest'Aula siederebbe di sicuro qui al centrodestra. Dovendo presentare un emendamento al titolo, considerato che era solito stabilire dei titoli molto complicati, avrebbe intitolato questo emendamento semplicemente Paralipomeni e non Paralipomeni della Batracomiomachia, e avrebbe parlato esattamente dell'azione amministrativa di questo centrosinistra, cioè degli interventi, delle riforme dimenticate, per l'appunto, e in particolare di questo piano del lavoro che, a nostro giudizio, costituiva una caratterizzazione fortissima, quasi intrigante di quell'azione amministrativa che in questi banchi la vostra parte politica aveva sempre in maniera intelligente saputo difendere. Oggi quest'azione l'ha dimenticata, anzi, la vuole barattare con un piano che non è assolutamente un vero piano del lavoro, che non introduce assolutamente delle novità, che non invita a nessuna svolta perchè contiene soltanto delle azioni già conosciute, come sa bene anche l'amico collega Uras; lo stesso voucer formativo non è invenzione di questo piano lavoro. Voglio anche difendere fino in fondo questo assoluto silenzio che si registra in quest'Aula.
Gli ultimi due piani del lavoro che sono stati approvati in questo Consiglio venivano sistematicamente accompagnati dalla presenza sulle tribune riservate al pubblico di tutti i sindaci che esercitavano un'azione fortissima di persuasione sul Consiglio perchè le esigenze dei territori, le esigenze dei cittadini erano tali che sentivano il dovere di testimoniare questa grande sfida; sfida che era stata raccolta ed accettata da questo stesso Consiglio. Oggi i sindaci non siedono qui, oggi non si vedono più le fasce tricolori, però ieri all'assemblea dell'ANCI è stato detto e ribadito ancora una volta che questo piano del lavoro non è un piano del lavoro che assolutamente soddisfa le esigenze dei territori.
Voglio anche spendere una parola in difesa di quelle azioni portate a termine nei piccoli comuni attraverso il piano del lavoro; non è vero che si sono realizzate opere pubbliche, non è assolutamente vero. Si sono realizzate molte azioni incisive che hanno generato occupazione stabile, gli aiuti de minimis che hanno incentivato la nascita di nuove imprese, di iniziative imprenditoriali nel territorio che oggi vivono e producono reddito; non dimentichiamo poi che una delle azioni principali contenute nel piano del lavoro, e noi ne apprezziamo anche l'intuizione, era stata quella di fungere da volano per la nascita di altre intraprese economiche, tant'è che l'azione prioritaria, era detto nel piano del lavoro, doveva essere quella di accompagnamento della programmazione negoziata.
Molti dei comuni hanno impegnato le loro somme, non speso, impegnato le loro somme attraverso le azioni dei PIT, dei PIA e dei patti territoriali, tutte azioni che sono valse a moltiplicare l'effetto delle risorse e che ancora sono in corso di realizzazione in un arco di tempo che è molto ma molto più breve di quello che invece qui viene riferito.
Io credo che davvero dovremmo avere i docummenti alla mano. Voglio ancora una volta ricordare la lunga disamina che l'onorevole Cogodi svolse qui in quest'Aula elencando azione per azione, riportando anche gli elementi positivi e arrivando persino a parlare dell'allevamento delle lumache praticato in qualche comune. Allevamento che considerava positivamente perchè aveva fatto nascere dei posti di lavoro, aveva creato veramente una speranza alla quale i disoccupati della Sardegna avevano in maniera positiva risposto. Si sono realizzate piccole imprese, microimprese che hanno contribuito ad abbattere il tasso di disoccupazione in Sardegna. Queste risorse devono essere restituite ai comuni, non possono essere barattate!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PETRINI (F.I.). Signor Presidente, colleghi, questo emendamento ha lo scopo di finanziare il piano del lavoro; è un emendamento serio, sentito, un emendamento serio che dovrebbe essere sentito soprattutto dalla sinistra che ci ha insegnato sempre a difendere questi valori. Si tratta di valori reali, valori delle persone che vogliono lavorare, che si vogliono creare una famiglia; senza il lavoro non esistono questi valori. Oggi sembra che le parti si siano un po' invertite; stiamo difendendo noi questi valori.
Io voglio citare qualche esempio. Io sono amministratore del Comune di Cagliari e mi sono dedicato al mio territorio. Con questi piani straordinari sul lavoro si sono create delle cooperative speciali, per offrire lavoro a persone speciali, quelle che il nostro Presidente chiama "gli ultimi", pensate un po'! Queste persone, se non passerà questo emendamento, non potranno più avere nemmeno quel piccolo posto di lavoro.
Il Comune di Cagliari e quello di Quartu, con questi piani hanno creato uno stabilimento balneare per i disabili, cari colleghi, dove vi lavorano gli stessi disabili. Queste sono realtà, le "vere realtà" del nostro territorio! Io parlo sempre di disabili perchè sono i disabili quelli che mi stanno più a cuore. Abbiamo costituito varie cooperative, hanno costituito varie cooperative, si sono creati un posto di lavoro perchè non vogliono pesare sulla società, perché vogliono essere loro i primi, non gli ultimi.
Il Presidente un giorno in quest'Aula ha affermato che bisogna aiutare gli ultimi, ma non approvando l'emendamento che rifinanzia il piano è come se il Presidente stesse dicendo addio agli ultimi. Questo perchè? Perchè forti dell'esperienza di Cagliari tutti i grossi comuni avevano costituito queste grandi "cooperative degli ultimi" che stavano iniziando a funzionare. Oggi - e lo dico veramente con tristezza ed amarezza - questi ultimi rischiano veramente di rimanere ultimi; non è affatto vero che gli ultimi potranno essere terzi, quarti, quinti; saranno gli ultimi degli ultimi. Forse, cari colleghi, voi volete questo!
Questo piano è importante, è importante per i tanti, tantissimi disoccupati che abbiamo in Sardegna che riescono a vivere con piccole risorse, riescono a portare avanti una famiglia. Se oggi noi non approviamo questo emendamento togliamo loro anche queste piccole risorse. Rifletteteci bene, soprattutto voi della sinistra.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, PISANO, PETRINI, CONTU, LA SPISA, SANJUST, SANCIU.)
Comunico che dalla seduta di domani le votazioni tramite sistema elettronica saranno chiuse automaticamente alla scadenza di un termine temporale breve. Quindi i colleghi sono invitati a stare in Aula. Chi è in Aula potrà votare, chi non è in Aula evidentemente non potrà votare perchè non saranno consentire dichiarazioni di voto. Identico discorso vale per chi non può votare col sistema elettronico. I colleghi dovranno imparare a destreggiarsi col sistema elettronico.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 270.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CAPELLI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 61
Votanti 58
Astenuti 3
Maggioranza 30
Favorevoli 19
Contrari 39
(Il Consiglio non approva).
Passiamo all'emendamento numero 267. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 267. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, intervengo per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 267 relativo al piano straordinario del lavoro. E non sbaglio affermando che questo emendamento si riferisce al piano straordinario del lavoro anche se reca come titolo "Silenzio - assenso". Si tratta, evidentemente,, del silenzio che ha caratterizzato la maggioranza e dell'assenso che Rifondazione Comunista ha dato alla cancellazione del piano straordinario del lavoro in Sardegna.
Vedete, sarebbe facile per noi insistere su un tema così delicato come quello che è stato poc'anzi oggetto di un emendamento bocciato; sappiamo bene, infatti, che la bocciatura del piano del lavoro avrà ripercussioni gravi sulla Regione, sugli enti locali, sui sardi senza lavoro e nei confronti della maggioranza che governa. Avete scelto la strada più impervia, quella del funerale di un progetto che ha visto negli ultimi cinque anni il centrosinistra condividere puntualmente le proposte che sono state presentate, o come articolato o come emendamenti, da chi ha governato in questi ultimi cinque anni.
E quindi era vero: non solo non volevate difendere il lavoro ma lo facevate in maniera demagogica per elevare l'indebitamento della Sardegna. Oggi si spiega quindi anche l'obiettivo che Rifondazione Comunista ha portato avanti; quel soggetto politico aveva infatti il compito di agire in nome e per conto della coalizione di allora per sfondare tutti i tetti dell'indebitamento pubblico della nostra Regione, e lo ha fatto scientificamente, dimostrando che del lavoro non gliene importava niente! L'obiettivo unico che perseguiva il centrosinistra era quello di creare quel dissesto finanziario che oggi denunciate! Siete artefici ieri di quell'indebitamento che oggi condannate!
Ebbene, credo che sarà un ritornello che a qualcuno annoierà ma che mai ci stancheremo, in questa legge finanziaria, di ribadire, perchè la più grave responsabilità che questa Giunta regionale si sta assumendo, si è assunta, è quello di aver iscritto in bilancio una cifra, quei 110 milioni di euro, che non è assolutamente aggiuntiva. Il suo silenzio, onorevole Floris, esponente di un sindacato che dovrebbe difendere i lavoratori, così come quello della C.G.I.L. è assordante; un silenzio che fa chiasso e che certamente non è rispettoso di quelle tante battaglie che lo stesso sindacato ha condotto per rivendicare più attenzione sul lavoro. Forse anche quel sindacato voleva contribuire più ad elevare il debito che a porre all'attenzione dell'Assemblea la questione fondamentale dell'occupazione e del lavoro.
Quando si invertiranno le tendenze che si sono registrate sino al 2003, e cioè dell'incremento del prodotto interno lordo, dell'incremento occupazionale in Sardegna, nel momento in cui si invertiranno quelle tendenze, perchè questi atti non potranno che modificarle, sarà chiara e intelleggibile la responsabilità politica di chi ha voluto inavvertitamente, o forse volutamente, modificare le leggi straordinariamente importanti che questo Consiglio regionale aveva approvato.
State mettendo in ginocchio i comuni; lo comunicheremo domani ai sindaci della Sardegna di destra e di sinistra, che avranno il compito di comunicarlo ai loro cittadini, a tutti coloro che hanno intrapreso iniziative che adesso dovranno interrompersi. Il mio voto è favorevole.
PRESIDENTE. Vorrei ricordare ai colleghi che la dichiarazione di voto sull'emendamento obbliga a parlare dell'emendamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io dichiaro il mio voto a favore dell'emendamento numero 267 e nell'effettuare questa dichiarazione di voto mi rammarico che un emendamento come questo possa passare inosservato al ragionamento e alla riflessione dell'Aula. In realtà l'emendamento numero 267, che riguarda le politiche del lavoro soltanto per la parte illustrata dall'onorevole Pili, è un emendamento di civiltà, nel senso che ribadisce e disciplina l'introduzione del principio del silenzio-assenso, all'interno della legislazione regionale, lo disciplina sia per quanto riguarda i rapporti che esistono tra enti pubblici, sia per quanto riguarda i rapporti che esistono tra gli enti pubblici e privati.
Siccome noi sappiamo che purtroppo una delle carenze della pubblica amministrazione è costituita dall'incapacità di offrire le risposte giuste nei tempi giusti, l'emendamento numero 267, introducendo il meccanismo del silenzio-assenso, con tutta una serie di azioni di controllo e di principi di esclusione che comunque sono debitamente tenuti in conto, introduce un elemento di civiltà, avviando la pubblica amministrazione su una strada di corretti rapporti, sia interni sia nei confronti dei cittadini.
Su questo emendamento sarebbe stato interessante avere un minimo di dibattito consiliare, per verificare almeno se il principio che tende ad introdurre è un principio condiviso dall'Aula e dalla Giunta ed eventualmente (se questa condivisione ci fosse) per verificare concretamente quali parti hanno ragion d'essere e quali eventualmente dovessero essere modificate. Tutto questo, però, con un ragionamento finalizzato all'introduzione all'interno dell'ordinamento del testo e soprattutto dello spirito dell'emendamento stesso.
Tante volte in quest'Aula si è parlato infatti di trasparenza, tante volte si è parlato della volontà da parte della maggioranza di centrosinistra di andare incontro a processi di deburocratizzazione che consentissero comunque al cittadino di sapere che cosa avviene all'interno del palazzo del Consiglio regionale o all'interno delle amministrazioni. Queste - si è detto - devono diventare palazzi di vetro; ogni atto svolto al loro interno deve essere direttamente intelleggibile dal cittadino che sta fuori. Si tratta oltretutto di un emendamento che può determinare anche ricadute importanti di carattere economico, perchè tutti sanno che le difficoltà incontrate dalla Regione Sardegna per far decollare gli sportelli unici, sia comunali che regionali, sono legate all'incertezza di comunicazione e soprattutto della soluzione dei problemi nella comunicazione tra le pubbliche amministrazioni e tra il cittadino e le pubbliche amministrazioni.
Il problema che viene posto non è pertanto un problema da poco; e la ricaduta economica dell'istituzione degli sportelli unici non sfugge a nessuno. Oggi noi assistiamo tante volte al dramma degli imprenditori, di coloro che a vario titolo vogliono investire in Sardegna e non hanno un unico referente con cui poter interloquire. Normalmente ogni pratica concessoria è comunque sottoposta a decine di visti e autorizzazioni provenienti da uffici diversi; non esiste quasi mai la possibilità di avere un unico interlocutore che offra risposte entro tempi certi.
Quindi io chiedo all'Aula l'approvazione dell'emendamento numero 267, perchè il risultato positivo dell'introduzione dello spirito di questo emendamento all'interno della legislazione corrente costituirebbe un regalo all'economia della Sardegna nel suo complesso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, il mio voto sull'emendamento numero 267 sarà favorevole perché l'emendamento si inserisce nel novero delle iniziative che introducono l'insieme della proposta dell'opposizione sull'avvio di questa legge finanziaria. L'articolo dedicato alla semplificazione estrema dei rapporti fra le pubbliche amministrazioni e con le pubbliche amministrazioni individua uno strumento particolare, uno strumento che è stato anche usato più volte in alcuni provvedimenti legislativi, sia a livello nazionale sia a livello regionale, uno strumento che sicuramente in molti casi in cui è stato usato ha generato dei frutti, dei risultati particolarmente interessanti e importanti.
Esso, infatti, riduce la portata del potere e della autoritarietà della pubblica amministrazione, che è una delle caratteristiche fondamentali del sistema amministrativo italiano. Il sistema italiano attribuisce alla pubblica amministrazione un potere sicuramente molto più grande rispetto agli altri soggetti; ciò distingue il nostro ordinamento giuridico da quello di altri paesi moderni che pongono il sistema amministrativo e il sistema ordinario, per comodità definito come privato, su un unico livello. L'amministrazione in Italia è autoritaria non solo perchè riesce ad incidere unilateralmente sulla sfera giuridica dei cittadini ma anche perchè, in maniera ugualmente unilaterale, nel rapportarsi con gli altri soggetti, stabilisce tempi e regole.
Introdurre il silenzio-assenso, sia pure temperato, evidentemente, da alcuni termini o dalla possibilità che questi termini possano essere interrotti o sospesi sulla base di richieste di integrazione documentale, ha oltre a questo effetto generale un altro effetto molto particolare la cui positività è stata già sottolineata, e cioè garantisce maggiore certezza di diritto a tutti i cittadini interessati e, indirettamente, determina un'accelerazione delle procedure amministrative. Le pratiche, le istruttorie durano meno, gli uffici sono costretti in qualche modo (dalle sanzioni di natura amministrativa innanzitutto e in alcuni casi anche di altra natura) ad accelerare le proprie procedure, a migliorare i propri processi decisionali, a rendere cioè più efficiente la macchina dell'amministrazione pubblica.
Questo, come diceva già il collega Vargiu, possiamo considerarlo un promemoria da lasciare a quest'Aula, da lasciare alla capacità di produzione di norme, di buone leggi che questo Consiglio - speriamo almeno in futuro, se non in questa occasione - potrà dimostrare. Crediamo che sottolineare la positività di questi interventi non sia mai inutile. Il principio della libertà del cittadino rispetto a tutti, anche rispetto al potere dello Stato in tutte le sue articolazioni, è un principio fondamentale che tutti i partiti moderni devono sentirsi impegnati a perseguire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, di recente una norma urbanistica ha previsto che un cittadino, se presenta istanza di concessione edilizia, scaduti i novanta giorni senza aver ricevuto risposta, può procedere all'attuazione dei progetti per i quali ha presentato domanda. A me sembra che nel condividere e nel sostenere l'emendamento numero 267 si intenda promuovere una rivoluzione nei rapporti tra la pubblica amministrazione e il cittadino. Una rivoluzione, direi, che introduce un concetto, quello del silenzio-assenso, conosciuto per definizione ma che raramente, molto raramente, è stato attuato.
Lo stabilire e l'attuare questo principio costituisce sicuramente una garanzia per il diritto del cittadino di ottenere una risposta alle istanze presentate. Egli, infatti, deve seguire una procedura amministrativa che richiede pareri vincolanti che spesso arrivano dopo mesi, o addirittura anni. E quando la risposta arriva spesso e volentieri trova il cittadino ormai stressato per la lunghissima attesa.
Devo dire che nel definire il contenuto di questo emendamento, si è tenuto conto dei termini temporali ma soprattutto delle materie entro le quali può essere esercitato il silenzio-assenso. Si sono esclusi i settori dei beni culturali, dei beni archeologici e di quelli di interesse naturalistico, così come individuati nel decreto legislativo numero 42 del 2004. Però si lascia alla Regione, ma soprattutto agli enti locali, nel rapporto con terzi, l'adozione del principio, un principio che noi intendiamo promuovere nella interpretazione più liberale ed estesa possibile, alla generalità (salvo le eccezioni prima menzionate) dei rapporti tra pubblica amministrazione e cittadino. La Regione o l'ente locale sono così veramente messi nelle condizioni di aprirsi.
Al lato pratico, comunque, viene riconosciuto un diritto e niente più perchè, comunque sia, stabiliti i principi, stabiliti i diritti del cittadino bisogna anche creare le condizioni perché questi possano essere goduti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, colleghi, l'emendamento numero 267 ha un valore che, per come è stato presentato e per come lo leggiamo noi, usando il vocabolario dei nostri colleghi dell'opposizione, dovrebbe essere quello di una norma "intrusissima" contenuta in una legge finanziaria. Ma siccome ragioniamo più sul merito, sui contenuti, che sulle etichette e sulle definizioni normative, ci piace dire che è una disposizione che saremo lietissimi di discutere nel merito e nella valutazione della sua complessiva portata che va interessa certamente ambiti estesissimi della pubblica amministrazione nei rapporti tra enti locali e Regione, tra enti strumentali della Regione ed apparati amministrativi (sia degli enti locali, sia della Regione stessa) operando inoltre una sorta di generalizzazione del principio del silenzio-assenso nei rapporti tra amministrazione e cittadini.
Saremo lietissimi di farlo cercando di capire cosa vuol dire questa norma, perchè una norma di principio di questo tipo determina effetti molto estesi che possono essere condivisi o non condivisi a seconda del tipo di procedimento amministrativo che l'amministrazione utilizza per presidiare alcuni interessi pubblici meritevoli di tutela. Faccio un esempio: qualora nel rapporto tra l'amministrazione regionale e un comune ci foss da valutare la rispondenza di un piano urbanistico a quello che abbiamo prefigurato deve essere il piano paesistico regionale, noi riteniamo che probabilmente il silenzio-assenso non dovrebbe operare così, benché ci sia bisogno nell'ambito certamente di uno stile di interlocuzione, di meccanismi differenti.
(Interruzione)
Certo, non si applica in termini generici e generali il principio del silenzio-assenso, così come pure...
(Interruzione)
No, guardi che però il riferimento al settore dei beni culturali, archeologici e di interesse naturalistico non riguarda ovviamente tutte le norme urbanistiche relative al rapporto tra il piano urbanistico redatto dai comuni e la Regione. Così come pure ci sono anche altri interessi che la pubblica amministrazione tutela che non possono prescindere da un esame puntuale, sia pure con limiti di tempo definiti, con l'individuazione precisa del procedimento e con una presa d'atto puntuale, per esempio, sul numero e la complessità degli interessi che diverse amministrazioni debbono considerare.
Tutto questo vi invitiamo a farlo, magari in maniera più organica, in un ragionamento di riforma complessiva della legge numero 40/1990, della legge sul procedimento amministrativo della Regione Autonoma della Sardegna, nata quasi contemporaneamente alla legge nazionale sul procedimento amministrativo. E' una legge che ha portato l'amministrazione pubblica a dotarsi di regolamenti che hanno riguardo, come ho detto prima, allo specifico di ciascun procedimento e a ciascun interesse tutelato da quel procedimento. Non stiamo parlando solo di forme e di tempi, ma di tutela di interessi pubblici dove, da una parte possano esserci i cittadini che chiedono e dall'altra i cittadini che hanno tutto il diritto di non essere lesi nei loro interessi da provvedimenti amministrativi che invece in questo modo andrebbero, senza le adeguate distinzioni, a prodursi in maniera automatica nell'ordinamento.
Quindi non tutti i procedimenti richiedono tempi uguali e non per tutti vale il termine dei trenta giorni, che ricordo è la metà di quello normalmente previsto dalla legge nazionale numero 241 del 1990 sul procedimento amministrativo. Non tutti i settori hanno quindi bisogno della medesima tutela assicurata dal termine dei 30 giorni per valutare se le domande, le istanze presentate sono domande e stanze che producono un atto amministrativo congruente agli interessi tutelati. Il tempo a mia disposizione è finito, Presidente?
PRESIDENTE. Sì, è finito.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Massima disponibilità pertanto a discuterne nella sede opportuna, che non è questa. Il voto sarà ovviamente negativo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io voterò a favore di questo emendamento numero 267. Mi sorprende l'affermazione ultima pronunciata dall'onorevole Francesco Sanna quando ha definito questa norma come una norma "intrusissima". Una norma che evidentemente intrusissima non può essere nella maniera più assoluta, perché esattamente nel punto 1.5 del DPEF approvato da questo Consiglio regionale è detto, in maniera esplicita, che la garanzia dei diritti dei cittadini, ma anche quella del rapporto di equità tra gli enti locali e la Regione è un punto prioritario, imprescindibile di questa maggioranza. Alla luce di questa affermazione l'emendamento numero 267 sembra più un emendamento presentato dalla maggioranza che un emendamento presentato dall'opposizione.
Quindi di intruso non ha niente e se anche davvero volessimo definirla intrusa apparirebbe quantomeno opportuno, in questo momento, richiamare ciò che l'onorevole Cugini qui più volte ha detto relativamente alle contestazioni di materia intrusa. E' vero, è materia intrusa ma ha una funzione nobile: ha una funzione acceleratrice. Tutti dicono questo.
La parola accelerazione qui è stata richiamata più volte e non è casuale che si parli oggi di accelerazione, considerato che ben ottantanove anni fa il nostro bravo Einstein scrisse le equazioni della cosiddetta espansione accelerata dell'universo. Oggi abbiamo scoperto che aveva ragione, due bravi fisici hanno dato credito finalmente anche a questa teoria.
Tutto è in accelerazione, dobbiamo accelerare anche noi, a maggior ragione dobbiamo accelerare attraverso la conquista del livello di qualità e di soddisfazione, così come avete scritto nel DPEF, del cittadino. Restituiamogli i diritti e soprattutto diamo certezze al rapporto istituzionale tra enti locali e Regione. Aveva detto bene il Presidente, che salutiamo, che è arrivato in questo momento, quando sosteneva che bisogna davvero rovesciare questa Regione, che bisogna riscrivere le regole del rapporto tra enti locali e Regione, che bisogna davvero elevare la qualità di risposta che questa Regione dovrà offrire dare non solo agli enti locali, ma a tutti i cittadini.
Questi quattro commi di questo emendamento vanno verso questa direzione e quindi non costituiscono per niente materia intrusa, come non lo è, probabilmente, tutta l'altra materia che è stata inserita in questa finanziaria. Ragioniamoci se vogliamo, però possiamo anche accettare un articolo, onorevole Sanna, che si pone sul piano dei principi e che ci aiuterà a costruire qualcosa che comunque tornerà a vantaggio dei cittadini sardi. Conosciamo i tempi biblici con i quali oggi la Regione concede risposte non solo ai nostri cittadini, ma anche agli enti locali. Lo ricordava poco fa un consigliere regionale quando richiamava i tempi paradossalmente lunghi della Regione nel dare risposte alle richieste di accreditamento dei fondi del piano del lavoro: tempi lunghissimi, un anno e mezzo, due anni dall'approvazione del bilancio che finanzia questi stanziamenti. Oggi come oggi ancora nessun comune ha ricevuto gli accreditamenti relativi al piano lavoro del 2003; e questo la dice lunga sulle lentezze della Regione nei confronti dei cittadini e soprattutto nei confronti degli enti locali.
Mi sembra quindi una norma molto equa, positiva, una norma che è come se fosse stata scritta davvero dalla maggioranza, e che essa pertanto non può ripudiare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, le valutazioni dell'onorevole Sanna, coraggiose, devo dire, mi trovano totalmente d'accordo; non cambierei una virgola al discorso dell'onorevole Sanna. Mi auguro che stesse valutazioni saranno espresse nell'esame del capo quarto e del capo quinto della finanziaria, perchè è indubbio, così come si legge nella relazione della prima Commissione consiliare, che "le disposizioni relative agli enti locali necessitano di una valutazione più approfondita. E' questa materia ordinamentale, che attiene al rapporto fra enti autonomi e investe posizioni costituzionalmente garantite, dunque pretende accuratezza dell'attività legislativa regionale. Soprattutto si tratta di un ambito in cui è più avvertita l'esigenza di una innovazione che si basi sulla partecipazione e sulla cooperazione fra enti." Non le leggo il resto perché lei sicuramente avrà avuto modo di partecipare.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Infatti la Commissione dove lavora lei ha recepito molto quello che c'è scritto!
CAPELLI (U.D.C.). Infatti nella Commissione dove ho lavorato io, noi abbiamo recepito quasi tutto, la maggioranza quasi niente. Se lei ha il testo a fronte della finanziaria potrà valutare che cosa è stato recepito. Perciò è giusto, è una norma intrusa, sicuramente, però non è giusto rappresentarla come una norma confusa, assolutamente, perché i principi esposti nell'emendamento numero 267 sono principi che, diversamente da quanto avviene qui nell'Assemblea regionale, a livello nazionale sono recepiti, si stanno portando avanti e si stanno portando avanti nei modi leciti con un confronto fra le parti...
(Interruzione del consigliere Francesco Sanna)
CAPELLI (U.D.C.). Come lei sa al decreto legge segue sempre e comunque una legge di conversione; noi invece non abbiamo il potere di emanare decreti legge. Quando modificheremo lo Statuto probabilmente si potrà prevedere anche questo, ma non mi sembra che si possa negare che questa norma tracci una strada chiara di tutela dei cittadini e degli enti stessi. Per cui al discorso da lei pronunciato, che, ripeto, condivido, avrei aggiunto, per esempio, l'opportunità di prevedere il silenzio-assenso anche per le interrogazioni consiliari o per le interpellanze, visto che in questo caso si gode molto di silenzio e di nessun assenso o dissenso.
Ripeto che sarebbe stato molto utile all'Aula discutere su alcune parti degli emendamenti proposti. Non si è accettato neanche di estrapolare delle parti, che sicuramente in linea di principio possono essere condivise e che non modificano l'impostazione generale della finanziaria.
Ritengo che questo emendamento costituisca sicuramente un elemento di discussione per il futuro (se e quando si vorrà discutere) e che quanto da lei affermato, presumibilmente rappresentando questa esigenza alla sua maggioranza e alla sua Giunta, costituisce una buona traccia da seguire nell'esame della finanziaria, in modo particolare quando parleremo di enti, di riforme degli enti e quant'altro. Un esame più approfondito, come dice lei, o un corretto approfondimento nelle Commissioni di merito sarà richiamato. Presumo che lei, con la coerenza che ha sempre dimostrato, sarà coerente anche in sede di votazione di quegli articoli e di quei commi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, probabilmente se l'apertura dell'onorevole Francesco Sanna fosse intervenuta su altri argomenti che abbiamo affrontato oggi avrebbe fatto intravedere quantomeno la volontà di dialogare.
MARROCU (D.S.). Quando arriviamo a discutere la finanziaria?
DIANA (A.N.). Onorevole Marrocu, lei ha già parlato troppo in questi giorni!
MARROCU (D.S.). Questi emendamenti andavano collocati negli articoli giusti.
DIANA (A.N.). Non è una valutazione che deve fare lei, onorevole Marrocu, qui ci sono ben altre cose che vanno collocate nei punti giusti.
PRESIDENTE. Onorevole Diana, prego, prosegua. Anche secondo me andavano collocate altrimenti, poi c'è bisogno di tempo. Prego, onorevole Diana.
DIANA (A.N.). Io sono veramente meravigliato, perché, e chiedo scusa al presidente Soru che ho invocato non so quante volte nella giornata odierna, però fino a quando non c'era il presidente Soru tutti zitti. E' arrivato il presidente Soru, proteste, mugugni, qua, là... Eh, calma!
Io non credo che vi siate lasciati intimorire dalla presenza dell'onorevole Soru, assolutamente, ci mancherebbe altro! Io facevo riferimento semplicemente ad una apertura che l'onorevole Francesco Sanna ha manifestato su questo emendamento, emendamento, guardate, che non scopre l'acqua calda, perché per altri versi in certi settori di questa amministrazione regionale la norma in esso contenuta è già in vigore, quindi non abbiamo scoperto certo chissà che cosa. Esiste già una norma simile che non riguarda i rapporti tra la Regione e gli enti locali, ma riguarda certamente la Regione nei rapporti che ha con gli enti strumentali e con le società partecipate. Quindi esiste già. E se esiste nei rapporti fra questi soggetti, non ho capito cosa osti all'estensione di questa norma ai rapporti con gli enti locali.
Tutti i riferimenti che poi ha fatto l'onorevole Francesco Sanna credo che siano vanificati dall'esclusione dell'operatività del silenzio-assenso per le materie individuate dal decreto legislativo numero 42 del 2004, cioè beni culturali, beni ambientali, tutela del territorio e tutela del paesaggio. Tutte queste materie non rientrano nel silenzio-assenso. L'abbiamo già detto e siamo d'accordo che così sia. C'è scritto nell'emendamento. Si tratta di materie importanti per i comuni, e credo che i sindaci presenti in quest'Aula e coloro che hanno fatto gli amministratori locali convengono che il principio del silenzio-assenso non debba essere necessariamente e obbligatoriamente utilizzato, in tutti i casi, ma certamente si tratta di un principio che mette nelle condizioni l'ente Regione di offrire risposte più precise, più puntuali, risolvendo tantissimi problemi.
E non mi si venga a dire che questa è una materia che non rientra nella finanziaria, che è norma intrusa perché, onorevole Marrocu, è stato lei il primo a certificare che questa è una finanziaria dove esistono norme intruse! L'ha ammesso lei, lo hanno ammesso i suoi colleghi in Conferenza dei Presidenti di Gruppo, lo ha ammesso anche il Presidente Soru.
Allora, questa la considerate una norma intrusa al pari delle vostre norme intruse? Beh, intruso per intruso, scusate... Questa non è una norma intrusa perché questa va ad incidere proprio sull'aspetto finanziario, perché nel momento in cui noi offriamo una risposta immediata ai comuni determiniamo un'accelerazione della spesa. Allora non è una norma intrusa. Questa è una norma opportuna nella finanziaria. Queste sono norme proprie di una finanziaria; questa è una disposizione da legge finanziaria. E' ben diversa da tutto quel guazzabuglio di roba che abbiamo dovuto subire e che dovremo subire ancora in Aula, e non vorrei che altre norme intruse si affacciassero all'orizzonte.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 267. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, PISANO, Paolo Terzo SANNA, DIANA, CAPELLI, VARGIU, Franco Ignazio CUCCU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 267.
(Segue la votazione)
Prendo atto che i consiglieri Pili e La Spisa hanno votato a favore e che il Presidente Soru ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - LA SPISA - LOMBARDO - MURGIONI - PILI - PISANO - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS - URAS.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 49
Votanti 48
Astenuti 1
Maggioranza 25
Favorevoli 9
Contrari 39
(Il Consiglio non approva).
I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 9 e 30.
La seduta è tolta alle ore 21 e 56.
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