Seduta n.268 del 11/03/1998
CCLXVIII SEDUTA
(Pomeridiana)
Mercoledì 11 marzo 1998
Presidenza del Vicepresidente Milia
indi
del Presidente Selis
indi
del Vicepresidente Zucca
La seduta è aperta alle ore 16 e 40.
DEMONTIS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 9 marzo 1998, che è approvato.
Continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1998)" (382)
PRESIDENTE. Si ritorna all'argomento sospeso, l'articolo 24 quater, e all'emendamento numero 124 soppressivo totale.
Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO, (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Prima di riferirmi al 24 quater volevo riprendere un attimo l'argomento che abbiamo sospeso in relazione all'articolo 23, c'era una divergenza, un problema di coordinamento tecnico: nel secondo comma, laddove si dice "di cui all'articolo 5 della legge regionale 20 giugno 1989, numero 44, capitolo 09045/08" la giunta ha sostenuto doversi intendere "articolo 3". C'era stata una obiezione del consigliere Balletto, che io ringrazio, perché con la sua insistenza ci consente di raggiungere una formulazione migliore, più compiuta. Allora, se non ci fossero problemi, dovremmo intendere come formulazione esatta "di cui agli articolo 3 e 4 della legge regionale 20 giugno 1989, numero 44". Ringrazio Giorgio Balletto che con la sua puntigliosità ci consente di formulare meglio, quando va detto va detto, questa norma.
Per quanto riguarda l'articolo 24 quater era stato chiesto un chiarimento sullo stato esatto dell'arte. La risposta è sintetica e semplice. La norma porta: "E' autorizzata per l'anno 1998 la spesa di lire 800 milioni per il completamento degli interventi previsti dalla legge regionale numero 45, capitolo 08259". Venne approvata nel 1987 una legge speciale proprio riferita al caso specifico che prevedeva opere di consolidamento nel comune di Sennori. Il comune di Sennori, se ho capito bene, è sovrastato da una altura, da una montagna che pone problemi seri, cioè pericoli di frana, era stato approvato un programma finanziato appunto con la legge 45, ora si tratta semplicemente di concludere il programma, completando gli interventi per il consolidamento di questa altura, collina, non conosco bene il territorio, per evitare che continui il fenomeno e il rischio delle frane. Quindi, con questi 800 milioni, mi dicono dai lavori pubblici dovrebbe essere completato il programma che era stato previsto nella legge 45 e che gravava appunto, e continuerà a gravare se il Consiglio approverà questo articolo, sul capitolo 08259.
PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni per quanto riguarda la precisazione in ordine all'articolo sospeso ieri...
Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Nessuna osservazione, signor Presidente, va bene così, grazie.
PRESIDENTE. Passiamo al parere sull'emendamento numero 124, soppressivo totale all'articolo 24 quater, del relatore della Commissione.
SECCI (Popolari). L'articolo 24 quater è stato introdotto dalla Commissione e quindi votato in Commissione a maggioranza, per questo l'emendamento soppressivo non può essere accolto.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della giunta ha facoltà di parlare L'assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta non lo accoglie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). L'emendamento numero 124 io noto che riguarda un provvedimento di legge "somma da versare al conto corrente bancario relativo agli interventi per il recupero e la ricostruzione di abitazioni e caseggiati nel quartiere Leonardo da Vinci, nel comune di Sennori, legge regionale 5 novembre 1987, numero 45, articolo 18, legge regionale 7 aprile 1995". Ecco, noi continuiamo sempre a procedere in modo assolutamente frammentario, perché io noto nel bilancio che l'anno scorso in questo capitolo non era stabilita alcuna somma, però procediamo anche con delle parzialità. Mi pare che un problema analogo noi lo abbiamo visto anche per quanto riguarda i comuni di Gairo, Osini e Cardedu, ma per questi comuni non si è voluto assolutamente stanziare niente, quindi non si tratta evidentemente di una regola di carattere generale, cioè intervenire ogniqualvolta si rileva che c'è necessità di intervento per venire incontro a popolazioni che hanno sofferto per problemi di questo genere. Non mi pare che sia né logico, né razionale, né giusto, né morale procedere in questo modo. Non possiamo noi stabilire nel bilancio regionale interventi di questo tipo se non si fanno per tutte le popolazioni che hanno subito danni analoghi in sede di alluvioni. Questo danno d'altra parte risale al 1987, sono passati la bellezza di 11 anni, quindi il provvedimento mi pare che giunga fuori tempo massimo, dovremmo sapere d'altra parte più in particolare cosa c'è da fare, perché il discorso è estremamente generico.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sassu. Ne ha facoltà.
SASSU (Progr. Fed.). L'emendamento numero 124 si propone la soppressione dell'articolo 24 quater che riguarda appunto il completamento di interventi già avviati con una legge del 1987. Io volevo sottolineare il fatto che i firmatari di questo emendamento sono gli stessi, quasi tutti, che hanno firmato l'emendamento numero 108 e l'hanno anche detto nei loro interventi e che appunto riguardava gli abitati di Osini, Gairo e Cardedu per un problema analogo. Durante la discussione di quell'emendamento, non solo da parte dei firmatari, ma ci fu nella discussione, da parte della Giunta regionale, ma direi anche da parte della maggioranza, una attenzione, rispetto a quel problema, e sono stati assunti degli impegni in relazione a quel problema, si è detto che subito, immediatamente non si poteva intervenire perché è ovvio che non si può intervenire sulla base di interventi episodici, ma di fronte a un piano organico. E' giusto che sia così. L'articolo 24 quater si riferisce a un problema analogo cioè si riferisce a un quartiere di un abitato di un centro, Sennori, che a causa di un dissesto idrologico si determinarono episodi di instabilità degli edifici per cui nel passato si rese necessaria addirittura l'evacuazione di molte famiglie. Ecco in quel periodo la Regione nel 1987 seguì quell'evolversi della situazione attraverso il Genio civile e si rese necessaria l'approvazione da parte del Consiglio di una legge, la legge numero 45, e quindi si prevede un piano organico così come si pensa oggi e si propone per quanto riguarda i centri abitati dell'emendamento numero 108. Le risorse previste dalla legge numero 45 consentirono un primo e parziale intervento, signor Presidente, per cui si rendono oggettivamente necessarie, come ricordava anche l'Assessore, delle risorse aggiuntive che devono determinare il completamento di quel risanamento che fu avviato con la legge numero 45. Risanamento che non è concluso ancora. Quindi non si tratta di un intervento episodico in questo caso, ma di un completamento di un piano organico. Io credo sommessamente di poter dire che non si tratta di nessuna preferenza di questo centro nei confronti di altri centri, per i quali questa discussione in Aula ha dimostrato grande attenzione, credo anche che proprio per seguire la stessa logica, i firmatari dell'emendamento in qualche modo dovrebbero ipotizzare un eventuale ritiro dell'emendamento stesso. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Io prendo atto della lucida esposizione del collega Sassu. Non entro nel merito delle argomentazioni che certamente ci sono e sono anche attendibili in ordine a quelle che sono le necessità che si vogliono affrontare e che, con il presente articolo in discussione, si risolvono. Quello che però sorprende è purtroppo che problemi analoghi, se non più gravi, che riguardano una medesima fattispecie, o meglio lì si trattava di smottamenti da frana, qui si tratta di interi paesi devastati da un'alluvione nel 1951, la bellezza di quasi cinquanta anni fa, problemi mai affrontati in radice e mai risolti, quindi quello che si chiede in questo momento, ecco anche il motivo dell'emendamento, non tanto per non venire in contro alle giuste esigenze del Comune di Sennori così ben rappresentate, ma per dire che in Sardegna non ci sono comuni figli e non ci sono comuni figliastri. Se esigenze esistono, ed esistono segnatamente e in maniera ancora più rilevante per i comuni per i quali il Gruppo di Forza Italia aveva presentato un emendamento, non si capisce perché se un'esigenza è reale, se l'emendamento proviene dall'opposizione non debba essere minimamente accolto, tanto meno discusso, tanto meno oggetto di un dibattito, perché se non ricordo male, per quei due emendamenti, c'è stato un categorico cenno di non accoglimento da parte del… allora mi sto sbagliando, chiedo scusa Presidente Secci, però certamente il risultato del parere espresso è stato di non accoglimento e negli stessi termini si è pronunciata la Giunta. Questo per dire che anche di fronte ad esigenze reali, vere, sentite, che riguardano enti locali della nostra isola, non ci possono essere comportamenti differenziati per uno sì e per altri no. Questo era il motivo del nostro emendamento che nasceva proprio dall'indicazione in finanziaria di un trattamento particolare di benevolenza nei confronti di quel comune, non perché evidentemente sia più bello e meriti maggiore tutela di altri, ma perché evidentemente c'era stata una forza politica che fa parte della maggioranza, che aveva ritenuto opportuno di dover segnalare il problema.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). Io vorrei proporre al 24 quater un emendamento aggiuntivo, orale naturalmente, nel quale ricalibrando la spesa, si possono far rientrare anche altri comuni e, nello specifico, i comuni che sono stati esclusi precedentemente. Ritengo che questo sia il senso degli interventi di Forza Italia e nulla sia contro nessun comune, assolutamente nulla, però per un principio di giustizia morale, ritengo che un emendamento orale ancorché da ricalibrare insieme alla Giunta, che riveda gli 800 milioni per Sennori, e le cifre necessarie per gli altri comuni, possa essere accolto, e diremo che con questo saneremo anche delle posizioni che come Consiglio dobbiamo vedere equanimemente per tutto il territorio della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Presidente, penso che l'intervento del collega Floris abbia proprio colto nel segno. Noi abbiamo recuperato ieri, o meglio il bilancio della Regione ha recuperato 3 miliardi bocciando l'articolo 23 bis. Cioè il contributo al Consorzio 21. Allora noi riteniamo che possa, questo articolo 24 quater, essere integrato di quei 3 miliardi, portando l'importo a 3 miliardi e 800 milioni e ricomprendendo proprio per il completamento degli interventi che sono necessarie per i Comuni di Gairo, Osini e Cardedu, cioè estendendo anche a questi comuni gli interventi necessari per il completamento di quegli interventi di carattere edilizio ed urbanistico, non riapro qui la discussione. Mi pare che in questo caso non vi sia un problema di reperimento delle risorse, mi pare che un criterio di giustizia perché non esistono comuni di serie A e comuni di serie B, sfatiamo un luogo che non è forse troppo comune che se l'emendamento o l'articolo viene da qualche consigliere della maggioranza allora nulla quaestio, se la proposta viene dai banchi dell'opposizione, l'obiezione è che sono emendamenti o norme a contenuto specifico e come tali non possono essere accolti in una legge di bilancio e finanziaria. In questo noi valutiamo e comprendiamo se vi è una effettiva volontà da parte della Giunta, anche di sentire la voce dell'opposizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (P.D.). Signor Presidente, l'occasione che l'articolo in questione dà al Consiglio credo che possa essere veramente utilizzata in linea con quanto espresso adesso sia dall'onorevole Pittalis che dall'onorevole Floris. Io credo che la problematica che riguarda la materia della stabilità dei versanti, in molte situazioni estremamente precaria nella nostra isola, è evidente porta alla attenzione quei casi più difficili come il caso di Sennori, dove nell'87 ci furono anche delle vittime. E' chiaro che è dovere delle amministrazioni locali far presenti queste situazioni laddove c'è l'incolumità a rischio dei propri abitanti. E il Consiglio non può soprassedere anche in quei casi, io dico, dove per esempio è limitata la circolazione e la viabilità perché spesso questa instabilità di versanti porta al restringimento delle sedi stradali quanto non alla totale chiusura di strade che rimangono chiuse spesso anche mesi e mesi creando non pochi disagi. Io ricordo la strada che univa Florinas, Muros e Cargeghe che è stata chiusa per otto anni, obbligando cittadini che distavano un chilometro di distanza a farne dieci per raggiungersi. Per cui dovere istituire un capitolo nel quale riversare dei fondi perché la Giunta possa con un suo piano organizzare degli interventi mirati io credo che possa essere una cosa intelligente e soprattutto è una cosa che è in linea con le aspettative che da questa finanziaria dal primo momento si è cercato di portare a compimento. Quindi io vedrei, in linea con quanto già detto, positivamente che questo capitolo possa essere costituito e la Giunta poi provvedesse ad intervenire con un suo programma, laddove la necessità non solo per l'incolumità ma anche per l'efficienza di determinate situazioni questo possa fare puntualmente. Per cui mi dichiaro favorevole nel riaprire questo discorso in termini più generali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo di dover condividere quanto affermato dall'onorevole Bruno Dettori. L'articolo 24 quater costituisce uno ius singulare; non si capisce perché fra i comuni sardi, che per fortuna non sono tantissimi, che hanno problemi di frane incombenti sull'abitato soltanto Sennori debba aver diritto a un finanziamento particolare. Io voglio qui sollevare il caso ben più grave del comune di Santu Lussurgiu, che è minacciato da frane e da caduta di massi, aggravato questo fatto tra l'altro dagli incendi boschivi del 94, che mettono veramente in pericolo l'incolumità degli abitanti di quel centro. La Regione è intervenuta in due riprese ma con lavori assolutamente parziali che lasciano gran parte dell'abitato praticamente sotto una minaccia sempre immanente in caso di pioggia anche di minima consistenza. Per cui effettivamente io sostengo che l'articolo 24 nell'attuale testo vada riformulato istituendo un fondo affinché l'Assessorato faccia un programma valutando quali sono le urgenze e i pericoli maggiori e possa così dare sicurezza a certi centri abitati che sicurezza oggi non hanno. Noi stiamo sottovalutando i problemi anche perché abbiamo avuto anni di siccità, ma chiaramente se si avesse un anno di piogge copiose queste situazioni evolverebbero verso il peggio, e probabilmente come è appunto il caso di Santu Lussurgiu verso il disastro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, intanto vorrei precisare un punto: Gairo e Osini non sono stati esclusi. Per Gairo e Osini la Giunta ha assunto un impegno di maggiore caratura; sono problemi un po' diversi nel senso che nel comune di Sennori si tratta di completare e ultimare un programma già definito, finanziato, mandato avanti che richiede appunto un'ultima fase di lavori. Per quanto riguarda Gairo e Osini i problemi purtroppo sono di ben altra dimensione; viene segnalato il problema ora di Santu Lussurgiu. Probabilmente vi sono problemi analoghi a Muravera, Castiadas e così via. Però, voglio dire, anche perché viene sollecitato un segno di attenzione, di disponibilità, io credo sia opportuno, per questo ho chiesto la parola sull'ordine dei lavori, sospendere il 24 quater ancora un attimo per vedere se sia possibile trovare una formulazione che raccolga una larga convergenza nel Consiglio.
PRESIDENTE. L'articolo 24 quater è sospeso. Si dia lettura dell'articolo 25 bis.
CONCAS, Segretaria:
Art. 25 bis
Modifiche e integrazioni alla L.R. n. 27
del 1997 - Società di mutuo soccorso
1. Nella legge regionale 15 ottobre 1997, n. 27, sono introdotte le seguenti modifiche e integrazioni: negli articoli 3 e 4, comma 3, le parole "Presidente della Giunta regionale" sono sostituite dalle parole "l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale".
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 71, 13 e 14. Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 71 ha facoltà di parlare il consigliere Masala.
MASALA (A.N.). L'emendamento numero 71 si propone di sopprimere l'articolo 25 bis, perché l'articolo 25 bis contiene una modifica nella procedura che non mi convince. La legge numero 27 del 97, il referente della Giunta, con riferimento alle società di mutuo soccorso, è il Presidente della Giunta. Qui si chiede, con l'articolo, di mutare il riferimento al Presidente della Giunta con quello dell'assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Ora la natura delle società di mutuo soccorso hanno carattere generale, cioè di assistenza di carattere generale, per cui è difficile poterle collocarle in uno specifico settore quale quello dell'assessorato del lavoro. Quindi a me pare più congrua la formulazione che indica la legge attualmente vigente, cioè la legge numero 27 del 97 piuttosto che la modifica che si vuole introdurre. Ovviamente sono disponibile anche ad esaminare la questione dopo che eventualmente mi saranno motivate, spero in modo convincente, le ragioni che hanno indotto la Commissione, presumibilmente su emendamenti presentati in Commissione medesima, se le ragioni che verranno portate a sostegno di questa richiesta di modifica potranno essere convincenti. Allo stato, non esistendo neanche allegati al disegno di legge pervenuto in aula i riferimenti legislativi che vengono fatti nell'articolo 27 bis, rimane anche difficile apprezzarne autonomamente la eventuale ragione che può essere posta a sostegno della richiesta di modifica.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Secci.
SECCI (Popolari), relatore. Il relatore non accoglie l'emendamento sulla base del presupposto che l'articolo 25 bis è stato introdotto dalla commissione. Ora su questa materia mi ritengo purtroppo impreparato e penso che sia una cosa normale che può succedere, nel senso che non ho la memoria, in questo momento, mancandomi i riferimenti, per quale ragione era stata fatta questa variazione. E così a leggerla, mi sembra però che sia un mettere a posto una cosa che fino ad ora non andava bene, nel senso che la competenza della materia, legata alle società di mutuo soccorso, è tutta in capo all'assessorato del lavoro e solo questi aspetti rimanevano in capo alla Presidenza. Mi sembra di ricordare un emendamento che aveva questa natura, e comunque spero che la Giunta abbia informazioni più dettagliate delle mie, se no ci può essere un momento di pausa per verificare esattamente quello che è successo in Commissione e quindi relazionare con la dovuta compiutezza.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione bilancio credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta non accoglie l'emendamento. Il Presidente della Commissione, anche se ha detto di essere impreparato, ha colto perfettamente la ratio della cosa, cioè la competenza è dell'assessore del lavoro, l'intervento è sullo stato di previsione del lavoro, e però a emettere il provvedimento, secondo l'attuale normativa, è il Presidente; stiamo semplicemente semplificando attribuendo la competenza anche per quanto riguarda l'emissione del provvedimento all'assessore del lavoro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Zucca. Ne ha facoltà.
ZUCCA (Progr. Fed.). Io spenderò pochissime parole per ricordare che quando abbiamo approvato, in Commissione ottava, un provvedimento relativo alle competenze nuove che la legge nazionale assegna alle società di mutuo soccorso, abbiamo esaminato, in Commissione ottava, solo intanto e in quanto legato all'assessorato del lavoro e formazione professionale. Mi pare che io amo sempre parlare poco ed essere sentiti come pare che verbum non amplium usata (?). Basta questo a dimostrare la sensatezza di questo articolo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra che il 25 bis, nell'attuale formulazione, sia meglio rispondente alla razionalità dell'organizzazione dell'amministrazione regionale. Ricordo a tutti che in base alla legge numero 1 del 77 l'assessorato del lavoro è competente in materia di previdenza e assistenza sociale. Ora il compito delle società di mutuo soccorso è di erogare assistenza e previdenza sociale ai propri iscritti. Pertanto credo che la collocazione nell'assessorato, con tutti i poteri all'assessore anziché al Presidente, sia opportuna e giusta. D'altra parte mi sembra contrario ai principi che ispirano l'organizzazione della Regione, a attribuire in capo al Presidente poteri che non siano sulla generalità dell'amministrazione, che non siano compiti assolutamente generali, ma siano invece compiti particolari di un settore. Pertanto ritengo di condividere la proposta come formulata dalla Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, questa legge è stata approvata non oltre 6 o 7 mesi or sono. Mi sembra strano che la si voglia subito rivedere. Io ho qui sottomano la legge stessa e gli articoli 3 e 4 ai quali si riferisce l'emendamento che noi abbiamo predisposto. L'articolo 3 dice testualmente questo: Presentazione delle domande per l'ottenimento dei contributi di cui all'articolo 2 "le società di mutuo soccorso devono presentare domanda al Presidente della Giunta regionale entro il 30 gennaio di ogni anno, corredata di un programma". Articolo 4, concessione di contributi (e qui bisogna stare molto attenti): la Giunta regionale, sulla base delle domande pervenute, verificata la conformità dei programmi alle finalità della presente legge nonché la congruità dei costi previsti, delibera annualmente un piano di riparto dei contributi con determinazione dei criteri, delle priorità eccetera eccetera. Il comma 3 dice: l'erogazione dei contributi avviene con decreto del Presidente della Giunta. Allora, se noi dovessimo cambiare una parte dell'articolo 4, per esempio, e quindi l'erogazione dei contributi avviene con decreto dell'assessore del lavoro, la Giunta farebbe il programma, la Giunta delibererebbe annualmente il piano di riparto e poi il decreto della concessione sarebbe in carico all'assessorato. Cioè ci sarebbero due passaggi strani e pertanto, se si cambia si cambia tutto, altrimenti non si cambia niente. Non solo, ma per quanto riguarda anche i capitoli di spesa, i capitoli di spesa sono in capo alla presidenza della Giunta e sono esattamente i capitoli 01077 e 01078, e quindi non sono assolutamente in capo a capitoli dell'assessorato del lavoro. Quindi o si cambia il tutto oppure lo si lascia così. Io credo che essendo un qualcosa di particolare, perché è vero che le società di mutuo soccorso si rifanno ai lavoratori, però io credo che almeno in questo caso, visto che parliamo, nella legge, del riconoscimento del ruolo sociale delle società di mutuo soccorso ed interventi a tutela del loro patrimonio storico e culturale, io credo che si può tranquillamente lasciare così come la Commissione a suo tempo approvò e come approvò poi il Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Possiamo illustrare ora gli emendamenti numero 13 e 14 della Giunta regionale. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'emendamento numero 13 ha semplicemente la finalità di consentire il versamento alla contabilità speciale, di cui al fondo sociale della Regione sarda, delle disponibilità finanziarie sussistenti in conto del capitolo 10136/03, previsto dall'articolo 6 della legge regionale numero 7 del 1997, credo sia la finanziaria del 1997, 3 miliardi in conto residui e 3 miliardi in conto competenza. Questo perché, mentre la citata legge regionale prevede per le disponibilità dei capitoli 10136/01 e 10136/02, che riguardano i lavori socialmente utili, il versamento al fondo sociale, altrettanto non è previsto dall'articolo 6 per quelle del capitolo 10136/03, sebbene le società miste siano da considerarsi coerenti l'evoluzione dei lavori socialmente utili. Diciamo che è una norma di omogeneizzazione e di semplificazione.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione ha facoltà di parlare il consigliere Secci.
SECCI (Popolari), relatore. Lo accoglie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Mi pare che la legge finanziaria per l'anno 1998 e triennio 1998-2000 la si possa definire la legge che trasferisce i fondi nelle contabilità speciali. Io torno appena appena indietro, vado all'articolo 15: 7 miliardi trasferiti alla contabilità speciale; articolo 19, questo per rimanere vicini, 5 miliardi trasferiti alle contabilità speciali; articolo 20, siamo sui 25, 26 miliardi trasferiti alle contabilità speciali. Non bastano questi, adesso anche l'articolo 25 bis trasferisce delle somme nelle contabilità speciali: 3 miliardi. Siccome non è indicato nell'emendamento, perché l'emendamento ha fatto prima, così si esprime l'emendamento: "Le disponibilità sussistenti nel conto di competenza e nel conto dei residui del capitolo 10136/03 sono versate alla contabilità speciale denominata fondo sociale della Regione sarda, di cui alla legge 7 aprile 65(?), numero 10 e successive modificazioni e integrazioni". Alla salute delle contabilità speciali che devono sparire dall'amministrazione regionale. Ci vuole una buona dose di coraggio a continuare a girare nelle contabilità speciali i fondi regionali; ci vuole una buona dose di coraggio a sottrarre al controllo del Consiglio delle somme ingenti. E ve lo devo ricordare, qualcuno mi dirà: ma questi discorsi li hai fatti altre volte. Perché si trattava di problemi analoghi, nonostante l'articolo 58 della legge 5 maggio 1983, numero 11, dica che le contabilità speciali a partire dalla finanziaria dell'anno 1983 sono soppresse. Qui continuiamo, nonostante si tratti di fondi che secondo la legge di contabilità della Regione non dovrebbero più sussistere; così continuiamo a sottrarre dei fondi alla gestione ordinaria del bilancio. Qui veramente io credo che mi sia concesso di muovere una critica severa alla Giunta, la quale insiste nel passare delle somme nelle contabilità speciali.
Se il compito delle opposizioni è quello di controllare, neanche il controllo serve a niente, e allora non possiamo fare altro che denunciare, al di fuori di queste mura, che la Giunta sta violando a ogni piè sospinto l'articolo 58 della contabilità regionale. Dico e lo ripeto, perché forse qualche altra volta l'ho accennato, ma siete voi che mi costringete a riprendere l'argomento, perché continuate a passare somme nelle contabilità speciali. Io dico che questo noi non ve lo possiamo e non ve lo dobbiamo permettere, perché si tratta di violazione di legge. Sopprimete l'articolo 58 della legge regionale numero 11 del 5 maggio 1983 così avrete campo libero di gestire tante somme al di fuori del bilancio ordinario. Ve le ricordo, ne gestite parecchie di somme al di fuori del bilancio ordinario, sono non meno di 1500-1600 miliardi che sfuggono al controllo di questo Consiglio. Poi ve la prendete quando vi diciamo che forse forse vi state avvicinando a una gestione dispotica dei fondi regionali, una gestione per la quale non volete rendere conto al Consiglio, e questo non ve lo potremo permettere perché noi qui, in nome del popolo sardo, dobbiamo controllare ciò che la Giunta opera, e credo che facendo sfuggire, facendo uscire dal bilancio queste somme ingenti stia venendo meno veramente a un dovere che ha nei confronti delle opposizioni, nei confronti della legge prima di tutto, nei confronti delle opposizioni e soprattutto nei confronti del popolo. Pertanto ritengo che questo emendamento non meriti altro che la cancellazione. Non si può, per l'ennesima volta, violare una disposizione di legge che noi stessi, cioè la stessa Regione si è data.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Prima di tutto, signor Presidente, la segnalazione di un errore materiale: nel bilancio al capitolo 10136/03 viene indicata la legge 7 del 1977, che sicuramente è sbagliata perché chiaramente è la 7 del 1997. Mi sembra che l'emendamento contenga un grosso errore su cui vorrei che la Giunta si soffermasse perché può essere fonte di paralisi assoluta della norma. Il passaggio dei fondi al fondo sociale non risolve un problema, cioè il fatto che la legge prevede la partecipazione della Regione al capitale delle società miste, come dice l'articolo 31 della legge numero 8 del 1997, legge finanziaria, la Regione partecipa con il massimo del 50 per cento. Ora la deliberazione a partecipare al capitale di una società, a essere soci di una società va comunque assunta dalla Giunta regionale, per cui le forme semplificate di gestione con la contabilità speciale del fondo sociale, vengono comunque paralizzate dal fatto che occorre che l'Assessore proponga alla Giunta la partecipazione alle società, e che la Giunta deliberi, per cui con questo impedimento non vedo quali vantaggi vi sono al di là del fondo, alla gestione del fondo sociale perché il fondo sociale eseguirebbe tramite una trafila più lunga un deliberato della Giunta, proposto dall'Assessore del lavoro. Credo per esempio che sarebbe come se noi avessimo devoluto a un fondo speciale la partecipazione alle società disposta sul bilancio dell'Assessorato dell'industria, credo che questo non semplificherebbe. Cioè quando abbiamo voluto fare una forma semplificata abbiamo mandato i fondi fuori dall'amministrazione regionale, come per esempio le partecipazioni della SFIRS o della SIPAS in società ma fin quando la partecipazione regionale, e in questo caso non vi è dubbio che sia regionale, appunto per il dettato della legge finanziaria dell'anno scorso, mi sembra che sia complicare le cose anziché agevolarle perché astrattamente non c'è nessun divieto che il fondo sociale attui una delibera della Giunta, ma credo che sia molto più facile attuarla da parte dell'Assessorato proponente, anziché dover intervenire con una trafila ancora allungata. Per cui oltre i problemi soliti delle contabilità speciali, mi sembra che in questo caso, lo strumento sia completamente sbagliato in quanto non spoglia l'amministrazione regionale, e in particolare la Giunta, dei suoi poteri doveri in materia di partecipazione a società.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Per una volta tanto devo riprendere il mio collega maestro Casu che nell'affermare che l'abolizione e la soppressione delle contabilità speciali decorreva dallo stesso anno dell'approvazione della legge di contabilità numero 11 quando invece decorrono dall'anno successivo. Ma cambia poco, Desiderio, perché sono passati la bellezza di 15 anni, anzi 14 anni anziché 15. Allora riallacciandomi al pensiero del collega Casu, va detto prima di tutto che il fondo sociale della Regione sarda è stato istituito dalla legge 7 aprile 1965 numero 10. Era una contabilità speciale. Nel 1983 con la legge della contabilità regionale, quel fondo avrebbe dovuto essere soppresso dall'anno successivo all'anno stesso in cui la legge numero 11 del 1983 è entrata in vigore. Ebbene sono passati 14 anni da allora, senza che gli esecutivi regionali, non solo questo ma anche quelli che lo hanno preceduto nelle precedenti legislature, abbiano contravvenuto a una disposizione imperativa di legge ed esattamente la legge numero 11 del 1983. Io mi dico quale può essere la credibilità che possono avere esecutivi di questo genere quando volutamente non posso pensare che sia una dimenticanza, anche perché dall'inizio di questa legislatura il collega Casu non perde occasione per ricordare l'esistenza di questo obbligo e di questo limite all'utilizzo delle contabilità speciali, cioè non solo non si sono soppresse, come si doveva, ma addirittura se ne creano delle altre. Allora io annuncio, in maniera non dico provocatoria ma perché in effetti così eviteremo al collega Casu di sprecare fiato per il futuro, un emendamento soppressivo dell'articolo 58 della legge numero 11 del 1983. Sono sicuro che in questa circostanza la maggioranza e l'opposizione avrà il grande piacere di dire che ha accolto un emendamento dell'opposizione. Probabilmente sarà così, perché così finalmente potrete liberamente far ricorso alle contabilità speciali per gestire come ritenete opportuno determinati stanziamenti che interessano particolari settori dell'attività regionale. Ora io ho detto quello che ho detto, ma l'ho detto veramente, non tanto provocatoriamente ma scherzosamente perché mi guarderò benissimo dal fare una pazzia di questo genere lasciando agli altri di continuare a fare pazzie ogni qual volta violeranno questa disposizione che è imperativa fintanto che non viene revocata. Il collega Casu ha parlato di gestione dispotica dei fondi speciali, io userei una parola che gli somiglia molto, forse è una gestione nepotistica dei fondi. Allora si spiegherebbe il perché del ricorso a questo tipo di contabilità. Oggi che si tende tra le altre cose alla sostituzione dei lavori socialmente utili, anche perché in questo senso si è espresso il segretario nazionale della CGIL, Cofferati, il quale ha riconosciuto che i lavori socialmente utili, sostanzialmente sono stati una iattura per il paese, in quanto hanno sottratto risorse, ingenti risorse, ad investimenti produttivi anziché essere impiegati in attività produttive, quali evidentemente ha ritenuto anche lo stesso Cofferati che i lavori socialmente utili fossero, oggi dicevo che si stanno sostituendo i lavori socialmente utili con i lavori di pubblica utilità, probabilmente viene anche meno o quanto meno ridimensionata l'esigenza che questi vengano realizzati attraverso la presenza di società miste. Le società miste, ricordate, quando questa Assemblea nella passata legislatura, credo che fosse proprio la precedente, la X e forse anche la IX legislatura, introdusse nel settore dei lavori pubblici l'istituto dell'affidamento in concessione ad un soggetto che sostituendosi alla pubblica amministrazione procedeva alla stesura di progetti di massima, di progetti esecutivi procedeva all'assegnazione … mi sembra proprio la precedente, forse la X o la IX legislatura, è roba di 7 o 10 anni fa non di tanto, voi sapete come è finita, il regime del sistema delle concessioni e quindi della presenza delle società miste, fu forse il principale, forse fu la causa principale dell'inizio di Tangentopoli, lo fu certamente a livello nazionale. In Sardegna non lo fu, non si sa perché, ma non riesco a credere che la Sardegna sia stata un'isola beata e felice al di là della sua felice posizione geografica nel Mediterraneo e del suo felice clima. Su questo potrei avere anche qualche riservina, fintanto che non piove non ci sono le frane e le alluvioni che compromettono i Comuni di Sennori, di Gairo e di Osini, ecco però il sistema delle concessioni e delle società miste, è un sistema che si è rivelato pericoloso perché è stato fonte di tanti abusi e soprusi. Allora, riconduciamo, sentendo e facendo proprio l'appello del collega Casu, riconduciamo le cose alla normalità, gestiamo i fondi come devono essere gestiti, all'interno del bilancio e della contabilità tradizionali, anche se ovviamente occorre che la contabilità e quindi il bilancio sia reso più leggibile, sia reso più agile; e queste sono necessità effettive e evidenti alle quali noi certamente presteremo il nostro consenso perché si possa pervenire a una semplificazione, ma non vogliamo che la semplificazione e l'alleggerimento del bilancio possano derivare dalla soppressione di tutti gli stati di previsione della spesa per essere destinati alle contabilità speciali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, hanno ragione i colleghi che mi hanno preceduto. L'emendamento numero 13 della Giunta regionale offre proprio l'occasione per porre un problema che però mi pare non sufficientemente avvertito dalla Giunta regionale, cioè la necessità che venga eliminato una volta per tutte il fondo sociale della Regione Sardegna istituito con la legge numero 10 del 1965. Per la verità io ricordo che già la seconda Commissione, in occasione dell'esame della proposta di legge in materia di emigrazione, si è posta proprio questo problema: di dirottare alla contabilità ordinaria i fondi che ora sono previsti per il settore della emigrazione, che trovano la loro collocazione nella contabilità speciale del fondo sociale. Questo perché? Perché ha ragione il collega Bonesu, molte volte anziché semplificare quello che è l'iter della spesa, queste contabilità speciali per come sono strutturate, per come sono articolate, ritardano anche l'iter della spesa. Perché il fondo sociale ha tra l'altro una anomala composizione che prevede un direttore come figura apicale della struttura amministrativa, un comitato di gestione e un Presidente nella persona dell'Assessore. Quindi ogni spesa deve passare attraverso la proposta del direttore, il parere del comitato e il decreto finale dell'Assessore. Con questo intreccio di passaggi amministrativi e burocratici che anziché snellire il corso della spesa invece la rallentano. Noi siamo del parere che il fondo sociale che aveva una sua ragion d'essere quando fu istituito, prevalentemente con una finalità di assistenza e di tutela dei lavoratori, e in particolare dei lavoratori sardi emigrati all'estero, oggi invece si tenta di farvi rientrare ogni titolo di spesa nelle più disparate materie e settori di competenza. Noi sollecitiamo l'Assessore perché metta mano seriamente alle contabilità speciali e un invito perché venga osservato il dettato dell'articolo 58 che è stato prima richiamato; e perché con provvedimenti occasionali come questo non si legittimi ancora il persistere di una contabilità che non ha più ragione d'essere. Tant'è che proprio quando si esaminava quel provvedimento in materia di emigrazione si è posto il problema di riportarlo nella contabilità ordinaria. Mi pare che questi istituti reliquati, ormai, che appartengono alla archeologia anche della nostra Regione debbano essere definitivamente eliminati. Quindi un invito, come del resto l'hanno fatto i colleghi del mio Gruppo e l'onorevole Bonesu, affinché, al fine anche di non complicare la possibilità stessa di spendita, rimangano nei capitoli di bilancio ordinari. Quindi io chiedo che la Giunta regionale ritiri l'emendamento sapendo di non agevolare ma di complicare, in questo caso, la spendita e la gestione dei fondi previsti per le società miste.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per illustrare l'emendamento numero 14.
BALLERO (F.D.S.-Progr. Sard.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. L'emendamento numero 14 è estremamente semplice. La legge numero 26 del 97, prevedendo gli interventi che debbono essere oggetto di programmazione, e il programma deve essere sottoposto al parere dell'Osservatorio della cultura e della lingua sarda, la cui elezione è fissata all'ordine del giorno di questo Consiglio subito dopo il bilancio, prevede una programmazione a regime che deve essere fatta entro giugno, e con decorrenza dal primo gennaio dell'anno successivo, quindi dal primo gennaio 1999. Allora si pone l'esigenza in questa fase di prima applicazione di consentire la realizzabilità degli interventi per quanto riguarda il 1998, con un programma ponte da effettuare rapidamente e che ovviamente abbia efficacia sino al primo gennaio 1999 quando avrà avvio la programmazione triennale una volta costituiti tutti gli organi.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della commissione ha facoltà di parlare il consigliere Secci.
SECCI (Popolari), relatore. Il relatore lo accoglie.
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sull'emendamento numero 14. Ha domandato di parlare il consigliere Serrenti. Ne ha facoltà.
SERRENTI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, per dire che sono assolutamente d'accordo con l'iniziativa della Giunta regionale di fare in sede di prima applicazione un programma che esca fuori dai dettami della legge stessa. Anche perché i tempi stringono e non si riuscirebbe a farla decollare. Voglio approfittare, visto che sto intervenendo, per ricordare che può sembrare a qualcuno che il tempo per impegnare le risorse di questa legge possa essere poco, pertanto sia utile, o necessario o corretto diminuire le risorse a disposizione. Sarebbe un errore molto grave. Questa è una legge che abbiamo valutato ha bisogno di circa 25 miliardi di risorse perché funzioni. Sarà assolutamente necessario mettere a disposizione buona parte, se non tutte, buona parte di queste risorse perché la legge in sede di prima applicazione ha bisogno di un impegno maggiore. Quindi condivido l'iniziativa della Giunta e sosterremo la Giunta perché questa legge è, come l'ho definita nel mio primo intervento di questa nuova parte della legislatura, forse l'unica conquista vera di questa legislatura. Io credo che sarà davvero necessario un impegno da parte di tutti, della maggioranza, della Giunta naturalmente e io credo anche delle forze di opposizione perché questa legge rimanga come pietra miliare delle forze politiche democratiche dell'autonomia in questa Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). Signor Presidente, un intervento a sostegno della Giunta, finalmente anche da parte della opposizione, per quello che riguarda l'emendamento numero 14. In sede di prima applicazione, ha ragione il collega Serrenti, bisogna che la Giunta intervenga proprio per dare corso ad una legge che abbiamo votato mi pare in questo Consiglio, alla unanimità. Alleanza nazionale si era astenuta, fermo restando che questo programma ponte vorremo conoscerlo anche a livello per lo meno della Commissione competente. Ecco, con questa osservazione, ritengo che la Giunta non abbia niente in contrario se si aggiungesse, "previa visione almeno della Commissione competente del Consiglio regionale".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Relativamente all'emendamento numero 71, soppressivo totale dell'articolo 25 o 25 bis, dopo aver preso visione della legge e approfondita, mi pare che effettivamente è incongruo il fatto che la Giunta approvi un piano, un progetto di distribuzione e poi il capo della Giunta, e cioè il Presidente, venga ridotto a rango di esecutore, semplice esecutore di questa deliberazione sottoscrivendo il mandato di pagamento e il decreto autorizzativo. Pertanto effettivamente devo convenire che la formulazione suggerita dal testo legislativo va meglio. Quindi ritiro l'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Per dire intanto che l'osservazione del consigliere Bonesu, a proposito del riferimento normativo è corretta, naturalmente, quindi si tratta della legge numero 7 del 97. Per quanto riguarda le osservazioni critiche circa l'emendamento numero 13, molto rapidamente, sulla presunta violazione di legge la Giunta ha già risposto e non mi sembra necessario ripetere le considerazioni svolte in diverse fasi e in diversi momenti della discussione, così anche per quanto riguarda la linea della Giunta sul tema delle contabilità speciali. Io quindi raccolgo, ma ho già detto, delle parole chiare a nome del Governo della Regione su questo punto, la sollecitazione che da ultimo il capogruppo Pittalis ha rivolto alla Giunta e all'assessore. Il capitolo 10136-03 è l'unico capitolo che, pur avendo finalità analoghe al 10136-01 e 02 si trova fuori dal fondo. Ora stiamo semplicemente proponendo una norma di versamento al fondo sociale per una gestione unitaria e omogeneizzata dunque del fondo medesimo, senza che ciò pregiudichi l'indirizzo di carattere generale che abbiamo e che intendiamo attuare rapidamente per quanto riguarda il ricondurre a ordinarietà tutta la tematica delle contabilità speciali. La questione del controllo, secondo cui queste contabilità sarebbero sottratte al controllo, insomma richiede, credo, delle valutazioni più oggettive. Non voglio polemizzare con alcuno. Ricordo che tra gli allegati al bilancio ce n'è uno obbligatorio, c'è un volume contenente le contabilità speciali. Aggiungo che per quanto riguarda i programmi del fondo sociale hanno ampia pubblicità, sono pubblicati dal BURAS, hanno naturalmente i necessari passaggi consiliari, la Commissione competente, possono essere controllati dal Consiglio regionale e da tutti i cittadini della Sardegna. Una battuta a proposito del nepotismo, consigliere Balletto, qui davvero il nepotismo, io credo di poterla tranquillizzare non c'entra, io peraltro non ho nemmeno nipoti, tuttalpiù ho Cugini, insomma.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 25 bis. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 13. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 14. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 26.
DEMONTIS, Segretario:
Art. 26
Finanziamenti alle Università
1. Nelle more dell'applicazione della legge regionale 8 luglio 1996, n. 26, sono prorogate le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 32 della legge regionale 8 marzo 1997, n. 8 (cap.11065).
2. La Giunta regionale col disegno di legge di assestamento del bilancio 1998 identifica gli ulteriori stanziamenti, rispetto a quelli di cui all'articolo 32 della legge regionale n. 8 del 1997, che dovendo essere erogati a favore delle Università della Sardegna, devono confluire dagli stati di previsione della spesa dei singoli Assessorati al fondo globale di cui all'articolo 3 della legge regionale n. 26 del 1996, nonché le disposizioni normative da abrogarsi ai sensi dell'articolo 7 della medesima legge.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.
DEMONTIS, Segretario:
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 72 ha facoltà di parlare il consigliere Masala.
MASALA (A.N.). Grazie, Presidente. L'emendamento numero 72 credo che, per il modo con cui si è svolto questo dibattito relativo alla legge finanziaria, sia un emendamento che appare o potrà apparire sicuramente strumentale per un chiarimento. Se io leggo il secondo comma dell'articolo 26 vedo che questa norma nient'altro contiene che una dichiarazione di intenti, e cioè il Consiglio, con anticipo rispetto a un determinato momento della vita politica regionale, raccomanda alla Giunta di indicare nella prossima legge di assestamento del bilancio, sempre per il 1998, un certo stanziamento, di adeguare determinati stanziamenti già previsti dalle leggi vigenti. Da un lato questo secondo comma dell'articolo 2 sembrerebbe o potrebbe sembrare una norma addirittura inutile, perché non vedo la ragione per la quale la Giunta nella sua autonomia, quando si appresterà a redigere il disegno di legge per l'assestamento di bilancio, non possa già prevedere, se questa è la volontà della Giunta, di incrementare i capitoli di bilancio relativamente al problema di cui tratta l'articolo, cioè finanziamenti a favore dell'Università. E allora, se questa esigenza di indicare fin dalla finanziaria una indicazione risponde ad esigenze non saprei di che genere, ma se risponde ad esigenze di anticipazione di quelli che potranno o dovranno essere determinati indirizzi evidentemente delle due l'una: o questa strada non è percorribile perché effettivamente appare assolutamente superflua e quindi andrebbe soppressa, oppure è una strada che può essere percorsa, e se può essere percorsa con riferimento ai finanziamenti a favore delle Università, cioè come dichiarazione di intenti, evidentemente potrà, se la maggioranza vorrà, essere percorsa anche per dare da parte del Consiglio altre indicazioni alla Giunta, ovviamente sempre che la Giunta sia d'accordo.
Il senso dell'emendaemnto era evidentemente quello espresso precedentemente, cioè con riferimento alla mia interpretazione oggettiva del testo legislativo, e cioè della superfluità del secondo comma, perché è inutile mettere in legge finanziaria una norma che nient'altro indica che una indicazione alla Giunta, quasi un promemoria rivolto alla Giunta perché in sede di assestamento non si dimentichi di tenere un certo comportamento.
Quindi vedrò, se il senso di questo comma è effettivamente questo e allora andrebbe soppresso, perché obiettivamente non credo che la Giunta abbia bisogno di promemoria, anche perché i promemoria e le indicazioni di solito vengono fatti non con norme legislative, ma con ordini del giorno, con risoluzioni, con altri strumenti non legislativi, ma non certamente con una legge. Vedremo a seguito del dibattito, se ci sarà dibattito su quest'aspetto specifico che io ho sollevato, quale sarà la sorte di questo emendamento.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (Popolari), relatore. Per quanto riguarda l'emendamento numero 72, il comma 2 dell'articolo 26 è stato introdotto dalla Commissione sulla base del ragionamento che attiene al primo comma. Siccome il Consiglio regionale ha approvato una legge sui finanziamenti all'Università che dovrebbe contenere tutti gli interventi della Regione in questo ambito, e siccome con una serie di strumenti si stanno indirizzando verso l'Università altre risorse, l'intenzione della Commissione era quella, appunto, di dire che occorre predisporre una norma per cui quando la legge andrà a regime tutti gli interventi all'Università vadano in quel contenitore, quindi si possano in qualche maniera comprendere, ordinare e giustificare molto meglio. Mi sembra, quindi, che il comma 2 vada nel segno delle cose che il Consiglio regionale non solo ha approvato con legge, ma sta raccomandando tutte le volte che si parla di interventi regionali per le Università. Per questa ragione l'emendamento, naturalmente, non può essere accolto.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
BALLERO (F.D.S.-Progr. Sard.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta si associa al parere del relatore perché rispetto al mero differimento dell'entrata in vigore del fondo unico che era contenuto nella finanziaria dell'anno scorso, con una formulazione che poteva anche essere diversa, ma il contenuto deve essere questo, per quest'anno si dice "allo stato, non essendo ancora stata fatta la precisa individuazione di tutti i capitoli c'è un lieve differimento, ma con l'assestamento la Giunta è impegnata di fronte al Consiglio a presentare l'indicazione di tutti i capitoli che devono confluire nel fondo".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). A me pare proprio che le indicazioni date dal Presidente della Commissione e dall'assessore Ballero siano senza spessore alcuno rispetto alla lucida descrizione che invece ha fatto della vicenda il collega Masala. Il secondo comma porta in effetti una disposizione totalmente inutile in quanto contiene una obbligazione di fare a carico della Giunta; una obbligazione di fare a carico della Giunta che peraltro nasce su iniziativa della Giunta stessa. Cioè la Giunta dice al Consiglio: dimmi che devo fare determinate cose che ho già intenzione di fare. La Giunta chiede che il Consiglio le dica di indicare nella manovra di assestamento gli ulteriori stanziamenti rispetto a quelli indicati dall'articolo 32 della legge finanziaria dell'anno scorso, stanziamenti che risultano prorogati proprio dal comma 1° dell'articolo 26 adesso in discussione. Si tratta evidentemente di una norma inutile in quanto le indicazioni in essa contenute, come ha fatto osservare il collega Masala, possono essere date attraverso una raccomandazione, una risoluzione o un ordine del giorno. Non mi sembra che in questo modo si semplifichi il sistema della legislazione attualmente esistente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Condivido quanto affermato dal collega Balletto sul secondo comma. In effetti il secondo comma non ha natura legislativa; è un ordine del giorno che si scrive in forma di legge e credo che sarebbe più consono alla dignità del Consiglio se lo si eliminasse e si facesse un semplice ordine del giorno considerato che il Consiglio non può dare indicazioni alla Giunta di che cosa deve presentare come disegni di legge, appartiene ai poteri della Giunta, e la confusione sta diventando veramente totale. Credo che la prima istituzione a rigettarlo dovrebbe essere la Giunta stessa perché nei compiti che sono prerogative esclusive della Giunta, non vedo come possa tollerare perturbative da parte del Consiglio. D'altra parte mi chiedo se con questa formulazione la Giunta non rispetta il dettato e non indica nella legge l'assestamento di capitoli previsti se i singoli Assessori non ricorrano in omissioni di atto d'ufficio. Sarebbe una conseguenza boomerang di una norma introdotta con troppo leggerezza però mi sembra che il problema importante sia il primo comma di questo articolo 26. Noi abbiamo approvato nel luglio 1996 una legge che razionalizzava l'intervento della Regione nel campo dell'Università e prevedeva un fondo unico globale e una procedura di programmazione che vedeva la partecipazione delle due Università e della Regione. Ebbene, quando facciamo una legge con un minimo di decenza, questa amministrazione regionale non la attua, non l'abbiamo attuata l'anno scorso, dicendo che non si era preparata, si continua a non attuarla quest'anno e a continuare ad ereditare quei capitoli di bilancio destinati a singoli istituti, magari con nome e cognome del docente targato e così via. Lo spirito della legge era quello che l'intervento della Regione per l'Università fosse l'utilizzazione delle risorse disponibili al meglio, tenendo conto delle esigenze complessive delle Università rimediando una legislazione regionale che era stata in passato che era invece una legislazione di interventi singoli staccati fra loro, assolutamente frammentaria che faceva magari la gioia di un istituto dove affluivano i fondi ma non faceva certamente la gioia di tutti completamente pretermessi dalle provvidenze della Regione. Bene, si continua per il secondo anno a andare su questa linea e a questo punto se il Consiglio avesse la decenza abrogherebbe la legge visto che non le si vuole dare applicazione e chiaramente questo dipende anche dal fatto che nei finanziamenti per l'Università ci sono incrostazioni che è pericoloso muovere perché chiaramente potrebbero dar luogo a reazioni negative. Ma così facendo, non si amministra, si continua a fare una legge finanziaria di non scelta, anche nei casi in cui il Consiglio con una legge specifica decida di fare delle scelte verso la razionalizzazione, verso la migliore utilizzazione delle risorse.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, faccio mio tutto ciò che ha detto l'onorevole Bonesu un attimo fa per quanto riguarda il primo comma dell'articolo 26 perché indubbiamente non è pensabile che il Consiglio regionale approvi una legge, la numero 26 del 1996, "Norme sui rapporti fra Regione ed Università della Sardegna", una legge quadro e che questa poi non venga applicata. Allora io mi chiedo a che cosa serve approvare le leggi. Ho l'impressione, onorevole Presidente, che questa legge sia nata male, io ricordo che fu esitata dalla Commissione, dovette trascorrere un anno perché la stessa potesse arrivare in quest'Aula, e la causa quale era? Era il problema dell'articolo 5, del comitato paritetico che, vi ricordo, era formato dall'Assessore regionale della pubblica istruzione, dall'Assessore regionale della programmazione e dai due rettori dell'università di Cagliari e di Sassari, quale era la causa che fece rinviare nel tempo il tutto? In quel momento era chi dovesse presiedere questo comitato paritetico. Alla fine ci fu l'accordo e arrivò con un anno di ritardo. Detto questo, io voglio dire che questo comitato paritetico a tutt'oggi non si è mai riunito, è questo ciò che è grave, pertanto il comitato paritetico che deve proporre annualmente, e leggo il comma 2 dell'articolo 4 che deve quindi proporre annualmente sulla base delle risorse stanziate con legge finanziaria degli indirizzi programmatici delle Università della Sardegna, e in coerenza con gli obiettivi conseguiti in materia dalla Regione, sempre che si faccia un piano di ripartizione di dette somme tra le Università. Quindi niente, tant'è che non avendo fatto questo piano, questo piano non è potuto arrivare in Commissione ottava, che deve dare il parere e pertanto la Giunta non può inviare al Consiglio regionale la relazione annuale sull'utilizzazione dei fondi. Proprio per questo, io vorrei, ma credo che ne parlerà poi l'onorevole Fois che fu promotore di questa legge, l'onorevole Fois ha fatto pervenire e ai componenti della Commissione ottava ma anche al Presidente del Consiglio regionale, al Presidente della terza Commissione, ai Presidenti dei Gruppi consiliari eccetera una lettera preoccupata per quello che stava succedendo e per quello che sta succedendo, proprio partendo dall'esame dell'articolo 26 e pertanto avendo paura che quella legge numero 26 del '96 non possa trovare applicazione nel prossimo esercizio finanziario, così scriveva l'onorevole Fois. Pertanto, continua l'onorevole Fois, è necessaria una convocazione e quindi che una convocazione è resa sempre più necessaria sia per la firma della convenzione di attuazione e poi per la definizione di un programma coordinato di interventi finanziari. Questo, ripeto, non è stato fatto, la legge è stata approvata da circa 2 anni, ci dobbiamo rifare per quanto riguarda la divisione delle somme tra le varie Università, tra i vari istituti alla finanziaria dell'anno scorso. Io veramente mi chiedo che senso abbia approvare le leggi, che senso abbia approvare delle leggi importanti. Noi speravamo nel momento in cui abbiamo, prima in Commissione e poi in Aula, approvato questa legge, che la legge stessa potesse far chiarezza sulla divisione dei fondi fra le due Università, mi auguro veramente che gli attuali Assessori convochino perché credo che sia loro compito questo comitato paritetico affinché si possa programmare seriamente. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Fois. Ne ha facoltà.
FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Noi abbiamo poco fa approvato un emendamento, il numero 14, che riferendosi ad un'altra legge, la numero 26 ma votata questa nel 1997, ha previsto che il programma, che doveva essere approvato e definito dall'Osservatorio, potesse in prima applicazione essere definito dalla Giunta. Questa era una iniziativa opportuna perché una legge indubbiamente molto importante doveva trovare rapida applicazione. Ora lo scorso anno più o meno in questo periodo, qualche tempo prima, noi abbiamo approvato una finanziaria che aveva davanti a sé la legge numero 26 del 1996. Io stesso, che ho proposto e ho avuto la soddisfazione di vedere approvata questa proposta di legge prima dalla Commissione e poi dall'Aula, io stesso in quella occasione avevo riconosciuto che era opportuno non dare applicazione alla legge sui rapporti tra Regione e università, perché in quel momento mancava un elemento importante, che la Regione da sola non poteva affrontare e risolvere, e l'elemento, la condizione che mancava era la preparazione e la predisposizione da parte delle due Università, non già del piano di riparto ma un programma di massima che doveva costituire il momento di incontro con la Giunta, meglio con il comitato paritetico, perché solo su questa base si poteva definire quali proposte in finanziaria dovevano essere fatte, e quindi prevedere già quale doveva essere il contenuto e l'ammontare delle risorse da inserire nel fondo globale interventi per l'università. Quindi lo scorso anno, nel gennaio dello scorso anno, la legge non poteva trovare applicazione perché le università avevano bisogno di elaborare al loro interno un programma da sottoporre all'esame in seno al comitato paritetico. E posso dirvi che le due università in tutti questi mesi hanno lavorato. Ricordo che una delle ragioni per cui noi abbiamo visto con favore questa proposta di legge era che permetteva alle due università, nella loro autonomia, di definire dei programmi e di incontrare poi la Giunta regionale che valutando, alla luce dei propri programmi, alla luce dei propri orientamenti programmatici, queste proposte avrebbe potuto in tutto o in parte farle proprie. Allora, ecco la ragione delle mie perplessità richiamate dal collega Frau; che a dire il vero riguardavano essenzialmente la prima formulazione della finanziaria, quella predisposta dalla precedente Giunta nella quale si diceva puramente e semplicemente quello che è detto al primo comma, che evidentemente è strettamente legato al secondo comma. Quindi il mio parere è che le condizioni per una applicazione immediata senza bisogno né del primo comma, né del secondo comma dell'articolo 26, ci sarebbero state tutte ove appunto si fosse proceduto alla convocazione già nello scorso anno, si poteva fare benissimo negli ultimi mesi dello scorso anno, di questo comitato paritetico che doveva procedere a due adempimenti assolutamente irrinunciabili, che erano primo questa definizione di un programma di massima, perché non poteva la Giunta fare delle proposte senza tenere conto del punto di vista delle università; e secondo, approvare anche la convenzione, perché appunto anche la convenzione che regola a norma di legge i rapporti tra le università deve essere definita già prima che la proposta della Giunta venga qui in Consiglio perché poi si quantifichino le risorse sulla base della proposta della Giunta. Ora quindi queste condizioni potevano esserci tutte e infatti nella seconda parte dell'anno scorso il sottoscritto, ma anche mi risulta le università, hanno più volte fatto presente l'interesse di una convocazione da parte del Presidente del comitato paritetico, l'Assessore della pubblica istruzione, che avrebbe in quella sede potuto definire questo programma di massima e avere un consenso circa la proposta di convenzione. Tutto questo non si è verificato e quindi evidentemente nel mese di gennaio non si poteva procedere a questo, diciamo così, negoziato in seno al comitato paritetico che evidentemente doveva richiedere del tempo. Per questo motivo, ma solo per questo motivo, dato e valutate negativamente ma realisticamente le carenze che ci sono state lo scorso anno, l'integrazione di un articolo uno che doveva dire che cosa facevamo di questa legge era inevitabile. E quindi solo in questa luce io credo che un correttivo che, indicando una data certa, perché appunto non potrà non esserci un assestamento di bilancio, e in quella sede di assestamento di bilancio, la definizione del programma complessivo che tenga conto di quello che già viene stanziato in base alle leggi che non hanno ancora trovato abrogazione e agli ulteriori stanziamenti, questo programma complessivo può essere definito. Evidentemente io credo che sia importante sentire in questa sede dall'Assessore della pubblica istruzione anche una assicurazione sulla data immediata, possibilmente, nella quale si intende convocare il comitato paritetico. Per questa convocazione non è necessaria nessuna finanziaria, nessuna modifica e nessuna approvazione dell'articolo 26, né che venga pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, è un adempimento che è imposto dalle legge numero 26 del 96; e credo che questa convocazione del comitato paritetico, che è una condizione indispensabile, ripeto, per primo approvare la convenzione tra i tre soggetti: Regione e due università; secondo, per definire un programma di massima, la convocazione possa avere luogo anche con più riunioni ove questo si rendesse necessario. Gradirei quindi sentire una precisazione al riguardo da parte dell'attuale Assessore della pubblica istruzione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
BALLERO (F.D.S.-Progr. Sard.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Io parto dall'ultima richiesta dell'onorevole Fois per confermare che la Giunta intende, appena terminata la finanziaria ed entro il mese di aprile, avviare l'attività e la costituzione del comitato paritetico e quindi procedere alla sua convocazione per l'esame preliminare degli argomenti. Voglio però ricordare che il comitato paritetico deve programmare le risorse che la finanziaria ha assegnato al fondo speciale per l'università; e questa indicazione è oggi contenuta in maniera limitativa nella legge finanziaria dell'anno scorso. Il secondo comma quindi che pur potrebbe avere una natura, diciamo, limitatamente legislativa o di cui in effetti riconosco che si possa discutere sulla assoluta necessità, però afferma un punto senza il quale la Giunta potrebbe procedere sulla strada vecchia senza queste integrazioni di cui abbiamo parlato. Perché senza questo secondo comma la proroga, che è contenuta nel primo comma, verrebbe fatta sulla base della legislazione vigente e quindi con quella limitazione dei fondi che devono affluire al fondo unico che oggi deriva dalla legge vigente. Il secondo comma dà un termine temporale, e cioè limita al momento della presentazione dell'assestamento la sospensione della efficacia della legge numero 26, e nello stesso tempo dice che va recuperato il carattere più netto e più preciso che deriva dagli articoli 2, 3 e 6 della legge numero 26 che individuano tutte le risorse che devono confluire alla programmazione da parte del comitato prevedendo all'articolo 6 soltanto alcuni interventi esclusi. La giustificazione del secondo comma nasce proprio dalla esigenza di dare una direttiva che sia vincolante, perché stabilita dal legislatore, alla Giunta, perché operi nel senso della estensione della piena applicazione della legge numero 26.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per illustrare l'emendamento numero 15.
BALLERO (F.D.S.-Progr. Sard.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. L'emendamento numero 15 è una riformulazione tecnica di ciò che aveva deciso sostanzialmente la Commissione, che aveva individuato risorse più rilevanti da assegnare a questo capitolo, in particolare con destinazione alla università di Nuoro e alla AILUM, oltre che alla proroga della attività rispetto alla costituita sede di Oristano. La formulazione contenuta in questo emendamento determina la ripartizione delle risorse secondo le specifiche destinazioni, sottraendole quindi alla formulazione di un programma che renderebbe indifferenziata l'attribuzione delle nuove risorse.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della commissione ha facoltà di parlare il consigliere Secci.
SECCI (Popolari), relatore. Il relatore lo accoglie.
PRESIDENTE. E' aperta la discussione dell'emendamento numero 15.
Per illustrare l'emendamento numero 137 ha facoltà di parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (Gruppo Misto). Nel decreto del Ministro dell'Università e della ricerca, che ha per oggetto il bando di concorso per l'ammissione ai corsi del dottorato di ricerca nelle Università, all'articolo 2 recita testualmente: i posti assegnati potranno essere aumentati a seguito di finanziamenti ottenuti da enti pubblici di ricerca o da qualificate strutture produttive private.
Presidenza del Presidente Selis
(Segue DETTORI BRUNO.) Questa è la ragione per cui, attraverso l'emendamento in oggetto, in attesa di una legge organica che disciplini i rapporti tra università e Regione in termini continuativi e razionali, si può realizzare questo rapporto nuovo tra Regione e università con un supporto concreto rivolto ai nostri giovani laureati, con l'aumento dei posti messi a concorso dal Ministero. Quest'aumento è possibile appunto attribuendo ad un ente pubblico di ricerca, e si è individuato il CRS4, un finanziamento che il CRS4 poi girerà all'Università di Cagliari e di Sassari, così come contenuto nell'emendamento. Dovrei portare però un emendamento orale a quella perché ci sono da rilevare che queste borse di ricerca sono triennali, non sono annuali, per cui è necessario inserire nell'emendamento per gli anni non solo 98, ma 98, 99 e 2000, in quanto le borse per dottorati di ricerca sono triennali. Poi un secondo emendamento orale, sempre, in chiusura dell'emendamento dove c'è scritto "nelle Università per l'anno accademico 97-98" va invece scritto "98-99". Questo emendamento porta pertanto, se il Consiglio ovviamente lo approva, porta pertanto alla considerazione di quest'Aula le sorti di un certo numero di giovani laureati che potranno beneficiare di questo triennio di specializzazione che sicuramente è uno degli investimenti più concreti, dal punto di vista della ricerca che noi possiamo riuscire a tutelare da questi banchi.
BALLETTO (F.I.). Il finanziamento per il 99-2000 su quali capitoli avverrebbe?
DETTORI BRUNO (Gruppo Misto). Sullo stesso capitolo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione sull'emendamento numero 137, ha facoltà di parlare il consigliere Secci.
SECCI (Popolari), relatore. Il relatore lo accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
BALLERO (F.D.S.-Progr. Sard.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare metto in votazione l'emendamento numero 72. Chi lo approva alzi la mano. Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 26.
Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto sull'articolo 26.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'articolo 26.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 60
votanti 59
astenuti 1
maggioranza 30
favorevoli 37
contrari 20
voti nulli 2
(Il Consiglio approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GRANARA - LADU - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MONTIS - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Si è astenuto: il Presidente SELIS.)
Metto in votazione l'emendamento numero 15. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 137. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 26 bis.
DEMONTIS, Segretario:
Art. 26 bis
Edilizia universitaria
1. Per la prosecuzione degli interventi previsti dal comma 1 dell'articolo 49 della legge regionale 29 gennaio 1994, n. 2, è autorizzata, nell'anno 1998, la spesa di lire 3.000.000.000 (cap. 11077).
PRESIDENTE. All'articolo 26 bis è stato presentato l'emendamento numero 163 a firma Biancareddu e più. Se ne dia lettura.
DEMONTIS, Segretario:
PRESIDENTE. L'emendamento è aggiuntivo quindi lo discutiamo dopo. E' aperta la discussione sull'articolo 26 bis.
Ha domandato di parlare il consigliere Lippi. Ne ha facoltà.
LIPPI (F.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo perché vorrei approfittare della discussione sull'articolo 26 bis in materia di edilizia universitaria. Tra le altre cose sarei interessato a conoscere da parte dell'Assessore se questa spesa che è prevista in finanziaria possa essere utilizzabile anche per far partire in maniera articolata...
PRESIDENTE. Scusate, colleghi, io mi metto nei panni dell'onorevole Lippi, parlare con questo brusio non è facilissimo.
LIPPI (F.I.). Dicevo, per far partire in maniera articolata dei progetti in relazione al problema della edilizia universitaria per le due città universitarie sarde, Cagliari e Sassari, per porre finalmente fine, soprattutto nella città di Cagliari, alla individuazione di siti diversi tra loro, collocati in posizione diversa rispetto alle necessità che vengono continuamente evidenziate dall'ERSU e anche dal mondo degli universitari.
Il problema che investe la città di Cagliari (e da un mese a questa parte abbiamo continuamente sotto gli occhi quando arriviamo in questo palazzo i rappresentanti dell'ex Moderno, che per le note vicende sono ancora a spasso, perché privi di un lavoro) riveste un'importante rilevanza perché, come tutti sappiamo, su Cagliari ogni anno vengono concentrati oltre 60-70 mila giovani universitari o persone che gravitano intorno al mondo dell'Università, che hanno grossissime difficoltà a trovare una propria collocazione, un proprio alloggio per proseguire gli studi in maniera decente.
Questo è un problema fortemente sentito dalla città, che non può essere continuamente affrontato con episodi come quello relativo all'albergo Moderno. Quindi occorrerebbe che la Giunta regionale, attraverso il competente Assessorato, si facesse carico di un vero piano di edilizia universitaria per le città di Cagliari e di Sassari, ma - ripeto - io conosco il problema per Cagliari, in maniera tale da creare una vera struttura universitaria, un vero camp universitario, che possa rilanciare le quotazioni di Cagliari come città universitaria, collocandola in un discorso nazionale ed europeo in maniera articolata e, se vogliamo, anche intelligente. E' evidente che continuare con l'individuazione di volta in volta di strutture a volte anche non adatte per ospitare gli studenti universitari, sicuramente non stiamo centrando il problema e risolvendolo per l'attenzione che invece il problema stesso meriterebbe di avere.
Voglio ricordare che anni addietro si era presa la decisione di decentrare quelle che erano le strutture universitarie fuori dalla città, si era individuata all'epoca l'area della cittadella universitaria di Monserrato, una cittadella ormai quasi dimenticata da tutti e rimasta non dico un'incompiuta, ma quasi ci manca, non è dotata di servizi, non arrivano i mezzi urbani di trasporto con frequenza, gli studenti si rifiutano di andare in quelle strutture perché sono lontane dal centro. Va, quindi, quanto prima ricercata una soluzione per questo problema, va individuata anche in collaborazione col Comune di Cagliari un'area che sia adatta per la creazione, ripeto, di un vero camp universitario, intorno al quale si possa anche creare e sviluppare tutto un sistema di servizi, così come ci appare in altre università italiane ed europee che possono oggi dirsi all'avanguardia rispetto a questo problema organizzativo.
Su questo, quindi, resta da capire quale sia la volontà da parte della Giunta nel proporre quest'articolo 26 bis e capire meglio anche l'utilizzazione di questi tre miliardi a che fini, a che scopi dovrebbero essere destinati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). Mi riservo la parola a seguito della richiesta fatta dal collega Lippi per sapere a che cosa sono destinati i 3 miliardi per l'edilizia universitaria, dopo di che, dopo il chiarimento della Giunta, mi riservo di prendere la parola.
PRESIDENTE. Non ci sono altri interventi, però l'onorevole Floris chiede un chiarimento alla Giunta, dopo di che, mi pare di capire, svolgerà il suo intervento. Poi chiuderemo con l'intervento della Giunta in sede di replica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
BALLERO (F.D.S.-Progr. Sard.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Io segnalo che la disposizione è stata inserita in Commissione.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione ha facoltà di parlare il consigliere Secci.
SECCI(Popolari), relatore. Presidente, chiedo che venga esaminato tra due minuti, il tempo di andare a prendere il documento.
PRESIDENTE. L'onorevole Secci.... dunque la situazione è questa, andiamo avanti. Ha domandato di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Ne ha facoltà.
BALLERO (F.D.S.-Progr. Sard.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La situazione riguarda la legge numero 2 del 1994 che aveva previsto stanziamenti per l'edilizia universitaria, non per il diritto allo studio e che è stata finanziata sino al 1996. La Giunta ha preso atto che in Commissione evidentemente per il completamento di interventi è stato inserito questo stanziamento integrativo di tre miliardi.
PRESIDENTE. L'Assessore sottolinea che l'argomento è stato inserito in Commissione, il Presidente della Commissione ha chiesto di sospendere l'articolo per due minuti in modo tale da riflettere un attimo, allora mentre il Presidente della Commissione si fornisce delle sue carte e ci dà le informazioni, io vi propongo di sospendere due minuti, cinque minuti questo articolo, ci ritorniamo dopo, e passiamo all'articolo 26 ter. Ah, sì, possiamo stare sempre sul 26 bis e affrontiamo l'emendamento numero 163, il quale è già stato letto e può essere illustrato. Chiedo ai colleghi che l'hanno proposto se intendono illustrarlo.
BIANCAREDDU (F.I.). Si dà per illustrato e chiedo il voto segreto.
PRESIDENTE. L'emendamento si dà per illustrato, non siamo ancora in sede di votazione, ma mi ricorderò di questo preannunzio, la consideriamo una prenotazione.
Siccome anche su questo il parere del relatore è necessario e come sapete si è allontanato dall'Aula per il motivo già detto, allora l'articolo 26 bis e l'emendamento numero 163 sono per un momento accantonati e sospesi; passiamo all'articolo 26 ter. Se ne dia lettura.
DEMONTIS, Segretario:
Art. 26 ter
Piano per le tecnologie didattiche
1. Per l'attuazione degli interventi previsti dal Piano per le tecnologie didattiche per gli anni 1997/2000, in particolare i progetti "informatica nelle scuole" e "multimedialità in classe", anche in vista dell'introduzione delle norme organizzative sull'autonomia scolastica, è autorizzato, con fondi propri della Regione, a titolo di anticipazione sulle assegnazioni dello Stato, un finanziamento di lire 1.500.000.000 nell'anno 1998 a favore dei Provveditorati agli studi della Sardegna per l'acquisto di attrezzature informatiche e per la formazione dei docenti; ciò al fine di costituire, presso le scuole di ogni ordine e grado, le sedi scolastiche per funzione didattica, aggiornamento e ricerca, previste dalle richiamate norme sull'autonomia scolastica (cap. 11010).
2. Detto finanziamento, in caso di mancato o inferiore assegnazione dello Stato, resta a carico delle risorse regionali.
3. Il relativo programma d'intervento è approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, a' termini dell'articolo 4, lettera i), della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 16 e 17. Se ne dia lettura.
DEMONTIS, Segretario:
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, le finalità di cui all'articolo 26 ter possono essere anche elogiabili, però stiamo arrivando all'assurdo che la Regione finanzia lo Stato. Questo veramente è, credo, sovvertire i principi anche finanziari della Regione per quello Stato che con il sistema di finanza derivata finanzia la Regione. Il fatto che la Regione paghi, dia contributi ai Provveditorati agli studi per l'organizzazione scolastica in cui lo Stato dice non dobbiamo assolutamente entrare, mi sembra assolutamente assurdo che noi paghiamo delle spese e non abbiamo alcun potere sulla scuola. Meglio sarebbe stato andare a chiedere allo Stato, come ha chiesto e ottenuto la Regione Valle d'Aosta e la provincia di Trento, e sottolineo che lo Statuto valdostano sul punto è perfettamente identico a quello sardo la delega in materia di scuola facendo sì che noi potessimo occuparcene veramente. Così mi sembra davvero una dispersione di risorse per cercare di coprire compiti che lo Stato deve assicurare e che invece noi Regione, visto che non abbiamo altro da fare, e visto che abbiamo risorse esuberanti, andiamo a dare. Effettivamente mi sembra assurda qualunque richiesta di fondi verso lo Stato, qualunque modifica delle norme finanziarie del Titolo III dello Statuto sono inficiate da questo. Se noi non abbiamo risorse per provvedere alle nostre competenze, invece le troviamo per sopperire alle competenze statali. E' veramente una cosa allucinante sotto questo profilo e credo che una corretta politica di rapporti con lo Stato dovrebbe impedire di adottare una norma del genere. Io dico che, al limite, noi potevamo finanziare una volontà autoorganizzatrice di istituzioni scolastiche, di categorie scolastiche, ma non addirittura gli strumenti, i provveditorati agli studi, che sono gli strumenti di controllo da parte del Ministero sull'organizzazione scolastica. Qua veramente si sta rafforzando il centralismo con mezzi della Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Anche il mio intervento tende a mettere in evidenza che questo finanziamento la Regione non lo dovrebbe fare. Leggo la prima parte del primo comma: per l'attuazione degli interventi previsti dal piano per le tecnologie didattiche per gli anni 1997-2000, in particolare i progetti di informatica nelle scuole e multimedialità in classe, anche in vista della introduzione delle norme organizzative sulla autonomia scolastica, è autorizzato con fondi propri e della Regione, a titolo di anticipazione sulle assegnazioni dello Stato, un finanziamento di lire un miliardo e 500 milioni per l'anno 1998, a favore dei provveditorati agli studi della Sardegna per l'acquisto di attrezzature informatiche per la formazione dei docenti. Ciò al fine di costituire presso le scuole di ogni ordine e grado le sedi scolastiche per funzioni didattiche, aggiornamento e ricerca previsti dalle richiamate norme sulla autonomia scolastica". Poi aggiunge che se lo Stato non fa fronte ai suoi impegni questi fondi rimangono a carico della Regione. Io faccio un intervento un po' provocatorio. Bene, ha detto il collega Bonesu che noi come Regione faremmo meglio ad ottenere la delega per avere la possibilità di occuparci della scuola e non delle attrezzature. Ho visto spesse volte, io che provengo dal mondo della scuola, oggetti costosissimi, strumenti costosissimi, buttati in un angolo nel magazzino e ho paura che anche questi rimarranno buttati in un angolo perché si tratta non già di elementi richiesti per necessità didattiche all'interno della scuola, ma di elementi che in qualche modo sono imposti dall'alto. Ho detto che il collega Bonesu richiama l'attenzione sulla scuola; noi rischiamo di mettere anche nei bambini perché parla di scuole di ogni ordine e grado, il computer ma non insegniamo loro a leggere e scrivere. Io credo che prima di ogni altra cosa si debba insegnare la lingua italiana, si debba insegnare la matematica, si debba insegnare la storia e la geografia e man mano che si va più avanti si insegnerà la filosofia, latino e greco, si insegnerà il diritto e l'economia. L'uso del computer per una persona che ha una certa preparazione scolastica io ritengo che sia una cosa molto molto rapida; ma dobbiamo dare la preparazione di base, una preparazione culturale ai ragazzi. Già la scuola, a detta di coloro che oggi vi operano, è diventata un locale nel quale si fanno riunioni spesso frequenti. Cioè la parte del tempo che i docenti debbono dedicare all'aspetto burocratico è di gran lunga maggiore alla parte che devono dedicare al vero insegnamento; considerato che la cultura è il presupposto di ogni sviluppo io credo che in Sardegna ci sia bisogno di diffusione di cultura, di diffusione di preparazione a partire dai ragazzi delle scuole elementari. Con questo non intendo dire che un giovane che frequenta la scuola e deve fare, per esempio, un compito di matematica non abbia a disposizione la calcolatrice, la deve avere, certamente, perché deve utilizzare gli strumenti che la tecnica ha approntato per ridurre il lavoro materiale. Ma non dobbiamo imporre dall'alto, dev'essere la scuola che chiede. E badate che finanziamenti lo Stato per la scuola in materia di attrezzature didattiche ne dà abbastanza, si deve chiedere l'elemosina per quanto riguarda la remunerazione per la classe insegnante e per l'altro personale che opera nella scuola. Mentre invece i soldi vengono elargiti con estrema facilità quando si tratta di attrezzature didattiche, perciò vi dicevo che spesse volte strumenti costosi di svariati milioni rimangono depositati in un angolo. Allora è opportuno che noi Regione finanziamo al posto dello Stato un miliardo e 500 milioni per l'acquisto di elaboratori elettronici e per le altre cose previste? Io direi che veramente ci lascia un po' perplessi e con la bocca amara che ci preoccupiamo di computerizzare la scuola ma non ci preoccupiamo di dare agli allievi che frequentano la scuola un livello culturale accettabile. Per questo certamente sarò contrario a questo articolo di legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Serrenti. Ne ha facoltà.
SERRENTI (P.S.d'Az.). Presidente, non è la prima volta che nei dibattiti in quest'aula e fuori da quest'aula, per dire la verità, lamentiamo un atteggiamento da parte dello Stato che è di disimpegno dei suoi compiti, soprattutto per ciò che riguarda materie sulle quali lo Stato interviene e noi dobbiamo intervenire integrativamente. Sempre di più notiamo un atteggiamento di minore disponibilità e viene richiesto alla Regione, sempre di più, un maggiore impegno. Per citare un esempio, la sanità, un altro esempio può essere quello dei beni culturali. E' un dibattito quello sui beni culturali che ha coinvolto in più di una occasione questo Consiglio proprio per mettere in evidenza quanto lo Stato, nonostante abbia delegato questa materia, interferisca cercando di governare tutto il settore dei beni culturali lasciando alla Regione tutti gli oneri che ne derivano. Oneri che sono piuttosto cospicui se pensiamo che noi, per esercitare questa attività delegata, abbiamo uffici aperti nelle quattro province e un numero piuttosto elevato di persone che la Regione deve pagare. Però qua ci troviamo di fronte al paradosso che ci sostituiamo addirittura in competenze che sono competenze primarie dello Stato, quelle della scuola. Io non mi preoccupo, collega Casu, di che cosa faranno poi di questo materiale; esiste un problema di etica e di correttezza nell'amministrare che è piuttosto evidente, purtroppo non solo nel mondo della scuola, ma direi che in tutta l'amministrazione pubblica questo problema si sente; di risorse che vengono impegnate per acquistare materiale che poi giace nei sotterranei e viene magari buttato dopo un po' di tempo perché obsoleto. Ma in questo momento specifico e per questo caso io non mi pongo questo problema che pure esiste, mi pongo un problema di ordine politico che è della qualità della nostra autonomia. Per quale ragione, cioè noi dovremmo finanziare i provveditorati agli studi in un compito che è tutto dello Stato. E noi sbagliamo a farlo, perché non si tratta di un miliardo e mezzo, che pure non è una cosa di poco conto, voglio ricordare che stiamo diminuendo di qualche miliardo le dotazioni finanziarie per la legge sulla cultura sarda e comunque l'impegno complessivo sui capitoli per la cultura e l'istruzione eppure stiamo aggiungendo risorse in settori che sono di totale competenza dello Stato. Allora il problema, Presidente, è un problema molto serio. Io credo che noi facciamo male ad aprire un varco attraverso il quale poi richiamandosi come precedente, la Regione viene sempre di più chiamata ad occuparsi di compiti che sono dello Stato. Ma naturalmente in termini finanziari lasciando poi il governo della scuola, il governo dei beni culturali, il governo di tutti quei settori che noi vorremmo governare perché teniamo alla qualità della nostra autonomia, eppure lo Stato non è disposto a concedere assolutamente nulla. Io ho ricordato, per tornare ai beni culturali, quanto importante sarebbe ad esempio se lo Stato ci concedesse almeno la possibilità di utilizzare i beni culturali che sono nostri e per i quali spendiamo parecchi denari. Eppure non è così. Allora io credo che per non farci sollecitare da una necessità che comunque esiste, ed è quella di adeguare la scuola sarda alla scuola italiana ed europea, anche dal punto di vista della dotazione di tecnologia che oggi entra sempre di più nei sistemi della didattica, io proporrei una cosa, Assessore, mi rivolgo anche a lei Assessore della programmazione: esiste una legge, che è la legge sulla cultura, oppure la legge numero 31 che ci consentono di intervenire integrativamente, ma di intervenire in un settore della didattica che a noi interessa, ad esempio quella che veniva dalle norme che sono contenute all'interno della legge sulla cultura. Io credo che potremmo utilizzare la legge sulla cultura per finanziare, all'interno delle scuole, tutta una serie di attività didattiche e di supporti didattici che sono finalizzati agli obiettivi stabiliti in quella legge. Qua è un'altra cosa, qua stiamo veramente sostituendo allo Stato acquistando oggi un miliardo e mezzo di computer, domani forse 15 miliardi, e poi domani già interveniamo per una parte nell'edilizia scolastica, che anche questa è compito dello Stato e un domani io credo che ci arriveranno solo gli ordini da Roma, attraverso magari il proconsole dello Stato che sta qui e che governa la scuola e noi non comandiamo assolutamente nulla.
Allora sarà opportuno... tre cose io farei: taglierei tutte le risorse che vengono destinate sostituendoci allo Stato; seconda cosa, arriverei, come dire, a un nuovo accordo con lo Stato per ciò che riguarda i doveri della Regione e i doveri dello Stato; e, terza cosa, io interverrei nel mondo della scuola spendendo risorse che sono disponibili proprio nella legge per la cultura, per dotare gli istituti scolastici, ma autonomamente, per un'attività che riguarda noi, che riguarda la Regione, per insegnare, come diceva qualche collega prima, materie che noi vogliamo vengano insegnate in Sardegna e che non sono insegnate, che sono appunto la storia, la geografia, le tradizioni popolari, tutto ciò che è patrimonio della cultura sarda, la lingua, eccetera eccetera. Vorrei ricordare che proprio su queste cose la legge sulla cultura ci impegna e non abbiamo risorse; abbiamo da poco visto che i finanziamenti per quella legge sono dimezzati, ma c'è addirittura una richiesta, e spero che vengano ritirati gli emendamenti da parte di Alleanza Nazionale, per diminuire ulteriormente le risorse a disposizione di quella legge. Sarebbe davvero molto più utile se noi questi soldi li spendessimo in quella direzione, quindi invito la Giunta ad un ripensamento e ad una riformulazione dell'articolo 26 ter della finanziaria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). E' sorprendente come la nostra Regione non perda occasione per sostituirsi ad obbligazioni di terzi. Questo accade spesso; abbiamo avuto modo, quando abbiamo esaminato l'articolo 14 relativo all'accordo di programma per la realizzazione dell'interporto di Cagliari, succede adesso e succede in una miriade di altre circostanze.
Non si riesce proprio a capire quale possa essere la ragione per la quale progressivamente agli impegni degli altri, quando gli altri fanno resistenze di un certo tipo, la Regione immediatamente si precipita per occupare un posto che è lasciato vuoto da altri. E, se mal non ricordo, ho fatto anche l'esempio paradossale dell'articolo relativo al gassificatore del Sulcis, quando ho detto che agli obblighi dello Stato, e quindi delle partecipazioni statali, e segnatamente dell'ENI, si è sostituita nella Carbosulcis, all'ENI stesso, la Regione attraverso l'ente strumentale nel comparto minerario, l'EMSA. Per cui obbligazioni che facevano tutte capo a terzi, con i quali evidentemente esistevano rapporti di un certo tipo, immediatamente la Regione si precipita per colmare il vuoto lasciato da altri. Allora io siccome non riesco ad individuare logiche e finalità e intenti che siano meritevoli di essere tutelati, o meglio meritevoli di essere tutelati con una specificazione, perché se la scuola, come nel caso di cui si discute, migliora anche con l'introduzione di un servizio multimediale, nulla da eccepire, se non poi verificare se esistono le possibilità che da questo nuovo servizio, e quindi da queste strutture, da queste attrezzature poi derivino effettive utilità. Però non riesco a capire per quale motivo dobbiamo immediatamente sostituirci ad obblighi statali e farli propri con risorse regionali. Questo non è un modo corretto di operare perché, se questo sistema prende piede, considerato quello che è il disimpegno progressivo dello Stato e delle partecipazioni statali nell'ambito dei processi di sviluppo dell'economia, dovremo pensare e ipotizzare che, nel breve volgere di poco tempo, l'impegno della Regione per sostituirci ad obblighi altrui sia ancora più sviluppato. Fare questo significa diseducare i nostri interlocutori potenziali, significa far sì che questi soggetti possano pensare che gravi danni e grossi traumi non verranno patiti dalla Regione sarda.
Ritornando al discorso della Carbosulcis, se la Regione non avesse dimostrato debolezza nel subentrare, il problema della Carbosulcis, del suo finanziamento e del suo esercizio in attività, anche nello svolgimento di quel programma attraverso il quale poi si dovrà giungere alla gassificazione, era un obbligo di altri soggetti, e non della Regione. Era un obbligo dello Stato che si sarebbe dovuto assumere, e quindi portare avanti. Lo stesso discorso vale per l'accordo di programma per il porto canale di Cagliari e l'interporto, dove ci sono degli stanziamenti di fondi di cui noi non eravamo obbligati ad impegnarci, e così pure accade in quest'articolo 26 ter per l'attuazione di questi programmi previsti per lo sviluppo delle tecnologie didattiche negli anni 97-2000. Questo modo di procedere, se non ha un senso recondito, se non è quello di un intervento per acquisire ulteriori sacche di potere per svolgere attività di tipo clientelare per l'acquisizione di consenso, non si spiega in modo diverso. Ecco per quale motivo noi non siamo favorevoli all'articolo 26 ter, così come è stato formulato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.-Progr.). Soltanto per un'osservazione. Io sono d'accordo con le considerazione che vengono fatte nei confronti dello Stato e l'intervento insufficiente che lo Stato fa in alcuni settori che dovrebbe attuare nella nostra Sardegna, e molte volte noi ci sostituiamo. In questo caso non è una vera e propria sostituzione, in quanto è un'anticipazione, anche se nell'articolo c'è una forma di garanzia che in caso che non ci fosse il rientro dallo Stato, chiaramente, non possiamo pensare che le stesse amministrazioni, in questo caso le scuole, abbiano a restituire i soldi della Regione. Ma, detto questo, sono voluto intervenire soltanto perché ho notato una questione, mi sembra che sia sorprendente sentire i ragionamenti che sono stati fatti quando, nel corso di questa finanziaria, in più occasioni si sono perorate cause dove l'intervento era a carico dello Stato. E la stessa questione di Osini, del paese che deve essere consolidato e su cui io sono convinto che deve essere consolidato, dovevano essere fatti interventi, anche lì c'è una legge nazionale che prevede il concorso dello Stato, e altri esempi si potrebbero fare. Per cui io penso che quando si fanno ragionamenti di coerenza di questo tipo o si fa per tutto o non si può escludere settori, un settore sì e un settore no, per cui ci vuole una coerenza in termini di comportamento che noi nell'aula dobbiamo tenere. Per cui mi sembra che le argomentazioni addotte per respingere questo articolo siano artificiose e non abbiano un minimo di fondamento.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Solo un supplemento di informazione prima che il collega Ballero concluda, per dire con un linguaggio molto diretto, consigliere Balletto, che davvero non ci stiamo sostituendo allo Stato - e adesso lo spieghiamo, collega Serrenti - e non ci sono fini reconditi. Questa è una cosa estremamente seria: sta partendo nazionalmente in queste settimane un grande programma per l'informatica nelle scuole, con una dotazione nazionale di 1000 miliardi. Per contatti che ci sono stati col Governo, col Ministro della pubblica istruzione c'è la possibilità di inserire, muovendoci anche tempestivamente, abbiamo la possibilità di farlo anche con maggiore velocità di altre regioni, inserire la Sardegna in questo programma non come una delle tante regioni, ma come una Regione che possa rappresentare questo è l'obiettivo, una esperienza pilota, cioè un laboratorio nel programma nazionale dei 1000 miliardi. Noi stiamo facendo, tra l'altro, dal punto di vista finanziario, quasi sicuramente nulla più che una anticipazione in fondo. Questo è ciò che io mi sento di dire sulla base degli elementi di informazione di cui disponiamo. Abbiamo incluso il secondo comma, "detto finanziamento in caso di mancata o inferiore assegnazione dello Stato resta a carico delle risorse regionali", per un atteggiamento prudenziale e di cautela, però con altissima probabilità si tratta di un'anticipazione. Vi debbo dire che una delle ragioni che rendono questo progetto particolarmente importante per noi è che riteniamo che si possa stabilire una connessione con tutto il problema della riorganizzazione delle sedi, problema che ha suscitato in Sardegna preoccupazioni, tensioni, anche motivate, prese di posizione delle comunità locali, e attraverso questo sistema noi pensiamo, ma qui si entra in un ambito più specialistico che può trattare meglio di me l'Assessore della pubblica istruzione, se lo riterrà, la possibilità anche di rafforzare la battaglia complessiva che stiamo portando avanti proprio per il mantenimento della armatura scolastica in Sardegna.
Presidenza del Vicepresidente Zucca
(Segue SCANO.) Quindi si tratta di fare una scelta che non è di sostituzione allo Stato, non è clientelare, non è assistenziale, ma è di provare invece a collocare la Sardegna dentro un programma nazionale di 1000 miliardi per l'informatica nelle scuole con una posizione di prim'ordine, cercando, se ce la facciamo, io non so se ci riusciremo, di fare su questo terreno della Sardegna un'esperienza pilota, possibilmente una se non la più, una delle più avanzate in Italia. Questo è il senso dell'articolo, e null'altro.
PRESIDENTE. Dopo l'intervento dell'Assessore stavamo concordemente seguendo la prassi della discussione...
Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). Assessore, quanto ha detto adesso desta in noi ancora di più il sospetto, anzi non sospetto, la parola sospetto non è corretta, la perplessità circa i rapporti Stato-Regione, perché se è vero..
FADDA (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Sull'ordine dei lavori?
FLORIS (F.I.). Sull'intervento del Presidente.
PRESIDENTE. Non è strettamente sull'ordine dei lavori, neanche largamente, però avevamo seguito la prassi secondo la quale...
FLORIS (F.I.). Parlerò per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. E' meglio, la ringrazio. La Giunta vuole parlare anche per bocca dell'onorevole Ballero, al quale do la parola.
BALLERO (F.D.S.-Progr. Sard.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Brevissimamente, soltanto per confermare, sulla base di ciò che ha detto l'assessore Scano, che il rapporto complessivo con lo Stato lo stiamo impostando in termini molto più ampi, anche perché per la razionalizzazione stiamo avviando la predisposizione di una norma di attuazione per consentirci la specificità della riorganizzazione rispetto a quello che prevede il Regolamento che a livello di Regioni ordinarie è stato predisposto nelle settimane passate. Nel caso concreto la sperimentazione e l'importanza della sperimentazione, a cui ha fatto riferimento l'Assessore della programmazione, deriva anche dal fatto che una delle strutture di supporto al Ministero della pubblica istruzione nello svolgimento di questa sperimentazione è il CRS4, cosa che ci rende più facile agevolare una presenza sperimentale della Sardegna che anticipa questo intervento sulla didattica e sull'informatica nelle scuole, anticipando risultati che a livello nazionale partiranno probabilmente con mesi di ritardo. Ed è, come diceva l'assessore Scano, una mera anticipazione.
PRESIDENTE. Siamo in fase di dichiarazione di voto, do la parola prima all'onorevole Floris che era rimasto in credito di un intervento.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Presidente, chiedo scusa, sull'articolo 26 ter chiediamo il voto per parti e sui tre commi chiediamo il voto segreto.
PRESIDENTE. Bene, quindi votazione per parti e voto segreto. Sul secondo comma? La votazione segreta cosa riguarda? I primi tre commi.
Allora la dichiarazione di voto dell'onorevole Floris non avrà luogo. Gli emendamenti sono aggiuntivi quindi si faranno dopo. Anche gli onorevoli Bonesu e Serrenti, essendoci una richiesta di votazione segreta, credo che rinuncino alla dichiarazione di voto, a meno che non intendano astenersi.
L'onorevole Serrenti intende dichiarare di astenersi. Ne ha facoltà.
SERRENTI (P.S.d'Az.). Sì, io mi astengo, Presidente, perché naturalmente voglio esprimere la mia opinione assolutamente non concorde con quella dell'Assessore, perché non è possibile dire che noi interveniamo in un programma dello Stato di 1000 miliardi, interveniamo integrativamente partecipando con un miliardo e mezzo e l'articolo 26 ter non menziona affatto nessuna iniziativa di questo genere. Si possono scrivere nella legge queste cose quando ci sono, perché non si è detto che in un programma di investimenti da parte dello Stato per l'autonomia scolastica, ma specificandolo di non so quanti miliardi, eccetera, eccetera, la Regione interviene integrativamente dando un contributo di un miliardo e mezzo. Questa era un'ipotesi, però non è detto. Qui stiamo semplicemente, caro Assessore, mi perdoni, dando un miliardo e mezzo, e non è vero che si tratta di una mera anticipazione, perché viene detto poi, nel secondo comma, che se per caso lo Stato si tirasse indietro questi soldi li ha spesi la Regione.
Ma lo Stato si tirerà indietro sempre, ma quando mai lei ha visto che lo Stato ci regala qualche cosa? Non ci ha mai regalato nulla. La verità sul piano politico è un'altra, Assessore, che questa Giunta sta davvero brillando per dipendenza e per omologazione allo Stato e al Governo, questa è la verità. Perché ormai arrivano le telefonate dal Governo e vi fanno fare quello che vogliono, vi chiedono quello che vogliono, e voi lo fate. Questa è una dimostrazione lampante, non è il miliardo e mezzo, c'è un atteggiamento politico che non è condivisibile. Caro Presidente, caro Assessore, questa è la verità. Perché io sono stato Assessore della pubblica istruzione e richieste di questo tipo ne arrivavano continuamente, sempre respinte, perché ognuno faceva la sua parte. Anzi, lo Stato veniva chiamato continuamente ad onorare gli impegni che aveva preso con la Sardegna, cosa che mi pare non stia accadendo. Non è il problema di un miliardo e mezzo, è un problema politico e io insisto nel dire o viene chiarito che si tratta di un concorso da parte della Regione su un programma di investimenti di 3 miliardi, allora sono d'accordo, oppure non si devono raccontare queste cose perché non si offenda ma non mi pare corretto.
Votazione segreta del primo comma dell'articolo 26 ter
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico del primo comma dell'articolo 26 ter.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 68
votanti 67
astenuti 1
maggioranza 34
favorevoli 34
contrari 33
(Il Consiglio approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Si è astenuto il consigliere: SERRENTI.)
Votazione segreta del secondo comma dell'articolo 26 ter
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico del secondo comma dell'articolo 26 ter.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 69
votanti 69
maggioranza 35
favorevoli 36
contrari 33
(Il Consiglio approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LADU - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)
Votazione segreta del terzo comma dell'articolo 26 ter
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico del terzo comma dell'articolo 26 ter.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 68
votanti 68
maggioranza 35
favorevoli 34
contrari 34
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LADU - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)
Quali saranno le conseguenze di questa votazione in rapporto a tutto l'articolo non sono in 30 secondi in grado di dirlo, rifletteremo, è solo sulla procedura e riguarda la modalità di spendita.
Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Presidente, siccome non è stato approvato il terzo comma che prevede proprio le modalità di procedura della spesa, riteniamo che la disposizione con i primi due commi non regga e pertanto debba intendersi non approvata. Su questo chiediamo il pronunciamento della Presidenza.
PRESIDENTE. Il Consiglio ha approvato i primi due commi e non ha approvato il terzo. La Presidenza dichiara che non è in grado, senza una riflessione, di dare risposte avventate, non è costume della Presidenza.
Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Il Consiglio ha approvato i primi due commi e respinto il terzo, quando un articolo viene chiesto in votazioni separate per commi, è pacifico che se vengono approvati tutti i commi è approvato l'intero articolo, ma qua adesso l'articolo con la mancata approvazione del terzo comma, ha una caratteristica diversa dall'articolo come originariamente era proposto. Per cui ritengo che, in questo caso, vada comunque sottoposto a voto l'intero articolo perché è diverso da quello originario.
PRESIDENTE. Questa è l'interpretazione che ha dato l'onorevole Bonesu, io onestamente non mi sento di condividerla come interpretazione ma non ho nemmeno gli argomenti a disposizione perché sono poco esperto di casi imprevisti e abbastanza insoliti. Quindi sospendo per quattro minuti i lavori perché voglio accertare la cosa. Prego i colleghi di stare in Aula perché riprendiamo davvero subito.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 41, viene ripresa alle ore 19 e 47.)
PRESIDENTE. Io sono un uomo di parola, avevo detto quattro minuti. Riprendiamo i lavori, prego i colleghi di prendere posto. L'interpretazione della Presidenza è la seguente. La votazione per parti come principio generale implica che un articolo possa votarsi parzialmente con approvazione e parzialmente con rigetto e disapprovazione, altrimenti non sarebbe un'approvazione per parti. Ci sono però nelle votazioni per parti modalità tali che implicano che, cadendo uno dei commi, cade tutto il resto. Così sarebbe avvenuto se avessimo bocciato il comma 1 che indicava la partita di spendita, gli altri due sarebbero automaticamente decaduti. Non altrettanto può dirsi della fattispecie che stiamo esaminando. Per cui il comma primo e il comma secondo, anche senza la approvazione del comma terzo, che indica semplicemente le modalità di spendita indicano una volontà precisa del Consiglio e quindi rimane valida dell'articolo la parte che è stata approvata. Del resto, ad abundantiam, voglio aggiungere che mi è stato ricordato non dalla Giunta ma da un consigliere che durante una votazione su una legge riguardante la sanità ci siamo trovati di fronte ad una situazione identica a questa. In quella situazione si è seguito lo stesso criterio interpretativo che adesso la Presidenza ha comunicato all'aula. Questa è l'interpretazione che la Presidenza ha dato, quindi passerei all'illustrazione degli emendamenti aggiuntivi numero 16 e 17.
Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). Presidente, mi pare che primo e secondo comma sono stati approvati e accetto l'interpretazione del Presidente, d'altra parte non potrei fare niente di diverso. Per quanto riguarda però il programma di spesa bisogna che lo stesso articolo ritorni in Consiglio regionale per essere attuato. Questa mi pare che sia una osservazione che lei ha omesso di dire, perché altrimenti queste cifre pur essendo stanziate non potrebbero essere spese.
PRESIDENTE. Questa osservazione dell'onorevole Floris non è assolutamente in armonia con il senso delle interpretazioni che la Presidenza ha dato; niente in ciò che ho detto lasciava che si potesse desumere una implicazione del genere. E' una interpretazione che dà l'onorevole Floris ma non è l'interpretazione della Presidenza. L'interpretazione è stata data, mi pare che sia chiara, si potrà condividere o non condividere ma mi parrebbe, come dicevano i latini super vacaneum, cioè inutile continuare a discutere su una cosa che è stata già chiarita. L'ordine dei lavori ha poco a che fare con l'interpretazione che è stata chiesta alla Presidenza. La Presidenza l'ha data e non mi sembra molto opportuno soffermarci su questo.
Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Presidente, per una precisazione. Comunque nella legge noi troveremo il primo e il secondo comma. Il terzo comma scompare perché è stato bocciato. Poi si vedrà se quello regge o non regge.
PRESIDENTE. Ho forse detto qualcosa di minimamente diverso da questo? Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.
BERTOLOTTI (F.I.). Faccio una semplice annotazione. Io non vorrei che qualche collega votando a favore del primo e del secondo comma, fosse stato favorevole a votare sul primo e il secondo comma perché d'accordo sul fatto che il programma di intervento doveva essere fatto dalla Giunta regionale su proposta dell'Assessore competente. Mi chiedo, adesso che questa norma è stata in parte decapitata, quegli stessi che hanno votato a favore del primo e del secondo comma, sono ancora d'accordo perché questo articolo vada avanti in questo modo? Io credo che sull'articolo così come è adesso occorra una votazione dell'intero Consiglio.
PRESIDENTE. Ai posteri l'ardua sentenza, noi "chiniam la fronte al massimo fattor" e passiamo all'illustrazione degli emendamenti numero 16 e 17, per illustrare i quali ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Si danno per illustrati.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore ha facoltà di parlare il consigliere Secci.
SECCI (Popolari). Il relatore accoglie gli emendamenti numero 16 e 17.
PRESIDENTE. Se nessuno domanda di parlare sugli emendamenti, metto in votazione l'emendamento numero 16. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 17. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Possiamo ritornare all'articolo 26 bis, che era stato sospeso. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (Popolari), relatore. Signor Presidente, avevo chiesto qualche minuto di sospensione, visto che è una norma introdotta dalla Commissione e c'è stato tra i fascicoli un po' di disordine, per cui sono dovuto andare nel mio ufficio a recuperare l'emendamento. L'emendamento è stato presentato in Commissione da alcuni commissari e risponde a una richiesta formale che è pervenuta dalla Università di Sassari in cui si ricordava alla Giunta e alla Commissione che a suo tempo erano stati assunti degli impegni per una serie di completamenti di opere di edilizia universitaria. Tant'è che il capitolo a cui si fa riferimento, e che è riportato per memoria, il capitolo 011077/00, è legato a una norma introdotta con la legge finanziaria del 1994 e che prevedeva appunto per l'Università di Sassari una serie di finanziamenti. I finanziamenti richiesti sono ben oltre le risorse che la Commissione e la Giunta hanno proposto e accolto che si stanziassero; sono intorno ai 30 miliardi per una serie di opere che costituiscono un elenco di dieci opere importanti per l'Università. Tenuto che l'Università di Sassari aveva avuto questi affidamenti la Commissione ha proposto, e la Giunta ha accolto, l'introduzione almeno di una parte sia pure limitata di risorse da destinare a questo scopo. Questa era la ragione che ha introdotto l'articolo 26 bis alla finanziaria che stiamo discutendo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). La precisazione fornita dal collega Secci è stata molto esaustiva, pertanto non ritengo che ci siano problemi ulteriori sull'articolo. L'unica cosa che mi premeva ricordare era, per quanto riguarda l'intervento del collega Lippi, che il mondo universitario rappresenta sicuramente il momento della didattica, rappresenta importanti fatti quali quelli dell'edilizia universitaria, ma non solo, perché ci sono anche da ricordare gli studenti che vivono... che sono il vero e proprio motore dell'università. E a questo proposito, per quanto riguarda gli studenti, riprendendo appunto il discorso del collega Lippi, voglio sottolineare l'importanza che ha la qualità della vita per gli studenti stessi. Quando ero all'Università io, erano gli anni 62-63, l'Università fece un'opera meritoria che era la casa dello studente. Da allora ad oggi altri interventi si sono fatti, però non ritengo con la stessa lungimiranza che si ebbe allora nel 62. E allora, per concludere l'intervento, vorrei sensibilizzare la Giunta a quelli che sono i problemi degli studenti, che sono poi praticamente dei foranei, ma anche dei residenti a Cagliari, quello che è il mondo dell'Università, ovvero richiamare l'attenzione su quello che deve essere il tempo, anche ricreativo, dopo lo studio degli studenti universitari e anche l'esigenza di residenze per gli universitari che provengono dall'interno dell'Isola. A questo punto mi pare che sia doveroso un piano di intervento completo per l'Università. Probabilmente nell'applicazione della legge numero 26 del 96, anche questo problema potrebbe essere risolto, per cui mi affido alla sensibilità della Giunta per il problema specifico della residenza universitaria, non nei termini della didattica, ma anche della qualità della vita degli studenti universitari.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Serrenti. Ne ha facoltà.
SERRENTI (P.S.d'Az.). Per fare anch'io una raccomandazione. Non possiamo non chiarire i rapporti con l'università; c'è una legge che ci dice che bisogna aprire ogni anno un confronto con l'Università, per la quantità delle risorse e per la destinazione di queste, però non è possibile che l'Università prenda risorse attraverso questa legge e poi attraverso esigenze che volta per volta vengono indicate. Anche perché quello che dobbiamo evitare, Presidente, è che lasciando, come dire, la distribuzione delle poche risorse disponibili all'intraprendenza dell'Università che, ricordo, sono due, ma ci sono altre università, come quella di Nuoro, che hanno necessità di molta attenzione, proprio perché è un'Università che sta nascendo e sta crescendo non senza difficoltà in un terreno abbastanza complicato. Allora io gradirei, non so quali siano le ragioni vere per lo stanziamento di questi 3 miliardi, ma se il Consiglio decidesse di erogare questo stanziamento, gradirei che per il futuro ci fosse una programmazione delle risorse che si devono investire nell'edilizia universitaria, dando a questo Consiglio la possibilità di avere una visione d'insieme, e soprattutto di evitare che chi è più veloce riesca a prendere più degli altri. Questo non è corretto proprio perché operiamo con una quantità di risorse che sono davvero molto limitate.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Fois. Ne ha facoltà.
FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Io volevo rassicurare l'onorevole Serrenti sull'inesistenza di questo rischio. Parlava di intraprendenza delle Università: la legge 26 non consente nessuna corsa agli ostacoli per arrivare primo, perché i programmi delle università dovranno essere esaminati in seno al comitato paritetico che, per la presenza dei due Assessori, consentirà di valutare se queste richieste nell'insieme sono coerenti con gli indirizzi programmatici della Regione. Quanto all'Università di Nuoro evidentemente qui noi parliamo di università, ma non si tratta di università statale, con quell'autonomia che l'ordinamento riconosce. Allora noi possiamo sempre modificare la legge in seguito, ed io non escludo che questa modifica possa intervenire, ma gli interventi a favore dell'Università di Nuoro, e quando parlo di Università di Nuoro evidentemente escludo quelle facoltà delle università della Sardegna, di Cagliari e di Sassari che sono insediate nel nuorese, perché queste beneficeranno di queste provvidenze, quindi l'Università di Nuoro, non rientrante nell'ambito delle università statali, potrà o beneficiare degli interventi che direttamente la Regione deciderà di erogare all'Università, oppure in seguito potrà anche essere estesa ad un'università non statale la procedura di cui alla legge numero 26.
Questo credo che dovesse essere precisato per una corretta interpretazione della legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Credo che l'onorevole Fois, col suo intervento, mi abbia pienamente convinto ad essere contro questa norma, perché quando lui afferma che questa norma si giustifica perché i richiedenti sono università statali, ricadiamo nell'articolo che abbiamo parzialmente approvato prima, che cioè noi Regione diamo i soldi per le istituzioni statali sostituendoci allo Stato. Invece qua abbiamo Università che non sono statali, in particolare Nuoro ed Oristano, a cui non diamo un bel niente e invece avremmo il dovere di dare a quelle, perché quelle, appunto, non usufruiscono dei finanziamenti statali. Qua dobbiamo far sì che l'intervento della Regione sia per attività che lo Stato non fa, per attività che hanno bisogno di sostegno pubblico, ma questo non è assicurato dallo Stato. Invece qua andiamo sempre a finanziare sostituendoci allo Stato, e credo che non siamo una Regione abbastanza ricca da potercelo permettere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Mi associo alle considerazioni fatte dal collega Bonesu, considerato che le università di Nuoro e di Oristano certamente non abbondano come mezzi finanziari, allora è opportuno che i finanziamenti non vadano alle Università statali ma vadano alle Università che statali non sono.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Chiedo il voto segreto sull'articolo 26 bis.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'articolo 26 bis.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 68
votanti 68
maggioranza 35
favorevoli 38
contrari 30
(Il Consiglio approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LADU - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MURGIA - OBINO - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)
Passiamo ai pareri del relatore e della Giunta su un emendamento, una volta tanto allegro, trattandosi del carnevale.
Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (Popolari), relatore. Presidente, come si vede l'emendamento porta il numero 163 e la data di oggi. La Commissione non ha quindi avuto il modo di esaminarlo e non è in condizioni di esprimere un parere se non quello di rimettersi all'Aula.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta si rimette all'Aula. Non posso, però, non far notare che un emendamento per 100 milioni su una finalità così precisa è un po' infelice. Detta questa considerazione però la Giunta si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'emendamento numero 163 il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (F.I.). Solo per chiedere il voto segreto dell'emendamento numero 163.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Ovviamente questa anticipata richiesta di voto segreto, praticamente una votazione in maschera, introduce il tema.
Credo, Presidente, che l'emendamento abbia il pregio di richiamare l'attenzione su un fenomeno, quello del carnevale in Sardegna, che può dare molti spunti, e credo che limitare il finanziamento solo a quello di Tempio sia un fenomeno limitativo perché il carnevale in Sardegna prende gli aspetti più diversi. Dal carnevale di Bosa, che si rifà alla tradizione delle parche e della filonzana (?) che taglia il filo fino ai carnevali barbaricini, da Ottana a Mamoiada, ma rientrano anche quelli del Mandrolisai, come Samugheo, dove invece è simboleggiato lo scontro fra l'uomo e l'animale, con l'uomo che tende a prevalere, ma non sempre prevale sull'animale, che poi è una personificazione degli istinti peggiori dell'uomo. Per tacere di carnevali che hanno una tradizione equestre, a partire dalla Sartiglia di Oristano per finire a Sa Carrela e' nanti (?) di Santulussurgiu, nonché altri carnevali che chiaramente si rifanno alle tradizioni più varie, ivi compreso quel carnevale di Iglesias che provocò una lotteria nazionale, ma anche un disastro finanziario degli organizzatori. E credo che proprio per evitare disastri finanziari l'onorevole Biancareddu abbia proposto questo emendamento. Credo che l'emendamento, quindi, abbia il pregio di voler conservare una tradizione; forse se l'onorevole Biancareddu l'avesse illustrato avremmo capito meglio le finalità e avremmo capito la necessità che si abbia. Comunque evidentemente nasce da un'esigenza che però andrebbe forse più organicamente inquadrata con una legislazione a regime anche per tutti gli altri fenomeni legati al carnevale. Con questi limiti, mi dichiaro d'accordo con la richiesta dell'onorevole Biancareddu e ovviamente credo che ci sarà da parte del nostro Gruppo, considerato che si tratta di tradizioni che vanno salvaguardate, probabilmente una proposta di legge per conservare ai carnevali il carattere tipico, per assicurare finanziamenti a regime e per dare a questo fenomeno anche una caratterizzazione turistica che, data la stagione, non sempre è facile far avere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Serrenti. Ne ha facoltà.
SERRENTI (P.S.d'Az.). Impiegherò pochissimo, Presidente, non ripeterò le cose che ha detto il mio collega Bonesu, che condivido. Per dire che nella finanziaria questo emendamento può trovare posto, in quanto non è l'unica norma mirata, mi pare che ce ne siano altre di ben altra portata. Si tratta, secondo me, di denari spesi bene, perché l'aspetto non ludico, ma quello che può essere il momento di richiamo per una stagione, la bassa stagione, appunto, questa per il turismo, per una zona della Sardegna che sul turismo fa buona parte delle sue prospettive, mi pare importante, tenendo anche conto che, per altro, si tratta di risorse non destinate a un privato, ma al comune, e quindi noi siamo assolutamente d'accordo perché un sostegno di questo genere vada dato al comune di Tempio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Presidente, per dichiarazione di voto, nel senso che mi astengo, però, vorrei dire...
PRESIDENTE. Una precisazione, mi perdoni. Vorrei sapere, preliminarmente, anche per rispetto del criterio che abbiamo sempre seguito, se il Capogruppo, onorevole Pittalis, sposa la richiesta di scrutinio segreto, perché ieri abbiamo stabilito che o cinque consiglieri, o il Capogruppo erano abilitati. Io in un attimo di non perfetta attenzione non ho applicato... lo chiedo all'onorevole Pittalis. Sì, siccome è stata chiesta, la discussione ha un corso nel caso si debba procedere a votazione segreta. A questo punto sì, perché è già iniziata. Onorevole Pittalis.
PITTALIS (F.I.). Presidente, non mi pare sia il caso di interrompere l'intervento del collega Marteddu. Mi pare che siamo in discussione generale, quindi, mi riservo, nel momento in cui si chiuderà la discussione generale, come Capogruppo, ma le preannuncio che l'onorevole Biancareddu è il mio vicario è ha pieni poteri, anche in mia assenza, per esercitare tutte le funzioni.
PRESIDENTE. L'onorevole Marteddu può comunque esprimersi. Ero al corrente dell'alto incarico ricoperto dall'onorevole Biancareddu.
MARTEDDU (Popolari). Quindi ancora non abbiamo la certezza che ci sia il voto segreto, ma questo non mi esime dal fare due considerazioni. La prima è che chiedendo il voto segreto, ovviamente, l'onorevole Biancareddu chiede la solidarietà dell'Aula per l'emendamento che ha presentato. Io questa solidarietà naturalmente gliela offro, però debbo dire che se l'Assessore, in questo caso, della pubblica istruzione assumesse l'impegno di finanziare in qualche modo il carnevale di Tempio con un finanziamento ad hoc di tipo amministrativo, non credo che noi avremmo necessità di inserire in finanziaria una norma così specifica, e sono solidale con l'onorevole Biancareddu anche perché mi dicono che il carnevale di Tempio è molto più trasgressivo di quelli che si celebrano nel nuorese, che sono molto tristi e orientati verso temi sociali. Quindi anche questo è un elemento che mi induce ad essere solidale con lui. Ritengo però che, essendo risolvibile questo problema, per le ragioni che diceva anche l'onorevole Bonesu, nel senso che la Sardegna presenta una ricchezza e una vivacità di manifestazioni carnascialesche che vanno dal nord al sud, al centro Sardegna, che forse meritano una legge apposita che peraltro stavamo facendo un certo periodo e poi è naufragata nel mare "magnum" di questo Consiglio regionale. Allora io chiedo all'onorevole Biancareddu che ritiri l'emendamento eventualmente, che abbia la solidarietà dell'Aula e che ci sia l'impegno dell'Assessore perché nelle sue disponibilità possa dare un finanziamento per il carnevale di Tempio che è sempre un simbolo della Sardegna, non l'unico devo dire, ma è un simbolo della Sardegna ma soprattutto di quel carnevale trasgressivo che in altre realtà forse non c'è.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Confermo la richiesta che ha fatto il mio vice di voto segreto.
PRESIDENTE. Avevo già inteso in questa maniera.
Votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 163 all'articolo 26 bis
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 163 all'articolo 26 bis.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 70
votanti 70
maggioranza 36
favorevoli 36
contrari 34
(Il Consiglio approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LADU - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)
Si dia lettura dell'articolo 27.
DEMONTIS, Segretario:
Art. 27
Proroga dei termini
1. Lo stanziamento di cui al capitolo 11024 può essere utilizzato anche nel corso dell'anno scolastico 1997/98 qualora si verifichino esigenze gravi ed impreviste.
2. E' prorogata al 31 dicembre 1998 l'attuazione degli interventi già finanziati nell'anno 1997 per lo svolgimento delle attività istituzionali di enti e organismi con finalità didattiche e socio - culturali di cui all'articolo 60 della legge regionale 22 gennaio 1990, n. 1 (cap. 11099).
3. I termini di cui al comma 5 dell'articolo 27 della legge regionale 8 marzo 1997, n. 8, sono prorogati di centoventi giorni decorrenti dall'entrata in vigore della presente legge.
4. I termini di cui al comma 1 dell'articolo 28 della legge regionale n. 8 del 1997 sono prorogati di centottanta giorni decorrenti dall'entrata in vigore della presente legge.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 126, 127, 128, 23, 18, 75. Si dia lettura dei primi tre.
DEMONTIS, Segretario:
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 126 ha facoltà di parlare il consigliere Balletto.
BALLETTO (F.I.). Con il terzo comma dell'articolo 27 vengono prorogati i termini nella misura di 120 giorni decorrenti dall'entrata in vigore della legge finanziaria relativamente alla comunicazione dell'avvenuto inizio dei lavori per i progetti comunali finalizzati all'occupazione. Come si ricorderà i comuni beneficiari dell'accredito dei fondi dovevano comunicare, entro 180 giorni dall'accredito, l'avvenuto avvio dei lavori, stabilendo altresì la norma che in caso di inadempienza i comuni stessi sarebbero stati esclusi dallo stanziamento per le annualità successive. Pare che la misura della proroga non sia corrispondente a corrette norme di comportamento amministrativo, per questo motivo se ne è proposta la soppressione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Casu per illustrare l'emendamento numero 127.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Casu per illustrare l'emendamento numero 127.
CASU (F.I.). Signor Presidente, con questo emendamento si propone la soppressione del comma due. Lo ricordo, il comma due dice: "è prorogata al 31 dicembre 1998 l'attuazione degli interventi già finanziati nell'anno 1997 per lo svolgimento delle attività istituzionali di enti e organismi con finalità didattiche, socio culturali di cui eccetera eccetera". E noi continuiamo con questa prassi, quando le somme non vengono spese entro l'anno si proroga a posteriori una volta trascorso l'anno all'anno successivo. Per me questo comma è in stridente contrasto con le norme di contabilità. Le norme di contabilità stabiliscono che il bilancio della Regione va dal 1° gennaio al 31 dicembre. Le somme impegnate in questo lasso di tempo o sono pagate o se non sono pagate vanno a finire nei residui passivi. Qui non abbiamo l'impegno quindi tanto meno abbiamo il pagamento. Quindi la sede più naturale dove far affluire queste somme è l'economia, economia perché non c'è stato impegno nel corso dell'anno. Io credo che noi facciamo molto male a creare questa prassi contro la legge, perché se le somme non si riesce ad impegnarle entro il 31 dicembre, l'impegno non può essere rimandato all'anno successivo. D'altra parte ripeto che non è un caso isolato, è un caso molto frequente, è tutto l'articolo che comprende una serie di rinvii all'anno successivo. Non mi pare che sia un modo razionale di procedere, che sia un modo corretto di procedere. Pertanto noi chiediamo la soppressione del comma due.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare gli emendamenti numero 128 e 23 che sono relativi sempre al comma tre.
BALLETTO (F.I.). Con il comma quarto vengono prorogati i termini di 180 giorni decorrenti dall'entrata in vigore della legge finanziaria, di rendicontazione delle spese sostenute con le modalità e nei termini previsti dal primo comma dell'articolo 28, da parte dei comuni assegnatari dei finanziamenti regionali finalizzati alla occupazione. La stessa disposizione prevedeva per i comuni inadempienti a titolo di sanzione la perdita delle somme erogate con interessi e rivalutazione.
PRESIDENTE. I lavori terminano qui. Il Consiglio è riconvocato per domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 20 e 29.
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