Seduta n.284 del 17/10/2002
CCLXXXIV Seduta
Giovedì 17 Ottobre 2002
(Antimeridiana)
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente BIGGIO
Indi del Vicepresidente Salvatore SANNA
indi del Vicepresidente BIGGIO
La seduta è aperta alle ore 10 e 12.
cappai, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 7 agosto 2002, che è approvato.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico che a far data dal 30 settembre 2002 i consiglieri regionali Biancu, Dore e Granella sono confluiti nel Gruppo la Margherita - Democrazia è Libertà. Non avendo espresso alcuna opzione nella data medesima, l'onorevole Deiana confluisce nel Gruppo Misto.
Comunico che il Presidente della Giunta regionale in applicazione dell'articolo 24 della legge 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 28 agosto 2002, del 10 e 18 settembre 2002.
Risposta scritta a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
Interrogazione CASSANO sul mancato rinnovo delle riserve autogestite operanti in provincia di Sassari. (483)
(Risposta scritta in data 10 ottobre 2002.)
Interrogazione LIORI - MURGIA - BIGGIO - CARLONI - CORDA - DIANA - FRAU - LOCCI - SANNA NIVOLI - USAI sulla realizzazione di scogliere artificiali a difesa del litorale di Capoterra. (509)
(Risposta scritta in data 10 ottobre 2002.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CAPPAI, Segretario:
Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sui contributi alle organizzazioni sindacali. (543)
Interrogazione SANNA Gian Valerio, con richiesta di risposta scritta, sul mancato rifinanziamento degli interventi nei Comuni di Ghilarza e Ula Tirso previsti nel programma di interventi infrastrutturali della Sardegna centrale. (544)
Interrogazione BUSINCO - TUNIS, con richiesta di risposta scritta, sulle tariffe della Tirrenia per moto residenti. (545)
Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla richiesta di prolungamento delle linee di trasporto in località Caniga - prato comunale - Li Punti - Sant'Orsola (Comune di Sassari) presentata dalla ATP di Sassari. (546)
Interrogazione VASSALLO - COGODI - ORTU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione creatasi nei settori industriali in Sardegna a causa dell'alto costo dell'energia. (547)
Annunzio di interpellanza
PRESIDENTE. Si dia annunzio della interpellanza pervenuta alla Presidenza.
CAPPAI, Segretario:
Interpellanza LICANDRO sul mancato pagamento dei rimborsi per le prestazioni fornite dai medici accreditati esterni al Servizio sanitario nazionale. (279)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
CAPPAI, Segretario:
Mozione COGODI - SANNA Giacomo - SPISSU - FADDA - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE- FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO sulla dichiarazione solenne della "Sardegna, terra di pace e di amicizia" fra i popoli e sulla adesione alla prima marcia sarda per la pace Gesturi-Laconi. (86)
Mozione COGODI - ORTU - VASSALLO sul contributo della Sardegna alla lotta per la pace, contro le azioni di guerra, per la smilitarizzazione dell'Isola e il recupero alla comunità sarda dei territori occupati per le esercitazioni militari. (87)
PRESIDENTE. E' stata presentata, in base all'articolo 118, una mozione da parte, credo, di tutta l'opposizione, comunque il Segretario darà lettura dei sottoscrittori. Quindi chiedo al Segretario di darne lettura integrale.
Mozione SPISSU - FADDA - BALIA - COGODI - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU -GRANELLA - IBBA - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU -PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO di sfiducia alla Giunta regionale. (88)
(Segue lettura)
Colleghi, poiché la mozione di sfiducia è stata presentata in base all'articolo 118 del Regolamento, che ne impone la discussione non prima di tre giorni dall'avvenuta comunicazione all'Aula, è opportuno convocare la Conferenza dei Capigruppo, per stabilire come condurremo la seduta di oggi e come proseguiremo poi, anche in considerazione di questa mozione di sfiducia.
Per cui chiedo ai colleghi Capigruppo di seguirmi nella stanzetta a fianco e agli altri di scusare e di avere un po' di pazienza.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 20 , viene ripresa alle ore 11 e 22.)
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. Devo chiedere scusa a nome anche di tutti i Capigruppo per il tempo che abbiamo utilizzato e per quanto vi abbiamo fatto aspettare, ma era necessario. Appena c'è un po' di attenzione comunico all'Aula le determinazioni della Conferenza dei Capigruppo.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Le do subito la parola onorevole Cogodi, adesso mi faccia comunicare all'Aula che i lavori del Consiglio proseguono in questo modo: stamattina proseguiremo l'esame degli argomenti già all'ordine del giorno; domani il Consiglio non si tiene, perché c'è lo sciopero generale e i colleghi che lo vorranno parteciperanno allo sciopero; lunedì, martedì e mercoledì della settimana prossima, come era stabilito, lavorerà la Giunta per il Regolamento; giovedì si discuterà in Aula la mozione di sfiducia e se sarà necessario lavoreremo anche venerdì proseguendo l'esame degli argomenti all'ordine del giorno ordinario, ma questo caso mai lo stabiliamo poi, nel corso dei lavori di giovedì della settimana prossima.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Grazie, signor Presidente, sarò molto rapido. Nel corso della Conferenza dei Presidenti di Gruppo da più parti è stata avanzata la richiesta, che non si è accolta, però, unanimemente, per l'opposizione manifestata da alcuni, non da tutti, da alcuni componenti del centrodestra, di inserire all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio la mozione, presentata da moltissimi Consiglieri regionali, sulla risposta da dare all'appello che è stato rivolto dalla tavola della pace per la partecipazione o l'adesione del Consiglio regionale della Sardegna alla marcia, prevista per domenica 20 ottobre, Gesturi-Laconi.
Io pongo una questione anche di ordine regolamentare: essendo questa manifestazione prevista per domenica 20 e prevedendosi che il Consiglio regionale lavori prima di domenica 20 solamente nella giornata odierna, qualora la mozione non venisse inserita all'ordine del giorno, trattasi di un'adesione ad un'iniziativa di ampia e unitaria espressione culturale della società sarda e delle istituzioni di base, sarebbe negato il diritto al Consiglio regionale di potersi esprimere, poi nella sua autonomia e libertà il Consiglio regionale si esprimerà come vorrà. Però non può essere negato il diritto al Consiglio di rispondere come riterrà a un appello che è stato rivolto solennemente da un tavolo della pace che in Sardegna raccoglie le istituzioni locali di base, moltissimi comuni della Sardegna, moltissime associazioni culturali, moltissime associazioni religiose. Per cui la domanda che io ripropongo è che il Presidente del Consiglio voglia sottoporre alla valutazione e al voto dell'Aula l'inserimento all'ordine del giorno della mozione richiamata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I.-S.U.). La ringrazio Presidente, intervengo molto rapidamente su due punti. Il primo punto è quello che ha ribadito in questo momento l'onorevole Cogodi, e che rimarca l'esigenza che tutti i consiglieri regionali siano messi nella condizione di poter manifestare la propria adesione o, se così non fosse, il proprio dissenso, inserendo all'ordine del giorno la mozione 86 sulla marcia per la pace Gesturi-Laconi. Una decisione contraria in questo senso segnerebbe davvero in maniera forte una grossa mancanza di sensibilità da parte del Consiglio regionale e soprattutto impedirebbe ai colleghi singolarmente, ma soprattutto al Consiglio regionale nella sua interezza, come istituzione, quindi come organo collegiale, di potersi esprimere. Quindi, Presidente, io faccio davvero una richiesta abbastanza pressante e abbastanza sentita in questa direzione.
Un secondo punto, Presidente, rapidissimo e concludo: l'ultima seduta del Consiglio regionale della scorsa settimana ha avuto un andamento abbastanza preoccupante, nebuloso, ha lasciato molti punti oscuri, con una maggioranza che a ruoli invertiti ha scelto la tecnica della fuga, ha abbandonato l'Aula, è apparsa una maggioranza fuggiasca. Ecco, senza che questo venga interpretato come un atteggiamento dilatorio, perché dovremo rapidamente riprendere l'ordine del giorno usuale, normale, quello che già abbiamo stabilito, ritengo però assolutamente necessario un chiarimento del presidente Pili, perché il Consiglio deve essere informato, perché i cittadini di Sardegna debbono sapere se il Presidente della Giunta regionale non fugga anch'esso assieme alla sua maggioranza dalle responsabilità che gli impongono di renderci edotti su che cosa sta avvenendo dentro la maggioranza.
Noi abbiamo assistito a un fatto: la fuga della maggioranza dall'Aula e poi tutte le notizie che abbiamo, Presidente, sono le notizie acquisite attraverso stampa, gli interventi dell'onorevole Berlusconi e dell'onorevole Fini, che sollecitano la maggioranza ad una ricomposizione, però vorremmo in prima persona direttamente dalla voce del Presidente, ma in uno spazio di tempo brevissimo - il Presidente usi i tempi che ritiene opportuni, cinque, sei, sette minuti - sapere cos'è avvenuto, a che stato è la tenuta della maggioranza stessa, se vi è un'ipotesi che consenta al Consiglio regionale di lavorare con serenità.
Io, Presidente, credo che sia abbastanza, difficile parlare in questo Consiglio regionale, nel quale tutti i colleghi del centrodestra sono impegnati a chiacchierare fra di loro e lo stesso Presidente del Consiglio, mi scusi, è distratto...
PRESIDENTE. Io sto lavorando, sto parlando con il Segretario generale e non sono distratto. Ho bisogno anche, lei comprende, di sentire i miei uffici.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Presidente non si offenda.
PRESIDENTE. Non mi offendo affatto.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Dicevo il Presidente del Consiglio è distratto dal Segretario generale certamente su cose attinenti l'ordine dei lavori, non oso dubitare diversamente, però mi chiedo con quale convincimento il Presidente del Consiglio possa rispondere alle mie istanze, a meno che non abbia il dono di parlare e contemporaneamente ascoltare, senza che nulla gli sfugga. Quindi Presidente, riepilogando...
PRESIDENTE. Mi scusi un secondo, perché credo che lei comunque abbia ragione e devo chiedere a tutti i colleghi, che stanno anche qua di fronte, di prendere posto e di ascoltare chi parla.
Prego.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Siccome presumo che sia stata se non da altri perlomeno da lei, certamente raccolta l'istanza che riproponeva l'inserimento all'ordine del giorno della mozione sulla marcia per la pace, insisto, invece, sul secondo argomento che è quello che il presidente Pili informi il Consiglio regionale che ne ha tutto il diritto e con esso informi i cittadini di Sardegna su che cosa è avvenuto dentro la maggioranza, ma nei tempi strettissimi che lo stesso Presidente riterrà necessari per poi riprendere l'ordine del giorno ordinario, ma non sfugga a questa responsabilità, perché lo sfuggirvi significherebbe che il presidente Pili fugge così come ha fatto nella scorsa seduta di Consiglio la sua maggioranza, che si è resa latitante rispetto all'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
PINNA (Gruppo Misto). Presidente, intendo ribadire e riprendere alcune considerazioni sui problemi che hanno peraltro sollevato i colleghi che mi hanno preceduto. In particolare insisto sulla richiesta di inserimento all'ordine del giorno del Consiglio di oggi della mozione relativa all'adesione alla marcia per la pace Gesturi-Laconi.
Io credo che questo sia davvero incomprensibile, visti i tempi e visto e considerato che la marcia si terrà domenica prossima, non consentire al Consiglio e a tutti i colleghi di esprimersi su un argomento così importante e soprattutto di poter dimostrare sensibilità verso i due comuni che hanno promosso questa importantissima iniziativa e verso quel tavolo della pace che con molta fatica questi due comuni sono riusciti a mettere in piedi.
Voglio ricordare ai colleghi che l'appello all'adesione a questa marcia è stato rivolto a tutti. Partecipano alla tavola della pace il mondo della Chiesa, circa ottanta Consigli comunali, e voglio ricordare che il Consiglio comunale di Iglesias avant'ieri ha approvato all'unanimità un ordine del giorno più o meno simile alla mozione che chiediamo di discutere, con la stessa composizione politica presente qui in Consiglio, per cui sarebbe davvero incomprensibile se noi non consentissimo al Consiglio di esprimersi su una iniziativa così importante e a non poter dimostrare sensibilità nei confronti di questi due Comuni che non a caso organizzano la marcia della pace anche in riferimento a due uomini di pace che hanno trovato i natali in quei due paesi; mi riferisco al Beato Nicola da Gesturi e a Sant'Ignazio da Laconi. Per cui io ribadisco, Presidente, apprezzando anche - questo devo riconoscerglielo - i suoi sentimenti di adesione che ha espresso durante la Conferenza dei Capigruppo, la richiesta di sottoporre all'Aula questo inserimento.
Infine, per concludere, mi pare che mettere la testa sotto la sabbia o nascondersi dietro un dito, rispetto a quanto è successo negli ultimi dieci giorni nella maggioranza al governo, sia davvero impedire ai consiglieri che non hanno partecipato a tutto il trambusto che c'è stato nella maggioranza o nella presunta maggioranza, sia davvero negare l'informazione che è indispensabile che quest'Aula abbia. Ma soprattutto ritengo necessario sentire dal Presidente della Giunta se ancora ha una maggioranza e comunque come intenda uscire da questa situazione di crisi; mi pare che sia davvero inopportuno nascondere questa situazione che noi abbiamo giudicato di emergenza, mettendo in atto delle azioni che sono state conseguenti al comportamento della maggioranza e della Giunta che hanno disertato l'Aula. Allora, non si può dire che non sia successo nulla, quando lo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri, nonostante sia impegnato a fare confusione nella politica internazionale esprimendo posizioni totalmente contraddittorie rispetto a quelle espresse dieci giorni fa col Presidente Bush, e il vice Ministro hanno anche avuto il tempo di interessarsi della Sardegna. Ed allora questo non può passare sotto silenzio, perché da questi interventi viene fuori ancora che non solo i commissariamenti sono delle istituzioni...
PRESIDENTE. Onorevole Pinna, lei ha chiesto di intervenire sull'ordine del giorno.
PINNA (Gruppo Misto). Presidente, ho finito, ma mi pare che il commissariamento sia anche frutto della politica e del ruolo esercitato da questa maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente, intervengo per condividere e sostenere la richiesta di inversione dell'ordine del giorno perché venga discussa la mozione sulla partecipazione del Consiglio regionale alla marcia della pace promossa da due comuni, cosa che costituirebbe un fatto di civiltà ed una testimonianza di nostra adesione ad un ideale universale, sebbene poi naturalmente su questa materia ci siano sfumature che però non possono impedire alla massima Istituzione della Sardegna di aderire ad una manifestazione civile e democratica. Oltre questo, Presidente, noi siamo sbalorditi di un fatto come quello che si è verificato la settimana scorsa, che a noi pare straordinario, quando due gruppi della maggioranza e l'intera Giunta, compreso il Presidente al quale diamo il bentornato in Aula, non si sono presentati nell'Aula del Consiglio regionale regolarmente convocato dopo la pausa estiva. Diamo al Presidente il bentornato nella sede principale nella quale si dovrebbe sviluppare il dibattito politico, il bentornato nella sede nella quale noi vorremmo che avvenisse il dibattito politico. Abbiamo assistito, invece, ad un'innovazione nel nostro lavoro e nel lavoro della massima Istituzione della Sardegna, con la maggioranza e il Presidente della Giunta regionale che disertano le aule consiliari. Abbiamo assistito in questi giorni a costanti dichiarazioni di crisi extra parlamentare, dichiarata da tutte le forze politiche, a continue notizie di incontri e di chiarimenti in corso, all'interno di una maggioranza che non è più maggioranza per sua dichiarazione. Abbiamo assistito ieri ad un intervento romano degli onorevoli Berlusconi e Pili che hanno congelato la crisi, sempre negata, peraltro. Quindi siamo in presenza di una situazione di crisi non dichiarata, ma continuamente verificata e perfino esternata nelle dichiarazioni dei leaders dei Capigruppo della presunta maggioranza.
Io credo che il Consiglio regionale, la Sardegna...
PRESIDENTE. Onorevole Spissu, anche a lei devo ricordare che sta parlando sull'ordine del giorno.
SPISSU (D.S.). Sono in tema, Presidente.
Io credo che il Consiglio regionale e la Sardegna abbiamo diritto di sapere che cosa è capitato; abbiano diritto di sapere perché c'è stata un'interruzione dei lavori ordinari del Consiglio e perché oggi si riprende come se niente fosse. Non siamo convinti che questa seduta si debba aprire con la discussione della mozione delle forze dell'opposizione, con una maggioranza che continua a far finta di niente. Continua a fare finta di niente ancora oggi, nonostante l'assenza di un intero Gruppo, nonostante il vento di crisi sia assolutamente palese, palpabile, nonostante appunto gli interventi dei leaders romani alla faccia dell'autonomia, del nazionalitarismo e della ricerca di un progetto sardo della Casa delle Libertà e del Polo del centrodestra che vengono continuamente sbandierati ma smentiti clamorosamente dalle azioni e dalle modalità di sviluppo di una discussione che - lo ripeto - non è assolutamente compatibile con un'Aula parlamentare. E' per questo che noi crediamo che il Presidente non possa sottrarsi al dovere di parlare in quest'Aula dei motivi che lo hanno portato la settimana scorsa a non partecipare ai lavori, non possa sottrarsi dal dovere di spiegare ai sardi che cosa sta capitando nella maggioranza che non è più tale, secondo noi, da molto tempo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Grazie Presidente, intervengo per dichiarare la nostra condivisione della richiesta che è stata avanzata dai colleghi dell'opposizione e per fare un appello anche ai colleghi della maggioranza. Io credo che sul tema della pace non possiamo e non dobbiamo dividerci; se i colleghi della maggioranza leggeranno la mozione si renderanno conto che anche chi a livello nazionale nel dibattito che c'è stato si è espresso in modo differente, parlo anche dell'opposizione, noi abbiamo firmato questa mozione, può condividere il contenuto di quella mozione, che a nostro avviso, può essere approvata all'unanimità.
Signor Presidente, nell'ultima seduta, quando lei era assente, il collega Pittalis, a causa dell'assenza del Gruppo di Alleanza Nazionale, si rivolse alla Presidenza del Consiglio e chiese di riconvocare il Consiglio a domicilio. Signor Presidente, sto parlando con lei, sto ricordando che la settimana scorsa il collega Pittalis, per un atto di solidarietà non condiviso da noi, ma compreso, chiese la riconvocazione a domicilio del Consiglio regionale perché era assente il Gruppo di Alleanza Nazionale; io voglio rivolgere questa domanda al collega Pittalis: visto che è assente tutto il Gruppo dell'U.D.R. ha la stessa sensibilità che ha avuto nei confronti di Alleanza Nazionale, quindi intende chiedere la riconvocazione del Consiglio, oppure anche all'interno della maggioranza ci sono atteggiamenti diversi a seconda di chi è assente dai banchi del Consiglio? Questo per dire che, al di là del congelamento, così l'hanno definito i colleghi di Alleanza nazionale, io sono convinto che farebbe bene il Presidente ad utilizzare gli strumenti del Regolamento per comunicare all'Aula se veramente ci sono le condizioni perché il Consiglio regionale possa proseguire o se, invece, la crisi esiste ancora come esisteva la settimana scorsa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, sarò telegrafico; intendo ripetere quello che ho già detto in Conferenza, che noi siamo dell'opinione che a questa marcia della pace ciascun consigliere regionale possa andare a titolo personale. Non si vuole impedire a nessuno di partecipare. Ma siccome ci pare un'iniziativa di parte, noi siamo contrari all'inversione dell'ordine del giorno e siamo contrari a coinvolgere tutto il Consiglio regionale in questa iniziativa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare consigliere Corda sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Anche Alleanza Nazionale non è favorevole a questa inversione dell'ordine del giorno. Noi siamo tutti quanti persone civili che credono nei valori della pace, ci mancherebbe altro, ma crediamo che alle manifestazioni per la pace, per manifestare secondo la propria coscienza, si debba andare senza bandiere di parte, senza firme di parte, si debba andare con la propria ideologia, col proprio coraggio, con la voglia di partecipare e a questa marcia ogni consigliere regionale, come ogni cittadino della Sardegna, è libero di andare o di non andare, è un sua libera scelta. Ma io credo che il Consiglio non possa fare propria un'iniziativa di parte, perché è un'iniziativa di parte, a noi piace molto partecipare, ma non riteniamo opportuno coinvolgere un'istituzione importante come il Consiglio regionale in manifestazioni che siano notoriamente organizzate da una parte del centrosinistra, che vanno con le bandiere di tutti i colori. Noi intendiamo, invece, andare, se andremo, col nostro cuore, con la nostra intelligenza, con la nostra partecipazione asettica punto e basta, senza bandiere di partito, quindi senza il coinvolgimento dell'istituzione "Consiglio regionale della Sardegna".
PRESIDENTE. Colleghi scusate, onorevole Cogodi mi rivolgo a lei perché lei per primo ha posto questa richiesta, e devo farle osservare, ma lei conosce il Regolamento, che la materia è disciplinata dall'articolo 55 del Regolamento. Lei sa peraltro, ha posto il problema in Conferenza dei Capigruppo, io in quell'occasione dissi che non avevo nulla in contrario, però perché la mozione possa essere inserita all'ordine del giorno bisogna essere tutti d'accordo. Sennò in applicazione del Regolamento, l'articolo 55 al secondo comma dice: "Per discutere e deliberare su materie che non siano all'ordine del giorno è necessaria una deliberazione del Consiglio a maggioranza di quattro quinti dei votanti. Sull'argomento può parlare per non più di cinque minuti un oratore per ogni Gruppo consiliare - mi pare abbiano già parlato -; tale deliberazione non può essere adottata nelle sessioni straordinarie che si tengano su richiesta del Presidente della Giunta regionale o di un quarto dei consiglieri".
Adesso devo osservare che la riunione di oggi, pur dovendo discutere l'ordine del giorno ordinario, è appunto una riunione straordinaria del Consiglio perché in tale forma è stata convocata oggi. Il Presidente di turno ha ritenuto che non fosse necessario, così come io sostengo, che la convocazione venisse accompagnata da un ordine del giorno specifico, e ha ritenuto che, comunque, l'argomento straordinariamente fosse l'ordine del giorno precedentemente stabilito.
Ha ritenuto di fare così, io non posso che prenderne atto. Tuttavia sul piano formale, questa è una seduta straordinaria di Consiglio, il che significa che io non posso mettere in votazione la richiesta che è pervenuta di inserimento all'ordine del giorno della mozione sull'adesione del Consiglio a questa manifestazione per la pace.
Pertanto io credo che dobbiamo considerare la questione conclusa; ognuno parteciperà a titolo personale se non c'è in Aula una volontà diversa.
Consigliere Cogodi la prego di intervenire brevemente perché poi dobbiamo procedere nei lavori, io capisco, lei ha posto un argomento importante per questo le do la possibilità di intervenire.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Solamente un minuto per dire che a me onestamente non pare che vi sia un impedimento formale all'eventuale inserimento all'ordine del giorno del Consiglio di questo argomento. Perché è ben vero che c'è stata una richiesta da parte di più di venti consiglieri regionali di convocazione del Consiglio che era stato inopinatamente riconvocato a domicilio la settimana scorsa, però è anche vero che quella richiesta di riconvocazione del Consiglio riguardava la ripresa dei lavori esattamente dal punto nel quale si erano interrotti la settimana prima. La convocazione straordinaria sussiste quando il Consiglio sospende la sua attività ordinaria e passa ad altro argomento, posto in via straordinaria.
Noi abbiamo gli stessi argomenti che erano inseriti all'ordine del giorno. Quindi mi parrebbe che non basti la richiesta, come dire in via straordinaria di convocazione del Consiglio, per dire che la seduta è straordinaria, noi siamo rientrati nell'alveo della normalità, dell'ordinarietà, con lo stesso ordine del giorno che avevamo, tant'è che ripartiamo esattamente da dove eravamo. La richiesta straordinaria è finalizzata a introdurre un argomento aggiuntivo e straordinario. Quindi mi parrebbe, in ogni caso, che il Consiglio possa esprimersi con la maggioranza prevista dal secondo comma dell'articolo 54, cioè con la maggioranza dei quattro quinti, perché se ciò non accadesse si negherebbe il diritto stesso del Consiglio a pronunciarsi, perché essendoci una scadenza non si può recuperare il termine la settimana prossima, perché l'accadimento, l'avvenimento è già passato. Quindi siamo davanti al conflitto di due esigenze, semmai, pertanto mi permetto di sollecitare la sua sensibilità e la sua cortesia pure, perché voglia comunque consentire che il Consiglio su questa materia si pronunci.
Vorrei dire, per tranquillità, che la marcia della pace di domenica non è sotto l'egida di nessuna bandiera, che il tavolo della pace ci ha mandato a tutti, e ce l'avete tutti, un regolamento per cui sono esclusi proprio i vessilli di parte, e le parole d'ordine che ognuno vorrà portare come suo contributo sono le parole d'ordine universali. A noi parrebbe che, essendo il Consiglio regionale il primo destinatario di quell'appello, se si sottraesse per ragioni del tutto formalistiche, al suo diritto-dovere di rispondere a quell'appello risponda nella sua autonomia e libertà come crede - a me parrebbe onestamente un espediente e per chi sostiene questo espediente veramente una fuga dalle responsabilità. Una fuga dalle responsabilità, un atto grave, lesivo anche del diritto, che sul piano istituzionale è garantito dal nostro Statuto e dal nostro Regolamento, che il Consiglio su fatti rilevanti, e questo lo è, esprima una sua valutazione e una sua determinazione.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi io mi sono rivolto all'Aula, ho sostenuto anche la sua proposta e però io devo comunque applicare le regole e le regole sono queste. Questa è una riunione straordinaria del Consiglio, se io non ne tenessi conto, altri avrebbero diritto di farmi osservare, per altro come è già avvenuto, che in questa situazione io non posso porre in votazione l'argomento. Naturalmente, siccome il Consiglio è sovrano, se il Consiglio ritiene di poter discutere l'argomento lo può fare; però mi pare che dagli interventi che sono pervenuti, necessitano per altro quattro quinti dei voti a favore e due autorevoli colleghi che rappresentavano il loro Gruppi si sono espressi contro, mi pare che l'argomento possa essere chiuso, onorevole Cogodi.
Io credo che ogni consigliere se vorrà potrà partecipare, portando, come diceva l'onorevole Corda i propri sentimenti e il proprio desiderio di pace che credo sia un desiderio piuttosto diffuso. Detto questo colleghi passiamo all'ordine del giorno.
COGODI (R.C.). Io ho chiesto di sapere fino a quando siamo in seduta straordinaria.
PRESIDENTE. Oggi onorevole Cogodi, sì oggi siamo in seduta straordinaria, non ho convocato io il Consiglio, onorevole Cogodi, purtroppo questo dicono i documenti. le ricordo che la richiesta di convocazione straordinaria è firmata anche da lei; voi avete chiesto per oggi la riunione del Consiglio in via straordinaria.
COGODI (R.C.). Allora io chiedo che il consiglio si riunisca domani su questo argomento. Domani sera, chiaramente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, io prendo la parola perché ritengo che debba finire questo sistema. La presidenza assume una decisione, sulla decisione si riapre il dibattito. Io sono rispettoso delle decisioni della presidenza, e la invitiamo una volta assunta una decisione ad evitare che su quell'argomento si possa riaprire da una parte e dall'altra, la discussione perché avremo anche tante cose da dire a proposito della sottolineatura fatta dal collega Cogodi, sulla natura politica di questa mozione. Perché questo documento è un atto di guerra non di pace, perché un'iniziativa fatta da una parte su temi come la pace e l'amicizia avrebbe dovuto indurre sul piano politico ad una riflessione, a ricercare una condivisione che potesse essere estesa e non fare dell'iniziativa uno strumento di propaganda come si intende fare. Ecco la ragione per la quale rimaniamo fermi sulla posizione già assunta, e le assicuro, onorevole Fadda, che esiste una maggioranza anche per respingere richieste di questa natura.
PRESIDENTE. E` all'ordine del giorno il testo unificato del disegno di legge 247A: "Disciplina del referendum sulla legge regionale di cui al comma 2 dell'articolo 15 dello Statuto Speciale per la Sardegna", e della proposta di legge 339: "Disciplina del referendum sulle leggi statutarie", relatore il consigliere Sanna Emanuele.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Emanuele Sanna, relatore.
SANNA EMANUELE (D.S.), relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ero un po' pessimista circa la praticabilità del campo in Aula stamattina, quindi ho recuperato qualche appunto confuso della mia relazione a nome della Commissione su questo testo unificato, che è frutto di un'intesa in Commissione fra tutti i componenti e tutti i Gruppi consiliari. Il testo di legge nasce dall'esigenza, onorevole Presidente, di legiferare in materia di referendum confermativo.
PRESIDENTE. Vi prego di prendere posto e di prestare un po' di attenzione, chi non fosse interessato può uscire.
SANNA EMANUELE ( D.S.), relatore. Ci sono le pertinenze dell'Aula, il Transatlantico è aperto, il bar anche, quindi i colleghi che devono affrontare altre questioni, mi rendo conto, politicamente non meno rilevanti di quelle che sto affrontando io, si possono recare in altri locali del palazzo. Dicevo che a seguito della legge costituzionale numero 2 del 31 gennaio 2001 la nostra Assemblea, con legge che dovrà essere approvata a maggioranza assoluta, dovrà disciplinare la forma di governo della Regione, le modalità di elezione del Consiglio regionale, del Presidente della Regione e della Giunta e i rapporti tra gli organi della Regione. Questa legge, che quasi tute le altre assemblee legislative regionali hanno già approvato, può essere - come i colleghi sanno - sottoposta a referendum confermativo se entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne fa richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale. Se la legge dovesse essere approvata con una maggioranza ancora più qualificata.
SPISSU (D.S.). Presidente, non si può lavorare in questo modo!
SANNA EMANUELE (D.S.). Naturalmente il Presidente, il Segretario generale e il Vicepresidente dovrebbero dare il buon esempio, non fare chiacchierare i consiglieri.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna non stiamo chiacchierando, stavamo precisando una cosa che era piuttosto importante.
SANNA EMANUELE (D.S.), relatore. Questo sarà un problema istituzionale delicatissimo, indifferibile, Presidente, me ne rendo conto, ma io aspetto.
PRESIDENTE. Colleghi, prendete posto per cortesia.
SANNA EMANUELE (D.S.), relatore. Il Gruppo di A.N., anche con la consulenza del collega Pinna sta sicuramente... Onorevole Corda, stiamo parlando della legge elettorale che a lei sta così a cuore, o a lei interessa solo il Regolamento, l'abolizione del voto segreto.
Dicevo che se la legge dovesse essere approvata dalla maggioranza ancora più ampia dei due terzi dei componenti del Consiglio, l'indizione del referendum può essere provocata solo con la firma di un trentesimo degli elettori, mentre non possono più chiedere il referendum confermativo i consiglieri regionali.
La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi, mentre non è previsto nessun quorum per quanto riguarda gli elettori che partecipano al referendum così come avviene per tutte le leggi di carattere costituzionale. Le norme che disciplinano il referendum confermativo, sulle leggi statutarie, sono stabilite con un'apposita legge regionale e la sua approvazione deve precedere, come è facilmente comprensibile, l'approvazione della legge elettorale che disciplina tutte le materie cui accennavo prima.
Questa legge affronta e risolve i problemi che ho richiamato, e il testo si colloca in continuità con la normativa vigente in materia di referendum. C'è solo un punto nel testo approvato dalla Commissione, che si differenzia sostanzialmente dalla proposta di legge numero 339 firmata da tutti i componenti della Prima commissione permanente della nostra Assemblea. Il punto riguarda la facoltà attribuita al Presidente della Regione di rinviare di tre mesi lo svolgimento di un referendum per farlo coincidere con la data di svolgimento di un eventuale altro referendum richiesto successivamente. La Commissione ha ritenuto su questo punto che sia necessaria un'ulteriore riflessione da parte dell'Aula perché si deve trovare un giusto equilibrio tra l'opportunità di evitare i costi conseguenti ad una ripetuta chiamata alle urne degli elettori, ed il pericolo anche che la discrezionalità del Presidente della Regione possa essere sfruttata artificiosamente per rinviare l'entrata in vigore di norme che lo stesso Presidente potrebbe politicamente non gradire.
La Commissione ha approvato questo testo prima della pausa estiva; si auspicava che questa indispensabile legge venisse approvata dall'Assemblea nella prima tornata utile del Consiglio regionale, purtroppo le vicende politiche ci hanno portato alla data di oggi. Non siamo ancora - signor Presidente e onorevoli colleghi - fuori tempo massimo, però io concludo la mia breve relazione richiamando l'attenzione di tutto il Consiglio sul punto politico che io considero più rilevante.
Come è noto la legge elettorale sarà uno dei temi caldi del confronto politico anche in Sardegna nel corso dei prossimi mesi e delle prossime settimane. Sulle regole con cui i sardi voteranno nel 2004 si gioca, signor Presidente, come sappiamo, il destino delle alleanze e la stessa struttura delle coalizioni che si fronteggeranno nel 2004 per contendersi il consenso della maggioranza dei sardi. Le Regioni speciali come la nostra hanno la possibilità di farsi la propria legge elettorale, adattandola alle peculiarità istituzionali e anche al proprio sistema politico, una opportunità che noi dobbiamo cogliere con la massima tempestività e anche con la massima lungimiranza.
Il tempo, cari colleghi, non è molto, anzi il tempo sta diventando maledettamente stretto e forse c'è anche chi politicamente, in maniera del tutto legittima, lavora perché il Consiglio regionale non sia messo nelle condizioni di affrontare la riforma elettorale regionale. Anzi, io avverto, lasciatemi dire anche questo, signor Presidente, un pericoloso gioco tattico in questa materia. Tutti aspettano la prima mossa nella speranza che le prime proposte di legge possano disarticolare le alleanze o nel centrodestra o anche nel centrosinistra. Io penso che questo errore non lo dobbiamo commettere, signor Presidente. In questa materia bisogna bandire le fughe in avanti, i velleitarismi, bisogna bandire anche una pericolosa cultura dell'autarchia; perché è vero che noi possiamo e dobbiamo fare una legge elettorale sarda, però non possiamo fare qualsiasi tipo di legge, perché se il Consiglio regionale dovesse varare una legge che non rispetta il vincolo della stabilità e della governabilità, che è un vincolo costituzionale valido anche per le regioni speciali, come le recenti vicende di altre regioni anch'esse a Statuto speciale, come il Friuli Venezia Giulia insegnano, c'è il rischio che si vada a votare nel 2004 con la legge statale.
Una legge, quella statale, come noi sappiamo, che è una legge bipolare, presidenzialista, maggioritaria, ma è anche modellata - a mio giudizio - per comprimere in maniera inaccettabile le minoranze, il pluralismo politico e il ruolo delle assemblee legislative, in forme che io considero assolutamente inaccettabili nelle regioni speciali.
Quindi, questa legge non è una "leggina", va approvata rapidamente, va approvata oggi. Io penso che si registrerà la stessa convergenza politica ed autonomistica che abbiamo registrato in Prima commissione, però è un passo indispensabile per fare poi quello, politicamente più impegnativo, della riforma elettorale che spero il Consiglio e la Commissione possano affrontare in tempi assolutamente stretti.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanna per la sua relazione.
E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). L'intervento del relatore, o almeno alcuni passaggi, inducono, anche perché non intendiamo sottrarci al confronto, una sia pure brevissima riflessione che noi facciamo a voce alta. Il fatto di aver acconsentito anche con l'adesione, come ricordava lo stesso relatore, del nostro Gruppo alla celere approvazione di questa proposta di legge è il segno evidente che non vi sono assolutamente ostacoli, né posizioni preconcette sulla via di una possibile proposta che deve vedere il Consiglio impegnato nella definizione di una legge elettorale valevole e utile per il 2004. Quindi, questo lo voglio dire perché spesso sento nei dibattiti, così come oggi non è emerso in maniera esplicita, ma faceva intendere il relatore accennando alla assunzione da parte di alcune forze politiche non meglio identificate, di iniziative per intralciare questo cammino.
PRESIDENZA DEL VICE PRESIDENTE BIGGIO
(Segue PITTALIS.) Io ritengo, invece, utile ribadire il nostro giudizio che è meglio una legge nazionale che preveda il presidenzialismo, la stabilità, la governabilità, che un pasticcio sardo. Allora, noi raccogliamo l'invito del Presidente Emanuele Sanna perché il Consiglio non si cimenti in una sorta di esercitazione scolastica pasticciata, confusa, tanto per fare, per dire ai sardi: "Abbiamo una legge sarda, una legge elettorale fatta dal Consiglio regionale sardo". Non vorremmo i pasticci del "trilotaggio", dei premi fasulli di maggioranza, siamo certamente d'accordo sul fatto che su questa materia delicata, che riguarda le regole, si apra il confronto a tutto campo, tra tutte le forze presenti in Consiglio e su questo aspetto il nostro Gruppo darà anche il suo contributo. Sia chiaro, lo diciamo fin da ora, a pato che rimangano fermi almeno due paletti: il presidenzialismo e, appunto, la stabilità, che significa garantire alla coalizione che vince il numero di consiglieri necessari perché si possa governare. Poste queste due precondizioni, su tutto il resto mi pare che sia aperto il confronto per evitare, appunto, che si possa ripercorrere la triste storia istituzionale che stiamo vivendo in questo contesto, così come, in particolare, della scorsa legislatura.
Ecco perché diamo sin da ora la nostra disponibilità non a fare una legge comunque e qualunque, ma a fare una legge seria che garantisca queste due condizioni.
PRESIDENTE. E'iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, molto sinteticamente. Sul testo che abbiamo all'esameme, che è frutto dell'unificazione di un disegno di legge e di una proposta di legge, per la verità non c'è molto da dire. E` un testo esitato giustamente dalla Commissione all'unanimità dopo un lavoro accurato. E` una proposta che ha un contenuto prevalentemente tecnico, si tratta di una precondizione per poter mettere mano alla legge elettorale. Tuttavia è opportuno cogliere questa occasione, come è stato fatto sia dal relatore che ora dal collega Pittalis, per esprimere alcune considerazioni sulla tematica elettorale. Io non so se il collega Pittalis che ha detto poc'anzi: "Sono d'accordo con quanto ha detto l'onorevole Emanuele Sanna", sia davvero d'accordo con quello che ha detto Emanuele Sanna, ma non mi è parso dall'argomentazione, perché il collega Sanna ha detto con molta chiarezza che bisogna fare la riforma elettorale, e credo di aver capito bene, bisogna fare la riforma elettorale. Il collega Pittalis ha concluso dicendo che bisogna fare una legge elettorale seria - ma non è che il collega Sanna voglia fare una legge elettorale poco seria - però diceva aggiunto: "Ma stiamo attenti al pasticcio sardo". Quando uno inizia con questi "se", con questi "ma", l'affermazione "noi vogliamo la riforma elettorale" risulta - diciamo - fortemente attenuata, indebolita, consumata, quasi inesistente. Però, se non fosse così ne prenderemo atto volentieri.
Io però ho sentito dichiarazioni in televisione, sulla stampa, dello stesso collega Pittalis per la verità, e anche di altri autorevoli esponenti di Forza Italia e di Alleanza Nazionale, anche di qualcuno non sardo che si occupa però con molta attenzione e sistematicità della Sardegna, che dice: "La legge c'è già. Quindi, non rompiamoci la testa con questa riforma elettorale, abbiamo altre cose da fare". Noi pensiamo, invece, che non sia così, perché è vero, tutti sappiamo che se il Consiglio regionale non adotta la legge prevista dall'articolo 15 dello Statuto per l'elezione del Presidente della Regione, del Consiglio regionale eccetera, eccetera, si applicano le disposizioni vigenti per le regioni ordinarie. Tutto questo lo sappiamo tutti assai bene. E sappiamo anche che le disposizioni per le regioni ordinarie costituiscono, per certi versi, un passo avanti rispetto alla normativa precedente, perché intanto prevedono l'elezione diretta del Presidente della Regione, che è cosa su cui ormai quasi universalmente e motivatamente concordiamo. Però è anche vero che quella legge, quelle disposizioni che disciplinano le elezioni del Presidente del Consiglio nelle regioni ordinarie e che disciplinerebbero le elezioni sarde, qualora il Consiglio non approvasse una riforma della legge elettorale, quella legge contiene molti punti discutibili, contiene molti punti migliorabili e contiene anche una autentica aberrazione, a mio giudizio, che è la norma che prevede, per quanto riguarda il cosiddetto "listino", l'elezione non secondo il consenso ricevuto dagli elettori, ma secondo l'ordine di presentazione. Vorrebbe dire - per dirla così con l' accetta, ma l'affermazione non è una forzatura - che il 20 per cento dei consiglieri regionali non verrebbe scelto dagli elettori. Non è una cosa di poco conto, ecco perché ho usato il termine aberrazione. C'è anche qualche altro punto discutibile, per esempio il meccanismo di attribuzione dei seggi del listino è qualcosa di estremamente creativo. E` frutto di un grande estro legislativo, il Parlamento così ha fatto, ma anche il Parlamento fa delle "cappellate" insomma, come talvolta, di rado, succede anche a noi. E` un meccanismo molto estroso, ma anche molto poco razionale. Per cui sembra quasi che sia più conveniente non prendere troppi voti, perché se prendi molti voti hai pochi seggi e se prendi pochi voti ne hai molti. La legge elettorale dovrebbe rispondere, a mio giudizio e anche secondo una considerazione di buon senso, a criteri leggermente diversi, che non siano di punire chi prender voti e di premiare chi non ne prende o non ne prende a sufficienza. Adesso io non entro nel dettaglio tecnico, ho solo voluto fare soltanto una battuta motivata, però giustificata, per dire che noi dobbiamo mettere mano a quella legge, cioè il Consiglio regionale della Sardegna, il prossimo, non può essere eletto con le disposizioni vigenti per le regioni ordinarie e conseguentemente per noi. E però in molti diciamo che bisogna fare la riforma elettorale, però io non so davvero, lo dico con una certa preoccupazione, se ci sia la volontà e la capacità di realizzare la riforma, cioè non so se poi ci sarà la possibilità reale di creare queste convergenze, se ci sarà la volontà politica di farlo. Perché, badate, l'aspetto da tenere bene a mente è il fattore tempo.
PRESIDENZA DEL VICE PRESIDENTE SALVATORE SANNA
(Segue SCANO.) L'articolo 15 dello Statuto prevede, come è stato detto poc'anzi, un iter particolare per la legge statutaria, con la possibilità di ricorrere entro tre mesi dalla sua pubblicazione al referendum. Ma ciò che nella legge è possibilità, nella realtà politica è probabilità, e forse anche qualcosa di più della probabilità, viste le condizioni fissate dall'articolo 15 dello Statuto per la richiesta del referendum. Cioè noi dobbiamo sapere che al 90 per cento il referendum si farà, perché il numero di consiglieri o il numero di elettori previsti per attivare la procedura referendaria sono una condizione estremamente agevole per coloro che si propongano lo svolgimento del referendum. E' anche giusto che sia così, non sto criticando sotto questo profilo l'articolo 15, è giusto che si svolga su una materia così difficile un referendum e che non sia nemmeno difficoltoso l'accesso allo strumento referendario. Però allora il Consiglio deve fare una riflessione sui tempi, perché noi non dobbiamo nel ragionamento sul percorso solo calcolare i tempi preliminari del confronto politico nei Gruppi, nelle coalizioni e poi tra le coalizioni, perché è chiaro che una legge elettorale dovrebbe essere approvata con un dialogo che vada oltre gli schieramenti, anche perché senza una convergenza mi sembra complicata l'approvazione di una legge. Quindi: tempi per il confronto dentro e tra le coalizioni, tempi per il confronto istituzionale in Commissione, tempi per il dibattito consiliare e per il varo della legge, non c'è controllo governativo, tempi per l'attivazione, tre mesi dopo la pubblicazione della legge, del meccanismo referendario, e naturalmente tempi per lo svolgimento del referendum. Allora, siccome noi dovremo andare a votare a scadenza naturale nella primavera del 2004, il referendum si dovrebbe svolgere nell'autunno del 2003, mi sembra difficile che si possa svolgere a febbraio del 2004. Quindi, al massimo, nell'autunno del 2003. Ma se il referendum si deve svolgere al massimo nell'autunno del 2003, il referendum deve essere indetto, ci devono essere i tempi per il coinvolgimento dei cittadini, ci sono i tre mesi per l'attivazione, basta un rapido calcolo, senza forzare i termini del ragionamento, vuol dire che per discutere, trovare gli accordi, approvare la legge di riforma elettorale abbiamo un paio di mesi, altrimenti siamo fuori tempo massimo. Siamo a metà ottobre, c'è da approvare la manovra finanziaria.
BALLETTO (F.I. - Sardegna). La discussione sarà breve.
SCANO (Gruppo Misto). Io non lo so se sarà breve o sarà lunga, con la coesione ferrigna che vedo nella coalizione di cosiddetta "maggioranza" ho l'impressione che l'iter della manovra finanziaria non sarà così semplice, e comunque adesso stiamo parlando dei tempi. Allora, o nelle prossime settimane, ma proprio nelle prossime. come è stato detto anche nelle settimane e mesi scorsi, ma poi non siamo riusciti ad impegnarci in un percorso stringente, si attiva un confronto politico e poi l'iter della legge: l'esame della Commissione e dell'Aula, e si conclude ragionevolmente entro gennaio, o altrimenti legge elettorale non se ne fa ed allora si vota, come molti dicono affermando che la legge ce l'abbiamo già, si vota con quella che però è una legge, a mio giudizio, pessima.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, questa legge rappresenta e perciò a me pare che il Consiglio la possa condividere, un passaggio procedimentale perché sia consentito al Consiglio regionale di esercitare le sue funzioni, cioè di poter pensare, elaborare, confrontare, condividere, approvare una legge elettorale, e non solo una legge elettorale, tutto quello che è connesso con la legge elettorale, per la Regione Autonoma della Sardegna, di cui questo Consiglio è o dovrebbe essere il Parlamento. Quindi un passaggio procedimentale necessario, senza il quale si farebbe finta che si continua a discutere di legge elettorale possibile in questa regione, però di fatto avverrebbe che non si può fare per ragioni tecniche.
Un po' come è accaduto poco fa: la destra non voleva che il Consiglio regionale esercitasse una sua funzione, quella di pronunciarsi liberamente con un sì o con un no, rispondendo ad un appello che espressioni qualificate e che hanno titolo nella realtà sarda, anche sul piano istituzionale, hanno rivolto al Consiglio, perché aderisse alla marcia per la Pace di domenica 20 ottobre, non si ha neppure il coraggio, la dignità di dire: "Sono contrario per queste ragioni" esercitando le proprie funzioni pubbliche e responsabilità e ci si nasconde dietro il paravento delle procedure, dicendo: "Non possiamo prendere in considerazione questa domanda, non possiamo discuterne, perché questa di oggi potrebbe essere rappresentata, dipinta, descritta come una riunione straordinaria del Consiglio". Si vede quanto è straordinaria! Questa riunione del Consiglio è l'esatta prosecuzione della riunione che una settimana fa è stata irregolarmente sospesa. Abbiamo detto: "Si riprende il lavoro del Consiglio esattamente da dove irregolarmente è stato sospeso una settimana fa", perché voi maggioranza siete fuggiti. E così dipingendo e rappresentando come straordinaria questa riunione di oggi "ordinarissima", tant'è vero che stiamo discutendo quello che avevamo iniziato a discutere una settimana fa, impedite al Consiglio, al Parlamento del Popolo Sardo, di esercitare le sue funzioni.
Così accadrebbe per la legge elettorale, e voi maggioranza siete in ritardo, grande ritardo anche su questo punto, perché il fatto che non predisponete la strada su cui si può passare, vuol dire che avete deciso, in modo reticente e anche un pochino codardo, che di legge elettorale regionale non se ne deve fare. E siccome non avete il coraggio delle vostre azioni, volete nascondervi dietro il paravento delle difficoltà procedimentali, perché se a monte una norma costituzionale dice che la legge elettorale regionale deve essere sottoposta a referendum, qualora il referendum venga richiesto, è chiaro ed evidente che se non si dà la possibilità di chiedere il referendum a chi ne ha il diritto, la potestà, perché non è regolamentato il passaggio successivo, la legge elettorale non avrebbe alcuna efficacia, o se non si prevedessero tempi tecnici necessari ogni e qualsiasi legge elettorale che facesse il Consiglio, non servirebbe a nulla perché il ricorso al referendum richiede una procedura e tempi regolati da altre leggi per cui non si può fare in tre giorni.
Ecco dove è il "machiavello", ecco dov'è la furbizia che vorrebbe sostituire l'intelligenza e il dovere politico, ecco perché è urgente che il Consiglio deliberi su questo passaggio procedimentale che è già in gravissimo ritardo, e se la Commissione Autonomia non avesse assunto l'iniziativa di anteporre questo argomento ad altri, cosa che voi non avete fatto in questi anni, sarebbe accaduto che questo Consiglio non ne avrebbe più potuto fare la legge elettorale.
Tutta questa rappresentazione non dice solo di una gravissima responsabilità politica e istituzionale di questa maggioranza, che a tutto pensa in funzione di sé, e non dell'interesse generale della Regione. Non è solo una critica, è anche la presa d'atto che richiede però, pur nella correttezza della dialettica politica, un giudizio severo anche sulle cose che sono state esplicitate oggi nel corso di questo breve dibattito. Dice l'onorevole Pittalis, che non è solo uno degli 80 consiglieri regionali, ma di riffa o di raffa comunque rappresenta qualcosa di più nell'area politica alle quale appartiene: "Ma perché ci vogliamo arrabattare poi tanto, alla fine è meglio una legge nazionale, che esiste già, per regolare le elezioni in Sardegna, rispetto a un pasticcio regionale". Meglio una legge nazionale che una pasticcio regionale!
Primo: perché per una Regione Autonoma in nome della quale stiamo qui, ivi compreso Pittalis, sarebbe meglio una legge nazionale, avendo noi la potestà di legiferare? Negheremmo alla radice, negheremmo addirittura la ragione, la giustificazione per cui esiste un Consiglio regionale, cioè per cui Pittalis è qui. Chè se sono meglio le leggi nazionali c'è già il Parlamento nazionale e non serve nessun altro Parlamento che non vuole svolgere le sue funzioni, e aspetta solo di essere investito, delegato, commissariato all'alto. Ma questa è la vostra vocazione, diciamo così, gregaria. Voi non ambite mai a vincere una corsa, che sarebbe poi la corsa che vorrebbe vincere la Sardegna, l'autogoverno, la dignità, la capacità propria di determinare le linee del suo sviluppo e anche dell'organizzazione della sua democrazia. Voi siete gregari, portate acqua ai Fini, ai Berlusconi e ai vostri capi e capetti. Questo è il ruolo che vi date. Quando dite che è meglio una legge nazionale, negate solennemente l'utilità dell'assemblea legislativa sarda. Meglio la legge nazionale, dice Pittalis, che un pasticcio regionale. Peggio che mai! Perché, il Consiglio regionale saprebbe fare solo pasticci? E perché mai dovrebbe fare una legge pasticciata? E' questa la fiducia che avete in voi stessi e nelle vostre capacità, che voi o pasticci o niente? Allora anch'io concorderei: meglio niente! Già niente state facendo di buono, qualcosa però state facendo di disastroso per la Sardegna, fate almeno niente però, ma niente in tutto, sareste meno nocivi. Se la Regione facesse una legge necessariamente - dice lui - sarebbe un pasticcio. Allora è necessario che noi cominciamo almeno ad enunciare i titoli e ad esplicitare all'opinione pubblica in Sardegna le linee essenziali di una necessaria legge elettorale autonomistica, e autonomistica non vuol dire solo che è fatta qui anziché lì; autonomistica vuol dire che la legge elettorale della Regione autonoma deve raccogliere, individuare, ordinare tutti gli elementi migliori perché la democrazia in Sardegna sia una democrazia più matura, più ampia, più compiuta, più articolata, perché la democrazia non investe solo le forme ma anche la sostanza dei poteri.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
(Segue Cogodi.) Allora bisogna dire più chiaro se questo Consiglio regionale vuole o no essere garante dell'autonomia, della rappresentanza di tutte quelle opinioni politiche, culturali e aggregazioni legittime di interessi, e di interessi legittimi della società sarda, naturalmente notevoli. Se vuole cioè una legge elettorale democratica, rappresentativa della realtà sociale, o se vuole invece continuare nell'idea e nella pratica perversa di escludere la partecipazione popolare e istituzionale di base dai luoghi e dai ruoli dell'esercizio del potere.
Se cioè si accetta il principio della rappresentanza che innanzitutto è garantito dalla proporzionalità, cioè dal giusto, dall'avere quello che si ha, dall'avere nei parlamenti quello che si ha nella società, da avere in Parlamento i seggi attribuiti dal consenso elettorale. Io appartengo a un partito politico che in un parlamento nazionale di oltre mille componenti ha avuto in Italia consenso popolare oltre il 5 per cento, e perciò dovrebbe avere più di 60 parlamentari nel Parlamento nella Repubblica. Il mio partito nel Parlamento della Repubblica, per le leggi liberticide, per le liste civetta (le lista civetta solo le civette le possono fare, se no non si chiamerebbero civetta) ha ottenuto 11 seggi in luogo di 60, 65 pur essendo rappresentativo di interessi reali in questa società, in questo paese e anche in questa regione!
Voi rubate il consenso popolare, voi "maggioritaristi", uninominalisti, rubate il consenso dato ad altri, ledete la democrazia. Avevate detto in molti da destra e anche un poco da sinistra che l'uninominale e il maggioritario avvicinava i cittadini alle istituzioni, che il rapporto diretto elettore-eletto costretto quel parlamentare di quel territorio ad essere un servitore della comunità. Ditemi se c'è un solo parlamentare maggioritario e "maggioritarista" al servizio della comunità, di tutta la comunità, o non invece solo al servizio attuale e potenziale della sua clientela elettorale, applicato solo a dire: "Tanto se prendo un voto di più io sarò parlamentare a vita; che mi importa dei problemi degli altri, che c'entra il più debole se è in minoranza, perché me ne dovrei occupare?" E se uno è debole, se subisce un'ingiustizia ed è in minoranza, fosse anche il solo, ma chi l'ha detto che non deve avere rappresentanza politica? Ma chi l'ha detto che quel cittadino proprio perché è solo, proprio perché è in minoranza non debba avere più rappresentanza politica? E voi gliela negate con le leggi elettorali maggioritarie, dite almeno:: "Abbiamo sbagliato". Io vedo molte proposte di legge elettorale oggi di "maggioritaristi" fervidi che propongono il proporzionale. Meglio tardi che mai, ma si dica per favore: "Abbiamo sbagliato!", perché è giusto rimediare gli errori ed è giusto anche riconoscere il diritto all'errore in una società e in una cultura di democrazia e anche di tolleranza e di confronto reale. Ma non dire che uno ha sempre ragione, ha ragione quando dice "a" e quando dice il contrario di "a", perché allora può avere nel suo intimo ragione, ma non è credibile né per "a" né per il contrario di "a", e in ciò sta la debolezza della nostra democrazia e della politica, che troppo spesso si dicono cose fuori dalla coerenza, fuori dalla linearità, fuori dalla logica e quindi si accredita nell'opinione pubblica il fatto che in politica si può dire e fare quello che si vuole. Non è così.
Allora diciamo: primo, garanzia di rappresentanza, proporzionalità come espressione ed espressività della società nelle istituzioni con i correttivi che sono utili per il buon funzionamento delle istituzioni, e i correttivi sono solo due. Il primo è di garantire una soglia minima di rappresentatività, perché non è pensabile, e questo rende le esperienze negative, che un eccesso articolazione o di frantumazione possa portare a una difficoltà di funzionamento perché quando funziona male l'istituto democratico funziona male la democrazia, quindi è necessario un correttivo che riguarda l'entità minima della rappresentanza, quello che si suol chiamare sbarramento, e che però non può essere vendetta sociale, lo sbarramento deve essere quel minimo che consente ad un'opinione politica che vive nella società di rappresentarsi, ma non è che debba raggiungere la soglia del 10 per cento per essere rappresentata! E' possibile che sia quello che si mantenga lo sbarramento già stabilito per la nostra situazione regionale, e che è intorno al 3 per cento, ai trentamila voti, insomma si può studiare. Non si nega questa prima esigenza di un'entità che sia appena rappresentativa, che non sia quella di un individuo che ha attorno a sé gli amici del bar.
L'altro correttivo è chiaramente quello che deve essere introdotto, che voi chiamate premio di maggioranza, che più propriamente dovrebbe essere chiamato invece un coefficiente di governabilità, non premio di maggioranza, perché chi ha già la maggioranza non ha bisogno di premi, perché se è maggioranza ha la maggioranza per governare. In realtà voi dite premio di maggioranza intendendo premio di minoranza, perché volete portare, in molte vostre proposte, al 60 per cento di rappresentanza anche chi avesse il 35 per cento, e quello non sarebbe un premio di maggioranza, ma un premio di minoranza. Il premio di maggioranza è un leggero correttivo per cui chi ha 50 e ha quindi quasi una maggioranza, sia al 53, 54. Quello è un correttivo, è un regalo, quindi nessuno pretenda regali sproporzionati e spropositati. E' un sacrificio rispetto al principio intoccabile della rappresentatività ma è un correttivo per garantire a chi vince le elezioni di governare, non a chi perde, meno che mai per consentire di governare a chi non vince, a chi compra nel mercato politico.
Per cui è ovvio che l'altro criterio da adottare in legge sarà la garanzia assoluta che chi si propone agli elettori per essere eletto, qualora eletto abbia un vincolo per cui se cambia opinione, ed è legittimo cambiare opinione, torni agli elettori, alle prossime elezioni ovviamente, e non inquini e non alteri la rappresentanza popolare, l'armonia del sistema democratico ed autonomistico con i passaggi di campo; cioè bisogna introdurre quella che si suol chiamare norma antiribaltone, o ribaltino o ciò che vi pare. Una legge elettorale regionale che individui anche i rapporti e i raccordi necessari fra Esecutivo e Consiglio, che possa prevedere anche l'elezione diretta del Presidente, che tuttavia mai equivalga all'instaurazione della dittatura. Una cosa è l'elezione diretta del Presidente, una cosa è che il Presidente possa fare quello che vuole. Quindi tutto il sistema delle relazioni e dei raccordi anche e soprattutto con il Consiglio regionale e con la società, con le istituzioni di base, e concludo...
PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo per concludere, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Dicevo appunto "e concludo" - e ho fatto male a dirlo perché mia avete staccato il microfono, quindi concludo, perché già stavo concludendo - che ciò che chiamiamo forma di governo non attiene solo al rapporto sul piano istituzionale, fra esecutivo e assemblea elettiva, ma attiene anche al problema del potere costituito, quindi del rapporto tra governo e assemblea elettiva con la società, con le istituzioni di base. Quindi è tutto un campo nel quale, volendo, non solo ci possiamo esercitare dialetticamente, ma nel quale dobbiamo necessariamente applicarci sul piano della produzione politica, per avere una funzionalità della Regione vera, per essere davvero rappresentanti dell'autonomia. Al di fuori di questo non può avere ragione mai, però rimarrebbe purtroppo solo l'affermazione di Pittalis: "Meglio la legge nazionale, tanto ci sarebbe un pasticcio regionale".
Vorrei dire un'altra parola, ma non la dico. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-Democrazia è Libertà). Io credo che non sfugga ai colleghi il fatto che il dato che quest'oggi abbiamo in esame una proposta di legge sulla disciplina del referendum confermativo con riguardo alla legge elettorale, abbia assunto in sede di Commissione una serie di questioni, fra le quali io ritengo la più importante è la comune condivisione di dare avvio ad un iter che dal punto di vista metodologico e temporale desse lo spazio, consentisse l'opportunità alla nostra Regione di darsi una sua legge elettorale. Questo è stato un po' lo spirito della priorità che la Commissione ha dato nei suoi lavori a questa materia e non mi è sembrato e non ci è sembrato di registrare in quel contesto alcuna opposizione e alcuna resistenza a questa consapevolezza. Se la leggiamo da questo punto di vista mi parrebbe molto problematico scoprire oggi che intorno a un potenziale assenso a questa legge si nasconda la volontà di non dargli il valore e l'opportunità che essa realizza nel contesto della legislazione regionale.
Cioè, per essere chiari, il voto su questa legge esprime una volontà; una volontà che deve essere confermata, a nostro giudizio, da atteggiamenti conseguenti e coerenti. Perché, badate, io credo che persino la condizione istituzionale nella quale ci troviamo oggi aiuta e aiuterebbe un'Aula e una maggioranza assolutamente distratta ed evanescente a riflettere sulle problematiche strutturali che contiene la materia elettorale per la Sardegna, sul fatto che la legge elettorale potrà rappresentare uno snodo importante, forse epocale, anche in riferimento alla concezione che noi abbiamo della rappresentanza e persino della partecipazione popolare al governo delle istituzioni in Sardegna.
Io sono convinto di questo e mi sembra gravissima la mancanza di partecipazione a una riflessione e a un impegno puntuale intorno a questo testo unificato, che ovviamente indirettamente rievoca e ripropone argomenti che sono collegati alla riforma elettorale. Ma a noi preoccupa proprio la condizione di oggi; forse persino questa neanche troppo celata arroganza di un potere che si atteggia ad essere monocratico senza essere legittimato a ciò, ci suggerisce una riflessione, per altro già aperta nelle sedi nazionali, sul fatto che la legge elettorale debba contenere anche i punti di riferimento di un'indispensabile riequilibrio dei poteri e quindi norme su forme, indirizzi e funzioni di controllo attribuiti ai consigli nei confronti degli esecutivi. Non è una riflessione peregrina, è una riflessione derivante dal dramma istituzionale nel quale oggi siamo, anche a causa, a mio giudizio, di una buona quota, se mi è consentito, di ingovernabilità derivante da sottocultura politico-amministrativa e non solo funzionale e strutturale.
Nonostante questa carenza culturale, oggi il tema è questo, un sistema di rappresentanza diverso; badate, tra l'altro la legge costituzionale ci impone un principio: che venga garantita la governabilità, che, per volontà del legislatore costituzionale significa stabilità, mentre noi oggi qui viviamo una condizione che dimostra che la stabilità che voi avete nei numeri, anche ad abundantiam, dall'inizio della legislatura, non è sinonimo di governabilità. Questo è l'elemento che ci impone un diverso atteggiamento nei confronti di questa legge, un atteggiamento che, a mio giudizio - lo dico senza voler aprire polemiche, ma con riguardo anche alle responsabilità che incombono sui di noi per i nostri comportamenti e le nostre coerenze - deve richiamare la possibile contraddizione di coloro che in quest'Aula ci hanno per lungo tempo evocato un indispensabile potere costituente in una forma non dialogante con lo Stato e che qui paventano l'idea di un'accettazione acritica di un arido dettato legislativo del Governo nazionale che contiene in sé l'esclusione della risoluzione di problemi fondamentali della Regione, che sono all'ordine del giorno di questo Consiglio regionale da anni e che sono quelli che sono riferibili alla rappresentanza di una complessità sociale, territoriale, economica, dei diritti e delle opportunità che esiste in questa Sardegna, e che noi possiamo cominciare ad affrontare. E possiamo farlo non solo con la volontà di dare alla Sardegna una legge elettorale capace di rappresentare questa complessità e questa diversità territoriale che fa l'unità autonomistica della Regione, ma anche in modo tale che sia garantito il rispetto della equiordinazione dei poteri nella scala istituzionale prevista e si dia luogo, rispetto a questo obiettivo, già da subito, all'approntamento di atti applicativi della riforma del Titolo V.
Io non ho paura di nessun pasticcio regionale, ho paura della malafede, che è la cosa peggiore. Perché badate, se noi avessimo fermi questi principi e avessimo consapevolezza, con la una nuova legge elettorale, di voler risolvere o per lo meno cominciare a risolvere questi nodi storici della capacità istituzionale della nostra Regione, io credo che noi non avremo paura di un confronto di idee, che non significa pasticcio. Lo voglio dire per la cronaca, le leggi elettorali non possono essere proposte e discusse sulla base delle convenienze, degli studi di settore, fatti per massimizzarne gli effetti a proprio vantaggio. Noi possiamo dimostrare a quest'Aula oggi di non aver avuto questo tipo di approccio, le opposizioni non hanno presentato una sola proposta di legge elettorale perché sono convinte che la legge elettorale contenga la risoluzione di questi problemi, che non la si possa fare ognuno in casa propria, ma che la si debba elaborare in un confronto libero per liberare la Sardegna dai vincoli che anche la nostra stessa rappresentanza in quest'Aula porta in sé. Però i tempi stanno passando e noi non intendiamo stare ad aspettare l'appalesamento ufficiale dei principi di malafede, noi vogliamo che intorno all'approvazione di questa legge si misuri la volontà di essere autonomisti, di essere cioè traduttori di una identità che rispecchia la particolarità della nostra condizione, che va oltre le nostre convenienze, che va oltre gli schieramenti di oggi, che va oltre anche un sistema maggioritario che non comprendetene conto, a nostro giudizio, della complessità della rappresentanza storica e politica della Sardegna, che ha costruito anche l'autonomia, e che noi non possiamo cancellare con la penna o con la matita attraverso processi di semplificazione.
Questo è il tema e sono avvilito, uso questo termine consapevole del suo significato, sono avvilito da questo disincanto, dal fatto che la maggioranza, comprensibilmente attanagliata da problemi di questo genere, ma che volete risolvere in altro modo, non abbia la sensibilità di partecipare ad un dibattito come questo, di esprimere una volontà chiara e netta ed avanzi l'ipotesi, molto pericolosa, di una sorta di subcommissariamento della Regione Sardegna anche in materia elettorale.
PRESIDENTE. Per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Chiedo scusa all'Aula per l'imbarazzo perché l'assessore Fois, che è competente per materia, si è trovato in difficoltà perché la Commissione ha licenziato il provvedimento il 2 agosto ed essendo egli già Assessore dalla fine del mese di novembre non ha avuto il piacere di essere stato convocato dalla Commissione durante la discussione del testo unificato al nostro esame, per cui , non volendo chiedere all'Aula di rinviare il provvedimento in commissione perché venga assolta questa prassi costituzionale di sentire l'Assessore competente per materia quando si trattano argomenti del genere, si è trovato nella situazione di legittimo imbarazzo in quanto il provvedimento di iniziativa legislativa della Giunta era stato adottato quando Assessore degli affari generali ero io. Pertanto l'ho sostituito in questa occasione per dichiarare che la Giunta, evidentemente, non può che essere d'accordo con il disegno di legge che a suo tempo era stato presentato, che d'altra parte è attuativo di principi che vengono affermati dal novellato articolo 15 dello Statuto. Quindi la Giunta nient'altro ha da aggiungere sull'argomento.
PRESIDENTE. E` prevista la votazione per il passaggio agli articoli. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. Non ho fatto in tempo a iscrivermi nei tempi per partecipare alla discussione generale, approfitto di questi pochi minuti per intervenire nel dibattito, ovviamente sostenendo il testo unificato, anche perché il nostro rappresentante in Commissione l'ha sostenuto e votato, il provvedimento è stato approvato all'unanimità, in pieno accordo con il Gruppo. Noi auspichiamo che questo disegno di legge venga approvato anche in Aula all'unanimità, nel pieno rispetto della volontà espressa dai commissari che ben ci hanno rappresentato all'interno della Commissione. Però era ovvio che la discussione su questo testo fosse considerata un'occasione utile per esplicitare alcune idee in merito alla legge elettorale.
Noi avremmo gradito non entrare nel merito della legge elettorale in questa fase anche perché in questo momento di confronto interno della stessa maggioranza non abbiamo nascosto a nessuno che una delle condizioni da noi poste all'attenzione di questa maggioranza, ma di tutto il Consiglio, è sicuramente l'approvazione di una nuova legge elettorale. Noi abbiamo posto la legge elettorale al primo punto della nostra iniziativa politica di questi mesi perché crediamo profondamente che sia molto meglio approvare una nostra legge, e anzi non abbiamo timore che si possa verificare alcun tipo di pasticcio in quest'Aula con una legge fatta da noi sardi, ma abbiamo molto timore di proposte o appiattite accettazioni, che tendono a sminuire il valore democratico del confronto elettorale.
In una fase della nostra storia il popolo italiano ha scelto la via maggioritaria, scelta della quale siamo rispettosi, e secondo questa indicazione dobbiamo ragionare e proporre la nostra posizione sulla legge elettorale, ma siamo altrettanto convinti che il sistema proporzionale è sicuramente il sistema che assicura la più alta garanzia democratica. Diciamo anche che il diritto della rappresentanza, per come lo vediamo noi, non confligge con la stabilità e non confligge neanche con un presidenzialismo democratico, un presidenzialismo che non deve essere orientamento verso un tipo di governatorato che noi non condividiamo. La stabilità non confligge neanche con un equilibrio di poteri che deve esserci tra il Consiglio e l'Esecutivo. Anche noi apparteniamo ad uno di quei partiti che nel confronto elettorale nazionale non ha raggiunto la soglia del 4 per cento, ma riteniamo, per chiarezza politica, che sia necessario introdurre, in questo sistema elettorale che dovremo delineare, una soglia, anche del 4 o del 5 per cento. La forza delle idee, pur con dei limiti di rappresentanza in questo momento, è maggiore di quella numerica, l'attuale giudizio è condizionato dagli eventi dell'ultimo decennio; domani, tuttavia, la storia giudicherà molto più profondamente gli stessi eventi hanno, appunto, portato a scegliere il sistema maggioritario.
Noi però, vogliamo una correzione, una nuova legge elettorale regionale, che possa valorizzare i principi di democrazia, rappresentanza, bilanciamento dei poteri, stabilitàa, che contenga una soglia di sbarramento; vogliamo prevedere una vicepresidenza che limiti i poteri presidenziali e comunque non costringa l'Aula a subire posizioni presidenziali che potrebbero non essere condivise in democrazia. Quindi siamo favorevoli ad una scelta fatta dagli elettori, su proposta dei partiti, ma sulla base di valori ideali, una scelta di qualità della rappresentanza e non solo di superficiale immagine. Siamo comunque in ogni caso contrari, totalmente contrari, e lo poniamo nel confronto interno della maggioranza come primo punto all'ordine del giorno, ad andare avanti da qui al 2004 senza approvare una legge regionale e prospettando la legge nazionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Rinuncio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Noi dichiariamo naturalmente di essere favorevoli all'approvazione del provvedimento. Onorevole Masala, io credo che il dibattito che si è svolto oggi in Consiglio regionale con il contributo di tanti colleghi dell'opposizione meritasse un'attenzione diversa da parte della Giunta regionale. Quando lei ha parlato di legittimo imbarazzo del collega Fois, io non riesco a comprendere a che cosa si riferisse. Il collega Fois era presente in Aula, ha assistito al dibattito, conosce il provvedimento, ma mi aspettavo da lei qualche dichiarazione in più in risposta ai problemi che sono stati sollevati, e condivido l'intervento del collega Capelli, che ha detto che dobbiamo creare tutte le condizioni perché si approvi in questo Consiglio regionale una legge sarda. Ci saremmo aspettati almeno su questo una dichiarazione da parte della Giunta regionale. Non è avvenuto, non riesco a comprendere perché non abbia preso la parola il collega Fois, se non per un legittimo sospetto più che un legittimo imbarazzo.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura del Titolo.
CAPPAI, Segretario:
Titolo: Disciplina del referendum sulle leggi statutarie
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
CAPPAI, Segretario:
Art. 1
Oggetto
1. La presente legge disciplina il referendum previsto dall'articolo 15, quarto e quinto comma, della Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), come modificato dall'articolo 3 della Legge costituzionale 31 gennaio 2001, n.2.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
CAPPAI, Segretario:
Art. 2
Pubblicazione della legge statutaria
1. Quando il Consiglio regionale abbia approvato una legge ai sensi dell'articolo 15, secondo comma, dello Statuto speciale, d'ora in avanti definita "legge statutaria", il Presidente del Consiglio ne dà comunicazione al Presidente della Regione indicando se l'approvazione sia avvenuta a maggioranza assoluta o a maggioranza dei due terzi dei componenti il Consiglio regionale.
2. Il Presidente della Regione provvede alla pubblicazione della legge statutaria nel Bollettino ufficiale della Regione, senza numero d'ordine e senza formula di promulgazione, con il titolo "Testo di legge regionale approvata ai sensi dell'articolo 15, secondo comma, dello Statuto speciale", seguito dalla data della approvazione da parte del Consiglio regionale. Qualora l'approvazione sia avvenuta a maggioranza assoluta dei componenti il Consiglio regionale, nel titolo della legge va inserita la frase "approvata a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei componenti il Consiglio regionale" e riportato l'avvertimento che, entro tre mesi, un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale può chiedere che la legge sia sottoposta a referendum. Qualora l'approvazione sia avvenuta con la maggioranza dei due terzi dei componenti il Consiglio regionale, nel titolo della legge va inserita la frase "approvata a maggioranza dei due terzi dei componenti il Consiglio regionale" e riportato l'avvertimento che, entro tre mesi, un trentesimo degli aventi diritto al voto per l'elezione del Consiglio regionale può chiedere che la legge sia sottoposta a referendum.
3. Nello stesso numero del Bollettino ufficiale della Regione è pubblicata, a cura del servizio dell'Amministrazione regionale competente in materia di elezioni, la determinazione del numero di elettori necessario per la richiesta di referendum, corrispondente a un cinquantesimo o a un trentesimo degli elettori aventi diritto al voto per l'elezione del Consiglio regionale, prendendo come riferimento i dati risultanti a seguito dell'ultima revisione semestrale delle liste elettorali effettuata ai sensi del testo unico delle leggi per la disciplina dell'elettorato attivo e per la tenuta e la revisione delle liste elettorali, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223, e successive modificazioni e integrazioni.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
CAPPAI, Segretario:
Art. 3
Contenuto della richiesta di referendum
1. La richiesta di referendum deve contenere l'indicazione della legge statutaria che si intende sottoporre alla consultazione popolare, con la data della sua approvazione da parte del Consiglio regionale nonché la data e il numero del Bollettino ufficiale della Regione nel quale è stata pubblicata.
2. La richiesta deve pervenire alla cancelleria della Corte d'Appello di Cagliari entro tre mesi dalla pubblicazione effettuata ai sensi dell'articolo 2.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 4.
CAPPAI, Segretario:
Art. 4
Promulgazione della legge
in caso di mancata richiesta di referendum
1. Quando entro il termine di tre mesi dalla pubblicazione prevista dall'articolo 2 non sia stata presentata richiesta di referendum, il Presidente della Regione provvede alla promulgazione della legge con la formula seguente:
"Il Consiglio regionale, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti (oppure con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti), ha approvato;
Nessuna richiesta di referendum è stata presentata;
Il Presidente della Regione promulga la seguente legge regionale approvata ai sensi e con le modalità previste dall'articolo 15, secondo comma, dello Statuto speciale:
(Testo della legge)
La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione".
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5.
CAPPAI, Segretario:
Art. 5
Richiesta di referendum
da parte dei consiglieri regionali
1. Qualora la richiesta prevista dall'articolo 3 sia effettuata da almeno un quinto dei componenti il Consiglio regionale, le sottoscrizioni dei richiedenti sono autenticate dalla Segreteria generale del Consiglio, la quale attesta al tempo stesso che essi sono consiglieri in carica. Non è necessaria altra documentazione.
2. La richiesta è accompagnata dalla designazione di un delegato, scelto tra i richiedenti, incaricato di effettuarne il deposito presso la cancelleria della Corte d'Appello di Cagliari. Del deposito è dato atto con verbale, copia del quale viene rilasciata al delegato.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 6.
CAPPAI, Segretario:
Art. 6
Richiesta di referendum da parte degli elettori
1. Al fine di raccogliere, nel termine previsto dall'articolo 3, comma 2, le firme necessarie a promuovere la richiesta di cui al comma 1 del medesimo articolo da parte di almeno un cinquantesimo degli elettori della Regione, ovvero da parte di almeno un trentesimo degli elettori, i promotori della raccolta delle firme, in numero non inferiore a dieci, devono presentarsi, muniti dei certificati elettorali comprovanti la loro iscrizione nelle liste elettorali di un comune della Regione, alla cancelleria della Corte d'Appello di Cagliari, che ne dà atto con verbale, copia del quale viene rilasciata ai promotori. Devono altresì essere indicate le generalità dei promotori delegati a esercitare le specifiche funzioni e adempimenti previsti dalla presente legge.
2. Di ciascuna iniziativa è data notizia, con le indicazioni prescritte dall'articolo 3, nel Bollettino Ufficiale della Regione entro cinque giorni.
3. Per la raccolta delle firme devono essere utilizzati fogli di dimensioni uguali a quelli della carta bollata, ciascuno dei quali deve contenere all'inizio di ogni facciata, a stampa o con stampigliatura, la dichiarazione della richiesta del referendum con le indicazioni prescritte dall'articolo 3, comma 1. Successivamente all'adempimento di cui al comma 1, i fogli devono essere presentati, a cura dei promotori o di qualsiasi elettore, alle segreterie di comuni della Regione o alle cancellerie di uffici giudiziari aventi sede nella Regione. Il funzionario preposto agli uffici predetti appone ai fogli il bollo dell'ufficio, la data e la propria firma e li restituisce ai presentatori entro il giorno successivo alla presentazione.
4. Accanto alle firme sono indicati per esteso il nome, cognome, luogo e data di nascita del sottoscrittore e il Comune di iscrizione nelle liste elettorali.
5. Le firme sono autenticate da uno dei soggetti indicati dall'articolo 14 della Legge 21 marzo 1990, n. 53, come sostituito dall'articolo 1 della Legge 28 aprile 1998, n. 130, e dai consiglieri regionali della Sardegna.
6. Alla richiesta di referendum sono allegati i certificati, anche collettivi, attestanti l'iscrizione dei sottoscrittori nelle liste elettorali. I Sindaci rilasciano i certificati entro quarantotto ore dalla relativa richiesta.
7. Il deposito presso la cancelleria della Corte d'Appello di Cagliari, da parte dei promotori delegati di cui al comma 1, di tutti i fogli contenenti le firme e dei certificati elettorali dei sottoscrittori, nel termine di tre mesi dalla pubblicazione della legge statutaria, vale come richiesta ai sensi dell'articolo 3. Del deposito è dato atto con verbale, copia del quale viene rilasciata ai promotori.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 7.
CAPPAI, Segretario:
Art. 7
Verifica della richiesta di referendum
1. L'Ufficio regionale del referendum, di cui all'articolo 6 della legge regionale 17 maggio 1957, n. 20, come sostituito dall'articolo 2 della legge regionale 24 maggio 1984, n. 25, decide sulla legittimità della richiesta.
2. L'Ufficio, entro trenta giorni dal deposito, verifica che la richiesta di referendum sia conforme all'articolo 15 dello Statuto speciale e presenti i requisiti prescritti dalla legge. Esso contesta, entro lo stesso termine, ai presentatori le eventuali irregolarità. Se, in base alle deduzioni dei presentatori, da depositarsi entro cinque giorni, l'Ufficio ritiene legittima la richiesta, la ammette. Entro lo stesso termine di cinque giorni i presentatori possono dichiarare all'Ufficio che essi intendono sanare le irregolarità contestate, provvedendovi entro il termine massimo di venti giorni dalla data della decisione. Entro le successive quarantotto ore l'Ufficio si pronuncia definitivamente sulla legittimità della richiesta.
3. La decisione sulla legittimità della richiesta di referendum è immediatamente comunicata al Presidente della Regione, nonché al consigliere regionale delegato ai sensi dell'articolo 5, comma 2, ovvero ai promotori delegati ai sensi dell'articolo 6, comma 1.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 8.
CAPPAI, Segretario:
Art. 8
Promulgazione della legge in caso di dichiarazione
di illegittimità della richiesta di referendum
1. Qualora l'Ufficio regionale del referendum dichiari l'illegittimità della richiesta, la legge regionale, purché sia decorso il termine di tre mesi dalla pubblicazione di cui all'articolo 2, viene promulgata dal Presidente della Regione con la formula seguente:
"Il Consiglio regionale, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti (oppure con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti), ha approvato;
La richiesta di referendum presentata in data … è stata dichiarata illegittima dall'Ufficio regionale del referendum, con decisione in data…;
Il Presidente della Regione promulga la seguente legge regionale approvata ai sensi e con le modalità previste dall'articolo 15, secondo comma, dello Statuto speciale:
(Testo della legge)
La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino ufficiale della Regione. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.".
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 9.
CAPPAI, Segretario:
Art. 9
Indizione del referendum
1. Il referendum è indetto dal Presidente della Regione con decreto da emanarsi entro trenta giorni dalla comunicazione della decisione dell'Ufficio del referendum.
2. La data del referendum è fissata in una domenica compresa tra il cinquantesimo e il novantesimo giorno successivo all'emanazione del decreto di indizione.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 10.
CAPPAI, Segretario:
Art. 10
Quesito del referendum
1. Il quesito da sottoporre a referendum consiste nella formula seguente: "Approvate il testo della legge regionale … concernente … approvato ai sensi dell'articolo 15, secondo comma, dello Statuto speciale, dal Consiglio regionale e pubblicato nel Bollettino ufficiale della Regione numero … del …?".
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 11.
CAPPAI, Segretario:
Art. 11
Schede di votazione
1. Le schede per il referendum sono conformi ai modelli riprodotti nelle tabelle "A" e "B" allegate alla presente legge e recano il quesito formulato ai sensi dell'articolo 10.
2. Le schede sono fornite dall'Amministrazione regionale.
3. L'elettore vota tracciando con la matita un segno sulla risposta da lui prescelta o comunque nel rettangolo che la contiene.
4. Qualora contemporaneamente debbano svolgersi più referendum, all'elettore vengono consegnate più schede di colore diverso; in tal caso l'Ufficio di sezione osserva, per gli scrutini, l'ordine di priorità delle richieste di referendum risultante dal decreto del Presidente della Regione di cui all'articolo 9, comma 1.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 12.
CAPPAI, Segretario:
Art. 12
Promulgazione della legge
in caso di esito favorevole del referendum
1. Il Presidente della Regione, qualora risulti che la legge regionale sottoposta a referendum è approvata, procede alla promulgazione con la formula seguente:
"Il Consiglio regionale ha approvato;
Il referendum indetto in data … ha dato risultato favorevole;
Il Presidente della Regione promulga la seguente legge regionale approvata ai sensi e con le modalità previste dall'articolo 15, secondo comma, dello Statuto speciale:
(Testo della legge)
La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino ufficiale della Regione. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.".
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 13.
CAPPAI, Segretario:
Art. 13
Pubblicazione dell'esito sfavorevole del referendum
1. Nel caso in cui il risultato del referendum sia sfavorevole all'approvazione della legge regionale, il Presidente della Regione cura la pubblicazione del risultato nel Bollettino ufficiale della Regione.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 14.
CAPPAI, Segretario:
Art. 14
Regime delle spese
1. Le spese per lo svolgimento del referendum sono a carico della Regione, anche se sostenute da altre amministrazioni pubbliche, e fanno carico alla UPB S01.040 dello stato di previsione della spesa della Presidenza della Regione.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 15.
CAPPAI, Segretario:
Art. 15
Norma di rinvio
1. Allo svolgimento del referendum si applicano gli articoli 9, 10, 12, 13, 14 e 15 della legge regionale 17 maggio 1957, n. 20, e successive modificazioni ed integrazioni.
2. Per quanto non diversamente disciplinato si osservano, in quanto applicabili, le norme per l'elezione del Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. E` l'ultimo articolo, ci sono poi due tabelle. Si dia lettura del Titolo della tabella A.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione la tabella A. Chi la approva alzi la mano.
(E` approvata)
Tabella B: è il formulario del quesito che si deve porre, con l'indicazione della scheda. Metto in votazione la tabella B. Chi la approva alzi la mano.
(E` approvata)
Siamo alla votazione finale di tutto il testo della legge.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del testo unificato del disegno di legge numero 247/A e della proposta di legge numero 339/A.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto -SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 79
votanti 79
maggioranza 40
favorevoli 79
(Il Consiglio approva)
Dichiaro chiusa la seduta per questa mattina. I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16.30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 17.
Allegati seduta
Risposta scritta dell'Assessore della Difesa dell'Ambiente all'interrogazione Cassano sul mancato rinnovo delle riserve autogestite operanti in provincia di Sassari. (483)
Le zone autogestite per l'esercizio della caccia della Provincia di Sassari operano attualmente in virtù di quanto disposto dall'art. 97 della L.R. 23/98.
La Giunta Regionale, fino all'approvazione del Piano Faunistico Venatorio Regionale, ha previsto il rinnovo delle concessioni sulla base dell'esistenza dei requisiti essenziali di carattere sostanziale, valutando come non perentori i termini di presentazione delle domande di rinnovo e di pagamento degli oneri sostitutivi.
Risposta scritta dell'Assessore della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport all'interrogazione Liori - Murgia - Biggio - Carloni - Corda - Diana - Frau - Locci - Sanna Nivoli - Usai sulla realizzazione di scogliere artificiali a difesa del litorale di Capoterra. (509)
In ordine all'interrogazione in epigrafe, per quanto di competenza degli Uffici di questo Assessorato, si precisa:
Punto 1) Il Servizio Tutela del Paesaggio di Cagliari, nella Conferenza dei Servizi tenutasi presso il Comune di Capoterra il 09.07.2002, nel considerare che la messa in opera di tali barriere non avrebbe comportato effetti negativi per il quadro paesistico tutelato poiché le così dette "soffolte" risulterebbero completamente sommerse e quindi non suscettibili di creare impatti visivi, ha reso il proprio parere di competenza favorevole alla realizzazione dell'intervento di difesa. Tuttavia l'Ufficio, tenendo conto che in ogni caso si tratta di interventi che potrebbero dare luogo ad effetti non pienamente valutabili in sede di progettazione per la concorrenza di innumerevoli fattori, ha prescritto che fosse messo in atto un adeguato piano di monitoraggio che evidenziasse eventuali variazioni negative connesse alla realizzazione dell'opera di difesa, inoltre, in ordine alle affermazioni dei consulenti della Provincia di Cagliari, intervenuti alla Conferenza dei Servizi, circa la loro inadeguatezza se non , addirittura, la possibilità che si possano innescare effetti pregiudizievoli per l'intero litorale, ha richiesto che il Comune attuasse un'approfondita verifica in merito.
Per quanto attiene, infine, la "Poseidonia Oceanica", secondo quanto descritto dagli elaborati progettuali prodotti, questa risulta al limite della linea delle "soffolte".
Punto 2) Le precisazioni richieste esulano dal ruolo istituzionale del Servizio Tutela Paesaggio di Cagliari.
Punto 3) Non sono pervenuti agli uffici dell'Assessorato segnalazioni o suggerimenti sull'argomento da parte di associazioni ambientaliste o comunque denominate.
Testo della interpellanza, interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta
INTERPELLANZA LICANDRO, sul mancato pagamento dei rimborsi per le prestazioni fornite dai medici accreditati esterni al Servizio sanitario nazionale.
Il sottoscritto,
premesso che dal 1° marzo 2002 i medici accreditati esterni con il Servizio sanitario nazionale non ricevono le competenze dovute per le loro prestazioni;
considerato che per ogni visita "esenticket" i medici accreditati dovrebbero ricevere dalla Regione autonoma della Sardegna, attraverso la ASL n. 8, un rimborso lordo di 17,04 euro (la tariffa più bassa d'Italia);
sottolineato che per contratto l'Azienda sanitaria locale dovrebbe pagare i rimborsi entro trenta giorni dalla presentazione della fattura;
preso atto che i medici accreditati svolgono un ruolo di grande importanza perché sono equiparati ai colleghi delle strutture pubbliche (erogando di fatto prestazioni per il Servizio nazionale) con il vantaggio, per l'utenza, di poter contare su un servizio più snello;
evidenziato che i professionisti hanno denunciato una situazione di grande disagio provocato anche dall'essere i soli in Italia, nonostante varie sentenze della Corte di cassazione, ai quali non vengono pagati i contributi previdenziali;
visto che le banche si rifiutano di fornire ulteriori forme di credito perché richiedono ai medici investimenti che, a causa del mancato rimborso delle loro prestazioni, non possono in alcun modo sostenere,
chiede di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere quali provvedimenti intenda adottare a favore dei medici accreditati esterni con il Servizio sanitario nazionale, che svolgono un ruolo di grande importanza per l'utenza, visto che dal 1° marzo di quest'anno non ricevono le competenze dovute per le loro prestazioni, affinché il grave problema segnalato non abbia a ripetersi. (279)
INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sui contributi alle organizzazioni sindacali.
Il sottoscritto, premesso che:
a) gli organi di stampa hanno dato molto risalto alla rinuncia da parte della CGIL dei contributi (pari a 477.000 euro) che la Regione concede alle confederazioni sindacali operanti nell'Isola;
b) la somma non incassata è stata accantonata in attesa del "parere di ammissibilità" delle domande presentate dalla CISAL e dalla UGL, da sempre escluse da tale ripartizione, nonostante operino nel territorio nazionale e abbiano molto seguito anche in Sardegna,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore del lavoro per sapere:
1) se si sia conclusa l'attesa di questo "parere di ammissibilità" delle domande presentate dalla CISAL e dalla UGL, al fine di ottenere il sacrosanto contributo al pari delle altre tre sigle sindacali;
2) il perché di questo "parere di ammissibilità", visto che la CISAL e la UGL operano da sempre in campo nazionale e sardo e rappresentano una fetta consistente di lavoratori e che la loro esclusione è stata dettata solamente da motivazioni politiche, non riconoscendosi le due sigle nel mondo del lavoro vicino al centrosinistra;
3) se, al di là di un incomprensibile "parere di ammissibilità", non sia opportuno concedere in tempi brevi e in modo continuativo anche alle due confederazioni CISAL e UGL i contributi della Regione, sanando un ostracismo ormai fuori luogo. (543)
INTERROGAZIONE SANNA Gian Valerio, con richiesta di risposta scritta, sul mancato rifinanziamento degli interventi nei comuni di Ghilarza e Ula Tirso previsti nel programma di interventi infrastrutturali della Sardegna centrale.
Il sottoscritto,
premesso che la Giunta regionale nella seduta del 28 luglio 1999 ha approvato, nell'ambito dell'Intesa di programma per la Sardegna centrale, una serie di interventi fra i quali quelli nei comuni di Ghilarza per 206.000 euro e nel comune di Ula Tirso per 216.000 euro;
considerato che in esito a tale programma la Giunta regionale, in data 22 dicembre 1999, ha comunicato ai comuni interessati l'approvazione dei relativi progetti;
preso atto che nella delibera della Giunta regionale del 19 settembre 2002 la programmazione degli interventi 2002 per opere infrastrutturali, di cui all'Intesa di programma della Sardegna centrale, ha subìto la cancellazione dei progetti relativi ai comuni di Ghilarza e Ula Tirso precedentemente approvati e comunicati agli enti interessati,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria al fine di conoscere:
1) quali ragioni abbiano determinato l'arbitraria modifica della programmazione già approvata e comunicata con nota n. 34 del 18 ottobre 2000;
2) quali provvedimenti intendano adottare per il reinserimento degli interventi già programmati e indebitamente revocati dalla Giunta regionale;
3) a quali criteri di corretto rapporto con le autonomie locali territoriali si ispiri, di norma, la Giunta regionale con simili comportamenti e con la mal celata volontà di utilizzare le già poche risorse a disposizione delle aree interne per fini clientelari e, comunque, dai contorni oscuri e poco trasparenti. (544)
INTERROGAZIONE BUSINCO - TUNIS, con richiesta di risposta scritta, sulle tariffe della Tirrenia per moto residenti.
I sottoscritti, premesso che:
- sulle tratte marine da e per la Sardegna la compagnia di navigazione Tirrenia applica ai cittadini sardi residenti tariffe agevolate anche per quanto riguarda gli autoveicoli trasportati (auto, roulotte, bus);
- analoga agevolazione non è dato riscontrare, invece, per le moto;
- tale categoria di veicoli - che bene trova la sua fisiologica definizione nel vigente Codice della strada - viene curiosamente annoverata da detta compagnia tra le "altre cose al seguito", alla stregua di animali domestici, bici, surf e canoe;
ritenuto che detta forzosa classificazione delle moto quali "altre cose al seguito" operata dalla Tirrenia, non solo appaia arbitraria e priva di alcun substrato tecnico, ma sia finalizzata esclusivamente a non concedere ai passeggeri sardi residenti uno sconto sacrosanto su un oggetto, la moto, che fino a prova contraria è un veicolo, utile e diffusissimo e del quale sarebbe auspicabile una ancor maggiore diffusione,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale dei trasporti per conoscere se:
1) fosse a conoscenza della circostanza in premessa rappresentata;
2) esista accordo formale tra la Regione e il gruppo Tirrenia che contempla o, comunque, non esclude tale trattamento per le moto;
3) non ritenga, in ogni caso, iniquo e dannoso per i cittadini sardi residenti possessori di motoveicoli tale trattamento e, conseguentemente, se non ritenga di intervenire con urgenza per eliminare una patente, ennesima ingiustizia nei confronti dei passeggeri sardi. (545)
INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla richiesta di prolungamento delle linee di trasporto in località Caniga - prato comunale - Li Punti - Sant'Orsola (comune di Sassari) presentata dalla ATP di Sassari.
Il sottoscritto,
premesso che l'ATP all'inizio del corrente anno, per venire incontro ai numerosi utenti, ha presentato richiesta di collaudo autorizzativo per il potenziamento delle corse in oggetto;
preso atto che da qualche giorno ha avuto inizio l'anno scolastico e non ci sarebbe stata migliore occasione per farlo coincidere con l'avvio di questo nuovo servizio;
considerato che la richiesta dell'ATP di Sassari tiene conto delle molteplici difficoltà cui vanno quotidianamente incontro i numerosi abitanti di queste zone;
visto che come amministratori della nostra città non possiamo renderci complici della macchina burocratica regionale;
essendo trascorsi circa dieci mesi senza che a tutt'oggi si conosca il parere dell'Assessorato dei trasporti,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dei trasporti per sapere:
1) quali provvedimenti immediati intendano assumere in merito a questo importante problema;
2) se non ritengano urgente e non più rinviabile disporre il relativo sopralluogo da parte dei tecnici dell'Assessorato regionale per il necessario parere, così da emettere nel più breve tempo possibile il conseguente decreto assessoriale. (546)
INTERROGAZIONE VASSALLO - COGODI - ORTU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione creatasi nei settori industriali in Sardegna a causa dell'alto costo dell'energia.
I sottoscritti,
considerato che le principali produzioni industriali, chimica e metallurgica, esistenti nell'Isola, ad alto consumo energetico, risultano particolarmente penalizzate dal costo dell'energia elettrica, al punto da pregiudicarne la stessa sopravvivenza;
tenuto conto che l'energia elettrica è disponibile in Sardegna a costi nettamente superiori rispetto a quelli ottenibili nel mercato europeo e nel restante territorio nazionale, anche a causa della mancata metanizzazione dell'Isola;
considerato, altresì, che tale condizione, coniugata a particolari situazioni congiunturali, come il ribasso dei prezzi dei metalli non ferrosi nel mercato internazionale, sta provocando la cessazione di alcune linea di attività e la conseguente adozione di misure di riduzione della manodopera.
vista l'ipotesi di conclusione della vicenda della Portovesme S.r.l., che aveva comunicato l'intendimento di procedere alla messa in cassa integrazione di oltre 300 dipendenti a partire dal prossimo mese di novembre e per la quale l'accordo ipotizzato in data odierna, consistente nell'autorizzazione all'acquisto di quote di energia dall'estero (per il quale sono ancora necessari precisi atti legislativi non ancora posti in essere), la quale, seppur diretta alla soluzione di una problematica aziendale contingente, non fornisce soluzioni organiche definitive al problema delle industrie sarde nella sua complessità;
ritenendo, infatti, che tale situazione si riprodurrà inevitabilmente in altri settori produttivi particolarmente dipendenti dal costo energetico, con conseguenti gravi e negative ricadute anche sulle attività dell'indotto e sulle produzioni a valle, determinando, qualora non affrontata tempestivamente e con concreti provvedimenti, la chiusura nell'arco di pochi anni di parti fondamentali dell'apparato produttivo sardo;
valutato che i processi di privatizzazione nel settore energetico, in contrasto con gli intendimenti annunciati dalle forze governative, non hanno dispiegato in Sardegna alcun effetto benefico; al contrario, non solo è stata posta a rischio l'occupazione nei settori della produzione e distribuzione elettrica, ma i nuovi monopolisti (come ad es. Endesa) pongono in atto piani di diversificazione delle fonti e condizionano il mantenimento dei costi dell'energia all'accettazione di combustibili altamente inquinanti;
accertato che nonostante tale problematiche siano ben note da anni, la Giunta regionale non ha assunto alcuna valida iniziativa in materia, assistendo impassibile ai processi di ristrutturazione e ridimensionamento delle attività produttive nelle diverse aree industriali della Sardegna,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria per sapere:
1) se non ritengano opportuno un immediato intervento nei confronti dell'Autorità per l'energia e del Governo nazionale, in particolare presso il Ministro delle attività produttive, per rivendicare misure di sostegno dell'apparato produttivo regionale, e comunque tali da consentire la continuità delle produzioni (come ad esempio: la fiscalizzazione degli oneri supplementari prodotti al sistema industriale sardo dai costi della bolletta energetica; un consistente incremento della quota consentita per l'importazione di energia), vigilando nel contempo perché le misure proposte siano tradotte con immediatezza in indirizzi vincolanti per il gestore della rete e trasformate quanto prima in provvedimenti legislativi;
2) quali azioni intendano porre in essere, anche alla luce dell'ipotesi di riforma e riordino del settore energetico predisposta dal Governo, per definire una pianificazione energetica regionale che indichi le scelte strategiche e gli orientamenti in materia energetica, per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, un giusto equilibrio tra le diverse fonti e lo sviluppo di quelle rinnovabili, nonché la valorizzazione delle risorse locali e l'effettivo impiego delle tecnologie più avanzate, quali le tecniche di gassificazione per il carbone Sulcis e l'utilizzazione delle biomasse;
3) se, nell'ambito della pianificazione energetica regionale, di fronte alla indisponibilità degli attuali produttori ad una politica di riduzione dei costi energetici, non ritengano di dover intervenire direttamente, anche attraverso le società finanziarie regionali, per sostenere e partecipare a programmi di autoproduzione di energia. (547)
MOZIONE COGODI - SANNA Giacomo - SPISSU - FADDA - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Ivana - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - MORITTU - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO sulla dichiarazione solenne della "Sardegna, terra di pace e di amicizia" fra i popoli e sulla adesione alla 1a marcia sarda per la pace Gesturi-Laconi.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSAPEVOLE dei gravi rischi che incombono sulla intera umanità per il possibile prevalere delle mire e delle azioni di guerra rispetto al buon diritto, alla cultura ed alla pratica di pace nei popoli e fra i popoli;
PREOCCUPATO fortemente per il coinvolgimento che si determina, in ogni evenienza di guerra, anche dei cittadini e dei territori della Sardegna nel diretto teatro delle operazioni militari;
RIAFFERMATO che il valore della Autonomia sarda consiste innanzitutto nel suo carattere democratico, pacifico e cooperativo nelle relazioni internazionali e nello spirito combattivo solamente per la conquista e la difesa della libertà, della dignità e del progresso umano,
DELIBERA
contestualmente impegnando la Giunta regionale al compimento di ogni atto conseguente,
a) di dichiarare l'intero territorio della Sardegna "terra di pace e di amicizia" fra i popoli;
b) di operare attivamente perché il territorio della Sardegna non sia reso disponibile per azioni di guerra, nel più integrale rispetto dell'articolo 11 della Costituzione repubblicana;
c) di promuovere nel contesto internazionale il ruolo della Sardegna come terra di pace e di amicizia, che ripudia la guerra e sostiene la cultura della accoglienza dei popoli e delle culture "altre", luogo di cooperazione e di "progresso";
d) di aderire, con questo spirito, alla 1a marcia sarda per la pace Gesturi - Laconi promossa per il 20 ottobre dalle rispettive Amministrazioni comunali. (86)
MOZIONE COGODI - ORTU - VASSALLO sul contributo della Sardegna alla lotta per la pace, contro le azioni di guerra, per la smilitarizzazione dell'Isola e il recupero alla comunità sarda dei territori occupati per esercitazioni militari.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO CHE:
1) la pace è, e rimane, il bene più prezioso del mondo, senza la quale non c'è libertà, progresso e giustizia che possano essere interamente affermati e neppure parzialmente difesi nel comune interesse dei cittadini;
2) l'aggravarsi della situazione internazionale rischia di precipitare in terribili azioni di guerra, enunciate in nome di una malintesa "sicurezza" pensata come guerra preventiva contro Stati, popoli e nazioni anche solo potenzialmente dissenzienti rispetto ad un unico modello sociale e politico, e quindi in realtà dirette ad imporre un sistema unidirezionale di dominio su tutti i popoli e su tutte le risorse del mondo ("dottrina" Bush - globalizzazione capitalistica);
3) la lotta a tutte le forme di terrorismo (di singoli, di gruppi, di Governi e di Stati comunque connotati) deve essere sostenuta e vinta innanzitutto con la cultura della pace e della tolleranza, con la affermazione dei diritti umani, con la cooperazione e con le giuste ragioni di scambio;
4) le azioni dissuasive mai debbono colpire, né fisicamente, né economicamente gli innocenti;
5) la Sardegna, Regione civile e amante della pace, vuole contribuire alla costruzione del nuovo ordine mondiale - pacifico, cooperativo e rispettoso - e non essere coinvolta in azioni di guerra né con i suoi abitanti né con il suo territorio;
6) si aggravano, invece, i vincoli e le imposizioni militari nel territorio della Sardegna, con danno diretto e gravissimo alla vita, alla salute, alla economia di intere popolazioni (basi nucleari, poligoni di tiro, basi missilistiche, esercitazioni militari di ogni genere);
7) permangono senza vera risposta risolutiva i drammi personali, familiari e di intere comunità della Sardegna colpite da grave inquinamento che si ritiene proveniente dall'uso di uranio, arsenico, mercurio, piombo, cadmio e altre terribili sostanze tossiche connesse alle "tecniche" sperimentate ed utilizzate nelle attività militari;
8) risulta all'esame dell'U.S. Navy il piano per effettuare lungo la costa e nel poligono di Teulada le esercitazioni dei marines della II Flotta attualmente svolte nell'isola di Vieqes in Portorico;
9) ai gravissimi danni già sopportati si aggiunge l'ulteriore danno (e pure la beffa) che il Governo Berlusconi promuove la vendita all'asta dei beni pubblici demaniali e patrimoniali, anche ex militari, che per legge dello Stato e per lo Statuto Sardo (norma Costituzionale), articolo 14, sono invece da riconoscere nella proprietà e nella totale disponibilità della Regione Autonoma della Sardegna,
DELIBERA,
contestualmente impegnando la Giunta regionale al compimento di ogni atto conseguente,
a) di sviluppare ogni azione possibile, sul piano istituzionale, politico, culturale e sociale per scongiurare in ogni parte del mondo il tentativo ed il rischio di guerra;
b) di richiedere al Governo nazionale la non partecipazione, sotto alcuna forma, dell'Italia ad azioni di guerra, nel più assoluto rispetto dell'articolo 11 della Costituzione della Repubblica;
c) di promuovere una decisa azione politica e istituzionale per realizzare, in un quadro temporale di certezza, un concreto programma di smilitarizzazione dell'Isola;
d) di richiedere al Governo nazionale l'integrale riconoscimento dei danni subiti, anche per la limitazione nell'uso del proprio territorio per finalità economiche e civili e per i danni derivati alla salute delle popolazioni a partire dai giovani militari impegnati sia nei teatri di guerra sia nelle esercitazioni militari;
e) di promuovere un progetto di sviluppo di tutti i territori della Sardegna che comprenda il pieno utilizzo dei compendi attualmente sottratti dalle esercitazioni militari alle più naturali finalità di progresso economico e civile. (87)
MOZIONE SPISSU - FADDA - BALIA - COGODI - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO di sfiducia alla Giunta regionale.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PRESO ATTO che lo stato dei rapporti nella Giunta regionale e nella coalizione del centrodestra configura una vera e propria crisi, ancorché non formalizzata;
SOTTOLINEATO che la situazione descritta dura ormai da lungo tempo, appare senza sbocco e ha determinato il blocco del Consiglio regionale e un pesante danno per gli interessi generali della comunità sarda;
SOTTOLINEATO che gli avvenimenti di questi giorni, culminati nella chiusura del Consiglio per abbandono di campo da parte della Giunta e della coalizione di centrodestra sono di una gravità senza precedenti;
CONSIDERATO che tale stato di cose non può durare un giorno di più e che è assolutamente urgente, per rispetto dei principi della vita democratica e nell'interesse della credibilità e della dignità degli organi istituzionali in questione, che il Consiglio regionale venga riaperto, riprenda la sua operatività e abbia la possibilità di prendere atto che non esiste una maggioranza che sostenga la Giunta regionale,
dichiara la sfiducia alla Giunta regionale presieduta dall'On. Mauro Pili. (88)
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