Seduta n.209 del 20/07/2006
CCIX Seduta
(Antimeridiana)
Giovedi' 20 luglio 2006
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
della Vicepresidente LOMBARDO
La seduta è aperta alle ore 10 e 18.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 13 luglio 2006 (203), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Corda, Pacifico, Rassu e Matteo Sanna hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di giovedì 20 luglio 2006.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Mozione Sanna Matteo - Artizzu - Diana - Liori - Moro in ricordo di Paolo Borsellino, vittima della mafia". (84)
Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato 45-53-68-202-211/A - "Tutela della salute e riordino del Servizio sanitario della Sardegna" della proposta di legge: Biancu - Addis - Cocco - Cucca - Cuccu Giuseppe - Fadda Paolo - Giagu - Manca - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci: "Modifica alla legge regionale 26 gennaio 1995, n. 5,concernente: "Norme di riforma del Servizio sanitario regionale" (45/A); della proposta di legge Lai - Marrocu - Barracciu - Calledda - Cherchi Silvio - Corrias - Cugini - Floris Vincenzo - Mattana - Orrù - Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Franco: "Istituzione dell'Agenzia regionale per la sanità" (53/A); della proposta di legge Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano: "Istituzione dell'agenzia regionale per la sanità" (68/A); del disegno di legge: "Tutela della salute e riordino del Servizio sanitario della Sardegna" (202/A) e della proposta di legge Oppi - Capelli - La Spisa - Diana - Ladu: "Istituzione dell'Agenzia regionale per la sanità"(211/A)
PRESIDENTE. Colleghi, dopo un faticoso lavoro della Commissione per l'esame degli emendamenti, che è proseguito nelle ore notturne, possiamo iniziare la discussione degli articoli e degli emendamenti.
L'ordine del giorno reca, pertanto, l'esame degli articoli del testo unificato delle proposte di legge numero 45, 53, 68 e 202 e del disegno di legge numero 202.
LICANDRO (F.I.). Chiedo una sospensione, considerato che l'Aula è quasi completamente vuota.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 21, viene ripresa alle ore 10 e 30.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Chiedo la verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Atzeri.)
Prima verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Si dà atto che il consigliere Sanna Francesco è presente.
(Risultano presenti i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cassano - Cherchi Silvio - Cocco - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lanzi - Licheri - Manca - Marracini - Marrocu - Moro - Orrù - Pinna - Pirisi - Pisu - Pittalis - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Spissu - Uggias.)
PRESIDENTE. Sono presenti 42 consiglieri, pertanto sussiste il numero legale. Passiamo all'esame del titolo e del relativo emendamento.
(Si riporta di seguito il testo del titolo e del relativo emendamento:
Titolo
Tutela della salute e riordino del Servizio sanitario della Sardegna.
Emendamento soppressivo parziale Licandro - La Spisa - Capelli - Gallus - Sanciu.
Titolo
Viene soppressa la prima parte del titolo che recita: "Tutela della Salute". (62).)
PRESIDENTE. L'emendamento viene dato per illustrato.
E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, il titolo di questo testo unificato è "Tutela della salute e riordino del Servizio sanitario della Sardegna". Ma, siccome, non ci piace essere ipocriti, anche alla luce del lunghissimo lavoro di ieri notte, in Commissione, e ci piace invece chiamare le cose con il proprio nome, riteniamo che sia opportuno dire la verità e consegnare alla storia di questa legislatura un titolo che non disorienti i destinatari della legge e chi sarà poi chiamato ad applicarla.
Il dibattito di queste ore e anche la riunione fiume in Commissione, ieri notte, l'ha confermato: non c'è una sola ragione per parlare di tutela della salute perché, in questo provvedimento, che avete voluto fortemente, e di cui fortemente vi assumerete la responsabilità, non c'è traccia di norme e istituti a tutela del bene della salute in quanto tale. Non c'è nessuna garanzia che questo provvedimento assicuri quelle caratteristiche di universalità e di equità nell'accesso alle prestazioni sanitarie, da voi più volte dichiarate. Questa legge, che alla fine vi approverete da soli, costituisce soltanto un riordino del settore della sanità, finalizzato a stabilire i criteri, più o meno oggettivi, attraverso i quali perpetuerete il disegno di un controllo politico della stessa, facendo esattamente quello di cui, sempre, voi ci avete accusati. Perché, vedete, nello sport, di vedere addosso agli altri i vostri stessi limiti, eccellete.
Voi non avete operato una riforma della sanità; avete invece perso veramente l'occasione per dare alla sanità sarda criteri di selezione propri, rispondenti alle ragioni speciali della nostra autonomia. A questo proposito vorrei replicare all'onorevole Frau, che ieri ha accusato il partito al quale appartengo di voler creare regioni con una sanità di serie A e regioni con una sanità di serie B. Questa è soltanto una delle tante bugie che sono state messe in giro dal centrosinistra, nella campagna elettorale per il referendum.
Secondo la nostra riforma, molto più semplicemente, veniva attribuito alle regioni il potere di approvare quelle leggi sull'organizzazione ospedaliera e sanitaria necessarie per una gestione più attenta alle esigenze locali, lasciando allo Stato il compito di garantire a tutti i cittadini i livelli essenziali di assistenza. Avete invece fatto di testa vostra, come sempre quando vi conviene e c'è un accordo fra di voi. Auguri, ma abbiate almeno il pudore di definire le cose con il loro nome. Ecco perché voterò a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, volevo sottolineare che, pur dovendo esaminare una legge così importante e fondamentale per la Sardegna, il testo degli emendamenti è stato consegnato ai consiglieri solo 2 minuti fa. Io sono un neofita e quindi non ho grande dimestichezza con i lavori dell'Aula però credo che per l'esame degli emendamenti non siano sufficienti 5 minuti e la mera presa d'atto di aver ricevuto un "malloppo" di diverse pagine.
Io chiedo il sostegno dei colleghi sia dell'opposizione sia della maggioranza, perché gli emendamenti non sono stati presentati solo da noi dell'opposizione, ma anche dalla maggioranza. Questo sta a significare che molti dei colleghi che hanno firmato questi emendamenti sono convinti che la legge vada riformata, che il tessuto, l'impalcatura della legge stessa abbia bisogno di diversi accorgimenti. Io non credo che oggi noi siamo in grado di poter discutere questa legge.
Io sono convinto che se abbiamo un po' di dignità, e se vogliamo effettivamente consegnare ai sardi una legge che possa essere osservata da tutti, è necessaria una maggiore riflessione da parte di tutto il Consiglio, un contributo sia da parte del centrosinistra, sia da parte del centrodestra che arricchisca la legge stessa. Io ho avuto modo di leggerla, e - vi dico la verità - alcuni passaggi non mi sono neanche chiari, pertanto non sono neanche sicuro di essere in grado di esprimere un giudizio positivo su questi emendamenti.
Non c'è neanche il tempo materiale di sfogliare le pagine, eppure oggi noi stiamo dando inizio al dibattito senza che nessuno abbia avuto la possibilità di leggere questi emendamenti. Io vi chiedo se non sia il caso di cambiare il corso dei lavori e concedere l'opportunità a ciascun consigliere di poter offrire realmente un contributo concreto.
PRESIDENTE. Onorevole Moro, nella giornata di ieri i Gruppi di maggioranza ed opposizione hanno presentato gli emendamenti, concludendo quasi alle ore 18; abbiamo poi fatto lavorare la Commissione per l'intera serata, quindi il lavoro istruttorio è stato fatto. Procediamo adesso con l'esame della legge. Ricordo che siamo al Titolo.
E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, la ringrazio per avermi ricordato che siamo al Titolo, ed è proprio di questo che intendo parlare. Credo che mai, nessun emendamento, abbia avuto più senso di questo. E' un problema che abbiamo sollevato già nella discussione generale; parliamo di riordino ma non parliamo di tutela, perché come ho accennato anche negli interventi dei giorni scorsi, assessore Dirindin, e come dimostrano anche i fatti che ieri ho richiamato, è improprio parlare di tutela della salute.
Ieri comunque, a seguito forse anche delle rimostranze che sono state sollevate, l'ospedale di Oristano ha dimesso la paziente di Ales, che da due mesi era tenuta "sotto sequestro" in quella struttura, in attesa di una dialisi. Beh! è stata dimessa senza che la dialisi venisse effettuata, in attesa che venga istituito quel famoso terzo turno, di cui da tempo si parla.
Questo terzo turno, infatti non è una necessità di oggi, ma è una necessità di ieri, di avantieri, dei mesi scorsi, è una necessità manifestata con l'interrogazione dell'8 giugno 2006 alla quale l'assessore Dirindin non ha dato risposta. Questo terzo turno assomiglia tanto ai turni nelle fabbriche, ai turni nelle acciaierie; e perciò usare questo linguaggio mi sembra poco opportuno.
Mi dicevano i colleghi medici che ci sono dei casi nei quali la dialisi dev'essere effettuata urgentemente, non si può aspettare il turno, e questa persona aspetta da due mesi; l'hanno rimandata a casa e ancora la dialisi non è stata eseguita. Beh, insomma, allora, se dobbiamo preoccuparci dei cittadini, come dice l'onorevole Lai, e come dico anche io, se al primo posto viene la salute dei nostri conterranei, se ci dobbiamo preoccupare di questo, possiamo leggere in un testo di legge "tutela della salute"?
Questa non è la tutela della salute; dite tranquillamente che vi volete occupare della disciplina del servizio sanitario regionale, ma non certo di tutela della salute. Quindi io voterò a favore di questo emendamento, convinto come sono che la tutela dei cittadini è ancora ben distante e che nessuna delle iniziative che questa Giunta regionale ha assunto, e in particolare l'assessore Dirindin, hanno migliorato la qualità del servizio sanitario offerto ai nostri cittadini.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Ibba, relatore.
IBBA (Gruppo Misto). relatore. Il parere è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 62.
(Segue la votazione)
Prendo atto che i consiglieri Capelli e Farigu hanno votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Cassano - Cocco - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Farigu - Gallus - Ladu - Licandro - Liori - Lombardo - Moro - Oppi - Sanciu - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Mario - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Orrù - Pinna - Pirisi - Pisu - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Serra - Soru - Uggias - Uras.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Atzeri - Scarpa.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 66
votanti 63
astenuti 3
maggioranza 32
favorevoli 19
contrari 44
(Il Consiglio non approva).
Metto ora in votazione il Titolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti:
Art. 1
Principi del Servizio sanitario regionale
1. Il Servizio sanitario regionale della Sardegna (SSR), assicura, nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, la tutela della salute come diritto fondamentale della persona e interesse della collettività, ai sensi dell'articolo 32 della Costituzione e delle disposizioni statali e regionali che ne sono svolgimento.
2. I principi di sistema del SSR sono:
a) la centralità della persona, titolare del diritto alla salute;
b) l'universalità e l'equità nell'accesso alle prestazioni e ai servizi sanitari;
c) la globalità della copertura assistenziale.
3. La Regione assicura i livelli essenziali e uniformi di assistenza, garantiti sull'intero territorio regionale e finanziati con risorse pubbliche ai sensi dell'articolo 26, attraverso:
a) le aziende sanitarie locali (ASL);
b) le Aziende ospedaliero-universitarie di Cagliari e di Sassari, ai sensi dell'articolo 2 del decreto legislativo 21 dicembre 1999, n. 517 (Disciplina dei rapporti fra Servizio sanitario nazionale e università, a norma dell'articolo 6 della Legge 30 novembre 1998, n. 419);
c) l'Azienda ospedaliera di rilievo nazionale "G. Brotzu";
d) gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, ove aventi sede nel territorio regionale;
e) altri soggetti pubblici e privati accreditati con i quali la Regione e le aziende sanitarie locali abbiano stipulato accordi contrattuali.
4. La Regione promuove la qualità e l'appropriatezza dei servizi e delle prestazioni resi dalle aziende e dagli altri soggetti di cui al comma 3, vigilando in particolare affinché essi siano improntati ai principi della personalizzazione e dell'umanizzazione del trattamento e affinché ogni persona che entra in contatto con il SSR sia accolta secondo i suoi bisogni e le sue esigenze assistenziali. Sono posti a carico del SSR le tipologie di assistenza, i servizi e le prestazioni sanitarie che presentano, per specifiche condizioni cliniche o di rischio, evidenze scientifiche di un significativo beneficio in termini di salute, a livello individuale o collettivo, a fronte delle risorse impiegate. Sono esclusi dai livelli di assistenza erogati a carico del SSR le tipologie di assistenza, i servizi e le prestazioni sanitarie che:
a) non rispondono a necessità assistenziali tutelate in base ai principi ispiratori del Servizio sanitario regionale di cui al comma 2;
b) non soddisfano i principi dell'efficacia e dell'appropriatezza, ovvero la cui efficacia non è dimostrabile in base alle evidenze scientifiche disponibili o sono utilizzati per soggetti le cui condizioni cliniche non corrispondono alle indicazioni raccomandate;
c) non adempiono, in presenza di altre forme di assistenza volte a soddisfare le medesime esigenze, al principio dell'economicità nell'impiego delle risorse, ovvero non garantiscono un uso efficiente delle risorse stesse quanto a modalità di organizzazione ed erogazione dell'assistenza.
5. Il SSR valorizza le responsabilità individuali e collettive nella promozione di stili di vita idonei alla tutela della salute e favorisce la partecipazione degli utenti, singoli o associati, alla valutazione dei servizi sanitari, secondo quanto previsto negli atti aziendali di cui all'articolo 9.
6. Il SSR valorizza le risorse umane e le competenze professionali degli operatori anche attraverso la formazione continua, sostiene la loro partecipazione alle attività di ricerca, promuove il loro coinvolgimento nei processi decisionali, anche attraverso le loro organizzazioni di rappresentanza.
7. La Regione promuove l'efficienza del SSR sviluppando in particolare iniziative, anche sperimentali e con modalità innovative, per la qualificazione dell'assistenza, per la razionalizzazione della spesa sanitaria e per la semplificazione dei processi amministrativi.
8. La Regione si raccorda, secondo il principio di leale collaborazione, con le altre regioni e con lo Stato sia mediante rapporti di autocoordinamento e di coordinamento bilaterale o multilaterale, sia in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, oltre che di Conferenza unificata di cui al capo terzo del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione e ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano e unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali); promuove la puntuale attuazione degli obblighi comunitari e il raccordo con gli indirizzi e le decisioni di protezione della salute deliberati a livello di Unione europea.
9. Le aziende sanitarie di cui alle lettere a), b) e c) del comma 3 partecipano all'elaborazione del Piano regionale dei servizi sanitari e degli altri strumenti di programmazione da esso previsti.
10. Gli enti locali partecipano alla programmazione regionale e aziendale delle attività e alla verifica dei risultati di salute delle aziende sanitarie locali (ASL) nonché alla programmazione delle attività ed alla verifica dei risultati di salute dell'azienda ospedaliera e delle aziende ospedaliero-universitarie, secondo le modalità previste nei rispettivi atti aziendali.
11. Le Università di Cagliari e di Sassari collaborano con il SSR, in particolare in vista della formazione del relativo personale, dello sviluppo della ricerca biomedica e sanitaria, con speciale attenzione al quadro epidemiologico proprio della Sardegna; i rapporti con la Regione sono regolati, oltre che dai principi fondamentali contenuti nella legislazione statale e dalle disposizioni della presente legge, da specifici protocolli di intesa.
12. L'assistenza sanitaria e quella sociale sono integrate sulla base dei principi stabiliti dall'articolo 3 septies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della Legge 23 ottobre 1992, n. 421), e successive modifiche e integrazioni, dalla legge regionale 23 dicembre 2005, n. 23 (Sistema integrato dei servizi alla persona), dal Piano regionale dei servizi sociali e dal Piano regionale dei servizi sanitari.
Emendamento soppressivo parziale Pisano - Cassano - Dedoni
Articolo 1
Al comma 10 dell'art. 1 le parole "nonché alla programmazione delle attività ed alla verifica dei risultati di salute dell'azienda ospedaliera e delle aziende ospedaliero-universitarie, secondo le modalità previste nei rispettivi atti aziendali" sono soppresse. (19)
Emendamento soppressivo parziale Capelli - Oppi - Licandro
Articolo 1
Al comma 10 dell'articolo 1 le parole… "secondo le modalità previste nei rispettivi atti aziendali…" sono soppresse. (105)
Emendamento sostitutivo parziale Capelli - Oppi - Licandro
Articolo 1
Al comma 10 dell'articolo 1 le parole… "secondo le modalità previste nei rispettivi atti aziendali…" sono sostituite dalle seguenti: "…secondo specifiche modalità stabilite dalla Regione di concerto con il Consiglio delle Autonomie." (104)
Emendamento aggiuntivo Masia - Lanzi - Cocco - Uggias - Lai - Pacifico - Frau - Ibba
Articolo 1
Al comma 4, lettera a) dell'articolo 1, dopo le parole "comma 2" aggiungere "e ai principi ispiratori del Servizio sanitario nazionale di cui al comma 2 dell'articolo 1 del decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modifiche ed integrazioni". (56).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, colgo l'occasione dell'esame dell'articolo 1, che reca i principi ai quali deve conformarsi il servizio sanitario regionale, per riprendere il ragionamento svolto in sede di discussione generale sulla legge. Voglio riprenderlo, in quanto, forse perché scontava dei limiti di chiarezza, non sono riuscito a sentire dagli interventi dei colleghi della maggioranza quelle interlocuzioni utili e costruttive che avrei sperato di sentire.
Intanto, sgombro un primo problema dal tappeto: il mio intervento di critica alla legge non deve essere visto come un atteggiamento differente rispetto a quello che l'intera minoranza ha tenuto in Commissione. Noi abbiamo partecipato ai lavori della Commissione garantendo il numero legale, discutendo gli emendamenti (ieri notte lo abbiamo fatto sino alle due del mattino) perché siamo convinti che tutto ciò che può essere migliorabile in un provvedimento che non condividiamo, debba essere comunque migliorato, fermo restando che questo provvedimento non è condiviso dalla minoranza.
Sono passati due anni dall'inizio della vostra esperienza in Giunta, io sono d'accordo con voi, nessuno può pensare che in due anni si possano realizzare cambiamenti attesi da 5, 10 20 anni; nessuno ve li ha chiesti, siete voi che li avete promessi, e non avete ovviamente mantenuto la promessa, ma era assolutamente naturale che questo succedesse. Questi due anni registrano un disavanzo della sanità sarda esattamente identico o forse superiore a quelli precedenti: 220 milioni di euro. Lo ha ammesso lo stesso Assessore, indicando che ci sono problemi legati al contratto; ma anche negli anni precedenti ci sono stati problemi legati alla contrattazione. Ciò vuol dire che la spesa è fuori controllo esattamente quanto lo era - come voi dicevate anni fa - con la Giunta di centrodestra, e che, ad oggi, non sono in campo misure strutturali di razionalizzazione virtuosa della spesa, cioè senza tagli di prestazioni sanitarie comunque richieste dal cittadino.
Bene, noi vi abbiamo detto che siamo consapevoli che l'azione di risanamento dev'essere portata avanti, ma pensiamo che debba essere portata avanti in un clima politico diverso da quello che l'Assessore regionale e la Giunta hanno creato, e abbiamo anche detto che non nutriamo nessun dubbio sulle capacità tecniche dell'Assessore, nutriamo forti dubbi, invece, sulle sue qualità politiche, perché non sempre chi è ottimo nelle valutazioni tecniche relative alla sua materia è altrettanto ottimo nella gestione del clima che è necessario per ottenere risultati politici. E questo non lo dico io, consigliere di minoranza, lo sostengono illustri rappresentanti (di cui vi ho fatto i nomi) della vostra maggioranza, che percepiscono questa sofferenza esattamente come la percepisco io consigliere di minoranza.
Quando al consigliere Frau ho ricordato che al San Giovanni di Dio le blatte hanno impedito a coloro che effettuavano la vigilanza al seggio del referendum di dormire la notte, costringendoli a scappare dalla stanza e a chiedere rifugio nei reparti, non l'ho detto perché ritengo questo un problema di natura fondamentale (il ciclo delle blatte è tale, per cui potrebbero essere blatte di questa legislatura; c'è stato un documentario molto bello, su un canale di Sky, che mostrava come la riproduzione delle blatte fosse un fenomeno talmente esponenziale che risultava difficilissimo da combattere) l'ho detto, perché in trasmissioni televisive, in dibattiti pubblici, qualcuno (che è direttore generale nominato da questa maggioranza) ha detto "abbiamo trovato gli ospedali sporchi, quindi la prima cosa che abbiamo fatto è stata pulirli".
Come dire: le blatte erano colpa della passata maggioranza, siamo arrivati noi, le blatte non ci sono più. Le blatte ci sono ancora, consigliere Frau; e probabilmente il clima da guerra civile, da scontro frontale, da campagna etica di epurazione che qualcuno tende a creare per propria cultura, per proprio Dna, favorisce la moltiplicazione delle blatte, e non soltanto di quelle ma di tutti i tipi di blatte.
Allora, se questo è il ragionamento, perché questa legge è una legge criticabile? E', purtroppo, una legge criticabile perché è figlia di questa situazione, figlia di questo stato di sofferenza nel rapporto non fisiologico che esiste nella politica sanitaria e nella sanità in Sardegna. L'assessore Dirindin, ha inviato in Aula, ha inviato in Commissione un disegno di legge - l'ho detto nello scorso intervento - ispirato alla seguente filosofia: la situazione in Sardegna è drammatica, abbiamo la necessità di fare in fretta, conferite, come Consiglio, alla Giunta delle deleghe forti, e la Giunta le spenderà cercando di riassestare, nel modo più rapido, più veloce e più indolore la sanità sarda.
Bene, il clima che oggi viviamo ha fatto sì che la maggioranza abbia detto di no al disegno di legge presentato dall'Assessore. Se volete io, puntualmente, posso elencarvi tutta l'azione di smantellamento che il centrosinistra in Commissione ha esercitato sul disegno di legge dell'Assessore, eliminando ogni delega alla Giunta e ogni potere discrezionale della Giunta in materia. Perché? Perché non si fida della Giunta!
Questa legge prevede una quantità di Commissioni, di sottocommissioni, di Conferenze, di istituti che devono controllarsi l'uno con l'altro, secondo una cultura tipica del centrosinistra, che non si fida di nessuno, e ogni tre controllori mette sette controllori dei controllori. Qui esercita controlli la Giunta, esercita controlli il collegio sindacale (che peraltro voi avete portato, contro la proposta originaria dell'Assessore, da tre a cinque membri, anche se ieri in Commissione vi siete resi disponibili a riportarlo a tre) esercita controlli il Collegio di direzione, il Collegio delle professioni sanitarie, la Conferenza provinciale, la Commissione consiliare, la Conferenza permanente Regione-Enti locali, la Conferenza permanente per la programmazione sanitaria (mi viene da ridere a elencarle), la Consulta regionale per i servizi sociali e sociosanitari, il Comitato di distretto sociosanitario. Insomma, non possiamo dire che in questa legge non ci siano controllori!
Quello che io mi chiedo è quando i direttori generali avranno tempo da dedicare alla soluzione dei problemi della sanità del loro territorio se devono rispondere quotidianamente a commissioni, sottocommissioni, conferenze, organi di vigilanza, collegi sindacali i quali in ogni momento entrano nel merito delle loro relazioni annuali, delle relazioni triennali, ecc. Una cosa bestiale! Un meccanismo infernale che gli stessi direttori generali, quando sono stati sentiti dalla Commissione hanno detto di vedere con grande preoccupazione.
Il termine a disposizione per il mio intervento sta per scadere; ci sarà occasione, io spero, di interloquire con i consiglieri di maggioranza e di iniziare un ragionamento su questo. Siamo ancora in tempo per eliminare almeno le storture maggiori con cui questa legge ingessa la sanità sarda, impedendovi di raggiungere gli obiettivi che voi dite di voler raggiungere, essendo figlia del clima che voi avete creato in Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, l'opinione del collega Vargiu, che è stata abbondantemente illustrata all'Aula, è sicuramente un'opinione condivisa nel giudizio generale della legge di tutela e riordino del servizio sanitario della Sardegna che stiamo riesaminando. Già sul titolo sono state pronunciate osservazioni più che pertinenti anche perché, ovviamente, questa legge non poteva accentrare la propria attenzione se non sull'organizzazione dei servizi sanitari volti a tutelare la salute dei cittadini sardi. Credo che quanto rimarcato precedentemente - la complessità di questo provvedimento, i continui richiami a controlli e controllati, le imprecisioni che via via troveremo nella lettura dell'articolato e negli emendamenti correttivi che abbiamo proposto - la dica lunga sul fatto che questa legge, attesa da molti ma voluta da pochi - per ripetere ciò che è stato enunciato dal presidente della Commissione Masia durante il suo intervento - è una legge sicuramente che corre molto, ma che non arriva al traguardo.
Dicevo di imperfezioni e - come spesso succede - di imprecisioni. A questo proposito e invito i consiglieri che avranno la bontà di seguire l'elaborazione e la stesura di questa legge, e quindi di esprimere un voto compiuto su di essa, a tenere a mente il comma 9 dell'articolo 1 che recita "le aziende sanitarie di cui alla lettera a), b), e c) del comma 3 partecipano" - partecipano! - "all'elaborazione del Piano regionale dei servizi sanitari e degli altri strumenti di programmazione da essi previsti". Sembrerebbe pertanto - e credo sia corretto - che le aziende debbano avere un ruolo attivo nell'elaborazione del Piano regionale dei servizi sanitari.
Quando arriveremo all'articolo 12, e in modo particolare al comma 3 dell'articolo 12, farò un riferimento mnemonico al comma 9 dell'articolo 1, per comprendere, almeno tra di noi, cosa intendiamo per partecipazione, per consultazione, per concertazione e quale sarà la tesi che l'Aula vorrà sposare nel merito di questi tre fondamentali modi di confronto.
Sul comma 10 dell'articolo 1 abbiamo presentato alcuni emendamenti; in particolare mi limiterò a illustrare brevemente l'emendamento numero 105 e il seguente emendamento numero 104. Col comma 10 si realizza, di fatto, questa situazione: i limiti di controllo da parte degli enti locali sono fissati dall'atto aziendale del direttore generale. Per intenderci, qui è il controllato, cioè il direttore generale che fissa i criteri di controllo che utilizzeranno gli enti locali per controllarlo. Il direttore generale è colui che stende l'atto aziendale, per cui nello stesso atto aziendale il direttore generale scrive come deve essere controllato. Questo credo che sia uno dei primi esempi di non senso nello sviluppare il meccanismo (pure opportuno e necessario) di controllo che deve esistere ai vari livelli dell'organizzazione sanitaria; ma quando si inizia ad eccedere ci si incarta e si arriva a queste determinazioni.
Questo comma è stato oggetto di breve discussione nella riunione della Commissione di ieri, che si è protratta fino a tarda notte; breve anche perché è "lampante" che necessita di una correzione. Correzione che si sarebbe potuta evitare se si fosse proceduto con maggiore attenzione, con minore celerità. A volte nell'approvare le leggi si privilegia la fretta, ma ciò va a discapito della qualità che una legge deve avere sempre, perché poi delle leggi non chiare ne pagheranno le spese i cittadini a causa delle continue impugnazioni. E di ciò, ahimé, credo abbiamo avuto e abbiamo diversi e lunghi esempi.
Io vorrei limitarmi all'illustrazione di questi due elementi facendo presente che uno è soppressivo parziale e l'altro sostitutivo parziale. Con l'emendamento numero 105, in pratica, cerchiamo di fornire anche un'indicazione di modifica che possa consentire una migliore lettura e una modalità più equa, riportando alla Regione la facoltà e l'autorità di stabilire le modalità per il confronto con gli enti locali.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, approfitto della discussione sull'articolo 1 e sugli emendamenti proprio per riprendere un concetto generale che è stato espresso in quest'Aula durante la discussione generale e in sede di presentazione della proposta di legge.
La sanità, lo sappiamo bene tutti, è uno di quegli argomenti che stanno a cuore a tutti noi e, soprattutto, a tutti i cittadini. E' da avantieri che in quest'Aula sentiamo parlare di un rilancio della sanità, di un vuoto normativo che finalmente, dopo 10 anni, viene colmato grazie a questo testo di legge che mira a riordinare il servizio sanitario. Ora, fatta salva l'importanza, la necessità di questa riforma, della riforma del sistema sanitario, non credo che questa sia comunque la strada giusta da intraprendere.
Avete avuto e avete ancora oggi di fronte un'occasione storica, ma credo che il testo unico che è all'attenzione dell'Aula, che voi avete predisposto, sprechi maldestramente questa opportunità: l'opportunità storica di correggere di imprimere finalmente nuovo slancio alla sanità. Avete riempito per mesi le cronache dei giornali, delle televisioni con promesse, con quei famosi slogan che fanno parte oramai del DNA gestionale-politico di questa legislatura, dicendo che finalmente avreste risolto i problemi e avreste dato impulso e slancio al servizio sanitario, al settore sanitario. Avete prospettato addirittura l'arrivo di una nuova era che avrebbe rappresentato un taglio netto col passato, quel fantomatico passato completamente da cancellare e gestito da delle persone incapaci e totalmente incuranti dei reali problemi della sanità sarda.
Non se ne abbia a male il collega Oppi che per anni è stato Assessore della sanità; la loro posizione è questa e credo che sarà molto difficile riuscire a fargliela cambiare. Ma noi ci proviamo perché questo è il nostro ruolo. Se voi vi foste guardati intorno probabilmente vi sareste resi conto che questa decantata nuova era non si discosta per niente (anzi, è ancora peggio) dall'era precedente da voi così aspramente criticata. Avete accusato - lo ripeto - amministrazioni passate di aver dato vita, addirittura, a legami stretti tra politica e gestione della sanità, come se questo fosse il danno più grande e più grave per i nostri cittadini e per la nostra Sardegna.
L'assessore Dirindin aveva intenzione di dare un forte colpo di spugna ma, ahimé - e qui mi ha preceduto nell'intervento il collega Vargiu - le sue intenzioni sono morte nel nascere. Non è una questione personale nei confronti della dottoressa Dirindin in quanto persona, ma qui si parla di politica, questa è un'Aula che deve gestire e deve conferire impulso e sviluppo alla politica sarda, e credo che questi due anni siano stati un vero fallimento per l'Assessorato della Sanità. E non lo diciamo solo noi, basta girare per i vari centri della Sardegna per rendersi conto di quello che si dice e dei giudizi che vengono espressi sull'Assessore e sulla Giunta che asseconda questo sistema.
L'assessore Dirindin non ha segnato alcuna rottura con il passato! Questa è la dimostrazione, questa è la realtà dei fatti! Anzi, i metodi sono sempre gli stessi, uguali e identici. Non è cambiato niente.
MARROCU (D.S.). Infatti, il 9 aprile abbiamo perso le elezioni!
OPPI (U.D.C.). Non avete neanche migliorato!
BIANCU (La Margherita-D.L.). In Consiglio regionale sì!
MARROCU (D.S.). Di sette punti!
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Chiedo ai colleghi la gentilezza di farmi continuare.
Pensate alle consulenze esterne, a questa calata di manager continentali, questi bravissimi manager continentali, chiamati in soccorso delle nostre aziende sanitarie, come se in Sardegna non avessimo nessun cervello in grado di amministrarle. E' vero, c'è l'eccezione di Oristano; però il manager della ASL di Oristano è espressione di un indirizzo politico chiaro, netto e preciso della sinistra sarda. Mi dispiace dovermi ripetere, però questo è il dato di fatto che è presente sul nostro territorio. Avete guardato esclusivamente alle tessere di partito, questa è la verità! Il criterio di spartizione seguito è "o continentale o, comunque, deve avere la tessera di partito". L'esempio - ripeto - è quello di Oristano. Il collega Diana ha già sottolineato il grave problema che è sopravvenuto all'ospedale di Oristano, e non si tratta soltanto del caso della signora dializzata di Ales, ma abbiamo anche il caso di un ragazzo che, invece, non ha voluto, per una questione di privacy, di riservatezza, rendere note a tutti le sue peripezie, ma anche lui ha subito due mesi di ricovero in ospedale in attesa di una dialisi che è arrivata solo avantieri.
Per fortuna dall'interno di quest'Aula sono arrivate comunque delle critiche, e il collega Pacifico è stato uno di coloro che ha sollevato il problema, intervenendo e sottolineando che una visione corretta dei problemi della sanità non deve mirare soltanto al risparmio della spesa, ma deve guardare anche al servizio e al risultato finale che si vuole conseguire. Chiede più trasparenza, e questo è un dato che ci risolleva, perché detto dall'opposizione significa che probabilmente non tutto è perfetto all'interno di questa proposta di legge.
Dicevo, maggiore trasparenza e maggiore discrezionalità anche, tra l'altro, tra ASL e ASL, perché ogni settore e ogni territorio e ogni azienda ha le sue esigenze, e queste devono essere valutate singolarmente all'interno delle stesse aziende. Poi, io ritornerei di nuovo su queste benedette consulenze, queste consulenze che continuano a far discutere tutti, come continuano a far discutere tutta quella serie di Commissioni e sottocommissioni che, anziché migliorare la situazione attuale, non fanno altro che complicarla e hanno l'aspetto proprio di quei carrozzoni politici che voi del centrosinistra dichiarate di osteggiare e poi, invece, siete i primi a voler continuare a mantenere in piedi.
Infine, vorrei rivolgere un appello - le è stato detto più volte anche questo -sulla situazione delle piccole aziende sanitarie della Sardegna, in particolare di quelle delle zone interne che sono già in crisi, che rischiano di essere messe in ginocchio da una politica cieca e attenta solo alle ragioni della cassa. A queste aziende va dedicata più attenzione, hanno necessità di maggiori risorse finanziarie, di mezzi e di un'organizzazione migliore che però, purtroppo, non compare in questa vostra proposta. E' necessario, quindi, riuscire a garantire pari dignità a tutti gli operatori, alle varie strutture pubbliche e a quelle private, solo questa è la via per riuscire a dare ai cittadini servizi di qualità, caro Assessore.
Tutti dovranno avere la garanzia di una prestazione sanitaria appropriata e sicura. I diritti dei pazienti e degli utenti, in generale, dovranno avere priorità su tutto, salvaguardando sempre la dignità e il rispetto delle persone. Sono obiettivi ambiziosi - è vero - ma sono questi i traguardi imprescindibili che devono essere raggiunti se si vuole davvero mettere ordine alla sanità della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cachia. Ne ha facoltà.
CACHIA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, io per mia fortuna (o per mia disgrazia, non lo so) faccio il medico da tanti anni e da tanti anni vivo di sanità, perciò i problemi del settore sono un mio pane quotidiano. Le difficoltà in cui il sistema si muove sono note a tutti, gli strumenti per rimediare non adeguati in generale alla domanda di salute. Di tutto questo si parla da tempo accumulando ritardi che, in qualche misura, hanno inciso e incidono sulla risposta che la sanità pubblica è in grado di dare.
La legge che il Consiglio discute è, appunto, uno degli strumenti utili a migliorare la risposta sanitaria. Strumento parziale, probabilmente, ma utile, strumento perfettibile ma necessario. Il titolo della legge "Tutela della salute e riordino del Servizio sanitario" spiega, appunto, l'intenzione di questa legge. Ora si tratta di raggiungere l'obiettivo finale di determinare una maggiore soddisfazione da parte del cittadino che, opportunamente, la legge colloca al centro del sistema sanitario.
Si potrà discutere sulla difficoltà che si incontra a tenere a freno, senza abbassare i livelli di qualità dell'assistenza, la spesa sanitaria, che è il nodo principale. Dilemma grave, indubbiamente: le risorse finanziarie non sono adeguate alla domanda di salute dei sardi, esse, tuttavia, rappresentano il 40 per cento del bilancio regionale. E non è possibile andare oltre; semmai, come si dice da tutte le parti, occorre qualificare la spesa, eliminare gli sprechi e favorire soprattutto le sinergie. Un percorso lungo e tormentato, che richiede tempo, determinazione e anche costanza.
L'articolo 1 che stiamo discutendo indica i principi generali della riforma. Prima di entrare nel merito, però, vorrei dare atto alla settima Commissione dell'importante lavoro svolto, d'altronde non sono il solo qua dentro a dargli merito ma anche la stessa opposizione, attraverso la voce di alcuni rappresentanti, ha dato merito al presidente Masia e alla Commissione dell'ottimo lavoro che hanno svolto. Il lavoro è stato ampio e diversificato, con cinque proposte diverse che sono state pazientemente unificate. Sicuramente apprezzabile il risultato. L'obiettivo principale è ora quello di migliorare ulteriormente il testo, in un sano spirito di confronto fra maggioranza e opposizione, lasciando da parte le vecchie rendite di posizione e gli antagonismi. Qui non si tratta di utilizzare il passato come occasione per dividerci, ma piuttosto come esperienza in comune che consente oggi di leggere meglio l'organizzazione del servizio.
La sanità moderna si sposta dalle corsie ospedaliere alle realtà del territorio; è un percorso obbligato per frenare i troppi ricoveri impropri, e le spese che questi comportano. Questa visione ispira gli orientamenti legislativi. Il fatto più significativo a me sembra il ruolo nuovo nella programmazione sanitaria dei Comuni. Non si tratta, a mio modo di vedere, di una pericolosa inversione di campo, come ha sostenuto qualche amico; non si tratta di spostare la questione della sanità, la gestione della sanità verso la politica, con i rischi che tale spostamento comporta. Si tratta invece di rendere i Comuni compartecipi della nuova politica sanitaria, che individui i problemi del territorio e contemporaneamente contribuisca a risolverli.
Parafrasando l'affermazione di quell'imperatore prussiano, il quale sosteneva che la guerra è un'attività troppo importante per affidarla solo ai generali, dirò, con atto di umiltà e consapevolezza, che la sanità è troppo importante per affidarla solo ai medici o solo ai politici. E' necessaria l'esperienza degli amministratori, a contatto ogni giorno con i problemi del territorio, per ridisegnare un sistema a misura d'uomo che consenta - condizione questa espressa con l'universalità, l'equità e la globalità - di erogare le stesse prestazioni a tutti i cittadini, sia che essi abitino nelle grosse città, nelle grandi città o nei piccoli paesi sperduti dell'interno. Questo è un programma, è un traguardo importante da raggiungere.
I cittadini devono essere uguali, nel senso che chiunque deve avere garanzie di accesso rapido ad un servizio di qualità, secondo criteri organizzativi di collaudata efficacia, evitando che si verifichino d'ora innanzi quei fenomeni a cui accennava il collega Diana. L'accresciuto ruolo dei Comuni, ai quali viene riconosciuta pari dignità rispetto ad altri soggetti istituzionali, è visto proprio in quest'ottica e costituisce un passo avanti, non un arretramento. Spetta ai Comuni usare lo strumento con responsabilità, senza logiche di campanile, senza divisioni o, ancora peggio, contrapposizioni, per mettere insieme un mosaico di istanze e bisogni senza dubbio complesso, per il quale ci dobbiamo impegnare a fondo alla ricerca della soluzione migliore possibile.
Questo traguardo può consentire alla Sardegna di migliorare l'offerta generale, di realizzare una rete che unisca, di potenziare gli strumenti operativi. A tale proposito apro una parentesi sulla classe medica, cerco di non farlo esclusivamente per motivi di bottega, come qualcuno potrebbe pensare, ma per riservare ulteriore attenzione a una categoria che esercita un ruolo principale in questo progetto: parlo dei medici, ma parlo soprattutto dei medici di base, di quella medicina generale che presidia quotidianamente il territorio e alla quale si affida il compito di stabilire il giusto equilibrio fra la sanità ospedaliera e quella territoriale, fatta di servizi, di luoghi appropriati, di rapporto continuo con la gente.
Faccio appello all'Assessore, perché il problema dei medici di base sia approfondito e questa benemerita categoria (benemerita perché unisce la professionalità alla dedizione) possa ottenere quei riconoscimenti che merita e che le competono per poter svolgere al meglio un servizio che consideriamo fondamentale. Spezzo una lancia a favore, qualora ve ne fosse bisogno, di questi medici. Studi recenti, d'altronde, accreditano i medici di base di un ruolo decisivo nell'attuazione della riforma sociosanitaria; è un giudizio importante da tenere presente nella giusta dimensione.
Io dico, e lo dico con franchezza, che anche la Regione deve sottoscrivere questo riconoscimento, favorire l'affermazione professionale della categoria e cominciare ad incentivare quei progetti che già erano stati annunciati come continui mezzi di sostentamento rivolti ai medici, perché essi possano accrescere la loro professionalità.
Ritengo - e concludo - che in un progetto di razionalizzazione e risparmio della spesa sanitaria - non a danno certamente della qualità del servizio - i medici di base siano l'anello di congiunzione tra progetto e le sue modalità operative, e aiutino la programmazione regionale ad affermarsi, come del resto è speranza di tutti noi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, l'articolo 1 è un articolo importante, un articolo centrale di questa legge, e io credo, Assessore, che sia opportuno prevedere già da questa prima parte, alcuni accorgimenti che possano essere inseriti nel testo in esame. Noi abbiamo detto che siamo d'accordo sulla legge di riforma, è una legge indispensabile, non è però una legge sicuramente provvidenziale, anche se con alcuni accorgimenti, io credo si possa ottenere un buon risultato, se c'è la volontà da parte dei colleghi della maggioranza e della Giunta regionale.
Questo articolo 1, dicevo, è importante perché detta i princìpi, e da questo scaturiscono alcune considerazioni importanti che noi approfondiremo meglio nel prosieguo dell'esame degli articoli. Ci sono infatti alcuni aspetti che vanno ulteriormente approfonditi in questa legge, perché se è vero com'è vero che essa arriva dopo tanti anni, è anche vero che dobbiamo stare attenti a non fare un altro "flop", nel senso che c'è il rischio che questa, come tante altre leggi approvate questo Consiglio regionale, possa essere impugnata dal Governo nazionale.
Dico questo perché con l'adeguamento al decreto legislativo numero 229 del '99 che ha modificato il decreto legislativo numero 502 del '92, a parer mio stiamo inserendo alcune parti che possono essere oggetto di rilievi da parte del Governo nazionale. Una prima considerazione che voglio fare, quindi, Assessore, è quella di evitare di inserire all'interno della legge norme che magari potremo esaminare più approfonditamente dopo, che possono portare all'impugnazione della legge.
Ma la critica principale che noi rivolgiamo a questa legge è che per tutta una serie di motivazioni la legge stessa è stata stravolta. Non si è chiarito bene ancora quali siano queste motivazioni, ma è facile intuirle. Insomma, qui non si è tentato di ingessare soltanto l'Assessore regionale della sanità, che forse a causa del suo decisionismo e del suo attivismo ha creato qualche problema all'interno della maggioranza, ma si sta tentando di ingessare i direttori generali, si sta pensando di ingessare tutti. In questo modo rischiamo di approvare una legge con così tanti lacci e lacciuoli che alla fine sarà inapplicabile.
Già è difficile andare avanti anche quando noi non ci mettiamo di traverso, figuriamoci allora se in queste condizioni può essere applicata in modo agile, snello, una legge importante come questa. Pertanto l'invito che noi rivolgiamo alla Giunta e ai colleghi del Consiglio è quello di rivedere questo sistema perché probabilmente non ci rendiamo nemmeno conto di quanto l'abbiamo appesantito. Io credo, insomma, che si debba fare uno sforzo in questa direzione altrimenti sicuramente questa legge non vedrà il nostro assenso, anzi voteremo contro.
Siamo di fronte a una legge che costituisce, per il prosieguo del lavoro che dovrà svolgere il governo della Regione sulla sanità, sul Piano sanitario regionale, su tutta una serie di adempimenti importanti che impegneranno le istituzioni regionali nei prossimi anni, un passaggio importante, che chiaramente non va enfatizzato più di tanto, che però andava fatto. Pertanto è importante non creare motivi di intralcio a tutto il proseguo del lavoro che dobbiamo svolgere nel prossimo futuro.
Già partendo da questo articolo, dobbiamo individuare alcune linee, alcuni elementi di chiarezza che possono fare in modo che la legge possa registrare quel miglioramento, quello snellimento che le permetterà di procedere. Altrimenti, io credo, che non potrà lavorare l'Assessore della sanità, non potranno lavorare i direttori generali, non potrà lavorare nessuno perché è impossibile, con questo sistema di lacci e lacciuoli, andare avanti.
Detto questo, condivido anche i contenuti dell'emendamento numero 19 e dell'emendamento numero 105. Non è possibile, infatti, che adesso questi enti locali (mi riferisco all'emendamento numero 19) entrino nel merito di tutto perché questa è una legge di settore specifica e non è pensabile che diventi campo di battaglia di lotte politiche che riguardano gli enti locali, i Comuni, le Province che devono avere un ruolo di controllo.
Noi dobbiamo effettivamente eliminare alcune strutture inutili, retaggio del passato. Noi sappiamo che alcuni direttori generali probabilmente non hanno agito coinvolgendo realmente le realtà territoriali, e questo costituisce un limite. Io ho ascoltato le dichiarazioni dei rappresentanti della maggioranza, in particolare quella dell'onorevole Pacifico che portava alcuni esempi di comportamenti sicuramente non corretti da parte dei direttori generali. Quindi bisogna mettere dei paletti all'azione dei direttori generali, senza però ereggere muraglie, perché i direttori generali possono essere tranquillamente controllati dalla Giunta e dall'Assessore, altrimenti c'è il rischio di ingessarne l'attività.
Ma poi - qui mi aggancio all'emendamento numero 105 - noi incorriamo in un'altra contraddizione. Quando infatti (e mi pare che l'avesse già sottolineato qualche collega in precedenza) diciamo che le modalità del controllo sono quelle previste nei rispettivi atti aziendali, lasciamo, in pratica, che il direttore generale indichi e individui le regole e i criteri che gli altri devono osservare per controllarlo. Io credo che questa norma vada rivista veramente, e che comunque l'atto aziendale non possa essere oggetto di programmazione. L'atto aziendale è un atto che riguarda il direttore generale, gli va data la sua autonomia, poi si può fare tutto il resto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, esordisco subito dicendo che non capisco alcune reazioni, perché credo che sia lecito contestare o esprimere valutazioni sulla sanità. Se è consentito all'onorevole Cabras, è consentito al Presidente della Provincia, è consentito all'onorevole Soro, è consentito in Aula anche ad autorevoli esponenti della maggioranza. Quindi gli scatti inconsulti non servono; consentite alla gente di esprimere compiutamente il proprio pensiero.
Detto questo, vedete, che ci sia un malcontento crescente per la sanità è un dato certo. Basta ascoltare la categoria dei medici, che si sentono frustrati e vilipesi nel ruolo che sempre hanno svolto. Onorevole Cachia, lei parla di confronto, ma il confronto non lo si vuole. Presidente, gliel'ho accennato prima, i ritardi cui si è fatto riferimento sono determinati da voi. Ieri sera non eravate in grado di consegnarci la documentazione necessaria per proseguire nell'esame della legge. Io sono andato via alle otto e mezza per partecipare ad una riunione di partito; in Commissione erano in discussione i sessanta emendamenti relativi ai primi nove commi e si è finito alle due del mattino; non lo dice nessuno questo.
Dovevamo concludere i lavori alle otto e mezza e non li abbiamo conclusi per vostra responsabilità. Non avete messo i consiglieri, come ben ha detto l'onorevole Moro prima, in condizioni di poter svolgere il proprio lavoro; quindi cerchiamo di essere coerenti.
Però voi non volete il confronto, non volete concedere niente, neanche laddove riconoscete che le cose non sono fatte bene. Abbiamo un quadro di riferimento, onorevole Cachia. Si sostiene che non bisogna sperperare il denaro pubblico, però la sua ASL di riferimento, quest'anno, presenta un buco di circa 40 miliardi.
In relazione alle annualità precedenti presenta un disavanzo di 10 miliardi in più, quindi si deve ritenere che ci sia stato uno sperpero di danaro; questo dicono gi atti ufficiali e non sono ancora definitivi.
Voi comunque non volete il confronto, perché la Commissione ha lavorato bene, benissimo, ha esitato provvedimenti all'unanimità, poi improvvisamente qualcuno è stato folgorato ed è ritornato indietro. Io sono contro coloro che vengono folgorati e dico che avete operato delle scelte completamente diverse. E siccome siete stati colti nel fatto, siccome il Presidente sa che è insolito che si utilizzino le sedi istituzionali per riunioni dove decidere se inserire le virgole eccetera (l'ha detto lei che non è corretto e bisogna evitarlo) io credo che evidentemente c'è qualcosa che stride. Possiamo criticare il fatto che la tempistica non è stata puntualmente rispettata, possiamo dire che le liste di attesa sono diventate più lunghe, possiamo dire che persino un mio parente l'altra sera è andato al Brotzu e dalle cinque di sera è stato visitato a mezzanotte. E' uno scandalo e la gente mugugna!
Vedete, io credo che Vargiu abbia firmato una delega in bianco in passato; se Vargiu oggi è uno degli oltranzisti e contesta con vigore il tutto, vuol dire che ha toccato con mano che la situazione tende a non migliorare ma a peggiorare. Voglio dire alla dottoressa Dirindin che ha risposto parzialmente alle nostre domande (tranne aver dato atto a me, per quanto riguarda la modifica della "5", che era limitata nel tempo, lo ha detto all'inizio del suo intervento) che per quanto riguarda il deficit (glielo ho detto ieri, voglio puntualizzarlo meglio) 222 milioni di euro di "buco" più gli 85 di accantonamento seguono la procedura vecchia.
Quando nel 2001 si è firmato il contratto, non c'era un accantonamento fatto dal centrosinistra. E in questi ultimi 12 anni chi ha governato per otto anni è il centrosinistra. Quindi, quando parlate, cercate di stare molto attenti alle valutazione che fate. Perché dal 94 al 99… sì, abbiamo detto al collega che ha commesso un errore, ne ha preso atto…
(Interruzioni)
Posso citare leggi di settore e leggi particolarmente importanti, presentate da noi. In tre anni sono state approvate la "143"; la "128", la "144", la "96", tutti provvedimenti che rimarranno per oggi e per domani, qualcuno inapplicato. Abbiamo fatto perfino la contrattazione relativa alla medicina generale, peraltro ancora non attuata, con le vibrate proteste della categoria.
Ricordo ancora le linee guida dell'ADI, le risorse date, e, per quanto riguarda le linee guida dell'RSA, la centralizzazione delle gare. Basta dargli corpo, ne avete riparlato da poco: dategli corpo! Allora, io credo che le critiche nei nostri confronti siano fuori luogo. Si dice che ci sono dei capannoni a Is Mirrionis e quindi che bisogna costruire un nuovo ospedale. Ci sono i capannoni, perché chi ci ha preceduto, non avendo soldi, ha preferito sistemare le strutture. Inoltre nei primi anni 90 non si potevano realizzare nuovi ospedali, come lei sa bene; si potevano realizzare, tutto al più, completamenti di ospedali.
Lo ha detto Gumirato, ma c'è scritto anche nel Piano sanitario, laddove si legge che l'Ospedale Marino ha una vocazione e gli altri sono dei capannoni e che bisogna cercare soluzioni alternative eccetera. Soluzioni che troveremo noi quando torneremo, perché tanto ci vogliono 10 anni. Poi chi ha vinto le elezioni e chi le ha perse è tutto da stabilire. Voi avete preso il 52 per cento dei voti, il centrodestra non ha perso, ha guadagnato un punto, rispetto alle elezioni regionali.
CAPELLI (U.D.C.). Non è che torniamo fra 10 anni!
OPPI (U.D.C.). No, torneremo prima, questo lo so! Io però ho potuto appurare, in questi giorni, che c'è una scarsa conoscenza delle procedure. Ieri sera qualche cosa è stata corretta, però in questi articoli ci sono ancora molte incongruenze. Stiamo attenti perché quando si approva in Commissione un articolo, poi non si torna più indietro. Questo vale per il Piano sanitario che si approva e si va avanti. Prima era possibile tornare indietro ma il clima ormai è di scontro, e ciò pregiudica anche altri tipi di rapporti, pertanto ognuno deve tutelare la propria posizione politica.
Io dico subito, sull'articolo 1, che per quanto riguarda il principio di universalità - l'ho già detto l'altro giorno - non si capisce a cosa si riferisca. Siamo come in un ballo in maschera; le cose che non si vedono, se non si getta la maschera, si comprendono poco. "Universalità" vuol dire tutto e il contrario di tutto! Non si capisce a cosa si riferisca. Se facesse riferimento alle prestazioni, io penso che contrasterebbe i livelli essenziali di assistenza (LEA). Valutatelo voi!
Per quanto riguarda poi il comma 3 punto d) "gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, ove aventi sede nel territorio regionale" io non ho capito a cosa si riferisca. Tutte le altre ipotesi hanno nell'articolato riferimenti precisi, questa no! Secondo me è pericoloso, perché può aprire la strada a colpi di mano; è una specie di autorizzazione in bianco. Volete approvarlo? Approvatelo! State però legittimando anche il prossimo futuro.
Così come è ambiguo, finché il sistema non entra a regime, il punto c) del medesimo comma "altri soggetti pubblici e privati accreditati". Perché vi sono anche privati accreditati senza contratto; per esempio le case di cura. Così come al punto c) del comma 4 quando si dice che sono esclusi dai livelli di assistenza erogati a carico del SSR le tipologie di assistenza, i servizi e le prestazioni sanitarie che "non adempiono, in presenza di altre forme di assistenza, volte a soddisfare le medesime esigenze, al principio dell'economicità…" mi sembra che si riferisca chiaramente ai piccoli ospedali. E siccome ne parlate tutti quanti, sembra che gli aspetti economici prevalgano su tutto. Voi avete sostenuto, facendo battaglie campali, esattamente il contrario!
Il tempo a disposizione non mi consente di poter dire quello che devo dire, pertanto vi dico soltanto questo. Per quanto riguarda il comma 9: "Le aziende sanitarie di cui alle lettere a), b) e c) del comma 3 partecipano all'elaborazione del Piano regionale dei servizi sanitari e degli altri strumenti di programmazione da esso previsti" è troppo generico e può anch'esso essere fonte di ricorsi. Non ho il tempo materiale per proseguire quindi dichiaro che voterò a favore dell'emendamento numero 105, che penso, ieri sera stesso, sia stato accolto dalla Giunta e che ricomprende in sé il numero 104.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, ho ascoltato l'intervento dell'onorevole Cachia, che essendo un professionista della materia, pensavo mi offrisse qualche stimolo e qualche spunto ulteriore, ma non mi pare che ne siano arrivati. Anzi, mi ha aiutato a confondermi ancora di più le poche idee che avevo.
Relativamente al comma 3 dell'articolo 1 "La Regione assicura i livelli essenziali e uniformi di assistenza" ecco, io sono contrario, già in partenza! Quali livelli essenziali? La Regione deve assicurare i livelli di assistenza, non i livelli essenziali. Cioè ti salvaguardo dalla morte, ma poi per il resto, arrangiati insomma! Ma quali livelli essenziali? Noi dobbiamo garantire la salute dei cittadini, non i livelli essenziali. E' come se al paziente venisse detto: "Beh, guarda, per il momento, più che un'aspirina non ti posso dare". Poi, insomma, domani forse la morfina. Poi, dopodomani, c'è il cimitero di San Michele, perché così finisce la questione!
Quali livelli essenziali? Io dico che dobbiamo assicurare i livelli di assistenza, non i livelli essenziali! Poi, qualcuno magari dopo mi spiegherà che i livelli essenziali sono un'altra cosa; io non credo che siano un'altra cosa. Si capisce bene quello che c'è scritto. E questo è il primo argomento.
L'altro argomento, che è stato ripreso ieri da tutti gli interventi del centrosinistra, riguarda la grande innovazione del coinvolgimento degli enti locali nella programmazione della sanità o della salute. Ma vi pare d'aver inventato l'acqua calda? Debbo ribadire ciò che ho detto avanti ieri? Sono organismi che non contano e non conteranno nulla! Perché nessuno di questi organismi è in grado di proporre, programmare, controllare l'operato dei manager e di tutta la struttura sanitaria del territorio. Anche l'onorevole Uggias, che fa questa battaglia, sa benissimo di essersi scontrato, spesso e volentieri, in questa direzione.
Non abbiamo mai potuto determinare niente, nonostante la norma ci fosse anche prima. C'era infatti una norma nazionale; adesso l'Assessore ci dice che per mettere ordine bisognava recepirla. La norma esisteva già come norma nazionale. Le Conferenze d'azienda esistevano anche prima; non le avete inventate voi! Ma non ce n'è una che ha funzionato. Allora, appuriamo: queste Conferenze non hanno funzionato per incapacità degli amministratori? Benissimo, io sono il primo incapace che non ha saputo far funzionare una Conferenza d'azienda. Ma è possibile che all'improvviso, a fronte di questa legge, gli amministratori del nostro territorio diventino tutti i mammasantissima della sanità in Sardegna? E che capiscano tutti qualcosa? Non esiste assolutamente un problema di questo genere!
Quindi chi si ammanta e vuole ammantare quest'articolo 1 e tutta la legge del fatto che si stanno coinvolgendo gli enti locali, sbaglia di grosso! Perché né i Distretti e né la Conferenza d'azienda sono in grado di supportare adeguatamente i manager, le ASL, né l'identificazione delle necessità e dei bisogni, delle aspettative della gente. Alla fine, diventeranno un costo. Benché infatti coloro che partecipano alle Conferenze d'azienda non siano retribuiti (perlomeno, il presidente della provincia, i presidenti di distretto, i sindaci che partecipano, non percepiscano nessun tipo di indennità) io credo che dopo questa legge lo saranno. Insomma, qualche adeguamento bisogna anche farlo in questo senso!
Inoltre quando il Presidente della Provincia convoca una Conferenza d'azienda è vero che non è pagato, è vero che il sindaco del distretto che partecipa non percepisce un'indennità, ma per spostarsi dal suo territorio e per partecipare alla Conferenza d'azienda i costi ci sono sì o no? Certo che ci sono, e paga il comune! Ancora una volta scarichiamo costi sulle disgraziate casse degli enti comunali. Quelle disgraziate casse che oggi sono sotto l'attenzione di tutti.
Pensate alle nuove quattro Province della Sardegna per le quali il vice premier D'Alema ha già detto che sono illegittime e che non riceveranno neanche una lira. Lo ha ribadito Amato, lo ribadisce anche il presidente Soru, che dovrebbe avere il coraggio di portare in Aula, se è convinto di quello che dice un disegno di legge per abolirle. Sempre che non sia un'altra manovra delle sue, per cercare o consenso o notorietà, visto che oggi, sulla rassegna stampa nazionale, non c'è quotidiano nazionale che non abbia parlato di questa esperienza sarda, tutta sarda di quattro nuove Province, che non hanno né padre né madre, non sono riconosciute da nessuno. Addirittura, si mette in discussione anche lo stesso risultato delle elezioni regionali, indette sulla base di province che non sono riconosciute.
Ma c'è di più: non si può trasferire personale da una provincia all'altra, perché io Stato riconosco quelle quattro province, non riconosco le altre. E i dipendenti dello Stato e degli enti locali non possono essere trasferiti altrove. Insomma, in tutto questo marasma, voi pensate con l'articolo 1, ai commi 9, 10, 11, 12, di aver dato grande risalto agli enti locali? Guardate dal relatore di maggioranza al presidente della Commissione, tutti quanti hanno rimarcato questo fatto; come se volessimo vendere qualcosa agli amministratori locali. Ma possibile che, in questa legge, l'aspetto più importante sia il recepimento del comma 10?: "Gi enti locali partecipano alla programmazione regionale aziendale".
Assessore Dirindin, mai nessun ente locale ha partecipato alla programmazione regionale, mai! E ancora oggi, meno di prima! E con la legge che era in discussione in III Commissione, sulla nuova programmazione in Sardegna, ancora meno! Gli enti locali non possono partecipare, per decisione della Giunta regionale. Per decisione di questa maggioranza. Perché anche quando avremo il Piano regionale di sviluppo o il programma regionale di sviluppo, beh, io sfido chiunque a trovare una piega, una riga, nella quale si fa riferimento preciso, puntuale ed essenziale a quello che dev'essere il ruolo degli enti locali. Non c'è!
Gli enti locali vengono menzionati, a parole, però poi il coinvolgimento reale non c'è. C'è, quando si devono indicare gli otto componenti nella famigerata Consulta, allora sì! Però anziché attenersi al testo della norma, che prevedeva che se ne dovessero indicare 16 (per dare la possibilità a chi vorrà votare, in quella circostanza, i componenti la Consulta statutaria) il numero viene ridotto ad otto. Bene pertanto ha fatto, se è vero (e penso che sia vero) il presidente del Consiglio a ribadire immediatamente la necessità che il Consiglio delle autonomie indichi 16 nomi, ma questo per il momento è il testo che stiamo approvando.
Non si può vendere una cosa che sappiamo già in partenza non essere di nessuna utilità. E però, tutto questo articolo 1, a parte l'elencazione dei principi ??? del sistema e delle aziende che dovrebbero garantire la tutela della salute (la maggioranza si è fortemente sbracciata per mantenere nel testo la dizione "tutela della salute" nonostante per noi di tutela non ci sia neanche l'ombra) alla fine tutta l'attenzione viene focalizzata in a questo famoso rapporto con gli enti locali che dovrebbero essere gli ispiratori di una nuova politica sanitaria in Sardegna e nel territorio.
Cari colleghi, io questa legge l'avrei riscritta tutta; l'onorevole Oppi ha detto che avete terminato alle due del mattino e mi dispiaccio per coloro che hanno partecipato, mi dispiaccio molto; l'avrei fatto anch'io se avessi fatto parte di quella Commissione.
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.
E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, il primo comma dell'articolo 1 richiama i diritti costituzionali del cittadino per quanto riguarda la tutela della salute, voi avete ereditato due anni fa una situazione particolare, avete ereditato una sanità malata, lottizzata, impantanata nella palude della politica, e avete proclamato da subito di voler fare "piazza pulita" e soprattutto di volerlo fare subito: si parlava di un Piano sanitario già in Aula a gennaio.
Competenza e rapidità è stato in effetti il vostro motto in tema di sanità. Naturalmente per fare questo e per slegare la sanità sarda dalla politica sarda, avete chiamato esperti dalla Penisola, quindi l'assessore, il manager, direttori, consulenti e quant'altro. E questo, probabilmente, anche perché avete ritenuto che non esistessero, o mancassero in Sardegna quasi completamente quelle professionalità eccellenti che potessero essere funzionali al vostro progetto.
Ho detto "quasi", non a caso, perché effettivamente qualche sardo è stato considerato all'altezza del compito, se pur gravoso, anche se, devo lamentare che purtroppo, nella mia provincia, la provincia di Oristano, questo non è successo. Evidentemente nel mio territorio costantemente - una situazione che neanche voi siete stati in grado di cambiare - non esistono assolutamente persone in grado di assolvere un compito così gravoso, per cui i manager e tutti i dirigenti provengono da fuori provincia.
Prima del vostro arrivo, comunque - sempre per rimanere nell'ambito della mia provincia, cioè di una situazione che da medico conosco fin troppo bene - versavamo in una situazione drammatica. L'ospedale di Oristano praticamente era stato trasformato in un cantiere; anzi di più: in tanti cantieri diversi. Mancavano servizi e reparti essenziali ed è vergognoso che un ospedale in una città capoluogo di provincia rimanesse privo di questi servizi. Ad esempio non c'era un reparto di oculistica e quindi non potevamo assicurare un pronto soccorso oculistico. Cosa ancora più grave, non c'è un reparto di neurologia e quindi non possiamo garantire e assicurare un servizio di pronto soccorso neurologico.
Non esiste, e non esisteva, un reparto di emodinamica e i reparti più delicati, perché accolgono quei pazienti che purtroppo sono più sfortunati (mi riferisco alla dialisi e all'oncologia) erano sistemati in spazi di fortuna: un sottoscala e uno sgabuzzino. Vorrei sapere cosa è cambiato in questi due anni di quella situazione.
Del reparto di dialisi ha parlato già abbondantemente l'onorevole Diana, e credo che si possa dire che in due anni il problema dei pazienti dializzati non si è spostato di una virgola e anche quello del reparto di nefrologia e di dialisi. Per quanto riguarda l'oncologia invece devo dire che qualcosa è cambiato: abbiamo inaugurato da poco il nuovo reparto di oncologia, in spazi sicuramente più consoni per dei pazienti più sfortunati di altri che hanno prospettive di vita e di guarigione magari diverse da quelle di altri pazienti.
Forse ancora non si può parlare di dignità di reparto, anche perché i medici dell'oncologia non sono soltanto oncologi ma sono medici che appartengono ancora al reparto di medicina, ma soprattutto perché il reparto di oncologia difficilmente avrà possibilità di crescere e di assumere quell'importanza che è fondamentale anche per la nostra provincia, per la centralità che noi rappresentiamo nella nostra regione, perché non è inserito - l'assessore lo sa bene - fra i poli oncologici previsti dal prossimo Piano sanitario della Sardegna.
Non voglio parlare, lo hanno fatto già altri colleghi, delle file e delle interminabili liste d'attesa che esistono nel nostro territorio regionale. Lunghe ma purtroppo, devo continuare a lamentare, nemmeno omogenee in tutta l'Isola, perché io vi invito a effettuare una prova: provate a chiedere un appuntamento per una tac, per una risonanza magnetica, per una scintigrafia, o anche più semplicemente per una densitometria ossea alla ASL di Oristano e poi provate a fare la stessa richiesta invece a Cagliari e confrontatele. Vi posso garantire che i tempi sono diversi!
Il problema, purtroppo, il vero problema oggi della sanità é il problema che attanaglia la Giunta e di conseguenza anche i nostri manager: è l'assoluta prioritaria necessità di fare quadrare i conti. Ma una gestione, l'ho detto altre volte, puramente ragionieristica della sanità altro non farà che allungare maggiormente quella forbice che esiste in Sardegna tra una sanità di serie A e una sanità di serie B. Altro che referendum Onorevole Frau!
Noi purtroppo continuiamo a preoccuparci troppo del gap che esiste tra la sanità sarda e quella della Penisola e invece continuiamo a preoccuparci troppo poco delle differenze che esistono nelle diverse, e sottolineo diverse, in tutti i sensi, province della nostra Isola. Ma ciò che maggiormente mi preoccupa è che questa ansia da risparmio sembra che non coinvolga invece consulenti e organismi pletorici. Non si capisce infatti l'utilità - l'abbiamo visto anche ieri notte in Commissione - di portare, ad esempio, il collegio sindacale delle AA.SS.LL. da tre a cinque, e questo contro la stessa proposta dell'assessore Dirindin.
Presidente, sono troppi i punti che non ci convincono, perché da una parte voi porgete la mano chiedendo la nostra collaborazione, ma dall'altra - e ieri ne abbiamo avuto la dimostrazione - perdete molto del vostro tempo a spiegare le motivazioni dei no e dei rifiuti e vi rifiutate di allungare, a vostra volta, la mano per cercare di accogliere con umiltà tutte le proposte che l'opposizione ha avanzato in questi giorni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Signor Presidente, io penso che dobbiamo riconoscere che il lavoro svolto ieri in Commissione, è durato tanto soltanto perché le questioni sono state affrontate in maniera molto approfondita, molto seria da entrambe le parti. Penso che sia utile darcene atto reciprocamente. Se è successo è perché abbiamo lavorato tutti nel merito delle questioni.
Faccio solo un accenno sull'eccesso di organismi pletorici perché il problema verrà affrontato più avanti. Gli organismi pletorici sono di due tipi: un primo tipo è costituito da organismi previsti dal decreto legislativo numero 502 del 1992, quindi organismi di coordinamento del sistema sanitario, con componenti mediche e non mediche, per un governo più partecipato dall'interno (è sempre stato, infatti, contestato l'eccesso di managerialità e di guida "monarchica" delle AA.SS.LL.); un secondo tipo è costituito dagli organismi di partecipazione che provengono dalla tradizione, in base alla quale agli enti locali è data la possibilità di prendere parte alla programmazione dei servizi nel loro territorio, più che alla programmazione della spesa intesa come scelte di costo.
Quindi, bisogna dire chiaramente cos'è che non vogliamo: non vogliamo che i medici partecipino dall'interno al governo della ASL oppure non vogliamo che siano gli enti pubblici locali a partecipare? Alla fine dobbiamo decidere questo. E, insomma, su questo valutiamo se c'è una proposta precisa, perché si tratta di atti che hanno comunque conseguenze politiche.
Però gli elementi che sono presenti negli emendamenti, sono elementi seri; io dico due cose sotto questo aspetto: la prima è che è giusta l'osservazione (mossa alla Commissione nel suo insieme) che forse abbiamo sottovalutato la circostanza che gli atti aziendali non possano prevedere le modalità di governo di soggetti che stanno al di sopra degli atti aziendali stessi, e quindi, probabilmente, va valutata la modalità con la quale considerare la modifica in questa direzione, come proposto nel merito degli emendamenti. All'interno degli emendamenti proposti ci sono infatti richieste sensate; valutiamo il fatto che essendo sensate, bisogna comportarsi di conseguenza e proporre al Consiglio le relative modifiche.
Il secondo elemento che voglio cogliere, è stato esposto invece dal collega Oppi. Siccome noi vogliamo - l'abbiamo riconfermato ieri, lo dico anche al collega Vargiu - fare chiarezza sulle regole, e queste sono le regole del gioco che servono poi per operare le scelte di programmazione, se alla lettera d) del terzo comma - come faceva rilevare il collega Oppi - non è chiaro a cosa ci riferiamo quando diciamo: "gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, ove aventi sede nel territorio regionale" in sede di coordinamento del testo si può esplicitare che il riferimento è all'INRCA, l'unico Istituto nazionale di ricovero e cura a carattere scientifico che ha sede in Sardegna.
Non l'abbiamo esplicitato soltanto perché il piano del Governo è quello di cancellare questi istituti attribuendo le funzioni alle regioni che le vogliono cogliere. Allora, se in sede di coordinamento del testo, vogliamo specificare che si tratta di questo e che non c'è niente di nascosto, secondo me possiamo tranquillamente farlo. Q questo serve a chiarire che non c'è una volontà di nascondere alcunché ma di sancire chi sono i soggetti che hanno cittadinanza, in questo momento. Vorrà dire che quando non esisterà più l'INRCA quella lettera d) non avrà più nessuna funzione perché sarà stata cancellata in ragione delle decisioni assunte dalla regione Sardegna.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Ibba, relatore.
IBBA (Gruppo Misto), relatore. Sugli emendamenti numero 19 e 105 il parere è negativo; l'emendamento numero 104 si accoglie escludendo però la frase: "di concerto con il Consiglio delle Autonomie". Si accoglie altresì l'emendamento numero 56.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale sull'emendamento numero 19.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 19.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Farigu ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri Artizzu - Capelli - Cassano - Dedoni - Diana - Farigu - Floris Mario - Gallus - La Spisa - Licandro - Liori - Lombardo - Murgioni - Sanciu - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri Balia - Barracciu - Biancu - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cucca - Cugini - Davoli - Fadda - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Mattana - Meloni - Orrù - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias.
Si sono astenuti Presidente Spissu - Atzeri - Scarpa
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 53
votanti 50
astenuti 3
maggioranza 26
favorevoli 15
contrari 35
(Il Consiglio non approva).
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Sull'emendamento numero 104, la Commissione col parere conforme della Giunta propone di eliminare la frase: "di concerto con il consiglio delle autonomie". Se i presentatori dell'emendamento sono d'accordo lo metto in votazione con la modifica proposta.
CAPELLI (U.D.C.). Siamo d'accordo.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 104, lo metto in votazione, escludendo la frase: "di concerto con il Consiglio delle Autonomie". Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale dell'articolo 1.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessoredell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Ne ha facoltà.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, intervengo solo per una precisazione sul punto che è stato sollevato e sul quale è intervenuto l'onorevole Lai.
La lettera d) del comma 3 dell'articolo 1 fa riferimento agli IRCCS ove aventi sede nel territorio regionale. Ovviamente, l'unica sede di un IRCCS è l'INRCA; però, su richiesta del Ministero da anni si stanno rivalutando le sedi decentrate dell'INRCA per le quali la Regione ha già espresso interesse a mantenere le professionalità e le attività ma non una sede decentrata. Per questo è stata inserita una dizione generica che fa riferimento agli IRCCS, ma in via principale all'INRCA fino a quando avrà sede nella realtà regionale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 1.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri Balia - Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cocco - Corrias - Cucca - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Salis - Sanjust - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.
Rispondono no i consiglieri Artizzu - Diana - Farigu - Gallus - Milia - Murgioni.
Si sono astenuti:: il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 47
votanti 46
astenuti 1
maggioranza 24
favorevoli 40
contrari 6
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 56.
Ha domandato di parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Volevo soltanto ricordare che la Commissione ha segnalato che, in sede di coordinamento finale, si deve sempre inserire la dizione "servizio sanitario nazionale" e "servizio sanitario regionale" in modo da evitare i continui richiami ai testi normativi in materia.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 56. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2:
Art. 2
Aziende sanitarie locali
1. Le Aziende sanitarie locali (ASL) della Sardegna, aventi personalità giuridica di diritto pubblico, dotate di autonomia organizzativa, amministrativa, tecnica, patrimoniale, contabile e di gestione, sono le seguenti:
a) Azienda sanitaria locale n. 1 di Sassari coincidente con l'ambito territoriale della Provincia di Sassari;
b) Azienda sanitaria locale n. 2 di Olbia coincidente con l'ambito territoriale della Provincia di Olbia-Tempio;
c) Azienda sanitaria locale n. 3 di Nuoro coincidente con l'ambito territoriale della Provincia di Nuoro;
d) Azienda sanitaria locale n. 4 di Lanusei coincidente con l'ambito territoriale della Provincia dell'Ogliastra;
e) Azienda sanitaria locale n. 5 di Oristano coincidente con l'ambito territoriale della Provincia di Oristano;
f) Azienda sanitaria locale n. 6 di Sanluri coincidente con l'ambito territoriale della Provincia del Medio Campidano;
g) Azienda sanitaria locale n. 7 di Carbonia coincidente con l'ambito territoriale della Provincia di Carbonia-Iglesias;
h) Azienda sanitaria locale n. 8 di Cagliari coincidente con l'ambito territoriale della Provincia di Cagliari.)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, sull'articolo 2 non ci sono emendamenti ma non ci sono neanche sostanziali perplessità. Questo articolo, oltretutto, raccoglie, organizza, orienta meglio di come veniva fatto in passato ciò che comunque noi avevamo già definito nel contesto delle norme di una delle ultime leggi finanziarie, la penultima, nella quale avevamo fissato come starting point la data del primo gennaio del 2006. Quindi non ci sono perplessità, se non quelle che derivano dalle risposte fornite in sede di question time della Camera alla domanda su quali fossero, come e da dove dovessero arrivare, i finanziamenti per le Province sarde.
Il discorso delle Aziende sanitarie locali, è infatti un discorso legato a quello delle Province, nel senso che io credo che sia estremamente difficile, poi magari l'Assessore potrà confermarcelo o smentirlo, avendo senz'altro una maggiore competenza in campo di programmazione sanitaria, continuare a prevedere la vita di Aziende sanitarie locali che contano un numero di abitanti da organizzare pari a 60 mila.
E' ovvio che il nostro prospetto che mantiene in vita le 8 Aziende sanitarie locali in Sardegna, e che gli attribuisce ambiti territoriali coincidenti con quelli delle Province, nasce dal fatto che esistono le Province. Però, se sulla stampa compaiono notizie dalle quali si evince che da parte del Governo nazionale non si ritiene esistere nessuna possibilità, sostenuta da riscontri di tipo legislativo, di finanziare autonomamente le nuove Province regionali, se il Presidente della Regione sembra che confermi la perplessità che più o meno ha manifestato in altre circostanze, sul ruolo che le Province regionali, soprattutto alcune Province regionali, possono avere se non sono sostenute da adeguati finanziamenti nazionali (perplessità che personalmente ho sempre condiviso, e continuo a condividere anche in questa sede) allora anche l'articolazione territoriale delle Aziende sanitarie locali, sulla stessa base delle Province, probabilmente, merita una ulteriore riflessione.
E' evidente che non è questo il momento di aprire un dibattito, un contenzioso, un ragionamento, su quale debba essere l'articolazione delle Province. Sicuramente l'articolo 2 è un articolo che, allo stato attuale delle cose, non si può che approvare così come è scritto, quindi nessun emendamento che lo modifichi è stato proposto, e nessun emendamento che lo modifichi si vuole introdurre in questo momento in Aula; semplicemente, si vuole richiamare all'attenzione dell'intera Aula la discussione sul problema, che è emerso anche dalla lettura dei giornali di oggi, relativo all'articolazione provinciale, attualmente vigente in Sardegna, e all'insostenibilità di questa articolazione provinciale, sia quando essa riguardi gli enti territoriali, sia quando essa riguardi le Aziende sanitarie locali, con le sole risorse della comunità regionale sarda.
Si ha cioè la sensazione che la territorializzazione che abbiamo scelto, che il tipo di divisione che abbiamo scelto in Sardegna per i territori non sia né per la sanità, né per quanto riguarda gli enti locali, quella che meglio consenta di organizzare e distribuire le risorse economiche e le risorse finanziarie di cui la Regione dispone. Questo problema, devo dire, è stato affrontato varie volte da questa Aula, anche nel corso della passata legislatura, quando perplessità come quelle che sto avanzando io sono state avanzate più volte da più esponenti di diverse forze politiche.
Forse è giunto il momento che la Giunta ci comunichi, non soltanto attraverso la stampa ma anche direttamente in Aula, quali sono i percorsi che ritiene di dover intraprendere per quanto riguarda la divisione territoriale in Sardegna. Ciò vale per la sanità come vale per il resto, nel senso che se la Giunta regionale ritiene che si debba aprire una vertenza forte col Governo affinché finanzi le nuove istituzioni provinciali (e tale è il parere, lo abbiamo letto, dell'assessore Dadea e del sottosegretario Satta) allora è necessario che ci siano degli atti conseguenti, e ciò vuol dire che questi percorsi devono essere condivisi.
Se invece la scelta della Giunta regionale è quella di accettare il parere del Governo nazionale, cosiddetto amico, che sostiene che bisogna approvare una legge nazionale perché ci possa essere la possibilità di finanziare gli enti locali che la Regione Sardegna ha istituito con propria legge, beh credo che questo faccia nascere la necessità di un ragionamento che, comunque, questo Consiglio dovrà fare.
O la Giunta, infatti, prende atto che dovrà finanziare le nuove Province (e le Aziende sanitarie che ne ripetono l'articolazione) con risorse proprie, oppure deve assumere l'impegno di dire che non tutte le nuove Province sarde servono e che pertanto la Giunta regionale ha in mente di portare in Aula un provvedimento che comporti l'abolizione di alcune, o di tutte, le Province di nuova istituzione. E ovviamente questo provvedimento non potrebbe non riverberarsi, a quel punto, sulla organizzazione territoriale delle ASL. Quindi è importante che la Giunta su questo punto cosa ci dica qualcosa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, le ragioni del mio intervento sono strettamente legate ai contenuti che poc'anzi, nel suo intervento, ha rilanciato il collega Vargiu, perché, al contrario del collega Vargiu, sono sostenitore dell'articolazione istituzionale che di recente è stata approvata da questa Aula.
Le otto Province sarde, secondo me, devono avere pari dignità, e devono averla per una ragione molto semplice: perché questo Consiglio ha competenza specifica in questa materia, cioè l'organizzazione del sistema delle autonomie locali, ed è questa competenza che ha esercitato. Non ha invaso il campo di legislazione del Parlamento ma ha esercitato una competenza che la norma statutaria gli attribuisce a pieno titolo. Peraltro con Governi come quello precedente e questo attuale, che si sono attrezzati spesso e volentieri per promuovere ricorsi di illegittimità costituzionale su più provvedimenti, la legge istitutiva delle nuove province fa parte dell'Ordinamento regionale, è in vigore e non c'è, per quanto è a mia conoscenza, da parte del Governo l'intenzione di eccepirne l'incostituzionalità e chiederne l'annullamento alla Consulta.
Pertanto tutto il lavoro che stiamo facendo, sul piano della programmazione degli interventi di natura economica, sociale, sanitaria e occupazionale, lo stiamo facendo avendo di fronte questo quadro istituzionale, che io mi auguro nessuno si azzardi a toccare, perché incominciare e rincominciare sempre, anche prima di verificare che qualcosa funzioni o non funzioni, è uno dei difetti della nostra classe politica. Incominciare e rincominciare sempre, all'insegna del nuovismo, della modernizzazione ad ogni costo, anche quella di stampo antico, mette in crisi il sistema. Il sistema regionale sardo, invece, ha bisogno di programmare e di gestire la programmazione nel tempo, con una certa continuità, attraverso anche processi di verifica, che devono essere attivati su qualcosa che sta già funzionando non su qualcosa che ancora deve funzionare.
Il sistema istituzionale provinciale che è stato organizzato non è ancora decollato, le Province cosiddette madri hanno ancora difficoltà a trasferire una parte del personale, delle risorse e l'esercizio effettivo di quelle competenze. C'è un certo ritardo, anche colpevole, da parte della Giunta regionale ad adempiere, perché ci sono riserve, le stesse riserve a cui si appella l'onorevole Vargiu e che io non condivido. Non vorrei, comunque, che ci si presentasse in un modo e poi, invece, lungo il percorso, si andassero a realizzare obiettivi che sul piano politico, anche del consenso elettorale, non hanno raccolto segnali positivi.
Noi dobbiamo essere coerenti: le otto Province sarde sono parte integrante della battaglia politica che è stata condotta da Sardegna Insieme; non possono essere soggette ad una rivisitazione, ad una ridiscussione in questa sede. Casomai potremo verificare, una volta che il sistema delle nuove Province andrà a regime - ci vorrà tutta questa legislatura, secondo me, e anche un pezzo importante della prossima - se ci saranno modifiche migliorative da apportare che abbiano supporto anche normativo, che abbiano sostegno anche finanziario. Però il sistema deve essere realmente avviato, deve procedere e deve essere verificato sul campo una volta che sia entrato realmente a regime.
Del resto, quando sono state approvate le norme sulle Comunità montane, si è partiti dal presupposto che le Province erano otto; non possiamo adesso che abbiamo approvato le norme sulle Comunità montane rimettere in discussione le otto Province, perché se no dobbiamo modificare anche le norme sulle Comunità montane, e, a cascata, rivedere le politiche dei piccoli comuni, le politiche dei capoluoghi di una certa dimensione, quelle dell'area urbana e dell'area vasta, e chi più ne ha più ne metta. Dovremmo rivedere anche questa legge! Ma allora perché la discutiamo?
Non ci sono spazi per titubanze, non ci sono articoli di stampa, non ci sono question time o dichiarazioni di questo o quell'altro deputato, o di presidente, o vicepresidente o Ministro! Su questa linea si va avanti, in questa legislatura, per intero, perché su questa linea noi abbiamo assunto un impegno nei confronti dell'elettorato del centrosinistra e delle popolazioni di tutte le nuove otto Province sarde.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per la Giunta l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, naturalmente la Giunta non si vuole sottrarre alle sollecitazioni che sono venute dagli interventi dell'onorevole Uras e dell'onorevole Vargiu. Io mi limiterò soltanto a ribadire alcune questioni assolutamente incontrovertibili.
Le nuove Province sono state istituite con legge regionale, la legge regionale è stata sottoposta persino ad un referendum popolare, ci sono state ben due sentenze della Corte costituzionale, nel 2001 e nel 2003, che hanno ribadito la validità e la legittimità costituzionale della legge regionale, quindi penso che non ci sia necessità da parte della Regione di nessun altro atto e probabilmente non ci sarà necessità nemmeno di una legge statale per avvalorare o conferire legittimità alla nascita delle nuove Province.
Un fatto è certo: se continua questo vezzo di mettere in discussione la legittimità costituzionale delle nuove Province, se si continua a dire che le difficoltà di carattere finanziario, legate al personale... che le nuove Province si stanno rivelando in qualche modo fonte, non di unione del territorio, ma di divisioni all'interno del territorio, tutte queste considerazioni, espresse in questo modo, rischiano di avvalorare le tesi della scarsa utilità di questi nuovi enti.
Il Consiglio regionale, così come la Giunta regionale, poi, autonomamente decideranno come comportarsi, ma oggi comunque ci troviamo di fronte a delle leggi, a degli atti e a questi dobbiamo assolutamente attenerci.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare sull'articolo 2, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 3.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3:
Art. 3
Erogazione delle prestazioni sanitarie
1. L'esercizio di attività sanitarie da parte di strutture pubbliche o private è disciplinato dai principi tratti dagli articoli 8, 8 bis, 8 ter, 8 quater e 8 quinquies del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni, dalle disposizioni della presente legge e dalle disposizioni adottate dalla Giunta regionale ai sensi del comma 2.
2. La realizzazione di strutture sanitarie e l'esercizio di attività sanitarie sono subordinate alle relative autorizzazioni, ai sensi degli articoli 5 e 6. L'esercizio di attività sanitarie per conto del SSR è subordinato all'accreditamento istituzionale ai sensi dell'articolo 7. La remunerazione delle attività svolte dalle strutture e dai soggetti accreditati è subordinata alla definizione degli accordi e alla stipulazione dei rapporti contrattuali ai sensi dell'articolo 8.
3. Il rapporto di lavoro del personale medico convenzionato con il SSR è disciplinato dall'articolo 8 del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni. Le attività dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, delle farmacie pubbliche e private, nonché dei professionisti di cui al comma 2 bis dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni, sono raccordate con le attività e le funzioni delle aziende sanitarie locali, di regola a livello distrettuale.
4. Le disposizioni della presente legge relative alle strutture, alle prestazioni e ai servizi sanitari si applicano anche alle strutture, alle prestazioni e ai servizi sociosanitari.)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 4.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 4:
Art. 4
Tutela del diritto del cittadino alla salute e al benessere
1. E' compito della Regione:
a) impartire direttive alle aziende sanitarie per l'attuazione di interventi di comunicazione, educazione e promozione della salute in collaborazione con il sistema scolastico, gli ordini professionali, l'università e con le organizzazioni di volontariato, di promozione sociale e della cooperazione sociale nonché per la partecipazione alla verifica della qualità dei servizi e delle prestazioni erogate e alla verifica dei risultati;
b) emanare linee guida per la omogenea definizione delle Carte dei servizi e sovraintendere al processo di attuazione delle stesse;
c) impartire direttive alle aziende sanitarie per l'attuazione del consenso informato e per assicurare ai cittadini l'esercizio della libera scelta nell'accesso alle strutture sanitarie ed al luogo di cura;
d) emanare linee guida per la realizzazione uniforme degli uffici di relazioni con il pubblico, di uffici di pubblica tutela e di punti di accesso unitario ai servizi sanitari, nei presidi ospedalieri e a livello distrettuale;
e) impartire direttive alle aziende sanitarie per l'attuazione, anche sperimentale, di interventi, stili e pratiche operative, formazione delle professionalità, finalizzati alla umanizzazione delle cure ed alla costruzione del benessere del cittadino malato attraverso le varie componenti del sistema sanitario: le professionalità tecnico-scientifiche, l'interazione tra le diverse professionalità, l'organizzazione del lavoro, le strutture e il coinvolgimento delle organizzazioni del volontariato e di promozione sociale.
2. Nelle aziende sanitarie sono istituiti:
a) un ufficio di pubblica tutela, retto da persona qualificata, non dipendente del Servizio sanitario regionale; la funzione di responsabile dell'Ufficio di pubblica tutela (UPT) ha natura di servizio onorario;
b) un ufficio di relazioni con il pubblico affidato a personale dipendente;
c) punti di accesso unitario dei servizi sanitari (PASS) in ogni presidio ospedaliero, e in ogni distretto, composti da responsabili del percorso clinico, in diretta relazione con i medici di medicina generale.)
PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare sull'articolo 4, lo metto in votazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 4.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Cachia - Cerina - Cocco - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Masia - Meloni - Orrù - Pinna - Pittalis - Porcu - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.
Rispondono no i consiglieri: Cassano
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Capelli
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 37
votanti 35
astenuti 2
favorevoli 34
contrari 1
PRESIDENTE. Constatata la mancanza del numero legale, sospendo la seduta per trenta minuti. Comunico che i lavori di questa mattina andranno avanti fino alle ore 14.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 37, viene ripresa alle ore 13 e 13.)
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
PRESIDENTE. Onorevole Capelli conferma la richiesta di voto elettronico?
CAPELLI (U.D.C.). Sì.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 4.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Corrias - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Frau - Giagu - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pinna - Pittalis - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Secci - Soru - Uggias - Uras.
Risponde no: La Presidente Lombardo.
Si sono astenuti i consiglieri: Capelli - Pisano.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 38
votanti 36
astenuti 2
favorevoli 35
contrari 1
PRESIDENTE. Constatata la mancanza del numero legale, comunico che i lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 15
Allegati seduta
CCIX Seduta
(Antimeridiana)
Giovedi' 20 luglio 2006
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
della Vicepresidente LOMBARDO
La seduta è aperta alle ore 10 e 18.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 13 luglio 2006 (203), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Corda, Pacifico, Rassu e Matteo Sanna hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di giovedì 20 luglio 2006.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Mozione Sanna Matteo - Artizzu - Diana - Liori - Moro in ricordo di Paolo Borsellino, vittima della mafia". (84)
Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato 45-53-68-202-211/A - "Tutela della salute e riordino del Servizio sanitario della Sardegna" della proposta di legge: Biancu - Addis - Cocco - Cucca - Cuccu Giuseppe - Fadda Paolo - Giagu - Manca - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci: "Modifica alla legge regionale 26 gennaio 1995, n. 5,concernente: "Norme di riforma del Servizio sanitario regionale" (45/A); della proposta di legge Lai - Marrocu - Barracciu - Calledda - Cherchi Silvio - Corrias - Cugini - Floris Vincenzo - Mattana - Orrù - Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Franco: "Istituzione dell'Agenzia regionale per la sanità" (53/A); della proposta di legge Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano: "Istituzione dell'agenzia regionale per la sanità" (68/A); del disegno di legge: "Tutela della salute e riordino del Servizio sanitario della Sardegna" (202/A) e della proposta di legge Oppi - Capelli - La Spisa - Diana - Ladu: "Istituzione dell'Agenzia regionale per la sanità"(211/A)
PRESIDENTE. Colleghi, dopo un faticoso lavoro della Commissione per l'esame degli emendamenti, che è proseguito nelle ore notturne, possiamo iniziare la discussione degli articoli e degli emendamenti.
L'ordine del giorno reca, pertanto, l'esame degli articoli del testo unificato delle proposte di legge numero 45, 53, 68 e 202 e del disegno di legge numero 202.
LICANDRO (F.I.). Chiedo una sospensione, considerato che l'Aula è quasi completamente vuota.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 21, viene ripresa alle ore 10 e 30.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Chiedo la verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Atzeri.)
Prima verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Si dà atto che il consigliere Sanna Francesco è presente.
(Risultano presenti i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cassano - Cherchi Silvio - Cocco - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lanzi - Licheri - Manca - Marracini - Marrocu - Moro - Orrù - Pinna - Pirisi - Pisu - Pittalis - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Spissu - Uggias.)
PRESIDENTE. Sono presenti 42 consiglieri, pertanto sussiste il numero legale. Passiamo all'esame del titolo e del relativo emendamento.
(Si riporta di seguito il testo del titolo e del relativo emendamento:
Titolo
Tutela della salute e riordino del Servizio sanitario della Sardegna.
Emendamento soppressivo parziale Licandro - La Spisa - Capelli - Gallus - Sanciu.
Titolo
Viene soppressa la prima parte del titolo che recita: "Tutela della Salute". (62).)
PRESIDENTE. L'emendamento viene dato per illustrato.
E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, il titolo di questo testo unificato è "Tutela della salute e riordino del Servizio sanitario della Sardegna". Ma, siccome, non ci piace essere ipocriti, anche alla luce del lunghissimo lavoro di ieri notte, in Commissione, e ci piace invece chiamare le cose con il proprio nome, riteniamo che sia opportuno dire la verità e consegnare alla storia di questa legislatura un titolo che non disorienti i destinatari della legge e chi sarà poi chiamato ad applicarla.
Il dibattito di queste ore e anche la riunione fiume in Commissione, ieri notte, l'ha confermato: non c'è una sola ragione per parlare di tutela della salute perché, in questo provvedimento, che avete voluto fortemente, e di cui fortemente vi assumerete la responsabilità, non c'è traccia di norme e istituti a tutela del bene della salute in quanto tale. Non c'è nessuna garanzia che questo provvedimento assicuri quelle caratteristiche di universalità e di equità nell'accesso alle prestazioni sanitarie, da voi più volte dichiarate. Questa legge, che alla fine vi approverete da soli, costituisce soltanto un riordino del settore della sanità, finalizzato a stabilire i criteri, più o meno oggettivi, attraverso i quali perpetuerete il disegno di un controllo politico della stessa, facendo esattamente quello di cui, sempre, voi ci avete accusati. Perché, vedete, nello sport, di vedere addosso agli altri i vostri stessi limiti, eccellete.
Voi non avete operato una riforma della sanità; avete invece perso veramente l'occasione per dare alla sanità sarda criteri di selezione propri, rispondenti alle ragioni speciali della nostra autonomia. A questo proposito vorrei replicare all'onorevole Frau, che ieri ha accusato il partito al quale appartengo di voler creare regioni con una sanità di serie A e regioni con una sanità di serie B. Questa è soltanto una delle tante bugie che sono state messe in giro dal centrosinistra, nella campagna elettorale per il referendum.
Secondo la nostra riforma, molto più semplicemente, veniva attribuito alle regioni il potere di approvare quelle leggi sull'organizzazione ospedaliera e sanitaria necessarie per una gestione più attenta alle esigenze locali, lasciando allo Stato il compito di garantire a tutti i cittadini i livelli essenziali di assistenza. Avete invece fatto di testa vostra, come sempre quando vi conviene e c'è un accordo fra di voi. Auguri, ma abbiate almeno il pudore di definire le cose con il loro nome. Ecco perché voterò a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, volevo sottolineare che, pur dovendo esaminare una legge così importante e fondamentale per la Sardegna, il testo degli emendamenti è stato consegnato ai consiglieri solo 2 minuti fa. Io sono un neofita e quindi non ho grande dimestichezza con i lavori dell'Aula però credo che per l'esame degli emendamenti non siano sufficienti 5 minuti e la mera presa d'atto di aver ricevuto un "malloppo" di diverse pagine.
Io chiedo il sostegno dei colleghi sia dell'opposizione sia della maggioranza, perché gli emendamenti non sono stati presentati solo da noi dell'opposizione, ma anche dalla maggioranza. Questo sta a significare che molti dei colleghi che hanno firmato questi emendamenti sono convinti che la legge vada riformata, che il tessuto, l'impalcatura della legge stessa abbia bisogno di diversi accorgimenti. Io non credo che oggi noi siamo in grado di poter discutere questa legge.
Io sono convinto che se abbiamo un po' di dignità, e se vogliamo effettivamente consegnare ai sardi una legge che possa essere osservata da tutti, è necessaria una maggiore riflessione da parte di tutto il Consiglio, un contributo sia da parte del centrosinistra, sia da parte del centrodestra che arricchisca la legge stessa. Io ho avuto modo di leggerla, e - vi dico la verità - alcuni passaggi non mi sono neanche chiari, pertanto non sono neanche sicuro di essere in grado di esprimere un giudizio positivo su questi emendamenti.
Non c'è neanche il tempo materiale di sfogliare le pagine, eppure oggi noi stiamo dando inizio al dibattito senza che nessuno abbia avuto la possibilità di leggere questi emendamenti. Io vi chiedo se non sia il caso di cambiare il corso dei lavori e concedere l'opportunità a ciascun consigliere di poter offrire realmente un contributo concreto.
PRESIDENTE. Onorevole Moro, nella giornata di ieri i Gruppi di maggioranza ed opposizione hanno presentato gli emendamenti, concludendo quasi alle ore 18; abbiamo poi fatto lavorare la Commissione per l'intera serata, quindi il lavoro istruttorio è stato fatto. Procediamo adesso con l'esame della legge. Ricordo che siamo al Titolo.
E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, la ringrazio per avermi ricordato che siamo al Titolo, ed è proprio di questo che intendo parlare. Credo che mai, nessun emendamento, abbia avuto più senso di questo. E' un problema che abbiamo sollevato già nella discussione generale; parliamo di riordino ma non parliamo di tutela, perché come ho accennato anche negli interventi dei giorni scorsi, assessore Dirindin, e come dimostrano anche i fatti che ieri ho richiamato, è improprio parlare di tutela della salute.
Ieri comunque, a seguito forse anche delle rimostranze che sono state sollevate, l'ospedale di Oristano ha dimesso la paziente di Ales, che da due mesi era tenuta "sotto sequestro" in quella struttura, in attesa di una dialisi. Beh! è stata dimessa senza che la dialisi venisse effettuata, in attesa che venga istituito quel famoso terzo turno, di cui da tempo si parla.
Questo terzo turno, infatti non è una necessità di oggi, ma è una necessità di ieri, di avantieri, dei mesi scorsi, è una necessità manifestata con l'interrogazione dell'8 giugno 2006 alla quale l'assessore Dirindin non ha dato risposta. Questo terzo turno assomiglia tanto ai turni nelle fabbriche, ai turni nelle acciaierie; e perciò usare questo linguaggio mi sembra poco opportuno.
Mi dicevano i colleghi medici che ci sono dei casi nei quali la dialisi dev'essere effettuata urgentemente, non si può aspettare il turno, e questa persona aspetta da due mesi; l'hanno rimandata a casa e ancora la dialisi non è stata eseguita. Beh, insomma, allora, se dobbiamo preoccuparci dei cittadini, come dice l'onorevole Lai, e come dico anche io, se al primo posto viene la salute dei nostri conterranei, se ci dobbiamo preoccupare di questo, possiamo leggere in un testo di legge "tutela della salute"?
Questa non è la tutela della salute; dite tranquillamente che vi volete occupare della disciplina del servizio sanitario regionale, ma non certo di tutela della salute. Quindi io voterò a favore di questo emendamento, convinto come sono che la tutela dei cittadini è ancora ben distante e che nessuna delle iniziative che questa Giunta regionale ha assunto, e in particolare l'assessore Dirindin, hanno migliorato la qualità del servizio sanitario offerto ai nostri cittadini.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Ibba, relatore.
IBBA (Gruppo Misto). relatore. Il parere è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 62.
(Segue la votazione)
Prendo atto che i consiglieri Capelli e Farigu hanno votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Cassano - Cocco - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Farigu - Gallus - Ladu - Licandro - Liori - Lombardo - Moro - Oppi - Sanciu - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Mario - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Orrù - Pinna - Pirisi - Pisu - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Serra - Soru - Uggias - Uras.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Atzeri - Scarpa.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 66
votanti 63
astenuti 3
maggioranza 32
favorevoli 19
contrari 44
(Il Consiglio non approva).
Metto ora in votazione il Titolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti:
Art. 1
Principi del Servizio sanitario regionale
1. Il Servizio sanitario regionale della Sardegna (SSR), assicura, nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, la tutela della salute come diritto fondamentale della persona e interesse della collettività, ai sensi dell'articolo 32 della Costituzione e delle disposizioni statali e regionali che ne sono svolgimento.
2. I principi di sistema del SSR sono:
a) la centralità della persona, titolare del diritto alla salute;
b) l'universalità e l'equità nell'accesso alle prestazioni e ai servizi sanitari;
c) la globalità della copertura assistenziale.
3. La Regione assicura i livelli essenziali e uniformi di assistenza, garantiti sull'intero territorio regionale e finanziati con risorse pubbliche ai sensi dell'articolo 26, attraverso:
a) le aziende sanitarie locali (ASL);
b) le Aziende ospedaliero-universitarie di Cagliari e di Sassari, ai sensi dell'articolo 2 del decreto legislativo 21 dicembre 1999, n. 517 (Disciplina dei rapporti fra Servizio sanitario nazionale e università, a norma dell'articolo 6 della Legge 30 novembre 1998, n. 419);
c) l'Azienda ospedaliera di rilievo nazionale "G. Brotzu";
d) gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, ove aventi sede nel territorio regionale;
e) altri soggetti pubblici e privati accreditati con i quali la Regione e le aziende sanitarie locali abbiano stipulato accordi contrattuali.
4. La Regione promuove la qualità e l'appropriatezza dei servizi e delle prestazioni resi dalle aziende e dagli altri soggetti di cui al comma 3, vigilando in particolare affinché essi siano improntati ai principi della personalizzazione e dell'umanizzazione del trattamento e affinché ogni persona che entra in contatto con il SSR sia accolta secondo i suoi bisogni e le sue esigenze assistenziali. Sono posti a carico del SSR le tipologie di assistenza, i servizi e le prestazioni sanitarie che presentano, per specifiche condizioni cliniche o di rischio, evidenze scientifiche di un significativo beneficio in termini di salute, a livello individuale o collettivo, a fronte delle risorse impiegate. Sono esclusi dai livelli di assistenza erogati a carico del SSR le tipologie di assistenza, i servizi e le prestazioni sanitarie che:
a) non rispondono a necessità assistenziali tutelate in base ai principi ispiratori del Servizio sanitario regionale di cui al comma 2;
b) non soddisfano i principi dell'efficacia e dell'appropriatezza, ovvero la cui efficacia non è dimostrabile in base alle evidenze scientifiche disponibili o sono utilizzati per soggetti le cui condizioni cliniche non corrispondono alle indicazioni raccomandate;
c) non adempiono, in presenza di altre forme di assistenza volte a soddisfare le medesime esigenze, al principio dell'economicità nell'impiego delle risorse, ovvero non garantiscono un uso efficiente delle risorse stesse quanto a modalità di organizzazione ed erogazione dell'assistenza.
5. Il SSR valorizza le responsabilità individuali e collettive nella promozione di stili di vita idonei alla tutela della salute e favorisce la partecipazione degli utenti, singoli o associati, alla valutazione dei servizi sanitari, secondo quanto previsto negli atti aziendali di cui all'articolo 9.
6. Il SSR valorizza le risorse umane e le competenze professionali degli operatori anche attraverso la formazione continua, sostiene la loro partecipazione alle attività di ricerca, promuove il loro coinvolgimento nei processi decisionali, anche attraverso le loro organizzazioni di rappresentanza.
7. La Regione promuove l'efficienza del SSR sviluppando in particolare iniziative, anche sperimentali e con modalità innovative, per la qualificazione dell'assistenza, per la razionalizzazione della spesa sanitaria e per la semplificazione dei processi amministrativi.
8. La Regione si raccorda, secondo il principio di leale collaborazione, con le altre regioni e con lo Stato sia mediante rapporti di autocoordinamento e di coordinamento bilaterale o multilaterale, sia in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, oltre che di Conferenza unificata di cui al capo terzo del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione e ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano e unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali); promuove la puntuale attuazione degli obblighi comunitari e il raccordo con gli indirizzi e le decisioni di protezione della salute deliberati a livello di Unione europea.
9. Le aziende sanitarie di cui alle lettere a), b) e c) del comma 3 partecipano all'elaborazione del Piano regionale dei servizi sanitari e degli altri strumenti di programmazione da esso previsti.
10. Gli enti locali partecipano alla programmazione regionale e aziendale delle attività e alla verifica dei risultati di salute delle aziende sanitarie locali (ASL) nonché alla programmazione delle attività ed alla verifica dei risultati di salute dell'azienda ospedaliera e delle aziende ospedaliero-universitarie, secondo le modalità previste nei rispettivi atti aziendali.
11. Le Università di Cagliari e di Sassari collaborano con il SSR, in particolare in vista della formazione del relativo personale, dello sviluppo della ricerca biomedica e sanitaria, con speciale attenzione al quadro epidemiologico proprio della Sardegna; i rapporti con la Regione sono regolati, oltre che dai principi fondamentali contenuti nella legislazione statale e dalle disposizioni della presente legge, da specifici protocolli di intesa.
12. L'assistenza sanitaria e quella sociale sono integrate sulla base dei principi stabiliti dall'articolo 3 septies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della Legge 23 ottobre 1992, n. 421), e successive modifiche e integrazioni, dalla legge regionale 23 dicembre 2005, n. 23 (Sistema integrato dei servizi alla persona), dal Piano regionale dei servizi sociali e dal Piano regionale dei servizi sanitari.
Emendamento soppressivo parziale Pisano - Cassano - Dedoni
Articolo 1
Al comma 10 dell'art. 1 le parole "nonché alla programmazione delle attività ed alla verifica dei risultati di salute dell'azienda ospedaliera e delle aziende ospedaliero-universitarie, secondo le modalità previste nei rispettivi atti aziendali" sono soppresse. (19)
Emendamento soppressivo parziale Capelli - Oppi - Licandro
Articolo 1
Al comma 10 dell'articolo 1 le parole… "secondo le modalità previste nei rispettivi atti aziendali…" sono soppresse. (105)
Emendamento sostitutivo parziale Capelli - Oppi - Licandro
Articolo 1
Al comma 10 dell'articolo 1 le parole… "secondo le modalità previste nei rispettivi atti aziendali…" sono sostituite dalle seguenti: "…secondo specifiche modalità stabilite dalla Regione di concerto con il Consiglio delle Autonomie." (104)
Emendamento aggiuntivo Masia - Lanzi - Cocco - Uggias - Lai - Pacifico - Frau - Ibba
Articolo 1
Al comma 4, lettera a) dell'articolo 1, dopo le parole "comma 2" aggiungere "e ai principi ispiratori del Servizio sanitario nazionale di cui al comma 2 dell'articolo 1 del decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modifiche ed integrazioni". (56).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, colgo l'occasione dell'esame dell'articolo 1, che reca i principi ai quali deve conformarsi il servizio sanitario regionale, per riprendere il ragionamento svolto in sede di discussione generale sulla legge. Voglio riprenderlo, in quanto, forse perché scontava dei limiti di chiarezza, non sono riuscito a sentire dagli interventi dei colleghi della maggioranza quelle interlocuzioni utili e costruttive che avrei sperato di sentire.
Intanto, sgombro un primo problema dal tappeto: il mio intervento di critica alla legge non deve essere visto come un atteggiamento differente rispetto a quello che l'intera minoranza ha tenuto in Commissione. Noi abbiamo partecipato ai lavori della Commissione garantendo il numero legale, discutendo gli emendamenti (ieri notte lo abbiamo fatto sino alle due del mattino) perché siamo convinti che tutto ciò che può essere migliorabile in un provvedimento che non condividiamo, debba essere comunque migliorato, fermo restando che questo provvedimento non è condiviso dalla minoranza.
Sono passati due anni dall'inizio della vostra esperienza in Giunta, io sono d'accordo con voi, nessuno può pensare che in due anni si possano realizzare cambiamenti attesi da 5, 10 20 anni; nessuno ve li ha chiesti, siete voi che li avete promessi, e non avete ovviamente mantenuto la promessa, ma era assolutamente naturale che questo succedesse. Questi due anni registrano un disavanzo della sanità sarda esattamente identico o forse superiore a quelli precedenti: 220 milioni di euro. Lo ha ammesso lo stesso Assessore, indicando che ci sono problemi legati al contratto; ma anche negli anni precedenti ci sono stati problemi legati alla contrattazione. Ciò vuol dire che la spesa è fuori controllo esattamente quanto lo era - come voi dicevate anni fa - con la Giunta di centrodestra, e che, ad oggi, non sono in campo misure strutturali di razionalizzazione virtuosa della spesa, cioè senza tagli di prestazioni sanitarie comunque richieste dal cittadino.
Bene, noi vi abbiamo detto che siamo consapevoli che l'azione di risanamento dev'essere portata avanti, ma pensiamo che debba essere portata avanti in un clima politico diverso da quello che l'Assessore regionale e la Giunta hanno creato, e abbiamo anche detto che non nutriamo nessun dubbio sulle capacità tecniche dell'Assessore, nutriamo forti dubbi, invece, sulle sue qualità politiche, perché non sempre chi è ottimo nelle valutazioni tecniche relative alla sua materia è altrettanto ottimo nella gestione del clima che è necessario per ottenere risultati politici. E questo non lo dico io, consigliere di minoranza, lo sostengono illustri rappresentanti (di cui vi ho fatto i nomi) della vostra maggioranza, che percepiscono questa sofferenza esattamente come la percepisco io consigliere di minoranza.
Quando al consigliere Frau ho ricordato che al San Giovanni di Dio le blatte hanno impedito a coloro che effettuavano la vigilanza al seggio del referendum di dormire la notte, costringendoli a scappare dalla stanza e a chiedere rifugio nei reparti, non l'ho detto perché ritengo questo un problema di natura fondamentale (il ciclo delle blatte è tale, per cui potrebbero essere blatte di questa legislatura; c'è stato un documentario molto bello, su un canale di Sky, che mostrava come la riproduzione delle blatte fosse un fenomeno talmente esponenziale che risultava difficilissimo da combattere) l'ho detto, perché in trasmissioni televisive, in dibattiti pubblici, qualcuno (che è direttore generale nominato da questa maggioranza) ha detto "abbiamo trovato gli ospedali sporchi, quindi la prima cosa che abbiamo fatto è stata pulirli".
Come dire: le blatte erano colpa della passata maggioranza, siamo arrivati noi, le blatte non ci sono più. Le blatte ci sono ancora, consigliere Frau; e probabilmente il clima da guerra civile, da scontro frontale, da campagna etica di epurazione che qualcuno tende a creare per propria cultura, per proprio Dna, favorisce la moltiplicazione delle blatte, e non soltanto di quelle ma di tutti i tipi di blatte.
Allora, se questo è il ragionamento, perché questa legge è una legge criticabile? E', purtroppo, una legge criticabile perché è figlia di questa situazione, figlia di questo stato di sofferenza nel rapporto non fisiologico che esiste nella politica sanitaria e nella sanità in Sardegna. L'assessore Dirindin, ha inviato in Aula, ha inviato in Commissione un disegno di legge - l'ho detto nello scorso intervento - ispirato alla seguente filosofia: la situazione in Sardegna è drammatica, abbiamo la necessità di fare in fretta, conferite, come Consiglio, alla Giunta delle deleghe forti, e la Giunta le spenderà cercando di riassestare, nel modo più rapido, più veloce e più indolore la sanità sarda.
Bene, il clima che oggi viviamo ha fatto sì che la maggioranza abbia detto di no al disegno di legge presentato dall'Assessore. Se volete io, puntualmente, posso elencarvi tutta l'azione di smantellamento che il centrosinistra in Commissione ha esercitato sul disegno di legge dell'Assessore, eliminando ogni delega alla Giunta e ogni potere discrezionale della Giunta in materia. Perché? Perché non si fida della Giunta!
Questa legge prevede una quantità di Commissioni, di sottocommissioni, di Conferenze, di istituti che devono controllarsi l'uno con l'altro, secondo una cultura tipica del centrosinistra, che non si fida di nessuno, e ogni tre controllori mette sette controllori dei controllori. Qui esercita controlli la Giunta, esercita controlli il collegio sindacale (che peraltro voi avete portato, contro la proposta originaria dell'Assessore, da tre a cinque membri, anche se ieri in Commissione vi siete resi disponibili a riportarlo a tre) esercita controlli il Collegio di direzione, il Collegio delle professioni sanitarie, la Conferenza provinciale, la Commissione consiliare, la Conferenza permanente Regione-Enti locali, la Conferenza permanente per la programmazione sanitaria (mi viene da ridere a elencarle), la Consulta regionale per i servizi sociali e sociosanitari, il Comitato di distretto sociosanitario. Insomma, non possiamo dire che in questa legge non ci siano controllori!
Quello che io mi chiedo è quando i direttori generali avranno tempo da dedicare alla soluzione dei problemi della sanità del loro territorio se devono rispondere quotidianamente a commissioni, sottocommissioni, conferenze, organi di vigilanza, collegi sindacali i quali in ogni momento entrano nel merito delle loro relazioni annuali, delle relazioni triennali, ecc. Una cosa bestiale! Un meccanismo infernale che gli stessi direttori generali, quando sono stati sentiti dalla Commissione hanno detto di vedere con grande preoccupazione.
Il termine a disposizione per il mio intervento sta per scadere; ci sarà occasione, io spero, di interloquire con i consiglieri di maggioranza e di iniziare un ragionamento su questo. Siamo ancora in tempo per eliminare almeno le storture maggiori con cui questa legge ingessa la sanità sarda, impedendovi di raggiungere gli obiettivi che voi dite di voler raggiungere, essendo figlia del clima che voi avete creato in Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, l'opinione del collega Vargiu, che è stata abbondantemente illustrata all'Aula, è sicuramente un'opinione condivisa nel giudizio generale della legge di tutela e riordino del servizio sanitario della Sardegna che stiamo riesaminando. Già sul titolo sono state pronunciate osservazioni più che pertinenti anche perché, ovviamente, questa legge non poteva accentrare la propria attenzione se non sull'organizzazione dei servizi sanitari volti a tutelare la salute dei cittadini sardi. Credo che quanto rimarcato precedentemente - la complessità di questo provvedimento, i continui richiami a controlli e controllati, le imprecisioni che via via troveremo nella lettura dell'articolato e negli emendamenti correttivi che abbiamo proposto - la dica lunga sul fatto che questa legge, attesa da molti ma voluta da pochi - per ripetere ciò che è stato enunciato dal presidente della Commissione Masia durante il suo intervento - è una legge sicuramente che corre molto, ma che non arriva al traguardo.
Dicevo di imperfezioni e - come spesso succede - di imprecisioni. A questo proposito e invito i consiglieri che avranno la bontà di seguire l'elaborazione e la stesura di questa legge, e quindi di esprimere un voto compiuto su di essa, a tenere a mente il comma 9 dell'articolo 1 che recita "le aziende sanitarie di cui alla lettera a), b), e c) del comma 3 partecipano" - partecipano! - "all'elaborazione del Piano regionale dei servizi sanitari e degli altri strumenti di programmazione da essi previsti". Sembrerebbe pertanto - e credo sia corretto - che le aziende debbano avere un ruolo attivo nell'elaborazione del Piano regionale dei servizi sanitari.
Quando arriveremo all'articolo 12, e in modo particolare al comma 3 dell'articolo 12, farò un riferimento mnemonico al comma 9 dell'articolo 1, per comprendere, almeno tra di noi, cosa intendiamo per partecipazione, per consultazione, per concertazione e quale sarà la tesi che l'Aula vorrà sposare nel merito di questi tre fondamentali modi di confronto.
Sul comma 10 dell'articolo 1 abbiamo presentato alcuni emendamenti; in particolare mi limiterò a illustrare brevemente l'emendamento numero 105 e il seguente emendamento numero 104. Col comma 10 si realizza, di fatto, questa situazione: i limiti di controllo da parte degli enti locali sono fissati dall'atto aziendale del direttore generale. Per intenderci, qui è il controllato, cioè il direttore generale che fissa i criteri di controllo che utilizzeranno gli enti locali per controllarlo. Il direttore generale è colui che stende l'atto aziendale, per cui nello stesso atto aziendale il direttore generale scrive come deve essere controllato. Questo credo che sia uno dei primi esempi di non senso nello sviluppare il meccanismo (pure opportuno e necessario) di controllo che deve esistere ai vari livelli dell'organizzazione sanitaria; ma quando si inizia ad eccedere ci si incarta e si arriva a queste determinazioni.
Questo comma è stato oggetto di breve discussione nella riunione della Commissione di ieri, che si è protratta fino a tarda notte; breve anche perché è "lampante" che necessita di una correzione. Correzione che si sarebbe potuta evitare se si fosse proceduto con maggiore attenzione, con minore celerità. A volte nell'approvare le leggi si privilegia la fretta, ma ciò va a discapito della qualità che una legge deve avere sempre, perché poi delle leggi non chiare ne pagheranno le spese i cittadini a causa delle continue impugnazioni. E di ciò, ahimé, credo abbiamo avuto e abbiamo diversi e lunghi esempi.
Io vorrei limitarmi all'illustrazione di questi due elementi facendo presente che uno è soppressivo parziale e l'altro sostitutivo parziale. Con l'emendamento numero 105, in pratica, cerchiamo di fornire anche un'indicazione di modifica che possa consentire una migliore lettura e una modalità più equa, riportando alla Regione la facoltà e l'autorità di stabilire le modalità per il confronto con gli enti locali.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, approfitto della discussione sull'articolo 1 e sugli emendamenti proprio per riprendere un concetto generale che è stato espresso in quest'Aula durante la discussione generale e in sede di presentazione della proposta di legge.
La sanità, lo sappiamo bene tutti, è uno di quegli argomenti che stanno a cuore a tutti noi e, soprattutto, a tutti i cittadini. E' da avantieri che in quest'Aula sentiamo parlare di un rilancio della sanità, di un vuoto normativo che finalmente, dopo 10 anni, viene colmato grazie a questo testo di legge che mira a riordinare il servizio sanitario. Ora, fatta salva l'importanza, la necessità di questa riforma, della riforma del sistema sanitario, non credo che questa sia comunque la strada giusta da intraprendere.
Avete avuto e avete ancora oggi di fronte un'occasione storica, ma credo che il testo unico che è all'attenzione dell'Aula, che voi avete predisposto, sprechi maldestramente questa opportunità: l'opportunità storica di correggere di imprimere finalmente nuovo slancio alla sanità. Avete riempito per mesi le cronache dei giornali, delle televisioni con promesse, con quei famosi slogan che fanno parte oramai del DNA gestionale-politico di questa legislatura, dicendo che finalmente avreste risolto i problemi e avreste dato impulso e slancio al servizio sanitario, al settore sanitario. Avete prospettato addirittura l'arrivo di una nuova era che avrebbe rappresentato un taglio netto col passato, quel fantomatico passato completamente da cancellare e gestito da delle persone incapaci e totalmente incuranti dei reali problemi della sanità sarda.
Non se ne abbia a male il collega Oppi che per anni è stato Assessore della sanità; la loro posizione è questa e credo che sarà molto difficile riuscire a fargliela cambiare. Ma noi ci proviamo perché questo è il nostro ruolo. Se voi vi foste guardati intorno probabilmente vi sareste resi conto che questa decantata nuova era non si discosta per niente (anzi, è ancora peggio) dall'era precedente da voi così aspramente criticata. Avete accusato - lo ripeto - amministrazioni passate di aver dato vita, addirittura, a legami stretti tra politica e gestione della sanità, come se questo fosse il danno più grande e più grave per i nostri cittadini e per la nostra Sardegna.
L'assessore Dirindin aveva intenzione di dare un forte colpo di spugna ma, ahimé - e qui mi ha preceduto nell'intervento il collega Vargiu - le sue intenzioni sono morte nel nascere. Non è una questione personale nei confronti della dottoressa Dirindin in quanto persona, ma qui si parla di politica, questa è un'Aula che deve gestire e deve conferire impulso e sviluppo alla politica sarda, e credo che questi due anni siano stati un vero fallimento per l'Assessorato della Sanità. E non lo diciamo solo noi, basta girare per i vari centri della Sardegna per rendersi conto di quello che si dice e dei giudizi che vengono espressi sull'Assessore e sulla Giunta che asseconda questo sistema.
L'assessore Dirindin non ha segnato alcuna rottura con il passato! Questa è la dimostrazione, questa è la realtà dei fatti! Anzi, i metodi sono sempre gli stessi, uguali e identici. Non è cambiato niente.
MARROCU (D.S.). Infatti, il 9 aprile abbiamo perso le elezioni!
OPPI (U.D.C.). Non avete neanche migliorato!
BIANCU (La Margherita-D.L.). In Consiglio regionale sì!
MARROCU (D.S.). Di sette punti!
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Chiedo ai colleghi la gentilezza di farmi continuare.
Pensate alle consulenze esterne, a questa calata di manager continentali, questi bravissimi manager continentali, chiamati in soccorso delle nostre aziende sanitarie, come se in Sardegna non avessimo nessun cervello in grado di amministrarle. E' vero, c'è l'eccezione di Oristano; però il manager della ASL di Oristano è espressione di un indirizzo politico chiaro, netto e preciso della sinistra sarda. Mi dispiace dovermi ripetere, però questo è il dato di fatto che è presente sul nostro territorio. Avete guardato esclusivamente alle tessere di partito, questa è la verità! Il criterio di spartizione seguito è "o continentale o, comunque, deve avere la tessera di partito". L'esempio - ripeto - è quello di Oristano. Il collega Diana ha già sottolineato il grave problema che è sopravvenuto all'ospedale di Oristano, e non si tratta soltanto del caso della signora dializzata di Ales, ma abbiamo anche il caso di un ragazzo che, invece, non ha voluto, per una questione di privacy, di riservatezza, rendere note a tutti le sue peripezie, ma anche lui ha subito due mesi di ricovero in ospedale in attesa di una dialisi che è arrivata solo avantieri.
Per fortuna dall'interno di quest'Aula sono arrivate comunque delle critiche, e il collega Pacifico è stato uno di coloro che ha sollevato il problema, intervenendo e sottolineando che una visione corretta dei problemi della sanità non deve mirare soltanto al risparmio della spesa, ma deve guardare anche al servizio e al risultato finale che si vuole conseguire. Chiede più trasparenza, e questo è un dato che ci risolleva, perché detto dall'opposizione significa che probabilmente non tutto è perfetto all'interno di questa proposta di legge.
Dicevo, maggiore trasparenza e maggiore discrezionalità anche, tra l'altro, tra ASL e ASL, perché ogni settore e ogni territorio e ogni azienda ha le sue esigenze, e queste devono essere valutate singolarmente all'interno delle stesse aziende. Poi, io ritornerei di nuovo su queste benedette consulenze, queste consulenze che continuano a far discutere tutti, come continuano a far discutere tutta quella serie di Commissioni e sottocommissioni che, anziché migliorare la situazione attuale, non fanno altro che complicarla e hanno l'aspetto proprio di quei carrozzoni politici che voi del centrosinistra dichiarate di osteggiare e poi, invece, siete i primi a voler continuare a mantenere in piedi.
Infine, vorrei rivolgere un appello - le è stato detto più volte anche questo -sulla situazione delle piccole aziende sanitarie della Sardegna, in particolare di quelle delle zone interne che sono già in crisi, che rischiano di essere messe in ginocchio da una politica cieca e attenta solo alle ragioni della cassa. A queste aziende va dedicata più attenzione, hanno necessità di maggiori risorse finanziarie, di mezzi e di un'organizzazione migliore che però, purtroppo, non compare in questa vostra proposta. E' necessario, quindi, riuscire a garantire pari dignità a tutti gli operatori, alle varie strutture pubbliche e a quelle private, solo questa è la via per riuscire a dare ai cittadini servizi di qualità, caro Assessore.
Tutti dovranno avere la garanzia di una prestazione sanitaria appropriata e sicura. I diritti dei pazienti e degli utenti, in generale, dovranno avere priorità su tutto, salvaguardando sempre la dignità e il rispetto delle persone. Sono obiettivi ambiziosi - è vero - ma sono questi i traguardi imprescindibili che devono essere raggiunti se si vuole davvero mettere ordine alla sanità della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cachia. Ne ha facoltà.
CACHIA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, io per mia fortuna (o per mia disgrazia, non lo so) faccio il medico da tanti anni e da tanti anni vivo di sanità, perciò i problemi del settore sono un mio pane quotidiano. Le difficoltà in cui il sistema si muove sono note a tutti, gli strumenti per rimediare non adeguati in generale alla domanda di salute. Di tutto questo si parla da tempo accumulando ritardi che, in qualche misura, hanno inciso e incidono sulla risposta che la sanità pubblica è in grado di dare.
La legge che il Consiglio discute è, appunto, uno degli strumenti utili a migliorare la risposta sanitaria. Strumento parziale, probabilmente, ma utile, strumento perfettibile ma necessario. Il titolo della legge "Tutela della salute e riordino del Servizio sanitario" spiega, appunto, l'intenzione di questa legge. Ora si tratta di raggiungere l'obiettivo finale di determinare una maggiore soddisfazione da parte del cittadino che, opportunamente, la legge colloca al centro del sistema sanitario.
Si potrà discutere sulla difficoltà che si incontra a tenere a freno, senza abbassare i livelli di qualità dell'assistenza, la spesa sanitaria, che è il nodo principale. Dilemma grave, indubbiamente: le risorse finanziarie non sono adeguate alla domanda di salute dei sardi, esse, tuttavia, rappresentano il 40 per cento del bilancio regionale. E non è possibile andare oltre; semmai, come si dice da tutte le parti, occorre qualificare la spesa, eliminare gli sprechi e favorire soprattutto le sinergie. Un percorso lungo e tormentato, che richiede tempo, determinazione e anche costanza.
L'articolo 1 che stiamo discutendo indica i principi generali della riforma. Prima di entrare nel merito, però, vorrei dare atto alla settima Commissione dell'importante lavoro svolto, d'altronde non sono il solo qua dentro a dargli merito ma anche la stessa opposizione, attraverso la voce di alcuni rappresentanti, ha dato merito al presidente Masia e alla Commissione dell'ottimo lavoro che hanno svolto. Il lavoro è stato ampio e diversificato, con cinque proposte diverse che sono state pazientemente unificate. Sicuramente apprezzabile il risultato. L'obiettivo principale è ora quello di migliorare ulteriormente il testo, in un sano spirito di confronto fra maggioranza e opposizione, lasciando da parte le vecchie rendite di posizione e gli antagonismi. Qui non si tratta di utilizzare il passato come occasione per dividerci, ma piuttosto come esperienza in comune che consente oggi di leggere meglio l'organizzazione del servizio.
La sanità moderna si sposta dalle corsie ospedaliere alle realtà del territorio; è un percorso obbligato per frenare i troppi ricoveri impropri, e le spese che questi comportano. Questa visione ispira gli orientamenti legislativi. Il fatto più significativo a me sembra il ruolo nuovo nella programmazione sanitaria dei Comuni. Non si tratta, a mio modo di vedere, di una pericolosa inversione di campo, come ha sostenuto qualche amico; non si tratta di spostare la questione della sanità, la gestione della sanità verso la politica, con i rischi che tale spostamento comporta. Si tratta invece di rendere i Comuni compartecipi della nuova politica sanitaria, che individui i problemi del territorio e contemporaneamente contribuisca a risolverli.
Parafrasando l'affermazione di quell'imperatore prussiano, il quale sosteneva che la guerra è un'attività troppo importante per affidarla solo ai generali, dirò, con atto di umiltà e consapevolezza, che la sanità è troppo importante per affidarla solo ai medici o solo ai politici. E' necessaria l'esperienza degli amministratori, a contatto ogni giorno con i problemi del territorio, per ridisegnare un sistema a misura d'uomo che consenta - condizione questa espressa con l'universalità, l'equità e la globalità - di erogare le stesse prestazioni a tutti i cittadini, sia che essi abitino nelle grosse città, nelle grandi città o nei piccoli paesi sperduti dell'interno. Questo è un programma, è un traguardo importante da raggiungere.
I cittadini devono essere uguali, nel senso che chiunque deve avere garanzie di accesso rapido ad un servizio di qualità, secondo criteri organizzativi di collaudata efficacia, evitando che si verifichino d'ora innanzi quei fenomeni a cui accennava il collega Diana. L'accresciuto ruolo dei Comuni, ai quali viene riconosciuta pari dignità rispetto ad altri soggetti istituzionali, è visto proprio in quest'ottica e costituisce un passo avanti, non un arretramento. Spetta ai Comuni usare lo strumento con responsabilità, senza logiche di campanile, senza divisioni o, ancora peggio, contrapposizioni, per mettere insieme un mosaico di istanze e bisogni senza dubbio complesso, per il quale ci dobbiamo impegnare a fondo alla ricerca della soluzione migliore possibile.
Questo traguardo può consentire alla Sardegna di migliorare l'offerta generale, di realizzare una rete che unisca, di potenziare gli strumenti operativi. A tale proposito apro una parentesi sulla classe medica, cerco di non farlo esclusivamente per motivi di bottega, come qualcuno potrebbe pensare, ma per riservare ulteriore attenzione a una categoria che esercita un ruolo principale in questo progetto: parlo dei medici, ma parlo soprattutto dei medici di base, di quella medicina generale che presidia quotidianamente il territorio e alla quale si affida il compito di stabilire il giusto equilibrio fra la sanità ospedaliera e quella territoriale, fatta di servizi, di luoghi appropriati, di rapporto continuo con la gente.
Faccio appello all'Assessore, perché il problema dei medici di base sia approfondito e questa benemerita categoria (benemerita perché unisce la professionalità alla dedizione) possa ottenere quei riconoscimenti che merita e che le competono per poter svolgere al meglio un servizio che consideriamo fondamentale. Spezzo una lancia a favore, qualora ve ne fosse bisogno, di questi medici. Studi recenti, d'altronde, accreditano i medici di base di un ruolo decisivo nell'attuazione della riforma sociosanitaria; è un giudizio importante da tenere presente nella giusta dimensione.
Io dico, e lo dico con franchezza, che anche la Regione deve sottoscrivere questo riconoscimento, favorire l'affermazione professionale della categoria e cominciare ad incentivare quei progetti che già erano stati annunciati come continui mezzi di sostentamento rivolti ai medici, perché essi possano accrescere la loro professionalità.
Ritengo - e concludo - che in un progetto di razionalizzazione e risparmio della spesa sanitaria - non a danno certamente della qualità del servizio - i medici di base siano l'anello di congiunzione tra progetto e le sue modalità operative, e aiutino la programmazione regionale ad affermarsi, come del resto è speranza di tutti noi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, l'articolo 1 è un articolo importante, un articolo centrale di questa legge, e io credo, Assessore, che sia opportuno prevedere già da questa prima parte, alcuni accorgimenti che possano essere inseriti nel testo in esame. Noi abbiamo detto che siamo d'accordo sulla legge di riforma, è una legge indispensabile, non è però una legge sicuramente provvidenziale, anche se con alcuni accorgimenti, io credo si possa ottenere un buon risultato, se c'è la volontà da parte dei colleghi della maggioranza e della Giunta regionale.
Questo articolo 1, dicevo, è importante perché detta i princìpi, e da questo scaturiscono alcune considerazioni importanti che noi approfondiremo meglio nel prosieguo dell'esame degli articoli. Ci sono infatti alcuni aspetti che vanno ulteriormente approfonditi in questa legge, perché se è vero com'è vero che essa arriva dopo tanti anni, è anche vero che dobbiamo stare attenti a non fare un altro "flop", nel senso che c'è il rischio che questa, come tante altre leggi approvate questo Consiglio regionale, possa essere impugnata dal Governo nazionale.
Dico questo perché con l'adeguamento al decreto legislativo numero 229 del '99 che ha modificato il decreto legislativo numero 502 del '92, a parer mio stiamo inserendo alcune parti che possono essere oggetto di rilievi da parte del Governo nazionale. Una prima considerazione che voglio fare, quindi, Assessore, è quella di evitare di inserire all'interno della legge norme che magari potremo esaminare più approfonditamente dopo, che possono portare all'impugnazione della legge.
Ma la critica principale che noi rivolgiamo a questa legge è che per tutta una serie di motivazioni la legge stessa è stata stravolta. Non si è chiarito bene ancora quali siano queste motivazioni, ma è facile intuirle. Insomma, qui non si è tentato di ingessare soltanto l'Assessore regionale della sanità, che forse a causa del suo decisionismo e del suo attivismo ha creato qualche problema all'interno della maggioranza, ma si sta tentando di ingessare i direttori generali, si sta pensando di ingessare tutti. In questo modo rischiamo di approvare una legge con così tanti lacci e lacciuoli che alla fine sarà inapplicabile.
Già è difficile andare avanti anche quando noi non ci mettiamo di traverso, figuriamoci allora se in queste condizioni può essere applicata in modo agile, snello, una legge importante come questa. Pertanto l'invito che noi rivolgiamo alla Giunta e ai colleghi del Consiglio è quello di rivedere questo sistema perché probabilmente non ci rendiamo nemmeno conto di quanto l'abbiamo appesantito. Io credo, insomma, che si debba fare uno sforzo in questa direzione altrimenti sicuramente questa legge non vedrà il nostro assenso, anzi voteremo contro.
Siamo di fronte a una legge che costituisce, per il prosieguo del lavoro che dovrà svolgere il governo della Regione sulla sanità, sul Piano sanitario regionale, su tutta una serie di adempimenti importanti che impegneranno le istituzioni regionali nei prossimi anni, un passaggio importante, che chiaramente non va enfatizzato più di tanto, che però andava fatto. Pertanto è importante non creare motivi di intralcio a tutto il proseguo del lavoro che dobbiamo svolgere nel prossimo futuro.
Già partendo da questo articolo, dobbiamo individuare alcune linee, alcuni elementi di chiarezza che possono fare in modo che la legge possa registrare quel miglioramento, quello snellimento che le permetterà di procedere. Altrimenti, io credo, che non potrà lavorare l'Assessore della sanità, non potranno lavorare i direttori generali, non potrà lavorare nessuno perché è impossibile, con questo sistema di lacci e lacciuoli, andare avanti.
Detto questo, condivido anche i contenuti dell'emendamento numero 19 e dell'emendamento numero 105. Non è possibile, infatti, che adesso questi enti locali (mi riferisco all'emendamento numero 19) entrino nel merito di tutto perché questa è una legge di settore specifica e non è pensabile che diventi campo di battaglia di lotte politiche che riguardano gli enti locali, i Comuni, le Province che devono avere un ruolo di controllo.
Noi dobbiamo effettivamente eliminare alcune strutture inutili, retaggio del passato. Noi sappiamo che alcuni direttori generali probabilmente non hanno agito coinvolgendo realmente le realtà territoriali, e questo costituisce un limite. Io ho ascoltato le dichiarazioni dei rappresentanti della maggioranza, in particolare quella dell'onorevole Pacifico che portava alcuni esempi di comportamenti sicuramente non corretti da parte dei direttori generali. Quindi bisogna mettere dei paletti all'azione dei direttori generali, senza però ereggere muraglie, perché i direttori generali possono essere tranquillamente controllati dalla Giunta e dall'Assessore, altrimenti c'è il rischio di ingessarne l'attività.
Ma poi - qui mi aggancio all'emendamento numero 105 - noi incorriamo in un'altra contraddizione. Quando infatti (e mi pare che l'avesse già sottolineato qualche collega in precedenza) diciamo che le modalità del controllo sono quelle previste nei rispettivi atti aziendali, lasciamo, in pratica, che il direttore generale indichi e individui le regole e i criteri che gli altri devono osservare per controllarlo. Io credo che questa norma vada rivista veramente, e che comunque l'atto aziendale non possa essere oggetto di programmazione. L'atto aziendale è un atto che riguarda il direttore generale, gli va data la sua autonomia, poi si può fare tutto il resto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, esordisco subito dicendo che non capisco alcune reazioni, perché credo che sia lecito contestare o esprimere valutazioni sulla sanità. Se è consentito all'onorevole Cabras, è consentito al Presidente della Provincia, è consentito all'onorevole Soro, è consentito in Aula anche ad autorevoli esponenti della maggioranza. Quindi gli scatti inconsulti non servono; consentite alla gente di esprimere compiutamente il proprio pensiero.
Detto questo, vedete, che ci sia un malcontento crescente per la sanità è un dato certo. Basta ascoltare la categoria dei medici, che si sentono frustrati e vilipesi nel ruolo che sempre hanno svolto. Onorevole Cachia, lei parla di confronto, ma il confronto non lo si vuole. Presidente, gliel'ho accennato prima, i ritardi cui si è fatto riferimento sono determinati da voi. Ieri sera non eravate in grado di consegnarci la documentazione necessaria per proseguire nell'esame della legge. Io sono andato via alle otto e mezza per partecipare ad una riunione di partito; in Commissione erano in discussione i sessanta emendamenti relativi ai primi nove commi e si è finito alle due del mattino; non lo dice nessuno questo.
Dovevamo concludere i lavori alle otto e mezza e non li abbiamo conclusi per vostra responsabilità. Non avete messo i consiglieri, come ben ha detto l'onorevole Moro prima, in condizioni di poter svolgere il proprio lavoro; quindi cerchiamo di essere coerenti.
Però voi non volete il confronto, non volete concedere niente, neanche laddove riconoscete che le cose non sono fatte bene. Abbiamo un quadro di riferimento, onorevole Cachia. Si sostiene che non bisogna sperperare il denaro pubblico, però la sua ASL di riferimento, quest'anno, presenta un buco di circa 40 miliardi.
In relazione alle annualità precedenti presenta un disavanzo di 10 miliardi in più, quindi si deve ritenere che ci sia stato uno sperpero di danaro; questo dicono gi atti ufficiali e non sono ancora definitivi.
Voi comunque non volete il confronto, perché la Commissione ha lavorato bene, benissimo, ha esitato provvedimenti all'unanimità, poi improvvisamente qualcuno è stato folgorato ed è ritornato indietro. Io sono contro coloro che vengono folgorati e dico che avete operato delle scelte completamente diverse. E siccome siete stati colti nel fatto, siccome il Presidente sa che è insolito che si utilizzino le sedi istituzionali per riunioni dove decidere se inserire le virgole eccetera (l'ha detto lei che non è corretto e bisogna evitarlo) io credo che evidentemente c'è qualcosa che stride. Possiamo criticare il fatto che la tempistica non è stata puntualmente rispettata, possiamo dire che le liste di attesa sono diventate più lunghe, possiamo dire che persino un mio parente l'altra sera è andato al Brotzu e dalle cinque di sera è stato visitato a mezzanotte. E' uno scandalo e la gente mugugna!
Vedete, io credo che Vargiu abbia firmato una delega in bianco in passato; se Vargiu oggi è uno degli oltranzisti e contesta con vigore il tutto, vuol dire che ha toccato con mano che la situazione tende a non migliorare ma a peggiorare. Voglio dire alla dottoressa Dirindin che ha risposto parzialmente alle nostre domande (tranne aver dato atto a me, per quanto riguarda la modifica della "5", che era limitata nel tempo, lo ha detto all'inizio del suo intervento) che per quanto riguarda il deficit (glielo ho detto ieri, voglio puntualizzarlo meglio) 222 milioni di euro di "buco" più gli 85 di accantonamento seguono la procedura vecchia.
Quando nel 2001 si è firmato il contratto, non c'era un accantonamento fatto dal centrosinistra. E in questi ultimi 12 anni chi ha governato per otto anni è il centrosinistra. Quindi, quando parlate, cercate di stare molto attenti alle valutazione che fate. Perché dal 94 al 99… sì, abbiamo detto al collega che ha commesso un errore, ne ha preso atto…
(Interruzioni)
Posso citare leggi di settore e leggi particolarmente importanti, presentate da noi. In tre anni sono state approvate la "143"; la "128", la "144", la "96", tutti provvedimenti che rimarranno per oggi e per domani, qualcuno inapplicato. Abbiamo fatto perfino la contrattazione relativa alla medicina generale, peraltro ancora non attuata, con le vibrate proteste della categoria.
Ricordo ancora le linee guida dell'ADI, le risorse date, e, per quanto riguarda le linee guida dell'RSA, la centralizzazione delle gare. Basta dargli corpo, ne avete riparlato da poco: dategli corpo! Allora, io credo che le critiche nei nostri confronti siano fuori luogo. Si dice che ci sono dei capannoni a Is Mirrionis e quindi che bisogna costruire un nuovo ospedale. Ci sono i capannoni, perché chi ci ha preceduto, non avendo soldi, ha preferito sistemare le strutture. Inoltre nei primi anni 90 non si potevano realizzare nuovi ospedali, come lei sa bene; si potevano realizzare, tutto al più, completamenti di ospedali.
Lo ha detto Gumirato, ma c'è scritto anche nel Piano sanitario, laddove si legge che l'Ospedale Marino ha una vocazione e gli altri sono dei capannoni e che bisogna cercare soluzioni alternative eccetera. Soluzioni che troveremo noi quando torneremo, perché tanto ci vogliono 10 anni. Poi chi ha vinto le elezioni e chi le ha perse è tutto da stabilire. Voi avete preso il 52 per cento dei voti, il centrodestra non ha perso, ha guadagnato un punto, rispetto alle elezioni regionali.
CAPELLI (U.D.C.). Non è che torniamo fra 10 anni!
OPPI (U.D.C.). No, torneremo prima, questo lo so! Io però ho potuto appurare, in questi giorni, che c'è una scarsa conoscenza delle procedure. Ieri sera qualche cosa è stata corretta, però in questi articoli ci sono ancora molte incongruenze. Stiamo attenti perché quando si approva in Commissione un articolo, poi non si torna più indietro. Questo vale per il Piano sanitario che si approva e si va avanti. Prima era possibile tornare indietro ma il clima ormai è di scontro, e ciò pregiudica anche altri tipi di rapporti, pertanto ognuno deve tutelare la propria posizione politica.
Io dico subito, sull'articolo 1, che per quanto riguarda il principio di universalità - l'ho già detto l'altro giorno - non si capisce a cosa si riferisca. Siamo come in un ballo in maschera; le cose che non si vedono, se non si getta la maschera, si comprendono poco. "Universalità" vuol dire tutto e il contrario di tutto! Non si capisce a cosa si riferisca. Se facesse riferimento alle prestazioni, io penso che contrasterebbe i livelli essenziali di assistenza (LEA). Valutatelo voi!
Per quanto riguarda poi il comma 3 punto d) "gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, ove aventi sede nel territorio regionale" io non ho capito a cosa si riferisca. Tutte le altre ipotesi hanno nell'articolato riferimenti precisi, questa no! Secondo me è pericoloso, perché può aprire la strada a colpi di mano; è una specie di autorizzazione in bianco. Volete approvarlo? Approvatelo! State però legittimando anche il prossimo futuro.
Così come è ambiguo, finché il sistema non entra a regime, il punto c) del medesimo comma "altri soggetti pubblici e privati accreditati". Perché vi sono anche privati accreditati senza contratto; per esempio le case di cura. Così come al punto c) del comma 4 quando si dice che sono esclusi dai livelli di assistenza erogati a carico del SSR le tipologie di assistenza, i servizi e le prestazioni sanitarie che "non adempiono, in presenza di altre forme di assistenza, volte a soddisfare le medesime esigenze, al principio dell'economicità…" mi sembra che si riferisca chiaramente ai piccoli ospedali. E siccome ne parlate tutti quanti, sembra che gli aspetti economici prevalgano su tutto. Voi avete sostenuto, facendo battaglie campali, esattamente il contrario!
Il tempo a disposizione non mi consente di poter dire quello che devo dire, pertanto vi dico soltanto questo. Per quanto riguarda il comma 9: "Le aziende sanitarie di cui alle lettere a), b) e c) del comma 3 partecipano all'elaborazione del Piano regionale dei servizi sanitari e degli altri strumenti di programmazione da esso previsti" è troppo generico e può anch'esso essere fonte di ricorsi. Non ho il tempo materiale per proseguire quindi dichiaro che voterò a favore dell'emendamento numero 105, che penso, ieri sera stesso, sia stato accolto dalla Giunta e che ricomprende in sé il numero 104.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, ho ascoltato l'intervento dell'onorevole Cachia, che essendo un professionista della materia, pensavo mi offrisse qualche stimolo e qualche spunto ulteriore, ma non mi pare che ne siano arrivati. Anzi, mi ha aiutato a confondermi ancora di più le poche idee che avevo.
Relativamente al comma 3 dell'articolo 1 "La Regione assicura i livelli essenziali e uniformi di assistenza" ecco, io sono contrario, già in partenza! Quali livelli essenziali? La Regione deve assicurare i livelli di assistenza, non i livelli essenziali. Cioè ti salvaguardo dalla morte, ma poi per il resto, arrangiati insomma! Ma quali livelli essenziali? Noi dobbiamo garantire la salute dei cittadini, non i livelli essenziali. E' come se al paziente venisse detto: "Beh, guarda, per il momento, più che un'aspirina non ti posso dare". Poi, insomma, domani forse la morfina. Poi, dopodomani, c'è il cimitero di San Michele, perché così finisce la questione!
Quali livelli essenziali? Io dico che dobbiamo assicurare i livelli di assistenza, non i livelli essenziali! Poi, qualcuno magari dopo mi spiegherà che i livelli essenziali sono un'altra cosa; io non credo che siano un'altra cosa. Si capisce bene quello che c'è scritto. E questo è il primo argomento.
L'altro argomento, che è stato ripreso ieri da tutti gli interventi del centrosinistra, riguarda la grande innovazione del coinvolgimento degli enti locali nella programmazione della sanità o della salute. Ma vi pare d'aver inventato l'acqua calda? Debbo ribadire ciò che ho detto avanti ieri? Sono organismi che non contano e non conteranno nulla! Perché nessuno di questi organismi è in grado di proporre, programmare, controllare l'operato dei manager e di tutta la struttura sanitaria del territorio. Anche l'onorevole Uggias, che fa questa battaglia, sa benissimo di essersi scontrato, spesso e volentieri, in questa direzione.
Non abbiamo mai potuto determinare niente, nonostante la norma ci fosse anche prima. C'era infatti una norma nazionale; adesso l'Assessore ci dice che per mettere ordine bisognava recepirla. La norma esisteva già come norma nazionale. Le Conferenze d'azienda esistevano anche prima; non le avete inventate voi! Ma non ce n'è una che ha funzionato. Allora, appuriamo: queste Conferenze non hanno funzionato per incapacità degli amministratori? Benissimo, io sono il primo incapace che non ha saputo far funzionare una Conferenza d'azienda. Ma è possibile che all'improvviso, a fronte di questa legge, gli amministratori del nostro territorio diventino tutti i mammasantissima della sanità in Sardegna? E che capiscano tutti qualcosa? Non esiste assolutamente un problema di questo genere!
Quindi chi si ammanta e vuole ammantare quest'articolo 1 e tutta la legge del fatto che si stanno coinvolgendo gli enti locali, sbaglia di grosso! Perché né i Distretti e né la Conferenza d'azienda sono in grado di supportare adeguatamente i manager, le ASL, né l'identificazione delle necessità e dei bisogni, delle aspettative della gente. Alla fine, diventeranno un costo. Benché infatti coloro che partecipano alle Conferenze d'azienda non siano retribuiti (perlomeno, il presidente della provincia, i presidenti di distretto, i sindaci che partecipano, non percepiscano nessun tipo di indennità) io credo che dopo questa legge lo saranno. Insomma, qualche adeguamento bisogna anche farlo in questo senso!
Inoltre quando il Presidente della Provincia convoca una Conferenza d'azienda è vero che non è pagato, è vero che il sindaco del distretto che partecipa non percepisce un'indennità, ma per spostarsi dal suo territorio e per partecipare alla Conferenza d'azienda i costi ci sono sì o no? Certo che ci sono, e paga il comune! Ancora una volta scarichiamo costi sulle disgraziate casse degli enti comunali. Quelle disgraziate casse che oggi sono sotto l'attenzione di tutti.
Pensate alle nuove quattro Province della Sardegna per le quali il vice premier D'Alema ha già detto che sono illegittime e che non riceveranno neanche una lira. Lo ha ribadito Amato, lo ribadisce anche il presidente Soru, che dovrebbe avere il coraggio di portare in Aula, se è convinto di quello che dice un disegno di legge per abolirle. Sempre che non sia un'altra manovra delle sue, per cercare o consenso o notorietà, visto che oggi, sulla rassegna stampa nazionale, non c'è quotidiano nazionale che non abbia parlato di questa esperienza sarda, tutta sarda di quattro nuove Province, che non hanno né padre né madre, non sono riconosciute da nessuno. Addirittura, si mette in discussione anche lo stesso risultato delle elezioni regionali, indette sulla base di province che non sono riconosciute.
Ma c'è di più: non si può trasferire personale da una provincia all'altra, perché io Stato riconosco quelle quattro province, non riconosco le altre. E i dipendenti dello Stato e degli enti locali non possono essere trasferiti altrove. Insomma, in tutto questo marasma, voi pensate con l'articolo 1, ai commi 9, 10, 11, 12, di aver dato grande risalto agli enti locali? Guardate dal relatore di maggioranza al presidente della Commissione, tutti quanti hanno rimarcato questo fatto; come se volessimo vendere qualcosa agli amministratori locali. Ma possibile che, in questa legge, l'aspetto più importante sia il recepimento del comma 10?: "Gi enti locali partecipano alla programmazione regionale aziendale".
Assessore Dirindin, mai nessun ente locale ha partecipato alla programmazione regionale, mai! E ancora oggi, meno di prima! E con la legge che era in discussione in III Commissione, sulla nuova programmazione in Sardegna, ancora meno! Gli enti locali non possono partecipare, per decisione della Giunta regionale. Per decisione di questa maggioranza. Perché anche quando avremo il Piano regionale di sviluppo o il programma regionale di sviluppo, beh, io sfido chiunque a trovare una piega, una riga, nella quale si fa riferimento preciso, puntuale ed essenziale a quello che dev'essere il ruolo degli enti locali. Non c'è!
Gli enti locali vengono menzionati, a parole, però poi il coinvolgimento reale non c'è. C'è, quando si devono indicare gli otto componenti nella famigerata Consulta, allora sì! Però anziché attenersi al testo della norma, che prevedeva che se ne dovessero indicare 16 (per dare la possibilità a chi vorrà votare, in quella circostanza, i componenti la Consulta statutaria) il numero viene ridotto ad otto. Bene pertanto ha fatto, se è vero (e penso che sia vero) il presidente del Consiglio a ribadire immediatamente la necessità che il Consiglio delle autonomie indichi 16 nomi, ma questo per il momento è il testo che stiamo approvando.
Non si può vendere una cosa che sappiamo già in partenza non essere di nessuna utilità. E però, tutto questo articolo 1, a parte l'elencazione dei principi ??? del sistema e delle aziende che dovrebbero garantire la tutela della salute (la maggioranza si è fortemente sbracciata per mantenere nel testo la dizione "tutela della salute" nonostante per noi di tutela non ci sia neanche l'ombra) alla fine tutta l'attenzione viene focalizzata in a questo famoso rapporto con gli enti locali che dovrebbero essere gli ispiratori di una nuova politica sanitaria in Sardegna e nel territorio.
Cari colleghi, io questa legge l'avrei riscritta tutta; l'onorevole Oppi ha detto che avete terminato alle due del mattino e mi dispiaccio per coloro che hanno partecipato, mi dispiaccio molto; l'avrei fatto anch'io se avessi fatto parte di quella Commissione.
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.
E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, il primo comma dell'articolo 1 richiama i diritti costituzionali del cittadino per quanto riguarda la tutela della salute, voi avete ereditato due anni fa una situazione particolare, avete ereditato una sanità malata, lottizzata, impantanata nella palude della politica, e avete proclamato da subito di voler fare "piazza pulita" e soprattutto di volerlo fare subito: si parlava di un Piano sanitario già in Aula a gennaio.
Competenza e rapidità è stato in effetti il vostro motto in tema di sanità. Naturalmente per fare questo e per slegare la sanità sarda dalla politica sarda, avete chiamato esperti dalla Penisola, quindi l'assessore, il manager, direttori, consulenti e quant'altro. E questo, probabilmente, anche perché avete ritenuto che non esistessero, o mancassero in Sardegna quasi completamente quelle professionalità eccellenti che potessero essere funzionali al vostro progetto.
Ho detto "quasi", non a caso, perché effettivamente qualche sardo è stato considerato all'altezza del compito, se pur gravoso, anche se, devo lamentare che purtroppo, nella mia provincia, la provincia di Oristano, questo non è successo. Evidentemente nel mio territorio costantemente - una situazione che neanche voi siete stati in grado di cambiare - non esistono assolutamente persone in grado di assolvere un compito così gravoso, per cui i manager e tutti i dirigenti provengono da fuori provincia.
Prima del vostro arrivo, comunque - sempre per rimanere nell'ambito della mia provincia, cioè di una situazione che da medico conosco fin troppo bene - versavamo in una situazione drammatica. L'ospedale di Oristano praticamente era stato trasformato in un cantiere; anzi di più: in tanti cantieri diversi. Mancavano servizi e reparti essenziali ed è vergognoso che un ospedale in una città capoluogo di provincia rimanesse privo di questi servizi. Ad esempio non c'era un reparto di oculistica e quindi non potevamo assicurare un pronto soccorso oculistico. Cosa ancora più grave, non c'è un reparto di neurologia e quindi non possiamo garantire e assicurare un servizio di pronto soccorso neurologico.
Non esiste, e non esisteva, un reparto di emodinamica e i reparti più delicati, perché accolgono quei pazienti che purtroppo sono più sfortunati (mi riferisco alla dialisi e all'oncologia) erano sistemati in spazi di fortuna: un sottoscala e uno sgabuzzino. Vorrei sapere cosa è cambiato in questi due anni di quella situazione.
Del reparto di dialisi ha parlato già abbondantemente l'onorevole Diana, e credo che si possa dire che in due anni il problema dei pazienti dializzati non si è spostato di una virgola e anche quello del reparto di nefrologia e di dialisi. Per quanto riguarda l'oncologia invece devo dire che qualcosa è cambiato: abbiamo inaugurato da poco il nuovo reparto di oncologia, in spazi sicuramente più consoni per dei pazienti più sfortunati di altri che hanno prospettive di vita e di guarigione magari diverse da quelle di altri pazienti.
Forse ancora non si può parlare di dignità di reparto, anche perché i medici dell'oncologia non sono soltanto oncologi ma sono medici che appartengono ancora al reparto di medicina, ma soprattutto perché il reparto di oncologia difficilmente avrà possibilità di crescere e di assumere quell'importanza che è fondamentale anche per la nostra provincia, per la centralità che noi rappresentiamo nella nostra regione, perché non è inserito - l'assessore lo sa bene - fra i poli oncologici previsti dal prossimo Piano sanitario della Sardegna.
Non voglio parlare, lo hanno fatto già altri colleghi, delle file e delle interminabili liste d'attesa che esistono nel nostro territorio regionale. Lunghe ma purtroppo, devo continuare a lamentare, nemmeno omogenee in tutta l'Isola, perché io vi invito a effettuare una prova: provate a chiedere un appuntamento per una tac, per una risonanza magnetica, per una scintigrafia, o anche più semplicemente per una densitometria ossea alla ASL di Oristano e poi provate a fare la stessa richiesta invece a Cagliari e confrontatele. Vi posso garantire che i tempi sono diversi!
Il problema, purtroppo, il vero problema oggi della sanità é il problema che attanaglia la Giunta e di conseguenza anche i nostri manager: è l'assoluta prioritaria necessità di fare quadrare i conti. Ma una gestione, l'ho detto altre volte, puramente ragionieristica della sanità altro non farà che allungare maggiormente quella forbice che esiste in Sardegna tra una sanità di serie A e una sanità di serie B. Altro che referendum Onorevole Frau!
Noi purtroppo continuiamo a preoccuparci troppo del gap che esiste tra la sanità sarda e quella della Penisola e invece continuiamo a preoccuparci troppo poco delle differenze che esistono nelle diverse, e sottolineo diverse, in tutti i sensi, province della nostra Isola. Ma ciò che maggiormente mi preoccupa è che questa ansia da risparmio sembra che non coinvolga invece consulenti e organismi pletorici. Non si capisce infatti l'utilità - l'abbiamo visto anche ieri notte in Commissione - di portare, ad esempio, il collegio sindacale delle AA.SS.LL. da tre a cinque, e questo contro la stessa proposta dell'assessore Dirindin.
Presidente, sono troppi i punti che non ci convincono, perché da una parte voi porgete la mano chiedendo la nostra collaborazione, ma dall'altra - e ieri ne abbiamo avuto la dimostrazione - perdete molto del vostro tempo a spiegare le motivazioni dei no e dei rifiuti e vi rifiutate di allungare, a vostra volta, la mano per cercare di accogliere con umiltà tutte le proposte che l'opposizione ha avanzato in questi giorni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Signor Presidente, io penso che dobbiamo riconoscere che il lavoro svolto ieri in Commissione, è durato tanto soltanto perché le questioni sono state affrontate in maniera molto approfondita, molto seria da entrambe le parti. Penso che sia utile darcene atto reciprocamente. Se è successo è perché abbiamo lavorato tutti nel merito delle questioni.
Faccio solo un accenno sull'eccesso di organismi pletorici perché il problema verrà affrontato più avanti. Gli organismi pletorici sono di due tipi: un primo tipo è costituito da organismi previsti dal decreto legislativo numero 502 del 1992, quindi organismi di coordinamento del sistema sanitario, con componenti mediche e non mediche, per un governo più partecipato dall'interno (è sempre stato, infatti, contestato l'eccesso di managerialità e di guida "monarchica" delle AA.SS.LL.); un secondo tipo è costituito dagli organismi di partecipazione che provengono dalla tradizione, in base alla quale agli enti locali è data la possibilità di prendere parte alla programmazione dei servizi nel loro territorio, più che alla programmazione della spesa intesa come scelte di costo.
Quindi, bisogna dire chiaramente cos'è che non vogliamo: non vogliamo che i medici partecipino dall'interno al governo della ASL oppure non vogliamo che siano gli enti pubblici locali a partecipare? Alla fine dobbiamo decidere questo. E, insomma, su questo valutiamo se c'è una proposta precisa, perché si tratta di atti che hanno comunque conseguenze politiche.
Però gli elementi che sono presenti negli emendamenti, sono elementi seri; io dico due cose sotto questo aspetto: la prima è che è giusta l'osservazione (mossa alla Commissione nel suo insieme) che forse abbiamo sottovalutato la circostanza che gli atti aziendali non possano prevedere le modalità di governo di soggetti che stanno al di sopra degli atti aziendali stessi, e quindi, probabilmente, va valutata la modalità con la quale considerare la modifica in questa direzione, come proposto nel merito degli emendamenti. All'interno degli emendamenti proposti ci sono infatti richieste sensate; valutiamo il fatto che essendo sensate, bisogna comportarsi di conseguenza e proporre al Consiglio le relative modifiche.
Il secondo elemento che voglio cogliere, è stato esposto invece dal collega Oppi. Siccome noi vogliamo - l'abbiamo riconfermato ieri, lo dico anche al collega Vargiu - fare chiarezza sulle regole, e queste sono le regole del gioco che servono poi per operare le scelte di programmazione, se alla lettera d) del terzo comma - come faceva rilevare il collega Oppi - non è chiaro a cosa ci riferiamo quando diciamo: "gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, ove aventi sede nel territorio regionale" in sede di coordinamento del testo si può esplicitare che il riferimento è all'INRCA, l'unico Istituto nazionale di ricovero e cura a carattere scientifico che ha sede in Sardegna.
Non l'abbiamo esplicitato soltanto perché il piano del Governo è quello di cancellare questi istituti attribuendo le funzioni alle regioni che le vogliono cogliere. Allora, se in sede di coordinamento del testo, vogliamo specificare che si tratta di questo e che non c'è niente di nascosto, secondo me possiamo tranquillamente farlo. Q questo serve a chiarire che non c'è una volontà di nascondere alcunché ma di sancire chi sono i soggetti che hanno cittadinanza, in questo momento. Vorrà dire che quando non esisterà più l'INRCA quella lettera d) non avrà più nessuna funzione perché sarà stata cancellata in ragione delle decisioni assunte dalla regione Sardegna.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Ibba, relatore.
IBBA (Gruppo Misto), relatore. Sugli emendamenti numero 19 e 105 il parere è negativo; l'emendamento numero 104 si accoglie escludendo però la frase: "di concerto con il Consiglio delle Autonomie". Si accoglie altresì l'emendamento numero 56.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale sull'emendamento numero 19.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 19.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Farigu ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri Artizzu - Capelli - Cassano - Dedoni - Diana - Farigu - Floris Mario - Gallus - La Spisa - Licandro - Liori - Lombardo - Murgioni - Sanciu - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri Balia - Barracciu - Biancu - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cucca - Cugini - Davoli - Fadda - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Mattana - Meloni - Orrù - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias.
Si sono astenuti Presidente Spissu - Atzeri - Scarpa
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 53
votanti 50
astenuti 3
maggioranza 26
favorevoli 15
contrari 35
(Il Consiglio non approva).
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Sull'emendamento numero 104, la Commissione col parere conforme della Giunta propone di eliminare la frase: "di concerto con il consiglio delle autonomie". Se i presentatori dell'emendamento sono d'accordo lo metto in votazione con la modifica proposta.
CAPELLI (U.D.C.). Siamo d'accordo.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 104, lo metto in votazione, escludendo la frase: "di concerto con il Consiglio delle Autonomie". Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale dell'articolo 1.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessoredell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Ne ha facoltà.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, intervengo solo per una precisazione sul punto che è stato sollevato e sul quale è intervenuto l'onorevole Lai.
La lettera d) del comma 3 dell'articolo 1 fa riferimento agli IRCCS ove aventi sede nel territorio regionale. Ovviamente, l'unica sede di un IRCCS è l'INRCA; però, su richiesta del Ministero da anni si stanno rivalutando le sedi decentrate dell'INRCA per le quali la Regione ha già espresso interesse a mantenere le professionalità e le attività ma non una sede decentrata. Per questo è stata inserita una dizione generica che fa riferimento agli IRCCS, ma in via principale all'INRCA fino a quando avrà sede nella realtà regionale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 1.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri Balia - Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cocco - Corrias - Cucca - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Salis - Sanjust - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.
Rispondono no i consiglieri Artizzu - Diana - Farigu - Gallus - Milia - Murgioni.
Si sono astenuti:: il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 47
votanti 46
astenuti 1
maggioranza 24
favorevoli 40
contrari 6
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 56.
Ha domandato di parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Volevo soltanto ricordare che la Commissione ha segnalato che, in sede di coordinamento finale, si deve sempre inserire la dizione "servizio sanitario nazionale" e "servizio sanitario regionale" in modo da evitare i continui richiami ai testi normativi in materia.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 56. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2:
Art. 2
Aziende sanitarie locali
1. Le Aziende sanitarie locali (ASL) della Sardegna, aventi personalità giuridica di diritto pubblico, dotate di autonomia organizzativa, amministrativa, tecnica, patrimoniale, contabile e di gestione, sono le seguenti:
a) Azienda sanitaria locale n. 1 di Sassari coincidente con l'ambito territoriale della Provincia di Sassari;
b) Azienda sanitaria locale n. 2 di Olbia coincidente con l'ambito territoriale della Provincia di Olbia-Tempio;
c) Azienda sanitaria locale n. 3 di Nuoro coincidente con l'ambito territoriale della Provincia di Nuoro;
d) Azienda sanitaria locale n. 4 di Lanusei coincidente con l'ambito territoriale della Provincia dell'Ogliastra;
e) Azienda sanitaria locale n. 5 di Oristano coincidente con l'ambito territoriale della Provincia di Oristano;
f) Azienda sanitaria locale n. 6 di Sanluri coincidente con l'ambito territoriale della Provincia del Medio Campidano;
g) Azienda sanitaria locale n. 7 di Carbonia coincidente con l'ambito territoriale della Provincia di Carbonia-Iglesias;
h) Azienda sanitaria locale n. 8 di Cagliari coincidente con l'ambito territoriale della Provincia di Cagliari.)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, sull'articolo 2 non ci sono emendamenti ma non ci sono neanche sostanziali perplessità. Questo articolo, oltretutto, raccoglie, organizza, orienta meglio di come veniva fatto in passato ciò che comunque noi avevamo già definito nel contesto delle norme di una delle ultime leggi finanziarie, la penultima, nella quale avevamo fissato come starting point la data del primo gennaio del 2006. Quindi non ci sono perplessità, se non quelle che derivano dalle risposte fornite in sede di question time della Camera alla domanda su quali fossero, come e da dove dovessero arrivare, i finanziamenti per le Province sarde.
Il discorso delle Aziende sanitarie locali, è infatti un discorso legato a quello delle Province, nel senso che io credo che sia estremamente difficile, poi magari l'Assessore potrà confermarcelo o smentirlo, avendo senz'altro una maggiore competenza in campo di programmazione sanitaria, continuare a prevedere la vita di Aziende sanitarie locali che contano un numero di abitanti da organizzare pari a 60 mila.
E' ovvio che il nostro prospetto che mantiene in vita le 8 Aziende sanitarie locali in Sardegna, e che gli attribuisce ambiti territoriali coincidenti con quelli delle Province, nasce dal fatto che esistono le Province. Però, se sulla stampa compaiono notizie dalle quali si evince che da parte del Governo nazionale non si ritiene esistere nessuna possibilità, sostenuta da riscontri di tipo legislativo, di finanziare autonomamente le nuove Province regionali, se il Presidente della Regione sembra che confermi la perplessità che più o meno ha manifestato in altre circostanze, sul ruolo che le Province regionali, soprattutto alcune Province regionali, possono avere se non sono sostenute da adeguati finanziamenti nazionali (perplessità che personalmente ho sempre condiviso, e continuo a condividere anche in questa sede) allora anche l'articolazione territoriale delle Aziende sanitarie locali, sulla stessa base delle Province, probabilmente, merita una ulteriore riflessione.
E' evidente che non è questo il momento di aprire un dibattito, un contenzioso, un ragionamento, su quale debba essere l'articolazione delle Province. Sicuramente l'articolo 2 è un articolo che, allo stato attuale delle cose, non si può che approvare così come è scritto, quindi nessun emendamento che lo modifichi è stato proposto, e nessun emendamento che lo modifichi si vuole introdurre in questo momento in Aula; semplicemente, si vuole richiamare all'attenzione dell'intera Aula la discussione sul problema, che è emerso anche dalla lettura dei giornali di oggi, relativo all'articolazione provinciale, attualmente vigente in Sardegna, e all'insostenibilità di questa articolazione provinciale, sia quando essa riguardi gli enti territoriali, sia quando essa riguardi le Aziende sanitarie locali, con le sole risorse della comunità regionale sarda.
Si ha cioè la sensazione che la territorializzazione che abbiamo scelto, che il tipo di divisione che abbiamo scelto in Sardegna per i territori non sia né per la sanità, né per quanto riguarda gli enti locali, quella che meglio consenta di organizzare e distribuire le risorse economiche e le risorse finanziarie di cui la Regione dispone. Questo problema, devo dire, è stato affrontato varie volte da questa Aula, anche nel corso della passata legislatura, quando perplessità come quelle che sto avanzando io sono state avanzate più volte da più esponenti di diverse forze politiche.
Forse è giunto il momento che la Giunta ci comunichi, non soltanto attraverso la stampa ma anche direttamente in Aula, quali sono i percorsi che ritiene di dover intraprendere per quanto riguarda la divisione territoriale in Sardegna. Ciò vale per la sanità come vale per il resto, nel senso che se la Giunta regionale ritiene che si debba aprire una vertenza forte col Governo affinché finanzi le nuove istituzioni provinciali (e tale è il parere, lo abbiamo letto, dell'assessore Dadea e del sottosegretario Satta) allora è necessario che ci siano degli atti conseguenti, e ciò vuol dire che questi percorsi devono essere condivisi.
Se invece la scelta della Giunta regionale è quella di accettare il parere del Governo nazionale, cosiddetto amico, che sostiene che bisogna approvare una legge nazionale perché ci possa essere la possibilità di finanziare gli enti locali che la Regione Sardegna ha istituito con propria legge, beh credo che questo faccia nascere la necessità di un ragionamento che, comunque, questo Consiglio dovrà fare.
O la Giunta, infatti, prende atto che dovrà finanziare le nuove Province (e le Aziende sanitarie che ne ripetono l'articolazione) con risorse proprie, oppure deve assumere l'impegno di dire che non tutte le nuove Province sarde servono e che pertanto la Giunta regionale ha in mente di portare in Aula un provvedimento che comporti l'abolizione di alcune, o di tutte, le Province di nuova istituzione. E ovviamente questo provvedimento non potrebbe non riverberarsi, a quel punto, sulla organizzazione territoriale delle ASL. Quindi è importante che la Giunta su questo punto cosa ci dica qualcosa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, le ragioni del mio intervento sono strettamente legate ai contenuti che poc'anzi, nel suo intervento, ha rilanciato il collega Vargiu, perché, al contrario del collega Vargiu, sono sostenitore dell'articolazione istituzionale che di recente è stata approvata da questa Aula.
Le otto Province sarde, secondo me, devono avere pari dignità, e devono averla per una ragione molto semplice: perché questo Consiglio ha competenza specifica in questa materia, cioè l'organizzazione del sistema delle autonomie locali, ed è questa competenza che ha esercitato. Non ha invaso il campo di legislazione del Parlamento ma ha esercitato una competenza che la norma statutaria gli attribuisce a pieno titolo. Peraltro con Governi come quello precedente e questo attuale, che si sono attrezzati spesso e volentieri per promuovere ricorsi di illegittimità costituzionale su più provvedimenti, la legge istitutiva delle nuove province fa parte dell'Ordinamento regionale, è in vigore e non c'è, per quanto è a mia conoscenza, da parte del Governo l'intenzione di eccepirne l'incostituzionalità e chiederne l'annullamento alla Consulta.
Pertanto tutto il lavoro che stiamo facendo, sul piano della programmazione degli interventi di natura economica, sociale, sanitaria e occupazionale, lo stiamo facendo avendo di fronte questo quadro istituzionale, che io mi auguro nessuno si azzardi a toccare, perché incominciare e rincominciare sempre, anche prima di verificare che qualcosa funzioni o non funzioni, è uno dei difetti della nostra classe politica. Incominciare e rincominciare sempre, all'insegna del nuovismo, della modernizzazione ad ogni costo, anche quella di stampo antico, mette in crisi il sistema. Il sistema regionale sardo, invece, ha bisogno di programmare e di gestire la programmazione nel tempo, con una certa continuità, attraverso anche processi di verifica, che devono essere attivati su qualcosa che sta già funzionando non su qualcosa che ancora deve funzionare.
Il sistema istituzionale provinciale che è stato organizzato non è ancora decollato, le Province cosiddette madri hanno ancora difficoltà a trasferire una parte del personale, delle risorse e l'esercizio effettivo di quelle competenze. C'è un certo ritardo, anche colpevole, da parte della Giunta regionale ad adempiere, perché ci sono riserve, le stesse riserve a cui si appella l'onorevole Vargiu e che io non condivido. Non vorrei, comunque, che ci si presentasse in un modo e poi, invece, lungo il percorso, si andassero a realizzare obiettivi che sul piano politico, anche del consenso elettorale, non hanno raccolto segnali positivi.
Noi dobbiamo essere coerenti: le otto Province sarde sono parte integrante della battaglia politica che è stata condotta da Sardegna Insieme; non possono essere soggette ad una rivisitazione, ad una ridiscussione in questa sede. Casomai potremo verificare, una volta che il sistema delle nuove Province andrà a regime - ci vorrà tutta questa legislatura, secondo me, e anche un pezzo importante della prossima - se ci saranno modifiche migliorative da apportare che abbiano supporto anche normativo, che abbiano sostegno anche finanziario. Però il sistema deve essere realmente avviato, deve procedere e deve essere verificato sul campo una volta che sia entrato realmente a regime.
Del resto, quando sono state approvate le norme sulle Comunità montane, si è partiti dal presupposto che le Province erano otto; non possiamo adesso che abbiamo approvato le norme sulle Comunità montane rimettere in discussione le otto Province, perché se no dobbiamo modificare anche le norme sulle Comunità montane, e, a cascata, rivedere le politiche dei piccoli comuni, le politiche dei capoluoghi di una certa dimensione, quelle dell'area urbana e dell'area vasta, e chi più ne ha più ne metta. Dovremmo rivedere anche questa legge! Ma allora perché la discutiamo?
Non ci sono spazi per titubanze, non ci sono articoli di stampa, non ci sono question time o dichiarazioni di questo o quell'altro deputato, o di presidente, o vicepresidente o Ministro! Su questa linea si va avanti, in questa legislatura, per intero, perché su questa linea noi abbiamo assunto un impegno nei confronti dell'elettorato del centrosinistra e delle popolazioni di tutte le nuove otto Province sarde.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per la Giunta l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, naturalmente la Giunta non si vuole sottrarre alle sollecitazioni che sono venute dagli interventi dell'onorevole Uras e dell'onorevole Vargiu. Io mi limiterò soltanto a ribadire alcune questioni assolutamente incontrovertibili.
Le nuove Province sono state istituite con legge regionale, la legge regionale è stata sottoposta persino ad un referendum popolare, ci sono state ben due sentenze della Corte costituzionale, nel 2001 e nel 2003, che hanno ribadito la validità e la legittimità costituzionale della legge regionale, quindi penso che non ci sia necessità da parte della Regione di nessun altro atto e probabilmente non ci sarà necessità nemmeno di una legge statale per avvalorare o conferire legittimità alla nascita delle nuove Province.
Un fatto è certo: se continua questo vezzo di mettere in discussione la legittimità costituzionale delle nuove Province, se si continua a dire che le difficoltà di carattere finanziario, legate al personale... che le nuove Province si stanno rivelando in qualche modo fonte, non di unione del territorio, ma di divisioni all'interno del territorio, tutte queste considerazioni, espresse in questo modo, rischiano di avvalorare le tesi della scarsa utilità di questi nuovi enti.
Il Consiglio regionale, così come la Giunta regionale, poi, autonomamente decideranno come comportarsi, ma oggi comunque ci troviamo di fronte a delle leggi, a degli atti e a questi dobbiamo assolutamente attenerci.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare sull'articolo 2, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 3.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3:
Art. 3
Erogazione delle prestazioni sanitarie
1. L'esercizio di attività sanitarie da parte di strutture pubbliche o private è disciplinato dai principi tratti dagli articoli 8, 8 bis, 8 ter, 8 quater e 8 quinquies del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni, dalle disposizioni della presente legge e dalle disposizioni adottate dalla Giunta regionale ai sensi del comma 2.
2. La realizzazione di strutture sanitarie e l'esercizio di attività sanitarie sono subordinate alle relative autorizzazioni, ai sensi degli articoli 5 e 6. L'esercizio di attività sanitarie per conto del SSR è subordinato all'accreditamento istituzionale ai sensi dell'articolo 7. La remunerazione delle attività svolte dalle strutture e dai soggetti accreditati è subordinata alla definizione degli accordi e alla stipulazione dei rapporti contrattuali ai sensi dell'articolo 8.
3. Il rapporto di lavoro del personale medico convenzionato con il SSR è disciplinato dall'articolo 8 del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni. Le attività dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, delle farmacie pubbliche e private, nonché dei professionisti di cui al comma 2 bis dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modifiche e integrazioni, sono raccordate con le attività e le funzioni delle aziende sanitarie locali, di regola a livello distrettuale.
4. Le disposizioni della presente legge relative alle strutture, alle prestazioni e ai servizi sanitari si applicano anche alle strutture, alle prestazioni e ai servizi sociosanitari.)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 4.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 4:
Art. 4
Tutela del diritto del cittadino alla salute e al benessere
1. E' compito della Regione:
a) impartire direttive alle aziende sanitarie per l'attuazione di interventi di comunicazione, educazione e promozione della salute in collaborazione con il sistema scolastico, gli ordini professionali, l'università e con le organizzazioni di volontariato, di promozione sociale e della cooperazione sociale nonché per la partecipazione alla verifica della qualità dei servizi e delle prestazioni erogate e alla verifica dei risultati;
b) emanare linee guida per la omogenea definizione delle Carte dei servizi e sovraintendere al processo di attuazione delle stesse;
c) impartire direttive alle aziende sanitarie per l'attuazione del consenso informato e per assicurare ai cittadini l'esercizio della libera scelta nell'accesso alle strutture sanitarie ed al luogo di cura;
d) emanare linee guida per la realizzazione uniforme degli uffici di relazioni con il pubblico, di uffici di pubblica tutela e di punti di accesso unitario ai servizi sanitari, nei presidi ospedalieri e a livello distrettuale;
e) impartire direttive alle aziende sanitarie per l'attuazione, anche sperimentale, di interventi, stili e pratiche operative, formazione delle professionalità, finalizzati alla umanizzazione delle cure ed alla costruzione del benessere del cittadino malato attraverso le varie componenti del sistema sanitario: le professionalità tecnico-scientifiche, l'interazione tra le diverse professionalità, l'organizzazione del lavoro, le strutture e il coinvolgimento delle organizzazioni del volontariato e di promozione sociale.
2. Nelle aziende sanitarie sono istituiti:
a) un ufficio di pubblica tutela, retto da persona qualificata, non dipendente del Servizio sanitario regionale; la funzione di responsabile dell'Ufficio di pubblica tutela (UPT) ha natura di servizio onorario;
b) un ufficio di relazioni con il pubblico affidato a personale dipendente;
c) punti di accesso unitario dei servizi sanitari (PASS) in ogni presidio ospedaliero, e in ogni distretto, composti da responsabili del percorso clinico, in diretta relazione con i medici di medicina generale.)
PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare sull'articolo 4, lo metto in votazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 4.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Cachia - Cerina - Cocco - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Masia - Meloni - Orrù - Pinna - Pittalis - Porcu - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.
Rispondono no i consiglieri: Cassano
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Capelli
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 37
votanti 35
astenuti 2
favorevoli 34
contrari 1
PRESIDENTE. Constatata la mancanza del numero legale, sospendo la seduta per trenta minuti. Comunico che i lavori di questa mattina andranno avanti fino alle ore 14.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 37, viene ripresa alle ore 13 e 13.)
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
PRESIDENTE. Onorevole Capelli conferma la richiesta di voto elettronico?
CAPELLI (U.D.C.). Sì.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 4.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Corrias - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Frau - Giagu - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pinna - Pittalis - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Secci - Soru - Uggias - Uras.
Risponde no: La Presidente Lombardo.
Si sono astenuti i consiglieri: Capelli - Pisano.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 38
votanti 36
astenuti 2
favorevoli 35
contrari 1
PRESIDENTE. Constatata la mancanza del numero legale, comunico che i lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 15
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