Seduta n.52 del 14/04/2000
Seduta Lii
Venerdì 14 Aprile 2000
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Spissu
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 10 e 34.
LODDO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di giovedì 9 marzo 2000, che è approvato.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per 10 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 35, è ripresa alle ore 10 e 52.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
Presidente. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:
dal consigliere SANNA Giacomo: "Ripristino dei confini storici dei comuni". (64)
(Pervenuta il 4 aprile 2000 ed assegnata alla prima Commissione.)
dai consiglieri DORE - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - LODDO - MANCA - MASIA - MORITTU - PINNA - PUSCEDDU - SANNA Giacomo - SCANO - SELIS - VASSALLO: "Istituzione dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente". (65)
(Pervenuta il 5 aprile 2000 ed assegnata alla quinta Commissione.)
dai consiglieri FANTOLA - COSSA - CASSANO - DEMONTIS: "La riforma della disciplina regionale della difesa del suolo e gestione delle risorse idriche". (66)
(Pervenuta il 6 aprile 2000 ed assegnata alla quarta Commissione.)
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione COSSA sulla chiusura al traffico della strada pedemontana nel tratto Sestu-Assemini. (93)
(Risposta scritta in data 4 aprile 2000.)
"Interrogazione CALLEDDA - MARROCU - PINNA sui lavori di risanamento della diga di "Medau Zirimilis". (105)
(Risposta scritta in data 4 aprile 2000.)
"Interrogazione ORRU' - MARROCU - ORTU sulle inadempienze inerenti la cessione di beni immobili connessi ad attività minerarie". (126)
(Risposta scritta in data 4 aprile 2000.)
"Interrogazione FRAU sulla messa in liquidazione della società SARFOR". (18)
(Risposta scritta in data 6 aprile 2000.)
"Interrogazione AMADU sulla possibilità di estendere l'attività venatoria al mese di febbraio". (60)
(Risposta scritta in data 6 aprile 2000.)
"Interrogazione FRAU sulla situazione all'Ersat". (62)
(Risposta scritta in data 6 aprile 2000.)
"Interrogazione VASSALLO su cessione terreni foresta di Burgos al Servizio Azienda Foreste Demaniali di Sassari". (91)
(Risposta scritta in data 6 aprile 2000.)
"Interrogazione FRAU sul cantiere forestale di Porto Conte (Alghero)". (113)
(Risposta scritta in data 6 aprile 2000.)
"Interrogazione LA SPISA sulla metanizzazione". (125)
(Risposta scritta in data 6 aprile 2000.)
"Interrogazione FRAU sul distaccamento dei vigili del fuoco ad Alghero". (112)
(Risposta scritta in data 11 aprile 2000.)
Discussione del disegno di legge: "Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4. recante: 'Riassetto generale delle province e procedure ordinarie per l'istituzione di nuove province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali'" (46/A)
Presidente. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 46. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Nuvoli, relatore.
NUVOLI (F.I.-Sardegna), relatore. Signor Presidente e onorevoli colleghi, credo che la seduta di questa mattina debba essere un'occasione fondamentale, soprattutto per fare chiarezza su un tema che troppo spesso e troppo a lungo ha diviso e appassionato non soltanto questo Consiglio regionale, anche nel corso di precedenti legislature, ma direi soprattutto le popolazioni e gli amministratori dei territori interessati a questo disegno di legge che punta ad istituire nuove province in Sardegna. A me pare che sia giunto il momento di assumere decisioni definitive, anche se ci fossero differenze nelle posizioni fin qui espresse, rispetto alle quali io credo che sia legittimo, per ogni consigliere regionale, nella sua autonomia e nella sua sovranità, esprimere ulteriori valutazioni. Questa è l'occasione per questo Consiglio regionale, di attuare la finalità preminente che la legge numero 4, che prevede la possibilità di istituire nuove province in Sardegna contiene, e cioè il riordino istituzionale del territorio dell'Isola.
La commissione che io presiedo e che mi ha indicato come relatore, all'unanimità ha licenziato il testo della legge, non senza polemiche, non senza un confronto spesso vivace, per taluni passaggi anche aspro. Però credo che la Commissione abbia lavorato seriamente, e credo soprattutto che il risultato cui è pervenuta rappresenti non tanto un punto di equilibrio, perché credo che nell'esame delle norme giuridiche, nell'esame di un tema così importante, non tanto per questo Consiglio regionale, quanto per le popolazioni della Sardegna, ci si debba basare soprattutto sull'esame oggettivo del quadro legislativo nel quale ci si muove avendo come punto di riferimento il bene preminente, in questo caso, delle popolazioni interessate all'istituzione di nuove province. Ecco quindi che questa premessa serve per dire che la Commissione, attraverso tutte le forze politiche presenti in essa, ha raggiunto un punto di incontro che rappresenta comunque una valutazione seria da un punto di vista normativo e giuridico. E partendo da questa sottolineatura non posso che invitare questo Consiglio regionale ad approvare il testo della legge esitato dalla Commissione così com'è. Io credo, e lo ripeto, che ogni consigliere regionale abbia la facoltà di presentare emendamenti, ogni consigliere regionale abbia legittimamente la facoltà di fare apprezzamenti su tutto quello che le Commissioni competenti hanno licenziato, ma credo ugualmente che ciascun consigliere regionale si debba richiamare a un minimo di obiettività e di serietà. Sono convintissimo che in questo Consiglio regionale la serietà e l'obiettività siano prevalenti e debbano essere prevalenti rispetto alle istanze di divisione e rispetto agli atteggiamenti demagogici che purtroppo possono anche essere presenti.
Dico subito che la Commissione nell'esame del quadro normativo lo ha interpretato estensivamente, nel senso di assecondare la volontà espressa dalle popolazioni e dalle amministrazioni locali interessate all'istituzione delle nuove province. Badate che nessuno ha pensato di fare demagogia, nessuno ha pensato di fare figli e figliastri nell'ambito di questa valutazione. Quindi si è usato un criterio estensivo nell'interpretazione delle norme. La stessa Giunta regionale mi pare abbia manifestato buona volontà presentando un disegno di legge che, in qualche modo, consente a quei territori che sono giuridicamente pronti, di essere elevati al rango di province, e non per questo si è voluto escludere dalla stessa possibilità altri territori che alla Commissione è sembrato non fossero pronti giuridicamente.
Non vorrei che qualcuno pensasse che in questo Consiglio regionale - salvo naturalmente accollarsene le responsabilità - si possa procedere con un'interpretazione ulteriormente estensiva del quadro normativo di riferimento, sarebbe veramente questa la strada peggiore per dare risposte non tanto a questo Consiglio regionale, ma direi soprattutto alle popolazioni che stanno al di fuori di quest'aula e di questo palazzo e che attendono pronunciamenti seri da parte di quest'Aula.
Io inviterei tutti a procedere in modo spedito e celere, senza perdersi in inutili polemiche. Credo che abbiamo già tutti quanti abbondantemente polemizzato, credo che già tutti abbiamo espresso abbondantemente i nostri punti di vista, e allora l'invito che faccio a tutte le forze politiche è che si pervenga ad un risultato unitario fondato sulla serietà, e il risultato unitario fondato sulla serietà, dal mio punto di vista, è che questo disegno di legge esitato della Commissione sia approvato nel testo proposto all'Aula.
Voglio dire anche che l'esame del provvedimento in discussione questa mattina, concluso il 16 febbraio 2000, in seduta pubblica, è stato preceduto dalle audizioni dei comitati promotori delle nuove province dell'Ogliastra, di Olbia-Tempio, del Sulcis-Iglesiente e del Medio Campidano e dei rappresentanti dell'amministrazione comunale di Ozieri, delle cui ragioni ed aspettative, tutte ampiamente motivate e meritevoli comunque della massima attenzione, la Commissione ha ritenuto doveroso farsi carico integrando il testo del disegno di legge presentato dalla Giunta regionale e contestualmente approvando due apposite risoluzioni.
Per quanto riguarda le nuove province di Olbia-Tempio e dell'Ogliastra, in considerazione del larghissimo consenso espresso per la loro costituzione dai Consigli comunali dei territori interessati, si è ritenuto possibile procedere direttamente alla loro istituzione e, in tal senso, sono stati approvati all'unanimità dalla Commissione due distinti articoli aggiuntivi.
Per quanto riguarda i territori del Sulcis-Iglesiente e del Medio Campidano, poiché i contrasti tuttora esistenti al loro interno circa l'istituzione e la delimitazione delle nuove province rendono necessario svolgere la consultazione delle popolazioni interessate, prevista dalla legge regionale numero 4 del 1997, si è invitata la Giunta, con un'apposita risoluzione approvata anch'essa all'unanimità, ad indire in tempi brevi i referendum previsti dalla richiamata legge regionale, in modo che, se il pronunciamento fosse favorevole, si dia immediatamente corso all'istituzione di queste altre province.
L'istituzione delle province di Olbia-Tempio e dell'Ogliastra costituisce, qualora quest'Aula lo volesse, un momento esaltante della storia dell'autonomia, e di questo voglio ringraziare tutte le forze politiche che vi hanno concorso. Ma, per quanto il provvedimento sia stato approvato all'unanimità in Commissione, invito anche a dimenticare e ad accantonare tutti quei motivi di polemica che sono stati alla base di questa decisione unanime della Commissione. Credo, tra l'altro, che l'istituzione delle province di Olbia-Tempio e dell'Ogliastra possa essere un viatico anche per l'istituzione delle altre province, quelle del Medio Campidano e del Sulcis-Iglesiente.
Voglio fare anche qualche considerazione, e cioè che non possiamo assolutamente procrastinare ulteriormente la soluzione dei problemi, e in questo senso è indispensabile che in questa tornata di lavori, possibilmente nella seduta odierna, si possa arrivare ad una decisione definitiva, comunque a una decisione sostanziale perché in tutti i casi bisognerà ritornare, quand'anche quest'Aula dovesse decidere di istituire questa mattina le nuove province di Olbia-Tempio e dell'Ogliastra, sull'argomento, perché bisognerà pur dire come, da un punto di vista pratico, queste province dovranno nascere, bisognerà pur dire chi è deputato a procedere alla suddivisione dei collegi elettorali, bisognerà pur dire tutte quelle cose che sono assolutamente indispensabili per dare gambe ad un progetto che mi auguro posso essere licenziato questa mattina da quest'Aula.
Quest'Aula non può assolutamente fermarsi davanti alla possibilità che questa legge (io ritengo che non ci sia questa possibilità o che sia una possibilità remota visti i precedenti) possa essere inficiata in qualche modo, che questa legge in buona sostanza possa essere rinviata. Credo che questo sia non tanto il momento del coraggio, quanto il momento del dovere. Il dovere è di corrispondere alle attese e alle aspettative delle popolazioni interessate e, in questo senso, invito tutte le forze politiche a dare una risposta entro oggi, una risposta possibilmente positiva, una risposta possibilmente unitaria.
Presidente. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signori presidenti, signori consiglieri regionali, scusate se vi chiamo signori e non "vigliacchi".
(Interruzione)
Come ben sai è mio buon costume dire e spiegarmi, come sai tu e sanno gli altri.
Abbiamo ascoltato testé un appello accorato perché si voti, perché si voti subito e perché i consiglieri regionali, così è stato detto, ciò facciano esercitando un minimo di obiettività e di serietà. Credo che faremmo male ad accontentarci di un minimo, credo invece che dobbiamo seriamente discutere, obiettivamente discutere, obiettivamente e seriamente votare, esercitando al massimo la nostra responsabilità, oltre che la nostra capacità critica.
Il collega relatore del disegno di legge ricorda molto Luigi XIV, il quale diceva ai funzionari ed ai generali: "Abbiate senso dello Stato", però aggiungeva: "L'Etat c'est moi". "Abbiate il senso dello Stato ma lo Stato sono io".
(Interruzione)
Non si può qui dire, e così entriamo direttamente in argomento: "Siamo seri e però la serietà ve la propongo io, la serietà sono io". Noi dobbiamo essere seri, responsabili, consci della funzione di regolazione primaria legislativa che ha il Consiglio regionale della Sardegna nei confronti dell'intera Regione, nei confronti dell'intero popolo sardo, di tutte le sue componenti, di tutte le sue culture e di tutti i suoi territori. Questo non sarebbe un Consiglio regionale della Sardegna se ciò non facesse, sarebbe un Consiglio regionale della Sardegna che abdica alla sua funzione, e se abdica alla sua funzione ognuno di quelli che intendono farlo se ne torni a casa.
E' stato detto ed è stato scritto che questo sarebbe il giorno della verità, io credo che sia vero, questo è un giorno della verità così come, per quanto ci riguarda, e intendo per quanto riguarda me personalmente e i miei colleghi del Gruppo della Rifondazione Comunista, per noi era anche giorno della verità ieri e sarà anche giorno della verità domani. Non c'è un giorno della verità e tutti gli altri delle bugie. E perché sia chiaro ancora in premessa qual è la nostra opinione, quella del Gruppo della Rifondazione Comunista, voglio dire subito con chiarezza rispondendo sì e no, e non mai "ni", almeno a due domande. A chi ci ha chiesto, ci chiede e ci chiederà se siamo o no favorevoli all'istituzione delle nuove province noi potremmo dire che abbiamo già risposto, però rispondiamo ancora e diciamo sì alle nuove province della Gallura, dell'Ogliastra, del Sulcis - Iglesiente e del Medio Campidano, alle nuove province ipotizzate in Sardegna da una legge della Regione e solennemente previste e sancite in uno schema di assetto generale di riordino istituzionale votato da questo Consiglio regionale e pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione. A chi ci chiedesse, perché nessuno ce l'ha finora chiesto, se noi Rifondazione Comunista chiederemmo o no il ricorso alla votazione per scrutinio segreto, noi rispondiamo no, perché non abbiamo mai pensato, e quindi mai chiesto, sino a questo momento, di ricorrere al voto segreto per decisioni che devono essere responsabili e trasparenti, quindi chi ha detto il contrario, dovunque l'abbia detto, risponda di quello che ha detto e dei veleni che ha tentato di propagare.
Chiariti questi due punti o punticini preliminari, vorrei dire qualcosa nel merito. Questo è un giorno della verità così come lo sono tutti gli altri giorni, della verità e di tutte le verità, e invece questo Consiglio regionale è riunito oggi in via straordinaria in seduta così solenne, che credo che Sa die de sa Sardinia, che ci apprestiamo fra qualche giorno a commemorare e a celebrare, purtroppo non avrà tale solennità, di presenza di istituzioni, di sindaci e di rappresentanti di forze sociali. Diciamo invece che questo è uno dei giorni importanti per la Sardegna, ma sarà importante se non sarà sprecato in inutili polemiche o polemichette e in giochi o giochini.
Parto da quella che potrebbe essere definita la sagra delle bugie, o se volete degli inganni, che in questo ultimo periodo si è tentato di perpetrare. L'ultima bugia in ordine di tempo è proprio quella relativa alla convocazione di questa seduta del Consiglio regionale. Io ho ricevuto unitamente a tutti i Presidenti di Gruppo del Consiglio regionale, il giorno 8 di questo mese, sabato, una convocazione di Conferenza straordinaria dei Presidenti di Gruppo sull'assunto che vi sarebbe stata una richiesta di 35 consiglieri regionali. Questa notizia è stata non solo diramata all'esterno, ma utilizzata al fine di promuovere una procedura istituzionale per la convocazione di questa riunione oggi, che partiva ovviamente dalla convocazione della Conferenza dei Capigruppo, e quel fatto non era vero, era una bugia, era un inganno. Non c'era nessun documento che recasse la richiesta di 35 consiglieri regionali, ma poco importa se fossero stati 34, a fini formali poco sarebbe importato anche se fossero stati 20 perché sono un quarto del Consiglio regionale come prevede il Regolamento, e invece sabato 8, quando si è dato avvio a questa procedura di convocazione straordinaria del Consiglio, le firme erano 19, erano al di sotto del minimo regolamentare per attivare questa procedura, come è certificato dagli Uffici del Consiglio regionale, e gli Uffici del Consiglio regionale però non hanno certificato al Presidente del Consiglio che non poteva attivare, sabato 8, quella procedura perché la ventesima firma è stata acquisita solamente lunedì 10, come avete formalmente riconosciuto dopo avere accertato i fatti.
Non voglio dire che ci sia stata costrizione in tutta questa vicenda, certamente c'è stata un'attività che si può definire induzione; voi sapete che cosa è l'induzione, cioè un'attività, per cui facendo figurare 35 nomi nel frontespizio, chi si fosse sottratto poi ad apporre la firma o a telefonare dicendo che era disponibile a che qualcun altro apponesse la firma, poteva sentirsi nell'ambito della maggioranza scoperto, in difficoltà; nonostante sia stata esercitata questa attività, le firme si sono fermate a 21, anche conclusivamente non sono 35, ma quando si è attivata la procedura per la richiesta di convocazione straordinaria, le firme erano 19, quindi quella procedura non poteva essere attivata e mi chiedo, chiediamoci, perché mai si sia voluta operare questa forzatura.
La seconda bugia che è circolata- e che noi qui dobbiamo rappresentare perché fa parte di un clima, di una sorta di atmosfera che si vuole creare per cui parrebbe che qualcuno si senta chissà come condizionato, che non sia capace di esercitare le sue funzioni, di intendere serenamente e di volere seriamente- è che si è parlato e si scrive ancora di accordi segreti, di assi trasversali, di accordo di una lobby Sassari-Cagliari, di una congiura contro la Gallura, fa pure rima. Ma dove è quest'asse? Io della Sassari-Cagliari conosco solo la gloriosa corsa ciclistica, che auspico quanto prima possa essere ripetuta e torni ai fasti di un tempo, non conosco nessun'altra Sassari-Cagliari, noi non conosciamo nessun altro asse Sassari-Cagliari, conosciamo anche la Carlo Felice e la percorriamo, eppure ci sarebbe quest'asse, ci sarebbe l'intenzione di beffare la Gallura, ci sarebbe un intendimento recondito di dire una cosa e di farne un'altra e via cianciando. Serve a chi e a che cosa alimentare un clima ed un'atmosfera di questo genere? Per condizionare qualcuno? Io spero di no; ma se qualcuno qua dentro fosse condizionabile non sarò io e non saremmo noi di questa parte politica.
Ma, c'è una terza bugia, un terzo inganno che è ancora più grande di tutti questi, ed è quello relativo al significato e al valore del testo di legge che il Consiglio regionale dovrebbe discutere e approvare Si è detto e si continua a dire che questa legge, (questa leggina com'è stato prima ricordato da altri, ma non esistono leggi grandi o leggi piccole) è una legge che istituirebbe oggi le due province che si invocano. Io responsabilmente devo dire nella mia qualità di legislatore in questa Assemblea, che ciò non è vero; se questo Consiglio regionale approva questa legge si fa comunque un passo avanti, c'è una conferma e un rafforzamento di una volontà politica che formalmente e solennemente questo Consiglio regionale ancora una volta sancisce, però con questa legge non è istituita nessuna nuova provincia, perché per istituire una nuova provincia bisogna che si abbia un corredo normativo che consenta ad un nuovo livello istituzionale di esistere e di funzionare. E io chiedo dove è questo corredo normativo che disciplina la costituzione degli organi, la dotazione dei mezzi, che non entri in rotta di collisione e, quindi, non contrasti con tutto il sistema costituzionale, statutario e normativo della nostra Regione, perché della legge numero 4 del '97 si deroga un passaggio procedimentale, ma non la si elimina, non la state abrogando, per cui riman in vigore l'articolo 1 , che indica le finalità della legge, l'articolo 2 che detta i criteri generali del riassetto istituzionale della Regione, quindi, è chiaro che è condizione, è guida, è cornice e vincola ogni atto legislativo che si voglia assumere in materia; tale norma attribuisce alle nuove province la funzione di unico ente intermedio nella nostra Regione. Ma come si fa ad attuarlo, se nel contempo la Giunta non presenta un disegno di legge che possa essere esaminato dal Consiglio che elimini funzioni di livello intermedio tra i Comuni e la Regione esercitate da altri enti, se non si disciplina cioè la stessa funzione delle Comunità montane che hanno competenze che oggi debbono essere trasferite alle province! Nessuno abolisce e sta abolendo l'articolo 4 delle legge, che parla comunque di schema di nuovo assetto provinciale che deve essere approvato dal Consiglio regionale, cosa che il Consiglio regionale ha già fatto trasmettendolo alle autonomie locali perché attivino un procedimento, e le autonomie locali hanno attivato tutte questo procedimento, in tutti i territori della Sardegna: in Gallura, in Ogliastra, nel Sulcis Iglesiente, nel Medio Campidano. Sotto il profilo procedimentale quindi, non è vero che ci sarebbe un adempimento da una parte e un inadempimento dall'altra, perché la legge 4 prevede l'attivazione del procedimento istitutivo delle province attribuendone l'iniziativa ai comuni, a tutti i comuni della Sardegna, nel pieno rispetto dell'autonomia locale, e ne riconosce la validità qualora provenga dalla maggioranza dei comuni a cui corrisponda la maggioranza della popolazione insediata, e tutti e quattro i territori presi in considerazione sono all'interno di questi requisiti. Chi ha diritto qua dentro di prendere un pezzo di Sardegna e dire: "Sì hai fatto quello che dovevi fare e ti derogo" e di dire agli altri: "Sì anche tu hai fatto quello che dovevi fare e ti inchiodo."? Chi ha diritto qua dentro di esprimere una opinione o peggio un voto di questa natura? Ditemi dov'è scritto, in quale articolo, in quale comma, in quale alinea della legge che regola il procedimento per l'istituzione delle nuove province, la legge 4 del 1997, ditemi dove è scritto che i territori del Sulcis Iglesiente e del Medio Campidano non hanno attivato le procedure istitutive delle nuove province, non hanno esercitato l'autonomia nei termini e con le modalità che la legge prevede per cui contestualmente, come dice la legge, non si possa procedere ad un atto deliberativo ordinato per tutta la Regione?
Dice il relatore della Commissione: "Sembrerebbe alla Commissione che giuridicamente i territori del Sulcis e del medio Campidano non fossero in regola", ma può una Commissione consiliare, può un relatore di una Commissione consiliare che istruisce gli atti dell'Assemblea legislativa, fondare una proposta di legge su un "sembrerebbe"? Certo, a chi è sembrato di dover tirare fuori la fune per impiccare i giudici di Milano, a chi è sembrato di poter buttare fuori dalla finestra il ritratto del Capo dello Stato, del Presidente della Repubblica, può sembrare anche di poter prendere a calcioni, come leggiamo dai giornali, chi presiede questa assemblea legislativa, e a schiaffoni pure, quindi a costoro può anche sembrare eventualmente che i comuni, le autonomie locali che hanno proceduto regolarmente e tempestivamente ai loro adempimenti non lo abbiano fatto, ma a chi ha funzioni di legislatore, a ognuno di noi, a chi ha responsabilità, non dico massima ma anche minima, tutto ciò non può essere, ovviamente, consentito.
Quindi, conclusivamente, per questa esposizione di carattere generale, poi avremo modo di tornare nel merito dei problemi nel corso della discussione dei singoli articoli, ed anche in un ordine del giorno di carattere generale che dia una configurazione politica degna e seria a questo passaggio necessario che il Consiglio regionale deve compiere oggi, a me pare di dover dire, anzi sono convinto, lo dico, lo sottolineo, che la responsabilità maggiore in tutta questa vicenda, le responsabilità dei ritardi e dei disordini che ne sono derivati e che potrebbero ancora derivarne, sono della maggioranza politica e soprattutto della Giunta regionale. Perché la Giunta regionale, il Governo di questa Regione aveva un atto deliberativo del Consiglio, che è lo schema generale di riassetto approvato il 30 di marzo del 1999, ed aveva tre mesi di tempo, non tre anni, tre mesi da quando ovviamente è entrata in carica, perché dopo il 30 marzo ci sono state le elezioni e poi la lunga crisi, per dare attuazione alla legge. Cosa doveva fare la Giunta secondo la disciplina dettata dalla legge?
Doveva, una volta che tutti i comuni della Sardegna avevano compiuto gli atti che liberamente e autonomamente ritenevano di compiere ( cioè dire: "Sì, aderisco allo schema, oppure: "Sì aderisco allo schema ma mi differenzio così") raccogliere queste indicazioni dei comuni e entro tre mesi proporre al Consiglio uno schema definitivo che consentisse l'istituzione di tutte le nuove province, per le quali si fosse attivata la procedura e in questo caso tutte e quattro, perché si erano attivate in tutte e quattro le procedure.
Invece di fare quello che dice la legge, la Giunta regionale, o meglio non la Giunta, un pezzo di Giunta, l'Assessore del bilancio, con Biancareddu, si riuniscono nello studio dell'Assessore degli enti locali, fanno una conferenza stampa e dicono: "Anziché attuare la legge della Regione e i deliberati del Consiglio, noi proporremo una norma di deroga, di anticipazione, di sviamento, per cui in due territori si facciano le province e negli altri si vedrà". Questo non è possibile farlo; la Giunta è il Governo della Regione ed è obbligata a rispettare le leggi e i deliberati del Consiglio e doveva porre in essere gli adempimenti successivi ai pronunciamenti legittimi dei comuni, di tutti i comuni, per tutta la Regione. Non doveva pensare a deroghe e a corsie preferenziali, doveva attivare, snellire, accelerare, un processo per raggiungere un obiettivo di riordino istituzionale, di ordinamento autonomistico, non di disordine e di divisione e di contrapposizione per tutta la Regione! Ma che c'entrava Biancareddu in quella riunione di cui è stata data notizia dagli organi di informazione? Perché questa legge è nata da una conferenza stampa prima ancora che la Giunta potesse essere investita della questione, una conferenza stampa di due Assessori ai quali si è aggiunto Biancareddu, che è anche Questore e quindi dovrebbe essere particolarmente versato in materia di ordine interno. Questa cosa è nata male, e io spero che non finisca, non dico peggio, ma che non finisca male. Io spero invece che pur nata male questa cosa possa finire bene, debba finire bene. Che il Consiglio regionale discuta, ragioni, attui correttamente le leggi che si è dato, istituisca le province all'interno delle regole e non delle deroghe e dia quella dignità, quella possibilità di migliore rappresentanza delle popolazioni, di miglior funzionamento delle istituzioni, dando buon esito a quel lavoro che abbiamo fatto e al quale tutti ci siamo applicati, chi più chi meno. Io potrei dire: "Ma che cosa volete?" Ma lo schema istituivo delle nuove province l'ho presentato io al Consiglio da assessore degli enti locali!" Ma che importanza ha? Io non ero una persona, non ero neppure una sola parte politica, era un atto dovuto per legge, per poter istituire le nuove province, l'ha approvato il Consiglio regionale su proposta di una Giunta e di una maggioranza di centro sinistra, lo schema per istituire le nuove quattro province in questo Consiglio l'ha presentato la maggioranza e la Giunta di centro sinistra nella quale io ero assessore degli enti locali.
Chi può dire, chi può mettere in dubbio che sia favorevole a una soluzione che è stata proposta proprio da quella Giunta, da quella maggioranza, anzi da quella stessa persona che oggi è consigliere ed allora era assessore della Regione!.
NUVOLI (F.I.-Sardegna). Ha già parlato per molto tempo.
PRESIDENTE. Onorevole Nuvoli, i tempi li decide il Presidente; se ho concesso qualche minuto, evidentemente ho le mie ragioni. La prego di stare calmo, lei ha parlato ha esposto la relazione senza interruzioni.
COGODI (R.C.). In quanto a vergogne, a parte che non penso che per dieci minuti tu abbia pronte dieci scudisciate, perché quelle le riservi a Spissu.
Per questa fase, credo che sia sufficiente. Ho detto che è necessario attivare una discussione, un confronto serio, per arrivare quanto prima anche a una decisione che sia seria, che sia ponderata e soprattutto che sia davvero risolutiva e che non sia una fictio iuris ma soprattutto che, ancora una volta, non rappresenti un inganno politico, inganno su cui questa vicenda finora è stata incanalata, in gran parte per responsabilità della maggioranza e della Giunta regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne la facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). Vorrei intervenire molto brevemente all'inizio di questa discussione che si annuncia sicuramente importante e probabilmente anche non facile, come tutti sappiamo, per sottolineare alcune questioni di fondo che mi sembrano importanti. La decisione che oggi il Consiglio è chiamato ad assumere, non è una decisione presa con una forzatura di regole; è evidentemente una decisione che siamo chiamati a prendere sotto la spinta di condizionamenti politici che sono del tutto legittimi; è perfettamente legittimo che su questioni di questa rilevanza ci siano i condizionamenti delle popolazioni e dei loro rappresentanti, così come dobbiamo tenere presente che la decisione non può prescindere dai condizionamenti di natura giuridica, costituzionale e però soprattutto politica. Per sgombrare il campo da qualunque equivoco, ciascuno di noi è chiamato ad assumersi la responsabilità delle decisioni politiche in sede legislativa nel momento in cui le condizioni storiche ci chiamano a prenderle, anche a due giorni da una consultazione elettorale, e questo non può e non dovrebbe, a mio giudizio, scandalizzare nessuno. Dobbiamo ovviamente assumere questa decisione sapendo che questo è il luogo in cui queste pressioni, queste spinte debbono essere giudicate politicamente, devono essere affrontate in maniera il più possibile oggettiva, nel rispetto di tutte le norme, nel rispetto soprattutto di una logica politica che sia coerente, giustificabile, ragionevole davanti all'opinione pubblica. Per questo mi sembra si debbano sottolineare due cose: innanzitutto che oggi noi siamo chiamati a discutere sulla procedura per l'istituzione delle province, avendo ancora ben chiaro tutti, in questo Consiglio e fuori da quest'Aula, che l'istituzione provinciale non ha ancora un ruolo ben definito e che quest'Aula dovrà essere necessariamente chiamata invece a decidere sul potenziamento delle funzioni e dei poteri da attribuire all'ente intermedio.
Per chi ha fatto l'esperienza amministrativa a livello provinciale, credo che sia evidente il senso di frustrazione di fronte alle istanze che vengono dai propri territori per il fatto che molte delle funzioni previste da altre leggi non sono state trasferite alle province, all'ente intermedio; mentre d'altro canto è anche vero che in questi ultimi anni la provincia ha assunto di fatto un ruolo che sta diventando sempre più forte, in particolare nella materia della programmazione economica. E` su questo che occorre riflettere, cioè occorre fermarsi ed arrivare al più presto a decisioni concrete, che trasferiscano a tali enti reali poteri, sia nell'ambito della programmazione economica sia nell'ambito delle altre materie che sono conseguenti alla programmazione economica. Questa è la cosa fondamentale che non dobbiamo dimenticare.
Il secondo aspetto - e sto per concludere - è che la decisione di oggi, se cioè approvare il disegno di legge presentato dalla Giunta e poi esitato dalla Commissione, riguarda la scelta di modificare le procedure stabilite nella legge numero 4 per alcuni territori e non per altri, perché questo è in sintesi il problema, sia dal punto di vista giuridico che politico. Non si può cioè dimenticare che il disegno di legge, attualmente in esame, propone delle modifiche alle procedure stabilite nella legge numero 4, e che quindi, se è vero che alcuni territori sono in una fase più avanzata nell'iter procedurale che dovrebbe portare all'istituzione della loro provincia, è anche vero che, dal punto di vista giuridico, nessuno di questi territori ha al cento per cento le carte in regola per quanto attiene il rispetto della legge numero 4.
Occorre cioè chiarire che noi non abbiamo un vincolo giuridico per cui oggi dobbiamo decidere in un modo o nell'altro, prescindendo da valutazioni politiche. Vorrei che fosse chiaro veramente a tutti noi che l'unico vincolo che abbiamo è un vincolo politico e che dobbiamo fare oggi, intelligentemente e ragionevolmente, una scelta politica. Se cioè dare l'avvio ad una legge che istituisce soltanto due province oppure istituire anche le altre due nuove province, così come la legge numero 4 prevede, disponendo che il procedimento avvenga contestualmente, e dobbiamo preliminarmente capire se questo viola o no principi che possono rendere vano il nostro tentativo di oggi, cioè che possano portare a un rinvio della legge in sede di controllo da parte del Governo.
Io credo, per quanto posso aver capito, che non abbiamo vincoli di questo genere, che dobbiamo semplicemente fare una valutazione politica; sta all'intelligenza, al senso di responsabilità di tutti oggi, arrivare a una decisione che rispetti tutte le esigenze, possibilmente di tutti i territori, valutando la possibilità e la concreta necessità che comunque l'istituzione provinciale si riappropri di quei poteri e di quelle funzioni che la riforma delle autonomie locali ha voluto assegnare a essa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi consiglieri, come diceva il collega La Spisa, il tema all'esame del Consiglio stamane non è un tema facile; non è un tema facile perché sulle province da sempre si è posta un'attenzione particolare non soltanto delle istituzioni, ma anche delle comunità ed è evidente anche che oggi siamo costretti ad esaminare il tema della costituzione di nuove province, senza avere affrontato questioni quali quelle dell'ordinamento e delle funzioni delle province, cioè di relativa al ruolo ed alle funzioni da assegnare loro, temi tutti assolutamente fondanti ai fini della configurazione di tale ente.
CUGINI (D.S.-F.D.). Scusa, Mauro, c'è stato un qui pro quo sull'ordine degli interventi. Prima di te doveva parlare Gianfranco.
PILI (F.I.-Sardegna). Per par condicio cedo la parola all'onorevole Gianfranco Tunis.
PRESIDENTE. Se siete d'accordo voi, ha facoltà di parlare il consigliere Gianfranco Tunis.
TUNIS GIANFRANCO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, sinceramente io non vorrei adesso che si venisse a creare un conflitto anche su chi deve intervenire. Io sapevo di dover prendere la parola dopo il collega La Spisa, però, se per caso il collega Pili volesse intervenire subito, non avrei difficoltà a cedergli la parola.
Intervengo per confermare che anche il Sulcis vuole e ha diritto di essere provincia già in questa fase di avvio della riforma. Questa non vuole essere una speranza o un proposito fondato sull'ottimismo della volontà, ma è una determinazione che si fonda su un principio di giustizia. Il nuovo riassetto delle circoscrizioni provinciali non può essere fatto per pezzi. E' nato come fondamentale riforma amministrativa e istituzionale con una visione unitaria del procedimento di attuazione e deve essere accompagnato dal trasferimento di nuove competenze, risorse ed anche personale.
Senza il raggiungimento di questo obiettivo non vi vede quale possa essere la ragione di istituire nuove province. Sono firmatario di un emendamento che non vuole essere di rottura, ma tende invece a riproporre l'unitarietà del processo di riforma e l'impegno comune per realizzare tale processo. Le condizioni per chiudere rapidamente le procedure ci sono, ci sono tutte e quindi, si può realizzare complessivamente il disegno della nuova geografia amministrativa e istituzionale nella nostra regione. Il compito della Regione non è quello di dividere o spezzettare o, peggio, di mettere contro comuni e amministratori, bensì è quello di dare un forte impulso perché il disegno complessivo si possa compiere unitariamente e rapidamente. Ecco perché la spinta che viene dalla Gallura e dall'Ogliastra deve essere raccolta positivamente in questa direzione. Sono stato sindaco anch'io e so ascoltare e capire ciò che le popolazioni vogliono, e dalla discussione di oggi deve essere evidenziata anche con maggior forza, la necessità di portare avanti quel processo riformatore, con l'impegno comune di superare, davanti a un problema di tale dimensione, anche le divisioni tra maggioranza e opposizione, in un clima di maggiore distensione e serenità.
In conclusione, cari colleghi, confermo la volontà che si facciano tutte le province già individuate e in tempi brevi, possibilmente oggi stesso, ma se oggi non fosse possibile, non ci saranno conseguenze negative per nessuno, anzi un provvedimento unitario e complessivo non potrà che portare benefici per l'intera collettività sarda. Di questo dobbiamo farci carico tutti, a qualunque forza politica si appartenga e di qualunque territorio ci riteniamo rappresentanti. Non è tempo di proclami, ma dobbiamo tutti operare affinché quel circolo virtuoso che può essere messo in moto con l'istituzione delle nuove province si realizzi e si consolidi, per riuscire a conseguire una crescita economica dei territori interessati e favorire così l'occupazione e la fiducia degli operatori dell'intera Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.-Sardegna). Credo che discutere di questo tema non sia assolutamente facile, e discuterne a due giorni da una consultazione elettorale per il rinnovo dei quattro consigli provinciali sia ancora più difficile, però ritengo che il Consiglio abbia quest'obbligo, che sia assolutamente doveroso affrontarlo col massimo della serietà possibile, consapevoli come siamo che la Commissione ha esitato un testo, consapevoli come siamo che i diversi progetti che compongono il quadro riformatore dell'ordinamento istituzionale degli enti intermedi non sono ancora approdati in Consiglio regionale e che quindi ci accingiamo a definire i contenitori, la delimitazione dei nuovi contenitori, ma non abbiamo ancora stabilito quali nuove funzioni, quale competenza, quale ruolo assegnare a questi enti intermedi. Questi sono gli elementi che possono in qualche modo, in maniera preliminare, consentirci di fare la valutazione successiva, cioè sulla necessità di un impegno di tutte le forze politiche perché si possa arrivare in tempi rapidissimi a dare alle province una funzione reale che non prescinda dal ruolo di coordinamento dei comuni.
Questa mi pare la finalità che vogliamo e dobbiamo assolutamente raggiungere come istituzione, unitariamente, consapevoli come siamo che questo Consiglio regionale è chiamato a svolgere un ruolo super partes, evitando quindi la contrapposizione tra territori, la contrapposizione tra comuni, cercando di trovare il punto nevralgico di unità dell'intera Sardegna. Dico questo perché sono stati depositati presso la Presidenza diversi emendamenti;. emendamenti tutti concettualmente e politicamente accoglibili; tutti espressione di istanze dei territori più o meno condivise dalla maggioranza di essi, ma sempre attese legittime dei territori, su cui è indispensabile trovare la giusta intesa. So che abbiamo poche ore e qualsiasi decisione questo Consiglio regionale prenderà sarà sempre una decisione difficile, per questa ragione io chiedo al Presidente del Consiglio, e al Consiglio tutto, di poter aprire per un'ora un confronto interno al Consiglio regionale per definire una proposta che possa essere in giornata approvata e definita unitariamente. Non credo che ci sia più spazio per divisioni tra maggioranza ed opposizione, credo che oggi sia responsabilità di questo Consiglio regionale trovare un punto di incontro che eviti la creazione di contrapposizioni all'interno delle popolazioni di tutte le province e che ci consenta di pervenire ad una decisione unitaria.
Credo che la sospensione dei lavori per un'ora, che io chiedo al Presidente del Consiglio ma anche ai colleghi dell'opposizione, possa consentirci di valutare sia sul piano giuridico della legittimità, sia sul piano della sostanza politica, tutti gli emendamenti presentati per arrivare in Aula con una proposta che possa mediare tra le diverse istanze ed unire i territori della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Ritengo che la proposta sia da parte nostra accoglibile, in quest'ora ognuno di noi farà le proprie considerazioni e le proprie proposte; se su questo tema riuscissimo a trovare una sintesi positiva, credo che faremmo un buon lavoro.
Noi siamo perciò favorevoli alla sospensione richiesta per cercare di attivare un confronto, mi auguro, positivo.
PRESIDENTE. L'onorevole Pili ha chiesto un'ora di sospensione; l'onorevole Selis, parlando a nome di tutta la Coalizione, suppongo, ha accolto la richiesta.
Sentiamo anche il parere della Giunta.
Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
MILIA (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, la Giunta accoglie la proposta dell'onorevole Pili perché la sua intenzione, sin dal momento della predisposizione e della presentazione di questo disegno di legge di modifica della legge numero 4, era quella di andare incontro ai desiderata e alle richieste dei consigli comunali della Gallura, dell'Ogliastra, del Sulcis e del Medio Campidano, desiderata che per alcuni di essi sono stati ignorati da quest'Aula da decenni. Questa leggina presentata dalla Giunta regionale è esclusivamente, come i colleghi consiglieri sanno e come i sindaci che rappresentano i territori delle istituende nuove province conoscono, una leggina di snellimento di procedura, procedura, onorevole Cogodi, che dal gennaio '97 (data di approvazione di questa legge) evidentemente si era bloccata e questa Giunta nel gennaio '97, nel gennaio '98 e nel gennaio '99 non era in carica; questa Giunta è stata insediata nel dicembre '99, e nel gennaio 2000 ha tentato di smuovere una procedura che evidentemente si era arenata, tant'è che, onorevole Cogodi, solamente due mesi fa, è pervenuta l'ultima deliberazione del comune di Macomer sollecitato evidentemente, come si sarebbe dovuto fare già da tempo, dagli uffici dell'Assessorato degli enti locali, da me oggi presieduto.
Non credo che ci sia altro da dire, se non che la volontà di quest'Aula è sovrana e la volontà della Giunta è quella di andare avanti in questo disegno di istituzione di nuove circoscrizioni provinciali. Credo che la proposta avanzata dall'onorevole Pili e condivisa dall'onorevole Selis, sia utile affinché questo snellimento possa finalmente avvenire.
PRESIDENTE. Prima di interrompere i lavori, vorrei pregare i signori sindaci e i Presidenti dei Consigli comunali di recarsi al secondo piano, dove abbiamo un locale abbastanza ospitale, il Transatlantico, e di stare lì.
Sospendo pertanto i lavori del Consiglio per un'ora, la seduta riprendrà alle ore 13.00.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 55, viene ripresa alle ore 13 e37.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio.
Ha domandato di parlare l'onorevole Demuru. Ne ha facoltà.
DEMURU (D.S.-F.D.) Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, questo disegno di legge giunge alla discussione di quest'Aula in un clima di forti tensioni, frutto di un modo assurdo, a mio avviso, che tal volta la politica ha di affrontare temi di così grande importanza; e che abbia grande importanza questo argomento si è visto e sentito anche in quest'Aula.
Si è giunti ad affrontare questo tema dopo esasperati tatticismi, io li chiamo, perché in altro modo non si possono definire, con una forte componente propagandistica, forse dovuta anche alla tornata elettorale concomitante e imminente. E, come spesso accade in queste circostanze, l'attenzione e gli sforzi sono concentrati ad evidenziare eventuali errori e colpe degli avversari politici, piuttosto che a valutare serenamente, ad analizzare, a discutere, e attraverso un serio confronto, cercare di migliorare il provvedimento in discussione.
Le modalità e le circostanze con cui si è arrivati alla presentazione di questo disegno di legge, hanno portato taluni ad assumere impegni e a fare facili promesse che adesso, per vari motivi, ci si trova in difficoltà a mantenere o almeno a mantenere nei tempi concordati. Le popolazioni e i territori della Sardegna che da anni attendono di vedersi riconosciuto un sacrosanto diritto ad avere una loro provincia autonoma, vedono in questo provvedimento - qualora venisse approvato, così come è stato presentato - alcuni la realizzazione di un sogno da tanto atteso, altri invece l'allontanarsi nel tempo se non lo svanire del sogno stesso. Questa pausa di riflessione, che è avvenuta adesso nell'Aula, probabilmente riuscirà ad evitare che si realizzi questa differenziazione tra le varie aspirazioni dei cittadini e consentirà finalmente a tutti di veder realizzati questa aspirazione e questo sogno.
Il modo in cui la politica, con responsabilità differenziate - questo bisogna dirlo - ha affrontato e sta affrontando questo problema, ha creato un clima di polemica e di sfiducia nei confronti delle rappresentanze politiche e istituzionali della Regione e di contro, nelle popolazioni e nei loro sindaci ed amministratori, un senso di profonda frustrazione, di forte irritazione, di esasperazione che si stanno trasformando in forme di accesa contestazione e in minacce di proteste plateali; e di ciò è responsabile la politica in generale.
Io penso che sia nostro dovere affrontare la discussione di questo disegno di legge con pacatezza, con serenità, per collaborare concretamente al perseguimento dell'obiettivo che tutti condividiamo e cioè quello di accelerare l'istituzione delle nuove province. Durante la discussione avvenuta in prima Commissione, sono emersi dubbi e perplessità che ancora in vero permangono; mi auguro che questo dibattito contribuisca a farli superare.
La perplessità maggiore nasce dal fatto che questo disegno di legge corre il rischio di rappresentare un atto discriminatorio nei confronti di quelle popolazioni e territori che non ne possono beneficiare, in termini di accelerazione dei tempi, nonostante sia da lungo tempo anche in essi presente la volontà di costituirsi in province. I loro sindaci, nelle audizioni in Commissione, hanno rappresentato la paura e la preoccupazione di veder rinviato notevolmente nel tempo, se non addirittura interrotto, il completamento dell'iter della legge istituiva delle province, la numero 4.
La presentazione in Aula di alcuni emendamenti da parte di un gruppo di consiglieri dimostra che la perplessità, or ora espressa, non è solo mia e comunque ancora non è superata. I dubbi riguardano la possibilità che il disegno di legge in esame possa essere in contrasto con gli articoli le norme costituzionali ed i principi generali delle leggi che regolano la materia, e di questo si è discusso a lungo in Commissione, e che quindi il provvedimento in esame possa andare incontro a rilievi da parte del Governo nazionale o essere impugnato di fronte alla Corte costituzionale, il che comporterebbe non un'accelerazione dell'iter di istituzione delle nuove province, bensì un ritardo. E questo dubbio è condiviso quasi da tutti. Questi dubbi e queste preoccupazioni, durante la discussione in Commissione, hanno fatto privilegiare ad alcuni commissari l'ipotesi che seguire la via maestra della completa attuazione della legge regionale numero 4 del '97 offrisse certezza di tempi, certezza del diritto e, cosa più importante, certezza nei confronti di tutti le popolazioni interessate. E` vero anche che il dibattito in Commissione e l'audizione degli amministratori, dei sindaci delle zone interessate, hanno contribuito in parte ad attenuare alcuni dubbi e perplessità, senza però fugarli del tutto.
Ciò ha comportato l'approvazione all'unanimità, da parte della prima Commissione, di questo disegno di legge, interpretando alcune argomentazioni di alcuni consiglieri, ed anche e soprattutto di alcuni sindaci, nel senso che il disegno di legge potesse rappresentare non un freno per le altre realtà (e parliamo del Medio Campidano e del Sulcis Iglesiente), bensì una accelerazione. E questo a dimostrazione del fatto che la volontà che anima tutti noi è quella di arrivare in serenità ad esprimere un voto che vada nella direzione di una reale accelerazione dell'istituzione delle nuove province. Questa volontà è stata espressa anche nella risoluzione della prima Commissione, approvata anche essa all'unanimità, che invita la Giunta ad indire in tempi brevi i referendum previsti dalla legge numero 4.
Concludendo, ribadisco che è mio fermo desiderio contribuire a far in modo che, nei tempi più brevi e certi, sia raggiunto l'obiettivo dell'istituzione delle nuove province, così da soddisfare le legittime aspettative delle popolazioni interessate. Aggiungo che la discussione avvenuta in quest'ora di intervallo potrebbe, in qualche maniera, venire incontro a questo mio desiderio, e affinché ciò si realizzi, sono disponibile a dare il mio contributo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, sull'ordine dei lavori, il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.-F.D.). Chiedo cinque minuti di sospensione dei lavori e la convocazione di una brevissima Conferenza dei Capigruppo per organizzare il proseguo del lavoro stesso.
PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni sospendo la seduta per cinque minuti e convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 51, viene ripresa alle ore 14 e 05.)
Continuazione della discussione e del disegno di legge: "Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4. recante: 'Riassetto generale delle province e procedure ordinarie per l'istituzione di nuove province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali'" (46/A)
PRESIDENTE. Comunico all'Aula, per il proseguo dei lavori, che si è trovato l'accordo su un ordine del giorno e su un emendamento unitario che adesso verrà illustrato. Poiché è intenzione di quest'Aula lavorare ad oltranza, io pregherei tutti i colleghi che si sono iscritti a parlare, di ritirare la loro iscrizione, per consentirci di accelerare i tempi, perché se intervenissero tutti stasera, la discussione generale si protrarrebbe sino a tarda sera. Eventualmente sarà possibile, per i colleghi che comunque non possono farne a meno e vogliono esprimere la loro opinione, intervenire prima del voto finale per dichiarazioni di voto, ricordando che il Regolamento consente cinque minuti di tempo. Pertanto, chi non intendesse rinunciare al proprio intervento lo comunichi alla Presidenza prima del voto finale.
Mentre è in corso la distribuzione dell'ordine del giorno e dell'emendamento, c'è qualche collega che vuole intervenire sull'ordine dei lavori?
Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Non nascondo di provare da alcuni giorni, e di sentirla ancora in questo momento, una sensazione di scoramento, di amarezza e di delusione ma anche di pesante disagio per quanto è accaduto in quest'Aula nel corso dell'ultima riunione del Consiglio regionale, quando il vice Presidente Spissu ha frettolosamente chiuso i lavori del Consiglio, cogliendo di sorpresa anche molti di noi...
(Interruzioni)
Io credo di aver il diritto di esprimere...
PRESIDENTE. Onorevole Corda, lei può esprimere tutto quello che vuole. Lei ha chiesto di intervenire sull'ordine del giorno e le questioni che sta introducendo non riguardano l'ordine del giorno. Pertanto lei potrà scegliere o di fare un intervento organico e lo farà dopo, quando le darò la parola, oppure...
CORDA (A.N.). Voglio fare un intervento di pochi minuti, secondo me, sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Allora, intervenga per cortesia, prima del voto finale per dichiarazione di voto. La prego, per dare un po' di ordine ai lavori del Consiglio. Le darò la parola dopo.
CORDA (A.N.). Non è esattamente così, perché io intendo intervenire su come si sta lavorando in quest'aula, quindi sull'ordine dei lavori. Poiché non intendo stare in quest'aula, perché non intendo subire passivamente ed essere costretto a votare e a discutere una legge sotto la minaccia e il ricatto di persone che ci hanno imposto di fare questa seduta del Consiglio regionale, per questa ragione voglio parlare, perché voglio semplicemente dire le mie ragioni, senza che dai banchi del pubblico si alzino queste proteste.
PRESIDENTE. Lei può dire tutto quello che ritiene di dover dire, è liberissimo di esprimere il suo pensiero, ma lo faccia nel momento opportuno. Io le darò la parola dopo per fare un intervento, ha venti minuti di tempo e si prenda tutto il tempo che ritiene. Lei mi ha chiesto di parlare sull'ordine del giorno, ma sta parlando di altre cose. Stia comodo, dopo le darò la parola.
CORDA (A.N.). Va bene, grazie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere relatore Pili.
PILI (F.I.-Sardegna), relatore. Grazie Presidente, illustro molto velocemente, credo che poi anche il collega Selis vorrà integrare l'illustrazione, l'accordo unitario che è stato raggiunto. Abbiamo presentato un emendamento unitario che nasce dalla consapevolezza che in Sardegna vi è un'esigenza straordinaria di riordino istituzionale, ma vi è una superiore esigenza, che è esplicitata nell'ordine del giorno che sarà collegato allo stesso emendamento, cioè quella che si applichino finalmente le leggi numero 142 del 1990 e numero 265 del 1999, che impongono di assegnare agli enti intermedi quelle funzioni e quel ruolo che in qualche modo in questi anni è stato loro negato. Quindi, di fatto si impone una riconsiderazione del ruolo dell'ente intermedio in funzione di coordinamento e indirizzo in materia di pianificazione del territorio e nella gestione delle politiche di sviluppo.
Per questa ragione questi due elementi sui quali si è raggiunta un'intesa tra la maggioranza e l'opposizione, presuppongono la previsione con un unico emendamento della istituzione delle quattro province: Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra e Olbia-Tempio. Obiettivo che sarà pienamente conseguito con l'applicazione totale della legge numero 4. L'impegno che le forze politiche di maggioranza e di opposizione hanno sottoscritto è quello di addivenire entro tre mesi ad una proposta organica di riordino delle funzioni e definizione del ruolo stesso della provincia come ente intermedio.
Credo che questo sia un passo di straordinaria importanza, è la prima intesa politico-istituzionale tra la maggioranza e la minoranza che ha un rilievo sulla società sarda, sono convinto che rappresenti un passaggio importante perché il Consiglio possa trovare su punti qualificanti le giuste intese che su temi di questa portata qualificano l'intero Consiglio regionale, che sa accogliere le istanze espresse qualche volta con toni anche accesi dalle amministrazioni locali, dai territori, che necessitano di trovare in quest'Aula il senso unitario di una proposta rappresentata da questo emendamento che introducendo l'articolo 01, sostituisce tutti gli altri. Con esso si dà concretezza alla volontà dell'intero Consiglio di dare attuazione ad obiettivi che si sono posti, cercando poi tutte le condizioni possibili perché questi possano essere attuati con la condivisione di tutti, ponendo il Consiglio regionale - ripeto - in quel ruolo super partes, capace di mediare le istanze locali, di unire piuttosto che dividere. Questo è un emendamento che ha la funzione di unire, sì, le forze del Consiglio regionale su un progetto di riforma, di riordino delle province, ma ha soprattutto l'obiettivo e il compito di unire le popolazioni e di creare le condizioni perché queste possano lavorare ed operare nel proprio territorio, per la pianificazione dello sviluppo, per la pianificazione della gestione delle strutture amministrative, in condizioni assolutamente favorevoli.
Per questa ragione questo emendamento è sottoscritto da tutti i Capigruppo presenti in Consiglio regionale, e per questa ragione, mi permetto di chiedere a tutti i colleghi di fare ogni sforzo per poter chiudere già in mattinata o nelle prime ore di questo pomeriggio, il lungo iter per l'istituzione di queste nuove province che dura da diversi anni e credo che il segnale di qualità del lavoro svolto dall'Assemblea regionale oggi con questo voto, sarà sicuramente positivo per tutte le forze presenti nello stesso Consiglio. Mi permetto di chiedere anche a tutti i colleghi di rinunciare ad intervenire per poter accelerare l'iter di approvazione di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, voglio dire solo poche parole anch'io, che integrano, così come concordato, l'intervento del collega Pili, per sottolineare lo sforzo di elaborazione comune fatto da quest'Aula, e per sottolineare che certo non è usuale che il Consiglio regionale deliberi in un momento delicato per la vita politica istituzionale regionale, come è una consultazione elettorale, così come non è forse usuale tollerare anche momenti di esasperazione, di aggressione che pure ci sono stati. Credo tuttavia che dopo lo sforzo comune che abbiamo fatto, maggioranza ed opposizione, al di là di questi aspetti, al di là anche delle reazioni che sarebbero state anche comprensibili, e su cui io credo che in un altro momento di serenità, dovremo tornare, dobbiamo trovare il modo di decidere e di deliberare lasciando ai territori, alle forze sociali, alle forze produttive tutta la loro capacità di espressione ed anche di pressione, ma poi recuperando la nostra serenità e il nostro senso di responsabilità.
Ritengo che il senso della rappresentanza vada espresso in questo. Il Consiglio deve consentire a tutte le forze sociali, ai sindaci, ai sindacati e alle forze produttive di esprimersi, di fare delle proposte ed anche di fare delle pressioni, ma quello che non si può consentire è che tutto questo si concretizzi in atti che esasperano il rapporto tra istituzione e società.
Noi, però, su questo, anche comprendendo i momenti di tensione che ogni popolazione ha espresso, credo che abbiamo fatto stamattina, ieri e in questi giorni, uno sforzo positivo di dialogo tra maggioranza ed opposizione, all'interno della maggioranza e all'interno dell'opposizione, per arrivare a un momento di sintesi che ci consentisse, come Consiglio, di dare una risposta positiva a tutte le istanze che nel frattempo nel territorio e nei territori sono maturate. Certo, ce lo siamo detti, anche stamattina, ci sono territori che, essendosi mossi anche prima di altri, hanno maturato un'elaborazione, hanno maturato anche una consapevolezza più compiuta. Forse la Gallura - io l'avevo detto in quest'aula in altri momenti - aveva questa compiutezza di elaborazione. Ma, poi, c'è stata una crescita di coscienza dell'Ogliastra, del Sulcis e dello stesso Medio Campidano, ed è stata coscienza e consapevolezza di tutti recepire queste istanze, ed elaborare questo emendamento, che il collega Pili e io stiamo illustrando, come momento di grande pronunciamento politico.
Siamo tutti consapevoli che articolala norma proposta da sola non è sufficiente, ma dà una grande spinta, è un grande pronunciamento, è un grande fatto istituzionale al quale dovrà seguire da parte di tutti noi, della Giunta e del Consiglio, un'attività intensa per dare ad essa attuazione. In questo senso credo che non vada sottovalutato, anzi a me sembra molto importante, oltre l'emendamento che il collega Pili ed io abbiamo illustrato, anche i hanno, ma, l'ordine del giorno che lo accompagna, predisposto dai Capigruppo, sentendo tutti i Gruppi e tutte le componenti, che delinea il percorso successivo, e che rappresenta quindi un impegno solenne (così come l'articolo di legge è un atto deliberativo, l'ordine del giorno è un impegno solenne) della Giunta e del Consiglio per definire le procedure successive. A me sembra che il lavoro fatto, in un momento così delicato della vita politica, e lo sforzo che le diverse componenti, Giunta, Consiglio, maggioranza e opposizione hanno compiuto, siano significativi. Io ripeto qui (lo dicevo prima) che forse dal punto di vista dell'opposizione sarebbe stato positivo, secondo una vecchia logica, arrivare ad animare un grande dibattito, una grande polemica ed anche un grande conflitto. Forse in una gestione politica più spregiudicata avremmo avuto interesse a porre e far emergere le contraddizioni. Non l'abbiamo fatto, e non l'abbiamo fatto consapevolmente, perché ancora una volta - ripeto - l'interesse dell'opposizione - credo che lo sia anche per la maggioranza - è quello di privilegiare gli interessi comuni e non quello di dare spazio alle logiche di parte e alconflitto.
Il punto di sintesi che abbiamo trovato è un punto di sintesi importante; dobbiamo dar seguito a questo articolo con tutti gli adempimenti necessari; dobbiamo pensare che questi adempimenti servano a riorganizzare anche il sistema degli enti intermedi settoriali della Regione.
Quindi, questo è un momento direi anche, in qualche modo, di grande solennità, non è il caso di trovare parole roboanti ed eccessive, dobbiamo rifuggire dalla retorica, però, mi sembrache poterci pronunciare, possibilmente unitariamente, sull'istituzione di tutte e quattro le province, ed anche sull'approvazione dell'ordine del giorno che traccia il percorso successivo per dare concreta attuazione a questi adempimenti sia significativo ed altamente positivo.
Mi auguro che al di là della gestione di quest'Aula, e al di là delle basi politiche della Giunta, ci possa essere tra maggioranza ed opposizione un dialogo che dia concretezza all'esigenza di riforme complessive e così alle esigenze e alle domande che ci arrivano da tutti i territori. Mi pare che quello di stamattina, senza enfasi e senza retorica, sia un punto di partenza significativo e mi auguro che possiamo far seguire a questo punto di partenza altri momenti costruttivi.
Naturalmente questo non toglie nulla, va detto, alla diversità di ruoli che maggioranza e opposizione sono chiamate a svolgere, non toglie nulla al giudizio critico che abbiamo in altri momenti espresso nei confronti della Giunta e della stessa Presidenza del Consiglio, non toglie nulla alla dialettica che fa parte della democrazia che in quest'Aula in altri momenti, ed anche fuori da quest'Aula, ci proponiamo di sviluppare.
Per ora, però, questo punto significativo mi pare vada sottolineato come una coscienza unitaria dell'intera Assemblea regionale. PRESIDENTE. Non posso ancora chiudere la discussione generale perché ho degli iscritti a parlare; quindi, è necessario concludere la discussione generale e poi la Giunta si pronuncerà, nel merito della legge, sull'emendamento numero 13 e successivamente anche sull'ordine del giorno.
E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (D.S.-F.D.). Io non ho rinunciato all'intervento perché sento l'esigenza di fare alcune considerazioni; chiedo scusa ai colleghi di questo tempo ulteriore che sto sottraendo loro, ma ritengo davvero di non poter fare a meno di fare alcune considerazioni.
La prima considerazione è che oggi sono particolarmente contento perché finalmente un po' da parte di tutti si sta riconoscendo l'importanza della legge numero 4. Legge numero 4che quando fu approvata fu etichettata come una legge inutile, una legge superflua, una legge che non serviva a nulla, se non ad istituire scatole vuote. Visto quello che è successo anche in quest'ultimo periodo in Sardegna, mi pare, di poter dire che probabilmente molti fuori da quest'aula, e dentro quest'aula, hanno cambiato opinione. Io ne prendo atto con molto piacere.
La seconda questione è questa: c'è ancora molto da fare, anzi c'è ancora tutto da fare per costruire le province nuove. L'ha detto qualche collega stamattina, ma l'abbiamo detto e ripetuto e lo stiamo ripetendo da tanto tempo. Individuati i contenitori, è assolutamente indispensabile procedere all'immediata approvazione di quelle norme, che debbono essere approvate dal Consiglio regionale, per dare corso all'attuazione di trasferimenti di funzioni, risorse e personale, sottolineo personale, alle province nuove. Quindi, oggi abbiamo fatto, o stiamo per fare, un ulteriore passo in avanti, ma molto ancora rimane da fare. E, credo che la cosa importante, che stamattina il Consiglio regionale sta per approvare, sia costituita dal fatto di aver mantenuto quello che io...
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, le chiedo scusa un momento. Il pubblico è pregato di fare silenzio, non si può parlare. Vi ringrazio. Prego onorevole Sanna, continui il suo intervento.
SANNA SALVATORE (D.S.-F.D.). Dicevo che quello che io ritengo essere l'obiettivo fondamentale, il bene primario, è la contestualità e l'unitarietà dell'intervento, è il governo del processo complessivo di riforma del riordino territoriale e funzionale degli enti locali dell'intera Sardegna. Questo è il punto che io reputo centrale e fondamentale. Mi pare che la conclusione alla quale ci stiamo avviando stamattina porti ad ottenere questo risultato. Io giudico questo risultato lo giudico positivo e credo che sia opportuno mantenere questo spirito anche per tutti i passi successivi che dovranno essere fatti in quest'Aula per dare concretezza alla decisione che stiamo assumendo.
Ritengo di aver dato personalmente anche oggi, e nei giorni precedenti ad oggi, il mio contributo per trovare questa soluzione unitaria, così come credoritengo di poter affermare con orgoglio di essere stato insieme ad altri colleghi della passata legislatura uno degli artefici della legge numero 4, e voglio ribadire questo in funzione di quanto sto per dire nella dichiarazione successiva, che è la seguente, (l'ho scritta per evitare di farmi prendere la mano dalla foga del ragionamento):. "Per quanto mi riguarda ritengo che oggi non vi siano, in quest'Aula, le condizioni minime per poter svolgere il mio compito, la mia funzione, il mio ruolo di consigliere regionale, e il perché credo sia evidente a tutti. E' questo infatti, un Consiglio regionale prigioniero ed ostaggio di gruppi di pressione, seppure legittimi, che non si limitano a portare avanti le loro rivendicazioni in modo forte e deciso, ma scadono nel ricatto e nelle minacce e, peggio, in un linguaggio che niente ha a che vedere con la normale comunicazione parlamentare ed istituzionale, sino a degenerare nell'insulto personale generalizzato e gratuito invito i colleghi che non lo avessero fatto, a leggere le dichiarazioni riportate nei giorni scorsi dai giornali); un Consiglio regionale che, attraverso la Conferenza dei Capigruppo, piega la schiena di fronte a questi fenomeni anziché reagire unitariamente a difesa strenua del ruolo alto del Parlamento regionale, solo per smania di qualche forza politica di maggioranza del Governo regionale di inseguire un qualsiasi successo elettorale.
Vi è poi il fatto di un collega consigliere che per i motivi noti, presiede con i metodi noti quest'Aula, che si presta anche al giochetto delle firme per la richiesta di convocazione urgente dell'Assemblea mentre tutti sanno e parlano nei corridoi delle 18, 19 firme poi diventate 20, forse fuori termini, e non di 35, come è stato affermato. Ma, tutto questo è uno scherzetto, un'inezia, a fronte della gravità del fatto che il Presidente del Consiglio, prima chiede ai suoi vice Presidenti di sostituirlo nelle sedute più spinose, difficili e delicate, salvo non spendere una parola, neanche per sbaglio, per difendere e tutelare sia i vice Presidenti, sia l'intero Consiglio. Mah, tant'è, non mi pare che la schiena dritta sia una prerogativa del collega Serrenti. Forse a qualcuno potrà apparire eccessivo questo mio gesto, forse lo è, ma ci sono dei momenti, delle situazioni in cui ognuno di noi deve rispondere prima di tutto a sé stesso, alla propria dignità e al proprio ruolo. Oggi in quest'Aula, per come si è arrivati a questa convocazione, per il clima generale che si respira, non ci sono le condizioni minime per lavorare serenamente e proficuamente. Chi all'interno del Consiglio ha permesso tutto questo, se ne assuma la responsabilità e se ci riesce ne tragga le conclusioni.
Tutto ciò affermato e per i motivi su esposti, dichiaro di abbandonare i lavori dell'Aula".
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Fois. Ne ha facoltà.
FOIS (P.P.S.). Signor Presidente, io chiedevo la parola perché probabilmente c'era stato un refuso o una svista circa l'emendamento riguardante il disegno di legge 46/A, a cui però mi hanno detto che è stato posto già rimedio e quindi rinuncio ad intervenire, grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Io, come dicevo prima, non nascondo il mio disagio, la mia amarezza, per quanto è accaduto in quest'Aaula nell'ultima riunione del Consiglio regionale quando il vice Presidente di turno ha frettolosamente chiuso i lavori del Consiglio cogliendo di sorpresa molti di noi. Dalle tribune riservate al pubblico sono state pronunciate accuse ed insulti rivolti, in particolare, ad alcuni consiglieri regionali, ma poi indirizzati a tutti i componenti di questo Consiglio: urla scomposte, frasi ingiuriose pronunciate soprattutto da alcuni sindaci ospitati tra il pubblico. In questo momento non voglio parlare della istituzione ormai prossima, mi pare che l'accordo sia stato trovato, delle nuove province, sulla quale io sono peraltro d'accordo. In questo momento voglio parlare di comportamenti, di etica della politica; in quest'aula siedono ottanta consiglieri che sono stati eletti da più di 800 mila sardi; in quest'aula noi rappresentiamo il popolo della Sardegna. Voi sindaci, quelli di voi che si sono resi protagonisti di quella "gazzarra", che hanno urlato frasi ingiuriose, hanno violato la sacralità della più alta Assemblea legislativa della Sardegna, recando grave offesa al popolo, perché questa è la Casa nella quale è rappresentato il popolo della Sardegna, tutto il popolo, non solo quello della Gallura e dell'Ogliastra.! Questo è inaccettabile e io spero, anzi lo chiedo, che il Presidente del Consiglio faccia un pubblico commento di biasimo, che prenda le necessarie iniziative per tutelare l'onorabilità del Consiglio e dei consiglieri. Dicevo in apertura del mio intervento dell'amarezza e del grande disagio, ma anche della rabbia che provo per quanto è accaduto.
Ad alcuni consiglieri comunali di Olbia, pur conoscendo già la risposta, ho posto questa domanda: "Se anziché istituire le nuove province tra tre giorni, si istituissero tra tre mesi cosa cambierebbe?" Mi hanno risposto: "Non cambierebbe nulla". Ed allora, mi domando perché alcuni sindaci della Gallura e dell'Ogliastra, con toni da chiamata alle armi nei giorni scorsi avevano minacciato di invadere Cagliari con cento pullman, circondando il palazzo di via Roma, se il Consiglio regionale non si fosse riunito e non avesse promesso di votare la legge sull'istituzione delle nuove province.? Perché hanno minacciano di invitare i cittadini alla disobbedienza civile, chiedendo che disertassero le urne o che votassero per la parte avversa, proprio loro, sindaci che avrebbero dovuto essere un esempio, loro che essendo rappresentanti delle istituzioni, dovrebbero agire per tutelare la legalità e le istituzioni!
Il Consiglio avrebbe potuto scegliere di pronunciare uno sdegnato no ad una richiesta così arrogante, ed invece con un atto di inaccettabile sottomissione ha ceduto ad un vero e proprio ricatto e temendo di perdere qualche punto alle prossime elezioni, ha scelto di perdere la dignità. Questo atto costituisce un pericoloso precedente e rischia di far perdere all'Assemblea sarda l'autorità e l'autorevolezza indispensabili per il suo buon funzionamento. Poi, con quale spirito e con quale serenità risponderanno i consiglieri che saranno chiamati non solo ad esprimere un voto ma anche solo un parere, con quale equilibrio lo potranno fare? Io credo che noi tutti come consiglieri, al di là degli schieramenti di partito o di coalizione, al di là della campagna elettorale, abbiamo il dovere di difendere l'Istituzione e di non rinunciare alla nostra principale prerogativa che è quella di essere indipendenti, di non consentire che alcuno condizioni il nostro voto e le nostre decisioni.
Io chiedo scusa al Presidente, chiedo scusa ai colleghi, soprattutto a quelli del mio Gruppo, ma la mia cultura, e i valori che fino ad oggi hanno guidato la mia vita, non mi consentono oggi di prendere parte ai lavori di questo Consiglio, per questo, come ho annunciato prima, per rispondere con fermezza ad un inaccettabile ricatto, alla fine di questo intervento, abbandonerò l'aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io ho chiesto di intervenire nel dibattito perché non voglio sottrarmi al ruolo di consigliere regionale rispetto ad un provvedimento che comunque è di grande importanza e che ha necessità non di abbandoni d'aula, ma di chiarezza di posizioni.
Ritengo che l'accordo che è stato raggiunto e che consentirà di istituire quattro nuove province nella nostra regione, è un accordo che io voterò, però, questo non mi sottrae dall'obbligo di dover intervenire in maniera critica, dicendo che il provvedimento è del tutto parziale e non viene incontro ad altre esigenze, che sono rappresentate da altre comunità che hanno eguale dignità per intervenire in un processo di riassetto generale del sistema delle province nella nostra regione. Mi riferisco in particolare alla problematica dell'area metropolitana di Cagliari, perché a mio parere, nel momento in cui il disegno di legge 46A, non è più un disegno di legge limitato a dare risposte ad alcune particolari realtà territoriali, (mi riferisco al nord - est e all'Ogliastra), ma diventa un disegno di legge di riassetto generale delle province che dà una nuova configurazione all'assetto istituzionale della nostra Regione, allora ritengo che nel momento in cui vengono istituite ulteriori due nuove province, vale a dire Medio Campidano e Sulcis Iglesiente, nel territorio della Provincia di Cagliari, sia compito di questo Consiglio definire il ruolo che deve avere la residua parte della stessa provincia di Cagliari. Sono dell'avviso che allora assuma una grande valenza politica il rilancio del ruolo dell'autorità d'area metropolitana, perché con la legge che ci accingiamo a votare stiamo ridisegnando l'architettura istituzionale, che deve avvenire non solo attraverso una individuazione e delimitazione dei confini, ma attraverso una riedistribuzione dei poteri tra Regione ed enti locali.
Diceva Sanna poc'anzi che c'è un problema di contenitori, ma c'è, prima di tutto, un problema di contenuti; per cui non si tratta solo di ridefinire ed ipotizzare un sistema di deleghe alle province, come diceva Mauro Pili, il problema reale è di arrivare ad un trasferimento di funzioni, al complesso degli enti locali e all'insegna di un federalismo interno della nostra Regione. Ciò significa un trasferimento di funzioni, di risorse umane, di risorse finanziarie e di risorse strumentali. E` chiaro che con la configurazione che noi vogliamo dare alle nuove province, o alle province nuove che dir si voglia, abbiamo forse posto fine alla vexata quaestio dell'ente intermedio, problema che è stato affrontato con un approccio pragmatico, che è stato fatto per tentativi, prima superando la configurazione dei comprensori, -anche questi organismi previsti dalla legge regionale 33, sono stati superati alcuni anni fa, con un emendamento, alla legge finanziaria,- approccio che ancora non trova compiuta attuazione in mancanza del riordino delle funzioni delle comunità montane. Ma se è pur vero che allora le nuove province, che non avranno solo le competenze del passato, di assistenza all'infanzia abbandonata, ai cechi, ai settori deboli della società, della viabilità provinciale, ma che assumeranno un nuovo ruolo nel contesto di un ridisegno istituzionale, allora è vero anche che è necessario dare prioritaria attenzione al problema dei contenuti. Su questo tema siamo in ritardo, perché lo Stato, adottando proprio il principio di sussidiarietà, di ispirazione europea, il principio che impone che i problemi devono essere affrontati e risolti nell'ambito istituzionale in cui questi problemi sorgono, ha già attuato consistenti trasferimenti di funzioni, dal settore - per esempio - dell'ambiente, ai settori di servizio all'impiego, ai settori della pianificazione e della formazione, mentre noi, come Regione, siamo fortemente in ritardo nella predisposizione ed adozione delle norme necessarie ad attuare tale riordino funzionale..
Io mi rendo conto che c'è un problema; è un problema anche l'argomento all'ordine del giorno, che ci porta a dover abbandonare la logica dei confini permanenti ed immutabili, che ha determinato per lungo tempo la staticità dei nostri territori. Vedo in termini positivi la nascita delle nuove province, perché ritengo che proprio un forte sentimento di identità territoriale sia un volano per realizzare politiche di sviluppo incentrate soprattutto sullo sviluppo locale, per cui è giusto avere una diversa configurazione istituzionale della nostra Regione. Ma dicevo prima che noi stiamo mancando un'occasione con questa legge perché nel momento in cui stiamo ridisegnando l'assetto generale delle province, stiamo venendo meno ad una previsione che pure era contenuta all'interno della legge regionale numero 4, che, ripeto, è una legge di procedura, e il cui articolo 4 prevedeva, al comma 6, proprio la definizione degli ambiti territoriali e delle funzioni dell' autorità dell'area metropolitana di Cagliari. Mi rendo conto che oggi non ci sono le condizioni politiche per risolvere questo problema, che pure è particolarmente sentito, per cui c'è comunque l'impegno, nell'ordine del giorno che è stato testé illustrato e presentato e illustrato, di ritornare su questo argomento. Ritengo che questo Consiglio regionale dovrà ritornare sull'argomento anche perché nel momento in cui noi stiamo legiferando in deroga rispetto all'articolo 10, rispetto anche alle procedure referendarie, -in relazione alle quali io nutro anche qualche dubbio sulla possibilità che possa essere superata, attraverso una legge ordinaria della Regione, una previsione che è di rango costituzionale, che è contenuta dall'articolo 43 dello Statuto della Sardegna,- dicevo che ritengo che sarebbe opportuno allora risolvere in questa circostanza un problema che risale a dieci anni fa e che ha portato questa Regione ad effettuare diversi studi, a dare diversi incarichi di consulenza, e dunque anche a spendere risorse pubbliche per dare attuazione al disposto dell'articolo 17 della legge 142 del 1990 di riordino del sistema delle autonomie locali nel nostro Paese.
L'istituzione dell'area metropolitana di Cagliari non comporta solo problemi di delimitazione territoriale - a proposito della quale ritengo che forse sia necessario arrivare ad individuare proprio l'area vasta che comprende Cagliari e tutto l'hinterland per un totale di quattordici comuni - il problema vero è un di natura politica, e lo deve affrontare soprattutto la città di Cagliari. Tale città che si trova di fronte al dilemma di essere esposta a pressioni autonomistiche e a vincoli centralistici, perché le frazioni stanno rivendicando l'autonomia, e tutte, chi prima chi dopo, l'hanno ottenuta: Elmas, Monserrato, Quartucciu. Io mi auguro che anche Pirri possa, a breve, ottenere l'autonomia, perché l'autonomia anche degli ex comuni dell'hinterland di Cagliari, soppressi dalla legislazione fascista è, diciamo, un elemento di vitalità che può consentire la valorizzazione di determinate comunità e dare risposte a bisogni che localmente sono particolarmente sentiti.
Il Comune capoluogo non può tuttavia contrapporrsi a questa tendenza, che secondo me è inarrestabile,, attraverso un rigurgito di vincoli centralistici, perché ci sono diversi ambiti che è necessario valutare anche da un punto di vista politico; prendiamo per esempio il problema della pianificazione territoriale, che sicuramente che non può essere definita nei singoli ambiti dei comuni della cintura urbana di Cagliari, ma vi è la necessità di istituire un'autorità d'area. Prendiamo per esempio, le grandi problematiche ambientali, come quella attinente alla sistemazione del litorale del Poetto, che non possono essere lasciate all'intervento frammentario dei diversi comuni, in questo caso di volta in volta Quartu e Cagliari; così dicasi per le problematiche di gestione di un compendio di grande rilevanza ambientale, come Molentargius, che non possono essere affrontate secondo una logica di tipo campanilistico. Lo stesso problema dei trasporti, quelli dell'individuazione dei tracciati, della metropolitana di superficie, non possono essere affrontati senza l'istituzione di un'autorità d'area in grado di dare risposte ad essi.
Lo stesso discorso vale per i problemi dell'ambiente, i problemi anche dell'elettrosmog, della dismissione degli elettrodotti dell'Enel, che non possono essere risolti da singole comunità e da singole municipalità. Così come vi è la necessità di rilanciare fortemente il discorso delle economie di scala per quanto riguarda alcuni servizi, perché servizi quali la raccolta dei rifiuti solidi urbani, della depurazione, dell'approvvigionamento idrico possono essere tutti meglio organizzati se vengono visti in una logica di intera conurbazione. Così ritengo che si debba fare anche in riferimento ad altri ambiti di intervento, oltre alla pianificazione territoriale e all'ambiente, quali ad esempio la programmazione degli eventi, culturali, sportivi, che hanno necessità di essere raccordati, perché ormai è catalizzano l'attenzione di una parte di popolazione che gravita sulla stessa area, per cui ciascuna municipalità non può non tener conto dell'attrazione di interesse che l'intera conurbazione cagliaritana assume.
Per questo io concludo il mio intervento esprimendo proprio il rammarico che non ci sia stata la possibilità di dare soluzione, all'interno di questo disegno legge, a un'esigenza ugualmente sentita, che è stata oggetto anche di deliberazione, da parte di alcuni consigli comunali, dicevo un'esigenza che è quella di dare dignità istituzionale ad un'autorità d'area. Ritengo che tale esigenza abbia pari dignità, rispetto a quella degli altri territori che vedono riconosciuta la loro aspirazione a costituire un nuovo livello istituzionaleprovinciale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.-F.D.). Io, signor Presidente, colleghi, data la particolare contingenza di questa seduta, rinuncio all'intervento sul merito delle questioni su cui avevo intenzione di svolgere qualche considerazione, ma ho preso la parola per pochi secondi perché una cosa sola sento l'esigenza ed anche il dovere di dire: io non avrei votato a favore del testo esitato dalla Commissione, avrei votato contro quel testo, perché lo sento viziato da particolarismo e da una insufficiente assunzione dell'orizzonte generale dei problemi del riassetto delle province e degli enti locali della Sardegna. Voterò, invece, a favore del testo in cui si sostanzia l'accordo che è stato con una certa fatica raggiunto, perché ritengo che nelle condizioni date, rappresenti un'uscita positiva e dignitosa da una situazione difficile. Difficile, ma credo che adesso non sia il momento di entrare in questi aspetti, innanzitutto per ragioni strutturali, non se ne è parlato in questa discussione un tantino frettolosa, ma badate che molti colleghi lo sanno ed anche molti amministratori comunali lo sanno. Infatti la discussione sul riassetto del livello istituzionale intermedio, degli ambiti nei quali svolgere le funzioni amministrative e di programmazione subregionale, è una discussione che nella nostra Regione va avanti non, come qualcuno dice, dalla scorsa legislatura, da dieci anni, ma, se vogliamo essere oggettivi e precisi, è una discussione che va avanti dalle esperienze controverse degli anni sessanta e degli anni settanta.: Zzone omogenee, comprensori, generalizzazione delle comunità montane e quant'altro. Quindi ci sono ragioni strutturali, di difficoltà nella discussione che stiamo facendo; ci sono anche insufficienze di gestione tattica in alcuni recenti passaggi, ma non sono naturalmente queste la cosa principale.
Io ho preso la parola per dire perché voterò per l'accordo. Se Nuvoli dopo aver parlato alto qui e fuori di qui tacesse mentre parlano gli altri consiglieri, spegnendo il telefono, farebbe un favore a chi parla, a chi ascolta ed anche a sé stesso.
(Interruzione del consigliere Cogodi)
Sono d'accordo! L'onorevole Cogodi mi pregava di dire che farebbe un piacere anche al destinatario della telefonata. Scusa, Nuvoli, per le battute bonarie.
Dicevo che ho preso la parola oltre che per spiegare perché voterò a favore del testo scaturito dall'accordo mentre avrei votato contro il testo prodotto dalla Commissione ancora per un'altra considerazione brevissima e poi ho concluso.
Io ritengo, desidero dirlo, come hanno fatto altri colleghi, che sia stato un errore tenere il Consiglio nella giornata di oggi. Voglio aggiungere, con molta chiarezza, che è un errore del Consiglio, delle sue articolazioni e di coloro che hanno la responsabilità di ordinare l'attività del Consiglio, cioè è un errore del Consiglio, non dei sindaci, che hanno un'altra funzione, e quindi non sono molto d'accordo con i diversivi. E' un errore, ed anche grave, per il segnale che dà alla società sarda, su cui mi permetto di invitare il Presidente del Consiglio, la Conferenza dei Capigruppo ed anche il Consiglio nella sua interezza a riflettere per il futuro, a riflettere sulla funzione e sull'autonomia del Consiglio stesso.
Quanto al riassetto generale delle province, oggi compiamo, pur in questa situazione, un atto significativo, un atto positivo che - dico questo non tanto per i consiglieri, ma per l'esterno, per dire le cose come stanno - da una lettura attenta dei testi è ben lungi dall'essere conclusivo. Quindi è positivo, è significativo, ma non è sicuramente conclusivo.
Il problema vero è lo svuotamento del centralismo regionale; la vera questione delle province, prima che di numero, esiste, certo, anche il problema del numero e degli ambiti ottimali per la gestione dei servizi e per la programmazione dello sviluppo, ma prima che di numero è questione di funzioni e di poteri, e tutto ciò che in grande sintesi si chiama riforma della Regione è ancora da fare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Io speravo vivamente stamani, all'inizio dei lavori, che i lavori stessi venissero aperti dal Presidente, che ha ripreso il suo posto, con il richiamo al rispetto di quel minimo...
PRESIDENTE. Lei si sbaglia, il Presidente non ha mai lasciato il suo posto.
DORE (I DEMOCRATICI). Ha ripreso il suo posto dopo averlo lasciato giorni fa in un momento particolarmente delicato.
PRESIDENTE. L'avevo detto da una settimana che io non avrei presieduto quella riunione, e lei era presente.
DORE (I DEMOCRATICI). Presidente, questo è poco importante, quello che è importante è che lei non ha ritenuto di iniziare questa seduta con quello che doveva essere naturale e doveroso, e cioè con l'esprimere la solidarietà a chi era stato aggredito mentre svolgeva un compito importante, che poi è il suo compito, è il compito dei suoi sostituti, e poi anche chiedendo il rispetto per i consiglieri, per coloro che compongono questa Assemblea; invece niente, come se non fosse successo nulla, come se lanciare quelle offese, quegli insulti, quelle aggressioni contro i consiglieri, anche indiscriminatamente, fra l'altro, fosse la cosa più naturale.
PRESIDENTE. Io mi sono rivolto al Tribunale per la tutela dei diritti dell'uomo per le offese che ho ricevuto personalmente.
DORE (I DEMOCRATICI). Ma queste sono cose personali! Presidente, lei ritiene di aver subito delle offese personali, ma questo non è assolutamente ciò che è successo in questa vicenda, perché allora tutti gli altri consiglieri forse, o almeno la metà dei consiglieri, si sarebbe dovuta rivolgere molto più fondatamente di lei al Tribunale per la tutela dei diritti dell'uomo, per il solo fatto che lei, per esempio, non ha ritenuto di fissare la riunione del Consiglio con urgenza per ben due o tre volte nonostante la metà dei consiglieri lo avessero richiesto in modo formale e avessero ribadito la richiesta. E` meglio non riaprire questo discorso perché lei ne esce sempre perdente.
Quello che interessa è che il Consiglio, per aver svolto nient'altro che il proprio ruolo, è stato aggredito indiscriminatamente e in modo assurdo, qui, in quest'aula, ed anche attraverso i mezzi di comunicazione.
Io ho sentito un sindaco, che vedo qui presente, il quale ha praticamente diffidato tutti i consiglieri di qualunque parte politica dal recarsi in vacanza in Gallura perché, insomma, "pensino bene se è opportuno". Qui siamo alla follia! Ora, io sono convinto che queste siano affermazioni demagogiche, sono convinto che non ci creda neanche lui. Però dobbiamo ragionare su due cose, innanzitutto su che cosa dovrebbero fare e dire coloro che sono veramente in difficoltà, coloro che sono alla ricerca del lavoro, coloro che sono disperati, che non hanno un minimo di sostentamento, allora che cosa dovrebbero fare costoro?
In Secondo luogo io mi domando che cosa dovrebbero fare i sindaci dei paesi del Nuorese e di tanti altri paesi che hanno ricevuto attentati, che sono stati aggrediti, che sono stati minacciati, che hanno avuto i beni distrutti, come è capitato giorni fa nel comune di San Basilio, e via dicendo. Mi domando che cosa dovrebbero fare costoro.
Sono convinto che questi sono atteggiamenti elettoralistici, propagandistici, quel che si vuole, però queste persone, che svolgono un ruolo così importante, e la maggior parte, la stragrande maggioranza, sono certamente persone responsabili, serie, corrette, miti, equilibrate, devono rendersi conto che dall'altra parte ci sono degli irresponsabili sul serio che da questo seme, seme di violenza, possono trarre l'incoraggiamento e la spinta per poter fare delle cose scellerate, come quelle che abbiamo visto. Questo è un incitamento alla violenza ed è gravissimo! Detto questo, e stigmatizzato il fatto che non si è fatto nulla da parte di chi ne aveva il dovere, per indurre al rispetto dell'Istituzione che poi ci comprende tutti, e comprende anche gli stessi sindaci, i quali, a loro volta, hanno il diritto di essere rispettati e tutelati, io passo brevissimamente a qualche considerazione su questa legge.
Ritengo che questa legge sia incostituzionale innanzitutto per violazione dell'articolo 123 della Costituzione perché penso che la legge costituzionale del 1993 non abbia assolutamente modificato l'articolo 133 della Costituzione, che dispone che nuove province possono essere istituite solo con leggi della Repubblica;in secondo luogo per violazione dell'articolo 43 dello Statuto, e non sto qui a ripetere le considerazioni che sono state fatte dal collega Pusceddu perché sono, a mio avviso, fondatissime. Credo quindi che anche questo escamotage che lodevolmente è stato ricercato in questa mattinata, o in questa giornata purtroppo non otterrà il risultato sperato, e che in questo modo il tutto si illudano i sindaci che ci credono, e soprattutto le popolazioni che ritengono siano stati risolti questi problemi che invece si troveranno nuovamente a dover affrontare, così come li dovrà affrontare, penso, nuovamente, il Consiglio regionale.
Comunque, per concludere, e detto questo, anch'io ritengo, poiché il Consiglio si è riunito in un'a atmosfera di intimidazione, di violenza e di aggressione, di non poter proseguire nella mia permanenza in quest'Aula.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Onnis. Ne ha facoltà.
ONNIS (A.N.). Signor Presidente, vorrei superare una mia difficoltà, che poi potrebbe essere anche errata, vorrei comprendere qual è esattamente la portata di questo emendamento al disegno di legge 46A, perché ho la sensazione che possa esserci un qualche errore di coordinamento. L'emendamento di cui stiamo discutendo, il numero 13, introduce l'articolo 01, che prevede: "sono istituite le seguenti province" e così via di seguito. Rispetto al testo del disegno di legge, questo emendamento come si colloca? Il resto del testo deve ritenersi decaduto oppure l'emendamento si inserisce nel testo del disegno di legge che quindi rimane e deve essere votato dal Consiglio? Vorrei sapere soltanto questo, signor Presidente, per evitare possibili equivoci, e perché ogni consigliere sappia su che cosa vota e che cosa vota.
PRESIDENTE. Questo lo vedremo, onorevole Onnis, quando entreremo nel merito dell'articolato. Lei si sta riferendo agli emendamenti all'articolo 1, li vedremo fra un po', appena ci arriveremo, abbia un po' di pazienza.
E` iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (C.C.D.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, non avrei preso la parola anche perché la stanchezza e i morsi della fame mi indurrebbero a non prendere la parola, però l'ultimo intervento del collega Dore, che assomiglia in maniera piuttosto strana a quello del collega Corda, mi induce ad esprimere una mia valutazione.
Io non sono d'accordo sul fatto che si possa dare la colpa a chicchessia, soprattutto poi ai sindaci che rappresentano comunque, come me d'altra parte, una parte dei cittadini, perché sono convinto che ci possono essere anche stati dei momenti di eccitazione, dei momenti probabilmente anche di nervosismo, ma diciamo anche con molta franchezza, che se ciò è avvenuto sono stati movimenti di nervosismo la colpa è anche nostra, colleghi consiglieri.
(Applausi dalle tribune del pubblico)
No, non ho fatto queste affermazioni per ottenere l'applauso. Ho detto questo perché mi sento responsabile anch'io di questo andare zigzagando di un'Assemblea che prima decide una cosa, dopo due giorni ne decide un'altra e dopo quattro giorni decide ancora un'altra cosa. Tutto questo, amici, non è serio. Se noi vogliamo che ci rispettino, dobbiamo innanzitutto essere seri e quando si pretende il rispetto delle istituzioni bisogna che le istituzioni dimostrino il massimo della serietà. Noi per primi e più ancora di tutti. Ora, è vero che i Capigruppo, forse sbagliando, nei diversi incontri con i rappresentanti della Gallura ed anche dell'Ogliastra, ma soprattutto della Gallura, hanno dichiarato essere necessario portare a discutere nei termini più brevi per quanto possibile, la legge sulla istituzione della provincia di Gallura; è vero che ci siamo riuniti in una Conferenza di Capigruppo e abbiamo stabilito che si dovesse in qualche maniera mandare avanti questo provvedimento di legge, ma è anche vero che subito dopo abbiamo deciso di rinviarne l'esame al 4 maggio e subito dopo ancora abbaimo deciso di votare oggi. Tutto questo, amici, lo dico a me stesso per primo, è un indice anche da parte nostra diciamo pure di nervosismo, quindi dobbiamo capire anche le ragioni del nervosismo dell'altra parte; dobbiamo capire che anche l'altra parte può qualche volta perdere le staffe, può qualche volta dire qualche parola di troppo.
Detto questo io mi dichiaro favorevole all'accordo che è stato qui raggiunto. Mi rendo conto anche io che non è perfetto; d'altra parte, quando le cose si devono fare così, a passo di bersagliere, diventa difficile fare cose perfette! Lo capisco! Però questo dimostra la volontà univoca di questa Assemblea di andare avanti su una decisione che non può che essere quella del rispetto assoluto della volontà delle popolazioni che noi rappresentiamo. Ecco perché io do un valore non tanto giuridico ma politico all'atto che stiamo per compiere, quello attraverso il quale questa Assemblea istituisce quattro nuove province in Sardegna, e a queste quattro province noi dobbiamo fare l'augurio di un avvenire migliore e di un lavoro proficuo per i cittadini che di esse fanno parte.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.-F.D.). Anch'io, come ha detto l'onorevole Contu, avevo deciso di intervenire in sede di dichiarazione di voto, però sono stato solleticato e sollecitato proprio dall'intervento dell'onorevole Contu con i suoi richiami alla serietà di questo Consiglio e di quest'Aula. Io credo invece, onorevole Contu, che al fondo del fatto che noi ci troviamo riuniti qui, e ritengo profondamente sbagliato che oggi noi siamo qui riuniti, alla vigilia di una tornata elettorale, a discutere di un problema importante come quello del quale si sta parlando, siano soprattutto per un ragioni di carattere demagogico e populistico. Io ritengo che bene avremmo fatto a seguire il calendario che i Capigruppo avevano deciso, riunendoci dopo la tornata elettorale, per affrontare con serenità e con serietà questo argomento, e invece noi ci troviamo oggi qui riuniti perché questa riunione - è stato già detto e io lo voglio rimarcare - è avvenuta all'insegna del sotterfugio e delle bugie che il Presidente del Consiglio ha messo in essere. Lo vedo sorridente e contento per questo fatto e me ne compiaccio. Sotterfugi e bugie del Presidente del Consiglio al fine di riunire questa Assemblea parlamentare.
PRESIDENTE. Io non voglio polemizzare con lei...
PIRISI (D.S.-F.D.). Presidente, io stavo parlando con lei e lei rideva.
PRESIDENTE. La prego di far capire quali sarebbero le bugie. Lei sta parlando con me.
PIRISI (D.S.-F.D.). Lei chiede che nell'intervenire ci si rivolga a lei; allora io rispettosamente mi rivolgevo a lei, e lei stava in maniera smaccata non ascoltando e ridendo.
PRESIDENTE. Non è il mio stile. La prego di dire quali sarebbero le bugie.
PIRISI (D.S.-F.D.). Le bugie stanno nel fatto che le firme di cui lei aveva parlato non c'erano. Questa è la bugia clamorosa ed ecclatante che non ha smentito prima e non vedo per quale motivo dovrebbe smentire ora.
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, la prego, io non ho raccontato nessuna bugia, le firme erano venti e gli uffici mi hanno consegnato una relazione in tal senso. Se ci fossero bugiardi questi sarebbero gli uffici. Vuole dire questo? Dica questo.
PIRISI (D.S.-F.D.). Noi abbiamo grande rispetto per gli uffici e sappiamo bene invece quante bugie siano state ammannite a quest'Aula da parte della Presidenza del Consiglio.
Credo che sia importante anche dire che mentre stavamo discutendo di province, il Presidente facente funzioni in quest'Aula, la scorsa seduta era il vice Presidente Spissu, il Presidente della Giunta, e se non sbaglio anche il Presidente del Consiglio, erano in giro a fare campagna elettorale. Non so se questo risponda al vero, però erano certamente assenti da quest'Aula.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Questa sì che è una bugia.
PIRISI (D.S.-F.D.). E` una bugia? Presidente, lei qui non c'era, e mi risulta che fosse lontano da Cagliari per fare delle visite in collegi elettorali, ed era esattamente a Meana Sardo, mentre noi eravamo qui riuniti. Questo per dire della serietà con la quale poi di fatto si comporta, chi ci convoca e vorrebbe discutere di argomenti di grande rilevanza. Noi eravamo qui riuniti per discutere di questo argomento; c'è stata una decisione dei Capigruppo, che ne ha rinviato l'esame ma mentre noi eravamo riuniti qui per discutere, il Presidente della Giunta era a Meana Sardo.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Io non ci sono mai passato a Meana Sardo, lei è un bugiardo!
PIRISI (D.S.-F.D.). Presidente, lei il giorno era a Meana Sardo. Non c'era a Meana Sardo? In tal caso chiedo scusa al Presidente. Faccio pubblica ammenda. Ho avuto delle informazioni non veritiere, quindi le chiedo formalmente scusa.
In tutti i casi voglio dire che alla riunione che c'è stata la volta scorsa non erano presenti né il Presidente del Consiglio né il Presidente della Giunta.
Sulla questione della quale si sta parlando: trasferimento di funzioni, competenze, risorse finanziarie ed umane, non di deleghe, collega Pili, di questo argomento, dicevo, non sappiamo assolutamente niente. Ci accingiamo ad istituire le province però non sono riempite di contenuti, così pure come non è stata fatta chiarezza su quali saranno le nuove competenze di questi enti intermedi. Non è stato detto se saranno sede di provveditorato agli studi, se saranno sede di prefettura, se saranno sede di questura, se saranno sede degli uffici periferici dello Stato e quant'altro. E` stato detto che comunque devono essere istituite le province.
Io voglio dire, e lo faccio adesso, l'avrei voluto dire dopo: l'amministrazione provinciale di Nuoro si è espressa a suo tempo, quando io la presiedevo, nel merito cioè della legge numero 4; il voto fu a stragrande maggioranza contrario. Oggi noi siamo chiamati a discutere dell'attuazione di quella legge, e io allora mi espressi in quel modo, perché ritenevo allora e ritengo ancora, che forse bisognasse fare un approfondimento maggiore, che quest'Aula avrebbe dovuto fare anche in questa occasione, per verificare le eventuali correzioni da apportare all'ipotesi che era stata presentata. Ciò non è stato fatto. Io oggi non vedo mutate le condizioni perché il mio punto di vista possa essere cambiato.
La proposta della Giunta regionale, che era stata avanzata per modificare di fatto la legge numero 4 istituendo le province di Gallura e dell'Ogliastra, non era stata fatta, Assessore Milia, con l'intento di imprimere un'accelerazione, era stata fatta per rispondere a delle sollecitazioni avanzate da una parte delle popolazioni della Sardegna, e si riteneva che in quel modo si potesse fare un blitz evitando l'istituzione di altre due province, cioè rifiutando di dare risposte ad altri due territori importantissimi della nostra Regione, e devo dire anche che questo problema, ad oggi, ancora non è stato risolto. Ci sono istanze, come per esempio quella della Planargia, che ha chiesto di essere accorpata alla provincia di Oristano, alle quali neanche con l'accordo che è stato raggiunto oggi nell'aula, si danno risposte. Quindi, io credo che manchi, anche in questa fase, la visione complessiva di quello che sarà il quadro generale che ne verrà fuori, perché se è vero che si vogliono dare le risposte a tutti, è altrettanto vero che non si possono mortificare parti del nostro territorio in nome di questa accelerazione che si è voluta imprimere e che io ritengo profondamente sbagliata. Con ciò chiudo il mio intervento, e chiedo scusa al Presidente della Giunta per quanto ho detto. Presidente, se ho sbagliato le chiedo scusa, ci mancherebbe, non volevo fare nessuna critica gratuita; avevoho avuto delle informazioni sbagliate. Chiudo il mio intervento.
PRESIDENTE. Lei ha anche altre informazioni sbagliate, onorevole Pirisi. La prego di informarsi bene perché le hanno dato informazioni sbagliate.
PIRISI (D.S.-F.D.). Non ne ho informazioni sbagliate, Presidente. Non ne ho. Per quanto riguarda lei non ne ho.
PRESIDENTE. La prego di usare un linguaggio meno offensivo. Quando si chiede rispetto bisogna anche averne, non lamentarsi perché i sindaci sono stati offensivi.
PIRISI (D.S.-F.D.). Signor Presidente, io sono rispettosissimo e lei lo sa. Se sbaglio faccio ammenda, ma se non sbaglio, non posso fare ammenda.
In tutti i casi, chiudo il mio intervento dicendo che io non posso assolutamente votare la proposta che è stata avanzata, perché ritengo che sia stata fatta in maniera frettolosa e senza tener conto delle giuste aspirazioni di tutti i territori della Sardegna, compresi quelli che oggi non saranno chiamati ad esprimere il proprio parere su questa legge, quindi io preannuncio il mio voto contrario alla proposta che è stata avanzata, già da questo momento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà
MILIA (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Giunta non può che condividere sia l'emendamento che l'ordine del giorno presentati a seguito di un accordo raggiunto attraverso la partecipazione di tutte le forze politiche, senza diritti di primogenitura.
Il sottoscritto, presentando una proposta di legge di snellimento, non aveva nessuna intenzione di fare alcun blitz a dispetto di altri territori o di altre popolazioni che venivano escluse momentaneamente dall'istituzione delle nuove province. I Capigruppo di questo Consiglio regionale avevano concordato con quella proposta di legge di snellimento dell'iter per l'istituzione delle due province, che in quel momento apparivano, a seguito delle deliberazioni dei loro consigli comunali, in possesso di tutti i requisiti previsti dalla legge numero 4 del 1997; i Capigruppo del Consiglio regionale, dicevo, avevano accettato questa soluzione rimandando, così come noi stiamo facendo con l'ordine del giorno, ai referendum che verranno celebrati da qui a poco, la soluzione di alcuni problemi, primi fra tutti quello della città d'Ozieri, e quello della Planaria, rimandando la definizione di quei problemi, come dicevo, ad una fase successiva, ma immediatamente successiva.
Noi crediamo che ciò che ci eravamo prefissi allora si stia attuando. Crediamo anche, e lo dico come Giunta e come consigliere regionale, che questa convocazione non sia stata forzata né decisa avendo i fucili alla schiena, e nemmeno su pressione di una lobby di assicuratori che vogliono un decreto legge dal Governo regionale o italiano, per fare un esempio di questi giorni, ma sia stata una convocazione che, grazie alla sensibilità di tutti noi, ha accolto le richieste di rappresentanti del popolo sardo così come anche noi siamo. Crediamo che in tutti gli strumenti economici e finanziari a nostra disposizione, sono presenti gli orientamenti, finalizzati a dare ai singoli territori e alle comunità locali, reali competenze, funzioni e risorse in grado di metterli nelle condizioni di programmare e realizzare, insieme alla Regione, le politiche di crescita e di sviluppo. Con questa visione ed impostazione dei problemi non si dà spazio a polemiche, non ci si presta ad atteggiamenti propagandistici da parte di nessuno, anzi, tali atteggiamenti sarebbero deleteri e controproducenti, non vi è alcuno spazio per le polemiche. Verso questi problemi, verso le esigenze prospettate è evidente che non esistono né possono esistere sensibilità diverse. Il dibattito e il confronto di oggi ne sono la testimonianza. Su questa strada dobbiamo camminare spediti se vogliamo veramente che la Sardegna non perda il treno della modernità e del progresso.
La legislatura è appena iniziata, e come Giunta abbiamo assunto l'impegno di valorizzare a pieno il sistema degli enti locali di cui le province rappresentano lo snodo fondamentale nel rapporto con la Regione. Abbiamo avviato la territorializzazione della programmazione; occorre avviare e realizzare la riorganizzazione dei poteri. Nel mettere in campo l'attuazione delle norme statutarie che ancora ne sono rimaste prive, in primo luogo con la riforma delle attribuzioni della Giunta regionale, dobbiamo esercitare la potestà legislativa esclusiva in materia di ordinamento degli enti locali, attribuita alla Regione Sarda con la legge costituzionale numero 2 del 1993. Siamo, è vero, in grave ritardo; bisogna con urgenza definire l'intero pacchetto delle necessarie norme di attuazione, e quindi impegnare il Consiglio regionale e tutte le forze politiche perché l'intero sistema dei poteri autonomistici possa trovare quell'aspetto moderno e innovativo necessario a governare le nuove frontiere dell'economia. Senza questa rivoluzione, le province, quelle vecchie e quelle nuove, avrebbero gambe corte e fragili, e non potrebbero seguire il passo dell'evoluzione in atto.
Questo di oggi è comunque un passo importante verso l'obiettivo generale e più complessivo della costruzione di tutti i poteri autonomistici della nostra Regione. Un passo al quale la Giunta regionale farà seguire, come è stato esposto, tutte le iniziative di sua competenza, affinché le aspettative di tutte le popolazioni che sono state coinvolte, trovino pieno e totale soddisfacimento nell'interesse generale dell'intera Regione.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura del titolo.
LODDO, Segretario:
Titolo
Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4 (Riassetto generale delle province e procedure ordinarie per l'istituzione di nuove province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali) ed istituzione delle province di Olbia-Tempio e dell'Ogliastra.
PRESIDENTE. Al Titolo sono stati presentati tre emendamenti.
Se ne dia lettura.
LODDO, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Pusceddu - Pacifico
Nel titolo, dopo la parola "Ogliastra", sono aggiunte le seguenti:
"Medio-Campidano e Sulcis-Iglesiente". (6)
Emendamento aggiuntivo Selis - Cugini - Cogodi - Giagu - Manca - Dore
Dopo il titolo è aggiunto il seguente articolo:
Art. 01
1. In deroga alle disposizioni dell'articolo 10 della legge regionale n. 4 del 1997 sono istituite le province del Medio Campidano, del Sulcis-Iglesiente, dell'Ogliastra e di Olbia-Tempio.
2. Le province sono delimitate così come previsto nello schema di nuovo assetto provinciale, approvato dal Consiglio regionale il 31 marzo 1999 e pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione n. 11 del 9 aprile 1999, e sono costituite da tutti i comuni compresi in tale delimitazione.
3. Il disposto del presente articolo decorre dal 1 giugno 2000 e le elezioni delle nuove province devono essere indette nella prima tornata utile. (12)
Emendamento aggiuntivo Floris Emilio - Cugini - Usai - Cossa - Dettori Bruno - Giagu - Cogodi - Contu - Balia - Manca
Dopo il titolo è aggiunto il seguente articolo:
Art. 01
1. Sono istituite le province le seguenti province:
a) Di Carbonia-Iglesias
b) del Medio Campidano
c) dell'Ogliastra
d) di Olbia-Tempio.
2. Le province di cui al comma 1 sono delimitate così come previsto nello schema di nuovo assetto provinciale, approvato dal Consiglio regionale il 31 marzo 1999 e pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione n. 11 del 9 aprile 1999, e sono costituite da tutti i comuni compresi in tale delimitazione. (13)
SELIS (Popolari-P.S.). L'emendamento numero 12 è ritirato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (D.S.-F.D.).Per raccordare l'emendamento numero 6 con il successivo emendamento numero 13 le parole "Sulcis Iglesiente" a questo punto vanno modificate in "Carbonia e Iglesias".
PRESIDENTE. Onorevole Pusceddu, va modificato il titolo, che sarà la risultante del contenuto complessivo della legge.
PUSCEDDU (D.S.-F.D.). Che titolo stiamo votando? Il titolo del disegno di legge 46A è quello approvato dealla Commissione.
PRESIDENTE. Stiamo votando il titolo e gli emendamenti.
Poiché nessuno domanda di parlare sull'emendamento numero 13, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
L'emendamento numero 6 riguarda solo un problema di ordine tecnico che quindi si può risolvere in sede di coordinamento.
Metto in votazione il titolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
LODDO, Segretario:
Art. 1
1. Il comma 1 dell'articolo 8 della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4, è sostituito dal seguente:
"1. Non si fa luogo a referendum:
a) qualora il consiglio comunale revochi la precedente delibera ed adotti, prima dell'emissione del decreto di cui al comma 1 dell'articolo 9, una decisione, conforme alla richiesta degli elettori, con la maggioranza indicata al comma 1 dell'articolo 5;
b) qualora i quattro quinti dei comuni, che rappresentino almeno i quattro quinti della popolazione complessiva dell'area interessata, abbiano manifestato la volontà di aderire alla nuova provincia, con deliberazione adottata con la maggioranza prevista dal comma 1 dell'articolo 5."
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 1, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
LODDO, Segretario:
Art. 2
1. Dopo il comma 1 dell'articolo 10 della legge regionale n. 4 del 1997, è inserito il seguente comma:
"1 bis. In deroga a quanto disposto dal comma 1, la Giunta regionale può proporre un disegno di legge di riassetto parziale delle circoscrizioni provinciali, qualora i quattro quinti dei comuni, che rappresentino almeno i quattro quinti della popolazione complessiva dell'area interessata, abbiano manifestato la volontà di aderire alla nuova provincia, con deliberazione adottata con la maggioranza prevista dal comma 1 dell'articolo 5."
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 2, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
L'articolo 2 bis è assorbito dall'emendamento numero 13, quindi decade e con esso decade anche l'emendamento numero 1.
Anche l'articolo 2 ter decade e naturalmente tutti gli emendamenti ad esso presentati.
Si dia lettura dell'ordine del giorno numero 1
LODDO Segretario
Ordine del giorno Floris - Cugini - Usai - Cossa - Dettori Bruno - Giagu - Cogodi - Balia - Manca - Fois
IL CONSIGLIO REGIONALE
A conclusione del dibattito sul Disegno di Legge istitutivo delle nuove Province in Sardegna, esprime le seguenti valutazioni:
1. Il pronunciamento solenne dell'Assemblea Legislativa Sarda assunto attraverso l'approvazione di una specifica Legge Regionale, conferma e qualifica la volontà politica di dare concreta attuazione, nei tempi e nei modi minimi possibili, ad un nuovo ordinamento autonomistico fondato sulla massima espressione delle Autonomie Locali e della partecipazione popolare nel quadro del più moderno ed efficiente modello di federalismo interno;
2. la effettiva funzionalità delle nuove province del Sulcis-Iglesiente, Medio Campidano, Ogliastra e Gallura è condizione necessaria per garantire tale processo di rinnovamento interno di tutte le istituzioni autonomistiche;
3. nei tempi possibili e con urgenza va ugualmente definita la migliore configurazione istituzionale dell'area vasta di Cagliari in connessione con le specifiche forme di rappresentanza da garantire al restante territorio interno della futura Provincia di Cagliari;
4. contestualmente all'effettivo esercizio dei poteri propri delle nuove Province dovrà essere garantito il processo di semplificazione istituzionale con attribuzione ai nuovi Enti intermedi di tutte le specifiche funzioni sub-regionali e sovra-comunali di competenza e di utilità, con contestuale riforma delle Comunità Montane e di riordino funzionale di ogni altro aspetto di competenze distribuite attraverso vari Enti settoriali e riconducibili invece ai fini ed alle competenze proprie dell'unico Ente intermedio;
5. ai fini della adozione degli atti conclusivi in ordine ai punti di cui sopra il Consiglio Regionale dovrà essere riconvocato in seduta specifica in esito agli adempimenti tutti che la Giunta Regionale curerà di svolgere in attuazione della L.R. n. 4/97.
PRESIDENTE. Adesso dobbiamo votare l'ordine del giorno numero 1 e poi, la legge. L'onorevole Pili ha già illustrato l'ordine del giorno. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Pongo in votazione il disegno di legge 46/A. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io non sono intervenuto nella discussione generale per rispetto dell'orientamento assunto dalla Conferenza dei Capigruppo di superare la discussione generale. Presidente, posso parlare o aspettiamo che vengano distribuite le tessere per la votazione elettronica?
PRESIDENTE. Colleghi un po' di cortesia, abbiamo quasi finito, un po' di pazienza!
SPISSU (D.S.-F.D.). Dicevo che non sono intervenuto nella discussione generale per rispetto dell'orientamento assunto dalla Conferenza dei Capigruppo, che mi sembra fondamentale nella direzione dei lavori di questa Assemblea, anche se naturalmente il tema in discussione, la vastità e la portata della votazione che ci accingiamo a fare, avrebbe meritato una discussione più vasta, più ampia e più approfondita di quanto non facciamo oggi.
Stiamo compiendo un passo importante verso un assetto nuovo e diverso delle istituzioni autonomistiche della nostra Regione, e lo facciamo con grande fretta, senza l'approfondimento necessario che temi di così grande portata avrebbero meritato. Io ero prima di oggi, e lo sono ancora, favorevole alla legge che stiamo per votare; lo sono ancor di più per effetto delle correzioni che sono state introdotte nel corso della discussione, che trattano contestualmente e parificano i territori della Regione in un unico disegno amministrativo e istituzionale.
Resta il rammarico per il clima col quale perveniamo a questo fondamentale e importante atto di programmazione e di riforma delle nostre istituzioni. Si è introdotto in nelle settimane scorse, in questi giorni, un clima pesantissimo nel quale si è accreditata la tesi di un complotto da parte di un territorio verso altri territori, tesi che è stata accreditata da importanti e autorevoli esponenti di questa Assemblea e dei gruppi politici. Si capisce tutto; si capisce come alcuni colleghi siano così profondamente radicati e legati ai problemi della terra della Gallura. Io capisco il collega Biancareddu che è molto addentro nelle questioni galluresi; è candidato persino alla guida di un comune della Gallura con un programma significativo, con la lista civica "Insieme per Bortigiadas", che ha l'obiettivo principale - leggo testualmente per non fare errori - di "smussare tutte le spigolature createsi da amministrazioni piatte affinché Bortigiadas possa ritrovare l'armonia, la serenità, l'ordine e il benessere morale e materiale che aveva in tempi migliori". .
capisco, dicevo, come i colleghi siano molto dentro le vicende e le questioni delle popolazioni della Gallura; capisco meno che si cerchi di trasformare questo Consiglio regionale in un rodeo in cui si confrontano cow-boys e in cui si può persino pensare di dare dei calcioni per vincere meglio la competizione.
Credo che questa nuova stagione di riforme che vogliamo inaugurare, e certamente la legge di oggi rappresenta un passo importante, non può avere come motto, chiedo scusa all'Assemblea, quello del sindaco di Olbia: "Fetti casinu" . Credo che questo non possa essere il motto che guida la nostra azione e la nostra iniziativa. Quindi resta, sebbene il mio voto sia favorevole, la sensazione che facciamo questo atto in un momento di grande difficoltà, sotto una pressione che rende tutti meno liberi, ed invece io lo faccio in assoluta libertà, così come credo lo facciano tutti i nostri colleghi; faccio questo atto convinto che dobbiamo dare alla Sardegna un nuovo assetto politico ed istituzionale. Non lo faccio dietro o sotto la pressione di alcuno; lo faccio come atto consapevole di chi crede nella politica come servizio, e di chi fa della politica come servizio una questione fondamentale; di chi crede che questa Assemblea legislativa debba assumersi fino in fondo le proprie responsabilità stando al di fuori degli atteggiamenti propagandistici, al di fuori delle strumentalizzazioni, dicendo in tutta la Sardegna le stesse cose, e possibilmente non dicendole come facciamo oggi, un giorno prima dell'apertura delle urne.
Queste sono le cose che avrei detto meglio nella discussione generale, credo che la discussione di questi giorni, il modo in cui l'abbiamo condotta, possa servire da monito e possa guidarci nelle discussioni successive; comunque, ripeto, il mio voto è a favore di questa legge.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau, per dichiarazione di voto.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente ed onorevoli colleghi, mi sono attenuto al deliberato della Conferenza dei Capigruppo e non sono intervenuto nella discussione generale. Avrei dovuto dire molte cose, tante cose, perché credo che in questo periodo sia stato anche oltraggiato non solo il mio nome come consigliere regionale, ma sia stato oltraggiato anche il nome del Consiglio regionale. Tante cose sono successe e tante cose abbiamo letto, quindi, tante cose avrei dovuto dire innanzitutto per salvaguardare il buon nome di Alleanza Nazionale.
Alleanza Nazionale non è stata mai contraria alla costituzione di nuove province; ricordo agli amici della Gallura, che l'allora Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale, attualmente Alleanza Nazionale, già da oltre vent'anni fa, proprio nel nome del decentramento del partito, costituì la sub-federazione della Gallura, per costituire poi la federazione della Gallura. Questo a dimostrare che volevamo la Gallura come provincia. Perciò, non possiamo essere tacciati di essere coloro i quali erano contro. Voglio ricordare all'Aula che un giorno ricevemmo presso il Gruppo (allora il Capogruppo era l'onorevole Masala) una delegazione di sindaci della Gallura i quali chiedevano una corsia preferenziale per la Gallura stessa. In tale occasione fu fatto presente che la legge numero 4 del 1997 era una legge che prevede il riordino complessivo delle province, che pertanto era difficilissimo, che non era possibile soddisfare tale richiesta. Da quel momento sono iniziati gli insulti e gli attacchi ad Alleanza Nazionale, principalmente nelle cronache galluresi del giornale locale.
Questo volevo dire, per dimostrare e per ricordare che noi eravamo e siamo a favore dell'istituzione delle nuove le province. Ma, nel contempo voglio dire che la provincia della Gallura nasce con un neo, un neo grande: il problema di Tempio. Tempio si trova in un limbo; noi stiamo procedendo alla costituzione delle province, chiamando la provincia della Gallura "Provincia Olbia - Tempio", probabilmente un nome che domani non andrà bene, se è vero com'è vero che le popolazioni di Tempio vogliono indire referendum, ed erano veramente preoccupate, cari amici, cari colleghi, di quanto previsto dall'articolo 1 del disegno di legge nel testo esitato dalla Commissione, articolo che abbiamo testé cassato, in cui si escludeva la possibilità di indire il referendum qualora i quattro quinti dei comuni, che rappresentino almeno i quattro quinti della popolazione complessiva dell'area interessata, avessero manifestato la volontà di aderire ad una provincia con la deliberazione adottata in un certo modo. Pertanto, a mio avviso, questa è la mia interpretazione, probabilmente Tempio non avrebbe potuto procedere al referendum. La stessa cosa vale per Ozieri.
Cari amici ce lo siamo dimenticati, ho presentato e sono stato l'estensore insieme ad altri colleghi, di un emendamento per Ozieri, per ricordare che quella cittadina aveva chiesto di entrare, da subito e non dopo, direttamente dalla porta e non dalla finestra, nella Provincia "Olbia-Tempio". Qull'emendamento fu bocciato a suo tempo e fu messa d'imperio Ozieri nella provincia sassarese. Adesso c'era la possibilità, se l'avessimo voluto, di risolvere da subito il problema di Ozieri per il quale comune c'era a mio avviso, passatemi il termine, la "fregatura" sempre per via di quell'articolo 1, lettera (b, che prevedeva che se nell'ambito di quello che resta della provincia sassarese, della nuova provincia sassarese, i comuni che rappresentino i quattro quinti di quelle popolazioni avessero deciso in senso contrario, probabilmente Ozieri non avrebbe potuto fare il referendum. Noi abbiamo chiesto, di far rientrare subito Ozieri nella provincia di Olbia-Tempio ed eventualmente poi potrà essere fatto il referendum. Questo, cari amici non è stato fatto.
Io credo che bene avremmo fatto alla fin fine a seguire le procedure ordinarie, magari cercando di abbreviare i tempi, perché la legge numero 4 del 1997 fu varata da questo Consiglio regionale a fine 1996, e da allora è trascorso tanto tempo. Ci sono responsabilità grosse da parte di chi non ha fatto tutto ciò che era possibile affinché i territori dessero per tempo le loro adesioni, ponessero in essere gli atti che dovevano compiere, e Ozieri in questo momento paga per errori che non sono suoi. Probabilmente nel momento in cui in questo Consiglio regionale furono delimitate le nuove province, in data 31.03.1999, respingendo l'emendamento presentato anche da noi di Alleanza Nazionale si voleva colpire Ozieri, di colore diverso rispetto alla Giunta in carica in quel periodo. Quindi, credo che in questo momento forse diamo qualche piccolo contentino.
Probabilmente sta nascendo, - sto concludendo - un "mostricciattolo", avremmo potuto tranquillamente seguire la legge numero 4 del 1997, avremmo potuto fare il referendum prima, e poi, contestualmente decidere le nuove province. Questo non è stato fatto. Pertanto non voglio votare contro questa legge perché qualcuno possa accusare Alleanza Nazionale; Alleanza Nazionale non c'entra con questa mia posizione che è personale, ma nel contempo non posso votare a favore. Pertanto il mio voto sarà di astensione, con la speranza che in seguito le popolazioni che dovessero chiedere di entrare a far parte o di uscire da qualsiasi provincia possano veramente farlo in massima libertà, perché solamente dando la parola alle popolazioni credo che la democrazia possa essere compiuta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Tunis Marco, per dichiarazione di voto.
TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, signori Assessori e colleghi consiglieri, sono stato e sono favorevole all'istituzione delle nuove quattro province perché credo che ciò sia importante per porre le basi di una riforma amministrativa ed istituzionale della nostra Regione; non si tratta quindi, secondo la convinzione che mi ha sempre guidato e che mi guida su questa materia, di inseguire o assecondare spinte e controspinte campanilistiche e/o propagandistiche, ma di puntare ad un serio processo riformatore dell'amministrazione e del governo della nostra Regione, del quale processo la nuova suddivisione territoriale per aree omogenee per economia, storia, cultura, ambiente e demografia, che dovrà dare vita alle nuove province regionali costituisce un tassello particolarmente importante.
Per i motivi su esposti dichiaro il mio voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Rassu, per dichiarazione di voto.
RASSU (F.I.-Sardegna). Grazie. Signor Presidente della Giunta, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, sarò brevissimo. Ho rinunciato all'intervento nella discussione generale proprio perché, stante il momento contingente politico ho ritenuto fosse meglio non tediare ancora l'Assemblea e gli astanti, esprimendo opinioni che peraltro i colleghi che mi hanno preceduto hanno abbondantemente illustrato.
Io sono stato uno dei primi o forse l'unico in sede di discussione delle dichiarazioni programmatiche, prima del Presidente Pili e poi del Presidente Floris, a battermi fieramente e a richiamare l'attenzione del Consiglio sulla improcrastinabilità dell'istituzione in primis della Provincia Gallura, perché era la provincia che aveva già terminato tutto l'iter giuridico-amministrativo che ne consentiva per prima la costituzione in provincia. Successivamente si è adeguata la popolazione dell'Ogliastra e quindi era giusto che in questa sede oggi si discutesse solo ed esclusivamente di quelle province che hanno compiuto l'iter giuridico ed amministrativo, affinché non si potesse viziare il provvedimento di una qualche illegittimità che potrebbe senz'altro causarne il rinvio da parte del Governo centrale, cosa di cui io sono convinto e che mi dispiace.
Voglio dire inoltre che l'essere qui oggi, a discutere di questi argomenti, è un errore. E` un errore perché manca un po' di serenità, c'è nervosismo in aula, ci sono stati dei precedenti che hanno indispettito un po' tutti, -anche io voglio stigmatizzare l'atteggiamento di qualche amministratore che è andato sopra le righe durante la discussione della scorsa seduta del Consiglio,- spero che siano episodi che non si abbiano a ripetere, poiché quest'Aula non deve subire alcun condizionamento né alcuna pressione dall'esterno, ciascun consigliere deve avere la libertà di esprimersi esercitando il mandato che gli è dato dal popolo, deve esprimere il proprio parere al di là dei condizionamenti politici e non.
E' evidente che tutta l'Aula all'unanimità vuole l'istituzione delle nuove autonomie locali e quindi anche delle province, sia delle province della Gallura, dell'Ogliastra, del Sulcis e del medio Campidano sia di quelle che le popolazioni, riunendosi e identificarndosi in province autonome, vorranno in seguito. Io credo che la forzatura di oggi - perché di forzatura si tratta anche se giustificata dalla necessità di trovare un'intesa unitaria - possa avere qualche ripercussione negativa. C'è ed è evidente, un netto contrasto con il disposto della legge numero 4; io non sono esperto giuridicamente, però credo che essendo l'attuale disciplina in contrasto con la legge quadro che regola la materia, senza'altro si possono avere delle difficoltà a Roma in sede di controllo governativo della legge. Io esprimo chiaramente il mio voto favorevole a questa proposta perché sono convinto comunque, che questo sia un momento politico importantissimo e che questa sia una manifestazione di volontà volta verso il federalismo, verso l'autonomismo e solo per questo do il mio consenso e il mio parerevoto favorevole, pur rimanendo e rimarcando le riserve che ho appena espresso.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Deiana, per dichiarazione di voto.
DEIANA (I DEMOCRATICI). Presidente, io avevo deciso di non fare l'intervento stasera, ma mi è corso l'obbligo e il dovere di farlo dopo aver sentito l'intervento di alcuni colleghi, per precisare anche il mio punto di vista personale.
Noi abbiamo già approvato l'articolato della legge, e quindi ne conosciamo i contenuti; quando l'intervento che mi accingo a esporre si riferirà solo ad una delle quattro province vi prego di intendere le parole estese a tutte e quattro le nuove province, perché avendo io una formazione ambientale di nascita e di vita fortemente radicata in un territorio, che è quello gallurese, al confine tra l'Anglona e la Gallura, forse è per me più facile riferirmi solo alla nuova provincia della Gallura, ma intendo estendere le stesse osservazioni anche a quelle dell'Ogliastra, del Medio Campidano e di Carbonia-Iglesias.
Voglio intanto precisare alcuni aspetti che sono sinteticamente riassumibili in pochissime parole: la sanzione legislativa e la maturazione politica in genere arrivano al momento giusto e stasera si sta arrivando al voto finale, che da parte mia è favorevole, perché sono maturate conoscenze e consapevolezze che hanno portato a questo voto. Quando noi andiamo nel territorio e parliamo di nuova provincia ci riferiamo a vari aspetti. Innanzitutto alla maturità culturale di quella gente, di quel popolo, alla maturità politica, alla maturità economica, alla maturità istituzionale, nel momento in cui viene approvata la legge che sancisce l'istituzione della provincia (ho potuto personalmente verificare in tutti i suoi aspetti questa maturazione in quel territorio della Gallura), ma vado anche oltre. Io sono tra quelli che non si offendono perché i sindaci della Gallura, dell'Ogliastra, del Medio Campidano e del Sulcis-Iglesiente vengono in Consiglio regionale e fanno pressioni; io non mi offendo se mi trovano personalmente e mi sensibilizzano alla causa di quelle popolazioni, perché sono stati eletti sindaci per svolgere questa funzione e per portare avanti ciò che matura nel territorio, ciò che la popolazione vuole che venga portato avanti, ciò che le istituzioni devono prendere in carico ed approvare. La loro azione, quindi, non è da inquadrare in termini di scontro, in quanto essi non costituiscono una lobby; semplicemente si tratta di una normale maturazione degli eventi. Mi dispiace di non essere d'accordo col collega Dore, non sono un avvocato, ho una cultura biomedica.
Ho dovuto chiarire questa mia posizione, e non capisco la posizione del collega Dore, che appartiene allo stesso movimento nel quale io sono stato eletto. Il mio intervento è dettato soprattutto dall'esigenza di chiarire la mia posizione. Penso che il Consiglio regionale stasera abbia trovato quell'equilibrio e quella misura di equità nel legiferare che era dovuta già da tempo, e penso che questa maturità politica possa continuare negli atti che dovremo approvare per far decollare definitivamente le province, le cui popolazioni tanto hanno atteso per vedere riconosciute le loro rivendicazioni politiche, di cui noi abbiamo il dovere di farci carico, sulle quali il più delle volte in campagna elettorale, e - perché no? - anche nei convegni e nei momenti di incontro, ci esprimiamo sempre favorevolmente e poi, guarda caso, forse troviamo qualche punto o qualche virgola che non vanno per cercare di non attuarle o di non concretizzarle.
Avevo promesso di essere breve, pertanto dichiaro subito che il mio voto è favorevole ed esprimo l'augurio sia alle popolazioni interessate che a questo Consiglio regionale che, oltre ad approvare la legge stasera, si possa dare immediata attuazione a tutti quei provvedimenti necessari a realizzare e concretizzare l'autonomia delle province e l'autogestione dei territori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Viene fuori probabilmente il mio animo barbaricino, cari colleghi e signor Presidente, che mi spingerà a votare sì un poco a malincuore, perché questa discussione, pur legittima, nasce da un'enorme forzatura ed anche, credo, bisogna dirlo, da un ricatto. Non possono essere discussi argomenti di tale importanza, che riguardano il destino di molti cittadini sardi, a ridosso di importanti elezioni amministrative, e non si può discutere in un solo giorno, in poche ore, una legge che ha bisogno di una riflessione più attenta e molto più ponderata. E non sono contrario, com'è ovvio, cosa che invece questa Giunta e il centrodestra hanno già dimostrato abbondantemente (vedi parco del Gennargentu), al legittimo desiderio delle popolazioni di chiedere forme più forti di governo, ma c'è stato, cari colleghi, in tutto questo periodo un silenzio imbarazzante, perché molti di noi o non hanno capito o hanno ancora dubbi sulla reale forza, sulla reale competenza di queste province. Io mi chiedo - gli amici della Gallura e dell'Ogliastra me lo consentiranno, so che molti di loro la pensano come me, lo dico da nuorese, perché la mia provincia di Nuoro verrà abbondantemente mutilata - se dall'istituzione di nuove province nascerà uno sviluppo equilibrato e se per caso si eviterà di riprodurre aree forti e aree deboli, le stesse che oggi esistono in Sardegna.
Quindi, c'è poca serenità, cari colleghi, e lo dico con assoluta onestà, ribadendo le cose che ho detto poc'anzi: questa discussione si poteva rinviare e queste province sarebbero nate con più tranquillità senza timori elettorali, senza minacce sottili o manifestazioni eclatanti. Io chiedo a lei, signor Presidente della Giunta, un maggiore impegno per le zone interne; per me questo è fondamentale, perché altrimenti in questo Consiglio poco ci starei a fare ed avrei probabilmente un ruolo ininfluente. Il tema dell'equilibrio dello sviluppo è apparso assolutamente latitante in questo dibattito; queste province per il momento nascono un poco alla cieca, da un dibattito quanto meno superficiale e un po' affrettato.
Presidenza del Vicepresidente Spissu
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Alberto, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Intervengo per dire che voterò a favore di questo provvedimento, perché ne condivido il contenuto e perché si muove nella direzione di un riordino complessivo del sistema delle autonomie locali in Sardegna, e quindi di un riequilibro anche dei poteri locali, fattore decisivo in un quadro più complessivo di decentramento dei poteri amministrativi e del potere politico nella nostra regione. Da questo disegno risulta profondamente trasformata anche la provincia di Oristano e io, come rappresentante di questo territorio, ritengo che dare la possibilità di rispondere alle aspettative, alle richieste di comunità e di territori che hanno chiesto di far parte della provincia di Oristano, sia un fatto positivo, e la decisione che oggi stiamo per assumere si muove in questa direzione.
Certo, sento anch'io un grande disagio, come tutti i colleghi del Consiglio, per il modo attraverso il quale siamo arrivati a fare questa discussione. Io non sono intervenuto nella discussione generale proprio perché non c'erano le condizioni per un confronto approfondito, è mancata una verifica dello stato di attuazione della legge numero 4, il Consiglio non è a conoscenza, in larga misura, della fase in cui siamo arrivati e mi rendo conto che certe decisioni talvolta sono state, anche in altre occasioni, prese sotto pressioni a mio parere anche fuori luogo. Stavolta ci sono state forzature anche demagogiche, emerse soprattutto all'interno della maggioranza; una maggioranza che anche in questa occasione, anziché governare il processo, ha cercato di scaricare le sue contraddizioni sul Consiglio regionale, portandoci a discutere, a un giorno dalla scadenza elettorale, in modo frettoloso e per niente approfondito, di una enorme questione che riguarda complessivamente gli assetti istituzionali e lo sviluppo futuro della nostra regione. Questo lo volevo sottolineare, perché è giusto che sia detto. Mi rendo anche conto che l'atto che oggi noi adottiamo, senza che successivamente ci sia una serie di altri provvedimenti che decentrino realmente i poteri, come la "142" e numerose altre norme, tra cui le leggi "Bassanini", hanno già messo in atto nel resto del nostro Paese, rischia di essere una scatola vuota.
Io voterò a favore di questo provvedimento perché mi auguro che ci aiuti e che costituisca un ulteriore passo nella direzione del decentramento vero dei poteri nella nostra Regione, che, da questo punto di vista, deve recuperare molto tempo perduto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (P.P.S.). Signor Presidente e colleghi, io non respiro questa atmosfera così pesante e questo clima così ostile che alcuni colleghi hanno testé rimarcato, anzi sono felicissimo di essere qua oggi e di poter finalmente votare un provvedimento che ha visto il suo iter iniziale ben cinque anni fa. Non mi spaventano le dichiarazioni dei sindaci, dei cittadini, dei consiglieri e del Presidente del Consiglio; siamo in democrazia, ognuno può dire quello che vuole, se ne assume le responsabilità e i cittadini giudicano. Questo vuole la democrazia. Bisogna però ricordarsi che - come dicevano i latini - pacta sunt servanda, quindi se noi, a metà marzo, abbiamo preso l'impegno con i sindaci della Gallura di convocare il Consiglio prima delle elezioni, questo doveva essere fatto. Perché noi non eravamo obbligati quel giorno a prendere tale impegno; nessuno ci obbligava, l'abbiamo scelto noi e dovevamo mantenerlo. Quindi, siamo stati noi i primi a violare i patti. Pretendevamo anche che i sindaci rimanessero zitti o che ci dessero ragione? Ben vengano, quindi, le proteste dei sindaci, che sono state proficue e produttive.
Io non sono intervenuto prima perché volevo dare, col silenzio, il mio contributo ad accelerare l'iter di questa legge; ora vi faccio perdere cinque minuti per rispondere ad alcune affermazioni fatte da componenti delle opposizioni.
Ringrazio l'onorevole Spissu che, in termini di par condicio, mi ha fatto un po' di propaganda elettorale; lo ringrazio anche perché non potendo essere in loco a farmela in prima persona, chissà che qualcuno, tornando a Tempio o a Olbia, non passi per Tisiennari e dica che sono intervenuto anche là.
E mi fa meraviglia che abbia avuto la briga di leggersi anche il programmino striminzito che ho presentato, estrapolando anche alcune frasi.; Io ho scritto una dichiarazione di pace, cioè ho affermato che volevo candidarmi anche per smussare gli angoli, perché si è creata qualche fazione tra famiglie, il paese è piccolo; mi sono candidato sapendo anche di essere perdente, perché è un paese in cui la sinistra ha l'80 per cento dei voti, ma chissà. Potevo scrivere anche cose più pungenti; potevo scrivere per esempio del dissesto finanziario del Comune, potevo scrivere dell'Assessore ai servizi sociali, che prende a pugni i tossicodipendenti, potevo scrivere delle parcelle pagate a certi progettisti e non l'ho fatto, quindi lo dico qua, ora. La mia era solo una candidatura fatta con spirito di servizio, perché la politica è un servizio e in tale ottica ho accettato la candidatura.
Quindi, chiudendo questa parentesi, il mio voto sarà sicuramente favorevole, perché questo provvedimento corona un sogno. Tra il pubblico c'è il mio ex collega Settimo Nizzi, insieme al quale ho presentato la proposta di legge nel 1995, e credo che, come per altre persone qui in Aula, quella odierna sia un'occasione di gioia per tutte le popolazioni sarde e soprattutto per quelle che da tanto tempo aspirano a questo anelito di libertà e di indipendenza.
(Applausi dalle tribune del pubblico)
PRESIDENTE. Ricordo al pubblico che non si può applaudire. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PINNA (D.S.-F.D.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel dichiarare il mio voto favorevole a questo importante provvedimento, che avvia un processo riformatore e di assetto diverso della nostra Regione, sento anche il dovere di esprimere alcune considerazioni. E' un fatto estremamente importante che oggi siamo pervenuti a questa decisione; l'unica difficoltà che abbiamo avuto a partecipare alla seduta di oggi è semplicemente dovuta al fatto che tutti avevamo altri impegni. Io devo dirvi, francamente, che non ho sentito tutti questi condizionamenti che sono stati avvertiti dai colleghi consiglieri, tanto più che ho vissuto e vivo lontano dalla Gallura e non potevo sentire quelle pressioni, ma, se volete, ho sentito quelle del Sulcis-Iglesiente, del mio territorio, che non sono state così eclatanti, ma tuttavia sono state sollecitazioni importanti, sia da parte delle istituzioni che delle forze sociali, su un problema che è largamente sentito anche in quel territorio e io stesso sono profondamente convinto che la scelta fatta sia la migliore. Dunque, ascoltare e portare in questa Assemblea le sollecitazioni delle persone che rappresentiamo credo sia il nostro primo dovere, e questo non può essere assolutamente preso come un ricatto. Quindi, un voto libero e un voto convinto, un voto che riconosce la piena validità e l'importanza della legge regionale numero 4 del 1997, con la quale si sono voluti istituire i nuovi enti intermedi per programmare lo sviluppo locale, per recuperare identità e ruolo alle comunità locali legate da una storia e da una cultura comune. Io tengo a precisare queste cose, perché vengo da un territorio e da una città nella quale il consiglio comunale precedentemente in carica ha votato contro la provincia, e mi fa piacere che oggi chi è stato artefice di quel voto contrario abbia cambiato idea e che possiamo salutare felicemente la conclusione dell'iter di questa importante decisione anche per il Sulcis-Iglesiente, oltre che per le altre tre province.
Le nuove province, dunque, non sono dei carrozzoni per nuove poltrone o per nuove auto blu, ma strumenti attraverso i quali può essere disegnato un nuovo sviluppo locale per quei territori. Quindi, esprimo soddisfazione per questo, ma anche, se mi consentite, per la soluzione positiva che è stata trovata per la circoscrizione provinciale del Sulcis-Iglesiente. Quello che viene proposto ha un grande significato, perché non si tratta soltanto del cambiamento di un nome, da "Sulcis-Iglesiente" a "Carbonia-Iglesias", ma di un fatto sostanziale che dà pari dignità alle due città più significative del territorio. E' una decisione, questa, che crea i presupposti per il doppio capoluogo, e io credo sia un contributo importante per far cadere false lotte di campanile provocate artatamente e artificialmente da qualcuno. In questo modo spero si inauguri anche una nuova stagione, che insieme all'unità del territorio, veda una nuova rinascita e un nuovo sviluppo, interrotti proprio dalla mancanza di unità del territorio. Ora anch'io sono convinto che l'impegno di questa Assemblea debba essere rivolto ad accelerare il processo riformatore, per decentrare poteri verso i nuovi enti intermedi, trasferendo alle nuove province competenze, poteri reali, risorse e strutture perché diventino davvero strumenti ed enti capaci di contribuire allo sviluppo locale. E' necessario, quindi, realizzare un vero decentramento che dia reale vigore al federalismo interno, perché ogni territorio, con la propria identità, con la propria storia, con la propria cultura, diventi protagonista del proprio futuro. Per questa ragione esprimo un voto libero, favorevole e convinto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non posso non partire dalla considerazione del vecchio detto secondo il quale la gatta frettolosa ha fatto i gattini ciechi. E a me sembra che questa legge, oltre ad aver dato il titolo di cavaliere a tutti, ma in Sardegna siamo abituati a questo, di più non faccia.
CUGINI (D.S.-F.D.). I cavalieri del Polo li riconoscete! Noi non li riconosciamo.
LIORI (A.N.). No, esiste un vecchio detto, tu che sei sassarese forse lo conosci meglio di me: "todos caballeros" che pare un certo imperatore sapesse pronunciare molto bene in spagnolo.
Comunque, questa legge, che è nata sotto un ricatto preelettorale, da qualcuno qui è stata presentata anche come una legge che può portare occasioni di sviluppo alle popolazioni. A me sinceramente non sembra che province di serie B, addirittura province che rischiano di nascere rachitiche, prive di popolazione, possano offrire serie possibilità di sviluppo alle popolazioni. In ogni caso questo è ciò che passa il convento e tanto prenderemo e lo rispetteremo.
Presidenza del Presidente Serrenti
(Segue LIORI.) Ho chiesto di parlare soltanto per un motivo quasi personale, e cioè perché io non ho firmato l'emendamento per l'istituzione della provincia del Sulcis. E non l'ho firmato non perché sia contrario alla nascita della provincia del Sulcis, voglio giustificarlo pubblicamente, in quanto se ci sono due province che io credo abbiano ragioni storiche, culturali ed economiche per rivendicare in modo particolare più delle altre il loro diritto ad essere riconosciute province sono certamente la Gallura e il Sulcis, ma perché avendo il Comune di Iglesias, così come la vecchia legge la prevedeva, per mezzo del suo Consiglio, espresso un voto contrario alla nascita della provincia ed avendo il circolo di AN di quella città, al quale sono iscritto, preso posizione uniforme o perlomeno simile a questo deliberato del consiglio comunale, non me la sono sentita di firmare questo emendamento. Credo che la nuova legge che andiamo a votare, prevedendo la nascita di una provincia Iglesias-Carbonia, vada certamente verso quel tipo di provincia diffusa che viene chiesta dal nostro circolo e dal nostro territorio, che vede idealmente la strada 126 unire tutto il territorio che dall'Iglesiente va fino a Teulada, ove le sedi amministrative siano distribuite tra le città e i paesi che vorranno farne parte, e credo anche che la legge lasci a queste popolazioni la libertà di decidere se, una volta attivati gli istituti previsti dalla legge stessa, siano ancora nelle condizioni di poter esprimere il proprio consenso, o dissenso, a far parte della provincia. Solo per questo cambio opinione e voterò coerentemente a favore della legge che viene proposta all'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà
MARROCU (D.S.-F.D.). Signor Presidente, la mia provenienza territoriale - Medio Campidano - non sarebbe un impedimento a votare il disegno di legge anche nel testo esitato dalla Commissione e portato in Aula, perché, pur avendo condiviso con le popolazioni del mio territorio anni di battaglia per l'autonomia, non ritengo corretto e giusto che chi sostiene queste battaglie poi impedisca ad altri territori, ad altre popolazioni e ad altri cittadini, che analogamente chiedono l'autonomia, di poter godere di quello che rivendicano. Quindi, avrei votato comunque a favore del disegno di legge anche nel testo esitato dalla Commissione. Non nascondo, ovviamente, che c'è maggiore convinzione, e anche un plauso da parte mia, per il risultato che si consegue, perché è riconosciuta l'autonomia anche al territorio di mia provenienza. Non provo né disagio, né mi sento sotto ricatto, lo dico anche a qualche collega che in questo senso è intervenuto.
E' vero, ci sono stati degli eccessi, ma se - io non sono convinto di questo - il risultato di oggi venisse conseguito perché ci sono stati questi eccessi, sarei portato più che a biasimarli ad essere grato per essi, perché comunque mi hanno consentito di dare una risposta al mio territorio e alle popolazioni del mio territorio. Credo che il risultato, comunque positivo, sia una risposta alle popolazioni del nostro territorio. Sarà una provincia, quella del Medio Campidano, di serie B? Anche il Cagliari è sceso in serie B, vuol dire che lavoreremo con i sindaci e con le popolazioni per riportarla immediatamente in serie A.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, colleghi, non è, caro Biancareddu, la conclusione di una buona novella questa a cui ci avviamo, ma è un passaggio di una vicenda che è nata con grande entusiasmo e rischia di finire con poco entusiasmo e con una serie di preoccupazioni che sono state già esternate da chi mi ha preceduto e che io condivido appieno, perché il problema non saranno le province o le deleghe, ma sono e restano gli uomini. Infatti, da quanto mi è dato osservare, anche in questo scorcio di legislatura, sembra che la matematica vinca sempre: anche invertendo l'ordine dei fattori i risultati non cambiano.
Caro Luca Deiana, io non so se e quanto veramente in questa occasione i sindaci abbiano rappresentato gli interessi veri delle popolazioni piuttosto che interessi forse un po' personali. Ho davvero forti dubbi a crederci; qui siamo tutti "buonisti". Io sono firmatario sia della proposta di legge da cui è scaturita poi la legge numero 4, sia degli emendamenti riguardanti il mio territorio e non mi esimerò anche dal compito posto dalla funzione che sto esercitando e dagli indirizzi del partito nell'ambito del quale svolgo il mio mandato. Ciò nonostante, queste osservazioni sono dovute, perché occorre osservare bene e meditare su quanto è storicamente avvenuto e pensare ai precedenti. Ci stiamo ripetendo, come ebbero a dire tanto tempo fa: pocos, locos y mal unidos. Che fretta c'era? E non è vero che non c'è stato condizionamento, non è vero! Il fatto che siamo qui ininterrottamente da stamattina lo dice chiaro; e lo dice chiaro anche il fatto che coloro i quali stavano redigendo il documento abbiano dimenticato di prevedere la norma sull'urgenza. A questo proposito propongo anzi un emendamento orale e vi chiedo: visto che questo provvedimento è tanto urgente, perché non abbiamo scritto in legge che è urgente, altrimenti crolla la Sardegna, crolla la nostra economia?
I problemi sono altri e tanti, quindi spero che questa esperienza serva a tutti: al Consiglio prima di tutto e a ciascuno dei rappresentanti delle istituzioni in secondo luogo. Dicevo stamattina a un amico, un po' per scherzo, ma forse anche un po' convinto, che probabilmente sarebbe stato il caso di fare un esame psico-attitudinale a coloro i quali ambiscono ad avere rappresentanze istituzionali. Da un po' di tempo a questa parte non si capisce più cosa siano le istituzioni e quale debba essere il comportamento cui ciascuno di noi è tenuto nei confronti delle istituzioni stesse. Allora, ciascuno mediti!
Grazie, onorevole Spissu, per i suoi chiarimenti, per il suo pacato intervento. Non posso dire altrettanto per altri interventi, che puntualmente hanno teso ad incrinare la figura del Presidente del Consiglio, e che in questo caso sbagliavano, perché il Presidente non conosceva il numero delle firme apposte alla richiesta di convocazione urgente del Consiglio. E' inutile che si vogliano, con sotterfugi, facendo finta di non capire o di non conoscere, attribuire al Presidente responsabilità che non ha. Egli è il rappresentante del Consiglio, piaccia o non piaccia, ed è ora di smetterla anche sotto questo profilo. Ciascuno di noi ha fatto un giuramento: non di servire questo o quel territorio, questa o quella situazione, ma di servire le istituzioni e il popolo sardo. Se ne ricordi ognuno!
PRESIDENTE. L'onorevole Biggio, nel suo intervento, ha posto un problema relativo all'urgenza. Non ritengo adesso di dover aprire un nuovo dibattito sull'urgenza, perché l'esame dell'articolato di legge è già concluso. Si porrebbero problemi di regolarità a riaprire adesso un dibattito sull'urgenza della legge.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto la consigliera Dettori Ivana. Ne ha facoltà.
DETTORI IVANA (D.S.-F.D.). Voto a favore perché si recupera, rispetto al testo della prima Commissione, una cornice d'insieme che comprende l'intero territorio regionale. Mi pare curioso, infatti, che si ripensi al riassetto territoriale di una regione senza ragionare sul suo assetto complessivo e senza approfondire quali saranno gli atti che daranno le deleghe, e non solo, ma trasferiranno competenze alle province, anche a quelle vecchie, perché si prevede per tutti, senza deroghe, lo stesso percorso, quello fissato dalla legge numero 4 del 1997.
Nel dichiarare il voto a favore, anch'io desidero rimarcare l'inopportunità di tenere il Consiglio nella giornata di oggi, per i motivi detti, ma anche perché si fa un testo di legge frettoloso, senza alcuna riflessione compiuta e serena.
L'immagine che emerge è quella di un Consiglio che non ha nemmeno la capacità di decidere in autonomia il proprio calendario. Chi ha da riflettere, rifletta!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (Gruppo Misto). Signor Presidente, mi accingo a votare favorevolmente la legge sull'istituzione delle nuove province, ma devo dire onestamente di non essere entusiasta. Mi permetto di fare questa riflessione perché, senza voler rivolgere accuse particolari nei confronti di nessuno, né fare recriminazioni per quanto riguarda il passato, ritengo che questa decisione rappresenti sicuramente un fallimento per quanto riguarda la mia provincia.
La mia provincia viene, in questo momento, sicuramente colpita, dal punto di vista amministrativo, dall'istituzione, in particolare, della provincia dell'Ogliastra e, in parte, della provincia della Gallura. Dico colpita perché fin dalla sua istituzione, la provincia di Nuoro, nata per esigenze a tutti note, metteva insieme delle zone che già geograficamente, culturalmente, socialmente ed economicamente erano diverse. Lo scopo di quella provincia era cercare di unificare delle popolazioni che potessero trovare insieme lo spirito per uscire fuori da un isolamento che, ancora prima che nei confronti dello Stato italiano, era endogeno, la cosiddetta "Isola nell'Isola".
Ecco perché la mia riflessione sottolinea la sconfitta di una politica che ci ha portato a dividerci ulteriormente. Mi auguro che questa piena autonomia amministrativa, che seguirà sicuramente all'atto odierno, porti i nostri conterranei ad avere quello che la provincia di Nuoro non è riuscita a dare loro; una provincia che è stata penalizzata, in prima istanza, da quest'Aula e dall'accentramento forte dei finanziamenti, dei progetti, dei contributi e delle risorse finanziarie assorbite dalla città capoluogo. La mia non vuole essere una guerra di campanile, ma vuole essere un richiamo all'equità e a recuperare il tempo perduto.
Credo che ancora di più insieme, le province di Nuoro, della Gallura, dell'Ogliastra e del Marghine (sento infatti che a breve potremo trovarci a votare anche l'istituzione della provincia del Marghine, o che, quanto meno, alcuni paesi di quella zona ci abbandoneranno, quegli stessi paesi che cinque anni addietro avevano votato per rimanere nella nostra provincia; sono infatti bastati cinque anni di cattivo governo per convincerli che era opportuno andare a cercare dei lidi migliori), assieme alle popolazioni della Planargia e del Sarcidano, con la stessa convinzione mostrata oggi, possano battersi per una più equa distribuzione delle risorse. In tal senso interpreto la loro presenza, come una pressione affinché questi atti vengano compiuti entro tempi civili. Me ne guarderei bene dal votare questa legge sotto una pressione di tipo diverso. Sono state spese delle parole e dobbiamo tenere fede agli impegni sottoscritti. Spero che questa pressione affinché vengano mantenuti gli impegni sia sempre più viva anche nel futuro. Non interpreto sicuramente questa presenza come una minaccia, né le decisioni che stiamo assumendo come non autonome, non libere; credo che neanche il sindaco Nizzi, con le sue parole e con i suoi atti, intendesse fare questo genere di pressione, anche perché saprebbe bene, il buon Settimo, che ci vorrebbero ben altri atti per convincerci.
Ritengo che sia stato compiuto comunque un passo avanti; mi auguro soltanto che tutto questo, in futuro, non serva a confermare (come diceva prima il collega Biggio) quanto gli spagnoli dicevano di noi: pocos, locos y mal unidos.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Dichiaro soltanto il mio voto favorevole per rispetto verso di noi e verso i colleghi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CASSANO (Patto Segni-Rif.Sardi). Signor Presidente, colleghi, abbiamo sempre detto, come Patto Segni e Riformatori Sardi, e lo ribadiamo ancora oggi, che siamo rispettosi della volontà delle popolazioni e delle scelte da loro fatte o che avranno modo di fare. Comprendiamo quale significato abbia il ruolo che i sindaci hanno in questa fase nei confronti delle rispettive popolazioni, senza per questo esasperare gli animi, che esasperati già sono per la situazione di crisi economica ed occupazionale che la Sardegna vive e attraversa, non da meno le attuali province, insieme alle nuove, che legittimamente ambiscono a questa autonomia.
Chi vi parla è una persona che ha ricoperto la carica di sindaco e di consigliere provinciale, ma consentitemi di dire che una provincia senza strutture, senza mezzi e senza risorse alla fine servirebbe a ben poco. Però, rispetto certamente il ruolo dei sindaci e ribadisco che sono con loro, sono a fianco a loro, anche se non sono gallurese, e comprendo perfettamente la loro giusta rivendicazione di autonomia. Questa autonomia dovrà continuare partendo da oggi, non solo con il voto favorevole del Consiglio regionale a questo progetto, ma anche per il prosieguo, cercando di realizzare un progetto di riordino delle autonomie locali puntualmente disatteso (mi riferisco alla legge numero 142). Che senso ha emanare leggi di grande riforma, se poi queste leggi vengono disattese e puntualmente mai rispettate? Allora, senza falsa demagogia, senza alcuna sceneggiata, senza rivendicare interessi particolari di primogenitura, diamo una risposta unitaria affinché i sindaci presenti, insieme alle rispettive popolazioni, tornando nei loro centri, possano finalmente affermare di avere una classe politica regionale che bada più che alle risse ai fatti concreti, che bada più che alla forma alla sostanza, che bada più che alle sterili ed inutili polemiche, come sta avvenendo in questo Consiglio regionale, alle giuste e legittime rivendicazioni dei cittadini, della gente, dei sindaci che rappresentano le rispettive popolazioni.
Per quel che ci riguarda, quindi, a nome del Gruppo del Patto Segni e Riformatori Sardi esprimo il nostro voto favorevole al progetto istituivo delle province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell'Ogliastra e soprattutto di Olbia-Tempio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Demuro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEMURU (D.S.-F.D.). Intervengo brevemente per esprimere il mio voto favorevole. Nel mio intervento in discussione generale avevo dichiarato che era mio intento esprimere un voto che accelerasse l'iter dell'istituzione delle nuove province. Avevo anche espresso la perplessità che il testo proposto dalla Commissione potesse, in qualche maniera, discriminare alcuni territori. Il nuovo testo supera questa perplessità, pertanto il mio voto favorevole è ancora più convinto.
E' vero che rimane ancora qualche dubbio che anche questa nuova formulazione della legge possa, in qualche maniera, essere uno strumento di accelerazione e per questo formulo l'auspicio e l'augurio che non ci siano quelle paventate difficoltà che hanno fatto sorgere i dubbi e mi auguro che veramente sia lo strumento più utile per accelerare l'iter dell'istituzione delle nuove province.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). A dire il vero, anch'io mi ero un po' esercitato in questi giorni, unitamente ai colleghi e compagni Ortu e Vassallo, a fare le prove per raccontare alcune storielle, per riferire alcune battute e possibilmente coltivare la speranza o l'illusione di un piccolo applauso di qualche settore della platea.
Ci siamo poi resi conto che questa parte ludica poteva essere di appesantimento, invece che di alleggerimento dello spirito, quindi vi abbiamo rinunciato. Vogliamo invece dire, come Gruppo della Rifondazione Comunista, che esprimiamo un voto favorevole alla legge che il Consiglio sta per approvare, intesa unitamente al contenuto dell'ordine del giorno che il Consiglio ha già approvato e che illustra il significato, il valore e le finalità della norma che invece verrà messa in votazione.
Esprimiamo un voto favorevole, libero, consapevole, non tormentato da disagi e da sensazioni esteriori di alcun ricatto; esprimiamo un voto politico consapevole, perché abbiamo contribuito, da sempre, a pensare, ad elaborare, a proporre, nella nostra funzione politica, istituzionale e anche di governo, esattamente quella proposta che oggi il Consiglio regionale conosce e che si appresta a votare.
Quindi, non ci faremo prendere dallo sconforto, né ci abbandoneremo a plateali esplosioni di euforia; abbiamo la consapevolezza che il Consiglio regionale sta per votare una legge importante, utile alla Sardegna, ai territori e alle loro popolazioni; una legge saggia, equilibrata, che va nella direzione di realizzare un migliore ordinamento autonomistico.
Sappiamo anche, e abbiamo il dovere di dirlo - e chi lo sa e non lo dice fa male, perché ancora un volta non dice o non capisce il vero; chi non capisce il vero è anche peggio di chi non lo dice - che noi stiamo compiendo un reale e vero passo avanti, in questo itinerario complesso e difficile, verso un obiettivo che deve essere ancora raggiunto. Chi dicesse o pensasse, per non aver capito, che da domani le nuove quattro province sono istituite e funzioneranno da dopo domani, o alla prossima tornata elettorale, sta imbrogliando se stesso e, attraverso la sua persona, vuole imbrogliare gli altri.
Il Consiglio regionale sta votando una legge con la quale conferma e qualifica (così abbiamo votato nell'ordine del giorno) la sua volontà politica, e quindi invita chi deve fare le cose, a partire dalla Giunta regionale, a fare tutto quello che deve fare e non ha fatto, in attuazione delle leggi della Regione, cominciando dalla legge numero 4, perché si arrivi alla presentazione, discussione e approvazione degli atti e delle leggi definitive che consentiranno il varo delle nuove otto province della Sardegna. Questo è il punto al quale siamo pervenuti. E bisogna anche dire un'altra cosa, prima che si issino le bandiere e si pensi che la Bastiglia sia stata espugnata (io sono favorevole a che vengano espugnate tutte le Bastiglie del mondo, però bisogna avere la serietà, la compostezza, la forza e la capacità per espugnare le Bastiglie), e cioè che insieme dobbiamo ancora percorrere molto di questo cammino. E mi riferisco al Consiglio regionale, la prima istituzione autonomistica, alla Regione, alle autonomie locali e agli amministratori locali, tra cui soprattutto i sindaci democratici della Sardegna.
Va anche detto, perché si restituisca dignità e giusta collocazione alle cose, che di quanto aveva inizialmente proposto la Giunta regionale, cioè del disegno di legge numero 46, non rimane nulla; il Consiglio regionale ha già bocciato, dalla prima all'ultima parola, tutto quello che era scritto nel disegno di legge numero 46. Il Consiglio regionale ora sta votando un'altra legge che aiuta il processo costituivo delle nuove province, quindi va nella direzione giusta, quella, appunto, di fare ordinamento autonomistico e non disordine programmato.
Credo che questa lezione possa essere assunta come un elemento che aiuta gli ulteriori passi da compiere più velocemente , con più convinzione ed anche con maggiore utilità, perché le riforme, quando sono riforme vere, non si possono fare a strappi, ma si devono fare ragionando. Le riforme vere sono quelle che cambiano per davvero le cose e non applicano solo una sorta di "cosmesi facciale", che non cambia la qualità della persona e talvolta neppure sostanzialmente la fisionomia; devono invece incidere nel profondo, migliorare la qualità della democrazia in questa nostra regione, la qualità dell'autonomia, delle istituzioni e soprattutto la qualità della vita dei cittadini e delle popolazioni in tutti i territori della nostra regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D.). Credo sia notoria, signor Presidente, come peraltro presumo risulti agli atti di questo Consiglio, anche in riferimento agli interventi e ai lavori del passato, la posizione del Gruppo di Federazione dei Socialisti e dei Democratici rispetto all'istituzione delle nuove province. Se non altro il testo originario, che ha prodotto la legge quadro sulla istituzione delle province , è stato proposto dall'Assessore degli enti locali, l'onorevole Manchinu.
Al di là di questo, mentre esprimo, anche in questa fase, e riconfermo il voto favorevole a questa legge, così com'è stata riformulata, sento il dovere di dire, per onestà intellettuale, che non avrei votato il precedente testo approvato dalla Commissione. Non l'avrei votato non solo per quelle difficoltà alle quali accennava l'onorevole Demuro e per quelle discriminazioni territoriali che, di fatto, esso avrebbe potuto comportare, ma anche perché, a mio modesto avviso, quel testo sarebbe stato rinviato dal Governo in quanto, in ogni caso, incostituzionale. Quindi, non l'avrei votato perché, avendo io questa consapevolezza, avrei tenuto un comportamento poco corretto e poco onesto.
Sento, inoltre, l'esigenza di dire a chi pensa che l'istituzione delle nuove province sia risolutoria e che esse rappresentino la panacea di tutti i mali, che, a mio avviso, anche in questo caso incorre in un errore, non perché le nuove province non siano utili o non siano necessarie, ma perché se, a partire dalla Regione, non si cambia comportamento, esse da sole non basteranno a risanare la difficile situazione economica dei territori più disagiati della Sardegna.
Faccio un esempio per tutti rivolgendo, attraverso questo esempio, un invito alla Giunta regionale: è accaduto in passato, indipendentemente dal colore delle Giunte, mi auguro che non riaccada in futuro, che quando le risorse sono state distribuite a territori omogenei in base ad una normativa di riferimento, laddove per il Nuorese e per l'Ogliastra quella normativa prevedeva una percentuale di risorse pari al 24 per cento, sia stato attribuito esattamente l'1,5 per cento dei finanziamenti previsti.
Se l'istituzione delle nuove province - ed ecco l'appello che rivolgo alla Giunta regionale - dovesse poi tradursi, nel momento in cui decollassero, in una ripartizione di risorse pari allo 0,8 per cento a Nuoro e allo 0,7 per cento all'Ogliastra, ben comprendete che un atto di questo tipo non sarebbe risolutivo di alcunché e che le province, di per sé stesse, non modificherebbero assolutamente la situazione.
Voglio cogliere l'occasione per richiamare un'altra volta l'attenzione della Giunta sulla programmazione delle risorse, a partire da quelle dell'obiettivo 1. Mi rivolgo, in particolare, all'onorevole Assessore della programmazione, che è espressione di un territorio marginale e debole, per rammentargli che se la Sardegna permane all'interno dell'obiettivo 1, ancora per poco tempo, ancora per quest'ultima opportunità, lo deve proprio agli indici e ai dati di quei territori. Quindi le risorse vanno impegnate in misura particolare tenendo conto di quali sono le condizioni che hanno consentito la permanenza della Sardegna dentro quell'obiettivo.
Concludendo, lo dico ai sindaci e alle popolazioni dei territori interessati, è vero che la Regione e lo Stato hanno avuto spesso comportamenti da "matrigna" nei confronti di quei territori ed è vero altresì che sindaci e popolazioni, legittimamente, potevano e possono esercitare qualunque tipo di pressione nei confronti del Consiglio regionale, però - e in questo caso mi rivolgo invece ai colleghi - ritengo uno scadimento di questa Assemblea l'aver raccolto, quasi si trattasse di un fatto che avrebbe comportato chissà quali disastri ambientali, un invito così perentorio, e aver convocato questa riunione, per approvare un articolo che, così come veniva richiamato dall'onorevole Cogodi, ci consente certamente di fare passi in avanti, ma non si traduce nell'istituzione automatica e nell'automatico funzionamento delle province. Nulla sarebbe cambiato se a questo risultato fossimo arrivati da qui a qualche giorno, ad elezioni amministrative concluse, in un clima di maggiore serenità e forse il risultato conseguito sarebbe stato ancora più utile e meglio fruibile da tutti, perché certamente più ponderato e più ragionato, anche alla luce dei tempi che avremmo avuto a disposizione.
Così non è stato, questo articolo rappresenta un forte passo in avanti, ma credo abbia più il significato di un rafforzamento politico delle volontà espresse che non di un atto automaticamente produttivo di effetti giuridici.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (C.C.D.). Presidente, io tento di dare un piccolo contributo personale alla più celere definizione di questo progetto di legge rinunciando al mio intervento, ma ribadendo ovviamente il mio voto favorevole e quello del mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Io approfitto della richiesta di non intervenire nella discussione generale per potermi prendere qualche minuto su questo tema in sede di dichiarazione di voto. Seduta straordinaria in tutti i sensi, questa odierna, sia per il modo in cui è stato convocato il Consiglio, sia per la materia estremamente delicata all'ordine del giorno, e sia perché è in corso una campagna elettorale molto combattuta e non è prassi che, in periodi come questo, l'Aula possa essere convocata.
Seduta straordinaria in tutti i sensi perché credo che questa Assemblea oggi abbia il dovere di riconquistare il diritto al suo prestigio, soprattutto nel rappresentare tutti i sardi. Per questo motivo a me duole che il mio Gruppo sia mutilato da un'assenza, perché non siamo stati in condizioni di recuperare in maniera organica il cento per cento della nostra forza. Ci dispiace, ma credo che tutti comprendano, anche i nostri sindaci, che quando si parla di argomenti delicati, ci vuole il tempo e la possibilità di esercitare un'azione persuasiva. Io non credo, infatti, che l'onorevole Dore sia contrario all'istituzione delle nuove province. Tuttavia, i Democratici sono presenti in quest'aula per confermare l'impegno politico di realizzare in Sardegna un assetto generale che risponda maggiormente alle istanze e alle aspirazioni di sviluppo dei territori.
La nostra presenza deve essere anche significativa; è giusto che si sappia che il nostro è un voto convinto e consapevole, e i Democratici si impegneranno per conseguire conquiste sempre più alte verso l'autodeterminazione e verso la libertà e la civiltà delle nostre popolazioni. Credo che lo slogan debba essere "Autonomi per contare di più e insieme", non autonomi per dividere le poche risorse disponibili che abbiamo.
Questa odierna, spero che per nessuno sia una resa di conti; già immagino i titoli dei giornali di domani. Credo che nessuno possa illudersi nel ritenere di aver vinto rispetto a chicchessia. Non è questo il modo di elevare la politica. Questo è certo un risultato che nasce all'interno dei territori, ma non può essere contro una parte di essi: né contro Sassari, né contro Nuoro, né contro Cagliari. Questo è un risultato che dobbiamo spendere per essere tutti più forti, perché vogliamo essere più competitivi, più disponibili e rispettosi del mandato che ci è stato affidato, e ritengo che ciascuno di noi lo possa esercitare finché si sente libero di poter esprimere ciò che pensa, in qualsiasi ambito: nelle piazze, nelle conferenze stampa, in quest'aula.
La definizione alla quale si è pervenuti e l'accordo tra le forze politiche presenti in Consiglio sono sicuramente un buon risultato, lo hanno detto tutti; un risultato che però non ci soddisfa pienamente, anzi pone tutti dinanzi a seri problemi sull'effettiva utilità di questa legge, perché abbiamo la preoccupazione che possa produrre un ulteriore rinvio, e noi non siamo favorevoli a un rinvio, né vogliamo fare leggi che non funzionano. Noi vogliamo fare leggi che funzionano e siano applicabili.
In realtà, oggi, abbiamo approvato una legge che rinvia l'istituzione delle nuove province e pertanto, al di là delle manifestazioni di intenti contenute nell'ordine del giorno, vigileremo attentamente affinché i tempi previsti siano rispettati, per evitare che le legittime aspirazioni presenti nei vari territori siano ancora una volta frustrate dalla politica del rinvio.
Non ho assolutamente il rammarico di essere qui oggi; sento la responsabilità di essere qui, ritengo che molti sardi avrebbero dovuto essere qui, e credo che siaano qui. A noi spetta il compito di non deludere. C'è l'emergenza "affidabilità" di questo Consiglio e della politica nel suo insieme. Tutti insieme dovremo concorrere affinché questa affidabilità delle istituzioni non debba essere messa in discussione da nessuno, e su questo versante credo che questo Consiglio, oggi, possa dare una risposta autentica ed efficace.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cossa. Ne ha facoltà.
COSSA (Patto Segni-Rif.Sardi). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo brevemente per aggiungere poche cose a quanto ha già detto il collega Cassano, per ribadire cioè la valutazione positiva che il Gruppo dei Riformatori sardi dà al provvedimento e quindi il conseguente voto positivo del Gruppo che ho l'onore di rappresentare.
I Gruppi consiliari, in quest'aula, hanno trovato una buona soluzione, nell'ambito di quelle possibili, a un problema difficile; difficile in sé stesso e difficile per il clima in cui questo Consiglio si è trovato a dibattere per dare una risposta alle popolazioni, e soprattutto alle popolazioni della Gallura e dell'Ogliastra, cioè delle zone che sicuramente hanno raggiunto il maggior grado di maturità ai fini dell'adozione del provvedimento che oggi stiamo per approvare per l'istituzione delle nuove province.
Permettetemi di dire che, nel contesto di questo accordo, ho trovato assolutamente strumentali e fuori luogo le polemiche nei confronti del Presidente del Consiglio, nonché assolutamente immotivate per tutta una serie di aspetti e ritengo che si potessero evitare questa sera. Alcuni colleghi hanno giustamente sottolineato alcuni aspetti: il primo aspetto è che sicuramente l'istituzione delle nuove province non risolve i problemi dei territori; in particolare, non sarà certo l'istituzione delle province a risolvere il problema dello sviluppo e della riduzione della marginalità di alcuni territori.
Giustamente è stato sottolineato che restano da affrontare alcune questioni tutt'altro che secondarie, che vanno al di là anche dell'istituzione delle province. Parlo dell'esercizio, da parte della Regione sarda, della pienezza dei poteri in materia di ordinamento degli enti locali a seguito dell'entrata in vigore, già da sette anni, della legge costituzionale numero 2; dell'attuazione della legge numero 142, in parte ancora inattuata in Sardegna; del riordino complessivo del quadro istituzionale, dalle competenze delle province al problema delle comunità montane e alla riduzione del numero delle comunità montane; dell'applicazione o meglio dell'inizio di applicazione in concreto di quel principio di sussidiarietà tante volte sbandierato, ma poi difficilmente concretizzato.
Resta la questione, accennata stasera dall'onorevole Pusceddu, dell'area metropolitana di Cagliari, che non è, lo dico ai colleghi, necessariamente il problema dell'istituzionalizzazione di un'autorità d'area, ma è il problema della creazione di un soggetto, di un metodo di collaborazione che possa affrontare problemi che oggi sono affrontati da altri, da soggetti non legittimati democraticamente, che pure gestiscono servizi che comunque devono essere gestiti: da quello dei rifiuti, a quello dei collegamenti viari e dei trasporti, ad altri problemi importanti che oggi sono sottratti ad una gestione democratica.
Ciò detto, riconfermo il plauso e il sostegno, qualcuno ha detto libero, io dico sicuramente libero e convinto da parte del Gruppo che rappresento al provvedimento che l'Aula oggi si accinge ad approvare. Tutti i temi ai quali ho accennato sono contenuti nell'ordine del giorno posto all'attenzione del Consiglio regionale e rappresentano una parte essenziale di quella più ampia riforma delle istituzioni regionali che, per i Riformatori sardi, resta la questione nodale che il Consiglio regionale dovrà affrontare in questa legislatura.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Manca, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANCA (Gruppo Misto). Anch'io intervengo molto brevemente a nome della componente del Partito Sardo d'Azione che fa parte del Gruppo Misto e lo faccio per esprimere il voto favorevole a questo tormentato disegno di legge che vede l'istituzione di queste nuove quattro province.
Sicuramente il discorso poteva essere molto più completo ed articolato per poterci consentire di produrre un risultato migliore. Oggi, sotto pressione (che io non percepisco così forte), stiamo dando un primo segnale a quei territori; segnale di estrema e rilevante importanza, direi straordinario per loro e la presenza di tanti sindaci ne è la giusta dimostrazione. La nascita di questi nuovi enti deve essere, secondo noi, il punto di partenza, il volano, lo sprone per dare alle popolazioni di quei territori un futuro sicuramente migliore.
Il Partito Sardo d'Azione è sempre stato a favore delle nuove province anche se, come dicevo prima, siamo consapevoli che l'iter seguito non è dei migliori; pensavamo sicuramente ad un esame molto più approfondito che avrebbe portato all'approvazione di un testo migliore.
Il voto favorevole che esprimiamo è un voto libero e convinto, scevro da qualsiasi tipo di pressione che da molte parti si paventava. La libertà di voto, in un'Aula parlamentare come quella in cui oggi siamo, è fondamentale, è la base per tutte le attività istituzionali. L'autodeterminazione di quei territori va, secondo noi, nella giusta direzione, nella direzione che è sempre stata auspicata dal Partito Sardo d'Azione. Il nostro augurio è che l'istituzione e la nascita delle nuove province sia veramente l'inizio di un riscatto politico, economico e sociale; l'augurio è che veramente tutte le popolazioni comprese nel territorio di queste nuove province trovino nelle nuove istituzioni motivi di coesione e di forza che portino loro un futuro sicuramente migliore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fois per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FOIS (P.P.S.). Signor Presidente, mi preme, innanzitutto, rivolgere un saluto di benvenuto, a nome del Partito del Popolo Sardo, a tutti i sindaci qui presenti che, sicuramente, si sarebbero evitati questa "alzataccia" se noi li avessimo messi in condizione di evitarla. Molta responsabilità l'abbiamo, ma è anche vero che noi avremmo fatto volentieri a meno di sentire quanto abbiamo sentito in questi giorni: dichiarazioni scomposte, fuori luogo e gratuite, che sicuramente non meritiamo. Non è da oggi che come Partito del Popolo Sardo poniamo al centro del rilancio della nostra terra il ruolo delle province; non è da oggi che diciamo che non può esistere Europa delle regioni se non esistono le regioni dei comuni e le regioni degli enti locali. Ebbene, il segnale di oggi è chiaro: noi avevamo fatto tanto perché ciò avvenisse e abbiamo contribuito, ritengo in maniera determinante, affinché i rappresentanti dei territori, che fino ad oggi attendevano l'istituzione di queste province, potessero finalmente ottenere questa grande soddisfazione.
Non è da oggi che la provincia inizia ad avere un ruolo determinante, un ruolo di cerniera in termini economici, occupazionali e imprenditoriali. La provincia ha e avrà già da oggi, sempre di più, un ruolo determinante nella gestione di tutto ciò che sarà rilevante per i nostri territori. Questo sarà importante anche perché non potranno più scaricare alcune responsabilità né sulla Regione e né sul Governo centrale. Saranno loro i primi protagonisti con i comuni, affinché i propri territori possano avere un vero rilancio in tutti i sensi.
Ebbene, io a nome del Partito del Popolo Sardo esprimo grandissima soddisfazione, annuncio il voto favorevole e chiudo con una battuta: ho notato che gli amici che sono qui in questi giorni e si sono occupati tanto di provincia mostrano un adesivo molto simpatico, che conserverò, però voglio ricordare loro che le province della Sardegna già esistenti sono quattro, e non tre. La provincia di Oristano, infatti, in quell'adesivo non l'avete messa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Edoardo Usai. Ne ha facoltà.
USAI (A.N.). Signor Presidente, colleghi, qualcuno, nel corso della giornata, ha parlato di momento alto della politica, di momento istituzionale forte. Io non so se questo sia un momento alto o un momento basso della politica, so però che è un momento sicuramente importante. E' un momento importante perché si avvia quel processo di riordino del territorio della Sardegna e di decentramento amministrativo che è atteso sicuramente da molto tempo; ma è un momento altrettanto importante perché questa legge svincola, in questo momento, le coscienze dall'utilizzo propagandistico che della stessa taluno, talvolta, ha voluto fare, mettendo Alleanza Nazionale sul banco degli imputati, o non conoscendo esattamente la realtà o sapendo - stavo per dire "di mentire", ma la parola è pesante - di dire cose inesatte, e ciò nonostante dicendole ugualmente.
Alleanza Nazionale, che storicamente è la destra sarda, è da sempre favorevole al decentramento amministrativo attraverso l'istituzione delle nuove province. Io ricordo il 1979, quando l'allora consigliere regionale del Movimento Sociale Italiano, onorevole Antonio Chessa, che forse qualcuno di voi ricorderà, presentò la proposta di legge per la costituzione addirittura di 11 province complessivamente. Per cui, storicamente, noi lezioni su questo argomento non ne accettiamo da nessuno. Ne è dimostrazione il voto favorevole di Alleanza Nazionale all'approvazione di questa legge.
In questa vicenda, sul nostro conto sono state dette molte inesattezze. E' vero esistono, e sono emerse, perplessità da parte di colleghi non tanto sul merito, quanto sul metodo con il quale si è arrivati alla decisione di oggi. Ed allora il voto di Alleanza Nazionale è favorevole con la raccomandazione alla Giunta che esistono altre situazioni in Sardegna, in provincia di Cagliari, e non soltanto in questa provincia, che vanno prese in considerazione, che esistono popolazioni che hanno titolo e diritto di vedere rappresentate le loro esigenze, le loro istanze, e che la Giunta regionale si deve fare parte diligente nel promuovere tutte quelle azioni necessarie a dare soddisfazione alle popolazioni. Mi riferisco in particolare ai referendum che hanno la possibilità di indicare all'amministrazione regionale a quale territorio voglia appartenere, per esempio, Teulada, a quale territorio voglia appartenere Siliqua, a quale territorio voglia appartenere Ozieri, perché nell'ipotesi in cui le popolazioni decidessero di appartenere all'una o all'altra provincia, la Giunta regionale a questo si dovrà attenere. Ci sarà quindi un altro incontro, tra qualche mese per verificare e per sistemare il quadro complessivo con la possibilità di far nascere e decollare le nuove province.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giagu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
GIAGU (Popolari-P.S.). Sì, signor Presidente, condividendo integralmente gli interventi dei colleghi Contu e Paolo Fadda annuncio il voto favorevole del Gruppo dei Popolari.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Emilio Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Non sarò breve come alcuni oratori che mi hanno preceduto, ma sicuramente non interverrò per molto tempo. Mi preme far chiarezza innanzitutto, signor Presidente, su alcuni termini usati in questa Assemblea, primo fra tutti il termine "ricatto".
Io sono un uomo libero e termini come questo mi infastidiscono veramente, perché non accetto e non subisco ricatti da nessuno; userei invece un altro termine, cioè "condizionamento", questo sì. Forza Italia è un partito vicino alla gente, come ha sempre dichiarato di essere, e raccogliere le istanze della gente, avvicinare le istituzioni alla gente, questo loconsidero un dovere per un consigliere regionale. Non "ricatto", quindi, ma "condizionamento".
In questi termini ho richiesto la convocazione del Consiglio regionale con carattere d'urgenza, e su questa vicenda, Presidente, mi consenta una precisazione. I consiglieri che hanno dato la loro disponibilità non sono 35, come sembrerebbe; le assicuro che sono più di 35, avendoli io contattati tutti personalmente, uno per uno, ed avendo anche avuto da loro la disponibilità a trattare dell'argomento delle province. E' vero che la richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio regionale faceva riferimento solo alle province di Olbia-Tempio e dell'Ogliastra, perché erano e sono quelle dalle quali più forte è emersa la volontà di determinarsi in provincia, ma è altrettanto vero che Forza Italia e tutta la maggioranza hanno dimostrato una disponibilità, ma direi qualche cosa di più, cioè la volontà di costituire in province anche gli altri territori. Ed è altrettanto vero che con questa grande riforma, in questo momento storico importante per la Sardegna si determinano solamente gli assetti territoriali, però alla legge che noi ci apprestiamo a votare è stato aggiunto un ordine del giorno che impegna il Consiglio, tutto il Consiglio, a dare attuazione alla vera riforma che seguirà quella del riordino territoriale, ovvero la vera riforma sul decentramento. Dispiace a questo proposito dover considerare che lo Stato ci ha preceduto e che noi, come Regione autonoma della Sardegna, siamo dieci anni indietro rispetto all'attuazione della 142, che addirittura è stata già modificata, con la legge 265, da parte dello Stato. Allora, come consigliere di una Regione autonoma, questa volta vorrei cogliere tutte le occasioni non solo per dare attuazione alle richieste dei diversi territori delle nuove province, ma per dare attuazione a quella che ritengo una riforma fondamentale, quella del decentramento amministrativo, del federalismo interno sulla base del principio di sussidiarietà.
Queste sono le cose che noi vogliamo per la Sardegna come occasione principale per un nuovo sviluppo del nostro territorio, che parta dalle esigenze della base, da coloro che veramente rappresentano i cittadini. Solo così potremo avere Comuni, Province e Regione in un unico assetto territoriale, e creare nuovo sviluppo per una nuova Isola.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.-F.D.). Si è creato effettivamente, dopo le prime scaramucce, un clima di "buonismo", se persino il collega Fois ha potuto dire: noi del Partito del popolo sardo da sempre eravamo impegnati a sostenere l'istituzione delle province!
FOIS (P.P.S.) Da quando ci siamo!
CUGINI (D.S.-F.D.). Questa parte del tempo non va calcolata perché l'ho impiegata solo per richiamare il fatto che a volte si dicono delle cose che sono difficili da credere. Può capitare, persino, che uno attribuisca anche una valenza storica a un intervento fatto da qualche minuto. Io penso molto onestamente e molto serenamente che, seppure in cinque minuti, sia bene, per quello che si può fare chiaramente, ricostruire la verità. E la verità va ricostruita da uomini liberi, quali siamo, perché siamo tutti uomini liberi.
Io non credo che tra noi, che abbiamo anni di militanza nei partiti, e qualcuno ha anche anni di militanza in Consiglio regionale, ci siano colleghi che si fanno ricattare; non lo credo nel modo più assoluto. E in più, quale ricatto è stato proposto? Nessun ricatto. Il Presidente della Giunta, Mario Floris, con una foltissima delegazione di Capigruppo, ha incontrato i sindaci - i sindaci che allora si erano presentati - e ci siamo impegnati liberamente alla trattazione di questo argomento prima delle elezioni. Non mi sfugge che da quel momento ad oggi sono intervenuti tanti fatti, molti di carattere elettorale, i quali hanno determinato un confronto che in qualche caso è andato un po' sopra le righe. C'è questo problema del rapporto tra comuni e Regione, ed è vero che qualche frase forte è stata detta, e ciò che dispiace, e che deve fare riflettere tutti noi, è che qualche frase forte è stata detta in particolare in territori dell'Ogliastra, dove i sindaci sono il momento più forte della resistenza a sostegno della democrazia. Qualche frase forte lì è stata detta, e occorre riflettere sul perché ciò sia accaduto; non perché ci sia qualcuno che si è fatto impressionare, ma perché la funzione dell'amministratore in quel territorio è una funzione particolare e particolarmente esposta. Poi è vero, è stata detta qualche frase forte, in altre realtà, non in quelle, ed è stata espressa qualche idea debole a sostegno di quella frase, ma noi non dobbiamo fare questi ragionamenti; noi dobbiamo verificare se abbiamo fatto bene, oggi, a trattare un argomento che è stato proposto in modo parziale all'attenzione del Consiglio, non per responsabilità esterne ad esso, ma per come si è articolato il confronto al suo interno. Dobbiamo verificare se non sia stato giusto, come invece io penso che sia stato, estendere questa proposta parziale e dare una base consiliare più ampia di quella che un solo territorio proponeva alla nostra attenzione. E' giusto questo principio? Io penso di sì, è un principio giusto, e aggiungo che è ancora più giusto quando tutte le forze del Consiglio partecipano all'elaborazione di una proposta, e quindi si recupera una partecipazione ampia, perché si tratta di una riforma estremamente importante.
Ed allora, perché fermarci alle difficoltà che incontriamo a ragionare su questo tema solo perché siamo sotto la campagna elettorale? E' bene che la discussione di questo tema si svolga nuovamente all'interno dell'istituzione, perché nelle piazze non è stato trattato come correttamente viene trattato in questa sede. E se è stato possibile, lo dico senza remore, che colleghi i quali, quando hanno amministrato i loro comuni, si sono pronunciati contro l'istituzione della provincia Gallura (è il caso del colleghi Pili), e poi toccata con mano l'esigenza della riforma, si sono convinti di avere sostenuto un'ipotesi errata, e ora fanno proposte, collaborano, scrivono assieme a quelli ancora più convinti di loro il testo che stiamo proponendo all'attenzione del Consiglio, io questa la considero una maturazione democratica. Il collega Pili prima sbagliava, ora assieme a noi corregge quella sua impostazione e partecipa ad una decisione estremamente importante. Perché tutto questo deve essere vissuto con difficoltà? Io penso che debba essere vissuto come un successo della dialettica politica, della partecipazione democratica e chiudo su questo concetto, presidente Serrenti (quando la chiamo Presidente lei diventa un po' più buono), facendo solo un'altra considerazione: le province sono state portate in discussione nella precedente legislatura…
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, le posso dare un minuto come premio, non di più.
CUGINI (D.S.-F.D.). Sarà sufficiente un minuto. Dicevo che l'esigenza di istituire nuove province è stata portata in discussione da colleghi che rappresentano un determinato territorio della Sardegna, ma quando il relativo progetto è stato portato in Commissione è diventato immediatamente progetto del Consiglio regionale, e il testo della legge 4, che abbiamo licenziato, é stato approvato all'unanimità in questo Consiglio.
E' capitato poi che una parte del territorio si è mobilitata, si è impegnata più di altre e ha portato avanti una rivendicazione che tutti consideriamo sacrosanta, ha portato questo Consiglio alla trattazione dell'argomento con una impostazione che è diventata generale. Che fare quindi? Analizzare se tra di noi ci sono stati momenti di frizione? Ma quando c'è discussione politica accesa questo è normale che avvenga; la politica non è fatta per cuori deboli, la politica è fatta per gente che sa stare nel confronto democratico con la gente e con i territori, questa è stata una di quelle occasioni.
Votiamo a favore, votiamo liberi, e votiamo soprattutto convinti che stiamo dando un contributo. La battaglia non è finita; la battaglia con questo provvedimento riprende il cammino e avremo bisogno - aggiungo - di riprendere anche i contenuti. Speriamo di non aver bisogno di riprendere persino il testo che oggi stiamo per approvare.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione nominale con procedimento elettronico del disegno di legge numero 46.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORONA - COSSA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DEMURU - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - GIAGU - GRANARA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LODDO - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - ONNIS - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PITTALIS - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA NIVOLI - SCANO - SCARPA - SELIS - SPISSU - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI - VASSALLO.
Risponde no il consigliere: PIRISI.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - FRAU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 70
Votanti 68
Astenuti 2
Maggioranza 35
Favorevoli 67
Contrari 1
(Il Consiglio approva).
(Applausi)
Il Consiglio sarà riconvocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 17 e 36.
Allegati seduta
Risposta scritta ad interrogazioni
(INSERIRE RISPOSTE SCRITTE)
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