Seduta n.258 del 20/12/2006
CCLVIII SEDUTA
(POMERIDIANA)
MERCOLEDI' 20 DICEMBRE 2006
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
del Vicepresidente SECCI
Commemorazione di ex consigliere....................................................................... 3
Congedi................................................................................................................... 1
Testo unificato "Piano regionale dei servizi sanitari" (DOC 11/A e DOC 11 bis/A) dei documenti "Piano regionale dei servizi sanitari" (DOC n. 11/A) e "Integrazione al Piano regionale dei servizi sanitari"(DOC n. 11 bis/A). (Continuazione della discussione generale):
LIORI................................................................................................................... 2, 6
PISANO................................................................................................................. 18
CHERCHI OSCAR................................................................................................ 28
DEDONI................................................................................................................ 38
LADU..................................................................................................................... 46
BALIA.................................................................................................................... 56
ARTIZZU............................................................................................................... 60
LICHERI................................................................................................................ 74
CAPELLI............................................................................................................... 80
PORCU.................................................................................................................. 90
ATZERI.................................................................................................................. 99
BIANCU.............................................................................................................. 105
LAI....................................................................................................................... 112
LA SPISA.................................................................................................... 122, 146
DIRINDIN, Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.......................... 132
La seduta è aperta alle ore 16 e 39.
CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 30 novembre 2006 (252), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Elia Corda, Pierangelo Masia e Carlo Sanjust hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana di mercoledì 20 dicembre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del testo unificato dei documenti 11/A e 11 bis/A.
Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie, Presidente, chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, come lei sa, ai sensi dell'articolo 91 del Regolamento devono trascorrere almeno dieci minuti dall'inizio della seduta prima di poter procedere a una votazione, quindi attendiamo che sia trascorso questo tempo.
Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Più che il numero legale, mi interesserebbe quantomeno la presenza dell'Assessore competente per materia, visto che pretendere la presenza del Presidente della Giunta regionale nella discussione di un documento così importante sembra pura follia.
PRESIDENTE. L'Assessore sta arrivando, così come stanno per arrivare tutti i colleghi che stavano aspettando, magari nelle proprie stanze, l'avvio dei lavori. Onorevole Liori, se diamo inizio ai lavori vedrà che i colleghi prenderanno posto. L'Assessore sta arrivando perché è già nel palazzo del Consiglio.
Sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 42 , viene ripresa alle ore 16 e 48.)
Commemorazione di ex consigliere
PRESIDENTE. Colleghi, vorrei oggi commemorare l'onorevole Nino Giagu de Martini recentemente scomparso. Non è un compito facile, per farlo dobbiamo riassumere in poche righe e ripercorrere idealmente un lungo periodo della politica sarda, denso di avvenimenti, dal secondo dopoguerra a tempi così vicini che in tutti noi è ben presente il ricordo e il significato di quegli eventi.
La Sardegna scommetteva, alla ripresa della democrazia e del parlamentarismo, sulla riforma agraria, affidava molte speranze al Piano di rinascita, affrontava l'esperienza della prima industrializzazione con l'industria di base. Una lunga e intensa vicenda che, a partire dalla metà degli anni '50, ebbe, tra i protagonisti della politica, il gruppo al sassarese dei cosiddetti Giovani turchi, come li definì una giornalista continentale riferendosi al brusco ribaltamento operato all'inizio del secolo nell'ex impero ottomano, che prese in mano la D.C. e la governò per un lunghissimo periodo.
Dei Giovani turchi, la cui svolta segnò un modo diverso di fare politica, con forti contenuti ideali e culturali, faceva parte anche l'onorevole Nino Giagu. Quel gruppo dirigente, che la notte di San Giuseppe del 1956 rovesciò l'organizzazione dello scudo crociato, avrebbe espresso in seguito personaggi di primo piano, destinati ad avere un ruolo importante non solo nella Democrazia Cristiana, ma anche nella politica regionale e nazionale.
Nino Giagu, nato a Thiesi nel 1925, dal 1945 militante democristiano, fu eletto in Consiglio regionale nella quarta legislatura, il 18 giugno del 1961. Fu confermato nelle successive per sei legislature consecutive, dimettendosi alla vigilia delle elezioni politiche del 1987, per essere candidato al Senato dove rimase fino al 1994. Personaggio di spicco, di forte personalità, coerente con gli ideali della D.C. e del mondo cattolico, fu nominato Assessore nell'undicesima Giunta Corrias con l'incarico agli enti locali. Nella sesta legislatura fu Presidente della Giunta, successivamente Assessore del lavoro, della pubblica istruzione, dei lavori pubblici, del turismo, sport e spettacolo, dei beni culturali e informazione, in tali incarichi quasi sempre più volte. Vicepresidente del Consiglio regionale, Presidente del Gruppo D.C. svolse intensa e apprezzata attività consiliare in numerose Commissioni. Eletto in Parlamento, ha ricoperto l'incarico di Sottosegretario di Stato al Tesoro col Governo Amato, e alla difesa col Governo Ciampi.
Una lunghissima attività la sua, sempre caratterizzata da uno straordinario rapporto con la gente e da una riconosciuta competenza negli incarichi svolti. La conoscenza dei problemi economici e sociali ne fece un amministratore puntuale ed efficace. Il consenso elettorale che lo ha sempre accompagnato è testimone del suo intenso rapporto con i cittadini. Uomo di governo di forte temperamento, era al tempo stesso abbastanza schivo e poco propenso alla foga oratoria; privilegiava l'azione e l'impegno per la crescita e sociale ed economica del territorio. Più di una generazione democristiana lo ha avuto come riferimento e possiamo affermare, senza peraltro indulgere nella retorica, che è stata una delle figure carismatiche della politica sarda, ruolo che ha saputo conservare anche dopo essersi ritirato dalla politica attiva. Ha sempre avuto rispetto politico da parte di tutti, avversari compresi.
La partecipazione intensa alla vita democratica, la passione civile e la tensione morale lo hanno accompagnato nel lungo tragitto della sua militanza, sempre fedele ai valori del suo partito e alla forte ispirazione cattolica. Giornalista professionista, redattore del "Corriere dell'Isola", ha saputo dare alla politica una forte impronta culturale, offrendo un importante contributo alla storia dei partiti politici moderni in Sardegna.
Lo ricordiamo con queste parole, limitate per illustrarne l'intensa attività, e con senso di particolare e profondo cordoglio. Alla moglie e ai figli, in particolare a Giovanni, nostro collega in questa esperienza, rivolgiamo un pensiero affettuoso e deferente e di rispetto, il rispetto che abbiamo sempre avuto e nutrito per l'onorevole Nino Giagu de Martini. Rispettiamo un minuto di silenzio.
(I consiglieri osservano un minuto di silenzio in segno di lutto)
PRESIDENTE. PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, preliminarmente vorrei riportare l'attenzione dell'Aula sul fatto che questo Piano regionale dei servizi sanitari, a detta di molti, sarebbe nato con un peccato originale, quello della partecipazione di numerosi medici alla sua stesura, definizione e completamento in Commissione sanità prima, comprese le audizioni dei sindacati e delle forze sociali, e ora in Aula. Di questa avversione nei confronti della classe medica, che sembra essere diffusa in quest'Aula, abbiamo avuto riscontro in numerosi interventi svolti sinora, senza che ci fosse, per quanto posso capire io, alcun fondamento.
Sicuramente, i richiamati comportamenti non sempre corretti assunti nelle passate legislature sono piuttosto lontani e sembra che da allora sia passata un'epoca, se consideriamo l'attuale rappresentanza della classe medica in quest'Aula e i gruppi che potrebbero definirsi di interesse o di pressione - tenendo presenti appunto le esperienze delle passate legislature, quelle, per intenderci, che hanno redatto l'ultimo Piano sanitario regionale, circa vent'anni fa - contro cui, a torto o a ragione, negli ultimi lustri, hanno scagliato anatemi coloro che li hanno ritenuti la causa, diciamo, voluta, forzata, sotterranea, ma comunque fortemente incisiva delle manchevolezze della sanità sarda. A iniziare proprio da quel Piano sanitario regionale, che avrebbe permesso - e io in parte concordo con questa analisi - un clima di anarchia, nel quale la politica era guidata non dall'esigenza di conseguire un obiettivo deciso, condiviso e comune, ma soltanto dalla volontà dell'Assessore di turno, dalla volontà dei poteri forti.
Quindi mi sembra piuttosto inspiegabile, conoscendo la "geografia" della classe medica rappresentata in quest'Aula, l'attribuzione delle colpe - perché dai banchi della sinistra questa attribuzione arriva - a noi medici del centrodestra, che larvatamente veniamo accusati di essere portatori di interessi, tutti da chiarire tra l'altro. Siamo sempre pronti comunque a un confronto, se si vuole approfondire questo argomento, anche perché saremo capaci di ribaltare l'accusa di essere portatori di interessi non meglio definibili. Spiace andare sul personale, però io sono alla terza legislatura, sono qui da dodici anni e mezzo, ho dei fratelli medici e chi di loro era medico di guardia dodici anni e mezzo fa lo è tuttora. Non voglio riferirmi a ciò che succede da altre parti, mi limito a dire che i miei fratelli non sono diventati dei primari.
Qualcuno ha detto, scusatemi se lo ripeto, che in quest'Aula spira aria di regime, di irreggimentazione, non solo per le accuse che si lanciano a mezzo stampa, ma anche per i comportamenti assunti, in Commissione e in Aula, dai consiglieri della maggioranza. E vado a spiegare. Dicevo che arrivano larvate minacce anche attraverso la stampa: si parla di incompatibilità di medici portatori di interessi. E dopo le accuse si manda a dire: "Tu hai delle incompatibilità!" Per quanto mi riguarda, ho fatto fare un'indagine all'Ufficio studi della Regione e, sulla base delle leggi regionali e nazionali, non risulta che ci sia incompatibilità tra la mia professione e il ruolo di consigliere regionale. E anche quando qualche consigliere della maggioranza si permette di andare un po' troppo oltre con le critiche, immediatamente arrivano gli anatemi, i bigliettini, quasi dei pizzini, che dicono: "Bello mio, guarda che tu hai qualche scheletro nell'armadio!" Assessore, a me risulta che alcuni consiglieri della maggioranza, che si sono permessi di avanzare delle critiche e a cui sono arrivate queste larvate minacce, siano in aspettativa da quindici anni e quindi, sulla base della normativa nazionale, sono totalmente in regola e in linea con l'incarico ricoperto in quest'Aula, sempre che non esistano altre incompatibilità, ma non ne risultano.
Allora, mi viene da chiedere: "Perché questo atteggiamento, colleghi? Cito l'ultimo che ricordo: l'onorevole Corda, stamattina, ha detto che ci sono degli interessi. Intanto interessi non è una parolaccia, soprattutto quando gli interessi sono alla luce del sole, quando si tratta degli interessi dei territori o delle categorie dei lavoratori. Noi non siamo un club sotterraneo, uno di quelli condannati dalla Costituzione, appartenere ai quali, come ha ben detto il mio Capogruppo, è proibito anche dallo statuto del mio partito. Noi siamo portatori di interessi chiari, che non sono contrari agli interessi dei malati della Sardegna, dei cittadini sardi, dei consiglieri regionali o dell'amministrazione che serviamo, in altri tempi si sarebbe detto con fedeltà e onore, facendo ogni giorno il nostro dovere. Per cui, quando avanziamo delle rimostranze sembra quasi che la nostra rivendicazione di poter incidere su questo Piano, quello che poi è mancato in Commissione, a ben guardare, non possa essere dovuta alla nostra volontà di lavorare, di fare bene e di migliorarlo. Dimostreremo che questo Piano era invece migliorabile e che grazie all'attività dei consiglieri di opposizione qualche miglioramento è già stato apportato in Commissione. Del resto l'onorevole Pacifico, nella relazione di maggioranza, lo ricorda bene. Ma, una certa notte, siamo stati costretti, a causa dell'atteggiamento veramente inqualificabile dei consiglieri di maggioranza, a uscire dalla sala della Commissione. Perché? Perché quando si doveva affrontare un argomento, scusate se è poco, come il riordino dei posti letto, abbiamo deciso di andare a casa perché non ce la sentivamo, nel giro di un paio d'ore, di prendere decisioni che coinvolgevano gli interessi degli amministratori locali, dei territori, dei sindacati, degli operatori del settore, dei cittadini a cui avevamo promesso di fare delle assemblee per sentire il loro parere. Per prendere decisioni di questa portata, nel corso della mia prima legislatura, quando era Assessore l'onorevole Fadda, abbiamo lavorato per mesi, e pur essendo all'opposizione nessuno ci ha accusato di essere ostruzionisti. Abbiamo fatto un buon lavoro a quel tempo, in base alle conoscenze che avevamo. Anche allora non esisteva un piano sanitario regionale, però abbiamo impiegato mesi per fare quello che oggi ci si chiede di fare nel giro di poche ore. E' quantomeno di cattivo gusto ribaltare su di noi la responsabilità di aver agito affrettatamente e di aver fatto delle scelte non sempre azzeccate, come invece potevano essere se avessimo avuto il tempo di ponderarle con maggiore consapevolezza.
Voglio dire che, per quanto mi riguarda, questo è un Piano senz'anima, che detta una serie di linee guida sulle principali malattie, però non fa scelte, Assessore. E' un Piano che dice di tutto, ma non dice a che cosa bisogna dare priorità, non dice quali sono le aspettative che dovranno essere soddisfatte per prime e i problemi ai quali dobbiamo per primi dare soluzione. Portare a casa come risultato il Piano sanitario regionale non vuol dire essere in grado di realizzarlo, anzi! Soprattutto per la carenza di risorse finanziarie, come ha sottolineato anche l'onorevole Pacifico. La mancanza di fondi, la carenza di risorse è appunto una delle criticità più importanti del settore sanitario, a cui questo Piano non dà risposte. Assessore, mi auguro che lei rimanga qui, che non vada via, perché un domani non ci possano dire: "La colpa è di questo Assessore", perché, fra i tanti si dice, si dice anche questo, come è stato ricordato, e non da me, in quest'Aula. Mi auguro che fra due anni e mezzo noi saremo qui per verificare, come si dovrebbe fare per ogni legge, quanto di questo Piano sarà stato attuato e quanto - glielo ricorderemo fra due anni e mezzo in campagna elettorale -, ne sono certo, rimarrà lettera morta. Questo Piano rimarrà quello che è: un libro dei sogni.
Noi abbiamo parlato, ne ha parlato anche l'onorevole Pacifico, di un sistema fino a oggi ospedalocentrico. L'onorevole Vargiu ha detto che a questo siamo stati costretti dalla specificità geografica della Sardegna ed è questo che ha determinato negli anni la prevalenza del sistema ospedaliero sul sistema territoriale e non altri fattori. Su questo non sono d'accordo: in Sardegna la prevalenza degli ospedali è stata determinata dalla scelta politica di chi in un dato momento era più forte, degli Assessori di centrosinistra che si sono succeduti (qualcuno anche di centrodestra, ma soprattutto di centrosinistra) e che hanno privilegiato l'assistenza ospedaliera rispetto alla territorializzazione dei servizi. La territorializzazione dei servizi è una filosofia nuova, una nuova concezione della medicina, che in vent'anni c'era tutto il tempo di realizzare e che in Sardegna, ahimè, è rimasta lettera morta.
Io sono d'accordo con l'idea che il territorio possa dare nuove risposte; il territorio può dare nuove risposte e può consentire di razionalizzare l'assistenza sanitaria, come ha detto un ministro di centrosinistra, l'onorevole Veronesi. La razionalizzazione dell'assistenza sanitaria in Sardegna, che non è diversa dal resto delle regioni del mondo, se non per qualche peculiarità, può essere fatta risparmiando, senza tagliare le prestazioni, senza tagliare i servizi, semplicemente adeguando tecnologicamente e culturalmente il sistema sanitario. E questo è un indirizzo di fondo che manca in questo Piano, se soltanto valutiamo l'importanza di ciò che ha detto Veronesi. Un tempo, quando si parlava della salute della gente, si diceva: "Bisogna che tu stia attento a quel che fai, bisogna che stia attento alla vita che conduci, a quel che mangi". Poi, in un periodo più vicino a noi, si diceva: "Bisogna che tu ogni tanto ti sottoponga a un bel check-up, che ti ricoveri per valutare le tue condizioni di salute". Oggi, per fortuna, la tecnologia e la scienza ci hanno messo nelle condizioni di fare delle diagnosi precoci e si è visto che quanto più precoci sono le diagnosi tanto maggiore è la possibilità di sopravvivenza dei pazienti; inoltre la qualità dell'assistenza migliora e le spese per la cura di certe patologie diminuiscono, appunto perché la diagnosi è stata precoce. Oggi siamo nelle condizioni di fare questo, abbiamo le necessarie conoscenze, ma non c'è in questo Piano la scelta di un adeguamento tecnologico del sistema sanitario regionale sufficiente perché le capacità della sanità a livello mondiale possano diventare patrimonio anche nostro, perché la Sardegna possa svincolarsi da tutta una serie di settori che sono delle vere palle al piede della sanità, la cui importanza potrebbero essere progressivamente ridotta facendo prevalere la scelta di orientare la spesa verso l'adeguamento tecnologico, che determinerebbe, in prospettiva, sicuramente un grande risparmio economico in altri settori.
Non si parla di risparmio in questo Piano per quanto riguarda tutto il settore delle diagnosi. Parlavo l'altro giorno, Assessore, con un primario di medicina di laboratorio, il quale mi ha detto che, di fronte all'insistenza di un direttore generale, che doveva predisporre un appalto per i sistemi diagnostici di laboratorio di tutta la Sardegna, ha risolto la questione disponendo, contrariamente alle indicazioni generali e assumendosene la responsabilità, l'acquisto, per un terzo del costo, di reagenti e sistemi diagnostici che sono nettamente diversi da quelli previsti dagli indirizzi della Regione. Allora, se noi non decidiamo davvero con competenza e capacità dove si deve indirizzare il risparmio, che genere di razionalizzazione della spesa facciamo? Noi non facciamo altro che tagliare, ma sono tagli che non riguardano un settore qualsiasi. La Regione non è un'impresa privata che può licenziare, può decidere di non spendere in pubblicità o di disfarsi di quanto le aggrada, perché ne dispone in proprio. Qui stiamo tagliando un qualcosa che è strettamente necessario alla salute dei cittadini, che attiene a un diritto garantito dalla Costituzione; un diritto che abbiamo la pretesa, per fattori di civiltà, di garantire non solo ai cittadini italiani, ma anche a quella miriade di immigrati che arrivano anche in Sardegna e che, ahimè, nel bene o nel male, oltre al loro patrimonio culturale, si portano dietro anche i loro problemi. E quello sanitario non fa eccezione, come ho avuto modo di ribadire in più di un'occasione, per esempio nelle numerose interrogazioni da me presentate su patologie che si stanno diffondendo in Sardegna e che sembrano tornare da un passato che pensavamo dimenticato. E allora, se dobbiamo dare risposte a tutte queste nuove domande di salute, occorre per forza prendere atto che non dobbiamo farlo solo perché le leggi nazionali e comunitarie ci vincolano in tal senso, come viene detto nella relazione di maggioranza.
Signor Assessore, signor Presidente - mi piacerebbe rivolgermi al presidente Soru, faccio finta che ci sia -, ma noi non avevamo preso l'impegno di accollarci tutta la spesa sanitaria regionale? E chi ci può obbligare a spendere i nostri soldi secondo vincoli imposti da altri? Noi i nostri soldi li spendiamo sulla base delle nostre esigenze e non è vero che dobbiamo per forza fare tagli! Noi dobbiamo ridurre il numero dei posti letto se ciò è necessario e non perché qualcuno ci ha imposto un parametro che, secondo me, non siamo tenuti a rispettare e che può andar bene altrove, ma non in Sardegna. Noi questa analisi non l'abbiamo mai fatta; in questo Piano non siamo scesi nei particolari, perché ci è stata negata l'opportunità di decidere con compiutezza e consapevolezza se era meglio chiudere gli ospedali o aprirne di nuovi, paradossalmente. Non ci credo, ma questa potrebbe essere un'ipotesi, che però non è mai stata sviscerata. Se dobbiamo spendere i nostri soldi per creare un sistema sanitario veramente regionale, intanto mi meraviglio di chi fino a giugno di quest'anno ha fatto una campagna contro le riforme istituzionali, il cui cavallo di battaglia era: "Si creeranno tanti sistemi sanitari regionali". E la prima Regione che ha proceduto in tal senso è la Sardegna!
Il Piano regionale dei servizi sanitari l'avete voluto voi, dopo aver predicato fino a giugno che eravate contrari ai piani sanitari regionali. Però, questo Piano, al quale io non sono contrario per principio, ha un tallone d'Achille: la carenza di risorse. La Sicilia, con un emendamento all'articolo 101 (articolo immediatamente precedente a quello che riguarda la Sardegna) della legge finanziaria proposta dal Governo, ha ottenuto comunque, contrariamente a noi e avendo già ricevuto in passato trasferimenti statali ben superiori a quelli ottenuti dalla Sardegna, la compartecipazione dello Stato alla spesa sanitaria nella misura del 50 per cento. Inoltre, mi si dice che da poco la Sicilia abbia anche ottenuto, come compensazione di quel 50 della spesa sanitaria che lo Stato non trasferirà più, l'attribuzione del gettito delle accise sui prodotti petroliferi e delle addizionali sull'energia consumata in Sicilia.
E allora tutto questo trionfalismo a cui si lasciano andare il Presidente, l'Assessore e questa maggioranza è giustificato da un reale successo per la Sardegna o siamo di fronte a un ennesimo tranello per i sardi?
PRESIDENTE. Continui, onorevole Liori.
LIORI (A.N.). Finisco, Presidente, avrò modo in altro momento di approfondire questo argomento. Voglio solo dire che a me sembra che siamo caduti in un ennesimo tranello a danno dei sardi. E i medici, che non sono contrari al Piano sanitario, ma che semplicemente vorrebbero un vero Piano sanitario, non si lasciano prendere per il naso, perché hanno una cultura sufficiente per capire e per decidere. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, io penso che questo Piano regionale dei servizi sanitari, che porta un acronimo importante, PRS, che casualmente coincide con l'acronimo del presidente Renato Soru, sia davvero un provvedimento molto atteso. Debbo dare atto innanzitutto all'onorevole Pacifico di aver certificato, in maniera quasi notarile, nella sua relazione, che questo Piano era arrivato nel novembre del 2005 in Commissione sanità, che qualcuno chiama anche Commissione medici, ma non capisco il perché. E questa dovizia notarile ci consente di calcolare questa attesa in tredici mesi. Una gestazione lunga, una gravidanza, vorrei dire, difficile! Mia nonna diceva sempre che Nieddedda aveva impiegato proprio tredici mesi a portare alla luce Pirrinoccu, l'asinello mio compagno d'infanzia, con il quale giocavo. Sono tanti tredici mesi, per di più con una sorta di trauma finale. Tra l'altro hanno chiesto all'onorevole Pacifico, che è medico, di fungere quasi da ostetrico, in questa operazione complicata, e di portare in Aula un documento che sicuramente è pieno di contraddizioni e di incongruenze. Per onestà, bisogna dire che alcune di queste sono state denunciate dallo stesso relatore e anche da tanti altri colleghi che sono intervenuti.
In questo 20 dicembre 2006, probabilmente ci apprestiamo a licenziare una legge regionale che porterà il numero 20, la ventesima legge di quest'anno, che abbiamo atteso per vent'anni - vedi il caso dei numeri - di poter approvare. Allora, tentiamo di fare innanzitutto chiarezza su questi elementi. L'onorevole Pacifico ha detto che con l'approvazione di questa presumibile legge numero 20 del 2006, che forse, chissà, potrebbe anche essere la legge numero 1 del 2007, noi andiamo a comporre un trittico. Questa è una metafora, devo dire, molto felice da questo punto di vista, un accostamento che, secondo me, rappresenta bene quello che vuole essere oggi il Piano sanitario. Un trittico perché questa legge accompagna la legge numero 23 del 2005, sui servizi alla persona, e la legge numero 10 del 2006, istitutiva dell'Agenzia regionale della sanità. Il collega Pacifico, essendo persona sicuramente dotta, non poteva che pensare al più conosciuto capolavoro, il Trittico di Giotto, che noi tutti sappiamo, oltre a essere il trittico più importante, una cosa eccelsa, ha un'anomalia, per sua natura: è un trittico doppio, perché le tele sono sei: tre vengono esposte da un lato e tre dal lato opposto. Questo trittico, che era stato commissionato dal cardinale Stefaneschi, aveva una funzione ben precisa, quella di rappresentare due opposti, cioè il trionfo e allo stesso tempo il dolore, la sofferenza. Quindi le tre tele che vedevano i fedeli rappresentavano il trionfo, avevano una rappresentatività importante, ma le tele che vedeva chi celebrava la messa rappresentavano soltanto la sofferenza. In quelle tele sono rappresentati, infatti, la crocifissione di Pietro e il martirio di San Paolo.
Questo dimostra che vi può essere una doppia lettura anche di questo Piano sanitario regionale, perché voi state portando avanti un Piano che volete far apparire trionfante per i sardi e lo presentate come tale, ma che voi stessi, che invece lo leggete dal lato opposto, vedete pieno di sofferenze e di sacrifici. Quindi è un trittico che contraddice se stesso e che non può nemmeno essere considerato un'opera pittorica continua, omogenea, perché non ci sono elementi di continuità tra una tela e l'altra. Pensiamo a ciò che qualche collega ha detto prima, a tutto quello spazio, a quella prateria inesplorata costituita dal confine tra i servizi sanitari e i servizi sociali: da un lato si vogliono territorializzare i servizi e dall'altro questi stessi servizi scompaiono dal Servizio sanitario nazionale per essere affidati, a costo zero, ai comuni. E l'assessore Dirindin, con cui abbiamo parlato altre volte e in altre occasioni, insieme a un intero distretto sanitario, sa bene che questo non può essere fatto.
Allora, noi vogliamo partire da una considerazione onesta: il presupposto di questo Piano sanitario, anzi direi quasi l'accanimento con il quale esso viene presentato è teso a dimostrare che le politiche sanitarie degli ultimi vent'anni, o forse soltanto degli ultimi dieci, sono state un disastro. Ecco, io penso che dovremmo tutti sforzarci di capire che non è assolutamente così. Voglio soltanto leggere, da questo punto di vista, una statistica ufficiale che dimostra esattamente che nel decennio 1995-2004 la spesa sanitaria pro capite della Regione sarda, che è proporzionale agli abitanti, è aumentata del 71,2 per cento. La Regione Sardegna, nel 1995, aveva una spesa pro capite pari a 873 euro per abitante; oggi ha una spesa pro capite di 1.495 euro per abitante. Cioè, nel 1995 la Regione Sardegna aveva una spesa pro capite superiore alla media nazionale, che in quel momento era di 842 euro, oggi è al di sotto della media nazionale pari a 1.506 euro per abitante.
Ma non solo: la Regione Sardegna, in questi dieci anni, è tredicesima per quanto riguarda il valore assoluto della spesa pro capite e addirittura quasi ultima, diciottesima, per quanto attiene all'incremento della spesa sanitaria. Questo fatto noi lo dobbiamo onestamente capire, soprattutto se vogliamo creare l'anello di congiunzione con quello che è il fondamento di questo Piano sanitario regionale, diciamocelo francamente, cioè andare verso il cosiddetto federalismo sanitario. Noi lo stiamo attuando in via sperimentale, in maniera anticipata, a discapito di tutto ciò che è avvenuto.
Allora, tentiamo di capire il motivo per cui oggi questi dati, naturalmente inconfutabili, costituiscono un presupposto errato del Piano sanitario regionale. E se è così, allora dobbiamo, Assessore, attendere la sua risposta per capire se questi 300 milioni di euro relativi all'esercizio 2006 costituiscono un deficit o no rispetto alla prevista spesa sanitaria. Lo stesso Presidente non è stato convincente affatto in quest'Aula quando ha detto: "Dai 300 milioni di euro dobbiamo però sottrarre gli accantonamenti che abbiamo previsto per pagare gli adeguamenti contrattuali". E' evidente che l'accantonamento per un contratto che è in scadenza deve essere fatto, ed è chiaro che deve essere comunque un impegno di bilancio che va a pesare sui costi. Sarebbe bello non dover prevedere gli accantonamenti per i contratti che sono già scaduti o in scadenza! Quindi il cosiddetto deficit relativo all'esercizio 2006 non sarà di 100 milioni di euro, ma di 300 milioni, anzi 291, come ha certificato, con molta precisione, il collega Vargiu, che su questo argomento si è ampiamente documentato.
Ma allora, se è vero che lei, Assessore, non ha potuto aspettare un paio di giorni per avere, grazie a quel pulsante che lei ha nel suo Assessorato, l'esatto consuntivo della spesa sanitaria al 31 dicembre, è anche vero che oggi avrebbe dovuto portare qui i preavvisi di licenziamento per tutti i direttori generali delle Aziende sanitarie locali, perché lei sa benissimo che vige una norma secondo cui i direttori generali devono essere rimossi in caso di sfondamento del tetto di spesa previsto. Ci porti questi preavvisi di licenziamento, perché così probabilmente possiamo, in maniera onesta, continuare questo dibattito.
E allora, noi vogliamo confrontarci sui parametri che la Giunta sta introducendo in questo Piano sanitario regionale. Io ho tentato, con molta attenzione, di leggere alcune cose che l'assessore Dirindin ha scritto - è il cosiddetto pensiero "dirindiniano" - nel 2003, quando ancora non pensava di diventare Assessore della sanità della Regione sarda e girava l'Italia scrivendo, per fortuna nostra, molto di quello che sarebbe stato lo scenario futuro della sanità non solo in Sardegna, ma in tutta Italia. L'assessore Dirindin scriveva testualmente (e penso che non possa che credere ancora in questa affermazione) che il federalismo sanitario era molto pericoloso, perché avrebbe determinato due velocità diverse in due Italie che coesistono e avrebbe fatto emergere, ancora una volta, la questione meridionale. Il federalismo sanitario, lei diceva, cozza contro il tentativo di risoluzione della questione meridionale e quindi si porrà in maniera diversa tra le regioni che hanno l'opzione della sanità privata e le regioni, come la nostra, che invece dipendono quasi completamente dal Servizio sanitario nazionale. Lei diceva: "Bisogna davvero essere prudenti". Ma faceva anche un'altra affermazione molto condivisibile: "Almeno il 10 per cento delle risorse destinate al Servizio sanitario nazionale dovrebbe essere poste in un fondo perequativo a favore delle regioni più deboli, a favore della questione sanitaria meridionale". E se questo non è avvenuto e lei, come sono certo, ancora condivide quel pensiero, non riesco a darmi una ragione - ci penso ogni notte - del fatto che oggi stiamo accettando l'ipotesi di una sanità improntata a un assoluto federalismo sanitario, con una dotazione finanziaria blindata, che certo non potrà contare su nessun fondo perequativo, che dovrà autosostenersi per intero e farsi carico anche di quei 300 milioni di euro che costituiscono oggi il cosiddetto deficit marginale, che però domani potrebbe anche essere superiore e magari raggiungere i 500 milioni.
Ecco, io voglio superare questa lettura pessimistica con le sue stesse parole, Assessore, dicendo esattamente che non può essere fatta una politica sanitaria se ci si pone come obiettivo il risanamento di bilancio. Il risanamento di bilancio è un vincolo, ma l'obiettivo vero, strategico, è quello di dare ai cittadini servizi sanitari che rispondano ai loro bisogni. Allora, chiariamo questo punto fino in fondo, cerchiamo di capire quali sono le strategie perché davvero emerga quella che lei chiama la solidarietà non paternalistica, cioè una solidarietà fraterna, che poi è il concetto delle povertà crescenti, che qualche collega ha qui richiamato. Ed è una solidarietà che non può mancare nelle politiche strategiche del Servizio sanitario nazionale. E se questo non è, manca una filosofia, manca quel pensiero dirindiniano che lei nel 2003 teorizzava e che oggi, invece, non c'è.
A quale pensiero dobbiamo fare riferimento, in questo Piano sanitario regionale, Assessore? Ce lo dica, perché noi siamo convinti - non ripeto l'appello accorato fatto dal collega Petrini stamattina - che lei creda ancora in alcuni valori. Anzi, lei ha parlato di "sanità dei valori", e se la sanità dei valori c'è, che emerga!
La territorializzazione dei servizi è un concetto che va davvero bene e tutti vogliamo che sia realizzata, ma non vogliamo il bluff della territorializzazione dei servizi, a discapito dei poveri comuni. Assessore, lei sa che in gran parte delle Case dell'anziano, delle Case protette, ma anche delle Comunità alloggio, ci sono dei ricoverati che al Servizio sanitario, chiamiamolo, tra virgolette, regionale costano zero. Queste persone non ricevono nessun contributo, ma per la maggior parte sono affette da patologie (non sono un medico per poterlo dire tecnicamente bene) di tipo sanitario. Nella Casa dell'anziano del piccolo comune in cui abito, sono ricoverati quattro malati di Alzheimer. Io credo davvero che non sia pensabile che i miei concittadini possano sopportare un costo così elevato, e se scaricare sui servizi sociali significa spostare i costi della sanità per far quadrare il bilancio, certo noi non vogliamo questo Piano sanitario regionale.
Noi dobbiamo sederci a un tavolo, confrontarci seriamente, non fare ciò che è avvenuto quella notte tragica nella quale il Piano sanitario regionale è stato licenziato con l'assenza della minoranza. L'onestà dell'onorevole Pacifico, che riconosce che questo Piano è stato migliorato con l'apporto della minoranza, non è sufficiente, perché il nostro apporto ci sarebbe dovuto essere soprattutto nella parte finale, dove invece è mancato.
Allora, se non facciamo in tempo ad approvare la legge numero 20 del 2006, e resteranno approvate solo 19 leggi nel 2006, facciamo in modo che la probabile legge numero 20 diventi la legge numero 1 del 2007. Prendiamoci alcuni giorni di tempo, confrontiamoci e cerchiamo di mettere insieme tutti gli elementi che debbono comporre una seria programmazione in materia di sanità. Ma facciamolo tutti insieme, senza disattendere il parere delle autonomie locali, che è stato poi ripescato a posteriori, a cose fatte.
PRESIDENTE. Prego, concluda...
PISANO (Riformatori Sardi). Il tempo è tiranno, però utilizziamolo al meglio, anche perché la serenità che ci deve accompagnare in questi giorni forse ci aiuterà anche a capire come si può migliorare ulteriormente questo strumento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, signori della Giunta, ci siamo, finalmente è arrivato il grande giorno del Piano regionale dei servizi sanitari, quello strumento su cui ormai si è detto di tutto e di più. Il mio è uno degli ultimi interventi, quindi probabilmente ripeterò quello che hanno già espresso i colleghi di maggioranza e opposizione.
L'assessore Dirindin e l'intera Giunta sfoggiano questo Piano come un trofeo, come il loro maggior trofeo del 2006, che finalmente, dopo vent'anni, sono riusciti a realizzare. Io non posso che dire: complimenti! Forse i sardi diranno: finalmente! Ma siccome non vorrei fare qua da guastafeste, mi limito a ribadire, per adesso, che siete riusciti soltanto a metterlo sulla carta, poi vedremo quale sarà il risultato finale in quest'Aula e vedremo, tra l'altro, quali effetti produrrà per la nostra terra. Il bello verrà adesso; adesso che dovrete dare gambe a un Piano che, necessario quanto si vuole, non per questo va bene a prescindere. Il fatto che mancasse da vent'anni e che si avverta la necessità di una riorganizzazione della sanità non può far passare in secondo ordine una serie di pecche che si nascondono in queste terribili centosessanta pagine che è stato di una noia mortale dover leggere e studiare per poter fare un intervento qui in Aula che avesse una logica e suscitasse un certo interesse soprattutto nei colleghi della maggioranza.
E' vero che le premesse e gli obiettivi non possono che vederci tutti d'accordo, l'abbiamo ripetuto sino alla nausea. E' ovvio, è normale, come non condividere le logiche di integrazione dei servizi, la riorganizzazione territoriale, la terapia del dolore, l'umanizzazione delle cure, l'attenzione particolare a malattie come la talassemia, il diabete o la sclerosi multipla? Saremmo dei pazzi a pensare il contrario. Tutti su questo ci metteremmo la firma, salvo poi scoprire più di un interrogativo.
E intanto, primo interrogativo: come si può solo ipotizzare di raggiungere tutti questi traguardi con poche risorse? Lo so, l'hanno già detto tutti i colleghi che sono intervenuti, Assessore, però questo è il vero punto e il problema principale. Il Presidente della Regione ha tentato di giustificare con quattro cifre e quattro numeri quello che sarà il futuro del Piano, ma sappiamo tutti perfettamente che le risorse sono il vero problema di questo Piano sanitario. Tra l'altro il collega Capelli e io prima sottolineavamo il fatto che ieri il Presidente ha affermato che si arriverà al pareggio di bilancio già nel 2007, mentre voi nel Piano spiegate bene e meglio che vi si arriverà nel 2009. Assessore Dirindin, lei è l'unica che riesce a fare le nozze con i fichi secchi! Assessore, io credo che non sia così. Io credo che lei non sia una maga o perlomeno che non faccia i giochi di prestigio, ne siamo tutti più che convinti, siamo però anche convinti che lei sia un semplice ragioniere che cerca di far quadrare i conti a qualunque prezzo, anche a costo di chiudere strutture e ridimensionare servizi a scapito della qualità delle prestazioni. E nonostante il collega Pacifico abbia puntato tutto sulla qualità, ponendo l'accento su questo aspetto anche nell'intervento introduttivo come relatore di maggioranza, io credo che le prestazioni di qualità previste in questo Piano non potranno avvenire per il solito problema, che è quello delle risorse.
E allora viene da pensare che tutti quegli obiettivi siano soltanto un bello specchietto per le allodole, ma la sostanza è sicuramente ben altra. E il sospetto, alla luce anche della finanziaria nazionale, in cui si prevede la rinuncia da parte della Regione ai trasferimenti statali per la sanità, anche se poi questo fatto, attraverso slogan, viene sottolineato come chissà quale grande evento, quale conquista di questa nostra Regione, è che si andrà incontro a un periodo buio, e su questo credo che non ci siano dubbi, fatto di riduzioni e di razionalizzazioni - termine che voi utilizzate spesso - varie. Avete persino paura di chiamare i danni che state facendo con il loro vero nome: li chiamate "superamento dei vari ospedali", "ridimensionamento dei posti letto", che altro non sono che chiusure di strutture e drastiche riduzioni dei posti letto.
Ho sentito prima, dietro le quinte, alcuni colleghi preoccuparsi delle probabili chiamate da parte di tanti operatori del mondo della sanità, preoccupati a loro volta di capire se i previsti tagli dei posti letto sono reali e a che cosa corrispondono in termini numerici. Non è una fesseria che sto dicendo, ho sentito questi discorsi mentre mi avviavo verso l'aula. E questo Piano sanitario ha l'impronta inconfondibile di questo tipo di presidenzialismo, di questo momento del presidente Soru e della sua Giunta, che condivide questo metodo e questo sistema. Io non credo a questa smania di voler fare per forza i ragionieri, di voler risanare per forza le spese di questa benedetta Regione; una smania che purtroppo abbiamo già visto abbattersi come una scure, per esempio, sulla formazione professionale.
E poi basta con l'andare in giro a raccontare che bisogna risanare i danni fatti dalle precedenti amministrazioni! Io mi sono preso la briga di leggere alcuni interventi svolti qualche anno fa da colleghi che oggi fanno parte della maggioranza, e che quindi allora erano all'opposizione, perché intendevo cercare qualche spunto per poter dire in quest'Aula qualcosa di diverso, visto che sul Piano sanitario ripetiamo tutti le stesse cose. Alla fine che cosa dicevano l'opposizione di oggi e la maggioranza di allora e viceversa? Dicevano che i danni li avevano fatti i loro predecessori. La prima volta che sono entrato in un consiglio comunale, quello di Oristano, mi è stato detto che quello era il peggior consiglio comunale di tutti i tempi, che i consigli precedenti erano migliori. Noi, invece, dicevamo che il Consiglio regionale precedente era peggiore e che stavamo cercando di rimediare ai danni causati da chi c'era prima.
Per tornare al Piano sanitario, che credo sia più importante, avete fatto bene i vostri calcoli e per quanto riguarda la rete ospedaliera, come dicevo prima, è il caos. Nella riduzione del parametro dei posti letto siete andati addirittura oltre la media nazionale - credo che anche questo sia stato detto in tutti gli intervenuti - di 4,5 posti letto per 1.000 abitanti, scendendo al 4,3. Perché? E' la prima domanda. A che pro? E' la seconda domanda. Penso, per esempio, alla situazione della ASL numero 5 di Oristano e in particolare ai problemi della clinica Madonna del Rimedio, che è una realtà importante, una struttura privata da quarant'anni in prima linea nel prestare servizi complementari e sussidiari al servizio pubblico. Per questa struttura è prevista una riduzione dei posti letto da 189 a 110. Ancora una volta, pallottoliere alla mano, vi siete basati sul tasso di occupazione, senza però tener conto delle differenze che possono esserci nell'arco di un intero anno, ma soprattutto questa riduzione taglierà le gambe al progetto, su cui c'era già un accordo triennale con la ASL numero 5, per le attività complementari a quelle ospedaliere, quelle residuali, le cure intermedie e i percorsi ambulatoriali. Un programma già scritto, sulla base però degli attuali posti, e che adesso vacilla parecchio.
Io credo che sia quasi un paradosso, ma la grande svolta che voi avete annunciato potrebbe presagire un pericolosissimo baratro. Avete un'occasione unica con questo Piano sanitario, ma il taglio netto rispetto al passato, di cui avete riempito le cronache, io non posso che definirlo una grande bufala. Io non so se voi vi siate guardati attorno. La tanto decantata nuova era non si discosta neanche un po' da quella precedente, da quello che succedeva prima, da voi così aspramente criticato, come ho detto prima. Avete accusato le amministrazioni passate di aver dato vita a legami stretti tra politica e gestione della sanità, e che cosa avete fatto voi adesso? Io credo la stessa identica cosa! Questo Piano, oltre a dare troppe deleghe all'Assessore di turno, dà vita a una serie di nuove commissioni tecniche e la paura è che questo sia solo un sistema per accontentare amici, parenti e quant'altro.
Assessore Dirindin, le pongo una domanda: che fine ha fatto la vostra voglia di rottura con il passato? Dove sta la differenza tra il modo in cui è gestita attualmente la sanità in Sardegna e il modo in cui era gestita prima del suo avvento, se mi passa il termine, all'Assessorato della sanità della Regione sarda? Io credo che i metodi siano sempre gli stessi: pensiamo alle consulenze esterne, alla calata di manager continentali, chiamati in soccorso delle nostre aziende, come se in Sardegna fossimo tutti ignoranti, stupidi e senza cervello. Non è così, Assessore, non è così, cara Giunta, non è così, caro Governo della Sardegna. Probabilmente avete guardato esclusivamente alle tessere di partito, eppure su una materia così delicata come la sanità non dovrebbero esistere distinzioni di bandiera, non si possono avere casacche differenti.
La sanità è di tutti, il fulcro è il diritto alla salute, che deve essere garantito a tutti in modo uniforme. Ma, ahinoi, dobbiamo constatare che, in realtà, non è così. Miglioramenti, da quando siete arrivati voi, in realtà, non ce ne sono stati. E non lo dice soltanto il sottoscritto, lo dicono all'esterno, lo dicono i suggerimenti che ci vengono dall'esterno. Le liste d'attesa hanno sempre tempi biblici e spesso per quanto riguarda certe malattie la tempestività di diagnosi e di intervento, lo sappiamo tutti, può salvare la vita. Penso ai problemi che incontriamo noi dell'Oristanese, ai problemi che incontrano nell'Oristanese soprattutto i dializzati. Faccio un esempio: nei mesi scorsi, alcuni pazienti furono costretti al ricovero forzato perché non c'erano posti disponibili per effettuare le cure come pazienti esterni. E che dire dei tagli all'assistenza domiciliare integrata? Ricordo quel famoso appello che feci al presidente Soru: "Tolga 50 mila euro per la ASL di Oristano dal suo capitolo per la pubblicità istituzionale". E abbiamo visto a che cosa quei 10 milioni e mezzo di euro, in realtà, sono serviti. Chiedevamo soltanto 50 mila euro per la ASL di Oristano, per risolvere un piccolissimo problema. Sarebbe stato un piccolo segnale per il nostro territorio.
Credo che questo sia l'ennesimo smacco che voi state riservando ai sardi, il più bel regalo di Natale che questa Giunta potesse fare alla Sardegna, come ho già detto prima, e in particolare proprio a Oristano! Chiedo scusa se mi soffermo su Oristano, ma è il mio territorio, è il territorio dove vivo, dove opero, dove faccio politica e dove ho un contatto diretto con la gente. Non vorrei che si pensasse che questo sia campanilismo, assolutamente no. E' solo che i suggerimenti arrivano dal mio territorio, quindi il contatto diretto noi lo abbiamo con i cittadini di quella zona ed è ovvio che, da oristanese, io conosca in modo particolare quel territorio, dove, come ho già detto, le preoccupazioni sono infinite. Oristano è diventata la terza provincia sarda per numero di abitanti ma, in fatto di risorse, continua a essere la Cenerentola. Nessuno si è reso conto che Oristano è diventata la terza provincia della Sardegna, e ai colleghi della maggioranza che sono stati eletti in quel territorio rivolgo l'appello di prestare maggiore attenzione ai problemi di questa provincia. E' stato facile per il presidente Soru andare a Oristano in un momento particolare, soprattutto per le difficoltà e i bisogni dei suoi cittadini, e strappare un applauso, in un intervento, per aver sottolineato che a Oristano non si fa turismo, che anzi il turismo in questa città - chiedo scusa se cambio un attimo argomento - lo si vede quando l'unico albergo di Torregrande viene trasformato in seconde case. Probabilmente, il Presidente non ha capito che, in realtà, non si tratta di seconde case, perché quell'albergo continua a essere considerato tale. Ma non fa niente, a questo punto chiedo ai colleghi dell'Oristanese eletti nella maggioranza, che hanno un maggiore ascendente sul Presidente, di prestare più attenzione per aiutarci a risolvere i nostri problemi.
Credo, però, che sia importante tornare a un aspetto della sanità che riguarda il nostro territorio. E' vero che a Oristano è stato individuato un polo oncologico, che poi è a metà con la provincia di Nuoro, ma siamo sicuri - e questa è la seconda domanda che pongo all'Assessore - che un polo oncologico in comproprietà con Nuoro riesca realmente a soddisfare le esigenze di tutta la Sardegna centrale e sia davvero efficace? Io credo di no, sono convinto che questo non possa bastare. Non può essere sufficiente non doversi spostare in un'altra provincia per fare la chemioterapia, tanto più che le previsioni non sono certo rosee e parlano, addirittura, di circa ottocento nuove diagnosi di tumore maligno, per non parlare poi di leucemie e di linfomi. Quindi, domando, il polo unitario riuscirà a far fronte a tutto questo? La speranza è che io mi stia sbagliando, che tutti i colleghi dell'opposizione si stiano sbagliando e che a questo Piano che voi state per approvare, perché sono sicuro che lo approverete, siano apportati dei correttivi importanti.
Spero che la valanga di emendamenti che come opposizione presenteremo venga presa in considerazione e, per il bene di tutti, nostro e di tutta la Sardegna, si possa riflettere sul fatto che molto spesso chi è più piccolo può dare suggerimenti decisamente più grandi di chi, magari, si sente in un dato momento più importante.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, signori della Giunta, colleghe e colleghi, io pensavo di non dover utilizzare tutto il tempo che è concesso in questo frangente del dibattito, anche perché sembrerebbe che tutto sia ormai stato detto attorno al Piano regionale dei servizi sanitari. Tuttavia vi è la necessità di fare qualche approfondimento su alcuni temi specifici che, probabilmente, non sono stati toccati con sufficiente attenzione né nel dibattito odierno né forse nei dibattiti svolti nelle Commissioni e lasciati alle segrete stanze, ove tutto si decide ma non tutto deve apparire davanti al popolo. Infatti, sarei molto interessato a capire quale moto interiore abbia indotto il presidente Soru a intervenire, ieri sera, in maniera così estemporanea nel dibattito consiliare. Credo di aver capito il suo intento, Presidente, e una risposta gliela voglio dare. Ho visto come la dottoressa Dirindin l'abbia nel frattempo "preparato", con una lezione sui dati delle spese, sul deficit, sul conseguimento di certi risultati, sulle pecche che ci sono state in questi due anni e mezzo di governo della sanità. E per quanto lei abbia cercato di nascondere quello che invece è palese a tutti, anziché rattoppare quel velo lo ha squarciato ancora di più, perché è apparso evidente che la sanità sarda in questi due anni e mezzo non ha affatto raddrizzato il timone, ma ha invece perseverato in quel mare magnum della disfunzione assoluta, non solo nelle prestazioni, ma anche nell'utilizzo delle risorse finanziarie.
Non entrerò nel merito delle cose di cui ha già parlato anche il collega Pisano e del fatto che, se non sbaglio a pagina 61 del Piano sanitario, si ingenera una confusione tra l'aspetto sanitario e l'aspetto sociale, addebitando a quest'ultimo la causa delle perdite e lasciando intendere che, al contrario, sotto l'aspetto sanitario vi sia un guadagno, un utile. Voglio, invece, continuare un discorso che non mi piace, ma che devo fare, e che è conseguente al fatto che i 300 milioni di euro di deficit sono presenti e costanti negli anni. Chiedo alla dottoressa Dirindin, ufficialmente, di farci avere le slide promesse ieri sera dal presidente Soru, di dirci quali sono i costi effettivi della sanità e di spiegarci perché nella delibera di Giunta del 5 dicembre scorso ha determinato il riparto delle risorse finanziarie alle Aziende sanitarie locali utilizzando il bilancio preventivo anziché quello consuntivo. Ci dimostri perché ha ragione lei e abbiamo torto noi, oppure ci prende per qualcuno da colonizzare? E non voglio parlare dei piemontesi!
Io vorrei capire il motivo per cui tutti qui hanno ricordato che è da più di vent'anni che non si parla di Piano sanitario regionale. E' vero, la responsabilità è divisa fra destra e sinistra, e io ho qui l'elenco di tutti gli Assessori della sanità dal 1978 in poi. Lo vogliamo leggere? Quindi stiamo attenti quando facciamo certe affermazioni e ricordiamoci che chi ha avuto la responsabilità di gestire la sanità negli anni scorsi è stata soprattutto la sinistra. Allora, non parliamo di colpe e fustigazioni, cerchiamo di costruire tutti assieme qualcosa di positivo per quelli che sono i veri utenti della sanità, cioè gli ammalati. Mi pare che il collega Frau sia stato l'unico che, dimenticando tutte queste cose, abbia parlato di intrallazzi e di utilizzo clientelare della sanità. Bene faceva a rivolgersi da quella parte o quanto meno a capire con chi ha navigato sino a oggi, se è vero quel che afferma. Io credo e spero che non sia vero, perché ho la sensazione che chiunque abbia operato anche in questo settore l'abbia fatto legalmente, con correttezza e trasparenza. E non credo che i colleghi e le Giunte di centrosinistra che hanno gestito la sanità nelle precedenti legislature abbiano fatto delle porcherie insieme ai colleghi del centrodestra che hanno governato negli ultimi anni. Bisogna stare attenti nel fare certe affermazioni, perché stiamo svilendo il ruolo stesso di noi consiglieri e della politica in generale. E di tutto la politica ha bisogno, tranne che di essere svilita. Per far riguadagnare credibilità alle istituzioni occorre discutere di cose serie, in modo costruttivo, occorre dare risposte vere a quelle che sono le aspettative dei cittadini in questo caso per quanto riguarda la sanità.
L'onorevole Frau ha parlato della vertenza con lo Stato, così come ne ha parlato l'onorevole Vargiu, perché se sono vere le cifre che sono state citate, possiamo stare certi che accollandoci interamente la spesa sanitaria per il futuro vi sarà una propensione alla crescita dei costi della sanità, ancorché si voglia razionalizzare la spesa con i tagli di cui si è tanto parlato. Ma entrerò più avanti nel dettaglio di questo e di altri aspetti.
Pare che non si voglia capire che al centro, perlomeno per me, ma credo anche per tutti i colleghi, viste le dichiarazioni fatte all'inizio dall'onorevole Pacifico e poi riprese dall'onorevole Vargiu, c'è l'uomo, che l'uomo è il punto di riferimento di tutte le politiche sanitarie e non che si portano avanti in questa Assise regionale. E allora, se è vero, come dice l'onorevole Marracini, che questo Piano è stato migliorato in Commissione e che può essere ulteriormente migliorato in quest'Aula, io dico che ci deve essere un tantino di buona volontà, minore sufficienza e convincimento di avere la verità in tasca e di poter decidere autonomamente solo perché si hanno i numeri.
Veda, Assessore, i problemi finanziari sono il tallone d'Achille di questa Regione, ed ecco perché ieri il Presidente è intervenuto di colpo. Il presidente Soru ha fondato tutta la sua attività politica sulla riorganizzazione della Regione Sardegna secondo un modello aziendalistico, ma non è possibile ricondurre a questo modello la sanità, posto che vi è la necessità di dare risposte concrete e coerenti con la richiesta di solidarietà, di umanizzazione dei servizi, che non possono essere resi senza le necessarie risorse finanziarie.
E quando vedo i taglia e cuci che ci sono nel Piano sanitario, quando vedo le tabelle alle pagine 91 e 96, sfido chiunque a capire dove vanno a collocarsi questi tagli. Ve ne do un'esemplificazione, e non parlo del mio territorio, cioè della provincia di Oristano, per la quale sarebbe previsto un taglio di circa 70 posti letto nella sanità privata. Oddio, la sanità privata! Ma guarda, quella sanità privata difesa qui a spada tratta da larga parte della sinistra, che si occupa del privato quando le conviene e le interessa, ma quando il privato serve anche per altri settori produttivi è pronta a negarne il valore anche nel sociale. Mi riferisco, e glielo chiedo, dottoressa Dirindin, specificatamente, perché quando si parla del Centro San Raffaele di Olbia, delle dimensioni di 150-180 posti letto, si parla di struttura operante nell'area medica, nell'area chirurgica e nell'area della riabilitazione? E più avanti si parla anche della presenza, in tale struttura, di attività nell'ambito della nefro-urologia, in particolare con indirizzo oncologico, delle neuroscienze, della chirurgia vascolare, nonché di un centro dialisi, e così via? Dulcis in fundo, si dice: "L'attività specialistica ambulatoriale è sviluppata esclusivamente nelle specialità per le quali è prevista l'attività di degenza presso la struttura privata ubicata a Olbia". Perché non fare, dottoressa Dirindin, gli ambulatori per tutte le specialità? O questo riguarda soltanto la gestione dei posti letto?
Io ho una sacra riverenza nei confronti del Centro San Raffaele e mi compiaccio del fatto che esso sia ubicato a Olbia, che possa accrescere la capacità ospedaliera di questa città e migliorare l'assistenza sanitaria nella Gallura, mi sorge però un dubbio, e mi farò promotore della richiesta di costituzione di una Commissione d'inchiesta da parte del Consiglio regionale, per verificare quali sono gli sviluppi della ricerca in Sardegna, in che cosa consiste l'accordo appena siglato da Polaris con la Fondazione San Raffaele di Milano, che ha costituito una nuova società, e cosa c'è dietro la previsione di nuovi posti letto a Olbia per sviluppare la ricerca nel campo della medicina, una cosa buona, ma tutto sommato mi pare che si tratti della vendita della ricerca sinora affidata all'università sarda a una struttura privata lombarda.
Io credo che dovreste capire voi stessi perché l'Università di Cagliari e quella di Sassari non hanno dato parere positivo su questo Piano sanitario. C'è un abbandono della ricerca tutta sarda, a iniziare da tutto quello che si è fatto per Polaris e per il Consorzio 21 (oggi Sardegna Ricerche), cercando di qualificare quest'ultimo come organismo in house, anche se - e lo denuncio qui - era lungi dall'essere tale per la presenza della SFIRS nel suo capitale sociale. Praticamente si è tentato di qualificare come soggetto in house anche la SFIRS, e questo è fuori norma. Ci sono al riguardo atti illegali e illegittimi e chiederò che sia costituita una Commissione d'inchiesta al riguardo.
L'ultima indicazione potrebbe venirmi da un'interpellanza presentata dall'onorevole Balia, che si è mostrato tenero e probabilmente non ha affrontato quello che è il vero problema, perché ha paura di affondare il bisturi proprio dov'è il male per capire che cosa effettivamente si fa nell'interesse dei sardi. Credo che occorrerà andare a fondo per capire quali sono i legami stretti di cui si parla e dove esattamente saranno effettuati i tagli che riguardano gli ospedali.
Un signore, incontrato per strada, ha insinuato in me un dubbio, dicendomi, forse furbescamente, forse comprendendo come vanno le cose in politica: "Ma no, guardi che quelli hanno scritto che tagliano, ma tanto non taglieranno niente! Resterà tutto così, perché è solo propaganda". E allora, bene hanno fatto i giovani amici del Nuorese a pubblicare un articolo, intitolato "Il giro di boa", sulla rivista "Chimera", perché loro non hanno la necessità di appendere al carniere il fatto che si approva questo Piano entro il 31 di questo mese per poter dire che è stato conseguito un risultato positivo entro il 2006, infischiandosene di quelle che sono le esigenze reali, le verità che vengono apprezzate da tutti e le necessità che emergono dalla gente, dal quisque de populo, che ha bisogno di una sanità vera che gli dia risposte sia in termini di posti letto sia in termini di qualità delle prestazioni e di correttezza nei rapporti.
Se queste cose non vengono palesate, credo che continueremo, caro collega Frau, ad avere una sanità malata. E mentre io non ho mai frugato nei meandri della sanità, tu hai cercato di individuarne i mali, perché sei un medico e per questo probabilmente hai maggiori possibilità di fare dei controlli di quante posso averne io. Ma sicuramente, visto questo atteggiamento di chiusura, visto questo Piano sanitario non qualificato, nel senso che non contiene indicazioni precise sugli interventi da realizzare, credo che sia il caso di interrogarsi se la sanità sarda sia malata nel vero senso della parola.
MARROCU (D.S.). Ma perché sei così concitato quando parli? Non capiamo ciò che dici!
DEDONI (Riformatori Sardi). E' il mio tono di voce!
SECCI (La Margherita-D.L.). Bravo, Attilio!
PRESIDENTE. Inizia adesso la serie degli interventi dei Capigruppo.
E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, questo Piano sanitario regionale arriva in Consiglio regionale dopo circa vent'anni di attesa e credo che in tutto questo periodo la sanità abbia fatto molti passi avanti. Sicuramente la sanità di oggi è diversa da quella di vent'anni fa e quindi l'approvazione di questo Piano, tanto atteso, sta creando un certo clima di euforia nei partiti di maggioranza. Io, invece, credo che in questa fase dobbiamo tutti tenere i piedi ben piantati per terra, superare l'enfasi dell'evento ed entrare più dettagliatamente nel merito del Piano. Quindi, signor Presidente, Assessore, bisogna uscire dalla solita elencazione, dalle analisi, dai propositi, dalle buone intenzioni contenuti in questo Piano.
Detto questo, se dobbiamo fare un'analisi seria, tutti siamo perfettamente consapevoli del fatto che il Piano sanitario regionale andava approvato, che la sanità andava riprogrammata, che bisognava dare un indirizzo preciso, però credo che noi, oggi, ci dobbiamo porre una domanda importante. E la domanda che ci dobbiamo porre, Assessore, è se la sanità in Sardegna migliorerà o no dopo l'approvazione di questo Piano sanitario. Penso che questo sia l'interrogativo che ci dobbiamo porre noi in quest'Aula, ma che si pongono anche i sardi. Per la verità, io ho dei dubbi sul fatto che con l'approvazione di questo Piano la sanità sarda migliori. Si è detto che la sanità in Sardegna non gode di ottima salute, che è malata, però noi possiamo migliorarla o peggiorarla. Intanto possiamo dire quando e come deve essere migliorata la sanità e questo potrà avvenire se avremo le risorse finanziarie sufficienti e se riusciremo a programmarle in modo adeguato, garantendo l'assistenza sanitaria non solo nelle grandi città, ma in tutto il territorio della Sardegna.
Assessore, noi saremo in grado di migliorare la sanità se riusciremo a porre il paziente al centro delle politiche sanitarie, se ci sarà la centralità della persona, se ci sarà una umanizzazione dei servizi, come è stato sottolineato anche da altri. Ma noi saremo in grado di migliorare la sanità se sapremo superare la concezione e la logica ospedalocentrica che ha caratterizzato le politiche sanitarie di questi ultimi decenni, se sapremo far funzionare i distretti sanitari, la medicina di periferia. Saremo in grado di migliorare le condizioni sanitarie in questa regione se i piccoli ospedali avranno un ruolo, un futuro. Anche su questo, Assessore, non è chiarissima la posizione di questa Giunta regionale e mi auguro che dal dibattito emergano elementi di maggiore chiarezza.
Una buona assistenza sanitaria non la si fa, a mio avviso, basandosi solo sui numeri, e credo che in una realtà variegata come quella sarda, che vede la presenza di zone in condizioni di particolare isolamento e di difficoltà dal punto di vista della viabilità e della comunicazione, dobbiamo fare un discorso diverso. Dobbiamo, cioè, partire da quello che è il punto centrale: le risorse finanziarie. Credo che questo sia il vero problema per quanto riguarda la sanità in Sardegna, Assessore, e devo dirle che le rassicurazioni che ha voluto dare ieri sera il presidente Soru riguardo al bilancio della sanità non ci rassicurano affatto e soprattutto noi non crediamo che sia possibile raggiungere il pareggio di bilancio nel 2007, come lui ha detto. Questo è impossibile, perché la spesa sanitaria aumenta naturalmente, quindi non si capisce che tipo di assistenza vogliamo dare se non garantiamo neanche la copertura di quello che è l'aumento fisiologico della spesa sanitaria. Questo è uno dei dubbi che noi abbiamo, e la Giunta regionale, a parer nostro, ha fatto un errore storico approvando l'ex articolo 102 della finanziaria e quindi accollandosi la spesa sanitaria, che invece dovrebbe essere a carico dello Stato. E non si capisce quale sia la vera motivazione che ha spinto la Regione Sardegna ad assumersi un impegno così gravoso, così importante. Credo che questo sia stato veramente un errore storico e politico che questa Regione pagherà caro, perché il diritto alla salute è un diritto costituzionale, che è previsto anche nello Statuto della Regione autonoma della Sardegna, che è anch'esso legge di rango costituzionale. E soprattutto non si capisce come potremo colmare il divario esistente fra il nord e il sud della Sardegna con i soli fondi del bilancio regionale; non si capisce perché lo Stato non dovrebbe intervenire in prima persona per affrontare il meridionalismo vero della sanità.
Tutti sappiamo bene, soprattutto chi opera nella sanità, quale differenza vi sia fra le regioni del nord, del centro e del sud in particolare per quanto riguarda l'assistenza sanitaria. Credo che proprio in questa fase particolare avremmo dovuto chiedere l'intervento dello Stato, perché vogliamo che la sanità sarda sia equiparata a quella delle altre regioni d'Italia, soprattutto del nord. E questo non sarà possibile, Assessore, una volta che noi ci accolleremo - ce la siamo invero già accollata - la spesa sanitaria, anche perché non riusciremo a comprimerla. Ebbene, mi chiedo che tipo di assistenza potremo garantire nel territorio, anche perché, se vogliamo dirla tutta, la spesa sanitaria nonostante tutto non è molto elevata. Sappiamo che la spesa pro capite in Sardegna non è certamente tra le più alte, quindi potremmo fare molto di più e garantire, sin da oggi, un'assistenza sanitaria migliore. Eppure abbiamo rinunciato a fare qualche passo avanti importante per quanto riguarda questa materia.
Temo, Assessore, che la razionalizzazione che porteremo avanti nei prossimi anni si trasformerà in tagli dolorosi nella sanità, perché non può essere altrimenti. E i tagli che noi praticheremo li pagheranno tutti i sardi, li pagheranno soprattutto le classi meno abbienti. Credo che i buoni propositi andranno verificati nel giro di pochi anni. Vedremo se questo Piano sanitario sarà in grado di dare risposte importanti per quanto riguarda quelli che sono attualmente i punti deboli della sanità in Sardegna. Assessore, se il buongiorno si vede dal mattino, non credo che con questo Piano sanitario si possa migliorare, per esempio, la situazione che riguarda le liste d'attesa. D'altronde l'abbiamo visto da due anni e mezzo a questa parte: questa Giunta regionale è già a metà corsa, ma non credo che in nessuna Azienda sanitaria della Sardegna si sia registrato un miglioramento per quanto riguarda questa parte importante della sanità. Non credo, insomma, che dopo aver approvato questo Piano sanitario si potrà interrompere la tendenza dei sardi ad andare a curarsi fuori della Sardegna, e non mi riferisco soltanto a chi deve sottoporsi a chemioterapia o radioterapia. Persiste, infatti, una corsa preoccupante verso strutture sanitarie ubicate al di fuori della Sardegna.
Devo dire, Assessore, che in questi anni, nemmeno io che opero nel settore sanitario ho visto dei miglioramenti. Mi auguro che arrivino nel prossimo futuro, ma non sarà sicuramente questo Piano sanitario che potrà migliorare la situazione. Pertanto, credo che la medicina territoriale, con le risorse sicuramente scarne che avremo a disposizione, non sarà in grado di dare risposte per far crescere la medicina di base, per garantire l'assistenza sanitaria nelle periferie, quell'assistenza che oggi viene garantita dalle guardie mediche. Anche perché a parole si può far tutto, e in questo Piano ho letto che si vuole valorizzare la medicina di base, ma fino adesso non è stato fatto nulla in questo senso. Abbiamo visto qual è la situazione, lo stato di tensione che c'è da lungo tempo tra i medici di base e l'amministrazione regionale, e non mi pare che la Regione abbia prestato un'attenzione particolare a questa branca della medicina. Ecco, quella che voi continuate a chiamare continuità assistenziale credo che non reggerà in una situazione come questa. Sono convinto che proprio quello che dovrebbe essere il punto di forza di questo Piano sanitario sarà il suo punto di debolezza, in quanto la "coperta" non basterà per tutto il territorio Sardegna.
Un altro punto molto controverso, sul quale noi nutriamo molti dubbi, riguarda la questione della rete ospedaliera. Si vede, insomma, che il Piano rappresenta una corsa contro il tempo per far quadrare i conti, ma credo che in una regione come la nostra, che ha problemi diversi, soprattutto per quanto riguarda alcune zone, sarà difficile applicare questa logica, perché il tasso di ospedalizzazione è quello che è. La dotazione di posti letto attualmente è sbilanciata a favore dei posti letto per acuti, così come il tasso di utilizzo dei posti letto è inferiore a quello nazionale. Anche su questo dobbiamo dire cosa vogliamo fare, perché una volta che abbiamo fatto la scelta di campo che sia la Regione a gestire la sanità, tutti questi dati lasciano il tempo che trovano. Possono essere indicativi, ma certamente non sono dei punti di riferimento indissolubili della logica a cui è improntato questo Piano sanitario regionale.
C'è anche un'altra parte che ha, più che appassionato, sorpreso l'opinione pubblica, ed è la realizzazione dei famosi cinque nuovi ospedali in Sardegna. Anche su questo dovremo fare un po' di chiarezza. Intanto dobbiamo essere più chiari su quello che vogliamo fare; dobbiamo dire dove, quando e con quali risorse intendiamo costruire questi nuovi ospedali. Qui non si dice nulla, non si dice neanche quali sono le priorità, cioè quali ospedali dovranno essere costruiti per primi, o pensiamo di costruirli contemporaneamente? Non credo che nei prossimi anni riusciremo a cambiare un bel nulla per quanto riguarda questa situazione.
Vorrei fare un'altra considerazione, e comincio col dire che gli ospedali che la Regione vorrebbe abbattere, demolire o non so che altro, non sono tutti fatiscenti. Noi dovremmo, pertanto, mettere queste strutture nelle condizioni di operare meglio, perché probabilmente ciò che è loro mancato non è l'edificio in sé, ma la possibilità per il personale di gestire al meglio la struttura sanitaria. Quindi noi possiamo partire da quello che c'è, pensando magari a degli accorpamenti funzionali, a delle riconversioni adeguate, ma sicuramente non possiamo buttare nulla di quello che oggi già esiste. Il Piano deve essere pertanto articolato meglio: dobbiamo indicare esattamente le risorse che abbiamo a disposizione e dobbiamo anche dire entro quali tempi intendiamo realizzare ciò che è stato previsto. Bene, di tutto questo non c'è assolutamente nulla in questo Piano sanitario!
Un'altra grande incognita, Assessore, riguarda i posti letto per acuti, o meglio la riduzione dei posti letto per acuti e l'aumento dei posti letto per post-acuti. Non si dice, però, Assessore, dove saranno ridotti i posti letto per acuti. Questo è un discorso che sarà chiarito in seguito, in ogni caso questa informazione andava data in fase di approvazione del Piano sanitario regionale, invece non si dice dove si vogliono fare i tagli, dove si vogliono eliminare i posti letto per acuti e dove si vogliono aumentare i posti letto per post-acuzie.
Ecco, questo Piano è un'incognita, non capiamo perché tutti questi punti non siano stati chiariti in questa fase e si stia dando troppa discrezionalità alla Giunta regionale. Stiamo andando avanti in un sistema senza regole, perché in base a questo Piano la Giunta regionale opererà senza che ci sia un'indicazione precisa da parte del Consiglio regionale. Ed è una logica, Assessore, che noi conosciamo già, è la logica del Piano paesaggistico regionale, in cui si dice che non si può fare nulla, ma in realtà si può fare tutto se c'è la volontà della Giunta regionale. Allora, noi siamo stanchi di vivere in una situazione senza regole. Bisogna stabilire regole precise e questo lo deve fare il Consiglio regionale. Queste regole non ci sono e noi non siamo disposti a firmare deleghe in bianco, come si sta tentando di fare oggi, perché sappiamo che il Consiglio regionale sarà esautorato del potere di decidere sulle scelte importanti. Queste decisioni devono invece essere prese dal Consiglio; è il Consiglio che deve decidere quanti devono essere i posti letto e dove devono essere ubicati. E io mi rifiuto di pensare che la responsabilità di fare scelte così importanti se la debba assumere la Giunta. Mi auguro, insomma, che all'interno della maggioranza ci siano delle posizioni che impediscano che sia affidata questa totale delega alla Giunta regionale su scelte importanti che spettano, invece, al Consiglio.
Il Piano è un contenitore, ma sono più le cose che non si dicono, che quelle che si dicono, e non sono d'accordo con il collega Marracini che lo definisce un Piano sanitario di destra. Questo non è un Piano sanitario di destra, questo è un piano della confusione, perché destra, o perlomeno centrodestra significa razionalità. Questo è un Piano che noi rispediamo al mittente, ve lo tenete voi, perché non ha nulla a che vedere con noi. E' un Piano che non ha fondamenta, che non ha logica, pertanto tutto può essere fuorché un piano del centrodestra. E questa maggioranza di centrosinistra si assumerà totalmente la responsabilità di aver fatto un Piano sanitario che non risolve minimamente i problemi della sanità, perché è una scatola vuota e non sappiamo chi la riempirà. Non sarà certamente questo Consiglio regionale a riempirla, lo farà semmai la Giunta regionale, cosa che noi contestiamo. Ci auguriamo, comunque, che il Consiglio, nel corso della discussione, riesca a migliorare il contenuto di questo Piano regionale dei servizi sanitari.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, voglio fare qualche considerazione su quelle parti che, in qualche modo, mi pare accomunino gli interventi dei colleghi del centrodestra e che l'intervento, pure appassionato, del collega Dedoni ha poi ricondotto a una specie di miscellanea, a una forma di esasperazione retorica. L'onorevole Dedoni ha detto: "Abbiamo i nomi di tutti gli Assessori della sanità del passato", quasi che si trattasse di agenti segreti, i cui nomi è difficile individuare. Dire "abbiamo i nomi" significa affermare che si sono individuati i responsabili dei ritardi nella predisposizione del Piano sanitario. Va bene, colleghi, nasce però una domanda immediata e spontanea: pur considerando tutte le responsabilità di chi in passato non ha provveduto a predisporre un piano sanitario, quindi sia delle Giunte di centrosinistra sia di quelle di centrodestra, perché spendere tanta energia e tanta passione, oggi, in questa sede, nell'imputare responsabilità a questa Giunta, all'assessore Dirindin e a questa maggioranza, che in qualche modo è riuscita a definirlo e a predisporlo? Prendiamo atto della situazione attuale: il Piano sanitario è stato predisposto, la Giunta lo ha elaborato, è frutto del contributo di tutti, la Commissione lo ha portato a definizione ed ora è all'esame, vivaddio e finalmente, di quest'Aula.
Poi una nota per un passaggio molto breve sulle altre affermazioni dell'onorevole Dedoni, che dice: "Vi è un'interpellanza relativamente al Consorzio 21 e alla sua trasformazione in Sardegna Ricerche, presentata dall'onorevole Balia, che però non si spinge fino in fondo". In fondo a che cosa? Se mi è consentito, io che ritengo di svolgere, qualche volta, un ruolo pure critico, vorrei esporre le cose dal mio punto di vista, che è il punto di vista di uno che in questa maggioranza milita e in essa si riconosce e che quindi sta nel centrosinistra. E allora, perché non proviamo a riportare questo dibattito sulla sanità nel merito dei problemi che il Piano sanitario affronta? Io credo, intanto, che si risolva un grosso problema, e la soluzione del grosso problema è data dal fatto che finalmente, con questo Piano sanitario, anziché avere una visione spezzettata e parziale dei problemi, abbiamo una visione unitaria e globale, forse non da tutti condivisa, però è quella che di fatto il Piano ci offre.
Si è detto, in quest'Aula e anche attraverso i giornali, che intorno a questo Piano aleggerebbero chissà quali reconditi e occulti interessi. Colleghi, badate, di interessi intorno alla sanità, e non solo alla sanità, ve ne sono sempre stati tanti. Ve ne sono stati tanti anche in quest'Aula e questo fatto non mi ha mai scandalizzato, soprattutto quando questi interessi erano manifestati in modo trasparente. Mi preoccupavo di più, invece, quando questi interessi abbandonavano la trasparenza e diventavano più o meno occulti. Di interessi legati a questo Piano francamente non ne conosco.
Si è affrontato il problema del riequilibrio territoriale e con buone prospettive, sotto questo profilo, per il futuro. Io direi che era tempo! C'è una scelta di chiarezza, pur nel rispetto del ruolo che svolge la sanità privata, a favore del servizio pubblico. E' una scelta che non può che trovarmi assolutamente consenziente. Per quanto riguarda, poi, la riduzione dei posti letto, che viene presentata come chissà quale scandalo, devo dire che finalmente, Assessore, si riconduce alle reali esigenze la disponibilità di posti letto, che in alcuni casi aveva superato, in maniera esorbitante, le possibilità di concreto utilizzo degli stessi, e si provvede ad attuare, da questo punto di vista, un profondo riequilibrio territoriale. C'è un controllo della spesa, perché ci sono territori, sino a ieri negletti per offerta sanitaria, ai quali oggi, invece, viene riconosciuta una premialità e vengono offerte nuove potenzialità di sviluppo.
Per concludere, il Piano è perfetto? No, colleghi, non è sicuramente perfetto, siamo i primi a riconoscere, e credo che l'Assessore della sanità lo riconosca prima ancora di noi, che il Piano ha i suoi limiti, che va perfezionato, e poiché ha efficacia triennale, ma un anno di questo triennio è già trascorso, sarà obbligatoriamente oggetto di futuri aggiornamenti e di ulteriori ipotesi di razionalizzazione. Bene, la proposta è: anziché discutere, recitando il ruolo delle parti e differenziandoci in quanto parti contrapposte colleghi, proviamo a discutere nel merito. L'invito, colleghi della minoranza, è questo: presentate emendamenti che non siano di facciata e non siano numerosi al solo fine di prolungare i lavori dell'Aula. Presentate emendamenti rigorosamente attinenti alla materia e che possano essere accolti in quanto sostengono cose obiettivamente giuste e necessarie. Da parte nostra c'è la consapevolezza, ripeto, che il Piano ha i suoi limiti, per cui invitiamo l'opposizione a contribuire a migliorarlo attraverso la presentazione di emendamenti credibili. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, mi verrebbe naturale partire da quest'ultima considerazione fatta dal collega Balia, dal momento che ho la certezza che tutti gli emendamenti che l'opposizione presenterà non siano di facciata, ma siano ragionati e frutto di esperienze e di sensibilità che derivano anche dal percorso professionale, prima ancora che politico, dei colleghi che li hanno predisposti, per formulare l'auspicio che non sia di facciata la disponibilità della maggioranza nell'esaminarli, nello scendere nel dettaglio del loro contenuto ed eventualmente anche nel recepirli. Credo che se si vuole fare un lavoro importante e utile sia necessario, da entrambe le parti, un atteggiamento non di facciata, ma il più possibile costruttivo, il più possibile aperto alla eventualità di migliorare un Piano che, a nostro avviso, ha tante possibilità di essere migliorato e tante ne avrebbe avute qualora, nel percorso un po' troppo accelerato e forzato, che ha avuto in Commissione, si fosse invece data l'opportunità di una maggiore condivisione e di una maggiore disponibilità da parte di ciascuno schieramento e di ciascun commissario a presentare, discutere e inserire delle proposte.
Stanti così le cose, credo che, come tanti colleghi hanno detto, ci troviamo sostanzialmente, nella migliore delle ipotesi, davanti a un piano dei sogni. Un mio collega ogni notte, in televisione, chiede se i sogni aiutano a vivere meglio. Io non vorrei che questo sogno, se realizzato, aiutasse i sardi a vivere peggio e soprattutto li condannasse a un sistema sanitario peggiore di quello che meritano!
Il Piano, lo hanno detto molti colleghi, pare essere, per la maggior parte, una serie di proposte, una serie di auspici piuttosto che un credibile e valido strumento operativo, creato per risolvere i problemi della sanità nella nostra Sardegna. Sogni in parte sani, in parte condivisibili, in qualche parte magari meno sani, in qualche parte magari inconfessabili, ma non per questo meno facili da decifrare, come già negli interventi di altri colleghi si accennava. E' quindi un piano dei sogni o rischia di rimanere tale nella sua parte preponderante, che è quella dell'affermazione di principi talmente vaghi e generici da apparire appunto fantasia, talmente sfuocati e generici nella parte che dovrebbe invece essere la più solida, quella concreta, quella operativa, quella reale, che per essere realizzata e portata a regime, con una popolazione sarda residente di 1 milione e 600 mila persone e poco più, mal distribuite in un territorio a difficile accessibilità, non fornisce prospettive immediate di soluzione dei problemi e nemmeno le fornisce a medio termine.
A prescindere da questo, va detto che dalla lettura del Piano emergono spunti di vario genere, pochi positivi, molti preoccupanti, per il livello di assistenza sanitaria che si profila all'orizzonte ed emerge anche qualche osservazione interessante. E' da sottolineare, a mio avviso, primariamente, quanto il Piano sanitario ignori, con disinvoltura, la parte che della sanità dovrebbe interessare di più un amministratore, e cioè la validità del servizio prestato al cittadino sardo. Qui si sottolinea, invece, maggiormente la parte manageriale, edilizia, strutturale senza, ad esempio, fornire e analizzare dati statistici regionali sulle patologie più importanti, che dovrebbero e potrebbero portare all'individuazione di soluzioni idonee.
Non va del resto dimenticato, come autorevoli colleghi hanno sottolineato, che quegli obiettivi positivi tracciati nel Piano non sono realizzabili con le risorse attuali. In questo Piano non sono enunciati progetti o programmi o tentativi di lotta, ad esempio, alle patologie più importanti, più incidenti. La non riferita situazione statistica (sono riportati nel piano solo dati statistici parziali) può avere limitato una visione più adeguata e realistica della situazione generale della Sardegna, della situazione sociale dei sardi e, pertanto, reso meno efficace la strategia propositiva e operativa del Piano, rivolto alla innovazione, alla chiusura di ospedali con una storia e un ruolo attuali importanti e alla riduzione dei posti letto a disposizione dei sardi. Il Piano fornisce indirizzi, obiettivi e strategie di assai difficile attuazione. Da più parti è stato sottolineato che i tagli, in tutti i settori della sanità, vanno a scapito di un'assistenza sanitaria pronta, efficace e di qualità per il malato sardo.
E' molto difficile riorganizzare, ristrutturare, abolire, eliminare stati consolidati da decenni di potentati politici e imprenditoriali che gestiscono il territorio, ma non dovrebbe essere difficile rapportare l'esigenza sanitaria della popolazione sarda a una costante e culturalmente aggiornata condizione del personale medico specialistico, paramedico, tecnico, assistenziale sul territorio oltre che di quello ospedaliero. Di questo aspetto, basilare per una normale ed efficiente sanità pubblica, se non di eccellenza, non si parla nel Piano e tanto meno si fa menzione dei centri studi, del loro eventuale potenziamento o dell'istituzione di nuovi e mirati centri per lo studio delle emergenze. La Sardegna sarebbe in una posizione geografica ideale per proporsi come laboratorio di programmazione sanitaria non solo per se stessa, ma forse anche per un territorio al di fuori del suo contesto isolano. E questo laboratorio permanente di programmazione e di attività pratica dovrebbe mantenere collegamenti costanti dall'interno e stabilire progetti di collaborazione anche con centri stranieri.
Nel Piano, in procinto di essere varato, si rilevano varie incongruenze. Viene sottolineato, fra l'altro, un fondamentale e qualificante aspetto che riguarda l'educazione e l'informazione sanitaria e, aggiungiamo, l'importanza della diagnosi precoce delle malattie. Ad esempio, nessuna risposta viene data sulla diagnosi precoce delle malattie croniche broncopolmonari, che sono al terzo posto in Italia e in Sardegna fra le cause di morte e che incidono pesantemente sugli stati di invalidità della popolazione anche della nostra regione. Persiste la mancanza di un dipartimento cardiopolmonare, che rappresenta nelle regioni italiane e nei paesi avanzati il presidio di eccellenza per meglio studiare e curare le varie patologie dei due apparati che operano in sintonia e rappresentano il centro motore del corpo umano. Non si è mai prospettata, in Sardegna, l'istituzione di un centro del genere, che oltre a favorire il continuo lavoro di ricerca scientifica fra specialisti, rappresenta il razionale obiettivo per la riabilitazione assistita da medici e tecnici delle branche specialistiche. Negli obiettivi di salute del Piano, al capitolo 3, sono riportate le patologie a maggiore incidenza, incluse quelle respiratorie. Inclusione derivata, riteniamo, dal Piano sanitario nazionale, e decisa dallo stesso Ministero della salute, dietro documentata sollecitazione delle varie associazioni italiane di pneumologia ospedaliera, Federasma, associazioni di allergologi e immunologi e associazioni pneumologiche.
E' scritto che le malattie respiratorie rappresentano la terza causa di morte anche in Sardegna. Attualmente, in campo nazionale, queste malattie sono in ulteriore netto incremento e si collocano al secondo posto tra le cause di morte. Si tratta di patologie diversificate, conseguenti a diversi fattori, che interessano tutte le fasce d'età, dall'infanzia alla vecchiaia, comprensive di una popolazione in costante crescente invecchiamento, peraltro gravata da disabilità organiche, bisognevoli di una costante monitorizzazione, di assistenza e di terapie continuative.
In ambito regionale queste infermità necessitano di centri, ospedali e personale sanitario, tecnico e infermieristico specializzato e in queste strutture, coordinate tra loro da un centro di esperti specialisti, devono affluire tutti i pazienti con problemi cardiorespiratori acuti e cronici, compresi l'asma e i tumori del polmone, notoriamente in costante ascesa per quanto riguarda quelli maligni, soprattutto delle donne.
Alla diffusione delle malattie respiratorie acute e croniche in ambito regionale nel Piano non si fa alcun cenno, così come non si fa cenno alle patologie che esigono screening programmati, specie nei gruppi di popolazione a rischio, e la costituzione di un programma scientifico di ricerca continua, finalizzata allo studio dei fattori genetici di determinate patologie e di incremento delle stesse nella popolazione residente. In ambito regionale dovrebbe, dunque, essere istituito un gruppo di studio che si dovrebbe occupare, sotto il profilo della ricerca scientifica, delle malattie cardiorespiratorie al fine di migliorare la conoscenza delle stesse e la loro specifica, mirata e precoce terapia medica o chirurgica. Dovrebbe esistere, in pratica, un laboratorio di continua ricerca, coordinato da un centro regionale che produce lavori scientifici di assoluto interesse regionale ed extraregionale.
Il Piano parla della istituzione di centri pneumologici, non si capisce, però, ad esempio a Sassari, dov'era ubicato il centro pneumologico, chiuso da tempo, dell'ospedale Conti (di recente è stato chiuso anche il centro di Ittiri, dov'era stata trasferita la divisione di pneumologia), quale sia il livello di efficienza in pneumologia. L'unico centro dovrebbe essere la clinica delle malattie dell'apparato respiratorio dell'Università, che ha, com'è noto, compiti istituzionali diversi da quelli ospedalieri. Gli specialisti del settore sono stati trasferiti, con quale funzione e posizione giuridica non si comprende, in quella clinica universitaria, ma a Sassari e provincia viene così definitivamente cancellato un importante illustre periodo storico della pneumologia ospedaliera e territoriale, che ha avuto e avrebbe avuto in futuro un ruolo insostituibile nella informazione e indicazione sanitaria, nella prevenzione e nella terapia delle malattie respiratorie.
Se è comprensibile l'esigenza di innovare, se in qualche caso può essere necessario ridurre, ma secondo un criterio documentato e certo, posti letto e presidi ospedalieri cosiddetti minori, stante la disorganizzazione creatasi negli ultimi decenni, sarebbe però opportuno razionalizzare, ma non cancellare, anche nel rispetto della storia e delle esperienze passate e presenti, servizi e presidi in grado di rispondere tempestivamente e con qualità ai bisogni spesso urgenti della popolazione sarda. Tagliare posti letto e cancellare, ad esempio l'ospedale Binaghi di Cagliari o altri ospedali specialistici, dato il continuo incremento di numerose patologie polmonari, significa attuare un piano strategico intempestivo, non aderente alle esigenze della sanità pubblica sarda e alla incidenza delle malattie polmonari che colpiscono in misura sempre più elevata la popolazione, peraltro con alta percentuale di anziani.
Ma questo è solo un esempio delle carenze di questo Piano sanitario. Che dire di Cagliari? Che dire degli ospedali cagliaritani che, se il Piano sarà attuato, saranno cancellati? Che dire di quelle strutture che sono state di recente completamente ristrutturate, razionalizzate e rese anche efficienti? Mi riferisco, ad esempio, al servizio di pronto soccorso dell'Ospedale Santissima Trinità di Cagliari, che oggi rischia di essere cancellato. Cioè, sono stati spesi soldi pubblici per realizzare in questo ospedale un reparto finalmente avanzato ed efficiente e si rischia, a brevissima scadenza, di buttare all'aria gli investimenti fatti.
Il Piano è un'elencazione di obiettivi strategici che in buona parte appaiono irrealizzabili per motivi diversi: per la distribuzione della popolazione isolana, per la difformità e la disorganizzazione dei servizi, per la precarietà del personale, per la mancanza, in molti casi, di personale medico e paramedico tecnico specializzato, per la mancanza di centri di addestramento continuo del personale, per la mancanza di un'assistenza efficace nel territorio, per la mancanza di ospedali di vera eccellenza. Si sarebbe dovuta, a parere di molti, avviare una riorganizzazione capillare di tutti i servizi sanitari, basata su dati regionali reali, sulla informatizzazione, sul coordinamento regionale delle varie attività mediche, chirurgiche e sociali che debbono attivamente collaborare tra loro. Per una popolazione di oltre 1 milione 600 mila residenti, il Piano sanitario regionale dovrebbe essere più snello, non gravato da operatori inutili, ma condotto da personale scientificamente preparato in tutti i settori. Voi prevedete, invece, la creazione di un'infinita di commissioni e subcommissioni, la distribuzione di nuovi incarichi e la realizzazione di nuove inutili strutture. Su queste premesse di base andrebbero meglio organizzati servizi sanitari e sociali efficienti e puntuali, supportati da centri di studio nei vari settori di competenza che con il loro elevato apporto scientifico contribuirebbero a privilegiare e umanizzare la promozione del complesso problema sanitario della Sardegna.
Questo Piano, a nostro avviso, è da bocciare nella sua filosofia di fondo, ammesso che ne abbia una, che evidenzia l'unica e deprecabile volontà di abbattere i costi senza tener conto della realtà della nostra Isola, delle necessità e della dignità dei pazienti. I viaggi della speranza, che prima intraprendevano per andare in continente, adesso i sardi li dovranno intraprendere per restare in Sardegna, per poter raggiungere un presidio sanitario, perché mancheranno molti presidi sanitari nel territorio. Questo è gravissimo e danneggerà in modo particolare gli anziani, danneggerà i portatori di handicap, danneggerà le persone meno abbienti che avranno anche delle difficoltà economiche nel raggiungere centri più lontani da casa loro.
Questo Piano non dà neanche risposte ai problemi più urgenti; non si intravede una soluzione al problema delle lunghe liste d'attesa. Da quando la signora Dirindin è diventata Assessore la situazione non solo non si è modificata in meglio, ma si è probabilmente aggravata, e i pazienti sardi devono attendere tre o quattro mesi per una visita specialistica. Tre o quattro mesi per un esame specialistico! Questo è indegno di una Regione che mostra la reale volontà di voler raggiungere un servizio sanitario appena decoroso.
Nella sua filosofia di fondo il Piano non solo non elimina i potentati, ma ne crea di nuovi e più detestabili, senza scardinare i vecchi, quei potentati ai quali faceva riferimento puntualmente il collega Liori, quei potentati a cui tanti altri colleghi hanno fatto riferimento nei loro interventi, che siano semplicemente potentati di natura economica oppure affondino la propria identità in motivazioni più speculative e filosofiche. Il Piano è da bocciare perché cancella una prospettiva di serenità per gli abitanti di vaste zone dell'Isola, specialmente di quelle più interne già interessate, per altri fattori, da fenomeni di spopolamento che saranno aggravati dal venir meno anche di molti servizi sanitari. E' solo un piano dei sogni, si diceva, ma rischia di diventare un incubo! Più che un Piano sanitario sembra essere un piano di riorganizzazione edilizia in chiave di risparmio a scapito di tutti. Cancellare servizi, tagliare posti letto, eliminare presidi sanitari non è un'impresa meritoria. Razionalizzare semplicemente tagliando non è segno di abilità, né di sapienza manageriale, ma solo di insensibilità sociale e politica nei confronti di una terra già sofferente.
Io esprimo rispetto per il lavoro fatto dalla Commissione, anche se questo lavoro sarebbe stato meglio condurlo con metodi un po' più rispettosi nei confronti dei commissari, specialmente di opposizione, tra i quali ci sono delle grandi competenze e delle grandi professionalità che sono state ignorate, ed esprimo rispetto anche nei confronti dell'assessore Dirindin - che non mi ricambia perché mentre io parlo telefona - sottolineando che questo Piano è francamente da bocciare. Assessore, parlavo con lei, ma vedo che continua a infischiarsene nel modo più elegante e più signorile. Cosa bisogna fare, Presidente, per farsi ascoltare dall'Assessore?
PRESIDENTE. Bisognerebbe continuare a parlare, onorevole Artizzu.
ARTIZZU (A.N.). Insomma, io mi sto rivolgendo alla signora.
PRESIDENTE. Poi possiamo schermare l'aula.
ARTIZZU (A.N.). Forse sarebbe opportuno, dalla parte della Giunta!
PRESIDENTE. Ci accordiamo tutti e si telefona fuori.
ARTIZZU (A.N.). Dicevo, Assessore, che io esprimo rispetto per il lavoro fatto dalla Commissione ed esprimo rispetto anche per il lavoro fatto da lei, ma ritengo che questo Piano sia assolutamente da bocciare per tutte le motivazioni che ho esposto precedentemente e che lei, graziosamente, non ha ascoltato.
Posso dirle solo, signora Dirindin, che da lei ci saremmo aspettati di più. Da lei ci potevamo e ci dovevamo aspettare di più. Non da quella pletora di sanguisughe che con vari, discutibili e vergognosi, in certi casi, contratti muniti di curricula ridicoli sono venuti dal continente per fare soldi sulla pelle dei sardi, non da loro ma da lei ci saremmo aspettati qualcosa di diverso in questo Piano sanitario che per due anni e mezzo ha promesso e ha fatto attendere. Per due anni e mezzo! Lei, rischia di lasciare la sanità sarda non come l'ha trovata, ma anche peggio.
Concludo, perché il tempo è finito, rivolgendomi ai colleghi della maggioranza che ci invitano a collaborare, a presentare emendamenti non di facciata, ad assumere un atteggiamento costruttivo. Bene, oggi è il momento in cui voi dovete dimostrare di volere realmente il dialogo, di voler assumere un atteggiamento veramente costruttivo, perché credo che in nessun altro provvedimento importante quanto il Piano sanitario da parte della opposizione ci sia stato un atteggiamento responsabile, di disponibilità al lavoro e anche alla convergenza su importanti obiettivi che il Piano contiene. Oggi, dovete dimostrare questo. Sinora non avete ascoltato, avete cancellato, sono stati cancellati…
PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, concluda.
ARTIZZU (A.N.). Concludo, Presidente. Dicevo che sono stati cancellati anche importanti appuntamenti di confronto pubblico che erano stati programmati. Fermatevi almeno ora e, prima di varare frettolosamente questo Piano, lasciate spazio per un momento al ragionamento e al dialogo. Grazie e scusi, signor Presidente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, il Piano sanitario arriva in Aula dopo un lungo confronto e rappresenta, a distanza di vent'anni dal precedente documento di programmazione sanitaria, un'innovazione per il completo riordino del sistema.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue LICHERI.) E' un Piano concepito per dare risposte concrete ai cittadini, agli ammalati che attendono da troppo tempo una sanità al passo con i tempi e con i sistemi più moderni del nostro Paese.
Mi rivolgo al collega Marracini, per dire che questo è il principio ispiratore del Piano, e cioè la tutela della salute dei cittadini e non dei partiti o delle coalizioni. E mi stupisce che oggi, in Aula, lei abbia sollevato questa polemica. Un sistema che metta al centro della propria azione il diritto alla salute, la battaglia per la tutela di questo diritto e per la garanzia della sua esigibilità sono un punto fermo del programma del Governo regionale. Abbiamo chiarito più volte che questa garanzia si traduce in quattro punti fondamentali: il rafforzamento dei livelli essenziali di assistenza, la prevenzione e la cultura della promozione della salute, la dignità e il coinvolgimento di tutti i cittadini attraverso l'informazione e infine la qualità delle prestazioni. E' spiegato bene nel Piano, l'obiettivo è una sanità sarda in grado di superare la frammentazione degli interventi e la carenza e sovrapposizione dei servizi.
In questi mesi si sono fatte molte polemiche sul tema della razionalizzazione, ma razionalizzare non sempre significa tagliare; al contrario, può significare migliorare i servizi esistenti rendendoli efficienti e rispondenti alle esigenze reali del territorio. Non si può fare demagogia affermando che in questo modo scompariranno intere strutture penalizzando le realtà minori. I piccoli ospedali in questi anni…
(Interruzione del consigliere Rassu)
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, sia gentile, lasci proseguire l'onorevole Licheri.
LICHERI (R.C.). Se lei ascolta attentamente magari inizia a capire qualcosa potrà dire qualcosa di più intelligente in aula!
RASSU (F.I.). Io capisco e capisco bene!
LICHERI (R.C.). Ascolti un attimino. I piccoli ospedali in questi anni hanno svolto un ruolo importante - e lo afferma uno che ha fatto parte, per circa dieci anni, della Conferenza dei sindaci del vecchio distretto di Alghero della ASL numero 2 - ma oggi necessitano di una trasformazione capace di garantire un servizio sanitario di qualità al passo con i tempi. Nessuno di noi ha mai pensato, proprio in quest'ottica, di chiudere le strutture periferiche, perché siamo consapevoli della necessità di avviare una completa riorganizzazione della rete ospedaliera. E in questa riorganizzazione pensiamo che i reparti di degenza dovranno ridurre il numero di posti letto complessivi e riconvertire una parte dei posti restanti in day hospital e day surgery da un lato e terapia semintensiva, lungodegenza e riabilitazione dall'altro. Un percorso come questo va nella direzione della qualità dei servizi e non dei tagli, come spesso viene erroneamente descritto.
Mi rivolgo proprio a lei, collega Rassu, che su questo tema fa finta di non sentire e va avanti nella sua campagna di disinformazione.
(Interruzione del consigliere Rassu)
LICHERI (R.C.). Lei va avanti nella sua campagna di disinformazione!
RASSU (F.I.). No, deve dire che sostiene che si chiudano gli ospedali.
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, lei ha potuto dire quello che ha voluto, ora ascolti quello che dice il collega, abbia pazienza.
LICHERI (R.C.). Lei, onorevole Rassu…
PRESIDENTE. Onorevole Licheri, si rivolga alla Presidenza.
LICHERI (R.C.). Mi rivolgo alla Presidenza, ma l'onorevole Rassu, lo ripeto ancora una volta, su questo tema fa finta di non sentire, va avanti, non sente proprio!
RASSU (F.I.). Chieda al suo compagno di partito che cosa ha scritto su "La Nuova Sardegna"! Lo chieda a Patteri di Rifondazione Comunista, non a Rassu!
PRESIDENTE. Collega Rassu, non mi costringa a fare cose che non voglio fare. Onorevole Diana, l'onorevole Rassu ha parlato, ha detto quello che ha voluto e nessuno lo ha interrotto, consentiamo anche agli altri di fare altrettanto, se no ce ne sarebbero di problemi da sottoporre!
Onorevole Licheri, la prego di svolgere il suo intervento senza contraddittorio con l'onorevole Rassu.
LICHERI (R.C.). Io ho ascoltato il collega Rassu attentamente per tutti i suoi venti minuti.
PRESIDENTE. Lo so bene e l'ho richiamato.
LICHERI (R.C.). E so che in cinque minuti si possono dire cose intelligenti e in venti minuti un sacco di sciocchezze. E io ho ascoltato attentamente.
Onorevole Rassu, lei va avanti nella sua campagna di disinformazione creando tensione proprio nei presidi ospedalieri di Thiesi e di Ittiri. E quindi la pregherei di leggere attentamente, a pagina 96, la parte riguardante la rete ospedaliera nella ASL numero 1 di Sassari e scoprirà che non c'è nessuna volontà di chiudere tali presidi.
Il collega Artizzu, nel suo intervento, ha citato proprio l'ospedale di Ittiri, definendo il reparto di pneumologia ivi presente uno dei più importanti della provincia di Sassari, ma scordandosi di chiarire, proprio in quest'Aula, che si trattava di una struttura provvisoria, scadente, priva di attrezzature efficienti, che solo due anni fa ha fatto registrare la morte di un noto giornalista sassarese per una semplice broncopolmonite non riconosciuta. Questa è la struttura descritta due minuti fa dal collega Artizzu.
Un percorso come quello descritto nel Piano sanitario va invece nella direzione della qualità dei servizi e non dei tagli, come dicevo prima. Il nostro compito è quello di definire una rete dei servizi sanitari integrati, dall'ospedale ai servizi di medicina territoriale, in cui si concretizzano i compiti della prevenzione, della diagnosi, cura e riabilitazione. Dobbiamo pensare a una organizzazione di strutture e forme alternative al ricovero che rispondano alla chiara e reale esigenza territoriale. Questo obiettivo si raggiunge attraverso la riorganizzazione sul territorio dell'offerta dei servizi, da attuarsi mediante una più razionale ripartizione delle risorse umane, finanziarie e immobiliari, sulla base di una serie di standard di riferimento.
Il Piano, così com'è stato concepito, va nella direzione della tutela della salute individuale e collettiva, del progressivo superamento degli squilibri tra domanda e offerta dei servizi sanitari nelle diverse aree territoriali, con particolare riferimento alle aree marginali, del raggiungimento di una più elevata ed efficace produttività del Servizio sanitario regionale e di una maggiore qualificazione dei servizi e, infine, dell'integrazione con l'assistenza della didattica e della ricerca ospedaliera delle Facoltà di medicina.
Mi pare che questo Piano, frutto di un gran lavoro dei colleghi della Commissione e dell'assessore Dirindin, risponda a quel cambiamento e a quella offerta sanitaria che il popolo sardo attende da troppo tempo.
CAPPAI (U.D.C.). Ma se neanche i D.S. lo vogliono!
LIORI (A.N.). Dobbiamo chiudere tutto quello che non funziona!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Assessori, inizialmente vorrei chiarire, per una corretta informazione, così magari non sbagliamo più, che il Piano sanitario manca da ventun anni, non da venticinque, trentadue o ventitré. E questi ventun anni, a mio avviso, non sono comunque trascorsi invano: la sanità pubblica e privata in Sardegna ha raggiunto punte di eccellenza, pur sottolineando il fatto che è una grave carenza, politica soprattutto, che dopo ventun anni noi discutiamo in quest'Aula, finalmente, il Piano sanitario. E questo è un fatto di cui va dato merito a questo Consiglio, a questo sistema, a questa maggioranza, per cui ben venga la discussione del Piano regionale dei servizi sanitari. La Sardegna non poteva continuare a essere tra le ultime Regioni d'Italia.
Perché non è stato possibile, in questi ventun anni, portare all'attenzione dell'Aula il rinnovo del Piano sanitario che doveva avere cadenza triennale? A mio avviso, intorno a questo fatto si sono create molte disinformazioni, molte libere interpretazioni, perché, dopo una serie di modifiche del sistema politico, bisognava arrivare a un sistema come questo per poter discutere e rivedere il Piano sanitario regionale. Perché dico questo? Perché noi, la maggioranza della scorsa legislatura, abbiamo una parziale responsabilità, quanto meno di un quinquennio, e ce l'assumiamo tutta, per non essere stati in grado di approvare il Piano sanitario regionale. E' un sistema, quello politico di ieri, che non ci ha consentito di avere la prontezza, i numeri, probabilmente le attenzioni necessarie per la risoluzione di un così grave problema. Dico che noi non siamo riusciti a farlo approvare e a portarlo all'attenzione dell'Aula, ma, onore al merito a chi c'è riuscito. E, a proposito di meriti, devo dire che l'assessore Oppi è colui che ha prodotto e ha consegnato a me che gli sono succeduto il Piano sanitario regionale che, per questioni di becera politica interne alla maggioranza di ieri, ma di cui è corresponsabile la maggioranza di oggi, allora minoranza, non riuscì ad approdare alla discussione dell'Aula. Mentre, con grandi responsabilità anche della maggioranza di oggi, nel febbraio del 2003 fu approvata una parte rilevante del Piano sanitario regionale, e fu approvata all'unanimità la razionalizzazione ospedaliera, di cui credo i componenti della Commissione sanità e chi ha lavorato a questo Piano abbiano preso visione, perché, se così non fosse, sarebbe un grosso handicap, una grossa lacuna.
Quella razionalizzazione ospedaliera fu approvata, ripeto, all'unanimità da una componente dell'attuale maggioranza - per altro molto distratta oggi in aula - perché c'era una pura e piena condivisione degli obiettivi sui piccoli ospedali, sui posti letto, sulle specialità. Ed ecco la grande differenza tra le due proposte di razionalizzazione ospedaliera: in quella proposta - diversamente da questa - erano definiti nel dettaglio, analiticamente e comprensibilmente, il percorso per arrivare a quella soluzione, il perché di quella soluzione e l'assegnazione dei posti letto per singola specialità. E nessuna delega all'Assessore di allora era stata richiesta o prevista, se non quella di una rimodulazione, all'interno della propria ASL e a seconda dell'occupazione dei posti letto, da parte del direttore generale. Fu una scelta condivisa da tutte le forze politiche presenti in Consiglio.
Un demerito, invece, di quella maggioranza fu l'approvazione del protocollo d'intesa delle aziende miste universitarie, che riscosse il consenso delle Aziende sanitarie, dei senati accademici di Sassari e Cagliari, ma che non approdò all'Aula perché fu bloccato dall'interno della stessa maggioranza. E, posso dire, è noto, che quel protocollo fu bloccato anche dal mio partito. Perché? Perché la politica oggi viaggia a "medagliette", nel senso del "tanto peggio tanto meglio". E questa è una cosa che ci portiamo dentro e dietro anche nelle strutture dei nostri partiti. Non c'è un'attenzione oggettiva e obiettiva per l'interesse generale, per le azioni che si compiono, interessa invece quanto merito io avrò o tu avrai o io ti toglierò se tu approverai, farai e via dicendo. Bene, io non voglio cadere in questo gioco. Credo che il Piano sanitario regionale rappresenti un traguardo importante e se il merito di aver raggiunto questo traguardo la maggioranza lo vuole ascrivere totalmente a se stessa faccia pure, se può essere ascritto al Consiglio tanto meglio.
Questo non mi esime dal dire che non condivido le linee di questo Piano sanitario regionale, molto diverso, nella sua filosofia, da quello che noi abbiamo presentato nella passata legislatura. Non le condivido nel merito e non voglio dare sponda alle affermazioni che sono state fatte in quest'Aula, né ad alcune argomentazioni superficiali che sono state addotte. Alcune di queste, provenienti soprattutto dalla parte medica rappresentata in questo Consiglio, denunciano un grave periodo di repressione che si pensa di superare con l'approvazione di questo Piano sanitario regionale. La sanità, perdonatemi il termine un po'scurrile, è una brutta bestia: ci sono indubbiamente interessi legittimi, ma anche strettamente personali, soprattutto nelle classi dirigenti e nelle classi mediche, e ancor di più nella politica, che cerca e ricerca il suo consenso nei grandi numeri della sanità, dall'ultimo dei barellieri fino al primario o al direttore generale. E su questo tutta la politica è sempre stata coinvolta e lo è oggi forse anche più di prima, ma questo non salva quello che accadeva ieri, perché i principi espressi in questo Piano, letto in maniera obiettiva, fanno trasparire questi interessi.
Colleghi, molti di noi, spero di non fare altrettanto, hanno basato il loro intervento sul rapporto col territorio, cioè sul loro bacino d'utenza. Questa è una visione molto restrittiva. Noi siamo consiglieri regionali della Sardegna, non siamo consiglieri regionali di un pezzo della Sardegna, soprattutto quando esaminiamo provvedimenti di questa portata, che hanno conseguenze in un servizio primario che è atteso dai cittadini. Allora, riflettiamo prima di lasciarci andare a certe affermazioni, che per altro pongo in capo principalmente al Presidente, che ieri ha fatto il suo ennesimo spot dimostrando sempre più la faziosità delle sue affermazioni, dei suoi comportamenti, ma anche molta scaltrezza. Il Presidente ieri, illustrando quanto previsto a pagina 135 per la gestione equilibrata, riportando i dati esposti nel Piano e riferendosi alle perdite nette degli esercizi 2003, 2004 e 2005 ha indiscutibilmente detto delle falsità assolute! Per esempio, per quanto riguarda il 2002, ha omesso di dire che questo esercizio è gravato da tutti i rinnovi contrattuali fino al 2002. Per il 2003 ha omesso di dire che si sono recuperati fondi che hanno consentito un abbattimento delle perdite di esercizio ascrivibili agli anni dal 1991 al 1997. Ha omesso di dire tutto questo, ma fortunatamente ci sono le delibere di Giunta della fine del 2003 e dell'inizio del 2004 che testimoniano quello che sto dicendo. Così come testimoniano un'altra inesattezza, che comunicherò per telefono all'Assessore, sul recupero delle perdite del 2002. Questi atti sono depositati presso gli Assessorati della sanità e della programmazione e presso la Presidenza, con richiesta, all'onorevole Tremonti, di rispettare gli impegni presi per la quota a carico dello Stato non trasferita alla Regione Sardegna, richiesta motivata dal fatto che il bilancio statale fu approvato ai primi di gennaio, perciò oltre il termine del 31 dicembre, anche se la sessione di bilancio era iniziata nei termini previsti, e cioè ante 31 dicembre 2002. Questa soluzione fu accettata per la Campania e altre Regioni e fu respinta per la Sardegna. Il Governo amico, come si suol dire!
Questa grande cantonata presa dall'onorevole Tremonti, allora Ministro dell'economia e delle finanze, favorì comunque l'apertura di un dialogo. E la pressione continuò con uno scambio di note, di richieste e quant'altro, che spero abbia contribuito, in qualche modo, a risolvere il problema per quanto riguarda il 2001. Per chi ne volesse prendere visione sono qui a disposizione di tutti le delibere di quel periodo.
Ma ci sono anche altre note da fare sulle affermazioni del Presidente, che richiama una sanità in equilibrio nel 2007, contraddicendo lo stesso Piano, che a pagina 139, se non sbaglio, prevede il riequilibrio per il 2009. Noi stiamo discutendo un Piano sanitario che riguarda il triennio 2006-2008, e vorrei porre una domanda semplice semplice: perché non il triennio 2007-2009? C'è una motivazione? Se c'è io non la conosco ed è per questo che pongo la domanda. Noi potremmo oggi esitare il Piano sanitario per il triennio 2007-2009, perché non saniamo niente del 2006. Il 2006 è già finito! Perché dico questo? Perché credo che sia necessaria una corretta comunicazione e mi sembra che nelle sue affermazioni il Presidente si sia avventurato a "privatizzare" gli utili della sua azione di governo e "socializzare" invece le perdite, per intenderci.
E non capisco se, pur discutendo un'azione di governo decisamente importante, una delle più importanti che credo avremo modo di discutere in questa legislatura, stiamo dando il giusto peso a questo atto e soprattutto se ci stiamo facendo capire dai cittadini sulla sua importanza. Dico questo perché sicuramente questo Piano non è percepito come una priorità. Questo nostro scontro politico in quest'Aula non è percepito come priorità da parte di chi è senza lavoro o di chi perderà il lavoro, perché ovviamente se l'ambizione è quella di realizzare, ormai in un biennio, i 956 obiettivi previsti in questo Piano, sappiamo tutti benissimo, se abbiamo un briciolo di coscienza e di saggezza, che questo è impossibile. Come pure siamo certi che la razionalizzazione dei presidi ospedalieri, con la previsione di un accorpamento di strutture ospedaliere ad Alghero, Cagliari e Sassari - condivisibile se il fine è puramente economico - non potrà essere realizzata in soli due anni. Perciò queste sono pure enunciazioni accademiche su ciò che vorremmo fosse realizzato. Nel contingente e nell'immediato non facciamo niente, per esempio, per quanto riguarda le liste d'attesa. Ma, tutti questi sono argomenti che vedremo paragrafo per paragrafo, e non mi vorrei dilungare in questo.
La parte che riguarda la medicina pubblica e quella privata è una netta contraddizione. A me spiace che i colleghi della Gallura identifichino nel Centro San Raffaele la soluzione dei problemi della sanità in quel territorio. E' una soluzione che io, nel mio breve periodo di interesse diretto alla sanità, non ho sposato, perché era poco chiara, perché trasformava la lobby Sardegna in una lobby esterna, perché c'erano stati degli approcci poco chiari che, evidentemente, in questo momento hanno invece trovato terreno fertile, molto fertile, e perché prevedeva lo spostamento - la vendita, a dire il vero - di posti letto da una provincia all'altra. Oggi, si studia invece il sistema dell'affitto, ma lascio a voi le considerazioni anche su questo. In ogni caso quella del San Raffaele è una cosa di là da venire, per adesso la Gallura avrà soltanto 43 posti letto in più. Quando arriveranno i 150 o 180 posti letto del San Raffaele vedremo.
Un'altra contraddizione netta è esordire con facile populismo e demagogia dicendo: "Siamo per la sanità pubblica, al bando la sanità privata, sono tutti ladri e cialtroni. Sfruttano la sanità per arricchirsi". Per certi versi, questo può essere anche vero, ma mi chiedo come possa una Giunta che si esprime in tal modo fare poi delle scelte precise per quanto riguarda la sanità privata. Come ha già accennato qualche collega poc'anzi, ci sono fatti e fatterelli che non consentono neanche a me di avere fiducia in questa azione di governo. Per esempio, l'attività di screening della mammella è stata trasferita a un'azienda di Platamona, che è un'azienda di fitness, cioè benessere, a cui abbiamo dato un mammografo e che svolge questa attività privatamente. Poi, magari, si scopre che in quell'azienda ha degli interessi qualche nostro collega, che oggi, da questi banchi, fa il moralista. Allora, a che cosa dobbiamo credere? Al fatto che stiamo prendendo per i fondelli i sardi? Che stiamo commettendo gli stessi errori del passato, cioè sanità uguale anche interessi finanziari, non più solo elettorali? Questa è la verità!
Sulle continue illegittimità nei concorsi e nelle assunzioni ho già presentato una mozione; ora ne presenterò un'altra decina sulle assunzioni nelle Aziende sanitarie. L'Assessore, in una circolare, dice: "Non potete farle, in base alla finanziaria" - secondo me sbagliando, perché ha interpretato male la finanziaria - invece i direttori generali, imperterriti, continuano ad assumere personale. Ma non c'era il blocco delle assunzioni? Allora, io credo che nella sanità non stia cambiando niente, perché c'era prima chi aveva dei forti interessi, c'è stato poi, per un breve periodo, chi interessi in sanità non ne aveva - io ne ho altrove, ma non lì -, e si ritorna a chi vive degli interessi della sanità in modo diretto o indiretto. E' a questa storia che io non credo, ed è per questo che su un "romanzo accademico" ho difficoltà a esprimermi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, io ho ascoltato attentamente il dibattito che si è svolto ieri. In particolare, ho ascoltato tutti gli interventi dei colleghi della minoranza. Era un auspicio che avevamo formulato, quello di dibattere in quest'Aula e di farlo nel modo più approfondito possibile. Ci sono stati circa ventitré interventi, oltre sette ore di contributi alla discussione, tra cui quest'ultimo dell'onorevole Capelli, che ho apprezzato, anche se non ne condivido i contenuti, per il richiamo all'importanza di questo Piano, che manca - e qui lo correggo - non da ventun anni, ma solo da diciotto, in quanto il Piano precedente immagino sia stato vigente almeno per i primi tre anni.
Credo che sia interessante, proprio per dare dignità a questo dibattito, cercare di capire, dalle argomentazioni che hanno portato i colleghi del centrodestra fino a questo punto, se ci sono questioni che meritano la nostra attenzione. Un'argomentazione portata avanti con molta energia, a cominciare dal relatore di minoranza, l'onorevole Vargiu, ma poi ripresa da tutti gli altri colleghi, riguarda il fatto che il costo della sanità sarda, ad avviso della minoranza, è strutturalmente più elevato che nel resto d'Italia, e quindi non è utile, secondo questi colleghi, tagliare quello che c'è se non siamo certi di avere risorse per fare di più. Quindi, secondo loro, tutti i problemi nascerebbero da una cronica carenza di risorse.
Sostanzialmente, lo ricordava in particolare il collega Vargiu, il Piano autorizza o autorizzerebbe a fare cose che non costano soldi, mentre per gli obiettivi di salute, per la territorializzazione dell'assistenza, per la personalizzazione dei servizi, i soldi non ci sono e quindi i contenuti del Piano rimangono auspici che non verranno portati avanti. Praticamente, si considera sbagliata l'analisi fatta nel Piano, per cui è sbagliata, necessariamente, anche la cura proposta. Ma io credo che queste considerazioni meritino una replica, che non sia solo una risposta di facciata, ma costituisca anche un più importante approfondimento.
Sul ragionamento del costo e sulla necessità, sottolineata anche dal collega Vargiu, di aprire una grande vertenza con lo Stato per rivendicare il riconoscimento di quella che è una specificità della nostra Isola, a partire dalla scarsa densità demografica, per non parlare dell'invecchiamento della popolazione o dell'incidenza di particolari patologie, credo che non possiamo non fare riferimento al dibattito che si è svolto in Aula, e in particolare a quello che ha ricordato il presidente Soru, sia per quanto riguarda le quote capitarie sia per quanto riguarda la possibilità di accedere alle consistenti risorse del Quadro comunitario di sostegno, da erogare non sulla base della popolazione, ma sulla base della carenza strutturale e della specificità della situazione sarda. Il Presidente ci ha assai rassicurato e ci ha spiegato che di un monte risorse variabile tra i 10 e i 15 miliardi di euro, la Sardegna, ragionevolmente, potrà averne circa il 12 per cento, quindi una cifra pari a circa 1,8 miliardi. Ecco, credo che questa cominci a essere una risposta di merito rispetto a un'esigenza sollevata dai colleghi.
Gli obiettivi di miglioramento di servizi importanti, di territorializzazione dei servizi, di costruzione di nuove strutture ospedaliere, hanno una previsione di copertura finanziaria molto importante. E' altresì importante dire, come giustamente segnalava l'onorevole Capelli, di cui ho apprezzato l'intervento, che, per esempio, per quanto riguarda l'analisi del disavanzo della sanità c'erano alcune precisazioni da fare, ma mi soffermo solo sul dato del 2005: al netto, se ho capito bene, degli adeguamenti contrattuali degli anni precedenti, il disavanzo del 2005 si limita a circa 183 milioni di euro, e quindi diventa realistica l'ipotesi formulata di arrivare progressivamente al pareggio di bilancio entro il 2007. Quindi, non costi fuori controllo ma, al contrario, costi ben in controllo, progressivamente in controllo, con aumenti contenuti da un anno all'altro, intorno all'1 per cento, quindi significativamente inferiori al tasso d'inflazione e anche significativamente inferiori alla potenziale crescita dell'IVA, nonché al potenziale aumento delle risorse che avremo a disposizione col nuovo regime che si avvierà nel 2010. Un primo messaggio che possiamo dunque dare, grazie anche a questo dibattito, è che i sardi possono stare tranquilli, perché la spesa è sotto controllo e le risorse disponibili sono o in equilibrio o addirittura crescono in misura maggiore dei costi.
Sul secondo argomento, che riguarda sostanzialmente il fatto che questo sia un Piano di tagli, che non prevede un effettivo miglioramento dei servizi sanitari e obbedisce, in qualche modo ciecamente, a una logica di razionalizzazione nazionale che deriva da leggi nazionali e non a una logica di miglioramento della qualità delle prestazioni erogate, credo che forse tutti noi, anche la maggioranza, anche il centrosinistra, non siamo riusciti a comunicare nel modo migliore il fatto che la razionalizzazione della rete ospedaliera non corrisponde a una logica economica, ma corrisponde alla necessità di migliorare la qualità dei servizi e ha quindi come conseguenza, non come obiettivo, il contenimento delle risorse necessarie, una conseguenza virtuosa. Infatti, concentrare elevati volumi di attività nelle singole specialità sanitarie coincide, quasi sempre, con un livello più elevato della qualità dell'assistenza, con un minore rischio per i pazienti, con una maggiore capacità di formare gli addetti, di far fare loro esperienze nazionali e internazionali, con la possibilità di adeguare tecnologicamente le attrezzature perché possano sopportare ammortamenti più rapidi, e con l'appropriatezza del trattamento. Quindi, non una riorganizzazione della rete ospedaliera in funzione di un obiettivo di contenimento dei costi, ma, al contrario, un concentramento dei volumi di attività per garantire una migliore qualità dei servizi.
Da questo punto di vista il Piano è pieno di esempi, a cominciare dai punti nascita: l'incidenza dei parti cesarei è assai più alta nelle strutture con poche centinaia di nascite all'anno rispetto a quelle che ne hanno più di mille. E questo vale per tutte le specialità: a volumi elevati corrisponde un minore rischio e quindi diminuiscono i rischi di complicazioni, di decesso, di malpractice sanitaria. Quindi un minore rischio e una migliore qualità, questo è il messaggio che dobbiamo e vogliamo dare.
Siamo tutti d'accordo - io sono d'accordo con i colleghi della minoranza e se non fosse così me ne farei promotore - sul fatto che l'obiettivo principale di questo Piano è la salute pubblica e non il risanamento del bilancio. Se vogliamo muovere una critica al Piano, possiamo dire che, magari, non sempre siamo riusciti a spiegare queste scelte nel modo migliore. Quindi il Piano non taglia prestazioni o servizi, taglia, se vogliamo, dei posti letto vuoti, non utilizzati. Non abbiamo un tasso di occupazione dei posti letto del 110 per cento, bensì del 65 per cento, quindi non tagliamo i posti letto che vengono utilizzati, ma quelli vuoti, e molti posti letto vengono semplicemente riconvertiti in lungo degenze e post-acuzie. In sostanza è un taglio che punta a migliorare la qualità del servizio.
CAPPAI (U.D.C.). Ma cosa stai dicendo! Vai nei vari reparti di medicina!
PORCU (Progetto Sardegna). Onorevole, io l'ho ascoltata, anche lei avrà la pazienza e la bontà di ascoltarmi e poi nelle sue dichiarazioni di voto, in momenti successivi, potrà tranquillamente replicare, visto che io l'ho ascoltata lungamente, così come ho ascoltato tutti i colleghi che hanno parlato fino adesso.
CAPPAI (U.D.C.). Chiedo scusa.
PORCU (Progetto Sardegna). Certo ci sono nel Piano alcune inadeguatezze, le possiamo anche richiamare, perché ogni strumento può essere migliorato, tanto più uno strumento sul quale si sono accumulate inerzie e che riparte dopo diciotto anni di mancata pianificazione. Sono previsti degli strumenti che non sono ben definiti come strumenti rivolti all'ascolto, all'orientamento e all'informazione dei malati. Il Piano sanitario introduce, per esempio, la figura del garante regionale per il diritto alla salute, che è forse l'aspetto più innovativo del Piano dal punto di vista dei cittadini, ma non è ben chiaro di quali strumenti egli potrà disporre, se potrà fare indagini, monitoraggi o magari - come chiedeva il collega Vargiu, che adesso è assente e forse sta riflettendo su come replicare e continuare il suo intervento - misurare la qualità percepita dei servizi.
Bene anche la prevenzione, perché finalmente il Piano dedica una larga parte anche alla prevenzione, ma poi non sempre spiega in maniera puntuale, per esempio, come educare e formare sugli stili di vita, sui problemi che derivano dalla sedentarietà, dall'alimentazione e dalle dipendenze. Mi riferisco a stili di vita che hanno un'altissima incidenza sociale. Per esempio, per quanto riguarda l'obesità, una vera e propria malattia sociale, che colpisce circa 150 mila sardi, non si prevede nel Piano un centro regionale di riferimento.
Mi avvio a concludere, perché credo che non sia utile tornare nel merito di contenuti più tecnici che hanno già sviluppato i colleghi che mi hanno preceduto. E visto che il collega Vargiu ha la bontà, adesso, di fare una specie di summit con i colleghi della minoranza, richiamo alcune parole del suo intervento, che spero abbia detto soltanto perché si è fatto prendere un po' la mano. Il collega Vargiu ha chiuso il suo intervento dicendo testualmente: "La cosa importante è che si sappia che siamo contro", parole che contraddicono i suoi richiami alla necessità di dialogare, di entrare nel merito, di condividere, di trovare dei punti che ci possano unire nel proporre questo Piano. Io credo che questo fatto sia un po' una conseguenza della sua foga oratoria e non un disegno ostruzionistico della minoranza.
Il centrodestra ha richiamato, lo hanno fatto più colleghi, il numero spropositato, a loro avviso, di obiettivi elencati nel Piano, oltre 750, ma nel fare questo ha mischiato obiettivi e strumenti, mentre i grandi obiettivi non sono più di 15 e vengono discussi e individuati gli strumenti per conseguirli. Comunque, per contribuire al dibattito credo sia utile ridefinire le priorità e su questo terreno il centrodestra potrà dare il suo contributo se, per esempio, presenterà pochi emendamenti significativi, che costringeranno, gioco forza, la maggioranza a prenderli in considerazione, che quindi sfideranno la maggioranza sul terreno del merito, delle priorità riguardanti la salute dei cittadini e delle necessità conseguenti alle priorità che vogliamo darci per il governo della salute pubblica, che dovrà, quindi, comportare una riorganizzazione del sistema sanitario.
Se, invece, gli emendamenti proposti dal centrodestra fossero centinaia, è evidente che ci sarebbe una contraddizione, il significato della loro presentazione sarebbe molto diverso. Mi fa piacere sapere che sono solo sei, collega Vargiu, perché questo ci darà la possibilità di analizzarli seriamente. Se fossero centinaia, vorrebbe dire che c'è un tentativo di generare una confusione di fondo e quindi, alla fine, di non contribuire al miglioramento del Piano, ma di difendere gli interessi dei singoli e non dei cittadini nel loro insieme, di difendere lo status quo, cioè, sostanzialmente, di fare tante proposte non perché si ha l'intenzione di cambiare qualcosa, ma semplicemente per rallentare l'approvazione del Piano, cercando di non cambiare nulla, perpetuando un sistema di sprechi, di inefficienze e di scarsissimo orientamento verso la qualità delle prestazioni e il soddisfacimento dei bisogni dei cittadini.
Io voglio sperare, anzi sono certo, dei colleghi lo hanno anticipato, a dire il vero alcuni in un senso altri in un altro, che gli emendamenti siano pochi e qualificati, perché questa sarebbe la sfida migliore alla maggioranza e ci costringerebbe, ripeto, a entrare nel merito degli stessi. Sarebbe anche il miglior servizio che questo Consiglio potrebbe rendere a quello che è in definitiva l'interesse più generale di tutti i sardi: approvare il Piano sanitario in tempi brevi e nel miglior modo possibile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi consiglieri, ho pensato tantissimo, prima di entrare in aula, al Piano paesaggistico regionale, a tutto quel bombardamento mediatico che l'ha preceduto e soprattutto alle linee guida e alle petizioni, perché uno strumento così importante avrebbe dovuto salvare la Sardegna dagli scempi urbanistici e dagli speculatori. Vi erano in quel testo espressioni impegnative come ambiente, paesaggio produttore, prodotto dell'identità, tutte cose che rasentano il lirismo. Un poema, però certamente, per noi legislatori, non emendabile. Quest'altro strumento, il PSR, ha col PPR una omologia drammaticamente attuale.
Col PPR si era inaugurata una nuova stagione legislativa, una nuova tecnica legislativa, quella di ricorrere a questo genere di citazioni e di esautorare sistematicamente il Consiglio regionale. Invece, per quanto riguarda il comportamento dell'Assessore della sanità in merito al taglio dei posti letto, dobbiamo ammettere che la dottoressa Dirindin ha perfettamente ragione, perché sta applicando un dogma imposto dalla famosa intesa Stato-Regioni e non è quindi addebitabile a lei l'eventuale taglio dei posti letto. Certamente i parlamentari sardi dovevano argomentare con motivazioni profonde e serie non tanto l'inflazionata specialità della Sardegna, quanto il fatto che questi parametri dogmatici, imposti dall'alto, non possono andar bene dalla Valle d'Aosta a Scaletta Zanclea, un comune in provincia di Messina, e soprattutto non possono andar bene in Sardegna, per una realtà completamente diversa, per la dispersione demografica per chilometro quadro, per una rete di trasporti che ben conosciamo, cioè, senza piagnistei, per i drammi derivanti dall'insularità. Quindi ci sarebbe dovuto essere un impegno politico per non accettare questi tagli neoliberisti.
Nel frattempo succede un fatto che io ritengo schizofrenico: si demonizza la devolution che toccava la sacralità della sanità - parlo della devolution leghista - e noi invece, col presidente Soru, facciamo la devolution in salsa sarda, accettiamo cioè che la spesa sanitaria sia caricata sulle fragili spalle dei sardi e altre tragedie che incombono sulla nostra testa. Quindi da una parte si censura la possibilità che ci siano in Italia venti e più sanità differenti, favorendo le regioni dove ci sono ammortizzatori sociali e tante belle cose, e dall'altra noi sardi, eroicamente, accettiamo questo tipo di devolution.
In questo Piano, al di là di queste omologie che ho richiamato, vi sono degli obiettivi condivisibilissimi. Si parla di riqualificazione del personale, ma chi in quest'Aula è in disaccordo sulla razionalizzazione delle spese, sull'innovazione tecnologica, sull'idea di mettere il paziente al centro dell'Universo? Io credo che nessuno osi contraddire tutti questi ambiziosi obiettivi, però, se passiamo da questo moralismo a buon mercato e ci addentriamo nel Piano sanitario, notiamo drammaticamente che non sono specificate le priorità e soprattutto non ci sono i dati analitici disaggregati per azienda, per realtà territoriale, per ospedale, cioè c'è una genericità spaventosa.
Io farò un intervento breve perché mi rendo conto che ci sono appuntamenti importanti, come la riunione della Commissione sanità, che dovrà esaminare gli emendamenti per poter poi proseguire il lavoro in Aula a ridosso delle prossime festività, che ci hanno imposto un ritmo, direi, ormai insostenibile, perché la fretta non sempre ha portato buoni frutti. Però questo Piano, architettato in modo generico, che nasconde le vere intenzioni e preclude al legislatore sardo la possibilità di sindacare, di entrare ancora una volta nel merito delle scelte, non è legato all'insipienza, all'incompetenza, all'inadeguatezza dell'Assessore. No, secondo noi è di una felina intelligenza e furbizia ed è fatto proprio in modo tale che possa servire a un uomo solo: il Governatore, perché è lui che avrà la discrezionalità di allocare le risorse, di favorire eventualmente un territorio rispetto all'altro. E tutto questo a noi sarà precluso perché, anche in questo Piano, tutto è rimandato ai vari comitati, tutto è rimandato alle norme tecniche di attuazione. C'è un esautoramento sistematico del Consiglio regionale.
Certamente l'assessore Dirindin era stata "scritturata" per allontanare la politica da una sanità ammalata, collusa con interessi più o meno occulti e soprattutto con una dirigenza medica incompetente e ignorante. La "bogina" Dirindin, che è venuta in Sardegna come duecento anni fa il suo antenato piemontese Bogino, che impedì l'accesso alle carriere apicali ai sardi, perché sporchi, ignoranti e brutti, ha fatto un lavoro di bassa macelleria, un lavoro silenzioso, rancoroso, forcaiolo, in una sanità farcita di mille interessi, dando, purtroppo per tutti noi, l'immagine di una sanità veramente cagionevole, malata, quando invece, pur in assenza di un Piano importantissimo, attesissimo, si è continuato a erogare una sanità direi di eccellenza.
Qui dentro sono presenti professionisti che non hanno nulla di cui vergognarsi, però anche quel bombardamento mediatico in peius serviva per giustificare questo lavoro di bassa macelleria. Ma tutto questo immane sforzo ha prodotto un Piano che, purtroppo, non servirà a nessuno, anzi potrebbe recare grossi danni all'occupazione, perché i medici presenti in quest'Aula e fuori di qui con questo Piano si troveranno senza lavoro non essendoci più ammalati in Sardegna! Ecco perché questo Piano va respinto al mittente.
Faccio un esempio di criticità, nuovo modo di dire politicamente corretto: gli Ospedali di Comunità (OdC) hanno permesso di rovesciarci addosso una storiografia stomachevole. Ci è stato ricordato che negli anni '20 e '40, in Gran Bretagna c'erano gli OdC, ma in questo Piano, oltre a questi richiami interessanti, non è scritto quando sorgeranno i nuovi ospedali, dove saranno ubicati e con quali risorse saranno costruiti.
Chiudo ricordando ciò che ho sottolineato ieri: siamo drammaticamente di fronte a una carenza di risorse finanziarie. La legge finanziaria, tanto preannunciata, che doveva approdare qui entro il 30 settembre, non ha potuto essere esitata in Commissione proprio perché si aspettava dallo Stato italiano quel grosso trasferimento, pari a 10 mila miliardi di vecchie lire, o una parte di esso, e puntualmente, ancora una volta, siamo qui in attesa di risposte. L'anno scorso si era individuata, credo di non sbagliare, in 1.850 milioni di euro quella parte virtuale di risorse che lo Stato avrebbe dovuto trasferire alla Regione Sardegna. Non è avvenuto l'anno scorso, non avviene quest'anno. Ma allora, per realizzare un Piano così rispettabile - e devo fare i complimenti ai colleghi che hanno sacrificato il loro tempo e sforzato le meningi per mettere su un Piano degno di rispetto e certamente ambizioso -, per raggiungere i 750 obiettivi che il valoroso e infaticabile collega Vargiu ha individuato (io sono arrivato a contarne 100, poi mi è venuta l'emicrania) di quante risorse finanziarie abbiamo bisogno? Ecco il bluff! Ecco il Piano virtuale! Ecco perché alla fine sarà un uomo solo a gestire questo Piano. Un atto importante, il perno centrale dello Stato sociale viene lasciato alla bonomia di un uomo che in questo triennio individuerà le risorse, le destinerà a chi vuole lui, precludendo l'azione di controllo del merito da parte del Consiglio regionale.
Siccome questa tecnica legislativa sta mortificando da tempo questo Consiglio, io dico, colleghi consiglieri: stiamo attenti, perché approvare un piano del genere vuol dire firmare, per l'ennesima volta, una cambiale in bianco a un uomo che è riuscito, con la complicità della "bogina" Dirindin, a commissariare la sanità. Ciò che non è riuscita a fare la politica, l'ha fatto un politico. Complimenti per la furbizia!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Assessori, due anni e mezzo fa il centrosinistra si è candidato al governo della Sardegna individuando nella tutela del diritto alla salute uno dei nodi fondamentali attorno ai quali costruire il proprio programma di governo. L'impegno per garantire l'esigibilità di questo diritto costituiva fin da allora uno dei cardini più solidi della coalizione Sardegna insieme, che nella prima metà della presente legislatura ha impostato un'organica azione di revisione del sistema sanitario regionale.
Pochi mesi fa il Consiglio regionale ha affrontato uno dei passaggi più importanti di questa revisione, attraverso l'approvazione della legge regionale numero 10 del luglio di quest'anno. Con quella legge, che abrogava la legge regionale numero 5 del 1995 e recepiva le innovazioni che la normativa nazionale aveva già introdotto nel resto d'Italia, abbiamo dato una nuova definizione alle norme in materia di tutela della salute e riordino del Servizio sanitario della Sardegna adeguandole agli odierni bisogni di salute dei cittadini. Oggi avviamo un ulteriore e fondamentale passaggio disponendoci a discutere e ad approvare lo strumento principale di quello stesso processo di revisione: il Piano sanitario della Sardegna per il prossimo triennio. Credo sia a tutti evidente come questo strumento, che, non dimentichiamolo, giunge a definizione vent'anni dopo l'ultimo documento di programmazione sanitaria regionale, rappresenti la risposta a domande fondamentali per i sardi, che con il tempo si erano fatte pressanti e non più eludibili. Domande che vengono sia dai cittadini che chiedono la garanzia dell'adeguata erogazione dei servizi di assistenza, sia dagli operatori del sistema sanitario, la cui professionalità spesso non è stata opportunamente valorizzata a discapito dell'efficacia e dell'efficienza del sistema nel suo insieme.
Il Piano di cui oggi discutiamo contiene, innanzitutto, elementi di attenzione nuova all'utente dei servizi di cura. Si afferma esplicitamente che il sistema è al servizio della persona e per questo si fa riferimento alla necessità della personalizzazione degli interventi e della umanizzazione dei percorsi di presa in carico e degli stili di rapporto. Si esige l'appropriatezza, ovvero l'offerta di una qualità assistenziale basata sulla validità tecnico-scientifica, sulla accettabilità e la pertinenza delle prestazioni erogate, ma tutto questo è finalizzato non tanto all'efficienza intesa in termini di risparmio economico, quanto all'efficacia intesa come il modo migliore per operare per il bene della persona malata. D'altra parte, questo Piano intende valorizzare le professionalità e i saperi presenti nel sistema indicando nel lavoro di rete e nella logica di sistema le modalità attraverso le quali operatori della sanità e del sociale condividono obiettivi, costituiscono progetti comuni e gestiscono processi centrati sulla persona a cui garantire l'assistenza.
Questa logica di lavoro si applica allo sviluppo delle attività territoriali, affinché le risposte ai bisogni dei cittadini si trovino non solo negli ospedali, ma soprattutto nei territori di appartenenza e nella concreta realizzazione dell'integrazione tra il sistema dei servizi sociali e quello dei servizi sanitari. Naturalmente tutto questo si realizza e si mantiene se le professionalità presenti nel sistema vengono alimentate e sostenute da un'intensa opera di qualificazione del personale, che il Piano prevede anche in una logica di omogeneizzazione dell'aggiornamento e della preparazione degli operatori della sanità dei diversi territori.
Per tutti questi motivi valutiamo positivamente il Piano sanitario e davvero non possiamo condividere il merito delle critiche che il centrodestra gli ha rivolto in questi giorni. E' stato detto che il Piano è stato approvato troppo frettolosamente, mi pare sia una contestazione a dir poco paradossale per uno strumento che, lo ripetiamo, la regione Sardegna attendeva da più di vent'anni. Nell'ambito della presente legislatura la Giunta ha presentato il Piano un anno fa e la competente Commissione consiliare ha lavorato per un altro intero anno prima di licenziarlo nella sua formulazione attuale. Avremmo trovato normale che l'opposizione ci pressasse per accelerare il processo, ma essere criticati per averlo accelerato ci pare davvero sorprendente e inspiegabile. Si è considerato eccessivo il taglio dei posti letto previsto nel Piano. Dobbiamo correggere questa valutazione sulla base di due considerazioni: innanzitutto ricordando che la riduzione dei posti letto deriva dall'obbligo di aderire agli standard previsti dalla normativa nazionale, rideterminata, in ultimo, con l'intesa Stato-Regione del marzo 2005 per il triennio 2005-2007; in secondo luogo considerando che la riduzione dei posti letto consente di liberare risorse da destinare alla sanità nel territorio. Una funzione equilibratrice rispetto alla riduzione dei posti letto viene assunta in particolare dallo sviluppo dell'assistenza sanitaria distrettuale. Essa è uno dei punti qualificanti di questo Piano che, coerentemente con quanto previsto dalla legge regionale numero 10 del 2006, affida all'assistenza distrettuale il compito di raggiungere alcuni importanti obiettivi: l'integrazione dei processi di cura e la continuità assistenziale tra i diversi centri di offerta; la garanzia di risposte equamente distribuite nel territorio del distretto; lo sviluppo di risposte integrate sociosanitarie a fronte di domande di assistenza di persone e famiglie con bisogni complessi. Il raggiungimento di tali obiettivi consente di accompagnare, in modo equilibrato, la progressiva riduzione dei posti letto prevista dalla normativa nazionale con le aziende sanitarie che assumeranno il compito di realizzare l'assistenza distrettuale con modalità e tempi compatibili con il graduale superamento della centralità dell'ospedale.
Si è anche detto che il Piano contiene una delega in bianco all'Assessore e al suo management, che potrebbero addirittura godere di discrezionalità illimitata un po' su tutto. Lo diceva anche il collega Atzeri nel suo intervento. Mi pare evidente che chi avanza questa contestazione non ha presente quanto viene previsto dalla legge numero 10 del 28 luglio 2006. Infatti all'articolo 9, comma 3, essa prevede che "gli indirizzi per la realizzazione dell'atto aziendale sono definiti dalla Giunta regionale previo parere della Commissione consiliare". Si tratta, dunque, di una procedura che non lascia mano libera alla Giunta, ma che, al contrario, garantisce il potere di verifica del Consiglio regionale in merito alla definizione dei programmi attuativi e delle priorità degli interventi previsti nel Piano, che devono essere complessivamente realizzati nell'arco del triennio.
Mi sembra, dunque, di poter affermare che l'opposizione ha voluto dibattere del Piano muovendogli contestazioni poco condivisibili. Questo vuol forse dire che consideriamo il Piano presentato perfetto e intangibile? Direi di no. Si tratta sicuramente di un buon Piano, ma è un Piano su cui ancora si può ragionare e che forse può ancora essere migliorato in qualche suo elemento attraverso opportuni approfondimenti e riflessioni ulteriori. A titolo di esempio posso dire che il Gruppo de La Margherita ritiene necessario sviluppare un supplemento di ragionamento in merito alla prevista chiusura del centro trapianti del Binaghi. Per noi è, infatti, difficilmente condivisibile l'ipotesi di chiusura del centro trapianti di midollo osseo che attualmente rappresenta il punto d'eccellenza della nostra regione, nel quale viene eseguito un alto numero di trapianti. Diciamo senza esitazione che una simile decisione muove probabilmente da un errore di valutazione che riteniamo vada emendato attraverso un approfondimento della discussione che stiamo avviando in quest'Aula.
Più in generale, riteniamo che l'attuazione del Piano debba essere sviluppata prestando particolare attenzione a evitare scompensi nei livelli e nella qualità dell'assistenza, soprattutto per quanto riguarda i presidi ospedalieri che si prevede vengano sostituiti dai nuovi ospedali indicati nel Piano. Occorre certamente che fino alla piena operatività dei nuovi ospedali si vigili affinché in quelli destinati alla chiusura si mantengano, fino all'ultimo momento, i livelli attuali delle prestazioni, senza flessioni né cadute quantitative o qualitative.
Mi pare, in conclusione, di poter dire che quello che stiamo discutendo rappresenta uno strumento prezioso, complessivamente ben formulato e da tanto tempo atteso e perciò necessario. Credo che la maggioranza abbia mantenuto i suoi impegni presentandolo in questa forma e in questi tempi, anche con il contributo della minoranza, quando essa ha voluto partecipare costruttivamente al confronto sul merito dei contenuti del Piano. Ci auguriamo che la disponibilità al confronto si mantenga e anzi cresca nella discussione che stiamo facendo in quest'Aula, poiché credo che stia a cuore a noi tutti, al di là delle logiche di schieramento, approvare questo importante strumento finalizzato alla realizzazione di un nuovo e migliore sistema sanitario per i cittadini della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Signor Presidente, io penso che sia un errore affrontare il Piano sanitario come un atto fine a se stesso e singolo, in questa legislatura, perché ritengo che siamo tutti consapevoli, e dobbiamo in qualche modo dircelo onestamente, che questo Piano non solo non giunge da solo, ma giunge dopo un percorso e un lavoro fatto in Commissione sanità, avviato congiuntamente e poi gradatamente non confermato nelle scelte, in qualche modo unitarie, di maggioranza e minoranza, che hanno portato alla riforma del Servizio sanitario regionale, con la legge numero 10 del 2006, all'istituzione dell'ARPA, alla presentazione del Piano dei servizi sociali e sanitari e infine all'approvazione in Commissione del Piano regionale dei servizi sanitari. Io penso che sia sbagliato isolare il Piano sanitario da questo contesto evolutivo, che ha anche tolto al Piano stesso alcuni degli elementi che erano in esso presenti e che poi sono stati inclusi nelle leggi di riforma.
Insomma sul fronte sociale e sanitario siamo dentro un percorso di riforma che ha precise tappe, ha tutta una sua coerenza, e che, con la legge numero 10, in particolare, ha posto dei vincoli e delle regole che di fatto sono la vera riforma del Servizio sanitario regionale. Il Piano, allora, va tolto da questa forma in qualche modo idolatrica con la quale lo stiamo affrontando; peraltro una forma idolatrica del metodo, perché sul merito mi pare non siano emersi, nel dibattito, elementi precisi. Anzi, da questo punto di vista, lo dico ai colleghi, personalmente mi aspettavo di più, perché quella di questi giorni rischia di essere un'occasione perduta, ma non perché abbiamo portato alla discussione il Piano sanitario, perdonatemi, ma perché l'occasione per parlare della salute dei sardi per quattro, cinque, o dieci giorni di seguito mancava da vent'anni in Consiglio regionale. Allora mi chiedo se non stiamo perdendo anche l'occasione, su questi temi, di essere una Regione normale, di essere un parlamento normale, che discute del merito e non soltanto del metodo, sul quale poi ci sono delle cose più precise da dire.
Insomma, mi aspettavo un dibattito diverso da quel karaoke che è stato, in cui tutti i colleghi dell'opposizione hanno ripetuto quanto contenuto nella relazione di minoranza, a volte trascurando totalmente il fatto che nel Piano sono presenti degli elementi precisi. L'ultimo di questi interventi è quello di un collega che io stimo molto, l'onorevole Atzeri, al quale suggerisco di leggere la ventesima riga di pagina 148, dove è scritto chiaramente che l'avvio degli Ospedali di Comunità è previsto con una prima sperimentazione a Ittiri e Thiesi, e le risorse finanziarie sono stanziate nella finanziaria del 2007.
Insomma, questo approccio al Piano, ripetendo ciò che ha detto il relatore di minoranza, a me pare davvero un'occasione perduta per questa Assemblea. E rilancio in qualche modo ciò che ha detto il Capogruppo de La Margherita, l'onorevole Biancu, e cioè che questo Piano non è perfetto, ma è perfettibile. Ma ancora di più: io penso che dobbiamo rappresentare con chiarezza che questo è un Piano che non rimarrà così com'è per vent'anni, perché se è vero che la legge di riforma del servizio sanitario è la legge numero 10 dello scorso luglio, occorre dire che in quella legge tutti insieme, maggioranza e minoranza, abbiamo voluto inserire una certezza, che il Piano sanitario venga predisposto ogni tre anni. La legge numero 10 contiene, infatti, una norma che prevede che sei mesi prima della scadenza del Piano vigente la Giunta presenti la proposta di nuovo Piano, che se non viene modificata dalla Commissione entro i sei mesi successivi è sottoposta al Consiglio così com'è, perché non è vero che nessuna programmazione è meglio di una programmazione non condivisa e quindi, per qualche motivo, sbagliata. Nella legge numero 10 abbiamo introdotto finalmente la certezza di una programmazione sanitaria in Sardegna, il fatto che ogni tre anni ci sia un nuovo Piano sanitario. E abbiamo voluto che questo Piano decorresse dal 2006, perché molte delle cose fatte nel corso di quest'anno, lo ha sottolineato anche l'onorevole Artizzu, se non sbaglio, fanno parte del Piano sanitario, sono scelte presenti sin dalla proposta inizialmente condivisa e fanno parte integrante di un processo evolutivo della sanità sarda e dei bisogni di salute dei cittadini.
Allora, giusto per parlare di un tema che qualcuno ha citato: chi sono i poveri nella sanità? I poveri nella sanità sono quelli che non hanno avuto la certezza, in questi anni, di accedere ai servizi sanitari; sono quelli che non avevano la salute e nemmeno l'assistenza sanitaria, caro collega Artizzu, che vivessero a Sassari o a Cagliari. Questo è un Piano che fa giustizia, sotto il profilo delle differenze, che restituisce ai cittadini la possibilità di essere curati in maniera giusta, non ingiusta.
Allora, io mi aspettavo di più: mi aspettavo di più dal collega Floris, che è stato Presidente della Regione, che è esperto e che ha fatto, invece, un intervento datato, che andava bene vent'anni fa nella sanità. Mi aspettavo di più anche dai colleghi che conoscono questo settore e che invece si sono limitati a replicare il problema del metodo. Vedete, questo Piano è presente, sostanzialmente, nelle nostre scrivanie da più di un anno a mezzo e siccome abbiamo scelto di fare la programmazione sanitaria la nostra abitudine a pensare che il Piano possa essere discusso in un anno e mezzo dovrà cambiare, perché dovrà essere discusso in sei mesi per poter garantire la programmazione. E programmazione vuol dire certezza non solo per gli operatori, ma anche per i cittadini. Allora qual è il problema per quanto riguarda il metodo? Che non c'è stato abbastanza tempo per discutere? Noi dobbiamo abituarci a presentare delle scelte, a non pensare che l'ostruzionismo sia la migliore scelta, ovvero che allungare la discussione permette di non decidere. Non è più quel tempo, non c'è più quel clima! Anche nel Parlamento nazionale, che voi riconoscete come un luogo di discussione, a un certo punto si arriva a una decisione. E noi non possiamo più permetterci, per la salute dei sardi, di non arrivare a delle decisioni. Si può discutere se le scelte siano giuste o sbagliate, ma in questo dibattito non c'è stata neanche una proposta di merito su ciò che è giusto o sbagliato. Questo Piano, per esempio, dice che i bisogni fondamentali dell'assistenza in Sardegna sono cinque, non 450. E dice anche che uno dei principali bisogni riguarda i diabetici, che non sono assistiti in tutta la regione nello stesso modo. Il Piano stabilisce che i diabetici devono essere assistiti in tutta la regione nello stesso modo, cosa c'è che non va in questo? Che cosa volete scrivere in più? Qual è l'elemento che non va bene? Noi lo scriviamo e ci impegniamo in tal senso; se non adempiremo saranno i cittadini stessi a dire che non abbiamo adempiuto, sarete voi a dire che non abbiamo mantenuto l'impegno. Che cosa c'è da modificare in questo? Noi scriviamo che la radioterapia in questi vent'anni è stata insufficiente, e abbiamo stanziato risorse quest'anno; sappiamo che ci vogliono due anni per mettere su un sistema che garantisca il raddoppio della radioterapia fatta in Sardegna. Che cosa è stato fatto in questi vent'anni? Cosa volete fare di diverso dal raddoppio dell'attività di radioterapia in Sardegna? I soldi ci sono, questo intervento rientra nel migliore utilizzo delle risorse, nella razionalizzazione della spesa sanitaria, il che non vuol dire abbassare la qualità dei servizi, ma spendere meglio, chiudere i reparti inutili, eliminare i doppioni.
Caro collega Amadu, perché non dice che a Sassari ci sono sette divisioni di medicina e sette primari di medicina, che ci sono sei divisioni di chirurgia e sei primari di chirurgia? A che cosa servono tutti questi primari? Ai pazienti servono forse sei primari di chirurgia e sette primari di medicina? Questo è quello che fa questo Piano: taglia gli sprechi, elimina con chiarezza le duplicazioni, e dice che laddove è difficile eliminarle subito lo si farà con un processo graduale, ma prende delle decisioni. Allora discutiamo di queste cose, non del fatto che l'abbiamo predisposto presumibilmente troppo in fretta o che l'abbiamo portato in Aula lavorando sino alle 4 del mattino, il che non sarebbe dignitoso per dei legislatori! Discutiamo del merito. Su cosa non siamo d'accordo? Sul fatto che ci sia finalmente la terapia intensiva in tutte le Aziende sanitarie locali? Sull'obiettivo di portare, entro pochi minuti, i pazienti che hanno un infarto in corso in una sede dove possano essere assistiti prontamente? Su questo non siamo d'accordo? Oppure non siamo d'accordo sul fatto che siano mantenuti gli ospedali piccoli se il tempo di percorrenza fino all'ospedale principale è superiore a un'ora e siano invece trasformati in sedi sanitarie decenti, piuttosto che finte, dove si rischia la vita, i presidi che distano meno di mezzora dall'ospedale principale? Su questo non siete d'accordo?
Noi dobbiamo tenere presente che qui affrontiamo temi che riguardano la qualità della salute. Non è vero che un piccolo ospedale a Ittiri o a Thiesi genera una buona assistenza se c'è. Genera un disastro, perché se in un piccolo presidio un cittadino che ha un'emergenza viene trattenuto un'ora per la diagnosi, un'ora che può essere determinante per la sua sopravvivenza, è meglio che quel tempo sia utilizzato per raggiungere un ospedale dove la diagnosi può essere fatta immediatamente. Tra un reparto che esamina 6 mila pazienti all'anno e uno che ne esamina 600 c'è differenza nella qualità dell'assistenza, da cui può dipendere la vita o la morte del paziente. Questo è un Piano per i pazienti, non per i primari; è un Piano per tutti gli operatori, non solo per i medici; è un Piano della salute, allora misuriamoci sugli effetti che esso produrrà, misuriamoci sulle proposte di merito. E' meglio indicare altre priorità? Bene, proponete altre priorità, ma presentare cinquecento emendamenti, lamentarsi per due giorni dicendo: "Ci avete tenuto sino alle 4 del mattino, poi avete accelerato", è dignitoso per questo Consiglio?
Noi siamo disponibili a discutere ancora questo Piano sanitario, che abbiamo modificato sino a quando è durata la discussione in Commissione, ma non è possibile che ci vogliano altri venti giorni per completarne l'esame. La sanità sarda non ce la fa più! Non è vero che la sanità nel frattempo è migliorata. La sanità ha dato spazio agli eccessi, ha dato spazio ai vizi, ha dato la possibilità ai più fortunati di accedervi. E la responsabilità di non aver presentato prima il Piano sanitario, nonostante fosse giacente da cinque anni negli Assessorati, non è mica una responsabilità da poco, sapete? Non è che le divisioni della scorsa legislatura giustifichino l'irresponsabilità individuale di non aver presentato un Piano sanitario! Non presentarlo ha significato non assumersi neanche l'onere di discutere le proposte, di prendere delle decisioni. Troppo facile, è stato troppo facile! Noi vogliamo che non sia più così, perché pensiamo che la sanità non possa rimanere senza una programmazione, senza scelte. Noi non pensiamo che tagliare 400 posti letto nella sanità pubblica sarda sia un disastro, se sono posti letto inutilizzati. Noi non pensiamo che orientare la programmazione delle risorse anche verso i reparti dove si erogano meno prestazioni rispetto ad altri, perché magari in questi ultimi i primari operano da più tempo, sia sbagliato. Noi non pensiamo che portare da 1.240 a 1.280 milioni di euro all'anno lo stanziamento per l'assistenza distrettuale sia difficilissimo. Pensiamo, invece, che si possa fare se si eliminano gli sprechi e si procede a una riorganizzazione.
Noi pensiamo, soprattutto, che i prossimi due giorni devono essere dedicati alla discussione di argomenti di merito, che possano essere compresi anche fuori, non soltanto dai referenti che ognuno di noi può avere nella sanità, ma dai sardi, attraverso la stampa, i telegiornali, l'informazione che sarà data. Se i sardi capiranno soltanto che stiamo litigando, sono sicuro, lo dico anche da parlamentare, perché io penso che questo sia un parlamento, che non apprezzeranno questo karaoke in cui si ripetono sempre le stesse cose. E se vogliamo assumere delle decisioni vere, che servano alla salute pubblica, gli spazi ci sono nelle scelte rigorose contenute in questo Piano. Si può essere d'accordo o no, ma sono scelte rigorose. Al rigore non rinunciamo, alla discussione non vogliamo ugualmente rinunciare e se sapremo fare scelte serie e importanti per la salute dei sardi, e non piccole scelte di parte, questo Consiglio non perderà quella occasione che invece sta rischiando di perdere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il Piano regionale dei servizi sanitari è sicuramente uno strumento necessario. Finalmente lo si discute in Consiglio, anche se con gravissimo ritardo: due anni e mezzo! Questi due anni e mezzo sono stati impiegati per studiare la realtà e, soprattutto, per indicare delle soluzioni - speriamo almeno che sia così - nell'atto di programmazione più importante in materia di servizi alla persona. Avendo lavorato così tanto, due anni e mezzo appunto, ci aspettavamo noi qualcosa di più, caro collega Silvio Lai. Tu ti aspettavi molto di più dal dibattito di questi due giorni, noi ci saremmo aspettati molto di più da uno strumento che avrebbe dovuto essere corposo, articolato, dettagliato nelle analisi e nelle scelte. Niente di tutto questo noi vediamo in questo Piano o, quanto meno, ben poco di ciò che ci attendevamo è visibile in questo Piano.
Io ricordo che il Consiglio regionale fece una discussione, promossa da una mozione di cui era primo firmatario il collega Vargiu, relativa proprio alla politica sanitaria; una discussione che doveva dare, così come ha dato, alcuni indirizzi politici alla Giunta sulla predisposizione del Piano regionale dei servizi sanitari. Era il dicembre del 2004, due anni fa. In quella occasione noi demmo molto credito sia alla Giunta sia all'Assessore e credo che in questo non ci siamo risparmiati, così come qualcuno di noi non ha risparmiato lealtà nell'analisi, dicendo che la sanità è stata oggetto di scelte non sempre positive, puntuali, attente alla persona più che all'apparato e alle corporazioni. Lo dicemmo allora, lo ha ripetuto poco fa il collega Capelli, credo che sia un'affermazione che tutti condividiamo. Ma, a fronte di questa apertura di credito, di fiducia, noi non rileviamo nel concreto di questa proposta dati significativi.
La parte prima, "Obiettivi di salute", è carica di descrizioni, analisi, buone intenzioni, analisi in grandissima parte anche condivisibili. Cosa c'è da dire di diverso da quanto è stato scritto rispetto al problema del diabete in Sardegna? Credo nulla! Assolutamente nulla! Cosa c'è da dire sui numerosi altri punti? Cosa c'è da dire perfino su alcuni problemi riguardanti la necessità oggettiva di una razionalizzazione della rete ospedaliera? Ma tutte queste descrizioni, analisi e buone intenzioni sfociano, in realtà, in una proposizione evanescente di progetti-obiettivo, osservatori, commissioni, reti di servizi e centri di assistenza, impegni futuri. Non c'è il barlume di una benché minima dotazione finanziaria! Questo è il primo punto, che noi abbiamo contestato in questa discussione.
Nella parte seconda, "Obiettivi di sistema" - vado ovviamente per cenni molto brevi, perché entreremo poi nel merito dell'argomento, eccome se vi entreremo -, sono indicate delle scelte importantissime: la prevenzione e l'assistenza sanitaria distrettuale. D'altra parte, lo schema contenuto in questa seconda parte riguardo all'assistenza sanitaria distrettuale, almeno come indicazione, è molto significativo e perfettamente condivisibile. Però ci chiediamo: con quali risorse? Quelle che troviamo nelle tabelle alle pagine 138 e 139, che nell'indicazione dei costi previsti per l'assistenza distrettuale fanno trasparire una certa somma, su cui poi non si dice nient'altro in questo Piano? Non capiamo, infatti, in che cosa si concretizzerà, ma comunque è una somma che noi riteniamo inadeguata rispetto agli obiettivi che vengono indicati in questa parte.
E poi c'è la rete ospedaliera, in merito alla quale concordiamo che debbano essere superate sia le carenze sia le inutili duplicazioni. Chi può negare che anche nella rete ospedaliera vi siano inutili duplicazioni? Chi può negare che sia importante e utile modellare per la Sardegna un sistema a rete hub and spoke, come viene detto esplicitamente? Nessuno. Livelli essenziali e standard, siamo d'accordo sull'impostazione di fondo dei principi, ma vorrei entrare nel merito di qualche punto, anche per rispondere al collega Lai, che al momento è impegnato in altro.
LAI (D.S.). Sto ascoltando!
LA SPISA (F.I.). Vi attendevate che cosa, quanto meno dalla discussione generale? Cosa vi attendevate che potessimo dire sull'obiettivo di portare il tasso grezzo di ospedalizzazione, che oggi in Sardegna è stimato - lo stima il Piano, non sappiamo se correttamente - intorno ai 211 ricoveri per 1.000 abitanti, a 180 ricoveri per 1.000 abitanti? Noi crediamo che su questo punto sia stata fatta una considerazione sulle esigenze del territorio e sulla domanda di servizi quanto meno rischiosa. Che ci debba essere una riduzione del tasso di ospedalizzazione è indubitabile, ma che si debba necessariamente stare all'interno dello standard previsto dagli indicatori nazionali è discutibile, in considerazione della peculiarità della domanda di assistenza sanitaria in Sardegna.
E ancora di più ci poniamo domande per quanto riguarda il ridimensionamento del parametro posti letto per mille abitanti: voi dite, l'ha affermato poco fa il collega Biancu, che il Piano renderà finalmente questo parametro razionale, conforme alla legislazione nazionale e agli atti di pianificazione e programmazione nazionale. Non è vero, perché il Piano porta questo parametro non a 4,5 per 1.000 abitanti, dall'attuale 4,7, ma a 4,3. E ci chiediamo perché vi sia la necessità di essere più realisti del re, più razionalizzatori della razionalità stessa, tanto da far scendere proprio in Sardegna, che ha alcune esigenze peculiari, il tasso di ospedalizzazione al 4,3 per 1.000 abitanti, mentre a livello nazionale, tra l'altro, si prevede la possibilità di un incremento, se non ricordo male, del 5 per cento.
Certo, pur con tutte le distinzioni, è evidente che non c'è alcuna difformità di giudizio sulla necessità di un riequilibrio tra posti letto per acuti e per post-acuti, per avvicinarci almeno un po' al parametro di 1 posto letto per 1.000 abitanti per i post-acuti, se non ricordo male. D'accordo su questo, noi critichiamo il fatto che sia stata fatta una scelta radicale, direi quasi integralista, il che è davvero eccessivo per la Sardegna e per i sardi.
La sintesi del giudizio è che la razionalizzazione, quindi l'allineamento ai parametri nazionali, è drastica e nello stesso tempo è enunciata genericamente. Questa è una delle cose che stiamo cercando di dire da giorni, da settimane, e cioè che si indica un obiettivo quantitativo, lo si dettaglia in parte, ma non si dice come, quando, quali parti, quali ospedali. Perché non lo si dice? Perché evidentemente è scomodo, è politicamente pericoloso, in questo Consiglio regionale, sottoporre al voto di questi consiglieri una scelta precisa su dove si deve tagliare, su come si deve tagliare, su quanto si deve tagliare.
Indicando degli obiettivi quantitativi drastici, ma generici, voi precostituite le condizioni - e questa è la sintesi del nostro giudizio negativo su questa parte del Piano - perché qualcuno possa fare queste scelte, ma non certamente il Consiglio regionale, non certamente la politica sarda. E diciamo il perché di questo: il perché è contenuto precisamente proprio nelle risposte conclusive che l'Assessore della sanità diede al Consiglio a conclusione del dibattito del 4 e 5 dicembre 2004. L'Assessore, nell'esprimere alcune considerazioni, condividendo quindi anche le fin troppo ampie aperture di credito fatte dall'opposizione nei confronti della Giunta, disse che il problema della sanità sarda era quello di superare i legami storici fra scelte strategiche e lobby degli operatori e dei professionisti della sanità. Disse questo condividendo le critiche e le osservazioni fatte anche dal centrodestra, e noi, in qualunque sede e dovunque, potremmo anche condividere questa affermazione. Ma l'Assessore andò oltre e, di fronte alla richiesta di tutto il Consiglio regionale di un Piano sanitario regionale il cui percorso avesse due caratteristiche, rapidità e leggerezza, disse qualcosa di particolare, e cioè che bisogna distinguere, in questa Regione, tra chi ha il ruolo di indirizzo e chi ha il ruolo di governo e di gestione, e soprattutto disse che i manager delle Aziende hanno avuto sinora un eccessivo potere decisionale.
Io credo che in ciò che allora l'Assessore disse si ravvisi la metodologia contenuta in questo Piano, che noi critichiamo fortemente e che indichiamo in questa discussione generale. Poi cercheremo di entrare nel merito, lo faremo state tranquilli. L'Assessore della sanità e la Giunta hanno un chiarissimo obiettivo da realizzare in questa legislatura: quello di tagliare i legami tra la politica regionale e il sistema della sanità, perché tutto quanto è stato fatto nel passato, da destra a sinistra è sbagliato. Nel Piano sono contenuti dei giudizi che riguardano non solo gli ultimi cinque anni, come fa sempre l'Assessore nelle sue dichiarazioni alla stampa, perché conviene dire così, ma almeno il decennio precedente. Si dice, infatti, che gli errori e le carenze sono state almeno decennali e per quanto riguarda la strutturazione della rete ospedaliera addirittura questi giudizi vanno indietro fino agli anni '80, anni in cui la sanità era gestita da vostri compagni e compagne.
Allora, l'Assessore dice che bisogna tagliare questo rapporto perverso, questa spirale perversa, e d'altro canto dice, però, che i manager hanno troppo potere. Avete capito? Abbiamo capito tutti chi sarà l'unico soggetto abilitato a fare le scelte sulla Sanità in Sardegna? La Giunta regionale! Questo è quello che traspare, che è contenuto nelle indicazioni di principio, direi quasi programmatiche, sulla sanità espresse in quel dibattito. Ed è questa la verità, questo è quanto meno ciò che noi intendiamo dalle indicazioni che sono generiche per molti aspetti, specifiche per alcuni altri, ma senza dire come, quando e perché.
La parte terza del Piano è quella che riguarda il governo economico del sistema sanitario regionale. Qui abbiamo assistito e stiamo assistendo a un balletto di cifre, a una fornitura di dati, di cui è stato sicuramente il campione ieri il Presidente della Regione, che tra l'altro contraddice, con le sue dichiarazioni, quanto contenuto nella proposta di Piano. Il Presidente, citando i dati - e qui dobbiamo veramente ammettere l'estrema difficoltà a capire le cifre di questo Piano - riguardanti i disavanzi delle gestioni precedenti, che si riflettono su quella attuale, dice che il disavanzo del 2005 è determinato dal fatto che non sono state correttamente indicate alcune poste di bilancio, in particolare gli accantonamenti per l'attuazione dei contratti collettivi, e quindi afferma, sostanzialmente, che occorre depurare il dato dei 293 milioni di euro di disavanzo del 2005 portandolo a un ammontare di 100 milioni di euro o 140, perché la metà doveva essere accantonata, come ha detto lui. Poi, afferma anche che nel 2006 il disavanzo si riduce a soli 100 milioni di euro e prevede, già per il 2007, il pareggio di bilancio.
Onorevole Porcu, lei ha detto che il pareggio arriverà ben dopo, ma io vorrei capire se le tabelle delle pagine 138 e 139 sono affidabili, realistiche oppure no. Perché se il fabbisogno lordo stimato per il 2007 è di 2 miliardi e 727 milioni, non si capisce come sia possibile che il disavanzo possa essere colmato nel 2007, visto che la tabella precedente, che indica il fabbisogno del Servizio sanitario regionale, stimato d'accordo anche con le autorità del Ministero della sanità, nell'accordo Stato-Regione, mi sembra che sia questa l'indicazione, mostra invece uno scostamento che, come minimo, facendo dei conti a spanne, dovrebbe essere almeno di 80 milioni di euro. E, stando sempre a questa tabella, nel 2008 si deve prevedere ancora un disavanzo che potrebbe essere stimato intorno ai 62 milioni di euro. Lo dice, d'altra parte il Piano stesso: "In base al Piano triennale in fase di concordamento con il Ministero della Salute e il Ministero dell'Economia e delle Finanze, l'obiettivo dell'equilibrio della gestione è raggiunto nel 2009."
Onorevole Porcu, chi è che dà i numeri? Scusate, chi è che dà i numeri, l'Assessore o il Presidente? Questo è un dato e noi cominciamo a sospettare che le apparizioni fugaci del Presidente, in quest'aula, siano proprio finalizzate a dare i numeri, da prestigiatore, pensando che questo Consiglio abbia un tasso di intelligenza, oltre che di ospedalizzazione, molto molto basso, tanto da non riuscire quanto meno a porsi la domanda se ciò che viene detto risulta da dati ufficiali oppure no. Questa è la cosa scandalosa! Questa è la cosa scandalosa che noi denunciamo e che, poi, nel merito della discussione, cercheremo di dettagliare, onorevole Lai, molto molto puntualmente.
Le proposte di emendamento saranno centinaia, non perché vogliamo far perdere tempo al Consiglio, ma perché davvero vorremmo un Piano sanitario migliore, diverso. Voi dite che state risanando la finanza regionale, che state risanando anche la finanza sanitaria, ma attribuite il carico maggiore dell'indebitamento alla spesa farmaceutica e prevedete una diminuzione, entro il 2009, che certo potrà anche allinearsi ai parametri nazionali, ma non è da sola capace di abbattere il disavanzo. Allora, il problema è che, per rispondere anche all'onorevole Lai, siamo in una Regione normale? No, caro collega, non siamo in una Regione normale, siamo in una Regione commissariata, siamo in una Regione che non ha ancora la possibilità di fare scelte politiche con la P maiuscola, come disse nel 2004 l'Assessore, che ritiene che la P maiuscola la possa usare soltanto una ristretta élite di politici illuminati, dotati di ideologia e moralismo, ma non di moralità.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, il dibattito di questi due giorni è stato molto intenso e molto è stato detto riguardo ai contenuti e ai limiti di questo Piano, ma anche alle opportunità che esso offre ai cittadini di questa regione. Io cercherò soltanto di riprendere alcune questioni di carattere generale e di rispondere ai quesiti fondamentali che sono emersi in questo dibattito, nella speranza di evitare qualche equivoco che aleggia, ancora, all'interno di quest'Aula.
L'onorevole La Spisa ha concluso dicendo: "Vorremmo un Piano sanitario migliore". Non ho difficoltà a dire che su questo sono d'accordo, anche noi vorremmo un Piano sanitario migliore, c'è solo un problema: così come, quando un malato grave sta un po' meglio, bisogna accontentarsi di questo senza pensare che l'indomani possa partecipare alla maratona di New York, allo stesso modo bisogna accettare che questo Piano consente solo di migliorare la situazione. L'abbiamo detto nel novembre del 2004, quando in quest'Aula abbiamo fatto un ampio dibattito sulla sanità, condividendo molti elementi. Non abbiamo mai immaginato di poter risolvere con la bacchetta magica i problemi della sanità sarda, non soltanto perché partivamo da una situazione di carenza sotto tanti profili, ma anche perché conosciamo la complessità del settore sanitario. Certo, un Piano sanitario migliore sarebbe stato possibile, se anziché accumulare ventun anni di assenza, in questi ventun anni si fossero fatti quei sei Piani sanitari che normalmente una Regione dovrebbe fare. Certamente non avremmo dovuto ricominciare daccapo. E ricominciare daccapo significa, inevitabilmente, scegliere le priorità, affrontare soltanto gli elementi che si ritiene di dover e fors'anche di poter affrontare nel tempo che si ha a disposizione.
Avviare una prima fase di programmazione, fare in modo che la programmazione possa ripartire, pur con tutte le difficoltà che ciò comporta, questo è quello che ci siamo detti e abbiamo condiviso anche in quest'Aula. E questo è un Piano che dà avvio a una nuova programmazione, per questo su alcuni elementi non entra nel dettaglio, ma anche questo l'avevamo condiviso in quest'Aula, nel novembre del 2004, quando a lungo abbiamo discusso sulle diverse tipologie di piano sanitario che in questo momento, nella realtà delle diverse regioni italiane, si stanno sviluppando. E i piani di dettaglio neanche nelle Regioni che hanno alle spalle sette, otto, nove Piani sanitari sono ormai più fatti, salvo qualche rara eccezione, perché si ritiene che il Piano sanitario, come strategia di fondo della politica sanitaria, debba indicare la strada e gli obiettivi verso i quali tendere e non entrare nel merito di singole e piccole questioni. Il che sarebbe ancora più difficile, in una realtà come questa, che vede assente da tempo il Piano sanitario e vede enormi ritardi nel recepimento di normative nazionali che non sono solo questo, essendo state adottate per ammodernare il servizio sanitario, avvicinandolo a quello di altri Paesi europei. Sarebbe difficile in altre realtà, lo è ancora di più in questa regione.
Allora, possiamo dire che in questi due anni e mezzo abbiamo fatto dei grossi passi avanti. Certo molti altri e ancora più difficili anni ci aspettano, ma passi avanti ne abbiamo fatti. I passi avanti consistono nelle due leggi approvate sinora, quella sul sistema integrato dei servizi alla persona e quella sul riordino del servizio sanitario. Questa fase di recupero del sistema complessivo delle regole che disciplinano il funzionamento del servizio sanitario, si conclude con questo Piano regionale dei servizi sanitari. Vedete, la programmazione ormai l'hanno adottata anche le Regioni che in passato ritenevano che programmare non fosse più di moda, o fosse frutto di un veteroidealismo di una sinistra…
PRESIDENTE. Colleghi, per gentilezza, prendete posto. Scusi, Assessore, abbia pazienza un secondo soltanto. E' tutta la sera che si assiste a uno spettacolo indecoroso, almeno a conclusione del dibattito vogliamo, per cortesia, rispettare le regole di quest'Aula? Onorevole Pacifico, si accomodi per gentilezza.
Prego, Assessore, le chiedo scusa.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Dicevo, che ormai tutte le Regioni, comprese quelle che hanno sempre ritenuto che la programmazione non fosse adeguata a un sistema moderno, si sono orientate a programmare magari alcuni settori e non tutti. Persino la Lombardia, ormai, programma il suo sistema sanitario, dopo essersi rifiutata, per lunghi anni, di fare un piano sanitario, e la stessa cosa fa il Lazio. Quindi questa Regione incomincia a dotarsi di una programmazione, che non è nient'altro che definire che cosa si vuole fare, come e con quali risorse - e su questo tornerò -, con regole chiare, stabilite a priori e fatte rispettare da tutti alla stessa maniera, perché se le regole non sono chiare e non sono scritte a priori inevitabilmente vengono applicate, chiunque abbia la responsabilità di applicarle, in maniera discrezionale o comunque non oggettiva.
Nel novembre 2004 abbiamo fatto, per una giornata intera, se non ricordo male, una lunga discussione in quest'Aula per impostare il Piano sanitario e mi pare che molte delle cose allora condivise riguardo ai contenuti e al metodo di lavoro con il quale si poteva giungere al provvedimento, siano contenute nel documento che adesso stiamo discutendo e che è stato ampiamente rivisto e migliorato dall'ottimo lavoro fatto da tutti i componenti della Commissione sanità, con lunghi interventi, lunghi dibattiti e numerose occasioni di confronto anche con i rappresentanti dei territori. Non sto a elencare i diversi punti, chiunque di voi fosse interessato può riprendersi il resoconto del dibattito del novembre del 2004, ma puntualmente i capitoli di questo Piano riportano le cose di cui allora discutemmo, che costituivano priorità sulle quali il Piano sanitario doveva soffermarsi.
C'era stata un'apertura di credito nei confronti della Giunta, così ha detto l'onorevole La Spisa, e probabilmente è vero e questo è il risultato. E non è soltanto un risultato della Giunta, essendo questo Piano condiviso da molte persone del mondo politico, ovviamente in particolare della maggioranza, e soprattutto da molti cittadini che sono stati, a vario titolo, coinvolti nella sua predisposizione.
Il dibattito di questi giorni si è concentrato, a mio giudizio, principalmente su tre aspetti, ce n'è un quarto che non è stato sollevato e che mi permetterò di riprendere successivamente. Il primo aspetto è quello economico e finanziario. Francamente, l'accusa che spesso mi viene rivolta, cioè quella di avere un atteggiamento meramente ragionieristico ed efficientistico, mi sembra che sia facilmente ricevibile da un'Aula che nel dibattito si è concentrata principalmente sulle risorse economiche: vuol dire che lo sono stata troppo poco, evidentemente, perché mi pare che molte delle critiche che sono state mosse al Piano riguardano la dotazione finanziaria. E allora mi voglio soffermare, a completamento di quanto è già stato detto ieri dal presidente Soru, su questo aspetto.
Il secondo aspetto, che è stato a lungo dibattuto in Aula, riguarda la rete ospedaliera, e anche su questo mi permetterò di aggiungere qualche elemento di conoscenza.
Infine, si è molto discusso sui principi generali e sul fatto che in quanto tali questi principi siano facilmente condivisibili. "Chi non avrebbe condiviso quanto è scritto nel Piano?" Questo avete detto. Verissimo, ma allora perché non è stato scritto prima? Noi ci abbiamo messo tanto tempo perché abbiamo dovuto condividere quei principi e perché abbiamo dovuto recuperare sui territori e anche all'interno delle strutture molti dati di base, che come si vede, sono ancora incompleti, perché un sistema informativo non si costruisce dall'oggi al domani, e siamo consapevoli che molte cosa devono essere ancora fatte.
Ci fa piacere che i principi siano condivisibili, vuol dire che all'approvazione di questo Piano sanitario si arriverà molto più celermente, ma soprattutto sarà più facile darne attuazione, sperando che quando dai principi si scenderà alle azioni concrete non si cambi parere.
Riparto dai conti. E' stato detto che la spesa sanitaria è fuori controllo, che, dopo aver demonizzato la devolution, siamo ritornati a una forma di devolution e che questo Piano non ha adeguati finannziamenti. Mi soffermo su questi tre aspetti. Sul fatto che la spesa sanitaria sia fuori controllo, pur con qualche precisazione minimale rispetto ai numeri, mi sembra che quanto detto dal presidente Soru ieri sia sufficiente. Mi spiace dover riprendere molti dati che, nell'interesse di questa Regione, non varrebbe neanche la pena di riprendere regolarmente, ma forse qualcuno si dovrebbe ricordare che, negli ultimi anni, le quote di risorse stanziate dal Governo centrale di competenza di diversi esercizi finanziari, non sono state trasferite, se non dopo aver verificato il rispetto di alcuni adempimenti da parte delle Regioni, o sono state trattenute dal Governo centrale perché gli adempimenti previsti non erano stati rispettati o quanto meno non con la dovuta celerità. E forse è doveroso ricordare, anche in questa occasione, che siamo riusciti a sbloccare 93 milioni di euro relativi al 2002, 137 milioni relativi al 2003 e 129 milioni relativi al 2004, mentre non siamo ancora riusciti a sbloccare i 72 milioni relativi al 2001. Ha ragione chi ha detto che le risorse relative al 2001 fanno riferimento ad adempimenti ai quali poi la Regione ha ottemperato, seppure in ritardo, eppure il Governo di allora decise, per tutte le Regioni, che gli adempimenti non rispettati nei tempi stabiliti non erano validi per recuperare queste risorse. E certo mi sorprende che anche oggi un autorevole esponente della minoranza parlamentare nazionale abbia detto che quelli erano crediti che ci sono stati lasciati dei crediti. Mi sembra un po' mistificatoria questa affermazione, perché ovviamente non sono crediti, sono risorse che spettavano ala Sardegna e che non sono mai state trasferite perché la Regione non aveva ottemperato agli adempimenti previsti. Quindi non si tratta di crediti, ma di mancate coperture di spese già fatte, e adesso, forse, con il piano triennale che stiamo preparando con il Ministero dell'economia e con il Ministero della salute, riusciremo a recuperare i 72 milioni di euro relativi al 2001.
Io credo, quindi, che i numeri spieghino la fatica e la difficoltà - che riconosco ci può essere stata anche negli anni passati - a recuperare i ritardi negli adempimenti. E questo va detto non per ascriverne il merito all'Esecutivo, che in questo caso rappresento, ma come vantaggio per i cittadini che certamente quei soldi, se non fossero stati recuperati, avrebbero dovuto tirarli fuori di tasca propria.
Credo sia inconfutabile che non è stato fatto un assestamento di bilancio per la sanità e, soprattutto, che la Regione Sardegna non è stata obbligata ad aumentare automaticamente le imposte, cosa che invece, come sapete, altre cinque Regioni sono state obbligate a fare perché non avevano coperto i propri disavanzi.
Questo per quel che riguarda il passato, però forse è bene guardare soprattutto al futuro. Al futuro ex articolo 102, e permettetemi qualche chiarimento anche in questo caso, perché molto è stato detto riguardo al fatto che il Piano non sarebbe coerente con quanto previsto dall'ex articolo 102. Anche qui, credo che sia doveroso ricordare che quell'articolo fa una cosa molto semplice, che è quella di dire attraverso quali canali le risorse destinate alla sanità possono arrivare a questa Regione; non precisa come spenderle. E il Piano sanitario serve per definire le azioni, ovvero le modalità attraverso le quali le risorse finanziarie vengono spese; non precisa le azioni attraverso le quali possono essere alimentate le risorse che sono a disposizione del Servizio sanitario. Credo che sia opportuno, anche in questa sede, ricordare che, in ogni caso, l'ammontare complessivo delle risorse per la gestione corrente della sanità è definito anche per la Regione Sardegna e anche per il futuro - perché questo non cambia, così come non è cambiato in passato per le altre Regioni che hanno totale autonomia per quanto riguarda il finanziamento della spesa sanitaria - in sede di Conferenza Stato-Regioni. Ed è esattamente quello che la scorsa settimana è stato approvato nella Conferenza dei Presidenti delle Regioni, dopo che il Ministro della salute ha accolto la proposta fatta dalla Commissione sanità prima e dai Presidenti delle Regioni poi.
L'ammontare complessivo delle risorse è, dunque, definito a livello nazionale sulla base di parametri che sono condivisi dalle Regioni e i livelli essenziali di assistenza sono tutelati dalla Costituzione. L'articolo 102, quindi, non interferisce su quello che il Servizio sanitario di questa Regione dovrà fare.
Un altro punto, che riguarda gli aspetti economici, è questo: come finanziamo le azioni che sono previste nel Piano? E' stato detto più volte che, soprattutto per un Piano che arriva dopo ventun anni, ci sono delle indicazioni riguardo alle azioni e agli obiettivi da raggiungere, ma ciò che verrà fatto anno dopo anno sarà previsto in seno alla finanziaria. Nel 2006, primo anno di validità di questo Piano, come loro sanno benissimo, in sede di approvazione del bilancio e della finanziaria sono state previste delle risorse per il completamento di alcuni investimenti infrastrutturali, il miglioramento delle tecnologie e il finanziamento di altre attività, ad esempio quella del centro trapianti, e quant'altro. Lo stesso avverrà per il prossimo anno e per l'anno successivo, a seconda delle possibilità, con l'aggiunta che per la prima volta da quest'anno e per sette anni avremo la possibilità di usare i fondi strutturali anche per superare i divari che danneggiano i cittadini delle regioni del sud per convergere verso parametri nazionali europei o meglio verso l'eccellenza. Questi fondi strutturali che stiamo concertando con il Governo centrale ci permetteranno, probabilmente, di fare di più di quello che avremmo potuto fare soltanto con il bilancio regionale e quindi il Piano sanitario potrà essere finanziato anche grazie a quelle risorse.
In merito a quello che l'onorevole La Spisa ha chiamato "balletto di cifre sulle spese della sanità", chi conosce i conti della sanità, in tutta Italia non soltanto in questa Regione - certo, le Regioni che hanno difficoltà, come la nostra, hanno problemi superiori alla media -, sa benissimo che i dati della sanità finiscono per essere definitivi dopo molto tempo, spesso sono elaborati con modalità non sempre coerenti con le normative previste per i conti economici e, quindi, comportano difficoltà di analisi e di confronto. Certo, i dati che sono stati inviati ufficialmente al Ministero, ad esempio quelli relativi agli anni passati, tengono conto dal lato delle entrate delle risorse di competenza della Sardegna, che il Governo centrale avrebbe dovuto dare e poi non ha dato perché la Regione era inadempiente, e dal lato delle uscite non tengono invece conto dei mancati accantonamenti che, come sappiamo, abbiamo dovuto per legge inserire nel 2005.
Questo ovviamente rende difficile l'analisi dei conti. Noi ci siamo assunti la responsabilità di caricare tutti i rinnovi contrattuali, ad esempio, all'esercizio 2005, sapendo che avremmo potuto essere accusati di spendere troppo, ma pensando che era meglio, considerati gli inadempimenti, portare a casa rapidamente le quote che erano state riservate dal Governo centrale a causa degli inadempimenti, piuttosto che riaprire i bilanci degli anni 2002, 2003 e 2004 e attendere quelle risorse ancora per sei o dodici mesi. Forse abbiamo fatto una cattiva valutazione dell'impatto politico che questo avrebbe potuto avere, ma abbiamo fatto sicuramente una buona valutazione nell'interesse dei cittadini.
Rete ospedaliera: il fabbisogno tendenziale è stato stimato in 4,3 posti letto per 1.000 abitanti. E' vero, questo parametro è un po' inferiore allo standard nazionale di 4,5 posti letto per 1.000 per tre ragioni: intanto perché abbiamo appreso (solo lunedì scorso abbiamo avuto la conferma non ufficiale, ma che considero definitiva dal Ministero) che quel 5 per cento in più di posti letto per gli acuti ci viene riconosciuto, ancorché non corrisponda nelle motivazioni a quanto previsto dalla legge, per la specificità geomorfologica di questa regione e non tanto per quella demografica; in secondo luogo perché questa regione purtroppo ha un'enorme quantità di posti letto nelle Residenze sanitarie assistite, che solo in parte siamo riusciti a ridurre e che quindi costituiscono un polmone verso il quale si rivolge una parte della cittadinanza che ha problemi di non autosufficienza e che può essere assistita, anziché nelle strutture di lungodegenza, nelle RSA; infine perché il passaggio si fa gradualmente e siccome il numero dei posti letto per acuti è da ridurre enormemente, quello è il parametro previsto dalla normativa nazionale più il 5 per cento. I posti letto per la lungodegenza passano da 180 a 1.000, il che è già un passo enorme nel giro di due anni, e se ci sarà bisogno di 100 posti letto in più sarà possibile recuperarli successivamente.
Concludo, dicendo che noi siamo consapevoli della gradualità e delle difficoltà di attuazione di questo Piano. E' scritto in molte parti del documento e siamo consapevoli della responsabilità che abbiamo. Abbiamo però l'amarezza che questo Piano, contrariamente a quello che avevamo sperato di poter fare nel novembre 2004, riguarda soltanto i servizi sanitari e non anche i servizi sociali. La sfida che avevamo lanciato era quella di fare, per la prima volta in Italia, un Piano sanitario che contenesse le politiche sociali e le politiche sanitarie insieme; non ci siamo riusciti e speriamo che il Piano per i servizi sociali possa essere quanto prima esaminato e approvato dalla Commissione sanità.
Credo anch'io, e mi associo a quanto è già stato detto dall'onorevole Lai, che se i principi sono condivisibili e sono soltanto le questioni di dettaglio che sembrerebbero essere meno chiare e meno condivisibili, occorre fare in modo, nell'interesse generale, che questo Piano sia consegnato quanto prima ai cittadini e agli operatori del settore, grazie ai quali finora siamo riusciti ad avere un sistema sanitario che comunque dà risposte, nonostante la mancanza di programmazione.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Dobbiamo ora procedere alla votazione del passaggio all'esame delle partizioni.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo una breve sospensione per la presentazione degli emendamenti e anche per una precisazione sui termini della discussione e sugli orari.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 21 e 02 , viene ripresa alle ore 21 e 20.)
PRESIDENTE. Tenuto conto che siamo arrivati alle ore 21 e 20 e che, secondo l'intesa raggiunta in Conferenza dei Capigruppo, i lavori possono essere protratti soltanto fino alle 21 al 30, per evitare forzature e poiché mi sembra che ci sia l'accordo di non procedere alla votazione del passaggio all'esame delle partizioni del documento in discussione, aggiorno i lavori a domani, alle ore 9 e 30.
La seduta è tolta alle ore 21 e 20.
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