Seduta n.28 del 25/01/2000
XXVIII SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
Martedì 25 Gennaio 2000
Presidenza del Vicepresidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 49.
LODDO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di venerdì 27 dicembre 1999, che è approvato.
CongediPRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Michele Cossa e Pasqualino Federici hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 25 gennaio. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Annunzio che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
Dai consiglieri PINNA - CUGINI - CALLEDDA - FALCONI - PACIFICO - SANNA Emanuele: "Disposizioni in materia di gestione del territorio e delle risorse geoambientali". (39)
(Pervenuta il 18 gennaio 2000 ed assegnata alla quinta Commissione.)
dai consiglieri DEIANA - DETTORI Bruno - DORE - LODDO: "Interventi a favore dei sardi residenti nell'Italia continentale e all'estero". (40)
(Pervenuta il 20 gennaio 2000 ed assegnata alla seconda Commissione.)
dai consiglieri DEIANA - DETTORI Bruno - DORE - LODDO: "Costituzione di un consorzio volontario per la tutela e la creazione di un marchio 'agnello sardo D.O.C.'". (41)
(Pervenuta il 20 gennaio 2000 ed assegnata alla quinta Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
LODDO, Segretario:
"Interrogazione COSSA sullo svincolo tra la S.S. 554 e la S.P. Sestu-Elmas". (64)
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla SOGEAAL". (65)
"Interrogazione VASSALLO - COGODI - ORTU, con richiesta di risposta scritta, sui problemi inerenti alla sclerosi multipla". (66)
"Interrogazione VASSALLO - COGODI - ORTU, con richiesta di risposta scritta, sulla convenzione della compagnia di navigazione Sardinia Ferries che prevede la riduzione tariffaria per gli studenti". (67)
Discussione del documento di programmazione economico-finanziaria
2000-2002 (Doc. n. 3)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento numero 3/A.
Per un accordo raggiunto nella Conferenza dei Presidenti di Gruppo la discussione verrà introdotta da un intervento del Presidente della Giunta regionale. Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta regionale.
FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, alla base dei nostri ragionamenti deve essere posta, a nostro giudizio, una necessaria premessa, senza la quale, io credo, il contributo di analisi, di critica e di proposte che ciascuno di noi vuole portare nel dibattito rischia di apparire distorto, impreciso e fuorviante. Lo dico rivolgendomi ai colleghi dell'opposizione, ma anche a quelli della maggioranza, perché avverto l'attenzione particolare che, in questa delicata fase della vita autonomistica, l'opinione pubblica rivolge al nostro lavoro, al nostro impegno politico dal quale attende dei risultati positivi, iniziative concrete ed obiettivi coerenti.
La premessa deve tener conto delle aperture, del rispetto dichiarato da parte di questa Giunta regionale nei confronti del lavoro predisposto e degli accordi conseguiti dalla precedente Giunta, lungo una doverosa linea di continuità dell'azione di governo della Regione, che non deve mai essere disconosciuta e dimenticata. Noi non abbiamo mai avuto, né abbiamo la superbia intellettuale di dire che tutto quello che è stato fatto non c'è, o di non perseguire gli obiettivi fondamentali di sviluppo della Sardegna che invece non devono avere soluzioni di continuità. E' un dato questo che è riscontrabile nelle stesse dichiarazioni programmatiche, nel documento di programmazione economica e finanziaria, che è alla base della nostra attenzione, nell'impostazione, di conseguenza, della legge finanziaria e del bilancio 2000. E' quella che ho più volte assicurato, in precedenti dibattiti in quest'aula e in occasione di pubblici incontri, essere la doverosa continuità amministrativa e programmatica che la nuova Giunta regionale garantiva e che nel contempo poneva, come pone, a base del principio di discontinuità, con la quale intendiamo qualificare la nostra iniziativa politica.
L'aver portato a compimento tutte le deliberazioni e i provvedimenti predisposti dalla Giunta Palomba e l'aver avviato i provvedimenti attuativi dell'intesa Stato-Regione sono un'ulteriore garanzia della concezione che questa Giunta regionale ha del Governo della Regione e della serietà con la quale intendiamo operare, senza esprimere giudizi di responsabilità per quanto riguarda il passato, ma soprattutto attenti al futuro. L'opposizione fa, com'è naturale e doveroso, la sua parte e dall'opposizione attendiamo giudizi critici, ma propositivi, un confronto anche duro, ma leale e costruttivo, perché tutti insieme si possa dare risposte positive alle aspettative dei sardi che attendono soluzioni concrete ai problemi che gravano sulla nostra Isola e sulle nostre comunità.
Gli arroccamenti, le contrapposizioni sterili, le denigrazioni non servono a nessuno, non fanno andare lontano. Bisogna che la politica assuma ed esalti la sua funzione civile. Mi sia consentito, allora, di dire che nel dibattito politico che si è sviluppato al di fuori delle sedi istituzionali si è voluta propagandare una immagine di perfezione del provvedimento di programmazione economica e finanziaria della Regione, che stiamo esaminando, piuttosto che l'individuazione e l'analisi dei contenuti. Se nelle sedi istituzionali, in Commissione e in Assemblea, in maniera strumentale e pervicace, si insiste sulle primogeniture o sulla rispondenza del provvedimento ai canoni giuridici e tecnici della normativa vigente, e non si vuole in alcun modo tenere deliberatamente conto dei fattori e delle contingenze politiche e temporali a disposizione della Giunta regionale, di questa come di qualsiasi altra Giunta, chi muove questo tipo di contestazione rischia un clamoroso autogol!
E l'autogol sta proprio nel mancato rispetto, quando era al governo della Regione, di quei canoni, di quei contenuti, di quei termini, proprio da parte di chi oggi muove le critiche e ieri era al governo della Regione. Credo che sia utile per tutti rileggere quelle norme. "Il DPEF approvato dalla Giunta regionale" recita la norma "e' trasmesso al Consiglio entro il 15 maggio dell'anno precedente all'esercizio finanziario cui si riferisce". Evidentemente non era quella che io presiedo, la Giunta obbligata ad approvare e presentare entro quel termine il documento di programmazione economica e finanziaria. Tutti comprendiamo, io per primo, che la scadenza elettorale e i conseguenti adempimenti non hanno consentito il rispetto di quei termini e di quelle formalità. Non si vuole comprendere che questa Giunta regionale, che opera da neppure due mesi, ha fatto una scelta di continuità amministrativa e funzionale, che va apprezzata come segno di serietà e garanzia per la stessa Regione, portando a compimento processi programmatori e giuridici già avviati, che non potevano e non possono essere interrotti, pena il caos amministrativo e politico che ne deriverebbe. La scelta della discontinuità, onorando gli impegni politici e programmatici assunti da questa Giunta e dalla maggioranza che la sostiene, andrà fatta a tempo e luogo.
Non sussistono, perciò, serie e fondate ragioni per gridare allo scandalo, per additare questa Giunta al ludibrio dell'opinione pubblica come se avesse commesso non so quali nefandezze. Tanto meno sono vere, ragionevoli e utili le accuse che strumentalmente vengono fatte di presunta copiatura o furto di idee in ordine al DPEF. Meraviglia soprattutto, lo dico con estrema amicizia e fraternità, che paladino di questa battaglia sia chi dei documenti della programmazione regionale ha acquisito, per la sua lunga esperienza professionale, un bagaglio culturale, tecnico e politico, e più di ogni altro ne conosce i meccanismi e le regole di formazione e di acquisizione, compresa l'appartenenza di quel lavoro e di quei documenti al patrimonio culturale, politico e amministrativo della Regione.
La nuova legge di contabilità della Regione impone che l'esame e l'approvazione delle leggi finanziaria e di bilancio debbano essere preceduti dall'approvazione del DPEF, al quale tali leggi sono strettamente e funzionalmente correlate. La lunga crisi regionale, così come le scadenze elettorali alle quali ho fatto cenno, e che hanno condizionato il procedimento preparatorio di predisposizione e approvazione da parte della Giunta del DPEF, non poteva non avere, come in effetti ha avuto, condizionamenti determinanti nella predisposizione di tutta la manovra finanziaria che è già all'esame del Consiglio. Rispetto al passato, però, la manovra finanziaria del 2000 ha un pregio: una stretta correlazione con il DPEF che stiamo approvando, così come vuole la corretta applicazione della legge numero 11 di contabilità.
Il primo DPEF, approvato dal Consiglio regionale nella passata legislatura, non aveva una tale caratterizzazione, così come non aveva tutti i requisiti richiesti: mancava l'esame esaustivo dei risultati raggiunti, anche in termini economici, dai programmi e dagli interventi finanziati con il bilancio pluriennale, mancavano le previsioni del ricorso all'indebitamento, mancavano le priorità delle politiche e delle azioni da perseguire e attuare, anche in riferimento alla legislazione da emanare per il conseguimento degli obiettivi programmatici dello sviluppo regionale, in particolare quelli dell'occupazione, del reddito e del sistema delle infrastrutture e dei servizi alla produzione, mancavano le indicazioni dei programmi assessoriali e interassessoriali, compresa l'attività degli enti e delle aziende regionali. Non per questo, onorevoli colleghi, non il DPEF non venne approvato, si procedette all'approvazione del DPEF, che registrò critiche costruttive nella comprensione unanime che si stava avviando una fase nuova e sperimentale che doveva comunque andare avanti.
La Giunta regionale ha voluto far proprio il lavoro già predisposto per il secondo DPEF, dando atto all'allora Assessore della programmazione, il collega Scano, dell'impegno profuso, ma ha voluto imprimere un proprio segnale qualificante riservandosi, per la ristrettezza dei tempi, di trasferire al DPEF prossimo, da presentare nei termini previsti dalla legge, quindi entro il mese di maggio, la vera rivoluzione programmatica, sociale ed economica con la quale intende dare la svoltaper lo sviluppo e l'occupazione in Sardegna.
Il primo DPEF, approvato nel 1998, ha sviluppato l'analisi degli aspetti strutturali, ha rappresentato per sommi capi il grado di realizzazione dei precedenti programmi, ha formulato le previsioni di entrata, ma non ha fissato i limiti dell'indebitamento, che rischia di portare la Regione al collasso, così come non ha fissato in maniera inequivocabile gli indirizzi e le priorità delle politiche. Se il DPEF del 1998 era un documento dichiaratamente sperimentale, quello del 1999, pur esaminando tutte le situazioni dello sviluppo della Sardegna, ha anch'esso ancora un carattere di sperimentazione e, nonostante l'arricchimento al quale ho fatto riferimento, non è tuttavia quello che la legge vuole e che la Giunta avrebbe voluto, cioè un DPEF che non si limita ad enunciare indirizzi e priorità, ma che riesce a vincolare i successivi documenti finanziari, prevedendo in maniera cogente le loro linee guida. E` certamente un documento che presenta un grado di affinamento migliore e più snello del precedente, l'analisi preliminare è più attenta anche se non si è ancora arrivati ad un giusto grado di definizione. Deve essere tuttavia sottolineato ancora una volta, che il DPEF 2000/2002 ha il pregio di fissare i limiti dell'indebitamento e che questa è la novità assoluta rispetto all'elaborazione alla quale si era arrivati nel luglio scorso.
La manovra finanziaria presentata dalla Giunta non poteva che essere in linea con queste scelte. Dopo l'approvazione del DPEF la Giunta è impegnata a garantire la coerenza dei documenti relativi alla manovra con quello economico che li precede; deve farsi carico quindi di presentare eventuali emendamenti per rispettare questa coerenza. Il bilancio presentato, pertanto, che rispetta il livello di indebitamento determinato secondo i criteri fissati nella nuova legge regionale di contabilità, rafforza la funzione dei disegni di legge collegati, semplifica la legge finanziaria 2000, rispetta quindi i vincoli indicati dal DPEF e persegue le finalità generali espresse. Il prossimo DPEF conterrà vincoli più precisi, detterà regole più coerenti con gli obiettivi che la Giunta intende perseguire e potrà quindi rappresentare quella svolta reale della politica economica e di sviluppo che si è impegnata a imprimere per il progresso della Sardegna. Questo era il passo obbligato, conseguente al dilatarsi della crisi politica per evitare un'ulteriore e dannosa dilazione della manovra finanziaria complessiva ed un prolungamento dell'esercizio provvisorio con ricadute negative su tutto il sistema delle imprese, sul sistema degli enti locali e sul sostegno alle categorie più deboli. D'altra parte è necessario affermare, con decisione e chiarezza, che i dati strutturali sui quali tale documento si fonda non possono essere né di destra né di sinistra. L'analisi strutturale infatti deve essere mantenuta entro i paletti fissati dall'Unione Europea, le leggi comunitarie, le leggi nazionali, le stesse scelte fatte dal Governo, all'interno cioè di un sistema che non è né semplice né facile scardinare, tanto è consolidato, e che tuttavia deve essere profondamente modificato. Abbiamo tutti contezza che il DPEF nasce all'interno di una normativa nazionale e europea che impegna tra l'altro anche la Regione sarda al rispetto del patto di stabilità, con poste di bilancio rigide e in presenza di un forte indebitamento, condizioni delle quali qualunque Giunta regionale dovrà tenere conto, come quadro di riferimento obbligatorio, canovaccio che non si può stravolgere, tanto meno repentinamente come si pretenderebbe da questa Giunta che, è bene ancora ricordarlo, opera da appena due mesi e ha dovuto far fronte ad emergenze di particolare gravità. Non si comprende perciò il clima velenoso che si è voluto creare imbastendo una polemica che non ha sostanza politica né contenuti propositivi.
Il documento presentato dalla Giunta ha certamente, pur nei limiti che ho rilevato, una valenza tecnica, progettuale e politica. Il DPEF vuole essere infatti anche un quadro di riferimento per l'intesa Stato-Regione, per quella che è stata raggiunta e per quella che si sta cercando di raggiungere, devo dire, con grande solidarietà da parte delleforze politiche che fanno parte della maggioranza di Governo e che stanno dando un grande contributo di continuità nell'azione amministrativa. E` certo che occorre completare questa intesa Stato-Regione per quanto riguarda le risorse comunitarie, le risorse destinate alle aree depresse e il bilancio dello Stato. Però, onorevoli colleghi, rappresentanti del popolo sardo, dobbiamo perseguire l'obiettivo che non è quello di accusarci a vicenda, ma di ottenere che lo Stato territorializzi il proprio bilancio; non riusciremo mai a dimostrare l'entità delle risorse necessarie per le aree depresse se lo Stato non regionalizza il proprio bilancio.
Il bilancio dello Stato non tiene conto delle debolezze strutturali delle Regioni dell'Obiettivo 1, e destina le risorse in maniera non equa; nemmeno i recenti provvedimenti sul cosiddetto federalismo fiscale conseguono tale obiettivo. E' questa l'esperienza che abbiamo vissuto con le politiche per il mezzogiorno, è l'esperienza che abbiamo vissuto con l'attribuzione delle risorse comunitarie; ogni volta che l'Unione europea interviene a favore delle aree depresse diminuisce l'intervento dello Stato. Ogni volta che si determinano interventi straordinari, a questi corrispondono interventi ordinari a vantaggio delle aree più forti. Occorre dunque modificare il rapporto Stato-Regione, occorre dare un taglio diverso e innovativo al bilancio dello Stato per incidere veramente sulla crisi strutturale delle aree deboli del Paese e quindi, per quanto ci riguarda, della Sardegna nel suo insieme. Non è che lo Stato non lo stia facendo, ci sta provando, ma trova ovviamente una ferma opposizione da parte di quei Ministri che continuano a guardare solo ai propri capitoli di bilancio, che non agiscono per obiettivi, per grandi filoni di intervento, per filiere. Ci troviamo all'interno di un sistema che, per poter essere modificato, richiede anche una innovazione di carattere culturale. Questa è la sfida che ci attende: scardinare il sistema e le vecchie logiche! Perché il DPEF fissi veramente gli obiettivi e diventi cogente nei confronti della manovra finanziaria non basta dire: "La manovra finanziaria non è coerente col documento di programmazione economica -e finanziaria" quasi che noi non vivessimo all'interno di un sistema che è quello che è, quasi che noi non dovessimo provvedere a varare una nuova legislazione, un processo di delegificazione, una semplificazione delle procedure, alla predisposizione di testi unici, comprensibili, chiari e di facile attuazione, che siano veramente il punto di riferimento per tutti. Senza questa rivoluzione è inutile parlare di documento di programmazione economica e finanziaria e di manovra finanziaria.
Dobbiamo scardinare un sistema consolidato, dobbiamo creare le condizioni per modificarlo profondamente con proposte coerenti e innovative. Lo stesso DPEF va profondamente modificato con proposte integrate, dipartimentali, interdisciplinari; deve essere fatta con puntualità l'analisi della situazione macroeconomica della Regione per settori e territori, perché la Sardegna non è tutta uguale; non si può fare un DPEF che tratti in modo uniforme situazioni diverse e non si possono dettare politiche economiche valide per tutto il territorio regionale, è una sfida nella sfida, è il punto centrale del cambiamento che siamo impegnati a realizzare in Sardegna per valorizzare le nostre risorse umane, naturali ed economiche, perché la nostra regione possa competere in Italia e in Europa. E` una sfida alla quale i sardi guardano con attenzione ed interesse e in questa sfida dobbiamo misurare le nostre capacità creative ed operative, tutti, maggioranza ed opposizione.
Io credo che le polemiche fini a se stesse non servano, che non siano più rispondenti alle esigenze di una società moderna come la nostra, perché non giovano alla causa comune, tanto meno a quella di parte. Di questo credo che dobbiamo avere consapevolezza se insieme vogliamo dare ai sardi gli strumenti di cui hanno bisogno per crescere, per svilupparsi e per creare quelle condizioni di cui tutti siamo ovviamente convinti.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore di maggioranza.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Alcune precisazioni sono in qualche modo superflue, considerando l'intervento del Presidente della Giunta che ha chiarito qual è il contesto temporale in cui si situa questo documento di programmazione economica e finanziaria ed anche il contesto politico che è del tutto particolare. Il DPEF dovrebbe, per sua natura, essere presentato ed approvato qualche mese prima della manovra finanziaria, cioè a maggio, per dettare le linee programmatiche su cui elaborare le scelte concrete che poi si fanno a settembre con la legge finanziaria e la legge di bilancio. Questo è l'iter, questa è la cadenza ordinaria che la Regione dovrebbe rispettare per tutte le fasi della programmazione della propria politica finanziaria e economica. Oggi ci troviamo invece ad esaminare a gennaio, in Aula, un DPEF che si sarebbe dovuto presentare prima ma che, per questioni contingenti, il Consiglio non ha potuto esaminare; lo stiamo facendo oggi mentre in Commissione stiamo già procedendo all'esame degli articoli della legge finanziaria. Questo dato di fatto non può non condizionare anche il dibattito odierno sul DPEF.
Questo per quanto riguarda il contesto temporale; l'altra annotazione, sulla quale non intendo soffermarmi è che siamo in un contesto politico del tutto particolare. Il DPEF è stato presentato formalmente dalla Giunta precedente a cavallo delle elezioni ed è stato successivamente fatto proprio dalla nuova Giunta; è un DPEF quindi, condizionato evidentemente dall'instabilità politica che ordinariamente accompagna qualunque periodo elettorale, ma che, come sappiamo, quest'anno è durata più del prevedibile. Tutto ciò, però, io credo che non voglia dire che questo DPEF non ha una paternità, né che questo DPEF sia inutile. E vorrei spiegare il perché. Io credo che il DPEF che stiamo esaminando abbia un merito sotto due profili. Il primo è che pone con decisione il problema del risanamento finanziario, e lo pone in termini coraggiosi. Il secondo è che, così com'è stato detto anche dal Presidente della Giunta, in termini un po' più sfumati, il problema di dare a questo documento un grado di definizione più alto sulle scelte di politica finanziaria ed economica, cioè sulla destinazione delle risorse finanziarie che la Regione ha o che riceve - in gran parte riceve - e che distribuisce nel territorio regionale, sulla società e sull'economia della Sardegna. È stato detto che il DPEF come strumento si sta perfezionando, e speriamo che possa sempre di più perfezionarsi acquisendo un grado di definizione molto più alto, proprio rispetto agli interventi specifici che si vuole perseguire nell'arco temporale di riferimento, cioè dell'esercizio in corso e del triennio.
Torniamo però al problema fondamentale, alla prima questione che questo DPEF affronta - come ho detto - con grande senso di responsabilità, cioè il nodo centrale che è quello del rispetto del patto di stabilità e del contenimento del disavanzo. E` molto importante fare chiarezza, molto brevemente, su tre aspetti di questo problema.
Innanzitutto, per quanto riguarda la questione del disavanzo e dell'indebitamento, occorre chiarire l'entità di questo disavanzo; secondariamente, bisogna chiarire qual è il limite dell'indebitamento ammissibile e in terzo luogo, cosa sicuramente più difficile, capire qual è l'effettiva consistenza del debito, perché su questo punto in realtà si sono scatenate e si stanno scatenando le polemiche 'sull'attuazione delle linee indicate in questo documento, attuazione che avviene attraverso la manovra finanziaria, quindi attraverso la legge finanziaria e la legge di bilancio, e tutti gli atti che sono collegati a queste. Non dimentichiamo che dovremo affrontare anche le questioni dei programmi legati al quadro comunitario di sostegno. Senza una conoscenza approfondita di questi tre aspetti, entità del disavanzo, limite dell'indebitamento e chiarezza sull'effettiva consistenza del debito, non è ipotizzabile fare scelte di politica finanziaria serie. Proviamo almeno ad iniziare a far chiarezza, anche se è un lavoro che dovrà continuare oltre il dibattito di quest'Aula. Innanzitutto occorre fare chiarezza sul disavanzo di amministrazione. Io credo che su questo non ci siano contestazioni. Il disavanzo è certificato ed ammonta, al 31 dicembre del 1999, a 4.092 miliardi. Se poi si considera il debito residuo dei mutui stipulati e in ammortamento si raggiunge, come previsione per il 2000, la consistente cifra di 5.966 miliardi. Il disavanzo di amministrazione è questo, ed è la somma dei disavanzi di gestione degli anni precedenti, più quello dell'ultimo bilancio approvato; non credo che ci sia da discutere su questo.
Ma veniamo al secondo punto, cioè qual è, a fronte di questo disavanzo, il limite di indebitamento che la Regione ha, perché questo è un grosso problema. A tutti è chiaro che non ci si può indebitare illimitatamente, che c'è un limite all'indebitamento. Il limite di indebitamento è misurabile sulla base del livello delle entrate disponibili, dice il DPEF, cioè di quelle entrate che sono indicate nel quadro tendenziale delle risorse finanziarie, una cifra che però deve essere diminuita delle quote di risorse a destinazione vincolata, secondo il dispositivo della legge numero 11, che è la legge di contabilità; e in più occorre considerare che queste entrate devono essere in qualche modo depurate da quelle spese che hanno carattere obbligatorio.
Quindi l'effettiva disponibilità scende a 1000 miliardi per anno. Se non venisse posto un freno all'attuale tendenza all'indebitamento, derivante dalla legislazione vigente, si arriverebbe, nel 2002, ad un importo della quota di ammortamento dei mutui che supererebbe la soglia delle entrate disponibili, per la precisione la supererebbe di 11 miliardi. Si arriverebbe a una quota di ammortamento dei mutui contratti di 1.011 miliardi, che è superiore alle entrate effettivamente disponibili. La capacità di indebitamento - sono parole testuali del DPEF - verrebbe così totalmente saturata e il bilancio diverrebbe un semplice elenco di spese obbligatorie. In questa prospettiva è chiaro che la politica finanziaria della Regione sarebbe sostanzialmente una serie di atti dovuti e basta.
Il terzo problema, però, riguarda l'effettiva consistenza del debito. Cioè, se è questo il disavanzo e se è questo il percorso che noi dobbiamo attuare per chiudere questo capitolo, per chiudere ed annullare il disavanzo di amministrazione che si accumula negli anni, bisogna capire qual è l'effettiva consistenza del debito. E può essere effettivamente avanzata su questo qualche perplessità, realisticamente, considerando che, a fronte di un disavanzo così alto, c'è contemporaneamente un altissimo livello di residui passivi. Questo è un problema noto. Occorrerebbe cioè, al fine di un chiarimento, una rigorosa analisi dei residui per accertare quanti di essi siano accantonamenti giustificati da effettivi impegni di spesa, che andranno a maturazione, e quanti invece siano accantonamenti non supportati da obblighi giuridici, da impegni giuridicamente validi. Se infatti si accertasse che una certa quantità di residui passivi non è supportata da effettivi impegni di spesa, ma è in realtà un insieme di residui di stanziamento, non di residui passivi propriamente intesi, che si prevede quindi che verranno spesi in tempi ragionevolmente accettabili, questi residui potrebbero essere cancellati; le somme relative, andando in economia, riequilibrerebbero il disavanzo di amministrazione, e si avrebbe quindi una diminuzione del disavanzo e, conseguentemente, una diminuzione anche dell'obbligo di farvi fronte con quote di ammortamento così rigide e così alte come quelle che abbiamo.
Però, fatta questa precisazione - che vedo che è condivisa in particolare dai colleghi dell'opposizione - occorre anche chiarire un'altra cosa: l'accertamento della reale consistenza dei residui passivi, che è un passaggio preliminare a qualunque decisione di espansione del livello di indebitamento, non è comunque un passaggio sufficiente; non si deve trascurare infatti - lo pongo solo come problema - il problema dei residui attivi, cioè di quelle entrate iscritte in bilancio e non ancora riscosse. Se cioè c'è una lentezza formidabile nello spendere le risorse regionali, che determina residui passivi, è ipotizzabile che ci siano valutazioni sbagliate anche sul fronte delle entrate, e che i residui attivi possano raggiungere anch'essi, una volta accertati realmente, un livello elevato, tale da annullare addirittura i vantaggi di una riconsiderazione dei residui passivi. Questo nessuno di noi lo può dire, oggi, in quest'Aula; occorre un'analisi tecnica specifica rigorosa, sui dati del bilancio.
Quindi è assolutamente necessaria ed urgente una decisa azione di ricognizione sull'effettiva consistenza dei residui, attivi e passivi, in modo da poter verificare con certezza il livello del nostro indebitamento attuale, e conseguentemente quello potenziale. Nella situazione attuale non abbiamo certezze, se non quelle risultanti dai bilanci, a cui ho fatto cenno anche poco fa. Il DPEF quindi profila tre possibili scenari.
Il primo consiste nel mantenimento dell'attuale trend di indebitamento, mantenimento che si avrebbe anche soltanto autorizzando nuovi mutui previsti in proiezione triennale dalla legislazione vigente. Questa ipotesi, però, produrrebbe un ulteriore insostenibile incremento degli accantonamenti per l'ammortamento dei mutui, otterrebbe cioè il risultato di saturare la capacità di indebitamento.
Il secondo scenario, particolarmente rigoroso, prefigura la possibilità di bloccare drasticamente l'indebitamento. L'effetto ovviamente sarebbe quello di impedire qualunque spesa di investimento da sostenersi con le risorse regionali; si potrebbero utilizzare soltanto quelle derivanti dai trasferimenti statali e comunitari, che d'altra parte, però, richiedono anche una quota di cofinanziamento da parte della Regione, quindi una soluzione del genere troppo rigida non è considerata percorribile dal DPEF.
La terza soluzione intermedia, scelta dal DPEF proposto, è una soluzione che confermerebbe il livello di indebitamento già autorizzato, però senza l'incremento di nuove autorizzazioni. In questo modo la crescita dell'indebitamento verrebbe arrestata nell'arco dei due esercizi, ponendo cioè come limite all'autorizzazione di nuovi mutui nel 2000 953 miliardi, e nel 2001 660 miliardi. Successivamente questa crescita dell'indebitamento verrebbe risanata attraverso un piano di ammortamento esteso nell'arco di tempo equivalente all'operatività del nuovo quadro comunitario di sostegno, quindi entro gli anni 2000/2006. Dal punto di vista squisitamente politico non si può non sottolineare il fatto che questa è l'impostazione data al DPEF dallo stesso centro sinistra, ma che comprensibilmente non ha potuto o voluto enunciare con grande clamore. E questo è comprensibile.
Approvando questa impostazione del DPEF, noi riconosciamo l'onestà intellettuale e politica del precedente Assessore al bilancio, e conseguentemente la manovra finanziaria verrà impostata su queste basi. Senza voler anticipare, ovviamente, il dibattito che faremo sulla manovra, è utile però mettere a punto una questione: mettiamo un punto fermo, noi non siamo favorevoli al rigore a tutti i costi, anche a noi sarebbe piaciuto trovare un assetto contabile e una mole di risorse finanziarie a disposizione della Regione e spendibili per una politica espansiva della spesa pubblica a favore dello sviluppo produttivo. Ma purtroppo il reddito dell'azienda Sardegna è quello che è, siamo costretti cioè, non tanto con il DPEF, ma a partire dal DPEF, nella manovra finanziaria che ci accingiamo ad esaminare, a tentare, per senso di responsabilità, perché teniamo allo sviluppo della nostra regione, una politica che sia di sostegno alle imprese e all'occupazione, ma contemporaneamente siamo obbligati ad una politica di risanamento del bilancio; e questa non è un'impresa facile, è un'impresa molto ardua, un'impresa che sarebbe probabilmente addirittura impossibile, se non potessimo contare sui trasferimenti attesi dal nuovo quadro comunitario di sostegno. La linea su cui verrà impostata la politica finanziaria della Regione dovrà essere quindi quella di utilizzare al massimo le risorse dell'Unione europea per gli investimenti, tenendo prudenzialmente disponibili le nostre risorse per cofinanziare questi investimenti.
A proposito di queste risorse, faccio una precisazione che probabilmente rimbalzerà poi nella discussione sulla manovra, ma che non è inutile affrontare anche in questo momento, molto brevemente. A proposito delle risorse comunitarie, da più parti si è detto che sono e devono rimanere aggiuntive rispetto ai trasferimenti ordinari e alle risorse regionali. Siamo d'accordo, le risorse che ci provengono dall'Unione europea o dallo Stato devono rimanere aggiuntive, e giustamente il Presidente della Regione ha detto che occorre una politica di stimolo nei confronti dello Stato perché l'aggiuntività di queste risorse non abbia un contraccolpo nella riduzione delle entrate ordinarie. D'accordissimo! Però è anche vero che l'aggiuntività delle risorse che ci provengono dall'Unione europea significa che sono risorse aggiuntive rispetto ad un bilancio sano. Se cioè è vero che la carenza di trasferimenti dall'esterno ha costretto la Regione all'indebitamento, questa è l'interpretazione più benevola della politica espansiva dell'indebitamento, se è vero - come dice anche il DPEF - che si è ricorso all'indebitamento perché si è interrotto un flusso finanziario consistente che negli anni passati è arrivato in Sardegna con l'intervento straordinario, con il piano di rinascita, con tutti i provvedimenti che sono venutinei decenni passati, e che quindi l'indebitamento ha questa origine storica, se questo è vero oggi occorre mettere però un freno all'indebitamento, proprio perché stanno arrivando nuove risorse e queste risorse vanno spese bene. Occorre cioè che queste risorse siano aggiuntive rispetto ad un bilancio sano. Credo che su questo non possiamo non concordare tutti.
Ed allora il merito di questo DPEF è aver posto, con coraggio, un problema che il Consiglio regionale, non soltanto la maggioranza, deve affrontare con coraggio e senso di responsabilità. Se è vero questo, allora si tratta veramente di avviarci ad una stagione di programmazione nuova. Pesa su questo Consiglio regionale una responsabilità enorme, che è quella di fare scelte di programmazione per l'utilizzo delle risorse che ci stanno arrivando, ma credo anche che pesi la responsabilità di aprire una stagione nuova per quanto riguarda il metodo della programmazione. Si fa cenno, anche nel DPEF, alla necessità, per esempio, di rivedere la normativa sui programmi integrati d'area. Su questo, probabilmente, un dibattito più approfondito ci porterebbe a considerazioni interessanti, su cui può darsi che maggioranza ed opposizione non si trovino d'accordo, anche per la valutazione che è implicita sul passato, su come questo nuovo metodo di programmazione, la programmazione negoziata, è stato impostato dal Governo nazionale ed anche dal Governo regionale. E' una programmazione negoziata che spesso, con la volontà di arrivare ad integrare realmente sia le risorse pubbliche con quelle private, sia i diversi livelli di programmazione, cioè quello nazionale, quello regionale e quello locale, ha creato una rete così rigida, così sclerotizzata che ancora c'è una mole enorme di risorse ferme, inutilizzate, sui programmi integrati d'area, sui patti territoriali, su tutti quegli strumenti di questa programmazione che viene chiamata negoziata, ma che in realtà sta dando luogo a una negoziazione infinita, che frena l'attuazione di queste politiche, frena l'arrivo delle risorse ai destinatari, cioè gli operatori pubblici e privati.
Io chiudo con una precisazione: sono d'accordo che il vero volto della programmazione, il vero volto del DPEF, possa emergere prossimamente sia nella manovra finanziaria, sia nel prossimo DPEF, sul quale tutti saremo chiamati a dare il meglio di noi. Questo Consiglio, la maggioranza e l'opposizione sono chiamate a dare il meglio di sé per aprire una stagione diversa della programmazione economica e finanziaria. Su questo avremo modo di discutere in particolare in occasione dell'esame della manovra finanziaria; su questo credo che sia necessario veramente un grande senso di responsabilità in quest'Aula e in Commissione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.-F.D.). Io parto da una considerazione politica: mi sembra che il Consiglio regionale sia in bilico tra uno scontro duro, ma produttivo, tra maggioranza e opposizione e - diciamo così - una "guerra nucleare". Io, presidente Floris, sto nel primo scenario, nello scontro duro, ma produttivo. Ma, lo dico anche in relazione alle sue considerazioni, bisogna che sia chiaro che il tono della polemica non dipende solo né principalmente dall'opposizione. Io ho sentito in questi giorni dei membri della Giunta parlare come se fossero all'opposizione. La polemica può essere dura e anche durissima, ma intelligente; la durezza non deve andare a discapito dell'intelligenza Io credo, e sono convinto che lo pensi anche il presidente Floris, che la Giunta e la maggioranza, la polemica con l'opposizione debbano farla, se ci riescono, governando meglio, non alzando i toni.
Quanto a noi, da questi banchi, dobbiamo aver chiaro e abbiamo chiaro che l'opposizione, anche quando le circostanze richiedono che sia forte e aspra, come in questa situazione, non deve mai far pensare che dica "no" comunque, solo perché è opposizione. Se l'opposizione facesse questo, e noi non intendiamo farlo, rimarrebbe opposizione a lungo, e non è questo il nostro disegno.
La legge finanziaria 1998 (ricordo en passant che la Giunta entrò in carica a metà gennaio e due mesi dopo venne approvata la finanziaria) conteneva una forte novità, chiudeva la pagina dei vecchi documenti di programmazione. Io vedo bene i limiti dei documenti di programmazione: quello dell'anno scorso era chiaramente sperimentale, quello di quest'anno fa un passo avanti, ma ci sono ancora dei passi da compiere per avere il vero documento di programmazione economica e finanziaria, ne sono ben consapevole. Ma quando si dice questo io spero che si ricordi cosa erano i programmi pluriennali o i piani generali. Questa e' un'altra storia, siamo in un'altra dimensione. La legge finanziaria 1998 introdusse questa importantissima novità e pochi mesi dopo il documento di programmazione venne presentato. Introdotto nell'ordinamento a marzo, venne presentato a fine maggio o i primi giorni di giugno; venne approvato dalla Giunta, il Consiglio lo discusse e lo approvò a settembre a larghissima maggioranza. Mi pare di ricordare che il centrodestra lo votò.
Quel DPEF - io ci torno un attimo, perché ne ha parlato il presidente Floris, altrimenti non ne avrei parlato - scelse con nettezza una linea, l'asse di quel documento è l'innovazione. E' vero che una cosa è dire, un'altra è fare, questo è chiaro a tutti, maggioranza ed opposizione, ma quel documento dice: "Occorre un cambiamento profondo su tre terreni per l'avvenire della Sardegna: sul terreno politico e istituzionale, sulla pubblica amministrazione, sulle politiche di programmazione e di bilancio". Quel documento del 1998 apre una riflessione sullo sviluppo sardo e fa sulla finanza regionale un'operazione verità. Sì, è vero che non ci sono ancora gli indirizzi per la gestione finanziaria, però per la prima volta, credo dopo molti anni, si ha un quadro abbastanza preciso delle finanze regionali. Quel documento ha anche un altro pregio: pone in modo brutale la questione dell'assenza di controllo, di informazione, di valutazione, di monitoraggio sulla spesa della Regione.
Il DPEF 2000/2002, quello all'esame del Consiglio, è la continuazione di quel primo documento. Si è discusso molto, ci si è pure azzuffati sulla questione della paternità: "Hai copiato", "Ti querelo", "L'hanno scritto funzionari e consulenti". Se posso dire la mia opinione, fino a stamattina non avevo capito la posizione della Giunta, che su questo argomento ha detto tutto e il contrario di tutto. Ha detto sia che sono uguali, sia che sono diversi; sia che la linea politica è quella precedente perché non c'è stato il tempo per rivederlo, sia che la linea politica invece è nuova; sia che è stato fatto proprio il documento precedente, sia che l'Assessore non c'entra nulla perché è frutto del lavoro di tecnici e di consulenti. Ma non era meglio, assessore Pittalis, dire con semplicità le cose come stanno? Io penso di sì. Il documento che porta la mia firma non era un semplice materiale di lavoro, fu trasmesso formalmente alla Giunta, nel luglio 1999. Credo che il ritardo si capisca, c'erano le elezioni. La Giunta non lo discusse e non lo approvò non per disinteresse, ma per una scelta di tatto istituzionale, perché non si poteva impegnare la politica finanziaria dei tre anni successivi mentre finiva il lavoro di quella Giunta. Questo lo si dovrebbe apprezzare.
Il documento allora trasmesso e quello approvato dalla Giunta Floris sono pressoché uguali, salvo qualche integrazione e qualche aggiornamento. Io ho l'elenco, potrei leggerlo. Quello era un documento istituzionale, era un documento trasmesso da un Assessore alla Giunta. Il Centro regionale di programmazione, l'Assessorato del bilancio, i consulenti, hanno lavorato, come deve accadere, come accadrà anche per il futuro, sulla base di un'indicazione politica dell'Assessore. Ma voi pensate che Amato scriva il DPEF? Lo scrivono gli uffici e i consulenti, Amato li guida. E così è successo anche qui. Aggiungo, ma non è essenziale, che alcune parti politicamente significative sono anche scritte personalmente dal sottoscritto, ma questo non cambia il problema. Io spero che, con questi chiarimenti, e anche con le cose dette dal presidente Floris e dal relatore di maggioranza nel suo serio intervento, la disputa sulla paternità possa considerarsi conclusa.
Veniamo alla sostanza, questo è il punto vero, il cuore del DPEF sta nel tenere insieme due dati. Cioè, tra chi dice: "il punto è l'economia" e chi dice: "il punto è l'indebitamento", il DPEF dice: "I punti sono due: l'economia e lo stato della finanza regionale", e dobbiamo coniugare questi due dati, ossia coniugare due sfide: la sfida per lo sviluppo e per il lavoro, nel nuovo quadro della moneta unica e dell'Unione Europea e la sfida per il risanamento della finanza regionale. Dobbiamo, cioè, mettere in equilibrio due necessità.
A pagina 20 del documento di programmazione economica e finanziaria si dice con chiarezza, affrontando la questione delle prospettive della Sardegna: "Non si dovrebbe registrare un accrescimento del divario in termini di reddito rispetto alla media nazionale, anzi si dovrebbe verificare una riduzione della forbice". I dati pubblicati sui giornali di oggi, forniti dal CRENoS, confermano e per certi versi migliorano questa previsione. Naturalmente sono dati più recenti. I dati sembrerebbero dire, e lo dice già il DPEF, che il peggio dovrebbe essere alle nostre spalle. Poi si dice una seconda cosa e cioè che la dinamica occupazionale sarà lievemente migliore e che nel corso del 2000 dovrebbe esserci anche un'inversione di tendenza, ma il tasso di disoccupazione dovrebbe continuare a gravitare intorno al 21 per cento, ciò naturalmente senza le politiche pubbliche, come puro schema di previsione; e questo noi sardi non possiamo accettarlo. Qui sta il senso dello sforzo compiuto, soprattutto ma non solo, nel periodo 1998/1999 con la spesa per lo sviluppo e per il lavoro, cioè per promuovere la crescita economica e creare occupazione, arrivando a tassi superiori rispetto a quelli prevedibili.
Questa, colleghi, è la ragione del piano per il lavoro e della legge finanziaria del 1999; le modalità mutano, si discutono, si verificano, si migliorano, ma quella politica nel suo assunto centrale va continuata; c'è la possibilità di crescita, ma solo se sostenuta dalla politica, solo se sostenuta dalla manovra di bilancio. Tutto ciò va fatto intensificando il risanamento e il ripianamento del debito e la riqualificazione della spesa. Dobbiamo tenere insieme questi due elementi.
Parliamo un attimo dell'indebitamento, il problema del debito è reale, non è un'invenzione. Tra l'altro se ne sta parlando perché i due documenti di programmazione economica e finanziaria hanno posto la questione, altrimenti non se ne parlerebbe tanto. Il problema può essere affrontato propagandisticamente o seriamente, e questo sia in relazione alla dimensione, sia in relazione alle cause, sia in relazione ai rimedi. Per valutare l'entità occorre ricordare, per aver chiari i termini reali, riprendo il ragionamento di La Spisa, che solo per una quota stiamo parlando di debiti nel senso proprio, si tratta di disavanzo di amministrazione in regime di bilanciodi competenza, ossia di mutui, in grandissima parte non contratti, autorizzati a pareggio rispetto a previsioni di spesa che in parte si realizzano e in parte no.
Per quanto riguarda le cause io ne vedo due, sostanzialmente. La prima è la riduzione dei trasferimenti statali, per effetto sia delle politiche di risanamento dei conti dello Stato sia della minore crescita del gettito tributario in Sardegna, legato alla crisi della nostra Regione. Ma io richiamo l'attenzione sulla seconda causa, perché ci si rifletta. C'è stato uno sforzo della Regione, sto parlando degli ultimi quindici anni, per capirci, per far fronte con risorse proprie al terremoto della deindustrializzazione, della fine delle partecipazioni statali, della fine dell'intervento straordinario, del crollo del vecchio modello di sviluppo. In questo contesto si è andata accumulando una legislazione di spesa caotica e spesso anche ispirata a un assistenzialismo che ha imbrigliato, invece che sostenere il sistema imprenditoriale. Se ne sono sentite e dette tante; io, per esempio, ho letto questa dichiarazione del Presidente Floris : "Vorrei che mi spiegassero a che cosa è servito indebitarsi tanto spendendo poco". Vedete, nella legge finanziaria del 1991 - mi perdoni Presidente Floris, perché era lei il Presidente della Regione - c'è un ricorso al mutuo a pareggio per 530 miliardi (530 nel 1991! Attualizziamo i dati), a fronte di un risultato di gestione invece positivo, mi pare di ricordare, di oltre 300 miliardi. Perché? Proprio perché le performances di impegno e di spesa in quei tempi erano bassissime, per quella e per altre Giunte. Un disastro!
Negli ultimi anni c'è stata già su questo piano una rivoluzione, in attesa di quelle venture. La Regione eroga ogni anno pagamenti per circa 8.000 miliardi; vorrei capire cosa sarebbe la Sardegna, senza questo. Dunque, vede, Presidente Floris, quella domanda: "Mi spieghino a che cosa è servito indebitarsi tanto senza spendere le risorse?", lei, prima di rivolgerla a Palomba, la deve rivolgere a se stesso che nel 1991 era il Presidente della Regione.
FLORIS (U.D.R.), Presidente della Giunta. Io non ho fatto questa domanda.
SCANO (D.S.-F.D.). Non lo sto dicendo per fare polemiche. Lo sto dicendo solamente per dire che sui problemi oggettivi bisogna fare una riflessione oggettiva.
FLORIS (U.D.R.), Presidente della Giunta. Lei si è inventato la domanda e la risposta.
CUGINI (D.S.-F.D.). Ha detto che l'ha letta sul giornale.
SCANO (D.S.-F.D.). Presidente, devo recuperare i trenta secondi che mi sono stati tolti. Sui rimedi - io per brevità adesso non affronto questa materia - dico solo questo: la finanza sana è strumento di sviluppo e noi dobbiamo avere una finanza sana, siamo d'accordo. Questo richiede uno sforzo pluriennale, energico ma graduale, richiede anche tagli fatti nelle direzioni giuste, ma il risanamento va pensato come un'operazione complessa di ristrutturazione della spesa, della legislazione e dell'amministrazione. Ecco, l'equilibrio "investimenti - risanamento" che è l'asse del DPEF nella manovra finanziaria a nostro avviso, non c'è. C'è una divaricazione. Con ciò non si vuole dire che il DPEF è perfetto e la manovra no; noi rileviamo una divaricazione e ci battiamo, questa è la nostra battaglia politica, per modificare la manovra. Nel biennio 1998 - 1999 c'è stato un impegno, io dico senza precedenti, ma lo dicono anche i dati ed i risultati che si iniziano a vedere, questo impegno, intrecciandolo con il risanamento finanziario, deve continuare - questo è il punto - per incidere sui tassi di crescita e sul tasso di disoccupazione, quindi devono continuare ad operare la legge numero 37, gli sgravi contributivi della legge numero 36, gli incentivi alle imprese, le nuove linee di finanziamento aperte con la legge finanziaria '99: sviluppo locale, Programmi integrati d'area, centri storici, riordino fondiario, ricerca, istruzione, formazione, alta formazione, diritto allo studio. E il quadro comunitario di sostegno, rispetto al quale il ritardo sta divenendo ad altissimo rischio, ne parleremo in un'altra occasione, deve essere utilizzato come la leva principale in mano nostra per determinare un salto nella competitività e nella produttività complessive del sistema. Nel DPEF, nel primo ed ancora di più nel secondo, che aper altro deve fare ancora tanta strada, c'è un altro punto importante: viene raccolta ed espressa quella nuova visione dello sviluppo sardo che, dopo l'insuccesso del vecchio modello, è stata elaborata e costruita non da un professore, non da un partito, non da un assessore, non da una Giunta, ma dal cervello collettivo dei sardi. Leggo dalla nota di orientamento sul Quadro comunitario di sostegno, che è un documento istituzionale e quindi, mi si passi la battuta, si può copiare, e poi io non mi lamento se si copiano cose buone; anzi, ne sono contento: "Le politiche e gli investimenti pubblici statali e regionali devono essere pensati in un unico ciclo di programmazione, un unico quadro programmatico fondamentale deve guidare la spesa." Ed ancora: "Il cuore strategico del nuovo ciclo di programmazione consiste nell'utilizzare l'insieme delle risorse e degli strumenti come una leva per abbattere significativamente il divario economico-sociale del sistema sardo e per determinare un grande salto nell'accrescimento della competitività e della produttività strutturale del sistema. Come diventare competitivi? Questa è la sfida della nuova programmazione."
Si ricordano le due opzioni fondamentali, la valorizzazione delle risorse interne materiali e immateriali e l'organizzazione della capacità di attuazione dall'esterno. Si dice, leggo perché mi sembrano frasi brevissime e molto chiare: "La qualità ambientale e culturale costituisce il fattore di vantaggio competitivo da mettere in campo a fronte delle note diseconomie nella produzione di beni e servizi, nella localizzazione di attività produttive, nella qualità della vita. L'insularità può e deve divenire, operando un ribaltamento, il punto di forza del nostro sviluppo. La comunità sarda deve saper operare una forte modificazione culturale e operativa sul tema del mare nei suoi vari aspetti: cultura, paesaggio, trasporti, impresa".
Per farla breve e non stare ad allungare le cose, leggo il passaggio fondamentale: "L'unico quadro programmatico assume come idea guida la nuova visione dello sviluppo sardo, basato sulla diffusione delle piccole e medie imprese, quale asse portante della crescita e sulla diversa funzione dell'ambiente, del turismo e dell'industria compatibile ad alto contenuto tecnologico, dell'agro alimentare, della formazione e della ricerca. Il binomio ambiente - turismo diviene il fattore trainante del processo di sviluppo".
Concludo con due rapidissime osservazioni finali perché vedo che il tempo è scaduto.
Il DPEF ha un allegato, lo schema di indirizzo delle politiche territoriali e ambientali. Questa è un'altra forte novità. Abbiamo ripreso il discorso, ricorderete la legge numero 33, sullo schema di assetto territoriale. Intendiamoci, non è lo schema di assetto territoriale, è un documento di indirizzo ma io richiamo questo punto per dire: si porti avanti questo lavoro, si arrivi, coinvolgendo naturalmente il Consiglio regionale, in uno o due anni, allo schema di assetto territoriale.
La considerazione conclusiva riguarda l'eredità. Ogni tanto si sentono lamentazioni sulla pesante eredità, i debiti, lo stato dell'amministrazione. A parte - consentitemi questa battuta - che alcuni l'eredità non l'hanno ricevuta dal nonno ma da se stessi, che cosa è la Regione lo sappiamo; la legislazione è caotica, l'amministrazione è inceppata, la Regione è annidata in ogni piega della vita dei sardi ma è incapace di creare i presupposti perché i sardi godano di un benessere simile a quello dei cittadini delle parti più avanzate del Paese. C'è tutto questo e c'è dell'altro ancora; ma vi sono anche, e su questo chiudo, nuovi strumenti e nuove risorse: l''intesa istituzionale di programma, il quadro comunitario di sostegno, la riforma del bilancio, il progetto della nuova programmazione, i PIA, il piano per il lavoro. Il Consiglio regionale della legislatura precedente, credetemi, quella iniziata nel 1994, avrebbe voluto ricevere da chi c'era prima un'eredità come questa.
PRESIDENTE.E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente,colleghi, e colleghe illustri, il contenuto del documento di programmazione economica e finanziaria è, come voi sapete, disciplinato dalla legge finanziaria del 1998 che ne disciplina anche la pratica attuazione, assumendolo quale nuovo strumento di programmazione nel corso dell'esercizio 1999. Venne definito da tutti, ed anche oggi in quest'Aula i colleghi che mi hanno proceduto lo hanno riaffermato, un documento sperimentale proprio per la vastità e i grandi temi che questo documento intendeva proporre e risolvere nell'ambito delle politiche di sviluppo. Nell'intento del legislatore regionale infatti il DPEF si propone di raggiungere importanti e innovativi processi di ricognizione dello stato dell'economia, dello stato della finanza pubblica in relazione alle politiche delle entrate e della spesa, delle ricadute della stessa spesa e degli interventi sullo sviluppo e sulla crescita economica e sociale. E` pur vero che questo ambizioso progetto non si può realizzare con la semplice proposizione del documento, ma si può realizzare solamente per gradi, dopo una necessaria sperimentazione che veda impegnate le strutture dell'amministrazione regionale in una continua, innovativa riorganizzazione dell'apparato burocratico ed in un aggiornamento continuo dei funzionari e dei tecnici. Si può così affermare che l'attuale documento di programmazione economica e finanziaria, per quanto soffra ancora dei limiti temporali di un processo appena avviato, al quale poc'anzi ho fatto riferimento, è penalizzato ancora più dai ritardi dipendenti dalla tornata elettorale di giugno dello scorso anno e dalla lunga crisi che si è conclusa appena due mesi fa, con la formazione dell'attuale Giunta. Questi sono dati obiettivi, a nessuno può essere addossata responsabilità alcuna; e però è vero che questi accadimenti obiettivi hanno inciso sia sui tempi di proposizione del documento di programmazione economica e finanziaria che, come tutti sappiamo bene, avrebbe dovuto essere presentato entro il mese di maggio del 1999, a carico e per adempimento della Giunta Palomba. Quindi, questo è un dato di fatto incontrovertibile, nessuno ha colpa; però è anche vero che i tempi ristretti, colleghi consentitemelo, per dare alla nostra Regione la legge di bilancio, in assenza della quale noi tutti sappiamo che nelle istituzioni regnerebbe il caos e qualsiasi possibilità di intervento nella direzione dello sviluppo e della crescita sociale sarebbe preclusa, hanno suggerito a questa Giunta, anche perché diversamente non avrebbe potuto fare, di assumere come traccia significativa dell'attuale documento oggi in discussione, il DPEF predisposto dalla Giunta Palomba. Questo documento, colleghi, di chiunque sia la paternità, l'ha detto anche il Presidente Floris, non può non essere condiviso nella parte in cui svolge un'analisi dello stato dell'economia e delle carenze di infrastrutture di base che ostacolano i processi di sviluppo. Questo documento, di chiunque sia la paternità, non può non essere condiviso da tutte le forze politiche presenti in quest'aula nella parte in cui esamina puntualmente lo stato di indebitamento raggiunto dal sistema Regione e quali sarebbero le conseguenze se, a legislazione vigente e senza interventi radicali di risanamento, si proseguisse ancora nelle politiche di spesa con i criteri del lontano e del recente passato.
Qual è il merito del Giunta, quindi, in questo DPEF? E` presto detto: la parte pregnante, significativa e innovativa risiede nella insolita capacità di armonizzare e rendere compatibili le risorse all'interno della legge finanziaria e del bilancio triennale che oggi è in discussione presso la Commissione bilancio. La legge finanziaria, colleghi, l'abbiamo sempre sostenuto da questi banchi, io personalmente, il collega Desiderio Casu, il capogruppo e tutti i colleghi di Forza Italia e dell'opposizione di Alleanza Nazionale, e non ci stancheremo mai di affermarlo e riaffermarlo fin tanto che servirà, ha proprio questo compito, che il DPEF della Giunta questa volta esalta, di rendere compatibili tra di loro i vari interventi e valutare se l'indebitamento complessivo della Regione è a sua volta compatibile con le risorse disponibili, non solo nel presente, e qui sta il punto, ma soprattutto nel futuro. Ecco perché, oggi più di prima, occorre tenere nella massima considerazione il problema delle compatibilità. Il merito di questo documento sta nell'aver recepito ed eliminato quel terribile rischio della compromissione delle risorse spendibili future, rischio nel quale si sarebbe necessariamente ricaduti ove non si fosse considerato con attenzione il problema dell'indebitamento attraverso la contrazione dei mutui. Ed ancora più grave sarebbe se poi i mutui venissero contratti per il finanziamento delle spese correnti e non per il finanziamento delle infrastrutture di base necessarie per eliminare quel gap che tutti quanti riconosciamo essere la causa principale del nostro stato di degrado e dello stato di stagnazione della nostra economia.
Il collega La Spisa ha ben rappresentato il problema nella sua relazione; è vero, senza una netta inversione di tendenza, la Regione sarda, vedendo impegnate tutte le sue risorse per finanziare la spesa corrente, definita ormai obbligatoria, perderebbe la sua possibilità, per l'assoluta indisponibilità di risorse da destinare ad interventi per investimenti produttivi, di incidere su qualunque processo di sviluppo economico e di crescita sociale. Sarebbe la resa della istituzione massima che abdicherebbe, rinunciando per propria scelta, alla sua funzione di indirizzo e di controllo dell'economia.
La manovra del 2000 e il bilancio triennale 2000 - 2002, si inquadrano quindi perfettamente nell'ambito del DPEF oggi in discussione; si tratterà solamente, affinché il documento possa essere considerato valido e significativo, di dare impulso a quei processi di aggiornamento dei mezzi e del capitale umano reperibili all'interno della struttura della Regione. Quanto di buono oggi è contenuto nel DPEF, mi rivolgo a lei, Assessore della programmazione, sarà tale solo dopo che questa Giunta avrà dato dimostrazione, come sono fermamente convinto che sia nelle sue possibilità, e in questi due mesi di governo ne ha dato dimostrazione, di avere la capacità di dare impulso a questo processo di ammodernamento degli apparati della Regione.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, mi sembra di cogliere due aspetti nel dibattito e nel confronto politico che ha finora caratterizzato l'esame del documento di programmazione economica e finanziaria e la manovra di bilancio che è stata presentata dalla Giunta. Il primo dato è che il DPEF e la manovra di bilancio, non possono essere disgiunti, ma hanno necessità di una lettura d'insieme. Il secondo elemento, più prettamente di merito, è che si nota un'evidente discrasia tra quanto indicato nel DPEF e quanto è stato proposto dalla Giunta nel bilancio pluriennale 2000 - 2002 e nella legge finanzia per il 2000. Infatti il DPEF, al di là delle dispute sulla paternità, è un documento che parte da un'analisi puntuale, seria, rigorosa che si fa carico dello sforzo di contenere l'indebitamento, di concorrere al patto di stabilità interna, e individua molto efficacemente, a seguito di un'analisi puntuale degli indicatori sociali ed economici, alcune linee di competitività che sono utili per consentire alla nostra regione di continuare un processo di crescita lungo una linea di competitività. Però la proposta che poi è stata formulata e che è stata presentata alle commissioni per i pareri di merito ed è ora all'esame della Terza commissione, non è coerente rispetto alle indicazioni del DPEF. E` come dire che il DPEF ha indicato le strade, ma se nella manovra finanziaria noi non stanzieremo le risorse necessarie, queste strade che sono state indicate a livello progettuale non potranno mai essere asfaltate, ma resteranno solo delle pie intenzioni, resteranno solo dei desiderata, resteranno solo delle indicazioni che non riusciranno a soddisfare determinati bisogni. Nei documenti che sono stati presentati, noi notiamo che manca appunto una coerenza rispetto a quanto il DPEF ha indicato. Basti pensare alla quattro linee di competitività che il DPEF indica, la prima che mira a rendere attrattiva, anche attraverso un processo di marketing territoriale, la nosttra regione per l'insediamento e lo sviluppo di nuove attività produttive e di nuovi insediamenti industriali. Rispetto a questa previsione, basta il dato della riduzione di centinaia di miliardi per i settori produttivi, che solo parzialmente sono stati recuperati con la presentazione degli emendamenti della Giunta.
La seconda linea di competitività indicata dal DPEF è quella di sostenere l'occupazione attraverso la promozione dell'iniziativa economica. Sappiamo come è stata disattesa la volontà politica di portare avanti il piano del lavoro che è stato cancellato annullando la possibilità di sostenere i mutui che dovrebbero contrarre, nelle prossime annualità, gli enti locali.
La terza linea di competitività è quella di accrescere le potenzialità del capitale umano e le risorse culturali per ridurre il disagio sociale. Rispetto a questo, proprio il parere dell'Ottava commissione ha dimostrato come sono state ridotte in termini inaccettabili le risorse per il settore della cultura e soprattutto per il settore della formazione. Io ritengo che il problema sia proprio la mancata attenzione a questi temi, che rappresentano, come è stato evidenziato nelle dichiarazioni programmatiche presentate in quest'Aula dal Presidente Selis, la vera scommessa, la vera linea di competitività, per far fare un salto di qualità alla nostra regione, partendo da una considerazione complessivamente positiva della nostra società che deve però investire sulla qualità e tener conto soprattutto della triade "formazione, informazione e informatizzazione". Rispetto a questi aspetti, che a mio parere rappresentano proprio la vera scommessa per la nostra Regione, notiamo la più totale disattenzione, che si traduce nella mancata destinazione delle risorse necessarie per favorire anche ciò che di nuovo c'è nel campo della formazione, cercando di dare risposte adeguate ad una domanda di formazione,che è rilevabile anche e soprattutto nei settori del terziario avanzato, sulle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione, e che il nostro sistema regionale non riesce a soddisfare adeguatamente. Non è adeguatamente sostenuta la necessità di un'integrazione tra le politiche dell'istruzione e della formazione, che sono i settori che dovrebbero favorire la riduzione di quelle situazioni di disagio sociale che sono rilevabili soprattutto attraverso indicatori come quello della dispersione scolastica. Mi è capitato di leggere proprio in questi giorni l'ultimo rapporto del CENSIS, presentato a fine anno, e ho notato, in una tabella che evidenzia le percentuali di dispersione scolastica in Italia, che, nella graduatoria delle provincie italiane, nei primi cinque posti vi sono le province di Sassari, Cagliari e Oristano. La provincia di Nuoro è al dodicesimo posto. E allora, se è vero che c'è, ed è documentato, un fenomeno di tale rilevanza, la Regione ha l'obbligo di rispondere in maniera adeguata per ridurlo. Nella nuova disciplina che il legislatore nazionale ha voluto dettare, stabilendo l'elevazione dell'obbligo scolastico a quindici anni, ma inserendo anche l'elevazione dell'obbligo formativo a diciotto anni, verrà introdotto un nuovo concetto, che è quello di "dispersione formativa", quindi noi dovremo tener conto anche di questo fenomeno oltre che della dispersione scolastica. Abbiamo la necessità di mettere in campo dei piani che abbiano caratteristiche di certezza e che possano essere attuati annualmente in modo da soddisfare la domanda formativa che è presente nella nostra regione. Vi è inoltre la necessità, se proprio vogliamo favorire l'insediamento di nuove iniziative nella nostra regione, di far coincidere la domanda e l'offerta di formazione con il fabbisogno delle aziende.
Noi abbiamo tante aziende che hanno avuto accesso agli incentivi previsti dai nuovi strumenti di programmazione negoziata, vale a dire allocati all'interno dei contratti d'area, dei patti territoriali, e che magari otterranno a breve anche i finanziamenti previsti dalla legge "488", abbiamo centodieci nuove iniziative che usufruiranno delle provvidenze previste dalla legge regionale numero 15. Ebbene, se noi non riusciremo a mettere in campo una proposta che riesca a dare risposta all'esigenza di formare le nuove figure professionali che sono necessarie per avviare le nuove iniziative industriali, perderemo anche la scommessa per quanto riguarda le possibilità di sviluppo economico e industriale della nostra regione. Vi è quindi la necessità di far incontrare domanda e offerta formativa, attuando un monitoraggio di tutte le nuove iniziative industriali per verificare quali sono le nuove figure professionali necessarie, e mettere in campo dei piani formativi strettamente finalizzati alle esigenze delle aziende. Se, oggi, gli imprenditori che hanno avuto l'accesso a queste provvidenze si rivolgono alla Regione per avere dei finanziamenti, si sentono rispondere che non c'è una lira.
Vi è la necessità dunque non di tagliare le risorse di 20 miliardi nel triennio, così come ha fatto la Giunta nel bilancio triennale 2000-2002, ma di destinare ulteriori risorse a questo fine.
E non è sufficiente dire che le risorse proverranno dal nuovo quadro comunitario di sostegno, perché queste risorse noi le riceviamo perché la nostra regione ha un prodotto interno lordo inferiore al 75 per cento della media dei paesi dell'Unione europea e ha un forte ritardo nello sviluppo. Queste risorse devono avere perciò un carattere di aggiuntività, non possono essere sostitutive rispetto alle risorse del bilancio ordinario, perché ci servono per superare quel differenziale negativo che noi abbiamo rispetto alle altre regioni più evolute.
Dobbiamo considerare inoltre che, nella riforma dei fondi strutturali europei, anche il fondo sociale europeo avrà una configurazione diversa rispetto al passato, per cui le risorse del fondo sociale europeo non verranno destinate quasi esclusivamente, come avveniva nel passato, alla formazione professionale, ma verranno destinate soprattutto per gli incentivi e per gli aiuti all'occupazione. E' necessario quindi che la Regione faccia una politica che tenga conto di quanto sta avvenendo in materia di formazione, che punti soprattutto su questa terza linea di competitività che è stata individuata nel DPEF, che è quella della valorizzazione del capitale umano, perché questa è la vera risorsa della nostra regione che può trovare un'occasione di ulteriore crescita anche all'interno di una precisa valorizzazione di quella quarta linea di competitività indicata dal DPEF, che è quella delle politiche territoriali e ambientali. Rispetto a queste politiche, noi notiamo con preoccupazione che si fa un passo indietro rispetto all'indicazione programmatoria che negli anni passati è stata data, che c'è un rallentamento rispetto alla politica dei parchi, alla valorizzazione ambientale, agli interventi in tutti quei settori che possono essere considerati occasione di sviluppo e odi creazione di nuovi bacini d'impiego. Per questo, rilevando, come ho fatto in apertura di questo mio breve discorso, l'incongruenza tra DPEF e manovra finanziaria, io ritengo che sia necessario che il centrosinistra presenti una vera e propria contromanovra, perché non si tratta di fare dei semplici aggiustamenti o di rivendicare maggiori stanziamenti per uno o due capitoli, ma e' necessaria una svolta rispetto all'indicazione che è stata data con i documenti di bilancio, in modo che siano strettamente coerenti con l'impostazione del DPEF che da parte nostra avrà senz'altro un giudizio positivo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (Gruppo Misto). Presidente, colleghe e colleghi, voglio fare alcune brevi e sommarie considerazioni sul contenuto del documento di programmazione economica e finanziaria 2000-2002. Ritengo che il documento di programmazione economica e finanziaria, presentato dall'Assessore del bilancio della Regione Autonoma della Sardegna, rappresenti fedelmente l'inadeguatezza di questa Giunta regionale ad affrontare con metodi e sistemi innovativi le politiche di bilancio. Il fatto che questo documento sia quello presentato dall'allora Assessore del Bilancio, onorevole Scano, non ci induce a una considerazione diversa e benevola ed anzi conferma quanto prima detto, con l'aggravante che dei cavalli di battaglia del centrodestra, quali, ad esempio, il liberismo, la lotta agli sprechi e all'inefficienza, e alla burocrazia in genere, che pure avrebbero dovuto avere legittima e giusta collocazione in una proposta di bilancio seria, non si trova alcuna traccia.
Cominciamo dalla prima parte, dove si fa riferimento ai dati macroeconomici relativi al PIL nazionale e a quello regionale, nonché ai dati generali sull'occupazione. Nella programmazione regionale questo metro di valutazione, sia pure importante, non può essere considerato di grande utilizzabilità, perché se andiamo a considerare i dati delle maggiori imprese, relativi al 1998, ci rendiamo conto che le più grosse realtà economiche dell'Isola sono la Saras e Meridiana, che, come sappiamo, sono soltanto localizzate in Sardegna, producendo beni e servizi che necessitano di materia prima non presente in Sardegna. Così dicasi per altre realtà, a cominciare da quelle turistiche, che si riforniscono quasi esclusivamente da grosse aziende agroalimentari continentali. A ciò si aggiunga che, stante l'attuale formulazione dell'articolo 8 dello Statuto Sardo, avendo queste sede legale nel continente, non ci vengono trasferite nemmeno le quote delle imposte da queste pagate. Questo fatto droga di per sé tutta la politica di bilancio che andrebbe ripensata e indirizzata verso una riqualificazione della spesa per attenuare l'effetto della "pentola bucata" che consiste nel deflusso della spesa verso aree dell'Italia e dell'Europa attraverso le importazioni. . In definitiva occorre attivare una politica di bilancio che, favorendo le esportazioni nei settori trainanti dell'agroindustria, del turismo, dell'artigianato e dei trasporti, sia in grado di ancorare la spesa al tessuto economico sardo. E` opinione diffusa tra gli economisti che una politica di difesa e sostegno delle esportazioni può sostituire l'intervento pubblico nell'economia. Non vi è chi non veda l'evidente beneficio che trarrebbe la Sardegna da tale politica anche per quanto riguarda il problema occupativo di cui il documento traccia una analisi abbastanza preoccupante.
Altro dato da considerare nel documento di programmazione economica e finanziaria presentato dalla Giunta regionale è lo scollamento tra l'impostazione dello stesso che punterebbe al sostegno di alcuni settori e i tagli alla spesa previsti dal bilancio proprio in quei settori. Settori quali la scuola, le imprese, l'agricoltura subiscono tagli indiscriminati in chiara controtendenza con gli indirizzi del documento di programmazione economica e finanziaria; a ciò bisognerà porre rimedio emendando decisamente il bilancio.
Appaiono altresì inconsistenti se non inesistenti le soluzioni per fare fronte al forte indebitamento della Regione che parrebbe provenire in gran parte dal ripiano dei bilanci delle A.S.L. nonché delle spese correnti. In tali situazioni si individuano politiche di bilancio tese soprattutto alla riduzione delle spese e alla rimozione delle inefficienze. In tal senso occorre valutare attentamente l'operato dei direttori generali delle A.S.L. che sono tenuti ad introdurre meccanismi di controllo e qualificazione della spesa, tali da rendere economicamente sani i bilanci delle stesse. E` pacifico affermare che in questo settore non vi è stato alcun cambiamento se non in senso peggiorativo.
Per quanto riguarda le spese correnti, tutti ci riempiamo la bocca e denunciamo nella campagna elettorale l'enormità della macchina burocratica che consta di circa 9 mila dipendenti. Senza procedere a tagli occupazionali indiscriminati, andrebbero valorizzate le professionalità esistenti nell'apparato burocratico regionale riducendo il ricorso alle consulenze esterne, nonché attivare tutte le procedure di controllo della produttività e l'applicazione di tutte quelle norme tese, all'interno del patto di stabilità, alla riduzione dell'incidenza della spesa per il personale.
Nel documento di programmazione economica e finanziaria non si accenna alla specificità delle zone interne dove ogni tipo di valutazione effettuata necessita di aggiornamenti ed adattamenti, stante la particolarità e gravità della situazione socio-economica che porterà queste nel breve volgere di un decennio, se non vi saranno interventi strutturali di rilievo, ad una completa desertificazione. In queste zone dimostrano tutta la loro inefficacia gli strumenti di programmazione negoziata, cui anche questa Giunta vorrebbe fare ricorso. Occorre invece uno sforzo straordinario per il mantenimento dei servizi essenziali quali quello della scuola e della giustizia, che appaiono in smobilitazione, nonché interventi mirati alla capitalizzazione delle imprese, che sono per lo più di piccolissime dimensioni e incapaci di confrontarsi nel mercato.
Nel documento di programmazione economica e finanziaria inoltre manca completamente una valutazione economicamente seria sulla necessità di dotare la Sardegna di un moderno ed efficiente sistema bancario e finanziario riconvertendo quello esistente e favorendo la diffusione di istituti a carattere locale quali le banche di credito cooperativo che molti buoni frutti stanno dando in altre parti d'Italia. In definitiva mancano nel documento di programmazione economica e finanziaria o sono accennate in maniera insufficiente quelle politiche di bilancio che, stante le dichiarazioni dei massimi esponenti di questa Giunta, avrebbero dovuto essere rivoluzionarie. In particolare e, per ricapitolare, ritengo che il documento presentato sia insufficiente per la sua inattendibilità complessiva stante lo scollamento tra indirizzi e bilancio. Il documento non prevede l'introduzione di meccanismi di valutazione correttivi che tengano conto della peculiarità del prodotto interno lordo sardo rispetto ad altre parti d'Italia per le motivazioni su espresse: non prende in considerazione interventi mirati al potenziamento delle produzioni dei settori strategici con particolare attenzione all'esportazione, unica in grado di fare fronte, in termini di vitalità economica, alla contrazione della spesa pubblica; manca un quadro di interventi mirati ad affrontare le particolarità delle zone interne dell'isola che appaiono attanagliate in una crisi senza precedenti sia sotto l'aspetto economico che sociale; manca un serio progetto di diffusione e agevolazione del credito attraverso il potenziamento di banche locali; infine, e con questo chiudo, manca un riferimento alla modifica dell'articolo 8 dello Statuto per ottenere dallo Stato Italiano le quote delle imposte pagate dalle aziende che svolgono la propria attività nell'isola modificando l'attuale formulazione che fa riferimento alle imposte riscosse in Sardegna.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Manca. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 .
(La seduta è tolta alle ore 12 e 33.)
Allegati seduta
XXVIII SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
Martedì 25 Gennaio 2000
Presidenza del Vicepresidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 49.
LODDO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di venerdì 27 dicembre 1999, che è approvato.
CongediPRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Michele Cossa e Pasqualino Federici hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 25 gennaio. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Annunzio che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
Dai consiglieri PINNA - CUGINI - CALLEDDA - FALCONI - PACIFICO - SANNA Emanuele: "Disposizioni in materia di gestione del territorio e delle risorse geoambientali". (39)
(Pervenuta il 18 gennaio 2000 ed assegnata alla quinta Commissione.)
dai consiglieri DEIANA - DETTORI Bruno - DORE - LODDO: "Interventi a favore dei sardi residenti nell'Italia continentale e all'estero". (40)
(Pervenuta il 20 gennaio 2000 ed assegnata alla seconda Commissione.)
dai consiglieri DEIANA - DETTORI Bruno - DORE - LODDO: "Costituzione di un consorzio volontario per la tutela e la creazione di un marchio 'agnello sardo D.O.C.'". (41)
(Pervenuta il 20 gennaio 2000 ed assegnata alla quinta Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
LODDO, Segretario:
"Interrogazione COSSA sullo svincolo tra la S.S. 554 e la S.P. Sestu-Elmas". (64)
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla SOGEAAL". (65)
"Interrogazione VASSALLO - COGODI - ORTU, con richiesta di risposta scritta, sui problemi inerenti alla sclerosi multipla". (66)
"Interrogazione VASSALLO - COGODI - ORTU, con richiesta di risposta scritta, sulla convenzione della compagnia di navigazione Sardinia Ferries che prevede la riduzione tariffaria per gli studenti". (67)
Discussione del documento di programmazione economico-finanziaria
2000-2002 (Doc. n. 3)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento numero 3/A.
Per un accordo raggiunto nella Conferenza dei Presidenti di Gruppo la discussione verrà introdotta da un intervento del Presidente della Giunta regionale. Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta regionale.
FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, alla base dei nostri ragionamenti deve essere posta, a nostro giudizio, una necessaria premessa, senza la quale, io credo, il contributo di analisi, di critica e di proposte che ciascuno di noi vuole portare nel dibattito rischia di apparire distorto, impreciso e fuorviante. Lo dico rivolgendomi ai colleghi dell'opposizione, ma anche a quelli della maggioranza, perché avverto l'attenzione particolare che, in questa delicata fase della vita autonomistica, l'opinione pubblica rivolge al nostro lavoro, al nostro impegno politico dal quale attende dei risultati positivi, iniziative concrete ed obiettivi coerenti.
La premessa deve tener conto delle aperture, del rispetto dichiarato da parte di questa Giunta regionale nei confronti del lavoro predisposto e degli accordi conseguiti dalla precedente Giunta, lungo una doverosa linea di continuità dell'azione di governo della Regione, che non deve mai essere disconosciuta e dimenticata. Noi non abbiamo mai avuto, né abbiamo la superbia intellettuale di dire che tutto quello che è stato fatto non c'è, o di non perseguire gli obiettivi fondamentali di sviluppo della Sardegna che invece non devono avere soluzioni di continuità. E' un dato questo che è riscontrabile nelle stesse dichiarazioni programmatiche, nel documento di programmazione economica e finanziaria, che è alla base della nostra attenzione, nell'impostazione, di conseguenza, della legge finanziaria e del bilancio 2000. E' quella che ho più volte assicurato, in precedenti dibattiti in quest'aula e in occasione di pubblici incontri, essere la doverosa continuità amministrativa e programmatica che la nuova Giunta regionale garantiva e che nel contempo poneva, come pone, a base del principio di discontinuità, con la quale intendiamo qualificare la nostra iniziativa politica.
L'aver portato a compimento tutte le deliberazioni e i provvedimenti predisposti dalla Giunta Palomba e l'aver avviato i provvedimenti attuativi dell'intesa Stato-Regione sono un'ulteriore garanzia della concezione che questa Giunta regionale ha del Governo della Regione e della serietà con la quale intendiamo operare, senza esprimere giudizi di responsabilità per quanto riguarda il passato, ma soprattutto attenti al futuro. L'opposizione fa, com'è naturale e doveroso, la sua parte e dall'opposizione attendiamo giudizi critici, ma propositivi, un confronto anche duro, ma leale e costruttivo, perché tutti insieme si possa dare risposte positive alle aspettative dei sardi che attendono soluzioni concrete ai problemi che gravano sulla nostra Isola e sulle nostre comunità.
Gli arroccamenti, le contrapposizioni sterili, le denigrazioni non servono a nessuno, non fanno andare lontano. Bisogna che la politica assuma ed esalti la sua funzione civile. Mi sia consentito, allora, di dire che nel dibattito politico che si è sviluppato al di fuori delle sedi istituzionali si è voluta propagandare una immagine di perfezione del provvedimento di programmazione economica e finanziaria della Regione, che stiamo esaminando, piuttosto che l'individuazione e l'analisi dei contenuti. Se nelle sedi istituzionali, in Commissione e in Assemblea, in maniera strumentale e pervicace, si insiste sulle primogeniture o sulla rispondenza del provvedimento ai canoni giuridici e tecnici della normativa vigente, e non si vuole in alcun modo tenere deliberatamente conto dei fattori e delle contingenze politiche e temporali a disposizione della Giunta regionale, di questa come di qualsiasi altra Giunta, chi muove questo tipo di contestazione rischia un clamoroso autogol!
E l'autogol sta proprio nel mancato rispetto, quando era al governo della Regione, di quei canoni, di quei contenuti, di quei termini, proprio da parte di chi oggi muove le critiche e ieri era al governo della Regione. Credo che sia utile per tutti rileggere quelle norme. "Il DPEF approvato dalla Giunta regionale" recita la norma "e' trasmesso al Consiglio entro il 15 maggio dell'anno precedente all'esercizio finanziario cui si riferisce". Evidentemente non era quella che io presiedo, la Giunta obbligata ad approvare e presentare entro quel termine il documento di programmazione economica e finanziaria. Tutti comprendiamo, io per primo, che la scadenza elettorale e i conseguenti adempimenti non hanno consentito il rispetto di quei termini e di quelle formalità. Non si vuole comprendere che questa Giunta regionale, che opera da neppure due mesi, ha fatto una scelta di continuità amministrativa e funzionale, che va apprezzata come segno di serietà e garanzia per la stessa Regione, portando a compimento processi programmatori e giuridici già avviati, che non potevano e non possono essere interrotti, pena il caos amministrativo e politico che ne deriverebbe. La scelta della discontinuità, onorando gli impegni politici e programmatici assunti da questa Giunta e dalla maggioranza che la sostiene, andrà fatta a tempo e luogo.
Non sussistono, perciò, serie e fondate ragioni per gridare allo scandalo, per additare questa Giunta al ludibrio dell'opinione pubblica come se avesse commesso non so quali nefandezze. Tanto meno sono vere, ragionevoli e utili le accuse che strumentalmente vengono fatte di presunta copiatura o furto di idee in ordine al DPEF. Meraviglia soprattutto, lo dico con estrema amicizia e fraternità, che paladino di questa battaglia sia chi dei documenti della programmazione regionale ha acquisito, per la sua lunga esperienza professionale, un bagaglio culturale, tecnico e politico, e più di ogni altro ne conosce i meccanismi e le regole di formazione e di acquisizione, compresa l'appartenenza di quel lavoro e di quei documenti al patrimonio culturale, politico e amministrativo della Regione.
La nuova legge di contabilità della Regione impone che l'esame e l'approvazione delle leggi finanziaria e di bilancio debbano essere preceduti dall'approvazione del DPEF, al quale tali leggi sono strettamente e funzionalmente correlate. La lunga crisi regionale, così come le scadenze elettorali alle quali ho fatto cenno, e che hanno condizionato il procedimento preparatorio di predisposizione e approvazione da parte della Giunta del DPEF, non poteva non avere, come in effetti ha avuto, condizionamenti determinanti nella predisposizione di tutta la manovra finanziaria che è già all'esame del Consiglio. Rispetto al passato, però, la manovra finanziaria del 2000 ha un pregio: una stretta correlazione con il DPEF che stiamo approvando, così come vuole la corretta applicazione della legge numero 11 di contabilità.
Il primo DPEF, approvato dal Consiglio regionale nella passata legislatura, non aveva una tale caratterizzazione, così come non aveva tutti i requisiti richiesti: mancava l'esame esaustivo dei risultati raggiunti, anche in termini economici, dai programmi e dagli interventi finanziati con il bilancio pluriennale, mancavano le previsioni del ricorso all'indebitamento, mancavano le priorità delle politiche e delle azioni da perseguire e attuare, anche in riferimento alla legislazione da emanare per il conseguimento degli obiettivi programmatici dello sviluppo regionale, in particolare quelli dell'occupazione, del reddito e del sistema delle infrastrutture e dei servizi alla produzione, mancavano le indicazioni dei programmi assessoriali e interassessoriali, compresa l'attività degli enti e delle aziende regionali. Non per questo, onorevoli colleghi, non il DPEF non venne approvato, si procedette all'approvazione del DPEF, che registrò critiche costruttive nella comprensione unanime che si stava avviando una fase nuova e sperimentale che doveva comunque andare avanti.
La Giunta regionale ha voluto far proprio il lavoro già predisposto per il secondo DPEF, dando atto all'allora Assessore della programmazione, il collega Scano, dell'impegno profuso, ma ha voluto imprimere un proprio segnale qualificante riservandosi, per la ristrettezza dei tempi, di trasferire al DPEF prossimo, da presentare nei termini previsti dalla legge, quindi entro il mese di maggio, la vera rivoluzione programmatica, sociale ed economica con la quale intende dare la svoltaper lo sviluppo e l'occupazione in Sardegna.
Il primo DPEF, approvato nel 1998, ha sviluppato l'analisi degli aspetti strutturali, ha rappresentato per sommi capi il grado di realizzazione dei precedenti programmi, ha formulato le previsioni di entrata, ma non ha fissato i limiti dell'indebitamento, che rischia di portare la Regione al collasso, così come non ha fissato in maniera inequivocabile gli indirizzi e le priorità delle politiche. Se il DPEF del 1998 era un documento dichiaratamente sperimentale, quello del 1999, pur esaminando tutte le situazioni dello sviluppo della Sardegna, ha anch'esso ancora un carattere di sperimentazione e, nonostante l'arricchimento al quale ho fatto riferimento, non è tuttavia quello che la legge vuole e che la Giunta avrebbe voluto, cioè un DPEF che non si limita ad enunciare indirizzi e priorità, ma che riesce a vincolare i successivi documenti finanziari, prevedendo in maniera cogente le loro linee guida. E` certamente un documento che presenta un grado di affinamento migliore e più snello del precedente, l'analisi preliminare è più attenta anche se non si è ancora arrivati ad un giusto grado di definizione. Deve essere tuttavia sottolineato ancora una volta, che il DPEF 2000/2002 ha il pregio di fissare i limiti dell'indebitamento e che questa è la novità assoluta rispetto all'elaborazione alla quale si era arrivati nel luglio scorso.
La manovra finanziaria presentata dalla Giunta non poteva che essere in linea con queste scelte. Dopo l'approvazione del DPEF la Giunta è impegnata a garantire la coerenza dei documenti relativi alla manovra con quello economico che li precede; deve farsi carico quindi di presentare eventuali emendamenti per rispettare questa coerenza. Il bilancio presentato, pertanto, che rispetta il livello di indebitamento determinato secondo i criteri fissati nella nuova legge regionale di contabilità, rafforza la funzione dei disegni di legge collegati, semplifica la legge finanziaria 2000, rispetta quindi i vincoli indicati dal DPEF e persegue le finalità generali espresse. Il prossimo DPEF conterrà vincoli più precisi, detterà regole più coerenti con gli obiettivi che la Giunta intende perseguire e potrà quindi rappresentare quella svolta reale della politica economica e di sviluppo che si è impegnata a imprimere per il progresso della Sardegna. Questo era il passo obbligato, conseguente al dilatarsi della crisi politica per evitare un'ulteriore e dannosa dilazione della manovra finanziaria complessiva ed un prolungamento dell'esercizio provvisorio con ricadute negative su tutto il sistema delle imprese, sul sistema degli enti locali e sul sostegno alle categorie più deboli. D'altra parte è necessario affermare, con decisione e chiarezza, che i dati strutturali sui quali tale documento si fonda non possono essere né di destra né di sinistra. L'analisi strutturale infatti deve essere mantenuta entro i paletti fissati dall'Unione Europea, le leggi comunitarie, le leggi nazionali, le stesse scelte fatte dal Governo, all'interno cioè di un sistema che non è né semplice né facile scardinare, tanto è consolidato, e che tuttavia deve essere profondamente modificato. Abbiamo tutti contezza che il DPEF nasce all'interno di una normativa nazionale e europea che impegna tra l'altro anche la Regione sarda al rispetto del patto di stabilità, con poste di bilancio rigide e in presenza di un forte indebitamento, condizioni delle quali qualunque Giunta regionale dovrà tenere conto, come quadro di riferimento obbligatorio, canovaccio che non si può stravolgere, tanto meno repentinamente come si pretenderebbe da questa Giunta che, è bene ancora ricordarlo, opera da appena due mesi e ha dovuto far fronte ad emergenze di particolare gravità. Non si comprende perciò il clima velenoso che si è voluto creare imbastendo una polemica che non ha sostanza politica né contenuti propositivi.
Il documento presentato dalla Giunta ha certamente, pur nei limiti che ho rilevato, una valenza tecnica, progettuale e politica. Il DPEF vuole essere infatti anche un quadro di riferimento per l'intesa Stato-Regione, per quella che è stata raggiunta e per quella che si sta cercando di raggiungere, devo dire, con grande solidarietà da parte delleforze politiche che fanno parte della maggioranza di Governo e che stanno dando un grande contributo di continuità nell'azione amministrativa. E` certo che occorre completare questa intesa Stato-Regione per quanto riguarda le risorse comunitarie, le risorse destinate alle aree depresse e il bilancio dello Stato. Però, onorevoli colleghi, rappresentanti del popolo sardo, dobbiamo perseguire l'obiettivo che non è quello di accusarci a vicenda, ma di ottenere che lo Stato territorializzi il proprio bilancio; non riusciremo mai a dimostrare l'entità delle risorse necessarie per le aree depresse se lo Stato non regionalizza il proprio bilancio.
Il bilancio dello Stato non tiene conto delle debolezze strutturali delle Regioni dell'Obiettivo 1, e destina le risorse in maniera non equa; nemmeno i recenti provvedimenti sul cosiddetto federalismo fiscale conseguono tale obiettivo. E' questa l'esperienza che abbiamo vissuto con le politiche per il mezzogiorno, è l'esperienza che abbiamo vissuto con l'attribuzione delle risorse comunitarie; ogni volta che l'Unione europea interviene a favore delle aree depresse diminuisce l'intervento dello Stato. Ogni volta che si determinano interventi straordinari, a questi corrispondono interventi ordinari a vantaggio delle aree più forti. Occorre dunque modificare il rapporto Stato-Regione, occorre dare un taglio diverso e innovativo al bilancio dello Stato per incidere veramente sulla crisi strutturale delle aree deboli del Paese e quindi, per quanto ci riguarda, della Sardegna nel suo insieme. Non è che lo Stato non lo stia facendo, ci sta provando, ma trova ovviamente una ferma opposizione da parte di quei Ministri che continuano a guardare solo ai propri capitoli di bilancio, che non agiscono per obiettivi, per grandi filoni di intervento, per filiere. Ci troviamo all'interno di un sistema che, per poter essere modificato, richiede anche una innovazione di carattere culturale. Questa è la sfida che ci attende: scardinare il sistema e le vecchie logiche! Perché il DPEF fissi veramente gli obiettivi e diventi cogente nei confronti della manovra finanziaria non basta dire: "La manovra finanziaria non è coerente col documento di programmazione economica -e finanziaria" quasi che noi non vivessimo all'interno di un sistema che è quello che è, quasi che noi non dovessimo provvedere a varare una nuova legislazione, un processo di delegificazione, una semplificazione delle procedure, alla predisposizione di testi unici, comprensibili, chiari e di facile attuazione, che siano veramente il punto di riferimento per tutti. Senza questa rivoluzione è inutile parlare di documento di programmazione economica e finanziaria e di manovra finanziaria.
Dobbiamo scardinare un sistema consolidato, dobbiamo creare le condizioni per modificarlo profondamente con proposte coerenti e innovative. Lo stesso DPEF va profondamente modificato con proposte integrate, dipartimentali, interdisciplinari; deve essere fatta con puntualità l'analisi della situazione macroeconomica della Regione per settori e territori, perché la Sardegna non è tutta uguale; non si può fare un DPEF che tratti in modo uniforme situazioni diverse e non si possono dettare politiche economiche valide per tutto il territorio regionale, è una sfida nella sfida, è il punto centrale del cambiamento che siamo impegnati a realizzare in Sardegna per valorizzare le nostre risorse umane, naturali ed economiche, perché la nostra regione possa competere in Italia e in Europa. E` una sfida alla quale i sardi guardano con attenzione ed interesse e in questa sfida dobbiamo misurare le nostre capacità creative ed operative, tutti, maggioranza ed opposizione.
Io credo che le polemiche fini a se stesse non servano, che non siano più rispondenti alle esigenze di una società moderna come la nostra, perché non giovano alla causa comune, tanto meno a quella di parte. Di questo credo che dobbiamo avere consapevolezza se insieme vogliamo dare ai sardi gli strumenti di cui hanno bisogno per crescere, per svilupparsi e per creare quelle condizioni di cui tutti siamo ovviamente convinti.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore di maggioranza.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Alcune precisazioni sono in qualche modo superflue, considerando l'intervento del Presidente della Giunta che ha chiarito qual è il contesto temporale in cui si situa questo documento di programmazione economica e finanziaria ed anche il contesto politico che è del tutto particolare. Il DPEF dovrebbe, per sua natura, essere presentato ed approvato qualche mese prima della manovra finanziaria, cioè a maggio, per dettare le linee programmatiche su cui elaborare le scelte concrete che poi si fanno a settembre con la legge finanziaria e la legge di bilancio. Questo è l'iter, questa è la cadenza ordinaria che la Regione dovrebbe rispettare per tutte le fasi della programmazione della propria politica finanziaria e economica. Oggi ci troviamo invece ad esaminare a gennaio, in Aula, un DPEF che si sarebbe dovuto presentare prima ma che, per questioni contingenti, il Consiglio non ha potuto esaminare; lo stiamo facendo oggi mentre in Commissione stiamo già procedendo all'esame degli articoli della legge finanziaria. Questo dato di fatto non può non condizionare anche il dibattito odierno sul DPEF.
Questo per quanto riguarda il contesto temporale; l'altra annotazione, sulla quale non intendo soffermarmi è che siamo in un contesto politico del tutto particolare. Il DPEF è stato presentato formalmente dalla Giunta precedente a cavallo delle elezioni ed è stato successivamente fatto proprio dalla nuova Giunta; è un DPEF quindi, condizionato evidentemente dall'instabilità politica che ordinariamente accompagna qualunque periodo elettorale, ma che, come sappiamo, quest'anno è durata più del prevedibile. Tutto ciò, però, io credo che non voglia dire che questo DPEF non ha una paternità, né che questo DPEF sia inutile. E vorrei spiegare il perché. Io credo che il DPEF che stiamo esaminando abbia un merito sotto due profili. Il primo è che pone con decisione il problema del risanamento finanziario, e lo pone in termini coraggiosi. Il secondo è che, così com'è stato detto anche dal Presidente della Giunta, in termini un po' più sfumati, il problema di dare a questo documento un grado di definizione più alto sulle scelte di politica finanziaria ed economica, cioè sulla destinazione delle risorse finanziarie che la Regione ha o che riceve - in gran parte riceve - e che distribuisce nel territorio regionale, sulla società e sull'economia della Sardegna. È stato detto che il DPEF come strumento si sta perfezionando, e speriamo che possa sempre di più perfezionarsi acquisendo un grado di definizione molto più alto, proprio rispetto agli interventi specifici che si vuole perseguire nell'arco temporale di riferimento, cioè dell'esercizio in corso e del triennio.
Torniamo però al problema fondamentale, alla prima questione che questo DPEF affronta - come ho detto - con grande senso di responsabilità, cioè il nodo centrale che è quello del rispetto del patto di stabilità e del contenimento del disavanzo. E` molto importante fare chiarezza, molto brevemente, su tre aspetti di questo problema.
Innanzitutto, per quanto riguarda la questione del disavanzo e dell'indebitamento, occorre chiarire l'entità di questo disavanzo; secondariamente, bisogna chiarire qual è il limite dell'indebitamento ammissibile e in terzo luogo, cosa sicuramente più difficile, capire qual è l'effettiva consistenza del debito, perché su questo punto in realtà si sono scatenate e si stanno scatenando le polemiche 'sull'attuazione delle linee indicate in questo documento, attuazione che avviene attraverso la manovra finanziaria, quindi attraverso la legge finanziaria e la legge di bilancio, e tutti gli atti che sono collegati a queste. Non dimentichiamo che dovremo affrontare anche le questioni dei programmi legati al quadro comunitario di sostegno. Senza una conoscenza approfondita di questi tre aspetti, entità del disavanzo, limite dell'indebitamento e chiarezza sull'effettiva consistenza del debito, non è ipotizzabile fare scelte di politica finanziaria serie. Proviamo almeno ad iniziare a far chiarezza, anche se è un lavoro che dovrà continuare oltre il dibattito di quest'Aula. Innanzitutto occorre fare chiarezza sul disavanzo di amministrazione. Io credo che su questo non ci siano contestazioni. Il disavanzo è certificato ed ammonta, al 31 dicembre del 1999, a 4.092 miliardi. Se poi si considera il debito residuo dei mutui stipulati e in ammortamento si raggiunge, come previsione per il 2000, la consistente cifra di 5.966 miliardi. Il disavanzo di amministrazione è questo, ed è la somma dei disavanzi di gestione degli anni precedenti, più quello dell'ultimo bilancio approvato; non credo che ci sia da discutere su questo.
Ma veniamo al secondo punto, cioè qual è, a fronte di questo disavanzo, il limite di indebitamento che la Regione ha, perché questo è un grosso problema. A tutti è chiaro che non ci si può indebitare illimitatamente, che c'è un limite all'indebitamento. Il limite di indebitamento è misurabile sulla base del livello delle entrate disponibili, dice il DPEF, cioè di quelle entrate che sono indicate nel quadro tendenziale delle risorse finanziarie, una cifra che però deve essere diminuita delle quote di risorse a destinazione vincolata, secondo il dispositivo della legge numero 11, che è la legge di contabilità; e in più occorre considerare che queste entrate devono essere in qualche modo depurate da quelle spese che hanno carattere obbligatorio.
Quindi l'effettiva disponibilità scende a 1000 miliardi per anno. Se non venisse posto un freno all'attuale tendenza all'indebitamento, derivante dalla legislazione vigente, si arriverebbe, nel 2002, ad un importo della quota di ammortamento dei mutui che supererebbe la soglia delle entrate disponibili, per la precisione la supererebbe di 11 miliardi. Si arriverebbe a una quota di ammortamento dei mutui contratti di 1.011 miliardi, che è superiore alle entrate effettivamente disponibili. La capacità di indebitamento - sono parole testuali del DPEF - verrebbe così totalmente saturata e il bilancio diverrebbe un semplice elenco di spese obbligatorie. In questa prospettiva è chiaro che la politica finanziaria della Regione sarebbe sostanzialmente una serie di atti dovuti e basta.
Il terzo problema, però, riguarda l'effettiva consistenza del debito. Cioè, se è questo il disavanzo e se è questo il percorso che noi dobbiamo attuare per chiudere questo capitolo, per chiudere ed annullare il disavanzo di amministrazione che si accumula negli anni, bisogna capire qual è l'effettiva consistenza del debito. E può essere effettivamente avanzata su questo qualche perplessità, realisticamente, considerando che, a fronte di un disavanzo così alto, c'è contemporaneamente un altissimo livello di residui passivi. Questo è un problema noto. Occorrerebbe cioè, al fine di un chiarimento, una rigorosa analisi dei residui per accertare quanti di essi siano accantonamenti giustificati da effettivi impegni di spesa, che andranno a maturazione, e quanti invece siano accantonamenti non supportati da obblighi giuridici, da impegni giuridicamente validi. Se infatti si accertasse che una certa quantità di residui passivi non è supportata da effettivi impegni di spesa, ma è in realtà un insieme di residui di stanziamento, non di residui passivi propriamente intesi, che si prevede quindi che verranno spesi in tempi ragionevolmente accettabili, questi residui potrebbero essere cancellati; le somme relative, andando in economia, riequilibrerebbero il disavanzo di amministrazione, e si avrebbe quindi una diminuzione del disavanzo e, conseguentemente, una diminuzione anche dell'obbligo di farvi fronte con quote di ammortamento così rigide e così alte come quelle che abbiamo.
Però, fatta questa precisazione - che vedo che è condivisa in particolare dai colleghi dell'opposizione - occorre anche chiarire un'altra cosa: l'accertamento della reale consistenza dei residui passivi, che è un passaggio preliminare a qualunque decisione di espansione del livello di indebitamento, non è comunque un passaggio sufficiente; non si deve trascurare infatti - lo pongo solo come problema - il problema dei residui attivi, cioè di quelle entrate iscritte in bilancio e non ancora riscosse. Se cioè c'è una lentezza formidabile nello spendere le risorse regionali, che determina residui passivi, è ipotizzabile che ci siano valutazioni sbagliate anche sul fronte delle entrate, e che i residui attivi possano raggiungere anch'essi, una volta accertati realmente, un livello elevato, tale da annullare addirittura i vantaggi di una riconsiderazione dei residui passivi. Questo nessuno di noi lo può dire, oggi, in quest'Aula; occorre un'analisi tecnica specifica rigorosa, sui dati del bilancio.
Quindi è assolutamente necessaria ed urgente una decisa azione di ricognizione sull'effettiva consistenza dei residui, attivi e passivi, in modo da poter verificare con certezza il livello del nostro indebitamento attuale, e conseguentemente quello potenziale. Nella situazione attuale non abbiamo certezze, se non quelle risultanti dai bilanci, a cui ho fatto cenno anche poco fa. Il DPEF quindi profila tre possibili scenari.
Il primo consiste nel mantenimento dell'attuale trend di indebitamento, mantenimento che si avrebbe anche soltanto autorizzando nuovi mutui previsti in proiezione triennale dalla legislazione vigente. Questa ipotesi, però, produrrebbe un ulteriore insostenibile incremento degli accantonamenti per l'ammortamento dei mutui, otterrebbe cioè il risultato di saturare la capacità di indebitamento.
Il secondo scenario, particolarmente rigoroso, prefigura la possibilità di bloccare drasticamente l'indebitamento. L'effetto ovviamente sarebbe quello di impedire qualunque spesa di investimento da sostenersi con le risorse regionali; si potrebbero utilizzare soltanto quelle derivanti dai trasferimenti statali e comunitari, che d'altra parte, però, richiedono anche una quota di cofinanziamento da parte della Regione, quindi una soluzione del genere troppo rigida non è considerata percorribile dal DPEF.
La terza soluzione intermedia, scelta dal DPEF proposto, è una soluzione che confermerebbe il livello di indebitamento già autorizzato, però senza l'incremento di nuove autorizzazioni. In questo modo la crescita dell'indebitamento verrebbe arrestata nell'arco dei due esercizi, ponendo cioè come limite all'autorizzazione di nuovi mutui nel 2000 953 miliardi, e nel 2001 660 miliardi. Successivamente questa crescita dell'indebitamento verrebbe risanata attraverso un piano di ammortamento esteso nell'arco di tempo equivalente all'operatività del nuovo quadro comunitario di sostegno, quindi entro gli anni 2000/2006. Dal punto di vista squisitamente politico non si può non sottolineare il fatto che questa è l'impostazione data al DPEF dallo stesso centro sinistra, ma che comprensibilmente non ha potuto o voluto enunciare con grande clamore. E questo è comprensibile.
Approvando questa impostazione del DPEF, noi riconosciamo l'onestà intellettuale e politica del precedente Assessore al bilancio, e conseguentemente la manovra finanziaria verrà impostata su queste basi. Senza voler anticipare, ovviamente, il dibattito che faremo sulla manovra, è utile però mettere a punto una questione: mettiamo un punto fermo, noi non siamo favorevoli al rigore a tutti i costi, anche a noi sarebbe piaciuto trovare un assetto contabile e una mole di risorse finanziarie a disposizione della Regione e spendibili per una politica espansiva della spesa pubblica a favore dello sviluppo produttivo. Ma purtroppo il reddito dell'azienda Sardegna è quello che è, siamo costretti cioè, non tanto con il DPEF, ma a partire dal DPEF, nella manovra finanziaria che ci accingiamo ad esaminare, a tentare, per senso di responsabilità, perché teniamo allo sviluppo della nostra regione, una politica che sia di sostegno alle imprese e all'occupazione, ma contemporaneamente siamo obbligati ad una politica di risanamento del bilancio; e questa non è un'impresa facile, è un'impresa molto ardua, un'impresa che sarebbe probabilmente addirittura impossibile, se non potessimo contare sui trasferimenti attesi dal nuovo quadro comunitario di sostegno. La linea su cui verrà impostata la politica finanziaria della Regione dovrà essere quindi quella di utilizzare al massimo le risorse dell'Unione europea per gli investimenti, tenendo prudenzialmente disponibili le nostre risorse per cofinanziare questi investimenti.
A proposito di queste risorse, faccio una precisazione che probabilmente rimbalzerà poi nella discussione sulla manovra, ma che non è inutile affrontare anche in questo momento, molto brevemente. A proposito delle risorse comunitarie, da più parti si è detto che sono e devono rimanere aggiuntive rispetto ai trasferimenti ordinari e alle risorse regionali. Siamo d'accordo, le risorse che ci provengono dall'Unione europea o dallo Stato devono rimanere aggiuntive, e giustamente il Presidente della Regione ha detto che occorre una politica di stimolo nei confronti dello Stato perché l'aggiuntività di queste risorse non abbia un contraccolpo nella riduzione delle entrate ordinarie. D'accordissimo! Però è anche vero che l'aggiuntività delle risorse che ci provengono dall'Unione europea significa che sono risorse aggiuntive rispetto ad un bilancio sano. Se cioè è vero che la carenza di trasferimenti dall'esterno ha costretto la Regione all'indebitamento, questa è l'interpretazione più benevola della politica espansiva dell'indebitamento, se è vero - come dice anche il DPEF - che si è ricorso all'indebitamento perché si è interrotto un flusso finanziario consistente che negli anni passati è arrivato in Sardegna con l'intervento straordinario, con il piano di rinascita, con tutti i provvedimenti che sono venutinei decenni passati, e che quindi l'indebitamento ha questa origine storica, se questo è vero oggi occorre mettere però un freno all'indebitamento, proprio perché stanno arrivando nuove risorse e queste risorse vanno spese bene. Occorre cioè che queste risorse siano aggiuntive rispetto ad un bilancio sano. Credo che su questo non possiamo non concordare tutti.
Ed allora il merito di questo DPEF è aver posto, con coraggio, un problema che il Consiglio regionale, non soltanto la maggioranza, deve affrontare con coraggio e senso di responsabilità. Se è vero questo, allora si tratta veramente di avviarci ad una stagione di programmazione nuova. Pesa su questo Consiglio regionale una responsabilità enorme, che è quella di fare scelte di programmazione per l'utilizzo delle risorse che ci stanno arrivando, ma credo anche che pesi la responsabilità di aprire una stagione nuova per quanto riguarda il metodo della programmazione. Si fa cenno, anche nel DPEF, alla necessità, per esempio, di rivedere la normativa sui programmi integrati d'area. Su questo, probabilmente, un dibattito più approfondito ci porterebbe a considerazioni interessanti, su cui può darsi che maggioranza ed opposizione non si trovino d'accordo, anche per la valutazione che è implicita sul passato, su come questo nuovo metodo di programmazione, la programmazione negoziata, è stato impostato dal Governo nazionale ed anche dal Governo regionale. E' una programmazione negoziata che spesso, con la volontà di arrivare ad integrare realmente sia le risorse pubbliche con quelle private, sia i diversi livelli di programmazione, cioè quello nazionale, quello regionale e quello locale, ha creato una rete così rigida, così sclerotizzata che ancora c'è una mole enorme di risorse ferme, inutilizzate, sui programmi integrati d'area, sui patti territoriali, su tutti quegli strumenti di questa programmazione che viene chiamata negoziata, ma che in realtà sta dando luogo a una negoziazione infinita, che frena l'attuazione di queste politiche, frena l'arrivo delle risorse ai destinatari, cioè gli operatori pubblici e privati.
Io chiudo con una precisazione: sono d'accordo che il vero volto della programmazione, il vero volto del DPEF, possa emergere prossimamente sia nella manovra finanziaria, sia nel prossimo DPEF, sul quale tutti saremo chiamati a dare il meglio di noi. Questo Consiglio, la maggioranza e l'opposizione sono chiamate a dare il meglio di sé per aprire una stagione diversa della programmazione economica e finanziaria. Su questo avremo modo di discutere in particolare in occasione dell'esame della manovra finanziaria; su questo credo che sia necessario veramente un grande senso di responsabilità in quest'Aula e in Commissione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.-F.D.). Io parto da una considerazione politica: mi sembra che il Consiglio regionale sia in bilico tra uno scontro duro, ma produttivo, tra maggioranza e opposizione e - diciamo così - una "guerra nucleare". Io, presidente Floris, sto nel primo scenario, nello scontro duro, ma produttivo. Ma, lo dico anche in relazione alle sue considerazioni, bisogna che sia chiaro che il tono della polemica non dipende solo né principalmente dall'opposizione. Io ho sentito in questi giorni dei membri della Giunta parlare come se fossero all'opposizione. La polemica può essere dura e anche durissima, ma intelligente; la durezza non deve andare a discapito dell'intelligenza Io credo, e sono convinto che lo pensi anche il presidente Floris, che la Giunta e la maggioranza, la polemica con l'opposizione debbano farla, se ci riescono, governando meglio, non alzando i toni.
Quanto a noi, da questi banchi, dobbiamo aver chiaro e abbiamo chiaro che l'opposizione, anche quando le circostanze richiedono che sia forte e aspra, come in questa situazione, non deve mai far pensare che dica "no" comunque, solo perché è opposizione. Se l'opposizione facesse questo, e noi non intendiamo farlo, rimarrebbe opposizione a lungo, e non è questo il nostro disegno.
La legge finanziaria 1998 (ricordo en passant che la Giunta entrò in carica a metà gennaio e due mesi dopo venne approvata la finanziaria) conteneva una forte novità, chiudeva la pagina dei vecchi documenti di programmazione. Io vedo bene i limiti dei documenti di programmazione: quello dell'anno scorso era chiaramente sperimentale, quello di quest'anno fa un passo avanti, ma ci sono ancora dei passi da compiere per avere il vero documento di programmazione economica e finanziaria, ne sono ben consapevole. Ma quando si dice questo io spero che si ricordi cosa erano i programmi pluriennali o i piani generali. Questa e' un'altra storia, siamo in un'altra dimensione. La legge finanziaria 1998 introdusse questa importantissima novità e pochi mesi dopo il documento di programmazione venne presentato. Introdotto nell'ordinamento a marzo, venne presentato a fine maggio o i primi giorni di giugno; venne approvato dalla Giunta, il Consiglio lo discusse e lo approvò a settembre a larghissima maggioranza. Mi pare di ricordare che il centrodestra lo votò.
Quel DPEF - io ci torno un attimo, perché ne ha parlato il presidente Floris, altrimenti non ne avrei parlato - scelse con nettezza una linea, l'asse di quel documento è l'innovazione. E' vero che una cosa è dire, un'altra è fare, questo è chiaro a tutti, maggioranza ed opposizione, ma quel documento dice: "Occorre un cambiamento profondo su tre terreni per l'avvenire della Sardegna: sul terreno politico e istituzionale, sulla pubblica amministrazione, sulle politiche di programmazione e di bilancio". Quel documento del 1998 apre una riflessione sullo sviluppo sardo e fa sulla finanza regionale un'operazione verità. Sì, è vero che non ci sono ancora gli indirizzi per la gestione finanziaria, però per la prima volta, credo dopo molti anni, si ha un quadro abbastanza preciso delle finanze regionali. Quel documento ha anche un altro pregio: pone in modo brutale la questione dell'assenza di controllo, di informazione, di valutazione, di monitoraggio sulla spesa della Regione.
Il DPEF 2000/2002, quello all'esame del Consiglio, è la continuazione di quel primo documento. Si è discusso molto, ci si è pure azzuffati sulla questione della paternità: "Hai copiato", "Ti querelo", "L'hanno scritto funzionari e consulenti". Se posso dire la mia opinione, fino a stamattina non avevo capito la posizione della Giunta, che su questo argomento ha detto tutto e il contrario di tutto. Ha detto sia che sono uguali, sia che sono diversi; sia che la linea politica è quella precedente perché non c'è stato il tempo per rivederlo, sia che la linea politica invece è nuova; sia che è stato fatto proprio il documento precedente, sia che l'Assessore non c'entra nulla perché è frutto del lavoro di tecnici e di consulenti. Ma non era meglio, assessore Pittalis, dire con semplicità le cose come stanno? Io penso di sì. Il documento che porta la mia firma non era un semplice materiale di lavoro, fu trasmesso formalmente alla Giunta, nel luglio 1999. Credo che il ritardo si capisca, c'erano le elezioni. La Giunta non lo discusse e non lo approvò non per disinteresse, ma per una scelta di tatto istituzionale, perché non si poteva impegnare la politica finanziaria dei tre anni successivi mentre finiva il lavoro di quella Giunta. Questo lo si dovrebbe apprezzare.
Il documento allora trasmesso e quello approvato dalla Giunta Floris sono pressoché uguali, salvo qualche integrazione e qualche aggiornamento. Io ho l'elenco, potrei leggerlo. Quello era un documento istituzionale, era un documento trasmesso da un Assessore alla Giunta. Il Centro regionale di programmazione, l'Assessorato del bilancio, i consulenti, hanno lavorato, come deve accadere, come accadrà anche per il futuro, sulla base di un'indicazione politica dell'Assessore. Ma voi pensate che Amato scriva il DPEF? Lo scrivono gli uffici e i consulenti, Amato li guida. E così è successo anche qui. Aggiungo, ma non è essenziale, che alcune parti politicamente significative sono anche scritte personalmente dal sottoscritto, ma questo non cambia il problema. Io spero che, con questi chiarimenti, e anche con le cose dette dal presidente Floris e dal relatore di maggioranza nel suo serio intervento, la disputa sulla paternità possa considerarsi conclusa.
Veniamo alla sostanza, questo è il punto vero, il cuore del DPEF sta nel tenere insieme due dati. Cioè, tra chi dice: "il punto è l'economia" e chi dice: "il punto è l'indebitamento", il DPEF dice: "I punti sono due: l'economia e lo stato della finanza regionale", e dobbiamo coniugare questi due dati, ossia coniugare due sfide: la sfida per lo sviluppo e per il lavoro, nel nuovo quadro della moneta unica e dell'Unione Europea e la sfida per il risanamento della finanza regionale. Dobbiamo, cioè, mettere in equilibrio due necessità.
A pagina 20 del documento di programmazione economica e finanziaria si dice con chiarezza, affrontando la questione delle prospettive della Sardegna: "Non si dovrebbe registrare un accrescimento del divario in termini di reddito rispetto alla media nazionale, anzi si dovrebbe verificare una riduzione della forbice". I dati pubblicati sui giornali di oggi, forniti dal CRENoS, confermano e per certi versi migliorano questa previsione. Naturalmente sono dati più recenti. I dati sembrerebbero dire, e lo dice già il DPEF, che il peggio dovrebbe essere alle nostre spalle. Poi si dice una seconda cosa e cioè che la dinamica occupazionale sarà lievemente migliore e che nel corso del 2000 dovrebbe esserci anche un'inversione di tendenza, ma il tasso di disoccupazione dovrebbe continuare a gravitare intorno al 21 per cento, ciò naturalmente senza le politiche pubbliche, come puro schema di previsione; e questo noi sardi non possiamo accettarlo. Qui sta il senso dello sforzo compiuto, soprattutto ma non solo, nel periodo 1998/1999 con la spesa per lo sviluppo e per il lavoro, cioè per promuovere la crescita economica e creare occupazione, arrivando a tassi superiori rispetto a quelli prevedibili.
Questa, colleghi, è la ragione del piano per il lavoro e della legge finanziaria del 1999; le modalità mutano, si discutono, si verificano, si migliorano, ma quella politica nel suo assunto centrale va continuata; c'è la possibilità di crescita, ma solo se sostenuta dalla politica, solo se sostenuta dalla manovra di bilancio. Tutto ciò va fatto intensificando il risanamento e il ripianamento del debito e la riqualificazione della spesa. Dobbiamo tenere insieme questi due elementi.
Parliamo un attimo dell'indebitamento, il problema del debito è reale, non è un'invenzione. Tra l'altro se ne sta parlando perché i due documenti di programmazione economica e finanziaria hanno posto la questione, altrimenti non se ne parlerebbe tanto. Il problema può essere affrontato propagandisticamente o seriamente, e questo sia in relazione alla dimensione, sia in relazione alle cause, sia in relazione ai rimedi. Per valutare l'entità occorre ricordare, per aver chiari i termini reali, riprendo il ragionamento di La Spisa, che solo per una quota stiamo parlando di debiti nel senso proprio, si tratta di disavanzo di amministrazione in regime di bilanciodi competenza, ossia di mutui, in grandissima parte non contratti, autorizzati a pareggio rispetto a previsioni di spesa che in parte si realizzano e in parte no.
Per quanto riguarda le cause io ne vedo due, sostanzialmente. La prima è la riduzione dei trasferimenti statali, per effetto sia delle politiche di risanamento dei conti dello Stato sia della minore crescita del gettito tributario in Sardegna, legato alla crisi della nostra Regione. Ma io richiamo l'attenzione sulla seconda causa, perché ci si rifletta. C'è stato uno sforzo della Regione, sto parlando degli ultimi quindici anni, per capirci, per far fronte con risorse proprie al terremoto della deindustrializzazione, della fine delle partecipazioni statali, della fine dell'intervento straordinario, del crollo del vecchio modello di sviluppo. In questo contesto si è andata accumulando una legislazione di spesa caotica e spesso anche ispirata a un assistenzialismo che ha imbrigliato, invece che sostenere il sistema imprenditoriale. Se ne sono sentite e dette tante; io, per esempio, ho letto questa dichiarazione del Presidente Floris : "Vorrei che mi spiegassero a che cosa è servito indebitarsi tanto spendendo poco". Vedete, nella legge finanziaria del 1991 - mi perdoni Presidente Floris, perché era lei il Presidente della Regione - c'è un ricorso al mutuo a pareggio per 530 miliardi (530 nel 1991! Attualizziamo i dati), a fronte di un risultato di gestione invece positivo, mi pare di ricordare, di oltre 300 miliardi. Perché? Proprio perché le performances di impegno e di spesa in quei tempi erano bassissime, per quella e per altre Giunte. Un disastro!
Negli ultimi anni c'è stata già su questo piano una rivoluzione, in attesa di quelle venture. La Regione eroga ogni anno pagamenti per circa 8.000 miliardi; vorrei capire cosa sarebbe la Sardegna, senza questo. Dunque, vede, Presidente Floris, quella domanda: "Mi spieghino a che cosa è servito indebitarsi tanto senza spendere le risorse?", lei, prima di rivolgerla a Palomba, la deve rivolgere a se stesso che nel 1991 era il Presidente della Regione.
FLORIS (U.D.R.), Presidente della Giunta. Io non ho fatto questa domanda.
SCANO (D.S.-F.D.). Non lo sto dicendo per fare polemiche. Lo sto dicendo solamente per dire che sui problemi oggettivi bisogna fare una riflessione oggettiva.
FLORIS (U.D.R.), Presidente della Giunta. Lei si è inventato la domanda e la risposta.
CUGINI (D.S.-F.D.). Ha detto che l'ha letta sul giornale.
SCANO (D.S.-F.D.). Presidente, devo recuperare i trenta secondi che mi sono stati tolti. Sui rimedi - io per brevità adesso non affronto questa materia - dico solo questo: la finanza sana è strumento di sviluppo e noi dobbiamo avere una finanza sana, siamo d'accordo. Questo richiede uno sforzo pluriennale, energico ma graduale, richiede anche tagli fatti nelle direzioni giuste, ma il risanamento va pensato come un'operazione complessa di ristrutturazione della spesa, della legislazione e dell'amministrazione. Ecco, l'equilibrio "investimenti - risanamento" che è l'asse del DPEF nella manovra finanziaria a nostro avviso, non c'è. C'è una divaricazione. Con ciò non si vuole dire che il DPEF è perfetto e la manovra no; noi rileviamo una divaricazione e ci battiamo, questa è la nostra battaglia politica, per modificare la manovra. Nel biennio 1998 - 1999 c'è stato un impegno, io dico senza precedenti, ma lo dicono anche i dati ed i risultati che si iniziano a vedere, questo impegno, intrecciandolo con il risanamento finanziario, deve continuare - questo è il punto - per incidere sui tassi di crescita e sul tasso di disoccupazione, quindi devono continuare ad operare la legge numero 37, gli sgravi contributivi della legge numero 36, gli incentivi alle imprese, le nuove linee di finanziamento aperte con la legge finanziaria '99: sviluppo locale, Programmi integrati d'area, centri storici, riordino fondiario, ricerca, istruzione, formazione, alta formazione, diritto allo studio. E il quadro comunitario di sostegno, rispetto al quale il ritardo sta divenendo ad altissimo rischio, ne parleremo in un'altra occasione, deve essere utilizzato come la leva principale in mano nostra per determinare un salto nella competitività e nella produttività complessive del sistema. Nel DPEF, nel primo ed ancora di più nel secondo, che aper altro deve fare ancora tanta strada, c'è un altro punto importante: viene raccolta ed espressa quella nuova visione dello sviluppo sardo che, dopo l'insuccesso del vecchio modello, è stata elaborata e costruita non da un professore, non da un partito, non da un assessore, non da una Giunta, ma dal cervello collettivo dei sardi. Leggo dalla nota di orientamento sul Quadro comunitario di sostegno, che è un documento istituzionale e quindi, mi si passi la battuta, si può copiare, e poi io non mi lamento se si copiano cose buone; anzi, ne sono contento: "Le politiche e gli investimenti pubblici statali e regionali devono essere pensati in un unico ciclo di programmazione, un unico quadro programmatico fondamentale deve guidare la spesa." Ed ancora: "Il cuore strategico del nuovo ciclo di programmazione consiste nell'utilizzare l'insieme delle risorse e degli strumenti come una leva per abbattere significativamente il divario economico-sociale del sistema sardo e per determinare un grande salto nell'accrescimento della competitività e della produttività strutturale del sistema. Come diventare competitivi? Questa è la sfida della nuova programmazione."
Si ricordano le due opzioni fondamentali, la valorizzazione delle risorse interne materiali e immateriali e l'organizzazione della capacità di attuazione dall'esterno. Si dice, leggo perché mi sembrano frasi brevissime e molto chiare: "La qualità ambientale e culturale costituisce il fattore di vantaggio competitivo da mettere in campo a fronte delle note diseconomie nella produzione di beni e servizi, nella localizzazione di attività produttive, nella qualità della vita. L'insularità può e deve divenire, operando un ribaltamento, il punto di forza del nostro sviluppo. La comunità sarda deve saper operare una forte modificazione culturale e operativa sul tema del mare nei suoi vari aspetti: cultura, paesaggio, trasporti, impresa".
Per farla breve e non stare ad allungare le cose, leggo il passaggio fondamentale: "L'unico quadro programmatico assume come idea guida la nuova visione dello sviluppo sardo, basato sulla diffusione delle piccole e medie imprese, quale asse portante della crescita e sulla diversa funzione dell'ambiente, del turismo e dell'industria compatibile ad alto contenuto tecnologico, dell'agro alimentare, della formazione e della ricerca. Il binomio ambiente - turismo diviene il fattore trainante del processo di sviluppo".
Concludo con due rapidissime osservazioni finali perché vedo che il tempo è scaduto.
Il DPEF ha un allegato, lo schema di indirizzo delle politiche territoriali e ambientali. Questa è un'altra forte novità. Abbiamo ripreso il discorso, ricorderete la legge numero 33, sullo schema di assetto territoriale. Intendiamoci, non è lo schema di assetto territoriale, è un documento di indirizzo ma io richiamo questo punto per dire: si porti avanti questo lavoro, si arrivi, coinvolgendo naturalmente il Consiglio regionale, in uno o due anni, allo schema di assetto territoriale.
La considerazione conclusiva riguarda l'eredità. Ogni tanto si sentono lamentazioni sulla pesante eredità, i debiti, lo stato dell'amministrazione. A parte - consentitemi questa battuta - che alcuni l'eredità non l'hanno ricevuta dal nonno ma da se stessi, che cosa è la Regione lo sappiamo; la legislazione è caotica, l'amministrazione è inceppata, la Regione è annidata in ogni piega della vita dei sardi ma è incapace di creare i presupposti perché i sardi godano di un benessere simile a quello dei cittadini delle parti più avanzate del Paese. C'è tutto questo e c'è dell'altro ancora; ma vi sono anche, e su questo chiudo, nuovi strumenti e nuove risorse: l''intesa istituzionale di programma, il quadro comunitario di sostegno, la riforma del bilancio, il progetto della nuova programmazione, i PIA, il piano per il lavoro. Il Consiglio regionale della legislatura precedente, credetemi, quella iniziata nel 1994, avrebbe voluto ricevere da chi c'era prima un'eredità come questa.
PRESIDENTE.E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente,colleghi, e colleghe illustri, il contenuto del documento di programmazione economica e finanziaria è, come voi sapete, disciplinato dalla legge finanziaria del 1998 che ne disciplina anche la pratica attuazione, assumendolo quale nuovo strumento di programmazione nel corso dell'esercizio 1999. Venne definito da tutti, ed anche oggi in quest'Aula i colleghi che mi hanno proceduto lo hanno riaffermato, un documento sperimentale proprio per la vastità e i grandi temi che questo documento intendeva proporre e risolvere nell'ambito delle politiche di sviluppo. Nell'intento del legislatore regionale infatti il DPEF si propone di raggiungere importanti e innovativi processi di ricognizione dello stato dell'economia, dello stato della finanza pubblica in relazione alle politiche delle entrate e della spesa, delle ricadute della stessa spesa e degli interventi sullo sviluppo e sulla crescita economica e sociale. E` pur vero che questo ambizioso progetto non si può realizzare con la semplice proposizione del documento, ma si può realizzare solamente per gradi, dopo una necessaria sperimentazione che veda impegnate le strutture dell'amministrazione regionale in una continua, innovativa riorganizzazione dell'apparato burocratico ed in un aggiornamento continuo dei funzionari e dei tecnici. Si può così affermare che l'attuale documento di programmazione economica e finanziaria, per quanto soffra ancora dei limiti temporali di un processo appena avviato, al quale poc'anzi ho fatto riferimento, è penalizzato ancora più dai ritardi dipendenti dalla tornata elettorale di giugno dello scorso anno e dalla lunga crisi che si è conclusa appena due mesi fa, con la formazione dell'attuale Giunta. Questi sono dati obiettivi, a nessuno può essere addossata responsabilità alcuna; e però è vero che questi accadimenti obiettivi hanno inciso sia sui tempi di proposizione del documento di programmazione economica e finanziaria che, come tutti sappiamo bene, avrebbe dovuto essere presentato entro il mese di maggio del 1999, a carico e per adempimento della Giunta Palomba. Quindi, questo è un dato di fatto incontrovertibile, nessuno ha colpa; però è anche vero che i tempi ristretti, colleghi consentitemelo, per dare alla nostra Regione la legge di bilancio, in assenza della quale noi tutti sappiamo che nelle istituzioni regnerebbe il caos e qualsiasi possibilità di intervento nella direzione dello sviluppo e della crescita sociale sarebbe preclusa, hanno suggerito a questa Giunta, anche perché diversamente non avrebbe potuto fare, di assumere come traccia significativa dell'attuale documento oggi in discussione, il DPEF predisposto dalla Giunta Palomba. Questo documento, colleghi, di chiunque sia la paternità, l'ha detto anche il Presidente Floris, non può non essere condiviso nella parte in cui svolge un'analisi dello stato dell'economia e delle carenze di infrastrutture di base che ostacolano i processi di sviluppo. Questo documento, di chiunque sia la paternità, non può non essere condiviso da tutte le forze politiche presenti in quest'aula nella parte in cui esamina puntualmente lo stato di indebitamento raggiunto dal sistema Regione e quali sarebbero le conseguenze se, a legislazione vigente e senza interventi radicali di risanamento, si proseguisse ancora nelle politiche di spesa con i criteri del lontano e del recente passato.
Qual è il merito del Giunta, quindi, in questo DPEF? E` presto detto: la parte pregnante, significativa e innovativa risiede nella insolita capacità di armonizzare e rendere compatibili le risorse all'interno della legge finanziaria e del bilancio triennale che oggi è in discussione presso la Commissione bilancio. La legge finanziaria, colleghi, l'abbiamo sempre sostenuto da questi banchi, io personalmente, il collega Desiderio Casu, il capogruppo e tutti i colleghi di Forza Italia e dell'opposizione di Alleanza Nazionale, e non ci stancheremo mai di affermarlo e riaffermarlo fin tanto che servirà, ha proprio questo compito, che il DPEF della Giunta questa volta esalta, di rendere compatibili tra di loro i vari interventi e valutare se l'indebitamento complessivo della Regione è a sua volta compatibile con le risorse disponibili, non solo nel presente, e qui sta il punto, ma soprattutto nel futuro. Ecco perché, oggi più di prima, occorre tenere nella massima considerazione il problema delle compatibilità. Il merito di questo documento sta nell'aver recepito ed eliminato quel terribile rischio della compromissione delle risorse spendibili future, rischio nel quale si sarebbe necessariamente ricaduti ove non si fosse considerato con attenzione il problema dell'indebitamento attraverso la contrazione dei mutui. Ed ancora più grave sarebbe se poi i mutui venissero contratti per il finanziamento delle spese correnti e non per il finanziamento delle infrastrutture di base necessarie per eliminare quel gap che tutti quanti riconosciamo essere la causa principale del nostro stato di degrado e dello stato di stagnazione della nostra economia.
Il collega La Spisa ha ben rappresentato il problema nella sua relazione; è vero, senza una netta inversione di tendenza, la Regione sarda, vedendo impegnate tutte le sue risorse per finanziare la spesa corrente, definita ormai obbligatoria, perderebbe la sua possibilità, per l'assoluta indisponibilità di risorse da destinare ad interventi per investimenti produttivi, di incidere su qualunque processo di sviluppo economico e di crescita sociale. Sarebbe la resa della istituzione massima che abdicherebbe, rinunciando per propria scelta, alla sua funzione di indirizzo e di controllo dell'economia.
La manovra del 2000 e il bilancio triennale 2000 - 2002, si inquadrano quindi perfettamente nell'ambito del DPEF oggi in discussione; si tratterà solamente, affinché il documento possa essere considerato valido e significativo, di dare impulso a quei processi di aggiornamento dei mezzi e del capitale umano reperibili all'interno della struttura della Regione. Quanto di buono oggi è contenuto nel DPEF, mi rivolgo a lei, Assessore della programmazione, sarà tale solo dopo che questa Giunta avrà dato dimostrazione, come sono fermamente convinto che sia nelle sue possibilità, e in questi due mesi di governo ne ha dato dimostrazione, di avere la capacità di dare impulso a questo processo di ammodernamento degli apparati della Regione.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, mi sembra di cogliere due aspetti nel dibattito e nel confronto politico che ha finora caratterizzato l'esame del documento di programmazione economica e finanziaria e la manovra di bilancio che è stata presentata dalla Giunta. Il primo dato è che il DPEF e la manovra di bilancio, non possono essere disgiunti, ma hanno necessità di una lettura d'insieme. Il secondo elemento, più prettamente di merito, è che si nota un'evidente discrasia tra quanto indicato nel DPEF e quanto è stato proposto dalla Giunta nel bilancio pluriennale 2000 - 2002 e nella legge finanzia per il 2000. Infatti il DPEF, al di là delle dispute sulla paternità, è un documento che parte da un'analisi puntuale, seria, rigorosa che si fa carico dello sforzo di contenere l'indebitamento, di concorrere al patto di stabilità interna, e individua molto efficacemente, a seguito di un'analisi puntuale degli indicatori sociali ed economici, alcune linee di competitività che sono utili per consentire alla nostra regione di continuare un processo di crescita lungo una linea di competitività. Però la proposta che poi è stata formulata e che è stata presentata alle commissioni per i pareri di merito ed è ora all'esame della Terza commissione, non è coerente rispetto alle indicazioni del DPEF. E` come dire che il DPEF ha indicato le strade, ma se nella manovra finanziaria noi non stanzieremo le risorse necessarie, queste strade che sono state indicate a livello progettuale non potranno mai essere asfaltate, ma resteranno solo delle pie intenzioni, resteranno solo dei desiderata, resteranno solo delle indicazioni che non riusciranno a soddisfare determinati bisogni. Nei documenti che sono stati presentati, noi notiamo che manca appunto una coerenza rispetto a quanto il DPEF ha indicato. Basti pensare alla quattro linee di competitività che il DPEF indica, la prima che mira a rendere attrattiva, anche attraverso un processo di marketing territoriale, la nosttra regione per l'insediamento e lo sviluppo di nuove attività produttive e di nuovi insediamenti industriali. Rispetto a questa previsione, basta il dato della riduzione di centinaia di miliardi per i settori produttivi, che solo parzialmente sono stati recuperati con la presentazione degli emendamenti della Giunta.
La seconda linea di competitività indicata dal DPEF è quella di sostenere l'occupazione attraverso la promozione dell'iniziativa economica. Sappiamo come è stata disattesa la volontà politica di portare avanti il piano del lavoro che è stato cancellato annullando la possibilità di sostenere i mutui che dovrebbero contrarre, nelle prossime annualità, gli enti locali.
La terza linea di competitività è quella di accrescere le potenzialità del capitale umano e le risorse culturali per ridurre il disagio sociale. Rispetto a questo, proprio il parere dell'Ottava commissione ha dimostrato come sono state ridotte in termini inaccettabili le risorse per il settore della cultura e soprattutto per il settore della formazione. Io ritengo che il problema sia proprio la mancata attenzione a questi temi, che rappresentano, come è stato evidenziato nelle dichiarazioni programmatiche presentate in quest'Aula dal Presidente Selis, la vera scommessa, la vera linea di competitività, per far fare un salto di qualità alla nostra regione, partendo da una considerazione complessivamente positiva della nostra società che deve però investire sulla qualità e tener conto soprattutto della triade "formazione, informazione e informatizzazione". Rispetto a questi aspetti, che a mio parere rappresentano proprio la vera scommessa per la nostra Regione, notiamo la più totale disattenzione, che si traduce nella mancata destinazione delle risorse necessarie per favorire anche ciò che di nuovo c'è nel campo della formazione, cercando di dare risposte adeguate ad una domanda di formazione,che è rilevabile anche e soprattutto nei settori del terziario avanzato, sulle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione, e che il nostro sistema regionale non riesce a soddisfare adeguatamente. Non è adeguatamente sostenuta la necessità di un'integrazione tra le politiche dell'istruzione e della formazione, che sono i settori che dovrebbero favorire la riduzione di quelle situazioni di disagio sociale che sono rilevabili soprattutto attraverso indicatori come quello della dispersione scolastica. Mi è capitato di leggere proprio in questi giorni l'ultimo rapporto del CENSIS, presentato a fine anno, e ho notato, in una tabella che evidenzia le percentuali di dispersione scolastica in Italia, che, nella graduatoria delle provincie italiane, nei primi cinque posti vi sono le province di Sassari, Cagliari e Oristano. La provincia di Nuoro è al dodicesimo posto. E allora, se è vero che c'è, ed è documentato, un fenomeno di tale rilevanza, la Regione ha l'obbligo di rispondere in maniera adeguata per ridurlo. Nella nuova disciplina che il legislatore nazionale ha voluto dettare, stabilendo l'elevazione dell'obbligo scolastico a quindici anni, ma inserendo anche l'elevazione dell'obbligo formativo a diciotto anni, verrà introdotto un nuovo concetto, che è quello di "dispersione formativa", quindi noi dovremo tener conto anche di questo fenomeno oltre che della dispersione scolastica. Abbiamo la necessità di mettere in campo dei piani che abbiano caratteristiche di certezza e che possano essere attuati annualmente in modo da soddisfare la domanda formativa che è presente nella nostra regione. Vi è inoltre la necessità, se proprio vogliamo favorire l'insediamento di nuove iniziative nella nostra regione, di far coincidere la domanda e l'offerta di formazione con il fabbisogno delle aziende.
Noi abbiamo tante aziende che hanno avuto accesso agli incentivi previsti dai nuovi strumenti di programmazione negoziata, vale a dire allocati all'interno dei contratti d'area, dei patti territoriali, e che magari otterranno a breve anche i finanziamenti previsti dalla legge "488", abbiamo centodieci nuove iniziative che usufruiranno delle provvidenze previste dalla legge regionale numero 15. Ebbene, se noi non riusciremo a mettere in campo una proposta che riesca a dare risposta all'esigenza di formare le nuove figure professionali che sono necessarie per avviare le nuove iniziative industriali, perderemo anche la scommessa per quanto riguarda le possibilità di sviluppo economico e industriale della nostra regione. Vi è quindi la necessità di far incontrare domanda e offerta formativa, attuando un monitoraggio di tutte le nuove iniziative industriali per verificare quali sono le nuove figure professionali necessarie, e mettere in campo dei piani formativi strettamente finalizzati alle esigenze delle aziende. Se, oggi, gli imprenditori che hanno avuto l'accesso a queste provvidenze si rivolgono alla Regione per avere dei finanziamenti, si sentono rispondere che non c'è una lira.
Vi è la necessità dunque non di tagliare le risorse di 20 miliardi nel triennio, così come ha fatto la Giunta nel bilancio triennale 2000-2002, ma di destinare ulteriori risorse a questo fine.
E non è sufficiente dire che le risorse proverranno dal nuovo quadro comunitario di sostegno, perché queste risorse noi le riceviamo perché la nostra regione ha un prodotto interno lordo inferiore al 75 per cento della media dei paesi dell'Unione europea e ha un forte ritardo nello sviluppo. Queste risorse devono avere perciò un carattere di aggiuntività, non possono essere sostitutive rispetto alle risorse del bilancio ordinario, perché ci servono per superare quel differenziale negativo che noi abbiamo rispetto alle altre regioni più evolute.
Dobbiamo considerare inoltre che, nella riforma dei fondi strutturali europei, anche il fondo sociale europeo avrà una configurazione diversa rispetto al passato, per cui le risorse del fondo sociale europeo non verranno destinate quasi esclusivamente, come avveniva nel passato, alla formazione professionale, ma verranno destinate soprattutto per gli incentivi e per gli aiuti all'occupazione. E' necessario quindi che la Regione faccia una politica che tenga conto di quanto sta avvenendo in materia di formazione, che punti soprattutto su questa terza linea di competitività che è stata individuata nel DPEF, che è quella della valorizzazione del capitale umano, perché questa è la vera risorsa della nostra regione che può trovare un'occasione di ulteriore crescita anche all'interno di una precisa valorizzazione di quella quarta linea di competitività indicata dal DPEF, che è quella delle politiche territoriali e ambientali. Rispetto a queste politiche, noi notiamo con preoccupazione che si fa un passo indietro rispetto all'indicazione programmatoria che negli anni passati è stata data, che c'è un rallentamento rispetto alla politica dei parchi, alla valorizzazione ambientale, agli interventi in tutti quei settori che possono essere considerati occasione di sviluppo e odi creazione di nuovi bacini d'impiego. Per questo, rilevando, come ho fatto in apertura di questo mio breve discorso, l'incongruenza tra DPEF e manovra finanziaria, io ritengo che sia necessario che il centrosinistra presenti una vera e propria contromanovra, perché non si tratta di fare dei semplici aggiustamenti o di rivendicare maggiori stanziamenti per uno o due capitoli, ma e' necessaria una svolta rispetto all'indicazione che è stata data con i documenti di bilancio, in modo che siano strettamente coerenti con l'impostazione del DPEF che da parte nostra avrà senz'altro un giudizio positivo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (Gruppo Misto). Presidente, colleghe e colleghi, voglio fare alcune brevi e sommarie considerazioni sul contenuto del documento di programmazione economica e finanziaria 2000-2002. Ritengo che il documento di programmazione economica e finanziaria, presentato dall'Assessore del bilancio della Regione Autonoma della Sardegna, rappresenti fedelmente l'inadeguatezza di questa Giunta regionale ad affrontare con metodi e sistemi innovativi le politiche di bilancio. Il fatto che questo documento sia quello presentato dall'allora Assessore del Bilancio, onorevole Scano, non ci induce a una considerazione diversa e benevola ed anzi conferma quanto prima detto, con l'aggravante che dei cavalli di battaglia del centrodestra, quali, ad esempio, il liberismo, la lotta agli sprechi e all'inefficienza, e alla burocrazia in genere, che pure avrebbero dovuto avere legittima e giusta collocazione in una proposta di bilancio seria, non si trova alcuna traccia.
Cominciamo dalla prima parte, dove si fa riferimento ai dati macroeconomici relativi al PIL nazionale e a quello regionale, nonché ai dati generali sull'occupazione. Nella programmazione regionale questo metro di valutazione, sia pure importante, non può essere considerato di grande utilizzabilità, perché se andiamo a considerare i dati delle maggiori imprese, relativi al 1998, ci rendiamo conto che le più grosse realtà economiche dell'Isola sono la Saras e Meridiana, che, come sappiamo, sono soltanto localizzate in Sardegna, producendo beni e servizi che necessitano di materia prima non presente in Sardegna. Così dicasi per altre realtà, a cominciare da quelle turistiche, che si riforniscono quasi esclusivamente da grosse aziende agroalimentari continentali. A ciò si aggiunga che, stante l'attuale formulazione dell'articolo 8 dello Statuto Sardo, avendo queste sede legale nel continente, non ci vengono trasferite nemmeno le quote delle imposte da queste pagate. Questo fatto droga di per sé tutta la politica di bilancio che andrebbe ripensata e indirizzata verso una riqualificazione della spesa per attenuare l'effetto della "pentola bucata" che consiste nel deflusso della spesa verso aree dell'Italia e dell'Europa attraverso le importazioni. . In definitiva occorre attivare una politica di bilancio che, favorendo le esportazioni nei settori trainanti dell'agroindustria, del turismo, dell'artigianato e dei trasporti, sia in grado di ancorare la spesa al tessuto economico sardo. E` opinione diffusa tra gli economisti che una politica di difesa e sostegno delle esportazioni può sostituire l'intervento pubblico nell'economia. Non vi è chi non veda l'evidente beneficio che trarrebbe la Sardegna da tale politica anche per quanto riguarda il problema occupativo di cui il documento traccia una analisi abbastanza preoccupante.
Altro dato da considerare nel documento di programmazione economica e finanziaria presentato dalla Giunta regionale è lo scollamento tra l'impostazione dello stesso che punterebbe al sostegno di alcuni settori e i tagli alla spesa previsti dal bilancio proprio in quei settori. Settori quali la scuola, le imprese, l'agricoltura subiscono tagli indiscriminati in chiara controtendenza con gli indirizzi del documento di programmazione economica e finanziaria; a ciò bisognerà porre rimedio emendando decisamente il bilancio.
Appaiono altresì inconsistenti se non inesistenti le soluzioni per fare fronte al forte indebitamento della Regione che parrebbe provenire in gran parte dal ripiano dei bilanci delle A.S.L. nonché delle spese correnti. In tali situazioni si individuano politiche di bilancio tese soprattutto alla riduzione delle spese e alla rimozione delle inefficienze. In tal senso occorre valutare attentamente l'operato dei direttori generali delle A.S.L. che sono tenuti ad introdurre meccanismi di controllo e qualificazione della spesa, tali da rendere economicamente sani i bilanci delle stesse. E` pacifico affermare che in questo settore non vi è stato alcun cambiamento se non in senso peggiorativo.
Per quanto riguarda le spese correnti, tutti ci riempiamo la bocca e denunciamo nella campagna elettorale l'enormità della macchina burocratica che consta di circa 9 mila dipendenti. Senza procedere a tagli occupazionali indiscriminati, andrebbero valorizzate le professionalità esistenti nell'apparato burocratico regionale riducendo il ricorso alle consulenze esterne, nonché attivare tutte le procedure di controllo della produttività e l'applicazione di tutte quelle norme tese, all'interno del patto di stabilità, alla riduzione dell'incidenza della spesa per il personale.
Nel documento di programmazione economica e finanziaria non si accenna alla specificità delle zone interne dove ogni tipo di valutazione effettuata necessita di aggiornamenti ed adattamenti, stante la particolarità e gravità della situazione socio-economica che porterà queste nel breve volgere di un decennio, se non vi saranno interventi strutturali di rilievo, ad una completa desertificazione. In queste zone dimostrano tutta la loro inefficacia gli strumenti di programmazione negoziata, cui anche questa Giunta vorrebbe fare ricorso. Occorre invece uno sforzo straordinario per il mantenimento dei servizi essenziali quali quello della scuola e della giustizia, che appaiono in smobilitazione, nonché interventi mirati alla capitalizzazione delle imprese, che sono per lo più di piccolissime dimensioni e incapaci di confrontarsi nel mercato.
Nel documento di programmazione economica e finanziaria inoltre manca completamente una valutazione economicamente seria sulla necessità di dotare la Sardegna di un moderno ed efficiente sistema bancario e finanziario riconvertendo quello esistente e favorendo la diffusione di istituti a carattere locale quali le banche di credito cooperativo che molti buoni frutti stanno dando in altre parti d'Italia. In definitiva mancano nel documento di programmazione economica e finanziaria o sono accennate in maniera insufficiente quelle politiche di bilancio che, stante le dichiarazioni dei massimi esponenti di questa Giunta, avrebbero dovuto essere rivoluzionarie. In particolare e, per ricapitolare, ritengo che il documento presentato sia insufficiente per la sua inattendibilità complessiva stante lo scollamento tra indirizzi e bilancio. Il documento non prevede l'introduzione di meccanismi di valutazione correttivi che tengano conto della peculiarità del prodotto interno lordo sardo rispetto ad altre parti d'Italia per le motivazioni su espresse: non prende in considerazione interventi mirati al potenziamento delle produzioni dei settori strategici con particolare attenzione all'esportazione, unica in grado di fare fronte, in termini di vitalità economica, alla contrazione della spesa pubblica; manca un quadro di interventi mirati ad affrontare le particolarità delle zone interne dell'isola che appaiono attanagliate in una crisi senza precedenti sia sotto l'aspetto economico che sociale; manca un serio progetto di diffusione e agevolazione del credito attraverso il potenziamento di banche locali; infine, e con questo chiudo, manca un riferimento alla modifica dell'articolo 8 dello Statuto per ottenere dallo Stato Italiano le quote delle imposte pagate dalle aziende che svolgono la propria attività nell'isola modificando l'attuale formulazione che fa riferimento alle imposte riscosse in Sardegna.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Manca. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 .
(La seduta è tolta alle ore 12 e 33.)
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