Seduta n.433 del 14/01/2004
CDXXXIII SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
Mercoledì 14 gennaio 2004
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente BIGGIO
La seduta è aperta alle ore 10 e 27.
LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 19 dicembre 2003, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Pierluigi Carloni e Giovanni Locci hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 14 gennaio 2004. Se non vi sono osservazioni i congedi si intendono accordati.
Assenza per motivi istituzionali
PRESIDENTE. Comunico, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, che l'assessore Roberto Capelli è assente nella seduta del 14 gennaio 2004 perché è fuori sede per motivi istituzionali.
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che eravamo in sede di discussione generale del Documento di programmazione economica e finanziaria e che il primo iscritto a parlare è l'onorevole Secci, al quale volentieri do la parola.
Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente, noi siamo animati dalle migliori intenzioni, abbiamo aspettato le 10 e 29 perché si aprissero i lavori, vorremmo però che ci fossero l'Assessore competente e il Presidente, mi sembra un po' paradossale che noi iniziamo la discussione sul DPEF senza Presidente e senza Assessore. Con tutto il rispetto per i due nuovi Assessori entrati che sono presenti, penso che correttezza voglia che ci siano i titolari.
PRESIDENTE. Onorevole Spissu, mi risulta che l'Assessore della programmazione sia presente, forse si è spostato un momentino, vediamo di recuperarlo subito. In quanto al Presidente, il Presidente mi ha informato ieri, e suppongo che l'abbia fatto anche con altri, che oggi sarebbe stato a Roma per un incontro istituzionale importante e che sarebbe rientrato in giornata, pertanto la discussione può proseguire alla presenza dell'Assessore della programmazione che, voglio dire, è la parte del Governo che si occupa del DPEF. Vediamo se riusciamo a trovarlo. Ancora i nuovi Assessori non sanno come è organizzato il Consiglio, neanche qualche vecchio non sa come è organizzato il Consiglio! Ecco l'assessore Cappellacci. L'assessore Cappellacci si scusa, è comprensibile.
Continuazione della discussione generale del Documento di
programmazione economica e finanziaria 2004-2006 (Doc. n. 50/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del documento n. 39/A. E' iscritto a parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
Ricordo a tutti i colleghi che durante l'intervento dell'onorevole Secci, il primo intervento in discussione generale, devono pervenire tutte le iscrizioni a parlare nella discussione generale.
SECCI (La Margherita-D.L.). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, è deprimente ma non è la prima volta a parlare in questa aula quasi vuota, però il dovere di dare un contributo ad un argomento così importante per la vita economica e sociale nella nostra Isola ci obbliga comunque a tenere il rispetto di quest'Aula. Aula che noi abbiamo dimostrato di rispettare sempre, Aula che spesso e volentieri altri, soprattutto della maggioranza, dimostrano di non tenere nella dovuta considerazione.
Prima di parlare nel merito del Documento di programmazione economica e finanziaria sento il dovere oltre che il piacere di esprimere all'assessore Cappellacci gli auguri di buon lavoro e di dirle anche, Assessore, che non la invidio, perché mi sono chiesto come potrà lei esercitare la sua alta funzione in questo breve lasso di tempo con un Documento di programmazione economica e finanziaria, che poi vediamo nel merito, che le è arrivato già predisposto e con la difficoltà, penso sufficientemente elevata, di preparare in brevissimo tempo una manovra finanziaria che per le cose che nel Documento sono contenute non mi sembra di facile impostazione. Comunque auguri, Assessore, buon lavoro.
Assieme agli auguri all'Assessore mi sono chiesto e mi chiedo, presidente Balletto, se non abbia scelto un approccio sbagliato nell'impostare la relazione di presentazione del documento economico e finanziario. Il presidente Balletto ci ha letto una relazione, peraltro nei contenuti anche di livello, probabilmente, anche se da me non condivisibile, ma dimenticandosi una cosa importante: che sarebbe stato giustificato il suo intervento il 5 giugno del 2003, cioè all'esame di un Documento economico e finanziario presentato dalla Giunta al Consiglio entro il 15 di maggio, così come le norme prevedono, e portato in discussione in Consiglio per essere approvato entro il 30 di giugno. Presidente Balletto, oggi è il 14 gennaio, mi sembra che siano passati praticamente sette mesi da quelle date e mi sembra che non dare, non esprimere una parola di giudizio su questo elemento fondamentale sia un atto grave, irresponsabile, assolutamente non condivisibile. E non tanto per gli aspetti formali, ma per gli aspetti sostanziali: come si fa a non dire a quest'Aula come maggioranza, come questa maggioranza e questa Giunta intendono attuare i contenuti di questo DPEF in un lasso di tempo rimasto di tre mesi, perché...
BALLETTO (F.I.-Sardegna). E' il DPEF 2004-2006, collega Secci, non 2003-2005.
PRESIDENTE. Onorevole Balletto, vuole fare una discussione? Lasci fare l'intervento all'onorevole Secci.
SECCI (La Margherita-D.L.). Se lei mi lascia sviluppare le considerazioni, probabilmente avrà risposta, onorevole Balletto, anche a questa osservazione, che non mi ha disturbato, per carità di Dio. Non si preoccupi, non c'è problema.
Dicevo, con tre mesi che rimangono a questa Giunta e a questo Governo per esprimere per l'annualità 2004 tutto quel po' po' di materia che il documento economico e finanziario ha al suo interno. Penso che sia nella mente di tutti, almeno dei più esperti, dei più navigati, dei più scaltri che questo Consiglio regionale, a questo punto, avrà il tempo probabilmente per esitare una manovra finanziaria necessitata, e vedremo poi per quali ragioni, ma non avrà il tempo certamente per sviluppare nessun'altra attività legislativa di merito tale da incidere profondamente sulla crescita e sullo sviluppo della nostra Sardegna, tale da determinare, presidente Balletto, presidente Masala, quell'incremento del PIL tale da determinare nei prossimi anni il superamento del gap di sviluppo della Sardegna rispetto alle parti più sviluppate del nostro Paese.
Questa affermazione si fa nella relazione del presidente Balletto, questa affermazione si fa nella parte introduttiva al Documento di programmazione economica e finanziaria, salvo dire come queste cose possono essere raggiunte. Così come non si dà un giudizio di merito sull'intervento della Regione relativamente alla dinamica della occupazione e del lavoro in Sardegna. Si leggono dati che dicono che è stato ridotto il tasso di disoccupazione dal 21 al 18,5 per cento, che il tasso di occupazione in Sardegna è pari al 48 rispetto al Meridione, dove invece la media è del 44 e quant'altro, salvo non dire con quali strumenti legislativi questa Giunta ha inciso su questa materia così importante, quali sono gli strumenti fondamentali che la maggioranza e la Giunta che dal 1999 guida la Sardegna ha adottato per incidere in modo positivo su questa materia. A meno che non si pensi che l'economia della nostra Regione si sviluppa e cresce costituendo call center. Abbiamo una delle più grandi imprese del cagliaritano di oggi che ha mille occupati e che ha mille occupati telefonisti. Io penso e spero che nessuno qua dentro, che nessuno nell'amministrazione regionale pensi che questo possa costituire crescita di occupazione, che possa costituire premessa di sviluppo, che possa costituire elemento essenziale per far guardare i nostri figli al futuro con maggiore speranza.
Il presidente Masala nelle sue dichiarazioni programmatiche ha detto e lo ha scritto a caratteri cubitali che la sua azione di governo sarebbe stata orientata al rispetto - non lo trovo, ma è lo stesso nel merito - e all'utilizzo del metodo della concertazione con le parti sociali. Questo in contrasto, evidentemente, con chi lo ha preceduto, che era accusato anche dalla maggioranza di non tenere questo tipo di comportamento. Mi chiedo e mi dispiace chiederlo a una sedia vuota, non posso certamente chiedere risposta di questo all'assessore Cappellacci, cosa ha fatto il Presidente in questo lasso di tempo dal 5 di settembre a oggi perché questo avvenisse, perché questo si vedesse concretamente, che non fosse un discorso soltanto formale di inizio. Ecco, il collega l'ha trovato: "…concertazione come metodo per confrontare le proposte e migliorare l'intervento…", a caratteri cubitali, tre volte i caratteri normali della relazione! Ecco, mi chiedo che cosa ha fatto se le parti sociali sentite da noi in Commissione ci hanno detto a chiare lettere che sul Documento di programmazione economica e finanziaria c'era stato un primo incontro con l'allora assessore Masala e che poi nessuno li ha sentiti più; se ci è stato detto dalle parti sociali che in assenza dell'approvazione del Documento di programmazione economica e finanziaria il presidente Masala, allora Assessore ad interim della programmazione, aveva convocato una riunione delle parti sociali per discutere della manovra finanziaria. Che rispetto c'è delle forze sociali a invitarle ad occuparsi di una cosa che non poteva esistere, perché la manovra finanziaria esiste se in quanto è discusso ed approvato il Documento di programmazione economica e finanziaria? Che senso aveva e che rispetto aveva delle istituzioni, del Consiglio regionale, il presidente Masala, quando sapeva perfettamente che il Documento di programmazione economica e finanziaria non era manco discusso in Commissione e lui già stava preparando una manovra finanziaria sulla base di che cosa? Del suo pensiero? Delle sue idee, pure illuminate? Ma non basta, perché dal punto di vista giuridico occorrono strumenti di tipo differente.
Che dire poi, e non è la prima volta, cari colleghi, e va stigmatizzato, che il Documento di programmazione economica e finanziaria in Commissione dalla maggioranza è stato liquidato come un qualsiasi parere su un programma attuativo deliberato dalla Giunta. Non c'è stato un intervento, io ho memoria, forse noi eravamo troppo litigiosi nella passata legislatura, ma ho memoria che i documenti finanziari e che i documenti importanti che la Giunta trasmetteva al Consiglio regionale, almeno nella Commissione bilancio e programmazione, erano discussi ed arricchiti prima di tutto e soprattutto dagli interventi dei commissari della maggioranza. Mi sono chiesto questo e lo chiedo ai colleghi presenti, non mi aspetto risposta, che la risposta sta nelle cose che tutti conosciamo.
E' mancata e manca nel Documento di programmazione economica e finanziaria, ed è un fatto grave perché è la premessa che fa nascere, fa crescere, fa sviluppare l'azione del documento, un'analisi degli andamenti economici del sistema regionale e manca un esame attento dei risultati raggiunti. Poi mi si dirà, qualcuno mi dirà che ci sono nel documento tabelle, che ci sono numeri, che ci sono cose, quello che io sto dicendo e che sto chiedendo o che mi sforzo di chiedere è un'altra cosa, e cioè che ci sia un giudizio di sintesi della Giunta regionale, di questa maggioranza che governa la Regione dove si dà un giudizio positivo o negativo su quello che è stato fatto sino ad ora. E siccome non è stato trascurato perché qualcuno se n'è dimenticato, qualcuno non è capace di scriverle queste cose, evidentemente è perché ci si vergogna dello stato dell'economia della Sardegna, e lo vedremo nei numeri quando andremo a vedere la situazione dei residui, quando andremo a vedere la situazione gestionale della competenza del 2003. Cioè siamo di fronte a un sistema che sta andando alla deriva, che non è governato, che non è seguito e si capisce anche perché: in quest'anno appena passato praticamente siamo stati sempre in crisi, per una ragione o per l'altra siamo stati sempre in crisi. Ma anche su questo è ora di smetterla di dire che la crisi della politica attanaglia tutti e riguarda tutti con la stessa responsabilità, perché la crisi della politica nel Consiglio regionale, nella Regione Sardegna ha un responsabile, che è da scrivere a caratteri cubitali e che deve essere ricordato sempre: la responsabilità massima, la responsabilità principale, la responsabilità quasi esclusiva sta nella maggioranza e nella Giunta che governano e non si può dire ancora, presidente Balletto, che si è ereditata dal passato una situazione disastrosa inimmaginabile, perché la gente giudicherà questo Governo e questa maggioranza da quello che ha fatto in questo esercizio di governo, in questo quinquennio, non giudicherà certo da quello che ha ereditato, perché si ricorderà la gente che l'eredità gliel'abbiamo lasciata, le è stata lasciata a questa maggioranza e questa maggioranza in campagna elettorale aveva detto che con quella eredità gravosa avrebbe trasformato la Sardegna! Dov'è la trasformazione della Sardegna? Dove sono le riforme istituzionali che si erano promesse? Dove sono i contenuti del DPEF di recupero di questa azione riformatrice che è necessaria, che è indispensabile da attuare nel triennio? Dov'è la ristrutturazione degli enti regionali? L'unico accenno che si fa a questo nella parte finale, evidentemente per tranquillizzare qualcuno, è che i documenti finanziari di quest'anno avranno lo stesso livello di intervento finanziario…(?) dell'anno passato.
Quindi diciamo o che gli enti regionali stanno funzionando benissimo e quindi gli va mantenuta la dotazione finanziaria oppure che non si è in grado di fare nessuna operazione correttiva rispetto a quei giudizi negativi che si erano dati. Io penso che la verità sia nella seconda parte del giudizio.
Che dire poi dei discorsi della politica industriale? Non si può pensare a una società evoluta, a una società sviluppata, a una società articolata in un Occidente moderno senza un'industria presente in termini di efficienza e di efficacia e di occupazione che siano tali da essere guardati ad esempio come nel passato noi abbiamo avuto, oggi è tutto destrutturato e non mi si ricordi che c'è l'accordo sulla chimica per dire che la politica industriale della Regione ha una sua validità, perché invito i colleghi a leggerlo appositamente l'accordo di programmazione sulla chimica e a dire che cosa è che sarà in grado di fare se non di salvare pochissimi posti di lavoro, se non certamente di creare nuova occupazione. Che dire dell'indebitamento quadruplicato negli ultimi quattro anni? Che dire di una situazione di indebitamento, cari colleghi, che nel 2004 raggiungerà il 99,2 per cento dell'indebitamento possibile e che per il 2005 - 2006 la legislazione vigente riguarderà il più 7,8 rispetto alla capacità di indebitamento. Significa che siamo al tracollo finanziario. Che dire di un documento che è diviso in due parti e non si capisce che senso abbia dividerlo in questa maniera, salvo che, come dice il collega Balletto, il documento di programmazione economica e finanziaria guarda l'azione di governo per i prossimi tre anni.
Io penso che questo documento sia stato un esercizio peraltro commissionato per una parte importante che è quella della predisposizione dei primi atti per il piano di rinascita che deve servire per fare un programma elettorale del centrodestra perché non si spiega diversamente, come si fa a dire che il piano di rinascita, il rilancio di questo grande strumento nel quale tutti crediamo, del quale tutti riteniamo che ci sia necessità che possa produrre effetti in questo triennio. Venti miliardi di euro, due miliardi di euro ogni anno, io non ho memoria del piano di rinascita del passato, mi ricordo soltanto mi sembra la 402 che è l'ultima delle leggi di finanziamento del piano di rinascita che ricordo aveva 860 o 920 miliardi di lire allora, e da allora sono passati forse dieci anni, più di dieci anni da quel finanziamento; in dieci anni non siamo riusciti ad ottenere nulla. Come si fa a dire oggi che il recupero del trend di sviluppo della Sardegna possa partire da un documento così importante che richiede quel tipo di impegno di risorse finanziarie, io penso che sia soltanto, ripeto, propaganda elettorale.
Vado velocissimo perché mi rendo conto che sto allungando troppo e passo dalla parte descrittiva di quello che si vuole fare, dalla parte libro dei sogni, possiamo chiamarlo, dalla parte elencazione dei desideri, dalla parte che è elencazione di bisogni, che è l'elemento più facile perché la diagnosi molto spesso è facilissima, sono la cura e la terapia che sono qualche volta complicate; ed allora la cura e la terapia di un documento di programmazione economica e finanziaria che vuole raggiungere questi obiettivi è quella di verificare quali sono le risorse finanziarie disponibili e quali sono le risorse con le quali si possono raggiungere gli obiettivi. Ed allora di certo abbiamo questo ad oggi sulla situazione finanziaria della nostra Regione, che negli ultimi anni il carico dei residui nella gestione finanziaria della Regione è cresciuta dal 1997 che era tre miliardi e 606 milioni di euro a sei miliardi e 78 milioni e 262, nel '62 e cresce, e cresce ancora; nel 2003 ho i dati aggiornati al 22 dicembre, cresce ancora di un altro miliardo di euro per andare a 7 mila 198 milioni di euro di carico di residui. Mi sembra che in questa cifra ci sia un giudizio, ci sia un giudizio di fallimento totale dell'azione di governo che non è riuscita a tradurre in spesa impegni, programmi, progetti che dovevano servire a creare uno sviluppo adeguato.
Che dire, Presidente Masala, della situazione dell'esercizio 2003 dove, a fronte di stanziamenti per dieci miliardi e 752 milioni che, al netto della copertura di disavanzo di tre miliardi e 400 milioni, riguarda un impegno a spendere di 7 mila 300 milioni di euro, ne è stato impegnato il 64 per cento al 22 di dicembre? Ne è stato pagato il 50 per cento, sono aumentati i residui come dicevo di un miliardo di euro, che dire? Che giudizio dare di una gestione amministrativa che ha come presupposti per formare la manovra economica e finanziaria di quest'anno questa situazione drammatica? Che dire della parte del documento dove si parla che è necessario dare attuazione a quello che conteneva l'intesa di programma del '99 per modificare il regime delle entrate? Abbiamo presentato una mozione a luglio su questo, aspettiamo di discuterla. E non è un problema, cari amici e cari colleghi, di giudizio di parte perché sulla sostanza di questa materia siamo d'accordo tutti, la differenza di responsabilità tra noi e voi sta nel fatto che voi dovevate dare attuazione a quell'intesa istituzionale e fare tutti gli atti per consentire alla Regione di recuperare 2500 miliardi circa di pregresso e mettere a regime delle entrate circa 1 miliardo di euro aggiuntivi per ogni anno.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Secci, arrivi alla conclusione.
SECCI (La Margherita-D.L.). Forse staremmo a discutere di altre cose, di altra manovra, che dire, e voglio sentire qualcuno che dica e lo ha espressamente indicato ma senza trarne conclusioni il Presidente Balletto, come si fa a riproporre in Consiglio regionale con il Dpef un discorso che in Consiglio ha già avuto due bocciature nelle ultimi mesi, quello del recupero dei residui di un miliardo di euro per consentire la chiusura a pareggio del prossimo esercizio finanziario? Ci dica qualcuno in che maniera si può riproporre dopo un mese al Consiglio regionale, non tecnicamente perché non ci interessa, ma potrebbe essere anche interessante approfondire questo, ma politicamente come si farà a riproporre in Consiglio regionale, a distanza di quindici giorni, un mese, una materia che è stata più volte da voi bocciata, da voi assieme a noi, ma noi il giudizio negativo lo abbiamo dato sempre, voi che davate giudizio positivo l'avete bocciata voi. Che dire infine, e sto finendo, Presidente, delle conclusioni alle quali si affida nel documento il Presidente Masala?
Dell'indebitamento ho già parlato, che dire di come non si dica, non in termini specifici perché questo chiaramente è materia di altra normativa che verrà dopo, ma come non si dica in che maniera si farà fronte ad una riduzione delle spese di funzionamento del 10 per cento per i prossimi esercizi, come si farà fronte ad una riduzione delle spese correnti del 5 per cento, come si farà fronte al disimpegno delle risorse nelle UPB che non hanno impegnato ad una certa data l'80 per cento dei fondi assegnati? Non possono essere enunciazioni queste, non possono essere dati numerici, non possono essere formule aritmetiche; le riduzioni delle spese, la contrazione delle spese si attua in modo intelligente, si attua in modo strutturato, si attua eliminando gli sprechi, non si attua tagliando del 5 o del 10 per cento le spese e così buttando a mare l'acqua sporca con i bambini. In conclusione, Presidente e Assessore, colleghi, il giudizio nostro su questo documento è di inutilità e di tradimento degli impegni con la gente di Sardegna e per questo non può essere condiviso.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Secci. È iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Grazie Presidente. Anch'io faccio i miei migliori auguri all'assessore Cappellacci, li ho già fatti agli altri Assessori ma a lui li faccio in forma particolare proprio perché sono convinto, al di là della civiltà e della cortesia che sempre non ci deve lasciare, ma sono convinto che lei, Assessore, ne ha maggiore bisogno in questa fase. È entrato con tanto coraggio in una fase di ciclo e in un ciclo molto particolare, siamo appena usciti dalla discussione dell'assestamento di bilancio, stiamo discutendo del documento di programmazione economica e finanziaria, discuteremo a breve, mi auguro, della rimodulazione del POR e successivamente, forse a febbraio o marzo, discuteremo della finanziaria; per cui è l'Assessore che ci avvia e ci deve far finire questa legislatura; quindi auguri davvero per il suo coraggio in questo momento, ne ha tanto bisogno.
Allora, tornando invece alla discussione che stancamente in quest'Aula si è avviata ieri e prosegue stancamente oggi, riprendendo un po' le considerazioni che faceva il collega Balletto nella relazione di maggioranza, io penso si debbano riprendere alcune sue considerazioni. Il collega Secci ne ha ripreso alcune, io voglio riprendere quella principale che sostanzialmente, poi mi correggerà se sbaglio, diceva: "Noi abbiamo sbagliato, è vero, come centrodestra, ma abbiamo ereditato una situazione molto pesante dai governi del centrosinistra". Io questo glielo contesto, collega, glielo contesto perché le posso fare un quadro estremamente riassuntivo dello staccato economico della Sardegna degli ultimi dieci anni e le voglio ricordare che, dal 1994 al 1999, c'è stata in Sardegna una crescita che non ha avuto eguali in nessun'altra Regione. Questa crescita ha portato l'Isola ad un indice di crescita che l'ha collocata seconda nel 1999 solo dietro la Valle D'Aosta. Naturalmente, questo indice di crescita è stato accompagnato dall'aumento del PIL...
(Interruzioni)
Presidente, se dobbiamo fare salotto, posso anche smettere e partecipo al salotto anch'io!
PRESIDENTE. Colleghi, chi avesse bisogno di parlare può farlo nel salottino qua a fianco senza disturbare l'oratore che sta parlando. Scusi, onorevole Falconi, prego.
FALCONI (D.S.). Dicevo che nel 1999 eravamo secondi solo alla Valle D'Aosta come crescita dell'economia e come crescita del PIL, la Valle D'Aosta non fa testo in questo come termine di paragone perché lì basta un qualsiasi dato positivo, perché è talmente piccola, e si altera quel valore e quindi ci consideriamo e ci siamo considerati allora la Regione col più alto indice di crescita, tanto che proprio per l'effetto dell'aumento del PIL abbiamo rischiato con quel 75 per cento di aumento rispetto alla media dell'Unione Europea, casualmente si è fermato al 75 per cento e questo ci ha consentito di restare nell'Obiettivo 1, ma nella sostanza non c'eravamo più. Eravamo subito dietro l'Abruzzo che pure ne è uscito.
Ecco, questa è la situazione che abbiamo lasciato il 1999, la prima Regione del Sud che usciva dal Sud e che riusciva allora ad avvicinare la forbice di distanza dello sviluppo tra il Nord e il Sud e per la prima volta dopo decenni di divaricamento di quella forbice noi siamo riusciti ad avvicinarla; questo è il quadro, naturalmente anche quel quadro presentava luci e presentava ombre. Io so bene che l'indice di disoccupazione allora era altissimo e che oggi è più basso, ma su questo vorrei tornare più in là, perché le aziende che allora sono partite nella costruzione degli stabilimenti hanno dispiegato la loro capacità occupazionale a distanza di qualche anno e queste cose si stanno manifestando i primi anni duemila, quindi il dato attuale viene da quel forte incremento economico; ma ci sono naturalmente anche di quel periodo delle ombre che non abbiamo mai sottaciuto, anzi noi stessi abbiamo denunciato.
Oggi, veniamo all'oggi, perché di questo dobbiamo parlare colleghi. Oggi non tutti sono attenti alle notizie economiche ma il quadro che ci fanno, non noi, non che fa Bachisio Falconi, ma che fanno i centri studi, che fanno i giornali economici ci collocano come capacità di sviluppo, colleghi, all'ultimo posto in Italia. Ma all'ultimo posto nel Meridione e quindi significa tra le venti Regioni italiane; questo è il dato, questo è il termine di paragone che dobbiamo utilizzare per le due legislature tra centrosinistra e centrodestra, questi sono i dati macroeconomici se di macroeconomia possiamo parlare in queste miserie. Ed allora, poi proseguiremo in questa lunga maratona finanziaria che in questi mesi di scorcio di legislatura avremo, ed amaramente ci sarà da divertirsi quando parleremo di riformulazione del POR Sardegna ed anche lì avremmo dei termini di paragone rispetto alle altre Regioni che ahinoi ci collocano buoni ultimi, anche dietro la Calabria, come capacità di spesa, come capacità di qualificare la spesa del POR Sardegna; questo è il quadro dell'oggi, questo è il quadro dell'oggi che non ha luci ed ombre, ha ombre, e ha riportato la Sardegna indietro di qualche decennio. Purtroppo questa è la Sardegna che presumibilmente dovremmo governare come centrosinistra e noi sì partiamo da un quadro veramente sconfortante. Ma tant'è non ci rifiutiamo di fronte a questa enorme responsabilità.
Ma veniamo un po' più al merito del documento; come primo approccio, come approccio iniziale, voi avete fatto e consumato uno sgarbo metodologico ed anche istituzionale, non era ancora presentato in Aula ma era in discussione nella Commissione terza il documento di programmazione economica e già circolava in quelle giornate, ne avevano copia tutti i movimenti sindacali, la finanziaria. Badate, è come pensare ad un privato che spende prima i suoi soldi e dopo averli spesi fa il suo business plan, voi stavate facendo esattamente in questo modo, avevate già la finanziaria prima del Dpef. Non può essere un metodo corretto che pone rimedio ed argine ad una situazione economica e finanziaria disastrosa. Abbiamo e lo dite voi in questo documento, ma noi non abbiamo almeno quello, posto la nostra fiducia, non foss'altro perché sono gli uffici che soprattutto predispongono queste cartelle, abbiamo un 2004 che ci regala un rateo di 615 milioni di euro, con un impegno rispetto alla capacità di indebitamento che ha la Regione Sardegna del 99,2. Bene, questo sta portando la Sardegna non solo all'avere il suo bilancio ingessato, impoverito, ma è la Sardegna stessa che è indebitata fino a prevedere, lo ricordava anche questo il collega Secci, i dati sono sempre quelli, fino a prevedere quello che io chiamo nel gergo alberghiero un overbooking nei prossimi anni di 50 milioni di euro. Badate, questo non è che lo dico io, lo dite voi non potendolo fare, non può una regione, ma nessun ente pubblico, ma neanche privato, lo ha fatto la Parmalat e sta vivendo ciò che sta vivendo, non si può indebitare oltre misura un ente, non si può indebitare rispetto alla sua capacità. E voi lo proponete e lo dite pure per iscritto che si andrà in overbooking di 50 milioni di euro che sono, ricordo, qualcosa come cento miliardi dell'altro ieri.
Quindi, in questo quadro, fate delle dichiarazioni, una sorta di dichiarazioni programmatiche come in questo documento che non prevede un governo di cinque mesi ma sono insufficienti i prossimi cinque anni. Badate, fa un po' sorridere parlare di programmi, di occupazione, parlare di programmi di sviluppo, parlare di recupero di cose che non avete fatto in questi quattro anni e mezzo, fa amaramente sorridere; fa amaramente sorridere quando parlate di cinque direzioni del documento di programmazione economica ma cosa si è fatto in questi anni al di là di queste dichiarazioni, al di là di questi buoni intenti che c'erano in tutti gli altri quattro documenti di programmazione economica che vi siete approvati? Io vi dico cosa non si è fatto e cosa si poteva fare brevemente; io ve lo dico e ve lo ricordo per migliorare le cose, si potevano fare e non le avete fate. Certo non avete fatto ed operato sulle buone leggi di sostegno che quella precedente legislatura vi aveva lasciato; avete fatto un bando della 9 sul turismo perché vi abbiamo lasciato pronto il bando, in cinque anni non si è fatto più nulla; l'altro A 9 del commercio non si è riusciti a espletare un bando, avete preso in giro i commercianti e non si riesce a spendere i sessanta miliardi disponibili; sugli artigiani avevate e vi abbiamo lasciato un'ottima 51, si è rischiato di guastare anche quella ma siete riusciti a bloccare i fondi della 12, sono anch'essi sessanta miliardi di lire, e a non spenderli per gli ultimi tre anni ed ancora è così la situazione, non è cambiata, si è fatto un bando della 15 per l'industria, perché anche quello era pressoché pronto e comunque aveva copertura finanziaria dalla precedente legislatura.
Ma allora la politica di questi giorni che state adottando, di preannunciare i bandi, di dire urbi et orbi che state predisponendo il bando e la graduatoria della 215, state predisponendo ed è quasi pronto il bando della 9, badate, questo a tre o quattro mesi di distanza dalla campagna elettorale suona proprio come campagna elettorale ma in concreto state rinviando la presa in giro di cinque anni. Badate, i conti si faranno perché quando avete rovinato tanti artigiani con il praticantato, tanti commercianti che nell'arco di cinque anni non hanno visto una lira, poi i conti si faranno. Queste persone che operano nella povera intelaiatura economica della Sardegna si ricorderanno del loro e del vostro modo di fare.
Però, preannunciare i bandi che stanno per arrivare, dopo cinque anni, badate, è davvero violenza all'intelligenza dei sardi e degli operatori economici della Sardegna. Io penso non sia questo il modo di fare. Potevate fare delle cose in merito alla finanziaria, a tutte le cose che vi sono state segnalate dalla stessa opposizione. Non è la prima volta che parliamo della politica delle entrate che in questa Regione non c'è mai stata e che voi sicuramente non avete programmato. Non avete con forza rivendicato verso lo Stato il rifinanziamento previsto dall'articolo 13 dello Statuto della Sardegna, non avete riqualificato la spesa; erano solamente buone intenzioni nei vostri documenti di programmazione economica, non avete rimodulato la spesa ma ancora - è una cosa banale - nessuno ha ancora pensato tra di voi che il debito che ci schiaccia e sta schiacciando il bilancio poteva essere rimodulato ed allungato nel tempo.
Qualsiasi privato, quando è nella situazione della Regione Sardegna, se ha un debito a medio termine di cinque anni o di nove anni cerca di allungare i termini e di portarlo ad un debito di dodici anni e di quindici anni, cioè allunga la durata dell'ammortamento; no, neanche questo; ma non ci avete neanche pensato dietro nostro consiglio. Ed allora su questo, sulle cose possibili da fare che non avete fatto io potrei continuare. No, proponete, proponete voi delle vie d'uscita che sono riportate a pagina 75 del vostro Documento di programmazione economica e finanziaria.
E siccome devo avviarmi a concludere, vi ricordo solo la scaletta che in quella pagina voi prevedete. Allora, devono essere ridimensionate le spese di funzionamento del 10 per cento; come dire, noi riduciamo tutto quanto del 10 per cento, tutto ciò che funziona bene e ciò che non funziona male senza andare a riqualificare l'intervento laddove non funzionano le cose, gli enti parassitari che avete tenuto in vita non se n'è sciolto uno ma ne avete aggiunto alcuni, bene, quelli si tengono in vita però prospettate un taglio del 10 per cento indiscriminato. Ricordava Cogodi un taglio delle dita uguale per tutte quante le dieci dita che abbiamo nelle due mani; questo fate voi quando non sapete tagliare bene.
L'unica cosa che riuscite a garantire è il cofinanziamento per i contributi comunitari e, vivaddio, ci mancherebbe altro! Quelli arrivano, i contributi dello Stato per la programmazione negoziata o quelli comunitari che finanziano per lo più all'80 per cento o almeno a due terzi, vivaddio, voi garantite il cofinanziamento altrimenti riusciamo a perdere anche quelli. Per il resto, lo dite sempre voi, c'è un blocco alle assunzioni, magari le fate sotto altra veste, per chiamata diretta, però qui dite che ci sarà e c'è un blocco alle assunzioni.
Ancora, vi prefissate l'obiettivo di diminuire la spesa del 5 per cento. Questa ed in questa pagina dite la verità, dite davvero cosa volete fare. Ma allora, tutti i sogni che descrivete fino a pagina 75, a che cosa servono? Cosa dite, perché lo dite? Non era molto più semplice fare un qualcosa di snello, di reale, di efficace, utile per questi mesi non solo a voi ma alla Sardegna, all'economia della Sardegna per dimostrare un tantino di efficacia in questo ultimo scorcio di legislatura, ponendovi e ponendoci degli obiettivi minimi, concreti, per l'emergenza che abbiamo da gestire, che avete voi come forza di governo da gestire, che avete dimostrato in questi quattro anni e mezzo di non sapere gestire.
Ahinoi ed ahivoi, è un'altra occasione sprecata questa discussione che non ci convince e non ci piace neanche perché ci sembra di discutere un qualcosa di irreale; non me ne voglia, Assessore, io sto cercando non di attaccare un documento che non è suo, lei lo ha trovato pronto, sto cercando di dare un senso alla nostra discussione perché finora neanche questo si è riusciti a fare, dare un senso a ciò che stiamo facendo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pier Sandro Scano, poi cercheremo naturalmente di avvicendare un po' gli interventi, però sono molti di più gli iscritti del centrosinistra, pertanto prego onorevole Scano.
SCANO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, io inizio le mie considerazioni sul Documento di programmazione economica e finanziaria da una curiosità. La curiosità è questa; non so quanti colleghi abbiano osservato che le conclusioni del Dpef 2004-2006 sono esattamente identiche alle conclusioni del Dpef 2003-2005. Ma quando dico identiche voglio proprio dire identiche, nel senso che la pagina 75 che dice, conclusioni: "La manovra di bilancio richiede di essere impostata come segue", poi ci sono cinque o sei punti, la questione della spesa corrente, le conclusioni, diciamo la parte prescrittiva della manovra, corrisponde esattamente, io ho qui il testo, alle conclusioni del Dpef precedente che infatti a pagina 64 dice: "La manovra di bilancio dovrà quindi essere impostata come segue" le stesse cose e poi conclude esattamente: "Come quindi può evincersi dai criteri sopra rappresentati deve essere attuata una rigorosa politica di eliminazione delle spese improduttive, di riqualificazione di quelle di difficoltosa utilizzabilità a beneficio dei settori di spesa portanti e funzionali allo sviluppo". Se prendete l'altro testo vedrete: "dai i criteri sopra rappresentanti ne discende che deve essere effettuata una rigorosa politica di eliminazione delle spese improduttive, di riqualificazione" eccetera. Perchè? Io me lo chiedo. Solo perchè è più semplice copiare piuttosto che riscrivere? No, io non credo che sia solo questo. Intendiamoci, queste cose qui sono giuste, io le condivido, sono giuste queste conclusioni, ma il fatto che ogni anno vengano ripetute in modo assolutamente identico forse significa una cosa: che tutti sanno che sono giuste, che tutti sanno che andrebbero fatte, che tutti sanno che vanno scritte e che tutti sanno che non verranno attuate, e ogni anno vengono riportate pari pari.
La cosa insomma è un po'... adesso il collega Falconi giustamente diceva: "Ma qui bisognerebbe dare un senso alle cose che facciamo". Ma non è mica un'impresa da poco questa! Diciamoci la verità, noi stiamo esaminando il Dpef per dovere istituzionale, ma abbiamo coscienza, tutti credo, che questo è un adempimento senza contenuto; è un adempimento senza contenuto e senza significato. Scusate se è una battuta un po' così, facile, ma davvero questa volta invece delle dichiarazioni di voto bisognerà fare le dichiarazioni di vuoto al termine della discussione, cioè io faccio una dichiarazione di vuoto.
La prima cosa sono le scadenze temporali. Anche il più distratto consigliere regionale sa che il Dpef è un documento di metà anno, la legge dice: maggio - giugno. Entro il 30 giugno deve essere approvato. E questo ha naturalmente un senso, perchè è il documento che a metà dell'esercizio costituisce il presupposto per l'impostazione della manovra di bilancio.
Anche se sta diventando un'abitudine bisogna che in Consiglio si dica questo, che la violazione delle norme è diventata norma. Questo lo dico soprattutto per l'Assessore che non ha colpa di tutto questo perchè ha appena assunto la sua funzione, la violazione delle norme è diventata la norma, cioè la regola è non rispettare le regole, la regola è violare le regole. Però questa roba qui non è senza effetti, gli effetti sapete dove li trovate? Gli effetti li trovate nelle tabelle a pagina 68 sulla gestione della competenza, gli effetti dei ritardi, gli effetti della violazione delle regole; nella tabella sulla gestione dei residui; nella tabella a pagina 69 con le risultanze di gestione e di amministrazione e poi, naturalmente, mediate da altri fatti e da altri fattori, gli effetti si trovano solitamente nelle tabelle relative all'andamento del PIL e all'andamento del mercato del lavoro.
Ho citato le tabelle a pagina 68 e 69 perchè siccome all'inizio del paragrafo sulla politica di bilancio si dice una sciocchezza, cioè laddove si parla di andamento positivo dei trend dei pagamenti, è bene richiamare rapidamente l'attenzione sul fatto che le tabelle che sono quattro righe sotto smentiscono quello che è scritto quattro righe sopra, perchè prendetevi la tabella sulla gestione della competenza, guardate il 2001 e il 2002, guardate le colonne D/A, che è quella che ha più senso perchè è il rapporto tra pagamenti, non impegni, e stanziamenti finali, e vedrete che nel 2001 e nel 2002 c'è una caduta rispetto agli anni precedenti. E anche nella tabella B/A "rapporto impegni stanziamento finale".
Quindi gli effetti di questa violazione sistematica delle regole sono gravi. La Sardegna sta pagando un prezzo, l'economia sarda sta pagando un prezzo, e la Giunta e la cosiddetta maggioranza portano la responsabilità di tale prezzo.
La seconda considerazione riguarda la funzione del Dpef. La legge di contabilità dice nel modo più chiaro, e io non lo ripeto qui, quale sia la funzione e l'importanza del Dpef. Il Dpef è uno strumento insieme conoscitivo e prescrittivo, cioè è il presupposto, è la matrice della manovra finanziaria. Io dico con molta preoccupazione, perchè non so da dove inizierà la prossima legislatura per quanto riguarda gli strumenti di programmazione economica e finanziaria, che in questi anni, in questi ultimi tre, quattro anni in particolare, quindi con una responsabilità precisa dei Presidenti e degli Assessori del bilancio che si sono succeduti, il Dpef è stato raso al suolo. Il Dpef come strumento è stato raso al suolo. E infatti stiamo facendo una cosa palesemente senza senso. Mi ricorda i dibattiti del Consiglio quando lo strumento erano i programmi pluriennali, tutti sapevamo che non servivano a nulla, nessuno interveniva, nessuno ascoltava, il Dpef l'avete ridotto a questo.
Oggi la lettura del Dpef è utile per sapere, per conoscere, basta. La funzione di indirizzo e di guida del Dpef è ridotta a zero, e questa è una responsabilità molto grave, molto seria di Pittalis, di Masala, che siccome è stato un eccellente Assessore della programmazione è stato promosso Presidente. Così vanno le cose, pare.
Struttura e forma del Dpef. Devo dire, lo dico anche volentieri, che sotto il profilo strutturale e formale questo Dpef non è male, è migliore rispetto alle ultime edizioni, direi anche che recupera lo spirito e lo stile degli primi anni sotto molti profili, è più asciutto, è più lineare, contiene anche alcune parti pregevoli; il piccolo particolare è che è un'esercitazione letteraria, cioè non ha nessun rapporto con l'operato della Giunta e della maggioranza e con la manovra finanziaria.
Io quindi sui contenuti, salvo che per una eccezione, non dirò nulla, sui contenuti del Dpef, sulla strategia di sviluppo, sulle politiche di sviluppo e di coesione sociale, sulle priorità di intervento, sulle politiche tematiche, sulla strategia organizzativa per l'efficienza e l'efficacia gestionale non dirò nulla, non perchè non vi siano cose da dire, condivisioni e non condivisioni, apprezzamenti e critiche, ma perchè non voglio contribuire ad una finzione, cioè alla finzione che vi sia un Dpef proposto da una Giunta e esaminato da un Consiglio, mentre in realtà, se leviamo di mezzo la finzione, non c'è il Dpef, non c'è la Giunta e non c'è più manco il Consiglio.
Quindi l'unica eccezione che io faccio, ne parlo per affezione al tema diciamo, è la parte relativa alla manovra economica e finanziaria. Ho letto che in Cina stanno per iniziare i festeggiamenti per l'anno della Scimmia, questo che inizia adesso per loro che pare sia adesso, il 20 o 22 gennaio, inizia l'anno della Scimmia; mi è venuto da dire, ma se dovessimo anche noi designare gli anni con i nomi degli animali, per la Regione sarda questi ultimi anni a che animale pensiamo? Se guardo la gestione economica e finanziaria - e mi dispiace, io non salvo nessuno - di Floris, di Pili, di Masala presidenti e degli assessori Pittalis e Masala sono stati gli anni della locusta, se preferite un insetto più vicino alla realtà sarda gli anni della fillossera che è un piccolo insetto che, come sanno bene i viticoltori, fa dei danni non di poco conto. Una desolazione, un disastro, la politica economica e finanziaria è stata un disastro. Però io non lo dico propagandisticamente, lo dimostro. La politica delle entrate, adesso è l'ultima speranza, dice: "abbiamo un sacco di debiti, non sappiamo come fare, però dobbiamo ricontrattare il titolo terzo "Trasferimenti statali": io vi segnalo una cosa anche qui simpatica se volete, se voi andate a pagina 59 del vecchio Dpef trovate scritto: "Entro il 2003 la Regione intende dare piena attuazione ai seguenti punti dell'intesa istituzionale di programma: ricostituire il livello delle entrate, (non ve lo leggo tutto) verificare le modalità di calcolo delle devoluzioni al fine di garantire eccetera eccetera". Se voi prendete il Dpef di quest'anno, è scomparso solo "entro il 2003", quello che bisogna fare è la stessa cosa: "la ricostituzione del livello delle entrate proprie sia attraverso la revisione eccetera, a pagina 67; la verifica delle modalità di calcolo". Ma la cosa curiosa, perché chi ha lavorato all'intesa istituzionale di programma, che era una cosa seria, se poi non è stata attuata non può non ricordarselo, è che queste cose qui erano scritte nell'intesa istituzionale di programma firmate dal Governo, oltre che da noi, nel 1999, dove dice esattamente, a pagina 10, dove c'è l'accordo di programma quadro, 7: "Ricostituzione del livello delle entrate proprie della Regione sia attraverso la revisione; verifica delle modalità di calcolo". Cosa volete che vi dica, siamo esattamente allo stesso punto, salvo quell'"accordicchio" che c'è stato tre anni fa, che non ha portato a nulla se non al pagamento degli arretrati per quanto riguarda l'IVA e poco altro, siamo esattamente allo stesso punto in cui eravamo nel '99. E' inutile continuare a dire che la politica delle entrate, che bisogna, l'ha già firmato il Governo che bisogna fare quelle cose lì, il punto è farle. Sino a quest'anno non era stata costituita nemmeno la Commissione paritetica. Sulle entrate non serve aggiungere altro, mi sembra.
Sull'andamento della gestione. Vi ho già detto, andate a dare uno sguardo alle colonne, ha detto delle cose molto condivisibili il collega Secci prima, non le ripeto, alla colonna relativa al rapporto pagamenti stanziamento finale, impegni e stanziamento finale, avete chiarissimo in quelle colonne lì, in quelle tabelle il degrado della capacità di spesa, e perfino il degrado della capacità d'impegno, che ce ne vuole, perché spendere capisco che sia difficile, ma impegnare non ci vuole molto genio! Sull'andamento del disavanzo d'amministrazione c'è un peggioramento progressivo, va bene, si vede lì, c'è scritto! Guardate la colonna del disavanzo di amministrazione e del ricorso al debito. Gli esercizi 2002 e 2003 sfondano ogni limite, sfondano ogni limite. Se qualcuno della maggioranza, lo dico a Balletto perché so che su queste cose, poi poverino cosa ci può fare, però è convinto di queste cose, poverino nel senso affettuoso, non era una espressione negativa, un'espressione positiva, ricordo le cose che dicevi, le cose che avete detto sul debito, per me dovreste andare in esilio volontario da qualche parte o dovete cancellare le cose che avete detto, perché i residui arrivano a oltre sette miliardi di euro, cinque di formali e due di stanziamento. E' una cosa pazzesca, non si è mai vista una cosa del genere, mai! Il debito (io lanciai l'allarme nel '98 ma rispetto a qui eravamo in paradiso) richiede una rata annua di 600 milioni di euro. 600 milioni di euro di rata annua e per la prima volta, al di là di qualche piccolo aggiustamento contabile, si supera nella proiezione triennale la capacità di indebitamento della Regione. Se voi prendete la pagina 72, leggetele quelle righe, chi non le ha ancora lette bene, perché poi il Dpef i funzionari che hanno redatto questo atto l'hanno dovuto scrivere perché la verità, io lo leggo senza commenti perché non ha bisogno di commenti: "Da ciò consegue che il predetto indebitamento assorbe nell'anno 2004 il 99 e 2 (99 e 2 vuol dire il cento per cento) delle risorse effettivamente disponibili, mentre per gli anni successivi risulta superiore del 7 etc., rispetto alla capacità di indebitamento che la Regione attualmente detiene. Questo comporterà necessariamente negli anni successivi al 2004 una maggiore compressione della spesa pubblica a meno che non si riesca a acquisire ulteriori devoluzioni dello Stato - appunto l'ultima speranza è quella - a seguito della definizione della APQ7 sulle entrate nell'intesa istituzionale di programma". Io concludo perché non è che si deve e si può dire altro su questa roba qui. Si fa semplicemente una "operazioncella" sui residui per ricostruire, per procurare una bombola d'ossigeno per poter scrivere il bilancio, si fa un'operazione sulla carta sui residui di un miliardo di Euro, nessuno però è in grado di dire, salvo naturalmente che per i residui di stanziamento, per i residui formali nessuno è in grado di dire se quei residui possono essere effettivamente liberati oppure no oppure se ci sono a fronte creditori, titoli esigibili d'impegno, quindi si fa questa operazione, mentre andrebbe fatta verifica globale e rigorosa dei residui formali, per vedere in quale misura i residui formali sono debito vero e in quale misura no, ma questa verifica globale e rigorosa non la si fa; si redige un bilancio di fine legislatura che consegna al futuro tutti i problemi: sul livello delle entrate, c'era e c'è, uguale; sulla mancata riqualificazione della spesa, siamo allo stesso punto in cui eravamo alla fine della scorsa legislatura. Sull'ammontare del debito, che nel frattempo si è moltiplicato ed è diventato una voragine, gli stessi problemi sulla legislazione di spesa che è rimasta identica questa legislatura ha approvato solo leggi finanziarie, non ha approvato nulla di meglio, con in più - questa è l'eredità che si consegna - con in più a partire dal 2007 l'assenza di fondi strutturali. Io vorrò vedere come si farà il bilancio nei prossimi anni, anche perché la gran parte dei mutui non sono in scadenza, ce n'è in scadenza uno del 2007, sono i famosi BOR, poi un altro piccoletto, ma tutto il resto la Regione se lo porterà per dieci - quindici anni sulle spalle. Siccome siamo ancora, per quanto in zona Cesarini, nella stagione degli auguri, ma io non farò gli auguri all'Assessore perché non avrà nemmeno il tempo, questa non è roba di tre mesi, questa è roba di lungo e medio periodo, invece non rimane che fare gli auguri alla prossima legislatura, al prossimo Presidente, alla prossima Giunta e, poveraccio lui, al prossimo Assessore dell bilancio e della Programmazione, che dovranno iniziare la legislatura da una domanda, non è retorica, non è ironia, è proprio la conclusione logica del ragionamento che ho fatto: "Vediamo che situazione ha lasciato alla Sardegna la legislatura della fillossera".
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Businco, che rinuncia. È iscritto a parlare il consigliere Pittalis, che è assente. L'onorevole Piana rinuncia. L'onorevole Pirastu non c'è. L'onorevole Pilo non c'è, mi aveva anche detto che si spostava, però io purtroppo... È iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I. - Sardegna). Sospendiamo.
PRESIDENTE. Sospendiamo per che cosa? Io posso sospendere se qualcuno lo chiede, però ho degli iscritti a parlare e nessuno si presenta, io li chiamo, siccome devo chiamare anche qualcuno del centrodestra fino a quando ho iscritti, quando li ho esauriti continuerò a chiamare quelli del centrosinistra, e cosa devo fare? Se c'è bisogno di una sospensione, lei mi sta chiedendo una sospensione?
BALLETTO (F.I. - Sardegna). Per consentire ai colleghi di arrivare.
PRESIDENTE. Io posso sospendere per cinque minuti perché i Capigruppo si attivino per chiamare i colleghi che devono parlare per stare in Aula. Sospendiamo per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 37, viene ripresa alle ore 12 e 06.)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Signor Presidente, sull'ordine dei lavori un attimino prima di poter riprendere la discussione sul Dpef. Come i colleghi sapranno in questi giorni le associazioni venatorie si stanno attivando nei riguardi dei consiglieri regionali, dei capigruppo e del Presidente e del Consiglio regionale per quanto riguarda la possibilità di poter cacciare in Sardegna il prossimo mese di febbraio.
Io ricordo che la Corte di giustizia dell'Unione Europea ha dichiarato meno vincolanti, in questo periodo, alcune norme precedenti, e quindi la possibilità che nei paesi dell'Unione si possa cacciare, pur con determinati limiti e vincoli, anche nel periodo di febbraio. Ricordo anche che la Commissione ambiente ha esitato, in data 5 febbraio 2003, una proposta di legge firmata da quasi tutta la Commissione proprio per quanto concerne la possibilità di cacciare la migratoria nel periodo di febbraio in Sardegna. Ricordo anche che in data 12 febbraio 2003 un numero considerevole, consistente di consiglieri regionale aveva chiesto la convocazione del Consiglio regionale in via straordinaria per questo, cosa che poi non si è fatta perché il Consiglio non è stato convocato. Allora io le chiedo, perché c'è questa proposta di legge già in carico alla Presidenza del Consiglio, credo che su questo siamo un pochino d'accordo tutti, ci sono stati in questo periodo riunioni, controriunioni e incontri, di poter mettere all'ordine del giorno del Consiglio regionale e discutere in tempi brevi la proposta di legge numero 408: "modifica dell'articolo 49 della legge regionale del 29 luglio 1993 numero 23", che poi è la legge sulla caccia della Regione Sardegna. Quindi la ringrazio, Presidente.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Frau, proporremmo la cosa alla Conferenza dei Capigruppo, penso che ci sarà anche un accordo, lo auspico quanto meno, se ne parlerà dopo la conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE. Colleghi, io inizio la chiama per gli interventi che abbiamo prenotato. L'onorevole Pittalis era già assente e ha confermato la sua assenza. È iscritto a parlare il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.
DEMURU (D.S.). Molto molto breve, perchè possiamo dire che quasi rinunciamo all'intervento. Volevo esprimere solo un piccolissimo pensiero, perchè quando mi hanno consegnato il testo del Dpef che abbiamo in discussione sono rimasto po' perplesso per il fatto che in quel periodo, e neanche dopo, questo documento non avesse suscitato particolare interesse, rilievo anche nella stampa, ma soprattutto sentivo muti le parti sociali, soprattutto ricordando quello che era successo per il precedente Dpef, il clamore che aveva portato addirittura ad uno sciopero generale, se ben ricordate, dei sindacati, quindi mi è rimasta questa specie di dubbio e perplessità sul perché questo DPEF non avesse suscitato interesse.
A parte la denuncia del ritardo, che è stata fatta rilevare anche dalla stampa, ma diciamo molto superficialmente, ho capito l'arcano quando ho cominciato a leggere questo DPEF e ho scoperto che sostanzialmente e per il 90 per cento delle parti è la fotocopia del precedente approvato nel 2002. Allora penso che la conclusione, e mi avvio proprio alla conclusione del mio intervento, sia che le parti sociali e gli imprenditori non hanno voluto dare un nuovo giudizio sulla sostanza di questo documento proposto perché già era stato dato per il precedente. Io vorrei ricordare, con una piccola frase, il giudizio riassuntivo che ne aveva dato il tavolo degli imprenditori, l'aveva definito vuoto e quasi inutile. Come frase benigna ha detto che erano dei propositi che probabilmente non avrebbero mai avuto la possibilità di vedere una concretizzazione, perché mancavano progetti definiti che avrebbero potuto portare a qualcosa di concreto. I sindacati, a loro volta, avevano denunciato la totale assenza di un progetto per lo sviluppo della Sardegna. Questi erano i giudizi per il DPEF del 2003, e siccome questo del 2004 è identico penso che sia da confermare il giudizio.
In conclusione, l'ultima pagina di questo DPEF dà la sostanza reale della possibilità di programma e di finanziare il bilancio prossimo, laddove dichiara apertamente: "non ci sono risorse, si dovranno fare solo ed esclusivamente sacrifici". Quindi tutta la premessa che c'è in questo documento che ipotizza non so quale sviluppo, non so quali investimenti, non so quali leggi, si scontra con la realtà di un bilancio che non potrà avere a disposizione nessuna risorsa finanziaria. E con questo chiudo il mio intervento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù.
ORRU' (d.s.). Rinuncio.
spissu (d.s.). Presidente, ma l'alternanza uno di noi uno di loro?
PRESIDENTE. L'onorevole Piana è assente. L'onorevole Pittalis ha già rinunciato. L'onorevole Pirisi è assente. L'onorevole Biggio, rinuncia, sono io, ero prenotato. E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Grazie, Presidente. Io aderisco con piacere alla richiesta dei colleghi del centrosinistra a intervenire nel dibattito perché è anche giusto che un argomento così importante debba trovare nell'Aula tutti quegli approfondimenti che sono necessari in considerazione, come è stato affermato a ragione, che il Documento di programmazione economica e finanziaria costituisce il fondamento per l'impostazione della manovra finanziaria che dovrà essere licenziata per il 2004.
Ribadisco quanto è stato da me sostenuto nella relazione della maggioranza sui contenuti del DPEF, che è un documento in perfetta linea con i precedenti, rimarcando lo stato della economia regionale considerandola e vedendola anche nel contesto nazionale e non solo, ma anche nell'ambito dei più ampi rapporti di natura economica e commerciale che influenzano l'economia internazionale e significativamente quella europea.
Questo DPEF ha un grande pregio, che è quello di presentare la situazione della nostra Isola con una chiarezza e una obiettività che nessuno può disconoscere, anche perché i resoconti che vengono forniti non sono frutto di elaborazione, o non sono solamente il frutto della elaborazione degli uffici regionali, e nello specifico dell'Assessorato della programmazione, ma sono e rappresentano spaccati che vengono recepiti dagli indicatori e dagli indici che vengono prodotti dagli enti e istituti deputati a ciò. Quindi, ritornando a un tema che è certamente caro a questa Assemblea, quando si parla di disoccupazione e di occupazione e si fa riferimento agli indici ISTAT, può piacere o non può piacere, però è un dato incontrovertibile che la disoccupazione in Sardegna dal 1999 ad oggi è diminuita di 5 punti percentuali. Sarebbe accettabile la critica che è stata e che viene sollevata dall'opposizione se i criteri di determinazione di quegli indici fossero cambiati, ma i parametri e i punti di riferimento che vengono utilizzati dall'ISTAT non sono diversi, quelli applicati nel 2002, rispetto a quelli del 1999. Quindi siamo in presenza di dati chiaramente confrontabili tra di loro che dicono, in termini numerici, che la disoccupazione è diminuita.
E' anche stato detto, e a ragione, che il dato dell'indice della disoccupazione di per sé può anche non essere significativo, perché se è vero che la popolazione disponibile, le forze di lavoro dovessero diminuire significativamente per fenomeni di che sono connessi allo sviluppo economico, quale per esempio una forte emigrazione, è chiaro che di conseguenza il tasso di disoccupazione aumenta perché la base, il dividendo di riferimento diminuisce e quindi a una diminuzione del tasso di disoccupazione non farebbe riscontro un effettivo miglioramento della situazione in termini occupazionale proprio perché diminuendo dividendo è chiaro che il rapporto si riduce. Però questo non è, perché per ciò che riguarda la Sardegna è stato anche dimostrato, a meno che non si voglia sostenere che i dati riportati sul DPEF non sono veritieri, è vero anche che il tasso di occupazione in Sardegna è arrivato e ha superato il 48 per cento, dato in controtendenza rispetto alla situazione nazionale che vede un regresso e un peggioramento o non un aumento di eguale misura nel Mezzogiorno d'Italia e globalmente nell'intero territorio nazionale.
E' vero che le politiche dell'occupazione sono cambiate, perché nel mercato globalizzato intendere e concepire il lavoro nel modo tradizionale, in un mercato che quelle forme non accetta più, ci sono state delle modifiche che sono intervenute in materia di disciplina del rapporto di lavoro a livello nazionale che hanno influenzato positivamente le dinamiche occupazionali perché sono state individuate nuove forme e nuovi strumenti che consentano e favoriscono l'accesso al lavoro, certo in forme in parte diverse rispetto al passato, ma che necessariamente sono strettamente funzionali e dipendenti da un sistema che si modifica, e non è un sistema che si è modificato solamente in Sardegna, ma è un'evoluzione e aggiustamenti che si registrano attraverso approssimazioni successive che riguardano l'economia mondiale.
Quindi bene hanno fatto i nostri governanti a livello nazionale, e io sostengo anche a livello regionale, che si sono inseriti aprendosi a queste nuove dinamiche che poi hanno dato i risultati che tutti hanno apprezzato. Certo, se si vuole sostenere che il 18 per cento di disoccupazione è ancora elevato possiamo certamente concordare, questo però non toglie che questa maggioranza e questo governo, pur con tutte le difficoltà che si sono registrate in questa legislatura, ben ha operato e bene ha fatto. Certo, quando ci dovessimo rivolgere a quel 18 per cento della popolazione attiva che è ancora in cerca di lavoro e che quindi non lavora non potremmo sentirci dire che è soddisfatto. Ma io penso che compito di qualsiasi maggioranza e quello di qualsiasi Esecutivo sia proprio quello di operare nei grandi numeri, operare per dare soluzione ai problemi non riferendosi alle singole fattispecie, ma soprattutto dando risposte di carattere generale. Vuol dire che confrontando il dato di oggi rispetto al dato del '99 ci sarà un 5 per cento di soggetti che prima erano a spasso e non avevano lavoro che oggi l'hanno trovato e quel cinque per cento che hanno trovato occupazione non potranno che rilevare questo evento e questa evoluzione in termini favorevoli. Certamente gli altri 18 avranno tutte le legittime e rispettose loro ragioni di sentirsi ancora non soddisfatti.
Questo è lo sprone per qualsiasi maggioranza ed Esecutivo, a cui essa dà origine, di maggior impegno e di operare ancora nella stessa direzione con maggior lena e con strumenti sempre più rispondenti alle esigenze per migliorare la situazione.
Per ciò che riguarda l'aspetto della finanza regionale indubbiamente è stato anche detto e rimarcato nella relazione di maggioranza, ma lo stesso DPEF dedica una parte abbondante del contenuto dell'intero documento proprio alla necessità di intervenire sulla finanza regionale per porre rimedio a una tendenza che ha avuto un'accelerazione in questi ultimi cinque anni, ma una tendenza che era ben presente anche nella scorsa legislatura. Allora qui evidentemente sorge la necessità che una maggioranza responsabile, ma responsabilità alla quale non può sottrarsi anche l'opposizione, perché, badate, voi oggi lo richiedete a gran voce perché ritenete che nella prossima legislatura - ma io credo che così non sarà - ci sarà l'alternanza e quindi dovrete andare a governare, se questo si dovesse verificare badate che allo "sconquasso", ma così non è perché l'abbiamo dimostrato sia nel Documento che nella relazione, al supposto sconquasso della finanza regionale c'è un'eguale responsabilità da parte dell'opposizione, perché le maggiori leggi di spesa che sono state approvate in questa legislatura e quasi sempre a fronte di interventi di carattere eccezionale e non prevedibili che non hanno nulla a che vedere con le azioni umane, quindi mi riferisco ai fenomeni dell'alluvione, mi riferisco al fenomeno della siccità, che per ben due volte in questi cinque anni ha interessato la nostra Regione, mi riferisco all'epidemia della lingua blu e quant'altro, guardate che le maggiori leggi di spesa per le quali la maggioranza aveva individuato compatibilmente alle risorse esigenti determinati stanziamenti, proprio su istanza delle opposizioni, non so per quali finalità, ma è facilmente intuibile, sono state raddoppiate se non triplicate, tant'è vero che molte di quelle leggi ancora oggi presentano cospicui residui passivi che probabilmente non daranno origine ad effettive obbligazioni di spesa proprio perché sovradimensionate rispetto a quelle che erano le effettive esigenze.
Quindi lo stato della finanza: c'è responsabilità dell'intero Consiglio perché in quella direzione le maggiori pressioni, mentre gli interventi erano doverosi e necessari, ma le maggiori pressioni per aumentare gli stanziamenti sono arrivati proprio dai settori della opposizione. E poi, diciamocelo una volta per tutte, e di questo tentativo va dato atto anche al collega Scano, Assessore nella precedente legislatura, di intervenire sulla così detta politica dello stanziamento fine a se stesso. Non è presente in questo momento in aula, c'era sino a pochi minuti fa, il collega Onida, ma voi pensate che sia ragionevole intervenire proprio nel settore dei lavori pubblici con stanziamenti che prevedono l'intero ammontare delle opere che si ritiene di realizzare non nel corso dell'anno in cui avviene lo stanziamento, ma nel corso del triennio successivo, del quadriennio e addirittura talvolta del quinquennio, quando sarebbe molto più logico e più giusto, al fine di non ingessare i bilanci con poste che rappresentano debiti che tali non sono, limitatamente a quelle che sono le risorse programmabili e spendibili nel corso dell'anno? Bene, qui ci vogliono maggioranze che abbiano la vera forza di essere maggioranza, Esecutivi che abbiano il sostegno di una maggioranza coesa, ma ci vuole anche il senso di responsabilità delle opposizioni che questa linea politica la devono non solo sposare e sostenere ma la devono interpretare come regola di comportamento che vale proprio nella previsione dell'alternanza anche per quella che sarà l'attività futura di governo.
Ebbene, una legge elettorale, quella del 1994, che non ha consentito la formazione di maggioranze stabili e quindi capaci di governare, ha inciso negativamente e in maniera determinante su questo malcostume, che se da una parte ingessa e imbalsama i bilanci, e nel corso degli anni abbiamo visto quali sono gli aspetti sotto il verso contabile di questo modo di interpretare e di contabilizzare e di stanziare nei vari Assessorati le somme degli stati previsionali della spesa, abbiamo visto quali sono stati i risultati, e dicevo che questo modo di operare non costituisce neanche stimolo e sprone per gli uffici, e quindi per la struttura amministrativa, a ben operare, perché io sono convinto e ne sono certo che il dirigente, il funzionario, il semplice impiegato e quant'altro e all'interno dei diversi Assessorati quando sanno che a fine esercizio le somme non programmate comunque verranno mantenute in bilancio, io penso che l'azione propositiva di qualsiasi amministrazione governata dal centrodestra o dal centrosinistra subisce quegli inevitabili rallentamenti che paralizzano l'attività amministrativa dal punto di vista dei risultati, ma che poi creano anche quegli aspetti di natura contabile, soprattutto finanziaria, che danno apparentemente situazioni di insostenibilità quando invece i risultati sono esattamente diversi o quanto meno nettamente diversi.
Allora la raccomandazione è che in quest'Aula, così come è avvenuto in passato, quando si sono bocciati dei provvedimenti e il Consiglio, l'Aula, ha ritenuto di avere con l'espressione di quel voto forse non fatto né cosa saggia né cosa utile per il sistema Sardegna, si è ritornati sui propri passi e unanimemente si è data soluzione ad un determinato problema. Badate che la necessità della ripulitura del bilancio di quei cospicui residui passivi che tali non sono in termini di reale consistenza di obbligazioni di pagamento, devono necessariamente essere eliminati. Con questo strumento e con questo accorgimento noi si riuscirà a ridurre i disavanzi, recuperando quella capacità di spesa minima che serve per il mantenimento della spesa rivista, corretta, migliorata, resa più efficiente per ciò che riguarda le spese di funzionamento, ma soprattutto di dedicare quella parte di risorse agli investimenti per intervenire nel settore dell'infrastrutturazione, che è certamente il vero neo, il bubbone che non si riesce ad estirpare delle cause del ritardo nello sviluppo socio economico nella nostra Isola. Questo va detto non nell'interesse di questa maggioranza, non va detto nell'interesse della possibile maggioranza che ci sarà nella prossima legislatura, ma soprattutto va detto e dev'essere da questa Aula responsabilmente fatto, mantenuto ed ottenuto nell'interesse dei sardi.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Balletto. Onorevole Cugini? Centrodestra ancora? Non lo so. Onorevole Lai? Onorevole Morittu? Onorevole Ortu? Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Pochi secondi perché ritengo tra l'altro non di grande utilità contribuire ad una discussione che è pressoché inutile; la dimostrazione ce la dà la maggioranza con la sua presenza in Aula e con il suo impegno per discutere un atto così rilevante e così importante.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Si guardi in giro, guardi anche i suoi banchi, onorevole Ortu!
ORTU (R.C.). Guardi, io guardo tra i nostri banchi e guardo anche tra i vostri, mi auguro che gli elettori in primavera…
(Interruzione del consigliere Balletto)
PRESIDENTE. Onorevole Balletto, per cortesia!
ORTU (R.C.). Mi auguro che gli elettori in primavera, per male che vada, confermino il risultato della presenza in Aula. Quindi in questo modo anche l'onorevole Balletto sarebbe accontentato.
(Interruzione)
ORTU (R.C.). Guardi, a prescindere da lei vi concediamo anche la possibilità di…se dipendesse da noi, confermando, si intende, i rapporti. Dicevo che non ritengo tanto utile intervenire nella discussione perché ormai, ripeto, l'inutilità di questo documento è dimostrata. L'inutilità di questo documento conferma anche l'inutilità di questa Giunta e di questa maggioranza, che non c'è. Ha raggiunto un ulteriore primato anche oggi, tra i tanti di questi mesi e di questi anni, ma io voglio solo far rilevare, ed è questa la ragione per cui parlo per alcuni minuti, la coerenza - tra l'altro - che c'è da parte di questa Giunta, del Presidente e degli Assessori che la compongono, da parte di questa maggioranza e gli impegni che la Giunta assume nei confronti delle parti sociali da un lato, ma anche gli impegni che la Giunta assume nei confronti del Consiglio. E non solo, la capacità che ha questa Giunta - chiedo scusa ai colleghi, vi rubo uno o due minuti - la capacità che ha questa Giunta, tra l'altro, di tradurre poi negli atti di programmazione ed eventualmente questi impegni, ma le stesse conclusioni a cui è pervenuto il dibattito in Aula durante la discussione di questi mesi.
Io voglio far rilevare quanto è detto a pagina 39 per quanto riguarda l'agricoltura, sentite cosa dice! Onorevole Balletto, senta! Anche perché questo documento è stato approvato dalla Giunta a fine ottobre e poi confermato integralmente dalla maggioranza in Commissione Bilancio, quindi confermato integralmente anche con l'apporto dell'onorevole Balletto e della sua maggioranza. Qui viene detto: "Lo sviluppo del settore agricolo isolano non può essere disgiunto da quelle che sono le dinamiche in atto non solo a livello comunitario, ma anche nel quadro internazionale". D'accordo, ci mancherebbe altro! Poi dice e qui sta tutta l'analisi che fa: "Da un lato il sistema sardo si contraddistingue per la capacità di esitare prodotti di alta qualità" - d'accordo - "sostenuti da un buon livello tecnologico in grado di sostenere le sfide dei mercati mondiali, esempio lattiero caseario, vitivinicolo". Questo è detto, poi aggiunge un'altra riga o due, non cambia l'impostazione, questo è quanto è detto per quanto riguarda il comparto dell'agricoltura, dice: "Punto di forza sono le esportazioni e all'interno delle esportazioni il punto di forza è costituito dal settore lattiero caseario". Se questa è la capacità di analisi che ha la Giunta, ma non solo, se questa è la capacità di tradurre in atti di programmazione quanto anche l'Aula ha contribuito a definire per quanto riguarda il comparto dell'agricoltura, è un altro atto inutile, onorevole Balletto. Perché, badate, dov'è la crisi del settore lattiero caseario? Dov'è la questione del prezzo del latte, che pure qui è stato posto e affrontato anche con una discussione, io ritengo, perfino utile? Ma avete capito, così come qui si è detto, si è discusso a lungo e perfino approfondito, io ritengo, anche in termini positivi, che guarda caso la crisi del prezzo del latte deriva in gran parte dalla difficoltà che abbiamo per quanto riguarda l'esportazione e quindi la caduta dei prezzi nel mercato internazionale per quanto riguarda il pecorino romano?
Questa è la vostra capacità di analizzare la situazione economica e sociale dell'Isola e la vostra capacità di raccogliere anche le indicazioni. Badate, questo è stato scritto quando Masala incontrava in piazza quella decina, quando Masala incontrava in piazza gli agricoltori e gli allevatori e le organizzazioni professionali agricole e prendeva atto che la situazione era ben altra. La realtà è che poi non siete nemmeno in grado di tradurre, e quindi di adeguare gli stessi atti che vengono compiuti da parte dell'amministrazione regionale e da parte della maggioranza per evitare anche di scrivere queste fesserie, perché queste non sono solo cose inutili, sono fesserie!
Ma dov'è e come vengono affrontate le esigenze, che pure ci sono, di rilanciare un comparto - così come abbiamo discusso a lungo - per toglierlo dalle secche di una situazione drammatica? Certo che poi il risultato, se questa è l'analisi, se questo è il contesto all'interno del quale voi pensate di attuare le politiche in agricoltura, certo che il risultato, onorevole Balletto, è quello che lei ha citato poc'anzi; il risultato sarà un ulteriore disastro, peggio di quello che è già avvenuto. Allora lei non dica e non ricorra ad attribuire le responsabilità dei primati negativi che avete raggiunto nel corso di questi anni in relazione a tutta la questione e a tutta la vicenda e a tutti gli atti che riguardano qualsiasi politica, qualsiasi politica di sviluppo. Perché avete solo incamerato risultati negativi, perché non siete capaci di tradurre nemmeno in termini concreti anche le indicazioni e perfino i deliberati dello stesso Consiglio regionale.
Io concludo, perché non c'è da aggiungere nulla, sinceramente è perfino inutile, ripeto, ma dove è quanto è giunto alla soglia, quanto sta per accadere nei prossimi mesi, ma qualcuno si è accorto che si va ad una riforma anticipata della politica agricola comunitaria, che comporterà il cambiamento di scenario anche per quanto riguarda l'agricoltura in Europa, in Italia e in Sardegna? Ma dov'è tutto questo? Ecco perché è inutile perfino discutere e sinceramente io ci rinuncio anche, perché a poco serve tra l'altro riprendere anche le considerazioni che qui sono state sviluppate, perché - badate - le cose che avete scritto, i dati che avete presentato, ivi compresi quelli che riguardano l'incremento dell'occupazione, onorevole Balletto, sono peggio dei dati Istat sull'inflazione. Lo chieda agli occupati o ai disoccupati, se sono cresciuti o se le condizioni sono migliorate. Ho tutta l'impressione che avrà la stessa risposta di chi va al mercato e in relazione ai dati sull'inflazione che comunica l'Istat dice in sostanza che l'Istat è ben lontana dal capire, oltre che da dire realmente come stanno le cose. Quindi, ripeto, è perfino inutile discutere, tra l'altro, delle cose che qui vengono, che ha poco senso, che non solo sono inutili, ma non hanno nulla a che fare con quello che sta accadendo e accade realmente dal punto di vista economico e sociale nella nostra Isola.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Ortu. Onorevole Deiana? Grazie. Onorevole Pacifico? E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente e colleghi, io volevo innanzitutto, per quanto vano sia stato in tutta questa legislatura, ricordare alla Presidenza del Consiglio che, di fronte all'esame di questi documenti, non c'è solo il dovere quasi burocratico, Presidente, di far rispettare le regole e il Regolamento. Ma c'è, come in tutte le sedi parlamentari che si rispettino e che vengano guidate con autorevolezza e con sapienza politica, anche il dovere di verificare e di operare perché nelle assemblee legislative e parlamentari ci sia una costante, perenne agibilità politica. L'agibilità politica significa che se noi siamo qui a dibattere di questo argomento l'Aula dev'essere messa in condizioni di onorare il dibattito, non di essere in una condizione come quella che vedete davanti a voi, vergognosa, irresponsabile, superficiale. Questo lo stiamo dicendo da anni, stiamo dicendo che non ci serve un Presidente, una Presidenza del Consiglio che accerti la verificabilità di una norma e di una sua applicazione, ma che c'è bisogno di un intervento sul piano della sensibilità politica, che tuteli l'onorabilità dell'Assemblea regionale, che le dia vigore, che stimoli, che censuri i comportamenti.
Detto questo, siccome noi siamo coerenti con questo nostro modo di intendere la responsabilità istituzionale, svolgiamo il nostro intervento consapevoli di parlare ad un'Assemblea sorda e insensibile, ma anche ad una Assemblea che ha dato dimostrazione in questi anni di non volere utilizzare la sua funzione per indagare, per accertare, per superare le difficoltà della nostra Regione. Infatti il documento di programmazione economica e finanziaria dovrebbe essere uno dei pochissimi documenti che nella serietà della sua concezione da un lato personalizza la concezione della programmazione di un governo regionale, ma dall'altra dovrebbe avere quegli inviolabili criteri di indipendenza rispetto alla partigianeria politica che trasferiscano all'Aula e al Parlamento le condizioni oggettive del dato economico, le posizioni accertate delle condizioni sociali e economiche della nostra Regione. Invece paradossalmente questo documento ha sempre assunto nella volontà della maggioranza di centrodestra un significato di difesa d'ufficio, di apparente positività dell'azione di governo, eludendo gli snodi centrali di un'autocritica che serve non alla politica perché la politica si debba difendere dalle sue responsabilità, ma serve alla Sardegna per accertare lo stato delle sue condizioni e per approntare con responsabilità oggettivamente le soluzioni. Questo è il documento di programmazione economico e finanziario. Per noi; per voi è sempre stato un documento nel quale si eludono totalmente i nodi strutturali, si dicono cose e si contraddicono le stesse cose, si cerca addirittura, con un'enfasi di 50, 60 pagine sulle strategie, sulle azioni, sulle cose da fare, si cerca di far dimenticare quell'ultima parte obbligatoria nella quale i numeri scandiscono il rosario incredibile di una responsabilità che affonda le sue ragioni lontano e all'origine e all'inizio di questa legislatura. Da questo punto di vista noi abbiamo il dovere politico di fare una deduzione immediata, la deduzione sull'uso e sulla funzione che il Dpef assumerà nel nostro immediato futuro. Ho detto che cosa intendiamo noi e su questo Dpef si doveva esprimere una maggiore e compiuta responsabilità del Governo regionale, che è quella di offrire un elemento di valutazione talmente più affinato nella sua obiettività , nel suo rigore, proprio in funzione della consapevolezza che c'è davanti a noi la fine di una legislatura e che c'è il dovere di consegnare alla continuità delle istituzioni democratiche condizioni, informazioni, dati oggettivamente seri, da poter consentire quella continuità a favore della gente.
Per cui per voi sarà il documento che preannuncia la nuova strategia elettorale, cioè una strategia elettorale delle illusioni, dell'illusione della verità, della fantasia senza nessuna radice e invece per noi sarà il banco di prova di un realismo attraverso il quale noi dovremmo ricondurre la strategia di confronto con l'opinione pubblica e con l'elettorato, non solo per accusare - come ha detto giustamente qualche collega - perché la politica è lotta politica per la parte che serve la lotta politica, la politica è una cosa seria perché partendo dalle condizioni del realismo politico servono per ipotizzare scenari reali, non velleitari, concreti, possibili, agibili, entro i quali veicolare un'idea di programma e un'idea di prospettiva per la Sardegna. Da questo punto di vista noi ci stiamo sforzando in quest'Aula di esercitare la nostra funzione, perché è importante sfuggire alla tentazione di continuare a usare le istituzioni per illudere le persone.
Noi abbiamo dei dati chiari che sono i numeri, gli impegni rispetto agli stanziamenti negli ultimi tre anni crollano del 20 per cento a fronte di un incremento considerevole degli stanziamenti e i pagamenti rispetto agli stanziamenti subiscono la stessa sorte, tenendo conto che ci sono dei fenomeni innovativi introdotti dalla mal gestione del centrodestra, e ne dico solamente due; la concezione aberrante, trasformistica, libertina che si è data in questi anni al concetto dell'impegno e che ha prodotto, con esito disastroso, l'ingestibilità persino aritmetica, contabile, del bilancio regionale e sulle quali bisognerà fare una riflessione per chi si dovrà assumere questa responsabilità; l'impegno a un valore non solo contabile, ma anche un valore morale, che è quello di stabilire con concretezza tempi, modalità, termini di un rapporto che inizia, ma che si conclude, ma che non deve essere utilizzato per dare un progress di analisi finanziaria che voglia dire cose che purtroppo non può dire.
E l'altro elemento è che in questo Dpef e in questa vostra esperienza abbiamo inaugurato un primo elemento pericoloso, io dico, comunque innovativo, comunque inspiegabile anche dal punto di vista del rapporto tra entrate e spesa, tra l'uso che se ne fa nei bilanci regionali delle finanze, ed è quello che abbiamo inaugurato - come dite voi e ammettete - lo scoperto di cassa che nel 2003 ha raggiunto la quota di 800 miliardi per vostra dichiarazione, di vecchie lire (400 milioni di euro), che affermate diventa quasi, nell'affermazione che usate, uno status quo nella gestione finanziaria perché dite: "In deroga alle regole di tesoreria, di convenzione" come dire che alla fine dei conti sarà un elemento che non disturberà più di tanto, mentre invece è uno di quegli elementi che noi rileviamo in termini sintomatici, come si direbbe in medicina, come l'esito di una patologia assai più grave, assai più profonda.
Poi abbiamo da osservare la paralisi, il vero problema che noi ci dobbiamo porre è che chiunque ambisce legittimamente a governare la prossima legislatura deve sapere che deve esercitare la sua funzione nell'ambito della valutazione estremamente preoccupante del dato dell'indebitamento. Il 99,2 per cento - è stato detto - delle risorse effettivamente disponibili costituisce l'ammontare dell'indebitamento attualmente in essere e, si immagina, un incremento di questo dato negli anni successivi di intervalli dell'8 per cento circa.
Sono dati che preoccupano, così come preoccupano le contraddizioni contenute anche nelle dichiarazioni diciamo di tipo più propriamente programmatico del vostro documento. Non c'è, al di là di affermazioni sul rapporto di compensazione con il fondo regionale del fondo sanitario nazionale, nessuna analisi critica oggettivamente necessaria della sanità. È un tema che noi abbiamo sollevato, sul quale abbiamo delicatezza, attenzione, ma anche realismo. La sanità rappresenta una parte importante nella politica della Sardegna, una Sardegna che purtroppo ha una problematica enorme di fasce deboli, ma che non consente ormai più una manovra finanziaria di utilizzo delle risorse che possa dare maggiore attenzione a quelle fasce più deboli. Ed è per quello che noi vogliamo e chiediamo con insistenza un'analisi anche ingenerosa, severa, su forme concrete, progressive, temporalmente definite, di rientro da deficit che stanno diventando paradossali.
Ricordo ai colleghi che solo quest'anno tra un provvedimento e un altro noi abbiamo sanato disavanzi sanitari sull'ordine di circa mille miliardi. È un problema da porsi perché se non si risolve quello non si fanno politiche economiche, non si possono più fare politiche economiche.
Mentre invece non vi dilungate affatto su temi importanti e rilevanti della dimensione sociale della Sardegna; mi riferisco ai problemi che riguardano la famiglia, dedicate quattro righe, così come dedicate quattro righe al capitolo sugli incarichi professionali con - mi consentite - una leggera disonestà nell'impostazione di un'affermazione che vorrebbe ricorrere maggiormente agli incarichi interni piuttosto che a quelli esterni, quando sappiamo che è stato uno sport largamente praticato in questi anni il ricorso gratuito, per qualche verso arbitrario, a consulenze e a incarichi all'esterno, senza nessuna verifica sulle capacità reali di potervi provvedere all'interno.
Dico di più: noi abbiamo preoccupazione sull'enfasi che voi avete usato sui temi della programmazione negoziata, che è ferma, che è stata usata spesso come cassa di compensazione di esigenze finanziarie estemporanee che si sono sviluppate nell'arco dell'anno e che invece sono state utilizzate nella finanziaria regionale come ragione di indisponibilità verso ulteriori e diversi bisogni della Sardegna.
Sulle assunzioni nella parte finale dite: "Non si può procedere ad assunzioni", ma ci avevate presentato qualche giorno fa nell'assestamento al bilancio un provvedimento surrettizio che, attraverso l'uso di società interinali, cercava di rispondere in maniera diversificata a quell'esigenza, ma eludendo il problema e la natura e la motivazione strettamente finanziaria di non provvedere ad assunzioni per contenere la spesa.
Sono contraddizioni che si riportano, una dietro l'altra, così come il discorso che riguarda i comuni e i trasferimenti agli enti locali, sui quali c'è poco, c'è quasi nulla. Noi siamo qua per segnalarvi che anche sul settore dell'industria si fanno delle affermazioni qualche volta risibili; parlate di completamento delle zone franche. Questo Governo regionale nel 2001 diede il via alla realizzazione della zona franca dell'area di Cagliari, non mi risulta che sia stato fatto un passo in avanti da allora a oggi, sono passati più di due anni. Oltre questo vi impegnate a realizzare tutte le altre per le quali non c'è in essere nessun atto tangibile di volontà che voglia dire di andare avanti, di completare questo importante tassello che concretizza un'agibilità e un'opportunità per le nostre imprese.
Poi parlate, non so perché, deve essere un refuso, del completamento dei processi di liquidazione delle finanziarie regionali, della Sipar e della Index, che sono ormai già nel dimenticatoio dei processi di liquidazione già fatti, già esperiti, già portati in qualche caso a compimento, mentre invece non ci dite nulla sulle finanziarie che sono ancora in campo con passivi rilevanti, con obiezioni rilevanti sui bilanci che stanno andando a chiudere, o cercano di chiudere, e per le quali non c'è nessuna proposta di metterle in liquidazione vista la loro incapacità di dare risposte.
Potremmo continuare a lungo, noi ribadiamo l'elenco dei suggerimenti che in questi anni abbiamo dato alla Giunta, perché abbiamo sempre detto che la funzione delle opposizioni, quando ci si trova di fronte ad un certo tipo di maggioranza, è perfino quella di suggerire alcune strade. Noi riteniamo che questo Dpef doveva dare un segnale sul potenziamento del sistema di analisi dell'economia regionale in rapporto a quella nazionale ed europea, perché c'è oggi un legame indissolubile dal quale non si potrà, nei prossimi anni, prescindere. Abbiamo ribadito, ricordiamo, che è necessaria, quanto urgente e indifferibile, la riforma delle grandi categorie di spesa, a cominciare dalla sanità per continuare sulle altre partite, perché siamo con una spesa fuori controllo e vorremmo leggere chiaramente i dati oggettivi.
Dobbiamo provvedere alla riforma della formazione professionale perché è un sistema obsoleto che ha dei costi che qualche volta aprono delle ombre anche sulle modalità di gestione di questi fondi. Dobbiamo decidere, una volta per tutte, Assessore, di dare trasparenza allo stato di attuazione delle opere pubbliche, introducendo, come avviene in tutta Europa, all'interno dei programmi pluriennali di opere pubbliche il cosiddetto coefficiente di costo/beneficio, cioè la capacità di indicare se quell'opera pubblica rispetto ai suoi costi, ai suoi benefici, ai tempi di esecuzione è economica e funzionale ad un progetto di programmazione delle opere pubbliche, perché con questo lassismo e con questa cultura dello stanziamento noi abbiamo la paralisi dei bilanci, l'elenco indecifrabile dei residui passivi e di stanziamento che ogni anno dicono: "Ma sì, abbiamo fatto un grande bilancio", ma andiamo a vedere che cosa è stato fatto e non è stato fatto nulla!
C'è infine da ridiscutere, con il sistema degli enti locali, le politiche di trasferimento delle funzioni e delle competenze. È un nodo per il quale ci siamo spesi a lungo in questa legislatura, con atti e lavori tangibili portati a compimento anche nelle Commissioni, come il Consiglio delle autonomie locali, e per i quali non si dice una parola concreta, una volontà effettiva, mentre invece si pensa di far sparare due pallettoni all'aria ai cacciatori di Sardegna.
PRESIDENTE. I lavori si concludono qui. Si riprende alle ore 17 di questo pomeriggio con gli interventi dei Capigruppo e la replica dell'Assessore.
La seduta è tolta alle ore 13 e 02.
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