Seduta n.114 del 03/08/2005
CXIV SEDUTA
(POMERIDIANA)
Mercoledì 3 agosto 2005
Presidenza del Vicepresidente PAOLO FADDA
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 16 e 03.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 27 luglio 2005 (109), che è approvato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Giuseppe Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA GIUSEPPE (R.C.). Chiedo una sospensione di mezzora per dare il tempo ai colleghi di arrivare in aula.
PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni, la richiesta è accolta. I lavori riprenderanno alle ore 16 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 04, viene ripresa alle ore 16 e 31.)
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Paolo Maninchedda ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 3 agosto 2005. Poiché non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Interrogazione VARGIU - PISANO - DEDONI - CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sul rischio di attentati terroristici in Sardegna". (288)
"Interrogazione LA SPISA, con richiesta di risposta scritta, sulla selezione per titoli ed esami per 167 posti elevabili sino a 469 unità complessive del livello economico iniziale della categoria C dell'Amministrazione regionale". (289)
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Interpellanza CALIGARIS sui lavori eseguiti per la costruzione del pontile del Porto Palma dell'isola di Caprera e sulla necessità di ripristinare i luoghi e l'ambiente originari". (108)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione numero 42. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza due ordini del giorno.
(Si riporta di seguito il testo degli ordini del giorno:
ORDINE DEL GIORNO CALIGARIS sul rispetto della "Carta dei diritti del passeggero" da parte delle compagnie aeree.
IL CONSIGLIO REGIONALE
A CONCLUSIONE della discussione della mozione n. 42 sulle risorse della continuità territoriale per la Sardegna;
CONSTATATO che i vettori aerei sistematicamente non rispettano i diritti dei passeggeri ed in particolare dei cittadini con disabilità permanente o temporanea in seguito a malattia, come recenti episodi hanno drammaticamente evidenziato;
PRESO ATTO positivamente delle dichiarazioni dell'Assessore dei trasporti sull'iniziativa della mobilità per i disabili;
impegna la Giunta regionale
- ad assumere tutte le iniziative nei confronti delle compagnie aeree per il rispetto della "Carta dei diritti del passeggero" e per garantire ai disabili e alle persone in difficoltà, anche per l'età avanzata, l'assistenza indispensabile a terra e durante il volo;
- a garantire, anche attraverso apposite campagne promozionali di "pubblicità progresso" la più ampia informazione da parte dei vettori e delle agenzie di viaggio sulle opportunità e sull'iter da seguire per fruire dell'assistenza. (1)
ORDINE DEL GIORNO PILI - LA SPISA - DIANA - VARGIU - LADU - AMADU sul blocco della continuità territoriale per le gravi responsabilità del Presidente della Regione e dell'Assessore dei trasporti in seguito ai ritardi accumulati e alla confusa e inapplicabile imposizione degli oneri di servizio pubblico per il triennio 2005-2007.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO che l'obiettivo del dibattito sulla mozione era quello di aprire un serrato confronto sulla questione;
RITENUTO che il dibattito stesso abbia proposto alcuni elementi imprescindibili sulle responsabilità sulla mancata attuazione della continuità territoriale;
ACCERTATO il fallimento della giunta regionale che non ha rispettato i tempi per l'avvio della continuità territoriale;
VERIFICATO che sulla continuità territoriale della Sardegna non è dato sapere i tempi per una effettiva attivazione del servizio;
CONSIDERATO che le forze d'opposizione avevano nei mesi scorsi denunciato l'inapplicabilità della proposta fatta dalla Regione individuando con puntualità gli elementi che rendevano la stessa priva di quei presupposti di legittimità necessari alla corretta imposizione degli oneri di servizio pubblico;
ACCERTATO che il non aver previsto nella proposta la possibile partecipazione di più compagnie all'imposizione degli oneri di servizio pubblico ha da una parte favorito un'ipotesi gravemente monopolistica sui cieli della Sardegna e dall'altra ha reso inapplicabile la stessa proposta proprio nel momento in cui più compagnie si sono proposte per lo svolgimento del servizio;
PRESO ATTO di aver fondato la proposta in termini esclusivistici a favore di una sola compagnia, a scapito dei sardi e della Sardegna, ha praticamente bloccato la continuità territoriale per l'isola;
CONSIDERATI i danni e la confusione che sta destando nell'opinione pubblica sarda l'incertezza su un servizio in vigore a pieno regime dal 1° gennaio 2002;
CONSIDERATO che la precedente continuità territoriale era fondata su l'attuazione dell' apposito regolamento CEE N. 2408/92 del Consiglio del 23 luglio 1992 sull'accesso dei vettori aerei della Comunità alle rotte intracomunitarie;
VERIFICATO che tale regolamento, caposaldo normativo in materia di oneri di servizio pubblico, definisce :
"onere di servizio pubblico, qualsiasi onere imposto a un vettore aereo di prendere tutte le misure necessarie, relativamente a qualsiasi rotta sulla quale sia stato abilitato a operare da parte di uno Stato membro, per garantire la prestazione di un servizio che soddisfi determinati criteri di continuità, regolarità, capacità e tariffazione, criteri cui il vettore stesso non si atterrebbe se tenesse conto unicamente del suo interesse commerciale."
ACCERTATO che il regolamento comunitario fissa regole chiare alle quali ogni Stato membro è obbligato ad aderire previa la procedura di infrazione;
CONSIDERATO che tali disposizioni prevedono le procedure per l'adozione degli oneri del servizio pubblico e che le stesse vengono così indicate all'art. 4 :
"Uno Stato membro può, previa consultazione con gli altri Stati membri interessati e dopo aver informato la Commissione e i vettori aerei operanti sulla rotta, imporre oneri di servizio pubblico riguardo ai servizi aerei di linea effettuati verso un aeroporto che serve una regione periferica o in via di sviluppo all'interno del suo territorio o una rotta a bassa densità di traffico verso un qualsiasi aeroporto regionale nel suo territorio, qualora tale rotta sia considerata essenziale per lo sviluppo economico della regione in cui si trova l'aeroporto stesso, nella misura necessaria a garantire che su tale rotta siano prestati adeguati servizi aerei di linea rispondenti a determinati criteri di continuità, regolarità, capacità e tariffazione cui i vettori aerei non si atterrebbero se tenessero conto unicamente del loro interesse commerciale."
CONSIDERATO che il Parlamento seppur con grave ritardo nel recepire tale ordinamento comunitario ha approvato la legge n. 144 del 1999 che all'art. 36 disciplina la continuità territoriale per la Regione Sardegna le isole minori della Sicilia dotate di scali aeroportuali;
CONSIDERATO che il Ministro dei trasporti e della navigazione, al fine di conseguire l'obiettivo della continuità territoriale per la Sardegna e le isole minori della Sicilia dotate di scali aeroportuali, in conformità alle disposizioni di cui al regolamento (CEE) n. 2408/92 del Consiglio, del 23 luglio 1992, dispone con proprio decreto:
"a) gli oneri di servizio pubblico, in conformità alle conclusioni della conferenza di servizi di cui al comma 2, relativamente ai servizi aerei di linea effettuati tra gli scali aeroportuali della Sardegna e delle isole minori della Sicilia e i principali aeroporti nazionali individuati dalla stessa conferenza;
b) d'intesa con i presidenti delle regioni autonome della Sardegna e della Sicilia, una gara di appalto europea per l'assegnazione delle rotte tra gli scali aeroportuali della Sardegna e delle isole minori della Sicilia dotate di scali aeroportuali e gli aeroporti nazionali, qualora nessun vettore abbia istituito"
ACCERTATO che la legge stessa attribuisce alla Regione la potestà propositiva in materia di continuità territoriale delegando per legge al Presidente della Regione la convocazione della conferenza dei servizi così come disposto nell'art. 36;
CONSIDERATA la gravità dell'inadempienza della Regione;
PRESO ATTO che, dopo un anno dal suo insediamento, il Presidente della Regione non ha ancora definito una corretta e formale proposta di continuità territoriale;
CONSIDERATO che oggi tutte le compagnie aeree operanti in Sardegna in regime di continuità territoriale svolgono il servizio in base ad un rinnovo contrattuale a costo zero per la Regione e per lo Stato;
CONSIDERATO che alla Sardegna e ai sardi serve un progetto serio, concreto e immediatamente attivabile senza ulteriori perdite di tempo e con il rischio di grave compromissione della stessa continuità territoriale servizi di linea con assunzione di oneri di servizio pubblico;
PRESO ATTO dell'assoluta mancanza di qualsiasi riflessione critica del proprio operato e di iniziativa da parte della giunta regionale che prenda atto di una situazione giorno dopo giorno sempre più confusa si ritiene necessario richiamare la giunta regionale a presentare in tempi rapidi una proposta seria tesa a migliorare e rafforzare una storica conquista della Sardegna;
Ritenendo necessaria l'elaborazione di una nuova proposta di continuità territoriale che disciplini:
1) Libero mercato con tariffa onerata obbligatoria
Obiettivo:
- prevedere una nuova continuità territoriale in attuazione delle norme comunitarie e nazionali che consenta di avere più operatori sulla stessa tratta ma con una tariffa massima imposta con il regime degli oneri del servizio pubblico;
- consentire a tutte le compagnie di poter viaggiare sulle rotte sarde imponendogli una tariffa prestabilita che tenga conto dei costi effettivi da stabilirsi attraverso un'analisi di mercato basata anche sulle nuove opportunità legate al low cost che inducono a pensare ragionevolmente che la tariffa massima della tratta Sardegna-aeroporti nazionali non possa superare i 25 euro.
2) Una continuità territoriale al passo con i tempi
Obiettivo:
Con il risultato raggiunto dalla continuità territoriale nei primi due anni è indispensabile:
- incrementare il numero dei voli e delle frequenze;
- incrementare il numero di rotte da sottoporre ad onere di servizio pubblico;
- estendere la continuità territoriale ai figli degli emigrati.
Azioni:
- La conferenza dei servizi deve prevedere un incremento dei voli e delle frequenze in base ai periodi dell'anno e al dato storico incrementato con una percentuale minima da stabilire tre mesi prima del nuovo anno di esercizio.
- Deve essere estesa la continuità territoriale prioritariamente alle rotte per Torino, Genova, Bergamo, Verona, Venezia, Bologna, Firenze.
- Oltre agli emigrati le tariffe agevolate devono essere estese ai nuclei familiari degli emigrati
3) Una continuità territoriale per chi va e chi viene
Obiettivo:
- E' indispensabile prevedere un abbattimento tariffario anche per tutti i passeggeri che non rientrano nella fascia sottoposta ad onere di servizio pubblico al fine di porre la Sardegna sullo stesso piano di potenzialità di collegamento delle altre regioni.
Azioni:
- Prevedere nel bando una tariffa massima per i passeggeri non residenti non superiore del 50% alla tariffa onerata.
4) Una continuità che avvicina
Obiettivo
- Consentire l'avvicinamento degli scali ai centri urbani di maggior interesse per la comunità sarda con particolare riferimento allo scalo di Linate.
Azioni
- Prevedere che almeno 2/3 dei voli sul sistema aeroportuale milanese sia previsto verso lo scalo di Linate per evitare che ci sia un aggravio di costi e di tempi insopportabile per i sardi.
AL FINE di aprire un serrato confronto sulla nuova continuità territoriale;
AL FINE di coinvolgere l'intero assemblea sarda,
si impegna la Giunta regionale a :
COMPLETARE lo studio analitico della domanda e della sua previsione, la parametrazione delle tariffe per le varie tratte, la simulazione dell'assegnazione del traffico sulle rotte e il correlato dimensionamento dell'offerta;
RIFERIRE in Consiglio Regionale prima della decisione finale della conferenza dei servizi sulle indicazione emerse da tale studio analitico, sulle scelte di modello organizzativo che il governo regionale intende adottare.
RIFERIRE in Consiglio Regionale sulla continuità territoriale merci. (2) .)
PRESIDENTE. Gli ordini del giorno non possono essere illustrati, quindi passiamo alla votazione dell'ordine del giorno numero 1. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Sull'ordine del giorno numero 1 chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri PETRINI, LOMBARDO, MILIA, LA SPISA, CASSANO, PISANO, VARGIU.)
(Interruzioni)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno è stato distribuito stamattina. Invito i colleghi a prendere posto. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Presidente, essendo la prima votazione, chiedo che sia rispettato il termine dei dieci minuti previsto dal Regolamento.
PRESIDENTE. Sono già trascorsi trentacinque minuti dall'inizio della seduta. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.
PETRINI (F.I.). Signor Presidente, poiché condivido questo ordine del giorno, come ho specificato stamattina nel corso del mio intervento, chiedo di poterlo sottoscrivere.
PRESIDENTE. Non era una dichiarazione di voto. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per confermare che gli ordini del giorno non sono stati distribuiti e vorrei sapere, prima di tutto, se la mozione è ancora in vita o se è stata ritirata. Siamo passati direttamente alla votazione degli ordini del giorno, ma la mozione è stata ritirata o no?
PRESIDENTE. Onorevole Floris, prima si votano gli ordini del giorno che sono stati presentati e che sono tutti attinenti alla mozione, poi la mozione, che non è stata ritirata.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.
(Segue la votazione)
(Interruzione del consigliere Dedoni)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno è in distribuzione da stamattina. Non solo è stato distribuito, ma è stato anche letto nel corso della seduta, da un suo collega di partito tra l'altro. Adesso siamo davvero all'assurdo: chi legge dice di non aver ricevuto ciò che ha letto!
Prendo atto che i consiglieri Dedoni, Frau, Pacifico, Calledda, Mattana, Cocco, Manca e Orrù dichiarano di votare a favore.
Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - MILIA - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PILI - PISANO - PISU - PITTALIS - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - FLORIS Mario - RANDAZZO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 58
Votanti 53
Astenuti 5
Maggioranza 27
Favorevoli 53
(Il Consiglio approva).
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Intendevo intervenire prima.
PRESIDENTE. Quindi rinuncia. Anche lei, onorevole Dedoni? Perfetto. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Noi dichiariamo il voto favorevole all'ordine del giorno numero 2, di cui siamo firmatari. Onestamente dobbiamo dire che ci sembra un po' contraddittorio il comportamento della maggioranza, la quale, dopo aver annunciato, all'inizio della seduta, per bocca del Capogruppo dei D.S., l'onorevole Marrocu, che considerava la mozione superata dagli eventi di questi giorni, non ha ritenuto di sancire ufficialmente questo superamento attraverso la presentazione di un ordine del giorno che raccogliesse i risultati di ciò che si era detto in Aula.
Se la mozione era superata, noi ritenevamo che da parte del centrosinistra ci dovesse essere la presa d'atto del dichiarato superamento e che anche un ragionamento su ciò che si era sentito in Aula. Ci aspettavamo, cioè, che il centrosinistra presentasse un proprio ordine del giorno contenente ciò che era stato detto dai consiglieri di centrosinistra, e magari anche da quelli della minoranza, per ciò che di buono la minoranza aveva proposto, e dalla stessa Giunta. Invece ci sembra che questo sforzo di fantasia il centrosinistra non abbia ritenuto di doverlo fare. Quindi, al termine di una discussione che non ha riguardato esclusivamente il rapporto economico con lo Stato, ma ha investito tanti aspetti del sistema dei trasporti da e per la Sardegna, sia delle merci sia dei passeggeri, ci saremmo aspettati - e sarebbe stato più ragionevole - un documento della maggioranza, sul quale noi avremmo espresso una valutazione tenendo conto di tutto ciò che era stato detto in Aula e di un ragionamento che andava ben oltre il semplice aspetto del reperimento delle risorse finanziarie. Forse i colleghi del centrosinistra hanno ritenuto di non imbarcarsi in questa fatica parlamentare, perché probabilmente ritengono - e forse hanno anche ragione - che il licenziamento di un ordine del giorno da parte dell'Aula sia qualcosa su cui non si debba spendere parte del proprio tempo e della propria capacità lavorativa.
Noi di questo ci rammarichiamo molto e per quanto riguarda l'ordine del giorno che abbiamo presentato, al di là delle valutazioni di merito, che la Giunta, legittimamente, può non condividere, vi sono due questioni sulle quali pensavamo ci potessero essere delle convergenze da parte della maggioranza. La prima riguarda la garanzia che lo studio analitico di settore che la Giunta ha fatto sull'argomento sia davvero uno studio completo, perché comunque è sconcertante quanto l'Assessore dei trasporti ha riferito in Aula, e cioè che si è fatto uno studio sugli spostamenti aerei dalla Sardegna verso Milano e Roma e che si sta facendo, con l'Alitalia, uno studio sugli ulteriori spostamenti aerei da Roma e da Milano per altre destinazioni. Noi vorremmo avere la certezza che questo studio andasse ben al di là di una modesta collaborazione con l'Alitalia e fosse davvero uno studio analitico sul costo delle tratte aeree e sui modelli ingegneristici che consenta di comprendere qual è la mobilità complessiva delle merci e dei passeggeri sardi verso l'intero continente.
La seconda questione, su cui credo che ci siano state tante sottolineature in passato, è quella relativa alla necessità che la Giunta spieghi al Consiglio, sulla base di un ragionamento analitico sull'intero sistema della mobilità da e per la Sardegna, quali atti politici si intendono porre in essere, che tipo di gara d'appalto si sceglierà, se prima della gara si dovrà fare - ed è così - un tentativo perché siano imposti gli oneri di servizio pubblico sulle diverse rotte e quale atteggiamento la Giunta assumerà sulla base degli studi che sono a monte delle sue scelte. Io credo che questo significherebbe ribadire la centralità del ruolo del Consiglio, di cui il Consiglio stesso si ricorda soltanto a tratti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Io mi ero proposto di non intervenire anche perché, stamani, ero convinto, come ho già detto nel mio primo intervento, che con la mozione numero 42 si fosse inteso interessare il Consiglio regionale di una materia delicata e importante, che riguarda da vicino la nostra dignità di popolo, la nostra autonomia, il nostro modo di essere cittadini della Sardegna e dell'Italia, perché i sardi tuttora per certi versi sono trattati diversamente dagli altri cittadini italiani, come se non avessero gli stessi diritti e doveri.
Ebbene, sono stato colpito, devo dirlo sinceramente, dalla richiesta di ritiro della mozione avanzata stamani dal Gruppo più consistente della maggioranza, quasi a voler impedire al Consiglio regionale, come ho già detto, di discutere di questa materia. Una materia che, ripeto, è sulla bocca di tutti e riguarda il diritto di tutti i cittadini, sardi e non, compresi gli immigrati, di viaggiare da e per la Sardegna alle stesse condizioni offerte ai cittadini delle altre regioni italiane. Ammetto la mia ignoranza: sino a quando, due o tre anni fa, non si iniziò a parlare, in quest'Aula, di continuità territoriale - lo dico a mio discapito - ero convinto che i sardi avessero lo stesso trattamento riservato agli altri cittadini italiani. Mi è sembrato assurdo che un cittadino sardo per andare in continente dovesse pagare dieci o venti volte di più di quanto paga un qualsiasi altro cittadino italiano per compiere un tragitto di pari lunghezza. Ebbene, oggi che c'è la possibilità di discutere questo argomento e di portare un problema così grave all'attenzione dell'opinione pubblica non solo attraverso una mozione del Consiglio regionale, ma anche con manifestazioni pacifiche di piazza, legalmente riconosciute, si è cercato di negare il diritto-dovere di quest'Aula di intervenire su un argomento così importante! Mi domando il perché, mi domando che cosa ci stiamo a fare noi qui, mi domando se sia tutelata la dignità di quest'Aula e del popolo sardo e se sia tutelato il diritto-dovere di ogni consigliere regionale di difendere la propria autonomia e il mandato che gli elettori sardi gli hanno affidato.
A che pro, quindi, si è chiesto il ritiro della mozione? E' un atto di una gravità assoluta e inaudita, di cui bisogna discutere, senza nascondersi dietro un dito! Chi ha voluto imporre il ritiro della mozione, che politicamente è un fatto di una gravità estrema? L'ordine del giorno che è stato presentato tende a ridare a questo dibattito la dignità che gli si è voluta togliere, a portare all'attenzione di quest'Aula un argomento che in questi giorni ha occupato in parte le pagine dei giornali, restituendole la sua dignità parlamentare. La mozione deve essere discussa, perché riguarda un argomento che non può essere sottoposto a veto alcuno, né tanto meno può essere proprietà assoluta di una qualsiasi forza politica. E' un argomento che in quest'Aula deve stimolare un dibattito in difesa della nostra autonomia e di un diritto acquisito dei sardi.
Ho voluto intervenire solo per dire questo, sebbene qualcuno stia sorridendo in modo ammiccante, ma stamattina, a mio parere, chi ora sorride non ha rispettato il mandato politico affidatogli dal suo elettorato. La continuità territoriale riguarda tutti i sardi e a noi spetta portare questa materia all'attenzione anche del Governo nazionale e rivendicare quello che è un diritto dei sardi in tutte le maniere possibili. Ma non può fare questo una persona sola.
(Non è approvato)
Metto in votazione la mozione numero 42. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Il compito assegnato dai presentatori alla mozione numero 42 era quello di consentire in Aula un dibattito su un tema assolutamente importante per il futuro della Sardegna, come quello della continuità territoriale per i passeggeri, conquistata negli anni passati dalla nostra Regione. Voterò contro questa mozione, perché credo che contenga alcuni elementi fuorvianti rispetto all'obiettivo che il Consiglio si è posto, non solo di indirizzo, ma anche di analisi della partita della continuità territoriale. E' evidente il tentativo politico posto in essere dalla maggioranza, che ha in qualche modo richiamato un intento unitario, che però fa venir meno la chiamata di responsabilità nei confronti della Giunta regionale, che sulla partita della continuità territoriale, in particolar modo, ha una responsabilità assoluta e, mi si passi il termine, univoca. Una responsabilità che non può essere addebitata, come invece ha detto stamattina l'Assessore dei trasporti, all'assenza di risorse finanziarie. Io ribadisco il concetto: chiunque sostenga che sono necessarie, in questa fase, risorse finanziarie evidentemente non ha letto la norma che sovrintende alla continuità territoriale, che prevede l'imposizione degli oneri di servizio pubblico senza nessuna compensazione finanziaria. Solo nel momento in cui nessuno dovesse aderire all'imposizione degli oneri di servizio pubblico potrebbe scattare la richiesta del Consiglio regionale della Sardegna di risorse finanziarie, ma, da che mondo è mondo, e questa è una gara che rispetta le norme comunitarie, si può fare la gara in aumento e anche in ribasso rispetto alle tariffe individuate nella Conferenza di servizi per l'imposizione degli oneri di servizio pubblico. Quindi il paravento che in maniera artificiosa si è cercato di porre, cioè l'assenza di risorse, tende solamente, ma senza riuscirci, a nascondere le gravi inadempienze della Giunta regionale, del Presidente della Regione e dell'Assessore competente.
Assessore, io credo che in un regime politico democratico una sua presa di posizione porterebbe sicuramente, come è stato detto più volte, alle sue dimissioni, perché quando si fallisce su un tema così rilevante si dovrebbe avere l'accortezza di trarne le conseguenze senza attendere che lo facciano altri per noi, come la vicenda dell'Assessore dell'agricoltura ci insegna. Credo che qui siamo di fronte a un fallimento analogo, se non più grave, a quello che abbiamo registrato nel settore agricolo. Quindi poco conta l'impegno che pure lo Stato ha sistematicamente preso in questi anni, quello cioè di coprire finanziariamente sempre e comunque i costi della continuità territoriale per la Sardegna. Certo, bisogna definire una procedura chiarissima, che, come ha detto il collega Vargiu, preveda l'analisi dei costi da imporre negli oneri di servizio pubblico; solo dopo si potrà procedere a un'azione a livello europeo che preveda l'imposizione, non certamente in regime di monopolio, del servizio della continuità territoriale per la Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per dire che anche noi voteremo contro questa mozione, perché è palesemente generica, anche se la riteniamo utile perché finalmente pone un problema serio, il fatto cioè che la Giunta regionale non possa trattare con i dipendenti dello Stato, ma debba trattare direttamente con il Governo. Dopo aver fatto la Conferenza di servizi, dopo aver fatto tutto ciò che si doveva fare, lo dico senza enfasi, se non ci fosse stato l'intervento dell'onorevole Berlusconi la continuità territoriale il ministro Lunardi non l'avrebbe mai concessa alla Sardegna. Io dubito molto di questo Ministro, che era palesemente contrario alla continuità territoriale. Quindi parlare ancora dei rapporti che il Presidente della Regione ha con i funzionari dello Stato mi sembra una cosa ridicola.
Io non voglio che l'Assessore risponda, oggi, sulla lesione che subirebbe il diritto dei sardi alla continuità territoriale nel caso in cui ci fosse il cofinanziamento della Regione, perché abbiamo detto che è una partita che riguarda il Presidente, ma almeno una cosa ce la potete dire? Ormai chi tratta la continuità territoriale non è più l'ENAC, è il Ministero, quindi sono cambiati gli interessi in campo. E il Ministero che cosa dice? Il Ministero dice che non bisogna fare le gare per le sei rotte che sono già onerate, perché altrimenti la Corte dei Conti solleverebbe un conflitto di competenze, chiedendo per quale ragione si debba rifare una gara dal momento che c'è l'imposizione degli oneri sociali senza utilizzo di risorse finanziarie. Qual è l'idea della Regione? Quella di rifare la gara per le sei rotte attuali o per le rotte che ancora non sono state onerate? Ci volete dire almeno questo? Può il Consiglio discutere almeno di questo? Mi si può dare un'indicazione su questa materia? Io credo che questa sia una materia del Consiglio, non vostra, quindi ci dite qual è la vostra opinione in merito? Scrivere che bisogna avviare un'iniziativa con il Governo, con il Parlamento, con le compagnie aeree, con la Regione, che conduca a una sistemazione organica di tutta la materia, senza dire come la Regione la vuole condurre e portare a sintesi, credo non vada bene. Noi siamo dell'opinione che la gara d'appalto dia più stabilità, perché non si fa la gara soltanto per l'imposizione degli oneri di servizio pubblico, ma la si fa anche per il tipo di velivoli, per la sicurezza dei voli, per gli orari dei servizi e per tante altre ragioni. Però diteci almeno qual è l'intenzione della Giunta, così sappiamo che cosa ci accingiamo a votare, perché votare documenti così generici credo non serva a nessuno, tanto meno al Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Anch'io voterò contro questa mozione, che non solo è inutile, come ha appena detto il collega Floris, ma è addirittura dannosa per la coscienza dell'opinione pubblica della Sardegna, per tutti i cittadini sardi, che forse, se questa mozione fosse approvata all'unanimità dal Consiglio regionale, avrebbero l'impressione che la Regione stia davvero facendo di tutto per dare loro la possibilità di godere di un'equiparazione effettiva agli altri cittadini italiani, ma come sempre è cattivo e avaro lo Stato che non scuce un euro.
La verità non è questa. Aver impostato la mozione esclusivamente sulla questione dei contributi è fuorviante. Noi dobbiamo segnalare, ma d'altra parte i sardi questo lo stanno vedendo, che è da un anno che la Regione Sardegna ha avviato, sul problema della continuità territoriale, un percorso velleitario e centralista, basato addirittura su presupposti illegittimi, che pertanto ha provocato ricorsi che sono stati accolti e ha dato fondamento a posizioni che hanno messo in luce come la scelta di instaurare un monopolio per questo sistema fosse assolutamente sbagliata.
La Regione non ha voluto e non vuole prendere atto che l'impostazione scelta originariamente l'estate scorsa non porta da nessuna parte, anzi conduce i sardi in un vicolo cieco. Non ha voluto prendere atto che, essendo questa una materia molto complessa ed essendo i protagonisti, i privati, le aziende, i vettori evidentemente non degli enti di beneficenza, ma imprese ben agguerrite e ben attrezzate, queste avrebbero fatto di tutto per contrastare un'ipotesi del genere. Si è voluto testardamente, così come per altre questioni, praticare questa strada e oggi abbiamo un sistema di trasporti che va avanti mantenendo ancora alcuni livelli del vecchio sistema della continuità territoriale ma che, di fatto, non garantisce ai sardi un servizio certo, di alta qualità e con tariffe adeguate, esteso a tutto il territorio, così come si vorrebbe.
E' un pasticcio che si sta perpetrando e noi non vogliamo continuare ad avallare o a nascondere le inadempienze e le incapacità che si sono evidenziate in particolare su questa materia così importante e sensibile per tutti i cittadini sardi. Crediamo che occorra al più presto correre ai ripari, trovare un'idea chiara e condivisibile. Occorre soprattutto che la Giunta regionale su questo tema non pensi di fare, come sempre, dovunque e con tutti, da sola ritenendo che gli unici cervelli funzionanti siano quelli lucidi della Giunta regionale. Non è così, questo fatto dimostra drammaticamente che non è così, i sardi lo sanno e lo vedono. Ma non ci basta che i sardi lo sappiano e lo vedano, vogliamo che si faccia qualcosa, che si avvii un progetto, un percorso praticabile. Le compagnie aeree stanno svolgendo un servizio a tariffe basse, ciò significa che si può tentare la strada dell'imposizione degli oneri di servizio pubblico che non centri il successo sulla disponibilità di risorse finanziarie da distribuire come un contributo. Quella può essere una via d'uscita secondaria; bisogna invece tentare, per quanto possibile, così com'è stato detto da più parti, di ottenere un'imposizione di oneri di servizio pubblico che metta in concorrenza i vettori aerei, affinché sia reso un servizio di alta qualità a basso costo.
PRESIDENTE. Metto in votazione la mozione numero 42. Ha domandato di parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri ATZERI, COCCO, OPPI, CAPELLI, SECCI, Francesco SANNA, SALIS.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 42.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Giorico dichiara di votare a favore.
Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LICHERI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PISU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SCARPA - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CASSANO - CHERCHI Oscar - CONTU - DEDONI - FLORIS Mario - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MILIA - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - CAPELLI - MORO - OPPI - RANDAZZO - SANCIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 66
Votanti 60
Astenuti 6
Maggioranza 31
Favorevoli 40
Contrari 20
(Il Consiglio approva).
Faccio una comunicazione all'Aula: credo che sia doveroso da parte di tutti i colleghi fare in modo che le votazioni si svolgano nel più breve tempo possibile, quindi d'ora in poi, durante la mia presidenza, non saranno più ammessi voti, da qualsiasi parte provengano, che non siano regolarmente registrati nel tabulato del sistema elettronico.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 41.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
MOZIONE LA SPISA - DIANA - VARGIU - LADU - AMADU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO - BIANCAREDDU - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo - LIORI - LOMBARDO - PILI - PETRINI - CONTU - MILIA - LICANDRO - RASSU - SANJUST - SANCIU - DEDONI - CASSANO - PISANO - MURGIONI sulla alienazione delle aree minerarie con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dell'articolo 54, comma 2, del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATA l'importanza delle aree, oggi di proprietà regionale, provenienti dalle industrie minerarie ormai dismesse;
SOTTOLINEATA la prospettiva di utilizzare tali aree per l'avvio di un nuovo processo di sviluppo, fondato sulla loro valorizzazione a fini turistici;
PRESO ATTO dell'esigenza di rispettare la normativa vigente,
impegna la Giunta regionale
a) a procedere, nella eventuale alienazione delle aree minerarie, attraverso il metodo della gara, ad evidenza pubblica, ai sensi delle leggi e dei regolamenti in vigore;
b) a riferire preventivamente al Consiglio in merito al modello di sviluppo e alle implicazioni di natura urbanistica. (41) .)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, l'argomento che viene sollevato con la mozione numero 41 è di grande attualità, direi quanto quello esaminato precedentemente con la mozione numero 42, ma assume un significato ancora più particolare per il fatto che attiene a un problema che probabilmente non è a conoscenza della gran parte dei cittadini sardi, ma che sicuramente tocca in particolare alcune popolazioni e alcuni territori.
Il modo in cui la Giunta regionale si è mossa in questi ultimi tempi ci induce a intervenire in maniera decisa e a far di tutto, davvero di tutto, perché su questo problema ci sia la massima attenzione, nonostante una stagione che non richiama molta curiosità sui lavori del Consiglio regionale. Proprio per l'importanza delle decisioni che la Regione assumerà su questo problema in futuro, per l'importanza di queste decisioni per il futuro di un territorio in particolare, e anche per l'immagine della Regione e il rispetto del procedimento amministrativo da parte della Regione stessa, come di qualunque altro ente pubblico, è necessario, ripeto, che sull'argomento oggetto della mozione vi sia la massima attenzione.
La questione riguarda il patrimonio minerario che oggi è di proprietà della Regione. Vorrei ricordare che si tratta di compendi immobiliari di altissimo valore economico, ambientale e paesaggistico, che hanno una lunghissima storia: è la storia dell'industria più antica della Sardegna, quella mineraria; è la storia dell'industria che ha registrato la crescita in particolare di un territorio, il Sulcis-Iglesiente, e di aree vicine, come il Villacidrese, il Guspinese, l'Arburese, che sono state interessate da investimenti dell'industria mineraria particolarmente rilevanti, che coniugavano l'industria mineraria con quella metallurgica. Si tratta di aree territoriali di particolare pregio che potrebbero essere davvero, come diciamo da anni, uno strumento, una via d'uscita importantissima per un modello di sviluppo non fondato sulla monocoltura industriale, ma invece aperto a una diversificazione produttiva e capace di valorizzare le potenzialità del territorio, soprattutto a fini turistici, creando quindi una reale alternativa per il futuro di quelle popolazioni.
La storia è nota a tutti, però, in sintesi, la richiamerei. Si tratta di aree di proprietà dei soggetti industriali che a suo tempo si sono alternati nella gestione dell'attività produttiva, sono poi transitate nella proprietà di società gravitanti attorno all'Ente minerario sardo. L'Ente minerario sardo è stato sottoposto a un procedimento di liquidazione e scioglimento con la legge numero 33 del 1998, in base alla quale tutto il patrimonio facente capo a diverse società doveva essere sottoposto a un processo di privatizzazione oppure trasferito alla Regione alla fine del periodo di gestione liquidatoria, che è durato poco più di due anni. Per alcune società non privatizzate, ma in particolare per una, si prevedeva fin dall'inizio che il processo di privatizzazione avvenisse soltanto a certe condizioni - parlo quindi dell'IGEA - e il relativo patrimonio immobiliare dovesse essere trasferito alla fine della gestione liquidatoria automaticamente alla Regione Sardegna. Così è accaduto a seguito di atti amministrativi della Giunta regionale che, al termine della gestione liquidatoria, hanno sciolto definitivamente l'Ente minerario sardo e hanno fatto transitare nel patrimonio regionale sardo tutto il patrimonio in termini di beni ed anche di personale alla Regione. Alcune parti di questo patrimonio riguardano attività produttive, basti pensare alla Carbosulcis o alla Mineraria Silius, altre - parlo dell'IGEA - hanno un patrimonio immobiliare che deve essere sottoposto a una riconversione produttiva per un'utilizzazione a fini turistici di queste aree.
Si tratta di una grande occasione e tutto questo era stato già previsto, all'inizio della gestione liquidatoria, in due fondamentali direttive approvate dalla Giunta regionale (era presidente allora l'onorevole Mario Floris) e passate al vaglio e all'approvazione successiva della sesta Commissione consiliare, che si occupa di industria. Due direttive che prevedevano due percorsi distinti per i beni immobili di proprietà dell'IGEA. La prima direttiva prevedeva il transito di questi beni ai comuni, a titolo gratuito, per un utilizzo fondamentalmente pubblico, quindi per la creazione di musei e centri culturali e la realizzazione di iniziative comunque gestite dai comuni. Così è stato, perché gran parte del patrimonio è stata trasferita in diverse fasi. La seconda direttiva prevedeva invece che un'altra parte di quei beni, sicuramente quella di maggiore pregio, fosse destinata a investimenti produttivi di qualità per fini turistici di particolare importanza. Cito testualmente il parere su questa direttiva della Giunta, espresso all'unanimità dalla sesta Commissione consiliare competente: "Per quanto riguarda le modalità dell'alienazione, le direttive proposte generalizzano il ricorso a una procedura ispirata a criteri di rigorosa trasparenza, che prevede l'espletamento di una gara internazionale per la raccolta di proposte d'acquisto, con l'unica intuibile eccezione riguardante gli immobili già occupati a legittimo titolo da dipendenti, ex dipendenti o loro coniugati che ne facciano richiesta d'acquisto. Il bando di gara dovrà stabilire i criteri di selezione e di apprezzamento delle proposte attraverso l'attribuzione di un punteggio determinato secondo parametri di valutazione individuati dalle direttive con riferimento: al valore ambientale e a quello economico della proposta, quest'ultimo in termini sia di investimento che di occupazione; alla capacità economica, finanziaria e gestionale del soggetto proponente; al valore delle infrastrutture e delle opere pubbliche da realizzare con oneri a carico del proponente; al prezzo offerto in rapporto al prezzo base valutato ai valori di mercato, secondo la procedura e le modalità indicate dalla comunicazione della Commissione Europea relativa agli elementi di aiuto di Stato connessi alle vendite di terreni e fabbricati da parte di pubbliche autorità". Stiamo parlando, cioè, non della vendita di vecchie macchine per scrivere, di vecchi computer o tavolini non più utilizzati, ma della vendita di terreni e fabbricati di altissimo valore economico, ambientale e paesaggistico.
La direttiva prevedeva ancora che si dovesse fare un elenco di beni - cosa che è stata fatta - e che venissero stabilite alcune procedure e modalità di alienazione di queste parti immobiliari. Stabiliva anche le valutazioni riguardo alla destinazione d'uso delle relative aree, perché è evidente che il problema che si pone immediatamente di fronte a una procedura così complessa è quello di stabilirne il valore, e naturalmente il valore parametrato sulla base delle destinazioni d'uso esistenti e di quelle future, cioè delle destinazioni d'uso che gli strumenti urbanistici possono modificare incrementando il valore di un immobile in misura evidentemente molto consistente. Infatti ci si è posti il problema se vendere quelle aree a un prezzo determinato dalla destinazione d'uso del momento, quindi non turistica, o dalla destinazione d'uso futura, oppure scegliere, come diceva la delibera della Giunta, tra le diverse proposte, quella che pur prevedendo un prezzo più basso garantiva una possibilità di sviluppo e quindi un vantaggio economicamente apprezzabile, anche se non nell'immediato, che il soggetto privato acquirente avrebbe poi trasferito al sistema pubblico, garantendo a quelle aree la possibilità di essere uno strumento effettivo di sviluppo, di ricchezza e occupazione.
Certo, la Pubblica amministrazione, e quindi la Regione, deve fare le sue valutazioni e deve farle in maniera attenta e non ragionieristica. Io credo che si possa vendere un terreno pubblico anche a un prezzo basso se questo può garantire uno sviluppo futuro che sia evidentemente riconoscibile dalla popolazione e dallo stesso soggetto pubblico. In termini di sviluppo, di ricchezza e di occupazione prodotta si può fare anche questo, ma lo si deve fare intanto attraverso una procedura di particolare trasparenza, e quindi attraverso lo strumento che è stato individuato, cioè quello della gara ad evidenza pubblica nelle modalità previste dalla legge; una procedura che evidentemente deve dare al soggetto pubblico la necessaria discrezionalità nel valutare le diverse proposte, perché non è detto che si debba giudicare una vendita di questo tipo soltanto in base al soggetto che offre di più in termini finanziari. E' giusto valutare anche la capacità economica, la qualità del progetto proposto e la sua capacità di interagire col sistema economico locale, per fare in modo che questi investimenti si colleghino con flussi turistici consistenti. Tutto bene, ma non con una trattativa diretta, non con una scorciatoia inammissibile da chiunque, attraverso la quale, cioè, si scelgono gli interlocutori, in maniera secca, dicendo chi è capace, chi ha le disponibilità finanziarie e quindi si può inserire in un percorso di vendita di beni pubblici che s'interseca, Assessore, con un procedimento amministrativo già avviato, quello della elaborazione del Piano paesaggistico regionale che evidentemente detterà le linee e gli indirizzi che gli enti locali dovranno adottare e rispettare nella modifica della destinazione d'uso di quelle aree. Si tratta di una questione molto delicata.
Nella illustrazione di questa mozione non vado oltre le cose che ho detto, che potrebbero essere anche facilmente intuibili, che potrebbero essere dette in tono polemico, forte e addirittura aspro, pienamente giustificato da quello che è successo. Mi limito dunque alle cose che ho detto e voglio domandare ai colleghi del centrosinistra in particolare se si sentono di permettere, bocciando questa mozione, che la Giunta proceda in questa vicenda con una trattativa diretta. Dite, colleghi, se siete d'accordo su questa procedura, se è questa la trasparenza che il Governo e la maggioranza regionale vogliono adottare in questa legislatura!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà. Ricordo ai colleghi che chi intende prendere la parola deve iscriversi entro la conclusione dell'intervento dell'onorevole Marrocu.
MARROCU (D.S.). Io sono tra quelli che voteranno contro la mozione e chiederò anche al Gruppo dei D.S. di votare contro. Se non si ricollegasse questa mozione al dibattito di questi giorni e alle cose a cui ha alluso il collega La Spisa poc'anzi dicendo: "Non voglio dirle, però si capiscono", si potrebbe pensare che si tratti di uno scherzo estivo, perché la mozione dice che si deve procedere all'alienazione dei beni pubblici oggi in capo al demanio regionale attraverso una procedura che rispetti la legge. E' una cosa talmente ovvia che è inutile scriverla in una mozione e non ci si può non domandare: "Com'è possibile che ad agosto ci si inventi la discussione su un argomento che è in campo da sette anni?". Una parte politica presenta una mozione e dice: "Alt, adesso vogliamo che nell'alienazione dei beni regionali ci sia il rispetto delle norme di legge". Questo ragionamento è viziato da tutto un retroscena, da ciò che è avvenuto in queste ore e dal voler far credere che ci sia comunque chi ha intenzione di non rispettare la legge o sta avviando procedure non in sintonia con la legge, per cui è chiaro che questa è una mozione talmente inutile che non serve neanche metterla in votazione!
Io ricordo quando il Consiglio regionale approvò la legge numero 33 del 1998. Ricordo anche un giovane sindaco molto attivo negli incontri con tutte le parti politiche, con i Capigruppo, con i Presidenti delle Commissioni, che offriva il suo contributo alla costruzione della legge 33, che indicava una strada ben precisa per la liquidazione dell'EMSA e stabiliva anche le procedure per l'alienazione e l'utilizzo di quel patrimonio minerario di grande e particolare pregio, come lo ha definito il collega La Spisa. Ma ciò che lascia perplessi i cittadini di quei territori è il fatto che sono passati sette anni e quello straordinario patrimonio di immobili di particolare pregio è rimasto immutato, anzi è in una condizione di progressivo degrado, di depauperamento e di abbandono. Ciò che scandalizza non è il volo in elicottero, è il fatto che i giovani di Arbus per la gran parte facciano i camerieri a Rimini, nei tre mesi estivi, e per la restante parte siano privi di lavoro. Ciò che scandalizza è che sette anni siano passati inutilmente, senza che sia stato nemmeno avviato alcun processo di valorizzazione di quel patrimonio. E si grida allo scandalo adesso che su quel patrimonio si vogliono avviare procedure che saranno trasparenti, definite e rispettose dei meccanismi delle gare internazionali, così come la legge e le direttive prevedono! Ma qual è lo scandalo? Lo scandalo è che sette anni sono passati inutilmente, senza che l'IGEA abbia provveduto ad avviare nessuna delle gare previste in quelle famose direttive, per cui nessuna di quelle aree di particolare pregio è stata valorizzata. Questo è il vero scandalo! Accompagnare degli imprenditori in queste aree dicendo loro: "Guardate che quando ci sarà la gara internazionale le aree di cui si parla sono queste" non mi pare che sia una cosa scandalosa. Può suscitare scandalo la scelta del mezzo di trasporto, un mezzo che tra l'altro, in passato, è stato utilizzato anche da chi oggi grida allo scandalo. Ma quanti possono essere stati interessati da quel giovane, prima come sindaco (e chiedeva che fosse il comune a provvedere all'alienazione di quei beni) e poi come Presidente della Regione, a valutare e valorizzare quell'immenso patrimonio? Che cosa c'è di scandaloso nel chiedere, a chi vuole avviare una politica industriale e turistica in Sardegna, di valutare l'ipotesi di intervenire nel sud della Sardegna in aree che vivono situazioni di grave povertà, di grave disagio e di grave malessere, su cui insiste un immenso patrimonio immobiliare completamente inutilizzato? Credo che non vi sia nulla di scandaloso se tutto avviene alla luce del sole attraverso gare ad evidenza pubblica, secondo quanto previsto dalla legge e che nessuno può sognarsi di eludere. Non c'è nulla di scandaloso!
Io penso che anche avendo approvato, nell'ultima legge finanziaria, la norma che prevede che il patrimonio degli enti e delle società passi al patrimonio della Regione, e quindi al demanio regionale, per poter procedere poi all'alienazione sulla base ovviamente di progetti e programmi, è la Regione che stabilisce, nel Piano paesaggistico, che cosa si può realizzare in quelle aree, e sono i comuni che, dal punto di vista urbanistico, decidono se quelle aree hanno o possono avere volumetrie turistiche, rendendole così più o meno appetibili.
Io mi auguro che le gare internazionali che l'IGEA avrebbe dovuto avviare già a fine anni novanta - sono quindi trascorsi, ripeto, sette anni inutilmente - vengano avviate con il massimo della pubblicità a livello mondiale. La Sardegna è un'isola che ha un immenso e straordinario patrimonio non solo di beni ambientali, ma anche di beni culturali, come quelli delle aree minerarie, che possono essere alienati, possono essere oggetto di interesse da parte di imprenditori turistici con conseguente possibilità di sviluppo e occupazione per le popolazioni interessate.
La mozione pertanto non va approvata, perché ciò che c'è scritto è per noi superfluo e scontato. Nessuno di noi consiglieri della maggioranza, ma penso nessun componente della Giunta e nemmeno il Presidente si sognerebbe di pensare che la Giunta possa essere autorizzata a fare una trattativa privata con questo o quell'altro imprenditore o che non si debba procedere nel rispetto della legge 33, che noi abbiamo voluto, e delle direttive che hanno avuto comunque un passaggio in Consiglio e prevedono tutte l'espletamento di gare internazionali.
Io ritengo, sinceramente, che questa mozione sia superflua e che sia servita semplicemente per alimentare una polemica rispetto alla modalità con la quale la Giunta ha voluto far conoscere a gruppi di imprenditori che solitamente guardano al nord della Sardegna anche le bellezze naturali del sud e di quelle aree in particolare, ma le procedure saranno sicuramente rispettose della legge. Quindi voterò contro la mozione perché la sua finalità non è quella di ottenere quanto è stato scritto, ma è solo quella di alimentare un'inutile e sterile polemica, che andrebbe fatta, anziché sul viaggio in elicottero, sul fatto che sono trascorsi sette anni senza che una sola delle cose previste nella legge 33 sia stata avviata. Cioè questa legge è rimasta per sette anni totalmente inattuata!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, anche quest'ultimo intervento, quello dell'onorevole Marrocu, si riconduce ad alcuni autorevoli esponenti politici che hanno tentato, in questi giorni, di ridurre l'episodio oggetto di questa mozione al ristretto ambito delle banalità della politica. L'ha fatto in maniera egregia anche l'onorevole Marrocu. Un fatto marginale e insignificante, a detta di alcuni, che non hanno perso tempo ad assumere la difesa di una causa già di per sé stupefacente e, se già non confermata, surreale. Dunque secondo alcuni sarebbe lecito, giustificabile, plausibile, anzi, a detta dell'onorevole Marrocu, auspicabile che il Presidente dei sardi utilizzi, richiedendolo per motivi istituzionali, un elicottero di servizio dell'Arma dei Carabinieri per sorvolare chissà quali aree e soprattutto chissà con chi!
Vedete, colleghi, per quanto mi riguarda ciò non solo non è legittimo, ma è illegale! Non conosco nessuna legge dello Stato che consenta di utilizzare un mezzo pubblico, seppure richiesto, in maniera artificiosa, per motivi istituzionali, per scorrazzare su aree vincolate, in compagnia di imprenditori privati, scelti dal Presidente, alla ricerca di affari e, consentitemelo, di speculazioni. Sì, colleghi, affari e speculazioni! Altro che disoccupati, collega Marrocu! Affari e speculazioni, non c'entrano niente i disoccupati! E affermo questo nella piena consapevolezza di ciò che dico. Quando si sorvolano, a fini speculativi, terreni che questo Consiglio regionale ha vincolato per un'estensione di duemila metri dalla costa, al fine di prospettarne l'acquisto a pochi eletti, si perpetua un illecito!
Lei ha richiamato battaglie storiche non del sindaco di Iglesias, ma di tanti altri sindaci che hanno la sua stessa tessera in tasca! Se un sindaco dovesse passeggiare, non dico in elicottero, ma a piedi, con qualche suo amico immobiliarista per le aree inedificabili del proprio comune, invitandolo all'acquisto prima di una modifica urbanistica, sono certo, onorevole Marrocu, che ad accompagnarlo non troverebbe un elicottero, ma ben altro! Ci sono i favoritismi, gli interessi privati, il legittimo sospetto che i beninformati possano fare l'affare a discapito di tutti coloro che informati non sono.
Oggi, colleghi, non è in discussione l'utilizzo di un elicottero; chi vuole banalizzare così la questione faccia pure. E' in discussione invece il concetto di pubblica istituzione, di rispetto delle regole e di morale della cosa pubblica. Qualcuno potrebbe anche essere tentato di annoverare questo mio tentativo di ragionamento nella fattispecie degli attacchi personali. Sarebbe il modo più semplice e forse più sbrigativo per affrontare quella che non stento a definire una vera e propria emergenza: la trasparenza nel Governo della Sardegna. Non ci sono attacchi personali, colleghi, ma valutazioni politiche che l'opposizione non solo ha il dovere, ma ha l'obbligo di fare per non esserne complice. Vorrei dirlo qui, colleghi, in quest'Aula, alla luce del sole, senza remore di sorta e con il rispetto che debbo a ognuno di voi: non ci sarà niente che d'ora in poi mi impedirà di assumere un'azione politica e istituzionale severa, della quale intendo rendere conto direttamente a coloro che mi hanno votato. Ognuno è libero di intendere la sua partecipazione in Consiglio regionale come meglio crede, ma per quanto mi riguarda non è più accettabile, su fatti di questo genere, un silenzio che ormai fa davvero troppo rumore. La politica deve essere rigore, le istituzioni devono essere servizio, il governo è impegno e dedizione nell'interesse generale e non particolare. E l'opposizione, in questo quadro, è fondamento della democrazia, che controlla e si candida a governare.
Quali sono i motivi della severa condanna politica di quanto accaduto? Li sintetizzo in tre punti. Primo punto: il Presidente della Regione non può scegliere gli immobiliaristi di turno da portarsi a spasso in elicottero. Le regole di trasparenza, di par condicio, impongono che trattamento analogo venga riservato a tutti coloro che intendono concorrere, secondo regole chiare e uguali per tutti. Stiamo parlando della Regione Autonoma della Sardegna, non di una società in accomandata semplice!
Secondo punto: qualsiasi, e sottolineo qualsiasi, ipotesi di vendita di un immobile pubblico deve essere perseguita con una gara ad evidenza pubblica, che investe le elementari legislazioni in materia e che in Sardegna è ulteriormente supportata dalla legge regionale numero 33 del 1998 in materia di aree minerarie.
Terzo punto, che è quello più grave e che riguarda il ruolo, la funzione e il potere di questo Consiglio regionale: qualsiasi immobile di natura pubblica, sottoposto a vincolo di inedificabilità, così come voi avete deciso, come tutte le aree costiere di quella porzione di territorio, non può essere messo in vendita, in quanto si tratterebbe di un danno per la pubblica amministrazione e faciliterebbe in questo momento un effetto speculativo immediato. Se il pubblico vende un bene immobile in una zona vincolata quel bene varrà poco, ma dopo che sarà stato trasformato il soggetto che l'avrà acquistato in un attimo vedrà moltiplicato il suo valore. Questa, colleghi, si chiama, in Italia così come in Sardegna, in un modo solo: speculazione!
Se il Consiglio regionale ha votato una legge che vincola quel territorio, è evidente che se qualcuno ci sorvola sopra con l'elicottero quel qualcuno ha già deciso, sulla testa del Consiglio regionale, come trasformare quei beni. Altro che piani paesaggistici a tutela del passaggio! Questa è la più palese dimostrazione che si tratta di una vera e propria farsa pianificatoria: si blocca tutto, ma si mira a vendere e trasformare ciò che interessa, colleghi, solo a pochi. Siamo stati all'Ufficio del Piano paesaggistico, abbiamo visto una montagna di carte - tutte vecchie, a dire il vero - sulle quali si starebbero facendo le cosiddette analisi sul territorio. Vi faccio un invito: sospendete tutto, non ci crede nessuno, quel volo ha dimostrato che il paesaggio era solo un pretesto, un paravento per scardinare le coste e perseguire altri interessi.
Infine, colleghi, mi sia consentita una breve annotazione su alcune illazioni secondo le quali l'elicottero avrebbe sorvolato l'area mineraria di Funtanazza, di proprietà del comune di Arbus. Onorevole Marrocu, sì, ha sentito bene, non c'è niente di diverso sul fatto che sia stata sorvolata anche quell'area, che, per quanto mi è dato conoscere, non è più di proprietà personale del Presidente della Regione. Non voglio aggiungere niente di più, perché attendo ancora una risposta da settembre dello scorso anno a un'interrogazione sulla materia, vorrei semmai, onorevoli colleghi, invitare la Giunta regionale a esperire subito tutti gli atti necessari perché la Regione Sarda e il comune di Arbus rientrino immediatamente in pieno possesso della colonia di Funtanazza. Ho letto che il Presidente della Regione avrebbe deciso di venderla, nominando suo agente immobiliare il sindaco di Arbus. Spero sia uno scherzo, anche se di pessimo gusto. Il Presidente della Regione ha solo un dovere, quello di restituire alla collettività un bene dei sardi, sottratto con una cessione pubblica che ha troppi elementi poco chiari e che nessuno ha mai voluto spiegare. Dunque, per Funtanazza non vendita, ma restituzione immediata.
Tempo scaduto, onorevoli colleghi: se entro oggi quelle domande non troveranno risposte scritte, domani saranno resi pubblici i documenti di una compravendita che ha visto, in sei giorni, la bellezza di tre proprietari diversi con costi che cambiavano ora dopo ora. E ora che abbiamo la conferma che questo Governo regionale non persegue la tutela dell'ambiente, ma sorvola le coste per favorire degli immobiliaristi speculatori, abbiamo il dovere di rafforzare la nostra opposizione nell'interesse della Sardegna e dei sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.
CALLEDDA (D.S.). Ho ascoltato con molta attenzione l'onorevole Pili e in modo particolare il Capogruppo dei Democratici di Sinistra, l'onorevole Marrocu e ritengo che se l'onorevole Pili è a conoscenza dei fatti che ha riferito faccia bene a parlarne in Aula, ma dovrebbe fare anche qualche passo fuori dell'Aula.
Tutti i consiglieri regionali provenienti, come me, dal Sulcis-Iglesiente storicamente non si sono mai trovati divisi rispetto a questi temi e a questi problemi. Dopo anni di interventi massicci, ad opera di privati prima e delle partecipazioni statali poi, ci ritroviamo con un territorio devastato, dove nel corso del tempo è scomparsa anche la mitica classe operaia. Ci siamo interrogati diverse volte a proposito dei beni minerari, che non sono solo nel Sulcis, onorevole La Spisa, ma sono anche nell'Iglesiente, almeno per quanto riguarda la nostra zona, nel Guspinese e in qualche altra zona. E nel tempo abbiamo fatto anche qualche altra sperimentazione a proposito del ruolo e delle funzioni dei comuni. Che dire, oggi, per esempio, del sito di Orbai? Chi lo utilizza, quale ricchezza ha portato a quel territorio? Che dire del sito di Rosas, dove sono stati fatti interventi massicci che, in qualche misura, hanno riportato alla luce una storia, una tradizione? Però, sfido chiunque a dimostrare che cosa hanno portato di positivo per quel territorio dal punto di vista economico e dell'annoso problema dell'occupazione. Non hanno portato assolutamente nulla, anzi in qualche misura quegli interventi stanno creando problemi ai comuni di quei territori perché, in ogni caso, c'è l'obbligo della gestione e quando si deve solo pagare senza poter creare un minimo di ricchezza evidentemente si sono fatti bellissimi interventi di restauro, di riscoperta di una cultura e di un'economia del passato, però di fatto non c'è nulla di nuovo.
L'ultima battaglia, onorevole Pili, l'abbiamo fatta quando lei non era ancora sindaco, ma era un giovane giornalista, come lo ero io. Abbiamo seguito con comune passione la battaglia dei minatori di San Giovanni in Miniera e di Campo Pisano. E a che cos'era era finalizzata quella battaglia se non a creare, in qualche misura, una prospettiva per il futuro? Siamo stati traditi, di quella battaglia non è rimasto nulla, sono rimaste solo le illusioni. Ci sono stati altri interventi, per esempio interventi alberghieri (ricordo il periodo in cui qualche ministro diceva che dovevamo diventare tutti camerieri, non essere più minatori!) a Sant'Angelo, legati alla legge 221, la vecchia legge di riconversione industriale. Insomma, cosa voglio dire? Voglio dire che abbiamo avuto le opportunità e spesso quando intervengono, oltre a me, l'onorevole Oppi e altri colleghi del Sulcis, ci sentiamo chiedere che cosa è stato fatto in base alla legge 221. Gli investimenti fatti a Iglesias in modo particolare e una serie di iniziative, nessuna delle quali oggi è in piedi. E gli imprenditori erano sardi o da dove venivano? Le risorse finanziarie come sono state spese? Più volte in quest'Aula alcuni colleghi hanno denunciato dei fatti, a prescindere da chi era in quel momento al governo, attinenti a questa o a quell'altra situazione.
Io credo che la mozione 41, così come diceva l'onorevole Marrocu, sia ovvia, perché in un'aula parlamentare non si può dire che bisogna rispettare la legge, perché se lo si dice in un'aula parlamentare evidentemente c'è qualcosa che non quadra. Io considero questa mozione un flop, perché la discussione che si voleva fare non era sulla alienazione delle aree minerarie, in quanto tutti concordiamo sulla necessità di trasparenza in un'operazione di questo genere - ci mancherebbe altro! -, ma sull'utilizzo di un elicottero dei Carabinieri per sorvolare quelle aree in compagnia di alcuni imprenditori. Ben vengano non solo quelli che sono venuti, ma anche altri imprenditori, se ce ne sono! Io sono assolutamente favorevole, perché quelle zone hanno bisogno di risposte.
E allora, se si voleva dire questo, credo che la risposta l'abbia già data nei giorni scorsi il Ministro per i rapporti con il Parlamento, il quale, rispondendo a un'interrogazione fatta da un deputato sardo, ha detto che quello strumento era stato utilizzato per fini istituzionali. Credo che su questo non ci debba essere nessuno scandalo, anzi dico questo: non so se una cosa di questo genere sia già stata fatta in precedenza, ma se qualcun altro la farà domani, a prescindere da chi sarà al governo, e se servirà ad affrontare e risolvere i problemi della mia terra, e in modo particolare della mia zona, io sono completamente d'accordo, condivido questa impostazione, perché nel Sulcis-Iglesiente vi è un tale livello di disperazione sociale che spesso anche gli interventi di importanti esponenti del Governo regionale rischiano di aggiungere problemi ai problemi già esistenti. Mi riferisco, in modo particolare, alla situazione che si è determinata nell'area industriale di Portovesme, dove si impone, cari colleghi, signori Assessori, se davvero si vogliono affrontare alla radice i problemi, un'iniziativa che non escluda nessuno, che preveda il contributo delle amministrazioni locali, delle organizzazioni sociali, di tutti coloro che vogliono contribuire a risolvere questo problema. Infatti, se non si affrontano i problemi del Sulcis-Iglesiente e del Guspinese in questo modo, credo che continueremo a discutere magari di quel viaggio in elicottero, magari di quel Presidente della Regione, magari di quell'Assessore, però è chiaro a tutti che quel patrimonio straordinario, che può essere riconvertito e utilizzato, è fatiscente oggi e domani lo sarà ancora di più. E quelle popolazioni si troveranno nella condizione di chiedere l'elemosina, tant'è che a volte alcuni colleghi, in quest'Aula, hanno detto che il Sulcis è un territorio assistito. Io aggiungo che è assistito quel territorio, ma è assistita tutta la Sardegna, perché è una regione povera.
E allora, per cortesia, nel fare ragionamenti di questo livello credo che il Consiglio sia chiamato a dare risposte e non a utilizzare le mozioni in questo modo. Io sono disponibile a sottoscrivere qualsiasi mozione a patto che sia finalizzata ad affrontare e risolvere problemi e non a utilizzare demagogicamente fatti di cronaca che sono stati denunciati. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Sento il dovere di intervenire in questo dibattito per una ragione principale, che è quella della rappresentanza di una storia che, anche da questi banchi, ha visto protagonisti i comunisti e il mio partito nelle scorse legislature. Di questi temi, del Sulcis, delle aree minerarie, della loro destinazione, della loro funzione di rilancio dell'economia e della società in quest'Aula si è parlato spesso, anche in circostanze difficili, quando era in corso lo smantellamento di tutto il sistema industriale minerario di Iglesias e Carbonia. In cambio si erano prospettate disposizioni legislative utili per attivare, sostenere e rendere produttive nuove iniziative industriali, nuove imprese.
Se noi dovessimo dare un giudizio su tutto ciò che è stato fatto in quella direzione da diversi Governi, ma sempre con l'identica filosofia, dovremmo dire: è stato un clamoroso fallimento. Ma le aree minerarie sono rimaste lì e in gran parte sono aree compromesse sul piano ambientale, che richiederebbero interventi di bonifica profonda, forse anche di bonifica morale. E mentre Buggerru rimane isolata perché crolla la strada e a Masua i bagnanti scappano a causa della frana, ci sono delle aree un po' meno compromesse, meno deturpate dalle Partecipazioni statali, dall'ENI - che in Sardegna ha fatto come gli Unni, dove è passata non è cresciuta più l'erba -, da uno Stato ingrato, del quale anche la classe politica regionale, quella di governo, quella avvezza a governare, per molti versi è stata complice. L'ENI ha lasciato tutto distrutto, tutto compromesso; tuttavia alcune piccole, ma significative aree hanno una grande valenza paesaggistica e ambientale e possono essere sede di interventi di tipo economico-imprenditoriale nel settore turistico.
Io mi preoccupo delle aree minerarie, penso che il Presidente quando volteggiava in elicottero si preoccupasse di quelle aree, che sono state deturpate, che sono in attesa di bonifica, che non sono appetibili sul piano turistico, che non possono da sole essere una risorsa per il rilancio dell'economia di quei territori. Penso che si rivolgesse a quelle aree su cui credo si debba investire, ma sarò curioso di vedere, nel DPEF, quando avrò l'opportunità di discuterlo, con i colleghi della maggioranza prima e poi in Aula tutti insieme, qual è il progetto di rilancio dell'economia di quello e di altri territori della Sardegna, partendo proprio dalla rinaturalizzazione della Sardegna, dal recupero di quelle aree dal punto di vista ambientale, attraverso una bonifica profonda che non è solo materiale, ma che deve essere anche morale, perché le speculazioni nascono laddove i valori morali vengono meno e la Sardegna ne è vittima da troppo tempo.
Piove sul bagnato, i soldi vanno dove vanno i soldi, questo non è un fatto che possa essere in qualche misura contestato. Lo sanno tutti, cresciamo così. Siamo poco interessati - l'avevo già detto in altre occasioni - al conflitto tra capitalismi, tra quelli nuovi e quelli antichi, tra quelli delle famiglie storiche e quelli che nascono e crescono oggi mostrandosi robusti e competitivi sul mercato. Siamo più interessati al destino dei sardi, ma genuinamente, perché noi quella fetta di società rappresentiamo e quando abbiamo fatto la battaglia contro le speculazioni edilizie, quando da comunisti abbiamo difeso le coste in quest'Aula, negli uffici della Regione e fuori, nella società, insieme agli enti locali, l'abbiamo fatto perché siamo convinti della bontà di questa nostra battaglia e non ne trarremo nessun beneficio personale. E' molto trasparente, non possono esserci equivoci: abbiamo lottato contro le lottizzazioni che avrebbero costruito una cinta muraria attorno alle coste della Sardegna, isolandola ancora di più, mentre altri si lanciavano in esercizi anche acrobatici per difendere le possibilità di costruzione oltre misura; abbiamo lottato contro la capitalizzazione delle società immobiliari attraverso l'acquisto di terreni che poi si trasformavano da agricoli in edificabili ed edificabili in modo pregiato, come zone F, come zone di completamento e così via. L'abbiamo fatto prima, lo faremo adesso. Non faremo sconti su questo a nessuno, perché non è un problema di equilibri politici, è un problema che attiene alla ragione stessa dell'adesione a una maggioranza, dell'adesione a un governo, della corrispondenza necessaria al mandato elettorale. Lo faremo per il Sulcis così come lo faremo per Olbia, per le aree di Cagliari, per quelle dell'Ogliastra o della Costa Verde, fin verso Oristano, perché questo è l'assunto che noi abbiamo condiviso col Presidente della Regione e con la Giunta quando abbiamo scritto, discusso e poi approvato la legge numero 8.
La pianificazione paesistica precedente è decaduta perché mancavano i vincoli; la pianificazione paesistica che verrà dovrà contenere quei vincoli di salvaguardia integrale per le aree ambientalmente di maggior pregio, di maggior valore della nostra terra, perché la vogliamo conservare per i prossimi cinquecento anni, perché vogliamo che non i nostri nipoti, ma i pronipoti dei nostri pronipoti possano conoscere le bellezze di questa regione. Lo vogliamo fare perché questo non è un patrimonio solo dei sardi, è un patrimonio italiano, europeo e mondiale. Le nostre bellezze sono il tratto della nostra identità più significativo e non sono in vendita.
Quando abbiamo discusso la finanziaria abbiamo chiesto di capire bene come si sarebbero sviluppate le procedure di alienazione. Io credo che si debbano sviluppare secondo quello che è previsto dalla legge, che è chiaro, e che si debba vendere quello che ha bisogno di essere valorizzato, mentre quello che ha già un valore e un valore così importante per la nostra regione non dovrà invece mai essere venduto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, signori rappresentanti della Giunta, colleghi del Consiglio, mi consentirà l'onorevole Pili di non rotolarmi nel fango in questo tentativo di spiegare la mozione con parole diverse da quelle in essa contenute e di prendere spunto, invece, da quello che, seppure scontato, la mozione ci ha voluto richiamare, cioè come si vendono i beni che derivano dalle produzioni minerarie dismesse e che senso ha un'operazione di dismissione di questo tipo.
Stiamo parlando di una normale privatizzazione, stiamo parlando di una delle tante attività che in maniera programmatica un'amministrazione corretta deve svolgere, magari anche semplicemente per far tornare qualche conto all'interno del suo bilancio, oppure stiamo parlando di qualcosa di diverso? Io propendo per questa seconda tesi, anche se mi sembrerebbe estremamente suggestiva e addirittura da sollecitare - così come abbiamo fatto durante la discussione e l'approvazione della legge finanziaria - un'impostazione direi liberale, ma nel senso antico dell'espressione, nel senso laicista vorrei dire, senza spaventare il mio amico e collega Luciano Uras, quella di chi quando si faceva l'unità d'Italia contestava la mano morta ecclesiastica, cioè una gestione dimentica di quello che possiedono gli organismi pubblici, con l'abbandono dei beni mal utilizzati e addirittura una spesa pubblica orientata a rendere disponibili alcuni beni immobili dimenticandosi che invece ce ne sono altri di cui si trascura una corretta gestione. Se anche semplicemente fosse questo l'elemento che oggi ci viene ricordato, cioè: "Per cortesia, Regione Sardegna, sei diventata proprietaria di tutti questi beni minerari dismessi, puoi ricavarci qualche soldo, utilizza bene questi beni, ricava qualche soldo e impiega bene i soldi", direi che ci sarebbe da porgere un ringraziamento ai colleghi della opposizione e spiegare che lo stiamo già facendo, perché l'articolo 39 dell'ultima legge finanziaria dice che, al fine di garantire un efficace utilizzo dello strumento patrimoniale nella gestione delle entrate e delle spese regionali, addirittura l'amministrazione regionale è autorizzata a fare quella che, con una traduzione dall'inglese finanziario, si chiama securitization, che noi chiamiamo cartolarizzazione. Praticamente ci facciamo anticipare, da sistemi di banche o dal mercato del credito, normalmente internazionale, le entrate future che deriveranno dalle alienazioni immobiliari.
OPPI (U.D.C.). L'ha inventato Capelli!
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Capelli l'ha copiato, l'ha applicato, certo. E noi l'abbiamo scritto nella legge finanziaria con riguardo a un pezzo rilevantissimo del patrimonio regionale. E' solo questo che facciamo quando parliamo della dismissione e della vendita di quello che non serve più al sistema delle autonomie locali - perché questo lo abbiamo già fatto - con riguardo alle aree minerarie dismesse? Io dico che è qualcosa di più e di diverso, è quello che hanno richiamato i colleghi, cioè la Regione Sardegna non è impegnata semplicemente a fare cassa, anche perché per certi beni minerari vorrei tentare di dimostrare che è complicato fare cassa, in quanto ci sono dei problemini dietro quelle pertinenze minerarie che impediscono di fare vendite allegre. Altro che vendite internazionali, anche le più piccole di queste vendite in molti casi comportano problemi quasi insormontabili! Il di più che deve fare la Regione Sardegna è quello di cui io chiedo si sentano investiti il Presidente della Regione e la Giunta, e cioè sentire il dovere morale, prima che politico, di mobilitare nel modo più intelligente ogni risorsa patrimoniale disponibile non per un milione di euro in più a risanamento del bilancio della Regione, ma per una riutilizzazione di quel territorio ambientalmente compatibile, per un'esaltazione storica, ma al tempo stesso attuale sotto il profilo dell'iniziativa economica, che è una cosa non semplice bensì complicatissima, perché da lì, dalle vestigia dell'economia dell'industria mineraria possa rinascere un nuovo modello di sviluppo, che è quello del riutilizzo a fini turistici di quel territorio, richiamandone la memoria storica, quindi un turismo di natura culturale, che non cancella quel passato, ma lo valorizza. E per fare tutto questo non dimentica che il dovere dell'attualità, dell'uomo di oggi e della Regione di oggi che vivono e governano anche con riguardo a quei territori è quello di sanare alcune ferite che all'ambiente in secoli sono state inferte.
Sono certamente, ha ragione, onorevole La Spisa, aree territoriali di pregio particolare, ma anche di particolare esigenza di bonifica, per cui quando si farà una proposta a un investitore che sia tale, cioè uno che mette dei danari per sviluppare nel tempo la possibilità di fare altri danari e di remunerare il capitale investito - ahimè questo è il sistema e così funziona - la prima cosa che ci sentiremo dire sarà: "Benissimo, io posso riutilizzare una volumetria mineraria, posso magari realizzare un intervento turistico a distanza di chilometri dalla costa, magari cercando di rimettere in piedi la suggestione di un antico villaggio minerario, però devo essere sicuro che ci sia una strada che mi porti lì e non uno sterrato minerario o degli stradelli", come venivano chiamati e li chiamiamo ancora oggi, utilizzati per risolvere i problemi delle frane che persistono su viabilità primarie per quei territori. E che non ci chieda di eliminare, per esempio, una traccia sedimentata di piombo presente, come si apprende da qualche suggestiva lettura del fenomeno ambientale del Sulcis-Iglesiente, in tutte le campagne dell'Iglesiente e del Guspinese, visto che da duemila anni lì si estrae il piombo. In quel terreno c'è il piombo e non si può scoperchiare tutto l'Iglesiente, cambiare il terreno che in duemila anni ha accumulato le tracce di questa produzione, immaginando che debba avere la stessa composizione di un terreno, poniamo, della Pianura Padana, dove magari il piombo non c'è ma ci sono altre cose.
In questi anni che cosa abbiamo avuto rispetto a questa prospettiva di riutilizzazione intelligente, volta a reggersi in maniera autonoma sotto il profilo economico, a fare economia non assistita, a fare economia che produce imprenditori e culture imprenditoriali? Abbiamo avuto in realtà poche bonifiche, ma anche poche iniziative economiche di valorizzazione. Con tutte le iniziative, realizzate con soldi pubblici, di riqualificazione delle aree minerarie dismesse abbiamo fatto solo occupazione di cantiere.
Ecco perché io ritengo che dobbiamo uscire da un'ipocrisia che guarda al mezzo utilizzato per far conoscere delle realtà, che dobbiamo certamente chiedere all'amministrazione regionale di guardare a questa come a una sfida del secondo tipo che ho visto io: non un milione di euro in più, ma una riutilizzazione intelligente del territorio, una ridistribuzione, se lo posso dire, della risorsa turistica e ambientale, che è di gran lunga gravante sul nord della Sardegna, ridistribuita per forza e in forza dell'azione politica sul sud della Sardegna.
Assessore Sanna, se per fare questo dicono a lei e al Presidente che siete dei piazzisti e che non dovete accompagnarvi con dei signori che farebbero la vostra sfortuna, non preoccupatevi perché è la strada che noi vi chiediamo di percorrere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io avverto meraviglia, da parte un po' di tutti, per il fatto che noi abbiamo presentato questa mozione. A me meraviglia molto che si sia parlato, stasera, di monocoltura. Innanzitutto vorrei dire che, salvo modifica, quei siti, su cui fino a poco tempo fa c'era una discussione accesa in Giunta, sono per la maggior parte dei SIC, cioè dei siti di interesse comunitario, però si parla di monocoltura. E allora cominciamo a dire che sarebbe meglio che gli Assessori stessero a casa, perché precedentemente si è creato il caos a Portovesme! Portovesme è cambiata nella storia, ma chi ha voluto passare da una monocoltura mineraria alla trasformazione metallurgica non siamo noi! Chi ha guidato, negli anni, lo sviluppo nel Sulcis non siamo noi, ma è un altro partito, che era un partito guida quando vi era l'esigenza che migliaia e migliaia di lavoratori non perdessero il posto di lavoro, quando Carbonia si stava spopolando, ridotta a meno di trentamila abitanti, e quando si sono persi ventimila posti di lavoro.
Allora, io credo che noi abbiamo il dovere di essere preoccupati e quindi di porci molti dubbi. Per esempio, recentemente si sono commessi errori su errori, ed è inutile che l'assessore Dessì dica: "Ma qui ci sono certe condizioni". Sono condizioni cento volte migliori rispetto a quelle del passato. Così mi domando come possiamo fidarci di chi il 4 luglio ha costituito, con una delibera di Giunta, una commissione di incapaci e il 6 luglio l'ha insediata. Una commissione in cui, senza consultare l'Assessore dell'ambiente, Dessì, non ha messo gli scienziati, non ha messo i Budroni di Sassari, non ha messo il professor Sanna Randaccio, ma ha messo esperti di igiene pubblica e poi, a seguito di un'interpellanza, ieri l'ha presentata come commissione che doveva essere nominata dalla Giunta regionale. Mi domando, stiamo prendendo in giro il prossimo? Prima si deve fare la delibera, poi si nomina la commissione, invece si è fatto esattamente il contrario! Quindi c'è un'inaffidabilità totale. Per non parlare di chi erroneamente non ha fatto una domanda e viene da voi ugualmente inserito tra i richiedenti. Voi correggete errori su errori, giorno dopo giorno!
Allora, noi siamo preoccupati perché, vedete, c'era la legge 221, che il collega Francesco Sanna conosce bene, ma chi la gestiva allora era l'EMSA, caro collega Calledda. E che cosa hanno fatto con questa riconversione? Hanno fatto una RSA, la Cardnet e quant'altro, sapendo già che non avrebbero creato occupazione. Anche la Cardnet! Anche la Cardnet! Ma poi si è venduta la Sardamag, si sono fatte vendite folli: pensate, mille lire per le bauxiti di Olmedo, dieci milioni di lire per un fabbricato a Piscinas! E siamo intervenuti, come Commissione industria, perché a Piscinas, dove Sergio Caroli ha realizzato una bella cosa, è stato venduto un fabbricato, con tutte le dune circostanti, per dieci milioni di lire! Era la Samaveda, se non sbaglio, che allora curava le vendite. E la Commissione industria, con il vecchio Antonio Marras e il sottoscritto, intervenne proprio per evitare vendite di questo genere, perché, vedete, quello è patrimonio dei lavoratori. Il Comitato regionale del Partito Comunista e sindacati autorevoli dicevano che i terreni dell'Eni erano patrimonio pubblico. Andreano Madeddu sosteneva che venderlo non era né produttivo né giusto nei confronti della Sardegna e Giuliano Murgia, Segretario generale della CGIL, dichiarava: "E' una specie di legge delle chiudende: chi viene informato realizza grossi affari e l'interesse della collettività sparisce. Siamo decisamente contrari a queste operazioni, non solo per una questione morale, e vogliamo che quei terreni vengano utilizzati per creare sviluppo e occupazione".
In quel periodo, vedete, furono fatte una serie di vendite che praticamente tutti hanno condannato, per esempio quella delle aree contestate. Lo stesso assessore Cogodi, come giustamente è stato detto prima, contestava in modo vibrato situazioni di questo genere. Poi c'era la Cori, c'erano le vendite a Carloforte, eccetera. Noi siamo preoccupati e siccome quando il collega Pili è andato, con alcuni imprenditori, nel Sulcis e ha detto che poi forse vi sarebbe arrivato Barrack voi avete sollevato un polverone, io credo che ci siano due pesi e due misure, ma ritengo che si debba essere sempre coerenti e imparziali nei giudizi.
La mia firma non c'è nella mozione per un errore dell'onorevole La Spisa, ma io sono il secondo firmatario. Lo dico perché la mancanza del mio nome avrebbe potuto dare adito a qualcuno di pensare che io non avessi firmato questa mozione. Un nostro collega di partito, l'onorevole Giovanardi, ha detto che dal punto di vista della richiesta non c'è nulla da eccepire; ci possono essere anche altre responsabilità. Infatti, per chi ha buona memoria, il ministro Gasparri, per aver utilizzato un mezzo dello Stato è stato sottoposto a un'inchiesta che è durata anni. Si era recato in elicottero in visita ufficiale in un ospedale del suo paese, forse qualcuno non lo ricorda. Tutti noi siamo un po' preoccupati perché anche i servi del regime danno interpretazioni molto strane in questo periodo. Pensate, hanno assimilato me al Presidente della Regione: "Anche Giorgio Oppi è andato in elicottero, con Giorgio Mazzella, a Nebida e a Buggerru". Certo, c'è una differenza: essendo stato invitato, così come viene invitato l'onorevole Soru, molte volte dall'amico Mazzella ad andare al Timi Ama in elicottero con lui, un giorno l'ho voluto portare in quel territorio. Siamo andati a Buggerru, dove il buon Giorgio Mazzella è stato mio gradito ospite. Ho pagato io, ovviamente! Altrettanto ho fatto con molti rappresentanti delle forze dell'ordine e con il ministro Casini, sempre in quel di Buggerru. Quindi sono due cose diverse. Io non vado con il variabile geometra Melis, e siccome molte volte non ho altri strumenti per difendermi dalle sciocchezze, il geometra Melis non deve confondere le due cose. In compagnia di un amico io vado dove voglio e ritengo di essere nei miei pieni diritti. Ciò che a noi, al contrario di voi, preoccupa, ed è la nostra unica vera preoccupazione, è che non si guardi a questi territori, dove di fatto non si può realizzare niente al momento, perché sono oltre una certa distanza dal mare, attraverso i meccanismi di legge e con il massimo della trasparenza per tutti, che ci siano cioè dei privilegiati. Siccome in questi giorni, si vocifera, in Gallura, che ci sia un tentativo di riqualificazione di Porto Cervo, siccome si sono instaurati dei rapporti diversi e siccome, non più tardi di ieri sera, si è esaltato un imprenditore, di cui peraltro il Presidente è stato gradito ospite in questi giorni, non vorremmo che ci fossero due pesi e due misure. Siamo preoccupati, o forse qualcuno può impedirci di esserlo? A noi interessa solamente che le cose si svolgano nel migliore dei modi. Noi siamo per lo sviluppo di un territorio che ha soltanto pagato e dove non esiste imprenditoria perché le lungaggini burocratiche - ha ragione Francesco Sanna - hanno impedito persino a Giorgio Mazzella di realizzare, nelle discariche di Buggerru, un'iniziativa che era attesa ed era ritenuta un Eldorado. Ma, per le bellezze naturali presenti, sarebbe bastato fare poche cose intelligenti per creare sviluppo in un'area geografica che non ha un minimo di ricettività. Quindi, ben vengano gli imprenditori purché siano messi tutti nelle stesse condizioni. Questo è ciò che ci interessa, per evitare vendite come quella dell'immobile di Piscinas, per dieci milioni di lire, e per difendere un patrimonio che il Comitato regionale del PCI, in quegli anni, assieme ad altre forze politiche e allo stesso assessore Cogodi, tentava di salvaguardare da maldestri tentativi di vendite speculative.
Ecco noi vogliamo che la difesa di quel territorio, che c'è sempre stata da parte della classe politica che ne aveva la guida, non venga meno e che nessuno si rimangi le cose che ha detto fino a ieri. Credo che sia legittimo, in funzione di questo, verificare gli errori che costantemente questa Giunta sta facendo: Barranu sì, Barranu no, non ha fatto la domanda, l'ha fatta, direttori generali che si confondono e presentano addirittura delle parcelle per avere integrazioni di fondi. Con gente che, come è accaduto in questi giorni, porta i provvedimenti con mesi di ritardo, che non è trasparente negli atti, che invia le delibere dopo quattro mesi, ci permetterete di chiedere la trasparenza! Vogliamo trasparenza, non siamo contro nessuno, al contrario di chi su questo ha cambiato posizione, ma al tempo stesso vogliamo che il Consiglio sia sovrano e possa fare delle scelte oculate anche per quanto riguarda gli imprenditori, per dare respiro e un minimo di sviluppo a un territorio che oggi è in piena asfissia. Chiaramente voterò a favore della mozione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, verrebbe da dire che le due mozioni che abbiamo discusso hanno sostanzialmente portato in discussione, in maniera forse impropria, ma sicuramente appropriata dal punto di vista dell'attenzione che questo Consiglio dovrebbe dedicare a certi argomenti, due questioni fondamentali che rappresentano davvero degli elementi di confronto tra maggioranza e minoranza. Nel senso che su questioni di questo genere è davvero possibile cogliere le differenze, qualora ce ne siano, ovviamente. E se ci rendessimo conto che sui grandi temi, che toccano il comune sentire dei sardi, tra maggioranza e minoranza c'è una virtuosa sinergia e un identico modo di vedere le cose, non potremmo che esserne soddisfatti.
Devo dire che quando abbiamo discusso di continuità territoriale non abbiamo potuto marcare un punto in questo senso; è invece emersa una radicale differenza di posizioni, ma una differenza positiva, nel senso che sapere, per voi che siete maggioranza, che in quest'Aula esiste una sensibilità diversa su un argomento che non è secondario per lo sviluppo produttivo della Sardegna è una ricchezza. Noi infatti vi chiediamo di considerare le differenze delle posizioni come un arricchimento del dibattito e uno stimolo costante per voi per andare avanti.
Il ragionamento può essere riproposto in maniera quasi identica per quanto riguarda il problema del Sulcis; problema che è all'attenzione dell'opinione pubblica sarda e della sua classe dirigente da tantissimi anni. Anche per chi, come me, ha l'avventura di sedere non da tanto tempo sui banchi di questo Consiglio non è certo questa la prima discussione nel merito delle scelte che vengono fatte per la zona del Sulcis-Iglesiente. Ed è per questo che l'argomento che abbiamo in discussione oggi va al di là della mozione che, per scelta, è scarna e volutamente presta poco il fianco a ragionamenti speciosi o che semplicemente portino lontano dalla sostanza del problema, inseguendo aspetti specifici sui quali si può essere in disaccordo.
Se voi avete letto - immagino che l'abbiate fatto tutti - con attenzione la mozione che noi abbiamo presentato, avrete visto come sia estremamente scarna, come vada al nocciolo del problema chiedendo che se ne discuta insieme. Il Presidente della Regione ha detto - o almeno questo è stato riportato dai giornali - che se deve fare il piazzista del Sulcis-Iglesiente per consentirne lo sviluppo lui è disponibile a fare il piazzista di quel territorio. Devo dire che io non critico per niente questa affermazione, perché credo che sia in capo al Presidente della Regione, a maggior ragione quando è eletto direttamente dalla gente, occuparsi dei problemi reali della Sardegna. E che il Sulcis sia un problema reale della Sardegna credo che nessuno possa negarlo, ma il metodo attraverso il quale il Presidente se ne occupa nella sua attività promozionale non credo che sia direttamente legato ai risultati che si devono ottenere. Non contesto, cioè, il metodo, mi limito a chiedere al Presidente della Regione quali siano gli obiettivi per cui quel metodo viene messo in campo. Nel senso che, sapendo che il Presidente della Regione intende fare da piazzista per il territorio del Sulcis-Iglesiente, e correttamente può fare da piazzista anche per altri territori che hanno bisogno di sviluppo, e magari anche per quelli che un certo sviluppo lo hanno già raggiunto, ma lo vogliono consolidare, modificare, cambiare, è importante spiegare in quest'Aula, e il ragionamento che si fa è sempre lo stesso, quali sono gli obiettivi e i metodi per cui gli strumenti vengono posti in campo. Cari colleghi, è un interesse dell'intero Consiglio non della sola minoranza. E se voi, come maggioranza, non avete questo interesse, portate pure il Consiglio sulla strada che ritenete. Noi potremo soltanto dirvi che non è la strada giusta, però il Consiglio è il luogo centrale nel quale il Presidente della Regione dovrebbe dire quali sono gli obiettivi di riconversione del territorio del Sulcis, quali sono gli obiettivi di risanamento che il Governo regionale ha in mente e quali sono le tipologie di sviluppo previste per quel territorio. Quali sono?
Io ricordo che nella scorsa legislatura il collega Cogodi, dai banchi di Rifondazione, non solo difendeva il ruolo storico delle miniere, ma sosteneva che le stesse dovevano essere tenute in attività, perché rappresentavano - secondo lui, ma non so se ci avrebbe mandato a lavorare suo figlio - una possibilità di sviluppo per la Sardegna. Ecco, noi vorremmo avere dalla Giunta regionale delle risposte a queste domande. Poi chi la Giunta regionale ritiene di portare in visita di piacere in giro per il Sulcis o qualunque altro distretto della Sardegna francamente non è cosa che ci riguarda. Sappiamo che ci sono delle leggi, abbiamo ribadito nella nostra mozione quali sono queste leggi e gradiremmo che il rispetto delle leggi fosse pieno. Ma oggi non stiamo discutendo soltanto del fatto che ci possa essere il rischio del mancato rispetto delle leggi, che è un rischio che noi tutto sommato non poniamo in conto; noi chiediamo di avere contezza sui progetti di sviluppo, sui piani di risanamento, sulla valutazione del rischio nel territorio del Sulcis. E se questa valutazione è stata fatta chiediamo che se ne riferisca in Aula.
Colleghi, io credo che questo ragionamento sia elementare nella sua semplicità. Se vogliamo chiudere il Consiglio regionale - oggi è il 3 agosto - smettiamola con queste estenuanti riunioni e prendiamoci delle ferie, come quelle che risulta si sia prese il Consiglio regionale della Sicilia, che nella scorsa legislatura è rimasto forse sei mesi senza essere convocato. Ognuno di noi avrà, anche dal punto di vista politico, cose migliori da fare: se ne andrà in giro per il territorio, parlerà con la gente, studierà per essere più preparato quando il Consiglio riaprirà. Ma se riterremo che il Consiglio dovrà essere riaperto, e non in seduta distratta, ma in seduta centrale per la vita politica della Sardegna, dovremo dare noi questa centralità. Nel senso che i cittadini riconoscerebbero la centralità del Consiglio se vedessero che quest'Assemblea ha nerbo, capacità, forza per incidere sulle scelte fondamentali per la Sardegna, che ha la possibilità di giudicare le proposte avanzate dal Governo regionale. Ma se tutto questo non avviene, quest'Aula, nell'immaginario collettivo, non potrà essere identificata come il punto di riferimento per le scelte dei sardi.
Quindi se noi tolleriamo, accettiamo, incoraggiamo che in questo luogo non si discuta, non ci si confronti, che la minoranza non abbia alcun ruolo, non avrà alcun ruolo neanche la maggioranza, e quindi il Consiglio, nel suo complesso, rischierà di non avere la capacità di entrare nel merito delle scelte. A quel punto non lamentiamoci se il Consiglio regionale sarà percepito dai sardi, come qualche volta succede, come un corpo estraneo alla vita sociale della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, mi meraviglia molto il fatto che i colleghi del centrosinistra, che sono intervenuti, abbiano disconosciuto o non vogliano assolutamente riconoscere la valenza di questa mozione, quanto meno per un problema che mi pare sia sentito un po' da tutti. Ora, discutere sul fatto che un mezzo assolutamente pubblico sia stato messo a disposizione del Presidente della Regione è certamente legittimo, ma attardarsi a discutere di questo credo che non sia assolutamente coerente con quello che è invece lo spirito che ha animato i presentatori di questa mozione. E bene ha fatto il collega Vargiu a dire che era un modo per sollevare e discutere questo problema. O non se ne vuole discutere? Se non se ne vuole discutere, si abbia il coraggio di dire che abbiamo delegato anche questa funzione, o meglio che avete delegato, perché per quanto mi riguarda non la vedo e non la penso in questo modo.
Oggi abbiamo discusso di continuità territoriale ed è stato chiesto il ritiro della relativa mozione; adesso si dice che la mozione che stiamo discutendo non ha nessuna valenza e nessuna validità. "E' strumentale", dice l'onorevole Marrocu e ribadisce l'onorevole Calledda. Appare peraltro strano che in una giornata preferragostana, come questa, in cui difficilmente si affrontano problematiche di grande rilevanza, ancora una volta il Presidente della Regione non sia qui per discutere due argomenti che l'hanno visto come interprete principale, non per le interlocuzioni che ci sono state sulla continuità territoriale o per aver richiesto un mezzo pubblico, ma quanto meno per l'utilizzo che ha fatto di quel mezzo. Bene ha fatto il ministro Giovanardi a dire che è legittimo che il Presidente di una Regione utilizzi dei mezzi pubblici. E io sono assolutamente d'accordo su questo, credo addirittura che la Regione Sardegna abbia stipulato una sorta di convenzione con un altro corpo militare dello Stato, per avvalersi proprio di strutture o mezzi che consentono un'ampia visione del nostro territorio. Non ho niente in contrario su questo, sono felicissimo che ciò sia possibile, sempre nell'interesse dei sardi. Quando però l'utilizzo che si fa di un mezzo pubblico non è quello che tutti intendono, ci preoccupiamo, voi compresi, colleghi della maggioranza, che a ruote sgonfie, la settimana scorsa o quindici giorni fa, eravate molto preoccupati per questo. Il collega Uras, che è sempre pungente, ha detto che il presidente Soru "volteggiava", e ha detto bene, questo termine, infatti, è molto più vicino alla realtà di quanto non si pensi, perché il volteggio è un esercizio a corpo libero, che consente di spaziare, libera l'immaginazione, la fantasia. Ma il volteggio dà spazio e immaginazione anche alla mia e alla nostra fantasia, perché non è legato a regole, non può esserlo, altrimenti non sarebbe un volteggio, sarebbe un'altra cosa, sarebbe un esercizio rigoroso, come tanti altri, ma non un volteggio. E' un esercizio a corpo libero e quindi è ammesso tutto, ma è ammesso tutto con i propri mezzi, è ammesso tutto con le proprie risorse, è ammesso tutto ciò che va nella direzione dell'interesse anche pubblico. Ma qui no, qui deve rientrare tutto nell'esercizio delle pubbliche funzioni; qui è diverso e quindi questo non vi deve meravigliare.
Ma il mio ragionamento non è tendente a dimostrare che comunque l'uso non corretto di un mezzo pubblico è sempre deprecabile. Noi abbiamo presentato questa mozione perché volevamo e vogliamo parlare di questo problema, e non solo di questo problema, perché, grazie a Dio, il patrimonio regionale non è costituito solo da quelle particolari aree del Sulcis. E non vorrei neanche che si concentrasse tutto su quella parte del territorio regionale, perché ben altri territori hanno bisogno di sostegno, hanno bisogno di iniziative, hanno bisogno di un Consiglio regionale che dia indirizzi.
Ecco perché il Consiglio regionale deve essere coinvolto e non può essere che il Presidente della Regione, pur dall'alto della sua autorevolezza e pur essendo stato eletto in maniera quasi plebiscitaria, si arroghi anche il diritto di essere colui che programma, progetta, definisce, fa gli accordi. Non è possibile! Questo è possibile in un'azienda privata, non in un'azienda pubblica. Forse sarebbe meglio che tutto avvenisse come in un'azienda privata, il presidente Soru probabilmente la vede in questo modo, però perché questa assenza oggi? Non è la prima. E' vero, l'ho detto in precedenti riunioni, un Presidente della Regione ha certamente tantissimi impegni, eccome se li ha, ne avrà tantissimi, ma ci sono degli argomenti particolari - e questo era uno di quelli - alla cui discussione il presidente Soru dovrebbe essere presente. La sua assenza spaventa per le cose che sono state dette dai colleghi e per le cose che pensano i colleghi della maggioranza. Avrebbe dovuto essere presente per dare risposte a voi e dare certezze a noi, e invece così non è. E quindi dobbiamo continuare ad ascoltare, lo facciamo volentieri, io lo faccio volentieri perché so che l'assessore Sanna è persona seria e competente e ci risponderà, farà le sue considerazioni, ma chi decide alla fine è il presidente Soru. E il Presidente è silente. Quindi capisco la difficoltà con cui gli onorevoli Calledda, Marrocu, meno l'onorevole Francesco Sanna, meno ancora l'onorevole Uras, si sono affannati a cercare di trovare banali giustificazioni, senza convinzione, senza nerbo. So benissimo che la pensate come noi, lo si legge nei vostri sguardi, perché non può che essere così.
Onorevole Uras, siamo attaccati alla Sardegna quanto lei certamente, e quindi ci stanno a cuore le sorti di quella parte come di tutto il territorio regionale, ma lei ha definito il Sulcis territorio devastato. L'onorevole Uras - stiamo attenti - ha definito il Sulcis territorio devastato, in parte devastato.
(Interruzione del consigliere Oppi)
DIANA (A.N.). Onorevole Oppi, non voglio entrare in polemica con lei, ci mancherebbe altro! Ci manca solo questo e poi abbiamo completato il quadro!
Certo che il Sulcis è devastato, ma la sua attuale condizione è il frutto di una politica di devastazione durata quarant'anni, e non ci si può appellare alla legge del 1998 per dire che non si è fatto niente. Non è così, il problema è che se il Sulcis è un territorio devastato il presidente Soru avrebbe dovuto venire in quest'Aula - e bene avrebbe fatto a farlo prima di volteggiare sopra quella zona - per dire al Consiglio regionale: "Signori, in mezzo a tante cose che vi ho raccontato in campagna elettorale, bisogna iniziare a dare certezze, bisogna intanto dare la possibilità all'onorevole Uras di leggere preventivamente il DPEF", e già questa sarebbe stata forse una correttezza istituzionale di grande livello. E poi doveva venire in Consiglio regionale e raccontarci quali sono gli intendimenti suoi, più che della maggioranza, in merito all'alienazione o alla cessione di una parte del patrimonio regionale. Perché se fosse venuto in Aula e ci avesse spiegato un po' tutto questo, avremmo quanto meno potuto ragionarci su. Ho parlato per cinque minuti.
PRESIDENTE. No, ha parlato per dieci minuti, onorevole Diana. Era tanto piacevole ascoltarla che il tempo è volato. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, io non pensavo di dover reintervenire, perché speravo davvero che fosse sufficiente l'illustrazione, fatta senza nessun riferimento polemico, e che ad essa seguisse un confronto politico e personale vero. Invece non c'è stato né un confronto politico né un confronto personale. Dal Capogruppo dei Democratici di Sinistra abbiamo sentito soltanto una serie di banalità e di banalizzazioni del problema, fino a dire che la mozione sostanzialmente non poteva essere approvata dal centrosinistra perché impegna la Giunta a rispettare la legge. Io ricordo che la mozione, pur non polemica, impegna la Giunta a due cose ben precise: l'impegno a procedere nella vendita delle aree minerarie attraverso il metodo della gara ad evidenza pubblica e, in secondo luogo, l'impegno a riferire preventivamente al Consiglio in merito al modello di sviluppo e alle implicazioni di natura urbanistica di questo problema.
E' stato già detto, ma lo ribadisco, che c'è innanzitutto un problema di procedure, e io sono contento che voi abbiate ribadito, almeno informalmente, anche se non voterete a favore della mozione, che su questa vendita la Giunta regionale è impegnata a procedere attraverso il metodo della gara ad evidenza pubblica. Vorrei dunque capire, se il metodo sarà quello della gara. Cosa accadrà? Prevederete nel bando la possibilità per tutti gli imprenditori e i gruppi imprenditoriali interessati a queste aree di fare un giro, accompagnati dal Presidente della Regione e dall'Assessore dell'urbanistica, per vedere le aree e per capire insieme quale sarà la loro futura destinazione urbanistica? Questa è la gara come la concepite voi? Se questo è vero, allora voi ritenete normalissimo che prima di scrivere il bando si abbiano dei contatti, ma ben più, si facciano delle vere e proprie trattative per discutere, insieme all'1 per cento, presumibilmente, della platea dei possibili concorrenti, della preziosità del bene e delle possibili azioni di politica urbanistica da farsi prima della emanazione del bando di gara? Questa è la gara così come la concepisce il centrosinistra! Ne siamo lieti, è una bella cosa e siamo proprio stupefatti: voi concepite il metodo della gara in questo modo, perfetto!
Pertanto noi siamo fiduciosi per il futuro in virtù del fatto che la legge sarà attuata in questo modo e quindi saremo tutti tranquilli, sarà possibile per tutti avere questo tipo di rapporto con la pubblica amministrazione. La Regione è un palazzo con le pareti di cristallo ormai, tutti possono andare, acquisire gli atti, vedere i documenti, anzi il Presidente e gli Assessori sono tutti disponibili sul territorio! Oggi, infatti, il Presidente non è qui, chissà quale altro gruppo imprenditoriale starà contattando per vedere quali sono i vantaggi che la Regione Sardegna offre per gli investimenti! Ma per favore! Ciò che davvero è incredibile è che non siate stati disponibili, oggi, a confrontarvi politicamente, umanamente e personalmente su questo problema. I sardi, per fortuna, sono meno formali di voi, i cittadini, gli elettori sanno capire e noi speriamo che davvero capiscano quello che sta accadendo in questa regione. E quello che sta accadendo ha veramente una valenza politica. Noi non abbiamo fatto un esposto alla magistratura, chiaro? Sono altri che si rivolgono alla magistratura per risolvere problemi politici! Noi abbiamo posto un problema politico nella sede istituzionale del Consiglio regionale, per confrontarci su una questione seria e la risposta è su un problema politico. Il problema politico sinteticamente è questo: abbiamo un Presidente della Regione che confonde la sfera pubblica con la sfera privata. Questo è obiettivamente indiscutibile, purtroppo, e lo sapete anche voi.
Tralasciamo però questo aspetto, anche perché il Presidente non è presente adesso, non era presente stamattina, non è presente mai, e quando arriva non si informa neanche di che cosa si sta discutendo, sbaglia pure i contenuti dell'argomento e fa fare brutta figura anche alla Giunta e a voi stessi. Capisco bene che la sua assenza in qualche modo sia utile, continui pure così tanto il Consiglio, evidentemente, troverà il modo per sviluppare una propria capacità e noi consiglieri troveremo il modo per guadagnarci l'indennità che percepiamo. Ma il vero problema politico non è più il Presidente, colleghi! Il vero problema politico è il centrosinistra sardo, è la maggioranza del Consiglio regionale che accetta queste cose! Forse il Presidente confonde sfera pubblica e sfera privata per inesperienza. Io concedo il beneficio della buona fede a tutti, salvo prova contraria, e dico che il Presidente è in perfetta buona fede, ma la sfera pubblica e la sfera privata voi le conoscete bene, il confine tra queste due sfere lo conoscete tutti benissimo, perché non mancava giorno nella precedente legislatura in cui ci ricordavate quali erano questi limiti. Per noi queste regole e questi limiti valevano, e per voi, cioè per la sinistra, non valgono? Ciò che tocca la sinistra è automaticamente sanato? Ciò che tocca o fa la sinistra è formalmente e sostanzialmente buono in quanto tale? Questo è il vero problema politico.
L'altro problema è che voi ormai vi siete appiattiti sulla tesi, esposta più volte dal collega Marrocu, secondo la quale con Palomba avete perso le elezioni perché eravate litigiosi, con Floris, Pili e Masala abbiamo perso noi le elezioni perché eravamo litigiosi, perciò non dovete litigare. A parte il fatto che non è vero che non litighiate, ma questo ormai sta emergendo anche dal palazzo con i muri di cristallo - d'altra parte l'avete voluto voi così, ci sono anche i microfoni -, siete davvero certi che per vincere le prossime elezioni regionali dovete semplicemente evitare di litigare? Non pensate forse, in qualche angolo del vostro cervello, che le elezioni si possano perdere anche perché si perde la credibilità politica, si perde la dignità politica, si perde la capacità di dare davvero a questo luogo, in cui voi, non la Giunta, siete protagonisti, la possibilità di dire quello che si pensa, di dare indirizzi politici a questo Governo e di tirar fuori idee e proposte che sappiano dire pane al pane e vino al vino? Si può perdere la credibilità politica perdendo anche la dignità. Se la perdete voi non vogliamo perderla noi e anche in un Consiglio così banale e così banalizzato dal vostro continuo silenzio, tranne qualche rara eccezione, e dalla vostra continua acquiescenza, noi faremo di tutto in quest'aula, d'ora in poi, faremo sempre di più, anche se è difficile combattere contro un avversario che non esiste politicamente!
PRESIDENTE. Per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, vorrei iniziare rassicurando il consigliere Diana: non parlerò a titolo personale, parlerò per conto del Governo regionale, così sarà più sollevato all'idea che anche se il Presidente non è qua non potrà certamente contraddire quello che io dirò all'Aula. E anche questa, sebbene possa essere banalizzata, è una forma di rispetto istituzionale per i compiti e per il ruolo del Consiglio, al quale noi non ci sottraiamo e non ci potremo sottrarre, proprio perché intendiamo utilizzare anche queste occasioni per arricchire le nostre valutazioni, che non appartengono, onorevole La Spisa, a cervelli lucidi della Giunta regionale, ma a cervelli che, a differenza di altri, hanno avuto, credo legittimamente, il compito di mettersi a funzionare nell'interesse di una collettività e che devono dimostrare, ancora di più per questo, di essere assolutamente più lucidi di quanto normalmente altre funzioni richiedono.
Comincio col dire che la mozione è sostanzialmente provocatoria e per questo non accoglibile dal nostro punto di vista, per un semplice fatto, sempre in virtù di quel rapporto di reciprocità che fa da riferimento a quello che ho detto poc'anzi: se c'è il rispetto della Giunta nei confronti del Consiglio ci deve essere anche il rispetto del Consiglio nei confronti della Giunta. E allora una mozione, in una sede istituzionale, non si può permettere di insinuare una vocazione alla illegalità, perché noi siamo qua dopo aver giurato, come voi, di rispettare le leggi. E dunque questo è un punto essenziale di chiarezza, perché nessun rapporto potrà essere compreso dai cittadini se viola questa base fondamentale di principio. E le posso assicurare che nella Giunta non ci sono persone che abbiano la propensione a percorrere itinerari di illegalità o a perseguire qualsivoglia idea garibaldina di piegare le leggi ai propri comodi. Certamente per le persone che sono qui lo posso assicurare.
Cosa abbiamo fatto? Cominciamo dalla questione più eclatante, questa grande questione del volo! Badate, dopo la dicitura "scopi istituzionali", in una richiesta rivolta all'arma dei Carabinieri, non ci può essere il punto, perché devono essere indicati gli scopi, i luoghi e le persone. E questo è stato fatto. Allora, se è stato fatto nei confronti del Comando generale dei Carabinieri della Regione Sardegna, continuare a insinuare cose che non esistono è come invocare la condanna al giudice non appena ha pronunciato una sentenza di assoluzione. Vedete un po' voi! Credo che questa sia stata la risposta del Ministro, ma non mi voglio appoggiare alla sua risposta, pur coerente con questa visione. Noi abbiamo detto esattamente a che cosa ci serviva quel volo in elicottero e adesso lo spiegherò anche a voi.
Come voi sapete, il profilo giuridico di questa questione è insito nell'articolo 39 della legge finanziaria, che ha dato, rispetto alla legislazione previgente, riconducibile alla legge regionale numero 35, un'impronta differente per quanto riguarda la dismissione dei beni. Non sto qui a spiegare la necessità di superare la farraginosità di questa legge e l'impossibilità di ritenerla adeguata alla velocità delle decisioni che urge di questi tempi, perché voi meglio di me conoscete questo aspetto. Si sta quindi pensando, da alcuni mesi a questa parte, a un'ipotesi di lavoro per attuare l'articolo 39 della finanziaria, che consista nell'avvalersi - come dice l'articolo - anche di forme di cartolarizzazione. La nostra idea è la seguente: noi pensiamo di avviare, anche qui con tutti gli strumenti della trasparenza pubblica, la ricerca di un interlocutore di comprovate capacità sulle cose che dirò, in grado di fornirci, nell'immediato, un progetto e un'attuazione del progetto riguardo a quell'obiettivo, ovvero quello di realizzare, rispetto agli elenchi e alla conoscenza dell'intero patrimonio della Regione, unificato ai sensi dell'articolo 39 della finanziaria, un'articolazione dei beni che preveda intanto la dotazione di quel patrimonio che, per le sue caratteristiche, deve andare alla istituita Conservatoria dei beni paesaggistici, che costituisce la cassaforte di quei bei immobiliari che abbiano un rilevante e indiscutibile pregio dal punto di vista paesistico, affinché di questi se ne faccia l'uso e la valorizzazione più compatibile con quelle finalità. Dall'altra parte resta il demanio regionale, che deve essere una sorta di organo regolatore dei processi di gestione attiva del patrimonio e dovrà trattenere non solo i beni che sono strettamente funzionali alle proprie attività e a quelle degli enti e delle società che operano nell'ambito della Regione, ma anche tutti quei beni - ed è qui il punto - che noi riteniamo strettamente connessi con la possibile valorizzazione di particolari territori ad alta sensibilità. E non sono solo quelli del Sulcis; ce ne sono a Castiadas, ci sono problemi aperti a La Maddalena, ci sono problemi aperti all'Asinara. C'è una complessità di problemi. Che cosa accade dunque? Che tutto quello che viene sottratto a queste due ultime categorie è patrimonio che andrà al processo di cartolarizzazione e quindi non sarà tutto il patrimonio regionale, ma quello che meriterà di essere valorizzato e cartolarizzato. Tutto quello che invece avrà pregio storico-paesaggistico o funzionale per un'ipotesi di sviluppo di determinate aree andrà trattenuto dalla Regione perché ne faccia l'uso conseguente.
Su questo tema si è sviluppato dentro il Governo regionale il punto saliente. Qualcuno dice: "Attenzione, sia che andiamo alla cartolarizzazione, sia che andiamo alla vendita degli immobili, ai sensi della legge regionale numero 35, noi dobbiamo vendere i beni uno a uno". E' chiaro che questo metodo è stato per lungo tempo un veicolo di minori speculazioni, ma è pur sempre uno strumento di potenziale speculazione, mentre alcuni di noi hanno sostenuto che parte di questi beni, valutati nel loro insieme e raccordati da un possibile progetto integrato in quel territorio, dovrebbe essere in grado di attenuare i sospetti di speculazione, per fare in modo che sia attui un meccanismo, governato dalla Regione, insieme ai comuni e alle province, che possa valutare se quel progetto nella sua interezza sia in grado, in qualche modo, di dare una risposta esauriente a quel territorio. Su questo punto c'è ovviamente, e c'è stata, rispetto anche ai contatti che si sono avuti con i vari imprenditori, una valutazione differente. Abbiamo quindi programmato, con un sopralluogo, la possibilità di verificare se camminare secondo ipotesi di questo genere fosse un'idea percorribile. Perché diversamente quei beni di cui stiamo parlando andrebbero dritti dritti alla Conservatoria, senz'ombra di dubbio. Se quei beni non possono essere valorizzati per dare una risposta a quei territori, pensate che debbano essere cartolarizzati uno a uno per far sì che emergano quei fenomeni di speculazione? Credo di no, andrebbero direttamente al campo di azione della Conservatoria.
E allora, avevamo programmato da tempo, non nell'immediato, la possibilità di avere una rappresentazione di un insieme di imprese che a suo tempo, per diversi canali e attraverso diversi interlocutori, avevano manifestato interesse per singoli beni di quei compendi, dicendo loro: "Verifichiamo insieme se c'è la possibilità che voi possiate accedere a un'ipotesi di progettazione integrata o se sia il caso di mettere in piedi una gara internazionale che possa, in qualche modo, dare la spinta a questa idea, a questo progetto". Ovviamente la risposta degli imprenditori nel vedere questi beni è stata quella di separare i beni che non convengono perché situati lontani dal mare o in ambito urbano, in quanto dicono: "Lì non abbiamo nessun interesse", da quelli che invece hanno un particolare pregio, e che, se si vuole, è la conclusione più elementare di questo processo che ci ha guidato. E sta proprio qua la conferma dell'idea che abbiamo maturato, frutto di questa verifica.
Devo dire che a quel volo sono stati chiamati tre imprenditori, compreso il Gruppo Barrack, che due giorni prima ha declinato l'invito per impossibilità di essere presente. Quindi su questo piano non ci interessa assolutamente alimentare polemiche, perché non avevamo nessun interesse a privilegiare l'uno o l'altro, ma abbiamo tentato di capire se fossero interlocutori omogenei dal punto di vista della potenzialità imprenditoriale per poter dare credibilità egualitaria alle loro impressioni.
Fatto questo, la nostra decisione sta andando in quella direzione, quella cioè di trattenere l'insieme di questi beni e destinarli a una gara internazionale con la possibilità che compendi omogenei, integrati tra loro, siano messi a concorso prima di tutto di idee e poi, una volta che le idee sono avanzate, a realizzazione e a vendita, per dimostrare quale sia il progetto migliore e che caratteristiche deve avere in quei luoghi per dare una risposta complessiva a quel territorio. E questo lo valuteremo secondo tutti quei requisiti contenuti della direttiva, con l'unica differenza che invocare punteggi, onorevole La Spisa, è stato un costume invalso da molti anni in questa Regione, e io conosco punteggi dati da persone incompetenti che hanno fatto valutazioni altrettanto incompetenti, al limite della illegalità. Quindi invocare punteggi non mi serve a nulla! Mi serve dimostrare che coloro che danno i punteggi siano persone in grado di darli.
LA SPISA (F.I.). Cosa c'entra questo?
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. C'entra, perché lei ha sottolineato l'aspetto dei punteggi.
LA SPISA (F.I.). Ne parleremo quando nominerà la Commissione.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. E quindi, quando valuteremo le modalità, valuteremo anche quali sono stati i punti deboli di quella invocata come la grande direttiva, che sarà una grande direttiva interpretata dalle norme attuali e assolutamente lineare con tutti i requisiti di legge. Ma la cosa più importante è che non ci sottrarremo al confronto né col Consiglio, né con i Comuni né con le Province, perché crediamo che se non trovasse rispondenza quest'idea in quei soggetti sarebbe, sì, allora solo un'operazione di mera vendita per fare cassa, e non risolverà comunque i problemi della Regione, sia chiaro. Nessuno di quegli immobili, nel loro insieme, nella più generale potenzialità del nostro patrimonio, è in grado di risolvere i problemi di una regione, perché noi non dobbiamo pensare di fare la politica, che stanno facendo altri, dell'una tantum. Noi dobbiamo lavorare su un altro versante, di continuità, che è quello che garantisce che possiamo dare certezza agli impegni che assumiamo, perché paradossalmente quello che ne ricaveremo ci servirà solo per ripianare quello che oggi è in disequilibrio nel bilancio della Regione.
Quindi noi lavoriamo per un progetto integrato, secondo i criteri della trasparenza. E vorrei superare, se mi è consentito, l'assoluta furia iconoclasta che accompagna gli interventi dell'onorevole Pili, dicendogli che è l'unico che ho sentito, e che molti di noi hanno sentito, dare un giudizio sul lavoro dell'Ufficio del Piano paesaggistico del tipo che ha dato lui e che è esattamente la tesi che egli stesso ha sostenuto appena si è seduto nell'ufficio, senza neanche darci il tempo di illustragli complessivamente il lavoro che era stato fatto. Molte volte si è prevenuti, lo comprendo, ma può pagare questo? Io credo che il giudizio lo dovrà dare sull'aggiornamento delle carte, sulla qualità del lavoro, sul fatto, onorevole Oppi, che non ci saranno due pesi e due misure, ma ci saranno più criteri applicati in maniera uguale e ovunque, perché è in quel punto che si gioca una credibilità che non è politica; è una credibilità regionale, nazionale e internazionale di un modello di Sardegna che dobbiamo dimostrare essere un modello serio, prima di tutto nell'applicare i criteri che autoregolano il nostro territorio, perché un territorio che si dimostri mal regolato è un territorio che non ha marketing da portare da nessuna parte. Quindi noi abbiamo tutta l'intenzione di giocarci le nostre carte lì, dimostrando quanto può essere imparziale e ricca di prospettive la possibilità di dare regole a un territorio che non ha avuto regole per tanto tempo.
Credo di poter dire che questo è il succo della faccenda; dopodiché ognuno può continuare la polemica che gli pare. Il Presidente della Regione non ha i poteri di vendere il patrimonio della Regione, non li ha, perché questo processo da anni ha un profilo pubblico di evidenza, a partire già dalla legge numero 35 e in tutte le normative europee che oggi accompagnano questo tipo di gare. Ma vorremmo sfidare gli imprenditori non solo sulla loro capacità d'impresa, cosiddetta, ovvero la capacità di sostenere l'onere di mettere insieme attività che possono generare anche perdite insieme ad attività che danno profitti, ma gli dobbiamo anche ricordare - così come abbiamo fatto - che quei progetti dovranno tenere conto del fatto che non ci sarà nessuna deroga urbanistica. Non regaleremo volumetria, perché quei siti vanno ricostruiti secondo invarianti volumetriche che debbono valorizzare i contesti storici e industriali che hanno segnato la storia di quei luoghi e allo stesso tempo, come esempi che già insistono in quei luoghi, hanno potuto dimostrare di avere successo, di avere fascino e capacità di attrazione.
Non regaleremo nulla di quello che non potremo regalare ad altri, nel senso che la regola renderà uguale il profilo di rapporto nella cessione di questi beni. Si tratta di volumetrie interessanti, non esorbitanti, ma sono le volumetrie industriali, sono quelle che dovranno essere riconvertite, in parte ricalcando le caratteristiche di quei luoghi e di quelle esperienze e quindi in piena linea con gli indirizzi che ci siamo dati di recuperare, anche attraverso le attività di recupero industriale ed archeologico, le valenze di carattere storico e identitario della Sardegna. Ripeto, sarà un processo che riguarderà non solo il Sulcis, ma che sta già riguardando, come ho avuto modo di dire pochi giorni fa anche a La Maddalena, l'esigenza che il parco, qualunque tipo di parco, faccia i piani di gestione, perché deve dichiarare come vuole utilizzare i beni. Solo allora, quando riscontreremo l'adesione dei comuni e delle comunità locali anche sui progetti di gestione dei parchi, noi cederemo il patrimonio, perché il patrimonio pubblico deve essere assicurato da una regola, non da una carta bianca, e quindi noi dobbiamo sapere che cosa ne faranno, gli enti gestori dei parchi, di quei beni, come li valorizzeranno e a che fine quegli stessi beni verranno dati.
Questa è la regola che vale per tutti e non capisco perché non debba valere, a maggior ragione, su questioni di questa delicatezza che, vi assicuro, non verranno lasciate né agli affari né alle speculazioni. Non ho mai fatto questo mestiere e non intendo farlo in questa fase della mia vita. Credo che occorra stare attenti e credere un po' di più non alla filastrocca che abbiamo un Presidente che decide tutto da solo, perché non è vero, ma al fatto che abbiamo un Presidente che ha le sue idee e che ci si deve confrontare anche con le idee degli altri, soprattutto quando queste sono accompagnate da esperienza e qualche volta anche da una maggiore competenza su alcune questioni specifiche.
Sulla questione del sorvolo, vorrei consolare ulteriormente il consigliere Pili: non siamo andati a Funtanazza. E' stato un peccato, probabilmente non era negli obiettivi nostri, però su questo argomento l'onorevole Pili, se vuole, si può costituire procuratore del Comune di Arbus. Resta solo da verificare se il Comune di Arbus accetterebbe di affidargli qualsiasi procura.
PRESIDENTE. Poiché nessuno dei presentatori ha domandato di replicare, dichiaro chiusa la discussione. Siamo in fase di votazione. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, farò una breve dichiarazione di voto favorevole a questa mozione. Ho seguito devo dire non interamente l'intervento dell'assessore Sanna, anche perché riflettevo sul fatto che sarebbe stato opportuno che fosse intervenuto il presidente Soru. Non capisco infatti il "noi" che usa l'Assessore, perché non riconosco una collegialità che gli possa consentire di dire: "Noi stiamo facendo qualcosa". Credo che lei, Assessore, non sappia che cosa sta facendo o sta pensando di fare il presidente Soru. Probabilmente glielo comunicherà a cose fatte, come è avvenuto fino ad oggi, ultimo caso quello delle comunità montane.
Perciò quel "noi" mi sembra un pochino presuntuoso, mi permetta Assessore, anche perché è difficile non considerarlo tale visto che lei cambia atteggiamento a seconda di chi guida la macchina, e non l'elicottero, in questo caso. Perché, veda, la sua presenza sull'elicottero non è in discussione, non lo è assolutamente, anzi io, per esempio, non sapevo neanche che ci fosse. E' in discussione il modo in cui si utilizzano alcuni strumenti che sono disponibili per l'esercizio di funzioni istituzionali. Si è risposto che questi strumenti sono stati correttamente utilizzati, rimandando però, nella dichiarazione dell'onorevole Giovanardi richiamata in Aula, ad eventuali altre istituzioni per l'accertamento successivo. Prendo atto di questo. Ma mi ha stupito molto, in questo dibattito, tutta una serie di interventi e di strane coincidenze. Nel luglio e nell'agosto del 2002, eravamo qui in quest'aula a parlare di un fatto simile a seguito di una vostra mozione. Vi ricordo la cessione Starwood e l'onorevole Pili che si permette di ricevere, a Villa Devoto, l'imprenditore americano Tom Barrack. Immediatamente dopo, il 31 luglio 2002, voi avete presentato una mozione in Consiglio gridando allo scandalo non perché questo imprenditore fosse stato accompagnato da qualche parte, ma perché lui, con i suoi danari e in base a una trattativa privata, stava per acquistare la Costa Smeralda dalla Starwood. In quella sede, l'onorevole Spissu, oggi Presidente del Consiglio, esprimeva la sua condanna dicendo: "Abbiamo assistito in silenzio al sostegno palese che il Presidente della Giunta ha accordato a un imprenditore americano. La Starwood ha sostituito l'Aga Khan, Tom Barrack sostituisce la Starwood". Vi invito a leggere i resoconti di quella seduta del Consiglio, in cui si richiamavano le vicende per cui molti imprenditori sardi erano stati "bruciati" nell'acquisizione della Starwood. Il presidente Soru, non avendo nessun ruolo istituzionale nella vicenda, non può intervenire, così come ha detto giustamente l'assessore Sanna, per favorire l'uno o l'altro. E' giusto, è corretto, neanche il presidente Pili allora poteva, però avete votato una mozione condannando tutti quegli atti. Perché in quel caso avete intravisto, in una trattativa privata, un non so che di losco riguardo a quella operazione. E continuavate a intervenire parlando dell'importanza - sottolineo l'importanza - che un gruppo di imprenditori sardi fosse riuscito ad affermare la propria esperienza e professionalità. Tutti a difesa degli imprenditori sardi!
Non ho il tempo per concludere il mio intervento e per dire tutto quello che avrei voluto dire. E' pleonastico dire che le leggi vanno rispettate, così come è pleonastico chiedere che si risponda alle interrogazioni o che si stia attenti a non nominare direttori generali che risultano o potrebbero risultare indagati. E' altresì pleonastico far notare che il nostro Presidente, in numerose occasioni, si dimentica che esistono delle leggi che devono essere rispettate. Noi vogliamo essere pleonastici, vogliamo ricordarvi che esistono delle leggi. Voteremo perciò a favore della mozione numero 41.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, voterò a favore della mozione, ma questa dichiarazione di voto mi permette di argomentare alcuni punti che l'assessore Sanna ha voluto richiamare. Il primo: il volo è stato fatto pensando alla cartolarizzazione come ipotesi principale su cui fondare l'attuazione dell'articolo 39 della finanziaria e conseguentemente la difficile attuazione - ha detto l'Assessore - della legge 35/95: dotazione alla Conservatoria, la Regione dovrà trattenere i beni demaniali connessi allo sviluppo e verificare ipotesi di questo genere. Io mi domando: qual è il tecnico esperto di cartolarizzazione che può valutare un bene minerario a due o tremila metri di quota? Qual è il tecnico che può pensare che le aree minerarie si possano valutare da un elicottero? Ma sapete che la maggior parte delle aree minerarie dell'Iglesiente, del Guspinese, dell'Arburese, è formata da discariche e che nei siti minerari vi è la necessità di una messa in sicurezza, di una riabilitazione ambientale, di un ripristino idrogeologico legato all'utilizzo di quelle aree? Ma come si può valutare un bene da un elicottero? Da un elicottero si può valutare l'entità paesaggistica, che però non è funzionale alla cartolarizzazione. Si può però valutare quello che abbiamo capito benissimo essere l'intento del Presidente della Regione e credo anche, visto che lo ha coperto, dell'assessore Sanna, quello cioè di indirizzare - uso questo verbo per non usarne altri, mi verrebbe da dire teleguidare - il Piano paesaggistico regionale, e cioè: "Facciamo scegliere anticipatamente a degli imprenditori amici". Lei, onorevole Sanna, ha detto: "Abbiamo individuato per diversi canali". Quali sono i diversi canali attraverso i quali avete individuato gli imprenditori? Per diversi canali! C'è solo un canale nella pubblica amministrazione, solo uno, ed è quello dell'evidenza pubblica. E' difficile non pensare che invece l'individuazione sia avvenuta ad personam, con una scelta che certamente non ha niente a che vedere con una valutazione trasparente e pubblica. Altro che concorso di idee! Concorso di idee era anche quello approvato dal Ministero delle attività produttive - allora dell'industria - su un'idea-progetto che il centrosinistra allora al governo bloccò, finanziato in base all'articolo 9 della legge 221, la legge concernente le aree minerarie, che proponeva un piano integrato di dettaglio (ancora disponibile presso l'Assessorato regionale delle attività produttive), condiviso anche dalla gran parte del Consiglio comunale della città di Iglesias, per esempio, se ci riferiamo alle aree minerarie costiere del sito di Masua, che credo che sia stato uno di quelli visitati e sorvolati dal Presidente della Regione.
E' evidente che il dato politico più rilevante è che si fanno questi sopralluoghi nel momento in cui è in corso un'analisi fondata sulle carte che devono essere alla base del Piano paesaggistico regionale. E' una valutazione fondamentale, se queste aree sono vincolate, perché si riconoscerà una valenza naturalistica fondamentale o una volumetria aggiuntiva, e venderle oggi, con questo stato dell'arte, credo che sia assolutamente improponibile. Il fatto che la maggioranza abbia scelto la strada del silenzio è il chiaro, chiarissimo segnale politico che la maggioranza stessa non condivide e in un certo qual modo si dissocia dall'operato della Giunta.
Io credo che fatti di questo genere, oltre che essere valutati per quello che sono, non devono assolutamente ripetersi, anche perché, come ha detto qualche collega, la minoranza di questo Consiglio d'ora in poi sarà molto più vigile e molto più severa.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Io voterò contro la mozione numero 41, perché la ritengo, sul piano tecnico, assolutamente inconsistente, ma non solo per questo motivo. Si è detto che la mozione è scontata, che la procedura è quella prevista in legge e che, come ha sostenuto anche poc'anzi l'onorevole Pili, non ci sono altri canali. Voi avete affermato di voler essere pleonastici come questa mozione.
Voterò contro, pur apprezzando in qualche misura la provocazione, posto che la mozione intendeva portare all'attenzione del Consiglio regionale - secondo me nel modo sbagliato - un tema che ci appassiona: le aree minerarie dismesse, la cartolarizzazione, l'articolo 39 della finanziaria. Io ricordo di aver fatto qualche breve intervento in quella occasione e, paradossalmente, devo dire che in alcuni ambiti della minoranza e della maggioranza di questo Consiglio si parlano linguaggi più o meno simili. Penso di essere stonato rispetto a quei linguaggi, perché non ho quella visione. Poco fa ripassavo, con il collega Calledda, una raccolta di atti e articoli fornita gentilmente da un cultore della conservazione archivistica, l'onorevole Oppi, perché c'è anche qualche pezzo frutto della mia applicazione come giovanissimo funzionario dell'Assessorato degli enti locali, finanze ed urbanistica. Si citava una legge del 1987: il relativo disegno di legge, presentato su proposta dell'assessore Cogodi, prevedeva il trasferimento di quelle proprietà agli enti locali con l'obbligo di predisporre un progetto di utilizzo in funzione della crescita economica e di una progettazione d'impresa nuova e alternativa rispetto a quella storicamente presente in quei territori, e anche in funzione sociale, cioè per costruire un ambiente e dare una prospettiva di crescita civile alle comunità di quei territori.
Non se n'è fatto niente dal 1987 al 2005 e pessima è stata l'applicazione delle legge 204, della legge 221 e di quant'altro. Io dico che una responsabilità ce l'abbiamo tutti: anche noi abbiamo avuto funzioni di governo in molte occasioni e anche in quei comuni, e io ho terrore che sia stato commesso un altro errore, che ci sia stata un'altra presunzione, temo cioè che si sia sbagliato nel coinvolgere le comunità locali nella programmazione dello sviluppo, nell'utilizzo anche sociale di quei beni, e che oggi tutto venga risolto da un capitalista illuminato, da un'impresa, dalla centralità di tutto, così nell'economia come nella politica. Ho terrore che sia stato commesso questo errore. E' dunque necessario, lo sostenevo durante la discussione della legge finanziaria, che il Consiglio regionale si attivi per adempiere al suo dovere di esercitare un controllo su queste attività. Io parto dall'idea che tutti noi lavoriamo per il bene comune, per il bene dei sardi e della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, noi voteremo a favore della mozione numero 41, di cui siamo firmatari. Facendo quasi un riferimento speculare al ragionamento che ha fatto or ora il collega Uras, il quale diceva detto: "Voto contro però apprezzo la provocazione che è stata portata in quest'Aula", io dico che voterò a favore, però apprezzo, e le ho ascoltate con attenzione, le considerazioni che la Giunta ha fatto in risposta ai ragionamenti che noi abbiamo portato in quest'Aula.
Devo dire che una parte di queste considerazioni le ho trovate, le abbiamo trovate, convincenti e come tali meritevoli di approfondimento. Ritengo quindi che ci sia la necessità di continuare il ragionamento fatto sinora in quest'Aula, nel senso che deve essere chiaro che, al di là della volontaria provocazione, come Riformatori niente abbiamo contro il disegno sulla cartolarizzazione, che la Giunta ha illustrato nuovamente anche in questa sede, niente abbiamo nei confronti del concorso di idee che la Giunta regionale ipotizza per la dismissione di beni che avendo un raccordo tra loro non siano ragionevolmente oggetto di cartolarizzazione. E devo dire che niente abbiamo neppure contro il contatto diretto tra la Giunta regionale e imprenditori seri che avessero necessità di una migliore conoscenza delle condizioni complessive di eventuali investimenti in Sardegna.
Il collega Capelli ha letto testé alcune dichiarazioni che nel 2002, in analogo periodo dell'anno (31 luglio), furono fatte da alcuni componenti dell'allora minoranza di centrosinistra, i quali, in maniera isterica e scandalizzata, gridarono allo scandalo per il contatto Barrack-Pili-Starwood. Così come noi allora ritenevamo che non ci fosse niente di illegittimo in quel contatto, credo che oggi sbaglieremmo se ci associassimo, soltanto per il fatto di essere dall'altra parte rispetto a chi governa, al ragionamento di chi anni fa pose l'accento, in maniera sbagliata, su questo tipo di problematiche. Resta però un problema fondamentale, che poi è il problema sul quale stiamo ancora aspettando delle risposte da parte della Giunta: io capisco che l'assessore Sanna sia, per certi versi, più competente dello stesso Presidente in materia urbanistica, e quindi che il Presidente sia disponibile ad accettare i suoi suggerimenti, però, Assessore, io che ho compiti da legislatore e non ho competenza da urbanista, non sono riuscito a comprendere il passaggio in cui lei ha detto che agli imprenditori che avevano manifestato segnali di interesse verso singoli beni che potevano essere destinati alla cartolarizzazione si è chiesto di dare una risposta su un possibile progetto integrato sul territorio. Benissimo! Quello che noi come Consiglio regionale vorremmo sapere è quale sia, nel Sulcis, perché di questo territorio si sta parlando, questo possibile progetto integrato sul territorio. Saremmo cioè interessati a conoscere i dettagli del progetto integrato che riguarda il Sulcis e anche tutte le altre aree della Sardegna dove la Giunta riterrà di non andare avanti con la cartolarizzazione, ma con progetti integrati sul territorio.
Credo che questo sia il problema fondamentale che ci stiamo ponendo in questo momento, cioè le scelte relative allo sviluppo devono essere discusse qui in Consiglio, perché ci deve essere consentito di ragionare e riflettere su di esse, ci deve essere consentito di comprendere, per quanto riguarda il Sulcis, se la valutazione del rischio, che ovviamente cambia il ragionamento su chi deve investire in quel territorio, è stata fatta oppure no e qualora sia stata fatta quale risultato ha dato. Ci deve essere consentito di capire quale sarà, per le popolazioni, la ricaduta anche sulle aree limitrofe a quelle minerarie, per comprendere se il progetto integrato di sviluppo esiste o no. E' questo il problema che fondamentalmente noi abbiamo voluto porre oggi in quest'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, non per citare sempre e comunque l'onorevole Uras, peraltro assente in questo momento, però l'onorevole Uras è colui che si distingue maggiormente all'interno della maggioranza. E l'onorevole Uras ha detto chiaramente che vota contro però condivide lo spirito per cui è stata presentata questa mozione. Io vorrei che in qualche maniera se ne convincesse anche lo stesso assessore Sanna, perché, veda, Assessore, io non ho mai pensato di sottoscrivere questa mozione solo e semplicemente per ravvisare motivi di illegittimità. Assolutamente no. Io mi pongo prioritariamente un altro problema, che è quello del rispetto del Consiglio, l'ho detto altre volte e lo ribadisco. Se il discorso che lei ha fatto stasera fosse stato fatto da lei o dal Presidente in una seduta ad hoc, per iniziare il percorso della cartolarizzazione e dell'utilizzo del patrimonio regionale o di una parte di esso, avremmo scoperto comunque che su questa procedura non ci saremmo trovati d'accordo. Quindi non sulla legittimità, ma sulla procedura non ci saremmo comunque trovati d'accordo.
E le spiego perché sulla procedura non ci troviamo d'accordo: basta aprire i giornali di grande tiratura, come Corriere della Sera o la Repubblica, per rendersi conto che sono pieni di annunci in cui si chiede di manifestare interesse per un certo problema, per una certa questione. Manifestare un interesse o richiedere una manifestazione di interesse probabilmente avrebbe messo in evidenza che non era sufficiente un elicottero dei Carabinieri, ma ci sarebbe voluto quanto meno un Dornier 328, quindi un aereo a 32 posti, ma io credo che ce ne sarebbero voluti anche di più! Forse alcuni dei richiedenti avrebbero chiesto di partecipare solo per fare un'escursione aerea, ma credo che moltissimi sarebbero stati gli imprenditori disponibili comunque a valutare, anche sotto la guida attenta di un Assessore competente e di tecnici all'altezza della situazione, quale poteva essere il loro interesse per un fatto di questo genere. Quindi, comunque non ci saremmo trovati d'accordo, però nessuno avrebbe potuto accusare la Giunta, il Presidente o eventualmente la maggioranza, che non è in causa in questo momento, di aver iniziato un percorso di questo genere senza che il Consiglio regionale ne fosse a conoscenza.
Questo è il problema che io ho sollevato, poi, certo, ci sono tutti gli altri problemi. Siamo veramente sicuri che questi imprenditori o coloro che vorranno mettere mano a questo patrimonio rappresentino la panacea di tutti i mali? E' questo che vuole il Sulcis? E' questo che gli amministratori locali chiedono? Sono tutti discorsi che io credo debbano essere fatti, che si dovranno fare. L'onorevole Uras dice di avere terrore, ha usato questo termine, e se ha terrore lui, che è uomo di maggioranza, in un partito, tra l'altro, più partito di altri, io che cosa dovrei avere? Dovrei scappare dal Consiglio regionale?
Ma di che cosa ha terrore l'onorevole Uras? Ha terrore che un eventuale capitalista illuminato - come lo ha definito lui - sostituisca il già menzionato in quest'Aula paternalismo illuminato, che io ho definito invece paternalismo savoiardo, cioè di colui che vuole imporre qualcosa, non di colui che, ravvisate le necessità, anche a malincuore, anche contro il volere delle popolazioni, propone il necessario intervento. Qui c'è l'imposizione, è questo che intendeva dire l'onorevole Uras? Non so se intendesse dire questo, io ho colto questo ragionamento che è ancora più pericoloso e capisco il perché del suo terrore. E siccome il terrore non deve regnare quest'Aula che è comunque sempre il parlamento dei sardi, io dico…
PRESIDENTE. Non ho spento io il suo microfono, onorevole Diana, avviene tutto in modo automatico ormai, facciamo anche un segnale acustico per i non vedenti, cioè per quelli che non guardano il tabellone. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Solitamente quando si vuole parlare male della politica, della militanza e dell'impegno politico, ci si comporta proprio come si sta facendo oggi in quest'Aula: a seconda di come si è schierati rispetto a maggioranza e opposizione si regola la propria opinione su un determinato argomento. Può darsi che da questo limite non sia esente neppure io, però sarebbe curioso che i colleghi del centrodestra mettessero in correlazione quanto stanno affermando oggi sulla alienazione del patrimonio pubblico con il dibattito nazionale che vede una posizione ben definita e ben strutturata del Governo di centrodestra.
Mi pare che si abbia la memoria troppo corta, perché io ricordo, negli anni tra il 1995 e il 1998, come ho detto prima, l'impegno di un sindaco nel far conoscere a certi imprenditori alcune realtà del nostro territorio. Voi dimenticate che la polemica del 2002, che avete citato, era tutta interna al centrodestra. Era una polemica che coinvolgeva il presidente Pili non con noi, ma col presidente della SFIRS, Alberto Meconcelli, per la funzione di questo istituto di sostegno a una cordata di imprenditori sardi che si contrapponeva a Barrack. Era una polemica tutta interna alla vostra coalizione, tra Pili, Alleanza Nazionale, Meconcelli e così via. Forse noi, come centrosinistra, intervenimmo per portare alla luce delle contraddizioni.
Un altro elemento di stupore, lo dico anche al collega Vargiu, è il fatto che a livello nazionale voi sostenete, a mio avviso senza avere grandi argomenti, che in Italia c'è la cultura del sospetto e poi, in quest'Aula, ponete questa vicenda totalmente all'interno proprio della cultura del sospetto. Io mi domando: c'è forse una possibilità che il presidente Soru possa procedere ad alienare anche una sola pietra di quel patrimonio immobiliare di grande pregio attraverso una trattativa diretta, personale, eludendo la legge? Non c'è nessuna possibilità di questo genere, perché se quel patrimonio rimanesse all'IGEA - e non è così - si seguirebbe la procedura prevista dalla legge numero 33, che il Consiglio si è dato nel 1998 e che voi non avete attuato. Invece il patrimonio delle società e degli enti, in base all'ultima finanziaria, è stato messo in capo all'Assessorato degli enti locali, diretto abilmente e con grande professionalità da Gian Valerio Sanna, e quindi è trasferito al patrimonio della Regione. Una volta entrato nel patrimonio della Regione è regolato da tutte quelle leggi che conosciamo benissimo, che disciplinano l'alienazione di questi beni. Non esiste nessun'altra possibilità e il vostro è soltanto un tentativo di strumentalizzare un fatto per creare un caso inesistente.
Io sono legato alla zona del Sulcis perché ho vissuto i primi anni della mia vita a Sa Duchessa e a Barrasciutta, e mio padre ha lavorato per quarant'anni a Monte Agruxiau, pur essendo di Villacidro, per cui capisco che sia un delitto continuare a lasciare quell'immenso patrimonio nelle condizioni di degrado nelle quali è oggi. Il vero scandalo è che un immenso patrimonio, che potrebbe essere utilizzato per dare risposte occupazionali alla popolazione che risiede in quel territorio, si trovi in stato di degrado. Il delitto è che le risorse ottenute non senza difficoltà per avviare processi di bonifica non sono state spese; il delitto è che abbiamo soltanto dato occupazione precaria ai lavoratori del Parco geominerario per costruire muretti. Il delitto è tutto questo e ce ne dovremmo interessare. Posso garantire che nessuno di noi consentirà ciò che la legge non consente e che nulla avverrà senza un passaggio in Consiglio, dal Piano paesaggistico a tutto ciò che riguarda le aree minerarie del Sulcis e tutto il territorio regionale. Si faccia però un confronto vero, non un utilizzo strumentale dei fatti, non si alimenti la cultura del sospetto con argomentazioni che in questo caso sono veramente inaccettabili.
Noi quindi rigettiamo la mozione, non perché vogliamo che si eluda la legge o che il Consiglio non venga coinvolto, ma perché alimenta la cultura del sospetto e la convinzione che ci sia qualcuno che non vuole rispettare la legge né coinvolgere il Consiglio. Noi non siamo disponibili a essere considerati quelli che consentono di eludere la legge o che vogliono evitare il dibattito in Consiglio, perché tutto deve avvenire nella trasparenza e con il massimo coinvolgimento delle popolazioni interessate.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Carissimo Siro, noi non vogliamo alimentare la cultura del sospetto, perché dopo l'intervento dell'Assessore il sospetto è diventato certezza: certezza della confusione sulle procedure e sul modo in cui si trattano i beni pubblici. Inutile ancora rinverdire la polemica sulla questione Barrack-Costa Smeralda. In quel caso si trattava di un patrimonio immobiliare privato, si trattava di un imprenditore che chiedeva un incontro con la Regione per capire quali fossero le prospettive su quell'area.
Stiamo parlando di altro, cari colleghi, stiamo parlando di beni pubblici, e la Regione non può vendere, senza una procedura ad evidenza pubblica, neanche questo tavolo quando sarà rotto, è chiaro questo? Allora, Assessore, o noi non abbiamo capito o lei non è stato chiaro. E cioè, se voi avete preso contatti con degli imprenditori, attraverso i canali di cui si diceva, per fare una valutazione preventiva su quale bene dovesse andare in un percorso e quale in un altro, avete commesso un errore clamoroso. Queste cose si fanno con un'analisi seria, approfondita, con tecnici che abbiano la stessa caratteristica che deve avere la pubblica amministrazione, cioè la terzietà, l'imparzialità. Avete funzionari pubblici, dipendenti, potete avere consulenti, e molto spesso li utilizzate, avete la possibilità di chiamare un advisor per fare un'indagine, per fare una valutazione, avete inoltre un patrimonio di documenti grande come una delle più grandi stanze del palazzo regionale. C'è qui uno studio fatto dal Ministero dell'industria anni fa su tutto il compendio di Masua, che analizza centimetro per centimetro il territorio; ci sono analisi fatte dall'IGEA, dall'Ente Minerario Sardo, anche nella gestione liquidatoria, e dai funzionari regionali dell'Assessorato dell'industria, che hanno creato degli elenchi. Da qui anche la difficoltà di fare subito una gara internazionale, proprio perché si dovevano prima analizzare le cose. Avete un patrimonio di documenti e di persone che possono essere utili per un esame imparziale al fine di stabilire il rapporto con i privati nell'unico modo possibile: attraverso la gara ad evidenza pubblica. Ci siete arrivati al fatto che dovete fare la gara? Io spero proprio di sì e credo che tutti dobbiamo ringraziare per il fatto che questa vicenda sia emersa grazie all'opinione pubblica, alla stampa e anche, se permettete, all'opposizione che ha portato sotto gli occhi di tutti questo problema.
E' chiaro, l'alienazione delle aree minerarie deve avvenire attraverso una procedura ad evidenza pubblica per il bene di tutti, per una maggiore efficienza, non per avere dei sospetti nei confronti di imprenditori privati, di politici o funzionari corrotti. Non stiamo parlando di quello, stiamo dicendo che ci vuole chiarezza nelle procedure e coerenza e decisione nell'andare avanti in questa direzione. Io spero che questo dibattito abbia chiarito quale sia la direzione e comunque staremo davvero attenti a quello che accadrà dopo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, anch'io esprimo un voto contrario a questa mozione che ritengo pleonastica, nel senso che ribadisce la tutela o perlomeno chiede, nella parte dispositiva, le procedure e le garanzie che sono già previste negli strumenti normativi, siano essi leggi regionali o nazionali. Sono le procedure pubbliche che l'onorevole La Spisa richiamava poc'anzi.
Io credo che vadano giustamente separati, pur nella polemica, naturale in un consesso democratico, diversi aspetti, uno dei quali riguarda la possibilità di alienazione delle aree minerarie dismesse, quel grande patrimonio naturalistico, archeologico, culturale e paesaggistico a cui ci stiamo riferendo. Poi si può discutere se il territorio del Sulcis sia disastrato o meno, è comunque ricco di enormi potenzialità. Il disastro lo dobbiamo, come sappiamo, al patto leonino con l'ENI, che ha certamente restituito alla disponibilità del demanio regionale tutti quei beni immobili, ma si è guardato bene dall'adempiere al suo dovere di bonificare e sistemare le aree, quindi mettere ordine al disastro, e di promuovere alternative di sviluppo, a cui si è provveduto in altri modi.
Ora, io credo che cercare di far nascere manifestazioni di interesse attorno a questo patrimonio sia un'attività promozionale, poi si può opinare su questo, ma tutto si può dire tranne che non sia agito nella massima pubblicità possibile. Il fatto di cui si parla non è avvenuto in incontri segreti nelle segrete stanze, è avvenuto con il ricorso alla forza pubblica. Più pubblico di così credo non potesse essere! Stiamo però parlando di un'area particolare, che non è nella disponibilità piena del patrimonio regionale come altre aree, perché ha vincoli ulteriori, e qualcuno dei colleghi lo ricordava. Io non credo, per esempio, che queste aree, che rientrano nel patrimonio dell'IGEA, possano essere assoggettate alle disposizioni sulle aree e i beni immobili degli altri enti, perché sono sottoposte, prima di tutto, a una legislazione specifica, a direttive di attuazione, che ne prevedono la dismissione. Il destinatario finale però è sempre e comunque il comune, ai sensi della legge 33/98, e se il comune non dispone di progetti di valorizzazione, di piani di attuazione o altro, a quel punto quei beni possono essere valorizzati anche con il ricorso ai privati, attraverso gare ad evidenza pubblica. Quindi io giustificherei il fatto, anche perché tutti quei beni non rientrano nel patrimonio degli enti di cui all'articolo 69 della legge 31 del 1998, e sono dunque assoggettati ad altre disposizioni.
Sarei più propenso a capire perché non è stato fatto nessun bando e perché si sono frapposti addirittura degli ostacoli nel trasferimento dei beni ai comuni. Questa sarebbe una discussione forse più utile, più proficua, più interessante. Il resto fa parte della polemica politica, ma non credo che sia giusto confondere i due piani. Le norme ci sono, vanno rispettate da tutti e in modo particolare penso che le rispetterà la Giunta regionale, anche perché è tenuta a farlo come ciascuno di noi.
PRESIDENTE. Siamo in sede di votazione della mozione numero 41. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANCIU, LOMBARDO, LA SPISA, PETRINI, CONTU, SANJUST, DIANA, SANNA Matteo.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 41.
Rispondono sì i consiglieri: CAPELLI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LOMBARDO - MORO - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - DAVOLI - FADDA Giuseppe - GESSA - GIAGU - GIORICO - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PINNA - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 45
Votanti 44
Astenuti 1
Maggioranza 23
Favorevoli 16
Contrari 28
(Il Consiglio non approva).
Ricordo ai colleghi che per domani sono convocate la Terza, la Quarta e la Sesta Commissione, alle ore 11. La terza Commissione si riunirà compatibilmente con la conclusione della Conferenza dei Capigruppo, che è convocata per le ore 9, quindi alle 11 o qualche minuto dopo.
La seduta è tolta alle ore 19 e 54.
Allegati seduta
CXIV SEDUTA
(POMERIDIANA)
Mercoledì 3 agosto 2005
Presidenza del Vicepresidente PAOLO FADDA
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 16 e 03.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 27 luglio 2005 (109), che è approvato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Giuseppe Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA GIUSEPPE (R.C.). Chiedo una sospensione di mezzora per dare il tempo ai colleghi di arrivare in aula.
PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni, la richiesta è accolta. I lavori riprenderanno alle ore 16 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 04, viene ripresa alle ore 16 e 31.)
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Paolo Maninchedda ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 3 agosto 2005. Poiché non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Interrogazione VARGIU - PISANO - DEDONI - CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sul rischio di attentati terroristici in Sardegna". (288)
"Interrogazione LA SPISA, con richiesta di risposta scritta, sulla selezione per titoli ed esami per 167 posti elevabili sino a 469 unità complessive del livello economico iniziale della categoria C dell'Amministrazione regionale". (289)
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Interpellanza CALIGARIS sui lavori eseguiti per la costruzione del pontile del Porto Palma dell'isola di Caprera e sulla necessità di ripristinare i luoghi e l'ambiente originari". (108)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione numero 42. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza due ordini del giorno.
(Si riporta di seguito il testo degli ordini del giorno:
ORDINE DEL GIORNO CALIGARIS sul rispetto della "Carta dei diritti del passeggero" da parte delle compagnie aeree.
IL CONSIGLIO REGIONALE
A CONCLUSIONE della discussione della mozione n. 42 sulle risorse della continuità territoriale per la Sardegna;
CONSTATATO che i vettori aerei sistematicamente non rispettano i diritti dei passeggeri ed in particolare dei cittadini con disabilità permanente o temporanea in seguito a malattia, come recenti episodi hanno drammaticamente evidenziato;
PRESO ATTO positivamente delle dichiarazioni dell'Assessore dei trasporti sull'iniziativa della mobilità per i disabili;
impegna la Giunta regionale
- ad assumere tutte le iniziative nei confronti delle compagnie aeree per il rispetto della "Carta dei diritti del passeggero" e per garantire ai disabili e alle persone in difficoltà, anche per l'età avanzata, l'assistenza indispensabile a terra e durante il volo;
- a garantire, anche attraverso apposite campagne promozionali di "pubblicità progresso" la più ampia informazione da parte dei vettori e delle agenzie di viaggio sulle opportunità e sull'iter da seguire per fruire dell'assistenza. (1)
ORDINE DEL GIORNO PILI - LA SPISA - DIANA - VARGIU - LADU - AMADU sul blocco della continuità territoriale per le gravi responsabilità del Presidente della Regione e dell'Assessore dei trasporti in seguito ai ritardi accumulati e alla confusa e inapplicabile imposizione degli oneri di servizio pubblico per il triennio 2005-2007.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO che l'obiettivo del dibattito sulla mozione era quello di aprire un serrato confronto sulla questione;
RITENUTO che il dibattito stesso abbia proposto alcuni elementi imprescindibili sulle responsabilità sulla mancata attuazione della continuità territoriale;
ACCERTATO il fallimento della giunta regionale che non ha rispettato i tempi per l'avvio della continuità territoriale;
VERIFICATO che sulla continuità territoriale della Sardegna non è dato sapere i tempi per una effettiva attivazione del servizio;
CONSIDERATO che le forze d'opposizione avevano nei mesi scorsi denunciato l'inapplicabilità della proposta fatta dalla Regione individuando con puntualità gli elementi che rendevano la stessa priva di quei presupposti di legittimità necessari alla corretta imposizione degli oneri di servizio pubblico;
ACCERTATO che il non aver previsto nella proposta la possibile partecipazione di più compagnie all'imposizione degli oneri di servizio pubblico ha da una parte favorito un'ipotesi gravemente monopolistica sui cieli della Sardegna e dall'altra ha reso inapplicabile la stessa proposta proprio nel momento in cui più compagnie si sono proposte per lo svolgimento del servizio;
PRESO ATTO di aver fondato la proposta in termini esclusivistici a favore di una sola compagnia, a scapito dei sardi e della Sardegna, ha praticamente bloccato la continuità territoriale per l'isola;
CONSIDERATI i danni e la confusione che sta destando nell'opinione pubblica sarda l'incertezza su un servizio in vigore a pieno regime dal 1° gennaio 2002;
CONSIDERATO che la precedente continuità territoriale era fondata su l'attuazione dell' apposito regolamento CEE N. 2408/92 del Consiglio del 23 luglio 1992 sull'accesso dei vettori aerei della Comunità alle rotte intracomunitarie;
VERIFICATO che tale regolamento, caposaldo normativo in materia di oneri di servizio pubblico, definisce :
"onere di servizio pubblico, qualsiasi onere imposto a un vettore aereo di prendere tutte le misure necessarie, relativamente a qualsiasi rotta sulla quale sia stato abilitato a operare da parte di uno Stato membro, per garantire la prestazione di un servizio che soddisfi determinati criteri di continuità, regolarità, capacità e tariffazione, criteri cui il vettore stesso non si atterrebbe se tenesse conto unicamente del suo interesse commerciale."
ACCERTATO che il regolamento comunitario fissa regole chiare alle quali ogni Stato membro è obbligato ad aderire previa la procedura di infrazione;
CONSIDERATO che tali disposizioni prevedono le procedure per l'adozione degli oneri del servizio pubblico e che le stesse vengono così indicate all'art. 4 :
"Uno Stato membro può, previa consultazione con gli altri Stati membri interessati e dopo aver informato la Commissione e i vettori aerei operanti sulla rotta, imporre oneri di servizio pubblico riguardo ai servizi aerei di linea effettuati verso un aeroporto che serve una regione periferica o in via di sviluppo all'interno del suo territorio o una rotta a bassa densità di traffico verso un qualsiasi aeroporto regionale nel suo territorio, qualora tale rotta sia considerata essenziale per lo sviluppo economico della regione in cui si trova l'aeroporto stesso, nella misura necessaria a garantire che su tale rotta siano prestati adeguati servizi aerei di linea rispondenti a determinati criteri di continuità, regolarità, capacità e tariffazione cui i vettori aerei non si atterrebbero se tenessero conto unicamente del loro interesse commerciale."
CONSIDERATO che il Parlamento seppur con grave ritardo nel recepire tale ordinamento comunitario ha approvato la legge n. 144 del 1999 che all'art. 36 disciplina la continuità territoriale per la Regione Sardegna le isole minori della Sicilia dotate di scali aeroportuali;
CONSIDERATO che il Ministro dei trasporti e della navigazione, al fine di conseguire l'obiettivo della continuità territoriale per la Sardegna e le isole minori della Sicilia dotate di scali aeroportuali, in conformità alle disposizioni di cui al regolamento (CEE) n. 2408/92 del Consiglio, del 23 luglio 1992, dispone con proprio decreto:
"a) gli oneri di servizio pubblico, in conformità alle conclusioni della conferenza di servizi di cui al comma 2, relativamente ai servizi aerei di linea effettuati tra gli scali aeroportuali della Sardegna e delle isole minori della Sicilia e i principali aeroporti nazionali individuati dalla stessa conferenza;
b) d'intesa con i presidenti delle regioni autonome della Sardegna e della Sicilia, una gara di appalto europea per l'assegnazione delle rotte tra gli scali aeroportuali della Sardegna e delle isole minori della Sicilia dotate di scali aeroportuali e gli aeroporti nazionali, qualora nessun vettore abbia istituito"
ACCERTATO che la legge stessa attribuisce alla Regione la potestà propositiva in materia di continuità territoriale delegando per legge al Presidente della Regione la convocazione della conferenza dei servizi così come disposto nell'art. 36;
CONSIDERATA la gravità dell'inadempienza della Regione;
PRESO ATTO che, dopo un anno dal suo insediamento, il Presidente della Regione non ha ancora definito una corretta e formale proposta di continuità territoriale;
CONSIDERATO che oggi tutte le compagnie aeree operanti in Sardegna in regime di continuità territoriale svolgono il servizio in base ad un rinnovo contrattuale a costo zero per la Regione e per lo Stato;
CONSIDERATO che alla Sardegna e ai sardi serve un progetto serio, concreto e immediatamente attivabile senza ulteriori perdite di tempo e con il rischio di grave compromissione della stessa continuità territoriale servizi di linea con assunzione di oneri di servizio pubblico;
PRESO ATTO dell'assoluta mancanza di qualsiasi riflessione critica del proprio operato e di iniziativa da parte della giunta regionale che prenda atto di una situazione giorno dopo giorno sempre più confusa si ritiene necessario richiamare la giunta regionale a presentare in tempi rapidi una proposta seria tesa a migliorare e rafforzare una storica conquista della Sardegna;
Ritenendo necessaria l'elaborazione di una nuova proposta di continuità territoriale che disciplini:
1) Libero mercato con tariffa onerata obbligatoria
Obiettivo:
- prevedere una nuova continuità territoriale in attuazione delle norme comunitarie e nazionali che consenta di avere più operatori sulla stessa tratta ma con una tariffa massima imposta con il regime degli oneri del servizio pubblico;
- consentire a tutte le compagnie di poter viaggiare sulle rotte sarde imponendogli una tariffa prestabilita che tenga conto dei costi effettivi da stabilirsi attraverso un'analisi di mercato basata anche sulle nuove opportunità legate al low cost che inducono a pensare ragionevolmente che la tariffa massima della tratta Sardegna-aeroporti nazionali non possa superare i 25 euro.
2) Una continuità territoriale al passo con i tempi
Obiettivo:
Con il risultato raggiunto dalla continuità territoriale nei primi due anni è indispensabile:
- incrementare il numero dei voli e delle frequenze;
- incrementare il numero di rotte da sottoporre ad onere di servizio pubblico;
- estendere la continuità territoriale ai figli degli emigrati.
Azioni:
- La conferenza dei servizi deve prevedere un incremento dei voli e delle frequenze in base ai periodi dell'anno e al dato storico incrementato con una percentuale minima da stabilire tre mesi prima del nuovo anno di esercizio.
- Deve essere estesa la continuità territoriale prioritariamente alle rotte per Torino, Genova, Bergamo, Verona, Venezia, Bologna, Firenze.
- Oltre agli emigrati le tariffe agevolate devono essere estese ai nuclei familiari degli emigrati
3) Una continuità territoriale per chi va e chi viene
Obiettivo:
- E' indispensabile prevedere un abbattimento tariffario anche per tutti i passeggeri che non rientrano nella fascia sottoposta ad onere di servizio pubblico al fine di porre la Sardegna sullo stesso piano di potenzialità di collegamento delle altre regioni.
Azioni:
- Prevedere nel bando una tariffa massima per i passeggeri non residenti non superiore del 50% alla tariffa onerata.
4) Una continuità che avvicina
Obiettivo
- Consentire l'avvicinamento degli scali ai centri urbani di maggior interesse per la comunità sarda con particolare riferimento allo scalo di Linate.
Azioni
- Prevedere che almeno 2/3 dei voli sul sistema aeroportuale milanese sia previsto verso lo scalo di Linate per evitare che ci sia un aggravio di costi e di tempi insopportabile per i sardi.
AL FINE di aprire un serrato confronto sulla nuova continuità territoriale;
AL FINE di coinvolgere l'intero assemblea sarda,
si impegna la Giunta regionale a :
COMPLETARE lo studio analitico della domanda e della sua previsione, la parametrazione delle tariffe per le varie tratte, la simulazione dell'assegnazione del traffico sulle rotte e il correlato dimensionamento dell'offerta;
RIFERIRE in Consiglio Regionale prima della decisione finale della conferenza dei servizi sulle indicazione emerse da tale studio analitico, sulle scelte di modello organizzativo che il governo regionale intende adottare.
RIFERIRE in Consiglio Regionale sulla continuità territoriale merci. (2) .)
PRESIDENTE. Gli ordini del giorno non possono essere illustrati, quindi passiamo alla votazione dell'ordine del giorno numero 1. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Sull'ordine del giorno numero 1 chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri PETRINI, LOMBARDO, MILIA, LA SPISA, CASSANO, PISANO, VARGIU.)
(Interruzioni)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno è stato distribuito stamattina. Invito i colleghi a prendere posto. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Presidente, essendo la prima votazione, chiedo che sia rispettato il termine dei dieci minuti previsto dal Regolamento.
PRESIDENTE. Sono già trascorsi trentacinque minuti dall'inizio della seduta. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.
PETRINI (F.I.). Signor Presidente, poiché condivido questo ordine del giorno, come ho specificato stamattina nel corso del mio intervento, chiedo di poterlo sottoscrivere.
PRESIDENTE. Non era una dichiarazione di voto. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per confermare che gli ordini del giorno non sono stati distribuiti e vorrei sapere, prima di tutto, se la mozione è ancora in vita o se è stata ritirata. Siamo passati direttamente alla votazione degli ordini del giorno, ma la mozione è stata ritirata o no?
PRESIDENTE. Onorevole Floris, prima si votano gli ordini del giorno che sono stati presentati e che sono tutti attinenti alla mozione, poi la mozione, che non è stata ritirata.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.
(Segue la votazione)
(Interruzione del consigliere Dedoni)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno è in distribuzione da stamattina. Non solo è stato distribuito, ma è stato anche letto nel corso della seduta, da un suo collega di partito tra l'altro. Adesso siamo davvero all'assurdo: chi legge dice di non aver ricevuto ciò che ha letto!
Prendo atto che i consiglieri Dedoni, Frau, Pacifico, Calledda, Mattana, Cocco, Manca e Orrù dichiarano di votare a favore.
Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GESSA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - MILIA - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PILI - PISANO - PISU - PITTALIS - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - FLORIS Mario - RANDAZZO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 58
Votanti 53
Astenuti 5
Maggioranza 27
Favorevoli 53
(Il Consiglio approva).
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Intendevo intervenire prima.
PRESIDENTE. Quindi rinuncia. Anche lei, onorevole Dedoni? Perfetto. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Noi dichiariamo il voto favorevole all'ordine del giorno numero 2, di cui siamo firmatari. Onestamente dobbiamo dire che ci sembra un po' contraddittorio il comportamento della maggioranza, la quale, dopo aver annunciato, all'inizio della seduta, per bocca del Capogruppo dei D.S., l'onorevole Marrocu, che considerava la mozione superata dagli eventi di questi giorni, non ha ritenuto di sancire ufficialmente questo superamento attraverso la presentazione di un ordine del giorno che raccogliesse i risultati di ciò che si era detto in Aula.
Se la mozione era superata, noi ritenevamo che da parte del centrosinistra ci dovesse essere la presa d'atto del dichiarato superamento e che anche un ragionamento su ciò che si era sentito in Aula. Ci aspettavamo, cioè, che il centrosinistra presentasse un proprio ordine del giorno contenente ciò che era stato detto dai consiglieri di centrosinistra, e magari anche da quelli della minoranza, per ciò che di buono la minoranza aveva proposto, e dalla stessa Giunta. Invece ci sembra che questo sforzo di fantasia il centrosinistra non abbia ritenuto di doverlo fare. Quindi, al termine di una discussione che non ha riguardato esclusivamente il rapporto economico con lo Stato, ma ha investito tanti aspetti del sistema dei trasporti da e per la Sardegna, sia delle merci sia dei passeggeri, ci saremmo aspettati - e sarebbe stato più ragionevole - un documento della maggioranza, sul quale noi avremmo espresso una valutazione tenendo conto di tutto ciò che era stato detto in Aula e di un ragionamento che andava ben oltre il semplice aspetto del reperimento delle risorse finanziarie. Forse i colleghi del centrosinistra hanno ritenuto di non imbarcarsi in questa fatica parlamentare, perché probabilmente ritengono - e forse hanno anche ragione - che il licenziamento di un ordine del giorno da parte dell'Aula sia qualcosa su cui non si debba spendere parte del proprio tempo e della propria capacità lavorativa.
Noi di questo ci rammarichiamo molto e per quanto riguarda l'ordine del giorno che abbiamo presentato, al di là delle valutazioni di merito, che la Giunta, legittimamente, può non condividere, vi sono due questioni sulle quali pensavamo ci potessero essere delle convergenze da parte della maggioranza. La prima riguarda la garanzia che lo studio analitico di settore che la Giunta ha fatto sull'argomento sia davvero uno studio completo, perché comunque è sconcertante quanto l'Assessore dei trasporti ha riferito in Aula, e cioè che si è fatto uno studio sugli spostamenti aerei dalla Sardegna verso Milano e Roma e che si sta facendo, con l'Alitalia, uno studio sugli ulteriori spostamenti aerei da Roma e da Milano per altre destinazioni. Noi vorremmo avere la certezza che questo studio andasse ben al di là di una modesta collaborazione con l'Alitalia e fosse davvero uno studio analitico sul costo delle tratte aeree e sui modelli ingegneristici che consenta di comprendere qual è la mobilità complessiva delle merci e dei passeggeri sardi verso l'intero continente.
La seconda questione, su cui credo che ci siano state tante sottolineature in passato, è quella relativa alla necessità che la Giunta spieghi al Consiglio, sulla base di un ragionamento analitico sull'intero sistema della mobilità da e per la Sardegna, quali atti politici si intendono porre in essere, che tipo di gara d'appalto si sceglierà, se prima della gara si dovrà fare - ed è così - un tentativo perché siano imposti gli oneri di servizio pubblico sulle diverse rotte e quale atteggiamento la Giunta assumerà sulla base degli studi che sono a monte delle sue scelte. Io credo che questo significherebbe ribadire la centralità del ruolo del Consiglio, di cui il Consiglio stesso si ricorda soltanto a tratti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Io mi ero proposto di non intervenire anche perché, stamani, ero convinto, come ho già detto nel mio primo intervento, che con la mozione numero 42 si fosse inteso interessare il Consiglio regionale di una materia delicata e importante, che riguarda da vicino la nostra dignità di popolo, la nostra autonomia, il nostro modo di essere cittadini della Sardegna e dell'Italia, perché i sardi tuttora per certi versi sono trattati diversamente dagli altri cittadini italiani, come se non avessero gli stessi diritti e doveri.
Ebbene, sono stato colpito, devo dirlo sinceramente, dalla richiesta di ritiro della mozione avanzata stamani dal Gruppo più consistente della maggioranza, quasi a voler impedire al Consiglio regionale, come ho già detto, di discutere di questa materia. Una materia che, ripeto, è sulla bocca di tutti e riguarda il diritto di tutti i cittadini, sardi e non, compresi gli immigrati, di viaggiare da e per la Sardegna alle stesse condizioni offerte ai cittadini delle altre regioni italiane. Ammetto la mia ignoranza: sino a quando, due o tre anni fa, non si iniziò a parlare, in quest'Aula, di continuità territoriale - lo dico a mio discapito - ero convinto che i sardi avessero lo stesso trattamento riservato agli altri cittadini italiani. Mi è sembrato assurdo che un cittadino sardo per andare in continente dovesse pagare dieci o venti volte di più di quanto paga un qualsiasi altro cittadino italiano per compiere un tragitto di pari lunghezza. Ebbene, oggi che c'è la possibilità di discutere questo argomento e di portare un problema così grave all'attenzione dell'opinione pubblica non solo attraverso una mozione del Consiglio regionale, ma anche con manifestazioni pacifiche di piazza, legalmente riconosciute, si è cercato di negare il diritto-dovere di quest'Aula di intervenire su un argomento così importante! Mi domando il perché, mi domando che cosa ci stiamo a fare noi qui, mi domando se sia tutelata la dignità di quest'Aula e del popolo sardo e se sia tutelato il diritto-dovere di ogni consigliere regionale di difendere la propria autonomia e il mandato che gli elettori sardi gli hanno affidato.
A che pro, quindi, si è chiesto il ritiro della mozione? E' un atto di una gravità assoluta e inaudita, di cui bisogna discutere, senza nascondersi dietro un dito! Chi ha voluto imporre il ritiro della mozione, che politicamente è un fatto di una gravità estrema? L'ordine del giorno che è stato presentato tende a ridare a questo dibattito la dignità che gli si è voluta togliere, a portare all'attenzione di quest'Aula un argomento che in questi giorni ha occupato in parte le pagine dei giornali, restituendole la sua dignità parlamentare. La mozione deve essere discussa, perché riguarda un argomento che non può essere sottoposto a veto alcuno, né tanto meno può essere proprietà assoluta di una qualsiasi forza politica. E' un argomento che in quest'Aula deve stimolare un dibattito in difesa della nostra autonomia e di un diritto acquisito dei sardi.
Ho voluto intervenire solo per dire questo, sebbene qualcuno stia sorridendo in modo ammiccante, ma stamattina, a mio parere, chi ora sorride non ha rispettato il mandato politico affidatogli dal suo elettorato. La continuità territoriale riguarda tutti i sardi e a noi spetta portare questa materia all'attenzione anche del Governo nazionale e rivendicare quello che è un diritto dei sardi in tutte le maniere possibili. Ma non può fare questo una persona sola.
(Non è approvato)
Metto in votazione la mozione numero 42. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Il compito assegnato dai presentatori alla mozione numero 42 era quello di consentire in Aula un dibattito su un tema assolutamente importante per il futuro della Sardegna, come quello della continuità territoriale per i passeggeri, conquistata negli anni passati dalla nostra Regione. Voterò contro questa mozione, perché credo che contenga alcuni elementi fuorvianti rispetto all'obiettivo che il Consiglio si è posto, non solo di indirizzo, ma anche di analisi della partita della continuità territoriale. E' evidente il tentativo politico posto in essere dalla maggioranza, che ha in qualche modo richiamato un intento unitario, che però fa venir meno la chiamata di responsabilità nei confronti della Giunta regionale, che sulla partita della continuità territoriale, in particolar modo, ha una responsabilità assoluta e, mi si passi il termine, univoca. Una responsabilità che non può essere addebitata, come invece ha detto stamattina l'Assessore dei trasporti, all'assenza di risorse finanziarie. Io ribadisco il concetto: chiunque sostenga che sono necessarie, in questa fase, risorse finanziarie evidentemente non ha letto la norma che sovrintende alla continuità territoriale, che prevede l'imposizione degli oneri di servizio pubblico senza nessuna compensazione finanziaria. Solo nel momento in cui nessuno dovesse aderire all'imposizione degli oneri di servizio pubblico potrebbe scattare la richiesta del Consiglio regionale della Sardegna di risorse finanziarie, ma, da che mondo è mondo, e questa è una gara che rispetta le norme comunitarie, si può fare la gara in aumento e anche in ribasso rispetto alle tariffe individuate nella Conferenza di servizi per l'imposizione degli oneri di servizio pubblico. Quindi il paravento che in maniera artificiosa si è cercato di porre, cioè l'assenza di risorse, tende solamente, ma senza riuscirci, a nascondere le gravi inadempienze della Giunta regionale, del Presidente della Regione e dell'Assessore competente.
Assessore, io credo che in un regime politico democratico una sua presa di posizione porterebbe sicuramente, come è stato detto più volte, alle sue dimissioni, perché quando si fallisce su un tema così rilevante si dovrebbe avere l'accortezza di trarne le conseguenze senza attendere che lo facciano altri per noi, come la vicenda dell'Assessore dell'agricoltura ci insegna. Credo che qui siamo di fronte a un fallimento analogo, se non più grave, a quello che abbiamo registrato nel settore agricolo. Quindi poco conta l'impegno che pure lo Stato ha sistematicamente preso in questi anni, quello cioè di coprire finanziariamente sempre e comunque i costi della continuità territoriale per la Sardegna. Certo, bisogna definire una procedura chiarissima, che, come ha detto il collega Vargiu, preveda l'analisi dei costi da imporre negli oneri di servizio pubblico; solo dopo si potrà procedere a un'azione a livello europeo che preveda l'imposizione, non certamente in regime di monopolio, del servizio della continuità territoriale per la Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per dire che anche noi voteremo contro questa mozione, perché è palesemente generica, anche se la riteniamo utile perché finalmente pone un problema serio, il fatto cioè che la Giunta regionale non possa trattare con i dipendenti dello Stato, ma debba trattare direttamente con il Governo. Dopo aver fatto la Conferenza di servizi, dopo aver fatto tutto ciò che si doveva fare, lo dico senza enfasi, se non ci fosse stato l'intervento dell'onorevole Berlusconi la continuità territoriale il ministro Lunardi non l'avrebbe mai concessa alla Sardegna. Io dubito molto di questo Ministro, che era palesemente contrario alla continuità territoriale. Quindi parlare ancora dei rapporti che il Presidente della Regione ha con i funzionari dello Stato mi sembra una cosa ridicola.
Io non voglio che l'Assessore risponda, oggi, sulla lesione che subirebbe il diritto dei sardi alla continuità territoriale nel caso in cui ci fosse il cofinanziamento della Regione, perché abbiamo detto che è una partita che riguarda il Presidente, ma almeno una cosa ce la potete dire? Ormai chi tratta la continuità territoriale non è più l'ENAC, è il Ministero, quindi sono cambiati gli interessi in campo. E il Ministero che cosa dice? Il Ministero dice che non bisogna fare le gare per le sei rotte che sono già onerate, perché altrimenti la Corte dei Conti solleverebbe un conflitto di competenze, chiedendo per quale ragione si debba rifare una gara dal momento che c'è l'imposizione degli oneri sociali senza utilizzo di risorse finanziarie. Qual è l'idea della Regione? Quella di rifare la gara per le sei rotte attuali o per le rotte che ancora non sono state onerate? Ci volete dire almeno questo? Può il Consiglio discutere almeno di questo? Mi si può dare un'indicazione su questa materia? Io credo che questa sia una materia del Consiglio, non vostra, quindi ci dite qual è la vostra opinione in merito? Scrivere che bisogna avviare un'iniziativa con il Governo, con il Parlamento, con le compagnie aeree, con la Regione, che conduca a una sistemazione organica di tutta la materia, senza dire come la Regione la vuole condurre e portare a sintesi, credo non vada bene. Noi siamo dell'opinione che la gara d'appalto dia più stabilità, perché non si fa la gara soltanto per l'imposizione degli oneri di servizio pubblico, ma la si fa anche per il tipo di velivoli, per la sicurezza dei voli, per gli orari dei servizi e per tante altre ragioni. Però diteci almeno qual è l'intenzione della Giunta, così sappiamo che cosa ci accingiamo a votare, perché votare documenti così generici credo non serva a nessuno, tanto meno al Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Anch'io voterò contro questa mozione, che non solo è inutile, come ha appena detto il collega Floris, ma è addirittura dannosa per la coscienza dell'opinione pubblica della Sardegna, per tutti i cittadini sardi, che forse, se questa mozione fosse approvata all'unanimità dal Consiglio regionale, avrebbero l'impressione che la Regione stia davvero facendo di tutto per dare loro la possibilità di godere di un'equiparazione effettiva agli altri cittadini italiani, ma come sempre è cattivo e avaro lo Stato che non scuce un euro.
La verità non è questa. Aver impostato la mozione esclusivamente sulla questione dei contributi è fuorviante. Noi dobbiamo segnalare, ma d'altra parte i sardi questo lo stanno vedendo, che è da un anno che la Regione Sardegna ha avviato, sul problema della continuità territoriale, un percorso velleitario e centralista, basato addirittura su presupposti illegittimi, che pertanto ha provocato ricorsi che sono stati accolti e ha dato fondamento a posizioni che hanno messo in luce come la scelta di instaurare un monopolio per questo sistema fosse assolutamente sbagliata.
La Regione non ha voluto e non vuole prendere atto che l'impostazione scelta originariamente l'estate scorsa non porta da nessuna parte, anzi conduce i sardi in un vicolo cieco. Non ha voluto prendere atto che, essendo questa una materia molto complessa ed essendo i protagonisti, i privati, le aziende, i vettori evidentemente non degli enti di beneficenza, ma imprese ben agguerrite e ben attrezzate, queste avrebbero fatto di tutto per contrastare un'ipotesi del genere. Si è voluto testardamente, così come per altre questioni, praticare questa strada e oggi abbiamo un sistema di trasporti che va avanti mantenendo ancora alcuni livelli del vecchio sistema della continuità territoriale ma che, di fatto, non garantisce ai sardi un servizio certo, di alta qualità e con tariffe adeguate, esteso a tutto il territorio, così come si vorrebbe.
E' un pasticcio che si sta perpetrando e noi non vogliamo continuare ad avallare o a nascondere le inadempienze e le incapacità che si sono evidenziate in particolare su questa materia così importante e sensibile per tutti i cittadini sardi. Crediamo che occorra al più presto correre ai ripari, trovare un'idea chiara e condivisibile. Occorre soprattutto che la Giunta regionale su questo tema non pensi di fare, come sempre, dovunque e con tutti, da sola ritenendo che gli unici cervelli funzionanti siano quelli lucidi della Giunta regionale. Non è così, questo fatto dimostra drammaticamente che non è così, i sardi lo sanno e lo vedono. Ma non ci basta che i sardi lo sappiano e lo vedano, vogliamo che si faccia qualcosa, che si avvii un progetto, un percorso praticabile. Le compagnie aeree stanno svolgendo un servizio a tariffe basse, ciò significa che si può tentare la strada dell'imposizione degli oneri di servizio pubblico che non centri il successo sulla disponibilità di risorse finanziarie da distribuire come un contributo. Quella può essere una via d'uscita secondaria; bisogna invece tentare, per quanto possibile, così com'è stato detto da più parti, di ottenere un'imposizione di oneri di servizio pubblico che metta in concorrenza i vettori aerei, affinché sia reso un servizio di alta qualità a basso costo.
PRESIDENTE. Metto in votazione la mozione numero 42. Ha domandato di parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri ATZERI, COCCO, OPPI, CAPELLI, SECCI, Francesco SANNA, SALIS.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 42.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Giorico dichiara di votare a favore.
Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LICHERI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PISU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SCARPA - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CASSANO - CHERCHI Oscar - CONTU - DEDONI - FLORIS Mario - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MILIA - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - CAPELLI - MORO - OPPI - RANDAZZO - SANCIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 66
Votanti 60
Astenuti 6
Maggioranza 31
Favorevoli 40
Contrari 20
(Il Consiglio approva).
Faccio una comunicazione all'Aula: credo che sia doveroso da parte di tutti i colleghi fare in modo che le votazioni si svolgano nel più breve tempo possibile, quindi d'ora in poi, durante la mia presidenza, non saranno più ammessi voti, da qualsiasi parte provengano, che non siano regolarmente registrati nel tabulato del sistema elettronico.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 41.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
MOZIONE LA SPISA - DIANA - VARGIU - LADU - AMADU - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO - BIANCAREDDU - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo - LIORI - LOMBARDO - PILI - PETRINI - CONTU - MILIA - LICANDRO - RASSU - SANJUST - SANCIU - DEDONI - CASSANO - PISANO - MURGIONI sulla alienazione delle aree minerarie con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dell'articolo 54, comma 2, del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATA l'importanza delle aree, oggi di proprietà regionale, provenienti dalle industrie minerarie ormai dismesse;
SOTTOLINEATA la prospettiva di utilizzare tali aree per l'avvio di un nuovo processo di sviluppo, fondato sulla loro valorizzazione a fini turistici;
PRESO ATTO dell'esigenza di rispettare la normativa vigente,
impegna la Giunta regionale
a) a procedere, nella eventuale alienazione delle aree minerarie, attraverso il metodo della gara, ad evidenza pubblica, ai sensi delle leggi e dei regolamenti in vigore;
b) a riferire preventivamente al Consiglio in merito al modello di sviluppo e alle implicazioni di natura urbanistica. (41) .)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, l'argomento che viene sollevato con la mozione numero 41 è di grande attualità, direi quanto quello esaminato precedentemente con la mozione numero 42, ma assume un significato ancora più particolare per il fatto che attiene a un problema che probabilmente non è a conoscenza della gran parte dei cittadini sardi, ma che sicuramente tocca in particolare alcune popolazioni e alcuni territori.
Il modo in cui la Giunta regionale si è mossa in questi ultimi tempi ci induce a intervenire in maniera decisa e a far di tutto, davvero di tutto, perché su questo problema ci sia la massima attenzione, nonostante una stagione che non richiama molta curiosità sui lavori del Consiglio regionale. Proprio per l'importanza delle decisioni che la Regione assumerà su questo problema in futuro, per l'importanza di queste decisioni per il futuro di un territorio in particolare, e anche per l'immagine della Regione e il rispetto del procedimento amministrativo da parte della Regione stessa, come di qualunque altro ente pubblico, è necessario, ripeto, che sull'argomento oggetto della mozione vi sia la massima attenzione.
La questione riguarda il patrimonio minerario che oggi è di proprietà della Regione. Vorrei ricordare che si tratta di compendi immobiliari di altissimo valore economico, ambientale e paesaggistico, che hanno una lunghissima storia: è la storia dell'industria più antica della Sardegna, quella mineraria; è la storia dell'industria che ha registrato la crescita in particolare di un territorio, il Sulcis-Iglesiente, e di aree vicine, come il Villacidrese, il Guspinese, l'Arburese, che sono state interessate da investimenti dell'industria mineraria particolarmente rilevanti, che coniugavano l'industria mineraria con quella metallurgica. Si tratta di aree territoriali di particolare pregio che potrebbero essere davvero, come diciamo da anni, uno strumento, una via d'uscita importantissima per un modello di sviluppo non fondato sulla monocoltura industriale, ma invece aperto a una diversificazione produttiva e capace di valorizzare le potenzialità del territorio, soprattutto a fini turistici, creando quindi una reale alternativa per il futuro di quelle popolazioni.
La storia è nota a tutti, però, in sintesi, la richiamerei. Si tratta di aree di proprietà dei soggetti industriali che a suo tempo si sono alternati nella gestione dell'attività produttiva, sono poi transitate nella proprietà di società gravitanti attorno all'Ente minerario sardo. L'Ente minerario sardo è stato sottoposto a un procedimento di liquidazione e scioglimento con la legge numero 33 del 1998, in base alla quale tutto il patrimonio facente capo a diverse società doveva essere sottoposto a un processo di privatizzazione oppure trasferito alla Regione alla fine del periodo di gestione liquidatoria, che è durato poco più di due anni. Per alcune società non privatizzate, ma in particolare per una, si prevedeva fin dall'inizio che il processo di privatizzazione avvenisse soltanto a certe condizioni - parlo quindi dell'IGEA - e il relativo patrimonio immobiliare dovesse essere trasferito alla fine della gestione liquidatoria automaticamente alla Regione Sardegna. Così è accaduto a seguito di atti amministrativi della Giunta regionale che, al termine della gestione liquidatoria, hanno sciolto definitivamente l'Ente minerario sardo e hanno fatto transitare nel patrimonio regionale sardo tutto il patrimonio in termini di beni ed anche di personale alla Regione. Alcune parti di questo patrimonio riguardano attività produttive, basti pensare alla Carbosulcis o alla Mineraria Silius, altre - parlo dell'IGEA - hanno un patrimonio immobiliare che deve essere sottoposto a una riconversione produttiva per un'utilizzazione a fini turistici di queste aree.
Si tratta di una grande occasione e tutto questo era stato già previsto, all'inizio della gestione liquidatoria, in due fondamentali direttive approvate dalla Giunta regionale (era presidente allora l'onorevole Mario Floris) e passate al vaglio e all'approvazione successiva della sesta Commissione consiliare, che si occupa di industria. Due direttive che prevedevano due percorsi distinti per i beni immobili di proprietà dell'IGEA. La prima direttiva prevedeva il transito di questi beni ai comuni, a titolo gratuito, per un utilizzo fondamentalmente pubblico, quindi per la creazione di musei e centri culturali e la realizzazione di iniziative comunque gestite dai comuni. Così è stato, perché gran parte del patrimonio è stata trasferita in diverse fasi. La seconda direttiva prevedeva invece che un'altra parte di quei beni, sicuramente quella di maggiore pregio, fosse destinata a investimenti produttivi di qualità per fini turistici di particolare importanza. Cito testualmente il parere su questa direttiva della Giunta, espresso all'unanimità dalla sesta Commissione consiliare competente: "Per quanto riguarda le modalità dell'alienazione, le direttive proposte generalizzano il ricorso a una procedura ispirata a criteri di rigorosa trasparenza, che prevede l'espletamento di una gara internazionale per la raccolta di proposte d'acquisto, con l'unica intuibile eccezione riguardante gli immobili già occupati a legittimo titolo da dipendenti, ex dipendenti o loro coniugati che ne facciano richiesta d'acquisto. Il bando di gara dovrà stabilire i criteri di selezione e di apprezzamento delle proposte attraverso l'attribuzione di un punteggio determinato secondo parametri di valutazione individuati dalle direttive con riferimento: al valore ambientale e a quello economico della proposta, quest'ultimo in termini sia di investimento che di occupazione; alla capacità economica, finanziaria e gestionale del soggetto proponente; al valore delle infrastrutture e delle opere pubbliche da realizzare con oneri a carico del proponente; al prezzo offerto in rapporto al prezzo base valutato ai valori di mercato, secondo la procedura e le modalità indicate dalla comunicazione della Commissione Europea relativa agli elementi di aiuto di Stato connessi alle vendite di terreni e fabbricati da parte di pubbliche autorità". Stiamo parlando, cioè, non della vendita di vecchie macchine per scrivere, di vecchi computer o tavolini non più utilizzati, ma della vendita di terreni e fabbricati di altissimo valore economico, ambientale e paesaggistico.
La direttiva prevedeva ancora che si dovesse fare un elenco di beni - cosa che è stata fatta - e che venissero stabilite alcune procedure e modalità di alienazione di queste parti immobiliari. Stabiliva anche le valutazioni riguardo alla destinazione d'uso delle relative aree, perché è evidente che il problema che si pone immediatamente di fronte a una procedura così complessa è quello di stabilirne il valore, e naturalmente il valore parametrato sulla base delle destinazioni d'uso esistenti e di quelle future, cioè delle destinazioni d'uso che gli strumenti urbanistici possono modificare incrementando il valore di un immobile in misura evidentemente molto consistente. Infatti ci si è posti il problema se vendere quelle aree a un prezzo determinato dalla destinazione d'uso del momento, quindi non turistica, o dalla destinazione d'uso futura, oppure scegliere, come diceva la delibera della Giunta, tra le diverse proposte, quella che pur prevedendo un prezzo più basso garantiva una possibilità di sviluppo e quindi un vantaggio economicamente apprezzabile, anche se non nell'immediato, che il soggetto privato acquirente avrebbe poi trasferito al sistema pubblico, garantendo a quelle aree la possibilità di essere uno strumento effettivo di sviluppo, di ricchezza e occupazione.
Certo, la Pubblica amministrazione, e quindi la Regione, deve fare le sue valutazioni e deve farle in maniera attenta e non ragionieristica. Io credo che si possa vendere un terreno pubblico anche a un prezzo basso se questo può garantire uno sviluppo futuro che sia evidentemente riconoscibile dalla popolazione e dallo stesso soggetto pubblico. In termini di sviluppo, di ricchezza e di occupazione prodotta si può fare anche questo, ma lo si deve fare intanto attraverso una procedura di particolare trasparenza, e quindi attraverso lo strumento che è stato individuato, cioè quello della gara ad evidenza pubblica nelle modalità previste dalla legge; una procedura che evidentemente deve dare al soggetto pubblico la necessaria discrezionalità nel valutare le diverse proposte, perché non è detto che si debba giudicare una vendita di questo tipo soltanto in base al soggetto che offre di più in termini finanziari. E' giusto valutare anche la capacità economica, la qualità del progetto proposto e la sua capacità di interagire col sistema economico locale, per fare in modo che questi investimenti si colleghino con flussi turistici consistenti. Tutto bene, ma non con una trattativa diretta, non con una scorciatoia inammissibile da chiunque, attraverso la quale, cioè, si scelgono gli interlocutori, in maniera secca, dicendo chi è capace, chi ha le disponibilità finanziarie e quindi si può inserire in un percorso di vendita di beni pubblici che s'interseca, Assessore, con un procedimento amministrativo già avviato, quello della elaborazione del Piano paesaggistico regionale che evidentemente detterà le linee e gli indirizzi che gli enti locali dovranno adottare e rispettare nella modifica della destinazione d'uso di quelle aree. Si tratta di una questione molto delicata.
Nella illustrazione di questa mozione non vado oltre le cose che ho detto, che potrebbero essere anche facilmente intuibili, che potrebbero essere dette in tono polemico, forte e addirittura aspro, pienamente giustificato da quello che è successo. Mi limito dunque alle cose che ho detto e voglio domandare ai colleghi del centrosinistra in particolare se si sentono di permettere, bocciando questa mozione, che la Giunta proceda in questa vicenda con una trattativa diretta. Dite, colleghi, se siete d'accordo su questa procedura, se è questa la trasparenza che il Governo e la maggioranza regionale vogliono adottare in questa legislatura!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà. Ricordo ai colleghi che chi intende prendere la parola deve iscriversi entro la conclusione dell'intervento dell'onorevole Marrocu.
MARROCU (D.S.). Io sono tra quelli che voteranno contro la mozione e chiederò anche al Gruppo dei D.S. di votare contro. Se non si ricollegasse questa mozione al dibattito di questi giorni e alle cose a cui ha alluso il collega La Spisa poc'anzi dicendo: "Non voglio dirle, però si capiscono", si potrebbe pensare che si tratti di uno scherzo estivo, perché la mozione dice che si deve procedere all'alienazione dei beni pubblici oggi in capo al demanio regionale attraverso una procedura che rispetti la legge. E' una cosa talmente ovvia che è inutile scriverla in una mozione e non ci si può non domandare: "Com'è possibile che ad agosto ci si inventi la discussione su un argomento che è in campo da sette anni?". Una parte politica presenta una mozione e dice: "Alt, adesso vogliamo che nell'alienazione dei beni regionali ci sia il rispetto delle norme di legge". Questo ragionamento è viziato da tutto un retroscena, da ciò che è avvenuto in queste ore e dal voler far credere che ci sia comunque chi ha intenzione di non rispettare la legge o sta avviando procedure non in sintonia con la legge, per cui è chiaro che questa è una mozione talmente inutile che non serve neanche metterla in votazione!
Io ricordo quando il Consiglio regionale approvò la legge numero 33 del 1998. Ricordo anche un giovane sindaco molto attivo negli incontri con tutte le parti politiche, con i Capigruppo, con i Presidenti delle Commissioni, che offriva il suo contributo alla costruzione della legge 33, che indicava una strada ben precisa per la liquidazione dell'EMSA e stabiliva anche le procedure per l'alienazione e l'utilizzo di quel patrimonio minerario di grande e particolare pregio, come lo ha definito il collega La Spisa. Ma ciò che lascia perplessi i cittadini di quei territori è il fatto che sono passati sette anni e quello straordinario patrimonio di immobili di particolare pregio è rimasto immutato, anzi è in una condizione di progressivo degrado, di depauperamento e di abbandono. Ciò che scandalizza non è il volo in elicottero, è il fatto che i giovani di Arbus per la gran parte facciano i camerieri a Rimini, nei tre mesi estivi, e per la restante parte siano privi di lavoro. Ciò che scandalizza è che sette anni siano passati inutilmente, senza che sia stato nemmeno avviato alcun processo di valorizzazione di quel patrimonio. E si grida allo scandalo adesso che su quel patrimonio si vogliono avviare procedure che saranno trasparenti, definite e rispettose dei meccanismi delle gare internazionali, così come la legge e le direttive prevedono! Ma qual è lo scandalo? Lo scandalo è che sette anni sono passati inutilmente, senza che l'IGEA abbia provveduto ad avviare nessuna delle gare previste in quelle famose direttive, per cui nessuna di quelle aree di particolare pregio è stata valorizzata. Questo è il vero scandalo! Accompagnare degli imprenditori in queste aree dicendo loro: "Guardate che quando ci sarà la gara internazionale le aree di cui si parla sono queste" non mi pare che sia una cosa scandalosa. Può suscitare scandalo la scelta del mezzo di trasporto, un mezzo che tra l'altro, in passato, è stato utilizzato anche da chi oggi grida allo scandalo. Ma quanti possono essere stati interessati da quel giovane, prima come sindaco (e chiedeva che fosse il comune a provvedere all'alienazione di quei beni) e poi come Presidente della Regione, a valutare e valorizzare quell'immenso patrimonio? Che cosa c'è di scandaloso nel chiedere, a chi vuole avviare una politica industriale e turistica in Sardegna, di valutare l'ipotesi di intervenire nel sud della Sardegna in aree che vivono situazioni di grave povertà, di grave disagio e di grave malessere, su cui insiste un immenso patrimonio immobiliare completamente inutilizzato? Credo che non vi sia nulla di scandaloso se tutto avviene alla luce del sole attraverso gare ad evidenza pubblica, secondo quanto previsto dalla legge e che nessuno può sognarsi di eludere. Non c'è nulla di scandaloso!
Io penso che anche avendo approvato, nell'ultima legge finanziaria, la norma che prevede che il patrimonio degli enti e delle società passi al patrimonio della Regione, e quindi al demanio regionale, per poter procedere poi all'alienazione sulla base ovviamente di progetti e programmi, è la Regione che stabilisce, nel Piano paesaggistico, che cosa si può realizzare in quelle aree, e sono i comuni che, dal punto di vista urbanistico, decidono se quelle aree hanno o possono avere volumetrie turistiche, rendendole così più o meno appetibili.
Io mi auguro che le gare internazionali che l'IGEA avrebbe dovuto avviare già a fine anni novanta - sono quindi trascorsi, ripeto, sette anni inutilmente - vengano avviate con il massimo della pubblicità a livello mondiale. La Sardegna è un'isola che ha un immenso e straordinario patrimonio non solo di beni ambientali, ma anche di beni culturali, come quelli delle aree minerarie, che possono essere alienati, possono essere oggetto di interesse da parte di imprenditori turistici con conseguente possibilità di sviluppo e occupazione per le popolazioni interessate.
La mozione pertanto non va approvata, perché ciò che c'è scritto è per noi superfluo e scontato. Nessuno di noi consiglieri della maggioranza, ma penso nessun componente della Giunta e nemmeno il Presidente si sognerebbe di pensare che la Giunta possa essere autorizzata a fare una trattativa privata con questo o quell'altro imprenditore o che non si debba procedere nel rispetto della legge 33, che noi abbiamo voluto, e delle direttive che hanno avuto comunque un passaggio in Consiglio e prevedono tutte l'espletamento di gare internazionali.
Io ritengo, sinceramente, che questa mozione sia superflua e che sia servita semplicemente per alimentare una polemica rispetto alla modalità con la quale la Giunta ha voluto far conoscere a gruppi di imprenditori che solitamente guardano al nord della Sardegna anche le bellezze naturali del sud e di quelle aree in particolare, ma le procedure saranno sicuramente rispettose della legge. Quindi voterò contro la mozione perché la sua finalità non è quella di ottenere quanto è stato scritto, ma è solo quella di alimentare un'inutile e sterile polemica, che andrebbe fatta, anziché sul viaggio in elicottero, sul fatto che sono trascorsi sette anni senza che una sola delle cose previste nella legge 33 sia stata avviata. Cioè questa legge è rimasta per sette anni totalmente inattuata!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, anche quest'ultimo intervento, quello dell'onorevole Marrocu, si riconduce ad alcuni autorevoli esponenti politici che hanno tentato, in questi giorni, di ridurre l'episodio oggetto di questa mozione al ristretto ambito delle banalità della politica. L'ha fatto in maniera egregia anche l'onorevole Marrocu. Un fatto marginale e insignificante, a detta di alcuni, che non hanno perso tempo ad assumere la difesa di una causa già di per sé stupefacente e, se già non confermata, surreale. Dunque secondo alcuni sarebbe lecito, giustificabile, plausibile, anzi, a detta dell'onorevole Marrocu, auspicabile che il Presidente dei sardi utilizzi, richiedendolo per motivi istituzionali, un elicottero di servizio dell'Arma dei Carabinieri per sorvolare chissà quali aree e soprattutto chissà con chi!
Vedete, colleghi, per quanto mi riguarda ciò non solo non è legittimo, ma è illegale! Non conosco nessuna legge dello Stato che consenta di utilizzare un mezzo pubblico, seppure richiesto, in maniera artificiosa, per motivi istituzionali, per scorrazzare su aree vincolate, in compagnia di imprenditori privati, scelti dal Presidente, alla ricerca di affari e, consentitemelo, di speculazioni. Sì, colleghi, affari e speculazioni! Altro che disoccupati, collega Marrocu! Affari e speculazioni, non c'entrano niente i disoccupati! E affermo questo nella piena consapevolezza di ciò che dico. Quando si sorvolano, a fini speculativi, terreni che questo Consiglio regionale ha vincolato per un'estensione di duemila metri dalla costa, al fine di prospettarne l'acquisto a pochi eletti, si perpetua un illecito!
Lei ha richiamato battaglie storiche non del sindaco di Iglesias, ma di tanti altri sindaci che hanno la sua stessa tessera in tasca! Se un sindaco dovesse passeggiare, non dico in elicottero, ma a piedi, con qualche suo amico immobiliarista per le aree inedificabili del proprio comune, invitandolo all'acquisto prima di una modifica urbanistica, sono certo, onorevole Marrocu, che ad accompagnarlo non troverebbe un elicottero, ma ben altro! Ci sono i favoritismi, gli interessi privati, il legittimo sospetto che i beninformati possano fare l'affare a discapito di tutti coloro che informati non sono.
Oggi, colleghi, non è in discussione l'utilizzo di un elicottero; chi vuole banalizzare così la questione faccia pure. E' in discussione invece il concetto di pubblica istituzione, di rispetto delle regole e di morale della cosa pubblica. Qualcuno potrebbe anche essere tentato di annoverare questo mio tentativo di ragionamento nella fattispecie degli attacchi personali. Sarebbe il modo più semplice e forse più sbrigativo per affrontare quella che non stento a definire una vera e propria emergenza: la trasparenza nel Governo della Sardegna. Non ci sono attacchi personali, colleghi, ma valutazioni politiche che l'opposizione non solo ha il dovere, ma ha l'obbligo di fare per non esserne complice. Vorrei dirlo qui, colleghi, in quest'Aula, alla luce del sole, senza remore di sorta e con il rispetto che debbo a ognuno di voi: non ci sarà niente che d'ora in poi mi impedirà di assumere un'azione politica e istituzionale severa, della quale intendo rendere conto direttamente a coloro che mi hanno votato. Ognuno è libero di intendere la sua partecipazione in Consiglio regionale come meglio crede, ma per quanto mi riguarda non è più accettabile, su fatti di questo genere, un silenzio che ormai fa davvero troppo rumore. La politica deve essere rigore, le istituzioni devono essere servizio, il governo è impegno e dedizione nell'interesse generale e non particolare. E l'opposizione, in questo quadro, è fondamento della democrazia, che controlla e si candida a governare.
Quali sono i motivi della severa condanna politica di quanto accaduto? Li sintetizzo in tre punti. Primo punto: il Presidente della Regione non può scegliere gli immobiliaristi di turno da portarsi a spasso in elicottero. Le regole di trasparenza, di par condicio, impongono che trattamento analogo venga riservato a tutti coloro che intendono concorrere, secondo regole chiare e uguali per tutti. Stiamo parlando della Regione Autonoma della Sardegna, non di una società in accomandata semplice!
Secondo punto: qualsiasi, e sottolineo qualsiasi, ipotesi di vendita di un immobile pubblico deve essere perseguita con una gara ad evidenza pubblica, che investe le elementari legislazioni in materia e che in Sardegna è ulteriormente supportata dalla legge regionale numero 33 del 1998 in materia di aree minerarie.
Terzo punto, che è quello più grave e che riguarda il ruolo, la funzione e il potere di questo Consiglio regionale: qualsiasi immobile di natura pubblica, sottoposto a vincolo di inedificabilità, così come voi avete deciso, come tutte le aree costiere di quella porzione di territorio, non può essere messo in vendita, in quanto si tratterebbe di un danno per la pubblica amministrazione e faciliterebbe in questo momento un effetto speculativo immediato. Se il pubblico vende un bene immobile in una zona vincolata quel bene varrà poco, ma dopo che sarà stato trasformato il soggetto che l'avrà acquistato in un attimo vedrà moltiplicato il suo valore. Questa, colleghi, si chiama, in Italia così come in Sardegna, in un modo solo: speculazione!
Se il Consiglio regionale ha votato una legge che vincola quel territorio, è evidente che se qualcuno ci sorvola sopra con l'elicottero quel qualcuno ha già deciso, sulla testa del Consiglio regionale, come trasformare quei beni. Altro che piani paesaggistici a tutela del passaggio! Questa è la più palese dimostrazione che si tratta di una vera e propria farsa pianificatoria: si blocca tutto, ma si mira a vendere e trasformare ciò che interessa, colleghi, solo a pochi. Siamo stati all'Ufficio del Piano paesaggistico, abbiamo visto una montagna di carte - tutte vecchie, a dire il vero - sulle quali si starebbero facendo le cosiddette analisi sul territorio. Vi faccio un invito: sospendete tutto, non ci crede nessuno, quel volo ha dimostrato che il paesaggio era solo un pretesto, un paravento per scardinare le coste e perseguire altri interessi.
Infine, colleghi, mi sia consentita una breve annotazione su alcune illazioni secondo le quali l'elicottero avrebbe sorvolato l'area mineraria di Funtanazza, di proprietà del comune di Arbus. Onorevole Marrocu, sì, ha sentito bene, non c'è niente di diverso sul fatto che sia stata sorvolata anche quell'area, che, per quanto mi è dato conoscere, non è più di proprietà personale del Presidente della Regione. Non voglio aggiungere niente di più, perché attendo ancora una risposta da settembre dello scorso anno a un'interrogazione sulla materia, vorrei semmai, onorevoli colleghi, invitare la Giunta regionale a esperire subito tutti gli atti necessari perché la Regione Sarda e il comune di Arbus rientrino immediatamente in pieno possesso della colonia di Funtanazza. Ho letto che il Presidente della Regione avrebbe deciso di venderla, nominando suo agente immobiliare il sindaco di Arbus. Spero sia uno scherzo, anche se di pessimo gusto. Il Presidente della Regione ha solo un dovere, quello di restituire alla collettività un bene dei sardi, sottratto con una cessione pubblica che ha troppi elementi poco chiari e che nessuno ha mai voluto spiegare. Dunque, per Funtanazza non vendita, ma restituzione immediata.
Tempo scaduto, onorevoli colleghi: se entro oggi quelle domande non troveranno risposte scritte, domani saranno resi pubblici i documenti di una compravendita che ha visto, in sei giorni, la bellezza di tre proprietari diversi con costi che cambiavano ora dopo ora. E ora che abbiamo la conferma che questo Governo regionale non persegue la tutela dell'ambiente, ma sorvola le coste per favorire degli immobiliaristi speculatori, abbiamo il dovere di rafforzare la nostra opposizione nell'interesse della Sardegna e dei sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.
CALLEDDA (D.S.). Ho ascoltato con molta attenzione l'onorevole Pili e in modo particolare il Capogruppo dei Democratici di Sinistra, l'onorevole Marrocu e ritengo che se l'onorevole Pili è a conoscenza dei fatti che ha riferito faccia bene a parlarne in Aula, ma dovrebbe fare anche qualche passo fuori dell'Aula.
Tutti i consiglieri regionali provenienti, come me, dal Sulcis-Iglesiente storicamente non si sono mai trovati divisi rispetto a questi temi e a questi problemi. Dopo anni di interventi massicci, ad opera di privati prima e delle partecipazioni statali poi, ci ritroviamo con un territorio devastato, dove nel corso del tempo è scomparsa anche la mitica classe operaia. Ci siamo interrogati diverse volte a proposito dei beni minerari, che non sono solo nel Sulcis, onorevole La Spisa, ma sono anche nell'Iglesiente, almeno per quanto riguarda la nostra zona, nel Guspinese e in qualche altra zona. E nel tempo abbiamo fatto anche qualche altra sperimentazione a proposito del ruolo e delle funzioni dei comuni. Che dire, oggi, per esempio, del sito di Orbai? Chi lo utilizza, quale ricchezza ha portato a quel territorio? Che dire del sito di Rosas, dove sono stati fatti interventi massicci che, in qualche misura, hanno riportato alla luce una storia, una tradizione? Però, sfido chiunque a dimostrare che cosa hanno portato di positivo per quel territorio dal punto di vista economico e dell'annoso problema dell'occupazione. Non hanno portato assolutamente nulla, anzi in qualche misura quegli interventi stanno creando problemi ai comuni di quei territori perché, in ogni caso, c'è l'obbligo della gestione e quando si deve solo pagare senza poter creare un minimo di ricchezza evidentemente si sono fatti bellissimi interventi di restauro, di riscoperta di una cultura e di un'economia del passato, però di fatto non c'è nulla di nuovo.
L'ultima battaglia, onorevole Pili, l'abbiamo fatta quando lei non era ancora sindaco, ma era un giovane giornalista, come lo ero io. Abbiamo seguito con comune passione la battaglia dei minatori di San Giovanni in Miniera e di Campo Pisano. E a che cos'era era finalizzata quella battaglia se non a creare, in qualche misura, una prospettiva per il futuro? Siamo stati traditi, di quella battaglia non è rimasto nulla, sono rimaste solo le illusioni. Ci sono stati altri interventi, per esempio interventi alberghieri (ricordo il periodo in cui qualche ministro diceva che dovevamo diventare tutti camerieri, non essere più minatori!) a Sant'Angelo, legati alla legge 221, la vecchia legge di riconversione industriale. Insomma, cosa voglio dire? Voglio dire che abbiamo avuto le opportunità e spesso quando intervengono, oltre a me, l'onorevole Oppi e altri colleghi del Sulcis, ci sentiamo chiedere che cosa è stato fatto in base alla legge 221. Gli investimenti fatti a Iglesias in modo particolare e una serie di iniziative, nessuna delle quali oggi è in piedi. E gli imprenditori erano sardi o da dove venivano? Le risorse finanziarie come sono state spese? Più volte in quest'Aula alcuni colleghi hanno denunciato dei fatti, a prescindere da chi era in quel momento al governo, attinenti a questa o a quell'altra situazione.
Io credo che la mozione 41, così come diceva l'onorevole Marrocu, sia ovvia, perché in un'aula parlamentare non si può dire che bisogna rispettare la legge, perché se lo si dice in un'aula parlamentare evidentemente c'è qualcosa che non quadra. Io considero questa mozione un flop, perché la discussione che si voleva fare non era sulla alienazione delle aree minerarie, in quanto tutti concordiamo sulla necessità di trasparenza in un'operazione di questo genere - ci mancherebbe altro! -, ma sull'utilizzo di un elicottero dei Carabinieri per sorvolare quelle aree in compagnia di alcuni imprenditori. Ben vengano non solo quelli che sono venuti, ma anche altri imprenditori, se ce ne sono! Io sono assolutamente favorevole, perché quelle zone hanno bisogno di risposte.
E allora, se si voleva dire questo, credo che la risposta l'abbia già data nei giorni scorsi il Ministro per i rapporti con il Parlamento, il quale, rispondendo a un'interrogazione fatta da un deputato sardo, ha detto che quello strumento era stato utilizzato per fini istituzionali. Credo che su questo non ci debba essere nessuno scandalo, anzi dico questo: non so se una cosa di questo genere sia già stata fatta in precedenza, ma se qualcun altro la farà domani, a prescindere da chi sarà al governo, e se servirà ad affrontare e risolvere i problemi della mia terra, e in modo particolare della mia zona, io sono completamente d'accordo, condivido questa impostazione, perché nel Sulcis-Iglesiente vi è un tale livello di disperazione sociale che spesso anche gli interventi di importanti esponenti del Governo regionale rischiano di aggiungere problemi ai problemi già esistenti. Mi riferisco, in modo particolare, alla situazione che si è determinata nell'area industriale di Portovesme, dove si impone, cari colleghi, signori Assessori, se davvero si vogliono affrontare alla radice i problemi, un'iniziativa che non escluda nessuno, che preveda il contributo delle amministrazioni locali, delle organizzazioni sociali, di tutti coloro che vogliono contribuire a risolvere questo problema. Infatti, se non si affrontano i problemi del Sulcis-Iglesiente e del Guspinese in questo modo, credo che continueremo a discutere magari di quel viaggio in elicottero, magari di quel Presidente della Regione, magari di quell'Assessore, però è chiaro a tutti che quel patrimonio straordinario, che può essere riconvertito e utilizzato, è fatiscente oggi e domani lo sarà ancora di più. E quelle popolazioni si troveranno nella condizione di chiedere l'elemosina, tant'è che a volte alcuni colleghi, in quest'Aula, hanno detto che il Sulcis è un territorio assistito. Io aggiungo che è assistito quel territorio, ma è assistita tutta la Sardegna, perché è una regione povera.
E allora, per cortesia, nel fare ragionamenti di questo livello credo che il Consiglio sia chiamato a dare risposte e non a utilizzare le mozioni in questo modo. Io sono disponibile a sottoscrivere qualsiasi mozione a patto che sia finalizzata ad affrontare e risolvere problemi e non a utilizzare demagogicamente fatti di cronaca che sono stati denunciati. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Sento il dovere di intervenire in questo dibattito per una ragione principale, che è quella della rappresentanza di una storia che, anche da questi banchi, ha visto protagonisti i comunisti e il mio partito nelle scorse legislature. Di questi temi, del Sulcis, delle aree minerarie, della loro destinazione, della loro funzione di rilancio dell'economia e della società in quest'Aula si è parlato spesso, anche in circostanze difficili, quando era in corso lo smantellamento di tutto il sistema industriale minerario di Iglesias e Carbonia. In cambio si erano prospettate disposizioni legislative utili per attivare, sostenere e rendere produttive nuove iniziative industriali, nuove imprese.
Se noi dovessimo dare un giudizio su tutto ciò che è stato fatto in quella direzione da diversi Governi, ma sempre con l'identica filosofia, dovremmo dire: è stato un clamoroso fallimento. Ma le aree minerarie sono rimaste lì e in gran parte sono aree compromesse sul piano ambientale, che richiederebbero interventi di bonifica profonda, forse anche di bonifica morale. E mentre Buggerru rimane isolata perché crolla la strada e a Masua i bagnanti scappano a causa della frana, ci sono delle aree un po' meno compromesse, meno deturpate dalle Partecipazioni statali, dall'ENI - che in Sardegna ha fatto come gli Unni, dove è passata non è cresciuta più l'erba -, da uno Stato ingrato, del quale anche la classe politica regionale, quella di governo, quella avvezza a governare, per molti versi è stata complice. L'ENI ha lasciato tutto distrutto, tutto compromesso; tuttavia alcune piccole, ma significative aree hanno una grande valenza paesaggistica e ambientale e possono essere sede di interventi di tipo economico-imprenditoriale nel settore turistico.
Io mi preoccupo delle aree minerarie, penso che il Presidente quando volteggiava in elicottero si preoccupasse di quelle aree, che sono state deturpate, che sono in attesa di bonifica, che non sono appetibili sul piano turistico, che non possono da sole essere una risorsa per il rilancio dell'economia di quei territori. Penso che si rivolgesse a quelle aree su cui credo si debba investire, ma sarò curioso di vedere, nel DPEF, quando avrò l'opportunità di discuterlo, con i colleghi della maggioranza prima e poi in Aula tutti insieme, qual è il progetto di rilancio dell'economia di quello e di altri territori della Sardegna, partendo proprio dalla rinaturalizzazione della Sardegna, dal recupero di quelle aree dal punto di vista ambientale, attraverso una bonifica profonda che non è solo materiale, ma che deve essere anche morale, perché le speculazioni nascono laddove i valori morali vengono meno e la Sardegna ne è vittima da troppo tempo.
Piove sul bagnato, i soldi vanno dove vanno i soldi, questo non è un fatto che possa essere in qualche misura contestato. Lo sanno tutti, cresciamo così. Siamo poco interessati - l'avevo già detto in altre occasioni - al conflitto tra capitalismi, tra quelli nuovi e quelli antichi, tra quelli delle famiglie storiche e quelli che nascono e crescono oggi mostrandosi robusti e competitivi sul mercato. Siamo più interessati al destino dei sardi, ma genuinamente, perché noi quella fetta di società rappresentiamo e quando abbiamo fatto la battaglia contro le speculazioni edilizie, quando da comunisti abbiamo difeso le coste in quest'Aula, negli uffici della Regione e fuori, nella società, insieme agli enti locali, l'abbiamo fatto perché siamo convinti della bontà di questa nostra battaglia e non ne trarremo nessun beneficio personale. E' molto trasparente, non possono esserci equivoci: abbiamo lottato contro le lottizzazioni che avrebbero costruito una cinta muraria attorno alle coste della Sardegna, isolandola ancora di più, mentre altri si lanciavano in esercizi anche acrobatici per difendere le possibilità di costruzione oltre misura; abbiamo lottato contro la capitalizzazione delle società immobiliari attraverso l'acquisto di terreni che poi si trasformavano da agricoli in edificabili ed edificabili in modo pregiato, come zone F, come zone di completamento e così via. L'abbiamo fatto prima, lo faremo adesso. Non faremo sconti su questo a nessuno, perché non è un problema di equilibri politici, è un problema che attiene alla ragione stessa dell'adesione a una maggioranza, dell'adesione a un governo, della corrispondenza necessaria al mandato elettorale. Lo faremo per il Sulcis così come lo faremo per Olbia, per le aree di Cagliari, per quelle dell'Ogliastra o della Costa Verde, fin verso Oristano, perché questo è l'assunto che noi abbiamo condiviso col Presidente della Regione e con la Giunta quando abbiamo scritto, discusso e poi approvato la legge numero 8.
La pianificazione paesistica precedente è decaduta perché mancavano i vincoli; la pianificazione paesistica che verrà dovrà contenere quei vincoli di salvaguardia integrale per le aree ambientalmente di maggior pregio, di maggior valore della nostra terra, perché la vogliamo conservare per i prossimi cinquecento anni, perché vogliamo che non i nostri nipoti, ma i pronipoti dei nostri pronipoti possano conoscere le bellezze di questa regione. Lo vogliamo fare perché questo non è un patrimonio solo dei sardi, è un patrimonio italiano, europeo e mondiale. Le nostre bellezze sono il tratto della nostra identità più significativo e non sono in vendita.
Quando abbiamo discusso la finanziaria abbiamo chiesto di capire bene come si sarebbero sviluppate le procedure di alienazione. Io credo che si debbano sviluppare secondo quello che è previsto dalla legge, che è chiaro, e che si debba vendere quello che ha bisogno di essere valorizzato, mentre quello che ha già un valore e un valore così importante per la nostra regione non dovrà invece mai essere venduto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, signori rappresentanti della Giunta, colleghi del Consiglio, mi consentirà l'onorevole Pili di non rotolarmi nel fango in questo tentativo di spiegare la mozione con parole diverse da quelle in essa contenute e di prendere spunto, invece, da quello che, seppure scontato, la mozione ci ha voluto richiamare, cioè come si vendono i beni che derivano dalle produzioni minerarie dismesse e che senso ha un'operazione di dismissione di questo tipo.
Stiamo parlando di una normale privatizzazione, stiamo parlando di una delle tante attività che in maniera programmatica un'amministrazione corretta deve svolgere, magari anche semplicemente per far tornare qualche conto all'interno del suo bilancio, oppure stiamo parlando di qualcosa di diverso? Io propendo per questa seconda tesi, anche se mi sembrerebbe estremamente suggestiva e addirittura da sollecitare - così come abbiamo fatto durante la discussione e l'approvazione della legge finanziaria - un'impostazione direi liberale, ma nel senso antico dell'espressione, nel senso laicista vorrei dire, senza spaventare il mio amico e collega Luciano Uras, quella di chi quando si faceva l'unità d'Italia contestava la mano morta ecclesiastica, cioè una gestione dimentica di quello che possiedono gli organismi pubblici, con l'abbandono dei beni mal utilizzati e addirittura una spesa pubblica orientata a rendere disponibili alcuni beni immobili dimenticandosi che invece ce ne sono altri di cui si trascura una corretta gestione. Se anche semplicemente fosse questo l'elemento che oggi ci viene ricordato, cioè: "Per cortesia, Regione Sardegna, sei diventata proprietaria di tutti questi beni minerari dismessi, puoi ricavarci qualche soldo, utilizza bene questi beni, ricava qualche soldo e impiega bene i soldi", direi che ci sarebbe da porgere un ringraziamento ai colleghi della opposizione e spiegare che lo stiamo già facendo, perché l'articolo 39 dell'ultima legge finanziaria dice che, al fine di garantire un efficace utilizzo dello strumento patrimoniale nella gestione delle entrate e delle spese regionali, addirittura l'amministrazione regionale è autorizzata a fare quella che, con una traduzione dall'inglese finanziario, si chiama securitization, che noi chiamiamo cartolarizzazione. Praticamente ci facciamo anticipare, da sistemi di banche o dal mercato del credito, normalmente internazionale, le entrate future che deriveranno dalle alienazioni immobiliari.
OPPI (U.D.C.). L'ha inventato Capelli!
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Capelli l'ha copiato, l'ha applicato, certo. E noi l'abbiamo scritto nella legge finanziaria con riguardo a un pezzo rilevantissimo del patrimonio regionale. E' solo questo che facciamo quando parliamo della dismissione e della vendita di quello che non serve più al sistema delle autonomie locali - perché questo lo abbiamo già fatto - con riguardo alle aree minerarie dismesse? Io dico che è qualcosa di più e di diverso, è quello che hanno richiamato i colleghi, cioè la Regione Sardegna non è impegnata semplicemente a fare cassa, anche perché per certi beni minerari vorrei tentare di dimostrare che è complicato fare cassa, in quanto ci sono dei problemini dietro quelle pertinenze minerarie che impediscono di fare vendite allegre. Altro che vendite internazionali, anche le più piccole di queste vendite in molti casi comportano problemi quasi insormontabili! Il di più che deve fare la Regione Sardegna è quello di cui io chiedo si sentano investiti il Presidente della Regione e la Giunta, e cioè sentire il dovere morale, prima che politico, di mobilitare nel modo più intelligente ogni risorsa patrimoniale disponibile non per un milione di euro in più a risanamento del bilancio della Regione, ma per una riutilizzazione di quel territorio ambientalmente compatibile, per un'esaltazione storica, ma al tempo stesso attuale sotto il profilo dell'iniziativa economica, che è una cosa non semplice bensì complicatissima, perché da lì, dalle vestigia dell'economia dell'industria mineraria possa rinascere un nuovo modello di sviluppo, che è quello del riutilizzo a fini turistici di quel territorio, richiamandone la memoria storica, quindi un turismo di natura culturale, che non cancella quel passato, ma lo valorizza. E per fare tutto questo non dimentica che il dovere dell'attualità, dell'uomo di oggi e della Regione di oggi che vivono e governano anche con riguardo a quei territori è quello di sanare alcune ferite che all'ambiente in secoli sono state inferte.
Sono certamente, ha ragione, onorevole La Spisa, aree territoriali di pregio particolare, ma anche di particolare esigenza di bonifica, per cui quando si farà una proposta a un investitore che sia tale, cioè uno che mette dei danari per sviluppare nel tempo la possibilità di fare altri danari e di remunerare il capitale investito - ahimè questo è il sistema e così funziona - la prima cosa che ci sentiremo dire sarà: "Benissimo, io posso riutilizzare una volumetria mineraria, posso magari realizzare un intervento turistico a distanza di chilometri dalla costa, magari cercando di rimettere in piedi la suggestione di un antico villaggio minerario, però devo essere sicuro che ci sia una strada che mi porti lì e non uno sterrato minerario o degli stradelli", come venivano chiamati e li chiamiamo ancora oggi, utilizzati per risolvere i problemi delle frane che persistono su viabilità primarie per quei territori. E che non ci chieda di eliminare, per esempio, una traccia sedimentata di piombo presente, come si apprende da qualche suggestiva lettura del fenomeno ambientale del Sulcis-Iglesiente, in tutte le campagne dell'Iglesiente e del Guspinese, visto che da duemila anni lì si estrae il piombo. In quel terreno c'è il piombo e non si può scoperchiare tutto l'Iglesiente, cambiare il terreno che in duemila anni ha accumulato le tracce di questa produzione, immaginando che debba avere la stessa composizione di un terreno, poniamo, della Pianura Padana, dove magari il piombo non c'è ma ci sono altre cose.
In questi anni che cosa abbiamo avuto rispetto a questa prospettiva di riutilizzazione intelligente, volta a reggersi in maniera autonoma sotto il profilo economico, a fare economia non assistita, a fare economia che produce imprenditori e culture imprenditoriali? Abbiamo avuto in realtà poche bonifiche, ma anche poche iniziative economiche di valorizzazione. Con tutte le iniziative, realizzate con soldi pubblici, di riqualificazione delle aree minerarie dismesse abbiamo fatto solo occupazione di cantiere.
Ecco perché io ritengo che dobbiamo uscire da un'ipocrisia che guarda al mezzo utilizzato per far conoscere delle realtà, che dobbiamo certamente chiedere all'amministrazione regionale di guardare a questa come a una sfida del secondo tipo che ho visto io: non un milione di euro in più, ma una riutilizzazione intelligente del territorio, una ridistribuzione, se lo posso dire, della risorsa turistica e ambientale, che è di gran lunga gravante sul nord della Sardegna, ridistribuita per forza e in forza dell'azione politica sul sud della Sardegna.
Assessore Sanna, se per fare questo dicono a lei e al Presidente che siete dei piazzisti e che non dovete accompagnarvi con dei signori che farebbero la vostra sfortuna, non preoccupatevi perché è la strada che noi vi chiediamo di percorrere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io avverto meraviglia, da parte un po' di tutti, per il fatto che noi abbiamo presentato questa mozione. A me meraviglia molto che si sia parlato, stasera, di monocoltura. Innanzitutto vorrei dire che, salvo modifica, quei siti, su cui fino a poco tempo fa c'era una discussione accesa in Giunta, sono per la maggior parte dei SIC, cioè dei siti di interesse comunitario, però si parla di monocoltura. E allora cominciamo a dire che sarebbe meglio che gli Assessori stessero a casa, perché precedentemente si è creato il caos a Portovesme! Portovesme è cambiata nella storia, ma chi ha voluto passare da una monocoltura mineraria alla trasformazione metallurgica non siamo noi! Chi ha guidato, negli anni, lo sviluppo nel Sulcis non siamo noi, ma è un altro partito, che era un partito guida quando vi era l'esigenza che migliaia e migliaia di lavoratori non perdessero il posto di lavoro, quando Carbonia si stava spopolando, ridotta a meno di trentamila abitanti, e quando si sono persi ventimila posti di lavoro.
Allora, io credo che noi abbiamo il dovere di essere preoccupati e quindi di porci molti dubbi. Per esempio, recentemente si sono commessi errori su errori, ed è inutile che l'assessore Dessì dica: "Ma qui ci sono certe condizioni". Sono condizioni cento volte migliori rispetto a quelle del passato. Così mi domando come possiamo fidarci di chi il 4 luglio ha costituito, con una delibera di Giunta, una commissione di incapaci e il 6 luglio l'ha insediata. Una commissione in cui, senza consultare l'Assessore dell'ambiente, Dessì, non ha messo gli scienziati, non ha messo i Budroni di Sassari, non ha messo il professor Sanna Randaccio, ma ha messo esperti di igiene pubblica e poi, a seguito di un'interpellanza, ieri l'ha presentata come commissione che doveva essere nominata dalla Giunta regionale. Mi domando, stiamo prendendo in giro il prossimo? Prima si deve fare la delibera, poi si nomina la commissione, invece si è fatto esattamente il contrario! Quindi c'è un'inaffidabilità totale. Per non parlare di chi erroneamente non ha fatto una domanda e viene da voi ugualmente inserito tra i richiedenti. Voi correggete errori su errori, giorno dopo giorno!
Allora, noi siamo preoccupati perché, vedete, c'era la legge 221, che il collega Francesco Sanna conosce bene, ma chi la gestiva allora era l'EMSA, caro collega Calledda. E che cosa hanno fatto con questa riconversione? Hanno fatto una RSA, la Cardnet e quant'altro, sapendo già che non avrebbero creato occupazione. Anche la Cardnet! Anche la Cardnet! Ma poi si è venduta la Sardamag, si sono fatte vendite folli: pensate, mille lire per le bauxiti di Olmedo, dieci milioni di lire per un fabbricato a Piscinas! E siamo intervenuti, come Commissione industria, perché a Piscinas, dove Sergio Caroli ha realizzato una bella cosa, è stato venduto un fabbricato, con tutte le dune circostanti, per dieci milioni di lire! Era la Samaveda, se non sbaglio, che allora curava le vendite. E la Commissione industria, con il vecchio Antonio Marras e il sottoscritto, intervenne proprio per evitare vendite di questo genere, perché, vedete, quello è patrimonio dei lavoratori. Il Comitato regionale del Partito Comunista e sindacati autorevoli dicevano che i terreni dell'Eni erano patrimonio pubblico. Andreano Madeddu sosteneva che venderlo non era né produttivo né giusto nei confronti della Sardegna e Giuliano Murgia, Segretario generale della CGIL, dichiarava: "E' una specie di legge delle chiudende: chi viene informato realizza grossi affari e l'interesse della collettività sparisce. Siamo decisamente contrari a queste operazioni, non solo per una questione morale, e vogliamo che quei terreni vengano utilizzati per creare sviluppo e occupazione".
In quel periodo, vedete, furono fatte una serie di vendite che praticamente tutti hanno condannato, per esempio quella delle aree contestate. Lo stesso assessore Cogodi, come giustamente è stato detto prima, contestava in modo vibrato situazioni di questo genere. Poi c'era la Cori, c'erano le vendite a Carloforte, eccetera. Noi siamo preoccupati e siccome quando il collega Pili è andato, con alcuni imprenditori, nel Sulcis e ha detto che poi forse vi sarebbe arrivato Barrack voi avete sollevato un polverone, io credo che ci siano due pesi e due misure, ma ritengo che si debba essere sempre coerenti e imparziali nei giudizi.
La mia firma non c'è nella mozione per un errore dell'onorevole La Spisa, ma io sono il secondo firmatario. Lo dico perché la mancanza del mio nome avrebbe potuto dare adito a qualcuno di pensare che io non avessi firmato questa mozione. Un nostro collega di partito, l'onorevole Giovanardi, ha detto che dal punto di vista della richiesta non c'è nulla da eccepire; ci possono essere anche altre responsabilità. Infatti, per chi ha buona memoria, il ministro Gasparri, per aver utilizzato un mezzo dello Stato è stato sottoposto a un'inchiesta che è durata anni. Si era recato in elicottero in visita ufficiale in un ospedale del suo paese, forse qualcuno non lo ricorda. Tutti noi siamo un po' preoccupati perché anche i servi del regime danno interpretazioni molto strane in questo periodo. Pensate, hanno assimilato me al Presidente della Regione: "Anche Giorgio Oppi è andato in elicottero, con Giorgio Mazzella, a Nebida e a Buggerru". Certo, c'è una differenza: essendo stato invitato, così come viene invitato l'onorevole Soru, molte volte dall'amico Mazzella ad andare al Timi Ama in elicottero con lui, un giorno l'ho voluto portare in quel territorio. Siamo andati a Buggerru, dove il buon Giorgio Mazzella è stato mio gradito ospite. Ho pagato io, ovviamente! Altrettanto ho fatto con molti rappresentanti delle forze dell'ordine e con il ministro Casini, sempre in quel di Buggerru. Quindi sono due cose diverse. Io non vado con il variabile geometra Melis, e siccome molte volte non ho altri strumenti per difendermi dalle sciocchezze, il geometra Melis non deve confondere le due cose. In compagnia di un amico io vado dove voglio e ritengo di essere nei miei pieni diritti. Ciò che a noi, al contrario di voi, preoccupa, ed è la nostra unica vera preoccupazione, è che non si guardi a questi territori, dove di fatto non si può realizzare niente al momento, perché sono oltre una certa distanza dal mare, attraverso i meccanismi di legge e con il massimo della trasparenza per tutti, che ci siano cioè dei privilegiati. Siccome in questi giorni, si vocifera, in Gallura, che ci sia un tentativo di riqualificazione di Porto Cervo, siccome si sono instaurati dei rapporti diversi e siccome, non più tardi di ieri sera, si è esaltato un imprenditore, di cui peraltro il Presidente è stato gradito ospite in questi giorni, non vorremmo che ci fossero due pesi e due misure. Siamo preoccupati, o forse qualcuno può impedirci di esserlo? A noi interessa solamente che le cose si svolgano nel migliore dei modi. Noi siamo per lo sviluppo di un territorio che ha soltanto pagato e dove non esiste imprenditoria perché le lungaggini burocratiche - ha ragione Francesco Sanna - hanno impedito persino a Giorgio Mazzella di realizzare, nelle discariche di Buggerru, un'iniziativa che era attesa ed era ritenuta un Eldorado. Ma, per le bellezze naturali presenti, sarebbe bastato fare poche cose intelligenti per creare sviluppo in un'area geografica che non ha un minimo di ricettività. Quindi, ben vengano gli imprenditori purché siano messi tutti nelle stesse condizioni. Questo è ciò che ci interessa, per evitare vendite come quella dell'immobile di Piscinas, per dieci milioni di lire, e per difendere un patrimonio che il Comitato regionale del PCI, in quegli anni, assieme ad altre forze politiche e allo stesso assessore Cogodi, tentava di salvaguardare da maldestri tentativi di vendite speculative.
Ecco noi vogliamo che la difesa di quel territorio, che c'è sempre stata da parte della classe politica che ne aveva la guida, non venga meno e che nessuno si rimangi le cose che ha detto fino a ieri. Credo che sia legittimo, in funzione di questo, verificare gli errori che costantemente questa Giunta sta facendo: Barranu sì, Barranu no, non ha fatto la domanda, l'ha fatta, direttori generali che si confondono e presentano addirittura delle parcelle per avere integrazioni di fondi. Con gente che, come è accaduto in questi giorni, porta i provvedimenti con mesi di ritardo, che non è trasparente negli atti, che invia le delibere dopo quattro mesi, ci permetterete di chiedere la trasparenza! Vogliamo trasparenza, non siamo contro nessuno, al contrario di chi su questo ha cambiato posizione, ma al tempo stesso vogliamo che il Consiglio sia sovrano e possa fare delle scelte oculate anche per quanto riguarda gli imprenditori, per dare respiro e un minimo di sviluppo a un territorio che oggi è in piena asfissia. Chiaramente voterò a favore della mozione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, verrebbe da dire che le due mozioni che abbiamo discusso hanno sostanzialmente portato in discussione, in maniera forse impropria, ma sicuramente appropriata dal punto di vista dell'attenzione che questo Consiglio dovrebbe dedicare a certi argomenti, due questioni fondamentali che rappresentano davvero degli elementi di confronto tra maggioranza e minoranza. Nel senso che su questioni di questo genere è davvero possibile cogliere le differenze, qualora ce ne siano, ovviamente. E se ci rendessimo conto che sui grandi temi, che toccano il comune sentire dei sardi, tra maggioranza e minoranza c'è una virtuosa sinergia e un identico modo di vedere le cose, non potremmo che esserne soddisfatti.
Devo dire che quando abbiamo discusso di continuità territoriale non abbiamo potuto marcare un punto in questo senso; è invece emersa una radicale differenza di posizioni, ma una differenza positiva, nel senso che sapere, per voi che siete maggioranza, che in quest'Aula esiste una sensibilità diversa su un argomento che non è secondario per lo sviluppo produttivo della Sardegna è una ricchezza. Noi infatti vi chiediamo di considerare le differenze delle posizioni come un arricchimento del dibattito e uno stimolo costante per voi per andare avanti.
Il ragionamento può essere riproposto in maniera quasi identica per quanto riguarda il problema del Sulcis; problema che è all'attenzione dell'opinione pubblica sarda e della sua classe dirigente da tantissimi anni. Anche per chi, come me, ha l'avventura di sedere non da tanto tempo sui banchi di questo Consiglio non è certo questa la prima discussione nel merito delle scelte che vengono fatte per la zona del Sulcis-Iglesiente. Ed è per questo che l'argomento che abbiamo in discussione oggi va al di là della mozione che, per scelta, è scarna e volutamente presta poco il fianco a ragionamenti speciosi o che semplicemente portino lontano dalla sostanza del problema, inseguendo aspetti specifici sui quali si può essere in disaccordo.
Se voi avete letto - immagino che l'abbiate fatto tutti - con attenzione la mozione che noi abbiamo presentato, avrete visto come sia estremamente scarna, come vada al nocciolo del problema chiedendo che se ne discuta insieme. Il Presidente della Regione ha detto - o almeno questo è stato riportato dai giornali - che se deve fare il piazzista del Sulcis-Iglesiente per consentirne lo sviluppo lui è disponibile a fare il piazzista di quel territorio. Devo dire che io non critico per niente questa affermazione, perché credo che sia in capo al Presidente della Regione, a maggior ragione quando è eletto direttamente dalla gente, occuparsi dei problemi reali della Sardegna. E che il Sulcis sia un problema reale della Sardegna credo che nessuno possa negarlo, ma il metodo attraverso il quale il Presidente se ne occupa nella sua attività promozionale non credo che sia direttamente legato ai risultati che si devono ottenere. Non contesto, cioè, il metodo, mi limito a chiedere al Presidente della Regione quali siano gli obiettivi per cui quel metodo viene messo in campo. Nel senso che, sapendo che il Presidente della Regione intende fare da piazzista per il territorio del Sulcis-Iglesiente, e correttamente può fare da piazzista anche per altri territori che hanno bisogno di sviluppo, e magari anche per quelli che un certo sviluppo lo hanno già raggiunto, ma lo vogliono consolidare, modificare, cambiare, è importante spiegare in quest'Aula, e il ragionamento che si fa è sempre lo stesso, quali sono gli obiettivi e i metodi per cui gli strumenti vengono posti in campo. Cari colleghi, è un interesse dell'intero Consiglio non della sola minoranza. E se voi, come maggioranza, non avete questo interesse, portate pure il Consiglio sulla strada che ritenete. Noi potremo soltanto dirvi che non è la strada giusta, però il Consiglio è il luogo centrale nel quale il Presidente della Regione dovrebbe dire quali sono gli obiettivi di riconversione del territorio del Sulcis, quali sono gli obiettivi di risanamento che il Governo regionale ha in mente e quali sono le tipologie di sviluppo previste per quel territorio. Quali sono?
Io ricordo che nella scorsa legislatura il collega Cogodi, dai banchi di Rifondazione, non solo difendeva il ruolo storico delle miniere, ma sosteneva che le stesse dovevano essere tenute in attività, perché rappresentavano - secondo lui, ma non so se ci avrebbe mandato a lavorare suo figlio - una possibilità di sviluppo per la Sardegna. Ecco, noi vorremmo avere dalla Giunta regionale delle risposte a queste domande. Poi chi la Giunta regionale ritiene di portare in visita di piacere in giro per il Sulcis o qualunque altro distretto della Sardegna francamente non è cosa che ci riguarda. Sappiamo che ci sono delle leggi, abbiamo ribadito nella nostra mozione quali sono queste leggi e gradiremmo che il rispetto delle leggi fosse pieno. Ma oggi non stiamo discutendo soltanto del fatto che ci possa essere il rischio del mancato rispetto delle leggi, che è un rischio che noi tutto sommato non poniamo in conto; noi chiediamo di avere contezza sui progetti di sviluppo, sui piani di risanamento, sulla valutazione del rischio nel territorio del Sulcis. E se questa valutazione è stata fatta chiediamo che se ne riferisca in Aula.
Colleghi, io credo che questo ragionamento sia elementare nella sua semplicità. Se vogliamo chiudere il Consiglio regionale - oggi è il 3 agosto - smettiamola con queste estenuanti riunioni e prendiamoci delle ferie, come quelle che risulta si sia prese il Consiglio regionale della Sicilia, che nella scorsa legislatura è rimasto forse sei mesi senza essere convocato. Ognuno di noi avrà, anche dal punto di vista politico, cose migliori da fare: se ne andrà in giro per il territorio, parlerà con la gente, studierà per essere più preparato quando il Consiglio riaprirà. Ma se riterremo che il Consiglio dovrà essere riaperto, e non in seduta distratta, ma in seduta centrale per la vita politica della Sardegna, dovremo dare noi questa centralità. Nel senso che i cittadini riconoscerebbero la centralità del Consiglio se vedessero che quest'Assemblea ha nerbo, capacità, forza per incidere sulle scelte fondamentali per la Sardegna, che ha la possibilità di giudicare le proposte avanzate dal Governo regionale. Ma se tutto questo non avviene, quest'Aula, nell'immaginario collettivo, non potrà essere identificata come il punto di riferimento per le scelte dei sardi.
Quindi se noi tolleriamo, accettiamo, incoraggiamo che in questo luogo non si discuta, non ci si confronti, che la minoranza non abbia alcun ruolo, non avrà alcun ruolo neanche la maggioranza, e quindi il Consiglio, nel suo complesso, rischierà di non avere la capacità di entrare nel merito delle scelte. A quel punto non lamentiamoci se il Consiglio regionale sarà percepito dai sardi, come qualche volta succede, come un corpo estraneo alla vita sociale della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, mi meraviglia molto il fatto che i colleghi del centrosinistra, che sono intervenuti, abbiano disconosciuto o non vogliano assolutamente riconoscere la valenza di questa mozione, quanto meno per un problema che mi pare sia sentito un po' da tutti. Ora, discutere sul fatto che un mezzo assolutamente pubblico sia stato messo a disposizione del Presidente della Regione è certamente legittimo, ma attardarsi a discutere di questo credo che non sia assolutamente coerente con quello che è invece lo spirito che ha animato i presentatori di questa mozione. E bene ha fatto il collega Vargiu a dire che era un modo per sollevare e discutere questo problema. O non se ne vuole discutere? Se non se ne vuole discutere, si abbia il coraggio di dire che abbiamo delegato anche questa funzione, o meglio che avete delegato, perché per quanto mi riguarda non la vedo e non la penso in questo modo.
Oggi abbiamo discusso di continuità territoriale ed è stato chiesto il ritiro della relativa mozione; adesso si dice che la mozione che stiamo discutendo non ha nessuna valenza e nessuna validità. "E' strumentale", dice l'onorevole Marrocu e ribadisce l'onorevole Calledda. Appare peraltro strano che in una giornata preferragostana, come questa, in cui difficilmente si affrontano problematiche di grande rilevanza, ancora una volta il Presidente della Regione non sia qui per discutere due argomenti che l'hanno visto come interprete principale, non per le interlocuzioni che ci sono state sulla continuità territoriale o per aver richiesto un mezzo pubblico, ma quanto meno per l'utilizzo che ha fatto di quel mezzo. Bene ha fatto il ministro Giovanardi a dire che è legittimo che il Presidente di una Regione utilizzi dei mezzi pubblici. E io sono assolutamente d'accordo su questo, credo addirittura che la Regione Sardegna abbia stipulato una sorta di convenzione con un altro corpo militare dello Stato, per avvalersi proprio di strutture o mezzi che consentono un'ampia visione del nostro territorio. Non ho niente in contrario su questo, sono felicissimo che ciò sia possibile, sempre nell'interesse dei sardi. Quando però l'utilizzo che si fa di un mezzo pubblico non è quello che tutti intendono, ci preoccupiamo, voi compresi, colleghi della maggioranza, che a ruote sgonfie, la settimana scorsa o quindici giorni fa, eravate molto preoccupati per questo. Il collega Uras, che è sempre pungente, ha detto che il presidente Soru "volteggiava", e ha detto bene, questo termine, infatti, è molto più vicino alla realtà di quanto non si pensi, perché il volteggio è un esercizio a corpo libero, che consente di spaziare, libera l'immaginazione, la fantasia. Ma il volteggio dà spazio e immaginazione anche alla mia e alla nostra fantasia, perché non è legato a regole, non può esserlo, altrimenti non sarebbe un volteggio, sarebbe un'altra cosa, sarebbe un esercizio rigoroso, come tanti altri, ma non un volteggio. E' un esercizio a corpo libero e quindi è ammesso tutto, ma è ammesso tutto con i propri mezzi, è ammesso tutto con le proprie risorse, è ammesso tutto ciò che va nella direzione dell'interesse anche pubblico. Ma qui no, qui deve rientrare tutto nell'esercizio delle pubbliche funzioni; qui è diverso e quindi questo non vi deve meravigliare.
Ma il mio ragionamento non è tendente a dimostrare che comunque l'uso non corretto di un mezzo pubblico è sempre deprecabile. Noi abbiamo presentato questa mozione perché volevamo e vogliamo parlare di questo problema, e non solo di questo problema, perché, grazie a Dio, il patrimonio regionale non è costituito solo da quelle particolari aree del Sulcis. E non vorrei neanche che si concentrasse tutto su quella parte del territorio regionale, perché ben altri territori hanno bisogno di sostegno, hanno bisogno di iniziative, hanno bisogno di un Consiglio regionale che dia indirizzi.
Ecco perché il Consiglio regionale deve essere coinvolto e non può essere che il Presidente della Regione, pur dall'alto della sua autorevolezza e pur essendo stato eletto in maniera quasi plebiscitaria, si arroghi anche il diritto di essere colui che programma, progetta, definisce, fa gli accordi. Non è possibile! Questo è possibile in un'azienda privata, non in un'azienda pubblica. Forse sarebbe meglio che tutto avvenisse come in un'azienda privata, il presidente Soru probabilmente la vede in questo modo, però perché questa assenza oggi? Non è la prima. E' vero, l'ho detto in precedenti riunioni, un Presidente della Regione ha certamente tantissimi impegni, eccome se li ha, ne avrà tantissimi, ma ci sono degli argomenti particolari - e questo era uno di quelli - alla cui discussione il presidente Soru dovrebbe essere presente. La sua assenza spaventa per le cose che sono state dette dai colleghi e per le cose che pensano i colleghi della maggioranza. Avrebbe dovuto essere presente per dare risposte a voi e dare certezze a noi, e invece così non è. E quindi dobbiamo continuare ad ascoltare, lo facciamo volentieri, io lo faccio volentieri perché so che l'assessore Sanna è persona seria e competente e ci risponderà, farà le sue considerazioni, ma chi decide alla fine è il presidente Soru. E il Presidente è silente. Quindi capisco la difficoltà con cui gli onorevoli Calledda, Marrocu, meno l'onorevole Francesco Sanna, meno ancora l'onorevole Uras, si sono affannati a cercare di trovare banali giustificazioni, senza convinzione, senza nerbo. So benissimo che la pensate come noi, lo si legge nei vostri sguardi, perché non può che essere così.
Onorevole Uras, siamo attaccati alla Sardegna quanto lei certamente, e quindi ci stanno a cuore le sorti di quella parte come di tutto il territorio regionale, ma lei ha definito il Sulcis territorio devastato. L'onorevole Uras - stiamo attenti - ha definito il Sulcis territorio devastato, in parte devastato.
(Interruzione del consigliere Oppi)
DIANA (A.N.). Onorevole Oppi, non voglio entrare in polemica con lei, ci mancherebbe altro! Ci manca solo questo e poi abbiamo completato il quadro!
Certo che il Sulcis è devastato, ma la sua attuale condizione è il frutto di una politica di devastazione durata quarant'anni, e non ci si può appellare alla legge del 1998 per dire che non si è fatto niente. Non è così, il problema è che se il Sulcis è un territorio devastato il presidente Soru avrebbe dovuto venire in quest'Aula - e bene avrebbe fatto a farlo prima di volteggiare sopra quella zona - per dire al Consiglio regionale: "Signori, in mezzo a tante cose che vi ho raccontato in campagna elettorale, bisogna iniziare a dare certezze, bisogna intanto dare la possibilità all'onorevole Uras di leggere preventivamente il DPEF", e già questa sarebbe stata forse una correttezza istituzionale di grande livello. E poi doveva venire in Consiglio regionale e raccontarci quali sono gli intendimenti suoi, più che della maggioranza, in merito all'alienazione o alla cessione di una parte del patrimonio regionale. Perché se fosse venuto in Aula e ci avesse spiegato un po' tutto questo, avremmo quanto meno potuto ragionarci su. Ho parlato per cinque minuti.
PRESIDENTE. No, ha parlato per dieci minuti, onorevole Diana. Era tanto piacevole ascoltarla che il tempo è volato. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, io non pensavo di dover reintervenire, perché speravo davvero che fosse sufficiente l'illustrazione, fatta senza nessun riferimento polemico, e che ad essa seguisse un confronto politico e personale vero. Invece non c'è stato né un confronto politico né un confronto personale. Dal Capogruppo dei Democratici di Sinistra abbiamo sentito soltanto una serie di banalità e di banalizzazioni del problema, fino a dire che la mozione sostanzialmente non poteva essere approvata dal centrosinistra perché impegna la Giunta a rispettare la legge. Io ricordo che la mozione, pur non polemica, impegna la Giunta a due cose ben precise: l'impegno a procedere nella vendita delle aree minerarie attraverso il metodo della gara ad evidenza pubblica e, in secondo luogo, l'impegno a riferire preventivamente al Consiglio in merito al modello di sviluppo e alle implicazioni di natura urbanistica di questo problema.
E' stato già detto, ma lo ribadisco, che c'è innanzitutto un problema di procedure, e io sono contento che voi abbiate ribadito, almeno informalmente, anche se non voterete a favore della mozione, che su questa vendita la Giunta regionale è impegnata a procedere attraverso il metodo della gara ad evidenza pubblica. Vorrei dunque capire, se il metodo sarà quello della gara. Cosa accadrà? Prevederete nel bando la possibilità per tutti gli imprenditori e i gruppi imprenditoriali interessati a queste aree di fare un giro, accompagnati dal Presidente della Regione e dall'Assessore dell'urbanistica, per vedere le aree e per capire insieme quale sarà la loro futura destinazione urbanistica? Questa è la gara come la concepite voi? Se questo è vero, allora voi ritenete normalissimo che prima di scrivere il bando si abbiano dei contatti, ma ben più, si facciano delle vere e proprie trattative per discutere, insieme all'1 per cento, presumibilmente, della platea dei possibili concorrenti, della preziosità del bene e delle possibili azioni di politica urbanistica da farsi prima della emanazione del bando di gara? Questa è la gara così come la concepisce il centrosinistra! Ne siamo lieti, è una bella cosa e siamo proprio stupefatti: voi concepite il metodo della gara in questo modo, perfetto!
Pertanto noi siamo fiduciosi per il futuro in virtù del fatto che la legge sarà attuata in questo modo e quindi saremo tutti tranquilli, sarà possibile per tutti avere questo tipo di rapporto con la pubblica amministrazione. La Regione è un palazzo con le pareti di cristallo ormai, tutti possono andare, acquisire gli atti, vedere i documenti, anzi il Presidente e gli Assessori sono tutti disponibili sul territorio! Oggi, infatti, il Presidente non è qui, chissà quale altro gruppo imprenditoriale starà contattando per vedere quali sono i vantaggi che la Regione Sardegna offre per gli investimenti! Ma per favore! Ciò che davvero è incredibile è che non siate stati disponibili, oggi, a confrontarvi politicamente, umanamente e personalmente su questo problema. I sardi, per fortuna, sono meno formali di voi, i cittadini, gli elettori sanno capire e noi speriamo che davvero capiscano quello che sta accadendo in questa regione. E quello che sta accadendo ha veramente una valenza politica. Noi non abbiamo fatto un esposto alla magistratura, chiaro? Sono altri che si rivolgono alla magistratura per risolvere problemi politici! Noi abbiamo posto un problema politico nella sede istituzionale del Consiglio regionale, per confrontarci su una questione seria e la risposta è su un problema politico. Il problema politico sinteticamente è questo: abbiamo un Presidente della Regione che confonde la sfera pubblica con la sfera privata. Questo è obiettivamente indiscutibile, purtroppo, e lo sapete anche voi.
Tralasciamo però questo aspetto, anche perché il Presidente non è presente adesso, non era presente stamattina, non è presente mai, e quando arriva non si informa neanche di che cosa si sta discutendo, sbaglia pure i contenuti dell'argomento e fa fare brutta figura anche alla Giunta e a voi stessi. Capisco bene che la sua assenza in qualche modo sia utile, continui pure così tanto il Consiglio, evidentemente, troverà il modo per sviluppare una propria capacità e noi consiglieri troveremo il modo per guadagnarci l'indennità che percepiamo. Ma il vero problema politico non è più il Presidente, colleghi! Il vero problema politico è il centrosinistra sardo, è la maggioranza del Consiglio regionale che accetta queste cose! Forse il Presidente confonde sfera pubblica e sfera privata per inesperienza. Io concedo il beneficio della buona fede a tutti, salvo prova contraria, e dico che il Presidente è in perfetta buona fede, ma la sfera pubblica e la sfera privata voi le conoscete bene, il confine tra queste due sfere lo conoscete tutti benissimo, perché non mancava giorno nella precedente legislatura in cui ci ricordavate quali erano questi limiti. Per noi queste regole e questi limiti valevano, e per voi, cioè per la sinistra, non valgono? Ciò che tocca la sinistra è automaticamente sanato? Ciò che tocca o fa la sinistra è formalmente e sostanzialmente buono in quanto tale? Questo è il vero problema politico.
L'altro problema è che voi ormai vi siete appiattiti sulla tesi, esposta più volte dal collega Marrocu, secondo la quale con Palomba avete perso le elezioni perché eravate litigiosi, con Floris, Pili e Masala abbiamo perso noi le elezioni perché eravamo litigiosi, perciò non dovete litigare. A parte il fatto che non è vero che non litighiate, ma questo ormai sta emergendo anche dal palazzo con i muri di cristallo - d'altra parte l'avete voluto voi così, ci sono anche i microfoni -, siete davvero certi che per vincere le prossime elezioni regionali dovete semplicemente evitare di litigare? Non pensate forse, in qualche angolo del vostro cervello, che le elezioni si possano perdere anche perché si perde la credibilità politica, si perde la dignità politica, si perde la capacità di dare davvero a questo luogo, in cui voi, non la Giunta, siete protagonisti, la possibilità di dire quello che si pensa, di dare indirizzi politici a questo Governo e di tirar fuori idee e proposte che sappiano dire pane al pane e vino al vino? Si può perdere la credibilità politica perdendo anche la dignità. Se la perdete voi non vogliamo perderla noi e anche in un Consiglio così banale e così banalizzato dal vostro continuo silenzio, tranne qualche rara eccezione, e dalla vostra continua acquiescenza, noi faremo di tutto in quest'aula, d'ora in poi, faremo sempre di più, anche se è difficile combattere contro un avversario che non esiste politicamente!
PRESIDENTE. Per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, vorrei iniziare rassicurando il consigliere Diana: non parlerò a titolo personale, parlerò per conto del Governo regionale, così sarà più sollevato all'idea che anche se il Presidente non è qua non potrà certamente contraddire quello che io dirò all'Aula. E anche questa, sebbene possa essere banalizzata, è una forma di rispetto istituzionale per i compiti e per il ruolo del Consiglio, al quale noi non ci sottraiamo e non ci potremo sottrarre, proprio perché intendiamo utilizzare anche queste occasioni per arricchire le nostre valutazioni, che non appartengono, onorevole La Spisa, a cervelli lucidi della Giunta regionale, ma a cervelli che, a differenza di altri, hanno avuto, credo legittimamente, il compito di mettersi a funzionare nell'interesse di una collettività e che devono dimostrare, ancora di più per questo, di essere assolutamente più lucidi di quanto normalmente altre funzioni richiedono.
Comincio col dire che la mozione è sostanzialmente provocatoria e per questo non accoglibile dal nostro punto di vista, per un semplice fatto, sempre in virtù di quel rapporto di reciprocità che fa da riferimento a quello che ho detto poc'anzi: se c'è il rispetto della Giunta nei confronti del Consiglio ci deve essere anche il rispetto del Consiglio nei confronti della Giunta. E allora una mozione, in una sede istituzionale, non si può permettere di insinuare una vocazione alla illegalità, perché noi siamo qua dopo aver giurato, come voi, di rispettare le leggi. E dunque questo è un punto essenziale di chiarezza, perché nessun rapporto potrà essere compreso dai cittadini se viola questa base fondamentale di principio. E le posso assicurare che nella Giunta non ci sono persone che abbiano la propensione a percorrere itinerari di illegalità o a perseguire qualsivoglia idea garibaldina di piegare le leggi ai propri comodi. Certamente per le persone che sono qui lo posso assicurare.
Cosa abbiamo fatto? Cominciamo dalla questione più eclatante, questa grande questione del volo! Badate, dopo la dicitura "scopi istituzionali", in una richiesta rivolta all'arma dei Carabinieri, non ci può essere il punto, perché devono essere indicati gli scopi, i luoghi e le persone. E questo è stato fatto. Allora, se è stato fatto nei confronti del Comando generale dei Carabinieri della Regione Sardegna, continuare a insinuare cose che non esistono è come invocare la condanna al giudice non appena ha pronunciato una sentenza di assoluzione. Vedete un po' voi! Credo che questa sia stata la risposta del Ministro, ma non mi voglio appoggiare alla sua risposta, pur coerente con questa visione. Noi abbiamo detto esattamente a che cosa ci serviva quel volo in elicottero e adesso lo spiegherò anche a voi.
Come voi sapete, il profilo giuridico di questa questione è insito nell'articolo 39 della legge finanziaria, che ha dato, rispetto alla legislazione previgente, riconducibile alla legge regionale numero 35, un'impronta differente per quanto riguarda la dismissione dei beni. Non sto qui a spiegare la necessità di superare la farraginosità di questa legge e l'impossibilità di ritenerla adeguata alla velocità delle decisioni che urge di questi tempi, perché voi meglio di me conoscete questo aspetto. Si sta quindi pensando, da alcuni mesi a questa parte, a un'ipotesi di lavoro per attuare l'articolo 39 della finanziaria, che consista nell'avvalersi - come dice l'articolo - anche di forme di cartolarizzazione. La nostra idea è la seguente: noi pensiamo di avviare, anche qui con tutti gli strumenti della trasparenza pubblica, la ricerca di un interlocutore di comprovate capacità sulle cose che dirò, in grado di fornirci, nell'immediato, un progetto e un'attuazione del progetto riguardo a quell'obiettivo, ovvero quello di realizzare, rispetto agli elenchi e alla conoscenza dell'intero patrimonio della Regione, unificato ai sensi dell'articolo 39 della finanziaria, un'articolazione dei beni che preveda intanto la dotazione di quel patrimonio che, per le sue caratteristiche, deve andare alla istituita Conservatoria dei beni paesaggistici, che costituisce la cassaforte di quei bei immobiliari che abbiano un rilevante e indiscutibile pregio dal punto di vista paesistico, affinché di questi se ne faccia l'uso e la valorizzazione più compatibile con quelle finalità. Dall'altra parte resta il demanio regionale, che deve essere una sorta di organo regolatore dei processi di gestione attiva del patrimonio e dovrà trattenere non solo i beni che sono strettamente funzionali alle proprie attività e a quelle degli enti e delle società che operano nell'ambito della Regione, ma anche tutti quei beni - ed è qui il punto - che noi riteniamo strettamente connessi con la possibile valorizzazione di particolari territori ad alta sensibilità. E non sono solo quelli del Sulcis; ce ne sono a Castiadas, ci sono problemi aperti a La Maddalena, ci sono problemi aperti all'Asinara. C'è una complessità di problemi. Che cosa accade dunque? Che tutto quello che viene sottratto a queste due ultime categorie è patrimonio che andrà al processo di cartolarizzazione e quindi non sarà tutto il patrimonio regionale, ma quello che meriterà di essere valorizzato e cartolarizzato. Tutto quello che invece avrà pregio storico-paesaggistico o funzionale per un'ipotesi di sviluppo di determinate aree andrà trattenuto dalla Regione perché ne faccia l'uso conseguente.
Su questo tema si è sviluppato dentro il Governo regionale il punto saliente. Qualcuno dice: "Attenzione, sia che andiamo alla cartolarizzazione, sia che andiamo alla vendita degli immobili, ai sensi della legge regionale numero 35, noi dobbiamo vendere i beni uno a uno". E' chiaro che questo metodo è stato per lungo tempo un veicolo di minori speculazioni, ma è pur sempre uno strumento di potenziale speculazione, mentre alcuni di noi hanno sostenuto che parte di questi beni, valutati nel loro insieme e raccordati da un possibile progetto integrato in quel territorio, dovrebbe essere in grado di attenuare i sospetti di speculazione, per fare in modo che sia attui un meccanismo, governato dalla Regione, insieme ai comuni e alle province, che possa valutare se quel progetto nella sua interezza sia in grado, in qualche modo, di dare una risposta esauriente a quel territorio. Su questo punto c'è ovviamente, e c'è stata, rispetto anche ai contatti che si sono avuti con i vari imprenditori, una valutazione differente. Abbiamo quindi programmato, con un sopralluogo, la possibilità di verificare se camminare secondo ipotesi di questo genere fosse un'idea percorribile. Perché diversamente quei beni di cui stiamo parlando andrebbero dritti dritti alla Conservatoria, senz'ombra di dubbio. Se quei beni non possono essere valorizzati per dare una risposta a quei territori, pensate che debbano essere cartolarizzati uno a uno per far sì che emergano quei fenomeni di speculazione? Credo di no, andrebbero direttamente al campo di azione della Conservatoria.
E allora, avevamo programmato da tempo, non nell'immediato, la possibilità di avere una rappresentazione di un insieme di imprese che a suo tempo, per diversi canali e attraverso diversi interlocutori, avevano manifestato interesse per singoli beni di quei compendi, dicendo loro: "Verifichiamo insieme se c'è la possibilità che voi possiate accedere a un'ipotesi di progettazione integrata o se sia il caso di mettere in piedi una gara internazionale che possa, in qualche modo, dare la spinta a questa idea, a questo progetto". Ovviamente la risposta degli imprenditori nel vedere questi beni è stata quella di separare i beni che non convengono perché situati lontani dal mare o in ambito urbano, in quanto dicono: "Lì non abbiamo nessun interesse", da quelli che invece hanno un particolare pregio, e che, se si vuole, è la conclusione più elementare di questo processo che ci ha guidato. E sta proprio qua la conferma dell'idea che abbiamo maturato, frutto di questa verifica.
Devo dire che a quel volo sono stati chiamati tre imprenditori, compreso il Gruppo Barrack, che due giorni prima ha declinato l'invito per impossibilità di essere presente. Quindi su questo piano non ci interessa assolutamente alimentare polemiche, perché non avevamo nessun interesse a privilegiare l'uno o l'altro, ma abbiamo tentato di capire se fossero interlocutori omogenei dal punto di vista della potenzialità imprenditoriale per poter dare credibilità egualitaria alle loro impressioni.
Fatto questo, la nostra decisione sta andando in quella direzione, quella cioè di trattenere l'insieme di questi beni e destinarli a una gara internazionale con la possibilità che compendi omogenei, integrati tra loro, siano messi a concorso prima di tutto di idee e poi, una volta che le idee sono avanzate, a realizzazione e a vendita, per dimostrare quale sia il progetto migliore e che caratteristiche deve avere in quei luoghi per dare una risposta complessiva a quel territorio. E questo lo valuteremo secondo tutti quei requisiti contenuti della direttiva, con l'unica differenza che invocare punteggi, onorevole La Spisa, è stato un costume invalso da molti anni in questa Regione, e io conosco punteggi dati da persone incompetenti che hanno fatto valutazioni altrettanto incompetenti, al limite della illegalità. Quindi invocare punteggi non mi serve a nulla! Mi serve dimostrare che coloro che danno i punteggi siano persone in grado di darli.
LA SPISA (F.I.). Cosa c'entra questo?
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. C'entra, perché lei ha sottolineato l'aspetto dei punteggi.
LA SPISA (F.I.). Ne parleremo quando nominerà la Commissione.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. E quindi, quando valuteremo le modalità, valuteremo anche quali sono stati i punti deboli di quella invocata come la grande direttiva, che sarà una grande direttiva interpretata dalle norme attuali e assolutamente lineare con tutti i requisiti di legge. Ma la cosa più importante è che non ci sottrarremo al confronto né col Consiglio, né con i Comuni né con le Province, perché crediamo che se non trovasse rispondenza quest'idea in quei soggetti sarebbe, sì, allora solo un'operazione di mera vendita per fare cassa, e non risolverà comunque i problemi della Regione, sia chiaro. Nessuno di quegli immobili, nel loro insieme, nella più generale potenzialità del nostro patrimonio, è in grado di risolvere i problemi di una regione, perché noi non dobbiamo pensare di fare la politica, che stanno facendo altri, dell'una tantum. Noi dobbiamo lavorare su un altro versante, di continuità, che è quello che garantisce che possiamo dare certezza agli impegni che assumiamo, perché paradossalmente quello che ne ricaveremo ci servirà solo per ripianare quello che oggi è in disequilibrio nel bilancio della Regione.
Quindi noi lavoriamo per un progetto integrato, secondo i criteri della trasparenza. E vorrei superare, se mi è consentito, l'assoluta furia iconoclasta che accompagna gli interventi dell'onorevole Pili, dicendogli che è l'unico che ho sentito, e che molti di noi hanno sentito, dare un giudizio sul lavoro dell'Ufficio del Piano paesaggistico del tipo che ha dato lui e che è esattamente la tesi che egli stesso ha sostenuto appena si è seduto nell'ufficio, senza neanche darci il tempo di illustragli complessivamente il lavoro che era stato fatto. Molte volte si è prevenuti, lo comprendo, ma può pagare questo? Io credo che il giudizio lo dovrà dare sull'aggiornamento delle carte, sulla qualità del lavoro, sul fatto, onorevole Oppi, che non ci saranno due pesi e due misure, ma ci saranno più criteri applicati in maniera uguale e ovunque, perché è in quel punto che si gioca una credibilità che non è politica; è una credibilità regionale, nazionale e internazionale di un modello di Sardegna che dobbiamo dimostrare essere un modello serio, prima di tutto nell'applicare i criteri che autoregolano il nostro territorio, perché un territorio che si dimostri mal regolato è un territorio che non ha marketing da portare da nessuna parte. Quindi noi abbiamo tutta l'intenzione di giocarci le nostre carte lì, dimostrando quanto può essere imparziale e ricca di prospettive la possibilità di dare regole a un territorio che non ha avuto regole per tanto tempo.
Credo di poter dire che questo è il succo della faccenda; dopodiché ognuno può continuare la polemica che gli pare. Il Presidente della Regione non ha i poteri di vendere il patrimonio della Regione, non li ha, perché questo processo da anni ha un profilo pubblico di evidenza, a partire già dalla legge numero 35 e in tutte le normative europee che oggi accompagnano questo tipo di gare. Ma vorremmo sfidare gli imprenditori non solo sulla loro capacità d'impresa, cosiddetta, ovvero la capacità di sostenere l'onere di mettere insieme attività che possono generare anche perdite insieme ad attività che danno profitti, ma gli dobbiamo anche ricordare - così come abbiamo fatto - che quei progetti dovranno tenere conto del fatto che non ci sarà nessuna deroga urbanistica. Non regaleremo volumetria, perché quei siti vanno ricostruiti secondo invarianti volumetriche che debbono valorizzare i contesti storici e industriali che hanno segnato la storia di quei luoghi e allo stesso tempo, come esempi che già insistono in quei luoghi, hanno potuto dimostrare di avere successo, di avere fascino e capacità di attrazione.
Non regaleremo nulla di quello che non potremo regalare ad altri, nel senso che la regola renderà uguale il profilo di rapporto nella cessione di questi beni. Si tratta di volumetrie interessanti, non esorbitanti, ma sono le volumetrie industriali, sono quelle che dovranno essere riconvertite, in parte ricalcando le caratteristiche di quei luoghi e di quelle esperienze e quindi in piena linea con gli indirizzi che ci siamo dati di recuperare, anche attraverso le attività di recupero industriale ed archeologico, le valenze di carattere storico e identitario della Sardegna. Ripeto, sarà un processo che riguarderà non solo il Sulcis, ma che sta già riguardando, come ho avuto modo di dire pochi giorni fa anche a La Maddalena, l'esigenza che il parco, qualunque tipo di parco, faccia i piani di gestione, perché deve dichiarare come vuole utilizzare i beni. Solo allora, quando riscontreremo l'adesione dei comuni e delle comunità locali anche sui progetti di gestione dei parchi, noi cederemo il patrimonio, perché il patrimonio pubblico deve essere assicurato da una regola, non da una carta bianca, e quindi noi dobbiamo sapere che cosa ne faranno, gli enti gestori dei parchi, di quei beni, come li valorizzeranno e a che fine quegli stessi beni verranno dati.
Questa è la regola che vale per tutti e non capisco perché non debba valere, a maggior ragione, su questioni di questa delicatezza che, vi assicuro, non verranno lasciate né agli affari né alle speculazioni. Non ho mai fatto questo mestiere e non intendo farlo in questa fase della mia vita. Credo che occorra stare attenti e credere un po' di più non alla filastrocca che abbiamo un Presidente che decide tutto da solo, perché non è vero, ma al fatto che abbiamo un Presidente che ha le sue idee e che ci si deve confrontare anche con le idee degli altri, soprattutto quando queste sono accompagnate da esperienza e qualche volta anche da una maggiore competenza su alcune questioni specifiche.
Sulla questione del sorvolo, vorrei consolare ulteriormente il consigliere Pili: non siamo andati a Funtanazza. E' stato un peccato, probabilmente non era negli obiettivi nostri, però su questo argomento l'onorevole Pili, se vuole, si può costituire procuratore del Comune di Arbus. Resta solo da verificare se il Comune di Arbus accetterebbe di affidargli qualsiasi procura.
PRESIDENTE. Poiché nessuno dei presentatori ha domandato di replicare, dichiaro chiusa la discussione. Siamo in fase di votazione. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, farò una breve dichiarazione di voto favorevole a questa mozione. Ho seguito devo dire non interamente l'intervento dell'assessore Sanna, anche perché riflettevo sul fatto che sarebbe stato opportuno che fosse intervenuto il presidente Soru. Non capisco infatti il "noi" che usa l'Assessore, perché non riconosco una collegialità che gli possa consentire di dire: "Noi stiamo facendo qualcosa". Credo che lei, Assessore, non sappia che cosa sta facendo o sta pensando di fare il presidente Soru. Probabilmente glielo comunicherà a cose fatte, come è avvenuto fino ad oggi, ultimo caso quello delle comunità montane.
Perciò quel "noi" mi sembra un pochino presuntuoso, mi permetta Assessore, anche perché è difficile non considerarlo tale visto che lei cambia atteggiamento a seconda di chi guida la macchina, e non l'elicottero, in questo caso. Perché, veda, la sua presenza sull'elicottero non è in discussione, non lo è assolutamente, anzi io, per esempio, non sapevo neanche che ci fosse. E' in discussione il modo in cui si utilizzano alcuni strumenti che sono disponibili per l'esercizio di funzioni istituzionali. Si è risposto che questi strumenti sono stati correttamente utilizzati, rimandando però, nella dichiarazione dell'onorevole Giovanardi richiamata in Aula, ad eventuali altre istituzioni per l'accertamento successivo. Prendo atto di questo. Ma mi ha stupito molto, in questo dibattito, tutta una serie di interventi e di strane coincidenze. Nel luglio e nell'agosto del 2002, eravamo qui in quest'aula a parlare di un fatto simile a seguito di una vostra mozione. Vi ricordo la cessione Starwood e l'onorevole Pili che si permette di ricevere, a Villa Devoto, l'imprenditore americano Tom Barrack. Immediatamente dopo, il 31 luglio 2002, voi avete presentato una mozione in Consiglio gridando allo scandalo non perché questo imprenditore fosse stato accompagnato da qualche parte, ma perché lui, con i suoi danari e in base a una trattativa privata, stava per acquistare la Costa Smeralda dalla Starwood. In quella sede, l'onorevole Spissu, oggi Presidente del Consiglio, esprimeva la sua condanna dicendo: "Abbiamo assistito in silenzio al sostegno palese che il Presidente della Giunta ha accordato a un imprenditore americano. La Starwood ha sostituito l'Aga Khan, Tom Barrack sostituisce la Starwood". Vi invito a leggere i resoconti di quella seduta del Consiglio, in cui si richiamavano le vicende per cui molti imprenditori sardi erano stati "bruciati" nell'acquisizione della Starwood. Il presidente Soru, non avendo nessun ruolo istituzionale nella vicenda, non può intervenire, così come ha detto giustamente l'assessore Sanna, per favorire l'uno o l'altro. E' giusto, è corretto, neanche il presidente Pili allora poteva, però avete votato una mozione condannando tutti quegli atti. Perché in quel caso avete intravisto, in una trattativa privata, un non so che di losco riguardo a quella operazione. E continuavate a intervenire parlando dell'importanza - sottolineo l'importanza - che un gruppo di imprenditori sardi fosse riuscito ad affermare la propria esperienza e professionalità. Tutti a difesa degli imprenditori sardi!
Non ho il tempo per concludere il mio intervento e per dire tutto quello che avrei voluto dire. E' pleonastico dire che le leggi vanno rispettate, così come è pleonastico chiedere che si risponda alle interrogazioni o che si stia attenti a non nominare direttori generali che risultano o potrebbero risultare indagati. E' altresì pleonastico far notare che il nostro Presidente, in numerose occasioni, si dimentica che esistono delle leggi che devono essere rispettate. Noi vogliamo essere pleonastici, vogliamo ricordarvi che esistono delle leggi. Voteremo perciò a favore della mozione numero 41.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, voterò a favore della mozione, ma questa dichiarazione di voto mi permette di argomentare alcuni punti che l'assessore Sanna ha voluto richiamare. Il primo: il volo è stato fatto pensando alla cartolarizzazione come ipotesi principale su cui fondare l'attuazione dell'articolo 39 della finanziaria e conseguentemente la difficile attuazione - ha detto l'Assessore - della legge 35/95: dotazione alla Conservatoria, la Regione dovrà trattenere i beni demaniali connessi allo sviluppo e verificare ipotesi di questo genere. Io mi domando: qual è il tecnico esperto di cartolarizzazione che può valutare un bene minerario a due o tremila metri di quota? Qual è il tecnico che può pensare che le aree minerarie si possano valutare da un elicottero? Ma sapete che la maggior parte delle aree minerarie dell'Iglesiente, del Guspinese, dell'Arburese, è formata da discariche e che nei siti minerari vi è la necessità di una messa in sicurezza, di una riabilitazione ambientale, di un ripristino idrogeologico legato all'utilizzo di quelle aree? Ma come si può valutare un bene da un elicottero? Da un elicottero si può valutare l'entità paesaggistica, che però non è funzionale alla cartolarizzazione. Si può però valutare quello che abbiamo capito benissimo essere l'intento del Presidente della Regione e credo anche, visto che lo ha coperto, dell'assessore Sanna, quello cioè di indirizzare - uso questo verbo per non usarne altri, mi verrebbe da dire teleguidare - il Piano paesaggistico regionale, e cioè: "Facciamo scegliere anticipatamente a degli imprenditori amici". Lei, onorevole Sanna, ha detto: "Abbiamo individuato per diversi canali". Quali sono i diversi canali attraverso i quali avete individuato gli imprenditori? Per diversi canali! C'è solo un canale nella pubblica amministrazione, solo uno, ed è quello dell'evidenza pubblica. E' difficile non pensare che invece l'individuazione sia avvenuta ad personam, con una scelta che certamente non ha niente a che vedere con una valutazione trasparente e pubblica. Altro che concorso di idee! Concorso di idee era anche quello approvato dal Ministero delle attività produttive - allora dell'industria - su un'idea-progetto che il centrosinistra allora al governo bloccò, finanziato in base all'articolo 9 della legge 221, la legge concernente le aree minerarie, che proponeva un piano integrato di dettaglio (ancora disponibile presso l'Assessorato regionale delle attività produttive), condiviso anche dalla gran parte del Consiglio comunale della città di Iglesias, per esempio, se ci riferiamo alle aree minerarie costiere del sito di Masua, che credo che sia stato uno di quelli visitati e sorvolati dal Presidente della Regione.
E' evidente che il dato politico più rilevante è che si fanno questi sopralluoghi nel momento in cui è in corso un'analisi fondata sulle carte che devono essere alla base del Piano paesaggistico regionale. E' una valutazione fondamentale, se queste aree sono vincolate, perché si riconoscerà una valenza naturalistica fondamentale o una volumetria aggiuntiva, e venderle oggi, con questo stato dell'arte, credo che sia assolutamente improponibile. Il fatto che la maggioranza abbia scelto la strada del silenzio è il chiaro, chiarissimo segnale politico che la maggioranza stessa non condivide e in un certo qual modo si dissocia dall'operato della Giunta.
Io credo che fatti di questo genere, oltre che essere valutati per quello che sono, non devono assolutamente ripetersi, anche perché, come ha detto qualche collega, la minoranza di questo Consiglio d'ora in poi sarà molto più vigile e molto più severa.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Io voterò contro la mozione numero 41, perché la ritengo, sul piano tecnico, assolutamente inconsistente, ma non solo per questo motivo. Si è detto che la mozione è scontata, che la procedura è quella prevista in legge e che, come ha sostenuto anche poc'anzi l'onorevole Pili, non ci sono altri canali. Voi avete affermato di voler essere pleonastici come questa mozione.
Voterò contro, pur apprezzando in qualche misura la provocazione, posto che la mozione intendeva portare all'attenzione del Consiglio regionale - secondo me nel modo sbagliato - un tema che ci appassiona: le aree minerarie dismesse, la cartolarizzazione, l'articolo 39 della finanziaria. Io ricordo di aver fatto qualche breve intervento in quella occasione e, paradossalmente, devo dire che in alcuni ambiti della minoranza e della maggioranza di questo Consiglio si parlano linguaggi più o meno simili. Penso di essere stonato rispetto a quei linguaggi, perché non ho quella visione. Poco fa ripassavo, con il collega Calledda, una raccolta di atti e articoli fornita gentilmente da un cultore della conservazione archivistica, l'onorevole Oppi, perché c'è anche qualche pezzo frutto della mia applicazione come giovanissimo funzionario dell'Assessorato degli enti locali, finanze ed urbanistica. Si citava una legge del 1987: il relativo disegno di legge, presentato su proposta dell'assessore Cogodi, prevedeva il trasferimento di quelle proprietà agli enti locali con l'obbligo di predisporre un progetto di utilizzo in funzione della crescita economica e di una progettazione d'impresa nuova e alternativa rispetto a quella storicamente presente in quei territori, e anche in funzione sociale, cioè per costruire un ambiente e dare una prospettiva di crescita civile alle comunità di quei territori.
Non se n'è fatto niente dal 1987 al 2005 e pessima è stata l'applicazione delle legge 204, della legge 221 e di quant'altro. Io dico che una responsabilità ce l'abbiamo tutti: anche noi abbiamo avuto funzioni di governo in molte occasioni e anche in quei comuni, e io ho terrore che sia stato commesso un altro errore, che ci sia stata un'altra presunzione, temo cioè che si sia sbagliato nel coinvolgere le comunità locali nella programmazione dello sviluppo, nell'utilizzo anche sociale di quei beni, e che oggi tutto venga risolto da un capitalista illuminato, da un'impresa, dalla centralità di tutto, così nell'economia come nella politica. Ho terrore che sia stato commesso questo errore. E' dunque necessario, lo sostenevo durante la discussione della legge finanziaria, che il Consiglio regionale si attivi per adempiere al suo dovere di esercitare un controllo su queste attività. Io parto dall'idea che tutti noi lavoriamo per il bene comune, per il bene dei sardi e della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, noi voteremo a favore della mozione numero 41, di cui siamo firmatari. Facendo quasi un riferimento speculare al ragionamento che ha fatto or ora il collega Uras, il quale diceva detto: "Voto contro però apprezzo la provocazione che è stata portata in quest'Aula", io dico che voterò a favore, però apprezzo, e le ho ascoltate con attenzione, le considerazioni che la Giunta ha fatto in risposta ai ragionamenti che noi abbiamo portato in quest'Aula.
Devo dire che una parte di queste considerazioni le ho trovate, le abbiamo trovate, convincenti e come tali meritevoli di approfondimento. Ritengo quindi che ci sia la necessità di continuare il ragionamento fatto sinora in quest'Aula, nel senso che deve essere chiaro che, al di là della volontaria provocazione, come Riformatori niente abbiamo contro il disegno sulla cartolarizzazione, che la Giunta ha illustrato nuovamente anche in questa sede, niente abbiamo nei confronti del concorso di idee che la Giunta regionale ipotizza per la dismissione di beni che avendo un raccordo tra loro non siano ragionevolmente oggetto di cartolarizzazione. E devo dire che niente abbiamo neppure contro il contatto diretto tra la Giunta regionale e imprenditori seri che avessero necessità di una migliore conoscenza delle condizioni complessive di eventuali investimenti in Sardegna.
Il collega Capelli ha letto testé alcune dichiarazioni che nel 2002, in analogo periodo dell'anno (31 luglio), furono fatte da alcuni componenti dell'allora minoranza di centrosinistra, i quali, in maniera isterica e scandalizzata, gridarono allo scandalo per il contatto Barrack-Pili-Starwood. Così come noi allora ritenevamo che non ci fosse niente di illegittimo in quel contatto, credo che oggi sbaglieremmo se ci associassimo, soltanto per il fatto di essere dall'altra parte rispetto a chi governa, al ragionamento di chi anni fa pose l'accento, in maniera sbagliata, su questo tipo di problematiche. Resta però un problema fondamentale, che poi è il problema sul quale stiamo ancora aspettando delle risposte da parte della Giunta: io capisco che l'assessore Sanna sia, per certi versi, più competente dello stesso Presidente in materia urbanistica, e quindi che il Presidente sia disponibile ad accettare i suoi suggerimenti, però, Assessore, io che ho compiti da legislatore e non ho competenza da urbanista, non sono riuscito a comprendere il passaggio in cui lei ha detto che agli imprenditori che avevano manifestato segnali di interesse verso singoli beni che potevano essere destinati alla cartolarizzazione si è chiesto di dare una risposta su un possibile progetto integrato sul territorio. Benissimo! Quello che noi come Consiglio regionale vorremmo sapere è quale sia, nel Sulcis, perché di questo territorio si sta parlando, questo possibile progetto integrato sul territorio. Saremmo cioè interessati a conoscere i dettagli del progetto integrato che riguarda il Sulcis e anche tutte le altre aree della Sardegna dove la Giunta riterrà di non andare avanti con la cartolarizzazione, ma con progetti integrati sul territorio.
Credo che questo sia il problema fondamentale che ci stiamo ponendo in questo momento, cioè le scelte relative allo sviluppo devono essere discusse qui in Consiglio, perché ci deve essere consentito di ragionare e riflettere su di esse, ci deve essere consentito di comprendere, per quanto riguarda il Sulcis, se la valutazione del rischio, che ovviamente cambia il ragionamento su chi deve investire in quel territorio, è stata fatta oppure no e qualora sia stata fatta quale risultato ha dato. Ci deve essere consentito di capire quale sarà, per le popolazioni, la ricaduta anche sulle aree limitrofe a quelle minerarie, per comprendere se il progetto integrato di sviluppo esiste o no. E' questo il problema che fondamentalmente noi abbiamo voluto porre oggi in quest'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, non per citare sempre e comunque l'onorevole Uras, peraltro assente in questo momento, però l'onorevole Uras è colui che si distingue maggiormente all'interno della maggioranza. E l'onorevole Uras ha detto chiaramente che vota contro però condivide lo spirito per cui è stata presentata questa mozione. Io vorrei che in qualche maniera se ne convincesse anche lo stesso assessore Sanna, perché, veda, Assessore, io non ho mai pensato di sottoscrivere questa mozione solo e semplicemente per ravvisare motivi di illegittimità. Assolutamente no. Io mi pongo prioritariamente un altro problema, che è quello del rispetto del Consiglio, l'ho detto altre volte e lo ribadisco. Se il discorso che lei ha fatto stasera fosse stato fatto da lei o dal Presidente in una seduta ad hoc, per iniziare il percorso della cartolarizzazione e dell'utilizzo del patrimonio regionale o di una parte di esso, avremmo scoperto comunque che su questa procedura non ci saremmo trovati d'accordo. Quindi non sulla legittimità, ma sulla procedura non ci saremmo comunque trovati d'accordo.
E le spiego perché sulla procedura non ci troviamo d'accordo: basta aprire i giornali di grande tiratura, come Corriere della Sera o la Repubblica, per rendersi conto che sono pieni di annunci in cui si chiede di manifestare interesse per un certo problema, per una certa questione. Manifestare un interesse o richiedere una manifestazione di interesse probabilmente avrebbe messo in evidenza che non era sufficiente un elicottero dei Carabinieri, ma ci sarebbe voluto quanto meno un Dornier 328, quindi un aereo a 32 posti, ma io credo che ce ne sarebbero voluti anche di più! Forse alcuni dei richiedenti avrebbero chiesto di partecipare solo per fare un'escursione aerea, ma credo che moltissimi sarebbero stati gli imprenditori disponibili comunque a valutare, anche sotto la guida attenta di un Assessore competente e di tecnici all'altezza della situazione, quale poteva essere il loro interesse per un fatto di questo genere. Quindi, comunque non ci saremmo trovati d'accordo, però nessuno avrebbe potuto accusare la Giunta, il Presidente o eventualmente la maggioranza, che non è in causa in questo momento, di aver iniziato un percorso di questo genere senza che il Consiglio regionale ne fosse a conoscenza.
Questo è il problema che io ho sollevato, poi, certo, ci sono tutti gli altri problemi. Siamo veramente sicuri che questi imprenditori o coloro che vorranno mettere mano a questo patrimonio rappresentino la panacea di tutti i mali? E' questo che vuole il Sulcis? E' questo che gli amministratori locali chiedono? Sono tutti discorsi che io credo debbano essere fatti, che si dovranno fare. L'onorevole Uras dice di avere terrore, ha usato questo termine, e se ha terrore lui, che è uomo di maggioranza, in un partito, tra l'altro, più partito di altri, io che cosa dovrei avere? Dovrei scappare dal Consiglio regionale?
Ma di che cosa ha terrore l'onorevole Uras? Ha terrore che un eventuale capitalista illuminato - come lo ha definito lui - sostituisca il già menzionato in quest'Aula paternalismo illuminato, che io ho definito invece paternalismo savoiardo, cioè di colui che vuole imporre qualcosa, non di colui che, ravvisate le necessità, anche a malincuore, anche contro il volere delle popolazioni, propone il necessario intervento. Qui c'è l'imposizione, è questo che intendeva dire l'onorevole Uras? Non so se intendesse dire questo, io ho colto questo ragionamento che è ancora più pericoloso e capisco il perché del suo terrore. E siccome il terrore non deve regnare quest'Aula che è comunque sempre il parlamento dei sardi, io dico…
PRESIDENTE. Non ho spento io il suo microfono, onorevole Diana, avviene tutto in modo automatico ormai, facciamo anche un segnale acustico per i non vedenti, cioè per quelli che non guardano il tabellone. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Solitamente quando si vuole parlare male della politica, della militanza e dell'impegno politico, ci si comporta proprio come si sta facendo oggi in quest'Aula: a seconda di come si è schierati rispetto a maggioranza e opposizione si regola la propria opinione su un determinato argomento. Può darsi che da questo limite non sia esente neppure io, però sarebbe curioso che i colleghi del centrodestra mettessero in correlazione quanto stanno affermando oggi sulla alienazione del patrimonio pubblico con il dibattito nazionale che vede una posizione ben definita e ben strutturata del Governo di centrodestra.
Mi pare che si abbia la memoria troppo corta, perché io ricordo, negli anni tra il 1995 e il 1998, come ho detto prima, l'impegno di un sindaco nel far conoscere a certi imprenditori alcune realtà del nostro territorio. Voi dimenticate che la polemica del 2002, che avete citato, era tutta interna al centrodestra. Era una polemica che coinvolgeva il presidente Pili non con noi, ma col presidente della SFIRS, Alberto Meconcelli, per la funzione di questo istituto di sostegno a una cordata di imprenditori sardi che si contrapponeva a Barrack. Era una polemica tutta interna alla vostra coalizione, tra Pili, Alleanza Nazionale, Meconcelli e così via. Forse noi, come centrosinistra, intervenimmo per portare alla luce delle contraddizioni.
Un altro elemento di stupore, lo dico anche al collega Vargiu, è il fatto che a livello nazionale voi sostenete, a mio avviso senza avere grandi argomenti, che in Italia c'è la cultura del sospetto e poi, in quest'Aula, ponete questa vicenda totalmente all'interno proprio della cultura del sospetto. Io mi domando: c'è forse una possibilità che il presidente Soru possa procedere ad alienare anche una sola pietra di quel patrimonio immobiliare di grande pregio attraverso una trattativa diretta, personale, eludendo la legge? Non c'è nessuna possibilità di questo genere, perché se quel patrimonio rimanesse all'IGEA - e non è così - si seguirebbe la procedura prevista dalla legge numero 33, che il Consiglio si è dato nel 1998 e che voi non avete attuato. Invece il patrimonio delle società e degli enti, in base all'ultima finanziaria, è stato messo in capo all'Assessorato degli enti locali, diretto abilmente e con grande professionalità da Gian Valerio Sanna, e quindi è trasferito al patrimonio della Regione. Una volta entrato nel patrimonio della Regione è regolato da tutte quelle leggi che conosciamo benissimo, che disciplinano l'alienazione di questi beni. Non esiste nessun'altra possibilità e il vostro è soltanto un tentativo di strumentalizzare un fatto per creare un caso inesistente.
Io sono legato alla zona del Sulcis perché ho vissuto i primi anni della mia vita a Sa Duchessa e a Barrasciutta, e mio padre ha lavorato per quarant'anni a Monte Agruxiau, pur essendo di Villacidro, per cui capisco che sia un delitto continuare a lasciare quell'immenso patrimonio nelle condizioni di degrado nelle quali è oggi. Il vero scandalo è che un immenso patrimonio, che potrebbe essere utilizzato per dare risposte occupazionali alla popolazione che risiede in quel territorio, si trovi in stato di degrado. Il delitto è che le risorse ottenute non senza difficoltà per avviare processi di bonifica non sono state spese; il delitto è che abbiamo soltanto dato occupazione precaria ai lavoratori del Parco geominerario per costruire muretti. Il delitto è tutto questo e ce ne dovremmo interessare. Posso garantire che nessuno di noi consentirà ciò che la legge non consente e che nulla avverrà senza un passaggio in Consiglio, dal Piano paesaggistico a tutto ciò che riguarda le aree minerarie del Sulcis e tutto il territorio regionale. Si faccia però un confronto vero, non un utilizzo strumentale dei fatti, non si alimenti la cultura del sospetto con argomentazioni che in questo caso sono veramente inaccettabili.
Noi quindi rigettiamo la mozione, non perché vogliamo che si eluda la legge o che il Consiglio non venga coinvolto, ma perché alimenta la cultura del sospetto e la convinzione che ci sia qualcuno che non vuole rispettare la legge né coinvolgere il Consiglio. Noi non siamo disponibili a essere considerati quelli che consentono di eludere la legge o che vogliono evitare il dibattito in Consiglio, perché tutto deve avvenire nella trasparenza e con il massimo coinvolgimento delle popolazioni interessate.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Carissimo Siro, noi non vogliamo alimentare la cultura del sospetto, perché dopo l'intervento dell'Assessore il sospetto è diventato certezza: certezza della confusione sulle procedure e sul modo in cui si trattano i beni pubblici. Inutile ancora rinverdire la polemica sulla questione Barrack-Costa Smeralda. In quel caso si trattava di un patrimonio immobiliare privato, si trattava di un imprenditore che chiedeva un incontro con la Regione per capire quali fossero le prospettive su quell'area.
Stiamo parlando di altro, cari colleghi, stiamo parlando di beni pubblici, e la Regione non può vendere, senza una procedura ad evidenza pubblica, neanche questo tavolo quando sarà rotto, è chiaro questo? Allora, Assessore, o noi non abbiamo capito o lei non è stato chiaro. E cioè, se voi avete preso contatti con degli imprenditori, attraverso i canali di cui si diceva, per fare una valutazione preventiva su quale bene dovesse andare in un percorso e quale in un altro, avete commesso un errore clamoroso. Queste cose si fanno con un'analisi seria, approfondita, con tecnici che abbiano la stessa caratteristica che deve avere la pubblica amministrazione, cioè la terzietà, l'imparzialità. Avete funzionari pubblici, dipendenti, potete avere consulenti, e molto spesso li utilizzate, avete la possibilità di chiamare un advisor per fare un'indagine, per fare una valutazione, avete inoltre un patrimonio di documenti grande come una delle più grandi stanze del palazzo regionale. C'è qui uno studio fatto dal Ministero dell'industria anni fa su tutto il compendio di Masua, che analizza centimetro per centimetro il territorio; ci sono analisi fatte dall'IGEA, dall'Ente Minerario Sardo, anche nella gestione liquidatoria, e dai funzionari regionali dell'Assessorato dell'industria, che hanno creato degli elenchi. Da qui anche la difficoltà di fare subito una gara internazionale, proprio perché si dovevano prima analizzare le cose. Avete un patrimonio di documenti e di persone che possono essere utili per un esame imparziale al fine di stabilire il rapporto con i privati nell'unico modo possibile: attraverso la gara ad evidenza pubblica. Ci siete arrivati al fatto che dovete fare la gara? Io spero proprio di sì e credo che tutti dobbiamo ringraziare per il fatto che questa vicenda sia emersa grazie all'opinione pubblica, alla stampa e anche, se permettete, all'opposizione che ha portato sotto gli occhi di tutti questo problema.
E' chiaro, l'alienazione delle aree minerarie deve avvenire attraverso una procedura ad evidenza pubblica per il bene di tutti, per una maggiore efficienza, non per avere dei sospetti nei confronti di imprenditori privati, di politici o funzionari corrotti. Non stiamo parlando di quello, stiamo dicendo che ci vuole chiarezza nelle procedure e coerenza e decisione nell'andare avanti in questa direzione. Io spero che questo dibattito abbia chiarito quale sia la direzione e comunque staremo davvero attenti a quello che accadrà dopo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, anch'io esprimo un voto contrario a questa mozione che ritengo pleonastica, nel senso che ribadisce la tutela o perlomeno chiede, nella parte dispositiva, le procedure e le garanzie che sono già previste negli strumenti normativi, siano essi leggi regionali o nazionali. Sono le procedure pubbliche che l'onorevole La Spisa richiamava poc'anzi.
Io credo che vadano giustamente separati, pur nella polemica, naturale in un consesso democratico, diversi aspetti, uno dei quali riguarda la possibilità di alienazione delle aree minerarie dismesse, quel grande patrimonio naturalistico, archeologico, culturale e paesaggistico a cui ci stiamo riferendo. Poi si può discutere se il territorio del Sulcis sia disastrato o meno, è comunque ricco di enormi potenzialità. Il disastro lo dobbiamo, come sappiamo, al patto leonino con l'ENI, che ha certamente restituito alla disponibilità del demanio regionale tutti quei beni immobili, ma si è guardato bene dall'adempiere al suo dovere di bonificare e sistemare le aree, quindi mettere ordine al disastro, e di promuovere alternative di sviluppo, a cui si è provveduto in altri modi.
Ora, io credo che cercare di far nascere manifestazioni di interesse attorno a questo patrimonio sia un'attività promozionale, poi si può opinare su questo, ma tutto si può dire tranne che non sia agito nella massima pubblicità possibile. Il fatto di cui si parla non è avvenuto in incontri segreti nelle segrete stanze, è avvenuto con il ricorso alla forza pubblica. Più pubblico di così credo non potesse essere! Stiamo però parlando di un'area particolare, che non è nella disponibilità piena del patrimonio regionale come altre aree, perché ha vincoli ulteriori, e qualcuno dei colleghi lo ricordava. Io non credo, per esempio, che queste aree, che rientrano nel patrimonio dell'IGEA, possano essere assoggettate alle disposizioni sulle aree e i beni immobili degli altri enti, perché sono sottoposte, prima di tutto, a una legislazione specifica, a direttive di attuazione, che ne prevedono la dismissione. Il destinatario finale però è sempre e comunque il comune, ai sensi della legge 33/98, e se il comune non dispone di progetti di valorizzazione, di piani di attuazione o altro, a quel punto quei beni possono essere valorizzati anche con il ricorso ai privati, attraverso gare ad evidenza pubblica. Quindi io giustificherei il fatto, anche perché tutti quei beni non rientrano nel patrimonio degli enti di cui all'articolo 69 della legge 31 del 1998, e sono dunque assoggettati ad altre disposizioni.
Sarei più propenso a capire perché non è stato fatto nessun bando e perché si sono frapposti addirittura degli ostacoli nel trasferimento dei beni ai comuni. Questa sarebbe una discussione forse più utile, più proficua, più interessante. Il resto fa parte della polemica politica, ma non credo che sia giusto confondere i due piani. Le norme ci sono, vanno rispettate da tutti e in modo particolare penso che le rispetterà la Giunta regionale, anche perché è tenuta a farlo come ciascuno di noi.
PRESIDENTE. Siamo in sede di votazione della mozione numero 41. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANCIU, LOMBARDO, LA SPISA, PETRINI, CONTU, SANJUST, DIANA, SANNA Matteo.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 41.
Rispondono sì i consiglieri: CAPELLI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LOMBARDO - MORO - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - DAVOLI - FADDA Giuseppe - GESSA - GIAGU - GIORICO - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PINNA - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 45
Votanti 44
Astenuti 1
Maggioranza 23
Favorevoli 16
Contrari 28
(Il Consiglio non approva).
Ricordo ai colleghi che per domani sono convocate la Terza, la Quarta e la Sesta Commissione, alle ore 11. La terza Commissione si riunirà compatibilmente con la conclusione della Conferenza dei Capigruppo, che è convocata per le ore 9, quindi alle 11 o qualche minuto dopo.
La seduta è tolta alle ore 19 e 54.
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