Seduta n.261 del 27/07/1993
CCLXI SEDUTA
(POMERIDIANA)
MARTEDI'27 LUGLIO 1993
Presidenza della Vicepresidente SERRI
indi
del Presidente FLORIS
INDICE
Disegno di legge: "Modifiche e integrazioni alla legge regionale 7 giugno 1989, n. 37: 'Disciplina e provvidenze a favore della sughericoltura e dell'industria sughericola'" (339). (Rinvio):
MERELLA ...............................
SANNA, Assessore della difesa dell'ambiente
Fissazione di termini:
SATTA ANTONIO ..................
BAROSCHI .............................
Interpellanza (Annunzio) .......
Interrogazioni (Annunzio) .....
Legge regionale 26 maggio 1993: "Interventi in materia ambientale e modifiche alle leggi regionali 14 settembre 1989, n. 41, 15 maggio 1990, n. 13, 7 giugno 1989, n. 30, 22 luglio 1991, n. 25 e 17 settembre 1989, n. 3", rinviata dal Governo (CCLXIX). (Discussione e riapprovazione):
SANNA, Assessore della difesa dell'ambiente
BAROSCHI..............................
PULIGHEDDU........................
USAI SANDRO ......................
COGODI ..................................
SERRA PINTUS .....................
OPPI ........................................
(Votazione per appello nominale)
(Risultato della votazione) ......
Mozione (Annunzio) .............
Proposta di legge Baroschi - Mannoni- Oppi - Serrenti - Ferrari - Cuccu - Ruggeri - Soro - Dadea - Cogodi - Usai Edoardo - Merella: "Istituzione di una commissione speciale per una indagine conoscitiva sulla consistenza e sulla gestione del patrimonio minerario della Regione" (379). (Discussione e approvazione):
BAROSCHI, relatore ............
RUGGERI...............................
COGODI ................................
SCANO ..................................
TAMPONI ..............................
SERRA PINTUS ....................
PUBUSA ................................
(Votazione per appello nominale)
(Risultato della votazione) ......
Sull'ordine del giorno:
SERRI .....................................
COGODI ................................
La seduta è aperta alle ore 17 e 02.
PORCU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 22 luglio 1993, che è approvato.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
PORCU, Segretario:
"Interrogazione Lorettu - Carusillo, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata corresponsione ai pescatori della Sardegna dell'indennità per il fermo biologico relativo all'anno 1992". (580)
"Interrogazione Sechi, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata erogazione dell'assistenza economica a favore degli invalidi del lavoro e degli orfani (ex ANMIL ed ex ENAOLI)". (581)
"Interrogazione Morittu - Cogodi - Salis - Urraci - Murgia, con richiesta di risposta scritta, sulla pericolosità delle barriere divisorie della S.S. 131". (582)
"Interrogazione Pau, con richiesta di risposta scritta, sull'utilizzazione dei fondi per gli interventi promo-pubblicitari per la promozione e commercializzazione dei prodotti agricoli e zootecnici". (583)
"Interrogazione Giagu, con richiesta di risposta scritta, sui programmi di cui alla legge regionale 17 del 1950, riguardanti il pubblico spettacolo". (584)
"Interrogazione Porcu - Sechi, con richiesta di risposta scritta, sul mancato pagamento dei sussidi e sulla condizione degli ammalati di mente in Sardegna". (585)
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di iniziative per l'attuazione del Parco dell'Asinara". (586)
Annunzio di interpellanza
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.
PORCU, Segretario:
"Interpellanza Cuccu - Fadda Paolo - Baroschi - Serri - Oppi sul mancato espletamento dei concorsi per infermieri professionali nella USL 17". (336)
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
PORCU, Segretario:
"Mozione Fadda Paolo - Serrenti - Cuccu - Morittu - Mereu Salvatorangelo - Pusceddu - Merella sull'installazione di un radar in località Capo Spartivento". (139)
Discussione e riapprovazione della legge regionale 26 maggio 1993: "Interventi in materia ambientale e modifiche alle leggi regionali 14 settembre 1989, n. 41, 15 maggio 1990, n. 13, 7 giugno 1989, n. 30, 22 luglio 1991, n. 25 e 17 settembre 1989, n. 3", rinviata dal Governo (CCLXIX)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione sulla legge regionale 26 maggio 1993 rinviata dal Governo in data 2 luglio 1993 "Interventi in materia ambientale e modifica alle leggi regionali n. 41 dell'87 e numero 13 del 1990". Relatore l'onorevole Zucca.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Zucca, relatore.
ZUCCA (P.D.S.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
SANNA, Assessore della difesa dell'ambiente. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
PORCU, Segretario:
Art. 1
Contributi ai Comuni per interventi di bonifica
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata finanziare ai Comuni interessati interventi urgenti di bonifica in aree interessate da smaltimento incontrollato di rifiuti secondo quanto previsto dalla proposta di "Piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti".
2. La spesa complessiva è prevista in lire 1.500.000.000 per ciascuno degli anni 1993 e 1994 (cap. 05015/16).
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
PORCU, Segretario:
Art. 2
Modifiche alle leggi regionali 14 settembre 1987, n. 41 e 15 maggio 1990, n. 13 - Interventi in materia ambientale
1. Dopo il comma 2 dell'articolo 11 della legge regionale 15 maggio 1990, n. 13, è aggiunto il seguente:
"2 bis. Le convenzioni di cui sopra possono essere stipulate, altresì, per la elaborazione dello schema del Piano pluriennale e dei relativi aggiornamenti, di cui all'articolo 3 della legge regionale 17 gennaio 1989, n. 3 e per ogni altra elaborazione e proposizione di strutture operative per gli interventi di prevenzione e soccorso, anche come concreta attuazione delle ricerche e degli studi di cui all'articolo 4 della citata legge regionale n. 3 del 1989".
2. All'articolo 7 della legge regionale 14 settembre 1987, n. 41, così come sostituito dall'articolo 12 della legge regionale 15 maggio 1990, n. 13, dopo il quarto comma è aggiunto il seguente:
"4 bis. Sono inoltre ammesse al contributo le imprese industriali ed artigiane aventi sede ed impianti in Sardegna che trattino carcasse di autoveicoli e rifiuti metallici ingombranti, operando trattamenti di frantumazione, separazione ed arricchimento delle frazioni metalliche ferrose e non ferrose allo scopo di favorirne la specifica valorizzazione".
3. Agli oneri derivanti dall'applicazione del comma 1 del presente articolo si fa fronte con la dotazione recata dal capitolo 05111/18 del bilancio per l'anno 1993 e dal capitolo corrispondente dei bilanci per gli anni successivi.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
PORCU, Segretario:
Art. 3
Fondo per opere di ripristino ambientale
1. Nelle more dell'adozione del Regolamento del fondo per il ripristino ambientale, di cui agli articoli 32 e 33 della legge regionale 7 giugno 1989, n. 30, recante "Disciplina delle attività di cava", l'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente è autorizzato ad utilizzare le disponibilità a tal fine destinate dagli stanziamenti di bilancio per l'esercizio 1993 (cap. 05001) per il finanziamento degli interventi a' termini dell'articolo 35 della legge medesima.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 4.
PORCU, Segretario:
Art. 4
Modifica alla legge regionale 7 giugno 1989, n. 30 - Disciplina delle attività di cava
1. All'articolo 29 della legge regionale 7 giugno 1989, n. 30, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:
"1 bis. Nei Comuni costieri ricadenti nelle aree dichiarate, con la deliberazione del Consiglio dei Ministri del 30 novembre 1990, ad elevato rischi di crisi ambientale è vietata l'attività di ricerca e coltivazione dei materiali compresi nella lettera c) dell'articolo 2 della presente legge. Le autorizzazioni e le concessioni in atto sono revocate".
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5.
PORCU, Segretario:
Art. 5
Tutela delle aree di elevato pregio ambientale e paesistico
1. Con decreto dell'Assessore regionale competente in materia di difesa dell'ambiente, su conforme parere della Giunta regionale, sentita la Commissione ambiente del Consiglio regionale, possono essere adottate misure straordinarie per un periodo non superiore a due anni dalla data di entrata in vigore del decreto stesso, per la salvaguardia del patrimonio biologico, naturalistico ed ambientale, e delle singole specie animali e vegetali presenti nel territorio della Sardegna e nel mare territoriale, per i quali siano riconosciuti problemi di conservazione a parere del Comitato tecnico consultivo per l'ambiente naturale, di cui all'articolo 8 della legge regionale 7 giugno 1989, n. 31 (Norme per l'istituzione e la gestione dei parchi).
2. Ai trasgressori delle disposizioni contenute nel decreto di cui al primo comma si applica una sanzione amministrativa da lire 100.000 a lire 3.000.000 (cap. 35019).
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
PORCU, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Baroschi - Mereu Salvatorangelo - Mannoni
Art. 5
Dopo l'art. 5 è aggiunto il seguente
Art. 5 bis
Il termine di cui al primo comma dell'articolo 25 della legge regionale 5 novembre 1985, n. 26, relativamente al personale di cui alla lettera c) del primo comma dell'articolo 24 della stessa legge, prorogato dalle leggi regionali 9 novembre 1987, n. 46 e 15 gennaio 1991, n. 6, è ulteriormente prorogato per altri due anni a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge. (1)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente. Ne ha facoltà.
SANNA, Assessore della difesa dell'ambiente. A proposito dell'emendamento numero 1, signor Presidente, vorrei invitare i presentatori a valutare l'opportunità di ritirare l'emendamento pur essendo condivisibili sia il contenuto che le finalità. La Giunta sta esaminando e cercando di risolvere per altra via questo problema. Io penso che sia preferibile affrontare e risolvere questo problema che si è determinato recentemente nella Commissione paritetica Stato-Regione che è stata proprio recentemente ripristinata, anche per evitare un possibile ulteriore rinvio da parte del Governo di questa legge che rinvierebbe anche la soluzione di alcuni urgenti problemi connessi con la promulgazione della legge. Quindi la Giunta invita i presentatori a valutare l'opportunità di ritirare l'emendamento per risolvere diversamente questo problema.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Il problema, come ben sa l'Assessore, non è di poco conto, qui si tratta di consentire ai forestali di potersi difendere, di fronte alle minacce a cui continuamente sono sottoposti, perché gli verrebbe rinnovata la qualifica di pubblica sicurezza. Quindi il problema è abbastanza delicato. Io comprendo le motivazioni che portano l'Assessore a sostenere la necessità, trattandosi di una legge rinviata, di non presentare in questo contesto l'emendamento. Confido che l'Assessore stesso, la Giunta, si farà parte diligente perché il problema venga affrontato in un prossimo provvedimento legislativo. Ne approfitto, onorevole Presidente, per segnalare che forse è opportuno iscrivere all'ordine del giorno il documento numero 44, che è già stato esitato dalla Commissione riguardante la composizione delle nomine per la Commissione paritetica Stato-Regione, che riveste particolare urgenza. L'emendamento si intende ritirato.
PRESIDENTE. L'emendamento è ritirato.
Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 5. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 6.
PORCU, Segretario:
Art. 6
Modifiche alla legge regionale 22 luglio 1991, n. 25
- Provvedimenti urgenti a sostegno dell'attività di pesca
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a corrispondere i premi di cui alla legge regionale 22 luglio 1991, n. 25 e successive modifiche ed integrazioni anche alle navi da pesca entrate in esercizio a partire dal 1990 che abbiano osservato il fermo di pesca imposto dalla Regione alle seguenti condizioni:
a) che le navi da pesca interessate rientrino, come tonnellaggio, unitamente alle altre navi da pesca che hanno praticato il fermo, nel limite del tonnellaggio complessivo attribuito come sforzo di pesca alla Regione nel Piano triennale per la pesca marittima 1991/1993;
b) che, qualora non venga soddisfatta tale condizione, il tonnellaggio delle stesse navi da pesca sia pari o inferiore al tonnellaggio di altre navi da pesca che negli anni di riferimento del fermo abbiano cessato l'attività di pesca per il ritiro definitivo dell'attività, o non abbiano espletato attività di pesca o non abbiano beneficiato del fermo per qualsivoglia causa.
2. Si intende per "entrata in esercizio della nave" l'armamento della stessa presso i compartimenti marittimi della Sardegna.
3. Agli oneri derivanti dall'applicazione dei precedenti commi si fa fronte con la dotazione recata dal capitolo 05085 del bilancio per l'anno 1993 e del capitolo corrispondente dei bilanci per gli anni successivi.
4. Oltreché per l'acquisto dei mezzi nautici, le spese di cui all'articolo 100 della legge regionale 22 luglio 1991, n. 25, possono essere destinate al pagamento degli oneri ordinari e straordinari connessi alla gestione di dette imbarcazioni; a tale fine, per l'anno 1993, è autorizzata la spesa di lire 200.000.000 (capitolo 05095/01).
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 7.
PORCU, Segretario:
Art. 7
Disposizioni per il credito peschereccio d'esercizio
1. Tra i soggetti beneficiari dei prestiti d'esercizio di cui all'articolo 104, comma 9, della legge regionale 4 giugno 1988, n. 11, devono intendersi ricompresi anche i titolari di concessione di pesca nei compendi ittici e i gestori degli impianti di acquacoltura e maricoltura e di trasformazione e conservazione di prodotti ittici, organizzati:
a) in impresa singola o associata che esercitano l'acquacoltura nelle acque dolci, marine e salmastre e che siano iscritte nel registro delle imprese di pesca, di cui all'articolo 11 della legge 14 luglio 1965, n. 963 o alla Camera di commercio, industria, agricoltura e artigianato;
b) in cooperative di pescatori e loro consorzi iscritti nel registro prefettizio.
2. I prestiti di credito peschereccio d'esercizio sono concessi per operazioni riguardanti:
- la gestione delle aziende di cui al precedente comma;
- la manutenzione degli impianti e delle attrezzature presenti nei compendi ittici e degli impianti di acquacoltura o allevamenti di pesci, molluschi e crostacei;
- le spese per l'acquisto di pesci, molluschi e crostacei nonché per le spese di gestione degli impianti per l'allevamento e la riproduzione degli stessi in acque dolci, marine e salmastre;
- la lavorazione, la trasformazione, la conservazione e la commercializzazione dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura;
- le anticipazioni delle cooperative o consorzi di cooperative ai propri soci sui prodotti ittici conferiti o da conferire in base ai programmi di produzione.
3. Durante il periodo di finanziamento i beni oggetto dei prestiti previsti nel presente articolo non possono essere distolti dalle loro destinazioni né possono essere alienati, se non dietro parere favorevole dell'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente.
4. I prestiti sono concessi, previa verifica tecnico-economica delle operazioni, nei limiti dell'effettivo fabbisogno del richiedente e per gli scopi indicati nelle domande e non possono avere durata superiore a mesi diciotto.
5. Agli oneri derivanti dall'applicazione del presente articolo si fronte con le disponibilità presenti nel fondo destinato alla concessione di anticipazioni alla piccola industria cantieristica e della pesca, istituito con l'articolo 1 della legge regionale 28 novembre 1950, n. 65 e disciplinato dalla legge regionale 5 maggio 1953, n. 2 e successive modificazioni ed integrazioni (cap. 05089).
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 8.
PORCU, Segretario:
Art. 8
Disposizioni in materia di pesca
1. Per le finalità previste dall'articolo 1 della legge regionale 21 agosto 1980, n. 25, concernente gli impianti di depurazione di molluschi eduli lamellibranchi, è autorizzata, nell'anno finanziario 1993, la spesa di lire 800.000.000 (cap. 05081/02).
2. Al fine di favorire la ripresa dell'attività peschereccia negli impianti di tonnare fisse che operano nelle acque dei compartimenti marittimi della Sardegna, l'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere contributi per complessive lire 700.000.000 a favore delle cooperative di pescatori e delle società con sede in Sardegna che esercitino nell'anno 1993 la pesca del tonno (05098); detto contributo, di cui l'Amministrazione è autorizzata procedere ad anticipazioni, previa presentazione del programma d'intervento e prestazione di idonea garanzia, sarà destinato all'attivazione della campagna di pesca per l'anno 1993 ed ai conseguenti oneri di gestione, ivi compresa la manutenzione di imbarcazioni, l'acquisto, la preparazione e la manutenzione di attrezzature e reti e le retribuzioni per il personale impegnato nella campagna di pesca.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
PORCU, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Ortu - Puligheddu - Demontis - Planetta
Art. 8
"2. Al fine di favorire la ripresa dell'attività peschereccia negli impianti di tonnare fisse che operano nelle acque dei compartimenti marittimi della Sardegna, l'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere contributi per complessive lire 700.000.000 a favore delle cooperative di pescatori e delle società che esercitino nell'anno 1993 la pesca del tonno (05098); detto contributo, di cui l'Amministrazione è autorizzata a procedere ad anticipazioni, previa presentazione del programma d'intervento e prestazione idonea di garanzia, sarà destinato l'attivazione della campagna di pesca per l'anno 1993 ed ai conseguenti oneri di gestione, ivi compresa la manutenzione di imbarcazioni, l'acquisto, la preparazione e la manutenzione di attrezzature e reti e le retribuzioni per il personale impegnato nella campagna di pesca". (2)
PRESIDENTE. Per illustrare il suo emendamento ha facoltà di parlare l'onorevole Puligheddu.
PULIGHEDDU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, con questo emendamento intendiamo riproporre il testo originario dell'articolo 8. A questo proposito c'è stata un'osservazione da parte del Governo e invece che dare risposta o quanto meno correggere nel senso indicato dal Governo, si è creduto di fare meglio abolendo direttamente il comma. Il Governo ha rilevato che la normativa di cui al secondo comma dell'articolo 8 - quello che vorremo ripristinare - disponendo l'erogazione dei contributi regionali a favore di particolari categorie di pescatori con sede in Sardegna, è incompatibile con le vigenti norme CEE. Quindi cancellando le parole "per i residenti in Sardegna" l'articolo sarebbe accoglibile e si potrebbe continuare a dare il contributo ai pescatori del tonno.
Voglio ricordare che questa attività si svolge a Portoscuso e ne beneficia anche Carloforte. Le industrie che sono state insediate a Carloforte, oltre che creare terribili danni all'ambiente, hanno ucciso alcune attività locali come la pesca appunto, l'agricoltura e il turismo. A uccidere la pesca hanno provveduto bene l'Alsar primo, e l'Allumina in seguito, che con una bettolina scaricavano direttamente a mare i fanghi rossi. Per circa quindici anni la pesca è stata interrotta perché in questo modo appunto le industrie avevano ucciso questa attività. Da qualche anno, esattamente da otto anni, con i contributi della Regione si è tentato in qualche modo di riattivarle. Le bettoline non portano più i fanghi rossi al mare inquinandolo e si è riattivata questa attività economica secolare. A dire il vero il primo anno sono stati pescati solo cinque tonni, ma quest'anno siamo arrivati a un totale di mille tonni, per cui questa attività sta cominciando dare dei risultati positivi non solo dal punto di vista quantitativo, ma soprattutto per il fatto che i pescatori si stanno organizzando per acquistare barche, reti e altri oggetti che sono necessari per questa pesca.
Quindi chiedo ai colleghi del Consiglio di ripristinare questo comma, cancellando le parole "con sede in Sardegna" che per altro sono inutili, perché l'unica società non sarda che opera nel settore ha ora sede in Sardegna - il direttore attualmente è un certo avvocato Greco, siciliano - e vi lavorano gli operai e i pescatori di Carloforte e di Portoscuso. Pertanto non dando il contributo ostacoliamo un'attività che è produttiva e che per fortuna non ha bisogno del Governo per andare avanti, ma della tutela dell'ambiente per ritornare ai bagliori di una vola. Per questo io chiedo ai colleghi consiglieri, anche se la Commissione non si è voluta disturbare per correggere questo articolo ma lo ha cancellato, di accogliere questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Sandro Usai. Ne ha facoltà.
SANDRO USAI (D.C.). L'articolo 8 fu votato all'unanimità dal Consiglio regionale nella scorsa edizione, e l'unico motivo di rinvio è il fatto che si sia limitata l'erogazione dei contributi alle cooperative e società con sede in Sardegna. Il Governo ha respinto questa legge, così come respinse a suo tempo la legge sul commercio in cui fu inserito dall'Aula erroneamente, contro il mio parere tra l'altro, un articolo che stabiliva che alcune agevolazioni fossero soltanto concesse agli operatori aventi sede in Sardegna. Per cui siccome l'emendamento praticamente ripristina la vecchia dizione del secondo comma dell'articolo 8 ma rimuovendo il motivo di rinvio, cioè le parole "con sede in Sardegna", a mio giudizio deve essere accolto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Nell'economia generale di una legge che contiene diversi provvedimenti, una specie di legge omnibus sull'ambiente, questo comma che prevede lo stanziamento di 700 milioni per agevolare e sostenere la pesca del tonno potrebbe non essere determinante, potrebbe non essere cioè una delle strutture portanti della legge. Lo è invece in termini non di quantità ma di qualità la ragione del rinvio governativo. Ed io ho avuto modo di osservare questo nel corso dell'esame della legge in Commissione bilancio. Quindi avendo espresso un parere in sede di Commissione bilancio, mi permetto di esprimerlo anche in aula. Il motivo del rinvio governativo del provvedimento è che la Regione prevedrebbe questo contributo non oltre i limiti previsti per le agevolazioni alle attività economiche dalla normativa CEE, ma puramente e semplicemente perché sarebbe dato questo incentivo economico a cooperative e società con sede in Sardegna. Ma se la Regione non può mettere a disposizione i danari per le attività economiche che si svolgono in Sardegna da parte di chi opera nella nostra isola ed è utile e funzionale allo sviluppo della Regione, a chi dovrebbe dare i suoi danari? A chiunque pesca tonno nei mari territoriali, cioè intorno alla Sardegna? In teoria, sembra quasi che la Regione debba dare un contributo ai pescherecci di qualsiasi regione o stato che passino di qui e peschino il tonno. Le nostre leggi spesso sono scritte male, ma quando scriviamo male ne rispondiamo, ma mi colpisce che un ufficio governativo scriva: "la normativa di cui al secondo comma dell'articolo 8 disponendo l'erogazione dei contributi regionali a favore di particolari categorie di pescatori con sede in Sardegna" - i pescatori non hanno sede, i pescatori sono persone che tutt'al più hanno domicilio, residenza, dimora, hanno i piedi in quel lembo di terra, quindi con sede in Sardegna i pescatori, non le società o le cooperative, ma i pescatori - "reca aiuti incompatibili con le norme del trattato CEE". Quale trattato? Quale norma? Qui si obietta ad un articolo di legge attraverso un rilievo che è di natura giuridica, ma non si cita la norma su cui si basa il rilievo stesso. Qual è il trattato CEE che vieta questo? Quello di Roma, quello di Maastricht? Io non l'ho capito. Né la Regione è andata a chiedere o a precisare qual è questo trattato CEE che ci impedirebbe di agevolare le attività economiche che si svolgono nel territorio della Regione per soggetti la cui attività sia funzionale allo sviluppo di questa Regione. Ma ci mancherebbe che la Regione metta i danari per agevolare una attività svolta da chiunque, neanche a terra, ma a mare! Cioè ognuno può venire, pescare tonno e andarsene, attorno all'isola di Carloforte o a qualsiasi altra isola, e la Regione dovrebbe mettere a disposizione i danari. Insomma la Commissione, per questa legge come per altre, propone al Consiglio - e poi il Consiglio se vorrà farà così - di fronte ai rilievi governativi, anche i più stupidi, perché questo è stupido e anche offensivo nei confronti del Consiglio regionale, di fare atto pur e semplice di acquiescenza, un inchino ad ogni e qualsiasi burocrate, perché queste cose le scrivono burocrati ignoranti dell'ufficio regioni presso il Ministero. Non c'entra nulla il Governo. Di fronte ad ogni rilievo di un burocrate ignorante, un'Assemblea legislativa come questa fa l'inchino e sopprime l'articolo. E' accaduto anche per altri provvedimenti stamattina, il Consiglio regionale, un'Assemblea legislativa, modifica addirittura i suoi orientamenti di fondo circa punti di riforma che si ritenevano acquisiti perché li aveva approvati il Consiglio. Il Governo osserva, il Governo, attraverso gli uffici burocratici del Ministero delle regioni, fa obiezioni, il Consiglio regionale è acquiescente, osserva. E questa sarebbe l'Assemblea dell'autonomia, e questa sarebbe l'Assemblea legislativa. Ma che le facciano loro le leggi! Altro che ridurre il Consiglio da 80 a 60! Non serve a nulla un Consiglio regionale che non sia capace, che non voglia difendere neppure nella forma la dignità e la capacità sua di fare le leggi. Mi dispiace per i colleghi, per gli amici del Partito Sardo d'Azione, ne abbiamo discusso in Commissione bilancio; l'emendamento che propongono i colleghi sardisti, di riproporre i 700 milioni di danaro regionale togliendo il vincolo dell'attività per le cooperative e le imprese che operino e abbiano sede in Sardegna, è peggiore del rilievo del Governo perché mette i soldi a disposizione non si sa di chi.
PULIGHEDDU (P.S.d'Az.). Lo correggiamo.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Io infatti sto dicendo di correggerlo, ho detto che mi dispiace perché la maggioranza dice: "tolgo i pescatori e tolgo anche i soldi", però aggiunge: "lascio i soldi e tolgo i pescatori"; questo mi pare un po' troppo. Siccome io capisco anche che la ragione per cui certi rilievi, seppure non degni di considerazione da parte del Governo, molte volte vengono accolti è quella di non mettere a rischio l'intera legge. Si dice che l'intera legge è urgente, è importante per cui si toglie un articolo così almeno va avanti il resto, oppure si modifica l'impianto della legge così si raggiunge l'obiettivo che ci si è prefissi. Insomma, noi sappiamo che a norma di Statuto e secondo le norme di attuazione, quando una legge rinviata torna in Aula all'organo legislativo il Consiglio ne dispone interamente, cioè in teoria la può anche cambiare tutta, da cima a fondo, perché è nella sua potestà legislativa riesaminare e riapprovare la legge così come è o cambiarla. Si usava un tempo - ed io suggerirei di riadottare questa tecnica - che quando il Consiglio regionale riteneva una norma giusta nel merito la riadottava. Semmai possiamo stralciarla, cioè non mettiamo a rischio tutto il resto del provvedimento, e ne facciamo una legge separata. E qualche volta su norme di principio che coinvolgono interessi fondamentali di una comunità, di una regione, non solo di categorie di lavoro di questa regione, si fanno anche contese politiche e giurisdizionali.
Possibile che solo il Governo ricorra contro la Regione alla Corte costituzionale e che non ricorra invece più spesso anche la Regione contro il Governo alla Corte costituzionale? La Regione ha vinto battaglie anche importanti di fronte alla Corte costituzionale; meno sul piano politico, la vertenza Sardegna non è che la stia vincendo molto sul piano politico, anche perché non sta combattendo quella battaglia, ed è difficile vincere senza combattere. Chi fugge difficilmente vince. Può vincere una gara di velocità fuggendo, però certamente non vince una guerra o conflitti istituzionali! Però ci sono tanti precedenti per cui la Regione qualche volta ricorrendo alla Corte costituzionale ha vinto anche battaglie importanti, di principio e politiche, che hanno dato grandi risultati e invece ha dovuto soccombere quando il Governo è ricorso alla Corte costituzionale, come per il referendum di La Maddalena o per il contratto dei regionali che è stato annullato dalla Corte costituzionale su ricorso del Governo. E poi questa Regione, questa Giunta, questo Consiglio che non dice una parola, sghignazzano pure perché la Corte Costituzionale annulla un pezzo del contratto dei dipendenti. Poi, magari chi, di parte di maggioranza, va all'assemblea dei dipendenti dice loro che hanno ragione, però qui dice che hanno torto, tant'è che la Regione neppure difende quel contratto. Siamo cioè alla confusione di tutto, non solo delle lingue ma anche dei principi, della dignità, della serietà, siamo veramente a un punto di complicazione della politica regionale per cui sarebbe opportuno insomma riflettere seriamente.
Tornando al punto, e concludendo, non è pensabile che ad ogni rinvio del Governo anche di questo tipo, dove non si indica neppure qual è la norma, la fonte giuridica che contrasterebbe con la decisione e con la legge regionale, si chini il capo e si faccia acquiescenza al Governo.
La mia proposta è questa: che si stralci questo articolo e che si riproponga però al Consiglio in altro modo - non so se tecnicamente è possibile oggi - che diventi un articolo, opportunamente sistemato e aggiustato, meglio pensato, su cui la Regione riproponga le sue ragioni di sostegno all'attività di pesca, ivi compresa la pesca del tonno, per i pescatori sardi, o che operano in Sardegna, ovviamente, e che questo sostenga, come legge distinta, senza mettere a rischio questo provvedimento legislativo e lo sostenga in via politica e in via giurisdizionale fino alla Corte costituzionale, perché c'è ragione di ritenere che se questa è una Regione che ha non dico una piena autonomia, ma qualcosa che assomigli a qualche forma di autonomia, non può non sostenere le sue attività economiche delle società, delle cooperative e dei singoli che operano nel territorio della regione in modo funzionale al progetto di sviluppo di questa Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Onorevole Presidente, io credo che il Gruppo sardista abbia posto una questione giusta. Sento di dover accogliere molte delle motivazioni che hanno sostenuto questo loro emendamento. Io credo che si possa risolvere il problema e salvare, come dice il proverbio, capra e cavoli, tenendo conto che è in via di formazione un provvedimento legislativo sulla pesca. Quindi, mi sento di accogliere anche il suggerimento che veniva poc'anzi dato dal collega Cogodi. La sede più propria per questo articolo è il provvedimento sulla pesca che è in via di formazione per cui penso, se tecnicamente c'è da ritirare l'emendamento per poi riproporlo nella sede più appropriata, che questa sia la strada che consente di accedere ad una giusta riproposizione della questione e anche di non mettere in pericolo la legge in discussione, visto che ci troviamo di fronte - mi dispiace che l'onorevole Cogodi se ne sia andato - anche a funzionari che poco capiscono, ma se sono così incapaci a capire probabilmente potrebbero bocciare la legge un'altra volta anche senza averla letta
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Serra Pintus. Ne ha facoltà.
SERRA PINTUS (D.C.). L'onorevole Cogodi ha fatto un'osservazione che mi sembra giusta soltanto in parte, nel senso che ha criticato il rilievo del Governo perché troppo generico. In effetti, il Governo dice che si tratterebbe di una norma in contrasto con le norme del Trattato CEE, senza dare delle precisazioni in merito. Però, io ritengo che non sia giusto riproporre, soprattutto in questa legge rinviata, un secondo comma quasi analogo a quello che è stato cassato dal Governo, perché mi sembrerebbe più opportuno approfondire di quali norme comunitarie si tratta e vedere effettivamente se non ci sia contrasto con queste norme. Perché avviene troppo spesso che il Consiglio regionale legiferi in contrasto con la normativa comunitaria, creando una serie di conseguenze negative e una serie di problemi di carattere legislativo. Quindi, io credo che sia molto utile individuare la normativa comunitaria a cui fa riferimento il Governo, precisare meglio di che norma si tratta, e vedere, eventualmente se esiste una incompatibilità, prima di riproporre una norma analoga o simile. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Puligheddu. Ne ha facoltà.
PULIGHEDDU (P.S.d'Az.). Presidente, intanto vorrei fare un rilievo al collega Cogodi: è difficile andare a dire ai pescatori che non si dà loro il contributo per due parole che non si sono volute cambiare. E' difficile che capiscano che per questo motivo non riceveranno il contributo che, a nostro giudizio, spetta loro. Però è anche vero che un provvedimento sulla pesca del tonno, che ancora non esiste (fra l'altro proprio stamattina abbiamo richiesto la fissazione dei termini per l'esame in Commissione della legge sulla pesca) potrebbe in qualche modo sanare il problema una volta per tutte. Un po' offende perché questo articolo è stato approvato da questa commissione per otto anni consecutivi e ora ci si accorge che non è in armonia con le norme CEE. Questo dà da pensare. Una cosa è certa, un tentativo di questo genere, forse con prepotenza, l'avevamo già fatto - l'ha ricordato poc'anzi il collega Usai - e la norma è stata rinviata proprio perché si dava la precedenza ai sardi. Badate, in una legge della Regione sarda si dava la precedenza ai sardi! Il Governo l'ha rinviata pur sapendo che in Sicilia esiste una legge che sancisce che o si è siciliani o non si entra in nessuna parte dell'impiego pubblico siciliano. Detto questo…
(Interruzione dell'onorevole Ruggeri)
PULIGHEDDU (P.S.d'Az.). Detto questo, noi siamo disponibili a ritirare questo emendamento, e il Consiglio d'altro canto ne terrà conto perché il relatore della legge sulla pesca presente qui ha preso atto di queste dichiarazioni, proprio per evitare che vi possano essere ulteriori motivi di rinvio, fermo restando che personalmente, se questo non creasse un danno che potrebbe essere peggiore del bene che se ne otterrebbe, penso che bisognerebbe insistere, perché non è possibile che si rinvii una legge per questa ragione. Altri rinvii si dovrebbero fare, di altra natura, a certe persone. Altri rinvii, a giudizio! Non a una legge di questa portata. Ma, detto questo, proprio per evitare che ci siano danni che potrebbero essere peggiori del bene che risulterebbe dall'emendamento, lo ritiriamo con la speranza, anzi con la certezza che certamente verrà proposto nella legge sulla pesca.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (D.C.). Dopo le dichiarazioni dell'onorevole Puligheddu, penso che sia superfluo. Io volevo parlare per portare un modesto contributo e dire due cose: poiché si è ritirato l'emendamento, si trovi nell'ambito di una legge specifica la possibilità di venire incontro a questo tipo di pesca, però con alcuni punti fermi. Perché tutti quanti ci diciamo la verità, quest'anno, come ben sa l'onorevole Puligheddu, sono stati pescati, 350 tonni a Portoscuso e 650 tonni all'Isola Piana E' stato consentito, per motivi di commercializzazione, che molti tonni scappassero, quindi, con la speranza che venissero presi, non si è fatta una pesca più proficua. Vi era l'esigenza di vendere, alcuni ad operatori americani, altri ad operatori giapponesi, con un dislivello che andava dalle 7-8 mila lire al chilo alle 12 mila lire al chilo. Detto questo visto che i tonni, dopo le annate strane in cui le famose bettoline scaricavano i fanghi rossi prima dell'Isola del Toro, sono tornati, credo che dobbiamo dotarci di una legge in materia, in modo tale da avere delle gestioni trasparenti, cioè senza presenze politiche, questo voglio precisarlo, perché in tempi come questi guastano soprattutto quando sono amministratori locali. Inoltre deve trattarsi di operatori e strutture stabili che non abbiano solo la facoltà di assumere dieci persone per venti giorni e trentacinque per gli altri dieci. Se vogliamo fare un qualcosa di serio strutturando il tutto, l'Assessore trovi gli strumenti, i modi per venire incontro a questi operatori che operano con grandi contraddizioni ormai da tanti anni, cercando ovviamente di normalizzare, di creare il massimo della trasparenza e una struttura stabile che dia occupazione alle venti o trenta unità, e non sia subordinata alle strane alchimie dei giochi che consentono magari una commercializzazione esterna e non la valorizzazione in loco anche del prodotto. Perché che i tonni vengano pescati sotto forma di gioco per poi essere venduti agli operatori giapponesi o agli operatori americani che poi nei loro Stati vendono a trenta volte il prodotto, credo che non serva a nessuno. E solo un gioco di venti giorni per far vedere ai turisti o agli astanti come si ammazza un tonno.
Credo che bisogna continuare sulla strada che avete già intrapreso in passato, ma con finalità e modalità diverse.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente. Ne ha facoltà.
SANNA, Assessore della difesa dell'ambiente. Sull'opportunità, signor Presidente, signori consiglieri, di confermare il contributo dell'amministrazione regionale alle tornare di Portoscuso e Carloforte, c'è stata a suo tempo un'approfondita discussione nella quinta Commissione del nostro Consiglio regionale. Io penso che le finalità dell'emendamento siano in larga misura condivisibili, perché il sostegno della Regione è stato sicuramente utile e forse in qualche momento anche determinante per riprendere l'attività produttiva delle tonnare di Carloforte e di Portoscuso. D'altronde la Giunta regionale ha proposto di confermare questo contributo anche per il 1993 con il disegno di legge, la cosiddetta legge di accompagnamento sull'ambiente, che fu presentato al Consiglio regionale. Oggi siamo però in presenza del rischio - come diceva bene l'onorevole Cogodi nel suo intervento - che la conferma del testo originario, sia pure con qualche modifica, come hanno appena proposto i consiglieri del Gruppo sardista, porti ad un ulteriore rinvio da parte del Governo con tutte le difficoltà conseguenti in diversi rami dell'amministrazione regionale, per cui l'opinione della Giunta è che sarebbe più opportuno che questi problemi venissero affrontati o con un disegno di legge specifico o meglio ancora con le proposte di legge che sta discutendo la Commissione consiliare. Non c'è purtroppo, a proposito dell'attività di pesca nella nostra Regione, una legge quadro, una legge organica pur essendo questo, come i colleghi, sanno un settore largamente sostenuto e assistito anche dal bilancio della Regione. Tra i provvedimenti sulla pesca che la Commissione ha iniziato a discutere, ci sono diverse proposte di legge di diversi Gruppi consiliari, non c'è purtroppo ancora un disegno di legge della Giunta regionale.
Questa sera la Giunta regionale è convocata e ha all'ordine del giorno anche una proposta di legge che riguarda questo settore, ritengo che sia quella la sede per affrontare correttamente questo problema. Vorrei però dire, a proposito delle cose che osservava prima l'onorevole Oppi, che è giusto il rilievo che veniva fatto; effettivamente mentre il sostegno della Regione è stato a mio giudizio utile e determinante per riprendere l'attività in queste due tonnare, bisogna anche dire che soprattutto nella tonnara di Carloforte, anche dalle informazioni che abbiamo noi come Assessorato, essendoci un accordo per quanto riguarda la commercializzazione di questo prodotto con una società giapponese, quest'anno la pesca dei tonni è stata sicuramente inferiore alle potenzialità della tonnara e ai branchi di tonno che hanno transitato nelle acque tra Carloforte e Portoscuso, perché purtroppo i tonni non possono essere più prelevati con l'intensità, con i mezzi con cui sono stati tradizionalmente pescati pur essendo presenti. Evidentemente gli accordi commerciali di chi gestisce la tonnara di Carloforte con la società giapponese - il nostro tonno in Giappone, essendo di eccellente qualità, viene venduto dopo 48 ore a un prezzo nel mercato che sfiora le 200 mila lire al chilo, mentre nei ristoranti viene venduto ad un prezzo che sfiora le 400 mila lire al chilo - hanno determinato una situazione che merita di essere esaminata con grande attenzione anche da parte della Regione visto che sostiene finanziariamente questo settore.
Ci sono state anche, rimostranze e denunce degli stessi lavoratori, degli stessi tonnarotti che hanno segnalato alla Regione questo problema. Penso che anche questa particolare situazione che si è evidenziata soprattutto quest'anno - i tonni potevano essere forse il doppio rispetto a quelli pure abbondanti che sono finiti nella camera della morte delle tonnare di Carloforte e di Portoscuso - meriti di essere affrontata correttamente in sede di disegno di legge sulla pesca.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 2 è stato ritirato.
Metto in votazione l'articolo 8. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 9.
PORCU, Segretario:
Art. 9
Modifiche alla legge regionale 17 gennaio 1989, n. 3 - Interventi regionali in materia di protezione civile
1. Dopo il comma 7 dell'articolo 3 della legge regionale 17 gennaio n. 3, è aggiunto il seguente:
"7 bis. Nelle more della predisposizione del suddetto Piano pluriennale della protezione civile l'Amministrazione è autorizzata, per gli esercizi finanziari 1993/1995, a procedere con piani stralcio approvati dalla Giunta regionale".
2. Dopo il comma 3 dell'articolo 10 della legge regionale n. 3 del 1989, sono aggiunti i seguenti:
"4. Il servizio regionale di protezione civile può organizzare e attuare programmi operativi di prevenzione, previsione e soccorso, approvati dalla Giunta regionale, anche con la collaborazione di esperti, enti, società e associazioni, mediante stipula di apposite convenzioni. Detti programmi saranno inviati preventivamente alla Commissione consiliare competente.
5. Le attrezzature ed i mezzi, anche mobili, di proprietà del Servizio di protezione civile possono essere concessi, in uso temporaneo e mediante apposite convenzioni, alle associazioni di volontariato iscritte all'albo regionale, di cui al successivo articolo 16, in base a programmi di prevenzione approvati dalla Regione. Le spese di carburante, a carico della Regione, per l'utilizzo dei mezzi così affidati verranno rimborsate dietro presentazione di fatture, o di altra idonea documentazione.
6. Le attrezzature e i mezzi, anche mobili, di proprietà del Servizio di protezione civile possono essere, altresì, affidati, in via temporanea, ai Comuni e alle Province per sopperire alle necessità derivanti da particolari situazioni di emergenza. L'Amministrazione regionale concede ai Comuni ed alle Province un contributo per il pagamento delle somme necessarie per l'utilizzo delle attrezzature e dei mezzi affidatigli.
7. La Regione può provvedere alla acquisizione, costruzione e ristrutturazione di opere necessarie ad accogliere ed attivare impianti, mezzi, attrezzature e strutture operative finalizzate alla prevenzione, previsione e soccorso".
3. Dopo la lettera b) del comma 2 dell'articolo 17 della legge regionale n. 3 del 1989 è aggiunta al seguente:
"c) per le spese di manutenzione delle attrezzature, macchine ed equipaggiamenti operativi di proprietà dei soggetti sopra indicati".
4. Agli oneri derivanti dall'introduzione dei commi 4 e 5 del surrichiamato articolo 10 di cui al comma 2 si fa fronte con la dotazione recata dal capitolo 05111/11 del bilancio per l'anno 1993 e del capitolo corrispondente dei bilanci per gli anni successivi; gli oneri derivanti dall'introduzione del comma 6 del surrichiamato articolo 10 sono valutati in annue lire 300.000.000 e gravano sul capitolo 05111/21; gli oneri di cui al comma 7 sono valutati in lire 3.000.000.000 per l'anno 1993 e gravano sul capitolo 05111/22 del bilancio della Regione per lo stesso anno.
5. Agli oneri derivanti dall'introduzione del comma 2 dell'articolo 17 di cui al comma 3 del presente articolo si fa fronte con la dotazione recata dal capitolo 05111/16 del bilancio per l'anno 1993 e del capitolo corrispondente dei bilanci per gli anni successivi.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 10.
PORCU, Segretario:
Art. 10
Catasto regionale delle grotte
1. E' autorizzato lo stanziamento di lire 300.000.000 per l'anno 1993 e di lire 250.000.000 per ciascuno degli anni 1994 e 1995 da destinare all'istituzione del Catasto regionale delle grotte della Sardegna. L'Amministrazione regionale tal fine può avvalersi, previa convenzione, delle associazioni di speleologi operanti in Sardegna (cap. 05002/02).
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 11.
PORCU, Segretario:
Art. 11
Interventi negli stagni
1. E' autorizzata, nell'anno 1993, la spesa di lire 150.000.000 per far fronte agli oneri derivanti dalle espropriazioni effettuate per l'esecuzione di opere di sistemazione degli stagni (cap. 05078/12).
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 12.
PORCU, Segretario:
Art. 12
Copertura finanziaria
1. Gli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge sono determinati in lire 6.950.000.000 per l'anno 1993, in lire 2.050.000.000 per l'anno 1994, in lire 550.000.000 per l'anno 1995 e in lire 300.000.000 per gli anni successivi.
2. Nel bilancio pluriennale della Regione per gli anni finanziari 1993-1995 sono introdotte le seguenti variazioni:
In diminuzione
03 - ASSESSORATO DELLA PROGRAMMAZIONE, BILANCIO, CREDITO E ASSETTO DEL TERRITORIO
Cap. 03016 - Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30, L.R. 5 maggio 1983, n. 11 e art. 3, L.R. 20 aprile 1993, n. 17)
1993 lire 1.500.000.000
1994 lire 750.000.000
1995 lire 550.000.000
mediante riduzione della riserva di cui alla voce 1 della tabella A, allegata alla legge regionale 20 aprile 1993, n. 17.
Cap. 03017 - Fondo speciale per fronteggiare spese in conto capitale dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30, L.R. 5 maggio 1983, n. 11, art. 3, L.R. 20 aprile 1993, n. 17 e artt. 45 e 46, L.R. 20 aprile 1993, n. 18)
1993 lire 2.250.000.000
1994 lire 1.300.000.000
mediante riduzione delle seguenti riserve della tabella B, allegata alla legge finanziaria:
voce 1
1993 lire 2.250.000.000
1994 lire 1.300.000.000
05 - ASSESSORATO DELLA DIFESA DELL'AMBIENTE
Cap. 05086 - Indennità giornaliera per la sospensione dell'attività di pesca negli stagni costieri, ivi compreso il rimborso degli oneri previdenziali e assistenziali (art. 6, L.R. 22 luglio 1991, n. 25 e art. 22, L.R. 24 dicembre 1991, n. 39)
1993 lire 200.000.000
1994 lire -
1995 lire -
Cap. 05111/10 - Spese per interventi di soccorso ed emergenza e per la realizzazione di opere urgenti di prevenzione e soccorso a tutela della pubblica incolumità a seguito di calamità naturali che non rientrano nella competenza primaria degli enti locali e dello Stato (art. 7, LR. 17 gennaio 1989, n. 3)
1993 lire 3.000.000.000
1994 lire -
1995 lire -
05 - ASSESSORATO DELLA DIFESA DELL'AMBIENTE
Cap. 05002/02 - (N.I.) 2.1.1.4.1.2.08.29 (08.02) - Spese per l'istituzione del Catasto regionale delle grotte della Sardegna (art. 10 della presente legge)
1993 lire 300.000.000
1994 lire 250.000.000
1995 lire 250.000.000
Cap. 05015/16 - (N.I.) 2.1.2.1.0.3.08.29 (03.02) - Spese per la realizzazione di interventi di bonifica in aree interessate da smaltimento di rifiuti (art. 1 della presente legge)
1993 lire 1.500.000.000
1994 lire 1.500.000.000
Cap. 05078/12 - (N.I.) 2.1.2.1.0.3.10.14. (03.09) - Saldo d'impegni di esercizi decorsi relativi ad interventi per la valorizzazione dei laghi salsi dell'isola (L.R. 6 novembre 1978, n. 64, art. 29, legge 24 aprile 1980, n. 146, deliberazione CIPE 8 agosto 1980 e artt. 59 e 69, L.R. 31 maggio 1984, n. 26); a spese per interventi straordinari sulle opere pubbliche dei compendi ittici dell'Ogliastra, dell'Oristanese e del Sarrabus danneggiate da eventi calamitosi (art. 1, L.R. 22 ottobre 1987, n. 42) nonché a interventi nei compendi ittici (L.R. 6 novembre 1978, n. 64, art. 102, L.R. 4 giugno 1988, n. 11 e artt. 51, comma 7, e 117, comma 1, L.R. 22 gennaio 1990, n. 1, art. 10, L.R. 30 aprile 1991, n. 13, art. 38, L.R. 28 aprile 1992, n. 6) (art. 11 della presente legge)
1993 lire 150.000.000
1994 lire -
1995 lire -
Cap. 05081/02 - Contributi alle cooperative della pesca, agli enti ed alle imprese individuali e collettive di molluschicoltura per la progettazione, la costruzione, l'ampliamento e l'adeguamento degli impianti di depurazione di molluschi eduli lamellibranchi (art. 17, legge 2 maggio 1977, n. 192, art. 1, L.R. 21 agosto 1980, n. 25, art. 82, L.R. 24 febbraio 1987, n. 6, art. 103, L.R. 4 giugno 1988, n. 11, art. 46, comma 2, L.R. 30 maggio 1989, n. 18, art. 54, L.R. 30 aprile 1991, n. 13, art. 58, comma 1, della legge finanziaria e art. 8, comma 1, della presente legge)
1993 lire 800.000.000
1994 lire -
1995 lire -
Cap. 05095/01 - Spese per l'acquisto di mezzi nautici e delle relative apparecchiature e strumentazioni per il controllo del rispetto della normativa in materia di conservazione e gestione delle risorse della pesca e per sviluppare una sistematica ricerca sulla consistenza e sul prelievo degli stock ittici nonché sulla qualità dell'ambiente marino (art. 10, L.R. 22 luglio 1991, n. 25 e art. 6, comma 4 della presente legge)
1993 lire 200.000.000
1994 lire -
1995 lire -
Cap. 05098 - Contributi alle cooperative di pescatori ed alle società che esercitano la pesca del tonno (art. 3, L.R. 10 dicembre 1986, n. 67, art. 83, L.R. 24 febbraio 1987, n. 6, art. 103, L.R. 4 giugno 1988, n. 11, art. 46, comma 3, L.R. 30 maggio 1989, n. 18, art. 44, L.R. 22 gennaio 1990, n. 1, art. 54, L.R. 30 aprile 1991, n. 13, art. 58, comma 2, della legge finanziaria e art. 8, comma 2, della presente legge)
1993 lire 700.000.000
1994 lire -
1995 lire -
Cap. 05111/11 - (Denominazione variata) - Spese per l'acquisizione, nolo e manutenzione di attrezzature e mezzi anche mobili e strutture operative per l'attivazione e il funzionamento delle fasi di prevenzione, previsione, soccorso e ripristino in materia di protezione civile e per l'organizzazione ed attuazione di programmi operativi di prevenzione, previsione e soccorso (art. 10, L.R. 17 gennaio 1989, n. 3 e art. 9 della presente legge)
Cap. 05111/16 - (Denominazione variata) - Contributi alle associazioni di volontariato per le spese di assicurazione dei volontari e per le spese di acquisto e manutenzione di attrezzature (art. 17, comma 2, L.R. 17 gennaio 1989, n. 3 e art. 9 della presente legge), nonché rimborsi alle stesse associazioni per spese di trasporto, vitto, alloggio e assicurazione infortuni in occasione di eventi calamitosi (art. 17, commi 6 e 7, L.R. 17 gennaio 1989, n. 3 e art. 9 della presente legge)
Cap. 05111/18 - (Denominazione variata) - Spese per l'assunzione a tempo determinato di personale operaio qualificato e specializzato da adibire ai servizi di protezione civile; spese per la stipula di convenzioni con tecnici ed esperti per l'espletamento dei servizi di protezione civile, ivi comprese l'elaborazione dello schema del piano regionale di protezione civile e dei relativi aggiornamenti, nonché per l'elaborazione e acquisizione di strutture operative (art. 11, L.R. 15 maggio 1990, n. 13 e art. 2 della presente legge)
Cap. 05111/21 - (N.I.) 2.1.1.5.2.2.08.29 (08.02) - Contributi per l'utilizzazione delle attrezzature e dei mezzi affidati ai Comuni e Province per sopperire alle necessità derivanti da particolari situazioni di emergenza (art. 9 della presente legge)
1993 lire 300.000.000
1994 lire 300.000.000
1995 lire 300.000.000
Cap. 05111/22 - (N.I.) 2.1.2.1.0.3.08.29 - Spese per l'acquisizione, costruzione e ristrutturazione di opere necessarie ad accogliere ed attivare impianti, mezzi, attrezzature e strutture operative finalizzate alla prevenzione e soccorso (art. 9 della presente legge)
1993 lire 3.000.000.000
1994 lire -
1995 lire -
3. Gli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge fanno carico ai sopracitati capitoli del bilancio pluriennale della Regione per gli anni 1993,1994 e 1995 e sul capitolo corrispondente al capitolo 05111/21 dei bilanci per gli anni successivi.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della legge regionale rinviata numero CCLXIX. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 49, corrispondente al nome del consigliere Oppi.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Oppi.
PORCU, Segretario, procede all'appello.
(Rispondono sì i consiglieri:Oppi - Ortu - Pes - Pili - Piras - Planetta - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Ruggeri - Sanna - Sardu - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Selis - Serra - Serra Pintus - Serri - Tamponi - Usai Sandro - Zucca - Atzeni - Atzori - Baroschi - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Corda - Dadea - Deiana - Demontis - Desini - Dettori - Erittu - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Fadda Paolo - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu Giorgio - Ladu Leonardo - Lombardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Mereu Orazio - Mulas Franco - Mulas Maria Giovanna - Muledda - Onida - Onnis.
Si sono astenuti i consiglieri: Salis - Urraci - Cogodi - Morittu - Murgia.)
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 63
votanti 58
astenuti 5
maggioranza 41
favorevoli 58
(Il Consiglio approva).
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. L'onorevole Baroschi ha chiesto l'inserimento all'ordine del giorno del documento numero 44 riguardante la Commissione paritetica di cui all'articolo 56 dello Statuto speciale della Sardegna. Se non ci sono opposizioni la richiesta si intende accolta e il documento è inserito all'ordine del giorno. La Conferenza dei Capigruppo deciderà in quale seduta esaminarlo.
Discussione e rinvio del disegno di legge: "Modifiche e integrazioni alla legge regionale 7 giugno 1989, n. 37: 'Disciplina e provvidenze a favore della sughericoltura e dell'industria sughericola'" (339)
PRESIDENTE. Passiamo ora all'esame del disegno di legge numero 339; relatore l'onorevole Pau.
Ha domandato di parlare l'onorevole Merella. Ne ha facoltà.
MERELLA (Gruppo Laico Federalista). Possiamo operare un'inversione dell'ordine del giorno e rinviare a domani mattina la discussione di questo provvedimento, se c'è il beneplacito della Giunta. Altrimenti, poiché il relatore è assente ci si rimette alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
SANNA, Assessore della difesa dell'ambiente. La Giunta è d'accordo con la proposta di rinviare a domani mattina anche perché io apprendo in questo momento che si deve discutere questo importante provvedimento stasera in aula e, rispetto al testo originario che proponeva soltanto alcune modifiche molto marginali alla legge numero 37 dell'89, dalla Commissione è uscita una riscrittura complessiva della legge numero 37. Quindi, mi sembra indispensabile che sia presente il relatore e che informi adeguatamente il Consiglio del lavoro che è stato fatto dalla Commissione consiliare.
PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni la richiesta è accolta. La discussione del disegno di legge numero 339 è rinviata a domani mattina.
Discussione e approvazione della proposta di legge Baroschi - Mannoni - Oppi - Serrenti - Ferrari - Cuccu - Ruggeri - Soro - Dadea - Cogodi - Usai Edoardo - Merella: "Istituzione di una Commissione speciale per una indagine conoscitiva sulla consistenza e sulla gestione del patrimonio minerario della Regione" (379)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame della proposta di legge numero 379; relatore l'onorevole Baroschi. La proposta di legge è in discussione nel testo del proponente, in quanto pervenuta all'Aula dopo la scadenza dei termini fissati a norma dell'articolo 100 del Regolamento.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Baroschi.
BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Per esprimere semplicemente un convincimento, e cioè che, dal momento in cui è stata fatta questa proposta a oggi, i fatti che sono intervenuti nel settore minerario, in particolare quelli che riguardano il patrimonio delle miniere, ci convincono sempre di più di quanto sia necessario che la Regione si doti di uno strumento ancorché temporaneo ed eccezionale come quello di una Commissione speciale di indagine, perché in materia esistono disparità tali di vedute da configurare, a mio modesto avviso, vere e proprie rapine di un patrimonio che invece è ascrivibile al demanio regionale.
Io ho già avuto modo di intervenire in materia richiamando l'attenzione dell'Assessore dell'industria, che in quanto tale è personalmente responsabile della buona tenuta del patrimonio minerario della Regione. Gli ho chiesto di intervenire per evitare abusi, però devo dire che fino ad oggi quella mia sollecitazione non ha visto grandi interventi da parte del responsabile del settore. Credo, quindi, che la necessità di un intervento consiliare, nell'esercizio del potere di controllo che deve essere esercitato dall'Assemblea legislativa, porti alla formazione di una Commissione di indagine. Io mantengo il testo così come è stato formulato. So, perché altri colleghi ne hanno parlato, che si potevano anche avere altre soluzioni, però allo stato dei fatti mi pare che quella che è stata proposta sia la soluzione più rapida che consente nel giro di qualche mese, non di tanto tempo ma di qualche mese, di avere chiarezza sulla tenuta di questo patrimonio, e fornire all'Assemblea, al Consiglio regionale, suggerimenti su come in futuro tutelare questo grandissimo patrimonio che viene dalla cessazione dell'attività di miniera.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.
RUGGERI (P.D.S.). Io concordo con questa esigenza, a patto che la Commissione non si limiti solo e semplicemente a una verifica delle inadempienze dei gestori del settore minerario in Sardegna, ma vi sia una conclusione. Si tratta di un grande patrimonio distribuito in diverse parti della Regione, ed è un patrimonio di natura ambientale, artistica, tanto che, per esempio, recentemente, nell'area di Gonnesa è stato posto dalla Sovrintendente un vincolo, nel momento in cui vi era un tentativo di vendere una parte di quel patrimonio. Quindi - penso all'area di Villasalto, di Montevecchio, penso all'area dell'Iglesiente - non basta istituire una Commissione che segnali inadempienze da parte dei gestori, ma ci deve essere l'impegno ad avviare, a conclusione di questa indagine, col Governo e con gli enti che hanno responsabilità, ancora, in questi territori, così come è stato fatto per il patrimonio del Ministero della difesa, una fase di trasferimento alla Regione, perché gran parte di questo patrimonio non è costato nulla all'ENI, non è costato nulla ad altre società. Vi hanno lasciato, come il caso della vicenda di Montevecchio, molti drammi, compresa, non va dimenticato, la lotta degli abitanti di quel borgo rimasti, per scelta dell'ENI, senz'acqua e senza luce, in una situazione di estrema difficoltà di natura igienico-sanitaria. Quindi vi è l'esigenza di andare ad una trattativa - come è stato fatto per il patrimonio del Ministero della difesa - perché sia avviato un processo di trasferimento alla Regione del patrimonio perché, attraverso lo studio, attraverso un progetto, possa essere riutilizzato ai fini produttivi, ambientali, perché la Regione possa ricavarne una risorsa occupativa che sia integrabile con le altre scelte che la Regione compie nelle diverse aree interessate da attività minerarie. Sarebbe davvero un atto immorale lasciare decadere questo patrimonio.
Molti di noi sono andati a vedere la palazzina della direzione di Villasalto e davvero grida vendetta. Vi è un patrimonio di storia, vi sono anche i libri dove venivano segnate le presenze dei lavoratori al lavoro, sono documenti che hanno un valore storico, è una scrittura che risale alla fine del 1800. Può sembrare una cosa banale, ma catalogare quel materiale vuol dire ricordare un pezzo della storia sarda, vuole dire anche ricordare nomi e cognomi di persone in carne ed ossa che hanno fatto una parte della storia di quel territorio, come di altri. Dunque c'è l'esigenza che la Commissione, giustamente, individui le inadempienze, ma si ponga un obiettivo, che tra l'altro non sarebbe male che fosse ricordato, anche domani, visto che c'è l'incontro col Governo e non si deve solo discutere di questioni come la chimica, la cartiera. Anche questo fa parte della trattativa, e quindi c'è l'esigenza di chiedere con molta forza il trasferimento. Vi è stato, qualche anno, fa un tentativo di speculazione, di vendita di parte del patrimonio immobiliare, di aree, in quelle zone; bisogna impedire questo perché altrimenti sarà difficile pensare a un progetto integrato nell'area di Ingurtosu e Montevecchio, sarà difficile pensare a un intervento di recupero dell'area di Villasalto o di altre zone della Sardegna se non vi è la possibilità di mettere assieme il patrimonio minerario di quelle zone. Questo mi sembra debba essere, in conclusione, l'impegno della Commissione, fermo restando che è possibile, da subito, avviare comunque col Governo, in modo forte, un confronto perché sia possibile avere l'assenso per un trasferimento di questo patrimonio alla Regione.
Anche questa è una risposta ai tanti problemi dello sviluppo e dell'occupazione per evitare altri tentativi di speculazione, come quello recentemente richiamato qui da un collega che si è verificato nell'area dell'Iglesiente. A maggior ragione per questo motivo, si impone la necessità che la Giunta ponga con molta forza questa questione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Alcuni mesi fa, era il mese di febbraio o marzo, il collega Baroschi aveva richiesto ai colleghi di diversi Gruppi di firmare un testo di legge di pochi articoli per l'istituzione di una Commissione che procedesse ad un accertamento della consistenza del patrimonio minerario e ipotizzasse e prospettasse alla Regione soluzioni di miglior utilizzo di questo patrimonio. Eravamo a febbraio o marzo e quindi pareva che una Commissione, che nell'arco di qualche mese potesse procedere a questo accertamento e a queste proposte, avesse e aveva sicuramente un senso. In realtà poi questi articoli sono arrivati in Aula, dopo diversi mesi, esattamente così come erano scritti inizialmente, cioè non c'è stata un'attività di miglior sistemazione di questa leggina, di precisazione degli obiettivi e della strumentazione. Io manifesto delle perplessità sull'utilità che adesso, in piena estate, cioè praticamente alla vigilia delle ferie, il Consiglio approvi una legge per l'istituzione di una Commissione speciale che potrebbe iniziare a funzionare a settembre-ottobre e se ne andrebbe a non concludere bellamente nulla. Le cose hanno un senso anche in ragione del tempo nel quale si fanno, del tempo nel quale si possono svolgere le attività.
Voglio ricordare che il Consiglio regionale ha già approvato una legge per l'istituzione di un'altra Commissione speciale, ben più rilevante di questa, la Commissione Statuto, di cui è stato più volte chiesto l'insediamento. Di fatto questa Commissione speciale sulla revisione dello Statuto è rimasta nelle pagine della legge regionale e non è insediata. Non è insediata non certo per le obiezioni che può aver fatto un Gruppo molto minoritario di opposizione, non è insediata perché non ci sono le condizioni, tra le forze politiche e nella larga maggioranza, per insediare quella Commissione e farla funzionare, per cui la Commissione speciale Statuto è approvata ma è ferma, è bloccata. E' come se il Consiglio regionale non l'avesse approvata. Né si attivano altre sedi, cosa che si potrebbe fare, o altri tavoli, come si suol dire, attraverso cui possa avvenire un confronto politico per ipotizzare una proposta di nuovo Statuto per la Regione autonoma della Sardegna.
Aggiungo un'altra considerazione, che l'intervenuta modifica del Regolamento consiliare, ugualmente recente, dei mesi scorsi, oltre a tutti gli altri guasti che ha prodotto, ha procurato anche quello di deresponsabilizzare al massimo i consiglieri regionali, i commissari, perché le Commissioni ora possono operare e deliberare con soli cinque componenti presenti. A me capita di dover, come dire, girare e andare per Commissioni, essendo il nostro un Gruppo tra i più piccoli e non potendo quindi avere un commissario in ogni Commissione. Essendo molte, le Commissioni spesso, spessissimo, lavorano con cinque o sei presenze, e i consiglieri regionali distribuiti per molte Commissioni non riescono, come dire, a comporre quella presenza appena articolata che possa permettere di istruire in modo degno le leggi, tant'è che quando queste arrivano in Aula non istruite e non confrontate sufficientemente, si deve sempre ricominciare da capo. Abbiamo Commissioni che lavorano con cinque commissari, abbiamo Commissioni speciali istituite e che non vengono fatte funzionare, perché non c'è accordo neppure sulle Presidenze.
Ora abbiamo in discussione un testo monco, povero, direi, si era detto che andava precisato e aggiornato prima che arrivasse in Aula e tutto questo è accaduto. Io ho avuto modo, anche con il primo firmatario di questa proposta di legge, che è colui che l'aveva inizialmente proposta a tutti noi, cioè il collega Baroschi, di scambiare una opinione nei giorni scorsi e di avere anche una assicurazione, una garanzia che questo provvedimento non sarebbe stato approvato così, ma sarebbe stato in qualche modo riconvertito in una forma più produttiva sul piano pratico. Io suggerivo, e non capisco perché, collega Baroschi, non si proceda in questo modo, di attribuire ad una delle Commissioni consiliari esistenti il compito di procedere a questa verifica, il compito di procedere a questa indagine e di rappresentare al Consiglio e alla Giunta, a tutta l'articolazione della Regione, proposte valide per il miglior utilizzo del patrimonio minerario. Potrebbe essere la stessa prima Commissione presieduta dall'onorevole Baroschi, la Commissione istituzionale cioè, la Commissione autonoma. Questa materia, infatti, non è tanto questione di accertamento patrimoniale, ma è questione di accertamento di diritti, di prerogative, di appartenenza di beni e di compendi nel delicato rapporto Stato, enti di Stato e competenze e titolarità della Regione. E' una tipica materia istituzionale, per cui si potrebbe attribuire questo incarico alla prima Commissione che abbia due mesi di tempo, massimo tre mesi di tempo, per rendere una prima relazione al Consiglio perché in tempo utile se ne possa discutere; diversamente una materia così delicata, di accertamento di patrimoni minerari che si trascini nei prossimi mesi, diciamo la verità, sotto elezioni, trattando di patrimoni, di ipotesi di utilizzo di patrimoni, di suscettibilità d'uso dei patrimoni minerari che non si sa ancora se appartengono alla Regione, se la Regione ne potrà disporre, a mio parere - e lo dico con tutta la delicatezza con cui cose di genere debbono essere dette - potrebbe introdurre anche turbative nei rapporti politici e nei rapporti tra amministrazione pubblica, cittadini e comunità locali. Perché parliamo di patrimoni pubblici - che siano del Comune, dello Stato o della Regione sono comunque pubblici - in ordine ai quali sarebbe bene che non si creassero situazioni di effervescenza sotto elezioni, per dire che si potrà fare questa o quella costruzione, intendo costruzione non necessariamente nel senso di palazzi ma di ipotesi progettuali di diversa natura. D'altronde sappiamo che la storia recente dell'uso del patrimonio minerario nella nostra Regione è una storia di distorsioni, di inquinamenti, di storture gravi, di illeciti arricchimenti, di inchieste giudiziarie e quant'altro. Non è che in questa materia non è successo nulla; ci sono già state una controversia e una presa di posizione forte della Regione, negli anni scorsi, nei confronti del Governo nazionale che non dava direttive all'ENI o le dava in un certo modo, quando l'ENI sottobanco, nei modi che si sa, consentiva che i patrimoni dismessi dell'attività mineraria, venissero non dico venduti ma svenduti e che gruppi privati si accaparrassero beni preziosi per quattro lire, e c'è già un elenco cospicuo di queste situazioni, attraverso cui alcuni hanno acquistato patrimoni, hanno acquistato potere, sono intervenuti anche in modo improprio nella vita pubblica. Quindi diciamo esattamente le cose come sono. Un'attività di questo genere ha senso se è svolta in tempo utile, se il Consiglio regionale ha possibilità di avere una relazione a tempo debito per cui, in ogni caso, se il Consiglio ritenesse di dover approvare questa legge, io suggerirei di fissare un tempo molto limitato entro cui si deve svolgere questo accertamento, che sia improrogabile questo termine, che siano un mese o due mesi compreso agosto; chi vuole accertare accerti a settembre e che a ottobre il Consiglio possa sapere, e che non si trascini alla primavera prossima quando trattando di patrimonio pubblico chi è più dentro queste cose potrebbe…
(Interruzioni)
Perché è già accaduto, è nelle cose, perché vi sono controversie e conflitti in atto, e vi sono anche inchieste già aperte su questa materia, di diversa natura. E poi non capisco - ecco perché io ritengo che questa legge avrebbe dovuto essere istruita in Commissione e migliorata - perché non ci sia in legge nessun riferimento all'articolo 14 dello Statuto. Si dice che l'accertamento deve essere fatto sulla base del regio decreto del 1927; va bene il regio decreto del 1927, ma dopo il Regno in questo paese c'è stata anche una Repubblica, dopo la Repubblica anche una Regione autonoma e all'interno della Regione autonoma c'è anche lo Statuto e l'articolo 14 dello Statuto prevede che la Regione è erede dei diritti patrimoniali e demaniali dello Stato che non siano più funzionali all'attività statale. E perché nella portata dell'articolo 14 dello Statuto non debbono entrare i patrimoni pubblici di derivazione mineraria ? Questi beni venivano acquisiti dalle società minerarie, perché anticamente le società minerarie, insieme al permesso di ricerca e di coltivazione mineraria, acquisivano anche la proprietà del terreno. Questi sono terreni che le società minerarie in origine non hanno pagato, perché in base all'antica normativa l'uso e il possesso non erano distinti dalla proprietà e l'autorizzazione alla ricerca e alla coltivazione comportava anche l'attribuzione della titolarità dei beni. Quindi questi beni dovrebbero comunque tornare al pubblico perché la gran parte del patrimonio delle società minerarie, quelle che chiamavamo pertinenze, erano beni demaniali. Quindi il richiamo all'articolo 14 dello Statuto deve essere uno dei punti di riferimento, direi che la bussola di questa indagine, che non sarà solo una indagine ma sarà anche una proposta e forse anche una rivendicazione nei confronti dello Stato. Per tutte queste ragioni io suggerirei che il testo della legge, che è difficile aggiustare adesso in quattro e quattr'otto, sia esaminato in Commissione. Anche poc'anzi è stato chiesto dalla Commissione industria di potersi riunire, in deroga, pur essendo riunito il Consiglio. In deroga si stanno riunendo tutte le Commissioni in questi giorni e tutti, compresi i Gruppi di minoranza e di opposizione, stiamo dando parere favorevole a che le Commissioni si riuniscano in deroga. Infatti si riunirà anche la Commissione industria, si è riunita la Commissione bilancio, c'è una disponibilità di tutti a consentire che le Commissioni si riuniscano anche in deroga essendo riunito il Consiglio. Ragione per la quale si può riunire, anche in un intervallo di mezz'ora o di un'ora, la Commissione di merito su questo provvedimento per precisarlo, migliorarlo e renderlo all'Aula, nei prossimi giorni, migliorato e precisato. Al di fuori di questo non si capirebbe perché, anche volendo fare una cosa buona, si voglia correre il rischio di creare degli strumenti che poi possono essere difficilmente governabili. Quindi la proposta che avanzo è di un passaggio in Commissione, che possa avvenire con celerità, perché la proposta di legge possa tornare in Aula nei prossimi giorni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (P.D.S.). Signor Presidente, prendo la parola per due brevissime considerazioni su questa proposta di legge. Io non so bene se questa Commissione, ove formata, possa avere una utilità reale; personalmente ho molti e, credo, fondati dubbi. Sono peraltro disponibile a farmi convincere da delle buone ragioni se vengono esposte; finora, lo dico schiettamente, non ne ho sentito. Voglio richiamare l'attenzione del Consiglio sul secondo comma dell'articolo 3, laddove si dice che "La Commissione speciale, tramite l'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, può disporre di affidare incarichi per studi e consulenze allo scopo di istruire le sue attività". Ora, non è chi non veda che studi e consulenze ce n'è anche a iosa, in questa materia come in altre materie; davvero non è di studi e consulenze che difettiamo.
Io sono convinto che qualora la Commissione venisse formata, qualora l'articolo 3 rimanesse invariato, noi disporremmo di un altro pacco di studi e consulenze che finirebbero pressoché inevitabilmente con l'aggiungersi ai tanti altri con i quali si è speso molto e prodotto nulla. Io volevo dire solo questo ed esprimere però complessivamente molte riserve e molti dubbi sull'utilità di una Commissione di tal fatta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi percepiamo lo spirito dei presentatori di questa proposta di legge, ne condividiamo il contenuto. Credo che oggi sia quanto mai attuale questo problema relativo alla gestione del comparto minerario sardo, in particolare di questo comparto che ha tante luci e tante ombre sulle quali probabilmente sarà necessario fare una volta per tutte chiarezza. Io credo che l'intento della Commissione che si andrebbe a costituire dovrebbe essere proprio quello di rendere edotto il Consiglio e soprattutto l'opinione pubblica di quale sia stata in questi anni la gestione di questo patrimonio e la conoscenza della reale valenza di questo patrimonio esistente in Sardegna. Io credo che a fianco a queste considerazioni dobbiamo farne delle altre oggi estremamente attuali. Noi abbiamo già detto, attraverso le parole del nostro coordinatore regionale, del coordinatore della Democrazia Cristiana, del nuovo Partito popolare, di quello che sarà fra qualche tempo, nella verifica di maggioranza che c'è stata, che probabilmente su questa vicenda della gestione del patrimonio minerario, in particolare di quello carbonifero, dovremo prendere un'iniziativa forte, come Consiglio e come Giunta regionale, per fare aprire un'inchiesta a livello nazionale, a livello non solo parlamentare ma a livello governativo, per valutare come sia stata spesa effettivamente in questi anni questa massa di fondi che sono stati ripartiti nel settore minerario e in particolare nel settore carbonifero. Vediamo che c'è stata da parte di alcuni senatori del P.D.S. a livello senatoriale la presentazione della richiesta di un'indagine conoscitiva in merito. Questo ci fa piacere perché evidentemente alcune tesi che si portano in altre sedi poi hanno eco, hanno rimbalzo e hanno il giusto rimbalzo nelle sedi dove devono essere poi trasformate in proposizioni e proposte legislative o in proposte e iniziative parlamentari.
Credo quindi che la Giunta, che è qui presente stasera, dovrebbe prendere l'impegno di valutare con immediatezza quale iniziativa portare a livello parlamentare nel confronto e nella dialettica con il Governo per far emergere con chiarezza quale sia stato in questi anni il livello dell'erogazione dei flussi finanziari che sono andati a favorire il processo di creazione delle disceserie, di ripristino delle miniere di carbone; quale sia stata questa massa finanziaria, come sia stata spesa e perché oggi un importante finanziamento come questo - si parla di circa 600 miliardi da parte di alcuni livelli governativi - si debba ritenere non più produttivo, non più utilizzabile.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FLORIS
(Segue TAMPONI.) Credo che aprire uno squarcio su questa vicenda servirebbe probabilmente a noi consiglieri regionali, servirebbe all'opinione pubblica regionale, servirebbe in particolare ai lavoratori, alle loro famiglie, a quelli che ambiscono, che tanto hanno puntato su questa ripresa del settore carbonifero per vedere se gli impegni dello Stato non siano stati spesso utilizzati in maniera distorta. Quindi, è un invito preciso che facciamo al banco della Giunta perché si faccia interprete di questa esigenza e apra direttamente un confronto con il Governo su questa materia. Vogliamo conoscere tutti i dati, vogliamo conoscere tutto quanto serva a fare chiarezza su questa vicenda.
Ecco perché noi siamo d'accordo anche su questa Commissione d'indagine e recepiamo alcune osservazioni che sono state fatte in quest'Aula negli interventi che mi hanno preceduto. In particolare abbiamo già provveduto a presentare assieme ad altri degli emendamenti che riguardano - onorevole Piersandro Scano, io l'ho ascoltata con attenzione, mi sto riferendo a una parte del suo intervento - che riguardano proprio il secondo comma - se ricordo bene - dell'articolo 3, dove appunto dice che "La Commissione speciale, tramite l'ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, può disporre di affidare incarichi" eccetera. Anche noi siamo perfettamente d'accordo, non perché siamo in questo periodo, ma perché ci rendiamo conto, al di là del periodo particolare, al di là delle sollecitazioni che riceviamo, non ultima stamane quella che abbiamo ricevuto, con il collega Dadea e con qualche altro collega, dall'Assemblea delle rappresentanze sindacali del personale regionale, della necessità di mettere un freno ed una disciplina nel quadro delle consulenze e di tutto ciò che è stato definito Progettopoli a livello regionale.
E' per questo che noi stiamo proponendo insieme ad altri un emendamento che dice che la commissione può avvalersi del personale dell'amministrazione regionale, degli Assessorati competenti, o degli enti strumentali. Io so che da parte di qualcuno si può obiettare che probabilmente - collega Cogodi - da parte di questo personale e del personale degli enti strumentali ci sono le responsabilità antiche, io non so quali, potrebbero anche esservi. Io credo che vada appunto demandata alla sensibilità degli Assessori competenti la capacità di scegliere quei funzionari che possono avere un occhio particolarmente critico e obiettivo nel dare quella consulenza tecnico-professionale che la Commissione avrà l'opportunità di richiedere. Un altro emendamento che abbiamo presentato alla norma finanziaria e che è stato proposto anche da un altro Gruppo dice che l'articolo 4 di fatto è soppresso, rendendo quindi questa legge senza capacità di spesa, sarebbe una legge a costo zero, e risponde quindi a quei principi di giusto risparmio, ove si riesca a farlo, per esercitare comunque la capacità di controllo e anche di conoscenza che il Consiglio deve avere. Ma chiediamo anche che i tempi di questa indagine non siano prorogabili, lo dico al collega Baroschi che è primo firmatario. Noi diamo mandato alla Commissione che si costituirà, di completare i propri lavori nel termine previsto senza alcuna possibilità di proroga. Credo che se faremo questo e se i commissari che andranno a far parte di questa Commissione affronteranno quest'aspetto specifico con questo spirito, noi potremo dare l'esempio a livello regionale di qualcosa che poi potrà essere fatto anche a livello parlamentare; magari con una proposta d'iniziativa regionale, di legge nazionale, che potremo fare nostra alla fine di questi lavori per valutare effettivamente se non sia il caso, in questa vicenda della gestione da parte delle partecipazioni statali del comparto minerario sardo, di fare luce una volta per tutte sui comportamenti che ne hanno disciplinato la gestione in questi anni.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
SANNA, Assessore della difesa dell'ambiente. La Giunta si rimette all'Aula.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Il collega Tamponi ha parlato di un emendamento che non si trova, io vorrei averlo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la proposta di legge non può essere rinviata in Commissione perché è stata sottoposta all'esame del Consiglio regionale su proposta del proponente ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento che al comma 3 stabilisce che "una volta iscritto all'ordine del giorno, sull'argomento non possono presentarsi questioni sospensive o proposte di rinvio all'esame delle Commissioni".
Se occorre un po' di tempo per predisporre gli emendamenti lo si chieda, se no io passo all'esame dell'articolato.
Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Il collega Tamponi ha fatto riferimento a un emendamento, che il collega sostiene che modificherebbe molto l'impianto della legge. Io chiederei intanto di avere il testo dell'emendamento per valutare anche se corrisponde all'obiettivo che si propone. In ogni caso, anche per le cose che sono state dette ed essendovi un formale impedimento a prendere in considerazione l'ipotesi di un rinvio in Commissione, chiederei la possibilità di una sospensione di dieci minuti per una migliore valutazione del provvedimento in ragione soprattutto degli emendamenti che si possono presentare.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni sospendiamo per dieci minuti la seduta del Consiglio.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 37, viene ripresa alle ore 19 e 10.)
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame della proposta di legge numero 379.
Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
PORCU, Segretario:
Art. 1
1. Ai sensi dell'articolo 52 del Regolamento interno, è costituita una Commissione speciale del Consiglio regionale col compito di svolgere una indagine conoscitiva sulla consistenza e sulla gestione del patrimonio minerario della Sardegna.
2. La Commissione di cui al comma 1 precedente è composta da consiglieri regionali, nominati dal Presidente del Consiglio regionale e secondo le modalità dell'art. 52 del Regolamento interno.
3. La Commissione elegge nel suo seno un Presidente ed un Vicepresidente.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
PORCU, Segretario:
Art. 2
1. La Commissione speciale deve presentare al Consiglio, entro quattro mesi dalla sua costituzione, una relazione sulla consistenza e sulla gestione del patrimonio minerario della Sardegna, con particolare riguardo al rispetto delle disposizioni legislative di polizia mineraria di cui al R.D. 29/7/27, n. 1443 e successive modificazioni, e della L.R. 7/5/57, n. 15 e successive modificazioni.
2. Nella relazione la Commissione speciale deve formulare proposte per una maggiore tutela del patrimonio minerario e della sua gestione.
3. Il termine di cui al precedente primo comma può essere prorogato dal Presidente del Consiglio regionale per un periodo non superiore a quattro mesi, su proposta motivata dalla Commissione speciale.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
PORCU, Segretario:
Emendamento soppressivo parziale Tamponi - Usai Sandro - Sanna Adalberto
Art. 2
Il comma 3 è soppresso. (2)
Emendamento sostitutivo totale Cogodi - Morittu - Murgia - Salis - Urraci
L'articolo 2 è così sostituito:
Art. 2
1. La Commissione speciale deve presentare al Consiglio, entro due mesi dalla sua costituzione, una relazione sulla consistenza e sulla gestione del patrimonio minerario della Sardegna e del patrimonio già dismesso da attività minerarie, con particolare riguardo al rispetto delle prerogative che derivano alla Regione dalla piena applicazione dell'art. 14 dello Statuto, dalle disposizioni di polizia mineraria di cui al R.D. 99/7/27 n. 1443 e successive modificazioni e della L. 7/5/57 n. 15 e successive modificazioni.
2. Nella relazione la Commissione speciale deve formulare proposte per una piena tutela a fini produttivi del patrimonio minerario, e per salvaguardare innanzitutto le finalità sociali e quelle del patrimonio minerario dismesso.
3. Il termine di cui al precedente primo comma non può essere prorogato. (6)
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sull'articolo e sugli emendamenti.
Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.), relatore. L'emendamento numero 2 e l'emendamento numero 6, pur con diverse valutazioni, portano a limitare, e credo giustamente, il tempo a disposizione della Commissione per presentare la sua relazione al Consiglio, per cui io mi dichiaro d'accordo con questa finalità. Né era nei proponenti l'intenzione di comporre una Commissione che durasse in eterno, al di là del Regolamento. Nell'emendamento numero 6 c'è poi un esplicito riferimento all'articolo 14 dello Statuto ma, al di là di questo, c'è una questione che non so se possa essere accoglibile. L'intento dei proponenti della proposta di legge era quello di compiere un'indagine sul patrimonio minerario regionale, nel senso che se ritiene che, una volta esaurita - o perché scaduta o perché c'è stata una rinuncia - la concessione per lo sfruttamento della miniera, questo patrimonio debba, attraverso la fattispecie del pertinenza mineraria, tornare alla Regione. Ora, non so se tutto questo va bene quando si parla di fini produttivi - questa è la preoccupazione che io esprimo - perché quando si parla di fini produttivi si è nell'ambito della concessione mineraria, per cui vi sono delle funzioni di polizia mineraria che devono essere svolte dagli organi cui è demandato il controllo dell'attività mineraria. Era solo questo il problema che volevo porre.
C'è poi la riduzione a due mesi del tempo assegnato alla Commissione. Propongo semplicemente un tema di riflessione ai proponenti di questo emendamento. Per le osservazioni che faceva il collega Cogodi, può darsi che in due mesi non si faccia in tempo neanche a costituirla.
(Interruzioni)
Forse volendo essere molto fiscali si finisce per non raggiungere l'obiettivo. Quindi, tenuto conto che non abbiamo molti mesi a disposizione, vista la prossimità della fine della legislatura, mi sembra che il termine di quattro mesi non prorogabili sia congruo. Ritengo perciò che sarebbe molto auspicabile trovare su questo una comunanza di vedute.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Serra Pintus. Ne ha facoltà.
SERRA PINTUS (D.C.). A me sembra che l'emendamento numero 2, che riguarda la soppressione del comma 3, debba essere accolto perché ritengo che i quattro mesi previsti dalla proposta di legge siano sufficienti per concludere l'indagine e lo studio di tutto il patrimonio minerario. Per quanto riguarda, invece, l'emendamento numero 6 mi pare, innanzitutto per quanto riguarda il tempo concesso alla Commissione, che effettivamente due mesi siano pochi per poter fare uno studio approfondito e completo di tutto questo settore. Quindi ritengo che la proposta di Cogodi e più, per quanto riguarda soprattutto il tempo previsto per lo studio e l'indagine, non possa essere accolta. Eventualmente si potrà discutere, anche perché mi pare importante sentire i presentatori dell'emendamento numero 6 per quanto riguarda soprattutto il punto 2, per verificare se c'è la possibilità di un accordo dell'Aula su questo punto. Per questo motivo io chiederei cortesemente una sospensione dei lavori per cinque o dieci minuti per poter esaminare nel dettaglio l'emendamento numero 6.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Volendo si può anche accelerare perché mi pare che sostanzialmente ci sia una convergenza su un obiettivo. L'emendamento numero 2, che abroga il terzo comma dell'articolo 2, non è molto dissimile dall'ultimo punto dell'emendamento numero 6, perché l'emendamento Tamponi, Usai e altri abroga il comma terzo, mentre noi proponiamo che non sia prorogabile il tempo dato alla Commissione. Sostanzialmente su questo punto quindi c'è concordanza. Quindi si può benissimo accogliere l'emendamento numero 2 e sopprimere il terzo punto dell'emendamento numero 6. L'altro punto su cui si discute è il tempo entro cui la Commissione dovrebbe operare. Sono stati fatti dei ragionamenti considerando che la legge entrerà in vigore a settembre, e si deve costituire la Commissione, se si riuscirà a costituirla. Noi abbiamo proposto il termine di due mesi, perché in due mesi, se si vuole, si fanno un sacco di cose. Però, il problema non sono i due, tre o quattro mesi. Se si ritiene che debbano essere quattro mesi non prorogabili, che siano quattro mesi. Se c'è la volontà di fare una certa indagine, un certo lavoro, una volta che si sono avuti i dati - e questi dati si dovrebbero avere, perché non è che si debba andare a ricercarli chissà dove, saranno acquisibili attraverso gli uffici della Regione, tant'è che poi c'è un altro emendamento che dice questo - non sarà necessario andare a sentire ogni comune o ognuno che ha un permesso di ricerca mineraria o di cava, ma si tratterà di andare per categorie, per consultazioni di carattere generale, per cui secondo me due mesi se si vuole sono sufficienti per avanzare una proposta. Ma questo non è un punto fondamentale per cui se si vuole fissare il termine di quattro mesi, non è questo il punto dirimente. L'emendamento numero 6 piuttosto contiene alcune altre precisazioni su cui mi è parso che i colleghi concordino, cioè l'estensione della materia dell'indagine, non solo al patrimonio minerario in senso stretto, ma soprattutto al patrimonio dismesso dalle attività minerarie. Il problema vero è quello del patrimonio dismesso dall'attività mineraria, perché è necessario prevedere, dare indirizzi su quello che accadrà, per esempio, con la ipotizzata chiusura delle miniere metallifere, e che ne sarà di tutto quello che è già caduto in abbandono di stabili, di immobili - anche quando non vengono selvaggiamente privatizzati - di compendi e patrimoni che erano prima concessioni minerarie. Quindi c'è l'allargamento al patrimonio minerario dismesso e c'è il riferimento all'articolo 14 dello Statuto, cioè la rivendicazione della titolarità su questi beni da parte della Regione. Quindi non si tratta solo di una questione di legge e di polizia mineraria, ma innanzitutto delle rivendicazione di questo patrimonio alla Regione. Quanto all'altra osservazione sui fini produttivi, si intende che qui si dice fini produttivi in senso lato, cioè non produttivi minerari, perché se si tratta di un patrimonio minerario non più a miniera attiva, è chiaro ed evidente che si tratta di individuare un'altra finalità produttiva in senso lato. Anche un museo archeologico minerario, anche un itinerario culturale nelle miniere dismesse sono attività produttive in senso lato. Quindi è necessario individuare non solo la titolarità, cioè a chi appartengono o possono appartenere i beni, ma individuare e proporre soluzioni di utilizzazione sociale pubblica e produttiva in questo senso. E' un grande potenziale, ci sono studi, proposte e progetti già, per cui, se la dizione "entro due mesi" si modifica in "entro quattro mesi" e noi concordiamo su questo, se il terzo punto può essere assorbito dall'accoglimento dell'emendamento numero 2, i punti 1 e 2 dell'emendamento numero 6 a questo punto, se i colleghi riterranno, potrebbero essere approvati e, integrandosi, le due proposte possono dar corpo al rinnovato articolo 2, anche senza sospensione dei lavori del Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà
BAROSCHI (P.S.I.). Signor Presidente, mi pare che la proposta ultima che viene dall'onorevole Cogodi sia quella più accoglibile e perfezionata.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la vuole riformulare per piacere?
COGODI (Rinascita e Sardismo). Allora, il comma 1 dell'articolo 2 è sostituito dal comma 1 dell'emendamento numero 6 in cui la dizione "entro due mesi" è modificata in "entro quattro mesi". Il secondo comma è quello dell'emendamento numero 6. Il terzo comma dell'emendamento numero 6 è soppresso e viene accolto l'emendamento numero 2.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 6, con le modifiche proposte dall'onorevole Cogodi. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
PORCU, Segretario:
Art. 3
La Commissione speciale nello svolgimento della propria attività promuove la più ampia consultazione dei poteri locali delle formazioni sociali, e dei concessionari dei permessi di ricerca, coltivazione, sfruttamento e arricchimento dei minerali e di attività di cava in Sardegna.
La Commissione speciale tramite l'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale può disporre di affidare incarichi per studi e consulenze, allo scopo di istruire le sue attività.
A tal fine la Commissione speciale presenta le relative proposte al Presidente del Consiglio regionale.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
PORCU, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Tamponi - Serra Pintus - Tarquini - Fadda Paolo - Satta Antonio - Usai Sandro - Cuccu - Ortu
Art. 3
I commi 2 e 3 sono sostituiti dal seguente:
"La Commissione speciale, allo scopo di istruire le sue attività, può avvalersi delle professionalità specificamente competenti presenti negli uffici dell'Amministrazione regionale e degli enti strumentali della Regione". (5)
Emendamento sostitutivo totale Cogodi - Morittu - Murgia - Salis - Urraci
Art. 3
L'art. 3 è così sostituito:
"La Commissione speciale nello svolgimento della propria attività procede a forme di consultazione dei poteri locali, delle organizzazioni sociali e culturali, dei concessionari dei permessi di ricerca e di coltivazione mineraria e di cava.
La Commissione speciale richiede tramite il Presidente del Consiglio, alla Giunta regionale di fornire tramite le strutture d'ufficio e operative della Regione medesima, tutti i dati e gli elementi conoscitivi ritenuti utili ai fini dell'indagine e della conseguente proposta di utilizzo sociale e produttivo del patrimonio minerario e del patrimonio dismesso da attività mineraria". (7)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (P.D.S.). Voglio dire che questi emendamenti sicuramente rendono meno inaccettabile il testo, in particolare l'emendamento che sopprime - visto che siamo in materia di miniere - il filone aurifero degli studi e delle consulenze. Questo però a mio giudizio, lo dico in pochissime parole per non perdere tempo, non modifica la valutazione complessiva che io mi sono permesso di esprimere in precedenza. Il problema su cui ha insistito il collega Baroschi è un problema oggettivo, anzi i problemi che ha posto sono oggettivi a partire da quello della tutela delle aree minerarie. E' semplicemente che a mio giudizio questo problema non va affrontato con una Commissione speciale, che è uno strumento non idoneo e forse perfino spropositato. I problemi che possono essere affrontati con strumenti ordinari devono essere affrontati con strumenti ordinari. Se c'è da definire il concetto di pertinenza mineraria, che è un punto chiave, come ha spiegato efficacemente Baroschi, per chiudere una falla, facciamo questa legge, si può fare con estrema rapidità, si può fare subito fra una settimana o a settembre. Mi sembra, invece, che noi rischiamo in qualche modo di affermare la prassi di dar vita ad una, due, più Commissioni speciali che duplicano quelle ordinarie, rendendo nell'insieme meno funzionale il lavoro del Consiglio, col pericolo che le Commissioni speciali poi diventino ordinariamente inesistenti o, ove esistenti, ordinariamente improduttive.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pubusa Ne ha facoltà.
PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, molto brevemente sull'emendamento dell'onorevole Tamponi e più, per dire che si tratta palesemente di un emendamento che ha un'utilità in relazione alla soppressione dei commi 2 e 3, ma che è del tutto inutile in relazione al proprio contenuto. Che la Commissione speciale possa, nell'ambito delle sue attività, sentire i funzionari della Regione mi sembra una cosa del tutto ovvia e persino banale; la Commissione speciale è una Commissione d'indagine, quindi ovviamente in questa sua attività sentirà presumibilmente anche persone esterne all'amministrazione regionale, chiederà la collaborazione appunto di queste persone e si recherà sui luoghi, laddove è necessario, a svolgere una sua attività di ricognizione e di conoscenza. La formulazione è anche ambigua; cosa vuol dire "può avvalersi delle professionalità specificamente competenti, presenti negli uffici dell'amministrazione regionale"? Mi sembra una formulazione quasi incomprensibile: può sentire i funzionari dell'amministrazione regionale e degli enti strumentali della Regione. Se detta nel modo più semplice e più appropriato che io suggerisco, appare del tutto evidente, la inutilità di questa norma. Non è neppure una norma giuridica perché, come i colleghi sanno, una norma giuridica deve disporre un qualcosa, mentre invece questo emendamento nel suo contenuto non dispone assolutamente niente perché si tratta di un qualcosa che la Commissione può fare. Quindi io suggerirei molto semplicemente di dire che, i commi 2 e 3 sono soppressi, punto e basta, perché una volta che abbiamo soppresso questi due commi, su cui condivido in pieno le osservazioni che svolgeva il collega Scano, mi pare che tutti gli altri poteri indicati in questi due emendamenti, sono già ricompresi.
Fra l'altro vorrei osservare, in relazione ai commi 2 e 3, che una Commissione, solitamente, si propone un'indagine, un'inchiesta al fine di acquisire degli elementi conoscitivi che possono essere utili per presentare delle proposte di legge o per assumere altre iniziative che sono proprie del Consiglio o dei singoli consiglieri. Quindi prevedere in quella sede, come si fa nella proposta di legge, la possibilità di istituire Commissioni, di fare convenzioni, eccetera, quindi un'attività amministrativa e di acquisizione di conoscenze più particolari, mi sembra che esuli anche dai compiti della Commissione. La Commissione svolge la sua attività conoscitiva, la sua attività di inchiesta, e nell'ambito di questa attività può sentire qualsiasi funzionali regionale o degli enti strumentali; può chiedere la collaborazione di soggetti esterni i quali vengano sentiti in relazione alle loro conoscenze specifiche, può svolgere dei sopralluoghi, dopo di che assume delle iniziative. In quella sede, cioè quando assume le proprie iniziative, o per meglio dire suggerisce le iniziative al Consiglio, in quella sede può anche suggerire che, in relazione ai particolari problemi emersi nel corso delle indagini, si svolgano delle attività conoscitive più approfondite ed eventualmente può suggerire che ci si avvalga anche di particolari professionalità. Direi che in questo deve consistere l'attività della Commissione speciale. Ogni cosa che è detta in più è un qualcosa di inutile, di dannoso, di fuorviante e tra l'altro è anche un qualcosa che nuoce alla stessa causa dei proponenti, perché laddove il testo rimanesse così formulato, i consiglieri, che diversamente sarebbero favorevoli alla proposta, sarebbero indotti a votare contro. E' questo il mio caso, laddove i commi 2 e 3 rimanessero nella loro formulazione originaria o anche laddove venissero sostituiti da questo emendamento che è un esempio di cattiva legislazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Io chiederei ai presentatori dell'emendamento numero 5 di ritirarlo, perché sono perfettamente d'accordo col collega Pubusa, e ai presentatori dell'emendamento numero 7 di limitarlo al suo primo comma, perché il secondo, e lo dico anche a me stesso visto che ho scritto materialmente anche i commi 2 e 3 dell'articolo 3, è come dire sovrabbondante. D'altra parte se una Commissione, nello svolgimento dei suoi lavori, ritenesse di dover richiedere una particolare consulenza, studio o quello che sia, ha sempre il potere di farlo rivolgendosi al suo interlocutore che è l'Ufficio di Presidenza. Questo è già previsto nel Regolamento, per cui io non ho pensato di proporre un emendamento soppressivo dei commi 2 e 3, però dal combinato del 5 e del 7, soprattutto, credo che si possa pervenire a questo risultato, riducendo l'articolo 3 al solo comma primo previsto dall'emendamento numero 7.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Sostanzialmente i due emendamenti si propongono lo stesso obiettivo. Io sono stato il primo a dire che, arrivati a questo punto della legislatura, questa Commissione speciale non dovrebbe farsi, però la gran parte del Consiglio insiste nel volerla fare, quindi pur mantenendo la mia opinione contraria all'istituzione di una Commissione speciale con legge su questa materia, in finale di legislatura, tuttavia, prendendo atto di questa volontà, si sta cercando di precisare la portata di questo provvedimento. Se si vuole fare una Commissione speciale d'indagine su una materia così complessa, perché non è vero che questa materia è semplice, non si può non porsi il problema del come la Commissione consiliare possa acquisire i dati e gli elementi conoscitivi per avanzare proposte. Delle due l'una: o si serve di strumentazione tecnico-professionale e amministrativa autonoma, e allora la chiede al Consiglio e il Consiglio spende, e siccome non è attrezzato né dovrebbe esserlo per le Commissioni d'inchiesta le più varie che si possono istituire, è chiaro che si dovrebbe poter ricorrere al convenzionamento esterno. Però si vuole evitare il convenzionamento. Allora bisogna dire, se si vuole fare qualcosa, attraverso quale strumentazione la Commissione può operare. Si esclude l'acquisizione diretta di professionalità da parte del Consiglio, è il caso di escludere anche l'acquisizione di professionalità convenzionate attraverso la Giunta regionale. Non resta che avvalersi delle professionalità, delle competenze, degli uffici e delle articolazioni operative della Regione medesima. Però questo va regolato, perché i due emendamenti si pongono lo stesso obiettivo ma in modo diverso. Io mi permetto di osservare che l'emendamento numero 5, proposto dai colleghi, non ritengo che possa funzionare; non so se sia neppure accoglibile perché dice che la Commissione speciale, cioè una Commissione consiliare, un'articolazione del Consiglio regionale, può avvalersi delle professionalità della Regione e degli enti regionali. Avvalersi non vuol dire sentire, perché la Commissione può sentire chi vuole; avvalersi vuol dire utilizzare professionalità, quindi avere potere direttivo, potere dispositivo, richiedere non una informazione o una audizione, ma un'attività di lavoro professionale per la Commissione, cioè l'acquisizione di dati e lo svolgimento del lavoro d'ufficio. Il Consiglio regionale e le Commissioni consiliari non hanno questo potere nei confronti di nessun ramo dell'amministrazione che, in base alle leggi vigenti della Regione, mantiene una sua distinzione. Per le leggi della Regione la direzione funzionale-politica degli uffici è della Giunta e degli Assessori; la direzione funzionale-amministrativa è dei coordinatori, che sono i capi degli uffici dell'amministrazione. Io stesso ho proposto in qualche circostanza, per motivi molto meno impegnativi di questi, addirittura la possibilità del comando dall'amministrazione regionale al Consiglio almeno del personale esecutivo o impiegatizio. E si è sempre detto che non si può. E io chiedevo, proprio perché non si può, di prevederlo in legge, e per altre ragioni si è evitato. Un altro ragionamento che si è fatto, condivisibile o meno, riguarda la possibilità di una articolazione del Consiglio regionale di avvalersi del personale dell'ente minerario. Come può la Commissione chiedere al personale dell'ente minerario di svolgere un'indagine, una misurazione, di portare dei dati, di produrre determinati risultati tecnici? Non può perché il sistema non lo consente. Ecco perché l'emendamento numero 7, ponendosi lo stesso obiettivo, dice come questa Commissione può lavorare; cioè che la Commissione, tramite il Presidente del Consiglio, richieda - e questo lo può fare - alla Giunta regionale che renda, attraverso gli uffici della Regione e le strutture operative della Regione, i dati, gli elementi conoscitivi e quant'altro può essere acquisito. Su richiesta del Consiglio alla Giunta però, è la Giunta che si avvale degli uffici e delle strutture operative, cioè non fa altre convenzioni, ma si avvale delle strutture che ha per fornire questi dati e questi elementi conoscitivi su cui possono essere fondati l'esame, l'analisi e la proposta della Commissione. Non vedo altra soluzione. E' un problema puramente tecnico, non è ultroneo, non è un di più questo, perché se non si dice in legge non si capisce cosa possa fare questa Commissione; può sentire gli enti locali, può convocare un'assemblea di consultazione e poi ha finito, perché per fare una indagine su questa materia dovrà acquisire dati, elementi, conoscenze che non può acquisire direttamente perché i consiglieri non ne avranno la competenza, neppure il tempo, forse, e neppure la capacità. Non può disporre di personale interno al Consiglio perché non c'è, né ci dovrebbe essere ai fini di una indagine che è specifica; non può disporre di personale della Regione perché non è in potere né del Consiglio, né di nessuna Commissione di avvalersi in senso tecnico del personale dell'amministrazione, quindi non può che chiederlo alla Giunta che in base ad una legge - e noi stiamo facendo una legge - è tenuta a rispondere a questa domanda perché la legge prevede, lo prevede in via generale ma qui in via specifica, che destini del personale, sotto la sua direzione e responsabilità, a fornire dati ed elementi conoscitivi di cui la Commissione avesse eventualmente bisogno per fondare la sua conoscenza e la sua proposta.
Quindi è una questione puramente tecnica, di strumentazione, per cui il problema non è che è migliore questo sistema o quello, mi rimetto anche alla valutazione dei tecnici del Consiglio, che dicano qual è dei due modi quello che può funzionale. Se mi si dice che il primo funziona benissimo e che una Commissione consiliare si può avvalere del personale degli Assessorati e dell'ente minerario, io pur non essendo convinto, se ho questo tipo di interpretazione e di avallo tecnico, direi che va bene lo stesso. Però non mi pare che sia proprio così.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Serra Pintus. Ne ha facoltà.
SERRA PINTUS (D.C.). Io credo di parlare anche a nome dei colleghi che hanno presentato l'emendamento numero 5 per dire che abbiamo ottenuto lo scopo che era quello di evitare i convenzionamenti con gli esterni. La nostra proposta è stata recepita, quindi ritiriamo il nostro emendamento, perché riteniamo, per le osservazioni fatte dal collega Cogodi, che la stesura dell'emendamento numero 7 effettivamente sia più completa. Anche se, a detta della struttura tecnica del Consiglio, la formulazione dell'emendamento 5: "la Commissione può avvalersi" è una formulazione corretta. Però, nel dubbio che possano crearsi complicazioni, ritiriamo l'emendamento numero 5 e recepiamo l'emendamento numero 7 del collega Cogodi e più che effettivamente ci dà più certezze. Accogliamo interamente l'emendamento numero 7 perché accogliere la prima parte sarebbe una cosa incompleta, la Commissione non potrebbe svolgere forse tutte le sue attività e tutto il suo ruolo. Quindi riteniamo che l'emendamento numero 7 specifichi nei dettagli tutti gli interventi che la Commissione attiverà. Non riteniamo proponibile, anche perché non esiste un emendamento apposito, la proposta fatta dal collega Pubusa di proporre la soppressione dei commi 2 e 3 perché in effetti, a parte il fatto tecnico che non esiste l'emendamento, è bene precisare in legge le attività che la Commissione può svolgere. In conclusione ritiriamo l'emendamento numero 5 e accogliamo l'emendamento numero 7.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 5 viene ritirato, rimane in vita l'emendamento numero 7, anche se dobbiamo dire che, per quanto riguarda il secondo punto dell'emendamento numero 7, è regolato dall'articolo 52 dello Statuto, che dà al Consiglio la piena facoltà di chiedere tutti i dati che vuole e quindi di sentire anche in Commissione tutti gli impiegati di tutti gli enti strumentali della Regione Quindi mi sembra che questa norma sia pleonastica. Ma, se la volontà del Consiglio è questa, metto in votazione l'emendamento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 4.
PORCU, Segretario:
Art. 4
Le spese per l'attuazione della presente legge, valutate in lire 100.000.000, gravano sul capitolo 01001 del bilancio della Regione per l'anno 1993 relativo a spese per il Consiglio regionale.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.
PORCU, Segretario:
Emendamento soppressivo totale Baroschi - Mannoni
Art. 4
L'articolo 4 è soppresso. (1)
Emendamento soppressivo totale Tamponi - Serra Pintus - Tarquini - Fadda Paolo - Satta Antonio - Usai Sandro - Cuccu
Art. 4
L'art. 4 è soppresso. (3)
Emendamento soppressivo totale Cogodi - Morittu - Murgia - Salis - Urraci
Art. 4
L'art. 4 è soppresso. (8)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'onorevole Baroschi, relatore.
BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Esprimo parere favorevole.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
SANNA, Assessore della difesa dell'ambiente. La Giunta si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della proposta di legge numero 379. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 34, corrispondente al nome del consigliere Manchinu. )
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Manchinu.
URRACI, Segretaria, procede all'appello.
(Rispondono sì i consiglieri:Manchinu - Mannoni - Merella - Mereu Orazio - Mereu Salvatorangelo - Mulas Maria Giovanna - Onida - Oppi - Pau - Pes - Porcu - Ruggeri - Sanna - Satta Gabriele - Sechi - Serra Pintus - Serrenti - Soro - Tamponi - Tarquini - Tidu - Usai Edoardo - Usai Sandro - Zucca - Atzeni - Atzori - Baroschi - Cabras - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Cuccu - Dadea - Deiana - Desini - Dettori - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Fadda Paolo - Ferrari - Giagu - Lorelli - Lorettu - Manca
Rispondono no i consiglieri:Murgia - Pubusa - Pusceddu - Satta Antonio - Scano - Corda - Erittu.
Si sono astenuti: il Presidente Floris - Morittu - Mulas Franco Mariano - Planetta - Salis - Selis - Serri - Urraci - Cogodi - Fantola.)
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 62
Votanti 52
Astenuti 10
Maggioranza 27
Favorevoli 45
Contrari 7
(Il Consiglio approva).
Fissazione di termini
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Antonio Satta. Ne ha facoltà.
SATTA ANTONIO (D.C.). Signor Presidente, per chiedere che siano fissati i termini, ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento, per l'esame in Commissione del disegno di legge numero 336 "Ordinamento delle comunità montane". Chiedo che sia fissato in 60 giorni il termine suddetto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Sulla proposta perché l'Assessore competente in materia di enti locali mi ha preannunciato che intende ritirare il disegno di legge per ripresentarne uno secondo altri intendimenti. Questo è quanto mi ha detto l'Assessore, quindi la Commissione non lo ha preso in esame per questo motivo.
PRESIDENTE. C'è la proposta dell'onorevole Satta di dare 60 giorni di tempo alla prima Commissione. Su questa proposta possono intervenire un oratore a favore e un oratore contro. Se l'Assessore, poi, presenterà un altro disegno di legge, ne terremo conto.
Poiché nessuno chiede di parlare, metto in votazione la proposta dell'onorevole Satta. Chi la approva alzi la mano.
(E' approvato)
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Serri. Ne ha facoltà.
SERRI (P.D.S.). Per chiedere l'inserimento all'ordine del giorno di questa tornata consiliare della proposta di legge numero 381 che riguarda provvidenze a favore dei nefropatici e del testo unificato delle proposte di legge numero 21 e 34 sulla protezione degli animali.
PRESIDENTE. Noi abbiamo convocato la Conferenza dei Capigruppo perché programmi in modo puntuale e preciso i lavori che noi dobbiamo portare avanti nei prossimi tre giorni, per cui possiamo chiedere quello che vogliamo ma poi la programmazione dei lavori dovrà essere precisa.
Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Per dichiarare il mio assenso all'introduzione all'ordine del giorno del Consiglio dei provvedimenti che sono stati prima richiamati, ivi compreso specialmente il testo unificato delle proposte di legge numero 21 e 34 per la protezione degli animali e l'istituzione dell'anagrafe carina. Aggiungo, ed è l'ennesima volta che lo chiedo e lo dirò ogni volta che in Aula si chiederanno inserimenti all'ordine del giorno, che insisto nel richiedere che siano inseriti all'ordine del giorno dei lavori consiliari tutti i provvedimenti legislativi istruiti dalle Commissioni nell'ordine nel quale vengono esitati dalle Commissioni.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, per l'ennesima volta il Presidente le dice che tutti gli argomenti esitati dalle Commissioni sono all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio. E' chiaro che qui vengono indicati solo quelli che la Conferenza dei Capigruppo decide che siano messi in discussione nella tornata in corso.
COGODI (Rinascita e Sardismo). E allora che i colleghi non chiedano le iscrizioni all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Infatti, non c'è bisogno di chiedere l'iscrizione perché sono tutti iscritti. A parte il fatto che mi dicono che la relazione del testo unificato delle proposte di legge numero 21 e 34 è arrivata esattamente cinque minuti fa, e quindi non poteva essere inserito all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio.
Se non ci sono obiezioni si intendono iscritti all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio il disegno di legge numero 381 e il testo unificato delle proposte di legge numero 21 e 34.
I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 20 e 02.
Allegati seduta
Testo dell'interpellanza, interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta
Interpellanza Cuccu - Fadda Paolo - Baroschi - Serri - Oppi sul mancato espletamento dei concorsi per infermieri professionali nella USL 17.
I sottoscritti,
PREMESSO che la USL n. 17 di Carbonia lamenta una forte carenza di personale sanitario che non consente spesso di far fronte neppure ai bisogni più urgenti e che, in particolare, larghi vuoti esistono nell'organico degli infermieri professionali;
ACCERTATO che il concorso indetto da mesi proprio per l'assunzione di infermieri professionali non può essere espletato a causa della mancata designazione da parte dell'Assessore regionale della sanità dei rappresentanti di sua competenza nella commissione giudicatrice;
chiedono di interpellare l'Assessore regionale della sanità e il Presidente della Giunta regionale per conoscere:
a) quali motivazioni abbiano finora impedito di nominare i rappresentanti dell'Assessorato nella commissione di concorso e perché questo impedimento si sia verificato solo per la USL n. 17;
b) quando si intenda finalmente procedere alla nomina suddetta per consentire infine lo svolgimento normale del concorso. (336)
Interrogazione Lorettu - Carusillo, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata corresponsione ai pescatori della Sardegna dell'indennità per il fermo biologico relativo all'anno 1992.
I sottoscritti chiedono di interrogare l'Assessore dell'ambiente per sapere:
1) quali motivi abbiano impedito, a tutt'oggi, di corrispondere a tutti i pescatori professionisti della Sardegna le indennità per il fermo biologico relative all'anno 1992;
2) se l'Assessore sia consapevole del grave disagio economico che agli stessi pescatori deriva dalla sospensione delle attività di pesca prescritta dalla normativa vigente, quando a tale sospensione si accompagni un così rilevante ritardo nella corresponsione delle relative indennità;
3) quali iniziative e quali provvedimenti l'Assessore abbia assunto per consentire la immediata erogazione delle predette indennità a tutti coloro che ancora non le hanno percepite e per evitare che analoghi ritardi possano ripetersi negli anni a venire. (580)
Interrogazione Sechi, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata erogazione dell'assistenza economica a favore degli invalidi del lavoro e degli orfani (ex ANMIL ed ex ENAOLI).
Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e assistenza sociale per sapere quali provvedimenti intenda adottare per porre fine ad una autentica ingiustizia perpetrata nei confronti degli invalidi del lavoro privati, attraverso una interpretazione arbitraria e riduttiva della legge attuata con la circolare interpretativa del Regolamento di attuazione della legge regionale 25 gennaio 1984, n. 4 sul "Riordino delle funzioni socio-assistenziali'', del diritto ad ottenere le prestazioni cui avevano diritto.
Infatti, la sopraccitata circolare datata 31 dicembre 1990, indirizzata ai Comuni che avrebbero dovuto erogare gli assegni agli invalidi del lavoro, sino ad allora assistiti dall'ex ANMIL (Associazione nazionale mutilati ed invalidi del lavoro) e per essa dalla stessa Regione, manifestava l'intendimento di assicurare l'assistenza sociale gli invalidi del lavoro esclusivamente a coloro che ne godevano i benefici al 31 dicembre 1988, escludendo, quindi, tutti coloro che conseguivano il diritto ai benefici di legge successivamente a tale data. A tale iniquo trattamento venivano assoggettati anche gli orfani e le famiglie dei lavoratori deceduti a causa di servizio.
Per tentare di superare tale atteggiamento burocratico e vessatorio dell'Amministrazione regionale (le cui responsabilità dovrebbero essere accertate sia per i danni provocati agli invalidi, sia per quelli procurati dall'Amministrazione) alcuni invalidi hanno fatto ricorso alla Magistratura del lavoro per ottenere il riconoscimento dei loro diritti. Il giudice del lavoro di Nuoro già con due sentenze ha riconosciuto agli invalidi ricorrenti il diritto ai trattamenti economici stabiliti per gli invalidi ex ANMIL, prescindendo dal limite arbitrariamente indicato dalla circolare del 1990, e cioè il 31 dicembre 1988.
Infatti, avendo lo Stato trasferito le competenze già esercitare dall'ANMIL dal 1984 alla Regione con D.P.R. 14 aprile 1984, n. 92, competenze esercitate da quest'ultima secondo le procedure, parametri e modalità a suo tempo esercitati dall'ANMIL fino al 1988, non si comprende come tali competenze potessero essere interpretate "ad tempus". Con la legge regionale n. 4 del 1988 tale competenza venne trasferita ai Comuni; purtroppo dopo l'adozione del Regolamento di attuazione la già citata circolare interpretativa per una sorta di accecamento burocratico introduceva una limitazione temporale al godimento dei benefici di legge che violava i contenuti delle competenze statali trasferite.
L'interrogante chiede all'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale, in primo luogo il ripristino della giustizia violata correggendo la circolare assessoriale interpretativa con altra direttiva che si allinei alle declaratorie della Magistratura, del buon senso e della buona amministrazione. Infatti, nei giudizi già intervenuti l'Amministrazione regionale è stata condannata a pagare gli interessi e le spese di giudizio. Se dovessero ricorrere tutti coloro che in questi ultimi quattro anni sono stati privati dei loro diritti, i danni che deriverebbero all'Amministrazione sarebbero rilevanti.
Anche per queste ultime regioni, e non solo per queste, l'interrogante chiede con sollecitudine giustizia e riparo per gli immancabili danni che si scaricherebbero sulla Regione se non si dovesse con umiltà ammettere di aver sbagliato, purtroppo, a danno di categorie benemerite, ma deboli, come gli invalidi e gli orfani. (581)
Interrogazione Morittu - Cogodi - Salis - Urraci - Murgia, con richiesta di risposta scritta, sulla pericolosità delle barriere divisorie della S.S. 131.
I sottoscritti,
CONSIDERATO che la S.S. 131 (Carlo Felice), per quasi tutto il suo sviluppo, è dotata di una barriera spartitraffico in acciaio che divide i due sensi di marcia;
EVIDENZIATO che detta barriera, oltre che ridurre la larghezza delle corsie, specie quelle di sorpasso, non rispetta la norma riportata a pag. 51 del bollettino n. 78 del C.N.R., paragrafo 4.1.1., che prevede l'interruzione, in linea di massima ogni due chilometri, dello spartitraffico con una zona pavimentata atta a consentire lo scambio di carreggiata e in corrispondenza di quei varchi non deve essere interrotta la continuità delle barriere di sicurezza, ma comunque vanno realizzate in modo da essere facilmente rimosse in caso di necessità;
SOTTOLINEA la pericolosità per gli utenti derivante dalla mancata osservanza delle norme su riportate, in particolare modo in caso di incendio, di incidente o anche, per alcuni tratti, di innevamento e ghiaccio;
RICORDATO altresì quanto avvenuto nei pressi di Macomer, dove a causa di un incendio le auto, impossibilitate a proseguire per il fumo e le fiamme e impossibilitate a invertire la marcia, impedite dalla continuità rigida delle barrire centrali, sono rimaste bloccate col grave rischio di essere raggiunte dalle fiamme,
chiedono di interrogare l'Assessore dei lavori pubblici per sapere quali iniziative concrete intenda urgentemente assumere nei confronti dell'ANAS perché nella S.S. 131 vengano osservate ed applicate le norme che garantiscano tranquillità di viaggio e sicurezza per gli utenti della stessa. (582)
Interrogazione Pau, con richiesta di risposta scritta, sull'utilizzazione dei fondi per gli interventi promo-pubblicitari per la promozione e commercializzazione dei prodotti agricoli e zootecnici.
Il sottoscritto,
RILEVATO che in data 1° luglio 1993 la Giunta regionale ha varato il programma degli interventi e delle attività per il periodo giugno 1993-giugno 1994 per gli interventi promo-pubblicitari (L.R. n. 39/1973 sulla promozione e commercializzazione dei prodotti agricoli e zootecnici);
CONSTATATO che il comparto agro-pastorale attraversa una grave crisi, soprattutto nelle zone interne, a cui è rivolto il programma di spesa a valere sui fondi della succitata legge;
CONFIGURATO che gran parte degli stanziamenti vanno ad abbattere i costi promo-pubblicitari dei trasformatori e delle attività sportive di carattere professionistico ove vigono contratti per l'acquisto di fuoriclasse a suon di miliardi;
CONSIDERATO che di converso vengono ignorate totalmente attività come l'atletica leggera e che, per questo perverso meccanismo, associazioni sportive quali la "Paolo Delogu" di Nuoro che da anni svolgono attività sportiva a livello dilettantistico, pur annoverando tra i propri atleti soggetti di rilevanza nazionale, vengono escluse dai finanziamenti e quindi dall'attività agonistica,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale al fine di considerare con più attenzione l'utilizzazione del danaro pubblico verso le finalità per cui la legge lo destinava; per sapere se non ritengano necessario rivedere la delibera, al fine di equilibrare le voci di spesa dando maggiore rilievo alle attività sportive dilettantistiche e, se necessario, proporre una riduzione del titolo di spesa per destinarlo ad attività produttive e strutturali in favore delle attività agro-pastorali delle zone dell'isola. (583)
Interrogazione Giagu, con richiesta di risposta scritta, sui programmi di cui alla legge regionale 17 del 1950, riguardanti il pubblico spettacolo.
Il sottoscritto,
PRESO ATTO della proposta dell'Assessore regionale della pubblica istruzione riguardante l'articolo 56 della legge regionale n. 1/90 e l'articolo 60 della stessa legge, presentata in data 18 giugno 1993;
CONSIDERATO che tali documenti, in grandissima parte, sono rispondenti alle attese degli operatori dello spettacolo in Sardegna perché ispirati da criteri che prevedono:
1) "rilevanza culturale delle iniziative";
2) "capacità culturale, tecnica ed organizzative dei soggetti richiedenti il contributo quale garanzia per il proficuo impiego delle somme concesse..., comprovata dalla positiva utilizzazione dei contributi ottenuti negli anni precedenti";
3) "di norma, a conferma di contributi concessi";
4) "contenimento della spesa ammissibile, nei confronti degli organismi di nuova formazione e senza esperienza consolidata" per le attività di pubblico spettacolo;
5) infine e solo per alcuni capitoli di spesa "Ripartizione delle disponibili somme di bilancio fra le sette aree programma",
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dello spettacolo per conoscere i motivi che ostano all'approvazione dei programmi di cui sopra e se corrisponde al vero che l'Assessore competente intende modificarli a seguito di un esplicito richiamo dell'Assessore della programmazione, inteso a garantire il rispetto dei parametri di spesa riguardanti le aree programma. Il sottoscritto fa notare che, se venissero applicati tali criteri ad un settore come quello dello spettacolo, si verificherebbero situazioni ai limiti del paradosso, con una disparità di trattamento che finirebbe per mettere in gravissime difficoltà enti e associazioni che da tempo hanno consolidato esperienze, professionalità e posti di lavoro nel settore. Ritiene il sottoscritto che in un settore così delicato e per contributi a domanda individuale, l'applicazione rigida delle norme può rivelarsi un boomerang rispetto alle intenzioni degli stessi proponenti;
chiede infine se, stante il permanere dei ritardi nell'assegnazione dei contributi, sia vera la notizia che la Giunta regionale ha rinviato a data da destinarsi l'esame dei programmi di spesa in questione già fissata per il 20 luglio. (584)
Interrogazione Porcu - Sechi, con richiesta di risposta scritta, sul mancato pagamento dei sussidi e sulla condizione degli ammalati di mente in Sardegna.
I sottoscritti,
PREMESSO CHE:
- con la legge regionale n. 15/92 sono stati stabiliti nuovi criteri per la concessione di sussidi economici ai malati di mente gravi residenti in Sardegna;
- nonostante sia passato quasi un anno dall'emanazione della nuova normativa, l'Assessore non ha ancora insediato le sei commissioni di esperti che devono valutare le domande e appurare se i richiedenti posseggono i requisiti richiesti;
- nel frattempo procede con gravissimi ritardi il pagamento dei sussidi ai malati di mente che ne avevano diritto in base alla L.R. 44/87 e che devono ancora ricevere gli arretrati risalenti al 1990;
- questi ritardi rendono ancora più difficile la condizione dei sofferenti psichici e delle loro famiglie costretti giornalmente a convivere con la mancanza di strutture socio-assistenziali che diano risposta concreta alle drammatiche esigenze di chi è affetto da queste patologie;
TUTTO CIO' PREMESSO, interrogano l'Assessore regionale della sanità per spere:
- come mai nonostante le assicurazioni dell'Assessore ancora non si sia provveduto a nominare e insediare le Commissioni per la verifica dello stato di malattia mentale prevista dalla legge regionale n. 15 del 1992;
- quale sia la situazione nel pagamento di quanto dovuto in base alla legge regionale n. 44/87 e come l'Assessorato intende procedere per rispondere alle pressanti, ma giuste, richieste di tanti cittadini e delle loro famiglie, che chiedono che la Regione onori il dettato di legge che prevede tassativamente il pagamento degli arretrati dovuti agli ammalati mentali;
- che cosa infine l'Assessorato abbia fatto o intenda fare per applicare concretamente il Piano regionale per la psichiatria e per sanare la gravissima situazione esistente negli ex ospedali psichiatrici di Sassari e di Cagliari che continuano a ospitare centinaia di pazienti in condizioni di precarietà e di degrado gravissimi. (585)
Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di iniziative per l'attuazione del Parco dell'Asinara.
Il sottoscritto,
CONSIDERATO che è in corso, a livello politico e amministrativo, una forte iniziativa tendente a sensibilizzare i Ministeri competenti affinché diano corso all'applicazione della legge n. 394/91;
PRESO ATTO che nell'ambito delle suddette iniziative risulta assente la Regione sarda, che deve assumere, piuttosto, un ruolo primario anche in considerazione delle proprie prerogative statutarie;
RITENUTO che questa carenza rende meno incisiva l'azione in atto sul Governo nazionale e impedisce, tra l'altro, l'esercizio di controllo, soprattutto nella fase preliminare dell'operazione, atto ad impedire il precostituirsi di possibili disinvolte speculazioni, contrastanti con gli interessi generali propri del Parco,
chiede di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere se ritiene necessario intervenire per sollecitare l'attivazione delle procedure per l'attuazione immediata della legge n. 394/9l, con particolare riferimento all'istituzione del Parco dell'Asinara,
chiede altresì di conoscere quali iniziative la Giunta regionale abbia finora assunto e quali provvedimenti intenda adottare nell'immediato per favorire l'accelerazione degli adempimenti preliminari, che consentano, pur in presenza del carcere, di procedere con le opere compatibili previste nel progetto Parco. (586)
Mozione Fadda Paolo - Serrenti - Cuccu - Morittu - Mereu Salvatorangelo - Pusceddu - Merella sull'installazione di un radar in località Capo Spartivento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che il Ministero della difesa ha presentato un progetto di esproprio per un terreno privato al fine di realizzare un programma Radar 3 DRL, con relativa strada di accesso, in località Capo Spartivento (zona che ricade nei Comuni di Domus de Maria e Teulada);
RILEVATO che si tratta di un'area già fortemente gravata da numerose servitù militari e che la richiesta di un ulteriore asservimento per una nuova servitù militare annienterebbe le ultime risorse economiche (pesca, allevamento, agricoltura) e ambientali rimaste, costringendo gli abitanti della zona ad un nuovo processo di emigrazione forzata in cerca di fonti occupazionali stabili e sicure;
ATTESO che i Consigli comunali di Teulada e Domus de Maria sono fortemente contrari alla concessione del terreno per l'installazione del programma Radar e che intendono frapporre ogni possibile iniziativa per scongiurarne la realizzazione;
DENUNCIATO che il Ministero della difesa ben lungi dall'applicare precisi accordi e vari protocolli, con i quali si era più volte impegnato nei confronti del Governo sardo al fine di procedere allo smantellamento e alla sdemanializzazione di numerose servitù militari e immobili in Sardegna, restituendoli al patrimonio regionale, inoltra continue pressanti richieste di nuove servitù militari finalizzate a nuove accessioni di terreni,
impegna la Giunta regionale
- ad adottare iniziative per impedire che un nuovo lembo di territorio sardo venga sottratto all'uso della popolazione, senza giustificati motivi di ordine strategico militare o di difesa del territorio da ipotetiche forze nemiche;
- a chiedere l'intervento risolutore della Corte costituzionale al fine di ottenere l'effettiva sdemanializzazione di ampi territori della Regione, attualmente detenuti dal Ministero della difesa senza alcuna motivazione inerente gli scopi istituzionali cui detto dicastero è preposto, ricordando, peraltro, che a suo tempo lo stesso Ministero si preoccupò di fornire al Governo regionale un ampio e dettagliato elenco di terreni e immobili da dismettere. (139)
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