Seduta n.349 del 04/04/2003 

CCCXLIX SEDUTA

Venerdì, 4 Aprile 2003

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente BIGGIO

La seduta è aperta alle ore 10 e 07.

FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 1° aprile 2003, che è approvato.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Un collega avrebbe chiesto congedo, però la richiesta di congedo non è pervenuta alla Presidenza, me l'hanno comunicato. Non ci sono comunicazioni. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Presidente, non tanto e non solo perché pare che siamo sette presenti tra diversi rappresentanti di diversi Gruppi, sì "pochi ma buoni" è una buona teoria, valida in certe circostanze e non in altre, ma soprattutto per un'altra ragione, perché intorno al palazzo del Consiglio sono presenti diverse delegazioni di cittadini, di amministratori, di lavoratori, che effettivamente hanno reso un po' difficile l'accesso, non per difficoltà che siano state frapposte, perché oggettivamente la gran parte dei consiglieri è trattenuta dalla presenza di queste delegazioni. Il rischio è che siamo pochi e rimarremo pochi, perché la gran parte dei consiglieri sta ascoltando le cose che giustamente diverse delegazioni ritengono di riferire. Chiederei pertanto una dilazione dei lavori del Consiglio, proprio perché si possono avere questi incontri, e quindi poter riprendere per davvero e produttivamente i lavori del Consiglio, una sospensione di mezz'ora, tre quarti d'ora, in modo che si possa subito avere la possibilità di queste interlocuzioni con delegazioni che sono presenti presso i Gruppi consiliari, se no finisce che questa evenienza un po' condizionerà i lavori di tutta la giornata. Lo dico ai fini di ordinare meglio i lavori del Consiglio.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lo dico perché rimanga agli atti: quando noi organizziamo i lavori del Consiglio dovremmo tenere conto anche di questo tipo di impegni che i Gruppi assumono, ne devono informare la Presidenza e si organizza tenendo conto che ci sono questi incontri. Lei capisce che è difficile, in maniera così estemporanea, se il Consiglio è fissato per una certa ora, poi rimandare il Consiglio perché è venuta una delegazione di sindaci, che legittimamente vengono, ma se sono venuti qualcuno gli ha detto di venire a quest'ora. Pertanto, io non ho nessun problema a sospendere adesso se gli altri colleghi sono d'accordo, ma capita un po' troppo spesso, non può essere questa la regola. I sindaci e altre delegazioni quando devono venire si mettono d'accordo, programmiamo anche questi incontri e gli incontri si tengono. Perché dobbiamo interrompere i lavori del Consiglio quando ci sono richieste che avvengono così, in maniera estemporanea? Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Riconosco che la sua esposizione è corretta. In realtà questi incontri erano previsti per un'ora precedente all'ora prevista per l'inizio dei lavori del Consiglio. La difficoltà è intervenuta perché c'è stata anche una qualche complicazione nell'autorizzazione agli accessi, cioè chi è preposto al controllo degli accessi, in effetti, avendo visto diversi assembramenti, credendo che si trattasse di chissà quale grande diffusa presenza ha ritenuto di non far entrare le delegazioni, che sono invece in numero limitatissimo, e questo ha introdotto una complicazione, non voluta da nessuno, che ha ritardato l'incontro che era previsto per orario precedente a quello di inizio del Consiglio. Corretto il suo richiamo, ma avanzavo questa proposta solo per consentire di procedere ordinatamente nei lavori del Consiglio successivamente, ai fini della produttività, non di dilazionare i lavori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Presidente, esprimo la nostra totale e assoluta contrarietà, perché se fosse possibile sospendere i lavori ogni qualvolta una forza politica ha dei problemi o ha delle necessità che sorgono nel corso della programmazione dei lavori, questi lavori stessi che sono in piedi e che sono in corso già dalla sesta settimana si protrarrebbero all'infinito. Non siamo assolutamente d'accordo, nella scorsa legislatura lei ben sa e ben ricorderà che all'opposizione era stata negata la richiesta di sospensione per una conferenza stampa programmata, in questa legislatura sta avvenendo di tutto, perché basta che qualche forza politica, esponenti di forze politiche dell'opposizione facciano una richiesta e questi lavori sono paralizzati. L'Aula è paralizzata da sei settimane, perché ieri abbiamo discusso soltanto sulla illustrazione di 147 emendamenti, dei quali la maggior parte soppressivi e ripetitivi l'uno con l'altro. Se si vogliono organizzare i lavori, così come chiede lo stesso collega Cogodi, facciano un po' di chiarezza e meno ostruzione, perché questo lo vediamo come un atto di ostruzionismo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.

GIAGU (La Margherita-D.L.), Questore. Per chiarire un po' l'aspetto che qui ha portato il collega Cogodi. Sono arrivate delle richieste per quanto riguarda le delegazioni, sono arrivate richieste per delegazioni riguardanti 30, 40 persone. Io vorrei che si mettessero d'accordo, perché se ogni consigliere facesse richiesta per 30, 40 persone il palazzo verrebbe invaso e certamente questo non si può consentire. Allora, si sta cercando di fare entrare alcune delegazioni con l'autorizzazione anche della Presidenza per vedere che si riuniscano nei vari gruppi, per poi sapere anche e chiarire che dai gruppi non credo si possano spostare qui in aula, ma devono essere riaccompagnati all'esterno. Per cui meglio fare chiarezza per evitare che venga invaso il Consiglio regionale. Non è vero che non sono stati autorizzati, sono state autorizzate delegazioni formate da 10 persone massimo, che devono essere accompagnate nei vari gruppi.

PRESIDENTE. La ringrazio per questo chiarimento, mi pare sia molto corretto. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Gruppo Misto). Solo per dire che io stamattina sono stato convocato alle ore 10 per la seduta del Consiglio regionale. Non ho ricevuto richieste di incontro, né sono stato invitato a partecipare a incontri. Sono sicuramente incontri importanti, legittimi, utili, ma privati. Io credo che il Consiglio regionale non possa essere condizionato da incontri privati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, apprezzo e condivido l'intervento dell'onorevole Scano, comunque voglio significare in quest'aula che questa convocazione è avvenuta non per volontà dei sindaci, ma sono stati convocati da un Gruppo parlamentare di questa assise e sono stati convocati per stamattina alle ore 9 e 30, quindi in seduta privata e non certo per questioni che attengono ai lavori di questo Consiglio, per cui io credo che dobbiamo andare avanti.

COGODI (R.C.). Però sono fuori, sono in strada.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io credo, avendo sentito l'Aula, che dobbiamo procedere a lavorare.

COGODI (R.C.). Io voglio capire quali sono le ragioni per cui in questo Consiglio regionale non si può entrare.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Presidente, basta, non è possibile!

COGODI (R.C.). Le sedute sono pubbliche, può essere che anche cento persone possono accedere alla seduta pubblica.

PRESIDENTE. Guardi, l'ingresso è disciplinato dai Questori, le ha risposto in maniera direi molto corretta l'onorevole Giagu. Condivido le cose che ha detto, questo è il loro compito...

COGODI (R.C.). Vorrei capire come è che sono pubbliche le sedute se non può entrare nessuno.

PRESIDENTE. Sì, ma sono pubbliche per quanto possono essere pubbliche.

COGODI (R.C.). Sono tutti fuori, perché non si garantiscono le sedute pubbliche del Consiglio? Com'è che sono pubbliche le sedute se la gente non può entrare? Sono in strada persone che chiedono di entrare e di assistere alla riunione del Consiglio.

PRESIDENTE. Colleghi per cortesia! Guardi, ogni consigliere regionale può fare entrare due persone, non tutti. Se poi c'è del pubblico che vuole entrare, li facciano entrare, i Questori sono lì, nei numeri previsti entrino.

COGODI (R.C.). Non abbiamo potuto far entrare nessuno, le sto dicendo! Le chiedo di riunirsi con i Questori e consentire che sia garantito l'accesso alle tribune del pubblico.

PRESIDENTE. Io non credo che i Questori siano contrari, nei limiti stabiliti dalle regole...

SANNA NIVOLI (A.N.). Presidente, su quale comma sta intervenendo?

PRESIDENTE. Chiedo scusa, non sto discutendo con l'onorevole Cogodi, sto cercando i documenti per cominciare a lavorare.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2003)" (383/A)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori da dove li avevamo lasciati ieri. All'emendamento 225 sono stati presentati gli emendamenti numero 779, 780, 781, 782, 783, 784, sono presentati dai colleghi Cogodi, Ortu e Vassallo, e sono tutti uguali. Così come abbiamo fatto ieri do la parola a uno dei presentatori per fare un'unica illustrazione.

COGODI (R.C.). L'emendamento in questione afferisce alla materia che in questa fase il Consiglio regionale sta esaminando, che ha diritto e dovere di esaminare e di esaminare a fondo. Si riferisce ancora al sostegno e alla corretta gestione dell'articolo 24 della finanziaria del 2000, la numero 4, legge regionale del 2000, che riordinava tutta la materia relativa agli interventi comunali per l'occupazione, così come inizialmente erano normati dall'articolo 94 della legge 11 dell'88. Una materia che, come abbiamo avuto modo di accennare già nella serata di ieri, non è esaustiva e neppure sostituiva di altri interventi analoghi e comunque differenziati di intervento in materia di sviluppo locale e di occupazione che la legislazione regionale ugualmente riconosce.

L'articolo 24 della finanziaria del 2000 ha riordinato e in qualche modo qualificato questo intervento che un tempo si chiamava "cantieristica comunale", dando rilevanza e dignità di intervento progettuale, organico, mirato soprattutto a salvaguardare i beni essenziali che sono presenti e distribuiti in ogni parte del territorio regionale, e cioè i valori ambientali, gli itinerari culturali, l'archeologia, i servizi sociali essenziali, la manutenzione dei beni pubblici e quindi la conservazione dei valori anche economici oltre che funzionali dei beni pubblici e quant'altro. Questo intervento è stato estremamente produttivo ed estremamente utile, ha dato sollievo in tutte le situazioni, cioè in tutti i comuni della Sardegna anche alle situazioni più difficili di assenza di lavoro, un intervento, come dire, parziale che acquista ancora più rilevanza e si legittima ancora di più, per il fatto che è affiancato da altri interventi mirati invece allo sviluppo complessivo, mirato alla creazione di nuova impresa, mirati gli altri interventi alle forme di impiego stabile o tendenzialmente stabile - perché di stabile in questo mondo pare che ormai ci sia ben poco - e continuativo. Questa misura deve essere però non solo richiamata di anno in anno nella normativa regionale, ma deve essere sorretta almeno nei limiti nei quali usualmente e bene ha funzionato in questi quindici anni, e più di quindici anni. Mentre, via via, ogni anno c'è il tentativo di operare un abbattimento, un'erosione, una diminuzione degli stanziamenti che la sorreggono. Ho avuto modo di ricordare, ma è cosa nota a tutti, che sostanzialmente, mediamente, questa misura è stata sostenuta in questi quindici anni, dall'88 in poi, con circa 100 miliardi anno di risorse regionali, che vanno ai comuni in percentuale giusta, nel senso che vanno senza intervento discrezionale alcuno di alcun Assessore, in base a criteri prefissati in legge, e sono di grande utilità sociale e economica.

Con l'emendamento e con gli emendamenti noi proponiamo di reintegrare almeno fino alla soglia di 100 miliardi questo intervento che ha avuto questo tipo di sviluppo positivo, anche perché, essendo anche questa misura rivolta a interventi occupazionali, come dire, rodata, cioè sperimentata, dopo anche questa cosa che ha sofferto diversi anni di difficoltà Io ricordo perché io stesso ho dovuto fare i conti e so che gli Uffici hanno avuto difficoltà a mettere a punto una procedura di indicazione ai comuni, una procedura unificata, anche di controllo di gestione, anche di rendicontazione, cioè ci sono stati molti anni, diversi anni, io ricordo almeno tre, quattro anni di sofferenza anche per l'avvio di questa misura. E` una cosa strana, molte volte si pagano dei prezzi per ottenere un risultato di funzionalità di uno strumento, e paradossalmente appena lo strumento inizia a funzionare, proprio allora si comincia a voler buttare via. Invece bisognerebbe fare sempre una valutazione di merito, un'analisi dei costi-benefici, di oneri di qualsiasi intervento che la pubblica amministrazione compie per verificare che cosa deve essere diminuito, che cosa deve essere aumentato. La nostra opinione è che questa partita deve essere contenuta grosso modo in quei limiti nei quali per molti anni ha funzionato e da un certo punto ha iniziato anche a funzionare bene, soprattutto perché nel frattempo questa misura che all'inizio era pressoché l'unica di intervento in materia di politica attiva del lavoro, quindi poteva sembrare tendenzialmente anche una misura in parte assistenziale, sempre sottolineato che nessuno di noi disprezza l'assistenza in favore di chi ne ha bisogno, perché l'assistenza è anche un principio costituzionale, ma in materia di sviluppo e di occupazione non può essere il sistema che diventi prevalente sul versante assistenziale. Per cui le leggi che sono intervenute non solo successivamente nel tempo, ma anche razionalmente e funzionalmente affianco, hanno integrato questo sistema e principalmente la legge 37 con l'articolo 19 e anche seppure anche lì con tante difficoltà la stessa legge 28 sull'imprenditorialità giovanile rivolta principalmente a finalità anche quelle occupazionali, produzione e lavoro, il sistema come dire composito per non dire ancora dell'agenzia del lavoro che ugualmente istituita con legge dell'88 per alcuni anni non ha operato, l'agenzia doveva essere una cosa, lo dice il nome stesso, che doveva immediatamente agire e invece la Regione la tenne per anni nel limbo anche quella istituzione. Poi via via con il tempo gli strumenti che si sono pensati e poi via via si mettono alla prova e poi via via si modificano anche gli strumenti che li sorreggono e li sostengono e cominciano a funzionare. Nel momento nel quale funzionano non si può pensare che debbano essere accantonati. Questo intervento è essenziale, un intervento che deve essere conservato.

La Giunta regionale ha previsto inizialmente una dotazione che mi pare essere intorno agli 85 miliardi, pensando e parlando in lire. Integrare questa misura e ricondurla intorno alla dimensione usuale dei cento miliardi parrebbe essere la cosa utile, la cosa minima che si possa fare. La circostanza è favorevole per dire che intanto questa misura mantiene, conserva la sua efficacia in quanto anche le altre misure mantengano e conservino la loro efficacia, perché noi abbiamo in materia di politiche attive del lavoro una strumentazione differenziata, e non è che ogni strumento deve soddisfare tutte le esigenze, ogni strumento è rivolto a soddisfare, come dire, non solo una quota percentuale ma anche diverse esigenze sociali, diverse capacità di applicazione al lavoro. Non tutte le capacità di applicazione al lavoro sono uguali e non tutte devono essere trattate allo stesso modo, vi può essere una parte di società disponibile e capace di impegnarsi in una attività di lavoro autonomo, di imprenditorialità e di nuovo ingresso in un mondo che non era quello proprio da cui si proviene, ci sono altre situazioni nelle quali invece non tutti i disoccupati non dico sono capaci, ma neppure hanno la propensione a essere imprenditori, nuovi imprenditori o lavoratori autonomi. Quindi un sistema differenziato è estremamente vantaggioso anche perché consente di rispondere alle diverse esigenze che sono nel tessuto sociale, quindi questa misura va mantenuta ma non in alternativa alle altre perché poi quando avremo modo di parlare ancora delle altre misure, degli altri strumenti, degli altri interventi, diremo ugualmente che anche gli altri interventi collaterali a questo, mantengono di più la loro efficacia se si conserva un sistema ordinato e anche differenziato e composito, purché tutto funzionale e rivolto a raggiungere lo stesso obiettivo.

PRESIDENTE. L'emendamento 225 presentato dai colleghi Sanna Gian Valerio è più. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento 225.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Grazie Presidente. Io non voglio riprendere le questioni che sono state sollevate in apertura, però in un certo senso mi meravigliava l'apprensione dei colleghi del centrodestra a riprendere rapidamente il lavoro, stante la condizione che si è immediatamente dopo manifestata, sia in capo alle proteste del collega Balletto che a quelle dell'onorevole Diana e così via. Credo che una cosa sia utile a prescindere da questa discussione di merito. Presidente, questa è la casa dei sardi, che i sindaci oggi nella cognizione che devono avere, nell'istituzione regionale, siano oggi trattati e considerati nel novero di qualunque ospite del Consiglio regionale è una questione ancora aperta sulla quale dovremo discutere. Anche il fatto che debbano subire determinati filtri, i sindaci, si conoscono questioni di altri Consigli regionali dove i sindaci con un tesserino apposito entrano e escono nel Consiglio regionale come gli altri. Però non voglio…

PRESIDENTE. Non è così, le assicuro che ho altre esperienze. Quando io vado alla Camera, Presidente di questo Consiglio, faccio tutte le trafile e i controlli, e mi controllano perfino i documenti che ho appresso. Abbia pazienza, non è così, in tutte le Assemblee legislative!

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). E` una questione di punti di vista, comunque chiudo qua la questione. E` anche ovvio che noi non abbiamo i tempi coordinati per adeguarci ai cambiamenti. Tuttavia. L'emendamento numero 225 propone il rifinanziamento agli enti locali dei fondi destinati a interventi straordinari sul lavoro. A suo tempo, già nell'anno 2000, l'associazione degli enti locali aveva chiesto che questa competenza fosse trasferita agli enti locali e in qualche modo rafforzasse i principi del decentramento e dell'autonomia introdotti dalla 25. Nello specifico vorrei fare notare come questo tipo di intervento di cui non si capisce il taglio di oltre un miliardo e mezzo, rispetto ai fondi stanziati precedentemente, rappresentino un modo integrativo di affrontare il sistema dei cantieri di lavoro e combattere la disoccupazione. Sono due modi di intendere la politica per il lavoro, perché vede noi abbiamo una consistenza di comuni in Sardegna che non sempre sono omologati in una condizione di quadro territoriale e di condizione economica assolutamente omogenea. Il fatto che siano in piedi due concezioni di strumenti per affrontare il sistema complesso della disoccupazione in Sardegna dimostra come in alcune realtà dove i fattori imprenditoriali hanno più difficoltà ad attecchire, più difficoltà a integrarsi con le politiche di sviluppo territoriale, probabilmente questi provvedimenti hanno significato nel tempo un modo come un altro per incidere anche in queste aree sul terreno della disoccupazione. In prospettiva è anche vero, ci sono tante ipotesi di riforma di questo provvedimento, uno di quelli che credo la Giunta conosca e che è stato proposto è quello di guardare la prospettiva di questo strumento con l'ottica di modulare i trasferimenti ai comuni su questo obiettivo in relazione alla riduzione o all'incidenza, per meglio dire, della disoccupazione locale. Ci sono oggi sistemi attraverso i bacini territoriali in base ai quali si può modulare invece di approntare un intervento che abbia una connotazione standardizzata di mero trasferimento asettico rispetto a altri parametri, agganciare questo sistema di finanziamento ai comuni attraverso una logica in base alla quale se, in alcune aree, la disoccupazione scende, cala, questi debbono avere una valutazione e un trasferimento diverso a vantaggio invece delle aree dove o la disoccupazione mantiene livelli preoccupanti o peggio ancora dovesse aumentare, in maniera da rendere questo strumento, uno strumento più flessibile che risponda in maniera diretta alle esigenze della disoccupazione territoriale. Come abbiamo detto già ieri, questo è un ramo dei due filoni principali entro i quali si individua una strategia della Regione per affrontare il problema della forte disoccupazione. Da un lato questi cantieri di lavoro che in qualche modo hanno la funzione di affrontare in sede locale strumenti di emergenza di lavoro di pubblica utilità che contiene sul piano locale e non sul piano della vasta area i fenomeni di disoccupazione, lasciando poi all'articolo 19, agli strumenti dello sviluppo locale, della programmazione negoziata il compito invece di raccordare sistemi più intelligenti, tra virgolette, dal punto di vista imprenditoriale delle sensibilità che in quei territori si sviluppano. Mentre l'uno ha un valore che potremmo dire capillare, l'altro ha un valore di tipo aggregativo, cioè si cerca di rendere, rispetto alla strategia di sviluppo, anche elevato il tasso di coesione sociale intorno alle possibili strategie di sviluppo. Tenendo in piedi entrambi questi elementi, siamo in grado di affrontare nel medio periodo e nell'immediato un fenomeno di disoccupazione che, come abbiamo dimostrato, avremo di fronte in maniera rilevante nei prossimi anni in maniera crescente. E` vero come è vero che abbiamo osservato, e di questi dati vi siete fatti forte nel corso degli scorsi anni, dell'abbattimento dei livelli di disoccupazione e di iscrizione alle liste di collocamento, abbiamo dimostrato e avete voi stessi i dati quanto noi, che questi fenomeni di disoccupazione e di iscrizione alle liste di collocamento aumentano, hanno ripreso l'aumento proprio nel biennio che stiamo lasciando alle nostre spalle. Praticamente si è chiusa attraverso la disgregazione di alcuni strumenti importanti di intervento sul piano occupazionale, si è disgregata una logica che in qualche modo era servita a mantenere alta l'attenzione delle politiche regionali a questo dato assolutamente allarmante, di contro i fattori congiunturali stanno incidendo sul piano generale in un tessuto che si è di per sé indebolito per questi eventi. Questo lo dimostra l'andamento complessivo di cui abbiamo parlato ieri dell'occupazione nel Sud. Il Sud si dice "torna a perdere occupati". E` vero che ci sono fenomeni puntuali che vanno osservati, i quattro mila posti di lavori persi in Sicilia nell'industria sono quelli che derivano dalla crisi del comparto dell'auto di cui abbiamo assistito i fenomeni negli scorsi mesi, ma complessivamente c'è anche un fenomeno abbastanza singolare che ha investito soprattutto la Sicilia, ma che da qui a poco investirà anche la Sardegna, quale area più prossima all'area africana e medio orientale, abbiamo l'approdo in questi territori a fronte di queste perdite gravose di occupazione di manodopera che proviene dall'Asia e dall'Africa. Solo in Sicilia nell'ultimo mese sono arrivati una certa percentuale abbastanza consistente, oltre 200, forze lavoro dalla Cina.

In questo quadro, il dato complessivo del calo dell'occupazione del Sud, circa 45 mila posti di lavoro, lavoratori in meno nell'area del Mezzogiorno, è nei dati generali, mentre nei dati Istat, abbiamo un'incidenza di queste perdite di lavoro soprattutto nel campo dei servizi. Che cosa è che tutto sommato in raccordo a questi strumenti di cui parliamo a carattere regionale sta incidendo negativamente su questo andamento? Sicuramente due fatti importanti: la perdita di alcuni strumenti tipo il credito di imposta per l'occupazione, che è venuto meno attraverso le scelte del Governo nazionale, e gli sgravi contributivi triennali sulle nuove assunzioni. Basterebbero questi due strumenti e vedere un po' che cosa hanno realizzato negli ultimi anni nell'area del Mezzogiorno per giustificare non solo...

PRESIDENTE. Continui perché c'è il 226 che è suo, se lo deve illustrare lei, può continuare.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Sì, che hanno contribuito a tenere in piedi un sistema di recupero della competitività del Mezzogiorno che invece oggi con il venire meno di questi strumenti nazionali, con la mancata compensazione di strumenti regionali, io poi qua mi viene anche da dire, siete voi, è il vostro Governo che sta spingendo verso un sistema devolutivo che in qualche modo reclamerebbe politiche compensative, no?, ma le politiche compensative si fanno con riguardo anche a quello che è il filo logico che lega la problematica affrontata sul piano nazionale del riequilibrio tra il Mezzogiorno e il nord-est e le politiche che si fanno nella Regione. Noi abbiamo più di una volta denunciato il venire meno di questi strumenti, osserviamo che il calo sostanziale di questi livelli occupativi che soprattutto riguarda le piccole imprese, denuncia come effettivamente questi strumenti, il venire meno di questi strumenti hanno avuto un fattore determinante nell'ambito del calo dell'occupazione complessiva.

E` singolare che la Regione rispetto alle sue scelte neppure registri questa condizione, il fatto stesso che ci viene proposto un taglio, sia da una parte che dall'altra, rispetto agli strumenti che stiamo discutendo sulla lotta alla disoccupazione, dimostra in qualche modo come non c'è la percezione della gravità della situazione congiunturale, cioè è una cosa che abbiamo osservato fin dall'inizio con l'assessore Masala, se c'è una cosa che interessa questo Consiglio regionale, se c'è un compito che ha l'Assessore della programmazione e un Governo regionale è esattamente nel suo campo di intervento lo stesso compito che ha rispetto alle dinamiche finanziarie e economiche il Ministro del Governo nazionale il quale ovviamente, no, no, nei giusti rapporti, Assessore, nel senso che ovviamente essendo lui più di noi sotto l'osservazione di studiosi intellettuali di un sistema di governo delle imprese in Italia, molto più massiccio e qualificato di quello che abbiamo noi, ovviamente è maggiormente costretto rispetto alla sua posizione a dovere motivare le scelte del Governo in relazione all'andamento economico generale, ai contesti congiunturali ma anche alla sfera delle relazioni internazionali ed europee. Io non credo che sia molto diverso l'approccio che dovremmo dare a una nuova Regione che ha l'ambizione di essere Regione centrale dell'area mediterranea e Regione abilitata a competere, in virtù della sua autonomia, della sua insularità, si sta parlando tanto di queste cose, a competere da primattore nel contesto delle politiche comunitarie. Beh, tutto questo può andare bene, se consentiamo ai Riformatori di fare con Mario Segni la politica propagandistica del ruolo della Sardegna, va bene, però tutto questo deve avere un filo logico che leghi quella impostazione, quella aspirazione a una corrispondenza dei nostri atteggiamenti anche delle nostre autoriforme. Credo, Assessore, che nessuno a lei vieti di assumere rispetto a questa funzione un atteggiamento originale che rappresenti di per se stesso una autoriforma della concezione della programmazione, cioè se fino a oggi i fattori della gestione di un bilancio e di una finanziaria sono stati avulsi, cioè autoreferenziali, cioè che si fa un bilancio guardando sostanzialmente al quadro politico a cui si deve rispondere, all'esigenza territoriale che questo quadro politico sottopone, a una concertazione un po' traballante che significa ascoltare e poi riservarsi di decidere. E` chiaro che non c'è nulla di nuovo, rappresenta questo un approccio alla configurazione degli strumenti di sviluppo uguale e per niente differente da quello che ha un singolo comune in rapporto ai suoi doveri di finanza locale. Niente di più. Cioè è un'azione di mera costruzione di un piano gestionale amministrativo. Quello che è chiesto a una Regione nella quale si configurano gli enti locali come parte integrante dell'unico sistema istituzionale regionale, è quello di stabilire, attraverso un'analisi preventiva dei fattori socio-economici e dei fattori congiunturali, una linea di marcia entro i quali semmai indirizzare anche la finanza locale ad atteggiamenti coerenti con quelli impostati dalla Regione.

Ora qui si verifica grosso modo una cosa opposta, i comuni che sono i veri recettori, le spie, i cosiddetti satelliti che acquisiscono le informazioni del malessere delle condizioni locali trasmettono alla Regione la loro condizione e la Regione che invece agisce da mero strumento amministrativo gestionale non solo non recepisce, ma non traduce e neanche dirige una politica territoriale di carattere diverso. L'emendamento 226 a questo proposito integra la problematica della ricostituzione dei fondi a vantaggio dei comuni in questo caso per il riordinamento e l'incremento delle biblioteche dipendenti dagli enti locali. Si tratta di una integrazione dei fondi previsti nell'anno precedente sulla base delle leggi finanziarie precedenti, e che in qualche modo viene incontro a un'esigenza che è quella di rafforzare, anche sul piano culturale, la possibilità che diamo ai comuni e soprattutto ai piccoli comuni di aderire a un'idea di rafforzamento dei sistemi culturali che sono propedeutici alla competitività sul piano del lavoro.

Noi crediamo che questo problema, come tanti altri, debba essere letto anche qui non attraverso la mera esigenza che affrontava Balletto "siccome c'è un deficit dobbiamo rimettere le carte a posto" ma cercando anche qui di fare delle scelte. L'ho detto all'assessore Masala ma non mi ha mai risposto su questo, proprio l'aspirazione che deve avere la Regione alle sue politiche è quella di usare un sistema di razionalizzazione della spesa pubblica, laddove si rende necessario come in questo tempo dove le risorse sono quelle che sono, noi potremmo dire se fossimo i responsabili che siccome l'indebitamento ve lo siete costruito voi in maniera iperbolica in questi anni, pagate. Colpa vostra. Non lo facciamo, capiamo che dobbiamo parlare nelle condizioni che ci sono date non sulle cose che sono avvenute. Ma prendendo atto di questo, l'analisi e la diagnosi socio-economica preventiva a cui è chiamata la Regione avrebbe portato se non ci fosse questa configurazione un po' di prassi ma che può anche essere oggetto di un'autoriforma, ha portato a dire: "Siamo in una condizione di ristrettezze finanziarie, ragazzi tagliate ognuno nei suoi capitoli di spesa una quota delle vostre finanze". Questo è uno dei tanti metodi, ma che dimostra come l'operazione di contenimento della spesa pubblica che si voleva attuare non aveva a monte un ragionamento di merito e un'analisi delle ragioni soco-economiche che sovrintendono questo nostro tempo. Perché se era vostro impegno primario quello di sostenere l'occupazione in una fase nella quale non avevate gli elementi di certezza di considerare questo intervento ormai avviato verso una progressiva e costante riduzione dei livelli disoccupativi, avreste orientato i tagli nelle parti che costituiscono, l'abbiamo sottolineato, parti morte, inutili, improduttive della spesa regionale.

Ma quando l'osservazione che viene percepita dalle masse organizzate, ma anche ormai dai singoli cittadini, la scelta è quella di incrementare la spesa corrente in danno della spesa per investimenti è del tutto evidente che non solo non c'è analisi, non solo non c'è scelta, ma tutto sommato si è fatto quello che fa il cosiddetto buon padre di famiglia, riduco le entrate e devo ridurre le spese in tutti i campi, dai figli alla scuola al vestiario e al resto.

Questo è un ragionamento che non si addice a una amministrazione regionale dalla quale esigiamo un'analisi superiore e, pur nelle ristrettezze finanziarie, abbiamo il diritto di chiedere, dentro queste condizioni, le scelte di fondo, le vere scelte di fondo che sono state fatte. Dire di avere scelto gli obiettivi strategici nella forma in cui ce l'avete presentata, è sostanzialmente una sorta di presa in giro che ci facciamo amichevolmente ma che, come si è visto, la coscienza profonda, il senso di responsabilità del Consiglio regionale, non dico di una parte politica, ha interpretato correttamente dando le giuste conseguenze.

PRESIDENTE. Gli emendamenti 818 e 819 sono presentati dai colleghi Cogodi, Ortu e Vassallo. Sono uguali e possono essere illustrati. Sono emendamenti al 227, onorevole Cogodi, sostitutivi parziali. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare gli emendamenti 818 e 819.

COGODI (R.C.). Chiedo scusa a lei, chiedo scusa al Consiglio, mi permetto però ancora di suggerire una cosa che ho già detto, che già mi ero permesso di dire ieri; se la sua cortesia fosse tale da annunciare, siccome c'è tutto un intreccio di emendamenti, di emendamenti agli emendamenti, quando uno di noi parla, qual è quello successivo che è inserito nell'ordine, così abbiamo la possibilità, mentre parla un collega, di accedere ai diversi fascicoli nei quali sono contenuti emendamenti, emendamenti agli emendamenti.

Con l'emendamento 818 noi proponiamo di sostenere meglio, sul piano finanziario, le politiche regionali in materia di assistenza sociale. Sostenere meglio vuol dire disporre della necessaria provvista finanziaria e, ovviamente, l'incremento della provvista finanziaria dovrebbe comportare anche il miglioramento o consentire che avvenga un miglioramento anche del servizio, non solo in termini di diffusione del servizio di assistenza, ma anche di qualificazione del servizio medesimo.

Il tema è tale per cui la nostra attenzione, richiamata necessariamente da una questione che più volte si è posta in questo Consiglio e che si pone anche in questi giorni anche in ragione dell'esame di tutta questa parte della finanziaria. La relazione, cioè, che intercorre o dovrebbe intercorrere in una società ordinata ed anche giusta fra politiche adeguate di assistenza e politiche adeguate di sviluppo e di sostegno al lavoro produttivo.

Più volte abbiamo sentito dire e purtroppo ancora sentiremo dire che gli interventi pubblici, che la devoluzione delle risorse pubbliche devono essere principalmente, se non esclusivamente - ma molti dicono principalmente e pensano esclusivamente - devono essere indirizzati verso il sistema delle imprese perché dal sistema delle imprese poi nascerebbe, non dico in modo automatico, ma in modo quasi fisiologico la soluzione di ogni e qualsiasi altro problema sociale.

Noi ci siamo permessi, ci permettiamo di dire, insistiamo e insisteremo che non è così, che il sistema delle imprese deve essere sostenuto; e noi abbiamo detto e continuiamo a dire che c'è impresa e impresa, che non tutte le imprese hanno le stesse finalità e neppure la stessa connotazione, che il valore e la prescrizione della Costituzione Repubblicana assegna anche alle imprese e all'economia privata una funzione sociale, che però questa funzione sociale non sempre è compresa e non sempre è neppure voluta.

Il motore che muove la gran parte dell'impresa in sé e per sé è quello del tornaconto, è quello del profitto, è quello del vantaggio di quell'impresa e del suo proprietario, è un vantaggio individuale, che oggettivamente nel momento nel quale un'impresa produce beni, quindi produce ricchezza, può essere ma non è scontato che riverberi i suoi effetti positivi anche nella società intorno, in modo più complessivo; però non è sempre così, perché molte volte i prezzi che si pagano per avere dei beni, sono prezzi così alti che per avere un bene, una ricchezza prodotta da una parte si distruggono, si aggrediscono e si distruggono tanti altri beni e tante altre ricchezze.

Pensiamo per esempio ad un modello di impresa, o se non è proprio un modello ad una esperienza e pratica d'impresa che per insediarsi, per funzionare, per produrre dei beni, devasta il territorio e l'ambiente intorno, inquina, rende più difficile la vita non solo degli operatori interni all'azienda ma anche dei cittadini e del territorio intorno. E queste opere di devastazione del territorio e dell'ambiente non è che hanno solo prezzi sociali ed umani perché attentano alla salute, perché rendono l'aria meno respirabile, perché rendono l'ambiente meno salubre, hanno anche dei costi economici e dei costi economici altissimi.

E la nostra Regione oggi è immersa ed è anche in qualche modo schiacciata da questa evenienza negativa.

Sono stati fatti dei calcoli per i quali se si dovesse disporre di risorse finanziarie, cioè di danari e non potranno essere che risorse finanziarie pubbliche da sottrarre ad altri fini sociali ed anche produttivi per disinquinare tutto quello che negli ultimi vent'anni è stato inquinato in Sardegna, e se si dovessero impegnare risorse pubbliche per restituire valore economico al territorio della Sardegna che è stato devastato, quindi restituire anche valore economico - non solo valore ambientale e culturale - il prezzo di questa operazione sarebbe di gran lunga superiore a tutti i beni, a tutti gli investimenti, a tutte le costruzioni che sono state fatte nel territorio regionale.

Pensiamo per esempio alle brutture che sono state consumate lungo l'asse costiero della Sardegna in nome dello sviluppo, in nome purtroppo anche dell'occupazione, in realtà, in ragione solo di un profitto immediato, individuale che nasceva da imprese che non avevano certamente spirito di socialità.

Badate, questo lo diciamo noi e voi potete pensare "ma è la vostra posizione politica", voi potete dire "ma è un pregiudizio ideologico, perché voi siete di sinistra, perché voi siete comunisti, perché voi avete questa idea utopica della società, ma invece noi" - cioè voi sareste quelli - "siamo realisti, noi viviamo in questo mondo, e quindi in questo mondo noi teniamo conto che questa società si regge su questo meccanismo di mercato e di profitto". Non è così perché io potrei citare un testimone autorevole e dire che queste cose di recente le ha dette una personalità dell'economia sarda, Renato Soru, il quale intervenendo pubblicamente e più volte, ripete questo concetto; se il territorio della Sardegna, soprattutto il territorio costiero della Sardegna, fosse stato lasciato libero da tutte le brutture che lì si sono edificate e costruite in nome di un'economia di mercato, in nome di un investimento sbagliato, in nome di un asse di sviluppo turistico che poi sono in gran parte seconde case, alveari, muraglie cinesi che recintano questa Regione, la inquinano e tolgono valore economico, dice uno che se ne intende, quei territori avrebbero oggi maggiore valore economico se fossero liberi e fossero teoricamente vendibili, liberi e belli e sani come la natura li aveva dati e come l'uomo saggio - quando è riuscito a essere saggio - è riuscito a modificarli con prudenza e con delicatezza, quei territori e quegli ambienti varrebbero economicamente molto di più di quanto non valgano oggi se si vendessero con tutte le case, tutte le ville, le piscine e le porcherie che sono state disseminate e ed ancora voi ritenete che si debbano disseminare.

Così si impoverisce non solo culturalmente ed ambientalmente una regione, con queste politiche, ma si impoverisce anche economicamente.

Quindi, ragionare di assistenza e ragionare di sostegno equilibrato a tutte le esigenze sociali non vuol dire e non può significare da una parte distruggo e dall'altra parte assisto, da una parte inquino e dall'altra parte faccio risanamento ambientale; da una parte creo disagio sociale, da una parte creo distruzione della ricchezza, massacro sociale e dall'altra parte però assisto i più deboli e, come dice il condottiero, il cavaliere vostro, assistere chi è rimasto più indietro.

In questa società non c'è nessuno che vuole rimanere indietro, in questa società c'è gente invece che viene lasciata indietro, c'è gente che viene buttata indietro, e sono quelli per i quali noi riteniamo che questo intervento di socialità deve significare superamento di un handicap, ma non perché vivano eternamente o per quanto naturalmente vivranno in una condizione di handicap, perché superato l'handicap le persone siano rimesse sulla stessa linea di partenza, pari opportunità almeno, perché ognuno possa davvero competere, perché è bello vincere quando si corre da soli, bello vincere quando gli altri vengono sospinti da una parte, chi di voi dirà ancora, e noi sappiamo che ancora direte impresa, impresa, impresa, accettate il principio che impresa vuol dire competizione leale; e se volete impresa dovete accettare l'idea che insieme alle imprese che esistono e …

PRESIDENTE. Prego, concluda onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). …che insieme alle capacità professionali che già oggi hanno l'opportunità di esprimersi, tante altre capacità devono essere messe nelle condizioni ugualmente di esprimersi, non per soffocare quelle che esistono, ma per competere sanamente e quindi avere tutti un ruolo in una società che sia, come dire, più evoluta, più progredita ed anche però più giusta, perché senza un principio di equità non ci può essere un vero progresso.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento 227.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Anche qui si tratta, Presidente, del ripristino del finanziamento...

COGODI (R.C.). Il prossimo qual è, Presidente?

PRESIDENTE. I prossimi sono l'816 e l'817 che sono allegati al 228, sono emendamenti al 228.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Dicevo, l'emendamento si propone di integrare le somme destinate al finanziamento dell'amministrazione provinciale per lo svolgimento di attività socio-assistenziali.

Vorrei chiedere agli uffici di prendere atto che il capitolo di destinazione per un errore materiale non è il 40.39 ma il 40.32, c'è stato un errore materiale nell'emendamento.

Detto questo, vorrei innanzitutto rilevare come sostanzialmente questa somma viene, senza nessuna spiegazione, eliminata nel bilancio. Non si tratta di una grande cifra ma, a nostro giudizio, richiama qui un ragionamento che dovreste fare più voi, visto che siete in larga misura detentori dei poteri nelle amministrazioni provinciali, più di quanto non lo dobbiamo far noi. Tuttavia, siccome noi crediamo, e l'abbiamo dimostrato leggermente in maniera più incisiva, alle funzioni di decentramento, non possiamo non rilevare in questo caso come anche le amministrazioni provinciali hanno una funzione e dovranno assumere nel tempo una funzione di coordinamento territoriale di organizzazione delle politiche demandate al decentramento locale.

Qui c'è al fondo la consapevolezza di un disconoscimento di queste funzioni; io voglio far presente che nel campo delle attività, diciamo, di progettazione territoriale, di organizzazione e di pianificazione, c'è stato negli anni, nella fine degli anni Novanta, un timido approccio a rivalutare la funzione delle province che sono state per un lungo periodo sulla china pericolosa tra essere destinate alla loro definitiva eliminazione e invece essere riabilitate ad una funzione intermedia che si rilevava importante ed esiziale per lo stesso svolgimento delle attività territoriali.

Sia per queste attività, ma vorrei dire anche per le attività di pianificazione e di organizzazione delle politiche territoriali per l'occupazione, per l'assistenza, per i servizi ai cittadini ed anche nel campo ambientale, abbiamo osservato in questi anni una sorta di stazionaria assuefazione delle politiche regionali allo stato latente delle province sarde.

Ora, è vero che le province sarde hanno in qualche modo ereditato una importante funzione di programmazione dello sviluppo territoriale, alcune in maggior misura, altre in minor misura, manca a queste politiche un adeguato livello di pubblicità e di trasparenza che consenta agli utenti ma anche alla classe politica di dare dei giudizi coerenti su queste politiche.

Osservo per la parte che mi riguarda, vedo che il collega Diana non è presente, ma lo dico lo stesso, che gran parte delle politiche che le province stanno esercitando oggi sono né più né meno il tentativo timido e un po' distratto di portare a compimento l'impianto delle politiche di sviluppo che il centrosinistra aveva impiantato. Nulla di più sul terreno delle idee, delle iniziative, semmai c'è il sospetto che si operino delle scelte all'interno delle opportunità più o meno discrezionali che andrebbero valutate in maniera più puntuale, soprattutto nelle scelte che riguardano la programmazione negoziata, ho osservato come l'assessore Masala si sia prodigato in questi mesi a visitare le amministrazioni provinciali in un tentativo di rassicurazione; abbiamo lasciato quindi definitivamente un piano di maggiore rivendicazione da parte delle amministrazioni provinciali che in un certo periodo, voglio ricordare, hanno avuto una vera e propria, nonostante l'omogeneità dell'indirizzo politico, una forte conflittualità con la Regione, sul terreno del decentramento delle funzioni, e delle prerogative dello sviluppo, non capiamo come, soprattutto nel campo della polemica sulle nuove amministrazioni provinciali, Assessore Biancareddu, si accetti silenziosamente che i pochi oneri messi in capo alle province per lo svolgimento delle funzioni intermedie scompaiono.

E` un destino strano, io ho avuto modo di dire, poi quando Biancareddu ha finito glielo spiego meglio, che noi abbiamo lavorato in quest'Aula nella prospettiva delle nuove province con la sincera e consapevole valutazione dell'utilità che un più ordinato decentramento potesse favorire un'accelerazione della spesa ed una maggiore integrazione tra sistema regionale e sistema istituzionale locale.

Per dirla con una battuta, noi non abbiamo mai accettato il sottinteso teorema Biancareddu sulle nuove province, che siccome esistevano degli impegni elettorali bisognava in qualche modo rispettarli, perché se così non fosse stato le politiche, anche i tempi che si saremmo dati insieme, per costruire insieme un sistema ordinato di decentramento e di collegamento, nelle funzioni delle amministrazioni provinciali in Sardegna, avrebbe avuto un iter diverso. Oggi ci troviamo in una condizione dove le lobby di conservazione dello status quo impongono una sconfitta, sia a Biancareddu sul terreno elettorale, e della risposta al suo elettorato, sia a noi che avevamo invece una aspirazione superiore rispetto al ruolo delle amministrazioni provinciali.

La cosa grave è che Biancareddu non protesta neppure quando gli levano i soldi per le amministrazioni provinciali, perché non basta mettere soldi sufficienti per l'ipotesi di istituzione di nuove province, ma bisogna combattere anche sul terreno, non scritto ma da scrivere, di realizzare sistemi di decentramento e funzioni proprio dell'amministrazione provinciale nella pianificazione e nell'organizzazione dello sviluppo territoriale. E` un livello intermedio e che serve ad eliminare una forte e spesse volte pericolosa percezione campanilistica delle prerogative che possono colpire alcuni comuni, serve per armonizzare le politiche e ordinarle anche secondo funzioni e priorità ed esigenze che nei territori ci sono.

In questo momento, invece, siamo costretti, piaccia o non piaccia all'assessore Biancareddu, a dare rispetto alla vostra scelta per le politiche delle province un giudizio severamente negativo, nel senso che in questi quattro anni le province, io credo un po' per il concorso delle politiche regionali, un po' per il carattere dei governi delle amministrazioni provinciali stesse, hanno fatto non solo un passo indietro, ma ritengo capitomboli indietro, nel senso che andrebbe riscontrato nella conoscenza di ciascuno di voi che cosa è successo in questi quattro anni dentro le province, nei ruoli delle province, nelle funzioni delle province, nella prospettiva che queste in qualche modo si raccordassero non più in una logica conflittuale con i comuni, ma in una logica di armonizzazione di servizio nei confronti delle politiche locali.

Questo è quanto osserviamo con lo spunto che ci è dato da questo emendamento, ma che riguarda complessivamente il ruolo delle province.

Giusto perché voi poi nei retropensieri non stiate già pensando di dire "Ma che cosa avete fatto voi, oltre criticarci", vi richiamiamo già preventivamente alcuni emendamenti che riguardano alcune materie, ma mi piace ricordare soprattutto quella che riguarda la legge 17 sullo sport, spettacolo e la cultura, dove anche lì - come nel discorso che ha riguardato i lavori pubblici - non ha più senso se vogliamo fare una Regione di programmazione, prevalentemente di programmazione, che la Regione faccia i programmi di interesse locale, cioè scegliendo i comuni e le sedi delle programmazioni senza una conoscenza che sia più diretta, più propria, più vicina, più prossima ai bisogni reali.

Sulla legge 17, per tutte le competenze che noi abbiamo rilevato di interesse più specificatamente locale e territoriale, proponiamo un emendamento nel quale quelle competenze, salvo le procedure, siano direttamente destinate alle amministrazioni provinciali perché loro, insieme ai comuni, operino le scelte sulle iniziative, sulle manifestazioni, sul tipo e le modalità di valorizzazione delle sport, della cultura e dello spettacolo, che rappresenti un modo di esprimersi, perché la cultura, lo spettacolo e lo sport non è né più né meno la modalità che scelgono le comunità di rappresentare la propria progettualità, la propria identità e le proprie caratteristiche.

Pensare che anche con tutta questa specie di percorso a tornanti che parte dalla proposta dell'Assessore, che va in Commissione e che poi con i tempi del bilancio arrivano a dare i soldi per le manifestazioni alla fine dell'anno per manifestazioni svolte o tentate di svolgere nel corso dell'anno, rappresenta un paradosso che non dà conto del valore, del pregio che invece queste politiche devono avere nella identità e nella singola progettualità dei territori della comunità.

PRESIDENTE. Gli emendamenti 816 e 817 presentati dai colleghi Ortu Vassallo possono essere illustrati. L'emendamento successivo sarà il 228.

Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare l'emendamento

COGODI (R.C.). Attraverso alcune proposte modificative, noi abbiamo inteso anche in questa circostanza sostenere la proposta che viene avanzata attraverso l'emendamento principale, 228, e nel sostenerne le ragioni di contenuto, anche incrementare di un qualcosa la dotazione finanziaria perché non si ripeta anche in questa circostanza che l'obiettivo è valido e qualche volta si ritiene anche sia nobile e però poi non ha la strumentazione, non ha la dotazione anche finanziaria necessaria perché quell'obiettivo possa essere raggiunto.

Quindi proponiamo un incremento adeguato, non eccessivo, però riteniamo adeguato anche della dotazione finanziaria.

Però, il richiamo di questo ulteriore istituto normativo, che è l'articolo 17 della legge 27 del 1993, che interviene anche questa norma in materia di sostegno alla nuova occupazione nel settore della produzione e dei servizi, induce a riconsiderare, e noi vorremmo dire a riconsiderare seriamente, non a ripetere e basta, peggio che mai a ripetere inutilmente, un concetto che mi pare in questa discussione per quanto faticosa, faticosa nel senso che non produce quella attenzione e quella interlocuzione necessaria per arrivare a soluzioni, se volete anche per sbloccare in avanti una situazione di lavoro in questo Consiglio che ogni tanto uno si ricorda di lamentare che si va a rilento però nessuno si preoccupa del perché ed anche del per come questo andare a rilento deve essere superato.

E` preferibile, ci pare, per molti, passare per le sedute consiliari in modo più o meno sonnacchioso, poi ogni tanto avere un guizzo, all'inizio e in conclusione di seduta, e dire "Ma siamo qui da settimane, bisogna concludere i lavori della finanziaria". E ci mancherebbe! Certo che bisogna concluderli, ma perché non si riesce a concludere i lavori della finanziaria? Non si riesce a concludere perché voi, Giunta e maggioranza, non compite nessuno sforzo, nessuna iniziativa che nel merito risponda alle ragioni che vi vengono rappresentate, alle ragioni legittime, alle necessità che vengono avanzate.

Di ogni cosa, come dire, si prende leggermente, superficialmente quello che appare e non si riesce mai ad andare al merito. Non si fanno passi avanti perché non si vuole per davvero considerare il significato delle esperienze compiute dai diversi istituti di cui la Regione si è dotata negli anni in materia anche di lavoro e di occupazione e sviluppo locale, sottoporli al vaglio critico, valutare che cosa ha funzionato e cosa ha funzionato bene, che cosa ha funzionato meno bene e proporre le modifiche necessarie. Non si riesce a farlo, è meglio spalmare, come si dice, distribuire un po' di risorse dappertutto, meglio conservare più o meno quello che esiste e soprattutto quello che si conosce meno. Io vorrei chiedere a molti colleghi se qualcuno gli chiedesse in strada "Caro consigliere regionale tu che sei legislatore sai esattamente cosa è, cosa prevede l'articolo 17 della legge 23 del 1993?"; è l'articolo che stiamo discutendo, io non so quanti consiglieri regionali saprebbero rispondere a questa domanda, ed è un articolo importante di una legge, anche questa, di sostegno alla produzione e al lavoro, una norma che pensa, pensava e pensa ancora perché c'è ancora che il sostegno alla produzione e al lavoro si può avere anche soprattutto sostenendo progetti mirati soprattutto alla ricerca e all'innovazione tecnologica, e che compone quel quadro d'insieme delle misure regionali in materia di sostegno allo sviluppo e all'occupazione.

Questa norma della legge 23 del 1993 deriva da altre norme, dal primo piano per il lavoro, l'articolo 92 della legge del 1988, ed anche dalla legge 33 istitutiva dell'agenzia del lavoro. Nel 1993 ci fu un primo riordino e si adottò questa norma e questo istituto che dal 1993, siamo al 2003 - dieci anni, sempre attraverso normativa in finanziaria è stato, come dire, tenuto in vita, anche con un sostegno finanziario. C'è il rischio che non ponendosi il problema di istituti che esistono puramente e semplicemente mantenendoli in vita, poi non si faccia un bilancio di attività e di utilità di questi istituti. Sarebbe interessante, per esempio, conoscere in questi dieci anni che cosa esattamente ha prodotto in utilità un programma regionale, perché in questo caso si tratta - dice la legge - di un programma regionale che risponde a progetti innovativi nel settore della ricerca e dell'innovazione tecnologica, che cosa in questi dieci anni è accaduto. Così sarebbe - come dire - più oggettivamente valutabile da tutti la utilità di sostegno finanziario.

Noi abbiamo contezza perché abbiamo informazione sufficiente avendo proposto un emendamento, che in questi anni c'è stata una utilità, ed una produttività anche di questo istituto, ma io non so quanti Assessori regionali esattamente siano consci, come dire, della materia che stiamo trattando.

Questo ragionamento, o meglio, questa riflessione dovrebbe renderci un po' tutti anche più avvertiti ed attenti sulla necessità anche di un riordino normativo di tutta la legislazione del lavoro.

Questa Regione si è dotata negli anni, altri colleghi lo hanno detto, io condivido questo aspetto e io stesso l'ho enunciato più volte, si è dotata negli anni di strumenti positivi in materia di politiche attive del lavoro, però questi strumenti positivi sono nati sempre in momenti di emergenza, salvo… l'emergenza c'era e c'è e cresce, insomma, per molteplici aspetti anche si complica, forse la legge 37 è una legge, come dire, a più ampio spettro, la legge 37 è una legge organica di sviluppo e di occupazione locale, sulla legge 37 poi torneremo perché noi ci stiamo girando attorno, ma con altre normative e istituti che l'accompagnano, però la legge 37 rimane comunque la legge che norma e organizza più compiutamente e più solidamente un progetto di sviluppo attraverso l'iniziativa locale e l'occupazione produttiva distribuita in tutto il territorio. Però l'insieme delle leggi, a partire dalla legge 28, che da poco è stata da questo Consiglio rieditata, in forma nuova, e rispetto alla quale però, anche, quando si è fatta la nuova 28, ci si è preoccupati più degli effetti che andavano regolati del cosiddetto pregresso che non del raccordo necessario della stessa legge 28, imprenditorialità giovanile; poi si sono prodotte leggi in materia di imprenditorialità femminile e poi il primo piano per il lavoro, i progetti speciali, la cantieristica comunale, questo istituto di sostegno ai programmi di ricerca e poi diverse altre cose che sono nella legge 37, che non è solo l'articolo 19, e la legge 33 sull'Agenzia del lavoro che non solo istituisce uno strumento, ma che dà contenuti e finalità, tutte queste cose andrebbero, come dire, raccordate, non ridotte a uno, ma mantenuta la differenza degli strumenti, perché devono rispondere ad esigenze diverse, però insieme raccordate e, voglio dire, prima ancora di essere raccordate, insieme viste, intraviste, mentre ogni volta che uno, anche un pezzo di Regione, gestisce una legge in materia di lavoro non sa che a fianco ce ne sono tante altre con le quali, se ci fosse un raccordo, si otterrebbero migliori risultati anche in relazione alle leggi specifiche che si trattano e che si dovrebbero attuare.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 228 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, riallacciandomi al ragionamento appena concluso del collega Cogodi, si tratta di un emendamento che anche qua cerca di riportare il finanziamento di questi capitoli, volti a progetti orientati alla creazione di nuova occupazione, ai livelli dello stanziamento dell'anno precedente. Non abbiamo fatto niente di più, se non mantenere inalterato il livello dell'attenzione della Regione alla creazione dei progetti così importanti. A questo proposito, Assessore del lavoro - così variamo, se no sempre a Biancareddu non va bene -, mi è utile questo emendamento, in qualche modo, per sottolineare questo aspetto. Intanto questo tipo di finanziamento ha una rilevanza particolare per quanto riguarda anche la connotazione un po' antropologica della nostra Isola, nel senso che questo intervento mira a progetti che in qualche modo valorizzino il sistema del partenariato imprenditoriale, cioè un modo per innescare nel sistema dello sviluppo una cultura maggiormente cooperativa e maggiormente integrabile tra le diverse espressioni e potenzialità dello sviluppo.

Questo è un aspetto molto importante perché in qualche modo dà conto di una diversa impostazione dello sviluppo che ha segnato anche l'ultimo ventennio, che ha visto in qualche modo la crescita dei poli centrali dello sviluppo che sono insediati grosso modo intorno all'area di Sassari e di Cagliari e che ha visto in questa sede una performance delle leggi di settore molto superiore e molto più efficace di quella che queste leggi non hanno avuto all'interno del territorio, proprio per un vincolo di carattere storico-culturale che, in qualche modo, accompagna questi territori dell'interno.

Vorrei anche dire questo, a questo proposito è utile in qualche modo avanzare due tipi di ragionamenti. Il problema principale è che questo tipo di intervento in qualche modo è l'ammissione o l'accettazione, per dirla con una parola migliore, da parte della Regione della logica in base alla quale i processi di sviluppo e di creazione di nuova occupazione non siano più un problema di dirigismo regionale, cioè la Regione ammette, attraverso questo tipo di iniziativa, che accetta una sorta di competitività e di concorso progettuale di idee alla maturazione di idee innovative sul terreno della creazione di nuova occupazione.

I progetti che sono volti a questo altro non fanno che mettere di fronte alla Regione ipotesi, idee nuove che vadano in questa direzione. A mio giudizio è un'idea importante, perché entra nella logica della più generale sussidiarietà nella redazione delle politiche di intervento, ma in qualche modo questo depotenziamento indica come una politica un po' troppo fastidiosa. E' chiaro che il suo depotenziamento non fa altro che affermare in via indiretta che solo la Regione è in grado di individuare i nuovi orientamenti e nuovi scenari e nuove idee per la progettualità in campo della nuova occupazione e nei settori della produzione di beni e servizi.

Io credo che invece questo sarebbe stato un elemento che, come diceva il collega Cogodi, si integrava nel campo complessivo delle iniziative per fronteggiare il problema occupativo e in qualche modo avrebbe dovuto rappresentare, anche rispetto alle associazioni di categoria, una sorta di sottintesa sfida a produrre idee innovative che in qualche modo non fossero solo limitate all'idea di un progetto, ma che attraverso un progetto potessero aiutarci e a concepire idee legislative nuove, a evoluzioni positive, ma soprattutto a intervenire sul terreno della sburocratizzazione dei sistemi legislativi che in parte sono quelli che impediscono anche la creazione di nuova imprenditorialità e nuova occupazione.

A questo proposito, anche se è del tutto evidente che negli ultimi anni non possiamo non riconoscerlo, il sistema delle incentivazioni ha subito in Sardegna un aggiustamento nei suoi tempi di perfezionamento, che va riconosciuto, nel senso che si è migliorato, è innegabile però che rimangono ancora inaccettabili i tempi che separano la progettazione dalla possibilità di realizzazione. E questo è un fattore che se nella logica imprenditoriale normale, oggi si sostiene che un progetto finanziario, un progetto imprenditoriale abbia una sua validità in un arco ragionevolmente limitato nei tre mesi, perché è chiaro che oltre i tre mesi cambiano i preventivi, cambiano le condizioni al contorno, cambiano anche le stesse, diciamo, offerte di mercato che supportano un'iniziativa piuttosto che un'altra. Alcune leggi rimangono dentro questi termini, ma nella generalità l'amministrazione regionale è rinomata in Sardegna per i ritardi che esorbitano da questo arco temporale, non solo in questo ma anche in altri settori.

Io credo che una riflessione più propria da parte della Regione, che non quella di tagliare i fondi a queste iniziative, sarebbe stata quella di intervenire in maniera globale su un progetto di ottimizzazione delle tempistiche burocratiche, soprattutto anche lì, è chiaro che la Regione se deve fare una scelta, perché non può rinnovare la burocrazia in un sol colpo in tutti i suoi campi, anche qua, come nelle scelte finanziarie, si sarebbe dovuto dire: "Bene, il problema non è far fare le grandi progettazioni sull'e-government a Pietrino Fois, agli affari generali, che serve fino a un certo punto, che è solo un elemento alla fine di appendice rispetto alla innovazione complessiva della Regione, ma avrebbe dovuto dire quali sono oggi le emergenze, le priorità, interveniamo nella semplificazione, nella accelerazione, nella modernizzazione dei sistemi che abbiano come presupposto la risposta diretta alla domanda delle imprese, dei cittadini e cose di questo genere, perché la ricerca, la richiesta di documenti in senso lato a me, sinceramente, pare una cosa di secondo piano rispetto all'esigenza di dare una risposta finanziaria o di incentivazione a un'impresa che ha intenzione o di consolidarsi o di nascere.

A proposito di consolidarsi, in tutta questa grande politica dell'occupazione e dello sviluppo c'è una grande assente, ed è la presenza dei sistemi finanziari regionali nel sostegno e nella capitalizzazione non solo delle grandi imprese, perché fino ad oggi, Assessore, si è verificato, ma avremo modo di parlarne che la SFIRS, la SIGMA, tutte queste associate più o meno allegre che circolano nella Regione, altro non fanno che intervenire con soggetti che loro ritengono proporzionali alla loro funzione, cioè a imprese che devono dimostrare delle garanzie reali.

Ora il problema che noi ci poniamo è come modificare la funzione delle finanziarie regionali in una logica nella quale la priorità va assunta alla nascita delle nuove imprese, cioè alle condizioni in cui le garanzie reali mancano di per sé e la vera scommessa, e questo è un po' quello che accadeva agli inizi degli anni duemila, quando la Comunità Europea, nella riforma, nel famoso libro bianco della riforma del sistema di governo dell'economia ha detto agli Stati membri: "Dovete avere il coraggio di scegliere", che ormai le garanzie non sono solo quelle finanziarie e le garanzie reali, immobiliari o patrimoniali, ma la sfida dello sviluppo dell'Europa e delle Regioni dell'Europa è quella di mettere sullo stesso piano - certo c'è un maggiore rischio, poi lo vedremo - della garanzia la buona idea di progetto finanziario e d'impresa, di un'impresa che vuole nascere, che si vuole affermare, con quella di imprese consolidate che hanno già la possibilità di andarsi a cercare le garanzie, perché ai raggi X vengono passate dalle banche prima e poi dalle finanziarie.

Questo ruolo è mancato, e manca e tuttora ed è l'elemento, diciamo quella presenza che si potrebbe dire interstiziale tra le diverse opportunità e la legislazione di incentivazione che deve funzionare per cercare di agevolare questi processi, perché, vedete, se questo manca nella dinamica dell'assistenza e della cooperazione della Regione viene a mancare, in qualche modo, un supporto paritario alle opportunità dello sviluppo. Paradossalmente, se la Regione deve rischiare, essendo essa stessa, assumiamola come società finanziaria, il rischio finanziario che si deve assumere la Regione è il rischio che è insito nella scommessa rispetto ai progetti, no? Ed è quello che è venuto meno, nel senso che noi preferiamo la logica degli stanziamenti che vanno in termini a destinazione vincolata, e lo stesso fatto che voi depotenziate le leggi di settore è il sintomo di un ridimensionamento di questo livello di integrazione di pari opportunità che si vuole creare tra imprese vere e proprie e imprese che nascono o piccole imprese che vogliono affermarsi.

Lo dico perché, se fossi proprio costretto, anche la funzione che le finanziarie regionali hanno svolto in questi anni nei confronti delle imprese consolidate non sarebbe proprio un ruolo svolto con la sufficienza, dal momento che l'iniziale attivazione della capitalizzazione, del sostegno al capitale delle imprese consolidate si è risolto molto spesso con una prigionia delle imprese alla partecipazione delle finanziarie pubbliche, che non avvertono il momento nel quale, invece, devono abbandonare al destino e alla loro performance finanziaria ed economica imprese che non hanno più bisogno di avere un vincolo e una presenza nei loro organismi e nei loro statuti di una finanziaria che altro non fa che rallentare, una volta che l'impresa è avviata, i processi di sviluppo e di consolidamento.

PRESIDENTE. Continui con l'illustrazione dell'emendamento numero 229.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Grazie. Altro sarebbe stato, invece, che una riflessione sul ruolo di questi enti, spesse volte coinvolti più in operazioni come quelle che abbiamo visto, di grandi investimenti, qualche volta di sconfinamento verso interventi che hanno già il presupposto del capitale e della presenza di risorse, piuttosto che, io credo, anche una modalità di riforma di questi enti, oltre che della loro riorganizzazione, l'ho detto, ma lo ripeto, il giorno che ci spiegherete che cosa fa la SIGMA Invest in Sardegna, oltre, in più e di particolare, di originale rispetto a quello che potrebbe fare la sfirs, allora avrete ragione a ritenere che questa è una struttura con tutti i suoi costi da mantenere in piedi, e non sia invece una struttura che voi stessi agevolate a una un'integrazione, non a una soppressione, a un'integrazione funzionale all'interno di un unico ente che possa anche governare queste prerogative.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue SANNA GIAN VALERIO.) L'emendamento numero 229, che io ho richiamato, riguarda più propriamente l'assessore Masala, ma lo dico all'assessore Biancareddu, era la vecchia questione che riguardava l'estensione delle fattispecie di cui alla legge regionale numero 6, articolo 6, comma 15, degli interventi della Regione anche a sostegno, al ripiano, diciamo, delle condizioni di dissesto finanziario accertate e passate in giudicato in carico ad alcuni comuni.

Si tratta di un intervento che era grosso modo condiviso anche dalla Giunta negli anni passati, ma che poi per un fatto tecnico procedurale non si aveva avuto modo di comprendere. In questo caso noi vi chiediamo l'integrazione di questa fattispecie all'interno delle fattispecie più generali. Ho chiesto già all'Assessore che ci renda conto della programmazione che ha stabilito per gli anni a venire, in maniera da capire se, eventualmente, probabilmente ci sarà necessità anche di interventi finanziari, noi non siamo contrari a integrarli, proprio perché riteniamo questo sia un presupposto alla piena attività degli enti locali, cioè noi non possiamo consentire che ci siano enti locali che, gravati di particolari condizioni giuridiche, di obbligazioni, debbano in qualche modo sacrificare, a fronte di queste condizioni, le loro potenzialità di sviluppo, l'utilizzo di risorse anche programmabili a favore delle condizioni e delle emergenze che in quel territorio si hanno.

E' un modo per riallineare le amministrazioni a una competitività complessiva, credo che sia un atto di giustizia e un diritto di equità che la Regione deve attuare. Mi rimetto alla Giunta per valutare se questo tipo di intervento possa essere finalmente incluso delle fattispecie che abbiamo opportunamente previsto negli altri capitoli di spesa.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 231 ha facoltà di illustrarlo. All'emendamento 231 è stato presentato l'emendamento numero 815 da parte dei consiglieri Cogodi, Ortu, Vassallo.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). L'emendamento 231 riguarda il problema del fondo regionale per la montagna, e quindi parliamo di comunità montane. Io sono consapevole che il problema delle comunità montane è ancora largamente un problema irrisolto; la legge portata avanti dal Consiglio regionale ha avuto alcuni problemi, è ancora in sede di valutazione. Credo che su alcuni presupposti nessuno neghi la necessità che bisogna opportunamente andare avanti, nel senso che noi abbiamo condiviso, Assessore, l'idea di accedere alla riforma che il testo unico nazionale sostanzialmente ci propone sulla legislazione regionale, non tanto e solo per quella esigenza di razionalizzazione degli organi amministrativi, ma anche per una maggiore corrispondenza delle funzioni tra Comunità montane che oggettivamente a Golfo Aranci ci stanno poco a che fare, e non riusciamo a far capire come… faccio Golfo Aranci per dire un esempio, un paradosso, cioè dobbiamo trovare le condizioni perché contestualmente riassumano la funzione di comunità montane quegli organi e quei territori che hanno il carattere della comunità montana, e contemporaneamente coloro che hanno vissuto, anche sulla base della pre vigente legge, quell'esperienza di comunità montana, possano ottenere contestualmente, probabilmente anche con una parità di opportunità legislative, una configurazione di unione di comuni che possa in qualche modo rappresentare il mantenimento di un sistema appropriato di gestione consortile insomma, territoriale di alcuni servizi, che può essere una fonte di diverse opportunità, ma che complessivamente risulti una riappropriazione corretta dei poteri e delle funzioni di questi organi.

Vi sarebbe anche da inserire una postilla - ne abbiamo parlato con l'Assessore - circa il fatto che quando le Comunità montane, o le unioni di comuni, dovessero coincidere con qualche altro, qualsiasi ulteriore sistema istituzionale amministrativo, deve essere imposta una scelta. E anche questa deve essere demandata, per evitare la sovrapposizione inutile, all'autodeterminazione dei territori, laddove la comunità montana dell'Ogliastra coincide con la Provincia, per essere concreti in un esempio, l'Ogliastra deve scegliere se volere la provincia o mantenere la Comunità montana. Ma è perfettamente inutile che sul piano di dimensioni così circoscritte, si mantengano due competenze. Ma l'emendamento opera nella direzione di registrare come le Comunità montane sarde dal '99 a oggi abbiano subito una diminuzione dei trasferimenti. Ora è vero che noi dobbiamo fare la riforma, ma non è la strada giusta per una riforma quella di dissanguare e uccidere per dissanguamento gli enti. Perché questo sta avvenendo. Io vi cito solo degli esempi, senza fare dei nomi ma se voi volete, produrrò i documenti. Oggi si sono delle Comunità montane che pur di mantenere inalterati, perché i bilanci sono quelli che sono, i trasferimenti e le indennità degli amministratori hanno negato gli adeguamenti contrattuali ai dipendenti e la stessa produttività che i contratti garantiscono e assicurano ai dipendenti.

E` chiaro che tutto questo non va nella direzione di motivare, in attesa di un loro reinvestimento, personale, risorse umane e anche funzioni che comunque ci sono nel territorio e che potrebbero di per sé essere utili agli stessi comuni laddove decentreremo ulteriori competenze. Ma è una situazione paradossale. Non si tiene conto in tutto questo, dello spirito della legge 97 - 94, che dice che le somme erogate dal Fondo della montagna per lo Stato, hanno carattere aggiuntivo, nel senso che con questa affermazione si sostiene in maniera abbastanza chiara che il carattere è aggiuntivo rispetto all'obbligazione che è in capo alla Regione .

Ora, se noi osserviamo come nelle finanziarie regionali complessivamente sulla base delle leggi che sono state approvate - e fondamentalmente il Fondo della montagna lo Stato l'ha mantenuto in fase crescente rispetto ai trasferimenti - la Regione ha avuto un atteggiamento contrario. Quello che si propone in questo emendamento, fermo l'impegno a produrre tutte quelle riforme che comunque, quando non ci sono devono venire, e se non ci sono, avranno delle responsabilità, e comunque se ci sono delle responsabilità e ritardi, questi non devono in nessun modo gravare sulla funzionalità di quegli enti, perché la funzionalità di quegli enti visto in termini di personale, di famiglie e di risorse, rappresenta anche un'incidenza nella sfera personale e umana che non è tollerabile che la Regione attua.

Allora, noi abbiamo fatto una scelta rispetto ad una duplice richiesta da parte delle Comunità montane, che era quella da un lato di riallineare il Fondo regionale della montagna, riproporzionandolo alla consistenza dei trasferimenti nazionali, e contemporaneamente ci chiedevano che, siccome in questo tempo c'è stata una diminuzione di finanziamenti, vi chiediamo nel contempo di reintegrare le somme non percepite rispetto agli stanziamenti del '99, per una cifra che è abbastanza consistente ma che credo che si aggiri intorno al miliardo e 300 milioni.

Noi, rispetto a queste due esigenze, siccome non abbiamo la possibilità di indagare sul perché e sulle ragioni dei tagli precedenti, ma osserviamo e fotografiamo la situazione oggi, riteniamo che sia sufficiente che la Regioni operi uno sforzo a che il Fondo della montagna possa essere integrato, sulla base degli andamenti dei trasferimenti della Regione su questo stesso Fondo, per quanto riguarda la competenza della Regione, di una cifra che lo riporta a circa 5 milioni di euro (sono 4 milioni e 920) e che complessivamente è rappresentato nell'emendamento come un'integrazione pari a 1 milione di euro. Cioè, vi chiediamo il riallineamento rispetto a questo parametro.

Presidente. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare l'emendamento 815.

COGODI (R.C.). Con la nostra proposta emendativa, noi riteniamo che debba essere, con decisione, sostenuto dalla Regione quell'insieme di valori e di utilità che derivano dall'organizzazione a livello territoriale, quella specifica che chiamiamo "delle Comunità montane". L'occasione è propizia perché riusciamo ad avere, se ci riusciremo, un'informazione appena sufficiente sulle vere intenzioni del Governo della Regione circa la sorte, non tanto di un'organizzazione, quella dei Consigli, delle Comunità montane, delle Giunte e delle forme di Governo, quanto della dimensione propria della funzione che gli enti territoriali di base, associate nelle Comunità montane debbono essere messi in grado di assolvere.

Allora punto primo: la Regione con una legge recente (recente nel senso che è una legge di dieci anni fa, le Comunità montane esistono da molto più tempo) ha ritenuto di sorreggere questo sistema, anche istituendo un Fondo regionale per la montagna, che deve essere attribuito poi alle diverse Comunità montane per l'assolvimento delle loro finalità istituzionali. Questo Fondo regionale per la montagna, anche questo è sempre stato considerato evidentemente in questi dieci anni, come una posta finanziaria punto e a capo. Una distribuzione e un'attribuzione diviso per tantissime Comunità montane, peraltro un Fondo neppure tanto eccessivo, pare che inizialmente fosse di 7 miliardi, distribuito pressoché in tutto il territorio della Regione, è chiaro che poi non è che arriva chissà quanto, per funzioni invece delle istituzioni proprie delle Comunità montane che sono funzioni di grandissimo rilievo. Ora di recente, per esempio, il Consiglio regionale ha saputo, in quanto costituito da persone che passano in strada e leggono i giornali, ha saputo leggendo i giornali che l'Assessore competente di questa Giunta regionale, un giorno si è svegliato e ha dichiarato: "Verranno abolite le Comunità montane", così! "Siccome verranno istituite le nuove province, verranno abolite le Comunità montane", senza rendersi conto della gravità di quell'affermazione e dell'infondatezza di quel pensiero. Perché due sono le questioni che vanno esaminate: una è che le comunità montane, così come sono storicamente determinate in Sardegna, sono un sistema che ha fatto il suo tempo. Quando fu inizialmente in Sardegna approvata la legge istitutiva delle Comunità montane, si aveva un'idea totalmente diversa, per molti versi alternativa del riordino istituzionale rispetto a quella che è in campo oggi. Tant'è che le comunità montane in Sardegna furono istituite, pressoché in tutto il territorio regionale, e con funzioni importanti che di fatto sono le funzioni dell'ente intermedio. Le funzioni dell'ente intermedio tra dimensione regionale unitaria dell'autonomia, e dimensione articolata di base, che è quella comunale. E infatti era il tempo nel quale ancora si pensava al superamento delle province, non all'istituzione di nuove province. Voglio ricordare che la legge istitutiva delle Comunità montane in Sardegna, esplicitamente si candidava e candidava le Comunità montane ad assolvere a questo ruolo. Le funzioni di programmazione e di sviluppo socio-economico affidato come competenza alle Comunità montane, voleva dire questo: cioè la funzione primaria, lo sviluppo socio-economico, tant'è che tutte le Comunità montane si adoperarono subito a mettere in campo con i gruppi di studio di lavoro e di progettazione a redigere il loro piano socio-economico. Il quale piano territoriale di sviluppo socio-economico, messo insieme poi a tutti gli altri piani, avrebbe dovuto costituire il progetto di sviluppo socio-economico della Regione. Quell'architettura nel tempo è venuta meno, perché è cambiata l'impostazione, non solo non si è pensato di superare le province, quelle che esistevano, ma si è pensato poi invece di istituire anche nuove province e allora con un diverso ruolo e funzione dell'ente intermedio che deve coincidere non più con le Comunità montane, ma con le province.

Non che sia proibito cambiare giurisprudenza, anzi in certe situazioni può essere anche utile. Questo lo voglio ricordare perché molti ritengono che il fatto che quasi tutta la Sardegna sia costituita in Comunità montane derivi dal fatto che in sede locale si sia mossa una sorta di cupidigia, o di ingordigia, per cui siccome c'erano alcuni finanziamenti, tutti volessero accedere a quel fondino di finanziamento statale, per cui anche i territori non esattamente montani o non prevalentemente montani, di fatto si sono costituiti in Comunità montana.

La vera derivazione di questa conformazione e configurazione risiede nell'altro fatto, che la legislazione attribuiva a quelle istituzioni i compiti di programmazione dello sviluppo, e quindi è chiaro e evidente che un compito di programmazione dello sviluppo doveva comprendere il più possibile dei territori regionali, tant'è che ne rimane esclusa solo la città. E intorno alla città anche Assemini che non ha certamente un'economia prevalentemente montana, è componente di Comunità montana. Anche Quartu S. Elena che non ha un'economia prevalente di vocazione montana e realtà montana, è componente di Comunità montana, ma perché rientrava in questa strategia, giusta o sbagliata che fosse.

Rimanevano fuori le città, perché per le città si pensava alle dimensioni delle aree urbane, laddove oltre alla città di Cagliari si pensava che anche Sassari potesse essere un'altra realtà assimilabile comunque alla complessità non solo di città ma di area urbana se non proprio metropolitana. Eppure anche Cagliari volendo avrebbe potuto essere comunità montana o eretta in comunità montana, d'altronde ha Monte Urpinu, ha Monte Claro non è che, come dire, non avesse un appiglio, una piccola collina da poter chiamare montagna, tant'è che montagna così le chiamavano e così è rimasto anche nella toponomastica ufficiale.

Una volta, però, che la cultura politica e le determinazioni impegnative, attraverso le sue leggi, della Regione, hanno pensato via via di estendere non solo il numero ma la funzione delle province, e si è pensato che anziché quattro dovessero essere e potessero essere otto, più l'area metropolitana di Cagliari, nove dimensioni sub-regionali e sovra-comunali è chiaro e evidente che pensando ad altre e nuove province, si è pensato ed è nella legge istitutiva delle nuove province all'articolo 9, che il riordino istituzionale e quindi l'attribuzione delle funzioni, dovesse seguire questa nuova configurazione e quindi dovesse essere principalmente il cosiddetto livello intermedio dei poteri allocato presso le nuove province.

A quel punto non è che automaticamente derivi che le Comunità montane sono superate. Sono superate così come sono, però una dimensione di livello e di rilevanza anche istituzionale, i Comuni, i territori e le comunità che hanno economia e cultura prevalente, come dire, riferibile alla montagna, chiamiamola montagna anche se non è Monte Everest e neppure monte Bianco, tuttavia sono le nostre montagne, quelle che condizionano l'economia e formano non solo condizionano, conformano l'economia, la cultura e l'identità e le relazioni umane, quella dimensione permane e deve essere quella dimensione, a maggiore ragione, proprio perché specifica, maggiormente tenuta in conto e maggiormente assistita dagli interventi regionali di carattere programmatorio e normativo e anche di carattere finanziario. Ecco perché questo Fondo regionale merita, non solo di essere mantenuto, di essere tenuto, merita anche di essere alimentato e anche più propriamente diretto alle finalità proprie che non sono esattamente quelle usuali ma sono le finalità nuove che derivano dalla nuova anche configurazione istituzionale della Regione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio, per illustrare l'emendamento 233.

Sanna GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Presidente, per comunicare che ritiriamo l'emendamento, in quanto l'argomento è stato trattato e anche assolto già precedentemente.

PRESIDENTE. Quindi, decadono gli emendamenti 790, 791, 792 e 814.

Ha facoltà di parlare il consigliere Calledda per illustrare l'emendamento 496.

CALLEDDA (D.S.). Questo emendamento credo che abbia un valore, nel senso che il comune di Carbonia - come lei sa provenendo da quel territorio - da anni è costretto a carico del bilancio comunale, a mettere a disposizione per la città delle autobotti che devono trasportare l'acqua sia nel centro, ma soprattutto nelle varie frazioni che essa ha. Io credo che è un po', come dire, anomalo presentare emendamenti di questo tipo. Però credo che sia giusto perché questo problema non viene affrontato e quindi, da anni, come dicevo, questa amministrazione è impegnata a risolvere il problema dell'approvvigionamento idrico attraverso le autobotti.

Una situazione paradossale, una situazione da terzo mondo! Può apparire, come dire, difficile da spiegare questa situazione, però, gli sforzi che sta facendo l'amministrazione

(ES/7) sono tutti tesi a dare una soluzione definitiva, e talvolta io ho la sensazione, signor Presidente, che ci sia un atteggiamento da parte di questa maggioranza ostile a quella città. Perché ogni qualvolta si discute un qualcosa legato a quella città c'è una reazione scomposta, un atteggiamento da parte di questa maggioranza quasi vendicativo; un atteggiamento che non rispetta ciò che gli elettori hanno in qualche misura scelto in quella comunità, cioè, di avere un'amministrazione di centrosinistra; non si può essere così vendicativi, signori, perché se domani il centrosinistra andrà a governare la Sardegna, immaginate il significato che avrebbe il fatto che il centrosinistra rispetto alle amministrazioni di centrodestra chiudesse i rubinetti, visto che stiamo parlando d'acqua! Cioè, non desse l'opportunità e la possibilità di avere le risorse che servono per affrontare i problemi.

L'amministrazione comunale di Carbonia è riuscita, non grazie all'Assessorato dei lavori pubblici e neanche della programmazione, a vincere la gara sui Por, quindi nel giro di qualche anno quell'amministrazione sarà dotata di una rete idrica completamente nuova, di una rete idrica che sarà in grado di soddisfare questi bisogni. E comunque resta il problema attuale.

Mi risulta che qualche giorno fa l'amministrazione comunale di Carbonia ha chiesto all'Assessore dell'ambiente, alla Protezione Civile, di avere ulteriori autobotti a disposizione perché oggi ne ha solo una e per giunta anche guasta. L'atteggiamento dell'Assessorato dell'ambiente in qualche misura è stato del tipo: "Arrangiatevi!" Ma, insomma, forse non sapete quanta acqua viene trasportata con le autobotti a Carbonia.

L'acqua che è distribuita settimanalmente con le autobotti nelle località non servite dalla condotta idrica, e che non possono più attingere dalle sorgenti, ammonta nella stagione invernale a 152 mila litri e nella stagione estiva a 256 mila litri.

L'acqua distribuita nelle frazioni di Cortoghiana e Baccu Abis, nelle quali si effettua il razionamento, ammonta settimanalmente a 32 mila litri nella stagione invernale e a 48 mila litri nella stagione estiva. L'acqua invece distribuita settimanalmente nelle altre aree della città che ad oggi sono ancora quasi completamente prive di rete, è di 272 mila litri nella stagione invernale e di 344 mila litri nella stagione estiva.

Adesso, signor Presidente, è vero quest'anno la natura è stata generosa, tutti gli invasi sono ricchi e pieni d'acqua. Però, il problema non è di avere gli invasi pieni, o si interviene strutturalmente rispetto a questa questione, oppure c'è davvero il rischio che abbiamo gli invasi pieni e le città vuote di acqua e soprattutto di cittadini.

Io chiedo, signor Presidente ed Assessore della programmazione, che questo emendamento venga accolto perché credo e ritengo che vivere in una situazione tipo quella che ho appena illustrato, non sia da paese civile, non sia un fatto dal punto di vista pratico accettabile e spero che questa amministrazione, la Giunta regionale rispetto a questo problema, sia in grado di dare una risposta non parziale, ma una risposta definitiva, perché credo tra l'altro che l'amministrazione comunale di Carbonia non chiede: "Dateci tutti i soldi", ma dice di partecipare al 50 per cento delle spese che ha sostenuto, quindi l'altro 50 per cento dev'essere messo a disposizione da questa Regione, da questo Governo regionale.

Se farete una cosa del genere, probabilmente anche i cittadini di Carbonia e del Sulcis vi saranno grati per l'attenzione che riuscirete a dimostrare.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento 505 ha facoltà di illustrarlo.

PIRISI (D.S.). Con questo emendamento abbiamo inteso richiamare l'attenzione del Consiglio regionale sui problemi della sicurezza, la sicurezza degli amministratori dei nostri comuni, dei dipendenti comunali, di coloro che svolgono una funzione pubblica; noi oggi stiamo parlando prevalentemente dell'articolo 18, in modo particolare del lavoro, del trasferimento ai comuni delle risorse necessarie per poter mandare avanti il piano straordinario per il lavoro.

I principali soggetti di questo piano chiaramente sono i sindaci e gli amministratori che ogni giorno, possiamo dire in trincea, svolgono un'azione fondamentale, cioè di essere le cellule importanti di quello che è il tessuto connettivo dello stato democratico. Ebbene, con l'emendamento 505, e anche con il 519, proponiamo che venga concesso da parte della Regione un contributo a quei comuni che dovessero stipulare degli specifici accordi di programma sulla sicurezza e per prevenire eventuali atti criminosi.

Ma, oggi mentre si combatte un altro tipo di guerra, una più cruenta, una guerra che ci lascia tutti quanti sgomenti e verso la quale, insieme a quel grande rivoluzionario che è Giovanni Paolo Secondo, chiediamo ed auspichiamo che la guerra cessi immediatamente.

Però c'è una guerra quotidiana che viene combattuta dai nostri amministratori nei nostri comuni e nei nostri paesi. Abbiamo avuto modo anche ieri, ne s'è parlato, ne ha parlato il collega Liori di una bomba, oggi c'è sui giornali, che è stata messa nel comune di Aritzo, abbiamo letto di attentati nei confronti di sindacalisti, sappiamo di altri amministratori che hanno avuto la casa distrutta e devastata, abbiamo letto ieri che anche a La Maddalena sono stati distrutti dei gommoni. C'è stato un attentato nei confronti di un Assessore del comune di La Maddalena. E` evidente che a questi amministratori esprimiamo, a tutti, il massimo della nostra solidarietà.

Però, io vorrei richiamare anche l'attenzione del Consiglio sul fatto che, come dire, quello che è il Presidente operaio, il Presidente gendarme che aveva garantito sicurezza per tutti! Io vorrei chiedere ai colleghi se qualcosa è cambiata! Da quando leggevamo bollettini di guerra sui giornali con un'enfasi che era certamente strumentale e funzionale ad un certo tipo di campagna elettorale, se oggi è cambiato qualcosa rispetto ad ieri. Mi pare che non ci sia stato nessun passo avanti. Voglio anche ricordare che qualche tempo fa furono firmati dei protocolli sulla sicurezza con delle risorse comunitarie che dovevano servire a garantire sicurezze in alcuni siti industriali; erano stati firmati contestualmente e nello stesso periodo con contratti d'area, prevedevano degli interventi in alcune zone industriali come quelle dell'Ogliastra, di Ottana e di Macomer, ma mi pare che niente sia stato fatto.

Quindi, chiederei a questa Giunta che chiedesse conto al Governo di che cosa sta facendo sotto questo profilo. Così come sarebbe interessante chiedere al nostro ministro Pisanu che ne è dei duecento miliardi che erano stati promessi, e che se prendiamo i giornali di quei giorni erano stati annunciati con una grande fanfara e con un grande effetto mediatico, cosa ne è stato e cosa ne è? Ciò che noi vediamo è che gli amministratori continuano in solitudine a dover levare le loro voci, in solitudine a dover subire attentati, in solitudine a dover fronteggiare degli attacchi contro quello che rappresentano, contro il sistema connettivo democratico. E questo Consiglio, ma dico la Giunta mi pare molto distratta sotto questo profilo. Ed io voglio ricordare che nel 1998 era stata anche approvata una legge; una legge che è la legge numero 21 del 3 luglio 1998, che recita il titolo: "Provvidenze a favore delle vittime di attentati e dei superstiti di dipendenti regionali deceduti per cause di servizio"; non c'è l'Assessore degli affari generali che diciamo è colui il quale si occupa di questo aspetto specifico, ne parlerò anche in un altro emendamento successivo. Ma vorrei chiedere se avete idea di quanti sono gli amministratori che hanno subito attentati, che dovrebbero essere risarciti ed ancora non hanno avuto una lira! Quanti sono i vigili urbani, quanti sono gli impiegati comunali che hanno subito attentati e che non sono stati risarciti! Perché qui è detto che quando l'attentato si presume subìto in relazione all'esercizio delle funzioni, quando ne sia ignoto il movente e gli autori, purché in costanza di esercizio delle funzioni o entro un anno dalla cessazione delle medesime, i danni devono essere risarciti anche in questa fattispecie.

Ebbene, mi pare che niente sotto questo profilo si stia facendo. Non vorrei che veramente qui questi ritardi e queste disattenzioni fossero soltanto in qualche misura modificate - queste distrazioni - quando in qualche paese della nostra provincia, quella di Nuoro, avviene qualche fatto importante o meno importante, sempre deprecabile, sempre da censurare, però immediatamente inizia la sequela di visite di ballerine e nani, bon vivant, gigolò e quant'altro perché finiscono immediatamente nelle pagine di tutti i giornali; coloro i quali invece non vantano, come dire, benedizioni che arrivano dall'alto, in questo modo cadono nel dimenticatoio.

Allora, questo emendamento in modo particolare, sul fatto specifico della legge ci tornerò più in là perché c'è un altro emendamento, questo emendamento dice: che siccome la sicurezza dei cittadini deve essere garantita dalla Stato, come recita la Costituzione, ma quando da parte dello Stato vi è un'assoluta incuria e un'assoluta distrazione, diciamo che se c'è qualche amministrazione comunale che intende mettere in essere per esempio delle attrezzature di carattere, parliamo di cineprese e cose di queste tipo, che possono essere messe in alcuni punti sensibili delle diverse città o paesi, io credo che noi come detto anche in questo emendamento, si potrebbe concorrere a far sì che possano essere attuati dei sistemi di controllo dei nostri paesi. Perché è un segnale da parte della Regione che arriverebbe, perché altrimenti significa che noi parliamo di queste cose quando si va soltanto a fare visite nei paesi e, poi, di fatto si lasciano le cose che siano assolutamente inalterate.

Allora, signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, è fondamentale che al ministro Pisanu si dica che oltre alle parate bisogna far seguire dei fatti e la Regione credo che darebbe anche un segnale di ribellione rispetto a questo atteggiamento e di sottolineatura della gravità che vivono i nostri amministratori nei nostri comuni se si facesse carico con una cifra che ha quasi, diciamo, un significato di tipo simbolico, con 500 mila euro, quindi, meno di un miliardo, per dare un sostegno ai diversi amministratori del nostro territorio.

E` evidente che questo non basta, è evidente che questo è insufficiente. Ma io credo che sia indispensabile almeno dire che la Regione non è assolutamente indifferente e distratta rispetto alla battaglia democratica che i nostri amministratori conducono nei diversi territori.

E` giusto che noi, come stiamo facendo, chiediamo trasferimenti maggiori agli enti locali, perché hanno dato prova di saper utilizzare le risorse che arrivano con capacità, con intelligenza, con costanza, ma è necessario anche che noi garantiamo loro uno stato d'animo familiare, personale, che gli consenta di poter dispiegare al meglio quelle potenzialità. Chi è sotto minaccia non è sereno! Chi è sotto minaccia non può lavorare serenamente e noi abbiamo il dovere, questa istituzione ha il dovere di mettersi al loro fianco, non soltanto con le risorse che devono arrivare e per le quali stiamo facendo questa battaglia, ma è indispensabile anche che noi garantiamo sicurezza sotto ogni profilo.

Ecco, quindi, assessore Masala, questo è un emendamento che ha questa funzione, cioè di una denuncia, di un richiamo verso l'esecutivo e verso il Consiglio, affinché gli amministratori possano avere al loro fianco la più alta istituzione della nostra Regione.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 519 è uguale al 505 e, quindi, lo consideriamo illustrato.

Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare l'emendamento numero 626.

VASSALLO (R.C.). L'emendamento 626 è uno di quegli emendamenti da noi ritenuti fondamentali per dare senso a questa finanziaria attraverso strumenti che permettono di meglio definire gli obiettivi che possono dare sviluppo ed occupazione in questa nostra Sardegna.

Stiamo parlando ancora una volta dell'articolo 19 e della propria attuazione. Vi è la necessità, a nostro avviso, di verificarne le positive ricadute e se è possibile anche di migliorarne gli intendimenti e l'azione. Già in precedenza abbiamo illustrato, soprattutto indicando i piccoli e medi comuni della nostra Sardegna, che meglio di altri hanno saputo applicare la legge per quello che è, per cui utilizzarla rispettando i dettati di questo Consiglio regionale, le stesse direttive che venivano emanate, per cui ponendo in essere una serie di azioni che hanno consentito di creare decine e decine di posti di lavoro.

Posti di lavoro veri, non posti di lavoro assistiti, non posti di lavoro diciamo fittizi. Posti di lavoro che hanno permesso l'attivazione di vere e proprie attività imprenditoriali, che hanno coinvolto, abbiamo detto, decine e decine di operatori e tra di essi hanno permesso anche le aggregazioni di diversi soggetti, molte volte anche soggetti quelli più poveri, quelli che attraverso altre forme non erano riusciti a tirare i finanziamenti di altre leggi regionali. Vedete, questa legge, questo articolo 19, questa legge per il lavoro, a differenza di altre che, come la "28", molte volte sono state scorpacciate di diversi e diversi miliardi per ogni iniziativa, alcune anche non andate a buon fine, si caratterizzava con una valenza più specifica e più produttiva, in quanto con poche decine di milioni sono state attivate iniziative che hanno consentito di rivitalizzare i sistemi locali di diversi territori; si tratta di capire se vi è l'intenzione di rafforzare questa politica, per cui rafforzare queste azioni in favore del lavoro, o se invece come voi volete fare, cancellare la misura o ridurla ai minimi termini.

Noi ci siamo battuti e ci batteremo per il mantenimento della misura e per il miglioramento della misura stessa, introducendo anche elementi di controllo, perché così come lodiamo le buone iniziative che numerosissimi comuni hanno attivato in favore del lavoro attraverso questo articolo, così non nascondiamo che in alcuni casi, soprattutto nei grossi centri si siano verificate delle vere e proprie distorsioni dell'applicazione legislativa dell'articolo 19. Per cui è stato utilizzato impropriamente. Ma questo fatto non può essere aggiunto a motivo di soppressione o di riduzione di una misura; qua va rimarcata e va denunciata soprattutto l'inoperatività della Giunta regionale, dell'Assessore competente per materia, io direi che l'Assessore era stato indicato in quello degli enti locali che qua non vedo, forse sarebbe bene che quando si parla di questa materia fosse in Aula ad ascoltare anche quello che qua in quest'Aula si dice, oltre a quello del lavoro che per il fatto che le somme sono accantonate da un'altra parte molte volte fa finta che questo articolo non ci sia, per cui se ne disinteressa totalmente. Ma voglio richiamare proprio, invece, la responsabilità dell'Assessore agli enti locali, quello che aveva il compito non soltanto di emanare direttive, ma aveva il compito di vigilare perché gli enti locali, soprattutto i più grossi, operassero secondo le indicazioni da lui stesso emanate. Io ho avuto modo, alcuni mesi fa, penso intorno… forse dieci mesi fa di presentare anche una precisa e circostanziata interpellanza all'Assessore, denunciando una serie di abusi sull'applicazione di questo articolo, e nonostante tutto, non ho avuto non soltanto risposta, ma da contatti avuti con esponenti di questo ente locale, di questo comune, che poi è il mio comune, non vado molto distante, lo posso dire in maniera palese, è il Comune di Porto Torres, diceva: "sì, ma noi abbiamo l'appoggio dell'Assessore amico" essendo quello lì un Comune di centrodestra. Io non so se è possibile accettare che possano avvenire in questa nostra Isola cose di questo tipo! Per cui utilizzare questi fondi o parte di questi soldi per dare un sussidio di 400 mila lire a diversi disoccupati, o comunque persone che avevano bisogno di un'assistenza, di per sé i soldi, le 400 mila lire a queste numerose persone non andavano date, ma andavano date attraverso altri fondi, andavano date attraverso i fondi che la Regione ed anche il Comune stanzia per i servimi sociali, e non di sicuro attraverso i fondi del piano del lavoro. Ma, cosa dire di fronte al vostro silenzio? Come giudicare questo silenzio? Questo silenzio che poi viene utilizzato invece quando parlate per dire che diversi comuni non attuano il piano per il lavoro, l'articolo 19, e non provocano occupazione? Quando voi stessi siete complici rispetto a queste situazioni che fanno sì che lo stesso articolo 19, la stessa legge 37 del 1998, che tante speranze ha attuato nella società della Sardegna, alcune di queste speranze in diversi comuni non possono essere attuate per la vostra complice responsabilità nel non controllare, e non solo non controllare ma incentivare anche un utilizzo improprio degli stessi fondi che voi trasferite. Per cui cosa necessita? Necessita un superamento di queste situazioni, un miglioramento del sistema, e soprattutto necessita il mantenimento della posta di bilancio. Perché da questo parte tutto. Perché è chiaro che se voi, attraverso argomentazioni che nulla hanno a supporto della concretezza togliete i fondi, è chiaro che tutti i ragionamenti che dovrebbero venire in seguito vanno a cadere. Per cui noi non metteremo né oggi, né domani e né dopodomani, a vedere se con voi si riesce a fare un ragionamento. Un ragionamento che parta dalla constatazione reale di quello che ha provocato questa legge, e noi riteniamo che nell'ambito di alcune negatività, che possono essere e devono essere recuperate, molto beneficio è andato alla società sarda, riteniamo che attraverso un confronto di merito si possa accertare che la valenza del rifinanziamento dell'articolo 19 non sia soltanto una necessità, ma sia da parte di tutti noi un dovere; un dovere preciso se veramente vogliamo fare qualcosa rispetto a quelli che sono fuori di qua che tanto aspettano, non soltanto parole o carta scritta, ma ogni tanto anche azioni concrete che possono corrispondere alle esigenze...

PRESIDENTE. Grazie onorevole Vassallo.

Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare l'emendamento 627.

COGODI (R.C.). L'emendamento 627 in qualche modo riprende e completa il quadro che testè esponeva il collega Walter Vassallo relativamente alla conferma, al sostegno ed anche però al miglioramento del sistema normativo che regge l'intervento straordinario per il lavoro. Noi abbiamo dall'inizio dell'impostazione nella discussione di questa manovra finanziaria, affermato che avevamo un obiettivo in questa materia, che abbiamo riassunto nella proposizione, salvare e migliorare il piano per il lavoro. Salvare perché voi nella proposta iniziale lo avevate buttato a mare, noi non è che dimentichiamo che la manovra finanziaria è entrata nel Consiglio regionale avendo azzerata la posta dell'articolo 19 in luogo di 333 miliardi anno ai comuni, in conto dello sviluppo locale ed occupazione voi proponevate "zero"! Sembra una follia, ma è così, "zero"! Poi, nel corso dei lavori in Commissione, seppure diversamente adattando la norma e limitandone gli effetti si è riusciti a reintegrare il cinquanta per cento.

Poi. abbiamo detto, e diciamo e diremo, dev'essere intanto confermata questa posta finanziaria perché dev'essere confermato l'obiettivo di sostenere in modo ordinato, programmato, efficiente, utile, l'intervento regionale per lo sviluppo locale, diffuso e distribuito, principalmente rivolto alle ricadute occupazionali, di lavoro, d'impresa, di lavoro produttivo e continuativo.

Nello stesso tempo però diciamo, se ne avete voglia anche voi lo facciamo subito, se siete ancora svogliati, e ben si vede che siete svogliati, anzi siete addormentati, non ci siete neppure, ho fatto un giro per il palazzo e ho visto gente disseminata in tutti i divani che ci sono a contorno, però qui nelle sedie dove ognuno è chiamato ad essere pare che questi argomenti interessino poco a troppi colleghi! Badate i banchi della maggioranza, oh non dico che l'opposizione brilli, insomma, in questa circostanza, però siamo in maggioranza, almeno siamo in maggioranza! Se volete ragionare, ragioniamo adesso anche per migliorare questo sistema, perché quando la legge per il lavoro, le leggi tutte vengono pensate e poi via via "organate" nel loro sistema preventivamente, non si può avere un'idea di tutto quello che accadrà. Per cui è fisiologico ed è naturale che debba esistere un sistema di messa a punto delle leggi, si mettono a punto tutti gli strumenti, anche le macchine! E, quindi, una messa a punto che risponda meglio all'esperienza compiuta, salvi le finalità, anzi garantisca meglio le finalità che sono nobili, utilissime ed indispensabili, però migliori il meccanismo. Anche perché di alcune difficoltà di funzionamento noi principalmente facciamo carico a chi ha la responsabilità, che è il Governo della Regione; il Governo della Regione ha responsabilità enormi! Però, vi sono anche alcune difficoltà che derivano, come dire, da come le norme sono anche poste e si possono migliorare.

Per esempio, in materia di partecipazione sociale molte cose vengono anche date per scontate e poi non funziona così. Ma quando mai può accadere che un comune della Sardegna deliberi un programma di sviluppo locale, penso il Comune di Cagliari che dovrebbe gestire di questa legge fra i venti e i trenta miliardi all'anno, proponendo progetti di sviluppo locale della città mirati all'occupazione e non tiene un'assemblea pubblica, non interessa le forze sociali, non confronta con nessuno l'idea, se idea qualcuno ha, di come dev'essere promosso e garantito lo sviluppo di una città come Cagliari, città capoluogo, ma parliamo di venti - trenta miliardi ogni anno sull'articolo 19, e così le altre città della Sardegna. Ecco, un primo difetto che si è riscontrato è la carenza di partecipazione sociale, di confronto; questo è un primo discorso. Ed infatti noi proponiamo normativamente che l'assemblea comunale che deve decidere il programma di investimenti mirati al lavoro, sia una prima assemblea non solo pubblica formalmente ma un'assemblea aperta alle forze sociali dove l'impostazione venga meglio discussa e confrontata. Così come proponiamo con l'emendamento 627 che laddove si manifestano, come dire, punti di caduta e gruppi di cittadini, enti esponenziali rappresentanti di interessi collettivi a livello locale, o rappresentanti istituzionali, consiglieri comunali anche di minoranza, rappresentino un difetto, quella rappresentazione venga presa in considerazione, cioè venga valutata, non che sia fondata, venga valutata. Laddove si dica: questo comune ha promosso questa iniziativa che a me o a noi non pare rispondente alle finalità di sviluppo locale e di occupazione, quell'attività di coordinamento che deve svolgere la Regione si muova, esamini e risponda motivatamente. Può essere che quello che è stato fatto sia del tutto fatto bene, cioè vi sia una coerenza tra la finalità della legge e lo strumento adottato, ed allora si dirà motivatamente "c'è coerenza", oppure può essere che questa coerenza non ci sia ed allora l'amministrazione è invitata a rimodulare, a migliorare quel sistema che ha proposto e quell'intervento. Noi in questa discussione abbiamo detto che difendiamo la buona amministrazione locale e che condanniamo non solo l'inerzia, ma il sabotaggio che scientemente sulla legge per il lavoro in questi anni ha condotto il Governo della Regione, e dimostreremo come le leggi sono state violate volutamente, come gli strumenti che dovevano essere messi in campo non sono stati messi in campo, come l'aiuto tecnico, progettuale e finanziario, il supporto che in base alla legge della Regione, la Giunta doveva garantire ai comuni non è stato fatto niente! Anzi, è stato fatto il più delle volte il contrario e i comuni sono stati disturbati. Tuttavia conosciamo anche situazioni nelle quali, per esempio, attraverso la legge per il lavoro qualche amministratore disinvolto ha previsto di comprare un palazzo per fare uffici. Ora, non è che un comune non abbia il diritto di avere gli uffici comunali, ma non lo fa comprando un palazzo con le leggi per il lavoro, perché i destinatari di questi finanziamenti sono i disoccupati di quel comune, non gli impiegati di quel comune, che tra l'altro sono già occupati; in ogni caso quel comune ha il diritto di avere i finanziamenti per avere i suoi uffici ma non con la legge per le politiche attive del lavoro che ha come destinatari i disoccupati di quel comune. Quindi, nel momento nel quale quell'amministratore compra un edificio per fare altro ha tolto il pane dalla bocca di quei disoccupati! Ha tolto un'opportunità di lavoro; ha violato nella sostanza e nel merito la legge e, quindi, è giusto che ci sia chi possa rappresentare questo fatto e ci sia anche l'autorità che dica a quell'amministrazione: "Alt, fermati! Quei tre miliardi tu li rimetti in un piano per il lavoro, decidi tu quale, però li rimetti in un progetto di sviluppo locale che faccia tanti occupati", perché questa è la finalità della legge. Ecco perché proponiamo un miglioramento anche normativo, attraverso questi emendamenti, rispondendo quindi anche alle difficoltà che si rappresentano, non attenuando le responsabilità politiche della Giunta che sono enormi e ci ritorneremo, però facendoci carico anche di migliorare la normativa perché le cose possano funzionare meglio.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biancu per illustrare l'emendamento numero 214.

BIANCU (La Margherita - D.L.). In questi ultimi tempi vi sono stati molti dibattiti sia in quest'Aula e sia altrove per sostenere lo sviluppo delle zone interne.

Questo sia considerando l'armonica distribuzione della popolazione sul territorio, una ricchezza insediativa che rappresenta una peculiarità ed una garanzia del sistema sociale e culturale della nostra Regione. Essa costituisce inoltre, la distribuzione della popolazione in piccoli centri, un presidio essenziale per la manutenzione del territorio ed una straordinaria opportunità di sviluppo economico.

I dibattiti che si sono succeduti e che avevano come obiettivo quello di arrestare lo spopolamento dei centri delle zone interne, attraverso il mantenimento dei servizi essenziali, sia quelli sanitari, scolastici, dei trasporti, dei servizi postali e quant'altro, avevano inoltre l'obiettivo di promuovere le politiche di sviluppo diffuse nell'intera Isola partendo dal riequilibrio a favore delle zone interne. Ci saremmo aspettati che dai pronunciamenti si passasse ai fatti concreti, però mi sembra che la maggioranza stia aspettando, si accontenti dell'annunciata commissione proposta dal consigliere Capelli, quindi rinviare, annunciare, aspettare, promettere e non porre mano concretamente a risolvere i problemi che sono di fronte a noi. Nel frattempo il Parlamento nazionale ci dà una lezione approvando all'unanimità la proposta Realacci de La Margherita, che va nella direzione di sostenere concretamente l'attuazione del nuovo titolo quinto della Costituzione prevedendo una serie di interventi a sostegno delle attività economiche, sociali, ambientali e culturali esercitate nei piccoli comuni.

La Giunta regionale invece anche in questa finanziaria propone tagli agli enti locali penalizzando prevalentemente i piccoli comuni. Cancella gli stanziamenti per le forme associate, che molto positivamente sono riusciti a costruire, soprattutto i piccoli comuni della nostra regione, quindi cancella gli stanziamenti per gli uffici unificati per le espropriazioni, per lo sportello unico per l'edilizia, per lo sportello unico per le imprese, quando invece ci saremmo dovuti aspettare, soprattutto per quanto riguarda lo sportello unico per le attività produttive, non la cancellazione delle risorse, ma un incremento della dotazione finanziaria, se non altro perché è uno di quei parametri che viene utilizzato ai fini della valutazione per la concessione della premialità dei fondi POR.

Noi sappiamo che nella nostra regione gli sportelli unici sono stati realizzati solamente dal 30 per cento dei comuni, mentre sono necessari per poter essere utilizzati positivamente ai fini di conseguire la premialità almeno dal 60 per cento delle popolazioni residenti. E dobbiamo qui rimarcare, l'abbiamo fatto in un'altra occasione, che il mancato raggiungimento degli obiettivi, e uno di questi obiettivi è appunto la diffusione dello sportello unico delle imprese, è costato alla Regione Sardegna una penalizzazione che va oltre a 100 miliardi per la prima tranche delle risorse che sono state distribuite per la premialità.

L'emendamento 214 si propone di avviare un discorso nuovo a favore dei piccoli comuni della Sardegna, cioè quelli sotto i cinquemila abitanti, nella direzione di cofinanziare gli interventi dello Stato per favorire le attività economiche, sociali, ambientali e culturali esercitate nei piccoli comuni, e di tutelare e valorizzare il patrimonio naturale, rurale e storico-culturale custodito in tali comuni, favorendo l'adozione di misure in favore dei cittadini residenti con particolare riferimento al sistema dei servizi territoriali.

In definitiva mi sembra opportuno che la Regione Sardegna incominci anch'essa a ragionare, visto che non riesce a realizzare le riforme, non riesce a porre mano all'attuazione del Titolo V, però ritengo che almeno possa in qualche modo avviare un ragionamento relativo alle politiche concrete, visto che non riesce a fare le riforme, perlomeno a dare un contributo significativo per quelle politiche che vengono poste in campo dal Parlamento nazionale a favore delle zone interne, a favore dei piccoli comuni già con interventi concreti, e io credo che anche la Regione bene farebbe a cominciare a riflettere in questa direzione incominciando a stanziare risorse per avviare questo discorso.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 652 ha facoltà di illustrarlo.

SCANO (Gruppo Misto). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 2 è uguale al 24, al 511 e al 517. Il numero 2 ha quali firmatari l'onorevole Rassu, Pittalis e più; del 24, 511 e 517, sono firmatari Pirisi, Spissu, Fadda e più. E' ammesso un intervento per ogni firmatario. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 2 ha facoltà di illustrarlo.

RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io vorrei che l'Aula prestasse attenzione a questi emendamenti che a prima vista possono dare l'impressione che alcuni consiglieri regionali vogliano magari militarizzare la Sardegna. Non è così, non è assolutamente vero. Anzi lo scopo principale di questo emendamento è proprio dimostrare il contrario. Di fatto, se si leggono attentamente, si parla di un progetto a livello nazionale che il Ministero della difesa (?) sta portando avanti, denominato "Caserme aperte". Cioè non più recinti dove al di là dei quali non si sa più che cosa c'è, cosa si fa, cosa esiste, cosa rappresenta, ma la trasparenza di tutto ciò che invece succede in una caserma militare, ma non solo, mettere a disposizione queste strutture non solo per i militari, ma per i cittadini, per i civili, affinché possano utilizzarle in determinate circostanze.

Questa è di per sé la motivazione tecnica della richiesta che nell'emendamento è presente di finanziamento di questo progetto. C'è un programma a livello nazionale, stipulato con convenzioni tra Ministero della difesa, le università e i comuni, dove appunto anche nelle caserme si sta portando avanti il problema dell'università diffusa, e non solo, dove si eseguono corsi di lingue, dove ad esempio a Macomer è prevista l'apertura di corsi di laurea breve in discipline quali l'informatica, le scienze forestali, la geologia, e dare la possibilità ai nostri soldati, non solo, ma anche ai civili che a Macomer sono, di poter seguire questi corsi e specializzarsi. Quindi non più una caserma dove esistono militari e si fanno solo ed esclusivamente operazioni di addestramento militare, bensì dove esistono cittadini in divisa che insieme agli altri cittadini sardi, appunto, possono portare avanti non solo attività militari, ma attività di carattere sportivo, di carattere didattico e, perché no, di carattere culturale.

Ma, vedete, io voglio fare appena un excursus storico. Perché è nata questa iniziativa? Sin dal primo anno che io sono stato qui, in questi quattro anni, mi sono battuto con le autorità competenti, ho presentato richieste alla Presidenza del Consiglio, alla Presidenza della Giunta, all'allora Ministro della difesa del Governo di centrosinistra, al presidente Ciampi il giorno in cui venne in Consiglio regionale, chiedendo l'istituzione del Terzo Reggimento della Brigata Sassari. Non perché io sia un militarista, anche se sono molto vicino alle istituzioni militari, come a tutte le altre istituzioni dello Stato, ma con uno scopo preciso: quello di riportare in Sardegna tutti i nostri ragazzi volontari che sono tutti arruolati nelle brigate alpine, nella Torinese, nella Cuneese, Verona, Udine, Pordenone e quant'altro, e che, anno per anno, fanno parte delle missioni di pace che l'Esercito italiano sta portando in tutto il mondo, Kossovo, Albania, attualmente l'Afganistan. Ebbene, la maggioranza di questi nostri figli, nipoti, una volta che rientrano da queste missioni hanno come sede appunto Torino, Verona, Pordenone. Essendo professionisti, quindi volontari militari, con lo stipendio che percepiscono poco, credetemi, resta loro anche per rientrare a visitare le loro famiglie. Una fortuna che invece hanno gli altri ragazzi del Continente che si sono arruolati come volontari nell'Esercito e che, appunto, non essendo staccati dal Continente dal mare possono agevolmente in un paio d'ore, tre ore al massimo, raggiungere ognuno la propria abitazione e stare in famiglia molto più di quanto possano fare i nostri ragazzi, che di fatto rientrano in famiglia due, tre volte all'anno al massimo.

Bene, grazie allo Stato Maggiore dell'Esercito, al ministro Pisanu che qui cito, al sottosegretario Cicu, e al Comando militare della Sardegna, questa idea due anni fa è stata accolta, mandata avanti, ed è stato istituito il Terzo Reggimento della Brigata Sassari. Cito questi nomi perché ogni tanto vi sento nominare Pisanu, Cicu e quant'altro. Io non do merito a nessuno, ma questa è la storia, chi può dimostrarmi il contrario può benissimo farlo. E' chiaro anche che su questa cosa si saranno interessate anche altre autorità, ma la sensibilità di chi ho citato è stata immediatamente manifestata. A questa idea hanno concorso anche qualche altro collega presente in aula e in Consiglio regionale, e di fatto, perché non bisogna vergognarsi né tanto meno nascondere quello che si fa quando è in senso positivo, si è arrivati a questo soddisfacente risultato.

Io sono un appassionato di storia e di storia della Sardegna e ho letto bene la storia della Brigata Sassari. Credo che molti di noi l'abbiano letta, che molti di noi conoscano le gesta leggendarie ed eroiche della Brigata, che sono conosciute in tutto il mondo, mi spiego? Questi ragazzi che oggi appartengono a queste brigate hanno lo stesso sangue, la stessa genia, portano gli stessi nomi dei loro nonni e al pari di questi nonni oggigiorno prestano servizio con onore, con immutato valore, con immutata dignità in varie parti del mondo. Ritengo quindi che questi nostri giovani, che stanno rendendo un servizio encomiabile alla Nazione, che appartengono a truppe scelte, il cui valore, la cui preparazione non è assolutamente seconda a nessuno dei reggimenti leggendari internazionali, tanto meno ai marines, per quanto ne so, abbiano se non altro il diritto di prestare il servizio in tempi in cui non sono impegnati operativamente al di fuori del suolo nazionale, nei posti vicini, nella loro regione, vicini ai loro familiari, vicini alle loro fidanzate, avendo una motivazione in più per restare nell'Esercito in quanto altre e minime e pochissime possibilità hanno di poter avere un'occupazione talaltro diversa.

Io ho seguito durante le feste di Natale una trasmissione televisiva in cui si vedeva il nostro presidente Pili in Kossovo tra i nostri giovani. A me ha commosso questa cosa, e non lo dico tanto per dirlo, perché era un segno di vicinanza della nostra terra a quei ragazzi che prestavano servizio lontano da casa, che passavano il Natale lontano da casa in zona di operazione dove i rischi sono alti, e malgrado tutto loro erano contenti, hanno espresso ognuno i loro auguri ai loro familiari e io voglio ricordare questo al Presidente: che quei ragazzi quando rientrano hanno il diritto di rientrare in Sardegna, hanno il diritto di stare vicino ai loro cari, hanno il diritto-dovere di continuare a fare ciò che stanno facendo, ma tentiamo in qualche maniera di dare loro la possibilità di vivere quel tipo di vita che stanno vivendo con un po' più di soddisfazione, dando anche più sicurezza ai loro genitori. Questo è il punto cardine di questo emendamento, questo è lo scopo e con questa iniziativa di "Caserme aperte" si consentirà ad oltre mille altri ragazzi, che prestano servizio militare come volontari professionisti fuori dal suolo della Sardegna, di rientrare a Macomer e stare come gli altri loro colleghi continentali al massimo a un'ora, un'ora e mezzo di strada dalle loro case. E' una motivazione in più che spingerà questi giovani a proseguire nella loro carriera e in qquesta strada; è una motivazione in più per dire a noi stessi che stiamo facendo un'opera meritoria, seppure costosa, ma non più costosa di alcune iniziative dico abbastanza leggere a livello culturale e a livello assistenziale che sono state fatte in questa finanziaria, ma noi faremo senz'altro un'opera meritoria e riconosciuta da tutte le famiglie della Sardegna. Ed è un modo tangibile e concreto di dire ai nostri ragazzi: siamo vicini a voi, non abbiamo potuto offrirvi altro se non l'arruolamento nell'Esercito, bene, però siamo vicini a voi e vogliamo che quando non siete in zona operazione siate vicini alle vostre famiglie.

Io spero che questo appello sia raccolto e che una volta per tutte quel motto della Brigata Sassari Forza Paris ci veda almeno in questo momento uniti, sinistra e destra, affinché sia data una risposta positiva a questi giovani, perché questo è il motivo principale che ha spinto alla presentazione del documento, affinché si concretizzi questo accordo di programma tra Regione e Stato, e Ministero della Difesa, proprio per le motivazioni che ho appena accennato. Mi rivolgo principalmente al presidente Pili che è stato in mezzo a quei ragazzi affinché si dia una risposta concreta una volta tanto.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori degli emendamenti numero 24, 511 e 517 ha facoltà di illustrarli.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, io intervengo sull'emendamento che sostanzialmente è lo stesso che ha finito di illustrare adesso il collega Rassu. Mi vorrei anch'io richiamare all'attenzione dell'Aula e del presidente Pili, che ben conosce l'argomento, visto e considerato che si è tenuto a Villa Devoto - forse questo si è dimenticato di dirlo il collega Rassu - un incontro alla presenza del Sottosegretario di Stato alla difesa, Cicu, del presidente Pili, dell'Assessore dei lavori pubblici, del generale Carta, del Comandante del Comando Regione Militare della Sardegna, del sindaco di Macomer e penso anche di qualche altro Assessore di cui non ricordo e mi scuso con l'Assessore stesso. Come diceva il collega Rassu si tratta di un progetto, di un'iniziativa che è partita tempo addietro, quando c'era un Governo di colore diverso, il Governo di centrosinistra, ma poi l'attuale Governo, in modo particolare nella persona e nella figura del Ministro dell'interno, anche del Ministero della difesa e del sottosegretario Cicu in modo particolare, hanno preso a cuore questo problema. Il progetto si chiama appunto "Caserme aperte", si tratta di fare in modo che mille militari professionisti, come diceva Rassu, che sono sparsi praticamente in tutta l'Italia possano ritornare in Sardegna. Si tratta di una richiesta che viene da molti giovani che appunto si trovano fuori della nostra Regione e che vorrebbero avvicinarsi alle loro famiglie.

Io credo che vadano sottolineate anche - lo voglio dire con estrema schiettezza - le ricadute economiche che possono derivare da una scelta di questo tipo, cioè dal fatto che mille stipendi arriveranno comunque nel Centro Sardegna. Si tratta anche di un settore che probabilmente non andrà in crisi, al contrario di certe fabbriche che si insediano nel territorio, e comunque nella città di Macomer c'è una tradizione sotto questo profilo, una convivenza che c'è sempre stata tra militari e civili, e questa volta comunque si è voluto dare un segnale che è molto più forte e direi anche innovativo e apprezzabile.

L'amministrazione militare, cioè il Ministro della Difesa, si impegna a ristrutturare le caserme che ci sono, a realizzare aule di apprendimento multimediale idonee ai corsi di informatica, lingue straniere, lezioni per il conseguimento di lauree di primo livello, che saranno rese disponibili anche per la popolazione civile che intendesse incrementare il proprio bagaglio culturale. E' previsto l'adeguamento dei locali agli standard previsti per il personale militare volontario, la realizzazione di un cinema Auditorium da destinare alle attività socio-ricreative-culturali, e poi la realizzazione di una pressostruttura per attività sportive e ricreative e realizzazione di due fabbricati da destinare ad alloggiamento di militari.

Questo è l'impegno che c'è da parte del Ministero della difesa. Dal canto suo il Comune di Macomer deve realizzare alcune infrastrutture di carattere, diciamo, civile che consistono nella realizzazione di un centro polivalente e di una piscina coperta, che verrebbe gestita con l'apporto fondamentale dei militari e di cui potrà usufruire la città e tutto quanto il territorio. Quindi questo emendamento tende a fare in modo che si supplisca, presidente Pili, a quella che sarebbe dovuta essere una firma di un protocollo. Io ho in mano la bozza di protocollo d'intesa che non è stato portato a termine. Siccome i rientri di questi militari inizieranno già da adesso, a brevissimo, urge un intervento da parte della Regione per fare in modo che il Comune di Macomer possa rispondere a quello che è, diciamo, un impegno affinché si possa realizzare questo progetto di cui stiamo parlando.

Mi pare superfluo sottolineare ulteriormente la valenza e l'importanza di un'iniziativa di questa natura, ed è evidente, io lo dico con estrema franchezza anche nei confronti dei colleghi che avessero delle perplessità, perché dicono che non dobbiamo militarizzare la Sardegna e cose di questa natura, i militari c'erano a Macomer in passato, non ci siamo sentiti militarizzati, posso dire che c'è stato anche un danno di tipo economico quando il Car non lo si è fatto più, quando sono stati regionalizzati i diversi Car, oggi abbiamo un'opportunità perché in quel territorio possa esserci, diciamo, un nuovo impulso anche per le attività di tipo commerciali, artigianali e quant'altro; quindi, io credo che anche noi come centrosinistra, così come ha fatto il centrodestra, convergeremo poi evidentemente sull'emendamento che verrà unificato, ritengo, e votato da tutta l'Aula e dai diversi schieramenti che qui sono presenti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Morittu per illustrare l'emendamento 537.

MORITTU (D.S.). Brevemente per illustrare un emendamento che si illustra da solo, diciamo, nel dispositivo; un emendamento che chiede un finanziamento straordinario di cinquanta milioni di euro a favore dei comuni per il rifacimento delle reti idriche. Questa richiesta si fonda intanto su una questione e cioè che nell'ultimo bando POR emanato dall'Assessore dei lavori pubblici, a fronte di una disponibilità di circa novanta miliardi delle vecchie lire, insomma, cioè di 45 milioni di euro, vi è stata una richiesta che ha superato abbondantemente i duecento milioni di euro. Insomma la richiesta da parte degli enti locali per la riqualificazione delle loro reti idriche è stata circa quattro o cinque volte la disponibilità finanziaria dei bandi Por.

Ed è un emendamento che dà seguito all'ordine del giorno approvato da questo Consiglio regionale il 13 di novembre del 2002, nel quale ordine del giorno la Giunta regionale era impegnata a finanziare in maniera sostanziosa e sicuramente in maniera molto più forte di quanto non abbia fatto con i bandi POR, alla riqualificazione delle reti idriche, ai fini del risparmio sia della risorsa idrica tout court, sia anche per conseguire un risparmio economico nella gestione della risorsa acqua a fini civili, risparmio che naturalmente avrebbe poi o darebbe luogo sicuramente ad un risparmio in termini di applicazione della tariffa da parte degli enti locali.

Ma io colgo anche l'occasione per, come dire, ricordare al Consiglio che la problematica sulla gestione del sistema idrico integrato in Sardegna è ancora in una fase di confusione. Si susseguono, nonostante l'ordine del giorno del Consiglio che richiamavo, diverse ordinanze da parte del Commissario che in buona misura contraddicono quella indicazione che il Consiglio aveva voluto dare approvando quell'ordine del giorno. Il primo punto di quell'ordine del giorno, lo ricordo, impegnava la Giunta regionale e quindi il Presidente della Giunta, nonché Commissario straordinario, ad indire entro e non oltre il 30 di novembre del 2002 le elezioni dell'assemblea dell'autorità d'ambito; non mi risulta che a tutt'oggi, e sono passati dal 30 novembre qualcosa come oltre quattro mesi, allora ricordo anche che l'Assessore dei lavori pubblici chiedeva un tempo di sessanta giorni per risolvere la problematica dell'elezione dell'autorità d'ambito, sono passati 120 giorni e non sono state ancora - mi risulta - indette le elezioni per l'autorità d'ambito; nonostante - anche questo, come dire, ci risulta dagli atti che sono stati consegnati al Presidente della Giunta regionale - l'Assessorato dei lavori pubblici delegato, ed anche questa delega in forza di un'ordinanza commissariale del 30 novembre del 2002, una delega peraltro - come dire - insolita ad un Assessorato dei lavori pubblici che veniva delegato dal Commissario agli adempimenti per l'elezione dell'autorità d'ambito; ebbene l'Assessorato dei lavori pubblici ha, diciamo così, esperito tutte le procedure per avviare ed indire le elezioni, ha spedito al Presidente della Regione in data 25 febbraio 2003 - cioè oltre due mesi fa - gli ha mandato la proposta di bando per indire le elezioni, a tutt'oggi non mi risulta, non ci risulta, il Presidente poi è anche in Aula, ce lo dirà quando interverrà, se ce lo vorrà dire, non mi pare che le elezioni siano state ancora indette. Il che mi sembra davvero, insomma, non solo un contrastare la volontà del Consiglio, ma sembra che si vada anche oltre con questo atteggiamento che sembra un vero e proprio atteggiamento di sfida da parte del Commissario nei confronti del massimo consesso dell'autonomia regionale. Così come non sono state naturalmente osservate, nelle diverse ordinanze del Commissario straordinario, alcune altre indicazioni contenute in quell'ordine del giorno. Ancora, come dire, si ritiene la strada del comma cinque dell'articolo 35 della finanziaria 2002 la strada maestra in Sardegna per affidare le gestioni nella salvaguardia peraltro delle gestioni esistenti. Io continuo ad essere convinto che questa strada non sia una strada percorribile in Sardegna, salvo che come dire non si abbia l'idea di arrivare ad un'ipotesi in qualche modo di dissoluzione degli enti regionali, non si capisce bene, in una supposta holding che non si sa neanche quando questa verrà fatta e come verrà fatta; un'ordinanza ultima del Commissario ed io continuo a lamentarmi che atti fondamentali che riguardano l'attività legislativa ma anche l'attività di indirizzo di questo Consiglio, adottati dal Commissario rimangano per lungo tempo nascosti o comunque non consegnati a questo Consiglio, io ho avuto l'ultima ordinanza che è firmata, mi pare, una decina di giorni fa, è del 27 marzo, una settimana fa o dieci giorni fa, io l'ho avuta dalle mani, come dire, di persona estranea alle istituzioni e mi sono lamentato con il mio stesso Presidente di Commissione, come mai la Commissione non è edotta della problematica, non ha gli atti così rilevanti nelle sue mani per poterne discutere anche per eventualmente intervenire anche nei confronti del Commissario straordinario, il quale Commissario straordinario continua ad agire in grandissima solitudine, oltre che in contrasto con gli atti di indirizzo di questo Consiglio. Io credo che il Commissario straordinario stia svolgendo una funzione che esorbita da funzioni straordinarie, ma stia entrando in un campo che appartiene alla potestà di questo Consiglio regionale, in forza di un'investitura del Governo nazionale che io continuo a ritenere del tutto illegittima e anche offensiva rispetto ai poteri autonomistici di questa Regione. A poco vale affermare di voler comunque salvaguardare l'ente strumentale regionale che si occupa di gestione della risorsa idrica, se poi si continua ad appoggiare questa indicazione sulla norma del comma 5 dell'articolo 35 che prevede che l'affidamento venga dato a enti e società di capitali peraltro, formate da enti locali, e non mi risulta che l'Esaf sia una società di capitali, né mi risulta che l'Esaf, così come lo stesso Eaf, sia una società di capitali formata da enti locali...

PRESIDENTE. Può proseguire. Lei ha anche gli emendamenti 578 e 374, per cui può proseguire, onorevole Morittu.

MORITTU (D.S.). Me li ricerco. Ritengo che su questa problematica davvero il Consiglio e non solo il Commissario in solitudine, debbano fare una urgentissima riflessione e trovare una soluzione che sia rispondente ai bisogni della realtà della nostra Isola e non pensare invece che queste questioni rilevanti anche per la qualità della vita dei nostri cittadini possono essere risolte, seppure con l'ausilio o il service come viene chiamato in quell'ordinanza, con il service di autorevoli società sia pure di capitale pubblico qual è la Sogesit.

Io sono dell'avviso, e mi dispiace molto che insieme all'articolo 8 sia stato cassato un emendamento che prevedeva una proposta di soluzione per quanto riguarda la problematica della gestione nella salvaguardia dei gestori esistenti del sistema idrico integrato, ma io credo che una norma di tal fatta debba essere urgentemente portata all'attenzione di questo Consiglio regionale. Per quanto attiene all'emendamento successivo, il 538, due battute, riguarda una proposta di ulteriore finanziamento oltre a quello ordinario previsto per i centri storici, di un finanziamento straordinario di 20 milioni di euro per il 2003 finalizzato al solo recupero primario. Perché questa proposta? Dalla discussione fatta in Commissione, insieme alla presenza dello stesso assessore degli enti locali Biancareddu, è emerso che, tra i settori di intervento della legge regionale 29, quello sul recupero primario aveva avuto in questi anni le risposte più, come dire, limitate e assolutamente al di sotto delle aspettative e delle richieste che sono state avanzate in questi anni da parte dei privati. Rispetto alla legge regionale 29 vi è un giudizio unanime positivo, diciamo, sia da parte della Giunta, sia da parte della Commissione, ma io credo che il giudizio positivo possa essere tranquillamente esteso anche a quello che riconoscono i sindaci e comunque gli amministratori locali e anche gli stessi cittadini. Nei nostri comuni si stanno iniziando a vedere i primi segnali positivi, le prime ricadute positive della legge regionale 29, ma si ritiene che, non solo da parte dell'opposizione ma lo stesso Assessore lo riconosceva, i finanziamenti previsti a oggi a sostegno di questa legge, tutto sommato, seppure certamente dei finanziamenti non marginali, non esigui, ma comunque sicuramente insufficienti a fronte della richiesta e della risposta sia di parte pubblica che di parte privata. Sta capitando però, per tornare brevemente e poi chiudo su questo emendamento per tornare all'oggetto dell'emendamento stesso, sta capitando che i privati si stiano un po', come dire, a fronte di una risposta fredda, di una risposta insufficiente da parte della Regione rispetto alle loro richieste, alcuni comuni hanno presentato richieste per alcuni miliardi, diciamo le parti private attraverso i comuni hanno fatto richieste di alcuni miliardi, anche comuni piccoli di 3, 4 mila abitanti, segno anche di una sensibilità diffusa ormai e volta al recupero dei centri storici e delle abitazioni dei centri storici. E allora, questa risposta fredda, debole, rischia di inibire, rischia in qualche modo anch'essa di raffreddare gli entusiasmi dei cittadini e allora si ritiene che un programma straordinario rivolto soltanto al recupero primario possa essere una risposta adeguata e certo comunque una risposta abbastanza attesa da parte delle nostre popolazioni che risiedono nei centri storici, soprattutto in quelli minori della Sardegna.

Quindi la richiesta al Consiglio è di prestare attenzione a questa problematica che ha peraltro poi una ricaduta occupazionale non trascurabile, visto che la nostra discussione sull'articolo 18 è sostanzialmente incentrata sui temi del lavoro, ma guardate, il recupero dei nostri centri storici è anch'essa una leva non trascurabile, io dico significativa che ha una forte ricaduta occupazionale e una ricaduta occupazionale anche diffusa che non si concentra su alcuni siti della Sardegna, ma si diffonde soprattutto nei centri minori che, ahimè, soffrono anche del problema dello spopolamento e quindi un rimedio questo del rifinanziamento della legge regionale 29 che ha anche un suo riflesso positivo sul lavoro, ma anche sullo sviluppo e sull'impresa perché tante piccole imprese dei nostri piccoli centri possono trovare linfa per la loro esistenza e per il loro futuro, anche creando una nuova professionalità volta al recupero dei vecchi mestieri e delle vecchie abilità della storia costruttiva dei nostri piccoli centri.

Passando all'emendamento numero 578, su questo emendamento, vorrei richiamare l'attenzione del Consiglio, il problema trattato è un problema io credo importante e non è importante soltanto per il territorio in cui questa opera che si chiede che venga finanziata, sia per la parte progettuale, sia per la parte, diciamo così, realizzativa, sto parlando della dimenticata strada Sassari-Olbia, io credo che questa strada abbia un interesse e un'importanza che va al di là del territorio in cui essa insiste. E` una strada - per dare così alcuni elementi - che si colloca tra le strade più trafficate dell'Isola, è la seconda strada per volume di traffico nella Sardegna, seconda soltanto al tratto Oristano-Cagliari della 131. E` una strada che sicuramente molti di voi hanno percorso, non soltanto quelli che abitano (dei consiglieri regionali) nella zona del sassarese, ma io credo, la stragrande maggioranza se non la totalità dei consiglieri regionali della Sardegna hanno transitato su quella strada.

Io credo che le condizioni in cui versa la seconda arteria per volume di traffico più importante della Sardegna sia presente a tutti e sia sotto gli occhi di tutti. E` davvero un vero e proprio percorso di guerra in alcuni tratti questa strada, percorsa da macchine, da vetture e percorsa soprattutto da camion. Io vi ricordo che il porto di Olbia è il primo porto commerciale della Sardegna; Cagliari ha il porto canale certo, ma il traffico merci, la vera porta d'ingresso delle merci e dei passeggeri in Sardegna è il portale di Olbia. E allora tutte quelle merci e tutti quei passeggeri noi li vediamo quando ci capita di andare anche noi nel continente per esempio in macchina o con qualche altro mezzo e avvertiamo la pesantezza di quel tratto di strada, ne avvertiamo la pesantezza del traffico e la sua pericolosità. E` una strada per certi tratti a percorrenza veloce, in certi altri tratti a percorrenza lenta, soprattutto a causa dei numerosi camion che si incolonnano, soprattutto in alcune ore della mattina o del pomeriggio, in corrispondenza con l'attracco delle navi che provengono dal continente.

E` una strada che nel piano regionale dei trasporti è considerata un tratto del corridoio intermodale Sardegna-continente, cioè insomma, è una strada di primo livello a livello regionale, riconosciuta anche come una strada strategica sul versante della viabilità anche nazionale. A fronte di questa riconosciuta importanza della viabilità Sassari-Olbia, collega due città del nord Sardegna, collega due porti e due aeroporti; è forse da questo punto di vista, la strada più strategica che abbiamo nel panorama della viabilità sarda; a fronte di tutto ciò è una strada incomprensibilmente dimenticata nella azioni programmatorie sia di carattere regionale sia di carattere nazionale, ma è stata dimenticata soprattutto in questi ultimi quattro anni di governo regionale perché nell'intesa Stato-Regione del 1999, la strada Sassari-Olbia, seppure ahimè - e lo dico con qualche appunto nei confronti di chi comunque ha firmato anche quella intesa - compare, comunque compare seppure con un livello di priorità quale quello che gli era più consono, ma comunque compare tra le strade che devono essere realizzate in Sardegna dentro un accordo sulla viabilità statale che prevedeva una spendita di 1500 miliardi di vecchie lire per le diverse strade, tra cui anche la 597 che è la strada sostanzialmente Sassari-Olbia.

Oggi negli atti della programmazione regionale e nazionale questa strada è assolutamente dimenticata, è dimenticata tra i progetti obiettivo, cioè come dire, tra le opere fondamentali che sono state messe nel Gotha delle opere principali a livello nazionale e approvate con una legge obiettivo, ne compaiono diverse altre... io sento sempre una specie di "sarrone" all'orecchio che quasi mi impedisce...

PRESIDENTE. Colleghi, va bene che è quasi ora di interrompere, però ancora qualche minuto e il collega Morittu conclude.

MORITTU (D.S.). A me dispiace di aver trattato l'argomento della Sassari-Olbia proprio negli ultimi minuti della mattinata quando tutti, sia attanagliati dai morsi della fame, sia dai morsi della noia, se ne vogliono fuggire da quest'Aula, però vi trattengo un attimino così come tanti vengono trattenuti nella Sassari-Olbia dietro un camion quando la percorrono; e vi trattengo qualche minuto in più, anche per farvi espiare davvero una pena, la pena per aver dimenticato questa opera. Ma guardate, un comma che è stato cassato - cassato, anche di Cassano, è vero - prevedeva finanziamenti nell'articolo 8 per la progettazione di diverse strade della Sardegna. Bene, tra queste diverse strade non c'era la strada Sassari-Olbia e meno male, dico, che quel comma è stato cassato.

Insomma, l'emendamento chiede un finanziamento per la progettazione di quest'opera, dirò poi successivamente in dichiarazione di voto che vi sono altre problematiche, vi è un tratto fondamentale di questa strada che addirittura non si capisce di chi sia, se è dell'ANAS, se è la Comunità montana che l'ha realizzato, ed è il tratto più pericoloso, quello cosparso di buche, dove ci stanno anche forse i carri armati di Saddam (se li potesse portare) dentro quelle buche della Sassari-Olbia. Affronteremo anche problematiche particolari, ma io credo che questo Consiglio non può continuare a dimenticare un'opera - non la ritengo io, la ritiene il piano regionale dei trasporti - tra le prioritarie opere fondamentali per creare davvero un sistema di viabilità che sia quantomeno all'altezza, non dico dei tempi, ma insomma, che sia una viabilità quantomeno sicura per chi tutti i giorni la percorre. Grazie.

PRESIDENTE. I lavori terminano qui e si riprende alle 15 e 30. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Cogodi per il suo emendamento all'emendamento 538, emendamento 813. L'emendamento 813 è connesso con la pagina 479 col 538 appena illustrato dall'onorevole Morittu.

La seduta è tolta alle ore 13 e 34.



Allegati seduta

CCCXLIX SEDUTA

Venerdì, 4 Aprile 2003

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente BIGGIO

La seduta è aperta alle ore 10 e 07.

FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 1° aprile 2003, che è approvato.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Un collega avrebbe chiesto congedo, però la richiesta di congedo non è pervenuta alla Presidenza, me l'hanno comunicato. Non ci sono comunicazioni. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Presidente, non tanto e non solo perché pare che siamo sette presenti tra diversi rappresentanti di diversi Gruppi, sì "pochi ma buoni" è una buona teoria, valida in certe circostanze e non in altre, ma soprattutto per un'altra ragione, perché intorno al palazzo del Consiglio sono presenti diverse delegazioni di cittadini, di amministratori, di lavoratori, che effettivamente hanno reso un po' difficile l'accesso, non per difficoltà che siano state frapposte, perché oggettivamente la gran parte dei consiglieri è trattenuta dalla presenza di queste delegazioni. Il rischio è che siamo pochi e rimarremo pochi, perché la gran parte dei consiglieri sta ascoltando le cose che giustamente diverse delegazioni ritengono di riferire. Chiederei pertanto una dilazione dei lavori del Consiglio, proprio perché si possono avere questi incontri, e quindi poter riprendere per davvero e produttivamente i lavori del Consiglio, una sospensione di mezz'ora, tre quarti d'ora, in modo che si possa subito avere la possibilità di queste interlocuzioni con delegazioni che sono presenti presso i Gruppi consiliari, se no finisce che questa evenienza un po' condizionerà i lavori di tutta la giornata. Lo dico ai fini di ordinare meglio i lavori del Consiglio.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lo dico perché rimanga agli atti: quando noi organizziamo i lavori del Consiglio dovremmo tenere conto anche di questo tipo di impegni che i Gruppi assumono, ne devono informare la Presidenza e si organizza tenendo conto che ci sono questi incontri. Lei capisce che è difficile, in maniera così estemporanea, se il Consiglio è fissato per una certa ora, poi rimandare il Consiglio perché è venuta una delegazione di sindaci, che legittimamente vengono, ma se sono venuti qualcuno gli ha detto di venire a quest'ora. Pertanto, io non ho nessun problema a sospendere adesso se gli altri colleghi sono d'accordo, ma capita un po' troppo spesso, non può essere questa la regola. I sindaci e altre delegazioni quando devono venire si mettono d'accordo, programmiamo anche questi incontri e gli incontri si tengono. Perché dobbiamo interrompere i lavori del Consiglio quando ci sono richieste che avvengono così, in maniera estemporanea? Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Riconosco che la sua esposizione è corretta. In realtà questi incontri erano previsti per un'ora precedente all'ora prevista per l'inizio dei lavori del Consiglio. La difficoltà è intervenuta perché c'è stata anche una qualche complicazione nell'autorizzazione agli accessi, cioè chi è preposto al controllo degli accessi, in effetti, avendo visto diversi assembramenti, credendo che si trattasse di chissà quale grande diffusa presenza ha ritenuto di non far entrare le delegazioni, che sono invece in numero limitatissimo, e questo ha introdotto una complicazione, non voluta da nessuno, che ha ritardato l'incontro che era previsto per orario precedente a quello di inizio del Consiglio. Corretto il suo richiamo, ma avanzavo questa proposta solo per consentire di procedere ordinatamente nei lavori del Consiglio successivamente, ai fini della produttività, non di dilazionare i lavori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Presidente, esprimo la nostra totale e assoluta contrarietà, perché se fosse possibile sospendere i lavori ogni qualvolta una forza politica ha dei problemi o ha delle necessità che sorgono nel corso della programmazione dei lavori, questi lavori stessi che sono in piedi e che sono in corso già dalla sesta settimana si protrarrebbero all'infinito. Non siamo assolutamente d'accordo, nella scorsa legislatura lei ben sa e ben ricorderà che all'opposizione era stata negata la richiesta di sospensione per una conferenza stampa programmata, in questa legislatura sta avvenendo di tutto, perché basta che qualche forza politica, esponenti di forze politiche dell'opposizione facciano una richiesta e questi lavori sono paralizzati. L'Aula è paralizzata da sei settimane, perché ieri abbiamo discusso soltanto sulla illustrazione di 147 emendamenti, dei quali la maggior parte soppressivi e ripetitivi l'uno con l'altro. Se si vogliono organizzare i lavori, così come chiede lo stesso collega Cogodi, facciano un po' di chiarezza e meno ostruzione, perché questo lo vediamo come un atto di ostruzionismo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.

GIAGU (La Margherita-D.L.), Questore. Per chiarire un po' l'aspetto che qui ha portato il collega Cogodi. Sono arrivate delle richieste per quanto riguarda le delegazioni, sono arrivate richieste per delegazioni riguardanti 30, 40 persone. Io vorrei che si mettessero d'accordo, perché se ogni consigliere facesse richiesta per 30, 40 persone il palazzo verrebbe invaso e certamente questo non si può consentire. Allora, si sta cercando di fare entrare alcune delegazioni con l'autorizzazione anche della Presidenza per vedere che si riuniscano nei vari gruppi, per poi sapere anche e chiarire che dai gruppi non credo si possano spostare qui in aula, ma devono essere riaccompagnati all'esterno. Per cui meglio fare chiarezza per evitare che venga invaso il Consiglio regionale. Non è vero che non sono stati autorizzati, sono state autorizzate delegazioni formate da 10 persone massimo, che devono essere accompagnate nei vari gruppi.

PRESIDENTE. La ringrazio per questo chiarimento, mi pare sia molto corretto. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Gruppo Misto). Solo per dire che io stamattina sono stato convocato alle ore 10 per la seduta del Consiglio regionale. Non ho ricevuto richieste di incontro, né sono stato invitato a partecipare a incontri. Sono sicuramente incontri importanti, legittimi, utili, ma privati. Io credo che il Consiglio regionale non possa essere condizionato da incontri privati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, apprezzo e condivido l'intervento dell'onorevole Scano, comunque voglio significare in quest'aula che questa convocazione è avvenuta non per volontà dei sindaci, ma sono stati convocati da un Gruppo parlamentare di questa assise e sono stati convocati per stamattina alle ore 9 e 30, quindi in seduta privata e non certo per questioni che attengono ai lavori di questo Consiglio, per cui io credo che dobbiamo andare avanti.

COGODI (R.C.). Però sono fuori, sono in strada.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io credo, avendo sentito l'Aula, che dobbiamo procedere a lavorare.

COGODI (R.C.). Io voglio capire quali sono le ragioni per cui in questo Consiglio regionale non si può entrare.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Presidente, basta, non è possibile!

COGODI (R.C.). Le sedute sono pubbliche, può essere che anche cento persone possono accedere alla seduta pubblica.

PRESIDENTE. Guardi, l'ingresso è disciplinato dai Questori, le ha risposto in maniera direi molto corretta l'onorevole Giagu. Condivido le cose che ha detto, questo è il loro compito...

COGODI (R.C.). Vorrei capire come è che sono pubbliche le sedute se non può entrare nessuno.

PRESIDENTE. Sì, ma sono pubbliche per quanto possono essere pubbliche.

COGODI (R.C.). Sono tutti fuori, perché non si garantiscono le sedute pubbliche del Consiglio? Com'è che sono pubbliche le sedute se la gente non può entrare? Sono in strada persone che chiedono di entrare e di assistere alla riunione del Consiglio.

PRESIDENTE. Colleghi per cortesia! Guardi, ogni consigliere regionale può fare entrare due persone, non tutti. Se poi c'è del pubblico che vuole entrare, li facciano entrare, i Questori sono lì, nei numeri previsti entrino.

COGODI (R.C.). Non abbiamo potuto far entrare nessuno, le sto dicendo! Le chiedo di riunirsi con i Questori e consentire che sia garantito l'accesso alle tribune del pubblico.

PRESIDENTE. Io non credo che i Questori siano contrari, nei limiti stabiliti dalle regole...

SANNA NIVOLI (A.N.). Presidente, su quale comma sta intervenendo?

PRESIDENTE. Chiedo scusa, non sto discutendo con l'onorevole Cogodi, sto cercando i documenti per cominciare a lavorare.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2003)" (383/A)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori da dove li avevamo lasciati ieri. All'emendamento 225 sono stati presentati gli emendamenti numero 779, 780, 781, 782, 783, 784, sono presentati dai colleghi Cogodi, Ortu e Vassallo, e sono tutti uguali. Così come abbiamo fatto ieri do la parola a uno dei presentatori per fare un'unica illustrazione.

COGODI (R.C.). L'emendamento in questione afferisce alla materia che in questa fase il Consiglio regionale sta esaminando, che ha diritto e dovere di esaminare e di esaminare a fondo. Si riferisce ancora al sostegno e alla corretta gestione dell'articolo 24 della finanziaria del 2000, la numero 4, legge regionale del 2000, che riordinava tutta la materia relativa agli interventi comunali per l'occupazione, così come inizialmente erano normati dall'articolo 94 della legge 11 dell'88. Una materia che, come abbiamo avuto modo di accennare già nella serata di ieri, non è esaustiva e neppure sostituiva di altri interventi analoghi e comunque differenziati di intervento in materia di sviluppo locale e di occupazione che la legislazione regionale ugualmente riconosce.

L'articolo 24 della finanziaria del 2000 ha riordinato e in qualche modo qualificato questo intervento che un tempo si chiamava "cantieristica comunale", dando rilevanza e dignità di intervento progettuale, organico, mirato soprattutto a salvaguardare i beni essenziali che sono presenti e distribuiti in ogni parte del territorio regionale, e cioè i valori ambientali, gli itinerari culturali, l'archeologia, i servizi sociali essenziali, la manutenzione dei beni pubblici e quindi la conservazione dei valori anche economici oltre che funzionali dei beni pubblici e quant'altro. Questo intervento è stato estremamente produttivo ed estremamente utile, ha dato sollievo in tutte le situazioni, cioè in tutti i comuni della Sardegna anche alle situazioni più difficili di assenza di lavoro, un intervento, come dire, parziale che acquista ancora più rilevanza e si legittima ancora di più, per il fatto che è affiancato da altri interventi mirati invece allo sviluppo complessivo, mirato alla creazione di nuova impresa, mirati gli altri interventi alle forme di impiego stabile o tendenzialmente stabile - perché di stabile in questo mondo pare che ormai ci sia ben poco - e continuativo. Questa misura deve essere però non solo richiamata di anno in anno nella normativa regionale, ma deve essere sorretta almeno nei limiti nei quali usualmente e bene ha funzionato in questi quindici anni, e più di quindici anni. Mentre, via via, ogni anno c'è il tentativo di operare un abbattimento, un'erosione, una diminuzione degli stanziamenti che la sorreggono. Ho avuto modo di ricordare, ma è cosa nota a tutti, che sostanzialmente, mediamente, questa misura è stata sostenuta in questi quindici anni, dall'88 in poi, con circa 100 miliardi anno di risorse regionali, che vanno ai comuni in percentuale giusta, nel senso che vanno senza intervento discrezionale alcuno di alcun Assessore, in base a criteri prefissati in legge, e sono di grande utilità sociale e economica.

Con l'emendamento e con gli emendamenti noi proponiamo di reintegrare almeno fino alla soglia di 100 miliardi questo intervento che ha avuto questo tipo di sviluppo positivo, anche perché, essendo anche questa misura rivolta a interventi occupazionali, come dire, rodata, cioè sperimentata, dopo anche questa cosa che ha sofferto diversi anni di difficoltà Io ricordo perché io stesso ho dovuto fare i conti e so che gli Uffici hanno avuto difficoltà a mettere a punto una procedura di indicazione ai comuni, una procedura unificata, anche di controllo di gestione, anche di rendicontazione, cioè ci sono stati molti anni, diversi anni, io ricordo almeno tre, quattro anni di sofferenza anche per l'avvio di questa misura. E` una cosa strana, molte volte si pagano dei prezzi per ottenere un risultato di funzionalità di uno strumento, e paradossalmente appena lo strumento inizia a funzionare, proprio allora si comincia a voler buttare via. Invece bisognerebbe fare sempre una valutazione di merito, un'analisi dei costi-benefici, di oneri di qualsiasi intervento che la pubblica amministrazione compie per verificare che cosa deve essere diminuito, che cosa deve essere aumentato. La nostra opinione è che questa partita deve essere contenuta grosso modo in quei limiti nei quali per molti anni ha funzionato e da un certo punto ha iniziato anche a funzionare bene, soprattutto perché nel frattempo questa misura che all'inizio era pressoché l'unica di intervento in materia di politica attiva del lavoro, quindi poteva sembrare tendenzialmente anche una misura in parte assistenziale, sempre sottolineato che nessuno di noi disprezza l'assistenza in favore di chi ne ha bisogno, perché l'assistenza è anche un principio costituzionale, ma in materia di sviluppo e di occupazione non può essere il sistema che diventi prevalente sul versante assistenziale. Per cui le leggi che sono intervenute non solo successivamente nel tempo, ma anche razionalmente e funzionalmente affianco, hanno integrato questo sistema e principalmente la legge 37 con l'articolo 19 e anche seppure anche lì con tante difficoltà la stessa legge 28 sull'imprenditorialità giovanile rivolta principalmente a finalità anche quelle occupazionali, produzione e lavoro, il sistema come dire composito per non dire ancora dell'agenzia del lavoro che ugualmente istituita con legge dell'88 per alcuni anni non ha operato, l'agenzia doveva essere una cosa, lo dice il nome stesso, che doveva immediatamente agire e invece la Regione la tenne per anni nel limbo anche quella istituzione. Poi via via con il tempo gli strumenti che si sono pensati e poi via via si mettono alla prova e poi via via si modificano anche gli strumenti che li sorreggono e li sostengono e cominciano a funzionare. Nel momento nel quale funzionano non si può pensare che debbano essere accantonati. Questo intervento è essenziale, un intervento che deve essere conservato.

La Giunta regionale ha previsto inizialmente una dotazione che mi pare essere intorno agli 85 miliardi, pensando e parlando in lire. Integrare questa misura e ricondurla intorno alla dimensione usuale dei cento miliardi parrebbe essere la cosa utile, la cosa minima che si possa fare. La circostanza è favorevole per dire che intanto questa misura mantiene, conserva la sua efficacia in quanto anche le altre misure mantengano e conservino la loro efficacia, perché noi abbiamo in materia di politiche attive del lavoro una strumentazione differenziata, e non è che ogni strumento deve soddisfare tutte le esigenze, ogni strumento è rivolto a soddisfare, come dire, non solo una quota percentuale ma anche diverse esigenze sociali, diverse capacità di applicazione al lavoro. Non tutte le capacità di applicazione al lavoro sono uguali e non tutte devono essere trattate allo stesso modo, vi può essere una parte di società disponibile e capace di impegnarsi in una attività di lavoro autonomo, di imprenditorialità e di nuovo ingresso in un mondo che non era quello proprio da cui si proviene, ci sono altre situazioni nelle quali invece non tutti i disoccupati non dico sono capaci, ma neppure hanno la propensione a essere imprenditori, nuovi imprenditori o lavoratori autonomi. Quindi un sistema differenziato è estremamente vantaggioso anche perché consente di rispondere alle diverse esigenze che sono nel tessuto sociale, quindi questa misura va mantenuta ma non in alternativa alle altre perché poi quando avremo modo di parlare ancora delle altre misure, degli altri strumenti, degli altri interventi, diremo ugualmente che anche gli altri interventi collaterali a questo, mantengono di più la loro efficacia se si conserva un sistema ordinato e anche differenziato e composito, purché tutto funzionale e rivolto a raggiungere lo stesso obiettivo.

PRESIDENTE. L'emendamento 225 presentato dai colleghi Sanna Gian Valerio è più. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento 225.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Grazie Presidente. Io non voglio riprendere le questioni che sono state sollevate in apertura, però in un certo senso mi meravigliava l'apprensione dei colleghi del centrodestra a riprendere rapidamente il lavoro, stante la condizione che si è immediatamente dopo manifestata, sia in capo alle proteste del collega Balletto che a quelle dell'onorevole Diana e così via. Credo che una cosa sia utile a prescindere da questa discussione di merito. Presidente, questa è la casa dei sardi, che i sindaci oggi nella cognizione che devono avere, nell'istituzione regionale, siano oggi trattati e considerati nel novero di qualunque ospite del Consiglio regionale è una questione ancora aperta sulla quale dovremo discutere. Anche il fatto che debbano subire determinati filtri, i sindaci, si conoscono questioni di altri Consigli regionali dove i sindaci con un tesserino apposito entrano e escono nel Consiglio regionale come gli altri. Però non voglio…

PRESIDENTE. Non è così, le assicuro che ho altre esperienze. Quando io vado alla Camera, Presidente di questo Consiglio, faccio tutte le trafile e i controlli, e mi controllano perfino i documenti che ho appresso. Abbia pazienza, non è così, in tutte le Assemblee legislative!

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). E` una questione di punti di vista, comunque chiudo qua la questione. E` anche ovvio che noi non abbiamo i tempi coordinati per adeguarci ai cambiamenti. Tuttavia. L'emendamento numero 225 propone il rifinanziamento agli enti locali dei fondi destinati a interventi straordinari sul lavoro. A suo tempo, già nell'anno 2000, l'associazione degli enti locali aveva chiesto che questa competenza fosse trasferita agli enti locali e in qualche modo rafforzasse i principi del decentramento e dell'autonomia introdotti dalla 25. Nello specifico vorrei fare notare come questo tipo di intervento di cui non si capisce il taglio di oltre un miliardo e mezzo, rispetto ai fondi stanziati precedentemente, rappresentino un modo integrativo di affrontare il sistema dei cantieri di lavoro e combattere la disoccupazione. Sono due modi di intendere la politica per il lavoro, perché vede noi abbiamo una consistenza di comuni in Sardegna che non sempre sono omologati in una condizione di quadro territoriale e di condizione economica assolutamente omogenea. Il fatto che siano in piedi due concezioni di strumenti per affrontare il sistema complesso della disoccupazione in Sardegna dimostra come in alcune realtà dove i fattori imprenditoriali hanno più difficoltà ad attecchire, più difficoltà a integrarsi con le politiche di sviluppo territoriale, probabilmente questi provvedimenti hanno significato nel tempo un modo come un altro per incidere anche in queste aree sul terreno della disoccupazione. In prospettiva è anche vero, ci sono tante ipotesi di riforma di questo provvedimento, uno di quelli che credo la Giunta conosca e che è stato proposto è quello di guardare la prospettiva di questo strumento con l'ottica di modulare i trasferimenti ai comuni su questo obiettivo in relazione alla riduzione o all'incidenza, per meglio dire, della disoccupazione locale. Ci sono oggi sistemi attraverso i bacini territoriali in base ai quali si può modulare invece di approntare un intervento che abbia una connotazione standardizzata di mero trasferimento asettico rispetto a altri parametri, agganciare questo sistema di finanziamento ai comuni attraverso una logica in base alla quale se, in alcune aree, la disoccupazione scende, cala, questi debbono avere una valutazione e un trasferimento diverso a vantaggio invece delle aree dove o la disoccupazione mantiene livelli preoccupanti o peggio ancora dovesse aumentare, in maniera da rendere questo strumento, uno strumento più flessibile che risponda in maniera diretta alle esigenze della disoccupazione territoriale. Come abbiamo detto già ieri, questo è un ramo dei due filoni principali entro i quali si individua una strategia della Regione per affrontare il problema della forte disoccupazione. Da un lato questi cantieri di lavoro che in qualche modo hanno la funzione di affrontare in sede locale strumenti di emergenza di lavoro di pubblica utilità che contiene sul piano locale e non sul piano della vasta area i fenomeni di disoccupazione, lasciando poi all'articolo 19, agli strumenti dello sviluppo locale, della programmazione negoziata il compito invece di raccordare sistemi più intelligenti, tra virgolette, dal punto di vista imprenditoriale delle sensibilità che in quei territori si sviluppano. Mentre l'uno ha un valore che potremmo dire capillare, l'altro ha un valore di tipo aggregativo, cioè si cerca di rendere, rispetto alla strategia di sviluppo, anche elevato il tasso di coesione sociale intorno alle possibili strategie di sviluppo. Tenendo in piedi entrambi questi elementi, siamo in grado di affrontare nel medio periodo e nell'immediato un fenomeno di disoccupazione che, come abbiamo dimostrato, avremo di fronte in maniera rilevante nei prossimi anni in maniera crescente. E` vero come è vero che abbiamo osservato, e di questi dati vi siete fatti forte nel corso degli scorsi anni, dell'abbattimento dei livelli di disoccupazione e di iscrizione alle liste di collocamento, abbiamo dimostrato e avete voi stessi i dati quanto noi, che questi fenomeni di disoccupazione e di iscrizione alle liste di collocamento aumentano, hanno ripreso l'aumento proprio nel biennio che stiamo lasciando alle nostre spalle. Praticamente si è chiusa attraverso la disgregazione di alcuni strumenti importanti di intervento sul piano occupazionale, si è disgregata una logica che in qualche modo era servita a mantenere alta l'attenzione delle politiche regionali a questo dato assolutamente allarmante, di contro i fattori congiunturali stanno incidendo sul piano generale in un tessuto che si è di per sé indebolito per questi eventi. Questo lo dimostra l'andamento complessivo di cui abbiamo parlato ieri dell'occupazione nel Sud. Il Sud si dice "torna a perdere occupati". E` vero che ci sono fenomeni puntuali che vanno osservati, i quattro mila posti di lavori persi in Sicilia nell'industria sono quelli che derivano dalla crisi del comparto dell'auto di cui abbiamo assistito i fenomeni negli scorsi mesi, ma complessivamente c'è anche un fenomeno abbastanza singolare che ha investito soprattutto la Sicilia, ma che da qui a poco investirà anche la Sardegna, quale area più prossima all'area africana e medio orientale, abbiamo l'approdo in questi territori a fronte di queste perdite gravose di occupazione di manodopera che proviene dall'Asia e dall'Africa. Solo in Sicilia nell'ultimo mese sono arrivati una certa percentuale abbastanza consistente, oltre 200, forze lavoro dalla Cina.

In questo quadro, il dato complessivo del calo dell'occupazione del Sud, circa 45 mila posti di lavoro, lavoratori in meno nell'area del Mezzogiorno, è nei dati generali, mentre nei dati Istat, abbiamo un'incidenza di queste perdite di lavoro soprattutto nel campo dei servizi. Che cosa è che tutto sommato in raccordo a questi strumenti di cui parliamo a carattere regionale sta incidendo negativamente su questo andamento? Sicuramente due fatti importanti: la perdita di alcuni strumenti tipo il credito di imposta per l'occupazione, che è venuto meno attraverso le scelte del Governo nazionale, e gli sgravi contributivi triennali sulle nuove assunzioni. Basterebbero questi due strumenti e vedere un po' che cosa hanno realizzato negli ultimi anni nell'area del Mezzogiorno per giustificare non solo...

PRESIDENTE. Continui perché c'è il 226 che è suo, se lo deve illustrare lei, può continuare.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Sì, che hanno contribuito a tenere in piedi un sistema di recupero della competitività del Mezzogiorno che invece oggi con il venire meno di questi strumenti nazionali, con la mancata compensazione di strumenti regionali, io poi qua mi viene anche da dire, siete voi, è il vostro Governo che sta spingendo verso un sistema devolutivo che in qualche modo reclamerebbe politiche compensative, no?, ma le politiche compensative si fanno con riguardo anche a quello che è il filo logico che lega la problematica affrontata sul piano nazionale del riequilibrio tra il Mezzogiorno e il nord-est e le politiche che si fanno nella Regione. Noi abbiamo più di una volta denunciato il venire meno di questi strumenti, osserviamo che il calo sostanziale di questi livelli occupativi che soprattutto riguarda le piccole imprese, denuncia come effettivamente questi strumenti, il venire meno di questi strumenti hanno avuto un fattore determinante nell'ambito del calo dell'occupazione complessiva.

E` singolare che la Regione rispetto alle sue scelte neppure registri questa condizione, il fatto stesso che ci viene proposto un taglio, sia da una parte che dall'altra, rispetto agli strumenti che stiamo discutendo sulla lotta alla disoccupazione, dimostra in qualche modo come non c'è la percezione della gravità della situazione congiunturale, cioè è una cosa che abbiamo osservato fin dall'inizio con l'assessore Masala, se c'è una cosa che interessa questo Consiglio regionale, se c'è un compito che ha l'Assessore della programmazione e un Governo regionale è esattamente nel suo campo di intervento lo stesso compito che ha rispetto alle dinamiche finanziarie e economiche il Ministro del Governo nazionale il quale ovviamente, no, no, nei giusti rapporti, Assessore, nel senso che ovviamente essendo lui più di noi sotto l'osservazione di studiosi intellettuali di un sistema di governo delle imprese in Italia, molto più massiccio e qualificato di quello che abbiamo noi, ovviamente è maggiormente costretto rispetto alla sua posizione a dovere motivare le scelte del Governo in relazione all'andamento economico generale, ai contesti congiunturali ma anche alla sfera delle relazioni internazionali ed europee. Io non credo che sia molto diverso l'approccio che dovremmo dare a una nuova Regione che ha l'ambizione di essere Regione centrale dell'area mediterranea e Regione abilitata a competere, in virtù della sua autonomia, della sua insularità, si sta parlando tanto di queste cose, a competere da primattore nel contesto delle politiche comunitarie. Beh, tutto questo può andare bene, se consentiamo ai Riformatori di fare con Mario Segni la politica propagandistica del ruolo della Sardegna, va bene, però tutto questo deve avere un filo logico che leghi quella impostazione, quella aspirazione a una corrispondenza dei nostri atteggiamenti anche delle nostre autoriforme. Credo, Assessore, che nessuno a lei vieti di assumere rispetto a questa funzione un atteggiamento originale che rappresenti di per se stesso una autoriforma della concezione della programmazione, cioè se fino a oggi i fattori della gestione di un bilancio e di una finanziaria sono stati avulsi, cioè autoreferenziali, cioè che si fa un bilancio guardando sostanzialmente al quadro politico a cui si deve rispondere, all'esigenza territoriale che questo quadro politico sottopone, a una concertazione un po' traballante che significa ascoltare e poi riservarsi di decidere. E` chiaro che non c'è nulla di nuovo, rappresenta questo un approccio alla configurazione degli strumenti di sviluppo uguale e per niente differente da quello che ha un singolo comune in rapporto ai suoi doveri di finanza locale. Niente di più. Cioè è un'azione di mera costruzione di un piano gestionale amministrativo. Quello che è chiesto a una Regione nella quale si configurano gli enti locali come parte integrante dell'unico sistema istituzionale regionale, è quello di stabilire, attraverso un'analisi preventiva dei fattori socio-economici e dei fattori congiunturali, una linea di marcia entro i quali semmai indirizzare anche la finanza locale ad atteggiamenti coerenti con quelli impostati dalla Regione.

Ora qui si verifica grosso modo una cosa opposta, i comuni che sono i veri recettori, le spie, i cosiddetti satelliti che acquisiscono le informazioni del malessere delle condizioni locali trasmettono alla Regione la loro condizione e la Regione che invece agisce da mero strumento amministrativo gestionale non solo non recepisce, ma non traduce e neanche dirige una politica territoriale di carattere diverso. L'emendamento 226 a questo proposito integra la problematica della ricostituzione dei fondi a vantaggio dei comuni in questo caso per il riordinamento e l'incremento delle biblioteche dipendenti dagli enti locali. Si tratta di una integrazione dei fondi previsti nell'anno precedente sulla base delle leggi finanziarie precedenti, e che in qualche modo viene incontro a un'esigenza che è quella di rafforzare, anche sul piano culturale, la possibilità che diamo ai comuni e soprattutto ai piccoli comuni di aderire a un'idea di rafforzamento dei sistemi culturali che sono propedeutici alla competitività sul piano del lavoro.

Noi crediamo che questo problema, come tanti altri, debba essere letto anche qui non attraverso la mera esigenza che affrontava Balletto "siccome c'è un deficit dobbiamo rimettere le carte a posto" ma cercando anche qui di fare delle scelte. L'ho detto all'assessore Masala ma non mi ha mai risposto su questo, proprio l'aspirazione che deve avere la Regione alle sue politiche è quella di usare un sistema di razionalizzazione della spesa pubblica, laddove si rende necessario come in questo tempo dove le risorse sono quelle che sono, noi potremmo dire se fossimo i responsabili che siccome l'indebitamento ve lo siete costruito voi in maniera iperbolica in questi anni, pagate. Colpa vostra. Non lo facciamo, capiamo che dobbiamo parlare nelle condizioni che ci sono date non sulle cose che sono avvenute. Ma prendendo atto di questo, l'analisi e la diagnosi socio-economica preventiva a cui è chiamata la Regione avrebbe portato se non ci fosse questa configurazione un po' di prassi ma che può anche essere oggetto di un'autoriforma, ha portato a dire: "Siamo in una condizione di ristrettezze finanziarie, ragazzi tagliate ognuno nei suoi capitoli di spesa una quota delle vostre finanze". Questo è uno dei tanti metodi, ma che dimostra come l'operazione di contenimento della spesa pubblica che si voleva attuare non aveva a monte un ragionamento di merito e un'analisi delle ragioni soco-economiche che sovrintendono questo nostro tempo. Perché se era vostro impegno primario quello di sostenere l'occupazione in una fase nella quale non avevate gli elementi di certezza di considerare questo intervento ormai avviato verso una progressiva e costante riduzione dei livelli disoccupativi, avreste orientato i tagli nelle parti che costituiscono, l'abbiamo sottolineato, parti morte, inutili, improduttive della spesa regionale.

Ma quando l'osservazione che viene percepita dalle masse organizzate, ma anche ormai dai singoli cittadini, la scelta è quella di incrementare la spesa corrente in danno della spesa per investimenti è del tutto evidente che non solo non c'è analisi, non solo non c'è scelta, ma tutto sommato si è fatto quello che fa il cosiddetto buon padre di famiglia, riduco le entrate e devo ridurre le spese in tutti i campi, dai figli alla scuola al vestiario e al resto.

Questo è un ragionamento che non si addice a una amministrazione regionale dalla quale esigiamo un'analisi superiore e, pur nelle ristrettezze finanziarie, abbiamo il diritto di chiedere, dentro queste condizioni, le scelte di fondo, le vere scelte di fondo che sono state fatte. Dire di avere scelto gli obiettivi strategici nella forma in cui ce l'avete presentata, è sostanzialmente una sorta di presa in giro che ci facciamo amichevolmente ma che, come si è visto, la coscienza profonda, il senso di responsabilità del Consiglio regionale, non dico di una parte politica, ha interpretato correttamente dando le giuste conseguenze.

PRESIDENTE. Gli emendamenti 818 e 819 sono presentati dai colleghi Cogodi, Ortu e Vassallo. Sono uguali e possono essere illustrati. Sono emendamenti al 227, onorevole Cogodi, sostitutivi parziali. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare gli emendamenti 818 e 819.

COGODI (R.C.). Chiedo scusa a lei, chiedo scusa al Consiglio, mi permetto però ancora di suggerire una cosa che ho già detto, che già mi ero permesso di dire ieri; se la sua cortesia fosse tale da annunciare, siccome c'è tutto un intreccio di emendamenti, di emendamenti agli emendamenti, quando uno di noi parla, qual è quello successivo che è inserito nell'ordine, così abbiamo la possibilità, mentre parla un collega, di accedere ai diversi fascicoli nei quali sono contenuti emendamenti, emendamenti agli emendamenti.

Con l'emendamento 818 noi proponiamo di sostenere meglio, sul piano finanziario, le politiche regionali in materia di assistenza sociale. Sostenere meglio vuol dire disporre della necessaria provvista finanziaria e, ovviamente, l'incremento della provvista finanziaria dovrebbe comportare anche il miglioramento o consentire che avvenga un miglioramento anche del servizio, non solo in termini di diffusione del servizio di assistenza, ma anche di qualificazione del servizio medesimo.

Il tema è tale per cui la nostra attenzione, richiamata necessariamente da una questione che più volte si è posta in questo Consiglio e che si pone anche in questi giorni anche in ragione dell'esame di tutta questa parte della finanziaria. La relazione, cioè, che intercorre o dovrebbe intercorrere in una società ordinata ed anche giusta fra politiche adeguate di assistenza e politiche adeguate di sviluppo e di sostegno al lavoro produttivo.

Più volte abbiamo sentito dire e purtroppo ancora sentiremo dire che gli interventi pubblici, che la devoluzione delle risorse pubbliche devono essere principalmente, se non esclusivamente - ma molti dicono principalmente e pensano esclusivamente - devono essere indirizzati verso il sistema delle imprese perché dal sistema delle imprese poi nascerebbe, non dico in modo automatico, ma in modo quasi fisiologico la soluzione di ogni e qualsiasi altro problema sociale.

Noi ci siamo permessi, ci permettiamo di dire, insistiamo e insisteremo che non è così, che il sistema delle imprese deve essere sostenuto; e noi abbiamo detto e continuiamo a dire che c'è impresa e impresa, che non tutte le imprese hanno le stesse finalità e neppure la stessa connotazione, che il valore e la prescrizione della Costituzione Repubblicana assegna anche alle imprese e all'economia privata una funzione sociale, che però questa funzione sociale non sempre è compresa e non sempre è neppure voluta.

Il motore che muove la gran parte dell'impresa in sé e per sé è quello del tornaconto, è quello del profitto, è quello del vantaggio di quell'impresa e del suo proprietario, è un vantaggio individuale, che oggettivamente nel momento nel quale un'impresa produce beni, quindi produce ricchezza, può essere ma non è scontato che riverberi i suoi effetti positivi anche nella società intorno, in modo più complessivo; però non è sempre così, perché molte volte i prezzi che si pagano per avere dei beni, sono prezzi così alti che per avere un bene, una ricchezza prodotta da una parte si distruggono, si aggrediscono e si distruggono tanti altri beni e tante altre ricchezze.

Pensiamo per esempio ad un modello di impresa, o se non è proprio un modello ad una esperienza e pratica d'impresa che per insediarsi, per funzionare, per produrre dei beni, devasta il territorio e l'ambiente intorno, inquina, rende più difficile la vita non solo degli operatori interni all'azienda ma anche dei cittadini e del territorio intorno. E queste opere di devastazione del territorio e dell'ambiente non è che hanno solo prezzi sociali ed umani perché attentano alla salute, perché rendono l'aria meno respirabile, perché rendono l'ambiente meno salubre, hanno anche dei costi economici e dei costi economici altissimi.

E la nostra Regione oggi è immersa ed è anche in qualche modo schiacciata da questa evenienza negativa.

Sono stati fatti dei calcoli per i quali se si dovesse disporre di risorse finanziarie, cioè di danari e non potranno essere che risorse finanziarie pubbliche da sottrarre ad altri fini sociali ed anche produttivi per disinquinare tutto quello che negli ultimi vent'anni è stato inquinato in Sardegna, e se si dovessero impegnare risorse pubbliche per restituire valore economico al territorio della Sardegna che è stato devastato, quindi restituire anche valore economico - non solo valore ambientale e culturale - il prezzo di questa operazione sarebbe di gran lunga superiore a tutti i beni, a tutti gli investimenti, a tutte le costruzioni che sono state fatte nel territorio regionale.

Pensiamo per esempio alle brutture che sono state consumate lungo l'asse costiero della Sardegna in nome dello sviluppo, in nome purtroppo anche dell'occupazione, in realtà, in ragione solo di un profitto immediato, individuale che nasceva da imprese che non avevano certamente spirito di socialità.

Badate, questo lo diciamo noi e voi potete pensare "ma è la vostra posizione politica", voi potete dire "ma è un pregiudizio ideologico, perché voi siete di sinistra, perché voi siete comunisti, perché voi avete questa idea utopica della società, ma invece noi" - cioè voi sareste quelli - "siamo realisti, noi viviamo in questo mondo, e quindi in questo mondo noi teniamo conto che questa società si regge su questo meccanismo di mercato e di profitto". Non è così perché io potrei citare un testimone autorevole e dire che queste cose di recente le ha dette una personalità dell'economia sarda, Renato Soru, il quale intervenendo pubblicamente e più volte, ripete questo concetto; se il territorio della Sardegna, soprattutto il territorio costiero della Sardegna, fosse stato lasciato libero da tutte le brutture che lì si sono edificate e costruite in nome di un'economia di mercato, in nome di un investimento sbagliato, in nome di un asse di sviluppo turistico che poi sono in gran parte seconde case, alveari, muraglie cinesi che recintano questa Regione, la inquinano e tolgono valore economico, dice uno che se ne intende, quei territori avrebbero oggi maggiore valore economico se fossero liberi e fossero teoricamente vendibili, liberi e belli e sani come la natura li aveva dati e come l'uomo saggio - quando è riuscito a essere saggio - è riuscito a modificarli con prudenza e con delicatezza, quei territori e quegli ambienti varrebbero economicamente molto di più di quanto non valgano oggi se si vendessero con tutte le case, tutte le ville, le piscine e le porcherie che sono state disseminate e ed ancora voi ritenete che si debbano disseminare.

Così si impoverisce non solo culturalmente ed ambientalmente una regione, con queste politiche, ma si impoverisce anche economicamente.

Quindi, ragionare di assistenza e ragionare di sostegno equilibrato a tutte le esigenze sociali non vuol dire e non può significare da una parte distruggo e dall'altra parte assisto, da una parte inquino e dall'altra parte faccio risanamento ambientale; da una parte creo disagio sociale, da una parte creo distruzione della ricchezza, massacro sociale e dall'altra parte però assisto i più deboli e, come dice il condottiero, il cavaliere vostro, assistere chi è rimasto più indietro.

In questa società non c'è nessuno che vuole rimanere indietro, in questa società c'è gente invece che viene lasciata indietro, c'è gente che viene buttata indietro, e sono quelli per i quali noi riteniamo che questo intervento di socialità deve significare superamento di un handicap, ma non perché vivano eternamente o per quanto naturalmente vivranno in una condizione di handicap, perché superato l'handicap le persone siano rimesse sulla stessa linea di partenza, pari opportunità almeno, perché ognuno possa davvero competere, perché è bello vincere quando si corre da soli, bello vincere quando gli altri vengono sospinti da una parte, chi di voi dirà ancora, e noi sappiamo che ancora direte impresa, impresa, impresa, accettate il principio che impresa vuol dire competizione leale; e se volete impresa dovete accettare l'idea che insieme alle imprese che esistono e …

PRESIDENTE. Prego, concluda onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). …che insieme alle capacità professionali che già oggi hanno l'opportunità di esprimersi, tante altre capacità devono essere messe nelle condizioni ugualmente di esprimersi, non per soffocare quelle che esistono, ma per competere sanamente e quindi avere tutti un ruolo in una società che sia, come dire, più evoluta, più progredita ed anche però più giusta, perché senza un principio di equità non ci può essere un vero progresso.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento 227.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Anche qui si tratta, Presidente, del ripristino del finanziamento...

COGODI (R.C.). Il prossimo qual è, Presidente?

PRESIDENTE. I prossimi sono l'816 e l'817 che sono allegati al 228, sono emendamenti al 228.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Dicevo, l'emendamento si propone di integrare le somme destinate al finanziamento dell'amministrazione provinciale per lo svolgimento di attività socio-assistenziali.

Vorrei chiedere agli uffici di prendere atto che il capitolo di destinazione per un errore materiale non è il 40.39 ma il 40.32, c'è stato un errore materiale nell'emendamento.

Detto questo, vorrei innanzitutto rilevare come sostanzialmente questa somma viene, senza nessuna spiegazione, eliminata nel bilancio. Non si tratta di una grande cifra ma, a nostro giudizio, richiama qui un ragionamento che dovreste fare più voi, visto che siete in larga misura detentori dei poteri nelle amministrazioni provinciali, più di quanto non lo dobbiamo far noi. Tuttavia, siccome noi crediamo, e l'abbiamo dimostrato leggermente in maniera più incisiva, alle funzioni di decentramento, non possiamo non rilevare in questo caso come anche le amministrazioni provinciali hanno una funzione e dovranno assumere nel tempo una funzione di coordinamento territoriale di organizzazione delle politiche demandate al decentramento locale.

Qui c'è al fondo la consapevolezza di un disconoscimento di queste funzioni; io voglio far presente che nel campo delle attività, diciamo, di progettazione territoriale, di organizzazione e di pianificazione, c'è stato negli anni, nella fine degli anni Novanta, un timido approccio a rivalutare la funzione delle province che sono state per un lungo periodo sulla china pericolosa tra essere destinate alla loro definitiva eliminazione e invece essere riabilitate ad una funzione intermedia che si rilevava importante ed esiziale per lo stesso svolgimento delle attività territoriali.

Sia per queste attività, ma vorrei dire anche per le attività di pianificazione e di organizzazione delle politiche territoriali per l'occupazione, per l'assistenza, per i servizi ai cittadini ed anche nel campo ambientale, abbiamo osservato in questi anni una sorta di stazionaria assuefazione delle politiche regionali allo stato latente delle province sarde.

Ora, è vero che le province sarde hanno in qualche modo ereditato una importante funzione di programmazione dello sviluppo territoriale, alcune in maggior misura, altre in minor misura, manca a queste politiche un adeguato livello di pubblicità e di trasparenza che consenta agli utenti ma anche alla classe politica di dare dei giudizi coerenti su queste politiche.

Osservo per la parte che mi riguarda, vedo che il collega Diana non è presente, ma lo dico lo stesso, che gran parte delle politiche che le province stanno esercitando oggi sono né più né meno il tentativo timido e un po' distratto di portare a compimento l'impianto delle politiche di sviluppo che il centrosinistra aveva impiantato. Nulla di più sul terreno delle idee, delle iniziative, semmai c'è il sospetto che si operino delle scelte all'interno delle opportunità più o meno discrezionali che andrebbero valutate in maniera più puntuale, soprattutto nelle scelte che riguardano la programmazione negoziata, ho osservato come l'assessore Masala si sia prodigato in questi mesi a visitare le amministrazioni provinciali in un tentativo di rassicurazione; abbiamo lasciato quindi definitivamente un piano di maggiore rivendicazione da parte delle amministrazioni provinciali che in un certo periodo, voglio ricordare, hanno avuto una vera e propria, nonostante l'omogeneità dell'indirizzo politico, una forte conflittualità con la Regione, sul terreno del decentramento delle funzioni, e delle prerogative dello sviluppo, non capiamo come, soprattutto nel campo della polemica sulle nuove amministrazioni provinciali, Assessore Biancareddu, si accetti silenziosamente che i pochi oneri messi in capo alle province per lo svolgimento delle funzioni intermedie scompaiono.

E` un destino strano, io ho avuto modo di dire, poi quando Biancareddu ha finito glielo spiego meglio, che noi abbiamo lavorato in quest'Aula nella prospettiva delle nuove province con la sincera e consapevole valutazione dell'utilità che un più ordinato decentramento potesse favorire un'accelerazione della spesa ed una maggiore integrazione tra sistema regionale e sistema istituzionale locale.

Per dirla con una battuta, noi non abbiamo mai accettato il sottinteso teorema Biancareddu sulle nuove province, che siccome esistevano degli impegni elettorali bisognava in qualche modo rispettarli, perché se così non fosse stato le politiche, anche i tempi che si saremmo dati insieme, per costruire insieme un sistema ordinato di decentramento e di collegamento, nelle funzioni delle amministrazioni provinciali in Sardegna, avrebbe avuto un iter diverso. Oggi ci troviamo in una condizione dove le lobby di conservazione dello status quo impongono una sconfitta, sia a Biancareddu sul terreno elettorale, e della risposta al suo elettorato, sia a noi che avevamo invece una aspirazione superiore rispetto al ruolo delle amministrazioni provinciali.

La cosa grave è che Biancareddu non protesta neppure quando gli levano i soldi per le amministrazioni provinciali, perché non basta mettere soldi sufficienti per l'ipotesi di istituzione di nuove province, ma bisogna combattere anche sul terreno, non scritto ma da scrivere, di realizzare sistemi di decentramento e funzioni proprio dell'amministrazione provinciale nella pianificazione e nell'organizzazione dello sviluppo territoriale. E` un livello intermedio e che serve ad eliminare una forte e spesse volte pericolosa percezione campanilistica delle prerogative che possono colpire alcuni comuni, serve per armonizzare le politiche e ordinarle anche secondo funzioni e priorità ed esigenze che nei territori ci sono.

In questo momento, invece, siamo costretti, piaccia o non piaccia all'assessore Biancareddu, a dare rispetto alla vostra scelta per le politiche delle province un giudizio severamente negativo, nel senso che in questi quattro anni le province, io credo un po' per il concorso delle politiche regionali, un po' per il carattere dei governi delle amministrazioni provinciali stesse, hanno fatto non solo un passo indietro, ma ritengo capitomboli indietro, nel senso che andrebbe riscontrato nella conoscenza di ciascuno di voi che cosa è successo in questi quattro anni dentro le province, nei ruoli delle province, nelle funzioni delle province, nella prospettiva che queste in qualche modo si raccordassero non più in una logica conflittuale con i comuni, ma in una logica di armonizzazione di servizio nei confronti delle politiche locali.

Questo è quanto osserviamo con lo spunto che ci è dato da questo emendamento, ma che riguarda complessivamente il ruolo delle province.

Giusto perché voi poi nei retropensieri non stiate già pensando di dire "Ma che cosa avete fatto voi, oltre criticarci", vi richiamiamo già preventivamente alcuni emendamenti che riguardano alcune materie, ma mi piace ricordare soprattutto quella che riguarda la legge 17 sullo sport, spettacolo e la cultura, dove anche lì - come nel discorso che ha riguardato i lavori pubblici - non ha più senso se vogliamo fare una Regione di programmazione, prevalentemente di programmazione, che la Regione faccia i programmi di interesse locale, cioè scegliendo i comuni e le sedi delle programmazioni senza una conoscenza che sia più diretta, più propria, più vicina, più prossima ai bisogni reali.

Sulla legge 17, per tutte le competenze che noi abbiamo rilevato di interesse più specificatamente locale e territoriale, proponiamo un emendamento nel quale quelle competenze, salvo le procedure, siano direttamente destinate alle amministrazioni provinciali perché loro, insieme ai comuni, operino le scelte sulle iniziative, sulle manifestazioni, sul tipo e le modalità di valorizzazione delle sport, della cultura e dello spettacolo, che rappresenti un modo di esprimersi, perché la cultura, lo spettacolo e lo sport non è né più né meno la modalità che scelgono le comunità di rappresentare la propria progettualità, la propria identità e le proprie caratteristiche.

Pensare che anche con tutta questa specie di percorso a tornanti che parte dalla proposta dell'Assessore, che va in Commissione e che poi con i tempi del bilancio arrivano a dare i soldi per le manifestazioni alla fine dell'anno per manifestazioni svolte o tentate di svolgere nel corso dell'anno, rappresenta un paradosso che non dà conto del valore, del pregio che invece queste politiche devono avere nella identità e nella singola progettualità dei territori della comunità.

PRESIDENTE. Gli emendamenti 816 e 817 presentati dai colleghi Ortu Vassallo possono essere illustrati. L'emendamento successivo sarà il 228.

Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare l'emendamento

COGODI (R.C.). Attraverso alcune proposte modificative, noi abbiamo inteso anche in questa circostanza sostenere la proposta che viene avanzata attraverso l'emendamento principale, 228, e nel sostenerne le ragioni di contenuto, anche incrementare di un qualcosa la dotazione finanziaria perché non si ripeta anche in questa circostanza che l'obiettivo è valido e qualche volta si ritiene anche sia nobile e però poi non ha la strumentazione, non ha la dotazione anche finanziaria necessaria perché quell'obiettivo possa essere raggiunto.

Quindi proponiamo un incremento adeguato, non eccessivo, però riteniamo adeguato anche della dotazione finanziaria.

Però, il richiamo di questo ulteriore istituto normativo, che è l'articolo 17 della legge 27 del 1993, che interviene anche questa norma in materia di sostegno alla nuova occupazione nel settore della produzione e dei servizi, induce a riconsiderare, e noi vorremmo dire a riconsiderare seriamente, non a ripetere e basta, peggio che mai a ripetere inutilmente, un concetto che mi pare in questa discussione per quanto faticosa, faticosa nel senso che non produce quella attenzione e quella interlocuzione necessaria per arrivare a soluzioni, se volete anche per sbloccare in avanti una situazione di lavoro in questo Consiglio che ogni tanto uno si ricorda di lamentare che si va a rilento però nessuno si preoccupa del perché ed anche del per come questo andare a rilento deve essere superato.

E` preferibile, ci pare, per molti, passare per le sedute consiliari in modo più o meno sonnacchioso, poi ogni tanto avere un guizzo, all'inizio e in conclusione di seduta, e dire "Ma siamo qui da settimane, bisogna concludere i lavori della finanziaria". E ci mancherebbe! Certo che bisogna concluderli, ma perché non si riesce a concludere i lavori della finanziaria? Non si riesce a concludere perché voi, Giunta e maggioranza, non compite nessuno sforzo, nessuna iniziativa che nel merito risponda alle ragioni che vi vengono rappresentate, alle ragioni legittime, alle necessità che vengono avanzate.

Di ogni cosa, come dire, si prende leggermente, superficialmente quello che appare e non si riesce mai ad andare al merito. Non si fanno passi avanti perché non si vuole per davvero considerare il significato delle esperienze compiute dai diversi istituti di cui la Regione si è dotata negli anni in materia anche di lavoro e di occupazione e sviluppo locale, sottoporli al vaglio critico, valutare che cosa ha funzionato e cosa ha funzionato bene, che cosa ha funzionato meno bene e proporre le modifiche necessarie. Non si riesce a farlo, è meglio spalmare, come si dice, distribuire un po' di risorse dappertutto, meglio conservare più o meno quello che esiste e soprattutto quello che si conosce meno. Io vorrei chiedere a molti colleghi se qualcuno gli chiedesse in strada "Caro consigliere regionale tu che sei legislatore sai esattamente cosa è, cosa prevede l'articolo 17 della legge 23 del 1993?"; è l'articolo che stiamo discutendo, io non so quanti consiglieri regionali saprebbero rispondere a questa domanda, ed è un articolo importante di una legge, anche questa, di sostegno alla produzione e al lavoro, una norma che pensa, pensava e pensa ancora perché c'è ancora che il sostegno alla produzione e al lavoro si può avere anche soprattutto sostenendo progetti mirati soprattutto alla ricerca e all'innovazione tecnologica, e che compone quel quadro d'insieme delle misure regionali in materia di sostegno allo sviluppo e all'occupazione.

Questa norma della legge 23 del 1993 deriva da altre norme, dal primo piano per il lavoro, l'articolo 92 della legge del 1988, ed anche dalla legge 33 istitutiva dell'agenzia del lavoro. Nel 1993 ci fu un primo riordino e si adottò questa norma e questo istituto che dal 1993, siamo al 2003 - dieci anni, sempre attraverso normativa in finanziaria è stato, come dire, tenuto in vita, anche con un sostegno finanziario. C'è il rischio che non ponendosi il problema di istituti che esistono puramente e semplicemente mantenendoli in vita, poi non si faccia un bilancio di attività e di utilità di questi istituti. Sarebbe interessante, per esempio, conoscere in questi dieci anni che cosa esattamente ha prodotto in utilità un programma regionale, perché in questo caso si tratta - dice la legge - di un programma regionale che risponde a progetti innovativi nel settore della ricerca e dell'innovazione tecnologica, che cosa in questi dieci anni è accaduto. Così sarebbe - come dire - più oggettivamente valutabile da tutti la utilità di sostegno finanziario.

Noi abbiamo contezza perché abbiamo informazione sufficiente avendo proposto un emendamento, che in questi anni c'è stata una utilità, ed una produttività anche di questo istituto, ma io non so quanti Assessori regionali esattamente siano consci, come dire, della materia che stiamo trattando.

Questo ragionamento, o meglio, questa riflessione dovrebbe renderci un po' tutti anche più avvertiti ed attenti sulla necessità anche di un riordino normativo di tutta la legislazione del lavoro.

Questa Regione si è dotata negli anni, altri colleghi lo hanno detto, io condivido questo aspetto e io stesso l'ho enunciato più volte, si è dotata negli anni di strumenti positivi in materia di politiche attive del lavoro, però questi strumenti positivi sono nati sempre in momenti di emergenza, salvo… l'emergenza c'era e c'è e cresce, insomma, per molteplici aspetti anche si complica, forse la legge 37 è una legge, come dire, a più ampio spettro, la legge 37 è una legge organica di sviluppo e di occupazione locale, sulla legge 37 poi torneremo perché noi ci stiamo girando attorno, ma con altre normative e istituti che l'accompagnano, però la legge 37 rimane comunque la legge che norma e organizza più compiutamente e più solidamente un progetto di sviluppo attraverso l'iniziativa locale e l'occupazione produttiva distribuita in tutto il territorio. Però l'insieme delle leggi, a partire dalla legge 28, che da poco è stata da questo Consiglio rieditata, in forma nuova, e rispetto alla quale però, anche, quando si è fatta la nuova 28, ci si è preoccupati più degli effetti che andavano regolati del cosiddetto pregresso che non del raccordo necessario della stessa legge 28, imprenditorialità giovanile; poi si sono prodotte leggi in materia di imprenditorialità femminile e poi il primo piano per il lavoro, i progetti speciali, la cantieristica comunale, questo istituto di sostegno ai programmi di ricerca e poi diverse altre cose che sono nella legge 37, che non è solo l'articolo 19, e la legge 33 sull'Agenzia del lavoro che non solo istituisce uno strumento, ma che dà contenuti e finalità, tutte queste cose andrebbero, come dire, raccordate, non ridotte a uno, ma mantenuta la differenza degli strumenti, perché devono rispondere ad esigenze diverse, però insieme raccordate e, voglio dire, prima ancora di essere raccordate, insieme viste, intraviste, mentre ogni volta che uno, anche un pezzo di Regione, gestisce una legge in materia di lavoro non sa che a fianco ce ne sono tante altre con le quali, se ci fosse un raccordo, si otterrebbero migliori risultati anche in relazione alle leggi specifiche che si trattano e che si dovrebbero attuare.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 228 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, riallacciandomi al ragionamento appena concluso del collega Cogodi, si tratta di un emendamento che anche qua cerca di riportare il finanziamento di questi capitoli, volti a progetti orientati alla creazione di nuova occupazione, ai livelli dello stanziamento dell'anno precedente. Non abbiamo fatto niente di più, se non mantenere inalterato il livello dell'attenzione della Regione alla creazione dei progetti così importanti. A questo proposito, Assessore del lavoro - così variamo, se no sempre a Biancareddu non va bene -, mi è utile questo emendamento, in qualche modo, per sottolineare questo aspetto. Intanto questo tipo di finanziamento ha una rilevanza particolare per quanto riguarda anche la connotazione un po' antropologica della nostra Isola, nel senso che questo intervento mira a progetti che in qualche modo valorizzino il sistema del partenariato imprenditoriale, cioè un modo per innescare nel sistema dello sviluppo una cultura maggiormente cooperativa e maggiormente integrabile tra le diverse espressioni e potenzialità dello sviluppo.

Questo è un aspetto molto importante perché in qualche modo dà conto di una diversa impostazione dello sviluppo che ha segnato anche l'ultimo ventennio, che ha visto in qualche modo la crescita dei poli centrali dello sviluppo che sono insediati grosso modo intorno all'area di Sassari e di Cagliari e che ha visto in questa sede una performance delle leggi di settore molto superiore e molto più efficace di quella che queste leggi non hanno avuto all'interno del territorio, proprio per un vincolo di carattere storico-culturale che, in qualche modo, accompagna questi territori dell'interno.

Vorrei anche dire questo, a questo proposito è utile in qualche modo avanzare due tipi di ragionamenti. Il problema principale è che questo tipo di intervento in qualche modo è l'ammissione o l'accettazione, per dirla con una parola migliore, da parte della Regione della logica in base alla quale i processi di sviluppo e di creazione di nuova occupazione non siano più un problema di dirigismo regionale, cioè la Regione ammette, attraverso questo tipo di iniziativa, che accetta una sorta di competitività e di concorso progettuale di idee alla maturazione di idee innovative sul terreno della creazione di nuova occupazione.

I progetti che sono volti a questo altro non fanno che mettere di fronte alla Regione ipotesi, idee nuove che vadano in questa direzione. A mio giudizio è un'idea importante, perché entra nella logica della più generale sussidiarietà nella redazione delle politiche di intervento, ma in qualche modo questo depotenziamento indica come una politica un po' troppo fastidiosa. E' chiaro che il suo depotenziamento non fa altro che affermare in via indiretta che solo la Regione è in grado di individuare i nuovi orientamenti e nuovi scenari e nuove idee per la progettualità in campo della nuova occupazione e nei settori della produzione di beni e servizi.

Io credo che invece questo sarebbe stato un elemento che, come diceva il collega Cogodi, si integrava nel campo complessivo delle iniziative per fronteggiare il problema occupativo e in qualche modo avrebbe dovuto rappresentare, anche rispetto alle associazioni di categoria, una sorta di sottintesa sfida a produrre idee innovative che in qualche modo non fossero solo limitate all'idea di un progetto, ma che attraverso un progetto potessero aiutarci e a concepire idee legislative nuove, a evoluzioni positive, ma soprattutto a intervenire sul terreno della sburocratizzazione dei sistemi legislativi che in parte sono quelli che impediscono anche la creazione di nuova imprenditorialità e nuova occupazione.

A questo proposito, anche se è del tutto evidente che negli ultimi anni non possiamo non riconoscerlo, il sistema delle incentivazioni ha subito in Sardegna un aggiustamento nei suoi tempi di perfezionamento, che va riconosciuto, nel senso che si è migliorato, è innegabile però che rimangono ancora inaccettabili i tempi che separano la progettazione dalla possibilità di realizzazione. E questo è un fattore che se nella logica imprenditoriale normale, oggi si sostiene che un progetto finanziario, un progetto imprenditoriale abbia una sua validità in un arco ragionevolmente limitato nei tre mesi, perché è chiaro che oltre i tre mesi cambiano i preventivi, cambiano le condizioni al contorno, cambiano anche le stesse, diciamo, offerte di mercato che supportano un'iniziativa piuttosto che un'altra. Alcune leggi rimangono dentro questi termini, ma nella generalità l'amministrazione regionale è rinomata in Sardegna per i ritardi che esorbitano da questo arco temporale, non solo in questo ma anche in altri settori.

Io credo che una riflessione più propria da parte della Regione, che non quella di tagliare i fondi a queste iniziative, sarebbe stata quella di intervenire in maniera globale su un progetto di ottimizzazione delle tempistiche burocratiche, soprattutto anche lì, è chiaro che la Regione se deve fare una scelta, perché non può rinnovare la burocrazia in un sol colpo in tutti i suoi campi, anche qua, come nelle scelte finanziarie, si sarebbe dovuto dire: "Bene, il problema non è far fare le grandi progettazioni sull'e-government a Pietrino Fois, agli affari generali, che serve fino a un certo punto, che è solo un elemento alla fine di appendice rispetto alla innovazione complessiva della Regione, ma avrebbe dovuto dire quali sono oggi le emergenze, le priorità, interveniamo nella semplificazione, nella accelerazione, nella modernizzazione dei sistemi che abbiano come presupposto la risposta diretta alla domanda delle imprese, dei cittadini e cose di questo genere, perché la ricerca, la richiesta di documenti in senso lato a me, sinceramente, pare una cosa di secondo piano rispetto all'esigenza di dare una risposta finanziaria o di incentivazione a un'impresa che ha intenzione o di consolidarsi o di nascere.

A proposito di consolidarsi, in tutta questa grande politica dell'occupazione e dello sviluppo c'è una grande assente, ed è la presenza dei sistemi finanziari regionali nel sostegno e nella capitalizzazione non solo delle grandi imprese, perché fino ad oggi, Assessore, si è verificato, ma avremo modo di parlarne che la SFIRS, la SIGMA, tutte queste associate più o meno allegre che circolano nella Regione, altro non fanno che intervenire con soggetti che loro ritengono proporzionali alla loro funzione, cioè a imprese che devono dimostrare delle garanzie reali.

Ora il problema che noi ci poniamo è come modificare la funzione delle finanziarie regionali in una logica nella quale la priorità va assunta alla nascita delle nuove imprese, cioè alle condizioni in cui le garanzie reali mancano di per sé e la vera scommessa, e questo è un po' quello che accadeva agli inizi degli anni duemila, quando la Comunità Europea, nella riforma, nel famoso libro bianco della riforma del sistema di governo dell'economia ha detto agli Stati membri: "Dovete avere il coraggio di scegliere", che ormai le garanzie non sono solo quelle finanziarie e le garanzie reali, immobiliari o patrimoniali, ma la sfida dello sviluppo dell'Europa e delle Regioni dell'Europa è quella di mettere sullo stesso piano - certo c'è un maggiore rischio, poi lo vedremo - della garanzia la buona idea di progetto finanziario e d'impresa, di un'impresa che vuole nascere, che si vuole affermare, con quella di imprese consolidate che hanno già la possibilità di andarsi a cercare le garanzie, perché ai raggi X vengono passate dalle banche prima e poi dalle finanziarie.

Questo ruolo è mancato, e manca e tuttora ed è l'elemento, diciamo quella presenza che si potrebbe dire interstiziale tra le diverse opportunità e la legislazione di incentivazione che deve funzionare per cercare di agevolare questi processi, perché, vedete, se questo manca nella dinamica dell'assistenza e della cooperazione della Regione viene a mancare, in qualche modo, un supporto paritario alle opportunità dello sviluppo. Paradossalmente, se la Regione deve rischiare, essendo essa stessa, assumiamola come società finanziaria, il rischio finanziario che si deve assumere la Regione è il rischio che è insito nella scommessa rispetto ai progetti, no? Ed è quello che è venuto meno, nel senso che noi preferiamo la logica degli stanziamenti che vanno in termini a destinazione vincolata, e lo stesso fatto che voi depotenziate le leggi di settore è il sintomo di un ridimensionamento di questo livello di integrazione di pari opportunità che si vuole creare tra imprese vere e proprie e imprese che nascono o piccole imprese che vogliono affermarsi.

Lo dico perché, se fossi proprio costretto, anche la funzione che le finanziarie regionali hanno svolto in questi anni nei confronti delle imprese consolidate non sarebbe proprio un ruolo svolto con la sufficienza, dal momento che l'iniziale attivazione della capitalizzazione, del sostegno al capitale delle imprese consolidate si è risolto molto spesso con una prigionia delle imprese alla partecipazione delle finanziarie pubbliche, che non avvertono il momento nel quale, invece, devono abbandonare al destino e alla loro performance finanziaria ed economica imprese che non hanno più bisogno di avere un vincolo e una presenza nei loro organismi e nei loro statuti di una finanziaria che altro non fa che rallentare, una volta che l'impresa è avviata, i processi di sviluppo e di consolidamento.

PRESIDENTE. Continui con l'illustrazione dell'emendamento numero 229.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Grazie. Altro sarebbe stato, invece, che una riflessione sul ruolo di questi enti, spesse volte coinvolti più in operazioni come quelle che abbiamo visto, di grandi investimenti, qualche volta di sconfinamento verso interventi che hanno già il presupposto del capitale e della presenza di risorse, piuttosto che, io credo, anche una modalità di riforma di questi enti, oltre che della loro riorganizzazione, l'ho detto, ma lo ripeto, il giorno che ci spiegherete che cosa fa la SIGMA Invest in Sardegna, oltre, in più e di particolare, di originale rispetto a quello che potrebbe fare la sfirs, allora avrete ragione a ritenere che questa è una struttura con tutti i suoi costi da mantenere in piedi, e non sia invece una struttura che voi stessi agevolate a una un'integrazione, non a una soppressione, a un'integrazione funzionale all'interno di un unico ente che possa anche governare queste prerogative.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue SANNA GIAN VALERIO.) L'emendamento numero 229, che io ho richiamato, riguarda più propriamente l'assessore Masala, ma lo dico all'assessore Biancareddu, era la vecchia questione che riguardava l'estensione delle fattispecie di cui alla legge regionale numero 6, articolo 6, comma 15, degli interventi della Regione anche a sostegno, al ripiano, diciamo, delle condizioni di dissesto finanziario accertate e passate in giudicato in carico ad alcuni comuni.

Si tratta di un intervento che era grosso modo condiviso anche dalla Giunta negli anni passati, ma che poi per un fatto tecnico procedurale non si aveva avuto modo di comprendere. In questo caso noi vi chiediamo l'integrazione di questa fattispecie all'interno delle fattispecie più generali. Ho chiesto già all'Assessore che ci renda conto della programmazione che ha stabilito per gli anni a venire, in maniera da capire se, eventualmente, probabilmente ci sarà necessità anche di interventi finanziari, noi non siamo contrari a integrarli, proprio perché riteniamo questo sia un presupposto alla piena attività degli enti locali, cioè noi non possiamo consentire che ci siano enti locali che, gravati di particolari condizioni giuridiche, di obbligazioni, debbano in qualche modo sacrificare, a fronte di queste condizioni, le loro potenzialità di sviluppo, l'utilizzo di risorse anche programmabili a favore delle condizioni e delle emergenze che in quel territorio si hanno.

E' un modo per riallineare le amministrazioni a una competitività complessiva, credo che sia un atto di giustizia e un diritto di equità che la Regione deve attuare. Mi rimetto alla Giunta per valutare se questo tipo di intervento possa essere finalmente incluso delle fattispecie che abbiamo opportunamente previsto negli altri capitoli di spesa.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 231 ha facoltà di illustrarlo. All'emendamento 231 è stato presentato l'emendamento numero 815 da parte dei consiglieri Cogodi, Ortu, Vassallo.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). L'emendamento 231 riguarda il problema del fondo regionale per la montagna, e quindi parliamo di comunità montane. Io sono consapevole che il problema delle comunità montane è ancora largamente un problema irrisolto; la legge portata avanti dal Consiglio regionale ha avuto alcuni problemi, è ancora in sede di valutazione. Credo che su alcuni presupposti nessuno neghi la necessità che bisogna opportunamente andare avanti, nel senso che noi abbiamo condiviso, Assessore, l'idea di accedere alla riforma che il testo unico nazionale sostanzialmente ci propone sulla legislazione regionale, non tanto e solo per quella esigenza di razionalizzazione degli organi amministrativi, ma anche per una maggiore corrispondenza delle funzioni tra Comunità montane che oggettivamente a Golfo Aranci ci stanno poco a che fare, e non riusciamo a far capire come… faccio Golfo Aranci per dire un esempio, un paradosso, cioè dobbiamo trovare le condizioni perché contestualmente riassumano la funzione di comunità montane quegli organi e quei territori che hanno il carattere della comunità montana, e contemporaneamente coloro che hanno vissuto, anche sulla base della pre vigente legge, quell'esperienza di comunità montana, possano ottenere contestualmente, probabilmente anche con una parità di opportunità legislative, una configurazione di unione di comuni che possa in qualche modo rappresentare il mantenimento di un sistema appropriato di gestione consortile insomma, territoriale di alcuni servizi, che può essere una fonte di diverse opportunità, ma che complessivamente risulti una riappropriazione corretta dei poteri e delle funzioni di questi organi.

Vi sarebbe anche da inserire una postilla - ne abbiamo parlato con l'Assessore - circa il fatto che quando le Comunità montane, o le unioni di comuni, dovessero coincidere con qualche altro, qualsiasi ulteriore sistema istituzionale amministrativo, deve essere imposta una scelta. E anche questa deve essere demandata, per evitare la sovrapposizione inutile, all'autodeterminazione dei territori, laddove la comunità montana dell'Ogliastra coincide con la Provincia, per essere concreti in un esempio, l'Ogliastra deve scegliere se volere la provincia o mantenere la Comunità montana. Ma è perfettamente inutile che sul piano di dimensioni così circoscritte, si mantengano due competenze. Ma l'emendamento opera nella direzione di registrare come le Comunità montane sarde dal '99 a oggi abbiano subito una diminuzione dei trasferimenti. Ora è vero che noi dobbiamo fare la riforma, ma non è la strada giusta per una riforma quella di dissanguare e uccidere per dissanguamento gli enti. Perché questo sta avvenendo. Io vi cito solo degli esempi, senza fare dei nomi ma se voi volete, produrrò i documenti. Oggi si sono delle Comunità montane che pur di mantenere inalterati, perché i bilanci sono quelli che sono, i trasferimenti e le indennità degli amministratori hanno negato gli adeguamenti contrattuali ai dipendenti e la stessa produttività che i contratti garantiscono e assicurano ai dipendenti.

E` chiaro che tutto questo non va nella direzione di motivare, in attesa di un loro reinvestimento, personale, risorse umane e anche funzioni che comunque ci sono nel territorio e che potrebbero di per sé essere utili agli stessi comuni laddove decentreremo ulteriori competenze. Ma è una situazione paradossale. Non si tiene conto in tutto questo, dello spirito della legge 97 - 94, che dice che le somme erogate dal Fondo della montagna per lo Stato, hanno carattere aggiuntivo, nel senso che con questa affermazione si sostiene in maniera abbastanza chiara che il carattere è aggiuntivo rispetto all'obbligazione che è in capo alla Regione .

Ora, se noi osserviamo come nelle finanziarie regionali complessivamente sulla base delle leggi che sono state approvate - e fondamentalmente il Fondo della montagna lo Stato l'ha mantenuto in fase crescente rispetto ai trasferimenti - la Regione ha avuto un atteggiamento contrario. Quello che si propone in questo emendamento, fermo l'impegno a produrre tutte quelle riforme che comunque, quando non ci sono devono venire, e se non ci sono, avranno delle responsabilità, e comunque se ci sono delle responsabilità e ritardi, questi non devono in nessun modo gravare sulla funzionalità di quegli enti, perché la funzionalità di quegli enti visto in termini di personale, di famiglie e di risorse, rappresenta anche un'incidenza nella sfera personale e umana che non è tollerabile che la Regione attua.

Allora, noi abbiamo fatto una scelta rispetto ad una duplice richiesta da parte delle Comunità montane, che era quella da un lato di riallineare il Fondo regionale della montagna, riproporzionandolo alla consistenza dei trasferimenti nazionali, e contemporaneamente ci chiedevano che, siccome in questo tempo c'è stata una diminuzione di finanziamenti, vi chiediamo nel contempo di reintegrare le somme non percepite rispetto agli stanziamenti del '99, per una cifra che è abbastanza consistente ma che credo che si aggiri intorno al miliardo e 300 milioni.

Noi, rispetto a queste due esigenze, siccome non abbiamo la possibilità di indagare sul perché e sulle ragioni dei tagli precedenti, ma osserviamo e fotografiamo la situazione oggi, riteniamo che sia sufficiente che la Regioni operi uno sforzo a che il Fondo della montagna possa essere integrato, sulla base degli andamenti dei trasferimenti della Regione su questo stesso Fondo, per quanto riguarda la competenza della Regione, di una cifra che lo riporta a circa 5 milioni di euro (sono 4 milioni e 920) e che complessivamente è rappresentato nell'emendamento come un'integrazione pari a 1 milione di euro. Cioè, vi chiediamo il riallineamento rispetto a questo parametro.

Presidente. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare l'emendamento 815.

COGODI (R.C.). Con la nostra proposta emendativa, noi riteniamo che debba essere, con decisione, sostenuto dalla Regione quell'insieme di valori e di utilità che derivano dall'organizzazione a livello territoriale, quella specifica che chiamiamo "delle Comunità montane". L'occasione è propizia perché riusciamo ad avere, se ci riusciremo, un'informazione appena sufficiente sulle vere intenzioni del Governo della Regione circa la sorte, non tanto di un'organizzazione, quella dei Consigli, delle Comunità montane, delle Giunte e delle forme di Governo, quanto della dimensione propria della funzione che gli enti territoriali di base, associate nelle Comunità montane debbono essere messi in grado di assolvere.

Allora punto primo: la Regione con una legge recente (recente nel senso che è una legge di dieci anni fa, le Comunità montane esistono da molto più tempo) ha ritenuto di sorreggere questo sistema, anche istituendo un Fondo regionale per la montagna, che deve essere attribuito poi alle diverse Comunità montane per l'assolvimento delle loro finalità istituzionali. Questo Fondo regionale per la montagna, anche questo è sempre stato considerato evidentemente in questi dieci anni, come una posta finanziaria punto e a capo. Una distribuzione e un'attribuzione diviso per tantissime Comunità montane, peraltro un Fondo neppure tanto eccessivo, pare che inizialmente fosse di 7 miliardi, distribuito pressoché in tutto il territorio della Regione, è chiaro che poi non è che arriva chissà quanto, per funzioni invece delle istituzioni proprie delle Comunità montane che sono funzioni di grandissimo rilievo. Ora di recente, per esempio, il Consiglio regionale ha saputo, in quanto costituito da persone che passano in strada e leggono i giornali, ha saputo leggendo i giornali che l'Assessore competente di questa Giunta regionale, un giorno si è svegliato e ha dichiarato: "Verranno abolite le Comunità montane", così! "Siccome verranno istituite le nuove province, verranno abolite le Comunità montane", senza rendersi conto della gravità di quell'affermazione e dell'infondatezza di quel pensiero. Perché due sono le questioni che vanno esaminate: una è che le comunità montane, così come sono storicamente determinate in Sardegna, sono un sistema che ha fatto il suo tempo. Quando fu inizialmente in Sardegna approvata la legge istitutiva delle Comunità montane, si aveva un'idea totalmente diversa, per molti versi alternativa del riordino istituzionale rispetto a quella che è in campo oggi. Tant'è che le comunità montane in Sardegna furono istituite, pressoché in tutto il territorio regionale, e con funzioni importanti che di fatto sono le funzioni dell'ente intermedio. Le funzioni dell'ente intermedio tra dimensione regionale unitaria dell'autonomia, e dimensione articolata di base, che è quella comunale. E infatti era il tempo nel quale ancora si pensava al superamento delle province, non all'istituzione di nuove province. Voglio ricordare che la legge istitutiva delle Comunità montane in Sardegna, esplicitamente si candidava e candidava le Comunità montane ad assolvere a questo ruolo. Le funzioni di programmazione e di sviluppo socio-economico affidato come competenza alle Comunità montane, voleva dire questo: cioè la funzione primaria, lo sviluppo socio-economico, tant'è che tutte le Comunità montane si adoperarono subito a mettere in campo con i gruppi di studio di lavoro e di progettazione a redigere il loro piano socio-economico. Il quale piano territoriale di sviluppo socio-economico, messo insieme poi a tutti gli altri piani, avrebbe dovuto costituire il progetto di sviluppo socio-economico della Regione. Quell'architettura nel tempo è venuta meno, perché è cambiata l'impostazione, non solo non si è pensato di superare le province, quelle che esistevano, ma si è pensato poi invece di istituire anche nuove province e allora con un diverso ruolo e funzione dell'ente intermedio che deve coincidere non più con le Comunità montane, ma con le province.

Non che sia proibito cambiare giurisprudenza, anzi in certe situazioni può essere anche utile. Questo lo voglio ricordare perché molti ritengono che il fatto che quasi tutta la Sardegna sia costituita in Comunità montane derivi dal fatto che in sede locale si sia mossa una sorta di cupidigia, o di ingordigia, per cui siccome c'erano alcuni finanziamenti, tutti volessero accedere a quel fondino di finanziamento statale, per cui anche i territori non esattamente montani o non prevalentemente montani, di fatto si sono costituiti in Comunità montana.

La vera derivazione di questa conformazione e configurazione risiede nell'altro fatto, che la legislazione attribuiva a quelle istituzioni i compiti di programmazione dello sviluppo, e quindi è chiaro e evidente che un compito di programmazione dello sviluppo doveva comprendere il più possibile dei territori regionali, tant'è che ne rimane esclusa solo la città. E intorno alla città anche Assemini che non ha certamente un'economia prevalentemente montana, è componente di Comunità montana. Anche Quartu S. Elena che non ha un'economia prevalente di vocazione montana e realtà montana, è componente di Comunità montana, ma perché rientrava in questa strategia, giusta o sbagliata che fosse.

Rimanevano fuori le città, perché per le città si pensava alle dimensioni delle aree urbane, laddove oltre alla città di Cagliari si pensava che anche Sassari potesse essere un'altra realtà assimilabile comunque alla complessità non solo di città ma di area urbana se non proprio metropolitana. Eppure anche Cagliari volendo avrebbe potuto essere comunità montana o eretta in comunità montana, d'altronde ha Monte Urpinu, ha Monte Claro non è che, come dire, non avesse un appiglio, una piccola collina da poter chiamare montagna, tant'è che montagna così le chiamavano e così è rimasto anche nella toponomastica ufficiale.

Una volta, però, che la cultura politica e le determinazioni impegnative, attraverso le sue leggi, della Regione, hanno pensato via via di estendere non solo il numero ma la funzione delle province, e si è pensato che anziché quattro dovessero essere e potessero essere otto, più l'area metropolitana di Cagliari, nove dimensioni sub-regionali e sovra-comunali è chiaro e evidente che pensando ad altre e nuove province, si è pensato ed è nella legge istitutiva delle nuove province all'articolo 9, che il riordino istituzionale e quindi l'attribuzione delle funzioni, dovesse seguire questa nuova configurazione e quindi dovesse essere principalmente il cosiddetto livello intermedio dei poteri allocato presso le nuove province.

A quel punto non è che automaticamente derivi che le Comunità montane sono superate. Sono superate così come sono, però una dimensione di livello e di rilevanza anche istituzionale, i Comuni, i territori e le comunità che hanno economia e cultura prevalente, come dire, riferibile alla montagna, chiamiamola montagna anche se non è Monte Everest e neppure monte Bianco, tuttavia sono le nostre montagne, quelle che condizionano l'economia e formano non solo condizionano, conformano l'economia, la cultura e l'identità e le relazioni umane, quella dimensione permane e deve essere quella dimensione, a maggiore ragione, proprio perché specifica, maggiormente tenuta in conto e maggiormente assistita dagli interventi regionali di carattere programmatorio e normativo e anche di carattere finanziario. Ecco perché questo Fondo regionale merita, non solo di essere mantenuto, di essere tenuto, merita anche di essere alimentato e anche più propriamente diretto alle finalità proprie che non sono esattamente quelle usuali ma sono le finalità nuove che derivano dalla nuova anche configurazione istituzionale della Regione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio, per illustrare l'emendamento 233.

Sanna GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Presidente, per comunicare che ritiriamo l'emendamento, in quanto l'argomento è stato trattato e anche assolto già precedentemente.

PRESIDENTE. Quindi, decadono gli emendamenti 790, 791, 792 e 814.

Ha facoltà di parlare il consigliere Calledda per illustrare l'emendamento 496.

CALLEDDA (D.S.). Questo emendamento credo che abbia un valore, nel senso che il comune di Carbonia - come lei sa provenendo da quel territorio - da anni è costretto a carico del bilancio comunale, a mettere a disposizione per la città delle autobotti che devono trasportare l'acqua sia nel centro, ma soprattutto nelle varie frazioni che essa ha. Io credo che è un po', come dire, anomalo presentare emendamenti di questo tipo. Però credo che sia giusto perché questo problema non viene affrontato e quindi, da anni, come dicevo, questa amministrazione è impegnata a risolvere il problema dell'approvvigionamento idrico attraverso le autobotti.

Una situazione paradossale, una situazione da terzo mondo! Può apparire, come dire, difficile da spiegare questa situazione, però, gli sforzi che sta facendo l'amministrazione

(ES/7) sono tutti tesi a dare una soluzione definitiva, e talvolta io ho la sensazione, signor Presidente, che ci sia un atteggiamento da parte di questa maggioranza ostile a quella città. Perché ogni qualvolta si discute un qualcosa legato a quella città c'è una reazione scomposta, un atteggiamento da parte di questa maggioranza quasi vendicativo; un atteggiamento che non rispetta ciò che gli elettori hanno in qualche misura scelto in quella comunità, cioè, di avere un'amministrazione di centrosinistra; non si può essere così vendicativi, signori, perché se domani il centrosinistra andrà a governare la Sardegna, immaginate il significato che avrebbe il fatto che il centrosinistra rispetto alle amministrazioni di centrodestra chiudesse i rubinetti, visto che stiamo parlando d'acqua! Cioè, non desse l'opportunità e la possibilità di avere le risorse che servono per affrontare i problemi.

L'amministrazione comunale di Carbonia è riuscita, non grazie all'Assessorato dei lavori pubblici e neanche della programmazione, a vincere la gara sui Por, quindi nel giro di qualche anno quell'amministrazione sarà dotata di una rete idrica completamente nuova, di una rete idrica che sarà in grado di soddisfare questi bisogni. E comunque resta il problema attuale.

Mi risulta che qualche giorno fa l'amministrazione comunale di Carbonia ha chiesto all'Assessore dell'ambiente, alla Protezione Civile, di avere ulteriori autobotti a disposizione perché oggi ne ha solo una e per giunta anche guasta. L'atteggiamento dell'Assessorato dell'ambiente in qualche misura è stato del tipo: "Arrangiatevi!" Ma, insomma, forse non sapete quanta acqua viene trasportata con le autobotti a Carbonia.

L'acqua che è distribuita settimanalmente con le autobotti nelle località non servite dalla condotta idrica, e che non possono più attingere dalle sorgenti, ammonta nella stagione invernale a 152 mila litri e nella stagione estiva a 256 mila litri.

L'acqua distribuita nelle frazioni di Cortoghiana e Baccu Abis, nelle quali si effettua il razionamento, ammonta settimanalmente a 32 mila litri nella stagione invernale e a 48 mila litri nella stagione estiva. L'acqua invece distribuita settimanalmente nelle altre aree della città che ad oggi sono ancora quasi completamente prive di rete, è di 272 mila litri nella stagione invernale e di 344 mila litri nella stagione estiva.

Adesso, signor Presidente, è vero quest'anno la natura è stata generosa, tutti gli invasi sono ricchi e pieni d'acqua. Però, il problema non è di avere gli invasi pieni, o si interviene strutturalmente rispetto a questa questione, oppure c'è davvero il rischio che abbiamo gli invasi pieni e le città vuote di acqua e soprattutto di cittadini.

Io chiedo, signor Presidente ed Assessore della programmazione, che questo emendamento venga accolto perché credo e ritengo che vivere in una situazione tipo quella che ho appena illustrato, non sia da paese civile, non sia un fatto dal punto di vista pratico accettabile e spero che questa amministrazione, la Giunta regionale rispetto a questo problema, sia in grado di dare una risposta non parziale, ma una risposta definitiva, perché credo tra l'altro che l'amministrazione comunale di Carbonia non chiede: "Dateci tutti i soldi", ma dice di partecipare al 50 per cento delle spese che ha sostenuto, quindi l'altro 50 per cento dev'essere messo a disposizione da questa Regione, da questo Governo regionale.

Se farete una cosa del genere, probabilmente anche i cittadini di Carbonia e del Sulcis vi saranno grati per l'attenzione che riuscirete a dimostrare.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento 505 ha facoltà di illustrarlo.

PIRISI (D.S.). Con questo emendamento abbiamo inteso richiamare l'attenzione del Consiglio regionale sui problemi della sicurezza, la sicurezza degli amministratori dei nostri comuni, dei dipendenti comunali, di coloro che svolgono una funzione pubblica; noi oggi stiamo parlando prevalentemente dell'articolo 18, in modo particolare del lavoro, del trasferimento ai comuni delle risorse necessarie per poter mandare avanti il piano straordinario per il lavoro.

I principali soggetti di questo piano chiaramente sono i sindaci e gli amministratori che ogni giorno, possiamo dire in trincea, svolgono un'azione fondamentale, cioè di essere le cellule importanti di quello che è il tessuto connettivo dello stato democratico. Ebbene, con l'emendamento 505, e anche con il 519, proponiamo che venga concesso da parte della Regione un contributo a quei comuni che dovessero stipulare degli specifici accordi di programma sulla sicurezza e per prevenire eventuali atti criminosi.

Ma, oggi mentre si combatte un altro tipo di guerra, una più cruenta, una guerra che ci lascia tutti quanti sgomenti e verso la quale, insieme a quel grande rivoluzionario che è Giovanni Paolo Secondo, chiediamo ed auspichiamo che la guerra cessi immediatamente.

Però c'è una guerra quotidiana che viene combattuta dai nostri amministratori nei nostri comuni e nei nostri paesi. Abbiamo avuto modo anche ieri, ne s'è parlato, ne ha parlato il collega Liori di una bomba, oggi c'è sui giornali, che è stata messa nel comune di Aritzo, abbiamo letto di attentati nei confronti di sindacalisti, sappiamo di altri amministratori che hanno avuto la casa distrutta e devastata, abbiamo letto ieri che anche a La Maddalena sono stati distrutti dei gommoni. C'è stato un attentato nei confronti di un Assessore del comune di La Maddalena. E` evidente che a questi amministratori esprimiamo, a tutti, il massimo della nostra solidarietà.

Però, io vorrei richiamare anche l'attenzione del Consiglio sul fatto che, come dire, quello che è il Presidente operaio, il Presidente gendarme che aveva garantito sicurezza per tutti! Io vorrei chiedere ai colleghi se qualcosa è cambiata! Da quando leggevamo bollettini di guerra sui giornali con un'enfasi che era certamente strumentale e funzionale ad un certo tipo di campagna elettorale, se oggi è cambiato qualcosa rispetto ad ieri. Mi pare che non ci sia stato nessun passo avanti. Voglio anche ricordare che qualche tempo fa furono firmati dei protocolli sulla sicurezza con delle risorse comunitarie che dovevano servire a garantire sicurezze in alcuni siti industriali; erano stati firmati contestualmente e nello stesso periodo con contratti d'area, prevedevano degli interventi in alcune zone industriali come quelle dell'Ogliastra, di Ottana e di Macomer, ma mi pare che niente sia stato fatto.

Quindi, chiederei a questa Giunta che chiedesse conto al Governo di che cosa sta facendo sotto questo profilo. Così come sarebbe interessante chiedere al nostro ministro Pisanu che ne è dei duecento miliardi che erano stati promessi, e che se prendiamo i giornali di quei giorni erano stati annunciati con una grande fanfara e con un grande effetto mediatico, cosa ne è stato e cosa ne è? Ciò che noi vediamo è che gli amministratori continuano in solitudine a dover levare le loro voci, in solitudine a dover subire attentati, in solitudine a dover fronteggiare degli attacchi contro quello che rappresentano, contro il sistema connettivo democratico. E questo Consiglio, ma dico la Giunta mi pare molto distratta sotto questo profilo. Ed io voglio ricordare che nel 1998 era stata anche approvata una legge; una legge che è la legge numero 21 del 3 luglio 1998, che recita il titolo: "Provvidenze a favore delle vittime di attentati e dei superstiti di dipendenti regionali deceduti per cause di servizio"; non c'è l'Assessore degli affari generali che diciamo è colui il quale si occupa di questo aspetto specifico, ne parlerò anche in un altro emendamento successivo. Ma vorrei chiedere se avete idea di quanti sono gli amministratori che hanno subito attentati, che dovrebbero essere risarciti ed ancora non hanno avuto una lira! Quanti sono i vigili urbani, quanti sono gli impiegati comunali che hanno subito attentati e che non sono stati risarciti! Perché qui è detto che quando l'attentato si presume subìto in relazione all'esercizio delle funzioni, quando ne sia ignoto il movente e gli autori, purché in costanza di esercizio delle funzioni o entro un anno dalla cessazione delle medesime, i danni devono essere risarciti anche in questa fattispecie.

Ebbene, mi pare che niente sotto questo profilo si stia facendo. Non vorrei che veramente qui questi ritardi e queste disattenzioni fossero soltanto in qualche misura modificate - queste distrazioni - quando in qualche paese della nostra provincia, quella di Nuoro, avviene qualche fatto importante o meno importante, sempre deprecabile, sempre da censurare, però immediatamente inizia la sequela di visite di ballerine e nani, bon vivant, gigolò e quant'altro perché finiscono immediatamente nelle pagine di tutti i giornali; coloro i quali invece non vantano, come dire, benedizioni che arrivano dall'alto, in questo modo cadono nel dimenticatoio.

Allora, questo emendamento in modo particolare, sul fatto specifico della legge ci tornerò più in là perché c'è un altro emendamento, questo emendamento dice: che siccome la sicurezza dei cittadini deve essere garantita dalla Stato, come recita la Costituzione, ma quando da parte dello Stato vi è un'assoluta incuria e un'assoluta distrazione, diciamo che se c'è qualche amministrazione comunale che intende mettere in essere per esempio delle attrezzature di carattere, parliamo di cineprese e cose di queste tipo, che possono essere messe in alcuni punti sensibili delle diverse città o paesi, io credo che noi come detto anche in questo emendamento, si potrebbe concorrere a far sì che possano essere attuati dei sistemi di controllo dei nostri paesi. Perché è un segnale da parte della Regione che arriverebbe, perché altrimenti significa che noi parliamo di queste cose quando si va soltanto a fare visite nei paesi e, poi, di fatto si lasciano le cose che siano assolutamente inalterate.

Allora, signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, è fondamentale che al ministro Pisanu si dica che oltre alle parate bisogna far seguire dei fatti e la Regione credo che darebbe anche un segnale di ribellione rispetto a questo atteggiamento e di sottolineatura della gravità che vivono i nostri amministratori nei nostri comuni se si facesse carico con una cifra che ha quasi, diciamo, un significato di tipo simbolico, con 500 mila euro, quindi, meno di un miliardo, per dare un sostegno ai diversi amministratori del nostro territorio.

E` evidente che questo non basta, è evidente che questo è insufficiente. Ma io credo che sia indispensabile almeno dire che la Regione non è assolutamente indifferente e distratta rispetto alla battaglia democratica che i nostri amministratori conducono nei diversi territori.

E` giusto che noi, come stiamo facendo, chiediamo trasferimenti maggiori agli enti locali, perché hanno dato prova di saper utilizzare le risorse che arrivano con capacità, con intelligenza, con costanza, ma è necessario anche che noi garantiamo loro uno stato d'animo familiare, personale, che gli consenta di poter dispiegare al meglio quelle potenzialità. Chi è sotto minaccia non è sereno! Chi è sotto minaccia non può lavorare serenamente e noi abbiamo il dovere, questa istituzione ha il dovere di mettersi al loro fianco, non soltanto con le risorse che devono arrivare e per le quali stiamo facendo questa battaglia, ma è indispensabile anche che noi garantiamo sicurezza sotto ogni profilo.

Ecco, quindi, assessore Masala, questo è un emendamento che ha questa funzione, cioè di una denuncia, di un richiamo verso l'esecutivo e verso il Consiglio, affinché gli amministratori possano avere al loro fianco la più alta istituzione della nostra Regione.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 519 è uguale al 505 e, quindi, lo consideriamo illustrato.

Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare l'emendamento numero 626.

VASSALLO (R.C.). L'emendamento 626 è uno di quegli emendamenti da noi ritenuti fondamentali per dare senso a questa finanziaria attraverso strumenti che permettono di meglio definire gli obiettivi che possono dare sviluppo ed occupazione in questa nostra Sardegna.

Stiamo parlando ancora una volta dell'articolo 19 e della propria attuazione. Vi è la necessità, a nostro avviso, di verificarne le positive ricadute e se è possibile anche di migliorarne gli intendimenti e l'azione. Già in precedenza abbiamo illustrato, soprattutto indicando i piccoli e medi comuni della nostra Sardegna, che meglio di altri hanno saputo applicare la legge per quello che è, per cui utilizzarla rispettando i dettati di questo Consiglio regionale, le stesse direttive che venivano emanate, per cui ponendo in essere una serie di azioni che hanno consentito di creare decine e decine di posti di lavoro.

Posti di lavoro veri, non posti di lavoro assistiti, non posti di lavoro diciamo fittizi. Posti di lavoro che hanno permesso l'attivazione di vere e proprie attività imprenditoriali, che hanno coinvolto, abbiamo detto, decine e decine di operatori e tra di essi hanno permesso anche le aggregazioni di diversi soggetti, molte volte anche soggetti quelli più poveri, quelli che attraverso altre forme non erano riusciti a tirare i finanziamenti di altre leggi regionali. Vedete, questa legge, questo articolo 19, questa legge per il lavoro, a differenza di altre che, come la "28", molte volte sono state scorpacciate di diversi e diversi miliardi per ogni iniziativa, alcune anche non andate a buon fine, si caratterizzava con una valenza più specifica e più produttiva, in quanto con poche decine di milioni sono state attivate iniziative che hanno consentito di rivitalizzare i sistemi locali di diversi territori; si tratta di capire se vi è l'intenzione di rafforzare questa politica, per cui rafforzare queste azioni in favore del lavoro, o se invece come voi volete fare, cancellare la misura o ridurla ai minimi termini.

Noi ci siamo battuti e ci batteremo per il mantenimento della misura e per il miglioramento della misura stessa, introducendo anche elementi di controllo, perché così come lodiamo le buone iniziative che numerosissimi comuni hanno attivato in favore del lavoro attraverso questo articolo, così non nascondiamo che in alcuni casi, soprattutto nei grossi centri si siano verificate delle vere e proprie distorsioni dell'applicazione legislativa dell'articolo 19. Per cui è stato utilizzato impropriamente. Ma questo fatto non può essere aggiunto a motivo di soppressione o di riduzione di una misura; qua va rimarcata e va denunciata soprattutto l'inoperatività della Giunta regionale, dell'Assessore competente per materia, io direi che l'Assessore era stato indicato in quello degli enti locali che qua non vedo, forse sarebbe bene che quando si parla di questa materia fosse in Aula ad ascoltare anche quello che qua in quest'Aula si dice, oltre a quello del lavoro che per il fatto che le somme sono accantonate da un'altra parte molte volte fa finta che questo articolo non ci sia, per cui se ne disinteressa totalmente. Ma voglio richiamare proprio, invece, la responsabilità dell'Assessore agli enti locali, quello che aveva il compito non soltanto di emanare direttive, ma aveva il compito di vigilare perché gli enti locali, soprattutto i più grossi, operassero secondo le indicazioni da lui stesso emanate. Io ho avuto modo, alcuni mesi fa, penso intorno… forse dieci mesi fa di presentare anche una precisa e circostanziata interpellanza all'Assessore, denunciando una serie di abusi sull'applicazione di questo articolo, e nonostante tutto, non ho avuto non soltanto risposta, ma da contatti avuti con esponenti di questo ente locale, di questo comune, che poi è il mio comune, non vado molto distante, lo posso dire in maniera palese, è il Comune di Porto Torres, diceva: "sì, ma noi abbiamo l'appoggio dell'Assessore amico" essendo quello lì un Comune di centrodestra. Io non so se è possibile accettare che possano avvenire in questa nostra Isola cose di questo tipo! Per cui utilizzare questi fondi o parte di questi soldi per dare un sussidio di 400 mila lire a diversi disoccupati, o comunque persone che avevano bisogno di un'assistenza, di per sé i soldi, le 400 mila lire a queste numerose persone non andavano date, ma andavano date attraverso altri fondi, andavano date attraverso i fondi che la Regione ed anche il Comune stanzia per i servimi sociali, e non di sicuro attraverso i fondi del piano del lavoro. Ma, cosa dire di fronte al vostro silenzio? Come giudicare questo silenzio? Questo silenzio che poi viene utilizzato invece quando parlate per dire che diversi comuni non attuano il piano per il lavoro, l'articolo 19, e non provocano occupazione? Quando voi stessi siete complici rispetto a queste situazioni che fanno sì che lo stesso articolo 19, la stessa legge 37 del 1998, che tante speranze ha attuato nella società della Sardegna, alcune di queste speranze in diversi comuni non possono essere attuate per la vostra complice responsabilità nel non controllare, e non solo non controllare ma incentivare anche un utilizzo improprio degli stessi fondi che voi trasferite. Per cui cosa necessita? Necessita un superamento di queste situazioni, un miglioramento del sistema, e soprattutto necessita il mantenimento della posta di bilancio. Perché da questo parte tutto. Perché è chiaro che se voi, attraverso argomentazioni che nulla hanno a supporto della concretezza togliete i fondi, è chiaro che tutti i ragionamenti che dovrebbero venire in seguito vanno a cadere. Per cui noi non metteremo né oggi, né domani e né dopodomani, a vedere se con voi si riesce a fare un ragionamento. Un ragionamento che parta dalla constatazione reale di quello che ha provocato questa legge, e noi riteniamo che nell'ambito di alcune negatività, che possono essere e devono essere recuperate, molto beneficio è andato alla società sarda, riteniamo che attraverso un confronto di merito si possa accertare che la valenza del rifinanziamento dell'articolo 19 non sia soltanto una necessità, ma sia da parte di tutti noi un dovere; un dovere preciso se veramente vogliamo fare qualcosa rispetto a quelli che sono fuori di qua che tanto aspettano, non soltanto parole o carta scritta, ma ogni tanto anche azioni concrete che possono corrispondere alle esigenze...

PRESIDENTE. Grazie onorevole Vassallo.

Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare l'emendamento 627.

COGODI (R.C.). L'emendamento 627 in qualche modo riprende e completa il quadro che testè esponeva il collega Walter Vassallo relativamente alla conferma, al sostegno ed anche però al miglioramento del sistema normativo che regge l'intervento straordinario per il lavoro. Noi abbiamo dall'inizio dell'impostazione nella discussione di questa manovra finanziaria, affermato che avevamo un obiettivo in questa materia, che abbiamo riassunto nella proposizione, salvare e migliorare il piano per il lavoro. Salvare perché voi nella proposta iniziale lo avevate buttato a mare, noi non è che dimentichiamo che la manovra finanziaria è entrata nel Consiglio regionale avendo azzerata la posta dell'articolo 19 in luogo di 333 miliardi anno ai comuni, in conto dello sviluppo locale ed occupazione voi proponevate "zero"! Sembra una follia, ma è così, "zero"! Poi, nel corso dei lavori in Commissione, seppure diversamente adattando la norma e limitandone gli effetti si è riusciti a reintegrare il cinquanta per cento.

Poi. abbiamo detto, e diciamo e diremo, dev'essere intanto confermata questa posta finanziaria perché dev'essere confermato l'obiettivo di sostenere in modo ordinato, programmato, efficiente, utile, l'intervento regionale per lo sviluppo locale, diffuso e distribuito, principalmente rivolto alle ricadute occupazionali, di lavoro, d'impresa, di lavoro produttivo e continuativo.

Nello stesso tempo però diciamo, se ne avete voglia anche voi lo facciamo subito, se siete ancora svogliati, e ben si vede che siete svogliati, anzi siete addormentati, non ci siete neppure, ho fatto un giro per il palazzo e ho visto gente disseminata in tutti i divani che ci sono a contorno, però qui nelle sedie dove ognuno è chiamato ad essere pare che questi argomenti interessino poco a troppi colleghi! Badate i banchi della maggioranza, oh non dico che l'opposizione brilli, insomma, in questa circostanza, però siamo in maggioranza, almeno siamo in maggioranza! Se volete ragionare, ragioniamo adesso anche per migliorare questo sistema, perché quando la legge per il lavoro, le leggi tutte vengono pensate e poi via via "organate" nel loro sistema preventivamente, non si può avere un'idea di tutto quello che accadrà. Per cui è fisiologico ed è naturale che debba esistere un sistema di messa a punto delle leggi, si mettono a punto tutti gli strumenti, anche le macchine! E, quindi, una messa a punto che risponda meglio all'esperienza compiuta, salvi le finalità, anzi garantisca meglio le finalità che sono nobili, utilissime ed indispensabili, però migliori il meccanismo. Anche perché di alcune difficoltà di funzionamento noi principalmente facciamo carico a chi ha la responsabilità, che è il Governo della Regione; il Governo della Regione ha responsabilità enormi! Però, vi sono anche alcune difficoltà che derivano, come dire, da come le norme sono anche poste e si possono migliorare.

Per esempio, in materia di partecipazione sociale molte cose vengono anche date per scontate e poi non funziona così. Ma quando mai può accadere che un comune della Sardegna deliberi un programma di sviluppo locale, penso il Comune di Cagliari che dovrebbe gestire di questa legge fra i venti e i trenta miliardi all'anno, proponendo progetti di sviluppo locale della città mirati all'occupazione e non tiene un'assemblea pubblica, non interessa le forze sociali, non confronta con nessuno l'idea, se idea qualcuno ha, di come dev'essere promosso e garantito lo sviluppo di una città come Cagliari, città capoluogo, ma parliamo di venti - trenta miliardi ogni anno sull'articolo 19, e così le altre città della Sardegna. Ecco, un primo difetto che si è riscontrato è la carenza di partecipazione sociale, di confronto; questo è un primo discorso. Ed infatti noi proponiamo normativamente che l'assemblea comunale che deve decidere il programma di investimenti mirati al lavoro, sia una prima assemblea non solo pubblica formalmente ma un'assemblea aperta alle forze sociali dove l'impostazione venga meglio discussa e confrontata. Così come proponiamo con l'emendamento 627 che laddove si manifestano, come dire, punti di caduta e gruppi di cittadini, enti esponenziali rappresentanti di interessi collettivi a livello locale, o rappresentanti istituzionali, consiglieri comunali anche di minoranza, rappresentino un difetto, quella rappresentazione venga presa in considerazione, cioè venga valutata, non che sia fondata, venga valutata. Laddove si dica: questo comune ha promosso questa iniziativa che a me o a noi non pare rispondente alle finalità di sviluppo locale e di occupazione, quell'attività di coordinamento che deve svolgere la Regione si muova, esamini e risponda motivatamente. Può essere che quello che è stato fatto sia del tutto fatto bene, cioè vi sia una coerenza tra la finalità della legge e lo strumento adottato, ed allora si dirà motivatamente "c'è coerenza", oppure può essere che questa coerenza non ci sia ed allora l'amministrazione è invitata a rimodulare, a migliorare quel sistema che ha proposto e quell'intervento. Noi in questa discussione abbiamo detto che difendiamo la buona amministrazione locale e che condanniamo non solo l'inerzia, ma il sabotaggio che scientemente sulla legge per il lavoro in questi anni ha condotto il Governo della Regione, e dimostreremo come le leggi sono state violate volutamente, come gli strumenti che dovevano essere messi in campo non sono stati messi in campo, come l'aiuto tecnico, progettuale e finanziario, il supporto che in base alla legge della Regione, la Giunta doveva garantire ai comuni non è stato fatto niente! Anzi, è stato fatto il più delle volte il contrario e i comuni sono stati disturbati. Tuttavia conosciamo anche situazioni nelle quali, per esempio, attraverso la legge per il lavoro qualche amministratore disinvolto ha previsto di comprare un palazzo per fare uffici. Ora, non è che un comune non abbia il diritto di avere gli uffici comunali, ma non lo fa comprando un palazzo con le leggi per il lavoro, perché i destinatari di questi finanziamenti sono i disoccupati di quel comune, non gli impiegati di quel comune, che tra l'altro sono già occupati; in ogni caso quel comune ha il diritto di avere i finanziamenti per avere i suoi uffici ma non con la legge per le politiche attive del lavoro che ha come destinatari i disoccupati di quel comune. Quindi, nel momento nel quale quell'amministratore compra un edificio per fare altro ha tolto il pane dalla bocca di quei disoccupati! Ha tolto un'opportunità di lavoro; ha violato nella sostanza e nel merito la legge e, quindi, è giusto che ci sia chi possa rappresentare questo fatto e ci sia anche l'autorità che dica a quell'amministrazione: "Alt, fermati! Quei tre miliardi tu li rimetti in un piano per il lavoro, decidi tu quale, però li rimetti in un progetto di sviluppo locale che faccia tanti occupati", perché questa è la finalità della legge. Ecco perché proponiamo un miglioramento anche normativo, attraverso questi emendamenti, rispondendo quindi anche alle difficoltà che si rappresentano, non attenuando le responsabilità politiche della Giunta che sono enormi e ci ritorneremo, però facendoci carico anche di migliorare la normativa perché le cose possano funzionare meglio.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biancu per illustrare l'emendamento numero 214.

BIANCU (La Margherita - D.L.). In questi ultimi tempi vi sono stati molti dibattiti sia in quest'Aula e sia altrove per sostenere lo sviluppo delle zone interne.

Questo sia considerando l'armonica distribuzione della popolazione sul territorio, una ricchezza insediativa che rappresenta una peculiarità ed una garanzia del sistema sociale e culturale della nostra Regione. Essa costituisce inoltre, la distribuzione della popolazione in piccoli centri, un presidio essenziale per la manutenzione del territorio ed una straordinaria opportunità di sviluppo economico.

I dibattiti che si sono succeduti e che avevano come obiettivo quello di arrestare lo spopolamento dei centri delle zone interne, attraverso il mantenimento dei servizi essenziali, sia quelli sanitari, scolastici, dei trasporti, dei servizi postali e quant'altro, avevano inoltre l'obiettivo di promuovere le politiche di sviluppo diffuse nell'intera Isola partendo dal riequilibrio a favore delle zone interne. Ci saremmo aspettati che dai pronunciamenti si passasse ai fatti concreti, però mi sembra che la maggioranza stia aspettando, si accontenti dell'annunciata commissione proposta dal consigliere Capelli, quindi rinviare, annunciare, aspettare, promettere e non porre mano concretamente a risolvere i problemi che sono di fronte a noi. Nel frattempo il Parlamento nazionale ci dà una lezione approvando all'unanimità la proposta Realacci de La Margherita, che va nella direzione di sostenere concretamente l'attuazione del nuovo titolo quinto della Costituzione prevedendo una serie di interventi a sostegno delle attività economiche, sociali, ambientali e culturali esercitate nei piccoli comuni.

La Giunta regionale invece anche in questa finanziaria propone tagli agli enti locali penalizzando prevalentemente i piccoli comuni. Cancella gli stanziamenti per le forme associate, che molto positivamente sono riusciti a costruire, soprattutto i piccoli comuni della nostra regione, quindi cancella gli stanziamenti per gli uffici unificati per le espropriazioni, per lo sportello unico per l'edilizia, per lo sportello unico per le imprese, quando invece ci saremmo dovuti aspettare, soprattutto per quanto riguarda lo sportello unico per le attività produttive, non la cancellazione delle risorse, ma un incremento della dotazione finanziaria, se non altro perché è uno di quei parametri che viene utilizzato ai fini della valutazione per la concessione della premialità dei fondi POR.

Noi sappiamo che nella nostra regione gli sportelli unici sono stati realizzati solamente dal 30 per cento dei comuni, mentre sono necessari per poter essere utilizzati positivamente ai fini di conseguire la premialità almeno dal 60 per cento delle popolazioni residenti. E dobbiamo qui rimarcare, l'abbiamo fatto in un'altra occasione, che il mancato raggiungimento degli obiettivi, e uno di questi obiettivi è appunto la diffusione dello sportello unico delle imprese, è costato alla Regione Sardegna una penalizzazione che va oltre a 100 miliardi per la prima tranche delle risorse che sono state distribuite per la premialità.

L'emendamento 214 si propone di avviare un discorso nuovo a favore dei piccoli comuni della Sardegna, cioè quelli sotto i cinquemila abitanti, nella direzione di cofinanziare gli interventi dello Stato per favorire le attività economiche, sociali, ambientali e culturali esercitate nei piccoli comuni, e di tutelare e valorizzare il patrimonio naturale, rurale e storico-culturale custodito in tali comuni, favorendo l'adozione di misure in favore dei cittadini residenti con particolare riferimento al sistema dei servizi territoriali.

In definitiva mi sembra opportuno che la Regione Sardegna incominci anch'essa a ragionare, visto che non riesce a realizzare le riforme, non riesce a porre mano all'attuazione del Titolo V, però ritengo che almeno possa in qualche modo avviare un ragionamento relativo alle politiche concrete, visto che non riesce a fare le riforme, perlomeno a dare un contributo significativo per quelle politiche che vengono poste in campo dal Parlamento nazionale a favore delle zone interne, a favore dei piccoli comuni già con interventi concreti, e io credo che anche la Regione bene farebbe a cominciare a riflettere in questa direzione incominciando a stanziare risorse per avviare questo discorso.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 652 ha facoltà di illustrarlo.

SCANO (Gruppo Misto). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 2 è uguale al 24, al 511 e al 517. Il numero 2 ha quali firmatari l'onorevole Rassu, Pittalis e più; del 24, 511 e 517, sono firmatari Pirisi, Spissu, Fadda e più. E' ammesso un intervento per ogni firmatario. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 2 ha facoltà di illustrarlo.

RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io vorrei che l'Aula prestasse attenzione a questi emendamenti che a prima vista possono dare l'impressione che alcuni consiglieri regionali vogliano magari militarizzare la Sardegna. Non è così, non è assolutamente vero. Anzi lo scopo principale di questo emendamento è proprio dimostrare il contrario. Di fatto, se si leggono attentamente, si parla di un progetto a livello nazionale che il Ministero della difesa (?) sta portando avanti, denominato "Caserme aperte". Cioè non più recinti dove al di là dei quali non si sa più che cosa c'è, cosa si fa, cosa esiste, cosa rappresenta, ma la trasparenza di tutto ciò che invece succede in una caserma militare, ma non solo, mettere a disposizione queste strutture non solo per i militari, ma per i cittadini, per i civili, affinché possano utilizzarle in determinate circostanze.

Questa è di per sé la motivazione tecnica della richiesta che nell'emendamento è presente di finanziamento di questo progetto. C'è un programma a livello nazionale, stipulato con convenzioni tra Ministero della difesa, le università e i comuni, dove appunto anche nelle caserme si sta portando avanti il problema dell'università diffusa, e non solo, dove si eseguono corsi di lingue, dove ad esempio a Macomer è prevista l'apertura di corsi di laurea breve in discipline quali l'informatica, le scienze forestali, la geologia, e dare la possibilità ai nostri soldati, non solo, ma anche ai civili che a Macomer sono, di poter seguire questi corsi e specializzarsi. Quindi non più una caserma dove esistono militari e si fanno solo ed esclusivamente operazioni di addestramento militare, bensì dove esistono cittadini in divisa che insieme agli altri cittadini sardi, appunto, possono portare avanti non solo attività militari, ma attività di carattere sportivo, di carattere didattico e, perché no, di carattere culturale.

Ma, vedete, io voglio fare appena un excursus storico. Perché è nata questa iniziativa? Sin dal primo anno che io sono stato qui, in questi quattro anni, mi sono battuto con le autorità competenti, ho presentato richieste alla Presidenza del Consiglio, alla Presidenza della Giunta, all'allora Ministro della difesa del Governo di centrosinistra, al presidente Ciampi il giorno in cui venne in Consiglio regionale, chiedendo l'istituzione del Terzo Reggimento della Brigata Sassari. Non perché io sia un militarista, anche se sono molto vicino alle istituzioni militari, come a tutte le altre istituzioni dello Stato, ma con uno scopo preciso: quello di riportare in Sardegna tutti i nostri ragazzi volontari che sono tutti arruolati nelle brigate alpine, nella Torinese, nella Cuneese, Verona, Udine, Pordenone e quant'altro, e che, anno per anno, fanno parte delle missioni di pace che l'Esercito italiano sta portando in tutto il mondo, Kossovo, Albania, attualmente l'Afganistan. Ebbene, la maggioranza di questi nostri figli, nipoti, una volta che rientrano da queste missioni hanno come sede appunto Torino, Verona, Pordenone. Essendo professionisti, quindi volontari militari, con lo stipendio che percepiscono poco, credetemi, resta loro anche per rientrare a visitare le loro famiglie. Una fortuna che invece hanno gli altri ragazzi del Continente che si sono arruolati come volontari nell'Esercito e che, appunto, non essendo staccati dal Continente dal mare possono agevolmente in un paio d'ore, tre ore al massimo, raggiungere ognuno la propria abitazione e stare in famiglia molto più di quanto possano fare i nostri ragazzi, che di fatto rientrano in famiglia due, tre volte all'anno al massimo.

Bene, grazie allo Stato Maggiore dell'Esercito, al ministro Pisanu che qui cito, al sottosegretario Cicu, e al Comando militare della Sardegna, questa idea due anni fa è stata accolta, mandata avanti, ed è stato istituito il Terzo Reggimento della Brigata Sassari. Cito questi nomi perché ogni tanto vi sento nominare Pisanu, Cicu e quant'altro. Io non do merito a nessuno, ma questa è la storia, chi può dimostrarmi il contrario può benissimo farlo. E' chiaro anche che su questa cosa si saranno interessate anche altre autorità, ma la sensibilità di chi ho citato è stata immediatamente manifestata. A questa idea hanno concorso anche qualche altro collega presente in aula e in Consiglio regionale, e di fatto, perché non bisogna vergognarsi né tanto meno nascondere quello che si fa quando è in senso positivo, si è arrivati a questo soddisfacente risultato.

Io sono un appassionato di storia e di storia della Sardegna e ho letto bene la storia della Brigata Sassari. Credo che molti di noi l'abbiano letta, che molti di noi conoscano le gesta leggendarie ed eroiche della Brigata, che sono conosciute in tutto il mondo, mi spiego? Questi ragazzi che oggi appartengono a queste brigate hanno lo stesso sangue, la stessa genia, portano gli stessi nomi dei loro nonni e al pari di questi nonni oggigiorno prestano servizio con onore, con immutato valore, con immutata dignità in varie parti del mondo. Ritengo quindi che questi nostri giovani, che stanno rendendo un servizio encomiabile alla Nazione, che appartengono a truppe scelte, il cui valore, la cui preparazione non è assolutamente seconda a nessuno dei reggimenti leggendari internazionali, tanto meno ai marines, per quanto ne so, abbiano se non altro il diritto di prestare il servizio in tempi in cui non sono impegnati operativamente al di fuori del suolo nazionale, nei posti vicini, nella loro regione, vicini ai loro familiari, vicini alle loro fidanzate, avendo una motivazione in più per restare nell'Esercito in quanto altre e minime e pochissime possibilità hanno di poter avere un'occupazione talaltro diversa.

Io ho seguito durante le feste di Natale una trasmissione televisiva in cui si vedeva il nostro presidente Pili in Kossovo tra i nostri giovani. A me ha commosso questa cosa, e non lo dico tanto per dirlo, perché era un segno di vicinanza della nostra terra a quei ragazzi che prestavano servizio lontano da casa, che passavano il Natale lontano da casa in zona di operazione dove i rischi sono alti, e malgrado tutto loro erano contenti, hanno espresso ognuno i loro auguri ai loro familiari e io voglio ricordare questo al Presidente: che quei ragazzi quando rientrano hanno il diritto di rientrare in Sardegna, hanno il diritto di stare vicino ai loro cari, hanno il diritto-dovere di continuare a fare ciò che stanno facendo, ma tentiamo in qualche maniera di dare loro la possibilità di vivere quel tipo di vita che stanno vivendo con un po' più di soddisfazione, dando anche più sicurezza ai loro genitori. Questo è il punto cardine di questo emendamento, questo è lo scopo e con questa iniziativa di "Caserme aperte" si consentirà ad oltre mille altri ragazzi, che prestano servizio militare come volontari professionisti fuori dal suolo della Sardegna, di rientrare a Macomer e stare come gli altri loro colleghi continentali al massimo a un'ora, un'ora e mezzo di strada dalle loro case. E' una motivazione in più che spingerà questi giovani a proseguire nella loro carriera e in qquesta strada; è una motivazione in più per dire a noi stessi che stiamo facendo un'opera meritoria, seppure costosa, ma non più costosa di alcune iniziative dico abbastanza leggere a livello culturale e a livello assistenziale che sono state fatte in questa finanziaria, ma noi faremo senz'altro un'opera meritoria e riconosciuta da tutte le famiglie della Sardegna. Ed è un modo tangibile e concreto di dire ai nostri ragazzi: siamo vicini a voi, non abbiamo potuto offrirvi altro se non l'arruolamento nell'Esercito, bene, però siamo vicini a voi e vogliamo che quando non siete in zona operazione siate vicini alle vostre famiglie.

Io spero che questo appello sia raccolto e che una volta per tutte quel motto della Brigata Sassari Forza Paris ci veda almeno in questo momento uniti, sinistra e destra, affinché sia data una risposta positiva a questi giovani, perché questo è il motivo principale che ha spinto alla presentazione del documento, affinché si concretizzi questo accordo di programma tra Regione e Stato, e Ministero della Difesa, proprio per le motivazioni che ho appena accennato. Mi rivolgo principalmente al presidente Pili che è stato in mezzo a quei ragazzi affinché si dia una risposta concreta una volta tanto.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori degli emendamenti numero 24, 511 e 517 ha facoltà di illustrarli.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, io intervengo sull'emendamento che sostanzialmente è lo stesso che ha finito di illustrare adesso il collega Rassu. Mi vorrei anch'io richiamare all'attenzione dell'Aula e del presidente Pili, che ben conosce l'argomento, visto e considerato che si è tenuto a Villa Devoto - forse questo si è dimenticato di dirlo il collega Rassu - un incontro alla presenza del Sottosegretario di Stato alla difesa, Cicu, del presidente Pili, dell'Assessore dei lavori pubblici, del generale Carta, del Comandante del Comando Regione Militare della Sardegna, del sindaco di Macomer e penso anche di qualche altro Assessore di cui non ricordo e mi scuso con l'Assessore stesso. Come diceva il collega Rassu si tratta di un progetto, di un'iniziativa che è partita tempo addietro, quando c'era un Governo di colore diverso, il Governo di centrosinistra, ma poi l'attuale Governo, in modo particolare nella persona e nella figura del Ministro dell'interno, anche del Ministero della difesa e del sottosegretario Cicu in modo particolare, hanno preso a cuore questo problema. Il progetto si chiama appunto "Caserme aperte", si tratta di fare in modo che mille militari professionisti, come diceva Rassu, che sono sparsi praticamente in tutta l'Italia possano ritornare in Sardegna. Si tratta di una richiesta che viene da molti giovani che appunto si trovano fuori della nostra Regione e che vorrebbero avvicinarsi alle loro famiglie.

Io credo che vadano sottolineate anche - lo voglio dire con estrema schiettezza - le ricadute economiche che possono derivare da una scelta di questo tipo, cioè dal fatto che mille stipendi arriveranno comunque nel Centro Sardegna. Si tratta anche di un settore che probabilmente non andrà in crisi, al contrario di certe fabbriche che si insediano nel territorio, e comunque nella città di Macomer c'è una tradizione sotto questo profilo, una convivenza che c'è sempre stata tra militari e civili, e questa volta comunque si è voluto dare un segnale che è molto più forte e direi anche innovativo e apprezzabile.

L'amministrazione militare, cioè il Ministro della Difesa, si impegna a ristrutturare le caserme che ci sono, a realizzare aule di apprendimento multimediale idonee ai corsi di informatica, lingue straniere, lezioni per il conseguimento di lauree di primo livello, che saranno rese disponibili anche per la popolazione civile che intendesse incrementare il proprio bagaglio culturale. E' previsto l'adeguamento dei locali agli standard previsti per il personale militare volontario, la realizzazione di un cinema Auditorium da destinare alle attività socio-ricreative-culturali, e poi la realizzazione di una pressostruttura per attività sportive e ricreative e realizzazione di due fabbricati da destinare ad alloggiamento di militari.

Questo è l'impegno che c'è da parte del Ministero della difesa. Dal canto suo il Comune di Macomer deve realizzare alcune infrastrutture di carattere, diciamo, civile che consistono nella realizzazione di un centro polivalente e di una piscina coperta, che verrebbe gestita con l'apporto fondamentale dei militari e di cui potrà usufruire la città e tutto quanto il territorio. Quindi questo emendamento tende a fare in modo che si supplisca, presidente Pili, a quella che sarebbe dovuta essere una firma di un protocollo. Io ho in mano la bozza di protocollo d'intesa che non è stato portato a termine. Siccome i rientri di questi militari inizieranno già da adesso, a brevissimo, urge un intervento da parte della Regione per fare in modo che il Comune di Macomer possa rispondere a quello che è, diciamo, un impegno affinché si possa realizzare questo progetto di cui stiamo parlando.

Mi pare superfluo sottolineare ulteriormente la valenza e l'importanza di un'iniziativa di questa natura, ed è evidente, io lo dico con estrema franchezza anche nei confronti dei colleghi che avessero delle perplessità, perché dicono che non dobbiamo militarizzare la Sardegna e cose di questa natura, i militari c'erano a Macomer in passato, non ci siamo sentiti militarizzati, posso dire che c'è stato anche un danno di tipo economico quando il Car non lo si è fatto più, quando sono stati regionalizzati i diversi Car, oggi abbiamo un'opportunità perché in quel territorio possa esserci, diciamo, un nuovo impulso anche per le attività di tipo commerciali, artigianali e quant'altro; quindi, io credo che anche noi come centrosinistra, così come ha fatto il centrodestra, convergeremo poi evidentemente sull'emendamento che verrà unificato, ritengo, e votato da tutta l'Aula e dai diversi schieramenti che qui sono presenti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Morittu per illustrare l'emendamento 537.

MORITTU (D.S.). Brevemente per illustrare un emendamento che si illustra da solo, diciamo, nel dispositivo; un emendamento che chiede un finanziamento straordinario di cinquanta milioni di euro a favore dei comuni per il rifacimento delle reti idriche. Questa richiesta si fonda intanto su una questione e cioè che nell'ultimo bando POR emanato dall'Assessore dei lavori pubblici, a fronte di una disponibilità di circa novanta miliardi delle vecchie lire, insomma, cioè di 45 milioni di euro, vi è stata una richiesta che ha superato abbondantemente i duecento milioni di euro. Insomma la richiesta da parte degli enti locali per la riqualificazione delle loro reti idriche è stata circa quattro o cinque volte la disponibilità finanziaria dei bandi Por.

Ed è un emendamento che dà seguito all'ordine del giorno approvato da questo Consiglio regionale il 13 di novembre del 2002, nel quale ordine del giorno la Giunta regionale era impegnata a finanziare in maniera sostanziosa e sicuramente in maniera molto più forte di quanto non abbia fatto con i bandi POR, alla riqualificazione delle reti idriche, ai fini del risparmio sia della risorsa idrica tout court, sia anche per conseguire un risparmio economico nella gestione della risorsa acqua a fini civili, risparmio che naturalmente avrebbe poi o darebbe luogo sicuramente ad un risparmio in termini di applicazione della tariffa da parte degli enti locali.

Ma io colgo anche l'occasione per, come dire, ricordare al Consiglio che la problematica sulla gestione del sistema idrico integrato in Sardegna è ancora in una fase di confusione. Si susseguono, nonostante l'ordine del giorno del Consiglio che richiamavo, diverse ordinanze da parte del Commissario che in buona misura contraddicono quella indicazione che il Consiglio aveva voluto dare approvando quell'ordine del giorno. Il primo punto di quell'ordine del giorno, lo ricordo, impegnava la Giunta regionale e quindi il Presidente della Giunta, nonché Commissario straordinario, ad indire entro e non oltre il 30 di novembre del 2002 le elezioni dell'assemblea dell'autorità d'ambito; non mi risulta che a tutt'oggi, e sono passati dal 30 novembre qualcosa come oltre quattro mesi, allora ricordo anche che l'Assessore dei lavori pubblici chiedeva un tempo di sessanta giorni per risolvere la problematica dell'elezione dell'autorità d'ambito, sono passati 120 giorni e non sono state ancora - mi risulta - indette le elezioni per l'autorità d'ambito; nonostante - anche questo, come dire, ci risulta dagli atti che sono stati consegnati al Presidente della Giunta regionale - l'Assessorato dei lavori pubblici delegato, ed anche questa delega in forza di un'ordinanza commissariale del 30 novembre del 2002, una delega peraltro - come dire - insolita ad un Assessorato dei lavori pubblici che veniva delegato dal Commissario agli adempimenti per l'elezione dell'autorità d'ambito; ebbene l'Assessorato dei lavori pubblici ha, diciamo così, esperito tutte le procedure per avviare ed indire le elezioni, ha spedito al Presidente della Regione in data 25 febbraio 2003 - cioè oltre due mesi fa - gli ha mandato la proposta di bando per indire le elezioni, a tutt'oggi non mi risulta, non ci risulta, il Presidente poi è anche in Aula, ce lo dirà quando interverrà, se ce lo vorrà dire, non mi pare che le elezioni siano state ancora indette. Il che mi sembra davvero, insomma, non solo un contrastare la volontà del Consiglio, ma sembra che si vada anche oltre con questo atteggiamento che sembra un vero e proprio atteggiamento di sfida da parte del Commissario nei confronti del massimo consesso dell'autonomia regionale. Così come non sono state naturalmente osservate, nelle diverse ordinanze del Commissario straordinario, alcune altre indicazioni contenute in quell'ordine del giorno. Ancora, come dire, si ritiene la strada del comma cinque dell'articolo 35 della finanziaria 2002 la strada maestra in Sardegna per affidare le gestioni nella salvaguardia peraltro delle gestioni esistenti. Io continuo ad essere convinto che questa strada non sia una strada percorribile in Sardegna, salvo che come dire non si abbia l'idea di arrivare ad un'ipotesi in qualche modo di dissoluzione degli enti regionali, non si capisce bene, in una supposta holding che non si sa neanche quando questa verrà fatta e come verrà fatta; un'ordinanza ultima del Commissario ed io continuo a lamentarmi che atti fondamentali che riguardano l'attività legislativa ma anche l'attività di indirizzo di questo Consiglio, adottati dal Commissario rimangano per lungo tempo nascosti o comunque non consegnati a questo Consiglio, io ho avuto l'ultima ordinanza che è firmata, mi pare, una decina di giorni fa, è del 27 marzo, una settimana fa o dieci giorni fa, io l'ho avuta dalle mani, come dire, di persona estranea alle istituzioni e mi sono lamentato con il mio stesso Presidente di Commissione, come mai la Commissione non è edotta della problematica, non ha gli atti così rilevanti nelle sue mani per poterne discutere anche per eventualmente intervenire anche nei confronti del Commissario straordinario, il quale Commissario straordinario continua ad agire in grandissima solitudine, oltre che in contrasto con gli atti di indirizzo di questo Consiglio. Io credo che il Commissario straordinario stia svolgendo una funzione che esorbita da funzioni straordinarie, ma stia entrando in un campo che appartiene alla potestà di questo Consiglio regionale, in forza di un'investitura del Governo nazionale che io continuo a ritenere del tutto illegittima e anche offensiva rispetto ai poteri autonomistici di questa Regione. A poco vale affermare di voler comunque salvaguardare l'ente strumentale regionale che si occupa di gestione della risorsa idrica, se poi si continua ad appoggiare questa indicazione sulla norma del comma 5 dell'articolo 35 che prevede che l'affidamento venga dato a enti e società di capitali peraltro, formate da enti locali, e non mi risulta che l'Esaf sia una società di capitali, né mi risulta che l'Esaf, così come lo stesso Eaf, sia una società di capitali formata da enti locali...

PRESIDENTE. Può proseguire. Lei ha anche gli emendamenti 578 e 374, per cui può proseguire, onorevole Morittu.

MORITTU (D.S.). Me li ricerco. Ritengo che su questa problematica davvero il Consiglio e non solo il Commissario in solitudine, debbano fare una urgentissima riflessione e trovare una soluzione che sia rispondente ai bisogni della realtà della nostra Isola e non pensare invece che queste questioni rilevanti anche per la qualità della vita dei nostri cittadini possono essere risolte, seppure con l'ausilio o il service come viene chiamato in quell'ordinanza, con il service di autorevoli società sia pure di capitale pubblico qual è la Sogesit.

Io sono dell'avviso, e mi dispiace molto che insieme all'articolo 8 sia stato cassato un emendamento che prevedeva una proposta di soluzione per quanto riguarda la problematica della gestione nella salvaguardia dei gestori esistenti del sistema idrico integrato, ma io credo che una norma di tal fatta debba essere urgentemente portata all'attenzione di questo Consiglio regionale. Per quanto attiene all'emendamento successivo, il 538, due battute, riguarda una proposta di ulteriore finanziamento oltre a quello ordinario previsto per i centri storici, di un finanziamento straordinario di 20 milioni di euro per il 2003 finalizzato al solo recupero primario. Perché questa proposta? Dalla discussione fatta in Commissione, insieme alla presenza dello stesso assessore degli enti locali Biancareddu, è emerso che, tra i settori di intervento della legge regionale 29, quello sul recupero primario aveva avuto in questi anni le risposte più, come dire, limitate e assolutamente al di sotto delle aspettative e delle richieste che sono state avanzate in questi anni da parte dei privati. Rispetto alla legge regionale 29 vi è un giudizio unanime positivo, diciamo, sia da parte della Giunta, sia da parte della Commissione, ma io credo che il giudizio positivo possa essere tranquillamente esteso anche a quello che riconoscono i sindaci e comunque gli amministratori locali e anche gli stessi cittadini. Nei nostri comuni si stanno iniziando a vedere i primi segnali positivi, le prime ricadute positive della legge regionale 29, ma si ritiene che, non solo da parte dell'opposizione ma lo stesso Assessore lo riconosceva, i finanziamenti previsti a oggi a sostegno di questa legge, tutto sommato, seppure certamente dei finanziamenti non marginali, non esigui, ma comunque sicuramente insufficienti a fronte della richiesta e della risposta sia di parte pubblica che di parte privata. Sta capitando però, per tornare brevemente e poi chiudo su questo emendamento per tornare all'oggetto dell'emendamento stesso, sta capitando che i privati si stiano un po', come dire, a fronte di una risposta fredda, di una risposta insufficiente da parte della Regione rispetto alle loro richieste, alcuni comuni hanno presentato richieste per alcuni miliardi, diciamo le parti private attraverso i comuni hanno fatto richieste di alcuni miliardi, anche comuni piccoli di 3, 4 mila abitanti, segno anche di una sensibilità diffusa ormai e volta al recupero dei centri storici e delle abitazioni dei centri storici. E allora, questa risposta fredda, debole, rischia di inibire, rischia in qualche modo anch'essa di raffreddare gli entusiasmi dei cittadini e allora si ritiene che un programma straordinario rivolto soltanto al recupero primario possa essere una risposta adeguata e certo comunque una risposta abbastanza attesa da parte delle nostre popolazioni che risiedono nei centri storici, soprattutto in quelli minori della Sardegna.

Quindi la richiesta al Consiglio è di prestare attenzione a questa problematica che ha peraltro poi una ricaduta occupazionale non trascurabile, visto che la nostra discussione sull'articolo 18 è sostanzialmente incentrata sui temi del lavoro, ma guardate, il recupero dei nostri centri storici è anch'essa una leva non trascurabile, io dico significativa che ha una forte ricaduta occupazionale e una ricaduta occupazionale anche diffusa che non si concentra su alcuni siti della Sardegna, ma si diffonde soprattutto nei centri minori che, ahimè, soffrono anche del problema dello spopolamento e quindi un rimedio questo del rifinanziamento della legge regionale 29 che ha anche un suo riflesso positivo sul lavoro, ma anche sullo sviluppo e sull'impresa perché tante piccole imprese dei nostri piccoli centri possono trovare linfa per la loro esistenza e per il loro futuro, anche creando una nuova professionalità volta al recupero dei vecchi mestieri e delle vecchie abilità della storia costruttiva dei nostri piccoli centri.

Passando all'emendamento numero 578, su questo emendamento, vorrei richiamare l'attenzione del Consiglio, il problema trattato è un problema io credo importante e non è importante soltanto per il territorio in cui questa opera che si chiede che venga finanziata, sia per la parte progettuale, sia per la parte, diciamo così, realizzativa, sto parlando della dimenticata strada Sassari-Olbia, io credo che questa strada abbia un interesse e un'importanza che va al di là del territorio in cui essa insiste. E` una strada - per dare così alcuni elementi - che si colloca tra le strade più trafficate dell'Isola, è la seconda strada per volume di traffico nella Sardegna, seconda soltanto al tratto Oristano-Cagliari della 131. E` una strada che sicuramente molti di voi hanno percorso, non soltanto quelli che abitano (dei consiglieri regionali) nella zona del sassarese, ma io credo, la stragrande maggioranza se non la totalità dei consiglieri regionali della Sardegna hanno transitato su quella strada.

Io credo che le condizioni in cui versa la seconda arteria per volume di traffico più importante della Sardegna sia presente a tutti e sia sotto gli occhi di tutti. E` davvero un vero e proprio percorso di guerra in alcuni tratti questa strada, percorsa da macchine, da vetture e percorsa soprattutto da camion. Io vi ricordo che il porto di Olbia è il primo porto commerciale della Sardegna; Cagliari ha il porto canale certo, ma il traffico merci, la vera porta d'ingresso delle merci e dei passeggeri in Sardegna è il portale di Olbia. E allora tutte quelle merci e tutti quei passeggeri noi li vediamo quando ci capita di andare anche noi nel continente per esempio in macchina o con qualche altro mezzo e avvertiamo la pesantezza di quel tratto di strada, ne avvertiamo la pesantezza del traffico e la sua pericolosità. E` una strada per certi tratti a percorrenza veloce, in certi altri tratti a percorrenza lenta, soprattutto a causa dei numerosi camion che si incolonnano, soprattutto in alcune ore della mattina o del pomeriggio, in corrispondenza con l'attracco delle navi che provengono dal continente.

E` una strada che nel piano regionale dei trasporti è considerata un tratto del corridoio intermodale Sardegna-continente, cioè insomma, è una strada di primo livello a livello regionale, riconosciuta anche come una strada strategica sul versante della viabilità anche nazionale. A fronte di questa riconosciuta importanza della viabilità Sassari-Olbia, collega due città del nord Sardegna, collega due porti e due aeroporti; è forse da questo punto di vista, la strada più strategica che abbiamo nel panorama della viabilità sarda; a fronte di tutto ciò è una strada incomprensibilmente dimenticata nella azioni programmatorie sia di carattere regionale sia di carattere nazionale, ma è stata dimenticata soprattutto in questi ultimi quattro anni di governo regionale perché nell'intesa Stato-Regione del 1999, la strada Sassari-Olbia, seppure ahimè - e lo dico con qualche appunto nei confronti di chi comunque ha firmato anche quella intesa - compare, comunque compare seppure con un livello di priorità quale quello che gli era più consono, ma comunque compare tra le strade che devono essere realizzate in Sardegna dentro un accordo sulla viabilità statale che prevedeva una spendita di 1500 miliardi di vecchie lire per le diverse strade, tra cui anche la 597 che è la strada sostanzialmente Sassari-Olbia.

Oggi negli atti della programmazione regionale e nazionale questa strada è assolutamente dimenticata, è dimenticata tra i progetti obiettivo, cioè come dire, tra le opere fondamentali che sono state messe nel Gotha delle opere principali a livello nazionale e approvate con una legge obiettivo, ne compaiono diverse altre... io sento sempre una specie di "sarrone" all'orecchio che quasi mi impedisce...

PRESIDENTE. Colleghi, va bene che è quasi ora di interrompere, però ancora qualche minuto e il collega Morittu conclude.

MORITTU (D.S.). A me dispiace di aver trattato l'argomento della Sassari-Olbia proprio negli ultimi minuti della mattinata quando tutti, sia attanagliati dai morsi della fame, sia dai morsi della noia, se ne vogliono fuggire da quest'Aula, però vi trattengo un attimino così come tanti vengono trattenuti nella Sassari-Olbia dietro un camion quando la percorrono; e vi trattengo qualche minuto in più, anche per farvi espiare davvero una pena, la pena per aver dimenticato questa opera. Ma guardate, un comma che è stato cassato - cassato, anche di Cassano, è vero - prevedeva finanziamenti nell'articolo 8 per la progettazione di diverse strade della Sardegna. Bene, tra queste diverse strade non c'era la strada Sassari-Olbia e meno male, dico, che quel comma è stato cassato.

Insomma, l'emendamento chiede un finanziamento per la progettazione di quest'opera, dirò poi successivamente in dichiarazione di voto che vi sono altre problematiche, vi è un tratto fondamentale di questa strada che addirittura non si capisce di chi sia, se è dell'ANAS, se è la Comunità montana che l'ha realizzato, ed è il tratto più pericoloso, quello cosparso di buche, dove ci stanno anche forse i carri armati di Saddam (se li potesse portare) dentro quelle buche della Sassari-Olbia. Affronteremo anche problematiche particolari, ma io credo che questo Consiglio non può continuare a dimenticare un'opera - non la ritengo io, la ritiene il piano regionale dei trasporti - tra le prioritarie opere fondamentali per creare davvero un sistema di viabilità che sia quantomeno all'altezza, non dico dei tempi, ma insomma, che sia una viabilità quantomeno sicura per chi tutti i giorni la percorre. Grazie.

PRESIDENTE. I lavori terminano qui e si riprende alle 15 e 30. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Cogodi per il suo emendamento all'emendamento 538, emendamento 813. L'emendamento 813 è connesso con la pagina 479 col 538 appena illustrato dall'onorevole Morittu.

La seduta è tolta alle ore 13 e 34.