Seduta n.249 del 29/05/1993
CCXLIX SEDUTA
(POMERIDIANA)
MARTEDI' 29 GIUGNO 1993
Presidenza del Presidente FLORIS
indi
della Vicepresidente SERRI
INDICE
Disegno di legge: "Piano regionale dei trasporti e pianificazione del trasporto di interesse regionale" (181). (Continuazione della discussione):
CANALIS, Assessore dei trasporti
SELIS ......................................
SATTA GABRIELE ...............
ORTU ......................................
PORCU.....................................
USAI SANDRO ......................
LADU LEONARDO ..............
MELONI .................................
COGODI .................................
BAROSCHI.............................
Mozione (Annunzio) ..............
Sull'ordine del giorno:
SATTA ANTONIO .................
La seduta è aperta alle ore 17 e 32.
PORCU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 27 maggio 1993, che è approvato.
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
PORCU, Segretario:
"Mozione Ortu - Demontis - Ladu Giorgio - Meloni - Planetta - Puligheddu - Serrenti sui risultati della politica della Giunta regionale in relazione alla realizzazione del suo programma ed in particolare alla difesa del territorio e dell'occupazione". (133)
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Antonio Satta. Ne ha facoltà.
SATTA ANTONIO (D.C.). Per chiedere che venga inserito all'ordine del giorno il disegno di legge numero 275: "Copertura di disavanzi anni 1987-1988-1989-1990 delle aziende di trasporto pubbliche e private", recentemente esitato dalla competente Commissione.
PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni, il disegno di legge è iscritto all'ordine del giorno.
Continuazione della discussione del disegno di legge: "Piano regionale dei trasporti e pianificazione del trasporto di interesse regionale" (181)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del disegno di legge numero 181. Poiché nessuno è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'onorevole Assessore dei trasporti.
CANALIS, Assessore dei trasporti. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, la crisi della struttura produttiva sarda, che ha per emblema l'arrampicarsi drammatico sulle ciminiere, o il rinchiudersi nelle miniere, da parte dei lavoratori, non riguarda solo l'industria propriamente detta. Anche la questione che oggi discutiamo rientra nell'attacco che con varie modalità viene rivolto contro l'economia dell'Isola ed ha risvolti chiari e comprensibili come la chiusura degli stabilimenti, ma ne ha anche di meno chiari e più subdoli che minano le prospettive di sviluppo. Così è l'attacco sulle questioni dei trasporti che sono determinanti naturalmente per l'economia.
Il disimpegno del Governo nei confronti della situazione sarda è gravissimo; se facciamo parte di una collettività nazionale dobbiamo poter disporre per lo sviluppo delle medesime condizioni strutturali degli altri. Senza l'armatura di base del territorio, senza le necessarie strutture di base (una moderna rete metanifera, ad esempio, una moderna rete ferroviaria e stradale e così via) saremo perdenti e relegati ad una sorta di inevitabile sottosviluppo. Quale ditta sceglierà infatti di produrre qui da noi, nonostante l'ambiente, se tutto ciò che circonda lo stabilimento non funziona? Di questo dobbiamo parlare e dobbiamo farlo respingendo scenari catastrofici che troppo spesso ci vengono proposti, tutta l'industria sarda sarebbe da buttare, bisognerebbe smantellare completamente le ferrovie e così via. Scenari catastrofici non disinteressati, né veritieri, funzionali forse per risanare i conti dello Stato ma che noi dobbiamo decisamente respingere. E nel merito: il piano dei trasporti che oggi si discute nella forma modificata dalla Commissione consiliare con la nota di integrazione che la Giunta condivide del tutto, rappresenta per un verso il primo momento di un difficile e travagliato tentativo di pianificazione regionale nel settore che è giusto concludere per non ricominciare tutto da capo col rischio di rimanere fermi, che è giusto concludere, non foss'altro che per concordare su poche ma decisive scelte strategiche in un settore ovviamente fondamentale per l'economia della Sardegna. Un settore fortemente condizionato dalla politica del Governo centrale, da decisioni prese da soggetti diversi - le Ferrovie dello Stato, l'ANAS, l'ATI, la Tirrenia - nei confronti dei quali la possibilità di intervento della Regione non è diretta, è mediata dagli organi del Governo nazionale nei confronti del quale la nostra possibilità di intervento è maggiore quanto più abbiamo concordato tra di noi le strategie, le finalità da perseguire, gli interventi concreti, le opere e le risorse finanziarie da richiedere. Il piano, dunque, va visto come l'occasione per fissare dei punti fermi della politica regionale non solamente di settore; ma esso d'altro canto deve essere considerato punto di partenza e non di arrivo, punto di partenza per l'avvio di una fase più dettagliata, più precisa di scelte progettuali, di decisioni concrete nel processo di pianificazione, evitando di ripercorrere defatiganti discussioni generali che sempre si ripropongono e che vorremmo considerare decisamente concluse. In questo senso e con questa impostazione, la Giunta raccoglie l'invito della Commissione per riproporre nel più breve tempo l'adeguamento del piano dei trasporti. Dicevo, punto di partenza ancora per concordare modi e tempi di realizzazione di quelle opere, che noi e non altri giudichiamo prioritarie, sulle quali far convergere le risorse disponibili, anche risorse regionali se del caso, pur mantenendo naturalmente tutta la necessaria conflittualità di rivendicazione nei confronti del Governo nazionale. Ha questo significato, per esempio, la scelta della Giunta di indirizzare parte delle disponibilità regionali di provenienza CEE per la ristrutturazione della dorsale ferroviaria sarda. Certo, la Regione non può sostituire lo Stato per opere di questa rilevanza, assolutamente non lo può fare, ma quello stanziamento rappresenta la determinazione della Regione circa la necessità dell'opera; vale quello stanziamento molto di più di qualunque decisione di piano, rappresenta il rifiuto dei tentativi - che ho sentito ripetere anche qui nell'Aula, purtroppo, e me ne dispiace - da più parti di convincerci dell'inutilità sostanziale di un moderno sistema ferroviario sardo; non ci convinceranno ma stanno provando in vario modo a convincerci di questo. E' un atto, quello, di pianificazione vera, un impegno del quale le Ferrovie dello Stato non potranno non tener conto; una decisione che tra l'altro si inquadra correttamente credo, nelle strategie comunitarie di investimento finalizzate per grandi opere come dovrebbe convenirsi.
E' in quest'ottica credo sarebbe bene proseguire, sarebbe anche giusto, non appena questo fosse possibile, destinare risorse finanziarie ad altre grandi opere, per esempio le metropolitane di superficie dell'area metropolitana di Cagliari e dei centri di Sassari - per quanto sarà possibile - e per finanziare anche la ristrutturazione, sempre in parte per quanto sarà possibile, se non altro come segnale, della statale 131, che non può restare nell'attuale condizione anche se da parte dell'ANAS e dal suo direttore generale ci viene comunicato che non ci sono danari disponibili per la ristrutturazione. Mantenendo la Carlo Felice nell'attuale condizione non solo si creano condizioni di asfissia per l'economia ma si creano anche pericoli reali per l'incolumità delle persone. Se l'ANAS scomparisse dalla Sardegna nessuno se ne accorgerebbe. La forma della statale 131 non rispetta nessuna norma, su di essa non si esegue neppure l'ordinaria manutenzione. Di questo l'ANAS credo debba rendere conto, e insieme con l'Assessore dei lavori pubblici stiamo studiando i modi per sbloccare l'indifferenza di quell'ente. Nel frattempo vedremo se le promesse del ministro Merloni hanno qualche valenza reale.
Il piano come punto di partenza, dicevo, per richiedere dal Governo programmi di attuazione di quelle scelte del piano generale dei trasporti che per legge noi dobbiamo trasferire nel nostro piano regionale ma che lo Stato, non noi, con l'aggiornamento del suo piano ha deciso e classifica tra gli interventi di interesse nazionale. Leggendo le carte del piano e dell'aggiornamento decretato dal Presidente della Repubblica nell'agosto del '91 dovremmo dichiararci per molti versi soddisfatti, perché si accoglie sostanzialmente, se non altro sulla carta, la storica rivendicazione dei sardi di essere posti nelle medesime condizioni di mobilità degli altri cittadini della Penisola E' riconosciuta la necessità, sostanzialmente, di garantire la continuità territoriale e, anzi, si classificano come opere di interesse nazionale quelle che servono per realizzare l'obiettivo; il pacchetto di ciò che serve viene chiamato corridoio plurimodale sardo-continentale, gli esperti della materia qui presenti mi scuseranno per l'eccessiva semplificazione, ma voglio essere chiaro. Il corridoio si basa tra l'altro sul collegamento dei porti sardi con tutto l'arco tirrenico e prevede quale struttura fondamentale di connessione nell'Isola la dorsale sarda ferroviaria e stradale che sono, dunque, opere di interesse nazionale.
Certo, perché tutto ciò non resti nell'astrattezza è necessaria la disponibilità del Governo soprattutto sul versante della distribuzione delle risorse finanziarie, ma è utile da parte nostra che non si aspetti passivamente; è necessario da subito non solamente mantenere alti i livelli di rivendicazione nei confronti dello Stato, ma anche decidere come vogliamo realizzare materialmente quel corridoio progettandolo nel concreto e, per esempio, con quali porti dell'arco tirrenico, e come dovranno collegarsi Golfo Aranci-Olbia, Porto Torres e Cagliari, quali sono gli interventi che riteniamo da subito più utili sulla dorsale ferroviaria - rettifiche di tracciato, doppio binario o altro - come proponiamo che vengano cadenzati nel tempo gli interventi sulla statale 131 e quelli di completamento della viabilità mancante con finalità di riequilibro territoriale. Sono d'accordo con ciò che diceva il consigliere Corda stamane, è d'accordo la Giunta, la revisione del piano dovrà tener conto dei problemi delle zone dell'interno e della difficoltà non più sopportabile dei loro collegamenti.
E ancora: come pensiamo di utilizzare per il meglio l'intero sistema portuale sardo? Specializzando le funzioni? Come? E secondo le funzioni prevalenti di ciascuno, quali sono le strutture che mancano, quali le proprietà? Non possiamo, per esempio, rischiare di perdere l'occasione di nuove centralità del Mediterraneo - sostenuta a taluno e con giustificazioni - quale zona più conveniente per la rottura dei carichi verso l'Oriente. Questa volta l'entroterra non c'entra, è una vecchia polemica del porto canale di Cagliari. Malta è uno dei porti più floridi nel dar quei servizi che le compagnie richiedono e che solo porti con grandi disponibilità di spazi possono fornire. Credo che sia il caso che noi dichiariamo finite, e forse anche dichiariamo zona franca, alcune banchine del porto canale di Cagliari e troviamo rapidamente le risorse per attrezzarle mettendoci sul mercato per fornire risposte a domande di insediamento che, nonostante la forte concorrenza, sembra che ci siano e forse ci sono già.
Continuità territoriale garantita, dunque, sulla carta dal piano generale dei trasporti ma, nell'attesa che diventi realtà, non possiamo subire passivamente l'attuale situazione, e la Giunta sta per riproporre, con proprio disegno di legge, le facilitazioni tariffarie per il trasporto delle merci, della legge "64", con l'esclusione dei prodotti petroliferi e l'inclusione di quelli dell'agricoltura e dell'artigianato.
Il piano come punto di partenza ancora, e lo ribadisco, per migliorare l'organizzazione del trasporto aereo, compreso quello di terzo livello che va però pensato con grande dose di realismo: non possiamo pensare che dovunque sorgano dei campi di aviazione, certo utile è sicuramente Fenosu, utilissimo di certo Tortolì sul quale dovremmo concentrare le necessarie risorse. Fino ad oggi c'è stata qualche confusione circa la proprietà dei suoli. In questo settore qualche cosa si è fatta: l'imminente costituzione della società di gestione per lo scalo di Alghero Fertilia, che restava l'unico gestito direttamente e male dal Ministero dei trasporti, completa l'operazione di modernizzazione del sistema di gestione degli scali sardi. Resta di certo da fare molto per le strutture, che nei casi di Cagliari e Fertilia sono davvero molto carenti.
Parlando dei porti e degli aeroporti, è utile fare qualche considerazione sulle compagnie di bandiera, sulla Tirrenia, sull'Alitalia, sull'ATI. Bisogna parlarne anche perché l'aggiornamento del piano nazionale trasporti, tenendo conto del processo di liberalizzazione dei traffici secondo le norme comunitarie, suggerisce di riservare particolari cure che garantiscano e tutelino le condizioni di preminenza di queste compagnie. La questione viene citata esplicitamente, nel punto 2.7 di quel documento, per l'Alitalia. E allora io credo che questa sia una condizione che - pur prescindendo da qualche dubbio di congruità con le norme comunitarie - nell'interasse della collettività regionale, non mi pare giusto da parte nostra garantire fin d'ora, naturalmente per la parte che possiamo svolgere e anzi credo che, se vengono meno quegli interventi di solidarietà che motivano l'esistenza di una nazione, e così sembra, almeno per il settore dei trasporti c'è da sperare che la libera concorrenza possa produrre per noi sardi qualche vantaggio. Non possiamo rinunciarci e semmai dobbiamo favorirla. Non abbiamo nessun motivo per una contrapposizione pregiudiziale nei confronti delle compagnie di bandiera, che rappresentano lo Stato, anche se esse dicono di no. La Tirrenia, le Ferrovie per noi rappresentano lo Stato. Riconosciamo che l'ATI e la Tirrenia hanno svolto e svolgono un servizio sociale e rappresentano la certezza dei collegamenti, ma nessuno può pretendere che noi ci dichiariamo soddisfatti di servizi che non ci soddisfano. Dovremmo dichiararci soddisfatti del comfort, dei servizi che offre la Tirrenia quando possiamo facilmente confrontarli con quelli di livello ben superiore che caratterizzano compagnie estere che stanno sulla porta di casa? Per non parlare della insufficienza delle quote dei biglietti per i residenti, dell'approvvigionamento di bordo carente di nostri prodotti, del personale di bordo per la massima parte reclutato fuori dell'Isola. Non posiamo essere d'accordo. Come possiamo dichiararci soddisfatti con l'ATI che oltre a non garantire i collegamenti che consideriamo fondamentali per frequenza addirittura ha proposto l'anno passato di cancellare di botto e del tutto o sconto del 30 per cento sulle rotte sociali Alghero-Roma, Alghero-Milano, Roma-Cagliari? Naturalmente come voi sapete manca la Cagliari-Milano. Suggerisce l'ATI che quegli sconti semmai...
(Interruzioni)
Non possiamo dichiararci soddisfatti certo dell'ATI che aveva proposto di cancellare lo sconto del 30 per cento sulle rotte sociali, chiedendo che fosse, semmai, pagato da parte nostra. Paradossalmente la continuità territoriale dovremo pagarla noi! Discorso simile, anche se non del tutto, per la Meridiana che pur avendo i vantaggi del traffico della stagione turistica non è disponibile per differenziare le tariffe dei residenti, anche se dobbiamo riconoscere che l'Alisarda ha portato nel mondo l'immagine dell'Isola ed ha portato lavoro nell'Isola.
Ancora - e quindi la parte che è stata più discussa questa mattina dai consiglieri - il piano dei trasporti deve essere, a mio parere, punto di partenza per una reale politica di ristrutturazione del trasporto pubblico locale, secondo le forme e l'organizzazione che questo Consiglio riterrà migliori, partendo dalla proposta della Giunta per la riforma degli enti e dal fondamentale risanamento finanziario delle ditte di trasporto che si conseguirà con l'approvazione dei disegni di legge relativi che vanno discussi subito. La prima revisione del piano perciò dovrà già definire contenuti precisi dei piani della mobilità dei vari bacini di traffico, onorevole Baroschi, che sono prima di tutto perimetri tecnici di organizzazione migliore del trasporto locale, non necessariamente nuovi enti. Talune delle perplessità che ha mostrato questa mattina sono condivisibili. Dovrà cominciare, questo studio, dall'area metropolitana di Cagliari, per la rilevanza regionale, e dal sistema policentrico di Sassari per i quali vanno definiti realistici progetti di metropolitane leggere, leggere per davvero, cioè di basso costo, basandosi sui programmi di ammodernamento delle Ferrovie già finanziati.
E' necessario anche sperimentare forme di trasporto pubblico per chiamata, sia nelle zone di insediamento con basse densità di popolazione e sia nei centri dell'Isola con dimensioni medie, e stiamo lavorando per sperimentare l'applicazione di simili tecniche fin da quest'anno se riusciremo. Inoltre, per il trasporto pubblico su Genova, anche se con strumenti per così dire grossolani, stiamo cercando di razionalizzare le linee concesse, sia pubbliche che private, sulla base di parametri di frequentazione minima e fatta salva la garanzia dei servizi di utilità sociale riconosciuta. Stiamo cioè cercando, e non è così facile, di spostare gli autobus dove sono i passeggeri. Ma tutto ciò potrà definirsi meglio tenuto conto della diversa realtà dei singoli bacini di traffico definiti come ho detto prima e dei diversi soggetti che ne caratterizzano le varie modalità di trasporto.
Per accelerare questi processi la Giunta presenta l'emendamento che consente la definizione dei confini geografici dei bacini non più con successiva legge regionale ma con decreto dell'Assessore, previa delibera di Giunta e - sono d'accordo con chi lo ha proposto - sentita la Commissione consiliare. Resta la definizione per legge successiva, se si vorrà, dell'organo di governo del bacino, qualora si volesse decidere di costituirlo, da precisare tenendo conto della ristrutturazione dell'intero settore e della legge "142". Sono nella realtà, quelle contenute nel disegno di legge, delle direttive. Sono le direttive di cui parlava questa mattina Baroschi, che oggi si potrebbero anche dimenticare per un momento.
Per avviare questi processi, sarebbe tuttavia necessario potenziare la struttura dell'Assessorato che è largamente sottodimensionata - venti persone solamente - e anche se con questa legge, debbo prendere atto, non è corretto richiedere l'istituzione di nuovi settori, come era previsto nel testo della Commissione, resta l'esigenza con tutta la sua gravità.
Per concludere, dicevo fin dall'inizio che la Giunta condivide la nota di integrazione del piano scritta dalla Commissione consiliare e, convinta della validità della programmazione come processo continuo di revisione delle scelte, partendo da quella nota formulerà quanto prima proposte di integrazione e proposte di priorità sulle quali questo Consiglio e non altri dovrà pronunciarsi. Quale controllo maggiore da parte dell'Assemblea? Partendo da quella nota formulerà, quanto prima, se sarà possibile nuovi atti di pianificazione non solo sulla carta ma anche sulle proposte concrete. Questi atti non dovranno, come è successo spesso nel passato, proporre per la soluzione dei problemi solamente scenari di più ricche dotazioni di infrastrutture, più strade, più porti, più di ogni altra cosa che, se pure necessaria, comportano tempi lunghi mentre, nell'attesa dell'ottimo, non viene fornito nessuno schema per migliorare l'attuale funzionamento dei servizi, pertanto si ritiene necessario studiare l'organizzazione vigente e proporre soluzioni nei tempi brevi, che basandosi sull'attuale dotazione di infrastrutture le sfruttino nel modo più razionale, per migliorare da subito l'offerta dei servizi. In sostanza, piani di organizzazione dei soggetti e non solo piani di infrastrutture. Così stiamo cercando di impostare la revisione del più generale piano regionale dei trasporti, e lo faremo sfruttando le capacità tecniche che nell'Isola ci sono, in primo luogo nell'università e che possano sviluppare qualunque tematica con il più alto livello scientifico.
Infine, concludo, altro compito che la revisione del piano dovrà proporsi è quello di discutere e di fornire contributi per prefigurare quale ruolo devono svolgere gli enti locali nella pianificazione del settore, quale ruolo la Provincia e quale valore per il piano provinciale dei trasporti, quale valore per il piano della viabilità provinciale, quale rapporto fra le strutture di monitoraggio regionali e provinciali, quali rapporti dei bacini di traffico con la Provincia, quali i contenuti dei piani di bacino, il tutto naturalmente tenendo conto della proposta di riforma degli enti e dell'interessante e complesso dibattito che qui oggi si è svolto. Molte sono dunque le questioni che bisogna discutere ancora, ma si comincia bene, a mio parere, con l'approvazione del piano, se così vorrà decidere questo Consiglio. Da parte sua la Giunta rispetterà gli impegni nella convinzione che la modernizzazione del comparto è fattore primario per la crescita dell'economia e condizione necessaria per la soluzione dei problemi dell'Isola.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (D.C.). Il mio non è un intervento, ma ho necessità di avere un chiarimento dalla Giunta. Può darsi che la domanda sia banale ma mi sembra utile acquisirla almeno agli atti. Noi stiamo discutendo e voteremo una legge per la predisposizione del piano dei trasporti, non stiamo votando e adottando oggi il piano. La normativa predispone l'itinerario per la predisposizione del piano che è da venire. Vorrei un chiarimento, oggi noi non stiamo adottando il piano, e questo...
CANALIS, Assessore dei trasporti. Voteremo anche il piano, prima la legge e poi il piano come allegato.
SELIS (D.C.). La legge predispone un itinerario per l'approvazione del piano. Il piano è già predisposto?
CANALIS, Assessore dei trasporti. Sì, è già predisposto.
SELIS (D.C.). Vorrei che mi fosse chiarito questo.
PRESIDENTE. La Giunta dice che deve essere approvato anche il piano.
SELIS (D.C.). Quindi il piano va messo in discussione e si segue un'altra procedura. Voglio dire, se noi oggi approviamo questa procedura per la predisposizione del piano, come facciamo ad approvare il piano prescindendo da questa procedura? Non so se è chiaro. Su questo vorrei capire qual è il giudizio della Giunta.
PRESIDENTE. Va bene. Nel frattempo chiariamo questo aspetto. Prima di mettere in votazione il passaggio all'esame degli articoli, sospendiamo per quindici minuti la seduta per consentire a tutti i colleghi di prendere visione degli undici emendamenti che sono stati testé presentati.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 03, viene ripresa alle ore 18 e 38.)
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
PORCU, Segretario:
TITOLO I
NORME GENERALI
Art. 1
Principi generali
1. Allo scopo di perseguire le finalità di cui agli articoli 1, 2 e 3 della legge regionale 1° agosto 1975, n. 33, la Regione adotta il piano regionale dei trasporti come strumento fondamentale della politica regionale nel settore dei trasporti, in armonia con gli indirizzi di politica nazionale e in stretta integrazione con gli obiettivi della programmazione e lo sviluppo del territorio.
2. La Regione determina i propri interventi e coordina quelli degli enti locali e di ogni altro soggetto, pubblico e privato, operante nel settore del trasporto pubblico, in sede di piano regionale dei trasporti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Gabriele Satta. Ne ha facoltà.
SATTA GABRIELE (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io mi scuso anzitutto se questa mattina, in apertura dei lavori, sono stato assente perché trattenuto a Sassari per impegni politici e pertanto, pur avendo pregato il mio Gruppo di iscrivermi a parlare per la discussione generale, non sono potuto intervenire. Per questo farò alcune osservazioni di carattere generale parlando sull'articolato. Direi che anche l'incidente procedurale segnalato un quarto d'ora fa, che ha costretto all'interruzione dei lavori dell'Aula, evidenzia le difficoltà nelle quali ci si muove quando si affronta il tema dei trasporti in Sardegna. Io avevo preparato un intervento che iniziava testualmente così: "Arriva in aula, dopo lunghissima gestazione, il piano regionale dei trasporti". Un quarto d'ora fa mi sono accorto che sul piano procedurale questo poteva addirittura non sembrare vero e mi sono ulteriormente allarmato rispetto all'allarme che già avevo per la non forte attenzione che a questo tema, nonostante il molto parlare, il Consiglio e la Regione nel suo complesso hanno sempre dedicato. Ci sono voluti nove anni - la convenzione per gli studi del piano è del 17 aprile 1984 - perché il piano arrivasse in Aula. E non ci sono dubbi che quando la Commissione nel luglio del 1991 lo ha esitato fosse intendimento della Commissione che, nonostante tutti i difetti inseriti nella stesura del piano, quel documento fosse da approvare per dotare la Regione comunque di uno strumento essenziale che la ponesse alla pari delle altre Regioni nel confronto con lo Stato e con il piano generale dei trasporti che nel frattempo era stato predisposto.
In nove anni, con i due anni di attesa per l'Aula, il piano è indubbiamente invecchiato. Parole molte, dunque, e ipocrisie forse molte di più su questo argomento che, onorevoli colleghi, signor Presidente, non è un argomento tecnico ma è un argomento squisitamente politico, certamente con molte e permeanti connotazioni tecniche, ma squisitamente politico, come politico è l'Assessorato dei trasporti che invece spesso è stato considerato un Assessorato tecnico. E questo dovrebbe farci riflettere anche sulla moda del ricorso al tecnico e ai tecnici. Lo dico per quando non sarò più in quest'Aula, perché sia chiaro il mio pensiero anche perché mi pare che non stiano arrivando grandi segnali dai tecnici preposti ai molti dicasteri; parlo del Governo nazionale naturalmente, quindi i colleghi a livello regionale possono tirare un sospiro di sollievo. Quando il responsabile della produzione nazionale dice che bisogna far vela ai ristoranti, credo che questo dica tutto sul ruolo dei tecnici al Governo, quando si continua a tassare la casa o si aumenta l'imposta di fabbricazione sulla benzina credo che niente di nuovo si sia aggiunto al panorama politico dello sforzo impegnato dei tecnici, e parlo appunto del panorama nazionale. Per questo lo sforzo che va fatto è uno sforzo di comprensione politica e per questo sono anche personalmente contrario all'ipotesi che nel passato è stata ventilata, di accorpamento dell'Assessorato regionale dei trasporti ad altro Assessorato perché troppo rilevante è questa materia per lo sviluppo della Sardegna, e già il funzionamento della Commissione e quindi del Consiglio, risente dell'accorpamento delle competenze in una unica Commissione che deve interessarsi di moltissime cose e che naturalmente finisce per trascurare alcuni argomenti e per mandarne avanti altri.
Siamo un'isola - è una tautologia ma forse è meglio ricordarlo - e per questo il problema dei trasporti che è, ripeto, un problema essenzialmente politico, è un problema per noi determinante e per questo non debbono e non possono valere per noi i comuni canoni dell'analisi economica che andrebbe impostata sicuramente più sull'analisi dei costi e benefici che sull'analisi dei costi e ricavi ma che tuttavia non può essere impostata unicamente su questa strada. Questo non significa rinunciare a soluzioni ottimali ed economiche, significa che invece c'è una priorità politica da soddisfare e che l'analisi economica viene dopo. Quando, perfezionando gli studi universitari alla scuola Mattei dell'ENI, seguivo i corsi di analisi dei sistemi ho imparato una sorta di decalogo dell'impostazione di uno studio di system analysis che parte dalla descrizione del problema come primo dato e che si snoda attraverso l'analisi del sistema per giungere come terza tappa alla costruzione del modello, che è dunque la priorità, la quale presiede poi alla raccolta dei dati. Di solito si fa l'errore inverso, si raccolgono i dati e poi da questo si fa discendere tutto. Questa impostazione deve dunque prevalere, con questa priorità strettamente politica, nella impostazione delle politiche di piano in materia di trasporti, nel riconoscimento dunque che essere isola può essere, se non lo si supera, un handicap. C'è stato un tempo, che per fortuna va superandosi, in cui i portatori di handicap venivano tenuti "al chiuso" e c'è un tempo che per fortuna si va affermando nel quale la parità dei diritti di tutti e fra tutti porta ad uno sforzo straordinario per rimuovere le barriere che si frappongono ai portatori di handicap. Questo oggi forse è quasi diventato un fatto comune. Essere isola isolata - scusate la ripetizione - essere isola nell'isolamento è un handicap che va superato, e questa è forse la vera differenza tra la Sardegna e regioni della periferia e della provincia italiana, non dico delle più fortunate condizioni delle regioni più sviluppate. Siamo o no in Sardegna una società di massa, come si suol dire? Io credo di sì, i nostri costumi sono mutati e forse sono più imitati quelli che vediamo per televisione piuttosto che quelli che non riusciamo a vedere per impossibilità di interscambio fisico quotidianamente nelle altre regioni.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SERRI
(Segue SATTA GABRIELE.) C'è stato qualche processo di industrializzazione, io credo di sì, credo che la crisi che c'è anche in altre regioni differisca da noi solo per l'intensità con cui si manifesta, ma questo dato in un certo senso sia pure parziale, ci accomuna; partecipiamo in tempo reale alla vita del Paese, io credo di sì, abbiamo un regime di consumi molto elevato, lo si è constatato statisticamente in molte occasioni tanto da farne uno dei dati caratteristici del nostro essere società sarda all'interno della comunità nazionale. L'unica vera differenza importante e sostanziale è dunque la mobilità o meglio l'agevolezza e la certezza nella mobilità che mancano per i sardi, o quanto meno sono affievolite per i sardi e ci sono molto di più per altri cittadini italiani. Per questo lo sforzo deve essere straordinario e finché non avremo eliminato questo handicap non avremo superato la nostra emarginazione.
Questo significa tra l'altro uno sforzo di finanza superiore della Regione, dello Stato e della Comunità economica europea, sottolineo soprattutto quest'ultima, perché è in questo ambito che andrebbero risolte le storiche differenze delle regioni che compongono la comunità. Se andassimo a storicizzare la spesa per i trasporti sostenuta per la Sardegna, io credo che il nostro livello, paragonato a quello di altre regioni dell'Europa e anche del nostro Paese, si avvicinerebbe allo zero contro cifre molto rilevanti per altri. In secondo luogo, significa avere mezzi di trasporto fisicamente sovrabbondanti rispetto alle necessità medie. Del resto, per lunghi decenni, le ferrovie nel nostro Paese, non in Sardegna, hanno adottato questo sistema e hanno scontato questo maggior costo per la società. In terzo luogo, significa non rinunciare ad opzioni che altrove ci sono per vivere appunto come gli altri e per sentirci integrati. Quando noi parliamo del sistema ferroviario interno, e mi riferisco soprattutto in questa accezione al trasporto passeggeri, ma certamente non solo, non dobbiamo dimenticare che questa è una delle opzioni che debbono permanere possibili anche per noi sardi, per non essere condannati ad essere dei forzati dell'automobile e della strada statale 131 Carlo Felice, che già è in brutte condizioni e che vede assalti, per essere ridotta ancor peggio, dall'ANAS e dal Ministero. Questo significa che non dobbiamo rinunciare a grandi opere come la dorsale e alle grandi varianti per la riduzione dei tempi del trasporto passeggeri sulla ferrovia. Noi cioè dobbiamo fare parte del mondo reale con tutte le sue scelte reali, perché altrimenti rimarremo confinati in poche opzioni possibili, saremo già condannati a vivere solo realtà virtuali di improbabili futuri non nostri.
Da quanto ho detto discende che le decisioni che dobbiamo assumere sono decisioni politiche, e proprio per questo anche gli emendamenti che abbiamo preparato, e anche l'ultimo emendamento che propone una norma transitoria per l'approvazione contemporanea della legge e del piano in quanto documento, si pongono su una linea che rispetta questa logica. La Sardegna è senza piano regionale dei trasporti, pertanto non può opporre decisioni importanti a chi decisioni importanti in altre sedi prende sul nostro territorio e sulla nostra pelle.
Il piano generale dei trasporti nazionale ha riconosciuto principi importanti come quello del corridoio plurimodale sardo-continentale, che va riempito ancora più di contenuti, e come quello dell'accessibilità interna, problema anch'esso da risolvere. Questo disegno che costituisce pure un passo in avanti, ma non basta, rimane zoppo senza il supporto di un piano regionale dei trasporti quale che sia il suo contenuto. Per questo, al di là della bontà dei contenuti - certo carenze ce ne sono molte, ma non tutto è da buttar via - bisogna andare avanti e respingere l'eccessivo distruttivo criticismo di non pochi colleghi scontenti o scontentati che propinano in ogni occasione lo stantio ritornello battagliano del "e tutto da rifare, via". Come sapete un re spagnolo, Carlo V, aveva definito i sardi "pocos, locos y male unidos", e io voglio qui fare un appello ai colleghi perché non continuiamo a interpretare la realtà come "pocos, locos y male unidos" ma interpretiamo invece in chiave trasportistica questa famosa frase. Siamo pochi, la distanza abissale fra alcune regioni interne e altre regioni va colmata altrimenti diventiamo locos, siamo male unidos perché siamo collegati male. Essere uniti è un sistema di comunicazioni, siano queste di parole o siano fisiche come le strade e le ferrovie. Occorre andare avanti, abbiamo già perso due anni dal 3 luglio del 1991 quando la Commissione ha approvato il piano, e poi ha approvato anche la legge che insieme al piano oggi è in discussione; io non sto qui a rifare polemiche ma il piano era praticamente pronto all'inizio della legislatura dopo avere avuto una gestazione - mi avvio a concludere signor Presidente, credo che il tempo stia finendo - una gestazione di cinque anni. Occorre mettere un punto fermo e ripartire subito per aggiornare i contenuti, sapendo dei limiti intrinseci che il piano ha e sapendo anche dei limiti estrinseci, cioè la politica del Governo sempre più punitiva verso la Sardegna. Occorre prendere dunque consapevolezza dei limiti che sono contenuti nel piano e che per brevità ometto di riportare, ma furono evidenziati in una nota che portai in Commissione e che è agli atti per chi avesse voglia di consultarli. Occorre dunque prendere consapevolezza dei limiti di una concezione di parte superata, delle lacune del documento e delle correzioni necessarie; molte delle quali, peraltro, e qui vale l'invito ai colleghi a leggere attentamente i documenti contenuti nella nota integrativa approvata dalla Commissione il 3 luglio 1991. In quella nota c'è praticamente quasi tutto e ricordo che il nostro Gruppo allora fece uno sforzo per non buttar via il lavoro fatto e per approvare comunque il documento in modo da dotarci di uno strumento essenziale. Nella nota c'è infatti un tracciato preciso per l'aggiornamento del piano regionale dei trasporti, per un nuovo piano concepito per la Sardegna, non per i faraoni né tanto meno per i progettisti di altre infinite occasioni progettuali. Ci sono annotazioni anche specifiche sul sistema portuale, sul sistema ferroviario e su quello aereo. Non ritorno su questo.
Per concludere, occorre non rimanere ancora una volta indietro, ma avere uno spirito di certezza decisionale e politica. In legge ci sono alcuni emendamenti che propongono che entro quattro mesi ci sia un aggiornamento del piano, e ho ascoltato con molto interesse e condivido totalmente l'affermazione dell'Assessore che dice che questo sarà fatto con il coinvolgimento di quanti studiano davvero in Sardegna il fenomeno, perché - non paia questo provincialismo o vuoto sciovinismo - siamo diventati grandi, possiamo collegarci con il piano generale di sviluppo e fare gli studi in casa. Non bisogna fermarsi; per questo occorre oggi, pur con tutte le cautele, chiudere la stagione delle incertezze e di timori e rilanciare l'opera di pianificazione verso gli enunciati traguardi più elevati di vera fisica integrazione con il modo circostante. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli consiglieri, ritengo corretto il principio generale affermato all'articolo 1: il piano regionale dei trasporti visto come strumento fondamentale della politica regionale nel settore dei trasporti, in armonia con i piani di sviluppo nazionale e in particolare con la programmazione e lo sviluppo del territorio. Ricordando questo principio, avrei voluto che il piano dei trasporti presentato in Consiglio fosse conseguente e coerente con i principi affermati. Un piano di trasporti certo non è un obiettivo, è uno strumento. Ed è uno strumento di politica economica nel quadro di un processo generale di sviluppo, in altri termini uno strumento che serve alla realizzazione di un piano generale e dei piani territoriali di sviluppo; lo sviluppo che deve essere diffuso nel territorio. E perché lo sviluppo nel territorio possa diffondersi e realizzarsi è evidente che è necessario un adeguato sistema dei trasporti. Un piano dei trasporti diventa inutile se non c'è a sostegno e come obiettivo quello dello sviluppo generale del territorio.
La Regione deve avere un ruolo determinante in questo senso, un ruolo determinante perché possa programmare e attuare lo sviluppo economico in Sardegna. Senza poteri, senza funzioni, senza competenze, il Governo della Regione non può dare realizzazione allo sviluppo economico e allo stesso tempo al necessario strumento per raggiungere questi fini che è un piano dei trasporti. Poteri, certezze di risorse finanziarie, senza le quali anche un bellissimo e coerente piano di trasporti diventa pia intenzione e un libro dei sogni. Però, a mio parere, molti dubbi mi sorgono sugli obiettivi. Un piano di trasporti, viabilità, ferrovie, trasporti esterni, aerei e marittimi che devono servire quali scenari economici? Quelli del passato, no certamente perché vorremo essere proiettati verso un avvenire migliore. Gli scenari dell'economia sono in mutamento costante, specialmente in questi ultimi tempi. Siamo alla crisi delle miniere, pertanto della produzione di determinate materie prime, di determinate risorse; siamo alla crisi dell'industria chimica per cui lo scenario economico si va mutando, è mutato radicalmente. E se questo piano di trasporti è stato concepito, voluto, elaborato con dati del passato con uno scenario e una visione dello sviluppo e della realtà economica sarda di cinque, sei, dieci anni fa, che senso ha allora questo piano di trasporti che non serve come strumento di sviluppo di uno scenario economico che noi dobbiamo realizzare? Ecco perché la perplessità, il dubbio, quali scenari produttivi e dove localizzati? Anche demograficamente la popolazione della Sardegna continuerà ancora a inurbarsi, a concentrarsi in pochi poli oppure ci sarà invece una diffusione dell'incremento demografico, se ci sarà e in quali zone, in quali regioni, per quali prospettive di ordine economico? Questo scenario non l'abbiamo ancora sicuro e presente e, mancando questi scenari, è evidente che non possiamo neanche programmare strade, ferrovie, e quant'altro serve per servire questo sviluppo. E un piano di trasporti che non si collochi in questa prospettiva, che non cala su una realtà quanto meno programmata, su una realtà quanto meno ipotizzata, ebbene, si fonda e si costruisce sul nulla; è un piano di trasporti senza speranze, teso alla conservazione del passato perché al passato è riferito, quel passato che certamente non ci ha giovato, che non ci giova e che non ci potrà giovare. E allora, se questo passato noi dobbiamo profondamente mutare, è evidente anche che un piano dei trasporti deve essere mutato, cambiato, ipotizzato in un'altra direzione. I collegamenti esterni sono disegnati sul passato e non ottimali rispetto a una ipotesi di sviluppo capace di attivare un processo di accumulazione endogena; non ottimali pertanto le varie forme di trasporto e di mobilità interna e le loro stesse prospettate intermodalità. Per questo noi riteniamo di non poter votare questo articolo 1; voteremo contro, perché non troviamo nella realtà, nelle indicazioni del piano coerenze con i principi generali enunciati in questo articolo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (M.S.I.-D.N.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, si sta ripetendo in quest'Aula nella giornata odierna, per l'ennesima volta, una recita a soggetto che non ci piace per niente; ci sono stati proposti dalla Giunta regionale un disegno di legge ed un piano regionale dei trasporti - a proposito aspettiamo ancora che qualcuno dia una risposta al quesito sollevato poco fa dall'onorevole Selis, una risposta convincente - stiamo esaminando degli strumenti di legge provenienti dalla Giunta regionale, e tutti quanti in quest'Aula, dico tutti, esponenti rilevanti della mega maggioranza che sostiene questa super Giunta ed esponenti dell'opposizione, hanno sparato a zero contro il provvedimento di legge e contro il piano, hanno detto che non serve a niente; salvo qualche eccezione, onorevole Manchinu, ma dico tutti perché ho capito anche lo spirito profondo del suo intervento, l'ho capito, quindi mi permetta di interpretarlo in questa maniera. Tutti quanti hanno sparato a zero. L'onorevole Fantola l'ha definito un atto vecchio, costruito su dati inadeguati e superati, una vera iattura per la Sardegna, tiro le conclusioni io, se questo piano dovesse essere approvato.
Tutti quanti hanno parlato di un piano pessimo che denota tutti i suoi dieci anni di anzianità, di gestazione senza che qualcuno con un forcipe o meno lo facesse venire alla luce prima, ed ecco che adesso tutti quanti gli esponenti di questa mega maggioranza ci propongono di votare a favore di questo piano. Ora io chiedo che si sciolga finalmente il dubbio che mi assale da un po' di tempo a questa parte dentro quest'Aula; ci sono dei provvedimenti che vengono contestati da tutti quanti, che tutti quanti dicono inadeguati e qualche volta dannosi, ma che ci viene detto che dobbiamo votare perché se no succede di peggio. Noi non accettiamo più questa logica a cui certe volte ci siamo prestati nel recente passato. Ci siamo turati il naso perché così voleva il bon ton dei rapporti consiliari, perché così voleva un certo spirito di servizio che pure le opposizioni come la nostra debbono avere nei confronti della realtà sarda. Però è giunto il momento che ognuno si assuma le sue responsabilità; questa Giunta e questa maggioranza stanno rapidamente esaurendo quel bonus che gli era stato concesso, anzi se dobbiamo giudicare dalle ultime vicende politiche e da quelle che seguiranno in queste ore, in questi giorni, sulla cosiddetta verifica tra i partiti di maggioranza, hanno già esaurito il loro compito ed il loro ruolo. E mi meraviglia molto che dappertutto si parli di questi fatti salvo che nell'aula del Consiglio regionale. Qui non se ne parla, sembra che non ci sia crisi nella maggioranza; sembra che questa maggioranza sia compatta e avviata felicemente a concludere questa legislatura; quando noi sappiamo invece che un giorno sì e l'altro pure i siluri partono in continuazione e sono siluri che creano più danni di quelli provocati all'aereo di Ustica di cui si è celebrato l'anniversario pochi giorni fa. E allora, signori del Consiglio, onorevoli Assessori, voi pochi Assessori che venite in quest'Aula, anche quando si fanno dibattiti importanti come questo sul piano regionale dei trasporti, perché non vedo la stragrande maggioranza degli Assessori in aula. Sono sedute e sedute che non si vede tutta la Giunta compatta, sono sedute e sedute che non vediamo Assessori importanti, sono sedute e sedute che certi Assessori vengono qua, mettono la borsa al loro posto e se ne vanno, ma la borsa di un Assessore non è come l'Assessore, noi vogliamo vedere l'Assessore che viene qua. Non costringete veramente l'opposizione ad usare, come d'ora in poi li userà, tutti gli strumenti che il Regolamento mette a disposizione per far venire alla luce queste contraddizioni che stanno caratterizzando questa Giunta regionale. Non è possibile che si continui ad andare avanti così, non è possibile che si scarichino sul Consiglio tutte le contraddizioni che sono nella Giunta. Non è possibile, signor Presidente del Consiglio, che io come consigliere regionale, componente della Commissione sanità del Consiglio regionale, debba leggermi i giornali per sapere che cosa ha fatto la Giunta sui problemi della sanità, e debba sentirmi quello che capita nella sanità dalle interviste che in abbondanza, utilizzando molto del suo tempo, l'Assessore della sanità concede alle varie televisioni private e ai giornali, bacchettando anche la Commissione sanità del Consiglio regionale che va a visitare i nosocomi cittadini; perché si giunge a questo: che Assessori che non si fanno mai vedere in Aula bacchettano i consiglieri quando questi si recano negli ospedali. Io pongo problemi di carattere politico, signor Presidente del Consiglio, signori della maggioranza, se ci siete battete un colpo, perché oramai la Sardegna veramente avrà un danno dalla vostra permanenza nella Giunta regionale.
Non parliamo quindi della questione stretta che riguarda il piano regionale dei trasporti, non è possibile che si continui ancora adesso a ciurlare nel manico. Ora, siccome ho visto che poco fa ha chiesto di parlare e parlerà tra poco il Presidente della Commissione finanze, vorrei chiedergli che mi dica perché nella presentazione del progetto 181 c'è scritto che la Commissione finanze non ha espresso il proprio parere di competenza entro i termini previsti dal Regolamento. Ora, su una questione di così grande rilevanza, perché veramente non si fa niente se non ci sono i soldi, come mai questo progetto arriva in Aula senza un parere della Commissione finanze? Non si tratta di pochi spiccioli ma si tratta di un impegno fondamentale per la regione negli anni futuri; e arriva senza il parere finanziario, signori della Giunta. Questo dimostra ancora una volta lo scollamento tra la Giunta e il Consiglio, uno scollamento che chiede, per il bene della Sardegna, di essere rimosso immediatamente. I partiti escano allo scoperto, non facciano verifiche più o meno nell'ombra, dicano veramente quello che vogliono. Siamo a un anno dalle elezioni regionali e il popolo sardo ha diritto di vedere quali scenari si profilano per l'anno venturo, con quale Giunta devono andare a quelle elezioni, con quale maggioranza, e se questa maggioranza non è in grado di governare, se ne vada, lo abbiamo già chiesto parecchie volte, lo ripetiamo qua, se ne vada, perché chi rimane al suo posto contro la volontà degli dei è destinato a perdersi; però perderà con se stesso anche la Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (D.C.). Presidente, ho chiesto di parlare brevissimamente, intanto per dare preliminarmente una risposta all'onorevole Porcu che lamenta che sul disegno di legge numero 181 non sia stato espresso il parere della Commissione e che il disegno di legge sia arrivato in Aula per decorrenza di termini. L'importo finanziario previsto dal disegno di legge è di 24 milioni, naturalmente questo non è il piano dei trasporti, è una disegno di legge che autorizza una spesa modesta e che stabilisce una procedura; quindi ha un aspetto politico importante, ma finanziariamente trascurabile. Quando ci sono provvedimenti sui quali noi dobbiamo esprimere un parere finanziario per un importo così modesto, non potendo noi entrare nel merito, ma dovendo solo pronunciarci sull'aspetto finanziario, molte volte si lasciano anche andare per decorrenza dei termini per abbreviare. Questo non toglie nulla all'importanza del disegno di legge che non è data dall'importo della spesa ma è data dal fatto che stabilisca una procedura ed è proprio sulla procedura che io poco fa interloquivo e chiedevo all'Assessore se, una volta approvata noi dovremo in base a questa procedura approvare il piano dei trasporti. Perché il problema è proprio questo, avevo la consapevolezza che oggi all'ordine del giorno ci fosse il disegno di legge 181 dal titolo "piano regionale dei trasporti" ma che non ci fosse all'ordine del giorno - ho rivisto anche il telegramma di convocazione, spero di non sbagliarmi - il piano regionale dei trasporti come documento di piano. A mio avviso, se si discute una legge di procedura non si può poi pensare di approvare subito dopo il piano regionale dei trasporti come documento di piano. A mio avviso, se si discute una legge di procedura non si può poi pensare di approvare subito dopo il piano regionale dei trasporti, perché evidentemente la legge di procedura disciplina una procedura che noi giudichiamo carente e che riteniamo indispensabile per approvare il piano.
Dopo l'interruzione io non ho avuto la risposta su questo. Mi è parso di sentire che si è corso ai ripari, forse c'è un emendamento che io non conosco, non so chi lo conosce, non sono in grado di dire cosa c'è scritto, ne discuteremo quando arriva, immagino che ci sia scritto che in via transitoria... non so cosa si faccia in via transitoria, però non credo che l'emendamento nella sostanza rimedi ad un fatto, la Giunta ritiene che ci sia una carenza procedurale e propone una norma procedurale perché disciplini la predisposizione del piano, poi subito dopo si chiede di approvare il piano, il che mi sembra un fatto incongruo. E anche se ci fosse questo emendamento che io non conosco e che dovrei vedere per giudicare, anche se questa norma dicesse: "In via transitoria si approva il piano", prima che questo emendamento diventi norma e quindi ci consenta comunque di approvare il piano, il disegno di legge deve essere approvato e diventare legge. Anche per questo motivo, e perché non era all'ordine del giorno e perché la Giunta propone una norma di procedura, non ritengo che debba farsi oggi. Altra cosa è se la Giunta dicesse che si seguono le procedure della legge 33, allora ridiscutiamo della procedura della 33, ma non si capisce perché predisponiamo questa norma di legge per dettare un'altra procedura. Se c'è già una procedura che si può applicare e che ci consenta di votare il piano, non si capisce perché dettiamo una nuova procedura. Per questi motivi io credo che noi dobbiamo riflettere un momento se la Giunta ritiene, e io credo che lo ritenga, la Commissione l'ha ritenuto importante, che venga definita la procedura di approvazione del piano, variamo la procedura, e poi in un momento successivo approviamo il piano.
Dire queste cose non significa - lo dico al collega Satta di cui apprezzo la lucidità degli interventi e anche lo sforzo per cercare di salvare, se mi consentite, capra e cavoli, però io credo che noi, soprattutto in una maggioranza così ampia della quale io ribadisco la validità sino a prova contraria, non dobbiamo cercare di nasconderci dietro un dito - approvare oggi il piano, o sollevare delle eccezioni, o delle perplessità come io sto facendo e come altri colleghi hanno fatto stamattina, non significa dire che non c'è urgenza e che stiamo facendo una politica dilatoria. Tutti quanti sappiamo l'importanza del piano dei trasporti, non credo che ci sia qualcuno più sensibile e qualche altro meno sensibile, siamo tutti quanti sensibili al problema dei trasporti. Non è in gioco la minore o maggiore sensibilità per l'importanza dei trasporti; siamo consapevoli della loro importanza strategica per lo sviluppo, per la qualità della vita, tutte cose che sono state richiamate e che io non ripeto, ma sulle quali mi trovo perfettamente consenziente; pongo però il problema fondamentale in quest'Aula che atti e fatti e documenti e programmi di questa portata abbiano un chiaro quadro di riferimento procedurale che, una volta approvati, si capisca che cosa abbiamo approvato, come li abbiamo discussi, con che procedura li abbiamo approvati. Queste cose non sono chiare; se la Giunta e la Commissione ritengono che bisogna dettare norme, vuol dire che non è chiara la procedura, se fosse chiara la procedura in base alla quale oggi possiamo votare il piano, non si capisce perché abbiamo dettato una norma nuova. Queste osservazioni non tendono a dilazionare il piano, tendono a chiarirci quali sono le norme e il quadro di riferimento che regolano l'attività di quest'Aula. Questa è la sede legislativa, abbiamo necessità di avere chiarezza nelle cose e nelle procedure; non mi sembra che si il caso di dividerci su un fatto di questo genere, posto che tutti siamo consapevoli dell'importanza del piano dei trasporti. Siamo consapevoli tutti in uguale misura dell'urgenza dell'approvazione del piano dei trasporti, ma io credo e spero che siamo ugualmente consapevoli del fatto che questo piano va approvato, discusso, votato con una chiarezza procedurale che oggi non c'è, perché stiamo discutendo di queste cose, e non c'è anche perché io ribadisco che non era all'ordine del giorno. Non capisco per quale motivo questo discorso non possa essere valutato nella giusta misura e nel giusto modo, e il giusto modo è approvare oggi la legge e approvare in un momento successivo, senza andare alle calende greche, il piano, facendo - e lo dico alla Giunta - uno sforzo anche perché questi documenti che sono sì approvati nel '91 dalla Commissione, sono retrodatati di una decina d'anni. Se io apro a caso vedo dati che si fermano all'87, e credo che in questi anni vi sia stata una evoluzione. Suggerivo all'Assessore, in maniera informale, di predisporre uno stralcio del piano per le urgenze e le strategie, e questo si può approvare anche nella prossima tornata, e poi prendere un lasso di tempo un po' più ampio per consentire un aggiornamento del piano per le parti per cui questo è necessario, e consentire al Consiglio di votare un documento non con strategie di cinque o sei anni fa, perché anche se si è fatto un tentativo di aggiornamento tre anni fa il documento è datato.
Possiamo votare in tempi brevi le strategie di emergenza e con un lasso di tempo un po' più ampio un documento di piano che sia avvero un documento di piano, che sia fondato nelle analisi, aggiornato nei dati, meditato nelle strategie, e questo proprio per consentire a tutti noi di non dividerci su chi ritiene di poter rivendicare maggiore sensibilità sul problema dei trasporti e quelli che sono meno sensibili, perché non è questo in discussione. Io do atto a tutti i colleghi di tutte le parti politiche di avere uguale sensibilità e uguale preoccupazione. Quello che stiamo discutendo non è se la mia preoccupazione è maggiore o minore di quella dei colleghi, quello che stiamo discutendo è da un lato il quadro di riferimento procedurale, che non è per niente chiaro e che oggi va chiarito, dall'altro i contenuti di questo documento che, anche perché non è oggi all'ordine del giorno, forse non è stato adeguatamente esaminato, per consentire alla Giunta stessa di riproporci un documento aggiornato, in tempi brevi per le parti urgenti, in tempi più ampi per le parti che meritano un aggiornamento e una verifica più approfondita.
Io credo che su queste cose noi dobbiamo evitare di dividerci e trovare delle convergenze. Questo è il senso della maggioranza, che io a differenza dell'onorevole Porcu sostengo; questa maggioranza ha un senso se su queste cose si trovano le occasioni non per dividersi e rivendicare la propria maggiore sensibilità sul piano dei trasporti, ma per confrontarsi e trovare, sui grandi temi come questo dei trasporti, sui quali io condivido che siamo in ritardo, alcune strategie, alcuni modi di fare, alcuni comportamenti che ci consentano di avviare un rapporto dialettico col Governo per rivendicare e per realizzare progetti essenziali per lo sviluppo. Mi pare che è su questo tema, su questa capacità di trovare unità, di trovare un confronto, di trovare un dialogo, che la maggioranza verifica la propria autonomia. Se naturalmente questa capacità non ci fosse, se anche su cose sulle quali dovremmo essere tutti uniti, andassimo avanti cercando escamotage procedurali per approvare questo o quell'altro documento, la maggioranza dimostrerebbe una qualche debolezza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Sandro Usai. Ne ha facoltà
USAI SANDRO (D.C.). Io, onorevole Presidente, avrei gradito che queste osservazioni pur fondate del collega Selis fossero state fatte all'inizio di questa giornata, perché qua assistiamo a uno strano fenomeno: ci sono consiglieri che vengono in aula dopo essersi letti i documenti, averli meditati, intervengono, discutono, e ci sono dei consiglieri che non sanno nemmeno da che parte sta il piano dei trasporti, che non si leggono i documenti, e giustamente chiedono che si rinvii, si aggiorni tutto quanto. Noi stiamo, in questo strano Consiglio, a discutere un piano licenziato due anni fa dalla Commissione consiliare. Credo che tanti consiglieri molto attenti al problema dei trasporti abbiano fatto bene a interessarsi di questo problema da due anni a questa parte, i Capigruppo probabilmente a chiederne sollecitamente la discussione, tutti quanti a meditare su questo problema, ma ho l'impressione che molti consiglieri non abbiano mai meditato su questo problema e che parlino in modo superficiale, senza offesa per nessuno.
La richiesta dell'onorevole Selis non ci porta a tempi brevi, ci porta a tempi lunghi: significa praticamente riscrivere un piano, commissionare un piano a qualche società, impiegare altri due o tre anni e quindi comunque non concludere in questa legislatura. Io, signori consiglieri, ho di questa legislatura una prima esperienza totalmente negativa, perché non è possibile che questo Consiglio lavori con questo ritmo e con questa produttività. La settimana scorsa abbiamo lavorato in Commissione tre ore, questa settimana stiamo lavorando a vuoto mezza giornata, probabilmente chissà quando ci rincontreremo per discutere di chissà quali problemi e di problemi più importanti probabilmente di questi. Io credo che si debba fare uno sforzo di fiducia nella Giunta e nell'impegno che la Giunta assume di portare tra quattro mesi un'integrazione a questo piano e che questo piano vada comunque licenziato in questa seduta perché, al di là di tanti discorsi, credo che non daremmo una risposta seria al nostro elettorato se dopo due anni di attesa di questo piano licenziato dalla Commissione anche oggi lo rinviassimo alle calende greche. Credo che avremo occasione sicuramente per poi interloquire sui dettagli di questo programma, perché sono le priorità che vengono portate in Aula a decidere l'effettiva programmazione, ma credo che questo documento, che sicuramente è criticabile - ma certamente altri due anni non migliorerebbero la suz struttura fondamentale - vada, comunque, in questa sede approvato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Leonardo Ladu. Ne ha facoltà.
LADU LEONARDO (P.D.S.). Perché i nostri orientamenti non vengano in alcun modo interpretati come forzatura o, come dire occasioni di rottura, e nella consapevolezza che anche il collega Selis propone intenti sicuramente costruttivi, credo che si debbano considerare le proposte di emendamento presentate dalla Giunta alla luce anche della storia di questa vicenda, che si è svolta negli anni trascorsi, due anni fa, allorché noi eravamo all'opposizione -era assessore Desini -e tuttavia ritenevamo questo atto fondamentale per definire le linee della programmazione regionale in questo settore.
La nostra opposizione era allora piuttosto accentuata e, secondo la Giunta, radicale; ma su questo atto programmatico il concorso dei commissari dell'opposizione non solo della nostra parte politica fu sicuramente di concorso costruttivo per modificare e aggiornare il piano col documento integrativo e interpretammo che contestualmente si sarebbero approvati la legge e il piano dei trasporti. Forse allora la nostra interpretazione era errata, non teneva conto di alcune considerazioni procedurali che lei propone, ma la Commissione si pose quella questione, la valutò e la definì e solo dopo una decisione sostanzialmente unanime, il documento fu inviato all'esame della Commissione programmazione che poi non ha dato il parere. Quindi questa questione è stata discussa sicuramente dalle forze politiche nella Commissione trasporti, in tutti gli aspetti di merito e anche di procedura formale e tuttavia, raccogliendo alcune perplessità e difficoltà non sicuramente immotivate, mi sembra che la Giunta proponga un emendamento che prevede una norma transitoria e, credo, nella contestualità dell'approvazione, per il futuro, comunque, proponga una procedura più chiara e più netta. Quindi, rispetto a queste considerazioni altrettanto costruttive e sicuramente animate da spirito unitario, costruito non oggi ma negli anni, dagli anni più recenti a quelli più lontani, noi crediamo che l'orientamento della Giunta vada sostenuto e che quest'atto fondamentale della programmazione regionale oggi insieme alla legge di accompagnamento debba essere approvato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Meloni. Ne ha facoltà.
MELONI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che qualche riflessione ancora, prima di passare all'esame dell'articolato, debba essere fatta, un po' per i dubbi e le perplessità di carattere procedurale che sono state espresse da più parti, e un po' perché, pur essendo chiusa la discussione generale, si introducono degli emendamenti che riaprono tutto il discorso, che modificano completamente il disegno di legge. Io ho appena avuto modo di leggere l'emendamento numero 12 presentato dalla Giunta laddove si dice che "in sede di prima applicazione il piano regionale dei trasporti è allegato alla presente legge della quale costituisce parte integrante". Queste parole hanno significati precisi; a mio parere questo non significa che il Consiglio in questo momento sta approvando il piano dei trasporti, si sta dicendo che il piano dei trasporti viene allegato come parte integrante. Allora, signor Presidente, onorevoli colleghi, perché credo che il piano dei trasporti non sia le due paginette o i quattro articoli del testo di legge che è stato illustrato, chiedo che si sospenda la seduta e che il piano dei trasporti che fa parte integrante di questo disegno di legge venga distribuito in aula a tutti i consiglieri. Onorevole Satta, io chiedo che venga distribuito a tutti i consiglieri, perché io che non faccio parte della Commissione trasporti...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il piano regionale è stato distribuito a tutti i consiglieri qualche settimana fa.
MELONI (P.S.d'Az.). Le risulta che sia stato distribuito? Comunque, posto che i consiglieri abbiano avuto il piano dei trasporti, che oggi non è disponibile in aula per poterne avere visione, io credo che, leggendo anche l'articolo 4 del disegno di legge che stiamo discutendo, laddove si dice che il piano regionale dei trasporti è approvato dal Consiglio regionale, questa norma transitoria - e faccio questa osservazione per una questione di carattere generale, prima di passare all'approvazione dell'articolato - questa norma transitoria comporti necessariamente che il piano, articolo per articolo, venga discusso, venga approvato e venga messo in votazione, che si entri necessariamente nel merito del piano dei trasporti, che non si possa approvare una norma di questo tenore in qualche modo andando a modificare radicalmente invece il disegno di legge "181" che altro prevedeva e altro prevede. Sino a questo momento noi stiamo discutendo il disegno di legge "181" che dice esclusivamente che il piano regionale dei trasporti è approvato dal Consiglio regionale e giustamente, ha osservato l'onorevole Selis, perché questo possa avvenire - e non si può fare attraverso una norma transitoria dando valore di legge ad un allegato o che si pretende di allegare - occorre che la legge che dichiara la competenza del Consiglio regionale ad approvare il piano dei trasporti sia una legge vigente, cioè sia stata approvata e sia stata pubblicata.
Io non vorrei che si facessero, un po' per la fretta e un po' per l'esigenza che io capisco di andare avanti, e di sbloccare...
(Interruzioni)
Sono d'accordo che c'è fretta, certo, se il disegno di legge della Giunta risale al febbraio 1991, se è stato esitato dalla Commissione nel febbraio del 1992, forse c'è necessità davvero di avere un po' di fretta visto che siamo arrivati adesso a Giungo del 1993. C'è fretta! Evidentemente l'ingresso della maggiore forza di opposizione in questa mega maggioranza sta avendo la capacità di smuovere delle cose che non andavano avanti, perché stranamente stanno prendendo l'avvio il piano commerciale, il piano dei parchi, il piano dei trasporti, la ristrutturazione degli enti. Prendiamo atto di questo, evidentemente la modifica della maggioranza e l'ingresso di questa grande forza, che sino all'altro giorno era all'opposizione, ha avuto la capacità di smuovere altre forze politiche che sino adesso avevano amministrato e che erano state incapaci di portare a soluzione questi problemi. Il merito, ovviamente, va a chi queste cose sta facendo, ne dobbiamo dare atto, però non vorrei che per la fretta di arrivare a dei risultati positivi si facessero poi le cose male.
Tornando al piano dei trasporti, mi chiedo come si colloca in questo piano la prevista soppressione dell'ARST, cioè il cambiamento del sistema degli enti che operano nei trasporti. Vogliamo tenerne conto? La Giunta porta avanti delle proposta che sono di modificazione complessiva di strumenti che erano in itinere e che quindi vanno rivisti, che non possono essere lasciati così. Non si può andare avanti per compartimenti stagno, la prevista soppressione dell'ARST comporta necessariamente anche qualche riflessione nel momento in cui andremo a vedere - perché non possiamo fare a meno di vederlo in Aula - il piano dei trasporti e ad approvarlo. Se lo si vuole fare, lo si deve fare, ripeto, avendolo a disposizione e esaminandolo punto per punto, e chiedo scusa all'onorevole Usai che invece è così attento e che ha affermato che ci sono dei consiglieri che sembrerebbe chiedano rinvii solo perché non sono conoscenza dei problemi o perché non seguono i lavori del Consiglio. Io credo che la responsabilità di ciascuno di noi si manifesta seriamente nel lavoro che ciascuno di noi fa in Commissione, nei contributi che dà in Aula e non credo sia compito degli altri colleghi fare osservazioni di questo tipo.
Per concludere, signor Presidente, avrei gradito, e gradisco ancora sapere, perché ne abbiamo fatto domanda esplicita da tempo, in nome della trasparenza, sapere quanto è costato il piano dei trasporti, quanto è costato l'aggiornamento del piano dei trasporti, quanto sono costate le convenzioni e gli studi disposti in tutti questi anni dalla Giunta e dal Consiglio regionale, quale parte del piano dei trasporti, seppure non approvato, è stata attuata, a che punto sono le convenzioni che devono portare alla realizzazione di alcune strutture previste dal piano dei trasporti e mi riferisco ai centri intermodali, ai centri di interscambio merci per i quali, a quanto ho appreso dalla stampa, ci sono state persino interrogazioni in Parlamento. Evidentemente, per avere certe notizie forse la strada è quella di rivolgersi al Parlamento, considerato che qua non siamo riusciti finora ad averle.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Noi non abbiamo chiesto stamane durante la discussione generale, intervenendo nel merito, né chiediamo a questo punto nessuna sospensione. C'è una maggioranza larghissima, più che autosufficiente, che può permettersi molti lussi, ivi compreso quello di riaprire la discussione generale quando lo ritiene e la minoranza ascolta. Se capita talvolta all'opposizione di sbordare di un minuto piovono bacchettate, ma non importa! Si può permettere il lusso questa maggioranza, di tenere una riunione importante di verifica, che, come annunciano gli organi di informazione, è in corso a Villa Devoto, nella sede cioè della Regione, per cui un pezzo importante della Giunta, organo istituzionale della Regione, interlocutore necessario del Consiglio regionale, salvo eventi eccezionali improrogabili, e non presenza formale, senza nulla togliere agli Assessori presenti, a iniziare dall'Assessore dei trasporti che sa bene quel che si tratta, sa fare il suo mestiere, non è presente in Aula. Nessuna maggioranza, mai, credo si sia permessa un lusso del genere, di poter chiamare le parti dirigenti dei Gruppi ad un'attività politica parallela a quella del Consiglio regionale. Sempre nel corso della riunione del Consiglio, questa mattina, si è tenuta una conferenza stampa del Gruppo di maggioranza relativa per illustrare un convegno sull'urbanistica, sulle coste, che si terrà sabato. L'Assessore della pubblica istruzione, al tavolo della Presidenza, del partito di maggioranza relativo, il partito che lo ha indicato - tecnicamente si era detto e non politicamente - ha illustrato il convegno che un partito politico terrà sabato prossimo. Accade tutto ciò in questo stato di confusione che non è solo procedurale ma che è di profonda confusione politica; ragione per la quale chi ha voglia di avere fede abbia fede. Ognuno ha fede in qualche cosa, Usai dice di aver fede in questo piano dei trasporti; io non credo che il collega Usai abbia fede in questo piano per i trasporti, credo che abbia fede e conoscenza, e anche scienza per quanto la scienza può essere applicata a queste cose; e così altri colleghi che conoscono bene il piano, naturalmente in tutte le cose c'è un ottica, c'è un punto di vista. Il fatto è che il Consiglio regionale ha ritenuto, nella sua autonomia - non che questo possa essere un rimprovero per alcuno - di discutere sommariamente la legge e il piano, e io ho sentito stamane, nel corso della discussione generale, interventi di prima qualità - non ho titoli per dare voti a nessuno - ho ascoltato e ho anche imparato, ho sentito critiche anche fondate, da parte di diversi consiglieri, a iniziare, e questo sarebbe ovvio, dall'intervento svolto dal collega del nostro Gruppo, dal collega Morittu. Ho sentito interventi di altri colleghi, anche di maggioranza, di quanti sono intervenuti stamane, e non c'è stato un consigliere regionale che abbia condiviso, a parte la critica del dire e non dire, la critica per modo di dire, di fede del collega Usai, tutti gli altri colleghi, anche della maggioranza, hanno detto cose molto importanti, rilevanti, che i consiglieri presenti, non quelli che non c'erano, hanno udito e hanno valutato, e quindi si sono formati una opinione. Questo pomeriggio succedono delle cose un pochino più strane di quelle successe prima, perché essere o non essere in Aula è un fatto, se volete, di responsabilità; chi vuole c'è, chi non vuole fa altro. Condividere o non condividere un provvedimento presentato dalla Giunta - che dovrebbe presupporre una maggioranza, non una qualsiasi maggioranza occasionale, ma quella che l'ha espressa, quella che la legittima, quella che fa sì che la Giunta abbia titolo ad esserci - poco importa, perché fa parte della dialettica politica, perché è espressione di libertà, autonomia e responsabilità, però stasera accadono fatti che non possono non essere rilevati. E io chiedo una sola cosa, a titolo di chiarimento, non faccio nessuna obiezione, nessuna eccezione procedurale; se il Consiglio ritiene di essere in condizione di approvare, approvi; cioè se le regole sono rispettate - e qui c'è chi ha la responsabilità di far rispettare le regole, e la responsabilità quando le regole non sono poi rispettate, di eccepire in tutte le sedi - se le regole e le procedure sono rispettate, se la maggioranza condivide, si approvi, però un chiarimento deve essere dato. L'emendamento numero 12 è pervenuto ai consiglieri poco fa, comunque è pervenuto in un momento successivo sicuramente alla conclusione della discussione generale. Io chiedo il chiarimento e chiedo che risulti a verbale la mia domanda e che sia dato conto del perché questo emendamento non è pervenuto prima della conclusione della discussione generale, posto che l'intervento dell'onorevole Satta si svolgeva sull'articolo 1, quindi quando già si era passati all'articolato. La riunione del Consiglio era stata sospesa del presidente Floris per un quarto d'ora, proprio perché i Gruppi e i consiglieri potessero prendere in considerazione gli emendamenti, ben si intende gli emendamenti che nel corso della sospensione c'erano, non quelli che non c'erano. Poi ne è pervenuto un altro. Ma non è anche questo un fatto formalistico, è un fatto sostanziale, perché l'articolo 12 vorrebbe ovviare all'obiezione che non è solo procedurale ma è politica, ed è politica fondamentale, che ha sollevato l'onorevole Selis. L'onorevole Selis avanza l'obiezione di carattere politico che, siccome stiamo approvando la legge che prevede le procedure di approvazione del piano, è chiaro che prima dobbiamo avere le regole e poi il risultato di quelle regole. Io non posso dire che mentre approvo le regole che dicono come si fa il piano, ho anche già predisposto il piano, a meno che non dica che queste regole valgono per il futuro, cioè sto decidendo oggi, siccome il piano è triennale, le procedure per il 1997. Posto che il piano è per il triennio 1993-1996, sto facendo le regole per il 1997. Anche questa è una scelta. Sarebbe più giusto lasciare che le regole per il 1997 le faccia chi sarà in quest'Aula nel 1996. Io spero e penso che nel 1996 ci sarete tutti, però qualcuno di quelli che votano oggi potrebbe non esserci, e quindi mi parrebbe eccessivo fare le regole oggi per il 1997. Non solo, ma questo emendamento dice una cosa che io voglio capire, dice che il piano 1993-1994-1995 (ho sbagliato di un anno, chiedo scusa) è un allegato alla presente legge e ne costituisce parte integrante. Io non conoscevo questa categoria giuridica, so che il Consiglio regionale approva leggi e regolamenti in base allo Statuto di autonomia, che è norma costituzionale, poi conosco una norma di attuazione che dice che il Consiglio regionale oltre ai poteri legislativi e regolamentari di cui all'articolo dello Statuto può approvare altri provvedimenti, che si intende sono provvedimenti amministrativi, se non sono provvedimenti né legislativi né regolamentari. La categoria dell'allegato alla legge, della parte integrante della legge, io non la conoscevo, non credo che sia una cosa mai adottata, perché è inadottabile. Una parte integrante di una legge è una legge. Allora con questo emendamento, che io ritengo non sia stato presentato entro i termini regolamentari, il piano dei trasporti diventa parte integrante della legge, ha valore di legge, ogni articolo di quel piano è un articolo di legge. E allora se così è, hanno detto alcuni colleghi, va istruito, discusso e approvato in Aula segnando le procedure previste per i provvedimenti legislativi, ivi compresa la discussione articolo per articolo, perché allegato per essere parte integrante, una cosa che è parte integrante di un'altra cosa costituisce la cosa, contribuisce a fare la cosa. Quindi il piano in questo modo diventerebbe legge e io non credo che un piano sia legge; un piano è un piano. E quindi va approvato anche dal Consiglio regionale, se il Consiglio lo vuole lo approvi, ma viene approvato con una approvazione che ha un'altra natura, che è una approvazione di carattere amministrativo, così come si approvano gli altri piani, come si approvano tutti gli atti di programmazione. L'obiezione è stata sollevata, e non credo sia un prurito e neppure una escandescenza, perché il collega Selis in genere è abbastanza morbido, anche nel suo modo di esporre, e poi non sempre alla morbidezza dei toni corrisponde anche la morbidezza dei contenuti e viceversa, però l'obiezione è stata sollevata dal Presidente della Commissione programmazione di questo Consiglio, perché il piano dei trasporti è uno dei grandi atti della programmazione, e obiezioni di fondo hanno sollevato stamane il collega Baroschi, Presidente di una Commissione istituzionale, e così altri colleghi che hanno incarichi di rilievo in questo Consiglio cioè verso i quali, non per una questione di prestigio ma di funzione, di organizzazione dei poteri interni anche al Consiglio, di fronte a obiezioni di fondo si pensa che vi debbano essere cenni di risposta, o comunque una dialettica che si sviluppi, che sia del livello e della qualità di quella che è stata posta all'attenzione del Consiglio.
Ho evidenziato la necessità di alcuni chiarimenti che attengono alle procedure e alla sostanza. Il nostro giudizio rimane fermamente critico, come ha detto stamane il collega Morittu, sui contenuti di questo piano, che non pianifica nulla, che raccoglie studi e cose fatte negli anni, quasi che il tempo passasse inutilmente e le cose non cambiassero. Quando sono cambiate le cose, è inutile non voler cambiare le cose scritte in relazione a situazioni ormai superate. Il piano non sarebbe più un piano, ma una finzione. Il consiglio più saggio che è stato dato è di non perdere tempo, ma di guadagnare tempo, entrando nel merito e migliorandolo subito con i contributi che già qui sono stati dati e con quelli che potrebbero ancora pervenire, però io non sto chiedendo una sospensione, l'hanno chiesta diversi colleghi della maggioranza che se ritengono di dover insistere insisteranno. Noi siamo l'opposizione, diamo un giudizio fortemente critico e voteremo contro, però c'è un aspetto che non è questione di maggioranza o di opposizione, e riguarda la correttezza dei modi attraverso cui il Consiglio è chiamato ad approvare i provvedimenti, e su questo noi chiediamo che sia fatta chiarezza prima che si proceda ulteriormente negli atti di approvazione.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 12, quello riguardante la norma transitoria, è stato presentato durante l'interruzione dei lavori, quindi prima del passaggio all'esame degli articoli.
Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
MEREU ORAZIO, Segretario:
Art. 2
Piano nazionale dei trasporti
1. La Regione, ai sensi della legislazione statale, concorre organicamente alla elaborazione del piano nazionale dei trasporti approntando il sistema di diretta competenza regionale e, in armonia con le linee e le procedure indicate dal piano generale dei trasporti, anche progetti di rilevanza nazionale e internazionale, di competenza degli organi centrali dello Stato.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
MEREU ORAZIO, Segretario:
Art. 3
Piano regionale dei trasporti
1. Il piano regionale dei trasporti ha validità triennale ed è preordinato al raggiungimento dei seguenti obiettivi:
a) definire il piano progettuale del corridoio plurimodale sardo-continentale;
b) assicurare un sistema coordinato e integrato di mobilità che realizzi il collegamento ottimale di tutte le parti del territorio regionale;
c) favorire e promuovere l'integrazione del trasporto di persone e di merci tra servizi e infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali e aeroportuali;
d) migliorare la viabilità regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (P.S.d'Az.). Nell'articolo 3 noi evidenziamo delle contraddizioni profonde e stridenti quando alla lettera b) si parla di un sistema coordinato e integrato di mobilità che realizzi il collegamento ottimale di tutte le parti del territorio regionale; ed ancora alla lettera d) di migliorare la viabilità regionale. Ora ancora una volta si affermano dei principi, delle buone intenzioni, coerenti, corrette, non contestabili certamente, che poi però vengono immediatamente smentite nelle proposte e soprattutto nei fatti. Dicevo contraddizioni evidenti e stridenti, ma questa Giunta naviga in un mare di contraddizioni, vive in una contraddizione sua permanente, una contraddizione e un profondo divario fra quelle che erano le enunciazioni programmatiche e la realtà dei fatti. Mi riferisco in questo caso al collegamento ottimale. Quale collegamento ottimale noi ricaviamo dal piano che è stato distribuito al Consiglio, ANAS, strade? Noi sappiamo che l'ANAS gestisce in Sardegna il 14 per cento delle strade ma di queste strade il 70 per cento è fuori legge, non raggiungono queste strade il limite minimo di larghezza fissato di CNR. Strade senza sufficiente manutenzione e pericolose, la Carlo Felice è in testa alla classifica per la pericolosità di tutte le strade della Repubblica italiana. Certo, oggi si è provveduto con lo spartitraffico - forse c'era qualche tangente da assegnare - si è migliorato in un certo senso, si è ristretta però la carreggiata che così è più pericolosa. Altrettanto dicasi per quanto riguarda l'ammodernamento della Carlo Felice. Noi sappiamo che per la Carlo Felice c'era un finanziamento di 200 miliardi sul piano ANAS che prevedeva 1200 miliardi per le autostrade, per le strade statali, e 1400 miliardi per le autostrade. Bene, la Sardegna era riuscita ad avere un finanziamento, per quanto riguarda la Carlo Felice, proprio sul capitolo delle autostrade, un finanziamento di 200 miliardi. Che fine hanno fatto questi 200 miliardi? Doveva diventare un'autostrada minore e per questo si attinse al capitolo delle autostrade per questo finanziamento a favore della Carlo Felice. Oggi questi 200 miliardi sono scomparsi, la Giunta non se ne è resa conto, le hanno sottratto 200 miliardi sotto il naso e non se ne è accorta. Quanto sono vigilanti questi nostri politici di governo! E si attingerà per il futuro ai 1200 miliardi delle strade statali, e questa è la sostanza di quanto affermato dall'ingegnere capo Luigi Simonini, il quale riferisce che in una riunione tenutasi a Roma il 18 marzo scorso, appena due, tre mesi fa, parlamentari sardi riuniti con dirigenti del Ministero dei lavori pubblici hanno deciso di adeguare la strada statale 131, per una migliore sicurezza dell'attuale tracciato, alle strade di tipo 3 della norma CNR, cioè strada statale comune, quelle strade statali di cui noi conosciamo l'insicurezza e sappiamo in quale stato oggi si trovino in Sardegna, compresa la Carlo Felice. Ora si è dato incarico a chi già aveva incarico di adeguare e di migliorare la strada 131, la Carlo Felice, portandola ai parametri di una autostrada, di riportarla ad una declassificazione quasi, di riportarla a quella che è una normale strada statale.
Questo ci dà la misura di come i problemi dei trasporti, della viabilità sono seguiti dalla Giunta. E poi ci vengono proporre in questa legge di assicurare un collegamento ottimale! Ma quale collegamento ottimale se invece che andare avanti torniamo indietro sugli stessi programmi dell'ANAS che, grazie a Dio, in Sardegna ne ha combinato più di quanto la Compagnia delle Indie non ne abbia fatto nelle colonie inglesi?
Per le ferrovie sappiamo che cosa è avvenuto nel tempo, la legge del 1981 per l'elettrificazione, per correggere tracciati, per costruire e aprire gallerie, per correggere il raggio di curvatura della ferrovia, per adeguare quella che è un'antica ferrovia del secolo scorso a quelle che sono le esigenze della società di oggi e adeguarle a quella che è la tecnica che nel frattempo qualche passo in avanti ha compiuto. Bene, i lavori nelle gallerie si sospendono, a Bonorva ci sono 600 metri di galleria da aprire, non si aprono, si fa l'elettrificazione e si arriva a Decimo, a Villasor, a Sanluri e poi non si continua. Per il doppio binario accade altrettanto. Andando di questo passo, invece che aumentare la velocità del trasferimento di uomini, di passeggeri e di merci si frena e si torna indietro.
Altrettanto dicasi per le complementari. Io penso a quello che diceva il senatore Oggianu al Senato nel 1951, quando spezzava una lancia a favore delle Ferrovie complementari sarde, che avrebbero dovuto essere strumento di comunicazione per allacciare rapporti tra le più lontane periferie e i centri più importanti in Sardegna. Penso alla Cagliari-Isili-Sorgono o alla Cagliari-Mandas per Arbatax, che erano l'inizio di una rete più coerente e mirata a raggiungere proprio le località più lontane. Perché la linea per Arbatax doveva continuare lungo la costa fino ad Olbia per ricongiungersi attraverso la Macomer-Nuoro-Siniscola per non essere una linea morta, una linea isolata. Avrebbe dovuto continuare fino ad Olbia per ricongiungersi nuovamente alle Ferrovie dello Stato. Ebbene, oggi di tutto questo non se ne parla più e si dice che si vogliono raggiungere le più lontane contrade della Sardegna, che si vuole portare lo sviluppo ovunque e via dicendo. Tutte queste cose nel piano dei trasporti non sono contenute. Erano buone intenzioni nel passato, oggi sono cadute anche le buone intenzioni. Ecco perché noi riteniamo che questo piano dei trasporti sia inadeguato allo sviluppo perché non c'è neanche ipotizzato il tipo di sviluppo che noi vogliamo dare per il futuro alla nostra Isola.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 4.
MEREU ORAZIO, Segretario:
Art. 4
Approvazione del piano dei trasporti
1. Il piano regionale dei trasporti è approvato dal Consiglio regionale della Sardegna previa deliberazione della Giunta regionale, adottata su proposta dell'Assessore regionale dei trasporti di concerto con l'Assessore regionale della programmazione.
2. Il piano è di norma aggiornato a metà triennio, in relazione alle finalità generali e agli obiettivi specifici della programmazione regionale, all'evoluzione del sistema dei trasporti e agli eventuali aggiornamenti del piano generale dei trasporti.
3. Gli aggiornamenti del piano regionale dei trasporti sono approvati con la procedura di cui al primo comma.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Solo per chiedere un chiarimento al proponente. Che cosa significa il comma 1? I piani vengono approvati dal Consiglio e qui è scritto che vengono approvati dal Consiglio. Non serve. Si dice inoltre che prima di una delibera del Consiglio ci vuole la delibera della Giunta regionale eccetera, eccetera. Ma non sono cose già scritte nei sacri testi della legislazione? Perché li dobbiamo ripetere, a che pro?
PRESIDENTE. Onorevole Baroschi, per cortesia, un attimo solo perché non ho sentito il suo intervento, prego i consiglieri di prendere posto. Per cortesia, onorevole Baroschi, può ripetere l'ultima osservazione?
BAROSCHI (P.S.I.). Sto chiedendo all'Assessore a che cosa serve il comma 1, posto che si tratta di normativa già esistente perché che i piani li approvi il Consiglio regionale è noto a tutti. Non c'è bisogno di ribadirlo si sa che è così. Suggerirei anche di cassare, in sede di coordinamento, la dizione "di norma" che vuol dire tutto e non vuol dire niente. Mi riferisco al secondo comma: "è aggiornata a metà triennio". Giuridicamente il "di norma" è assurdo, Assessore, se lei ci aiuta, in sede di coordinamento, a toglierlo, tanto di guadagnato.
(Interruzioni)
Sì, ma bisogna scriverle le cose...
CANALIS, Assessore dei trasporti. Questo è un lavoro che ha fatto la Commissione consiliare.
BAROSCHI (P.S.I.). No, chiedo scusa. Nell'articolo 1 che abbiamo approvato io credo che si volesse dire al comma 2: "la Regione determina i propri interventi e li coordina con quegli degli enti locali". Non è che la Regione adesso si assume l'onere di coordinare i piani, gli interventi nelle province e quant'altro, coordinerà i propri con quelli, amo credere. Una Provincia può dire alla Regione che si tratta del proprio piano di mobilità; proprio non gliene importa nulla della Regione, è un ente che ha una rilevanza costituzionale quanto noi. Trovo giusto che la Regione coordini i propri, quindi penso che sia un refuso. Per dire, Assessore, che abbiamo tanti dubbi sulla validità, e non li sto a ripetere perché non voglio tediare né lei né gli altri colleghi, ma probabilmente qualche cosa, almeno nello stile legislativo, potremmo ancora sistemarla. Il comma 1 a mio parere non serve a nulla, quindi cancelliamolo.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 4. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5.
MEREU ORAZIO, Segretario:
Art. 5
Bacini di traffico
1. Il sistema di trasporto pubblico integrato e coordinato in rapporto ai fabbisogni di mobilità, si attua entro unità territoriali denominate bacini di traffico.
2. Sono individuati i seguenti bacini di traffico:
- bacino n. 1: sistema urbano dell'Iglesiente;
- bacino n. 2: sistema metropolitano di Cagliari;
- bacino n. 3: sistema urbano di Oristano;
- bacino n. 4: sistema urbano dell'Ogliastra;
- bacino n. 5: sistema urbano di Nuoro;
- bacino n. 6: sistema urbano di Sassari;
- bacino n. 7: sistema urbano di Olbia.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.
MEREU ORAZIO, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Giunta regionale
Articolo 5
Dopo il secondo comma dell'articolo 5 è aggiunto il seguente terzo comma:
"3. Gli ambiti territoriali di competenza dei bacini di traffico sono definiti con decreto dell'Assessore regionale dei trasporti previa deliberazione della Giunta regionale.". (1)
Emendamento sostitutivo parziale Tamponi - Dadea - Usai Sandro - Cuccu - Desini - Manchinu - Satta Gabriele
Articolo 5
Al secondo comma dell'articolo 5 le parole "sistema urbano di Olbia" sono sostituite dalle parole "sistema urbano della Gallura" e le parole "sistema urbano dell'Iglesiente" con le parole "sistema urbano del Sulcis-Iglesiente". (7)
Emendamento aggiuntivo all'emendamento numero 1 Tamponi - Dadea - Mannoni - Pusceddu - Merella
Articolo 5
All'emendamento numero 1 della Giunta (aggiuntivo di un terzo comma) vanno aggiunte le parole: "sentita la Commissione consiliare competente". (8)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Non so se è stata la Presidenza del Consiglio, velocizzando i lavori, a non consentire all'Assessore di rispondere alla richiesta che ho fatto prima, oppure se è l'Assessore che non ha voluto rispondere, è un dubbio che mi rimane.
L'articolo 4 è stato approvato così come era e a me non rimane che votare contro da questo momento in poi, perché almeno in questo modo esercito un mio diritto. Al comma 2 è scritto: "sono individuati i seguenti bacini di traffico". A me pare di ricordare che per bacino di traffico si intende qualche cosa che ha una stretta connessione, come dire, tecnica con i problemi della mobilità e dell'organizzazione del trasporto. Non è la dizione "bacino di traffico" qualcosa che attenga, come dire, alle istituzioni; è una entità, per spiegarci, tecnica. Come si può oggi dire al comma 2 che sono individuati questi bacini e poi dire che l'ambito territoriale del bacino verrà precisato con decreto? Una delle due, o non sappiamo cosa sono i bacini di traffico di cui al comma 2, e quindi non li individuiamo, o sono già sufficientemente definiti, e quindi non serve il comma 3. Che cosa stiamo approvando? Se li individuiamo e sono tecnicamente individuabili allora è sufficiente il comma 2, se invece non è sufficiente perché lo mettiamo? Che cosa sono allora i bacini di traffico che vengono richiamati al comma 2, sono semplici dizioni? Non può essere perché il bacino di traffico è una cosa diversa da una semplice dizione - chiedo aiuto a chi ne sa più di me e cioè al collega Fantola - credo che per bacino di traffico si intenda qualcosa di fisicamente, territorialmente individuabile. Si può convenire, e convengo che non è necessario elencare tutti i comuni del bacino di traffico ma che basta l'indicazione per esempio della Gallura, va benissimo, questo credo che in un provvedimento di legge si possa tranquillamente accettare, ma se così è a che cosa serve il decreto successivo, per l'ambito territoriale? O è dentro il concetto di bacino, e a me sta bene così, altrimenti non serve il decreto e quindi vorrei capire la ratio dell'emendamento che la Giunta ha proposto, sentendo evidentemente la necessità di avere un'ulteriore fase con la quale l'Assessore regionale delimita i bacini di traffico.
Stiamo parlando anche dell'emendamento numero 7 e dell'emendamento numero 8 e quindi è necessario che io faccia una richiesta a coloro che li hanno proposti. Io apprezzo sempre che al posto della città venga indicata la zona perché si evitano antipatiche questioni di campanile e facciamo anche noi opera utile a svelenire contrasti che talvolta non hanno alcuna base logica. Alle parole "Olbia" sostituite "sistema urbano della Gallura" e va bene, e alle parole "sistema urbano dell'Iglesiente" sostituite "sistema urbano del Sulcis-Iglesiente". Assessore, a me era parso che i sette bacini in qualche modo richiamassero, ma potrei sbagliarmi, le sacrosante, amate, odiate, aree programma. E allora, siccome è venuta la precisazione, serve capire se il sistema urbano dell'Iglesiente è l'area programma dell'Iglesiente, cioè se comprenda o non comprenda - occorre chiarire - il Guspinese, il Villacidrese, l'Arburese o quant'altro, oppure, poiché il sistema dei trasporti non trova connessione tra le due aree, quella è esclusa, per cui si sente la necessità di precisare che il trasporto di Iglesias è collegato con quello di Carbonia ma non è collegato con quello di Guspini, Fluminimaggiore o quant'altro. Io credo che sia opportuna una precisazione. Io ho visto una carta antica dove l'Iglesiente andava da Capo Teulada a Marceddì, però posso anche sbagliarmi, può darsi che l'accezione di oggi sia il contado di Iglesias e allora è opportuno dirlo per non ingenerare equivoci, soprattutto perché - e questo me lo consenta, Assessore - non vorrei lasciarle la responsabilità, se viene approvato il comma 3, di precisare con un decreto qual è il vero bacino al quale lei intende riferirsi. Credo che sia utile che questo chiarimento avvenga in questo momento, perché se dobbiamo porvi rimedio è meglio porvi rimedio in quest'Aula e non con un decreto assessoriale. Questo è un mio convincimento personale...
(Interruzione)
Sempre sentita la fatidica Commissione consiliare competente, che parla poco però. Io gradirei, Presidente, che almeno a questi quesiti venisse data una risposta, le chiedo quindi cortesemente di consentire una risposta, se colui al quale è stata chiesta, e cioè l'Assessore, ritiene di doverla dare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Puramente e semplicemente per un chiarimento, che è sulla stessa lunghezza d'onda di quanto poc'anzi esponeva il collega Baroschi. L'articolo 5, prevedendo i bacini di traffico e prevedendoli in questo numero e in questa denominazione, grosso modo parrebbe ripercorrere la metodologia della aree programma. E' un riferimento, è un criterio; però noi stiamo votando un provvedimento di legge e il provvedimento, una volta approvato, costituisce vincolo per tutti anche per il tecnico, anche per la Giunta la legge, una volta approvata, costituisce un vincolo. E questa denominazione, così come consegue dal testo fondamentale e poi anche dagli emendamenti che un poco correggono, parrebbe lasciar fuori pezzi di Sardegna; dico parrebbe perché io non credo che voglia lasciar fuori pezzi di Sardegna, è sicuramente scritto male perché nessuno qui si propone di lasciar fuori un pezzo di Sardegna. Per cui qui scrivere bene è un obbligo. Nel testo originale si dice per esempio: sistema urbano dell'Iglesiente. Prima qualcuno che non aveva ancora in mano gli emendamenti chiedeva: ma il Sulcis dov'è? Adesso l'emendamento parla di Sulcis-Iglesiente e si copre un altro pezzo, si allunga un po' il lenzuolo. Il secondo bacino è il sistema metropolitano di Cagliari. Ma il sistema metropolitano di Cagliari non è l'area programma di Cagliari, perché l'area programma di Cagliari poi al suo interno ha le sub aree ed è di più della sola area metropolitana perché area metropolitana è una dizione ben precisa. Si può dire che quando si fanno le leggi si fanno generiche e non contano le parole. Io dico che le parole contano perché questa Regione, in base alla legge numero 142, dovrà istituire l'area metropolitana Cagliari e non è detto che l'area metropolitana di Cagliari o città metropolitana sia tutta l'attuale provincia di Cagliari. Di sicuro no, io immagino per esempio che Guspini non sia area metropolitana di Cagliari, perché non lo chiede Guspini, anzi lì c'è una rivendicazione dei comuni che si chiamano del Medio Campidano, di avere un'area omogenea o comunque una sub area per loro conto. Quindi come si fa? Ma il problema più delicato non è tanto per il Guspinese o per il Campidano verso la Marmilla. Io mi chiedo, per esempio, il Gerrei e il Sarrabus dove sono qui? Perché io immagino che il Sarrabus non sia area metropolitana di Cagliari, ma non è neppure Nuoro, non è neppure Oristano. E altrettanto dicasi per la Trexenta. Perché l'area metropolitana sarà la conurbazione urbana, sarà quello che è l'insieme dei fattori che costituiscono la città, grande come si suol dire, nelle sue interconnessioni più dirette. Allora questa elencazione è una elencazione non semplicemente generica o imperfetta, è una elencazione che rischia di creare problemi seri in fase di applicazione della legge. Poi magari tra la legge che stiamo discutendo e che si metterà in votazione e il piano dei trasporti non c'è coerenza. Si è detto che sono due cose diverse, però qui poi si dice con l'emendamento successivo, sul quale torneremo e sul quale non si è data però nessuna risposta, che il piano è parte della legge, quindi anche il piano è legge. Potremmo avere nel piano cose che contrastano con questa dizione, che hanno la stessa forza, essendo anche il piano - cosa che io non ritengo possa essere - parte integrante della legge, cioè legge anch'esso.
Ecco perché chiedo ancora un chiarimento, cioè le aree della Sardegna che non sono previste in questa elencazione, dove sono? Posto che il Sarrabus, mi fermo a questo esempio, così è più facile, non è sicuramente area metropolitana di Cagliari e quindi non è in quel bacino, in quale altro bacino è? Esempi se ne potrebbero fare sette ma mi fermo a questo. In quale bacino è il Sarrabus in base a questa legge che il Consiglio dovrebbe votare?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Meloni. Ne ha facoltà.
MELONI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, anche io voglio sollecitare qualche chiarimento in relazione all'articolo e in relazione agli emendamenti che vengono proposti, perché mi sembra di capire che l'articolo 5 allorché dice che il sistema dei trasporti integrato e coordinato si attua entro unità territoriali denominate bacini di traffico, individui esattamente al secondo comma poi, quali sono e che cosa si intenda per bacini di traffico. Io credo che erroneamente si dica che i bacini di traffico sono i sistemi urbani di determinate zone, perché questa dizione ha un significato preciso, perché i sistemi urbani si riferiscono, almeno inizialmente per la maggior parte delle individuazioni, a Sassari, Cagliari, Nuoro, eccetera. Però la conseguenza che a me sembra di dover trarre è che, per disposizione normativa, questi bacini di traffico che sono unità territoriali, si badi bene, sono già individuati e riportati nel piano dei trasporti, o devono essere già individuati nel piano dei trasporti, perché diversamente...
(Interruzioni)
Stiamo per approvare un piano dei trasporti che questa individuazione anche territoriale non comprende, oppure la comprende e stiamo dando all'Assessore con un emendamento presentato oggi, una competenza a modificare questa individuazione degli ambiti territoriali di competenza dei bacini di traffico. Queste preoccupazioni, si badi bene, non sono soltanto preoccupazioni di natura formale, ma hanno una rilevanza istituzionale notevole, perché nel successivo articolo 6 si dice che viene istituita l'autorità di bacino che è costituita da un'assemblea. E, allora, o abbiamo già individuato quali sono i bacini di traffico e quindi come devono essere costituite le Assemblee, e giustamente qualcuno ha posto il problema che ci sono pezzi di Sardegna che non sono compresi...
(Interruzioni)
Certo che non sono compresi. Io mi chiedo, ad esempio, una volta che si istituisce il bacino di traffico del sistema urbano di Oristano o di Nuoro, dove finiscono Macomer o Ozieri, cioè zone che hanno una rilevanza notevole; Ozieri per esempio perché ha il centro di Chilivani importante per gli scambi ferroviari, in quale bacino di traffico è compreso? O è detto nella legge o è detto nel piano, ma se così è, se è stato già individuato, perché preoccuparsi di introdurre questo emendamento? Oppure tutto questo non è stato individuato e quindi non sappiamo oggi assolutamente quali sono i bacini, come sono composti, quali comuni e quali territori andranno a formare l'assemblea e quindi a dare attuazione anche all'autorità cosiddetta di bacino.
Bene, io credo che anche questo articolo, a parte i chiarimenti che sono stati chiesti e che credo siano indispensabili e in esito ai quali mi riservo, come credo anche i colleghi, di intervenire, meriti qualche riflessione e qualche valutazione non superficiale e non un'alzata di spalle perché, comunque, bisogna andare avanti.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.
CANALIS, Assessore dei trasporti. Per dire che io capisco bene che le questioni sollevate dai consiglieri Baroschi, Cogodi e altri sono di carattere squisitamente politico e non tecnico. In merito alla questione sollevata, la definizione dei bacini di traffico viene qui delineata in maniera abbastanza grossolana, peraltro una cartina definisce le varie zone e non ci sono zone che non vengano prese in considerazione. Siccome a seconda delle funzioni si configurano le strutture del territorio, e queste dovranno essere configurate a seconda delle gravitazioni del traffico, credo che lo strumento giusto sia l'approssimazione successiva per definire nel dettaglio i bacini di traffico, e a questo punto pensavo fosse inopportuno riferirsi a provvedimenti di legge successivi e pensavo che fosse meglio proporre dei decreti, previo parere della Giunta, sentita la Commissione consiliare, che delineassero meglio i contorni dei bacini di traffico alla prova dei fatti. Vorrei per esempio stabilire nel caso che conosco di più, ad esempio in Gallura, se San Teodoro fa parte o no del bacino di traffico di Olbia o di quella di Nuoro. Per definire questa configurazione nel contorno è necessario procedere ad una serie di approssimazioni successive per le quali ritengo che sia meglio avviare una procedura più rapida che non quella della legge.
Per quanto riguarda l'emendamento numero 8, la Giunta lo accoglie. Per quanto riguarda l'emendamento numero 7, la Giunta si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 7. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo numero 5. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E'approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 8. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 20 e 33.
Allegati seduta
Testo della mozione annunziata in apertura di seduta
Mozione Ortu - Demontis - Ladu Giorgio - Meloni - Planetta - Puligheddu - Serrenti sui risultati detta politica della Giunta regionale in relazione alla realizzazione del suo programma ed in particolare alla difesa del territorio e dell'occupazione.
IL CONSIGLIO REGIONALE
RICORDATO che la Giunta regionale in carica, nata da una affermata esigenza di ampia aggregazione e di forte unità di Gruppi politici rappresentati in Consiglio, si è posta come obiettivi prioritari, irrinunciabili ed immediati, un disegno globale e coerente di riforme istituzionali fondate su un nuovo Statuto per un reale autogoverno dei sardi, la difesa ed il potenziamento dell'economia e del lavoro nell'Isola, la valorizzazione della lingua e della cultura sarda;
EVIDENZIATO che la maggioranza che ha espresso e supporta la Giunta rappresenta oltre l'80 per cento dei consiglieri regionali;
CONSIDERATO che negli ultimi anni il Consiglio regionale periodicamente ha dedicato sedute solenni, con larga partecipazione di rappresentanti sardi nelle istituzioni, ai problemi della crisi economico-sociale, con l'approvazione di immancabili ordini del giorno che puntualmente non hanno minimamente contribuito a modificare il corso degli eventi arrestando o attenuando la crisi;
RICHIAMATO l'ordine del giorno del 19 marzo 1993 del Consiglio regionale in seduta straordinaria e di cui ormai si è spenta ogni eco senza aver prima prodotto alcun effetto pratico e positivo;
CONSTATATO che sono mancate da parte del Governo, oltre le generiche dichiarazioni di solidarietà e gli impegni assunti con la firma di reiterati protocolli d'intesa, atti concreti ed adeguati a bloccare la progressiva smobilitazione dell'apparato produttivo in tutti i settori dell'economia in tutte le parti dell'Isola con gravi conseguenze di ordine sociale ed occupativo;
RILEVATO l'inarrestabile processo di dipendenza politica ed economica che asservisce e impoverisce progressivamente il popolo sardo;
CONSTATATO che i solenni proclami e gli impegni assunti dalla Giunta regionale con dichiarazioni programmatiche finalizzate a suscitare e guidare un forte movimento popolare ed una concreta azione politica in grado di vincere ogni stato di subalternità del popolo sardo, si sono praticamente dimostrate vacue e prive di reali contenuti,
delibera
1) di dare avvio alla Costituente etnica dell'autogoverno del popolo sardo nel contesto di un ordinamento federale di una nuova Repubblica italiana;
2) di chiamare a tal fine ad un forte e costruttivo impegno tutte le energie politiche, istituzionali, culturali e sociali con la mobilitazione di tutto il popolo sardo;
3) di assumere a tal fine con immediatezza le necessarie iniziative per conseguire le opportune intese con il Governo e la Commissione bicamerale per le riforme istituzionali,
impegna la Giunta regionale
all'elaborazione e proposta di un piano straordinario, da realizzarsi a breve e medio termine, di iniziative atte:
a) al rilancio del settore agricolo e zootecnico modernamente organizzato e competitivo secondo un piano di sviluppo compatibile con le politiche comunitarie;
b) allo studio e realizzazione di poli agroindustriali distribuiti equilibratamente nel territorio e coerenti con il piano di sviluppo agro-zootecnico;
c) alla elaborazione di un piano per lo sviluppo dell'artigianato e di piccole e medie imprese industriali rivolte soprattutto alla valorizzazione delle risorse locali;
d) al rilancio delle autonome iniziative produttive di giovani disoccupati eliminando ogni intervento di carattere assistenziale e precario;
e) alla predisposizione di un piano di sviluppo turistico che, nel più rigoroso rispetto delle risorse ambientali e queste valorizzando insieme a quelle culturali, rafforzando ed attualizzando i servizi, rilanci il settore secondo forme nuove, moderne e competitive;
f) ad un ravvicinato e determinato incontro con il Governo ed il Parlamento per l'istituzione della Sardegna in zona franca alla produzione e al consumo;
g) a concretamente operare per una politica energetica che realizzi gli impianti di gassificazione del carbone Sulcis e un polo per la metanizzazione;
h) a una politica di concrete iniziative atte al recupero produttivo e a una gestione rigorosa delle risorse ittiche nei laghi salmastri;
i) a rivendicare il rispetto degli impegni assunti dal Governo in relazione al sistema delle comunicazioni, viabilità e trasporti;
1) al rinvenimento delle necessarie risorse finanziarie per l'attuazione dei programmi anche rivendicando ed impegnando capitali e risorse finanziarie presenti e disponibili nel mercato internazionale con rientri programmati nel lungo periodo;
m) ad una più attenta e tempestiva gestione dei programmi e risorse finanziarie della CEE attribuite alla Regione sarda per progetti approvati;
n) a definire con il Governo, con il supporto dei parlamentari sardi, pur con ingiustificato ritardo, il rifinanziamento del "piano di rinascita" di cui all'articolo 13 dello Statuto ed indirizzando lo stesso all'attuazione di ben individuati progetti di sviluppo produttivo. (133)
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