Seduta n.440 del 24/09/2008
CDXL Seduta
Mercoledì 24 settembre 2008
(ANTIMERIDIANA)
Presidenza del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 45.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì 23 luglio 2008 (431), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Cugini e Giorico hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di mercoledì 24 settembre 2008.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
Annunzio di interrogazione
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interrogazione pervenuta alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata concessione del contributo annuo a sostegno della attività dell'Unione autonoma partigiani sardi (UAPS)." (1364)
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interpellanza Uras - Ibba - Davoli sull'applicazione delle disposizioni normative regionali relative all'istituzione, organizzazione delle attività e inserimento del personale ex ISOLA nell'ambito dell'Agenzia governativa Sardegna promozione, e comunque nell'Amministrazione regionale, avuto riguardo alla integrale salvaguardia della posizione giuridica ed economica posseduta, ivi compresa la retribuzione accessoria." (336)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Mozione Diana - Artizzu - La Spisa - Capelli - Vargiu - Ladu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - Lombardo - Petrini - Pileri - Pittalis - Rassu - Sanjust - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Lai Renato - Marracini - Milia - Cassano - Dedoni - Pisano - Gallus - Murgioni - Farigu - Floris Mario - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio, di censura all'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, ai sensi dell'articolo 23, comma 1, della legge regionale statutaria 10 luglio 2008, n. 1." (192)
PRESIDENTE. Proseguiamo, come previsto, secondo l'ordine del giorno.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Vorrei far osservare che recentissimi importanti e gravi provvedimenti, che riguardano gli argomenti all'ordine del giorno, impongono un'inversione dei punti in discussione nella seduta odierna. Intendo riferirmi alla pronuncia con cui l'altro ieri il TAR Sardegna ha sospeso, giudicando l'atto illegittimo, l'efficacia della delibera numero 47 del 4 settembre 2008, con cui la Giunta ha bloccato gli interventi nel compendio di Tuvixeddu.
E' noto che precedenti sentenze dello stesso TAR Sardegna del febbraio 2008 e successive sentenze del Consiglio di Stato, depositate il 4 agosto 2008, hanno condannato l'Amministrazione regionale, ponendole a carico le spese, che raggiungono ormai i 70 mila euro, oltre all'IVA. Tenuto conto che il Presidente della Regione e la Giunta hanno manifestato l'intendimento di proseguire in questa loro pervicace procedura, che è contraria alle norme del diritto e anche al dibattito che abbiamo svolto anche in occasione della discussione della precedente mozione, chiediamo che si inverta l'ordine del giorno e si discuta urgentemente di questo provvedimento.
Presidente, capisco che in tempi ordinari io non avrei avuto necessità di sollecitare il Consiglio a una cosa del genere, ma essendo abbondantemente scaduto il termine entro il quale la Commissione d'inchiesta avrebbe dovuto essere insediata e avrebbe dovuto iniziare a lavorare - mi rendo conto che ci sono state nel frattempo le ferie estive -, questo fatto avrebbe imposto che al primo punto dell'ordine del giorno della seduta odierna ci fosse questo argomento. Si rischia di discutere di altre cose e di occuparci di questo argomento quando ormai le cose saranno compromesse totalmente.
PRESIDENTE. Onorevole Floris, la sua proposta di inversione dell'ordine del giorno, come sa, va posta ai voti, per cui, considerata l'assenza della Giunta, che è giusto sia qui ed è bene che arrivi puntuale, sospendo la seduta per dieci per consentire a tutti i colleghi di essere in aula per la votazione.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 51, viene ripresa alle ore 11 e 10 .)
PRESIDENTE. L'onorevole Mario Floris ha chiesto che venga invertito l'ordine del giorno e si passi alla discussione del punto 4, cioè della proposta di istituzione di una Commissione d'inchiesta.
Ricordo ai colleghi che occorre la maggioranza dei due terzi perché la richiesta di inversione dell'ordine del giorno venga accolta. Se i colleghi fanno silenzio e prendono posto magari riusciamo a dare le spiegazioni e soprattutto a farle sentire a chi deve votare.
Colleghi, siamo in fase di votazione della richiesta di inversione dell'ordine del giorno. Chiedo scusa ai colleghi, capisco che li sto disturbando con il mio parlare. Bene, se i colleghi sono pronti procediamo alla votazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS Mario (Gruppo Misto). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di inversione dell'ordine del giorno.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Farigu - Floris Mario - Gallus - La Spisa - Lai Renato - Licandro - Liori - Lombardo - Marracini - Moro - Murgioni - Pisano - Pittalis - Randazzo Alberto - Rassu - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Espa - Fadda - Frau - Giagu - Lanzi - Licheri - Manca - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Tocco - Uras.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Uggias.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 67
votanti 65
astenuti 2
maggioranza 43
favorevoli 28
contrari 37
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 309/A. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il consigliere Cappai, relatore.
CAPPAI (U.D.C.), relatore. Signor Presidente, come molti sapranno, l'attuale normativa regionale in materia di caccia prevede che l'esercizio della stessa possa essere praticato solo per due giornate settimanali, oltre alle giornate festive infrasettimanali. Questa disposizione è molto riduttiva per noi sardi rispetto a quanto previsto dalla normativa statale, che permette l'esercizio della caccia per tre giorni alla settimana e, in più, a libera scelta del cacciatore, con l'esclusione comunque delle giornate di martedì e venerdì, in cui la caccia resta sempre vietata.
Questa autolimitazione della Regione Sardegna deriva dall'originaria previsione, peraltro contenuta nella legge regionale numero 23 del 1998, di poter esercitare la caccia in Sardegna anche nel mese di febbraio, ma, come tutti sappiamo, quella proposta è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale. Per cui noi sardi andiamo a caccia solo fino al 31 gennaio, però nei confronti dei continentali restiamo dei "nani", nel senso che, mentre i continentali esercitano il diritto per tre giorni alla settimana, noi lo esercitiamo solo per due.
Quindi questa proposta di legge, peraltro composta da un articolo, serve solo a equiparare le possibilità dei sardi a quelle dei cittadini del resto d'Italia. Ci siamo preoccupati, nella stesura di questa norma, anche di salvaguardare la selvaggina cosiddetta nobile stanziale, o meglio con questa norma noi diciamo che l'esercizio della caccia per tre giornate alla settimana è consentito solo nel mese di dicembre e gennaio. Questo perché? Perché i cacciatori sardi possano sparare alla selvaggina migratoria, salvaguardando quello che è già il povero patrimonio faunistico stanziale della nostra regione.
A tal fine, la proposta di legge si propone di permettere l'attività venatoria nei mesi di dicembre e gennaio per tre giornate alla settimana, già individuate nel calendario venatorio: giovedì, sabato e domenica. Anche questo perché? In modo che ci sia un controllo sul territorio. Vorrei ricordare a me stesso, ma anche all'Aula, che non più tardi di otto, nove anni fa, quando si parlava tanto di bracconaggio in Sardegna e la selvaggina nobile stanziale stava scomparendo dalle nostre campagne, la Regione provvide a incorporare circa novecento vigili cosiddetti ambientali. Eppure il bracconaggio continua a esistere, per cui noi vogliamo che in queste giornate prefissate chi è preposto al controllo del territorio possa esercitarlo nel miglior modo possibile. Qualcuno potrebbe obiettare: "Sì, avete previsto tre giornate alla settimana, ma se c'è una giornata festiva infrasettimanale potreste andare a caccia per quattro giorni alla settimana". No, abbiamo previsto che qualora ci sia una giornata festiva infrasettimanale il cacciatore abbia a disposizione sempre un massimo di tre giornate e comunque, in quel caso, a scelta.
Perché abbiamo pensato di presentare questa proposta di legge? Intanto perché molti lavoratori fanno i turni, soprattutto nella sanità, nell'industria e in tutti quei settori dove si lavora ventiquattr'ore su ventiquattro, e in quel caso non possono esercitare magari l'unico loro hobby sportivo, appunto quello della caccia. Ecco, anche per venire incontro a queste persone abbiamo pensato di estendere a tre giornate alla settimana l'esercizio della caccia.
Mi fermerei qui. So che molti erano perplessi su questa legge, ma garantisco, per quel poco che posso affermare, che questa legge non nasconde niente, è volta soltanto ad andare incontro a quei lavoratori che hanno chiesto di poter praticare anche loro questo sport e soprattutto a equiparare i "nani" ai continentali.
PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Assessore, non nascondo che in un primo momento ero abbastanza perplesso sul fatto che io potessi votare questo provvedimento, essendo anch'io un cacciatore, ma leggendo bene il dispositivo e gli emendamenti che l'hanno seguito e che ho firmato, mi sono convinto che può essere uno strumento utile per l'esercizio venatorio, cioè per l'attività sportiva praticata dai cacciatori. Dico questo perché? Innanzitutto perché è necessario precisare che la Sardegna è penalizzata per quanto riguarda il periodo di esercizio venatorio rispetto alle altre regioni d'Italia. Mi riferisco, chiaramente, alla selvaggina migratoria, in quanto da noi, come sappiamo tutti, inizia a metà gennaio e si concentra a febbraio il passo vero e proprio della migratoria. In Corsica, ad esempio, e comunque in Francia, la caccia è esercitata per tutto il mese di febbraio.
Detto questo non bisogna fraintendere e pensare che il cacciatore voglia fare mattanze. Non è così! Alla migratoria, per esempio, in Sardegna nel mese di febbraio non si spara, ma in Corsica e nelle altre regioni sì, quindi vi è la possibilità per i cacciatori, per coloro i quali esercitano seriamente questo nobile sport - perché la caccia è uno sport nobile -, rispettando le regole e con lo spirito che deve avere un cacciatore, di prolungare il periodo di caccia in altre regioni o nazioni.
Ho preso la parola per offrire alcuni spunti. Io sono uno di quelli che ritengono che in Sardegna, come nel resto d'Italia, nel giorno di apertura debba essere consentita la caccia a tutte le specie cacciabili. Domenica scorsa è stata aperta la caccia alla pernice, alla lepre, al coniglio e a quant'altro, ebbene, io sono del parere che sia necessario, nel giorno di apertura, aprire anche la caccia al cinghiale, perché la vera calamità della nostra regione, in determinate zone, oltre agli incendi, è rappresentata sempre più dai cinghiali. Chi sta facendo sparire le pernici dai territori che non sono boscati al massimo, ma vengono per la maggior parte utilizzati per l'agricoltura, è proprio il cinghiale, che in quanto predatore nulla lascia dove passa e quando è in preda ai morsi della fame, se non trova altro, aggredisce, recando danni, anche le greggi di pecore e capre. Questo è risaputo da tutti. Quindi io ritengo che, se non in questo frangente, in futuro, così come avviene su tutto il territorio nazionale, nel giorno di apertura debba essere consentita la caccia a tutte le specie, il che servirebbe anche, signor Assessore e illustrissimi colleghi, ad alleggerire la pressione sulla pernice e sulla lepre. E se veramente ci sta a cuore la conservazione della selvaggina nobile stanziale, è indispensabile sospendere, in un prossimo futuro, almeno per un anno, se non per due, la caccia alla lepre e alla pernice. Lo dice un cacciatore che va in campagna e sa esattamente come stanno le cose, perché ci sono ormai interi territori dove la pernice è praticamente sparita e la lepre sta seguendo lo stesso destino. Ma su questo voglio richiamare l'attenzione dell'Assessore e della Giunta. I cacciatori in Sardegna contribuiscono, e non con poco, ad alimentare le casse della Regione con i contributi che ogni anno devono pagare per poter esercitare l'attività venatoria. Io ritengo che sia indispensabile, Assessore, individuare comune per comune delle "zone serbatoio", dove la presenza della pernice e della lepre è tipica, affinché i cacciatori di quei comuni, dal momento che fanno parte delle associazioni venatorie, provvedano a ripopolarle. Ma a ripopolarle con che cosa? Con la selvaggina, perché, Assessore, non si ripopola un bel niente lanciando in campagna polli di batteria! Infatti, le pernici prese dagli allevamenti non sono altro che polli di batteria, la cui sopravvivenza, mi creda, non supera mai i quindici giorni, perché sono selvatiche di nome, ma di fatto non lo sono per niente, non essendo nate in campagna, non essendo aduse all'ambiente selvatico, non essendo assolutamente idonee per il lancio. Quindi è indispensabile che il ripopolamento avvenga con coppie di pernici prelevate allo stato selvatico. Per far questo è indispensabile, appunto, destinare i fondi che i cacciatori versano annualmente alla creazione dei presupposti di ripopolamento proprio nelle zone di cui ho parlato, affinché diventino dei serbatoi, comune per comune, della nobile stanziale, in quanto stiamo andando incontro all'estinzione di questo tipo di selvaggina in Sardegna proprio per la nostra noncuranza. Lo dice un cacciatore, perché chi esercita la caccia con spirito e senso sportivo deve ammettere, in tutta coscienza, come stanno le cose e non deve nascondersi dietro un dito. Noi stiamo andando incontro a un rischio: tra due o tre anni non ci sarà più una sola pernice nei nostri territori, che sino a quindici anni fa erano strapieni di pernici e lepri.
E' necessario, quindi, fare una politica oculata, una politica attenta, una politica di vero ripopolamento e di salvaguardia, ed è necessario, ripeto ancora, incrementare il controllo, e non solo sui cacciatori. E' necessario che le guardie forestali preposte al controllo sull'attività venatoria svolgano il loro compito anche la notte, per controllare "i soliti noti" autorizzati a circolare armati anche di notte, e facciano le opportune perquisizioni. Perché, guardate, la lepre sta sparendo dai nostri territori proprio a causa della caccia di frodo notturna esercitata da determinati "noti" che sono autorizzati, ripeto, a circolare armati anche durante la notte. Di questo ne tenga conto, Assessore. Bisogna assolutamente fare in modo che il Corpo forestale eserciti, come è giusto che sia, il controllo su chi pratica l'attività venatoria, ma principalmente su chi caccia di frodo, cioè pratica il bracconaggio.
Ho voluto offrire questi spunti e dico anche che sono d'accordo sull'uso per la caccia grossa di armi a canna rigata, perché il tiro risulta più sicuro, meno pericoloso. Ci sono appassionati cacciatori che lo richiedono e, sinceramente, questo può offrire uno sbocco, dal punto di vista commerciale, agli armieri che magari così incrementano le loro entrate. Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE. Le iscrizioni a parlare sono chiuse. E' iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, intendo fare alcuni rilievi. Intanto ricordo che in Commissione noi abbiamo dato il nostro apporto costruttivo a che questo testo arrivasse in Aula, dove è giunto peraltro in ritardo, ma non è mai troppo tardi quando si fanno le cose in un'ottica costruttiva.
Debbo dire, a onor del vero, che in questi ultimi anni la politica portata avanti dalla Regione più che una politica a favore della caccia è stata una politica ambientalista contro la caccia, perché la politica dei vincoli, che ha sottratto buona parte del territorio della nostra Isola all'attività venatoria, è indice evidentemente di una precisa filosofia, che ha sempre teso a sottrarre la possibilità di esercitare una libera attività, quale quella della caccia, appunto, a tantissimi cacciatori sardi.
Non mi attardo sulla valenza economica di questa attività, né tanto meno sugli aspetti sociali, sugli aspetti, direi, anche culturali e formativi, dico solo che la funzione del cacciatore in Sardegna è stata, essa sì, una funzione ambientalista in difesa del territorio. Sfido chiunque a dire che un cacciatore che sia tale, non uno pseudocacciatore, abbia interesse a distruggere il territorio o a creare il deserto attorno a sé. Il cacciatore vero, quello che è abituato a difendere la campagna, a difendere il territorio, sa che un territorio ben curato può essere luogo di pascolo, può essere luogo di ricovero della selvaggina, e credo che in questo senso andava e andrebbe vista la funzione del cacciatore, soprattutto da quelle parti politico-culturali che evidentemente hanno un atteggiamento diverso rispetto alla caccia. Dico anche di più: credo che il Consiglio regionale debba riprendere in mano la materia relativamente alla possibilità di esercitare l'attività venatoria anche nel mese di febbraio, e non certo per la nobile stanziale o per altre specie che possono essere cacciate. Mi riferisco soprattutto alla possibilità di esercitare anche a febbraio la caccia alla selvaggina migratoria, che comunque sia viene decimata in altre regioni d'Europa. Mi riferisco in particolare ai tordi, che poi emigrano verso altre regioni europee, dove vengono cacciati anche dopo gennaio. Allora io dico che la Regione, richiamando la sua autonomia legislativa in materia ambientale, deve convincere il Parlamento a consentire deroghe, previste peraltro dalla normativa europea, per l'esercizio della caccia alla selvaggina migratoria nel mese di febbraio, anche in funzione di difesa del patrimonio agricolo, perché sappiamo che le grandi colonie di tordi, storni e simili assaltano gli uliveti nel periodo in cui le olive sono mature e poiché non si possono cacciare causano un danno economico agli agricoltori.
In quest'ottica andrebbe vista la possibilità di una deroga per cui, di volta in volta, sulla base di una diversa normativa, evidentemente proposta dal Parlamento nazionale, la Regione potrebbe autorizzare la caccia alla selvaggina in Sardegna anche a febbraio. Credo, pertanto, che questa materia debba essere esaminata non in un'ottica di contrasto all'attività venatoria, ma in un'ottica costruttiva, richiamando intanto il cacciatore a un ruolo istituzionale anche costruttivo rispetto alla difesa dell'ambiente, ma consentendo l'attività della caccia senza quei vincoli, senza quelle imposizioni che oggi, in qualche modo, hanno determinato proprio una riduzione della possibilità di spostamento del cacciatore in Sardegna.
Per cui noi esprimiamo il nostro parere favorevole e auspichiamo che si riprenda il dialogo fra le forze politiche per addivenire a soluzioni più avanzate nell'interesse del mondo venatorio. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (P.D.). Signor Presidente, vorrei riflettere sull'intervento del proponente, l'onorevole Cappai, che ricordava che la normativa nazionale consente di estendere la possibilità di prelievo venatorio a tre giorni alla settimana. Credo che sia importante ricordare che, però, la normativa nazionale rende questo possibile nell'ambito di un concetto di caccia diverso da quello che abbiamo applicato in Sardegna, cioè un concetto di caccia programmata, da praticarsi all'interno di ambiti territoriali che vanno definiti ed entro i quali, con l'ausilio di dati scientifici, si stabilisce l'effettiva consistenza della selvaggina e si consente, in maniera predeterminata, la possibilità di accesso dei cacciatori, dopo aver verificato scientificamente qual è il prelievo venatorio possibile. Quindi è un contesto completamente diverso.
Proprio per l'assenza di questi strumenti programmatori previsti dalla normativa del 1998 i diversi Assessori della difesa dell'ambiente si sono ispirati al principio di precauzione per ridurre il carico venatorio in attesa che fosse attuata la pianificazione faunistica venatoria regionale e fossero istituiti, appunto, gli ambiti territoriali di caccia. Quindi credo che il contesto della discussione debba rientrare all'interno di questo schema generale.
D'altronde, proprio il passaggio da un regime di caccia controllata a un regime di caccia programmata è un obiettivo che a più riprese gli Assessori che si sono succeduti hanno detto di voler raggiungere in questi anni. Viceversa, se questo non avvenisse, questa legge apparirebbe semplicemente come una deregulation, una forma di estensione della caccia, ma in assenza di dati scientifici e senza considerare i necessari atti programmatori.
Vorrei anche aggiungere che nella discussione, non so quanto lunga, che si è svolta in Commissione si è però persa anche un'opportunità, che è quella intanto di riflettere sul fatto che i cacciatori non sono gli unici fruitori della rete ecologica regionale. Io sono d'accordo con l'onorevole Cappai che ci dice che probabilmente, nonostante la proposta modificata in Commissione apparentemente lasci libertà di scelta su un giorno alla settimana e consenta la caccia cinque giorni su sette, andrebbe comunque specificato meglio che le giornate di caccia effettiva sono stabilite dal calendario venatorio. Dovremo comunque porci sempre il problema di chi fruisce della rete ecologica regionale non per andare a caccia ma, per esempio, per andare in cerca di funghi, per fare una passeggiata, per fare un'escursione a piedi o un giro in mountain bike, e tendenzialmente vorrebbe evitare di essere oggetto di qualche incidente che, nel momento in cui non sono stabiliti gli ambiti territoriali di caccia e quindi la caccia è possibile praticamente sull'intero territorio o su una grandissima parte di esso, potrebbe verificarsi.
Quindi credo che abbiamo perso un'occasione per riflettere sulle finalità stesse di questa legge, che non è una legge per la caccia, ma è una legge sulla protezione della fauna selvatica e sull'esercizio della caccia, e in questo caso abbiamo posto soltanto l'attenzione su una vera e propria deregulation. Credo che ci sarebbe stata anche l'opportunità di riflettere, per esempio, su come possiamo proteggere specie rare in via di estinzione, che non sono oggetto di caccia. Mi riferisco agli anfibi, ai rettili, al ripeto e ad altre specie che sono anche oggetto di programmi, ma soltanto parziali.
Credo, quindi, che in qualche modo questa proposta sia molto riduttiva e meriti o debba essere oggetto di un approfondimento. Non so dire se per questo approfondimento la proposta di legge debba essere rinviata in Commissione o debba essere, invece, oggetto di emendamenti che rendano molto più esplicito il riferimento al calendario regionale e rendano molto più chiaro che, di fatto, questa proposta di estensione, se ammissibile, deve avvenire all'interno di strumenti programmatori come il Piano paesaggistico regionale. Io, lo dico ai colleghi, non ho su questo una posizione ideologica, ma ritengo che l'eventuale estensione del periodo di caccia vada fatta in maniera differenziata, a seconda delle zone, tenuto conto dei dati scientifici. Quindi può anche essere ammissibile, ma deve esserlo in maniera differenziata sul territorio regionale se non vogliamo compromettere quella che è una grande ricchezza, quello che è un grande patrimonio.
Insisto nel dire che la mia non è una posizione ideologica, e infatti avrei accolto la sollecitazione dell'onorevole Rassu di prevedere l'estensione del periodo di caccia per quanto riguarda alcune specie, per esempio il cinghiale. Cioè, il cacciatore è parte dell'ambiente, ma dotiamoci di strumenti scientifici e prevediamo l'estensione della caccia là dove serve, in maniera mirata e scientifica.
Aggiungo che esiste in Sardegna una grande ricchezza anche di specie che non vengono cacciate, come il cervo, di cui si contano quasi diecimila unità. Se facessimo una discussione allargata faremmo una riflessione anche su queste specie. Quindi non c'è una posizione ideologica da parte mia, ma c'è la richiesta forte di inserire questa discussione all'interno di strumenti di programmazione basati su dati scientifici. Credo che la raccomandazione forte sia che una simile norma in questi termini non potrebbe essere approvata se non in qualche modo condizionata dall'approvazione della Carta faunistica e del Piano venatorio, di cui magari l'Assessore, nella sua replica, ci indicherà i tempi di possibile adozione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (Sinistra Autonomista). Signor Presidente, la proposta di legge che è stata esitata dalla quinta Commissione intendeva e intende uniformare la vigente normativa regionale a quella statale, che prevede l'attività venatoria per tre giornate, quindi con l'esclusione del martedì e del venerdì, in cui, invece, la caccia è sempre vietata.
Le due giornate - lo ha ricordato bene anche il relatore - la Sardegna le aveva istituite per consentire, attraverso la legge numero 23 del 1998, la caccia nel mese di febbraio e, tra l'altro, se non ricordo male, anche nella prima settimana di marzo. Questa proposta fu dichiarata, giustamente, incostituzionale dalla Corte costituzionale e quindi la Sardegna, attraverso la proposta contenuta nella legge numero 23, nella sostanza, così come era stata presentata, avrebbe avuto le stesse giornate di caccia che sono attualmente presenti nel resto del Paese.
Per questa ragione noi abbiamo presentato questa proposta di legge che, chiaramente, adegua la nostra Regione al contesto nazionale e, tra l'altro, inserisce alcuni elementi che la differenziano e che vanno anche incontro, come dire, alle "esigenze" delle associazioni ambientaliste.
Va chiarito che questa norma non ha niente a che vedere con l'apertura della caccia alla selvaggina stanziale che, come sottolineato ieri dai quotidiani e anche dal puntuale intervento dell'assessore Cicito Morittu, rischia seriamente l'estinzione. Quindi non c'è dubbio che su questo tema bisogna avviare un confronto serio, serrato, per un intervento che sia immediato e di tutela di queste specie presenti in Sardegna.
Un discorso a parte, secondo me, merita invece la caccia al cinghiale, che andrebbe programmata meglio, magari attraverso giornate stabilite, che riguardino in particolar modo i territori in cui si evidenzia una presenza maggiore di questa specie, che ultimamente - mi pare che l'abbia sottolineato qualche collega - sta creando serie difficoltà agli allevatori e agli agricoltori della Sardegna. Questo fenomeno, è chiaro, meriterebbe una maggiore attenzione attraverso un confronto con le associazioni di categoria e anche con le associazioni di tutela ambientale, che vanno puntualmente informate e anche ascoltate su temi importanti come questi.
Ecco, io penso che la norma oggi all'attenzione del Consiglio regionale non abbia niente a che vedere con questi aspetti, perché riguarda esclusivamente la caccia alla selvaggina migratoria, che tra l'altro è già ben regolamentata dalla legge dello Stato, alla quale noi intendiamo, chiaramente, adeguare la nostra normativa.
Il testo, così com'è stato scritto, è rispettoso delle linee guida della normativa nazionale in materia di caccia, però la nostra proposta è certamente più rigida perché, per esempio, come abbiamo sottolineato in un emendamento, ma è già contenuta nella norma, così com'è stata presentata, prevede che le tre giornate settimanali siano esclusivamente individuate dal calendario venatorio, quindi non decise dal cacciatore, non scelte dal cacciatore. Questo fatto consente, chiaramente, un maggiore controllo da parte del Corpo forestale e di vigilanza ambientale.
Abbiamo presentato anche altri emendamenti che vanno nella sostanza in questa direzione. Uno di questi è l'emendamento numero 3, che prevede che l'entrata in vigore di questa legge è legata all'approvazione del Piano faunistico venatorio regionale. Noi indichiamo sessanta giorni, trascorsi i quali, in assenza del Piano, è chiaro, questa legge entrerà in vigore. Abbiamo presentato anche un altro emendamento molto importante, che modifica l'articolo 104 della legge regionale numero 23. Anche questo emendamento è, ripeto, molto importante perché svincola il regolamento di attuazione della legge numero 23 dal Piano regionale faunistico venatorio, quindi consente una regolamentazione organica e urgente degli istituti contenuti nella stessa legge. Attraverso questa proposta di legge stiamo, quindi, inserendo alcuni elementi importanti anche di tutela e di riorganizzazione di tutta la materia riguardante la caccia in Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Cuccu. Ne ha facoltà.
CUCCU GIUSEPPE (P.D.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, quando approviamo una legge in noi è sempre presente la necessità di contemperare i diversi interessi che sono in campo: da una parte, quello pubblico dell'intera collettività e, dall'altra, quello dei privati e dei singoli. Ancor più quando si affronta un tema sensibile come quello dell'attività venatoria; la caccia, infatti, è un'attività amata da molti sardi, mentre da altri sardi è non solo meno amata, ma persino avversata.
Le stesse differenze di opinione probabilmente le possiamo riscontrare anche tra noi, tra i componenti di questa Assemblea legislativa. Tutti noi abbiamo certamente idee molto diverse in merito alla caccia. Tuttavia, io penso che non siamo qui, oggi, per una trattazione etica sull'esercizio della caccia; non è in discussione se siamo o meno favorevoli a questa pratica. Non penso nemmeno che sia questo il luogo in cui noi dobbiamo esercitarci oggi. Il nostro compito è, invece, quello di lasciare da parte le opinioni personali, lasciando spazio a quello che è il nostro dovere di legislatori, seppure intervenendo su una leggina, così chiamata, perché composta da uno o due articoli. Dobbiamo, quindi, stabilire regole certe circa l'attività della caccia, che rappresenta per la nostra regione una grande tradizione, praticata da molti cittadini che hanno, a mio avviso, esigenze meritevoli di essere tutelate.
E' noto a tutti voi che la legge statale numero 157 del 1992 stabilisce delle disposizioni generali, lasciando alle Regioni il compito di regolamentare la materia nel rispetto di quelle disposizioni. E' una legge che già dai primi articoli si preoccupa di preservare l'interesse pubblico della tutela ambientale, stabilendo che l'esercizio venatorio è consentito purché non contrasti con l'esigenza di conservazione della fauna selvatica e non arrechi danno effettivo alle produzioni agricole. Ecco, quindi, che il nostro compito è quello di stabilire regole ragionevoli e in grado di contemperare il miglior livello di interesse pubblico con il diritto, che comunque è sacrosanto e va rispettato, dei cacciatori. Io penso che questo contemperamento sia assolutamente possibile. Del resto la caccia, se ben regolamentata e gestita, è perfettamente compatibile con la tutela e il rispetto dell'ambiente. La caccia, anzi, può avere un suo ruolo nel mantenimento dell'equilibrio dell'ecosistema, mantenendo la popolazione di una certa specie all'interno dei livelli di sostenibilità ambientale. E su questa materia penso che sia opportuno che la Commissione rifletta sulla necessità di intervenire - ne ha accennato anche l'onorevole Rassu - per valutare i danni che sta arrecando, in alcune zone della nostra regione, il sovrapopolamento di alcune specie protette o che in alcuni mesi dell'anno non possono essere cacciate, come capita per il cinghiale. A Monte Linas, per esempio, sta causando grossi problemi la forte presenza di cervi. C'è un intervento forte da parte della Regione e della Provincia per garantire pascoli adeguati per i cervi, ma questo non è sufficiente perché i cervi stanno mandando via anche gli altri animali da questi loro areali. Io penso che dovremo sviluppare un ragionamento su questi temi, ma lo faremo in un altro momento.
Inoltre, è nota a tutti noi l'importantissima attività di presidio del territorio svolta dai cacciatori, che sono in prima fila nella segnalazione degli incendi, ma sono comunque impegnati in tutta una serie di altre attività di natura ambientale. Ecco, diciamo, che la Regione Sardegna con la legge numero 23 ha regolamentato questa materia e con la norma oggi in discussione prevede che l'esercizio della caccia possa essere praticato solo per due giornate settimanali, oltre che in quelle festive infrasettimanali. La legge dello Stato, però, consente che la caccia sia esercitata per tre giornate alla settimana, liberamente scelte dai cacciatori, con esclusione del venerdì, giornata nella quale invece l'attività venatoria non è consentita. Questo significa che siamo già di fronte a un'ingiustizia, a un'ingiusta discriminazione dei cacciatori sardi relativamente alla possibilità offerta su tutto il territorio nazionale. Poiché penso che i cacciatori sardi non siano diversi da quelli del resto d'Italia, abbiamo pensato, con questa proposta di legge, di provare a eliminare questa differenza. Dobbiamo, quindi, consentire ai sardi l'esercizio dell'attività venatoria per tre giorni alla settimana, come consentito dalla legge statale. Oltretutto questa legge va incontro alle esigenze nuove che pian piano si manifestano e che vengono avanzate dal mondo venatorio. In particolare, l'onorevole Cappai faceva riferimento all'esigenza dei lavoratori turnisti, che non hanno la possibilità di utilizzare tutte e due le giornate messe a disposizione dal calendario venatorio.
Ecco, siamo di fronte a esigenze nuove, che probabilmente trenta, quaranta o cinquant'anni fa non erano presenti. Oggi si stanno manifestando e poiché la legge statale consente che si vada incontro a queste esigenze, noi abbiamo pensato, con questa proposta di legge, di dare una possibilità in più di scelta ai nostri cacciatori. Quindi, considerati i connotati di flessibilità che oggi ha assunto l'attività lavorativa, pensiamo che questi connotati di flessibilità debbano essere consentiti anche nell'attività venatoria.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Dirò subito che sono più che favorevole all'iniziativa contenuta in questa proposta legislativa, pur tuttavia c'è la necessità, a mio giudizio, di far comprendere all'opinione pubblica, a partire da quest'Aula, quali sono i benefici di uno sport nobile e antico come la caccia, che ha fatto vivere in altre circostanze, in altre occasioni e in altri Stati un settore portante quale quello del turismo venatorio. Non si capisce come in Sardegna, essendoci tutte le caratteristiche, non possano essere realizzate queste opportunità di sviluppo, di occupazione e certamente di produrre un reddito che drena risorse da fuori della Sardegna. Questo è uno degli aspetti. Un altro aspetto - ed è il corno alternativo del dibattito che si sta svolgendo oggi - è relativo al fatto che si dice che non c'è più selvaggina, che la selvaggina sta scomparendo e poi ci si ferma alla proposta di chiudere la caccia o di fare ambiti ristretti o di suddividere comunque in ambiti venatori le varie zone della nostra Isola. Io credo che sia molto più proficuo e interessante, da parte di tutti, analizzare il fenomeno e capire il perché di questo calo di presenza di fauna, di avifauna, di qualunque specie.
Ora, io chiedo: qualcuno ha mai visto quel che succede in un campo di grano durante la mietitura? Ha mai visto quel che avviene in una vigna trattata con prodotti chimici? Probabilmente nessuno ha colto le difficoltà di sopravvivenza della lepre, della pernice o addirittura del perniciotto quando passa la mietitrebbia e tritura tutto. Di converso, in altri tempi, quando la mietitura avveniva manualmente, i contadini badavano bene a preservare il nido lasciando attorno ad esso un po' di grano o comunque di granaglia. Questo, chiaramente, con la meccanizzazione non può più avvenire, ma si devono trovare delle soluzioni che comunque diano opportunità di salvezza alla selvaggina, ancorché si utilizzino sistemi meccanici in agricoltura o trattamenti chimici nella vitivinicoltura o quant'altro. Credo che ci sia la necessità di approfondire questi aspetti.
Non sono molto d'accordo con l'onorevole Rassu quando sostiene che siano polli da batteria le pernici lanciate nelle riserve o in aperta campagna. Diventano polli da batteria qualora la Regione, nonostante il percorso previsto e per il quale i cacciatori pagano delle tasse, non provveda a far sì che anziché polli siano vivaci uccelli che incominciano a inserirsi nel tessuto ambientale. Certo, se prendo i piccoletti appena schiuse le uova e li porto in campagna a soddisfarsi di questa condizione saranno innanzitutto le volpi, poi tutti gli altri animali, dai gatti selvatici ai cani randagi, sempre più diffusi, che fanno scempio non solo di selvaggina, ma anche di interi allevamenti, in certe zone e in certe circostanze. Si capisce, quindi, che ci sia la necessità di approfondire un attimino il problema della caccia e delle risorse che possono essere messe in campo nell'interesse dei sardi. Ora, credo anche che ci possa essere la contemporanea apertura della caccia alla nobile stanziale e ai cinghiali, se si vuole veramente realizzare una diversificazione nel territorio, per cui ci sarà chi sceglierà di andare a caccia di pernici e lepri e chi di cinghiali, ma è ben lontana l'ipotesi di realizzare delle riserve personali, nel senso che non posso far spostare chi risiede in una città in un ambito diverso, oppure far sì che i singoli comuni siano nuovamente l'un contro l'altro armati per il proprio ambito di caccia.
Bisogna rifletterci e bisogna giustamente ponderare le iniziative più opportune da parte dell'istituzione regionale. Una di queste è certamente quella di mantenere più presente la verifica da parte delle guardie forestali soprattutto verso chi non è cacciatore, che può agire con malanimo. Io ritengo, infatti, che il buon cacciatore sia il primo ecologista, colui che preserva il sistema ecoambientale. Ben diverso è identificarlo come uno che spara e basta. So che questo problema tocca qualcuno, ma è effettivamente così: buon cacciatore è colui che sa che cosa fa. E allora bisogna essere coerenti e cercare le opportune iniziative, che sono quelle legislative in primo luogo, ma senza rifarsi a condizioni per cui il radicalismo ecologista, verde, ambientalista la faccia da padrone creando anche delle disparità fra i cacciatori sardi e i cacciatori cosiddetti continentali, pur stando nella stessa Repubblica italiana. Ora, bisogna fare un ragionamento serio, coerente e approfondito, che consideri esattamente le tematiche e i problemi che affliggono il mondo venatorio per far coincidere i suoi interessi con l'interesse più generale di preservare il sistema ecoambientale. In questa linea io credo che ci si possa ritrovare. Credo anche che questa sia la linea più coerente e corretta che il parlamento del popolo sardo possa seguire per quando riguarda uno sport, ripeto, nobile e di antica origine, che sicuramente può dare ristoro e una possibilità di sviluppo economico, oltre che occupazionale, alla nostra Isola.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, ogni volta che tratto un argomento attinente non alla caccia, in questo caso, perché sarebbe restrittivo ridurlo a questo ambito, ma alle politiche ambientali, alle sensibilità ambientali, alla cultura ambientale, ho l'impressione di trovarmi in una Regione di grandi e buoni propositi che, però, non ne persegue neppure uno.
Faccio un po' di storia: credo sia del 1989 - poi i funzionari del Consiglio, i colleghi o il collega Dedoni, che sicuramente è più puntuale di me in questo argomento, lo preciseranno - la legge istitutiva dei parchi regionali. Ogni tanto mi guardo allo specchio e mi chiedo quanti parchi regionali abbiamo istituito. Neppure uno! Ne dovevamo istituire uno nazionale e abbiamo tutti battuto in ritirata; forse posso riconoscere al collega Pirisi una certa coerenza intorno alla vicenda del Gennargentu.
La legge numero 23 sulla caccia di quale periodo è? Che poi non è la legge sulla caccia, così viene tradotta, ma è una legge che parla di protezione della fauna selvatica e in cui rientra anche l'esercizio venatorio. Questa legge del 1998 prevede che si faccia la pianificazione faunistico-venatoria. Dov'è il Piano faunistico-venatorio? Non c'è! Allora noi siamo una Regione che sotto il profilo della cultura ambientale bene parla e malissimo agisce, perché non realizza nulla o pressoché nulla di quello che ha stabilito proprio nell'ambito e nella funzione di tutela del patrimonio naturale, del nostro bene più prezioso, quello che intendiamo vendere, conservandolo, al turismo, o meglio ai turisti.
Capitano delle cose straordinarie di fronte a una carenza così trasversale, così consolidata, perché per quanto riguarda il Piano faunistico dal 1998 sono passati dieci anni, quindi Assessori dell'ambiente ce ne sono stati e di molti colori. La legge sui parchi regionali è del 1989, da allora ci sono stati Assessori di ogni colore, più o meno sbiadito, più o meno vivo, eppure non si è fatto nulla. Allora, c'è una consolidata pratica negativa, cioè ognuno di noi si spende su questo terreno, quando fa i dibattiti e anche quando fa le leggi, salvo concordare che non se ne fa nulla comunque. E, dicevo, capitano delle stranezze. Mi dicono che i centocinquanta cacciatori della compagnia di Lula, che autonomamente capiscono che c'è una difficoltà, che la selvaggina scarseggia, che l'ambiente faunistico è compromesso, volontariamente sospendono l'esercizio venatorio. Cioè chi vive la campagna, chi vive il nostro ambiente, chi ha la cultura del territorio, chi lo vive quotidianamente, come hobby, come passione, come professione, ne ha maggiore rispetto di chi lo deve amministrare. Allora io mi permetto di dare un suggerimento, prima ne parlavo con il collega Licheri: noi partiamo da una proposta molto povera, se vogliamo, non perché non risponda a un'esigenza che si è rivelata in qualche misura reale, ma perché tratta questo argomento estrapolando dall'insieme, senza considerare l'insieme, tant'è che la stessa Commissione, diciamo in modo abbastanza condiviso tra maggioranza e minoranza, ha emendato il testo in esame. Quindi qua non c'è uno scontro ideologico, non stiamo passando su un terreno su cui maggioranza e opposizione si scontrano più o meno ferocemente. No, stiamo parlando di un testo che viene modificato dalla stessa Commissione, in modo trasversale, maggioranza e minoranza, con quattro emendamenti tutti significativi rispetto al testo originario e tutti, io ritengo, apprezzabili rispetto alle indicazioni che provengono non solo dal mondo della caccia, ma anche dal mondo ambientalista. Peraltro, uno degli emendamenti va in questa direzione per quanto riguarda gli strumenti di pianificazione. Nella finanziaria di quest'anno, del 2008, abbiamo introdotto una norma che doveva agevolare la costituzione di parchi regionali, su cui non c'era discussione, i cui perimetri erano definiti nell'ambito di aree di disponibilità pubblica, della Regione, su cui i comuni erano d'accordo e per i quali era possibile raggiungere un'intesa e portare il disegno di legge istitutivo di quegli stessi parchi. Abbiamo anche individuato una forma accelerata d'esame: trenta giorni in Commissione e subito in Aula. Invece è approdato in Commissione un altro disegno di legge che ripete la stessa cosa e introduce l'albo dei direttori dei parchi. Ci cadono le braccia! Questo vuol dire non fare nulla, neppure in questa legislatura, la legislatura segnata sotto il profilo della tutela del territorio. Cinque anni e neppure un parco! Allora affrontiamo non dico questo argomento, che affronteremo in un'altra sede, ma vogliamo almeno togliere gli impicci fondamentali rispetto alla definizione del Piano faunistico-venatorio? Che cos'è che ha impedito a questo strumento di esistere, dieci anni dopo l'approvazione della relativa legge? Ci sarà un motivo, forse ce ne sono due, forse ce ne sono tre, individuiamoli tutti e tre, integriamo questa normativa, ritorniamo in Commissione ed esitiamo un provvedimento che dica almeno che entro sei mesi, entro un anno, ci sarà un Piano faunistico regionale, un Piano venatorio regionale, si potrà programmare il prelievo in modo rispettoso e utile per il mondo della caccia, anche sotto il profilo economico, ma utilissimo per la salvaguardia del diritto di tutti di vivere l'ambiente, il territorio, di starci anche se non si è cacciatori, con il rispetto che noi dobbiamo a questo nostro patrimonio naturale.
E quindi il mio invito qual è? Ci sono quattro emendamenti, c'è un provvedimento che, è chiaro, viene di fatto totalmente modificato, quindi non passa attraverso l'istruttoria della Commissione. Con gli emendamenti è stata individuata un'esigenza, si dia un tempo alla Commissione per esaminarli e si riporti il provvedimento in Aula, integrandolo, così come deve essere, con queste utili modificazioni che ricomprendano anche gli emendamenti che sono stati già presentati.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.
SALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, io devo ringraziare la quinta Commissione, il suo Presidente e il relatore perché mi consentono personalmente, come rappresentante politico di un territorio con un altissimo tasso di presenza di cacciatori e che ha dovuto conciliare la sua, come dire, collaborazione con gli ambienti dei Verdi, degli ambientalisti, eccetera, con la conoscenza personale di numerosissimi cacciatori che, a differenza dell'immagine che se ne dà spesso, hanno sempre manifestato - larga parte di essi, non certo la totalità - un impegno continuo nel sostenere tutte le iniziative che le amministrazioni pubbliche, i comuni in primo luogo, hanno voluto portare per la tutela e la protezione della fauna selvatica e per la difesa dell'ambiente locale.
Quindi io sono convinto che questa sarà pure una leggina, così come la si è voluta definire o alcuni l'hanno definita, però io la considero un'utile leggina, prima di tutto perché elimina un'ingiustizia che i cacciatori sardi dovevano patire rispetto ai cacciatori del resto d'Italia, e soprattutto perché avvia, lo voglio dire, anche con i richiami che sono stati fatti nel corso del dibattito, in particolare da parte del collega Uras, una riflessione sul tema complessivo della caccia, senza voler trasformare quest'Aula nel Comitato faunistico regionale. Lasciamo le questioni tecniche ai tecnici, anzi facciamo sì che i tecnici possano occuparsi delle questioni tecnico-scientifiche legate alla caccia senza avere la pretesa e la presunzione di volerle definire in quest'Aula.
Giustamente, dico io, la proposta che stiamo esaminando oggi non lascia libertà di scelta ai cacciatori, come ha detto il presidente Licheri, ma individua i giorni in cui quest'attività sportiva viene esercitata all'interno di un programma che l'organismo scientifico, di cui la Regione si è dotata, cioè il Comitato regionale faunistico, determinerà. Mi sembra un punto importante e qualificante perché cerca di conciliare, al di là della ricerca di eliminazione di un'ingiustizia, il rispetto dell'ambiente, che per noi è fondamentale quanto la protezione della fauna selvatica, con l'esercizio dell'attività venatoria, riuscendo a tutelare entrambi questi temi apparentemente contrastanti.
Un altro elemento importante di questa legge, presidente Licheri, è il fatto che forse per la prima volta, su un argomento spinoso e difficile da gestire quale quello della caccia, siamo riusciti a conciliare le esigenze delle associazioni venatorie con le esigenze delle associazioni ambientaliste. Non è un elemento da poco. Io sono convinto che se un'indicazione politica deve venire oggi dal Consiglio, anche nei confronti della Giunta e dell'assessore Morittu in particolare, sia proprio quella di cogliere il meglio delle indicazioni che vengono da queste organizzazioni apparentemente sempre in conflitto tra loro, farne tesoro e cercare di applicarle. Nell'ambito del tempo che mi è concesso, la prima indicazione che mi sento di dare all'assessore Morittu è contenuta in un documento delle associazioni ambientaliste, che io ho letto con molta attenzione, ed è il richiamo forte alla necessità di approvare il Piano faunistico venatorio regionale e la Carta faunistica regionale, due strumenti importantissimi di programmazione del prelievo e dell'esercizio venatorio, ma soprattutto due strumenti importantissimi per il punto richiamato già nel titolo della legge numero 23, e cioè la protezione della fauna selvatica.
Io esprimo vivo apprezzamento per l'intervento del collega Rassu e lo faccio senza infingimenti. Ho apprezzato il suo intervento, onorevole Rassu, perché mi è capitato, da sindaco, di proporre lo stesso ragionamento ai cacciatori e di provare particolare soddisfazione per l'accoglimento della richiesta del comune di provvedere insieme a un ripopolamento che spesso dava gli esiti che lei ha richiamato in quest'Aula. Ripopolamento che noi facevamo con entusiasmo e con le migliori intenzioni, probabilmente osservati attentamente da qualcuno che magari utilizzava subito il materiale che noi immettevamo nell'ambiente.
Ma il senso di responsabilità che le associazioni venatorie stanno portando in campo è da utilizzare al meglio. Quindi, Assessore, ripartiamo dal principio di precauzione, ripartiamo dal principio della caccia programmata, facciamo in modo che questi principi vengano tradotti in strumenti efficaci, in strumenti utili, in strumenti certi che ci portino, fatta salva la protezione della nostra fauna, a imitare esempi moderni di utilizzazione della caccia. Per esempio, alcuni amici cacciatori del mio paese sono andati in vacanza in Belgio e in Irlanda, hanno trascorso le vacanze in residenze turistico-venatorie, hanno pagato un sacco di soldi, ma sono rimasti soddisfatti da questa loro esperienza che hanno definito da altro mondo. Ebbene, anch'essi hanno detto che con l'ambiente che c'è in Sardegna questa potrebbe essere una dimostrazione chiarissima di come si possono adottare misure di tutela anche rigorosa dell'ambiente e contemporaneamente esercitare attività economiche e imprenditoriali per promuovere un turismo di carattere venatorio che si potrebbe legare ai tanti tipi di turismo che in Sardegna possono essere attivati.
Ecco perché dichiaro il mio voto favorevole, così evito di perdere tempo, sia alla legge sia agli emendamenti che sono stati presentati. E' importante, ripeto, che questa legge sia approvata oggi, ma è importante soprattutto che dagli elementi che sono emersi oggi in quest'Aula possano venire ulteriori e necessarie iniziative per far sì che la Sardegna esca dal novero delle Regioni che non hanno ancora applicato delle disposizioni di legge molto precise.
L'ultimo riferimento lo faccio per la Commissione soprattutto. Presidente Licheri, mi unisco all'appello del consigliere Uras per tentare di sbloccare quei 21 milioni di euro, la cui spesa avevamo cercato di velocizzare nella discussione sulla manovra finanziaria del 2008, ma che purtroppo sono ancora fermi. Anche a me piacerebbe concludere questi cinque anni potendo dire che in alcune aree della Sardegna siamo riusciti finalmente ad approvare e a far partire dei parchi regionali gestiti dalle comunità, dai sindaci, dagli amministratori, dagli operatori e dagli imprenditori locali. Sarebbe una grande soddisfazione politica e, se me lo consentite, forse anche un dovere che noi abbiamo nei confronti dei sardi per le aspettative che abbiamo creato.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
MORITTU, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente.A me pare che il dibattito abbia in qualche misura sottolineato aspetti generali e aspetti particolari per quanto riguarda la disciplina vigente in materia di salvaguardia della fauna e di regolamentazione della caccia in Sardegna. Da un lato si è sottolineata l'esigenza di parificare la Sardegna alle altre regioni d'Italia, in ossequio alla legge nazionale numero 157, dall'altro, però, il dibattito ha offerto anche uno spaccato dei problemi che riguardano questa disciplina e in particolare il superamento, ormai nei fatti, della vecchia legge regionale numero 23, che, è vero, onorevole Uras, è sostanzialmente inattuata, mancando gli strumenti di pianificazione, ma è anche abbastanza datata rispetto alla situazione in cui oggi ci troviamo.
Al di là dell'interrogativo più generale posto dall'onorevole Uras, naturalmente per quanto riguarda la Sardegna la strada è lastricata di buone intenzioni, ma, ahimè, è difficilmente praticata o è praticata in maniera insufficiente la strada della pianificazione. Però è anche vero che, al di là delle volontà politiche, che sicuramente sono mancate, per quanto riguarda la pianificazione faunistica vi è, come dire, una procedura legislativa prevista dalla legge numero 23, che in qualche modo mette in capo ad altri soggetti l'avvio della pianificazione, in particolare alle province, che nel frattempo da quattro che erano sono diventate otto. Quindi, tutto questo nel frattempo ha creato una qualche difficoltà operativa. Ma io non voglio sottrarmi alla responsabilità di essere, oggi e da qualche tempo, Assessore regionale dell'ambiente e dico che la Giunta ha approvato la Carta faunistica regionale, che è il presupposto della pianificazione, e che alle province sono state date delle direttive perché possano procedere alla predisposizione dello studio provinciale relativo. Sono stati dati i canonici centoventi giorni per la redazione di questi studi da presentare all'Assessorato regionale dell'ambiente, che ha naturalmente la responsabilità di proporre alla Giunta regionale il piano di coordinamento, così chiamato dalla legge numero 23. Non è un piano regionale, ma appunto un piano di coordinamento tra i piani provinciali e il regolamento di attuazione per avanzare la proposta alla Giunta regionale. I centoventi giorni previsti dopo vari colloqui e incontri con i nuovi assessori provinciali, che naturalmente hanno richiesto anche del tempo per mettere in piedi le volontà, scadono nel mese di ottobre, cioè tra trenta giorni o giù di lì. E' evidente che se non arrivano gli studi e i piani provinciali la Regione, in base alla legge numero 23, dovrebbe nominare un commissario ad acta, il che, oltre all'atto in qualche misura d'imperio rispetto alle province, ma certo alla fine lì bisogna arrivare, comporterebbe comunque una procedura che forse va oltre i sessanta giorni previsti nell'emendamento che è stato presentato. L'intenzione, naturalmente, è quella di andare avanti e noi stiamo sollecitando le province ad andare avanti per definire quanto meno la proposta da approvare in Giunta, come atto di pianificazione, assieme al regolamento.
Ho visto anche che tra gli emendamenti c'è una proposta che slega il regolamento di attuazione dal piano faunistico, consentendo così alla Giunta regionale di procedere, magari speditamente, nella definizione della disciplina degli istituti faunistici, che è una disciplina fondamentale e che ancora oggi latita sul terreno della regolamentazione, il che ci crea, naturalmente, difficoltà nel disciplinare questi istituti.
Allora, per quanto riguarda i diversi problemi che sono qui emersi e le proposte avanzate, per esempio quella dell'onorevole Rassu circa l'anticipazione della caccia al cinghiale, che è stata ripresa anche da altri consiglieri, vi ricordo che la data di inizio della caccia al cinghiale è fissata dalla legge numero 23 e non può essere anteriore al 1° novembre di ciascun anno. Noi, nel calendario faunistico di quest'anno, abbiamo previsto l'apertura della caccia al cinghiale, come dire, anticipandone il tradizionale inizio, per il primo giorno di novembre. Poi, certo sono emersi dei problemi, riportati anche dalla stampa, lo ricordavano l'onorevole Uras e altri onorevoli che l'hanno preceduto, in riferimento all'appello dei cacciatori lulesi. Non v'è dubbio che anche questo è un tema che rimanda al dato sulla pianificazione. Cioè, conoscere gli ambiti territoriali di caccia è, come dire, lo strumento per disciplinare territorialmente l'attività venatoria e anche per avere maggiore contezza e consapevolezza della risorsa venatoria in quel territorio, ma lì, come abbiamo detto, dobbiamo arrivare e contiamo di arrivarci in tempi velocissimi.
Io ho convocato per la prossima settimana gli assessori provinciali all'ambiente per fare una velocissima riflessione sul tema ed eventualmente assumere determinazioni di variazione del calendario faunistico, magari restringendo il numero delle giornate e valutando la possibilità di assumere per alcuni territori, per esempio per il territorio di Lula - e ho chiesto alla Provincia di Nuoro di fare un approfondimento in merito - un provvedimento di sospensione anche totale dell'attività venatoria per un certo periodo di tempo, così come invocato dagli stessi cacciatori lulesi. Ma tutto questo, naturalmente, attiene a un intervento tempestivo che, è evidente, può essere garantito da uno strumento di pianificazione in essere, che consenta flessibilità di azione nei territori sia per quanto riguarda i prelievi sia per quanto riguarda le sospensioni dei prelievi di fauna selvatica.
Ora, anch'io ritengo che le problematiche di revisione della legge numero 23 vadano al di là delle pur comprensibili proposte che sono state avanzate e richiederebbero, molto probabilmente, una riflessione più ampia di quella a cui oggi siamo chiamati a rispondere. Naturalmente il Consiglio su questo punto credo abbia la sovranità per decidere se andare avanti oppure riportare il provvedimento in Commissione per una riflessione che anch'io ritengo vada fatta sulla revisione complessiva della legge numero 23. Non v'è dubbio che il problema della fauna selvatica si intrecci fortemente con i problemi di carattere ambientale più complessivi e quindi di governo del territorio. Per esempio, per quanto riguarda l'istituzione dei parchi regionali siamo andati abbastanza avanti nei piani di gestione delle aree SIC e ZPS. La Sardegna è la Regione sicuraamente più avanti in Italia nella pianificazione delle aree SIC. Circa il 60 per cento di queste aree oggi è regolamentato da un piano di gestione approvato con decreto dell'Assessore dell'ambiente ed entro l'anno contiamo di arrivare a circa l'80 per cento delle superfici complessive. Stiamo parlando di circa 350 mila ettari del territorio dell'Isola, quindi non di un territorio di poco conto.
Per quanto riguarda i parchi regionali certo siamo in ritardo. Noi abbiamo avanzato un disegno di legge per aiutare il superamento di una difficoltà che la Sardegna manifesta da oltre vent'anni nell'istituzione dei parchi regionali. La proposta avanzata dalla Giunta in quel disegno di legge credo dia un contributo, poi naturalmente vi sono i contributi precedenti, cioè i disegni di legge delle precedenti Giunte e anche le proposte dei consiglieri sull'istituzione dei singoli parchi. La Commissione non ha che da lavorare per portare avanti il provvedimento che ritiene più opportuno portare avanti. Noi abbiamo cercato di dare un contributo riteniamo in coerenza con le espressioni di volontà da parte delle comunità locali che abbiamo raccolto in questo periodo sottoscrivendo intese istituzionali tra la Giunta regionale e i territori. Parlo del Parco dei Tacchi, del Parco della Gallura, del Parco di Gutturu Mannu e via di questo passo. Ci sono già intese istituzionali sottoscritte, le comunità locali hanno espresso le loro volontà e se il Consiglio regionale, nella forma che riterrà, naturalmente, approverà una legge di revisione o di istituzione di singoli parchi regionali, credo che oggi, molto più che nel passato, vi siano le condizioni per procedere in questa direzione e raggiungere il risultato di un governo ambientale del territorio corretto, per altro con l'assenso delle popolazioni locali.
Chiudo il mio intervento dando la disponibilità da parte della Giunta regionale ad approfondire la materia di cui alla legge 23, se si ritiene anche in tempi sufficientemente brevi. Il mio Assessorato ha elaborato da tempo un progetto in materia di revisione della legge 23, quindi siamo prontissimi a un confronto, se il Consiglio lo riterrà opportuno, anche in tempi accelerati, in modo da trovare soluzioni coerenti con il principio di cautela. Io, naturalmente, da questo punto di vista ritengo che sessanta giorni siano un termine troppo ristretto e vi chiederei di fare una riflessione anche sui tempi necessari per poter chiudere positivamente la fase di pianificazione faunistica regionale. Grazie.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Dobbiamo votare il passaggio all'esame degli articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (P.R.C.). Chiedo alcuni minuti di sospensione per verificare la possibilità di un rinvio in Commissione del provvedimento di legge in esame.
PRESIDENTE. Convoco la Conferenza dei Capigruppo, così la facciamo insieme la riflessione. La seduta è sospesa
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 34, viene ripresa alle ore 13 e 25.)
PRESIDENTE. Chiedo scusa per l'interruzione, ma avevamo la necessità di valutare la possibilità di inserimento all'ordine del giorno di un altro argomento che nel frattempo è stato esitato dalla Commissione.
C'era stata anche la richiesta dell'onorevole Uras di valutare la possibilità di rinvio in Commissione della proposta di legge numero 309/A, per consentire un approfondimento e un'estensione dei temi in discussione. La Conferenza dei Capigruppo su questo non ha raggiunto l'unanimità. L'onorevole Uras non mantiene la richiesta di rinvio in Commissione.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (P.R.C.). Sto venendo da una Conferenza dei Capigruppo, nella quale è stato deciso di rinviare la votazione.
PRESIDENTE. Lasci perdere il rinvio della votazione. Si farà se c'è una richiesta di votazione, perché se non c'è non posso rinviarla.
Allora, siccome la richiesta di rinvio in Commissione deve essere confermata, se viene confermata decidiamo a che ora votare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, come ho già detto in Conferenza dei Capigruppo, noi riteniamo opportuno che si esprima l'Aula sulla richiesta, che facciamo nostra, di rinvio del testo di legge in Commissione.
PRESIDENTE. Quindi dobbiamo sottoporre all'Aula il rinvio in Commissione. Poiché molti colleghi sono andati via nel frattempo, propongo di rinviare questa votazione al pomeriggio, alla ripresa dei lavori, che avverrà alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 27.
Allegati seduta
CDXL Seduta
Mercoledì 24 settembre 2008
(ANTIMERIDIANA)
Presidenza del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 45.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì 23 luglio 2008 (431), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Cugini e Giorico hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di mercoledì 24 settembre 2008.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
Annunzio di interrogazione
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interrogazione pervenuta alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata concessione del contributo annuo a sostegno della attività dell'Unione autonoma partigiani sardi (UAPS)." (1364)
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interpellanza Uras - Ibba - Davoli sull'applicazione delle disposizioni normative regionali relative all'istituzione, organizzazione delle attività e inserimento del personale ex ISOLA nell'ambito dell'Agenzia governativa Sardegna promozione, e comunque nell'Amministrazione regionale, avuto riguardo alla integrale salvaguardia della posizione giuridica ed economica posseduta, ivi compresa la retribuzione accessoria." (336)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Mozione Diana - Artizzu - La Spisa - Capelli - Vargiu - Ladu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - Lombardo - Petrini - Pileri - Pittalis - Rassu - Sanjust - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Lai Renato - Marracini - Milia - Cassano - Dedoni - Pisano - Gallus - Murgioni - Farigu - Floris Mario - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio, di censura all'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, ai sensi dell'articolo 23, comma 1, della legge regionale statutaria 10 luglio 2008, n. 1." (192)
PRESIDENTE. Proseguiamo, come previsto, secondo l'ordine del giorno.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Vorrei far osservare che recentissimi importanti e gravi provvedimenti, che riguardano gli argomenti all'ordine del giorno, impongono un'inversione dei punti in discussione nella seduta odierna. Intendo riferirmi alla pronuncia con cui l'altro ieri il TAR Sardegna ha sospeso, giudicando l'atto illegittimo, l'efficacia della delibera numero 47 del 4 settembre 2008, con cui la Giunta ha bloccato gli interventi nel compendio di Tuvixeddu.
E' noto che precedenti sentenze dello stesso TAR Sardegna del febbraio 2008 e successive sentenze del Consiglio di Stato, depositate il 4 agosto 2008, hanno condannato l'Amministrazione regionale, ponendole a carico le spese, che raggiungono ormai i 70 mila euro, oltre all'IVA. Tenuto conto che il Presidente della Regione e la Giunta hanno manifestato l'intendimento di proseguire in questa loro pervicace procedura, che è contraria alle norme del diritto e anche al dibattito che abbiamo svolto anche in occasione della discussione della precedente mozione, chiediamo che si inverta l'ordine del giorno e si discuta urgentemente di questo provvedimento.
Presidente, capisco che in tempi ordinari io non avrei avuto necessità di sollecitare il Consiglio a una cosa del genere, ma essendo abbondantemente scaduto il termine entro il quale la Commissione d'inchiesta avrebbe dovuto essere insediata e avrebbe dovuto iniziare a lavorare - mi rendo conto che ci sono state nel frattempo le ferie estive -, questo fatto avrebbe imposto che al primo punto dell'ordine del giorno della seduta odierna ci fosse questo argomento. Si rischia di discutere di altre cose e di occuparci di questo argomento quando ormai le cose saranno compromesse totalmente.
PRESIDENTE. Onorevole Floris, la sua proposta di inversione dell'ordine del giorno, come sa, va posta ai voti, per cui, considerata l'assenza della Giunta, che è giusto sia qui ed è bene che arrivi puntuale, sospendo la seduta per dieci per consentire a tutti i colleghi di essere in aula per la votazione.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 51, viene ripresa alle ore 11 e 10 .)
PRESIDENTE. L'onorevole Mario Floris ha chiesto che venga invertito l'ordine del giorno e si passi alla discussione del punto 4, cioè della proposta di istituzione di una Commissione d'inchiesta.
Ricordo ai colleghi che occorre la maggioranza dei due terzi perché la richiesta di inversione dell'ordine del giorno venga accolta. Se i colleghi fanno silenzio e prendono posto magari riusciamo a dare le spiegazioni e soprattutto a farle sentire a chi deve votare.
Colleghi, siamo in fase di votazione della richiesta di inversione dell'ordine del giorno. Chiedo scusa ai colleghi, capisco che li sto disturbando con il mio parlare. Bene, se i colleghi sono pronti procediamo alla votazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS Mario (Gruppo Misto). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di inversione dell'ordine del giorno.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Farigu - Floris Mario - Gallus - La Spisa - Lai Renato - Licandro - Liori - Lombardo - Marracini - Moro - Murgioni - Pisano - Pittalis - Randazzo Alberto - Rassu - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Espa - Fadda - Frau - Giagu - Lanzi - Licheri - Manca - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Tocco - Uras.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Uggias.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 67
votanti 65
astenuti 2
maggioranza 43
favorevoli 28
contrari 37
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 309/A. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il consigliere Cappai, relatore.
CAPPAI (U.D.C.), relatore. Signor Presidente, come molti sapranno, l'attuale normativa regionale in materia di caccia prevede che l'esercizio della stessa possa essere praticato solo per due giornate settimanali, oltre alle giornate festive infrasettimanali. Questa disposizione è molto riduttiva per noi sardi rispetto a quanto previsto dalla normativa statale, che permette l'esercizio della caccia per tre giorni alla settimana e, in più, a libera scelta del cacciatore, con l'esclusione comunque delle giornate di martedì e venerdì, in cui la caccia resta sempre vietata.
Questa autolimitazione della Regione Sardegna deriva dall'originaria previsione, peraltro contenuta nella legge regionale numero 23 del 1998, di poter esercitare la caccia in Sardegna anche nel mese di febbraio, ma, come tutti sappiamo, quella proposta è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale. Per cui noi sardi andiamo a caccia solo fino al 31 gennaio, però nei confronti dei continentali restiamo dei "nani", nel senso che, mentre i continentali esercitano il diritto per tre giorni alla settimana, noi lo esercitiamo solo per due.
Quindi questa proposta di legge, peraltro composta da un articolo, serve solo a equiparare le possibilità dei sardi a quelle dei cittadini del resto d'Italia. Ci siamo preoccupati, nella stesura di questa norma, anche di salvaguardare la selvaggina cosiddetta nobile stanziale, o meglio con questa norma noi diciamo che l'esercizio della caccia per tre giornate alla settimana è consentito solo nel mese di dicembre e gennaio. Questo perché? Perché i cacciatori sardi possano sparare alla selvaggina migratoria, salvaguardando quello che è già il povero patrimonio faunistico stanziale della nostra regione.
A tal fine, la proposta di legge si propone di permettere l'attività venatoria nei mesi di dicembre e gennaio per tre giornate alla settimana, già individuate nel calendario venatorio: giovedì, sabato e domenica. Anche questo perché? In modo che ci sia un controllo sul territorio. Vorrei ricordare a me stesso, ma anche all'Aula, che non più tardi di otto, nove anni fa, quando si parlava tanto di bracconaggio in Sardegna e la selvaggina nobile stanziale stava scomparendo dalle nostre campagne, la Regione provvide a incorporare circa novecento vigili cosiddetti ambientali. Eppure il bracconaggio continua a esistere, per cui noi vogliamo che in queste giornate prefissate chi è preposto al controllo del territorio possa esercitarlo nel miglior modo possibile. Qualcuno potrebbe obiettare: "Sì, avete previsto tre giornate alla settimana, ma se c'è una giornata festiva infrasettimanale potreste andare a caccia per quattro giorni alla settimana". No, abbiamo previsto che qualora ci sia una giornata festiva infrasettimanale il cacciatore abbia a disposizione sempre un massimo di tre giornate e comunque, in quel caso, a scelta.
Perché abbiamo pensato di presentare questa proposta di legge? Intanto perché molti lavoratori fanno i turni, soprattutto nella sanità, nell'industria e in tutti quei settori dove si lavora ventiquattr'ore su ventiquattro, e in quel caso non possono esercitare magari l'unico loro hobby sportivo, appunto quello della caccia. Ecco, anche per venire incontro a queste persone abbiamo pensato di estendere a tre giornate alla settimana l'esercizio della caccia.
Mi fermerei qui. So che molti erano perplessi su questa legge, ma garantisco, per quel poco che posso affermare, che questa legge non nasconde niente, è volta soltanto ad andare incontro a quei lavoratori che hanno chiesto di poter praticare anche loro questo sport e soprattutto a equiparare i "nani" ai continentali.
PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Assessore, non nascondo che in un primo momento ero abbastanza perplesso sul fatto che io potessi votare questo provvedimento, essendo anch'io un cacciatore, ma leggendo bene il dispositivo e gli emendamenti che l'hanno seguito e che ho firmato, mi sono convinto che può essere uno strumento utile per l'esercizio venatorio, cioè per l'attività sportiva praticata dai cacciatori. Dico questo perché? Innanzitutto perché è necessario precisare che la Sardegna è penalizzata per quanto riguarda il periodo di esercizio venatorio rispetto alle altre regioni d'Italia. Mi riferisco, chiaramente, alla selvaggina migratoria, in quanto da noi, come sappiamo tutti, inizia a metà gennaio e si concentra a febbraio il passo vero e proprio della migratoria. In Corsica, ad esempio, e comunque in Francia, la caccia è esercitata per tutto il mese di febbraio.
Detto questo non bisogna fraintendere e pensare che il cacciatore voglia fare mattanze. Non è così! Alla migratoria, per esempio, in Sardegna nel mese di febbraio non si spara, ma in Corsica e nelle altre regioni sì, quindi vi è la possibilità per i cacciatori, per coloro i quali esercitano seriamente questo nobile sport - perché la caccia è uno sport nobile -, rispettando le regole e con lo spirito che deve avere un cacciatore, di prolungare il periodo di caccia in altre regioni o nazioni.
Ho preso la parola per offrire alcuni spunti. Io sono uno di quelli che ritengono che in Sardegna, come nel resto d'Italia, nel giorno di apertura debba essere consentita la caccia a tutte le specie cacciabili. Domenica scorsa è stata aperta la caccia alla pernice, alla lepre, al coniglio e a quant'altro, ebbene, io sono del parere che sia necessario, nel giorno di apertura, aprire anche la caccia al cinghiale, perché la vera calamità della nostra regione, in determinate zone, oltre agli incendi, è rappresentata sempre più dai cinghiali. Chi sta facendo sparire le pernici dai territori che non sono boscati al massimo, ma vengono per la maggior parte utilizzati per l'agricoltura, è proprio il cinghiale, che in quanto predatore nulla lascia dove passa e quando è in preda ai morsi della fame, se non trova altro, aggredisce, recando danni, anche le greggi di pecore e capre. Questo è risaputo da tutti. Quindi io ritengo che, se non in questo frangente, in futuro, così come avviene su tutto il territorio nazionale, nel giorno di apertura debba essere consentita la caccia a tutte le specie, il che servirebbe anche, signor Assessore e illustrissimi colleghi, ad alleggerire la pressione sulla pernice e sulla lepre. E se veramente ci sta a cuore la conservazione della selvaggina nobile stanziale, è indispensabile sospendere, in un prossimo futuro, almeno per un anno, se non per due, la caccia alla lepre e alla pernice. Lo dice un cacciatore che va in campagna e sa esattamente come stanno le cose, perché ci sono ormai interi territori dove la pernice è praticamente sparita e la lepre sta seguendo lo stesso destino. Ma su questo voglio richiamare l'attenzione dell'Assessore e della Giunta. I cacciatori in Sardegna contribuiscono, e non con poco, ad alimentare le casse della Regione con i contributi che ogni anno devono pagare per poter esercitare l'attività venatoria. Io ritengo che sia indispensabile, Assessore, individuare comune per comune delle "zone serbatoio", dove la presenza della pernice e della lepre è tipica, affinché i cacciatori di quei comuni, dal momento che fanno parte delle associazioni venatorie, provvedano a ripopolarle. Ma a ripopolarle con che cosa? Con la selvaggina, perché, Assessore, non si ripopola un bel niente lanciando in campagna polli di batteria! Infatti, le pernici prese dagli allevamenti non sono altro che polli di batteria, la cui sopravvivenza, mi creda, non supera mai i quindici giorni, perché sono selvatiche di nome, ma di fatto non lo sono per niente, non essendo nate in campagna, non essendo aduse all'ambiente selvatico, non essendo assolutamente idonee per il lancio. Quindi è indispensabile che il ripopolamento avvenga con coppie di pernici prelevate allo stato selvatico. Per far questo è indispensabile, appunto, destinare i fondi che i cacciatori versano annualmente alla creazione dei presupposti di ripopolamento proprio nelle zone di cui ho parlato, affinché diventino dei serbatoi, comune per comune, della nobile stanziale, in quanto stiamo andando incontro all'estinzione di questo tipo di selvaggina in Sardegna proprio per la nostra noncuranza. Lo dice un cacciatore, perché chi esercita la caccia con spirito e senso sportivo deve ammettere, in tutta coscienza, come stanno le cose e non deve nascondersi dietro un dito. Noi stiamo andando incontro a un rischio: tra due o tre anni non ci sarà più una sola pernice nei nostri territori, che sino a quindici anni fa erano strapieni di pernici e lepri.
E' necessario, quindi, fare una politica oculata, una politica attenta, una politica di vero ripopolamento e di salvaguardia, ed è necessario, ripeto ancora, incrementare il controllo, e non solo sui cacciatori. E' necessario che le guardie forestali preposte al controllo sull'attività venatoria svolgano il loro compito anche la notte, per controllare "i soliti noti" autorizzati a circolare armati anche di notte, e facciano le opportune perquisizioni. Perché, guardate, la lepre sta sparendo dai nostri territori proprio a causa della caccia di frodo notturna esercitata da determinati "noti" che sono autorizzati, ripeto, a circolare armati anche durante la notte. Di questo ne tenga conto, Assessore. Bisogna assolutamente fare in modo che il Corpo forestale eserciti, come è giusto che sia, il controllo su chi pratica l'attività venatoria, ma principalmente su chi caccia di frodo, cioè pratica il bracconaggio.
Ho voluto offrire questi spunti e dico anche che sono d'accordo sull'uso per la caccia grossa di armi a canna rigata, perché il tiro risulta più sicuro, meno pericoloso. Ci sono appassionati cacciatori che lo richiedono e, sinceramente, questo può offrire uno sbocco, dal punto di vista commerciale, agli armieri che magari così incrementano le loro entrate. Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE. Le iscrizioni a parlare sono chiuse. E' iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, intendo fare alcuni rilievi. Intanto ricordo che in Commissione noi abbiamo dato il nostro apporto costruttivo a che questo testo arrivasse in Aula, dove è giunto peraltro in ritardo, ma non è mai troppo tardi quando si fanno le cose in un'ottica costruttiva.
Debbo dire, a onor del vero, che in questi ultimi anni la politica portata avanti dalla Regione più che una politica a favore della caccia è stata una politica ambientalista contro la caccia, perché la politica dei vincoli, che ha sottratto buona parte del territorio della nostra Isola all'attività venatoria, è indice evidentemente di una precisa filosofia, che ha sempre teso a sottrarre la possibilità di esercitare una libera attività, quale quella della caccia, appunto, a tantissimi cacciatori sardi.
Non mi attardo sulla valenza economica di questa attività, né tanto meno sugli aspetti sociali, sugli aspetti, direi, anche culturali e formativi, dico solo che la funzione del cacciatore in Sardegna è stata, essa sì, una funzione ambientalista in difesa del territorio. Sfido chiunque a dire che un cacciatore che sia tale, non uno pseudocacciatore, abbia interesse a distruggere il territorio o a creare il deserto attorno a sé. Il cacciatore vero, quello che è abituato a difendere la campagna, a difendere il territorio, sa che un territorio ben curato può essere luogo di pascolo, può essere luogo di ricovero della selvaggina, e credo che in questo senso andava e andrebbe vista la funzione del cacciatore, soprattutto da quelle parti politico-culturali che evidentemente hanno un atteggiamento diverso rispetto alla caccia. Dico anche di più: credo che il Consiglio regionale debba riprendere in mano la materia relativamente alla possibilità di esercitare l'attività venatoria anche nel mese di febbraio, e non certo per la nobile stanziale o per altre specie che possono essere cacciate. Mi riferisco soprattutto alla possibilità di esercitare anche a febbraio la caccia alla selvaggina migratoria, che comunque sia viene decimata in altre regioni d'Europa. Mi riferisco in particolare ai tordi, che poi emigrano verso altre regioni europee, dove vengono cacciati anche dopo gennaio. Allora io dico che la Regione, richiamando la sua autonomia legislativa in materia ambientale, deve convincere il Parlamento a consentire deroghe, previste peraltro dalla normativa europea, per l'esercizio della caccia alla selvaggina migratoria nel mese di febbraio, anche in funzione di difesa del patrimonio agricolo, perché sappiamo che le grandi colonie di tordi, storni e simili assaltano gli uliveti nel periodo in cui le olive sono mature e poiché non si possono cacciare causano un danno economico agli agricoltori.
In quest'ottica andrebbe vista la possibilità di una deroga per cui, di volta in volta, sulla base di una diversa normativa, evidentemente proposta dal Parlamento nazionale, la Regione potrebbe autorizzare la caccia alla selvaggina in Sardegna anche a febbraio. Credo, pertanto, che questa materia debba essere esaminata non in un'ottica di contrasto all'attività venatoria, ma in un'ottica costruttiva, richiamando intanto il cacciatore a un ruolo istituzionale anche costruttivo rispetto alla difesa dell'ambiente, ma consentendo l'attività della caccia senza quei vincoli, senza quelle imposizioni che oggi, in qualche modo, hanno determinato proprio una riduzione della possibilità di spostamento del cacciatore in Sardegna.
Per cui noi esprimiamo il nostro parere favorevole e auspichiamo che si riprenda il dialogo fra le forze politiche per addivenire a soluzioni più avanzate nell'interesse del mondo venatorio. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (P.D.). Signor Presidente, vorrei riflettere sull'intervento del proponente, l'onorevole Cappai, che ricordava che la normativa nazionale consente di estendere la possibilità di prelievo venatorio a tre giorni alla settimana. Credo che sia importante ricordare che, però, la normativa nazionale rende questo possibile nell'ambito di un concetto di caccia diverso da quello che abbiamo applicato in Sardegna, cioè un concetto di caccia programmata, da praticarsi all'interno di ambiti territoriali che vanno definiti ed entro i quali, con l'ausilio di dati scientifici, si stabilisce l'effettiva consistenza della selvaggina e si consente, in maniera predeterminata, la possibilità di accesso dei cacciatori, dopo aver verificato scientificamente qual è il prelievo venatorio possibile. Quindi è un contesto completamente diverso.
Proprio per l'assenza di questi strumenti programmatori previsti dalla normativa del 1998 i diversi Assessori della difesa dell'ambiente si sono ispirati al principio di precauzione per ridurre il carico venatorio in attesa che fosse attuata la pianificazione faunistica venatoria regionale e fossero istituiti, appunto, gli ambiti territoriali di caccia. Quindi credo che il contesto della discussione debba rientrare all'interno di questo schema generale.
D'altronde, proprio il passaggio da un regime di caccia controllata a un regime di caccia programmata è un obiettivo che a più riprese gli Assessori che si sono succeduti hanno detto di voler raggiungere in questi anni. Viceversa, se questo non avvenisse, questa legge apparirebbe semplicemente come una deregulation, una forma di estensione della caccia, ma in assenza di dati scientifici e senza considerare i necessari atti programmatori.
Vorrei anche aggiungere che nella discussione, non so quanto lunga, che si è svolta in Commissione si è però persa anche un'opportunità, che è quella intanto di riflettere sul fatto che i cacciatori non sono gli unici fruitori della rete ecologica regionale. Io sono d'accordo con l'onorevole Cappai che ci dice che probabilmente, nonostante la proposta modificata in Commissione apparentemente lasci libertà di scelta su un giorno alla settimana e consenta la caccia cinque giorni su sette, andrebbe comunque specificato meglio che le giornate di caccia effettiva sono stabilite dal calendario venatorio. Dovremo comunque porci sempre il problema di chi fruisce della rete ecologica regionale non per andare a caccia ma, per esempio, per andare in cerca di funghi, per fare una passeggiata, per fare un'escursione a piedi o un giro in mountain bike, e tendenzialmente vorrebbe evitare di essere oggetto di qualche incidente che, nel momento in cui non sono stabiliti gli ambiti territoriali di caccia e quindi la caccia è possibile praticamente sull'intero territorio o su una grandissima parte di esso, potrebbe verificarsi.
Quindi credo che abbiamo perso un'occasione per riflettere sulle finalità stesse di questa legge, che non è una legge per la caccia, ma è una legge sulla protezione della fauna selvatica e sull'esercizio della caccia, e in questo caso abbiamo posto soltanto l'attenzione su una vera e propria deregulation. Credo che ci sarebbe stata anche l'opportunità di riflettere, per esempio, su come possiamo proteggere specie rare in via di estinzione, che non sono oggetto di caccia. Mi riferisco agli anfibi, ai rettili, al ripeto e ad altre specie che sono anche oggetto di programmi, ma soltanto parziali.
Credo, quindi, che in qualche modo questa proposta sia molto riduttiva e meriti o debba essere oggetto di un approfondimento. Non so dire se per questo approfondimento la proposta di legge debba essere rinviata in Commissione o debba essere, invece, oggetto di emendamenti che rendano molto più esplicito il riferimento al calendario regionale e rendano molto più chiaro che, di fatto, questa proposta di estensione, se ammissibile, deve avvenire all'interno di strumenti programmatori come il Piano paesaggistico regionale. Io, lo dico ai colleghi, non ho su questo una posizione ideologica, ma ritengo che l'eventuale estensione del periodo di caccia vada fatta in maniera differenziata, a seconda delle zone, tenuto conto dei dati scientifici. Quindi può anche essere ammissibile, ma deve esserlo in maniera differenziata sul territorio regionale se non vogliamo compromettere quella che è una grande ricchezza, quello che è un grande patrimonio.
Insisto nel dire che la mia non è una posizione ideologica, e infatti avrei accolto la sollecitazione dell'onorevole Rassu di prevedere l'estensione del periodo di caccia per quanto riguarda alcune specie, per esempio il cinghiale. Cioè, il cacciatore è parte dell'ambiente, ma dotiamoci di strumenti scientifici e prevediamo l'estensione della caccia là dove serve, in maniera mirata e scientifica.
Aggiungo che esiste in Sardegna una grande ricchezza anche di specie che non vengono cacciate, come il cervo, di cui si contano quasi diecimila unità. Se facessimo una discussione allargata faremmo una riflessione anche su queste specie. Quindi non c'è una posizione ideologica da parte mia, ma c'è la richiesta forte di inserire questa discussione all'interno di strumenti di programmazione basati su dati scientifici. Credo che la raccomandazione forte sia che una simile norma in questi termini non potrebbe essere approvata se non in qualche modo condizionata dall'approvazione della Carta faunistica e del Piano venatorio, di cui magari l'Assessore, nella sua replica, ci indicherà i tempi di possibile adozione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (Sinistra Autonomista). Signor Presidente, la proposta di legge che è stata esitata dalla quinta Commissione intendeva e intende uniformare la vigente normativa regionale a quella statale, che prevede l'attività venatoria per tre giornate, quindi con l'esclusione del martedì e del venerdì, in cui, invece, la caccia è sempre vietata.
Le due giornate - lo ha ricordato bene anche il relatore - la Sardegna le aveva istituite per consentire, attraverso la legge numero 23 del 1998, la caccia nel mese di febbraio e, tra l'altro, se non ricordo male, anche nella prima settimana di marzo. Questa proposta fu dichiarata, giustamente, incostituzionale dalla Corte costituzionale e quindi la Sardegna, attraverso la proposta contenuta nella legge numero 23, nella sostanza, così come era stata presentata, avrebbe avuto le stesse giornate di caccia che sono attualmente presenti nel resto del Paese.
Per questa ragione noi abbiamo presentato questa proposta di legge che, chiaramente, adegua la nostra Regione al contesto nazionale e, tra l'altro, inserisce alcuni elementi che la differenziano e che vanno anche incontro, come dire, alle "esigenze" delle associazioni ambientaliste.
Va chiarito che questa norma non ha niente a che vedere con l'apertura della caccia alla selvaggina stanziale che, come sottolineato ieri dai quotidiani e anche dal puntuale intervento dell'assessore Cicito Morittu, rischia seriamente l'estinzione. Quindi non c'è dubbio che su questo tema bisogna avviare un confronto serio, serrato, per un intervento che sia immediato e di tutela di queste specie presenti in Sardegna.
Un discorso a parte, secondo me, merita invece la caccia al cinghiale, che andrebbe programmata meglio, magari attraverso giornate stabilite, che riguardino in particolar modo i territori in cui si evidenzia una presenza maggiore di questa specie, che ultimamente - mi pare che l'abbia sottolineato qualche collega - sta creando serie difficoltà agli allevatori e agli agricoltori della Sardegna. Questo fenomeno, è chiaro, meriterebbe una maggiore attenzione attraverso un confronto con le associazioni di categoria e anche con le associazioni di tutela ambientale, che vanno puntualmente informate e anche ascoltate su temi importanti come questi.
Ecco, io penso che la norma oggi all'attenzione del Consiglio regionale non abbia niente a che vedere con questi aspetti, perché riguarda esclusivamente la caccia alla selvaggina migratoria, che tra l'altro è già ben regolamentata dalla legge dello Stato, alla quale noi intendiamo, chiaramente, adeguare la nostra normativa.
Il testo, così com'è stato scritto, è rispettoso delle linee guida della normativa nazionale in materia di caccia, però la nostra proposta è certamente più rigida perché, per esempio, come abbiamo sottolineato in un emendamento, ma è già contenuta nella norma, così com'è stata presentata, prevede che le tre giornate settimanali siano esclusivamente individuate dal calendario venatorio, quindi non decise dal cacciatore, non scelte dal cacciatore. Questo fatto consente, chiaramente, un maggiore controllo da parte del Corpo forestale e di vigilanza ambientale.
Abbiamo presentato anche altri emendamenti che vanno nella sostanza in questa direzione. Uno di questi è l'emendamento numero 3, che prevede che l'entrata in vigore di questa legge è legata all'approvazione del Piano faunistico venatorio regionale. Noi indichiamo sessanta giorni, trascorsi i quali, in assenza del Piano, è chiaro, questa legge entrerà in vigore. Abbiamo presentato anche un altro emendamento molto importante, che modifica l'articolo 104 della legge regionale numero 23. Anche questo emendamento è, ripeto, molto importante perché svincola il regolamento di attuazione della legge numero 23 dal Piano regionale faunistico venatorio, quindi consente una regolamentazione organica e urgente degli istituti contenuti nella stessa legge. Attraverso questa proposta di legge stiamo, quindi, inserendo alcuni elementi importanti anche di tutela e di riorganizzazione di tutta la materia riguardante la caccia in Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Cuccu. Ne ha facoltà.
CUCCU GIUSEPPE (P.D.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, quando approviamo una legge in noi è sempre presente la necessità di contemperare i diversi interessi che sono in campo: da una parte, quello pubblico dell'intera collettività e, dall'altra, quello dei privati e dei singoli. Ancor più quando si affronta un tema sensibile come quello dell'attività venatoria; la caccia, infatti, è un'attività amata da molti sardi, mentre da altri sardi è non solo meno amata, ma persino avversata.
Le stesse differenze di opinione probabilmente le possiamo riscontrare anche tra noi, tra i componenti di questa Assemblea legislativa. Tutti noi abbiamo certamente idee molto diverse in merito alla caccia. Tuttavia, io penso che non siamo qui, oggi, per una trattazione etica sull'esercizio della caccia; non è in discussione se siamo o meno favorevoli a questa pratica. Non penso nemmeno che sia questo il luogo in cui noi dobbiamo esercitarci oggi. Il nostro compito è, invece, quello di lasciare da parte le opinioni personali, lasciando spazio a quello che è il nostro dovere di legislatori, seppure intervenendo su una leggina, così chiamata, perché composta da uno o due articoli. Dobbiamo, quindi, stabilire regole certe circa l'attività della caccia, che rappresenta per la nostra regione una grande tradizione, praticata da molti cittadini che hanno, a mio avviso, esigenze meritevoli di essere tutelate.
E' noto a tutti voi che la legge statale numero 157 del 1992 stabilisce delle disposizioni generali, lasciando alle Regioni il compito di regolamentare la materia nel rispetto di quelle disposizioni. E' una legge che già dai primi articoli si preoccupa di preservare l'interesse pubblico della tutela ambientale, stabilendo che l'esercizio venatorio è consentito purché non contrasti con l'esigenza di conservazione della fauna selvatica e non arrechi danno effettivo alle produzioni agricole. Ecco, quindi, che il nostro compito è quello di stabilire regole ragionevoli e in grado di contemperare il miglior livello di interesse pubblico con il diritto, che comunque è sacrosanto e va rispettato, dei cacciatori. Io penso che questo contemperamento sia assolutamente possibile. Del resto la caccia, se ben regolamentata e gestita, è perfettamente compatibile con la tutela e il rispetto dell'ambiente. La caccia, anzi, può avere un suo ruolo nel mantenimento dell'equilibrio dell'ecosistema, mantenendo la popolazione di una certa specie all'interno dei livelli di sostenibilità ambientale. E su questa materia penso che sia opportuno che la Commissione rifletta sulla necessità di intervenire - ne ha accennato anche l'onorevole Rassu - per valutare i danni che sta arrecando, in alcune zone della nostra regione, il sovrapopolamento di alcune specie protette o che in alcuni mesi dell'anno non possono essere cacciate, come capita per il cinghiale. A Monte Linas, per esempio, sta causando grossi problemi la forte presenza di cervi. C'è un intervento forte da parte della Regione e della Provincia per garantire pascoli adeguati per i cervi, ma questo non è sufficiente perché i cervi stanno mandando via anche gli altri animali da questi loro areali. Io penso che dovremo sviluppare un ragionamento su questi temi, ma lo faremo in un altro momento.
Inoltre, è nota a tutti noi l'importantissima attività di presidio del territorio svolta dai cacciatori, che sono in prima fila nella segnalazione degli incendi, ma sono comunque impegnati in tutta una serie di altre attività di natura ambientale. Ecco, diciamo, che la Regione Sardegna con la legge numero 23 ha regolamentato questa materia e con la norma oggi in discussione prevede che l'esercizio della caccia possa essere praticato solo per due giornate settimanali, oltre che in quelle festive infrasettimanali. La legge dello Stato, però, consente che la caccia sia esercitata per tre giornate alla settimana, liberamente scelte dai cacciatori, con esclusione del venerdì, giornata nella quale invece l'attività venatoria non è consentita. Questo significa che siamo già di fronte a un'ingiustizia, a un'ingiusta discriminazione dei cacciatori sardi relativamente alla possibilità offerta su tutto il territorio nazionale. Poiché penso che i cacciatori sardi non siano diversi da quelli del resto d'Italia, abbiamo pensato, con questa proposta di legge, di provare a eliminare questa differenza. Dobbiamo, quindi, consentire ai sardi l'esercizio dell'attività venatoria per tre giorni alla settimana, come consentito dalla legge statale. Oltretutto questa legge va incontro alle esigenze nuove che pian piano si manifestano e che vengono avanzate dal mondo venatorio. In particolare, l'onorevole Cappai faceva riferimento all'esigenza dei lavoratori turnisti, che non hanno la possibilità di utilizzare tutte e due le giornate messe a disposizione dal calendario venatorio.
Ecco, siamo di fronte a esigenze nuove, che probabilmente trenta, quaranta o cinquant'anni fa non erano presenti. Oggi si stanno manifestando e poiché la legge statale consente che si vada incontro a queste esigenze, noi abbiamo pensato, con questa proposta di legge, di dare una possibilità in più di scelta ai nostri cacciatori. Quindi, considerati i connotati di flessibilità che oggi ha assunto l'attività lavorativa, pensiamo che questi connotati di flessibilità debbano essere consentiti anche nell'attività venatoria.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Dirò subito che sono più che favorevole all'iniziativa contenuta in questa proposta legislativa, pur tuttavia c'è la necessità, a mio giudizio, di far comprendere all'opinione pubblica, a partire da quest'Aula, quali sono i benefici di uno sport nobile e antico come la caccia, che ha fatto vivere in altre circostanze, in altre occasioni e in altri Stati un settore portante quale quello del turismo venatorio. Non si capisce come in Sardegna, essendoci tutte le caratteristiche, non possano essere realizzate queste opportunità di sviluppo, di occupazione e certamente di produrre un reddito che drena risorse da fuori della Sardegna. Questo è uno degli aspetti. Un altro aspetto - ed è il corno alternativo del dibattito che si sta svolgendo oggi - è relativo al fatto che si dice che non c'è più selvaggina, che la selvaggina sta scomparendo e poi ci si ferma alla proposta di chiudere la caccia o di fare ambiti ristretti o di suddividere comunque in ambiti venatori le varie zone della nostra Isola. Io credo che sia molto più proficuo e interessante, da parte di tutti, analizzare il fenomeno e capire il perché di questo calo di presenza di fauna, di avifauna, di qualunque specie.
Ora, io chiedo: qualcuno ha mai visto quel che succede in un campo di grano durante la mietitura? Ha mai visto quel che avviene in una vigna trattata con prodotti chimici? Probabilmente nessuno ha colto le difficoltà di sopravvivenza della lepre, della pernice o addirittura del perniciotto quando passa la mietitrebbia e tritura tutto. Di converso, in altri tempi, quando la mietitura avveniva manualmente, i contadini badavano bene a preservare il nido lasciando attorno ad esso un po' di grano o comunque di granaglia. Questo, chiaramente, con la meccanizzazione non può più avvenire, ma si devono trovare delle soluzioni che comunque diano opportunità di salvezza alla selvaggina, ancorché si utilizzino sistemi meccanici in agricoltura o trattamenti chimici nella vitivinicoltura o quant'altro. Credo che ci sia la necessità di approfondire questi aspetti.
Non sono molto d'accordo con l'onorevole Rassu quando sostiene che siano polli da batteria le pernici lanciate nelle riserve o in aperta campagna. Diventano polli da batteria qualora la Regione, nonostante il percorso previsto e per il quale i cacciatori pagano delle tasse, non provveda a far sì che anziché polli siano vivaci uccelli che incominciano a inserirsi nel tessuto ambientale. Certo, se prendo i piccoletti appena schiuse le uova e li porto in campagna a soddisfarsi di questa condizione saranno innanzitutto le volpi, poi tutti gli altri animali, dai gatti selvatici ai cani randagi, sempre più diffusi, che fanno scempio non solo di selvaggina, ma anche di interi allevamenti, in certe zone e in certe circostanze. Si capisce, quindi, che ci sia la necessità di approfondire un attimino il problema della caccia e delle risorse che possono essere messe in campo nell'interesse dei sardi. Ora, credo anche che ci possa essere la contemporanea apertura della caccia alla nobile stanziale e ai cinghiali, se si vuole veramente realizzare una diversificazione nel territorio, per cui ci sarà chi sceglierà di andare a caccia di pernici e lepri e chi di cinghiali, ma è ben lontana l'ipotesi di realizzare delle riserve personali, nel senso che non posso far spostare chi risiede in una città in un ambito diverso, oppure far sì che i singoli comuni siano nuovamente l'un contro l'altro armati per il proprio ambito di caccia.
Bisogna rifletterci e bisogna giustamente ponderare le iniziative più opportune da parte dell'istituzione regionale. Una di queste è certamente quella di mantenere più presente la verifica da parte delle guardie forestali soprattutto verso chi non è cacciatore, che può agire con malanimo. Io ritengo, infatti, che il buon cacciatore sia il primo ecologista, colui che preserva il sistema ecoambientale. Ben diverso è identificarlo come uno che spara e basta. So che questo problema tocca qualcuno, ma è effettivamente così: buon cacciatore è colui che sa che cosa fa. E allora bisogna essere coerenti e cercare le opportune iniziative, che sono quelle legislative in primo luogo, ma senza rifarsi a condizioni per cui il radicalismo ecologista, verde, ambientalista la faccia da padrone creando anche delle disparità fra i cacciatori sardi e i cacciatori cosiddetti continentali, pur stando nella stessa Repubblica italiana. Ora, bisogna fare un ragionamento serio, coerente e approfondito, che consideri esattamente le tematiche e i problemi che affliggono il mondo venatorio per far coincidere i suoi interessi con l'interesse più generale di preservare il sistema ecoambientale. In questa linea io credo che ci si possa ritrovare. Credo anche che questa sia la linea più coerente e corretta che il parlamento del popolo sardo possa seguire per quando riguarda uno sport, ripeto, nobile e di antica origine, che sicuramente può dare ristoro e una possibilità di sviluppo economico, oltre che occupazionale, alla nostra Isola.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, ogni volta che tratto un argomento attinente non alla caccia, in questo caso, perché sarebbe restrittivo ridurlo a questo ambito, ma alle politiche ambientali, alle sensibilità ambientali, alla cultura ambientale, ho l'impressione di trovarmi in una Regione di grandi e buoni propositi che, però, non ne persegue neppure uno.
Faccio un po' di storia: credo sia del 1989 - poi i funzionari del Consiglio, i colleghi o il collega Dedoni, che sicuramente è più puntuale di me in questo argomento, lo preciseranno - la legge istitutiva dei parchi regionali. Ogni tanto mi guardo allo specchio e mi chiedo quanti parchi regionali abbiamo istituito. Neppure uno! Ne dovevamo istituire uno nazionale e abbiamo tutti battuto in ritirata; forse posso riconoscere al collega Pirisi una certa coerenza intorno alla vicenda del Gennargentu.
La legge numero 23 sulla caccia di quale periodo è? Che poi non è la legge sulla caccia, così viene tradotta, ma è una legge che parla di protezione della fauna selvatica e in cui rientra anche l'esercizio venatorio. Questa legge del 1998 prevede che si faccia la pianificazione faunistico-venatoria. Dov'è il Piano faunistico-venatorio? Non c'è! Allora noi siamo una Regione che sotto il profilo della cultura ambientale bene parla e malissimo agisce, perché non realizza nulla o pressoché nulla di quello che ha stabilito proprio nell'ambito e nella funzione di tutela del patrimonio naturale, del nostro bene più prezioso, quello che intendiamo vendere, conservandolo, al turismo, o meglio ai turisti.
Capitano delle cose straordinarie di fronte a una carenza così trasversale, così consolidata, perché per quanto riguarda il Piano faunistico dal 1998 sono passati dieci anni, quindi Assessori dell'ambiente ce ne sono stati e di molti colori. La legge sui parchi regionali è del 1989, da allora ci sono stati Assessori di ogni colore, più o meno sbiadito, più o meno vivo, eppure non si è fatto nulla. Allora, c'è una consolidata pratica negativa, cioè ognuno di noi si spende su questo terreno, quando fa i dibattiti e anche quando fa le leggi, salvo concordare che non se ne fa nulla comunque. E, dicevo, capitano delle stranezze. Mi dicono che i centocinquanta cacciatori della compagnia di Lula, che autonomamente capiscono che c'è una difficoltà, che la selvaggina scarseggia, che l'ambiente faunistico è compromesso, volontariamente sospendono l'esercizio venatorio. Cioè chi vive la campagna, chi vive il nostro ambiente, chi ha la cultura del territorio, chi lo vive quotidianamente, come hobby, come passione, come professione, ne ha maggiore rispetto di chi lo deve amministrare. Allora io mi permetto di dare un suggerimento, prima ne parlavo con il collega Licheri: noi partiamo da una proposta molto povera, se vogliamo, non perché non risponda a un'esigenza che si è rivelata in qualche misura reale, ma perché tratta questo argomento estrapolando dall'insieme, senza considerare l'insieme, tant'è che la stessa Commissione, diciamo in modo abbastanza condiviso tra maggioranza e minoranza, ha emendato il testo in esame. Quindi qua non c'è uno scontro ideologico, non stiamo passando su un terreno su cui maggioranza e opposizione si scontrano più o meno ferocemente. No, stiamo parlando di un testo che viene modificato dalla stessa Commissione, in modo trasversale, maggioranza e minoranza, con quattro emendamenti tutti significativi rispetto al testo originario e tutti, io ritengo, apprezzabili rispetto alle indicazioni che provengono non solo dal mondo della caccia, ma anche dal mondo ambientalista. Peraltro, uno degli emendamenti va in questa direzione per quanto riguarda gli strumenti di pianificazione. Nella finanziaria di quest'anno, del 2008, abbiamo introdotto una norma che doveva agevolare la costituzione di parchi regionali, su cui non c'era discussione, i cui perimetri erano definiti nell'ambito di aree di disponibilità pubblica, della Regione, su cui i comuni erano d'accordo e per i quali era possibile raggiungere un'intesa e portare il disegno di legge istitutivo di quegli stessi parchi. Abbiamo anche individuato una forma accelerata d'esame: trenta giorni in Commissione e subito in Aula. Invece è approdato in Commissione un altro disegno di legge che ripete la stessa cosa e introduce l'albo dei direttori dei parchi. Ci cadono le braccia! Questo vuol dire non fare nulla, neppure in questa legislatura, la legislatura segnata sotto il profilo della tutela del territorio. Cinque anni e neppure un parco! Allora affrontiamo non dico questo argomento, che affronteremo in un'altra sede, ma vogliamo almeno togliere gli impicci fondamentali rispetto alla definizione del Piano faunistico-venatorio? Che cos'è che ha impedito a questo strumento di esistere, dieci anni dopo l'approvazione della relativa legge? Ci sarà un motivo, forse ce ne sono due, forse ce ne sono tre, individuiamoli tutti e tre, integriamo questa normativa, ritorniamo in Commissione ed esitiamo un provvedimento che dica almeno che entro sei mesi, entro un anno, ci sarà un Piano faunistico regionale, un Piano venatorio regionale, si potrà programmare il prelievo in modo rispettoso e utile per il mondo della caccia, anche sotto il profilo economico, ma utilissimo per la salvaguardia del diritto di tutti di vivere l'ambiente, il territorio, di starci anche se non si è cacciatori, con il rispetto che noi dobbiamo a questo nostro patrimonio naturale.
E quindi il mio invito qual è? Ci sono quattro emendamenti, c'è un provvedimento che, è chiaro, viene di fatto totalmente modificato, quindi non passa attraverso l'istruttoria della Commissione. Con gli emendamenti è stata individuata un'esigenza, si dia un tempo alla Commissione per esaminarli e si riporti il provvedimento in Aula, integrandolo, così come deve essere, con queste utili modificazioni che ricomprendano anche gli emendamenti che sono stati già presentati.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.
SALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, io devo ringraziare la quinta Commissione, il suo Presidente e il relatore perché mi consentono personalmente, come rappresentante politico di un territorio con un altissimo tasso di presenza di cacciatori e che ha dovuto conciliare la sua, come dire, collaborazione con gli ambienti dei Verdi, degli ambientalisti, eccetera, con la conoscenza personale di numerosissimi cacciatori che, a differenza dell'immagine che se ne dà spesso, hanno sempre manifestato - larga parte di essi, non certo la totalità - un impegno continuo nel sostenere tutte le iniziative che le amministrazioni pubbliche, i comuni in primo luogo, hanno voluto portare per la tutela e la protezione della fauna selvatica e per la difesa dell'ambiente locale.
Quindi io sono convinto che questa sarà pure una leggina, così come la si è voluta definire o alcuni l'hanno definita, però io la considero un'utile leggina, prima di tutto perché elimina un'ingiustizia che i cacciatori sardi dovevano patire rispetto ai cacciatori del resto d'Italia, e soprattutto perché avvia, lo voglio dire, anche con i richiami che sono stati fatti nel corso del dibattito, in particolare da parte del collega Uras, una riflessione sul tema complessivo della caccia, senza voler trasformare quest'Aula nel Comitato faunistico regionale. Lasciamo le questioni tecniche ai tecnici, anzi facciamo sì che i tecnici possano occuparsi delle questioni tecnico-scientifiche legate alla caccia senza avere la pretesa e la presunzione di volerle definire in quest'Aula.
Giustamente, dico io, la proposta che stiamo esaminando oggi non lascia libertà di scelta ai cacciatori, come ha detto il presidente Licheri, ma individua i giorni in cui quest'attività sportiva viene esercitata all'interno di un programma che l'organismo scientifico, di cui la Regione si è dotata, cioè il Comitato regionale faunistico, determinerà. Mi sembra un punto importante e qualificante perché cerca di conciliare, al di là della ricerca di eliminazione di un'ingiustizia, il rispetto dell'ambiente, che per noi è fondamentale quanto la protezione della fauna selvatica, con l'esercizio dell'attività venatoria, riuscendo a tutelare entrambi questi temi apparentemente contrastanti.
Un altro elemento importante di questa legge, presidente Licheri, è il fatto che forse per la prima volta, su un argomento spinoso e difficile da gestire quale quello della caccia, siamo riusciti a conciliare le esigenze delle associazioni venatorie con le esigenze delle associazioni ambientaliste. Non è un elemento da poco. Io sono convinto che se un'indicazione politica deve venire oggi dal Consiglio, anche nei confronti della Giunta e dell'assessore Morittu in particolare, sia proprio quella di cogliere il meglio delle indicazioni che vengono da queste organizzazioni apparentemente sempre in conflitto tra loro, farne tesoro e cercare di applicarle. Nell'ambito del tempo che mi è concesso, la prima indicazione che mi sento di dare all'assessore Morittu è contenuta in un documento delle associazioni ambientaliste, che io ho letto con molta attenzione, ed è il richiamo forte alla necessità di approvare il Piano faunistico venatorio regionale e la Carta faunistica regionale, due strumenti importantissimi di programmazione del prelievo e dell'esercizio venatorio, ma soprattutto due strumenti importantissimi per il punto richiamato già nel titolo della legge numero 23, e cioè la protezione della fauna selvatica.
Io esprimo vivo apprezzamento per l'intervento del collega Rassu e lo faccio senza infingimenti. Ho apprezzato il suo intervento, onorevole Rassu, perché mi è capitato, da sindaco, di proporre lo stesso ragionamento ai cacciatori e di provare particolare soddisfazione per l'accoglimento della richiesta del comune di provvedere insieme a un ripopolamento che spesso dava gli esiti che lei ha richiamato in quest'Aula. Ripopolamento che noi facevamo con entusiasmo e con le migliori intenzioni, probabilmente osservati attentamente da qualcuno che magari utilizzava subito il materiale che noi immettevamo nell'ambiente.
Ma il senso di responsabilità che le associazioni venatorie stanno portando in campo è da utilizzare al meglio. Quindi, Assessore, ripartiamo dal principio di precauzione, ripartiamo dal principio della caccia programmata, facciamo in modo che questi principi vengano tradotti in strumenti efficaci, in strumenti utili, in strumenti certi che ci portino, fatta salva la protezione della nostra fauna, a imitare esempi moderni di utilizzazione della caccia. Per esempio, alcuni amici cacciatori del mio paese sono andati in vacanza in Belgio e in Irlanda, hanno trascorso le vacanze in residenze turistico-venatorie, hanno pagato un sacco di soldi, ma sono rimasti soddisfatti da questa loro esperienza che hanno definito da altro mondo. Ebbene, anch'essi hanno detto che con l'ambiente che c'è in Sardegna questa potrebbe essere una dimostrazione chiarissima di come si possono adottare misure di tutela anche rigorosa dell'ambiente e contemporaneamente esercitare attività economiche e imprenditoriali per promuovere un turismo di carattere venatorio che si potrebbe legare ai tanti tipi di turismo che in Sardegna possono essere attivati.
Ecco perché dichiaro il mio voto favorevole, così evito di perdere tempo, sia alla legge sia agli emendamenti che sono stati presentati. E' importante, ripeto, che questa legge sia approvata oggi, ma è importante soprattutto che dagli elementi che sono emersi oggi in quest'Aula possano venire ulteriori e necessarie iniziative per far sì che la Sardegna esca dal novero delle Regioni che non hanno ancora applicato delle disposizioni di legge molto precise.
L'ultimo riferimento lo faccio per la Commissione soprattutto. Presidente Licheri, mi unisco all'appello del consigliere Uras per tentare di sbloccare quei 21 milioni di euro, la cui spesa avevamo cercato di velocizzare nella discussione sulla manovra finanziaria del 2008, ma che purtroppo sono ancora fermi. Anche a me piacerebbe concludere questi cinque anni potendo dire che in alcune aree della Sardegna siamo riusciti finalmente ad approvare e a far partire dei parchi regionali gestiti dalle comunità, dai sindaci, dagli amministratori, dagli operatori e dagli imprenditori locali. Sarebbe una grande soddisfazione politica e, se me lo consentite, forse anche un dovere che noi abbiamo nei confronti dei sardi per le aspettative che abbiamo creato.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
MORITTU, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente.A me pare che il dibattito abbia in qualche misura sottolineato aspetti generali e aspetti particolari per quanto riguarda la disciplina vigente in materia di salvaguardia della fauna e di regolamentazione della caccia in Sardegna. Da un lato si è sottolineata l'esigenza di parificare la Sardegna alle altre regioni d'Italia, in ossequio alla legge nazionale numero 157, dall'altro, però, il dibattito ha offerto anche uno spaccato dei problemi che riguardano questa disciplina e in particolare il superamento, ormai nei fatti, della vecchia legge regionale numero 23, che, è vero, onorevole Uras, è sostanzialmente inattuata, mancando gli strumenti di pianificazione, ma è anche abbastanza datata rispetto alla situazione in cui oggi ci troviamo.
Al di là dell'interrogativo più generale posto dall'onorevole Uras, naturalmente per quanto riguarda la Sardegna la strada è lastricata di buone intenzioni, ma, ahimè, è difficilmente praticata o è praticata in maniera insufficiente la strada della pianificazione. Però è anche vero che, al di là delle volontà politiche, che sicuramente sono mancate, per quanto riguarda la pianificazione faunistica vi è, come dire, una procedura legislativa prevista dalla legge numero 23, che in qualche modo mette in capo ad altri soggetti l'avvio della pianificazione, in particolare alle province, che nel frattempo da quattro che erano sono diventate otto. Quindi, tutto questo nel frattempo ha creato una qualche difficoltà operativa. Ma io non voglio sottrarmi alla responsabilità di essere, oggi e da qualche tempo, Assessore regionale dell'ambiente e dico che la Giunta ha approvato la Carta faunistica regionale, che è il presupposto della pianificazione, e che alle province sono state date delle direttive perché possano procedere alla predisposizione dello studio provinciale relativo. Sono stati dati i canonici centoventi giorni per la redazione di questi studi da presentare all'Assessorato regionale dell'ambiente, che ha naturalmente la responsabilità di proporre alla Giunta regionale il piano di coordinamento, così chiamato dalla legge numero 23. Non è un piano regionale, ma appunto un piano di coordinamento tra i piani provinciali e il regolamento di attuazione per avanzare la proposta alla Giunta regionale. I centoventi giorni previsti dopo vari colloqui e incontri con i nuovi assessori provinciali, che naturalmente hanno richiesto anche del tempo per mettere in piedi le volontà, scadono nel mese di ottobre, cioè tra trenta giorni o giù di lì. E' evidente che se non arrivano gli studi e i piani provinciali la Regione, in base alla legge numero 23, dovrebbe nominare un commissario ad acta, il che, oltre all'atto in qualche misura d'imperio rispetto alle province, ma certo alla fine lì bisogna arrivare, comporterebbe comunque una procedura che forse va oltre i sessanta giorni previsti nell'emendamento che è stato presentato. L'intenzione, naturalmente, è quella di andare avanti e noi stiamo sollecitando le province ad andare avanti per definire quanto meno la proposta da approvare in Giunta, come atto di pianificazione, assieme al regolamento.
Ho visto anche che tra gli emendamenti c'è una proposta che slega il regolamento di attuazione dal piano faunistico, consentendo così alla Giunta regionale di procedere, magari speditamente, nella definizione della disciplina degli istituti faunistici, che è una disciplina fondamentale e che ancora oggi latita sul terreno della regolamentazione, il che ci crea, naturalmente, difficoltà nel disciplinare questi istituti.
Allora, per quanto riguarda i diversi problemi che sono qui emersi e le proposte avanzate, per esempio quella dell'onorevole Rassu circa l'anticipazione della caccia al cinghiale, che è stata ripresa anche da altri consiglieri, vi ricordo che la data di inizio della caccia al cinghiale è fissata dalla legge numero 23 e non può essere anteriore al 1° novembre di ciascun anno. Noi, nel calendario faunistico di quest'anno, abbiamo previsto l'apertura della caccia al cinghiale, come dire, anticipandone il tradizionale inizio, per il primo giorno di novembre. Poi, certo sono emersi dei problemi, riportati anche dalla stampa, lo ricordavano l'onorevole Uras e altri onorevoli che l'hanno preceduto, in riferimento all'appello dei cacciatori lulesi. Non v'è dubbio che anche questo è un tema che rimanda al dato sulla pianificazione. Cioè, conoscere gli ambiti territoriali di caccia è, come dire, lo strumento per disciplinare territorialmente l'attività venatoria e anche per avere maggiore contezza e consapevolezza della risorsa venatoria in quel territorio, ma lì, come abbiamo detto, dobbiamo arrivare e contiamo di arrivarci in tempi velocissimi.
Io ho convocato per la prossima settimana gli assessori provinciali all'ambiente per fare una velocissima riflessione sul tema ed eventualmente assumere determinazioni di variazione del calendario faunistico, magari restringendo il numero delle giornate e valutando la possibilità di assumere per alcuni territori, per esempio per il territorio di Lula - e ho chiesto alla Provincia di Nuoro di fare un approfondimento in merito - un provvedimento di sospensione anche totale dell'attività venatoria per un certo periodo di tempo, così come invocato dagli stessi cacciatori lulesi. Ma tutto questo, naturalmente, attiene a un intervento tempestivo che, è evidente, può essere garantito da uno strumento di pianificazione in essere, che consenta flessibilità di azione nei territori sia per quanto riguarda i prelievi sia per quanto riguarda le sospensioni dei prelievi di fauna selvatica.
Ora, anch'io ritengo che le problematiche di revisione della legge numero 23 vadano al di là delle pur comprensibili proposte che sono state avanzate e richiederebbero, molto probabilmente, una riflessione più ampia di quella a cui oggi siamo chiamati a rispondere. Naturalmente il Consiglio su questo punto credo abbia la sovranità per decidere se andare avanti oppure riportare il provvedimento in Commissione per una riflessione che anch'io ritengo vada fatta sulla revisione complessiva della legge numero 23. Non v'è dubbio che il problema della fauna selvatica si intrecci fortemente con i problemi di carattere ambientale più complessivi e quindi di governo del territorio. Per esempio, per quanto riguarda l'istituzione dei parchi regionali siamo andati abbastanza avanti nei piani di gestione delle aree SIC e ZPS. La Sardegna è la Regione sicuraamente più avanti in Italia nella pianificazione delle aree SIC. Circa il 60 per cento di queste aree oggi è regolamentato da un piano di gestione approvato con decreto dell'Assessore dell'ambiente ed entro l'anno contiamo di arrivare a circa l'80 per cento delle superfici complessive. Stiamo parlando di circa 350 mila ettari del territorio dell'Isola, quindi non di un territorio di poco conto.
Per quanto riguarda i parchi regionali certo siamo in ritardo. Noi abbiamo avanzato un disegno di legge per aiutare il superamento di una difficoltà che la Sardegna manifesta da oltre vent'anni nell'istituzione dei parchi regionali. La proposta avanzata dalla Giunta in quel disegno di legge credo dia un contributo, poi naturalmente vi sono i contributi precedenti, cioè i disegni di legge delle precedenti Giunte e anche le proposte dei consiglieri sull'istituzione dei singoli parchi. La Commissione non ha che da lavorare per portare avanti il provvedimento che ritiene più opportuno portare avanti. Noi abbiamo cercato di dare un contributo riteniamo in coerenza con le espressioni di volontà da parte delle comunità locali che abbiamo raccolto in questo periodo sottoscrivendo intese istituzionali tra la Giunta regionale e i territori. Parlo del Parco dei Tacchi, del Parco della Gallura, del Parco di Gutturu Mannu e via di questo passo. Ci sono già intese istituzionali sottoscritte, le comunità locali hanno espresso le loro volontà e se il Consiglio regionale, nella forma che riterrà, naturalmente, approverà una legge di revisione o di istituzione di singoli parchi regionali, credo che oggi, molto più che nel passato, vi siano le condizioni per procedere in questa direzione e raggiungere il risultato di un governo ambientale del territorio corretto, per altro con l'assenso delle popolazioni locali.
Chiudo il mio intervento dando la disponibilità da parte della Giunta regionale ad approfondire la materia di cui alla legge 23, se si ritiene anche in tempi sufficientemente brevi. Il mio Assessorato ha elaborato da tempo un progetto in materia di revisione della legge 23, quindi siamo prontissimi a un confronto, se il Consiglio lo riterrà opportuno, anche in tempi accelerati, in modo da trovare soluzioni coerenti con il principio di cautela. Io, naturalmente, da questo punto di vista ritengo che sessanta giorni siano un termine troppo ristretto e vi chiederei di fare una riflessione anche sui tempi necessari per poter chiudere positivamente la fase di pianificazione faunistica regionale. Grazie.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Dobbiamo votare il passaggio all'esame degli articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (P.R.C.). Chiedo alcuni minuti di sospensione per verificare la possibilità di un rinvio in Commissione del provvedimento di legge in esame.
PRESIDENTE. Convoco la Conferenza dei Capigruppo, così la facciamo insieme la riflessione. La seduta è sospesa
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 34, viene ripresa alle ore 13 e 25.)
PRESIDENTE. Chiedo scusa per l'interruzione, ma avevamo la necessità di valutare la possibilità di inserimento all'ordine del giorno di un altro argomento che nel frattempo è stato esitato dalla Commissione.
C'era stata anche la richiesta dell'onorevole Uras di valutare la possibilità di rinvio in Commissione della proposta di legge numero 309/A, per consentire un approfondimento e un'estensione dei temi in discussione. La Conferenza dei Capigruppo su questo non ha raggiunto l'unanimità. L'onorevole Uras non mantiene la richiesta di rinvio in Commissione.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (P.R.C.). Sto venendo da una Conferenza dei Capigruppo, nella quale è stato deciso di rinviare la votazione.
PRESIDENTE. Lasci perdere il rinvio della votazione. Si farà se c'è una richiesta di votazione, perché se non c'è non posso rinviarla.
Allora, siccome la richiesta di rinvio in Commissione deve essere confermata, se viene confermata decidiamo a che ora votare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, come ho già detto in Conferenza dei Capigruppo, noi riteniamo opportuno che si esprima l'Aula sulla richiesta, che facciamo nostra, di rinvio del testo di legge in Commissione.
PRESIDENTE. Quindi dobbiamo sottoporre all'Aula il rinvio in Commissione. Poiché molti colleghi sono andati via nel frattempo, propongo di rinviare questa votazione al pomeriggio, alla ripresa dei lavori, che avverrà alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 27.
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