Seduta n.394 del 14/02/2008 

CCCXCIV Seduta

Giovedì 14 febbraio 2008

Presidenza del Presidente Spissu

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 23.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giovedì 7 febbraio 2008 (387) che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Giuseppe Cuccu, Pileri, Vargiu e Sabatini hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 14 febbraio 2008.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:

CASSANO, Segretario:

"Interrogazione Lai - Marracini - Pittalis, con richiesta di risposta scritta, sul mancato completamento della strada a scorrimento veloce Abbasanta-Olbia". (1149)

"Interrogazione Lanzi, con richiesta di risposta scritta, sul progetto vetrine della Sardegna e sul ruolo assegnato ai giovani emigrati formati per la loro gestione". (1150)

"Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sul pericolo di una grave violazione alla norma della legge finanziaria nazionale che sospende le procedure esecutive nei confronti degli imprenditori agricoli sardi esposti nei confronti di istituti di credito in seguito alla contrazione di mutui agevolati ai sensi della legge regionale 13 dicembre 1988, n. 44". (1151)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Mozione Capelli - La Spisa - Vargiu - Artizzu - Ladu - Randazzo Alberto - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Farigu - Diana - Lombardo - Cherchi Oscar - Gallus - Dedoni - Randazzo Vittorio - Amadu - Pisano - Moro - Sanna Matteo - Contu - Licandro - Cappai - Petrini - Liori - Cassano - Rassu - Sanjust - Murgioni - Pileri - Pittalis - Lai Renato - Marracini sulla deliberazione della Giunta regionale n. 8/5 del 5 febbraio 2008 (Acquisizione al patrimonio regionale del Villaggio delle Saline "recinto fiscale") e sulla stipulazione della transazione con lo Stato concernente il passaggio delle Saline alla Regione Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (166)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Colleghi, in Conferenza dei Capigruppo, ieri sera, abbiamo convenuto di chiedere al Presidente della Regione di rendere in Aula una comunicazione sui fatti che sono stati oggetto di discussione nella serata di ieri. Il Presidente della Regione, sebbene impegnato in un'importante riunione a Palazzo Chigi, ha acconsentito a fare questa comunicazione, spostando l'incontro che era previsto per le 12 di questa mattina. Abbiamo convenuto nella stessa conferenza di non svolgere, dopo le comunicazioni, nessun intervento, e di proseguire quindi sulla legge finanziaria. Quindi, io darei la parola al presidente Soru, per le comunicazioni. Oppure, facciamo una cosa di questo genere, facciamo cinque minuti di sospensione del lavoro, invito i colleghi dei Gruppi, e i Capigruppo in modo particolare, ad attivarsi perché chi è assente sia in Aula. Cinque minuti di sospensione.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 26, viene ripresa alle ore 10 e 34.)

Comunicazioni del Presidente della Regione in merito alla annunciata sentenza della Corte Costituzionale riguardante la tassa di soggiorno e le imposte di scalo di aeromobili e natanti

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Grazie.

Diamo la parola al presidente Soru per le comunicazioni.

Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

SORU (P.D.), Presidente della Regione. Grazie signor Presidente, signori consiglieri. Ho naturalmente accettato immediatamente l'invito del Consiglio regionale a venire a riferire, in Aula, a proposito della nota stampa, comunicata ieri dalla Corte Costituzionale, sulle tasse che sono state imposte sulle seconde case, sulle plusvalenze, sulla compravendita delle seconde case e sullo stazionamento dei natanti e degli aerei. Al momento, la Giunta regionale non ha maggiori informazioni rispetto a quelle che voi già avete, abbiamo in mano semplicemente la nota stampa, dalla quale comunque delle cose importanti si evincono, e credo che sia opportuno immediatamente dire qualche cosa.

Intanto sul piano tecnico. Rispetto alla legge finanziaria di bilancio di cui stiamo discutendo, la conseguenza è una variazione di entrata di 50 milioni di euro, per la quale è prevista anche una spesa nel Fondo unico in favore degli enti locali; io credo che si possa rimediare immediatamente già in questa discussione, e suggerirei, se il Consiglio sarà d'accordo, se il Presidente lo riterrà possibile, di intervenire sull'articolo 1, da un lato diminuendo le entrate per 50 milioni, e prevedendo una diminuzione di spesa, che non interessi però il Fondo unico, ma sia all'interno degli investimenti straordinari che con fondi propri stavamo facendo nell'edilizia sanitaria. L'edilizia sanitaria è già ampiamente finanziata per l'attuazione del Piano sanitario regionale, anche con assegnazioni statali, e in questo primo anno è possibile, in tutta tranquillità, diminuire le previsioni di spesa. Quindi, sul fatto tecnico credo che sarebbe opportuno, se possibile, già modificare, all'interno di questa discussione, prima che il bilancio sia approvato, la previsione di entrata, e quindi il riequilibrio tra le entrate e le uscite. Pur in attesa di maggiori notizie sulle motivazioni della sentenza, in particolare in attesa di sapere se la tassa sulle plusvalenze, o la tassa sulle seconde case ad uso turistico sia stata dichiarata illegittima, non per il mancato riconoscimento della capacità di autonomia impositiva per la nostra Regione, ma semplicemente perché si discrimina, si fa una differenza tra cittadini residenti e non residenti, in attesa di questo chiarimento, comunque, constatiamo che è stata dichiarata legittima la possibilità di istituire l'imposta di soggiorno, così come è stata dichiarata legittima la possibilità di istituire un'imposta regionale sullo scalo degli aeromobili ad uso turistico, o sullo scalo dei natanti. Anche queste sono state delle imposte che avevano fatto discutere ampiamente, per le quali si era richiamata la possibilità di una dichiarazione di illegittimità, invece sono state dichiarate pienamente legittime. Peraltro, successivamente all'avvio nella nostra Regione, un'imposta simile, per esempio, è stata utilizzata dal Comune di Milano, che prevede un'imposta, una congestion charge cosiddetta, certamente non per i natanti, ma per le auto che attraversano il territorio comunale, il centro del comune.

Rimane appunto, prima di approfondire i nostri ragionamenti, da capire se l'imposta sulle seconde case sia stata dichiarata illegittima, negando l'autonomia impositiva della Sardegna. peraltro prevista da decenni nell'articolo 8 dello Statuto e mai utilizzata, o se viene ribadita invece la legittimità dell'uso di quella facoltà di autonomia impositiva e viene dichiarato illegittimo solamente la discriminazione tra residenti e non residenti. In quel caso faremo dei ragionamenti in futuro. Nel frattempo a me preme ribadire un pensiero: io credo… intanto ricordo quando queste tasse sono state introdotte in Sardegna. Sono state introdotte all'avvio di questa legislatura quando dettavamo un bilancio che solamente nello stesso anno faceva 100 milioni di euro di disavanzo, quando avevamo una situazione più che grave, gravissima, di disastro del bilancio regionale. Abbiamo iniziato un confronto serrato con lo Stato, per farci riconoscere maggiori entrate e, in assenza di risposte positive dallo Stato, abbiamo avviato una politica importante di tagli dei costi, di risparmio, e abbiamo cercato con tutti i mezzi, di trovare le risorse per il risanamento del bilancio, compreso quello dell'utilizzo dell'autonomia in positivo. Oggi, il bilancio è stato risanato, nuove entrate rilevanti sono state conquistate grazie ad una vertenza che ha visto la Regione tutta unita e quindi anche la perdita di questo gettito eventualmente può essere tranquillamente riassorbita dal bilancio regionale. Tuttavia rimane una cosa; io credo che sia stato giusto e importante che questa Regione abbia finalmente utilizzato la possibilità di autonomia impositiva, l'abbia fatto con coraggio, stabilendo anche dei principi e richiamandosi ad un indirizzo politico importante, quello dell'equità, innanzitutto, e quello dell'equilibrio. La tassa sulle seconde case era stata posta per un principio di riequilibrio territoriale, per fare in modo che la ricchezza del turismo non si ripercuotesse solamente sulla fascia costiera ma si riequilibrasse con i paesi dell'interno. E poi, perché comunque questo fatto storico importante, di centinaia di migliaia di seconde case che hanno utilizzato in maniera importante un grosso patrimonio ambientale come quello della fascia costiera, contribuisse al bilancio della Regione, mentre in questo momento non contribuisce in alcun modo, perché anche le imposte sui redditi di quelle case non verranno pagate in Sardegna e la Regione non può compartecipare in alcun modo. Io credo che in Sardegna in questi anni abbiamo fatto quello che da più parti si ritiene importante per il resto del Paese. Innanzitutto occorre ridurre le spese, tagliare gli sprechi, tagliare i costi, riformare, tagliare… ridurre le spese correnti e spostarle agli investimenti produttivi. Questo in Sardegna è stato fatto ampiamente. In Sardegna, con questa legge finanziaria che voi vi apprestate ad approvare, è stata seguita un'altra strada che da più parti si richiama, quella della riduzione delle tasse. Quest'anno riduciamo l'IRAP del 25 per cento in Sardegna. Mentre da una parte si riducono le spese, si riducono i costi, si tagliano le tasse per le attività imprenditoriali, … si chiedeva, come si chiedeva con le nostre leggi, che si pagassero delle imposte sulle plusvalenze. In Sardegna comunque ci sono dei fatti emblematici di case che si comprano e vendono nella fascia costiera, che aumentano di valore, che generano delle forti plusvalenze e che non sono tassate!

Io continuo a ritenere che sia giusto risparmiare, che sia giusto tagliare le imposte sui redditi, sul lavoro e sulle imprese, ma che sia giusto tassare le plusvalenze. Questo è quello che abbiamo fatto in Sardegna. Oggi non sappiamo come commentare la sentenza della Corte, perché non ne abbiamo le motivazioni, non abbiamo chiarezza nella sentenza, quando ce l'avremo la potremo commentare, e credo che occorrerà comunque fare qualcosa affinché non ci sia un reddito prodotto in Sardegna che sfugga alla compartecipazione regionale, affinché sia ribadita la piena legittimità dell'autonomia impositiva per la nostra Regione e anche qui anticipando un dibattito che è in corso nel nostro Paese sul federalismo fiscale. Quando conosceremo le motivazioni della sentenza decideremo anche sul da farsi, se continuare una discussione, un confronto con lo Stato con la piena compartecipazione dei redditi delle seconde case o vedere che cosa fare per ribadire la piena legittimità dell'articolo 8 del nostro Statuto.

PRESIDENTE. Grazie Presidente, sospendiamo la seduta e convoco una Conferenza dei Capigruppo per valutare insieme a loro come procedere. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 45, viene ripresa alle ore 11 e 01.)

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Capelli e Milia hanno chiesto congedo per la giornata odierna.

Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.

Discussione sulle comunicazioni del Presidente della Regione in merito alla annunciata sentenza della Corte Costituzionale riguardante la tassa di soggiorno e le imposte di scalo di aeromobili e natanti

PRESIDENTE. In Conferenza di Capigruppo abbiamo stabilito un ordine dei lavori che è il seguente: sulle comunicazioni è consentito a ciascun gruppo di intervenire con un intervento per Gruppo, per un tempo dagli 8 ai 10 minuti, e con la suddivisione per il Gruppo misto di un numero di minuti pari a 3, 4 per ciascuna componente politica.

Iniziamo quindi con i primi interventi, il Presidente della regione al quale abbiamo chiesto, data l'importanza delle comunicazioni, di essere lui stesso a renderle in Aula è dovuto partire per Roma, quindi la cosa non si presta ad essere utilizzata. Non è mancanza di rispetto nei confronti del Consiglio ma ha un importante appuntamento al Consiglio dei Ministri che ha reso impossibile la sua presenza per la durata della discussione sulle comunicazioni da lui stesso rese. Colleghi, come procediamo? Dal più piccolo al più grande o al contrario?

DIANA (A.N.). In ordine di iscrizione Presidente.

PRESIDENTE. In ordine di iscrizione.

E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Sì, grazie Presidente. Io ho seguito anche di questa comunicazione che lei c'ha fatto testé, insomma, sarei tentato di invitare tutti i colleghi a non intervenire, perché in Conferenza dei Capigruppo non c'è stata assolutamente rappresentata l'assenza del Presidente. Ora, quanto meno credo che sia un fatto da rimarcare, io non metto in discussione il fatto che il Presidente potesse avere impegni antecedenti e istituzionalmente più importanti e più rilevanti di ciò che sta accadendo in questo momento nell'Aula consiliare, però mi pare veramente che non condividere sia la cosa minima che si possa fare un atteggiamento di questo genere. Non per altro Presidente, ma perché il Presidente della Regione non si è limitato a dare le comunicazioni che io mi sarei aspettato, e per le quali ero pronto a ringraziarlo per essere venuto a renderle; il Presidente della Regione si è lasciato andare a delle considerazioni che, in questo momento, probabilmente avrebbe fatto bene a non fare. Perché nel suo intervento si è capito subito che oltre che non condividere ciò che la Corte Costituzionale ha preso come decisione, ha cercato comunque di far capire che era una scelta opportuna, giusta e più che obbligata. Allora, io intervengo lo stesso perché è normale che noi il dibattito lo si faccia. Il Presidente la Regione ha trascurato alcuni dettagli importanti: ha parlato di ciò che avviene o di ciò che sta avvenendo in questa finanziaria; ha trascurato di dirci come intende mettere rimedio a ciò che è successo nella finanziaria dell'anno scorso e dell'altro anno; ha parlato di 50 milioni di euro, non sono 50 milioni di euro, sono 95 milioni di euro per anno e ci sono tutte le annualità 2008, 2009 e 2010, che non è un dettaglio di poco conto. Aveva la soluzione in tasca io credo, anzi, avevate la soluzione in tasca che vi era stata fornita dal Gruppo di Alleanza Nazionale all'inizio della discussione sulla manovra finanziaria. Cioè quando noi, con un emendamento, vi avevamo invitato a utilizzare le maggiori entrate di 500 milioni di euro non per finanziare la tabella E, ma per la riduzione del disavanzo della Regione. Non avete voluto accettare questa soluzione, che sarebbe stata… si sarebbe sistemato tutto immediatamente non avremmo avuto problemi, invece no. Il Presidente ha ritenuto di dover portare qui alla nostra attenzione le cose buone fatte con la riduzione dell'IRAP del 20 per cento, a quanti soggetti? Ad una minima parte del sistema produttivo regionale. Quindi, ha cercato giustificazioni, ha cercato di arrampicarsi sugli specchi. Beh, come si può condividere un intervento di questo genere. La sua assenza mi crea quasi imbarazzo a intervenire perché non so con chi prendermela. Non me la posso prendere con l'assessore Secci, che l'ha subita e la continua a subire; non me la posso prendere con l'Assessore all'agricoltura che subisce e continua a subire, e dovrà subire anche da questo Consiglio regionale probabilmente, nel proseguo della discussione, non me la posso prendere con l'assessore Congera che mi fa quasi tenerezza per l'impegno che ci sta mettendo e per la grazia con cui si comporta in quest'Aula consiliare. Non me la posso prendere con i colleghi della maggioranza che sono più perplessi probabilmente di quanto non lo sia io. Non me la posso prendere con i miei colleghi della minoranza perché…

PORCU (P.D.). Non ci sono!

DIANA (A.N.). Onorevole Porcu, guardi che lei è uno dei maggiori responsabili di questo sfascio, quindi la invito per favore a non interrompere, ha capito? Perché molte risorse di quelle che sono contenute e che non possiamo spendere probabilmente le ha decise anche lei. Quindi, stendiamo un velo pietoso su questo argomento. Non si può ridurre quest'argomento a una semplice discussione e continuare i lavori, Presidente. Noi dobbiamo avere certezza delle risorse e la certezza delle risorse non l'abbiamo, allora lei dice: facciamo questa discussione e poi continuiamo sulla finanziaria, c'è tutto l'articolo 6 che è ancora da votare. A meno che non ci sia la disponibilità del Capogruppo della Rifondazione Comunista che magari dice: beh, ci facciamo carico noi col maxiemendamento di rinunciare a quelle risorse, visto che c'è caduta una tegola di questo genere e quindi utilizziamo solo ed esclusivamente i 300 e passa milioni di euro del Fondo sociale europeo e per il resto va beh… visto che è successa questa catastrofe, rinunciamo noi. Ma rinuncerebbero i sardi e non sarebbe corretto neanche questo. Bisogna far rinunciare la tabella E allora, a quella famosa tabella E che era una tabella virtuale, perché adesso il giochino si scopre. Ad essere penalizzati saranno i sistemi produttivi, gli investimenti, certamente non tutto il resto. Allora, perché dobbiamo arrivare a questo? Non è forse meglio con un atto di grande coraggio politico ritirare la finanziaria, riportarla immediatamente in Giunta e poi riportarla celermente in Commissione e procedere entro questo mese all'approvazione definitiva di questa manovra finanziaria? Io credo che sia una coerenza politica questa. Non sto dando colpe per ciò che è successo, avevamo già denunciato abbondantemente, ma per la situazione nella quale ci troviamo. Perché vede Presidente, e ho terminato perché vorrei anche rispettare l'impegno che è stato preso in Conferenza dei Capigruppo, mi viene difficile pensare che dal mio intervento in poi e nella prosecuzione della finanziaria, in tutti gli interventi o in molti interventi, non si faccia riferimento a questo fatto. Diventerà una costante sistematicamente oggi, domani, dopodomani e nelle settimane successive saremo necessitati a sollevare questo problema .Allora per quale motivo non fate un attimino un esame di coscienza e dite: sì, forse è meglio ritirarla questa finanziaria e prendere un impegno. Quello sì in Conferenza dei Capigruppo, trovate la soluzione tecnica di come aggirare questo provvedimento che è avvenuto tra capo e collo sulla Regione Sardegna, perché questo è arrivato sulla Regione Sardegna non sulla Giunta regionale, sono i sardi che dovranno pagare. Riportatela in Giunta, la riportate in Commissione e in dieci giorni, sono sicuro che con la disponibilità di tutti, potremmo approvare le parti già approvate o riapprovarle e modificare soprattutto l'articolo 1, sempre che ciò sia possibile. Perché qui nasce un altro aspetto: non so se sia possibile modificare l'articolo 1, si può modificare se la finanziaria viene ritirata e viene sottoposta ad una nuova approvazione da parte della Giunta. Credo che solo questo si possa fare.

Per il resto, io credo di non dover condividere le considerazioni del Presidente della Regione e non gioire per ciò che ha fatto la Corte Costituzionale, guardate io non sono uno di quelli che gioiscono. Ribadisco in quest'Aula ciò che il Presidente della Regione, quando decise di mandare avanti questo provvedimento, disse: tutte le maggiori entrate che noi andremo a recepire, tramite le maggiori entrate degli anni futuri e tramite queste imposte, serviranno solo per il disavanzo. Fu una menzogna! La menzogna è dimostrata dall'articolo 1, le maggiori entrate sono state imputate alla tabella E, quindi per gli investimenti. Questa è una cosa che non condividevo allora, non la condivido adesso e pertanto io invito, ancora, il Presidente del Consiglio in questo caso a farsi carico di una volontà che non sarà espressa da parte dei colleghi, ma certo c'è la necessità che questa finanziaria venga riportata in Giunta, venga ritirata e riportata in Giunta e abbia un percorso assolutamente diverso. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana anche per il rispetto dell'impegno di autoregolamentazione per 55 secondi. Grazie.

E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Noi correttamente non strumentalizziamo l'assenza del Presidente e prendiamo per certo che aveva un importante impegno a Roma, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, le parole del Presidente della Regione vanno rispettate per questo. Evidentemente la sua assenza, però, non ci esime dal dire esattamente le stesse identiche cose che avremmo detto al Presidente dopo le sue dichiarazioni qui presente in Aula.

Innanzitutto una nota, immediata, che credo abbiamo notato tutti: il Presidente è arrivato qui stamattina per fare le sue doverose considerazioni, comunicazioni al Consiglio, e quindi a tutti i sardi, su che cosa è accaduto, non potendo dire più di quanto non emerge dai comunicati ufficiali, e in attesa della motivazione della sentenza, e non avendo ancora ben chiaro come rimediare nel corso di questa finanziaria al mancato gettito, che è considerevole. Ha parlato di una possibile variazione di 50 milioni di euro, a fronte però di una diminuzione di gettito, e quindi di entrate, più alta naturalmente; lo ha fatto anche, direi, ed è la prima cosa da osservare, con un tono dimesso, un tono discorsivo di chi tratta una questione quasi di ordinaria amministrazione. E per questo ci domandiamo dove sia allora il Presidente che ha sognato e ha cercato di far sognare i sardi all'inizio di questa legislatura, o prima ancora quando si è presentato alle elezioni del 2004. Dov'è il Presidente sognatore? E' un Presidente che adesso deve fare i conti con una durissima realtà e che per questo viene qui in Consiglio scarico, soltanto con la necessità di giustificare, balbettando, errori madornali che hanno pesato e pesano, non solo sulla finanziaria, ma sulla conduzione di una politica di sviluppo, di crescita, oltre che di risanamento finanziario, di questa Regione. Stiamo discutendo proprio le norme sul lavoro, sull'occupazione e sullo sviluppo.

Questa è la realtà dura di fronte a cui ci troviamo, e purtroppo quello che lui ha descritto come un intervento che ha utilizzato la facoltà concessa per l'autonomia impositiva della Regione, introducendo tasse in un momento particolare. Ha ricordato il disavanzo e ha ricordato la vertenza con lo Stato sulle entrate ma non ha ricordato che queste tasse sono state mantenute, riproposte, corrette, ricorrete, incattivite, perfino nei confronti degli emigrati sardi, dopo, molto tempo dopo che la vertenza sulle entrate si era già chiusa! La realtà è che queste tasse riflettono una politica di sviluppo e una politica finanziaria, riflettono una concezione della Regione, una concezione non solo della Regione centralista ma di una Regione che vuole spremere il più possibile dal sistema produttivo, ma, tra l'altro, una Regione che spreme ma spreme selezionando, una Regione che assorbe risorse dal sistema economico ma lo fa soltanto nei confronti di chi non ha poi il potere di giudicare con il voto la correttezza e l'adeguatezza di queste nuove imposte. Ha detto che è stato un grande risultato il fatto di avere utilizzato finalmente l'autonomia impositiva, ha detto che ha tagliato tasse, che si stanno tagliando tasse, ma è assolutamente sproporzionato il taglio sull'IRAP rispetto a quello che ha fatto e che è stato corretto e sanzionato dalla Corte Costituzionale con le tasse sulle plusvalenze e sugli immobili dei non residenti in Sardegna. Troppo comodo tassare le plusvalenze degli altri, Presidente, troppo comodo! Ha detto che ci sono state persone o società che hanno fatto grandi affari acquistando case e poi rivendendole, ma perché tassare solo gli altri? Perché, se il male è la plusvalenza, se il male è speculare sul patrimonio immobiliare, questo lo si fa soltanto nei confronti di chi non ha poi la possibilità di giudicare democraticamente l'operato di queste scelte? Ci sono molti cittadini, con nomi e cognomi, sardi, che hanno utilizzato queste plusvalenze, e non vado oltre semplicemente per carità di patria.

Ma la vera realtà negativa che dimostra questa vicenda delle tasse dichiarate illegittime dalla Corte Costituzionale è proprio sulla facoltà impositiva della Regione: la Regione ha sprecato una grande occasione, l'autonomia impositiva non si utilizza così! Certo, avete fatto una scelta, e non l'ha fatta solo Soru questa scelta, l'ha fatta tutto il centrosinistra, colleghi, l'avete condivisa, difesa, voluta, l'avete voluta con la stessa tenacia, con la stessa ostinazione che ha dimostrato il Presidente. E' stato un atto coraggioso? No, io dico che è stato un atto temerario, c'è una bella differenza tra coraggio e temerarietà. E' coraggio chi affronta il pericolo, coraggiosamente appunto, che si espone, perché lo fa sulla base di un ragionamento giusto, secondo una logica ragionevole appunto, ma non è coraggioso chi con la macchina va a cento all'ora contromano sulla "131", una persona del genere non è coraggiosa, è temeraria, è un'altra cosa; e tanto più questa temerarietà è grave se non è solo un atto personale ma è un atto di tutto un popolo. E' temerario voler sfidare la Costituzione italiana proprio nella materia fiscale, è temerario voler spremere il sistema economico, portando ad una diminuzione di risorse e quindi alla povertà che tutti noi oggi denunciamo e cerchiamo di porvi rimedio. Perché la disoccupazione, perchè la diminuzione della capacità imprenditoriale delle nostre imprese, la diminuzione della capacità di essere sul mercato deriva esattamente da una logica di questo tipo: un sistema statalista che sottrae risorse all'economia reale, alle famiglie, alle associazioni e alle comunità intermedie, le riporta nel sistema pubblico e le distribuisce arbitrariamente. Noi siamo per un altro sistema: la tassazione deve essere giusta, bisogna prendere solo le risorse necessarie per poter distribuire dove occorre; ma occorre che il sistema economico, il sistema sociale possa avere ossigeno per andare avanti, oggi la Sardegna e oppressa da questo sistema fiscale. E' una grande occasione sprecata quella delle tasse utilizzate e bocciate clamorosamente dalla Corte Costituzionale, l'autonomia impositiva va utilizzata diversamente, va utilizzata con coraggio, veramente, per attrarre investimenti in Sardegna, l'autonomia impositiva deve essere utilizzata per ridurre la pressione fiscale, poter dare slancio all'impresa, poter produrre sviluppo e quindi lavoro, lavoro stabile, non lavoro occasionale o lavoro assistito. Questa è la grande occasione sprecata e noi crediamo quindi che si debba davvero ricominciare da capo tenendo conto di questi gravissimi errori che stanno portando la Sardegna sempre di più verso il basso. Si è presa una discesa inesorabile, una discesa che deve essere assolutamente frenata, davvero con coraggio, con una capacità politica che riporti la nostra Regione ad utilizzare le risorse esistenti davvero solo per i servizi essenziali, per la redistribuzione di quello che è necessario, ma poi per dare possibilità di crescita per tutti. Una grande occasione sprecata che però ancora può essere rimediata, ma il rimedio è soltanto dalle mani dei sardi che devono dire chiaramente che ci vuole un altro Governo.

Il Presidente dimesso, psicologicamente, di oggi, deve diventare un Presidente dimissionario nelle prossime ore, speriamo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio. Io mi auguro che questo problema non vada né banalizzato né strumentalizzato, perché ci troviamo in presenza di un calvario che continuerà, forse anche nei prossimi giorni, nelle prossime ore, e quindi faremmo male a non prenderlo in considerazione. Si tratta di un problema che abbiamo presente dall'inizio di questa legislatura, dal fatto che esiste in Sardegna una persona intuitiva, brava anche geniale ma che pretende che questa intuizione sia uguale all'attuazione, ma non è così. Chi ha l'intuizione non può avere anche la presunzione di capire come vanno scritte e attuate le intuizioni e con quali norme. Questo è un limite politico e culturale che ci stiamo portando avanti dal quale bisogna che in qualche modo ne usciamo, non c'è dubbio che vada riscritta tutta la parte della fiscalità in Sardegna, non c'è dubbio che va riscritto lo Statuto e l'articolo 8 a cui fa riferimento il Presidente è un articolo nato, quando non esisteva ancora l'Europa, non si può fare riferimento a questo. Tuttavia non si mette in discussione il principio, peraltro sancito dalla Corte di giustizia, prego i colleghi di leggerla, che riguarda la Repubblica portoghese, anche se si tratta di un'imposizione in riduzione e non in aumento. Ma ci sono una serie di osservazioni e di vincoli che vanno in qualche modo rispettati, non si tratta quindi di dare, quando si hanno le intuizioni a pochi amici la possibilità di difenderci in queste sedi europee dove ci si vogliono costituzionalisti di livello che conoscano le norme, che forzino queste norme e che non possono essere forzate certamente da alcuni Uffici e da alcuni amici di cui si fida il Presidente della Regione. Come è facile capire e quindi non si tratta di una materia, lo dico all'Assessore, da inserire nella norma finanziaria, siamo rientrati nel tempo di 20-30 anni con questa legge finanziaria che rappresenta l'unico momento in cui buttare giù, buttare dentro materie, che non sono di pertinenza della legge finanziaria, siamo in presenza, onorevoli colleghi, di una demagogia schizofrenica, stiamo attenti, noi siamo in presenza di chi ritiene che debba sempre sbalordire di chi tende a dimostrare di possedere pregi e virtù eccezionali e che la pubblica amministrazione non abbia le sue regole, e quelle regole non vadano rispettate, ed è strano che parti sensibili di questo Consiglio, forze politiche che della trasparenza e dell'onestà e del rispetto delle norme hanno sempre fatto battaglie sociali oggi difendano con gli occhi chiusi qualunque cosa venga fatta, anche quando queste cose non vanno bene per la Sardegna. Qui non c'entrano niente i soldi e non c'entra niente la capacità impositiva della Regione, qui si è voluto sopperire al mancato introito dello Stato di quei grandi debiti, ci siamo accontentati del piatto di lenticchie e poi volevamo andare a sopperire queste risorse che non arrivavano con altre risorse, che si può, si possono discutere, però, onorevoli colleghi, stiamo attenti, oggi la Sardegna è alla ribalta perché siamo presenti nei tribunali amministrativi, con i giudici di lavoro, con i tribunali penali, con la Corte dei conti, con la Corte di giustizia. Beh torniamo a ridare a questo Consiglio la sua libertà, la sua autonomia e facciamo le cose seriamente perché se continuiamo così diventiamo la barzelletta dell'Europa.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori e colleghi. Io avrei preferito che il Presidente oggi, nonostante gli impegni romani, avesse preferito ascoltare quello che dice questa Assemblea anche perché credo che questo sia un momento veramente importante, un momento devo dire difficile per la Sardegna. Però, evidentemente, ha preferito andare a Roma a seguire gli impegni istituzionali della Regione; io avrei fatto un'altra scelta. Però, devo dire, che tutte le volte che la Regione viene condannata da un organo superiore di controllo o dal Governo nazionale stesso, io credo che tutti noi ci dobbiamo sentire colpiti per questo, però bisogna dire anche che noi ci sentiamo colpiti e offesi, quando noi partecipiamo alle scelte che sono state fatte, ma siccome noi non abbiamo assolutamente condiviso le scelte che ha portato avanti la Regione, noi non ci sentiamo minimamente offesi da questo comportamento, perché sapevamo già in partenza che questa era l'evoluzione che avrebbe dovuto avere un provvedimento amministrativo, che noi sappiamo essere il legittimo, come di fatto è stato dimostrato dalla Corte costituzionale. Tant'è che come è stato ampiamente previsto la Corte costituzionale ha bocciato l'imposta sulle plusvalenze e sulle seconde case turistiche e anche sulle seconde case ad uso turistico. Allora io credo che noi dovremmo riflettere oggi come Consiglio regionale, perché è di avantieri un'altra sentenza drammatica per la Sardegna, che riguarda il TAR, che riguarda Tuvixeddu e che impegnerà questa Regione a pagare danni che sta facendo. Allora io credo che tutti noi oggi, come Consiglio regionale, dobbiamo riflettere su questo, perché credo che alla fine noi dovremo lavorare soltanto per pagare da anni nel prossimo turno, e quello che è successo effettivamente non ha nulla a che vedere con l'autonomia impositiva prevista dall'articolo 8 dello Statuto. Perché noi sapevamo avere imposto delle tasse ingiuste, che nulla hanno a che vedere con l'autonomia impositiva, perché è altra cosa federalismo solidaristico che noi abbiamo chiesto ripetutamente per la Sardegna, altra cosa è il tipo di politica economica che sta facendo la Regione sarda in questo momento, che è totalmente sbagliata oltre che totalmente illegittima. Quindi lasciamo perdere ciò che è contenuto nello Statuto autonomo dalla Sardegna, che dice cose diverse, quello che noi abbiamo fatto è una cosa assolutamente diversa. Ma io voglio entrare nel merito del danno che ha causato oggi questo provvedimento. Il presidente Soru ha detto che ci sono 50 milioni di euro pertanto bisogna riprogrammare queste risorse. Ma non è giusto quello che lui ha detto, perché non ha detto quello che riguarda il 2007, che sono altre risorse, le risorse del 2009, del 2010; io credo che bisogna vedere un'altra volta tutto il bilancio. Non si tratta di operazioni semplici, perché noi su quelle risorse abbiamo impegnato, abbiamo fatto progetti. Io credo che bisognerà rivedere in Commissione bilancio come dovranno essere ripartite queste risorse. Allora io credo che non è manco giusto dire, come ha tentato stamattina il Presidente, di giustificare questa tassa, ingiusta con il discorso delle entrate, che è un discorso giustissimo, anche qui non abbiamo fatto una battaglia per la questione delle entrate, siamo andati tutti, tutto il Consiglio regionale è andato a Roma per manifestare contro il Governo nazionale per il discorso delle entrate, beh quella era una battaglia giusta, ma è ingiusto poi invece quello che poi è stato fatto dal Governo nazionale non certamente con il sostegno dell'opposizione, quando ha cercato di introdurre dei balzelli che sono, come si è dimostrato assolutamente illegittimi. Allora io credo che quello che sta succedendo sia un fatto veramente grave, allora bisogna dire veramente le cose come stanno, perché il Presidente stamattina ha detto cose ancora più gravi, ha detto che il bilancio è stato finalmente risanato, e quindi la Regione può stare tranquilla. Questa è una balla, non è assolutamente vero che il bilancio è stato risanato, perché il bilancio, quando purtroppo si verificherà che in un altro momento la Corte costituzionale esaminerà il discorso dell'anticipazione delle entrate, illegittima anche in questo, allora sarà un vero dramma per la Sardegna, perché adesso sono 50 milioni di euro per anno, ma, lì, si tratta di 500 milioni per anno, che la Regione sarda doveva riprogrammare veramente. Il vero problema sarà allora, perché, fino adesso, c'è stato l'ombrello del governo Prodi che, per fortuna, non ci sarà più per i danni che ha fatto alla Sardegna e all'Italia. Allora, il vero problema è che quando verrà rivista questa situazione la Sardegna si ritroverà il più grande indebitamento della sua storia, questo è il vero problema. Altro che risanamento di bilancio. Bene avrebbe fatto questo Governo della Regione ad utilizzare le risorse che ha a disposizione, che sono i fondi residui, che sono più di 7 mila milioni di euro, che non riesce a spendere la Regione. Bene avrebbe fatto a svuotare i cassetti che sono pieni di soldi, e che non riesce invece a spendere. Invece, noi ci stiamo impegnando, stiamo impegnando risorse, che dovrebbero arrivare in Sardegna dopo il 2011, ma non è assolutamente pensabile, perché chiunque abbia amministrato anche che il più misero comune della Sardegna sa che non si possono impegnare risorse che non sono disponibili, che di fatto non ci sono, e questo è un altro grande imbroglio, bisogna dirlo. Io credo che noi avremmo fatto bene ad intervenire, tutto il Consiglio regionale, tutta la maggioranza di centrosinistra avrebbe dovuto imporre al presidente Soru questa politica scellerata, che porterà danni sicuramente alla Sardegna. Allora le responsabilità non sono soltanto del Presidente Soru, anche se sicuramente lui ha le maggiori responsabilità, ma le responsabilità sono di tutto questo apparato, di tutto questo sistema, del Governo di centrosinistra che, di fatto, ha portato avanti una politica di programmazione economica e finanziaria che è totalmente sballata, e soprattutto che non dà risposte alla gente, perché, il fatto che oggi questa Regione stia attraversando una delle peggiori crisi economiche e sociali della Sardegna, che nonostante noi stiamo impegnando risorse che non ci sono, anche in questo caso, non riusciamo a chiudere il cerchio. Allora, questo è il vero problema. Io credo che noi oggi dovremmo riflettere veramente su questa situazione, che sta creando veramente grandi difficoltà a questo Consiglio regionale, che ormai è passato agli onori della cronaca per situazioni, sicuramente, che non fanno piacere. Noi abbiamo tutto il mondo dell'emigrazione che è contro la Regione sarda, cosa che non si è mai verificata in passato, e hanno ragione, perché noi non abbiamo fatto altro che tassare questi poveri cristi che hanno speso le proprie risorse, i propri risparmi di una vita di lavoro in Sardegna. Bene, noi oggi li abbiamo ripagati in questo modo.

Allora, cari colleghi del centrosinistra, io vi invito veramente a riflettere su questo, perché quello che è successo non deve veramente succedere più, perché noi, oggi, siamo ancora in tempo. Se il Presidente non avrà un briciolo di dignità in più, e magari non preferisce andarsene, io credo che, a quel punto, molti problemi si potrebbero risolvere, però se volete ancora rimanere qui, incollati alla sedia, almeno ragionate in modo che, effettivamente, ci sia la possibilità che questo fine di legislatura non sia ancora più disastroso di questi primi quattro anni di governo. Grazie.

(Brusio in Aula)

PRESIDENTE. Colleghi, siamo tolleranti.

SALIS (Gruppo Misto). Vergognati.

LADU (Fortza Paris). Hai preso cinquecento voti e sei qui, vergognati.

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, non accetti le provocazioni. Si accomodi. Grazie.

E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

Onorevole Pittalis, ha quattro minuti di tempo.

PITTALIS (Gruppo Misto). Presidente, blocchi il tempo.

PRESIDENTE. Colleghi, cosa è capitato? Bene.

PITTALIS (Gruppo Misto). Presidente, blocchi il tempo perché già sono pochi minuti.

Dopo il mancato giudizio di parificazione alla legge di bilancio da parte della sezione sarda della Corte dei conti, che era viziata da trucchi contabili, appunto dal trucco di iscrivere in bilancio somme future e virtuali, dopo le varie e pesanti ombre sul caso Saatchi, che ora è anche al vaglio della Magistratura penale, dopo la sentenza del TAR Sardegna sul caso Tuvixeddu, che ha messo in evidenza l'uso strumentale di provvedimenti amministrativi palesemente illegittimi, e l'uso deviato del potere da parte dell'Amministrazione regionale, incombe nel mezzo del dibattito la sentenza della Corte costituzionale, che, badate, ha dichiarato illegittime non solo tasse sul lusso, ma tasse sul turismo, tasse che abbiamo contestato nel merito, perché abbiamo denunciato i gravissimi pregiudizi che ha creato a quell'industria, a quella dei servizi sul turismo nella nostra Isola. Rappresenta, questa sentenza, un ulteriore stop alle politiche dei divieti e delle imposizioni, e chiediamo al presidente Soru chi ne pagherà le conseguenze, chi pagherà le conseguenze di avere creato anche già gli Uffici della riscossione, di aver messo in atto un apparato, chi e come dovranno essere restituite le somme che sono state pagate illegittimamente e ingiustamente, tutte domande, sono certo a noi interessa il piano politico, non certo quello erariale, sui quali certamente indagheranno altre magistrature. Ma c'è un dato che è inquietante. Il Presidente, sì, dice che dobbiamo leggere le motivazioni, è vero, ma i casi sono due: o c'è una mancata capacità impositiva della Regione, e allora il Presidente lo doveva sapere, anche perché paga consulenti prezzolati, e in abbondanza, o c'è una discriminazione di cittadini residenti e cittadini non residenti. Allora, qual è la soluzione? Che se fosse quest'ultima vuole estendere la tassazione e l'imposizione a tutti i sardi residenti? Ecco, abbia il presidente Soru, come già richiesto dal Segretario regionale, il buon gusto di rassegnare immediatamente le dimissioni, perché è un insieme di situazioni poste in luce non dall'opposizione, non dai Popolari-Udeur, ma da tutte le magistrature di ogni ordine e grado di questa Regione.

PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Presidente, i toni che si sono utilizzati rispetto a questa vicenda, soprattutto da parte del centrodestra, a me paiono eccessivi. Dico paiono eccessivi perché valutiamo, forse più opportunamente lo farà la Giunta, io credo se ne potrà discutere anche in una sessione ad hoc, che richiami, però, in via generale, i temi dell'autonomia impositiva delle regioni, quali sono i confini, se possiamo legittimamente o meno parlare in Italia anche di ipotesi, con l'attuale impianto costituzionale di federalismo fiscale, quali devono essere le dinamiche attraverso le quali si realizza autonomamente nell'ambito di un territorio regionale la provvista finanziaria. Di tutto questo, secondo me, bisognerà parlare, e bisognerebbe parlarne. Io non so se in questa legislatura o nella prossima, anche in relazione alla necessaria ormai riforma dello statuto speciale, cioè alla rivisitazione anche profonda del patto con lo Stato, che è un patto costitutivo della Repubblica, e che deve vedere, rilanciare il terreno dell'affermazione dei diritti dei cittadini e della comunità sarda. Detto questo le conseguenze sono molto limitate, la previsione di entrata era stata valutata mi pare attorno ai 40, 50 milioni di euro, per quanto riguarda quel tipo di imposta, e la correzione che sarà necessario fare per cui il regolamento consente l'intervento, la correzione è di poche decine di milioni di euro ed è consentita dalle norme. Detto questo, chiedere le dimissioni: perché? La Corte Costituzionale nel fare il suo dovere prende in considerazione alcune norme, badate che noi abbiamo fatto e anche alcuni di noi sostenuto, perché io ritengo sia stato anche giusto provare, con tutto quello che di drammatico c'era per esempio nell'attenzione che tutti noi avremmo voluto riporre meglio nei confronti degli emigrati sardi, però, l'intenzione era quella di costruire, e lo sappiamo tutti, una modalità anche di censimento corretto dell'immane patrimonio di seconde case utilizzato in genere con evasioni fiscali, perché si affittano, e non se ne rende conto di questo il fisco, creando reddito, non solo in capo ai cittadini sardi ma anche in capo a coloro che hanno speculato sul nostro territorio e sono proprietari di ingenti patrimoni immobiliari, ed era stata una buona cosa, e forse si sarebbe potuto fare meglio se lo Stato italiano avesse avuto un impianto costituzionale più apprezzabile sotto questo profilo; l'abbiamo fatto, è andato all'esame della Corte Costituzionale, la Corte Costituzionale ne ha dichiarato l'illegittimità, poi vedremo le motivazione, sarà interessante discutere quando avremo quelle, e non c'è niente di drammatico nel tentare di andare avanti, nel non rimanere fermi, nel cercare un'evoluzione, nel cercare un'innovazione, non c'è niente di male. Noi siamo anni che discutiamo di queste cose, di come riusciamo ad adeguare meglio le provviste finanziarie, le provenienze che possono venire dall'utilizzo migliore del Demanio, come riusciamo ad attuare pienamente l'articolo 14, cioè la successione automatica della Regione in capo allo Stato dei beni immobiliari dismessi, come riusciamo ad interpretare al meglio possibile l'articolo 13 dello Statuto speciale che richiama lo Stato ad un concorso anche finanziario, non solo finanziario, allo sviluppo della Sardegna. Tutto questo lo facciamo, e, ogni volta, purtroppo cadiamo, lo dico al collega Diana che io stimo, al collega La Spisa e ad altri, noi cadiamo nella polemica, litighiamo forse anche con toni eccessivi: dimissioni di qua, dimissioni di là, ci sta tutto, però poi non facciamo passi in avanti su questo terreno. Io credo che la sfida vada lanciata a tutte le parti politiche di questo Consiglio, perché di questi temi se ne discuta in modo proprio, nella sede propria, il Presidente del Consiglio si faccia carico, se è possibile in questa legislatura, per incominciare, almeno con una Seduta specifica, a ragionare di merito attorno a questi temi.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Uras. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Anch'io credo che sia opportuno, su questa, forse anche su altre problematiche, abbassare i toni della polemica, come diceva ora l'onorevole Uras, e attivare, però, un'altra esigenza che è quella della riflessione. Il Presidente in aula ha fatto una comunicazione, per altro su cose che erano già a nostra conoscenza; non abbiamo elementi in più rispetto agli elementi che già conoscevamo, e sarebbe stato opportuno, anche relativamente a questo aspetto, un ragionamento comune e collettivo. Ecco. Io voglio aggiungere una cosa, onorevole Uras, il problema non è di aggiustamento del bilancio, questa è una cosa banale, ma l'aggiustamento del bilancio pone un problema di natura squisitamente numerica. Il ragionamento invece deve essere più profondo, è un ragionamento di tipo diverso e va approfondito. Certo, avevamo e abbiamo in Sardegna un problema delle entrate che va risolto, avevamo ed abbiamo un problema, quello della capacità impositiva, rispetto al quale dovremmo anche fare una battaglia comune; se questa capacità impositiva ci fosse negata allo stato attuale, va resa in ogni caso compatibile, però, con quelle che sono le leggi e tanto più con le norme di natura costituzionale. Noi, in maggioranza e con il Presidente, avevamo, su questi ragionamenti e sulle tasse sul lusso, manifestato una serie di perplessità, oggi non vale richiamarle, però vale richiamare il fatto che allora quelle perplessità erano state accantonate con un senso di fastidio e si era presa una decisione che, probabilmente, non era sufficientemente riflettuta ed era troppo superficiale. Sotto il profilo giuridico, colleghi, non poteva questo fatto essere affidato all'occasionalità momentanea, doveva essere sostenuto e sorretto da certezze giuridiche che invece non c'erano, e insieme a quelle certezze giuridiche era opportuno sollecitare, tutti, e questo lo dico alla maggioranza, maggiore capacità di ascolto; la capacità di ascolto, colleghi, relativamente a questo aspetto è mancata per parte della Giunta regionale e non c'è stata, sotto questo profilo, la necessaria solidarietà all'interno della maggioranza, non c'è stata alcuna mediazione, è stato preso per buono, senza riflettere troppo, tutto ciò che veniva proposto. Adesso io ne approfitto, ma ne approfitto solo per un fatto di chiarimento all'interno dell'Aula consiliare. Colleghi, noi Socialisti abbiamo presentato un emendamento relativo alle anticipazioni, lo abbiamo fatto perché partivamo dal presupposto che le anticipazioni di entrate rappresentassero un'inutile sfida verso altri livelli istituzionali che avevano manifestato perplessità trasmettendo per l'opportuno parere alla Corte costituzionale, anche quell'emendamento è stato bocciato con eccessiva leggerezza. Ma parrebbe, relativamente a questo, che i Socialisti abbiamo voluto introdurre un elemento di dispetto…

PRESIDENTE. Concluda onorevole Balia.

BALIA (Gruppo Misto). Non era un dispetto, era una preoccupazione.

PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Grazie Presidente. Molto brevemente vorrei fare una constatazione e alcune brevissime considerazioni. La constatazione è che stamani abbiamo visto tutti che al peggio non c'è mai davvero un limite. Stamani, dopo giorni di discussione sulla legge finanziaria che regola i ritmi della vita economica e sociale della Sardegna, una discussione dalla quale il Presidente sistematicamente e determinatamente si è assentato, dopo due giorni trascorsi dall'ennesimo colpo d'accetta del TAR ad uno degli elementi portanti del progetto di governo della maggioranza Soru - sto parlando di Tuvixeddu -, per l'ultima bastonata si è presentato in Aula a fare stringatissime comunicazioni con le quali ha trovato modo persino di difendere le scelte operate dal suo governo in questi quattro anni. A me non è sembrato dimesso, è sembrato infastidito e annoiato da una formalità che a questo punto più che istituzionalmente, politicamente non poteva evitare. A me non è sembrato dimesso, è sembrato formale, freddo, come se dovesse presentarsi ad una conferenza stampa. Ha fatto il minimo necessario e se l'è filata - non ho detto un verbo a caso, ho usato il verbo "filare" - e la cosa peggiore non è nemmeno questa, è che tutto questo è avvenuto mentre il Consiglio era diviso in crocchi, sereni, chi parlottava, chi leggeva il giornale, una cosa normale, davanti ad una scena che fotografa in maniera assolutamente perfetta l'insofferenza e l'intolleranza del Presidente della Giunta regionale verso l'Assemblea del popolo sardo. Denota in maniera chiara, al di là di ogni ragionevole dubbio, che è una funzione, quella del Consiglio regionale, che non cerca, che non vuole subire, che non tollera, che non consulta, non lo fa quando commissaria, non lo fa quando taglia, quando sopprime, quando impone e quando propone, e questo è avvenuto nel silenzio generale, nella rassegnazione, oserei dire, di quest'Assemblea che ne ha fatto conto come una realtà che esiste e che bisognerà trascinarsi fino all'ultimo giorno di legislatura, fosse anche domani.

Sul merito si è limitato a dire che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la parte relativa agli articoli 2 e 3 che parlava delle plusvalenze e delle imposte sulle seconde case e che non era ben chiaro se si riferiva ad un limite alla capacità impositiva della Regione o se, sarebbe emerso dalle motivazioni, si riferiva ad una discriminazione sulla base imponibile tra residenti e non residenti. L'ha detta male questa cosa, quando dice cose non vere abbassa lo sguardo. L'ha detta male perché la Regione lo sapeva se è vero come è vero che il suo collegio di difesa nel trattare la questione davanti alla Corte Costituzionale ha posto come subordinata l'allargamento della base imponibile ai residenti. Quindi lo sapeva quale era la ragione vera e profonda di questa cosa. E' esattamente quello che da queste aule, a partire dal sottoscritto nel suo intervento, fu detto al Presidente e alla Giunta quando si discusse la finanziaria del 2007, che era ingiusta, che era iniqua, che non ci possono essere discriminazioni di questo tipo. Davanti al fisco si è differenti solo per la ricchezza prodotta, non per il colore dei capelli o per la residenza o perché uno ha i baffi e l'altro non ce li ha. L'abbiamo detto in quest'Aula che era iniqua e che poteva essere più o meno giusta o più o meno sbagliata, ma sicuramente corretta se la base imponibile fosse stata quella di tutti i residenti. Se poi nello sfumare questa comunicazione, laddove ha detto "vedremo cosa fare", paventando la possibilità che ci fosse un limite alla capacità impositiva della Regione e che quindi fosse implicitamente una chiamata alle armi del Consiglio per difendere le sue prerogative, beh, se questa mia lettura è giusta non ci aspetti tra coloro che leveranno la voce per difendere la prerogativa della capacità impositiva della Sardegna se questa unitarietà e questa solidarietà vengono cercate soltanto per difendere un diritto che esercita una persona sola. Non si può da soli decidere di chiudere la vertenza con lo Stato per le entrate a prezzi da saldi, al 50 per cento di quanto era stato elaborato, non si può stabilire con una fantasia contabile che si possono utilizzare i danari che altre amministrazioni dovrebbero ricevere, non si può avere un'imposizione fiscale che non ascolta nessuno e poi chiedere di essere una mano sola per difendere l'autonomia della Sardegna davanti al Governo centrale.

La bocciatura degli articoli 2 e 3 è una doppia bocciatura: boccia il Governo Soru e boccia il Governo Prodi perché la dicitura della Corte Costituzionale dice che gli articoli 2 e 3 sono illegittimi nella vecchia e nella nuova formulazione, e l'Assessore sa benissimo che la nuova formulazione era stata in qualche modo concordata con il Governo in carica. "La Corte Costituzionale faceva il suo dovere", diceva il collega Uras. Lo farà, lo farà anche quando esaminerà la mancata parificazione del consuntivo 2006 da parte della Corte dei conti. Sono 1500 milioni, 500 sono quote anticipate per il 2007 e 500 per il 2008: 2.500 milioni. Cosa accadrà se il giudizio sarà quello che è nelle cose? Se il giudizio sarà rispettoso dei criteri fondanti di una corretta contabilità di un ente pubblico, che sono l'attendibilità, l'immediatezza e la trasparenza? Quale sarà la Sardegna che consegneremo a chi verrà nella quattordicesima legislatura?

Un'ultima considerazione, non vorrei sforare. Si gira intorno ad una cifra, la cifra è piccola però bisogna dirla tutta, mi dispiace che non ci sia il collega Uras. Non sono 40 o 50 milioni, sono 50 milioni di minori entrate per l'imposta sulle seconde case, 45 milioni per le plusvalenze sulla vendita delle seconde case, sono 95 milioni. A questi 95 milioni vanno aggiunti anche quelli che sono stati eventualmente incassati, non totalmente per fortuna, a tutt'oggi e che dovranno essere restituiti, ragion per cui il Consiglio deve operare non soltanto in termini di previsione di minori entrate e basta, deve anche trovare quel pezzo di carne viva del bilancio da cui dovrà segare i 95 milioni che non andranno ad un qualunque intervento di qualunque genere in favore dei sardi, ma che andranno a porre riparo a questa ennesima sciocchezza che si aggiunge a tutte le altre, a quelle che sulla ribalta nazionale stanno facendo fare alla Sardegna la figura del paese dei campanelli.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Cuccu.

E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (Sinistra Autonomista). La ringrazio Presidente. Credo che l'occasione che viene data di trattare questo argomento, anche abbastanza caldo, debba servire al Consiglio regionale per proporsi, non per fare stamattina con i soli interventi previsti, ma per proporsi per i prossimi giorni a fare una riflessione più collegiale perché la Corte Costituzionale ha emesso una sentenza. Le sentenze si rispettano, non si commentano, si rispettano e quindi io penso che non ci sia in quest'Aula nessuno che intenda disconoscere questo suo giudizio. Però da questo giudizio credo che occorra procedere ad un'altra riflessione. All'ingrosso in questo Consiglio regionale ci sono due scuole di pensiero. Una, largamente presente nel centrosinistra e in particolare nella cultura sardista, che intende assegnare alla Regione sarda una capacità impositiva per raggiungere l'autogoverno. E' un pensiero antico, un pensiero ancora di moda, un pensiero che non è più solo regionale, ha ormai una dimensione nazionale e sovranazionale. Nell'Aula su questo punto, nel passato recente, c'erano opinioni diverse, poi è prevalsa un'opinione alla quale ho contribuito anch'io con il mio voto, sono anch'io responsabile della scelta che è stata fatta, ma io credo che debba essere riconosciuta la buona fede al Consiglio regionale da parte di tutti. Allora, se viene riconosciuta la buona fede, perché di questo si tratta, io penso che dobbiamo interrogarci anche su un altro punto: quando il Consiglio regionale sbaglia, così come dice la sentenza, a monte della decisione ci sono pareri, suggerimenti e indicazioni che noi consideriamo competenti, credo, lo dico per la Giunta, che sia arrivato il momento di interrogarci, interrogarci, laicamente interrogarci, sulle competenze che stiamo utilizzando, perché non è possibile che a tutti gli incroci veniamo multati. C'è una questione che andrà pacatamente risolta, esaminata e se è possibile risolta. Non siamo tutti giuristi, siamo qui in rappresentanza del popolo sardo che non è un popolo di avvocati, è un popolo prevalentemente di pastori e ha competenze specifiche su quell'argomento. Io credo che occorra evitare di portare ad errore in altre occasioni il Consiglio regionale, ascoltarci di più e ascoltare di più quelli che esprimono dubbi, perché la visione alla quale io mi richiamo, ripeto che è antica, ma ha adesso una dimensione sovranazionale, dice che il cittadino sardo aspira a diventare popolo e la Regione sarda aspira a diventare Stato nella formula della solidarietà con le altre Regioni dell'Europa. Altri colleghi hanno un'idea diversa da questa. Allora, misuriamo queste idee e se io, che voglio da cittadino diventare popolo e far diventare la mia Regione Stato nella logica del federalismo, credo che debba sostenere una tesi fondamentale: gli strumenti della Regione sarda non sono tali da collocarci in un confronto nazionale e internazionale adeguati e questo strumento, chiunque governi, lo deve considerare inadeguato e noi tutti siamo responsabili del fatto che non ci stiamo dando questo strumento e che abbiamo fatto prevalere, tra di noi, più l'aspetto della polemica e della politica che l'aspetto delle istituzioni e della funzione di governo che il Consiglio regionale ha. Ed è questa carenza uno dei fatti che determina questa situazione, chiunque governi deve fare i conti con degli strumenti arcaici che hanno la mia età, sessant'anni, e che vorrebbero misurarsi con una evoluzione istituzionale che c'è stata in Europa e nel mondo pensando di essere adeguati. Non è così! Non siamo adeguati, non siamo adeguati come Consiglio regionale che si vuole misurare per cambiare le istituzioni. Allora, il federalismo, cari colleghi, non è solo un concetto di solidarietà tra cittadini, così come abbiamo previsto quando abbiamo assunto quel provvedimento, prendere delle risorse da quei territori che meglio stanno dal punto di vista economico e sociale e una parte spostarla anche all'interno dove non stanno come stanno quelli delle coste, non è una competenza che abbiamo, ci dicono, ma l'esigenza politica, sociale, esiste o non esiste? Io penso che esista e allora bisognerà adeguare l'iniziativa parlamentare perché ci sia questo strumento. Allora, io non voglio fare polemica con nessuno perché non è il momento della polemica, è il momento, secondo me, della responsabilità, della pacatezza del ragionamento e anche dell'assunzione di responsabilità per tutto il Consiglio regionale. Collega Cuccu, nessuna solidarietà, per carità, lei non ha votato come ho votato io, io sono responsabile su questo argomento, lei lo è di meno, però stiamo parlando di una responsabilità che abbiamo di fronte e che interviene anche e soprattutto nei confronti delle nuove generazioni e non possiamo liquidarla con un'alzata di spalla o con una polemica, la dobbiamo rimettere all'ordine del giorno perché quest'ordine del giorno deve essere composto dal contributo di tutti. Incrementare la provvista finanziaria per chi governa è una responsabilità primaria e in tempi di calamità il Governo della Regione si deve rivolgere a tutti i cittadini, non solo ad una parte e la calamità ci dice che noi dobbiamo fare uno sforzo ulteriore per avere quella funzione che i cittadini pretendono dal Consiglio regionale. Noi abbiamo un'autonomia che è figlia di un momento politico-storico e non è neanche stata conquistata con grandi lotte, se non con una contrattazione con lo Stato di allora, quando i costituenti scrivevano la Costituzione. Allora, credo che sia arrivato il momento di assumere una responsabilità da parte di tutti per darci il nuovo Statuto, per darci le nuove competenze e per darci anche delle competenze che ci aiutino a non sbagliare. Ascoltarsi, ripeto il termine, ascoltarsi perché di questo c'è bisogno. Io con questo mandato finisco l'esperienza di consigliere regionale, quando sono arrivato in Consiglio regionale il tema che ho richiamato era all'ordine del giorno: Assemblea costituente, si diceva allora. Ma insomma, finiamo, finiremo il prossimo anno, sono trascorsi quindici anni, in quindici anni questo problema non è stato portato all'attenzione. Allora credo che anche su questo un po' di autocritica collegiale, perché io sono stato in maggioranza e sono stato all'opposizione e ho avuto funzioni di maggioranza e funzioni di controllo e nella funzione di maggioranza e di controllo ho capito che su questo tema se non c'è l'unità del Consiglio il problema non si risolve e daremo spazio a interventi maldestri, come qualche volta capita, più per rispondere al contingente che per la singola funzione riferita al futuro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.

SALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, grazie per avermi dato la parola. Preliminarmente mi vorrei scusare con lei, con l'Aula e con il collega Ladu per questo motto che non mi è congeniale, non sono abituato, ma evidentemente un po' anche l'asprezza del dibattito e alcuni toni che ho sentito soprattutto da parte della minoranza mi hanno portato a questo. Io, nei tre minuti che ho a disposizione, cercherò di riportare il dibattito sul tono che è stato usato in questi ultimi interventi, soprattutto dall'onorevole Cugini. Il suo intervento lo condivido totalmente. Io mi sono posto un problema, onorevole Cuccu, sa che io l'ascolto sempre con molta attenzione, ma è vero che anche da questa vicenda la Sardegna esce fuori come se fosse il paese dei campanelli? Io penso di no, io ho fatto mentalmente, adesso in questi pochi minuti, una verifica su come la Sardegna, anche a livello istituzionale, si pone nei confronti delle altre Regioni italiane, nei confronti delle altre Regioni meridionali con cui dobbiamo portare il confronto, non certo con le altre Regioni che hanno venti o trent'anni di sviluppo maggiore rispetto a noi. Allora, io dico che la Sardegna è ben vero che sta andando un po' a tentoni, forzando anche forse la mano su alcune iniziative, ma lo sta facendo integralmente per il bene della Sardegna e dei sardi. Faccio solamente alcuni esempi: nel 2004 io mi trovai, novello consigliere regionale di prima nomina in Commissione bilancio insieme al consigliere Ladu, eravamo entrambi segretari della stessa Commissione, onorevole Ladu se lei ricorda, della Commissione bilancio e programmazione, e nel 2004 dovemmo porre mano a una manovra finanziaria da lacrime e sangue per riportare il bilancio del 2004 alla parità, con assunzioni di mutui, con tagli a tutti i capitoli di bilancio ed è in quel momento che nacque l'idea di porre mano, badate, anche questo è un elemento autocritico che tutte le forze politiche dovrebbero portare in quest'Aula oggi. Il fatto che quest'anno ricade il sessantesimo anniversario dello Statuto sardo e quando si dice che un articolo importante come l'articolo 8 dello Statuto è inadeguato...

PRESIDENTE. Grazie onorevole concluda.

SALIS (Gruppo Misto). Bisognerebbe porsi anche la domanda: "Ma perché è stato superato dai tempi e non è stato mai utilizzato l'articolo sull'autonomia impositiva che lo Statuto dava alla Sardegna non è mai stato utilizzato da nessuna Giunta, da nessun Presidente e nemmeno dal presidente Soru?" L'ultimo riferimento, se mi consente...

PRESIDENTE. Abbia pazienza, sono passati 20 secondi, le chiedo scusa.

E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Noi sardisti non possiamo gioire per il modo con cui la Sardegna esce quasi a pezzi e anche i sardi da questa ennesima vicenda, e non possiamo neanche sostenere quel patetico, lo dicevamo, però di fronte ad un uso maldestro, distorto della specialità, i risultati sono inevitabili. Cosa c'entra l'autonomia, il federalismo? Questa è una delle legislature che hanno registrato una maggioranza bulgara che poteva dotare la Sardegna di quelle riforme istituzionali necessarie, ed è stato un fallimento perché queste riforme si fanno in un clima di democrazia e non monarchico. Quando abbiamo un Presidente che usa un sistema per governare contro la sua stessa maggioranza, i risultati sono questi. Ecco perché ancora una volta l'improvvisazione e la sciatteria legislativa sono incorse nella mannaia della Consulta. Perché è vero che l'articolo 7 dello Statuto fino al 14 del Titolo III meritano un approfondimento perché si tratta di competenze fiscali e senza risorse le leggi non camminano, ma questo è stato impedito al dibattito perché c'è un clima dal 14 luglio monarchico in solitudine, una visione personalistica del potere e anche i consulenti legali in seno alla Regione vengono emarginati come tanti dirigenti che se non sono organici alle sollecitazioni del Presidente, subiscono il mobbing, l'allontanamento, l'umiliazione, la mortificazione nell'indifferenza di un Consiglio regionale che pavidamente è appiattito ai diktat di quest'uomo. Ma chi gioisce di fronte alle pernacchie, al dileggio degli italiani che vedono questa tradizionale Regione ospitale, gentile che dovrebbe abbattere la concorrenza del turismo con il sorriso e con delle proposte allettanti, invece vi è una mitragliata di tasse rancorose che poi ai consiglieri stessi è impossibilitato conoscere l'entità di questo gettito finanziario. Si dice frettolosamente 50 milioni. Ma cosa sono 50 milioni di fronte a questa immagine distorta che si dà della Sardegna? Qual è l'utilizzo in questa filosofia politica che poteva essere anche lineare, ma naufraga nella tortuosità di questi limiti caratteriali di un Presidente che impone queste scelte scellerate a una maggioranza appiattita. Quali erano le finalità di questo grande gettito di 50 milioni?

Riequilibrare le zone interne, e intanto la schizofrenia vuole che si chiuda l'università di Nuoro. Ma anche l'università non è un modo per creare coesione, emancipazione? C'è veramente una navigazione a vista e ancora dobbiamo temere il pronunciamento della Corte costituzionale sui profili di illegittimità presentati dalla Corte dei conti sarda riguardanti quel tarocco da finanziere irresponsabile che ha inserito nella finanziaria 2007, e parlo del miliardo e mezzo di future entrate che forse mai vedremo. E se si pronuncia negativamente, come io purtroppo credo, qui dichiariamo bancarotta. Ma è questa la riforma, ma questo è il risanamento del bilancio? Questi sono spot che possono accontentare gli ingenui. Ma guardiamo questa sciagurata legislatura da appena è nata, ha piegato tutte le resistenze... e il tempo è tiranno, grazie signor Presidente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (P.D.). Sono convinto che i temi che sono stati posti da questa sentenza e che ha ripreso molto bene nel proprio intervento il collega Cugini, saranno magari oggetto di discussione in quest'Aula in un momento di maggior serenità e anche di equilibrio e quindi poco condizionati dall'imminente scadenza elettorale che obbligava forse i colleghi a intervenire più pensando al tornaconto immediato, politico per la propria rappresentanza, che a una discussione seria, concreta, specifica sul tema che è stato posto. Un collega mi diceva: "Capisco il vostro imbarazzo", garantisco, non c'è nè imbarazzo nè voglia di distinguo, ma assunzione piena di responsabilità. La sentenza della Corte costituzionale che va rispettata, dichiara in una legge che questo Consiglio regionale ha votato, è incostituzionale e ne prendiamo atto. Sono tra quelli che ha votato quelle norme, l'ho fatto con grande convinzione, l'ho fatto perché condividevo le proposte. Non sono state bocciate le proposte di Soru, è stata bocciata la legge che questo Consiglio regionale ha approvato e che il sottoscritto con convinzione ha votato. Io vorrei solo richiamare tre questioni, il collega La Spisa ha descritto la Sardegna, io penso che quella descrizione sia reale, però è la Sardegna del 2004, è la Sardegna del 2004 che ha un bilancio dove la spesa corrente, lo abbiamo ricordato anche in un altro momento, era il 97 per cento delle disponibilità di risorse di questo bilancio, con un disavanzo annuo oltre il 20 per cento, con una situazione debitoria che aveva superato i 4 miliardi di euro, con una situazione di drammaticità dal punto di vista sociale e dal punto di vista della povertà. E' una Sardegna che solo allora si rese conto che in questi anni, non lo attribuisco solo a voi, lo attribuisco anche a noi, ai dieci anni che hanno preceduto quel governo, si rese conto che l'attenzione nostra nel passato era più rivolta alla spesa che alle entrate. Non ci eravamo preoccupati se lo Stato stava trasferendo alla Sardegna quanto dovuto sulla base di norme statutarie ben precise e se la partecipazione al gettito complessivo di IRPEF e IVA da parte della Sardegna fosse quello riconosciuto. E' una Sardegna che si preoccupava in quest'Aula più di portare il proprio pezzettino dentro le politiche di spesa, e poter dire: "Io ho ottenuto i 4 milioni di euro per Torpè o per Lodè, e io ne ho ottenuto altrettanti per Villacidro o per Badessa o per Nuoro"; senza preoccuparsi se quelle risorse che in quel momento si stavano spendendo, erano risorse che erano a disposizione oppure no e nel frattempo in pochi anni, in quattro anni, il disavanzo ha raggiunto livelli così alti e contemporaneamente la spesa non produceva né un aumento del PIL in Sardegna cioè né un aumento del prodotto interno lordo realizzato in Sardegna né un aumento dell'occupazione, né un aumento di ricchezza, ma erano spese che magari portavano qualche medaglietta a tutti noi per dire che ha portato un pezzettino al proprio territorio e al proprio paese, ma che lasciava la Sardegna in una situazione di grave povertà. Dal 2005 in poi è avvenuto qualcosa di diverso, si è data attenzione a quella che era la spesa, riducendo e aprendo conflitti sociali, anche nel nostro mondo, perché la spesa de su connottu, come dico spesso, riguardava anche noi, anche i riferimenti sociali, noi, e anche qualcuno che è presente anche oggi, e si è badato soprattutto alle entrate, aprendo una vertenza con lo Stato, di quelle dimensioni come si è aperta, e anche cercando di capire come era possibile aumentare le entrate. Se è vero com'è vero che ancora oggi siamo in situazione di emergenza sociale, se è vero com'è vero che c'è tanta situazione di drammaticità di disoccupazione, se è vero com'è vero che c'è tanta gente che ancora vive alle soglie della povertà in quest'Isola, ma come pensate, ed è la sfida che più volte, ogni volta, abbiamo discusso anche in questo argomento, qual è la terapia vostra? Qual è l'alternativa vostra? Se è vero com'è vero che questa è la situazione sarda, avevamo il dovere di cercare di reperire risorse, per affrontare questa emergenza, e l'abbiamo fatto facendo una vertenza contro lo Stato, sia quando lo Stato era da voi governato, sia quando è stato governato da noi. E l'abbiamo fatto cercando di trovare, anche magari forzando norme, la possibilità di avere risorse. E cosa abbiamo deciso? Abbiamo deciso una cosa che non è così scandalosa, e poi oggi ne prendiamo atto che quella cosa era incostituzionale. Abbiamo deciso che in Sardegna chi produce un reddito, partecipasse a quello che è questo obiettivo di risanamento finanziario e di questo obiettivo di aggredire questa situazione di malessere, di disagio e di povertà. Cioè che chi ha un bene in Sardegna, che produce un reddito, che sfrutta una delle risorse fondamentali di questa terra, che era la risorsa ambientale, che è il bene principale che ha la Sardegna, e che non riversa alla Sardegna un euro del reddito che produce quel bene, perché magari ha mantenuto il domicilio fiscale nel Veneto, a Milano, in qualsiasi altra parte del territorio nazionale, e che quindi paga sì le tasse, ma quel gettito Irpef che quel bene, quella casa, che magari affitta, che quel residence, che quella discoteca, che quell'albergo, lui ha e gestisce in Sardegna, quel bene che usufruisce dei nostri servizi, dei nostri beni ambientali, di tutto ciò che la Sardegna ha prodotto intorno a quel bene, quel bene non riversava ai sardi un euro. Allora abbiamo deciso che, in una situazione di emergenza, quell'emergenza sociale che i sindacati ancora oggi, anche ieri, anche adesso giù, denunciano essere ancora presente, che quella situazione di grave emergenza finanziaria, perché eravamo al punto di non avere più un euro da spendere per le politiche di sviluppo, che quella situazione di emergenza imponeva da un lato una vertenza con lo Stato, e da un lato chiedere un sacrificio, sì un sacrificio, a chi comunque in Sardegna sfrutta una risorsa nostra, una risorsa ambientale, utilizza i servizi che la Sardegna offre, e non partecipa riversando a questa terra un euro del reddito che quel bene produce, perché questa terra possa affrontare questa emergenza. E abbiamo fatto questa scelta. E avevamo fatto questa scelta sapendo anche, assumendosi responsabilità, che era una scelta provvisoria, in attesa che questo problema, che le tasse siano riversate alla regione dove le tasse si producono e non alle regioni dove risiede fiscalmente chi il reddito lo produce, che questo problema era dentro la vertenza con lo Stato, e gli avevamo dato carattere provvisorio, in attesa che venisse risolta la vertenza con lo Stato, e quindi aveva il carattere del triennio, sino al 2009, quando comunque, con legge finanziaria nazionale, le risorse trasferite dallo Stato avrebbero dovuto consentirci di affrontare questa emergenza. Oggi ne prendiamo atto, queste sono le scelte, e di queste scelte non mi vergogno! Non mi vergogno, le ho fatte con convinzione, le ho fatte convinto di fare gli interessi della Sardegna, gli interessi di quella situazione di emergenza, di disagio, e con quell'obiettivo abbiamo votato questa legge. Oggi, per fortuna, grazie a questi tre anni di politica seria, dal punto di vista finanziario, grazie al fatto che si è avuto il coraggio di affrontare il problema della riduzione della spesa, grazie al fatto che si è avuto una serie politica di controllo delle entrate e di vertenza con lo Stato, oggi, prendiamo atto di una sentenza, che apra un problema e ci crea, sì, una situazione di sconfitta politica, di cui prendo atto, oggi, però questo Consiglio regionale è in grado di concludere questa finanziaria, responsabilmente e risolvendo questo problema, che non crea una grave situazione, perché le entrate, per fortuna, del bilancio 2008, rispetto al 2004, anche rinunciando alle tasse sul lusso, consentono di poter dire che c'è un'entrata oltre il 40 percento in più delle disponibilità finanziarie del 2004. E quindi siamo comunque in grado di rispondere a quell'emergenza, facendo anche a meno di queste responsabilità. Ecco perché non provo né imbarazzo, né oggi sento di dover fare dei distinguo, perché l'ho fatto con convinzione e l'ho fatto nell'interesse dei sardi

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, si è iscritto fuori tempo massimo, ma…

E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Ma, infatti, non sarei neanche intervenuto, perché in effetti è miserevole dover discutere di queste cose, dopo che, per tanto tempo, si è fatta presente la condizione in cui i bilanci della Regione Sardegna venivano approvati. Ma, veda, onorevole Marrocu, io sono convinto della sua buona fede, sono convinto che oggi si manifesta una sconfitta politica, ma sarei ancora più convinto se ci fosse una seria autocritica. Perché lei ha fatto bene a citare il fatto che le debolezze del bilancio della Regione, riscontrate nel 2004, avevano provenienze da lungo tempo, cioè che c'erano veramente delle forzature fatte, forse, quando maggioranza e opposizione insieme facevano solo spesa, annotavano solo spesa e non controllavano le entrate. Io mi ricordo che, forse, l'unico beneficio che si è avuto dallo Stato, negli ultimi anni, è stato quando il senatore Lucio Abis riuscì, essendo presente al Governo nazionale, a forzare e a riportare all'articolo 13 dello Statuto a vigenza seria in Sardegna. Poi, per quel che riguarda la vertenza che abbiamo vissuto coralmente, perché ci eravamo anche noi, con lo Stato, io dico che ha avuto due pesi e due misure, sinché c'era il presidente Berlusconi si è fatto un attacco sostanziale, quando c'è stato il Governo "amico" è caduta la tensione, e addirittura si sono accettate passivamente, passivamente, si sono accettate quelle che sono state le condizioni che abbiamo vissuto oggi, e tra l'altro incamerandoci i costi delle ferrovie e della sanità, che costeranno ancora di più nel prosieguo delle attività di bilancio di questa Regione sarda, e pagheranno ancora di più i lavoratori. Ancor di più, devo dire, non solo per queste cose, ma anche riscontrando quali sono le difficoltà oggettive, perché stiamo prendendo dei denari a prestito, sino all'anno duemila e tot, perché non si considera neanche quali anni, proprio per cercare di sanare un bilancio, dite voi, lo stiamo ulteriormente rovinando! Quando si fa, una posizione deve essere veramente corale, e deve esserci un'universalità di comportamenti, che ci porti coralmente a cambiare lo Statuto, ma non a fare delle fughe in avanti per quel che riguarda lo Statuto, come l'abbiamo vissuto anche in questa legislatura. Noi siamo per rinnovare uno Statuto che ha sessant'anni, noi siamo per riprendere una lotta seria nei confronti dello Stato, richiedendo vera Autonomia dallo Stato e una partecipazione diretta, verso l'Europa, verso quell'Europa che sempre più decide per noi. Ma voi, ma voi…

PIRISI (P.D.). Calma, calma!

DEDONI (Riformatori Sardi). …no, bisogna dirle le cose, caro Pirisi! Ma voi non avete assecondato quello che era anche un momento importante, in cui il Costituente, il Consiglio regionale della Sardegna, il Parlamento dei sardi, poteva dare una risposta alta e positiva, avendo tutti, insieme, una logica di non solo rinnovare lo Statuto, ma di riprendere un'immagine di Popolo sardo in cammino, che vuole dignità, vuole partecipare ad un nuovo di sviluppo e a una nuova possibilità di occupazione, cosa che non viene data, perché comunque sia, volenti o nolenti, noi abbiamo dei bilanci che sono falsati nelle entrate, e quindi non sono risolvibili nelle uscite. Comunque sia, non voglio entrare ulteriormente nel merito, perché avremo occasione di approfondire questa cosa, ma non accetto che, ancora una volta, qui, si venga a predicare, dicendo che la verità è solo da una parte, perché questa non è giustizia, non è correttezza, e dovete renderne conto al Popolo sardo.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SECCI, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente e onorevoli consiglieri. Io penso che siano doverose alcune precisazioni, rispetto alla discussione che si è avuta.

La prima che voglio fare, assieme alla conferma di quanto ha detto il Presidente del Consiglio, il Presidente Soru è vero che aveva un impegno a Roma e che quindi doveva partire ma è anche vero che nella discussione che si è avuta nella Conferenza dei Capigruppo di ieri notte la Giunta erroneamente forse aveva tratto la convinzione che ci sarebbero state comunicazione non dibattito. Quindi non c'è mancanza di rispetto, ci sono impegni che erano stati assunti e non potevano essere modificati, ma c'era anche la convinzione che servisse soltanto quello che il Presidente è venuto doverosamente a fare.

Detto questo io penso che sia altrettanto necessario precisare una abitudine che abbiamo e che avete in quest'aula che si deve ricercare sempre nel contesto l'estremizzazione del discorso, onorevole La Spisa, onorevole Cuccu, il Presidente non ha parlato né in tono dimesso, perché non c'erano ragioni per avere un tono dimesso, né in tono arrogante, onorevole Cuccu, ha detto doverosamente all'Aula le cose relativamente sul problema che stiamo trattando che in questo momento si conoscono, e debbo aggiungere che le cose che fino a questo momento si conoscono sul problema che stiamo trattando sono abbastanza labili perché capiscono bene gli onorevoli consiglieri che altra cosa è che la Corte costituzionale abbia deciso che la Regione Sardegna non ha autonomia impositiva, e si tratterà di verificare nel caso con un dibattito anche in questo Consiglio cosa questo comporta, altra cosa, capiscono perfettamente gli onorevoli consiglieri e che la Corte costituzionale dica, come l'onorevole Cuccu brillantemente ha richiamato all'Aula che il problema sia la disparità di trattamento tra cittadini dello Stato italiano. Sono due cose che capite nella sostanza determinano atteggiamenti e comportamenti e conclusioni nettamente differenti. Queste cose le lasciamo al momento in cui sarà possibile discuterne con cognizione di causa cioè con la sentenza depositata. Sentenza che questo governo della Regione rispetta, alla quale si adegua e che però non può non contenere una serie di ragionamenti a giustificazione delle cose fatte che a mio avviso sono assolutamente attuali, perché quando la Regione ha deciso di imporre queste tasse, cosiddette "sul lusso", poi abbiamo discusso più volte che di questo non si trattava ma si trattava di un problema di giustizia, lo ha fatto per due ragioni fondamentali, che sono state richiamate anche oggi in questo dibattito, ma poi si perdono un pochino nella dialettica. La prima è un discorso di giustizia: non ci può essere nella nostra terra chi gode di vantaggi e di questi vantaggi non debba condividerne con chi in questa terra ci sta e gode di svantaggi anche della presenza di questi che hanno vantaggi. Io penso che questo non sia un problema di una parte politica, penso che sia un problema della Sardegna,k tanto è vero questo che l'oggetto della destinazione delle risorse che entravano per queste tasse erano, guardate un po', i comuni della Sardegna, per 50 milioni all'interno del fondo unico e per l'altra parte, che sono circa altri 50 milioni, in un fondo perequativo destinato sempre ai comuni attraverso parametri e non richiamo perché non sono utili in questo momento. Quindi mancheranno ai nostri comuni della Sardegna, o potrebbero mancare perché poi siamo responsabili, le priorità le stabiliamo anche in modo differente, potrebbero mancare ai comuni della Sardegna per fare, per soddisfare i bisogni dei propri cittadini 100 milioni. Non penso che ci sia da gioire per nessuno, penso che non ci sia da gioire per nessuno. Penso che responsabilmente dobbiamo prendere atto delle cose che sono state decise, penso che però dobbiamo anche interrogarci se in presenza di tutte queste situazioni di crisi a cui più volte ci richiamiamo questa boccata d'ossigeno non poteva essere una boccata d'ossigeno utile a cercare di dare un orientamento diverso alla politica finanziaria e tributaria della Regione. E' vero signori consiglieri, che ciascuno si è allargato legittimamente nel discorso a parlare degli scenari. Io penso molto semplicemente rispetto a tutti gli scenari catastrofici che sono stati definiti, di avvocati, di cause, di cause perse, di cause vinte, io penso che siamo all'interno di un processo, forse nel cuore di un processo di cambiamento che cerchiamo di portare avanti con molta difficoltà, perché negarlo. Perché cambiare non è mai stato facile, perché cambiare e toccare gli interessi profondi consolidati, non è mai stato una cosa che si può fare con una passeggiata. Noi siamo consapevoli di questo, affrontiamo le difficoltà, le viviamo tutti i giorni ,qualche volta anche con angoscia, qualche volta anche non capendo l'atteggiamento di difesa che in quest'aula da molte parti si ha per cose che assolutamente sono fuori dalla storia, per cose che non hanno senso di essere sostenute ancora perché sono quelle cose, quei comportamenti che ci hanno portato al punto in cui siamo e allora, forse, se riprendiamo il filo, almeno in quelli che sono i valori principali dell'appartenenza, i valori veri e l'interesse vero che non penso non appartenga a ciascuno di noi che è quello del supremo interesse e della Sardegna e dei sardi, io penso che anche il giudizio sulle cose che noi stiamo discutendo oggi, probabilmente, pur rimanendo distinto perché nessuno chiede corresponsabilità o condivisioni di cose che sul piano politico non sono condivisibili ma certo può essere di tono differente. Noi siamo preoccupati perché 100 milioni in meno che mancano alla Sardegna, 100 milioni in meno che mancano ai comuni sono oggetto di preoccupazione, e ha ragione quel consigliere o quei consiglieri che hanno detto che non sono soltanto i 100 milioni del 2008, perchè sono cose che mancano per la parte pregressa e per fortuna, almeno da questo punto di vista, le risorse sono abbastanza poche perché molta gente si è guardata bene dall'ottemperare un obbligo della legge, perché è stata anche istigata a non versare quello che per legge della Regione era dovuto. Sono stati i sindaci che hanno istigato proprio i cittadini o possessori di queste case e dei loro territori che hanno invitato a non pagare le tasse dando un segno delle istituzioni la cui considerazione lascio a tutti voi.

Comunque, siccome siamo nella condizione di dover ubbidire a questo provvedimento è dovere di questa Giunta dire, e il Presidente lo ha fatto, come si intende correggere la manovra. Sul piano tecnico lo deciderà il Presidente del Consiglio, sul piano del recupero delle risorse che servono per recuperare la mancata entrata, siamo ancora per fortuna o per disgrazia, non so bene mai come valutare queste cose, all'articolo 6 che non è completato quindi nei prossimi articoli ci sono tante risorse destinate a priorità che avevamo stabilito essere urgenti e indispensabili ma che rispetto a questa priorità probabilmente andrebbero riconsiderate e quindi recuperare 50 milioni dal Bilancio della regione non è una cosa difficile perché di questo si tratta, perché l'altra parte dei 50 milioni, che costituiva l'entrata prevista, era accantonata in un capitolo per un fondo perequativo ai comuni. Siccome questa sarebbe stata spesa soltanto se ci fossero state le entrate, non essendoci delle entrate è chiaro che non si determinerà la spesa e quindi problemi da questo punto di vista non ce ne sono.

E' chiaro che occorre riorientare i prossimi bilanci perché queste risorse mancheranno, anche se diversa è la condizione di oggi, come giustamente diceva il Presidente, rispetto a quando questa idea c'è stata perché grazie a Dio, sul sistema delle entrate, sul sistema di risanamento, sul sistema del recupero di flessibilità al nostro bilancio, non sto a richiamare queste cose, ne abbiamo parlato in questi giorni, in maniera quasi anche eccessiva, ci sono tutte le condizioni per poter recuperare. Quindi prendiamo atto e rispettiamo la sentenza della Corte costituzionale, ci attrezziamo per ubbidire a questo obbligo, lo facciamo certamente con fatica e con sofferenza, pensando che questo sia un passo indietro rispetto a quel progetto di importante cambiamento che stiamo faticosamente portando avanti però non ci scoraggiamo, andiamo avanti, siamo convinti di essere nella strada giusta per il progresso della Sardegna.

PRESIDENTE. Grazie Assessore, torniamo al lavoro sull'articolo 6, onorevole Caligaris…lei non vuole parlare dell'ordine dei lavori.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Io annuncio che lascio l'Aula per protesta perché non è stato consentito ad una consigliera regionale, che si è iscritta correttamente a parlare, che evidentemente contano più le amicizie e le considerazioni personali per atti peraltro molto scorretti. Grazie.

PRESIDENTE. Onorevole Caligaris non c'entra niente ovviamente con l'ordine dei lavori questa sua dichiarazione, io ho fatto parlare la sua componente, così come prevede il regolamento, poi spetta a voi trovare un accordo, non è il Presidente che deve gestire le questioni sulle quali abbiamo poco titolo ad intervenire. Procediamo, dicevo, con l'articolo 6. Avevamo concluso ieri con l'intervento dall'onorevole Artizzu la discussione generale.

UGGIAS (Gruppo Misto). Presidente, sull'ordine dei lavori.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e

pluriennale della Regione (legge finanziaria 2008)" (301/S/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 301/S/A che prosegue con l'esame dell'articolo 6.

Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.

CONGERA, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Grazie, Presidente, onorevoli consiglieri e consigliere. Ieri ho ascoltato e seguito con molta attenzione il dibattito che si è svolto sull'articolo 6, e devo dire che è stato molto interessante e ha dato spunti di riflessione, che però non devono limitarsi alla sola discussione che c'è stata ieri nell'Aula. L'apporto importante potrà essere dato anche all'interno della conferenza per l'occupazione, che dovrà vedere impegnati oltre i soggetti già individuati a questo dalla legge numero 20 del 2005, anche in prima istanza e soprattutto la Commissione consiliare competente e poi il Consiglio regionale tutto, affinché possa esserci, anche in quella sede, un apporto seppur critico ma sempre ritenuto positivo in merito alle elaborazioni in atto. Questa ritengo che sia una responsabilità di tutti, partecipando cioè alla conferenza, che sarà indetta entro il primo marzo, ma che dovrà essere svolta entro marzo 2008. Ad onor del vero però una cosa mi preme dire, traendo spunto da quello che diceva una persona a me cara, di cui ho avuto modo di leggere qualcosa e che ormai è diventato un personaggio, e cioè che la verità è sempre rivoluzionaria. E credo che in effetti in una sede prestigiosa come questa, che è la sede del Consiglio regionale, la verità sia l'elemento che deve accomunare tutti quanti e tutte quante. Non è accettabile cioè che davanti anche a persone che ascoltano, si facciano delle affermazioni che esulano dalla realtà e faccio un esempio: ieri il consigliere Ladu ha fatto un'affermazione in merito alla cassa integrazione, affermando che dopo due mesi di lavoro prima era possibile avere la cassa integrazione stessa e ora non è possibile. Questa cosa non è mai stata possibile, non è un qualcosa che questa Giunta regionale non ha mai realizzato. Oppure quando si parla anche degli LSU, della difficoltà…

LADU (Fortza Paris). Non ci siamo capiti.

CONGERA, Assessore tecnicodel lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Non ci siamo capiti, avremo modo di capirci dopo. Oppure in merito anche alle dichiarazioni fatte sulla situazione dei lavoratori socialmente utili, il catastrofismo che ho sentito nel dire: cosa diremo a questi lavoratori socialmente utili. Vorrei ricordare e rammentare che in questa finanziaria quest'anno per la prima volta sono previste le risorse, 26 milioni di euro, per stabilizzare 1047 lavoratori impegnati in attività socialmente utili, presenti in tutto il territorio della Sardegna e per il quale molti enti locali, Province e Comuni, non hanno manifestato ancora disponibilità alle stabilizzazioni. Anche qui richiamo quel concetto tanto caro a me che è quello di responsabilità sociale che deve riguardare tutti quanti, in prima istanza gli enti locali e poi i rappresentanti politici tutti. Nell'articolo 6 ancora c'è la volontà di dare organicità ai centri servizi per il lavoro che non sono più uffici di collocamento, anche in questo sarebbe bello che li chiamassimo così come la legge nazionale dice: centri servizi per il lavoro. E implementare i centri presenti nei diversi Comuni che sono i cosiddetti centri per l'inserimento dei soggetti svantaggiati anche questi riguardano altri 414 tra lavoratori e lavoratrici in Sardegna. Attraverso poi l'istituzione della lista presso l'Assessorato competente, cioè l'Assessorato del lavoro, si iscriveranno in un'unica lista tutti i lavoratori della formazione professionale, in particolare della legge numero 42 dell'89 e sono circa 350 lavoratori che avranno finalmente la tanto desiderata e dovuta serenità che ai lavoratori, tutti quanti e alle lavoratrici, spetta. Per i lavoratori della cosiddetta legge numero 47 c'è quella che definiamo "clausola sociale", e cioè chiedeva qualcosa in merito ieri l'onorevole Pisano, ci saranno effettivamente premialità per gli enti che usufruiranno delle professionalità che questi lavoratori e lavoratrici hanno.

Inoltre, se posso permettermi, vorrei anche fare un appello in merito alla elaborazione della legge di riforma sulla formazione professionale e l'istruzione, che da qualche anno è in Commissione e credo che sia assolutamente necessaria affinché si possa parlare di una reale riforma della formazione professionale, che tutti quanti vogliamo.

Con il fondo per l'anticipazione poi, situazioni di crisi eclatanti, come la Legler per esempio che è stata anche ieri citata, potranno respirare un po' di aria in attesa che il Governo regionale possa erogare i contributi relativi agli ammortizzatori sociali, che purtroppo sempre agli inizi di ogni anno prevedono un fisiologico ritardo. Quindi, questo permette comunque di dare un minimo di sollievo a situazioni come quella della Legler. Ma potranno anche grazie agli accordi che sono previsti all'articolo 6, sempre con la legge numero 40 del '90, e cioè gli accordi procedimentali, si potranno dare soddisfazione anche a situazioni, sempre eclatanti, come quella di Montefibre o come quella di Scaini che, ripeto, sono le situazioni che noi abbiamo più a cuore perché, dal punto di vista numerico e quantitativo, sono maggiormente rappresentative della crisi che in questo momento c'è. Ma, non possiamo assolutamente dimenticare tutte le altre situazioni che in Sardegna ci sono e che grazie a questi accordi procedimentali, che potranno farsi con l'Inps e con gli enti locali, potranno trovare un minimo di soluzione per lo mano.

In merito poi ai fondi che sono stati inseriti, alle risorse che sono state inserite nel fondo sociale europeo dell'articolo 6 vorrei precisare, perché anche ieri l'onorevole Diana ha fatto riferimento a questo, che le risorse non sono le risorse previste fino al 2013, ma sono le risorse del 2007 e del 2008. 302 milioni di euro sono una cifra che può permetterci di portare avanti delle politiche che possono migliorare la situazione della Sardegna, certamente non saranno queste sufficienti, però sono delle politiche che possono permetterci di creare una migliore situazione sociale, sono già state accettate e condivise dall'Unione Europea e potremo procedere, in seguito all'approvazione della finanziaria, immediatamente all'elaborazione di queste.

Le risorse poi previste all'articolo 43 ci permetteranno di agire sulle situazioni che sono ritenute in via generale più bisognose di attenzione, e in particolare mi riferisco a delle fasce della società, come per esempio i giovani, le donne e i lavoratori ultracinquantenni, che sono coloro i quali manifestano maggiormente il disagio e la difficoltà nel trovare lavoro oggi in Sardegna. Anche se bisogna dire, se mi permettete, che anche le politiche del lavoro che vengono fatte in Sardegna sono frutto e risultato di politiche e di scelte nazionali e io partirei dalla legge numero 30, ma non solo. Scelte fatte a livello nazionale, la legge numero 30 ma non solo hanno contribuito a creare un sistema del lavoro decisamente diverso da quello che noi, sinceramente, vorremmo, che crea sì flessibilità ma che ovviamente non sia precarietà. Però, anche in questo non c'è una responsabilità solo di una parte, sarebbe presuntuoso dire questo, molto umilmente ritengo che un po' di responsabilità da parte di tutti ci sia sempre, nelle scelte che vengono fatte, ed è per questo che io, richiamando sempre questo concetto di responsabilità sociale, invito comunque tutti quanti, tutto il Consiglio a voler votare questo articolo, perché per lo meno alcune situazioni potranno essere risolte e sanate.

Un articolo che prevede anche una buona condivisione da parte delle parti sociali, e credo che anche questo sia un elemento estremamente importante e da tenere in considerazione, che comunque non è certamente la soluzione dei problemi di precarietà e di carenza di lavoro che ci sono in Sardegna oggi, ma è sicuramente una buona base di partenza. Dopodiché, io, per quanto mi riguarda, richiamo la responsabilità di tutti, di tutto il Consiglio regionale, a voler partecipare anche alle scelte, a voler partecipare in maniera ripeto critica, ma comunque sempre accettata e ritenuta positiva, in merito a quelle che saranno poi le partecipazioni e le condivisioni delle scelte che si faranno durante la conferenza regionale per l'occupazione.

Quindi, ritenendo questa, comunque, un buon passo in avanti che si può fare in merito a stabilizzazioni di situazioni difficili, che oggi abbiamo in Sardegna, io rinnovo appunto l'invito al voto, pensando che siano comunque delle politiche che desideriamo tutti quanti, Giunta e consiglieri, e che possono dare un minimo di sollievo a situazioni di disagio. Grazie.

PRESIDENTE. Onorevole Uggias, strettamente sull'ordine dei lavori.

Ha domandato di parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.

UGGIAS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Io la considero persona seria e le chiedo di considerare altrettanto persone serie i suoi interlocutori, se chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori, intendo intervenire sull'ordine dei lavori. Avrei avuto la possibilità di intervenire - come ha chiesto anche a me il collega Atzeri - sul merito, sul dibattito di stamattina, non l'ho fatto e quindi non voglio strumentalmente cogliere l'occasione per intervenire in questo senso.

Sull'ordine dei lavori. Io ho una necessità, consigliere, di capire, brevemente, con una relazione degli Uffici, come possiamo procedere successivamente, quali possono essere gli effetti sulla spesa, se non ci sono effetti sulla spesa che andiamo a discutere nei prossimi articoli, a partire dall'emendamento della Giunta. Perché penso che sia doveroso capire in maniera chiara come possiamo procedere.

Secondo aspetto, - e finisco, Presidente. Ieri è stata posta una questione, credo dal collega Capelli, cioè la decadenza automatica di quegli emendamenti che erano stati spostati da altri articoli all'articolo 6. Nella normalità, sappiamo bene che quando c'è un emendamento sostitutivo c'è una decadenza degli emendamenti presentati però credo che la particolarità della trasposizione degli emendamenti a questo articolo possa costituire un'eccezione e quindi non possano essere considerati decaduti, e che pertanto il Consiglio, la Presidenza per meglio dire - questa è la mia richiesta - ammetta quegli emendamenti che erano stati spostati e che quindi possono essere ritenuti validi.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Uggias. Le Conferenze dei Capigruppo servono anche per stabilire le modalità con le quali lavoriamo, se poi il Presidente del Consiglio deve informare ogni singolo consigliere delle cose che si decidono in Conferenza diventa complicato, peraltro io l'ho fatto in apertura, subito dopo la riunione.

In ogni caso non ho difficoltà a dire che, per quanto attiene il primo ordine di questioni che lei ha sollevato, e cioè la possibilità di intervenire sugli articoli 1 e 2 già votati, per tener conto di quanto comunicato da una nota dell'ufficio stampa della Corte Costituzionale, oggetto della discussione di questa mattina, stiamo valutando attentamente in quale modo ci si può muovere; posso anticipare all'Aula che è possibile che noi torniamo su decisioni assunte per quanto riguarda la partita delle entrate, in presenza di fatti nuovi, imprevisti ed imprevedibili che possono modificare la finanziaria.

Quindi, io sono dell'idea che non dobbiamo votare una finanziaria con una posta che sappiamo essere una posta in discussione, che, appena ci verrà notificata la sentenza, diventerà concretamente interferente sulle decisioni. Conseguentemente, se possiamo intervenire sulle entrate, e se dobbiamo intervenire sulle entrate, è evidente che la somma corrispettiva nelle uscite deve essere rivista - così come diceva l'Assessore -, attendo che la Giunta ci formuli una proposta e comunque questo non interferisce con l'articolo 6. Se la Giunta ci presenterà, come io penso, una proposta di modifica dell'articolo 1 e 2 e, conseguentemente, delle voci di spesa su cui queste entrate hanno conseguenze, ovviamente il Consiglio e la Commissione competente verrà immediatamente, non solo informata, ma agirà di conseguenza. Questo sulla prima questione.

Sulla seconda questione. Siccome ci apprestiamo ad elencare gli emendamenti che sono stati presentati, ho già comunicato in Conferenza dei Capigruppo che quegli emendamenti che sono stati spostati da altri articoli perché su materie compatibili con quella trattata dall'articolo 6 non vivono in ragione dell'articolo ma hanno una vita separata, e quindi verranno trattati come emendamenti aggiuntivi, o all'articolo qualora venisse approvato l'articolo, o all'emendamento sostitutivo totale dell'articolo qualora il Consiglio ritenesse di approvare un emendamento sostitutivo totale.

Ci comportiamo, insomma, così come il Regolamento ci impone, e comunque la ringrazio perché, se le cose non sono chiare, è bene che lo facciamo. Ovviamente, invitando anche i Capigruppo a fare quell'opera di comunicazione e di informazione che ci aiuterebbe.

Andiamo avanti.

Onorevole La Spisa, su che cosa dobbiamo intervenire?

LA SPISA (F.I.). Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Siamo sempre sull'ordine dei lavori, onorevole La Spisa.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Volevo chiedere cortesemente, dopo il dibattito interrotto ovviamente dall'evento di cronaca costituzionale, e anche la replica della Giunta e dell'Assessore del lavoro, soltanto dieci minuti per valutare, noi dell'opposizione, le modalità di voto è anche un orientamento sulle diverse questioni che costituiscono questo maxiemendamento, questo maxiarticolo.

Solo 10 minuti, Presidente, anche stando in aula.

PRESIDENTE. Facciamo 10 minuti di sospensione.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Proprio al fine di evitare perdite di tempo, io sull'articolo 6 ieri ho posto alcune questioni che sono di natura tecnica ma sono anche di sostanza, e cioè le questioni relative alla copertura finanziaria, e su questo, logicamente, se quello che ha detto il Presidente del Consiglio, correttamente, può avere influenza anche sulla copertura di cui stiamo discorrendo. E poi la questione, signor Presidente, che io sottopongo ancora perché a me pare - ma se mi sto sbagliando l'Assessore mi dica e argomenti in contrario - che ci sia un eccesso di delega, nel punto in cui l'Assessore al bilancio sarebbe "autorizzato ad apportare le conseguenti variazioni di bilancio", che è un atto del Consiglio regionale e non può essere delegato in bianco ad un Assessore.

Ecco, queste sono le questioni, semmai alla ripresa, eventualmente, se ci può dare lumi su questi aspetti.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pittalis.

Sospendiamo la seduta per dieci minuti, alla ripresa cercheremo di fugare anche i dubbi sollevati dall'onorevole Pittalis.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 01 , viene ripresa alle ore 13 e 18.)

PRESIDENTE. Colleghi, riniziamo i nostri lavori. Colleghi, prego prendete posto. Va bene colleghi riprendiamo il nostro lavoro. All'articolo 6 sono stati presentati, facciamo un po' di silenzio, colleghi, va bene siamo al parere. Onorevole Diana, di che cosa intende parlare? Chiedo scusa, siccome c'era… va bene, parere della Commissione, prego onorevole Cucca. Prego i colleghi di seguire il lavoro altrimenti, insomma.

Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Cucca, relatore di maggioranza.

CUCCA (P.D.), relatore di maggioranza. Presidente, io chiamo tutti gli emendamenti ad uno ad uno poi metteremo ordine alla fine. A pagina 1 l'emendamento numero 107 il parere è contrario, il numero 911 è sostituito dall'emendamento di sintesi è contenuto già, il numero 381 a pagina 7 il parere è contrario, il numero 382 è contrario, il numero 383 è contrario, il numero 384 è contrario, il numero 118 è contrario, il numero 420 c'è l'invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, il numero 108 è contrario, il numero 110 è contrario, il numero 839 è contrario, il numero 112 è contrario, il numero 562 è contrario, il numero 837 il parere era sospeso, e comunque è scoperto, è privo di copertura. E' privo di copertura. E' sospeso.

PRESIDENTE. E' sospeso e in ogni caso non ha copertura.

CUCCA (P.D.), relatore di maggioranza. L'emendamento numero 837 a pagina 19. Emendamento numero 109 il parere è contrario, il numero 809 è già ricompreso nell'emendamento di sintesi, il numero 931 a pagina 22, il numero 931 c'è l'invito al ritiro, il numero 934 c'è un invito al ritiro, il numero 246 è ricompreso nella sintesi dell'emendamento all'emendamento numero 964. Il numero 561 il parere è contrario e comunque privo di copertura.

PRESIDENTE. Posso chiederle, comunque, di dare il parere perché insomma può essere che l'emendamento di sintesi non venga approvato. Va bene l'emendamento numero 246, no.

CUCCA (P.D.), relatore di maggioranza. Si chiedo scusa ha ragione. Mi perdoni. Parliamo dell'emendamento numero 931 e 934, il parere è contrario, il numero 561 parere contrario, numero 846 a pagina 26 il parere è contrario, il numero 486 il parere è contrario. Il numero 502 è già ricompreso nella sintesi del numero 974.

PRESIDENTE. Parere contrario, però.

CUCCA (P.D.), relatore di maggioranza. Un invito al ritiro, perché c'è già. Verrà ritirato successivamente. Il numero 560 è contrario, il numero 111 contrario, il numero 117 è contrario, il numero 545 è contrario, il numero 546 è contrario, il numero 559 è contrario, il numero 825 c'è l'invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, il numero 895 è ricompreso nella sintesi anche questo, quindi verrà ritirato. L'emendamento numero 11 anche questo è ricompreso nella sintesi invito al ritiro, quindi al presentatore. Il numero 836 c'è egualmente nella sintesi quindi c'è un invito al ritiro, il numero 113 il parere è contrario, il numero 114 il parere contrario, il numero 115 contrario, il numero 116 contrario, il numero 808 c'è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, il numero 938 c'è un invito al ritiro, altrimenti il parere contrario, il numero 942 c'è un invito al ritiro altrimenti il parere contrario, numero 949 è ricompreso nella sintesi, quindi invito al ritiro, il numero 119 il parere è contrario, il numero 896 è ricompreso nella sintesi invito al ritiro, possiamo continuare: il numero 953 è a pagina 50 bis, sono quelli sparsi, diciamo.

PRESIDENTE. E' un emendamento all'emendamento.

CUCCA (P.D.), relatore di maggioranza. Il parere del numero 953 è contrario, il numero 974 il parere è favorevole, il numero 975 c'è invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, il numero 976 il parere è favorevole, il numero 977 il parere è contrario, il numero 978 è sostanzialmente uguale, non sostanzialmente sono proprio uguali, e probabilmente presentati per errore, il numero 978 è contrario, il parere è contrario. Il numero 835 a pagina 56 è già ricompreso nella sintesi, quindi invito al ritiro, il numero 877 egualmente invito al ritiro, è ricompreso nella sintesi, il numero 527 c'è un invito al ritiro altrimenti, su questo il parere era sospeso. 864 invito al ritiro, altrimenti il parere negativo, il numero 950 il parere è negativo, il numero 566 il parere è negativo, il numero 822 invito al ritiro altrimenti il parere è contrario, il numero 889 è ricompreso nella sintesi e quindi invito al ritiro, il numero 979 questi non sono stati esaminati viene rimesso all'Aula. Il numero 980 viene rimesso all'Aula, il numero 981 viene rimesso all'Aula, il numero 982, in effetti, non è stato esaminato, ma il testo è identico all'emendamento numero 566 per il quale è stato dato parere negativo, quindi si conferma il parere contrario; il numero 983 è uguale al numero 559, quindi rimane il parere contrario, il numero 984 è uguale al numero 545, pertanto rimane il parere contrario, il numero 985 è uguale al numero 560, salvo per l'importo che viene esposto, il parere era negativo, quindi rimane parere negativo; il numero 986 è uguale al numero 561, pertanto rimane il parere contrario, il numero 987 è uguale al numero 562, e rimane anche per questo il parere contrario.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SECCI, Assessore tecnicodella programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie, Presidente. Un secondo solo che ho bisogno di recuperare…

Il parere della Giunta è conforme a quello del Presidente, fatta esclusione per gli ultimi emendamenti che ha indicato, dal "979" al "987", per i quali il parere è contrario. Mi è sfuggito, Presidente, se il "527" è stato dichiarato sospeso? A pagina 94 di quelli aggiuntivi, nel fascicoletto separato.

PRESIDENTE. Parere contrario con invito al ritiro.

SECCI, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Parere conforme, allora, su tutto.

PRESIDENTE. Emendamenti numero 527, 864…

Va bene, colleghi, procediamo nella votazione.

Metto in votazione l'emendamento numero 107.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Sì, grazie, Presidente. Forse non esiste un altro emendamento più appropriato di questo, nel senso che è stato dimostrato che le lungaggini per arrivare a quella che l'onorevole Marrocu definisce sintesi, segno evidente che la richiesta che avevamo formulato della soppressione dell'articolo 6 era una richiesta appropriata. Questo articolo è stato riscritto completamente, per cui neanche voi riconoscevate questo articolo come un articolo valido, tant'è che ne avete decretato la soppressione, riscrivendo completamente quella che era la proposta della Giunta. E' una bocciatura, ovviamente, di questo si deve prendere atto, il fatto politico importante su questo articolo è che la maggioranza ha decretato la sconfitta della Giunta, e mi dispiace per l'Assessore del lavoro, che non meritava una sconfitta di questo genere, una bocciatura che, ovviamente, non sarà suffragata da un voto, nel senso che voi l'articolo 107, certamente, non lo voterete, però rimane in piedi il fatto politico importante che questa maggioranza, o una parte di essa, piccola o grande che sia, omogenea o meno, ha deciso di riscrivere interamente l'articolato, e questa volta, anziché scriverlo nella sede più opportuna, che è quella della Giunta regionale, almeno per una volta il Consiglio si sarebbe ribellato. E' una ribellione che fa capo ad una parte politica che è facile identificare, e quindi rimane in piedi proprio questo fatto, una parte della maggioranza ha detto al presidente della regione: "Alt, su questa materia decidiamo noi". Forse avete fatto bene a decidere voi, perché così, ciò che succederà dopo, onorevole Cugini, quando questa manovra di maxiemendamento non dimostrerà, nei mesi futuri e negli anni futuri, che è sufficiente per alleviare le sofferenze di moltissimi lavoratori, la responsabilità sarà tutta in capo all'Arcobaleno, ma non solo, anche a coloro che con l'Arcobaleno hanno condiviso una modifica di questo genere. Sarebbe stato meglio bocciare l'articolo, sarebbe stato meglio esaminare l'articolo.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (P.D.). La ringrazio, Presidente. Per chiarire un aspetto che ha richiamato anche adesso il collega Diana. Se l'articolo 6 è stato sospeso in Commissione, questo è stato fatto perché c'erano valutazioni, considerazioni, proposte diverse, e la sospensione, e questo è un aspetto politico, dice: "L'Aula si incarichi di formulare una proposta". Poi, nell'Aula, una parte ci ha lavorato di più, altri ci stanno lavorando e altri ci hanno lavorato, nel centrosinistra, dalla Giunta agli altri colleghi del centrosinistra. Io credo che questo emendamento, lo dico al collega Diana, noi non è che non lo voteremo, lo voteremo, voteremo contro. Chiaro! Però, io invece prendo la parola per dire: "Guardate che al Consiglio è stata messa in capo la riscrittura, ossia, il contenuto di quell'articolo". Perché lei, collega Diana, si sottrae a svolgere una funzione positiva? Perché? Voi non siete condannati eternamente all'opposizione. Può essere che gli elettori, sbagliando, vi diano la funzione di governo, può essere, come è capitato in altre occasioni, che qualcuno stia un po' con la maggioranza e un po' con l'opposizione. Le chiedo di ritirare questo emendamento, e le chiedo anche di non votare contro l'emendamento sostitutivo, perché ci sono molte cose, è vero, non sono tutte risolutive, ma molte cose che lei condivide, non perché me lo ha detto quando ne abbiamo parlato, perché apprezzo lo sforzo che è stato fatto, da questa parte e dalla Giunta. Quindi, io insisto nel chiedervi di non votare contro, perché è un atto di responsabilità e di riconoscimento della funzione del Consiglio, anche quando non si condivide tutto su questa materia complessa e difficile, che sarà applicata, in parte, anche da amministrazioni dove siete voi al governo. Quindi, io la invito a ritirarlo, sennò, chiaro, voteremo contro, ma io considero e propongo anche l'esigenza, su questo tema, di dare un'accelerata, è tema conosciuto. Lavoriamo perché il Consiglio venga apprezzato per il lavoro che farà su questa parte qua, il Consiglio stiamo dicendo.

PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Marracini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARRACINI (Gruppo Misto). Sì, Presidente. Le cose che ha detto l'onorevole Cugini rafforzano la motivazione per la quale intervengo, ovvero per confermare il voto a favore di questo emendamento, perché, di fatto, l'onorevole Cugini ha detto: "Noi avremmo votato a favore, se non fosse che è tutto cambiato". Quindi, noi abbiamo la necessità di vedere questo articolo cambiato. Noi abbiamo detto, anche nell'intervento che ha fatto ieri il collega Pittalis, che ci sono dei punti rispetto ai quali nel maxiemendamento vogliamo intervenire, vogliamo chiarezza, e che riteniamo sia il presupposto quello di discussione, non l'articolo 6 originario. Quindi, mi pare che la valutazione che faceva l'onorevole Cugini fosse la stessa che faccio io, cioè votare contro l'articolo 6 e lavorare per dare veramente un piano del lavoro, un piano per la stabilizzazione del precariato, una risposta concreta a tutti quei giovani e a quelle donne che stanno aspettando che in questa finanziaria ci sia quella risposta che, mi pare questo sia unanime e detto da tutti, che questo articolo 6 non dava. Quindi dobbiamo riscriverlo totalmente e per cui noi votiamo a favore di quest'emendamento perché riteniamo che sia anche superfluo poter parlare di un articolo 6 che, di fatto, anche dal maxi emendamento è stato superato. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Grazie Presidente. Prendere l'invito del collega Cugini che ogni qual volta ha dei problemi si rivolge all'opposizione per cercare di avere conforto, e noi votiamo a favore di questo emendamento e diciamo che avevamo ragione ad averlo inserito fra gli emendamenti per annullare quell'articolo 6 che voi, con un emendamento, un maxi emendamento stilato dalla Giunta e da pezzi di questa maggioranza, avete messo in piedi per la sostituzione. Quindi sta a significare che noi avevamo visto bene, perché l'articolo 6 come prima stesura era veramente impresentabile, e se c'era la necessità che ci fosse un coinvolgimento anche dell'opposizione io sono convinto, perché noi siamo disponibili per cercare di creare le politiche utili per l'occupazione, per le imprese e tutto quello che è contenuto all'interno dell'articolo 6, di partecipare anche alla stesura del maxi emendamento. Però, questo soltanto a parole e per bocca dell'onorevole Cugini c'è l'invito all'opposizione perché possa partecipare, in un modo attivo, alle politiche che vengono messe in piedi da questo Consiglio però, poi, nell'effetto pratico, c'è il completo distacco, lo straccismo, userei dire, nei confronti di questa opposizione che molto spesso noi abbiamo dichiarato di essere disponibili specialmente in questa parte così delicata, in un passaggio della finanziaria che è quella che riguarda i problemi del lavoro e dell'impresa. Quindi dico: è inutile che il collega Cugini abbia sempre quest'attenzione particolare nei nostri confronti se poi il resto della maggioranza è sorda a tutte quelle sollecitazioni che da questa parte vengono per cercare di partecipare a quelle che possono essere le politiche più giuste da… perché sono convinto che se ci fosse stato il vero coinvolgimento dell'opposizione, noi oggi non avremo fatto, non avremo perso quella parte della seduta mattutina per discutere del problema della Consulta e dell'ennesimo schiaffo che questo Consiglio ha ricevuto da parte delle istituzioni, perché senz'altro nei nostri interventi lo abbiamo detto anche allora, lo abbiamo detto anche oggi, e oggi, con questo emendamento vorremmo bocciare l'articolo 6, che non so se per un input nostro voi siete riusciti a vedere prima che l'errore fosse consumato, di scrivere un maxi emendamento. Comunque noi siamo a favore, e d'altronde anche voi dovreste essere a favore di questo emendamento numero 107. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Sì, molto brevemente, perché sembrerebbe quasi paradossale la posizione se non si tenesse conto proprio della chiarezza delle posizioni, e cioè, un articolo 6, quale quello proposto dalla Giunta regionale, che non ha assolutamente visto d'accordo nessuno menchemeno la sua maggioranza. Abbiamo dato atto ieri, che dal punto di vista nostro è stata un'azione politica di una parte, di una componente della maggioranza che ha consentito di rimettere in gioco, e devo dire anche, io gliene do atto al Capogruppo del Partito Democratico, che davanti ad una posizione rigidissima della Giunta, ha consentito di partorire un'ipotesi che è quella dell'emendamento di sintesi rispetto alla quale noi abbiamo messo in evidenza le nostre valutazione critiche che rimangono tali e, però, abbiamo dato atto che è un primo tentativo per dare almeno risposte ad alcuni settori. Ecco allora la ragione per la quale, non rinnegando quello che l'onorevole Marracini in Commissione prima, in aula stamattina, e quello che abbiamo detto in questi giorni, quell'articolo 6 non ci piaceva, continua a non piacerci, ecco perché, coerentemente, voteremo a favore dell'emendamento numero 107. Né approfitto, se per economia di tempo può servire, ancora per sollecitare l'assessore Secci e anche la Presidenza del Consiglio, quantomeno a dare anche una risposta su questioni che abbiamo posto. Non si continui a far finta che i problemi non esistano, perché poi interverrà qualche Giudice o della Corte Costituzionale o di altro Consesso che dirà: quella norma è illegittima. Vogliamo evitare questo anche per non vanificare lo sforzo che i colleghi hanno fatto nel costruire quella bozza che va sotto emendamento di sintesi? Altrimenti rischiamo di essere, ancora una volta, corresponsabili di azioni rispetto alle quali, ripeto, noi stiamo indicando le soluzioni, però, altri, fanno finta che i problemi non esistano e che poi, quando arrivano le decisioni…

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pittalis.

PITTALIS (Grupppo Misto). Concludo la frase Presidente.

PRESIDENTE. Però, onorevole Pittalis, vediamo di concludere entro i tre minuti. Prego.

PITTALIS (Gruppo Misto). Solo per concludere che una declaratoria di illegittimità su quell'aspetto che ho rilevato, sull'eccesso di delega, creerebbe davvero problemi, a mio avviso, all'intero emendamento in discussione.

PRESIDENTE. Grazie. Insomma, ne parleremo quando arriveremo sul punto, perché adesso siamo a un emendamento soppressivo totale dell'articolo che, qualora approvato, farebbe cadere qualunque discussione.

PITTALIS (Gruppo Misto). E' per non intervenire dopo.

PRESIDENTE. Va bene. Abbiamo accertato, poi, se arriviamo sul punto, siamo in condizioni anche di fornirle i chiarimenti da lei così opportunamente richiesti.

Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (F.I.). Grazie Presidente. Io credo che l'emendamento numero 107 sia un emendamento che più azzeccato di così non si possa dire. E' vero che molto spesso, a qualsiasi articolo, come opposizione, si fa una proposta di emendamento di soppressione totale dello stesso articolo, oggi, però, nell'articolo 6 i colleghi Diana, Artizzu, Liori, Moro e Sanna mi sa che l'avevano pensata bene e l'avevano addirittura anche azzeccata. E' vero che è poi con l'emendamento numero 974 si riscrive completamente questo articolo, un articolo di sintesi che è stato necessario, Assessore, perché questa maggioranza, in effetti, probabilmente, non è come lei l'aveva pensata e come lei probabilmente la immaginava. Le prime volte che ci siamo incontrati in Commissione io le ho fatto gli auguri, e questi auguri erano chiaramente legati alla certezza di un suo buon lavoro, di un esito di un lavoro che avrebbe fatto in questi mesi per portarci alla finanziaria con un articolo sul lavoro che sicuramente aveva del suo e che avrebbe avuto un percorso che lei, probabilmente, aveva pensato il giorno del suo insediamento; ma la sua maggioranza non glielo permette, non glielo ha permesso e non glielo permetterà mai, forse gli amici della sinistra radicale, io dico così, Arcobaleno non mi piace, perdonatemi, ma questo Arcobaleno proprio non mi piace, solo la sua sinistra sicuramente la appoggerà, e la appoggerà in un percorso che, però, mai potrete portare a termine all'interno di questa maggioranza, perché con il piano del lavoro che voi pensate, con quello che voi avete in mente, non si sposerà mai e non sarà mai uguale a quello che penserà il resto della maggioranza, ma, soprattutto, quello che penserà il vostro Presidente della Regione che, ahimè, è anche il nostro Presidente della Regione.

Quindi io voterò a favore dell'emendamento numero 107 proprio perché sono convinto e certo che l'articolo 6 non contenga il pensiero dell'Assessore e non sia neanche l'emendamento numero 74 la sintesi reale di quello che è il pensiero di questa maggioranza e di quello che è la necessità della Regione sul futuro del lavoro e del piano del lavoro della nostra Sardegna.

PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Noi voteremo contro quest'emendamento perché farebbe decadere altri emendamenti che ci interessa, per parti, poter sostenere, ma non votiamo contro perché condividiamo alcune politiche inserite in questo articolo. Vorrei ricordare all'onorevole Cugini e all'onorevole Marrocu che in quest'Aula l'Assessore degli enti locali ebbe a dire che senza competizione non c'è classe dirigente e in quest'Aula, agli inizi della legislatura, si contestarono i consiglieri regionali che proposero per fronteggiare la crisi di redditi, che è la vera emergenza di cui dovrebbe occuparsi una classe dirigente, il reddito di cittadinanza di cui Veltroni oggi parla in televisione. Qui dentro venimmo contestati perché la Giunta ritiene che la società migliore è quella dove come gli animali ci si mette in contrasto e da questo contrasto emergono i migliori. Non c'è una filosofia di welfare, c'è un'altra filosofia dietro questa impostazione. Se ci fosse una filosofia di welfare anche le politiche fiscali… oggi ho sentito dire delle cose fuori da ogni possibilità. L'autonomia impositiva in Italia non ce l'ha nessuno finché non ci sono le norme di attuazione dell'articolo 119. Non c'è chi scappa in avanti e chi resta indietro. Non c'è! Però anche in occasione delle imposte si è ragionato ad aumentare le entrate, ma non a destinare alla spesa per le persone. Non è vero che più soldi vanno alle istituzioni e più soldi vanno alle persone. In tutto il mondo si dice che non è necessariamente vero che aumentare la spesa pubblica significa aumentare la risposta ai bisogni. Si riesce a rispondere ai bisogni se si ha un'idea della società e della persona, che è di tipo solidaristico, non neodarwinista, che seleziona le persone mettendole di fronte alle difficoltà. Questo è successo in tre anni. Questo! E si vede, c'è una Sardegna divisa e anche incattivita.

Noi vogliamo parlare delle poche cose che possono ridurre il tasso di incattivimento che ci sono nell'articolo 6, le altre non ci interessano perché appartengono a una cultura che non ci riguarda.

PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Grazie Presidente. Noi voteremo a favore dell'emendamento numero 107 per due ordini di motivi, Presidente. Uno perché ritenevamo e riteniamo tuttora che l'articolo 6 della finanziaria fosse scritto male e interpretato peggio, tant'è che per un mese e mezzo il collega Uras ha lavorato assieme a questa sgangherata maggioranza a preparare l'emendamento sostitutivo totale. Partendo dalle considerazioni fatte dal collega Pisu ieri, che mi sembrava il primo solidarista di questo Consiglio regionale, avremmo preferito essere coinvolti anche noi per riscrivere l'articolo 6, non fosse altro perché essendo stati ed essendo tuttora amministratori locali tocchiamo con mano quotidianamente quelli che sono i reali problemi dei nostri cittadini e anche noi avremmo potuto dare quel supporto che sicuramente serviva e serve ancora a migliorare anche l'emendamento sostitutivo numero 974.

Ripropongo le stesse domande di ieri, colleghi. Con l'emendamento sostitutivo numero 994 che fine faranno i lavoratori della Mineraria Silius? Che fine faranno i lavoratori della formazione? Perché non tutti vengono presi in considerazione. Che fine faranno i lavoratori dei consorzi di bonifica? A proposito della Mineraria Silius, c'è un'altra novità oggi, che ci sono delle condanne nei confronti della Regione sarda per aver erogato contributi oltre le percentuali consentite. Ormai, qualcuno mi suggerisce, è un abbonamento, ma saremo chiamati a rispondere per 100 milioni di euro, 98 per l'esattezza. Anche questo costituirà un problema non appena verrà notificato.

E allora, ecco, noi in linea di massima potremmo discutere o siamo disposti comunque a discutere sull'emendamento sostitutivo numero 994, però questo comporta…

PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Farigu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Desidero rinnovare intanto i miei auguri all'Assessore e gli auguri sarebbero tanto più efficaci se approvando questo emendamento le fosse data l'opportunità da Assessore di riscrivere integralmente tutto. Questo articolo che stiamo esaminando oggi, ma sollecitato anche da un intervento del presidente Soru in quest'Aula stamattina, quando ha riferito della sentenza della Corte Costituzionale sull'illegittimità delle tasse sul lusso e così via, e ha parlato della necessità di trovare la ricollocazione delle disposizioni contenute nell'articolo 1, già approvato da quest'Assemblea, allora si pongono seri problemi più complessivi, più articolati in ordine al provvedimento complessivo che stiamo esaminando. E da qui l'esigenza di ritirare la finanziaria e che la Giunta la ripresenti in maniera organica, alla luce di tutti i fatti accaduti, di tutte le considerazioni svolte, di tutte le osservazioni qui denunciate ed espletate. Questa di adesso, che attraverso un emendamento come il sostitutivo totale si vuole integralmente riscrivere un articolo senza aver avuto i passaggi rituali che hanno avuto gli articoli dell'intera finanziaria, senza aver neanche avuto il vero ed effettivo coinvolgimento di tutti i componenti, ma fatta a tratamalloni, come si dice in Campidano, non so bene come tradurlo in italiano, ma in ogni modo credo che qui, da sardi quali siamo, sia efficacemente…

Non si può andare avanti così, a morsi, a spizzichi, cercando di appiccicare ora una disposizione, ora un'altra privando di organicità, di sistematicità una legge fondamentale come è la finanziaria. Quindi l'occasione è di ritirarla e daremo così anche la soddisfazione al neo Assessore di poter davvero produrre con tutta la capacità politica che sicuramente ha nell'affrontare un problema così delicato e complesso come è quello del lavoro.

PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Sì, una brevissima dichiarazione di voto, ma per chiarire sulla questione politica l'intervento soppressivo che noi abbiamo chiesto con questo emendamento è evidentemente rivolto all'articolo originariamente esitato dalla Commissione. Non possiamo non prendere atto certamente che successivamente, quindi in Aula, vi è un testo che su alcuni punti almeno mostra l'intenzione e anche la reale prospettiva di qualche miglioramento, di cui prendiamo atto responsabilmente e anche con lealtà nei confronti sia delle parti sociali che hanno contribuito a migliorarlo, sia anche della maggioranza e della Giunta che hanno accolto alcune richieste. Rimane però un giudizio sostanzialmente negativo su quanto proposto dalla Giunta e mantenuto fino ai lavori dell'Aula, il che mostra una politica del lavoro debole, certamente debole quanto è debole la politica per lo sviluppo, così come abbiamo detto, ma non mi attardo oltre.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

~MARROCU (P.D.). Voto elettronico.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 107.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Farigu - Gallus - La Spisa - Ladu - Lai Renato - Licandro - Lombardo - Marracini - Moro - Murgioni - Petrini - Pisano - Pittalis - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Sanjust.

Rispondono no i consiglieri: Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Ibba - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Scarpa - Serra - Uggias - Uras.

Si è astenuto il Presidente Spissu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 69

votanti 68

astenuti 1

maggioranza 34

favorevoli 24

contrari 44

(Il Consiglio non approva).

La seduta è tolta, i lavori del Consiglio riprendono questa sera alle ore 16.

La seduta è tolta alle ore 14 e 02.



Allegati seduta

CCCXCIV Seduta

Giovedì 14 febbraio 2008

Presidenza del Presidente Spissu

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 23.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giovedì 7 febbraio 2008 (387) che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Giuseppe Cuccu, Pileri, Vargiu e Sabatini hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 14 febbraio 2008.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:

CASSANO, Segretario:

"Interrogazione Lai - Marracini - Pittalis, con richiesta di risposta scritta, sul mancato completamento della strada a scorrimento veloce Abbasanta-Olbia". (1149)

"Interrogazione Lanzi, con richiesta di risposta scritta, sul progetto vetrine della Sardegna e sul ruolo assegnato ai giovani emigrati formati per la loro gestione". (1150)

"Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sul pericolo di una grave violazione alla norma della legge finanziaria nazionale che sospende le procedure esecutive nei confronti degli imprenditori agricoli sardi esposti nei confronti di istituti di credito in seguito alla contrazione di mutui agevolati ai sensi della legge regionale 13 dicembre 1988, n. 44". (1151)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Mozione Capelli - La Spisa - Vargiu - Artizzu - Ladu - Randazzo Alberto - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Farigu - Diana - Lombardo - Cherchi Oscar - Gallus - Dedoni - Randazzo Vittorio - Amadu - Pisano - Moro - Sanna Matteo - Contu - Licandro - Cappai - Petrini - Liori - Cassano - Rassu - Sanjust - Murgioni - Pileri - Pittalis - Lai Renato - Marracini sulla deliberazione della Giunta regionale n. 8/5 del 5 febbraio 2008 (Acquisizione al patrimonio regionale del Villaggio delle Saline "recinto fiscale") e sulla stipulazione della transazione con lo Stato concernente il passaggio delle Saline alla Regione Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (166)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Colleghi, in Conferenza dei Capigruppo, ieri sera, abbiamo convenuto di chiedere al Presidente della Regione di rendere in Aula una comunicazione sui fatti che sono stati oggetto di discussione nella serata di ieri. Il Presidente della Regione, sebbene impegnato in un'importante riunione a Palazzo Chigi, ha acconsentito a fare questa comunicazione, spostando l'incontro che era previsto per le 12 di questa mattina. Abbiamo convenuto nella stessa conferenza di non svolgere, dopo le comunicazioni, nessun intervento, e di proseguire quindi sulla legge finanziaria. Quindi, io darei la parola al presidente Soru, per le comunicazioni. Oppure, facciamo una cosa di questo genere, facciamo cinque minuti di sospensione del lavoro, invito i colleghi dei Gruppi, e i Capigruppo in modo particolare, ad attivarsi perché chi è assente sia in Aula. Cinque minuti di sospensione.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 26, viene ripresa alle ore 10 e 34.)

Comunicazioni del Presidente della Regione in merito alla annunciata sentenza della Corte Costituzionale riguardante la tassa di soggiorno e le imposte di scalo di aeromobili e natanti

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Grazie.

Diamo la parola al presidente Soru per le comunicazioni.

Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

SORU (P.D.), Presidente della Regione. Grazie signor Presidente, signori consiglieri. Ho naturalmente accettato immediatamente l'invito del Consiglio regionale a venire a riferire, in Aula, a proposito della nota stampa, comunicata ieri dalla Corte Costituzionale, sulle tasse che sono state imposte sulle seconde case, sulle plusvalenze, sulla compravendita delle seconde case e sullo stazionamento dei natanti e degli aerei. Al momento, la Giunta regionale non ha maggiori informazioni rispetto a quelle che voi già avete, abbiamo in mano semplicemente la nota stampa, dalla quale comunque delle cose importanti si evincono, e credo che sia opportuno immediatamente dire qualche cosa.

Intanto sul piano tecnico. Rispetto alla legge finanziaria di bilancio di cui stiamo discutendo, la conseguenza è una variazione di entrata di 50 milioni di euro, per la quale è prevista anche una spesa nel Fondo unico in favore degli enti locali; io credo che si possa rimediare immediatamente già in questa discussione, e suggerirei, se il Consiglio sarà d'accordo, se il Presidente lo riterrà possibile, di intervenire sull'articolo 1, da un lato diminuendo le entrate per 50 milioni, e prevedendo una diminuzione di spesa, che non interessi però il Fondo unico, ma sia all'interno degli investimenti straordinari che con fondi propri stavamo facendo nell'edilizia sanitaria. L'edilizia sanitaria è già ampiamente finanziata per l'attuazione del Piano sanitario regionale, anche con assegnazioni statali, e in questo primo anno è possibile, in tutta tranquillità, diminuire le previsioni di spesa. Quindi, sul fatto tecnico credo che sarebbe opportuno, se possibile, già modificare, all'interno di questa discussione, prima che il bilancio sia approvato, la previsione di entrata, e quindi il riequilibrio tra le entrate e le uscite. Pur in attesa di maggiori notizie sulle motivazioni della sentenza, in particolare in attesa di sapere se la tassa sulle plusvalenze, o la tassa sulle seconde case ad uso turistico sia stata dichiarata illegittima, non per il mancato riconoscimento della capacità di autonomia impositiva per la nostra Regione, ma semplicemente perché si discrimina, si fa una differenza tra cittadini residenti e non residenti, in attesa di questo chiarimento, comunque, constatiamo che è stata dichiarata legittima la possibilità di istituire l'imposta di soggiorno, così come è stata dichiarata legittima la possibilità di istituire un'imposta regionale sullo scalo degli aeromobili ad uso turistico, o sullo scalo dei natanti. Anche queste sono state delle imposte che avevano fatto discutere ampiamente, per le quali si era richiamata la possibilità di una dichiarazione di illegittimità, invece sono state dichiarate pienamente legittime. Peraltro, successivamente all'avvio nella nostra Regione, un'imposta simile, per esempio, è stata utilizzata dal Comune di Milano, che prevede un'imposta, una congestion charge cosiddetta, certamente non per i natanti, ma per le auto che attraversano il territorio comunale, il centro del comune.

Rimane appunto, prima di approfondire i nostri ragionamenti, da capire se l'imposta sulle seconde case sia stata dichiarata illegittima, negando l'autonomia impositiva della Sardegna. peraltro prevista da decenni nell'articolo 8 dello Statuto e mai utilizzata, o se viene ribadita invece la legittimità dell'uso di quella facoltà di autonomia impositiva e viene dichiarato illegittimo solamente la discriminazione tra residenti e non residenti. In quel caso faremo dei ragionamenti in futuro. Nel frattempo a me preme ribadire un pensiero: io credo… intanto ricordo quando queste tasse sono state introdotte in Sardegna. Sono state introdotte all'avvio di questa legislatura quando dettavamo un bilancio che solamente nello stesso anno faceva 100 milioni di euro di disavanzo, quando avevamo una situazione più che grave, gravissima, di disastro del bilancio regionale. Abbiamo iniziato un confronto serrato con lo Stato, per farci riconoscere maggiori entrate e, in assenza di risposte positive dallo Stato, abbiamo avviato una politica importante di tagli dei costi, di risparmio, e abbiamo cercato con tutti i mezzi, di trovare le risorse per il risanamento del bilancio, compreso quello dell'utilizzo dell'autonomia in positivo. Oggi, il bilancio è stato risanato, nuove entrate rilevanti sono state conquistate grazie ad una vertenza che ha visto la Regione tutta unita e quindi anche la perdita di questo gettito eventualmente può essere tranquillamente riassorbita dal bilancio regionale. Tuttavia rimane una cosa; io credo che sia stato giusto e importante che questa Regione abbia finalmente utilizzato la possibilità di autonomia impositiva, l'abbia fatto con coraggio, stabilendo anche dei principi e richiamandosi ad un indirizzo politico importante, quello dell'equità, innanzitutto, e quello dell'equilibrio. La tassa sulle seconde case era stata posta per un principio di riequilibrio territoriale, per fare in modo che la ricchezza del turismo non si ripercuotesse solamente sulla fascia costiera ma si riequilibrasse con i paesi dell'interno. E poi, perché comunque questo fatto storico importante, di centinaia di migliaia di seconde case che hanno utilizzato in maniera importante un grosso patrimonio ambientale come quello della fascia costiera, contribuisse al bilancio della Regione, mentre in questo momento non contribuisce in alcun modo, perché anche le imposte sui redditi di quelle case non verranno pagate in Sardegna e la Regione non può compartecipare in alcun modo. Io credo che in Sardegna in questi anni abbiamo fatto quello che da più parti si ritiene importante per il resto del Paese. Innanzitutto occorre ridurre le spese, tagliare gli sprechi, tagliare i costi, riformare, tagliare… ridurre le spese correnti e spostarle agli investimenti produttivi. Questo in Sardegna è stato fatto ampiamente. In Sardegna, con questa legge finanziaria che voi vi apprestate ad approvare, è stata seguita un'altra strada che da più parti si richiama, quella della riduzione delle tasse. Quest'anno riduciamo l'IRAP del 25 per cento in Sardegna. Mentre da una parte si riducono le spese, si riducono i costi, si tagliano le tasse per le attività imprenditoriali, … si chiedeva, come si chiedeva con le nostre leggi, che si pagassero delle imposte sulle plusvalenze. In Sardegna comunque ci sono dei fatti emblematici di case che si comprano e vendono nella fascia costiera, che aumentano di valore, che generano delle forti plusvalenze e che non sono tassate!

Io continuo a ritenere che sia giusto risparmiare, che sia giusto tagliare le imposte sui redditi, sul lavoro e sulle imprese, ma che sia giusto tassare le plusvalenze. Questo è quello che abbiamo fatto in Sardegna. Oggi non sappiamo come commentare la sentenza della Corte, perché non ne abbiamo le motivazioni, non abbiamo chiarezza nella sentenza, quando ce l'avremo la potremo commentare, e credo che occorrerà comunque fare qualcosa affinché non ci sia un reddito prodotto in Sardegna che sfugga alla compartecipazione regionale, affinché sia ribadita la piena legittimità dell'autonomia impositiva per la nostra Regione e anche qui anticipando un dibattito che è in corso nel nostro Paese sul federalismo fiscale. Quando conosceremo le motivazioni della sentenza decideremo anche sul da farsi, se continuare una discussione, un confronto con lo Stato con la piena compartecipazione dei redditi delle seconde case o vedere che cosa fare per ribadire la piena legittimità dell'articolo 8 del nostro Statuto.

PRESIDENTE. Grazie Presidente, sospendiamo la seduta e convoco una Conferenza dei Capigruppo per valutare insieme a loro come procedere. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 45, viene ripresa alle ore 11 e 01.)

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Capelli e Milia hanno chiesto congedo per la giornata odierna.

Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.

Discussione sulle comunicazioni del Presidente della Regione in merito alla annunciata sentenza della Corte Costituzionale riguardante la tassa di soggiorno e le imposte di scalo di aeromobili e natanti

PRESIDENTE. In Conferenza di Capigruppo abbiamo stabilito un ordine dei lavori che è il seguente: sulle comunicazioni è consentito a ciascun gruppo di intervenire con un intervento per Gruppo, per un tempo dagli 8 ai 10 minuti, e con la suddivisione per il Gruppo misto di un numero di minuti pari a 3, 4 per ciascuna componente politica.

Iniziamo quindi con i primi interventi, il Presidente della regione al quale abbiamo chiesto, data l'importanza delle comunicazioni, di essere lui stesso a renderle in Aula è dovuto partire per Roma, quindi la cosa non si presta ad essere utilizzata. Non è mancanza di rispetto nei confronti del Consiglio ma ha un importante appuntamento al Consiglio dei Ministri che ha reso impossibile la sua presenza per la durata della discussione sulle comunicazioni da lui stesso rese. Colleghi, come procediamo? Dal più piccolo al più grande o al contrario?

DIANA (A.N.). In ordine di iscrizione Presidente.

PRESIDENTE. In ordine di iscrizione.

E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Sì, grazie Presidente. Io ho seguito anche di questa comunicazione che lei c'ha fatto testé, insomma, sarei tentato di invitare tutti i colleghi a non intervenire, perché in Conferenza dei Capigruppo non c'è stata assolutamente rappresentata l'assenza del Presidente. Ora, quanto meno credo che sia un fatto da rimarcare, io non metto in discussione il fatto che il Presidente potesse avere impegni antecedenti e istituzionalmente più importanti e più rilevanti di ciò che sta accadendo in questo momento nell'Aula consiliare, però mi pare veramente che non condividere sia la cosa minima che si possa fare un atteggiamento di questo genere. Non per altro Presidente, ma perché il Presidente della Regione non si è limitato a dare le comunicazioni che io mi sarei aspettato, e per le quali ero pronto a ringraziarlo per essere venuto a renderle; il Presidente della Regione si è lasciato andare a delle considerazioni che, in questo momento, probabilmente avrebbe fatto bene a non fare. Perché nel suo intervento si è capito subito che oltre che non condividere ciò che la Corte Costituzionale ha preso come decisione, ha cercato comunque di far capire che era una scelta opportuna, giusta e più che obbligata. Allora, io intervengo lo stesso perché è normale che noi il dibattito lo si faccia. Il Presidente la Regione ha trascurato alcuni dettagli importanti: ha parlato di ciò che avviene o di ciò che sta avvenendo in questa finanziaria; ha trascurato di dirci come intende mettere rimedio a ciò che è successo nella finanziaria dell'anno scorso e dell'altro anno; ha parlato di 50 milioni di euro, non sono 50 milioni di euro, sono 95 milioni di euro per anno e ci sono tutte le annualità 2008, 2009 e 2010, che non è un dettaglio di poco conto. Aveva la soluzione in tasca io credo, anzi, avevate la soluzione in tasca che vi era stata fornita dal Gruppo di Alleanza Nazionale all'inizio della discussione sulla manovra finanziaria. Cioè quando noi, con un emendamento, vi avevamo invitato a utilizzare le maggiori entrate di 500 milioni di euro non per finanziare la tabella E, ma per la riduzione del disavanzo della Regione. Non avete voluto accettare questa soluzione, che sarebbe stata… si sarebbe sistemato tutto immediatamente non avremmo avuto problemi, invece no. Il Presidente ha ritenuto di dover portare qui alla nostra attenzione le cose buone fatte con la riduzione dell'IRAP del 20 per cento, a quanti soggetti? Ad una minima parte del sistema produttivo regionale. Quindi, ha cercato giustificazioni, ha cercato di arrampicarsi sugli specchi. Beh, come si può condividere un intervento di questo genere. La sua assenza mi crea quasi imbarazzo a intervenire perché non so con chi prendermela. Non me la posso prendere con l'assessore Secci, che l'ha subita e la continua a subire; non me la posso prendere con l'Assessore all'agricoltura che subisce e continua a subire, e dovrà subire anche da questo Consiglio regionale probabilmente, nel proseguo della discussione, non me la posso prendere con l'assessore Congera che mi fa quasi tenerezza per l'impegno che ci sta mettendo e per la grazia con cui si comporta in quest'Aula consiliare. Non me la posso prendere con i colleghi della maggioranza che sono più perplessi probabilmente di quanto non lo sia io. Non me la posso prendere con i miei colleghi della minoranza perché…

PORCU (P.D.). Non ci sono!

DIANA (A.N.). Onorevole Porcu, guardi che lei è uno dei maggiori responsabili di questo sfascio, quindi la invito per favore a non interrompere, ha capito? Perché molte risorse di quelle che sono contenute e che non possiamo spendere probabilmente le ha decise anche lei. Quindi, stendiamo un velo pietoso su questo argomento. Non si può ridurre quest'argomento a una semplice discussione e continuare i lavori, Presidente. Noi dobbiamo avere certezza delle risorse e la certezza delle risorse non l'abbiamo, allora lei dice: facciamo questa discussione e poi continuiamo sulla finanziaria, c'è tutto l'articolo 6 che è ancora da votare. A meno che non ci sia la disponibilità del Capogruppo della Rifondazione Comunista che magari dice: beh, ci facciamo carico noi col maxiemendamento di rinunciare a quelle risorse, visto che c'è caduta una tegola di questo genere e quindi utilizziamo solo ed esclusivamente i 300 e passa milioni di euro del Fondo sociale europeo e per il resto va beh… visto che è successa questa catastrofe, rinunciamo noi. Ma rinuncerebbero i sardi e non sarebbe corretto neanche questo. Bisogna far rinunciare la tabella E allora, a quella famosa tabella E che era una tabella virtuale, perché adesso il giochino si scopre. Ad essere penalizzati saranno i sistemi produttivi, gli investimenti, certamente non tutto il resto. Allora, perché dobbiamo arrivare a questo? Non è forse meglio con un atto di grande coraggio politico ritirare la finanziaria, riportarla immediatamente in Giunta e poi riportarla celermente in Commissione e procedere entro questo mese all'approvazione definitiva di questa manovra finanziaria? Io credo che sia una coerenza politica questa. Non sto dando colpe per ciò che è successo, avevamo già denunciato abbondantemente, ma per la situazione nella quale ci troviamo. Perché vede Presidente, e ho terminato perché vorrei anche rispettare l'impegno che è stato preso in Conferenza dei Capigruppo, mi viene difficile pensare che dal mio intervento in poi e nella prosecuzione della finanziaria, in tutti gli interventi o in molti interventi, non si faccia riferimento a questo fatto. Diventerà una costante sistematicamente oggi, domani, dopodomani e nelle settimane successive saremo necessitati a sollevare questo problema .Allora per quale motivo non fate un attimino un esame di coscienza e dite: sì, forse è meglio ritirarla questa finanziaria e prendere un impegno. Quello sì in Conferenza dei Capigruppo, trovate la soluzione tecnica di come aggirare questo provvedimento che è avvenuto tra capo e collo sulla Regione Sardegna, perché questo è arrivato sulla Regione Sardegna non sulla Giunta regionale, sono i sardi che dovranno pagare. Riportatela in Giunta, la riportate in Commissione e in dieci giorni, sono sicuro che con la disponibilità di tutti, potremmo approvare le parti già approvate o riapprovarle e modificare soprattutto l'articolo 1, sempre che ciò sia possibile. Perché qui nasce un altro aspetto: non so se sia possibile modificare l'articolo 1, si può modificare se la finanziaria viene ritirata e viene sottoposta ad una nuova approvazione da parte della Giunta. Credo che solo questo si possa fare.

Per il resto, io credo di non dover condividere le considerazioni del Presidente della Regione e non gioire per ciò che ha fatto la Corte Costituzionale, guardate io non sono uno di quelli che gioiscono. Ribadisco in quest'Aula ciò che il Presidente della Regione, quando decise di mandare avanti questo provvedimento, disse: tutte le maggiori entrate che noi andremo a recepire, tramite le maggiori entrate degli anni futuri e tramite queste imposte, serviranno solo per il disavanzo. Fu una menzogna! La menzogna è dimostrata dall'articolo 1, le maggiori entrate sono state imputate alla tabella E, quindi per gli investimenti. Questa è una cosa che non condividevo allora, non la condivido adesso e pertanto io invito, ancora, il Presidente del Consiglio in questo caso a farsi carico di una volontà che non sarà espressa da parte dei colleghi, ma certo c'è la necessità che questa finanziaria venga riportata in Giunta, venga ritirata e riportata in Giunta e abbia un percorso assolutamente diverso. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana anche per il rispetto dell'impegno di autoregolamentazione per 55 secondi. Grazie.

E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Noi correttamente non strumentalizziamo l'assenza del Presidente e prendiamo per certo che aveva un importante impegno a Roma, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, le parole del Presidente della Regione vanno rispettate per questo. Evidentemente la sua assenza, però, non ci esime dal dire esattamente le stesse identiche cose che avremmo detto al Presidente dopo le sue dichiarazioni qui presente in Aula.

Innanzitutto una nota, immediata, che credo abbiamo notato tutti: il Presidente è arrivato qui stamattina per fare le sue doverose considerazioni, comunicazioni al Consiglio, e quindi a tutti i sardi, su che cosa è accaduto, non potendo dire più di quanto non emerge dai comunicati ufficiali, e in attesa della motivazione della sentenza, e non avendo ancora ben chiaro come rimediare nel corso di questa finanziaria al mancato gettito, che è considerevole. Ha parlato di una possibile variazione di 50 milioni di euro, a fronte però di una diminuzione di gettito, e quindi di entrate, più alta naturalmente; lo ha fatto anche, direi, ed è la prima cosa da osservare, con un tono dimesso, un tono discorsivo di chi tratta una questione quasi di ordinaria amministrazione. E per questo ci domandiamo dove sia allora il Presidente che ha sognato e ha cercato di far sognare i sardi all'inizio di questa legislatura, o prima ancora quando si è presentato alle elezioni del 2004. Dov'è il Presidente sognatore? E' un Presidente che adesso deve fare i conti con una durissima realtà e che per questo viene qui in Consiglio scarico, soltanto con la necessità di giustificare, balbettando, errori madornali che hanno pesato e pesano, non solo sulla finanziaria, ma sulla conduzione di una politica di sviluppo, di crescita, oltre che di risanamento finanziario, di questa Regione. Stiamo discutendo proprio le norme sul lavoro, sull'occupazione e sullo sviluppo.

Questa è la realtà dura di fronte a cui ci troviamo, e purtroppo quello che lui ha descritto come un intervento che ha utilizzato la facoltà concessa per l'autonomia impositiva della Regione, introducendo tasse in un momento particolare. Ha ricordato il disavanzo e ha ricordato la vertenza con lo Stato sulle entrate ma non ha ricordato che queste tasse sono state mantenute, riproposte, corrette, ricorrete, incattivite, perfino nei confronti degli emigrati sardi, dopo, molto tempo dopo che la vertenza sulle entrate si era già chiusa! La realtà è che queste tasse riflettono una politica di sviluppo e una politica finanziaria, riflettono una concezione della Regione, una concezione non solo della Regione centralista ma di una Regione che vuole spremere il più possibile dal sistema produttivo, ma, tra l'altro, una Regione che spreme ma spreme selezionando, una Regione che assorbe risorse dal sistema economico ma lo fa soltanto nei confronti di chi non ha poi il potere di giudicare con il voto la correttezza e l'adeguatezza di queste nuove imposte. Ha detto che è stato un grande risultato il fatto di avere utilizzato finalmente l'autonomia impositiva, ha detto che ha tagliato tasse, che si stanno tagliando tasse, ma è assolutamente sproporzionato il taglio sull'IRAP rispetto a quello che ha fatto e che è stato corretto e sanzionato dalla Corte Costituzionale con le tasse sulle plusvalenze e sugli immobili dei non residenti in Sardegna. Troppo comodo tassare le plusvalenze degli altri, Presidente, troppo comodo! Ha detto che ci sono state persone o società che hanno fatto grandi affari acquistando case e poi rivendendole, ma perché tassare solo gli altri? Perché, se il male è la plusvalenza, se il male è speculare sul patrimonio immobiliare, questo lo si fa soltanto nei confronti di chi non ha poi la possibilità di giudicare democraticamente l'operato di queste scelte? Ci sono molti cittadini, con nomi e cognomi, sardi, che hanno utilizzato queste plusvalenze, e non vado oltre semplicemente per carità di patria.

Ma la vera realtà negativa che dimostra questa vicenda delle tasse dichiarate illegittime dalla Corte Costituzionale è proprio sulla facoltà impositiva della Regione: la Regione ha sprecato una grande occasione, l'autonomia impositiva non si utilizza così! Certo, avete fatto una scelta, e non l'ha fatta solo Soru questa scelta, l'ha fatta tutto il centrosinistra, colleghi, l'avete condivisa, difesa, voluta, l'avete voluta con la stessa tenacia, con la stessa ostinazione che ha dimostrato il Presidente. E' stato un atto coraggioso? No, io dico che è stato un atto temerario, c'è una bella differenza tra coraggio e temerarietà. E' coraggio chi affronta il pericolo, coraggiosamente appunto, che si espone, perché lo fa sulla base di un ragionamento giusto, secondo una logica ragionevole appunto, ma non è coraggioso chi con la macchina va a cento all'ora contromano sulla "131", una persona del genere non è coraggiosa, è temeraria, è un'altra cosa; e tanto più questa temerarietà è grave se non è solo un atto personale ma è un atto di tutto un popolo. E' temerario voler sfidare la Costituzione italiana proprio nella materia fiscale, è temerario voler spremere il sistema economico, portando ad una diminuzione di risorse e quindi alla povertà che tutti noi oggi denunciamo e cerchiamo di porvi rimedio. Perché la disoccupazione, perchè la diminuzione della capacità imprenditoriale delle nostre imprese, la diminuzione della capacità di essere sul mercato deriva esattamente da una logica di questo tipo: un sistema statalista che sottrae risorse all'economia reale, alle famiglie, alle associazioni e alle comunità intermedie, le riporta nel sistema pubblico e le distribuisce arbitrariamente. Noi siamo per un altro sistema: la tassazione deve essere giusta, bisogna prendere solo le risorse necessarie per poter distribuire dove occorre; ma occorre che il sistema economico, il sistema sociale possa avere ossigeno per andare avanti, oggi la Sardegna e oppressa da questo sistema fiscale. E' una grande occasione sprecata quella delle tasse utilizzate e bocciate clamorosamente dalla Corte Costituzionale, l'autonomia impositiva va utilizzata diversamente, va utilizzata con coraggio, veramente, per attrarre investimenti in Sardegna, l'autonomia impositiva deve essere utilizzata per ridurre la pressione fiscale, poter dare slancio all'impresa, poter produrre sviluppo e quindi lavoro, lavoro stabile, non lavoro occasionale o lavoro assistito. Questa è la grande occasione sprecata e noi crediamo quindi che si debba davvero ricominciare da capo tenendo conto di questi gravissimi errori che stanno portando la Sardegna sempre di più verso il basso. Si è presa una discesa inesorabile, una discesa che deve essere assolutamente frenata, davvero con coraggio, con una capacità politica che riporti la nostra Regione ad utilizzare le risorse esistenti davvero solo per i servizi essenziali, per la redistribuzione di quello che è necessario, ma poi per dare possibilità di crescita per tutti. Una grande occasione sprecata che però ancora può essere rimediata, ma il rimedio è soltanto dalle mani dei sardi che devono dire chiaramente che ci vuole un altro Governo.

Il Presidente dimesso, psicologicamente, di oggi, deve diventare un Presidente dimissionario nelle prossime ore, speriamo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio. Io mi auguro che questo problema non vada né banalizzato né strumentalizzato, perché ci troviamo in presenza di un calvario che continuerà, forse anche nei prossimi giorni, nelle prossime ore, e quindi faremmo male a non prenderlo in considerazione. Si tratta di un problema che abbiamo presente dall'inizio di questa legislatura, dal fatto che esiste in Sardegna una persona intuitiva, brava anche geniale ma che pretende che questa intuizione sia uguale all'attuazione, ma non è così. Chi ha l'intuizione non può avere anche la presunzione di capire come vanno scritte e attuate le intuizioni e con quali norme. Questo è un limite politico e culturale che ci stiamo portando avanti dal quale bisogna che in qualche modo ne usciamo, non c'è dubbio che vada riscritta tutta la parte della fiscalità in Sardegna, non c'è dubbio che va riscritto lo Statuto e l'articolo 8 a cui fa riferimento il Presidente è un articolo nato, quando non esisteva ancora l'Europa, non si può fare riferimento a questo. Tuttavia non si mette in discussione il principio, peraltro sancito dalla Corte di giustizia, prego i colleghi di leggerla, che riguarda la Repubblica portoghese, anche se si tratta di un'imposizione in riduzione e non in aumento. Ma ci sono una serie di osservazioni e di vincoli che vanno in qualche modo rispettati, non si tratta quindi di dare, quando si hanno le intuizioni a pochi amici la possibilità di difenderci in queste sedi europee dove ci si vogliono costituzionalisti di livello che conoscano le norme, che forzino queste norme e che non possono essere forzate certamente da alcuni Uffici e da alcuni amici di cui si fida il Presidente della Regione. Come è facile capire e quindi non si tratta di una materia, lo dico all'Assessore, da inserire nella norma finanziaria, siamo rientrati nel tempo di 20-30 anni con questa legge finanziaria che rappresenta l'unico momento in cui buttare giù, buttare dentro materie, che non sono di pertinenza della legge finanziaria, siamo in presenza, onorevoli colleghi, di una demagogia schizofrenica, stiamo attenti, noi siamo in presenza di chi ritiene che debba sempre sbalordire di chi tende a dimostrare di possedere pregi e virtù eccezionali e che la pubblica amministrazione non abbia le sue regole, e quelle regole non vadano rispettate, ed è strano che parti sensibili di questo Consiglio, forze politiche che della trasparenza e dell'onestà e del rispetto delle norme hanno sempre fatto battaglie sociali oggi difendano con gli occhi chiusi qualunque cosa venga fatta, anche quando queste cose non vanno bene per la Sardegna. Qui non c'entrano niente i soldi e non c'entra niente la capacità impositiva della Regione, qui si è voluto sopperire al mancato introito dello Stato di quei grandi debiti, ci siamo accontentati del piatto di lenticchie e poi volevamo andare a sopperire queste risorse che non arrivavano con altre risorse, che si può, si possono discutere, però, onorevoli colleghi, stiamo attenti, oggi la Sardegna è alla ribalta perché siamo presenti nei tribunali amministrativi, con i giudici di lavoro, con i tribunali penali, con la Corte dei conti, con la Corte di giustizia. Beh torniamo a ridare a questo Consiglio la sua libertà, la sua autonomia e facciamo le cose seriamente perché se continuiamo così diventiamo la barzelletta dell'Europa.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori e colleghi. Io avrei preferito che il Presidente oggi, nonostante gli impegni romani, avesse preferito ascoltare quello che dice questa Assemblea anche perché credo che questo sia un momento veramente importante, un momento devo dire difficile per la Sardegna. Però, evidentemente, ha preferito andare a Roma a seguire gli impegni istituzionali della Regione; io avrei fatto un'altra scelta. Però, devo dire, che tutte le volte che la Regione viene condannata da un organo superiore di controllo o dal Governo nazionale stesso, io credo che tutti noi ci dobbiamo sentire colpiti per questo, però bisogna dire anche che noi ci sentiamo colpiti e offesi, quando noi partecipiamo alle scelte che sono state fatte, ma siccome noi non abbiamo assolutamente condiviso le scelte che ha portato avanti la Regione, noi non ci sentiamo minimamente offesi da questo comportamento, perché sapevamo già in partenza che questa era l'evoluzione che avrebbe dovuto avere un provvedimento amministrativo, che noi sappiamo essere il legittimo, come di fatto è stato dimostrato dalla Corte costituzionale. Tant'è che come è stato ampiamente previsto la Corte costituzionale ha bocciato l'imposta sulle plusvalenze e sulle seconde case turistiche e anche sulle seconde case ad uso turistico. Allora io credo che noi dovremmo riflettere oggi come Consiglio regionale, perché è di avantieri un'altra sentenza drammatica per la Sardegna, che riguarda il TAR, che riguarda Tuvixeddu e che impegnerà questa Regione a pagare danni che sta facendo. Allora io credo che tutti noi oggi, come Consiglio regionale, dobbiamo riflettere su questo, perché credo che alla fine noi dovremo lavorare soltanto per pagare da anni nel prossimo turno, e quello che è successo effettivamente non ha nulla a che vedere con l'autonomia impositiva prevista dall'articolo 8 dello Statuto. Perché noi sapevamo avere imposto delle tasse ingiuste, che nulla hanno a che vedere con l'autonomia impositiva, perché è altra cosa federalismo solidaristico che noi abbiamo chiesto ripetutamente per la Sardegna, altra cosa è il tipo di politica economica che sta facendo la Regione sarda in questo momento, che è totalmente sbagliata oltre che totalmente illegittima. Quindi lasciamo perdere ciò che è contenuto nello Statuto autonomo dalla Sardegna, che dice cose diverse, quello che noi abbiamo fatto è una cosa assolutamente diversa. Ma io voglio entrare nel merito del danno che ha causato oggi questo provvedimento. Il presidente Soru ha detto che ci sono 50 milioni di euro pertanto bisogna riprogrammare queste risorse. Ma non è giusto quello che lui ha detto, perché non ha detto quello che riguarda il 2007, che sono altre risorse, le risorse del 2009, del 2010; io credo che bisogna vedere un'altra volta tutto il bilancio. Non si tratta di operazioni semplici, perché noi su quelle risorse abbiamo impegnato, abbiamo fatto progetti. Io credo che bisognerà rivedere in Commissione bilancio come dovranno essere ripartite queste risorse. Allora io credo che non è manco giusto dire, come ha tentato stamattina il Presidente, di giustificare questa tassa, ingiusta con il discorso delle entrate, che è un discorso giustissimo, anche qui non abbiamo fatto una battaglia per la questione delle entrate, siamo andati tutti, tutto il Consiglio regionale è andato a Roma per manifestare contro il Governo nazionale per il discorso delle entrate, beh quella era una battaglia giusta, ma è ingiusto poi invece quello che poi è stato fatto dal Governo nazionale non certamente con il sostegno dell'opposizione, quando ha cercato di introdurre dei balzelli che sono, come si è dimostrato assolutamente illegittimi. Allora io credo che quello che sta succedendo sia un fatto veramente grave, allora bisogna dire veramente le cose come stanno, perché il Presidente stamattina ha detto cose ancora più gravi, ha detto che il bilancio è stato finalmente risanato, e quindi la Regione può stare tranquilla. Questa è una balla, non è assolutamente vero che il bilancio è stato risanato, perché il bilancio, quando purtroppo si verificherà che in un altro momento la Corte costituzionale esaminerà il discorso dell'anticipazione delle entrate, illegittima anche in questo, allora sarà un vero dramma per la Sardegna, perché adesso sono 50 milioni di euro per anno, ma, lì, si tratta di 500 milioni per anno, che la Regione sarda doveva riprogrammare veramente. Il vero problema sarà allora, perché, fino adesso, c'è stato l'ombrello del governo Prodi che, per fortuna, non ci sarà più per i danni che ha fatto alla Sardegna e all'Italia. Allora, il vero problema è che quando verrà rivista questa situazione la Sardegna si ritroverà il più grande indebitamento della sua storia, questo è il vero problema. Altro che risanamento di bilancio. Bene avrebbe fatto questo Governo della Regione ad utilizzare le risorse che ha a disposizione, che sono i fondi residui, che sono più di 7 mila milioni di euro, che non riesce a spendere la Regione. Bene avrebbe fatto a svuotare i cassetti che sono pieni di soldi, e che non riesce invece a spendere. Invece, noi ci stiamo impegnando, stiamo impegnando risorse, che dovrebbero arrivare in Sardegna dopo il 2011, ma non è assolutamente pensabile, perché chiunque abbia amministrato anche che il più misero comune della Sardegna sa che non si possono impegnare risorse che non sono disponibili, che di fatto non ci sono, e questo è un altro grande imbroglio, bisogna dirlo. Io credo che noi avremmo fatto bene ad intervenire, tutto il Consiglio regionale, tutta la maggioranza di centrosinistra avrebbe dovuto imporre al presidente Soru questa politica scellerata, che porterà danni sicuramente alla Sardegna. Allora le responsabilità non sono soltanto del Presidente Soru, anche se sicuramente lui ha le maggiori responsabilità, ma le responsabilità sono di tutto questo apparato, di tutto questo sistema, del Governo di centrosinistra che, di fatto, ha portato avanti una politica di programmazione economica e finanziaria che è totalmente sballata, e soprattutto che non dà risposte alla gente, perché, il fatto che oggi questa Regione stia attraversando una delle peggiori crisi economiche e sociali della Sardegna, che nonostante noi stiamo impegnando risorse che non ci sono, anche in questo caso, non riusciamo a chiudere il cerchio. Allora, questo è il vero problema. Io credo che noi oggi dovremmo riflettere veramente su questa situazione, che sta creando veramente grandi difficoltà a questo Consiglio regionale, che ormai è passato agli onori della cronaca per situazioni, sicuramente, che non fanno piacere. Noi abbiamo tutto il mondo dell'emigrazione che è contro la Regione sarda, cosa che non si è mai verificata in passato, e hanno ragione, perché noi non abbiamo fatto altro che tassare questi poveri cristi che hanno speso le proprie risorse, i propri risparmi di una vita di lavoro in Sardegna. Bene, noi oggi li abbiamo ripagati in questo modo.

Allora, cari colleghi del centrosinistra, io vi invito veramente a riflettere su questo, perché quello che è successo non deve veramente succedere più, perché noi, oggi, siamo ancora in tempo. Se il Presidente non avrà un briciolo di dignità in più, e magari non preferisce andarsene, io credo che, a quel punto, molti problemi si potrebbero risolvere, però se volete ancora rimanere qui, incollati alla sedia, almeno ragionate in modo che, effettivamente, ci sia la possibilità che questo fine di legislatura non sia ancora più disastroso di questi primi quattro anni di governo. Grazie.

(Brusio in Aula)

PRESIDENTE. Colleghi, siamo tolleranti.

SALIS (Gruppo Misto). Vergognati.

LADU (Fortza Paris). Hai preso cinquecento voti e sei qui, vergognati.

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, non accetti le provocazioni. Si accomodi. Grazie.

E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

Onorevole Pittalis, ha quattro minuti di tempo.

PITTALIS (Gruppo Misto). Presidente, blocchi il tempo.

PRESIDENTE. Colleghi, cosa è capitato? Bene.

PITTALIS (Gruppo Misto). Presidente, blocchi il tempo perché già sono pochi minuti.

Dopo il mancato giudizio di parificazione alla legge di bilancio da parte della sezione sarda della Corte dei conti, che era viziata da trucchi contabili, appunto dal trucco di iscrivere in bilancio somme future e virtuali, dopo le varie e pesanti ombre sul caso Saatchi, che ora è anche al vaglio della Magistratura penale, dopo la sentenza del TAR Sardegna sul caso Tuvixeddu, che ha messo in evidenza l'uso strumentale di provvedimenti amministrativi palesemente illegittimi, e l'uso deviato del potere da parte dell'Amministrazione regionale, incombe nel mezzo del dibattito la sentenza della Corte costituzionale, che, badate, ha dichiarato illegittime non solo tasse sul lusso, ma tasse sul turismo, tasse che abbiamo contestato nel merito, perché abbiamo denunciato i gravissimi pregiudizi che ha creato a quell'industria, a quella dei servizi sul turismo nella nostra Isola. Rappresenta, questa sentenza, un ulteriore stop alle politiche dei divieti e delle imposizioni, e chiediamo al presidente Soru chi ne pagherà le conseguenze, chi pagherà le conseguenze di avere creato anche già gli Uffici della riscossione, di aver messo in atto un apparato, chi e come dovranno essere restituite le somme che sono state pagate illegittimamente e ingiustamente, tutte domande, sono certo a noi interessa il piano politico, non certo quello erariale, sui quali certamente indagheranno altre magistrature. Ma c'è un dato che è inquietante. Il Presidente, sì, dice che dobbiamo leggere le motivazioni, è vero, ma i casi sono due: o c'è una mancata capacità impositiva della Regione, e allora il Presidente lo doveva sapere, anche perché paga consulenti prezzolati, e in abbondanza, o c'è una discriminazione di cittadini residenti e cittadini non residenti. Allora, qual è la soluzione? Che se fosse quest'ultima vuole estendere la tassazione e l'imposizione a tutti i sardi residenti? Ecco, abbia il presidente Soru, come già richiesto dal Segretario regionale, il buon gusto di rassegnare immediatamente le dimissioni, perché è un insieme di situazioni poste in luce non dall'opposizione, non dai Popolari-Udeur, ma da tutte le magistrature di ogni ordine e grado di questa Regione.

PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Presidente, i toni che si sono utilizzati rispetto a questa vicenda, soprattutto da parte del centrodestra, a me paiono eccessivi. Dico paiono eccessivi perché valutiamo, forse più opportunamente lo farà la Giunta, io credo se ne potrà discutere anche in una sessione ad hoc, che richiami, però, in via generale, i temi dell'autonomia impositiva delle regioni, quali sono i confini, se possiamo legittimamente o meno parlare in Italia anche di ipotesi, con l'attuale impianto costituzionale di federalismo fiscale, quali devono essere le dinamiche attraverso le quali si realizza autonomamente nell'ambito di un territorio regionale la provvista finanziaria. Di tutto questo, secondo me, bisognerà parlare, e bisognerebbe parlarne. Io non so se in questa legislatura o nella prossima, anche in relazione alla necessaria ormai riforma dello statuto speciale, cioè alla rivisitazione anche profonda del patto con lo Stato, che è un patto costitutivo della Repubblica, e che deve vedere, rilanciare il terreno dell'affermazione dei diritti dei cittadini e della comunità sarda. Detto questo le conseguenze sono molto limitate, la previsione di entrata era stata valutata mi pare attorno ai 40, 50 milioni di euro, per quanto riguarda quel tipo di imposta, e la correzione che sarà necessario fare per cui il regolamento consente l'intervento, la correzione è di poche decine di milioni di euro ed è consentita dalle norme. Detto questo, chiedere le dimissioni: perché? La Corte Costituzionale nel fare il suo dovere prende in considerazione alcune norme, badate che noi abbiamo fatto e anche alcuni di noi sostenuto, perché io ritengo sia stato anche giusto provare, con tutto quello che di drammatico c'era per esempio nell'attenzione che tutti noi avremmo voluto riporre meglio nei confronti degli emigrati sardi, però, l'intenzione era quella di costruire, e lo sappiamo tutti, una modalità anche di censimento corretto dell'immane patrimonio di seconde case utilizzato in genere con evasioni fiscali, perché si affittano, e non se ne rende conto di questo il fisco, creando reddito, non solo in capo ai cittadini sardi ma anche in capo a coloro che hanno speculato sul nostro territorio e sono proprietari di ingenti patrimoni immobiliari, ed era stata una buona cosa, e forse si sarebbe potuto fare meglio se lo Stato italiano avesse avuto un impianto costituzionale più apprezzabile sotto questo profilo; l'abbiamo fatto, è andato all'esame della Corte Costituzionale, la Corte Costituzionale ne ha dichiarato l'illegittimità, poi vedremo le motivazione, sarà interessante discutere quando avremo quelle, e non c'è niente di drammatico nel tentare di andare avanti, nel non rimanere fermi, nel cercare un'evoluzione, nel cercare un'innovazione, non c'è niente di male. Noi siamo anni che discutiamo di queste cose, di come riusciamo ad adeguare meglio le provviste finanziarie, le provenienze che possono venire dall'utilizzo migliore del Demanio, come riusciamo ad attuare pienamente l'articolo 14, cioè la successione automatica della Regione in capo allo Stato dei beni immobiliari dismessi, come riusciamo ad interpretare al meglio possibile l'articolo 13 dello Statuto speciale che richiama lo Stato ad un concorso anche finanziario, non solo finanziario, allo sviluppo della Sardegna. Tutto questo lo facciamo, e, ogni volta, purtroppo cadiamo, lo dico al collega Diana che io stimo, al collega La Spisa e ad altri, noi cadiamo nella polemica, litighiamo forse anche con toni eccessivi: dimissioni di qua, dimissioni di là, ci sta tutto, però poi non facciamo passi in avanti su questo terreno. Io credo che la sfida vada lanciata a tutte le parti politiche di questo Consiglio, perché di questi temi se ne discuta in modo proprio, nella sede propria, il Presidente del Consiglio si faccia carico, se è possibile in questa legislatura, per incominciare, almeno con una Seduta specifica, a ragionare di merito attorno a questi temi.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Uras. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Anch'io credo che sia opportuno, su questa, forse anche su altre problematiche, abbassare i toni della polemica, come diceva ora l'onorevole Uras, e attivare, però, un'altra esigenza che è quella della riflessione. Il Presidente in aula ha fatto una comunicazione, per altro su cose che erano già a nostra conoscenza; non abbiamo elementi in più rispetto agli elementi che già conoscevamo, e sarebbe stato opportuno, anche relativamente a questo aspetto, un ragionamento comune e collettivo. Ecco. Io voglio aggiungere una cosa, onorevole Uras, il problema non è di aggiustamento del bilancio, questa è una cosa banale, ma l'aggiustamento del bilancio pone un problema di natura squisitamente numerica. Il ragionamento invece deve essere più profondo, è un ragionamento di tipo diverso e va approfondito. Certo, avevamo e abbiamo in Sardegna un problema delle entrate che va risolto, avevamo ed abbiamo un problema, quello della capacità impositiva, rispetto al quale dovremmo anche fare una battaglia comune; se questa capacità impositiva ci fosse negata allo stato attuale, va resa in ogni caso compatibile, però, con quelle che sono le leggi e tanto più con le norme di natura costituzionale. Noi, in maggioranza e con il Presidente, avevamo, su questi ragionamenti e sulle tasse sul lusso, manifestato una serie di perplessità, oggi non vale richiamarle, però vale richiamare il fatto che allora quelle perplessità erano state accantonate con un senso di fastidio e si era presa una decisione che, probabilmente, non era sufficientemente riflettuta ed era troppo superficiale. Sotto il profilo giuridico, colleghi, non poteva questo fatto essere affidato all'occasionalità momentanea, doveva essere sostenuto e sorretto da certezze giuridiche che invece non c'erano, e insieme a quelle certezze giuridiche era opportuno sollecitare, tutti, e questo lo dico alla maggioranza, maggiore capacità di ascolto; la capacità di ascolto, colleghi, relativamente a questo aspetto è mancata per parte della Giunta regionale e non c'è stata, sotto questo profilo, la necessaria solidarietà all'interno della maggioranza, non c'è stata alcuna mediazione, è stato preso per buono, senza riflettere troppo, tutto ciò che veniva proposto. Adesso io ne approfitto, ma ne approfitto solo per un fatto di chiarimento all'interno dell'Aula consiliare. Colleghi, noi Socialisti abbiamo presentato un emendamento relativo alle anticipazioni, lo abbiamo fatto perché partivamo dal presupposto che le anticipazioni di entrate rappresentassero un'inutile sfida verso altri livelli istituzionali che avevano manifestato perplessità trasmettendo per l'opportuno parere alla Corte costituzionale, anche quell'emendamento è stato bocciato con eccessiva leggerezza. Ma parrebbe, relativamente a questo, che i Socialisti abbiamo voluto introdurre un elemento di dispetto…

PRESIDENTE. Concluda onorevole Balia.

BALIA (Gruppo Misto). Non era un dispetto, era una preoccupazione.

PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Grazie Presidente. Molto brevemente vorrei fare una constatazione e alcune brevissime considerazioni. La constatazione è che stamani abbiamo visto tutti che al peggio non c'è mai davvero un limite. Stamani, dopo giorni di discussione sulla legge finanziaria che regola i ritmi della vita economica e sociale della Sardegna, una discussione dalla quale il Presidente sistematicamente e determinatamente si è assentato, dopo due giorni trascorsi dall'ennesimo colpo d'accetta del TAR ad uno degli elementi portanti del progetto di governo della maggioranza Soru - sto parlando di Tuvixeddu -, per l'ultima bastonata si è presentato in Aula a fare stringatissime comunicazioni con le quali ha trovato modo persino di difendere le scelte operate dal suo governo in questi quattro anni. A me non è sembrato dimesso, è sembrato infastidito e annoiato da una formalità che a questo punto più che istituzionalmente, politicamente non poteva evitare. A me non è sembrato dimesso, è sembrato formale, freddo, come se dovesse presentarsi ad una conferenza stampa. Ha fatto il minimo necessario e se l'è filata - non ho detto un verbo a caso, ho usato il verbo "filare" - e la cosa peggiore non è nemmeno questa, è che tutto questo è avvenuto mentre il Consiglio era diviso in crocchi, sereni, chi parlottava, chi leggeva il giornale, una cosa normale, davanti ad una scena che fotografa in maniera assolutamente perfetta l'insofferenza e l'intolleranza del Presidente della Giunta regionale verso l'Assemblea del popolo sardo. Denota in maniera chiara, al di là di ogni ragionevole dubbio, che è una funzione, quella del Consiglio regionale, che non cerca, che non vuole subire, che non tollera, che non consulta, non lo fa quando commissaria, non lo fa quando taglia, quando sopprime, quando impone e quando propone, e questo è avvenuto nel silenzio generale, nella rassegnazione, oserei dire, di quest'Assemblea che ne ha fatto conto come una realtà che esiste e che bisognerà trascinarsi fino all'ultimo giorno di legislatura, fosse anche domani.

Sul merito si è limitato a dire che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la parte relativa agli articoli 2 e 3 che parlava delle plusvalenze e delle imposte sulle seconde case e che non era ben chiaro se si riferiva ad un limite alla capacità impositiva della Regione o se, sarebbe emerso dalle motivazioni, si riferiva ad una discriminazione sulla base imponibile tra residenti e non residenti. L'ha detta male questa cosa, quando dice cose non vere abbassa lo sguardo. L'ha detta male perché la Regione lo sapeva se è vero come è vero che il suo collegio di difesa nel trattare la questione davanti alla Corte Costituzionale ha posto come subordinata l'allargamento della base imponibile ai residenti. Quindi lo sapeva quale era la ragione vera e profonda di questa cosa. E' esattamente quello che da queste aule, a partire dal sottoscritto nel suo intervento, fu detto al Presidente e alla Giunta quando si discusse la finanziaria del 2007, che era ingiusta, che era iniqua, che non ci possono essere discriminazioni di questo tipo. Davanti al fisco si è differenti solo per la ricchezza prodotta, non per il colore dei capelli o per la residenza o perché uno ha i baffi e l'altro non ce li ha. L'abbiamo detto in quest'Aula che era iniqua e che poteva essere più o meno giusta o più o meno sbagliata, ma sicuramente corretta se la base imponibile fosse stata quella di tutti i residenti. Se poi nello sfumare questa comunicazione, laddove ha detto "vedremo cosa fare", paventando la possibilità che ci fosse un limite alla capacità impositiva della Regione e che quindi fosse implicitamente una chiamata alle armi del Consiglio per difendere le sue prerogative, beh, se questa mia lettura è giusta non ci aspetti tra coloro che leveranno la voce per difendere la prerogativa della capacità impositiva della Sardegna se questa unitarietà e questa solidarietà vengono cercate soltanto per difendere un diritto che esercita una persona sola. Non si può da soli decidere di chiudere la vertenza con lo Stato per le entrate a prezzi da saldi, al 50 per cento di quanto era stato elaborato, non si può stabilire con una fantasia contabile che si possono utilizzare i danari che altre amministrazioni dovrebbero ricevere, non si può avere un'imposizione fiscale che non ascolta nessuno e poi chiedere di essere una mano sola per difendere l'autonomia della Sardegna davanti al Governo centrale.

La bocciatura degli articoli 2 e 3 è una doppia bocciatura: boccia il Governo Soru e boccia il Governo Prodi perché la dicitura della Corte Costituzionale dice che gli articoli 2 e 3 sono illegittimi nella vecchia e nella nuova formulazione, e l'Assessore sa benissimo che la nuova formulazione era stata in qualche modo concordata con il Governo in carica. "La Corte Costituzionale faceva il suo dovere", diceva il collega Uras. Lo farà, lo farà anche quando esaminerà la mancata parificazione del consuntivo 2006 da parte della Corte dei conti. Sono 1500 milioni, 500 sono quote anticipate per il 2007 e 500 per il 2008: 2.500 milioni. Cosa accadrà se il giudizio sarà quello che è nelle cose? Se il giudizio sarà rispettoso dei criteri fondanti di una corretta contabilità di un ente pubblico, che sono l'attendibilità, l'immediatezza e la trasparenza? Quale sarà la Sardegna che consegneremo a chi verrà nella quattordicesima legislatura?

Un'ultima considerazione, non vorrei sforare. Si gira intorno ad una cifra, la cifra è piccola però bisogna dirla tutta, mi dispiace che non ci sia il collega Uras. Non sono 40 o 50 milioni, sono 50 milioni di minori entrate per l'imposta sulle seconde case, 45 milioni per le plusvalenze sulla vendita delle seconde case, sono 95 milioni. A questi 95 milioni vanno aggiunti anche quelli che sono stati eventualmente incassati, non totalmente per fortuna, a tutt'oggi e che dovranno essere restituiti, ragion per cui il Consiglio deve operare non soltanto in termini di previsione di minori entrate e basta, deve anche trovare quel pezzo di carne viva del bilancio da cui dovrà segare i 95 milioni che non andranno ad un qualunque intervento di qualunque genere in favore dei sardi, ma che andranno a porre riparo a questa ennesima sciocchezza che si aggiunge a tutte le altre, a quelle che sulla ribalta nazionale stanno facendo fare alla Sardegna la figura del paese dei campanelli.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Cuccu.

E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (Sinistra Autonomista). La ringrazio Presidente. Credo che l'occasione che viene data di trattare questo argomento, anche abbastanza caldo, debba servire al Consiglio regionale per proporsi, non per fare stamattina con i soli interventi previsti, ma per proporsi per i prossimi giorni a fare una riflessione più collegiale perché la Corte Costituzionale ha emesso una sentenza. Le sentenze si rispettano, non si commentano, si rispettano e quindi io penso che non ci sia in quest'Aula nessuno che intenda disconoscere questo suo giudizio. Però da questo giudizio credo che occorra procedere ad un'altra riflessione. All'ingrosso in questo Consiglio regionale ci sono due scuole di pensiero. Una, largamente presente nel centrosinistra e in particolare nella cultura sardista, che intende assegnare alla Regione sarda una capacità impositiva per raggiungere l'autogoverno. E' un pensiero antico, un pensiero ancora di moda, un pensiero che non è più solo regionale, ha ormai una dimensione nazionale e sovranazionale. Nell'Aula su questo punto, nel passato recente, c'erano opinioni diverse, poi è prevalsa un'opinione alla quale ho contribuito anch'io con il mio voto, sono anch'io responsabile della scelta che è stata fatta, ma io credo che debba essere riconosciuta la buona fede al Consiglio regionale da parte di tutti. Allora, se viene riconosciuta la buona fede, perché di questo si tratta, io penso che dobbiamo interrogarci anche su un altro punto: quando il Consiglio regionale sbaglia, così come dice la sentenza, a monte della decisione ci sono pareri, suggerimenti e indicazioni che noi consideriamo competenti, credo, lo dico per la Giunta, che sia arrivato il momento di interrogarci, interrogarci, laicamente interrogarci, sulle competenze che stiamo utilizzando, perché non è possibile che a tutti gli incroci veniamo multati. C'è una questione che andrà pacatamente risolta, esaminata e se è possibile risolta. Non siamo tutti giuristi, siamo qui in rappresentanza del popolo sardo che non è un popolo di avvocati, è un popolo prevalentemente di pastori e ha competenze specifiche su quell'argomento. Io credo che occorra evitare di portare ad errore in altre occasioni il Consiglio regionale, ascoltarci di più e ascoltare di più quelli che esprimono dubbi, perché la visione alla quale io mi richiamo, ripeto che è antica, ma ha adesso una dimensione sovranazionale, dice che il cittadino sardo aspira a diventare popolo e la Regione sarda aspira a diventare Stato nella formula della solidarietà con le altre Regioni dell'Europa. Altri colleghi hanno un'idea diversa da questa. Allora, misuriamo queste idee e se io, che voglio da cittadino diventare popolo e far diventare la mia Regione Stato nella logica del federalismo, credo che debba sostenere una tesi fondamentale: gli strumenti della Regione sarda non sono tali da collocarci in un confronto nazionale e internazionale adeguati e questo strumento, chiunque governi, lo deve considerare inadeguato e noi tutti siamo responsabili del fatto che non ci stiamo dando questo strumento e che abbiamo fatto prevalere, tra di noi, più l'aspetto della polemica e della politica che l'aspetto delle istituzioni e della funzione di governo che il Consiglio regionale ha. Ed è questa carenza uno dei fatti che determina questa situazione, chiunque governi deve fare i conti con degli strumenti arcaici che hanno la mia età, sessant'anni, e che vorrebbero misurarsi con una evoluzione istituzionale che c'è stata in Europa e nel mondo pensando di essere adeguati. Non è così! Non siamo adeguati, non siamo adeguati come Consiglio regionale che si vuole misurare per cambiare le istituzioni. Allora, il federalismo, cari colleghi, non è solo un concetto di solidarietà tra cittadini, così come abbiamo previsto quando abbiamo assunto quel provvedimento, prendere delle risorse da quei territori che meglio stanno dal punto di vista economico e sociale e una parte spostarla anche all'interno dove non stanno come stanno quelli delle coste, non è una competenza che abbiamo, ci dicono, ma l'esigenza politica, sociale, esiste o non esiste? Io penso che esista e allora bisognerà adeguare l'iniziativa parlamentare perché ci sia questo strumento. Allora, io non voglio fare polemica con nessuno perché non è il momento della polemica, è il momento, secondo me, della responsabilità, della pacatezza del ragionamento e anche dell'assunzione di responsabilità per tutto il Consiglio regionale. Collega Cuccu, nessuna solidarietà, per carità, lei non ha votato come ho votato io, io sono responsabile su questo argomento, lei lo è di meno, però stiamo parlando di una responsabilità che abbiamo di fronte e che interviene anche e soprattutto nei confronti delle nuove generazioni e non possiamo liquidarla con un'alzata di spalla o con una polemica, la dobbiamo rimettere all'ordine del giorno perché quest'ordine del giorno deve essere composto dal contributo di tutti. Incrementare la provvista finanziaria per chi governa è una responsabilità primaria e in tempi di calamità il Governo della Regione si deve rivolgere a tutti i cittadini, non solo ad una parte e la calamità ci dice che noi dobbiamo fare uno sforzo ulteriore per avere quella funzione che i cittadini pretendono dal Consiglio regionale. Noi abbiamo un'autonomia che è figlia di un momento politico-storico e non è neanche stata conquistata con grandi lotte, se non con una contrattazione con lo Stato di allora, quando i costituenti scrivevano la Costituzione. Allora, credo che sia arrivato il momento di assumere una responsabilità da parte di tutti per darci il nuovo Statuto, per darci le nuove competenze e per darci anche delle competenze che ci aiutino a non sbagliare. Ascoltarsi, ripeto il termine, ascoltarsi perché di questo c'è bisogno. Io con questo mandato finisco l'esperienza di consigliere regionale, quando sono arrivato in Consiglio regionale il tema che ho richiamato era all'ordine del giorno: Assemblea costituente, si diceva allora. Ma insomma, finiamo, finiremo il prossimo anno, sono trascorsi quindici anni, in quindici anni questo problema non è stato portato all'attenzione. Allora credo che anche su questo un po' di autocritica collegiale, perché io sono stato in maggioranza e sono stato all'opposizione e ho avuto funzioni di maggioranza e funzioni di controllo e nella funzione di maggioranza e di controllo ho capito che su questo tema se non c'è l'unità del Consiglio il problema non si risolve e daremo spazio a interventi maldestri, come qualche volta capita, più per rispondere al contingente che per la singola funzione riferita al futuro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.

SALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, grazie per avermi dato la parola. Preliminarmente mi vorrei scusare con lei, con l'Aula e con il collega Ladu per questo motto che non mi è congeniale, non sono abituato, ma evidentemente un po' anche l'asprezza del dibattito e alcuni toni che ho sentito soprattutto da parte della minoranza mi hanno portato a questo. Io, nei tre minuti che ho a disposizione, cercherò di riportare il dibattito sul tono che è stato usato in questi ultimi interventi, soprattutto dall'onorevole Cugini. Il suo intervento lo condivido totalmente. Io mi sono posto un problema, onorevole Cuccu, sa che io l'ascolto sempre con molta attenzione, ma è vero che anche da questa vicenda la Sardegna esce fuori come se fosse il paese dei campanelli? Io penso di no, io ho fatto mentalmente, adesso in questi pochi minuti, una verifica su come la Sardegna, anche a livello istituzionale, si pone nei confronti delle altre Regioni italiane, nei confronti delle altre Regioni meridionali con cui dobbiamo portare il confronto, non certo con le altre Regioni che hanno venti o trent'anni di sviluppo maggiore rispetto a noi. Allora, io dico che la Sardegna è ben vero che sta andando un po' a tentoni, forzando anche forse la mano su alcune iniziative, ma lo sta facendo integralmente per il bene della Sardegna e dei sardi. Faccio solamente alcuni esempi: nel 2004 io mi trovai, novello consigliere regionale di prima nomina in Commissione bilancio insieme al consigliere Ladu, eravamo entrambi segretari della stessa Commissione, onorevole Ladu se lei ricorda, della Commissione bilancio e programmazione, e nel 2004 dovemmo porre mano a una manovra finanziaria da lacrime e sangue per riportare il bilancio del 2004 alla parità, con assunzioni di mutui, con tagli a tutti i capitoli di bilancio ed è in quel momento che nacque l'idea di porre mano, badate, anche questo è un elemento autocritico che tutte le forze politiche dovrebbero portare in quest'Aula oggi. Il fatto che quest'anno ricade il sessantesimo anniversario dello Statuto sardo e quando si dice che un articolo importante come l'articolo 8 dello Statuto è inadeguato...

PRESIDENTE. Grazie onorevole concluda.

SALIS (Gruppo Misto). Bisognerebbe porsi anche la domanda: "Ma perché è stato superato dai tempi e non è stato mai utilizzato l'articolo sull'autonomia impositiva che lo Statuto dava alla Sardegna non è mai stato utilizzato da nessuna Giunta, da nessun Presidente e nemmeno dal presidente Soru?" L'ultimo riferimento, se mi consente...

PRESIDENTE. Abbia pazienza, sono passati 20 secondi, le chiedo scusa.

E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Noi sardisti non possiamo gioire per il modo con cui la Sardegna esce quasi a pezzi e anche i sardi da questa ennesima vicenda, e non possiamo neanche sostenere quel patetico, lo dicevamo, però di fronte ad un uso maldestro, distorto della specialità, i risultati sono inevitabili. Cosa c'entra l'autonomia, il federalismo? Questa è una delle legislature che hanno registrato una maggioranza bulgara che poteva dotare la Sardegna di quelle riforme istituzionali necessarie, ed è stato un fallimento perché queste riforme si fanno in un clima di democrazia e non monarchico. Quando abbiamo un Presidente che usa un sistema per governare contro la sua stessa maggioranza, i risultati sono questi. Ecco perché ancora una volta l'improvvisazione e la sciatteria legislativa sono incorse nella mannaia della Consulta. Perché è vero che l'articolo 7 dello Statuto fino al 14 del Titolo III meritano un approfondimento perché si tratta di competenze fiscali e senza risorse le leggi non camminano, ma questo è stato impedito al dibattito perché c'è un clima dal 14 luglio monarchico in solitudine, una visione personalistica del potere e anche i consulenti legali in seno alla Regione vengono emarginati come tanti dirigenti che se non sono organici alle sollecitazioni del Presidente, subiscono il mobbing, l'allontanamento, l'umiliazione, la mortificazione nell'indifferenza di un Consiglio regionale che pavidamente è appiattito ai diktat di quest'uomo. Ma chi gioisce di fronte alle pernacchie, al dileggio degli italiani che vedono questa tradizionale Regione ospitale, gentile che dovrebbe abbattere la concorrenza del turismo con il sorriso e con delle proposte allettanti, invece vi è una mitragliata di tasse rancorose che poi ai consiglieri stessi è impossibilitato conoscere l'entità di questo gettito finanziario. Si dice frettolosamente 50 milioni. Ma cosa sono 50 milioni di fronte a questa immagine distorta che si dà della Sardegna? Qual è l'utilizzo in questa filosofia politica che poteva essere anche lineare, ma naufraga nella tortuosità di questi limiti caratteriali di un Presidente che impone queste scelte scellerate a una maggioranza appiattita. Quali erano le finalità di questo grande gettito di 50 milioni?

Riequilibrare le zone interne, e intanto la schizofrenia vuole che si chiuda l'università di Nuoro. Ma anche l'università non è un modo per creare coesione, emancipazione? C'è veramente una navigazione a vista e ancora dobbiamo temere il pronunciamento della Corte costituzionale sui profili di illegittimità presentati dalla Corte dei conti sarda riguardanti quel tarocco da finanziere irresponsabile che ha inserito nella finanziaria 2007, e parlo del miliardo e mezzo di future entrate che forse mai vedremo. E se si pronuncia negativamente, come io purtroppo credo, qui dichiariamo bancarotta. Ma è questa la riforma, ma questo è il risanamento del bilancio? Questi sono spot che possono accontentare gli ingenui. Ma guardiamo questa sciagurata legislatura da appena è nata, ha piegato tutte le resistenze... e il tempo è tiranno, grazie signor Presidente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (P.D.). Sono convinto che i temi che sono stati posti da questa sentenza e che ha ripreso molto bene nel proprio intervento il collega Cugini, saranno magari oggetto di discussione in quest'Aula in un momento di maggior serenità e anche di equilibrio e quindi poco condizionati dall'imminente scadenza elettorale che obbligava forse i colleghi a intervenire più pensando al tornaconto immediato, politico per la propria rappresentanza, che a una discussione seria, concreta, specifica sul tema che è stato posto. Un collega mi diceva: "Capisco il vostro imbarazzo", garantisco, non c'è nè imbarazzo nè voglia di distinguo, ma assunzione piena di responsabilità. La sentenza della Corte costituzionale che va rispettata, dichiara in una legge che questo Consiglio regionale ha votato, è incostituzionale e ne prendiamo atto. Sono tra quelli che ha votato quelle norme, l'ho fatto con grande convinzione, l'ho fatto perché condividevo le proposte. Non sono state bocciate le proposte di Soru, è stata bocciata la legge che questo Consiglio regionale ha approvato e che il sottoscritto con convinzione ha votato. Io vorrei solo richiamare tre questioni, il collega La Spisa ha descritto la Sardegna, io penso che quella descrizione sia reale, però è la Sardegna del 2004, è la Sardegna del 2004 che ha un bilancio dove la spesa corrente, lo abbiamo ricordato anche in un altro momento, era il 97 per cento delle disponibilità di risorse di questo bilancio, con un disavanzo annuo oltre il 20 per cento, con una situazione debitoria che aveva superato i 4 miliardi di euro, con una situazione di drammaticità dal punto di vista sociale e dal punto di vista della povertà. E' una Sardegna che solo allora si rese conto che in questi anni, non lo attribuisco solo a voi, lo attribuisco anche a noi, ai dieci anni che hanno preceduto quel governo, si rese conto che l'attenzione nostra nel passato era più rivolta alla spesa che alle entrate. Non ci eravamo preoccupati se lo Stato stava trasferendo alla Sardegna quanto dovuto sulla base di norme statutarie ben precise e se la partecipazione al gettito complessivo di IRPEF e IVA da parte della Sardegna fosse quello riconosciuto. E' una Sardegna che si preoccupava in quest'Aula più di portare il proprio pezzettino dentro le politiche di spesa, e poter dire: "Io ho ottenuto i 4 milioni di euro per Torpè o per Lodè, e io ne ho ottenuto altrettanti per Villacidro o per Badessa o per Nuoro"; senza preoccuparsi se quelle risorse che in quel momento si stavano spendendo, erano risorse che erano a disposizione oppure no e nel frattempo in pochi anni, in quattro anni, il disavanzo ha raggiunto livelli così alti e contemporaneamente la spesa non produceva né un aumento del PIL in Sardegna cioè né un aumento del prodotto interno lordo realizzato in Sardegna né un aumento dell'occupazione, né un aumento di ricchezza, ma erano spese che magari portavano qualche medaglietta a tutti noi per dire che ha portato un pezzettino al proprio territorio e al proprio paese, ma che lasciava la Sardegna in una situazione di grave povertà. Dal 2005 in poi è avvenuto qualcosa di diverso, si è data attenzione a quella che era la spesa, riducendo e aprendo conflitti sociali, anche nel nostro mondo, perché la spesa de su connottu, come dico spesso, riguardava anche noi, anche i riferimenti sociali, noi, e anche qualcuno che è presente anche oggi, e si è badato soprattutto alle entrate, aprendo una vertenza con lo Stato, di quelle dimensioni come si è aperta, e anche cercando di capire come era possibile aumentare le entrate. Se è vero com'è vero che ancora oggi siamo in situazione di emergenza sociale, se è vero com'è vero che c'è tanta situazione di drammaticità di disoccupazione, se è vero com'è vero che c'è tanta gente che ancora vive alle soglie della povertà in quest'Isola, ma come pensate, ed è la sfida che più volte, ogni volta, abbiamo discusso anche in questo argomento, qual è la terapia vostra? Qual è l'alternativa vostra? Se è vero com'è vero che questa è la situazione sarda, avevamo il dovere di cercare di reperire risorse, per affrontare questa emergenza, e l'abbiamo fatto facendo una vertenza contro lo Stato, sia quando lo Stato era da voi governato, sia quando è stato governato da noi. E l'abbiamo fatto cercando di trovare, anche magari forzando norme, la possibilità di avere risorse. E cosa abbiamo deciso? Abbiamo deciso una cosa che non è così scandalosa, e poi oggi ne prendiamo atto che quella cosa era incostituzionale. Abbiamo deciso che in Sardegna chi produce un reddito, partecipasse a quello che è questo obiettivo di risanamento finanziario e di questo obiettivo di aggredire questa situazione di malessere, di disagio e di povertà. Cioè che chi ha un bene in Sardegna, che produce un reddito, che sfrutta una delle risorse fondamentali di questa terra, che era la risorsa ambientale, che è il bene principale che ha la Sardegna, e che non riversa alla Sardegna un euro del reddito che produce quel bene, perché magari ha mantenuto il domicilio fiscale nel Veneto, a Milano, in qualsiasi altra parte del territorio nazionale, e che quindi paga sì le tasse, ma quel gettito Irpef che quel bene, quella casa, che magari affitta, che quel residence, che quella discoteca, che quell'albergo, lui ha e gestisce in Sardegna, quel bene che usufruisce dei nostri servizi, dei nostri beni ambientali, di tutto ciò che la Sardegna ha prodotto intorno a quel bene, quel bene non riversava ai sardi un euro. Allora abbiamo deciso che, in una situazione di emergenza, quell'emergenza sociale che i sindacati ancora oggi, anche ieri, anche adesso giù, denunciano essere ancora presente, che quella situazione di grave emergenza finanziaria, perché eravamo al punto di non avere più un euro da spendere per le politiche di sviluppo, che quella situazione di emergenza imponeva da un lato una vertenza con lo Stato, e da un lato chiedere un sacrificio, sì un sacrificio, a chi comunque in Sardegna sfrutta una risorsa nostra, una risorsa ambientale, utilizza i servizi che la Sardegna offre, e non partecipa riversando a questa terra un euro del reddito che quel bene produce, perché questa terra possa affrontare questa emergenza. E abbiamo fatto questa scelta. E avevamo fatto questa scelta sapendo anche, assumendosi responsabilità, che era una scelta provvisoria, in attesa che questo problema, che le tasse siano riversate alla regione dove le tasse si producono e non alle regioni dove risiede fiscalmente chi il reddito lo produce, che questo problema era dentro la vertenza con lo Stato, e gli avevamo dato carattere provvisorio, in attesa che venisse risolta la vertenza con lo Stato, e quindi aveva il carattere del triennio, sino al 2009, quando comunque, con legge finanziaria nazionale, le risorse trasferite dallo Stato avrebbero dovuto consentirci di affrontare questa emergenza. Oggi ne prendiamo atto, queste sono le scelte, e di queste scelte non mi vergogno! Non mi vergogno, le ho fatte con convinzione, le ho fatte convinto di fare gli interessi della Sardegna, gli interessi di quella situazione di emergenza, di disagio, e con quell'obiettivo abbiamo votato questa legge. Oggi, per fortuna, grazie a questi tre anni di politica seria, dal punto di vista finanziario, grazie al fatto che si è avuto il coraggio di affrontare il problema della riduzione della spesa, grazie al fatto che si è avuto una serie politica di controllo delle entrate e di vertenza con lo Stato, oggi, prendiamo atto di una sentenza, che apra un problema e ci crea, sì, una situazione di sconfitta politica, di cui prendo atto, oggi, però questo Consiglio regionale è in grado di concludere questa finanziaria, responsabilmente e risolvendo questo problema, che non crea una grave situazione, perché le entrate, per fortuna, del bilancio 2008, rispetto al 2004, anche rinunciando alle tasse sul lusso, consentono di poter dire che c'è un'entrata oltre il 40 percento in più delle disponibilità finanziarie del 2004. E quindi siamo comunque in grado di rispondere a quell'emergenza, facendo anche a meno di queste responsabilità. Ecco perché non provo né imbarazzo, né oggi sento di dover fare dei distinguo, perché l'ho fatto con convinzione e l'ho fatto nell'interesse dei sardi

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, si è iscritto fuori tempo massimo, ma…

E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Ma, infatti, non sarei neanche intervenuto, perché in effetti è miserevole dover discutere di queste cose, dopo che, per tanto tempo, si è fatta presente la condizione in cui i bilanci della Regione Sardegna venivano approvati. Ma, veda, onorevole Marrocu, io sono convinto della sua buona fede, sono convinto che oggi si manifesta una sconfitta politica, ma sarei ancora più convinto se ci fosse una seria autocritica. Perché lei ha fatto bene a citare il fatto che le debolezze del bilancio della Regione, riscontrate nel 2004, avevano provenienze da lungo tempo, cioè che c'erano veramente delle forzature fatte, forse, quando maggioranza e opposizione insieme facevano solo spesa, annotavano solo spesa e non controllavano le entrate. Io mi ricordo che, forse, l'unico beneficio che si è avuto dallo Stato, negli ultimi anni, è stato quando il senatore Lucio Abis riuscì, essendo presente al Governo nazionale, a forzare e a riportare all'articolo 13 dello Statuto a vigenza seria in Sardegna. Poi, per quel che riguarda la vertenza che abbiamo vissuto coralmente, perché ci eravamo anche noi, con lo Stato, io dico che ha avuto due pesi e due misure, sinché c'era il presidente Berlusconi si è fatto un attacco sostanziale, quando c'è stato il Governo "amico" è caduta la tensione, e addirittura si sono accettate passivamente, passivamente, si sono accettate quelle che sono state le condizioni che abbiamo vissuto oggi, e tra l'altro incamerandoci i costi delle ferrovie e della sanità, che costeranno ancora di più nel prosieguo delle attività di bilancio di questa Regione sarda, e pagheranno ancora di più i lavoratori. Ancor di più, devo dire, non solo per queste cose, ma anche riscontrando quali sono le difficoltà oggettive, perché stiamo prendendo dei denari a prestito, sino all'anno duemila e tot, perché non si considera neanche quali anni, proprio per cercare di sanare un bilancio, dite voi, lo stiamo ulteriormente rovinando! Quando si fa, una posizione deve essere veramente corale, e deve esserci un'universalità di comportamenti, che ci porti coralmente a cambiare lo Statuto, ma non a fare delle fughe in avanti per quel che riguarda lo Statuto, come l'abbiamo vissuto anche in questa legislatura. Noi siamo per rinnovare uno Statuto che ha sessant'anni, noi siamo per riprendere una lotta seria nei confronti dello Stato, richiedendo vera Autonomia dallo Stato e una partecipazione diretta, verso l'Europa, verso quell'Europa che sempre più decide per noi. Ma voi, ma voi…

PIRISI (P.D.). Calma, calma!

DEDONI (Riformatori Sardi). …no, bisogna dirle le cose, caro Pirisi! Ma voi non avete assecondato quello che era anche un momento importante, in cui il Costituente, il Consiglio regionale della Sardegna, il Parlamento dei sardi, poteva dare una risposta alta e positiva, avendo tutti, insieme, una logica di non solo rinnovare lo Statuto, ma di riprendere un'immagine di Popolo sardo in cammino, che vuole dignità, vuole partecipare ad un nuovo di sviluppo e a una nuova possibilità di occupazione, cosa che non viene data, perché comunque sia, volenti o nolenti, noi abbiamo dei bilanci che sono falsati nelle entrate, e quindi non sono risolvibili nelle uscite. Comunque sia, non voglio entrare ulteriormente nel merito, perché avremo occasione di approfondire questa cosa, ma non accetto che, ancora una volta, qui, si venga a predicare, dicendo che la verità è solo da una parte, perché questa non è giustizia, non è correttezza, e dovete renderne conto al Popolo sardo.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SECCI, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente e onorevoli consiglieri. Io penso che siano doverose alcune precisazioni, rispetto alla discussione che si è avuta.

La prima che voglio fare, assieme alla conferma di quanto ha detto il Presidente del Consiglio, il Presidente Soru è vero che aveva un impegno a Roma e che quindi doveva partire ma è anche vero che nella discussione che si è avuta nella Conferenza dei Capigruppo di ieri notte la Giunta erroneamente forse aveva tratto la convinzione che ci sarebbero state comunicazione non dibattito. Quindi non c'è mancanza di rispetto, ci sono impegni che erano stati assunti e non potevano essere modificati, ma c'era anche la convinzione che servisse soltanto quello che il Presidente è venuto doverosamente a fare.

Detto questo io penso che sia altrettanto necessario precisare una abitudine che abbiamo e che avete in quest'aula che si deve ricercare sempre nel contesto l'estremizzazione del discorso, onorevole La Spisa, onorevole Cuccu, il Presidente non ha parlato né in tono dimesso, perché non c'erano ragioni per avere un tono dimesso, né in tono arrogante, onorevole Cuccu, ha detto doverosamente all'Aula le cose relativamente sul problema che stiamo trattando che in questo momento si conoscono, e debbo aggiungere che le cose che fino a questo momento si conoscono sul problema che stiamo trattando sono abbastanza labili perché capiscono bene gli onorevoli consiglieri che altra cosa è che la Corte costituzionale abbia deciso che la Regione Sardegna non ha autonomia impositiva, e si tratterà di verificare nel caso con un dibattito anche in questo Consiglio cosa questo comporta, altra cosa, capiscono perfettamente gli onorevoli consiglieri e che la Corte costituzionale dica, come l'onorevole Cuccu brillantemente ha richiamato all'Aula che il problema sia la disparità di trattamento tra cittadini dello Stato italiano. Sono due cose che capite nella sostanza determinano atteggiamenti e comportamenti e conclusioni nettamente differenti. Queste cose le lasciamo al momento in cui sarà possibile discuterne con cognizione di causa cioè con la sentenza depositata. Sentenza che questo governo della Regione rispetta, alla quale si adegua e che però non può non contenere una serie di ragionamenti a giustificazione delle cose fatte che a mio avviso sono assolutamente attuali, perché quando la Regione ha deciso di imporre queste tasse, cosiddette "sul lusso", poi abbiamo discusso più volte che di questo non si trattava ma si trattava di un problema di giustizia, lo ha fatto per due ragioni fondamentali, che sono state richiamate anche oggi in questo dibattito, ma poi si perdono un pochino nella dialettica. La prima è un discorso di giustizia: non ci può essere nella nostra terra chi gode di vantaggi e di questi vantaggi non debba condividerne con chi in questa terra ci sta e gode di svantaggi anche della presenza di questi che hanno vantaggi. Io penso che questo non sia un problema di una parte politica, penso che sia un problema della Sardegna,k tanto è vero questo che l'oggetto della destinazione delle risorse che entravano per queste tasse erano, guardate un po', i comuni della Sardegna, per 50 milioni all'interno del fondo unico e per l'altra parte, che sono circa altri 50 milioni, in un fondo perequativo destinato sempre ai comuni attraverso parametri e non richiamo perché non sono utili in questo momento. Quindi mancheranno ai nostri comuni della Sardegna, o potrebbero mancare perché poi siamo responsabili, le priorità le stabiliamo anche in modo differente, potrebbero mancare ai comuni della Sardegna per fare, per soddisfare i bisogni dei propri cittadini 100 milioni. Non penso che ci sia da gioire per nessuno, penso che non ci sia da gioire per nessuno. Penso che responsabilmente dobbiamo prendere atto delle cose che sono state decise, penso che però dobbiamo anche interrogarci se in presenza di tutte queste situazioni di crisi a cui più volte ci richiamiamo questa boccata d'ossigeno non poteva essere una boccata d'ossigeno utile a cercare di dare un orientamento diverso alla politica finanziaria e tributaria della Regione. E' vero signori consiglieri, che ciascuno si è allargato legittimamente nel discorso a parlare degli scenari. Io penso molto semplicemente rispetto a tutti gli scenari catastrofici che sono stati definiti, di avvocati, di cause, di cause perse, di cause vinte, io penso che siamo all'interno di un processo, forse nel cuore di un processo di cambiamento che cerchiamo di portare avanti con molta difficoltà, perché negarlo. Perché cambiare non è mai stato facile, perché cambiare e toccare gli interessi profondi consolidati, non è mai stato una cosa che si può fare con una passeggiata. Noi siamo consapevoli di questo, affrontiamo le difficoltà, le viviamo tutti i giorni ,qualche volta anche con angoscia, qualche volta anche non capendo l'atteggiamento di difesa che in quest'aula da molte parti si ha per cose che assolutamente sono fuori dalla storia, per cose che non hanno senso di essere sostenute ancora perché sono quelle cose, quei comportamenti che ci hanno portato al punto in cui siamo e allora, forse, se riprendiamo il filo, almeno in quelli che sono i valori principali dell'appartenenza, i valori veri e l'interesse vero che non penso non appartenga a ciascuno di noi che è quello del supremo interesse e della Sardegna e dei sardi, io penso che anche il giudizio sulle cose che noi stiamo discutendo oggi, probabilmente, pur rimanendo distinto perché nessuno chiede corresponsabilità o condivisioni di cose che sul piano politico non sono condivisibili ma certo può essere di tono differente. Noi siamo preoccupati perché 100 milioni in meno che mancano alla Sardegna, 100 milioni in meno che mancano ai comuni sono oggetto di preoccupazione, e ha ragione quel consigliere o quei consiglieri che hanno detto che non sono soltanto i 100 milioni del 2008, perchè sono cose che mancano per la parte pregressa e per fortuna, almeno da questo punto di vista, le risorse sono abbastanza poche perché molta gente si è guardata bene dall'ottemperare un obbligo della legge, perché è stata anche istigata a non versare quello che per legge della Regione era dovuto. Sono stati i sindaci che hanno istigato proprio i cittadini o possessori di queste case e dei loro territori che hanno invitato a non pagare le tasse dando un segno delle istituzioni la cui considerazione lascio a tutti voi.

Comunque, siccome siamo nella condizione di dover ubbidire a questo provvedimento è dovere di questa Giunta dire, e il Presidente lo ha fatto, come si intende correggere la manovra. Sul piano tecnico lo deciderà il Presidente del Consiglio, sul piano del recupero delle risorse che servono per recuperare la mancata entrata, siamo ancora per fortuna o per disgrazia, non so bene mai come valutare queste cose, all'articolo 6 che non è completato quindi nei prossimi articoli ci sono tante risorse destinate a priorità che avevamo stabilito essere urgenti e indispensabili ma che rispetto a questa priorità probabilmente andrebbero riconsiderate e quindi recuperare 50 milioni dal Bilancio della regione non è una cosa difficile perché di questo si tratta, perché l'altra parte dei 50 milioni, che costituiva l'entrata prevista, era accantonata in un capitolo per un fondo perequativo ai comuni. Siccome questa sarebbe stata spesa soltanto se ci fossero state le entrate, non essendoci delle entrate è chiaro che non si determinerà la spesa e quindi problemi da questo punto di vista non ce ne sono.

E' chiaro che occorre riorientare i prossimi bilanci perché queste risorse mancheranno, anche se diversa è la condizione di oggi, come giustamente diceva il Presidente, rispetto a quando questa idea c'è stata perché grazie a Dio, sul sistema delle entrate, sul sistema di risanamento, sul sistema del recupero di flessibilità al nostro bilancio, non sto a richiamare queste cose, ne abbiamo parlato in questi giorni, in maniera quasi anche eccessiva, ci sono tutte le condizioni per poter recuperare. Quindi prendiamo atto e rispettiamo la sentenza della Corte costituzionale, ci attrezziamo per ubbidire a questo obbligo, lo facciamo certamente con fatica e con sofferenza, pensando che questo sia un passo indietro rispetto a quel progetto di importante cambiamento che stiamo faticosamente portando avanti però non ci scoraggiamo, andiamo avanti, siamo convinti di essere nella strada giusta per il progresso della Sardegna.

PRESIDENTE. Grazie Assessore, torniamo al lavoro sull'articolo 6, onorevole Caligaris…lei non vuole parlare dell'ordine dei lavori.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Io annuncio che lascio l'Aula per protesta perché non è stato consentito ad una consigliera regionale, che si è iscritta correttamente a parlare, che evidentemente contano più le amicizie e le considerazioni personali per atti peraltro molto scorretti. Grazie.

PRESIDENTE. Onorevole Caligaris non c'entra niente ovviamente con l'ordine dei lavori questa sua dichiarazione, io ho fatto parlare la sua componente, così come prevede il regolamento, poi spetta a voi trovare un accordo, non è il Presidente che deve gestire le questioni sulle quali abbiamo poco titolo ad intervenire. Procediamo, dicevo, con l'articolo 6. Avevamo concluso ieri con l'intervento dall'onorevole Artizzu la discussione generale.

UGGIAS (Gruppo Misto). Presidente, sull'ordine dei lavori.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e

pluriennale della Regione (legge finanziaria 2008)" (301/S/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 301/S/A che prosegue con l'esame dell'articolo 6.

Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.

CONGERA, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Grazie, Presidente, onorevoli consiglieri e consigliere. Ieri ho ascoltato e seguito con molta attenzione il dibattito che si è svolto sull'articolo 6, e devo dire che è stato molto interessante e ha dato spunti di riflessione, che però non devono limitarsi alla sola discussione che c'è stata ieri nell'Aula. L'apporto importante potrà essere dato anche all'interno della conferenza per l'occupazione, che dovrà vedere impegnati oltre i soggetti già individuati a questo dalla legge numero 20 del 2005, anche in prima istanza e soprattutto la Commissione consiliare competente e poi il Consiglio regionale tutto, affinché possa esserci, anche in quella sede, un apporto seppur critico ma sempre ritenuto positivo in merito alle elaborazioni in atto. Questa ritengo che sia una responsabilità di tutti, partecipando cioè alla conferenza, che sarà indetta entro il primo marzo, ma che dovrà essere svolta entro marzo 2008. Ad onor del vero però una cosa mi preme dire, traendo spunto da quello che diceva una persona a me cara, di cui ho avuto modo di leggere qualcosa e che ormai è diventato un personaggio, e cioè che la verità è sempre rivoluzionaria. E credo che in effetti in una sede prestigiosa come questa, che è la sede del Consiglio regionale, la verità sia l'elemento che deve accomunare tutti quanti e tutte quante. Non è accettabile cioè che davanti anche a persone che ascoltano, si facciano delle affermazioni che esulano dalla realtà e faccio un esempio: ieri il consigliere Ladu ha fatto un'affermazione in merito alla cassa integrazione, affermando che dopo due mesi di lavoro prima era possibile avere la cassa integrazione stessa e ora non è possibile. Questa cosa non è mai stata possibile, non è un qualcosa che questa Giunta regionale non ha mai realizzato. Oppure quando si parla anche degli LSU, della difficoltà…

LADU (Fortza Paris). Non ci siamo capiti.

CONGERA, Assessore tecnicodel lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Non ci siamo capiti, avremo modo di capirci dopo. Oppure in merito anche alle dichiarazioni fatte sulla situazione dei lavoratori socialmente utili, il catastrofismo che ho sentito nel dire: cosa diremo a questi lavoratori socialmente utili. Vorrei ricordare e rammentare che in questa finanziaria quest'anno per la prima volta sono previste le risorse, 26 milioni di euro, per stabilizzare 1047 lavoratori impegnati in attività socialmente utili, presenti in tutto il territorio della Sardegna e per il quale molti enti locali, Province e Comuni, non hanno manifestato ancora disponibilità alle stabilizzazioni. Anche qui richiamo quel concetto tanto caro a me che è quello di responsabilità sociale che deve riguardare tutti quanti, in prima istanza gli enti locali e poi i rappresentanti politici tutti. Nell'articolo 6 ancora c'è la volontà di dare organicità ai centri servizi per il lavoro che non sono più uffici di collocamento, anche in questo sarebbe bello che li chiamassimo così come la legge nazionale dice: centri servizi per il lavoro. E implementare i centri presenti nei diversi Comuni che sono i cosiddetti centri per l'inserimento dei soggetti svantaggiati anche questi riguardano altri 414 tra lavoratori e lavoratrici in Sardegna. Attraverso poi l'istituzione della lista presso l'Assessorato competente, cioè l'Assessorato del lavoro, si iscriveranno in un'unica lista tutti i lavoratori della formazione professionale, in particolare della legge numero 42 dell'89 e sono circa 350 lavoratori che avranno finalmente la tanto desiderata e dovuta serenità che ai lavoratori, tutti quanti e alle lavoratrici, spetta. Per i lavoratori della cosiddetta legge numero 47 c'è quella che definiamo "clausola sociale", e cioè chiedeva qualcosa in merito ieri l'onorevole Pisano, ci saranno effettivamente premialità per gli enti che usufruiranno delle professionalità che questi lavoratori e lavoratrici hanno.

Inoltre, se posso permettermi, vorrei anche fare un appello in merito alla elaborazione della legge di riforma sulla formazione professionale e l'istruzione, che da qualche anno è in Commissione e credo che sia assolutamente necessaria affinché si possa parlare di una reale riforma della formazione professionale, che tutti quanti vogliamo.

Con il fondo per l'anticipazione poi, situazioni di crisi eclatanti, come la Legler per esempio che è stata anche ieri citata, potranno respirare un po' di aria in attesa che il Governo regionale possa erogare i contributi relativi agli ammortizzatori sociali, che purtroppo sempre agli inizi di ogni anno prevedono un fisiologico ritardo. Quindi, questo permette comunque di dare un minimo di sollievo a situazioni come quella della Legler. Ma potranno anche grazie agli accordi che sono previsti all'articolo 6, sempre con la legge numero 40 del '90, e cioè gli accordi procedimentali, si potranno dare soddisfazione anche a situazioni, sempre eclatanti, come quella di Montefibre o come quella di Scaini che, ripeto, sono le situazioni che noi abbiamo più a cuore perché, dal punto di vista numerico e quantitativo, sono maggiormente rappresentative della crisi che in questo momento c'è. Ma, non possiamo assolutamente dimenticare tutte le altre situazioni che in Sardegna ci sono e che grazie a questi accordi procedimentali, che potranno farsi con l'Inps e con gli enti locali, potranno trovare un minimo di soluzione per lo mano.

In merito poi ai fondi che sono stati inseriti, alle risorse che sono state inserite nel fondo sociale europeo dell'articolo 6 vorrei precisare, perché anche ieri l'onorevole Diana ha fatto riferimento a questo, che le risorse non sono le risorse previste fino al 2013, ma sono le risorse del 2007 e del 2008. 302 milioni di euro sono una cifra che può permetterci di portare avanti delle politiche che possono migliorare la situazione della Sardegna, certamente non saranno queste sufficienti, però sono delle politiche che possono permetterci di creare una migliore situazione sociale, sono già state accettate e condivise dall'Unione Europea e potremo procedere, in seguito all'approvazione della finanziaria, immediatamente all'elaborazione di queste.

Le risorse poi previste all'articolo 43 ci permetteranno di agire sulle situazioni che sono ritenute in via generale più bisognose di attenzione, e in particolare mi riferisco a delle fasce della società, come per esempio i giovani, le donne e i lavoratori ultracinquantenni, che sono coloro i quali manifestano maggiormente il disagio e la difficoltà nel trovare lavoro oggi in Sardegna. Anche se bisogna dire, se mi permettete, che anche le politiche del lavoro che vengono fatte in Sardegna sono frutto e risultato di politiche e di scelte nazionali e io partirei dalla legge numero 30, ma non solo. Scelte fatte a livello nazionale, la legge numero 30 ma non solo hanno contribuito a creare un sistema del lavoro decisamente diverso da quello che noi, sinceramente, vorremmo, che crea sì flessibilità ma che ovviamente non sia precarietà. Però, anche in questo non c'è una responsabilità solo di una parte, sarebbe presuntuoso dire questo, molto umilmente ritengo che un po' di responsabilità da parte di tutti ci sia sempre, nelle scelte che vengono fatte, ed è per questo che io, richiamando sempre questo concetto di responsabilità sociale, invito comunque tutti quanti, tutto il Consiglio a voler votare questo articolo, perché per lo meno alcune situazioni potranno essere risolte e sanate.

Un articolo che prevede anche una buona condivisione da parte delle parti sociali, e credo che anche questo sia un elemento estremamente importante e da tenere in considerazione, che comunque non è certamente la soluzione dei problemi di precarietà e di carenza di lavoro che ci sono in Sardegna oggi, ma è sicuramente una buona base di partenza. Dopodiché, io, per quanto mi riguarda, richiamo la responsabilità di tutti, di tutto il Consiglio regionale, a voler partecipare anche alle scelte, a voler partecipare in maniera ripeto critica, ma comunque sempre accettata e ritenuta positiva, in merito a quelle che saranno poi le partecipazioni e le condivisioni delle scelte che si faranno durante la conferenza regionale per l'occupazione.

Quindi, ritenendo questa, comunque, un buon passo in avanti che si può fare in merito a stabilizzazioni di situazioni difficili, che oggi abbiamo in Sardegna, io rinnovo appunto l'invito al voto, pensando che siano comunque delle politiche che desideriamo tutti quanti, Giunta e consiglieri, e che possono dare un minimo di sollievo a situazioni di disagio. Grazie.

PRESIDENTE. Onorevole Uggias, strettamente sull'ordine dei lavori.

Ha domandato di parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.

UGGIAS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Io la considero persona seria e le chiedo di considerare altrettanto persone serie i suoi interlocutori, se chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori, intendo intervenire sull'ordine dei lavori. Avrei avuto la possibilità di intervenire - come ha chiesto anche a me il collega Atzeri - sul merito, sul dibattito di stamattina, non l'ho fatto e quindi non voglio strumentalmente cogliere l'occasione per intervenire in questo senso.

Sull'ordine dei lavori. Io ho una necessità, consigliere, di capire, brevemente, con una relazione degli Uffici, come possiamo procedere successivamente, quali possono essere gli effetti sulla spesa, se non ci sono effetti sulla spesa che andiamo a discutere nei prossimi articoli, a partire dall'emendamento della Giunta. Perché penso che sia doveroso capire in maniera chiara come possiamo procedere.

Secondo aspetto, - e finisco, Presidente. Ieri è stata posta una questione, credo dal collega Capelli, cioè la decadenza automatica di quegli emendamenti che erano stati spostati da altri articoli all'articolo 6. Nella normalità, sappiamo bene che quando c'è un emendamento sostitutivo c'è una decadenza degli emendamenti presentati però credo che la particolarità della trasposizione degli emendamenti a questo articolo possa costituire un'eccezione e quindi non possano essere considerati decaduti, e che pertanto il Consiglio, la Presidenza per meglio dire - questa è la mia richiesta - ammetta quegli emendamenti che erano stati spostati e che quindi possono essere ritenuti validi.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Uggias. Le Conferenze dei Capigruppo servono anche per stabilire le modalità con le quali lavoriamo, se poi il Presidente del Consiglio deve informare ogni singolo consigliere delle cose che si decidono in Conferenza diventa complicato, peraltro io l'ho fatto in apertura, subito dopo la riunione.

In ogni caso non ho difficoltà a dire che, per quanto attiene il primo ordine di questioni che lei ha sollevato, e cioè la possibilità di intervenire sugli articoli 1 e 2 già votati, per tener conto di quanto comunicato da una nota dell'ufficio stampa della Corte Costituzionale, oggetto della discussione di questa mattina, stiamo valutando attentamente in quale modo ci si può muovere; posso anticipare all'Aula che è possibile che noi torniamo su decisioni assunte per quanto riguarda la partita delle entrate, in presenza di fatti nuovi, imprevisti ed imprevedibili che possono modificare la finanziaria.

Quindi, io sono dell'idea che non dobbiamo votare una finanziaria con una posta che sappiamo essere una posta in discussione, che, appena ci verrà notificata la sentenza, diventerà concretamente interferente sulle decisioni. Conseguentemente, se possiamo intervenire sulle entrate, e se dobbiamo intervenire sulle entrate, è evidente che la somma corrispettiva nelle uscite deve essere rivista - così come diceva l'Assessore -, attendo che la Giunta ci formuli una proposta e comunque questo non interferisce con l'articolo 6. Se la Giunta ci presenterà, come io penso, una proposta di modifica dell'articolo 1 e 2 e, conseguentemente, delle voci di spesa su cui queste entrate hanno conseguenze, ovviamente il Consiglio e la Commissione competente verrà immediatamente, non solo informata, ma agirà di conseguenza. Questo sulla prima questione.

Sulla seconda questione. Siccome ci apprestiamo ad elencare gli emendamenti che sono stati presentati, ho già comunicato in Conferenza dei Capigruppo che quegli emendamenti che sono stati spostati da altri articoli perché su materie compatibili con quella trattata dall'articolo 6 non vivono in ragione dell'articolo ma hanno una vita separata, e quindi verranno trattati come emendamenti aggiuntivi, o all'articolo qualora venisse approvato l'articolo, o all'emendamento sostitutivo totale dell'articolo qualora il Consiglio ritenesse di approvare un emendamento sostitutivo totale.

Ci comportiamo, insomma, così come il Regolamento ci impone, e comunque la ringrazio perché, se le cose non sono chiare, è bene che lo facciamo. Ovviamente, invitando anche i Capigruppo a fare quell'opera di comunicazione e di informazione che ci aiuterebbe.

Andiamo avanti.

Onorevole La Spisa, su che cosa dobbiamo intervenire?

LA SPISA (F.I.). Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Siamo sempre sull'ordine dei lavori, onorevole La Spisa.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Volevo chiedere cortesemente, dopo il dibattito interrotto ovviamente dall'evento di cronaca costituzionale, e anche la replica della Giunta e dell'Assessore del lavoro, soltanto dieci minuti per valutare, noi dell'opposizione, le modalità di voto è anche un orientamento sulle diverse questioni che costituiscono questo maxiemendamento, questo maxiarticolo.

Solo 10 minuti, Presidente, anche stando in aula.

PRESIDENTE. Facciamo 10 minuti di sospensione.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Proprio al fine di evitare perdite di tempo, io sull'articolo 6 ieri ho posto alcune questioni che sono di natura tecnica ma sono anche di sostanza, e cioè le questioni relative alla copertura finanziaria, e su questo, logicamente, se quello che ha detto il Presidente del Consiglio, correttamente, può avere influenza anche sulla copertura di cui stiamo discorrendo. E poi la questione, signor Presidente, che io sottopongo ancora perché a me pare - ma se mi sto sbagliando l'Assessore mi dica e argomenti in contrario - che ci sia un eccesso di delega, nel punto in cui l'Assessore al bilancio sarebbe "autorizzato ad apportare le conseguenti variazioni di bilancio", che è un atto del Consiglio regionale e non può essere delegato in bianco ad un Assessore.

Ecco, queste sono le questioni, semmai alla ripresa, eventualmente, se ci può dare lumi su questi aspetti.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pittalis.

Sospendiamo la seduta per dieci minuti, alla ripresa cercheremo di fugare anche i dubbi sollevati dall'onorevole Pittalis.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 01 , viene ripresa alle ore 13 e 18.)

PRESIDENTE. Colleghi, riniziamo i nostri lavori. Colleghi, prego prendete posto. Va bene colleghi riprendiamo il nostro lavoro. All'articolo 6 sono stati presentati, facciamo un po' di silenzio, colleghi, va bene siamo al parere. Onorevole Diana, di che cosa intende parlare? Chiedo scusa, siccome c'era… va bene, parere della Commissione, prego onorevole Cucca. Prego i colleghi di seguire il lavoro altrimenti, insomma.

Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Cucca, relatore di maggioranza.

CUCCA (P.D.), relatore di maggioranza. Presidente, io chiamo tutti gli emendamenti ad uno ad uno poi metteremo ordine alla fine. A pagina 1 l'emendamento numero 107 il parere è contrario, il numero 911 è sostituito dall'emendamento di sintesi è contenuto già, il numero 381 a pagina 7 il parere è contrario, il numero 382 è contrario, il numero 383 è contrario, il numero 384 è contrario, il numero 118 è contrario, il numero 420 c'è l'invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, il numero 108 è contrario, il numero 110 è contrario, il numero 839 è contrario, il numero 112 è contrario, il numero 562 è contrario, il numero 837 il parere era sospeso, e comunque è scoperto, è privo di copertura. E' privo di copertura. E' sospeso.

PRESIDENTE. E' sospeso e in ogni caso non ha copertura.

CUCCA (P.D.), relatore di maggioranza. L'emendamento numero 837 a pagina 19. Emendamento numero 109 il parere è contrario, il numero 809 è già ricompreso nell'emendamento di sintesi, il numero 931 a pagina 22, il numero 931 c'è l'invito al ritiro, il numero 934 c'è un invito al ritiro, il numero 246 è ricompreso nella sintesi dell'emendamento all'emendamento numero 964. Il numero 561 il parere è contrario e comunque privo di copertura.

PRESIDENTE. Posso chiederle, comunque, di dare il parere perché insomma può essere che l'emendamento di sintesi non venga approvato. Va bene l'emendamento numero 246, no.

CUCCA (P.D.), relatore di maggioranza. Si chiedo scusa ha ragione. Mi perdoni. Parliamo dell'emendamento numero 931 e 934, il parere è contrario, il numero 561 parere contrario, numero 846 a pagina 26 il parere è contrario, il numero 486 il parere è contrario. Il numero 502 è già ricompreso nella sintesi del numero 974.

PRESIDENTE. Parere contrario, però.

CUCCA (P.D.), relatore di maggioranza. Un invito al ritiro, perché c'è già. Verrà ritirato successivamente. Il numero 560 è contrario, il numero 111 contrario, il numero 117 è contrario, il numero 545 è contrario, il numero 546 è contrario, il numero 559 è contrario, il numero 825 c'è l'invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, il numero 895 è ricompreso nella sintesi anche questo, quindi verrà ritirato. L'emendamento numero 11 anche questo è ricompreso nella sintesi invito al ritiro, quindi al presentatore. Il numero 836 c'è egualmente nella sintesi quindi c'è un invito al ritiro, il numero 113 il parere è contrario, il numero 114 il parere contrario, il numero 115 contrario, il numero 116 contrario, il numero 808 c'è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, il numero 938 c'è un invito al ritiro, altrimenti il parere contrario, il numero 942 c'è un invito al ritiro altrimenti il parere contrario, numero 949 è ricompreso nella sintesi, quindi invito al ritiro, il numero 119 il parere è contrario, il numero 896 è ricompreso nella sintesi invito al ritiro, possiamo continuare: il numero 953 è a pagina 50 bis, sono quelli sparsi, diciamo.

PRESIDENTE. E' un emendamento all'emendamento.

CUCCA (P.D.), relatore di maggioranza. Il parere del numero 953 è contrario, il numero 974 il parere è favorevole, il numero 975 c'è invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, il numero 976 il parere è favorevole, il numero 977 il parere è contrario, il numero 978 è sostanzialmente uguale, non sostanzialmente sono proprio uguali, e probabilmente presentati per errore, il numero 978 è contrario, il parere è contrario. Il numero 835 a pagina 56 è già ricompreso nella sintesi, quindi invito al ritiro, il numero 877 egualmente invito al ritiro, è ricompreso nella sintesi, il numero 527 c'è un invito al ritiro altrimenti, su questo il parere era sospeso. 864 invito al ritiro, altrimenti il parere negativo, il numero 950 il parere è negativo, il numero 566 il parere è negativo, il numero 822 invito al ritiro altrimenti il parere è contrario, il numero 889 è ricompreso nella sintesi e quindi invito al ritiro, il numero 979 questi non sono stati esaminati viene rimesso all'Aula. Il numero 980 viene rimesso all'Aula, il numero 981 viene rimesso all'Aula, il numero 982, in effetti, non è stato esaminato, ma il testo è identico all'emendamento numero 566 per il quale è stato dato parere negativo, quindi si conferma il parere contrario; il numero 983 è uguale al numero 559, quindi rimane il parere contrario, il numero 984 è uguale al numero 545, pertanto rimane il parere contrario, il numero 985 è uguale al numero 560, salvo per l'importo che viene esposto, il parere era negativo, quindi rimane parere negativo; il numero 986 è uguale al numero 561, pertanto rimane il parere contrario, il numero 987 è uguale al numero 562, e rimane anche per questo il parere contrario.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SECCI, Assessore tecnicodella programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie, Presidente. Un secondo solo che ho bisogno di recuperare…

Il parere della Giunta è conforme a quello del Presidente, fatta esclusione per gli ultimi emendamenti che ha indicato, dal "979" al "987", per i quali il parere è contrario. Mi è sfuggito, Presidente, se il "527" è stato dichiarato sospeso? A pagina 94 di quelli aggiuntivi, nel fascicoletto separato.

PRESIDENTE. Parere contrario con invito al ritiro.

SECCI, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Parere conforme, allora, su tutto.

PRESIDENTE. Emendamenti numero 527, 864…

Va bene, colleghi, procediamo nella votazione.

Metto in votazione l'emendamento numero 107.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Sì, grazie, Presidente. Forse non esiste un altro emendamento più appropriato di questo, nel senso che è stato dimostrato che le lungaggini per arrivare a quella che l'onorevole Marrocu definisce sintesi, segno evidente che la richiesta che avevamo formulato della soppressione dell'articolo 6 era una richiesta appropriata. Questo articolo è stato riscritto completamente, per cui neanche voi riconoscevate questo articolo come un articolo valido, tant'è che ne avete decretato la soppressione, riscrivendo completamente quella che era la proposta della Giunta. E' una bocciatura, ovviamente, di questo si deve prendere atto, il fatto politico importante su questo articolo è che la maggioranza ha decretato la sconfitta della Giunta, e mi dispiace per l'Assessore del lavoro, che non meritava una sconfitta di questo genere, una bocciatura che, ovviamente, non sarà suffragata da un voto, nel senso che voi l'articolo 107, certamente, non lo voterete, però rimane in piedi il fatto politico importante che questa maggioranza, o una parte di essa, piccola o grande che sia, omogenea o meno, ha deciso di riscrivere interamente l'articolato, e questa volta, anziché scriverlo nella sede più opportuna, che è quella della Giunta regionale, almeno per una volta il Consiglio si sarebbe ribellato. E' una ribellione che fa capo ad una parte politica che è facile identificare, e quindi rimane in piedi proprio questo fatto, una parte della maggioranza ha detto al presidente della regione: "Alt, su questa materia decidiamo noi". Forse avete fatto bene a decidere voi, perché così, ciò che succederà dopo, onorevole Cugini, quando questa manovra di maxiemendamento non dimostrerà, nei mesi futuri e negli anni futuri, che è sufficiente per alleviare le sofferenze di moltissimi lavoratori, la responsabilità sarà tutta in capo all'Arcobaleno, ma non solo, anche a coloro che con l'Arcobaleno hanno condiviso una modifica di questo genere. Sarebbe stato meglio bocciare l'articolo, sarebbe stato meglio esaminare l'articolo.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (P.D.). La ringrazio, Presidente. Per chiarire un aspetto che ha richiamato anche adesso il collega Diana. Se l'articolo 6 è stato sospeso in Commissione, questo è stato fatto perché c'erano valutazioni, considerazioni, proposte diverse, e la sospensione, e questo è un aspetto politico, dice: "L'Aula si incarichi di formulare una proposta". Poi, nell'Aula, una parte ci ha lavorato di più, altri ci stanno lavorando e altri ci hanno lavorato, nel centrosinistra, dalla Giunta agli altri colleghi del centrosinistra. Io credo che questo emendamento, lo dico al collega Diana, noi non è che non lo voteremo, lo voteremo, voteremo contro. Chiaro! Però, io invece prendo la parola per dire: "Guardate che al Consiglio è stata messa in capo la riscrittura, ossia, il contenuto di quell'articolo". Perché lei, collega Diana, si sottrae a svolgere una funzione positiva? Perché? Voi non siete condannati eternamente all'opposizione. Può essere che gli elettori, sbagliando, vi diano la funzione di governo, può essere, come è capitato in altre occasioni, che qualcuno stia un po' con la maggioranza e un po' con l'opposizione. Le chiedo di ritirare questo emendamento, e le chiedo anche di non votare contro l'emendamento sostitutivo, perché ci sono molte cose, è vero, non sono tutte risolutive, ma molte cose che lei condivide, non perché me lo ha detto quando ne abbiamo parlato, perché apprezzo lo sforzo che è stato fatto, da questa parte e dalla Giunta. Quindi, io insisto nel chiedervi di non votare contro, perché è un atto di responsabilità e di riconoscimento della funzione del Consiglio, anche quando non si condivide tutto su questa materia complessa e difficile, che sarà applicata, in parte, anche da amministrazioni dove siete voi al governo. Quindi, io la invito a ritirarlo, sennò, chiaro, voteremo contro, ma io considero e propongo anche l'esigenza, su questo tema, di dare un'accelerata, è tema conosciuto. Lavoriamo perché il Consiglio venga apprezzato per il lavoro che farà su questa parte qua, il Consiglio stiamo dicendo.

PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Marracini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARRACINI (Gruppo Misto). Sì, Presidente. Le cose che ha detto l'onorevole Cugini rafforzano la motivazione per la quale intervengo, ovvero per confermare il voto a favore di questo emendamento, perché, di fatto, l'onorevole Cugini ha detto: "Noi avremmo votato a favore, se non fosse che è tutto cambiato". Quindi, noi abbiamo la necessità di vedere questo articolo cambiato. Noi abbiamo detto, anche nell'intervento che ha fatto ieri il collega Pittalis, che ci sono dei punti rispetto ai quali nel maxiemendamento vogliamo intervenire, vogliamo chiarezza, e che riteniamo sia il presupposto quello di discussione, non l'articolo 6 originario. Quindi, mi pare che la valutazione che faceva l'onorevole Cugini fosse la stessa che faccio io, cioè votare contro l'articolo 6 e lavorare per dare veramente un piano del lavoro, un piano per la stabilizzazione del precariato, una risposta concreta a tutti quei giovani e a quelle donne che stanno aspettando che in questa finanziaria ci sia quella risposta che, mi pare questo sia unanime e detto da tutti, che questo articolo 6 non dava. Quindi dobbiamo riscriverlo totalmente e per cui noi votiamo a favore di quest'emendamento perché riteniamo che sia anche superfluo poter parlare di un articolo 6 che, di fatto, anche dal maxi emendamento è stato superato. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Grazie Presidente. Prendere l'invito del collega Cugini che ogni qual volta ha dei problemi si rivolge all'opposizione per cercare di avere conforto, e noi votiamo a favore di questo emendamento e diciamo che avevamo ragione ad averlo inserito fra gli emendamenti per annullare quell'articolo 6 che voi, con un emendamento, un maxi emendamento stilato dalla Giunta e da pezzi di questa maggioranza, avete messo in piedi per la sostituzione. Quindi sta a significare che noi avevamo visto bene, perché l'articolo 6 come prima stesura era veramente impresentabile, e se c'era la necessità che ci fosse un coinvolgimento anche dell'opposizione io sono convinto, perché noi siamo disponibili per cercare di creare le politiche utili per l'occupazione, per le imprese e tutto quello che è contenuto all'interno dell'articolo 6, di partecipare anche alla stesura del maxi emendamento. Però, questo soltanto a parole e per bocca dell'onorevole Cugini c'è l'invito all'opposizione perché possa partecipare, in un modo attivo, alle politiche che vengono messe in piedi da questo Consiglio però, poi, nell'effetto pratico, c'è il completo distacco, lo straccismo, userei dire, nei confronti di questa opposizione che molto spesso noi abbiamo dichiarato di essere disponibili specialmente in questa parte così delicata, in un passaggio della finanziaria che è quella che riguarda i problemi del lavoro e dell'impresa. Quindi dico: è inutile che il collega Cugini abbia sempre quest'attenzione particolare nei nostri confronti se poi il resto della maggioranza è sorda a tutte quelle sollecitazioni che da questa parte vengono per cercare di partecipare a quelle che possono essere le politiche più giuste da… perché sono convinto che se ci fosse stato il vero coinvolgimento dell'opposizione, noi oggi non avremo fatto, non avremo perso quella parte della seduta mattutina per discutere del problema della Consulta e dell'ennesimo schiaffo che questo Consiglio ha ricevuto da parte delle istituzioni, perché senz'altro nei nostri interventi lo abbiamo detto anche allora, lo abbiamo detto anche oggi, e oggi, con questo emendamento vorremmo bocciare l'articolo 6, che non so se per un input nostro voi siete riusciti a vedere prima che l'errore fosse consumato, di scrivere un maxi emendamento. Comunque noi siamo a favore, e d'altronde anche voi dovreste essere a favore di questo emendamento numero 107. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Sì, molto brevemente, perché sembrerebbe quasi paradossale la posizione se non si tenesse conto proprio della chiarezza delle posizioni, e cioè, un articolo 6, quale quello proposto dalla Giunta regionale, che non ha assolutamente visto d'accordo nessuno menchemeno la sua maggioranza. Abbiamo dato atto ieri, che dal punto di vista nostro è stata un'azione politica di una parte, di una componente della maggioranza che ha consentito di rimettere in gioco, e devo dire anche, io gliene do atto al Capogruppo del Partito Democratico, che davanti ad una posizione rigidissima della Giunta, ha consentito di partorire un'ipotesi che è quella dell'emendamento di sintesi rispetto alla quale noi abbiamo messo in evidenza le nostre valutazione critiche che rimangono tali e, però, abbiamo dato atto che è un primo tentativo per dare almeno risposte ad alcuni settori. Ecco allora la ragione per la quale, non rinnegando quello che l'onorevole Marracini in Commissione prima, in aula stamattina, e quello che abbiamo detto in questi giorni, quell'articolo 6 non ci piaceva, continua a non piacerci, ecco perché, coerentemente, voteremo a favore dell'emendamento numero 107. Né approfitto, se per economia di tempo può servire, ancora per sollecitare l'assessore Secci e anche la Presidenza del Consiglio, quantomeno a dare anche una risposta su questioni che abbiamo posto. Non si continui a far finta che i problemi non esistano, perché poi interverrà qualche Giudice o della Corte Costituzionale o di altro Consesso che dirà: quella norma è illegittima. Vogliamo evitare questo anche per non vanificare lo sforzo che i colleghi hanno fatto nel costruire quella bozza che va sotto emendamento di sintesi? Altrimenti rischiamo di essere, ancora una volta, corresponsabili di azioni rispetto alle quali, ripeto, noi stiamo indicando le soluzioni, però, altri, fanno finta che i problemi non esistano e che poi, quando arrivano le decisioni…

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pittalis.

PITTALIS (Grupppo Misto). Concludo la frase Presidente.

PRESIDENTE. Però, onorevole Pittalis, vediamo di concludere entro i tre minuti. Prego.

PITTALIS (Gruppo Misto). Solo per concludere che una declaratoria di illegittimità su quell'aspetto che ho rilevato, sull'eccesso di delega, creerebbe davvero problemi, a mio avviso, all'intero emendamento in discussione.

PRESIDENTE. Grazie. Insomma, ne parleremo quando arriveremo sul punto, perché adesso siamo a un emendamento soppressivo totale dell'articolo che, qualora approvato, farebbe cadere qualunque discussione.

PITTALIS (Gruppo Misto). E' per non intervenire dopo.

PRESIDENTE. Va bene. Abbiamo accertato, poi, se arriviamo sul punto, siamo in condizioni anche di fornirle i chiarimenti da lei così opportunamente richiesti.

Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (F.I.). Grazie Presidente. Io credo che l'emendamento numero 107 sia un emendamento che più azzeccato di così non si possa dire. E' vero che molto spesso, a qualsiasi articolo, come opposizione, si fa una proposta di emendamento di soppressione totale dello stesso articolo, oggi, però, nell'articolo 6 i colleghi Diana, Artizzu, Liori, Moro e Sanna mi sa che l'avevano pensata bene e l'avevano addirittura anche azzeccata. E' vero che è poi con l'emendamento numero 974 si riscrive completamente questo articolo, un articolo di sintesi che è stato necessario, Assessore, perché questa maggioranza, in effetti, probabilmente, non è come lei l'aveva pensata e come lei probabilmente la immaginava. Le prime volte che ci siamo incontrati in Commissione io le ho fatto gli auguri, e questi auguri erano chiaramente legati alla certezza di un suo buon lavoro, di un esito di un lavoro che avrebbe fatto in questi mesi per portarci alla finanziaria con un articolo sul lavoro che sicuramente aveva del suo e che avrebbe avuto un percorso che lei, probabilmente, aveva pensato il giorno del suo insediamento; ma la sua maggioranza non glielo permette, non glielo ha permesso e non glielo permetterà mai, forse gli amici della sinistra radicale, io dico così, Arcobaleno non mi piace, perdonatemi, ma questo Arcobaleno proprio non mi piace, solo la sua sinistra sicuramente la appoggerà, e la appoggerà in un percorso che, però, mai potrete portare a termine all'interno di questa maggioranza, perché con il piano del lavoro che voi pensate, con quello che voi avete in mente, non si sposerà mai e non sarà mai uguale a quello che penserà il resto della maggioranza, ma, soprattutto, quello che penserà il vostro Presidente della Regione che, ahimè, è anche il nostro Presidente della Regione.

Quindi io voterò a favore dell'emendamento numero 107 proprio perché sono convinto e certo che l'articolo 6 non contenga il pensiero dell'Assessore e non sia neanche l'emendamento numero 74 la sintesi reale di quello che è il pensiero di questa maggioranza e di quello che è la necessità della Regione sul futuro del lavoro e del piano del lavoro della nostra Sardegna.

PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Noi voteremo contro quest'emendamento perché farebbe decadere altri emendamenti che ci interessa, per parti, poter sostenere, ma non votiamo contro perché condividiamo alcune politiche inserite in questo articolo. Vorrei ricordare all'onorevole Cugini e all'onorevole Marrocu che in quest'Aula l'Assessore degli enti locali ebbe a dire che senza competizione non c'è classe dirigente e in quest'Aula, agli inizi della legislatura, si contestarono i consiglieri regionali che proposero per fronteggiare la crisi di redditi, che è la vera emergenza di cui dovrebbe occuparsi una classe dirigente, il reddito di cittadinanza di cui Veltroni oggi parla in televisione. Qui dentro venimmo contestati perché la Giunta ritiene che la società migliore è quella dove come gli animali ci si mette in contrasto e da questo contrasto emergono i migliori. Non c'è una filosofia di welfare, c'è un'altra filosofia dietro questa impostazione. Se ci fosse una filosofia di welfare anche le politiche fiscali… oggi ho sentito dire delle cose fuori da ogni possibilità. L'autonomia impositiva in Italia non ce l'ha nessuno finché non ci sono le norme di attuazione dell'articolo 119. Non c'è chi scappa in avanti e chi resta indietro. Non c'è! Però anche in occasione delle imposte si è ragionato ad aumentare le entrate, ma non a destinare alla spesa per le persone. Non è vero che più soldi vanno alle istituzioni e più soldi vanno alle persone. In tutto il mondo si dice che non è necessariamente vero che aumentare la spesa pubblica significa aumentare la risposta ai bisogni. Si riesce a rispondere ai bisogni se si ha un'idea della società e della persona, che è di tipo solidaristico, non neodarwinista, che seleziona le persone mettendole di fronte alle difficoltà. Questo è successo in tre anni. Questo! E si vede, c'è una Sardegna divisa e anche incattivita.

Noi vogliamo parlare delle poche cose che possono ridurre il tasso di incattivimento che ci sono nell'articolo 6, le altre non ci interessano perché appartengono a una cultura che non ci riguarda.

PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Grazie Presidente. Noi voteremo a favore dell'emendamento numero 107 per due ordini di motivi, Presidente. Uno perché ritenevamo e riteniamo tuttora che l'articolo 6 della finanziaria fosse scritto male e interpretato peggio, tant'è che per un mese e mezzo il collega Uras ha lavorato assieme a questa sgangherata maggioranza a preparare l'emendamento sostitutivo totale. Partendo dalle considerazioni fatte dal collega Pisu ieri, che mi sembrava il primo solidarista di questo Consiglio regionale, avremmo preferito essere coinvolti anche noi per riscrivere l'articolo 6, non fosse altro perché essendo stati ed essendo tuttora amministratori locali tocchiamo con mano quotidianamente quelli che sono i reali problemi dei nostri cittadini e anche noi avremmo potuto dare quel supporto che sicuramente serviva e serve ancora a migliorare anche l'emendamento sostitutivo numero 974.

Ripropongo le stesse domande di ieri, colleghi. Con l'emendamento sostitutivo numero 994 che fine faranno i lavoratori della Mineraria Silius? Che fine faranno i lavoratori della formazione? Perché non tutti vengono presi in considerazione. Che fine faranno i lavoratori dei consorzi di bonifica? A proposito della Mineraria Silius, c'è un'altra novità oggi, che ci sono delle condanne nei confronti della Regione sarda per aver erogato contributi oltre le percentuali consentite. Ormai, qualcuno mi suggerisce, è un abbonamento, ma saremo chiamati a rispondere per 100 milioni di euro, 98 per l'esattezza. Anche questo costituirà un problema non appena verrà notificato.

E allora, ecco, noi in linea di massima potremmo discutere o siamo disposti comunque a discutere sull'emendamento sostitutivo numero 994, però questo comporta…

PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Farigu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Desidero rinnovare intanto i miei auguri all'Assessore e gli auguri sarebbero tanto più efficaci se approvando questo emendamento le fosse data l'opportunità da Assessore di riscrivere integralmente tutto. Questo articolo che stiamo esaminando oggi, ma sollecitato anche da un intervento del presidente Soru in quest'Aula stamattina, quando ha riferito della sentenza della Corte Costituzionale sull'illegittimità delle tasse sul lusso e così via, e ha parlato della necessità di trovare la ricollocazione delle disposizioni contenute nell'articolo 1, già approvato da quest'Assemblea, allora si pongono seri problemi più complessivi, più articolati in ordine al provvedimento complessivo che stiamo esaminando. E da qui l'esigenza di ritirare la finanziaria e che la Giunta la ripresenti in maniera organica, alla luce di tutti i fatti accaduti, di tutte le considerazioni svolte, di tutte le osservazioni qui denunciate ed espletate. Questa di adesso, che attraverso un emendamento come il sostitutivo totale si vuole integralmente riscrivere un articolo senza aver avuto i passaggi rituali che hanno avuto gli articoli dell'intera finanziaria, senza aver neanche avuto il vero ed effettivo coinvolgimento di tutti i componenti, ma fatta a tratamalloni, come si dice in Campidano, non so bene come tradurlo in italiano, ma in ogni modo credo che qui, da sardi quali siamo, sia efficacemente…

Non si può andare avanti così, a morsi, a spizzichi, cercando di appiccicare ora una disposizione, ora un'altra privando di organicità, di sistematicità una legge fondamentale come è la finanziaria. Quindi l'occasione è di ritirarla e daremo così anche la soddisfazione al neo Assessore di poter davvero produrre con tutta la capacità politica che sicuramente ha nell'affrontare un problema così delicato e complesso come è quello del lavoro.

PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Sì, una brevissima dichiarazione di voto, ma per chiarire sulla questione politica l'intervento soppressivo che noi abbiamo chiesto con questo emendamento è evidentemente rivolto all'articolo originariamente esitato dalla Commissione. Non possiamo non prendere atto certamente che successivamente, quindi in Aula, vi è un testo che su alcuni punti almeno mostra l'intenzione e anche la reale prospettiva di qualche miglioramento, di cui prendiamo atto responsabilmente e anche con lealtà nei confronti sia delle parti sociali che hanno contribuito a migliorarlo, sia anche della maggioranza e della Giunta che hanno accolto alcune richieste. Rimane però un giudizio sostanzialmente negativo su quanto proposto dalla Giunta e mantenuto fino ai lavori dell'Aula, il che mostra una politica del lavoro debole, certamente debole quanto è debole la politica per lo sviluppo, così come abbiamo detto, ma non mi attardo oltre.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

~MARROCU (P.D.). Voto elettronico.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 107.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Farigu - Gallus - La Spisa - Ladu - Lai Renato - Licandro - Lombardo - Marracini - Moro - Murgioni - Petrini - Pisano - Pittalis - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Sanjust.

Rispondono no i consiglieri: Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Ibba - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Scarpa - Serra - Uggias - Uras.

Si è astenuto il Presidente Spissu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 69

votanti 68

astenuti 1

maggioranza 34

favorevoli 24

contrari 44

(Il Consiglio non approva).

La seduta è tolta, i lavori del Consiglio riprendono questa sera alle ore 16.

La seduta è tolta alle ore 14 e 02.