Seduta n.193 del 16/01/2002
CXCIII SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
Mercoledì 16 Gennaio 2002
Presidenza del Vicepresidente SPISSU
indi
del Vicepresidente CARLONI
La seduta è aperta alle ore 11 e 01.
manca, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 20 dicembre 2001, che è approvato.
Discussione degli articoli del testo unificato delle proposte di legge Selis - Scano - Cugini - Spissu - Pusceddu - Balia - Sanna Giacomo - Cogodi: "Definizione transitoria delle procedure di incentivazione delle iniziative delle cooperative e società giovanili" (59/A); Rassu: "Interventi a favore dell'imprenditoria giovanile" (168/A); Fadda - Cugini - Balia - Dettori Bruno - Sanna Giacomo: "Interventi regionali per lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile della Sardegna" (192/A) e del disegno di legge "Imprenditoria giovanile: provvedimenti urgenti per favorire l'occupazione" (201/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del testo unificato delle proposte di legge numero 59, 168, 192 e del disegno di legge numero 201. Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione generale con l'intervento della Giunta, rinviando a questa mattina la votazione del passaggio all'esame degli articoli, per consentire la predisposizione di alcuni emendamenti che dovevano essere presentati prima della votazione.
Gli emendamenti sono stati presentati, perciò metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del titolo.
MANCA, Segretario:
Titolo: Imprenditoria giovanile: provvedimenti urgenti per favorire l'occupazione.
PRESIDENTE. Al titolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
Prego, onorevole Cogodi, qual è l'obiezione?
COGODI (R.C.). Consenta un attimo di poter disporre degli emendamenti.
PRESIDENTE. Tutti gli emendamenti presentati sono a disposizione dei consiglieri. Attendiamo un secondo che i consiglieri ne prendano una copia.
Si dia lettura dell'emendamento numero 6.
MANCA, Segretario:
Emendamento sostitutivo totale Corona
Titolo
Il titolo è sostituito dal seguente:
"Provvedimenti per l'imprenditoria giovanile". (6)
PRESIDENTE. L'onorevole Corona, che è presentatore unico dell'emendamento, ha facoltà di illustrarlo.
CORONA (F.I.-Sardegna). Si dà per illustrato.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Gli emendamenti sono disposti in maniera così confusa che non si riesce a prenderli e a metterli in ordine.
PRESIDENTE. Lo so, onorevole Balletto, ma se ognuno di noi ci mette del suo!
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Questo è giusto.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Di fatto abbiamo sospeso per più di cinque minuti.
Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Rassu, relatore.
RASSU (F.I.-Sardegna), relatore. La Commissione lo accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio.
FRONGIA, Assessore tecnico del turismo, artigianato e commercio. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Intervengo sull'emendamento modificativo del titolo per dire che può parere una questione puramente secondaria, ma non lo è. Il titolo attuale è "Imprenditoria giovanile. Provvedimenti urgenti per favorire l'occupazione" e lo si vuole sostituire con "Provvedimenti per l'imprenditoria". Secondo me il titolo più giusto è il primo. Si sono dette tante cose, che questo provvedimento era blindato, concordato, cesellato, lisciato, con i commissari dell'Unione Europea, ma, badate, questa linea di incentivazione speciale, che è superiore alle linee di incentivazione ordinaria degli interventi economici per l'impresa, è consentita proprio nella dimensione comunitaria dell'Unione Europea, quindi vale anche per noi, in quanto vi è un quid che diversifica e aggiunge. E il quid è il versante dello svantaggio, soprattutto in materia di sviluppo e di occupazione, e se viene a cadere quello cade la ratio dell'incentivazione aggiuntiva.
Io comprendo l'ansia del collega Corona, che avendo in odio l'idea stessa di favorire l'occupazione, perché tanto l'occupazione si fa col Bingo, pensa che debba essere cancellata anche dal titolo l'idea che la Regione possa, con un provvedimento specifico, favorire l'occupazione attraverso il sostegno della nuova impresa e in specie della nuova impresa giovanile. Ma se cade questa idea, cade la ratio della legge, quindi rimarrà una reticenza, rimarrà una riserva mentale del collega Corona o di chi la pensa come lui. Però non si può e io dico anche che non è opportuno modificare il titolo della legge e parlare di soli provvedimenti per l'imprenditoria escludendo il versante della finalità espressa, quella di favorire l'occupazione attraverso la nuova impresa.
Quindi credo che quell'emendamento debba essere ritirato o comunque respinto; in ogni caso è nocivo ed è in contrasto con la filosofia della legge, quella almeno che si è affermata, sostenuta e che si sarebbe contrattata con l'Unione Europea. Se no, se si tratta di interventi per l'imprenditoria in generale devono essere inquadrati nelle leggi ordinarie che prevedono interventi per l'imprenditoria. Questo invece dovrebbe essere un sostegno specifico, un sostegno aggiuntivo che è ammesso in quanto c'è quel quid differenziale sul piano sociale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Presidente, intervengo brevemente, anche perché condivido in larga misura ciò che diceva poc'anzi il collega Cogodi.
Il primo titolo, non che mi sia simpatico, parla di provvedimenti per favorire l'occupazione, mentre l'emendamento del collega Corona parla di imprenditoria giovanile. Io stesso ho ripreso ieri il concetto che i finanziamenti vanno ai giovani in quanto giovani imprenditori, e questo è un requisito che certamente la Comunità europea ci richiede, ma il requisito principale è quello di essere disoccupati e quindi questa legge deve favorire l'occupazione.
Io andrei però alla sostanza: badate, colleghi, se facciamo una discussione di questa natura sul titolo e comunque apportiamo una ulteriore modifica, per giunta su iniziativa di un consigliere, nonché Capogruppo del maggiore Gruppo della maggioranza, davvero non facciamo una gran cosa per la sostanza delle cose.
Io inviterei il Capogruppo di Forza Italia a ritirare questo emendamento favorendo così il buon andamento dei lavori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Condividendo gli interventi dei colleghi Cogodi e Falconi, rinnovo la richiesta al collega Corona di ritirare l'emendamento numero 6, perché tra l'altro è soppressivo del titolo approvato dalla Giunta regionale stessa. Infatti fra tutti i titoli dei vari progetti di legge presentati in materia è stato prescelto proprio quello proposto dalla Giunta regionale. Non riesco a comprendere come possa il Capogruppo del partito di maggioranza relativa chiedere di sopprimere il titolo che la Giunta stessa ha dato alla legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Presidente, colleghi, anche se più volte è stata lamentata la scarsa presenza della maggioranza, la maggioranza era invece ben presente.
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Biggio, c'è un fastidiosissimo vociare. Invito i colleghi a fare silenzio. Chi ha bisogno di chiacchierare lo può fare fuori dell'aula, consentendo a chi interviene di essere ascoltato e di parlare senza questo rumore di fondo fastidiosissimo.
BIGGIO (A.N.). Purtroppo le consultazioni continuano!
Eravamo presenti, dicevo, e anche attenti ai pronunciamenti dei colleghi che sono intervenuti, tanto attenti che, cogliendo proprio i suggerimenti provenienti dai banchi della opposizione, abbiamo ritenuto di sintetizzare nel minor numero possibile di parole il titolo della legge. Così pare non vada bene, gli interessi sono anche diversi, per cui credo che non ci sia problema alcuno a ritirare l'emendamento numero 6.
Devo dire che io condividevo questo emendamento, che per brevità è stato firmato da un solo Capogruppo, ma per velocizzare i lavori invito anch'io chi l'ha presentato a ritirarlo, e pace sia, con buona tranquillità dell'onorevole Cogodi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna), relatore. Non credo che ci siano problemi per quanto riguarda il ritiro dell'emendamento. Perché è stato variato il titolo? In sede di gruppo di lavoro composto da funzionari della Giunta e del Consiglio, poiché la "28" di fatto oggi è una legge a regime e gli interventi in essa previsti non hanno più il carattere dell'urgenza, che invece avevano nel 1984, quando fu approvata la legge, si è ritenuto che il testo unificato in discussione non avendo quella caratteristica, fosse finalizzato a favorire l'imprenditoria giovanile.
RASSU (F.I.-Sardegna), relatore. Comunque sia, per le motivazioni che ha espresso anche il collega Biggio... Come?
MARROCU (D.S.). Il 60 per cento deve essere disoccupato, comunque!
RASSU (F.I.-Sardegna), relatore. Certamente! Io sto adducendo un'argomentazione tecnica che chiarisce la ratio dell'emendamento numero 6, ma se l'onorevole Corona, cioè il mio Capogruppo, che l'ha presentato, è intenzionato a ritirarlo io mi associo, affinché non nasca alcun disguido, anche perché ho visto che sono stati presentati ben undici emendamenti. Speriamo bene!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente, non era assolutamente mia intenzione nascondere una parte degli scopi della legge, soprattutto in relazione all'occupazione. Semplicemente ritenevo di dare un titolo più snello alla legge, ma naturalmente non volevo provocare nessuna discussione e sono pronto a ritirare l'emendamento, anzi ufficialmente lo ritiro affinché si possa procedere con i lavori.
PRESIDENTE. L'onorevole Corona ha ritirato l'emendamento numero 6, quindi il titolo resta quello previsto. Metto in votazione il titolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
MANCA, Segretario:
Art. 1
Finalità
1. La Regione autonoma della Sardegna favorisce lo sviluppo dell'imprenditoria e dell'occupazione giovanile nei seguenti settori:
a) della produzione di beni e servizi, ivi compresi i servizi socio assistenziali;
b) del turismo, delle opere complementari alle attività turistiche e della produzione di servizi turistici.
2. A tale scopo la Regione concede alle società e cooperative di cui all'articolo 2, i seguenti benefici:
a) contributi in conto capitale;
b) contributi in conto interessi;
c) contributi per le spese di gestione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Intanto prendiamo atto con soddisfazione che abbiamo vinto almeno sul titolo, il che potrebbe sembrare una cosa molto secondaria, ma per noi non lo è, perché provvedimenti di questa natura, per come si caratterizzano, sono mirati a creare occupazione produttiva, così come riportato anche tra le finalità indicate all'articolo 1, attraverso la nascita di nuova impresa dalla capacità di ideazione, di progettualità, di operatività, di professionalità principalmente dei giovani nella nostra Regione. Quindi il titolo era giusto e l'idea di modificarlo nasceva dal non voler tenere in conto - perché c'è chi non ci crede - l'esatto contenuto della legge, che ha anche un carattere di urgenza e di straordinarietà, non perché lo dico io, ma perché è contenuto nell'articolato, tant'è che è una legge addirittura a termine precostituito. La legge (parlo della nuova legge) è concordata per avere una vigenza fra il 2002 e il 2006, cioè il tempo di riferimento del Quadro comunitario di sostegno, e per intervenire in funzione del ritardo nello sviluppo e del riequilibrio necessario sul piano economico e sociale.
Più straordinarietà ed urgenza di questa! Non capisco neppure a cosa si riferisse non solo il collega Corona, ma anche il collega Rassu, il quale di solito dice cose molto più interessanti e utili.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, sta intervenendo sull'articolo 1 o sul titolo?
COGODI (R.C.). Sull'articolo 1, gliel'ho già detto?
PRESIDENTE. Mi sembrava che parlasse del titolo.
COGODI (R.C.). A lei sembra quello che le pare, quello che immagina.
PRESIDENTE. No, mi sembra quello che sento.
COGODI (R.C.). Mi sconti questo tempo. Sto parlando, richiamandomi al titolo, come avrà compreso, della finalità della legge, che è contenuta nell'articolo 1 che stiamo discutendo.
Ora, noi abbiamo ancora alcune cose da dire alla maggioranza, all'intero Consiglio e alla Giunta, e vorremmo che, su alcune delle cose che abbiamo provato a dire ieri e che ancora diremo oggi, potesse esserci una interlocuzione vera, cioè potessimo essere ascoltati. Noi abbiamo un assunto, che abbiamo annunciato ieri e che vogliamo riproporre oggi: questa legge per noi è importante, è una legge che vogliamo, però deve essere una vera legge, cioè efficace, produttiva di effetti, applicabile; non può configurarsi come un'altra legge regionale che crea aree di aspettative e nuovi interessi legittimati dalle finalità indicate all'articolo 1, e però poi non viene organizzata in modo da poter esplicare interamente i suoi effetti. Gli effetti appunto previsti all'articolo 1 - produzione di beni e servizi, sostegno del turismo, sviluppo dell'imprenditoria e dell'occupazione giovanile -, i quali non si avranno se non c'è una lira! Allo stato delle cose, per queste finalità e per la nuova legge, che entrerà in vigore quando verrà pubblicata nel BURAS, non c'è una lira.
Voi potete anche magnificare il significato delle finalità indicate all'articolo 1, ma dal 1° gennaio 2000, quindi da più di due anni, fino al 2006, cioè per il periodo in cui dovrebbe valere questa legge, non c'è una lira. E io mi domando: come vi permettete, voi della maggioranza, di proporre un tale inganno all'opinione pubblica, soprattutto a quella giovanile? Come potete enunciare certe queste finalità e non mettere una lira, diciamo un euro, che già vale di più, affinché dal 1° gennaio 2000 fino al 2006 possano essere realizzate? Dobbiamo tornarci su questo.
Se le finalità della legge sono queste, sono bocciate dall'articolo 1 stesso. Perché volete imbrogliare il prossimo? Bocciate! Facciamo una sola legge di sanatoria del pregresso, è molto più dignitoso, è molto più lineare, è molto più trasparente e più onesto. Noi vogliamo che la legge abbia un duplice effetto, ancorché qualcuno faccia finta di non capire, perché sono appunto due gli effetti di questa legge. Uno è quello di dare una risposta a chi ha diritto, non parlo di diritto formale, ma di diritto sostanziale, il diritto di chi ha avuto una buona idea imprenditoriale e ha presentato un progetto. Poi torneremo a parlare delle modalità, perché ci sono modalità improprie attraverso cui tutto questo è avvenuto. Possono essersi verificate delle discriminazioni, questo è un altro discorso, però una parte della legge riguarda sicuramente persone che in questa nostra Regione hanno avanzato delle istanze, per le quali non è maturato un diritto in senso formale, però l'istituzione pubblica regionale può dare una risposta alle domande ritenute meritevoli.
Il secondo effetto riguarda i giovani, portatori di diritti, che hanno una buona idea imprenditoriale e sono ugualmente disponibili a contribuire, come quelli che l'idea l'hanno avuta prima del 31 dicembre 1999. Questi giovani hanno diritto di esistere in questa regione o no? Possono contare su questa legge o no? E se hanno parimenti diritto, bisogna tenere ugualmente in conto, non di più, ma neppure di meno, i loro diritti.
Questa non è una Regione ricchissima, però non è nemmeno una Regione spiantata, non è miserabile, spende e spande miliardi in direzioni meno nobili di questa, quindi deve dare copertura, in modo almeno uguale, alla linea di finanziamento del passato e alla prospettiva per il futuro.
Questo è il nostro assunto, e la questione non è: "I soldi non bastano", perché le risorse finanziarie sono quelle della Regione e, come voi dite, quelle e non altre, e allora quei fondi vanno diversamente articolati e distribuiti. Noi riteniamo, invece, che la Regione abbia altre risorse, se vuole; risorse non abbandonate, non dimenticate, utilizzabili per altre cose, forse meno importanti di questa. Quindi, tirando di conto, nel totale dei 12.000 miliardi del bilancio regionale ci saranno i 200 miliardi all'anno almeno per sostenere a regime una linea di incentivazione della nuova imprenditorialità giovanile. Distribuire in tutta la Sardegna 200 miliardi all'anno, grosso modo, vorrebbe dire finanziare 200 progetti, ciascuno con un investimento del valore di 1 miliardo (perché nessuno deve fare la grande industria con questi soldi), raccogliendo la capacità imprenditoriale e progettuale dei giovani capaci e bravi della nostra regione, che non hanno provvista finanziaria sufficiente. Tutto qui. E' una grande questione politica questa, non è una cosetta; è una linea di intervento politico e di politica economica che noi rivendichiamo all'interno dell'alveo delle politiche attive del lavoro, della nuova impresa e del lavoro produttivo.
E' perdere tempo parlare e discutere di questo? L'Unione Europea è contraria? No, l'Unione Europea è favorevole perché segue la linea dello sviluppo, della coesione sociale; l'Unione Europea è favorevolissima a leggi regionali di questo tipo finalizzate a favorire lo sviluppo locale fondato sul migliore uso delle risorse. Le risorse sono danaro, ma sono risorse anche l'intelligenza, la cultura, la progettualità, la professionalità. Tutto questo è in discussione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, io la inviterei, lo dico anche per me, quando alcuni consiglieri si arrogano il diritto di dare dell'imbroglione o degli ingannatori ad altri, a censurare questo stile poco nobile.
COGODI (R.C.). Sei nobile tu! Sei figlio del re di Spagna!
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Io posso capire che ognuno ha il suo stile. Sarebbe facile per me dire che è imbroglione e grande ingannatore chi mi ha preceduto, perché questa legge ha visto proprio l'onorevole Cogodi, in qualità di Assessore del lavoro e di Assessore degli enti locali, grande protagonista in quest'ultimo decennio della vita politica sarda! Però, allora non ho sentito, quando rivestiva quel ruolo, queste filippiche che oggi lui muove, si badi, non solo alla maggioranza, ma anche all'opposizione, perché dice che questa legge è un inganno e un imbroglio. E questo non può essere consentito, colleghi, a nessuno. Va bene la censura, la critica politica, posto che anni luce ci separano, però non è assolutamente consentito svilire lo sforzo che opposizione e maggioranza hanno fatto con questo provvedimento di legge, che sicuramente può essere anche migliorato, ma che nasce da una richiesta proveniente da diversi settori.
Ieri l'onorevole Fadda richiamava il Comitato dei giovani, io richiamo l'Apisarda, la Confindustria, le associazioni del mondo della cooperazione, che hanno rappresentato a gran voce il problema della legge 28 e che hanno visto le forze politiche, in uno sforzo congiunto, dare una soluzione per il pregresso e per il futuro. Probabilmente l'onorevole Cogodi, che ama fare molta propaganda di quella spicciola, non ha letto bene gli emendamenti che la stessa Giunta regionale ha già presentato, in cui essa si fa carico di prevedere per il futuro, proprio per le nuove pratiche a valere su questa nuova legge, addirittura uno sforzo finanziario di 200 miliardi all'anno fino al 2007, cioè 1.000 miliardi complessivamente. Il che dà una risposta seria, concreta, ripeto, anche per le nuove domande che saranno presentate a valere su questa legge.
COGODI (R.C.). Allora chiudiamo subito, se ci sono 200 miliardi all'anno siamo d'accordo.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Quindi altro che imbroglio o inganno! E allora moderiamo veramente i termini e le espressioni, perché io penso che se la finalità è dare soluzione ai problemi, la strada non sia quella dell'invettiva e dell'insulto, ma sia quella delle risposte concrete, che mi pare la Giunta regionale, anche in questa occasione, abbia puntualmente dato.
PRESIDENTE. Io comprendo ciò che lei vuol dire, posso invitare tutti i colleghi alla osservanza, pur nell'espressione delle loro opinioni, di un linguaggio consono e adeguato a un'Aula parlamentare, quale questa è. Al di là di questo, naturalmente, siamo nel campo delle responsabilità che ciascuno si assume in quanto membro di un parlamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna),relatore. Signor Presidente, voglio fare solo una precisazione di natura tecnica. Io ritengo che dovremmo dare uno sguardo agli anni passati e alla ammissibilità delle pratiche presentate in base alla legge 28, perché non dobbiamo dimenticare che molte di quelle pratiche non sono ancora state istruite.
Io spero che l'esito dell'istruttoria sia per tutte positivo, ma è chiaro che l'esito positivo dipenderà moltissimo dalla bontà del progetto che è stato presentato. Comunque sia una "mortalità", chiamiamola così, delle pratiche è fisiologica in tutti i settori. Diciamo che di solito il 20 per cento delle domande presentate, purtroppo, riporta un'istruttoria negativa. Quindi una provvista di risorse si determina naturalmente e fisiologicamente dalle istruttorie stesse e viene destinata, giustamente, alle nuove domande che saranno presentate. Questo è un dato tecnico incontrovertibile e inconfutabile.
Io volevo solo dire che è indubbiamente necessario individuare anche per le nuove domande un plafond di risorse finanziarie che possa incentivare gli investimenti per le nuove iniziative, per i nuovi progetti. Su questo non c'è ombra di dubbio. Ho voluto solo fare questa osservazione affinché non si dica che i fondi previsti in questa legge servono solo ed esclusivamente per il pregresso. In teoria è così, ma di fatto, man mano che si andrà avanti con le istruttorie, nei prossimi otto, dieci mesi, non sarà più così. Dalle istruttorie, ripeto, di queste stesse pratiche naturalmente e fisiologicamente si determinerà una disponibilità finanziaria da aggiungere a eventuali nuovi fondi che potranno essere identificati attraverso un'apposita legge o nella legge finanziaria, come ho detto ieri, ma comunque vi sarà una provvista che potrà essere destinata anche alle nuove iniziative.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, vorrei cercare di capire l'intervento del collega Pittalis. Io non uso toni forti, toni alti, però, onorevole Pittalis, non ho compreso quanto da lei dichiarato. Le risorse finanziarie, nonostante l'emendamento presentato dalla Giunta regionale, dai calcoli che la stessa Giunta ci ha presentato, sono appena sufficienti per coprire il pregresso. Quindi non ci sono 200 miliardi per le nuove domande che saranno presentate dopo l'approvazione di questa legge.
Questo lo dico perché altrimenti si inganna il Consiglio regionale, ci inganniamo anche noi. Infatti dalla lettura attenta dell'emendamento presentato dalla Giunta e dall'esame dei dati che la Giunta stessa ci ha fornito si rileva, secondo noi, che non possono essere toccati i fondi destinati al pregresso. Dobbiamo avere la capacità, se crediamo in questa legge, e nell'articolo 1 in particolare, di mettere nuove risorse, altrimenti potremo soltanto sanare la situazione sino a dicembre 1999.
Questo l'ho voluto dire, con molta pacatezza, perché altrimenti il Consiglio avrebbe potuto comprendere diversamente, essendo l'onorevole Pittalis non soltanto un autorevolissimo rappresentante di Forza Italia, ma anche l'ex Assessore del bilancio e della programmazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Noi riteniamo che sia necessario discutere sempre e comunque, quindi non comprendiamo perché quando chiediamo di fare una discussione qualcuno si agiti. Tanto meno è comprensibile l'atteggiamento dell'onorevole Pittalis, se è vero come è vero che le cose dette poc'anzi dall'onorevole Fadda comprovano la nostra preoccupazione. Poi l'onorevole Pittalis può usare le definizioni che vuole, può accettare o meno i termini "inganno" e "imbroglio" usati poc'anzi rispettivamente dai colleghi Fadda e Cogodi; inoltre, prima di agitarsi, come fa spesso quando qualche esponente del Gruppo Rifondazione Comunista prende la parola in quest'aula, dovrebbe tentare di capire quello che viene detto perché, per esempio, quando parlava di imbroglio l'onorevole Cogodi non si riferiva a lui. Se l'onorevole Pittalis si adombra sono problemi suoi, vuol dire che qualche coda di paglia esiste.
L'onorevole Cogodi si riferiva al contenuto della legge così come è stata formulata. Se poi la legge la si vuole modificare o avremo l'opportunità e la possibilità di modificarla con la volontà di entrambi gli schieramenti, maggioranza e opposizione, tanto meglio, tanto di guadagnato. Per questo ci siamo battuti, per questo ci stiamo battendo e per questo riteniamo che sia giusto, necessario e utile discutere in Aula. Noi comprendiamo che si voglia utilizzare una pressione...
Presidente, io la pregherei di invitare i colleghi che alimentano il brusio a non disturbare chi interviene nella discussione.
PRESIDENTE. Lei ha ragione, onorevole Ortu. Prego i colleghi che stanno facendo assembramento intorno ai banchi della Giunta di prendere posto. Continui pure, onorevole Ortu.
ORTU (R.C.). Dicevo che noi abbiamo chiesto di discutere con un obiettivo ben preciso, quello di esprimere alcune perplessità sul modo in cui è stato formulato il testo di legge che adesso è all'esame dell'Aula e di migliorarlo. Abbiamo anche fatto un'affermazione di principio ben precisa quando abbiamo detto che vi è la nostra disponibilità ad approvare questo testo di legge, che riteniamo necessario l'intervento così come è previsto, tuttavia, a nostro avviso, questo testo va migliorato. Quindi nell'esprimere un disagio, un malessere ed anche alcune critiche, chiediamo che vengano operate anche alcune correzioni.
Vorrei a questo proposito esporre alcune considerazioni: sinceramente noi abbiamo parlato di inganno e di imbroglio in riferimento allo stanziamento di 600 miliardi previsto nel testo di legge, uno stanziamento considerevole finalizzato solo ed esclusivamente a sanare il pregresso. Non siamo contrari a questa operazione, però anche nel sanare il pregresso occorre capire, occorre fare giustizia. Ieri abbiamo quindi chiesto alcuni dati per avere la possibilità di capire che cosa dovevamo approvare e cosa stava succedendo. I dati che ci sono stati consegnati non consentono però di capire come si concretizza l'intervento.
Dicevo che 600 miliardi costituiscono un intervento non di poco conto e alcune perplessità si pongono e devono essere valutate con attenzione dal Consiglio, soprattutto da coloro che in quest'Aula spesso si "riempiono la bocca" di riequilibrio. Questa legge dovrebbe, da questo punto di vista, prevedere un intervento volto a recuperare il ritardo nello sviluppo. Badate, il ritardo nello sviluppo lo si rileva proprio nelle zone interne, allora chiedere come questi 600 miliardi saranno destinati nell'ambito delle aree di programma mi sembra che significhi chiedere chiarezza per evitare l'imbroglio, visto l'ammontare delle risorse finanziarie che sono destinate alla sanatoria del pregresso. E chiedere risorse aggiuntive per far fronte alle domande presentate dopo il 31 dicembre 1999 significa chiedere giustizia ed evitare l'imbroglio. Noi chiediamo anche - questo è un problema che occorre porre, e io lo pongo soprattutto a quelli che, compreso l'onorevole Pittalis, si presentano in Aula come paladini delle zone interne e quindi del recupero del ritardo nello sviluppo -, preso atto che occorre compiere una sanatoria anche delle domande presentate tra Natale e Capodanno, che le somme per il futuro siano destinate in funzione del riequilibrio, quindi tenendo conto delle aree di programma e tenendo conto che, oltre ai 600 miliardi stanziati con questa legge, si deve operare con nuovi stanziamenti. Parliamo di giustizia nei confronti di quelle aree, comprese quelle del nuorese, cioè quelle che più le interessano, onorevole Pittalis, che sono tagliate fuori dal finanziamento di 600 miliardi. O perlomeno, siccome non disponiamo dei dati esatti, si evince chiaramente che piove sul bagnato, cioè l'intervento previsto in questo testo di legge continuerà ad alimentare lo sviluppo là dove c'è già, e questo tutto sommato anche a noi fa piacere, ma deve essere chiaro che così non si compie quella giustizia che qui viene invocata spesso anche da lei.
L'ultima questione che voglio sollevare è questa: io ritengo che sia stata compiuta un'opera seria di mediazione con l'Unione Europea, però il risultato di quella mediazione non è accettabile. Nella relazione infatti si dice: "Tale decisione però è limitata a tutti i settori diversi dall'agricoltura", e anche questa è un'ingiustizia che non si può accettare, né per il settore dell'agricoltura, né per le zone interne. Qualcuno di voi sa che oggi si parla di multifunzionalità in agricoltura? Qualcuno di voi sa che anche dal punto di vista giuridico l'impresa agricola cambia e oggi per potersi diversificare in modo da produrre reddito per sopravvivere deve avere un ruolo multifunzionale e quindi deve poter operare in diversi settori? Questa legge esclude tutto questo, in barba alla modernizzazione di cui parlate voi, e in barba anche a quanto lo stesso onorevole Pittalis ha indicato nel suo DPEF, cioè che in agricoltura si investono all'anno mediamente 814 miliardi, con copertura indicata nella legge. Una simile cifra in agricoltura genera 61 mila unità lavorative all'anno, mentre per esempio il settore finanziario, commerciale, di intermediazione e imprenditoriale, quello a cui si riferisce fondamentalmente questo provvedimento (settore finanziario in senso lato), assorbe all'anno - l'ha detto lei - 3.070 miliardi per 61 mila unità lavorative.
Ebbene un'ingiustizia di questo tipo può essere accettata? Può essere accettata una mediazione che esclude l'agricoltura, considerata la situazione in cui questo settore si trova oggi? Ecco perché, caro onorevole Pittalis, noi continuiamo a pensare che questo testo di legge o viene modificato in meglio o costituisce un imbroglio per le zone interne e per alcuni settori che sono esclusi dall'intervento. Per cui lei di che cosa si adombra? Tenti di discutere e si confronti con i problemi reali se vuole davvero dare un contributo a quest'Aula nell'assolvere il compito a cui è chiamata, cioè quello di fare giuste e buone leggi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io ritengo che questo dibattito sia necessario, anche perché sento qui l'eco delle discussioni che furono fatte quando la Regione Sardegna si dotò di una legge per l'occupazione giovanile, cioè la legge numero 28 del 1984.
Anche allora, come oggi, ci furono divergenti opinioni. Quella legge nacque nel momento in cui era in atto una trasformazione culturale riguardo al modo di procacciare il lavoro: il "fai da te" americano, la lotta alla disoccupazione, la trasformazione dei disoccupati in imprenditori. Molti non erano di questa opinione, sorse allora il piano straordinario per l'occupazione, ma gli stessi sindacati non vedevano con favore la destinazione di ingenti risorse verso questo settore. Sta di fatto che quella legge, secondo la mia opinione, era valida tant'è che fu scopiazzata in tutte le regioni italiane e in Europa. In questa materia la Sardegna ha perciò l'orgoglio di essere stata la prima a intuire un possibile sbocco per i propri giovani, per l'occupazione giovanile.
Abbiamo modificato più volte la legge numero 28, abbiamo cercato di venire incontro anche a esigenze di carattere non assistenziale, ma ponendo la Regione in condizioni di guidare i nostri giovani che spesso, lasciati soltanto alla loro iniziativa, non avevano la capacità di intravedere le possibilità offerte dal mercato e tutto il resto. Siamo andati avanti, ma purtroppo vi è stata una nostra pecca, ed è una pecca grossa: questa legge non è mai stata notificata all'Unione Europea, così come tante altre leggi. Per cui io mi sono trovato con una legge che una delibera della Giunta di cui lei faceva parte, onorevole Cogodi, glielo ricordo, aveva bloccato senza però prevedere nessun tipo di sanatoria nei confronti dell'Unione Europea. Quindi ci siamo trovati tutti, per la prima volta, a dover entrare in questo meccanismo, a dover difendere la legge con tutte le nostre forze, così come aveva fatto la Sicilia, senza alcun supporto da parte dello Stato, entrando nel cuore dell'Europa, andando a trattare con Monti e con Prodi, cercando la concertazione pura a favore dei giovani, e impegnando lo stesso Consiglio regionale, attraverso una sua Commissione che ha trattato la sanatoria con l'Unione Europea.
Attenzione, siccome noi siamo in difetto, la sanatoria non è, onorevole Cogodi, quella che potremmo volere noi, ma è quella che abbiamo concordato con l'Unione Europea. Quindi è inutile che stiamo qua a discutere se migliorare o non migliorare la legge; noi abbiamo fatto un patto e soccomberemmo se modificassimo questa legge rispetto agli impegni presi con la Commissione, i Capi di gabinetto e gli stessi consiglieri dell'Unione Europea stravolgendone il contenuto.
Su una cosa però io credo che lei abbia ragione, cioè sul fatto che si sta parlando del pregresso. Questa non è una legge che deve riguardare solo il pregresso, il giudizio deve essere dato sul pregresso, ma anche sul futuro di questa legge e sulle risorse finanziarie che servono perché la legge 28 continui a operare in Sardegna. Ecco, su questo anch'io ho qualche perplessità, e quando esamineremo le norme finanziarie vedremo se effettivamente le risorse ci sono oppure no. Questo è un aspetto che va chiarito; se non lo si chiarisce è inutile fare la sanatoria di tutte le pratiche presentate al 31 dicembre '99, cosa che pure dobbiamo fare, che possiamo fare con la nuova legge anche mantenendo inalterato il testo, ma assicurando che queste risorse continuino a esserci.
Noi abbiamo previsto 600 miliardi per tutte le pratiche presentate, istruite e definite - attenzione - entro il 31 dicembre 1999, perché se apriamo questo capitolo diamo spazio a tantissime domande, le cui pratiche però non erano corredate della necessaria documentazione, e riapriamo un fronte dal quale difficilmente potremo uscire.
Quindi credo che questo testo di legge vada approvato in fretta, senza stare a discutere sul contenuto di questo o quell'articolo, perché, ripeto, fa parte di una trattativa con l'Unione Europea. Vanno anche definite con certezza le risorse destinate al pregresso e al futuro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Signor Presidente, anch'io intervengo brevemente per sostenere quello che per altro i colleghi hanno anticipato e possibilmente per argomentarlo con qualche diversa considerazione.
Già nel corso della discussione generale noi abbiamo ricordato che questa è una legge che certamente sana il pregresso sino al 31 dicembre '99, considerando come pregresso - è stato ricordato poc'anzi - le domande pervenute, anche se non istruite, entro il 31 dicembre 1999. Ipoteticamente le domande possono essere ancora in fase istruttoria però sono in stand by dal 31 dicembre '99, in attesa di istruttoria.
Chiarito questo, per quanto riguarda l'aspetto finanziario, anche se esplicitamente non è specificato che le risorse finanziarie previste - i 600 miliardi - sono destinate a coprire a malapena il pregresso, voglio fare qualche breve considerazione. E' vero che dobbiamo coprire prima il pregresso, ma è altrettanto vero che stiamo facendo una nuova legge e che dobbiamo guardare all'impresa con la testa in avanti, cioè guardare al nuovo. Non possiamo permetterci di dire solamente ai giovani che hanno presentato domanda prima del '99: "Vi diamo risposta", perché, anche considerando come "finestra" il 2000 e il 2001, a chi presenterà la domanda nel 2002 e 2003 risponderemo che stiamo sanando il pregresso, per cui questa "finestra" di due anni, che è già troppo ampia, diventerà di tre, di quattro o di cinque, e allora parleremo di disoccupazione senile, non più di disoccupazione giovanile.
Quindi, se vogliamo dare risposta certa anche alle domande che perverranno nel 2002, la Giunta deve prevedere un'ulteriore dotazione finanziaria in questa legge, non fare promesse vane sotto forma di ordine del giorno o di dichiarazione, rinviando il tutto alla prossima finanziaria o forse anche al prossimo assestamento di bilancio. Deve essere già previsto in legge. Perché? Alle considerazioni già fatte dai colleghi, io aggiungo che questa legge, che pure adesso non deve essere notificata a Bruxelles, può essere richiamata dalla Commissione Europea perché gli Assessorati faranno le direttive. Noi stessi dunque dobbiamo ragionare in questi termini: il testo di legge in esame non ha un'adeguata copertura finanziaria, però ci sono 600 miliardi per sanare il pregresso, per cui anche a Bruxelles si accorgeranno, perché le cose le sanno leggere, che abbiamo confezionato un bel vestitino, sotto forma legislativa, per mandare avanti il pregresso senza pensare al nuovo. Non ce ne accorgiamo solo noi, le cose le sanno leggere anche lì, e penso che tutto questo sia persino poco serio.
Noi crediamo in questa legge, anche perché da essa possono scaturire ulteriori normative molto più affinate, complesse e attente alle esigenze dell'imprenditoria giovanile e non, mi riferisco al testo unico, però visto che la stiamo facendo, facciamola bene, dotandola di risorse finanziarie anche per le domande che possono essere accolte, non dico il mese prossimo, perché occorrono la pubblicazione, le direttive, eccetera, ma comunque nel prossimo futuro. Insomma, io capisco che questa legge può essere operativa se tutto va bene a maggio o a giugno di quest'anno, però, nella seconda metà del 2002 deve pur trovare un riscontro finanziario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Vorrei brevemente far rilevare, se ce ne fosse bisogno, che questa è una legge che finalmente arriva in Aula dopo aver attraversato un notevole numero di difficoltà che nascevano, come tutti sappiamo e come ha ricordato poc'anzi il presidente Floris, da un peccato originale, dal fatto cioè che la legge numero 28, essendo una legge di aiuti, non era stata notificata all'Unione Europea.
Dico che in questo momento grande merito andrebbe dato al Consiglio, all'intero Consiglio, quindi parlo di forze politiche di maggioranza e di opposizione, nel momento in cui, come è già stato ricordato, il Consiglio, la Commissione e l'Esecutivo sono riusciti a concordare con l'Unione Europea una legge che in una certa misura recupera ed elimina il rischio che venga attivata una procedura di infrazione, come è successo nel settore dell'agricoltura, per cui molti imprenditori agricoli sono ora costretti a restituire quanto gli era stato legittimamente dato a valere su leggi regionali vigenti.
Questo per la legge numero 28 è stato scongiurato, proprio a seguito dell'intensa attività di mediazione che è stata portata avanti. Come ha ricordato il presidente Floris, purtroppo ciò che si vuole, ciò che si desidera e ciò che si ritiene sia il meglio per soddisfare le esigenze del popolo che noi rappresentiamo non sempre coincide con quello che invece chi ha il potere di decidere è disposto a darci. Quindi io dico che noi dobbiamo oggi essere già estremamente soddisfatti del risultato che abbiamo raggiunto. In primo luogo, poiché si delineano due diverse situazioni (una consolidata, che è quella che fa riferimento agli imprenditori che hanno già presentato la domanda, e un'altra che riguarda il futuro, quale si avrà a seguito dell'approvazione di questa legge), se questo Consiglio deve manifestare una preferenza e un riguardo non mi sembra di poter dire che qua dentro ci sia qualcuno disposto a sostenere che la preferenza e il riguardo non possano andare a chi già ha fatto domanda, ha già investito o si trova in difficoltà nei confronti del sistema bancario per essersi impegnato con risorse proprie a mandare avanti un'iniziativa per la quale si sentiva tradito da questa istituzione, in conseguenza della mancata notifica e quindi della mancata operatività della legge numero 28, che con il testo di legge in esame si vuole sostituire e abrogare. Io dico: non possiamo in questa sede fare una questione di divisione che tenda a penalizzare chi prima di altri ha acquisito il diritto. Le domande pregresse rappresentano infatti diritti acquisiti, mentre le domande da fare in seguito a bando o a valutazione a sportello rappresentano aspettative a valere su una legge che ancora non esiste, ma che dovrà costituire diritti conseguenti a domande che devono essere ancora presentate.
Qui entriamo nel discorso delle risorse: vengono stanziati, per cinque anni, mille miliardi, che per la gran parte andranno a soddisfare le domande pregresse, ma gli uffici affermano che le risorse necessarie per far fronte a questo fabbisogno sono largamente inferiori a mille miliardi. Quindi qual è la strada? Nel momento in cui si arriverà a una definizione più concreta di quelle che saranno le esigenze effettive la Giunta potrà, a seconda della strada che riterrà opportuno scegliere, procedere o a indire nuovi bandi oppure ad accogliere le nuove domande attraverso il sistema della valutazione a sportello. Tra breve dovremo tornare in Commissione, che è la sede appropriata per decidere eventuali modifiche e integrazioni anche a sostegno di quanto visto e previsto in questa legge, e immediatamente dopo ci ritroveremo in Aula per discutere la legge finanziaria. In quel momento, se si avranno idee più definite, valutazioni più puntuali, compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili, si potrà intervenire nella direzione che oggi viene indicata con forza, quasi aprendo un conflitto con la maggioranza, posto che invece motivi di contendere non ne esistono, perché in quella stessa direzione tutte le forze che sono presenti in questo Consiglio vogliono confluire. In quel momento si potrà anche valutare, considerata la disponibilità di risorse finanziarie, se sia opportuno intervenire con un ulteriore finanziamento per soddisfare le domande che dovranno ancora pervenire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Presidente, colleghi, io non sono sorpreso, perché non è la prima volta che succede, ma oggi emerge prepotentemente un atteggiamento particolare da parte dei colleghi dell'opposizione e si percepisce la sensazione che si voglia stravolgere in Aula ciò che i commissari si sono impegnati a varare, in particolare coloro che hanno vissuto l'iter terribile di questa leggina, che nasce, lo ammettiamo, con grande ritardo.
Collega Falconi, io ho seguito i lavori e devo dire che alcuni interventi di ieri mi sono parsi in contraddizione con quelli di oggi, perché si è sostenuto che va rifatto un testo unico, che la legge è carente. Tutti abbiamo ammesso che la legge va rivista, va migliorata, va approfondita, però tutti sappiamo anche che questo è quello che al momento passa il convento, passatemi il termine. C'è gente che sta finendo in cardiologia in attesa dei provvedimenti. Allora io richiamerei i colleghi alla coerenza. Stiamo riaccendendo delle speranze, ci saranno certamente occasioni per approfondire, non si può dire oggi tout court: "Modifichiamo la legge, carichiamola di una quantità di risorse, se no ci opponiamo al provvedimento". Si può anche fare, andremo a colpi di maggioranza e poi di opposizione, ma ciò non è coerente con quanto abbiamo sentito e con gli impegni presi anche dai colleghi dell'opposizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, ho seguito con attenzione il dibattito, non avendo partecipato ai lavori della Commissione che si è interessata di questo progetto di legge. Devo dire, francamente, che le obiezioni che sono state illustrate dai colleghi dell'opposizione mi trovano concorde e, del resto, basterebbero le parole che sono state pronunziate poco fa dall'onorevole Biggio per confermare che, così come è stato formulato, questo testo determinerà sicuramente un grosso pasticcio. Grosso pasticcio che non esclude, anzi comprende anche le parole "inganno", "fabbrica di illusioni" e forse, anzi certamente, il concetto di disparità di trattamento. In sostanza si sta mandando avanti, se questo testo non verrà corretto adeguatamente, un grosso pasticcio.
Il collega Biggio dice: "La legge è carente, va rivista, va approfondita, va migliorata"; ma qua ci sono degli emendamenti che sono stati proposti, che hanno proprio la funzione di rivedere, di correggere, di migliorare e di rendere accettabile questo testo di legge. Non si dice: "Va rimandato in Commissione, va annullato, va revocato, ci si deve ripensare sopra altri due mesi", o cose di queste genere. Assolutamente no! Si dice: "Va calibrato, va precisato, va approfondito, vanno chiarite alcune cose adesso, in questo momento, per evitare di combinare un guaio, perché poi sarà pure passata nei suoi concetti fondamentali al vaglio delle autorità comunitarie, però questo non è sufficiente, perché qualcuno potrebbe benissimo impugnarla, eccepire la questione di costituzionalità proprio per disparità di trattamento, per violazione del principio di ragionevolezza e via dicendo, per cui saremmo al punto di partenza. Cioè, in sostanza, non dimentichiamo che il blocco della legge numero 28 si verificò proprio a seguito del ricorso di qualcuno che evidentemente si riteneva danneggiato dalla precedente formula o dal precedente testo legislativo, che non era passato al vaglio dell'autorità comunitaria.
D'altra parte io dico: com'è possibile che una legge che vuole essere sostanzialmente di sanatoria, così sembra nella sua filosofia generale, anzi la prova che è così è data dall'entità degli stanziamenti finanziari, possa essere concepita nei termini in cui è concepito l'articolo 1? E cioè: "La Regione autonoma della Sardegna favorisce lo sviluppo dell'imprenditoria e dell'occupazione giovanile nei seguenti settori". C'è un bellissimo programma, ci sono delle bellissime intenzioni, si aprono delle speranze, delle aspettative, e poi si viene a sapere che alla fine l'intento è soltanto quello di sanare qualche cosa. Questo non è un modo di legiferare serio, non è un modo di legiferare corretto, non è un modo di legiferare logico, quindi teniamo conto di questo onde evitare di mettere in essere il solito mostriciattolo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, poco fa ho omesso di rappresentare l'esigenza che si parli dell'argomento in discussione. Qui invece si sta riaprendo la discussione generale, e poiché si è parlato di serietà, l'Aula si comporti secondo le norme, perché, ripeto, si sta riproponendo un discorso che ha riguardato la discussione generale.
Stiamo discutendo l'articolo 1, allora parliamo dell'articolo 1; quando arriveremo alla parte finanziaria parleremo della parte finanziaria. Grazie.
COGODI (R.C.). Peggio di Storace!
PRESIDENTE. Onorevole Biggio, io posso solo richiamare i colleghi al rispetto...
BIGGIO (A.N.). Tu non hai l'esclusiva!
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Biggio, lei ha appena finito di intervenire!
USAI (A.N.). Non se ne può più!
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevoli, possiamo proseguire? Io do la parola a tutti i colleghi che mi chiedono di intervenire sull'articolo 1. Ci sono ancora due colleghi iscritti a parlare, posso ripetere l'invito a restare nell'ambito dell'articolo, però, come voi sapete, non esiste nessuna norma regolamentare che possa vincolare più di questo i colleghi al rispetto del Regolamento. Ci affidiamo all'autoregolamentazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Io accolgo l'invito all'autoregolamentazione, per cui, seguendo il buon esempio dell'onorevole Biggio, mi voglio riferire proprio ai concetti da lui illustrati in quest'aula poc'anzi, e cioè all'impegno che in primo luogo i componenti della sesta Commissione avrebbero assunto in quella sede di non modificare sostanzialmente il testo in discussione in nessuna sua parte. Ebbene, quando si fanno affermazioni di questo genere occorre precisare alcune cose, se no sembrerebbe che qua ci siano persone che sono rispettose degli impegni che assumono e altre che invece non lo sono. E' anche una questione di onorabilità dei singoli consiglieri rispetto al mandato che è stato loro conferito.
In sede di sesta Commissione abbiamo sostanzialmente concordato di non modificare tutti quegli aspetti che sono stati trattati in sede comunitaria, come i settori ammissibili e i limiti degli aiuti, il che avrebbe consentito di non trasmettere nuovamente il testo in questione all'Unione Europea per l'ammissibilità. Noi non stiamo sostenendo la necessità di modificare il livello degli aiuti all'imprenditoria giovanile; stiamo invece affermando che questo testo non risponde alle finalità della legge che vogliamo approvare. Lo stesso emendamento citato dall'onorevole Pittalis, che la Giunta ha già presentato, non dà assolutamente risposte a tutti coloro che aspettano il varo di questa legge, non soltanto perché venga sanato il pregresso, il che è giusto, ma soprattutto in prospettiva futura. Così com'è articolata la proposta, le nuove domande potrebbero essere presentate addirittura a partire dal 2005, perché la norma stabilisce che tutti gli stanziamenti previsti in questa legge possono essere assorbiti in un'annualità, quindi nel 2002 saranno assorbiti anche i fondi degli anni successivi e fino al 2005 la legge sarà assolutamente non operativa, mentre l'articolo 11 prevede che essa resti in vigore fino al 31 dicembre 2006. In sostanza questa legge esplicherà i suoi effetti solamente nei primi due anni.
Non si tratta quindi di cambiare le norme concordate con l'Unione Europea, ma di dare dignità a una legge che stiamo approvando oggi per sanare il pregresso, ma anche per soddisfare le richieste presentate dal 31/12/1999 a oggi e quelle che ancora saranno presentate. Questo è il nostro obiettivo, per cui vogliamo ragionare su questo o preferiamo invece dividerci su dei concetti che spesso non corrispondono alla realtà? Molti dicono che le risorse finanziarie ci sono, tra pochi giorni discuteremo la nuova legge finanziaria che è stata presentata dalla Giunta, per cui si ha già conoscenza delle risorse che sono a disposizione. Quanto occorre alla Giunta per dirci se è possibile recuperare altre risorse finanziarie per rispettare questo principio che noi abbiamo enunciato?
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI
(Segue VASSALLO.) Ditecelo chiaramente, perché non si può rimanere nell'ambiguità del "poi vedremo se ci sono risorse". Voi sapete già se c'è disponibilità di fondi o no, perché il bilancio è già stato predisposto e perché la vostra conoscenza di chi sta nell'Esecutivo regionale è maggiore rispetto a quella di un consigliere che non fa parte della maggioranza e che non ha ancora potuto prendere visione degli atti di programmazione relativi al 2002.
Noi ribadiamo dunque il concetto che se c'è la volontà di ragionare sugli argomenti che sono stati citati in quest'aula si potrà di sicuro procedere celermente nei lavori, però è logico che interverremo su ogni singolo articolo, su ogni singola questione, considerato anche che abbiamo presentato una serie di emendamenti, per convincervi della giustezza della nostra impostazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Presidente, io sono un po' sconcertato per l'andamento della discussione. E' all'esame l'articolo 1 e si è invece ricominciata la discussione generale, che già in maniera poco decorosa era stata chiusa ieri. Soprattutto i colleghi che in sede di Commissione, nel momento in cui si è discusso il disegno di legge numero 201, nonostante i richiami di alcuni di noi, miei in particolare, al fatto che questo testo poteva essere migliorato, dicevano: "Dobbiamo esitare questo testo unificato perché è blindato", cioè già discusso con l'Unione Europea, per semplificarne l'iter di approvazione, oggi sono qui a dire che questo testo va modificato, che hanno presentato emendamenti, che hanno discusso in maniera accesa, a volte anche sopra le righe, questo articolato.
Pur riconoscendo, come ho già detto ieri nel mio intervento, che questo testo di legge andrebbe modificato, migliorato e adeguato alle esigenze dell'imprenditorialità giovanile, per tutto quello che già ieri, in sede di discussione generale, cioè nella sede appropriata, ho riportato e che non sto qui a ripetere, noi non dobbiamo modificare questo testo che, come è stato già detto, ha la particolarità di dare priorità a tutte quelle domande giacenti e bloccate al 31/12/99. Tra l'altro chi ha fatto domanda dopo quella data sapeva benissimo a che cosa andava incontro, ma troveremo una soluzione anche per questo.
Credo che il collega Balletto abbia riassunto la posizione della maggioranza, ma tutto il Consiglio può impegnarsi affinché in finanziaria si trovino i fondi per agevolare l'avvio della legge che stiamo per approvare, ex legge 28, anche in riferimento alle nuove domande che saranno presentate.
C'è gente che aspetta l'approvazione di questo provvedimento, allora per facilitare il compito, e assicurando che non interverrò più su questo provvedimento, anche a nome del Gruppo che rappresento dichiaro che noi non voteremo neanche uno degli emendamenti presentati, fuorché gli emendamenti di rimodulazione e riguardanti la copertura finanziaria presentati dalla Giunta e l'emendamento numero 5. Perciò, per essere veloci, pratici e per non perdere ulteriore tempo e non sfruttare queste occasioni per fare sterile demagogia politica, dichiariamo fin d'ora che non voteremo altri emendamenti, perciò chi di dovere faccia il conto dei numeri della maggioranza, della minoranza e quant'altro.
Credo che il nostro apporto nei confronti di questo testo di legge sia quello di velocizzarne definitivamente l'approvazione, perché tutto quello che in buona fede qui viene dichiarato per facilitare l'imprenditoria giovanile si tramuti in fatti. Cioè approviamo il testo unificato che pone fine a una vicenda che è stata spesso ricordata, a volte anche a sproposito, non essendo l'articolato sede opportuna per ricordarla, e diamo avvio concretamente a tutti quei buoni intenti che in quest'aula si dichiarano. Tutto il resto credo che sia semplice, banale e pericolosa perdita di tempo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Sarò rapidissimo. Credo che sia giusto tranquillizzare l'onorevole Capelli sul fatto che non c'è la volontà da parte dei colleghi del centrosinistra di modificare il testo di legge in esame, quindi di vanificare quanto già prodotto in relazione alla vicenda di questo testo unificato. Ed è utile ricordare che il provvedimento è stato approvato all'unanimità dalla sesta Commissione.
Per quanto mi riguarda io ho estrema fiducia nei colleghi che hanno lavorato in quella Commissione, e che non erano soggetti passivi, ma anzi soggetti attivi, determinanti nell'approvazione di questo testo di legge, che mi convince e sul quale voterò a favore. Da parte dei colleghi che ne hanno chiesto la rapida approvazione in Aula non sono stati presentati emendamenti modificativi, perché questo vanificherebbe lo sforzo che è stato fatto, che ha prodotto un risultato estremamente positivo in sede di Unione Europea.
Credo che sia giusto operare una sanatoria, perché sono convinto ci siano tanti giovani che hanno creduto nella legge, che hanno sostenuto delle spese per presentare i loro progetti e attendono risposte. Se venisse vanificato questo sforzo, per essi ci sarebbe anche la beffa, oltre che di essere disoccupati, di avere dei debiti che, senza l'incentivo di una legge che li ha convinti a trasformare un'idea in progetto e a presentare una domanda, sicuramente non avrebbero. Quindi la sanatoria è giusta. Devo dire, l'ho detto anche altre volte in quest'Aula, che quando si modificò la legge numero 28 dando la possibilità di accedere ai contributi oltre che alle cooperative anche alle società di capitali, stabilendo anche che il 40 per cento del capitale potesse non essere posseduto da giovani disoccupati, e quindi da soggetti diversi da quelli previsti dalla "28", la legge stessa diventò, in moltissimi casi, uno strumento concorrenziale rispetto a leggi di settore, utilizzato impropriamente per operazioni immobiliari e anche speculative.
Ma nella gestione della legge l'esistenza di situazioni non corrette, e forse anche di spinte tra noi, nasce proprio dal fatto che chi è già nel mondo dell'impresa magari ha usufruito tre o quattro volte della legge numero 28 insieme a soggetti ogni volta diversi, utilizzando proprio quella norma sul 40 per cento del capitale e qualche volta anche attraverso qualche patto parasociale. La gestione non sempre corretta della legge non giustifica il fare di tutta unn'erba un fascio e comunque una cosa sono le regole contenute in legge, altra cosa è l'utilizzo improprio della legge.
Adesso, per quanto riguarda la legge numero 28, c'è la possibilità di effettuare una sanatoria ed è giusto dare risposta a chi ha creduto nella legge, a chi ha presentato un progetto e ha investito risorse proprie. Quello che alcuni colleghi stanno chiedendo, e basterebbe un impegno vero per accogliere parti delle proposte fatte, non riguarda né l'impostazione della sanatoria e il termine del 31 dicembre 1999, e neppure l'impostazione della cosiddetta nuova legge numero 28. Semplicemente si chiede alla Giunta regionale e alla maggioranza di far sì che la nuova legge non nasca priva di risorse sufficienti per dare risposte - e su questo siamo tutti d'accordo - a chi ha creduto nella legge 28 e ha presentato la domanda entro il 31 dicembre 1999, ma anche per dare una speranza ad altri giovani disoccupati che vogliano presentare domanda in base alla nuova legge che ci accingiamo ad approvare. Quindi si chiede esclusivamente che la dotazione finanziaria sia congrua in questo senso, ferma restando la volontà di tutti di sanare il pregresso.
Non c'è, dunque, da parte nostra né ostruzionismo né volontà di modificare per vanificare l'intervento, e nemmeno il venir meno a un impegno assunto da parte del centrosinistra che l'ha approvato all'unanimità. C'è semplicemente la richiesta di risorse finanziarie anche per gli anni dal 2002 in poi. Basterebbe un pronunciamento da parte della maggioranza e della Giunta per procedere in modo molto più veloce di quanto non sia stato fino adesso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (D.S.). Sarò ancora più breve di quanto pensassi, perché mi ha preceduto nell'intervento il collega Marrocu.
Io vorrei semplicemente sottolineare che non è in discussione l'approvazione del testo di legge in esame, e soprattutto che questa discussione è assolutamente rispettosa del ruolo che ogni singolo consigliere regionale deve svolgere in quest'Aula e della funzione stessa del Consiglio regionale, e che l'articolo 1 avendo finalità generali non è assolutamente estraneo ai contenuti successivi della legge. Pertanto non entrerò nel merito delle questioni finanziarie, lo farò quando arriveremo a discutere gli articoli che le riguardano, ma c'è una questione che, evidentemente, se viene sottolineata così tanto dal centrosinistra, è nel cuore stesso delle finalità della legge. Abbiamo un testo di legge che per una parte ragiona di sanatoria, e i nostri interventi sono volti proprio a sottolineare il fatto che questa sanatoria è parziale (io sono assolutamente convinta, ma ne parlerò quando discuteremo l'articolo 12, che si tratta di una sanatoria politicamente finalizzata, e sarò anche in grado di dimostrarlo) mentre noi vogliamo salvaguardare tutti coloro che in base ai requisiti richiesti dalla legge numero 28 hanno presentato progetti compresi anche nei PIA già approvati. Ma di questo ne parleremo dopo. Sicuramente ciò che ci riguarda è la sanatoria, per una parte, ma anche le risorse (perché altrimenti l'articolo 1 sarebbe vano) che devono essere destinate alla parte della legge che parla di tutti quei progetti che verranno presentati dopo la sanatoria, cioè fino al 2006.
Quindi, non intervengo nel merito, ma vorrei richiamare i colleghi a un confronto rispettoso che nell'Aula, nonostante il riconoscimento da parte di ciascuno di noi del lavoro fatto dalla Commissione (ma altrimenti potremmo fare in modo che i lavori siano svolti in Commissione e non riunire mai l'Aula) sinora non c'è stato.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
MANCA, Segretario:
Art. 2
Soggetti ammissibili
1. Beneficiarie delle agevolazioni di cui all'articolo 1 sono le piccole e medie imprese, come definite dalla disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato alle piccole e medie imprese medesime, aventi i seguenti requisiti:
a) società cooperative o società piccole cooperative costituite, in misura non inferiore al 60 per cento, da giovani di età compresa tra i 18 ed i 35 anni non compiuti, iscritti alle liste ordinarie di collocamento, classe 1a;
b) società di capitali, le cui quote di partecipazione o di azioni siano possedute da un minimo di tre soggetti di cui per almeno il 60 per cento giovani di età compresa tra i 18 ed i 35 anni non compiuti, iscritti alle liste ordinarie di collocamento, classe 1a;
c) società di persone costituite da un minimo di tre soggetti di cui almeno il 60 per cento giovani di età compresa tra i 18 ed i 35 anni non compiuti iscritti alle liste ordinarie di collocamento, classe 1a.
I limiti di età sopra indicati sono elevati a 40 anni non compiuti in caso di iscrizione per almeno cinque anni alle liste di mobilità previste dalla lettera a. bis), comma 1, articolo 10, della Legge 28 febbraio 1987, n. 56.
2. La sede operativa della società o cooperativa deve essere ubicata nel territorio della Regione Sardegna, e deve essere mantenuta, a pena di decadenza, per un periodo non inferiore ad anni 15 dalla concessione del beneficio ottenuto in base alla presente legge. Gli investimenti agevolati devono restare vincolati alla loro destinazione, nel territorio della Sardegna, per un periodo non inferiore a cinque anni.
3. La cessione entro dieci anni dalla concessione del beneficio delle quote o azioni di società beneficiarie dei contributi di cui alla presente legge, da parte dei soggetti di cui alle lettere a), b) e c) del comma 1, a soggetti non aventi i medesimi requisiti, determina la decadenza dei benefici concessi, con obbligo di restituzione di quanto erogato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Poco fa abbiamo votato l'articolo 1, cioè le finalità della legge. Finalità che rimarranno lettera morta se ad esse il Consiglio regionale non destinerà una lira per consentire che siano raggiunte.
All'articolo 2 noi adesso definiamo i soggetti beneficiari, che sono: società cooperative, società di capitali, società di persone, eccetera, ma cooperative, società di capitali e società di persone inutilmente sono elencate in questo articolo 2 se a sostegno del progetto, dell'idea imprenditoriale che questi soggetti avranno non c'è una lira. Badate, abbiamo preso atto di alcuni interventi svolti anche dalla maggioranza, interventi pensosi, interventi riflessivi che aprono alla necessità di trovare una soluzione a questo problema, però troviamo il bandolo della matassa. Non possiamo continuare a discutere una legge, articolo per articolo - mi riferisco al testo di quella che sarà la nuova legge - ritenendo di arrivare alla conclusione se poi continua questa specie di commedia degli inganni. Sì, collega Pittalis, commedia degli inganni, perché delle cose che qui si dicono ognuno deve assumersene la responsabilità. Cose poco nobili? Lasciamo perdere! L'unica cosa poco nobile - non uso espressioni più cariche di significato negativo - è voler far finta di approvare una legge, quella che stiamo discutendo, che prevede (è così anche nell'emendamento presentato dalla Giunta, sostitutivo dell'articolo 14) che dal primo gennaio 2000 fino al 2005 non ci sia una lira a disposizione. Si è parlato di una "finestra", ma quale finestra? Questa è una voragine che inghiotte tutto per cinque anni! Per la nuova imprenditorialità giovanile, quindi, non opera la vecchia legge e non opererà neppure la nuova.
Badate, voi così state facendo un'operazione non solo sbagliata, ma anche iniqua e ingannevole, perché si rappresenta all'opinione pubblica che c'è una legge che risponde a determinati interessi e invece non è vero, per cinque anni non sarà vero! Fra cinque anni chissà dove saremo tutti noi, compresi voi! Magari sarete ancora lì, inchiodati alle poltrone della Giunta, nel senso che staremo qui tutti noi a fare cose utili e non necessariamente a esercitare questi ruoli. Voi dite: "C'è copertura finanziaria perché la si prevede per il periodo successivo al 2005". Per una legge che deve operare fra il 2002 e il 2006 voi prevedete la prima lira a partire dal 2005! Pittalis dice: "Non è vero, ci sono 200 miliardi all'anno". Se è vero quello che dice, noi siamo contenti, siamo appagati, votiamo subito la legge, non diciamo più mezza parola. Però vorrei sapere se quello che egli ha detto prima, quando ha preso la parola, cioè che ci sono 200 miliardi all'anno per gli interventi previsti nella nuova legge, è vero o è falso, perché, ripeto, se è vero per noi va bene. Nel testo questo non c'è scritto, se però verrà scritto noi saremo appagati, perché è dal primo momento che stiamo sostenendo questa tesi.
Badate, questa non è la tesi di una minoranza o di una parte esigente del Consiglio, proprio perché il testo di legge in esame nella sua genesi ha avuto un ampio consenso politico. L'ho detto ieri: la legge numero 28 l'abbiamo pensata noi nel 1983-84, ma quando fu approvata, nell'84, con ampio consenso consiliare, non c'era una Giunta comunista al Governo della Regione, c'era una Giunta democristiana, presieduta da Angelo Rojch, attuale aderente alla parte politica del presidente Floris. Chi non notificò quella legge all'Unione Europea per intanto fu quel presidente democristiano. Ma a me adesso non interessa ripercorre la strada delle responsabilità, mi interessa di più che risolviamo insieme il problema. Lo stesso presidente Floris, che è stato ancora Presidente della Regione negli anni '90, ugualmente non ha notificato la legge alla CEE, e non sarebbe quindi giusto che egli dicesse oggi: "Io ieri me la sono trovata così". Ieri, avantieri e anche dieci anni fa te la sei trovata così!
Ma qui non stiamo discutendo di questo, stiamo discutendo di come risolvere oggi la questione. Allora, l'Unione Europea, o meglio, posto che non c'erano i Capi di Stato, i funzionari della Commissione tecnica dell'Unione Europea hanno concordato con i tecnici e i funzionari della Regione Sardegna una linea di intervento, di sostegno all'imprenditoria giovanile nella nostra regione. Quello che hanno concordato è il testo di legge che noi adesso stiamo discutendo, non la sanatoria. La sanatoria è un'evenienza: in quanto si fa questa legge nuova è possibile avere anche la sanatoria. La Regione sarda infatti non avrebbe potuto fare un articolo unico dicendo: "E' sanato tutto sino al 31 dicembre 1999", perché nel corso del 1999 la legge numero 28 era già inoperante, con quei criteri. Quindi, intanto si può fare quella sanatoria in quanto c'è la nuova legge, concordata con l'Unione Europea. E vi pare giusto che si usi lo strumento della nuova legge per avere giuridicamente anche la sanatoria del pregresso, e poi non si dia nulla per il futuro? Non è giusto, è come se io avessi un grande albero - la nuova legge - in cima al quale c'è pure un nido con molti uccellini (e ce ne sono di uccellini con 600 miliardi!) però a un certo punto faccio scomparire l'albero, brucio l'albero e pretendo che rimanga il nido. Il nido non rimane, cade, ma voi volete appunto bruciare l'albero e tenere il nido.
La nuova legge deve essere finanziata! Per le finalità che si sono stabilite, ai soggetti sociali e imprenditoriali chiamati in causa in una legge della Regione, che è pure lo strumento attraverso il quale si ottiene anche il beneficio di un'eventuale sanatoria, non si può dire: "Io vi chiamo in causa e vi dico oggi" - facendo bella figura per il fatto di fare una cosa nuova - "aspettate fino al 2005 per vedere una lira". Non è giusto e non è neppure legittimo, perché il meccanismo della legge è tale per cui tutto questo si capisce se leggiamo bene tra le righe le norme. Apparentemente non sembrerebbe così, perché infatti si istituisce un fondo unico, ma non si dice da nessuna parte: "I soldi sono tutti destinati al nido, cioè al pregresso". No, lo si deduce attraverso un'operazione aritmetica: siccome è autorizzata una spesa di circa 600 miliardi, e per il pregresso servono appunto 600 miliardi, se ne deduce che quei denari sono tutti per il pregresso, però non lo dite.
Più ingannevole di così la rappresentazione che si dà non potrebbe essere! Non che Pittalis sia un ingannatore di professione, ci mancherebbe, anche per ingannare ci vuole capacità. Il problema è che è ingannevole l'insieme dell'architettura che si rappresenta, e non è giusto. Non è giusto in sé e non è giusto per il modo in cui si fa. Allora, a quei settori della maggioranza, a quei colleghi più sensibili, noi diciamo che non stiamo perdendo un minuto, ma stiamo cercando di afferrare i minuti per dire: facciamo una legge che abbia una sua consistenza e serietà.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Signor Presidente, non c'è praticamente niente da aggiungere alle considerazioni che hanno fatto i colleghi della maggioranza ed i colleghi dell'opposizione sull'argomento, perché noi confermiamo l'impostazione generale, sottolineiamo l'esigenza di rispondere a un'aspettativa e proponiamo che la Giunta metta a disposizione delle risorse finanziarie anche per il futuro. Mi domando: "E' così difficile capire quello che stiamo dicendo?" Se è difficile capire quello che stiamo dicendo, individuiamo tra noi uno che capisca qualcosa, ma siccome l'ho capito anch'io - e io non mi considero tra i più intelligenti - se l'ho capito io, l'hanno capito tutti, perché considero i colleghi, in particolare quelli della Giunta, mediamente più intelligenti di me. Io vorrei non essere smentito, perché in tal caso è chiaro che il quoziente di intelligenza sarebbe medio basso!
Allora, noi abbiamo chiaramente espresso la nostra posizione, vorremmo che uno di quei signori che sono seduti lì a rappresentare la Sardegna ci dicesse che cosa pensa sull'argomento, in modo che possiamo procedere speditamente all'approvazione della legge, evitando inutili confronti tra noi, essendo preventivamente d'accordo. Dunque aggiornatevi nella valutazione e rispondeteci in modo preciso e definitivo, ma se non ci riuscite vengo io da quella parte e con la mia mediobassa intelligenza risponderò favorevolmente alle domande dei colleghi!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io mi ero riservato di intervenire per spiegare il punto di vista della Giunta con riferimento all'articolo di natura finanziaria, ma ho notato che, sia nella discussione generale, sia nella discussione degli articoli 1 e 2 si è parlato delle risorse finanziarie e ho motivo di temere che anche quando si esamineranno gli articoli 3 e 4 l'argomento sarà sempre quello. Se non ho capito male - e credo di non aver capito male - si vuole anticipare la discussione sull'articolo 14 a questo momento. Evidentemente è questo il punto in discussione. Allora deve essere chiaro che ci troviamo di fronte al problema della definizione delle pratiche che sono state avviate ai sensi della vecchia legge numero 28, in relazione alle quali esiste un impegno politico.
Questo testo unificato stabilisce che devono essere finanziati tutti i progetti che sono stati presentati entro il 31 dicembre 1999, quindi dà una risposta affermativa, ma naturalmente indica anche una norma di carattere procedurale che è contenuta nell'articolo 12. Che cosa dice l'articolo 12, che è parallelo all'articolo 4 per quanto attiene al secondo gruppo di domande, cioè a quelle presentate successivamente quando la legge sarà a regime? Sia per le une che per le altre dice che la Giunta regionale dovrà diramare delle direttive. Poiché ci troviamo di fronte a un fondo indistinto, e la proposta di modifica dell'articolo 14 fatta dalla Giunta è, diciamo così, di natura flessibile, non è rigida e inamovibile, possiamo impegnare risorse, sia pure sul piano della norma, per il periodo concordato con l'Unione Europea, e cioè fino al 31 dicembre 2006, perché oltre non possiamo andare. Guai se andassimo oltre il 2006, perché violeremmo l'accordo politico con l'Unione Europea. Dopo il 2006 si vedrà se la Sardegna sarà ancora nell'Obiettivo 1, e allora si potrà riesaminare la questione.
E la questione sta in questi termini: la legge ha disposto un finanziamento di 170 miliardi di lire per il 2002; erano poi previsti 195 miliardi per ciascuno degli anni 2003 e 2004. Poiché la Giunta era a conoscenza, evidentemente, di questo disegno di legge, ha mantenuto, anziché questi finanziamenti, quelli che aveva previsto a suo tempo, elevando le somme per il 2003 e 2004 di 5 miliardi, cioè 200 miliardi all'anno. Ma poiché la legge dice anche che l'impegno è fino al 2006, la Giunta si è preoccupata di assumere l'impegno scritto che la legge viene ugualmente finanziata fino al 2006. Evidentemente le nuove risorse relative al 2004, 2005 e 2006 non possono riguardare il pregresso, è tutto un fondo unico.
D'altra parte, anche con riferimento al pregresso, non bisogna essere più realisti del re per riconoscere che le pratiche vanno istruite in un certo modo e non si può far finta di non sapere che il finanziamento avverrà gradualmente, perché ne viene prima attribuito il 50 per cento, poi ci sono le altre risorse, eccetera. Per cui difficilmente tutte le risorse stanziate per il 2002 verranno spese nel corso dello stesso anno, così pure per quelle del 2003 e così via di seguito. Ora, se vogliamo fare stanziamenti oltre le capacità di spesa evidentemente facciamo una cosa sbagliata; tra l'altro il bilancio è in stampa con queste cifre, quelle che noi avevamo previsto, per cui non è che fra una settimana o quindici o trenta giorni le Commissioni competenti, che dovranno esprimere il parere di merito, e la Commissione bilancio non possano eventualmente rivedere le cose appunto all'interno del bilancio che sarà presentato. Rimane in sostanza l'impegno politico della Giunta: saranno soddisfatte le domande presentate entro il 31 dicembre 1999, fino all'ultima lira, nessuna esclusa, perché le risorse ci sono, e saranno comunque prese in considerazione anche le domande successive, così come dice la legge, fino al 31 dicembre 2006. Ovviamente non sappiamo quale sarà la situazione nel periodo successivo a questa data, lo vedremo in prosieguo di tempo.
Ritengo che ciò che ho detto adesso possa essere accolto con sufficiente senso di responsabilità e comprensione da parte di tutti i colleghi del Consiglio perché più di questo non credo che si possa oggettivamente dire.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
MANCA, Segretario:
Art. 3
Benefici
1. I benefici di cui alla presente legge sono concessi nei limiti dei massimali di intensità fissati dagli organismi competenti dell'Unione Europea per la Regione Sardegna.
2. In ogni caso l'apporto del beneficiario all'investimento non può essere inferiore al 25 per cento.
3. I contributi previsti dalla presente legge sono incompatibili con analoghe agevolazioni previste dalla normativa comunitaria, statale e regionale.
4. Qualora i competenti organismi dell'Unione Europea provvedano alla modifica dei massimali di intensità relativi alla tipologia di regimi di aiuto previsti dalla presente legge, è effettuato un adeguamento automatico con la modifica dei massimali di cui all'articolo 4.
5. Nell'ipotesi prevista dal comma 4 le eventuali variazioni sono adottate con delibera della Giunta regionale previo parere della competente Commissione consiliare.
PRESIDENTE. All'articolo 3 è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
MANCA, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo
Art. 3
Nell'art. 3, comma 2, dopo le parole "25 per cento" sono aggiunte le seguenti:
"e l'entità dell'investimento non può essere superiore a 500 mila Euro". (10)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 10 ha facoltà di illustrarlo.
COGODI (R.C.). Il senso dell'emendamento è abbastanza evidente. La Regione si popone di intervenire, sempre che ci metta "i soldi", a sostegno della piccola e media impresa giovanile, insomma non ripetiamo quello che qui abbiamo già detto diverse volte. Noi proponiamo un limite dell'entità del finanziamento, circa un miliardo di lire, perché pensiamo a iniziative di piccola e media impresa.
Intanto per questa legge non c'è una lira, quindi non c'è neanche il miliardo, se non si cambiano le cose, però, se anche la Regione mettesse la cifra che noi ipotizziamo, intorno ai 200 miliardi all'anno, con un finanziamento massimo di un miliardo per ogni progetto, in tutta la Sardegna si potrebbe dare risposta a duecento iniziative, che non sono tantissime, ma saranno molte di meno se si continuano a fare alcuni megaprogetti che assorbono molti miliardi. Se con la legge per l'imprenditoria giovanile si vogliono fare le industrie, come da qualche parte in questi anni si è tentato di fare, è chiaro ed evidente che occorrono decine di miliardi. Noi parliamo di sostegno alla piccola e media impresa, all'impresa nascente che, se nasce bene, avrà potenzialità di crescere e prosperare.
Quindi la finalità è avere una rispondenza dell'intervento più adeguata alle necessità e possibilmente anche una distribuzione su tutto il territorio regionale. Per altro, se questo problema esisteva prima, adesso è rafforzato, perché dovendo il soggetto contribuire per almeno il 25 per cento con risorse proprie, poiché si dice che questa è anche una legge per il lavoro, ed essendo requisito richiesto dalla legge - anche questo concordato con l'Unione Europea, perché è una legge spostata sul versante sociale - l'iscrizione alle liste ordinarie di collocamento, chi presenta il progetto deve contribuire, rispetto al massimale del miliardo, con 250 milioni di suo. Ci sarebbe da chiedersi com'è possibile che uno sia iscritto alle liste ordinarie di collocamento se ha in tasca 250 milioni! Una piccola iniziativa potrebbe cominciare ad avviarla insomma, no? Non dobbiamo essere contraddittori, per cui, siccome c'è una contribuzione del 25 per cento da parte del privato, che, rapportata al miliardo, è pari ad almeno 250 milioni, l'ipotesi è che si possono promuovere più iniziative distribuite in partenza sul territorio regionale. Non grandi imprese o grandi attività, perché certo con un miliardo non si fanno cose grandissime, però si può rispondere a una qualità e quantità di domande tali che sicuramente in molti settori, quello dei servizi, il settore artigianale, della piccola impresa vera, quel miliardo potrà sostenere finanziariamente in partenza la piccola impresa.
Questo è il senso dell'emendamento, quindi migliorativo, pensando alla possibile distribuzione sul territorio e anche a una qualche divisione sociale, nel senso che ne possano beneficiare più persone, più imprese e più soggetti imprenditoriali. Se no, ripeto, adesso non c'è una lira, ma se anche mettessimo 200 miliardi non significa che ne stiamo mettendo 2000! Con 2000 miliardi si possono fare grandi interventi, con 200 miliardi, quelli che proponiamo noi (voi proponete zero, immaginate che senso ha stabilire un limite!), si può agevolare la piccola impresa. L'emendamento ha quindi il senso di dare una dimensione al tipo di intervento che si pensa sia utile fare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna), relatore. Ho ascoltato l'intervento del collega Cogodi e voglio solo dire che in effetti il principio in generale può essere anche giusto, ma in sede di Commissione non si sono individuati i massimali per le varie categorie di intervento, in quanto li si è riservati alle direttive di attuazione, che poi perverranno in Commissione per il richiesto parere. Di solito questa è prassi comune anche per quanto riguarda la vecchia legge numero 28, quindi i massimali di spesa per i vari settori, artigianato, turismo e quant'altro, vengono indicati nelle direttive istruttorie.
Per quanto riguarda il tetto massimo di intervento, è indispensabile diversificare i vari settori, perché può darsi che nel settore artigianato un miliardo o un miliardo e mezzo sia più che sufficiente, ma per esempio può non essere sufficiente per un'iniziativa di natura turistica, come la realizzazione di un complesso alberghiero o di un villaggio turistico. Quindi invito i presentatori a riflettere su questo emendamento, perché pur ritenendo giusto il principio e l'intendimento, è più opportuno riservare questo aspetto alle direttive di attuazione, ma non inserirlo in legge.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta su questo emendamento è negativo, ma intendo motivarlo sul piano tecnico. Se i proponenti fanno attenzione, l'emendamento, così come è stato proposto, prevede una limitazione che è già contenuta in termini percentuali nel quinto comma dell'articolo 8, con riferimento alle modalità e revoca dei contributi. Che cosa accade? Senza entrare nel merito della questione, accade questo...
COGODI (R.C.). L'articolo 8 ha tre commi!
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Chiedo scusa, si tratta dell'articolo 7. Che cosa accadrebbe se approvassimo questo emendamento? Entreremmo in conflitto con il contenuto del comma 5 dell'articolo 7, e quindi noi apporteremmo una variazione sostanziale alla legge, il che ci imporrebbe una rinotifica all'Unione Europea e la ricontrattazione della questione. Per questa ragione il parere della Giunta è negativo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Presidente, prima non ho replicato a quanto detto dall'assessore Masala perché volevo che si approvasse l'articolo, però proprio per evitare di far apparire da parte nostra una indisponibilità che non c'è, tant'è che abbiamo votato a favore, devo dire che la risposta data dall'Assessore risponde parzialmente alla domanda che avevo avanzato io e conferma il "livello" di cui si è parlato prima, perché la risposta non è pienamente pertinente.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il quoziente di intelligenza è diverso.
CUGINI (D.S.). E' un quoziente di intelligenza basso, che però con l'impegno può migliorare.
Allora io insisto: può essere, teoricamente, che per gli imprenditori che non hanno fatto domanda entro il 31 dicembre 1999 non ci sia una lira, così come può essere che invece ci siano delle risorse finanziarie. E' questo il concetto: può essere che gli imprenditori che hanno fatto domanda dopo il 31 dicembre 1999 abbiano a disposizione delle risorse, però può anche essere che esse siano tutte impegnate per far fronte al pregresso e che quindi per il nuovo non ci sia nulla.
L'assessore Masala dovrebbe perciò essere così gentile e cortese da dirmi quante risorse pensa che debbano occorrere per far fronte all'arretrato. Se risponde a questa domanda è chiaro che ci può essere una prospettiva per le nuove domande e, aggiungo, se la risposta dovesse essere - così vi aiuto - che le risorse sono calcolate per far fronte all'arretrato, allora è chiaro che siamo nella situazione di prima. Se invece l'assessore Masala dovesse rispondere: "Noi siamo convinti di poter soddisfare la stragrande maggioranza delle domande e quindi una parte di quelle risorse, non essendo specificata la loro destinazione, può essere utilizzata anche per il nuovo", la nostra posizione potrebbe cambiare. Questa è la domanda alla quale lei, Assessore, deve rispondere, perché se no non possiamo dialogare per costruire una soluzione positiva.
Chiudo, presidente Carloni, dicendo che questo aspetto non incide minimamente sull'accordo raggiunto con l'Unione Europea, perché non c'è nessuna modifica. Allora, Italo, ci siamo compresi? Io ti chiedo di riprendere la parola, prima della votazione, e di dirmi: "Dieci lire vanno a questa cosa qua, due lire rimangono per quest'altra cosa qua". In base a questo è possibile, penso, lavorare per trovare un punto d'incontro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io mi sento in dovere di dire che noi vorremmo ritirare questo emendamento, ma non possiamo farlo se troviamo sempre una difficoltà. Se è vero quello che ha affermato l'assessore Masala (non perché egli non dica il vero, ma perché si è riferito a un articolo che è inconferente rispetto a questo emendamento, perché il comma 5 dell'articolo 7 riguarda le spese di gestione, che sono un'altra cosa), noi ci troviamo in questa situazione: facciamo una proposta, i colleghi intervengono, la Giunta stessa interviene, però richiama un articolo che non c'entra niente, e si trova nella difficoltà di dire: "Ma come" - tra noi stessi intendo, non per chi ci ascolta fuori dell'Aula -"se c'è già quello che tu chiedi, perché insisti nel chiederlo?" Il fatto è che quello che noi chiediamo non c'è, perché quello che si è detto in risposta riguarda un'altra cosa. Se sbagliassimo noi e invece avesse ragione la Giunta, noi saremmo d'accordo con essa, però si accerti se quanto la Giunta ha detto è rispondente al vero, cioè se si evince che c'è un massimale di circa un miliardo sul progetto, come diciamo noi, non sulle spese di gestione.
L'altra operazione che si rappresenta è quella di una distinzione dei massimali nelle direttive. Badate, le direttive o sono modalità esecutive delle leggi, e sono quindi una competenza della Giunta in quanto atto amministrativo, o incidono nella normativa sostanziale (e i massimali rientrano nella normativa sostanziale) e allora ricadono, ancorché si chiamino come si vuole, anche direttive, nella disciplina regolamentare. E poiché in questa Regione il potere regolamentare, per pronuncia della Corte Costituzionale, è attribuito al Consiglio regionale non alla Giunta - io dico purtroppo, però è così - dovremmo ripercorrere in Consiglio tutto l'itinerario previsto per le leggi. Allora tanto vale, se c'è accordo, stabilire adesso i massimali di cui stiamo parlando. L'assessore Masala sostiene che c'è accordo nel merito, e infatti ha detto: "E' già previsto all'articolo 7". Allora, delle due l'una: o è già previsto e noi siamo soddisfatti, o non lo è, ma c'è l'accordo, allora si approvi un emendamento o una variazione consimile. Questo a chiarimento delle cose che stiamo dicendo, per capirci.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Intervengo molto brevemente, mentre aspetto anch'io la risposta dell'assessore Masala, che è alquanto semplice da dare, per dire che condivido le cose che egli ha detto poc'anzi. Noi abbiamo un fondo indistinto che riguarda il vecchio e il nuovo ma, riprendendo il ragionamento del collega Cugini, se la disponibilità finanziaria è assorbita totalmente dal vecchio, come si intende far fronte al nuovo?
Vado oltre, per tranquillizzare alcuni colleghi, in particolare i colleghi Biggio e Capelli. Il centrosinistra, che in Commissione ha votato a favore del testo unificato, non ha nessunissima intenzione di scardinare alcunché, ha invece l'intenzione di confermare gli impegni assunti con Bruxelles, che pure non sono un qualcosa di intoccabile, ma che non intendiamo disattendere. Questo a beneficio e a tranquillità non solo dei colleghi, ma di quanti sono interessati ai benefici di legge. Quindi andiamo avanti con tranquillità, ma con l'intento di migliorare quello che è migliorabile. A questo sono volti i nostri ragionamenti e qualche nostro emendamento.
Per quanto riguarda il massimale mi è parso di capire che il collega Cogodi intende ritirare l'emendamento numero 10. Lo invito anch'io a fare questo, perché il massimale di un miliardo per imprese particolarmente innovative, badate, è davvero restrittivo, anche in considerazione del fatto che mentre altre direttive previste da altre leggi sono di competenza esclusiva della Giunta, in questo testo, all'articolo 10, è previsto che le direttive siano sottoposte al parere della Commissione consiliare. Quindi ci sono diverse griglie di controllo, prima della Giunta e poi della Commissione consiliare per stabilire di volta in volta, a seconda dell'intervento e anche del territorio, quali possono essere i massimali. Sicuramente occorrerà fare una valutazione settore per settore, perché una cosa è realizzare una pizzeria, altra cosa è realizzare un albergo o fare new economy, quindi diciamo che gli interventi vanno modulati a seconda del settore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Anch'io intervengo brevemente, anche perché rispetto a questo aspetto della legge noi abbiamo già detto che attendiamo un pronunciamento chiaro da parte della Giunta e siamo disponibili a valutare l'ipotesi di ritirare l'emendamento, purché ci sia chiarezza.
Tra l'altro si pongono anche alcuni problemi che dobbiamo valutare con attenzione, con intelligenza, ma anche con un minimo di equilibrio. Questa è una legge che ha una finalità ben precisa, quella di intervenire per suscitare impresa, sviluppo e occupazione, legata però a chi nelle liste ordinarie di collocamento è iscritto come disoccupato, non come nulla facente, per essere chiari. E' una legge straordinaria che prevede interventi straordinari, tant'è che dà un'incentivazione che è straordinaria.
Benedetti signori, voi che fate i liberisti e vi "riempite la bocca" di mercato, come potete concepire, se non in via eccezionale, una legge che, tra l'altro, interviene nel mercato con una normativa che prevede un'agevolazione superiore all'intervento ordinario, senza pensare anche agli altri, a chi nel mercato opera ordinariamente e dovrà subire la concorrenza derivante da queste norme? Da questo punto di vista dobbiamo stare attenti e valutare le cose con equilibrio.
Voglio dire anche un'altra cosa: poc'anzi si è parlato dei fenomeni distorsivi con cui si tende ad applicare le norme, ma chi ricorrerebbe alla legislazione ordinaria, quella regionale e quella statale, se può a piene mani utilizzare una norma straordinaria che gli dà di più? Questo è ciò che vuole fare la Giunta regionale? Questo è ciò che si voleva fare con la legge numero 28? Io penso di no. Ecco perché noi abbiamo pensato a un tetto massimo, poi si vedrà.
Abbiamo interesse a sostituire con questa legge l'intervento ordinario? Io penso di no. Attenti, perché ci sarà chi non potrà rientrare in questa legge, chi in un modo o in un altro sarà vincolato da questa legge. Chiaramente, come qualcuno poc'anzi rilevava, si sta dando la stura al ricorso, all'inghippo che può bloccare ancora il provvedimento, perché averlo concordato anche in sede di Commissione non vuol dire che non ci siano ulteriori strumenti sulla base dei quali si può impugnare un provvedimento. Un accordo tecnico, realizzato con i funzionari dell'Unione Europea, può essere anch'esso inficiato, perché il parere tecnico dei funzionari non è inoppugnabile. Queste cose le sapete quanto me. O viene mantenuta la finalità della legge, o non abbiamo nemmeno l'interesse ad approvarla. Perché dovremmo sostituire tutta la normativa, compresa quella statale, impegnando fondi regionali? E' assurdo.
Se qualcuno di voi vuole davvero mantenere la finalità prevista in questa legge mi può spiegare come può chi è iscritto, non come nulla facente, ma come disoccupato nelle liste ordinarie di collocamento concorrere nella misura del 25 per cento a un costo che supera il miliardo o il miliardo e mezzo? Come può un disoccupato, per un progetto del valore di tre miliardi, tirare fuori di tasca propria 750 milioni? A meno che non si voglia fare quello che è stato detto: i disoccupati servono come copertura fittizia, chi mette i capitali sono altri, trascorso il periodo dei cinque, dieci anni un calcio e tutto viene riportato in tasca. Perché chi ha le risorse, chi ha i capitali non utilizza - nessuno glielo vieta - la legislazione ordinaria di settore e i tanti strumenti in essa previsti per fare investimenti? E' concepibile che si crei industria per dieci miliardi utilizzando la legge numero 28, che è un provvedimento straordinario per l'occupazione, per chi è disoccupato, per chi ha "un'idea buona" - così si diceva quando è stata approvata - e purtroppo non è figlio di Gianni Agnelli, e quindi non ha i capitali per realizzarla?
Sinceramente, queste cose ci fanno infuriare perché le troviamo illogiche rispetto allo sviluppo, rispetto all'interesse della Sardegna e rispetto anche a una coscienza che ognuno di noi dovrebbe in qualche modo sentire ogni tanto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
Masala (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Voglio soffermarmi su due aspetti della questione. Pregherei il Consiglio di tenere presente che già nel precedente intervento io ho chiarito - ed è questa la bontà, chiamiamola così, se vogliamo anche la furbizia di coloro i quali hanno trattato la questione con l'Unione Europea - che si è riusciti a prevedere la costituzione di un fondo indistinto, cioè un fondo nel quale confluiscono sia le risorse occorrenti per far fronte alle necessità derivanti dalle pratiche presentate fino al 31 dicembre 1999, sia le risorse occorrenti per soddisfare le domande presentate successivamente. E' quindi evidente che la flessibilità di questo fondo consente da un lato di fronteggiare le esigenze fino al 31 dicembre 1999, e dall'altro di destinare le risorse eventualmente in esubero agli anni successivi. Questo è il significato del fondo unico e conseguentemente la parola su questo argomento non è definitiva, ma in qualunque occasione, soprattutto nella legge finanziaria, il fondo potrà essere alimentato sulla base delle esigenze che di volta in volta si manifesteranno.
Gli uffici regionali mi hanno informato che non sono in condizioni, oggi, di sapere quante di queste pratiche sono definite o possono essere definite positivamente, per cui è matematicamente impossibile stabilire alla lira la somma occorrente. Ciò che si dice, però, è questo: le risorse impegnate sono sufficienti. E io aggiungo: attenzione, noi non stiamo mettendo a disposizione 170 miliardi per il 2002, stiamo mettendo a disposizione 570 miliardi, perché la legge stessa prevede la possibilità di attingere anticipatamente alle risorse stanziate per gli esercizi successivi con il solo pagamento anticipato degli interessi. Quindi c'è una massa finanziaria che è matematicamente impossibile utilizzare nel corso del 2002. Questo non lo sto dicendo io, che di queste cose non me ne intendo, ma lo dicono quelli che hanno suggerito una risposta di questo genere.
Relativamente all'emendamento numero 10, è vera l'osservazione fatta circa l'apparente incoerenza tra l'emendamento e la risposta che ho dato precedentemente, però, nella sostanza, la limitazione dell'investimento a 500 mila euro può di fatto determinare una diversa modulazione del contributo, e quindi può essere intesa come una modificazione sostanziale della legge. Questo è il senso. L'esperienza, con riferimento alle domande presentate entro il 31 dicembre 1999, ci dice che almeno il 90 per cento di esse supera abbondantemente il milione di euro, per cui ho sottolineato - l'ho fatto per richiamare l'attenzione del Consiglio - il rischio che tale limitazione possa incidere sostanzialmente sulla legge. Per questo mi associo alla richiesta di ritirare l'emendamento, poi si vedrà come affrontare questo aspetto nelle direttive, perché ritengo che si possa trovare una soluzione senza correre il rischio di esporci a censure a posteriori da parte dell'Unione Europea.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
fadda (Popolari-P.S.). Signor Presidente, molto brevemente, l'assessore Masala tenta di convincere prima se stesso e poi anche l'Aula. Basta essere chiari, Assessore: la Giunta regionale dopo aver deciso lo stanziamento per dare risposte al pregresso, ha stabilito quali erano le somme da indicare in legge. Queste somme nascono da un conteggio che è stato fatto dalla Giunta regionale. Noi diciamo: perché aspettare una settimana per stanziare nuove risorse? Semmai, tra una settimana, se avrete notizie diverse sul pregresso potremo modificare comunque la norma finanziaria. Io credo che in questo momento, poiché la nuova legge, per le cose che ha detto anche il collega Falconi, deve essere notificata a Bruxelles, sia importante che essa contenga le risorse necessarie per dare una risposta ai giovani imprenditori. Assessore, mi risulta, però anche su questo non abbiamo dati certi, che nonostante la legge numero 28 sia stata bloccata circa cinquanta domande siano già state presentate dal 1° gennaio 2000. La legge è bloccata ormai da più di un anno, c'è una grande attesa da parte di tantissimi giovani imprenditori e visto che c'è la volontà da parte della Giunta regionale di dare una risposta sia per il pregresso sia per il futuro (l'avete dimostrato accogliendo i suggerimenti che sono venuti dall'opposizione), noi vi diciamo: facciamo in modo che appena questa legge sarà esecutiva tutti i giovani imprenditori possano presentare la domanda e avere la certezza di ottenere i finanziamenti. Voi sapete qual è la manovra finanziaria, la Giunta regionale l'ha già approvata, per cui vi chiediamo di inserire in questa legge i 100 miliardi circa che noi abbiamo chiesto, cioè 50 milioni di euro. Valutiamo se sono eccessivi, perché dall'analisi del bilancio possono risultare eccessivi, ma credo che comunque questa legge debba essere dotata di risorse finanziarie sufficienti per dare una speranza anche ai giovani imprenditori che devono ancora presentare le domande e nel contempo dare una certezza a chi ha già sostenuto delle spese.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, l'Assessore chiedeva se gli interpellanti… Chiedo scusa ancora, però è opportuno che chi vuole intervenire lo faccia per tempo.
ORTU (R.C.). Lo faccia secondo il Regolamento.
PRESIDENTE. Esatto.
COGODI (R.C.). Era già iscritto l'onorevole Floris.
PRESIDENTE. Non mi risulta. Va bene, prego, onorevole Floris.
FLORIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, chiedo scusa, ma io avevo alzato la mano prima dell'onorevole Fadda. Lei invece gli ha dato la parola prima.
Concordo con quello che diceva l'assessore Masala, perché effettivamente è impossibile quantificare l'entità delle risorse necessarie per soddisfare le domande presentate entro il 31 dicembre 1999, perché lo stanziamento fatto dalla Giunta regionale precedente era logico, accertato. Il fabbisogno era quello derivante da tutte le domande istruite con esito favorevole, quindi è chiaro che la quantificazione delle risorse era precisa.
Qui si apre, però, assessore Masala, un capitolo pericolosissimo, anche rispetto alla stessa trattativa con l'Unione Europea, perché la Commissione, invece, apportando così una modifica, ha parlato di pratiche relative a domande pervenute e istruite, e non "favorevolmente istruite". A questo punto è evidente che fare una quantificazione delle risorse è impossibile.
La Giunta dice che ci sono tutte le risorse necessarie per il passato e per il futuro, io ne prendo atto però è difficile convincersene. Così come è difficile stabilire qual è la quota delle pratiche presentate e istruite, ed è anche pericoloso dire che la copertura generale c'è. Gradirei che la Giunta dicesse che qualora le risorse stanziate non fossero sufficienti, stanzierà le somme che sono necessarie perché la legge 28 possa continuare ad essere operativa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
biancu (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, intervengo molto brevemente anche perché altri prima di me hanno ribadito con molta efficacia la necessità che la nuova legge che stiamo per approvare abbia adeguata copertura finanziaria.
Io credo che tutti noi abbiamo presenti i diversi interventi che si sono sviluppati tra ieri e oggi in quest'aula dai banchi della maggioranza e della opposizione. Si è ribadita la positività della legge numero 28, a suo tempo approvata per promuovere l'imprenditoria giovanile in Sardegna e affrontare oggi questo argomento, con questo testo di legge che tende a risolvere i problemi del pregresso, ma anche a continuare la positiva esperienza compiuta con la legge numero 28, sarebbe cosa vana se non si prevedesse anche la necessaria copertura finanziaria.
E' evidente, anche per ciò che ha detto l'Assessore della programmazione, che di fatto ci troviamo di fronte a una provvista finanziaria che dovrebbe essere sufficiente a soddisfare solo le domande presentate entro il 31 dicembre 1999. Io credo che non siano neanche interamente coperte le iniziative presentate entro il 31 dicembre 1999, perché mi è sembrato che ci sia una sottovalutazione di tutte le iniziative presentate dai soggetti pubblici a valere sui Programmi integrati d'area.
Vorrei ricordare all'Aula che negli accordi di programma relativi appunto ai Programmi integrati d'area vi sono numerosi progetti ad iniziativa di soggetti privati e pubblici, i comuni nella fattispecie, che hanno speso risorse ingenti per predisporre i progetti stessi, che hanno coinvolto cooperative di giovani, i quali hanno speso a loro volta risorse consistenti per costituirsi in società e sono ora in attesa di avere delle risposte. Credo che nella discussione dell'articolo 12 e dell'emendamento che ho ad esso presentato si possa trovare soluzione a questo problema. Ritengo, tuttavia, che le risorse che sono previste non siano sufficienti, perché in nessun intervento, neanche dai banchi della Giunta, si è tenuto conto dei progetti di soggetti pubblici che sono ricompresi negli accordi di programma relativi ai Pia.
Per cui io credo, ritornando all'introduzione, che sarebbe cosa vana dire che valutiamo positivamente il cammino della legge numero 28, e quindi di questa nuova legge che dovrebbe proseguire quel cammino, se non ci fossero risorse finanziarie adeguate per soddisfare la richiesta derivante dalle nuove domande.
Credo che la Giunta debba essere chiara su questo, perché altrimenti entriamo in contraddizione, in quanto da una parte diciamo di guardare con favore alla prosecuzione del cammino della legge numero 28, e dall'altra invece non prevediamo una quantità sufficiente di risorse che vada nella direzione della speranza e dell'attesa che c'è tra i giovani che hanno presentato i progetti, ma anche tra coloro che stavano aspettando di conoscere le nuove regole sulla imprenditoria giovanile per poter mettere in campo le loro proposte. Sarebbe veramente scorretto e grave che noi rimanessimo insensibili di fronte a queste attese.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Volevo fare una considerazione rapidissima su questa discussione che mi sembra non si debba sviluppare solo intorno al discorso risorse sì, risorse no. Il problema ritengo sia più generale e si tratta, lo dico alla Giunta, di essere seri oppure no.
La vera scommessa, di cui ieri abbiamo sentito parlare con enfasi da parte dei consiglieri della maggioranza, che hanno infatti parlato di evento storico, di grande conquista per il patrimonio legislativo della Sardegna, si misura essenzialmente su una questione: la capacità del Consiglio regionale, e principalmente della Giunta, di garantire continuità all'idea di sviluppare in Sardegna la progettualità giovanile nel sistema delle imprese. Questa è la sfida, e a questa sfida si può rispondere in diversi modi: dicendo che la scarsità di risorse finanziarie impedisce la continuità, e quindi questa legge non rappresenterebbe più un evento storico, o cercando di capire se in un momento storico diverso rispetto a quello in cui fu approvata la vecchia legge numero 28, un momento in cui dobbiamo guardare a questa iniziativa sotto l'ottica di quello che sta avvenendo sul piano nazionale, la Sardegna (laddove il Governo nazionale blocca le risorse per l'imprenditoria giovanile, depotenziando uno strumento che era complementare alla nostra legge numero 28, ma che ugualmente tendeva a rafforzare quel tessuto imprenditoriale giovanile, per cui noi nei prossimi anni non avremo certezze di risorse su quel fronte, giacché il Governo ha deciso di bloccare tutta la strumentazione della programmazione negoziata) con questo provvedimento va in controtendenza, compiendo un atto di serietà. E l'atto di serietà è rappresentato dal fatto che, rispetto alle idee forza e alle nuove idee dell'imprenditorialità giovanile, la politica fa qualche passo indietro scommettendo sulle idee e sulla progettualità del mondo giovanile. E lo dico qua con chiarezza: molte delle esperienze dei nostri più grandi imprenditori e manager che si sono affermati sul mercato economico partendo dalla Sardegna, l'hanno fatto essendo profondamente insoddisfatti e vittime dei meandri burocratici della Regione, e l'hanno fatto spesso in contrasto con le leggi regionali che impedivano l'affermazione di queste idee. E si sono affermati lo stesso contro le nostre burocrazie e contro le nostre remore.
Il problema è, quindi, quello di dare un profilo di serietà a questa sfida in un momento in cui non abbiamo e non disponiamo, sul piano nazionale, di altri strumenti. Ed è nostro dovere principale dare continuità, il che significa riprendere da dove abbiamo interrotto, garantendo quelle prospettive, ma nello stesso tempo lanciando il messaggio positivo che noi vogliamo scommettere su questo strumento, perché le idee dei giovani possono essere in qualche caso l'ancora di salvezza rispetto a un sistema economico che si sviluppa per grandi concentrazioni di potere e che non sempre esprime l'esigenza di far emergere le idee guida, ma fa emergere gli interessi delle grandi multinazionali economiche che spesso non ci hanno portato grandi benefici.
Quindi non si tratta di una scommessa finanziaria, e l'attenzione della Giunta è straordinaria, speciale, è unica in questo contesto, proprio sulla sfida finanziaria. Non saranno cento, saranno cinquanta, saranno quello che riteniamo più opportuno, ma questo aspetto della continuità va garantito, perché se no tutte le grandi enfasi dei passaggi storici, delle grandi conquiste cadono sotto questo aspetto.
Invito la Giunta a fare una riflessione, che è uno sforzo di civiltà, ma anche di controtendenza rispetto a quelli che sono i fenomeni che stanno avvenendo di depotenziamento degli strumenti di sviluppo sul piano nazionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I.-Sardegna). Questo dibattito in realtà sta diventando lungo e confuso perché contiene molti elementi che a me pare non c'entrino tanto con la discussione della legge.
Io mi permetto di illustrare la mia opinione: noi stiamo cercando di risolvere il problema di un certo numero di imprenditori che sono in difficoltà perché la legge 28 è andata come è andata, e non mi soffermo nemmeno sulle responsabilità e i problemi che ci sono stati, che credo siano ormai chiari sia agli occhi del Consiglio sia agli occhi degli interessati. Ritengo, quindi, che dobbiamo concentrarci sulla soluzione di questi problemi. E' inutile far slittare l'approvazione della legge di giorno in giorno, di ora in ora, perché vogliamo metterci dentro tutto e il contrario di tutto. Nessuno nega che esiste un problema connesso alla disoccupazione, nessuno nega la necessità di mantenere degli incentivi, perché la situazione della Sardegna è quella che è, però spostare sul piano ideologico il dibattito sulla legge numero 28 non fa altro che arrecare danno.
Sono convinta che noi, oggi, con questa legge, così come è stata presentata e approvata in Commissione, siamo in grado di dare una risposta alle persone che hanno agito nel rispetto dei tempi che erano stati dati, che hanno presentato la documentazione, che hanno il piano di impresa e che sono fra l'altro quelli che, avendo rispettato rigorosamente le scadenze, si sono maggiormente indebitati, perché hanno fornito la documentazione completa anche in banca, e quindi hanno oggi le difficoltà maggiori.
Se poi vogliamo inserire anche una serie di situazioni che sono ancora da venire, credo che non possiamo nemmeno negare che alcuni di questi pseudoimprenditori sono quelli che hanno semplicemente presentato la domanda e non hanno fatto nessun investimento sul piano di impresa. Non possiamo oggi mischiare questi problemi e far slittare ulteriormente l'approvazione di questa legge.
Chiedo al Consiglio un atto di responsabilità su questo, perché le condizioni non sono paritarie. Risolviamo in via prioritaria il problema di coloro che davvero si sono mossi, nel rispetto dei tempi, hanno investito capitali propri e si sono indebitati. La Giunta ci sta dicendo che ci sono risorse che possono essere utilizzate per gli anni successivi e che quindi è possibile soddisfare anche la richiesta di chi ha presentato la domanda successivamente al 31 dicembre, perché la Commissione, per generosità, ha sicuramente specificato nella norma transitoria che dovevano essere prese in considerazione tutte le domande istruite. Contrariamente a quanto indicava la Giunta, che considerava invece le pratiche istruite con esito favorevole, adesso si parla semplicemente di pratiche istruite, ed è difficile farne una quantificazione esatta. Quindi che cosa vogliamo fare? Noi non conosciamo l'esatto ammontare derivante dalle pratiche presentate e istruite, il cui esito deve essere rivisto, perché le banche avevano dato a suo tempo parere negativo, se non altro per mancanza di risorse, in quanto la legge numero 28 era in scadenza.
Credo che, se vogliamo essere seri nei confronti delle persone che hanno questo problema, occorra affrontare le cose una alla volta. Risolviamo prima il problema di coloro che ieri giustamente gridavano, perché si sono seriamente indebitati, gli sono state ipotecate le case e si trovano con l'acqua alla gola e i creditori alle calcagna. Le situazioni di coloro che hanno fatto meno investimenti e hanno meno problemi possono essere risolte nell'annualità successiva, visto e considerato che la Giunta garantisce la possibilità, e io non ho motivo di dubitare della parola della Giunta, di accedere a risorse degli anni successivi, facendo quindi un passo alla volta.
ORTU (R.C.). Vedremo alla prossima votazione segreta per quanto riguarda la fiducia alla Giunta!
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
CUGINI (D.S.). Mariella, stiamo votando, quello che ha detto l'Assessore non è vero. Bisogna essere seri!
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 10. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
(Interruzione del consigliere Cugini)
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego. I lavori del Consiglio sono terminati, riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 48.
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