Seduta n.128 del 05/10/2005
CXXVIII SEDUTA
(Antimeridiana)
Mercoledì 5 ottobre 2005
Presidenza del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore e 10 e 34.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 21 settembre 2005 (123), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Pirisi, Matteo Sanna e Franco Ignazio Cuccu hanno chiesto congedo per la giornata del 5 ottobre.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 152/A.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Pisu, relatore.
PISU (R.C.), relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghe, colleghi e Assessori, come voi tutti sapete, sull'utilità di avere un difensore civico in Sardegna ci sono state, e probabilmente ci sono, opinioni diverse tra di noi. Nella seconda Commissione di questo Consiglio regionale pensiamo che esso abbia una grande utilità per tutelare i cittadini di fronte ad una Regione ancora troppo burocratica, distante e a volte arrogante proprio nei confronti dell'utenza che dovrebbe trattare con rispetto e spirito di servizio.
In attesa che la Regione venga radicalmente riformata e che cambi la mentalità di tante persone che operano al suo interno, il difensore civico sarà indispensabile, soprattutto per non lasciare i cittadini più deboli senza un minimo di difesa. Per questo, tanti di noi, ed in particolare i componenti della seconda Commissione di questo Consiglio regionale che ho l'onore di presiedere e che si occupa, come sapete, di diritti civili, si sono opposti alla proposta di legge presentata dai Capigruppo nel febbraio scorso, e non esaminata dalla Commissione, che proponeva una sospensione a tempo indeterminato della nomina, nonché una possibile abolizione di questa figura. In alternativa abbiamo chiesto una sospensione a tempo determinato, di sei mesi, con l'impegno a produrre modifiche significative all'attuale normativa in tempi brevi. Per questo, il Consiglio deve procedere con urgenza all'approvazione di questa legge con regole nuove e con la speranza che questo istituto riacquisti quell'importanza che noi vogliamo che abbia e che i cittadini da tempo si aspettano.
Tra le modifiche più importanti chiediamo sia resa più frequente la sua nomina, ogni tre anni anziché cinque, con la possibilità di una sola riconferma, diversamente dalla legge attualmente vigente che prevede la possibilità di una sola elezione per cinque anni. In questo modo sfalziamo quest'ultima dal rinnovo del Consiglio regionale e dagli incarichi che vengono attribuiti agli inizi di ogni legislatura, soprattutto perchè si tratta di una funzione di garanzia e non di governo. Un'altra novità è che viene esclusa, per il difensore civico, una nomina fatta dal Presidente del Consiglio con i poteri sostitutivi. In concomitanza con questa scelta viene facilitata una sollecita elezione, prevedendo che dopo la seconda votazione sia sufficiente la maggioranza assoluta.
L'altro punto su cui si è ritenuto opportuno correggere la legislazione vigente riguarda il trattamento economico di questa figura che viene sganciato da quello del consigliere regionale e collegato a quello dei presidenti degli enti regionali.
E' stata anche eliminata dalla normativa attuale la previsione di istituire uffici periferici, mai attuata, e si sono introdotte alcune modifiche ai poteri del difensore civico, su cui si potrà approfondire in questo Consiglio regionale e anche in futuro con il contributo di proposte e idee che potranno venire sempre da quest'ultimo e che questa istituzione dovrà nominare entro poco tempo. Dico questo perché (anche se il testo che si propone lascia trenta giorni di tempo al Consiglio per la sua elezione) tuttavia ci sono evidenti ragioni di opportunità che questa nomina avvenga non appena entra in vigore la legge, in modo da colmare l'attuale vuoto esistente.
Questa fretta non è solo determinata dalle vicende succedutesi dal mese di febbraio a oggi, ma anche dalla consapevolezza che questa nomina si sarebbe dovuta effettuare entro tre mesi dall'inizio della legislatura. E' occorso più tempo, che credo non sia stato sprecato, perché alla fine è stato svolto un buon lavoro e va a merito di tanti consiglieri e, in particolare, indistintamente, dei componenti la seconda Commissione del Consiglio regionale, che voglio qui in quest'Aula pubblicamente ringraziare.
Consentitemi ancora, cari colleghi, alcune brevi considerazioni sull'utilità sempre di questa figura per fugare, se ce ne fosse ancora bisogno, ogni ragionevole dubbio sulla sua importanza. Non sfugge a nessuno il dato che l'esperienza del difensore civico in Sardegna non è stata molto esaltante, dopo un primo periodo positivo seguito alla decisione di questo Consiglio di istituire questa figura il 17 gennaio 1989. Questa scelta fu salutata con molta enfasi e venne vissuta come una grande conquista a favore e per la tutela dei cittadini. Si citarono le esperienze delle altre regioni italiane e soprattutto quelle di paesi europei in particolare quelli scandinavi dove la figura dell'ombudsman ha carattere di organo della pubblica amministrazione con funzione tutorie dei cittadini. Così come si potrebbe citare l'esperienza della Gran Bretagna nel cui sistema di controllo, per la mala administration, è previsto il difensore civico. In quei paesi, quest'ultimo ha avuto un tale successo da essere esteso anche al settore privato.
Ritengo per questo necessario conoscere, capire e considerare queste esperienze positive per tenerne conto nella nostra discussione tesa a qualificare la nostra concezione della democrazia e a favorire un nuovo rapporto tra l'istituzione regionale e i cittadini sardi. Congelare o abolire questo istituto sarebbe stato un brutto segnale per la società sarda, lasciando intendere che il cittadino conta sempre di meno. Con l'approvazione di questa legge, invece, diamo un segnale opposto, dimostrando al contempo di non essere minimamente preoccupati di subire qualche controllo che, sono certo, contribuirà a rendere più efficiente l'amministrazione regionale nel suo complesso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, Assessore, colleghe e colleghi, prendo la parola perché troppe voci diffusesi nelle scorse settimane hanno fatto nascere, intorno all'ufficio del difensore civico, ancora una volta, un autentico caso. Ricordo, come poc'anzi ci ha sottolineato il presidente Pisu, che era stato messo all'ordine del giorno dei lavori prima del dibattito sul Regolamento, ma per la necessità di un ulteriore approfondimento, l'argomento era stato rinviato. La giornata di oggi risulta pertanto storica, visto che il tema si trascina ormai dallo scorso mese di febbraio, dopo diverse sollecitazioni.
C'è però da registrare ancora una diffusa nebbia, se non foschia, paradossale su un'istituzione che vuole rendere più efficienti, diretti e trasparenti i rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione. Si ha insomma la sensazione che il difensore civico non piaccia a molti e, al di là dell'emendamento proposto da A.N., lo si voglia sopprimere. Si vuole forse eliminare uno strumento teso a dare risposte ai cittadini meno attrezzati economicamente? Se il motivo è questo, chi lo pensa lo dica con chiarezza e si assuma la responsabilità di una decisione per me, come socialista, inaccettabile. Se invece l'incertezza deriva dalla constatazione che, con la vigente normativa, il responsabile dell'ufficio non è messo in grado di operare, allora la soluzione si può trovare, e facilmente, perché il principio ispiratore di questo istituto non appartiene né alla maggioranza, né alle opposizioni, interessa ai cittadini al di là del credo politico di ciascuno ed è solo un segnale evidente di civile convivenza.
Vi è infine una terza preoccupazione, stavolta tutta personale, Presidente, che il Consiglio abbia difficoltà ad individuare la personalità più idonea a rivestire questo compito. Alla luce delle esperienze degli ultimi anni è stato dimostrato che il ruolo del difensore civico, per la mole di lavoro, richiede non tanto competenze specifiche, ma un adeguato ufficio in grado di rispondere alle centinaia di richieste di aiuto. E' evidente, inoltre, che non è una concessione, ma un diritto. Intendo quindi sottolineare qualche aspetto che, per ragioni diverse, nonostante il proficuo lavoro in Commissione, non è stato preso in considerazione o comunque non sono state esplicitate le valutazioni e le proposte su cui richiamo l'attenzione dell'Aula.
La figura del difensore civico merita, così come è in altre regioni italiane, di essere inserita nello Statuto; si tratta infatti di una funzione necessaria esclusiva, non assolvibile da un altro organo. Una delle ragioni che mi avevano spinta ad oppormi alla sospensione dell'elezione del difensore civico, e conseguentemente al congelamento sine die del suo ufficio, era dunque il fatto che si tratta di una istituzione di grande valenza civile e culturale, si colloca tra gli istituti di salvaguardia dei diritti dei cittadini, soprattutto di quelli che non hanno le forze per opporsi allo strapotere della burocrazia e a prolungate ed ingiustificabili lungaggini di una macchina amministrativa inefficiente soprattutto per alcuni.
La sua azione, inoltre, favorisce la democrazia tra cittadini e istituzioni, ponendo al centro dell'interesse, e quindi dandole dignità, la persona rispetto al sistema. Nel momento in cui interviene per contrastare illegittimità e disfunzioni, ne rimuove le cause e promuove quella che dovrebbe essere l'ordinarietà di un rapporto di partecipazione dell'individuo ai diversi momenti del procedimento. Mi auguro quindi che le riforme, per una più funzionale amministrazione a tutti i livelli, favorendo un rapporto virtuoso tra cittadino e pubblica amministrazione, rendano davvero inutile questa istituzione. Fino a quando il traguardo non sarà stato raggiunto e fintanto che i cittadini con minori possibilità non avranno una voce forte e chiara, è opportuno, oltre che dare un segnale di lungimiranza, rendere più incisiva l'attività del difensore civico.
In una lettera recentemente inviata al Presidente del Consiglio, una signora descrive con queste parole l'esperienza con l'ufficio: "Sono una cittadina serramannese che il 2 agosto scorso avrebbe voluto consegnare a mano una nota scritta presso l'ufficio del difensore civico. L'usciere, che mi ha accolta molto gentilmente, mi ha informata che, non essendo presente alcun impiegato, egli non era autorizzato a ricevere alcunché e mi ha invitata a riprovare dopo il periodo delle ferie. L'ho fatto il 30 agosto scorso, ho impegnato due mattinate a vuoto e un successivo avvio del plico tramite il servizio postale". Mi chiedo: a chi e a che cosa può servire un ufficio così silente e così snobbato? Siamo in tempi di magra, stando così le cose perché non risparmiare anche in questa direzione onde evitare di far capire a quei cittadini che ancora non fossero del tutto disincantati che tutto è soltanto un bellissimo specchietto per le allodole?
La proposta di legge all'attenzione dell'Assemblea, nonostante il lavoro in Commissione, non soddisfa, a mio avviso, i bisogni che i nostri conterranei manifestano e le necessità che l'ufficio è chiamato a soddisfare. L'inerzia e l'incuria delle amministrazioni locali, si legge nella relazione del difensore civico relativa agli anni 2000-2003, rappresentano i casi più numerosi delle istanze dei cittadini per ottenere risposta a loro richieste spesso reiterate invano. Nel documento viene anche sottolineato che in alcuni casi le amministrazioni si mostrano restie a dare risposte anche al difensore civico, costringendolo a sollecitazioni e diffide con richiami alle norme di legge che sanzionano le ingiustificate omissioni.
C'è quindi, cari colleghi, ancora molta strada da percorrere per raggiungere la pratica di un sano rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini. Il difensore civico è quindi non solo necessario, ma indispensabile. Ricordo, per inciso, che l'ufficio regionale registra una significativa mole di pratiche formalizzate: nel 2000 sono state 344; nel 2001, 350; nel 2002, 244 e nel 2003, 311. A queste istanze devono essere aggiunte, e sono in numero crescente e decisamente superiore, quelle espresse de visu o telefonicamente che ammontano a circa 300 - 400 l'anno, stiamo parlando quindi di 700 - 800 richieste di interventi. Ricordo questi dati per rimarcare che l'ufficio consta finora e da sempre di tre persone: il responsabile eletto dal Consiglio regionale, un funzionario e una guardia giurata.
Nella relazione annuale, il difensore civico uscente, che peraltro ha dovuto personalmente scrivere il testo del resoconto dell'attività di quattro anni, non disponendo di un operatore, osserva che la cronica carenza di personale a disposizione si ripercuote pesantemente non solo sull'attività istruttoria delle pratiche, ma anche su quella generale del servizio. E' questo il primo aspetto problematico a cui la proposta di legge all'esame dell'Aula non offre risposte ed è il motivo che mi ha indotto a proporre in Commissione un emendamento finalizzato alla costituzione di un ufficio del difensore civico con un numero definito di funzionari e di figure professionali. Nella legge istitutiva dell'Abruzzo i componenti sono dieci, in Toscana sono tredici gli addetti ed è anche previsto il ricorso a consulenti esterni. Per non parlare di Bolzano dove ugualmente ci sono oltre dieci persone.
Dall'esame delle pratiche emerge un altro nodo che, sono convinta, deve essere sciolto. Il difensore civico affronta azioni diverse per materie e specificità, il suo compito non è quello di essere tuttologo, ma quello di essere integerrimo, autorevole e godere della fiducia dei cittadini. Credo che sarebbe utile consentirgli di stipulare convenzioni con specialisti delle discipline oggetto dei ricorsi. Anche questo aspetto non è stato accolto in Commissione forse perché le argomentazioni da me proposte non sono state sufficientemente persuasive.
Il terzo elemento, che porto all'attenzione dell'Assemblea, riguarda la designazione. L'articolo 12 della legge istitutiva stabilisce, nel comma 1, che sia scelto tra i cittadini che, per preparazione ed esperienza, diano la massima garanzia di dipendenza, obiettività e serenità di giudizio; aggiunge poi la competenza giuridico-amministrativa. Per il ruolo e l'autorevolezza che ne caratterizzano lo status ritengo che questa specificità sia immotivata. Ciò, a maggior ragione, se a determinare l'investitura si pone al primo posto la garanzia dell'indipendenza.
L'articolo 12, al comma 4, risulta poi limitativo, se non discriminante, perché individua la figura solo tra i professori universitari di ruolo, fuori ruolo in materie giuridiche, avvocati o magistrati in quiescenza. Mi chiedo se un professore di lettere, dell'università, della levatura della professoressa Cerina o del professor Gessa, giusto per citare persone a tutte noi note che godono di una indiscussa stima, oppure un docente di diritto di scuola media superiore, un sindacalista o una persona che abbia dato ampie dimostrazioni di serietà, equilibrio ed equità, ma anche un quarantenne o un cinquantenne professionalmente valido di qualunque settore, fatte salve le incompatibilità previste, non possa aspirare a questo ruolo. La Regione Liguria, per esempio, ha stabilito che può essere eletto difensore civico ogni cittadino italiano residente in un comune della regione che possieda i requisiti per essere eletto consigliere regionale. Allo stesso principio si è uniformata la Campania. In Emilia Romagna il difensore civico è scelto tra persone di riconosciuta professionalità che abbiano i requisiti richiesti per l'elezione a consigliere regionale e che siano in possesso di adeguata esperienza in relazione alle funzioni e ai compiti da svolgere per avere precedentemente ricoperto funzioni o incarichi di responsabilità e rilievo nel settore giuridico o istituzionale o economico o sociale. Faccio riferimento in particolare a tutte quelle professionalità che sono sorte nel mondo del volontariato.
Se poi guardiamo al mediatore europeo, corrispondente al nostro difensore civico, notiamo che è scelto tra personalità che siano cittadini dell'Unione in pieno possesso dei diritti civili e politici che offrano piena garanzia di indipendenza e soddisfino le condizioni richieste nel loro stato per l'esercizio delle più alte funzioni giurisdizionali o che siano in possesso di esperienza e competenza notorie per l'assolvimento della funzione di mediatore.
Cari colleghi, mi sono permessa di richiamare l'attenzione su queste tre questioni, perché mi sembrano importanti ed è sempre per questa ragione che ho predisposto su questi temi appositi emendamenti. Spero quindi di poter avere il conforto delle colleghe e dei colleghi per apportare alla legge ulteriori opportune modifiche e spero vivamente che venga del tutto cancellata la possibilità anche remota di una soppressione di questo istituto perché, per la nostra esperienza, si tratterebbe di una pagina non fosca, ma veramente buia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Intervengo nella discussione generale della proposta di legge riguardante la figura del difensore civico partendo da alcune considerazioni che richiamano alla mente anche la stagione nella quale questo istituto è stato introdotto nella legislazione regionale e le motivazioni che, in quella occasione, sono state portate e sostenute. Il difensore civico è una figura preposta a garantire il cittadino prevalentemente nel rapporto con la pubblica amministrazione, che si dà per scontato essere matrigna, incurante spesso dei diritti, lenta nell'esercizio dei propri doveri e anche, qualche volta, poco imparziale e trasparente.
Oggi vi sono alcune tesi presenti anche in questo Consiglio regionale che ritengono che questa figura sia superata. Alla fine degli anni ottanta e primissimi anni novanta, si è andati verso la predisposizione di normative sempre più garantiste per i cittadini nei rapporti con la pubblica amministrazione. In quegli anni si è sviluppata infatti una stagione che ha visto la "241", la "90", poco precedente la legge sulla trasparenza, la "47", sugli atti amministrativi della Regione. Per intenderci, sono gli anni precedenti a Tangentopoli, nel 1992 scatta Tangentopoli, c'è un'opinione generale, comune, diffusa, in qualche misura anche dimostrata nei fatti, successivamente, che la pubblica amministrazione, in Italia, dalle funzioni politiche a quelle burocratiche, è una pubblica amministrazione corrotta, cioè disponibile ai patteggiamenti a favore di interessi specifici, in genere privati, in genere rappresentanti il mondo dell'impresa.
Oggi, dicevo, le tesi sono diverse: abbiamo rallentato molto le procedure di nomina del difensore civico quando è scaduto il suo mandato, abbiamo dato tempo alla Commissione di predisporre una nuova disposizione che riduce il costo di questo istituto e introduce alcune modifiche che riguardano il funzionamento, altre ne sono state proposte in emendamenti, peraltro alcuni, anche quelli descritti adesso dall'onorevole Caligaris, tendono a rivalutarne la funzione. Ci sono però, dicevo, le tesi di coloro che dicono che l'istituto è superato, non lo vogliono più, ma al contempo si chiedono che cosa ce ne facciamo del difensore civico. Ci sono titubanze che affiorano, di cui si sente un po' ancora magari sommessamente il sussurro anche in quest'Aula.
Allora io mi chiedo: istituti come quello del difensore civico non sono più necessari perché tutto funziona? Perché la pubblica amministrazione, da chi ne ha la responsabilità politica a chi ne ha la responsabilità operativa, non è più investita da degenerazioni, da insufficienze, da mancanze, da imparzialità e da scarsa trasparenza? Oppure noi sentiamo questi sommessi e negativi sussurri verso questo istituto perché esso è stato gestito male, perché negli anni passati, quando avrebbe dovuto funzionare, non ha funzionato, il cittadino non è stato difeso, la pubblica amministrazione quando si è comportata in modo insufficiente o colpevole non è stata richiamata adeguatamente allo svolgimento pieno e corretto delle proprie funzioni?
Oppure ormai si è presa la china, gravissima peraltro, della teoria della privatizzazione di tutto e di tutti ad ogni costo, cioè della cancellazione della funzione pubblica in quanto tale, anche nella modalità di gestione, e quindi anche gli strumenti di gestione della convivenza pacifica civile e democratica di un paese debbono essere minati in modo profondo e che pertanto, in questa società, dove tutto il pubblico è brutto e tutto il privato è efficienza, trasparenza, capacità operativa, reddito produttivo di effetti benefici per l'intera società, la pubblica amministrazione non va difesa, il cittadino non deve avere rapporti corretti con essa, anzi possibilmente non ne deve proprio avere, perché tutto passa attraverso le nuove tecnologie, alla possibilità di accesso (che è il termine che si usa sempre di più per tutto) e non al diritto ad avere, a possedere beni comuni, occasioni e opportunità che sono sancite dalle leggi fondamentali, che sono il patto costituivo degli stati, tra i cittadini che vivono regolati e sostenuti da un buon funzionamento dell'apparato pubblico, in pacifica convivenza tra di loro. Mi pare di aver individuato il problema, perché l'attacco alle istituzioni continua anche in modo sistematico.
Prima parlavo del diritto all'accesso: per esempio, la possibilità di prendere l'aereo. Se non ci si può permettere di pagare il biglietto dell'aereo e quindi si deve prendere la nave, se non si può prendere neppure la nave dove si ha il diritto d'accesso, allora si rimane in Sardegna, caso mai si prende il pullman, ma se non ci sono i soldi neppure per andare in pullman, si va a piedi. Comunque ho la possibilità di muovermi, di fare cento metri, cinquecento.
Lo stesso diritto d'accesso che tutto ha costo, tutto ha biglietto, oggi si usa per beni fondamentali per la vita umana, come l'acqua per la quale si da il diritto d'accesso, non può essere così, deve essere un diritto d'accesso pieno, cioè senza pagare il biglietto. Paghi il biglietto chi ne ha, chi non ne ha non venga mai privato, perché se fosse privato di un bene del genere, verrebbe di fatto condannato alla morte.
Il diritto d'accesso non vale per la sanità. In altri paesi il diritto d'accesso si misura a carta di credito: io pago e posso essere assistito, raccolto da un'ambulanza, portato in un pronto soccorso, curato; non pago, devo aspettare anzi andare in un unico pronto soccorso di una città di 10 o 15 milioni di abitanti, in una periferia lugubre, dove qualcuno mi può portare e se qualcuno non mi ci porta muoio per strada. Il diritto alla vita!
I difensori civici vanno moltiplicati, non vanno cancellati; hanno un dovere alto nei confronti della comunità, cioè la devono difendere da questa indegna gestione privatistica della vita e dei beni comuni necessari alla vita. Oggi il difensore civico ha più spessore, deve essere presente dappertutto, come cultura, come modalità di relazione e di comportamento. Anche quest'Aula deve essere un insieme di difensori civici nei confronti di coloro che si impadroniscono della pubblica amministrazione, la piegano ai bisogni, ai profitti e agli interessi di una parte della società, sempre più piccola, sempre più ridotta, sempre più ricca. Quest'Aula è un difensore civico dell'intera comunità sarda! Non è un posto nel quale nessuno fa niente e prende soldi a sbafo! La cancellazione delle rappresentanze vere del cittadino, la cancellazione della loro credibilità, della loro funzione sta in un disegno parafascista che non è tollerabile dalla mia parte politica. E' un disegno nei confronti del quale non mi stancherò mai di combattere fino in fondo, con tutta la responsabilità che ne deriva.
Questo Consiglio ha tanti difensori civici, come tanti difensori civici hanno i consigli comunali, hanno i consigli provinciali, hanno cioè le istituzioni rappresentative dei cittadini. Bisogna anche dare di più, mettere di più, e aiutare di più verso l'esercizio pieno di questa funzione, anche con strumenti, come il difensore civico individuato all'interno di questa normativa. Cioè qualcuno che possa raccogliere dal cittadino le lamentele, le preoccupazioni, le esigenze di una risposta più efficace, più immediata, più diretta, più trasparente, più vera della comunità nei suoi confronti. Questo Consiglio, ogni Consiglio, ogni rappresentanza popolare vera è quella che passa attraverso il consenso dichiarato liberamente, democraticamente, come previsto nelle elezioni delle istituzioni in questo paese. Ancora non si fa il consigliere regionale per concorso, non si fa il consigliere comunale per concorso e non si fa il consigliere provinciale per concorso. Bisogna cioè avere un collegamento stretto, diretto, forte con le popolazioni; ognuno di noi poi lo gestisce come meglio crede; con le modalità che pensa migliori, tutte legittime quelle che sono legittime; però è un rapporto vero. E qua, come in altri concessi simili, c'è la rappresentanza dei bisogni, delle esigenze ma anche la difesa dei diritti.
Io rivolgo un invito a tutti, dobbiamo riprendere questa stagione della difesa del cittadino, attraverso la quale si difende anche il ruolo e la funzione dello Stato, della sua pubblica amministrazione, dei suoi strumenti regolatori della vita dei cittadini, in funzione del loro benessere e del loro interesse. Riappropriamoci di questo grande patrimonio che è frutto della cultura giuridica più alta, quella contro l'aberrazione delle prevaricazioni e degli arbitrii. Noi dobbiamo recuperare questo patrimonio culturale, ogni occasione è buona, anche questa sulla legge per l'istituto del difensore civico. Non perdiamola. Diamo un segnale. Incominciamo a rivalutare questo patrimonio perchè ce n'è bisogno, c'è una domanda crescente.
I cittadini non vogliono gli ospedali privati a carta di credito, a bancomat. I cittadini vogliono ospedali pubblici che funzionino, che aiutino loro e i propri familiari quando stanno male. Non vogliono ospedali bancomat, privati, vogliono l'acqua nei rubinetti, vogliono i pullman e il trasporto garantito, vogliono pagare il giusto, non vogliono pagare cinque volte, prima le tasse dirette, le indirette e poi il biglietto e i servizi e poi questo e quell'altro, dieci volte! C'è qualcuno che paga per tutti e c'è qualcuno che mangia per tutti!
Quindi bisogna tutelare il cittadino e difenderlo; lo si difende - ripeto e concludo - attraverso il recupero della cultura alta dell'organizzazione dello Stato e della sua funzione fondamentale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS VINCENZO (D.S.). Signor Presidente, signori Assessori, oggi molti ritengono che la figura del difensore civico sia diventata un orpello inutile, perchè farebbe parte di una vecchia concezione culturale legata ad una visione conflittuale tra la pubblica amministrazione e il cittadino. Viene sostenuto che, oggi, nell'era dell'informatica e della telematica, questa figura sia superata perchè gli atti prodotti sono resi pubblici in tempo reale ed avere quindi un Don Chisciotte che controlla l'attività amministrativa è un esercizio inutile e costoso.
In Commissione si è discusso molto sull'attualità di questa figura e si è giunti alla conclusione invece che, ancora oggi, in molti casi, lo ricordava l'onorevole Uras, il cittadino è lasciato da solo e che molti diritti gestiti in maniera privatistica e burocratica vengono negati. Per questo abbiamo ritenuto importante proporre questa legge. Infatti la presente proposta numero 152 ha modificato, migliorandola sostanzialmente, la legge numero 4 del 17 gennaio 1989 che istituiva per la prima volta nell'isola la figura del difensore civico.
La Commissione ha voluto semplificare al massimo le varianti in modo da poter cogliere sostanzialmente due obiettivi. Il primo: ottenere un testo coerente con il ruolo e le funzioni che dovrà assolvere in piena indipendenza il difensore civico; l'altro, quello di semplificare al massimo il contenuto finale della legge per renderla di semplice visione, dando un preciso segnale ai cittadini, per impostare un rapporto trasparente tra l'azione amministrativa regionale e l'azione di controllo sul comportamento regolare nello svolgimento delle varie attività, valutando anche la legittimità e il merito degli amministratori sugli atti prodotti. La figura del difensore civico serve oggi a rafforzare quelle garanzie democratiche che permettono di rendere esigibili i diritti dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione, che molte volte mostra il suo volto peggiore verso quelle parti più indifese della società.
Il difensore civico serve quindi a venire incontro alle giuste attese dei cittadini che sovente, dinanzi alle carenze della pubblica amministrazione, sentono forte un senso di frustrazione e non sanno come reagire. La garanzia di indipendenza e di autonomia assicurata da questa legge al difensore civico, è la sicurezza migliore che viene data al cittadino nei confronti della pubblica amministrazione e serve a promuovere il pieno rispetto dei principi di imparzialità e di buon andamento nella gestione delle varie istanze. Non si tratta certo di favorire una politica di separazione caratterizzata da una forte conflittualità tra società e amministrazione pubblica ma di aiutare la burocrazia dell'isola a crescere, a migliorarsi, basando la propria condotta sul rispetto e sulla trasparenza. La sede del difensore civico diventa una dimora di bilanciamento e di salvaguardia importante che abbiamo il dovere di mettere a disposizione dei cittadini.
Questa legge punta quindi, non ad imbalsamare questa figura, ma ad inserirla come tassello prezioso all'interno di quella civiltà amministrativa che deve caratterizzare una società moderna ed evoluta, dove a prevalere non sia l'arroganza o le protezioni che godono il più delle volte i più forti, ma il rispetto e la salvaguardia delle prerogative individuali. Va ricordato che l'attuale proposta di legge è stata sottoscritta da tutti i componenti della seconda Commissione ed approvata con il consenso unanime dei presenti nella seduta conclusiva del 14 luglio. Il testo che oggi viene sottoposto alla discussione dell'Assemblea legislativa rappresenta una buona base di confronto e mi auguro, visto il consenso ottenuto in Commissione, che non venga stravolto dall'Aula.
Viene chiarita, con una delle modifiche apportate, la questione riguardante il trattamento economico del difensore civico che viene parificato a quello spettante ai presidenti degli enti regionali, eliminando una equiparazione incomprensibile con il trattamento del consigliere regionale; questo per il semplice fatto che il consigliere regionale, è bene ricordarlo, è eletto a suffragio democratico mentre il difensore civico è nominato. Al difensore civico viene garantito inoltre il trattamento economico di missione e il rimborso delle spese di viaggio in modo che abbia tutto il supporto per spostarsi liberamente senza impedimenti e portare avanti nel modo migliore il proprio incarico.
Un altro punto riguarda una modifica sostanziale all'articolo 14 della legge numero 4 che prevedeva una durata nella carica pari a cinque anni; l'articolo 5 stabilisce invece una durata di tre anni prevedendo la possibilità di riconferma per una sola volta. Con questa modifica si affida al Consiglio la possibilità di effettuare una verifica sulla bontà della scelta fatta, assicurando un percorso svincolato da tutte le altre nomine.
Per questo riconfermo il mio giudizio positivo e, visto lo spirito costruttivo che è emerso all'interno della Commissione, sono convinto che, da parte della maggioranza, non ci siano chiusure rispetto ad eventuali emendamenti tesi a migliorare il testo licenziato dalla Commissione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, crediamo che sia importante la discussione che oggi si sta svolgendo nell'Aula consiliare, una discussione da fare con estrema attenzione, con grande disponibilità all'ascolto di qualunque argomentazione, sia quella che viene portata a favore del mantenimento dell'istituzione del difensore civico, sia - se eventualmente ve ne fosse - quella per la sua cancellazione; nell'ambito di quella che noi riteniamo che debba essere la volontà del Consiglio, del mantenimento dell'istituzione, grande attenzione sarà da noi esercitata nel cercare di comprendere, insieme ai colleghi, quali possono essere gli eventuali modi per migliorare il testo che è arrivato in Aula.
Un testo che, è vero, ha l'approvazione di tutti i componenti della Commissione che rappresentano la quasi totalità delle forze politiche in Consiglio, a conferma che questo Consiglio vuole rimanere dotato, vuole mantenere uno strumento di garanzia qual è quello del difensore civico; però, lo devo ricordare, e certamente non è un problema da addebitare alla Commissione, la legge sul difensore civico arriva in Aula al di là dei termini massimi che lo stesso Consiglio aveva fissato per la sua discussione. Quando otto mesi fa infatti arrivò in Aula una propostina di legge che sostanzialmente congelava il difensore civico nella valutazione, forse superficiale del momento, che fosse uno strumento poco efficiente, poco funzionale, poco necessario, grazie alla battaglia di diversi consiglieri regionali si arrivò alla conclusione che il Consiglio si impegnava entro 180 giorni a presentare una proposta emendativa e migliorativa rispetto al testo vigente e che, se entro questi 180 giorni, l'approvazione non si fosse realizzata, il Presidente avrebbe avuto 30 giorni di tempo per esercitare i poteri sostitutivi secondo la vecchia legge.
Ora i 180 giorni di tempo per il Consiglio regionale sono scaduti il 28 agosto, i 30 giorni di tempo per l'esercizio del potere sostitutivo sono scaduti il 28 settembre, oggi siamo ai primi giorni di ottobre, siamo già in ritardo. Perché sottolineo il ritardo? Perché per otto mesi sostanzialmente il Consiglio regionale ha privato i cittadini sardi della garanzia del difensore civico, nel senso che l'istituto del difensore civico non ha continuato a funzionare in regime di prorogatio, è rimasto in piedi soltanto un simulacro d'ufficio che ha raccolto le istanze comunque pervenute anche in questo periodo dai cittadini, senza però poter esercitare sostanzialmente il suo ruolo e la sua funzione.
Noi abbiamo scritto varie volte al Presidente del Consiglio sottolineando come tale situazione fosse insostenibile, perchè se il diritto di garanzia esiste, deve essere esercitato sempre e deve esserci un accesso costante a questo diritto. Il fatto di sospenderlo rischia di dare spazio alle argomentazioni di quelli che vogliono dirci:" Avete visto? E' stato sospeso da sette mesi, quasi nessuno se n'è accorto", e non è vero. Non è vero che quasi nessuno se ne sia accorto perchè in realtà l'assenza del difensore civico, io concordo in larga misura con le argomentazioni che i colleghi che mi hanno preceduto, è un'assenza di cui ci si rende conto. Il problema è che forse in Sardegna l'assenza del difensore civico non data da sette mesi, e qui si viene alla sostanza del problema.
Io non voglio citare, sarebbe semplicemente ricordare a noi stessi cose che già sappiamo, come nasce la figura del difensore civico che, con la disponibilità che sicuramente il collega Uras mi consentirà, nasce in paesi di cultura liberale, nasce nell'ambito delle liberal democrazie avanzate e quindi la figura e il ruolo della garanzia sono senz'altro un sentimento che è sentito da tutte le amministrazione e da tutte le civiltà liberali. Nel 1946, l'ONU, Organizzazione delle Nazioni Unite, raccomanda tutte le Nazioni e tutte le amministrazioni di dotarsi di una figura simile, la stessa cosa fa l'Unione europea; tutti i paesi dell'Unione europea sono dotati di una figura del difensore civico, così come ne è dotata la Comunità europea; anche tutte le regioni italiane, la maggior parte di quelle a statuto ordinario con legge statutaria, quindi, all'interno dello Statuto, come ha ricordato la collega Caligaris, auspicando che lo stesso possa avvenire in Sardegna, sono dotate di un difensore civico.
Quindi la qualità della figura del difensore civico è senz'altro fuori discussione, però io mi rendo conto perfettamente che esiste il problema, quello che in questo momento il Consiglio regionale ha davanti ai suoi occhi, di capire se il difensore civico non serve o non funziona. Sono due cose diversissime. A ciascuno di noi può servire molto una cosa, se ne ha una che ha quel nome ma non funziona, perchè non esercita sostanzialmente le funzioni legate con quel nome, allora si fa l'idea che non serva. Non è assolutamente così. Il problema del difensore civico in Sardegna è che (per una serie di situazioni probabilmente in gran parte anche indipendenti dalla volontà del legislatore che si è adeguato alla sensibilità dei tempi ma che non si è adeguato poi in itinere con sufficiente velocità alle nuove sensibilità dei tempi) il difensore civico è rimasta una figura ibrida che non è riuscita ad esercitare in pieno gli impegni presi sia con chi l'ha nominato ma soprattutto con chi, il cittadino normale, la gente comune, è il suo punto di riferimento.
Secondo me, questa è la problematica più importante con cui oggi il Consiglio si confronta. Noi dobbiamo alzarci, quelli che interverranno, per dire non se vogliamo il difensore civico, ma se vogliamo un difensore civico che funziona o se riteniamo che sia una figura che non serve. Un difensore civico che funziona è una figura che non serve? Se qualcuno ha questa tesi, allora sarà il momento in Aula di ascoltare, io stesso ascolterò con attenzione e può darsi che possa cambiare idea su ciò che penso.
Il ragionamento prosegue andando a considerare che cosa è stata in Sardegna la figura del difensore civico. Prendo come punto di riferimento, soltanto perché l'ho fatto per verità, l'accesso Internet di due Regioni a tradizionale amministrazione non liberale: la Regione Toscana e la Regione Emilia Romagna. Accedo (cosa che ovviamente è impossibile fare per quanto riguarda il difensore civico Sardegna che non è dotato di uno strumento di questo genere) alla pagina Internet dell' Emilia Romagna: "Difensore civico, dalla parte dei cittadini a garanzia dei loro diritti e dei loro interessi. Avete una controversia con un ufficio pubblico? La vostra pratica è in ritardo? Ritenete che ci siano irregolarità nel procedimento? Come difendervi dalla cattiva amministrazione? Potete rivolgervi al difensore civico regionale".
Insomma, sostanzialmente la Regione Emilia Romagna ci dice in maniera chiara con quattro domande che cos'è il difensore civico. Il difensore civico è una garanzia a disposizione del cittadino che interviene ogni qualvolta c'è un mal funzionamento della pubblica amministrazione. Allora, per dire che non serve, bisogna che qualcuno si alzi in Aula e dica che l'amministrazione pubblica è una macchina perfetta che non perde un colpo, che non infligge mai al cittadino una mortificazione, per cui avere qualcuno che si erge a difensore del cittadino nei suoi confronti è inutile, perchè è talmente efficiente, talmente oliata, talmente perfetta questa macchina della pubblica amministrazione che è uno spreco avere qualcuno che si occupa di controllarla in qualche modo, un'autorità della trasparenza che difende in qualche modo il cittadino.
Difende il cittadino che non ha i soldi per ricorrere al TAR, al Tribunale Amministrativo Regionale, lo ricordiamo perché ci sono altri metodi di difesa del cittadino nei confronti della pubblica amministrazione ma passano attraverso gli avvocati. Gli avvocati normalmente richiedono parcelle, per cui il contenzioso con la pubblica amministrazione è possibile a chi ha i soldi per pagare le parcelle, mentre è assai più difficile la garanzia del proprio diritto a chi magari non ha, con facilità, l'accesso agli avvocati perchè non ha i soldi per pagare le parcelle, e sono i più deboli, quelli nei confronti dei quali la pubblica amministrazione più frequentemente infligge mortificazioni perchè sa che non hanno strumenti di difesa con cui confrontarsi, con cui reagire, con cui in qualche maniera esercitare un'attività di controllo e di rivalsa nei suoi confronti.
Ritengo che questo sia quindi il problema fondamentale che noi dobbiamo affrontare in Aula, sono d'accordo se il Consiglio vuole fare questo lavoro, seguendo anche le indicazioni che oggi ci da sulla stampa il Presidente del Consiglio di aumentare la nostra produttività; nell'invito che ci ha rivolto il Presidente del Consiglio, io credo che sia insito anche il ragionamento di aumentare la nostra capacità di confronto in Aula, quindi di aumentare la nostra capacità di comprendere gli uni le ragioni dell'altro in maniera tale da riuscire anche in progress, in itinere, a migliorare un testo di legge. Spero di aver colto lo spirito autentico delle indicazioni che il Presidente ci ha rivolto attraverso la stampa, penso che sia questo un obiettivo che il Consiglio regionale deve porsi.
Sono d'accordo con quanti hanno detto che la legge che arriva in Aula è comunque una legge, nel senso che ribadisce la volontà di questo Consiglio regionale di mantenere vivo l'istituto del difensore civico; però mi chiedo subito dopo se basta ribadire la volontà. Non è che così facendo, e non concentrandoci sugli eventuali miglioramenti che noi possiamo apportare a questa legge, stiamo in realtà dando spazio a qualcuno che sottovoce sostiene che il difensore civico serve poco e che, se noi rifacciamo un difensore civico che serve poco, o che non serve a sufficienza, stiamo in qualche maniera aiutando la crescita di un sentimento sostanzialmente anti difensore civico che poi può esercitarsi con richieste di privarsi dello strumento, di privarsi delle garanzie e ignorando quanto lo strumento serve?
Questo è lo spirito di alcuni emendamenti che noi Riformatori abbiamo presentato e che in parte magari sono simili a quelli presentati da altri, che vanno proprio nella direzione di dare (nel momento in cui lo illustreremo sarà più facile, caso per caso, offrire le spiegazioni) al difensore civico il maggior ruolo possibile. Io faccio un esempio, anche qui parto da una prima pagina, quella che non avevo ancora letto delle due che avevo citato, del difensore civico della Toscana. Nella prima pagina è scritto: "Il difensore civico regionale non è un avvocato, né un magistrato, né un politico, ma un cittadino eletto dal Consiglio regionale, chiamato in piena autonomia a difendere i diritti e gli interessi dei cittadini nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, nel rispetto dei principi di imparzialità, efficienza, equità e trasparenza".
Ecco, io mi chiedo se il difensore civico, che andrà a eleggere questo Consiglio regionale, risponderà a questi requisiti che sono contenuti, e che sembrano così elementari nella loro semplicità di approccio, nella pagina web del Consiglio regionale della Toscana; nel senso che (pur avendo il difensore civico, lo ricordiamo perchè è importante, degli obblighi di tipo conciliativo e quindi non il ruolo di polemista ma quello di istituzione che ricerca il superamento della controversia, in questo aiutando veramente il cittadino), siamo sicuri che questo Consiglio regionale abbia in testa la figura elettiva che deve essere rispondente a queste considerazioni?
Mi chiedo ancora se ci sono delle istituzioni che già oggi svolgono il ruolo del difensore civico, penso ad istituzioni che non sono culturalmente vicine alla mia parte politica, ad esempio al Tribunale del malato, a Cittadinanza attiva, queste istituzioni fanno già il lavoro del difensore civico, ma io credo che nessuno chieda, a chi deve dirigere il Tribunale del malato, di essere un magistrato in pensione o di essere una persona che ha svolto per trent'anni attività forense o di essere un pensionato della Pubblica Amministrazione, chiedono a chi deve svolgere questa funzione di avere volontà di spendersi per i diritti dei cittadini. Ecco quello che noi dobbiamo chiedere (e lo dobbiamo chiedere nella legge con gli emendamenti, cambiando quello che abbiamo scritto fino a questo momento) al Consiglio regionale e al difensore civico che noi andremo a eleggere.
Dobbiamo chiedere che sia una figura realmente presente nei problemi del cittadino, che il cittadino sappia che esiste il difensore civico, è ovvio che se il cittadino non sa che esiste il difensore civico lo possiamo cancellare, qualunque cosa che non è conosciuta nelle sue funzioni non serve, quindi questo è un aspetto fondamentale. Noi Riformatori abbiamo presentato una proposta che io mi rendo conto possa essere dirompente rispetto alla nostra cultura, però è indicativa dell'approccio culturale. Abbiamo proposto che il difensore civico venga eletto a suffragio universale, cioè che, nel primo turno di elezioni amministrative, politiche, referendarie, ci sia la possibilità (esattamente come esiste per tante magistrature di tipo anglosassone da cui tutto sommato il difensore civico trae origine culturalmente) di scelta da parte della gente. Se la gente si sceglie il proprio difensore civico, state tranquilli che non si sceglie un ottantenne a fine carriera, ma si sceglie una persona le cui caratteristiche e le cui capacità di difesa dei diritti della gente, dei diritti individuali di ciascun cittadino, siano ben consolidate, ben conosciute e che rispondano alle esigenze che il cittadino ha.
Secondo noi, è una cosa altrettanto importante che la figura del difensore civico non sia quella di una persona lasciata sola a combattere con le eventuali segnalazioni che arrivano al suo ufficio. In tutte le regioni italiane il difensore civico è un potere vero, non è soltanto uno stipendiato, magari lautamente, del Consiglio regionale, è una struttura vera che ha uffici, che ha numeri di telefono, che ha linee verdi, che ha sito web, che ha fondi per pubblicità istituzionale per spiegare ai cittadini che cosa è, che ha funzionari che si occupano dei problemi, che ha un budget col quale può accedere a consulenze esterne su problemi specifici; è un potere vero. Se è un potere vero diventa una cosa utile ai cittadini, se rimane una figura stipendiata lautamente dal Consiglio regionale, il cui stipendio da un'entità pari alla nostra scende a quella dei presidenti degli enti, può avere ragione chi sostiene che non serve. Io stesso posso diventare uno di quelli che sostiene che non serve.
Allora dobbiamo porci questo problema. Pensare che la struttura del difensore civico venga attinta nell'ambito del ruolo del Consiglio regionale è una follia, perchè nel ruolo del Consiglio regionale i funzionari che possono entrare a far parte del difensore civico sappiamo quanti sono: uno, due, ma con due stiamo già scoprendo un altro servizio. Diamo la possibilità al difensore civico di avere un ufficio vero, diamogli una sede che magari sia esterna rispetto a questo palazzo affinché sia vista sede terza anche dal cittadino che sa che può accedere a un qualcosa che è indipendente dal potere, non è una stanza dentro il palazzo che comunque è in contatto mille volte al giorno con gli abitanti del palazzo, ma è una sede terza, è un ufficio terzo, è una struttura importante con un proprio budget, con una propria caratterizzazione.
Se questo è, il difensore civico rischia di funzionare e rischia di smentire chiunque dovesse in qualche misura metterne in discussione la funzionalità, perchè a quel punto sarebbero i cittadini a venire qua sotto a dirci: "Cari consiglieri regionali, non potete cancellare il difensore civico, perché cancellando il difensore civico cancellate le nostre garanzie e noi non ve lo consentiamo".
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, intervengo ovviamente perchè gran parte degli interventi, anzi tutti gli interventi dei colleghi che si sono succeduti si sono affannati a difendere in maniera strenua, pervicace, ostinata, l'istituto del difensore civico. Per fortuna da questa ostinazione si è distinto l'onorevole Vargiu che, quanto meno, ha posto dei problemi, guai se non l'avesse fatto.
Quando l'onorevole Vargiu termina il suo intervento dicendo che l'istituto rischia di funzionare, pensate, al termine di questa discussione generale, non so se sia l'ultimo intervento il mio, ma certamente dopo tutto ciò che abbiamo sentito di convinto e di riportato, magari con scrivani di maniera, alla fine l'onorevole Vargiu (che considero uno dei più convinti sostenitori della necessità del difensore civico regionale) conclude comunque il suo intervento dicendo che, se si fa una cosa ben fatta, il difensore civico rischia di funzionare.
Se siamo qui per decidere di mettere in piedi in Aula, con notevoli modifiche che ci sono state in questi anni, un qualcosa che deve rischiare di funzionare, mi preoccupa ancora di più e mi conferma ancora di più la necessità e l'opportunità di sostenere l'emendamento che è stato presentato da Alleanza Nazionale; noi di Alleanza Nazionale non siamo andati a cercare altri Gruppi politici che potessero sostenere questa nostra idea.
Perché è vero, come dice l'onorevole Vargiu, serve o non funziona, perchè qui è il discorso. Allora, onorevole Vargiu, fino ad oggi l'ufficio del difensore civico non ha funzionato. Credo che questo sia un fatto acclarato, ha voglia l'onorevole Caligaris di riportare dati relativi ai trecento o quattrocento casi esaminati. Onorevole Caligaris, vada a verificare di che casi si tratta e se ce n'è uno solo che ha trovato soluzione e che è di interesse generale, ma se fosse anche di interesse particolare, ha risolto un problema. Andiamo a verificare questo.
Vedete, colleghi, noi viviamo in una democrazia, magari non sarà la più avanzata, ma certamente il diritto è nato in casa nostra; quando sento riferimenti alle democrazie cosiddette più avanzate, di stampo anglosassone, qualcuno di voi dovrebbe cominciare a considerare che in quegli Stati, in quelle Nazioni, con duecento leggi c'è tutto il diritto, tutto il resto è affidato a "su connottu", è affidato alla consuetudine, è affidato ad una sensibilità che hanno i cittadini, per cui il difensore civico quando sentenzia è legge.
Ma questo vale per il difensore civico in Inghilterra, nei paesi delle democrazie più avanzate del nord Europa, non vale in una Regione ed in uno Stato come il nostro, dove i gradi di giudizio e i soggetti legittimati a difendere e a tutelare i cittadini, quando li tutelano, sono una moltitudine. E' certo che non tutti si possono rivolgere al T.A.R.; è noto che, per le diatribe con la Pubblica Amministrazione, ci si rivolge al T.A.R., con tutti i costi che ne derivano, certo, è vero, non possiamo negare che non tutti i cittadini si possono rivolgere al T.A.R..
Però, cari colleghi, voglio ricorda che dal momento in cui questa maggioranza e questo Presidente si sono presentati agli occhi dei sardi è passato un anno, non lo dico come critica, senza fare polemica, è solo uno spunto che mi ha dato l'onorevole Pisu (dall'alto della sua proposizione come soggetto che in qualche maniera vorrebbe moralizzare tutto e tutti) dicendo che la Regione è distante e arrogante; poteva esserlo prima, ma lo è rimasta, anche dopo un anno, distante e arrogante, onorevole Pisu? Perché se lei ha il sospetto che questa Regione rimanga distante ed arrogante anche per i prossimi quattro anni, guardi che non ci sono difensori civici che tengano!
La Regione arrogante era e arrogante rimane, con o senza difensore civico. Quindi vede che non bastano le semplici enunciazioni per far capire a quest'Aula che l'istituto del difensore civico è una necessità della quale noi non possiamo fare a meno e, riprendendo l'onorevole Vargiu, il quale bene ha detto e bene ha fatto quando ha chiesto se serve, siamo convinti che serve; questo non è il caso nostro, perchè questo difensore civico, pur con tutte le modifiche proposte dalla Commissione, secondo me e secondo noi, non serve assolutamente a niente.
Allora perchè l'invito a ripensare? Perché la proposizione di un emendamento che sopprime. Attenzione, l'emendamento proposto da Alleanza Nazionale sopprime una legge, perchè noi rileviamo che, con quella figura istituita secondo quella legge, il difensore civico non ha nessuna funzione; non bisogna avere paura di dirlo, bisogna assumersi le proprie responsabilità, le proprie convinzioni, non bisogna lasciarsi andare a ciò che enuncia, come dire, la circonvallazione del palazzo, perchè ciò che dice la circonvallazione del palazzo non è ciò che dice la grande viabilità esterna della Sardegna. Noi siamo veramente sicuri che i cittadini sardi abbiamo a cuore, in maniera sperticata, la figura del difensore civico? O di tutti i difensori civici che abbiamo sparsi in tutta la Sardegna? O forse sarebbe più facile far capire ai sardi che, al di là del T.A.R., al di là dei tribunali amministrativi, al di là dei tribunali ordinari, dei tribunali penali, forse questo Consiglio regionale potrebbe iniziare a pensare ad un ufficio del difensore civico che sia veramente di interesse regionale, e non proliferare difensori civici che sono diventati merce di scambio a tutti i livelli.
Vogliamo che lo diventi anche qui? Già lo sta diventando, perchè le chiacchiere poi circolano; anche su questo tema l'onorevole Vargiu ha ragione, ma mi pare che sia stato affrontato anche dall'onorevole Caligaris: chi deve personificare, chi deve rappresentare il difensore civico regionale, lo vogliamo eleggere noi qui dentro con le modalità previste in questa norma? Io sono d'accordo che, se dobbiamo andare ad istituire una volta per tutte un vero difensore civico, il sistema migliore sia quello dell'elezione diretta, su questo non c'è dubbio, ma quando ci si presenta alle elezioni.
La coalizione "A" si presenta con questo Presidente, con questa aggregazione e con questo difensore civico; questa è una cosa che capisco, ma deve essere votato, cioè deve essere parte integrante di una coalizione, e non essere affidato ai due terzi dell'Aula e poi a maggioranza assoluta, perchè poi sappiamo come va a finire. Veti a destra, a sinistra, al centro, trasversalità, siamo sicuri che poi otteniamo il risultato che vogliamo? E anche qualora ottenessimo il risultato, ci ritroviamo un difensore civico che non ha assolutamente la possibilità di essere determinante nelle scelte. Non serve la Regione Toscana o la Regione Emilia per dirci qual è e che cosa rappresenta la figura del difensore civico. Lo sappiamo, credo, tutti quanti bene. Non ci servono i riferimenti di altre Regioni, dobbiamo essere convinti noi. Ma siamo sicuri veramente che questo difensore civico può risolvere i problemi dei sardi, dei cittadini emarginati cosiddetti. Guarda caso (anche questo l'ha detto l'onorevole Vargiu, l'ho citato molte volte oggi) il difensore civico non è nato nei paesi di un certo genere, è nato nelle democrazie più avanzate! Nei paesi liberali, certamente nelle democrazie anglosassoni, e funziona, perchè funziona? Perché ciò che decide il difensore civico è inappellabile in Inghilterra, non è che si possono sovrapporre i gradi di giudizio. Qui invece se un difensore civico dovesse decidere nei confronti della Regione, state tranquilli che l'ufficio legale della Regione, pur non avendo Carnelutti e altri, vi assicuro che appellerebbe immediatamente, dove? Al T.A.R., e quindi si smonta definitivamente, spesso e volentieri, il giudizio che è stato pronunciato dal difensore civico.
Ma allora a che cosa serve una figura del difensore civico di questo genere? Abbiamo eliminato i controlli nella Pubblica Amministrazione, ma di fatto i controlli esistono lo stesso, quando un cittadino volesse rivolgersi alla magistratura per vedere riconosciuti i propri diritti, si rivolge al difensore civico della Provincia? Del Comune? Della Regione? A quale difensore civico si deve appellare? Allora, se si vuole convincere, intanto noi, ma se ci vogliamo convincere tutti quanti dell'utilità di un istituto importante come questo, bisogna compiere altri passi, bisogna abolire questa legge e prendere l'impegno in quest'Aula di riscrivere di sana pianta una legge che ci dica, una volta per tutte, quali sono i doveri, i compiti e che cosa rappresenta questa istituzione.
Se andiamo per pezzi, io credo che questa legge finirà per partorire un altro difensore civico, frutto di chissà quali accordi all'interno di quest'Aula, noi non parteciperemo certamente ad una decisione di questo genere; non risolviamo così i problemi che tutti quanti voi avete evidenziato perchè nessuno, neanche il più strenuo difensore, l'onorevole Pisu, neanche lui, è riuscito a non farci capire che esistono dei problemi con la figura attuale del difensore civico, non è istituendo il difensore civico che si risolvono i problemi. Avete ammesso tutti quanti una serie di cose che non va bene, ma se siamo convinti tutti quanti che il difensore civico, così com'è, non è di nessuna utilità, non tanto a noi quanto alla popolazione sarda, allora perchè non si ha il coraggio di sospendere un attimino tutto e dire, signori, forse è il caso che veramente ripensiamo a tutta la materia.
Io ho ascoltato tantissime considerazioni, penso che se da oggi ci sarà il nuovo difensore civico io per esempio domani mattina sarò il primo, come cittadino ma anche come consigliere regionale, a rivolgermi a lui, chiunque esso sia, perchè mi dia risposte sulle interrogazioni alle quali la Giunta regionale non ha risposto. E' una Regione arrogante questa? E' una Regione che non dà risposte a un legittimo rappresentante del popolo? Se non riusciamo noi a risolverci i problemi qui dentro, voi vi aspettate che un difensore civico, così come è previsto in questa norma, possa risolvere i problemi dei cittadini sardi? Pensiamoci attentamente.
Onorevole Uras, che ogni tanto appare e scompare, mi piace perchè assume dei toni piuttosto alti, dall'alto anche del suo fisico, della sua mole, qui si è parlato del fatto che non vengono garantiti i servizi ai cittadini, dal difensore civico? Voi siete veramente convinti che il difensore civico uscente (un parroco che conosco avrebbe detto "scadente") possa dare le risposte ai cittadini? Ma stiamo scherzando? Non ne darà una di risposta perchè oggi la figura del difensore civico regionale è appannaggio di categorie "elette", cioè persone che si rivolgono al difensore civico quando sono all'ultima spiaggia, non per questioni che riguardano i contrasti con la Pubblica Amministrazione, assolutamente mai, o perlomeno nella stragrande maggioranza dei casi, ma per dirimere questioni familiari, per vedere se è possibile modificare una graduatoria dell'assegnazione delle casi popolari senza aver fatto la domanda, cioè tutta una serie di cose impossibili da risolvere; il 90 per cento delle richieste che sono state fatte, anche in questa legislatura, che ormai è definitivamente tramontata, quindi quella dal 1999 al 2004, le petizioni che il difensore civico ha avuto di questo trattavano, mai che si sia affrontato un problema che non potesse essere risolto dalla stessa Pubblica Amministrazione o da altri soggetti.
Allora, siccome è sembrato che tutti quanti vi siate affannati, dagli all'untore, Alleanza Nazionale ha presentato un emendamento che era già preannunciato, era nell'aria, si sapeva che lo avremmo presentato, ma non per scombinare i piani di nessuno, lungi da noi pensare questo, noi vorremmo solo che, se c'è la convinzione che l'istituto del difensore civico debba essere riconosciuto da quest'Aula, fuori da quest'Aula, soprattutto fuori da quest'Aula, allora bisogna ripensare alla norma e per ripensare alla norma bisogna smontare la norma esistente, quindi bisogna definitivamente eliminare dal nostro ordinamento la legge numero 4 del 1989. Poi possiamo anche prendere l'impegno, onorevole Vargiu, forte di ripensare alla figura del difensore civico ma non parlerei più di figura del difensore civico, ma di figura dell'ufficio del difensore civico che, secondo noi, dovrebbe essere un unico ufficio regionale al quale possono rivolgersi tutti i cittadini della Sardegna, eliminando completamente i difensori civici comunali o provinciali che non hanno alcun senso, perchè sono un doppione del doppione.
Di fronte a una cosa di questo genere, forse tutti quanti noi potremmo essere chiamati a ripensare alle nostre convinzioni e a rivedere un attimino come individuare una figura che veramente dia risposte ai cittadini, finora questo non ci viene garantito; vi assicuro che non abbiamo toccato il problema dell'indennità, che invece è diventato subito un argomento di grande rilevanza (si dissertava se dovesse avere l'indennità del consigliere regionale, o se dovesse essere paragonato al presidente di un ente di prima fascia piuttosto che di seconda), non abbiamo fatto discorsi di questo genere, per quanto mi riguarda potrebbe prendere anche il doppio di un consiglieere regionale, non è questo il problema. Il tutto va misurato nei risultati che ottiene un difensore civico; se il Presidente della Commissione ci avesse relazionato sulla mole di lavoro fatta dal difensore civico, mostrandoci tutti i casi risolti dal difensore civico e dovuti ad inadempienze e ci avesse detto di fare in modo che i cittadini non si rivolgano più al difensore civico, allora… Invece no, l'onorevole Pisu dice che questa Regione è distante e arrogante ancora oggi, dopo un anno di legislatura del centrosinistra. Onorevole Pisu, si sta dando la zappa sui piedi! Noi eravamo convinti che tutti questi problemi sarebbero stati risolti dalla vostra Amministrazione e invece no!
PISU (R.C.). Bisogna fare le riforme.
DIANA (A.N.). Le riforme le facciamo tutti insieme, ci torniamo su quell'argomento, vedrà come saremo ancora più distanti in quel momento. Però, onorevole Pisu, e chiudo con lei, mi rivolgerò al difensore civico domani mattina per un altro argomento che le sta molto a cuore, visto che lei è Presidente di una Commissione importantissima e con quella Commissione si è recato ad Oristano, rilasciando delle dichiarazioni relative al carcere di Oristano, travisando anche le cose che abbiamo sentito tutti quanti, ma su questo ci misureremo in altra sede. Onorevole Pisu, vuole che le dica qui perchè mi rivolgerò al difensore civico domani? Mi rivolgerò al difensore civico perchè l'unico problema che esiste per la costruzione del carcere di Oristano nasce dentro la Regione Sardegna, da nessun'altra parte, sa perchè? Perché c'è una famosa Commissione che deve stabilire la congruità del prezzo degli espropri e che non può funzionare, non è messa in condizione di funzionare, il Ministero già due volte ha chiamato la Regione a rispondere su questo; è chiaro che lo sto dicendo a lei perchè lo senta qualcun altro che probabilmente ha più capacità decisionale di lei, però quello che voglio dire è che, ancora una volta, mi dovrò rivolgere al difensore civico per sapere come mai questa Commissione non funziona. Come mai il Ministero delle infrastrutture chiede di avere la congruità del prezzo e ancora, dopo due lettere, non ha avuto risposta, come mai quella famosa Commissione non funziona? Io ho fatto un'interrogazione su questo, ecco perchè ci sono tornato, nessuno mi ha dato delle risposte.
Allora, signori, meditiamo tutti quanti, la nostra posizione è questa: disponibilissimi a sostenere un istituto di grande rilevanza, di grande importanza, purché ci siamo autentiche garanzie che esso dia risposte ai cittadini e soprattutto solleciti la Pubblica Amministrazione ad essere maggiormente in sintonia con quelle che devono essere le risposte da dare ai cittadini.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, lo sviluppo del dibattito, così come or ora interpretato dall'onorevole Mario Diana, sta assumendo dei caratteri e dei connotati certamente interessanti, che vanno al di là di una mera affermazione di principio: difensore civico sì, difensore civico no, a seconda del fatto che possa darsi un taglio politico proveniente da un'interpretazione di destra o un'interpretazione di sinistra. Che questo dibattito vada comunque ad inserirsi su una linea politica, molto più ampia, molto più approfondita, credo che non sia sfuggito a nessuno; il radicamento nella storia delle istituzioni, il radicamento nella storia della politica, il radicamento nei problemi che quotidianamente tutti i soggetti, che in qualche modo teoricamente o praticamente hanno a che fare con la figura del difensore civico, impone una riflessione più approfondita.
In questo senso, io colgo l'occasione per dare un contributo - che in questa fase vuole essere un contributo critico - alla riflessione, alla valutazione di quella che può essere la portata. Si è detto che la figura del difensore civico nasce in una situazione di democrazie storicamente evolute, però storicamente anche datate; la figura del difensore civico, certamente non sfugge a nessuno, trova le sue origini in momenti in cui la tutela dei diritti dei singoli o delle associazioni non aveva sedi neanche giudiziarie, onorevole Diana, la giustizia amministrativa nasce successivamente alla tutela dei diritti amministrativi dei cittadini nelle Pubbliche Amministrazioni.
Oggi non è più così, oggi c'è una tutela che viene esercitata in una miriade di sedi, con una miriade di soggetti, che non sono più la vecchia authority inglese che è chiamata a difendere il cittadino dalle potenziali vessazioni della Pubblica Amministrazione. Guardiamoci intorno, quante sono le associazioni di categoria, le associazioni di tutela dei consumatori? Soltanto dei consumatori non riescono a mettere insieme le sigle, a costituire un coordinamento, e questi soggetti, colleghi consiglieri, sono più i soggetti collegati ai sindacati dell'inizio secolo dove si andava avanti soltanto con le quote di associazione degli iscritti, oppure sono soggetti che hanno a loro volta finanziamenti di natura pubblica? Oggi vediamo che le associazioni dei consumatori partecipano ai tavoli, a livello nazionale, della determinazione delle tariffe, degli accordi; basta pensare al sistema delle assicurazioni, laddove c'è un tavolo che talvolta va a sostituire, o quanto meno ad accompagnare, i tavoli dei soggetti direttamente interessati.
Ci sono anche altri soggetti che non possono certamente sfuggire, i telefoni azzurri, i telefoni rosa, i telefoni senza fili. Quanti sono i soggetti oggi che tutelano i cittadini teoricamente bisognosi che devono tutelarsi dalle vessazioni della Pubblica Amministrazione o dai ritardi? Sono tanti, certamente sono tanti; in questa storia, come ha funzionato l'istituto del difensore civico? E' stato detto unanimemente "non bene", ma non solo a livello regionale. Io vi invito a guardare le esperienze dei comuni; quanti comuni hanno designato il difensore civico? In quanti comuni il difensore civico ha funzionato? C'è bisogno effettivamente di questa figura?
Qua voglio dare il taglio al mio intervento, che non è un taglio di demolizione sic et simpliciter della figura del difensore civico, così come ha fatto l'onorevole Diana, è un taglio in termini interrogativi. E' necessaria oggi la figura del difensore civico o è piuttosto necessaria un'altra figura, un nuovo aggiornamento che sia effettivamente funzionale? Perché non è neanche vero che, rispetto a quando è stata introdotta in Sardegna la figura del difensore civico, non sia aumentata l'attività di tutela dei cittadini rispetto alla Pubblica Amministrazione. Vi dico anche come: oggi, rispetto al passato, la possibilità di tutelarsi davanti al T.A.R., davanti al Giudice amministrativo, è aumentata in maniera enorme. Ricordo i recenti passi in avanti sulla tutela giudiziaria: c'è la possibilità per i clienti non abbienti di scegliere il proprio avvocato, attraverso il gratuito patrocinio con l'albo degli avvocati iscritti al gratuito patrocinio, non più come prima che si poteva soltanto ricorrere ad alcune liste, e la figura del difensore d'ufficio era solo nelle mani del difensore di prima esperienza, di primo pelo. Oggi la possibilità di avere la tutela anche nel settore amministrativo è data attraverso la scelta di avvocati che hanno esperienza, perchè devono averne un minimo per poter essere iscritti all'albo, quindi viene data la possibilità di scegliere, all'interno di quell'albo, l'avvocato che uno ritiene possa maggiormente tutelare i propri interessi.
Ecco, onorevoli colleghi, allora non può sfuggire che, rispetto al passato, sono stati fatti passi in avanti nella tutela dei consumatori. Forse oggi ci sono nuovi soggetti che vanno ad essere tutelati perché guardate che l'abolizione dei controlli formali, sugli atti degli enti locali, ha lasciato nuovi soggetti meritevoli di tutela. In tutte le pubbliche amministrazioni locali ci sono vessazioni che vengono poste in essere nei confronti dei consiglieri comunali dell'opposizione; a quanti di voi è capitato di conoscere, di essere informato di richieste di atti, di accessi negati, di prevaricazioni che effettivamente dovrebbero essere portate avanti solo ed esclusivamente davanti al T.A.R., ce ne sono decine e decine. A chiunque di noi, oggi all'opposizione e domani al Governo, è capitato di conoscere situazioni di questo genere. Allora significa che ci sono nuove fasce di soggetti da tutelare, che hanno bisogno di essere reinterpretati nei loro bisogni e nelle loro esigenze, al di là forse di un'apparente necessità di tutela dei soggetti singoli.
Mi avvio alla conclusione, colleghi. E' necessario forse, lo lascio in termini interrogativi, che ci possa essere un'attività, una sorta di authority, che coordini quelli che sono i movimenti di tutela che sono già esistenti oggi? E' necessaria, forse, anziché un'assunzione in proprio delle singole pratiche amministrative, per dire "tu fai questo, tu fai quest'altro", un'autorità di coordinamento tra tutti i soggetti che pongono in essere questa attività di tutela? Può essere necessario che quel fondo, che viene alimentato dalle casse regionali, possa magari contribuire maggiormente a rendere l'accesso alla tutela davanti alla magistratura amministrativa meno pesante per il cittadino che forse supera quei parametri per il gratuito patrocinio che sono oggi i novemila e rotti euro e che possa consentire anche in certe situazioni una maggiore tutela?
Concludo, lasciando questi interrogativi che però credo non possano essere ignorati da un'Aula che ha un dovere preciso, quello di rendersi conto che la storia della politica, la storia delle istituzioni sta prendendo pieghe diverse rispetto a quella corrente che, un po' pedissequamente, negli ultimi anni, le istituzioni stanno seguendo. Non c'è chi non abbia avuto modo di cogliere, anche in dibattiti recenti, come la posizione di persone intransigenti nei confronti della storia, della politica italiana, si è citata poc'anzi Tangentopoli, abbia fatto dire, come ha detto Violante, che sono stati commessi degli errori.
Non serve una posizione manichea, in cui si accetti pedissequamente che il portato della storia, delle istituzioni è così e non può non essere così. Ma non può neanche sfuggire il fatto che, se oggi abbiamo una impasse che caratterizza tutte le istituzioni regionali nella designazione della legge elettorale, questo significa che è il frutto di un qualcosa che forse va rivisto, non il presidenzialismo, ma la tutela di un soggetto paritario come il Presidente, come il Consiglio regionale. Anche in questo caso il rafforzamento del Presidente della Regione nasce proprio sull'onda forte dell'equilibrismo che ha determinato la serie delle crisi dei governi nazionali, dei governi regionali, che si sono succeduti, così, senza tempo, senza maggioranze, senza orientamenti.
Oggi sono cambiate alcune condizioni, certamente il Consiglio regionale del presidente Palomba, del presidente Pili, del presidente Floris, hanno avuto certe situazioni di stallo o per altri versi hanno avuto delle situazioni di movimento, di instabilità, ma questo derivava dal fatto di non avere una maggioranza, non dal fatto che ci potesse essere un Consiglio da delegittimare o un Consiglio da non considerare in quanto soggetto autorevole, depositario dell'attività legislativa.
Concludo, Presidente, forse occorre renderci conto che l'evoluzione della storia della politica, della storia delle istituzioni, impone nuove riflessioni, una delle quali, guardando ai tempi di oggi, riguarda anche la figura del difensore civico, al quale siamo chiamati a dare una risposta in questo dibattito.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, il 14 luglio 2004 era il giorno che ho prestato il giuramento, venivo da Sassari e parlando del difensore civico dissi che mai avrei votato a favore della sua riconferma; una figura collaudata in quel di Sassari, in quanto abbiamo avuto dieci anni di esperienza del difensore civico. Forse i proponenti e la stessa Commissione non hanno avuto modo di valutare l'inefficacia di questa figura istituzionale, in dieci anni, al comune di Sassari. Non parlo del difensore civico regionale, con sede a Cagliari, perchè mi sembra maggiormente problematico e maggiormente difficile che possa operare nella giusta direzione più di quanto non possa operare un difensore civico di una città dove ci si conosce, dove c'è un rapporto molto stretto tra persone e istituzioni; eppure, nonostante questa vicinanza, il difensore civico di Sassari, che per dieci anni ha occupato degli immobili che effettivamente non gli si addicevano, non ha risolto nulla. Lo diceva lo stesso ultimo difensore civico che vi era quando io amministravo a Sassari.
Per poter gratificare un'istituzione bisogna effettivamente conoscerla e, come diceva qualcuno, bisogna vedere che cosa ha prodotto. In quel di Sassari che cosa capitava? Per esempio, il cittadino si rivolgeva al difensore civico per il fatto che non fosse incluso con un punteggio adeguato nella graduatoria dell'assegnazione delle case dell'Istituto autonomo case popolari, il difensore civico a sua volta cosa faceva? Si rivolgeva all'Istituto, o alla Commissione deputata a stilare la graduatoria delle case popolari, riferendo che cosa il signor Pistis lamentava e chiedendo a che cosa aveva diritto. L'Ufficio rispondeva al difensore civico che il signor Pistis magari era stato escluso dalla Commissione perché non aveva presentato in tempo utile la domanda e a sua volta lui rispondeva al signor Pistis che era stato escluso perchè la sua domanda era pervenuta in ritardo alla Commissione.
Ho citato un esempio molto semplice per dire qual era il percorso che, su tutte le richieste presentate dai cittadini, faceva il difensore civico; cioè il difensore civico si rivolge all'ufficio, non è che faccia indagini conoscitive su altri percorsi per avere verità diverse, no, si rivolge all'ufficio che dovrebbe dare una certa risposta all'utente e mutua la stessa risposta ricevuta al cittadino stesso. Quindi, da quel punto di vista, è molto debole la presenza del difensore civico.
Ho voluto seguire con attenzione questo argomento perché è un problema che mi riguarda molto da vicino; devo dire innanzitutto, tra l'altro, che in quel 14 luglio non conoscevo ancora i miei colleghi di Alleanza Nazionale qui in Consiglio regionale e neanche la loro posizione su questo argomento. Mi sono trovato nella giusta posizione coi giusti colleghi; tutti quanti, lo si evince dagli emendamenti che abbiamo presentato, sono concordi nel significare a quest'Aula l'inutilità del difensore civico. E' vero, qualche collega, il Presidente della Commissione, che ha stilato la proposta di legge, ha detto che questa figura del difensore civico è necessaria contro una Regione praticamente burocratica e arrogante al massimo verso i cittadini. E' vero, oggi abbiamo norme di legge che prevedono che ogni cittadino ha dei percorsi obbligati di legge per poter adire contro queste prevaricazioni.
Al collega Pisu vorrei dire che ho sentito in qualche altra parte, se non vado errato anche nel programma elettorale del presidente Soru, detto con toni alti, come è stato detto dal mio Capogruppo e da qualche altro esponente, dal collega Uggias, che il collega Uras ha detto che il difensore civico si dovrebbe in sintesi occupare degli ultimi. Io ricordo di una frase che il presidente Soru ha pronunciato più volte, a più riprese, con toni accesi, in quest'Aula e anche nel suo cartello elettorale, con cui ha detto che si sarebbe occupato degli ultimi. Io non capisco se dobbiamo creare un duplicato di questa funzione, perché se il Presidente della Giunta regionale, in un Consiglio regionale che sta soffrendo soprattutto del presidenzialismo(leggevo questa mattina alcuni passi di un giornale locale che ha fatto sobbalzare qualche esponente della stessa maggioranza nel dire che il presidente Soru non sia illuminato dal Signore, è vero), dice che si occuperà degli ultimi, io gli devo credere. Non capisco per quale motivo si voglia creare un duplicato che (tra l'altro, come abbondantemente è stato detto, non ha tutte quelle funzioni necessarie per poter difendere dall'arroganza e dalle prevaricazioni che si dice nascano dal Consiglio regionale), dovrebbe difendere gli ultimi. Gli ultimi hanno già un difensore, è il Presidente Soru.
Addirittura il collega Uras dice, nel suo intervento, che avremmo dovuto moltiplicarli. Ma che cosa andiamo a moltiplicare se, sotto gli occhi di tutti, agli atti, ci sono gli esempi del difensore civico di una città capoluogo come quella di Sassari, per dieci anni! Passi il primo quinquennio, perché si sa che l'inesperienza dell'istituto forse non mette il difensore civico nelle condizioni di poter lavorare in certi termini; ma almeno dopo dieci anni, rendiamoci conto che forse una legge, che prevedeva una determinata funzione come quella di un difensore civico, è inutile! Quindi ragione vuole che anche il Consiglio regionale si fermi, mediti e dica se non sia il caso di abrogarla.
Ecco uno dei principi fondamentali che dovrebbe portare questo Consiglio a cercare di andare incontro alle esigenze esistenti oltre che provare, come ha detto il Presidente del Gruppo di Alleanza Nazionale, a trovare un momento di riflessione in seguito al quale decidere se non sia il caso di rivedere l'istituto, di dargli quella struttura necessaria perché effettivamente ciò che lui decide sia legge, non dico come ai tempi dei faraoni "così sia scritto così sia fatto", però che abbia una funzione costruttiva per cercare di difendere, qualora fosse il caso, il cittadino dai soprusi della burocrazia e della Regione. Nei comuni, nelle amministrazioni, come dicevo prima, è difficile che non ci sia questo collegamento perché, finché esiste in politica il consenso, il consenso è necessario alla politica. Ecco per quale motivo molto spesso le richieste da parte dei cittadini vengono pressoché accolte, forse cercando di arrivare quasi a collimare con l'illecito o anche con il poco legale, però finché il consenso è necessario al politico per poter essere riconfermato, le richieste dei cittadini sono all'attenzione dell'amministratore. I cittadini hanno tutti un'amministrazione comunale e finché il sindaco o l'amministratore avrà la necessità di avere il consenso di quel cittadino, difficilmente andrà contro le sue richieste giuste e sacrosante.
Quindi, specialmente questa figura a livello regionale, che abbraccia tutti gli angoli della Regione, è molta distratta, perché effettivamente non è che il difensore civico che siede a Cagliari possa prendersi a cuore quelle che sono le interpellanze di Pompu o di Laerru; bisogna pensare ad una figura diversa, potrebbe essere anche quella anglosassone, come ha suggerito il collega Diana. Alla collega Caligaris (che porta, per cercare di suffragare la bontà della loro proposta, gli esempi di Bolzano, della Toscana, della Campania eccetera) dico che la Sardegna ha una peculiarità tale che non può essere sovrapponibile alle consuetudini, alle abitudini delle regioni o delle città che lei ha proposto.
Noi abbiamo proposto la soppressione di questo istituto perché lo riteniamo inutile, lo riteniamo superfluo; ci sono altri uffici che possono veramente suffragare e supportare le esigenze dei vari cittadini. Dice: "Lo richiedono". A me dispiace veramente che, soprattutto dai banchi della maggioranza, nasca l'esigenza quasi irrefrenabile di questa figura che possa andare contro quella che è l'arroganza e la prevaricazione da parte della Regione. E' stato riscontrato, è stato anche evidenziato da diversi colleghi intervenuti prima di me, che è la stessa maggioranza che dice praticamente che è il Presidente della Giunta, Soru, il nucleo fondamentale di questa esigenza di avere un difensore civico per cercare di controbilanciare la preponderanza del presidenzialismo in questo Consiglio regionale.
Noi vogliamo eleggere una controfigura, perché di controfigura trattasi, perché non ha tutte quelle peculiarità che abbiamo detto del difensore civico che conta veramente, quello anglosassone, quello dei paesi liberali, cioè dell'Inghilterra, per cercare di metterei i cittadini nella condizione di vedere appagate le loro esigenze. E' stata anche proposta l'elezione del difensore civico a suffragio regionale. Credetemi, da parte del mio partito considero forse più perseguibile una scelta in tal senso, perché si propone che, durante la campagna elettorale, la stessa maggioranza vincente eleggerà il difensore civico. Io sono convinto di questo, ma mi chiedo: se non cambiamo i presupposti a questa figura, come farà ad andare contro la stessa maggioranza che l'ha proposto? Questo perché si suppone che le prevaricazioni al cittadino vengano da parte della maggioranza che amministra determinati istituti;allora, quando si vuole votare a livello regionale questa figura del difensore civico, essa logicamente verrà trascinata dal vento che promuove quella determinata maggioranza in quel periodo.
Credetemi, nei cinque anni di connubio tra maggioranza e difensore civico (tutti e due della stessa barca, perché il secondo è stato indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni in quel periodo), ci potranno essere delle prese di posizione del difensore civico contro la maggioranza che lo ha espresso, in dispregio dei cittadini? Mi sembra che sia un qualcosa che non funziona.
Tra l'altro volevo far notare una discrasia tra le posizioni del collega Uras e quelle del collega Pisu. Uno sostiene, il collega Pisu l'ha sostenuto, nessuno può dire che non l'abbia potuto sentire, che questa Regione Autonoma della Sardegna è arrogante e distante; invece il collega Uras sostiene che questo Consiglio è già di per sé un difensore civico di tutti i sardi, perché ciascuno di noi è stato eletto dai sardi in rappresentanza dei sardi stessi. Questa discrasia all'interno dello stesso Gruppo effettivamente mi suona strana.
Mi auguro che i colleghi possano prendere oggi in considerazione i suggerimenti dell'opposizione nei riguardi, come qualche volta è stato definito, del pacchetto elaborato dalla Commissione, qui riportato alla luce, votato allora all'unanimità dalla maggioranza. Confermiamo che c'è bisogno che questo Consiglio si soffermi a meditare se non sia il caso di riformare questa legge, per adesso abrogarla e poi modificarla per prevedere un difensore civico, qualora sia necessario, che possa rispondere veramente all'esigenza dei sardi.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.
Passiamo alla votazione del passaggio all'esame degli articoli. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Per quanto mi riguarda, chiederei il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, SANCIU, LOMBARDO, LA SPISA, RANDAZZO, AMADU, MORO.)
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Intervengo per una brevissima dichiarazione di voto. Noi Riformatori annunciamo il voto favorevole sul passaggio all'esame degli articoli. Riteniamo che poi ci sia tutto lo spazio per discutere le modifiche migliorative che i colleghi della maggioranza hanno detto essi stessi di volere e ovviamente il ragionamento su queste modifiche condizionerà il nostro voto finale alla legge.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli della proposta di legge numero 152/A.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MILIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - UGGIAS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: DIANA - LIORI - MORO.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MURGIONI - PETRINI - PILI - RASSU - SANCIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 69
Votanti 58
Astenuti 11
Maggioranza 30
Favorevoli 55
Contrari 3
(Il Consiglio approva)
Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Volevo chiedere ai colleghi se è possibile un'interruzione di mezz'ora per consentirci di valutare gli emendamenti e il proseguo della votazione sulla legge; a questo punto magari si potrebbero aggiornare i lavori al pomeriggio.
PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, se i colleghi sono d'accordo, chiudiamo la seduta della mattinata e riprendiamo i lavori questo pomeriggio alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 12 e 33.
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