Seduta n.53 del 02/12/2004 

LIII SEDUTA

Giovedì 2 dicembre 2004

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

della Vicepresidente LOMBARDO

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 10 e 14.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 25 novembre 2004, che è approvato.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 11 maggio 2004, n. 6 (Legge finanziaria 2004), variazioni di bilancio e disposizioni varie" (31/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 31/A. Siamo in fase di illustrazione degli emendamenti all'articolo 3. Gli emendamenti numero 79, 78, 77, 101, 76, 75, 74, 90 e 16 sono dati per illustrati. Ha facoltà di parlare la consigliera Caligaris per illustrare l'emendamento numero 16.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Trenta secondi solo per sottolineare che l'iniziativa intende offrire un segnale di attenzione per una legge che ha avuto in Sardegna un particolare esito positivo. In attesa del sesto bando ministeriale, si vuole quindi permettere, con l'emendamento proposto, di completare il quinto, che annovera in graduatoria ben 290 imprese femminili, e lasciare un fondo subito utilizzabile per le nuove iniziative.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 13 si dà per illustrato.

Ha facoltà di parlare la consigliera Caligaris per illustrare l'emendamento numero 17.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Mi permetto, Presidente, di illustrare contestualmente anche l'emendamento numero 15, che è quello successivo.

Questi emendamenti sono relativi agli interventi per la tutela e valorizzazione della lingua e della cultura sarda per il 2004, e in pratica sono finalizzati a riequilibrare la riduzione che è stata operata, obtorto collo, dalla Giunta, vista la necessità, appunto, di coprire il disavanzo generato dalla spesa sanitaria. La Commissione bilancio, la verità, è intervenuta limitando da 800 a 600 mila euro la riduzione sulla relativa unità previsionale di base. L'azione che si intende promuovere, e per la quale si chiede il sostegno dell'Aula, è finalizzata a ridurre il taglio delle somme disponibili per le borse di studio a favore dei figli degli emigrati, e quelle a sostegno delle istituzioni scolastiche e dei mass media per iniziative di valorizzazione della lingua sarda.

L'esperienza maturata in questi primi sette anni della legge 26 sulla cultura e la lingua sarda ha evidenziato che il settore della formazione è quello che maggiormente ha bisogno di sostegno per radicare la valenza positiva della nostra identità linguistica. Ricordo in proposito che si tratta di emendamenti tesi a contenere una forte riduzione degli stanziamenti e che, soprattutto, intendono dimostrare una sensibilità nei confronti dell'intera comunità di cui siamo espressione. Vogliono inserirsi all'interno di quel continuum fatto di identità, ambiente culturale e ambiente naturale. Vogliono evidenziare che il senso di appartenenza si rafforza con la valorizzazione della lingua, lo strumento attraverso cui si trasmettono i valori o, se si preferisce, la visione del mondo della comunità che la esprime. E' quindi solo un segnale a cui sarà opportuno, attraverso la prossima manovra finanziaria, quando cioè sarà possibile programmare davvero, far seguire altre utili iniziative, a partire dal DPEF, che, a mio avviso, su questo argomento necessita di una integrazione. E', infatti, necessario prevedere uno specifico piano per il settore linguistico. Appartengo a quella generazione che ha vissuto in modo problematico il rapporto con la limba; credo che non si debbano più fare passi indietro e neppure restare fermi su questo aspetto.

Concludo con una citazione, mi permetterete, tratta dagli scritti di Sebastiano Dessanay, a cui mi ispiro dal punto di vista culturale. Parlando proprio della lingua riflette: "Cosa dunque vogliamo? Che la vecchia lingua dei sardi, della cultura agropastorale, per un processo di crescita superi il suo vecchio mondo senza rinnegarlo, sviluppando in forme nuove, coerentemente col proprio tempo storico i suoi valori, e crei e s'impossessi di nuovi strumenti di comunicazione e salga verso i linguaggi della tecnica, della scienza e della politica. Tutto questo avverrà con l'uso, nelle istituzioni della vita civile, politica e culturale, della lingua sarda". Credo che oggi sia molto importante un segnale forte verso la scuola, verso le nuove generazioni, verso quello che ci attende per il futuro. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per illustrare l'emendamento numero 140.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, questo emendamento è motivato da fatto che l'Assessorato della sanità ha necessità di interventi straordinari nel servizio di gestione dei flussi sanitari, che sono attualmente in fase di esaurimento delle ore disponibili per quanto riguarda la gestione sistemistica e applicativa del sistema informativo dell'Assessorato. Sostanzialmente la necessità di un ammontare straordinario di ore ha fatto sì che sia urgente il ricorso al quinto d'obbligo per poter adempiere entro l'anno le elaborazioni finalizzate alla compensazione della mobilità interregionale. Si tratta, quindi, di un finanziamento mirato a coprire il costo aggiuntivo per la gestione sistemistica e applicativa del sistema informativo dell'Assessorato.

Si sta operando, pertanto, una riduzione di 20 mila euro dello stanziamento indicato, da 500 mila a 480 mila euro. C'è da fare una ulteriore correzione, che annuncio oralmente, per quanto riguarda la copertura: la UPB riportata nell'emendamento è sostituita dalla UPB S 03.015.

PRESIDENTE. L'importo resta uguale, Assessore?

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'importo resta uguale.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cassano per illustrare l'emendamento numero 25.

CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri, quasi provocatoriamente io ho presentato questo emendamento per sollecitare la Giunta affinché in Aula si parli degli imprenditori artigiani, cioè della famosa legge numero 51 del 1993. Una legge che rappresenta una speranza per gli artigiani sardi, per i piccoli imprenditori, e che in passato ha dimostrato di dare risposte alle loro esigenze e di offrire prospettive di lavoro. Bene, questa legge oggi è bloccata e il blocco è coinciso con l'avvento dell'attuale maggioranza, dell'attuale Giunta regionale, chissà perché! Da una nota della Confartigianato, pervenuta ieri a tutti i consiglieri regionali, quindi anche a quelli della maggioranza, si deduce che oltre 2500 pratiche giacciono negli uffici della Regione. Molti piccoli imprenditori hanno anticipato con risorse proprie perfino l'acquisto di mezzi e attrezzature, e attendono ora una risposta valida da questa maggioranza e dalla Giunta regionale.

Di questo problema non se ne parla. Io ho presentato un'interrogazione alla Giunta per avere notizie in merito a questo provvedimento e non ho ricevuto alcuna risposta. Mi auguro che successivamente l'Assessore risponda, non tanto a me, consigliere regionale, quanto agli artigiani, perché credo che bloccare le incentivazioni previste dalla legge 51 sia veramente una cosa inaccettabile.

Chiedo, quindi, che il Consiglio regionale valuti attentamente questo mio emendamento e chiedo inoltre alla Giunta e all'Assessore di darmi una risposta eventualmente nel corso della discussione.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 19 ha facoltà di illustrarlo.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, noi Riformatori Sardi con l'emendamento numero 19 vogliamo riportare l'attenzione di quest'Aula su un problema che ormai, agli occhi di tutti, è diventato di una drammaticità probabilmente unica. Anche oggi la stampa riporta con toni piuttosto elevati la situazione gravissima nella quale viene a trovarsi il sistema formativo della Sardegna. Intendo dire che quest'Aula, da questo punto di vista, è quasi anestetizzata, non avverte questo grido di dolore. Potrebbe dirlo meglio di me il collega Vargiu, che ha la competenza professionale per farlo. Evidentemente gli anestesisti hanno sbagliato la dose, perché molti colleghi sono rimasti a casa, probabilmente ancora sotto l'effetto dell'anestesia, e dormono tranquillamente.

La situazione è, ripeto, gravissima. Noi riteniamo che questa sia forse l'ultima occasione per quest'Aula di introdurre nell'assestamento di bilancio il problema nella sua intera gravità. Se il Consiglio regionale fosse un piccolo comune, così come lo è il comune del quale io sono sindaco, noi non avremmo più la possibilità di approvare l'assestamento di bilancio, perché una norma dello Stato stabilisce che un assestamento di bilancio deve essere approvato entro il termine massimo del 30 novembre. Questo perché la finalità dell'assestamento di bilancio è quella di riassestare un quadro di previsioni fatto all'inizio dell'anno, e poco senso avrebbe farlo alla fine dell'esercizio.

Tra l'altro, proprio in presenza dell'Assessore della programmazione e bilancio, mi domando: se questo assestamento lo facciamo oggi a distanza, presumo, di due o tre mesi dal momento in cui lei, Assessore, ha proposto in Giunta il disegno di legge, immagino che alcune cose, fotografate a quella data, si siano nel frattempo modificate e che magari, come solitamente capita, ripeto, anche nei piccoli comuni, si siano verificate delle vicende di contabilità finanziaria che hanno registrato delle positività o negatività, in questo caso speriamo delle positività, nel senso che lei avrà riscontrato qualche maggiore entrata che avrebbe potuto modulare diversamente anche la filosofia di questo intero assestamento di bilancio. Ma questo sarà lei a dirlo, e quindi non voglio distogliere di nuovo l'attenzione dell'Aula dal proposito dell'emendamento 19.

Il sistema della formazione sarda, che è stata per certi aspetti quasi criminalizzata e sulla quale di tutto si è detto, in effetti nasce oggi, fotografata naturalmente dopo tre anni di sperimentazione dell'obbligo formativo, con uno stato di salute che pochi possono negare essere ottimale. Pensate che quando in Sardegna fu avviato per la prima volta il sistema di accreditamento degli enti di formazione professionale la Regione sarda si attestò su un sistema molto rigido, anzi esso fu considerato in assoluto il più rigido. Oggi ci vengono a dire che in effetti aveva delle maglie troppo larghe.

Gli enti di formazione professionale che sono stati accreditati per assolvere la funzione dell'obbligo formativo in Sardegna sono soltanto 31. Solo 31! E dico di più: tra questi naturalmente ci sono tutti gli enti cosiddetti storici, che hanno manifestato qualche perplessità quando si trattava di dare attuazione a questo sistema fortemente vincolistico.

Nella sola regione Piemonte sono oltre 500 gli enti di formazione professionale accreditati per assolvere la funzione dell'obbligo formativo; in Toscana sono circa 200, ma potrei citare l'esempio anche dell'Emilia Romagna, dove sono oltre 400. Questo per dare una dimensione di quello che si è fatto qui in Sardegna, dove si è posto in essere un sistema di accreditamento con diverse gradualità: quello dell'obbligo formativo era il grado di qualificazione più elevata e quindi, naturalmente, la soglia di accesso più difficile. Gran parte dei 31 enti accreditati aveva già acquisito la cosiddetta certificazione ISO 9001, il che significa che era in linea con le indicazioni dell'Unione Europea relativamente alla qualità dei servizi erogati. E quindi noi, di fronte a uno Stato sordo e a una Regione sorda rispetto a questo quadro di qualità della formazione oggi stiamo ripristinando delle leggi di tipo spartano, nel senso che abbiamo portato l'eugenetica nel Consiglio regionale, buttando, così come facevano gli spartani dal monte Taigeto, i deboli, i malformati, gli ultimi, proprio quelli dai quali il programma del presidente Soru e di questa Giunta diceva si sarebbe voluto iniziare.

Noi non possiamo, come Consiglio, restare sordi a questo stato di cose. Duemila giovani oggi non possono iscriversi alla prima annualità dei corsi di formazione professionale perché non hanno compiuto il quindicesimo anno di età, contravvenendo a quello che stabilisce la legge Moratti che, invece, consente ai quattordicenni, in possesso della licenza media, di percorrere una formazione professionale alternativa al sistema scolastico. Noi stiamo dicendo a questi duemila ragazzi: "Restatevene a casa", perché non sono né dentro il sistema scolastico, né dentro il sistema formativo. E chi, naturalmente, dice che non è così ha l'obbligo di alzarsi e di dimostrarlo, con i numeri però, onorevole Davoli, perché ci dovete dimostrare che i seicento ragazzi iscritti alla seconda annualità, che il dottor Pietrella, per conto del Ministero della pubblica istruzione, diceva di voler riportare dentro il sistema scolastico, sono effettivamente rientrati nella scuola. Allo stato attuale, infatti, meno di cento ragazzi sono nella scuola, gli altri cinquecento li abbiamo buttati via, così come facevano gli spartani. E allora dateci i numeri, dimostrateci che non è così.

Oggi stiamo pagando un prezzo sociale che è il più elevato in assoluto fra tutti i prezzi sociali che la Sardegna è chiamata a pagare, perché non si può assolutamente pensare di non consentire a ragazzi tra i 15 e i 18 anni di esercitare un diritto costituzionalmente riconosciuto, quello di poter conseguire una qualifica professionale. Senza una qualifica professionale non è assolutamente possibile dare garanzie a questi ragazzi. Li ritroveremo tutti nei nostri piccoli comuni, nei nostri territori, e saremo noi a pagarne il prezzo sociale.

Io credo che questo emendamento possa essere accolto almeno parzialmente e almeno da questo punto di vista garantisca che il sistema formativo sardo, che è di elevata qualità, possa davvero restituire il diritto di cui ho detto ai nostri giovani dai 14 ai 18 anni. Non è possibile pensare diversamente.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 8 si dà per illustrato. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 18 ha facoltà di illustrarlo.

VARGIU (Riformatori Sardi). La ringrazio, Presidente. L'illustrazione dell'emendamento numero 18 mi consente di continuare, almeno idealmente, il discorso che ha introdotto in quest'Aula il mio amico e collega di partito Sergio Pisano, che ha sviluppato un ragionamento che, tutto sommato, viene da lontano. E viene proprio dall'introduzione che il presidente Soru fece in un'Aula assolutamente attenta, silenziosa e profondamente interessata a catturare il messaggio che proveniva dalla Presidenza della Giunta.

Ricorderete tutti come, in maniera assolutamente ispirata e direi anche con la profonda consapevolezza di essere portatore di un segnale di cambiamento forte, che l'elettorato, attraverso il voto, gli aveva trasferito, il presidente Soru, in occasione delle dichiarazioni programmatiche della Giunta, fece quello che lui stesso, se non sbaglio, definì un discorso irrituale, e cioè non pronunciò delle vere e proprie dichiarazioni programmatiche, ma ci diede delle indicazioni spirituali, etiche, ci trasmise un sentimento - se posso usare questo tipo di terminologia - forte, che illuminava le sue intere dichiarazioni programmatiche.

Egli scelse, deliberatamente, di non entrare nel merito di ciò che si doveva fare sul turismo, sulla pubblica istruzione, sullo sport, sull'occupazione, ma di spiegare la filosofia, cioè di sottolineare i principi etici che avrebbero ispirato l'azione della Giunta regionale in tutte le sue iniziative. In quella circostanza credo che colpì tutti coloro che sono in quest'Aula, ma forse a maggior ragione coloro che, come me, si riconoscono anche nella cultura cattolica, perché furono citati eminenti personaggi che hanno rappresentato la cultura cattolica. E fu soprattutto sottolineato che questa Giunta regionale avrebbe avuto a cuore i problemi di tutti i sardi, ma avrebbe messo in cima alla graduatoria dei bisogni i sardi che sono ultimi, cioè quei sardi ai quali non sono garantiti tutti i diritti, che non sono presenti nelle classifiche dell'ISTAT, che sfuggono alle maglie della scuola dell'obbligo, che sono in attesa di prima occupazione o che non riescono più a vivere con una pensione o uno stipendio inferiore al minimo di sussistenza, cioè tutte le povertà vecchie e nuove di cui sentiamo tanto spesso discutere. Io credo che, indipendentemente dalla collocazione politica di ciascuno di noi, quel discorso del Presidente colpì, perché era fortemente caratterizzato dal sentimento e trasmetteva, a chiunque stesse ad ascoltare, dei valori forti, forse contestabili per certi versi, ma sicuramente forti.

Ecco, ora noi ci domandiamo in quale maniera ci sia stata consequenzialità tra quelle dichiarazioni e le azioni della Giunta. E ce lo domandiamo, nel caso specifico, come ha fatto il collega Pisano, per quanto riguarda le politiche legate all'obbligo formativo, mentre per quanto attiene all'emendamento numero 18 ci interessa per un settore altrettanto importante, che però abbiamo sostenuto già più volte in quest'Aula, e cioè la scuola materna. E poiché il ragionamento avviene tra orecchie sensibili e quindi non si può ignorare ciò che nel passaggio precedente si è detto, devo dire che noi abbiamo sentito la Giunta, abbiamo sentito il Presidente della Commissione, abbiamo sentito altri autorevoli colleghi della maggioranza spiegarci che, comunque sia, il finanziamento per le scuole materne previsto per il 2004 è del 12 per cento superiore a quello assegnato nel 2003, ed è semplicemente un taglio, quello che noi registriamo, rispetto alla previsione che era stata fatta per il 2004.

Io ho compreso la linea di difesa, però vorrei porre una domanda: negli ultimi dieci anni l'attenzione della Regione verso la scuola dell'infanzia, quindi verso la scuola materna, qual è stata? Noi abbiamo sostenuto e sosteniamo che nel 2004 la Giunta regionale abbia finalmente preso coscienza di un problema fondamentale, e cioè che senza politiche a sostegno della famiglia non è possibile che vi sia nelle famiglie quella serenità che è alla base di una politica demografica fatta di ragionevolezza, nel senso che tutti i servizi che consentono a una famiglia di diventare numerosa senza stress eccessivi, che consentono a chi non ha una forte capacità di reddito di avere comunque la garanzia che i propri bambini possano entrare in un percorso educativo che dia loro delle opportunità di vita analoghe a quelle di chi nasce in famiglie economicamente munite, credo che siano veramente il fondamento, la radice di qualsiasi ragionamento di convivenza civile. Quindi vorrei che la Giunta regionale, oltre a portare in Aula i risultati del confronto con il 2003, ci facesse sapere quali sono stati gli interventi finanziari, quali risorse la Regione ha messo a disposizione per la scuola materna nei dieci anni precedenti, al fine di capire se è vero quello che la stessa scuola materna ci dice, e di cui noi siamo convinti, cioè che negli ultimi anni ci sia stata una disattenzione che ha portato a una contrazione progressiva di questi finanziamenti e che finalmente per il 2004 fosse previsto nel bilancio regionale un aumento del 25 per cento, che compensava le diminuzioni progressive che si erano registrate negli anni.

Se così fosse il taglio che si sta operando non è una decurtazione di un aumento incomprensibile, ma si tratta del dimezzamento di quello che doveva esser il ristoro del danno, di ciò che non si era fatto negli anni precedenti, colpevolmente, e che soltanto del 2004 la Giunta regionale aveva finalmente ripreso a valutare, e cioè l'importanza dell'intervento della scuola materna nell'infanzia.

Ripeto, colleghi, si tratta di un elemento di convivenza sociale elementare, perché non stiamo parlando dei master dei laureati, che pure probabilmente hanno diritti e importanza analoghi, ma stiamo parlando del sostegno alle famiglie non abbienti, che hanno in questo modo la possibilità di usufruire, il più possibile vicino alla propria abitazione, di un servizio essenziale, ossia la possibilità di vedere i propri bambini educati e tenuti presso le scuole materne. Ovviamente stiamo anche parlando di chance, di opportunità, perché se condividiamo la cultura liberale che vuole che a ciascuno di noi siano date le stesse chance e le stesse opportunità esistenziali, da spendere poi sul tappeto della propria vita, è evidente che dobbiamo fornire a tutti - l'ha detto molto bene il collega Sergio Pisano nel suo appassionato intervento - la possibilità di spendere gli atout che la vita gli ha consegnato sul tavolo dell'esistenza. Non possiamo negare questa possibilità, tanto meno a chi già si trova in una condizione disagiata rispetto ad altri. Il collega Pisano ha ricordato il monte Taigeto, poi replicato nella Rupe Tarpea, io credo che sia un paradosso quello che Sergio stava facendo, però effettivamente l'attenzione nei confronti degli ultimi si quantifica e si dimostra fornendo stampelle e garantendo opportunità a coloro a cui la vita le ha negate. Se non facciamo questo non possiamo garantire quella parità di opportunità che è punto di partenza e di sviluppo di qualsiasi società civile.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 144 ha facoltà di illustrarlo.

LA SPISA (F.I.). L'emendamento 144 tende a introdurre un problema e possibilmente anche a sollecitare una decisione in termini di politica finanziaria che dia risposta al problema collegato alle manifestazioni di promozione, alle iniziative, alle manifestazioni di promozione dell'immagine della Sardegna attraverso il settore dello sport.

Sappiamo tutti di che cosa si tratta, sappiamo che sicuramente, negli anni, la Regione ha destinato consistenti risorse finanziarie al sistema sportivo di alto livello, da quello professionistico a quello che, pur non essendo di livello elevato, costituisce un vettore pubblicitario utile per l'immagine della Sardegna e per i prodotti del sistema economico, in particolare del settore agroalimentare, e questo è stato comunque anche un sistema per sostenere finanziariamente le società sportive a vario livello impegnate nei campionati nazionali. Noi crediamo che la dotazione finanziaria attualmente a disposizione a seguito dell'approvazione della legge finanziaria di quest'anno non sia sufficiente. Già in sede di approvazione della manovra finanziaria era stato sollevato questo problema e si era detto che attraverso l'assestamento si sarebbe cercato, in qualche modo, di sopperire alle difficoltà.

Abbiamo tutti presente la situazione, sappiamo l'andamento di alcune squadre, in particolare è di tutta evidenza la buona, ottima direi, manifestazione di capacità che sta dimostrando il Cagliari Calcio, che genera un ritorno di immagine complessivo per la Sardegna che non è quantificabile solo in termini commerciali, perché interessa tutto il nostro territorio e ha tutta una serie di conseguenze ben riconoscibili da tutti. L'emendamento tende a sopperire alle carenze del bilancio 2004 attraverso risorse dello stesso esercizio 2004. Se questo è possibile credo che sia un segnale di sensibilità da parte di tutto il Consiglio; se non fosse possibile utilizzare risorse del 2004 in ogni caso il problema è posto e credo che già mettendo in legge un segnale di attenzione si porrebbe fine anche a delle polemiche che sicuramente non fanno bene a nessuno.

Il rapporto fra queste società e il sistema regionale deve essere oggettivo indipendentemente dagli orientamenti politici di chi governa. Crediamo che quindi un segnale di attenzione in questo senso possa essere utile per tutti.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 89 ha facoltà di illustrarlo.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. L'emendamento 89 pone all'attenzione della Giunta e dell'Aula la grave situazione derivata dalla recrudescenza della peste suina africana. Io richiamerei un attimo l'attenzione su questo argomento che riveste una particolare importanza oltre che per i risvolti di carattere economico e finanziario anche per i risvolti sociali. Nell'ultima campagna di abbattimento dei suini affetti da peste suina africana siamo arrivati alla considerevole cifra di circa 24 mila capi abbattuti, una cifra in costante aumento. Ora, a seguito dell'abbattimento che l'autorità sanitaria richiede per circoscrivere l'epidemia, c'è un impegno al rimborso dei capi abbattuti da parte dell'amministrazione regionale. Vorrei far presente che attualmente c'è una disponibilità minima in bilancio per poter provvedere al pagamento di questi rimborsi e un gran numero di allevatori attende il pagamento da parte dell'amministrazione regionale delle quote considerevoli derivate dagli abbattimenti. Sarebbe una comunicazione non socialmente utile far sapere agli allevatori che non siamo in grado di pagare. Alcune zone della Sardegna più di altre pagano il caro prezzo della necessità di circoscrivere l'epidemia e ovviamente acconsentono all'abbattimento dei capi a seguito delle rassicurazioni che ricevono in ordine ai rimborsi e alla contribuzione per gli abbattimenti.

Vorrei inoltre segnalare all'Aula che questa situazione è abbastanza esplosiva anche perché ultimamente, a seguito di un'ordinanza presidenziale, è stato consentito di provvedere alla macellazione di capi suini in una zona infetta, o meglio in una zona in cui era presente il focolaio, superando l'autorità competente territoriale, che è il sindaco. Credo che di questo il Presidente della Commissione sanità, il collega Masia, si sia occupato in prima persona, sostenendo la necessità di questa ordinanza, ma la situazione che provoca l'attuazione dell'ordinanza del presidente Soru è che è stata autorizzata la macellazione in una zona in cui è presente un focolaio dell'epidemia, mentre in zone non infette, in diverse zone montane dell'interno non solo non è stata autorizzata la macellazione ma neanche la movimentazione del bestiame.

Questo sta creando un po' di fermento tra gli allevatori. Forse sarebbe stato più opportuno autorizzare la macellazione soprattutto nelle zone in cui non sono presenti focolai, invece per pressioni puramente politiche, di cui è a conoscenza il Presidente della Commissione sanità, si è autorizzata una grande struttura nel Nord Sardegna alla macellazione e movimentazione dei suini, legittima presumo, diciamo ai limiti della legittimità, con qualche forzatura, escludendo le zone dove l'allevamento dei suini è diffuso ma in assenza di focolai. Mentre in altre zone in presenza di focolaio, mi viene in mente Fonni per intenderci, in questo momento, visto che la peste suina africana è ristretta ad un ambito territoriale del centro-nord Sardegna, è stata negata la macellazione e anche la movimentazione.

Questo è il quadro della situazione che stiamo vivendo in questi giorni. Ripeto, c'è grande fermento fra gli allevatori che attendono, ormai già da diversi mesi, il pagamento delle quote relative all'abbattimento dei capi che hanno dovuto effettuare. L'abbattimento di 24 mila capi è un fatto straordinario, perciò va affrontato. C'è una garanzia del pagamento del capo abbattuto, in questo momento il capitolo sul quale si dovrebbe agire per provvedere al pagamento dei capi abbattuti, il capitolo 12327, non ha risorse sufficienti per consentire all'amministrazione regionale di tenere fede all'impegno di legge.

Ritengo che quanto proposto nell'emendamento 89, una copertura di 10 milioni di euro, sia sufficiente, quantomeno rassicurante a livello finanziario e sociale per gli allevatori che attendono il riconoscimento di un diritto a seguito dell'ordinanza di abbattimento indiscriminato dei capi suini che c'è stato negli ultimi mesi.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 69 ha facoltà di illustrarlo.

OPPI (U.D.C.). Parlavo proprio di questo: da sempre, nel bilancio della Regione, è previsto uno stanziamento per i progetti di ricerca sanitaria finalizzati, anche se annualmente l'Assessore di turno, cambiando le UPB e i capitoli, ci crea qualche difficoltà.

Quest'anno, nel mese di maggio, abbiamo ritenuto, stante il fatto che si trattava di un bilancio tecnico, di non inserire, in via provvisoria ben inteso, alcuna somma relativa a questi progetti di ricerca sanitaria finalizzati. Premetto che da vent'anni questi progetti ricevono un finanziamento mirato di 3 milioni di euro; credo che siano pervenute all'Assessorato circa 500 richieste da parte delle Università di Cagliari e di Sassari. Sono programmi biennali, triennali e quadriennali. Quest'anno i residui sono insignificanti, perché di fatto uno presenta il progetto che viene integrato successivamente, seguendo un iter del tutto particolare. Quindi non c'è disponibilità di residui, è un fatto contingente.

L'anno scorso sono stati assegnati 847 mila euro all'Università di Cagliari e 617 mila euro all'Università di Sassari, nonché 428 mila euro per le richieste presentate dalle aziende sanitarie e dall'Azienda ospedaliera Brotzu. Per intenderci, di che cosa si tratta? Per esempio, per quanto riguarda Sassari, si tratta di progetti triennali a cura del professor Delitala, del professor Dettori, del professor Longinotti e del professor Rosati, ovviamente sulla sclerosi multipla, che sono stati finanziati da sempre. Nel caso specifico, per esempio, il progetto del professor Rosati ha avuto un finanziamento abbastanza contenuto di 29 mila euro per il primo anno. A Cagliari vi sono progetti, a cura del professor Madeddu, del professor Cao e dello stesso professor Gessa e dei suoi collaboratori, che se non venissero rifinanziati dopo il primo anno di fatto sarebbero vanificati. In altre parole, dopo essere stato finanziato magari per tre anni, un progetto di ricerca potrebbe non essere portato a compimento per carenza di risorse finanziare. Si tratta di 103 progetti che, in effetti, la passata Giunta ha ritenuto opportuno non rifinanziare, stante la carenza di risorse, riservandosi di farlo in una fase successiva, nei mesi di luglio e agosto, allorquando si sarebbe dovuto fare il bilancio vero, secondo l'interpretazione di qualcuno.

Ora, per l'alternanza tra le forze politiche, c'è una nuova maggioranza e noi siamo qui per ricordare a questa nuova maggioranza che di fatto si può fare una scelta oppure no, si può anche verificare se uno slittamento dei tempi o un'accelerazione delle procedure crea difficoltà. Certo che se manteniamo la scadenza al mese di giugno, il prossimo anno potrebbe succedere quello che successe in quest'Aula, per disattenzione o malafede, allorquando, nonostante tutti se ne dichiarassero grandi sostenitori, il progetto per la prevenzione della b-talassemia nella scuola dell'obbligo fu bloccato. Ecco, sarebbe la prima volta nella storia che i progetti di carattere sanitario vengono bloccati, pregiudicando anche ingenti risorse finanziarie degli anni pregressi, cioè vanificando oltre 150 progetti di ricerca finalizzata soprattutto nel settore della prevenzione.

Io avevo il dovere di predisporre questo emendamento con i colleghi, perché ero conscio del fatto che volutamente, a suo tempo, avevamo scelto di non inserire queste voci a causa delle grosse carenze finanziarie. Le carenze finanziarie ci sono anche oggi, però, siccome il capitolo è lo stesso, domando all'Assessore come mai, quando avete richiesto, con quella delibera sul bilancio pluriennale 2004-2006, l'iscrizione della complessiva somma di 13 milioni 919 mila euro in conto degli istituendi capitoli 23525 UPB E12.004, 23526 UPB E12.017 e 12.027, UPB S12.013 e 12077 e UPB S12.024, per la riqualificazione dell'assistenza sanitaria, non avete ritenuto (verificato che la notifica è avvenuta ad aprile e la delibera è del 12 ottobre 2004) che una quota di quella somma potesse essere utilizzata in questo bilancio, anziché fare riferimento alle annualità 2005 e 2006. Avete creato un'anomalia - che preciseremo presentando anche una richiesta formale - quando anziché per la riqualificazione dell'assistenza sanitaria oppure per i progetti innovativi di prevenzione, avete previsto, casualmente nella UPB S12013 (studi, ricerche, collaborazioni e simili), relativa alla Direzione generale dell'Assessorato della sanità, la somma di 1 milione 300 mila euro con riferimento alle annualità 2005 e 2006. Studi, ricerche, collaborazioni e simili vogliono dire, praticamente, per chi non lo volesse capire, incarichi e consulenze. Credo che nel campo della innovazione, con i più grandi nomi nel campo della medicina in Sardegna, dal professor Gessa al suo allievo Ninni Biggio, dal professor Rosati al professor Balestrieri, dal professor Cao ad altri, che ricevono 25 o 30 mila euro per fare un progetto finalizzato, certamente nell'interesse generale della Sardegna, sarebbe opportuno che la Giunta facesse una valutazione piuttosto attenta, in quanto sarebbe un danno bloccare dei progetti in itinere. Praticamente abbiamo avuto una dispersione ingente di 10-12 miliardi destinati a una ricerca che certamente ha dato risultati particolarmente positivi.

PRESIDENTE. L'illustrazione degli emendamenti all'articolo 3 è terminata. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Grazie, Presidente. Gli argomenti sottoposti all'attenzione dell'Aula da tutti gli emendamenti soppressivi parziali sono stati oggetto di ampia discussione in Commissione, per cui darò il parere in modo abbastanza succinto. Il parere della Commissione è contrario sugli emendamenti numero 125, 128, 127, 126, 129, 20, 58, 68 che è parte del 58, 67, 59, 130, che è derivato dal 59, 66, 65, 64, 63, 62, 61, 37, 55, 54, 53, 51, 85, 104, 50, 112, 49, 48, 47, 111, 46, 110, 45, 109, 43, 108, 12, 102, 41, 40, 39, 103 e 32. Il 2 è stato ritirato. L'emendamento numero 3, su cui la Commissione era contraria, tenuto conto della discussione e delle interlocuzioni che sono avvenute, potrebbe essere accolto se l'importo indicato fosse ridotto da 300 mila euro a 150 mila euro, a valere sulla UPB S 03.015. Quindi se i proponenti accettano questa modifica l'emendamento può essere accolto, altrimenti il parere è contrario. L'emendamento numero 27 ha lo stesso oggetto dell'emendamento 3, per cui se si può integrare con la proposta appena fatta il parere diventa favorevole, altrimenti è contrario. Lo stesso vale per l'emendamento numero 107, che tratta lo stesso argomento. L'emendamento numero 4 è stato ritirato. Sugli emendamenti numero 28, 22, 105 e 106 il parere è contrario. L'emendamento numero 5 nella forma proposta non è accoglibile, potrebbe essere accolto se l'importo in aumento viene determinato in 150 mila euro a valere sulla UPB S 03.015, variando, anche in questo caso, la copertura rispetto a quella proposta. Nel caso la proposta di modifica fosse accolta il parere è favorevole, altrimenti rimane contrario. L'emendamento 31 ha lo stesso contenuto e quindi valgono le cose già dette. Sugli emendamenti numero 6, 99 e 30 il parere è contrario; l'emendamento 91 è stato ritirato; sull'emendamento 93 il parere è favorevole con la copertura finanziaria…

OPPI (U.D.C.). No, non è ritirato.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. L'emendamento 91 a me risulta ritirato.

CAPELLI (U.D.C.). Sì, avete ragione.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Sull'emendamento numero 7 il parere è favorevole e la copertura finanziaria è UPB S 03.015; il parere è contrario sugli emendamenti numero 83, 82, 81, favorevole sugli emendamenti numero 80, copertura finanziaria UPB S 03.015, e 100, copertura finanziaria UPB S 03.015, mentre sul 44 e sul 35 il parere è contrario.

Gli emendamenti numero 84 e 149, sui quali c'era stata una interlocuzione per quanto riguarda il riequilibrio della attribuzione ai comuni per i servizi sociali e le risorse, nella sostanza della proposta emendativa possono essere accolti. La copertura finanziaria proposta non va bene, perché tecnicamente occorrerebbe la variazione di una norma che è contenuta all'articolo 1 già approvato. Chiediamo ai proponenti di ritirare gli emendamenti previo impegno della Giunta, se ritiene, a trovare all'interno dello stato di previsione della sanità le risorse necessarie. Se dovessero invece rimanere in piedi gli emendamenti, naturalmente il parere non può che essere contrario.

OPPI (U.D.C.). Rimane!

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Questo è il mio parere, onorevole Oppi, non scelgo io, lei sa bene che non scelgo io. Io sto dando il parere della Commissione, me lo consente questo?

OPPI (U.D.C.). Sì, ma non lo ritiro.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Lo dirà quando sarà in discussione il problema.

Sugli emendamenti numero 79, 78, 77, 101, 76, 75, 74, 90, 16, 13 e 17 il parere è contrario. L'emendamento 15 contiene la stessa proposta del 5, quindi vale quanto proposto per il 5: se lo si rimodula il parere è favorevole, se rimane così come proposto è contrario. Sul 140 il parere è favorevole, era contrario sulla copertura finanziaria, che poi l'Assessore ha corretto.

PRESIDENTE. Continui, prego, onorevole Secci.

OPPI (U.D.C.). La copertura finanziaria?

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. La copertura finanziaria sul 140 è quella proposta dall'Assessore, UPB S 03.015.

Sugli emendamenti numero 125, 19, 18, 144, 89 e 69 il parere è contrario. L' emendamento 8 è stato ritirato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello della Commissione.

PRESIDENTE. Siamo in fase di discussione dell'articolo 3 e relativi emendamenti. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). L'articolo 3 è sulla corposa richiesta di modifiche e di integrazioni agli stanziamenti di bilancio. Si tratta di un articolo che in quanto tale non è tanto da commentare quanto da analizzare punto per punto; ma di fatto gli emendamenti che noi abbiamo illustrato, almeno quelli di maggiore portata dal punto di vista dell'impatto politico e sociale che ha questa manovra di assestamento, parlano da soli. ***

Credo che sia utile sottolineare che la gran parte delle numerosissime richieste di modifica non è stata fatta a tavolino, ma proviene da realtà sociali, da aggregazioni, da centri di opinione. Fin dal primo momento in cui questa manovra di assestamento è stata presentata dalla Giunta e dalla maggioranza, e anche durante il corso della discussione in Commissione (interrotta per il lungo periodo in cui l'Aula consiliare è stata impegnata nell'esame e poi nell'approvazione della legge sulla pianificazione paesistica regionale) è risultato evidente che è confermato il giudizio dato complessivamente sulla legge riguardo al fatto che la necessità di assestare il bilancio, trovando risorse per far fronte al disavanzo della sanità, ha di fatto inciso, nonostante le diverse dichiarazioni della Giunta e della maggioranza, su settori importanti del sistema sociale ed economico della Sardegna.

Noi abbiamo tentato, con le nostre proposte, di puntare l'indice e di segnalare le difficoltà esistenti. Dalla risposta che abbiamo avuto dalla maggioranza, che si è espressa anche con numerosissimi "no" alle proposte di emendamento, dobbiamo trarre, in sintesi, un giudizio negativo sulla scarsa sensibilità politica che la maggioranza stessa, soprattutto in alcuni punti, ha dimostrato di avere.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue LA SPISA.) Abbiamo chiesto di ricostituire la dotazione finanziaria per il personale della Regione, il che sarà oggetto del primo emendamento che dovremo esaminare. Abbiamo posto il problema del perché siano state tagliate le risorse destinate ad alcuni enti strumentali e invece sia stata ampiamente soddisfatta, nella proposta della Giunta, la richiesta di integrazione finanziaria di uno soltanto di questi enti strumentali.

Abbiamo segnalato le carenze riguardanti il settore dell'istruzione, della formazione e della ricerca. Nel corpo di questi emendamenti si trova anche uno degli emendamenti più significativi che riguarda i trasferimenti al Consorzio 21, ma ne parleremo dopo. Abbiamo registrato complessivamente una tendenza a tagliare numerose risorse, numerosi stanziamenti, alcuni dei quali effettivamente possono essere anche giustificati per il fatto che non vengono in quel modo tagliati se non degli stanziamenti che di fatto non possono essere utilizzati nel corso dell'esercizio. Ma in altri casi non è proprio così.

E' una manovra che incide anche, per quanto riguarda alcune norme già approvate, su procedure, su meccanismi di trasferimento di risorse agli enti locali che vengono in qualche modo penalizzati. Non comprendiamo come mai anche ieri sia stata dimostrata, da parte della maggioranza, la totale indisponibilità a venire incontro agli enti locali che chiedono di poter protrarre ancora il termine per la realizzazione delle opere pubbliche a loro delegate, che costituiranno sicuramente per la Regione un risparmio a questo punto, perché molte di queste opere non potranno essere realizzate, in molti casi per responsabilità non addebitabili al sistema degli enti locali, ma magari attribuibili proprio e precisamente alla stessa amministrazione regionale.

E' stato anche sollecitato un esame più attento dei meccanismi e delle procedure amministrative preventive riguardo alla piena esplicazione del potere contrattuale della pubblica amministrazione in ordine all'approvvigionamento finanziario. Anche lì abbiamo dovuto registrare un no secco da parte della maggioranza alla richiesta di ragionare o semplicemente di rendersi disponibile a dettare norme più puntuali nei confronti dell'Esecutivo in ordine alle procedure, pur necessarie, finalizzate all'approvvigionamento finanziario, in un momento di particolare ristrettezza e di carenza di risorse.

Complessivamente sugli articoli e sugli emendamenti noi non possiamo che ribadire il giudizio politico negativo. Quella che appare è una Giunta che vuole fare presto su tutto, che vuole affrontare alcuni nodi dell'amministrazione regionale con una decisione che può essere giustificata in quanto tale, ma che troppo spesso, invece, si esplica in una frettolosa ricerca di soluzioni che non rispettano il criterio della trasparenza e in grandissima parte, in alcuni casi in maniera eclatante, è indirizzata quasi a regolare dei conti in sospeso.

Ci sono delle direttrici di spesa che vengono drasticamente fermate. C'è da segnalare il rallentamento della procedura di spesa e la volontà di indirizzare questa azione di freno verso l'attività amministrativa, l'erogazione dei finanziamenti, il mantenimento di impegni amministrativi già assunti.

Noi confermiamo il giudizio negativo su questa impostazione di fondo che va bene al di là dell'articolo e degli emendamenti che sono in discussione, ma che rivela una condizione politica in cui ancora la maggioranza deve dimostrare di esistere, noi speriamo, per l'utilità del dibattito politico delle prossime settimane e dei prossimi mesi. Ci avviamo ad affrontare un periodo importante, che è la sessione di bilancio, e non è davvero pensabile che questa stagione possa essere affrontata con un Esecutivo che, di fatto, detta una linea sulla quale non c'è confronto se non nelle stanze di compensazione fin troppo morbida, dove il confronto tra la Giunta e la maggioranza è assolutamente squilibrato; una maggioranza che non oppone e non presenta davanti a tutti in quest'Aula una capacità vera di ragionare e di guardare agli interessi della Regione.

Noi speriamo che questa impostazione venga modificata e chiediamo che anche su questo articolo e sugli emendamenti che saranno posti in votazione tra poco si dimostri una diversa sensibilità rispetto a quella mostrata sino adesso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, signori Assessori, credo che dopo l'illustrazione degli emendamenti all'articolo 3 ci si sarebbe potuti aspettare qualcosa di più da parte della maggioranza in termini di attenzione verso gli emendamenti stessi. Al di là dell'emendamento riguardante le guardie mediche, che prevedeva uno stanziamento importante, cioè 15 milioni di euro, e che non è stato preso in considerazione probabilmente per un semplice infortunio della Giunta (e credo si debba rendere atto a chi ha presentato quell'emendamento di aver sicuramente evitato una grana all'amministrazione regionale), tutto ciò su cui è stato espresso un parere favorevole da parte della Giunta e del Presidente della Commissione rappresenta davvero cosa minuta, si tratta di interventi per poche decine di migliaia di euro. Sicuramente non c'è la possibilità di dare perlomeno un segnale; non si intravede riguardo alle questioni importanti che la minoranza ha segnalato neanche un gesto simbolico. E i gesti simbolici noi, in maniera documentata, appassionata e convinta, ve li abbiamo chiesti in settori che rappresentano sostanzialmente i vostri cavalli di battaglia.

Senza stare a sottolineare e ricordare tutto ciò che riguarda la tutela della sardità, il collega Beniamino Scarpa, che ha avuto nella scorsa legislatura l'avventura di ricoprire per qualche anno il ruolo di Assessore della pubblica istruzione e che conosce forse meglio di tanti altri in quest'Aula questo settore, ha sottolineato, punto per punto e taglio per taglio, ciò che voi, sui percorsi identitari dei sardi, avete ritenuto di dover potare. Devo dire che queste potature stridono con le dichiarazioni, fatte sempre da questa Giunta, a sostegno della sardità in tutto ciò che la rappresenta, dalle intelligenze ai panini. Ecco, vorremmo chiedervi, e l'occasione in quest'Aula forse è propizia, una maggiore sintonia tra ciò che sostenete nei programmi elettorali che portate anche nelle piazze e ciò che poi fate nella vostra azione di governo.

Se sulla sardità e sugli elementi della sardità probabilmente la discussione rimane ancora aperta, sembra che voi vogliate invece chiudere la discussione, in una maniera un po' brusca, su altri argomenti che noi abbiamo sottolineato e portato in Aula attraverso degli emendamenti specifici. In particolare, ci ritorno consapevole che si tratta più di un esercizio oratorio che non della possibilità di aprire un dialogo vero e proprio, perché sugli articoli dell'assestamento di bilancio l'Aula è stata blindata, e di questo bisogna prenderne atto. Ed è una riflessione che per tutti coloro che cercano invece il ragionamento deve comunque essere di indicazione per il futuro. Quindi consapevole e convinto di esercitare esclusivamente un'arte oratoria, torno su argomenti che sono stati cari al Gruppo dei Riformatori nella presentazione degli emendamenti sia a quest'ultimo articolo che agli articoli precedenti, cioè quelli relativi sostanzialmente al settore dell'istruzione e in particolar modo della scuola materna e della scuola dell'obbligo. Ieri, quando abbiamo discusso l'emendamento relativo alle scuole di specializzazione per gli insegnanti della scuola media superiore (anche in questo caso si trattava di poche migliaia di euro, mi sembra di ricordare una cifra intorno ai 250.000 euro), abbiamo sentito il Presidente della Commissione condividerne lo spirito, quindi anche l'obiettivo, che era quello di concorrere alla professionalizzazione degli insegnanti sardi. Noi ricordavamo semplicemente che esisteva una scuola superiore di formazione che era stata finanziata dalla Regione Sardegna nel 2001, nel 2002 e nel 2003 e che non veniva finanziata nel 2004; una carenza di finanziamento che sostanzialmente avrebbe impedito e di fatto impedisce a decine di giovani sardi di stare all'interno dei circuiti della formazione. Stiamo parlando di risorse intellettuali che anziché andare perdute potrebbero restare in Sardegna e concorrere in maniera significativa alla formazione di nuove risorse intellettuali sarde. Quindi è un problema importante quello che vi abbiamo segnalato. Certo, va detto con onestà, che abbiamo incassato la vostra disponibilità a tenerne conto nella finanziaria 2005, quindi per l'anno che comincia a giugno del 2005, ma c'è comunque un buco di un anno, ed è un buco al quale, con una cifra tutto sommato modesta, avremmo potuto far fronte dando una risposta importante a un settore che è comunque vitale per lo sviluppo della cultura in Sardegna.

Vi abbiamo poi ricordato due aspetti fondamentali che voglio sottolineare ancora una volta, uno dei quali è l'obbligo formativo. A noi sembra che questa questione dell'obbligo formativo tenda ad essere un piccolo pasticcio, nel senso che tra accordi fatti, accordi disattesi, ragazzi che debbono rientrare nella scuola dell'obbligo anche nel mese di dicembre (e va bene lo stesso purché ci rientrino), dati controvertibili che vengono forniti in maniera differente dalle due parti, perché da un lato il sistema della formazione dice che questi ragazzi non stanno rientrando nella scuola dell'obbligo, dall'altro ci sembra di capire che alla Giunta risultino cose differenti, beh, insomma, noi vorremmo sapere dove sono questi ragazzi che veramente rappresentano gli ultimi degli ultimi. Abbiamo la sensazione che questi ragazzi, che erano stati persi dalla scuola superiore, siano ritornati laddove erano, cioè per strada o a svolgere attività collaterali rispetto a quelle dell'agricoltura e del commercio, tutte attività "da cameriere", come le definirebbe qualche illustre consigliere di quest'Aula, ossia non quelle attività in cui è indispensabile avere una certa cultura, non quelle attività che comunque sono nobilitate dalla cultura di chi le ha scelte e le esercita, che potrebbe esercitare le sue opzioni anche altrove, perché comunque è sostenuto dal possedere gli elementi di cultura che offrono chance e opportunità. Su questo vi segnaliamo preoccupazione, una preoccupazione più vostra che nostra, nel senso che noi in quest'Aula siamo l'opposizione, quindi siamo coloro i quali devono sottolineare i problemi e aspettare da voi le proposte di soluzione.

Quindi sul problema dell'obbligo formativo, sul numero di questi ragazzi che sono stati probabilmente espulsi da entrambi i sistemi, vorremmo avere certezze, perché anche voi possiate essere sereni nel dire che il problema, in un modo o nell'altro, comunque è stato risolto, che c'è stato un approccio organico alle cose e che ritenete di aver dato le migliori risposte possibili per l'istituzione regionale sarda. Quindi su queste cose stiamo richiamando la vostra attenzione.

All'Assessore abbiamo chiesto - e saremo lieti se risponderà durante il suo intervento di replica - di sapere se, per quanto riguarda le scuole materne, esiste o è esistita una contrazione progressiva dei finanziamenti negli anni precedenti il 2003, per cui è possibile sostenere quello che noi abbiamo sostenuto sinora, cioè che il finanziamento inizialmente previsto per il 2004 era il restauro di un danno fatto e non un improvviso e ingiustificato aumento del 20 per cento rispetto allo stanziamento del 2003, come in qualche misura si è evocato in Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, credo che sicuramente non sia il caso che l'assestamento di bilancio proposto dalla Giunta indichi una scelta politica per il futuro. Abbiamo già visto, dalla lettura delle prime pagine del DPEF, che l'orientamento politico che la Giunta vuole dare a questa legislatura è ben altra cosa rispetto all'assestamento di bilancio, ma contavamo di poter collaborare durante la discussione dell'assestamento di bilancio per una ricerca tecnica delle somme necessarie a coprire, come in premessa si è detto, il disavanzo della sanità. E visto che c'eravamo, abbiamo pensato di rivedere anche qualche altra cosina.

Dalla lettura dell'articolo 3 si evince chiaramente l'orientamento, purtroppo anche politico, delle scelte che sono state fatte. C'è stato, devo riconoscere, prima in Commissione e poi in Aula, qualche timido segnalale di recepimento delle istanze portate dalla minoranza; diversi emendamenti in Commissione sono stati accolti più che altro perché correggevano delle situazioni che non erano state ben recepite o esaminate nel momento in cui sono stati decisi i tagli.

Nel sentire il parere del relatore e della Giunta sugli emendamenti all'articolo 3 ho colto alcuni segnali. Nella esposizione di alcuni emendamenti si è sottolineata l'importanza non tanto della cifra, quanto del segnale politico derivante dal taglio di quelle piccole grandi cifre, come 10.000 o 15.000 euro. E il significato politico è la disattenzione verso fatti, azioni e categorie importanti della nostra società; è mancata, però, forse l'attenzione dell'ultimo momento. Non posso ovviamente riprendere i singoli emendamenti, li riprenderemo in dichiarazione di voto, però mi rendo conto che già della impostazione del taglio del finanziamento per la formazione professionale, lo hanno già detto i colleghi che mi hanno preceduto, e anche della considerazione riservata ai dipendenti regionali. Già nella prima proposta, confermata poi in Aula, vediamo che sulle UPB riguardanti gli oneri per il trattamento economico dei dipendenti, compreso il salario accessorio e le indennità di servizio, c'è un orientamento, nel senso che c'è un contratto, su cui il Presidente della Regione si è già espresso, che viene disconosciuto e perciò, in quanto tale, è ancor meno concertato, però con l'ipotesi di concertarlo dopo, nel senso: "Prima faccio, poi mi siedo a parlarne", metodo concertativo che abbiamo già verificato, applicato a diversi altri importanti settori della società, oltre alla formazione professionale, per esempio nel rapporto con i sindacati o in ordine ai temi dell'industria e della chimica. L'abbiamo verificato soprattutto durante l'esame della legge urbanistica: "Prima faccio, prima impongo, prima vi dico come si deve fare, poi mi siederò a parlare con le parti sociali, siano esse imprenditori, sindacati o semplici cittadini".

Questo è, credo, il primo segnale della impostazione politica che si sta dando a questa legislatura. Come correggerla? Ripeto, sottolineo e ribadisco che in terza Commissione quantomeno si è potuto dialogare, anche se non è stato concesso di fare concertazione perché bisognava fare in fretta. Sull'assestamento di bilancio, per il significato stesso di questo provvedimento, possiamo non dico concordare, ma accettare questa impostazione che abbiamo subito, vale a dire di non concertare o quantomeno sentire ufficialmente le parti sociali per verificare il loro assenso o dissenso sui tagli decisi. Devo dire, comunque, che il confronto è stato fondamentale anche in Aula sino a poco fa, ma, ripeto, è mancata l'attenzione dell'ultimo momento. Un esempio per tutti: io ho cercato di portare le motivazioni reali e poco politiche della necessità di dare risposte di tipo economico e sociale al settore dell'agricoltura e allevamento. Non ho parlato della blue tongue per il momento, ho parlato della peste suina segnalando una situazione; non l'ho fatto a mezzo stampa, in modo eclatante, ma attraverso un emendamento presentato nella sede opportuna per sollevare questioni e rappresentare le esigenze di una categoria. E ho segnalato appunto la tensione sociale che cova sotto la cenere per quanto riguarda la peste suina africana. Avendo autorizzato un abbattimento indiscriminato di suini, a mio avviso, ma questo è discutibile, fino a ieri circa 23.000 capi, oggi probabilmente si è raggiunto il numero di 24.000 capi abbattuti, e riscontrando che non abbiamo la copertura finanziaria per risarcire il danno secondo quanto la legge prevede e per costituire il cordone sanitario necessario per circoscrivere l'epidemia, ho segnalato il fatto che invece qualche ente strumentale, con alle spalle anni di gestione deficitaria - uno per tutti l'ESAF - gode di un contributo per sanare le passività che ha creato nel tempo e viene quindi, come dire, gratificato da questa manovra di assestamento del bilancio. Invece gli allevatori sono costretti ad abbattere i capi infetti con la promessa del rimborso. Mi viene in mente una frase in dialetto sardo, di cui do la traduzione letterale in italiano: "dopo essere stati resi cornuti sono anche frustati".

Allora, qui praticamente qual è il principio? Si premia chi male amministra, o meglio siamo costretti a rincorrere il deficit di chi male amministra e chi lavora, chi non per sua causa è costretto a vedere in pochi minuti dilapidato il proprio capitale, abbattuta la materia prima sussistenza della struttura aziendale e della famiglia, non ha la possibilità di essere retribuito secondo quanto la legge prevede.

Ritengo che questa sia una disattenzione importante, come altre disattenzioni ci sono state. Quando abbiamo chiesto maggiore attenzione, siamo stati costretti a segnalare, per esempio, la questione dell'assistenza alle guardie mediche. In quel caso c'è stato l'immediato recepimento da parte dell'Aula; non mi riferisco ovviamente a chi ha responsabilità di bilancio, ma a chi ha la responsabilità di proporre i tagli e le coperture necessarie per rimediare in corso d'anno a quanto non è avvenuto prima e avrebbe dovuto segnalare quel caso. Fortunatamente, ripeto, in quel caso c'è stata l'attenzione dell'Aula. Ecco perché per quanto riguarda il giudizio espresso sull'articolo 3 e relativi emendamenti saremo costretti a ribadire, in dichiarazione di voto, la necessità di riflettere ulteriormente e possibilmente di fermare l'attenzione, non su tutti gli emendamenti, ma su quelli che riteniamo più significativi, al fine di portare avanti una corretta azione di governo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, alla luce delle dichiarazioni dell'Assessore della programmazione che, in ossequio alle parole del Presidente della Commissione, ha confermato il giudizio negativo espresso su tutti gli emendamenti, tranne che per qualche virgola, mi limito a una valutazione sull'articolo in discussione, che prevede un taglio di 20 miliardi per quanto riguarda l'agricoltura, 8 miliardi per il turismo, 4 miliardi per l'industria, 10 miliardi per la programmazione negoziata, 8 miliardi per il lavoro, 10 miliardi per la pubblica istruzione, 15 miliardi per quanto riguarda gli enti locali e 32 miliardi per quanto riguarda la macchina amministrativa regionale e il personale in particolar modo. E' una lettura oggettiva che si commenta da sola e che però nella sua articolazione rappresenta di fatto, già di per sé, una linea, una direttrice sulla quale la Giunta regionale intende muoversi dando segnali totalmente contradditori non soltanto rispetto a quanto dichiarato nelle dichiarazioni programmatiche, ma, per utilizzare le parole dei leader sindacali, anche negli slogan che hanno caratterizzato sino ad oggi l'azione della Giunta regionale. Voglio ricordare, per esempio, lo slogan sull'agricoltura moderna che si sviluppa nel marketing e riesce a valorizzare se stessa.

Nell'assestamento di bilancio è previsto un taglio di 20 miliardi del finanziamento per il miglioramento dell'agricoltura sarda organizzata per distretti e per sistemi agricoli, e per quanto riguarda il finanziamento per il miglioramento di ciascun sistema agricolo è stato proposto un taglio rilevante. Nel settore dell'industria è previsto un taglio per i consorzi industriali, che sono chiamati, con le spese d'investimento e di gestione, a sopportare tutti quei deficit infrastrutturali e strutturali che si caricano sulla piccola e media impresa che sceglie di collocare la propria attività in aree attrezzate. Aree attrezzate che abbiamo cercato, negli anni, di riportare a sintesi nel tentativo di riorganizzarle e renderle più efficienti. Anche in questo caso sono proposti tagli importanti.

Ma c'è un taglio che ci preoccupa in particolar modo, quello relativo alla programmazione negoziata; un taglio che la dice tutta, a conferma di quella sensazione, ma forse è qualcosa di più di una semplice sensazione, che abbiamo colto durante la discussione della legge che blocca lo sviluppo, approvata qualche settimana fa. In ordine ai finanziamenti per la programmazione negoziata in quest'Aula, negli ultimi otto, nove anni, la tendenza è stata solo ed esclusivamente in aumento, e tutti gli aumenti, così come ha detto ieri qualcuno dell'altra parte dell'aula, sono stati proposti dalla opposizione di allora. Si era pronti a fare le barricate se solo ci fosse stato il retropensiero di ridurre qualche stanziamento destinato alla programmazione negoziata. Prendiamo atto che avete invertito la tendenza: la programmazione negoziata non vi interessa più e infatti proponete tagli per 10 miliardi.

Ma in quest'Aula si è verificato un altro fatto politico rilevante. Ricordate il listino rosa? Io lo ricordo, però non ho sentito nessuna voce di dissenso rispetto alla proposta che è stata avanzata in quest'Aula di operare un taglio al fondo per l'imprenditorialità femminile. Per la prima volta dalla istituzione di quella legge vengono tagliate le risorse per le imprese al femminile, ma nessuna delle colleghe ha alzato una voce per bocciare il relativo emendamento. Si tratta di una riduzione di 700 milioni del finanziamento di una legge che negli anni passati ha registrato solo ed esclusivamente aumenti di spesa, per altro concordati tra la maggioranza e l'opposizione di questo Consiglio regionale.

E poi ci sono i tagli agli enti locali, che sono diventati in quest'Aula sempre di più, davvero, un facile sgabello su cui poggiare la scarsa volontà di condividere col territorio le azioni di sviluppo della nostra Isola. Gli enti locali subiscono un taglio indiscriminato di 15 miliardi, senza che vi sia nessuna logica di riferimento e senza che siano date quelle indicazioni indispensabili per delle cellule straordinariamente importanti dell'autonomia regionale, quali appunto gli enti locali. Per quanto riguarda il personale regionale il taglio è dell'ordine di 32 miliardi: diceva poc'anzi chi mi ha preceduto che non si tiene conto dei contratti e degli accordi sottoscritti sino ad oggi, si cancella il tentativo posto in essere nella precedente legislatura di sanare ciò che le precedenti Giunte di centrosinistra hanno causato attribuendo a dipendenti regionali nuove funzioni (i cosiddetti facenti funzioni) senza riconoscere loro il corrispondente trattamento economico e creando anche le condizioni per bloccare quel processo di riconoscimento legittimo che era stato proposto per azzerare l'indiscriminata azione della Regione, che da una parte utilizzava il personale e dall'altra se ne dimenticava, mettendolo nello sgabuzzino, così come state facendo voi adesso, cancellando tutti quei diritti acquisiti. Va detto, ai lavoratori della Regione, che essi sono una macchina importante, che va sicuramente adeguata, migliorata e valorizzata, ma che non si può con una spugna cancellare tutti gli accordi sindacali sottoscritti. E così com'è stata citata la Giunta regionale per il mancato rispetto di accordi sindacali, così la maggioranza dovrà su quegli emendamenti farsi riconoscere attraverso un voto palese, per poter essere anch'essa chiamata a giudizio.

C'è un taglio, però, di 10 miliardi dello stanziamento per la valorizzazione della lingua e della cultura sarda. Io mi rivolgo ai colleghi del Partito Sardo d'Azione, che hanno puntualmente predisposto su questo degli emendamenti che sosterrò con le dichiarazioni di voto, per dire loro che questo taglio rappresenta un attacco diretto alla cultura e alla cultura sarda in particolare. Operare tagli di questa rilevanza a danno della cultura, della lingua, delle tradizioni popolari, significa dare un colpo letale alle tante iniziative che in Sardegna si sono radicate e che, seppure in maniera disorganizzata, forse non coesa, forse non in un quadro operativo più organico di quello forse necessario, davvero rappresentano un pullulare in ogni angolo della nostra terra, del nostro popolo, della capacità di guardare alla cultura come a un elemento di crescita. Ma su questo capitolo solo ed esclusivamente tagli, quasi che una mano, quella sì coloniale, voglia trasformare la cultura sarda in cultura d'élite. Quando si tagliano i finanziamenti per le strutture diffuse sul territorio, che producono nei piccoli paesi la cultura della Sardegna, da quella musicale alle tradizioni popolari, alla stessa lingua sarda, significa che si vuole minare l'importante obiettivo di diffondere la cultura della Sardegna. E' una scelta che va dalla lingua sarda alla cultura, per arrivare all'università.

Ebbene, colleghi, io credo che sia questo un articolo che merita davvero una riflessione da parte di questo Consiglio, ma sono convinto che così non sarà, e ne è dimostrazione il monolitico dissenso su qualsiasi emendamento proposto dai colleghi del centrodestra, che rappresenta una chiusura rispetto al futuro e allo sviluppo della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Quando abbiamo iniziato a ragionare sull'assestamento di bilancio, in Commissione, io mi sono innanzitutto preoccupato di capire se tutti gli interventi previsti avessero, così come presentato dalla maggioranza e dalla Giunta, il carattere della necessità, tanto da far definire questa manovra necessitata. E se dovessimo analizzare i numeri, è chiaro che a fronte di una manovra di circa 177 milioni di euro, di cui circa l'80 per cento è proiettato per coprire il disavanzo della sanità, verrebbe da pensare che poco c'è da discutere, è una manovra necessitata veramente. Quindi l'utilizzo di 144 milioni di euro per la sanità sembravano e sembrano, ne siamo convinti, un fatto assolutamente necessario. La restante parte, che può sembrare insignificante, poteva far pensare che fossero tutti interventi che non indicavano la linea politica che questa maggioranza e questa Giunta vogliono portare avanti, e quindi mi sono preoccupato di capire se anche le piccole o grandi poste di bilancio rilevassero un fondamento politico che non fosse la semplice operazione numerica. Bisognava dunque capire se i tagli, piccoli o grossi, in qualche maniera erano già dei primi segnali di quella che sarà la politica del centrosinistra nelle fasi successive a questa tornata, e quindi quando affronteremo il DPEF, il bilancio e la finanziaria. Ho fatto questo ragionamento, e lo farò ancora perlomeno in maniera marginale, perché non intendo assolutamente soffermarmi su tutti i tagli che sono stati preannunciati, attraverso emendamenti, nelle discussioni sia Commissione che in Aula, e che riguardano tutta una serie di aspetti della politica regionale che non ci convincono: non ci convincono i tagli per il personale, non ci convincono i tagli per la difesa dell'ambiente, non ci convincono i tagli per gli enti strumentali, non ci convincono i tagli sulla formazione, non ci convincono i tagli sulle scuole materne, sull'università, e men che meno mi convince il fatto che si diano 7 milioni di euro (oggi sono ridotti a 7, qualche settimana fa erano 8 milioni di euro) a un ente regionale come l'ESAF. Ma non è che non mi convincono, perché potrebbero anche essere dovuti, non mi convincono perché - e risollevo il problema - non sono riuscito a capire quali siano le esatte motivazioni di un contributo di 8 milioni euro all'ESAF!

Le considerazioni che sono state portate in Commissione dall'Assessore e dal Commissario dell'ESAF apparentemente erano plausibili, ma non lo sono più nel momento in cui mi si dice che c'è stato un errore di valutazione nella predisposizione del bilancio preventivo dell'ESAF, perché se così è ci sono moltissimi strumenti per intervenire in questo senso. Se questo è; se invece questo non è, rimango ancora più convinto che 8 milioni di euro all'ESAF probabilmente non dovevano essere assegnati. Dico 8, poi sono diventati 7 perché c'è stata disponibilità da parte dell'Assessore, in Commissione, ad accettare alcune modifiche che hanno ridotto lo stanziamento a 7 milioni di euro. Ovviamente poca è la convinzione mia, e credo anche dei colleghi, su questi 7 milioni, tanto che abbiamo presentato una serie di emendamenti tendenti a ridurre ulteriormente questo contributo dell'ESAF. Rimane il fatto politico: non sono convinto della necessità di dare 7 milioni di euro all'ESAF e nessuno mi ha fatto capire esattamente qual è la motivazione, perché se c'è una motivazione - e la motivazione c'è -, Assessore, è giusto dirla in quest'Aula non fuori di qui. Non possiamo essere messi nella condizione di dover immaginare qual è il problema, perché il problema esiste, certo che esiste. E allora questo Consiglio regionale deve capire esattamente la necessità del contributo di 7 milioni di euro.

Per tornare al discorso che avevo iniziato relativamente ai tagli che, per quanto piccoli, incidono su aspetti sostanziali dello sviluppo economico della nostra Isola, debbo dire, a onor del vero, che nel momento in cui ho visto i tagli operati, per esempio, per quanto riguarda l'ambiente, lo sviluppo sostenibile, la tutela ambientale, la lotta ai parassiti, tutti aspetti primari della politica del presidente Soru, mi sono chiesto se mi poteva venire in soccorso il documento che ci è pervenuto qualche giorno fa, cioè il Documento di programmazione economica e finanziaria, per capire la ragion d'essere di questi tagli adesso e successivamente, con la manovra finanziaria e di bilancio. Ho potuto notare che le enunciazioni fatte nel DPEF non fanno pensare a questo, e allora l'aspetto diventa preoccupante: abbiamo tagliato per tagliare, però non abbiamo certezza di quello che succederà dopo. E non mi è venuto in soccorso il DPEF neanche quando si è parlato di lavoro, di formazione professionale, di cultura, visto che i tagli ci sono stati anche nel settore della cultura. Non ho avuto nessun suggerimento che potesse lasciar intendere, considerando questa parte residuale dell'assestamento, che non riguarda la sanità - così almeno ragioniamo solo su quell'aspetto -, quale sarà il futuro, quale sarà la politica che questa maggioranza e questa Giunta regionale vogliono mandare avanti.

Questo è il mio problema, è solo questo, perché credo che, al di là delle contrapposizioni politiche che esistono tra maggioranza e opposizione, la produttività di questo Consiglio regionale si debba misurare sui programmi e i progetti, più sui programmi che sui progetti, su come intendiamo lo sviluppo di un territorio noi e su come lo potete intendere voi, ma anche su come lo intendono una parte del centrodestra e una certa parte del centrosinistra, perché non siamo omologati a nessuno e nessuno può pensare che come la pensa Alleanza Nazionale obbligatoriamente la debbano pensare gli altri e viceversa. E così credo che questo ragionamento possa andare bene per i Gruppi del centrosinistra, non credo che tutti dobbiamo appiattirci su un'unica posizione.

Se questo concetto è valido, ancora di più si rende necessario capire qual è la politica che il presidente Soru concorda con la sua maggioranza, sulla quale dobbiamo poi misurarci. Perché venire qui solo per discutere di numeri che si spostano da una UPB all'altra, da un capitolo all'altro, credo sia molto riduttivo e assolutamente improduttivo. E' molto più importante capire lo scenario futuro di questa Regione. E da una manovra di assestamento di bilancio come questa, seppure necessitata e tranciata di 144 milioni di euro, non riusciamo a cogliere un solo segnale - perlomeno io non ne colgo - che ci faccia capire la prospettiva futura. Non siamo ancora riusciti a capirlo, siamo ancora alla fase dei tagli e dei divieti!

Io spero che finisca la stagione del decreto salvacoste, spero che finisca la discussione della manovra di assestamento e ci infiliamo invece in un ragionamento che probabilmente coinvolgerà di più la maggioranza. Dico probabilmente, vista la scarsa attenzione dimostrata sinora da consiglieri della maggioranza, a cui chiedo scusa, però purtroppo è così, dal momento che non sono intervenuti, se non sporadicamente, e questo mi preoccupa, ma probabilmente nei prossimi giorni sentiremo voci diverse. Questo, invece, mi preoccupa molto, perché in Aula non ci dobbiamo confrontare sui numeri, sui 50 mila euro che l'Assessore - e ne sono felice - ha accettato di destinare all'Ardia di Sedilo (il che non era dovuto, però certamente è una cosa importante); non è su queste cose che ci dobbiamo misurare, ma su altre cose.

Per cui l'invito che rivolgo soprattutto ai colleghi consiglieri della maggioranza, è che nelle prossime riunioni, sia in Consiglio sia in Commissione, aprano un dialogo che possa farci capire esattamente qual è la strada per portare la Sardegna a una condizione economica certamente migliore di quella attuale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Io non utilizzerò per intero il tempo a mia disposizione, ma voglio ribadire alcune riflessioni che è importante portare qui in Aula nel momento in cui è aperta la discussione sull'articolo 3.

L'articolo 3 per sua definizione è l'articolo che individua le variazioni del bilancio e quindi davvero il cuore della manovra che noi in assestamento stiamo effettuando, più propriamente ormai si avvia ad essere non già un assestamento di bilancio, ma una copertura del disavanzo del settore sanità, proprio perché mi pare che agli altri settori non si sia assolutamente riservato alcuno spazio.

Si era detto che questa sarebbe stata una legislatura che avrebbe portato nuova cultura politica in Sardegna, e in particolare si era detto che ci saremmo avviati verso una stagione dalle porte aperte. Noi ci abbiamo creduto, abbiamo creduto che davvero questa legislatura potesse caratterizzarsi rispetto al passato per la disponibilità a sentire i bisogni della gente e la sensibilità verso quelli che sono i reali problemi della Sardegna. Porte aperte, ci abbiamo creduto, tant'è che abbiamo fatto una sorta di piccola rincorsa verso di esse. Abbiamo proposto in maniera molto seria alcune nostre valutazioni e, come capita a chi viene dalla provincia ed è un credulone, ci siamo trovati all'ultimo momento di fronte a delle porte totalmente chiuse, sulle quali abbiamo sbattuto la faccia, e quindi siamo ancora più amareggiati rispetto a quello che era il nostro proposito.

Il 20 ottobre scorso questo Consiglio aveva approvato all'unanimità un ordine del giorno, con il quale si impegnava la Giunta regionale ad avviare immediatamente i corsi dell'obbligo formativo. Tra l'altro il termine "immediatamente" non fu proposto da noi, ma durante la fase di concertazione fu proposto da molti colleghi del centrosinistra. Questa immediatezza non solo non la si è riscontrata, ma a tutt'oggi nel sistema della formazione professionale sarda vige una confusione totale, un'incertezza totale, con corsi che non sono stati ancora avviati e chi li ha avviati l'ha fatto a proprio rischio e pericolo in una situazione da paradosso, il cui costo sociale, dicevamo anche prima, sarà tutto da pagare. Nei nostri avamposti del disagio sociale, che sono costituiti dai servizi sociali comunali, si è già potuto constatare che è in atto questo problema grossissimo, lo avvertiremo sicuramente fra qualche mese in maniera molto più intensa, però gran parte dei giovani che si erano iscritti e avevano in questo modo indicato un loro diritto specifico tutelato dalla legge oggi si ritrovano per strada; 2000 ragazzi che avevano optato per la frequenza dei corsi del sistema formativo, al di sotto anche dei 15 anni, in possesso però della licenza media, oggi si ritrovano impossibilitati a frequentare tali corsi e vanno incontro a un anno di ozio che li bollerà rispetto a una società che sappiamo essere assai ingrata soprattutto con i deboli, e che non costituirà per loro certo una facilitazione per accedere al mondo del lavoro e tanto meno un'opportunità di inserimento occupazionale in qualche altro settore.

Eppure noi veniamo da risultati fortemente positivi conseguiti in tre anni di obbligo formativo, secondo quanto ci dice il Ministero della pubblica istruzione. Non lo diciamo noi, infatti, che la Sardegna ha conseguito il miglior risultato nella battaglia contro la dispersione scolastica, ed esattamente nella fascia dell'abbandono scolastico relativo alle scuole medie, che si attestava al 2,78 per cento, siamo passati in soli due anni allo 0,54 per cento, andando quasi a livellare il dato statistico medio nazionale. Quindi un risultato eclatante superiore a tutte le regioni del meridione, ma superiore anche a molte regioni del settentrione.

Questo risultato non è casuale; questo risultato deriva dal fatto che l'obbligo formativo ha restituito dei numeri concreti che prima ovviamente penalizzavano il risultato complessivo in ordine alla dispersione scolastica: ben 1100 ragazzi hanno conseguito la licenza media, pensate, dentro l'obbligo formativo, mentre il sistema scolastico non avrebbe mai potuto recuperarli. Oggi la soluzione è astratta, numerica: 25 euro per allievo, di cui 6,20 a carico della Regione, dovrebbe costituire il budget per poter fare formazione in Sardegna. E' una cosa scandalosa, inaudita, che va contro il concetto della qualità alla quale invece noi vorremmo riferirci e che non consente nemmeno di avere rispetto - questo va detto con forza - degli impegni previsti dai contratti collettivi nazionali del lavoro nei confronti dei docenti. Infatti nemmeno loro possono essere assicurati. E' un problema che rimarrà insoluto e questa manovra finanziaria sarà ricordata per le occasioni perdute.

Stesso identico problema, l'ha già detto nel suo intervento meglio di me il collega Vargiu, per le scuole materne private, che assolvono una funzione sul territorio qui in Sardegna che davvero non ha eguali. Per mia fortuna nel mio comune c'è una scuola materna privata gestita da suore, che restituisce quel livello di funzionalità che altrimenti nessuno è in grado di assicurare. Quei ragazzi possono frequentare, possono accedere a un servizio primario indispensabile. Oggi rischiano la chiusura tutte le scuole materne private perché, naturalmente, non vi è la capacità finanziaria per farle funzionare.

Questa manovra finanziaria, quindi, ha chiuso le porte a queste cose importanti, non so se gli appassionati di poesia sarda ricordino chi era Fra' Luca Cubeddu. Fra' Luca Cubeddu era un grande oratore, la cui abilità era misurata soprattutto dal saper non solo "coprire i versi" che venivano proposti (lo dovrei dire in sardo, ma non lo posso dire), ma anche proporre versi "non copribili". Uno di questi è rimasto nella storia della poesia: "S'acqua de is tibu tabus d'anti intubada a tubus". Nessuno…

PRESIDENTE. Prego, concluda, onorevole Pisano. Grazie.

PISANO (Riformatori Sardi). Nessuno pare sia riuscito a dare copertura a questi versi. Ecco la nostra finanziaria è quasi simile: noi non riusciamo oggi a dare copertura a quelli che sono i problemi della Sardegna, che i sardi ci sollecitano a definire.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie, Presidente. Io ho preso nota di molti punti toccati nei vari interventi, ma farò un intervento rapido e solo su alcuni aspetti generali.

Io credo che quando si parla di assestamento non si parla di una manovra che definisce le linee programmatiche di una Giunta e, come la stessa Giunta ha detto sin dal primo giorno, non sarà guardando i tagli proposti che ci si potrà fare delle idee chiare sugli indirizzi generali della Giunta. Il motivo, come al solito, è che ci sono vincoli e limiti enormi quando si fa una manovra in questa parte dell'anno, con il tipo di bilancio che abbiamo. Quindi ritengo di non dovermi ripetere su questo punto, ma questo punto è ciò che implicitamente spiega moltissimi tagli che abbiamo proposto.

E' un esercizio legittimo, ma davvero troppo facile quello di elencare Assessorato per Assessorato l'ammontare dei tagli; è un esercizio molto facile, perché il deficit della sanità è esattamente di 148 milioni di euro, come sapevamo sin dall'inizio. Questi 148 milioni dobbiamo recuperarli attraverso tagli alle spese coperte da entrate proprie della Regione, e quindi nessuna sorpresa nel fatto che i tagli si distribuiscano in modo importante tra i vari Assessorati, ma forse non è questo il tipo di opposizione che aiuta questa Regione a passare un momento che, dal punto di vista finanziario, è particolarmente complesso, come tutti sappiamo, ed in particolare quando si parla di assestamento di bilancio.

I punti che sono stati continuamente riportati negli interventi riguardano, ancora una volta, istruzione, scuola, formazione professionale, personale della Regione, enti strumentali. In tutti questi casi questa Giunta ha cercato di operare riduzioni di incrementi o tagli effettivi che minimizzassero l'impatto per le categorie coinvolte dai tagli stessi.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue PIGLIARU.) L'abbiamo fatto, credo, con sufficiente cura; l'abbiamo fatto necessariamente in fretta, siamo entrati in Commissione bilancio con uno spirito aperto, abbiamo fatto importanti correzioni quando abbiamo ritenuto che anche le proposte della opposizione avessero ragioni solide per essere avanzate e valutate con molta attenzione. Nessuna sorpresa per il fatto che a questo punto le modifiche che possiamo permetterci, dati i vincoli di bilancio, sono necessariamente assai più limitate rispetto a quelle che sono state adottate nella Commissione. Il motivo è semplice: abbiamo un vincolo di bilancio strettissimo, una parte delle risorse disponibili sono state allocate nei lavori della Commissione bilancio, durante i quali abbiamo prestato, come ho detto, molta attenzione anche alle più interessanti proposte che venivano dall'opposizione. Oggi i margini sono ristrettissimi e in più la discussione è stata ampia, è durata settimane, e dobbiamo naturalmente prendere una decisione che ci porti ad approvare questo assestamento in tempi rapidi per poter parlare delle prospettive di sviluppo, a cominciare dal DPEF, e di come gestire una manovra di bilancio 2005, che sarà estremamente difficile, ma che avrà almeno un vantaggio, quello di consentire alla Giunta, alla maggioranza e all'opposizione di discutere sull'intero bilancio e non su alcune parti di esso, come invece siamo obbligati a fare in questo caso.

Chiaro che in questo caso dobbiamo parlare dello spostamento di 100 mila euro da una UPB all'altra, questo è il nostro mestiere nel momento in cui affrontiamo il problema dell'assestamento di bilancio. Quando parleremo del DPEF e della manovra finanziaria avremo più gradi di libertà, potendo decidere le allocazioni delle risorse lungo l'intero bilancio, ma naturalmente dovremo farlo in una situazione, come abbiamo annunciato, particolarmente difficile e quindi è necessario e importante muoverci tutti con rapidità verso quella direzione.

Per quanto riguarda i punti principali che sono stati toccati, voglio ancora dire che per quanto riguarda l'istruzione e la formazione, anche quella universitaria, siamo stati estremamente attenti e che alcuni tagli agli stanziamenti per gli enti strumentali della ricerca sono stati fatti seguendo una logica di riforma, per cui gli enti strumentali che sono importanti per la ricerca e per la diffusione dell'innovazione in Sardegna saranno rinforzati piuttosto che indeboliti. Per quanto riguarda le scuole materne credo di dover dire che lo stanziamento attuale è il più alto degli ultimi dieci anni durante i quali non c'è stata una drammatica diminuzione degli stanziamenti. Quindi lo stanziamento del 2004 non deve compensare fatti preesistenti che si sarebbero accumulati negli ultimi dieci anni. Credo di poter dire che in ordine alla programmazione negoziata e integrata questa Giunta è estremamente attenta e prende con estrema serietà questo strumento. Per adesso nel relativo fondo stiamo lasciando le cifre sufficienti per coprire i programmi attualmente in essere, e per quanto riguarda la programmazione integrata in particolare questa Giunta sta lavorando con molta serietà per proporre ai territori un metodo di programmazione integrata che dia risultati assai migliori di quelli che si sono ottenuti in questi ultimi anni. L'abbiamo detto, lo dice chiaramente il DPEF, che i molte risorse spese per finanziare strumenti come i PIT (Progetti integrati territoriali) e soprattutto i PIA (Programmi integrati d'area)non hanno aiutato questa Regione a migliorare i parametri che definiscono le variabili di rottura. Dobbiamo migliorare enormemente la capacità di progettazione, la capacità di valutazione e di selezione. In questa direzione la Giunta si sta muovendo e farà degli annunci importanti nelle prossime settimane.

Per quanto riguarda, infine, la formazione, io capisco che la formazione professionale in questi anni abbia svolto anche un ruolo positivo, ma come tutti sappiamo è un sistema molto costoso che va riformato sulla base di valutazioni attente. E questo è un impegno che la Giunta ha preso e ha già iniziato a rispettare dichiarando in tutte le occasioni possibili e immaginabili la centralità della scuola pubblica nella formazione di base, almeno fino ai 16 anni. L'obbligo formativo è stato citato spessissimo qui, ma non credo che sia un argomento che possa essere adeguatamente trattato in un semplice assestamento di bilancio. E, se posso fare un commento, ritengo che citare dei risultati positivi sia soltanto una parte del discorso: oltre ai risultati positivi eventualmente ottenuti, bisogna ricordare i costi, le spese che si sono dovute affrontare per ottenere quei risultati. E' soltanto da una seria analisi dei costi e dei benefici che si capisce se uno strumento ha funzionato e se è o no il migliore.

In sostanza abbiamo un assestamento di bilancio nel quale sono previsti tagli inevitabili, che abbiamo deciso in modo molto accurato, ascoltando anche il punto di vista della opposizione. La Giunta e la maggioranza hanno lavorato in stretto contatto nel definire gli elementi essenziali di questa manovra di bilancio; non c'è stata nessuna imposizione da parte della Giunta alla maggioranza, abbiamo avuto molto tempo per ragionare insieme e ne abbiamo ancora.

Io credo che la discussione che seguirà consentirà ancora di valutare, emendamento per emendamento, quale sia la soluzione migliore per chiudere rapidamente questo assestamento.

PRESIDENTE. Si votano per primi gli emendamenti soppressivi parziali. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 125. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 128.

VARGIU (Riformatori Sardi). Chiedo il voto elettronico palese.

PRESIDENTE. Chi appoggia la sua richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPPAI, AMADU, RANDAZZO, ARTIZZU, SANCIU, LA SPISA, PETRINI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 128.

(Segue la votazione)

PRESIDENTE. Il consigliere Diana, non essendo riuscito a votare, dichiara il proprio voto a favore.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco - DEDONI - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - ONIDA - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario- SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 75

votanti 70

astenuti 5

maggioranza 36

favorevoli 27

contrari 43

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 127. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

LA SPISA (F.I.). Presidente, un momento. Non si capisce che cosa stiamo votando. Non per voler fare insinuazioni.

PRESIDENTE. Abbiamo votato con il sistema elettronico l'emendamento numero 128 e stavamo votando, quando lei mi ha interrotto, il 127. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, intervengo sull'emendamento numero 127 ovviamente per esprimere il mio voto favorevole, ma anche per sostenere che questo non è un emendamento di poco conto se è vero, come è vero, che ad oggi non esistono un compiuto monitoraggio e un'analisi delle finanze regionali. E mi pare assolutamente corretto proporre, così come hanno fatto i colleghi che hanno presentato questo emendamento, un incremento delle somme destinate a questo fine.

Lo dico perché è capitato e sta capitando (lo si apprende dalla lettura delle delibere, l'ultima è del 4 novembre scorso) che per la valutazione delle finanze regionali ci si affidi a soggetti interessati. Quando parlo di soggetti interessati mi riferisco a enti e studi professionali che hanno già avuto nella nostra regione (mi riferisco all'ambito territoriale e non all'istituzione regionale), l'avallo legale per l'emissione di bond di una società privata.

E' evidente che noi riteniamo che la Regione sarda non debba affidare a terzi il monitoraggio e l'analisi delle finanze regionali e che sia invece necessario creare le condizioni perché l'analisi sia fondata e propedeutica a qualsiasi tipo di emissione di buoni, in questo caso di bond o obbligazioni, nel mercato europeo e internazionale. L'emissione avviene dopo un'analisi finanziaria compiuta che sappia distinguere le autorizzazioni date dal Consiglio all'accensione di mutui e il monitoraggio rispetto a quello che poc'anzi diceva l'Assessore della programmazione. Quando si dice che i PIA non hanno contribuito a modificare il parametro di rottura, così come ha detto poc'anzi l'assessore Pigliaru, significa che c'è un'analisi finanziaria? Non è vero, non esiste nessuna analisi finanziaria; esiste una valutazione politica che abbiamo fatto in maniera reiterata nella precedente legislatura, quando sostenevamo che i PIA erano un fallimento. E, come lei ben sa, la sua affermazione è condivisa. I PIA sono stati, per la loro impostazione legislativa un fallimento, perché non hanno posto in essere l'obiettivo del parametro di rottura rispetto ai dati economici e infrastrutturali della Sardegna, ma hanno perseguito altri interessi, bisogna dirlo. Stiamo parlando di una legge del 1996, firmata da un suo predecessore, il professor Sassu, il quale insieme al centrosinistra, negli anni passati, ha millantato questa legge come una legge di svolta. Lei oggi ha confermato che quella legge del centrosinistra era mal fatta e non ha saputo raggiungere gli obiettivi. Ecco perché serve l'analisi finanziaria, per capire se tutto è da buttare.

Ricordo anche che quella legge fu finanziata con i BOR, i buoni ordinari regionali, emessi dalla JP Morgan, senza che fosse stata fatta, e credo che non esista ancora, un'analisi finanziaria sulla valuta, sul cambio, sul concambio tra il dollaro e l'euro. Poiché quei bond sono stati emessi, a mia memoria, in dollari, forse qualche valutazione anche da quel punto di vista bisognerà pur farla, ma occorre vedere il regolamento di quella emissione.

Ma questo emendamento certamente merita di essere accolto perché rappresenta un segnale corretto, questo sì, del governo delle finanze regionali.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 127.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole Capelli?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri PILI, LOMBARDO, CAPPAI, LA SPISA, RASSU, LADU, LICANDRO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 127.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - ONIDA - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LANZI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario- SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 66

votanti 61

astenuti 5

maggioranza 31

favorevoli 22

contrari 39

(Il Consiglio non approva).

Emendamento 126. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Voto a favore dell'emendamento 126, su cui abbiamo già detto alcune cose anche analiticamente nel corso della illustrazione. Nella dichiarazione di voto in sintesi devo sottolineare che la riduzione che oggi si propone di questo stanziamento di bilancio è stata oggetto di una discussione molto approfondita anche in Commissione, ma la Giunta non ha modificato il proprio orientamento, quello di sottrarre risorse già destinate nella legge finanziaria al Consorzio 21, che, se non ricordo male, proprio nel corso del 2004 ha ottenuto finalmente il riconoscimento pieno di Agenzia governativa regionale, una condizione essenziale per poter operare in particolare nell'utilizzo di risorse importantissime, consistenti, strategicamente orientate allo sviluppo dell'Unione Europea.

Nell'attuazione di numerose misure del POR Sardegna il Consorzio 21 è di fatto indicato come il protagonista fondamentale dell'azione di animazione economica, erogazione di servizi reali e sostegno alla ricerca scientifica applicata alle innovazioni tecnologiche, quindi per lo sviluppo della Sardegna. In particolare noi, all'inizio di quest'anno, in concomitanza con l'approvazione della legge finanziaria, abbiamo avuto degli incontri con importanti esponenti del mondo della ricerca. Ricordo l'incontro con il professor Zanella e il professor Rubia in merito a iniziative nel settore della bioinformatica e dell'energetica proposte alla nostra Regione. Le risorse necessarie furono allocate nel bilancio del 2004, con l'importante risultato di creare una dotazione finanziaria, certamente superiore a quella del passato, per il Consorzio 21 che consentisse di avviare e portare a buon fine tutte le pratiche e i sistemi di trasferimento di risorse per dare a questi importanti soggetti del mondo della ricerca le assicurazioni fondamentali per poter procedere in due direzioni molto importanti: quella della bioinformatica, che apre degli scenari utilissimi per il sistema della ricerca in Sardegna e anche per le possibili ricadute a livello industriale nei settori particolarmente innovativi verso i quali si deve orientare la politica di sviluppo della Regione Sardegna, e quella dell'energia, in particolare per quanto riguarda le prospettive di ricerca che possano portare, speriamo in un futuro non lontano, a poter sfruttare razionalmente l'energia solare con il sistema termodinamico, anziché con i tradizionali impianti di sfruttamento di tale energia che non hanno finora avuto una grande ricaduta in termini di produzione di energia elettrica. Ciò che queste prospettive di ricerca lasciano intravedere è invece il grande obiettivo di produrre energia elettrica utilizzando impianti ad alto rendimento e a basso costo. Questa era la finalità dello stanziamento previsto nella legge finanziaria, che viene invece in questo modo sacrificato.

La Giunta ha detto di voler riprendere in mano la questione nel prossimo esercizio finanziario. Noi crediamo che non sia un buon segnale quello che si sta dando adesso, perché anche se necessarie per sostenere il bilancio ordinario del Consorzio 21, queste risorse erano finalizzate a questo tipo di ricerca e noi crediamo che possa essere rischioso non averle da subito a disposizione perché l'affidamento dei progetti di ricerca è già avvenuto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, anche io, come ha fatto puntualmente il collega La Spisa, intervengo per esprimere il mio voto a favore di questo emendamento e per sottolineare le gravi implicazioni del taglio che viene proposto. Non è un caso che si decida di intervenire per sostenere questo emendamento, nonostante alla guida del Consorzio 21 sia stato chiamato un consulente di una società privata e che rappresenta una precisa parte politica.

A noi non interessa, anzi ci battiamo perché il nuovo Presidente del Consorzio 21, Giuliano Murgia, possa disporre di quella continuità amministrativa e finanziaria che il Consorzio merita per gli obiettivi che si è posto e che sono stati perseguiti negli ultimi anni in relazione in particolar modo alla ricerca scientifica e tecnologica applicata in Sardegna. Ora si riducono di 7 miliardi - lo ha richiamato il collega La Spisa - le risorse attribuite al Consorzio 21 a seguito di una battaglia importante, che ha anche visto il Consiglio regionale approvare una legge specifica che consentisse la nascita in Sardegna delle cosiddette Agenzie governative regionali. Fu fatta una battaglia per convincere la Commissione Europea che per alcune misure, quelle della ricerca in particolar modo, il Consorzio 21 era il soggetto capace di governare per conto della Regione quel germogliare di iniziative che potevano dare davvero alla Sardegna un valore aggiunto.

Guardate che il Consorzio 21 non l'ha inventato il centrodestra, lo voglio ricordare a voi e all'assessore Pigliaru: è stata un'intuizione politica del centrosinistra e non mi stancherò mai di dire che si è trattato di un'intuizione corretta. E noi quando eravamo al governo, qualche anno fa, non ci siamo messi l'obiettivo di tagliare i fondi al Consorzio 21 perché era un'intuizione del centrosinistra; ci siamo messi, invece, sul filone di incrementare ulteriormente quelle risorse, perché ritenevamo che la cultura e la ricerca scientifica in Sardegna erano assolutamente da valorizzare e quindi da incrementare. E quello stanziamento aggiuntivo doveva appunto servire a incrementare alcune azioni forti nell'ambito della genetica, della bioinformatica per arrivare all'energia.

Io vorrei che nessuno di voi dimenticasse che noi siamo riusciti, dopo cinque anni nefasti del governo di centrosinistra, a far tornare il professor Rubbia (che il centrosinistra aveva fatto scappare), nell'interesse della Sardegna e non della parte politica al governo, per condurre iniziative straordinariamente importanti come quelle riguardanti la termodinamica e l'idrogeno, che consentissero alla Sardegna di essere davvero un faro non soltanto in Italia, ma nel Mediterraneo e in Europa.

Togliere 7 miliardi delle vecchie lire al Consorzio 21, che voi governate, è una mancanza di fiducia verso i nuovi vertici del Consorzio stesso, è una cecità politica che inverte una tendenza di questi ultimi anni, che ci ha visti tutti destinare le risorse finanziarie necessarie per sviluppare un settore delicato e vitale per l'economia come quello della ricerca. Oggi si sta mettendo questo settore davvero a repentaglio con un taglio indiscriminato, e se anche queste risorse dovessero essere recuperate nell'esercizio finanziario prossimo, potranno essere utilizzate solamente a giugno, e nella ricerca scientifica si arriva prima, non dopo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Mentre nei precedenti interventi non mi aveva soccorso la politica di questo Governo regionale, in questo caso invece mi soccorre, mi dà una mano. Ecco perché annuncio il voto favorevole a questo emendamento, perché se non altro capisco qual è la ratio. La ratio, cari colleghi, è descritta chiaramente nella misura 4.3 del DPEF 2005/2007 che discuteremo nei prossimi giorni. Si può essere d'accordo oppure no, io non sono d'accordo e quindi dichiaro il voto favorevole a questo emendamento. Dice infatti l'estensore di questo documento: "La Regione è stata sino ad oggi largamente deficitaria nella organizzazione e gestione dei programmi per la ricerca. Il "Piano regionale per la ricerca e lo sviluppo tecnologico" è stato approvato solo nel 2003," - guarda caso - "tre anni dopo l'avvio del POR. Il POR, peraltro, in tale settore presenta uno stato di avanzamento più che deludente (meno dell'8 per cento…). Ancora oggi, infine, manca una norma che definisca gli strumenti e i soggetti del sistema regionale della ricerca, anche in termini di coerenza e compatibilità con le regole comunitarie…. e dei risultati dell'ingente impegno finanziario che la Regione ha sinora profuso sia direttamente che attraverso il controllato Consorzio 21". Se ne deduce che la politica di questo Governo regionale, probabilmente, nel prossimo futuro non vedrà più il Consorzio 21 come elemento fondamentale e indispensabile di quella che deve essere la politica della ricerca in questa regione.

Assessore, questo leggo e questo capisco, fino a quando qualcuno non mi dirà che non è così. E se mi si dice che non è così, vuol dire che il Consorzio 21 è indispensabile e se ne deduce che questi 3 milioni e passa di euro debbano andare al Consorzio 21. Non ho altri elementi per dire che sono d'accordo con questo emendamento. Si sta minando un sistema, lo si può fare, lo si può dire, siamo felici di averlo appreso, ci misureremo anche su questo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Signor Presidente, non è tanta la voglia di intervenire per ribadire concetti che pensavamo di avere già chiarito, però onestamente mi piacerebbe che il collega Pili, oltre a proporre i propri ragionamenti con la veemenza dialettica che gli conosciamo, cercasse anche di fare uno sforzo per assumersi la responsabilità delle cose di cui stiamo discutendo. Non dimentichiamoci che qui stiamo discutendo della copertura di un disavanzo che attiene all'esercizio 2003. Nel 2003, collega Pili, non governava il centrosinistra, governava il centrodestra, e il disavanzo del 2003 sulla spesa sanitaria va coperto con fondi propri della Regione. Allora il collega Pili anziché insultare continuamente i colleghi, il Presidente, la Giunta, i componenti della maggioranza tacciandoli di incompetenza, dovrebbe dire che cosa propone a quest'Aula per sanare un danno che ha creato lui, capo di quella maggioranza, anche se non più Presidente della Giunta regionale, perché sappiamo urlare anche noi, sappiamo utilizzare le parole con veemenza anche noi, sappiamo contrastare dialetticamente anche noi i ragionamenti qualche volta seri qualche altra meno seri, come quando si parla di tagli all'imprenditoria femminile, che non esistono in nessuna parte di questa manovra.

Certo, il problema non è chiedere se questa maggioranza ha cambiato parere sulla ricerca scientifica e sul ruolo del Consorzio 21. Il problema è molto più semplice e banale forse, molto più elementare, e riguarda il fatto che il fondo straordinario per il Consorzio 21, che nel 2003 era pari a 4 milioni di euro, è passato a 7 milioni e 652 mila euro. La Giunta regionale non ha fatto altro che riportare le condizioni di finanziamento straordinario, nella UPB S 03.064, a quelle del 2003. Tenendo conto di che cosa, cari amici? Soltanto di un dato di fatto: non si può pensare di aumentare la spesa senza dire come si intende concorrere ad aumentare le entrate.

Questo taglio, quindi, come tanti altri, non avremmo voluto farlo, ma ve lo abbiamo detto in millecinquecento lingue, evidentemente non ci sentiamo, ma se andate a vedere tutti gli emendamenti che voi avete proposto, che prevedono il reintegro di somme, hanno coperture che non sono verosimili, perché se noi avessimo deciso di accettare tutte queste cose non sarebbero state proponibili. Allora un'opposizione seria, che si fa carico di un problema che ha creato, quando fa proposte emendative le motiva con un ragionamento serio e sostanziale. Questo è l'oggetto del contendere. Ci rendiamo conto che stiamo facendo dei tagli che non avremmo voluto fare, così come ci rendiamo conto che, come maggioranza e come Giunta, abbiamo fatto la scelta di non radere al suolo il bilancio fatto nel 2004, per quella continuità amministrativa che ci hanno insegnato a rispettare da molto tempo. Avremmo potuto fare anche altre cose probabilmente, non le abbiamo fatte e dovreste apprezzarlo. Abbiamo fatto soltanto cose obbligate e le abbiamo fatte con sofferenza, avremmo preferito non farle, sono necessitate e le scelte fatte sono quelle che condizionano purtroppo la necessità di arrivare a questo risultato. Comprendiamo che in quest'Aula possano esserci dissenso, posizioni differenti, tutela di ciò che si vuole tutelare e qualche volta anche una certa dose di propaganda, però chiediamo che si usino toni seri e pacati, riconoscendo a ciascuno le sue responsabilità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, sull'emendamento 126 esprimo parere favorevole e cercherò di motivarlo, pur avendo in quest'Aula in diverse occasioni manifestato qualche perplessità sulla gestione del Consorzio 21. Voglio anche specificare che le agenzie governative non sono solo il Consorzio 21, primo aspetto; secondo aspetto, il Consorzio 21, a mio avviso, nel passato - e vado anche al di là della precedente legislatura - è stato un serbatoio che si è riempito con notevoli risorse finanziarie.

Ho avuto anche modo di manifestare in quest'Aula il mio dissenso per l'investimento su Pula. Allora diedi le mie motivazioni ma non intendo ora riprendere quelle argomentazioni. Il dissenso non era tanto sul fine, quanto sul metodo e sugli appalti. Lo manifestai nel momento opportuno facendo riferimento anche ai costi di quel centro, secondo me spropositati, per la Regione Sardegna. Da allora, se tutto questo fosse stato gestito con un'ottica imprenditoriale, probabilmente di centri ne sarebbero nati due o tre. Credo però che occorra essere coerenti con quello che noi chiediamo al Consorzio 21, per il ruolo che gli è stato assegnato, così come a tutti gli enti che sono stati riconosciuti agenzie governative.

Colgo l'occasione, sollecitato dall'intervento del Presidente della Commissione, per dire che - come lei avrà visto, onorevole Secci - abbiamo discusso su alcuni emendamenti con dovizia di particolari, dando le giuste coperture finanziarie, non volendo insistere su tutto, ma soprattutto per rimarcare, e mi dispiace tornare su un argomento già discusso ieri, che in alcune parti di questo assestamento di bilancio, attraverso emendamenti della Giunta e della maggioranza, si anticipano notevoli somme. Una per tutte gli 8 milioni di euro a cui ho fatto riferimento ieri, anticipazione di somme dovute dallo Stato.

Su questo c'è da discutere mi sembra, onorevole Secci, e va rimarcata la totale mancanza di coerenza, perché non anticipiamo le risorse finanziarie per la formazione, che sono dovute dallo Stato, ma ci consentiamo, in sede di assestamento di bilancio, anticipazioni di altro genere. Sarebbe stato un assestamento pulito se questi emendamenti vostri e della Giunta non ci fossero stati, invece vi siete prestati a giochi politici classici di un sistema politico che dite di voler combattere, e marcate questo assestamento di bilancio con azioni ed emendamenti che sono di parte o che favoriscono una parte. Non è un assestamento equilibrato. Noi con alcuni emendamenti abbiamo cercato di riequilibrarlo, di segnalare a voi, ai cittadini sardi, che non c'è linearità, dando le giuste coperture finanziarie e invitandovi ad essere coerenti. Allora il suo intervento sarebbe stato da me sostenuto e probabilmente mi avrebbe convinto a sostenere anche l'assestamento di bilancio.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 126. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, SANCIU, PETRINI, Paolo Terzo SANNA, LICANDRO, VARGIU, PISANO, CASSANO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 126.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco - DEDONI - DIANA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 58

votanti 56

astenuti 2

maggioranza 29

favorevoli 21

contrari 35

(Il Consiglio non approva).

Emendamento 129, che è uguale al 20. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Grazie, Presidente, solo qualche minuto in quanto ritengo sia doveroso fermare l'attenzione di quest'Aula e della Giunta sull'emendamento numero 129, a cui mi dichiaro favorevole. Sono convinto, dal punto di vista anche professionale, che un assestamento di bilancio sia un intervento tecnico necessario per coprire determinate carenze che nell'arco dell'esercizio si sono create e devono essere coperte senz'altro con risorse regionali. Mi rendo conto delle difficoltà obiettive che la Giunta e l'Assessore possono aver incontrato, così come è successo in altre circostanze ad altre Giunte e ad altri Assessori, nel presentare in Aula l'assestamento di bilancio, perché impone tagli che menomano gli interventi che erano stati inizialmente proposti e per i quali erano state stanziate determinate somme.

Perché intervengo su questo emendamento? Perché voglio riportare l'attenzione di quest'Aula sull'importanza sociale ed economica delle compagnie barracellari. Non dimentichiamo che si tratta di un corpo di volontari, presenti in decine e decine di comuni della Sardegna. Le compagnie barracellari svolgono un compito indispensabile e insostituibile soprattutto contro la criminalità diffusa nelle campagne; mi riferisco al mondo agropastorale e quindi principalmente a reati legati all'abigeato, ma non solo. Non dimentichiamo però che le compagnie barracellari svolgono anche un'insostituibile azione antincendio; sopperiscono quindi a quella carenza di personale che c'è sia nel Corpo forestale della Regione sia nelle squadre antincendio, e lo fanno solo ed esclusivamente come volontari, a loro rischio e pericolo, proprio per la salvaguardia del nostro patrimonio ambientale.

I fondi destinati alle compagnie barracellari sono sempre abbastanza esigui. Ricordo che nel bilancio dell'anno scorso non si riuscì a incrementare il plafond da destinare alle compagnie e fu fatta la promessa che in fase di assestamento di quel bilancio si sarebbe previsto un aumento pari a 1 milione e 500 mila euro. Ricordo perfettamente la dotazione finanziaria che per poter sopperire alla carenza di fondi era stata destinata, nella legge finanziaria, alle compagnie barracellari. Tutto questo non è avvenuto, e per di più viene diminuita di circa 1 miliardo di vecchie lire, quindi 500 mila euro, la dotazione del relativo fondo. Credo che sia come sparare sulla Croce Rossa!

Non sarei intervenuto, credetemi, se non fosse indispensabile, data anche l'esiguità della somma proposta in diminuzione, che pur nella sua esiguità rappresenta la vita o la morte per molte compagnie barracellari, alcune delle quali, proprio a causa della limitatezza di risorse finanziarie e della scarsa collaborazione da parte delle pubbliche amministrazioni, stanno per chiudere. Ripeto che è un servizio a cui la Sardegna non può rinunciare, perché si tratta di un corpo composto da persone che conoscono perfettamente il territorio e l'ambiente, e sono non solo utilissime, come ho detto poc'anzi, nella lotta contro l'abigeato e indispensabili nella lotta agli incendi che devastano la nostra Isola, ma sono diventate anche un deterrente per quanto riguarda il triste fenomeno dei sequestri. Togliere quindi 1 miliardo al già esiguo bilancio di queste compagnie, che copre solamente i costi per l'equipaggiamento, la benzina e le spese necessarie per espletare questo loro lavoro volontario e rischioso al massimo, credo che sia una operazione da evitare. Ritengo che questi 500 mila euro possano essere recuperati in altro modo, senza intaccare minimamente i già esegui fondi che sono disponibili per le compagnie barracellari che, per la loro importanza, efficacia ed efficienza, sono stati inclusi nel Piano Operativo Nazionale Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno, quindi prenderanno parte concreta alla lotta contro la criminalità in Sardegna, lotta anche organizzata d'ora in avanti dalle forze dell'ordine.

Si tratta sempre di un corpo volontario e non ho esagerato quando ho detto che in questo caso è come sparare sulla Croce Rossa, che nel suo settore fa volontariato e svolge una missione encomiabile, in quanto in Sardegna le compagnie barracellari non sono da meno. Ecco, io volevo riportare l'attenzione della Giunta su questo emendamento, affermando che è assolutamente utile che questi fondi, seppure esigui, vengano ripristinati, perché si tratta di tenere in vita parecchie compagnie barracellari.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Non mi ero accorto di essermi iscritto, ma intervengo volentieri, anche perché ho già parlato ieri su questo stesso argomento e quindi lo conosco bene. Non avrei voluto tediare ulteriormente l'Aula, ma a gentile richiesta del Presidente parlo volentieri.

PRESIDENTE. Io non insisto, onorevole.

VARGIU (Riformatori Sardi). Esprimo volentieri il parere positivo sull'emendamento numero 129. E' un emendamento che ricalca i contenuti di un emendamento, che ieri è stato bocciato, all'articolo 2 che aveva la stessa identica finalità, quella di garantire una provvista economica accettabile alle compagnie barracellari. Il ragionamento svolto ieri era basato sulla considerazione che le compagnie barracellari in Sardegna svolgono una funzione sostanziale e radicata nella storia, nel senso che la guardiania delle persone e delle cose si è storicamente evoluta proprio attraverso le compagnie barracellari, che non sono ad oggi né modernamente organizzate, né omogeneamente presenti sull'intero territorio regionale, né dispongono di adeguate dotazioni sia strutturali che funzionali in relazione al proprio lavoro.

Noi Riformatori, nella passata legislatura, presentammo una proposta di legge, che abbiamo reiterato in questa legislatura, che mira proprio alla riorganizzazione del corpo delle compagnie barracellari anche in previsione del nuovo ruolo che potrebbe essere loro assegnato qualora in seguito alla devolution nazionale alle regioni fossero assegnati compiti di polizia locale che al momento non sono esercitati autonomamente in Sardegna. Ovviamente, se ci trovassimo di fronte a un'esigenza di questo genere, poter già disporre di un servizio attivo in larga parte dei comuni rurali della Sardegna, che a tutt'oggi consente un accettabile controllo sul territorio, purtroppo però ancora basato su una organizzazione di tipo volontario, assolutamente non adeguata alle nuove esigenze che dal territorio stesso provengono, può costituire per noi un valore aggiunto. Quindi è molto importante che ci sia, da parte della Regione, un intervento diretto sulla organizzazione delle compagnie attraverso l'approvazione di una nuova legge che preveda un nuovo tipo di organizzazione, adeguato alle esigenze di modernità che il corpo delle compagnie barracellari presenta, e che ci sia contemporaneamente sin d'ora la disponibilità, nei capitoli di bilancio, di quelle poste economiche che consentano di iniziare questo percorso. Nel senso che non occorre aspettare una nuova legge sulle compagnie barracellari per fare cose elementari in merito alla loro funzionalità. Penso, per esempio, a un sistema informatico che consenta a queste compagnie di essere collegate tra loro in rete, magari di essere collegate anche con le questure e le prefetture, in modo da poter avere un rapporto con gli organi preposti alla giustizia e al controllo del territorio o comunque un'indicazione forte da parte loro, perché le compagnie stesse capiscano che non è più possibile continuare con i metodi consolidati del passato, ma che è necessario aprirsi al futuro se vogliono continuare a esistere, quindi ad avere un approccio complessivo rispetto alla realtà del controllo del territorio differente da quello che avevano cento anni fa.

Quindi, in questo senso, un ripristino dello stanziamento di bilancio che è stato cassato è da ritenersi senz'altro virtuoso ed è da ritenersi il primo passo di un'azione di attenzione e di miglioramento che la Giunta deve avere nei confronti del corpo delle compagnie barracellari.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente, intervengo per esprimere il mio voto a favore dell'emendamento numero 129 proposto dai colleghi La Spisa, Diana, Rassu e Oppi. Il mio voto è favorevole anche in seguito alle parole dell'onorevole Secci, che con garbo e per memoria storica e istituzionale ha voluto dire che chi presenta emendamenti alla finanziaria dovrebbe ricordarsi di ciò che ha fatto nella precedente legislatura. Lo ringrazio per questo richiamo puntuale su quello che abbiamo fatto nella precedente legislatura, ma con altrettanta onestà intellettuale, onorevole Secci, devo dirle che questo richiamo dovrebbe valere per lei, che nella precedente legislatura ha presentato decine, se non centinaia di emendamenti agli assestamenti di bilancio, dimenticandosi quello che succedeva nel periodo dal 1994 al 1999, quando arrivavamo agli assestamenti di bilancio con qualche cifra in più rispetto all'indebitamento che avete trovato voi. Ma questo è scritto negli atti, nella storia, quindi molto spesso, quando si cambia posizione, è facile dimenticaree quello di cui si è responsabili.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Le assicuro che non è mio costume dimenticare.

PILI (F.I.). Io non dimentico quello che è stato fatto, infatti sono qui a ribadire la legittimità e il valore politico delle scelte che sono state pure compiute nella precedente legislatura. E non vorrei che l'onorevole Secci si dimenticasse, da Presidente della Commissione programmazione, che almeno quando si parla dei capitoli bisogna dire la verità. Infatti lui ha detto che non esiste nessun taglio sulla imprenditorialità femminile e io lo invito a guardare ciò che è scritto nei capitoli in diminuzione dell'articolo 3. Non aggiungo altro. Se l'onorevole Secci voleva gloriare le colleghe della maggioranza del fatto che non ci fosse nessun taglio, io confermo che il taglio c'è, ed è un taglio che mette fortemente a rischio la stessa attuabilità della legge. Purtroppo, molto spesso si fanno affermazioni, in quest'Aula, anche da parte del presidente dominus dell'assestamento di bilancio, che non sono corrette, o meglio non sono condivisibili secondo la lettura dei documenti.

Intervengo per dire che le compagnie barracellari in Sardegna non sono un qualcosa usa e getta, che sono chiamate sistematicamente dalla Regione Corpo di volontari rurali che operano in ogni angolo del nostro territorio a protezione e presidio dello stesso e che oggi invece subiscono un taglio di 1 miliardo di lire delle già risicate risorse a loro disposizione, laddove molti comuni hanno inteso rafforzare la presenza di questa struttura importante e, sottolineo, volontaria per consentirle una migliore organizzazione e presenza sul territorio regionale.

Lo richiamava il collega Nicolò Rassu nella prima dichiarazione di voto: alla funzione di lotta contro i reati di abigeato, a cui le compagnie barracellari hanno inizialmente prestato la propria attenzione, ne è succeduta un'altra quasi istituzionalizzata, legata alla lotta antincendio, cioè al preventivo presidio del territorio, che ha consentito di radicare questa funzione delle compagnie barracellari in Sardegna, creando davvero un supporto importante per diverse organizzazioni, da quelle istituzionali, cito per tutti il Corpo forestale, ai vigili del fuoco e agli agenti rurali messi in campo dagli stessi comuni.

E' per questo motivo che io sostengo l'emendamento 129, volto a ripristinare lo stanziamento iniziale a tutela del servizio volontario ed encomiabile che le compagnie barracellari svolgono in Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Grazie, Presidente. Anch'io annuncio il mio voto favorevole all'emendamento 129. Credo che sia conosciuto da tutti lo stato di malessere che vige nelle campagne. Quest'anno sarebbe importante che tutti voi leggeste la rassegna stampa dedicata proprio ai problemi che ci sono nel mondo rurale: crisi del prezzo del latte, il bovino da carne in crisi profonda e tanti altri settori del grande mondo agricolo, settore primario della Sardegna, e non solo, che dà tantissima occupazione, presidio del territorio e quant'altro. Però c'è uno stato di malessere diffuso che sottovalutato, secondo il mio punto di vista, potrà degenerare ancor di più.

La situazione è evidente: sono decine i capannoni, i fienili bruciati quest'anno, e credo che l'Assessore sia ben informato al riguardo; sono decine le faide diffuse in tutta la Sardegna e dovute a questo malessere della crisi economica che sta attanagliando questo mondo. I furti di bestiame, quindi, sono ripresi, ma in territori dove erano totalmente scomparsi. Parlo di oasi felici come la Gallura o zone dell'oristanese o basso nuorese, eccetera. Tutti delitti e crimini che non erano più presenti fortunatamente, ma purtroppo questa crisi sta determinando un aumento di questi atti delittuosi.

Io credo che il ruolo delle compagnie barracellari sia importante: esse non solo presidiano il territorio, ma riescono in qualche modo a inserirsi nei problemi del mondo delle campagne, analizzandoli qualche volta con il buon senso di alcuni comandanti o vicecomandanti. O semplicemente l'azione diffusa di questi uomini impegnati nel volontariato riesce in qualche modo a evitare che alcuni problemi possano degenerare. Ritengo quindi che togliere risorse a queste compagnie significhi dare un segnale bruttino, per cui capisco le necessità dell'assestamento di bilancio e capisco anche i tecnicismi per cercare di rastrellare risorse che possano risolvere il problema delle casse regionali, ma inviterei la maggioranza e l'Assessore a rivedere questo punto. E' da tempo che nelle campagne, Assessore, non è più presente la polizia rurale, quei corpi cosiddetti antiabigeato che erano presenti sia nella polizia sia nei carabinieri, per cui le campagne sono in stato di abbandono e in balia di regole che, purtroppo, in certi ambienti sussistono e non sono sicuramente improntate all'equilibrio, eccetera. Però il problema finanziario ed economico è veramente evidente per cui cerchiamo almeno di lasciare quelle figure che hanno voglia di impegnarsi ancora per quel mondo ogni giorno dedicando parte del loro tempo a occuparsi degli interessi generali, del presidio del territorio. Sarebbe importante dare un segnale in questo senso. Cinquecentomila euro non sono una gran cifra, ma possono essere un grande segnale e credo che questo Consiglio debba affrontare il problema della sicurezza nelle campagne magari con un ordine del giorno appropriato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi, io intervengo per esprimere il mio voto favorevole a questo emendamento, perché credo che le compagnie barracellari in Sardegna meritino particolare attenzione per l'attività di prevenzione, salvaguardia, tutela, e non solo, che svolgono sul territorio ed anche per l'impegno che profondono nelle nostre comunità locali.

Io sono stato sindaco della mia comunità per tanti anni e parlo con attenzione nei confronti delle compagnie barracellari. Mi meraviglio, invece, che il Presidente della Commissione, essendo sindaco in carica, abbia accettato un taglio dello stanziamento destinato alle compagnie barracellari. E' una cosa veramente grave. Se non è sindaco oggi lo è stato sino a ieri, perché probabilmente è da poco che manca come sindaco della sua comunità. Io lo ricordo come sindaco, ecco perché parlo di lui in termini positivi, sia chiaro, però lo critico nel momento in cui esprime un parere negativo su questo emendamento a favore delle compagnie barracellari.

E', ripeto, una cosa veramente grave, presidente Secci, quella che si sta compiendo e io mi aspettavo che lei, non dico approvasse in pieno questo emendamento, ma se non altro desse la sua disponibilità a rivedere la cifra, per dare un segnale positivo nei confronti delle compagnie barracellari. Questa è una cosa inaccettabile che io pongo all'attenzione dell'Aula, rivolgendo un appello agli altri colleghi sindaci che siedono nei banchi alla mia destra, ma che sono del centrosinistra, per ricordare che anche loro usufruiscono dei servizi che le compagnie barracellari offrono alle nostre comunità. Quindi mi meraviglio veramente del vostro atteggiamento; dovete avere il coraggio di dire all'esterno che siete contro le compagnie barracellari, che le volete ridimensionare, che non riconoscete il loro merito e il lavoro che svolgono dalla mattina alla sera! Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io intervengo per annunciare che voterò a favore dei due emendamenti che sono stati accorpati, relativi al ripristino del finanziamento originariamente previsto in bilancio a favore delle compagnie barracellari.

Ricordo a quest'Aula che attualmente in Sardegna vi sono 130 compagnie barracellari e seimila barracelli complessivamente, quindi un vero grande corpo di sicurezza che sopperisce in gran parte alla carenza di controllo sul territorio da parte dello Stato. Ancora una volta ci troviamo di fronte a una carenza dello Stato, e nel momento in cui anche in quest'Aula si è levata alta la denuncia in merito agli atti di intimidazione subiti da molti colleghi sindaci, bisogna riconoscere, ed è dimostrato statisticamente, che laddove esercitano il controllo le compagnie barracellari questi fenomeni risultano attenuati.

Noi, oggi, a fine esercizio, con un finanziamento di poco inferiore a 8 miliardi di lire, stiamo dicendo a queste compagnie, che hanno già svolto la propria attività, che non potrà più essere dato il contributo che era stato previsto in bilancio. Però loro sapevano che avrebbero potuto contare su un contributo di 300 euro per barracello e di 5.000 euro per spese generali riconosciute a ciascuna compagnia. E proprio facendo affidamento sul finanziamento inizialmente previsto queste compagnie hanno svolto la loro attività. Voglio anche ricordare che tra queste attività ce n'è una di grande rilievo: la lotta contro gli incendi. Non c'è nessuna organizzazione, oltre naturalmente all'Ente foreste, che dia un contributo così elevato alla lotta contro gli incendi in Sardegna.

Tagliare il finanziamento a favore di queste compagnie significa davvero determinare la crisi irreversibile, se non la morte dell'organizzazione barracellare nei piccoli comuni, dove costituisce un vero e proprio presidio per la sicurezza locale. Tra l'altro mi corre l'obbligo di ricordare che, ancora una volta, le compagnie barracellari stanno attendendo un atto da parte della Giunta regionale, in quanto in un incontro col Presidente hanno chiesto di sapere quale sia l'uniforme unica che deve essere indossata dai barracelli. Questo lo dico perché l'acquisto delle uniformi è la voce prioritaria nell'elenco delle spese generali ed è quindi quella che concretamente concorre all'utilizzo del finanziamento relativo a ciascuna compagnia.

Credo che sia opportuno e saggio che questo Consiglio, contrariamente a quanto già annunciato sia dall'Assessore, sia dalla Commissione, riveda la sua posizione e voti a favore dell'emendamento che ripristina il finanziamento originario a favore delle compagnie barracellari.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'emendamento numero 129.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Sette colleghi che sostengano la richiesta, grazie.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri VARGIU, PISANO, RASSU, PETRINI, LOMBARDO, SANJUST, LA SPISA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 129.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco - DEDONI - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - IBBA - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 61

votanti 59

astenuti 2

maggioranza 30

favorevoli 23

contrari 36

(Il Consiglio non approva).

L'emendamento numero 20, essendo uguale al 129, decade. Metto in votazione l'emendamento numero 21 che la Commissione e anche l'Assessore hanno accolto se si individua una copertura finanziaria diversa da quella indicata.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente, per annunciare che voterò a favore dell'emendamento numero 21, la cui finalità è quella di reintegrare, per un importo di 16 mila euro, corrispondente al taglio previsto, il contributo che viene concesso annualmente alle associazioni degli enti locali. Tra l'altro dicevo prima che le annunciate porte aperte si erano chiuse, ma in questo caso devo ammettere che, per fortuna, la chiusura delle porte è avvenuta in modo tale che qualche benevolo componente della Giunta, togliendo la chiave, ha fatto sì che dalla toppa potesse passare questo piccolo ma significativo e simbolico emendamento, che prevede il ripristino di un così importante contributo: 30 milioni di lire, essenziali perché l'attività delle associazioni degli enti locali possa essere garantita nella stessa identica misura dell'anno precedente.

(Interruzione)

Quindi, mi correggo, in funzione di questo invito veramente importante, ringrazio il Presidente della Commissione che si è adoperato perché questo emendamento fosse accolto. Ringrazio naturalmente anche l'Assessore, che rappresenta la Giunta, e soprattutto l'assessore Dadea che si è dimostrato molto disponibile all'accoglimento di questo emendamento.

PRESIDENTE. Va bene, andiamo avanti con l'opinione dell'Aula adesso. Metto in votazione l'emendamento numero 21. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 58. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

A seguito di questa votazione decadono gli emendamenti numero 68, 67, 59, 130, 66, 65, 64, 63, 62 e 61. Siamo all'emendamento numero 37.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, intervengo per dichiarare il mio convinto voto favorevole all'emendamento presentato dai colleghi Cappai, Capelli, Oppi, La Spisa e Diana, perché credo che non possa passare in silenzio un taglio così rilevante e così ben articolato. Mi verrebbe da citare la casistica adottata in sede di discussione della legge "cancella sviluppo", "blocca sviluppo", contro la Sardegna e contro i sardi, approvata qualche settimana fa. Qui vengono cassate le poste in essere relative al miglioramento della competitività dei sistemi agricoli nella provincia di Cagliari, nell'Iglesiente, nella provincia di Oristano, nella provincia di Nuoro, nella zona di Lanusei, nella provincia di Sassari e nella zona di Tempio. Si tratta di finanziamenti importanti finalizzati a sopperire a tutte le difficoltà di competitività che il sistema agricolo ha ripetutamente manifestato in questi anni in Sardegna. Ebbene, mi domando: come è possibile che vi sia una così palese e totale contraddizione tra gli obiettivi dichiarati attraverso gli slogan e quelli diametralmente opposti che si sta dimostrando di voler perseguire, se è vero come è vero che vengono cancellate importanti risorse? Pensate soltanto alla provincia di Cagliari: 2 miliardi di lire; all'Iglesiente: 500 milioni; alla provincia di Oristano: 1 miliardo e 200 milioni; alla provincia di Nuoro: 1 miliardo e 400 milioni, e via dicendo. Ma se non bastasse questo per sostenere che di filosofia si tratta, arriva un altro taglio importante, quello di 1 miliardo relativo agli investimenti per favorire la valorizzazione dei prodotti agricoli, cioè l'esatto contrario di quello che da sei mesi si va sostenendo in riunioni farsa, come quelle sul prezzo del latte, senza giungere a nessun concreto risultato, se non ad affermazioni quali: "Io sposo il modello francese", "Io sposo quello di Bruxelles". La realtà è che i pastori continuano a non ottenere il prezzo che vogliono, gli industriali continuano a non avere dalla Regione le risposte di prospettiva che meritano e per giunta arriva oggi una risposta compiuta al settore dell'agricoltura, appunto la soppressione del finanziamento per favorire la valorizzazione dei prodotti agricoli. Altro che valorizzazione! Qui c'è un taglio ulteriore in un settore straordinariamente importante per la Sardegna, quale quello dell'agricoltura. A proposito, ma non dovevano essere convocati nuovamente i tavoli tra le associazioni dei produttori e quelle dei produttori caseari per arrivare alla definizione del prezzo del latte? In quella stessa riunione si disse: "Noi come Regione vogliamo perseguire la tutela e la valorizzazione del marketing delle nostre produzioni". Ebbene, qui c'è un altro taglio relativo alla tutela e valorizzazione del marketing dei prodotti agricoli. E' la dimostrazione che questo emendamento va sostenuto, anche perché denuncia un taglio nel settore dell'agricoltura che si farà sentire.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Approfitto della presenza dell'Assessore per dichiarare il mio voto favorevole a questo emendamento, ma principalmente per informare l'Assessore che il taglio dei finanziamenti all'agricoltura è stato eccessivo: oltre a quel 6 per cento che è distribuito nelle varie UPB, è previsto un altro grosso taglio al comma 2 dell'articolo 2. Nonostante quest'Aula abbia approvato, nel dicembre 2003, dopo una battaglia condotta dalla vecchia maggioranza e dalla vecchia opposizione, la legge numero 15, che stanziava circa 70 miliardi, si è previsto un taglio di 58 miliardi senza che né lei, Assessore, né il Presidente della Commissione abbiate detto una parola. Io leggo il passaggio del programma della vostra Giunta. Ieri ho parlato dei tagli previsti nel settore biologico, assessore Addis: state togliendo quel piccolo contributo a favore degli enti pubblici per l'effettuazione di corsi sull'agricoltura biologica e state tagliando le borse di studio e i sussidi per il tirocinio presso enti sperimentali nazionali ed esteri. Da una parte il Presidente dice che bisogna elaborare strategie di marketing, dall'altra toglie i fondi, ma dice anche che bisogna sviluppare una nuova cultura dell'acqua e che la disponibilità di acqua per l'irrigazione è un fattore importantissimo per lo sviluppo dell'agricoltura. Bene, si prevede un taglio di 1 milione di euro e lei, Assessore, non dice niente. E lei, presidente Soru, non dice niente, o meglio dice una cosa, ma in realtà ne fa un'altra!

Quello che, però, preoccupa di più è il fatto che il presidente Soru dica che bisogna fare un certo tipo di turismo in questa regione, che bisogna bloccare l'edificazione nelle coste e consentire lo sviluppo economico all'interno, e poi tagli le risorse destinate a tutte le diverse zone della Sardegna. Voi sapete che esistono gli ispettorati agrari, per esempio quelli di Cagliari, Oristano, Iglesias, Tempio, ai quali erano stati assegnati dei fondi nel 1998, guarda caso quando non era al governo il centrodestra, ma il centrosinistra. Quei fondi, non so per quale volontà, non sono stati spesi e oggi, di fatto, state togliendo le somme da voi stessi previste nel 1998. Sapete a che cosa dovevano servire quei fondi? A sviluppare il turismo nell'interno dell'Isola, essendo destinati in particolare alla realizzazione di opere agrituristiche! A me consta, e mi smentirà l'Assessore, che vi siano parecchie pratiche ferme, e allora vorrei capire perché queste risorse, che ora vengono tolte, non sono state impegnate. Ci risponderà l'Assessore, che ha dato l'assenso anche a questi tagli.

Il Presidente dice anche che bisogna creare distretti rurali e distretti agroalimentari di qualità, lo dice nelle sue dichiarazioni programmatiche, nel suo progetto di miglioramento dell'economia della Sardegna. Questi tagli dimostrano che ha detto una bugia anche nel suo programma, perché sta eliminando dalla UPB S 06.105 anche questi fondi. Ripeto, il Presidente da una parte predica bene, dall'altra razzola male! Mi auguro che in sede di predisposizione del bilancio 2005 questi fondi vengano riassegnati alle varie UPB. Sarebbe una vera catastrofe per il mondo agricolo non poter più disporre, dopo la predisposizione del bilancio, di questi fondi. Comunque, Presidente, ritiro l'emendamento numero 37 .

PRESIDENTE. Onorevole Moro, è stato annunciato il ritiro dell'emendamento. Prego.

(Interruzione del consigliere Moro)

PRESIDENTE. Siamo in tanti qui a guardare, onorevole, non sono l'unico che guarda. Esistono diversi sistemi per farsi notare, si può anche richiamare l'attenzione dei segretari o dei commessi. Il Presidente può pure distrarsi o guardare da un'altra parte.

(Interruzione del consigliere Capelli)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Grazie, Presidente, siccome sono certo che il mio intervento non cambierà le sorti di questi emendamenti, se qualche volta la sua distrazione mi evita di intervenire non succede nulla.

L'argomento oggetto dell'emendamento 37 è stato già affrontato in Commissione agricoltura, dove abbiamo stilato un documento, che è stato sottoposto all'Assessore e che fotografava una situazione non certo tra le più edificanti nel settore agricolo. Leggo oggi sulla stampa locale: "Campagne senz'acqua dopo i tagli, agricoltori in rivolta contro la Regione". E' una situazione non nuova che pensavamo potesse essere presa in seria considerazione anche in fase di assestamento del bilancio, per non penalizzare ancora di più una delle cenerentole dell'economia sarda. Avevamo detto che se questo assestamento di bilancio doveva servire per cercare di pareggiare i conti del settore sanità, l'agricoltura, che rappresenta una componente essenziale della produttività sarda, doveva salire nell'ambulanza insieme alla sanità, invece così non è stato. Per cui, quando leggo di tutti questi tagli che riducono la competitività del settore agricolo, sento il dovere di intervenire, anche se, ripeto, non cambierò di certo le sorti dell'agricoltura. E' una necessità che nasce dal profondo ed ero convinto che questa attenzione particolare potesse stimolare anche i colleghi della maggioranza a non adeguarsi a queste riduzioni previste dalla Giunta. Quando leggo che il finanziamento di 800 milioni di euro per il miglioramento della competitività dei sistemi agricoli nella provincia di Sassari viene cassato, mi domando: a che cosa servono le riunioni che molto spesso i componenti del mondo agricolo mettono in piedi "urlando" allo Stato e alla Regione la situazione di precarietà del settore agricolo, in rapporto anche a molti posti di lavoro?

Abbiamo detto che l'agricoltura in Sardegna dovrebbe essere uno dei settori trainanti, invece mi rendo conto che vengono cassate proprio queste capacità competitive, perché se analizzate i tagli previsti vi rendete conto che non soltanto nel territorio di Sassari, ma in tutte le parti della Sardegna è stata stracciata la capacità competitiva di questo settore, che già di per sé, per la precarietà e per i problemi ambientali cui va incontro, molto spesso viene messo in ginocchio. E' vero che gli allevatori e gli agricoltori sono un popolo strano, un popolo fatalista, che nonostante le batoste di ogni anno riesce a rimettere in piedi l'attività l'anno successivo con grande generosità, confidando sul fatto che l'annata successiva possa essere migliore, però, che oltre alle vessazioni da parte della natura, sia lo stesso uomo amico, il Governo regionale, a porsi nella condizione di penalizzarlo ulteriormente mi sembra troppo.

Anche se ho esordito dicendo che il mio intervento non cambierà nulla, auspico che l'Assessore, la Giunta e i colleghi della maggioranza facciano valere la loro voce perché lei sa bene, Presidente, che cosa rappresenta il mondo rurale. Abbiamo visto che lo si vuole penalizzare anche dal punto di vista delle compagnie barracellari, ma non capisco fino a che punto - usque tandem si diceva una volta - si possa abusare di un comparto che già di per sé è penalizzato. Ero convinto che da questo assestamento di bilancio almeno l'agricoltura potesse essere risparmiata, invece mi rendo conto che ci troviamo di fronte a dei rulli compressori che schiacciano qualsiasi cosa si trovino davanti. Oggi hanno trovato l'agricoltura e pace. Voterò a favore dell'emendamento 37.

PRESIDENTE. Onorevole Secci, l'emendamento è stato ritirato.

CAPPAI (U.D.C.). Io ho annunciato il ritiro dell'emendamento.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Cappai, lei ha annunciato il ritiro dell'emendamento e io lo stavo ricordando. Onorevole Secci, vuole intervenire?

Ha domandato di parlare il consigliere Secci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Volevo precisare soltanto un aspetto, Presidente, che mi sembra importante, e cioè che nonostante il ritiro dell'emendamento 37 rimangono in piedi numerosi emendamenti che invece decadrebbero se l'emendamento non fosse approvato. Volevo soltanto dire questo.

PRESIDENTE. Quindi lo fa proprio. Non ho capito onorevole Secci.

PILI (F.I.). Presidente, capisco che lei guardi l'Aula dall'alto, ma che suggerisca addirittura! Questo filo rosso…

PRESIDENTE. Onorevole Secci, proprio il rosso no!

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Nessun filo rosso.

PRESIDENTE. L'onorevole Secci è più esperto di me. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Stavo parlando al telefono per motivi di lavoro, però volevo dire, se mi è consentito, Presidente, che l'emendamento 37 conteneva una serie di elementi, onorevole Oppi, determinati dall'accoglimento di un emendamento, presentato in Commissione, che eliminava un taglio di 1 milione e 300 mila euro a valere sulla UPB S 06.035. Per cui tutti gli emendamenti relativi agli incentivi per il miglioramento della competitività dei sistemi agricoli nelle otto province erano frutto di un emendamento presentato in Commissione e approvato dalla maggioranza.

Proporre adesso il reinserimento di questi elementi nella discussione in Aula mi sembra improprio. Volevo precisare questo, Presidente.

CAPPAI (U.D.C.). Guardi che la UPB in questione riguarda tutt'altra cosa.

PRESIDENTE. L'emendamento è stato ritirato, conclusivamente. Va bene, onorevole Pili? Va bene.

Emendamento numero 55. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente. L'emendamento numero 55 rientra nel quadro di tutta una serie di tagli; quello qui previsto è il meno significativo, ma colgo l'occasione per riproporre il tema generale dei tagli nel settore agricolo. Io voterò a favore di questo emendamento proposto dai colleghi Cappai, Capelli, Oppi, La Spisa e Diana, perché credo che sia assolutamente necessario riportare l'agricoltura al centro del dibattito politico in quest'Aula, per uscire da tutta quella serie di elementi contraddittori che abbiamo cercato di mettere in evidenza in questo dibattito e per riportare l'attenzione sul tema più rilevante, quello del rapporto tra l'agricoltura e l'Europa.

Nella precedente legislatura, con due importanti azioni condotte a livello comunitario, si è cercato di far capire che molto spesso ciò che appare come un vantaggio per l'agricoltura sarda è il riconoscimento di una mancanza di equilibrio, al fine di creare le condizioni migliori per poter dare risposte importanti a un settore trainante come quello dell'agricoltura e per consentirgli di stare nel mercato.

Ecco, nell'articolo 3, e in questo emendamento in particolar modo, vi è il richiamo, che io mi sento di dover fare alla Giunta regionale e alla stessa maggioranza, perché tutte le interlocuzioni che si stanno facendo, a cominciare da quelle sul prezzo del latte, sulla valorizzazione o sul ruolo degli enti strumentali in agricoltura, conducano a una proposta organica, che ancora oggi è solo dichiarata attraverso qualche slogan e che ha necessità, invece, di trovare compiutezza in un'azione di partenariato tra la Regione sarda e l'Unione Europea in particolar modo. La proposta dei colleghi presentatori di questo emendamento è quella di ripristinare le somme iniziali; la mia proposta sarebbe stata ad adiuvandum di questa, per trovare le risorse necessarie ad affiancare la Regione sarda, come è stato fatto anche nella precedente legislatura, in una forte rivendicazione nei confronti dei soggetti che governano le politiche comunitarie volta a consentire al settore agricolo, per alcune tipologie colturali, quel miglioramento indispensabile per far fronte alla sperequazione dell'import-export, del cambio euro/dollaro, che sta rovinosamente colpendo l'agricoltura sarda e in particolar modo il settore zootecnico-caseario.

In questa direzione, credo che sia assolutamente necessario ripristinare tutti gli emendamenti che presentano una puntuale copertura finanziaria. Quindi non esiste ciò che sostanzialmente richiamava il Presidente della Commissione, e cioè che si tratta di scelte necessitate.

Anche noi riteniamo che ci sia un problema di copertura finanziaria a cui far fronte. I colleghi Oppi e Capelli hanno dimostrato come il disavanzo causato dalla spesa sanitaria non sia un problema contingente, ma sia un problema storico della Regione sarda e per questo motivo riteniamo che l'emendamento 55 debba essere accolto dalla maggioranza.

PRESIDENTE. Va bene, colleghi, terminiamo qui i lavori della mattinata. Il Consiglio è riconvocato per questo pomeriggio, alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 48.



Allegati seduta

LIII SEDUTA

Giovedì 2 dicembre 2004

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

della Vicepresidente LOMBARDO

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 10 e 14.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 25 novembre 2004, che è approvato.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 11 maggio 2004, n. 6 (Legge finanziaria 2004), variazioni di bilancio e disposizioni varie" (31/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 31/A. Siamo in fase di illustrazione degli emendamenti all'articolo 3. Gli emendamenti numero 79, 78, 77, 101, 76, 75, 74, 90 e 16 sono dati per illustrati. Ha facoltà di parlare la consigliera Caligaris per illustrare l'emendamento numero 16.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Trenta secondi solo per sottolineare che l'iniziativa intende offrire un segnale di attenzione per una legge che ha avuto in Sardegna un particolare esito positivo. In attesa del sesto bando ministeriale, si vuole quindi permettere, con l'emendamento proposto, di completare il quinto, che annovera in graduatoria ben 290 imprese femminili, e lasciare un fondo subito utilizzabile per le nuove iniziative.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 13 si dà per illustrato.

Ha facoltà di parlare la consigliera Caligaris per illustrare l'emendamento numero 17.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Mi permetto, Presidente, di illustrare contestualmente anche l'emendamento numero 15, che è quello successivo.

Questi emendamenti sono relativi agli interventi per la tutela e valorizzazione della lingua e della cultura sarda per il 2004, e in pratica sono finalizzati a riequilibrare la riduzione che è stata operata, obtorto collo, dalla Giunta, vista la necessità, appunto, di coprire il disavanzo generato dalla spesa sanitaria. La Commissione bilancio, la verità, è intervenuta limitando da 800 a 600 mila euro la riduzione sulla relativa unità previsionale di base. L'azione che si intende promuovere, e per la quale si chiede il sostegno dell'Aula, è finalizzata a ridurre il taglio delle somme disponibili per le borse di studio a favore dei figli degli emigrati, e quelle a sostegno delle istituzioni scolastiche e dei mass media per iniziative di valorizzazione della lingua sarda.

L'esperienza maturata in questi primi sette anni della legge 26 sulla cultura e la lingua sarda ha evidenziato che il settore della formazione è quello che maggiormente ha bisogno di sostegno per radicare la valenza positiva della nostra identità linguistica. Ricordo in proposito che si tratta di emendamenti tesi a contenere una forte riduzione degli stanziamenti e che, soprattutto, intendono dimostrare una sensibilità nei confronti dell'intera comunità di cui siamo espressione. Vogliono inserirsi all'interno di quel continuum fatto di identità, ambiente culturale e ambiente naturale. Vogliono evidenziare che il senso di appartenenza si rafforza con la valorizzazione della lingua, lo strumento attraverso cui si trasmettono i valori o, se si preferisce, la visione del mondo della comunità che la esprime. E' quindi solo un segnale a cui sarà opportuno, attraverso la prossima manovra finanziaria, quando cioè sarà possibile programmare davvero, far seguire altre utili iniziative, a partire dal DPEF, che, a mio avviso, su questo argomento necessita di una integrazione. E', infatti, necessario prevedere uno specifico piano per il settore linguistico. Appartengo a quella generazione che ha vissuto in modo problematico il rapporto con la limba; credo che non si debbano più fare passi indietro e neppure restare fermi su questo aspetto.

Concludo con una citazione, mi permetterete, tratta dagli scritti di Sebastiano Dessanay, a cui mi ispiro dal punto di vista culturale. Parlando proprio della lingua riflette: "Cosa dunque vogliamo? Che la vecchia lingua dei sardi, della cultura agropastorale, per un processo di crescita superi il suo vecchio mondo senza rinnegarlo, sviluppando in forme nuove, coerentemente col proprio tempo storico i suoi valori, e crei e s'impossessi di nuovi strumenti di comunicazione e salga verso i linguaggi della tecnica, della scienza e della politica. Tutto questo avverrà con l'uso, nelle istituzioni della vita civile, politica e culturale, della lingua sarda". Credo che oggi sia molto importante un segnale forte verso la scuola, verso le nuove generazioni, verso quello che ci attende per il futuro. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per illustrare l'emendamento numero 140.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, questo emendamento è motivato da fatto che l'Assessorato della sanità ha necessità di interventi straordinari nel servizio di gestione dei flussi sanitari, che sono attualmente in fase di esaurimento delle ore disponibili per quanto riguarda la gestione sistemistica e applicativa del sistema informativo dell'Assessorato. Sostanzialmente la necessità di un ammontare straordinario di ore ha fatto sì che sia urgente il ricorso al quinto d'obbligo per poter adempiere entro l'anno le elaborazioni finalizzate alla compensazione della mobilità interregionale. Si tratta, quindi, di un finanziamento mirato a coprire il costo aggiuntivo per la gestione sistemistica e applicativa del sistema informativo dell'Assessorato.

Si sta operando, pertanto, una riduzione di 20 mila euro dello stanziamento indicato, da 500 mila a 480 mila euro. C'è da fare una ulteriore correzione, che annuncio oralmente, per quanto riguarda la copertura: la UPB riportata nell'emendamento è sostituita dalla UPB S 03.015.

PRESIDENTE. L'importo resta uguale, Assessore?

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'importo resta uguale.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cassano per illustrare l'emendamento numero 25.

CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri, quasi provocatoriamente io ho presentato questo emendamento per sollecitare la Giunta affinché in Aula si parli degli imprenditori artigiani, cioè della famosa legge numero 51 del 1993. Una legge che rappresenta una speranza per gli artigiani sardi, per i piccoli imprenditori, e che in passato ha dimostrato di dare risposte alle loro esigenze e di offrire prospettive di lavoro. Bene, questa legge oggi è bloccata e il blocco è coinciso con l'avvento dell'attuale maggioranza, dell'attuale Giunta regionale, chissà perché! Da una nota della Confartigianato, pervenuta ieri a tutti i consiglieri regionali, quindi anche a quelli della maggioranza, si deduce che oltre 2500 pratiche giacciono negli uffici della Regione. Molti piccoli imprenditori hanno anticipato con risorse proprie perfino l'acquisto di mezzi e attrezzature, e attendono ora una risposta valida da questa maggioranza e dalla Giunta regionale.

Di questo problema non se ne parla. Io ho presentato un'interrogazione alla Giunta per avere notizie in merito a questo provvedimento e non ho ricevuto alcuna risposta. Mi auguro che successivamente l'Assessore risponda, non tanto a me, consigliere regionale, quanto agli artigiani, perché credo che bloccare le incentivazioni previste dalla legge 51 sia veramente una cosa inaccettabile.

Chiedo, quindi, che il Consiglio regionale valuti attentamente questo mio emendamento e chiedo inoltre alla Giunta e all'Assessore di darmi una risposta eventualmente nel corso della discussione.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 19 ha facoltà di illustrarlo.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, noi Riformatori Sardi con l'emendamento numero 19 vogliamo riportare l'attenzione di quest'Aula su un problema che ormai, agli occhi di tutti, è diventato di una drammaticità probabilmente unica. Anche oggi la stampa riporta con toni piuttosto elevati la situazione gravissima nella quale viene a trovarsi il sistema formativo della Sardegna. Intendo dire che quest'Aula, da questo punto di vista, è quasi anestetizzata, non avverte questo grido di dolore. Potrebbe dirlo meglio di me il collega Vargiu, che ha la competenza professionale per farlo. Evidentemente gli anestesisti hanno sbagliato la dose, perché molti colleghi sono rimasti a casa, probabilmente ancora sotto l'effetto dell'anestesia, e dormono tranquillamente.

La situazione è, ripeto, gravissima. Noi riteniamo che questa sia forse l'ultima occasione per quest'Aula di introdurre nell'assestamento di bilancio il problema nella sua intera gravità. Se il Consiglio regionale fosse un piccolo comune, così come lo è il comune del quale io sono sindaco, noi non avremmo più la possibilità di approvare l'assestamento di bilancio, perché una norma dello Stato stabilisce che un assestamento di bilancio deve essere approvato entro il termine massimo del 30 novembre. Questo perché la finalità dell'assestamento di bilancio è quella di riassestare un quadro di previsioni fatto all'inizio dell'anno, e poco senso avrebbe farlo alla fine dell'esercizio.

Tra l'altro, proprio in presenza dell'Assessore della programmazione e bilancio, mi domando: se questo assestamento lo facciamo oggi a distanza, presumo, di due o tre mesi dal momento in cui lei, Assessore, ha proposto in Giunta il disegno di legge, immagino che alcune cose, fotografate a quella data, si siano nel frattempo modificate e che magari, come solitamente capita, ripeto, anche nei piccoli comuni, si siano verificate delle vicende di contabilità finanziaria che hanno registrato delle positività o negatività, in questo caso speriamo delle positività, nel senso che lei avrà riscontrato qualche maggiore entrata che avrebbe potuto modulare diversamente anche la filosofia di questo intero assestamento di bilancio. Ma questo sarà lei a dirlo, e quindi non voglio distogliere di nuovo l'attenzione dell'Aula dal proposito dell'emendamento 19.

Il sistema della formazione sarda, che è stata per certi aspetti quasi criminalizzata e sulla quale di tutto si è detto, in effetti nasce oggi, fotografata naturalmente dopo tre anni di sperimentazione dell'obbligo formativo, con uno stato di salute che pochi possono negare essere ottimale. Pensate che quando in Sardegna fu avviato per la prima volta il sistema di accreditamento degli enti di formazione professionale la Regione sarda si attestò su un sistema molto rigido, anzi esso fu considerato in assoluto il più rigido. Oggi ci vengono a dire che in effetti aveva delle maglie troppo larghe.

Gli enti di formazione professionale che sono stati accreditati per assolvere la funzione dell'obbligo formativo in Sardegna sono soltanto 31. Solo 31! E dico di più: tra questi naturalmente ci sono tutti gli enti cosiddetti storici, che hanno manifestato qualche perplessità quando si trattava di dare attuazione a questo sistema fortemente vincolistico.

Nella sola regione Piemonte sono oltre 500 gli enti di formazione professionale accreditati per assolvere la funzione dell'obbligo formativo; in Toscana sono circa 200, ma potrei citare l'esempio anche dell'Emilia Romagna, dove sono oltre 400. Questo per dare una dimensione di quello che si è fatto qui in Sardegna, dove si è posto in essere un sistema di accreditamento con diverse gradualità: quello dell'obbligo formativo era il grado di qualificazione più elevata e quindi, naturalmente, la soglia di accesso più difficile. Gran parte dei 31 enti accreditati aveva già acquisito la cosiddetta certificazione ISO 9001, il che significa che era in linea con le indicazioni dell'Unione Europea relativamente alla qualità dei servizi erogati. E quindi noi, di fronte a uno Stato sordo e a una Regione sorda rispetto a questo quadro di qualità della formazione oggi stiamo ripristinando delle leggi di tipo spartano, nel senso che abbiamo portato l'eugenetica nel Consiglio regionale, buttando, così come facevano gli spartani dal monte Taigeto, i deboli, i malformati, gli ultimi, proprio quelli dai quali il programma del presidente Soru e di questa Giunta diceva si sarebbe voluto iniziare.

Noi non possiamo, come Consiglio, restare sordi a questo stato di cose. Duemila giovani oggi non possono iscriversi alla prima annualità dei corsi di formazione professionale perché non hanno compiuto il quindicesimo anno di età, contravvenendo a quello che stabilisce la legge Moratti che, invece, consente ai quattordicenni, in possesso della licenza media, di percorrere una formazione professionale alternativa al sistema scolastico. Noi stiamo dicendo a questi duemila ragazzi: "Restatevene a casa", perché non sono né dentro il sistema scolastico, né dentro il sistema formativo. E chi, naturalmente, dice che non è così ha l'obbligo di alzarsi e di dimostrarlo, con i numeri però, onorevole Davoli, perché ci dovete dimostrare che i seicento ragazzi iscritti alla seconda annualità, che il dottor Pietrella, per conto del Ministero della pubblica istruzione, diceva di voler riportare dentro il sistema scolastico, sono effettivamente rientrati nella scuola. Allo stato attuale, infatti, meno di cento ragazzi sono nella scuola, gli altri cinquecento li abbiamo buttati via, così come facevano gli spartani. E allora dateci i numeri, dimostrateci che non è così.

Oggi stiamo pagando un prezzo sociale che è il più elevato in assoluto fra tutti i prezzi sociali che la Sardegna è chiamata a pagare, perché non si può assolutamente pensare di non consentire a ragazzi tra i 15 e i 18 anni di esercitare un diritto costituzionalmente riconosciuto, quello di poter conseguire una qualifica professionale. Senza una qualifica professionale non è assolutamente possibile dare garanzie a questi ragazzi. Li ritroveremo tutti nei nostri piccoli comuni, nei nostri territori, e saremo noi a pagarne il prezzo sociale.

Io credo che questo emendamento possa essere accolto almeno parzialmente e almeno da questo punto di vista garantisca che il sistema formativo sardo, che è di elevata qualità, possa davvero restituire il diritto di cui ho detto ai nostri giovani dai 14 ai 18 anni. Non è possibile pensare diversamente.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 8 si dà per illustrato. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 18 ha facoltà di illustrarlo.

VARGIU (Riformatori Sardi). La ringrazio, Presidente. L'illustrazione dell'emendamento numero 18 mi consente di continuare, almeno idealmente, il discorso che ha introdotto in quest'Aula il mio amico e collega di partito Sergio Pisano, che ha sviluppato un ragionamento che, tutto sommato, viene da lontano. E viene proprio dall'introduzione che il presidente Soru fece in un'Aula assolutamente attenta, silenziosa e profondamente interessata a catturare il messaggio che proveniva dalla Presidenza della Giunta.

Ricorderete tutti come, in maniera assolutamente ispirata e direi anche con la profonda consapevolezza di essere portatore di un segnale di cambiamento forte, che l'elettorato, attraverso il voto, gli aveva trasferito, il presidente Soru, in occasione delle dichiarazioni programmatiche della Giunta, fece quello che lui stesso, se non sbaglio, definì un discorso irrituale, e cioè non pronunciò delle vere e proprie dichiarazioni programmatiche, ma ci diede delle indicazioni spirituali, etiche, ci trasmise un sentimento - se posso usare questo tipo di terminologia - forte, che illuminava le sue intere dichiarazioni programmatiche.

Egli scelse, deliberatamente, di non entrare nel merito di ciò che si doveva fare sul turismo, sulla pubblica istruzione, sullo sport, sull'occupazione, ma di spiegare la filosofia, cioè di sottolineare i principi etici che avrebbero ispirato l'azione della Giunta regionale in tutte le sue iniziative. In quella circostanza credo che colpì tutti coloro che sono in quest'Aula, ma forse a maggior ragione coloro che, come me, si riconoscono anche nella cultura cattolica, perché furono citati eminenti personaggi che hanno rappresentato la cultura cattolica. E fu soprattutto sottolineato che questa Giunta regionale avrebbe avuto a cuore i problemi di tutti i sardi, ma avrebbe messo in cima alla graduatoria dei bisogni i sardi che sono ultimi, cioè quei sardi ai quali non sono garantiti tutti i diritti, che non sono presenti nelle classifiche dell'ISTAT, che sfuggono alle maglie della scuola dell'obbligo, che sono in attesa di prima occupazione o che non riescono più a vivere con una pensione o uno stipendio inferiore al minimo di sussistenza, cioè tutte le povertà vecchie e nuove di cui sentiamo tanto spesso discutere. Io credo che, indipendentemente dalla collocazione politica di ciascuno di noi, quel discorso del Presidente colpì, perché era fortemente caratterizzato dal sentimento e trasmetteva, a chiunque stesse ad ascoltare, dei valori forti, forse contestabili per certi versi, ma sicuramente forti.

Ecco, ora noi ci domandiamo in quale maniera ci sia stata consequenzialità tra quelle dichiarazioni e le azioni della Giunta. E ce lo domandiamo, nel caso specifico, come ha fatto il collega Pisano, per quanto riguarda le politiche legate all'obbligo formativo, mentre per quanto attiene all'emendamento numero 18 ci interessa per un settore altrettanto importante, che però abbiamo sostenuto già più volte in quest'Aula, e cioè la scuola materna. E poiché il ragionamento avviene tra orecchie sensibili e quindi non si può ignorare ciò che nel passaggio precedente si è detto, devo dire che noi abbiamo sentito la Giunta, abbiamo sentito il Presidente della Commissione, abbiamo sentito altri autorevoli colleghi della maggioranza spiegarci che, comunque sia, il finanziamento per le scuole materne previsto per il 2004 è del 12 per cento superiore a quello assegnato nel 2003, ed è semplicemente un taglio, quello che noi registriamo, rispetto alla previsione che era stata fatta per il 2004.

Io ho compreso la linea di difesa, però vorrei porre una domanda: negli ultimi dieci anni l'attenzione della Regione verso la scuola dell'infanzia, quindi verso la scuola materna, qual è stata? Noi abbiamo sostenuto e sosteniamo che nel 2004 la Giunta regionale abbia finalmente preso coscienza di un problema fondamentale, e cioè che senza politiche a sostegno della famiglia non è possibile che vi sia nelle famiglie quella serenità che è alla base di una politica demografica fatta di ragionevolezza, nel senso che tutti i servizi che consentono a una famiglia di diventare numerosa senza stress eccessivi, che consentono a chi non ha una forte capacità di reddito di avere comunque la garanzia che i propri bambini possano entrare in un percorso educativo che dia loro delle opportunità di vita analoghe a quelle di chi nasce in famiglie economicamente munite, credo che siano veramente il fondamento, la radice di qualsiasi ragionamento di convivenza civile. Quindi vorrei che la Giunta regionale, oltre a portare in Aula i risultati del confronto con il 2003, ci facesse sapere quali sono stati gli interventi finanziari, quali risorse la Regione ha messo a disposizione per la scuola materna nei dieci anni precedenti, al fine di capire se è vero quello che la stessa scuola materna ci dice, e di cui noi siamo convinti, cioè che negli ultimi anni ci sia stata una disattenzione che ha portato a una contrazione progressiva di questi finanziamenti e che finalmente per il 2004 fosse previsto nel bilancio regionale un aumento del 25 per cento, che compensava le diminuzioni progressive che si erano registrate negli anni.

Se così fosse il taglio che si sta operando non è una decurtazione di un aumento incomprensibile, ma si tratta del dimezzamento di quello che doveva esser il ristoro del danno, di ciò che non si era fatto negli anni precedenti, colpevolmente, e che soltanto del 2004 la Giunta regionale aveva finalmente ripreso a valutare, e cioè l'importanza dell'intervento della scuola materna nell'infanzia.

Ripeto, colleghi, si tratta di un elemento di convivenza sociale elementare, perché non stiamo parlando dei master dei laureati, che pure probabilmente hanno diritti e importanza analoghi, ma stiamo parlando del sostegno alle famiglie non abbienti, che hanno in questo modo la possibilità di usufruire, il più possibile vicino alla propria abitazione, di un servizio essenziale, ossia la possibilità di vedere i propri bambini educati e tenuti presso le scuole materne. Ovviamente stiamo anche parlando di chance, di opportunità, perché se condividiamo la cultura liberale che vuole che a ciascuno di noi siano date le stesse chance e le stesse opportunità esistenziali, da spendere poi sul tappeto della propria vita, è evidente che dobbiamo fornire a tutti - l'ha detto molto bene il collega Sergio Pisano nel suo appassionato intervento - la possibilità di spendere gli atout che la vita gli ha consegnato sul tavolo dell'esistenza. Non possiamo negare questa possibilità, tanto meno a chi già si trova in una condizione disagiata rispetto ad altri. Il collega Pisano ha ricordato il monte Taigeto, poi replicato nella Rupe Tarpea, io credo che sia un paradosso quello che Sergio stava facendo, però effettivamente l'attenzione nei confronti degli ultimi si quantifica e si dimostra fornendo stampelle e garantendo opportunità a coloro a cui la vita le ha negate. Se non facciamo questo non possiamo garantire quella parità di opportunità che è punto di partenza e di sviluppo di qualsiasi società civile.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 144 ha facoltà di illustrarlo.

LA SPISA (F.I.). L'emendamento 144 tende a introdurre un problema e possibilmente anche a sollecitare una decisione in termini di politica finanziaria che dia risposta al problema collegato alle manifestazioni di promozione, alle iniziative, alle manifestazioni di promozione dell'immagine della Sardegna attraverso il settore dello sport.

Sappiamo tutti di che cosa si tratta, sappiamo che sicuramente, negli anni, la Regione ha destinato consistenti risorse finanziarie al sistema sportivo di alto livello, da quello professionistico a quello che, pur non essendo di livello elevato, costituisce un vettore pubblicitario utile per l'immagine della Sardegna e per i prodotti del sistema economico, in particolare del settore agroalimentare, e questo è stato comunque anche un sistema per sostenere finanziariamente le società sportive a vario livello impegnate nei campionati nazionali. Noi crediamo che la dotazione finanziaria attualmente a disposizione a seguito dell'approvazione della legge finanziaria di quest'anno non sia sufficiente. Già in sede di approvazione della manovra finanziaria era stato sollevato questo problema e si era detto che attraverso l'assestamento si sarebbe cercato, in qualche modo, di sopperire alle difficoltà.

Abbiamo tutti presente la situazione, sappiamo l'andamento di alcune squadre, in particolare è di tutta evidenza la buona, ottima direi, manifestazione di capacità che sta dimostrando il Cagliari Calcio, che genera un ritorno di immagine complessivo per la Sardegna che non è quantificabile solo in termini commerciali, perché interessa tutto il nostro territorio e ha tutta una serie di conseguenze ben riconoscibili da tutti. L'emendamento tende a sopperire alle carenze del bilancio 2004 attraverso risorse dello stesso esercizio 2004. Se questo è possibile credo che sia un segnale di sensibilità da parte di tutto il Consiglio; se non fosse possibile utilizzare risorse del 2004 in ogni caso il problema è posto e credo che già mettendo in legge un segnale di attenzione si porrebbe fine anche a delle polemiche che sicuramente non fanno bene a nessuno.

Il rapporto fra queste società e il sistema regionale deve essere oggettivo indipendentemente dagli orientamenti politici di chi governa. Crediamo che quindi un segnale di attenzione in questo senso possa essere utile per tutti.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 89 ha facoltà di illustrarlo.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. L'emendamento 89 pone all'attenzione della Giunta e dell'Aula la grave situazione derivata dalla recrudescenza della peste suina africana. Io richiamerei un attimo l'attenzione su questo argomento che riveste una particolare importanza oltre che per i risvolti di carattere economico e finanziario anche per i risvolti sociali. Nell'ultima campagna di abbattimento dei suini affetti da peste suina africana siamo arrivati alla considerevole cifra di circa 24 mila capi abbattuti, una cifra in costante aumento. Ora, a seguito dell'abbattimento che l'autorità sanitaria richiede per circoscrivere l'epidemia, c'è un impegno al rimborso dei capi abbattuti da parte dell'amministrazione regionale. Vorrei far presente che attualmente c'è una disponibilità minima in bilancio per poter provvedere al pagamento di questi rimborsi e un gran numero di allevatori attende il pagamento da parte dell'amministrazione regionale delle quote considerevoli derivate dagli abbattimenti. Sarebbe una comunicazione non socialmente utile far sapere agli allevatori che non siamo in grado di pagare. Alcune zone della Sardegna più di altre pagano il caro prezzo della necessità di circoscrivere l'epidemia e ovviamente acconsentono all'abbattimento dei capi a seguito delle rassicurazioni che ricevono in ordine ai rimborsi e alla contribuzione per gli abbattimenti.

Vorrei inoltre segnalare all'Aula che questa situazione è abbastanza esplosiva anche perché ultimamente, a seguito di un'ordinanza presidenziale, è stato consentito di provvedere alla macellazione di capi suini in una zona infetta, o meglio in una zona in cui era presente il focolaio, superando l'autorità competente territoriale, che è il sindaco. Credo che di questo il Presidente della Commissione sanità, il collega Masia, si sia occupato in prima persona, sostenendo la necessità di questa ordinanza, ma la situazione che provoca l'attuazione dell'ordinanza del presidente Soru è che è stata autorizzata la macellazione in una zona in cui è presente un focolaio dell'epidemia, mentre in zone non infette, in diverse zone montane dell'interno non solo non è stata autorizzata la macellazione ma neanche la movimentazione del bestiame.

Questo sta creando un po' di fermento tra gli allevatori. Forse sarebbe stato più opportuno autorizzare la macellazione soprattutto nelle zone in cui non sono presenti focolai, invece per pressioni puramente politiche, di cui è a conoscenza il Presidente della Commissione sanità, si è autorizzata una grande struttura nel Nord Sardegna alla macellazione e movimentazione dei suini, legittima presumo, diciamo ai limiti della legittimità, con qualche forzatura, escludendo le zone dove l'allevamento dei suini è diffuso ma in assenza di focolai. Mentre in altre zone in presenza di focolaio, mi viene in mente Fonni per intenderci, in questo momento, visto che la peste suina africana è ristretta ad un ambito territoriale del centro-nord Sardegna, è stata negata la macellazione e anche la movimentazione.

Questo è il quadro della situazione che stiamo vivendo in questi giorni. Ripeto, c'è grande fermento fra gli allevatori che attendono, ormai già da diversi mesi, il pagamento delle quote relative all'abbattimento dei capi che hanno dovuto effettuare. L'abbattimento di 24 mila capi è un fatto straordinario, perciò va affrontato. C'è una garanzia del pagamento del capo abbattuto, in questo momento il capitolo sul quale si dovrebbe agire per provvedere al pagamento dei capi abbattuti, il capitolo 12327, non ha risorse sufficienti per consentire all'amministrazione regionale di tenere fede all'impegno di legge.

Ritengo che quanto proposto nell'emendamento 89, una copertura di 10 milioni di euro, sia sufficiente, quantomeno rassicurante a livello finanziario e sociale per gli allevatori che attendono il riconoscimento di un diritto a seguito dell'ordinanza di abbattimento indiscriminato dei capi suini che c'è stato negli ultimi mesi.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 69 ha facoltà di illustrarlo.

OPPI (U.D.C.). Parlavo proprio di questo: da sempre, nel bilancio della Regione, è previsto uno stanziamento per i progetti di ricerca sanitaria finalizzati, anche se annualmente l'Assessore di turno, cambiando le UPB e i capitoli, ci crea qualche difficoltà.

Quest'anno, nel mese di maggio, abbiamo ritenuto, stante il fatto che si trattava di un bilancio tecnico, di non inserire, in via provvisoria ben inteso, alcuna somma relativa a questi progetti di ricerca sanitaria finalizzati. Premetto che da vent'anni questi progetti ricevono un finanziamento mirato di 3 milioni di euro; credo che siano pervenute all'Assessorato circa 500 richieste da parte delle Università di Cagliari e di Sassari. Sono programmi biennali, triennali e quadriennali. Quest'anno i residui sono insignificanti, perché di fatto uno presenta il progetto che viene integrato successivamente, seguendo un iter del tutto particolare. Quindi non c'è disponibilità di residui, è un fatto contingente.

L'anno scorso sono stati assegnati 847 mila euro all'Università di Cagliari e 617 mila euro all'Università di Sassari, nonché 428 mila euro per le richieste presentate dalle aziende sanitarie e dall'Azienda ospedaliera Brotzu. Per intenderci, di che cosa si tratta? Per esempio, per quanto riguarda Sassari, si tratta di progetti triennali a cura del professor Delitala, del professor Dettori, del professor Longinotti e del professor Rosati, ovviamente sulla sclerosi multipla, che sono stati finanziati da sempre. Nel caso specifico, per esempio, il progetto del professor Rosati ha avuto un finanziamento abbastanza contenuto di 29 mila euro per il primo anno. A Cagliari vi sono progetti, a cura del professor Madeddu, del professor Cao e dello stesso professor Gessa e dei suoi collaboratori, che se non venissero rifinanziati dopo il primo anno di fatto sarebbero vanificati. In altre parole, dopo essere stato finanziato magari per tre anni, un progetto di ricerca potrebbe non essere portato a compimento per carenza di risorse finanziare. Si tratta di 103 progetti che, in effetti, la passata Giunta ha ritenuto opportuno non rifinanziare, stante la carenza di risorse, riservandosi di farlo in una fase successiva, nei mesi di luglio e agosto, allorquando si sarebbe dovuto fare il bilancio vero, secondo l'interpretazione di qualcuno.

Ora, per l'alternanza tra le forze politiche, c'è una nuova maggioranza e noi siamo qui per ricordare a questa nuova maggioranza che di fatto si può fare una scelta oppure no, si può anche verificare se uno slittamento dei tempi o un'accelerazione delle procedure crea difficoltà. Certo che se manteniamo la scadenza al mese di giugno, il prossimo anno potrebbe succedere quello che successe in quest'Aula, per disattenzione o malafede, allorquando, nonostante tutti se ne dichiarassero grandi sostenitori, il progetto per la prevenzione della b-talassemia nella scuola dell'obbligo fu bloccato. Ecco, sarebbe la prima volta nella storia che i progetti di carattere sanitario vengono bloccati, pregiudicando anche ingenti risorse finanziarie degli anni pregressi, cioè vanificando oltre 150 progetti di ricerca finalizzata soprattutto nel settore della prevenzione.

Io avevo il dovere di predisporre questo emendamento con i colleghi, perché ero conscio del fatto che volutamente, a suo tempo, avevamo scelto di non inserire queste voci a causa delle grosse carenze finanziarie. Le carenze finanziarie ci sono anche oggi, però, siccome il capitolo è lo stesso, domando all'Assessore come mai, quando avete richiesto, con quella delibera sul bilancio pluriennale 2004-2006, l'iscrizione della complessiva somma di 13 milioni 919 mila euro in conto degli istituendi capitoli 23525 UPB E12.004, 23526 UPB E12.017 e 12.027, UPB S12.013 e 12077 e UPB S12.024, per la riqualificazione dell'assistenza sanitaria, non avete ritenuto (verificato che la notifica è avvenuta ad aprile e la delibera è del 12 ottobre 2004) che una quota di quella somma potesse essere utilizzata in questo bilancio, anziché fare riferimento alle annualità 2005 e 2006. Avete creato un'anomalia - che preciseremo presentando anche una richiesta formale - quando anziché per la riqualificazione dell'assistenza sanitaria oppure per i progetti innovativi di prevenzione, avete previsto, casualmente nella UPB S12013 (studi, ricerche, collaborazioni e simili), relativa alla Direzione generale dell'Assessorato della sanità, la somma di 1 milione 300 mila euro con riferimento alle annualità 2005 e 2006. Studi, ricerche, collaborazioni e simili vogliono dire, praticamente, per chi non lo volesse capire, incarichi e consulenze. Credo che nel campo della innovazione, con i più grandi nomi nel campo della medicina in Sardegna, dal professor Gessa al suo allievo Ninni Biggio, dal professor Rosati al professor Balestrieri, dal professor Cao ad altri, che ricevono 25 o 30 mila euro per fare un progetto finalizzato, certamente nell'interesse generale della Sardegna, sarebbe opportuno che la Giunta facesse una valutazione piuttosto attenta, in quanto sarebbe un danno bloccare dei progetti in itinere. Praticamente abbiamo avuto una dispersione ingente di 10-12 miliardi destinati a una ricerca che certamente ha dato risultati particolarmente positivi.

PRESIDENTE. L'illustrazione degli emendamenti all'articolo 3 è terminata. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Grazie, Presidente. Gli argomenti sottoposti all'attenzione dell'Aula da tutti gli emendamenti soppressivi parziali sono stati oggetto di ampia discussione in Commissione, per cui darò il parere in modo abbastanza succinto. Il parere della Commissione è contrario sugli emendamenti numero 125, 128, 127, 126, 129, 20, 58, 68 che è parte del 58, 67, 59, 130, che è derivato dal 59, 66, 65, 64, 63, 62, 61, 37, 55, 54, 53, 51, 85, 104, 50, 112, 49, 48, 47, 111, 46, 110, 45, 109, 43, 108, 12, 102, 41, 40, 39, 103 e 32. Il 2 è stato ritirato. L'emendamento numero 3, su cui la Commissione era contraria, tenuto conto della discussione e delle interlocuzioni che sono avvenute, potrebbe essere accolto se l'importo indicato fosse ridotto da 300 mila euro a 150 mila euro, a valere sulla UPB S 03.015. Quindi se i proponenti accettano questa modifica l'emendamento può essere accolto, altrimenti il parere è contrario. L'emendamento numero 27 ha lo stesso oggetto dell'emendamento 3, per cui se si può integrare con la proposta appena fatta il parere diventa favorevole, altrimenti è contrario. Lo stesso vale per l'emendamento numero 107, che tratta lo stesso argomento. L'emendamento numero 4 è stato ritirato. Sugli emendamenti numero 28, 22, 105 e 106 il parere è contrario. L'emendamento numero 5 nella forma proposta non è accoglibile, potrebbe essere accolto se l'importo in aumento viene determinato in 150 mila euro a valere sulla UPB S 03.015, variando, anche in questo caso, la copertura rispetto a quella proposta. Nel caso la proposta di modifica fosse accolta il parere è favorevole, altrimenti rimane contrario. L'emendamento 31 ha lo stesso contenuto e quindi valgono le cose già dette. Sugli emendamenti numero 6, 99 e 30 il parere è contrario; l'emendamento 91 è stato ritirato; sull'emendamento 93 il parere è favorevole con la copertura finanziaria…

OPPI (U.D.C.). No, non è ritirato.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. L'emendamento 91 a me risulta ritirato.

CAPELLI (U.D.C.). Sì, avete ragione.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Sull'emendamento numero 7 il parere è favorevole e la copertura finanziaria è UPB S 03.015; il parere è contrario sugli emendamenti numero 83, 82, 81, favorevole sugli emendamenti numero 80, copertura finanziaria UPB S 03.015, e 100, copertura finanziaria UPB S 03.015, mentre sul 44 e sul 35 il parere è contrario.

Gli emendamenti numero 84 e 149, sui quali c'era stata una interlocuzione per quanto riguarda il riequilibrio della attribuzione ai comuni per i servizi sociali e le risorse, nella sostanza della proposta emendativa possono essere accolti. La copertura finanziaria proposta non va bene, perché tecnicamente occorrerebbe la variazione di una norma che è contenuta all'articolo 1 già approvato. Chiediamo ai proponenti di ritirare gli emendamenti previo impegno della Giunta, se ritiene, a trovare all'interno dello stato di previsione della sanità le risorse necessarie. Se dovessero invece rimanere in piedi gli emendamenti, naturalmente il parere non può che essere contrario.

OPPI (U.D.C.). Rimane!

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Questo è il mio parere, onorevole Oppi, non scelgo io, lei sa bene che non scelgo io. Io sto dando il parere della Commissione, me lo consente questo?

OPPI (U.D.C.). Sì, ma non lo ritiro.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Lo dirà quando sarà in discussione il problema.

Sugli emendamenti numero 79, 78, 77, 101, 76, 75, 74, 90, 16, 13 e 17 il parere è contrario. L'emendamento 15 contiene la stessa proposta del 5, quindi vale quanto proposto per il 5: se lo si rimodula il parere è favorevole, se rimane così come proposto è contrario. Sul 140 il parere è favorevole, era contrario sulla copertura finanziaria, che poi l'Assessore ha corretto.

PRESIDENTE. Continui, prego, onorevole Secci.

OPPI (U.D.C.). La copertura finanziaria?

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. La copertura finanziaria sul 140 è quella proposta dall'Assessore, UPB S 03.015.

Sugli emendamenti numero 125, 19, 18, 144, 89 e 69 il parere è contrario. L' emendamento 8 è stato ritirato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello della Commissione.

PRESIDENTE. Siamo in fase di discussione dell'articolo 3 e relativi emendamenti. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). L'articolo 3 è sulla corposa richiesta di modifiche e di integrazioni agli stanziamenti di bilancio. Si tratta di un articolo che in quanto tale non è tanto da commentare quanto da analizzare punto per punto; ma di fatto gli emendamenti che noi abbiamo illustrato, almeno quelli di maggiore portata dal punto di vista dell'impatto politico e sociale che ha questa manovra di assestamento, parlano da soli. ***

Credo che sia utile sottolineare che la gran parte delle numerosissime richieste di modifica non è stata fatta a tavolino, ma proviene da realtà sociali, da aggregazioni, da centri di opinione. Fin dal primo momento in cui questa manovra di assestamento è stata presentata dalla Giunta e dalla maggioranza, e anche durante il corso della discussione in Commissione (interrotta per il lungo periodo in cui l'Aula consiliare è stata impegnata nell'esame e poi nell'approvazione della legge sulla pianificazione paesistica regionale) è risultato evidente che è confermato il giudizio dato complessivamente sulla legge riguardo al fatto che la necessità di assestare il bilancio, trovando risorse per far fronte al disavanzo della sanità, ha di fatto inciso, nonostante le diverse dichiarazioni della Giunta e della maggioranza, su settori importanti del sistema sociale ed economico della Sardegna.

Noi abbiamo tentato, con le nostre proposte, di puntare l'indice e di segnalare le difficoltà esistenti. Dalla risposta che abbiamo avuto dalla maggioranza, che si è espressa anche con numerosissimi "no" alle proposte di emendamento, dobbiamo trarre, in sintesi, un giudizio negativo sulla scarsa sensibilità politica che la maggioranza stessa, soprattutto in alcuni punti, ha dimostrato di avere.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue LA SPISA.) Abbiamo chiesto di ricostituire la dotazione finanziaria per il personale della Regione, il che sarà oggetto del primo emendamento che dovremo esaminare. Abbiamo posto il problema del perché siano state tagliate le risorse destinate ad alcuni enti strumentali e invece sia stata ampiamente soddisfatta, nella proposta della Giunta, la richiesta di integrazione finanziaria di uno soltanto di questi enti strumentali.

Abbiamo segnalato le carenze riguardanti il settore dell'istruzione, della formazione e della ricerca. Nel corpo di questi emendamenti si trova anche uno degli emendamenti più significativi che riguarda i trasferimenti al Consorzio 21, ma ne parleremo dopo. Abbiamo registrato complessivamente una tendenza a tagliare numerose risorse, numerosi stanziamenti, alcuni dei quali effettivamente possono essere anche giustificati per il fatto che non vengono in quel modo tagliati se non degli stanziamenti che di fatto non possono essere utilizzati nel corso dell'esercizio. Ma in altri casi non è proprio così.

E' una manovra che incide anche, per quanto riguarda alcune norme già approvate, su procedure, su meccanismi di trasferimento di risorse agli enti locali che vengono in qualche modo penalizzati. Non comprendiamo come mai anche ieri sia stata dimostrata, da parte della maggioranza, la totale indisponibilità a venire incontro agli enti locali che chiedono di poter protrarre ancora il termine per la realizzazione delle opere pubbliche a loro delegate, che costituiranno sicuramente per la Regione un risparmio a questo punto, perché molte di queste opere non potranno essere realizzate, in molti casi per responsabilità non addebitabili al sistema degli enti locali, ma magari attribuibili proprio e precisamente alla stessa amministrazione regionale.

E' stato anche sollecitato un esame più attento dei meccanismi e delle procedure amministrative preventive riguardo alla piena esplicazione del potere contrattuale della pubblica amministrazione in ordine all'approvvigionamento finanziario. Anche lì abbiamo dovuto registrare un no secco da parte della maggioranza alla richiesta di ragionare o semplicemente di rendersi disponibile a dettare norme più puntuali nei confronti dell'Esecutivo in ordine alle procedure, pur necessarie, finalizzate all'approvvigionamento finanziario, in un momento di particolare ristrettezza e di carenza di risorse.

Complessivamente sugli articoli e sugli emendamenti noi non possiamo che ribadire il giudizio politico negativo. Quella che appare è una Giunta che vuole fare presto su tutto, che vuole affrontare alcuni nodi dell'amministrazione regionale con una decisione che può essere giustificata in quanto tale, ma che troppo spesso, invece, si esplica in una frettolosa ricerca di soluzioni che non rispettano il criterio della trasparenza e in grandissima parte, in alcuni casi in maniera eclatante, è indirizzata quasi a regolare dei conti in sospeso.

Ci sono delle direttrici di spesa che vengono drasticamente fermate. C'è da segnalare il rallentamento della procedura di spesa e la volontà di indirizzare questa azione di freno verso l'attività amministrativa, l'erogazione dei finanziamenti, il mantenimento di impegni amministrativi già assunti.

Noi confermiamo il giudizio negativo su questa impostazione di fondo che va bene al di là dell'articolo e degli emendamenti che sono in discussione, ma che rivela una condizione politica in cui ancora la maggioranza deve dimostrare di esistere, noi speriamo, per l'utilità del dibattito politico delle prossime settimane e dei prossimi mesi. Ci avviamo ad affrontare un periodo importante, che è la sessione di bilancio, e non è davvero pensabile che questa stagione possa essere affrontata con un Esecutivo che, di fatto, detta una linea sulla quale non c'è confronto se non nelle stanze di compensazione fin troppo morbida, dove il confronto tra la Giunta e la maggioranza è assolutamente squilibrato; una maggioranza che non oppone e non presenta davanti a tutti in quest'Aula una capacità vera di ragionare e di guardare agli interessi della Regione.

Noi speriamo che questa impostazione venga modificata e chiediamo che anche su questo articolo e sugli emendamenti che saranno posti in votazione tra poco si dimostri una diversa sensibilità rispetto a quella mostrata sino adesso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, signori Assessori, credo che dopo l'illustrazione degli emendamenti all'articolo 3 ci si sarebbe potuti aspettare qualcosa di più da parte della maggioranza in termini di attenzione verso gli emendamenti stessi. Al di là dell'emendamento riguardante le guardie mediche, che prevedeva uno stanziamento importante, cioè 15 milioni di euro, e che non è stato preso in considerazione probabilmente per un semplice infortunio della Giunta (e credo si debba rendere atto a chi ha presentato quell'emendamento di aver sicuramente evitato una grana all'amministrazione regionale), tutto ciò su cui è stato espresso un parere favorevole da parte della Giunta e del Presidente della Commissione rappresenta davvero cosa minuta, si tratta di interventi per poche decine di migliaia di euro. Sicuramente non c'è la possibilità di dare perlomeno un segnale; non si intravede riguardo alle questioni importanti che la minoranza ha segnalato neanche un gesto simbolico. E i gesti simbolici noi, in maniera documentata, appassionata e convinta, ve li abbiamo chiesti in settori che rappresentano sostanzialmente i vostri cavalli di battaglia.

Senza stare a sottolineare e ricordare tutto ciò che riguarda la tutela della sardità, il collega Beniamino Scarpa, che ha avuto nella scorsa legislatura l'avventura di ricoprire per qualche anno il ruolo di Assessore della pubblica istruzione e che conosce forse meglio di tanti altri in quest'Aula questo settore, ha sottolineato, punto per punto e taglio per taglio, ciò che voi, sui percorsi identitari dei sardi, avete ritenuto di dover potare. Devo dire che queste potature stridono con le dichiarazioni, fatte sempre da questa Giunta, a sostegno della sardità in tutto ciò che la rappresenta, dalle intelligenze ai panini. Ecco, vorremmo chiedervi, e l'occasione in quest'Aula forse è propizia, una maggiore sintonia tra ciò che sostenete nei programmi elettorali che portate anche nelle piazze e ciò che poi fate nella vostra azione di governo.

Se sulla sardità e sugli elementi della sardità probabilmente la discussione rimane ancora aperta, sembra che voi vogliate invece chiudere la discussione, in una maniera un po' brusca, su altri argomenti che noi abbiamo sottolineato e portato in Aula attraverso degli emendamenti specifici. In particolare, ci ritorno consapevole che si tratta più di un esercizio oratorio che non della possibilità di aprire un dialogo vero e proprio, perché sugli articoli dell'assestamento di bilancio l'Aula è stata blindata, e di questo bisogna prenderne atto. Ed è una riflessione che per tutti coloro che cercano invece il ragionamento deve comunque essere di indicazione per il futuro. Quindi consapevole e convinto di esercitare esclusivamente un'arte oratoria, torno su argomenti che sono stati cari al Gruppo dei Riformatori nella presentazione degli emendamenti sia a quest'ultimo articolo che agli articoli precedenti, cioè quelli relativi sostanzialmente al settore dell'istruzione e in particolar modo della scuola materna e della scuola dell'obbligo. Ieri, quando abbiamo discusso l'emendamento relativo alle scuole di specializzazione per gli insegnanti della scuola media superiore (anche in questo caso si trattava di poche migliaia di euro, mi sembra di ricordare una cifra intorno ai 250.000 euro), abbiamo sentito il Presidente della Commissione condividerne lo spirito, quindi anche l'obiettivo, che era quello di concorrere alla professionalizzazione degli insegnanti sardi. Noi ricordavamo semplicemente che esisteva una scuola superiore di formazione che era stata finanziata dalla Regione Sardegna nel 2001, nel 2002 e nel 2003 e che non veniva finanziata nel 2004; una carenza di finanziamento che sostanzialmente avrebbe impedito e di fatto impedisce a decine di giovani sardi di stare all'interno dei circuiti della formazione. Stiamo parlando di risorse intellettuali che anziché andare perdute potrebbero restare in Sardegna e concorrere in maniera significativa alla formazione di nuove risorse intellettuali sarde. Quindi è un problema importante quello che vi abbiamo segnalato. Certo, va detto con onestà, che abbiamo incassato la vostra disponibilità a tenerne conto nella finanziaria 2005, quindi per l'anno che comincia a giugno del 2005, ma c'è comunque un buco di un anno, ed è un buco al quale, con una cifra tutto sommato modesta, avremmo potuto far fronte dando una risposta importante a un settore che è comunque vitale per lo sviluppo della cultura in Sardegna.

Vi abbiamo poi ricordato due aspetti fondamentali che voglio sottolineare ancora una volta, uno dei quali è l'obbligo formativo. A noi sembra che questa questione dell'obbligo formativo tenda ad essere un piccolo pasticcio, nel senso che tra accordi fatti, accordi disattesi, ragazzi che debbono rientrare nella scuola dell'obbligo anche nel mese di dicembre (e va bene lo stesso purché ci rientrino), dati controvertibili che vengono forniti in maniera differente dalle due parti, perché da un lato il sistema della formazione dice che questi ragazzi non stanno rientrando nella scuola dell'obbligo, dall'altro ci sembra di capire che alla Giunta risultino cose differenti, beh, insomma, noi vorremmo sapere dove sono questi ragazzi che veramente rappresentano gli ultimi degli ultimi. Abbiamo la sensazione che questi ragazzi, che erano stati persi dalla scuola superiore, siano ritornati laddove erano, cioè per strada o a svolgere attività collaterali rispetto a quelle dell'agricoltura e del commercio, tutte attività "da cameriere", come le definirebbe qualche illustre consigliere di quest'Aula, ossia non quelle attività in cui è indispensabile avere una certa cultura, non quelle attività che comunque sono nobilitate dalla cultura di chi le ha scelte e le esercita, che potrebbe esercitare le sue opzioni anche altrove, perché comunque è sostenuto dal possedere gli elementi di cultura che offrono chance e opportunità. Su questo vi segnaliamo preoccupazione, una preoccupazione più vostra che nostra, nel senso che noi in quest'Aula siamo l'opposizione, quindi siamo coloro i quali devono sottolineare i problemi e aspettare da voi le proposte di soluzione.

Quindi sul problema dell'obbligo formativo, sul numero di questi ragazzi che sono stati probabilmente espulsi da entrambi i sistemi, vorremmo avere certezze, perché anche voi possiate essere sereni nel dire che il problema, in un modo o nell'altro, comunque è stato risolto, che c'è stato un approccio organico alle cose e che ritenete di aver dato le migliori risposte possibili per l'istituzione regionale sarda. Quindi su queste cose stiamo richiamando la vostra attenzione.

All'Assessore abbiamo chiesto - e saremo lieti se risponderà durante il suo intervento di replica - di sapere se, per quanto riguarda le scuole materne, esiste o è esistita una contrazione progressiva dei finanziamenti negli anni precedenti il 2003, per cui è possibile sostenere quello che noi abbiamo sostenuto sinora, cioè che il finanziamento inizialmente previsto per il 2004 era il restauro di un danno fatto e non un improvviso e ingiustificato aumento del 20 per cento rispetto allo stanziamento del 2003, come in qualche misura si è evocato in Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, credo che sicuramente non sia il caso che l'assestamento di bilancio proposto dalla Giunta indichi una scelta politica per il futuro. Abbiamo già visto, dalla lettura delle prime pagine del DPEF, che l'orientamento politico che la Giunta vuole dare a questa legislatura è ben altra cosa rispetto all'assestamento di bilancio, ma contavamo di poter collaborare durante la discussione dell'assestamento di bilancio per una ricerca tecnica delle somme necessarie a coprire, come in premessa si è detto, il disavanzo della sanità. E visto che c'eravamo, abbiamo pensato di rivedere anche qualche altra cosina.

Dalla lettura dell'articolo 3 si evince chiaramente l'orientamento, purtroppo anche politico, delle scelte che sono state fatte. C'è stato, devo riconoscere, prima in Commissione e poi in Aula, qualche timido segnalale di recepimento delle istanze portate dalla minoranza; diversi emendamenti in Commissione sono stati accolti più che altro perché correggevano delle situazioni che non erano state ben recepite o esaminate nel momento in cui sono stati decisi i tagli.

Nel sentire il parere del relatore e della Giunta sugli emendamenti all'articolo 3 ho colto alcuni segnali. Nella esposizione di alcuni emendamenti si è sottolineata l'importanza non tanto della cifra, quanto del segnale politico derivante dal taglio di quelle piccole grandi cifre, come 10.000 o 15.000 euro. E il significato politico è la disattenzione verso fatti, azioni e categorie importanti della nostra società; è mancata, però, forse l'attenzione dell'ultimo momento. Non posso ovviamente riprendere i singoli emendamenti, li riprenderemo in dichiarazione di voto, però mi rendo conto che già della impostazione del taglio del finanziamento per la formazione professionale, lo hanno già detto i colleghi che mi hanno preceduto, e anche della considerazione riservata ai dipendenti regionali. Già nella prima proposta, confermata poi in Aula, vediamo che sulle UPB riguardanti gli oneri per il trattamento economico dei dipendenti, compreso il salario accessorio e le indennità di servizio, c'è un orientamento, nel senso che c'è un contratto, su cui il Presidente della Regione si è già espresso, che viene disconosciuto e perciò, in quanto tale, è ancor meno concertato, però con l'ipotesi di concertarlo dopo, nel senso: "Prima faccio, poi mi siedo a parlarne", metodo concertativo che abbiamo già verificato, applicato a diversi altri importanti settori della società, oltre alla formazione professionale, per esempio nel rapporto con i sindacati o in ordine ai temi dell'industria e della chimica. L'abbiamo verificato soprattutto durante l'esame della legge urbanistica: "Prima faccio, prima impongo, prima vi dico come si deve fare, poi mi siederò a parlare con le parti sociali, siano esse imprenditori, sindacati o semplici cittadini".

Questo è, credo, il primo segnale della impostazione politica che si sta dando a questa legislatura. Come correggerla? Ripeto, sottolineo e ribadisco che in terza Commissione quantomeno si è potuto dialogare, anche se non è stato concesso di fare concertazione perché bisognava fare in fretta. Sull'assestamento di bilancio, per il significato stesso di questo provvedimento, possiamo non dico concordare, ma accettare questa impostazione che abbiamo subito, vale a dire di non concertare o quantomeno sentire ufficialmente le parti sociali per verificare il loro assenso o dissenso sui tagli decisi. Devo dire, comunque, che il confronto è stato fondamentale anche in Aula sino a poco fa, ma, ripeto, è mancata l'attenzione dell'ultimo momento. Un esempio per tutti: io ho cercato di portare le motivazioni reali e poco politiche della necessità di dare risposte di tipo economico e sociale al settore dell'agricoltura e allevamento. Non ho parlato della blue tongue per il momento, ho parlato della peste suina segnalando una situazione; non l'ho fatto a mezzo stampa, in modo eclatante, ma attraverso un emendamento presentato nella sede opportuna per sollevare questioni e rappresentare le esigenze di una categoria. E ho segnalato appunto la tensione sociale che cova sotto la cenere per quanto riguarda la peste suina africana. Avendo autorizzato un abbattimento indiscriminato di suini, a mio avviso, ma questo è discutibile, fino a ieri circa 23.000 capi, oggi probabilmente si è raggiunto il numero di 24.000 capi abbattuti, e riscontrando che non abbiamo la copertura finanziaria per risarcire il danno secondo quanto la legge prevede e per costituire il cordone sanitario necessario per circoscrivere l'epidemia, ho segnalato il fatto che invece qualche ente strumentale, con alle spalle anni di gestione deficitaria - uno per tutti l'ESAF - gode di un contributo per sanare le passività che ha creato nel tempo e viene quindi, come dire, gratificato da questa manovra di assestamento del bilancio. Invece gli allevatori sono costretti ad abbattere i capi infetti con la promessa del rimborso. Mi viene in mente una frase in dialetto sardo, di cui do la traduzione letterale in italiano: "dopo essere stati resi cornuti sono anche frustati".

Allora, qui praticamente qual è il principio? Si premia chi male amministra, o meglio siamo costretti a rincorrere il deficit di chi male amministra e chi lavora, chi non per sua causa è costretto a vedere in pochi minuti dilapidato il proprio capitale, abbattuta la materia prima sussistenza della struttura aziendale e della famiglia, non ha la possibilità di essere retribuito secondo quanto la legge prevede.

Ritengo che questa sia una disattenzione importante, come altre disattenzioni ci sono state. Quando abbiamo chiesto maggiore attenzione, siamo stati costretti a segnalare, per esempio, la questione dell'assistenza alle guardie mediche. In quel caso c'è stato l'immediato recepimento da parte dell'Aula; non mi riferisco ovviamente a chi ha responsabilità di bilancio, ma a chi ha la responsabilità di proporre i tagli e le coperture necessarie per rimediare in corso d'anno a quanto non è avvenuto prima e avrebbe dovuto segnalare quel caso. Fortunatamente, ripeto, in quel caso c'è stata l'attenzione dell'Aula. Ecco perché per quanto riguarda il giudizio espresso sull'articolo 3 e relativi emendamenti saremo costretti a ribadire, in dichiarazione di voto, la necessità di riflettere ulteriormente e possibilmente di fermare l'attenzione, non su tutti gli emendamenti, ma su quelli che riteniamo più significativi, al fine di portare avanti una corretta azione di governo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, alla luce delle dichiarazioni dell'Assessore della programmazione che, in ossequio alle parole del Presidente della Commissione, ha confermato il giudizio negativo espresso su tutti gli emendamenti, tranne che per qualche virgola, mi limito a una valutazione sull'articolo in discussione, che prevede un taglio di 20 miliardi per quanto riguarda l'agricoltura, 8 miliardi per il turismo, 4 miliardi per l'industria, 10 miliardi per la programmazione negoziata, 8 miliardi per il lavoro, 10 miliardi per la pubblica istruzione, 15 miliardi per quanto riguarda gli enti locali e 32 miliardi per quanto riguarda la macchina amministrativa regionale e il personale in particolar modo. E' una lettura oggettiva che si commenta da sola e che però nella sua articolazione rappresenta di fatto, già di per sé, una linea, una direttrice sulla quale la Giunta regionale intende muoversi dando segnali totalmente contradditori non soltanto rispetto a quanto dichiarato nelle dichiarazioni programmatiche, ma, per utilizzare le parole dei leader sindacali, anche negli slogan che hanno caratterizzato sino ad oggi l'azione della Giunta regionale. Voglio ricordare, per esempio, lo slogan sull'agricoltura moderna che si sviluppa nel marketing e riesce a valorizzare se stessa.

Nell'assestamento di bilancio è previsto un taglio di 20 miliardi del finanziamento per il miglioramento dell'agricoltura sarda organizzata per distretti e per sistemi agricoli, e per quanto riguarda il finanziamento per il miglioramento di ciascun sistema agricolo è stato proposto un taglio rilevante. Nel settore dell'industria è previsto un taglio per i consorzi industriali, che sono chiamati, con le spese d'investimento e di gestione, a sopportare tutti quei deficit infrastrutturali e strutturali che si caricano sulla piccola e media impresa che sceglie di collocare la propria attività in aree attrezzate. Aree attrezzate che abbiamo cercato, negli anni, di riportare a sintesi nel tentativo di riorganizzarle e renderle più efficienti. Anche in questo caso sono proposti tagli importanti.

Ma c'è un taglio che ci preoccupa in particolar modo, quello relativo alla programmazione negoziata; un taglio che la dice tutta, a conferma di quella sensazione, ma forse è qualcosa di più di una semplice sensazione, che abbiamo colto durante la discussione della legge che blocca lo sviluppo, approvata qualche settimana fa. In ordine ai finanziamenti per la programmazione negoziata in quest'Aula, negli ultimi otto, nove anni, la tendenza è stata solo ed esclusivamente in aumento, e tutti gli aumenti, così come ha detto ieri qualcuno dell'altra parte dell'aula, sono stati proposti dalla opposizione di allora. Si era pronti a fare le barricate se solo ci fosse stato il retropensiero di ridurre qualche stanziamento destinato alla programmazione negoziata. Prendiamo atto che avete invertito la tendenza: la programmazione negoziata non vi interessa più e infatti proponete tagli per 10 miliardi.

Ma in quest'Aula si è verificato un altro fatto politico rilevante. Ricordate il listino rosa? Io lo ricordo, però non ho sentito nessuna voce di dissenso rispetto alla proposta che è stata avanzata in quest'Aula di operare un taglio al fondo per l'imprenditorialità femminile. Per la prima volta dalla istituzione di quella legge vengono tagliate le risorse per le imprese al femminile, ma nessuna delle colleghe ha alzato una voce per bocciare il relativo emendamento. Si tratta di una riduzione di 700 milioni del finanziamento di una legge che negli anni passati ha registrato solo ed esclusivamente aumenti di spesa, per altro concordati tra la maggioranza e l'opposizione di questo Consiglio regionale.

E poi ci sono i tagli agli enti locali, che sono diventati in quest'Aula sempre di più, davvero, un facile sgabello su cui poggiare la scarsa volontà di condividere col territorio le azioni di sviluppo della nostra Isola. Gli enti locali subiscono un taglio indiscriminato di 15 miliardi, senza che vi sia nessuna logica di riferimento e senza che siano date quelle indicazioni indispensabili per delle cellule straordinariamente importanti dell'autonomia regionale, quali appunto gli enti locali. Per quanto riguarda il personale regionale il taglio è dell'ordine di 32 miliardi: diceva poc'anzi chi mi ha preceduto che non si tiene conto dei contratti e degli accordi sottoscritti sino ad oggi, si cancella il tentativo posto in essere nella precedente legislatura di sanare ciò che le precedenti Giunte di centrosinistra hanno causato attribuendo a dipendenti regionali nuove funzioni (i cosiddetti facenti funzioni) senza riconoscere loro il corrispondente trattamento economico e creando anche le condizioni per bloccare quel processo di riconoscimento legittimo che era stato proposto per azzerare l'indiscriminata azione della Regione, che da una parte utilizzava il personale e dall'altra se ne dimenticava, mettendolo nello sgabuzzino, così come state facendo voi adesso, cancellando tutti quei diritti acquisiti. Va detto, ai lavoratori della Regione, che essi sono una macchina importante, che va sicuramente adeguata, migliorata e valorizzata, ma che non si può con una spugna cancellare tutti gli accordi sindacali sottoscritti. E così com'è stata citata la Giunta regionale per il mancato rispetto di accordi sindacali, così la maggioranza dovrà su quegli emendamenti farsi riconoscere attraverso un voto palese, per poter essere anch'essa chiamata a giudizio.

C'è un taglio, però, di 10 miliardi dello stanziamento per la valorizzazione della lingua e della cultura sarda. Io mi rivolgo ai colleghi del Partito Sardo d'Azione, che hanno puntualmente predisposto su questo degli emendamenti che sosterrò con le dichiarazioni di voto, per dire loro che questo taglio rappresenta un attacco diretto alla cultura e alla cultura sarda in particolare. Operare tagli di questa rilevanza a danno della cultura, della lingua, delle tradizioni popolari, significa dare un colpo letale alle tante iniziative che in Sardegna si sono radicate e che, seppure in maniera disorganizzata, forse non coesa, forse non in un quadro operativo più organico di quello forse necessario, davvero rappresentano un pullulare in ogni angolo della nostra terra, del nostro popolo, della capacità di guardare alla cultura come a un elemento di crescita. Ma su questo capitolo solo ed esclusivamente tagli, quasi che una mano, quella sì coloniale, voglia trasformare la cultura sarda in cultura d'élite. Quando si tagliano i finanziamenti per le strutture diffuse sul territorio, che producono nei piccoli paesi la cultura della Sardegna, da quella musicale alle tradizioni popolari, alla stessa lingua sarda, significa che si vuole minare l'importante obiettivo di diffondere la cultura della Sardegna. E' una scelta che va dalla lingua sarda alla cultura, per arrivare all'università.

Ebbene, colleghi, io credo che sia questo un articolo che merita davvero una riflessione da parte di questo Consiglio, ma sono convinto che così non sarà, e ne è dimostrazione il monolitico dissenso su qualsiasi emendamento proposto dai colleghi del centrodestra, che rappresenta una chiusura rispetto al futuro e allo sviluppo della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Quando abbiamo iniziato a ragionare sull'assestamento di bilancio, in Commissione, io mi sono innanzitutto preoccupato di capire se tutti gli interventi previsti avessero, così come presentato dalla maggioranza e dalla Giunta, il carattere della necessità, tanto da far definire questa manovra necessitata. E se dovessimo analizzare i numeri, è chiaro che a fronte di una manovra di circa 177 milioni di euro, di cui circa l'80 per cento è proiettato per coprire il disavanzo della sanità, verrebbe da pensare che poco c'è da discutere, è una manovra necessitata veramente. Quindi l'utilizzo di 144 milioni di euro per la sanità sembravano e sembrano, ne siamo convinti, un fatto assolutamente necessario. La restante parte, che può sembrare insignificante, poteva far pensare che fossero tutti interventi che non indicavano la linea politica che questa maggioranza e questa Giunta vogliono portare avanti, e quindi mi sono preoccupato di capire se anche le piccole o grandi poste di bilancio rilevassero un fondamento politico che non fosse la semplice operazione numerica. Bisognava dunque capire se i tagli, piccoli o grossi, in qualche maniera erano già dei primi segnali di quella che sarà la politica del centrosinistra nelle fasi successive a questa tornata, e quindi quando affronteremo il DPEF, il bilancio e la finanziaria. Ho fatto questo ragionamento, e lo farò ancora perlomeno in maniera marginale, perché non intendo assolutamente soffermarmi su tutti i tagli che sono stati preannunciati, attraverso emendamenti, nelle discussioni sia Commissione che in Aula, e che riguardano tutta una serie di aspetti della politica regionale che non ci convincono: non ci convincono i tagli per il personale, non ci convincono i tagli per la difesa dell'ambiente, non ci convincono i tagli per gli enti strumentali, non ci convincono i tagli sulla formazione, non ci convincono i tagli sulle scuole materne, sull'università, e men che meno mi convince il fatto che si diano 7 milioni di euro (oggi sono ridotti a 7, qualche settimana fa erano 8 milioni di euro) a un ente regionale come l'ESAF. Ma non è che non mi convincono, perché potrebbero anche essere dovuti, non mi convincono perché - e risollevo il problema - non sono riuscito a capire quali siano le esatte motivazioni di un contributo di 8 milioni euro all'ESAF!

Le considerazioni che sono state portate in Commissione dall'Assessore e dal Commissario dell'ESAF apparentemente erano plausibili, ma non lo sono più nel momento in cui mi si dice che c'è stato un errore di valutazione nella predisposizione del bilancio preventivo dell'ESAF, perché se così è ci sono moltissimi strumenti per intervenire in questo senso. Se questo è; se invece questo non è, rimango ancora più convinto che 8 milioni di euro all'ESAF probabilmente non dovevano essere assegnati. Dico 8, poi sono diventati 7 perché c'è stata disponibilità da parte dell'Assessore, in Commissione, ad accettare alcune modifiche che hanno ridotto lo stanziamento a 7 milioni di euro. Ovviamente poca è la convinzione mia, e credo anche dei colleghi, su questi 7 milioni, tanto che abbiamo presentato una serie di emendamenti tendenti a ridurre ulteriormente questo contributo dell'ESAF. Rimane il fatto politico: non sono convinto della necessità di dare 7 milioni di euro all'ESAF e nessuno mi ha fatto capire esattamente qual è la motivazione, perché se c'è una motivazione - e la motivazione c'è -, Assessore, è giusto dirla in quest'Aula non fuori di qui. Non possiamo essere messi nella condizione di dover immaginare qual è il problema, perché il problema esiste, certo che esiste. E allora questo Consiglio regionale deve capire esattamente la necessità del contributo di 7 milioni di euro.

Per tornare al discorso che avevo iniziato relativamente ai tagli che, per quanto piccoli, incidono su aspetti sostanziali dello sviluppo economico della nostra Isola, debbo dire, a onor del vero, che nel momento in cui ho visto i tagli operati, per esempio, per quanto riguarda l'ambiente, lo sviluppo sostenibile, la tutela ambientale, la lotta ai parassiti, tutti aspetti primari della politica del presidente Soru, mi sono chiesto se mi poteva venire in soccorso il documento che ci è pervenuto qualche giorno fa, cioè il Documento di programmazione economica e finanziaria, per capire la ragion d'essere di questi tagli adesso e successivamente, con la manovra finanziaria e di bilancio. Ho potuto notare che le enunciazioni fatte nel DPEF non fanno pensare a questo, e allora l'aspetto diventa preoccupante: abbiamo tagliato per tagliare, però non abbiamo certezza di quello che succederà dopo. E non mi è venuto in soccorso il DPEF neanche quando si è parlato di lavoro, di formazione professionale, di cultura, visto che i tagli ci sono stati anche nel settore della cultura. Non ho avuto nessun suggerimento che potesse lasciar intendere, considerando questa parte residuale dell'assestamento, che non riguarda la sanità - così almeno ragioniamo solo su quell'aspetto -, quale sarà il futuro, quale sarà la politica che questa maggioranza e questa Giunta regionale vogliono mandare avanti.

Questo è il mio problema, è solo questo, perché credo che, al di là delle contrapposizioni politiche che esistono tra maggioranza e opposizione, la produttività di questo Consiglio regionale si debba misurare sui programmi e i progetti, più sui programmi che sui progetti, su come intendiamo lo sviluppo di un territorio noi e su come lo potete intendere voi, ma anche su come lo intendono una parte del centrodestra e una certa parte del centrosinistra, perché non siamo omologati a nessuno e nessuno può pensare che come la pensa Alleanza Nazionale obbligatoriamente la debbano pensare gli altri e viceversa. E così credo che questo ragionamento possa andare bene per i Gruppi del centrosinistra, non credo che tutti dobbiamo appiattirci su un'unica posizione.

Se questo concetto è valido, ancora di più si rende necessario capire qual è la politica che il presidente Soru concorda con la sua maggioranza, sulla quale dobbiamo poi misurarci. Perché venire qui solo per discutere di numeri che si spostano da una UPB all'altra, da un capitolo all'altro, credo sia molto riduttivo e assolutamente improduttivo. E' molto più importante capire lo scenario futuro di questa Regione. E da una manovra di assestamento di bilancio come questa, seppure necessitata e tranciata di 144 milioni di euro, non riusciamo a cogliere un solo segnale - perlomeno io non ne colgo - che ci faccia capire la prospettiva futura. Non siamo ancora riusciti a capirlo, siamo ancora alla fase dei tagli e dei divieti!

Io spero che finisca la stagione del decreto salvacoste, spero che finisca la discussione della manovra di assestamento e ci infiliamo invece in un ragionamento che probabilmente coinvolgerà di più la maggioranza. Dico probabilmente, vista la scarsa attenzione dimostrata sinora da consiglieri della maggioranza, a cui chiedo scusa, però purtroppo è così, dal momento che non sono intervenuti, se non sporadicamente, e questo mi preoccupa, ma probabilmente nei prossimi giorni sentiremo voci diverse. Questo, invece, mi preoccupa molto, perché in Aula non ci dobbiamo confrontare sui numeri, sui 50 mila euro che l'Assessore - e ne sono felice - ha accettato di destinare all'Ardia di Sedilo (il che non era dovuto, però certamente è una cosa importante); non è su queste cose che ci dobbiamo misurare, ma su altre cose.

Per cui l'invito che rivolgo soprattutto ai colleghi consiglieri della maggioranza, è che nelle prossime riunioni, sia in Consiglio sia in Commissione, aprano un dialogo che possa farci capire esattamente qual è la strada per portare la Sardegna a una condizione economica certamente migliore di quella attuale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Io non utilizzerò per intero il tempo a mia disposizione, ma voglio ribadire alcune riflessioni che è importante portare qui in Aula nel momento in cui è aperta la discussione sull'articolo 3.

L'articolo 3 per sua definizione è l'articolo che individua le variazioni del bilancio e quindi davvero il cuore della manovra che noi in assestamento stiamo effettuando, più propriamente ormai si avvia ad essere non già un assestamento di bilancio, ma una copertura del disavanzo del settore sanità, proprio perché mi pare che agli altri settori non si sia assolutamente riservato alcuno spazio.

Si era detto che questa sarebbe stata una legislatura che avrebbe portato nuova cultura politica in Sardegna, e in particolare si era detto che ci saremmo avviati verso una stagione dalle porte aperte. Noi ci abbiamo creduto, abbiamo creduto che davvero questa legislatura potesse caratterizzarsi rispetto al passato per la disponibilità a sentire i bisogni della gente e la sensibilità verso quelli che sono i reali problemi della Sardegna. Porte aperte, ci abbiamo creduto, tant'è che abbiamo fatto una sorta di piccola rincorsa verso di esse. Abbiamo proposto in maniera molto seria alcune nostre valutazioni e, come capita a chi viene dalla provincia ed è un credulone, ci siamo trovati all'ultimo momento di fronte a delle porte totalmente chiuse, sulle quali abbiamo sbattuto la faccia, e quindi siamo ancora più amareggiati rispetto a quello che era il nostro proposito.

Il 20 ottobre scorso questo Consiglio aveva approvato all'unanimità un ordine del giorno, con il quale si impegnava la Giunta regionale ad avviare immediatamente i corsi dell'obbligo formativo. Tra l'altro il termine "immediatamente" non fu proposto da noi, ma durante la fase di concertazione fu proposto da molti colleghi del centrosinistra. Questa immediatezza non solo non la si è riscontrata, ma a tutt'oggi nel sistema della formazione professionale sarda vige una confusione totale, un'incertezza totale, con corsi che non sono stati ancora avviati e chi li ha avviati l'ha fatto a proprio rischio e pericolo in una situazione da paradosso, il cui costo sociale, dicevamo anche prima, sarà tutto da pagare. Nei nostri avamposti del disagio sociale, che sono costituiti dai servizi sociali comunali, si è già potuto constatare che è in atto questo problema grossissimo, lo avvertiremo sicuramente fra qualche mese in maniera molto più intensa, però gran parte dei giovani che si erano iscritti e avevano in questo modo indicato un loro diritto specifico tutelato dalla legge oggi si ritrovano per strada; 2000 ragazzi che avevano optato per la frequenza dei corsi del sistema formativo, al di sotto anche dei 15 anni, in possesso però della licenza media, oggi si ritrovano impossibilitati a frequentare tali corsi e vanno incontro a un anno di ozio che li bollerà rispetto a una società che sappiamo essere assai ingrata soprattutto con i deboli, e che non costituirà per loro certo una facilitazione per accedere al mondo del lavoro e tanto meno un'opportunità di inserimento occupazionale in qualche altro settore.

Eppure noi veniamo da risultati fortemente positivi conseguiti in tre anni di obbligo formativo, secondo quanto ci dice il Ministero della pubblica istruzione. Non lo diciamo noi, infatti, che la Sardegna ha conseguito il miglior risultato nella battaglia contro la dispersione scolastica, ed esattamente nella fascia dell'abbandono scolastico relativo alle scuole medie, che si attestava al 2,78 per cento, siamo passati in soli due anni allo 0,54 per cento, andando quasi a livellare il dato statistico medio nazionale. Quindi un risultato eclatante superiore a tutte le regioni del meridione, ma superiore anche a molte regioni del settentrione.

Questo risultato non è casuale; questo risultato deriva dal fatto che l'obbligo formativo ha restituito dei numeri concreti che prima ovviamente penalizzavano il risultato complessivo in ordine alla dispersione scolastica: ben 1100 ragazzi hanno conseguito la licenza media, pensate, dentro l'obbligo formativo, mentre il sistema scolastico non avrebbe mai potuto recuperarli. Oggi la soluzione è astratta, numerica: 25 euro per allievo, di cui 6,20 a carico della Regione, dovrebbe costituire il budget per poter fare formazione in Sardegna. E' una cosa scandalosa, inaudita, che va contro il concetto della qualità alla quale invece noi vorremmo riferirci e che non consente nemmeno di avere rispetto - questo va detto con forza - degli impegni previsti dai contratti collettivi nazionali del lavoro nei confronti dei docenti. Infatti nemmeno loro possono essere assicurati. E' un problema che rimarrà insoluto e questa manovra finanziaria sarà ricordata per le occasioni perdute.

Stesso identico problema, l'ha già detto nel suo intervento meglio di me il collega Vargiu, per le scuole materne private, che assolvono una funzione sul territorio qui in Sardegna che davvero non ha eguali. Per mia fortuna nel mio comune c'è una scuola materna privata gestita da suore, che restituisce quel livello di funzionalità che altrimenti nessuno è in grado di assicurare. Quei ragazzi possono frequentare, possono accedere a un servizio primario indispensabile. Oggi rischiano la chiusura tutte le scuole materne private perché, naturalmente, non vi è la capacità finanziaria per farle funzionare.

Questa manovra finanziaria, quindi, ha chiuso le porte a queste cose importanti, non so se gli appassionati di poesia sarda ricordino chi era Fra' Luca Cubeddu. Fra' Luca Cubeddu era un grande oratore, la cui abilità era misurata soprattutto dal saper non solo "coprire i versi" che venivano proposti (lo dovrei dire in sardo, ma non lo posso dire), ma anche proporre versi "non copribili". Uno di questi è rimasto nella storia della poesia: "S'acqua de is tibu tabus d'anti intubada a tubus". Nessuno…

PRESIDENTE. Prego, concluda, onorevole Pisano. Grazie.

PISANO (Riformatori Sardi). Nessuno pare sia riuscito a dare copertura a questi versi. Ecco la nostra finanziaria è quasi simile: noi non riusciamo oggi a dare copertura a quelli che sono i problemi della Sardegna, che i sardi ci sollecitano a definire.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie, Presidente. Io ho preso nota di molti punti toccati nei vari interventi, ma farò un intervento rapido e solo su alcuni aspetti generali.

Io credo che quando si parla di assestamento non si parla di una manovra che definisce le linee programmatiche di una Giunta e, come la stessa Giunta ha detto sin dal primo giorno, non sarà guardando i tagli proposti che ci si potrà fare delle idee chiare sugli indirizzi generali della Giunta. Il motivo, come al solito, è che ci sono vincoli e limiti enormi quando si fa una manovra in questa parte dell'anno, con il tipo di bilancio che abbiamo. Quindi ritengo di non dovermi ripetere su questo punto, ma questo punto è ciò che implicitamente spiega moltissimi tagli che abbiamo proposto.

E' un esercizio legittimo, ma davvero troppo facile quello di elencare Assessorato per Assessorato l'ammontare dei tagli; è un esercizio molto facile, perché il deficit della sanità è esattamente di 148 milioni di euro, come sapevamo sin dall'inizio. Questi 148 milioni dobbiamo recuperarli attraverso tagli alle spese coperte da entrate proprie della Regione, e quindi nessuna sorpresa nel fatto che i tagli si distribuiscano in modo importante tra i vari Assessorati, ma forse non è questo il tipo di opposizione che aiuta questa Regione a passare un momento che, dal punto di vista finanziario, è particolarmente complesso, come tutti sappiamo, ed in particolare quando si parla di assestamento di bilancio.

I punti che sono stati continuamente riportati negli interventi riguardano, ancora una volta, istruzione, scuola, formazione professionale, personale della Regione, enti strumentali. In tutti questi casi questa Giunta ha cercato di operare riduzioni di incrementi o tagli effettivi che minimizzassero l'impatto per le categorie coinvolte dai tagli stessi.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue PIGLIARU.) L'abbiamo fatto, credo, con sufficiente cura; l'abbiamo fatto necessariamente in fretta, siamo entrati in Commissione bilancio con uno spirito aperto, abbiamo fatto importanti correzioni quando abbiamo ritenuto che anche le proposte della opposizione avessero ragioni solide per essere avanzate e valutate con molta attenzione. Nessuna sorpresa per il fatto che a questo punto le modifiche che possiamo permetterci, dati i vincoli di bilancio, sono necessariamente assai più limitate rispetto a quelle che sono state adottate nella Commissione. Il motivo è semplice: abbiamo un vincolo di bilancio strettissimo, una parte delle risorse disponibili sono state allocate nei lavori della Commissione bilancio, durante i quali abbiamo prestato, come ho detto, molta attenzione anche alle più interessanti proposte che venivano dall'opposizione. Oggi i margini sono ristrettissimi e in più la discussione è stata ampia, è durata settimane, e dobbiamo naturalmente prendere una decisione che ci porti ad approvare questo assestamento in tempi rapidi per poter parlare delle prospettive di sviluppo, a cominciare dal DPEF, e di come gestire una manovra di bilancio 2005, che sarà estremamente difficile, ma che avrà almeno un vantaggio, quello di consentire alla Giunta, alla maggioranza e all'opposizione di discutere sull'intero bilancio e non su alcune parti di esso, come invece siamo obbligati a fare in questo caso.

Chiaro che in questo caso dobbiamo parlare dello spostamento di 100 mila euro da una UPB all'altra, questo è il nostro mestiere nel momento in cui affrontiamo il problema dell'assestamento di bilancio. Quando parleremo del DPEF e della manovra finanziaria avremo più gradi di libertà, potendo decidere le allocazioni delle risorse lungo l'intero bilancio, ma naturalmente dovremo farlo in una situazione, come abbiamo annunciato, particolarmente difficile e quindi è necessario e importante muoverci tutti con rapidità verso quella direzione.

Per quanto riguarda i punti principali che sono stati toccati, voglio ancora dire che per quanto riguarda l'istruzione e la formazione, anche quella universitaria, siamo stati estremamente attenti e che alcuni tagli agli stanziamenti per gli enti strumentali della ricerca sono stati fatti seguendo una logica di riforma, per cui gli enti strumentali che sono importanti per la ricerca e per la diffusione dell'innovazione in Sardegna saranno rinforzati piuttosto che indeboliti. Per quanto riguarda le scuole materne credo di dover dire che lo stanziamento attuale è il più alto degli ultimi dieci anni durante i quali non c'è stata una drammatica diminuzione degli stanziamenti. Quindi lo stanziamento del 2004 non deve compensare fatti preesistenti che si sarebbero accumulati negli ultimi dieci anni. Credo di poter dire che in ordine alla programmazione negoziata e integrata questa Giunta è estremamente attenta e prende con estrema serietà questo strumento. Per adesso nel relativo fondo stiamo lasciando le cifre sufficienti per coprire i programmi attualmente in essere, e per quanto riguarda la programmazione integrata in particolare questa Giunta sta lavorando con molta serietà per proporre ai territori un metodo di programmazione integrata che dia risultati assai migliori di quelli che si sono ottenuti in questi ultimi anni. L'abbiamo detto, lo dice chiaramente il DPEF, che i molte risorse spese per finanziare strumenti come i PIT (Progetti integrati territoriali) e soprattutto i PIA (Programmi integrati d'area)non hanno aiutato questa Regione a migliorare i parametri che definiscono le variabili di rottura. Dobbiamo migliorare enormemente la capacità di progettazione, la capacità di valutazione e di selezione. In questa direzione la Giunta si sta muovendo e farà degli annunci importanti nelle prossime settimane.

Per quanto riguarda, infine, la formazione, io capisco che la formazione professionale in questi anni abbia svolto anche un ruolo positivo, ma come tutti sappiamo è un sistema molto costoso che va riformato sulla base di valutazioni attente. E questo è un impegno che la Giunta ha preso e ha già iniziato a rispettare dichiarando in tutte le occasioni possibili e immaginabili la centralità della scuola pubblica nella formazione di base, almeno fino ai 16 anni. L'obbligo formativo è stato citato spessissimo qui, ma non credo che sia un argomento che possa essere adeguatamente trattato in un semplice assestamento di bilancio. E, se posso fare un commento, ritengo che citare dei risultati positivi sia soltanto una parte del discorso: oltre ai risultati positivi eventualmente ottenuti, bisogna ricordare i costi, le spese che si sono dovute affrontare per ottenere quei risultati. E' soltanto da una seria analisi dei costi e dei benefici che si capisce se uno strumento ha funzionato e se è o no il migliore.

In sostanza abbiamo un assestamento di bilancio nel quale sono previsti tagli inevitabili, che abbiamo deciso in modo molto accurato, ascoltando anche il punto di vista della opposizione. La Giunta e la maggioranza hanno lavorato in stretto contatto nel definire gli elementi essenziali di questa manovra di bilancio; non c'è stata nessuna imposizione da parte della Giunta alla maggioranza, abbiamo avuto molto tempo per ragionare insieme e ne abbiamo ancora.

Io credo che la discussione che seguirà consentirà ancora di valutare, emendamento per emendamento, quale sia la soluzione migliore per chiudere rapidamente questo assestamento.

PRESIDENTE. Si votano per primi gli emendamenti soppressivi parziali. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 125. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 128.

VARGIU (Riformatori Sardi). Chiedo il voto elettronico palese.

PRESIDENTE. Chi appoggia la sua richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPPAI, AMADU, RANDAZZO, ARTIZZU, SANCIU, LA SPISA, PETRINI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 128.

(Segue la votazione)

PRESIDENTE. Il consigliere Diana, non essendo riuscito a votare, dichiara il proprio voto a favore.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco - DEDONI - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - ONIDA - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario- SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 75

votanti 70

astenuti 5

maggioranza 36

favorevoli 27

contrari 43

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 127. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

LA SPISA (F.I.). Presidente, un momento. Non si capisce che cosa stiamo votando. Non per voler fare insinuazioni.

PRESIDENTE. Abbiamo votato con il sistema elettronico l'emendamento numero 128 e stavamo votando, quando lei mi ha interrotto, il 127. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, intervengo sull'emendamento numero 127 ovviamente per esprimere il mio voto favorevole, ma anche per sostenere che questo non è un emendamento di poco conto se è vero, come è vero, che ad oggi non esistono un compiuto monitoraggio e un'analisi delle finanze regionali. E mi pare assolutamente corretto proporre, così come hanno fatto i colleghi che hanno presentato questo emendamento, un incremento delle somme destinate a questo fine.

Lo dico perché è capitato e sta capitando (lo si apprende dalla lettura delle delibere, l'ultima è del 4 novembre scorso) che per la valutazione delle finanze regionali ci si affidi a soggetti interessati. Quando parlo di soggetti interessati mi riferisco a enti e studi professionali che hanno già avuto nella nostra regione (mi riferisco all'ambito territoriale e non all'istituzione regionale), l'avallo legale per l'emissione di bond di una società privata.

E' evidente che noi riteniamo che la Regione sarda non debba affidare a terzi il monitoraggio e l'analisi delle finanze regionali e che sia invece necessario creare le condizioni perché l'analisi sia fondata e propedeutica a qualsiasi tipo di emissione di buoni, in questo caso di bond o obbligazioni, nel mercato europeo e internazionale. L'emissione avviene dopo un'analisi finanziaria compiuta che sappia distinguere le autorizzazioni date dal Consiglio all'accensione di mutui e il monitoraggio rispetto a quello che poc'anzi diceva l'Assessore della programmazione. Quando si dice che i PIA non hanno contribuito a modificare il parametro di rottura, così come ha detto poc'anzi l'assessore Pigliaru, significa che c'è un'analisi finanziaria? Non è vero, non esiste nessuna analisi finanziaria; esiste una valutazione politica che abbiamo fatto in maniera reiterata nella precedente legislatura, quando sostenevamo che i PIA erano un fallimento. E, come lei ben sa, la sua affermazione è condivisa. I PIA sono stati, per la loro impostazione legislativa un fallimento, perché non hanno posto in essere l'obiettivo del parametro di rottura rispetto ai dati economici e infrastrutturali della Sardegna, ma hanno perseguito altri interessi, bisogna dirlo. Stiamo parlando di una legge del 1996, firmata da un suo predecessore, il professor Sassu, il quale insieme al centrosinistra, negli anni passati, ha millantato questa legge come una legge di svolta. Lei oggi ha confermato che quella legge del centrosinistra era mal fatta e non ha saputo raggiungere gli obiettivi. Ecco perché serve l'analisi finanziaria, per capire se tutto è da buttare.

Ricordo anche che quella legge fu finanziata con i BOR, i buoni ordinari regionali, emessi dalla JP Morgan, senza che fosse stata fatta, e credo che non esista ancora, un'analisi finanziaria sulla valuta, sul cambio, sul concambio tra il dollaro e l'euro. Poiché quei bond sono stati emessi, a mia memoria, in dollari, forse qualche valutazione anche da quel punto di vista bisognerà pur farla, ma occorre vedere il regolamento di quella emissione.

Ma questo emendamento certamente merita di essere accolto perché rappresenta un segnale corretto, questo sì, del governo delle finanze regionali.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 127.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole Capelli?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri PILI, LOMBARDO, CAPPAI, LA SPISA, RASSU, LADU, LICANDRO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 127.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - ONIDA - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LANZI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario- SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 66

votanti 61

astenuti 5

maggioranza 31

favorevoli 22

contrari 39

(Il Consiglio non approva).

Emendamento 126. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Voto a favore dell'emendamento 126, su cui abbiamo già detto alcune cose anche analiticamente nel corso della illustrazione. Nella dichiarazione di voto in sintesi devo sottolineare che la riduzione che oggi si propone di questo stanziamento di bilancio è stata oggetto di una discussione molto approfondita anche in Commissione, ma la Giunta non ha modificato il proprio orientamento, quello di sottrarre risorse già destinate nella legge finanziaria al Consorzio 21, che, se non ricordo male, proprio nel corso del 2004 ha ottenuto finalmente il riconoscimento pieno di Agenzia governativa regionale, una condizione essenziale per poter operare in particolare nell'utilizzo di risorse importantissime, consistenti, strategicamente orientate allo sviluppo dell'Unione Europea.

Nell'attuazione di numerose misure del POR Sardegna il Consorzio 21 è di fatto indicato come il protagonista fondamentale dell'azione di animazione economica, erogazione di servizi reali e sostegno alla ricerca scientifica applicata alle innovazioni tecnologiche, quindi per lo sviluppo della Sardegna. In particolare noi, all'inizio di quest'anno, in concomitanza con l'approvazione della legge finanziaria, abbiamo avuto degli incontri con importanti esponenti del mondo della ricerca. Ricordo l'incontro con il professor Zanella e il professor Rubia in merito a iniziative nel settore della bioinformatica e dell'energetica proposte alla nostra Regione. Le risorse necessarie furono allocate nel bilancio del 2004, con l'importante risultato di creare una dotazione finanziaria, certamente superiore a quella del passato, per il Consorzio 21 che consentisse di avviare e portare a buon fine tutte le pratiche e i sistemi di trasferimento di risorse per dare a questi importanti soggetti del mondo della ricerca le assicurazioni fondamentali per poter procedere in due direzioni molto importanti: quella della bioinformatica, che apre degli scenari utilissimi per il sistema della ricerca in Sardegna e anche per le possibili ricadute a livello industriale nei settori particolarmente innovativi verso i quali si deve orientare la politica di sviluppo della Regione Sardegna, e quella dell'energia, in particolare per quanto riguarda le prospettive di ricerca che possano portare, speriamo in un futuro non lontano, a poter sfruttare razionalmente l'energia solare con il sistema termodinamico, anziché con i tradizionali impianti di sfruttamento di tale energia che non hanno finora avuto una grande ricaduta in termini di produzione di energia elettrica. Ciò che queste prospettive di ricerca lasciano intravedere è invece il grande obiettivo di produrre energia elettrica utilizzando impianti ad alto rendimento e a basso costo. Questa era la finalità dello stanziamento previsto nella legge finanziaria, che viene invece in questo modo sacrificato.

La Giunta ha detto di voler riprendere in mano la questione nel prossimo esercizio finanziario. Noi crediamo che non sia un buon segnale quello che si sta dando adesso, perché anche se necessarie per sostenere il bilancio ordinario del Consorzio 21, queste risorse erano finalizzate a questo tipo di ricerca e noi crediamo che possa essere rischioso non averle da subito a disposizione perché l'affidamento dei progetti di ricerca è già avvenuto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, anche io, come ha fatto puntualmente il collega La Spisa, intervengo per esprimere il mio voto a favore di questo emendamento e per sottolineare le gravi implicazioni del taglio che viene proposto. Non è un caso che si decida di intervenire per sostenere questo emendamento, nonostante alla guida del Consorzio 21 sia stato chiamato un consulente di una società privata e che rappresenta una precisa parte politica.

A noi non interessa, anzi ci battiamo perché il nuovo Presidente del Consorzio 21, Giuliano Murgia, possa disporre di quella continuità amministrativa e finanziaria che il Consorzio merita per gli obiettivi che si è posto e che sono stati perseguiti negli ultimi anni in relazione in particolar modo alla ricerca scientifica e tecnologica applicata in Sardegna. Ora si riducono di 7 miliardi - lo ha richiamato il collega La Spisa - le risorse attribuite al Consorzio 21 a seguito di una battaglia importante, che ha anche visto il Consiglio regionale approvare una legge specifica che consentisse la nascita in Sardegna delle cosiddette Agenzie governative regionali. Fu fatta una battaglia per convincere la Commissione Europea che per alcune misure, quelle della ricerca in particolar modo, il Consorzio 21 era il soggetto capace di governare per conto della Regione quel germogliare di iniziative che potevano dare davvero alla Sardegna un valore aggiunto.

Guardate che il Consorzio 21 non l'ha inventato il centrodestra, lo voglio ricordare a voi e all'assessore Pigliaru: è stata un'intuizione politica del centrosinistra e non mi stancherò mai di dire che si è trattato di un'intuizione corretta. E noi quando eravamo al governo, qualche anno fa, non ci siamo messi l'obiettivo di tagliare i fondi al Consorzio 21 perché era un'intuizione del centrosinistra; ci siamo messi, invece, sul filone di incrementare ulteriormente quelle risorse, perché ritenevamo che la cultura e la ricerca scientifica in Sardegna erano assolutamente da valorizzare e quindi da incrementare. E quello stanziamento aggiuntivo doveva appunto servire a incrementare alcune azioni forti nell'ambito della genetica, della bioinformatica per arrivare all'energia.

Io vorrei che nessuno di voi dimenticasse che noi siamo riusciti, dopo cinque anni nefasti del governo di centrosinistra, a far tornare il professor Rubbia (che il centrosinistra aveva fatto scappare), nell'interesse della Sardegna e non della parte politica al governo, per condurre iniziative straordinariamente importanti come quelle riguardanti la termodinamica e l'idrogeno, che consentissero alla Sardegna di essere davvero un faro non soltanto in Italia, ma nel Mediterraneo e in Europa.

Togliere 7 miliardi delle vecchie lire al Consorzio 21, che voi governate, è una mancanza di fiducia verso i nuovi vertici del Consorzio stesso, è una cecità politica che inverte una tendenza di questi ultimi anni, che ci ha visti tutti destinare le risorse finanziarie necessarie per sviluppare un settore delicato e vitale per l'economia come quello della ricerca. Oggi si sta mettendo questo settore davvero a repentaglio con un taglio indiscriminato, e se anche queste risorse dovessero essere recuperate nell'esercizio finanziario prossimo, potranno essere utilizzate solamente a giugno, e nella ricerca scientifica si arriva prima, non dopo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Mentre nei precedenti interventi non mi aveva soccorso la politica di questo Governo regionale, in questo caso invece mi soccorre, mi dà una mano. Ecco perché annuncio il voto favorevole a questo emendamento, perché se non altro capisco qual è la ratio. La ratio, cari colleghi, è descritta chiaramente nella misura 4.3 del DPEF 2005/2007 che discuteremo nei prossimi giorni. Si può essere d'accordo oppure no, io non sono d'accordo e quindi dichiaro il voto favorevole a questo emendamento. Dice infatti l'estensore di questo documento: "La Regione è stata sino ad oggi largamente deficitaria nella organizzazione e gestione dei programmi per la ricerca. Il "Piano regionale per la ricerca e lo sviluppo tecnologico" è stato approvato solo nel 2003," - guarda caso - "tre anni dopo l'avvio del POR. Il POR, peraltro, in tale settore presenta uno stato di avanzamento più che deludente (meno dell'8 per cento…). Ancora oggi, infine, manca una norma che definisca gli strumenti e i soggetti del sistema regionale della ricerca, anche in termini di coerenza e compatibilità con le regole comunitarie…. e dei risultati dell'ingente impegno finanziario che la Regione ha sinora profuso sia direttamente che attraverso il controllato Consorzio 21". Se ne deduce che la politica di questo Governo regionale, probabilmente, nel prossimo futuro non vedrà più il Consorzio 21 come elemento fondamentale e indispensabile di quella che deve essere la politica della ricerca in questa regione.

Assessore, questo leggo e questo capisco, fino a quando qualcuno non mi dirà che non è così. E se mi si dice che non è così, vuol dire che il Consorzio 21 è indispensabile e se ne deduce che questi 3 milioni e passa di euro debbano andare al Consorzio 21. Non ho altri elementi per dire che sono d'accordo con questo emendamento. Si sta minando un sistema, lo si può fare, lo si può dire, siamo felici di averlo appreso, ci misureremo anche su questo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Signor Presidente, non è tanta la voglia di intervenire per ribadire concetti che pensavamo di avere già chiarito, però onestamente mi piacerebbe che il collega Pili, oltre a proporre i propri ragionamenti con la veemenza dialettica che gli conosciamo, cercasse anche di fare uno sforzo per assumersi la responsabilità delle cose di cui stiamo discutendo. Non dimentichiamoci che qui stiamo discutendo della copertura di un disavanzo che attiene all'esercizio 2003. Nel 2003, collega Pili, non governava il centrosinistra, governava il centrodestra, e il disavanzo del 2003 sulla spesa sanitaria va coperto con fondi propri della Regione. Allora il collega Pili anziché insultare continuamente i colleghi, il Presidente, la Giunta, i componenti della maggioranza tacciandoli di incompetenza, dovrebbe dire che cosa propone a quest'Aula per sanare un danno che ha creato lui, capo di quella maggioranza, anche se non più Presidente della Giunta regionale, perché sappiamo urlare anche noi, sappiamo utilizzare le parole con veemenza anche noi, sappiamo contrastare dialetticamente anche noi i ragionamenti qualche volta seri qualche altra meno seri, come quando si parla di tagli all'imprenditoria femminile, che non esistono in nessuna parte di questa manovra.

Certo, il problema non è chiedere se questa maggioranza ha cambiato parere sulla ricerca scientifica e sul ruolo del Consorzio 21. Il problema è molto più semplice e banale forse, molto più elementare, e riguarda il fatto che il fondo straordinario per il Consorzio 21, che nel 2003 era pari a 4 milioni di euro, è passato a 7 milioni e 652 mila euro. La Giunta regionale non ha fatto altro che riportare le condizioni di finanziamento straordinario, nella UPB S 03.064, a quelle del 2003. Tenendo conto di che cosa, cari amici? Soltanto di un dato di fatto: non si può pensare di aumentare la spesa senza dire come si intende concorrere ad aumentare le entrate.

Questo taglio, quindi, come tanti altri, non avremmo voluto farlo, ma ve lo abbiamo detto in millecinquecento lingue, evidentemente non ci sentiamo, ma se andate a vedere tutti gli emendamenti che voi avete proposto, che prevedono il reintegro di somme, hanno coperture che non sono verosimili, perché se noi avessimo deciso di accettare tutte queste cose non sarebbero state proponibili. Allora un'opposizione seria, che si fa carico di un problema che ha creato, quando fa proposte emendative le motiva con un ragionamento serio e sostanziale. Questo è l'oggetto del contendere. Ci rendiamo conto che stiamo facendo dei tagli che non avremmo voluto fare, così come ci rendiamo conto che, come maggioranza e come Giunta, abbiamo fatto la scelta di non radere al suolo il bilancio fatto nel 2004, per quella continuità amministrativa che ci hanno insegnato a rispettare da molto tempo. Avremmo potuto fare anche altre cose probabilmente, non le abbiamo fatte e dovreste apprezzarlo. Abbiamo fatto soltanto cose obbligate e le abbiamo fatte con sofferenza, avremmo preferito non farle, sono necessitate e le scelte fatte sono quelle che condizionano purtroppo la necessità di arrivare a questo risultato. Comprendiamo che in quest'Aula possano esserci dissenso, posizioni differenti, tutela di ciò che si vuole tutelare e qualche volta anche una certa dose di propaganda, però chiediamo che si usino toni seri e pacati, riconoscendo a ciascuno le sue responsabilità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, sull'emendamento 126 esprimo parere favorevole e cercherò di motivarlo, pur avendo in quest'Aula in diverse occasioni manifestato qualche perplessità sulla gestione del Consorzio 21. Voglio anche specificare che le agenzie governative non sono solo il Consorzio 21, primo aspetto; secondo aspetto, il Consorzio 21, a mio avviso, nel passato - e vado anche al di là della precedente legislatura - è stato un serbatoio che si è riempito con notevoli risorse finanziarie.

Ho avuto anche modo di manifestare in quest'Aula il mio dissenso per l'investimento su Pula. Allora diedi le mie motivazioni ma non intendo ora riprendere quelle argomentazioni. Il dissenso non era tanto sul fine, quanto sul metodo e sugli appalti. Lo manifestai nel momento opportuno facendo riferimento anche ai costi di quel centro, secondo me spropositati, per la Regione Sardegna. Da allora, se tutto questo fosse stato gestito con un'ottica imprenditoriale, probabilmente di centri ne sarebbero nati due o tre. Credo però che occorra essere coerenti con quello che noi chiediamo al Consorzio 21, per il ruolo che gli è stato assegnato, così come a tutti gli enti che sono stati riconosciuti agenzie governative.

Colgo l'occasione, sollecitato dall'intervento del Presidente della Commissione, per dire che - come lei avrà visto, onorevole Secci - abbiamo discusso su alcuni emendamenti con dovizia di particolari, dando le giuste coperture finanziarie, non volendo insistere su tutto, ma soprattutto per rimarcare, e mi dispiace tornare su un argomento già discusso ieri, che in alcune parti di questo assestamento di bilancio, attraverso emendamenti della Giunta e della maggioranza, si anticipano notevoli somme. Una per tutte gli 8 milioni di euro a cui ho fatto riferimento ieri, anticipazione di somme dovute dallo Stato.

Su questo c'è da discutere mi sembra, onorevole Secci, e va rimarcata la totale mancanza di coerenza, perché non anticipiamo le risorse finanziarie per la formazione, che sono dovute dallo Stato, ma ci consentiamo, in sede di assestamento di bilancio, anticipazioni di altro genere. Sarebbe stato un assestamento pulito se questi emendamenti vostri e della Giunta non ci fossero stati, invece vi siete prestati a giochi politici classici di un sistema politico che dite di voler combattere, e marcate questo assestamento di bilancio con azioni ed emendamenti che sono di parte o che favoriscono una parte. Non è un assestamento equilibrato. Noi con alcuni emendamenti abbiamo cercato di riequilibrarlo, di segnalare a voi, ai cittadini sardi, che non c'è linearità, dando le giuste coperture finanziarie e invitandovi ad essere coerenti. Allora il suo intervento sarebbe stato da me sostenuto e probabilmente mi avrebbe convinto a sostenere anche l'assestamento di bilancio.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 126. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, SANCIU, PETRINI, Paolo Terzo SANNA, LICANDRO, VARGIU, PISANO, CASSANO.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 126.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco - DEDONI - DIANA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 58

votanti 56

astenuti 2

maggioranza 29

favorevoli 21

contrari 35

(Il Consiglio non approva).

Emendamento 129, che è uguale al 20. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Grazie, Presidente, solo qualche minuto in quanto ritengo sia doveroso fermare l'attenzione di quest'Aula e della Giunta sull'emendamento numero 129, a cui mi dichiaro favorevole. Sono convinto, dal punto di vista anche professionale, che un assestamento di bilancio sia un intervento tecnico necessario per coprire determinate carenze che nell'arco dell'esercizio si sono create e devono essere coperte senz'altro con risorse regionali. Mi rendo conto delle difficoltà obiettive che la Giunta e l'Assessore possono aver incontrato, così come è successo in altre circostanze ad altre Giunte e ad altri Assessori, nel presentare in Aula l'assestamento di bilancio, perché impone tagli che menomano gli interventi che erano stati inizialmente proposti e per i quali erano state stanziate determinate somme.

Perché intervengo su questo emendamento? Perché voglio riportare l'attenzione di quest'Aula sull'importanza sociale ed economica delle compagnie barracellari. Non dimentichiamo che si tratta di un corpo di volontari, presenti in decine e decine di comuni della Sardegna. Le compagnie barracellari svolgono un compito indispensabile e insostituibile soprattutto contro la criminalità diffusa nelle campagne; mi riferisco al mondo agropastorale e quindi principalmente a reati legati all'abigeato, ma non solo. Non dimentichiamo però che le compagnie barracellari svolgono anche un'insostituibile azione antincendio; sopperiscono quindi a quella carenza di personale che c'è sia nel Corpo forestale della Regione sia nelle squadre antincendio, e lo fanno solo ed esclusivamente come volontari, a loro rischio e pericolo, proprio per la salvaguardia del nostro patrimonio ambientale.

I fondi destinati alle compagnie barracellari sono sempre abbastanza esigui. Ricordo che nel bilancio dell'anno scorso non si riuscì a incrementare il plafond da destinare alle compagnie e fu fatta la promessa che in fase di assestamento di quel bilancio si sarebbe previsto un aumento pari a 1 milione e 500 mila euro. Ricordo perfettamente la dotazione finanziaria che per poter sopperire alla carenza di fondi era stata destinata, nella legge finanziaria, alle compagnie barracellari. Tutto questo non è avvenuto, e per di più viene diminuita di circa 1 miliardo di vecchie lire, quindi 500 mila euro, la dotazione del relativo fondo. Credo che sia come sparare sulla Croce Rossa!

Non sarei intervenuto, credetemi, se non fosse indispensabile, data anche l'esiguità della somma proposta in diminuzione, che pur nella sua esiguità rappresenta la vita o la morte per molte compagnie barracellari, alcune delle quali, proprio a causa della limitatezza di risorse finanziarie e della scarsa collaborazione da parte delle pubbliche amministrazioni, stanno per chiudere. Ripeto che è un servizio a cui la Sardegna non può rinunciare, perché si tratta di un corpo composto da persone che conoscono perfettamente il territorio e l'ambiente, e sono non solo utilissime, come ho detto poc'anzi, nella lotta contro l'abigeato e indispensabili nella lotta agli incendi che devastano la nostra Isola, ma sono diventate anche un deterrente per quanto riguarda il triste fenomeno dei sequestri. Togliere quindi 1 miliardo al già esiguo bilancio di queste compagnie, che copre solamente i costi per l'equipaggiamento, la benzina e le spese necessarie per espletare questo loro lavoro volontario e rischioso al massimo, credo che sia una operazione da evitare. Ritengo che questi 500 mila euro possano essere recuperati in altro modo, senza intaccare minimamente i già esegui fondi che sono disponibili per le compagnie barracellari che, per la loro importanza, efficacia ed efficienza, sono stati inclusi nel Piano Operativo Nazionale Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno, quindi prenderanno parte concreta alla lotta contro la criminalità in Sardegna, lotta anche organizzata d'ora in avanti dalle forze dell'ordine.

Si tratta sempre di un corpo volontario e non ho esagerato quando ho detto che in questo caso è come sparare sulla Croce Rossa, che nel suo settore fa volontariato e svolge una missione encomiabile, in quanto in Sardegna le compagnie barracellari non sono da meno. Ecco, io volevo riportare l'attenzione della Giunta su questo emendamento, affermando che è assolutamente utile che questi fondi, seppure esigui, vengano ripristinati, perché si tratta di tenere in vita parecchie compagnie barracellari.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Non mi ero accorto di essermi iscritto, ma intervengo volentieri, anche perché ho già parlato ieri su questo stesso argomento e quindi lo conosco bene. Non avrei voluto tediare ulteriormente l'Aula, ma a gentile richiesta del Presidente parlo volentieri.

PRESIDENTE. Io non insisto, onorevole.

VARGIU (Riformatori Sardi). Esprimo volentieri il parere positivo sull'emendamento numero 129. E' un emendamento che ricalca i contenuti di un emendamento, che ieri è stato bocciato, all'articolo 2 che aveva la stessa identica finalità, quella di garantire una provvista economica accettabile alle compagnie barracellari. Il ragionamento svolto ieri era basato sulla considerazione che le compagnie barracellari in Sardegna svolgono una funzione sostanziale e radicata nella storia, nel senso che la guardiania delle persone e delle cose si è storicamente evoluta proprio attraverso le compagnie barracellari, che non sono ad oggi né modernamente organizzate, né omogeneamente presenti sull'intero territorio regionale, né dispongono di adeguate dotazioni sia strutturali che funzionali in relazione al proprio lavoro.

Noi Riformatori, nella passata legislatura, presentammo una proposta di legge, che abbiamo reiterato in questa legislatura, che mira proprio alla riorganizzazione del corpo delle compagnie barracellari anche in previsione del nuovo ruolo che potrebbe essere loro assegnato qualora in seguito alla devolution nazionale alle regioni fossero assegnati compiti di polizia locale che al momento non sono esercitati autonomamente in Sardegna. Ovviamente, se ci trovassimo di fronte a un'esigenza di questo genere, poter già disporre di un servizio attivo in larga parte dei comuni rurali della Sardegna, che a tutt'oggi consente un accettabile controllo sul territorio, purtroppo però ancora basato su una organizzazione di tipo volontario, assolutamente non adeguata alle nuove esigenze che dal territorio stesso provengono, può costituire per noi un valore aggiunto. Quindi è molto importante che ci sia, da parte della Regione, un intervento diretto sulla organizzazione delle compagnie attraverso l'approvazione di una nuova legge che preveda un nuovo tipo di organizzazione, adeguato alle esigenze di modernità che il corpo delle compagnie barracellari presenta, e che ci sia contemporaneamente sin d'ora la disponibilità, nei capitoli di bilancio, di quelle poste economiche che consentano di iniziare questo percorso. Nel senso che non occorre aspettare una nuova legge sulle compagnie barracellari per fare cose elementari in merito alla loro funzionalità. Penso, per esempio, a un sistema informatico che consenta a queste compagnie di essere collegate tra loro in rete, magari di essere collegate anche con le questure e le prefetture, in modo da poter avere un rapporto con gli organi preposti alla giustizia e al controllo del territorio o comunque un'indicazione forte da parte loro, perché le compagnie stesse capiscano che non è più possibile continuare con i metodi consolidati del passato, ma che è necessario aprirsi al futuro se vogliono continuare a esistere, quindi ad avere un approccio complessivo rispetto alla realtà del controllo del territorio differente da quello che avevano cento anni fa.

Quindi, in questo senso, un ripristino dello stanziamento di bilancio che è stato cassato è da ritenersi senz'altro virtuoso ed è da ritenersi il primo passo di un'azione di attenzione e di miglioramento che la Giunta deve avere nei confronti del corpo delle compagnie barracellari.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente, intervengo per esprimere il mio voto a favore dell'emendamento numero 129 proposto dai colleghi La Spisa, Diana, Rassu e Oppi. Il mio voto è favorevole anche in seguito alle parole dell'onorevole Secci, che con garbo e per memoria storica e istituzionale ha voluto dire che chi presenta emendamenti alla finanziaria dovrebbe ricordarsi di ciò che ha fatto nella precedente legislatura. Lo ringrazio per questo richiamo puntuale su quello che abbiamo fatto nella precedente legislatura, ma con altrettanta onestà intellettuale, onorevole Secci, devo dirle che questo richiamo dovrebbe valere per lei, che nella precedente legislatura ha presentato decine, se non centinaia di emendamenti agli assestamenti di bilancio, dimenticandosi quello che succedeva nel periodo dal 1994 al 1999, quando arrivavamo agli assestamenti di bilancio con qualche cifra in più rispetto all'indebitamento che avete trovato voi. Ma questo è scritto negli atti, nella storia, quindi molto spesso, quando si cambia posizione, è facile dimenticaree quello di cui si è responsabili.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Le assicuro che non è mio costume dimenticare.

PILI (F.I.). Io non dimentico quello che è stato fatto, infatti sono qui a ribadire la legittimità e il valore politico delle scelte che sono state pure compiute nella precedente legislatura. E non vorrei che l'onorevole Secci si dimenticasse, da Presidente della Commissione programmazione, che almeno quando si parla dei capitoli bisogna dire la verità. Infatti lui ha detto che non esiste nessun taglio sulla imprenditorialità femminile e io lo invito a guardare ciò che è scritto nei capitoli in diminuzione dell'articolo 3. Non aggiungo altro. Se l'onorevole Secci voleva gloriare le colleghe della maggioranza del fatto che non ci fosse nessun taglio, io confermo che il taglio c'è, ed è un taglio che mette fortemente a rischio la stessa attuabilità della legge. Purtroppo, molto spesso si fanno affermazioni, in quest'Aula, anche da parte del presidente dominus dell'assestamento di bilancio, che non sono corrette, o meglio non sono condivisibili secondo la lettura dei documenti.

Intervengo per dire che le compagnie barracellari in Sardegna non sono un qualcosa usa e getta, che sono chiamate sistematicamente dalla Regione Corpo di volontari rurali che operano in ogni angolo del nostro territorio a protezione e presidio dello stesso e che oggi invece subiscono un taglio di 1 miliardo di lire delle già risicate risorse a loro disposizione, laddove molti comuni hanno inteso rafforzare la presenza di questa struttura importante e, sottolineo, volontaria per consentirle una migliore organizzazione e presenza sul territorio regionale.

Lo richiamava il collega Nicolò Rassu nella prima dichiarazione di voto: alla funzione di lotta contro i reati di abigeato, a cui le compagnie barracellari hanno inizialmente prestato la propria attenzione, ne è succeduta un'altra quasi istituzionalizzata, legata alla lotta antincendio, cioè al preventivo presidio del territorio, che ha consentito di radicare questa funzione delle compagnie barracellari in Sardegna, creando davvero un supporto importante per diverse organizzazioni, da quelle istituzionali, cito per tutti il Corpo forestale, ai vigili del fuoco e agli agenti rurali messi in campo dagli stessi comuni.

E' per questo motivo che io sostengo l'emendamento 129, volto a ripristinare lo stanziamento iniziale a tutela del servizio volontario ed encomiabile che le compagnie barracellari svolgono in Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Grazie, Presidente. Anch'io annuncio il mio voto favorevole all'emendamento 129. Credo che sia conosciuto da tutti lo stato di malessere che vige nelle campagne. Quest'anno sarebbe importante che tutti voi leggeste la rassegna stampa dedicata proprio ai problemi che ci sono nel mondo rurale: crisi del prezzo del latte, il bovino da carne in crisi profonda e tanti altri settori del grande mondo agricolo, settore primario della Sardegna, e non solo, che dà tantissima occupazione, presidio del territorio e quant'altro. Però c'è uno stato di malessere diffuso che sottovalutato, secondo il mio punto di vista, potrà degenerare ancor di più.

La situazione è evidente: sono decine i capannoni, i fienili bruciati quest'anno, e credo che l'Assessore sia ben informato al riguardo; sono decine le faide diffuse in tutta la Sardegna e dovute a questo malessere della crisi economica che sta attanagliando questo mondo. I furti di bestiame, quindi, sono ripresi, ma in territori dove erano totalmente scomparsi. Parlo di oasi felici come la Gallura o zone dell'oristanese o basso nuorese, eccetera. Tutti delitti e crimini che non erano più presenti fortunatamente, ma purtroppo questa crisi sta determinando un aumento di questi atti delittuosi.

Io credo che il ruolo delle compagnie barracellari sia importante: esse non solo presidiano il territorio, ma riescono in qualche modo a inserirsi nei problemi del mondo delle campagne, analizzandoli qualche volta con il buon senso di alcuni comandanti o vicecomandanti. O semplicemente l'azione diffusa di questi uomini impegnati nel volontariato riesce in qualche modo a evitare che alcuni problemi possano degenerare. Ritengo quindi che togliere risorse a queste compagnie significhi dare un segnale bruttino, per cui capisco le necessità dell'assestamento di bilancio e capisco anche i tecnicismi per cercare di rastrellare risorse che possano risolvere il problema delle casse regionali, ma inviterei la maggioranza e l'Assessore a rivedere questo punto. E' da tempo che nelle campagne, Assessore, non è più presente la polizia rurale, quei corpi cosiddetti antiabigeato che erano presenti sia nella polizia sia nei carabinieri, per cui le campagne sono in stato di abbandono e in balia di regole che, purtroppo, in certi ambienti sussistono e non sono sicuramente improntate all'equilibrio, eccetera. Però il problema finanziario ed economico è veramente evidente per cui cerchiamo almeno di lasciare quelle figure che hanno voglia di impegnarsi ancora per quel mondo ogni giorno dedicando parte del loro tempo a occuparsi degli interessi generali, del presidio del territorio. Sarebbe importante dare un segnale in questo senso. Cinquecentomila euro non sono una gran cifra, ma possono essere un grande segnale e credo che questo Consiglio debba affrontare il problema della sicurezza nelle campagne magari con un ordine del giorno appropriato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi, io intervengo per esprimere il mio voto favorevole a questo emendamento, perché credo che le compagnie barracellari in Sardegna meritino particolare attenzione per l'attività di prevenzione, salvaguardia, tutela, e non solo, che svolgono sul territorio ed anche per l'impegno che profondono nelle nostre comunità locali.

Io sono stato sindaco della mia comunità per tanti anni e parlo con attenzione nei confronti delle compagnie barracellari. Mi meraviglio, invece, che il Presidente della Commissione, essendo sindaco in carica, abbia accettato un taglio dello stanziamento destinato alle compagnie barracellari. E' una cosa veramente grave. Se non è sindaco oggi lo è stato sino a ieri, perché probabilmente è da poco che manca come sindaco della sua comunità. Io lo ricordo come sindaco, ecco perché parlo di lui in termini positivi, sia chiaro, però lo critico nel momento in cui esprime un parere negativo su questo emendamento a favore delle compagnie barracellari.

E', ripeto, una cosa veramente grave, presidente Secci, quella che si sta compiendo e io mi aspettavo che lei, non dico approvasse in pieno questo emendamento, ma se non altro desse la sua disponibilità a rivedere la cifra, per dare un segnale positivo nei confronti delle compagnie barracellari. Questa è una cosa inaccettabile che io pongo all'attenzione dell'Aula, rivolgendo un appello agli altri colleghi sindaci che siedono nei banchi alla mia destra, ma che sono del centrosinistra, per ricordare che anche loro usufruiscono dei servizi che le compagnie barracellari offrono alle nostre comunità. Quindi mi meraviglio veramente del vostro atteggiamento; dovete avere il coraggio di dire all'esterno che siete contro le compagnie barracellari, che le volete ridimensionare, che non riconoscete il loro merito e il lavoro che svolgono dalla mattina alla sera! Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io intervengo per annunciare che voterò a favore dei due emendamenti che sono stati accorpati, relativi al ripristino del finanziamento originariamente previsto in bilancio a favore delle compagnie barracellari.

Ricordo a quest'Aula che attualmente in Sardegna vi sono 130 compagnie barracellari e seimila barracelli complessivamente, quindi un vero grande corpo di sicurezza che sopperisce in gran parte alla carenza di controllo sul territorio da parte dello Stato. Ancora una volta ci troviamo di fronte a una carenza dello Stato, e nel momento in cui anche in quest'Aula si è levata alta la denuncia in merito agli atti di intimidazione subiti da molti colleghi sindaci, bisogna riconoscere, ed è dimostrato statisticamente, che laddove esercitano il controllo le compagnie barracellari questi fenomeni risultano attenuati.

Noi, oggi, a fine esercizio, con un finanziamento di poco inferiore a 8 miliardi di lire, stiamo dicendo a queste compagnie, che hanno già svolto la propria attività, che non potrà più essere dato il contributo che era stato previsto in bilancio. Però loro sapevano che avrebbero potuto contare su un contributo di 300 euro per barracello e di 5.000 euro per spese generali riconosciute a ciascuna compagnia. E proprio facendo affidamento sul finanziamento inizialmente previsto queste compagnie hanno svolto la loro attività. Voglio anche ricordare che tra queste attività ce n'è una di grande rilievo: la lotta contro gli incendi. Non c'è nessuna organizzazione, oltre naturalmente all'Ente foreste, che dia un contributo così elevato alla lotta contro gli incendi in Sardegna.

Tagliare il finanziamento a favore di queste compagnie significa davvero determinare la crisi irreversibile, se non la morte dell'organizzazione barracellare nei piccoli comuni, dove costituisce un vero e proprio presidio per la sicurezza locale. Tra l'altro mi corre l'obbligo di ricordare che, ancora una volta, le compagnie barracellari stanno attendendo un atto da parte della Giunta regionale, in quanto in un incontro col Presidente hanno chiesto di sapere quale sia l'uniforme unica che deve essere indossata dai barracelli. Questo lo dico perché l'acquisto delle uniformi è la voce prioritaria nell'elenco delle spese generali ed è quindi quella che concretamente concorre all'utilizzo del finanziamento relativo a ciascuna compagnia.

Credo che sia opportuno e saggio che questo Consiglio, contrariamente a quanto già annunciato sia dall'Assessore, sia dalla Commissione, riveda la sua posizione e voti a favore dell'emendamento che ripristina il finanziamento originario a favore delle compagnie barracellari.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'emendamento numero 129.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Sette colleghi che sostengano la richiesta, grazie.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri VARGIU, PISANO, RASSU, PETRINI, LOMBARDO, SANJUST, LA SPISA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 129.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco - DEDONI - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - IBBA - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 61

votanti 59

astenuti 2

maggioranza 30

favorevoli 23

contrari 36

(Il Consiglio non approva).

L'emendamento numero 20, essendo uguale al 129, decade. Metto in votazione l'emendamento numero 21 che la Commissione e anche l'Assessore hanno accolto se si individua una copertura finanziaria diversa da quella indicata.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente, per annunciare che voterò a favore dell'emendamento numero 21, la cui finalità è quella di reintegrare, per un importo di 16 mila euro, corrispondente al taglio previsto, il contributo che viene concesso annualmente alle associazioni degli enti locali. Tra l'altro dicevo prima che le annunciate porte aperte si erano chiuse, ma in questo caso devo ammettere che, per fortuna, la chiusura delle porte è avvenuta in modo tale che qualche benevolo componente della Giunta, togliendo la chiave, ha fatto sì che dalla toppa potesse passare questo piccolo ma significativo e simbolico emendamento, che prevede il ripristino di un così importante contributo: 30 milioni di lire, essenziali perché l'attività delle associazioni degli enti locali possa essere garantita nella stessa identica misura dell'anno precedente.

(Interruzione)

Quindi, mi correggo, in funzione di questo invito veramente importante, ringrazio il Presidente della Commissione che si è adoperato perché questo emendamento fosse accolto. Ringrazio naturalmente anche l'Assessore, che rappresenta la Giunta, e soprattutto l'assessore Dadea che si è dimostrato molto disponibile all'accoglimento di questo emendamento.

PRESIDENTE. Va bene, andiamo avanti con l'opinione dell'Aula adesso. Metto in votazione l'emendamento numero 21. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 58. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

A seguito di questa votazione decadono gli emendamenti numero 68, 67, 59, 130, 66, 65, 64, 63, 62 e 61. Siamo all'emendamento numero 37.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, intervengo per dichiarare il mio convinto voto favorevole all'emendamento presentato dai colleghi Cappai, Capelli, Oppi, La Spisa e Diana, perché credo che non possa passare in silenzio un taglio così rilevante e così ben articolato. Mi verrebbe da citare la casistica adottata in sede di discussione della legge "cancella sviluppo", "blocca sviluppo", contro la Sardegna e contro i sardi, approvata qualche settimana fa. Qui vengono cassate le poste in essere relative al miglioramento della competitività dei sistemi agricoli nella provincia di Cagliari, nell'Iglesiente, nella provincia di Oristano, nella provincia di Nuoro, nella zona di Lanusei, nella provincia di Sassari e nella zona di Tempio. Si tratta di finanziamenti importanti finalizzati a sopperire a tutte le difficoltà di competitività che il sistema agricolo ha ripetutamente manifestato in questi anni in Sardegna. Ebbene, mi domando: come è possibile che vi sia una così palese e totale contraddizione tra gli obiettivi dichiarati attraverso gli slogan e quelli diametralmente opposti che si sta dimostrando di voler perseguire, se è vero come è vero che vengono cancellate importanti risorse? Pensate soltanto alla provincia di Cagliari: 2 miliardi di lire; all'Iglesiente: 500 milioni; alla provincia di Oristano: 1 miliardo e 200 milioni; alla provincia di Nuoro: 1 miliardo e 400 milioni, e via dicendo. Ma se non bastasse questo per sostenere che di filosofia si tratta, arriva un altro taglio importante, quello di 1 miliardo relativo agli investimenti per favorire la valorizzazione dei prodotti agricoli, cioè l'esatto contrario di quello che da sei mesi si va sostenendo in riunioni farsa, come quelle sul prezzo del latte, senza giungere a nessun concreto risultato, se non ad affermazioni quali: "Io sposo il modello francese", "Io sposo quello di Bruxelles". La realtà è che i pastori continuano a non ottenere il prezzo che vogliono, gli industriali continuano a non avere dalla Regione le risposte di prospettiva che meritano e per giunta arriva oggi una risposta compiuta al settore dell'agricoltura, appunto la soppressione del finanziamento per favorire la valorizzazione dei prodotti agricoli. Altro che valorizzazione! Qui c'è un taglio ulteriore in un settore straordinariamente importante per la Sardegna, quale quello dell'agricoltura. A proposito, ma non dovevano essere convocati nuovamente i tavoli tra le associazioni dei produttori e quelle dei produttori caseari per arrivare alla definizione del prezzo del latte? In quella stessa riunione si disse: "Noi come Regione vogliamo perseguire la tutela e la valorizzazione del marketing delle nostre produzioni". Ebbene, qui c'è un altro taglio relativo alla tutela e valorizzazione del marketing dei prodotti agricoli. E' la dimostrazione che questo emendamento va sostenuto, anche perché denuncia un taglio nel settore dell'agricoltura che si farà sentire.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Approfitto della presenza dell'Assessore per dichiarare il mio voto favorevole a questo emendamento, ma principalmente per informare l'Assessore che il taglio dei finanziamenti all'agricoltura è stato eccessivo: oltre a quel 6 per cento che è distribuito nelle varie UPB, è previsto un altro grosso taglio al comma 2 dell'articolo 2. Nonostante quest'Aula abbia approvato, nel dicembre 2003, dopo una battaglia condotta dalla vecchia maggioranza e dalla vecchia opposizione, la legge numero 15, che stanziava circa 70 miliardi, si è previsto un taglio di 58 miliardi senza che né lei, Assessore, né il Presidente della Commissione abbiate detto una parola. Io leggo il passaggio del programma della vostra Giunta. Ieri ho parlato dei tagli previsti nel settore biologico, assessore Addis: state togliendo quel piccolo contributo a favore degli enti pubblici per l'effettuazione di corsi sull'agricoltura biologica e state tagliando le borse di studio e i sussidi per il tirocinio presso enti sperimentali nazionali ed esteri. Da una parte il Presidente dice che bisogna elaborare strategie di marketing, dall'altra toglie i fondi, ma dice anche che bisogna sviluppare una nuova cultura dell'acqua e che la disponibilità di acqua per l'irrigazione è un fattore importantissimo per lo sviluppo dell'agricoltura. Bene, si prevede un taglio di 1 milione di euro e lei, Assessore, non dice niente. E lei, presidente Soru, non dice niente, o meglio dice una cosa, ma in realtà ne fa un'altra!

Quello che, però, preoccupa di più è il fatto che il presidente Soru dica che bisogna fare un certo tipo di turismo in questa regione, che bisogna bloccare l'edificazione nelle coste e consentire lo sviluppo economico all'interno, e poi tagli le risorse destinate a tutte le diverse zone della Sardegna. Voi sapete che esistono gli ispettorati agrari, per esempio quelli di Cagliari, Oristano, Iglesias, Tempio, ai quali erano stati assegnati dei fondi nel 1998, guarda caso quando non era al governo il centrodestra, ma il centrosinistra. Quei fondi, non so per quale volontà, non sono stati spesi e oggi, di fatto, state togliendo le somme da voi stessi previste nel 1998. Sapete a che cosa dovevano servire quei fondi? A sviluppare il turismo nell'interno dell'Isola, essendo destinati in particolare alla realizzazione di opere agrituristiche! A me consta, e mi smentirà l'Assessore, che vi siano parecchie pratiche ferme, e allora vorrei capire perché queste risorse, che ora vengono tolte, non sono state impegnate. Ci risponderà l'Assessore, che ha dato l'assenso anche a questi tagli.

Il Presidente dice anche che bisogna creare distretti rurali e distretti agroalimentari di qualità, lo dice nelle sue dichiarazioni programmatiche, nel suo progetto di miglioramento dell'economia della Sardegna. Questi tagli dimostrano che ha detto una bugia anche nel suo programma, perché sta eliminando dalla UPB S 06.105 anche questi fondi. Ripeto, il Presidente da una parte predica bene, dall'altra razzola male! Mi auguro che in sede di predisposizione del bilancio 2005 questi fondi vengano riassegnati alle varie UPB. Sarebbe una vera catastrofe per il mondo agricolo non poter più disporre, dopo la predisposizione del bilancio, di questi fondi. Comunque, Presidente, ritiro l'emendamento numero 37 .

PRESIDENTE. Onorevole Moro, è stato annunciato il ritiro dell'emendamento. Prego.

(Interruzione del consigliere Moro)

PRESIDENTE. Siamo in tanti qui a guardare, onorevole, non sono l'unico che guarda. Esistono diversi sistemi per farsi notare, si può anche richiamare l'attenzione dei segretari o dei commessi. Il Presidente può pure distrarsi o guardare da un'altra parte.

(Interruzione del consigliere Capelli)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Grazie, Presidente, siccome sono certo che il mio intervento non cambierà le sorti di questi emendamenti, se qualche volta la sua distrazione mi evita di intervenire non succede nulla.

L'argomento oggetto dell'emendamento 37 è stato già affrontato in Commissione agricoltura, dove abbiamo stilato un documento, che è stato sottoposto all'Assessore e che fotografava una situazione non certo tra le più edificanti nel settore agricolo. Leggo oggi sulla stampa locale: "Campagne senz'acqua dopo i tagli, agricoltori in rivolta contro la Regione". E' una situazione non nuova che pensavamo potesse essere presa in seria considerazione anche in fase di assestamento del bilancio, per non penalizzare ancora di più una delle cenerentole dell'economia sarda. Avevamo detto che se questo assestamento di bilancio doveva servire per cercare di pareggiare i conti del settore sanità, l'agricoltura, che rappresenta una componente essenziale della produttività sarda, doveva salire nell'ambulanza insieme alla sanità, invece così non è stato. Per cui, quando leggo di tutti questi tagli che riducono la competitività del settore agricolo, sento il dovere di intervenire, anche se, ripeto, non cambierò di certo le sorti dell'agricoltura. E' una necessità che nasce dal profondo ed ero convinto che questa attenzione particolare potesse stimolare anche i colleghi della maggioranza a non adeguarsi a queste riduzioni previste dalla Giunta. Quando leggo che il finanziamento di 800 milioni di euro per il miglioramento della competitività dei sistemi agricoli nella provincia di Sassari viene cassato, mi domando: a che cosa servono le riunioni che molto spesso i componenti del mondo agricolo mettono in piedi "urlando" allo Stato e alla Regione la situazione di precarietà del settore agricolo, in rapporto anche a molti posti di lavoro?

Abbiamo detto che l'agricoltura in Sardegna dovrebbe essere uno dei settori trainanti, invece mi rendo conto che vengono cassate proprio queste capacità competitive, perché se analizzate i tagli previsti vi rendete conto che non soltanto nel territorio di Sassari, ma in tutte le parti della Sardegna è stata stracciata la capacità competitiva di questo settore, che già di per sé, per la precarietà e per i problemi ambientali cui va incontro, molto spesso viene messo in ginocchio. E' vero che gli allevatori e gli agricoltori sono un popolo strano, un popolo fatalista, che nonostante le batoste di ogni anno riesce a rimettere in piedi l'attività l'anno successivo con grande generosità, confidando sul fatto che l'annata successiva possa essere migliore, però, che oltre alle vessazioni da parte della natura, sia lo stesso uomo amico, il Governo regionale, a porsi nella condizione di penalizzarlo ulteriormente mi sembra troppo.

Anche se ho esordito dicendo che il mio intervento non cambierà nulla, auspico che l'Assessore, la Giunta e i colleghi della maggioranza facciano valere la loro voce perché lei sa bene, Presidente, che cosa rappresenta il mondo rurale. Abbiamo visto che lo si vuole penalizzare anche dal punto di vista delle compagnie barracellari, ma non capisco fino a che punto - usque tandem si diceva una volta - si possa abusare di un comparto che già di per sé è penalizzato. Ero convinto che da questo assestamento di bilancio almeno l'agricoltura potesse essere risparmiata, invece mi rendo conto che ci troviamo di fronte a dei rulli compressori che schiacciano qualsiasi cosa si trovino davanti. Oggi hanno trovato l'agricoltura e pace. Voterò a favore dell'emendamento 37.

PRESIDENTE. Onorevole Secci, l'emendamento è stato ritirato.

CAPPAI (U.D.C.). Io ho annunciato il ritiro dell'emendamento.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Cappai, lei ha annunciato il ritiro dell'emendamento e io lo stavo ricordando. Onorevole Secci, vuole intervenire?

Ha domandato di parlare il consigliere Secci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Volevo precisare soltanto un aspetto, Presidente, che mi sembra importante, e cioè che nonostante il ritiro dell'emendamento 37 rimangono in piedi numerosi emendamenti che invece decadrebbero se l'emendamento non fosse approvato. Volevo soltanto dire questo.

PRESIDENTE. Quindi lo fa proprio. Non ho capito onorevole Secci.

PILI (F.I.). Presidente, capisco che lei guardi l'Aula dall'alto, ma che suggerisca addirittura! Questo filo rosso…

PRESIDENTE. Onorevole Secci, proprio il rosso no!

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Nessun filo rosso.

PRESIDENTE. L'onorevole Secci è più esperto di me. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Stavo parlando al telefono per motivi di lavoro, però volevo dire, se mi è consentito, Presidente, che l'emendamento 37 conteneva una serie di elementi, onorevole Oppi, determinati dall'accoglimento di un emendamento, presentato in Commissione, che eliminava un taglio di 1 milione e 300 mila euro a valere sulla UPB S 06.035. Per cui tutti gli emendamenti relativi agli incentivi per il miglioramento della competitività dei sistemi agricoli nelle otto province erano frutto di un emendamento presentato in Commissione e approvato dalla maggioranza.

Proporre adesso il reinserimento di questi elementi nella discussione in Aula mi sembra improprio. Volevo precisare questo, Presidente.

CAPPAI (U.D.C.). Guardi che la UPB in questione riguarda tutt'altra cosa.

PRESIDENTE. L'emendamento è stato ritirato, conclusivamente. Va bene, onorevole Pili? Va bene.

Emendamento numero 55. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente. L'emendamento numero 55 rientra nel quadro di tutta una serie di tagli; quello qui previsto è il meno significativo, ma colgo l'occasione per riproporre il tema generale dei tagli nel settore agricolo. Io voterò a favore di questo emendamento proposto dai colleghi Cappai, Capelli, Oppi, La Spisa e Diana, perché credo che sia assolutamente necessario riportare l'agricoltura al centro del dibattito politico in quest'Aula, per uscire da tutta quella serie di elementi contraddittori che abbiamo cercato di mettere in evidenza in questo dibattito e per riportare l'attenzione sul tema più rilevante, quello del rapporto tra l'agricoltura e l'Europa.

Nella precedente legislatura, con due importanti azioni condotte a livello comunitario, si è cercato di far capire che molto spesso ciò che appare come un vantaggio per l'agricoltura sarda è il riconoscimento di una mancanza di equilibrio, al fine di creare le condizioni migliori per poter dare risposte importanti a un settore trainante come quello dell'agricoltura e per consentirgli di stare nel mercato.

Ecco, nell'articolo 3, e in questo emendamento in particolar modo, vi è il richiamo, che io mi sento di dover fare alla Giunta regionale e alla stessa maggioranza, perché tutte le interlocuzioni che si stanno facendo, a cominciare da quelle sul prezzo del latte, sulla valorizzazione o sul ruolo degli enti strumentali in agricoltura, conducano a una proposta organica, che ancora oggi è solo dichiarata attraverso qualche slogan e che ha necessità, invece, di trovare compiutezza in un'azione di partenariato tra la Regione sarda e l'Unione Europea in particolar modo. La proposta dei colleghi presentatori di questo emendamento è quella di ripristinare le somme iniziali; la mia proposta sarebbe stata ad adiuvandum di questa, per trovare le risorse necessarie ad affiancare la Regione sarda, come è stato fatto anche nella precedente legislatura, in una forte rivendicazione nei confronti dei soggetti che governano le politiche comunitarie volta a consentire al settore agricolo, per alcune tipologie colturali, quel miglioramento indispensabile per far fronte alla sperequazione dell'import-export, del cambio euro/dollaro, che sta rovinosamente colpendo l'agricoltura sarda e in particolar modo il settore zootecnico-caseario.

In questa direzione, credo che sia assolutamente necessario ripristinare tutti gli emendamenti che presentano una puntuale copertura finanziaria. Quindi non esiste ciò che sostanzialmente richiamava il Presidente della Commissione, e cioè che si tratta di scelte necessitate.

Anche noi riteniamo che ci sia un problema di copertura finanziaria a cui far fronte. I colleghi Oppi e Capelli hanno dimostrato come il disavanzo causato dalla spesa sanitaria non sia un problema contingente, ma sia un problema storico della Regione sarda e per questo motivo riteniamo che l'emendamento 55 debba essere accolto dalla maggioranza.

PRESIDENTE. Va bene, colleghi, terminiamo qui i lavori della mattinata. Il Consiglio è riconvocato per questo pomeriggio, alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 48.