Seduta n.169 del 01/10/2001 

clxIXSeduta

1° Ottobre 2001

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente CARLONI

La seduta è aperta alle ore 16 e 17.

oRtu, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 30 agosto 2001 (164) che è approvato.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni di legge:

"Campagna antincendi 2001. Reperimento di ulteriore fabbisogno finanziario". (250)

(Pervenuto il 19 settembre 2001 ed assegnato alla quinta Commissione.)

"Interpretazione autentica dell'articolo 2 della legge regionale 27 dicembre 1996, n. 39 e abrogazione di norme". (252)

(Pervenuto il 25 settembre 2001 ed assegnato alla prima Commissione.)

"Incremento dei fondi EMSA in liquidazione per l'esercizio 2001". (253)

(Pervenuto il 25 settembre 2001 ed assegnato alla sesta Commissione.)

"Istituto zooprofilattico sperimentale". (255)

(Pervenuto il 28 settembre 2001 ed assegnato alla settima Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

dal consigliere BIANCAREDDU:

"Modifiche alla legge regionale 13 novembre 1998, n. 31 (Disciplina del personale e dell'organizzazione degli Uffici della Regione)". (251)

(Pervenuta il 24 settembre 2001 ed assegnata alla prima Commissione.)

dai consiglieri VARGIU - CASSANO - FANTOLA -PISANO:

"Riorganizzazione della struttura pubblica del turismo in Sardegna". (254)

(Pervenuta il 27 settembre 2001 ed assegnata alla sesta Commissione.)

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Giunta regionale, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 28 agosto 2001, 4 e 13 settembre 2001.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

ORTU, Segretario:

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sullo stato degli interventi nella camionabile Sassari-Porto Torres e della progettazione del completamento della S.S. Sassari-Alghero". (378)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sul mancato pagamento degli stipendi ai lavoratori che gestiscono gli impianti dell'ESAF". (379)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sul secondo protocollo aggiuntivo del Contratto d'area Sassari-Alghero-Porto Torres (lire 26 miliardi)". (380)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

ORTU, Segretario:

"Interpellanza PIRISI - CUGINI - FALCONI - DEMURU sulla destinazione a sezione di "carcere duro" della Casa Circondariale di Macomer". (173)

"Interpellanza DETTORI - FALCONI - ORRU' - CUGINI - CALLEDDA - SANNA Alberto sul funzionamento dell'Osservatorio regionale per la chimica in Sardegna". (174)

"Interpellanza MORITTU - GIAGU - LAI - SPISSU sulla autorizzazione alla coltivazione di una nuova cava di calcare in agro di Ossi e Muros rilasciata dall'Assessorato regionale dell'industria". (175)

"Interpellanza FADDA - CUGINI - DORE - BALIA - COGODI sulla istituzione della Fondazione "Centro Internazionale di Studi Imprenditoriali". (176)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

ORTU, Segretario:

"Mozione SELIS - SANNA Emanuele - SANNA Alberto - DEMURU - GIAGU - MARROCU - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GRANELLA - IBBA - LAI - MASIA - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SPISSU sulla recrudescenza degli incendi in Sardegna nel corso dell'anno 2001 e sulla inadeguatezza delle misure poste in essere dalla Regione sarda". (48)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze.

Poiché non sono presenti gli Assessori interessati, forse è opportuno sospendere questo punto dell'ordine del giorno

Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, l'istanza che devo avanzare, che del resto avevo anche preannunciato, avrebbe richiesto la presenza sia del Presidente della Giunta che dell'assessore Pittalis. Prendiamo atto perciò del grande attivismo dell'Esecutivo che, nonostante sapesse che l'ordine del giorno recava la discussione di importantissime interpellanze, non è presente.

Quindi mi riprometto, se lei sarà così gentile da ridarmi la parola, di formulare la mia richiesta quando il Presidente della Giunta e gli Assessori saranno presenti in Aula.

Allo stato credo sia il caso di sospendere la seduta.

PRESIDENTE. Poichè nessuno si oppone sospendo la seduta per un quarto d'ora. I lavori riprenderanno alle 16 e 45.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 25 ,viene ripresa alle ore 16 e 45.)

Svolgimento di interpellanze

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze ai sensi dell'articolo 123 del Regolamento. Al primo punto lo svolgimento congiunto delle interpellanze numero 172, a firma Sanna Emanuele e più, e 171, Manca-Giacomo Sanna. Se ne dia lettura.

ORTU, Segretario:

INTERPELLANZA SANNA Emanuele - SANNA Alberto - MARROCU - DEMURU - DETTORI - PACIFICO sul trattamento dei residui di macellazione.

I sottoscritti,

premesso che le normative sanitarie per lo smaltimento degli scarti di macellazione sono diventate molto rigorose in tutti i paesi della Comunità Europea a seguito del diffondersi attraverso la catena alimentare di pericolose malattie che minacciano la salute umana ed arrecano ingenti danni economici nel settore zootecnico;

ricordato che tutti i residui di macellazione, compresi quelli a basso rischio specifico, devono essere smaltiti in appositi stabilimenti per un idoneo trattamento e per la termodistruzione con costi molto rilevanti per i produttori e per tutte le aziende che operano in Sardegna nel campo della macellazione e della commercializzazione delle carni;

sottolineato che a seguito della recente chiusura, per intervento della magistratura, dell'impianto di Portotorres, in Sardegna operano attualmente solo due stabilimenti autorizzati alla raccolta e allo smaltimento degli scarti dei macelli;

denunciato il fatto che i due impianti (Agrival Ecosistemi di Bolotana e Agrolip di Cagliari), costruiti con fondi regionali, appartengono allo stesso gruppo imprenditoriale e, operando di fatto in un regime di monopolio, stanno praticando tariffe esorbitanti e insostenibili;

rilevato che, disattendendo precedenti contratti e specifici accordi interprofessionali, le suddette aziende hanno portato in pochi mesi il costo di smaltimento da lire 350 a lire 800 a chilogrammo col rischio di determinare il collasso economico e la conseguente chiusura di gran parte degli impianti di macellazione distribuiti nel territorio regionale;

segnalato che Agrival e Agrolip hanno recentemente rilevato il 50 per cento delle azioni di una grossa società regionale recentemente privatizzata che opera nel settore della macellazione e della commercializzazione e che assieme al regime di monopolio nel settore dello smaltimento, si rischia di determinare una situazione di concorrenza sleale nel settore produttivo e commerciale,

chiedono di interpellare gli Assessori della sanità e dell'agricoltura per conoscere quali iniziative hanno assunto o intendano assumere per garantire a tutti i produttori e operatori del settore carni della nostra Isola le stesse condizioni sanitarie e tariffarie che regolano questa fondamentale attività economica in tutte le altre regioni italiane ed europee, e il pieno rispetto delle leggi e delle normative esistenti. (172)

INTERPELLANZA MANCA - SANNA Giacomo sullo stato del servizio di raccolta e smaltimento degli scarti di macellazione in Sardegna.

I sottoscritti, chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della difesa dell'ambiente sui seguenti fatti.

Le strutture di macellazione e lavorazione carni hanno l'obbligo di smaltire gli scarti con idonee attrezzature ed in stabilimenti adeguati; gli scarti si distinguono in materiali a basso rischio e rischio specifico (alto rischio). In Italia il costo di smaltimento degli scarti così detti a basso rischio è in gran parte ricompensato dal prezzo di acquisto degli stessi, pagato dalle numerose aziende che in concorrenza fra di loro, si occupano del relativo smaltimento. Per quelli ad alto rischio, vengono invece sostenuti, in aggiunta al servizio di raccolta, i costi di smaltimento che oscillano fra le 300 e le 350 lire al Kg. Tale costo non ha subìto incrementi, a seguito dell'entrata in vigore della Legge n. 49 del 2001 che prevede, fra gli altri, particolari sistemi di contribuzione per le aziende operanti nel settore dello smaltimento.

Ben diversa si presenta la situazione in Sardegna.

In seguito alla chiusura dello stabilimento "Il Gabbiano" di Porto Torres per disposizione della Magistratura, operano, infatti, soltanto due aziende: la AGRIVAL ECOSISTEMI S.r.l. nella zona industriale di Bolotana in provincia di Nuoro e la AGROLIP SARDA S.r.l. nella zona industriale di Cagliari.

Le aziende su indicate risultano avere un unico proprietario ed operano dunque in regime di vero e proprio monopolio. A ciò si aggiunga che il titolare di AGRIVAL E AGROLIP fa parte della compagine azionaria della "Valorizzazione Carni Sarde", ex Nuova Valriso, che si occupa di macellazione e lavorazione delle carni, con immaginabili conseguenze per quanto attiene il prezzo richiesto per lo smaltimento degli scarti di macellazione alle imprese concorrenti della "Valorizzazione Carni Sarde".

Sino a dicembre del 2000, infatti, il prezzo imposto da AGRIVAL E AGROLIP per lo smaltimento degli scarti di macellazione era di lire 350 al Kg., al quale occorreva aggiungere il costo del servizio di ritiro e senza alcuna distinzione fra scarti a basso rischio e scarti ad alto rischio. Quest'ultima condizione è già di per se sufficiente per comprendere quanto alto sia il danno arrecato alle aziende di macellazione.

Nel primi mesi del 2001 AGRIVAL ed AGROLIP hanno aumentato il prezzo del costo dello smaltimento degli scarti elevandolo a lire 500 al Kg. per tutti i tipi di scarto, minacciando, fra le altre cose, l'immediata sospensione del servizio benché non fossero scaduti i contratti in essere con le aziende di macellazione, che fissavano il prezzo dello smaltimento degli scarti a lire 350 al Kg.

Due operatori del settore si sono rivolti con successo alla Magistratura attraverso la presentazione di due distinti ricorsi ex art. 700 Codice Procedura Civile. La AGRIVAL, in totale dispregio al provvedimento giudiziario, propose un'azione civile verso una delle due aziende ricorrenti, chiedendo la risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta.

Il 1° agosto 2001 AGRIVAL e AGROLIP hanno comunicato agli operatori che il prezzo del costo di smaltimento degli scarti di macellazione veniva elevato a lire 800 il Kg. per tutti i tipi di scarto, anche per quelli delle carni avicunicole, decisione assunta in dispregio anche rispetto all'accordo interprofessionale siglato dal titolare di AGRIVAL e AGROLIP con Assograssi e Assocarni, che hanno fatto numerose e doverose rimostranze riguardo a tale ingiustificato aumento del costo del servizio.

A seguito di tali decisioni, che di fatto compromettono l'operato delle aziende di macellazione in Sardegna, queste hanno tentato di rivolgersi, per lo smaltimento degli scarti a basso rischio, alle discariche di Ecoserdiana a Cagliari e alla Chilivani Ambiente di Ozieri. La prima, dopo averli accettati, ha rifiutato gli scarti sostenendo che la ASL 8 di Cagliari avrebbe bloccato tale conferimento a discarica in quanto illegale. La seconda, dopo aver accettato gli scarti, ha frapposto immotivati ostacoli, superati soltanto quando alcuni operatori hanno minacciato di ricorrere ai Carabinieri.

Per tentare di fronteggiare una situazione che, alla luce di quanto sopra esposto, appare drammatica per le aziende di macellazione e lavorazione delle carni, gli operatori del settore hanno dato vita ad un comitato spontaneo, allo scopo di ricercare, in accordo anche con l'Amministrazione regionale, idonee soluzioni che consentano il corretto svolgimento di una così importante attività in Sardegna.

Tutto ciò premesso chiedono di sapere:

- quali siano le valutazioni e le decisioni adottate dal Presidente della Regione e dall'Assessore della difesa dell'ambiente a seguito dell'incontro avuto di recente con il comitato spontaneo;

- se non giudichino opportuno segnalare all'Autorità giudiziaria ed al garante della concorrenza e del mercato i fatti sopra esposti, meritevoli di attenzione e di approfondimento;

- se non ritengano necessario ribadire alle società di gestione delle discariche Ecoserdiana e Chilivani Ambiente ed alle competenti ASL, la legittimità del conferimento degli scarti di macellazione a basso rischio;

- se siano a conoscenza che nel documento sullo smaltimento degli scarti di macellazione e delle farine animali, redatto dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività ad esso commesse, l'amministratore della AGRIVAL, non si comprende con quale credibilità e su quali basi, denuncia la consuetudine di sotterrare in Sardegna gli animali morti, anziché consegnarli agli impianti per il pretrattamento, arrecando così ingenti danni alla sua impresa;

- quali azioni intendano intraprendere per ristabilire condizioni di pari opportunità per le imprese operanti in Sardegna nel settore della macellazione e della lavorazione delle carni, con quelle del resto dell'Italia;


- se non ritengano opportuno promuovere e favorire la costituzione di un consorzio con suddette imprese, al fine di realizzare un nuovo impianto di smaltimento degli scarti di macellazione, così da affrancare le aziende sarde dal monopolio della AGRIVAL e dell'AGROLIP e per ristabilire condizioni minime di mercato per il proseguo dell'attività delle aziende di macellazione e lavorazione delle carni in Sardegna. (171)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Emanuele Sanna per illustrare l'interpellanza numero 172.

SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il problema che abbiamo sollevato è noto ai consiglieri regionali perché nel corso delle ultime settimane questo tema è stato affrontato in sede di Commissione agricoltura, ed è stato sfiorato anche dalla Commissione sanità del Consiglio regionale. Mi limito a richiamare in sede di illustrazione i punti fondamentali; poi ascolteremo con grande attenzione la Giunta e faremo qualche valutazione in sede di replica.

Come è noto, a seguito delle emergenze sanitarie che si sono determinate su scala internazionale, e con particolare intensità e virulenza nella nostra Isola, nel campo dell'allevamento del bestiame e della zootecnia, le normative sanitarie e la legislazione sanitaria, sia quella statale che quella comunitaria, sullo smaltimento dei residui di macellazione sono diventate particolarmente severe, particolarmente rigorose. Noi riteniamo questo fatto assolutamente doveroso, nel senso che in presenza di malattie che colpiscono gli animali, ma attraverso il circuito alimentare possono arrivare a minacciare pesantemente, come nel caso della encefalopatia spongiforme, anche la salute umana, è giusto che i sistemi di smaltimento dei rifiuti vengano, come dire, predisposti e gestiti con il massimo rigore.

Tuttavia queste normative hanno creato, come è noto, nel settore della zootecnia e dell'allevamento del bestiame, nel settore della produzione, della preparazione e della distribuzione delle carni una situazione di crisi peculiare. Una crisi che investe, in particolare per quanto riguarda il problema che stiamo affrontando con questa interpellanza, il settore della macellazione ed anche il settore della produzione, un po' meno quello della distribuzione, perché quando non si produce e non si macella in Sardegna il mercato interno della nostra Isola viene inevitabilmente e inesorabilmente occupato e conquistato dalle importazioni e quindi si accentua, anche attraverso questa via, la dipendenza dall'esterno della nostra bilancia agroalimentare che, è risaputo, è uno dei mali strutturali del nostro sistema economico regionale.

Abbiamo distrutto a seguito della blue tongue, come abbiamo detto anche recentemente in Aula, circa il 10 per cento del nostro patrimonio ovino; quella emergenza non si è ancora conclusa; si è determinato un blocco nella movimentazione dei bovini e nelle esportazioni e adesso la nostra Isola, mentre è circondata da questo grande cordone sanitario che sta penalizzando pesantemente l'economia locale, deve affrontare anche questa nuova emergenza che si è determinata nel settore della macellazione per quanto riguarda i residui.

Gli imprenditori, onorevole Assessore, signor Presidente, che operano in questo settore, i comuni, quindi parlo di imprese private e pubbliche, ci hanno segnalato con angoscia questo problema perché nel giro di pochi mesi i costi per il trasporto e lo smaltimento corretto dei residui dei macelli pare che siano addirittura triplicati. E, cosa ancora più grave, si è determinata di fatto una situazione di oligopolio, anzi decisamente di monopolio - io non ho alcuna difficoltà a definirla così - in questo settore perché le uniche due aziende, gli unici due impianti realizzati con cospicui finanziamenti pubblici e che operano a norma di legge, appartengono allo stesso gruppo imprenditoriale, soprattutto dopo la chiusura dell'impianto di Porto Torres per un intervento della magistratura.

E l'imprenditore, che naturalmente non è un filantropo, lo dico molto sommessamente, onorevole Assessore, perché se un imprenditore mi dice di essere un filantropo o mi sta imbrogliando o è un pessimo imprenditore, è' giusto che cerchi il profitto, è giusto che curi la salute dei suoi bilanci e della sua azienda. Però questo imprenditore, che ci dicono di fatto ha triplicato i costi, opera in un regime di monopolio per cui si è registrata finora, pare, una situazione assolutamente insostenibile per i nostri allevatori e per i nostri macelli; una situazione che non è ovviamente procrastinabile.

Noi importiamo, come sa l'Assessore dell'ambiente, rifiuti da altre regioni e non riusciamo a smaltire correttamente, per esempio, questi che vengono prodotti nella nostra Regione. E' una situazione paradossale, assolutamente insostenibile.

Noi riteniamo che la Regione debba svolgere un ruolo più dinamico e più incisivo per tutelare non solo la salute dei consumatori, ma anche la salute economica delle imprese sarde che ci sembra, da questa situazione, gravemente penalizzata e minacciata.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Manca per illustrare l'interpellanza numero 171.

MANCA (Gruppo Misto). Colleghe e colleghi, l'interpellanza presentata dai consiglieri regionali del Partito sardo d'Azione evidenzia, in una certa qual maniera, le distorsioni del servizio di raccolta e smaltimento degli scarti di macellazione delle carni in Sardegna. In soli otto mesi il costo del servizio ha registrato aumenti tariffari pari al 130 per cento, passando dalle 350 lire al chilogrammo alle attuali 800; queste sono infatti le ultime richieste.

Il servizio di raccolta e smaltimento degli scarti di macellazione, dopo la chiusura dello stabilimento Il Gabbiano di Porto Torres, è gestito in regime di monopolio dalle aziende Agrival Ecosistemi e Agrolip, che hanno la medesima proprietà. Il titolare delle due aziende, infatti, partecipa al capitale azionario, con una quota pari a circa il 45 per cento, della Valorizzazione Carni Sarde, la ex Valriso, che opera nel settore della macellazione e lavorazione delle carni, ed è dunque una concorrente delle aziende che sostengono costi esorbitanti per lo smaltimento degli scarti.

Queste distorsioni e le penalizzazioni che ne derivano sono facilmente immaginabili, e con altrettanta facilità riscontrabili e documentabili. Gli operatori del settore hanno dato vita a un comitato spontaneo allo scopo di sensibilizzare l'amministrazione regionale, per porre rimedio a una situazione che rischia di compromettere il futuro di decine di aziende operanti nel settore della macellazione, oltre che della lavorazione e commercializzazione delle carni.

Le audizioni della quinta Commissione, gli incontri avuti con il Presidente della Giunta e con gli Assessori competenti, testimoniano la gravità del problema e l'inderogabilità di interventi che evitino il protrarsi di ingiustificate penalizzazioni a danno delle aziende.

La totale assenza di concorrenza fa sì che né la Agrival né la Agrolip pratichino distinzioni tariffarie tra gli scarti a basso e ad alto rischio. In pratica, per gli scarti di macellazione, per esempio quelli di un pollo proveniente da un'azienda in regola con l'Unione Europea, si sostiene il medesimo costo di quelli a rischio BSE, o encefalopatia spongiforme bovina. Un modo come un altro per far cessare l'attività dei macelli avicunicoli operanti in Sardegna. Un invito bello e buono a incrementare le macellazioni semiclandestine con relativo invio degli scarti alle discariche abusive.

Le strutture in regola con le autorizzazioni nel frattempo si permettono, invece, di rifiutare senza valide motivazioni il conferimento degli scarti a basso rischio, provenienti da quelle aziende che hanno tentato di sfuggire alle tariffe monopoliste di Agrival e Agrolip. Così hanno pensato di fare Ecoserdiana di Cagliari e Chilivani Ambiente di Ozieri. I motivi e le giustificazioni addotte meritano quanto meno un intervento del competente Assessore che ricordi che quel tipo di rifiuto può essere conferito in quel tipo di discarica. In caso contrario è lecito pensare che in Sardegna i cartelli, il monopolio ed anche un po' di pirateria valgano di più delle regole e del mercato.

Per avere un'idea della differenza che esiste con quanto accade in Italia nel settore è sufficiente ricordare che il costo di smaltimento degli scarti ad alto rischio è di 350 lire al chilo, compreso il trasporto; mentre per quelli a basso rischio si sostiene solo il costo della raccolta. Tali regimi tariffari sono rimasti invariati anche dopo il manifestarsi della BSE per effetto della entrata in vigore della legge numero 49 del 2001, che prevede particolari sistemi di contribuzione per le aziende operanti nel settore.

In Sardegna le emergenze sanitarie diventano un pretesto per incrementare il profitto e per ampliare i settori di intervento, tentando di "strozzinare" i concorrenti del nuovo mercato con le nuove tariffe imposte dalle vecchie aziende monopoliste. L'approssimarsi della stagione di macellazione degli agnelli lascia intendere quali potranno essere le ulteriori penalizzazioni per l'intero comparto zootecnico isolano.

La condotta di Agrolip ed Agrival ha già provocato le rimostranze di Assograssi ed Assocarni ed anche la Magistratura ha dato ragione a due operatori del settore che avevano presentato due distinti ricorsi in base all'articolo 700 del Codice di Procedura Civile. Oggi attendiamo di conoscere quali siano le azioni che il Governo regionale intende intraprendere.

Vorremmo sapere se ritenga opportuno, come da più parti è stato proposto, promuovere la costituzione di un consorzio fra aziende sarde che si occupano della macellazione delle carni per realizzare un impianto di smaltimento degli scarti, oppure se intenda nell'immediato ricercare una mediazione tra le ingiustificate pretese di Agrival ed Agrolip e le esigenze delle aziende.

In ogni caso è opportuno tenere presente che lo smaltimento degli scarti di macellazione non è soltanto un servizio offerto alle imprese, ma è anche un servizio la cui efficienza è una garanzia per l'igiene, la salute ed anche l'ambiente dell'intera Sardegna.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore della difesa dell'ambiente.

PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Signor Presidente, signori consiglieri, la pratica così come gli interpellanti hanno correttamente interpretato interessa oltre che l'Assessorato della sanità, che è il principale attore nell'esame di questa situazione, anche l'Assessorato dell'ambiente. Per quanto si riferisce all'Assessorato dell'ambiente si sta operando per arrivare ad un'intesa e ad un accordo che penso saranno illustrati ancora meglio dal collega, onorevole Oppi, che sull'argomento fornirà tutti i chiarimenti necessari.

E` verissimo comunque che la situazione di crisi che sta attanagliando tutto il settore delle carni prodotte in Sardegna, derivata dai problemi relativi allo smaltimento sia degli scarti di macellazione, sia dei capi infetti e da abbattere nel settore bovino ed ovino, ha determinato una particolare attenzione da parte dell'Assessorato che rappresento, soprattutto per quanto si riferisce alle "autorizzazioni" che l'Assessorato sta rilasciando a tutti quegli impianti di smaltimento dei rifiuti che possono essere attivati in situazioni di emergenza come è l'attuale, tenuto conto che le norme nazionali e quelle comunitarie impongono particolari rigori, particolari cautele, particolari attenzioni.

Io sto cercando di indirizzare l'Assessorato verso una sospensione, al momento, della verifica fiscale di certi adempimenti in modo che si possa arrivare ad un'intesa, che mi auguro avvenga rapidamente, con i colleghi Assessori della sanità e dell'agricoltura.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

OPPI (C.C.D.). Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, tengo subito a precisare che, essendo il problema trattato un problema squisitamente politico, farò alla fine del mio intervento anche una proposta.

Voglio precisare che per quanto riguarda le tariffe praticate, sotto l'aspetto strettamente commerciale, il problema non è di stretta competenza, anche se certamente vi è un interesse, dell'Assessorato della sanità. Ciò nonostante io mi sono attivato e ho effettuato alcune verifiche. Per esempio, si è appurato che l'unica ditta che in questo momento è sul mercato, come è stato ben detto dagli interpellantiha presentato domanda al Ministero intorno agli ultimi giorni di agosto, primi giorni di settembredell'anno 2000. Il 2 ottobre il responsabile della A.S.L. ha inoltrato la richiesta all'Assessorato, il 6 di ottobre, quindi nell'arco di cinque giorni, l'Agrolip otteneva il decreto ministeriale, quindi l'iter era stato particolarmente rapido, cose scarsamente riscontrabile negli atti a cui noi abbiamo potuto accedere negli ultimi tempi.

Comunque noi abbiamo chiesto alle varie aziende sanitarie locali di avere un quadro aggiornato sulle modalità di smaltimento dei rifiuti in oggetto. Abbiamo anche tenuto un incontro, nel corso del quale abbiamo verificato la possibilità, cercando una soluzione al problema dell'incenerimento dei rifiuti, di creare condizioni ottimali per il mercato per evitare di affossare la categoria. Ho ricevuto l'assenso su questa posizione purché avessimo inviato una nota alle A.S.L.; la nota è stata puntualmente inviata dal direttore del servizio prevenzione il 26 settembre. Con la suddetta nota, numero 33843, si invitavano i direttori generali delle A.S.L. a verificare che fossero stati presi tutti i provvedimenti necessari, per quanto riguardava il caso specifico e in generale sul problema dei rifiuti derivanti dalle macellazioni, secondo le norme di legge in vigore.

L'Assessorato ha anche provveduto, con la massima celerità, a inviare al Ministero, e non soltanto al Ministero, una nota con la quale si chiedeva di poter ottenere le autorizzazioni per portare, una volta incenerito, lo scarto di macellazione in discarica. E mentre questo è stato concesso dalla Comunità Europea va detto invece che non c'è stato un assenso da parte del Ministero della Salute. Comunque se noi avessimo potuto portare a smaltire gli scarti a basso rischio nelle discariche, il problema avrebbe assunto proporzioni nettamente inferiori in quanto si sarebbe posto per i soli rifiuti ad alto rischio, che risultano essere quantitativamente molto ridotti rispetto agli altri. E` evidente che in questo modo noi avremmo potuto risolvere il problema.

Inoltre abbiamo ritenuto, in questi giorni, di dover sentire prima gli operatori del settore; non più tardi di stamattina abbiamo avuto l'ultimo incontro, e la ditta di Porto Torres, il cui impianto è stato dissequestrato, intorno al 15 di ottobre sarà in grado di riprendere l'attività. Come voi sapete i prezzi praticati da questa ditta erano prezzi estremamente corretti, addirittura in taluni casi anche al di sotto delle 300 lire al chilogrammo.

L'altro nodo è rappresentato dal costo dei trasporti, che è cresciuto ugualmente in modo indiscriminato, senza giustificati motivi. Poichè è evidente che il problema può essere risolto soltanto attraverso un confronto politico io ho chiesto anche alle due società interessate di essere presenti ad un incontro appunto al quale parteciperanno il Presidente della Giunta, i tre Assessorati competenti: igiene e sanità, ambiente ed agricoltura e i Presidenti dei Gruppi consiliari. Occorre affrontare infatti l'ultimo problema, il vero, particolarmente importante, problema, e cioè che Porto Torres non riesce di fatto a trovare la disponibilità nelle discariche. Voi sapete che quando lo scarto della macellazione è stato incenerito e quindi diventa inerte, può - lo consente la legge - essere portato in discarica. Però le discariche non danno la loro disponibilità.

Quindi è un problema politico; noi dobbiamo attivare immediatamente la struttura e metterla nelle condizioni di obbligare le discariche ad accogliere questo materiale, perché così è previsto per legge. In questo modo ripristineremo le normali condizioni di mercato e la categoria non dovrà più subire affronti di qualsiasi genere, perché tale ritengo sia la richiesta, che non trova giustificazione, di portare il costo dello smaltimento a 850 lire al chilogrammo. Una ulteriore penalizzazione sulla quale noi non potremmo neanche incidere salvo, e faccio l'ultima proposta, mi sia consentita, che ci attiviamo e con le poche risorse finanziarie che abbiamo a disposizione creamo le condizioni (attraverso un consorzio di comuni, o di soggetti privati) perché non ci sia più una situazione di monopolio sul mercato, ma si ripristini il contesto antecedente l'anno 2000.

Quindi, io propongo questo incontro con i Capigruppo, gli Assessori e il Presidente e le parti interessate in modo tale da valutare ampiamente questa possibilità di soluzione del problema.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Emanuele Sanna per dichiarare se è soddisfatto.

SANNA EMANUELE (D.S.). Replica il collega Alberto Sanna.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Alberto Sanna.

SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevole Presidente, onorevoli Assessori, inizio il mio intervento riprendendo l'ultima affermazione dell'onorevole Oppi sulle risorse finanziarie da mettere a disposizione. Pare che in questa operazione di risorse finanziarie ne stiano circolando eccessivamente. Oltretutto la situazione di monopolio che anche l'inerzia dell'Amministrazione regionale ha contribuito a creare, deriva da uno stato di cose veramente abnorme.

Intanto va detto che le due aziende, l'Agrival ed l'Agrolip, la cui proprietà è detenuta dalla stessa persona , hanno lavorato prima i residui di macellazione e, poi, hanno gestito tutta la lavorazione sulle carcasse degli animali abbattuti a causa della BSE grazie ad un intervento dell'ex Aima, oggi AGEA, che paga a queste aziende 800 lire al chilo per trattare questi residui, più 435 lire, sempre al chilogrammo, se il processo termina con l'incenerimento. Inoltre versa 1450 lire per ogni chilogrammo di farina animale prodotta, perché queste aziende sono sorte per produrre farina animale, ed ancora oggi la stanno producendo. Quindi, fino al 31/12/2001 intorno al problema dei residui ruotava un business incredibile.

Onorevole Oppi, questa è la situazione; di risorse ce ne sono tante, la Regione risorse non ne deve tirare fuori, assolutamente. Questo è il primo punto sul quale bisogna fare chiarezza. Per esempio ci sono diverse aziende che lavorano o lavoravano nel settore dello smaltimento dei rifiuti sanitari, io cito il caso della SIPSA di Oristano, che è disponibile, che ha in corso di definizione un contratto con gli allevatori di Arborea che prevede un costo di 265 lire al chilogrammo per lo smaltimento di questi rifiuti. Questa società sta anche cercando disperatamente di mettersi in contatto con la AGEA, per ottenere la quota di 435 lire prevista dalle normative comunitarie, però non riesce a trovare interlocutori nella AGEA; anche questo non vorrei fosse un altro aspetto di un disordine programmato.

A questo quadro poi si aggiunge un altro dato, che è emerso nelle audizioni tenute dalla commissione, e cioè che l'Assessore del turismo di questa Giunta è consulente appunto della titolare della Agrival e della Agrolip, ed anche questo va chiarito. Pare infatti che il Presidente della Giunta, addirittura, in un incontro tenutosi con questo comitato spontaneo di proprietari di mattatoi abbia detto loro che bisognava rivolgersi all'Assessore del turismo che appunto in qualità di legale, di consulente di queste aziende poteva risolvere il problema, non si capisce bene come.

Onorevole Oppi, bisogna uscire da questa situazione di emergenza e di grande preoccupazione che interessa il mondo degli allevatori, di chi vive dalla lavorazione delle carni a diversi livelli nella nostra Regione. Noi proponiamo che ci sia un intervento forte da parte della Giunta regionale perché a trattare questi rifiuti siano le aziende che attualmente lavorano i rifiuti sanitari ospedalieri, che hanno nella maggior parte dei casi le caratteristiche per poter trattare anche questo tipo di rifiuti, che oltretutto sono rifiuti meno pericolosi di quelli che trattano abitualmente.

Si tratterebbe quindi di fare uno sforzo serio per rompere il monopolio e per mettere in condizione di lavorare queste altre aziende, che sono ben otto in Sardegna, così che questa emergenza cessi.

Questa è la nostra proposta e chiediamo che da parte della Giunta regionale si esca da questa situazione di immobilismo e si spezzi un monopolio che sta da un lato favorendo l'arricchimento smisurato di poche persone e dall'altra sta portando al fallimento quei pochi mattatoi che abbiamo in Sardegna e, assieme a loro, la categoria degli allevatori già di per sé provata dalla BSE, dalla siccità, dalla lingua blu ed anche da questa Giunta.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Manca per dichiarare se è soddisfatto.

MANCA (Gruppo Misto). Signor Presidente, molto velocemente perché non ripeterò quanto già detto prima. Mi sento parzialmente soddisfatto delle dichiarazioni rese dagli Assessori competenti, soprattutto di quelle dell'Assessore della sanità, e io mi auguro che l'incontro che si terrà quanto prima ridia serenità a questo settore grazie al ripristino di quelle condizioni indispensabili per potere effettuare un servizio così importante per un settoreportante della nostra economia.

PRESIDENTE. Passiamo adesso al punto tre dell'ordine del giorno. Interpellanza 166/A a firma Sanna Giacomo, Manca sulla cessione dei crediti a sofferenza della Banca CIS. Si dia lettura dell'interpellanza.

ORTU, Segretario

INTERPELLANZA SANNA Giacomo - MANCA, sulla cessione dei crediti a sofferenza di Banca CIS.

I sottoscritti, premesso che:

il 16 maggio 2001, il Consiglio di Amministrazione della Banca CIS ha adottato la decisione di cedere alla Intesa Gestione Crediti (IGC), società del Gruppo IntesaBci controllante anche della Banca CIS, crediti a sofferenza per un importo di 1.000 miliardi di lire al prezzo di 224 miliardi di lire.

Da informazioni assunte dagli interroganti, risulta che un'altra Banca, la BNP PARIBAS, previa consultazione dei bilanci di Banca CIS, avesse valutato l'opportunità di lanciare un'offerta per l'acquisizione di detti crediti, non inferiore ai 400 miliardi di lire.

L'offerta di BNP PARIBAS è stata, invece, "misteriosamente" ridimensionata in 150 miliardi di lire ed ha quindi consentito alla IGC di aggiudicarsi l'asta e soprattutto di realizzare un utile sulla operazione, stimato da esperti, di circa 250 miliardi di lire;

Appare inverosimile che su 1.000 miliardi di crediti a sofferenza, e seppur in presenza di partite inesigibili, la IGC realizzi meno di un quarto del valore della massa creditizia acquisita;

Ciò appare incontrovertibilmente vero, se si considera che i crediti ceduti da Banca CIS risultano in gran parte coperti da garanzie reali: ipoteche ed anche da garanzie personali: fideiussioni.

A fronte di tale situazione, la Regione Autonoma della Sardegna che detiene una partecipazione azionaria del 36% in Banca CIS, non ha intrapreso alcuna opposizione. Banco di Sardegna e Banca di Sassari, che detengono anch'esse partecipazioni in Banca CIS, hanno fatto altrettanto.

Sembra, dunque, che per il Gruppo IntesaBci, agli accertati vantaggi derivanti dalla proficua e complessa gestione dei crediti in sofferenza delle controllate dell'intero gruppo, si aggiungono, in questo caso, anche quelli derivanti dalla svalutazione eccessiva dei crediti a sofferenza di Banca CIS che, una volta ceduti a prezzo non congruo, frutteranno, però, utili ad un'altra società del gruppo, la Intesa Gestione Crediti.

Spettatrice di eccezione delle performance finanziarie del più grande gruppo bancario italiano è senz'altro la Regione sarda, che non sembra preoccupata di tutelare i propri interessi e quelli dei sardi, nonostante la rilevante partecipazione al capitale di Banca CIS, pur contando su propri rappresentanti in seno al Consiglio di Amministrazione.

Nessuna inversione di tendenza, dunque, rispetto alle irresponsabili ed inconcludenti azioni poste in essere in occasione dell'acquisizione da parte di Banca Intesa del pacchetto azionario di maggioranza dell'allora Credito Industriale Sardo detenuto dal Ministero del Tesoro, per circa 42 miliardi di lire, a fronte di un patrimonio immobiliare di valore più che doppio.

Non sembra vi sia la volontà da parte dell'attuale Giunta regionale di far cessare una ingiustificata munificenza verso il gruppo bancario e finanziario, leader in Italia per grandezze patrimoniali, volumi intermediati e produzione di ricavi,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione, al fine di conoscere:

1) quali siano le valutazioni politiche ed economico-finanziarie della Giunta regionale, in ordine all'operazione di cessione dei 1.000 miliardi di lire di crediti a sofferenza di Banca CIS, conclusasi in favore dell'azionista di maggioranza;

2) quali siano le valutazioni dei rappresentanti della Regione sarda in seno al Consiglio di Amministrazione di Banca CIS, in merito alla decisione adottata il 16 maggio 2001;

3) se corrisponda al vero che la BNP PARIBAS avesse stimato i crediti a sofferenza di Banca CIS in 400 miliardi di lire e quali siano "le riservate informazioni acquisite" che hanno fatto sì che l'offerta si concretizzasse in soli 150 miliardi di lire per crediti coperti in gran parte da ipoteche e fideiussioni;

4) se non giudichi opportuno acquisire le necessarie informazioni e compiere le opportune valutazioni per consentire al Consiglio regionale di conoscere l'effettiva e reale "sofferenza" dei 1.000 miliardi di crediti ceduti da Banca CIS, di fatto, alla sua controllante per il tramite della IGC;

5) se sia a conoscenza che esponenti sardi della nuova Banca CIS abbiano utilizzato posizioni di rilievo per propiziare il trasferimento di patrimoni immobiliari di partite di crediti in sofferenza a società a loro riconducibili. (166)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Giacomo per illustrare l'interpellanza numero 166/A.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). La politica del credito in Sardegna è da tempo argomento sul quale si concentrano le attenzioni delle forze politiche, sociali e imprenditoriali della Sardegna. Purtroppo la rilevanza data alle problematiche connesse alle distorsioni e alle inefficienze dell'intero settore è inversamente proporzionale alla efficacia delle azioni intraprese per porre fine alle penalizzazioni cui vanno incontro quotidianamente operatori economici e cittadini sardi.

Le vicende riguardanti l'ex Credito Industriale Sardo ne sono la più palese testimonianza. La Regione sarda, nonostante la rilevante partecipazione azionaria, non è stata in grado, e purtroppo non sembra esserlo neppure ora, di intraprendere adeguate azioni di tutela per propri interessi o per interessi dell'intera collettività della Sardegna. Le questioni inerenti la cessione del CIS a Banca Intesa evidenziano la straordinaria inefficienza dimostrata dalla Regione sarda a vantaggio del gruppo bancario e finanziario, leader in Italia per grandezza patrimoniale, volumi intermediati e produzione di ricavi.

Per capire meglio è sufficiente raffrontare i circa 42 miliardi versati da Banca Intesa per l'acquisizione del pacchetto di maggioranza del CIS, con il valore del patrimonio immobiliare dell'ex Banca CIS, quantificabile in oltre 100 miliardi di lire. Oppure ricordare che nei sei anni precedenti l'acquisizione, il CIS ha versato 7 miliardi di canoni annui all'Ital Service SPA, controllata allora dal Banco Ambrosiano Veneto, oggi BCI, per l'utilizzo di un sistema informatico. Esattamente la cifra che Banca Intesa ha versato al Tesoro per l'acquisizione del pacchetto di maggioranza del CIS.

Superate le difficili, e per certi versi le incomprensibili, fasi riguardanti la nomina dei vertici di Banca CIS, nel maggio del 2001 il Consiglio di amministrazione ha adottato una decisione che merita approfondite valutazioni e qualche considerazione. In quella data infatti è stata decisa la cessione dei crediti in sofferenza di Banca CIS di importo pari a 1000 miliardi ad un'altra società del gruppo Intesa, la Intesa Gestione Crediti (IGC), al prezzo di 224 miliardi di lire. Appare inverosimile che la IGC realizzi soltanto un quarto del valore della massa creditizia acquisita dal CIS, seppure in presenza di partite inesigibili.

I crediti ceduti risultano infatti per la gran parte coperti da garanzie reali: le ipoteche, e da garanzie personali: le fideiussioni. E' evidente che per il Gruppo Intesa, BCI, agli accertati vantaggi derivanti dalla complessa gestione delle partite in sofferenza, in questo caso si aggiungono anche quelli derivanti dalla svalutazione eccessiva dei crediti di Banca CIS che, una volta ceduti a prezzo non congruo, frutteranno utili ad un'altra società del gruppo, la Intesa Gestione Crediti.

Pesano sulla vicenda anche le questioni riguardanti la condotta della BNP Paribas; questa da prima aveva valutato l'opportunità di lanciare un'offerta non inferiore ai 400 miliardi di lire per l'acquisizione della massa creditizia a sofferenza. Successivamente la BNP Paribas ha misteriosamente ridimensionato l'offerta, portandola a 150 miliardi di lire, consentendo alla IGC di aggiudicarsi l'asta e di realizzare un utile sull'operazione che gli esperti stimano in oltre 250 miliardi di lire.

Ciò che è più grave però è il constatare il più totale disinteresse della Regione Sardegna, nonostante il fatto che la sua partecipazione azionaria in banca CIS sia pari al 36 per cento; eppure le ripercussioni sul sistema produttivo isolano e sulle imprese iniziano a mostrare le prime preoccupanti conseguenze.

Appare inderogabile una riflessione sul ruolo della Regione sarda in seno agli istituti di credito in Sardegna, dove la partecipazione pubblica al capitale azionario continua a essere rilevante. Ma ciò che è più importante è valutare la portata dei conflitti di interesse tra i soci privati di maggioranza e i soci pubblici di minoranza, soprattutto quando le società di recupero crediti sono di proprietà del gruppo privato di maggioranza. Agli aspetti di rilevanza patrimoniale se ne aggiungono altri di uguale importanza e che attengono alle iniziative che la Giunta dovrà necessariamente intraprendere per scongiurare gli effetti negativi che le azioni per il recupero del credito produrranno inevitabilmente sull'economia della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio .

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Per la verità l'interpellanza è diretta al Presidente della Regione, su sua delega risponde l'Assessore della programmazione sulla base delle notizie che si sono potute acquisire presso i rappresentanti regionali nel Consiglio di amministrazione della Banca CIS. Consiglio di amministrazione che, per altro, vede due dei tre componenti dimissionari. I componenti dimissionari sono l'onorevole Locci, che a seguito della sua elezione a consigliere regionale ha dato contestuali dimissioni dal Consiglio di amministrazione della Banca CIS, e il dottor Vacca.

Intanto, sulla base delle notizie acquisite, risulta che il Consiglio di amministrazione di Banca CIS è pervenuto alla determinazione di procedere allo smobilizzo del portafoglio crediti in sofferenze, sulla base di un'iniziativa che era stata avviata dal precedente Consiglio di amministrazione. Il valore della cessione, nella sostanza, corrisponde con le valutazioni effettuate in occasione dell'ultimo bilancio approvato dallo stesso Consiglio di amministrazione.

Si tratta di una operazione, come richiamano gli interroganti, di mille miliardi di lire di crediti a sofferenze di Banca CIS, sui quali forse sarebbe opportuno interrogarsi. Cioè bisognerebbe chiedersi il perché si sia formata una massa così elevata di sofferenze per una banca di interesse regionale quale è sempre stata la Banca CIS.

Prima di esprimere le nostre valutazioni io ricordo prima di tutto che, per quanto mi riguarda, non essendo stato interpellato in proposito, mi limito a riferire le risultanze di quel verbale del Consiglio di amministrazione che ha visto uno dei rappresentanti astenersi e gli altri invece, così come si ricorda nell'interpellanza, compreso il rappresentante del Banco di Sardegna, votare per questa operazione.

Detto ciò, oggi noi possiamo soltanto rilevare, su un piano strettamente economico-finanziario, e sulla base della posizione espressa appunto dai rappresentanti della Regione in seno al Consiglio di amministrazione, che l'operazione nel merito costituisce la cessione di un credito pro soluto, quindi la cessionaria acquisisce tutti i rischi che questa operazione comporta; non si stanno cedendo mille miliardi di liquidi o altro, si stanno cedendo mille miliardi di sofferenze, con difficoltà di recupero davvero elevate, così ci viene riferito. Evidentemente è stata compiuta una valutazione che ha portato a dar vita ad una operazione sicuramente, ce lo auguriamo tutti, nell'interesse della Banca CIS.

Mi preme però, sempre sulla base delle informazioni ricevute, correggere un aspetto che viene messo bene in evidenza nell'interpellanza e che, se fosse stato reale, questo sì, avrebbe posto quei problemi cui giustamente accennava il consigliere Sanna. Banca CIS esclude di avere ricevuto quale che sia offerta da parte della BNP Paribas, e quindi mi pare che su questo punto almeno possa essere sgombrato il campo da ogni riserva e da ogni equivoco.

Così come, sempre sulla base delle informazioni ricevute, alla Banca CIS non risulterebbe che vi siano interessenze tra i debitori ceduti e i soggetti che hanno contribuito a formare la volontà di cessione.

Se vi sono elementi concreti anche di interesse per la Regione, che detiene un pacchetto azionario superiore di poco al 30 per cento, di cui l'onorevole Sanna è a conoscenza, noi lo invitiamo a una più circostanziata informativa sul punto per avviare, se necessario, ogni ulteriore azione di controllo e di verifica presso Banca CIS; però segnaliamo positivamente che, finalmente, per la prima volta una banca di interesse regionale avvia un recupero delle sofferenze pregresse, posto che in passato ciò non avveniva o se è avvenuto è avvenuto solo in maniera simbolica.

Il recupero di questi 220 miliardi consentirà quanto meno di avere un interesse annuale di oltre 14 miliardi, come riferisce la dirigenza di Banca CIS, e con questo mi pare di aver dato, almeno sui punti salienti, anche per questioni di tempo, le informative che, spero, possano quanto meno soddisfare le richieste degli interpellanti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Giacomo Sanna per dichiarare se è soddisfatto.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Mi fa meraviglia che l'Assessore affermi che non è stato interpellato. L'Assessore ha tutti gli strumenti all'interno di quel Consiglio di amministrazione non solo per essere interpellato, ma per attivare le procedure di controllo che sono di competenza della Giunta regionale.

Ma oltre il danno abbiamo anche la beffa. Il danno è facile da capire perché siamo proprietari di una quota che va dal 30 al 36 per cento del pacchetto azionario, come ricordava l'Assessore, per cui la maggior parte di quelle risorse che sono state cedute per 224 miliardi sono fondi regionali, almeno per il 70 per cento sono denari della Regione sarda depositati per finanziare le leggi di settore. Quindi avremmo due volte motivo di lamentarci; primo perché siamo partecipi del pacchetto azionario, secondo perché i denari che oggi sono stati ceduti,come crediti in sofferenza, per il 70 per cento sono nostri. Hanno venduto il nostro denaro!

Ma non ci si può meravigliare del fatto che sia stata verificata una massa così consistente di crediti; non ci si può meravigliare per il semplice motivo che questi istituti di credito non premiano il progetto e quindi l'idea, la cui validità dovrebbe essere prioritaria rispetto a tutto il resto, bensì premiano innanzitutto le garanzie che uno dà. Ecco perché dico che quei 1000 miliardi sono più che un business per chi li ha acquistati per 224 miliardi.

Ci sono anche i precedenti, assessore Pittalis; ricordiamo infatti che anche il Banco di Sardegna cedette i propri crediti, se non vado errato, alla Banca Popolare di Novara. Sulla stessa falsa riga si svende, ma in maggior misura lo fa il CIS, perché il CIS ha un ruolo prioritario nel rapporto con la Regione sarda rispetto allo stesso Banco di Sardegna. Allora il danno è lì, la beffa è che con i nostri denari, con questi crediti riusciremo, perché chi li ha acquistati vorrà incassare e guadagnare, a far fallire non meno di 600-700 imprese in Sardegna.

Siccome si parla sempre di sviluppo, qualcuno mi dovrà spiegare se con le nostre risorse riusciamo anche a far fallire le nostre imprese e a creare, quindi, una diseconomia, una diminuzione del livello occupazionale, una situazione complessivamente penalizzante che, grazie a Dio, qua dentro viene richiamata con frequenza, ma senza mai, dico mai, fare proposte serie in materia di credito in Sardegna.

Al di là del fatto che quelle banche prima erano nostre e adesso non lo sono più, ma io non vedo differenze nel loro comportamento che non si è modificato rispetto a prima, è uguale, identico, il problema vero è chiederci che cosa intendiamo fare, noi, in materia di credito in quest'Isola. Fino a quando non riusciremo a capire questo e a trovare delle valide soluzioni, sicuramente queste banche continueranno a vendere il nostro denaro, a far fallire le nostre imprese e a guadagnare a dismisura. Questo è il problema, vero, di fondo.

E poiché in questa sede non si riesce mai a parlare di questo tema in modo specifico, puntuale e propositivo, annuncio, signor Presidente, che trasformeremo questa interpellanza in mozione e chiederò ai colleghi, in base al Regolamento, di apporre, se lo riterranno giusto, la firma su questa mozione. Spero che che almeno venti firme vengano apposte celermente, per far sì che il Consiglio si possa riunire per discutere una mozione specifica sul credito. Assessore Pittalis, lei forse ha sentito parlare di retrocessione di crediti incagliati, allora vada a vedere dove hanno retrocesso i crediti, dove li hanno incagliati, a chi interessavano. Non posso fare io l'ispettore di turno, io cerco di svolgere il mio ruolo di semplice consigliere regionale, chi ha più strumenti di me li sappia utilizzare per capire meglio quello che sta succedendo all'interno degli istituti di credito sardi.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento della interpellanza numero 117/A, a firma Tunis e più sull'inquinamento di falde acquifere nel comune di Capoterra..

Se ne dia lettura.

ORTU, Segretario:

INTERPELLANZA TUNIS Marco Fabrizio - FLORIS Emilio - PILO sull'inquinamento di falde acquifere nel Comune di Capoterra.

I sottoscritti,

premesso che decine di aziende agricole site in agro del comune di Capoterra hanno denunciato negli anni scorsi, in diverse occasioni e in varie sedi, un forte inquinamento salino di falde acquifere sotterranee causate sicuramente dal notevole e persistente prelievo di acqua utilizzata a fini industriali, nonché dalle opere antropiche realizzate lungo il corso del rio Santa Lucia duranti gli anni novanta;

evidenziato che l'economia agricola di Capoterra, a causa della salinizzazione delle falde acquifere interessate da prelievi indiscriminati, è stata pesantemente penalizzata e gli agricoltori, quindi, fortemente danneggiati per la perdita di gran parte della produzione per vari anni e talvolta per la distruzione totale delle aziende per disseccamento di agrumeti e frutteti;

osservato che, anche su sollecitazione del Comune di Capoterra, la Regione sarda nel 1997 finanziò la realizzazione di una struttura pubblica leggera per l'adduzione d'acqua dalla condotta dell'Ente Autonomo del Flumendosa e la distribuzione della risorsa idrica alle aziende operanti nell'area;

rilevato che tale opera è stata ultimata nel 1999, ma non è ancora entrata in funzione con conseguenti e persistenti danni all'agricoltura capoterrese,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere se non ritengano opportuno e necessario:

1) intervenire tempestivamente al fine della messa in funzione da parte dell'EAF dell'impianto di adduzione realizzato dal Comune di Capoterra circa sei mesi fa;

2) verificare la possibilità di riconoscere un congruo indennizzo per la perdita delle produzioni agricole delle aziende capoterresi, a causa della salinizzazione delle falde acquifere per le annate agrarie 1995/2000 che ha determinato un impoverimento e una ridotta resa delle superfici agrarie interessate. (117)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Tunis per illustrare l'interpellanza.

TUNIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, l'interpellanza che oggi discutiamo qui in Aula sull'inquinamento di falde acquifere nel comune di Capoterra, tratta un argomento che è stato già tante volte oggetto di discussione. Anche quest'Aula se n'era interessata nella precedente legislatura, quando nel mese di ottobre del 1995, su iniziativa del sottoscritto, venne discusso lo stesso argomento. Debbo ricordare, per amore di verità, che già nel luglio del medesimo anno anche i colleghi Fantola, Macciotta e Petrini presentarono su questa materia una analoga interrogazione.

Già nella precedente legislatura gli Assessori del periodo furono sensibilizzati sull'argomento, perché questa è una "storia vecchia". La campagna di Capoterra, che originariamente era una campagna ricca, piena di frutteti, piena di agrumeti, , si è trasformata ormai in una landa deserta; sono stati autorizzati infatti dei lavori che hanno comportato uno sfruttamento eccessivo delle acque per fini industriali, nonché opere antropiche realizzate lungo il corso del rio Santa Lucia durante gli anni novanta, che hanno determinato, sicuramente, un forte inquinamento salino delle falde acquifere sotterranee, tale da far diventare l'acqua dei pozzi salmastra. Questo stato di cose non ha più consentito uno sviluppo regolare dei frutteti, ma anzi ha determinato la loro disseccazione.

L'economia agricola di Capoterra, a causa di questa salinizzazione delle falde acquifere, dovuta a prelievi indiscriminati, è stata quindi fortemente penalizzata e gli agricoltori, sin dalla primavera del 1995, presentarono una petizione chiedendo gli interventi degli Assessori competenti, quello dei lavori pubblici e quello dell'agricoltura.

Io sono in possesso di un incartamento relativo a quel periodo perché non furono soltanto gli agricoltori a segnalare questa calamità, ma anche lo stesso comune, tramite i sindaci e gli Assessori competenti che si susseguirono in quel periodo tennero un fitto carteggio con la Regione nel quale denunciavano la situazione esistente e chiedevano i necessari interventi.

Nel frattempo, su sollecitazione del comune di Capoterra e dopo ampia discussione qui in Aula, la Regione sarda nel 1997 finanziò la realizzazione di una struttura pubblica leggera per favorire l'adduzione d'acqua dalla condotta dell'eaf e la distribuzione di questa risorsa idrica alle aziende operanti nell'area; l'intento era quindi quello di salvare o cercare di assicurare quanto meno un futuro migliore a queste aziende. Ad oggi quest'opera, nonostante sia stata terminata, non è stata ancora messa in funzione; e questo comporta persistenti danni all'agricoltura di Capoterra.

Quindi, tutto ciò premesso, i presentatori dell'interpellanza Tunis, Floris, Pilo, chiedono al Presidente della Giunta e all'Assessore competente dei lavori pubblici, se possono intervenire per favorire la messa in funzione da parte dell'eaf di questo impianto. E sempre al Presidente, e per la parte di sua competenza all'Assessore dell'agricoltura, di verificare la possibilità di contemperare questa situazione di disagio degli agricoltori e dei frutticoltori della zona attraverso la concessione di un indennizzo, per esempio un contributo a fondo perduto, come è stato fatto per altri settori..

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dei lavori pubblici.

LADU (P.P.S.-C.D.U.Sardi), Assessore dei lavori pubblici. Nell'interpellanza presentata dai consiglieri Tunis e più si chiedono spiegazioni al punto 1 su un intervento che è stato finanziato dalla Regione Sardegna per la costruzione di una struttura pubblica leggera per l'adduzione dell'acqua dalla condotta dell'EAF e la conseguente distribuzione della risorsa idrica alle aziende della zona di Capoterra; struttura che ancora non è stata messa in funzione.

Devo dire subito che questo intervento è stato finanziato non dall'Assessorato dei lavori pubblici, ma dall'Assessorato dell'agricoltura, e pertanto noi non abbiamo potuto esercitare tutti i relativi controlli.

Poi al punto 2 si dice che l'economia e soprattutto l'agricoltura della zona di Capoterra è stata penalizzata dalla salinizzazione della falda, e questo purtroppo è un problema reale, però devo dire che fra le competenze dell'Assessorato dei lavori pubblici non rientra,la quantificazione degli indennizzi per la perdita o per la mancata produzione agricola.

Questo non significa che noi non vogliamo dare risposte sia al problema della salinizzazione della falda che - ripeto - è un problema serissimo, sia alla richiesta di riconoscimento del danno che hanno subìto in questi ultimi anni gli operatori agricoli di quella zona proprio a causa dell'eccessivo prelievo dalla falda.

Per quanto riguarda la realizzazione della struttura leggera noi, dopo che è stata presentata l'interpellanza, abbiamo assunto delle informazioni dirette; pertanto noi oggi possiamo dire che quell'opera, che a suo tempo fu finanziata dalla Regione, è stata completata, però sono sorti dei problemi per quanto riguarda la messa in funzione; però so che il giorno 8 ottobre ci sarà un incontro definitivo tra l'eaf, il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale e il comune di Capoterra nel corso del quale si raggiungerà un accordo sull'utilizzo di questa condotta. Quindi presumo che dopo l'8 ottobre questa condotta che è stata già ultimata e che deve essere soltanto allacciata, entrerà in funzione.

Vorrei fare due osservazioni sul problema della salinizzazione della falda. E' un problema serissimo che non riguarda soltanto il comune di Capoterra, ma riguarda tutti i comuni costieri che sono costretti a sfruttare eccessivamente la falda acquifera, quindi questi prelievi fanno sì che l'acqua salata entri all'interno della falda causando gravissimi danni. Questo fenomeno si è verificato a Capoterra, si è verificato a Bosa, si è verificato in tutti i comuni costieri dove il prelievo dalla falda è risultato eccessivo.

Per quanto riguarda la politica sulle acque che noi come Regione, come Assessorato dei lavori pubblici stiamo portando avanti, prevede di effettuare il minor numero possibile di prelievi dalla falda acquifera e invece di utilizzare sia per gli usi idro-potabili che per gli usi agricoli e industriali possibilmente acqua invasata.

Noi stiamo lavorando perché la gente non sia costretta a ricorrere al prelievo dalla falda, perché se noi dovessimo impoverire eccessivamente le scorte date dalle falde creeremmo ulteriori problemi perchè toglieremmo l'acqua anche a quei comuni che sono più a monte e che oggi stanno andando avanti col prelievo dai pozzi.

Quindi il problema è serio e noi stiamo lavorando per creare condizioni diverse per la sua soluzione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Tunis per dichiarare se è soddisfatto.

TUNIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, brevemente per esprimere, a nome anche dei firmatari dell'interpellanza, il compiacimento per il fatto che l'Assessore abbia ritenuto l'argomento trattato un argomento serio. E' un problema che non riguarda soltanto Capoterra, come giustamente diceva l'Assessore, ma riguarda moltissime zone costiere, legato purtroppo ai problemi della siccità, ma anche alle concessioni per questi emungimenti autorizzate troppo facilmente. Bisognerebbe sorvegliare maggiormente questo settore.

Resta il fatto che esiste il problema, dobbiamo prendere atto che l'8 ottobre c'è questa riunione e quindi attendiamo pazientemente che si possano prendere delle decisioni al riguardo perché possa essere messo in funzione questo impianto, frutto della pazienza e delle sollecitazioni degli operatori del settore, di tutti i firmatari delle petizioni, del comune ed anche del Consiglio regionale, di chi si è adoperato in questo senso. Quindi all'Assessore chiediamo che si acceleri al massimo questa procedura.

Per quanto riguarda la concessione degli indennizzi, poiché le competenze su questi problemi ricadono su diversi assessorati sarebbe stato più corretto che anche l'Assessore dell'agricoltura fosse stato messo al corrente dell'interpellanza. Tenuto conto allora che non posso presentare un'altra interpellanza, chiedo all'Assessore dei lavori pubblici, se è possibile, di trasmettere l'incartamento all'Assessore dell'agricoltura per la parte di sua competenza, perché ritengo giusto venire incontro ai produttori agricoli di questa zona come si è fatto con operatori di altri settori.

Per il momento ringrazio e mi dichiaro soddisfatto.

PRESIDENTE. Passiamo alla discussione dell'ultima interpellanza prevista per stasera, la numero 176/A Fadda, Cugini, Dore, Cogodi e più sulla istituzione della Fondazione "Centro Internazionale di Studi Imprenditoriali". Se ne dia lettura.

ORTU, Segretario:

INTERPELLANZA FADDA - CUGINI - DORE - BALIA - COGODI sulla istituzione della Fondazione "Centro Internazionale di Studi Imprenditoriali".

I sottoscritti,

visto l'articolo 31 della legge regionale n. 4 del 2000 che istituisce il "Centro Internazionale di Studi Imprenditoriali";

vista la deliberazione della Giunta regionale del 19 dicembre 2000 per mezzo della quale viene data attuazione all'articolo 31 istituendo una Fondazione denominata "Centro Internazionale di Studi Imprenditoriali" e approvando lo Statuto;

considerato che ritengono estremamente grave il fatto che ad oggi e a tal proposito non è pervenuta alcuna informazione ufficiale dell'Assessore della programmazione al quale è demandata la responsabilità dell'applicazione di quanto stabilito dall'articolo 31 della legge regionale n. 4 del 2000,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore della programmazione per conoscere:

- se l'istituzione della Fondazione sia conforme a quanto disposto dall'articolo 31 della legge regionale n. 4 del 2000;

- quale è lo stato di attuazione della normativa e quali sono le motivazioni che stanno ritardando l'applicazione della stessa;

- per quali ragioni, considerando i compiti previsti dal centro e stabiliti per legge, si è istituito un apparato di gestione, all'interno della Fondazione, composto da un così elevato numero di componenti del Consiglio di amministrazione e del comitato scientifico, tanto che è legittimo pensare che si è voluto creare una nuova centrale di potere per la sola sistemazione di parenti ed amici;

- per quali motivi sono state disattese le norme sulla nomina dei Consigli di amministrazione degli enti regionali e si è stabilito di istituire un consiglio di amministrazione e un comitato scientifico composto rispettivamente di nove e dodici membri;

- quali enti, organizzazioni, aziende e istituti di credito, secondo quanto disposto dall'articolo 31 della legge regionale n. 4 del 2000, partecipano alla Fondazione;

- l'elenco dei componenti del Consiglio di amministrazione e del Comitato scientifico;

- su quali motivazioni si basa la nomina, per quanto concerne il Comitato scientifico, di sei componenti da parte dell'Assessore e degli altri da parte del Consiglio di amministrazione;

- per quali motivi viene stabilito che la carica di questi componenti dura cinque anni, un periodo che contrasta chiaramente con le reiterate dichiarazioni della maggioranza di centrodestra che ha sempre ritenuto legittimo che i consigli di amministrazione debbano durare nella loro carica quanto la Giunta regionale che li ha espressi;

- quali motivazioni hanno indotto a stabilire che il segretario generale sia espresso dall'Assessore, che stia in carica sette anni e quali sono le mansioni specifiche di tale carica dal momento che quelle indicate nello statuto della Fondazione sono talmente limitate da legittimare qualsiasi dubbio sul suo ruolo e necessità;

- criteri e titoli adottati e previsti per le nomine;

- gli emolumenti stabiliti per le varie cariche;

- quali parametri di riferimento sono stati adottati per tali emolumenti dal momento che è inammissibile aver stabilito, nello Statuto della Fondazione, l'articolo che dispone la discrezionalità dell'Assessore della programmazione nello stabilire i compensi spettanti per le diverse cariche del Consiglio di amministrazione, del comitato scientifico e del segretario generale. (176)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Fadda per illustrare l'interpellanza.

FADDA (Popolari-P.S.). La ringrazio, signor Presidente, e chiedo un attimo di attenzione a tutti i colleghi del Consiglio, in questo caso in modo particolare ai colleghi della maggioranza.

Voi ricorderete che all'atto dell'approvazione della finanziaria il centrosinistra condusse in quest'Aula, ma non soltanto in quest'Aula, anche in Commissione una battaglia perché fosse approvato l'articolo 31 della finanziaria medesima. Bene, io vi debbo dire che siamo non soltanto delusi, e da questa delusione nasce la nostra interpellanza, ma anche arrabbiati. Arrabbiati perché le idee più nobili, che costituiscono il contributo che l'opposizione cerca di dare a questa maggioranza, vengono utilizzate nel modo peggiore.

Noi speravamo, Assessore, che da questo contributo che l'opposizione ha dato in occasione dell'approvazione della finanziaria, potesse nascere in Sardegna una struttura come il CRS4, che avevamo chiamato a presiedere il premio Nobel Rubia, cioè una struttura che nel settore dell'economia potesse diventare un punto di riferimento non soltanto per la Sardegna, non soltanto per l'Italia, ma per il mondo.

Ora, al di là dei ritardi che poi l'Assessore giustificherà, invito tutti voi a leggervi la deliberazione con la quale la Giunta regionale istituisce la Fondazione e ne approva lo Statuto.

Una delibera, ripeto, approvata con un enorme ritardo, non applicata e per alcune parti ancora segreta; io mi auguro che questi segreti l'Assessore li sveli oggi rispondendo all'interpellanza. Innanzitutto vi chiedo se voi sapete da quanti membri è composto il Consiglio di amministrazione di questa fondazione; nonostante le battaglie che nella scorsa legislatura il centrodestra ha fatto e tra l'altro condiviso nell'applicazione della legge numero 20 del 1995, sulla limitazione dei componenti questi consigli, ne fanno parte nove persone. Il Comitato scientifico è composto per il momento da 12 persone, ma il numero potrà crescere in base alle domande.

Questo è quanto è scritto nello statuto, Assessore. Non solo, ma questo Comitato scientifico verrà presieduto, immaginate, dal segretario generale del Consiglio di amministrazione mentre al CRS4 abbiamo un Rubia! Ma vi sembra possibile svilire in questo modo un'iniziativa, che l'opposizione ha portato avanti per cercare di valorizzare l'economia locale, per cercare di offrire una opportunità agli operatori economici?

L'Assessore continua a dire di no, io la invito a leggere quanto è scritto nello statuto: il Comitato scientifico è presieduto dal segretario generale del Consiglio di amministrazione, Assessore. Io non so se lei abbia condiviso questa scelta, ma così c'è scritto. Ma c'è dell'altro, il segretario generale dura in carica sette anni, e non riesco a capire le motivazioni, mentre il Consiglio di amministrazione dura in carica cinque anni: Eppure voi avete condotto una battaglia non soltanto nella scorsa ma anche in questa legislatura, affinché tutti i consigli di amministrazione degli enti scadessero alla fine del mandato dell'organo che li aveva nominati.

Credo che siano ragioni sufficienti per chiedere quali siano le ragioni, per esempio, che hanno spinto l'Assessore a dire che gli emolumenti del segretario generale e dei componenti del consiglio di amministrazione vengono stabiliti con decreto assessoriale. Vorremmo capire perché i membri del comitato scientifico vengano nominati sei da parte dell'Assessore della programmazione, sei da parte del consiglio di amministrazione

Detto ciò mi auguro che l'Assessore abbia informazioni, dai segni che fa sembrerebbe di no, sufficienti per convincere noi, presentatori, a non trasformare questa interpellanza in mozione, quindi a dichiararci soddisfatti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Desidero, senza alcuna retorica, ringraziare l'onorevole Fadda e gli altri firmatari per aver presentato questa interpellanza sul Centro internazionale di studi imprenditoriali.

E' questa infatti la sede giusta per fare chiarezza sulle leggende metropolitane che hanno aleggiato tra le colonne dei giornali e i corridoi del palazzo del Consiglio regionale. Per fare adeguata chiarezza ritengo opportuno riportare alla memoria i fatti nella loro verità storica.

L'articolo 31 della legge finanziaria del 2000 prevede la costituzione di un Centro internazionale di studi imprenditoriali "che concorresse allo studio dei processi di evoluzione mondiale dell'economia nei mercati, degli attori sociali e individuasse e sostenesse le potenzialità di sviluppo imprenditoriale della Sardegna".

E dice bene l'onorevole Fadda nel ricordare che questo articolo conteneva una delle richieste delle opposizioni; era nello specifico una richiesta dell'onorevole Gianmario Selis che, per l'appunto, sottopose all'attenzione e del Governo e del Consiglio nella sua interezza idea che fu condivisa per le ragioni che la ispiravano.

Il CISI dunque nasce per cooperare alla realizzazione di studi e indagini sul tessuto socio-economico, locale ed internazionale, sulle legislazioni in materia di accesso al credito, servizi alle imprese, localizzazione e attrazione di investimenti produttivi, finanza, pianificazione economica, opportunità internazionali e parternariati, internazionalizzazioni dell'impresa, opportunità di mercato, imprenditorialità.

E' chiaro che il Centro, come recita il suo statuto, è un organismo consultivo della Giunta regionale. Lo stesso dettato della legge regionale numero 4 del 2000 demandava all'Assessore della programmazione la redazione dello statuto del Centro, redazione che l'Assessore della programmazione ha fatto. L'Assessore, quindi, si è mosso sulla base di una legge e non di sua iniziativa, ha sottoposto il testo all'attenzione della Giunta regionale che ne ha condiviso i contenuti e ha deliberato la costituzione del Centro con l'atto numero 53/4 del 19 dicembre 2000.

Abbiamo individuato nell'istituto della Fondazione il migliore strumento giuridico per il Centro studi, questo per evitare di qualificarlo come ufficio regionale, o come ente strumentale della Regione, il centro non è né l'una, né l'altra cosa; e questo lo dico al fine di sgomberare il campo da altri equivoci e quindi di rispondere più puntualmente ad alcune delle questioni sollevate dagli onorevoli interpellanti, ed oggi in quest'Aula in particolare dall'onorevole Fadda.

Per quanto riguarda la richiesta di informazioni, il materiale mi risulta sia a completa disposizione perché, come tutti gli atti della Giunta, penso sia inserito anche nel sito Internet, e dunque pienamente accessibile. In ogni caso non c'è nessun problema a mettere a disposizione il decreto e tutti gli atti relativi alla costituzione di questa Fondazione.

L'istituzione della Fondazione è stata fatta conformemente a quanto disposto dalla legge finanziaria. Il numero dei componenti il consiglio di amministrazione, nove membri appunto, è dato da due circostanze. La prima è la complessità dell'attività che il Centro è chiamato a sostenere; quindi in questa prima fase si è ritenuto opportuno far partecipare innanzitutto il presidente della Confindustria sarda e il presidente della Apisarda, in qualità di rappresentanti del mondo imprenditoriale sardo. Non è un caso che proprio a presiedere il consiglio di amministrazione sia il presidente della Apisarda, ma poteva essere anche il presidente della Confindustria.

Inoltre, per quanto riguarda i componenti il consiglio di amministrazione, non è stata determinata alcuna indennità o emolumento; è previsto, per la verità, nello statuto della fondazione che possa essere fissata l'indennità, ma assicuro gli interpellanti che a questo momento nulla è stato assolutamente stabilito, definito e neppure vi è da parte di questo Assessore la determinazione a definire alcun che, proprio perché si è ritenuto di costituire, per la prima volta, e questo non deve essere una vergogna, un'istituzione, un centro che possa collaborare al servizio della Regione, del sistema produttivo, senza le consuete prebende.

Per quanto riguarda invece i componenti del comitato tecnico-scientifico, dico subito che probabilmente ha ragione l'interpellante quando parla di "amici e parenti", nel senso che effettivamente non sono nemici, non sono figli di nessuno, hanno logicamente i loro parenti.

COGODI (R.C.). Hanno i parenti dei dirigenti politici, il che è diverso. Non abbiamo chiesto che siano figli di N.N.

PRESIDENTE: Onorevole Cogodi, lasci parlare; siccome avete diritto a una replica potrà replicare lei ma non deve interrompere chi parla, chiunque esso sia, l'Assessore o un consigliere.

COGODI (R.C.). Non può rispondere in modo offensivo; noi non abbiamo dato dei figli di N.N. a nessuno.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi se lei insiste sospendo il Consiglio, lei non può interrompere i lavori in questo modo.

COGODI (R.C.). Bisogna essere anche un po' garbati; ho chiesto se sono parenti vostri o affini

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Voglio capire, onorevole Cogodi: parenti di chi?

COGODI (R.C.). C'è il fratello di Beppe Pisanu?

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ascolti, onorevole Cogodi è inutile che continui in una polemica strumentale, se lei vuole portare chi sta rispondendo a fare affermazioni....

COGODI (R.C.). Basta rispondere.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, come devo chiederle la cortesia di non interrompere? Lei potrà dire tutto quello che pensa quando toccherà a lei intervenire. Non è corretto interrompere nessuno, che sia un assessore o che sia un consigliere regionale.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Se mi si consente di concludere dico agli interpellanti che se avessero chiesto nell'interpellanza se il componente del consiglio di amministrazione di nome Pisanu Antonio è il fratello dell'attuale Ministro per l'attuazione del programma del governo Berlusconi avrei risposto di sì, perché non c'è nessun mistero, perché il dottor Pisanu Antonio è stato scelto per qualità professionali e meriti propri e non perché fratello dell'onorevole Pisanu, tutto qui.

Così come, per quanto riguarda i componenti del comitato scientifico, mi pare che i nomi del professore Beniamino Moro, del professore Mele Antonello, del professore Racugno Gabriele, del professore Ricciuto Vincenzo, del professore Bolacchi Giulio e del professore Santoro Enrico, siano di per sé un ottimo biglietto da visita, non abbiano bisogno di nessuna presentazione. Ma se lei mi chiede di verificare eventuali parentele di questi docenti, i mi chieda anche se sono in grado di risponderle, ma è inutile parlare genericamente di amici e parenti quasi a voler dimostrare che in queste nomine si annida chissà quale malaffare.

Così precisato, debbo anche soggiungere che la prospettiva, e lo dichiaro qui pubblicamente, è quella di vedere la partecipazione al consiglio di amministrazione oltre che dei rappresentanti di API e Confindustria, di aziende del settore creditizio e di altre istituzioni che, in qualche modo, si occupano dei problemi relativi alla internazionalizzazione delle imprese. Non è un caso quindi che al momento siano stati indicati, su suggerimento della maggioranza di questo Consiglio, e di questo Governo regionale, i nomi di persone che io mi auguro possano lasciare il posto nel momento in cui si farà quell'ulteriore operazione. Io ringrazio veramente l'onorevole Fadda, e lo dico senza retorica. Se il Consiglio regionale dovesse avanzare una indicazione anche per migliorare il testo dello statuto e renderlo anche più adeguato alle esigenze che lo stesso proponente, l'onorevole Selis, prefigurava nella sua proposta, ben venga questa indicazione.

Non c'è nessuna chiusura al confronto su un tema, onorevole Fadda, quello dell'attività imprenditoriale, che deve vedere maggioranza e opposizione, come è stato sempre detto, in sintonia nell'affrontare i problemi dello sviluppo della nostra Isola.

Quindi, senza nessuna riserva il mio Assessorato è a disposizione per ulteriori chiarimenti; e qualora l'Aula volesse acquisire copia di eventuali altri documenti li metterei subito a disposizione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Fadda per dichiarare se è soddisfatto.

FADDA (Popolari-P.S.). Le posso garantire, signor Presidente, che per quanto riguarda l'opposizione, ma forse anche qualche collega della maggioranza, chiunque avesse parlato al mio posto, avrebbe dichiarato la propria insoddisfazione, come cercherò di dimostrare.

Dice lo statuto - benché l'Assessore con la testa abbia continuato a negare - che "il Comitato tecnico-scientifico è presieduto dal Segretario generale. All'articolo 9, dove si parla di emolumenti si legge: "Al presidente, ai componenti del consiglio di amministrazione, al collegio dei revisori sono dovute indennità stabilite dal regolamento di attuazione, che spetta al consiglio di amministrazione approvare, emanato dall'Assessore". , e Non mi soffermo sulle piccole inesattezze presenti in questo statuto, ma noi abbiamo chiesto nell'interpellanza e anche adesso, nel corso della discussione, i nomi del segretario generale, e dei componenti sia del consiglio di amministrazione che del comitato scientifico e i criteri che hanno portato la Giunta regionale, così come prevede la legge, a scegliere queste persone.

Abbiamo cercato di capire - lei invece ci ha citato la legge - quali sono le ragioni che hanno spinto la Giunta regionale a decidere che sei membri del comitato li nomina l'Assessore della programmazione e sei li nomina il consiglio di amministrazione. Sulla questione degli emolumenti credo sia importante che l'Assessore abbia fornito una precisazione; e allora noi le chiediamo una prima modifica, visto che vuole suggerimenti, e cioè di cassare dalla bozza dello statuto la previsione che le indennità siano stabilite da un suo decreto. Quindi io sono convinto - la ringrazio per aver fornito i nomi - che questo articolo domani, nel corso della riunione di Giunta, verrà cassato immediatamente perché quello che lei ha dichiarato oggi sia valido oggi e sempre. E comunque inseriremo, credo che tutta la maggioranza sarà d'accordo, all'interno della finanziaria, che nessuno (come ha dichiarato l'Assessore, e credo che l'Assessore sarà d'accordo per questa modifica dell'articolo 31) dei componentil il consiglio di amministrazione, o il comitato scientifico, prenderà una lira.

Credo che assumeremo un'iniziativa comune ma, siccome non è stata ancora approvata la finanziaria, sono convinto, perché non ci siano dubbi, che lo proporrà l'Assessore di sua iniziativa quando oggi trasmetterà il disegno di legge in Giunta.

Per quanto riguarda il fatto che le informazioni sarebbero su Internet, Assessore, lei non è neanche adesso sicuro di questo; e d'altra parte mi sembra davvero eccessivo che un consigliere regionale che non riesce neanche con un'interpellanza a sapere con precisione i nomi dei membri di un consiglio di amministrazione, queste cose poi le trovi trasferite su Internet.

Io mi auguro che sia così, ho già chiesto ai funzionari del mio Gruppo di verificarle se quanto da lei dichiarato corrisponda al vero.

Inoltre, Assessore, io stimo moltissimo (era candidato nelle nostre liste), il presidente dell'apisarda, l'amico Andrea Sechi.

SANNA EMANUELE (D.S.). Questa volta, perché la volta precedente era candidato con un altro partito.

FADDA (Popolari-P.S.). Però, mi creda, Assessore, noi pensavamo a qualcosa di diverso, non ad accontentare il presidente della Confindustria o il presidente dell'apisarda; volevamo che personaggi come Soru, per fare un nome, potessero presiedere un centro del genere, personaggi comunque altamente qualificati, non volevamo certo che il comitato scientifico venisse presieduto dal segretario generale, costituendo quest'ultimo in organo. Queste sono le cose che voi avete deliberato.

Siccome è un argomento che interessa molto l'Assessore, che ringrazio per la sua gentilezza, ma che interessa anche tutto il Consiglio regionale, nel dichiararmi totalmente insoddisfatto per le risposte che l'Assessore ha dato, preannuncio che trasformeremo questa interpellanza in mozione.

Sull'ordine del giorno

Presidente. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, a nome dei colleghi della opposizione, ma credo di interpretare anche una analoga volontà da parte dei colleghi Capigruppo della maggioranza, chiedo una breve sospensione della seduta e la convocazione di una Conferenza dei Capigruppo, perché ritengo che tutto il Consiglio regionale debba essere informato sui problemi che stanno sorgendo in merito alla attuazione della continuità territoriale. Inviterei quindi il Presidente della Giunta a riferire in Aula sull'argomento.

Presidente.. Se non vi sono opposizioni convoco una breve Conferenza dei Capigruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 13, viene ripresa alle ore 18 e 34.)

Presidente. Per quel che riguarda la richiesta dell'onorevole Fadda, cioè l'invito rivolto al Presidente della Giunta affinché riferisca sullo stato di attuazione della continuità territoriale, è appunto un invito; l'articolo 121 del Regolamento prevede infatti che la Giunta regionale possa sempre rendere dichiarazioni al Consiglio.

L'invito formulato dall'onorevole Fadda è stato trasmesso al Presidente della Giunta, il quale farà conoscere la sua disponibilità, ne sono certo. In caso contrario ci sono altri strumenti regolamentari per attivare un dibattito su questo argomento.

Vi invito a prendere posto perché dobbiamo andare avanti nei lavori.

Discussione generale del Documento di programmazione economica e finanziaria (DPEF) 2002-2004 (Doc.26/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento numero 26/A,

Dichiaro aperta la discussione generale. Al testo sono state presentate tre relazioni; la relazione di maggioranza che sarà svolta dall'onorevole La Spisa, e due relazioni di minoranza che saranno svolte rispettivamente dai consiglieri Scano e Cogodi.

Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore di maggioranza.

La SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Signor Presidente, il DPEF 2002-2004, oggi all'esame dell'Aula, e su cui dovrà essere modellata la manovra finanziaria, si pone a metà del percorso dell'attuale legislatura e, quindi, in un momento di passaggio fondamentale per l'azione di governo dell'economia.

Il Documento è suddiviso in cinque parti. Nella prima vengono descritti gli scenari economici e occupazionali entro cui si muove la manovra economica e programmatoria della Regione.

Questo scenari, che ovviamente attiene all'economia nazionale ed internazionale, all'interno della quale si colloca, nelle sue piccole dimensioni, il sistema economico sardo, è esaminato sotto due profili principali: quello relativo alla crescita del prodotto interno lordo e quello relativo all'andamento dell'occupazione. Su questi due punti in particolare credo che alcune riflessioni siano utili.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI

(Segue La Spisa). Per quanto riguarda il reddito prodotto si prende atto, nel documento, che in un contesto internazionale in cui l'arresto della crescita dell'economia americana sta influenzando il percorso delle economie europee, e quindi anche di quella italiana, il PIL della Sardegna, pur con un tasso di crescita piuttosto basso (gli ultimi dati ufficiali dell'istat sono quelli del 1998 ed attribuiscono alla nostra Regione l'1,9 per cento, mentre i dati svimez e crenos per gli anni successivi indicano una cifra di poco inferiore: 1,7 per il 1999; 1,4 per cento per il 2000; 1,7 per il 2001) sta crescendo in misura tale da portare il reddito pro capite oltre la soglia del 75 per cento rispetto alla media nazionale (75,9 per cento nel '98 e 76 per cento nel '99).

Considerando le previsioni di incremento che si spera di raggiungere, per effetto delle politiche di sviluppo che sono state avviate recentemente con il contributo finanziario dell'Unione Europea e dello Stato italiano, la Sardegna dovrebbe consolidare il risultato e quindi portare il livello della produzione oltre il limite che attualmente costituisce il parametro fondamentale per l'inserimento del nostro territorio tra le regioni dell'Obiettivo 1.

Questo è un dato che, pure essendo oggettivamente positivo, va letto con senso critico. A parte infatti il rischio dell'uscita della nostra Regione dall'alveo dei beneficiari del Quadro comunitario di sostegno, che si sta cercando di evitare attraverso la modifica degli attuali criteri, che non sono certamente adatti a misurare effettivamente il grado di sottosviluppo o di ritardo di sviluppo di una regione, desta comunque forte preoccupazione il permanere della condizione di fragilità del nostro tessuto produttivo, che ancora rende la nostra popolazione dipendente dai trasferimenti esterni. Il reddito di cui disponiamo, purtroppo, è solo in piccola parte prodotto realmente in Sardegna. Questo è il dato fondamentale.

D'altro canto, guardando l'altro aspetto dello scenario economico, quello relativo al mercato del lavoro, la crescita dell'occupazione è ancora molto contenuta e la disoccupazione non tende a scendere al di sotto di limiti accettabili. L'ultima rilevazione dell'aprile 2001 indica un dato del 19,2 per cento, che è un dato interessante, può anche essere definito confortante, ma non è certamente tale da far abbassare la guardia, né tanto meno spingerci ad emettere giudizi eccessivamente positivi.

Ma, più che il dato relativo al tasso di disoccupazione, è interessante notare quello sul tasso di occupazione, che in realtà tra gli indicatori economici è quello forse più indicativo del dinamismo del mercato del lavoro; il tasso di occupazione ha ripreso a salire, questo fin dal 1999 mantenendo un trend di crescita, di sostanziale recupero anche nel 2000.

Sicuramente i nostri colleghi dell'opposizione diranno che questi sono gli effetti positivi delle politiche economiche dell'ultima Giunta Palomba, noi naturalmente diciamo che invece questo risultato è dovuto alla previsione del successo elettorale del centrodestra alle elezioni del '99; ma comunque, al di là delle polemiche, tutti possiamo esprimere, senza trionfalismi, un giudizio positivo su questo che è sicuramente un dato significativo.

Per quanto riguarda lo scenario internazionale e nazionale il DPEF, quindi, basandosi sull'andamento del prodotto interno lordo e sull'andamento del mercato del lavoro, fonda le sue previsioni sulla speranza che la Sardegna possa fruire dei benefici della politica espansiva della spesa pubblica per le infrastrutture nel Mezzogiorno, che è stata enunciata dal Governo in termini tali da produrre nel biennio del 2001-2002 un tasso di crescita media del 4 per cento annuo nel meridione.

E` chiaramente una previsione, però se cioè accadrà, ed è presumibile che comunque un effetto espansivo si verificherà, si presume che il beneficio per noi sarebbe calcolabilenella misura del 3 per cento di tasso di crescita.

Dagli scenari nazionali ed internazionali si desume che il ruolo della Sardegna è però ancora quello di una Regione inserita geograficamente e politicamente nell'occidente industrializzato, questo sì, potenzialmente capace di fruire di questo vantaggio per seguire il flusso dello sviluppo, ma che in realtà non riesce ad uscire dalla sua annosa condizione di dipendenza dai trasferimenti finanziari esterni. Il problema che persiste è quello della debolezza del sistema delle imprese, associata all'arretratezza delle infrastrutture essenziali per un paese moderno.

Sostegno alle imprese quindi ed impegno per la realizzazione di infrastrutture sono i punti cardine di tutti i programmi dei Governi che si sono succeduti negli anni e di tutti gli atti di programmazione economica. Il DPEF dà in questo senso un'ulteriore spinta, una ulteriore indicazione in questa direzione.

L'analisi però è più accurata nella seconda parte del Documento, nella quale è contenuta una lettura molto rigorosa dei metodi e dei risultati della programmazione dell'ultimo decennio (e su questo punto credo che un minimo di oggettività nella lettura dei dati sia veramente utile per tutti) a partire dal tramonto dell'intervento straordinario del Mezzogiorno che, a seguito della legge 488 del '92, ha trasformato i tradizionali strumenti della politica meridionale, cioè la Cassa per il Mezzogiorno, poi l'agenzia e tutti i loro complessi sistemi di intervento, in strumenti ordinari di intervento a favore delle are depresse del paese. Questa operazione, che è stata attuata sull'onda delle nuove concezioni derivanti dall'appartenenza all'Unione Europea e dall'obbligo di uniformare le politiche nazionali agli indirizzi della politica di coesione economica e sociale, ha sostanzialmente diminuito lo sforzo finanziario dello Stato nei confronti delle Regioni meridionali, distribuendo le risorse disponibili anche in quelle aree che, pur essendo in condizioni di oggettiva depressione, non hanno in realtà lo stesso differenziale di sviluppo, di cui invece siamo gravati noi, e godono invece di altri vantaggi, non facilmente contabilizzati derivanti dalla vicinanza geografica con le aree più forti.

Dai dati disponibili emerge che si sta accentuando, sempre più, la tendenza a privilegiare il centro nord nella distribuzione delle agevolazioni, nonostante che il sud disponga di leggi specifiche utilizzabili in tutto il suo territorio.

L'ammontare degli investimenti agevolati nel sistema normativo nel suo complesso, si distribuisce, questo è un paradosso, più al nord che al sud. Da un'indagine a campione, ma che è comunque significativa, del Ministero dell'industria risulta che la percentuale è del 67 per cento per il settentrione, contro soltanto il 32,8 per cento per il meridione. Si può dire, quindi, che non solo l'intervento per il Mezzogiorno non è più straordinario, ma che l'intervento ordinario sempre più è destinato a rafforzare le aree più sviluppate.

Questa realtà affonda le sue radici nella normale dinamica del confronto politico tra territori dello stesso stato. Ma a nessuno, tanto meno in quest'Aula, può sfuggire la considerazione che i flussi finanziari destinati agli investimenti inevitabilmente e, in un certo senso, fisiologicamente tendono ad orientarsi verso le aree naturalmente più predisposte al migliore rendimento degli investimenti stessi. Occorre quindi analizzare ed affrontare la nostra prospettiva di sviluppo considerando che a noi spetta la responsabilità di creare per la Sardegna condizioni migliori che rendono possibile l'attrazione degli investimenti sul nostro territorio.

Dal punto di vista dell'efficacia delle attuali leggi di incentivazione, l'analisi dei dati ci impone una riflessione e, conseguentemente, una scelta. Tutta la mole di incentivi che vengono utilizzati dagli imprenditori per i propri investimenti in Sardegna è certamente utile a sostenere il tessuto produttivo, ma in gran parte, e questa è un'amara constatazione, che emerge impietosamente dai dati contenuti nel DPEF, questa mole di incentivi non è capace di attrarre nuovi insediamenti produttivi, o almeno è capace di attrarne pochi. Ciò vale per la legge numero 488, ma vale anche per la ingente quantità di agevolazioni veicolata negli ultimi anni dagli strumenti della programmazione negoziata. Programmi integrati d'area, patti territoriali, contratti d'area, contratti di programma, fino ad arrivare agli attuali progetti integrati territoriali, collegati al quadro comunitario di sostegno, al por in particolare, effettivamente sono stati tutti strumenti utili (anche se con un ritmo molto lento, purtroppo), a sostenere investimenti e ad affrontare alcuni nodi infrastrutturali del nostro territorio, ma in linea di massima non sono stati sufficienti a convincere altri imprenditori a investire in Sardegna.

E` necessario allora ripensare la nostra politica economica, i nostri metodi di programmazione in modo tale da incidere sulle radici del sottosviluppo; radici che traggono linfa dall'isolamento e dalla scarsa possibilità di contatti tra le nostre imprese e quelle esterne. La capitalizzazione necessaria per gli investimenti richiede infatti una grande capacità di dialogo e di collaborazione con le parti più dinamiche del panorama economico nazionale ed internazionale. Occorre però creare le condizioni che rendano conveniente il trasferimento di imprese, o di loro parti, nel nostro territorio.

Si rende evidente, a questo proposito, la necessità di riformulare le strutture e le procedure della programmazione e degli stessi sistemi di incentivazione. La direzione indicata dal DPEF è quella di privilegiare, per quanto possibile, gli incentivi automatici. In particolare si segnala quello del credito d'imposta, che si sta concretizzando in alcune recenti norme dello Stato e della Regione. Un esempio è quello della riduzione dell'aliquota dell'IRAP, contenuta in un progetto di legge che è all'esame del Consiglio, ed ancora quello degli sgravi sugli oneri sociali di cui alla legge regionale numero 36 del 1998.

A nessuno può sfuggire che questo obiettivo è appena enunciato e che, per essere attuato in misura efficace, richiede non soltanto un'adeguata legislazione regionale, ma la modifica di numerose leggi statali in materia fiscale. Ma è pur vero anche che un moderno sistema di incentivazione non può prescindere dalla velocizzazione delle procedure di erogazione dei benefici.

Gli stessi progressi riconosciuti dal DPEF, onestamente, e credo che lo riconoscano gli stessi colleghi dell'opposizione, sull'efficacia di alcuni programmi, come i programmi integrati d'area, sono destinati a modificare sensibilmente l'incidenza delle misure previste rispetto ai grandi obiettivi del recupero di produttività del sistema regionale.

Le strategie per lo sviluppo, quindi, si orientano verso alcune direzioni fondamentali.

La prima consiste nel proseguire il percorso di razionalizzazione delle leggi di settore che disciplinano gli incentivi nei diversi comparti produttivi e che richiedono ancora, in alcuni casi, l'adeguamento dei parametri dell'Unione Europea. Su questo il Consiglio è chiamato ad un senso di responsabilità maggiore rispetto al recente passato.

La seconda si concretizza nel più razionale e lungimirante utilizzo delle risorse comunitarie e statali a favore di un massiccio programma di infrastrutture e di servizi che incidano sui nodi dello sviluppo.

La terza indicazione strategica è quella delle riforme dell'amministrazione regionale, che gravano sulla coscienza del sistema politico sardo come un onere da cui non possiamo liberarci, pena il discredito nei confronti dei cittadini. Occorre per questo, però, un patto tra le forze di maggioranza, da un lato per una stabilizzazione del quadro politico che guardi oltre le convenienze personali e di partito, e le stesse forze dell'opposizione, per una riduzione del tasso di conflittualità istituzionale che, in molte circostanze, paralizza l'azione di questo Consiglio.

Su questo credo che si possa veramente, realisticamente, arrivare ad una unità di intenti tra tutte le forze politiche, perché in particolare sul gravissimo problema del basso livello di trasferimenti effettuati dallo Stato alla Regione sarda, ci sia un impegno comune per una contrattazione forte con lo Stato, perché sull'onda di quanto già contenuto nell'intesa istituzionale di programma, si arrivi veramente in tempi rapidi ad una riforma del Titolo terzo dello Statuto.

Ultimo problema - e sto chiudendo - è quello del quadro delle risorse disponibili. In assenza di una nuova legge che riformi il sistema delle entrate regionali, il totale delle risorse di cui dispone la Regione, al netto delle assegnazioni derivanti dallo Stato e dal quadro comunitario di sostegno è da anni insufficiente a soddisfare il fabbisogno di spesa indispensabile a garantire lo svolgimento delle funzioni amministrative e di governo a noi attribuite.

Il totale delle entrate previste per il 2002 è sostanzialmente fermo su una somma che permane costante da anni, e che ha costretto a impostare le precedenti manovre di bilancio in modo tale da ampliare il volume delle entrate attraverso l'autorizzazione alla contrazione di mutui.

Il DPEF, onestamente, riconosce che questa autorizzazione non costituisce un attuale indebitamento, ma una sorta di prenotazione del debito - viene definita in questo modo - da attivare nel caso in cui si manifesti la relativa necessità di cassa. Questa necessità si presenta difficilmente, a causa della lentezza della spesa, impietosamente rivelata dall'altissimo livello dei residui passivi e dei residui di stanziamento. Il danno che si produce sulla contabilità regionale è comunque esistente. Poiché, infatti, la mancata accensione dei mutui produce, in sede di consuntivo, una minore entrata, si manifesta quindi un disavanzo di gestione che, cumulandosi con i precedenti, costituisce il disavanzo di amministrazione. Il bilancio ordinario di ogni esercizio è quindi appesantito dagli oneri di ammortamento, che oggi raggiungono la considerevole cifra di 776 miliardi.

La proposta contenuta nel DPEF 2002-2004, in linea con le precedenti edizioni dello stesso documento, consiste in un piano di consolidamento a lungo termine che consenta di abbattere il disavanzo, e contemporaneamente, una scelta di politica finanziaria che riduca, a partire dall'esercizio prossimo, il livello medio delle spese nella misura del 18 per cento.

E` una misura, ma anche una indicazione sicuramente, da un lato ambiziosa e dall'altro rigorosa, che richiede un senso di responsabilità forte da parte di tutti, per seguire una politica economica che guardi non solo all'aspetto della produttività ma anche a quello della solidarietà e delle politiche del lavoro. Non intendiamo rinunciare alle politiche del lavoro, intendiamo semplicemente riformarle perché siano più efficaci rispetto al passato. Su questo, sicuramente, si baserà il dibattito.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scano, relatore di minoranza.

SCANO (D.S.), relatore di minoranza. Desidero proporre all'attenzione dei colleghi due osservazioni preliminari rispetto all'esame nel merito del DPEF 2002-2004.

La prima osservazione riguarda i tempi. Il DPEF è pervenuto in Consiglio ad agosto, è stato esaminato e licenziato dalla Commissione a settembre, conseguentemente la Commissione non ha responsabilità, e l'Aula inizia ad esaminarlo oggi, il primo ottobre. Io ho ascoltato anche con molta attenzione le argomentazioni del collega La Spisa, che è una persona seria, e quindi si sforza di dare dignità e contenuto ad una cosa che non si presta a questo sforzo; però se i tempi reali del DPEF sono questi, il documento viene completamente svuotato. Se il DPEF ha una funzione, infatti, è appunto quella di orientare e guidare la predisposizione della manovra di bilancio. Non a caso la legge di contabilità prevede delle scadenze, e l'esame del DPEF si colloca, secondo la legge, tra maggio e giugno.

Io non voglio fare la solita polemica sui tempi, ma va detto che non rispettare i tempi significa, talvolta, svuotare lo strumento. In questo caso mi sento di dire, con responsabilità, che la Giunta e la maggioranza stanno riducendo il DPEF - il documento di programmazione economica e finanziaria - ad un documento sostanzialmente inutile; e non è che questa sia una tesi dell'opposizione, è, come dire, una tesi del calendario, e col calendario è difficile litigare.

La seconda osservazione preliminare è questa; se dobbiamo condurre - questo varrebbe con qualsiasi maggioranza e con qualsiasi Giunta naturalmente - un esame sensato di questa materia, dovremmo partire dal precedente documento di programmazione economica e finanziaria e dalla precedente manovra di bilancio. Io nella mia relazione ho scritto che - scusate se mi cito - "Se si riflette " (è per questo che sto citando la relazione scritta, perché sono convinto di quello che ho scritto) "sull'esercizio 2001, senza partigianeria e faziosità, si giunge agevolmente alla conclusione che esso è stato sotto il profilo delle politiche regionali di programmazione e di bilancio un anno disastroso"; e di conseguenza - aggiungo ora- assai negativo.

Anche qui è una questione di tempi, ma non solo; è anche una questione di merito, di contenuti. La manovra 2001 è stata approvata a marzo, il bilancio è stato operativo tra maggio e giugno, il decreto relativo al rapporto tra unità previsionali di base e capitoli - non ricordo con esattezza - mi pare sia ugualmente di fine maggio o di giugno i numerosissimi disegni di legge collegati, salvo qualche caso, sono rimasti lettera morta, questa è stata la manovra 2001.

Ho fatto riferimento ai collegati perchè ad essi è legata una questione delicata, che è quella della cosiddetta concertazione con le parti sociali. Una concertazione che abbia come oggetto venti disegni di legge, che poi rimangono in gran parte tali, è una concertazione reale o è una concertazione virtuale? E` una domanda che io rivolgo alla Giunta, ma mi sentirei di rivolgerla anche alle parti sociali.

Veniamo al nuovo DPEF, nel quale sicuramente, va detto anche da parte dell'opposizione, è presente uno sforzo per aderire maggiormente al dettato della legge di contabilità circa i compiti, la struttura, i caratteri del DPEF. Detto questo, però, il risultato finale a me appare abbastanza inadeguato e mediocre. La parte conoscitiva è` ricca di dati, è utile ed è una lettura interessante per tutti;, si giova anche molto della recente revisione della contabilità economica nazionale, che ha assunto come base il nuovo sistema europeo dei conti, il cosiddetto SEC '95.

E la sottolineatura, che mi sembra giusto fare al riguardo, è che i dati, sia quelli relativi al prodotto interno lordo, sia quelli relativi al mercato del lavoro, non si prestano affatto ad un uso politico, del genere piegare i dati alla esaltazione della positività di una politica. E` un peccato, questo, che commettono molti Governi, molte Giunte, anche questa commette questo peccato con una certa larghezza, cioè quello di cercare talvolta di utilizzare i dati per dire "Siamo bravi".

Dico che i dati non si prestano perché dal DPEF -(è scritto lì, non lo dico io) emerge che nel periodo '95-'99 in Sardegna si è verificata, una maggiore dinamicità di crescita rispetto al dato nazionale, e che il tassodi crescita, è ridiventato lento nel periodo 2000-2001.

Una parola sul mercato del lavoro. Il tasso di attività, che forse è quello più significativo in questa materia, ha toccato la punta massima nell'aprile del '99 col 46,9 per cento e il tasso di disoccupazione ha registrato un leggero miglioramento nel 2000.

Sono i nuovi dati ISTAT, cui ha fatto riferimento il Presidente Floris in una dichiarazione alla stampa qualche giorno fa, ed ora vi ha fatto riferimento il Presidente della terza Commissione, a segnalare una crescita dell'occupazione in Sardegna ed anche una diminuzione del tasso di disoccupazione.

Sono dati che, naturalmente, andranno destagionalizzati, perché luglio, se ci studiamo un po' le serie di questi dieci anni, ha sempre dieci-quindicimila occupati in più rispetto alla media annuale, tuttavia, anche considerato questo dato, la rilevazione ISTAT ci dà qualche elemento positivo e di fiducia per quanto riguarda la crescita. Però, badate, anche questo dato non autorizza a discorsi di piccolo cabotaggio e di bottega; perché proprio oggi i giornali, riportando le valutazioni del Fondo monetario internazionale, dicono che in Italia, per la prima volta dopo non ricordo quanti anni, il tasso di disoccupazione scende sotto il livello del 10 per cento, e si prevede un tasso intorno al 9,5. Quindi è un fenomeno di portata nazionale. Dentro questo ciclo ci siamo anche noi. Questo è l'aspetto positivo.

Penso che sia sensato avere presente che il rapporto tra investimenti pubblici e ricadute sul mercato del lavoro non può essere letto in termini cronologici troppo stretti. Mi sembra difficile dire che il bilancio 2001, del quale peraltro sono stati spesi quattro soldi fino a qualche mese fa, abbia determinato effetti positivi sul piano occupazionale. Nessuna persona seria potrebbe fare affermazioni di questo genere.

Credo quindi che i dati vadano saputi leggere, quando sono negativi sono negativi, quando sono positivi sono positivi, mentre il punto che comunque rimane fermo è che in Sardegna abbiamo, al di là anche di questi relativi miglioramenti, una sostanziale stagnazione. Ci muoviamo infatti con un tasso di disoccupazione doppio rispetto al dato medio nazionale, e proprio questo dovrebbe obbligarci a porre al centro del DPEF la questione di come coniugare efficaci politiche di sviluppo e robuste politiche per il lavoro. Non vedo né le une né le altre.

La parte seconda, relativa ai limiti e alla evoluzione degli strumenti della programmazione economica a favore delle aree depresse e la parte terza, concernente gli stati di attuazione della politica regionale, offrono un quadro utile sulle materie considerate.

Credo che anche in questo caso occorra riconoscere che c'è una correzione di rotta rispetto al DPEF dell'anno scorso e dell'anno precedente ancora, nel senso che il nuovo DPEF ha un taglio meno ideologico di quello precedente, e anche il giudizio sulle esperienze regionali o nazionali di governo del centrosinistraè meno propagandistico.

Ugualmente si registra un cambiamento di giudizio da parte della Giunta sull'utilità degli strumenti della programmazione negoziata, meglio tardi che mai, dico io, anche se credo che sia giusto, sugli strumenti di programmazione negoziata, mantenere un profilo critico, nel senso che la Sardegna dovrebbe apportare anche in sede nazionale, un contributo per riformare strumenti che sono ancora molto lenti e macchinosi.

C'è invece una valutazione nettamente negativa, da parte nostra, sulla parte quarta: "Strategia di sviluppo e indirizzi di spesa". Qui, rapidissimamente mi limito a quattro osservazioni critiche. La prima è che il ragionamento sull'uso, nelle politiche economiche regionali, delle incentivazioni finanziarie da una parte e delle agevolazioni fiscali dall'altra, non perviene a una linea chiara. La Giunta si tiene le mani libere per scegliere - io penso - le politiche maggiormente utili sul piano del consenso. Credo che occorrerebbe più coraggio nel ridisegnare il sistema del sostegno pubblico all'economia.

La seconda osservazione l'ho in qualche modo già anticipata e riguarda la connessione tra politiche di sviluppo e politiche per il lavoro. Dicevo poc'anzi che non vediamo né le prime né le seconde nel DPEF, e in particolare risulta gravissima la superficialità con cui sono trattate le politiche attive per il lavoro, compreso il modo, che a me sembra sbrigativo, con cui viene liquidato l'articolo 19 della legge 37/98.

Si può discutere di tutto, non esistono tabù, si può ragionare sugli strumenti, se ne possono proporre degli altri, se ne possono proporre di migliori, ciò che non si può fare, però, è valutare in modo così sbrigativo, superficiale, le politiche che tutti insieme, tra l'altro, si è deciso di confermare dopo che vennero introdotte nella scorsa legislatura.

Il terzo punto attiene agli strumenti della programmazione negoziata, il parternariato pubblico e privato. La Giunta dice che bisogna uscire dal guado, in particolare che bisogna tirar fuori dal guado questi strumenti, che bisogna pervenire a una unificazione metodologica mediante lo strumento dei PIT; tutto questo va bene, solo che questo si scontra con una gestione, ne abbiamo parlato altre volte e ne parleremo ancora, incerta, pasticciata, lenta e assai rischiosa, sia sul piano della qualità degli interventi, sia sul piano della quantità delle risorse, proprio dello strumento PIT.

Infine, la quarta osservazione; io trovo che gli obiettivi occupazionali indicati per il triennio 2002-2004, più ventimila occupati e meno 1,5 sul tasso di disoccupazione, siano assolutamente modesti, specialmente se rapportati alla disponibilità di risorse che è, rispetto a questi anni, soprattutto in virtù del POR, senza precedenti.

Segnalo, come una curiosità, il paragrafo relativo all'attuazione del precedente DPEF 2001-2003, perché la cosiddetta attuazionesi risolve in un elenco di disegni di legge.

Io penso che sia arduo sostenere che il disegno di legge possa essere incluso nella categoria dell'attuazione propriamente detta. Credo che qui non basterebbero gli armadi per contenere le migliaia di disegni di legge che in decenni di autonomia speciale sono stati prodotti senza determinare alcun effetto. Questi disegni di legge mi pare che stiano riempiendo un altro scaffale di quegli armadi.

La verità è che più che di attuazione, quell'elenco è una confessione di improduttività e di impotenza.

Altre due osservazioni, rapidissimamente, e concludo. Per quanto riguarda il paragrafo sull'andamento della gestioneinnanzitutto vi ricordo che l'hanno scorso, nel corso della precedente sessione di bilancio, ci fu una durissima polemica tra la maggioranza e l'opposizione sull'interpretazione della nozione di disavanzo di amministrazione e di quella di debito. La Giunta negava allora - per un'esigenza polemica, per poter dire: "Avete riempito la Regione di debiti" - ciò che afferma oggi, che va cioè operata una distinzione, parlando di disavanzo di amministrazione, tra "debito effettivo" e "prenotazione di debito".

Mi pare che possiamo dire, senza polemica, che la Giunta, anche in questo caso modifica la propria posizione e che ieri si diceva - chiedo scusa - una sciocchezza.

Viene riaffermata nel DPEF una politica di contenimento e di razionalizzazione della spesa. Chi è attento ai problemi dell'equilibrio del bilancio e ai principi della buona amministrazione, credo che non possa discostarsi da questa linea. Fummo noi i primi a dire, anni fa, che la situazione del debito derivante dalla spesa regionale stava raggiungendo un livello di allarme. Però, esiste una dottrina consistente nel dire una cosa per farne un'altra.

Nel DPEF si dice che bisognerà abbattere tutta una serie di categorie di spesa del 18 per cento; tra qualche giorno - spero presto - arriverà in Consiglio il bilancio e vedremo se questo abbattimento sarà stato effettuato. Fissando degli indirizzi per la spesa, che rispondono anche a una giusta preoccupazione della Giunta e a un requisito fissato nella legge di contabilità per il DPEF, si dice che per quanto riguarda il personale regionale non debbono esserci nuove assunzioni, salvo motivate eccezioni, e negli stessi giorni (così abbiamo letto sui giornali), è stato firmato un accordo che prevede 800 assunzioni.

Io non so quale delle due ipotesi sia giusta o sbagliata, ma siccome sono in contrasto tra loro, delle due l'una, o è poco serio il DPEF o è poco serio l'accordo firmato. La Giunta ha approvato il primo e firmato il secondo. Che si può dire? Doctor Jeckill and Mister Hyde rispetto a questo erano dei modestissimi dilettanti.

L'allegato sull'intesa istituzionale di programmadevo dire che è interessante; la Giunta ha fatto bene ad allegare tale documento, però badate, da esso emerge la giustezza della preoccupazione degli allarmi da noi ripetutamente espressi sullo stato dell'intesa. L'intesa istituzionale di programma non viene utilizzata salvo che per alcune parti, per lo più ereditate. Non lo si sa utilizzare, forse non se ne è capita la forza.

Osservazione politica conclusiva, in dieci secondi. Il 2001, per quanto riguarda le politiche di programmazione e di bilancio, è stato - come ho già detto - un anno negativo, il 2002 è caratterizzato da una crisi strisciante, e pare irrisolvibile, della Giunta e della maggioranza. La domanda che pongo è se si possono impostare e gestire efficacemente la manovra di bilancio, il por, l'intesa istituzionale di programma in una condizione di marasma politico. Io penso che non si possa.

La Spisa propone un patto tra maggioranza ed opposizione; anche noi comprendiamo il valore dell'unità per obiettivi di bene pubblico, però, in tutta franchezza, di fronte ad una situazione di questo genere, di fronte a queste ddifficoltà della Giunta e della maggioranza, di fronte a questo marasma politico, credo che solo un patto si possa fare tra la maggioranza e l'opposizione.

La maggioranza, se ne è capace, assolva ai suoi compiti di maggioranza e l'opposizione, da parte sua, assolverà ai suoi doveri sul piano del controllo, sul piano della verifica, sul piano della sollecitazione, sul piano della proposta. Questo credo che sia il patto da stipulare.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi, relatore di minoranza. Ne ha facoltà.

Cogodi (R.C.), relatore di minoranza. A noi pare, signori Presidenti, del Consiglio e della Giunta, colleghi consiglieri, a noi del Gruppo della Rifondazione Comunista, forza di opposizione sicura in questo Consiglio, che due siano le caratteristiche per intanto da notare di questo documento chiamato DPEF.

La prima caratteristica è che è presentato in grave ed imperdonabile ritardo, la seconda caratteristica è che è impresentabile, per cui tanto valeva ritardare ancora un po', toglierlo di mezzo e non incomodare la gente. Tuttavia, il grave e imperdonabile ritardo non è un fatto puramente tecnico, non è un dato di fair play o di mancato fair play, di maleducazione, di distrazione, di superficialità; il ritardo, quando si tratta di quattro mesi nell'arco di un anno, e quando segue ad altri ritardi, quale quello analogo che ha accompagnato la presentazione del bilancio annuale e triennale 2001, è un ritardo voluto, è un ritardo programmato.

Questa strategia del ritardo, che poi è una strategia del disordine, del disordine istituzionale, deve essere denunciata e in qualche modo ovviata. Quando, rispetto a tempi previsti, si ritarda di qualche tempo tutto è relativo e tutto può essere compreso, ma se il tempo è dodici mesi e se gli atti sono atti fondamentali, qual è il bilancio di previsione e qual è il DPEF, e questi atti fondamentali di carattere annuale, cioè a valenza di dodici mesi sono atti programmatori di competenza, nell'ordinamento complessivo della Regione istituzionale e costituzionale, del Consiglio regionale, perché è una competenza, è una prerogativa di indirizzo per il futuro, di controllo di gestione per il passato, il Consiglio regionale viene espropriato, viene messo da parte.

Questo fatto è in sé grave, ma più grave ancora è che la strategia del disordine, così come è pervicacemente portata avanti da questa maggioranza, da questa Giunta, ha le sue ragioni, ha i suoi obiettivi, ha i suoi tornaconti, perché approvare il bilancio di previsione del 2001 nel mese di marzo-aprile, mandarlo a Roma, aspettare che torni, pubblicarlo e iniziare il corso della spesa nel mese di giugno-luglio, sospensione estiva, vuole dire concentrare nell'arco di pochi mesi la possibilità di spendere migliaia e migliaia di miliardi, il bilancio dell'anno scorso anzi di quest'anno era 12 mila miliardi.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. 14 mila.

COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Dodici e più, dice quattordici; ebbene concentrare comunque la spesa in pochi mesi, spendere e spendere, spendere e spandere e dove è il controllo? Dove è la programmazione? Dove è ilconfronto? Dove è la funzione del Consiglio regionale ed anche delle forze sociali o delle istituzioni di base o dei territori? Dove è il sistema complessivo attraverso cui il potere autonomistico si deve esprimere, attraverso cui esso può partecipare alla vita pubblica di questa nostra Regione?

Ecco perché, voi avete di inaugurato una strategia del ritardo che è una strategia del disordine, di anarchia istituzionale, che è parte costitutiva del modo vostro di intendere il potere pubblico e il governo della cosa pubblica. E` la strategia, è la vocazione, è la caratteristica della destra, perché solo così può fare parzialità, un tempo si chiamava clientelismo, può fare partigianeria, può badare a chi vuole e tralasciare chi gli pare e quindi fare vivere la vita di questa Regione nel modo stentato, ma anche ingiusto, nel quale vive.

Questo fa la destra, dico destra, il governo della destra, poi qualcuno del centro potrà dire: "No, ma ci siamo anche noi, non siamo proprio destra, noi siamo un po' affiancati alla destra, noi siamo il centro" dice qualcuno di loro: "Il centro moderato", voi non siete né centro né moderati, quelli che vagabondate verso la destra, siete niente più in politica che un frutto candito posto sopra la torta della destra, senza ruolo, senza fine e senza dignità; intendo dignità sul piano politico ben si intende, lungi da me e da noi pensare a qualche altra connotazione.

Dice il collega e compagno Scano: "La Spisa è una persona seria" e ci mancherebbe! Penso che La Spisa ed anche la gran parte dei colleghi siano persone serie, anche quelle di destra ed è proprio lì il guaio, che sono persone seriamente di destra e noi vorremmo persone seriamente di sinistra, una sinistra che contrasti questa destra.

Ecco perché anche la ragione per la quale, non l'opposizione, ma le opposizioni, perché qui c'è una opposizione nel suo insieme, alla destra più frutto candito, il centro così detto moderato, ma ci sono diverse accentuazioni e connotazioni di opposizione; noi sempre di più e quando dico noi dico opposizione, ma dico opposizione di e da sinistra, noi di Rifondazione Comunista vediamo con crescente preoccupazione anche una caratterizzazione, un essere della opposizione prevalente che è di carattere tutto interno o internista, che va a cercare lo 0, 2 in dati essenziali, nei dati strutturali dell'andamento dell'economia, dell'occupazione, della condizione di vita e della qualità della vita in questa nostra Regione dove lo 0, 2 non conta più nulla, e poi andremo a vedere qualche dato, per dire che qui siamo di fronte alla necessità, non di correzioni interne a questa impostazione, siamo di fronte alla necessità, non dico all'esigenza, ma alla necessità vitale di un rovesciamento di fronte nelle politiche, prima che si rovescino tavoli e sedie immagino.

Perché questo DPEF, così come è prospettato, nei tempi ho detto e i tempi non sono secondari rispetto alla strategia, ma soprattutto nei contenuti è un atto offensivo. Punta ad espropriare i poteri del Consiglio e ci riesce, ma non si illuda anche la maggioranza di questo; badate, voi vi illudete e dite: "Va bene, noi saremo espropriati qui come maggioranza consiliare, in Consiglio, ma tanto io ci sono attraverso la Giunta"; può darsi che Pittalis vi distribuisca come ho detto prima perché li segnalate voi, uno per ognuno o mezzo per ognuno, i consiglieri di amministrazione di questa o quella associazione o ente. Può darsi, ma la vostra funzione non è quella, anche voi siete diminuiti nel ruolo; voi potete decidere le cose che ritenete meglio dal vostro punto di vista decidere, però decidete nei modi nei quali le leggi e l'ordinamento prevedono; se il bilancio è di previsione, per favore, rivendicate anche voi il diritto di poter fare una previsione e quindi di approvarlo l'hanno prima dell'anno in cui si spende.

Se il DPEF è il documento preliminare all'impostazione del bilancio di previsione, e la legge perciò dice che, essendo il criterio guida, si presenta in Consiglio in primavera ad aprile per essere approvato a maggio, ma se si approva a giugno non è poi che cambi sostanzialmente la cosa, non è il giorno, non dico l'ora, che decide, ma se si presenta in agosto e si istruisce in settembre, arriva in Consiglio in ottobre ed è il documento preliminare al bilancio e il bilancio la Giunta già lo sta approvando, trattando e confrontando con le parti sociali, e il Consiglio non ne sa nulla, ma mi sapete dire, dal punto di vista dell'opposizione, riguardo i contenuti ne parlerò fra un attimo, ma dal punto di vista della funzione, del ruolo, se non è mortificato anche il vostro ruolo, che senso ha approvare un criterio guida quando quello che deve essere guidato è già arrivato? Ma che guide siete?

Se il bilancio della Giunta c'era già ed è in giro la sua proposta, si sta concordando con le parti sociali e il Consiglio invece nulla, è niente, è zero. Se vogliamo sapere che cosa pensa il governo di questa Regione, della politica della Regione, perché il bilancio e la programmazione é la politica di questa Regione, noi, ma anche voi consiglieri regionali dovete andare a pietire un documento all'esterno, fuori dalla Regione. In questa Regione, qui, in questo Consiglio non c'è un tavolo nel quale vengono depositati per essere almeno visti, tutti gli atti, almeno quelli fondamentali chela Giunta produce e contratta con parti della società, di cui il Consiglio regionale o i consiglieri possano avere almeno cognizione, non dico approvazione preliminare, ma almeno contezza, conoscenza.

A voi però va bene così, a noi no, non va bene così. E bisogna poterlo dire già in questa sede, poi interverremo nel dibattito, poi presenteremo alcuni emendamenti sulle parti fondamentali, perché non sarà una passeggiata sotto i portici di via Roma questa discussione. Perché questo documento deve essere, e colleghi della maggioranza vorrei dire a voi, pensateci un attimo, deve essere in alcuni punti necessariamente corretto. Vorrei elencare almeno alcuni di questi punti, so che il tempo non c'è, ma mi riferisco e mi limito per intanto ad uno di questi punti, che poi però è il tema dei temi: le politiche dello sviluppo e del lavoro.

Abbiamo tentato di dire, e tenteremo ancora finché abbiamo un attimo ed un respiro, tenteremo ancora di dirvi che non esiste una politica dello sviluppo e poi una politica del lavoro, che non esiste una politica dello sviluppo che possa coniugarsi, andare d'accordo e, se è possibile, fidanzarsi con la politica del lavoro.

No, non c'è una politica di sviluppo se non c'è una politica per il lavoro, quello che voi chiamate sviluppo, che lascia indietro una parte, una gran parte della società vitale, sana che ha diritti e bisogni, che vuole produrre, perché lavorare vuol dire produrre, non vuol dire pietire uno stipendio, l'avete capito che chi vuole lavorare davvero e sul serio non chiede una retribuzione da fannullone? Che fa domanda di partecipare al processo produttivo, vi chiede e ci chiede, ogni cittadino della Sardegna, di esserci nel produrre ricchezza, nell'essere partecipe della vicenda umana, sociale, culturale ma anche economica di questa sua regione; l'avete capito o no che questa è la politica del lavoro? E che il sistema delle imprese, di per sé, svolge un ruolo, una funzione ma che è una parte del tutto che è necessario, e che il solo sistema delle imprese non è, e non sarà mai sufficiente a dare risposta a questa domanda legittima. L'avete capito o no questo concetto?

E che le politiche attive del lavoro sono l'applicazione della mano pubblica, e della testa pubblica se ce ne fosse, e di un po' di cuore pubblico se si potesse ritrovare da qualche parte, insieme alle energie che dalla società organizzata, quindi anche dalla parte privata possono derivare, di ricerca di nuovi modi, di nuovi percorsi, di nuove frontiere attraverso cui creare nuovo lavoro, "nuovo lavoro", l'avete capito! creando anche nuova impresa. Perché continuate in questo vostro fondamentalismo? Altro che meno ideologie in questo DPEF, questo DPEF è avvelenato da ideologia fondamentalista di destra, iperliberista, arrivate a pensare, poco male se almeno lo pensate e non lo dite, ma pure lo dite e pure lo scrivete questa volta, lo scrivete, che "questa Regione deve addivenire ad una svolta strategica in materia di politica del lavoro"; e la svolta strategica voi la fate dicendo: "Fuori la "37", dentro raddoppiata, triplicata, centuplicata la "36/98". Ecco le due filosofie. La legge numero 37 parla di nuovo lavoro, lavoro aggiuntivo creando nuova impresa, soprattutto a livello locale, animando tutte le situazioni, ideando, pensando, sperimentando attraverso anche gli enti locali, le imprese anche piccole che nei territori possono pensare, provare, inventare una produzione nuova o accresciuta e quindi aggiungere un addetto che moltiplicato per 377 comuni e alcune decine di unità facciano alcune migliaia di nuovi addetti, ma nuova produzione e nuova ricchezza.

Ma voi dite: "No, niente, fuori la legge 37" che dice tutto questo e: "Dentro la 36". Perché, caro Pittalis - chiamato Pietro - perché si scrive in questo DPEF che a fronte del fallimento, poi dirò, richiamerò il passo del vostro ritenuto fallimento, della "37", invece la "36" che voi ribattezzate "Politiche attive sul costo del lavoro" - questa è simpatica - le politiche attive sul costo del lavoro, hanno attivato in soli 28 giorni, durante l'apertura, 1.500 richieste di interventi automatici, particolarmente efficienti e graditi agli imprenditori.

Che cosa è l'incentivo, quello che voi chiamate: "Politica attiva sul costo del lavoro?" In realtà l'incentivo della legge 36, e dopo che agli imprenditori gli avete dato i soldi per fare le imprese, gli avete dato i benefici, ma sono previsti dalle leggi, quindi ci mancherebbe, sono previsti quindi si possono dare, dopo che hanno avuto tutti gli incentivi finanziari delle leggi nazionali, hanno pure quelli delle leggi regionali, poi hanno gli sgravi fiscali delle leggi nazionali per sette anni, cinque più due, e poi anche quelli delle leggi regionali, voi aprite un rubinetto da cui escono soldi gratis per non fare nulla, niente, solo una domanda, ma perché 28 giorni?

E` terribile questo dato, Assessore. Ma per ritirare i soldi gratis hanno impiegato 28 giorni questi signori? Sono anche pigri, in 28 secondi si dovevano ritirare, perché sono dati "così" basta domandare, non c'è corrispettivo. Voi dite: "Ma in conto di un occupato". Ma ci mancherebbe, ma scusate, se nei modi nei quali, conoscete voi più di me, in questa città si continuano ad aprire Città Mercato, nelle Città Mercato avranno bisogno di assumere venti, quaranta, non so quante, cento commesse, se aprono la Città Mercato nei modi che sapete voi più di me; e se aprirete i "Bingo" e i "Bango" e tutta questa roba e tutta questa ciarlataneria del nuovo sviluppo, della nuova frontiera, "Las Vegas dell'Europa" dice un editoriale recente del giornale più diffuso in Sardegna. Quelli possono fare tutti domanda per avere gli sgravi previsti dalla legge 36 e glieli darete.

Ecco perché dovete consegnare l'elenco dei beneficiari, certo che è gradito alle imprese, ma di occupazione aggiuntiva non ce n'è nulla, è solo quella che ci sarebbe stata comunque. E in ogni caso è uno dei modi, l'abbiamo detto quando abbiamo esitato la legge 36, insieme alla legge 37, non contro, perché si può sostenere il sistema delle imprese, ma bisogna pensare a nuove imprese, bisogna pensare a imprese sane che diano lavoro possibilmente, ma bisogna pensare anche al lavoro buono. Voi volete invece cancellare tutto, espianto totale, questo non può essere. Credo che a molti settori della maggioranza sia in qualche modo sfuggita la gravità di questo tipo di impostazione che - ripeto - è di natura, di ideologia velenosa, di fondamentalismo - non dico liberale - magari fosse una concezione liberale dell'economia, è che magari qualcuno dei vostri consulenti, che vuole essere più di tutto e tutti, vi ha detto: "Scrivetelo così".

Badate, questo è un documento di programmazione che poi approva il Consiglio, dobbiamo correggere, almeno mitigate, almeno voi centro moderato siate poco poco moderati, questo è oltranzismo sociale, questo è odio antisociale, questo è odiare la Sardegna.

E pur tenendo presente che il PIL della Sardegna sta crescendo in modo tale da portare il reddito pro capite oltre la soglia del 75 per cento rispetto alla media nazionale, occorre ricordare che mentre sia in Europa che in Italia il tasso di disoccupazione, i dati sono recenti, , dopo molti anni, è sceso sotto il 10 per cento, in Sardegna siamo vicini al 20, 19 quasi 20.

Quindi, vuol dire che in questa regione, a parità di altre condizioni si produce più ricchezza, c'è più produttività e più efficienza, però i dati sul lavoro sono negativi perché il tasso di disoccupazione è doppio rispetto a quello italiano ed europeo. Quindi i conti non tornano. Noi dovremmo avere un tasso di disoccupazione, per essere alla pari degli altri in Sardegna del 12, 13 per cento già oggi, se non ci fosse un ingordigia aggiuntiva, o forse uno spreco, un disservizio, vediamo dove è il guasto, non sarà tutto nel pubblico, sarà anche nel privato, anche nel sistema delle imprese che chiedono, chiedono e mai danno, chiediamo almeno conto di come usano le risorse.

Quindi, ci sono dei dati, che sono macroscopici, voi non potete emettere una sentenza di condanna come questa nella quale dite che essendo il tasso di inoccupazione in Sardegna, o di disoccupazione, più del doppio rispetto a quello medio nazionale, si prevede per i prossimi tre anni di abbatterlo di un punto e mezzo. Ma no! Qui bisogna inaugurare politiche economiche che dimezzino quel dato per portarlo alla pari almeno del dato negativo, che è quello medio nazionale rispetto alla ricchezza prodotta. Ecco, lo spunto di riflessione che vorrei dare sui dati, sui grandi numeri, per pensare ad un altro progetto di sviluppo. Comunque nel proseguo del confronto avremo ancora modo di dire qualche cosa sul merito.

PRESIDENTE. I lavori di questa sera sono terminati, riprenderanno domani con la discussione generale alle ore 09 e 45.

La seduta è tolta alle ore 19 e 42.



Allegati seduta

Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA PIRISI - CUGINI - FALCONI - DEMURU, sulla destinazione a sezione di "carcere duro" della Casa Circondariale di Macomer.

I sottoscritti,

premesso che la città di Macomer è sede di una Casa Circondariale di pena, entrata in funzione nel 1994, che dispone di 45 celle capaci di ospitare 90 detenuti responsabili di reati comuni;

preso atto della decisione del Ministero di grazia e giustizia, contenuta nella prima relazione semestrale 2001 al Parlamento sullo stato di attuazione del programma di costruzione e adattamento di stabilimenti di sicurezza, firmata dal nuovo responsabile del DAP, Giovanni Tenebra, che prevede che la struttura della Casa Circondariale di Macomer debba essere sottoposta a lavori di adeguamento per essere interamente destinata ad ospitare detenuti in regime di 41/bis;

considerato che l'ipotesi prevista nella relazione ministeriale, che desta viva preoccupazione nei cittadini di Macomer e del circondario, determinerebbe l'immissione nel carcere di detenuti molto pericolosi fra i quali grossi capi della mafia e della criminalità organizzata, con il rischio che questo fatto possa richiamare delinquenti di ogni tipo con conseguenze disastrose per la sicurezza,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per conoscere quali urgenti azioni abbia intrapreso o intenda intraprendere nei confronti del Ministro di grazia e giustizia per impedire che la Casa Circondariale di Macomer venga trasformata in carcere di massima sicurezza e garantire le popolazioni della cittadina e del circondario dalla possibilità che si creino quelle condizioni di degrado sociale che rischierebbe di precludere le possibilità di sviluppo sociale ed economico per l'intero territorio. (173)

INTERPELLANZA DETTORI - FALCONI - ORRÙ - CUGINI - CALLEDDA - SANNA Alberto sul funzionamento dell'Osservatorio regionale per la chimica in Sardegna.

I sottoscritti,

premesso che con decreto del novembre 1997, è stato costituito presso il Ministero per le Attività Produttive un organismo collegiale a carattere permanente, denominato "Osservatorio" per il settore chimico nel quale sono rappresentati il Ministero per le Attività Produttive, la Federchimica, l'Unionchimica, la FULC, i Ministeri dell'Ambiente, del Commercio con l'estero, della Sanità, dell'Università, Ricerca scientifica e tecnologica;

considerato che l'attività dell'Osservatorio ha portato all'elaborazione di una nuova strategia per la chimica italiana con progetti di riqualificazione dei poli chimici ed in tale quadro alla definizione di quattro obiettivi strategici:

a) favorire la nascita di iniziative produttive di piccola e media dimensione;

b) favorire la nascita e il rafforzamento di sistemi integrati di imprese;

c) riequilibrare domanda e offerta e "utilities";

d) fare dei poli chimici un punto di riferimento per il sistema produttivo locale;

sottolineato che in questo ambito da parte dell'Osservatorio si è proceduto ad indicare una strategia di riqualificazione dei poli chimici sardi nel contesto dello sviluppo economico-produttivo della Sardegna, dunque del ruolo della chimica nell'Isola e del ruolo Enichem, con riferimento alla situazione nei siti di Cagliari, Ottana e Porto Torres;

preso atto che il 6 aprile 2001 presso la Giunta della Regione autonoma della Sardegna è stato costituito e si è insediato l'Osservatorio Regionale per la chimica in Sardegna, presieduto dal Presidente della Giunta regionale, organismo collegiale e permanente con il compito di analizzare e valutare la situazione della chimica sarda e concorrere, con l'Osservatorio nazionale, a definire una strategia di intervento - anche nel campo del risanamento ambientale,

sottolineato che oltre al Presidente Floris e agli assessori dell'Industria e dell'Ambiente, i Presidenti delle Province di Cagliari, Sassari e Nuoro, partecipano i rappresentanti delle Organizzazioni sindacali, i sindaci di Porto Torres, Ottana, Assemini, Uta, Villaspeciosa, Sarroch, il coordinatore dell'Osservatorio nazionale della Chimica, il Consorzio 21 e l'Osservatorio Industriale;

rilevato che, a distanza di sei mesi, non è stato ancora stipulato l'Accordo di Programma Quadro che vincola giuridicamente tutte le parti - e soprattutto il Governo nazionale - a compiere gli interventi di propria competenza per il consolidamento e la riqualificazione delle attività chimiche della Sardegna;

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori regionali dell'industria e dell'ambiente per conoscere quali atti abbiano posto o intendano porre in essere per stipulare l'Accordo di Programma Quadro perché l'Osservatorio regionale per la chimica possa dare avvio agli interventi di propria competenza a favore delle attività chimiche della Sardegna. (174)

INTERPELLANZA MORITTU - GIAGU - LAI - SPISSU, sulla autorizzazione alla coltivazione di una nuova cava di calcare in agro di Ossi e Muros rilasciata dall'Assessorato regionale dell'industria.

I sottoscritti,

vista la determinazione n. 541 del 3 settembre 2001 con la quale si autorizza la Italcementi S.p.A. alla coltivazione di una cava di calcare per leganti idraulici sita nei comuni di Ossi e Muros in località Su Padru, una iniziativa ritenuta dal firmatario, non si capisce sulla base di quali elementi, di rilevante interesse per l'economia locale a fronte del forte disagio sociale e dei gravi danni ambientali denunciati dalle Amministrazioni locali e dai cittadini;

considerato che nei già esigui territori di Ossi e di Muros gravano da tempo numerose attività estrattive che ne hanno gravemente compromesso gli assetti territoriali e paesaggistici, anche a causa dei mancati o finti ripristini ambientali; a tal proposito giova ricordare che la stessa Italcementi ha largamente sfruttato in tempi passati, per alimentare il cementificio oggi chiuso, una analoga cava di calcare che, a distanza di oltre un decennio, non è stata ripristinata e rappresenta ancora oggi uno scempio al territorio di Ossi che per essere sanato richiederà costosi interventi di recupero e di riabilitazione ambientale;

accertato che l'area interessata alla coltivazione è limitrofa al centro abitato del comune di Ossi e ricade per buona parte in zona H di salvaguardia assoluta ed interessa anche alcune porzioni di area destinate a servizi pubblici ed a edificazione privata del vigente piano urbanistico comunale approvato nel 1997;

considerato, altresì, che nell'ottobre del 2000 è stata rilasciata una concessione mineraria alla società Caolino Panciera S.p.A. per la coltivazione di un giacimento di caolino, feldspato e bentonite in località "Rocca Ruia" che interessa oltre 180 ettari del territorio di Muros, sollevando la forte protesta dell'Amministrazione comunale e dei cittadini che, riunitisi in un comitato spontaneo, hanno indirizzato note di motivata protesta a tutte la autorità locali, regionali e nazionali e comunitarie e presentato ricorsi alla Magistratura civile e penale;

visto il documento, sottoscritto dai Sindaci del territorio in data 2 marzo 2001 e portato a conoscenza dell'Assessore dell'industria, nel quale esprimevano la chiara volontà di porre fine ad una pratica di sfruttamento incontrollato del loro territorio, priva di qualsiasi logica pianificatoria e programmatica e sempre più rispondente a mere logiche di profitto imprenditoriale con scarse ricadute occupazionali e chiedevano con forza la revoca delle autorizzazioni rilasciate senza il parere dei comuni interessati e prive di studi di VIA o di verifica di incidenza ambientale e l'avvio immediato dei lavori di ripristino ambientale sulla attività di cava esistenti;

appreso che l'Assessore nell'incontro coi Sindaci del sassarese si era impegnato a presentare un disegno di legge della Giunta di modifica della legge regionale n. 30 del 1989 prevedendo un ruolo di attiva cooperazione degli enti locali interessati ed un più esplicito adeguamento della stessa legge alle normative vigenti in materia di VIA e che nelle more di esame e di approvazione della nuova legge si era altresì impegnato a sospendere tutte le autorizzazioni che non avessero trovato il preventivo consenso dei comuni interessati,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria per conoscere quali iniziative siano state adottate per affrontare correttamente le delicate problematiche economiche-ambientali relative al comparto estrattivo. In particolare si chiede di conoscere:

a) i motivi che avrebbero ad oggi impedito l'esame del piano regionale delle cave redatto dalla società incaricata e consegnato ai competenti uffici regionali da oltre tre anni;

b) per quali motivi l'Assessorato continui a rilasciare, nonostante gli impegni assunti con i sindaci, le autorizzazioni e le concessioni riferite a pratiche giacenti negli uffici da oltre dieci anni, prive della VIA o di verifica di incidenza ambientale e pertanto in contrasto con le norme comunitarie, nazionali e regionali in materia ambientale;

c) se non ritengano opportuno, in presenza di una così forte e decisa opposizione delle Amministrazioni e delle popolazioni interessate, ed anche al fine di evitare contenziosi e danni irreparabili per l'ambiente e la salute delle popolazioni, sospendere le nuove autorizzazioni invocando il principio di autotutela o applicare gli articoli 28 e 29 della legge regionale n. 30 del 1989 ove ricorrano i casi ivi previsti. (175)

INTERPELLANZA FADDA - CUGINI - DORE - BALIA - COGODI sulla istituzione della Fondazione "Centro Internazionale di Studi Imprenditoriali".

I sottoscritti,

visto l'articolo 31 della legge regionale n. 4 del 2000 che istituisce il "Centro Internazionale di Studi Imprenditoriali";

vista la deliberazione della Giunta regionale del 19 dicembre 2000 per mezzo della quale viene data attuazione all'articolo 31 istituendo una Fondazione denominata "Centro Internazionale di Studi Imprenditoriali" e approvando lo Statuto;

considerato che ritengono estremamente grave il fatto che ad oggi e a tal proposito non è pervenuta alcuna informazione ufficiale dell'Assessore della programmazione al quale è demandata la responsabilità dell'applicazione di quanto stabilito dall'articolo 31 della legge regionale n. 4 del 2000,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore della programmazione per conoscere:

- se l'istituzione della Fondazione sia conforme a quanto disposto dall'articolo 31 della legge regionale n. 4 del 2000;

- quale è lo stato di attuazione della normativa e quali sono le motivazioni che stanno ritardando l'applicazione della stessa;

- per quali ragioni, considerando i compiti previsti dal centro e stabiliti per legge, si è istituito un apparato di gestione, all'interno della Fondazione, composto da un così elevato numero di componenti del Consiglio di amministrazione e del comitato scientifico, tanto che è legittimo pensare che si è voluto creare una nuova centrale di potere per la sola sistemazione di parenti ed amici;

- per quali motivi sono state disattese le norme sulla nomina dei Consigli di amministrazione degli enti regionali e si è stabilito di istituire un consiglio di amministrazione e un comitato scientifico composto rispettivamente di nove e dodici membri;

- quali enti, organizzazioni, aziende e istituti di credito, secondo quanto disposto dall'articolo 31 della legge regionale n. 4 del 2000, partecipano alla Fondazione;

- l'elenco dei componenti del Consiglio di amministrazione e del Comitato scientifico;

- su quali motivazioni si basa la nomina, per quanto concerne il Comitato scientifico, di sei componenti da parte dell'Assessore e degli altri da parte del Consiglio di amministrazione;

- per quali motivi viene stabilito che la carica di questi componenti dura cinque anni, un periodo che contrasta chiaramente con le reiterate dichiarazioni della maggioranza di centrodestra che ha sempre ritenuto legittimo che i consigli di amministrazione debbano durare nella loro carica quanto la Giunta regionale che li ha espressi;

- quali motivazioni hanno indotto a stabilire che il segretario generale sia espresso dall'Assessore, che stia in carica sette anni e quali sono le mansioni specifiche di tale carica dal momento che quelle indicate nello statuto della Fondazione sono talmente limitate da legittimare qualsiasi dubbio sul suo ruolo e necessità;

- criteri e titoli adottati e previsti per le nomine;

- gli emolumenti stabiliti per le varie cariche;

- quali parametri di riferimento sono stati adottati per tali emolumenti dal momento che è inammissibile aver stabilito, nello Statuto della Fondazione, l'articolo che dispone la discrezionalità dell'Assessore della programmazione nello stabilire i compensi spettanti per le diverse cariche del Consiglio di amministrazione, del comitato scientifico e del segretario generale. (176)

INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sullo stato degli interventi nella camionabile Sassari-Porto Torres e della progettazione del completamento della S.S. Sassari-Alghero.

Il sottoscritto,

visto lo stato di stagnazione in cui versa la problematica attinente l'infrastruttura primaria del territorio del triangolo Sassari-Alghero-Porto Torres, con particolare riferimento alla viabilità statale;

ritenuto che occorre accelerare i tempi di attuazione delle opere necessarie a rendere immediatamente fruibile la camionabile Sassari-Porto Torres, mentre si rende indispensabile sapere a che punto sono le procedure attinenti la progettazione e l'avvio del procedimento per finanziare il completamento della Sassari-Alghero, opere inserite nell'Accordo di programma quadro stipulato tra lo Stato (ANAS) e Regione Sarda;

considerato che con l'approssimarsi delle leggi finanziarie dello Stato e della Regione è indispensabile disporre (in particolare per quanto concerne la Sassari-Alghero), del progetto di completamento della strada - auspicabilmente a quattro corsie - immediatamente cantierabile per evitare la perdita dei finanziamenti;

tenuto conto dell'importanza fondamentale per lo sviluppo economico e sociale rappresentata dal completamento e dalla disponibilità piena delle citate arterie,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale, gli Assessori regionali dei lavori pubblici e dei trasporti per avere notizie dettagliate sullo stato dei lavori e delle progettazioni rispondenti alla camionabile Sassari-Porto Torres e alla strada statale Sassari-Alghero e per sapere quali iniziative intende assumere la Giunta regionale per avviare a soluzione le opere viarie in oggetto che costituiscono infrastrutture primarie per una parte rilevante dei territori del nord Sardegna. (378)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sul mancato pagamento degli stipendi ai lavoratori che gestiscono gli impianti dell'ESAF.

Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere:

1) se sia a conoscenza che i circa 250 dipendenti di una ditta che gestisce per conto dell'ESAF alcuni impianti di potabilizzazione in varie parti della Sardegna, sono senza stipendio dal mese di giugno (compresa la quattordicesima), con gravi problemi economici per le famiglie degli interessati;

2) se non sia opportuno prendere contatto con la presidenza dell'ESAF, garante del buon andamento dei servizi e dei diritti contrattuali dei dipendenti delle ditte esterne, affinché voglia intervenire con urgenza con la ditta appaltatrice al fine di liquidare - in tempi brevi - quanto dovuto ai lavoratori, prima che gli stessi si astengano dal lavoro, arrecando gravi danni a tutta la comunità. (379)

INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sul secondo protocollo aggiuntivo del Contratto d'area Sassari-Alghero-Porto Torres (lire 26 miliardi).

l sottoscritto,

premesso che il Consiglio regionale, in sede di approvazione della legge finanziaria 2001, ha deliberato la risoluzione di un finanziamento di lire 26 miliardi in favore del Contratto d'area Sassari-Alghero-Porto Torres;

viste le numerose richieste di finanziamento presentate dagli imprenditori tramite la provincia di Sassari;

ritenuto che l'intervento in oggetto, una volta realizzato, servirebbe a dare una boccata d'ossigeno in termini occupazionali ad un'area che sta morendo, con imprenditori che chiudono, altri che stanno per chiudere ed altri ancora che dichiarano fallimento;

considerato che sul provvedimento in oggetto non si hanno più notizie certe ma soltanto voci negative, secondo le quali l'impegno preso potrebbe non essere mantenuto, determinando gravi ripercussioni su un'area già in difficoltà,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale della programmazione per sapere:

- se quanto su esposto corrisponda al vero;

- se non ritengano opportuno attivare tutti i procedimenti necessari affinché si possa onorare l'impegno preso dal Consiglio regionale in sede di approvazione della legge finanziaria. (380)

MOZIONE SELIS - SANNA Emanuele - SANNA Alberto - DEMURU - GIAGU- MARROCU - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GRANELLA - IBBA - LAI - MASIA - MORITTU - ORRÙ - PACIFICO - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SPISSU sulla recrudescenza degli incendi in Sardegna nel corso dell'anno 2001 e sulla inadeguatezza delle misure poste in essere dalla Regione sarda.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che dal 1° giugno ad oggi si sono registrati in Sardegna 1.987 incendi, con una media di 22 incendi giornalieri che hanno investito una superficie di 14.500 ettari , e che questa sequenza di eventi ha distrutto nell'arco di tre mesi circa 3.600 ettari di bosco;

RILEVATO che questi dati se raffrontati con quelli dello scorso anno evidenziano una preoccupante recrudescenza del fenomeno, visto che alla stessa data del 2000 si registravano 1542 incendi, con una media giornaliera di 18 eventi, con 2750 ettari di bosco percorso;

SOTTOLINEATO che questi dati sconfessano clamorosamente le irresponsabili e ottimistiche dichiarazioni fatte nei mesi scorsi dall'Assessore della difesa dell'ambiente;

CONSTATATO che, considerando le zone interessate dagli incendi, è evidente che questa endemica piaga va sempre più aggravandosi anche perché colpisce territori che prima erano scarsamente interessati da questo triste fenomeno ed è alimentata da motivazioni sociali ed economiche completamente diverse dal passato;

VERIFICATO che, nonostante l'ingente quantità di risorse finanziarie impegnate dalla regione nell'apparato antincendi e nei cantieri forestali, si sta determinando un ulteriore impoverimento del patrimonio boschivo sardo di tale intensità da rappresentare una vera e propria catastrofe ambientale capace di compromettere in modo irreversibile la qualità stessa dell'ambiente in cui viviamo e l'assetto idrogeologico della nostra Isola;

CONSTATATO che questi eventi determinano incalcolabili danni economici, che mettono a repentaglio l'incolumità delle persone e la sicurezza delle nostre comunità, e che inspiegabilmente l'Assessore regionale dell'ambiente diffonde dati trionfalistici e non una corretta informazione sui danni provocati dal fuoco;

RAVVISATO che ormai non sono più attendibili le vecchie analisi sulle cause degli incendi e considerato che si potrebbe ipotizzare un progetto criminoso alimentato dalla cosiddetta "industria del fuoco" che prospera sulla riproduzione del fenomeno e, devastando le bellezze paesaggistiche del nostro territorio, punta a una loro utilizzazione distruttiva e speculativa mentre l'attuale Amministrazione regionale si dimostra del tutto inerte nella ricerca delle vere motivazioni che spingono a questa virulenta forma di aggressione del nostro patrimonio ambientale;

CONSTATATO che la Giunta regionale si è dimostrata anche del tutto insensibile alle varie denunce provenienti dalle Amministrazioni locali che lamentavano lo stato di preoccupante disorganizzazione di tutto l'apparato antincendio predisposto dall'Assessore regionale all'Ambiente che, in particolare nell'ultimo anno, è risultato assolutamente carente e depotenziato in termini di strutture operative e professionali;

STIGMATIZZATO il fatto che dopo la decapitazione del Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale la Giunta regionale ha irresponsabilmente lasciato senza guida molte fondamentali strutture dei Dipartimenti forestali probabilmente per assecondare disdicevoli disegni clientelari e parentali dei massimi esponenti dell'attuale maggioranza;

VERIFICATO che ai vari livelli dell'intervento regionale si sono manifestati ritardi, carenze e disfunzioni, ma soprattutto si è evidenziata la totale arrendevolezza della Giunta regionale nei confronti del Governo nazionale che ha drasticamente ridimensionato la disponibilità di mezzi aerei adeguati per la lotta agli incendi della nostra Isola durante il periodo estivo;

EVIDENZIATO che a oggi è inattuata, per responsabilità proprie della Giunta regionale e del suo Presidente, la legge regionale n. 24 del 1999 istitutiva dell'Ente Foreste della Sardegna e pertanto si registra un vuoto operativo in materia che chiaramente si ripercuote nella gestione della salvaguardia del patrimonio boschivo e della lotta agli incendi;

RILEVATO che al di là dell'auspicabile potenziamento degli strumenti operativi nella lotta agli incendi, si è manifestata inoltre la scarsa attenzione dell'Assessore dell'ambiente verso una necessaria, maggiore e diffusa coscienza di tutela dell'ambiente da creare nelle famiglie, nelle scuole e nelle aziende;

RILEVATO inoltre che nella battaglia contro i responsabili degli incendi, l'Assessore dell'ambiente non è stato in grado di sviluppare e coordinare una efficace opera di "intelligence" e di controllo del territorio con i mezzi di cui dispongono attualmente le pubbliche amministrazioni,

impegna la Giunta regionale

- a riferire in Consiglio regionale sul bilancio completo dell'ultima campagna antincendio;

- ad adottare tutte le misure necessarie per tutelare il patrimonio ambientale e naturale che rappresenta non solo il maggiore elemento di attrazione dei flussi turistici ma anche la più rilevante risorsa economica della nostra isola;

- a promuovere tutte le opportune direttive ed iniziative per una migliore utilizzazione delle risorse finanziarie, tecniche e professionali finalizzate alla prevenzione e alla lotta agli incendi;

- ad adottare un programma organico di prevenzione e tutela ambientale collegato al Piano di forestazione e di assetto idrogeologico nell'intera Regione da sottoporre preventivamente al parere degli enti locali e della competente Commissione del Consiglio regionale,

stigmatizza

il comportamento inadeguato e poco responsabile del Presidente della Regione e dell'Assessore della difesa dell'ambiente nell'esercizio delle loro specifiche prerogative istituzionali e li invita a trarne le doverose conseguenze. (48)