Seduta n.323 del 08/09/1998 

CCCXXIII SEDUTA

Martedì 8 settembre 1998

Presidenza del Presidente Selis

indi

del Vicepresidente Zucca

La seduta è aperta alle ore 17 e 04.

PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 5 agosto 1998 (319), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Paolo Fois ha chiesto di poter usufruire di due giorni di congedo a far data dall'8 settembre 1998. Comunico che il consigliere regionale Marina Concas ha chiesto di poter usufruire di congedo per la seduta pomeridiana dell'8 settembre e per la seduta antimeridiana del 9 settembre. Comunico che il consigliere regionale Salvatore Sanna ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dall'8 settembre. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di rinvio di legge regionale

PRESIDENTE. Comunico che il Governo, in data 3 settembre 1998, ha rinviato al nuovo esame di questo Consiglio la legge regionale 7 agosto 1998: "Interventi per la riconversione delle aree minerarie, costituzione dell'agenzia per le risorse geologiche ed ambientali ARGEA e soppressione dell'Ente Minerario Sardo". La legge rinviata è stata trasmessa alla prima commissione.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge.

"Disposizioni in materia di programmazione e finanziamenti per i servizi socio-assistenziali". (445)

(Pervenuto il 17 luglio 1998 ed assegnato alla settima Commissione.)

"Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 1997 e del rendiconto dell'Azienda Foreste Demaniali della Regione per lo stesso anno". (446)

(Pervenuto il 22 luglio 1998 ed assegnato alla terza Commissione.)

"Norme concernenti interventi finalizzati all'occupazione e allo sviluppo del sistema produttivo regionale e di assestamento e rimodulazione del bilancio". (447)

(Pervenuto il 28 luglio 1998 ed assegnato alla terza Commissione.)

"Variazioni al bilancio regionale per l'anno 1998". (451)

(Pervenuto il 13 agosto 1998 ed assegnato alla terza Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:

Dal consigliere DIANA: "Norme per la protezione dall'inquinamento luminoso ai fini dell'osservazione astronomica del cielo". (448)

(Pervenuta il 6 agosto 1998 ed assegnata alla quinta Commissione.)

dai consiglieri CHERCHI - BUSONERA - DETTORI Ivana - SCHIRRU: "Norme a sostegno della creazione, sviluppo e riqualificazione dell'imprenditorialità femminile". (449)

(Pervenuta il 7 agosto 1998 ed assegnata alla sesta Commissione.)

dai consiglieri FLORIS - LIPPI: "Integrazioni e modifiche alla legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1, concernente 'Norme sull'organizzazione amministrativa della Regione sarda e sulle competenze della Giunta, della Presidenza e degli Assessori regionali'". (450)

(Pervenuta il 7 agosto 1998 ed assegnata alla prima Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione MANUNZA - MARRACINI sulla pesca sportiva ed occasionale 'da terra' nel Golfo di Oristano". (978)

(Risposta scritta in data 21 luglio 1998.)

"Interrogazione LADU sulla necessità di modificare il decreto istitutivo del Parco nazionale del Gennargentu". (986)

(Risposta scritta in data 21 luglio 1998.)

"Interrogazione AMADU sulla necessità di un intervento urgente della Giunta regionale per abbattere i tassi bancari in Sardegna alla luce delle recenti riduzioni del costo del denaro e per modificare la L.R. n. 32 del 1985 sui mutui casa in favore dei cittadini sardi". (1005)

(Risposta scritta in data 21 luglio 1998.)

"Interrogazione LIPPI sugli aiuti concessi dalla Regione Sardegna alle imprese di navigazione in Sardegna". (1015)

(Risposta scritta in data 21 luglio 1998.)

"Interrogazione LIORI - MASALA sul Consorzio di frutticoltura di Cagliari, Nuoro ed Oristano". (1023)

(Risposta scritta in data 21 luglio 1998.)

"Interrogazione SANNA Giacomo - BONESU - SERRENTI sul rapporto privilegiato col Banco di Napoli per il contratto d'area del Sassarese". (1038)

(Risposta scritta in data 21 luglio 1998.)

"Interrogazione SANNA NIVOLI sullo stato di degrado dell'edificio della guardia medica di Golfo Aranci". (534)

(Risposta scritta in data 11 agosto 1998.)

"Interrogazione FOIS Paolo - BUSONERA - CUGINI - DETTORI Ivana - DIANA - FRAU - GHIRRA - GIAGU - MASALA - MILIA - OBINO - SANNA NIVOLI - SASSU - USAI Pietro - VASSALLO sull'inserimento dell'Isola dell'Asinara, a norma del Protocollo di Ginevra del 7 aprile 1982, nella 'Lista delle aree protette di importanza mediterranea'". (968)

(Risposta scritta in data 11 agosto 1998.)

"Interrogazione AMADU sulla necessità del blocco dei pagamenti dei canoni di locazione IACP per gli inquilini che intendono acquistare l'alloggio ai sensi della legge n. 560 del 1993". (1014)

(Risposta scritta in data 11 agosto 1998.)

"Interrogazione AMADU sulla necessità di modificare la L.R. 30 dicembre 1985, n. 32, sui mutui per la prima casa al fine di estendere a tutta la durata del mutuo le agevolazioni sugli interessi gravanti sui mutui stessi". (1030)

(Risposta scritta in data 11 agosto 1998.)

"Interrogazione MILIA sulla situazione del patrimonio turistico immobiliare dell'ESIT di Tempio Pausania". (1045)

(Risposta scritta in data 11 agosto 1998.)

"Interrogazione DIANA sul progetto della società SO.GE.COS. per la realizzazione di un impianto per il riciclaggio di pneumatici nel comune di Siamaggiore (OR)". (1049)

(Risposta scritta in data 11 agosto 1998.)

"Interrogazione MONTIS sul concorso per assunzioni a tempo determinato presso gli Assessorati regionali". (1052)

(Risposta scritta in data 11 agosto 1998.)

"Interrogazione CUCCA sulla riduzione di personale dipendente delle strutture alberghiere e di ristorazione isolane". (1065)

(Risposta scritta in data 11 agosto 1998.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

PIRAS, Segretario:

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sull'emergenza idrica nella Nurra". (1088)

"Interrogazione VASSALLO sul ripianamento delle passività delle imprese agricole". (1089)

"Interrogazione VASSALLO sul servizio ferroviario della Gallura e dell'Oristanese". (1090)

"Interrogazione BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI, con richiesta di risposta scritta, sulla fine dei commissariamenti dei Consorzi di bonifica". (1091)

"Interrogazione VASSALLO sui canoni di locazione dello IACP di Sassari". (1092)

"Interrogazione TUNIS Marco, con richiesta di risposta scritta, sulla gravissima situazione in cui versa il CRAS (Centro Regionale Agrario Sperimentale), ente strumentale della Regione". (1093)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla determinazione dei canoni di affitto degli alloggi IACP". (1094)

"Interrogazione DETTORI Bruno, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di intervento da parte del Presidente della Giunta per la regolamentazione, nei centri abitati ed in particolare nelle località turistiche, delle attività dei cantieri ad alto tasso di inquinamento acustico". (1095)

"Interrogazione GIAGU - LORENZONI, con richiesta di risposta scritta, sulla deliberazione del Consiglio di Amministrazione dell'ERSAT concernente la rideterminazione della struttura organizzativa dello stesso ente strumentale". (1096)

"Interrogazione TUNIS Marco, con richiesta di risposta scritta, sulla non corretta utilizzazione dei lavoratori nelle miniere di Seruci e Nuraxi Figus". (1097)

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di provvedimenti urgenti in favore dei pescatori che hanno effettuato il fermo biologico". (1098)

"Interrogazione USAI Pietro, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione della corsa notturna tra Palau e La Maddalena". (1099)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

PIRAS, Segretario:

"Interpellanza BIANCAREDDU - PITTALIS - FLORIS - MILIA - OPPIA - GIORDO - FEDERICI sulla sospensione 'temporanea' dei vincoli previsti nell'allegato 'A' del D.P.R. 17 maggio 1996 e della mancata rimozione prevista dall'articolo 3 della Legge n. 10 del 1994 istitutiva del Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena, del decreto del Ministro della marina mercantile 29 luglio 1992 (G.U. 181 del 3 agosto 1992), più noto come 'Decreto Budelli', e di quello del Ministro dell'agricoltura e foreste 8 agosto 1990 (G.U. 232 del 25 agosto 1990), istitutivo della 'Riserva naturale orientata di Caprera'". (478)

"Interpellanza MONTIS sull'uso dei fondi regionali destinati ai circoli degli emigrati sardi in Svizzera". (479)

"Interpellanza BONESU - SECCI - MANCHINU - DETTORI Bruno - SANNA Giacomo - SERRENTI - LORENZONI sulle manovre in atto per impadronirsi del servizio di distribuzione del metano in Sardegna". (480)

"Interpellanza TUNIS Marco sulla gravissima situazione in cui versa il CRAS (Centro Regionale Agrario Sperimentale), ente strumentale della Regione". (481)

"Interpellanza SCHIRRU - SANNA Salvatore - BUSONERA - GHIRRA - FALCONI sul centro agroalimentare di Sestu". (482)

"Interpellanza MANUNZA - AMADU - MARRACINI - BONESU - CARLONI - PITTALIS sul decreto istitutivo dell'area naturale marina protetta denominata 'Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre'". (483)

"Interpellanza VASSALLO sul Calzificio Nuorese". (484)

"Interpellanza BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI sul riposo biologico marino". (485)

"Interpellanza PITTALIS - BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - CASU - FEDERICI - FLORIS - GIORDO - GRANARA - LIPPI - LOMBARDO - MARRAS - MILIA - OPPIA - PIRASTU - TUNIS Marco sui consulenti della Giunta regionale". (486)

"Interpellanza DETTORI Bruno sui criteri e sui metodi di erogazione dei fondi da destinare alla pubblicità istituzionale". (487)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

PIRAS, Segretario:

"Mozione OPPIA - PITTALIS - PIRASTU - TUNIS Marco - CASU - FLORIS - BALLETTO - LOMBARDO - GIORDO - GRANARA - BIANCAREDDU sulla mancata attivazione dell'Ufficio di Bruxelles". (169)

"Mozione TUNIS Marco - PITTALIS - LOCCI - FLORIS - BIGGIO - MILIA sul mancato finanziamento dei progetti di gestione e valorizzazione di aree archeologiche, musei locali, biblioteche e archivi storici (L.R. 28/84 e L.R. 11/88)". (170)

Sull'attività consiliare fino al termine della legislatura

PRESIDENTE. Prima di entrare nel vivo della seduta, voi mi consentirete, visto che con oggi si apre l'ultimo anno di questa legislatura, di rivolgere a tutti voi gli auguri più cordiali di un buon lavoro. Io credo che sia vivo in tutti noi l'impegno a valorizzare il lavoro fatto ed impostato e a portarlo a conclusione, dando un senso compiuto alla legislatura, soprattutto per quanto riguarda il lavoro fatto a livello di riforma della Regione, per quanto riguarda le politiche di sviluppo del lavoro. L'auspicio è che ognuno di noi sappia, nella coerenza delle proprie posizioni, sviluppare con i colleghi, con le controparti e con gli avversari politici, il massimo di dialettica, anche aspra, nel rispetto delle persone, nel rispetto delle idee, nel rispetto dei principi, del dialogo e del confronto.

L'augurio che faccio a tutti voi e a me è che sappiamo essere, in questo scorcio di legislatura, non solo degni della fiducia che il popolo ci ha dato all'atto delle elezioni, ma saper interpretare le istanze di rinnovamento e di novità che ci sono, le energie positive di questa Regione, a livello imprenditoriale, sindacale, professionale e culturale, e farci carico anche dei problemi, delle tensioni, della voglia di riscatto di tutta la Sardegna, soprattutto delle categorie più deboli. Questi mesi sono importanti, ognuno di noi sarà impegnato su tanti fronti, compresi i fronti della politica, la preparazione delle elezioni, i fronti del confronto; il lavoro istituzionale avrà un'importanza e una vitalità particolare, che io credo possa completare il senso e valorizzare il lavoro già fatto in questa legislatura.

Discussione generale del Documento di Programmazione economica e finanziaria 1999-2001 (Progr. n. 48)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del programma numero 48. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI (Popolari), relatore. Signor Presidente della Giunta, colleghi, riprendono i lavori del Consiglio con l'esame di un provvedimento importante e fondamentale, ad avviso di molti, della vita della nostra Regione. Ed avviene questa ripresa, seppure con qualche ritardo rispetto alle previsioni che erano state fatte, e va dato atto, da questo punto di vista, all'assessore e alla Giunta, e spero - anche se probabilmente non dovrei farlo io - anche alla Commissione di avere mantenuto, nell'esame di questo documento, e siccome siamo alle eccezioni è giusto ricordarle, l'impegno di operare in tempi brevissimi.

Il documento di programmazione economica e finanziaria per la nostra Regione è una novità, è una novità introdotta con la legge finanziaria del '98 e, come tutte le novità, è evidentemente in fase sperimentale, quindi, così come è detto in passaggi importanti del documento, così come è affermato dall'assessore in commissione, il documento sperimentale consente un avvio di questa nuova procedura della programmazione, ma abbisognerà nel tempo di una serie di correttivi e di meccanismi di miglioramento che consentono veramente di far diventare il documento di programmazione economica e finanziaria della nostra Regione quello che è già da tempo il documento di programmazione economica e finanziaria dello Stato e che ha portato, nell'economia della nostra nazione, gli effetti positivi che certamente tutti conoscono.

L'articolo 5 della legge 11/98 ha introdotto questo nuovo modello di programmazione; prima il programma triennale, così come è stato anche più volte richiamato, era un'appendice della manovra finanziaria, l'importante, il corpus, l'interesse del Consiglio era accentrato sulle norme finanziarie e sul bilancio annuale e pluriennale e il documento che accompagnava il programma, cioè gli elementi da cui traevano origine tutte queste operazioni, era una parte marginale che in qualche maniera veniva approvata in pochissimi minuti.

Con questo nuovo documento si inverte, ed io dico si inverte finalmente, la rotta, nel senso che prima si pensa a come si vuole fare, prima si pensa alle condizioni di partenza per il fare, prima si pensa a quali sono gli strumenti che sono disponibili, prima si pensa a quali sono i programmi che meritano di essere messi in priorità, e poi si distribuiscono le risorse, dando finalmente in questa maniera una svolta alla programmazione ed auspicando che finalmente il meccanismo di spesa nella nostra Regione abbia quell'accelerazione che tutti hanno auspicato più volte.

Questo nuovo modello di programmazione modifica, per alcuni aspetti, la legge che indicava gli strumenti di programmazione, e rimane però aperto un problema, una questione che non è una questione da poco e che io non tratterò se non per citarla, che è quella dell'attualità oppure no del piano generale di sviluppo.

Su questa materia, di cui si è discusso in più circostanze, sia in commissione che in aula, c'è chi pensa che ancora serva anche un piano generale di sviluppo, che indichi le direttrici di massima, nel quale si inquadra il documento di programmazione economica e finanziaria per il triennio, e chi ritiene invece che il nuovo modello di economia globale che si sta sviluppando nel mondo, e che quindi dovrebbe in qualche maniera interessare anche la nostra regione, renda necessario invece uno strumento più agile, uno strumento più snello che si adegui e che sia dinamico e in itinere e a questo bisogno risponderebbe per intiero e in maniera sufficiente il documento di programmazione economica e finanziaria.

Questo è un tema comunque che è aperto, si discuterà quando ci saranno problemi riproposti (?) e comunque mi pareva utile ed importante citarlo. Mi sembra di poter dire anche che, sia durante la fase di discussione della finanziaria di quest'anno, che ha introdotto questo nuovo strumento, sia durante la fase di discussione del documento di programmazione economica e finanziaria, sia stato, ed è giusto rilevarlo, unanimemente riconosciuto che questo nuovo strumento è uno strumento positivo, e in tanta divisione, in tanti conflitti dove ciascuno più critica che condivide quello che si fa, mi sembra che la condivisione sulla necessità di un documento così importante è un fatto certamente positivo.

Il documento di programmazione economica e finanziaria, come certamente tutti ricordano, e però mi sembra utile, anche per lo sviluppo del discorso, ricordare, ha questi contenuti: contiene l'analisi degli aspetti strutturali e degli andamenti economici del sistema regionale, poi vedremo su questo quale è il giudizio; deve contenere e contiene l'esame dei risultati raggiunti e il grado di realizzazione dei programmi e degli interventi; contiene la previsione delle entrate e il ricorso all'indebitamento; contiene gli obiettivi programmatici e gli indirizzi e le priorità per conseguire questi obiettivi; e contiene infine i programmi assessoriali ed interassessoriali.

Quindi, come si vede, all'interno di questo documento è contenuto tutto quel processo di informazioni, di elementi, di strumenti che servono a fare della programmazione regionale una cosa seria, una cosa utile, una cosa mirata al soddisfacimento dei bisogni che si ritiene di dover soddisfare. Ed è per questo che le finalità generali del DPEF per il prossimo triennio, raccogliendo le esigenze che sono espresse in tutta una serie di documenti di analisi che sono contenuti nel documento stesso, tendono come finalità generali all'ampliamento delle basi produttive, alla valorizzazione delle risorse locali, all'adeguamento delle infrastrutture e dei servizi e tendono, soprattutto, ad attivare una manovra straordinaria che risponda in qualche modo all'emergenza occupazione. E quindi c'è nel documento, in tutti i suoi passaggi, un riferimento a questi elementi fondamentali.

E cominciamo con l'entrare nelle parti che il documento stesso contiene, l'analisi degli aspetti strutturali e gli andamenti economici del sistema regionale. Il documento di programmazione economica e finanziaria della nostra Regione si inserisce in un sistema che ha una serie di debolezze strutturali, che sono determinate da un forte peso dei trasferimenti al sostegno dei redditi, che è un elemento certamente di debolezza in un'economia che vorrebbe essere forte, e dalla presenza nella nostra Regione di una terzializzazione anomala. La pubblica amministrazione in termini di personale impiegato in Sardegna è il 21,7 per cento della forza occupata, mentre nel Centro-Nord lo stesso indicatore dà il 12,3 per cento. Un altro indicatore, che indica debolezze strutturali, è quello che gli stipendi nella pubblica amministrazione in Sardegna rappresentano il 43,6 per cento del totale. Questi dati non sono aggiornatissimi, l'ultimo che ho citato si riferisce al '93, ma evidentemente è l'ultimo dato disponibile. Il prodotto interno lordo pro capite in Sardegna è nel 1996 il 61,4, fatto cento il prodotto interno lordo pro capite del Centro-Nord, ed era per la Sardegna, invece, nel 1991 il 65,4, quindi c'è un arretramento in percentuale rispetto a questo indicatore di 4 punti e mezzo. E` vero che poi nell'analisi del documento c'è invece uno studio di proiezione che dice che nei prossimi anni la tendenza di crescita del prodotto interno lordo pro capite in Sardegna è una tendenza di crescita che nel giro di pochi anni diventerà pari e supererà anche il livello di crescita della media nazionale, ma è chiaro che rimane comunque un ritardo estremamente notevole.

In queste debolezze strutturali, che poi sono indicate e sono anche altre, io ho voluto significare alcuni elementi soltanto che determinano questo tipo di problema, poi nel documento sono invece chiarite in dettaglio tante altre componenti, sulle quali per celerità di discorso non mi soffermo, poi c'è un altro problema che è abbastanza rilevante nel quadro degli elementi che stanno alla base della formazione del documento, è il quadro delle risorse finanziarie disponibili. Le risorse finanziarie disponibili nel complesso per il prossimo triennio, dal '99 al 2001, sono pari a 29.385 miliardi, e queste sono costituite da tutte le entrate, le entrate proprie, i trasferimenti dello Stato, le entrate straordinarie dello Stato, della Comunità europea, cioè tutto quel sistema di entrate che costituisce l'apporto finanziario alla nostra Regione.

In questo c'è da dire che in queste risorse finanziarie ci sono strumenti che stanno andando ad esaurimento, come la 402 del '94 che, come tutti ricordano, si esaurisce nel 1999, anche se abbiamo approvato da poco per 582 miliardi l'impegno degli ultimi anni, e si inserisce in questo anche l'esaurimento del quadro comunitario di sostegno per gli anni '94 e '99, però sono comprese nella stima che il documento di programmazione economica e finanziaria fa anche le risorse del quadro comunitario di sostegno per gli anni 2000 e 2006, attraverso tutta una serie di elementi e di indicatori che consentono di valutare quali potranno essere le entrate a questo titolo.

Manca, e manca perché è indefinita, ed è ovvio anche se lo si ricava in più parti, una parte che dovrebbe essere oggetto della contrattazione della Regione con lo Stato per il rifinanziamento del piano di rinascita, cioè nel '99 si va ad esaurimento della 402, dovrà essere fatta e ci sarà senz'altro un momento di contrattazione con lo Stato, per cui ci possa essere, ci debba essere, e riteniamo che ci sia, l'attuazione dell'articolo 13 dello Statuto per quanto riguarda il piano di rinascita.

E non bisogna in questo caso trascurare che occorre probabilmente una nuova attenzione alla politica delle entrate. Bisogna, in qualche maniera, e si è visto in molte circostanze, il nostro sistema di bilancio sulla parte entrate ha previsto da sempre dei meccanismi, degli automatismi che sono regolati da norme che andrebbero anche queste probabilmente discusse, come il trasferimento delle entrate dovute a tasse o a tributi di imprese che operano qui e che hanno la sede sociale nel territorio nazionale, cioè c'è tutta una serie di elementi che forse meriterebbero già da soli di essere ricontrattati con lo Stato ed occorre probabilmente, visto che si va anche verso un federalismo fiscale, cominciare a potenziare il sistema delle entrate, perché la Regione sia pronta, nel momento in cui questi strumenti si attueranno, a dotarsi di tutti quegli elementi che servono per creare una politica di entrate corretta, perché in presenza di molteplici problemi e di risorse limitate o si riducono le spese o si aumentano le entrate, altrimenti è difficile chiudere il cerchio se non attraverso strumenti che poi avremo modo di vedere nella parte finale del mio intervento.

Insieme a questo, anche se non è un problema dal punto di vista della quantità di risorse attuale, c'è il problema del seguire con attenzione l'azione del Governo, perché la Sardegna rimanga nell'obiettivo 1 dell'Unione Europea, o attraverso meccanismi di allargamento e di superamento del limite del 75 per cento del PIL pro capite, o attraverso quel meccanismo che è stato individuato, se non ricordo male, alla Conferenza di Amsterdam, dove si parla delle caratteristiche e delle peculiarità del sistema insulare dell'Unione Europea, con le difficoltà che l'insularità per il nostro territorio in qualche maniera genera.

E veniamo al contenuto del documento. Il documento ha come obiettivo anche l'esame dei risultati raggiunti e il grado di realizzazione dei programmi degli interventi; uno dei limiti a cui facevo riferimento nella premessa che facevo nell'introduzione è appunto che la Regione non è dotata di un sistema di monitoraggio che consenta per tutti i sistemi di spesa di conoscere non tanto a che punto si è, perché quello si vede dai grandi numeri delle risorse disponibili e dei residui attivi e passivi, quanto ad un sistema che verifichi la corrispondenza delle risorse assegnate per i vari titoli di spesa agli obiettivi che si volevano raggiungere. Cioè non c'è un sistema che misura come le risorse regionali vengono impiegate rispetto ad obiettivi che si volevano raggiungere, e misurare in che modo si sono raggiunti e quale grado di raggiungimento di questi obiettivi è stato ottenuto. E questo è un limite, ovviamente, è un limite che non consente di programmare con la giusta attenzione le risorse per il futuro, e quindi nel documento questo è previsto, occorre dotare il sistema regionale di tutta quella serie di strumenti di monitoraggio che consentano di sapere dove vanno le risorse, a cosa servono le risorse, se hanno soddisfatto appieno i bisogni per le quali sono state individuate.

Le politiche per l'occupazione e lo sviluppo, previste all'interno del documento, ecco l'altra caratteristica che il documento ha, trattandosi del primo documento, è che necessariamente esamina tutta una serie di problematiche, tutta una serie di bisogni che sono assolutamente superiori alle risorse disponibili, però, siccome si tratta del primo documento, è giusto che ci sia uno spaziare dell'esemplificazione a tutti i bisogni, a tutte le necessità, salvo stabilire poi, e per alcuni elementi fondamentali queste cose vengono anche stabilite, le priorità con le quali intervenire. Ci sono, nelle politiche per l'occupazione e lo sviluppo, indicati sia i bisogni che le priorità alle quali si intende far fronte. Io ne indico soltanto alcuni anche in questo caso, che mi sono sembrati, almeno personalmente, quelli più significativi e che la Commissione ha ritenuto di approvare. Faccio una brevissima parentesi per dire che la Commissione, nell'esame del provvedimento, in pratica ha approvato per intero senza correzioni, anche se sono stati presentati emendamenti, il testo che la Giunta ha presentato. Le politiche per l'occupazione si devono concretizzare quindi con l'individuazione di strumenti per la promozione di impresa, di nuova offerta di servizi alle imprese, di piani di impresa che finalmente, anche in questo settore, diano alle imprese risorse da destinare non tanto a soddisfare pacchetti di carta che dimostrano che un'intrapresa è un'intrapresa utile, ma a far sì che nella valutazione delle proposte che le imprese fanno ci sia veramente l'esame completo, pieno, approfondito della capacità che queste imprese avranno di dare un contributo di crescita al nostro tessuto economico, e sappiamo in quanti settori e in quali settori e quante risorse e quante centinaia di miliardi invece sono andati a chi aveva titolo per averli naturalmente, perché non penso che nessuno abbia preso soldi se non aveva titolo, però che poi si sono risolti con tanti fallimenti, con tante cose che non sono andate per il verso giusto.

Assieme a questo c'è uno strumento che viene ripreso, perché non è uno strumento che viene inventato ma viene riconfermato, ed è lo strumento della prova nazionale negoziata per raggiungere alcuni degli obiettivi fondamentali, e in questo si inseriscono naturalmente i programmi integrati d'area, i patti territoriali, i contratti d'area, i contratti di programma e quanti altri strumenti sono indicati e che io non richiamo, che però sono tutti condivisi e condivisibili. Insieme a questo c'è poi un paragrafo specifico che parla di politiche attive del lavoro, dove finalmente, così come è contenuto per altro in uno strumento che ancora è in discussione in Commissione, che però è un problema sicuramente molto sentito, è quello della creazione di occupazione stabile. Quindi creazione di occupazione stabile e riduzione di conseguenza del lavoro assistito in termini significativi.

Si inserisce anche in questo capitolo dello sviluppo dell'occupazione il problema della riforma della formazione professionale, della ricerca, del sistema agroalimentare, del turismo, dei sistemi culturali, cioè ci sono tutta una serie di paragrafi che indicano, voce per voce, quali sono gli intenti, quali sono i bisogni e quali sono le priorità. Si va avanti poi con le altre parti che attengono all'organizzazione del territorio, ai problemi ambientali, ai problemi insediativi, alle reti infrastrutturali e così di seguito. E sulle reti infrastrutturali mi sembra sia importante annotare un problema che viene evidenziato e che è un problema storico del nostro territorio e che è quello che crea tanti problemi e tante angosce a tante persone, che è quello della continuità territoriale.

La continuità territoriale, la carenza delle risorse Anas, la rete ferroviaria, il piano regionale dei trasporti, sono tutti problemi che sono affrontati e per i quali è indicata una soluzione anche se, come ripeto, i bisogni rispetto alle risorse sono assolutamente insufficienti. C'è poi il problema delle risorse energetiche e viene riconfermata per questi aspetti l'importanza che il costo dell'energia per la nostra isola sia o diventi, meglio, pari al costo dell'energia per le altre regioni italiane, e questo si ottiene attraverso una serie di strumenti che sono anche indicati e che sono la metanizzazione, la gassificazione del carbone Sulcis, la gassificazione dei prodotti pesanti della Saras e, soprattutto, che si ottiene attraverso, finalmente, la redazione e l'approvazione di un piano energetico regionale che dica veramente in quali direzioni il sistema dell'energia si pone nei confronti della nostra isola, e con quali tempi e con quali risorse finanziarie lo stesso può essere risolto.

Arriviamo quindi, molto velocemente all'aspetto forse più limitante di tutto il documento, che è quello della gestione economica finanziaria; perchè, certamente il documento contiene un corpo molto importante, molto dettagliato e molto attento a quelli che sono i bisogni, e poi si scontra - e l'ho accennato in qualche passaggio - con la situazione finanziaria.

Non ci sono dubbi che la situazione finanziaria attuale sia tale da non consentire un'espansione della spesa. Nel documento sono indicate alcune ipotesi, che sono ipotesi molto verosimili e che dicono che in pratica per poter approvare una manovra finanziaria per il 1999 e per gli anni successivi, o uguale alla legislazione vigente meglio, così come per il 1998, o con piccole correzioni, si ha bisogno ogni anno di circa 1.500 miliardi nel primo caso, e di circa 1.200 miliardi nel secondo caso, che si riducano le spese.

Questo determina una situazione d'indebitamento che diventa preoccupante e che è giusto però che venga in quest'Aula evidenziata e discussa.

L'indebitamento attuale complessivo, autorizzato o attivato, riguarda un impegno annuo di circa 520 miliardi; quindi, noi abbiamo un sistema di pagamento di debiti che impegna nel bilancio della Regione, e 520 miliardi all'anno. E abbiamo entrate cosiddette "disponibili" - viene indicato con molta attenzione nel paragrafo relativo, "entrate disponibili" (e poi dirò perchè è indicato con le virgolette) - di 4.100 miliardi. Questi 4.100 miliardi sono teoricamente la cifra che la Regione potrebbe spendere all'anno per attivare l'indebitamento.

Ho detto ed ho precisato "teoricamente", appunto perchè questa cifra che sembra disponibile, poi è in pratica per una parte molto rilevante già vincolata dalle spese correnti. Per cui, la parte che in qualche maniera rimane a seconda del tipo di votazione che si fa, è intorno ai 1.000-1.500 miliardi. E ci sono questi elementi indicati nel documento in maniera abbastanza chiara.

Quindi, noi abbiamo la capacità di adottare sistemi per l'indebitamento che possono al massimo impegnare ogni anno risorse tra i 1000 e i 1.500 miliardi. Ovviamente, se si va prudenti si va più vicini ai 1.000 miliardi, se in qualche maniera si volesse largheggiare, si può andare massimo ai 1.500 miliardi.

Allora, rispetto a questa situazione che è abbastanza difficile, abbastanza complessa, le ipotesi che si fanno nel documento e che sono alla discussione del Consiglio regionale, sono queste: se si fa l'ipotesi del bilancio del '99 a legislazione vigente, occorrono circa 1.500 miliardi nel primo anno e, mediamente nel 2.000-2.001, praticamente quasi le stesse risorse, significa in pratica arrivare al 2.001 con una rata aggiuntiva annua di 588 miliardi che, aggiunti ai 520, fanno circa 1.070-1.080-1.100 miliardi.

Se si ipotizzasse, invece, il secondo scenario che è quello di una certa riduzione della spesa, oppure di aumenti di entrate che poi potranno essere tenuti presenti nel ragionamento, si andrebbe ad un aumento al 2.001, sempre a regime quindi, per i prossimi 10, 12 e 15 anni di 427 miliardi, per cui, una cifra intorno ai 940-950 miliardi di lire.

Come si vede la situazione finanziaria quindi risente di una serie di vincoli, ed allora occorre - e il documento è caratterizzato da questo - iniziare una politica di risanamento delle finanze regionali che in una qualche maniera consenta di guardare al futuro con una certa tranquillità.

Una delle ipotesi per realizzare maggiori entrate e quindi maggiori capacità d'indebitamento sarebbe quello dell'aumento delle entrate che, però, dovrebbe essere la conseguenza di una crescita economica, di una crescita e di uno sviluppo e quindi, di una serie di entrate che aumentano che ad oggi non sono onestamente ipotizzabili se non in misura abbastanza limitata. Quindi, i conti vanno fatti con quello che c'è. I conti vanno fatti con queste risorse.

E per fare i conti con queste risorse non è che non sia possibile allargare in qualche maniera, in qualche misura il sistema della spesa, ma occorre fare alcune operazioni che nel documento sono indicate, che da me sono condivise e che dalla Commissione sono state condivise, occorre riqualificare ed accelerare la spesa.

Noi abbiamo, è una caratteristica del nostro sistema finanziario, che ogni anno con la finanziaria e con i bilanci si aggiungono e si sommano leggi con spese, che si aggiungono a tutta quella serie di leggi che hanno determinato spese e che poi vanno a regime e che rimangono tali fino a praticamente, sempre.

Occorre fare, occorrerebbe fare, occorrerà fare un'attenta valutazione se tutte le spese previste da leggi che ormai datano anche a tempi molto lunghi, sono adeguate, oppure, non si possa in qualche maniera ridurre, cominciare a dire che su alcuni settori d'intervento, per alcuni tipi di spesa specifica ci possa essere anche o un momento di riduzione di contrazione delle stesse o anche in qualche caso io penso che ci possa essere la cancellazione totale, perchè ci sono spese che vanno onestamente a creare inutili e farraginose cose, anziché produrre effetti benefici. Occorre naturalmente dal punto di vista degli strumenti per fare questo riformare il bilancio e dotarsi di un bilancio per obiettivi; anche questo è specificato e mi sembra che sia condiviso.

Occorrerebbe ed occorre anche che ci sia una revisione dei residui perchè il meccanismo dell'ammontare enorme dei residui attivi e passivi che ci trasciniamo da moltissimi anni, è un meccanismo che in qualche maniera crea appesantimento, dove si potrebbero trovare sicuramente risorse finanziarie che possono essere rimesse nel mercato e quindi, ottenere quell'effetto volano che in qualche maniera stiamo ricercando da parecchio tempo.

Occorre infine da questo punto di vista, evidenziare - ed è ben detto, ed anche questo è condiviso - negli strumenti finanziari e nel bilancio la territorializzazione della spesa; cioè occorre sapere quante risorse vanno nei territori, per che cosa esse vanno nei territori e che equilibrio c'è in questi territori, perchè è un problema che è stato posto dagli enti locali e dalle forze politiche e sociali del territorio come un problema importante da risolvere.

Rimane soltanto da dire che certamente il quadro che viene fuori dal documento non è certamente un quadro ottimistico; è un quadro molto realistico, molto preoccupato, molto attento allo stato di arretratezza che la nostra economia ha, ai vincoli eccessivi che l'economia della Sardegna ha dal sistema regionale d'intervento pubblico, e mi sembra, però, che si possa dire che sono stati individuati alcuni elementi di percorso fondamentali e sicuramente positivi che consentono di guardare al futuro con maggiore positività. Mi sembra di poter dire in conclusione - e questo la commissione vuole dire a conclusione di questa presentazione - che il documento abbia colto nel segno, vada nella direzione per il quale è stato pensato, e sicuramente sarà uno strumento aggiuntivo utile e molto importante per correggere quelle storture che fino ad ora ci sono state.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Casu, relatore di minoranza.

CASU (F.I.). Grazie Presidente. Questo documento, documento di programmazione economica e finanziaria, è stato istituito dall'articolo 5 della legge regionale 15 aprile 1998, numero 11.

Si tratta di un'innovazione a mio avviso un pò affrettata, non sufficientemente approfondita. Con l'istituzione del documento di programmazione economica e finanziaria si è proceduto all'abrogazione degli articoli 5 e 6 della legge regionale numero 33 del 1 agosto 1975.

L'articolo 4 della stessa legge regionale numero 33, prevede: "La Regione adotta e propone all'approvazione del CIPE, ai sensi del secondo comma dell'articolo 3, il piano generale di sviluppo e i programmi pluriennali".

Ora è lecito chiedersi: la Regione deve con l'istituzione del documento di programmazione economica e finanziaria, ai sensi del riportato articolo 4 della legge regionale 33/75 adottare e proporre all'approvazione del CIPE il piano generale di sviluppo e i programmi pluriennali? A mio parere, sì.

Ma, allora, perchè sono stati abrogati gli articoli 5 e 6 della legge regionale nei quali veniva indicato il contenuto del piano generale di sviluppo?

In sostanza, è rimasto in vigore l'articolo 4 che prevede l'adozione del piano generale di sviluppo, mentre sono stati abrogati gli articoli relativi ai contenuti dello stesso piano. In questo modo l'articolo 4 costituisce un corpo senza gambe che non si potrà muovere.

Ho detto che a mio avviso, nonostante l'istituzione del Dpef si deve ugualmente redigere il piano generale di sviluppo. Questo piano ha la funzione di analizzare la situazione economica sociale occupativa esistente, allo scopo di programmare, tenendo in debito conto l'articolo 13 dello Statuto regionale, la rinascita dell'isola.

Mai, forse come in questo momento si è sentita la necessità di studiare in modo serio ed approfondito quali sono le prospettive di sviluppo dell'isola, quali sono i settori economici capaci di creare ricchezza, reddito e occupazione.

In altre parole, il piano generale di sviluppo deve tracciare le linee del futuro economico della regione; deve individuare per grandi linee i comparti economici capaci e suscettibili di crescita.

La nostra isola, come tutte le regioni d'Italia, ha delle possibilità che possono essere utilizzate per la crescita del tenore di vita dei cittadini. Il piano generale ha quindi il compito d'individuare i punti positivi del nostro sistema economico.

Nel documento di programmazione economica e finanziaria, si legge che dall'analisi storica del sistema economico regionale, che gli interventi anche molto sostanziosi succeduti nel tempo, primo piano di rinascita 1962, 400 miliardi. Secondo piano di rinascita, 1974, 354 miliardi.

Non hanno favorito l'emergere di un'economia autopropulsiva e la diffusione di imprenditorialità endogena competitiva sui mercati esterni.

E` scritto nella relazione, cioè, nonostante i quattrini spesi dallo Stato per i piani di rinascita, non si è riusciti a creare in Sardegna un'impresa capace di reggersi con le proprie gambe. Sono considerazioni estremamente amare sugli interventi economici operati dai governi che si sono succeduti nell'amministrazione delle risorse sopratutto statali nei decenni precedenti.

Mancanza di studio, mancanza di programmazione, incapacità di redigere un piano di generale di sviluppo. Sono state bruciate immense risorse finanziarie profuse dallo Stato, ma non sono stati affrontati i veri problemi dell'isola. I miliardi, le centinaia e migliaia di miliardi, sono stati spesi non per creare le infrastrutture necessarie per un corretto progredire del sistema economico isolano, non sono stati spesi per elevare il livello culturale dei cittadini, non sono stati spesi per assicurare ai sardi i servizi pubblici essenziali, così come hanno fatto le regioni più sensibili ai bisogni della gente. No, signori del Consiglio!

Abbiamo avuto una classe politica che ha pensato a se stessa. Una classe dirigente che attraverso l'erogazione di immense risorse finanziarie si è assicurato il consenso, si è assicurato il proprio bacino di voti per l'elezione al Consiglio o al Parlamento.

I risultati di questo atteggiamento irresponsabile di coloro che per decenni si sono susseguiti in questo Consiglio sono questi: prodotto interno lordo in Sardegna, nell'anno 1991, rispetto al centro-nord, 65,4 per cento; nell'anno 1996, 61,4 per cento.

Io non vedo qui e non sono ottimista quanto il collega Eliseo Secci della maggioranza, che ritiene che in pochi anni noi possiamo coprire questo divario; purtroppo la realtà ci dimostra che il divario negli anni cresce e non diminuisce. Ci sono ben 4 punti di differenza in meno nel 1996, rispetto al 1991, che sta a significare che ogni anno perdiamo quasi un punto nei confronti del reddito pro capite prodotto nel centro-nord.

Cioè, il divario tra il centro nord e la Sardegna, cresce.

Nello spazio di 5 anni la forbice si è allargata di almeno 4 punti. Qui si deve innestare l'azione dell'uomo politico, il quale si deve chiedere: perchè esiste questo divario?

Quali sono i fattori che favoriscono la crescita del divario? Qualli sono gli elementi che invece favoriscono l'eliminazione della differenza tra il tenore di vita tra il centro nord e l'Isola?

Ecco dove andrebbe innestato il piano generale di sviluppo ancora, secondo me, indispensabile. Come possiamo, come dobbiamo operare per poter portare l'Isola allo stesso livello di benessere e progresso civile del centro nord? Ci mancano molte infrastrutture; individuiamo quelle più indispensabili e facciamo tutti gli sforzi per attrezzarci, ci accorgeremo che mancano strade, che mancano riserve di acqua, che mancano depuratori, che mancano ospedali o i servizi che essi devono assicurare.

Se volgiamo lo sguardo verso le imprese troviamo altre carenze, ci accorgiamo che normalmente esse sono sottocapitalizzate, concetto espresso proprio recentemente dalle parti sociali in occasione delle audizioni fatte relativamente al prossimo programma di lavoro, cioè le parti sociali hanno messo in evidenza che esiste questa sottocapitalizzazione nelle imprese sarde di ogni tipo e di ogni settore.

Sottocapitalizzare che, naturalmente, fa crescere i costi del conto economico, fa salire il costo per interessi passivi e la quadratura del conto economico diventa sempre più difficile. Pertanto, devono affrontare, per ottenere i finanziamenti, dei costi molte volte proibitivi per gli oneri finanziari. Il documento di programmazione economica e finanziaria, in verità, in alcune settori, individua la carenza di infrastrutture.

Andiamo a leggere le pagine 63 e 64 fino alla 68. In esse si parla di obiettivi a medio termine, di grandi reti infrastrutturale, di continuità territoriale, di piano regionale dei trasporti, viene elencata una lunghissima serie di opere da eseguire.

Verranno eseguite? Entro quale termine? Ecco l'aspetto debole del documento!

Esso non doveva elencare le opere in modo astratto, trattandosi di documento che prevede anche le entrate e le uscite finanziarie della Regione, doveva dire quali saranno le risorse in termini monetari destinati a queste opere e in quali tempi esse potranno essere realizzate.

Diversamente il nostro documento sarà solo il libro dei sogni, molto belli ma sogni.

Esso non esce dalla genericità per tracciare un programma di lavoro per i prossimi 3 anni, capace di affrontare i veri problemi dell'Isola che ne impediscono la crescita. Se si passa ad affrontare l'aspetto strettamente finanziario, ci si accorge che la genericità costituisce ancora il suo tratto fondamentale.

Infatti, quando si esamina la fonte delle entrate della Regione, si formulano ipotesi, non programmi.

Per il perseguimento degli obiettivi previsti nel documento di programmazione economica finanziaria, si provvederà alla riconsiderazione delle leggi attuali. Comprendo la difficoltà che può incontrare l'assessore al bilancio e alla programmazione nell'individuazione delle singole leggi di spesa, che possono subire una rideterminazione o addirittura la cancellazione attraverso l'abrogazione della legge, ma è necessario, per poter contare sul contenimento delle spese, individuare concretamente le leggi che potranno essere non finanziate.

Io ritengo, in sintonia con l'assessore, che si tratta di una leva di manovra di bilancio che dovrà essere utilizzata per poter finanziare almeno parzialmente le maggiori spese che la Regione dovrà affrontare nei prossimi anni, ciò in considerazione anche del fatto che la Regione non potrà disporre di entrare proprie che possano consentire la crescita delle somme introitate.

Alle pagine 82-83-84, il documento di programmazione economica e finanziaria considera, prima ipotesi di bilancio per il 1999 e 2001, partendo dalle previsioni dell'anno 1998; oppure, seconda ipotesi che basa la previsione sulla legislazione vigente. Le due ipotesi portano ad una diversa deficienza di risorse da reperire attraverso l'indebitamento.

Se si traccia una linea mediana tra le due ipotesi, si avranno i seguenti indebitamenti per la regione:

- anno 1999: 1.313 miliardi;

- anno 2000: 1.384 miliardi;

- anno 2001: 1.422 miliardi.

Questi indebitamenti comporteranno i seguenti oneri stabiliti sempre quale linea mediana tra le due ipotesi:

- anno 1999: 165 miliardi;

- anno 2000: 322 miliardi;

- anno 2001: 507 miliardi.

Se si tiene conto dell'indebitamento già operato e autorizzato, che dovrebbe aggirarsi intorno ai 3 mila- 4 mila miliardi, alla fine del 2001, l'indebitamento totale dovrebbe aggirarsi intorno ai 7mila-8 mila miliardi, mentre gli oneri a carico del bilancio della Regione dovrebbero raggiungere i seguenti carichi:

- anno 1999: 685 miliardi;

- anno 2000: 842 miliardi;

- anno 2001: 1.027 miliardi.

Sono più ottimista del collega Secci che ha reputato che, alla fine del terzo anno, gli oneri salissero a 1.070 miliardi.

Io ritengo che ciascun consigliere sia in grado di valutare la gravosità nei prossimi anni sia dell'indebitamento totale, sia del costo per oneri finanziari gravante sui bilanci regionali. L'indebitamento supera largamente il totale delle entrate disponibili della Regione di carattere permanente. Pertanto questo indebitamento costituirà una palla al piede delle prossime amministrazioni regionali che non avranno nessuna possibilità di manovra nella spesa.

Esse dovranno fare solo ordinaria amministrazione, perchè i fondi disponibili avranno assunto interamente una destinazione obbligatoria.

Sotto il profilo degli oneri a carico della Regione, se si assumono per esatti (e non si ha motivo di dubitarne) i dati del documento di programmazione economica e finanziaria, si arriverà alla fine del triennio con l'avere impegnato per l'estinzione dei mutui regionali tutte le somme disponibili di natura permanente.

Io qui allora farei appena appena una riflessione: siccome nel capitolo 1 si parla di 1000 miliardi da destinare ai problemi del lavoro, così come risulta dagli accordi presi per dieci anni, 10000 miliardi, io dopo il terzo anno comincio a vedere qualche difficoltà che si possa continuare a procedere.

Mi si dirà che i 1000 miliardi non saranno tutti frutto di indebitamento. Sono d'accordo anche su questo, però, è chiaro che per poter destinare mille miliardi a questi problemi ogni anno, l'indebitamento, anche nei bilanci futuri, successivi al 2001, non potrà essere assente.

Infatti, nello stesso documento risulta che la capacità d'indebitamento della Regione vista come capacità di coprire gli oneri che derivano al bilancio, si aggira intorno ai 1.000 miliardi. Qui sono meno ottimista del collega Secci che parla di 1.000-1.500 miliardi. Mi pare un salto troppo grande. Posso arrivare 1.000-1.100, 1.200 miliardi, ma non a 1.500 miliardi.

Gli oneri di cui si parla nel 2.001 dovrebbero superare tale somma. Non si può non formulare un giudizio di carattere generale sul documento che dovrebbe tracciare le linee fondamentali, nonchè gli interventi nel campo economico e sociale per i prossimi tre anni. In esso si auspica che le condizioni di vita dei cittadini, almeno tendenzialmente, vadano nella direzione del superamento della differenza negativa, nella qualità della vita in Sardegna rispetto al Centro-Nord.

Tale risultato dovrebbe raggiungersi in uno spazio di tempo di gran lunga superiore ai tre anni. Sottoscrivo l'obiettivo, ma non riesco a vedere nel documento alcuna indicazione concreta che porti a tale risultato, seppure come inversione di tendenza.

Sarei d'accordo se si riuscisse a superare questo squilibrio almeno nel 2006. Però, non vedo indicazioni, non vedo elementi nel documento di programmazione economica che vadano in questa direzione.

Come abbiamo visto precedentemente nel periodo 1991-96, la differenza nella qualità della vita è peggiorata. Il documento di programmazione economica e finanziaria è un atto d'importanza fondamentale nella vita della Regione. Come tale doveva contenere un modo nuovo nella gestione delle risorse regionali disponibili.

Nessuno di noi ignora che l'attuale erogazione delle somme disponibili viene fatta con scarso rispetto del principio dell'economicità.

Il nostro bilancio contiene mille rivoli di spesa assistenziale che non possono, non devono sopravvivere. Il clientelismo politico presente nella spesa regionale deve essere eliminato. Le risorse finanziarie del nostro ente sono ridotte al minimo della sopravvivenza. E` evidente, quindi, che le scelte da operare devono essere rivolte in modo determinante verso la promozione della produzione, la crescita del prodotto interno lordo. Solo così diventeremo artefici della promozione del lavoro, solo così saremo in grado di aprire uno spiraglio alla speranza a coloro che cercano il lavoro.

E` tempo di scelte coraggiose. L'Assessore del bilancio e della programmazione ha fatto qualche timido tentativo laddove formula la necessità di rideterminare la spesa ove questa non sia indispensabile per il raggiungimento della finalità della Regione.

Io credo di esprimere a titolo personale la fiducia all'Assessore del bilancio e della programmazione nelle intenzioni di ricondurre il bilancio regionale in un alveo più ragionevole per quanto riguarda le spese, ma ne vedo le difficoltà, e vedo che in questo bilancio triennale - e quindi, già a una scadenza non ravvicinata - le possibilità in questa direzione sono scarse, se non come intuizioni, se non come prospettive astratte non concretamente il problema è stato affrontato.

Ho detto "qualche timido tentativo" perchè a mio parere avrebbe dovuto usare con determinazione la scure per tagliare concretamente e senza esitazione tutte le spese inutili. Dobbiamo incominciare! Certo che il 1999 per incominciare questo taglio per l'attuale Giunta è un anno difficile, lo comprendo. Ma penso anche che i cittadini sardi premierebbero o avrebbero premiato le buone intenzioni della Giunta anche nell'anno 1999. Noi siamo convinti che il popolo non ci segue. Io ritengo che ci segua con molta attenzione. Quello che noi facciamo di buono nell'interesse della Comunità credo che venga sempre ben valutato dagli elettori sardi, che venga fatto dalla maggioranza o che venga fatto dalle opposizioni. Io avrei affrontato il problema con un po' più di coraggio.

Altrettanto coraggio bisogna manifestare nella creazione dei presupposti indispensabili per attirare i capitali esterni, per coprire gli investimenti necessari, per far crescere il prodotto interno lordo. E` necessario, sotto questo profilo, fare tutti gli sforzi diretti alla creazione delle infrastrutture che il sistema produttivo isolano richiede. E` indispensabile mettere mano non solo a parole sulla formazione professionale. E` triste che qualche settore dell'industria pur avendo bisogno di personale in Sardegna non lo trova. Leggete la relazione della Banca d'Italia, non sono parole mie, non sono mie invenzioni, per l'anno 1997 e in particolare per la Sardegna. Qualche settore produttivo industriale non trova la manodopera specializzata in Sardegna. Ma noi stiamo parlando da quattro anni di mettere mano alla formazione professionale, modernizzarla, adeguarla, vedere lo sbocco che i giovani possono trovare dopo nel mondo del lavoro. Però parliamo solo, non operiamo.

I corsi devono essere finalizzati alla preparazione professionale dei giovani che entrano nel mondo del lavoro. E` necessario affrontare in termini decisi il problema della flessibilità del costo del lavoro in tutte le sue direzioni. Leggevo un dato che è stato pubblicato proprio ieri, non so dire esattamente se dal "Sole 24 ore" o dal "Corriere della Sera": una impresa su quattro in Italia ha un organico minore di quello effettivo; non assumono per alcune ragioni: manca la flessibilità nel lavoro, nel costo del lavoro, non possono licenziare e il costo del lavoro, credo che neanche questa sia una novità, è il più elevato d'Europa. Per cui, il ragionamento che fa l'imprenditore industriale è questo: se io assumo lo devo tenere e allora non assumo. Se invece avesse una certa elasticità nella gestione del personale tutti gli imprenditori che hanno dichiarato che il loro organico è inferiore a quello effettivo, sarebbero disposti ad assumere, però ci vuole un atto di coraggio, sfatare il mito che il posto di lavoro deve essere eterno per coloro che sono occupati. Credo che a nessuno di voi sia sfuggito ciò che ha detto il nostro Commissario Europeo, persona credo del massimo rispetto, lo sciopero, ha sostenuto Mario Monti, non lo devono fare gli occupati, lo devono fare i giovani, lo devono fare i disoccupati perché continuando con questo sistema economico non entreranno mai nella produzione, e credo che abbia molta ragione. Proviamo ad immaginare lo stato d'animo del giovane che arriva a 30, 32, 34 anni e non ha ancora trovato il lavoro. E` necessario pertanto affrontare in termini decisi il problema della flessibilità del costo del lavoro in tutte le sue implicazioni. Non si può neanche ignorare il problema della sicurezza dell'incolumità dei cittadini, ce ne stanno danno uno spettacolo ignobile, mi permetto di dirlo in quest'Aula, in questi giorni, per i sequestri di persona. E` uno spettacolo ignobile! Non si sa più chi dice la verità, non si sa più a chi dobbiamo credere. C'è una tale confusione, anche a livello istituzionale, per cui niente è più affidabile, e credo che non si possa continuare in questo modo. Se non si riesce a creare questi presupposti non si opera concretamente per richiamare i capitali necessari per gli investimenti nell'Isola. L'imprenditore, prima di intraprendere qualsiasi attività produttiva, fa i suoi calcoli di convenienza, possiamo pretendere che non li faccia? Se nell'Isola si creano le condizioni di convenienza economica i capitali verranno e faciliteranno l'iniziativa politica tendente a migliorare le condizioni di vita dei cittadini sardi.

PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare il consigliere Sassu, poi il consigliere Balletto, chiedo ai colleghi che intendono iscriversi di farlo tempestivamente.Ha facoltà di parlare il consigliere Sassu.

SASSU (Progr. Fed.). Signor Presidente, questa legislatura, che si avvia ormai alla sua conclusione naturale è stata, come sappiamo tutti molto bene, attraversata da tensioni e sofferenze che in qualche modo - bisogna riconoscerlo, non bisogna negarlo - hanno frenato e limitato l'azione del Governo. Però, questa valutazione non deve indurci a considerare che tutto in questa legislatura sia negativo, sia sfascio, come si vuole far intendere. Questa legislatura ha saputo produrre anche importanti e positive iniziative di legge, iniziative di governo, ed è giusto che vengano riconosciute, che vengano riconosciute in primo luogo dalla maggioranza e non è inutile sottolinearlo, ma dico che debbano essere riconosciute anche dall'opposizione.

Credo che la proposta di documento di programmazione economica e finanziaria possa entrare a pieno diritto tra le iniziative positive di questa legislatura, e non solo perché si tratta di uno strumento nuovo di cui si dota l'amministrazione regionale, ma perché ha anche un carattere fortemente innovativo nei contenuti della programmazione.

Molto spesso, lo diceva anche il Presidente della Terza Commissione nella sua relazione di maggioranza, le nostre discussioni sulla finanziaria e sul bilancio si limitavano a ragionare sulle singole impostazioni di bilancio, si limitavano a strappare risorse per singole iniziative, senza però guardare ad una visione d'insieme della programmazione. Lo stesso documento di accompagnamento alla legge finanziaria di bilancio, che pure rappresentava un riferimento essenziale, passava del tutto inosservato nelle nostre discussioni. Ora, a me sembra di poter dire che la norma, che noi stiamo per approvare, assegna al documento di programmazione finanziaria il compito di mettere in stretta connessione la programmazione, e cioè le linee guida che possono orientare lo sviluppo economico della nostra Isola, con la manovra finanziaria di bilancio e cioè con l'insieme dei flussi finanziari. Credo che questo sia oggi tanto più necessario perché le risorse pubbliche sono sempre più limitate e quindi diventa vitale ormai riuscire a razionalizzare la spesa, a finalizzarla ad iniziative positive che non tendano a disperdere le risorse in rivoli assistenziali e qualche volta anche clientelari. Io, signor Presidente, Assessore, auspico che già la legge finanziaria e la legge di bilancio per il 1999 tenga conto dei contenuti di questo documento di programmazione economica-finanziaria che stiamo per approvare in Consiglio. Certo, noi arriviamo in forte ritardo all'approvazione rispetto alla proposta, ma mi chiedo: come potrebbe essere possibile approvare la nuova finanziaria e il nuovo bilancio se non alla luce dei contenuti che poi sono oggetto di questo documento di programmazione economica-finanziaria che approviamo prima della finanziaria e del bilancio. Quindi io auspico questa correlazione stretta tra questo documento e la prossima finanziaria e il prossimo bilancio.

Questo documento contiene in sè un'idea nuova di programmazione che mi sembra non abbia nulla a che vedere con la connotazione negativa che aveva assunto nel passato in Sardegna, ma soprattutto a livello nazionale, che si richiamava a forme di dirigismo dall'alto. Abbiamo assistito tutti in varie realtà del paese a tentativi falliti di questo tipo di programmazione, ed in Sardegna con i poli di sviluppo abbiamo visto anche eventi tragici che sono derivati da questo tipo di programmazione di dirigismo dall'alto. Io invece sono convinto che uno sviluppo vero, uno sviluppo reale della nostra isola non si può creare dall'alto senza coinvolgere appieno gli altri soggetti interessati e soprattutto gli attori locali dello sviluppo, e questo fatto presuppone che si individuino due linee di azione, così come indica il documento di programmazione economica-finanziaria.

La prima indicazione è una politica di concertazione con le forze sociali. Abbiamo assistito un po' tutti a una forte fase di contraddizione che era sfociata in uno sciopero generale in Sardegna che poi è stata superata a partire dal protocollo d'intesa che era stato siglato tra la Giunta regionale, le organizzazione sindacali e le organizzazioni imprenditoriali delle categorie produttive del terziario. E dopo, va detto, va riconosciuto, si è avviata una fase feconda di concertazione che sta dando frutti positivi soprattutto in questa ultima fase, in particolare per la definizione del piano per il lavoro e per lo sviluppo. Io dico che è giusto che sia così e voglio sottolineare in questo Consiglio l'importanza e la valenza positiva di questa concertazione, perché in questa situazione di grave emergenza economica e sociale è indispensabile la condivisione degli obiettivi e la condivisione anche delle implicazioni per le politiche di bilancio in un sistema di garanzia reciproca tra Governo regionale, forze sociali e forze imprenditoriali. Per esemplificare faccio riferimento al tema dell'indebitamento e alla preoccupazione del sindacato che ha suggerito alla Giunta regionale la modifica di una sua prima proposta che poi è stata recepita.

Il secondo aspetto, rispetto a questo nuovo tipo di programmazione, attiene allo sviluppo locale della politica d'intesa con le autonomie locali. Anche su questo versante mi sembra chiusa una fase di violenta polemica che era sorta tra le autonomie locali e la Regione sarda, era sorta proprio nel momento in cui la Regione correggeva un suo male di antico centralismo, nel momento in cui la Regione andava in direzione di un decentramento reale con la legge regionale 14 e con lo sviluppo locale. Io dico che se è giusto anche in questo caso che il conflitto tra Regione e autonomia locali sia stato superato, perché il rapporto tra Regione, Provincia e Comuni non può risolversi in un conflitto istituzionale, perché anche l'individuazione degli obiettivi di sviluppo, l'indicazione delle priorità e l'attuazione dei programmi devono potersi dispiegare in un confronto che certo può essere dialettico ma, sicuramente, costruttivo tra Regione e gli Enti Locali.

Sono convinto che la legge sui Piani integrati d'area contenga in sé questo valore nuovo, il valore cioè della funzione insostituibile della programmazione dal basso e della funzione essenziale delle autonomie locali. Certo, quella legge è una legge che ha molti limiti, alcuni anche vistosi, ma io, signor Presidente, non sono tra quelli che insieme all'acqua sporca vorrebbero gettare via anche il bambino. La legge resta valida nel suo impianto generale e va modificata negli aspetti negativi che la gestione di questi anni ha evidenziato. Questo documento di programmazione economica e finanziaria indica con puntigliosità, mi sembra, alcuni elementi di correzione. Va anche detto che il documento di programmazione economica e finanziaria con la sua approvazione, indipendentemente anche da una modifica della legge numero 14, supera un limite insito in quella legge stessa. In più occasioni noi abbiamo detto che in assenza di un'idea generale, della possibilità cioè di verificare la compatibilità dei vari programmi dei piani integrati d'area ad un disegno complessivo, la programmazione dello sviluppo locale può risultare una sommatoria di singoli progetti, ripetitivi in alcuni casi e in altri in contrasto tra di loro. Ebbene, il documento di programmazione economica e finanziaria può divenire oggettivamente la cornice programmatoria, essenziale quindi anche per la programmazione dello sviluppo locale. E poi questo documento fa precisi riferimenti rispetto alla legge numero 14 ed indica anche proposte di immediata iniziativa. Però, signor Presidente, richiamo la necessità di andare oltre il contingente, ed un documento di ampio respiro così come è il documento di programmazione economica e finanziaria, può e deve contenere, io suggerisco sommessamente, la previsione oltre che della modifica della legge, la previsione anche della proposta di una seconda stagione dei Piani integrati d'area e credo anche la previsione del loro contestuale rifinanziamento.

Non riprendo alcuni aspetti che condivido del documento che sono stati indicati anche dal relatore di maggioranza, ma tuttavia non mi voglio sottrarre dalla responsabilità di affrontare uno del temi nevralgici di questo documento, riguarda il tema delle risorse a cui il documento di programmazione economica e finanziaria dedica la dovuta attenzione e che ha suscitato un ampio dibattito tra le forze politiche e le forze sociali.

Sono dell'opinione che a questo argomento dobbiamo guardare tutti, maggioranza ed opposizione, con senso di responsabilità, bandendo i tatticismi e gli atteggiamenti strumentali. Noi, certamente, ci avviamo verso una stagione di ristrettezze finanziarie, ci saranno meno risorse da parte dello Stato, ci saranno meno risorse da parte dell'Unione europea. E poi siamo di fronte ancora ad un periodo di grande incertezze sul versante delle entrate, non sappiamo quale destino avrà la possibilità della Sardegna di partecipare ancora all'obiettivo Uno, e l'eventuale uscita, lo sappiamo benissimo, comporterebbe un grave pregiudizio per il trasferimento di risorse comunitarie e quindi per le prospettive di sviluppo della nostra Isola. Con il 1999 inoltre si concluderanno i programmi del Piano di rinascita e i programmi di intervento previsti dal quadro comunitario di sostegno. Verrà a mancare cioè la certezza delle risorse che costituiscono una dotazione finanziaria certa per la crescita economica e sociale della Sardegna. Io sono convinto che potremo contare ancora su queste risorse, ma certo sarà necessario muovere già da ora i primi passi verso la costruzione del futuro che potrà derivare dall'applicazione dell'articolo 13 dello statuto, dalla definizione del nuovo quadro comunitario di sostegno e dalla permanenza della Sardegna nell'obiettivo Uno.

Occorre pertanto avviare una fase non solo di rivendicazione, ma io dico anche di profonda riflessione sullo sviluppo futuro della nostra isola ed anche di proposta per non trovarci impreparati rispetto a quella fase. Quindi, questo documento di programmazione economica e finanziaria deve parlare alla legge finanziaria, al bilancio, ma deve parlare soprattutto al complesso generale dello sviluppo della nostra Isola.

In questo quadro, non ben definito delle risorse, io credo che le risorse regionali hanno un ruolo strategico, perché possono diventare lo strumento per attrarre, attraverso il cofinanziamento, risorse nazionali e risorse comunitarie. In assenza di risorse regionali difficilmente possiamo richiamare risorse dalla Stato e risorse dall'Unione europea. Ecco perché è indispensabile impedire un indebitamente eccessivo, porterebbe il bilancio ad un livello troppo alto di rigidità fino un punto di totale imbalsamazione. Perciò condivido la preoccupazione espressa stasera dal relatore di maggioranza, dai sindacati, dall'assessore della Programmazione che è condivisa anche dalla Giunta regionale, e soprattutto dai sindacati che hanno proposto una riduzione dell'indebitamento nel piano per il lavoro e lo sviluppo. Occorre non sottovalutare il grado di compatibilità dell'indebitamento.

Credo quindi che non bisogna guardare a questo tema con superficialità, noi non siamo per la spesa allegra, non siamo per consegnare alle nuove generazioni il forziere vuoto, ma non siamo neppure per lasciare l'attuale nuova generazione senza alcuna prospettiva.

Pertanto, io non condivido un eventuale eccessivo rigorismo che lascerebbe irrisolti i problemi del momento, in un momento particolarmente difficile sul piano economico e sociale. Il Dpef indica una soglia limite nei suoi ragionamenti per quanto riguarda l'indebitamento e quindi dobbiamo ragionare su queste compatibilità con equilibro, le risorse vanno utilizzate se ci sono.

Certo che poi sui numeri è difficile fare giochi di prestigio, sono quelli indicati e su quelli sarà necessario attenersi. Tuttavia, signor Presidente, non mi limiterei alla semplice fotografia dei numeri. La proposta di documento di programmazione economica e finanziaria che oggi discutiamo indica alcuni passaggi positivi e innovativi che possono aprire spiragli positivi anche nel reperimento di risorse aggiuntive. Il tempo a disposizione probabilmente non è stato sufficiente all'Assessore, alla Giunta e alla stessa Commissione, e non ha quindi consentito di esplorare fino in fondo gli spazi che possono dilatarsi per una nuova e coraggiosa politica delle entrate e dell'uso razionale delle risorse. Io ne indico alcuni possibili campi che sono però suscettibili di ulteriori approfondimenti non certamente nel Consiglio ma nelle sedi più appropriate.

In primo luogo sarà necessario, lo diceva il relatore di maggioranza, porre mano con puntualità alle revisione normativa delle leggi di spesa e poi alcune leggi di settore valide certo nel momento in cui sono nate, ma oggi, oggettivamente, sono macchine che disperdono risorse. Questo nostro bilancio è connotato fortemente da una politica di bilancio di tantissimi anni fa, e poi per fasi e stratificazioni successive è cresciuto, ma era valido allora, non più valido e oggi va corretto. Questa operazione non può farla da solo il Consiglio, ma solo la Giunta regionale con il concorso indispensabile dell'apparato burocratico ed amministrativo e di vari assessorati può approfondire la conoscenza di questo fenomeno e fare delle proposte concrete.

Secondo tema da esplorare è quello dei fondi di rotazione. Noi abbiamo scoperto tutti quanti in Consiglio, in Commissione, somme rilevantissime depositate presso gli istituti di credito che si sono rivelate delle vere e proprie regalie alla banche. Alcuni correttivi sono stati fatti nel passato, io credo che occorra ancora una modifica sostanziale e che si vada verso un fondo unico in questa direzione. Già il disegno di legge numero 447 nell'articolo 30 prevede qualche passo in avanti in questa direzione e io credo che bisogna fare passi aggiuntivi in avanti.

Il terzo punto riguarda il tema delle privatizzazioni e delle dismissioni. La Regione è impegnata in una difficile ma necessaria opera di privatizzazione. Anche a livello nazionale il Governo si muove nella stessa direzione e il Dpef nazionale nel documento per il '98 ne approfondisce il tema, ne indica le risorse e le risorse le mette in campo. Si tratta di somme rilevatissime, nel 1994 si fa riferimento a 63 mila miliardi, nel 1997 a 38 mila, per il 98 si prevedono risparmi per 1200 miliardi e così via via fino al 2004. Certo, per la Sardegna non si tratterà di cifre così rilevanti, ma non è da escludere che siano in ogni caso importanti. Pertanto sarà opportuno accelerare i tempi delle privatizzazioni, quantificare le risorse e inserirle queste risorse previste all'interno di una programmazione più generale.

Infine, signor Presidente, mi limito a indicare un altro tema che secondo me è rilevantissimo, cioè il tema della partecipazione dei privati per quanto riguarda lo sviluppo della nostra Isola. Con le loro risorse allo sviluppo economico sociale del nostra Isola loro possono contribuire in maniera determinante. Sinora hanno svolto un ruolo fortemente passavo, noi abbiamo assistito, abbiamo conosciuto degli imprenditori che sono cresciuti all'ombra dei trasferimenti pubblici, eppure esistono in Sardegna grandi potenzialità da favorire, grandi potenzialità da mettere in campo. Io credo in un rapporto sempre più stretto tra pubblico e privato, ma che non sia un rapporto di mera assistenza, come è accaduto spesso nel passato.

Farei un breve riferimento ad un privato speciale, signor Presidente, che poi privato non è, si tratta del Banco di Sardegna.

La nostra attenzione, quella degli organi di informazione, quella delle forze politiche in questi mesi è stata attratta, forse eccessivamente, dal dissidio fondazione Banco di Sardegna, forse eccessivamente attratta dalle nomine. Credo che sia giusto dedicare per lo meno la stessa attenzione ad un altro aspetto rilevante, ed attiene alla dismissione che dovrà effettuarsi per legge, delle partecipazioni bancarie detenute dalla fondazione Banco di Sardegna. Anche in questo caso si tratta di somme rilevantissime che dovranno essere utilizzate, anche queste per legge, nei settori di utilità sociale e che avranno un impatto fortissimo nella vita sociale e quindi anche economica della nostra Isola. Noi giustamente abbiamo teorizzato l'autonomia della fondazione rispetto al Governo regionale, ma non abbiano teorizzato l'estraneità della fondazione rispetto alla destini della Sardegna, e quindi non dovremmo sottrarci dalla responsabilità, dal compito di indicare e di contribuire ad indicare le scelte in questa direzione.

Io, signor Presidente, mi fermo qui, anche se mi rendo conto che il Dpef pone una ricca serie di ulteriori elementi e proposte che non potrò riprendere. Io comunque concludendo dico che condivido l'impianto generale del documento di programmazione economica e finanziaria proposta dalla Giunta regionale, ne condivido il suo aspetto fortemente innovativo e quindi annuncio il mio voto favorevole.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Il Dpef come nuovo strumento di programmazione è nato non senza polemiche e dubbi sulla capacità di incidere sullo sviluppo dell'economia regionale in occasione della legge finanziaria del 1998. Le perplessità sollevate, come si ricorderà, non erano collegate allo strumento in quanto tale e a prescindere, ma in quanto era difficile, se non arduo, riconoscere a siffatta maggioranza e al suo Esecutivo la capacità di utilizzare lo strumento innovativo che si assumeva essere più agile e snello del vecchio piano generale di sviluppo, e per ciò stesso mezzo moderno e idoneo ad indirizzare con prontezza la politica economica e regionale nelle direzioni in cui più di altre si sentiva la necessità di intervenire.

Nonostante questa visione potesse far prevedere un insuccesso della mini riforma della legge 11/83 sulla contabilità della Regione, e la modifica innovativa era vista con forte sospetto, veniva accolta seppur con la concessione del beneficio del dubbio. Come dire, si attendano gli eventi e il Dpef sia valutato per quello che sarà, in relazione agli scopi che si poneva all'atto della sua istituzione.

Si poteva pensare che la maggioranza con un serio e responsabile atto, presa conoscenza della fallimentare politica assistenziale e clientelare fino ad oggi praticata, fosse in grado, nell'ultima manovra di bilancio, grazie al Dpef, di abbandonare le vecchie e dominanti logiche per disimpegnarsi una volta per tutte dal governo diretto dell'economica, eliminare le sacche di sprechi presenti in tutti i settori di intervento, e fosse finalmente capace di abolire i privilegi elargiti a chi e quanti al potere ulivista fossero organici o comunque ad esso sottomessi.

Si poteva pensare che finalmente con l'ultima manovra di questa sciagurata legislatura, l'attuale maggioranza volesse dare un segno tangibile, recuperando così almeno in parte alla sua nullità e dannosità, di una ritrovata progettualità da lasciare in eredità a chi da qui a pochi mesi, sedendo su questi banchi, dovrà rappresentare il popolo sardo per il prossimo quinquennio.

Ci si aspettava che con la copertura del nuovo strumento di programmazione questa maggioranza cambiasse decisamente rotta avviandosi verso le attività di buon governo. Così purtroppo, e a conferma dei nostri sospetti di allora, rivelatisi poi non peregrini, non è stato. Tutto è rimasto all'insegna del più totale immobilismo e della conservazione, per altro esasperati da atteggiamenti demagogici e populisti.

Il disegno di legge sull'intervento straordinario per l'occupazione e lo sviluppo dai mille miliardi annui, è l'esempio conclamato di quanto ho appena affermato. Ma, su questo argomento, ritorneremo al momento opportuno.

Questo documento non è altro che una mera esercitazione didattica, per altro non di grossissimo spessore. Si limita a fare un quadro della situazione economica, setacciando i vari comparti produttivi, cercando di mettere a nudo i limiti e le carenze, ma niente di più.

Ai deficit strutturali, causa primaria alla quale sono riconducibili gli attuali gap dei settori produttivi e alle nuove linee di politica economica da attuare per cercare di rimuoverli, il documento mostra totale indifferenza.

Chi di noi oggi può sostenere, pensando di non essere additato al pubblico scherno, che le cause di arretratezza del nostro sistema economico non siano riconducibili agli irrisolti problemi di sempre: carenza d'acqua senza la quale soffrono tutti i settori dall'industria all'agricoltura, dal turismo all'ambiente ed agli usi civili; rete viaria quasi da terzo mondo se paragonata a quella della penisola e dell'Europa, che penalizza per gli alti costi le nostre produzioni.

Difficoltà dei trasporti, carenza dei mezzi pubblici di collegamento con gli elevatissimi costi che, anche per questo titolo, danneggiano mettendole fuori mercato le nostre produzioni. Elevato costo per gli approvvigionamenti energetici che ancora comprimono le la competitività delle nostre aziende manifatturiere ed artigianali di produzione.

A queste problematiche conosciutissime da tutti, trite e ritrite, il Dpef non riserva nessuna attenzione. Ciò è male, ciò comporta gravi responsabilità che si aggiungono a quelle fin qua accumulate e qualcuno, purtroppo, dovrà pagarne il fio. Speriamo che non sia, come sempre, il popolo sardo.

Fra i tanti possibili appunti che si possono addebitare alla maggioranza, e allo sgangherato Esecutivo che da essa promana, vi è certamente quello che riguarda la totale incapacità di valutare e cogliere nel suo pieno la tragicità della situazione economica e sociale della nostra Isola.

Infatti, il Presidente Palomba (e mi dispiace che non sia in aula) e a turno i suoi assessori, non perdono occasione per magnificare l'importanza e l'utilità del proprio operato, enfatizzando ogni loro atto, rappresentandolo come risolutore di ogni male. Sicchè se si parla di privatizzazioni e di riforme, si magnifica ciò che è stato fatto, male e con grande imperdonabile ritardo, dico io, con l'EMSA e il sistema delle partecipazioni da esso governato, ma si tace sulle rovine che questa riforma scellerata ed irresponsabile causerà alle finanze regionali.

Se si parla di energia, si raggiunge il massimo dell'autoesaltazione con la gassificazione del carbone Sulcis, vista e considerata come un progetto capace di rigenerare quell'intero territorio, ma si tace sul fatto che quell'operazione - se mai si realizzerà, fortissimi sono i dubbi che ciò possa realmente avvenire - sarà fatta quasi esclusivamente con risorse pubbliche per svariate migliaia di miliardi.

Si tace sul fatto che le popolazioni interessate saranno costrette a convivere con il nuovo mostro inquinante, ma che esse non vogliono proprio saperne e dimostrano apertamente e con clamore, il loro dissenso occupando il Comune di Portoscuso.

Tuttavia mi pare che il nostro Presidente, il presidente Palomba all'interlocutore di turno - e questa volta, guarda caso, erano i minatori della Carbo-Sulcis - ai quali non sa mai dire di no, assicura che il progetto sarà comunque attuato; mentre, a quanti chiedono lumi sulla fattibilità dell'opera, sia dal punto di vista ambientale sia dal punto di vista economico, nessuna esauriente risposta viene però fornita. E il motivo è semplice: poichè risposte non esistono.

Si tace e si nasconde alla pubblica opinione che quel progetto vive alla giornata; si propongono modifiche di tecnologie operative in corso d'opera ed i ritardi si accumulano, e le modifiche si apprendono dalla stampa.

Io ho sempre saputo - perchè così hanno sempre riferito in Commissione sesta i responsabili via via auditi - che si trattava di gassificazione del carbone, ma che adesso la tecnologia è cambiata e non si gassificherà solamente il carbone, ma ci saranno anche dei residui di combustibili oleosi che parteciperanno al processo. Il che vuole dire che evidentemente le valutazioni iniziali o erano state fatte male, o non erano state fatte affatto, e che comunque, per un'esigenza puramente di tornaconto elettorale e clientelare, quell'operazione doveva comunque essere avviata. Dicevo, quindi: i ritardi si accumulano.

Però, l'attività estrattiva deve andare avanti in ogni caso, costi quel che costi, anche se sono insopportabili, poichè il carbone estratto si ammucchia nei piazzali, rimane inutilizzato e, ciò che è peggio, non ristora i costi della gestione della Carbosulcis.

E meno male che la stagione invernale sta avanzando, così una certa facile stampa la smetterà di angosciarci con il problema di autocombustione di questo carbone che si sta ammonticchiando sui piazzali!

Lor signori, lor colleghi sanno che non si tratta di carbone vegetale o di legna secca, ma si tratta di carbone di una pessima antracite e litantrace ad altissimo contenuto di zolfo ed a bassissimo contenuto di ossigeno, che quindi non potrà mai bruciare spontaneamente, e la combustione avviene addirittura facilitata, convogliata e finalizzata, cioè creando le condizioni perchè questa combustione possa avvenire, e cioè con la conduzione forzata di ossigeno.

Finalmente, adesso che arriva la stagione fredda nessuno ci dirà più che questo carbone rischia di bruciare spontaneamente per autocombustione.

Dicevo della Carbonsulcis, di una società che scelte politiche ed irresponsabili hanno non solo voluto mantenere in vita a tutti i costi in assenza di progetti definiti, ma, addirittura hanno brigato per voler attrarre sotto la sfera pubblica regionale da quella d'origine, di natura statale, e che oggi soffre di una gravissima crisi economica e finanziaria.

Il nostro Esecutivo si esalta in un delirio di automagnificazione, emulo, evidentemente, del Governo nazionale; forse il grande Presidente del Consiglio, con il suo ottimismo e con la sua volontà e capacità di vedere tutto sempre piano e in discesa, ha contagiato i nostri amministratori.

Dicevo: il nostro Esecutivo si esalta in un delirio di automagnificazione quando annuncia che per i lavori di messa in sicurezza e di recupero ambientale dei siti devastati da una improduttiva attività estrattiva, si faranno interventi per circa 900 miliardi di risorse pubbliche, parte delle quali di provenienza regionale, ma trascura di dire che quest'onere avrebbe dovuto riguardare solamente e per l'intero le partecipazioni statali, essendo esse le originarie titolari delle concessioni minerarie.

Ancora una volta la nostra Regione si è dimostrata veramente prima attrice nel volersi sostituire ad obbligazioni altrui, quindi, al posto dello Stato, delle Partecipazioni Statali, subentra la Regione addossandosi costi che non le competevano e che dovevano far capo ad altre strutture ben più floride, ben più capaci d'intervenire di quanto non sia la Regione.

Vorrei che qualcuno, una volta per tutte, veramente, con serietà, con trasparenza e con coraggio dicesse quali sono stati i veri motivi che hanno portato la Regione a sostituirsi allo Stato, alle Partecipazioni Statali, all'ENI, nella proprietà di questi terreni.

Qualcuno mi potrebbe dire che si è trattato di voler gestire un comparto di 4000-5000 dipendenti ai fini elettorali. Non lo voglio credere! Sarebbe una cattiva lingua e sarebbe un cattivo uccellino.

Nasconde alla classe imprenditoriale, però, che intende abbindolare - e talvolta anche soggiogare - che la maggior parte di tali lavori di ripristino alla classe imprenditoriale saranno preclusi, poichè saranno riservati ai mostruosi cloni nell'EMSA, figli di questa sciagurata riforma.

Vi ricordate, nella legge che abbiamo approvato di recente, che dalle ceneri dell'EMSA alcune sue società partecipate dovranno essere oggetto di un processo di fusione perchè venga preso in carico quel personale che non trova collocazione nelle attività sostitutive, e che dovrà essere deputata a portare avanti questi lavori di ripristino del territorio? Altro che ricorso al libero mercato!

Se si tratta di buttare fumo negli occhi, il presidente Palomba e i suoi colleghi di giunta, sono maestri nel reclamizzare e pubblicizzare le promesse governative che si reiterano puntualmente in occasione di ogni nuova legge finanziaria nazionale. Il riferimento agli interventi statali per la metanizzazione della Sardegna in questo caso è d'obbligo, ma vi sono anche altre promesse, non è questa l'unica.

In queste amenità si è trastullata la Giunta nell'intera legislatura, non sapendo - o meglio - non volendo fare niente di diverso, ha trascorso il suo tempo a litigare al suo interno per questioni di lottizzazione, di occupazione di poltrone e spartizione di incarichi, salvo poi ricompattarsi ogni qualvolta la maggioranza vacillava sotto il peso della propria inettitudine, superando anche le vergognose pregiudiziali iniziali che avevano escluso dal governo Rifondazione Comunista, chiamandola a sostegno, quando è servito, della propria vergogna in maggioranza, ma, subendo l'ignominioso ricatto del famoso, fumoso e risicolo piano del lavoro di mille miliardi per dieci anni.

Così questa maggioranza ci presenta questo documento che nelle sue intenzioni pretenziose vuole ad essa restituire una verginità mai avuta, ma che già prima del suo nascere presenta fortissime incompatibilità e contraddizioni con il disegno di legge 447, ovvero sia con il piano straordinario del lavoro attualmente all'esame delle Commissioni di merito.

Oggi l'assessore Scano deve spiegare all'Aula e ai sardi come si conciliano le politiche di rigore del DPEF nel quale con forza sono indicati i pericoli di un elevato indebitamento della Regione (e su di esso si sono soffermati con puntualità di dati prima il collega Secci, presidente della Commissione bilancio e poi, magnificamente il collega Casu), che mette a repentaglio anche la capacità di spesa anche di ordinaria amministrazione, con l'opposta e dichiarata esigenza di assumere nuovi mutui a sostegno del piano del lavoro imposto da Rifondazione Comunista.

Per concludere, mi pare di poter affermare che il Dpef non si discosti dalle politiche del passato, fatte di incentivi e di sostegni, senza i quali il sistema di imprese locali, incapace di autoalimentarsi attraverso la capitalizzazione dei redditi, sempre più falcidiati dall'eccessiva pressione fiscale posta in essere dal Governo centrale e penalizzate da un sistema creditizio che ad esso impone oneri finanziari più consistenti di quelli che sono richiesti alle consimili imprese della penisola, non è in grado di stare sul mercato. Quindi, non politica di incentivi e di sostegni, ma politica indirizzata a tutt'altro.

Peccato che ancora una volta si sia rinunciato ad intervenire nel comparto delle infrastrutture e dei servizi veri, reali alle imprese, al fine di rimuovere gli endemici e naturali ostacoli allo sviluppo autonomo, e si siano preferiti i vecchi e collaudati sistemi della crescita forzata e non spontanea delle nostre imprese, così come richiesto e consentito dal libero mercato, e con esse si stia ancora una volta rinunciando allo sviluppo e al lavoro stabile veramente gratificante per i lavoratori.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Balletto. E' iscritto a parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.

MACCIOTTA (Gruppo Misto). Signor Presidente, cari colleghi, dirò subito iniziando il mio intervento piuttosto breve, che il giudizio personale sul documento di programmazione economica-finanziaria, è un giudizio positivo e favorevole. Lo è del tutto come strumento, come quello strumento che questo documento rappresenta; lo è complessivamente come analisi economico-finanziaria, come obiettivi prescelti e come articolazione degli interventi indicati per il conseguimento di questi obiettivi.

Una prima riflessione sul documento economico finanziario di programmazione come strumento finanziario, occorre essere conseguenti con l'indicazione del Dpef nell'approntamento degli altri strumenti finanziari, bilancio annuale e pluriennale, manovra di assestamento.

In questo primo anno si è verificato un ritardo nell'approvazione del documento legato - come sappiamo - allo slittamento della legge finanziaria 1998 ed alla programmazione dei successivi lavori del Consiglio regionale. Ritardo che non può non avere ripercussioni sulla predisposizione della legge di bilancio e della legge finanziaria 1999, sia sotto il profilo temporale che sotto quello delle scelte da operare e della predisposizione tempestiva di quelle modificazioni delle leggi di contabilità del bilancio e del regolamento consiliare indicate, giustamente, come indispensabili, o comunque auspicate dal documento stesso di programmazione.

Ma, indubbiamente, i maggiori problemi, sotto il profilo della coerenza con il documento di programmazione economica-finanziaria, si sono proposti per l'interferenza con l'iter della sua approvazione, della predisposizione e successivo esame nelle Commissioni del disegno di legge sugli interventi straordinari finalizzati all'occupazione ed allo sviluppo del sistema produttivo regionale, sostanziatosi in una vera manovra di assestamento e rimodulazione del bilancio regionale.

Senza ignorare o sottovalutare l'impatto di tali problematiche, ritengo personalmente che esse non debbano condizionare il regolare iter dell'esame e della valutazione del Dpef nell'articolazione proposta, nella considerazione che l'introduzione di tale strumento è stata già a suo tempo sancita da questo Consiglio con l'approvazione dell'articolo 5 della legge finanziaria del '98, e che nell'ordine logico delle cose è semmai il predetto disegno di legge sull'occupazione a doversi rapportare al Dpef nella formulazione definitiva del documento che scaturirà dal dibattito in Consiglio, e non viceversa.

Sarà pertanto il dibattito consiliare sul disegno di legge sull'occupazione il momento appropriato per dirimere le eventuali questioni di compatibilità ed incoerenza.

Questo mio convincimento è d'altronde supportato nell'opportunità che è stata a ciascuno di noi offerta di una lettura e di un esame comparato dei due documenti, dalla personale valutazione che sussistano spazi e modalità per il necessario raccordo, anche se ritengo inevitabile alcune ripercussioni derivanti da questa comparazione, sull'attuale dibattito in relazione a singoli aspetti del documento in discussione.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZUCCA

(Segue MACCIOTTA.) Faccio un esempio: per quanto personalmente mi concerne, mi riferisco all'opportunità di considerare adeguatamente in questa sede le osservazioni proposte dalla prima Commissione in sede di formulazione del parere sul predetto disegno di legge e sull'occupazione, in merito allo sportello unico per le imprese.

Passando ora al secondo punto della mia premessa, relativa all'analisi economico-finanziaria recata al documento, agli obiettivi in esso indicati ed alle relative priorità, vorrei esporre solo alcune considerazioni, riservandomi eventuali ulteriori interventi in sede di discussione dettagliata delle singole parti del documento stesso.

Ma, data questa indicazione, almeno qualche brevissimo accenno, qualche spunto vorrei inserirlo in questo dibattito generale sul documento e sono considerazioni che in primo luogo riguardano il problema delle risorse finanziarie; quello che ho trovato carente dall'insieme di dati che il documento reca e che sono sottoposti alla nostra valutazione, è un effettivo monitoraggio dei provvedimenti, provvedimenti vari di interventi nel settore economico sotto diverse forme e a diversi livelli che si sono succeduti negli anni decorsi, dati, dicevo, carenti per quanto riguarda l'effettivo impatto sulle condizioni economiche della nostra isola dei provvedimenti adottati a suo tempo.

Il documento sottolinea, giustamente, come in prospettiva futura ma immediata, su questi aspetti debba essere fatto un intervento preciso di valutazione, di controllo in modo da poter veramente in corso d'opera verificare quali di questi interventi risulti effettivamente produttivo e quale, invece, inefficace o non soddisfacentemente efficace sotto questo profilo.

Questo si raccorda anche a quello che si diceva poc'anzi, ed a quello che viene detto nel documento, cioè, alla necessità di interventi sul bilancio per reperire risorse, attraverso la soppressione di leggi inefficaci, di leggi obsolete che bloccano risorse che viceversa potrebbero, se liberate, costituire una fonte indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi che ci si propongono.

Negli interventi che mi hanno preceduto si è parlato di residui passivi. Questo è un altro problema che vorrei toccare traendo spunto dal documento, nel senso che una delle cose che mi ha colpito da inesperto in questa esperienza legislativa, è stato il fatto che nei primi periodi di questa legislatura non vedessimo l'effetto dei provvedimenti adottati, ma anche per quanto riguarda la spendita effettiva delle risorse la nostra funzione era stata quella di attuare e di spendere sulla base di decisioni e di deliberazioni assunte nella legislatura precedente. E sono abbastanza cauto, perchè dovrei dire "delle legislature precedenti".

Or bene, anche questo aspetto va valutato, questa volta da un punto di vista, direi più positivo, cioè nella nostra valutazione delle risorse necessarie, nella nostra valutazione degli interventi necessari che il Dpef illustra anche se, come dicevo, ci mancano forse dei dati concreti, dei dati sicuri, dovrebbe essere tenuto presente quello che sul nostro contesto economico può ancora essere l'impatto di provvedimenti attuati o in corso di attuazione che non hanno ancora potuto sviluppare la loro possibile efficacia e, soprattutto, di provvedimenti deliberati ma non attuati, sono quelli che vanno ad impegnare risorse e a non spenderle, e che costituiscono quindi, un massa di residui passivi che - come è stato giustamente detto da chi mi ha preceduto - se introdotti nel contesto economico costituiscono un'aliquota di risorse complementare che non può essere ignorata.

Voglio dire questo perchè ricordo il dibattito in cui anch'io intervenni in sede di legge finanziaria e di bilancio, con la proposta dell'attuale Assessore, quello che era il contesto del deficit di bilancio al 1996 - se non vado errato - veniva coperto anzichè con il ricorso all'indebitamento, coperto con l'accantonamento di somme in bilancio che vanno comunque a permettere, a far sì che velocizzando la spesa, queste risorse relative a questi residui possano effettivamente trovare la copertura finanziaria necessaria e condizionante per la loro immissione in mercato. Questo era un primo aspetto che volevo sottolineare.

Ma il documento, sempre per rimanere nell'ambito finanziario, mi ha proposto anche degli altri spunti. Uno spunto perdonatemelo, perchè per ora proposto in questa sede, e nell'intervento che mi ha preceduto del collega Balletto si parlava, sotto diversi aspetti, della produzione energetica, del problema energetico per poi andare a considerazione che, mi sia consentito forse avevano non troppa correlazione con il dibattito attuale, in cui vorrei spendere soltanto di soppiatto una parola anche per ricordare, quando si parlava di Carbosulcis che - se la memoria non mi fa difetto - i primi provvedimenti in quel senso, l'impostazione del problema nella maniera in cui poi si è avviato e si è consolidato avvenne sotto il governo di Berlusconi, tanto per ristabilire la verità storica.

Ma non voglio soffermarmi su questo punto, voglio parlare di energia e voglio parlare di finanze. Perchè?

Uno degli appunti che sono stati mossi in tema di energia è lo spreco o la situazione un pò insulsa di una produzione di energia che sovrabbonda rispetto alle effettive attuali necessità locali. Io voglio ragionare su questo, se effettivamente lo sarà, surplus di produzione energetica; mi riferisco in particolare alla produzione di energia elettrica attraverso le diverse iniziative che almeno sul piano degli intenti sono state proposte e che cominciano ad essere avviate. Rifletto su un fatto che mi ha interessato nella cronaca economica riportata quotidianamente, ed è stato il fallimento del progetto Super Fenix in Francia che certamente ridimensionando la produzione di energia elettrica riferibile ad una fonte di energia nucleare, creava certamente un certo vuoto nell'ambito delle risorse di quel paese, in quel campo specifico.

Vuoto che, per la valutazione che ho potuto leggere sulla stampa specializzata, se non fa sì che la Francia da fornitore di energia elettrica diventi cliente di altri paesi per reperire energia (questo certamente, no), ma certamente può avere dei riflessi per esempio sulla nostra situazione nazionale, in quanto può porre delle limitazioni a quel rifornimento di energia elettrica a cui l'Italia nei confronti della Francia ha fatto fino ad allora ricorso.

Bene, se allora in questa che per ora può essere soltanto un'ipotesi futuristica, se le iniziative in corso e quelle programmate dovessero effettivamente tradursi in un surplus di produzione, ad esempio come specificavo di energia elettrica, penso che nel quadro della complessiva situazione energetica del paese, una situazione di tal genere potrebbe porre la nostra regione nella condizione di esportare questo eventuale surplus, attraverso i collegamenti di rete nazionali ed internazionali già esistenti, prospettando in tal caso la possibilità di un'azione a livello istituzionale che individuasse i possibili strumenti atti a far sì che questa produzione locale indirizzata all'export, possa tradursi in una ricaduta finanziaria per la Regione dall'atto delle entrate, rivendicando l'equità di una tale impostazione anche sotto il profilo di un compenso all'inevitabile impatto ambientale di questi processi produttivi.

Un'altra ipotesi, un altro spunto altrettanto futuribile, ma forse certamente più concreto; il documento si è trattenuto a lungo, sotto diversi aspetti sul problema dello spopolamento delle zone interne. Il problema è stato sollevato, affrontato e discusso in questi ultimi anni, credo in tutti i suoi principali aspetti.

Bene, perché nell'ambito della nostra programmazione economica, aprendoci veramente al futuro, non teniamo conto di quello che inevitabilmente sarà, soprattutto per i Paesi del Mediterraneo come il nostro, lo scenario futuro, quello di un'immigrazione dai popoli che si affacciano sul Mediterraneo, quello di una popolazione che diventerà gradualmente ma progressivamente e inesorabilmente multietnica, questo è lo scenario del futuro.

Orbene, collegando i due problemi, perché una riflessione, non indirizzare e non coordinare, non razionalizzare un'immigrazione che è già oggi in atto anche da noi, indirizzandola proprio anche ad un ripopolamento delle zone interne, evitando così di aggravare, anche per questi soggetti che vengono nel nostro paese, il problema già grave di un'eccessiva urbanizzazione. Penso all'utilizzazione di queste giovani risorse umane, ad esempio, nell'agricoltura e nella pastorizia, a latere dei giusti provvedimenti per il potenziamento e la promozione di iniziative giovanili in questo campo, nell'ambito della popolazione autoctona sarda.

Queste riflessioni, con modestia, volevo lasciare in questo breve intervento alla vostra attenzione; ma un' ultima considerazioni mi sia consentita. Un commento finale lo vorrei riservare alla constatazione che nel contesto del ritardo con cui il Dpef giunge all'esame di questo Consiglio, alcuni strumenti legislativi, tra quelli di cui il documento sottolinea l'indispensabilità e l'urgenza per il conseguimento degli obiettivi indicati, sono stati definitivamente approvati. Mi riferisco in particolare al piano socio - assistenziale, che il documento richiama, coerente con tali obiettivi, in particolare sotto il profilo qualitativo e caratterizzato sotto il profilo quantitativo della spesa pro capite, se non da un sostanziale incremento delle risorse poste a disposizione, almeno da un promettente avvio di un riequilibrio territoriale della spesa sociale.

Ma mi riferisco anche al provvedimento, tanto vituperato dal collega Balletto, di soppressione dell'EMSA e di intervento per la riconversione delle aree minerarie, che seppur rinviato all'esame di questo Consiglio per alcuni importanti rilievi del Governo, ritengo comunque valido nel suo impianto complessivo quale primo tassello dell'auspicata riforma degli enti regionali.

Altri provvedimenti sono giunti alla fase finale del loro iter in quanto già iscritti all'ordine del giorno di questo Consiglio, altri hanno iniziato il loro lungo, come preventivato, iter procedurale. Mi riferisco rispettivamente alla legge di riforma dell'apparato amministrativo regionale e dei provvedimenti ad essa collegati e alla legge sui centri storici, da un lato, iscritti a questa stessa sessione del Consiglio, alla legge di riassetto generale dell'ordinamento delle province e dei loro ambiti territoriali dall'altro lato.

Per i primi di questi provvedimenti, non sembri superfluo richiamare anche in questa sede l'importanza di una sollecita approvazione e la responsabilità al riguardo di questo Consiglio, nella consapevolezza dell'indispensabilità di questi strumenti per il raggiungimento dei fini che il Dpef ha indicato.

Ma altri, altrettanto indispensabili provvedimenti in itinere sono alla nostra portata; si tratta, e qui mi richiamo all'appello che ho rivolto a questa Assemblea in occasione dell'intervento nel dibattito sulla ristrutturazione della rete ospedaliera, di assumere un impegno collegiale improntato a responsabilità e a dignità, al di là di ogni divisione e contrapposizione di parte per la loro definizione nell'ambito di questa legislatura. Mi riferisco in particolare al disegno di legge relativo a provvedimenti urgenti in materia di opere pubbliche, di cui il Dpef sottolinea giustamente, in più riferimenti, l'importanza e l'urgenza ai fini dello sviluppo economico, e di cui manca soltanto, se le mie notizie sono esatte, l'approvazione finale da parte della Commissione di merito, e sono veramente stupito che nel tempo trascorso in questa situazione, questa Commissione non sia riuscita ad esitare, con questa sola votazione mancante, questo importante provvedimento.

Ma mi riferisco anche, nell'ambito dell'auspicato impegno collegiale di cui sopra, a provvedimenti ugualmente richiamati dal Dpef, quali quello fondamentale inerente il governo delle acque, come lo stesso Dpef sottolinea, e quelli, per restare nell'ambito delle mie competenze istituzionali, relative alla modifica della legge regionale 1 del '77, al decentramento di funzioni agli enti locali, al riordino delle Comunità Montane, alle norme generali di riforma degli enti strumentali della Regione, e allo stesso piano regionale sanitario, certamente non ultimo in ordine di importanza, non solo per la sua valenza intrinseca, ma anche per i conseguenti riflessi sui livelli dei servizi sanitari, considerati giustamente tra i parametri di valutazione dei costi indiretti di insediamento di nuove attività produttive sul territorio.

Credo che questa legislatura abbia ancora veramente l'opportunità di consegnare ai governanti di un futuro ormai prossimo, di qualunque colore politico essi siano, almeno alcuni dei principali strumenti legislativi e regolamentari, indispensabili per tradurre, in concreta realizzazione, gli indirizzi tracciati da un provvedimento, e qui mi dissocio da valutazioni del collega Balletto anche su questo, che giudico di indubbia qualità e spessore quale quello oggi in discussione. Sta a tutti noi non perdere quest'ultima occasione, grazie.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Tunis Gianfranco. Ne ha facoltà.

TUNIS GIANFRANCO (Popolari). Signor Presidente, colleghi consiglieri, anche se pochi, il documento che oggi si sottopone all'esame e al giudizio del Consiglio ha un rilievo particolare, esso è insieme il consuntivo di una fase della politica economica della nostra Sardegna, è il punto di svolta per innescare processi di crescita e di sviluppo.

Per la regione è questo un momento particolarmente rilevante, è il raggiungimento di una tappa importante di quel progetto di risanamento che vuole puntare allo sviluppo, un passaggio qualitativo che parte dall'emergenza per giungere a porre le basi di un'economia sana e virtuosa.

Nonostante le condizioni obiettivamente difficili, si delinea la costruzione di una politica espansiva che costituisce un forte volano di crescita per produrre lavoro e risorse. Il documento di programmazione economica e finanziaria, quale nuovo e importante strumento di programmazione, si pone una serie di obiettivi, tesi a creare le condizioni più idonee per portare l'occupazione in Sardegna ai livelli delle regioni più progredite d'Italia, e questo ambizioso traguardo non potrà che avvenire per gradi, con il coinvolgimento del settore privato e con la dotazione del territorio delle necessarie opere infrastrutturali per colmare gli squilibri territoriali.

Una manovra quindi abbastanza semplice nella sua concezione, ma impegnata e ambiziosa. Essa nasce in tempi molto difficili e in un contesto nazionale ed internazionale, ancor prima che regionale, che non è certamente favorevole al soddisfacimento delle nostre aspettative.

Il documento di programmazione economica e finanziaria indica alcune priorità strategiche, tra le quali la crescita delle imprese, la valorizzazione delle risorse locali, il potenziamento delle infrastrutture, la riforma dell'apparato amministrativo. Sono scelte prioritarie e innovative, che tengono conto in particolare della disoccupazione dilagante e che si caratterizzano per uno sforzo serio e rigoroso di innovazione, di finalizzazione e di selezione della spesa, prefigurando e costruendo risposte che superano la dimensione dell'intervento congiunturale e affrontano problemi strutturali.

Il Dpef che ci è stato presentato è dunque un documento che è insieme di carattere congiunturale e strutturale, un documento che ha il favore e la condivisione anche dei sindacati. E` un documento in cui si evidenzia un'importante sostegno all'occupazione, che non si incentra soltanto sul rifinanziamento di alcune leggi, ma che si sostanzia anche nella previsione di risorse destinate alle attività produttive d'impresa nei diversi settori, da quello industriale, agricolo e artigianale, a quello turistico e anche al terziario. Quindi una politica articolata, che tiene conto della situazione specifica della Sardegna, e tenta di intervenire per far sì che la grave emorragia di forza lavoro possa in qualche modo essere frenata.

Dunque gli indirizzi che si propongono, data la limitatezza delle risorse, perseguono obiettivi mirati e non si limitano a semplici risposte settoriali o a correttivi congiunturali. Essi si prefiggono, infatti, di rafforzare la tendenza disciplinare e regolare l'entità della spesa corrente, a ridistribuire coerentemente le risorse nei diversi ambiti territoriali, sulla base degli obiettivi di sviluppo produttivo e occupativo da perseguire.

Certo, non è un documento che risolve tutti i problemi, però è certamente decisivo per dare loro un contributo notevole e forse decisivo. Non dobbiamo commettere l'errore di pensare che questi saranno risolti con l'approvazione del documento di programmazione, ma dobbiamo sapere che la sfida sarà nella concreta attuazione delle indicazioni che vi sono contenute.

Si ripropone pressante la necessità di agire, di decidere, di operare, superando la fastidiosa muraglia di parole che troppo spesso ci paralizza e ci blocca; occorre andare oltre la stanca riproposizione di assunti generali e di analisi fini a sé stesse. La crisi che oggi attraversa nel profondo la Sardegna chiama tutti, senza ammettere spettatori, a un impegno eccezionale di idee, di capacità propositive e progettuali, decisionali e attuative. La battaglia per lo sviluppo, per l'occupazione supera e non ammette le logiche di parte; essa richiede, come in passato, l'unità di tutte le forze politiche, pur nell'asprezza del confronto e della dialettica, e questa è condizione essenziale per vincere, per costruire, per cambiare.

Il Gruppo dei Popolari condivide pienamente questo documento di programmazione per la chiarezza degli obiettivi proposti, per lo sforzo di costruire, per l'attenzione riposta al problema dell'occupazione, ma anche per la capacità di aver saputo dare al mondo esterno un segno dell'attenzione che la Regione ha verso i problemi, la cui soluzione sempre più viene avvertita come determinante per superare la contingenza drammatica in cui ci troviamo.

Noi Popolari siamo dunque favorevoli a questo documento perché segna l'avvio di una nuova fase di sviluppo, attraverso una politica veramente nuova che tende a portare finalmente ad una Sardegna nuova e diversa.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, c'è sempre una prima volta, e questa è la prima volta del DPEF. Francamente mi sembra che il piede di partenza, al di là dei lodevoli sforzi fatti dall'Assessore, probabilmente non risponde alle grandi ambizioni che ci si proponeva introducendo questo strumento di programmazione nel sistema della contabilità regionale. Questo documento mi sembra ancora che risenta troppo, forse le mani non sono cambiate completamente o forse per niente, dei vecchi programmi pluriennali.

Infatti la descrizione delle situazioni settoriali occupa gran parte del documento - che credo sotto questo profilo sia decisamente prolisso - con un'analiticità, ma soprattutto, credo, con una acriticità (?) veramente tremenda, perché ci ritroviamo in questo documento cose già lette, cose che si ricopiano, cose che si aggiornano maldestramente e si cerca di fare una somma complessiva di tutto quella che è l'azione amministrativa e legislativa.

Per cui quello che viene a essere trascurato in gran parte sono i riflessi finanziari proprio di questa attività, perché chiaramente il documento di programmazione economica e finanziaria deve partire dalle premesse che sono, sì, istituzionali, legislative, amministrative, di decisioni di natura politica, ma poi dovrebbe essere centrato soprattutto sulle conseguenze finanziarie. Invece qua ci sono, se leggiamo i singoli programmi di settore, probabilmente programmi che richiederebbero non i 10.000 miliardi annui di cui la Regione dispone, almeno teoricamente, ma probabilmente credo che occorrerebbe un bilancio come quello dei Stati Uniti per poter realizzare tutto quello che c'è nei programmi di settore, non il bilancio della Regione sarda.

Anche le premesse politiche molto spesso in questi programmi di settore sono veramente poco coerenti con quello che avviene. Dirò di tre punti: si indica l'assoluta priorità della riforma della legge 1. La riforma della legge 1, dopo che la Commissione aveva approvato la maggior parte degli articoli, è stata bloccata per pressioni della Giunta regionale. Quindi mi sembra che la Giunta regionale tutt'altro abbia fatto che dare priorità a questo argomento. Si indica la necessità del riordino fondiario: anche qua abbiamo visto che la Giunta è arrivata a una proposta in Aula, anzichè presentare emendamenti, se non condivideva quella proposta, è andata per la bocciatura della proposta.

Si parla dell'opportunità dello sviluppo del settore ittico con la pesca, incrementando la flotta peschereccia: qua la maggioranza ha respinto, anzi, ha colto un emendamento che riduceva il finanziamento. Qua non faccio colpa certamente alla Giunta perché l'assessore Scano in quell'occasione fu coerente certamente con le cose che vengono scritte in questo documento di programmazione economica e finanziaria, ma la maggioranza non fu coerente con questi presupposti. E così via, si potrebbe continuare a enumerare, cioè tutte le premesse, tutti i programmi di settore e tutte le enunciazioni che vengono fatte qua poi nell'attività della Giunta della maggioranza non trovano pieno riscontro, anzi, in questa occasione abbiamo visto che c'è stata una posizione completamente opposta.

Però, tutto sommato, credo che il documento di programmazione economica e finanziaria sia comunque un lodevole tentativo, con questi limiti e incongruenze che dicevo, perché cerca di fare il punto complessivo delle risorse finanziarie regionali, anche perché la legge dice che dovrebbe contenere i programmi pluriennali, assessoriali e interassessoriali. In realtà questi programmi pluriennali scadenzati e con le necessità finanziarie, come dicevo, non è che si vedano molto in questo Dpef. Però credo che vi sia un discorso fondamentale che il documento di programmazione economica e finanziaria affronta con molta sincerità e coerenza: il problema delle risorse complessive della Regione, in relazione ad una politica di spesa che spende più di quanto la Regione incassa, una politica di bilancio che strutturalmente è deficitaria, credo che a quest'anno siamo a 900 miliardi di passivo, nonostante che abbiamo praticamente sterilizzato 1.910 miliardi di passivi delle gestioni precedenti.

Chiaramente quindi siamo su livelli di indebitamento che come dimostra il documento di programmazione economica e finanziaria, senza radicali mutamenti porterà, nel giro di qualche anno, a creare una Regione ingovernabile, perché continuando il trend di spesa, il trend di entrata e la necessità di pagare i costi dei mutui, chiaramente vi è un'assoluta mancanza di risorse e quindi uno sfondamento anche dei limiti già alti dell'indebitamento annuale, quindi il pericolo, credo che ci siamo già molto vicini, di sfondare il tetto dell'indebitamento regionale.

Credo che il documento di programmazione economica e finanziaria in questo sia estremamente chiaro, probabilmente si è andati avanti per decine e decine di pagine e di discorsi fumosi, di idee encomiabili talvolta, ma chiaramente slegate dalle possibilità operative della Regione, però si arriva al dunque che effettivamente la Regione sta andando di fronte ad una crisi finanziaria, anche se fosse possibile l'indebitamento, ricordo che l'indebitamento è il più grande pericolo per la produttività di un sistema e per l'occupazione.

Abbiamo visto quello che è costato l'indebitamento del bilancio statale, con una stasi economica, con un crollo dei livelli occupativi che negli ultimi anni è stato pagato dai lavoratori, certamente non viene pagato dalla grande industria che riesce comunque, anche nelle situazioni più difficili, a farsi aiutare dallo Stato con mezzi leciti, semileciti, come per esempio la rottamazione delle auto, generoso regalo fatto dal Governo dell'Ulivo al senatore Agnelli, comunque la grande industria ha anche la possibilità di andarsene all'estero, lo sta facendo sempre più riducendo l'occupazione in Italia e aumentando il sistema italiano all'estero, che chiaramente significa potenza economica ma significa sicuramente meno occupazione in Italia.

Queste manovre di potenziamento economico, installando capacità produttive nei Paesi dove i costi sono minori, rafforzano i ricchi e indeboliscono i poveri. Credo che quindi gli errori di una politica di indebitamento di bilancio li abbiamo sperimentati amaramente a livello statale, e credo che ci stiamo precipitando a livello regionale, perché chiaramente ormai siamo nei limiti che la Regione non può fare un'attività di programmazione a favore della produzione e dell'occupazione.

Quindi questo vincolerà il bilancio per decenni, perché si tratta di mutui che hanno tempi di ammortamento lunghissimi, incidono pesantemente sulla struttura di bilancio, né la Regione può pensare ad un aumento della pressione fiscale perché ciò porrebbe la Sardegna fuori dalle capacità competitive in un mercato in cui abbiamo già altri disfavori come i maggiori costi dell'energia, dei trasporti, abbiamo delle diseconomie strutturali quindi aggiungiamo la pressione fiscale fiscale; anzi, mi sembra che il documento di programmazione economica e finanziaria vada nella direzione giusta, auspicando invece un sistema fiscale in Sardegna che chiaramente renda le produzioni sarde competitive, il regime cosiddetto di zona franca, vedo che nel documento di programmazione economica e finanziaria pone questo problema come un problema basilare del rapporto col Governo e dell'intesa istituzionale.

Credo che in questo noi Sardisti non possiamo che concordare e crediamo che sia un elemento basilare per lo sviluppo dell'economia. Però il problema anche degli interventi immediati per l'occupazione e lo sviluppo è che questi interventi hanno una validità in quanto producono per la Regione nuove entrate, se io aumento i centomila lavoratori, gli occupati in Sardegna, la Regione incasserà i decimi che gli spettano dell'IRPEF sugli stipendi di questi lavoratori. Se noi facciamo un investimento che porti quindi all'incremento del gettito tributario, stiamo facendo un investimento redditizio.

Se facciamo assistenzialismo, e quindi l'aumento del reddito è puramente fittizio e transitorio e deriva solo dalle finanze regionali, chiaramente non creiamo a quell'incremento di entrata della Regione che può finanziare l'investimento.

La differenza fra gli interventi che creano effettiva occupazione e gli interventi assistenziali, sta in questo, che gli interventi che creano effettiva occupazione alla fine fanno arrivare denari nelle casse della regione, gli interventi di fittizia occupazione non ne fanno arrivare, sono operazioni puramente in perdita.

E` chiaro che questo discorso va fatto anche in relazione ai mutui, perché io dico che può avere un senso stipulare i mutui se paghiamo gli interessi o qualcosa che poi riguadagniamo col fatto che stiamo anticipando l'investimento, fare il mutuo è anticipare oggi la spendita di risorse che avremo effettivamente fra un certo periodo; se contraggo il mutuo, posso fare oggi l'investimento che altrimenti potrei fare fra dieci anni.

E` chiaro che il mutuo ha una validità se questo investimento nei dieci anni mi rende. Teniamo conto che il discorso spesso è sfuggito perché gli interessi che si pagavano sui mutui, in tempi di inflazione galoppante, erano interessi fittizi, nominali, io potevo pagare benissimo il 18 per cento di interesse quando l'inflazione era al 25 per cento e ci avevo guadagnato il 7 per cento, oggi che abbiamo l'inflazione all'1,8, se pago il 5 per cento ci sto rimettendo in denari veri del 3,2 per cento annuo, il che in dieci anni porta al 32 per cento.

Ora o questo mutuo mi crea un plusvalore di almeno il 32 per cento, oppure l'operazione dal punto di vista finanziario è completamente fallimentare. Confido che l'Assessore, di cui conosciamo la coerenza, voglia affrontare un problema che è stato affrontato ma chiaramente non risolto, perché non poteva essere risolto in questa sede, l'Assessore teme, giustamente, che il documento di programmazione economica e finanziaria abbia il valore che hanno le mozioni approvate in quest'Aula, cioè che la Giunta se ne infischi come si infischia delle mozioni, che sia un documento di buone propositi ma non un documento vincolante.

E ha ragione formalmente, perché chiaramente non avendo il sistema legislativo regionale delle norme sovraordinate e sottoordinate, anche implicitamente qualunque norma di legge può andare contro a quanto scritto nel documento di programmazione economica - finanziaria.

Però, questo è valido anche per il documento di programmazione economica e finanziaria a livello governativo, a livello centrale; anche là il documento di programmazione economica e finanziaria non è sovrordinato agli altri provvedimenti. Quello che lo sovraordina è una volontà politica che c'è a Roma, almeno negli ultimi anni; magari sotto certi profili staranno facendo una politica sbagliata, mettendo l'accento sulla moneta e non sullo sviluppo e l'occupazione; però c'è una coerenza quando vanno in divergenza al documento di programmazione economica e finanziaria; vanno a dire quanto meno che stanno modificando il documento di programmazione economica e finanziaria, e che quindi la legge finanziaria (che è in genere lo strumento di cui si avvalgono) è effettivamente diversa e sta impostando delle variazioni sulla politica governativa che comunque viene perseguita.

Credo forse che anche il Dpef regionale non sia intangibile, ma non può essere neppure considerato carta straccia. La Giunta non può, mentre chiede al Consiglio il voto sul documento di programmazione economica e finanziaria, presentare disegni di legge che vanno completamente in disaccordo con il documento di programmazione economica e finanziaria.

Ciò è quello che sta avvenendo e che discuteremo a suo tempo; per il momento però devo rilevare la coerenza del documento di programmazione economica e finanziaria sotto questo profilo, per cui, riservata ogni decisione (che non può non essere negativa se si cambia politica finanziaria ogni settimana), il Gruppo sardista si riserva di esprimere un voto sul documento di programmazione economica e finanziaria successivamente alla replica della Giunta, perché vuol vedere come la Giunta intenda conciliare documenti rigorosi e seri con sparate demagogiche, semplicemente per accontentare qualche partito della maggioranza.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, colleghe e onorevoli colleghi, l'avvio di un nuovo strumento quale quello rappresentato dal documento di programmazione economica e finanziaria è sicuramente meritevole, sia perché è il primo ad essere redatto dopo l'istituzione avvenuta con la legge regionale 15 aprile 1998, numero 11, sia perché il Dpef cerca di tracciare linee guida per orientare lo sviluppo economico e, più segnatamente, la manovra finanziaria e di bilancio delineandone gli obiettivi e gli interventi con il coordinamento dei flussi finanziari pubblici e la determinazione delle risorse disponibile e delle entrate proprie.

Tuttavia questo documento (occorre rimarcarlo con estrema franchezza) ci viene presentato in tutta la sua intrinseca debolezza (alcuni cenni sono stati fatti dai relatori che mi hanno preceduto); persino la relazione di maggioranza (era implicito) ha espresso qualche riserva sui contenuti del documento. Infatti esso tratta elencando una serie di spese in modo astratto, non uscendo dalla sua perniciosa genericità per tracciare un programma di lavoro che investirà i prossimi tre anni, rendendosi incapace così di affrontare i veri problemi dell'isola che ne impediscono la crescita e lo sviluppo.

Tutto questo, cari colleghi, è stato posto in evidenza nel corso del dibattito e dell'esame in Commissione del documento evidenziando, tra l'altro, l'opportunità da parte della Regione di avere una più impregnante caratteristica di presenza ordinata e qualificata sulla programmazione, attraverso l'indicazione chiara delle linee fondamentali per orientare lo sviluppo economico della nostra isola.

Orbene, credo basteranno pochi minuti per inquadrare, con l'immediatezza e la chiarezza dei dati, il comportamento e il posizionamento richiesto alla Regione in ordine al Dpef. Soltanto dati oggettivi, dunque, trasparenti e senza suggestioni (il collega Bonesu l'ha fatto molto meglio di me e più puntualmente, facendo un esempio preciso: quello del ritorno dell'investimento, io sarò più generico, più generale) che siano in grado di portare un reale contributo, seppure modesto, al conseguimento degli obiettivi di sviluppo sinergico nei rapporti fra nuova programmazione e sviluppo dell'isola.

E` quello che ci si aspetta da un documento così importante e significativo! Questo perché, in definitiva, ciò significherebbe migliore sviluppo economico e sociale, che è quello che ci auguriamo tutti sinceramente. Me lo auguro sinceramente come politico regionale, come sardo e soprattutto come cittadino.

Nel quadro di una considerazione generale, va detto che occorre riconoscere al documento in esame, puntualmente presentato dall'Assessore della programmazione, onorevole Scano, la positività della relazione e una certa equidistanza, conseguenza certamente della cruda analisi che essa contiene (si veda, ad esempio, il riferimento all'occupazione, insieme agli altri dati che sono citati nel documento stesso).

Pur tuttavia, si rilevano una serie di carenze ed alcuni significativi passaggi accompagnati da una non adeguata analisi ed approfondimento sul come fare. Cioè, la diagnosi è molto precisa, molto equidistante, ma sulla terapia abbiamo molte perplessità.

E` pur vero, onorevoli colleghi, che sarebbe indispensabile per la Sardegna, per la nostra Regione, una nuova strategia di posizionamento fondata sul consolidamento di una specifica identità, sia sul piano economico, sia su quello culturale e sociale. Questo non si avverte nel documento!

Una migliore promozione delle risorse locali, umane e materiali, unite alla creazione di nuovi sistemi ambientali, finanziari ed amministrativi, capaci di attirare soggetti, capitali e progetti di investimento esterni. Qui, invece, si parla sempre delle solite cose; si parla e si conciona della solita "minestra": piani integrati d'area, patti d'area e via dicendo.

Promuoviamo, promuoveremo, in contrasto con questo documento, probabilmente i comuni imprenditori; se non bastano le esperienze già fatte, continueremo a promuovere il pubblico a fare l'imprenditore, ma non si sa con quale risultato.

Non è però fattibile percorrere una strada di questo genere, prescindendo dalle lacunosità, dalle litigiosità e dai crescenti dissapori che continuano a svilupparsi intorno alle diverse coalizioni politiche, particolarmente a questa maggioranza.

E` questa debolezza che inficia (e molto probabilmente inficierà) il documento, o meglio, qualsiasi tipo di documento programmatorio; più che il documento, questa condizione renderà deficitaria la possibilità di realizzare seri programmi di sviluppo, perchè si vuole sviluppare tutto! Si insiste ancora con la ricerca; non mi stancherò mai di dire che noi non siamo una regione che può permettersi di ricercare alcunchè; noi versiamo miliardi per l'acquisto di attrezzature, per pagare ricche parcelle e stipendi; la ricerca è distribuita per provincie! Mi dovete spiegare che significato ha e quali sono i risultati acquisiti per la nostra economia e per i nostri lavoratori.

Si abbia il coraggio di tagliare almeno un settore! Non si ha il coraggio di tagliare niente! Si era detto che non si sarebbe più fatto il fermo pesca, invece poi si è rifatto; non si capisce più dove si voglia arrivare. Si deve o non si deve fare? E` necessario, oppure non è necessario? Questo è fare economia, questo è gestire un'azienda come la Regione Sardegna! Non si hanno mai risposte, solo parchi e consigli di amministrazione!

In una situazione come questa, in cui il divario tra il centro nord e la Sardegna cresce, dove la disoccupazione aumenta e dove la povertà colpisce nuovi strati della popolazione, è pur vero che il Dpef affronta le tematiche, ma elenca gli interventi e le spese in modo molto generale e colpevolmente generico; questo è riscontrabile anche e soprattutto sotto l'aspetto strettamente finanziario da cui, tuttavia, si evince chiaro un dato: la scarsezza, la sempre minore disponibilità di risorse rispetto ai bisogni, per una seria riconversione e per un serio rilancio di questa nostra regione.

Signor Presidente, signori della Giunta, la realizzazione degli obiettivi del Dpef deve fare i conti con il progressivo ed inesorabile affievolimento delle entrate; ed è proprio per questo che il documento avrebbe dovuto, non in senso generico, anche se puntuale, ma in maniera più approfondita ricercare priorità, indirizzando risorse al servizio di una vera rinascita economica e sociale dell'isola.

Non ci sono segni di questo! Certo si comprende come non si voglia e non si possa scontentare nessuno, ma tutti abbiamo potuto rilevare come la distribuzione a pioggia del denaro non abbia assolutamente giovato nel tempo all'economia della nostra regione.

Ancora andiamo ipotizzando nuovi enti, nuovi osservatori, nuovi gruppi, nuovi dirigenti, nuovi comitati per osservare il nostro disastro economico. Signori, chiudiamone alcuni e poi apriamone altri.

Solo intervenendo in modo inequivocabile sulle infrastrutture, su seri progetti per il lavoro e sui molti sprechi che ancora si perpetuano avremo reso alla Sardegna tutto quel servizio che un grande e sintetico documento di programmazione, così integrato, può offrire al cittadino sardo e alla sua regione.

In un momento di così grave crisi e povertà, oggi non è possibile, con le risorse poste a disposizione, intervenire in tutti i campi; al riguardo, non posso non soffermarmi sulla facilità con cui questo gruppo dirigente e alcune categorie continuano a voler tranquillamente considerare senza nessuna importanza l'indebitamento della nostra regione.

Allora, il senso di responsabilità deve organicamente prevedere delle scelte, delle massime priorità, senza alcun infingimento. Credere nello sviluppo, onorevoli colleghi e colleghe, in una parola vuol dire operare delle scelte, indicare strumenti, assumere responsabilità e non, così come si sta facendo, sprecando delle risorse in nome e in cambio di nuove alleanze che, in questa legislatura, hanno solo determinato molti nuovi consigli di amministrazione e dato investitura a nuovi grandi manager, non di Stato - come si usa dire - ma di Regione.

PRESIDENTE. I lavori sono aggiornati a domani, alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 19 e 50.



Allegati seduta

Risposta scritta ad interrogazioni
































Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA BIANCAREDDU - PITTALIS - FLORIS - MILIA - OPPIA - GIORDO - FEDERICI sulla sospensione "temporanea" dei vincoli previsti nell'allegato "A" del D.P.R. 17 maggio 1996 e della mancata rimozione prevista dall'articolo 3 della Legge n. 10 del 1994 istitutiva del Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena, del decreto del Ministro della marina mercantile 29 luglio 1992 (G.U. 181 del 3 agosto 1992), più noto come "Decreto Budelli", e di quello del Ministro dell'agricoltura e foreste 8 agosto 1990 (G.U. 232 del 25 agosto 1990), istitutivo della "Riserva naturale orientata di Caprera".

I sottoscritti,

premesso che con la Legge n. 10 del 1994 veniva istituito il Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena e che con successivo D.P.R. 17 maggio 1996 venivano previsti alcuni vincoli di salvaguardia per le zone a mare classificate come Ma (a protezione integrale) nelle quali sono comprese le isole del territorio comunale di La Maddalena, Mortorio, Soffi, Camere, Bisce e Li Nibani poste nelle vicinanze della località turistica di Porto Cervo ricadente nel territorio del Comune di Arzachena;

considerato che il giorno 27 giugno si è insediato il Comitato di gestione provvisoria e che, prima della riunione stessa, da parte dei Consiglieri regionali Cugini e Usai Pietro sono state avanzate precise richieste di "sospensione" dei vincoli sulle isole su menzionate mediante la non applicazione delle sanzioni previste dalle Leggi n. 394 del 1991, Legge quadro sulle aree protette n. 10 del 1994 e D.P.R 17 maggio 1996;

accertato che in data 7 luglio u.s. il Prof. Camarda, Presidente del Parco, convocava le Forze dell'ordine locali (C.C., P.S., VVUU, Forestale dello Stato, G.d.F. e Guardia Costiera) ed alla presenza del Prefetto di Sassari, Dott. Narduzzi, e del Sindaco di La Maddalena, Birardi, "invitava" le stesse a non applicare le sanzioni previste dalle leggi nazionali per i trasgressori, in quanto con propria deliberazione (n. l/98) il Comitato di gestione aveva "sospeso" i vincoli sulle isole di cui sopra;

accertato altresì che il Comitato non ha ottemperato a quanto previsto dall'articolo 3 della Legge n. 10 del 1994;

rilevato che quanto sopra descritto, di fatto, istiga residenti, turisti e Forze dell'ordine a non rispettare e non far rispettare le leggi dello Stato esponendo i cittadini a rischi di natura anche penale poiché le decisioni del Comitato di gestione non hanno alcun valore istituzionale;

valutato che l'unico modo per "non affossare l'economia della zona", come più volte affermato dal Presidente del Parco come giustificazione di certe cervellotiche ed elettoralistiche decisioni, sarebbero le dimissioni del Comitato di gestione provvisorio e del Presidente del Parco poiché, in tal caso, si potrebbe applicare il comma 6 dell'articolo 1 del D.P.R. 17 maggio 1996 che statuisce che i vincoli e le norme di salvaguardia si applicano dalla data di costituzione dell'organismo di gestione, senza peraltro specificare se quello provvisorio o definitivo;

considerato altresì che appare evidente l'asservimento del Comitato di gestione alla volontà e ai comodi di un partito politico,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere:

I. quali iniziative intendano intraprendere per tutelare gli interessi della comunità di La Maddalena e dell'economia dell'intera Gallura;

se non ritengano di dovere intervenire sul Presidente del Parco, Prof. Ignazio Camarda e sui componenti il Comitato di gestione per invitarli a dimettersi per far sì che, con tale gesto, dimostrino di avere veramente a cuore gli interessi economici della Gallura e non solo quelli elettorali dei Democratici di sinistra;

II. se sul piano politico non ritengano di chiedere al Ministro dell'ambiente l'immediata sospensione del decreto n. DEC/SNC/3546 del 17 marzo 1998 di nomina del Comitato di gestione provvisorio del Parco dell'Arcipelago di La Maddalena sempre allo scopo dell'applicazione del comma 6 dell'articolo 1 del D.P.R. 17 maggio 1996. (478)

INTERPELLANZA MONTIS sull'uso dei fondi regionali destinati ai circoli degli emigrati sardi in Svizzera.

Il sottoscritto,

appresa, da un periodico isolano, la notizia che per iniziativa di alcuni dirigenti sardi emigrati in Svizzera è sorto un non meglio precisato "partito degli emigrati" proclamatosi estraneo ai vecchi partiti, sottintendendo che la formazione politica in itinere sarebbe espressione di nuovi movimenti sorti recentemente nell'Isola, il cui nucleo istitutivo dell'iniziativa farebbe capo alla federazione dei circoli sardi;

considerato che questo "nuovo partito" è probabilmente frutto di un riciclaggio di vecchi soggetti politici già presenti nell'emigrazione sarda in quella nazione e che nulla si ha da eccepire al libero dispiegarsi dell'esercizio democratico anche nella formazione di nuovi partiti, se non si creassero sospetti più che legittimi che sedi e strutture varie finanziate dalla Regione per la nobile finalità di unire i sardi "in terra straniera", verrebbero invece utilizzati a fini politici di parte;

rilevato che:

- dei circa trentamila emigrati ancora presenti in Svizzera per ragioni di lavoro gli aderenti a questi circoli si sono ridotti oramai a poche centinaia;

- non risulta alcuna conoscenza specifica dell'uso dei fondi erogati a favore di queste strutture,

chiede di interpellare l'Assessore regionale del lavoro:

I. per conoscere quanti circoli di emigrati sardi siano ancora attivi nella vicina Svizzera, quante risorse finanziarie annualmente vengono erogate dalla Regione per il mantenimento degli stessi circoli nonché per la Consulta regionale dell'emigrazione e per il fondo sociale;

II. per sapere se non ritenga urgente effettuare un'indagine conoscitiva sulla quantità delle risorse e sul loro uso, in particolare se questo rientri nello spirito delle leggi regionali a suo tempo adottate;

III. per chiedere che, qualora venga appurato che anziché concorrere a mantenere vivo il legame degli emigrati con la propria terra, tali risorse vengono utilizzate a fini politici di parte e nella fattispecie per costruire un nuovo partito, svolgere propaganda di proselitismo e anche di eventuale finanziamento della campagna elettorale regionale ormai imminente, siano sospesi con provvedimento immediato tutti i finanziamenti previsti per l'anno in corso. (479)

INTERPELLANZA BONESU - SECCI - MANCHINU - DETTORI Bruno - SANNA Giacomo - SERRENTI - LORENZONI sulle manovre in atto per impadronirsi del servizio di distribuzione del metano in Sardegna.

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori degli enti locali e della programmazione sui seguenti fatti.

Con comunicato stampa, prot. 818/98 del 22 luglio 1998, la Regione Emilia Romagna ha annunciato la stipula di un protocollo fra la CISPEL dell'Emilia Romagna e la Itainvest S.p.A. per promuovere investimenti, sviluppo imprenditoriale od occupazione nell'area del mezzogiorno.

In particolare il protocollo "prevede di individuare, nell'ambito dei servizi di pubblico interesse, i settori in cui realizzare sinergie per attivare rapporti di cooperazione diretta tra aziende pubbliche dell'Emilia Romagna e le aree più deboli del Paese e promuovere al sud la costituzione di società a partecipazione mista per investimenti e gestione di servizi pubblici in ambito locale".

Anche prima del formale accordo, precisa il comunicato, erano già avviate iniziative con tale joint venture.

Fra queste iniziative viene citata dal comunicato la "realizzazione di reti di distribuzione del gas metano e la gestione delle stesse per circa trent'anni nella regione Sardegna, condotte in collaborazione con i consorzi di cooperative C.C.C. di Bologna e Cooncop di Forlì".

Poiché non risulta che la Regione ed i comuni sardi abbiano affidato alla CISPEL Emilia Romagna e alla Itainvest la costruzione e la gestione, in concorso con le cooperative romagnole della Lega, le reti di distribuzione del metano e tanto meno la gestione per trent'anni delle stesse, si chiede in quali sedi siano state prese tali decisioni.

A meno che, poiché gli amministratori della CISPEL Emilia Romagna, della Itainvest S.p.A., del C.C.C. di Bologna e del Cooncop di Forlì fanno tutti capo ad uno stesso partito politico, le decisioni siano state prese in qualche sede di quel partito.

Si chiede se gli interpellati non ritengano di dover respingere questa iniziativa colonialistica, che sottrarrebbe ai sardi capitali ed occupazione, con iniziative concrete, quali ad esempio l'impegno della SFIRS, in collaborazione con gli enti locali e l'imprenditoria sarda, per creare società miste per la realizzazione e la gestione delle reti di distribuzione del metano.

Ciò ovviamente ove il Governo, dopo tante promesse, dia ai sardi il metano, mettendoli, almeno sotto questo aspetto alla pari con gli italiani e gli europei. (480)

INTERPELLANZA TUNIS Marco Fabrizio sulla gravissima situazione in cui versa il CRAS (Centro Regionale Agrario Sperimentale), ente strumentale della Regione.

Il sottoscritto,

premesso che il CRAS (Centro Regionale Agrario Sperimentale) versa attualmente in gravissima crisi amministrativa dirigenziale che non gli consente di svolgere, se non in minima parte, le attività di sperimentazione e ricerca in agricoltura, compiti che gli competono per l'esistenza dell'ente stesso;

ritenuto che la paralisi è iniziata due anni addietro con la nomina del nuovo C.d.A. (prima c'era il Commissario) e che ora ha raggiunto limiti incredibili tanto da porre in dubbio la sopravvivenza dell'ente regionale;

rilevato che la situazione creatasi nel CRAS, oltre ad essere presumibilmente e totalmente illegittima (poiché il Presidente riveste anche l'incarico di Coordinatore Generale e Coordinatore del Servizio Amministrativo, divenendo quindi controllore di sé stesso), ha determinato la semi paralisi dell'attività del Centro,

chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore competente per conoscere per quale motivo non siano ancora intervenuti, lasciando un ente che spende 14 miliardi l'anno di denaro pubblico in un situazione di totale sfascio e abbandono, e se non ritengano sia finalmente indispensabile intervenire in modo decisivo affinché venga ristabilita la legalità e la corretta gestione tecnico amministrativa dell'ente, consentendo allo stesso di riprendere l'originaria funzionalità. (481)

INTERPELLANZA SCHIRRU - SANNA Salvatore - BUSONERA - GHIRRA - FALCONI sul centro agro - alimentare di Sestu.

I sottoscritti,

considerata l'indilazionabile necessità di un centro agro - alimentare razionale e moderno che non si limiti a sostituire l'attuale fatiscente struttura del mercato ortofrutticolo all'ingrosso;

rilevato che:

- esiste già un progetto di centro agro - alimentare, ideato e progettato dal XXIV Comprensorio di Cagliari, con localizzazione a Sestu della suddetta struttura;

- la Provincia di Cagliari, da parte sua, ha approvato un progetto di centro agro - alimentare inserito in un piano integrato d'area, sempre con localizzazione a Sestu, presentandolo successivamente alla Regione che lo ha, a sua volta, approvato e finanziato;

- il centro previsto rappresenterà, per dimensioni, strutture e servizi, un valido sostegno a commercianti e agricoltori per collocare sui mercati nazionali ed europei i più qualificati prodotti della nostra agricoltura;

considerato quindi che tale progetto di centro agro - alimentare, per le considerazioni suesposte discende, senza alcun dubbio, da una chiara, trasparente e istituzionalmente corretta programmazione di un intervento di interesse regionale;

appreso dalla stampa locale il proposito del CASIC di mettere a disposizione un'area della zona industriale, già infrastrutturata con fondi pubblici, per la realizzazione di un mercato all'ingrosso di prodotti ortofrutticoli;

rilevato che tale iniziativa si contrappone senza alcun dubbio alla iniziativa del centro agro - alimentare di Sestu;

sottolineato che il comportamento del CASIC, in quanto consorzio dei comuni per lo sviluppo dell'area industriale, appare poco trasparente e poco rispettoso delle esigenze, delle aspettative e della volontà politica dei comuni dell'hinterland cagliaritano e soprattutto al di fuori da qualsiasi atto di programmazione comunale, provinciale e regionale,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio e l'Assessore del turismo, artigianato e commercio per sapere quali atti intendano compiere per:

I. ribadire, attraverso un pronunciamento chiaro e deciso, la validità e l'importanza regionale del progetto di centro agro - alimentare di Sestu;

II. vigilare e intervenire affinché iniziative sostanzialmente "private" e estemporanee, come quella del CASIC, non collidano con la programmazione istituzionale comunale, provinciale e regionale. (482)

INTERPELLANZA MANUNZA - AMADU - MARRACINI - BONESU - CARLONI - PITTALIS sul decreto istitutivo dell'area naturale marina protetta denominata "Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre".

I sottoscritti, premesso che:

- il Ministro dell'ambiente, con decreto 12 dicembre 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 1998, ha istituito, ai sensi della Legge n. 979 del 1982, come modificata dalla Legge n. 394 del 1991, l'area naturale protetta denominata "Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre";

- il provvedimento aveva origine dalla proposta della Consulta per la difesa del mare dagli inquinamenti manifestata nel lontano 10 maggio 1989, sulla base di una verifica dello stato dei luoghi e della situazione socio - economica del compendio e del territorio interessato, certamente non rispondente alla realtà attuale, assolutamente non rivisitata;

atteso che:

- detta proposta era stata supportata dal parere dell'Istituto centrale per la ricerca applicata al mare (nota n. 142611 del 5 giugno 1989) con la quale, tra l'altro, venivano individuati negli enti locali interessati i soggetti cui affidare la gestione dell'istituzione;

- la stessa è stata parzialmente disattesa e ha mortificato le funzioni demandate dalla legge alla Provincia di Oristano e agli altri Comuni interessati poiché, sin dalla prima fase dell'avvio del procedimento, il Comune di Cabras è stato considerato come l'unico ente interlocutore e del Ministero e della Regione Sardegna;

rilevato che lo stesso decreto trova ulteriore motivazione:

- nel "parere" espresso dal Comune di Cabras con nota n. 312 del 14 gennaio 1991, parere di fatto derivato da una risoluzione del Consiglio comunale (che però, sin da allora, condizionava il tutto alla rivisitazione di alcuni punti dell'accordo e della stessa proposta di "zonizzazione") contrassegnata con il n. 194 del 1° dicembre 1990, da considerarsi di nessuna efficacia giuridica, poiché decaduta "ope legis", non essendo stata posta in essere la procedura del controllo preventivo di legittimità del provvedimento previsto dall'articolo 45 della Legge n. 142 del 1990;

- nell'intesa, infine, tra Ministero e Regione Sardegna sottoscritta in data 22 aprile 1997;

premesso, altresì, che:

- il decreto ministeriale, per la parte riduttivamente incidente sulla sfera giuridica dell'utenza interessata, ha trovato applicazione, pur in totale assenza degli ulteriori atti e comportamenti amministrativi che l'ente gestore doveva porre in essere in forza della convenzione stipulata con il Ministero e la Regione Autonoma della Sardegna, attraverso l'ordinanza n. 99/98 della Capitaneria di Porto di Cagliari, datata 1° luglio 1998;

- di fatto, l'utenza medesima (tra la quale è certo da ricomprendere quel rilevante segmento costituito dai diportisti nautici che raggiungono il porticciolo di Torregrande, costituente l'unico approdo nella zona di mare tra Alghero e Calasetta), non è stata posta nelle condizioni di avere certezze giuridiche e comportamentali;

rilevato, inoltre, che (per ripetere le espressioni già usate in altra circostanza dal Presidente del Consiglio regionale) "le politiche di salvaguardia e tutela dell'ambiente, essenziali e irrinunciabili in ogni strategia di sviluppo, devono fondarsi, prima di tutto, sul rispetto delle persone e delle loro espressioni democratiche e autonomistiche", devono rispettare il ruolo degli enti locali interessati e, in ogni caso, vanno calate nelle realtà di riferimento dopo attento esame delle singole situazioni socio - economiche e dopo studio degli effetti di ritorno;

evidenziato che né il Ministro, né l'Assessore della difesa dell'ambiente, in palese contrasto con le norme "di accesso dei cittadini al procedimento", hanno preso nella giusta e doverosa considerazione né la nota di doglianza (nota allegata (·) che gli scriventi condividono in toto chiedendo, per l'effetto, che la stessa venga considerata parte integrante di questa interpellanza) opportunamente inviata da una plurisegmentata utenza dell'area protetta, rappresentativa di molteplici e convergenti interessi, appositamente costituitasi in un "Comitato per la riserva marina Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre" (del quale fanno parte le Confederazioni sindacali CGIL, CISL, UIL; l'Adiconsum - Associazioni Consumatori, Confesercenti, Confartigianato e CNA; il Consorzio turistico Tharros; le associazioni diportisti e sportive Adina di Cabras, Ippocampo di Arborea, Yotcht Club Torregrande di Oristano, Circolo Nautico di Oristano, Comitato provinciale oristanese difesa pesca sportiva; le Marine Oristanesi S.r.l., società per la gestione del porto turistico di Oristano, i cui soci di maggioranza sono il Comune di Oristano e la SFIRS;

preso atto che neppure il ricorso avverso il provvedimento ministeriale, inoltrato nanti il TAR della Sardegna da alcuni soggetti facenti parte del Comitato spontaneo, nel quale vengono evidenziate alcune palesi illegittimità del decreto (allegato b) (·), è stato preso nella giusta considerazione almeno per quanto attiene alla opportunità di intervenire a sanare, con un'azione correttiva concordata (lo diciamo ancora parafrasando le parole del Presidente del Consiglio pronunciate nei confronti della stessa autorità amministrativa) "comportamenti improntati all'arroganza, non orientati al dialogo, attraverso il quale, invece, ben si sarebbero potuti evidenziare (convincendo le popolazioni interessate) i vantaggi del provvedimento, convenientemente equilibrandoli con i vincoli che potevano essere gradualmente imposti;

considerato, infine, che l'Assessore della difesa dell'ambiente non ha neppure tenuto conto di quanto deliberato dall'Amministrazione provinciale in data 23 marzo 1998 (per meglio comprendere quanto deciso da quell'organo viene allegata copia della resocontazione stenotipica in simultanea) (·) del quale, forse, lo stesso Assessore non è venuto ufficialmente a conoscenza, ma di cui, certo, conosce i contenuti posto che egli è esimio rappresentante,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore della difesa dell'ambiente e l'Assessore del turismo, informazione, spettacolo e sport per suggerire una concordata azione politico - amministrativa che coinvolga, se del caso, il Consiglio regionale, mirata ad ottenere:

I. una revisione del citato decreto del Ministero dell'ambiente del 12 dicembre 1997, nella direzione indicata dai soggetti firmatari della nota (citata nelle premesse), previo coinvolgimento di tutti gli enti locali interessati, dello stesso Comitato spontaneo (il Comune di Cabras non può essere considerato il solo depositario e rappresentante degli interessi di un così vasto bacino d'utenza), con particolare riferimento all'amministrazione del comune capoluogo e della provincia di Oristano, la quale, in forza della norma prevista dall'articolo 14 della Legge n. 142 del 1990, non può, in alcun modo ed a pena di illegittimità dell'atto, essere esclusa dall'azione amministrativa in argomento;

II. la provvisoria revoca (in prima fase e in attesa della auspicata riformulazione del provvedimento), da parte del Ministero della marina mercantile dell'ordinanza della Capitaneria di Porto di Cagliari n. 99/98 del 1° luglio 1998 o, in subordine, una esecuzione del provvedimento, da parte degli organi deputati alla vigilanza, che tenga conto della totale assenza di riferimenti certi per l'utenza (almeno a livello di coordinate geografiche) e/o chiedendo agli stessi una corretta interpretazione del dettato del provvedimento, posto che risulta che l'organo politico del Comune di Cabras (straripando abbondantemente dalle proprie competenze), ha fornito ai fruitori dell'area una interpretazione assolutamente restrittiva e scorretta di alcuni punti dell'ordinanza medesima, impedendo, di fatto, persino la navigazione nella cosiddetta zona "C";

chiedono infine al Presidente della Giunta regionale di intervenire nel giudizio nanti il TAR Sardegna per rappresentare l'interesse del governo regionale alla sollecita pronuncia di quell'organo giurisdizionale sul ricorso del quale è cenno in narrativa e per fare chiarezza sulla posizione della Regione Autonoma della Sardegna i cui atteggiamenti hanno determinato, almeno parzialmente, le illegittimità dei provvedimenti impugnati esplicitate dai ricorrenti. (483)

INTERPELLANZA VASSALLO sul Calzificio Nuorese.

Il sottoscritto,

accertato che nel 1989 la società "Calzificio Nuorese" ha attivato, attraverso la legge regionale n. 28 del 1984, una iniziativa imprenditoriale che prevedeva un investimento complessivo di lire 4.939.000.000;

verificato che:

- tale investimento è stato coperto da un contributo regionale a fondo perduto per il 60 per cento, pari a lire 2.963.700.000 e che tale importo risulta interamente erogato;

- risulta altresì erogato il contributo a tasso agevolato per l'ulteriore 40 per cento pari a lire 1.975.800.000, oltre che ulteriori contributi a vario titolo per lire 1.150.061.753 e lire 600.000.000 a tasso agevolato, per un totale complessivo, quindi, di lire 4.113.761.753 a fondo perduto e lire 2.575.800.000 a tasso agevolato;

appurato che:

- risultano insofferenze sui finanziamenti concessi a tasso agevolato dalla Banca CIS in quanto l'azienda ha da tempo sospeso il pagamento dei mutui a suo tempo erogati;

- nonostante l'accordo raggiunto il 19 febbraio 1998 presso l'Associazione degli industriali di una ripresa dell'attività produttiva e del pagamento dei salari arretrati, a tutt'oggi l'attività produttiva è sospesa e i trentasei dipendenti non hanno ancora percepito alcun stipendio dal mese di gennaio;

informato che tutta l'attività del Calzificio Nuorese sembrerebbe controllata nei suoi rapporti commerciali da altra società, che parrebbe di proprietà di qualche amministratore dello stesso Calzificio Nuorese;

ritenuto non ammissibile che iniziative finanziate con cospicui denari pubblici possano originare le situazione sopra esposte,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'industria e l'Assessore regionale del lavoro per sapere:

I. quali iniziative si intendano porre in essere nei confronti dei rappresentanti legali della società a fronte della gravità dei fatti esposti;

II. quali iniziative si intendano attivare al fine di assicurare una ripresa dell'attività produttiva anche attraverso l'individuazione di altri soggetti imprenditoriali e quali azioni si intendano porre in essere per assicurare gli stipendi arretrati dovuti dalla cooperativa ai trentasei dipendenti, eventualmente anche con interventi previsti dalla legislazione regionale;

III. se non si ritenga opportuno richiedere al Ministero del lavoro, competente in materia, una ispezione straordinaria che verifichi lo stato sociale e patrimoniale della società, trattandosi di società cooperativa;

IV. se non sia altresì ritenuto opportuno verificare lo stato dei rapporti tra la cooperativa e la società che sembrerebbe ne curasse le vendite e gli acquisti. (484)

INTERPELLANZA BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI sul riposo biologico marino.

I sottoscritti,

premesso che nella legge finanziaria regionale del 1998 è previsto lo stanziamento di dieci miliardi per una legge da adottarsi in materia di riposo biologico, mentre il bilancio di previsione per il 1998 non prevede alcuno stanziamento per la prosecuzione del riposo biologico con le modalità degli anni precedenti;

considerato che non risulta che la Giunta regionale abbia predisposto alcun disegno di legge in materia di fermo di pesca, né misure sostitutive, né comunque stanziamenti per la conservazione delle risorse ittiche (si chiede se la Giunta intende evitare che anche i dieci miliardi stanziati vadano in economia sottraendoli ai pescatori della Sardegna);

rilevato che:

- in passato ventidue miliardi annui venivano erogati per indennizzo per riposo biologico, per cui si è ridotto di oltre il cinquanta per cento l'apporto ad un settore produttivo fondamentale per l'economia della Sardegna, suscettibile, se ben organizzato, di dare maggiore occupazione e di incrementare i redditi delle popolazioni rivierasche;

- ove non si utilizzassero neanche i dieci miliardi accantonati, l'abbandono del settore della pesca sarebbe totale dimostrando che gli impegni più volte sbandierati dalla Giunta per la pesca sono pura propaganda, a cui non segue alcun fatto concreto;

- emerge la necessità che il riposo biologico marino riceva una regolamentazione conforme alla normativa europea e che, comunque, risorse non inferiori a quelle disposte per gli anni precedenti vengano disposte per misure di tutela del patrimonio ittico, incidenti sui redditi dei pescatori,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente e l'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per sapere quali provvedimenti intendano adottare o se la Giunta regionale intenda dirottare anche i fondi destinati alla pesca verso i cosiddetti lavori socialmente utili previsti dal programma della Giunta e destinati a ripulire le strade dall'erba o per altri lavori consimili che accrescono la produttività del sistema Sardegna, la credibilità europea dell'Italia e soprattutto i voti degli esponenti della maggioranza. (485)

INTERPELLANZA PITTALIS - BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - CASU - FEDERICI - FLORIS - GIORDO - GRANARA - LIPPI - LOMBARDO - MARRAS - MILIA - OPPIA - PIRASTU - TUNIS Marco sui consulenti della Giunta regionale.

I sottoscritti, considerato che:

- è facoltà del Presidente della Giunta regionale assumere la collaborazione di consulenti;

- è, parimenti, facoltà del Consiglio regionale esercitare il diritto di sindacato ispettivo e, dunque concretamente, di conoscere come e perché i denari pubblici vengano spesi dalla Giunta regionale;

- pare importante che il Consiglio regionale possa assumere in merito le proprie valutazioni,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

I. quanti e quali siano i consulenti e i collaboratori a qualunque titolo della Presidenza e della Giunta regionale;

II. quali siano le loro competenze e professionalità;

III. quanto essi percepiscano, e singolarmente e nel complesso. (486)

INTERPELLANZA DETTORI Bruno sui criteri e sui metodi di erogazione dei fondi da destinare alla pubblicità istituzionale.

Il sottoscritto,

premesso che alcuni capitoli del bilancio della Regione sono destinati all'erogazione di fondi per la pubblicità istituzionale a favore di enti, associazioni e organi d'informazione inseriti nella realtà sarda;

considerato che molti di questi destinatari si trovano in difficoltà economiche, visto l'attuale momento di crisi;

rilevato che, per quanto riguarda, ad esempio, le associazioni sportive, tali contributi rappresentano l'unica possibilità perché possano svolgere in maniera dignitosa la loro attività;

ritenuto inadeguato il sistema attualmente in uso per l'erogazione dei contributi in relazione agli inspiegabili ritardi, che anno dopo anno diventano sempre più gravi,

chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale affinché si impegni a rimuovere le cause di tali ritardi, assicuri la distribuzione delle somme in conto sui capitoli di bilancio in maniera omogenea e non frammentaria, definisca in modo chiaro i criteri e ne garantisca la trasparenza di applicazione, consenta a tutti i destinatari certezza e puntualità nell'assegnazione delle risorse affinché gli stessi possano programmare nei tempi giusti le loro attività per la prossima stagione. (487)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sull'emergenza idrica nella Nurra.

Il sottoscritto, premesso che:

I. l'emergenza idrica della Nurra e la non coltivazione delle aree destinate a programmi colturali stanno mettendo in grave difficoltà un territorio che da tempo soffre tutti i problemi legati alla mancata irrigazione;

II. per l'irrigazione sono disponibili solamente 10 milioni di metri cubi di acqua, contro un fabbisogno minimo di almeno 50/60 milioni di metri cubi per dare certezza di poter coltivare 5/6000 ettari di terreno degli oltre 26.000 attrezzati con gli impianti di irrigazione;

III. nonostante il protocollo d'intesa sottoscritto il 17 ottobre 1996 e gli impegni assunti in più occasioni negli incontri (l'ultimo dello scorso mese di giugno) fra gli imprenditori agricoli e le associazioni di categoria con la Commissione agricoltura del Consiglio regionale e gli Assessori competenti, nessun intervento concreto è stato posto in essere;

IV. questa situazione drammatica rischia di portare oltre 7.000 imprese agricole sull'orlo del fallimento per la mancata fornitura dell'acqua da parte del Consorzio di bonifica, ripetendosi quanto già successo l'anno scorso in cui i danni superarono i 30 miliardi di lire,

chiede di interrogare gli Assessori regionali dell'agricoltura e dei lavori pubblici per sapere:

I. quali strumenti i due Assessorati abbiano attivato per superare lo stato di emergenza idrica nella Nurra, anche alla luce di un elenco di priorità predisposto dalle organizzazioni di categoria;

II. se non sia opportuno avviare tutte le procedure per la dichiarazione dello stato di straordinaria calamità di tutta la zona, dovuta alle scarse precipitazioni nell'inverno scorso, e l'applicazione delle provvidenze di cui all'articolo 3 della Legge n. 185 del 1992;

III. se non sia necessaria 1'adozione di un provvedimento regionale di indennizzo per la mancata coltivazione di quelle zone irrigue, ridando nuove prospettive di sviluppo agricolo per un'area, come quella della Sardegna nord occidentale, investita da una crisi economica ed occupazionale senza precedenti. (1088)

INTERROGAZIONE VASSALLO sul ripianamento delle passività delle imprese agricole.

Il sottoscritto,

preso atto delle richieste inoltrate dalle imprese agricole alle Autorità regionali in merito alla vertenza agricoltura e del ripianamento delle passività attivato con delibera della Giunta 20/36 del 23 giugno 1992, e successivo decreto dell'Assessore dell'agricoltura;

considerato che lo scopo dell'intervento era di agevolare e risanare i disagi sofferti dal sistema agricolo isolano a causa del persistere delle calamità naturali;

appreso che:

- l'operazione finanziaria posta in essere non ha prodotto alcun beneficio per le imprese agricole;

- permangono tutti gli elementi che pregiudicano la ripresa ed il consolidamento dell'attività agricola provocando gravi danni per l'economia e per l'occupazione;

rilevato che gli imprenditori agricoli stanno pagando oneri finanziari superiori al 15% sui mutui regionali,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro - pastorale per sapere come intenda intervenire per disporre e garantire presso gli Istituti di credito:

I. la sospensione della riscossione della quota interessi;

II. la sospensione di tutti gli atti di contenzioso maturati;

III. la ricontrattazione delle posizioni di mutuo. (1089)

INTERROGAZIONE VASSALLO sul servizio ferroviario della Gallura e dell'Oristanese.

Il sottoscritto,

rilevato che in Sardegna la mancanza di mezzi idonei di trasporto e le carenze dei collegamenti tra i vari vettori gravano pesantemente su chi utilizza giornalmente tali mezzi per raggiungere la località di lavoro;

rilevato altresì che:

- in provincia di Sassari ed in particolare nella Gallura il mezzo di trasporto più idoneo per raggiungere Olbia risulta essere il treno;

- gli stessi problemi sussistono per la tratta Cagliari - Oristano - Macomer;

constatato che le Ferrovie dello Stato S.p.A. ormai da tempo operano una politica di razionalizzazione atta a contenere i costi fissi con la compressione dei servizi essenziali, come quello della pulizia delle carrozze e attraverso l'eliminazione di qualche treno, in tratte ed in orari ritenuti fondamentali per un moderno sistema di mobilità atto a garantire tempi di percorrenza accettabili su vettori adeguati,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dei trasporti per conoscere quali iniziative intenda assumere affinché:

I. venga garantito un adeguato servizio di trasporto ferroviario con il rispetto degli orari, il mantenimento delle attuali tratte ferroviarie e la sostituzione dei mezzi ormai obsoleti;

II. vengano salvaguardati gli attuali posti di lavoro dei capi treno e dei macchinisti;

III. non venga interrotto il servizio dei treni viaggiatori fra Chilivani e la Gallura. (1090)

INTERROGAZIONE BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI, con richiesta di risposta scritta, sulla fine dei commissariamenti dei Consorzi di bonifica.

I sottoscritti chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro - pastorale sui seguenti fatti.

La legge finanziaria regionale per il 1998 ha disposto che gli organi straordinari dei Consorzi di bonifica fusi debbano provvedere entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge, e cioè entro il 18 maggio 1998, alle operazioni per l'elezione del consiglio dei delegati.

Dai consorziati di tutti i territori, dall'Oristanese all'Ogliastra, viene una forte richiesta di restituzione dei Consorzi a chi usufruisce dei servizi e ne sostiene le spese, che fa emergere oggi come ancora più urgente l'indizione delle elezioni, ponendo fine a gestioni burocratiche facenti capo alla Regione.

Pur considerando la complessità delle operazioni preelettorali, non si hanno a tutt'oggi segni di attività da parte dei commissari straordinari che non hanno, ovviamente, alcun interesse ad accelerare le procedure e a cessare le loro funzioni.

Si chiede all'Assessore interrogato se i commissari abbiano ottemperato entro il 18 maggio 1998 all'inizio delle procedure elettorali, a che punto siano tali procedure e quando se ne preveda la conclusione.

Ove, come appare, i commissari non si siano attivati, si chiede quali provvedimenti si intendano adottare per restituire i Consorzi alla legalità e alla partecipazione democratica. (1091)

INTERROGAZIONE VASSALLO sui canoni di locazione dello IACP di Sassari.

Il sottoscritto,

verificato che tra i rappresentanti degli Istituti Autonomi delle Case Popolari della Sardegna, l'Assessorato regionale dei lavori pubblici ed alcune Associazioni si era addivenuto ad una intesa che determinava norme per i nuovi canoni di affitto;

considerato che, successivamente a tale data, il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato una risoluzione che indicava i criteri di riequilibro dei canoni fissati;

constatato che, a seguito di tale risoluzione, l'Assessore dei lavori pubblici ha provveduto ad attivare incontri, tuttora in atto, tra Istituti e Associazioni degli inquilini al fine di determinare una nuova intesa;

accertato che nonostante ciò l'Istituto Case Popolari di Sassari ha provveduto all'applicazione dei nuovi canoni sulla base della prima intesa;

accertato altresì che a tutti coloro che non hanno presentato tutta la certificazione richiesta è stato notificato il pagamento per l'anno 1998 di importi più che raddoppiati rispetto al dovuto;

rilevato che l'Istituto non sembra disponibile a ridimensionare i canoni nemmeno dopo la presentazione della documentazione che evidenzia l'errore,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere se non ritenga urgente, nelle more della determinazione dei nuovi canoni così come previsto dalla risoluzione del Consiglio regionale, emanare una direttiva ai Presidenti degli Istituti Autonomi per le Case Popolari atta a riaprire i termini e consentire agli inquilini di produrre un'eventuale documentazione integrativa, anche attraverso l'istituto della autocertificazione, al fine della determinazione del reale canone di affitto dovuto all'Istituto. (1092)

INTERROGAZIONE TUNIS Marco Fabrizio, con richiesta di risposta scritta, sulla gravissima situazione in cui versa il CRAS (Centro Regionale Agrario Sperimentale), ente strumentale della Regione.

Il sottoscritto, premesso che il CRAS (Centro Regionale Agrario Sperimentale) versa attualmente in gravissima crisi amministrativa dirigenziale che non gli consente di svolgere - se non in minima parte - le attività di sperimentazione e ricerca in agricoltura, compiti che gli competono per l'esistenza dell'ente stesso;

ritenuto che la paralisi è iniziata due anni addietro con la nomina del nuovo C.d.A. (prima c'era il Commissario) e che ora ha raggiunto limiti incredibili tanto da porre in dubbio la sopravvivenza dell'ente regionale,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore competente per conoscere:

- se risponda al vero che il CRAS, ente strumentale della Regione, sorto nel 1956 con il compito di condurre attività di sperimentazione e ricerca in agricoltura sia, da oltre dodici mesi, privo di Coordinatore Generale e di Coordinatore del Servizio Amministrativo, per precisa volontà e determinazione del Presidente del Consiglio di Amministrazione, Dott. Alessandro Cristini, il quale non ha dato esecuzione alla delibera di nomina del Coordinatore Generale, assunta dal Consiglio di Amministrazione dell'ente sino dal luglio 1997;

- se risponda al vero che, malgrado le molteplici segnalazioni ufficiali inviate al Presidente della Giunta regionale ed agli Assessori competenti (agricoltura ed affari generali), sia dai consiglieri di amministrazione del CRAS, che dai sindacati confederali (CGIL, CISL, UIL), nelle quali venivano dettagliatamente evidenziati gli atti - presumibilmente - illegittimi compiuti dal suddetto Presidente, e relativi danni diretti ed indiretti provocati nella gestione dell'ente, né il Presidente della Giunta regionale, né l'Assessore dell'agricoltura abbiano ritenuto di dover intervenire ufficialmente per porre fine a tale situazione;

- se risponda al vero che gli Assessori citati abbiano più volte convocato il Dott. Alessandro Cristini e lo abbiano invitato ad operare in rispetto delle norme di legge e che questi, malgrado le assicurazioni date in tali occasioni, abbia continuato ad operare incurante delle norme;

- se risponda al vero che lo stesso Assessore agli affari generali, Loddo, dopo aver rilevato le gravi irregolarità commesse dal Presidente del CRAS, abbia chiesto, con lettera ufficiale al Presidente della Giunta regionale, la sua rimozione dall'incarico;

- se risponda al vero che le Confederazioni sindacali, vista l'assenza di precise risposte alle richieste inviate alla Presidenza della Giunta, ed all'Assessore dell'agricoltura, abbiano chiesto un incontro con la Commissione agricoltura per proporre il problema in tale sede;

- se sia a conoscenza che la paralisi delle attività dell'ente abbia portato alla:

A. chiusura del laboratorio per l'analisi dei mangimi e foraggi a suo tempo aperto dal CRAS a Nuoro;

B. chiusura del laboratorio di analisi per la determinazione dei residui di fitofarmaci sulle produzioni agricole, per la certificazione delle stesse, aperto ad Oristano, attività volute e finanziate con un miliardo di lire dall'Amministrazione regionale;

C. chiusura delle attività di produzione e lancio sul territorio regionale di insetti predatori, per la lotta biologica contro la mosca olearia e la cocciniglia degli agrumi, attività già intrapresa da anni e con successo su tutta l'Isola e finanziata con tre miliardi dalla UE;

- se sia noto infine, che il suddetto Presidente, dopo aver ridotto l'ente in questo stato, da oltre trenta giorni ha ritenuto opportuno presentare le proprie dimissioni dall'incarico ed a tutt'oggi non risulta sia stata data alcuna risposta alle stesse. (1093)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla determinazione dei canoni di affitto degli alloggi IACP.

Il sottoscritto, premesso che:

I. in data 23 ottobre 1997 è stato siglato un accordo fra 1'allora Assessore regionale dei lavori pubblici, le organizzazioni sindacali degli inquilini SUNIA e SIGET ed i quattro Presidenti degli IACP della Sardegna per la determinazione dei canoni di affitto popolari;

II. in detta riunione fu deciso anche il computo dell'indennità di accompagnamento - corrisposta dalle Prefetture - tra le fonti di reddito degli assegnatari, costringendo molti disabili a dover sborsare canoni di affitto superiori;

III. quanto deciso nella riunione succitata cozza con quanto disposto dalle leggi regionali e nazionali in materia, secondo le quali in alcun caso l'indennità di accompagnamento può essere considerata reddito o sommata ad altri redditi,

chiede di interrogare l'Assessore dei lavori pubblici per sapere:

I. per quali motivi si continui a considerare reddito l'indennità di accompagnamento, violando molte leggi nazionali e regionali;

II. se non sia opportuno rivedere l'accordo siglato il 23 ottobre 1997 al fine di cancellare una palese illegalità, che alla fin fine costa cara alle categorie più deboli. (1094)

INTERROGAZIONE DETTORI Bruno, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di intervento da parte del Presidente della Giunta per la regolamentazione, nei centri abitati ed in particolare nelle località turistiche, delle attività dei cantieri ad alto tasso di inquinamento acustico.

Il sottoscritto, premesso che:

- non esiste una normativa regionale a carattere generale che regoli, nei centri abitati e nelle località a prevalente vocazione turistica, le attività dei cantieri ad alto tasso di inquinamento acustico (e non solo);

- detti cantieri comportano grave stato di disagio dei cittadini residenti e grave danno per la qualità del soggiorno dei turisti;

considerato che nella località turistica di Santa Teresa di Gallura il cantiere per la realizzazione di un tunnel nelle adiacenze del porto mette a dura prova la tranquillità di soggiorno di migliaia di turisti e di residenti a causa del forte inquinamento acustico a tutte le ore del giorno;

rilevato che tale situazione, per la quale si lamenta la carenza normativa, è diventata insostenibile in molti centri abitati e soprattutto in molte realtà isolane a vocazione turistica che dovranno essere sempre più competitive nell'erogazione di servizi,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per conoscere quali iniziative, anche di tipo legislativo, intenda proporre per risolvere al più presto questo problema a tutela di una sempre migliore qualità della vita dei cittadini, nel rispetto dei loro diritti, e a tutela della qualità di soggiorno nelle nostre città turistiche, che non dovranno essere attrazione solo per il mare e per le bellezze naturali ma, soprattutto, per la cortesia, per l'ospitalità e per soggiorni gradevoli frutto di un modello consolidato che si fonda sul rispetto della persona. (1095)

INTERROGAZIONE GIAGU - LORERNZONI, con richiesta di risposta scritta, sulla deliberazione del Consiglio di Amministrazione dell'ERSAT concernente la rideterminazione della struttura organizzativa dello stesso ente strumentale.

I sottoscritti,

premesso che in data 23 luglio 1998 il consiglio di amministrazione dell'ERSAT, con il voto contrario del presidente Mannoni, l'astensione del consigliere Mura, l'assenza del consigliere Tidu e in contrasto con le organizzazioni sindacali, ha approvato un atto regolamentare con il quale ha profondamente modificato la struttura organizzativa dell'ERSAT;

evidenziato che, con risoluzione n. 63 del 27 novembre 1997, la Prima Commissione permanente del Consiglio regionale della Sardegna ha ritenuto necessario " evitare, negli enti strumentali, nelle more dell'approvazione delle leggi di riforma dei rispettivi ordinamenti, la costituzione di strutture organizzative che potrebbero trovarsi in contrasto con l'assetto e le funzioni degli enti riformati'';

evidenziato altresì che la stessa risoluzione, oltre a impedire modifiche delle strutture organizzative degli enti strumentali, impone anche di inviare alla Giunta regionale tutte le deliberazioni in materia e invita la stessa a "non approvare eventuali deliberazioni" difformi;

considerato che:

- il combinato disposto degli articoli 3.1. e 3.2. del DPGR 194/86 chiarisce che il consiglio di amministrazione di un ente strumentale deve limitarsi a presentare alla Giunta regionale una relazione programmatica e previsionale riguardante lo stato della struttura, dei servizi, degli uffici e del personale, sulla base della quale, informato il Consiglio regionale, "la Giunta regionale....procede alla riorganizzazione degli uffici dell'Amministrazione regionale, ricomprendente gli enti ";

- la competenza esclusiva della Giunta regionale in materia è ulteriormente precisata e confermata dall'articolo 2 della legge regionale n. 33 del 1984 ove è sancito che "sono regolati con legge", ovvero, sulla base della legge, con regolamento della Giunta regionale (ex L.R. n. 1/1977), gli organici, gli uffici, i principi fondamentali di organizzazione degli uffici;

- l'articolo 3 della legge regionale n. 13 del 1995 prevede che i regolamenti e gli altri atti a contenuto generale riguardanti l'ordinamento degli uffici siano coerenti "con la programmazione regionale e con le direttive impartite dalla Giunta regionale", mai emesse in ordine alla rideterminazione della struttura organizzativa dell'ERSAT;

- ai sensi degli articoli 1, 3, 5, e 6 della legge regionale n. 51 del 1978 e dell'articolo 5 della legge regionale n. 40 del 1990, una deliberazione di rideterminazione della struttura organizzativa di un qualunque ente strumentale, anche se per mera ipotesi ritenuta di competenza del suo consiglio di amministrazione, non può comunque prescindere da precisi presupposti;

- nessuno di tali presupposti è soddisfatto dalla deliberazione in questione,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro - pastorale per conoscere quali siano i loro intendimenti e quali provvedimenti intendano adottare in relazione alle illegalità nelle quali è incorso il consiglio di amministrazione dell'ERSAT. (1096)

INTERROGAZIONE TUNIS Marco Fabrizio, con richiesta di risposta scritta, sulla non corretta utilizzazione dei lavoratori nelle miniere di Seruci e Nuraxi Figus.

Il sottoscritto,

premesso che i circa mille lavoratori della Carbosulcis, nelle more dell'avvio pieno e definitivo del processo di estrazione e gassificazione del carbone delle miniere di Seruci e Nuraxi Figus, "beneficiano" del trattamento di cassa integrazione con una rotazione di periodi lavorativi che dovrebbe riguardare la totalità delle maestranze;

osservato che nell'ultimo triennio intere squadre di lavoratori "legati" a certi dirigenti non hanno perso nemmeno una giornata di lavoro, mentre altre centinaia non hanno avuto la gratificazione di una busta paga;

denunciato che è difficilmente comprensibile con quale logica economico - aziendale venga così gestita e portata avanti la Carbosulcis, di cui la Regione Autonoma della Sardegna è l'unica proprietaria tramite l'EMSA,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'industria per sapere:

I. se siano a conoscenza delle modalità e dei criteri sui quali si basa la turnazione lavorativa dei lavoratori Carbosulcis in cassa integrazione;

II. se, in caso di risposta positiva, non ritengano profondamente iniquo (oltre che non conveniente dal punto di vista economico - aziendale) privilegiare dei lavoratori discriminandone altri "colpevoli" soltanto di non essere legati al carro degli amministratori del momento. (1097)

INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di provvedimenti urgenti in favore dei pescatori che hanno effettuato il fermo biologico.

Il sottoscritto,

premesso che, a seguito degli accordi intercorsi fra la Giunta regionale e le organizzazioni che tutelano i pescatori, è stato concordato il programma di fermo biologico per il 1998;

considerato che le risorse finanziarie disponibili (10 miliardi) non sono sufficienti per far fronte alle effettive, accertate necessità (18 miliardi complessivi) derivanti dal fermo biologico e tecnico;

appreso che le organizzazioni dei pescatori hanno programmato lo stato di agitazione della categoria per sollecitare la Giunta regionale al rispetto degli impegni assunti;

tenuto conto che è opportuno tutelare gli operatori del settore ittico particolarmente esposti, anche a causa di una concorrenza spietata e, spesso, incontrollata,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori della difesa dell'ambiente e della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per sapere quali provvedimenti urgenti intendano assumere per reperire le risorse finanziarie per far fronte alle indennità di fermo biologico e tecnico, al fine di dare risposte tempestive alle esigenze dei pescatori sardi già alle prese con notevoli disagi. (1098)

INTERROGAZIONE USAI Pietro, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione della corsa notturna tra Palau e La Maddalena.

Il sottoscritto,

venuto a conoscenza che in data 4 agosto la Società Tremar, che gestisce i trasporti tra Palau e La Maddalena, ha soppresso la corsa notturna tra le due località;

considerato che una interruzione del servizio, proprio nel periodo dell'anno nel quale, anche per il grande numero di presenze di turisti, occorre invece potenziare e rendere più efficienti i collegamenti, crea allarme e forte preoccupazione,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dei trasporti per sapere per quali motivi si sia verificata l'interruzione delle corse tra Palau e La Maddalena e se non ritengano di dover intervenire al fine di evitare il ripetersi di tali disservizi che creano gravi disagi alle popolazioni e al gran numero di turisti che affollano i due centri isolani nel periodo estivo. (1099)

MOZIONE OPPIA - PITTALIS - PIRASTU - TUNIS Marco Fabrizio - CASU - FLORIS - BALLETTO - LOMBARDO - GIORDO - GRANARA - BIANCAREDDU sulla mancata attivazione dell'Ufficio di Bruxelles.

IL CONSIGLIO REGIONALE

RICHIAMATA la legge regionale 15 febbraio 1996, n. 12, con la quale la Sardegna, prima di tutte le regioni italiane, aveva deciso l'istituzione di un proprio ufficio d'informazione e di collegamento con sede a Bruxelles;

TENUTO PRESENTE che, per superare alcune difficoltà insorte in sede di contrattazione collettiva in relazione alla determinazione del contingente organico dell'ufficio, si era provveduto, con successiva legge regionale 12 agosto 1997, n. 22, a stabilire il limite massimo sia della dotazione organica sia dell'indennità speciale spettante al personale in servizio all'estero;

RILEVATO che l'articolo 1 della citata legge regionale n. 22 del 1997, nel modificare l'articolo 4 della precedente legge regionale n. 12 del 1996, ha stabilito che il contingente organico dell'ufficio di Bruxelles deve essere determinato con deliberazione della Giunta regionale, su proposta del Presidente e sentito l'Assessore competente in materia di personale, nel limite massimo di cinque unità lavorative, di cui almeno una di qualifica non inferiore all'ottava;

CONSTATATO che la Giunta regionale, a distanza di un anno dall'entrata in vigore della legge regionale n. 22 del 1997, non ha adottato alcun provvedimento per rendere praticamente e validamente operativo l'ufficio in questione;

CONSIDERATA la grande importanza e i notevoli riflessi sull'economia della Sardegna che certamente avranno alcune decisioni di prossima assunzione da parte delle istituzioni comunitarie, con particolare riferimento a quelle relative all'applicazione del Trattato di Amsterdam, alla proposta di riforma dei fondi strutturali e alla modifica del regime degli aiuti di Stato;

EVIDENZIATE le implicazioni fortemente negative che il mancato funzionamento dell'Ufficio di Bruxelles comporta anche sul corretto instaurarsi dei rapporti tra la Regione Sardegna, lo Stato e l'Unione Europea, secondo le linee fissate dalla recente legge regionale 3 luglio 1998, n. 20;

RITENUTO che non trova alcuna giustificazione plausibile la perdurante inerzia della Giunta regionale sull'argomento in oggetto,

impegna la Giunta regionale

ad assumere tempestivamente tutti i provvedimenti necessari per rendere immediatamente attivo e validamente operante l'Ufficio di informazione e di collegamento di Bruxelles, in attuazione delle leggi regionali n. 12 del 1996 e n. 22 del 1997. (169)

MOZIONE TUNIS Marco Fabrizio - PITTALIS - LOCCI - FLORIS - BIGGIO - MILIA sul mancato finanziamento dei progetti di gestione e valorizzazione di aree archeologiche, musei locali, biblioteche e archivi storici (L.R. 28/84 e L.R. 11/88).

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che in data 18 marzo 1998 il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio in un incontro con i Capigruppo consiliari e una delegazione delle cooperative e società giovanili operanti nel settore dei beni culturali, in base all'articolo 10 bis della L.R. 28/84 e agli articoli 92 e 93 della L.R. 11/88, azione 7/A1 e 7/A4, dopo la bocciatura del relativo articolo del bilancio regionale garantirono un tempestivo intervento legislativo, compensativo, da risolvere mediante altro documento contabile "collegato" finalizzato al rifinanziamento dei progetti di gestione e valorizzazione di parchi archeologici, musei locali, biblioteche e archivi storici funzionanti in Sardegna;

RILEVATO che le cooperative e le società giovanili, fidando nell'impegno politico assunto in quell'incontro dagli amministratori regionali, hanno continuato ad operare per sette mesi, garantendo la continuità dei servizi all'utenza, ma esponendosi ad una precarietà economica preoccupante in quanto prive di qualsiasi garanzia di copertura dei costi sostenuti per la buona gestione e salvaguardia dei beni culturali dell'Isola;

OSSERVATO che le stesse società e cooperative giovanili, con grande impegno e professionalità, da oltre un decennio, hanno consentito con il loro lavoro di sopperire alla assenza di una politica organica di valorizzazione dei beni culturali regionali, attenuando così il divario tra l'attuale fruizione del ricco patrimonio monumentale e culturale isolano e le sue potenzialità di sviluppo;

SOTTOLINEATO inoltre che la gestione e la valorizzazione dei beni culturali regionali aperti alla fruibilità pubblica hanno consentito da un lato la creazione di circa 400 posti di lavoro "produttivi" diretti e dall'altro l'avvio di un embrionale sistema dei beni culturali strutturalmente permanente, contribuendo con ciò a posizionare la Sardegna in una nicchia favorevole del mercato nazionale delle mete qualificate del turismo culturale, che probabilmente consentirà l'auspicato allungamento della stagione turistica isolana,

censura

il comportamento del Presidente della Giunta regionale e degli Assessori interessati alla soluzione del problema (bilancio, pubblica istruzione, turismo, lavoro) che espongono la Sardegna e i Capigruppo regionali a figure "vergognose";

impegna la Giunta regionale

a rifinanziare in misura adeguata i progetti di gestione e valorizzazione delle aree archeologiche, musei locali, biblioteche e archivi storici di cui alla L.R.28/84 e alla L.R. 11/88 con provvedimenti sicuri, celeri ed efficaci, in attesa di un "censurato" varo di un'organica legge del settore. (170)