Seduta n.364 del 21/05/2003
CCCLXIV Seduta
(Antimeridiana)
Mercoledì 21 Maggio 2003
Presidenza del Vicepresidente Biggio
indi
del Vicepresidente Salvatore Sanna
La seduta è aperta alle ore 10 e 38.
CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana dell'11 aprile 2003 (358), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che in data 19 maggio 2003 il consigliere regionale Antonio Granara ha fatto pervenire la seguente lettera: "Signor Presidente, con il presente atto desidero comunicare a Lei, e per suo tramite all'intera Assemblea regionale sarda, le mie dimissioni dalla carica di consigliere cui sono stato eletto nell'ultima consultazione politica regionale. L'atto di dimissioni consegue alla mia recente nomina a presidente dell'Autorità Portuale di Cagliari, che mi accingo oggi ad intraprendere con impegno e dedizione nell'interesse della cosa pubblica, allo stesso modo in cui mi onoro di aver assolto la funzione di rappresentante del popolo sardo.
Il sentimento di vuoto che avverto nel salutare gli amici e i colleghi, insieme ai quali ho condiviso momenti elevanti e appaganti del percorso politico e umano in Consiglio, è colmato dal convincimento che numerose e nuove occasioni di collaborazione e incontro potrò avere ancora con essi. Nel pregarla di dar seguito agli adempimenti di rito conseguenti alla ricezione del presente atto, desidero altresì essere grato a Lei, agli onorevoli colleghi e al personale tutto dell'amicizia e delle cortesie da loro usatemi in tutti gli anni trascorsi in Consiglio. Antonio Granara."
Ricordo all'Assemblea che ai sensi dell'articolo 85 della legge regionale 6 marzo '79, numero 7, è riservata al Consiglio regionale la facoltà di ricevere e accettare le dimissioni dei propri membri. Ove non vi siano opposizioni, si intende pertanto che l'Assemblea prende atto delle dimissioni del consigliere Granara.
Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Io credo che bisogna far trascorrere il tempo perché si possa fare la prima votazione, e poi non mi pare il caso di far votare un provvedimento così importante ad Aula praticamente vuota. Le chiedo, a termini regolamentari, di attendere che trascorra il tempo necessario per effettuare la prima votazione.
PRESIDENTE. Onorevole Spissu, vuole votare sulle dimissioni?
SPISSU (D.S.). Sì, è normale che sia così! E' previsto.
PRESIDENTE. La seduta è sospesa, ci vediamo tra dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 41, viene ripresa alle ore 11 e 01.)
PRESIDENTE. Colleghi, poiché è stata chiesta la votazione, informo che si vota a scrutinio segreto ai sensi del comma 7 dell'articolo 96 del Regolamento interno per l'accettazione delle dimissioni presentate dall'onorevole Granara. Chi intende accettare le dimissioni vota sì, chi non intende accettare le dimissioni vota no, quindi rosso. Usiamo il sistema elettronico segreto.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente io ritengo che sia inutile - e motiverò le ragioni - la votazione sull'argomento.
FADDA (La Margherita-D.L.). Presidente, non può fare dichiarazioni. Il voto è segreto.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Vi è una legge statale, la legge numero 14 del 24..
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, mi scusi.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Pongo una questione pregiudiziale sulla questione che lei sottopone all'attenzione dell'Aula e, se mi si consente, siccome lei mi ha dato la parola, la prego Presidente di far tacere anche da quella parte perché altrimenti....
SPISSU (D.S.). Non può parlare anche se le ha dato la parola.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Non è che non devo parlare perché me lo dite voi, allora lasciate che lo dica il Presidente e smettetela con questa arroganza e questi toni.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, per cortesia, si rivolga alla Presidenza.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). A nostro avviso la votazione non dovrebbe aver luogo, ma l'ufficio di Presidenza dovrebbe dichiarare decaduto dalla carica di consigliere regionale, dunque d'ufficio, il consigliere regionale Nino Granara, in base alla legge numero 14 del 24 gennaio '78 che, all'articolo 7, prevede espressamente le incompatibilità, fra le quali quella tra la carica che ricopre e quella di consigliere regionale. Questo è espressamente previsto, io pregherei che almeno sulla questione l'ufficio deputato, non so se la Commissione ad hoc o l'Ufficio di Presidenza, voglia esaminare, approfondire il problema e dichiararlo d'ufficio.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, la legge che lei ha citato prevede le incompatibilità, non può entrare entrano nel merito del nostro ordinamento che è particolare e gode di particolare autonomia. Per cui, la norma che lei ha citato va benissimo per quanto attiene l'individuazione delle situazioni di incompatibilità, non dice come debba essere poi attuato nel caso la cosa interessi a un consigliere regionale. Per cui, abbiamo il nostro Regolamento, la nostra legge, abbiamo le nostre tradizione, si vota come da Regolamento per l'accettazione o meno delle dimissioni proposte dall'onorevole Granara.
Per cui - ripeto - chi intende votare ed accettare le dimissioni vota verde, chi non intende accettare le dimissioni vota rosso.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico sulla accettazione o meno delle dimissioni del consigliere Granara.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 72
Votanti 72
Maggioranza 37
Favorevoli 31
Contrari 41
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LADU - LAI - LICANDRO - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.)
Pertanto le dimissioni proposte dall'onorevole Granara non vengano accettate dall'Aula.
E` rinviata la riunione della Giunta per le elezioni.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 109. Se ne dia lettura.
CAPPAI, Segretario:
MOZIONE SPISSU - FADDA - BALIA - COGODI - SANNA Giacomo - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO di sfiducia alla Giunta regionale.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PRESO ATTO della ormai insanabile crisi dei rapporti fra le forze politiche che hanno dato vita alla Giunta presieduta dall'onorevole Pili;
SOTTOLINEATO che tale situazione si trascina ormai da lungo tempo senza che siano intervenuti fatti politici e decisioni che abbiano modificato le condizioni di operatività e di governo necessarie per affrontare i gravi problemi economici e sociali della società sarda;
RILEVATO che questa situazione rappresenta non solo l'epilogo di una fallimentare e dannosa esperienza di governo delle forze di destra non legittimata dal consenso popolare ma è anche, e soprattutto, testimonianza incontrovertibile della assenza totale di un credibile progetto di sviluppo della società e della Autonomia sarda;
VALUTATO che nella predisposizione e nella lunga discussione della legge finanziaria approvata nel mese di aprile, al quarto mese di esercizio provvisorio, sono emerse le profonde contraddizioni presenti fin dalla costituzione nella maggioranza battuta in Aula in ottanta votazioni che hanno totalmente modificato il disegno originario, senza eliminare le caratteristiche di indebitamento colossale e di assenza di strategia;
CONSIDERATO che il voto finale alla stessa legge finanziaria è stato subordinato da alcuni gruppi alla immediata e successiva apertura della crisi con le dimissioni del Presidente;
SOTTOLINEATO che da alcune settimane si assiste ad un avvilente e paralizzante confronto interno alla maggioranza eterodiretto dalle centrali romane dei partiti con la mortificazione del ruolo della massima Istituzione rappresentativa del popolo sardo;
VALUTATO che tale situazione produce un danno enorme alla collettività sarda priva di governo, con la Giunta regionale inattiva dal mese di marzo, mentre si aggravano le condizioni del sistema industriale e produttivo, peggiorano i dati relativi all'occupazione, diminuisce il fatturato del sistema economico isolano e si aggravano complessivamente le condizioni della comunità sarda;
EVIDENZIATA la necessità che sia superata al più presto questa condizione insostenibile ed estremamente dannosa per la Sardegna e le sue Istituzioni autonomistiche;
CONSIDERATO che non è più tollerabile una discussione che avviene attraverso le indiscrezioni agli organi di stampa e le manovre di potere nel chiuso delle stanze dei gruppi della maggioranza, senza che nell'Assemblea regionale si sviluppi un dibattito e un confronto che, alla luce del sole, faccia emergere la reale portata della devastante crisi politica e istituzionale in atto che rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza democratica,
invita la Giunta Regionale
a rassegnare le dimissioni ai sensi e per gli effetti dell'articolo 37, comma 2, dello Statuto Speciale per la Sardegna. (109)
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Spissu per illustrare la mozione.
SPISSU (D.S.). Signor Presidente, dopo sette mesi da una mozione precedente delle opposizioni, discussa in Consiglio regionale nell'ottobre del 2002, si ripropone in Aula una nuova mozione di sfiducia con la quale chiediamo conto, in questa sede, di una situazione di forti contrasti in seno alla compagine che mantiene, nonostante tutto, il governo della Regione.
La mozione precedente, tanto per rinfrescarci la memoria, nasceva da un abbandono del campo, nel senso che era stato letteralmente abbandonato il Consiglio all'inizio di agosto da parte di A.N. e dei suoi assessori a seguito di fortissimi contrasti sul caso Sfirs-Costa Smeralda e successivamente alla nomina del commissario Arpas. Il Consiglio regionale fu allora costretto a una lunghissima vacanza, la sessione autunnale inizia infatti con calma nel mese di novembre. Anche allora la rappresentazione si è sviluppata tra minacciose dichiarazioni stampa, minacciose e ultimative rese dei conti in nome della dignità offesa del secondo partito della coalizione, proposte di rilancio e di rifondazione dello spirito costitutivo e tutto quanto l'armamentario mediatico consente. Poi, all'improvviso, tutto viene ricomposto con un indecoroso, per voi ovviamente, intervento ricostituente dei soliti Comincioli, Berlusconi e Fini, ma con il dichiarato proposito pubblico di una verifica immediata e conclusiva che non è mai arrivata ed è permanentemente in corso.
Un intervento romano ed esterno, quindi, che nega e contraddice i fiumi di parole che ogni giorno sprecate sulle autonomie e sul carattere nazionalitario della vostra sortita compagine. La mozione delle opposizioni venne allora respinta, come era naturale, con un'operazione simile a quella che fanno i gatti quando coprono i loro bisogni con la sabbia, al primo venticello però ritornano in vista.
Da oltre un anno vivete una crisi senza fine e ogni passaggio consiliare è irto di ostacoli e fa emergere la divisione, lo scontro della maggioranza, o che tale dice di essere, l'assenza di qualunque azione condivisa da voi e dalla comunità sarda, la quale prova ogni tanto e sempre più insistentemente a far filtrare le condizioni di difficoltà e di disagio delle popolazioni e delle categorie e l'aggravarsi ormai quotidiano della condizione economica e sociale dell'Isola.
Ma l'imperativo è quello di una resistenza che non ha precedenti nella nostra storia autonomistica, di un disprezzo costante, reiterato, spesso arrogante dell'assemblea, delle sue decisioni, del dibattito e del confronto. Si produce in questo modo una miscela esplosiva, fatta di inconcludenze e lentezze nell'azione di governo e di strappi istituzionali costanti che introducono una deriva plebiscitaria che non ha ragione di essere, per un presidente eletto in quest'Aula dopo un'imboscata Floris ed ora pervicacemente e ostentatamente incollato alla sedia contro la vecchia politica, dice, quella politica, peraltro, abbondantemente praticata con l'indecente campagna acquisti di consiglieri, con il voto segreto, con tutto lo strumentario dell'uso del potere.
Le istituzioni sarde vengono stravolte e sottoposte a comportamenti e prassi degenerative, complice una presidenza consiliare prigioniera delle medesime tare originarie e incapace di emanciparsi da questa condizione. Tutto viene trasformato in rissa, in propaganda, si assumono paternità inesistenti all'anagrafe di presunti successi dell'azione di governo attraverso un'abile quanto falso uso della comunicazione che non riesce più, però, a coprire il disastro e il fallimento della prova di governo che dura ormai da quattro anni e si dispiega in tutta la sua miseria e vanità.
La recente conclusione dell'interminabile e pericolosa finanziaria è lo specchio di quanto dico: 115 bocciature, cinque mesi di discussione fra Commissione e Aula, tre mesi di preparazione e di concertazioni mai avvenute, cinque articoli bocciati, 49 commi respinti, decine di vostri emendamenti finiti al macero. Un disastro politico e programmatico reso ancora più evidente il 16 aprile dal voto contrario di tre consiglieri di A.N., da un voto favorevole di un rappresentante dello stesso Gruppo, per disciplina esclusivamente, dal voto responsabile e perché richiesto dai centristi da parte dell'onorevole Floris e del suo Gruppo che tuttavia ritira la delegazione in Giunta, nonostante l'onorevole Scarpa non abbia nessuna intenzione di farsi ritirare, essendosi nel frattempo affezionato al ruolo e non volendo lasciare incompiute nel suo lavoro.
Dal voto favorevole dell'onorevole Onida che vota, ma non gli piace, e invita Pili a camminare con i piedi per terra, camminando evidentemente con i piedi per aria; ai Riformatori che con la solita sofferenza votano per senso di responsabilità, anche Fantola dichiara un minuto dopo che si è persa ormai la dignità, fino all'U.D.C. che vota disciplinata, ma lancia anatemi contro i tre di A.N. con i quali - dice - non si siederà più neanche ad un tavolo di trattative più nessuna maggioranza.
Come ogni sardo può vedere, è questa una situazione di pieno marasma politico, che finita la finanziaria è proseguita con quotidiani fuochi di artificio a mezzo stampa in un crescendo di sfide, dichiarazioni, tentativi di sediate, una condizione invidiabile per qualunque maggioranza che si pone come obiettivo quello di governare la Sardegna e di dare una guida al popolo sardo. Una maggioranza che non è più tale nei numeri, nei fatti, nel grado di coesione politica necessaria, nella capacità di affrontare decentemente i problemi della Sardegna. Come altro devono infatti essere interpretate le cose lette ed ascoltate in questo mese che ci separa dall'approvazione della finanziaria e dalle parole pronunciate in quest'Aula in quell'occasione? Che significato dobbiamo dare alla dichiarazione di Pittalis quando dice che dobbiamo verificare se c'è ancora una maggioranza? Come leggere le parole di Fantola, che prima cercava lo spirito di Aritzo, per tre anni cerca lo spirito di Aritzo, ora cerca la dignità e parla di rifondazione necessaria della maggioranza? Continua a cercare cose che ha perso e da riformatore diventa rifondatore. Per la verità in questi ultimi giorni un po' ritirato e appartato dopo le non buone recenti performance.
Un mese fatto di vertici mancati, di incontri segreti, di interventi "comincioliani", di romantiche avventurose gite in motoscafo per raggiungere la villa del capo, di devastazione della dignità della Sardegna, dei sardi, della tradizione autonomistica, dei partiti, della politica più in generale che diventa un teatrino nel quale gli attori possono recitare qualunque parte.
Che idea pensate possano farsi i sardi di tutto questo? Quale messaggio arriva ai giovani, a chi ancora pensa che la politica sia uno strumento nobile di mediazione e di risoluzione dei problemi della società e dei conflitti? La lettura della rassegna stampa di quest'ultimo mese è istruttiva; un mese di dichiarazioni e di toni alti. Oppi è uno dei più duri: "Ora basta - dice - da troppo tempo siamo in freezer, i centristi sono uniti (per la cronaca l'unità dura dal primo di maggio al 10 di maggio, poi si decide che si continua a camminare in ordine sparso, ognuno per conto suo e si aboliscono gli incontri dei centristi). I centristi chiedono di contare di più, l'azzeramento - dicono - è una scelta obbligata, bisogna mettere fine a questo spettacolo indecoroso."
Il documento di Forza Italia viene sdegnosamente respinto al mittente fino alla strabiliante uscita, durante i congressi dell'U.D.C.: "O Pili si dimette o la crisi sarà aperta comunque e il leader sarà un moderato", naturalmente in contrapposizione al rivoluzionario e al radicale Pili.
Viene data notizia, in quei giorni, che sarebbe in corso una partita di poker fra dilettanti e veri professionisti; ci doveva essere qualcuno in bluff perché poi non se n'è più saputo niente di come sia andata a finire questa partita.
La discussione della settimana scorsa sul sistema idrico integrato ha certificato ancora una sconfitta di Pili, privo di una maggioranza consiliare sui suoi delicati atti, ma pesantemente aggressivo verso Floris, l'indomani in una conferenza stampa, trattato alla stregua di un vecchio arnese della politica e di un glassatore da strada, che con un misero tre per cento intenderebbe tenere in scacco la politica regionale. Nella stessa conferenza stampa il Presidente Pili apre un conflitto devastante contro il voto appena espresso dal Consiglio regionale, confermando di voler fare esattamente quello che aveva deciso il giorno prima di questo voto. Questo, onorevole Pili, non le sarà consentito perché su questo ingaggeremo una battaglia lunga, dura e conclusiva!
C'è materia sufficiente per chiedervi di affrontare in Consiglio i temi della politica regionale, di affrontare in Consiglio le divisioni o le convergenze, di spiegare ai sardi che vi guardano e ci guardano cosa accade e quanta dignità politica e a volte anche personale sia rimasta in questa maggioranza. In queste lunghe settimane abbiamo letto e ascoltato molto; i giornalisti hanno avuto molto da fare e hanno trascorso lunghe ore ad attendere vertici annunciati o in corso. Non abbiamo ascoltato una parola sui problemi della Sardegna e sul modo col quale intendete affrontarli.
I dati del primo trimestre del 2003 sulle condizioni economiche della nostra Isola, dopo quattro anni di malgoverno, sono disastrosi; il PIL cresce solo dello 0,4 per cento, significando che la crescita è zero. La Sardegna è ferma, la Sardegna è bloccata e non credo che basterà l'invito rivolto dai Berlusconi durante l'assemblea della CONFCOMMERCIO nazionale alle donne italiane e alle donne sarde perché vadano a fare la spesa per rimettere in moto l'economia; si tratterebbe di un problema di pigrizia più che di portafogli vuoti, naturalmente. Le nostre donne andrebbero volentieri a fare la spesa!
Il tasso di disoccupazione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno è aumentato di due punti, nonostante la tendenza dei disoccupati a non iscriversi più al collocamento. Crescono inoltre in maniera preoccupante i disoccupati nella fascia degli ultraquarantenni, rappresentando un problema nel problema. Le imprese sono e denunciano quotidianamente una crescente difficoltà, il sistema industriale è ridotto ai minimi termini.
Nessuno di questi problemi è entrato nella vostra agenda politica, mentre siamo alla vigilia di un nuovo sciopero generale in Sardegna, il secondo contro questa Giunta e il secondo per denunciare il grave stato di difficoltà dei lavoratori, il secondo che C.G.I.L., C.I.S.L. e U.I.L. hanno proclamato per il prossimo mese, rivendicando un'azione politica finora assente, rinunciataria quando non dannosa del Governo regionale presieduto dall'onorevole Pili.
Cresce la distanza tra di voi e crescono le distanze con l'insieme della società sarda su vitali questioni dello sviluppo, dell'ambiente, delle riforme; il sistema Sardegna è in grande difficoltà e ci sarebbe bisogno di un'azione alta, di spessore politico elevato per selezionare le azioni, per orientare le risorse, per mettere a punto i fondi dei piani comunitari, per affrontare con lo Stato un confronto alla pari sulle entrate, sull'uso del demanio, sulle servitù militari, sulla localizzazione possibile in Sardegna, come sito, per lo stoccaggio di scorie nucleari, sulla continuità territoriale da migliorare, sulla continuità delle merci sulle quali siete in gravissimo ritardo, sul sistema energetico e industriale, sulle riforme del nostro sistema e dei suoi enti.
Si consuma invece una legislatura senza idee, un'azione governativa debole e contraddittoria che produce una montagna di debiti e di residui, una legislatura nella quale vi spartite le spoglie degli enti senza guida, sempre più onerosi, sempre più infeudati. Capelli, dice ieri che la mozione delle opposizioni è strumentale e poco costruttiva e che per questo si voterà contro di essa. Credo che abbia ragione sulla strumentalità della mozione, nel senso che essa rappresenta uno strumento per stanarvi, per costringervi a portare il dibattito qui, in quest'Aula, per affrontare alla luce del sole, speriamo senza ipocrisie, la vostra crisi incancrenita e purulenta che sta avvelenando la Sardegna, le sue istituzioni e anche noi che siamo costretti a starci a contatto.
Quanto ad essere poco costruiva, è vero, infatti è una mozione di sfiducia, non di fiducia, e non abbiamo mai dato a Pili il nostro consenso e non lo daremo neanche stavolta! La mozione vi costringe a dire qui, ora, come stanno le cose, interrompendo una deriva nella quale il tempo è assolutamente ininfluente. La discussione oggi non sarà fra chi è un apostolo delle libertà e deve combattere il comunismo nel mondo e in Italia, nonostante il comunismo sia sparito da tempo in gran parte del mondo, la discussione qui è se la maggioranza esiste, se la maggioranza è in condizione di affrontare il Governo, se vuole continuare a dare questa prova indecorosa di cattivo governo e di cattiva tenuta delle istituzioni e della maggioranza.
Questa sarà la discussione odierna, a questo siete chiamati, su questo dovete dare risposte non a noi, ma a tutta la Sardegna, su questo dovete tra di voi fare luce e chiarezza.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
Rammento all'assemblea che i consiglieri che intendono parlare, a norma del comma 2 dell'articolo 77, devono iscriversi presso la Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento in discussione, quindi non oltre l'intervento dell'onorevole Giacomo Sanna. Informo l'Assemblea che non saranno accettare iscrizioni dopo l'intervento dell'onorevole Sanna.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). La mozione di sfiducia metterà fine alla farsa della crisi, a quel teatrino della politica inscenato dai presunti leader della maggioranza, fatto di indiscrezioni a mezzo stampa, di "penultimatum" soltanto gridati e di minacce senza alcun seguito. In molti pensavano che lo spettacolo poteva dirsi concluso con le votazioni della legge finanziaria, ma così non è stato, non c'è un limite al peggio per il centro destra di governo in Sardegna. Infatti mentre la legge finanziaria usciva dall'Aula, gli eroi del buon governo irrompevano nella scena politica con un'altra recita, quella della crisi appunto, solo per alcuni pilotata, per molti sarebbe dovuta essere radicale e sostanziale.
Nella realtà è stata una crisi soltanto annunciata e mai formalizzata, solamente ipotizzata e mai concretizzata, mai chiusa perché non è mai incominciata, se non nelle pagine dei giornali e nei titoli ad effetto dei rotocalchi. Così il centro variabile può definirsi ancora tale soltanto se ci si riferisce all'umore del suo aspirante leader; del centro riformatore è rimasta invece attiva soltanto la centrale delle lottizzazioni per incarichi, gestioni e progetti, mentre al centro popolar nazionalitario esiste soltanto la domenica, cioè quando non c'è Giunta e il Consiglio è chiuso e quando riescono meglio le adunate all'insegna del folclore.
E` chiaro però che queste bistecche di balena bianca hanno per qualche giorno riassaporato il gusto della libertà di azione e di pensiero, lasciandosi andare a critiche feroci, distruttive e persino esagerate all'indirizzo del protetto del cavaliere in Sardegna.
Per qualche giorno hanno accarezzato il sogno di contare qualcosa dentro il centro destra, ma in poche ore chi doveva gli ha rifatto i conti per davvero, ricordandogli i numeri della compravendita di inizio legislatura, quelli - per intenderci - degli assessorati, degli enti, delle direzioni generali, dei Consigli di amministrazione e del sottogoverno assortito. E` tutto lì il motivo per nulla politico di questa crisi soltanto abortita. Anche chi doveva, non ha potuto, anche quelle forze politiche che non sono organiche alla Casa delle Libertà non hanno potuto spingersi oltre il recinto degli schematismi della politica italiana, perché tutte prigioniere di quella politica fattasi mercato. E a poco serve cercare di accampare giustificazioni dell'ultima ora, non ce n'è una! A niente serve ricercare scusanti valide per coprire le responsabilità politiche di quelle forze solo sarde che mantengono in carica un Presidente subalterno, figlio delle logiche italianiste e portatore di interessi estranei a quelli dell'Isola, nell'acqua come nel turismo, per l'Autorità d'ambito come per il "Costa Smeralda", lontano dalla necessità e dai bisogni dei sardi nelle piccole e nelle grandi questioni.
Sono i fatti a sfiduciare dunque il presidente Pili, non altro; la pochezza dei risultati conseguiti ne decreta il fallimento politico. Soltanto chi fino ad oggi ha fatto il contrario di ciò che ha detto può sostenere che non ci sono alternative al nulla; soltanto chi ha abdicato al proprio ruolo politico può continuare a nascondersi dietro lo slogan di comodo: "O Pili, o niente". L'alternativa in Sardegna esiste, è rappresentata da quell'inestimabile patrimonio di valori identitari di cui ci sentiamo orgogliosi portatori, e attorno a tali valori è possibile costruire un progetto credibile e politicamente realizzabile, che sappia restituire centralità alla politica sarda; un progetto tutto sardo perché rivolto ai bisogni della Sardegna e non condizionato dagli schemi italiani, che abbia cuore, gambe, animo e cervello sull'Isola, non al di fuori dell'Isola. Rompere gli schemi della politica italiana è dunque un'impresa possibile oltre che un'esigenza politica non più derogabile, ma servono coraggio, lealtà, capacità di rinuncia e soprattutto credibilità politica, tutta quella che le forze autonome da Roma perdono quando confermano la loro acquiescenza alla volontà d'oltre Tirreno. Ed insieme con la coerenza mortificano la dignità politica e anche quella personale.
Sono questi coloro i quali si fregiano soltanto di un vessillo e sono tutti con lei, caro presidente Pili. I Quattro Mori, invece, sono lontani da lei, dalla sua Giunta e dalla sua maggioranza e continueranno ad esserlo perché la nostra storia, la nostra tradizione politica, i valori che ci appartengono ci allontanano dalla sua politica continentalista. A poco serve cercare di screditare la nostra militanza tentando di banalizzare i simboli della nostra appartenenza. Quello del Presidente è un tentativo maldestro, una scortesia che ci è estranea, figlia di una logica di surrogati partitici che consideriamo il tratto caratterizzante della vostra "non politica" in questa legislatura, di quella "non politica" che fa sì che il Presidente della Giunta possa impunemente dichiarare di disattendere le volontà del Consiglio regionale senza che nessuno della maggioranza gli ricordi che è questa l'Aula che nel segreto dell'urna gli ha consentito di diventare Presidente. Ma sarebbe davvero troppo pretendere una risposta politica da chi dimostra di non poterne dare alcuna!
Le votazioni di oggi saranno l'ennesima riprova, ma non cancelleranno gli insuccessi, non placheranno la conflittualità tutta interna alla maggioranza ormai fuori controllo, non ne attenueranno le contraddizioni pressoché quotidiane, non potranno nascondere la diffusa incapacità dimostrata in oltre quattro anni di promesse mancate; servono invece a chiarire una volta per tutte chi sta con Pili e le sue logiche e chi invece sta con le logiche della politica e con i sardi.
E' già questo un bel risultato, un contributo concreto alla chiarezza che, a meno di un anno dalle elezioni, ci consente di sgomberare il campo da equivoci e fraintendimenti, di incastrare politicamente coloro che strumentalmente criticano il Governo e poi godono dei benefici che ne derivano, coloro che si definiscono professionisti dell'azzardo e poi si rivelano soltanto un bluff, coloro che chiedono il consenso per fare le grandi riforme governando e non ne hanno mai fatto una, pur non stando mai all'opposizione. Se non fosse per le penalizzazioni che ne derivano alla Sardegna, oggi più di ieri non esiterei ad affermare che la permanenza in carica del presidente Pili è senza alcun dubbio il miglior investimento politico delle opposizioni. Presidente Pili, lei non è un domatore di tigri, lei è un domatore di pulci e quelle pulci la faranno grattare per lungo tempo!
Votare contro la fiducia significa commissariare di fatto l'attuale maggioranza, ipotecando la prossima candidatura presidenziale del centrodestra in Sardegna. Verrebbe da dire "libere scelte", tutte vostre naturalmente, se non fosse che non troppi sono davvero liberi in questa maggioranza, costretti non da logiche di partito, ma da ben altre situazioni e condizioni che poco hanno di politico. Per costoro è questa l'ultima opportunità di liberarsi di ciò che soltanto a parole dichiarano di combattere, ma non potranno coglierla e votando la fiducia a Pili sfiduceranno se stessi, con buona pace di quella svolta, anche drastica, che fino a oggi, sino a pochi giorni auspicavano, dimenticandosi in gran fretta di quelle richieste di azzeramento immediato che con toni solenni e ultimativi reclamavano: "Se Pili non si dimetterà, apriremo noi la crisi con un altro leader." Scrivevano: "La malattia è grave, ci vuole un elettrochoc, ci vuole una cura adeguata, non pannicelli caldi, una nuova intesa politica, nuovo programma e nuovo governo". Ebbene, Pili non si è dimesso, non si è aperta la crisi, nuova intesa non ce n'è e di presidenti diversi non se ne vede l'ombra…
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Sanna.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Allora è spontaneo domandarsi dove sia finito quello che per giorni è stato sbandierato come l'orgoglio centrista. La verità è che quell'orgoglio è finito il giorno stesso in cui avete provato a risollevare la testa. Oggi dovete nasconderla sotto la sabbia perché oggi perdete definitivamente la faccia, allineati e coperti con ordine magari, non disdegnando microfoni per il solito richiamo a che le cose debbano cambiare.
Voterete un'altra volta ancora per Mauro Pili e poiché è evidente che con voi non cambierà proprio un bel niente, vi assicuriamo tutto il nostro impegno perché la prossima legislatura cambi davvero tutto, non soltanto il Presidente, ma anche la maggioranza. Non è una minaccia, è soltanto una promessa fatta da chi sa mantenere la parola data, da una forza politica che vi invita a ricordare ciò che è stato di questa legislatura sin dall'inizio, perché è bene lo si sappia noi non abbiamo intenzione di dimenticare assolutamente niente, tutt'al più aiuteremo i sardi a dimenticare presto i vostri guai e guasti politici!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei subito ribadire il sostegno del nostro Gruppo e di Forza Italia al quadro politico e il giudizio positivo sulla maggioranza e sulle esperienze prima del presidente Floris e poi del presidente Pili.
Abbiamo sempre sostenuto che la stabilità è un valore assoluto, è una precondizione per poter governare e per quel cambiamento che tutti i sardi ci chiedono, e lo ribadiamo oggi con coerenza. E' singolare che la minoranza cerchi di inserirsi, anche con un certo peso, nel dibattito politico che si svolge all'interno della maggioranza. E vorrei subito notare che oggi il quadro di riferimento politico sardo è un quadro collaudato. E' bene però ricordare che mentre nel '99 nasceva in Sardegna la maggioranza di centrodestra proprio in quei mesi, a livello nazionale il centrodestra perdeva due importanti regioni del Centro-Sud. E ancora vorrei sottolineare come il presidente Floris abbia guidato la prima maggioranza di centrodestra in cinquant'anni di autonomia; vorrei far notare anche che, ancora una volta, c'è stato l'impegno serio, in quei mesi, delle forze politiche che hanno voluto il cambiamento in Sardegna. Ma per fortuna oggi anche il quadro nazionale è un quadro diverso, non è più quello del '99; oggi le regioni governate dal centrodestra sono tante.
Abbiamo creduto nella forza e nei valori del cambiamento e faremo ogni sforzo per arrivare a centrare gli obiettivi che ci siamo prefissi. Valori come la libertà dell'individuo, l'importanza della famiglia, la scuola, la crescita solidale. Ma per fare questo occorre esaltare i valori dell'autonomia, amplificare e portare a Roma, con forza, le nostre istanze politiche. Ma quello che possiamo fare qui in Sardegna per la stabilità e la trasparenza facciamolo in questo Consiglio regionale. Se è vero che nel '99 l'elezione del Presidente della Regione non era diretta, è anche vero che esisteva anche allora una volontà popolare diffusa di scegliere il Presidente della Regione. Questa volontà popolare è stata finalmente trasformata in legge dal Parlamento italiano e anche in quest'ottica, secondo noi, occorre valutare l'indicazione forte di consenso di 152 mila sardi.
Questa maggioranza ha qualità politiche e determinazione per attuare i suoi programmi e deve farlo con una politica attenta, con perseveranza, con quel coraggio e quella flessibilità che rendano più evidente l'attaccamento di questo Consiglio e della Giunta alla nostra terra. Noi pensiamo che le critiche, i diversi punti di vista e il dialogo, anche aspro, sono essenziali per la crescita politica e democratica e per la formazione di scelte consapevoli e condivise. Sappiamo che in Sardegna esiste un quadro peculiare sardo che non nasce da interpretazioni cervellotiche di questo o quel leader, ma dalle esigenze di rappresentare diverse sensibilità politiche. Da parte nostra distinguiamo politiche e visioni nazionali da politiche, visioni, sensibilità ed esigenze della Sardegna. Siamo anche convinti che occorra abbassare i toni; il muro contro muro non fa gli interessi dei sardi; mi chiedo se i sardi ci abbiano eletto per aggredire il nostro avversario oppure per migliorare le condizioni della Sardegna. Occorre reciproco rispetto, bisogna rispettare le istituzioni e noi rispettiamo l'opposizione; bisogna impostare il confronto politico in termini positivi e propositivi, in questo senso il Consiglio regionale può avere un ruolo molto importante, può affrontare e risolvere questioni decisive. Noi siamo disponibili nel segno del bipolarismo e della legittimazione democratica.
Un altro aspetto importante del quadro politico sardo è la volubilità o, se vogliamo, la volatilità della composizione dei Gruppi: sedici consiglieri su ottanta in questi anni hanno cambiato Gruppo. Siamo sicuri che il quadro di oggi, 21 maggio, sarà lo stesso fra uno, due o tre mesi? E voglio qui ribadire anche la disponibilità di Forza Italia ad avvicendamenti concordati e scadenzati, che in tutti i casi non possono riguardare il Presidente. Ricordo che abbiamo fatto ogni passo politico per sostenere la Giunta Floris, tanto che qualche alleato ci accusò allora di aver praticato sulla Giunta Floris una specie di accanimento terapeutico, ma oggi, proprio per questo, possiamo dire a buon diritto che siamo stati ieri e che siamo oggi per la stabilità, e oggi sosteniamo con coerenza questa maggioranza e questo Presidente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.
CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente, colleghi, il collega Capogruppo di Forza Italia poc'anzi ha detto che riconfermava la fiducia al quadro di governo. Peccato che questo quadro sia senza cornice, nel senso che i fatti che sono accaduti in queste ultime settimane hanno dimostrato, se ancora ce ne fosse bisogno, che in Sardegna non esiste una maggioranza, in Sardegna non esiste un governo.
Alcuni osservatori ci hanno sollecitato a non presentare la mozione di sfiducia perché ritenevano che presentando la mozione la maggioranza si sarebbe ricompattata. Io credo che, francamente, dopo le vicende che sono emerse nel corso della discussione della finanziaria fosse impossibile non presentare la mozione di sfiducia. Centoquindici volte la maggioranza è stata battuta, diversi articoli della finanziaria bocciati, molti emendamenti della stessa maggioranza messi da parte. Allora io credo che ruolo e funzione dell'opposizione siano quelli di affrontare la crisi permanente che vive questa maggioranza, una maggioranza che in questi anni non è riuscita ad affrontare nessuno dei problemi che sono all'ordine del giorno in Sardegna. Ma come si fa, presidente Pili, a lasciare che tutto il settore industriale della nostra Isola venga messo in una condizione di non poter più esercitare e svolgere la sua funzione? Sono di questi giorni le manifestazioni che si stanno verificando nel polo industriale di Ottana, qualche settimana fa a Porto Torres, i lavoratori di Portovesme, soprattutto quelli dell'Eurallumina chiedono di avere risposte relative al bacino dei fanghi rossi. Gli artigiani, l'altro ieri la Confederazione degli artigiani ha preso posizione chiedendo a questa Giunta di lasciare, di dimettersi perché i problemi della Sardegna sono sempre più gravi, sono problemi ai quali bisogna dare risposte. Abbiamo affrontato la settimana scorsa, signor Presidente, la questione dell'Autorità del bacino d'ambito; anche su questo, ma come si fa a non arrivare in Aula a discutere queste tematiche e questi problemi? Io credo che la soluzione che ha rappresentato l'Aula nei giorni scorsi, cioè quella di bocciare per l'ennesima volta ciò che il presidente Pili ha proposto, sia un elemento sul quale dobbiamo riflettere tutti quanti.
Allora io credo, signor Presidente, al di là delle considerazioni, delle questioni che sono state scritte sulla stampa e sui giornali in questi ultimi giorni, mettetevi d'accordo, non si può dire che bisogna azzerare la situazione per poi fare altro! Io credo che oggi, se davvero avete coraggio, se davvero volete recuperare un minimo di dignità, ci siano le condizioni per voi di fare bella figura, e cioè dimettervi, perché noi non possiamo più attendere, non possiamo più aspettare l'affrontare delle questioni che sono presenti nella nostra Isola e nel nostro territorio.
Io credo, signor Presidente, che le battaglie che ha portato avanti il centrosinistra nel corso della finanziaria abbiano dato un minimo di speranza a decine e decine di lavoratori: abbiamo fatto una battaglia legata al piano straordinario per il lavoro, ottenendo dei risultati importanti, abbiamo fatto una battaglia che in qualche misura ha dato qualche speranza alla piccola e media impresa, abbiamo fatto la battaglia legata al terzo settore, abbiamo fatto cioè una battaglia che in qualche misura dia la possibilità, l'opportunità a migliaia di cittadini sardi di avere un ruolo e una funzione. Allora io credo che la rappresentazione che voi avete dato in questi mesi sia una brutta rappresentazione, non solo per quanto riguarda la maggioranza, ma io credo che abbiate dato una rappresentazione che in qualche misura abbia fatto apparire la Sardegna, agli occhi di tutto il Paese forse, una delle ultime Regioni, una Regione che non riesce a spendere, una Regione che è indebitata per circa 11.000 miliardi, una Regione che ha 11.000 miliardi di residui, una Regione insomma che non riesce a produrre nulla di buono. Allora io credo e spero che si crei la speranza per tutti i sardi di abbattere subito questa maggioranza per dare una prospettiva e una possibilità di un governo diverso e alternativo al vostro, che possa in qualche misura affrontare i problemi che sono presenti in Sardegna, a partire dall'industria, dall'agricoltura, dai servizi, per dare una speranza a tutti i sardi. E noi ci candidiamo nel prossimo futuro, grazie anche alla vostra incapacità, a rappresentare questi interessi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Rinuncio.
PRESIDENTE. Rinuncia. E' iscritto a parlare il consigliere Deiana.
DEIANA (Gruppo Misto). Rinuncio.
PRESIDENTE. Rinuncia. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Non è in aula. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, intervengo soltanto per dire poche cose, anche perché vedo che su questa mozione si sta dibattendo a senso unico, si rischia un monologo e penso che i monologhi non abbiano nessuna utilità rispetto al senso che si poneva la mozione, soprattutto il risultato che si intendeva porre attraverso la presentazione di questo documento. Documento che, pur nella sua semplicità rispetto alla conclusione, con la richiesta delle dimissioni del Presidente e della sua Giunta, aveva il senso di chiedere in primo luogo chiarezza, chiarezza istituzionale, chiarezza nell'ambito di questo Consiglio regionale, chiarezza che purtroppo non c'è stata, non soltanto nell'ultimo periodo, ma non c'è stata mai in questi ultimi anni. Poco edificanti ci sembrano peraltro le dichiarazioni ripetute in quest'Aula dal Capogruppo di Forza Italia quando continua a ribadire la sua fiducia prima al Governo Floris ed oggi al Governo Pili. Non siamo qua a discutere quanta fiducia Forza Italia abbia dato o stia dando oggi al Governo della Regione sarda. La necessità oggi, attraverso la mozione, era quella di determinare una situazione nuova, una situazione di chiarezza e una situazione di svolta, possibilmente. E svolta soprattutto dopo il balletto, la commedia, la farsa che si sta consumando ormai da troppo tempo in quest'Aula, con progetti più o meno abbozzati, compreso il progetto più volte richiamato, come progetto nazionalitario, dell'onorevole Floris. Insomma siamo a una farsa, siamo a una commedia a più atti e ogni giocatore la gioca come meglio crede, però il problema qual è? Che non la gioca nell'interesse della Sardegna, la gioca per l'interesse di parte e per cercare di aumentare il suo peso politico all'interno di questo quadro politico, per cui all'interno del quadro politico di centrodestra. Un quadro politico che fino ad oggi alla Sardegna non ha portato nulla. Vedete, più di una volta il vostro Governo, le forze che sostengono questa maggioranza si sono richiamate ai valori del rinnovamento, ai valori del cambiamento, ma io chiedo a voi, chiedo a lei, Presidente, sia a quello che l'ha preceduta, ma anche a lei che attualmente governa questa Giunta regionale, che cambiamenti ci sono stati, che modifiche nel Governo della Regione sono intervenute o se invece tutto è rimasto paralizzato peggio di prima. E cosa dire rispetto ai risultati di questi governi? E non soltanto nel suo ultimo, che lei lo richiama sempre, governo di pochi mesi, non si capisce quanto si debba passare per comprendere quando avviene un cambiamento. Comunque sia siete al Governo di questa Regione ormai da quattro anni, nessun cambiamento è intervenuto; non solo non è intervenuto un cambiamento, ma avete avuto la capacità anche di bloccare le stesse spinte innovative che venivano da quest'Aula, nella stessa discussione di leggi importanti per questa nostra Regione. E nonostante questo le stesse leggi che sono state varate sono completamente bloccate; qua si parla molte volte di indebitamento della Regione, è vero che c'è un forte indebitamento, ma è pur altro vero che c'è un forte accantonamento nel senso che le stesse leggi che sono state varate in favore dell'artigianato, nel commercio, anche nel settore industriale, sono completamente bloccate per la vostra inoperatività, per la vostra non capacità di quagliare, di far direttive chiare che possono permettere la spendita dei fondi. Per cui cosa dire? Dire che vi è la necessità di chiarezza, vi è la necessità di cambiare pagina, vi è la necessità che si decida una volta per tutte se volete e se siete in grado di governare o se invece volete continuare così fino alla fine della legislatura, per completare il disastro economico e sociale che avete determinato in questi ultimi anni. Sembra addirittura inutile richiamare le diverse emergenze che si sono stabilite, che si sono verificate negli ultimi anni e che stiamo alle emergenze che abbiamo sotto gli occhi di tutti, anche in questi giorni. Sembra quasi inutile richiamare la vostra incapacità ad affrontare questi problemi se non in termini puramente demagogici e molte volte anche in termini folcloristici. Per cui è forse un delitto da parte nostra chiedere chiarezza, chiedere che questo Consiglio si pronunci in maniera definitiva sulla facoltà di voler essere governati o di voler continuare questo balletto dell'ingovernabilità. Io mi auguro che i singoli consiglieri, al di là delle forze politiche, abbiano la capacità di esprimere un giudizio, un giudizio palesato anche da considerazioni profonde e dall'analisi di quello che c'è stato e di quello che è avvenuto in questi ultimi anni, compresa l'ultima scenata sulla finanziaria a cui abbiamo assistito in quest'Aula dopo tre, quattro mesi di lavori consiliari. Per cui la necessità che ogni singolo consigliere abbia la facoltà anche di esprimersi propriamente su questa mozione. Noi chiediamo un cambiamento, un cambiamento radicale, noi non chiediamo in questa fase di entrare al governo della Regione, anche perché sappiamo che non ce ne sono le condizioni e che le condizioni non si possono riprodurre con questo quadro politico e soprattutto con i rapporti di forza che vi sono in quest'Aula. Però chiediamo che vi sia un Governo, un Governo che fino a oggi non c'è stato, un Governo che dovrebbe dare, di fronte a una situazione di emergenza, un minimo di sollievo a questa nostra Regione. Non siete in grado di fare nemmeno questo, per cui nemmeno di governare le emergenze, nemmeno di dare quelle poche risposte che possono permettere di arginare una situazione di grave disagio. Cosa dire altro? Qualcuno, qualche collega diceva: "Prepariamoci per ridare speranze", io non so se ci sono speranze di fronte a situazioni di questo tipo, peraltro le stesse dichiarazioni dei partiti del centrodestra, di quelli che si rifanno al centro, dopo una serie di minacce e di proposizioni, di avvisi, di controavvisi, sembra che tutto si sia di nuovo bloccato, che non vi sia la capacità di uscire da questa fase di incertezza e di indecisione. Noi chiediamo chiarezza e chiediamo soprattutto a voi coraggio, coraggio di decidere, coraggio nelle vostre azioni. Se dovete sfiduciare, votate questa sfiducia, se non volete sfiduciare assumetevi la responsabilità di non continuare con questo balletto indegno che blocca la Sardegna, che blocca le istituzioni della Regione, che blocca la spendita dei fondi, che blocca qualsiasi speranza per il popolo sardo. Questa cosa vi chiediamo e io mi permetto di chiederlo a tutti e a tutti i consiglieri della maggioranza, compresi i dissidenti del centrodestra e di Alleanza Nazionale, perché - vedete - se bisogna essere, se volete essere coerenti fino in fondo bisognava essere coerenti anche sapendo di andare fino in fondo, avere la forza di andare fino in fondo rispetto alle cose che qua si dicono e alle cose che si annunciano. Per cui se non siete in grado di votare questa mozione perché ritenete che non sia giusto votare una mozione del centrosinistra, assumete voi un'iniziativa, un'iniziativa forte di sfiducia verso questo Presidente, verso questa Giunta, pretendete voi il cambiamento, almeno all'interno del centrodestra, ma fate qualche cosa perché questo balletto, questa sceneggiata abbia davvero fine.
Io concludo con questo augurio, Presidente, è un augurio di speranza, un augurio che qualche cosa possa cambiare anche se, di fronte alle notizie che abbiamo, di fronte a come è iniziato questo dibattito che sembra che non abbia davvero molte interlocuzioni tra forze di maggioranza e forze di opposizione, per cui ci accingiamo ad andare al voto senza un minimo di approfondimento, senza nessuna possibilità di un maggior rispetto reciproco, ma questo può avvenire solamente se vi è un'interlocuzione tra le parti, quando invece si parla solamente da una parte difficilmente...
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere.
VASSALLO (R.C.). ... potrà avvenire, per cui anche gli stessi risultati che qualche cosa possa cambiare in meglio veramente possono venir meno.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (P.P.S.-Sardistas). Presidente, colleghi, permettetemi, prima di iniziare il mio intervento, di esprimere la mia solidarietà all'amico Onorio Petrini e anche di quelli che hanno voluto un pochino giocare su quella emozione che lui oggi aveva e che tutti quanti noi abbiamo provato la prima volta che siamo entrati in quest'Aula consiliare. Colleghi, siamo dunque arrivati all'atto finale, così almeno voglio sperare, di questa presunta crisi politica della maggioranza. E non è un caso che io ricorra alla categoria della presunzione, la crisi è presunta perché non è mai stata ufficializzata in quest'Aula, dove invece pur tra mille tiramenti e strappi la maggioranza è riuscita ad approvare comunque la manovra finanziaria. Dunque la presunta crisi che tutti quanti noi, caro collega Giacomo Sanna, abbiamo letto sui giornali, che tutti abbiamo più o meno commentato, ma che non è stata mai aperta; peggio, non sarà mai aperta. Quest'Aula a maggioranza voterà contro, rinnoverà la fiducia al suo Presidente Pili, così come gliela conferì in occasione del suo insediamento alla guida della Regione. Così come quella fiducia, che comprensibilmente agli amici dell'opposizione ancora non va giù, è stata moralmente conferita da 152 mila voti dei sardi, dei cittadini sardi, nel 1999, 152 mila voti, ben più del doppio dei voti riportati dall'avversario del Presidente Pili. Questo è un fatto, è un fatto assolutamente innegabile, questo è un fatto che in una democrazia moderna e compiuta come quella che noi ci auspichiamo, con il nostro lavoro quotidiano, comporta soltanto l'accettazione del risultato e il risultato è che Mauro Pili è il Presidente dei sardi, anche di quelli che non l'hanno votato e quindi la conseguenza, la logica conseguenza è quella che deve governare. Deve governare fino all'ultimo giorno di questa legislatura, con il sostegno di tutti quelli che apertamente e senza giochi bizantini intendono condividere con lui la responsabilità del governo. Gli altri, per favore, si accomodino, si accomodino tutti quelli che non agiscono lealmente, che sono con il centrodestra, ma forse un pochino sono anche con il centrosinistra. Fermali tutti Presidente, Presidente Pili, chiamali alla responsabilità delle scelte, alle conseguenze di quell'etica alla quale tanti si appellano quando c'è da motivare nobilmente un interesse particolare, non certamente collettivo. Il Governo è e deve essere un'esperienza di un gruppo vasto di idee e di persone, altrimenti non è governo politico, altrimenti diventa una gestione privatistica ed utilitaristica del mandato politico. La crisi non c'è e non ci sarà, probabilmente avremmo anche potuto ottenere qualche risultato in più, cioè quando con lui abbiamo aperto la strada del governo probabilmente i progetti erano un po' più ambiziosi, ma certo non si poteva fare molto di più, non potevamo fare molto di più e così anche tutti gli altri non avrebbero saputo fare molto di più con queste continue fibrillazioni, con questa instabilità elevata a sistema e metodo e pratica quotidiana. Una legge elettorale che è stata definita in mille modi, inadeguata, balzana, assurda, ridicola e così via, ci ha consegnato una maggioranza senza i numeri della maggioranza; ecco quindi che le Commissioni permanenti sono permanentemente ingessate e ingovernabili. A questo punto vorrei dire che con i numeri che ha normalmente il Consiglio regionale, otto Commissioni francamente sono troppe e i lavori si ostacolano a vicenda in continuazione. Ma la legge elettorale non è l'unica cosa che va cambiata e a questo proposito noi dobbiamo fare tutti gli sforzi per andare l'anno prossimo al voto con una legge elettorale nostra, una legge che tuteli la specificità di noi sardi, di isola. Io non sono esperto in ingegneria elettorale, ma ho paura che la legge nazionale non sia sufficientemente rappresentativa delle diverse realtà territoriali della nostra Isola, insomma io ho paura che possa garantire troppo le grandi province e troppo poco quelle piccole. E anche questo, cioè la scarsa rappresentatività di alcune province rispetto ad altre in questo Consiglio regionale, è stato spesso e lo sarà anche in futuro causa di fibrillazioni in Aula e fuori dall'Aula.
Dicevo dunque che la legge elettorale va cambiata, ma non è l'unica cosa che va cambiata, bisogna avere il coraggio di cambiare il Regolamento. Finiamola una volta per tutte con questa storiella del voto segreto che garantisce la libertà di scelta e la libertà di voto. E` un giochetto oramai trito e ritrito, un ritornello vecchio e stantio che tutte le opposizioni, le minoranze di turno recitano a vicenda facendo finta di crederci davvero. L'unica cosa che garantisce il voto segreto è l'impunità per un atto codardo, è l'impunità per un tradimento, l'impunità per una mano vigliacca, che colpisce e si nasconde. Cambiamolo questo Regolamento e stabiliamo una volta per tutte il contingentamento dei tempi durante i lavori della manovra finanziaria; è troppo comodo presentare centinaia di emendamenti ed emendamenti agli emendamenti ed emendamenti agli emendamenti degli emendamenti e dopo lanciare in Aula grida di dolore sui ritardi, sui bisogni dei sardi, sulla vergogna di una maggioranza incapace ed inefficiente. Ad ogni legislatura cambiano soltanto le maggioranze, perché i giochi delle parti sono sempre gli stessi. Mi ricorda un po' quei vecchi film western una volta di moda e che venivano sfornati con il ciclostile, dove gli attori, la trama, le pistole e i paesaggi erano sempre gli stessi, cambiavano soltanto i cavalli. Non si poteva programmare in queste condizioni, ma si poteva vivere solamente giorno per giorno o forse qualcosa di più. Questo, cari colleghi, è un problema politico, non istituzionale e a differenza della crisi, che è un venticello che è spirato dal Consiglio, ma che è diventato uragano nelle redazioni dei quotidiani politici, questo è un problema reale. Ed ecco la domanda: che cosa intendiamo fare per conquistare la fiducia degli elettori sardi l'anno prossimo? Come intendiamo bissare il successo del '99 sapendo bene che alla prossima legislatura qualunque legge elettorale noi dovessimo utilizzare non basterà il mal di pancia di uno o l'esuberanza di un altro a provocare il grippaggio del sistema. Presidente Pili, a te la guida e a te la maggior parte di responsabilità in questo momento veramente cruciale, a te soprattutto, con il nostro sostegno forte, il compito di chiudere alle spalle questa parentesi e di dimostrare ai sardi che non hanno sbagliato scegliendoci e soprattutto scegliendoti.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Non è in Aula. E` iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Io potrei anche rinunciare, non è quello il punto. Se voi affermate che la crisi non l'abbiamo inventata noi io rinuncio, basta che qualcuno di voi lo dichiari.
LOCCI (A.N.). Insomma! Continua, allora.
CUGINI (D.S.). In effetti adesso il collega Licandro ha sostenuto una tesi che a me sembra abbastanza curiosa, le dichiarazioni che sono state riportate dai giornali e mai smentite erano dichiarazioni fatte dai colleghi della maggioranza, sulla verifica. C'è stata anche una battuta simpatica del collega Oppi, "Vogliono giocare a poker dimenticando che io sono un professionista" dice Oppi. Quindi figuriamoci se un professionista del poker non sa come si gioca a tre carte, anche. Si sa che la crisi non l'abbiamo inventata noi e, aggiungo, io nelle settimane passate, nei giorni passati, ho valutato molte dichiarazioni dei colleghi del centro come dichiarazioni responsabili, che si mettevano di fronte al problema per cercare di dare una risposta alla crisi; e sono state date delle indicazioni.
Io non chiedo di votare la nostra mozione, io vi chiedo di essere conseguenti con le cose che avete detto voi. Non dovete fare quello che chiediamo noi, io vi chiedo di fare quello che avete detto voi, quello che ha detto Floris, quello che ha detto Oppi, quello che ha detto Capelli, fate quale che avete detto. Invece voi non lo farete quello che avete detto, ma non perché non avete il coraggio, non è una questione di coraggio, voi non lo fate perché non siete liberi di farlo.
Il collega Oppi, che è quello che ha di più tuonato nei giorni passati, è stato convocato a Roma, o chiamato da Roma per via telefono e tutto quello che aveva dichiarato l'ha cancellato. Voi, se volete recuperare ad una funzione, non solo per voi maggioranza, per il Consiglio regionale, dovete fare quello che avete detto; voi non lo farete perché non siete liberi di farlo, lo ripeto: non siete liberi di farlo. Siete impediti nel mantenere l'impegno che avete assunto con voi stessi, non è Pili che non si dimette, è anche quello, siete voi che non siete in grado di essere conseguenti con quello che dite e non avete il coraggio di ritirare la delegazione nella Giunta, lo dico per i colleghi di A.N., neanche di cambiare gli assessori, non ci riuscirete a cambiare gli assessori perché appunto non siete liberi di essere conseguenti.
Il giudizio che viene dato su di voi è un giudizio terribilmente negativo, ma non dalle opposizioni; anche oggi sui giornali viene riportato il giudizio di una associazione di imprese ed è un giudizio terribilmente negativo per l'azione di Governo. Allora, il problema lo dovete risolvere voi nella maggioranza e lo dovete risolvere come ritenete di risolverlo, ma da questa situazione voi avete il dovere di portar fuori la Sardegna, se ne siete capaci, se siete capaci di farlo. Invece ho l'impressione che non siete capaci di farlo, perché ormai avete toccato con mano che questo anno, il 2003, sarà un anno del non governo, perché non c'è neanche lo strumento per governare, perché la finanziaria che avete approvato qualche settimana fa è uno strumento inutilizzabile, per voi, perché è lo strumento che voi avete votato che è diverso da quello che avete proposto. Poi accusate il voto segreto. No, non è un problema di voto segreto, che la stragrande maggioranza di voi in diverse occasioni ha votato contro lo sapete tutti e avete votato contro tutti, quellii di Forza Italia contro quelli di Forza Italia, il C.C.D. contro il C.C.D., eccetera, eccetera. Aggiungo: persino degli assessori vostri hanno votato contro la finanziaria! E voi volete continuare così? Continuate così! Continuate così, non è un problema di legge elettorale, è di quello che si dice agli elettori nei prossimi giorni.
Quante leggi avete presentato e quante ne avete approvato con il solo voto di maggioranza? Fate i conti, pochissime ne avete presentato e neanche una ne avete approvato con il solo voto vostro, perché non siete maggioranza; voi siete quello che abbiamo verificato all'inizio di questo mandato, siete seduti nello scranno del governo solo perché una parte di voi ha tradito gli elettori, solo perché una parte di voi si è candidata con uno schieramento, ha tradito ed è passata con un altro schieramento. Chi è traditore degli elettori non ha neanche capacità di governare, ma quale cultura di governo può avere uno che tradisce gli elettori? E volete continuare così? Continuate!
L'unica cosa che non potete fare è fermare il calendario, si arriverà a quella verifica e voi andrete in giro a dire che cosa avete fatto, quale legge avete proposto. Fantola, quali riforme sono state fatte? Dice Vargiu: "Noi siamo liberali, una forza del progresso, siamo cittadini dell'Europa", cercate una volta di essere cittadini sardi. Cercate una volta di essere cittadini sardi!
Nessuna riforma, nessun ente è stato riformato, nessun provvedimento è stato proposto a sostegno del sistema produttivo. Allora, siamo di fronte ad un giudizio che deve essere dato, non dovete votare la nostra mozione, non vogliamo i vostri voti Inquinano! Non li vogliamo! Qui siamo in presenza di una questione politica centrale, l'esperienza del centro di formazione cattolica che si è messa al servizio di Forza Italia e di Alleanza Nazionale. Queste forze del centro... Corona se parli ti confondi, è meglio ascoltare.
Queste forze del centro devono tirare una riga sotto per verificare quale apporto di qualità di governo è stato dato e quale principio di solidarietà è stato affermato. Quale solidarietà è stata affermata, in quale occasione? Quando si trattava di votare la parte della finanziaria del collega Ladu, uno di quelli che ha tradito gli elettori, il centro gli ha votato contro! Gli ha votato contro!
LADU (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Avrai tradito tu gli elettori! Sei un mascalzone, un maleducato!
CUGINI (D.S.). Il traditore deve solo ascoltare e non deve interrompere.
LADU (P.P.S.-Sardistas), Assessore di lavori pubblici. Sei un maleducato! Sei tu un traditore!
CUGINI (D.S.). Chi ha tradito gli elettori, chi si è candidato con una parte e ha fatto il salto della quaglia dall'altra parte, chi ha tradito gli elettori
LADU (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Tu sei un traditore, perché tu quando nella passata legislatura hai fatto entrare Rifondazione in maggioranza, che cosa ha fatto?
CUGINI (D.S.). E tu sei un traditore degli elettori, hai tradito gli elettori, hai chiesto il voto per un programma e ne hai fatto un altro!
(Interruzioni)
CUGINI (D.S.). Tu sei un traditore! E non ti vergogni neanche?! Tu non ti vergogni neanche del fatto che non hai una lira nel bilancio, perché i tuoi colleghi ti hanno votato contro perché ti apprezzano per quello che sei, un traditore degli elettori!
LADU (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Questo lo vedremo, questo lo vedremo!
CUGINI (D.S.). Capito?! E ti hanno votato per quello, perché siamo di fronte al declino...
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, onorevole Cugini...
PIRISI (D.S.). La verità ti fa male! Lo so!
PRESIDENTE. E` affidato al buon gusto di ogni intervento e di ogni oratore usare determinati linguaggi oppure no, è di moda l'aggressione e quindi... Onorevole Ladu consenta che si compia l'intervento.
CUGINI (D.S.). La ringrazio Presidente per il termine "buon gusto", effettivamente è così, uno che viene bocciato, come è stato bocciato, doveva avere il buon gusto di dimettersi, non l'ha fatto. Dicevo: il punto è che adesso siamo al declino, al declino di un'esperienza, alla conclusione di un'esperienza, si può dire che questa è un'esperienza di governo che ha prodotto qualità? Noi diciamo di no, è per quello che abbiamo presentato la mozione.
LADU (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Gente che arriva qui senza un mestiere, vergognati! Gente come te che non ha mai lavorato in vita sua e non ha un mestiere viene qui a insultare la gente!
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, la prego, per cortesia... Per cortesia consentite l'intervento all'onorevole Cugini. Onorevole Ladu, per cortesia!
MORITTU (D.S.). Allontani dall'Aula chi disturba!
PIRISI (D.S.). Insomma, un po' di buon gusto.
LADU (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Un po' di buon gusto sì, ma come si fa a insultare in questo modo, uno che si permette,
CUGINI (D.S.). Presidente, posso?
LADU (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Tu devi ringraziare il tuo partito.
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, io la richiamo formalmente, lei mi costringe a richiamarla onorevole Ladu! Va bene? Lei deve consentire l'intervento del collega, ancorché non lo condivida. Per cortesia anche loro, colleghi consiglieri, sono pregati di tenere un comportamento consono al ruolo che voi pretendete sia svolto ogni volta che intervenite.
Sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 24, viene ripresa alle ore 12 e 30.)
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, onorevole Diana, onorevole Marrocu, assessore Luridiana, siete pregati di prendere posto. Onorevole Cugini ha cinque minuti per concludere. Grazie.
CUGINI (D.S.). La ringrazio Presidente. Noi abbiamo sostenuto, lo stavo dicendo prima, che l'azione di governo della Regione, che era difficile e negativa prima, è impossibile ora con uno strumento che è la finanziaria, che è stato trasformato da quest'Aula con voti segreti e voti palesi. Purtroppo non è questa una posizione che esprime l'opposizione e quindi magari forzata nella lettura, purtroppo la Sardegna tra le regioni meridionali è quella che cresce di meno, cresce di meno anche se le regioni meridionali crescono meno di quelle del centro nord, cresce di meno perché l'azione di governo è stata un'azione negativa e il giudizio che è stato espresso dagli amici del centro, ripeto dagli amici del centro, è un giudizio che noi abbiamo condiviso, riferito all'esigenza di migliorare la qualità di governo.
Quindi il ragionamento da svolgere non è quello se votare o non votare (lo dico per il collega Floris) la nostra mozione, noi non lo pretendiamo il voto, è quello che voi dovete tener presente che la Sardegna è vicina al declino, che c'è bisogno di introdurre una innovazione e che voi, pur avendola richiamata, non siete in grado di attuarla, non la farete. Massimo, voi non farete quello che avete detto. Ma non è che non lo fate perché volete fare un dispetto all'opposizione; no, non lo fate perché - ripeto - non siete liberi di farlo. Siete voi quelli che dovete uscire dalla situazione nella quale vi siete precipitati e se voi pensate che votando contro la nostra mozione avete risolto i problemi della Sardegna è una finzione. E dire: "Ci siamo messi insieme adesso, ripartiamo dallo spirito di Aritzo" come dice Fantola, non è così! Voi dovete essere conseguenti, dovete rinnovarvi la Giunta, il Presidente Pili vi ha detto che non si dimette, voi non avete il coraggio di votargli contro per le dimissioni, quindi siete destinati ad andare insieme sino al prossimo appuntamento elettorale. E dovete dire: volete stare assieme nel non governo che avete denunciato voi o volete stare insieme mettendo avanti gli interessi della Sardegna. Siete in grado una volta, tra di voi, di dire: "Mettiamo avanti gli interessi della Sardegna, facciamo così", un'iniziativa qualunque, che risponda a quell'esigenza che è stata manifestata in tante occasioni? Non siete in grado di farlo, perché siete alla crisi e anche al fallimento di un'esperienza.
I sindacati della U.I.L., della C.I.S.L. e della C.G.I.L. fanno lo sciopero generale, voi sapete quanto è difficile per queste organizzazioni stare insieme in presenza di una rottura nazionale. Eppure in Sardegna tanto è grave la situazione che queste organizzazioni superano tutte la difficoltà pur di mettere avanti gli interessi della collettività e proclamano lo sciopero generale. E lo proclamano anche preoccupati della situazione di crisi nella quale siamo ed anche della tenuta democratica, perché quello che è avvenuto con l'attentato alla C.I.S.L. sarda, per la seconda volta in poco tempo, conferma che c'è bisogno di una presenza democraticamente organizzata, alta e il Consiglio regionale è questo nella testa dei sardi.
Voi pensate che in questi mesi e anche nelle settimane passate, pur avendoli richiamati questi problemi, voi pensate che confermando Pili alla guida della Giunta, confermando la Giunta, voi fate un servizio positivo per la Regione, per la Sardegna? Sta a voi decidere. Se voi confermate Pili, la Giunta, eccetera, eccetera, voi state dimostrando nei fatti che siete incapaci di uscire dalla situazione.
Gianni, io ho apprezzato il vostro voto palesemente contrario alla manovra finanziaria perché non l'avete condivisa, ma non perché avete votato con noi, non è questo il punto, perché voi nella vostra autonomia avete fatto una vostra valutazione.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini!
CUGINI (D.S.). Sto finendo. Una vostra valutazione!
Ora avete sostenuto (e su questo concludo): "Noi non voteremo la mozione di sfiducia perché non ci prestiamo a diventare strumento". Si capisce anche questo, è giusto, io aggiungo: è giusto che si dica questo, però è anche giusto che noi abbiamo presentato la mozione, è anche giusto che si discuta in Consiglio regionale, l'unica cosa che non è giusta è che si facciano dichiarazioni - come hanno fatto i colleghi del Centro - che poi non vengono mantenute alla prova dei fatti.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Rif. Sardi - U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, nel suo libro "La rabbia e l'orgoglio" Oriana Fallaci riporta un'espressione che sembra scolpita nella natura dei sardi. Vi sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo, un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre. Ben altre ovviamente erano le ragioni della Fallaci, ma oggi nel decadimento della politica della Regione non mi posso sottrarre a questo imperativo, questo obbligo civile e morale per il bene della Sardegna e spero per il bene di questa maggioranza.
La mia serenità deriva da una forte coscienza etica della politica che si sostanzia nell'assenza di qualsiasi sentimento di rivalsa nei confronti del Presidente Pili e dalla consapevolezza che senza una radicale inversione di rotta il centro destra rischia il fallimento di governo e di conseguenza un avverso responso elettorale del 2004; queste sono le mie vere preoccupazioni, amici di Alleanza Nazionale e di Forza Italia.
C'è oggi l'obbligo di dire la verità, di fare un'analisi schietta e obiettiva non per distruggere, ma per fare in modo che l'immagine del Governo torni ad essere quella attesa dalla gente che aveva dato fiducia alla Casa delle Libertà e nei partiti nazionalitari e centristi. Purtroppo non si ha il coraggio di affrontare la verità da parte dei due maggiori partiti della maggioranza, mentre da parte dei centristi, fatta la diagnosi vera si stenta a tranne le conseguenze. Purtroppo la nuova classe dirigente sembra accentuare le movenze della vecchia politica, il tatticismo è dominante, si dice la verità in privato e la si occulta in pubblico, favorendo il degrado morale della politica.
Nella maggioranza nessuno, dico nessuno, è soddisfatto del Governo della Regione; tutti avvertono l'affievolimento degli ideali che sono stati alla base del progetto politico programmatico di questa coalizione. Questa diffusa insoddisfazione e questo malessere esplodono nel segreto dell'urna, alcuni lo manifestano apertamente, altri come i partiti di centro scandiscono di continuo che così non si può andare avanti. Perché non si vuole affrontare all'interno della maggioranza, con lealtà, alla luce del sole, le cause del malessere? Questo si può fare sgombrando il campo da disegni preordinati contro l'uno o contro l'altro.
Il Presidente Pili, con un colpo da teatro degno del migliore stile mediatico, mi ha dedicato una conferenza stampa sicuramente fuori luogo e fuori tempo. I suoi attacchi hanno sbagliato destinatario: prendersela con l'U.D.R. è come parlare male del medico che ha saputo fare la diagnosi, denunciare la patologia e, con giusta deontologia politica, avvisare il malato della necessità di un'urgente terapia. Perché denigrare il medico che ha diagnosticato i mali? Lanciarsi in un'accusa verso il solo U.D.R. quando invece tutta la maggioranza, in permanente fibrillazione, un vecchio deteriore espediente per sviare e spostare il tiro dal vero obiettivo; è questa la nuova politica. Io non ho niente di personale, non mi contrappongo a nessuno, non aspiro a sostituirmi a chicchessia. Voglio solo tentare di recuperare lo spirito politico - programmatico che ha dato vita a questa compagine per riprendere la linea di una nuova frontiera alla Regione capace di creare prospettive per le nuove generazioni. Questi segni di speranza e di cambiamento non ci sono. Ritengo che in questa fase di transizione un Presidente dell'area centrale avrebbe maggiore capacità di aggregare le forze della maggioranza, ma anche di dialogo e di concertazione con forze imprenditoriali e sociali. Non intendo con questo porre veti, tanto meno pregiudiziali nei confronti del partito di maggioranza relativa cui spetta di esprimere la guida della Regione. E` un diritto - dovere che impone però la responsabilità di garantire la guida, un buon governo ai sardi. Ma governare oggi una Regione a Statuto speciale, con le sue peculiarità e alcuni nodi importanti irrisolti, con la crisi economica, richiede una maggioranza coesa ed attiva, un programma organico e innovativo di alto respiro, un rapporto non conflittuale ma dialogico con le minoranze e un più stretto contatto con le forze vive della società e con la gente comune senza rinchiudersi nella solitudine e nel cesarismo del potere.
Oggi la maggioranza si trova ad un bivio; manca un anno dalla fine della legislatura, è una coalizione che stenta a ritrovare la sua identità originaria di cambiamento; è la politica del giorno per giorno, è l'antipolitica. Siamo oggi di fronte a due strade: una porta a perpetuare la situazione attuale, con un chiarimento gattopardesco che tutto lascia come prima, lasciando latente il malessere tra le forze politiche e consiglieri, e l'altra è quella indicata dai partiti dell'area centrale: un'analisi critica, autocritica, seria, profonda, anche spietata, ma accompagnata da una terapia adeguata.
La Sardegna non può essere, onorevole Pili, governata da un bipolarismo simmetrico ripreso pedissequamente dallo schema politico nazionale; l'anomalia politica sarda è peculiare come la sua identità e la sua specificità storico - culturale, ed esiste nell'Isola, volenti o nolenti, una forte area centrale che non si riconosce nel bipolarismo continentale, in quanto esiste uno strato sociologico, culturale e sociale ad essa speculare. Qualsiasi Presidente della Regione di oggi e di domani sarà sempre condizionato da questa particolarità politica sarda rispetto al quadro nazionale. Anche l'elezione diretta del Presidente non potrà essere immune da questo condizionamento; un più forte potere diretto del governatore troverà nel Parlamento sardo i suoi contrappesi autonomistici e istituzionali, politici e culturali.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SALVATORE SANNA(Segue FLORIS.) L'UDR vuole salvaguardare la dimensione identitaria della sua politica e non intende uscire dal filone culturale, storico e politico dei partiti dell'area centrale in Sardegna. Forza Italia, Alleanza Nazionale decidano oggi quale strada imboccare per il superamento di questa impasse.
Io mi sforzerò di dire cinque punti; primo: occorre recuperare il progetto originario e fondante della coalizione. L'interpretazione data dal Presidente della Regione ha interrotto la convergenza feconda tra gli ideali di modernità della Casa delle Libertà, le forze centriste di cultura cattolica e liberal democratica e le forze di ispirazione nazionalitaria e sardista.
Secondo: occorre recuperare il metodo della concertazione, un rapporto stretto tra la Regione e le forze attive della società accantonato dal modello politico culturale di estrazione nazionale del Presidente Pili a cui potranno apparire cose troppo vecchie nel suo immaginario giovanile. Questo metodo appartiene alla storia autonomistica della Sardegna e non può essere cancellato dalle contingenze politiche. Questo abbandono ha creato diffidenza, dualismo tra Governo regionale e mondo del lavoro imprenditoriale: sindacati, forze sociali e realtà associative di base. Questa rottura, figlia dell'improvvisazione e del nuovismo di maniera, ha innescato la divaricazione con le minoranze e ha radicalizzato la linea dell'opposizione nel confronto politico istituzionale. Terzo: occorre ripensare, instaurare un nuovo rapporto conflittuale, se vogliamo, col Governo nazionale; battaglie facili non ce ne sono e con la quiescenza non potremo mai ottenere nulla. Quarto: occorre, come ha affermato l'U.D.C., un confronto a tutto campo, per estrapolare dal progetto originario una mirata piattaforma politico - programmatica sino alla fine della legislatura, con l'adesione convinta dei Gruppi dei partiti. E' inconcepibile che una maggioranza sorta sulla linea della svolta e del cambiamento non sia riuscita a condurre in porto una sola riforma. E infine la verifica: si doveva concludere prima dell'estate, poi in autunno, poi primi di quest'anno. Questo temporeggiare ha dimostrato l'incapacità di trovare un comune denominatore. E infine, ultimo ma non ultimo, visto che il tempo è scaduto, non si può assistere a questa politica di una maggioranza che si contrappone all'opposizione muro contro muro in uno scontro frontale. Non è nella nostra tradizione. Non è nella tradizione dei sardi, non serve alla Sardegna; ci sono politiche, come le politiche dei trasporti, del metano, dell'acqua, che noi abbiamo fatto col consenso, il conforto di governi che non erano omologhi, ma questa è la politica bipartisan, non si può qui stare a fare muro contro muro, non stiamo facendo gli interessi della Sardegna. Anche questo è un modo di fare politica che noi non condividiamo.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita - D.L.). Presidente, colleghi; potrebbe dirsi che è facilissimo prendere la parola in una situazione come questa, ma potrebbe anche dirsi che è difficilissimo perché probabilmente, anzi certamente tutto quello che doveva essere detto è stato detto. E non è stato detto solo dall'opposizione, non è stato detto solo da Cogodi e dagli altri che in questi mesi si sono adoperati per cercare di mettere in rilievo il disastro al quale la Sardegna è stata sottoposta. Basterebbe leggere la rassegna stampa di quest'ultimo mese che fa riferimento alle dichiarazioni che sono state rilasciate da pezzi importanti di questa cosiddetta maggioranza; pezzi importanti che hanno detto continuamente peste e corna del Presidente Pili e di quelli che gli stanno attorno, ma soprattutto del Presidente Pili. Per questo, da un certo punto di vista, quello che è facilissimo diventa difficile perché - ripeto - tutto quello che doveva essere detto è stato detto. La verità è che, come già in qualche modo è stato a suo tempo enunziato - io chiedo scusa ma c'è un tale caos che diventa quasi umiliante…
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Colleghi per cortesia; le chiedo scusa io onorevole Dore, un attimo solo.
Prego onorevole Dore.
DORE (La Margherita - D.L.). Non riesco a capire francamente, sembrava un momento di depressione e invece c'è tutto un trafficare da una parte all'altra; adesso io vorrei sapere se l'onorevole Capelli sta contrattando...
(Interruzioni)
DORE (La Margherita - D.L.). No, va bene no, anzi è una delle persone più corrette dell'Assemblea indubbiamente, però francamente dà un po' di fastidio vedere questo gironzolare da una parte all'altra, sali scendi, entra esci; insomma, chi non è interessato può anche raggiungere gli sgabuzzini interni o il bar che tanto è un posto forse più accogliente di questo!
Comunque, tornando al punto e cercando di non perdere completamente il filo, questa maggioranza - ripeto - se dal punto di vista economico egoistico forse ha raggiunto dei risultati, perché una spartizione selvaggia il più selvaggia possibile è stata fatta: di posti, di cariche, di presidenze, di consulenze e di altre cose; dal punto di vista politico ha raccolto quello che ha seminato, cioè ha messo i semi per un disastro, e sappiamo bene a quando risale questo lanciare i semi, lo sappiamo bene, lo sappiamo tutti, lo sa tutta la Sardegna, lo sa tutta Italia da un certo punto di vista, ha raccolto quello che ha seminato, cioè ha seminato l'inganno, l'imbroglio, la compravendita, i ribaltoni etc., non aveva e non ha saputo costruire un programma e di conseguenza non poteva andare ad altro risultato che alla rissa continua, ad altri tradimenti, ad altri trabocchetti e ad altri ribaltoni, ad altre cose, parole così, quasi impronunziabili tanto se ne dovrebbero usare di pesanti, di dure. Disastro totale! Comunque, visto che qualcosa siamo qui per dirla, io voglio brevemente fare riferimento, in relazione al comportamento del Presidente Pili, al disastro recente della finanziaria, che è stata una finanziaria non per la Sardegna, ma contro la Sardegna. L'avevo definita un aborto inizialmente come proposta e poi avevo parlato di aborto mutilato e credo che il giudizio non possa essere cambiato. Questo era e questa è rimasta nonostante gli sforzi e l'impegno di tutti quelli che nell'opposizione si sono adoperati con senso di responsabilità per renderla meno oscena. E poi il problema della gestione delle risorse idriche. Caro Presidente Pili, qualcuno l'ha già detto, ma io lo ripeto: il suo è stato un comportamento eversivo, se ci potesse essere l'accusa di alto tradimento nei confronti della Sardegna e nei confronti del Consiglio regionale lei sarebbe autore di un alto tradimento; lei sarebbe autore di un alto tradimento perché se n'è infischiato letteralmente, si è infischiato letteralmente di tutti i deliberati del Consiglio, e questa è mancanza di rispetto. A questo punto io mi domando se persone che stanno dalla sua parte in qualche modo in questa sgangherata maggioranza, ma che hanno ancora o dovrebbero avere un minimo di senso di responsabilità e di dignità, non debbano guardare questo solo fatto che è commesso ai danni di tutti, di tutti i componenti dell'Assemblea oltre che della Sardegna, come abbiamo già detto, per trarne le conseguenze. Basterebbe questo fatto, al di là dell'inadeguatezza, dei pasticci, delle contraddizioni, degli errori, delle corbellerie che sono state combinate; basterebbe questo solo fatto di mancanza totale di riguardo per l'Assemblea della quale fa parte e che in qualche modo l'aveva eletto alla presidenza per farla cadere. Questo è il punto; non è un problema personale, è un problema veramente del senso della dignità e del senso di quel minimo di pudore che ci dovrebbe sempre essere e che non dovrebbe mai mancare in qualunque dialettica nell'ambito di un'assemblea. E per finire, però io dico: Pili è responsabile, è colpevole, ma - ripeto - quelli che dopo essersi stracciati le vesti, dopo avere sparato dichiarazioni in tutti i sensi, in tutte le direzioni dicendo cose forse talvolta più pesanti di quelle che giustamente ha detto l'opposizione, poi alla fine hanno messo i remi in barca, sono tornati. Io non so se ciò sia frutto di calcolo, di minacce, di qualche altra cosa, certamente è un comportamento indecente. Ma insomma si è parlato... l'ultima sparata, è stata quasi come se fosse un'ancora di salvezza, un modo come un altro per lavarsi la coscienza e per mantenere la dignità, si è parlato di elettrochoc; ma lo sapete cosa significa la parola elettrochoc? Io credo, e mi domando se è possibile che chi fa parte di un'Assemblea legislativa e pretende di guidarla possa usare una parola di questo genere con riferimento a se stesso? Basta prendere un dizionario, elettrochoc: metodo di cura di alcune malattie mentali, detto comunemente anche elettrochoc terapia, che consiste nella provocazione di un accesso convulsivo epilettico per mezzo di una scarica di corrente alternata di tensione 90/150 volt per 1 - 5 decimi di secondo che viene fatta passare fra due elettrodi applicati alle tempie e che trova applicazione nelle sindromi distimiche - qui mi rivolgo ai medici presenti - ed anche nella schizofrenia.
Ecco, questo io dico: chi ha il coraggio di dire con riferimento o a se stesso o al Gruppo che rappresenta che c'è bisogno di un elettrochoc, allora forse è il caso che si vada a far ricoverare e non pretenda di guidare, di stare, di far parte di una maggioranza che ancora una volta per un altro anno vuole finire di distruggere la Sardegna.
Questo è il problema! Io mi richiamo alla dignità di tutti; qui ci sono dei limiti che non possono essere superati, perché se no veramente ha ragione il cittadino della strada che poi pensa cose che non si dovrebbero pensare. Questa è purtroppo l'amara conclusione che ci coinvolge tutti in qualche modo, perché è vero che ricade su chi le ha pronunziate certe espressioni, ma in qualche modo, siccome tutti facciamo parte di questo consesso, coinvolge tutti. Allora io mi domando se non sia il caso, non mi faccio illusioni, però io credo che qualcuno dovrebbe fare un piccolo esame di coscienza e trarne le conclusioni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.
IBBA (S.D.I.-S.U.). Grazie, signor Presidente. Io continuo a vivere nell'illusione o nella speranza che nel Regolamento di questo Consiglio regionale le mozioni di sfiducia siano sostituite dalle mozioni di responsabilità e che pertanto a presentare il conto dell'andamento della politica siano non le opposizioni ma la stessa maggioranza. E' un'aspirazione che diventa legittima e che fa parte del mio mondo e del mio modo di pensare la politica, ma che non è diversa dalla realtà dei problemi che stiamo esaminando, perché qui tutto il problema è quello di avere la capacità di un'assunzione di responsabilità su una valutazione del modo di condurre il governo di questa regione e di risolvere i problemi della Sardegna. Perché vedete, io non mi aspetto una mozione di responsabilità da parte del presidente Pili o da parte della maggioranza, perché se avesse avuto questa sensibilità e si ponesse su questa dimensione etica ma anche gestionale del suo operato già da molti mesi avrebbe posto la questione e probabilmente, in un sussulto di dignità, avrebbe spontaneamente proposto le sue dimissioni all'Aula. L'atteggiamento, invece, mi pare più quello della prepotenza che impone comunque ad ogni costo e in maniera impune una presenza e un ruolo che è tipico della cultura imperante oggi in questa maggioranza di centrodestra e basata sul disinteresse e sul disprezzo degli altri. E quando dico altri, intendo dire tutto ciò che non è codificato e che non si allinea allo schieramento del centrodestra, non ultimo anche l'apparente disinteresse e il giocare con gli angoli dei fogli che il Presidente dimostra tutte le volte che ci si rivolge a lui in maniera critica, spesso telefonando e spesso facendo altro, mentre invece con attenzione e con interesse quando il giudizio e l'intervento è un giudizio filogovernativo.
Allora è evidente che volete, con impudenza, cercare di dimostrare e cercare di insistere sul fatto che questi anni sono stati anni di stabilità di governo e anni di trasparenza. Ma come potete pensare di dire che esiste stabilità di governo quando siete crollati centinaia di volte con le vostre stesse mani sulle vostre stesse proposte? Ma a quale stabilità vi volete riferire? A quale trasparenza vi volete riferire, quando avete sempre negato l'elenco delle consulenze che avete elargito e pur richiestovi più volte non avete mai trasmesso quell'elenco? Di quale trasparenza state parlando nell'aver condotto la vostra gestione in questo Consiglio? Ma fate riferimento, quando parlate di queste cose, alle cose che accadono in questo Consiglio regionale o vi state riferendo a un altro Consiglio regionale?
Più di un oratore che mi ha preceduto ha fatto riferimento alla terapia, alla medicina, al medico. Bene, siccome mi spetta, come dire, per appartenenza professionale, ne faccio uno anch'io di riferimento e di analogia con la medicina: mi pare che siano evidenti i segni di una schizofrenia politica, che in pratica significa di dover credere di vivere una realtà diversa da quella che invece davvero si vive. Il che significa che questa Giunta, estranea ai problemi reali della gente in tutti gli ambiti della vita sociale, civile ed economica della nostra regione, incapace di risolvere i bisogni reali della gente, si rifugia in un'abilissima e perfida capacità che il presidente Pili espone tutte le volte che ne ha l'opportunità, mistificando con una naturalezza e con una spontaneità al di fuori di qualunque regola normale, una mistificazione della realtà per la quale dimostra un'abilità che è anche superiore a quella del Presidente del Consiglio nazionale. Pure egli molto bravo a confondere le notizie, ma lui ancora più bravo a non amministrare e a non costruire una politica, perché in questi anni non è stata costruita nessuna politica, non è che è stata costruita una politica di destra o di centrodestra non condivisibile, non è stata costruita nessuna politica; è stata e continua ad essere una insostenibile leggerezza del nulla, una insostenibile leggerezza del vuoto, il vuoto di una cultura politica è l'assenza di una sensibilità che coincide con la nullità della vostra identità politica.
Licandro dice che la crisi è solo presunta, perché in realtà mai formalizzata o mai codificata attraverso i canoni della normale procedura parlamentare. Io sono sicuro che Licandro, da medico, mi capisce se faccio l'esempio del fatto che una malattia non diagnosticata e quindi non configurata e non codificata, è una malattia più grave di quella codificata, che in qualche modo è identificata, come ha detto l'onorevole Mario Floris, ma che proprio per questo, proprio perché è più grave, spesso porta a morte il malato, così come sta accadendo che questa maggioranza e questa Giunta stanno facendo morire la politica e stanno facendo morire il futuro della Sardegna. Ed è evidente che per questo prima o poi sarete chiamati a rispondere di omicidio volontario della politica e del futuro e delle speranze della Sardegna.
(Interruzione)
IBBA (S.D.I.-S.U.). Vi danno anche un'invalidità del cento per cento con accompagnamento!
E tutto ciò non può essere ridotto a una semplice questione parlamentare o di Regolamento sul voto segreto, perché se è vero come è vero che tutte le minoranze lo usano con lo stesso obiettivo, è anche vero che tutte le maggioranze lo usano con lo stesso obiettivo, cioè quello di voler forzare le volontà individuali dei signori consiglieri di appartenenza contro le proprie convinzioni, con la minaccia o di espulsione dai Gruppi o di non ricandidatura alle prossime elezioni regionali. Ma tutto questo significa ridurre le regole della politica e della democrazia in quest'Aula parlamentare a quelle stesse che governavano i paesi sudamericani negli anni settanta. Una major americana - qualcuno ha fatto una citazione, mi pare con un film dove ha parlato di western e di cavalli - la Metro Goldwing Mayer, ha da poco rimesso in circolazione in videocassetta un vecchio film del 1932, un film che si intitola Freaks di Tod Browning, lo dico eventualmente per gli appassionati del settore. Freaks significa letteralmente mostri, fenomeni da baraccone, ed è un film dell'orrore...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Ibba.
IBBA (S.D.I.-S.U.). Le chiedo solo trenta secondi per raccontare la coda del film. Freaks significa mostri, fenomeni da baraccone, ed è un film dell'orrore ambientato in un circo surreale popolato da figure mostruose, mezzi uomini, sorelle siamesi, spericolati trapezisti che cercano di stare in equilibrio in qualunque condizione e a qualunque costo, un po' come il presidente Pili. Dopo le prime proiezioni quel film fu ritirato per circa trent'anni per lo scandalo e lo scossone morale che diede ai cittadini degli Stati Uniti. Se dovessimo auspicare una analogia, dovremmo auspicare che anche questa Giunta venga ritirata dagli elettori per i prossimi trent'anni!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ibba, anche per i suoi suggerimenti cinematografici. E' iscritto a parlare il consigliere Fantola. Ne ha facoltà.
FANTOLA (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, tre brevi, brevissime considerazioni su altrettanti punti che mi sembra siano centrali nella discussione di oggi: la situazione della nostra coalizione, le sue prospettive e infine le scelte di oggi.
Cominciamo dalla prima, la situazione della nostra coalizione. E voglio incominciare con una cosa che avevamo già detto, parto da questo: la trasformazione di questa alleanza consiliare in una coalizione coesa e forte era ed è, lo sappiamo, un affare serio e difficile. Differenti sono le posizioni, i percorsi personali di ciascuno di noi, differenti le sensibilità e i modi di fare politica, differenti anche le posizioni verso alcuni punti centrali, sia nel campo della politica delle istituzioni sia in quello dello sviluppo.
Noi, da parte nostra, abbiamo sempre, e non lo rifaccio adesso, ribadito quelle che sono le nostre posizioni su alcuni temi, sui rapporti tra logiche di mercato, monopoli e solidarietà, quello che noi pensiamo delle istituzioni e del rapporto tra le istituzioni, quello che pensiamo sul rapporto tra poteri e istituzioni, quello che pensiamo sul tema dell'informazione. E allora lo sforzo per arrivare a governare insieme e a rigovernare insieme e bene non è uno sforzo da poco conto.
Noi questo lo sapevamo quando abbiamo fatto la scommessa di governare insieme, lo sapevamo per primi noi Riformatori; una scommessa che oggi, è inutile dirlo, non abbiamo ancora vinto. E' vero, abbiamo raggiunto alcuni obiettivi e alcuni risultati importanti e devo dire che con una straordinaria vocazione al masochismo proprio la maggioranza tende a minimizzare se non a ridicolizzare i risultati ottenuti. Ma è anche vero che i risultati che abbiamo ottenuto, gli obiettivi che si sono ottenuti non sono paragonabili a quelle che erano le attese, le speranze che comunque abbiamo suscitato nel nostro mondo e nel nostro elettorato.
Diciamolo ancora, l'esame della finanziaria, avvenuto in queste settimane scorse, in questi mesi scorsi, e ultima la mozione sull'acqua mettono in dubbio che questa sia una maggioranza numerica in quest'Aula. E allora, concludendo sullo stato della coalizione, vorrei dire una cosa molto semplice: riscommettere sul centrodestra in Sardegna oggi, respingendo la mozione, potrebbe essere semplicemente un fatto formale se le forze politiche di maggioranza nel contempo non trovano un sentiero comune e non si ritrovano su un progetto comune.
Punto due: la prospettiva. Io credo che sia necessario, utile, importante per la Sardegna che, come si dice, abbia cittadinanza, abbia forze, sia vincente un progetto politico unico. L'alternativa è quello della sinistra, che dal mio punto di vista si muove in una prospettiva sostanzialmente conservatrice di fronte alle innovazioni di cui abbisogna la Sardegna. Vi è la necessità di una coalizione innovatrice, liberaldemocratica che mette in campo però un progetto politico complessivo più forte, più credibile di quello che noi - noi compresi naturalmente - siamo stati in grado di mettere in piedi sino ad oggi. In altre parole, io credo che per oggi e per il futuro, per il prossimo futuro, credendo alla democrazia dell'alternanza, la Sardegna abbia necessità di un governo di centrodestra, ma credo che la Sardegna abbia il diritto di avere un centrodestra diverso e migliore.
Noi Riformatori non siamo attratti dalla sinistra, né lavoreremo per essa. Chiediamo...
FADDA (La Margherita-D.L.). Perché parli di centrodestra e di sinistra?
FANTOLA (Rif. Sardi - U.D.R.). Ma mi hai sentito mai una volta interrompere uno? Eppure ci conosciamo... Una volta sola!
FADDA (La Margherita-D.L.). Ti sto suggerendo di parlare di centrosinistra e di centrodestra.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, per cortesia! Prego, onorevole Fantola.
FANTOLA (Rif. Sardi-U.D.R.). Volevo dire: noi stimiamo gli amici e i colleghi che stanno nel centrosinistra e Rifondazione Comunista. Devo dire qualche volta, come oggi, ho constatato delle cadute di stile, però stimiamo quelli che lavorano nel centrosinistra nel suo complesso e riteniamo che su alcuni temi, specie quelli istituzionali, su alcune questioni fondamentali, l'energia, l'acqua, si possono trovare dei momenti di collaborazione. Ma noi non faremo nulla naturalmente perché loro vincano le prossime elezioni, anzi faremo esattamente tutto il contrario.
Noi non abbiamo l'obiettivo di diventare il terzo polo, che sfascia il bipolarismo; il bipolarismo, questo sistema che ha dato ai Comuni, alle Province, alle Regioni ed anche al Parlamento, sebbene non sia stata completata la riforma con l'elezione diretta del premier, una stabilità che non si conosceva da decenni e frutto anche delle nostre battaglie referendarie.
(Interruzioni)
FANTOLA (Rif. Sardi-U.D.R.). Io vorrei capire perché non riesco a parlare con tranquillità.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi!
FANTOLA (Rif.Sardi-U.D.R.). E` frutto anche delle nostre battaglie referendarie e nel momento in cui queste vengono messe in discussione, io ne voglio prendere anche su di me, per la piccola parte che mi è concesso, tutto l'onore di averle combattute.
Non solo questo, ma oggi voglio riaffermare che nelle prossime sedute consiliari quando verrà in Aula la legge elettorale regionale, noi ci batteremo perché il bipolarismo e il presidenzialismo, con tutti i contrappesi di cui abbiamo parlato e che adesso non voglio citare, siano introdotti nel sistema regionale sardo. Cioè, noi Riformatori non siamo e non vogliamo essere il partito delle mani libere. Noi vogliamo dire da che parte stiamo e siamo nel bipolarismo e nell'alternativa al centrosinistra. Dire che si è alternativa al centrosinistra non vuol dire assolutamente che ci va bene questo bipolarismo; anzi noi siamo convinti che questo polo, e parlo del nostro naturalmente, debba essere cambiato e cambiato profondamente, non è uno slogan quando diciamo che deve essere rifondato; deve essere rifondato e ciascuno deve fare la propria parte. La nostra parte è quella di dare spazio a quei moderati di diversa cultura cattolica, autonomistica, laica che non si ritrovano nella Casa delle Libertà, di quanti che, per cultura, per esperienza personale, per sensibilità politica, non si tengono attratti dal Partito guida di Forza Italia.
E allora nella prospettiva noi lavoreremo per una alleanza con i partiti della Casa delle Libertà, ma una alleanza che non sia assolutamente - lo sottolineo - omologa a quella nazionale e che non sia un allargamento della Casa delle Libertà; se così fosse noi non saremo della partita. Lo dico con tutta la serenità possibile ma con tutta la determinazione possibile.
Terzo punto: le scelte dell'oggi, le scelte che andremo a fare oggi. E` vero, è stato detto, c'è nel nostro mondo delusione e in alcuni casi anche rabbia. C'è delusione e rabbia ma c'è anche una grande voglia di riscatto, un riscatto che venga adesso, in questa ultima parte di legislatura; e a mio avviso il riscatto non può avvenire se si ha paura delle cose che si fanno, se si rimane fermi e se si rimane nell'immobilismo.
Io ribadisco quanto ho detto, che a nostro avviso servirebbe, e questo non l'abbiamo detto noi ma l'hanno detto tutte le forze del centro, servirebbe oggi una svolta veramente forte e coraggiosa. E con i partiti del centro abbiamo indicato i tre punti e i tre punti sono quello di mettere in campo una alleanza che dia finalmente coordinate e linee guida alla coalizione, che sia tutta sarda, diretta dai partiti sardi in Sardegna. La seconda che si individuino alcuni punti centrali che qualifichino questa legislatura, pochi ma con i metodi e i tempi di realizzazione; terzo: che si faccia un governo regionale intorno al Presidente uscente che dia, che renda un clima di maggior coesione della maggioranza e un clima di maggior rispetto tra maggioranza ed opposizione, tra governo ed opposizioni, di maggior rispetto tra il Governo e il Consiglio regionale.
Questa è una linea che sappiamo essere stata non accolta dal Partito di Forza Italia. Io voglio riproporre, lo voglio riproporre perché credo di poterlo fare, perché credo che ci riconosciate di essere stata una forza politica coerente e affidabile in questi anni...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Fantola.
FANTOLA (Rif.Sardi-U.D.R.). Credo di poterlo affermare perché questa è la sede vera in cui le proposte devono essere avanzate, ed è una proposta; credo di poterlo affermare perché è la strada maestra per uscire dalla palude in cui rischiamo di impantanarci e credo di poterlo affermare perché questo è un momento decisivo in cui ognuno deve dire fino in fondo ciò che pensa, e noi lo stiamo dicendo, e ciascuno deve prendersi le sue responsabilità alla luce del sole e di fronte a tutti.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Grazie Presidente. Io credo che anche dalla discussione di oggi emerga una questione di rilevantissima importanza, che è quella che riguarda il livello della crisi in cui l'autonomia regionale è precipitata soprattutto col Governo dell'onorevole Pili. Penso che questo sia uno dei punti che deve fare maggiormente riflettere e che deve preoccupare maggiormente. C'è una subalternità totale, c'è acquiescenza rispetto a decisioni che non vengono assunte o che vengono assunte da parte del Governo Berlusconi. Voglio richiamare alcune questioni che da questo punto di vista sono emblematiche: la vicenda della Costa Smeralda, richiamata anche stamattina, che ha visto l'onorevole Pili impegnatissimo in uno scontro durissimo con la SFIRS, impegnatissimo a difendere gli interessi di un signore americano, di un certo Barrack, amico di Berlusconi, al quale l'onorevole Pili è riuscito attraverso un impegno eccezionale ad assicurare l'acquisto degli alberghi della Costa Smeralda.
Questo poco ha a che vedere con l'autonomia della nostra Regione, con il ruolo che il Presidente della Giunta anche su questa vicenda avrebbe dovuto svolgere. Ha difeso gli interessi degli amici dell'onorevole Berlusconi, degli amici della Fininvest. In questi giorni, in queste ore, centinaia di famiglie di lavoratori della chimica sarda sono in grande ansia, vivono momenti drammatici. L'Eni sta decidendo di smantellare completamente l'industria chimica in Sardegna. Le forze sindacali, forze sociali, sono giustamente preoccupate e mobilitate e non c'è da parte né del Governo regionale né tanto meno del Governo nazionale un impegno, non dico adeguato, ma un minimo di impegno. Non si muove un dito, sembra una vicenda già consumata.
La continuità territoriale sta per arrivare a un momento fondamentale, il 31 dicembre di quest'anno scade il contratto con le compagnie. Ci sono da parte della Giunta regionale una serie di atti che devono essere assunti, non sappiamo quale sarà il nuovo bando, se si farà un nuovo bando, una nuova gara. Intanto sappiamo che il Governo nazionale, il Parlamento e la maggioranza di centrodestra ha ridotto le risorse a favore della continuità territoriale. Ha bocciato l'emendamento che il centrosinistra aveva presentato in finanziaria per estendere la continuità territoriale ad altri collegamenti. Insomma, in questa situazione ci sono tutti i motivi, onorevole Pili, per essere preoccupati. Una conquista che la Sardegna è riuscita a portare a casa grazie all'impegno dei Governi di centrosinistra a Roma e a Cagliari, oggi è seriamente messa in discussione ed è senz'altro uno dei problemi che sono all'ordine del giorno e ai quali bisogna dare risposte immediate da parte del Governo nazionale e da parte della Giunta regionale.
La vicenda poi delle grandi opere che ha riguardato il nostro paese, anche la Sardegna. Io voglio richiamare per tutti l'esempio della "131". Questa, che è l'arteria più importante della nostra isola, ha bisogno di 1600 miliardi di vecchie lire per essere adeguata, per essere trasformata in una superstrada e per rispondere alle esigenze della mobilità nella nostra isola. Beh, i programmi nuovi sono praticamente quelli vecchi, risorse nuove non ce ne sono, l'onorevole Pili risponde al Comitato dei Sindaci sulla "131" con colpi di teatro, con conferenze stampa, con inaugurazioni di pezzi di questa arteria, ma non è capace di mettere a disposizione una lira, una lira in più rispetto alle risorse che già erano presenti nei precedenti accordi di programma firmati dalle giunte e dai governi di centrosinistra. Ci troviamo in un momento in cui la crisi dell'economia di quest'isola con 11 mila giovani sardi, questi sono i dati ultimi di cui siamo a conoscenza, che hanno dovuto lasciare la Sardegna per cercare lavoro in altre parti d'Italia e d'Europa, ci troviamo in un momento in cui non c'è un comparto della nostra economia che dia segni positivi e di fronte a questa situazione e di fronte a una situazione in cui abbiamo a disposizione risorse eccezionali che mai quest'isola ha avuto a disposizione, onorevole Pili, il suo disprezzo verso i consiglieri e verso questo Consiglio lo manifesta anche oggi, dando le spalle a chi prende la parola. Questo è coerente con il disprezzo che lei ha sempre dimostrato, non solo non ci non ascolta, ma da anche le spalle a chi prende la parola. Non è la prima volta che lo fa! Dicevo, quest'isola ha a disposizione con i fondi strutturali 2000-2006 più di venti mila miliardi di risorse aggiuntive. Queste risorse anziché essere spese in modo aggiuntivo, vengono spese in modo sostitutivo a quelle a disposizione del bilancio ordinario, e le risorse, la quota di investimenti che storicamente era impegnata nel bilancio regionale passa alla parte corrente, c'è un travaso nel bilancio regionale dagli investimenti alla parte corrente e le risorse per investimenti del bilancio regionale vengono sostituite dai fondi del POR. Ci troviamo in un fortissimo ritardo nella spendita di queste risorse, voglio citare per tutte il livello di spendita delle 13 misure dell'agricoltura che ha a disposizione 762 milioni di euro, ne ha impegnati soltanto 114 milioni, cioè il 15 per cento appena, e ne ha spesi soltanto 15 milioni, cioè il 2 per cento. Con questi ritmi della spesa non si va da nessuna parte, con questi ritmi perderemo il 10 per cento di premialità e i soldi ce li vedremo richiamati da Bruxelles.
L'altro aspetto che voglio richiamare, onorevole Pili, è il rapporto incredibile, indefinibile che lei ha instaurato con la massima istituzione del popolo sardo, con il Consiglio regionale. L'onorevole Licandro parla di crisi presunta. La crisi è anche nel rapporto che questa Giunta, che questo Presidente ha con il Consiglio regionale. E` un rapporto di disprezzo, è un rapporto di fastidio, di insofferenza, è un Consiglio questo che ha bocciato questo Presidente e questa Giunta per 250 volte, abbiamo perso il conto! Onorevole Licandro, non è questione di voto segreto, ancora vogliamo insistere sul voto segreto? Giustamente l'onorevole Floris ha rilevato che non si vuole fare i conti con la realtà, non si vuole prendere atto che non c'è una maggioranza. La crisi avviene quando si è incapaci di governare la Regione. Questo è nei fatti, questo è incontestabile...
PRESIDENTE. Concluda onorevole Sanna.
SANNA ALBERTO (D.S.). Concludo, Presidente, io credo che da questa situazione, se questa Giunta, questa maggioranza e se questo Presidente ne ha la capacità dovrebbe uscirne attraverso un chiarimento di fondo, attraverso una formale apertura della crisi perché in democrazia quando non si ha il consenso se ne prende atto e si cerca di creare il consenso attorno a un altro Presidente e a un'altra Giunta. L'onorevole Palomba forse esagerava in questo senso, però dimostrava dignità e rispetto per le istituzioni. Qui siamo di fronte anche a una vera e propria emergenza democratica cui bisogna rispondere immediatamente.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanna. Si concludono qui i lavori della mattinata. I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30, il primo iscritto a parlare è l'onorevole Randazzo.
La seduta è tolta alle ore 13 e 31.
Allegati seduta
CCCLXIV Seduta
(Antimeridiana)
Mercoledì 21 Maggio 2003
Presidenza del Vicepresidente Biggio
indi
del Vicepresidente Salvatore Sanna
La seduta è aperta alle ore 10 e 38.
CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana dell'11 aprile 2003 (358), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che in data 19 maggio 2003 il consigliere regionale Antonio Granara ha fatto pervenire la seguente lettera: "Signor Presidente, con il presente atto desidero comunicare a Lei, e per suo tramite all'intera Assemblea regionale sarda, le mie dimissioni dalla carica di consigliere cui sono stato eletto nell'ultima consultazione politica regionale. L'atto di dimissioni consegue alla mia recente nomina a presidente dell'Autorità Portuale di Cagliari, che mi accingo oggi ad intraprendere con impegno e dedizione nell'interesse della cosa pubblica, allo stesso modo in cui mi onoro di aver assolto la funzione di rappresentante del popolo sardo.
Il sentimento di vuoto che avverto nel salutare gli amici e i colleghi, insieme ai quali ho condiviso momenti elevanti e appaganti del percorso politico e umano in Consiglio, è colmato dal convincimento che numerose e nuove occasioni di collaborazione e incontro potrò avere ancora con essi. Nel pregarla di dar seguito agli adempimenti di rito conseguenti alla ricezione del presente atto, desidero altresì essere grato a Lei, agli onorevoli colleghi e al personale tutto dell'amicizia e delle cortesie da loro usatemi in tutti gli anni trascorsi in Consiglio. Antonio Granara."
Ricordo all'Assemblea che ai sensi dell'articolo 85 della legge regionale 6 marzo '79, numero 7, è riservata al Consiglio regionale la facoltà di ricevere e accettare le dimissioni dei propri membri. Ove non vi siano opposizioni, si intende pertanto che l'Assemblea prende atto delle dimissioni del consigliere Granara.
Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Io credo che bisogna far trascorrere il tempo perché si possa fare la prima votazione, e poi non mi pare il caso di far votare un provvedimento così importante ad Aula praticamente vuota. Le chiedo, a termini regolamentari, di attendere che trascorra il tempo necessario per effettuare la prima votazione.
PRESIDENTE. Onorevole Spissu, vuole votare sulle dimissioni?
SPISSU (D.S.). Sì, è normale che sia così! E' previsto.
PRESIDENTE. La seduta è sospesa, ci vediamo tra dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 41, viene ripresa alle ore 11 e 01.)
PRESIDENTE. Colleghi, poiché è stata chiesta la votazione, informo che si vota a scrutinio segreto ai sensi del comma 7 dell'articolo 96 del Regolamento interno per l'accettazione delle dimissioni presentate dall'onorevole Granara. Chi intende accettare le dimissioni vota sì, chi non intende accettare le dimissioni vota no, quindi rosso. Usiamo il sistema elettronico segreto.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente io ritengo che sia inutile - e motiverò le ragioni - la votazione sull'argomento.
FADDA (La Margherita-D.L.). Presidente, non può fare dichiarazioni. Il voto è segreto.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Vi è una legge statale, la legge numero 14 del 24..
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, mi scusi.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Pongo una questione pregiudiziale sulla questione che lei sottopone all'attenzione dell'Aula e, se mi si consente, siccome lei mi ha dato la parola, la prego Presidente di far tacere anche da quella parte perché altrimenti....
SPISSU (D.S.). Non può parlare anche se le ha dato la parola.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Non è che non devo parlare perché me lo dite voi, allora lasciate che lo dica il Presidente e smettetela con questa arroganza e questi toni.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, per cortesia, si rivolga alla Presidenza.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). A nostro avviso la votazione non dovrebbe aver luogo, ma l'ufficio di Presidenza dovrebbe dichiarare decaduto dalla carica di consigliere regionale, dunque d'ufficio, il consigliere regionale Nino Granara, in base alla legge numero 14 del 24 gennaio '78 che, all'articolo 7, prevede espressamente le incompatibilità, fra le quali quella tra la carica che ricopre e quella di consigliere regionale. Questo è espressamente previsto, io pregherei che almeno sulla questione l'ufficio deputato, non so se la Commissione ad hoc o l'Ufficio di Presidenza, voglia esaminare, approfondire il problema e dichiararlo d'ufficio.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, la legge che lei ha citato prevede le incompatibilità, non può entrare entrano nel merito del nostro ordinamento che è particolare e gode di particolare autonomia. Per cui, la norma che lei ha citato va benissimo per quanto attiene l'individuazione delle situazioni di incompatibilità, non dice come debba essere poi attuato nel caso la cosa interessi a un consigliere regionale. Per cui, abbiamo il nostro Regolamento, la nostra legge, abbiamo le nostre tradizione, si vota come da Regolamento per l'accettazione o meno delle dimissioni proposte dall'onorevole Granara.
Per cui - ripeto - chi intende votare ed accettare le dimissioni vota verde, chi non intende accettare le dimissioni vota rosso.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico sulla accettazione o meno delle dimissioni del consigliere Granara.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 72
Votanti 72
Maggioranza 37
Favorevoli 31
Contrari 41
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LADU - LAI - LICANDRO - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.)
Pertanto le dimissioni proposte dall'onorevole Granara non vengano accettate dall'Aula.
E` rinviata la riunione della Giunta per le elezioni.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione 109. Se ne dia lettura.
CAPPAI, Segretario:
MOZIONE SPISSU - FADDA - BALIA - COGODI - SANNA Giacomo - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO di sfiducia alla Giunta regionale.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PRESO ATTO della ormai insanabile crisi dei rapporti fra le forze politiche che hanno dato vita alla Giunta presieduta dall'onorevole Pili;
SOTTOLINEATO che tale situazione si trascina ormai da lungo tempo senza che siano intervenuti fatti politici e decisioni che abbiano modificato le condizioni di operatività e di governo necessarie per affrontare i gravi problemi economici e sociali della società sarda;
RILEVATO che questa situazione rappresenta non solo l'epilogo di una fallimentare e dannosa esperienza di governo delle forze di destra non legittimata dal consenso popolare ma è anche, e soprattutto, testimonianza incontrovertibile della assenza totale di un credibile progetto di sviluppo della società e della Autonomia sarda;
VALUTATO che nella predisposizione e nella lunga discussione della legge finanziaria approvata nel mese di aprile, al quarto mese di esercizio provvisorio, sono emerse le profonde contraddizioni presenti fin dalla costituzione nella maggioranza battuta in Aula in ottanta votazioni che hanno totalmente modificato il disegno originario, senza eliminare le caratteristiche di indebitamento colossale e di assenza di strategia;
CONSIDERATO che il voto finale alla stessa legge finanziaria è stato subordinato da alcuni gruppi alla immediata e successiva apertura della crisi con le dimissioni del Presidente;
SOTTOLINEATO che da alcune settimane si assiste ad un avvilente e paralizzante confronto interno alla maggioranza eterodiretto dalle centrali romane dei partiti con la mortificazione del ruolo della massima Istituzione rappresentativa del popolo sardo;
VALUTATO che tale situazione produce un danno enorme alla collettività sarda priva di governo, con la Giunta regionale inattiva dal mese di marzo, mentre si aggravano le condizioni del sistema industriale e produttivo, peggiorano i dati relativi all'occupazione, diminuisce il fatturato del sistema economico isolano e si aggravano complessivamente le condizioni della comunità sarda;
EVIDENZIATA la necessità che sia superata al più presto questa condizione insostenibile ed estremamente dannosa per la Sardegna e le sue Istituzioni autonomistiche;
CONSIDERATO che non è più tollerabile una discussione che avviene attraverso le indiscrezioni agli organi di stampa e le manovre di potere nel chiuso delle stanze dei gruppi della maggioranza, senza che nell'Assemblea regionale si sviluppi un dibattito e un confronto che, alla luce del sole, faccia emergere la reale portata della devastante crisi politica e istituzionale in atto che rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza democratica,
invita la Giunta Regionale
a rassegnare le dimissioni ai sensi e per gli effetti dell'articolo 37, comma 2, dello Statuto Speciale per la Sardegna. (109)
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Spissu per illustrare la mozione.
SPISSU (D.S.). Signor Presidente, dopo sette mesi da una mozione precedente delle opposizioni, discussa in Consiglio regionale nell'ottobre del 2002, si ripropone in Aula una nuova mozione di sfiducia con la quale chiediamo conto, in questa sede, di una situazione di forti contrasti in seno alla compagine che mantiene, nonostante tutto, il governo della Regione.
La mozione precedente, tanto per rinfrescarci la memoria, nasceva da un abbandono del campo, nel senso che era stato letteralmente abbandonato il Consiglio all'inizio di agosto da parte di A.N. e dei suoi assessori a seguito di fortissimi contrasti sul caso Sfirs-Costa Smeralda e successivamente alla nomina del commissario Arpas. Il Consiglio regionale fu allora costretto a una lunghissima vacanza, la sessione autunnale inizia infatti con calma nel mese di novembre. Anche allora la rappresentazione si è sviluppata tra minacciose dichiarazioni stampa, minacciose e ultimative rese dei conti in nome della dignità offesa del secondo partito della coalizione, proposte di rilancio e di rifondazione dello spirito costitutivo e tutto quanto l'armamentario mediatico consente. Poi, all'improvviso, tutto viene ricomposto con un indecoroso, per voi ovviamente, intervento ricostituente dei soliti Comincioli, Berlusconi e Fini, ma con il dichiarato proposito pubblico di una verifica immediata e conclusiva che non è mai arrivata ed è permanentemente in corso.
Un intervento romano ed esterno, quindi, che nega e contraddice i fiumi di parole che ogni giorno sprecate sulle autonomie e sul carattere nazionalitario della vostra sortita compagine. La mozione delle opposizioni venne allora respinta, come era naturale, con un'operazione simile a quella che fanno i gatti quando coprono i loro bisogni con la sabbia, al primo venticello però ritornano in vista.
Da oltre un anno vivete una crisi senza fine e ogni passaggio consiliare è irto di ostacoli e fa emergere la divisione, lo scontro della maggioranza, o che tale dice di essere, l'assenza di qualunque azione condivisa da voi e dalla comunità sarda, la quale prova ogni tanto e sempre più insistentemente a far filtrare le condizioni di difficoltà e di disagio delle popolazioni e delle categorie e l'aggravarsi ormai quotidiano della condizione economica e sociale dell'Isola.
Ma l'imperativo è quello di una resistenza che non ha precedenti nella nostra storia autonomistica, di un disprezzo costante, reiterato, spesso arrogante dell'assemblea, delle sue decisioni, del dibattito e del confronto. Si produce in questo modo una miscela esplosiva, fatta di inconcludenze e lentezze nell'azione di governo e di strappi istituzionali costanti che introducono una deriva plebiscitaria che non ha ragione di essere, per un presidente eletto in quest'Aula dopo un'imboscata Floris ed ora pervicacemente e ostentatamente incollato alla sedia contro la vecchia politica, dice, quella politica, peraltro, abbondantemente praticata con l'indecente campagna acquisti di consiglieri, con il voto segreto, con tutto lo strumentario dell'uso del potere.
Le istituzioni sarde vengono stravolte e sottoposte a comportamenti e prassi degenerative, complice una presidenza consiliare prigioniera delle medesime tare originarie e incapace di emanciparsi da questa condizione. Tutto viene trasformato in rissa, in propaganda, si assumono paternità inesistenti all'anagrafe di presunti successi dell'azione di governo attraverso un'abile quanto falso uso della comunicazione che non riesce più, però, a coprire il disastro e il fallimento della prova di governo che dura ormai da quattro anni e si dispiega in tutta la sua miseria e vanità.
La recente conclusione dell'interminabile e pericolosa finanziaria è lo specchio di quanto dico: 115 bocciature, cinque mesi di discussione fra Commissione e Aula, tre mesi di preparazione e di concertazioni mai avvenute, cinque articoli bocciati, 49 commi respinti, decine di vostri emendamenti finiti al macero. Un disastro politico e programmatico reso ancora più evidente il 16 aprile dal voto contrario di tre consiglieri di A.N., da un voto favorevole di un rappresentante dello stesso Gruppo, per disciplina esclusivamente, dal voto responsabile e perché richiesto dai centristi da parte dell'onorevole Floris e del suo Gruppo che tuttavia ritira la delegazione in Giunta, nonostante l'onorevole Scarpa non abbia nessuna intenzione di farsi ritirare, essendosi nel frattempo affezionato al ruolo e non volendo lasciare incompiute nel suo lavoro.
Dal voto favorevole dell'onorevole Onida che vota, ma non gli piace, e invita Pili a camminare con i piedi per terra, camminando evidentemente con i piedi per aria; ai Riformatori che con la solita sofferenza votano per senso di responsabilità, anche Fantola dichiara un minuto dopo che si è persa ormai la dignità, fino all'U.D.C. che vota disciplinata, ma lancia anatemi contro i tre di A.N. con i quali - dice - non si siederà più neanche ad un tavolo di trattative più nessuna maggioranza.
Come ogni sardo può vedere, è questa una situazione di pieno marasma politico, che finita la finanziaria è proseguita con quotidiani fuochi di artificio a mezzo stampa in un crescendo di sfide, dichiarazioni, tentativi di sediate, una condizione invidiabile per qualunque maggioranza che si pone come obiettivo quello di governare la Sardegna e di dare una guida al popolo sardo. Una maggioranza che non è più tale nei numeri, nei fatti, nel grado di coesione politica necessaria, nella capacità di affrontare decentemente i problemi della Sardegna. Come altro devono infatti essere interpretate le cose lette ed ascoltate in questo mese che ci separa dall'approvazione della finanziaria e dalle parole pronunciate in quest'Aula in quell'occasione? Che significato dobbiamo dare alla dichiarazione di Pittalis quando dice che dobbiamo verificare se c'è ancora una maggioranza? Come leggere le parole di Fantola, che prima cercava lo spirito di Aritzo, per tre anni cerca lo spirito di Aritzo, ora cerca la dignità e parla di rifondazione necessaria della maggioranza? Continua a cercare cose che ha perso e da riformatore diventa rifondatore. Per la verità in questi ultimi giorni un po' ritirato e appartato dopo le non buone recenti performance.
Un mese fatto di vertici mancati, di incontri segreti, di interventi "comincioliani", di romantiche avventurose gite in motoscafo per raggiungere la villa del capo, di devastazione della dignità della Sardegna, dei sardi, della tradizione autonomistica, dei partiti, della politica più in generale che diventa un teatrino nel quale gli attori possono recitare qualunque parte.
Che idea pensate possano farsi i sardi di tutto questo? Quale messaggio arriva ai giovani, a chi ancora pensa che la politica sia uno strumento nobile di mediazione e di risoluzione dei problemi della società e dei conflitti? La lettura della rassegna stampa di quest'ultimo mese è istruttiva; un mese di dichiarazioni e di toni alti. Oppi è uno dei più duri: "Ora basta - dice - da troppo tempo siamo in freezer, i centristi sono uniti (per la cronaca l'unità dura dal primo di maggio al 10 di maggio, poi si decide che si continua a camminare in ordine sparso, ognuno per conto suo e si aboliscono gli incontri dei centristi). I centristi chiedono di contare di più, l'azzeramento - dicono - è una scelta obbligata, bisogna mettere fine a questo spettacolo indecoroso."
Il documento di Forza Italia viene sdegnosamente respinto al mittente fino alla strabiliante uscita, durante i congressi dell'U.D.C.: "O Pili si dimette o la crisi sarà aperta comunque e il leader sarà un moderato", naturalmente in contrapposizione al rivoluzionario e al radicale Pili.
Viene data notizia, in quei giorni, che sarebbe in corso una partita di poker fra dilettanti e veri professionisti; ci doveva essere qualcuno in bluff perché poi non se n'è più saputo niente di come sia andata a finire questa partita.
La discussione della settimana scorsa sul sistema idrico integrato ha certificato ancora una sconfitta di Pili, privo di una maggioranza consiliare sui suoi delicati atti, ma pesantemente aggressivo verso Floris, l'indomani in una conferenza stampa, trattato alla stregua di un vecchio arnese della politica e di un glassatore da strada, che con un misero tre per cento intenderebbe tenere in scacco la politica regionale. Nella stessa conferenza stampa il Presidente Pili apre un conflitto devastante contro il voto appena espresso dal Consiglio regionale, confermando di voler fare esattamente quello che aveva deciso il giorno prima di questo voto. Questo, onorevole Pili, non le sarà consentito perché su questo ingaggeremo una battaglia lunga, dura e conclusiva!
C'è materia sufficiente per chiedervi di affrontare in Consiglio i temi della politica regionale, di affrontare in Consiglio le divisioni o le convergenze, di spiegare ai sardi che vi guardano e ci guardano cosa accade e quanta dignità politica e a volte anche personale sia rimasta in questa maggioranza. In queste lunghe settimane abbiamo letto e ascoltato molto; i giornalisti hanno avuto molto da fare e hanno trascorso lunghe ore ad attendere vertici annunciati o in corso. Non abbiamo ascoltato una parola sui problemi della Sardegna e sul modo col quale intendete affrontarli.
I dati del primo trimestre del 2003 sulle condizioni economiche della nostra Isola, dopo quattro anni di malgoverno, sono disastrosi; il PIL cresce solo dello 0,4 per cento, significando che la crescita è zero. La Sardegna è ferma, la Sardegna è bloccata e non credo che basterà l'invito rivolto dai Berlusconi durante l'assemblea della CONFCOMMERCIO nazionale alle donne italiane e alle donne sarde perché vadano a fare la spesa per rimettere in moto l'economia; si tratterebbe di un problema di pigrizia più che di portafogli vuoti, naturalmente. Le nostre donne andrebbero volentieri a fare la spesa!
Il tasso di disoccupazione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno è aumentato di due punti, nonostante la tendenza dei disoccupati a non iscriversi più al collocamento. Crescono inoltre in maniera preoccupante i disoccupati nella fascia degli ultraquarantenni, rappresentando un problema nel problema. Le imprese sono e denunciano quotidianamente una crescente difficoltà, il sistema industriale è ridotto ai minimi termini.
Nessuno di questi problemi è entrato nella vostra agenda politica, mentre siamo alla vigilia di un nuovo sciopero generale in Sardegna, il secondo contro questa Giunta e il secondo per denunciare il grave stato di difficoltà dei lavoratori, il secondo che C.G.I.L., C.I.S.L. e U.I.L. hanno proclamato per il prossimo mese, rivendicando un'azione politica finora assente, rinunciataria quando non dannosa del Governo regionale presieduto dall'onorevole Pili.
Cresce la distanza tra di voi e crescono le distanze con l'insieme della società sarda su vitali questioni dello sviluppo, dell'ambiente, delle riforme; il sistema Sardegna è in grande difficoltà e ci sarebbe bisogno di un'azione alta, di spessore politico elevato per selezionare le azioni, per orientare le risorse, per mettere a punto i fondi dei piani comunitari, per affrontare con lo Stato un confronto alla pari sulle entrate, sull'uso del demanio, sulle servitù militari, sulla localizzazione possibile in Sardegna, come sito, per lo stoccaggio di scorie nucleari, sulla continuità territoriale da migliorare, sulla continuità delle merci sulle quali siete in gravissimo ritardo, sul sistema energetico e industriale, sulle riforme del nostro sistema e dei suoi enti.
Si consuma invece una legislatura senza idee, un'azione governativa debole e contraddittoria che produce una montagna di debiti e di residui, una legislatura nella quale vi spartite le spoglie degli enti senza guida, sempre più onerosi, sempre più infeudati. Capelli, dice ieri che la mozione delle opposizioni è strumentale e poco costruttiva e che per questo si voterà contro di essa. Credo che abbia ragione sulla strumentalità della mozione, nel senso che essa rappresenta uno strumento per stanarvi, per costringervi a portare il dibattito qui, in quest'Aula, per affrontare alla luce del sole, speriamo senza ipocrisie, la vostra crisi incancrenita e purulenta che sta avvelenando la Sardegna, le sue istituzioni e anche noi che siamo costretti a starci a contatto.
Quanto ad essere poco costruiva, è vero, infatti è una mozione di sfiducia, non di fiducia, e non abbiamo mai dato a Pili il nostro consenso e non lo daremo neanche stavolta! La mozione vi costringe a dire qui, ora, come stanno le cose, interrompendo una deriva nella quale il tempo è assolutamente ininfluente. La discussione oggi non sarà fra chi è un apostolo delle libertà e deve combattere il comunismo nel mondo e in Italia, nonostante il comunismo sia sparito da tempo in gran parte del mondo, la discussione qui è se la maggioranza esiste, se la maggioranza è in condizione di affrontare il Governo, se vuole continuare a dare questa prova indecorosa di cattivo governo e di cattiva tenuta delle istituzioni e della maggioranza.
Questa sarà la discussione odierna, a questo siete chiamati, su questo dovete dare risposte non a noi, ma a tutta la Sardegna, su questo dovete tra di voi fare luce e chiarezza.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
Rammento all'assemblea che i consiglieri che intendono parlare, a norma del comma 2 dell'articolo 77, devono iscriversi presso la Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento in discussione, quindi non oltre l'intervento dell'onorevole Giacomo Sanna. Informo l'Assemblea che non saranno accettare iscrizioni dopo l'intervento dell'onorevole Sanna.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). La mozione di sfiducia metterà fine alla farsa della crisi, a quel teatrino della politica inscenato dai presunti leader della maggioranza, fatto di indiscrezioni a mezzo stampa, di "penultimatum" soltanto gridati e di minacce senza alcun seguito. In molti pensavano che lo spettacolo poteva dirsi concluso con le votazioni della legge finanziaria, ma così non è stato, non c'è un limite al peggio per il centro destra di governo in Sardegna. Infatti mentre la legge finanziaria usciva dall'Aula, gli eroi del buon governo irrompevano nella scena politica con un'altra recita, quella della crisi appunto, solo per alcuni pilotata, per molti sarebbe dovuta essere radicale e sostanziale.
Nella realtà è stata una crisi soltanto annunciata e mai formalizzata, solamente ipotizzata e mai concretizzata, mai chiusa perché non è mai incominciata, se non nelle pagine dei giornali e nei titoli ad effetto dei rotocalchi. Così il centro variabile può definirsi ancora tale soltanto se ci si riferisce all'umore del suo aspirante leader; del centro riformatore è rimasta invece attiva soltanto la centrale delle lottizzazioni per incarichi, gestioni e progetti, mentre al centro popolar nazionalitario esiste soltanto la domenica, cioè quando non c'è Giunta e il Consiglio è chiuso e quando riescono meglio le adunate all'insegna del folclore.
E` chiaro però che queste bistecche di balena bianca hanno per qualche giorno riassaporato il gusto della libertà di azione e di pensiero, lasciandosi andare a critiche feroci, distruttive e persino esagerate all'indirizzo del protetto del cavaliere in Sardegna.
Per qualche giorno hanno accarezzato il sogno di contare qualcosa dentro il centro destra, ma in poche ore chi doveva gli ha rifatto i conti per davvero, ricordandogli i numeri della compravendita di inizio legislatura, quelli - per intenderci - degli assessorati, degli enti, delle direzioni generali, dei Consigli di amministrazione e del sottogoverno assortito. E` tutto lì il motivo per nulla politico di questa crisi soltanto abortita. Anche chi doveva, non ha potuto, anche quelle forze politiche che non sono organiche alla Casa delle Libertà non hanno potuto spingersi oltre il recinto degli schematismi della politica italiana, perché tutte prigioniere di quella politica fattasi mercato. E a poco serve cercare di accampare giustificazioni dell'ultima ora, non ce n'è una! A niente serve ricercare scusanti valide per coprire le responsabilità politiche di quelle forze solo sarde che mantengono in carica un Presidente subalterno, figlio delle logiche italianiste e portatore di interessi estranei a quelli dell'Isola, nell'acqua come nel turismo, per l'Autorità d'ambito come per il "Costa Smeralda", lontano dalla necessità e dai bisogni dei sardi nelle piccole e nelle grandi questioni.
Sono i fatti a sfiduciare dunque il presidente Pili, non altro; la pochezza dei risultati conseguiti ne decreta il fallimento politico. Soltanto chi fino ad oggi ha fatto il contrario di ciò che ha detto può sostenere che non ci sono alternative al nulla; soltanto chi ha abdicato al proprio ruolo politico può continuare a nascondersi dietro lo slogan di comodo: "O Pili, o niente". L'alternativa in Sardegna esiste, è rappresentata da quell'inestimabile patrimonio di valori identitari di cui ci sentiamo orgogliosi portatori, e attorno a tali valori è possibile costruire un progetto credibile e politicamente realizzabile, che sappia restituire centralità alla politica sarda; un progetto tutto sardo perché rivolto ai bisogni della Sardegna e non condizionato dagli schemi italiani, che abbia cuore, gambe, animo e cervello sull'Isola, non al di fuori dell'Isola. Rompere gli schemi della politica italiana è dunque un'impresa possibile oltre che un'esigenza politica non più derogabile, ma servono coraggio, lealtà, capacità di rinuncia e soprattutto credibilità politica, tutta quella che le forze autonome da Roma perdono quando confermano la loro acquiescenza alla volontà d'oltre Tirreno. Ed insieme con la coerenza mortificano la dignità politica e anche quella personale.
Sono questi coloro i quali si fregiano soltanto di un vessillo e sono tutti con lei, caro presidente Pili. I Quattro Mori, invece, sono lontani da lei, dalla sua Giunta e dalla sua maggioranza e continueranno ad esserlo perché la nostra storia, la nostra tradizione politica, i valori che ci appartengono ci allontanano dalla sua politica continentalista. A poco serve cercare di screditare la nostra militanza tentando di banalizzare i simboli della nostra appartenenza. Quello del Presidente è un tentativo maldestro, una scortesia che ci è estranea, figlia di una logica di surrogati partitici che consideriamo il tratto caratterizzante della vostra "non politica" in questa legislatura, di quella "non politica" che fa sì che il Presidente della Giunta possa impunemente dichiarare di disattendere le volontà del Consiglio regionale senza che nessuno della maggioranza gli ricordi che è questa l'Aula che nel segreto dell'urna gli ha consentito di diventare Presidente. Ma sarebbe davvero troppo pretendere una risposta politica da chi dimostra di non poterne dare alcuna!
Le votazioni di oggi saranno l'ennesima riprova, ma non cancelleranno gli insuccessi, non placheranno la conflittualità tutta interna alla maggioranza ormai fuori controllo, non ne attenueranno le contraddizioni pressoché quotidiane, non potranno nascondere la diffusa incapacità dimostrata in oltre quattro anni di promesse mancate; servono invece a chiarire una volta per tutte chi sta con Pili e le sue logiche e chi invece sta con le logiche della politica e con i sardi.
E' già questo un bel risultato, un contributo concreto alla chiarezza che, a meno di un anno dalle elezioni, ci consente di sgomberare il campo da equivoci e fraintendimenti, di incastrare politicamente coloro che strumentalmente criticano il Governo e poi godono dei benefici che ne derivano, coloro che si definiscono professionisti dell'azzardo e poi si rivelano soltanto un bluff, coloro che chiedono il consenso per fare le grandi riforme governando e non ne hanno mai fatto una, pur non stando mai all'opposizione. Se non fosse per le penalizzazioni che ne derivano alla Sardegna, oggi più di ieri non esiterei ad affermare che la permanenza in carica del presidente Pili è senza alcun dubbio il miglior investimento politico delle opposizioni. Presidente Pili, lei non è un domatore di tigri, lei è un domatore di pulci e quelle pulci la faranno grattare per lungo tempo!
Votare contro la fiducia significa commissariare di fatto l'attuale maggioranza, ipotecando la prossima candidatura presidenziale del centrodestra in Sardegna. Verrebbe da dire "libere scelte", tutte vostre naturalmente, se non fosse che non troppi sono davvero liberi in questa maggioranza, costretti non da logiche di partito, ma da ben altre situazioni e condizioni che poco hanno di politico. Per costoro è questa l'ultima opportunità di liberarsi di ciò che soltanto a parole dichiarano di combattere, ma non potranno coglierla e votando la fiducia a Pili sfiduceranno se stessi, con buona pace di quella svolta, anche drastica, che fino a oggi, sino a pochi giorni auspicavano, dimenticandosi in gran fretta di quelle richieste di azzeramento immediato che con toni solenni e ultimativi reclamavano: "Se Pili non si dimetterà, apriremo noi la crisi con un altro leader." Scrivevano: "La malattia è grave, ci vuole un elettrochoc, ci vuole una cura adeguata, non pannicelli caldi, una nuova intesa politica, nuovo programma e nuovo governo". Ebbene, Pili non si è dimesso, non si è aperta la crisi, nuova intesa non ce n'è e di presidenti diversi non se ne vede l'ombra…
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Sanna.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Allora è spontaneo domandarsi dove sia finito quello che per giorni è stato sbandierato come l'orgoglio centrista. La verità è che quell'orgoglio è finito il giorno stesso in cui avete provato a risollevare la testa. Oggi dovete nasconderla sotto la sabbia perché oggi perdete definitivamente la faccia, allineati e coperti con ordine magari, non disdegnando microfoni per il solito richiamo a che le cose debbano cambiare.
Voterete un'altra volta ancora per Mauro Pili e poiché è evidente che con voi non cambierà proprio un bel niente, vi assicuriamo tutto il nostro impegno perché la prossima legislatura cambi davvero tutto, non soltanto il Presidente, ma anche la maggioranza. Non è una minaccia, è soltanto una promessa fatta da chi sa mantenere la parola data, da una forza politica che vi invita a ricordare ciò che è stato di questa legislatura sin dall'inizio, perché è bene lo si sappia noi non abbiamo intenzione di dimenticare assolutamente niente, tutt'al più aiuteremo i sardi a dimenticare presto i vostri guai e guasti politici!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei subito ribadire il sostegno del nostro Gruppo e di Forza Italia al quadro politico e il giudizio positivo sulla maggioranza e sulle esperienze prima del presidente Floris e poi del presidente Pili.
Abbiamo sempre sostenuto che la stabilità è un valore assoluto, è una precondizione per poter governare e per quel cambiamento che tutti i sardi ci chiedono, e lo ribadiamo oggi con coerenza. E' singolare che la minoranza cerchi di inserirsi, anche con un certo peso, nel dibattito politico che si svolge all'interno della maggioranza. E vorrei subito notare che oggi il quadro di riferimento politico sardo è un quadro collaudato. E' bene però ricordare che mentre nel '99 nasceva in Sardegna la maggioranza di centrodestra proprio in quei mesi, a livello nazionale il centrodestra perdeva due importanti regioni del Centro-Sud. E ancora vorrei sottolineare come il presidente Floris abbia guidato la prima maggioranza di centrodestra in cinquant'anni di autonomia; vorrei far notare anche che, ancora una volta, c'è stato l'impegno serio, in quei mesi, delle forze politiche che hanno voluto il cambiamento in Sardegna. Ma per fortuna oggi anche il quadro nazionale è un quadro diverso, non è più quello del '99; oggi le regioni governate dal centrodestra sono tante.
Abbiamo creduto nella forza e nei valori del cambiamento e faremo ogni sforzo per arrivare a centrare gli obiettivi che ci siamo prefissi. Valori come la libertà dell'individuo, l'importanza della famiglia, la scuola, la crescita solidale. Ma per fare questo occorre esaltare i valori dell'autonomia, amplificare e portare a Roma, con forza, le nostre istanze politiche. Ma quello che possiamo fare qui in Sardegna per la stabilità e la trasparenza facciamolo in questo Consiglio regionale. Se è vero che nel '99 l'elezione del Presidente della Regione non era diretta, è anche vero che esisteva anche allora una volontà popolare diffusa di scegliere il Presidente della Regione. Questa volontà popolare è stata finalmente trasformata in legge dal Parlamento italiano e anche in quest'ottica, secondo noi, occorre valutare l'indicazione forte di consenso di 152 mila sardi.
Questa maggioranza ha qualità politiche e determinazione per attuare i suoi programmi e deve farlo con una politica attenta, con perseveranza, con quel coraggio e quella flessibilità che rendano più evidente l'attaccamento di questo Consiglio e della Giunta alla nostra terra. Noi pensiamo che le critiche, i diversi punti di vista e il dialogo, anche aspro, sono essenziali per la crescita politica e democratica e per la formazione di scelte consapevoli e condivise. Sappiamo che in Sardegna esiste un quadro peculiare sardo che non nasce da interpretazioni cervellotiche di questo o quel leader, ma dalle esigenze di rappresentare diverse sensibilità politiche. Da parte nostra distinguiamo politiche e visioni nazionali da politiche, visioni, sensibilità ed esigenze della Sardegna. Siamo anche convinti che occorra abbassare i toni; il muro contro muro non fa gli interessi dei sardi; mi chiedo se i sardi ci abbiano eletto per aggredire il nostro avversario oppure per migliorare le condizioni della Sardegna. Occorre reciproco rispetto, bisogna rispettare le istituzioni e noi rispettiamo l'opposizione; bisogna impostare il confronto politico in termini positivi e propositivi, in questo senso il Consiglio regionale può avere un ruolo molto importante, può affrontare e risolvere questioni decisive. Noi siamo disponibili nel segno del bipolarismo e della legittimazione democratica.
Un altro aspetto importante del quadro politico sardo è la volubilità o, se vogliamo, la volatilità della composizione dei Gruppi: sedici consiglieri su ottanta in questi anni hanno cambiato Gruppo. Siamo sicuri che il quadro di oggi, 21 maggio, sarà lo stesso fra uno, due o tre mesi? E voglio qui ribadire anche la disponibilità di Forza Italia ad avvicendamenti concordati e scadenzati, che in tutti i casi non possono riguardare il Presidente. Ricordo che abbiamo fatto ogni passo politico per sostenere la Giunta Floris, tanto che qualche alleato ci accusò allora di aver praticato sulla Giunta Floris una specie di accanimento terapeutico, ma oggi, proprio per questo, possiamo dire a buon diritto che siamo stati ieri e che siamo oggi per la stabilità, e oggi sosteniamo con coerenza questa maggioranza e questo Presidente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.
CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente, colleghi, il collega Capogruppo di Forza Italia poc'anzi ha detto che riconfermava la fiducia al quadro di governo. Peccato che questo quadro sia senza cornice, nel senso che i fatti che sono accaduti in queste ultime settimane hanno dimostrato, se ancora ce ne fosse bisogno, che in Sardegna non esiste una maggioranza, in Sardegna non esiste un governo.
Alcuni osservatori ci hanno sollecitato a non presentare la mozione di sfiducia perché ritenevano che presentando la mozione la maggioranza si sarebbe ricompattata. Io credo che, francamente, dopo le vicende che sono emerse nel corso della discussione della finanziaria fosse impossibile non presentare la mozione di sfiducia. Centoquindici volte la maggioranza è stata battuta, diversi articoli della finanziaria bocciati, molti emendamenti della stessa maggioranza messi da parte. Allora io credo che ruolo e funzione dell'opposizione siano quelli di affrontare la crisi permanente che vive questa maggioranza, una maggioranza che in questi anni non è riuscita ad affrontare nessuno dei problemi che sono all'ordine del giorno in Sardegna. Ma come si fa, presidente Pili, a lasciare che tutto il settore industriale della nostra Isola venga messo in una condizione di non poter più esercitare e svolgere la sua funzione? Sono di questi giorni le manifestazioni che si stanno verificando nel polo industriale di Ottana, qualche settimana fa a Porto Torres, i lavoratori di Portovesme, soprattutto quelli dell'Eurallumina chiedono di avere risposte relative al bacino dei fanghi rossi. Gli artigiani, l'altro ieri la Confederazione degli artigiani ha preso posizione chiedendo a questa Giunta di lasciare, di dimettersi perché i problemi della Sardegna sono sempre più gravi, sono problemi ai quali bisogna dare risposte. Abbiamo affrontato la settimana scorsa, signor Presidente, la questione dell'Autorità del bacino d'ambito; anche su questo, ma come si fa a non arrivare in Aula a discutere queste tematiche e questi problemi? Io credo che la soluzione che ha rappresentato l'Aula nei giorni scorsi, cioè quella di bocciare per l'ennesima volta ciò che il presidente Pili ha proposto, sia un elemento sul quale dobbiamo riflettere tutti quanti.
Allora io credo, signor Presidente, al di là delle considerazioni, delle questioni che sono state scritte sulla stampa e sui giornali in questi ultimi giorni, mettetevi d'accordo, non si può dire che bisogna azzerare la situazione per poi fare altro! Io credo che oggi, se davvero avete coraggio, se davvero volete recuperare un minimo di dignità, ci siano le condizioni per voi di fare bella figura, e cioè dimettervi, perché noi non possiamo più attendere, non possiamo più aspettare l'affrontare delle questioni che sono presenti nella nostra Isola e nel nostro territorio.
Io credo, signor Presidente, che le battaglie che ha portato avanti il centrosinistra nel corso della finanziaria abbiano dato un minimo di speranza a decine e decine di lavoratori: abbiamo fatto una battaglia legata al piano straordinario per il lavoro, ottenendo dei risultati importanti, abbiamo fatto una battaglia che in qualche misura ha dato qualche speranza alla piccola e media impresa, abbiamo fatto la battaglia legata al terzo settore, abbiamo fatto cioè una battaglia che in qualche misura dia la possibilità, l'opportunità a migliaia di cittadini sardi di avere un ruolo e una funzione. Allora io credo che la rappresentazione che voi avete dato in questi mesi sia una brutta rappresentazione, non solo per quanto riguarda la maggioranza, ma io credo che abbiate dato una rappresentazione che in qualche misura abbia fatto apparire la Sardegna, agli occhi di tutto il Paese forse, una delle ultime Regioni, una Regione che non riesce a spendere, una Regione che è indebitata per circa 11.000 miliardi, una Regione che ha 11.000 miliardi di residui, una Regione insomma che non riesce a produrre nulla di buono. Allora io credo e spero che si crei la speranza per tutti i sardi di abbattere subito questa maggioranza per dare una prospettiva e una possibilità di un governo diverso e alternativo al vostro, che possa in qualche misura affrontare i problemi che sono presenti in Sardegna, a partire dall'industria, dall'agricoltura, dai servizi, per dare una speranza a tutti i sardi. E noi ci candidiamo nel prossimo futuro, grazie anche alla vostra incapacità, a rappresentare questi interessi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Rinuncio.
PRESIDENTE. Rinuncia. E' iscritto a parlare il consigliere Deiana.
DEIANA (Gruppo Misto). Rinuncio.
PRESIDENTE. Rinuncia. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Non è in aula. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, intervengo soltanto per dire poche cose, anche perché vedo che su questa mozione si sta dibattendo a senso unico, si rischia un monologo e penso che i monologhi non abbiano nessuna utilità rispetto al senso che si poneva la mozione, soprattutto il risultato che si intendeva porre attraverso la presentazione di questo documento. Documento che, pur nella sua semplicità rispetto alla conclusione, con la richiesta delle dimissioni del Presidente e della sua Giunta, aveva il senso di chiedere in primo luogo chiarezza, chiarezza istituzionale, chiarezza nell'ambito di questo Consiglio regionale, chiarezza che purtroppo non c'è stata, non soltanto nell'ultimo periodo, ma non c'è stata mai in questi ultimi anni. Poco edificanti ci sembrano peraltro le dichiarazioni ripetute in quest'Aula dal Capogruppo di Forza Italia quando continua a ribadire la sua fiducia prima al Governo Floris ed oggi al Governo Pili. Non siamo qua a discutere quanta fiducia Forza Italia abbia dato o stia dando oggi al Governo della Regione sarda. La necessità oggi, attraverso la mozione, era quella di determinare una situazione nuova, una situazione di chiarezza e una situazione di svolta, possibilmente. E svolta soprattutto dopo il balletto, la commedia, la farsa che si sta consumando ormai da troppo tempo in quest'Aula, con progetti più o meno abbozzati, compreso il progetto più volte richiamato, come progetto nazionalitario, dell'onorevole Floris. Insomma siamo a una farsa, siamo a una commedia a più atti e ogni giocatore la gioca come meglio crede, però il problema qual è? Che non la gioca nell'interesse della Sardegna, la gioca per l'interesse di parte e per cercare di aumentare il suo peso politico all'interno di questo quadro politico, per cui all'interno del quadro politico di centrodestra. Un quadro politico che fino ad oggi alla Sardegna non ha portato nulla. Vedete, più di una volta il vostro Governo, le forze che sostengono questa maggioranza si sono richiamate ai valori del rinnovamento, ai valori del cambiamento, ma io chiedo a voi, chiedo a lei, Presidente, sia a quello che l'ha preceduta, ma anche a lei che attualmente governa questa Giunta regionale, che cambiamenti ci sono stati, che modifiche nel Governo della Regione sono intervenute o se invece tutto è rimasto paralizzato peggio di prima. E cosa dire rispetto ai risultati di questi governi? E non soltanto nel suo ultimo, che lei lo richiama sempre, governo di pochi mesi, non si capisce quanto si debba passare per comprendere quando avviene un cambiamento. Comunque sia siete al Governo di questa Regione ormai da quattro anni, nessun cambiamento è intervenuto; non solo non è intervenuto un cambiamento, ma avete avuto la capacità anche di bloccare le stesse spinte innovative che venivano da quest'Aula, nella stessa discussione di leggi importanti per questa nostra Regione. E nonostante questo le stesse leggi che sono state varate sono completamente bloccate; qua si parla molte volte di indebitamento della Regione, è vero che c'è un forte indebitamento, ma è pur altro vero che c'è un forte accantonamento nel senso che le stesse leggi che sono state varate in favore dell'artigianato, nel commercio, anche nel settore industriale, sono completamente bloccate per la vostra inoperatività, per la vostra non capacità di quagliare, di far direttive chiare che possono permettere la spendita dei fondi. Per cui cosa dire? Dire che vi è la necessità di chiarezza, vi è la necessità di cambiare pagina, vi è la necessità che si decida una volta per tutte se volete e se siete in grado di governare o se invece volete continuare così fino alla fine della legislatura, per completare il disastro economico e sociale che avete determinato in questi ultimi anni. Sembra addirittura inutile richiamare le diverse emergenze che si sono stabilite, che si sono verificate negli ultimi anni e che stiamo alle emergenze che abbiamo sotto gli occhi di tutti, anche in questi giorni. Sembra quasi inutile richiamare la vostra incapacità ad affrontare questi problemi se non in termini puramente demagogici e molte volte anche in termini folcloristici. Per cui è forse un delitto da parte nostra chiedere chiarezza, chiedere che questo Consiglio si pronunci in maniera definitiva sulla facoltà di voler essere governati o di voler continuare questo balletto dell'ingovernabilità. Io mi auguro che i singoli consiglieri, al di là delle forze politiche, abbiano la capacità di esprimere un giudizio, un giudizio palesato anche da considerazioni profonde e dall'analisi di quello che c'è stato e di quello che è avvenuto in questi ultimi anni, compresa l'ultima scenata sulla finanziaria a cui abbiamo assistito in quest'Aula dopo tre, quattro mesi di lavori consiliari. Per cui la necessità che ogni singolo consigliere abbia la facoltà anche di esprimersi propriamente su questa mozione. Noi chiediamo un cambiamento, un cambiamento radicale, noi non chiediamo in questa fase di entrare al governo della Regione, anche perché sappiamo che non ce ne sono le condizioni e che le condizioni non si possono riprodurre con questo quadro politico e soprattutto con i rapporti di forza che vi sono in quest'Aula. Però chiediamo che vi sia un Governo, un Governo che fino a oggi non c'è stato, un Governo che dovrebbe dare, di fronte a una situazione di emergenza, un minimo di sollievo a questa nostra Regione. Non siete in grado di fare nemmeno questo, per cui nemmeno di governare le emergenze, nemmeno di dare quelle poche risposte che possono permettere di arginare una situazione di grave disagio. Cosa dire altro? Qualcuno, qualche collega diceva: "Prepariamoci per ridare speranze", io non so se ci sono speranze di fronte a situazioni di questo tipo, peraltro le stesse dichiarazioni dei partiti del centrodestra, di quelli che si rifanno al centro, dopo una serie di minacce e di proposizioni, di avvisi, di controavvisi, sembra che tutto si sia di nuovo bloccato, che non vi sia la capacità di uscire da questa fase di incertezza e di indecisione. Noi chiediamo chiarezza e chiediamo soprattutto a voi coraggio, coraggio di decidere, coraggio nelle vostre azioni. Se dovete sfiduciare, votate questa sfiducia, se non volete sfiduciare assumetevi la responsabilità di non continuare con questo balletto indegno che blocca la Sardegna, che blocca le istituzioni della Regione, che blocca la spendita dei fondi, che blocca qualsiasi speranza per il popolo sardo. Questa cosa vi chiediamo e io mi permetto di chiederlo a tutti e a tutti i consiglieri della maggioranza, compresi i dissidenti del centrodestra e di Alleanza Nazionale, perché - vedete - se bisogna essere, se volete essere coerenti fino in fondo bisognava essere coerenti anche sapendo di andare fino in fondo, avere la forza di andare fino in fondo rispetto alle cose che qua si dicono e alle cose che si annunciano. Per cui se non siete in grado di votare questa mozione perché ritenete che non sia giusto votare una mozione del centrosinistra, assumete voi un'iniziativa, un'iniziativa forte di sfiducia verso questo Presidente, verso questa Giunta, pretendete voi il cambiamento, almeno all'interno del centrodestra, ma fate qualche cosa perché questo balletto, questa sceneggiata abbia davvero fine.
Io concludo con questo augurio, Presidente, è un augurio di speranza, un augurio che qualche cosa possa cambiare anche se, di fronte alle notizie che abbiamo, di fronte a come è iniziato questo dibattito che sembra che non abbia davvero molte interlocuzioni tra forze di maggioranza e forze di opposizione, per cui ci accingiamo ad andare al voto senza un minimo di approfondimento, senza nessuna possibilità di un maggior rispetto reciproco, ma questo può avvenire solamente se vi è un'interlocuzione tra le parti, quando invece si parla solamente da una parte difficilmente...
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere.
VASSALLO (R.C.). ... potrà avvenire, per cui anche gli stessi risultati che qualche cosa possa cambiare in meglio veramente possono venir meno.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (P.P.S.-Sardistas). Presidente, colleghi, permettetemi, prima di iniziare il mio intervento, di esprimere la mia solidarietà all'amico Onorio Petrini e anche di quelli che hanno voluto un pochino giocare su quella emozione che lui oggi aveva e che tutti quanti noi abbiamo provato la prima volta che siamo entrati in quest'Aula consiliare. Colleghi, siamo dunque arrivati all'atto finale, così almeno voglio sperare, di questa presunta crisi politica della maggioranza. E non è un caso che io ricorra alla categoria della presunzione, la crisi è presunta perché non è mai stata ufficializzata in quest'Aula, dove invece pur tra mille tiramenti e strappi la maggioranza è riuscita ad approvare comunque la manovra finanziaria. Dunque la presunta crisi che tutti quanti noi, caro collega Giacomo Sanna, abbiamo letto sui giornali, che tutti abbiamo più o meno commentato, ma che non è stata mai aperta; peggio, non sarà mai aperta. Quest'Aula a maggioranza voterà contro, rinnoverà la fiducia al suo Presidente Pili, così come gliela conferì in occasione del suo insediamento alla guida della Regione. Così come quella fiducia, che comprensibilmente agli amici dell'opposizione ancora non va giù, è stata moralmente conferita da 152 mila voti dei sardi, dei cittadini sardi, nel 1999, 152 mila voti, ben più del doppio dei voti riportati dall'avversario del Presidente Pili. Questo è un fatto, è un fatto assolutamente innegabile, questo è un fatto che in una democrazia moderna e compiuta come quella che noi ci auspichiamo, con il nostro lavoro quotidiano, comporta soltanto l'accettazione del risultato e il risultato è che Mauro Pili è il Presidente dei sardi, anche di quelli che non l'hanno votato e quindi la conseguenza, la logica conseguenza è quella che deve governare. Deve governare fino all'ultimo giorno di questa legislatura, con il sostegno di tutti quelli che apertamente e senza giochi bizantini intendono condividere con lui la responsabilità del governo. Gli altri, per favore, si accomodino, si accomodino tutti quelli che non agiscono lealmente, che sono con il centrodestra, ma forse un pochino sono anche con il centrosinistra. Fermali tutti Presidente, Presidente Pili, chiamali alla responsabilità delle scelte, alle conseguenze di quell'etica alla quale tanti si appellano quando c'è da motivare nobilmente un interesse particolare, non certamente collettivo. Il Governo è e deve essere un'esperienza di un gruppo vasto di idee e di persone, altrimenti non è governo politico, altrimenti diventa una gestione privatistica ed utilitaristica del mandato politico. La crisi non c'è e non ci sarà, probabilmente avremmo anche potuto ottenere qualche risultato in più, cioè quando con lui abbiamo aperto la strada del governo probabilmente i progetti erano un po' più ambiziosi, ma certo non si poteva fare molto di più, non potevamo fare molto di più e così anche tutti gli altri non avrebbero saputo fare molto di più con queste continue fibrillazioni, con questa instabilità elevata a sistema e metodo e pratica quotidiana. Una legge elettorale che è stata definita in mille modi, inadeguata, balzana, assurda, ridicola e così via, ci ha consegnato una maggioranza senza i numeri della maggioranza; ecco quindi che le Commissioni permanenti sono permanentemente ingessate e ingovernabili. A questo punto vorrei dire che con i numeri che ha normalmente il Consiglio regionale, otto Commissioni francamente sono troppe e i lavori si ostacolano a vicenda in continuazione. Ma la legge elettorale non è l'unica cosa che va cambiata e a questo proposito noi dobbiamo fare tutti gli sforzi per andare l'anno prossimo al voto con una legge elettorale nostra, una legge che tuteli la specificità di noi sardi, di isola. Io non sono esperto in ingegneria elettorale, ma ho paura che la legge nazionale non sia sufficientemente rappresentativa delle diverse realtà territoriali della nostra Isola, insomma io ho paura che possa garantire troppo le grandi province e troppo poco quelle piccole. E anche questo, cioè la scarsa rappresentatività di alcune province rispetto ad altre in questo Consiglio regionale, è stato spesso e lo sarà anche in futuro causa di fibrillazioni in Aula e fuori dall'Aula.
Dicevo dunque che la legge elettorale va cambiata, ma non è l'unica cosa che va cambiata, bisogna avere il coraggio di cambiare il Regolamento. Finiamola una volta per tutte con questa storiella del voto segreto che garantisce la libertà di scelta e la libertà di voto. E` un giochetto oramai trito e ritrito, un ritornello vecchio e stantio che tutte le opposizioni, le minoranze di turno recitano a vicenda facendo finta di crederci davvero. L'unica cosa che garantisce il voto segreto è l'impunità per un atto codardo, è l'impunità per un tradimento, l'impunità per una mano vigliacca, che colpisce e si nasconde. Cambiamolo questo Regolamento e stabiliamo una volta per tutte il contingentamento dei tempi durante i lavori della manovra finanziaria; è troppo comodo presentare centinaia di emendamenti ed emendamenti agli emendamenti ed emendamenti agli emendamenti degli emendamenti e dopo lanciare in Aula grida di dolore sui ritardi, sui bisogni dei sardi, sulla vergogna di una maggioranza incapace ed inefficiente. Ad ogni legislatura cambiano soltanto le maggioranze, perché i giochi delle parti sono sempre gli stessi. Mi ricorda un po' quei vecchi film western una volta di moda e che venivano sfornati con il ciclostile, dove gli attori, la trama, le pistole e i paesaggi erano sempre gli stessi, cambiavano soltanto i cavalli. Non si poteva programmare in queste condizioni, ma si poteva vivere solamente giorno per giorno o forse qualcosa di più. Questo, cari colleghi, è un problema politico, non istituzionale e a differenza della crisi, che è un venticello che è spirato dal Consiglio, ma che è diventato uragano nelle redazioni dei quotidiani politici, questo è un problema reale. Ed ecco la domanda: che cosa intendiamo fare per conquistare la fiducia degli elettori sardi l'anno prossimo? Come intendiamo bissare il successo del '99 sapendo bene che alla prossima legislatura qualunque legge elettorale noi dovessimo utilizzare non basterà il mal di pancia di uno o l'esuberanza di un altro a provocare il grippaggio del sistema. Presidente Pili, a te la guida e a te la maggior parte di responsabilità in questo momento veramente cruciale, a te soprattutto, con il nostro sostegno forte, il compito di chiudere alle spalle questa parentesi e di dimostrare ai sardi che non hanno sbagliato scegliendoci e soprattutto scegliendoti.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Non è in Aula. E` iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Io potrei anche rinunciare, non è quello il punto. Se voi affermate che la crisi non l'abbiamo inventata noi io rinuncio, basta che qualcuno di voi lo dichiari.
LOCCI (A.N.). Insomma! Continua, allora.
CUGINI (D.S.). In effetti adesso il collega Licandro ha sostenuto una tesi che a me sembra abbastanza curiosa, le dichiarazioni che sono state riportate dai giornali e mai smentite erano dichiarazioni fatte dai colleghi della maggioranza, sulla verifica. C'è stata anche una battuta simpatica del collega Oppi, "Vogliono giocare a poker dimenticando che io sono un professionista" dice Oppi. Quindi figuriamoci se un professionista del poker non sa come si gioca a tre carte, anche. Si sa che la crisi non l'abbiamo inventata noi e, aggiungo, io nelle settimane passate, nei giorni passati, ho valutato molte dichiarazioni dei colleghi del centro come dichiarazioni responsabili, che si mettevano di fronte al problema per cercare di dare una risposta alla crisi; e sono state date delle indicazioni.
Io non chiedo di votare la nostra mozione, io vi chiedo di essere conseguenti con le cose che avete detto voi. Non dovete fare quello che chiediamo noi, io vi chiedo di fare quello che avete detto voi, quello che ha detto Floris, quello che ha detto Oppi, quello che ha detto Capelli, fate quale che avete detto. Invece voi non lo farete quello che avete detto, ma non perché non avete il coraggio, non è una questione di coraggio, voi non lo fate perché non siete liberi di farlo.
Il collega Oppi, che è quello che ha di più tuonato nei giorni passati, è stato convocato a Roma, o chiamato da Roma per via telefono e tutto quello che aveva dichiarato l'ha cancellato. Voi, se volete recuperare ad una funzione, non solo per voi maggioranza, per il Consiglio regionale, dovete fare quello che avete detto; voi non lo farete perché non siete liberi di farlo, lo ripeto: non siete liberi di farlo. Siete impediti nel mantenere l'impegno che avete assunto con voi stessi, non è Pili che non si dimette, è anche quello, siete voi che non siete in grado di essere conseguenti con quello che dite e non avete il coraggio di ritirare la delegazione nella Giunta, lo dico per i colleghi di A.N., neanche di cambiare gli assessori, non ci riuscirete a cambiare gli assessori perché appunto non siete liberi di essere conseguenti.
Il giudizio che viene dato su di voi è un giudizio terribilmente negativo, ma non dalle opposizioni; anche oggi sui giornali viene riportato il giudizio di una associazione di imprese ed è un giudizio terribilmente negativo per l'azione di Governo. Allora, il problema lo dovete risolvere voi nella maggioranza e lo dovete risolvere come ritenete di risolverlo, ma da questa situazione voi avete il dovere di portar fuori la Sardegna, se ne siete capaci, se siete capaci di farlo. Invece ho l'impressione che non siete capaci di farlo, perché ormai avete toccato con mano che questo anno, il 2003, sarà un anno del non governo, perché non c'è neanche lo strumento per governare, perché la finanziaria che avete approvato qualche settimana fa è uno strumento inutilizzabile, per voi, perché è lo strumento che voi avete votato che è diverso da quello che avete proposto. Poi accusate il voto segreto. No, non è un problema di voto segreto, che la stragrande maggioranza di voi in diverse occasioni ha votato contro lo sapete tutti e avete votato contro tutti, quellii di Forza Italia contro quelli di Forza Italia, il C.C.D. contro il C.C.D., eccetera, eccetera. Aggiungo: persino degli assessori vostri hanno votato contro la finanziaria! E voi volete continuare così? Continuate così! Continuate così, non è un problema di legge elettorale, è di quello che si dice agli elettori nei prossimi giorni.
Quante leggi avete presentato e quante ne avete approvato con il solo voto di maggioranza? Fate i conti, pochissime ne avete presentato e neanche una ne avete approvato con il solo voto vostro, perché non siete maggioranza; voi siete quello che abbiamo verificato all'inizio di questo mandato, siete seduti nello scranno del governo solo perché una parte di voi ha tradito gli elettori, solo perché una parte di voi si è candidata con uno schieramento, ha tradito ed è passata con un altro schieramento. Chi è traditore degli elettori non ha neanche capacità di governare, ma quale cultura di governo può avere uno che tradisce gli elettori? E volete continuare così? Continuate!
L'unica cosa che non potete fare è fermare il calendario, si arriverà a quella verifica e voi andrete in giro a dire che cosa avete fatto, quale legge avete proposto. Fantola, quali riforme sono state fatte? Dice Vargiu: "Noi siamo liberali, una forza del progresso, siamo cittadini dell'Europa", cercate una volta di essere cittadini sardi. Cercate una volta di essere cittadini sardi!
Nessuna riforma, nessun ente è stato riformato, nessun provvedimento è stato proposto a sostegno del sistema produttivo. Allora, siamo di fronte ad un giudizio che deve essere dato, non dovete votare la nostra mozione, non vogliamo i vostri voti Inquinano! Non li vogliamo! Qui siamo in presenza di una questione politica centrale, l'esperienza del centro di formazione cattolica che si è messa al servizio di Forza Italia e di Alleanza Nazionale. Queste forze del centro... Corona se parli ti confondi, è meglio ascoltare.
Queste forze del centro devono tirare una riga sotto per verificare quale apporto di qualità di governo è stato dato e quale principio di solidarietà è stato affermato. Quale solidarietà è stata affermata, in quale occasione? Quando si trattava di votare la parte della finanziaria del collega Ladu, uno di quelli che ha tradito gli elettori, il centro gli ha votato contro! Gli ha votato contro!
LADU (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Avrai tradito tu gli elettori! Sei un mascalzone, un maleducato!
CUGINI (D.S.). Il traditore deve solo ascoltare e non deve interrompere.
LADU (P.P.S.-Sardistas), Assessore di lavori pubblici. Sei un maleducato! Sei tu un traditore!
CUGINI (D.S.). Chi ha tradito gli elettori, chi si è candidato con una parte e ha fatto il salto della quaglia dall'altra parte, chi ha tradito gli elettori
LADU (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Tu sei un traditore, perché tu quando nella passata legislatura hai fatto entrare Rifondazione in maggioranza, che cosa ha fatto?
CUGINI (D.S.). E tu sei un traditore degli elettori, hai tradito gli elettori, hai chiesto il voto per un programma e ne hai fatto un altro!
(Interruzioni)
CUGINI (D.S.). Tu sei un traditore! E non ti vergogni neanche?! Tu non ti vergogni neanche del fatto che non hai una lira nel bilancio, perché i tuoi colleghi ti hanno votato contro perché ti apprezzano per quello che sei, un traditore degli elettori!
LADU (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Questo lo vedremo, questo lo vedremo!
CUGINI (D.S.). Capito?! E ti hanno votato per quello, perché siamo di fronte al declino...
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, onorevole Cugini...
PIRISI (D.S.). La verità ti fa male! Lo so!
PRESIDENTE. E` affidato al buon gusto di ogni intervento e di ogni oratore usare determinati linguaggi oppure no, è di moda l'aggressione e quindi... Onorevole Ladu consenta che si compia l'intervento.
CUGINI (D.S.). La ringrazio Presidente per il termine "buon gusto", effettivamente è così, uno che viene bocciato, come è stato bocciato, doveva avere il buon gusto di dimettersi, non l'ha fatto. Dicevo: il punto è che adesso siamo al declino, al declino di un'esperienza, alla conclusione di un'esperienza, si può dire che questa è un'esperienza di governo che ha prodotto qualità? Noi diciamo di no, è per quello che abbiamo presentato la mozione.
LADU (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Gente che arriva qui senza un mestiere, vergognati! Gente come te che non ha mai lavorato in vita sua e non ha un mestiere viene qui a insultare la gente!
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, la prego, per cortesia... Per cortesia consentite l'intervento all'onorevole Cugini. Onorevole Ladu, per cortesia!
MORITTU (D.S.). Allontani dall'Aula chi disturba!
PIRISI (D.S.). Insomma, un po' di buon gusto.
LADU (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Un po' di buon gusto sì, ma come si fa a insultare in questo modo, uno che si permette,
CUGINI (D.S.). Presidente, posso?
LADU (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Tu devi ringraziare il tuo partito.
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, io la richiamo formalmente, lei mi costringe a richiamarla onorevole Ladu! Va bene? Lei deve consentire l'intervento del collega, ancorché non lo condivida. Per cortesia anche loro, colleghi consiglieri, sono pregati di tenere un comportamento consono al ruolo che voi pretendete sia svolto ogni volta che intervenite.
Sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 24, viene ripresa alle ore 12 e 30.)
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, onorevole Diana, onorevole Marrocu, assessore Luridiana, siete pregati di prendere posto. Onorevole Cugini ha cinque minuti per concludere. Grazie.
CUGINI (D.S.). La ringrazio Presidente. Noi abbiamo sostenuto, lo stavo dicendo prima, che l'azione di governo della Regione, che era difficile e negativa prima, è impossibile ora con uno strumento che è la finanziaria, che è stato trasformato da quest'Aula con voti segreti e voti palesi. Purtroppo non è questa una posizione che esprime l'opposizione e quindi magari forzata nella lettura, purtroppo la Sardegna tra le regioni meridionali è quella che cresce di meno, cresce di meno anche se le regioni meridionali crescono meno di quelle del centro nord, cresce di meno perché l'azione di governo è stata un'azione negativa e il giudizio che è stato espresso dagli amici del centro, ripeto dagli amici del centro, è un giudizio che noi abbiamo condiviso, riferito all'esigenza di migliorare la qualità di governo.
Quindi il ragionamento da svolgere non è quello se votare o non votare (lo dico per il collega Floris) la nostra mozione, noi non lo pretendiamo il voto, è quello che voi dovete tener presente che la Sardegna è vicina al declino, che c'è bisogno di introdurre una innovazione e che voi, pur avendola richiamata, non siete in grado di attuarla, non la farete. Massimo, voi non farete quello che avete detto. Ma non è che non lo fate perché volete fare un dispetto all'opposizione; no, non lo fate perché - ripeto - non siete liberi di farlo. Siete voi quelli che dovete uscire dalla situazione nella quale vi siete precipitati e se voi pensate che votando contro la nostra mozione avete risolto i problemi della Sardegna è una finzione. E dire: "Ci siamo messi insieme adesso, ripartiamo dallo spirito di Aritzo" come dice Fantola, non è così! Voi dovete essere conseguenti, dovete rinnovarvi la Giunta, il Presidente Pili vi ha detto che non si dimette, voi non avete il coraggio di votargli contro per le dimissioni, quindi siete destinati ad andare insieme sino al prossimo appuntamento elettorale. E dovete dire: volete stare assieme nel non governo che avete denunciato voi o volete stare insieme mettendo avanti gli interessi della Sardegna. Siete in grado una volta, tra di voi, di dire: "Mettiamo avanti gli interessi della Sardegna, facciamo così", un'iniziativa qualunque, che risponda a quell'esigenza che è stata manifestata in tante occasioni? Non siete in grado di farlo, perché siete alla crisi e anche al fallimento di un'esperienza.
I sindacati della U.I.L., della C.I.S.L. e della C.G.I.L. fanno lo sciopero generale, voi sapete quanto è difficile per queste organizzazioni stare insieme in presenza di una rottura nazionale. Eppure in Sardegna tanto è grave la situazione che queste organizzazioni superano tutte la difficoltà pur di mettere avanti gli interessi della collettività e proclamano lo sciopero generale. E lo proclamano anche preoccupati della situazione di crisi nella quale siamo ed anche della tenuta democratica, perché quello che è avvenuto con l'attentato alla C.I.S.L. sarda, per la seconda volta in poco tempo, conferma che c'è bisogno di una presenza democraticamente organizzata, alta e il Consiglio regionale è questo nella testa dei sardi.
Voi pensate che in questi mesi e anche nelle settimane passate, pur avendoli richiamati questi problemi, voi pensate che confermando Pili alla guida della Giunta, confermando la Giunta, voi fate un servizio positivo per la Regione, per la Sardegna? Sta a voi decidere. Se voi confermate Pili, la Giunta, eccetera, eccetera, voi state dimostrando nei fatti che siete incapaci di uscire dalla situazione.
Gianni, io ho apprezzato il vostro voto palesemente contrario alla manovra finanziaria perché non l'avete condivisa, ma non perché avete votato con noi, non è questo il punto, perché voi nella vostra autonomia avete fatto una vostra valutazione.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini!
CUGINI (D.S.). Sto finendo. Una vostra valutazione!
Ora avete sostenuto (e su questo concludo): "Noi non voteremo la mozione di sfiducia perché non ci prestiamo a diventare strumento". Si capisce anche questo, è giusto, io aggiungo: è giusto che si dica questo, però è anche giusto che noi abbiamo presentato la mozione, è anche giusto che si discuta in Consiglio regionale, l'unica cosa che non è giusta è che si facciano dichiarazioni - come hanno fatto i colleghi del Centro - che poi non vengono mantenute alla prova dei fatti.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Rif. Sardi - U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, nel suo libro "La rabbia e l'orgoglio" Oriana Fallaci riporta un'espressione che sembra scolpita nella natura dei sardi. Vi sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo, un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre. Ben altre ovviamente erano le ragioni della Fallaci, ma oggi nel decadimento della politica della Regione non mi posso sottrarre a questo imperativo, questo obbligo civile e morale per il bene della Sardegna e spero per il bene di questa maggioranza.
La mia serenità deriva da una forte coscienza etica della politica che si sostanzia nell'assenza di qualsiasi sentimento di rivalsa nei confronti del Presidente Pili e dalla consapevolezza che senza una radicale inversione di rotta il centro destra rischia il fallimento di governo e di conseguenza un avverso responso elettorale del 2004; queste sono le mie vere preoccupazioni, amici di Alleanza Nazionale e di Forza Italia.
C'è oggi l'obbligo di dire la verità, di fare un'analisi schietta e obiettiva non per distruggere, ma per fare in modo che l'immagine del Governo torni ad essere quella attesa dalla gente che aveva dato fiducia alla Casa delle Libertà e nei partiti nazionalitari e centristi. Purtroppo non si ha il coraggio di affrontare la verità da parte dei due maggiori partiti della maggioranza, mentre da parte dei centristi, fatta la diagnosi vera si stenta a tranne le conseguenze. Purtroppo la nuova classe dirigente sembra accentuare le movenze della vecchia politica, il tatticismo è dominante, si dice la verità in privato e la si occulta in pubblico, favorendo il degrado morale della politica.
Nella maggioranza nessuno, dico nessuno, è soddisfatto del Governo della Regione; tutti avvertono l'affievolimento degli ideali che sono stati alla base del progetto politico programmatico di questa coalizione. Questa diffusa insoddisfazione e questo malessere esplodono nel segreto dell'urna, alcuni lo manifestano apertamente, altri come i partiti di centro scandiscono di continuo che così non si può andare avanti. Perché non si vuole affrontare all'interno della maggioranza, con lealtà, alla luce del sole, le cause del malessere? Questo si può fare sgombrando il campo da disegni preordinati contro l'uno o contro l'altro.
Il Presidente Pili, con un colpo da teatro degno del migliore stile mediatico, mi ha dedicato una conferenza stampa sicuramente fuori luogo e fuori tempo. I suoi attacchi hanno sbagliato destinatario: prendersela con l'U.D.R. è come parlare male del medico che ha saputo fare la diagnosi, denunciare la patologia e, con giusta deontologia politica, avvisare il malato della necessità di un'urgente terapia. Perché denigrare il medico che ha diagnosticato i mali? Lanciarsi in un'accusa verso il solo U.D.R. quando invece tutta la maggioranza, in permanente fibrillazione, un vecchio deteriore espediente per sviare e spostare il tiro dal vero obiettivo; è questa la nuova politica. Io non ho niente di personale, non mi contrappongo a nessuno, non aspiro a sostituirmi a chicchessia. Voglio solo tentare di recuperare lo spirito politico - programmatico che ha dato vita a questa compagine per riprendere la linea di una nuova frontiera alla Regione capace di creare prospettive per le nuove generazioni. Questi segni di speranza e di cambiamento non ci sono. Ritengo che in questa fase di transizione un Presidente dell'area centrale avrebbe maggiore capacità di aggregare le forze della maggioranza, ma anche di dialogo e di concertazione con forze imprenditoriali e sociali. Non intendo con questo porre veti, tanto meno pregiudiziali nei confronti del partito di maggioranza relativa cui spetta di esprimere la guida della Regione. E` un diritto - dovere che impone però la responsabilità di garantire la guida, un buon governo ai sardi. Ma governare oggi una Regione a Statuto speciale, con le sue peculiarità e alcuni nodi importanti irrisolti, con la crisi economica, richiede una maggioranza coesa ed attiva, un programma organico e innovativo di alto respiro, un rapporto non conflittuale ma dialogico con le minoranze e un più stretto contatto con le forze vive della società e con la gente comune senza rinchiudersi nella solitudine e nel cesarismo del potere.
Oggi la maggioranza si trova ad un bivio; manca un anno dalla fine della legislatura, è una coalizione che stenta a ritrovare la sua identità originaria di cambiamento; è la politica del giorno per giorno, è l'antipolitica. Siamo oggi di fronte a due strade: una porta a perpetuare la situazione attuale, con un chiarimento gattopardesco che tutto lascia come prima, lasciando latente il malessere tra le forze politiche e consiglieri, e l'altra è quella indicata dai partiti dell'area centrale: un'analisi critica, autocritica, seria, profonda, anche spietata, ma accompagnata da una terapia adeguata.
La Sardegna non può essere, onorevole Pili, governata da un bipolarismo simmetrico ripreso pedissequamente dallo schema politico nazionale; l'anomalia politica sarda è peculiare come la sua identità e la sua specificità storico - culturale, ed esiste nell'Isola, volenti o nolenti, una forte area centrale che non si riconosce nel bipolarismo continentale, in quanto esiste uno strato sociologico, culturale e sociale ad essa speculare. Qualsiasi Presidente della Regione di oggi e di domani sarà sempre condizionato da questa particolarità politica sarda rispetto al quadro nazionale. Anche l'elezione diretta del Presidente non potrà essere immune da questo condizionamento; un più forte potere diretto del governatore troverà nel Parlamento sardo i suoi contrappesi autonomistici e istituzionali, politici e culturali.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SALVATORE SANNA(Segue FLORIS.) L'UDR vuole salvaguardare la dimensione identitaria della sua politica e non intende uscire dal filone culturale, storico e politico dei partiti dell'area centrale in Sardegna. Forza Italia, Alleanza Nazionale decidano oggi quale strada imboccare per il superamento di questa impasse.
Io mi sforzerò di dire cinque punti; primo: occorre recuperare il progetto originario e fondante della coalizione. L'interpretazione data dal Presidente della Regione ha interrotto la convergenza feconda tra gli ideali di modernità della Casa delle Libertà, le forze centriste di cultura cattolica e liberal democratica e le forze di ispirazione nazionalitaria e sardista.
Secondo: occorre recuperare il metodo della concertazione, un rapporto stretto tra la Regione e le forze attive della società accantonato dal modello politico culturale di estrazione nazionale del Presidente Pili a cui potranno apparire cose troppo vecchie nel suo immaginario giovanile. Questo metodo appartiene alla storia autonomistica della Sardegna e non può essere cancellato dalle contingenze politiche. Questo abbandono ha creato diffidenza, dualismo tra Governo regionale e mondo del lavoro imprenditoriale: sindacati, forze sociali e realtà associative di base. Questa rottura, figlia dell'improvvisazione e del nuovismo di maniera, ha innescato la divaricazione con le minoranze e ha radicalizzato la linea dell'opposizione nel confronto politico istituzionale. Terzo: occorre ripensare, instaurare un nuovo rapporto conflittuale, se vogliamo, col Governo nazionale; battaglie facili non ce ne sono e con la quiescenza non potremo mai ottenere nulla. Quarto: occorre, come ha affermato l'U.D.C., un confronto a tutto campo, per estrapolare dal progetto originario una mirata piattaforma politico - programmatica sino alla fine della legislatura, con l'adesione convinta dei Gruppi dei partiti. E' inconcepibile che una maggioranza sorta sulla linea della svolta e del cambiamento non sia riuscita a condurre in porto una sola riforma. E infine la verifica: si doveva concludere prima dell'estate, poi in autunno, poi primi di quest'anno. Questo temporeggiare ha dimostrato l'incapacità di trovare un comune denominatore. E infine, ultimo ma non ultimo, visto che il tempo è scaduto, non si può assistere a questa politica di una maggioranza che si contrappone all'opposizione muro contro muro in uno scontro frontale. Non è nella nostra tradizione. Non è nella tradizione dei sardi, non serve alla Sardegna; ci sono politiche, come le politiche dei trasporti, del metano, dell'acqua, che noi abbiamo fatto col consenso, il conforto di governi che non erano omologhi, ma questa è la politica bipartisan, non si può qui stare a fare muro contro muro, non stiamo facendo gli interessi della Sardegna. Anche questo è un modo di fare politica che noi non condividiamo.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita - D.L.). Presidente, colleghi; potrebbe dirsi che è facilissimo prendere la parola in una situazione come questa, ma potrebbe anche dirsi che è difficilissimo perché probabilmente, anzi certamente tutto quello che doveva essere detto è stato detto. E non è stato detto solo dall'opposizione, non è stato detto solo da Cogodi e dagli altri che in questi mesi si sono adoperati per cercare di mettere in rilievo il disastro al quale la Sardegna è stata sottoposta. Basterebbe leggere la rassegna stampa di quest'ultimo mese che fa riferimento alle dichiarazioni che sono state rilasciate da pezzi importanti di questa cosiddetta maggioranza; pezzi importanti che hanno detto continuamente peste e corna del Presidente Pili e di quelli che gli stanno attorno, ma soprattutto del Presidente Pili. Per questo, da un certo punto di vista, quello che è facilissimo diventa difficile perché - ripeto - tutto quello che doveva essere detto è stato detto. La verità è che, come già in qualche modo è stato a suo tempo enunziato - io chiedo scusa ma c'è un tale caos che diventa quasi umiliante…
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Colleghi per cortesia; le chiedo scusa io onorevole Dore, un attimo solo.
Prego onorevole Dore.
DORE (La Margherita - D.L.). Non riesco a capire francamente, sembrava un momento di depressione e invece c'è tutto un trafficare da una parte all'altra; adesso io vorrei sapere se l'onorevole Capelli sta contrattando...
(Interruzioni)
DORE (La Margherita - D.L.). No, va bene no, anzi è una delle persone più corrette dell'Assemblea indubbiamente, però francamente dà un po' di fastidio vedere questo gironzolare da una parte all'altra, sali scendi, entra esci; insomma, chi non è interessato può anche raggiungere gli sgabuzzini interni o il bar che tanto è un posto forse più accogliente di questo!
Comunque, tornando al punto e cercando di non perdere completamente il filo, questa maggioranza - ripeto - se dal punto di vista economico egoistico forse ha raggiunto dei risultati, perché una spartizione selvaggia il più selvaggia possibile è stata fatta: di posti, di cariche, di presidenze, di consulenze e di altre cose; dal punto di vista politico ha raccolto quello che ha seminato, cioè ha messo i semi per un disastro, e sappiamo bene a quando risale questo lanciare i semi, lo sappiamo bene, lo sappiamo tutti, lo sa tutta la Sardegna, lo sa tutta Italia da un certo punto di vista, ha raccolto quello che ha seminato, cioè ha seminato l'inganno, l'imbroglio, la compravendita, i ribaltoni etc., non aveva e non ha saputo costruire un programma e di conseguenza non poteva andare ad altro risultato che alla rissa continua, ad altri tradimenti, ad altri trabocchetti e ad altri ribaltoni, ad altre cose, parole così, quasi impronunziabili tanto se ne dovrebbero usare di pesanti, di dure. Disastro totale! Comunque, visto che qualcosa siamo qui per dirla, io voglio brevemente fare riferimento, in relazione al comportamento del Presidente Pili, al disastro recente della finanziaria, che è stata una finanziaria non per la Sardegna, ma contro la Sardegna. L'avevo definita un aborto inizialmente come proposta e poi avevo parlato di aborto mutilato e credo che il giudizio non possa essere cambiato. Questo era e questa è rimasta nonostante gli sforzi e l'impegno di tutti quelli che nell'opposizione si sono adoperati con senso di responsabilità per renderla meno oscena. E poi il problema della gestione delle risorse idriche. Caro Presidente Pili, qualcuno l'ha già detto, ma io lo ripeto: il suo è stato un comportamento eversivo, se ci potesse essere l'accusa di alto tradimento nei confronti della Sardegna e nei confronti del Consiglio regionale lei sarebbe autore di un alto tradimento; lei sarebbe autore di un alto tradimento perché se n'è infischiato letteralmente, si è infischiato letteralmente di tutti i deliberati del Consiglio, e questa è mancanza di rispetto. A questo punto io mi domando se persone che stanno dalla sua parte in qualche modo in questa sgangherata maggioranza, ma che hanno ancora o dovrebbero avere un minimo di senso di responsabilità e di dignità, non debbano guardare questo solo fatto che è commesso ai danni di tutti, di tutti i componenti dell'Assemblea oltre che della Sardegna, come abbiamo già detto, per trarne le conseguenze. Basterebbe questo fatto, al di là dell'inadeguatezza, dei pasticci, delle contraddizioni, degli errori, delle corbellerie che sono state combinate; basterebbe questo solo fatto di mancanza totale di riguardo per l'Assemblea della quale fa parte e che in qualche modo l'aveva eletto alla presidenza per farla cadere. Questo è il punto; non è un problema personale, è un problema veramente del senso della dignità e del senso di quel minimo di pudore che ci dovrebbe sempre essere e che non dovrebbe mai mancare in qualunque dialettica nell'ambito di un'assemblea. E per finire, però io dico: Pili è responsabile, è colpevole, ma - ripeto - quelli che dopo essersi stracciati le vesti, dopo avere sparato dichiarazioni in tutti i sensi, in tutte le direzioni dicendo cose forse talvolta più pesanti di quelle che giustamente ha detto l'opposizione, poi alla fine hanno messo i remi in barca, sono tornati. Io non so se ciò sia frutto di calcolo, di minacce, di qualche altra cosa, certamente è un comportamento indecente. Ma insomma si è parlato... l'ultima sparata, è stata quasi come se fosse un'ancora di salvezza, un modo come un altro per lavarsi la coscienza e per mantenere la dignità, si è parlato di elettrochoc; ma lo sapete cosa significa la parola elettrochoc? Io credo, e mi domando se è possibile che chi fa parte di un'Assemblea legislativa e pretende di guidarla possa usare una parola di questo genere con riferimento a se stesso? Basta prendere un dizionario, elettrochoc: metodo di cura di alcune malattie mentali, detto comunemente anche elettrochoc terapia, che consiste nella provocazione di un accesso convulsivo epilettico per mezzo di una scarica di corrente alternata di tensione 90/150 volt per 1 - 5 decimi di secondo che viene fatta passare fra due elettrodi applicati alle tempie e che trova applicazione nelle sindromi distimiche - qui mi rivolgo ai medici presenti - ed anche nella schizofrenia.
Ecco, questo io dico: chi ha il coraggio di dire con riferimento o a se stesso o al Gruppo che rappresenta che c'è bisogno di un elettrochoc, allora forse è il caso che si vada a far ricoverare e non pretenda di guidare, di stare, di far parte di una maggioranza che ancora una volta per un altro anno vuole finire di distruggere la Sardegna.
Questo è il problema! Io mi richiamo alla dignità di tutti; qui ci sono dei limiti che non possono essere superati, perché se no veramente ha ragione il cittadino della strada che poi pensa cose che non si dovrebbero pensare. Questa è purtroppo l'amara conclusione che ci coinvolge tutti in qualche modo, perché è vero che ricade su chi le ha pronunziate certe espressioni, ma in qualche modo, siccome tutti facciamo parte di questo consesso, coinvolge tutti. Allora io mi domando se non sia il caso, non mi faccio illusioni, però io credo che qualcuno dovrebbe fare un piccolo esame di coscienza e trarne le conclusioni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.
IBBA (S.D.I.-S.U.). Grazie, signor Presidente. Io continuo a vivere nell'illusione o nella speranza che nel Regolamento di questo Consiglio regionale le mozioni di sfiducia siano sostituite dalle mozioni di responsabilità e che pertanto a presentare il conto dell'andamento della politica siano non le opposizioni ma la stessa maggioranza. E' un'aspirazione che diventa legittima e che fa parte del mio mondo e del mio modo di pensare la politica, ma che non è diversa dalla realtà dei problemi che stiamo esaminando, perché qui tutto il problema è quello di avere la capacità di un'assunzione di responsabilità su una valutazione del modo di condurre il governo di questa regione e di risolvere i problemi della Sardegna. Perché vedete, io non mi aspetto una mozione di responsabilità da parte del presidente Pili o da parte della maggioranza, perché se avesse avuto questa sensibilità e si ponesse su questa dimensione etica ma anche gestionale del suo operato già da molti mesi avrebbe posto la questione e probabilmente, in un sussulto di dignità, avrebbe spontaneamente proposto le sue dimissioni all'Aula. L'atteggiamento, invece, mi pare più quello della prepotenza che impone comunque ad ogni costo e in maniera impune una presenza e un ruolo che è tipico della cultura imperante oggi in questa maggioranza di centrodestra e basata sul disinteresse e sul disprezzo degli altri. E quando dico altri, intendo dire tutto ciò che non è codificato e che non si allinea allo schieramento del centrodestra, non ultimo anche l'apparente disinteresse e il giocare con gli angoli dei fogli che il Presidente dimostra tutte le volte che ci si rivolge a lui in maniera critica, spesso telefonando e spesso facendo altro, mentre invece con attenzione e con interesse quando il giudizio e l'intervento è un giudizio filogovernativo.
Allora è evidente che volete, con impudenza, cercare di dimostrare e cercare di insistere sul fatto che questi anni sono stati anni di stabilità di governo e anni di trasparenza. Ma come potete pensare di dire che esiste stabilità di governo quando siete crollati centinaia di volte con le vostre stesse mani sulle vostre stesse proposte? Ma a quale stabilità vi volete riferire? A quale trasparenza vi volete riferire, quando avete sempre negato l'elenco delle consulenze che avete elargito e pur richiestovi più volte non avete mai trasmesso quell'elenco? Di quale trasparenza state parlando nell'aver condotto la vostra gestione in questo Consiglio? Ma fate riferimento, quando parlate di queste cose, alle cose che accadono in questo Consiglio regionale o vi state riferendo a un altro Consiglio regionale?
Più di un oratore che mi ha preceduto ha fatto riferimento alla terapia, alla medicina, al medico. Bene, siccome mi spetta, come dire, per appartenenza professionale, ne faccio uno anch'io di riferimento e di analogia con la medicina: mi pare che siano evidenti i segni di una schizofrenia politica, che in pratica significa di dover credere di vivere una realtà diversa da quella che invece davvero si vive. Il che significa che questa Giunta, estranea ai problemi reali della gente in tutti gli ambiti della vita sociale, civile ed economica della nostra regione, incapace di risolvere i bisogni reali della gente, si rifugia in un'abilissima e perfida capacità che il presidente Pili espone tutte le volte che ne ha l'opportunità, mistificando con una naturalezza e con una spontaneità al di fuori di qualunque regola normale, una mistificazione della realtà per la quale dimostra un'abilità che è anche superiore a quella del Presidente del Consiglio nazionale. Pure egli molto bravo a confondere le notizie, ma lui ancora più bravo a non amministrare e a non costruire una politica, perché in questi anni non è stata costruita nessuna politica, non è che è stata costruita una politica di destra o di centrodestra non condivisibile, non è stata costruita nessuna politica; è stata e continua ad essere una insostenibile leggerezza del nulla, una insostenibile leggerezza del vuoto, il vuoto di una cultura politica è l'assenza di una sensibilità che coincide con la nullità della vostra identità politica.
Licandro dice che la crisi è solo presunta, perché in realtà mai formalizzata o mai codificata attraverso i canoni della normale procedura parlamentare. Io sono sicuro che Licandro, da medico, mi capisce se faccio l'esempio del fatto che una malattia non diagnosticata e quindi non configurata e non codificata, è una malattia più grave di quella codificata, che in qualche modo è identificata, come ha detto l'onorevole Mario Floris, ma che proprio per questo, proprio perché è più grave, spesso porta a morte il malato, così come sta accadendo che questa maggioranza e questa Giunta stanno facendo morire la politica e stanno facendo morire il futuro della Sardegna. Ed è evidente che per questo prima o poi sarete chiamati a rispondere di omicidio volontario della politica e del futuro e delle speranze della Sardegna.
(Interruzione)
IBBA (S.D.I.-S.U.). Vi danno anche un'invalidità del cento per cento con accompagnamento!
E tutto ciò non può essere ridotto a una semplice questione parlamentare o di Regolamento sul voto segreto, perché se è vero come è vero che tutte le minoranze lo usano con lo stesso obiettivo, è anche vero che tutte le maggioranze lo usano con lo stesso obiettivo, cioè quello di voler forzare le volontà individuali dei signori consiglieri di appartenenza contro le proprie convinzioni, con la minaccia o di espulsione dai Gruppi o di non ricandidatura alle prossime elezioni regionali. Ma tutto questo significa ridurre le regole della politica e della democrazia in quest'Aula parlamentare a quelle stesse che governavano i paesi sudamericani negli anni settanta. Una major americana - qualcuno ha fatto una citazione, mi pare con un film dove ha parlato di western e di cavalli - la Metro Goldwing Mayer, ha da poco rimesso in circolazione in videocassetta un vecchio film del 1932, un film che si intitola Freaks di Tod Browning, lo dico eventualmente per gli appassionati del settore. Freaks significa letteralmente mostri, fenomeni da baraccone, ed è un film dell'orrore...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Ibba.
IBBA (S.D.I.-S.U.). Le chiedo solo trenta secondi per raccontare la coda del film. Freaks significa mostri, fenomeni da baraccone, ed è un film dell'orrore ambientato in un circo surreale popolato da figure mostruose, mezzi uomini, sorelle siamesi, spericolati trapezisti che cercano di stare in equilibrio in qualunque condizione e a qualunque costo, un po' come il presidente Pili. Dopo le prime proiezioni quel film fu ritirato per circa trent'anni per lo scandalo e lo scossone morale che diede ai cittadini degli Stati Uniti. Se dovessimo auspicare una analogia, dovremmo auspicare che anche questa Giunta venga ritirata dagli elettori per i prossimi trent'anni!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ibba, anche per i suoi suggerimenti cinematografici. E' iscritto a parlare il consigliere Fantola. Ne ha facoltà.
FANTOLA (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, tre brevi, brevissime considerazioni su altrettanti punti che mi sembra siano centrali nella discussione di oggi: la situazione della nostra coalizione, le sue prospettive e infine le scelte di oggi.
Cominciamo dalla prima, la situazione della nostra coalizione. E voglio incominciare con una cosa che avevamo già detto, parto da questo: la trasformazione di questa alleanza consiliare in una coalizione coesa e forte era ed è, lo sappiamo, un affare serio e difficile. Differenti sono le posizioni, i percorsi personali di ciascuno di noi, differenti le sensibilità e i modi di fare politica, differenti anche le posizioni verso alcuni punti centrali, sia nel campo della politica delle istituzioni sia in quello dello sviluppo.
Noi, da parte nostra, abbiamo sempre, e non lo rifaccio adesso, ribadito quelle che sono le nostre posizioni su alcuni temi, sui rapporti tra logiche di mercato, monopoli e solidarietà, quello che noi pensiamo delle istituzioni e del rapporto tra le istituzioni, quello che pensiamo sul rapporto tra poteri e istituzioni, quello che pensiamo sul tema dell'informazione. E allora lo sforzo per arrivare a governare insieme e a rigovernare insieme e bene non è uno sforzo da poco conto.
Noi questo lo sapevamo quando abbiamo fatto la scommessa di governare insieme, lo sapevamo per primi noi Riformatori; una scommessa che oggi, è inutile dirlo, non abbiamo ancora vinto. E' vero, abbiamo raggiunto alcuni obiettivi e alcuni risultati importanti e devo dire che con una straordinaria vocazione al masochismo proprio la maggioranza tende a minimizzare se non a ridicolizzare i risultati ottenuti. Ma è anche vero che i risultati che abbiamo ottenuto, gli obiettivi che si sono ottenuti non sono paragonabili a quelle che erano le attese, le speranze che comunque abbiamo suscitato nel nostro mondo e nel nostro elettorato.
Diciamolo ancora, l'esame della finanziaria, avvenuto in queste settimane scorse, in questi mesi scorsi, e ultima la mozione sull'acqua mettono in dubbio che questa sia una maggioranza numerica in quest'Aula. E allora, concludendo sullo stato della coalizione, vorrei dire una cosa molto semplice: riscommettere sul centrodestra in Sardegna oggi, respingendo la mozione, potrebbe essere semplicemente un fatto formale se le forze politiche di maggioranza nel contempo non trovano un sentiero comune e non si ritrovano su un progetto comune.
Punto due: la prospettiva. Io credo che sia necessario, utile, importante per la Sardegna che, come si dice, abbia cittadinanza, abbia forze, sia vincente un progetto politico unico. L'alternativa è quello della sinistra, che dal mio punto di vista si muove in una prospettiva sostanzialmente conservatrice di fronte alle innovazioni di cui abbisogna la Sardegna. Vi è la necessità di una coalizione innovatrice, liberaldemocratica che mette in campo però un progetto politico complessivo più forte, più credibile di quello che noi - noi compresi naturalmente - siamo stati in grado di mettere in piedi sino ad oggi. In altre parole, io credo che per oggi e per il futuro, per il prossimo futuro, credendo alla democrazia dell'alternanza, la Sardegna abbia necessità di un governo di centrodestra, ma credo che la Sardegna abbia il diritto di avere un centrodestra diverso e migliore.
Noi Riformatori non siamo attratti dalla sinistra, né lavoreremo per essa. Chiediamo...
FADDA (La Margherita-D.L.). Perché parli di centrodestra e di sinistra?
FANTOLA (Rif. Sardi - U.D.R.). Ma mi hai sentito mai una volta interrompere uno? Eppure ci conosciamo... Una volta sola!
FADDA (La Margherita-D.L.). Ti sto suggerendo di parlare di centrosinistra e di centrodestra.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, per cortesia! Prego, onorevole Fantola.
FANTOLA (Rif. Sardi-U.D.R.). Volevo dire: noi stimiamo gli amici e i colleghi che stanno nel centrosinistra e Rifondazione Comunista. Devo dire qualche volta, come oggi, ho constatato delle cadute di stile, però stimiamo quelli che lavorano nel centrosinistra nel suo complesso e riteniamo che su alcuni temi, specie quelli istituzionali, su alcune questioni fondamentali, l'energia, l'acqua, si possono trovare dei momenti di collaborazione. Ma noi non faremo nulla naturalmente perché loro vincano le prossime elezioni, anzi faremo esattamente tutto il contrario.
Noi non abbiamo l'obiettivo di diventare il terzo polo, che sfascia il bipolarismo; il bipolarismo, questo sistema che ha dato ai Comuni, alle Province, alle Regioni ed anche al Parlamento, sebbene non sia stata completata la riforma con l'elezione diretta del premier, una stabilità che non si conosceva da decenni e frutto anche delle nostre battaglie referendarie.
(Interruzioni)
FANTOLA (Rif. Sardi-U.D.R.). Io vorrei capire perché non riesco a parlare con tranquillità.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi!
FANTOLA (Rif.Sardi-U.D.R.). E` frutto anche delle nostre battaglie referendarie e nel momento in cui queste vengono messe in discussione, io ne voglio prendere anche su di me, per la piccola parte che mi è concesso, tutto l'onore di averle combattute.
Non solo questo, ma oggi voglio riaffermare che nelle prossime sedute consiliari quando verrà in Aula la legge elettorale regionale, noi ci batteremo perché il bipolarismo e il presidenzialismo, con tutti i contrappesi di cui abbiamo parlato e che adesso non voglio citare, siano introdotti nel sistema regionale sardo. Cioè, noi Riformatori non siamo e non vogliamo essere il partito delle mani libere. Noi vogliamo dire da che parte stiamo e siamo nel bipolarismo e nell'alternativa al centrosinistra. Dire che si è alternativa al centrosinistra non vuol dire assolutamente che ci va bene questo bipolarismo; anzi noi siamo convinti che questo polo, e parlo del nostro naturalmente, debba essere cambiato e cambiato profondamente, non è uno slogan quando diciamo che deve essere rifondato; deve essere rifondato e ciascuno deve fare la propria parte. La nostra parte è quella di dare spazio a quei moderati di diversa cultura cattolica, autonomistica, laica che non si ritrovano nella Casa delle Libertà, di quanti che, per cultura, per esperienza personale, per sensibilità politica, non si tengono attratti dal Partito guida di Forza Italia.
E allora nella prospettiva noi lavoreremo per una alleanza con i partiti della Casa delle Libertà, ma una alleanza che non sia assolutamente - lo sottolineo - omologa a quella nazionale e che non sia un allargamento della Casa delle Libertà; se così fosse noi non saremo della partita. Lo dico con tutta la serenità possibile ma con tutta la determinazione possibile.
Terzo punto: le scelte dell'oggi, le scelte che andremo a fare oggi. E` vero, è stato detto, c'è nel nostro mondo delusione e in alcuni casi anche rabbia. C'è delusione e rabbia ma c'è anche una grande voglia di riscatto, un riscatto che venga adesso, in questa ultima parte di legislatura; e a mio avviso il riscatto non può avvenire se si ha paura delle cose che si fanno, se si rimane fermi e se si rimane nell'immobilismo.
Io ribadisco quanto ho detto, che a nostro avviso servirebbe, e questo non l'abbiamo detto noi ma l'hanno detto tutte le forze del centro, servirebbe oggi una svolta veramente forte e coraggiosa. E con i partiti del centro abbiamo indicato i tre punti e i tre punti sono quello di mettere in campo una alleanza che dia finalmente coordinate e linee guida alla coalizione, che sia tutta sarda, diretta dai partiti sardi in Sardegna. La seconda che si individuino alcuni punti centrali che qualifichino questa legislatura, pochi ma con i metodi e i tempi di realizzazione; terzo: che si faccia un governo regionale intorno al Presidente uscente che dia, che renda un clima di maggior coesione della maggioranza e un clima di maggior rispetto tra maggioranza ed opposizione, tra governo ed opposizioni, di maggior rispetto tra il Governo e il Consiglio regionale.
Questa è una linea che sappiamo essere stata non accolta dal Partito di Forza Italia. Io voglio riproporre, lo voglio riproporre perché credo di poterlo fare, perché credo che ci riconosciate di essere stata una forza politica coerente e affidabile in questi anni...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Fantola.
FANTOLA (Rif.Sardi-U.D.R.). Credo di poterlo affermare perché questa è la sede vera in cui le proposte devono essere avanzate, ed è una proposta; credo di poterlo affermare perché è la strada maestra per uscire dalla palude in cui rischiamo di impantanarci e credo di poterlo affermare perché questo è un momento decisivo in cui ognuno deve dire fino in fondo ciò che pensa, e noi lo stiamo dicendo, e ciascuno deve prendersi le sue responsabilità alla luce del sole e di fronte a tutti.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Grazie Presidente. Io credo che anche dalla discussione di oggi emerga una questione di rilevantissima importanza, che è quella che riguarda il livello della crisi in cui l'autonomia regionale è precipitata soprattutto col Governo dell'onorevole Pili. Penso che questo sia uno dei punti che deve fare maggiormente riflettere e che deve preoccupare maggiormente. C'è una subalternità totale, c'è acquiescenza rispetto a decisioni che non vengono assunte o che vengono assunte da parte del Governo Berlusconi. Voglio richiamare alcune questioni che da questo punto di vista sono emblematiche: la vicenda della Costa Smeralda, richiamata anche stamattina, che ha visto l'onorevole Pili impegnatissimo in uno scontro durissimo con la SFIRS, impegnatissimo a difendere gli interessi di un signore americano, di un certo Barrack, amico di Berlusconi, al quale l'onorevole Pili è riuscito attraverso un impegno eccezionale ad assicurare l'acquisto degli alberghi della Costa Smeralda.
Questo poco ha a che vedere con l'autonomia della nostra Regione, con il ruolo che il Presidente della Giunta anche su questa vicenda avrebbe dovuto svolgere. Ha difeso gli interessi degli amici dell'onorevole Berlusconi, degli amici della Fininvest. In questi giorni, in queste ore, centinaia di famiglie di lavoratori della chimica sarda sono in grande ansia, vivono momenti drammatici. L'Eni sta decidendo di smantellare completamente l'industria chimica in Sardegna. Le forze sindacali, forze sociali, sono giustamente preoccupate e mobilitate e non c'è da parte né del Governo regionale né tanto meno del Governo nazionale un impegno, non dico adeguato, ma un minimo di impegno. Non si muove un dito, sembra una vicenda già consumata.
La continuità territoriale sta per arrivare a un momento fondamentale, il 31 dicembre di quest'anno scade il contratto con le compagnie. Ci sono da parte della Giunta regionale una serie di atti che devono essere assunti, non sappiamo quale sarà il nuovo bando, se si farà un nuovo bando, una nuova gara. Intanto sappiamo che il Governo nazionale, il Parlamento e la maggioranza di centrodestra ha ridotto le risorse a favore della continuità territoriale. Ha bocciato l'emendamento che il centrosinistra aveva presentato in finanziaria per estendere la continuità territoriale ad altri collegamenti. Insomma, in questa situazione ci sono tutti i motivi, onorevole Pili, per essere preoccupati. Una conquista che la Sardegna è riuscita a portare a casa grazie all'impegno dei Governi di centrosinistra a Roma e a Cagliari, oggi è seriamente messa in discussione ed è senz'altro uno dei problemi che sono all'ordine del giorno e ai quali bisogna dare risposte immediate da parte del Governo nazionale e da parte della Giunta regionale.
La vicenda poi delle grandi opere che ha riguardato il nostro paese, anche la Sardegna. Io voglio richiamare per tutti l'esempio della "131". Questa, che è l'arteria più importante della nostra isola, ha bisogno di 1600 miliardi di vecchie lire per essere adeguata, per essere trasformata in una superstrada e per rispondere alle esigenze della mobilità nella nostra isola. Beh, i programmi nuovi sono praticamente quelli vecchi, risorse nuove non ce ne sono, l'onorevole Pili risponde al Comitato dei Sindaci sulla "131" con colpi di teatro, con conferenze stampa, con inaugurazioni di pezzi di questa arteria, ma non è capace di mettere a disposizione una lira, una lira in più rispetto alle risorse che già erano presenti nei precedenti accordi di programma firmati dalle giunte e dai governi di centrosinistra. Ci troviamo in un momento in cui la crisi dell'economia di quest'isola con 11 mila giovani sardi, questi sono i dati ultimi di cui siamo a conoscenza, che hanno dovuto lasciare la Sardegna per cercare lavoro in altre parti d'Italia e d'Europa, ci troviamo in un momento in cui non c'è un comparto della nostra economia che dia segni positivi e di fronte a questa situazione e di fronte a una situazione in cui abbiamo a disposizione risorse eccezionali che mai quest'isola ha avuto a disposizione, onorevole Pili, il suo disprezzo verso i consiglieri e verso questo Consiglio lo manifesta anche oggi, dando le spalle a chi prende la parola. Questo è coerente con il disprezzo che lei ha sempre dimostrato, non solo non ci non ascolta, ma da anche le spalle a chi prende la parola. Non è la prima volta che lo fa! Dicevo, quest'isola ha a disposizione con i fondi strutturali 2000-2006 più di venti mila miliardi di risorse aggiuntive. Queste risorse anziché essere spese in modo aggiuntivo, vengono spese in modo sostitutivo a quelle a disposizione del bilancio ordinario, e le risorse, la quota di investimenti che storicamente era impegnata nel bilancio regionale passa alla parte corrente, c'è un travaso nel bilancio regionale dagli investimenti alla parte corrente e le risorse per investimenti del bilancio regionale vengono sostituite dai fondi del POR. Ci troviamo in un fortissimo ritardo nella spendita di queste risorse, voglio citare per tutte il livello di spendita delle 13 misure dell'agricoltura che ha a disposizione 762 milioni di euro, ne ha impegnati soltanto 114 milioni, cioè il 15 per cento appena, e ne ha spesi soltanto 15 milioni, cioè il 2 per cento. Con questi ritmi della spesa non si va da nessuna parte, con questi ritmi perderemo il 10 per cento di premialità e i soldi ce li vedremo richiamati da Bruxelles.
L'altro aspetto che voglio richiamare, onorevole Pili, è il rapporto incredibile, indefinibile che lei ha instaurato con la massima istituzione del popolo sardo, con il Consiglio regionale. L'onorevole Licandro parla di crisi presunta. La crisi è anche nel rapporto che questa Giunta, che questo Presidente ha con il Consiglio regionale. E` un rapporto di disprezzo, è un rapporto di fastidio, di insofferenza, è un Consiglio questo che ha bocciato questo Presidente e questa Giunta per 250 volte, abbiamo perso il conto! Onorevole Licandro, non è questione di voto segreto, ancora vogliamo insistere sul voto segreto? Giustamente l'onorevole Floris ha rilevato che non si vuole fare i conti con la realtà, non si vuole prendere atto che non c'è una maggioranza. La crisi avviene quando si è incapaci di governare la Regione. Questo è nei fatti, questo è incontestabile...
PRESIDENTE. Concluda onorevole Sanna.
SANNA ALBERTO (D.S.). Concludo, Presidente, io credo che da questa situazione, se questa Giunta, questa maggioranza e se questo Presidente ne ha la capacità dovrebbe uscirne attraverso un chiarimento di fondo, attraverso una formale apertura della crisi perché in democrazia quando non si ha il consenso se ne prende atto e si cerca di creare il consenso attorno a un altro Presidente e a un'altra Giunta. L'onorevole Palomba forse esagerava in questo senso, però dimostrava dignità e rispetto per le istituzioni. Qui siamo di fronte anche a una vera e propria emergenza democratica cui bisogna rispondere immediatamente.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanna. Si concludono qui i lavori della mattinata. I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30, il primo iscritto a parlare è l'onorevole Randazzo.
La seduta è tolta alle ore 13 e 31.
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