Seduta n.206 del 18/07/2006
CCVI Seduta
(Pomeridiana)
Martedì 18 Luglio 2006
Presidenza del Presidente Spissu
indi
della Vicepresidente Lombardo
indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 16 e 39.
CALLEDDA, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 1 giugno 2006 (200), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Corda, Maninchedda, Rassu hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 18 luglio 2006.
Poiché non ci sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di proposta di legge nazionale
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge nazionale:
Floris Mario - Cherchi Oscar:
"Modifiche ed integrazioni alla Legge 13 aprile 1983, n. 122 (Norme per il coordinamento della finanza della Regione Sardegna con la riforma tributaria e finanziamento del decreto del Presidente della Repubblica 7 giugno 1979, n. 259, e del decreto del Presidente della Repubblica 19 giugno 1979, n. 348; e disposizioni in materia finanziaria per la Regione Friuli-Venezia Giulia)". (4)
(Pervenuta il 14 luglio 2006 e assegnata alla terza Commissione)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
Sanna Francesco - Calledda - Atzeri - Fadda Giuseppe -Serra - Cuccu Giuseppe:
"Modifiche alla legge regionale 13 maggio 1988, n. 10 (Disposizioni in materia di pesca marittima)". (243)
(Pervenuta il 14 luglio 2006 e assegnata la quinta Commissione.)
Pisu - Dedoni -Balia - Sanna Alberto- Atzeri - Gessa- Giagu - Calledda - Pisano - Cocco - Marracini - Pacifico - Salis - Davoli - Uras - Randazzo - Masia - Lanzi - Licheri - Fadda Giuseppe - Pittalis - Maninchedda - Moro - Serra - Cucca - Vargiu:
"Istituzione della Giornata regionale in ricordo delle vittime degli incendi in Sardegna". (244)
(Pervenuta il 14 luglio 2006 e assegnata alla quinta Commissione).
PRESIDENTE. Bene, colleghi siamo in discussione generale.
Sospendo la seduta per 10 minuti, perché sia presente la Giunta. Riprendiamo alle ore 16 e 50.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 42, viene ripresa alle ore 16 e 52.)
PRESIDENTE. Andiamo avanti con il nostro lavoro. Siamo in discussione generale.
E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
Prego i colleghi di prendere posto. Onorevole Capelli, su che cosa intende intervenire?
CAPELLI (U.D.C.). Sul numero legale, Presidente.
(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. E' stata richiesta la verifica del numero legale. I lavori sono iniziati da 10 minuti, quindi possiamo fare la votazione.
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
(Risultano presenti i consiglieri: Atzeri - Balia - Biancu - Bruno - Cachia - Capelli - Cassano - Cerina - Cherchi Oscar - Cocco - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Dedoni - Fadda Giuseppe - Floris Mario - Floris Vincenzo - Lai - Lanzi - Licandro - Licheri - Manca - Marracini - Masia - Murgioni - Pinna - Porcu - Sanna Francesco - Sanna Franco - Scarpa - Secci - Serra - Spissu - Uras - Vargiu.)
PRESIDENTE. Sono presenti 36 consiglieri, non siamo in numero legale. Sospendo la seduta. La seduta riprende fra 30 minuti. Prego i colleghi di stare in aula e di stare in aula quando riprende la seduta, soprattutto.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 54, viene ripresa alle ore 17 e 25.)
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Prego due Segretari, uno di maggioranza e uno di opposizione, di stare ai banchi.
Andiamo avanti. Sì, onorevole Artizzu, dica.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, nuovamente la verifica del numero legale. Grazie.
PRESIDENTE. Io consento la verifica del numero legale. Intanto la devono richiedere due Presidenti di Gruppo.
ARTIZZU (A.N.). Roberto…
PRESIDENTE. Bene, nessuno la richiede. E' iscritto a parlare l'onorevole Masia. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Ho sollevato la mano!
PRESIDENTE. Occorrono due Presidenti di Gruppo…
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, in questo momento sono io!
Ha chiesto la verifica del numero legale il collega Artizzu!
PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, usiamo con discrezione lo strumento.
CAPELLI (U.D.C.). L'ho sostenuta io!
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del testo unificato numero 45-54-68-202-211/A. La parola all'onorevole Masia. Prego.
MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, signor Assessore…
CAPELLI (U.D.C.). Come, andiamo avanti? Non spetta a lei…
PRESIDENTE. Andiamo avanti. Potete poi richiederla alla fine dell'intervento dell'onorevole Masia. Prego.
MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Dopo due anni dall'insediamento di questo Consiglio regionale, si sta concretizzando oggi, in materia sanitaria e di riforme, uno dei più importanti appuntamenti previsti nel nostro programma di governo…
(I consiglieri dell'opposizione abbandonano l'aula in segno di protesta)
PRESIDENTE. Onorevole Masia prosegua.
Onorevole Cappai, vuole sedersi oppure sta fuori dall'aula? Grazie.
MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Tutto questo, dicevo, dopo la legge sui servizi integrati alla persona del dicembre 2005 e dopo la legge che istituisce l'ARPAS, cioè l'Agenzia per la protezione dell'ambiente della Sardegna dell'aprile-maggio scorso; leggi importanti, i cui effetti innovatori per una parte ed il recupero di annosi ritardi dall'altra, si stanno già facendo sentire.
La Commissione settima, la Commissione sanità tutta, dopo mesi (noi abbiamo iniziato la discussione di diverse proposte di legge e del disegno di legge della Giunta alla metà di gennaio), di audizioni e di incontri con l'Assessore, con i Gruppi consiliari, e di dibattito, con tutte le difficoltà per elaborare un testo unificato, porta oggi in Aula questa legge, la legge sulla tutela della salute e del riordino del Servizio sanitario regionale. Come noto, il provvedimento arriva nonostante siano stati interrotti più volte, per periodi anche lunghi, i lavori del Consiglio, impegnato con la finanziaria e il maxi collegato, per le elezioni politiche, importanti e coinvolgenti, che hanno consentito di dare una spallata al centrodestra, per le elezioni amministrative in numerosi Comuni, anche importanti, di questo territorio, importanti per dimensioni e per peso geopolitica, che hanno confermato, appunto, l'orientamento delle elezioni politiche e, non ultimo, per il referendum sulla Costituzione, il cui risultato ha ripristinato i princìpi di solidarietà e di uniformità del nostro Paese.
Bene, noi abbiamo lavorato pur con questi impegni e con queste difficoltà; l'abbiamo fatto inoltre senza trascurare l'esigenza di esprimere pareri sulle borse di specializzazione, incontrando Giunta e Università, lo abbiamo fatto anche tenendo conto dei progetti di ricerca, da ribadire e sostenere, audendo coloro che avevano a cuore il problema ed anche i rappresentanti di istanze provenienti dai territori, del personale precario che opera nella sanità, dei veterinari, degli operatori della peste suina e quant'altro. Perché dico questo? E perché mi dilungo con osservazioni che pure rappresentano i problemi di tutte le Commissioni consiliari e dei colleghi che ne hanno, come me, la responsabilità? Lo dico perché è l'occasione per affermare che questa legge è qui in Aula per merito di tutti, della maggioranza e dell'opposizione, che in questo momento non è presente, indistintamente, nessuno escluso (mi dispiace non ci sia l'onorevole Gallus, il vicepresidente).
Vorrei che quanto vado affermando sia interpretato non per la valenza che va oltre la possibilità concessaci - l'ha detto appunto il vicepresidente - di permettere il numero legale in Commissione, ma anche per il contributo al dibattito, che è servito a modificare i contenuti della legge rispetto al testo iniziale, per cui il provvedimento giunge in Aula con sostanziali modifiche. Ed è per questo che affermo che è una legge di tutta la Commissione, non della sola maggioranza. Abbiamo tuttavia un Regolamento - spendo due parole sull'argomento, anche perché sicuramente bisogna tenere presenti gli impegni che a breve abbiamo - per il funzionamento delle Commissioni che è poco flessibile, Signor Presidente, che non consente alcuna operatività.
Già in altre occasioni, come ho detto, ho avuto modo di ribadire e di denunciare questa difficoltà: il numero legale lo deve garantire la maggioranza e questo è normale, ma i numeri presenti nella nostra Commissione, otto su otto, non ci permettono di lavorare. Signor Presidente, se tutte le Commissioni sono riunite, qualcuna di sicuro va deserta, come è capitato a noi (è stato detto appunto stamane), perché altre Commissioni devono lavorare e i colleghi, sia della maggioranza che dell'opposizione, sicuramente si muovono a seconda dell'interesse e del momento in cui un provvedimento che si sta discutendo viene portato avanti. Io credo che il Regolamento vada modificato, e con urgenza. Questa legge - consentitemi e chiedo scusa naturalmente per quell'inciso - è voluta da tutti, non soltanto dai consiglieri della Commissione o da quelli che sono presenti all'interno di quest'aula, è voluta da tutti. Lo si evince in particolare proprio perché tutti, fino ad oggi, abbiamo denunciato il forte ritardo che esiste nella sanità e quanto sia difficile applicare nella nostra regione le leggi nazionali.
Siamo una regione diversa, un'isola, anche scarsamente popolata e priva di tutta una serie di infrastrutture, il che rende difficile un buon servizio sanitario regionale. Ogni articolo, ogni singolo comma è frutto di approfondimento e di lunga discussione. Le tante ed interessanti audizioni, a volte anche ripetute, hanno riguardato tutto il sistema della salute della nostra Isola, e sono state sempre svolte con la massima disponibilità e trasparenza, costantemente e tutti gli interessati sono stati posti a conoscenza delle fasi di elaborazione e approfondimento del testo di legge. E' una legge i cui contenuti sono stati evidenziati dal relatore onorevole Ibba, ed è per questo che non mi dilungherò più di tanto, ritenendo la sua relazione coerente con la struttura della legge ed esauriente in ogni sua parte.
Io sono maggiormente attratto dalle problematiche che prima di oggi, prima dell'approvazione di questa legge non era possibile minimamente affrontare. Si aprono, diciamo, molte prospettive, e quindi credo sia più giusto entrare nel merito dei contenuti di innovazione presenti in questa legge, ai quali è necessario dedicare la massima attenzione in quanto, essendo nuovi, hanno bisogno di maggior cura. Noi saremo a breve un po' più avanti rispetto alla legislazione nazionale e a quella di altre regioni, pure ritenute all'avanguardia.
E allora desidero sottolineare i valori e i contenuti di questa legge. Noi abbiamo, per esempio, sempre affermato che la stessa è propedeutica al piano dei servizi, al piano sanitario regionale, e in effetti è così. I contenuti della legge lo dimostrano: da una parte chiedendo maggior dettaglio per alcune parti del piano, vedi la rete ospedaliera, dall'altra definendo l'organo di gestione dell'azienda sanitaria locale, al fine di alleggerire i contenuti del piano stesso, affinché possa essere più celermente sottoposto all'Aula ed esitato. E' tuttavia opportuno tener presente che anche i regolamenti conseguenti e successivi verranno probabilmente ad essere almeno in alcuni casi, svuotati di contenuto. Va altresì sottolineato che, oltre all'adeguamento della legislazione regionale alle leggi nazionali in materia di sanità, questo testo propone altri aspetti, che costituiscono la sua specifica peculiarità, a cui i colleghi, quando interverranno, dedicheranno certamente il giusto tempo. Sono infatti gli aspetti che hanno richiesto, all'interno del dibattito in Commissione, il maggior approfondimento e la più attenta ricerca, onde dotare il provvedimento dei necessari aggiornamenti, per renderlo attuale ed efficace. Parlo ad esempio del diritto alla salute ed al benessere, attraverso le linee guida, che dovranno essere emanate per le aziende locali, per gli uffici di relazioni con il pubblico e per gli interventi, anche sperimentali, volti a migliorare la comunicazione, ad umanizzare le cure e a verificare l'effettiva qualità dei servizi. E' infatti su questi aspetti che principalmente vengono rivolte le critiche e dove spesso i pazienti rilevano carenze, che poi coinvolgono noi tutti per le rispettive responsabilità in questo particolare settore. Non parliamo poi dell'integrazione socio-sanitaria che come si sa, la Regione, questa maggioranza ha disciplinato con la legge regionale sui servizi integrati alla persona alla fine del mese di dicembre dello scorso anno. Bene, con la presente legge si intende continuare in questa direzione, completando l'attuazione organizzativa, con l'individuazione di responsabilità precise, di coordinamento e di supporto, per un'azione generale che ha molti compiti e che sicuramente, attraverso queste norme, potrà realizzare l'integrazione socio-sanitaria, che costituisce la vera risposta per un miglior servizio sanitario nella nostra regione.
Il ruolo degli enti locali. Il ruolo degli enti locali è stabilito con l'istituzione della Conferenza provinciale sanitaria e socio-sanitaria, che determina il concorso reale delle autonomie locali alla programmazione, alla verifica delle attività dell'azienda sanitaria e che valuta i risultati dell'assistenza e degli investimenti. Con il pieno coinvolgimento quindi degli enti locali che, fino ad oggi, non si è mai verificato. E' un cambiamento epocale, è un cambiar pagina, è un bilanciamento, così come qualcuno l'ha definito, tra una gestione troppo spesso di carattere aziendale e quelli che sono i bisogni. E' la nuova politica sanitaria e la programmazione che la Regione intende perseguire, in funzione di un vero welfare del nostro Paese.
L'Agenzia regionale alla sanità. E' un organismo snello e flessibile, di carattere tecnico e scientifico, di supporto all'Assessorato dell'igiene e sanità e, in funzione legislativa, anche a questo Consiglio. Per verificare poi la qualità e la quantità delle prestazioni, per suggerire proposte ed innovazioni, di cui sicuramente c'è bisogno, viene creata una struttura come appunto l'Agenzia, che, oltre tutto, imprime certamente un cambiamento all'immagine della nostra sanità.
E per ultimo e non ultimo, la ricerca biomedica e sanitaria. La legge contiene un articolo preciso, per iniziare a normare un settore ove non esiste una conoscenza precisa delle risorse che ogni anno sono messe a disposizione di chi vi opera, anche in attesa di una legge di settore che la comprenda. E' tuttavia possibile che questa parte, insieme agli altri settori di ricerca, venga integrata in seguito, essendo in discussione in ottava Commissione, una legge di riordino di tutto il settore della ricerca. Abbiamo tuttavia ritenuto che quello sanitario sia un settore specifico della ricerca che deve pure iniziare, anche se sicuramente potrà trovare il suo giusto spazio anche nella legge generale di settore.
(I consiglieri dell'opposizione rientrano in aula)
Bene, colleghi, oggi arriva in Aula una legge totalmente modificata rispetto a quella che abbiamo iniziato ad esaminare ai primi di gennaio. E' sicuramente una legge migliore, una legge più ampia nei contenuti. Abbiamo predisposto e proponiamo per l'approvazione un testo che, fra l'altro, intende rendere più democratico qualunque processo in esso previsto, testo che è tuttavia certamente perfettibile. Sappiamo al riguardo che sono stati presentati alcuni emendamenti condivisi dalla maggioranza e dall'opposizione, che si muovono tutti nella stessa direzione e con lo stesso spirito con cui abbiamo lavorato fino ad oggi. Proprio in conclusione del mio intervento intendo ribadire, anche perché credo che se discussione in Aula ci sarà, sarà soltanto per evidenziare i valori e per ulteriormente migliorare un provvedimento che è fortemente in ritardo, ma che è sicuramente volto a migliorare la tutela e a perseguire il riordino del servizio sanitario nella nostra Regione, cose in cui tutti noi fortemente crediamo e su cui abbiamo lavorato. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Masia. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente del Consiglio, signor Assessore e colleghi consiglieri. E' difficile, all'arrivo in Aula di una legge importante come questa, una legge molto attesa, come ha sottolineato il Presidente della Commissione sanità, il collega Masia, riuscire ad avere l'equilibrio necessario per affrontare la discussione sulla stessa, una discussione che finalmente impegnerà l'Aula nei prossimi giorni, trattandosi peraltro di un argomento che concerne circa il 40 per cento del bilancio della Regione. E' difficile, dicevo, riuscire ad entrare nel merito della legge che è sul tavolo, evitando atteggiamenti pregiudiziali e ragionamenti legati allo schieramento politico, come comunque impone la discussione di una legge sulla sanità.
Io cercherò di farlo, anche se mi rendo conto che la cosa è estremamente problematica, quindi mi scuso fin d'ora, sia con i colleghi della minoranza, sia con quelli della maggioranza, se non riuscissi, in questa prima discussione sulla legge "202", ad essere fedele a ciò che mi propongo di fare. Vorrei innanzitutto parlare, interloquire, ragionare, con i colleghi della maggioranza per capire se siamo d'accordo sul momento in cui questa legge arriva in Aula. Sono passati due anni dall'inizio dell'entrata in carica della Giunta Soru, ed è la prima volta che siamo in Aula non per discutere una mozione o una interpellanza, ma per esaminare un provvedimento di legge organico che riguardi il settore della sanità. Questo ragionamento comporta comunque la necessità di cercare di capire quale è la situazione in cui stiamo arrivando in Aula. Stiamo arrivando in Aula in una situazione che presenta forti analogie, dal punto di vista del quadro esterno, almeno su macro parametri di riferimento, con ciò che è stata la sanità negli ultimi dieci, quindici, vent'anni.
Il debito che il sistema sanitario ha registrato nell'anno 2005 è superiore ai 400 miliardi di vecchie lire, con un trend che è sostanzialmente analogo, dovrei dire peggiorativo, rispetto a quello degli anni precedenti. Stiamo comunque parlando di cifre così grandi, così importanti, che è più utile il ragionamento di massima che quello di dettaglio. Chi infatti negli anni dell'amministrazione di centrodestra diceva che la spesa sanitaria era fuori controllo, non ha, oggi, nessun motivo per sostenere che la spesa sanitaria è sottocontrollo, nel senso che la situazione che esisteva allora persiste ugualmente oggi. Qualcuno tuttavia potrebbe affermare che questa legge è il primo tassello, il primo gradino, il primo organico tentativo di creare le condizioni per mettere in campo gli strumenti che possono portare ad una riforma della sanità in Sardegna e quindi ad un miglioramento strutturale del sistema. Io spererei che possa essere così; in realtà non ne sono affatto convinto, e cercherò di spiegarvi il motivo per cui non riesco a condividere l'ottimismo del collega Ibba e del collega Masia. Il motivo è che il disegno di legge "202" è arrivato in Aula tardi, nel senso che se fosse arrivato in Aula nei primi tre mesi di esercizio di questa Giunta regionale, nei primi sei mesi, probabilmente avrebbe avuto un destino diverso.
Nel senso che il testo che sarebbe arrivato in Aula sarebbe stato più conforme all'originario disegno di legge "202". Infatti, l'originario disegno di legge "202" aveva una sua filosofia, fondata, in estrema sintesi, sulle forti competenze della Giunta e dei Direttori generali dalla stessa nominati, con conseguente diminuzione delle competenze in capo al Consiglio e contestuale rilascio di ampie deleghe all'Esecutivo. Io credo che una impostazione di questo genere, nei primi sei mesi di amministrazione Soru, avrebbe convinto moti, e forse anche presso le forze politiche che esercitano il diritto dovere di opposizione, avrebbe riscontrato alcuni consenti.
In realtà ciascuno di noi sa quanto sia arduo attivare meccanismi di riforma, anche quelli più soft, senza provocare resistenze, reazioni, malcontenti sociali, malumori - come di recente nella Regione Puglia - che sono difficilmente gestibili in una sede politica quale quella del Consiglio regionale, mentre appaiono maggiormente attuabili in una sede tecnica o politicotecnica, quale può essere quella della Giunta. Dicevo, se questo disegno di legge fosse arrivato nei primi sei mesi della Giunta Soru. Questo provvedimento è invece arrivato ben oltre i primi sei mesi, e cioè quando il rapporto fiduciario in materia di sanità tra la Giunta e la maggioranza che la sostiene si è, per usare un eufemismo, sfilacciato. Nel senso che, se l'onorevole Antonello Soro rilascia dichiarazioni che indicano forti perplessità sul ruolo dell'Assessore regionale alla sanità, della Giunta di cui la Margherita è fondamentale attore-contraente, questo è comunque un segnale di un certo tipo. Se il presidente della provincia di Cagliari Graziano Milia esprime, in maniera, forse, altrettanto esplicita, le stesse perplessità, insomma, questo è comunque un segnale di malessere politico. Se il senatore Antonello Cabras, se l'ex responsabile della sanità dei DS, hanno un atteggiamento simile, colleghi noi possiamo anche far finta di niente, ma una motivazione politica ci deve essere.
Allora è evidente che una legge che arriva in Commissione in questa situazione è una legge che ha comunque rischi, e i rischi si sono visti tutti. Presidente Masia, lei è veramente simpatico nel dire che è la legge della Commissione; non è la legge della Commissione, è la legge della maggioranza. La minoranza in Commissione ha votato contro. Quindi se si vota contro, altri modi per dissentire dalla filosofia complessiva dell'impoverimento non ce ne sono, oltre il voto contrario. Se poi lei ci dice che abbiamo garantito il numero legale in Commissione, che abbiamo cercato, onestamente, con i limiti che la proposizione politica della Commissione purtroppo ha, che la minoranza ha cercato, con i suoi limiti e con le sue capacità, modeste o notevoli che esse siano, di fare il proprio dovere, di questo io le do atto, è vero, e le do atto di aver avuto il merito di aver sempre cercato di sollecitare un comportamento di questo genere. Però la minoranza ha votato contro! Quindi la legge non è nostra, la legge è vostra! Ed è vostra tanto più per quello che sto per sostenere, cioè è una legge totalmente diversa dal disegno di legge "202". L'Assessore ha portato in Aula un disegno di legge che aveva una filosofia, che voi non avete condiviso e, come è legittimo, perché il Consiglio c'è per fare leggi, ne avete cambiato la filosofia. Faccio due esempi, e non sono due esempi ma, in questo caso, sono due "cattedrali", sono due "monumenti nazionali ai caduti". In merito all'agenzia regionale per la sanità e al Piano sanitario regionale, c'è da rilevare che l'Assessore ha portato in Commissione un disegno di legge dove l'Agenzia regionale della sanità era un attento pool di consulenti dell'Assessore, senza personalità giuridica, senza indipendenza rispetto all'Assessorato, il quale doveva lavorare secondo gli obiettivi dell'Assessore.
In Commissione siamo invece tornati a un progetto di agenzia che fiancheggia, quale strumento tecnico-scientifico, l'Assessorato, quindi divenendo una struttura completamente diversa rispetto a quella proposta dall'Assessore. Circa il Piano sanitario, ricordo che l'Assessore proponeva che venisse approvato come allegato alla legge finanziaria, allegato da non votare quindi separatamente dalla legge finanziaria, approvata la quale automaticamente sarebbe stato approvato anche il Piano sanitario ed i suoi aggiornamenti. In Commissione, rispetto all'Assessore, è emersa una visione completamente diversa del Piano sanitario regionale, visione simile a quella che è sempre presente in Sardegna e che è responsabile dei vent'anni di assenza del Piano sanitario stesso. Tale assenza la Sardegna deve oggi comunque scontare perché, al di là di ciò che qualche collega poco informato ogni tanto sostiene, a oggi il Piano sanitario regionale è quello 1993-1995.
L'approvazione in Giunta del Piano sanitario regionale era stata ottenuta anche dall'onorevole Paolo Fadda nella precedente Giunta Palomba e dal collega Capelli nella giunta di centrodestra. Ciò detto, cos'altro aggiungere? Il cupio dissolvi che ha avuto il centrosinistra nella discussione di questa legge ha riguardato quasi tutto il testo, nel senso che la parte buona del provvedimento, in quanto condivisa, condivisibile e inalterabile, è in realtà quella relativa al recepimento, nella quale viene appunto recepito il decreto legge numero 229 per quel che concerne gli accreditamenti. E' una parte, ripeto, condivisibile, che consente ovviamente di andare avanti, della quale, come dice il collega Masia, vi è necessità. Importanti anche il modello dipartimentale all'interno delle ASL e l'organizzazione dei distretti in Sardegna, che ci sono di norma ma non ci sono di fatto, come pure le norme che facciano partire finalmente le aziende miste, delle quali si è detto che sarebbero partite nell'aprile del 2005 e oggi, siamo nel luglio del 2006, non ce n'è traccia, come l'araba fenice. Tuttavia, per far partire le aziende miste, per varare le brevi norme a tale scopo, sarebbero state sufficienti poche integrazioni al disegno di legge omnibus, cosiddetto collegato alla legge finanziaria, che è stato approvato subito dopo la legge finanziaria.
Per contro, la cultura del centrosinistra è stata fantastica nell' ideare Commissioni di controllo. Penso che il cupio dissolvi qui risieda, per fare dispetto all'Assessore decisionista (almeno lo fosse), per fare dispetto ai direttori generali figli dell'Assessore decisionista e decisionisti anche loro (almeno lo fossero). Il meccanismo di funzionamento delle ASL, anche quello della Regione, è stato ingessato in una serie di commissioni, sottocommissioni, ipercommissioni, pluri commissioni che neanche nel disegno di legge sull'amianto siete riusciti a inventare. L'azione di controllo sull'operato della Giunta e sull' operato dei direttori generali la fanno tutti, nel senso che in realtà l'azione di controllo non la fa soltanto la Giunta regionale e neppure soltanto il collegio sindacale per quanto riguarda le AA.SS.LL., collegio sindacale che peraltro voi, a differenza dell'Assessore, avete portato da tre a cinque membri, così si accontentano due persone in più rispetto ai tre originali. Non la fa solo il collegio sindacale, la fa il collegio di direzione, la fa il Consiglio delle professioni sanitarie; la l'onnipotente Conferenza provinciale, che è composta da gente che nulla sa di sanità, viene chiamata a decidere, a controllare su temi di sanità. I colleghi che fanno parte della Commissione sanità sanno quanto sia stato difficile per gente che come noi fa di professione il legislatore, entrare nel merito dei contenuti di questa legge. Allora voi vedete la Conferenza provinciale, così come l'avete disegnata, in grado di entrare nel merito dei bilanci delle aziende, dei piani aziendali, dei piani annuali, dei piani triennali, della programmazione regionale. Voi dite che non c'è problema, tanto la Conferenza provinciale è controllata dalla Commissione consiliare competente; c'è poi la conferenza permanente Regione enti locali, la Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, la Consulta regionale per i servizi sociali e socio sanitari ed il comitato di distretto socio sanitario.
Non potremmo dire che non ci sia controllo; ma siccome ci è venuto il sospetto che non ci sia controllo, abbiamo anche inserito un bell'articolo in cui è stabilito che la Giunta fa il controllo preventivo di merito e di legittimità su tutti gli atti, compresi i colpi di tosse dei direttori generali delle AA.SS.LL. Beh Assessore, buona fortuna se questa è la legge che le consentirà di dare uno stimolo, un input per far fare un salto in avanti alla sanità sarda, se lei ne è convinta, e quindi se poi ci dirà in aula che ne è convinta: in bocca al lupo. Perché questa legge viene approvata, lei lo sa benissimo; oggi è martedì, venerdì questa è legge della Regione Sardegna. Saranno spostate due virgole e inseriti due capoversi, saranno in qualche maniera sfumati dei dettagli, ma questa sarà legge della Regione Sardegna. Bene, se sarà questa legge che farà fare il salto di qualità alla Regione Sardegna, io le auguro in bocca al lupo. E, come nel caso della legge sull'amianto, dopo un anno chiederemo quanto amianto è stato smaltito, in questo caso dopo un anno chiederemo quale velocizzazione del processo di spesa, quale azione di risparmio, ma soprattutto quale azione di riqualificazione del servizio cittadino è stata resa possibile da questa legge.
Io credo, Assessore, che questa legge sconta i problemi politici che lei ha con questa sua maggioranza. Nel senso che lei è sicuramente persona di grande competenza tecnico scientifica nell'ambito della Sanità, io spesso le ho detto che ascolto con grande piacere il filo logico del suo ragionamento sempre stringente, ma le manca la capacità politica - non tutti possiamo avere tutto -, nel caso suo mancano le capacità politiche, è mancata la capacità di creare un clima di condivisione che comunque è necessario in questa regione perché si facciano dei cambiamenti, perché si facciano delle riforme. Lei dice: "Sono venuta qui per rompere le collusioni, son venuta qui per distruggere i rapporti fra la politica e il malaffare". Noi eravamo con lei, eravamo qui ad accompagnarla a distruggere i rapporti politici tra la politica ed il malaffare. Ma questi rapporti, se ci sono stati, e lei dice di sì e tanti dicono di sì, non sono stati distrutti, non si può creare un clima, quale quello che lei ha creato, di caccia all'uomo, di guerra cristiano-islamica, quando un suo direttore generale dice: "abbiamo trovato gli ospedali sporchi". Lei chieda ai dipendenti del Ministero dell'interno che hanno fatto la vigilanza al seggio al San Giovanni di Dio durante l'ultimo referendum,che sono scappati dalla stanza dov'erano ospitati perché invasa durante le notti dalle blatte. Beh, non avete neanche pulito gli ospedali, mi consenta, perché se fossero puliti non ci sarebbero le blatte e invece le blatte ci sono.
Quindi il problema, professoressa, amici del centrosinistra è che il clima sulla sanità deve cambiare, non per andare a inciuci, non per andare a gestioni comunitarie che nessuno vuol fare, ma perché il prezzo delle riforme è un prezzo alto e di sacrificio che dev'essere chiesto ai cittadini sardi. Se voi lo volete chiedere, dovete avere la condivisione sugli obiettivi di tutta quanta la Sardegna, compreso chi in questo Consiglio è la minoranza e le stesse cose che sta dicendo adesso le ha dette quando era maggioranza. Altrimenti, al collega Eliseo Secci, quando citerà il numero delle leggi di riforma, dirò: "Questa per cortesia, collega Secci, non l'accetti, questa legge, glielo garantisco e glielo posso dimostrare, non riforma niente, assolutamente niente".
Il professor Alessandro Bucarelli, che era un valente collega medico legale adesso morto, ha scritto un libro su una figura in Sardegna particolare della sanità che era "Sa femina acabadora", una figura che, si dice nella tradizione popolare sarda, "di fronte al malato terminale che non poteva essere curato in nessun modo, andava col martello e l'autorizzazione dei familiari e lo finiva".
Beh, questa legge non chiamatela la legge di riforma, né salvasanità, chiamatela "Sa legge acabadora".
PRESIDENTE. Grazie onorevole Vargiu. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.).Aspetto, grazie. per chiedere la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Un altro presidente di gruppo che la sostenga…
PRESIDENTE. E' stata richiesta la verifica del numero legale, prego i colleghi di prendere posto. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri La Spisa e Oppi.)
Seconda verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Si dà atto che il consigliere Sanna Franco è presente.
(Risultano presenti i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Barracciu - Biancareddu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cappai - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Gallus - Gessa - Giagu - Ibba - La Spisa - Ladu - Lanzi - Licandro - Licheri - Liori - Lombardo - Manca - Marrocu - Masia - Moro - Oppi - Orrù - Pacifico - Petrini - Pirisi - Pisano - Porcu - Randazzo - Sabatini - Salis - Sanciu - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Spissu - Uggias - Uras - Vargiu.)
PRESIDENTE. Sono presenti 64 consiglieri, siamo in numero legale, procediamo con la discussione generale. Onorevole Paola Lanzi, prego.
E' iscritta a parlare la consigliera Lanzi. Ne ha facoltà.
LANZI (R.C.). Grazie Presidente. Mi viene difficile intervenire dopo l'intervento critico e anche, per così dire, molto generico dell'onorevole Vargiu.
Io partirei in particolare dall'ultima affermazione fatta dall'onorevole Vargiu. Credo, al contrario, che questa legge apra una nuova strada proprio alla garanzia di quel diritto alla salute che fa parte integrante della nostra Costituzione, è proprio da questo che vorrei partire. La legge di tutela della salute e di riordino del servizio sanitario della Sardegna richiama l'articolo 32 della Costituzione che riconosce il diritto alla tutela della salute, caratterizzando il nostro ordinamento come Stato democratico sociale. Si tratta di un diritto inviolabile ed assoluto che comprende un bene primario oggetto di un diritto fondamentale della persona immediatamente tutelabile ed azionabile, sia nell'ambito dei rapporti con i poteri pubblici che nei confronti dei privati. Il diritto alla salute come diritto inviolabile, ossia come pretesa positiva nei confronti del potere pubblico ad ottenere prestazioni sanitarie, prefigura un servizio pubblico obbligatorio che richiama inevitabilmente il principio di uguaglianza. Dopo il fondamentale richiamo ai princìpi costituzionali, penso sia possibile avviare una discussione su questa legge. Siamo tutti consapevoli, come è già stato detto, che la Sardegna in questi ultimi 15 anni non ha saputo creare una disciplina organica ed omogenea della sanità, nel rispetto dei primi decreti di riordino emanati all'inizio degli anni '90, e più recentemente, dell'accordo Stato-Regione del 2001, del decreto legislativo sul federalismo della Sanità, della riforma del finanziamento del Servizio sanitario nazionale, ed infine della revisione costituzionale che ha dato copertura alle differenziazioni, cercando di garantire al contempo elementi di unitarietà.
In tutti questi anni abbiamo scontato un forte ritardo, non siamo riusciti ad unificare e coordinare tutti questi dispositivi normativi all'interno di una disciplina unitaria. Ciò ha creato difficoltà enormi, sia agli operatori della sanità, sia ai cittadini fruitori dei servizi. La legge di riordino precisa, in primo luogo, quale forma di tutela del diritto del cittadino alla salute e al benessere s'intende garantire. Ciò avviene impartendo direttive alle aziende sanitarie per l'attuazione di interventi di comunicazione, educazione, promozione della salute, in collaborazione con tutti gli attori sociali, al fine di verificare la qualità dei servizi e delle prestazioni erogati e dei risultati raggiunti. Lo dice bene l'articolo 4: fornire indirizzi per la realizzazione della Carta dei servizi; fornire direttive per l'attuazione del consenso informato, per assicurare ai cittadini la libera scelta nell'accesso alle strutture sanitarie e ai luoghi di cura; provvedere alla realizzazione uniforme degli uffici di relazione con il pubblico assieme all'ufficio di pubblica tutela; istituire il punto unico di accesso al servizio sanitario.
La legge prosegue poi disegnando quella che dev'essere l'organizzazione attraverso la quale si realizza la tutela dei cittadini, nel rispetto di quel modello di sanità che viene tracciato dalle norme nazionali, ma aggiunge, a mio giudizio, un elemento di grande novità e di grande omogeneità rispetto alle scelte fatte con la legge 23 sui servizi alla persona. Prevede infatti l'istituzione di una figura, all'interno delle aziende ASL, che si occupi dell'integrazione socio-sanitaria, di quella parte del sociale ad alta integrazione sanitaria. Questa figura, a mio giudizio, rappresenta un punto di forza se si vuole veramente che le aziende sanitarie si occupino di integrazione socio-sanitaria in modo pieno e consentano ai comuni di avere all'interno delle aziende figure preposte ad occuparsi di questa parte. Ciò significa dare giusta dignità, perché si realizzi la tanto auspicata integrazione. Rappresenta altresì elemento di novità della legge, nell'ambito del sistema di ripartizione delle competenze locali, l'istituzione della Conferenza provinciale sanitaria e socio-sanitaria. Sappiamo bene che, per effetto della legge 502 del '92, i comuni sono stati espropriati delle competenze gestionali dirette, che detenevano nei servizi in vigenza della legge istitutiva del servizio sanitario nazionale.
Questo ha determinato una tensione tra le regioni e le comunità locali, che non hanno mai rinunciato definitivamente ad esercitare le loro prerogative di richiesta e di indirizzo sull'organizzazione dei servizi sanitari pubblici sul territorio ed ospedalieri. Allo stato attuale il ruolo dei comuni nei servizi sanitari e nella tutela della salute è tutt'altro che marginale. Infatti, i sindaci partecipano alla Conferenza regionale permanente per la programmazione sanitaria, alle conferenze dei sindaci che insistono in ogni territorio delle stesse aziende sanitarie. Inoltre, l'articolo 15 della legge di riordino garantisce ulteriormente le autonomie locali con la Conferenza provinciale, composta dal Presidente della Provincia e dai Sindaci dei Comuni ricadenti nel territorio della provincia. La conferenza provinciale ha importanti compiti di indirizzo, di verifica periodica delle attività delle aziende e può formulare proprie valutazioni, da inviare al direttore generale e alla Regione; esprime parere obbligatorio sul lato aziendale e sulla programmazione annuale e triennale e su tutta una serie di atti.
A mio giudizio, questo rafforzamento del ruolo delle autonomie locali, non deve però far perdere di vista il ruolo più ampio che il governo locale dovrebbe rivestire rispetto alle previsioni nazionali e regionali vigenti. Se si prescinde da una considerazione della sanità, dell'igiene pubblica improntata alle logiche di gestione e composta, solo ed esclusivamente, da ambulatori e strutture personali, non sarà difficile comprendere la capacità dei comuni di incidere efficacemente sugli obiettivi di salute, attraverso le proprie politiche generali in materia di urbanistica, di ambiente, di trasporti, di educazione sanitaria e, quindi, quale delicatissimo ruolo giochino tali politiche sulla tutela e sulla prevenzione del benessere psico-fisico delle proprie comunità di riferimento.
La legge si chiude con l'istituzione dell'Agenzia sulla sanità, che è stata pensata come struttura tecnico-scientifica, con l'obiettivo di creare un organismo snello, con personalità giuridica pubblica ed autonomia organizzativa, tecnico-amministrativa, contabile e gestionale. In questo modo l'Agenzia diviene strumento indispensabile e di supporto, sia dell'attività dell'Assessorato dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, sia delle aziende ASL, e del Consiglio regionale, come strumento d'impulso per la stessa attività legislativa.
Questa importante riforma ribadisce e rilancia, a mio giudizio, la funzione centrale del pubblico, in un settore come quello della sanità, che per sua natura non può essere delegata al privato, senza che questo non comporti la violazione di quei princìpi garantiti dalla nostra Costituzione. A mio modo di vedere, sulla sanità non è accettabile effettuare scelte di taglio della spesa pubblica. Ciò nonostante, volenti o nolenti, ci troviamo in un quadro nazionale ed europeo che impone interventi di razionalizzazione e riorganizzazione della spesa delle stesse strutture sanitarie. Questa riforma ha il pregio di proporre un quadro di riferimento, che da anni mancava in Sardegna, che sa inserirsi nel solco della legislazione nazionale ed europea, senza che ciò comporti però un arretramento della funzione pubblica nel settore. Come la nostra Costituzione insegna, non basta che una legge sia buona e ben articolata perché si raggiungano i risultati previsti, ma è fondamentale il momento della concreta attuazione. Il compito della politica, dunque, non si esaurisce con la sola elaborazione ed approvazione legislativa, ma deve completarsi con la costante verifica dei risultati conseguiti.
Su entrambi i versanti, a questo Consiglio, al di là delle critiche, spetta un compito di grande responsabilità. Se il positivo approccio della Commissione saprà estendersi al lavoro di quest'Aula, io credo che saremo in grado di fare un buon lavoro su entrambe i fronti. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi. Mi consentirà la collega Lanzi, ma io, da medico generico, credo che farò un intervento di conseguenza. Ci sono certamente molti modi per fare la stessa cosa. Ci sono dunque molti modi anche per riordinare la sanità sarda. Questa maggioranza, - e insisto e sottolineo questa maggioranza - come suo diritto, ne ha scelto uno. Ha imboccato una strada, anche se con mille difficoltà, che dovrebbe portare la Sardegna - questo lo speriamo anche noi dell'opposizione - esattamente verso la direzione giusta, in totale coerenza con lo spirito da voi dichiarato; cioè il principio della centralità della persona come destinataria del diritto alla salute.
Dicevo con mille difficoltà, visto che i lavori della VII Commissione sono andati avanti a fatica, usando anche forse un eufemismo, per la cronica mancanza del numero legale. Molte volte, noi dell'opposizione abbiamo garantito la regolarità dei lavori e questo lo può confermare anche il presidente Masia. Ma anche lo spirito di responsabilità ha pur sempre i suoi limiti, e quindi noi portiamo in Aula questo provvedimento con grande, grandissimo ritardo. E in questo ha ragione il collega Vargiu: è difficile non lasciarsi condizionare nell'affrontare in Aula questo provvedimento. Non lasciarsi condizionare dal fatto che, dopo tanti anni, forse troppi, andiamo a colmare questo vuoto legislativo. E' difficile non farsi condizionare dall'appartenenza politica, dai diversi schieramenti, dal fatto che arrivi in Aula dopo ben due anni dall'insediamento dell'attuale Giunta, nonostante i proclami iniziali. E' difficile non farsi condizionare soprattutto dal fatto che, a tutt'oggi, la sanità in Sardegna viaggia a due o forse più velocità, ed è quindi ben lungi dall'assicurare quelle caratteristiche di universalità ed equità nell'accesso alle prestazioni sanitarie, come sosteneva stamattina nella sua relazione di maggioranza l'onorevole Ibba. In ogni caso, anche io, come il collega Gallus, intendo ringraziare il nostro Presidente e riconoscere il suo lavoro e il suo impegno costante nel cercare di dare continuità ai lavori della Commissione sanità.
Credetemi, non è facile cercare di mettere insieme tutte le tessere di un puzzle così complicato, se non c'è un lavoro costante e regolare. A questo proposito, continuo a chiedermi quando quest'Aula riuscirà a prendere seriamente in esame anche il riordino delle Commissioni. Continuo a pensare che otto commissioni siano troppe e che neppure una maggioranza numericamente stabile, corposa come la vostra, riesca ad evitare sovrapposizioni e blocco dei lavori. Certo, resta sempre il discorso che non è facile per nessuna maggioranza far quadrare i conti, rinunciando a qualche presidente di commissione e a tutto quello che ne segue.
Ma torniamo alla legge. Io non sono convinto! Se davvero vogliamo una sanità sarda, nostra, solidale e che tenga conto delle dimensioni di un intero continente qual è la Sardegna e di tutte le diversità delle sue aree geografiche, se vogliamo una sanità dove i conti sono certamente importanti, ma la salute lo è ancora di più, beh, io non sono convinto che questa sia la strada giusta e quindi. Non sono convinto che sia questo il modo e, quindi, questa la legge giusta.
Nella nostra relazione di minoranza, questa mattina, l'onorevole Gallus ha toccato in modo esauriente molti dei punti nevralgici e deboli di questa riforma; lo ha fatto anche il collega Vargiu, che ha parlato prima di me. Io credo di doverne specificare soltanto alcuni, da medico e da persona che crede e continua a credere nei valori della politica e della democrazia effettiva e, se me lo consentite, anche nei valori dell'autonomia! Questa mattina, ho sentito il collega Ibba dire che noi, oggi, abbiamo finalmente un modello regionale sardo, un modello che non ha nulla da invidiare alle altre Regioni in materia di sanità. Io dico, allora, che proprio in nome dell'autonomia, - di quell'autonomia che riempie sempre la bocca a tutti coloro che parlano di politica in Sardegna - noi avevamo la possibilità di tracciare una strada nuova, e questo, per togliere il cappello, troppo spesso stretto, della politica dalla sanità sarda. Noi potevamo ad esempio anche stabilire da soli, sovranamente, senza altre indicazioni, i criteri attraverso i quali selezionare i direttori generali delle ASL. Più volte, tante volte, troppe volte, dalla maggioranza di centrosinistra abbiamo sentito che noi abbiamo lasciato in eredità una sanità sarda lottizzata e legata, mani e piedi, alla politica. Stavolta potevate fare il contrario, ne avevate i numeri e le possibilità. Potevate finalmente introdurre criteri di competenza e lasciare le tessere e le vicinanze di partito in un angolo. E invece no! Continuate a mantenere in piedi quei criteri. Preferite tenere quei criteri che voi per primi dite che hanno generato una orrenda commistione tra sanità e politica, e siccome la sanità sarda rappresenta una grande parte del bilancio regionale, stavolta, sia chiaro, onorevole Masia, Presidente della Commissione sanità, che è grande anche la responsabilità che vi state assumendo! Ma non è l'unica. Al di là delle dichiarazioni di facciata, avete rifiutato troppe volte la collaborazione, che pur dai banchi della opposizione vi era stata offerta.
In realtà voi pensate di essere autosufficienti in ogni campo e in ogni materia, vi sentite forti e sempre e comunque competenti, ed è un peccato che questa stessa sensazione non sia condivisa da tutti quelli che iniziano in questo momento a contestare il vostro non governo, ma questo è un altro discorso, che si lega però anche alla materia in esame.
Allora io mi chiedo: dove sono finite tutte le proposte che pure sono state portate in tutti questi mesi, nelle audizioni dei rappresentanti di tutte le categorie professionali della sanità, cito per tutti un solo esempio: quello dell'ordine professionale degli psicologi, che in Sardegna conta più di 1200 iscritti?
Erano state concordate e accettate delle modifiche che tengono conto della loro professionalità e dell'importanza del loro lavoro; invece all'ultimo momento, con una sorta di blitz dell'ultima ora, in questa legge non si parla più di servizi psicosociali ma di servizi sociosanitari, mortificando così ruolo e funzioni svolte dallo psicologo all'interno delle aziende sanitarie locali.
Il fatto, cari colleghi della maggioranza, è che voi alla fine decidete come sempre tutto da soli e che le audizioni sono un conto, i testi di legge un altro, e poco importa se chi è portatore di legittimi interessi della società rimane escluso dai processi legislativi di riforma, o di controriforma, come forse sarebbe il caso di dire, in questo caso.
Perché, se prendiamo le norme sulle autorizzazioni all'esercizio di attività sanitaria, scopriamo che i cittadini sardi per voi non sono tutti uguali, nonostante quello che in legge si dice, e scopriamo anche che l'effettività del diritto di scelta in questa riforma non è per niente garantito.
Avrei capito di più, avrei considerato più onesto un altro tipo di ragionamento del tipo: basta con la sanità privata, basta con le aziende sanitarie che non siano pubbliche. Ma è odioso consentire a pochi quel che ad altri invece è negato.
Ecco, alla luce di queste considerazioni, sarebbe opportuno un altro atteggiamento da parte della maggioranza, e cioè recepire, anche con un po' di umiltà, ad esempio le indicazioni che provengono dall'opposizione, dall'onorevole Gallus, dall'onorevole Vargiu, da quelli che hanno parlato prima di me. Io credo infatti che lasciando le cose come stanno non si faccia il bene della sanità sarda, grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Licandro.
E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie Presidente. Non vorrei incorrere nell'atteggiamento che ho avuto nell'ultimo intervento, dove il presidente Soru, visto che correvo nell'esporre il mio intervento, per paura di non fare in tempo ad esprimere tutti i concetti che avevo scritto, aveva dichiarato: "peccato che non ho sentito quello che ha detto perché era troppo veloce".
Questa volta vorrei quasi sillabarle, come fa la collega Caligaris, che sillaba i suoi interventi, per cui sono chiarissimi a tutti.
Il tempo è sufficiente, anche se sono convinto, ed è un argomento che bisognerebbe affrontare, dell'opportunità di rivedere nuovamente il regolamento, per dare la possibilità in Aula a tutti quanti di avere il tempo e il modo di esprimere, in termini definitivi, i loro concetti.
Oggi dobbiamo invece correre con la spada di Damocle del tempo, che dice: "i suoi 2 minuti sono finiti!".
Io non penso che qui, con questo modo di procedere, riusciamo a dare un servizio ai sardi e soprattutto un contributo alla soluzione dei problemi in quest'ambito.
Comunque, ritornando al discorso di oggi, abbiamo di fronte un argomento molto ma molto importante, che in campagna elettorale il presidente Soru aveva sventolato, e cioè quelle che sarebbero state le caratteristiche di questa riforma.
Quindi, quadro legislativo certo, centralità della persona, salto di qualità della sanità sarda, partecipazione degli utenti ai processi di valutazione dei servizi offerti e degli operatori alle scelte gestionali.
Dovrebbero essere queste le caratteristiche di una nuova sanità e questi elementi sono elencati, anche se ne servirebbero degli altri, nel provvedimento iniziale.
Il problema è che appunto si tratta di un semplice elenco, peraltro non nuovo perché ripreso dalla prima avanzata normativa nazionale e regionale di settore, che contraddice la storia della sanità sarda, governata dalla sinistra e soprattutto da manager che dovrebbero essere i migliori in assoluto, soprattutto quelli che non conoscevano la realtà della Sardegna e che si sono invece contraddistinti per qualcosa di peggio della aurea mediocritas.
Non c'era da aspettarsi del resto niente di molto diverso, la sanità è stato il settore più terremotato da questo Governo regionale e dal suo Presidente, che già in campagna elettorale, come dicevo poc'anzi, si era speso in grandi progetti di cambiamento, ovviamente dal volto umano, supportati da cifre in larghissima parte false che avrebbero dovuto testimoniare lo sconquasso provocato dal precedente Governo di centrodestra.
Lo sconquasso non c'era! e semmai risaliva a pluriennali gestioni allegre della sinistra.
E la realtà della sanità sarda di oggi, salvo rarissime eccezioni, comunque non imputabili all'illuminato rinnovamento dei nuovi manager, è una realtà di malasanità.
Lo sanno i cittadini, lo sanno gli operatori, lo sa anche il Consiglio regionale, anche se per ragioni di correttezza politica non può dirlo, lo sanno anche settori della maggioranza, che sia pure a denti stretti, sono sinceramente delusi dalla svolta che non c'è stata e, ritengo, toccati in buona fede dalle lamentele che ricevono da parte dei cittadini.
Certo, i conti apparentemente quadrano e, come ha detto qualche collega, questa sanità si è soprattutto avvalsa della direttiva di regolarizzare i conti, a prescindere dai servizi che vengono erogati. Quindi, dato che i conti apparentemente quadrano e dato che per il momento la nostra Regione è classificata fra quelle virtuose che non hanno sfondato i tetti di spesa programmati, questo è l'unico principio che i manager hanno preso in considerazione e che devono mantenere fino ad esaurimento del loro mandato.
Ma a quale prezzo è stata ottenuta quest'artificiosa quadratura? E' una cosa ovvia, la risposta è quasi normale.
Faccio l'esempio di Sassari, perché è la realtà che conosco meglio e perché, nei proclami del Governo regionale, è quella dove maggiormente si doveva sentire l'impulso positivo dei nuovi manager, naturalmente esterni e ben dotati di consulenti esterni, tutti provenienti dal triangolo romagnolo del bene assoluto.
I giornali se ne sono occupati a lungo, ma credo che il Consiglio regionale e l'opinione pubblica sarda debbano essere meglio informati.
La quadratura contabile dell'ASL di Sassari viene ottenuta col solito vecchio sistema della "dilazione infinita dei pagamenti" ai danni di cooperative ed aziende locali che garantiscono in qualche caso anche servizi di importanza strategica come il Centro unico di prenotazione degli esami diagnostici.
Gli uffici della ASL quindi, non pagano i lavoratori e non onorano i contratti sottoscritti e non pagano neppure quando sono condannati a farlo da sentenze definitive della magistratura, prolungano le cause nei successivi gradi di giudizio, sommando spreco a spreco, disservizio a disservizio.
Tanto, alla fine, c'è sempre mamma Regione che paga e il conto in definitiva è sempre a carico degli utenti e dei cittadini.
Nello stesso tempo, all'ospedale civile di Sassari, c'è un eliporto, per i servizi urgenti di trasporto degli ammalati, che non ha mai funzionato e l'attesa per gli esami diagnostici urgenti non è stata ridotta di un solo secondo.
Si parla poi, é notizia di questi giorni, di un nuovo ospedale da 450 posti, lo aveva promesso il presidente Soru a Sassari nel mese di aprile, in piena campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale, garantendo i finanziamenti, mentre c'erano solo poche centinaia di migliaia di euro per uno studio di fattibilità!
Adesso, sempre con le stesse risorse dello studio di fattibilità che, sia chiaro, ancora non c'è, si è avanzata l'ipotesi della ristrutturazione del vecchio ospedale con la discutibile procedura della demolizione a blocchi e, comunque, con la totale indeterminatezza delle risorse finanziarie, cercando di accreditare presso l'opinione pubblica quello che non c'è e forse non ci sarà mai.
Oltrettutto, soffermandosi senza pudore, su particolari tecnici riguardanti gli interventi parziali di demolizione e quelli necessari per completare l'opera, fornendo numeri naturalmente a caso e parole gettate al vento, senza uno studio e senza nemmeno un progetto di larga massima. E ciò accade, leggiamo dai giornali, mentre le ambulanze cittadine sono rimaste senza benzina e, per fortuna, i conducenti sono riusciti a fare rifornimento a credito perché gli uffici hanno dimenticato di ricaricare le carte aziendali.
Ma possono essere queste le soluzioni concrete ai problemi della sanità? Ecco le ragioni di fondo di questa necessaria premessa: evidenziare come anche in questo provvedimento non si sia tenuto in alcun conto la tanto sbandierata centralità della persona.
Nei pur necessari processi di riforma della sanità sarda c'è attenzione ai bilanci, sono previste una serie di strutture burocratiche di raccordo con le realtà locali, qualche collega che mi ha preceduto le ha elencate, perché qualunque sindaco potrebbe testimoniare come hanno funzionato male.
C'è uno schema verticistico che guarda con occhio attento al controllo della spesa ma si muove su un piano assolutamente generico per ciò che concerne la qualità dei servizi e la cura delle diverse situazioni che, è bene non dimenticarlo, toccano persone che soffrono.
Eppure la trasparenza e la condivisione delle scelte che riguardano la sanità sul piano locale dovrebbero essere gli elementi fondamentali di una nuova governance del territorio.
Invece, secondo lo schema configurato, sul territorio operano persone che di fatto devono rispondere solo alla Regione.
Gli enti locali, soprattutto i comuni, e anche questo tasto è stato precedentemente toccato, sono confinati in un ruolo consultivo senza importanza, che non consente alcun margine di manovra, o lo consente ma in teoria solo agli amministratori locali che vogliono impegnarsi in una lunga e difficile triangolazione fra la stessa ASL, la Regione e il Comune interessato.
E' facile capire in questo contesto quale possa essere l'impatto di queste complesse tessiture istituzionali sulla qualità e sul miglioramento dei servizi per i cittadini, che non sono mai stati coinvolti nella valutazione delle prestazioni, così come sono rimaste inascoltate le proteste delle organizzazioni sindacali di categoria e degli stessi ordini professionali. La letteratura in questo campo ha raggiunto dimensioni importanti. Insomma, chi controlla l'operato dei manager? Chi garantisce il raggiungimento dei risultati programmati all'inizio di ogni esercizio? Sicuramente la Regione, ma, come abbiamo detto in precedenza, limitandosi a verifiche contabili che non c'entrano affatto con la qualità dei servizi. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Moro.
E' iscritto a parlare il consigliere Pacifico. Ne ha facoltà.
PACIFICO (D.S.). Grazie signor Presidente. Dopo alcuni degli interventi del centrodestra, e mi riferisco in particolare al collega Vargiu e al collega Licandro, viene un po' difficile poter intervenire, perché i nostri dovrebbero apparire interventi quasi giustificatori. Io credo invece che noi dobbiamo mettere in campo una forte convinzione, come centrosinistra, rispetto alle cose che noi abbiamo fatto in questa Commissione. Non è una legge questa "acabadora", è una legge che inizia un percorso, perché fino adesso noi non avevamo una normativa che recepisse la "229" del 1999, sono passati sette anni invano, senza il recepimento di una legge. Io ricordo a tutti voi che nelle nostre aziende sanitarie locali vi era ancora l'impossibilità di poter organizzare il lavoro in forma dipartimentale, di poter articolare i distretti, di potergli dare contenuti e risorse. Con questa legge noi iniziamo un percorso diverso; è una legge perfettibile, è una legge che sicuramente ha anche delle incongruenze che noi riconosciamo, probabilmente potrebbero essere limate in questa Aula, però è tutt'altro che una legge "acabadora", è una legge di inizio per quanto riguarda la sanità. E forse, come qualcuno di voi ha detto, in particolare il collega Licandro, noi avevamo la possibilità di tracciare una strada nuova? La stiamo tracciando, perché quando si dice che si traccia una strada nuova, c'è una vecchia strada: la verità è che non c'era una vecchia strada non c'era alcuna strada, ancora disegnata in Sardegna. Questo è il primo provvedimento di legge, dopo il 1999, dopo la "229", che finalmente ci riporta in linea con quelle che sono le Regioni più avanzate, dal punto di vista dell'organizzazione sanitaria. E il provvedimento legislativo, che viene esitato dalla Commissione competente, colma un vuoto che ormai è di anni, e non solo recepisce la "229", ma abroga la legge regionale numero 5 del 1995; e voi sapete che undici anni in un sistema come quello sanitario sono un'eternità, sono un'era incredibile, avvengono dei cambiamenti straordinari, è un mondo continuamente in evoluzione, perché evolvono le condizioni anche di morbilità, le condizioni sociali si trasformano con una celerità impressionante.
(Interruzioni del consigliere Oppi)
Se continuo l'excursus, poi le dico. Io mi riferisco alle due leggi capisaldi, del 95 e del 99. E noi adeguiamo il nostro sistema, il governo di sistema sanitario regionale, a una riforma del sistema sanitario nazionale che oramai è introdotta e recepita e che, pur facendolo con molto ritardo, lo facciamo come ultima Regione d'Italia. Ricordiamo che adegua il nostro quadro normativo e legislativo in un contesto nazionale, che comunque si è modificato già dal 1999 ad oggi. Il recepimento di una norma nazionale, questa, sottendeva la creazione di un modello unico nazionale di riferimento per l'erogazione dei servizi sanitari, portando a compimento un processo di aziendalizzazione. Tale processo intende oggi realizzare, alla luce di una cornice istituzionale, la creazione di sistemi regionali diversi. Il testo licenziato dalla Commissione contiene "i princìpi costituzionali" e come principio base la centralità della persona, il cittadino utente che è titolare del diritto alla salute. Pone le condizioni per una organizzazione aziendale ispirata a princìpi di universalità ed equità nell'accesso alle prestazioni, e definisce criteri organizzativi volti alla costruzione di un sistema che vuole essere basato sulla qualità delle prestazioni, attraverso la definizione dei livelli di assistenza intesi come livelli appropriati e necessari per il raggiungimento degli obiettivi posti.
E' pur vero, lo riconosciamo, che il sistema oggi individuato è, a livello nazionale, fonte di dibattito e di critiche. La regionalizzazione dei sistemi, a fronte di risorse che oramai dal 2001 sono percentualmente invariate rispetto al prodotto interno lordo, con la costante crescita della domanda di salute e di sanità da parte dei cittadini, costringe le Regioni ad impegnare sempre più risorse proprie, acuendo progressivamente il divario tra Regioni ricche e Regioni povere. E' oggi unitariamente riconosciuto, tra l'altro, che in Italia l'incidenza della spesa sanitaria pubblica rispetto al Pil è al di sotto della media della Comunità Europea, fortemente lontana dalla Francia, dalla Germania, dalla Svezia, come del resto l'incidenza sulla spesa totale del welfare: il 26 per cento in Italia, rispetto al Pil, a fronte del 28/30 per cento di paesi come la Spagna, la Francia, la Germania e la Gran Bretagna.
Il problema è che tale spesa viene percepita come eccessiva, perché sostanzialmente incompatibile con il quadro della finanza pubblica, ed insufficiente perché non in grado di rispondere all'evoluzione dei bisogni e della tecnologia. Il persistente squilibrio tra finanziamento e spesa ha comportato in questi anni un progressivo disavanzo, apparentemente incontenibile, al quale la Regione fa fronte con ingenti risorse proprie sempre più crescenti. Ma se è vero che tale disavanzo è frutto di un sottofinanziamento, o di un definanziamento, è pur vero che si registrano sia manifesti fenomeni di inefficienza causati non solo dai ritardi della programmazione regionale e della funzione legislativa, che non hanno consentito di adeguare gli strumenti del governo delle aziende sanitarie locali, sia forti limiti di gestione delle aziende sanitarie locali stesse. La sostenibilità del sistema oggi è possibile, a condizione che a livello nazionale si spenda di più e che a livello regionale si spenda meglio.
A fronte di una domanda di salute e di sanità in continua evoluzione, in termini di struttura demografica e cambiamenti di morbilità, il sistema è economicamente sostenibile, in un contesto di appropriatezza complessiva dell'offerta assistenziale e di recupero del ritardo di alcuni territori nella nostra Regione. Processo difficile questo, in particolare per le nostre condizioni generali: la dispersione della popolazione, con la tendenza alla polverizzazione dei servizi; l'incidenza di particolari forme di patologia, non solo la talassemia, ma anche il diabete, la sclerosi multipla, le malattie rare; il progressivo invecchiamento della popolazione e lo spopolamento delle zone interne, ove la presenza dei presìdi sanitari appare, oltre che strumento di erogazione di servizi, un baluardo sociale contro i processi di impoverimento e di spopolamento.
E' importante in tale contesto un equilibrio tra ospedale e territorio, ed è quello che abbiamo cercato di fare in questa legge. Tale riequilibro deve partire dal superamento di una vecchia terminologia, espressa da un binomio di opposti, per riconoscere che in una logica di sistema occorre assicurare coerenza tra la complessità della domanda sanitaria e le modalità della risposta. All'interno di tale sistema occorre individuare un'organizzazione in rete fra le diverse strutture socio-sanitarie, capace di contemperare due esigenze: la necessità di concentrare i servizi, che appare oggi inderogabile, onde garantire la qualità e la necessità della loro diffusione per facilitare l'accesso; prevedere percorsi professionali qualitativamente elevati e regole condivise in tutto il territorio regionale, e non "a macchia di leopardo" come avviene oggi. In questa logica, appare inevitabile il risalto dato all'organizzazione dipartimentale dei servizi e la centralità del distretto nella gestione dei percorsi assistenziali, oltre che dell'integrazione socio-sanitaria.
Sono strumenti che prima non c'erano, che noi non avevamo. Per gli stessi motivi è pure evidente il filo conduttore del presupposto richiamato della pari responsabilità per le strutture pubbliche e private, quale fondamento dell'appartenenza ad un unico sistema di regole, che stabiliscono diritti e doveri dei soggetti erogatori. Un sistema sostenibile deve adoperarsi per rimediare alla persistenza di sostanziali problemi di equità nell'accesso alle prestazioni sanitarie, e per garantire l'uniformità e la qualità della prestazione. Troppo evidente è ancora oggi la diversa qualità dei servizi offerti ai cittadini a seconda del territorio in cui si vive in Sardegna, con la possibilità di essere maggiormente esposti a rischi di inappropriatezza se si deve ricorrere a strutture da troppo tempo escluse da un sistema di rete, senza riscontro di qualità e con bassi indici di operatività. Per tale motivo è stata reinserita con forza nella programmazione regionale la rete ospedaliera, attesa oramai da anni, come fenomeno di razionalizzazione e condizione necessaria per la riorganizzazione del sistema. Oggi più di prima, perché devastanti sono stati gli effetti dell'assenza di programmazione: la mancanza di posti letto di assistenza a lungo termine, la carenza di posti letto in attività diurna, la mancanza di posti letto in postacuzia, e l'eccesso di posti letto per acuti, per di più con una distribuzione disomogenea che penalizza territori importanti a vantaggio dei due poli principali.
La scelta della Commissione, condivisa all'unanimità, nel dibattito, se non nel voto finale, è stata quella di riportare con forza questo aspetto nel luogo proprio della programmazione regionale, ad un processo di sintesi unitario, più che lasciare l'evoluzione di sistema alla somma di piani aziendali. Scelta che deve tener conto della necessità dell'equilibrio territoriale, dell'eventuale esigenza di strutture private nei territori, della carenza dei posti letto in lungo degenza, riabilitazione, ospis, attività diurna. In alcuni casi noi sappiamo che vi sono situazioni veramente drammatiche di carenza. Tanto più perché i parametri imposti a livello nazionale ed europeo ci costringono ad una drammatica riduzione dei posti letto per acuti con la prospettiva, nel giro di alcuni anni, di doverci adeguare agli indici europei con un ulteriore taglio dello 0,5 per mille abitanti. In un momento di così drastica riduzione dei posti letto per acuti nel pubblico, si dovrà con attenzione riconsiderare il rapporto tra pubblico e privato; le eventuali riduzioni non dovranno gravare per intero sul sistema pubblico e si dovrà considerare l'eventuale presenza del privato come elemento di equilibrio e non di squilibrio nel sistema, tanto più se tali strutture possono influenzare gli indici di fuga da territori già in particolare difficoltà. Un sistema si tiene se le sue parti sono coerenti tra loro e con l'insieme, se viene costruito in considerazione delle esigenze delle comunità locali portate a sintesi negli obiettivi della programmazione regionale.
Alle comunità locali, la legge assegna un ruolo fondamentale nella programmazione, nel controllo, nella verifica degli obiettivi dati. Ad esse si chiede di costituire il raccordo tra i bisogni dei cittadini e le aziende sanitarie, nella richiesta di salute, e nell'attuare le sinergie necessarie per le attività di integrazione tra sanità e sistema sociale, già previste nella legge sui servizi alla persona e richiamate continuamente anche in questo disegno di legge. L'importanza del ruolo delle comunità locali, nella programmazione e nel controllo, e degli organismi elettivi degli operatori della sanità, (Consiglio dei sanitari) nella partecipazione alle scelte e nei processi di condivisione e di verifica, è stata concepita nell'ottica della costruzione di un sistema che ponga i valori dell'equità e della solidarietà come fondamenti di un sistema di tutela della salute, reclamata come diritto, e degli strumenti che la rendono esigibile come diritto di cittadinanza, e non come semplice tutela che la Regione garantisce in relazione al luogo in cui si vive, o alle condizioni di censo o di ricchezza. La necessità di costruire un modello partecipato e fortemente radicato nei territori, con la riconsiderazione del ruolo degli enti locali come organi di mediazione e di programmazione deriva, comunque, da un'ampia sfiducia verso un modello aziendale nazionale che ha in questi anni suscitato delusioni e pochi risultati concreti. Il problema reale, oggi, rimane la forma ed i livelli di finanziamento, e le assunzioni di responsabilità rispetto a tali processi, nel difficile tentativo di coniugare i bisogni delle comunità, che partecipano alla programmazione sanitaria, con la responsabilità economica delle scelte da tale autonomia derivate all'interno delle aziende sanitarie locali.
La sfiducia deriva dalla visione, a volte quasi esclusiva, della dimensione meramente economica: chiudere i bilanci quanto più possibile vicino al pareggio, appare il mandato principale di chi non ha particolari responsabilità politiche di lunga durata nei confronti del territorio che va ad amministrare. Il rischio è che questa visione porti a tagliare progressivamente tutto ciò che costa, compresi, a volte, i diritti di chi del sistema deve fruire. Il continuo richiamo alla partecipazione e al controllo degli obiettivi da parte di comunità locali è la conseguenza di uno squilibrio del sistema, derivato dal potere innaturale e straordinario assegnato ai direttori generali, spesso totalmente slegati dal contesto in cui operano, privi della necessaria sensibilità per comprendere i processi sociali e le istanze che provengono dai territori, tesi nella loro quotidianità al controllo della spesa più che agli obiettivi di salute, condizionati dall'economicità delle scelte e dal rapporto fiduciario nella nomina dei dirigenti, a volte a scapito della qualità e della professionalità. Per tali motivi è importante costruire un sistema di regole che debbono essere condivise e che diano certezze di equità, di trasparenza, di adesione agli obiettivi generali posti.
Ancora oggi - e, lo dico, questo potrebbe sollevare qualche critica - a distanza di due anni dall'avvento del Governo di centrosinistra si assiste anche a dei fenomeni che, in assenza di regole che siano coercitive nei confronti dei direttori generali, possono lasciare perplessi: il continuo ricorso a consulenti più che la valorizzazione delle risorse aziendali; la mancanza di trasparenza nell'applicazione dei contratti di lavoro, con un eccesso di discrezionalità che varia da direttore generale a direttore generale, nella stessa regione. Mi riferisco in particolare, un esempio per tutti, al diritto alla mobilità del personale sanitario, sancito con norme chiare dai contratti nazionali di lavoro, ma non applicato in Sardegna, dove non si vede da anni un bando di mobilità (se non qualcuno occasionale e sparuto) e si trasferisce non per merito o anzianità ma per "chi conosce chi". Cambiano a volte le maggioranze e non cambia però la natura, a volte, del sistema, che di per sé rimane clientelare se non è controllato in maniera estremamente forte e rigorosa.
In conclusione, io credo che, al di là dei giochi di maggioranza e di opposizione, il giudizio su questa legge, così come il giudizio normalmente sulla legge 229 a livello nazionale, è largamente positivo per quanto mi riguarda, in quanto è una legge che definisce linee, metodi e strumenti per la programmazione e l'organizzazione del sistema sanitario regionale. Mesi di discussione nella Commissione competente, un disegno di legge che è pervenuto al Consiglio il 3 gennaio 2006, fortemente rielaborato - questo è vero - e arricchito dalla discussione avvenuta in questi sei mesi. Ne sono evidente prova le parti riguardanti l'organizzazione dipartimentale come modello di lavoro, la ricerca biomedica e sanitaria, gli organismi consultivi ed elettivi dei sanitari, la programmazione locale e l'integrazione sociosanitaria e i rapporti tra Università e sistema sanitario.
Un cenno invece, a mio avviso, merita ancora l'Agenzia regionale per la sanità. L'Agenzia regionale per la sanità è la sintesi di tre disegni di legge, proposti da maggioranza e minoranza; elemento della legge che ha visto unanimemente esprimersi in Commissione, almeno su quell'aspetto specifico, tutti i componenti. La Regione avrà finalmente uno strumento che consentirà di acquisire le informazioni necessarie per la programmazione degli obiettivi di salute e che potrà svolgere funzioni di supporto tecnico-scientifico, non solo nei confronti dell'Assessorato, ma anche delle AA.SS.LL. e del Consiglio regionale; sarà uno strumento indispensabile per una buona programmazione, di verifica della congruità e della qualità delle prestazioni erogate.
Questa, quindi, è una legge fondamentale per attuare quegli strumenti del governo del sistema e che appare coerente ai programmi che avevamo assunto in campagna elettorale e nel programma della coalizione di centrosinistra, e va quindi in direzione dei princìpi e degli obiettivi dati.
Io concordo su una cosa con il collega Vargiu: questa è una legge che probabilmente dovevano discutere un anno fa, perché i suoi effetti buoni e positivi si vedranno tra due, tre anni, quindi a legislatura probabilmente finita. Tuttavia finalmente si avranno strumenti di organizzazione del lavoro all'intero delle nostre Aziende sanitarie. Un lavoro fondamentale, questo, e prioritario anche rispetto alla stessa approvazione del piano sanitario regionale, che è il prossimo obiettivo di lavoro del Consiglio regionale.
Il diritto alla salute è uno dei principali obiettivi che una coalizione di centrosinistra, e quindi noi, si pone; la battaglia per la tutela di questo diritto e per la garanzia della sua esigibilità trova oggi finalmente un riscontro importante rispetto agli obiettivi di programma che ci eravamo posti. E termino con un appello che vuole essere un appello accorato. Spesso ci riempiamo la bocca di frasi quali "La sanità non è né di destra né di sinistra, è un diritto di tutti", e io in questa frase credo comunque ancora molto. Vi sono infatti elementi di intesa che attraversano larghe parti di questo Consiglio, al di là della maggioranza di centrosinistra, e che sono stati recepiti e di cui noi abbiamo avuto riscontri motivati, forti e in positivo nelle discussioni nella Commissione sanità. Credo che tali elementi di intesa debbano essere il presupposto, fondamentale e positivo, per la discussione che avverrà all'interno della Commissione e poi all'interno di quest'Aula per quanto riguarda la formulazione del piano sanitario regionale. E sarà un fiume che noi dovremo attraversare in maniera anche faticosa, perché sappiamo che dobbiamo attraversare il fiume in piena rispetto a quanto ci viene dettato, non tanto dalla nostra volontà, ma dai livelli indicati dalla politica nazionale ed europea sulla riduzione dei posti letto. E quando si tratta di riduzione dei posti letto, sappiamo che cosa si sta andando a toccare, quali aree si mettono a rischio. In quella occasione la volontà del Consiglio dovrà essere una e complessiva, perché questo processo di razionalizzazione e di sintesi non può venire solo da una parte politica, ma si devono trovare i punti di accordo, i punti di consenso, perché questa volontà deve essere quantomeno riconosciuta. Ci potremmo anche scontrare su alcune parti, ma io credo che se tutto questo ci sarà, riusciremo a licenziare un buon piano sanitario regionale.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pacifico. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
Sì, onorevole La Spisa.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la cortesia di verificare la presenza del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Oppi.)
Terza verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico. Se uno dei segretari ha la cortesia di assisterci.
(Segue la verifica)
(Risultano presenti i consiglieri: Amadu - Atzeri - Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Cocco - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Diana - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - La Spisa - Lai - Lanzi - Licheri - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Milia - Oppi - Orrù - Pacifico - Petrini - Pinna - Pirisi - Pisu - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Serra - Spissu - Uggias - Vargiu.)
PRESIDENTE. Sono presenti 50 consiglieri, siamo in numero legale, proseguiamo la nostra discussione. Onorevole Diana, prego.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Ero attratto dal look dell'onorevole Porcu e mi scuso per non essere intervenuto immediatamente. Sono cose che capitano e in quest'Aula di cose ne capitano tante. Per esempio è successo che l'onorevole Pacifico ci diceva, in conclusione del suo intervento, che la sanità non è né di destra e né di sinistra. Mi permetto, onorevole Pacifico, pur non essendo un tecnico della materia, di inserirmi in questo dibattito, certamente molto interessante e gestito, per buona parte, da addetti ai lavori, quindi da medici, da professionisti della materia, professionisti così come è l'assessore Dirindin. Però vede, onorevole Pacifico, io credo che sulla sanità non si possa dire che non sia né di destra, né di sinistra; io dico che la sanità può essere di destra, ma in questo caso è solo ed esclusivamente di sinistra, perché vede, io credo che il problema sia la malattia e che la sanità sia la soluzione...
(Interruzioni)
Chiedo scusa.
Dicevo, Presidente, che se esiste un problema, ed esiste un problema, questo sia la malattia, così come genericamente è intesa. La soluzione è la sanità, e se la soluzione è la sanità, io ne deduco, e credo sia facile per tutti i colleghi capire, che qui nasce la contrapposizione e la differenziazione tra una sanità di sinistra e una sanità di destra (o di centrodestra e di centrosinistra, come ritenete voi). E quindi mi differenzio subito e non raccolgo l'appello dell'onorevole Pacifico che ha invocato, quasi (ma è una settimana di invocazioni, questa) aiuto alla minoranza. Io credo che basti chiedere aiuto, anche perché l'aiuto che vi è stato offerto spesso e volentieri, per ciò che hanno rappresentato i colleghi del centrodestra, non mi pare abbia sortito soluzioni.
Tutti i colleghi del centrodestra, molto puntualmente, e lo faranno anche nel prosieguo, hanno verificato quali condizioni non ci siano per sottoscrivere un disegno di legge come questo, che io continuo a definire disegno di legge ma, ahimé, di disegno di legge non ha più nulla. Nel senso che, come ha detto l'onorevole Vargiu, in origine poteva essere considerato un disegno di legge, poteva avere una sua filosofia, poteva avere una sua logica. E' entrato in Commissione, e nonostante il grande impegno del Presidente della Commissione, dall'alto della sua preparazione ingegneristica, probabilmente anche della capacità politica di mantenere i rapporti, non siete riusciti ad esitare un testo così atteso, così importante, che per me che non sono un tecnico della materia, è piuttosto difficile affrontare nel merito, lo farò, sicuramente, quando passeremo agli articoli. Nella discussione generale, fondamentalmente, il problema che mi interessa di più è capire se già il titolo di questa legge, così osannato dall'onorevole Lanzi, quasi che stesse richiamando una rivoluzione copernicana, beh, insomma, il titolo "Tutela della salute e riordino del servizio sanitario della Sardegna", meglio forse sarebbe stato: "Riordino del servizio sanitario alla Sardegna", perché qua di tutela ne appare poca, anzi pochissima, e io non vedo come i cittadini sardi, una volta esitata questa legge, possano dichiarare che adesso c'è una vera tutela della salute.
La tutela non traspare, non si legge e non si evince. Allora, io, che ancora una volta ribadisco di non essere un tecnico della materia, sono però uno che fa politica, e quindi ho l'obbligo, ho il dovere e ho anche il diritto di rappresentare in quest'Aula tutte quelle lamentele che pervengono a me personalmente, al partito che rappresento e credo a tutti quanti noi.
E allora, non si può liquidare la faccenda dicendo che la salute è un diritto costituzionalmente riconosciuto; onorevole Lanzi, lo sappiamo tutti questo. Però è un servizio, è un bisogno soprattutto, è un bisogno primario, e se è primario non può essere subordinato a nessun altro tipo di bisogno; quindi è prioritario e in questa direzione ci dobbiamo muovere. Cosa voglio intendere quando dico che essendo un bisogno primario non può essere sottoposto ad altre esigenze? Intendo dire che una moderna politica sanitaria, a cui noi dovremo fare riferimento nell'elaborare scelte e strategie, deve vedere, come primo punto, le risorse finanziarie destinate a questo particolare settore, non più come una spesa. Invece qui si continua a sostenere il contrario, l'ho sentito nelle pieghe dei ragionamenti, anche dal relatore di maggioranza, anche dal Presidente della Commissione, anche dall'onorevole Pacifico. Risuona, emerge, si vede, si legge, pare che il problema primario sia la finanza. Beh, io credo che i soldi spesi nella sanità, non siano un costo semplicissimo, ma siano un investimento. Perché sono un investimento? Perché mi preoccupo della prevenzione, perché mi preoccupo che vengano razionalizzati i servizi. I soldi, tanti 2 miliardi e 800 milioni di euro che spendiamo col bilancio dello Stato e della Regione nella sanità, producono ricchezza, sono un investimento.
Allora, se questa è la logica che noi dobbiamo perseguire, e non ne vedo altre, uscirò da quello che è il testo di questa legge, e, per quanto mi riguarda, condivido tutte le cose che sono state dette dai colleghi del centrodestra. Onorevole Dirindin, assessore Dirindin, spero che un domani possa essere candidata al Consiglio regionale della Sardegna, sarebbe importante, vuol dire che ha sposato in toto la causa dei sardi e che non è qui di passaggio. Io mi preoccupo delle sollecitazioni a cui siamo sottoposti, e a cui personalmente sono sottoposto, relativamente ai problemi che riguardano la salute dei cittadini, non la sanità, la salute dei cittadini, alla quale tutti teniamo, e in particolare tengono coloro che il problema salute lo hanno veramente. Certo qualcuno poi mi dirà: "ma questo viene rimandato ad altre leggi, al Piano sanitario regionale". Io intanto incomincio a chiedermi perché la gente reclama il medico di famiglia, perché rimpiange - è un fatto ricorrente - il tempo in cui c'era il medico di famiglia. Perché? Perché il medico di famiglia era, proprio perché si chiamava medico di famiglia, un medico che curava generazioni, che conosceva tutte le patologie, che conosceva anche le debolezze di quella famiglia.
Oggi il tutto è trasferito ad un sistema che fa capo, sostanzialmente, al pronto soccorso e agli ospedali, oberati di lavoro, insufficienti, strutturalmente non adeguati. Quindi già il primo problema lo riscontriamo con il cittadino: rivolgersi alle guardie mediche per molti cittadini è un problema, e siccome questa legge parla di tutela della salute, io non posso a fare a meno di evidenziare questi aspetti.
Nella scuola, i nostri ragazzi, di salute non ne sentono parlare da nessuno, la prevenzione è assolutamente abbandonata. Non esiste più il servizio militare obbligatorio, che serviva, quanto meno, come screening sanitario per i nostri ragazzi, cioè, a diciotto anni, comunque sia, un'analisi ben definita dello stato clinico di salute di tutti cittadini italiani veniva fatta, e quindi anche dei cittadini sardi. Oggi questo non avviene più; ci sono dei ragazzi che arrivano a sedici, diciassette e diciotto anni senza screening, se non hanno la fortuna.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue DIANA.) di svolgere un'attività sportiva agonistica che li sottopone, quanto meno, ad una visita piuttosto specialistica. Per tutto il resto, non abbiamo una funzione di questo genere. E allora: "riordino del servizio sanitario della Sardegna", mi sarebbe piaciuto capire se è in questa fase o in altre fasi che uno screening di questo genere dev'essere fatto.
I cittadini si lamentano perché le liste d'attesa hanno ormai tempi biblici. Siccome noi non governiamo ormai da due anni, dico noi del centrodestra, da due anni governa il centrosinistra, tutti quei bei proclami che vennero diffusi in campagna elettorale ci mettono nella condizione di certificare che i tempi di attesa non sono, quanto meno, assolutamente cambiati. Non voglio gettare croci su nessuno, ma è certo che i tempi delle liste d'attesa io credo si siano prolungati; ma, mettendoli pure alla pari, non è cambiato assolutamente nulla.
Un'altra cosa che viene sistematicamente riportata dai cittadini è: quale potere hanno i medici all'interno delle strutture ospedaliere? E questo, guardate, è un altro grave problema, ma non è contemplato da questo testo di legge, farà parte di un'altra legge? Io leggo, però "tutela della salute", e credo che, in questo caso, la tutela della salute sia un fatto importantissimo. Non leggo nulla che riguardi la prevenzione del rischio ospedaliero, e mi risulta che è un fatto importantissimo.
Ora c'era un seggio al San Giovanni di Dio, per fortuna c'era un seggio e quindi c'erano le forze dell'ordine; insomma, voglio dire, anche quello è un rischio ospedaliero? Le blatte che circolano negli androni del San Giovanni di Dio. Io che ho avuto modo, Assessore, non oggi, ma nel 1980, di essere ricoverato al San Giovanni di Dio per 45 giorni in unità coronarica, essendo il decano dei cardiopatici di questo Consiglio regionale; beh, le assicuro che nulla è cambiato di una virgola. Non è cambiato di una virgola! Non sono cambiate neanche le blatte che ancora oggi circolano negli androni di quell'ospedale. C'è stata, probabilmente, certamente; le blatte sono altre, sono certamente altre.
Un'altra cosa che mi sarei aspettato, essendoci una lamentela continua da parte della classe medica, i medici sono diventati burocrati, si debbono occupare di tutta una serie di questioni burocratiche che, veramente, sviliscono la stessa professione, non fa parte di questo testo: "Riordino del servizio sanitario della Sardegna": che cosa vogliamo riordinare? Vogliamo riordinare solo gli ospedali? E qui mi pare poco! Vogliamo riordinare la classe medica? O vogliamo invece, come io penso, stabilire una volta per tutta perché si diventa primari? Ma non mi pare che sia manco questo all'ordine del giorno, cioè quali meriti deve avere uno per diventare primario. E' una scelta dell'Assessore? E' una scelta del direttore generale? Partecipa ad un concorso pilotato? Cosa deve fare questo signore per diventare primario? E' stabilito in un'altra norma? Ma questo è il "riordino del servizio sanitario della Sardegna".
Le medicine sono care e se ne consumano troppe, d'ora in avanti se ne consumeranno anche di più, visto il bel decreto che è stato emanato. Ma voglio dire, anche su questo, ad uno come me che ha fatto il Presidente di una Provincia, che ha avuto a che fare con l'ufficio tecnico e con 60/70 cantonieri, personale che lavora in strada, raccontavano delle cose tremende, Assessore, e me ne raccontano ancora, non è cambiato niente. Tutti i cavalcavia, tutti i sottopassaggi delle strade provinciali sono una discarica a cielo aperto di farmaci, ancora nelle loro belle confezioni, mai aperte. Ma, da dove proviene tutto questo materiale? Da dove provengono tutti questi farmaci? C'è un sistema per verificare un fatto di questo genere? A parte i danni che ne derivano all'ambiente.
Un altro degli argomenti importanti che attanaglia la Sardegna, forse anche altre Regioni, ma io mi preoccupo di questa: le malattie tumorali. Siamo veramente sicuri di fare tutto ciò che è necessario per una patologia così importante? Importante dal punto di vista negativo, ovviamente. Ma siamo veramente sicuri? Qualcuno mi dirà ancora una volta, "non è materia che viene compresa in questo disegno di legge". Fatemi capire almeno che cosa si sta facendo, fatemi capire almeno se il professor Gessa, e tutti i suoi colleghi autorevolissimi, che si occupano di ricerca, e quindi parlo di ricerca medica, possono nutrire o hanno delle speranze nei dipartimenti Universitari e nei centri di ricerca che abbiamo in Sardegna. Ancora una volta qualcuno mi dirà "che non fa parte di questa materia, è un'altra cosa, non lo so quando l'affronteremo". E allora io credo che il tutto non possa essere risolto, onorevole Pacifico e onorevole Lanzi, con gli articoli 15 e precedenti relativi alla conferenza d'azienda provinciale, di cui il Presidente è il Presidente della Provincia; l'ho fatto per cinque anni, ma a capire che si può incidere in qualche maniera sulla struttura e sul manager, io sfido chiunque di voi, forse l'onorevole Pirisi che ha fatto il Presidente della Provincia come l'ho fatto io.
Ma quando si boccia per tre consecutivi esercizi il bilancio di una ASL! E non c'è barba di Assessore o di Presidente della Giunta regionale che possa rimuovere quel manager! Voi portate l'articolo 15? Ci sono quattro commi corposi e alla fine non si arriva ancora alla rimozione. Ma di che cosa vogliamo parlare? Al comma tre dell'articolo 5 si dice "che ove ricorrano gravi motivi la Giunta regionale può disporre la sospensione del manager". Come? Se ricorrano gravi motivi può disporla, può? Non è che deve?! Può! e poi dopo che lo rimuove lo commissaria ma per non più di sessanta giorni. Però! Potrebbe venire la varicella a questo manager. E allora, trascorsi 18 mesi dalla nomina la Giunta verifica. Quando poi ricorrano gravi motivi o la gestione presenti una situazione di grave disavanzo - cosa non diversa dal comma 3, mentre lì lo commissaria - si applica il comma 5, sentita anche la Conferenza provinciale, che non conta un bel niente, contava poco prima e conta ancora meno in base a quest'articolo. Ma come si può pensare di vendere questo ai sindaci? Ma come si può pensare di vendere questo ai Presidenti delle Province? Non ha nessun senso perché il manager, comunque, non risponderà, né agli indirizzi, né agli inviti, né a quelle che sono le necessità della programmazione, ammesso che una Conferenza di azienda sia in grado di fare una programmazione seria e attenta sulle necessità prioritarie di quel territorio. Ma come si può vendere…
PRESIDENTE. Grazie onorevole Diana, è finito il tempo.
E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Grazie Presidente. L'approccio ad un tema di così rilevante interesse e importanza, credo che meriti un attimino più di attenzione anche da parte dei colleghi che, spesso e volentieri, si allontanano dall'Aula con un disinteresse che molto probabilmente non è né giustificato, né giustificabile, soprattutto per il livello e la qualità delle problematiche che questo disegno di legge intendeva, e intende appunto, riordinare.
"Tutela della salute e riordino del servizio sanitario della Regione Autonoma della Sardegna". Credo che con una definizione così importante non ci potessimo, e non ci possiamo, sottrarre, soprattutto i colleghi che provengono dal mondo sanitario, a dare il proprio contributo al che la Regione sarda, disciplinando questa materia, superi i contenuti della legge regionale numero 5 del '95, adegui la disciplina contenuta nella legge regionale numero 10 del '97, e così via. Diciamo che avrebbe dovuto riprendere, questo è un parere mio, alcuni contenuti della legge numero 833 del '78 ma, molto probabilmente, è trascorso tanto di quel tempo che non si è ritenuto opportuno, e questo è un appello al collega Masia, il Presidente della Commissione, ed è un appello a tutti i colleghi che fanno parte della Commissione, rileggere i contenuti e i princìpi che regolavano quella legge di riforma nazionale. Ciò avrebbe potuto modificare gli approcci alla sanità, avrebbe potuto rendere attuali e attualizzabili i contenuti di quella legge quadro della sanità nazionale.
Purtroppo, questa è un'occasione che stiamo perdendo, per riprendere i princìpi di quella legge e renderli operativi, soprattutto quando pensiamo alla tutela della salute e non siamo in grado di approvare una legge organica per tutelare la salute. Ecco, forse, da dove deriva la posizione dei Gruppi di minoranza, non solo in Commissione, ma anche in Consiglio. Non per problemi legati alla regolarità delle riunioni, ma per la sordità rispetto all'accoglimento dei suggerimenti, rispetto, soprattutto, alla possibilità di dare un contributo che potesse rendere questa legge più consona a quelli che sono i bisogni delle nostre popolazioni.
E' vero, forse il principio primo che in questa legge non viene evidenziato in modo particolare è l'accoglimento dei bisogni di salute della nostra gente. Forse questa è la base da cui bisognava partire per poter definire, poi, eventualmente, con quali strumenti si sarebbe potuta dare una risposta ai bisogni di salute della nostra popolazione. Qui continuiamo ad arrovellarci il cervello con il pensare a un numero pletorico. Poc'anzi, stavo provando a contare il numero pletorico di conferenze, consulte, direttori e figure che si inventano nella sanità e di cui poi chiederò ragione. E chiederò che funzioni hanno e attraverso quali strumenti di legge si intendono chiamare in servizio, visto che vengono chiamati dall'esterno, non solo dalle aziende sanitarie, ma addirittura dalla struttura regionale, per ricoprire ruoli tecnici, di alto livello, addirittura tecnico-scientifici, senza un criterio di selezione di queste figure.
Siamo nella nebbia, Assessore. Ma siamo in quelle nebbie da cui lei proviene e dove, nonostante il sole di Sardegna, lei non ha trovato la lucidità per fare una proposizione che fosse davvero in grado di proiettare la Sardegna verso una sanità rispondente alle esigenze dei sardi.
E andiamo alla direzione dei servizi sociosanitari. In merito ai concetti di integrazione contenuti nella legge numero 23 del 2005, che non vengono richiamati se non con un approccio molto lasso e molto largo, vorrei capire quale è l'integrazione tra i servizi sociali comunali e i servizi distrettuali o i servizi dell'azienda sanitaria, e attraverso quali percorsi, quali progetti deve svilupparsi e realizzarsi l'integrazione.
Certo, stante il ripetere, volta per volta, Conferenza socio-sanitaria, dei servizi sanitari, oppure Consulta regionale per i servizi sociali e per i servizi socio-sanitari, vorrei sapere se davvero ci sia la necessità di ribadire così pletoricamente una definizione che è abbastanza precisa e che avrebbe dovuto esprimere la volontà di integrare i servizi sanitari con i servizi sociali. Poteva essere data una definizione unica, Presidente Masia, Assessore, e chiamare direttamente i servizi socio-sanitari o sanitari-sociali. Si alternano invece queste definizioni senza dare la sensazione di avere ben chiaro innanzitutto quale è il concetto e soprattutto quali sono le risposte, quali sono, eventualmente, gli strumenti attraverso cui raggiungere l'integrazione.
Ma arriviamo alla definizione di alcune figure che mi lasciano molto perplesso: l'istituzione "Ufficio di pubblica tutela", articolo quattro, comma due, punto a), retto da persona qualificata. Cosa significa da persona qualificata? E' un servizio che viene organizzato in un'azienda sanitaria, retto da persona qualificata? Io sinceramente resto perplesso rispetto alle funzioni che si vogliono attribuire a quest'Ufficio di pubblica tutela. Ufficio di pubblica tutela per personale qualificato, avrei precisato, o perlomeno qualificato nei servizi sanitari o nel mondo legale, legislativo e quantaltro, perlomeno. Non l'avrei lasciato così largo. Vorrei peraltro sapere chi è quella persona qualificata che svolge questo servizio che è di natura onoraria. Ma, sinceramente, io spero nella bontà dei sardi, credo che a Milano e Torino e in altre regioni, molto probabilmente, si trovino poche persone abituate a rendere un servizio pubblico come servizio onorario, se un servizio è, Assessore. Avremmo dovuto far ricoprire questo servizio da persona qualificata, ma qualificata in che cosa per poter dare risposte al cittadino in termini legislativi o di servizi? Ma allora l'URP cosa ci sta a fare essendo istituito nello stesso articolo?
Articolo 5: autorizzazione alla realizzazione di strutture sanitarie. Attività istruttoria. La Ras può avvalersi di personale ASL. Ma per l'autorizzazione e per la realizzazione di strutture sanitarie, finito l'esame dell'accreditamento delle strutture attualmente provvisoriamente accreditate, vorrei sapere: c'è bisogno di espletare l'attività istruttoria prima che sia definito il percorso per gli accreditamenti o per il rinnovo degli accreditamenti? Io credo di no. Come pure riguardo l'autorizzazione all'esercizio delle attività sanitarie: io sposo, rispetto al parere di qualche altro collega, il concetto che l'autorizzazione amministrativa debba essere data dai comuni; ma i comuni non hanno, nei loro organici, tecnici in grado di esprimere consulenze o pareri igienico-sanitari. Credo che né i piccoli, né i grandi comuni siano dotati di questo personale. Ma questo personale è già presente nelle aziende sanitarie! E' quel personale che faceva parte, fino a oggi, dei servizi di igiene urbanistica ed edilizia delle AA.SS.LL., che esprimono i pareri di agibilità delle strutture, i pareri sui progetti ed i pareri affinché il comune possa rilasciare le autorizzazioni.
Ma perché vi siete abbarbicati a pensare cose che non esistono, che non esistono secondo voi, denotando quindi il fatto che non conoscete neanche le funzioni dei servizi. Ciò denota una carenza culturale da parte di chi si è approcciato alla materia e ha elaborato un testo di questo tipo. Ma allora dobbiamo noi condividere anche queste cose? Non conoscete l'esistente e pensate di inventare cosa? Così pure per le autorizzazioni per le attività libero professionali, non c'è una definizione di chi va a esercitare professioni sanitarie in regime libero professionale e volete calmierare il mercato di che cosa? Cioè, pensate davvero di creare una struttura che freni la possibilità per i professionisti del mondo sanitario di poter esercitare liberamente nel settore della sanità isolana? Ma perché si deve pensare ai liberi professionisti e non, nel comma medesimo, che poi è il comma 2 dell'articolo 6, che lo stesso parere, che la stessa autorizzazione, i comuni la possono dare anche per le strutture che chiedono il convenzionamento e l'accreditamento? Molto probabilmente anche qui non c'è una conoscenza reale su quelle che sono le modalità di esercizio della professione sanitaria o delle professioni sanitarie.
Ma poi la cosa più bella è il nucleo tecnico per le autorizzazioni e gli accreditamenti: personale esterno alla Ras e alle AA.SS.LL. Perché, Assessore, pensate di trovare sul mercato, e fuori delle aziende sanitarie, personale preparato a svolgere queste funzioni? Se queste funzioni esistono, è perché il personale sanitario è stato preparato, si è preparato a sue spese, frequentando l'Istituto superiore di sanità e conseguendo i titoli per svolgere questi ruoli. Ma voi pensate davvero di trovare sul mercato queste persone a cui dare l'incarico con contratti e contratti di quale tipo? Ma no, potrei pensare che oltre a questi particolari, molto probabilmente, non è stato possibile rilevare altre carenze.
Tuttavia, tornando sull'articolato, mi viene facile parlare di dipartimenti e di quelli che sono i dipartimenti previsti nei servizi territoriali: i dipartimenti per i servizi di prevenzione e il dipartimento per la psichiatria.
Io, al comma 4, lettera f), dell'articolo 14, leggo che il direttore del dipartimento viene scelto in una rosa di candidati, selezionato dal comitato di dipartimento per la durata di tre anni, non rinnovabili, che ha la gestione complessiva del budget, e può mantenere, questa è una cosa aggiuntiva, le funzioni assistenziali. Ma le funzioni assistenziali non le può mantenere il direttore sanitario in una ASL, non le può mantenere il direttore di distretto. Il direttore di dipartimento può mantenere le funzioni assistenziali. A chi dovete fare la cortesia?
I criteri stabiliscono che le funzioni di struttura complessa sono date soltanto con una definizione ben precisa. E' quella del rapporto unico e per questa figura, stiamo prevedendo il mantenimento delle funzioni assistenziali. Ma, molto probabilmente, state pensando: l'Assessore aveva in mente qualche amico della psichiatria, vero? Leggendo male, si può giungere facilmente anche a scegliere male. Questa mi sembra davvero una cosa obbrobriosa, ed io la denuncio qui, in Consiglio. Perché tanto, fra qualche tempo, sapremo che è stata trovata anche una soluzione migliore per venire incontro a qualche amico della psichiatria. Ma, dico, quale è la selezione per i Direttori Generali, per i Direttori dei Distretti, o comunque, per quanto previsto dal decreto legislativo numero 502, che prevede che un direttore venga nominato dopo una selezione del Comitato di…? Ma come vi è saltato in testa? Chi è che ha fatto questo grande sogno? Vogliamo capire, davvero, e forse non ci metteremo molto a capire che, molto probabilmente, per questo ruolo di Direttore dei dipartimenti territoriali c'è già un elenco di amici da nominare.
Ci sono le leggi che disciplinano le nomine all'interno delle Aziende sanitarie; il decreto legislativo numero 502 credo che stabilisca anche come si accede ai ruoli nei dipartimenti. L'altra cosa è quella che riguarda il Direttore dei presidi ospedalieri. Professor Gessa, in un'Azienda sanitaria sarda, ad un certo punto, venne nominato Direttore sanitario il veterinario, questo per far capire quanto lo scadimento della sanità avesse condizionato il settore della sanità sarda. E' stata poi necessaria una lunga causa per far revocare dall'Assessore questa nomina. Allora, se davvero riteniamo che la tutela della salute umana debba essere equiparata a quella del mondo animale, va bene, non ci sono problemi, basta che lo diciate Andate invece a nominare Direttori sanitari dei veterinari. Ma che qui, nella legge, ci sia scritto che il Direttore di un presidio ospedaliero possa essere scelto tra il Dirigente medico e il Dirigente amministrativo, come se nel mondo della sanità sarda non fosse mai esistita la scuola di specializzazione in direzione ospedaliera, come se, in Sardegna e in Italia, non esistessero le figure dei direttori medici, laureati in medicina e chirurgia che, con un corso di specializzazione di tre o quattro anni…..
PRESIDENTE. Grazie onorevole Contu. E' iscritta a parlare la consigliera Cocco. Ne ha facoltà.
COCCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi. Riprendo la battuta dell'onorevole Vargiu, che ha definito questa una legge accabadora, per dire che, invece, io ritengo sia proprio una legge iniziadora. Non è certo una legge perfetta, non è una legge ottima, però sicuramente è una legge che ci permette di fare qualche passo avanti. La tutela della salute, richiamata dall'articolo 32 della Costituzione, è come diceva l'onorevole Diana: come si fa a parlare del diritto alla salute? L'articolo 32 della Costituzione è citato in tutte le leggi e in tutte le riforme della sanità, dalla legge "89", dalla legge "92", eccetera, quindi non è un principio che ci siamo inventati noi.
Certo, si tratta di un diritto che ha delle contraddizioni e delle restrizioni, perché deve tener conto dei vincoli economici. Certo, l'Azienda sanitaria ha lo scopo di rendere più efficiente e migliorare la sanità, ma non possiamo, noi per primi, confonderla con un'impresa che deve andare in pareggio, perché la sanità non ha questo scopo. Il diritto alla salute diventa così uno dei princìpi fondamentali a cui questa legge si ispira, così come a tanti altri princìpi: la centralità della persona umana per la titolarità del diritto alla salute, l'universalità e l'equità nell'accesso ai servizi e alle prestazioni sanitarie, la globalità della copertura assistenziale. La legge presenta inoltre degli elementi che non possiamo non ritenere importanti e di cui davvero non possiamo fare a meno. Mi riferisco all'atto aziendale che costituisce il cuore e lo snodo di tutte le scelte più importanti che si possono fare nella sanità, come la creazione dei Distretti, che sono articolazioni territoriali. La legge quindi, tende a potenziare il territorio come luogo privilegiato per l'incontro tra l'assistenza sanitaria e l'assistenza sociale, e quindi per l'integrazione e il collegamento tra l'assistenza ospedaliera e l'assistenza territoriale, proprio per assicurare alle persone la continuità assistenziale.
Non possiamo non richiamare, inoltre, ne abbiamo parlato, l'Agenzia regionale della sanità che verrà istituita, appunto, con questa legge. E' un organismo, abbiamo detto, di supporto tecnico e scientifico che ha l'Assessorato, avente lo scopo di migliorare la qualità dell'assistenza sarda. Così come ritengo che la formazione sia un elemento importante che questa legge garantisce, dando anche alla Regione la possibilità di attuare e di promuovere occasioni formative. Sollevo tuttavia una critica a questa legge, ma non solo a questa legge, a tantissime leggi: sono leggi che sono molto, molto generiche e astratte nei titoli, e questo un Parlamento democratico non dovrebbe permetterlo, e mancano totalmente di un proemio. Non voglio scomodare Platone, che affermò nel suo capolavoro "le leggi" che ogni legge deve avere una premessa, un proemio, proprio per capire bene quali sono i soggetti che si vogliono tutelare, quali sono i soggetti forti e i soggetti deboli di ogni legge, in maniera tale che non si capovolgano i ruoli tra i forti e i deboli. Ritengo anche che il legislatore, quindi noi stessi, si debba esporre di più per una assimmetria minimale, che permetta, appunto, il rispetto soprattutto dei più deboli.
Mi auguro, comunque, che questa legge può essere sicuramente, ripeto, anche ulteriormente migliorata, e questo lo abbiamo in parte già fatto, avendola da tanto tempo in Commissione, dove l'abbiamo letta, l'abbiamo riletta, l'abbiamo corretta, emendata, eccetera. E vorrei dire all'onorevole Vargiu che non è un limite il fatto che la legge sia stata migliorata e corretta, significa anzi che siamo stati liberi di farlo. Ripeto, non è una legge perfetta, e sicuramente non è neanche una legge profetica, all'avanguardia; è però una legge che ci permette di fare i primi passi di un cammino, proprio per evitare che si arrivi ad una paralisi mortale della sanità.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cocco. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai, che non è in Aula e quindi decade. E' iscritto a parlare il consigliere Liori, che non è in Aula e quindi decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Grazie Presidente. Io penso che sia utile, su questa legge, provare a fare un tentativo di sospendere le ostilità che sono, non sulla legge, secondo me, bensì sull'interpretazione di questa fase che riguarda il sistema sanitario in Sardegna. Lo dico perché è una legge molto delicata e importante, che peraltro arriva con un ritardo tale da far rimpiangere, lo dico anche al collega Diana, il fatto che la nostra non sia una Regione a Statuto ordinario, e quindi, una Regione che assume immediatamente provvedimenti di carattere nazionale, senza bloccarli e produrre quindi ritardi rispetto al resto delle Regioni italiane e della legislazione regionale e nazionale. Lo dico anche perché questa è una legge che stabilisce delle regole, prima di tutto; e intravedere, in queste regole insidie che produrrebbero non so quali pregiudizi sulle scelte delle nomine, invece che guardare quali sono i reali cambiamenti che la legge introduce e che introduce fedelmente rispetto al sistema nazionale, rischia di rendere il dibattito poco utile anche per un confronto serio che riguarda questa materia. L'invito è tentare di recuperare il clima che c'è stato in Commissione, che non era un clima finto, non era un clima…. mi dispiace che non sia presente il Vicepresidente della Commissione, che dovrebbe invece seguire i lavori, come ha seguito correttamente i lavori della Commissione.
Dovremmo quindi cercare di compiere uno sforzo comune per recuperare un clima utile alla legislazione, piuttosto che richiamare elementi non opportuni ad una miglior definizione della legge. Io penso che ci siano tre, quattro grandi bivi che con questa legge siano chiamati a scegliere, tre, quattro grandi incroci tra possibilità differenti. Abbiamo parlato per due anni, anche un po' mitizzandolo, per non parlare dello scorso mandato, del Piano regionale sanitario. Io dico mitizzandolo: lo dico perché la programmazione è sicuramente condizione essenziale, per avere chiarezza sugli obiettivi e sugli strumenti che servono per realizzarli. Ma la verità è che, ha ragione il collega Oppi, non dal 1999, ma dal 2001 questa Regione non ha applicato le normative nazionali che precedono, alcune scelte strategiche fondamentali. Tant'è vero che, senza la legge di riforma, nello scorso mandato è stato inutile tentare di stabilire gli indirizzi per gli atti aziendali, come aveva tentato proprio il collega Oppi da Assessore, è stato inutile procedere con la razionalizzazione ospedaliera, perché troppi erano i sospetti in assenza di altri elementi, è stato inutile procedere con le Aziende miste in assenza di un quadro normativo innovato e modificato, come invece stiamo tentando di fare noi.
Così come l'avvio della legislatura, molto concentrata sugli aspetti programmatori e sulle scelte in qualche modo dettate dalle urgenze che sembravano provenire dalla scorsa legislatura, ci ha impedito, forse, di lavorare da subito a questa legge. Ma non ci si può certo rimproverare che questa legge arrivi in ritardo, perché arriva in Aula esattamente sei mesi dopo la sua entrata in Commissione. Ed è una legge vera, di riforma; nessuno può dire che non sia di riforma, nessuno degli interlocutori, qui dentro. E non c'è nessun interlocutore esterno, addetto ai lavori o meno, che possa negare che questa sia una legge di riforma. E bene, elaborare in sei mesi una legge di riforma con quell'intensità di lavoro, con quell'impegno, anche intelligente, posto da tutti i membri della Commissione, dal Presidente in particolare che l ha guidata, non è un lavoro da sottovalutare. La vera innovazione prodotta da questa legge è che si passa da alcuni provvedimenti puntuali su specifici problemi, ad un provvedimento che tenta di configurare, anzi, che configura, una serie di elementi-quadro provenienti in parte dalla legislazione nazionale, in parte dall'esperienza di questi ultimi anni e da un nuovo quadro di riferimenti del sistema sanitario. Su questo quadro possono essere realizzati sia provvedimenti in funzione della programmazione sanitaria generale, sia provvedimenti che riguardano l'istituzione delle Aziende miste, che servono per il sistema sanitario regionale e per la formazione universitaria.
Oggi si approva un provvedimento di sistema; cosa che non è stata possibile fare, nonostante gli sforzi, nella scorsa legislatura. Spesso siamo stati noi stessi, maggioranza ed opposizione di allora, presentatori solo di proposte di legge singole: la proposta di legge per una singola Azienda ospedaliera; la proposta di legge sulle molte Aziende ospedaliere; la proposta di legge sull'Agenzia della sanità, ma non abbiamo potuto intervenire, forse perché in quel momento non c'era la possibilità, magari al di là delle volontà che secondo me c'erano anche in alcuni esponenti del governo di allora, su un sistema, diciamo, che ridisegnasse tutta la sanità in Sardegna. E quello che stiamo affrontando è un tema non soltanto tecnico, perché qui ci stiamo giocando una partita importante, quella che richiamava il collega Diana - lo cito per la seconda volta e spero che si possano apprezzare gli elementi positivi della segnalazione. Anch'io sono convinto che dobbiamo parlare della salute e non della sanità, soprattutto se stiamo parlando di ciò che serve ai cittadini e non di ciò che serve, normalmente, ai medici. Però, collega, se lei ha davvero a cuore - io ne sono certo - e se, come penso, anche la forza che lei rappresenta ha a cuore questi temi, non c'è motivo perché noi non affrontiamo nel merito le questioni proposte nella legge, apprezzando anche le attenzioni che ci sono e che garantiscono quel tipo di direzione.
Perché che si parli finalmente di tutela della "salute" e non di tutela della "medicina" ovvero dei medici, è dato dal fatto che la legge introduce un sistema di equilibri che esiste già in moltissime altre Regioni che hanno una sanità più civile, più adeguata della nostra, che ha sperimentato in questi anni elaborazioni ed applicazioni molto più avanzate ed efficienti. Un sistema di equilibri che libera da poteri definiti che tutti noi diciamo e vogliamo combattere: interessi precostituiti, spesso, normalmente privati, ma non solo privati, che elimina creando poteri alternativi, articolati, e anche poteri dei cittadini e degli enti locali più forti; che elimina istituti protezionistici che anche recentemente, anche nelle ultime ventiquattr'ore, tendono ad essere riproposti, svincolando il settore sanitario da un sistema mirato soltanto ad avere, dentro lo stesso, elementi di carriera o di potere. La resa della trasparenza nel sistema deriva dal fatto che più persone, più soggetti, collettivi in particolare, partecipano al governo ed alla valutazione del medesimo. E' in questa direzione che va considerato il nuovo sistema, non come un aumento della burocrazia, così come ha paventato, come elemento di rischio, il collega vicepresidente della Commissione.
In questa direzione operano le conferenze provinciali e i comitati di distretto, dando agli enti locali poteri di conoscenza, di verifica e anche di indirizzo, in funzione dello sviluppo del sistema territoriale. Io penso che questo sia un buon punto di arrivo e di mediazione rispetto all'ipotesi di ritornare indietro per ricostituire i consigli di amministrazione, peggio ancora se composti di medici che co-governano il sistema sanitario dall'interno! Cosa altrettanto pericolosa per una medicina che, sempre più guidata dalle tecnologie, tende a contenere al suo interno il potere di governo, piuttosto che metterlo a disposizione degli utenti e di chi li rappresenta. Così come quell'articolo, citato da qualche collega, che concerne l'URP e tutta una serie di altre cose: sono strumenti che esistono e sono sperimentati in altre Regioni e che in sintesi dicono: a) la ASL si dota di un ufficio che garantisce le relazioni col pubblico; b) siccome quell'ufficio dipende dalla stessa ASL, non è sufficientemente autonomo per rappresentare gli interessi dei cittadini, per cui le associazioni dei consumatori, degli utenti e dei pazienti devono avere spazi dentro la ASL e strumenti di intervento; c) cosa altrettanto importante, il cittadino deve essere aiutato a combattere la solitudine che di solito soffre nei confronti del sistema sanitario: quando entra in un ospedale è nelle mani di chiunque.
In questa direzione, viene introdotto il punto di accesso unitario, non solo nel distretto, per evitare che debba passare giornate intere ad inseguire un esame o un consulto, ma anche dentro l'ospedale ed i presìdi ospedalieri. Quindi questo è un altro elemento che genera poteri di difesa dei consumatori, dei cittadini, organizzati o del singolo, che rappresenta un ulteriore potere che si confronta con quello che tutti noi abbiamo sempre definito un potere tecnocratico interno al sistema sanitario. Allora, questa non è una riforma? Una riforma che introduce questa nuova articolazione, questi nuovi equilibri? Guardate che l'abbiamo fatta insieme, l'abbiamo scritta insieme ed è bene che di questi elementi di valore si appropri il Consiglio, non facendo della legge un terreno di confronto, parlando di altri elementi di conflitto che sono esterni ai temi di questa legge! Quello che noi dobbiamo fare dentro il Consiglio è lavorare affinché che questa legge sia un sistema equilibrato di poteri che garantisce, alla fine, l'aumento della salute e la trasparenza nel sistema sanitario. Altro elemento importante di questa legge è che supera la visione ospedalizzatrice della sanità, ovvero restituisce gli strumenti necessari al territorio affinché arrivino le proposte, le risposte ai cittadini, e negli ospedali si faccia ciò che serve agli ospedali.
Guardate, non è soltanto un problema di qualità dell'assistenza, perché dà più sicurezza ai cittadini che questo avvenga dentro gli ospedali. Lo sappiamo tutti! Però la verità è che dentro gli ospedali lo stesso tipo di assistenza costa due, tre volte di più, e anziché garantire adeguati livelli di assistenza a tutti, si riesce a garantire un livello di assistenza molto più basso e a molte meno persone, a meno che non si sposti l'assistenza nel territorio. Penso che tutti voi abbiate letto le dichiarazioni e i dibattiti di questi giorni che riguardano il tema dei conti, la posizione del Governo, le richieste dell'Unione Europea, che non sono richieste a un governo di centrosinistra, ma al Paese, nel senso della necessità che dentro la sanità, mantenendo i livelli essenziali di assistenza, con la quantità e la qualità alta, si trovino i modi affinché, con gli stessi costi, si possa garantire una migliore assistenza, che passi attraverso i territori, con la diminuzione delle sovrastrutture costose, non di quelle democratiche, di quelle costose! Come ad esempio i doppioni dei dirigenti, forse un eccesso di AA.SS.LL, e tutto ciò che in qualche modo conduce a un aumento dei costi, senza correlazione diretta con la qualità dell'assistenza ai cittadini.
C'è un terzo elemento che desidero rappresentare in ragione del fatto che la presente sia una legge di riforma. In sintesi, questa legge, oltre che esaltare la funzione e i poteri degli enti locali e dei cittadini, dà anche risposte sotto il profilo della partecipazione dall'interno degli operatori, intervenendo con chiarezza su alcuni organismi che, presenti nella "229", non sono stati applicati se non "a macchia di leopardo" in Sardegna, vale a dire che, dove era è utile, sono stati applicati, dove invece non ci sono state le condizioni, non sono stati applicati; un po' a seconda della volontà dei singoli manager, presenti e scorsi. Ecco, la legge non solo aiuta a definire questi luoghi di partecipazione, di valutazione comune degli obiettivi e delle soluzioni, ferma restando la responsabilità del manager a cui sono date responsabilità, oneri e onori. Essa consente anche di fare chiarezza e di dare certezza attraverso l'atto aziendale, che viene emmanato in base ad indirizzi sottoposti anche alla valutazione del Consiglio tramite la Commissione, come pure di dare certezza sulle modalità di accesso alle posizioni di responsabilità, sulla trasparenza di queste posizioni.
Perché, nonostante qualunque tentativo potesse essere operato, anche nello scorso mandato e nei mandati precedenti, dall'Assessore o da chiunque, in assenza di norme applicate in Sardegna, è chiaro che si potesse esplicitare una forma di monarchia locale da parte del management! Sotto questo aspetto la chiarezza dell'atto aziendale, la certezza di alcune norme applicate in Sardegna elimina la possibilità di conflitto ed anche la possibilità di una gestione autonoma da parte del management di queste posizioni, che costituiscono elementi di potere, soprattutto in assenza della capacità degli interlocutori professionali, degli operatori all'interno, di segnalare contestando, di vincolare attraverso percorsi certi di accesso alle responsabilità le scelte del management. La legge fa anche uno sforzo - e io su questo do in qualche modo un quadro di riferimento - sotto il profilo della risposta della sanità, in merito al tema dell'integrazione sociosanitaria. Perché sino adesso in Sardegna, non per colpa dell'assenza della A.S.L., ma per motivi, diciamo, vari, in quanto il sociale e il sanitario sono sempre stati divisi e spesso è stato addossato alla sanità il compito di occuparsi di cose che sono del sociale, l'aspetto dell'integrazione non è mai stato oggetto di uno sforzo, perché i soggetti che dovrebbero affrontarlo si trovino intorno a un tavolo con responsabilità. Per responsabilità si intendono stili di lavoro, approcci, uniformità di diritti, uniformità delle risposte, e anche risorse economiche ed umane da mettere in campo.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue LAI.) Allora un primo passo l'abbiamo fatto con la legge numero 23, scrivendo che "al PLUS partecipano anche le AA.SS.LL". In questa legge si fa un passo in avanti perché la direzione che si chiamava "psicosociale", che era una direzione che esisteva in Sardegna e in nessun'altra parte d'Italia, perché in tutto il resto d'Italia si chiamano direzioni sociosanitarie, sia che si occupino totalmente delle politiche sociali come succede in Veneto, sia che si occupino dell'alta integrazione tra sociale e sanitario come succede nel resto delle Regioni italiane, è quella stessa direzione che, dovendosi occupare, così com'era nella logica della legge nazionale, dell'integrazione tra sociale e sanitario, ovvero dell'alta integrazione sociale e sanitaria, si definisce "direzione dei servizi sociosanitari". In qualche modo è una conseguenza anche della legge numero 23, che abbiamo approvato insieme quando abbiamo previsto la "direzione delle politiche sociali", con alle dipendenze la direzione per l'integrazione sociosanitaria e la direzione e il servizio per le politiche sociali.
E' lì che si attua l'integrazione delle competenze che concernono una quota di sanitario e una gran quota di sociale, oppure che partono dal sanitario ed hanno ricadute nel sociale. E' chiaro poi che operativamente la risposta la si dà all'interno dei distretti, ma è altrettanto chiaro che non è possibile pensare di avviare un processo come l'integrazione sociale e sanitaria avendo 22 distretti, ognuno dei quali si organizza come vuole, predispone le risposte e l'analisi della domanda, anche quando non ci sia un profilo capace di cambiare la cultura dentro le AA.SS.LL., che è specialisticamente medica, ovviamente! Tanto è vero che abbiamo pensato, con la legge "23", di istituire la direzione delle politiche sociali, perché quell'Assessorato aveva troppe competenze in campo medico per affrontare anche le politiche sociali. Ma c'è il campo di mezzo, quello della zona grigia, dove le risposte, se sono solo sanitarie, sono insufficienti, se sono solo sociali non danno soluzioni che possano aiutare a ritrovare un nuovo equilibrio. Quella parte lì va fatta insieme e va fatta con l'autorevolezza giusta, dalla parte dei Comuni e dalla parte del sistema sanitario, tenendo insieme tutto: il progetto, gli obiettivi e poi la risposta operativa che viene data a livello dei distretti. Concludo, perché penso di essere arrivato alla fine. Ci sarebbero molte questioni, ma penso che ci saranno le occasioni, anche nel corso del dibattito.
Io penso che restino delle partite ancora aperte dopo questa legge. Questa legge pone le regole: stabiliamo insieme se sono chiare, se sono garantiste, se garantiscono l'equilibrio dei poteri tra il sistema tecnico sanitario, i cittadini e gli enti locali. Facciamolo insieme, perché le regole, se sono riconosciute valide, si possono applicare con maggiore efficacia. E sono le regole che, se fossero state adottate nella scorsa legislatura, avrebbero aiutato anche l'azione del precedente governo regionale. Quindi le regole vanno fatte insieme! Consideriamo queste regole come il punto di partenza e il terreno che consente di scegliere le soluzioni, sulle quali, poi, ognuno si assume le proprie responsabilità. Sono tuttavia convinto che se le regole sono oggetto di confronto chiaro e condiviso, anche le soluzioni possono essere condivise, e non costituire elemento di muro contro muro. Infatti quasi tutto questo Consiglio, io spero tutto questo Consiglio, ha l'obiettivo di superare incrostazioni, interessi presenti e soprattutto le differenze nella risposta di salute che attualmente esistono nel territorio della Sardegna. E la seconda… concludo…
PRESIDENTE. Sì, concluda, prego.
LAI (D.S.). La seconda questione aperta penso non debba essere anticipata in questo momento. La presente legge stabilisce le regole e la certezza, la risposta della salute nei territori e nell'ospedale, la rete nei territori e negli ospedali. Tutto ciò è oggetto del Piano sanitario; per cui ritengo importante espletare adesso un forte impegno per parlare delle regole e per condividerle, onde elaborare poi al meglio quella seconda parte, nell'interesse di tutti.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lai.
E' iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà. Non è in aula. Decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Signori della Giunta, colleghi. Io credo che mai come in questi giorni abbia sentito in quest'Aula i continui appelli, ma, permettetemi, non mi viene altro termine al momento, i falsi appelli della maggioranza a scelte condivise, con dialogo aperto, a fare insieme delle proposte che possano in qualche modo gratificare o risolvere problemi atavici della Sardegna. Anche oggi ho rilevato questa richiesta di collaborazione, di scelte condivise, e mi rifaccio proprio alle ultime parole del collega Lai. Perché dico: falsi appelli? Perché non una, una mezza, un quarto delle proposte avanzate dalla minoranza sono mai state prese in considerazione da questa maggioranza. E credo che non siano mai state prese in considerazione pregiudizialmente, perché nel merito (vivaddio, ancora si parla tra colleghi) sappiamo, entrambe le parti sanno, che ci sono molti elementi condivisi nell'interesse generale e secondo linee, indirizzi ed obiettivi che condividiamo ad personam.
Non so, lo chiedo a tutto il Consiglio, perché non si riesca ad andare oltre. E riconosco che sbaglio nel dire che neanche un quarto delle proposte è stato accolto, perché, forse, un terzo è stato accolto: la legge "23". Infatti con l'amico Lai e con altri componenti della Commissione settima, di cui io non faccio parte, abbiamo condiviso un testo che è andato a confronto con le varie proposte, è stata una legge votata all'unanimità, con qualche piccola disattenzione in chiusura, a cui è stato posto, con una certa difficoltà, rimedio in sede di legge finanziaria. Perciò è vero che qualcosa è stato fatto; è stata proposta la legge "23", che io cito ancora come legge di cui tutta questa Aula deve andare fiera, in quanto è stato un esempio di volontà legislativa unanime e condivisa, attesa, approfondita, che però è rimasto un fatto unico, di sostanza, in quest'Aula. Aggiungo che ha anche animato un confronto in Aula sulle cose che si sono condivise, quasi tutte, e che ha arricchito molto, spero e credo, anche gli operatori del sistema sociosanitario.
Allora, perché continua questo appello? E perché questo appello è falso? Io voglio stare nel merito di questo disegno di legge; tuttavia troppi accenni sono stati fatti ad altre situazioni e ad altre problematiche, che in questo periodo stiamo affrontando non unitariamente, e che difficilmente affronteremo unitariamente. Perché l'unità o la richiesta di unità, non la si può dimenticare dall'oggi al domani; perché non si può cambiare indirizzo a seconda di come cambia la controparte. Io non ho piacere di nominare governi amici o nemici: non esistono governi amici e non esistono governi nemici; esistono invece governi che hanno interessi e volontà diversi da quelli della Regione Sardegna. E' un dato storico che abbiamo sempre grandi difficoltà, soprattutto quando non troviamo l'unità, a far valere le ragioni della Sardegna. Però, a seconda di come ci sediamo in quest'Aula, cambiano anche le opinioni e questo è un fatto eccezionale. Cambia anche l'opinione del Presidente, che con un certo tipo di governo dice: "Non accetto nessuna dilazione, dobbiamo pretendere tutto e subito". Siamo andati a Roma, io ero tra quelli, e posso dire: siamo andati a Roma! Molte assenze fra coloro che oggi parlano e chiedono unità ci sono state! Io mi vanto di essere uno di coloro che ha creduto in quell'unità, ed ero lì, con il mio Presidente della Regione, istituzionalmente il mio Presidente della Regione, che ha tradito per primo quell'impegno, oggi dico. E troppi, soltanto per parte politica, difendono a spada tratta ancora quelle scelte di ieri, e quelle di oggi, non comprendendo e non rispettando, a mio avviso, la propria dignità e coerenza personale. Perciò, se era valida quella richiesta allora, deve essere valida anche oggi, con tutto il diritto, ovviamente, di cambiare opinione. Chi è che non cambia opinione? Quando questo è un passo avanti, non un passo indietro. La campagna elettorale per questo Consiglio regionale è finita due anni fa; mi sembra tuttavia che stia continuando, e che nel febbraio-marzo dell'anno in corso si sia accentuata ancora.
Ma veniamo, dopo questa premessa, a comprendere che cosa succede in questa legge. E' stato detto dal Presidente della Commissione: "Una legge attesa da tutti", anzi, "Voluta da tutti". Io condivido l'espressione se cambiamo il verbo e diciamo: "Una legge attesa da tutti, non voluta da tutti". Ne è prova il dibattito in Commissione, dagli atti che ho potuto leggere, dalle due relazioni di maggioranza e di minoranza. Per cui è una legge non da noi condivisa, non voluta da tutti. Poi, leggendo l'articolato, ci rendiamo conto perché non può essere una legge voluta da tutti. Due anni sono passati a discutere di sanità, a fare proclami, enunciazioni, a utilizzare i media. Io ricordo che, se non sbaglio, l'Assessore mi corregga se sbaglio o se ricordo male, il Piano sanitario doveva essere presentato verso il Natale del 2004; poi da Natale si è passati a Capodanno, da Capodanno alla Pasqua, dalla Pasqua a Ferragosto, e poi ai morti. Oggi il Piano sanitario, dopo due anni da quella enunciazione clamorosa, è all'attenzione della Commissione competente che, tra l'altro, a causa della mancanza costante del numero legale, è costretta a lavorare a rilento e con la garanzia della minoranza che il numero legale sia presente.
Per questi motivi, lavorando a rilento, soltanto oggi esaminiamo questo disegno di legge, ed è ancora da venire il giorno in cui esamineremo il Piano sanitario. Anche quella è stata una grande enunciazione; così come è stata una grandissima enunciazione, non condivisa nel metodo, quella sui protocolli d'intesa, di cui si fa, appunto, riferimento anche in questo disegno di legge. Tuttavia, nonostante quelle enunciazioni, che possiamo relegare nel tempo o inserire riferire ad un Natale di qualche anno fa, ancora oggi, sull'applicazione di quei i protocolli d'intesa, non possiamo dire che sia una cosa fatta, e su questo argomento abbiamo avuto anche modo di discutere nel metodo. Così come le enunciazioni sul deficit che, nello schema presentato in Commissione dall'Assessore (giustamente, siccome pensiamo che l'uomo sia al centro dell'azione dell'Assessorato della sanità, come deve essere) viene indicato come utile o perdita di esercizio. Correttissimo ovviamente, riscontrando che abbiamo 308 milioni di euro di perdita di esercizio. E anche questo non mi sembra molto in linea con quelle enunciazioni.
Salto a piè pari, invece, quanto riguarda l'aspetto della prevenzione veterinaria, e stenderei su questo un velo pietoso. I risultati sono sotto gli occhi di tutti; ma soprattutto il confronto in quest'Aula, sulla mozione presentata, ha dato l'esempio di cosa intendano per prevenzione e attività veterinaria questo Assessorato e quel nucleo di consulenti, di dubbia capacità, di cui si contorna. Allora, come chiamerei questa legge? Si è fatto riferimento nei vari interventi all'importanza della persona, del servizio sanitario, alle esigenze del fruitore dei servizi sanitari, generalmente un paziente. Tuttavia, non capisco se abbiamo letto la stessa legge, perché in questo testo, al di là della parentesi sul sistema socio sanitario, che discuteremo quando entreremo nel merito dell'articolato, si parla, sì, certamente, giustamente, come deve essere, della organizzazione sanitaria; ma le risposte che si danno costituiscono la legittimazione di una nuova dirigenza, che si vuole nuova ma, per chi la discute, per quanto riguarda il passato, secondo il solito metodo, che molti criticano e denunciano, ma in maniera aleatoria e generica, di rompere quell'anello tra politica e sanità che ha contraddistinto in Italia, credo, non solo in Sardegna, la grande favola, che ha anche riscontri reali, del legame politica-sanità.
E quindi si crea una nuova clientela, che chiamiamo con il suo nome, una nuova clientela. Ne è buon esempio l'articolo 10, ma anche su questo entreremo nel merito passo dopo passo, l'articolo che giustifica l'assalto alla diligenza, non alla dirigenza, che sta dando questa maggioranza e questa Giunta. Sorrido perché mi sono sempre chiesto, riguardo al privato e alla pubblica amministrazione, (ma faccio l'esempio del privato che rende di più) perché i consulenti non sono mai grandi imprenditori? Io ho avuto modo di assistere e di usufruire di prestazioni consulenziali, che indicano esattamente quale percorso fare, come distribuirlo, l'organigramma, i carichi di lavoro, le scelte di marketing e quant'altro. Rappresentano cioè delle slide, generalmente, bellissime da vedersi, che mostrano tutta l'organizzazione aziendale. Il problema è, mi sono sempre chiesto: queste persone che sono talmente preparate, talmente affascinanti nelle enunciazione dei princìpi generali della corretta gestione di un'azienda, perché non fanno gli imprenditori? E questo esempio serve per capire che cosa sta succedendo anche adesso: siamo sovrastati da un "mare consulenziale", gli stessi Assessori sono dei consulenti, (e questa non vuole essere ovviamente un'offesa), che non hanno il polso politico, che non conoscono la realtà territoriale e sociale, che non sanno dove intervenire.
Perché c'è una differenza tra potere politico e potere amministrativo? Proprio perché c'è quel limite consulenziale, e qui è evidentissimo e palese, come in tutta l'azione di governo, o in quasi tutta, perché non è tutta da buttar via, che caratterizza questa amministrazione.
L'articolo "10" dicevo: Assessore, io sto ancora aspettando la sua risposta, a seguito della richiesta di chiarimenti che lei ha fatto al Ministero, per comprendere se, a torto o a ragione, ho sollevato il problema delle nomine dei direttori amministrativi e sanitari che non hanno titolo. E non affermo, (lo sto ponendo non in maniera, come dire, dubitativa, ma affermativa) che non hanno titolo perché da voi sono stati nominati, e questo è risaputo da tutti.
Mi risponde per iscritto a quella interrogazione dicendomi che, in attesa di definire la legittimità o meno, ha posto un quesito al Ministero. Dopo un anno e poco più il Consiglio di Stato, tramite il Ministero, non ha fornito ancora risposta, e quei direttori amministrativi e direttori sanitari, persone degnissime, ma senza titolo, continuano a esercitare le loro funzioni e, ahimé, si vede anche che alcuni non hanno titolo e si giustifica il perché.
Aspetto una risposta, ma una risposta c'è già qui! La risposta è proporre una sanatoria. Per cui nei titoli dei direttori amministrativi in modo particolare, si inserisce la famosa frase: "che abbia una esperienza quinquennale", o non mi ricordo quanto, nel settore degli enti pubblici o privati sanitari, e si aggiunge: "o enti pubblici". Cioè, anche grammaticalmente, è messa un po' maluccio la cosa. Comunque si aggiunge questa sanatoria, per cui si giustifica e si scopre che chi non ha titolo viene reintegrato nella funzione. Sicuramente il presidente Masia e gli altri colleghi si sono resi conto di questo e spero che riflettano in merito.
Tra l'altro, sempre soffermandomi su quest'aspetto del disegno di legge, esso costituisce un nuovo, non primo e non ultimo, motivo di impugnazione da parte del Governo centrale, perché è una norma in palese contrasto con la legge "502", palesissimo in quanto vincolante, mi ricorda il collega Oppi. Per cui, se fosse approvata così com'è, sarebbe motivo d'impugnazione anche questo; ma voi non siete nuovi a questo genere di cose. Supponete anzi, come sta avvenendo in questi giorni, che adesso l'impugnazione da parte del Governo, da questa minoranza preannunciata nella discussione di disegni di legge precedenti, conseguisse a tale preannuncio e che quindi il Governo, nemico o amico, avrebbe impugnato quelle leggi approvate da quest'Aula. Tuttavia, l'impugnazione da parte del Governo, non è lesa maestà nei confronti dell'autonomia della Sardegna, ma è ricordare a quest'Aula (e non serve che lo ricordiamo noi perché non esiste quel confronto che voi chiedete), che trattasi unicamente della difesa di uno Stato di diritto ad opera del Governo.
E noi siamo in uno Stato di diritto in Italia. In Sardegna tuttavia questo principio è messo sovente in dubbio perché lo Stato di diritto, da questa Aula, da questo Consiglio, che dovrebbe legiferare nel pieno rispetto della normativa costituzionale, è costantemente calpestato. Non ultimo è l'esempio dei direttori amministrativi, ma avremo tanti modi, momenti ed esempi da portare all'attenzione di chi vorrà prestare orecchio a questo tema. Questo tema non è questione di destra, di sinistra o di centro su cui molti si nascondono, ma si tratta di riconoscimento democratico, perché lo Stato di diritto non è di destra, né di sinistra, né di centro. Allora, come ha detto il collega Gallus nella sua relazione di minoranza, questo Stato di diritto è insistentemente e insensibilmente calpestato dalla attuale Giunta. Questa Giunta, e mi rifaccio anche a quanto detto da qualche collega prima, dovrà attuare questo disegno di legge, che non deve essere né di destra, né di sinistra.
Tuttavia, questo disegno di legge sulla sanità non è vero che non è né di destra, né di sinistra; questa sanità è di sinistra. Non nel merito delle azioni che vengono adottate perché non siete in grado di dire qualcosa di sinistra, ma semplicemente perché con lo spoil system che avete attuato con la cacciata di tante persone, la vostra azione porta a delegittimare tutta la situazione precedente, e posso comprenderlo. Ma la delegittimazione ha un buon effetto quando si cambia il metodo. Vedete, noi abbiamo sbagliato una cosa come centrodestra nella passata legislatura: non abbiamo cambiato metodo, abbiamo cercato semplicemente di sostituirvi, attuando lo stesso preciso identico metodo di prima; lo stesso errore che state facendo voi. Non basta cambiare gli uomini per delegittimare una parte politica o per sostituirla: ci vogliono idee, idee innovative, e nel pieno rispetto dello Stato di diritto che voi state calpestando.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Capelli. Do la parola all'onorevole Uggias, che conclude gli interventi di questa sera. Proseguiamo domattina con gli interventi dei Capigruppo.
E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Grazie per l'onore signor Presidente. Signori della Giunta, colleghi consiglieri.
Devo dire che il lavoro svolto in settima Commissione è stato una grande occasione per acquisire non solo competenze ma conoscenza della materia, da parte delle persone che l'hanno trattata. La settima infatti è una Commissione altamente qualificata per esperienza, per competenza, costituita in gran parte da medici, da operatori del settore, ed anche da ingegneri dalle pietre, come amano definirsi, da avvocati ed ancora da altre competenze, che hanno dato, in questa loro performance, una grande testimonianza. Perché, occorre dirlo, nell'affrontare il tema del riordino del servizio sanitario regionale, è stata posta al centro della discussione, vorrei dire credo senza esagerare, esclusivamente l'attenzione sul sistema del funzionamento del sistema sanitario in Sardegna. In questo senso devo dire che questa legge è stata ampiamente discussa all'interno del Consiglio, ma è stata anche largamente condivisa dai soggetti che, dall'inizio e alla fine, sono stati sentiti. In più occasioni infatti abbiamo avuto modo di confrontarci con tutti gli operatori del settore, fossero essi direttori generali delle aziende, rappresentanti degli enti locali, Università, le diverse sigle mediche, le organizzazioni sindacali e tutto il mondo che in qualche maniera ha a che fare con la sanità.
E in questo senso, e io mi sento di fare i complimenti a tutti i componenti della Commissione che hanno dato una collaborazione significativa e fattiva e che francamente mi stupiscono oggi, nel momento in cui sento valutazioni negative su questo testo di legge. Si dice infatti: "fino a ieri abbiamo lavorato tutti insieme, abbiamo dato un contributo significativo, andiamo a fare la verifica delle ulteriori audizioni svolte negli ultimi quindici giorni, che hanno dato un riscontro positivo rispetto alle cose che avevamo messo in campo". Oggi si dice invece che è una legge che non vale assolutamente nulla, che è una legge che ammazza o che è destinata ad ammazzare, seppure blandamente, la sanità.
Io capisco che questo è il gioco delle parti, che la Commissione è un organo diverso dall'Aula, che diverso è il ruolo che un consigliere è chiamato a svolgere in rapporto al gioco delle parti, che attribuisce alla maggioranza, alla minoranza, al governo regionale ruoli specifici. Credo tuttavia che, come quando è stato chiesto di porre dei temperamenti ai poteri dei direttori generali, la Commissione, nell'equilibrio, ha dato delle risposte, così come quando si è convenuto di aumentare e incrementare i rapporti virtuosi tra Giunta e Consiglio e la valenza dei rapporti con la Commissione competente. Come altresì è stato dato un seguito significativo alla richiesta, ad esempio, di non svuotare la competenza del Consiglio Regionale. Onorevoli colleghi, intendo altresì dire esplicitamente che, anche quando è stato richiesto l'inserimento nella legge della rete ospedaliera in maniera che fosse una competenza precisa di questo Consiglio e secondo l'interpretazione corretta, ciò è stato detto e fatto in maniera esplicita. Ragion per cui, seppure nel rispetto del gioco delle parti, ritorniamo al contenuto di questa legge e diciamo con chiarezza che si tratta di una buona legge, che i favori che ha incontrato nelle diverse audizioni portano a dire che è una buona legge.
Non esiste il codice della sanità, come esiste il codice di procedura penale, che comporta il funzionamento quasi perfetto del processo. Non potrà mai esistere un testo unico della sanità, perché non ci possono essere certamente leggi che, con una semplice disposizione, cambiano radicalmente il sistema. Tuttavia il sanitario è un sistema che passo dopo passo è destinato a migliorare. L'ultimo passo significativo questo Consiglio regionale l'ha compiuto nel 1995, allorché approvò la legge di riforma del Servizio sanitario regionale. Sono passati undici anni, sono cambiate diverse leggi, è stata fatta la verifica di come quel sistema ha interagito rispetto al sistema precedente. Oggi, a distanza di undici anni, questo Consiglio regionale è chiamato non a fare la rivoluzione con la bacchetta magica, è chiamato ad aggiornare ciò che il tempo ha lasciato nel sistema, ciò che il tempo ha lasciato come evidenza di deficit, di gap e ciò che le esigenze normative oggi impongono alla Regione Sardegna. Guardiamo allora quelli che sono stati i caratteri negativi che la storia, la cronaca e comunque il passato nel suo insieme hanno insegnato all'esperienza sanitaria e vediamo che ci sono risposte significative affinché il sistema sanitario regionale possa migliorare decisamente.
Questo è lo scopo che ci siamo proposti tutti insieme in Commissione e credo che questo sarà lo scopo che questo Consiglio Regionale otterrà nel momento in cui licenzierà la legge. Consentitemi, colleghi, di fare una breve premessa relativamente al fatto il testo che oggi è all'esame del Consiglio è frutto della unificazione di più testi, di proposte di legge e di disegni di legge, formulati dalla Giunta ed anche dal Consiglio, e in particolar modo dal Gruppo de La Margherita. Nel significare i passaggi negativi che la legge numero 5 del 1995 ha evidenziato abbiamo preso atto che c'era un momento di raccordo tra la politica sanitaria e la politica del territorio, che non ha dato gli esiti che nella legge stessa erano individuati e tracciati.
In questo senso abbiamo registrato nel territorio ed in Commissione una diffusa se non unanime esigenza di migliorare questo raccordo. In tal senso si poneva la nostra proposta di legge e possiamo dire di esser soddisfatti di ciò che l'ambito della mediazione ha consentito di raggiungere nel testo che è oggi all'attenzione del Consiglio. In sostanza possiamo dire che è un provvedimento che disciplina il settore in modo armonico, attraverso diversi soggetti istituzionali che collaborano all'elaborazione della programmazione sanitaria. Questo avviene a livello regionale, ove si individua un miglior raccordo tra la Giunta e il Consiglio attraverso la Commissione competente, giungendo poi a livello territoriale, ove opera un più efficace rapporto tra direzione generale delle aziende sanitarie locali e governo del territorio. Si crea cioè un il miglior raccordo tra l'Azienda, la Regione e il territorio, attraverso un percorso che, complessivamente, può essere definito virtuoso. Dobbiamo tuttavia dire una cosa con chiarezza: noi non abbiamo auspicato né vogliamo che questo miglior raccordo significhi un ritorno alla gestione della sanità da parte della politica. Non è stato e non è questo che abbiamo un nostro obiettivo. Ecco perché il punto di snodo di tutti questi soggetti è individuato nella programmazione e nel controllo. Ecco perché questo è il punto che ci induce a dire d'esser soddisfatti dell'attività legislativa fin qui svolta. Si tratta di cosa diversa dalla gestione politica. L'ASL deve essere, secondo la riforma sanitaria, un soggetto che continua nella sua caratteristica fondamentale di aziendalizzazione. Un'azienda che però non può sfuggire al controllo dei Sindaci, non può sfuggire al controllo delle Province e non può costituire un nuovo feudo, nel quale nessuno può agire in termini di controllo o di altro.
Ecco che allora la Conferenza provinciale sanitaria e socio-sanitaria - e ribadisco questo, richiamandomi a ciò che diceva il collega Lai - concorre alla definizione della programmazione attuativa locale. Ed è sulla base di questa, che rappresenta un significativo passo in avanti, che il direttore generale adotta il bilancio e, col bilancio, il programma sanitario e annuale; e se è si discosta da questo, deve spiegare e deve giustificare il perché. Tutto ciò è previsto dalla legge. Così come è previsto che la Conferenza possa formulare pareri, relativamente alla condotta del direttore generale, nel momento in cui questi si discostasse gravemente dalla programmazione economica e finanziaria, arrivando perfino a chiedere alla Giunta la rimozione o la non conferma del direttore generale. Lo può fare, esprimendo un parere, trascorsi 18 mesi dalla nomina del direttore stesso. In quel caso, è la Giunta che deve esprimere il parere, obbligata tuttavia ad acquisire prima il parere della Conferenza provinciale sanitaria e socio-sanitaria. Lo può fare, stante anche che la Conferenza, nel caso di manifesta inattuazione del programma sanitario, può chiedere alla Giunta regionale di revocare il direttore generale. Ecco che noi diamo ai Comuni la possibilità di nominare il direttore generale ma, nello stesso tempo, stiamo creando un sistema virtuoso di tutte le istituzioni politiche, dal territorio locale al livello regionale, per far sì che tutte insieme esprimano una valutazione, che può essere positiva o negativa, sui direttori generali.
Ecco perché, rispetto a quanto diceva il collega Diana, - e io ricordo le battaglie del collega Diana - con il Presidente della Provincia di Sassari Pietrino Soddu, nella Conferenza d'azienda della Provincia di Sassari, nell'ambito di quelle aziende, - io ne facevo parte come Sindaco di Olbia, insieme al Sindaco di Sassari e al Sindaco di Alghero - di fronte all'impotenza nel poter chiedere un intervento specifico, ci ponemmo proprio il problema del come un organismo territoriale possa incidere direttamente nei confronti della politica delle direzioni generali. Certamente non lo può fare sostituendosi ad essi; lo può bensì fare utilizzando gli strumenti ed i mezzi previsti nella legge, ma soprattutto facendo valere il suo peso politico. Questo è il meccanismo di innovazione di questa legge. Vi sono delle altre novità, che cito velocemente perché è una legge complessa, significativa, destinata ad incidere positivamente e nello stesso tempo, molto articolata.
Vorrei ricordarvi la parte della integrazione socio-sanitaria, così non la riprendo, ma la richiamo alla vostra attenzione perché è uno degli aspetti più significativi che gli amministratori locali devono affrontare nel territorio. Cioè, c'è una zona grigia tra la sanità, l'amministrazione, talvolta il sistema giudiziario, talvolta anche il carcere, nonché le strutture di assistenza ai malati, che è lasciata un po' al governo di nessuno. In questo senso, nella legge viene dato sicuramente maggior impulso alla normativa che era già contenuta nella legge 5 del '95, ma che non ha dato i frutti sperati. C'è poi un aspetto importante, che abbiamo definito in Commissione come "progetto del sorriso". Cioè, molte volte, formulando le leggi, ci si dimentica che, anziché preoccuparsi della "macchina", quindi dei medici, ci si deve preoccupare dei pazienti, dei cittadini. Ecco allora che questa legge prevede la necessità di individuare un responsabile, che non è soltanto il responsabile legale della cura prescritta positivamente o negativamente, ma è il responsabile delle condizioni, anche psicologiche del malato, dell'utente, il quale non è più solo un numero all'interno di una camera, ma è una persona alla quale bisogna dare risposte da questo punto di vista. Così come è importante il punto unitario d'accesso al servizio sanitario, come diceva la collega Lanzi, previsto dall'articolo 4, dove si dice, e su questo passaggio abbiamo discusso parecchio in Commissione, che il riferimento deve essere anche il medico di famiglia. E' pertanto previsto che vengano istituiti punti di accesso unitario ai servizi, in ogni presidio ospedaliero e in ogni distretto, composti da responsabili del percorso clinico, in diretta relazione con i medici di medicina generale.
Anche qui si crea un percorso virtuoso: l'utente malato non è lasciato a se stesso, ma viene seguito dal momento in cui il medico di base individua la necessità di un trattamento, di una terapia, fino al momento in cui, sia esso nel distretto o nel presidio ospedaliero, il soggetto inizia il suo percorso di guarigione. E' altresì importante, e procedo ugualmente per flash, l'individuazione dei criteri per il riparto annuale del fondo sanitario regionale. Nella legge "5" si parlava fondamentalmente di utilizzo della spesa storica, che poi veniva via via corretta secondo i parametri che individuava la Giunta. Oggi, vengono invece introdotte le variabili di contesto. E' cioè prevista, esplicitamente, la spesa per la mobilità passiva, come riferimento dell'anno precedente. Tra le variabili di contesto, è importante citare l'istituzione di un riferimento, dato dalle caratteristiche infrastrutturali del territorio e dalla variabilità demografica stagionale. I nostri Comuni, che sono significativamente sollecitati dalla presenza turistica stagionale, vedono riconosciuto, pertanto, l'impatto che sulla spesa sanitaria di quell'azienda comporta il flusso turistico stesso. Ecco che, in sostanza, vengono modulati diversi criteri, in maniera tale che il riparto annuale del fondo sanitario regionale venga ad essere significativamente più aderente alla realtà, di quanto non sia un criterio meramente astratto.
Un altro significativo passaggio è contenuto nell'articolo 24, che tratta il tema della ricerca bio-medica, disciplina l'applicazione di un fondo minimo, rapportato alla spesa, dando un impulso significativo alla ricerca. Ricordiamo che prevenzione, ricerca, e trattamento sanitario costituiscono facce di una stessa medaglia, che sono interfacciate e in collegamento tra loro. Laddove infatti aumenta la prevenzione, diminuisce la cura, e laddove aumenta la ricerca, ci sono sicuramente maggiori margini perché si arrivi, magari nel futuro, a limitare l'incidenza di malattie significative, come quelle che purtroppo nella nostra Isola, siamo costretti, per ragioni ataviche, climatiche ed altro a subire in maniera più significativa rispetto ad altre regioni italiane e talvolta ad altre realtà internazionali. Finisco Presidente, perché vedo che la freccia del tempo lampeggia, dicendo questo: "Io posso esprimere una mia opinione, così come possono esprimerla i colleghi dell'opposizione; però tutte, o quasi tutte, le categorie che sono state sentite in Commissione, hanno affermato che si tratta di una buona legge. Sicuramente è un passo avanti significativo e molto positivo, per il miglioramento della sanità in Sardegna".
PRESIDENTE. Grazie onorevole Uggias. Concludiamo con il suo intervento i lavori di questa serata. La seduta di domani inizierà alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 20 e 46.
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