Seduta n.83 del 31/03/2005
LXXXIII SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
Martedì 31 marzo 2005
Presidenza della Vicepresidente Lombardo
indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 9 e 44.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 23 marzo 2005 (78), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Barracciu, Ladu e La Spisa hanno chiesto congedo per la seduta del 31 marzo 2005. Il consigliere regionale Onida ha chiesto congedo per le sedute del 31 marzo e del 1° aprile 2005. Poiché non ci sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977 numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nella seduta del 15 marzo 2005.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla nascita della Consulta regionale dello spettacolo e delle arti". (185)
"Interrogazione PETRINI, con richiesta di risposta scritta, sulla inadeguatezza dei mezzi di trasporto a favore dei disabili, sia cittadino e/o metropolitano, che nelle reti di collegamento extra cittadine gestite dall'ARST e dalle società di trasporto viario come le Ferrovie Complementari Sarde e le ferroviarie dello Stato". (186)
"Interrogazione CAPELLI, con richiesta di risposta scritta, sulla paventata soppressione della linea Arst Meana Sardo-Borgata S. Sofia-Isili". (187)
"Interrogazione CAPELLI, con richiesta di risposta scritta, sulle incompatibilità di alcuni dirigenti dell'Amministrazione regionale". (188)
"Interrogazione CAPELLI, con richiesta di risposta scritta, sulla interpretazione da parte dell'Amministrazione provinciale di Nuoro e della Regione Sardegna delle norme contenute nella Legge n. 482 del 1999 e nella legge regionale n. 26 del 1997 a tutela della lingua e cultura sarda". (189)
"Interrogazione FLORIS Vincenzo, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione in cui si trovano un gruppo di borsisti e convenzionati dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna". (190)
"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla tragedia accaduta nella Olbia-Sassari e sulla necessità di garantire la sicurezza dei cittadini". (191)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 91/A.
Proseguiamo l'esame con la discussione dell'articolo 6 e dei relativi emendamenti. All'articolo 6 sono stati presentati 23 emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 6 e dei relativi emendamenti:
Art. 6
Disposizioni nel settore agricolo
1. Nella lettera d) dell'articolo 16 della legge regionale 14 novembre 2000, n. 21 (Adeguamento delle provvidenze regionali a favore dell'agricoltura agli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato nel settore agricolo e interventi a favore delle infrastrutture rurali e della silvicoltura), le parole "nella misura del 100 per cento" sono sostituite con "fino al 100 per cento".
2. È disposto il non recupero delle anticipazioni erogate agli enti pubblici economici, fusi nel Consorzio di bonifica dell'Oristanese, per l'acquisto e l'installazione di strumenti aziendali per la misura del consumo idrico, a condizione che le opere siano completate e collaudate entro il 30 giugno 2005.
3. È autorizzato, nell'anno 2005, lo stanziamento di euro 6.000.000 a favore dell'Ente regionale di sviluppo e assistenza tecnica in agricoltura (ERSAT) per la concessione di contributi straordinari a favore delle imprese del comparto lattiero-caseario ovi-caprino per il miglioramento della qualità del latte nelle zone diverse da quelle dichiarate svantaggiate ai sensi dell'articolo 17 del regolamento comunitario n. 1257 del 1999 e successive modifiche ed integrazioni (UPB S06-035); i contributi di cui al presente comma sono concessi in ottemperanza del Reg. CE 1860/2004 concernente gli aiuti de minimis nei settori dell'agricoltura e della pesca.
4. Per la ricezione ed istruttoria delle domande concernenti le misure del Piano di sviluppo rurale, delle domande di aiuto "de minimis" e delle domande per i carburanti agevolati, è autorizzata la stipulazione di convenzioni con i Centri di Assistenza Agricola (CAA) operanti in Sardegna; la relativa spesa è valutata in annui euro 400.000 (UPB S06.011).
5. I termini di cui all'articolo 2 della legge regionale 4 aprile 1996, n. 18, già prorogati dall'articolo 19, comma 1, della legge regionale 29 aprile 2003, n. 3, sono riaperti per la durata di un ulteriore anno dalla data di entrata in vigore della presente legge.
6. Le disposizioni di cui all'articolo 17, comma 1, lett. a), della legge regionale 17 novembre 2000, n. 21 non trovano applicazione per i progetti finanziati con i fondi della programmazione negoziata nazionale che possono essere finanziati al cento per cento.
7. L'Amministrazione regionale è autorizzata a finanziare, nella misura massima del 50 per cento, la costituzione dei fondi di esercizio delle organizzazioni dei produttori riconosciute ai sensi del decreto legislativo n. 228 del 2001 e successive modifiche ed integrazioni, per la realizzazione di programmi di attività di cui all'articolo 28 del medesimo decreto. L'aiuto sarà erogato dopo l'approvazione da parte della Commissione europea delle direttive di attuazione, emanate con deliberazione della Giunta regionale; la relativa spesa è valutata in euro 100.000 per l'anno 2005 (UPB S06.063).
8. Al fine di assolvere all'obbligo previsto dal decreto interministeriale del 26 luglio 2000, per la formazione e aggiornamento dello schedario viticolo e dell'inventario del potenziale produttivo viticolo, previsto dalle norme comunitarie che hanno riformato l'OCM vitivinicolo, è disposta in caso di ritardata presentazione della dichiarazione delle superfici vitate, successiva al termine del 31 dicembre 2001 stabilito dal richiamato decreto ministeriale, la sanzione amministrativa pecuniaria di euro 100 per ettaro. La sanzione è ridotta ad un terzo se il ritardo non supera i sessanta giorni. Se le superfici dichiarate differiscono in misura superiore al 20 per cento sia in eccesso che in difetto rispetto alla effettiva superficie vitata aziendale, è disposta una sanzione amministrativa pecuniaria di 75 euro per ettaro di differenza fra la superficie dichiarata e la superficie effettiva. I soggetti che ottengono la regolarizzazione di cui alla lettera a) del paragrafo 3 dell'articolo 2 del regolamento (CE) n. 1493 del 1999 sono tenuti al versamento di una somma pari a euro 100 per ettaro di superficie interessata alla regolarizzazione. L'importo delle sanzioni è rapportato alla superficie vitata ed è arrotondato all'euro superiore. (UPB E06.014)
9. Sulle economie realizzate su finanziamenti erogati per la realizzazione di programmi di intervento, l'Ente regionale di sviluppo e assistenza tecnica in agricoltura (ERSAT) è autorizzato ad attivare, per il triennio 2005-2007, un programma finalizzato a sostenere il miglioramento qualitativo dei formaggi pecorini a Denominazione di Origine Protetta.
10. Il programma di cui al comma 9 sarà attuato contestualmente all'avvio delle procedure di modifica dei relativi disciplinari di produzione.
11. È autorizzato, nell'anno 2005, lo stanziamento di euro 2.000.000 per la concessione ai Consorzi di bonifica, ad esclusione di quelli che usufruiscono di introiti per la vendita di energia elettrica, di un contributo per l'abbattimento dei costi energetici per il sollevamento dell'acqua (UPB S06.053).
EMENDAMENTO soppressivo parziale RASSU - PETRINI
Art. 6
Il comma 1 dell'articolo 6 è soppresso. (4)
EMENDAMENTO soppressivo parziale VARGIU - CASSANO - PISANO - DEDONI
Art. 6
Il comma 1 dell'articolo 6 è soppresso. (53)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - ARTIZZU - OPPI - DIANA - CAPELLI - CAPPAI - VARGIU - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI - LIORI
Art. 6
Il comma 1 dell'articolo 6 è soppresso. (124)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - OPPI - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI - LIORI - ARTIZZU
Art. 6
Nel comma 1 dell'articolo 6 la frase "ad esclusione di quelli che usufruiscono di introiti per la vendita di energia elettrica" è soppressa. (127)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale LICANDRO - DIANA - OPPI - CAPELLI - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI - LIORI - ARTIZZU
Art. 6
Nel comma 2 la frase "entro il 30 giugno 2005" è sostituita con la frase "entro il 31 dicembre 2005". (123)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale LICANDRO - DIANA - OPPI - CAPELLI - SANCIU -VARGIU - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI - LIORI - ARTIZZU
Art. 6
Nel comma 3 la frase "lo stanziamento di euro 6.000.000" è sostituita con la frase "lo stanziamento di euro 8.000.000 (S06.035).".
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
2005 euro 2.000.000
In diminuzione
2005 euro 2.000.000 (121)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - OPPI - CAPELLI - CAPPAI - VARGIU - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI - LIORI - ARTIZZU
Art. 6
Disposizioni nel settore agricolo
Nel comma 4 l'importo di euro 400.000 è sostituito con quello di euro 800.000.
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
UPB S06.011
Anno 2005 euro 400.000
In diminuzione
UPB S03.015
Anno 2005 euro 400.000 (122)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - CAPELLI - OPPI - CAPPAI - VARGIU - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI - LIORI - ARTIZZU
Art. 6
Disposizioni nel settore agricolo
Nel comma 7 l'importo di euro 100.000 è sostituito con quello di euro 200.000.
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
UPB S06.063
Anno 2005 euro 100.000
In diminuzione
UPB S03.015
Anno 2005 euro 100.000 (119)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - OPPI - CAPELLI - SANCIU - CAPPAI - LADU - VARGIU - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo -MURGIONI - LIORI - ARTIZZU
Art. 6
Nel comma 11 dell'art. 6, sostituire la somma di "2.000.000" con la somma di "8.000.000".
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
UPB S06.053
Anno 2005 euro 6.000.000
In diminuzione
UPB S03.008
Anno 2005 euro 6.000.000 (114)
EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - OPPI - CAPELLI - CAPPAI - VARGIU - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI - LIORI - ARTIZZU
Art. 6
Disposizioni nel settore agricolo
Dopo il comma 4 è inserito il seguente:
4 bis. Per la Gestione dell'anagrafe bovina è autorizzata la stipulazione di convenzioni con i Centri di Assistenza Agricola (CAA) operanti in Sardegna, la relativa spesa è pari, per l'anno 2005, ad euro 200.000.
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
UPB S06.011
Anno 2005 euro 200.000
In diminuzione
UPB S03.015
Anno 2005 euro 200.000 (120)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - OPPI - ARTIZZU - CAPELLI - SANCIU - CAPPAI -VARGIU - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI
Art. 6
Alla fine del Comma n. 11 dell'Art. 6 è aggiunta la seguente frase:
"Tali costi andranno depurati dagli introiti derivanti sia dalla produzione di energia elettrica che da quelli derivanti dalla vendita di acqua per usi diversi da quello irriguo ". (128)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - DIANA - OPPI -SANCIU - CAPPAI - LADU - VARGIU - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - LIORI - MURGIONI - ARTIZZU
Art. 6
Dopo il comma 11, è aggiunto il seguente:
11 bis
l. Per far fronte ai danni causati al patrimonio zootecnico e alle produzioni connesse all'esercizio dell'attività di allevamento, in conseguenza delle avversità atmosferiche straordinarie - tradottesi in eccezionali nevicate e temperature costantemente sotto lo zero - che nei mesi di dicembre 2004 e gennaio, febbraio 2005 hanno colpito la Sardegna Centrale in particolare, e le altre zone montane variamente localizzate nel territorio sardo, è autorizzata nel 2005 la spesa di € 10.000.000.
2.A valere sullo stanziamento di cui al comma 1, l'assessore regionale all'ambiente è autorizzato a concedere ai titolari delle aziende di allevamento che esercitano la propria attività nei compendi territoriali colpiti e che hanno subito la moria in tutto o in parte dei capi allevati nonché la perdita totale e/o parziale delle produzioni, contributi finalizzati al reintegro dei capi di bestiame perduto e al ristoro parziale delle perdite d'esercizio.
3. L'ammontare del contributo è erogato entro il limite di spesa di cui al comma 1), in misura pari alla spesa sostenuta o da sostenere correlata al danno effettivamente subito e documentato.
4. Il relativo programma d'intervento è approvato dalla giunta regionale, su proposta dell'assessore della difesa all'ambiente, a termini dell'articolo 4, lettera i), della legge regionale 7 gennaio 1977, e successive modificazioni ed integrazioni.
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
UPB S11.030
Anno 2005 euro 10.000.000
In diminuzione
UPB S03.008
Anno 2005 euro 10.000.000 (117)
EMENDAMENTO aggiuntivo SANJUST - DIANA - OPPI - CAPELLI - SANCIU - CAPPAI - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI - LIORI - ARTIZZU
Art. 6
Dopo il comma 11 dell'art. 6 è aggiunto il seguente comma 11 bis:
In attesa della legge regionale per il riordino fondiario è istituito il fondo regionale per il riordino fondiario. Su tale fondo vengono versati i ricavi derivanti dalla dismissione che con il presente comma viene specificamente autorizzata delle proprietà ERSAT, ivi compresa la SBS, non destinata a finalità istituzionale. L'Assessore della programmazione bilancio e assetti del territorio, con propri decreti, apporterà i necessari adeguamenti nei bilanci della Regione. (126)
EMENDAMENTO aggiuntivo SECCI - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - BALIA
Art. 6
"All'articolo 6 è aggiunto il seguente 11 bis:
I termini di impugnabilità ed eventuale versamento disposti dall'articolo 3 della legge regionale n° 15 del 2002 per i Comuni che hanno ricevuto un finanziamento con la delibera di Giunta 28/25 del 28 agosto 2001 per progetti di potenziamento di elettrificazione rurale ai sensi dell'articolo 18 della legge regionale n° 21 del 2000 sono prorogati di un ulteriore anno. (306)
EMENDAMENTO aggiuntivo RASSU - LA SPISA - SANCIU - CONTU - SANNA - PETRINI - LIORI
Art. 6
Dopo l'articolo 6 è inserito il seguente:
Art. 6 bis
Ristrutturazione finanziaria delle imprese agricole
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere alle imprese agricole indicate nel comma 2 un contributo in conto interessi sui finanziamenti a medio e lungo termine prestati dagli istituti di credito e finalizzati al consolidamento delle passività aziendali.
2. Possono beneficiare delle provvidenze previste dal presente articolo le piccole e medie imprese agricole, le cooperative e i consorzi di imprese operanti nel settore agricolo, che si trovino in una situazione di difficoltà, cosi come definita dagli Orientamenti comunitari sugli aiuti di stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà.
3. Non possono beneficiare delle provvidenze le imprese soggette a procedure fallimentari.
4. Le provvidenze previste dal presente articolo non sono cumulabili con altre provvidenze statali o regionali aventi le medesime finalità.
5. Il contributo regionale è pari al 64 per cento del tasso di riferimento applicato alle operazioni di credito agrario e di miglioramento fondiario vigente al momento della stipula del contratto di finanziamento destinato al consolidamento.
6. Il concorso regionale è concesso sia per il periodo di ammortamento che per il periodo di preammortamento.
7. Il contributo regionale è concesso una sola volta nella vita delle imprese.
8. Il contributo regionale è concesso solo sulle operazioni di consolidamento relative a debiti contratti per opere di miglioramento agrario e fondiario e per quelle relative alla conduzione aziendale.
9. 11 contributo regionale è concesso solo sulle operazioni di consolidamento indispensabili alla ristrutturazione finanziaria delle imprese.
10. I soggetti che intendono beneficiare del contributo regionale devono presentare unitamente alla richiesta del contributo un piano di risanamento economico e di ristrutturazione finanziaria.
11. Il piano di risanamento economico e di ristrutturazione finanziaria, oltre ad indicare le circostanze che hanno determinato le difficoltà finanziarie delle stesse, deve prevedere il ripristino della redditività dell'impresa con una idonea remunerazione del capitale investito e della forza lavoro impiegata.
12. Il piano di risanamento economico e di ristrutturazione finanziaria non deve prevedere un aumento della produzione aziendale.
13. Le direttive di attuazione della presente legge, possono prevedere che i piani di risanamento economico e di ristrutturazione finanziaria comportino una contropartita, tra cui anche una riduzione o una limitazione dell'attività dell'impresa.
14. Le domande per la richiesta del contributo regionale devono essere presentate unitamente al piano di risanamento economico e di ristrutturazione finanziaria e della documentazione indicata nelle direttive di attuazione, agli istituti di credito prescelti per la concessione del finanziamento.
15. L'istituto di credito trasmette le risultanze dell'istruttoria bancaria e una copia del piano di risanamento economico e di ristrutturazione finanziaria all'Assessorato dell'Agricoltura e di riforma agro pastorale.
16. L'Assessorato, se ritiene ammissibile il concorso regionale alla operazione di consolidamento, notifica alla Commissione europea il piano di risanamento economico e di ristrutturazione finanziaria.
17. L'Assessorato, entro 30 giorni dal ricevimento del parere della Commissione europea o entro 30 giorni da decorso del termine assegnato alla stessa Commissione dalla normativa comunitaria per l'espressione del parere, lo comunica all'istituto di credito e, compatibilmente con le disponibilità finanziaria, emana il decreto di concessione del contributo regionale.
18. I rapporti tra gli istituti di credito e l'Assessorato sono regolati con apposita convenzione nella quale sono indicati, tra l'altro i termini per l'istruttoria delle singole pratiche.
19. Le direttive di attuazione della presente legge sono adottate dalla Giunta regionale su proposta dell'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro pastorale, sentito il parere della competente commissione consiliare.
20. Per tutta la durata del piano di risanamento economico e di ristrutturazione finanziaria le imprese devono trasmettere annualmente all'Assessorato dell'agricoltura e riforma agro pastorale una relazione sullo stato di attuazione del piano nonché il conto economico e il bilancio aziendale.
21. L'inosservanza della disposizione di cui al comma 20 comporta la decadenza dai benefici previsti dalla presente legge e l'obbligo di restituire i benefici già percepiti.
22. L'Amministrazione regionale trasmette alla Commissione europea le relazioni sullo stato di attuazione, i conti economici e i bilanci aziendali delle singole imprese.
23. La presente Legge è attuata dall'Amministrazione regionale solo dopo la sua approvazione da parte della Commissione Europea o solo dopo decorso il termine previsto per l'esame da parte della commissione stessa.
24. Le spese per l'attuazione del presente articolo sono valutate in euro 10.000.000 annui UPB S06.028.
COPERTURA FINANZIARIA
In diminuzione
UPB S03.008
2005 euro 10.000.000
2006 euro 10.000.000
2007 euro 10.000.000
In aumento
UPB S06.028
2005 euro 10.000.000
2006 euro 10.000.000
2007 euro 10.000.000 (50)
EMENDAMENTO aggiuntivo SANNA Paolo Terzo - OPPI - CAPELLI - CAPPAI - SANCIU - LA SPISA - LIORI - ARTIZZU
Art. 6
Dopo l'art. 6 è aggiunto il seguente:
Art. 6 bis
In attuazione del comma 23 art. 6 L.R. 24 aprile 2001 n. 6, la Giunta Regionale fissa gli importi del canone irriguo unico regionale.
Nei bilanci dei Consorzi di bonifica le differenze tra gli importi incassati sulla base delle superfici effettivamente brigate e le spese inerenti tale attività sono a carico del bilancio regionale.
L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere ai Consorzi di bonifica un contributo straordinario di euro 25.000.000 per abbattere la differenza tra il conto consuntivo e quanto si otterrebbe applicando le regole ed i criteri di cui ai precedenti commi 1 e 2 relativi agli esercizi 2001, 2002, 2003 e 2004 (UPB S08.055).
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
UPB S08.055
In diminuzione
UPB S03.007
Anno 2005 euro 15.000.000
UPB S12.028
Anno 2005 euro 10.000.000
Anno 2005 euro 25.000.000
Anno 2005 euro 25.000.000 (115)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - SANNA Paolo Terzo - SANCIU - CAPPAI -LIORI - ARTIZZU
Art. 6
Dopo l'art. 6 è aggiunto il seguente:
Art. 6 ter
"L'art. 13 della L.R. 14.06.1984 n°21 è sostituito dal seguente:
La manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere di bonifica di cui all'art. 2 del R.D. 13.02.1933 n° 215 nonché il funzionamento del Consorzio, sono considerate attività di pubblico generale interesse in quanto assicurano la valorizzazione e la salvaguardia idraulica e ambientale del territorio.
Al fine di garantire la funzionalità e l'efficienza delle opere, indipendentemente dalla dichiarazione di compimento, l'Amministrazione Regionale è tenuta a concorrere alla spese per 1' attività di cui al 1° comma mediante l'erogazione di contributi in misura del 50 per cento delle spese stesse.
Al fine di concorrere al contenimento dei costi di gestione dei Consorzi di Bonifica, sono poste a carico della Regione le spese per il consumo di energia elettrica relativa all'esercizio degli impianti pubblici di bonifica, sulla base della potenza impegnata o della media dei consumi dell'ultimo triennio.
A tale scopo i Consorzi entro il mese di ottobre di ogni anno dovranno presentare all'Assessorato all'Agricoltura e Riforma Agropastorale un quadro della spesa prevista per il successivo esercizio finanziario evidenziando, l'entità, la misura e la vetustà delle opere, nonché la spesa necessaria per i sollevamenti elettromeccanici.
I contributi di cui al 2° e 3° comma del presente articolo sono anticipati nella misura del 90 per cento della spesa ammessa a finanziamento, la quota residua verrà erogata previa presentazione del rendiconto dei Consorzi interessati.
Il contributo è concesso previa deliberazione della Giunta regionale e sarà fissato a carico degli Assessorati competenti per settore.
Alle spese di manutenzione ordinaria ed esercizio delle opere pubbliche di bonifica nonché alle spese di funzionamento sostenute dal Consorzio e non coperte del contributo regionale, contribuiscono i proprietari di immobili agricoli ed extragricoli, siti nel comprensorio del Consorzio che godono di un beneficio delle opere pubbliche di bonifica." . (116)
EMENDAMENTO aggiuntivo LIORI - DIANA - ARTIZZU - LICANDRO - OPPI - CAPELLI - SANCIU - VARGIU - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI -LIORI
Art. 6
Dopo l'art. 6 è aggiunto il seguente articolo:
Art. 6 bis
Il primo e il secondo comma dell'art. 13 della legge regionale 14 maggio 1984, n. 21 "Riordinamento dei consorzi di bonifica" sono sostituiti dal seguente comma: "Al fine di garantire la funzionalità e l'efficienza delle opere pubbliche di bonifica di cui all'art. 2 del Regio Decreto n. 215 del 13 febbraio 1933 l'amministrazione regionale, indipendentemente dalla dichiarazione di compimento, sostiene le spese relative alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle stesse".
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
Agricoltura
UPB S06.05054 (N.I.)
Consorzi di bonifica spese per investimenti
2005 10.000.000
2006 10.000.000
2007 10.000.000
In diminuzione
Programmazione negoziata
2005 10.000.000
2006 10.000.000
2007 10.000.000 (118)
EMENDAMENTO sostitutivo totale GIUNTA REGIONALE
Emendamento n. 336
L'emendamento n. 336 è sostituito dal seguente:
"Dopo l'articolo 6 è aggiunto il seguente:
Art 6 bis
Interventi di risanamento finanziario dei Consorzi di Bonifica e interventi di sviluppo rurale
1. Una quota parte delle disponibilità esistenti nel conto residui del capitolo 06103.00 della U.P.B. S06.028 è destinata a finanziare un piano di risanamento finalizzato a fronteggiare la grave crisi finanziaria dei Consorzi di Bonifica determinata dall'aumento degli oneri conseguenti al ripetersi di eventi calamitosi e siccitosi.
2. Il Piano è approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore dell'Agricoltura e Riforma Agro Pastorale, sentito il parere della competente Commissione consiliare.
3. La Giunta regionale, entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, adotta un apposito disegno di legge di riordino, riforma e razionalizzazione dei Consorzi di Bonifica.
4. Una ulteriore quota parte delle disponibilità esistenti nel conto dei residui del capitolo 06103.00, pari a 20 milioni di euro, è destinata alla realizzazione di una misura di sviluppo rurale, finalizzata a salvaguardare e valorizzare il paesaggio agrario regionale, alla gestione attiva dei boschi finalizzata alla difesa degli stessi dagli incendi, alla manutenzione ed al recupero di elementi tipici del paesaggio rurale, quali i muretti a secco e le siepi, a favorire il benessere degli animali, a migliorare la qualità delle produzioni agricole e zootecniche anche mediante l'estensivizzazione delle stesse.
La predetta somma può essere utilizzata anche per il cofinanziamento del Piano di Sviluppo Rurale al fine di aumentare le dotazioni del FEOGA-garanzia destinate alla Regione Sardegna. Alle conseguenti variazioni di bilancio provvederà, con proprio decreto, l'Assessore della Programmazione." (353)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale SECCI - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - BALIA
Emendamento all'emendamento n. 336 (Art. 6)
Nell'emendamento n. 336 le parole da "Una quota" sino a "finanziare un piano" sono sostituite dalle seguenti:
"Le disponibilità sussistenti in conto dell'U.P.B. S06.028 (Cap. 06103) possono essere destinate anche per finanziare un piano". (351)
EMENDAMENTO aggiuntivo SECCI - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - BALIA
Art. 6
Dopo l'articolo 6 è aggiunto il seguente:
Art. 6 bis
Interventi a favore dei consorzi di bonifica
e piano di risanamento finanziario
1. Una quota parte delle disponibilità esistenti nel conto dei residui del capitolo 06103.00 della UPB S06.028 è destinato a finanziare un piano di risanamento finalizzato a fronteggiare la grave crisi finanziaria dei Consorzi di bonifica determinata dall'aumento degli oneri conseguenti al ripetersi di eventi calamitosi ed alla grave crisi di mercato del settore agricolo.
2. Il Piano è approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore dell'agricoltura e riforma agro pastorale, sentito il parere della competente Commissione consiliare.
3. La Giunta regionale, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, adotta un apposito disegno di legge di riordino, riforma e razionalizzazione dei Consorzi di bonifica. (336)
EMENDAMENTO aggiuntivo SANNA Paolo Terzo - DIANA - OPPI - CAPELLI - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - LADU - MURGIONI - LIORI - ARTIZZU
Art. 6
Dopo l'art 6 è aggiunto il seguente:
Art. 6 bis
L' adesione al piano di ricomposizione fondiaria, in qualità di possessore è consentita trascorsi comunque tre mesi dall'apposito avviso pubblico del piano, oltre che nell'Albo Pretorio del Comune interessato dall'intervento di riordino, nei Comuni ove risiedano i possessori. Inoltre è fatto obbligo all'Ente esecutore dell'intervento di riordino fondiario provvedere contestualmente alla pubblicazione del medesimo avviso presso l'Albo della Provincia d'appartenenza dei suddetti Comuni, dell'Assessorato all'Agricoltura della Regione Sardegna nonché presso gli uffici dei Registri Immobiliari.
Dell'avviso di pubblicazione del Piano di ricomposizione fondiaria, se ne dovrà dare notizia mediante annuncio pubblico sul Bollettino Ufficiale della Regione Sarda e su due quotidiani di cui almeno uno a diffusione nazionale.
Il trasferimento della proprietà e degli altri diritti reali sui beni oggetto di assegnazione avviene con Decreto del Presidente della Giunta della Regione Sardegna, su proposta dell'Assessorato all'Agricoltura e Riforma Agro-Pastorale.
Tale decreto, avente natura costitutiva, estingue qualsiasi altro diritto reale incidente sui beni stessi, ferma restando la possibilità di ottenere, per coloro che dimostrino in giudizio la titolarità sui beni assegnati di diritti reali diversi da quelli contemplati nel piano di riordinamento, la liquidazione in denaro di tali diritti, ai sensi dell'articolo 28 - 5° comma - del R.D. 13.02.1933 n° 215.
Il Decreto di assegnazione delle proprietà va pubblicato, contestualmente al Bollettino Ufficiale della Regione Sardegna e all'Albo della Presidenza della Giunta Sarda presso l'Albo Pretorio del Comune interessato, dei Comuni ove risiedono i neo proprietari, della Provincia di appartenenza di detti Comuni, dell'Assessorato all'Agricoltura della regione Sardegna, nonché presso gli Uffici dei Registri Immobiliari.
Notizia di pubblicazione dello stesso Decreto va data su due quotidiani, di cui almeno uno a diffusione nazionale.
Sulle proprietà costituite e assegnate secondo i dettami del Piano di riordino fondiario vige un'indivisibilità pari a 15 anni.". (125)
EMENDAMENTO aggiuntivo RASSU - LA SPISA - SANNA Paolo Terzo
Art. 6
L'articolo 6 è aggiunto il seguente:
Art. 6 bis
1. La Regione autonoma della Sardegna considerato che il costo di produzione del prezzo del latte ovino nell'isola è del 30 per cento superiore a quello delle altre regioni italiane a causa del superiore costo dei trasporti, energia, denaro, mangimi, concimi, è autorizzata per l'anno 2005 a stanziare euro 35.000.000 a favore del settore agro-pastorale a copertura del maggior costo di produzione del prezzo del latte ovino.
2. Il presente articolo è attuato dall'Amministrazione regionale solo dopo la sua approvazione da parte della Commissione Europea o solo dopo decorso il termine previsto per l'esame da parte della Commissione stessa.
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
S06.062 (cap. 06325)
2005 euro 35.000.000
In diminuzione
S03.015 (cap. 03066)
2005 euro 35.000.000 (347)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Chiedo dieci minuti di sospensione.
PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni, sospendo la seduta sino alle ore 10.
(La seduta, sospesa alle ore 9 e 47, viene ripresa alle ore 10 e 02.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Presidente, mi scusi, ho visto che mancano molti consiglieri, poiché pare che ci sia un incontro con le associazioni di categoria proprio sull'articolo in discussione, direi di passare all'esame dell'articolo 8 lasciando il "6" al momento nel quale i colleghi rientreranno. Ci hanno informato che è in corso una trattativa, o un incontro, con i rappresentanti delle associazioni di categoria agricole chiaramente da parte della maggioranza e della minoranza, questo l'ho saputo in Aula, quindi proporrei di passare all'articolo 8 aspettando che si rientri da questa trattativa. Non è che cambi niente, oppure si continua.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Si può iniziare l'articolo 6 e l'illustrazione degli emendamenti, oltre agli altri c'è un emendamento della Giunta che è stato valutato positivamente dai colleghi che sono stati incaricati a farlo, c'è un emendamento sul riordino fondiario al quale si stanno proponendo alcune modifiche, quindi si può iniziare l'esame dell'articolo 6.
PRESIDENTE. Proseguiamo allora con l'esame dell'articolo 6. Ha facoltà di parlare il consigliere Rassu per illustrare l'emendamento numero 4.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, lo scopo dell'emendamento è mettere in luce una particolarità e una filosofia di questo articolo, tra l'altro già illustrate sia da me che da altri colleghi in occasione di altri articoli, cioè la Giunta laddove le provvidenze erano state indicate in una percentuale compiuta, certa e determinata, esprime la volontà di indicare invece in legge la dicitura "sino a" cioè "sino a quella percentuale". Questo è successo per il discorso sulle scuole materne laddove appunto la percentuale dal 75 per cento di intervento dei fondi regionali è passata alla dicitura "sino al 75 per cento", ciò vuol dire da 0 a 75, quindi lasciando chiaramente il potere alla Giunta di volta in volta di stabilire quali siano le percentuali più consone, magari imputabili o no, questo bisogna poi vederlo caso per caso, alla disponibilità finanziaria. In questo caso, per essere chiari, stiamo parlando dell'agricoltura.
In questo momento, per quanto sappiamo, è in atto un incontro con le associazioni di categoria da parte senz'altro di rappresentanti della Giunta e del Consiglio per decidere probabilmente - anzi senza probabilmente ritengo - di provvedimenti che possano essere discussi ed approvati in quest'Aula. L'agricoltura, come tutti sappiamo, attraversa un periodo bruttissimo; essa rappresenta, per quanto ci riguarda, ma credo non solo per noi, un settore trainante della nostra economia e non si vede, o non si intravede neanche all'orizzonte, un progetto strategico che possa dare respiro a questo settore e che possa trasformarlo dall'essere un settore sempre vissuto di interventi a pioggia quando non di assistenzialismo. Non si vede all'orizzonte un progetto strategico dal quale si possano estrapolare le linee direttive e gli obiettivi che si vogliono raggiungere; non pare, da questa finanziaria, che, su questo settore, ci sia particolare attenzione, anzi, così come gli altri, è caratterizzato dai tagli, stante la difficoltà di bilancio in cui in questo momento si trova la nostra Regione, questo mi sembra oltremodo strano visto che si tratta di un settore peraltro ritenuto e classificato sensibile da parte dell'Unione europea, visto che anche l'Unione europea accetta il 100 per cento di intervento in determinati settori, qui si vuole a tutti i costi, anche in questo caso, definire sino al 100 per cento.
Ora riflettiamo: giorno per giorno, l'intero mondo agropastorale, e non solo, i serricoltori, gli allevatori, gli agricoltori, gli imprenditori agricoli e chi ne ha più ne metta, stanno scendendo in piazza, hanno persino minacciato una mobilitazione totale, è un settore che oggi boccheggia, è un settore in stato di pre-agonia economica, la maggior parte delle aziende agropastorali sono indebitate fino al collo, oggi il vero imprenditore e il vero proprietario del capitale fondiario dell'Isola non sono i nostri imprenditori agricoli, ma sono le banche, abbiamo il territorio regionale in mano quasi totalmente alle banche (poiché è stato giustamente dato quale garanzia ipotecaria per i prestiti presi dagli imprenditori agricoli), se una misura prescrive che si può dare all'agricoltore, all'allevatore, all'imprenditore agricolo per quel determinato settore il 100 per cento della misura, perché anche in questo settore si vuole a tutti i costi minimizzare, si vuole a tutti i costi tagliare, sempre nel rispetto del nome del Dio risparmio, nel nome del Dio tagli, nel nome assolutamente, in certi casi, inopportuno del Dio cassa?
Credo che sia una riflessione da fare, può essere una filosofia logica, una filosofia che può essere condivisa sotto certi aspetti, in questo particolare momento del mercato, nel quale, come ho detto prima, il settore attraversa un periodo di difficoltà mai attraversato dal dopoguerra in poi, dove la nostra economia agropastorale, caratterizzata, come tutti sappiamo, dalla piccola, piccolissima anzi, e in qualche caso media impresa, rappresenta per la nostra economia un settore trainante, un settore che ha sopportato in questi anni non solo l'impatto negativo dell'euro, della globalizzazione dei mercati, della mancanza di infrastrutture che l'hanno trasformato nella Cenerentola dei nostri settori economici, quando poteva essere invece il settore trainante, il settore per eccellenza della nostra economia, un settore che, dopo il fallimento, bisogna dirlo, del settore industriale, perché è nell'ordine delle cose, è all'ordine del giorno, dopo il fallimento della grande industria, rappresentava e rappresenta ancora per la nostra Isola l'unico sbocco sicuro, certo, occupazionale, l'unico sbocco che tra l'altro non danneggia l'ambiente, sfrutta risorse naturali. E' un settore che dà prodotti biologicamente e ambientalmente accettati e rispettati in tutto l'Occidente.
Ebbene, perché non si riesce in qualche maniera a dare a questo settore, che è la salvezza per la nostra economia e per la nostra occupazione, con tutto l'indotto che esso rappresenta, un progetto strategico, non solo, anzi si continuano a proporre tagli? E' una cosa incomprensibile. Non credo che comporti niente alle casse della Regione indicare "sino al 100 per cento" o "il 100 per cento", oppure, anche se può rappresentare per le nostre casse regionali un qualcosa in più, non può e non deve essere tolta al settore la possibilità di avere almeno queste provvidenze, che sono tra l'altro provvidenze accettate dalla Comunità europea; non è possibile che questo settore possa subire dei tagli poiché in questo momento non può assolutamente sopportare nessuna defezione e nessuna mancanza di risorse. Ma non solo, dico di più, si sta togliendo al settore in discussione l'incentivazione, cioè lo stimolo ad intervenire in determinati campi quale può essere, ad esempio, la silvicoltura e le infrastrutture rurali, incentivazione a intervenire, ad investire, a trasformare un'azienda per farne un'azienda modello.
Credetemi, a mio parere, questo è un provvedimento che può e deve essere senz'altro rivisto. Oggi come oggi, se effettivamente si crede nel settore, credo che non ci siano dubbi su questo, è indispensabile guardarlo con molta attenzione e con molta sensibilità, fare in maniera quindi di non toccare niente, ma di incentivarlo il più possibile affinché possa mandare avanti un progetto organico che dia slancio, produttività, il quale ultimo permetta al nostro settore agropastorale e agricolo di competere con le stesse condizioni con cui oggi sul mercato nazionale e internazionale si presentano i settori agricoli e gli allevamenti del Continente e del Nord Europa.
Quindi il mio voto a questo emendamento è favorevole, ma invito l'Aula a riflettere su di esso perché stiamo togliendo ossigeno vitale all'agricoltura.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 53 ha facoltà di illustrarlo.
VARGIU (Riformatori Sardi). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 124 ha facoltà di illustrarlo.
SANCIU (F.I.). Con questo emendamento si propone la soppressione del primo comma dell'articolo 6, che apporta una sostanziale modifica all'articolo 16 della legge regionale 14 novembre 2000, numero 21, che tratta la questione dell'adeguamento delle provvidenze regionali a favore dell'agricoltura agli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato nel settore agricolo e interventi a favore delle infrastrutture rurali e della silvicoltura.
L'articolo 16, richiamato in questo disegno di legge, riguarda gli aiuti alle associazioni degli allevatori, e in particolar modo la lettera d), che si intende modificare, fissa l'entità dei contributi a favore dell'Associazione regionale allevatori nella misura del 100 per cento delle spese sostenute per la realizzazione di una serie di servizi volti a fornire un'adeguata assistenza tecnica in zootecnia prestati agli allevatori che ne facciano esplicita richiesta.
Ho parlato di modifica sostanziale perché il primo comma di questo articolo riduce l'entità delle provvidenze che, sino ad oggi, sono garantite nella misura del 100 per cento, limitando i finanziamenti pubblici fino al 100 per cento delle spese sostenute dall'ARA. Con la modifica di una parolina, la Giunta regionale riduce un contributo che, in questi anni, si è rivelato importante e, nel contempo, lascia aperta la possibilità di decrementare liberamente l'entità dei finanziamenti non fissando alcun limite. Anche se ai colleghi questo potrà apparire come il solito emendamento strumentale che si propone soltanto la soppressione di un comma, in realtà la modifica proposta dalla legge finanziaria è destinata ad avere ripercussioni dirette sull'ARA e indirette sugli allevatori sardi, sui quali ricadranno con molta probabilità i costi aggiuntivi di tutti quei servizi che l'ARA non potrà più garantire a seguito della diminuzione prevista da questo comma. Rammento ai colleghi che l'ARA opera nel quadro della politica generale e degli indirizzi indicati dall'AIA, che svolge la sua attività in tutto il territorio della nostra Regione promuovendo quelle iniziative volte all'incremento e alla valorizzazione zootecnica, nonché promuove e incoraggia studi e ricerche volti a risolvere particolari problemi tecnici e, cosa ancora più importante, promuove azioni di profilassi e di lotta contro le malattie infettive e diffusive del bestiame.
Parlo, oltre che da consigliere regionale, da allevatore, in particolare da giudice esperto di razza, per illustrare a tutti i colleghi il ruolo fondamentale che l'ARA riveste nello scenario zootecnico regionale. L'Associazione Regionale Allevatori, con le sue diverse sezioni (dall'ovino al caprino, al suino, all'equino, passando per la frisona italiana e la bruna, senza dimenticarsi la sezione dei bovini rustici, la sarda e la sarda bruna, e dei bovini da carne, charolaise e limousine, in Sardegna c'è un patrimonio, un ceppo di altissimo pregio), ha per così dire in mano il patrimonio zootecnico e genetico sardo, quindi funge da trait d'union tra il complesso delle norme, il più delle volte poco chiare agli stessi addetti ai lavori, e il sistema agropastorale. Un trait d'union tra il mercato e gli allevatori, tra la ricerca e il comparto zootecnico, assolve infatti diversi ruoli e servizi: dall'assistenza tecnica attraverso il PAT, progetto che coinvolge tra l'altro i 241 tecnici tra agronomi e veterinari, che lavoravano in équipe e in stretta sinergia, al fine di garantire un supporto qualificato all'allevatore e quindi con l'allevatore.
Basti pensare anche che, tra le attività che il Piano di assistenza tecnica ha portato avanti in questi anni, si annovera la creazione della carta dinamica foraggiera della Sardegna, per la valutazione appunto dei foraggi disponibili nelle diverse zone della Sardegna. Inoltre mi viene subito in mente il Laboratorio di analisi del latte e alimenti di Oristano, che è parte integrante del sistema di assistenza tecnica; inoltre svolge, per conto delle Associazioni provinciali allevatori, le analisi su grassi, proteine, lattosio, su tutti i campioni relativi all'attività del Libro genealogico. E' il laboratorio - se vogliamo - di riferimento per il miglioramento della qualità del latte e per la gestione delle quote latte.
L'ARA, colleghi, ha svolto anche un ruolo fondamentale nella lotta alla blue tongue e tutt'oggi è in prima fila nella predisposizione di mostre e fiere e nell'attività di monitoraggio continuo del patrimonio genetico della zootecnia della Sardegna. Ma, meglio di me, potrebbe illustrarci la grande funzione rivestita dall'ARA e dalle varie APA, il dottor Casu, uomo che non ha colori, sicuramente, un grande uomo, uno scienziato che ha sempre lavorato per la ricerca applicata, utilizzando l'Associazione regionale e le Associazioni provinciali avvalendosene come veicolo dei risultati ottenuti nelle aziende sperimentali. Ricordo fra tutti il metodo animal model, applicato alla razza ovina, che tanti risultati ha portato. Tutto questo, come ho detto, avviene attraverso un'azione capillare di alta professionalità, svolta tramite diverse strutture dislocate sul territorio regionale dell'ARA.
Un altro aspetto che contestiamo di questo comma è anche la scarsa chiarezza nella definizione dei contributi stanziati per la copertura delle spese dell'ARA. La frase "fino al 100 per cento" offre alla Giunta uno spazio di discrezionalità nell'indicazione dei finanziamenti da destinare all'Associazione, discrezionalità che, non fissando un limite minimo, può consentire decurtazioni cospicue e quindi dannosissime per l'attività dall'ARA svolta. In pratica, non solo non si garantisce più l'erogazione di contributi a copertura della globalità delle spese, ma si propone una riduzione, la cui definizione rischia di dipendere da questioni di ordine economico più che da esigenze scaturite dalle reali necessità del comparto. La mancanza di un limite ben preciso, Presidente, rappresenta inoltre un ulteriore elemento che contribuisce a creare incertezza e instabilità in un settore che, come ben sappiamo, sta attraversando una fase di profonda crisi, che occorrerebbe affrontare con determinazione e forza prima che degeneri ulteriormente.
Per quanto appena esposto, si ravvisa ancora di più il motivo di dotare l'ARA, e quindi le Associazioni provinciali, di un'adeguata copertura finanziaria che garantisca loro di operare in tutto il territorio, di rappresentare un punto di riferimento sul quale il settore zootecnico possa fare affidamento per la soluzione dei problemi e delle emergenze. L'Ente solo sotto queste condizioni finanziarie può continuare a promuovere e attuare tutte le iniziative utili al potenziamento della zootecnia regionale, alla tenuta dei registri anagrafici, in un adeguato e certo programma di interventi e proseguire proficuamente a svolgere quella attività di ricerca, di promozione, di divulgazione, Assessore, di collaborazione con enti, che lo caratterizzano e lo contraddistinguono.
Ecco perché chiediamo che ci sia sensibilità da parte della Giunta.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 127 ha facoltà di illustrarlo. Si dà per illustrato.
Uno dei presentatori dell'emendamento numero 123 ha facoltà di illustrarlo.
LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, credo che in quest'Aula tutti conoscano i problemi del settore idrico, sia per quanto riguarda l'approvvigionamento, sia per quanto concerne il consumo dell'acqua. La Regione Sardegna ha autorizzato il finanziamento per la spesa sostenuta dai consorzi di bonifica e altri enti pubblici gestori di risorse idriche per gli oneri relativi all'acquisto di idonei strumenti di misurazione del consumo di acqua irrigua da parte delle aziende agricole. La Giunta regionale, infatti, ha predisposto un programma di spese sulla base delle richieste dei consorzi di bonifica.
Per quanto riguarda il Consorzio di bonifica dell'Oristanese, la Regione ha concesso delle anticipazioni per l'installazione delle strutture necessarie e consone alla misurazione del consumo idrico. Quindi, in questa finanziaria, nel comma 2 dell'articolo di cui stiamo parlando, la Giunta ha disposto il non recupero delle anticipazioni agli enti pubblici fusi nel Consorzio di bonifica dell'Oristanese. Con questo emendamento, noi chiediamo soltanto semplicemente di posticipare di sei mesi il termine individuato dalla Giunta per il completamento e il collaudo delle opere relative alla misura del consumo idrico del comparto agricolo dell'Oristanese. La posticipazione del termine che noi sollecitiamo trova la sua ragione nel fatto che appare più ragionevole pretendere che il completamento, e soprattutto il collaudo delle opere, non sia materialmente realizzabile per ragioni tecnico-burocratiche entro il giugno 2005. Di conseguenza, ci appare più congrua una breve dilazione temporale che consentirà agli enti dell'Oristanese di provvedere agli adempimenti previsti.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 121 ha facoltà di illustrarlo.
LICANDRO (F.I.). Con l'emendamento numero 121 non mettiamo in discussione, per quanto riguarda il terzo comma dell'articolo 6, né il telaio, né il merito della norma, ma da parte dell'opposizione giunge un appello perché si comprenda l'utilità di una maggiorazione della dotazione finanziaria. Chiediamo che sia portata da 6 a 8 milioni di euro.
Noi tutti abbiamo presenti i disastri che hanno colpito il mercato del latte e il settore lattiero-caseario, ovino e caprino. Non parlo soltanto delle calamità, delle epidemie, ma in generale del prezzo del latte, che ha toccato, per i produttori, cifre di assoluto svantaggio, al punto che chi si ostina, qualcuno anche per disperazione, ad allevare oggi, trarrebbe maggiore vantaggio o minore danno, se così vogliamo dire, dalla commercializzazione del bestiame. Siamo arrivati al punto di sacrificare la fonte del commercio in nome del commercio. Ecco perché siamo d'accordo con la maggioranza che ha previsto interventi attraverso l'Ersat per il miglioramento della qualità delle produzioni lattiero-casearie, anche se siamo convinti che nemmeno 8 milioni di euro, cioè quanto noi chiediamo, 2 in più rispetto all'indicazione della maggioranza, saranno probabilmente risolutivi a breve termine del problema. Credo però importante che noi facciamo tutto quanto è nelle nostre possibilità per aiutare gli allevatori sardi e salvare quindi quello che resta del settore storico della nostra economia, soprattutto per quanto riguarda le zone interne della nostra Isola.
D'altronde, l'ha sottolineato prima anche il collega Rassu, il fallimento, salvo rarissime eccezioni, dell'industria pesante sarda ci impone questa scelta e ci costringe anche all'urgenza.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 122 ha facoltà di illustrarlo.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, con questo emendamento si propone di incrementare di 400 mila euro il capitolo di spesa relativo alla stipulazione di convenzioni con i Centri di Assistenza Agricola, i CAA, operanti in Sardegna per quanto riguarda la ricezione e l'istruttoria delle domande concernenti le misure del Piano di sviluppo rurale, delle domande di aiuto de minimis e delle domande per i carburanti agevolati. In questo modo le risorse stanziate passerebbero da 400 mila a 800 mila. L'emendamento è volto a ripristinare l'entità del capitolo di spesa perché rappresenta una previsione di spesa programmata in relazione alle proiezioni fatte dall'Assessorato competente anche in virtù delle reali esigenze e necessità in base all'esperienza fatta in questi anni e alle effettive occorrenze economico-finanziarie per la predisposizione e la copertura del servizio offerto, quindi abbiamo tutta una serie di dati storici. In assenza di adeguata copertura finanziaria, le attività sino ad oggi svolte non potrebbero essere più garantite nella misura e nella professionalità fin qui dimostrata dagli operatori dei Centri di Assistenza Agricola, determinando una grave sofferenza sugli operatori agricoli in genere e in parte sull'Assessorato regionale dell'agricoltura e sull'Ersat, che comunque non potranno più garantire, se non con un aggravio di spesa, i medesimi servizi.
Vorrei infatti sottolineare ai colleghi, qualora ce ne fosse bisogno, che i Centri di Assistenza Agricola non rappresentano una spesa in più per la Regione, bensì una spesa in meno. Sì, proprio così, potremmo definirla, secondo il mio punto di vista, una spesa in meno e mi spiego meglio. Le attività che i CAA portano avanti, a seguito della convenzione stipulata, consentono di alleggerire i costi dell'Assessorato dell'agricoltura e degli enti strumentali relativamente alle operazioni di istruttoria delle diverse pratiche di competenza. I Centri di Assistenza Agricola operano a diretto contatto con i produttori agricoli, con l'obiettivo di assisterli nella elaborazione delle dichiarazioni di coltivazione e produzione, delle domande di ammissione ai benefici comunitari, nazionali e regionali e nella verifica formale delle dichiarazioni prodotte. I Centri di Assistenza Agricola funzionano un po' come i CAF nel sistema fiscale, cioè fungono da tramite, da filtro tra le aziende agricole e gli enti che gestiscono e finanziano i programmi di intervento. Portano avanti tutta una serie di attività facilmente documentabile e riscontrabile; infatti, sulla base di un mandato scritto del titolare dell'azienda, predispongono, validano ed inviano le domande di erogazione di incentivi, premi e indennizzi, svolgono quindi anche e soprattutto una funzione strategica nel divulgare i contenuti e le finalità delle normative regionali, nazionali e comunitarie agli operatori e forniscono una insostituibile consulenza tecnica organizzativa, permettendo loro così di accedere alle agevolazioni e ai contributi.
Il ruolo ricoperto quindi da questi Centri è di fondamentale importanza per un settore agricolo che, da una parte, deve affrontare un mercato internazionale sempre più competitivo e spesso inaccessibile per i nostri produttori e, dall'altra parte, deve mantenere i livelli produttivi ed occupativi che ne garantiscano quanto meno situazioni di quasi normalità. La necessità per nulla trascurabile da parte degli operatori agricoli di pervenire ad una profonda conoscenza degli strumenti economici e normativi, messi oggi a disposizione dalle istituzioni nazionali ed europee, è stata più volte qui in Aula richiamata soprattutto in relazione alle tante occasioni mancate dal settore agricolo sardo che, negli anni, non ha potuto usufruire di adeguati finanziamenti perché alle volte gli operatori non erano neanche a conoscenza della loro esistenza.
Le attività legate all'informazione e al supporto tecnico svolte dai Centri di Assistenza Agricola non possono quindi essere messe nella condizione di non poter contare su un'adeguata e congrua copertura finanziaria e, nel contempo, non si può pensare che la Regione si faccia carico di sostituire improvvisamente questi centri in una attività complessa e strategica che necessita di una competenza specifica. Come ho detto prima, a pagare il prezzo maggiore di questa eccessiva decurtazione delle risorse finanziarie a disposizione dei Centri di Assistenza saranno i produttori che, per non rinunciare ad un importante supporto tecnico legislativo, saranno costretti ad affrontare costi di produzione più elevati e ricorrere alla consulenza di liberi professionisti, lontani dalla cultura agricola e con costi insopportabili per un comparto ormai, secondo me, morente.
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 119, 114, 120 e 128 si danno per illustrati. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli per illustrare l'emendamento numero 117.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, sarò brevissimo perché credo che la stesura dell'emendamento sia molto chiara. E' un intervento diretto che si richiede, un intervento di emergenza, qualcuno lo può chiamare anche di tipo assistenziale ed è vero, nel senso che bisogna assistere, in uno stato di emergenza, chi ha subito rilevanti danni in questo inverno particolarmente gravoso per gli allevatori, ma è già stato detto dai miei colleghi, non voglio ripetermi e dilungarmi in tutte le motivazioni.
L'emendamento propone, nei limiti di stanziamento del bilancio, non assicurazioni ma interventi mirati da parte della Regione sarda e credo che sia necessaria una risposta diretta nei confronti degli allevatori da parte di questo Consiglio. Credo che nessun discorso possa valere solo ed esclusivamente per i consorzi di bonifica della Sardegna meridionale, per teatri lirici di Cagliari, per sponsorizzazioni sportive, per interventi - a mio avviso - superflui, alcuni clientelari, senza prendere in considerazione invece un intervento necessario e diretto in uno stato territoriale sociale ed economico già abbastanza provato.
Suggerirei di porre un attimo di attenzione sulla proposta che viene fatta, anche perché lo stato sociale di alcuni territori è paragonabile ad una pentola a pressione che non ha più le guarnizioni utili ed opportune per tenere fisso il tappo. Credo che un segnale di attenzione, da parte di questa amministrazione, da parte dell'istituzione regionale consiliare, sia un segnale dovuto, uno di quegli atti dovuti di cui si parlava ieri. E' un atto dovuto dalla coscienza politica, dall'obbligo morale, e non solo morale, di intervento per situazioni di estrema crisi e di estrema emergenza.
Credo che si possano modificare, eventualmente lo si ritenga opportuno, alcune parti che non possono non essere condivise da parte della Giunta o possono essere migliorate anche da emendamenti orali dei colleghi o della Giunta stessa, ma ritengo che non si possa cancellare o mettere da parte tale proposta con un semplice "si approva" o "non si approva".
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 126 e 306 si danno per illustrati. Ha facoltà di parlare il consigliere Rassu per illustrare l'emendamento numero 50.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, con questo emendamento s'intende proporre all'attenzione dell'Aula una norma mirante a risolvere il grave indebitamento che le imprese agricole, pastorali e serricole hanno contratto in questi ultimi dieci anni in Sardegna.
Il settore agricolo e pastorale è composto in Sardegna, come ho detto poc'anzi, per la sua quasi totalità da piccole e medie imprese, piccolissime imprese, e senza ombra di dubbio rappresenta e ha rappresentato in Sardegna il settore trainante. E' inutile ripeterci, sono situazioni che conosciamo e alle quali è stata senz'altro posta attenzione, ma non quella dovuta; pertanto, della peculiarità e delle caratteristiche del nostro sistema economico isolano (il quale per certi versi - come ho detto altre volte - è un sistema chiuso), il settore agropastorale ne risente più di altri settori (per esempio le imprese artigiane e le piccole industrie commerciali che, per la loro specifica competenza hanno più possibilità, data la loro dinamicità, di muoversi e di intraprendere rapporti e segni). Il settore agropastorale purtroppo è costretto, nella massima parte e per il maggior numero di imprese, ad esitare i prodotti all'esterno tramite il settore industriale, cioè i cosiddetti industriali, per cui risente ancora più degli altri settori proprio degli effetti negativi imputabili a settori interni intrinseci a questo sistema chiuso economico, così anche per i settori esterni che ne condizionano la redditività, penso ad esempio alla continuità territoriale delle merci.
Ho detto poc'anzi che questo settore risente anche fortemente della condizione geografica dovuta alla insularità, la quale - a mio parere - doveva e deve essere un fattore positivo, un punto di forza, invece è diventata per la nostra economia un punto di debolezza e un fattore negativo, per le motivazioni che poc'anzi ho appena accennato. Il costo dei trasporti infatti, è risaputo da tutti, aggiunto all'elevato costo dell'energia, del denaro, dei prodotti di importazione, praticamente determina in Sardegna molti fattori negativi che incidono sul costo di produzione e quindi sulla redditività delle nostre aziende. La stabilità dell'intero sistema economico in Sardegna può ottenersi attraverso l'equilibro economico e finanziario del settore agricolo e del settore agropastorale, non abbiamo altre alternative, ripeto, così come ho detto poco fa. Il settore agropastorale e il sistema delle piccole e medie imprese artigiane e commerciali e piccola industria sono i settori su cui la Regione deve assolutamente puntare, assieme alla cultura e all'identità, per poter risollevare l'economia e darle quello sbocco positivo che ormai, indispensabilmente, chiede per stare al passo con i tempi o, se non altro, al traino con l'Europa.
Queste obiettive difficoltà, che ho appena accennato, intrinseche al sistema economico isolano, sono state ancora più accentuate ultimamente con l'impatto che ha avuto la nostra economia male o niente strutturata con l'euro da una parte, con la globalizzazione dei mercati dall'altra e con tutte le calamità naturali che in questi ultimi sei, sette o dieci anni hanno caratterizzato il nostro sistema; parlo delle epizoozie, della siccità, delle gelate, ultimamente abbiamo visto che l'inclemenza del tempo ha determinato nel nord-centro Sardegna la moria di migliaia e migliaia di capi. E' un settore che risente ancora, stante la mancanza di elementi della sua infrastrutturazione, quali strade, energia elettrica e quant'altro, delle peculiarità e dell'inclemenza del clima, quindi è indispensabile dare uno sguardo effettivamente sostanziale e concreto a questo settore. Tutto questo cosa ha comportato? Ha comportato e comporta tutt'oggi un aumento dei costi di produzione dei settori agricoli che vedono, a parità di condizioni del sistema continentale, un aggravio pari quasi al 40 per cento, come peraltro altri settori produttivi isolani. Questo cosa ha portato ancora? Ha portato in questi ultimi anni ad un gravissimo indebitamento delle nostre imprese agropastorali, indebitamento che ha portato il sistema economico agropastorale al tracollo, al collasso, che ha portato la maggioranza delle imprese ad una situazione pre fallimentare, il tutto sotto l'occhio distratto della Regione, non dico di questa attuale maggioranza, anche se sino a oggi, a quanto ho potuto vedere anche di questa, ma della maggioranza che vi era in quest'Aula nella precedente legislatura e le altre ancora, laddove si sono preferiti gli interventi a pioggia assistenziali agli interventi strutturali che dessero uno sbocco nel medio termine all'intero sistema.
E' chiaro che, con un indebitamento totale, quale risulta dai dati che ho potuto avere dall'Assessorato dell'agricoltura, un sistema è quasi impossibilitato ad uscirne fuori. Ecco, non voglio che la proposta che ho presentato sia presa come una provocazione, ma voglio che la Giunta rifletta su questo pur trattandosi di una norma soggetta senz'altro all'esame e all'attenzione della Comunità europea, che va nella direzione del consolidamento dei debiti del settore agropastorale, proponendo proprio per i motivi che ho detto un contributo pari al 64 per cento del tasso di riferimento vigente al momento nel settore agricolo affinché le imprese possano trasformare le pratiche all'incaglio, le pratiche a sofferenza non ancora portate a situazioni fallimentari, ad un consolidamento del medio e lungo termine.
Questo è possibile perché non c'è scritto da nessuna parte che, pur essendo l'agricoltura un settore sensibile, non può essere accettata una proposta del genere dall'Unione europea. Il sottoscritto si è premurato, insieme al funzionario della Commissione agricoltura, di contattare direttamente i funzionari preposti della Comunità europea nel settore; così come per altri settori sensibili, si è dimostrato che la caduta o lo sfascio di un settore economico determina, questo è il caso della Sardegna, lo sfascio totale della struttura economica, è comunque un disagio che può interessare non solo il mercato isolano ma il mercato nazionale e internazionale, per cui la Comunità europea interviene. E' chiaro che questo deve essere dimostrato da una norma che non può creare concorrenza sleale del settore con altri settori e non può assolutamente rafforzare o far aumentare la produzione delle imprese bensì bisogna dimostrare che l'intervento serve alla salvaguardia dell'impresa e dell'azienda e alla salvaguardia del settore.
Quindi, la proposta consiste nel presentare, appunto con questo emendamento, un articolo di legge che viene sottoposto all'esame della Comunità europea e quindi non inficia niente nella finanziaria attuale, solo l'articolo che va in Comunità europea propone quindi una norma che consolidi i debiti in agricoltura e permetta al settore agropastorale di uscire da questo tragico indebitamento che influenza in tutti i sensi il suo sviluppo condizionando ed aggravando la situazione economica e sociale dell'intera economia sarda; ma non solo, può determinare con una ricaduta, con un effetto domino, lo sfascio dell'intero sistema economico isolano.
Quindi è una proposta che porto all'attenzione della maggioranza affinché ci sia sensibilità a che questo emendamento possa essere approvato o comunque possa essere nell'immediato prevista una norma, in Regione, che si rifà alla legge numero 4...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rassu.
(Interruzione del consigliere Rassu)
PRESIDENTE. Prego.
RASSU (F.I.). Che si preveda un piano regionale che non è stato ancora fatto. Nessuno impedisce, come succede per le leggi di settore, la "488", la "15", la "22" e quant'altro, di mandare, una volta istruite dalle banche, le istruttorie singole in Comunità europea per essere esaminate e quindi poi, mano a mano, poter godere dei contributi. Questa è una proposta concreta, se veramente si vuole porre attenzione vera e non distrazione verso il settore agricolo e verso l'indebitamento delle imprese agricole. Grazie Presidente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Paolo Terzo Sanna per illustrare l'emendamento numero 115.
SANNA PAOLO TERZO (F.I.). Signor Presidente, cercherò di essere brevissimo nell'illustrare l'emendamento. Il problema è noto a molti colleghi e riguarda in particolare lo stato finanziario dei consorzi di bonifica esercenti attività irrigua. Questi ultimi anni di eventi calamitosi, in particolar modo siccitosi, hanno determinato di fatto dei costi, per unità di superficie irrigata, elevatissimi. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 6, comma 23, della legge regionale numero 6 del 2001, la Giunta regionale era impegnata, vorremmo dire obbligata, a fissare criteri, entità, importi del canone irriguo, in quanto l'obiettivo che si intendeva perseguire era quello di un'omogeneità di trattamento nei diversi territori della Sardegna. Questa disposizione di fatto non ha trovato attuazione, per cui si è verificata una sperequazione rilevantissima tra gli operatori agricoli delle diverse zone della Sardegna. Questo vuoi a causa della diversa disponibilità idrica, vuoi a causa della diversa struttura degli impianti irrigui che, avendo dimensioni non simili, hanno determinato costi unitari non solo differenti ma in alcuni casi moltiplicati per due o tre volte. L'emendamento tenta e tende a perequare questa situazione di sperequazione con interventi finalizzati ad omogeneizzare l'entità del canone irriguo nelle diverse zone e, per questo, i riferimenti alle annualità pregresse a partire da quella prevista della legge citata, appunto la numero 6 del 2001. Grazie.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 116 a firma Capelli, Oppi e più si dà per illustrato. L'emendamento numero 118 a firma Liori, Diana e più si dà per illustrato. Colleghi, voi adesso trovate l'emendamento numero 336, a cui sono stati presentati gli emendamenti numero 353 e 351 che sono emendamenti all'emendamento, per cui illustriamo prima questi due e poi il "336".
Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per illustrare l'emendamento numero 353.
ADDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, l'emendamento numero 353 riguarda interventi di risanamento finanziario nei consorzi di bonifica e interventi di sviluppo rurale. Noi sappiamo che, negli ultimi anni, i consorzi di bonifica hanno dovuto sostenere dei costi fissi molto alti, soprattutto per la manutenzione dei sistemi irrigui. Questo ha creato una grande sofferenza finanziaria di tutti i consorzi di bonifica della Sardegna.
Questo emendamento serve quindi per utilizzare una parte delle risorse, dei residui dell'UPB S06.028, per predisporre un piano di risanamento finanziario per tutti i consorzi di bonifica; soprattutto poi serve per verificare quali sono tutti i costi fissi aggiuntivi che i consorzi di bonifica devono sopportare, i quali non vanno solo a ricadere sugli agricoltori ma sono per la bonifica integrale del territorio, per cui, entro novanta giorni dall'approvazione di questa legge e successivamente al piano di risanamento finanziario, sarà predisposta anche una legge di riordino dei consorzi di bonifica verificandone anche le finalità, cosa che è già stata fatta in tutte le Regioni d'Italia. Solo noi rimaniamo indietro, non siamo riusciti ancora a predisporre una legge di vero riordino dei consorzi di bonifica, dove si contempli appunto, in un'ottica più moderna dei consorzi di bonifica, non solo la distribuzione dell'acqua ma tutto ciò che effettivamente i consorzi di bonifica possono fare, dalla salvaguardia di tipo ambientale alla regimazione delle acque, con un beneficio che non è solo finalizzato agli agricoltori ma a tutta la collettività. La grave crisi finanziaria dei consorzi di bonifica è determinata dall'aumento degli oneri conseguenti al ripetersi di eventi calamitosi, in essi si possono intendere inglobati anche quelli siccitosi, per cui la parola "siccitosi" può essere anche omessa.
La seconda parte di questo emendamento invece riguarda sempre l'utilizzo di 20 milioni di euro per la realizzazione di una misura di sviluppo rurale. Questa misura riguarderà tutte le aziende agricole che in questo momento si trovano in grande crisi, comprese quelle del comparto lattiero caseario. Questa misura può tranquillamente essere inserita nel piano di sviluppo rurale che viene finanziato dall'Unione europea, per cui questi 20 milioni di euro sono e possono essere destinati anche al cofinanziamento di questa misura che darà sicuramente la possibilità alle nostre aziende di beneficiare dei contributi, che possono essere anche poi diluiti nei cinque anni perché il piano di sviluppo rurale approvato dall'Unione europea ci dà la possibilità di utilizzare per cinque anni un piano che riguarda tutti gli operatori agricoli.
Non solo, la somma predisposta serve sì a migliorare le produzioni agricole e zootecniche anche mediante l'estensivizzazione ma offre anche l'opportunità di ripristinare quel paesaggio agrario al quale la Giunta tiene tanto, come ricostruire i nostri muretti a secco e poter fare la pulizia dei boschi, anche in virtù del fatto che, mantenendo la pulizia dei boschi privati, che in questo momento non hanno avuto finanziamenti, si può fare prevenzione per gli incendi e ripristino di tutto ciò che riguarda il paesaggio agrario. Grazie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Secci per illustrare l'emendamento numero 351.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. E' ritirato.
MARROCU (D.S.). Non puoi, altrimenti decade quello della Giunta!
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Stiamo parlando del "351".
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Secci per illustrare l'emendamento numero 336.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Paolo Terzo Sanna per illustrare l'emendamento numero 125.
SANNA PAOLO TERZO (F.I.). Presidente, chiederei che l'emendamento numero 125, per alcuni aspetti tecnici di approfondimento, venga trasferito all'articolo 37.
PRESIDENTE. Va bene, onorevole Sanna, l'emendamento numero 125 viene spostato all'articolo 37.
Ha facoltà di parlare il consigliere Rassu per illustrare l'emendamento numero 347.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, ho seguito attentamente l'intervento dell'Assessore e mi compiaccio che, almeno dopo tante battaglie da parte dei consiglieri regionali, delle associazioni di categoria, una certa sensibilità al settore pare stia mano a mano venendo fuori. Vado ad illustrare l'emendamento, poi chiaramente nello specifico, penso, si vedrà in seguito, dei fondi previsti, quanto e dove dovrà essere destinato. L'emendamento presentato, primo firmatario il sottoscritto, riguarda il costo di produzione del prezzo del latte, ma potrebbe benissimo riguardare il costo di produzione di tutti i prodotti agricoli; esso mira a predisporre una quota per la copertura della percentuale dei costi di produzione in più che il settore agricolo e pastorale paga in Sardegna per la produzione chiaramente del prodotto finito.
In questo caso parliamo di latte, che poi è il prodotto base. Mi sono preso il gusto, chiaramente assistito da un tecnico del settore, di poter ricavare il costo di un litro di latte che deve sopportare, per la sua produzione, un allevatore medio proprietario di trecento pecore. Bene, un pastore, con trecento capi ovini in produzione, può avere una produzione media di un litro e mezzo a capo per cui 36 mila litri; questa è proprio un'indagine concreta di mercato, con dati alla mano.
Ora, dall'analisi del costo di produzione, sommando il costo dei mangimi, del fieno, della mano d'opera e dell'energia, si arriva ad un costo medio di 0,695, praticamente 0,700, cioè 1400 vecchie lire al litro. Ciò chiaramente fa vedere senza ombra di dubbio che lo 0,51, quindi mille lire al litro, con cui oggi è offerto sul mercato come remunerazione del prezzo di un litro di latte è senz'altro al di sotto del costo di produzione che, come ho detto poc'anzi, supera in questo caso del 40 per cento la remunerazione dei prezzi e, nel caso dell'economia nazionale, il suo costo di produzione, così come per gli altri prodotti agricoli supera quasi del 40 per cento il costo di produzione. Da qui l'emendamento.
Allora, se il sistema economico sardo (non mi soffermo ancora ad elencare tutti i punti di forza maggiormente negativi che lo caratterizzano) impone obiettivamente (non perché ci sia scarsa attitudine imprenditoriale o scarsa professionalità da parte dei nostri imprenditori agricoli, ma per le caratteristiche intrinseche della struttura del nostro sistema economico) il costo di produzione di un litro di latte pari al 30 o 35 per cento, quasi 40 per cento in più, dello stesso litro di latte che viene prodotto nel Lazio ad esempio, o in Toscana o in Veneto, allora è chiaro ed evidente che il nostro sistema ha necessità di essere aiutato, quel particolare settore ha necessità di una iniezione di ossigeno alla base affinché venga tolto dallo stato preagonico in cui attualmente si trova.
Bene, anche in questo caso, credetemi, pur essendo un settore sensibile, non può esserci contrarietà da parte della Comunità europea;mi rivolgo all'Assessore regionale della programmazione e bilancio, non me ne voglia l'Assessore dell'agricoltura ma parlo del professor Pigliaru come tecnico, come docente universitario di economia, egli sa perfettamente che è possibile concretamente e facilmente dimostrare che noi, pur intervenendo sul costo di produzione, superiore del 30 per cento alle altre Regioni italiane, non andiamo in alcuna maniera a fare concorrenza sleale con le altre Regioni che pur arrivano allo stesso prezzo del latte col 30 per cento in meno del costo.
Quindi l'intervento riguarda solo ed esclusivamente il fatto che si vogliono mettere le nostre imprese agropastorali nelle condizioni paritarie alle altre aziende presenti nei territori continentali. Se a questo si aggiungono, come ho detto poc'anzi, tutte le spese e gli oneri che i nostri allevatori hanno dovuto sopportare, in questi sei o sette anni, a causa delle calamità naturali e delle epizoozie,oltre l'indebitamento cronico, dovuto sempre ai fattori intrinseci alla nostra economia chiusa, io sono certo matematicamente che un provvedimento di legge può e deve essere presentato in Comunità europea. Si deve tener conto della specificità e della peculiarità del nostro sistema economico agricolo affinché esso possa avere, Assessore, al pari dei sistemi delle altre Regioni italiane, pari dignità, pari interventi, pari competitività, e possa essere tolto da una situazione di grave malessere economico.
Oggi, questo settore per noi è il settore determinate e trainante della nostra economia, come ho detto poc'anzi, anche a causa ormai del fallimento della grande industria che ha creato, è vero, in questi ultimi trent'anni un grande indotto, ma che è in mano ad una politica delle multinazionali, grazie alla quale si vedono trasportare altrove i prodotti chimici lavorati; pertanto, vediamo la nostra economia, che negli anni '60 e '70 ha puntato sulla grande industria, ritornare all'origine e puntare sulla economia agropastorale.
Ora noi abbiamo dei prodotti che ci vengono invidiati da tutto il sistema europeo, biologicamente noi abbiamo, in tutta l'Italia e probabilmente in tutta l'Europa, le maggiori superfici destinate a culture biologiche, abbiamo un ambiente che ci invidiano tutti, abbiamo dei prodotti agricoli e zootecnici che sono all'avanguardia dal punto di vista della qualità in tutta l'Europa, ebbene su questo dobbiamo puntare, se è vero come è vero, che questo Governo regionale punta principalmente sulle risorse ambientali, sulle risorse naturali, sulle risorse che la nostra terra ha sempre dato e continua a dare.
Io ho proposto 35 milioni di euro in questo emendamento, non ad incentivazione sul prezzo del latte, perché di questo non si tratta, ma a copertura del disavanzo sul costo di produzione, cioè a copertura di quel 30 per cento dei fattori che concorrono al costo di produzione del prezzo del latte e che rappresentano il gap negativo attuale della nostra economia pastorale.
E' fatto il calcolo, in base a quasi tre milioni, tre milioni e mezzo di litri di latte che vengono prodotti in Sardegna, senza che questo possa in alcun modo considerarsi incentivazione tale da poter causare concorrenza sleale esterna verso le altre nazioni, serve solo ed esclusivamente per poter permettere a un settore (che non può e non deve assolutamente) di non morire; un fatto del genere causerebbe, così come sta iniziando a causare, non solo un disagio economico ma un disagio sociale che in Sardegna potrebbe sbocciare in fatti effettivamente gravi.
Noi non possiamo permetterci di avere ancor più disoccupati in agricoltura, ancor più disoccupati nel mondo dell'allevamento, ancor più disoccupati nel mondo dell'industria lattiero casearia. La proposta è una proposta concreta, prego la Giunta di prenderne atto poiché non si vuole in alcun modo appesantire nulla ma si vuole portare l'attenzione, se veramente si vuole intervenire, verso un settore di vitale importanza per la nostra economia.
L'importo quindi è calcolato in base alla produzione totale che in Sardegna è del latte ovino, è commisurato al fatto che si interviene sul costo di produzione, su quel 30 per cento che rappresenta il gap negativo sul costo di produzione del nostro latte e di tutti i prodotti agricoli. Questo è il senso dell'emendamento e spero che possa avere quella attenzione che merita da parte del Governo regionale.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Grazie Presidente, il parere sull'emendamento numero 4 soppressivo del comma 1 è negativo; il parere sull'emendamento numero 53 soppressivo del comma 1 è negativo; il parere sul "124" soppressivo del comma 1 è negativo; il parere sul "127", è già stato discusso in Commissione, è negativo; sul "123" il parere è positivo; sul "121" il parere è negativo; sul "122" il parere è negativo; sul "119" il parere è negativo; sul "114" il parere è negativo; sul "120" il parere è negativo; sul "128" il parere è negativo; sul "117" il parere è negativo; sul "126" il parere è negativo; sul "306" il parere è positivo; sul "50" il parere è negativo; sul "115" il parere è negativo; sul "116" il parere è negativo; sul "118" il parere è negativo; l'emendamento numero 125 è stato spostato all'articolo 37; il "336" è sostituito dal "353" sul quale il parere è positivo; sul "347" il parere è negativo.
PRESIDENTE. Il parere sull'emendamento numero 336 però deve essere dato lo stesso perché decade soltanto nel caso in cui venga approvato il "353".
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Lo teniamo in piedi soltanto per mantenere il "353", Presidente.
PRESIDENTE. Però il parere deve essere dato lo stesso.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il contenuto è tutto compreso nel "353".
PRESIDENTE. Però il parere deve essere dato lo stesso sull'emendamento, presidente Secci.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere è positivo, anche se è ricompreso.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Il parere è conforme al parere espresso dal Presidente della Commissione bilancio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Presidente, colleghi, da una prima lettura veloce dell'articolo 6 della finanziaria, interamente dedicato alla materia dell'agricoltura, era sembrato che questa norma fosse curiosamente disseminata, proprio come un orto, di interventi distribuiti qua e là, come se la Giunta avesse voluto dare l'impressione, giusto l'impressione, di intervenire con completezza dappertutto. In realtà la modestia delle partite finanziarie inserite per ogni singolo settore dell'agricoltura restituiscono appieno l'immagine della realtà, ed ecco che quindi l'orto diventa orticello e i suoi frutti sono, saranno e resteranno poca cosa.
Avevate detto, fin dall'inizio, che la vostra finanziaria sarebbe stata una finanziaria di tagli e di potature; l'avete detto e l'avete fatto, siete uomini di parola, però proprio nell'agricoltura e nell'allevamento, noi notiamo la mano pesante del legislatore, una mano di chi pare voglia fare giustizia a modo suo. Naturalmente la foga è una cattiva consigliera e così capita che la vittima di queste potature radicali, diciamo pure delle estirpazioni pressoché totali, per rimanere in tema di agricoltura, sia rappresentata da due aree storiche dell'economia sarda, già in difficoltà strutturale per conto loro da tanti, da troppi anni: agricoltura e allevamento, cioè praticamente in Sardegna l'attività principale di un popolo di pastori e contadini che oramai giace in uno stato di semiagonia da troppo tempo; da prima, tanto tempo prima che arrivassero pestilenze e gelate, inverni eccezionalmente prolungati e altri fenomeni incontrollabili della natura, sino a parlare della mucca pazza o della lingua blu.
Ma è stata la politica, quella stessa politica di cui oggi voi siete gli eredi, ad avere scelto, negli anni '70, di non ascoltare più la voce delle campagne sarde, preferendo invece il modernismo delle fabbriche e la chimera della grande industria. Così, grazie a quei benedetti piani di rinascita dei vostri padri illuminati, noi oggi ci troviamo le campagne sarde completamente spopolate e senza coltivazioni diffuse. L'allevamento è diventato purtroppo, e sottolineo purtroppo, un mestiere scarsamente redditizio, un'impresa che chiede e richiede tanto lavoro, ma non dà altrettanto pane. Le vostre scelte certo non potevano essere sovvertite in poco tempo perché gli effetti della trasformazione del passato sono certamente lunghi e duraturi, hanno praticamente, in una sola parola, creato delle condizioni strutturali. Con questa finanziaria, però, voi date dimostrazione di continuare a non sentire il lamento che arriva dal mondo agropastorale sardo. Non lo sentite perché probabilmente è un lamento che giunge da lontano, lontano da questo palazzo, e raramente arriva qui a manifestarsi quanto invece dovrebbe, nei luoghi dove le scelte vengono prese.
Ora emendare questo articolo 6, pur notando che ci sono tanti emendamenti che purtroppo subiscono tutti la stessa sorte, sarebbe in ogni caso un'operazione difficile, quasi scolastica, si farebbe prima a cancellare tutte queste norme e a riscriverle dando stavolta non l'impressione di aver previsto tutto, ma prevedendo davvero qualcosa che sia un progetto organico per il mondo delle campagne. Per farlo, lo sappiamo, servono soldi, servono tanti soldi che però voi non volete stanziare, presi come siete dall'ansia di dimostrare che siete quelli che risparmiano i soldi dei sardi, che li sanno amministrare bene come bravi ragionieri del debito pubblico, che in altri termini siete in grado e sapete fare economia.
Ma, colleghi del Consiglio, colleghi della maggioranza, onorevoli Assessori, la Regione non è un'azienda, non lo sarà mai nemmeno se riuscissimo ad introdurre il Codice Civile per la sua contabilità. La Regione invece è la massima espressione dell'autogoverno dei Sardi in Sardegna e soltanto alla Regione, prima di tutto alla Regione, spetta il compito di ascoltare e soddisfare il bisogno dei Sardi. Ritirate questa norma, riscrivetela, ripresentatela in Aula dopo averla caricata di risorse e avrete anche l'appoggio dell'opposizione che non lavora, lo abbiamo dimostrato in questi giorni, per distruggere tutto quello che voi avete presentato in Aula con questa finanziaria, ma noi lavoriamo per assolvere, con dignità, il compito davanti a tutti i settori produttivi della nostra Isola. Ma se invece, come purtroppo crediamo, come purtroppo stiamo vedendo in questi giorni, non agirete così, voi non farete altro che perpetuare la politica, la logica sorda dei vostri padri politici. Allora potremmo dire che trent'anni fa era la grande industria tra i nuraghi, ciminiere sulle rovine degli olivi, oggi a distruggere il salvabile sono le lame impazzite delle vostre cesoie. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, chiedo di parlare e possibilmente di essere ascoltato, nel senso che è difficile tenere un equilibrio dovuto nel discutere questi emendamenti e questo articolo. E' indubbio che il settore agropastorale è basilare per l'economia della Sardegna. E' indubbio che solo la finanziaria può dare risposte concrete per interventi altrettanto concreti nel sostegno di un settore che, lo è stato storicamente, ma mi auguro non solo storicamente sia nei programmi di questa Giunta, viste tutte le avventure della politica nel cercare alternative e forzature che potessero sostituire il settore agricolo. Follie, follie del passato, spero che non siano follie del futuro.
Io vorrei concentrare questo mio intervento, ho rinunciato ad illustrare diversi emendamenti, confidando non nella trattativa segreta, per poter spiegare le ragioni od ottenere dei risultati a favore di questo settore, così mi sono limitato ad illustrare l'emendamento numero 117, ponendo un problema e chiedendo che non ci fosse una semplice risposta del tipo "si accoglie" o "non si accoglie" ma che ci fosse un confronto in quest'Aula. Mi ritrovo, ho seguito ieri, perché collegato all'articolo che abbiamo discusso ieri, l'emendamento numero 353 che dovrebbe dare una risposta di giustizia e di equità per i consorzi di bonifica della Sardegna con due metri e due misure. Il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale ha avuto un trattamento sicuramente privilegiato, così come di altri privilegi per parti delle società, per territori particolari, questa finanziaria è piena. Ne è piena e vi è addosso la responsabilità di queste scelte non di questi tagli, io continuo a dire che questa finanziaria non ha tagli, ha delle scelte ben precise e sono delle scelte, a mio avviso, inconsapevoli. Non c'è una risposta ad un settore che in questo momento soffre più di tutti gli altri, ed è quello che dà il PIL più alto in Sardegna, ed è quello formato dai nostri avi, dai nostri giovani, sostenuto dai nostri giovani che dovrebbero credere in qualcosa. Ma in cosa possono credere se queste sono le vostre risposte?
L'emendamento numero 353, in particolare, è un emendamento-farsa, è un emendamento che è stato steso probabilmente da chi non ha nessuna cognizione tecnica del bilancio; voi sostenete di poter finanziare i consorzi di bonifica in conto residui del capitolo 06103 dell'UPB 06028. Mi chiedo: perché volete rappresentare a quest'Aula e ai sardi che trovate una soluzione inesistente? Andate chiaramente a violare il principio di annualità del bilancio, previsto dalla Costituzione all'articolo 81, primo aspetto. Secondo: vi contraddite con la norma di cancellazione del conto residui che avete portato in assestamento di bilancio, richiamate il comma 2 nello stesso articolo 1 della finanziaria e sostenete, nell'articolo 1, che provvedete alla cancellazione dei residui per 750 milioni di euro.
Allora qual è la verità? Quella espressa in questo emendamento o quella espressa nell'articolo 1, dove provvedete alla cancellazione di 750 milioni di euro in conto residui? Se è vera quella, è falso questo, se è vero questo, è falsa la norma che abbiamo votato all'articolo 1. Non c'è scelta, non c'è scelta politica di impostazione, non c'è nulla di tutto questo, c'è una determinazione tecnica di bilancio. Perciò voi qui state prendendo in giro i consorzi di bonifica, gli allevatori, e tutto quello che prevedete nell'emendamento numero 353 è una farsa, la stessa farsa che vedremo per il piano del lavoro, uguale, con tecniche diverse e superando tecniche diverse. Se non sarà così, chiedo all'Assessore che mi risponda, ora, in quest'Aula, subito, e mi dica da che cosa derivano questi utilizzi del conto residui. Chiedo una risposta immediata, perché altrimenti denuncio un, chiamiamolo, errore, preferisco chiamarlo errore, ma sicuramente c'è una omissione o una presa in giro, uso il termine più pesante, o sull'articolo 1 o su questo emendamento.
Voi non potete coprire la previsione di spesa con quanto prevedete nel comma 1 di questo emendamento. E' assolutamente impossibile. Perciò mi chiedo: qual è il vostro intervento in agricoltura? Non si chiedono ulteriori mutui, noi nei nostri emendamenti non abbiamo detto che dobbiamo aumentare l'indebitamento della Regione, noi abbiamo fatto ed indicato scelte diverse, è qui che ci dobbiamo confrontare. Poi vado a sentire le risposte sugli emendamenti con un semplice "si accoglie" o "non si accoglie" senza motivazione, senza dare delle congrue motivazioni per alcuni di questi. Si chiede una risposta, se no avremmo fatta noi la finanziaria, se no avremmo fatte noi le nostre scelte.
Ma in quest'Aula è ancora possibile un confronto o dobbiamo subire soltanto il vostro triste silenzio? Perché andate a dire che l'attenzione è massima nei confronti degli allevatori, lo dice una parte del Consiglio, e la Giunta risponde: "Fatevi delle assicurazioni". Io credo che le assicurazioni se le debbano fare ben altri, assicurazioni, sottolineo, di tipo politico, per non parlare di altro. Voi non avete nessun tipo di sensibilità per i reali problemi dell'agricoltura e dei nostri allevatori, nessuno. Probabilmente c'è anche poca conoscenza. Avete soltanto la possibilità di rispondere con emendamenti farsa come questo o andando in giro a fare false promesse. I denari ci sono, ci sono nel bilancio, ci sono i fondi accantonati per futuri disavanzi, 90 milioni di euro. A cosa servono quei denari, oggi, accantonati, quando siamo in una situazione di emergenza? Sicuramente, non ci fossero state queste possibilità, sì che allora vi avremmo chiesto di aumentare pure l'indebitamento, le risposte vanno date ora, non possono essere date domani. Domani è troppo tardi, per tante famiglie, è troppo tardi per pensare ad un futuro, per dare una speranza.
Ho rinunciato, per facilitare i lavori di quest'Aula, all'illustrazione degli emendamenti, ma alcuni di questi meritavano ben altra attenzione, almeno un'apertura alla discussione e, da parte dei proponenti, a rivederne anche eventualmente alcune parti, per trovare un accordo, ma non un accordo tra parti politiche, un accordo che potesse scaturire in beneficio, facendo tutti noi un sacrificio di scelta, una scelta che va confrontata, in questo caso come in altri, per cercare di ottenere il meglio.
Poi potevate firmare voi gli emendamenti, potevate copiarli come avete fatto per gran parte di quelli che avete deciso di far passare, potevate coprire il fatto che fosse una proposta della minoranza, ma non potete nascondere che le vostre scelte vanno sempre con un unico indirizzo a fronte di un maggiore sacrificio richiesto ad alcuni territori della Sardegna, quelli che forse valgono meno elettoralmente ma che sicuramente valgono molto di più per dignità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Presidente, è deprimente, uso un eufemismo chiaramente, che, in un'Aula parlamentare, l'Aula parlamentare della Sardegna, i cosiddetti Stamenti dei Sardi, l'Aula che rappresenta il popolo di Sardegna (sa zente, deu naru), su un problema e su un argomento così importante, così attuale, così fondante per l'esistenza stessa, non solo di un'economia ma di un'identità, di un modo di vivere, di un modo di essere, del modo di essere sardi, di chiamarci sardi, perché siamo tutti figli di quel pastoralismo che oggigiorno si vuole portare a patrimonio mondiale dell'UNESCO, si riscontri da parte della maggioranza un assoluto mutismo e silenzio, che non ci sia il confronto su un tema così importante dal punto di vista esistenziale, e non solo, sulla madre di tutti i problemi della Sardegna.
Lo trovo assurdo, sto usando ancora un eufemismo. Trovo inconcepibile la mancanza di un confronto, con la sola risposta asettica ad ogni e qualsiasi proposta, sia politica o sia tecnica, del solito "no". Questo non vuol dire amministrare, questo non vuol dire rappresentare il popolo, questo vuol dire solo assentarsi dai problemi che giornalmente riguardano le nostre famiglie, vuol dire assentarsi con un comodo lavarsi le mani dai problemi socio-economici che oggi attanagliano la nostra Isola, eredità certamente di ieri, ma anche di avantieri e dell'altro ieri ancora.
Manca la volontà politica del confronto, del misurarsi, della proposizione, forse condizionati non so da che cosa o da chi. E' semplicemente assurdo, uso ancora un eufemismo, per non usare termini offensivi. Non è sufficiente dire che si presta la massima attenzione ai problemi dell'agricoltura. Io, la sera, vedo la televisione, vedo un film, mi piacciono i film western e presto la massima attenzione, ciò non vuol dire che non faccio niente per poter intervenire su un fenomeno su cui non posso intervenire. Qui si presta la massima attenzione a tutto: si presta la massima attenzione alla cultura, però si tagliano i fondi alla cultura; si presta la massima attenzione all'identità, però dell'identità non ce ne importa niente; si presta la massima attenzione al mondo agropastorale, ma nel mondo agropastorale non si fa niente per cambiare niente!
Perché non si accetta il confronto? Perché non si discute? Perché non si sente quel grido che ancora è un grido silenzioso, ma come un rombo sta aumentando di giorno in giorno, sta per diventare un fiume in piena, che è il grido di dolore del mondo delle nostre campagne, trascurate da sempre, non da oggi, da sempre ignorate da un progetto di sviluppo serio, organico e strutturato, da sempre oggetto di ostracismo e di disattenzione, perché chiaramente non inquadrate in organismi sindacali ubbidienti e rispondenti a formule politiche sia da una parte che dall'altra.
Esse hanno sempre rappresentato un mondo individualista, un mondo professionale a sé stante, ma allo stesso tempo l'unico mondo che simboleggia in Sardegna l'identità di un popolo e la vera economia della Sardegna, purtroppo, assistita e non strutturata fino ad oggi. Con questo, non sto certamente dando colpe, in questo momento particolare, al Governo attuale. Una colpa o una disattenzione che io posso in questo momento rimarcare è proprio la facilità o la faciloneria - caro collega Cugini, intervieni e rispondi - con cui si presenta un emendamento farsa della Giunta!
CUGINI (D.S.). No, no!
RASSU (F.I.). E' così! La verità è questa, caro Cugini, la verità è questa! E non si ha il coraggio di intervenire su un settore che oggi è portante e trainante, non si ha il coraggio di presentare un progetto organico e operare una scelta prioritaria su un settore dove si vedono solo gli interventi sui consorzi di bonifica trascurando tutto e tutti. E' questo! Ed è inutile, basta intervenire, dimostrami il contrario! Ci dimostri la Giunta dov'è l'intervento strutturale nel settore agricolo e pastorale in Sardegna. Non esiste! Almeno ci fosse stata una parvenza, ecco, questa è la prima base di partenza per un progetto futuro. Non esiste, signor Presidente, non si fa il Presidente per dire solo "no"!
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Raccontaci cosa avete fatto in cinque anni!
PRESIDENTE. Onorevole Secci, per cortesia, grazie.
RASSU (F.I.). Non si fa il Presidente per dire solo "no"! Si fa il Presidente di Commissione per ascoltare anche le proposte provenienti da una parte e dall'altra e indipendentemente chiaramente esprimere un parere politico che non vuol dire solo no. Ciò vuole dire mettere la testa sotto la sabbia e basta! Quindi, non accetto sinceramente, mi deve scusare, Presidente, richiami di questo genere.
Io qui sono una mente libera, uno spirito libero, l'ho dimostrato, mi batto per i problemi perché è giusto che mi batta, perché sono qui, un rappresentante del popolo, non certamente per abbassare la testa, ma per elencare le problematiche e proporre soluzioni concrete, è questo che continuerò a fare. E' questo che sono venuto a fare e continuerò a fare. Non esiste in questo articolo 6 una proposta per l'agricoltura, non esiste, la verità è questa. Come non esiste in nessun articolo della finanziaria una proposta qualsiasi per gli altri settori. La mancanza di progettualità è evidente principalmente in questo articolo; credetemi, non io, ma tutto il popolo delle campagne in Sardegna, sperava che questa nuova Giunta, con la sua proposta di riforme, con le sue proposte di innovazione, potesse dare un nuovo input al settore agropastorale, invece tagli più o meno camuffati, emendamenti più o meno farsa.
I fatti che si susseguiranno nei tempi che hanno da venire, brevissimi, brevissimi, caro amico Renato Cugini, dimostreranno che anche questa è una farsa! Purtroppo si rimarca ancora di più il carattere di disattenzione e leggerezza verso un settore che meriterebbe, credetemi, un'attenzione più concreta, più profonda, forse più coraggio, che meriterebbe una scelta prioritaria, coraggio che non hanno avuto e scelte che non hanno fatto le precedenti amministrazioni, perché è necessario dire sempre la verità, un coraggio e delle scelte che gli altri non hanno fatto, ma che la Sardegna si aspetta oggi da questo Governo. Fatelo! Fatelo! Perché ne va dell'esistenza e della stabilità di tutto il sistema economico isolano. Fatelo, perché deve essere fatto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, avevo annunciato all'inizio del dibattito su questa finanziaria che avrei evitato di parlare o avrei parlato il meno possibile perché il Presidente non è mai presente in aula. Stamattina ho chiamato la RAI chiedendo se potevano organizzare una trasmissione ad hoc per "Chi l'ha visto?", cioè cercando il presidente Soru in modo che qualcuno di voi possa telefonare e dire: "L'abbiamo visto noi". E' rinchiuso nella sua stanza a definire le liste del centrosinistra, imponendo qualche volta anche i candidati, non ultimo il buon don Ettore Cannavera, che conta molti amici qua dentro.
Ma, fatta questa semplice battuta, io vorrei entrare, in merito al contenuto della manovra finanziaria, nell'argomento riguardante uno di quei tre settori trainanti per lo sviluppo socioeconomico della nostra Isola, indicati dal presidente Soru, nelle sue dichiarazioni programmatiche, quando disse che bisognava puntare su turismo, su agricoltura e su ambiente. Adesso siamo arrivati al settore dell'agricoltura. Prima di tutto lamento stamattina, all'apertura dei lavori, l'assenza del Presidente della Commissione, pur essendo in trattazione la sua materia, ma ciò che lamento di più è la mancanza di parola da parte del Presidente della Commissione per il fatto che egli ritiene di non dover intervenire per dibattere sullo sconcerto del settore agricolo contenuto in questa manovra.
Assessore, lei dovrebbe dimettersi, glielo dico molto tranquillamente, perché accetta passivamente che il settore agricolo sia destinato a morire. In sede di replica, se vorrà, mi dovrà elencare un solo elemento che costituisce progettualità nel settore agricolo, contenuto in questa manovra finanziaria che è fatta di tagli non del 4 per cento, bensì del 36 per cento, a meno che la matematica a lei sia stata insegnata in modo diverso dal mio.
Ma ciò che mi preme sottolineare e portare all'attenzione di tutti i colleghi, soprattutto di quelli del centrosinistra, e li invito a leggerselo, è il parere espresso dalla Commissione, dalla Commissione del centrosinistra, su questa manovra finanziaria. Sono quattro pagine di "roba" nelle quali, dopo aver espresso nel complesso un giudizio positivo, si dice che, perché questa manovra corrisponda a ciò che sono le esigenze, bisogna: ripristinare i fondi al consorzio fidi, risolvere i problemi dei consorzi di bonifica, rimettere i soldi per la lotta biologica e per finanziare le colture dell'agricoltura biologica, rimettere i fondi per l'ARA e per l'APA, ripristinare i fondi per l'energia, per coloro i quali sollevano l'acqua, cioè in poche parole il centrosinistra, in questa relazione, richiede tutte queste cose.
Allora, ditemi voi se questa può essere una manovra condivisibile, se può essere una manovra tesa a sviluppare il settore primario della nostra economia, una manovra per la quale si chiede a noi di non intervenire, perché mezz'ora fa ci è stato proprio chiesto di intervenire il meno possibile per accelerare i tempi. Ma, allora, ci volete mettere anche il bavaglio? Va bene che vi siete abituati con Soru! Ma noi non siamo con Soru, quindi il bavaglio non lo accettiamo, continueremo a parlare delle perplessità che abbiamo sull'intera manovra, ma principalmente sull'agricoltura e sul piano del lavoro.
Vede, Assessore, lei ultimamente è andato in giro a sentire quali sono i problemi degli agricoltori, soprattutto degli allevatori, e ha preso impegni dicendo che verranno risolti tutti, però il suo Presidente non si può permettere di offendere quel mondo del centro Sardegna che, a una precisa richiesta di danni per calamità naturali, si è sentito rispondere: "Fatevi le assicurazioni". La Giunta invece avrebbe dovuto presentare in quest'aula, in occasione di questa manovra finanziaria, un emendamento a firma del Presidente della Giunta nel quale questa maggioranza si prendesse l'impegno di prevedere lo stanziamento di tot milioni di euro per pagare il premio di assicurazione a favore degli allevatori sardi. Forse avrebbe fatto miglior figura! Forse avrebbe dimostrato agli allevatori che, in qualche modo, voleva intervenire; ma non si può intervenire a favore di certe categorie e non a favore dei più deboli. Sì, dei più deboli!
Ho visto che è stato ripristinato un ottimo e abbondante finanziamento a favore della trasformazione e della commercializzazione dei prodotti agricoli, a favore dell'industria quindi, a favore dell'industria e lo sottolineo. Però, dall'altra parte, non si fa niente per chi fornisce il prodotto primo per l'industria. Allora, Assessore, io al suo posto avrei ritirato questa manovra e l'avrei concordata con le organizzazioni sindacali e con le associazioni di categoria, l'avrei ripresentata come emendamento durante questo dibattito, perché lei come me avrà sicuramente avuto modo di leggere e di ascoltare anche ciò che hanno denunciato la CIA, la Coltivatori Diretti, l'Unione Agricoltori, la Confagricoltura. Non c'è stata una sola associazione del mondo agricolo che abbia condiviso la sua impostazione in questa manovra finanziaria. Tutti si sono lamentati. E' vero che molte volte si è anche esagerato nel concedere i contributi alle associazioni, ma è altrettanto vero, così come denunciate voi stessi in questo parere, che le associazioni qualche volta hanno sostituito l'amministrazione regionale. Non lo dico io, lo scrive sempre il centrosinistra. Allora, perché insistere nell'eliminare o nel dimezzare il contributo a favore di queste associazioni? Perché eliminare o dimezzare il contributo a favore dell'ARA?
In altri tempi, alcuni validi esponenti di questo centrosinistra presentavano gli emendamenti per gli aumenti di queste dotazioni; oggi dicono di condividere questa manovra. E' proprio vero che, quando si è al potere, si accetta tutto, ma soprattutto, quando c'è la paura di tornare a casa, si accetta anche di più! Perché sicuramente i commissari della Commissione agricoltura e ambiente del centrosinistra non sono favorevoli a questa manovra finanziaria e, per ricordarlo a quest'Aula, questa stessa manovra è stata approvata in Commissione agricoltura in minoranza, con quattro voti del centrosinistra e un'astensione del rappresentante sardista. Questo mi fa pensare ancor di più che neanche loro la condividevano, quindi siete ancora in tempo a correggerla. Chiedete la sospensione del dibattito sull'articolo 6 e rileggetevi gli emendamenti che sono stati presentati dal centrodestra, perché non tutti sono da buttare, non tutti! Il mio Capogruppo, in Aula, il collega Capelli, ha ben difeso l'emendamento numero 117 che non vuole essere un emendamento provocatorio o una marchetta, ma è un giusto diritto degli allevatori di quel territorio che hanno perso il bestiame, come lo avevano perso quelli che avevano subito l'alluvione nel 1999, ai quali abbiamo ristorato tutto e di più! Oggi, invece, agli allevatori che, a causa del mal tempo e della neve, hanno perso il bestiame diciamo: "Fatevi l'assicurazione". Ottimo modo di trattare i cittadini uguali di questa Regione!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, credo che questo emendamento presentato dalla Giunta, il "353", abbia sostanzialmente assunto l'onere dell'intero articolo, e l'abbia assunto facendo venir meno qualsiasi altra considerazione su altre questioni, perché è davvero il simbolo dell'acrobazia che la Giunta regionale propone eludendo tutti i problemi del settore agricolo in Sardegna. Vorrei sapere chi avrà il coraggio di sostenere questo emendamento, il quale è sostanzialmente la riscrittura dell'articolo, fatte salve alcune questioni dell'ARA e dell'APA. E' la riscrittura della politica agricola della Giunta regionale, cioè, alla proposta avanzata dal collega Rassu, condivisa dall'intera coalizione che l'ha sottoscritta, per recuperare l'indebitamento delle aziende agricole in Sardegna, una proposta seria, chiara, articolata, puntuale in tutti i suoi aspetti tecnico-finanziari, voi rispondete chiedendo agli agricoltori di imbrogliare la Regione. Perché così è quando dite, al comma 4 dell'articolo 6 bis, che siete disposti a interventi che dovrebbero andare a recuperare l'indebitamento delle aziende agricole e dite anche che mettete a disposizione 20 milioni di euro, assolutamente insufficienti, anche se questi fossero fondi reali, per attuare una misura di sviluppo rurale finalizzata a realizzare un paesaggio agrario regionale, alla gestione attiva dei boschi finalizzata alla difesa degli stessi dagli incendi, alla manutenzione e al recupero di elementi tipici del paesaggio rurale, quali i muretti a secco e le siepi.
Ma è possibile che voi pensiate che il mondo dell'agricoltura possa dichiarare di aver realizzato i muretti a secco e per questo chiedere i fondi alla Regione per ripagarsi l'indebitamento? Ma quale sarà il tecnico dell'Assessorato regionale dell'agricoltura, dell'Ersat? Quale sarà il tecnico incaricato privato che dichiarerà ed accerterà quella somma, quella spesa che dovrà essere fatta realmente? Perché se è vero come è vero che dite che volete intervenire sul miglioramento della qualità delle produzioni agricole e zootecniche, dite anche che quell'intervento deve essere misurato, deve essere collaudato, una somma che esce dall'Assessorato della programmazione per andare all'agricoltura e quindi al singolo imprenditore deve essere dichiarata e certificata. La spesa non può essere elusa dal controllo, non può essere dimenticata, quindi se questo è un escamotage per dire che si copre e si utilizza, è un errore che metterà ulteriormente in condizioni di indebitamento il mondo dell'agricoltura che sarà chiamato a realizzare degli interventi per cui dovrà pagare.
E' evidente che, quando si dice che occorre fare un'attuazione di un processo di salvaguardia e di valorizzazione del paesaggio agrario regionale, qualche intervento dovrà essere pur fatto, ci sarà un piano di miglioramento fondiario, e quest'ultimo avrà un conto spese che dovrà essere verificato nell'attuazione, quindi l'agricoltore non solo non avrà ristorato il suo indebitamento conseguente alle situazioni di siccità e di calamità naturali, ma avrà un ulteriore costo che certamente non potrà in alcun modo pagare perché nessuno di voi certificherà che è stato sostenuto, se invece non è stato sostenuto. Quindi è un imbroglio!
Si parla qui di un imbroglio che le aziende agricole dovrebbero fare per ristorare il proprio indebitamento. Allora non è plausibile per chiunque legga il piano di sviluppo rurale, il piano approvato come sapete con diverse articolazioni negli anni passati, l'ultima approvazione mi pare nel 2003, dal Comitato di Sorveglianza, ma già approvato dalla Commissione e, quindi, con passaggi burocratici assolutamente lunghi che hanno comportato dispendio di energie e di risorse. Come si può oggi non affrontare, in termini seri, il tema dell'indebitamento in agricoltura, così com'era stato bloccato con una serie di provvedimenti nelle precedenti legislature, nella precedente legislatura in particolar modo che aveva portato ad un accordo con gli stessi istituti di credito voluto da un ordine del giorno unitario di questo Consiglio regionale, sottolineo unitario di questo Consiglio regionale.
La fonte dell'indebitamento e del proseguo di questo vortice debitorio delle aziende agricole non può non essere legato a tutti quei costi che oggi sono chiamati a sostenere coloro che sono gli azionisti degli stessi consorzi di bonifica, e anche qui non si fa chiarezza. Dite di voler fare l'ennesimo ed apposito disegno di legge, ne avete scritto a decine, non ne avete fatto uno con i tempi che avete per proporre, è più quello che state riuscendo a bloccare che quello che riuscite a proporre. Ma è certo che, se non si riuscirà a stabilire la linea di demarcazione tra ciò che è il costo reale del servizio irriguo in agricoltura e i costi che devono far carico alla società civile e, quindi, anche alla parte pubblica regionale, quella della valutazione dell'importo delle bonifiche, della valutazione dell'impianto idrogeologico di tutela del territorio regionale, della valutazione delle emergenze potenziali che devono essere prevenute nella gestione territoriale, ebbene, tutte queste partite sono eluse da questo emendamento che sostanzialmente non solo non dà risposte ma rischia di aggravare ulteriormente. Tutti artifizi!
Allora, se si ritiene di dover dire agli agricoltori che la soluzione sta in questo emendamento, ognuno se ne assuma la responsabilità, 20 milioni di euro sono ridicoli, le aziende agricole, le associazioni agricole chiedono almeno il doppio, ma chiedono soldi reali e spendibili che possano essere giustificati correttamente alla Commissione europea e, su questo, credo che leggi importanti di incentivazione nel settore agricolo, anche per pagare calamità naturali, sono state da questo Consiglio regionale valutate nel minimo dettaglio e portate a buon esito anche a livello comunitario.
Così come appaiono assolutamente improponibili le azioni che avete proposto, il collega Rassu e il collega Sanciu le hanno puntualmente illustrate negli emendamenti al comma 1 dell'articolo 6, credo che sia la dimostrazione di come si vogliano mettere le mani sul mondo agricolo. Quando si vogliono limitare le risorse alle associazioni come l'ARA e come le APA, si intende assolutamente utilizzare un potere discrezionale per dire che le risorse sono date solo se quell'area si riesce a controllare bene. Non è così! Quelli sono soggetti che hanno, come bene hanno spiegato i miei colleghi, un obiettivo strategico e consolidato, dall'anagrafe genetica a tutte le partite della ricerca applicata nel settore zootecnico, di tutti i livelli; ebbene, voi proponete di riportare alla discrezionalità della Giunta il termine fino al massimo di 100, che certamente lascia intendere la possibilità di tagliare secondo gli intendimenti discrezionali che la Giunta regionale vorrà esercitare.
Io credo che questo articolo 6 sia l'ennesima fotografia dell'assenza di totale progettualità della maggioranza e della Giunta regionale per quanto di propria competenza; ma sia anche l'occasione, lo vedremo nell'esame di ogni singolo articolo e di ogni singolo emendamento, per avanzare proposte che questa coalizione ha manifestato nero su bianco affrontando i problemi come devono essere affrontati, con concretezza e con certezza di risposte. All'acrobazia dell'utilizzo della spesa regionale, che la Giunta propone, noi abbiamo contrapposto proposte serie che riteniamo debbano essere prese in considerazione non foss'altro per la gravità del settore agricolo che non può essere certamente imputata né a questa né alle passate legislature. Certamente un sistema difficile che merita però un'attenzione seria e non invece fondata sull'acrobazia finanziaria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Ma, a me pare veramente inaccettabile che, nel discutere l'emendamento che la Giunta ha presentato e l'intero articolo 6, alcuni colleghi parlino di broglio e di farsa; non so se questa espressione nasca dal non avere capito il contenuto dell'articolo 6 e dell'emendamento, cosa che non escludo, oppure dall'avere voluto forzatamente non capire per poter utilizzare termini che comunque sono veramente inaccettabili e da respingere da parte di tutti.
Allora, vorrei partire dal presupposto però che ci sia buona fede e che il motivo, per cui si utilizzano questi argomenti, è perché non si è capito. Vorrei dire che, sulle questioni delle calamità, e quindi mi riferisco per il momento alla prima parte dell'emendamento della Giunta, il "353", noi siamo intervenuti, nel 1998,approvando una norma che, di fatto, entrava quasi a sostituire il vecchio fondo di solidarietà, che operava negli anni passati nella legislazione regionale e che era stato da noi superato perché incompatibile con la normativa comunitaria; avevamo approvato l'articolo 23 della legge numero 8, la ricordo bene perché ne fui relatore in Aula, che prevedeva che non sarebbe stato più necessario, per ogni evento calamitoso che fosse dovuto alla siccità o ad altri elementi, che ci fosse di volta in volta una legge specifica che affrontasse il tema del ristoro dei danni determinati, ma ci fosse invece una normativa generale che affidava la soluzione per quelle calamità a dei piani di attuazione da concordare tra la Giunta e l'Unione europea. Questo è per consentire, senza bisogno di un nuovo intervento legislativo, di intervenire a ristorare, come si sta intervenendo di fatto, per tutte le calamità; cioè si deve fare riferimento sempre all'articolo 23 della legge numero 8 del 1998. Quelle che servono sono le risorse per coprire quel piano e per ristorare quel danno, compresi quelli che eventualmente sono stati determinati e causati dalle nevicate che hanno colpito in modo drammatico le realtà zootecniche del nuorese.
E' sufficiente che ci sia un accertamento dei danni, richiesta di verifica che deve essere avanzata dai sindaci dei comuni interessati, che l'ispettorato agrario, l'Ersat di competenza abbiano segnalato che c'è un danno superiore al 35 per cento sulla base della normativa nazionale, che quindi poi sia predisposta una possibilità di ristoro di quei danni attraverso dei parametri di un'azione amministrativa dell'Assessorato dell'agricoltura.
Le risorse. Così com'è avvenuto dal 1999 in poi, su quel capitolo di spesa, sul quale grava adesso il primo comma della Giunta, abbiamo fatto ricadere anche i danni dell'alluvione per quanto riguarda Villagrande e quella realtà. Gravano su quell'articolo, quindi, non c'è bisogno per nessuna calamità di nuove norme, la legge interviene solo ed esclusivamente per determinare l'ammontare delle risorse necessarie.
Secondo elemento. A dicembre 2003, su richiesta della Giunta regionale, allora assessore Contu, la Commissione bilancio fece un'eccezione sui residui e consentì solo all'agricoltura e solo ai fondi stabiliti nel capitolo 06103.00 della UPB 06.028 che rimanessero a residuo, in modo che, rimanendo a residuo i fondi previsti per le calamità, si potessero utilizzare quei fondi per la siccità di allora e per le altre ed eventuali calamità che sarebbero potute accadere; cioè che non ci fosse bisogno, ogni volta che si verificava un evento calamitoso, che quest'Aula dovesse, con un progetto di legge, reperire le risorse dopo aver individuato da dove toglierle; le abbiamo lasciate in quell'UPB e in quel capitolo con le finalità per le quali si stanno utilizzando in questo momento, fu un'azione promossa dalla Giunta regionale e da noi accolta con grande senso di responsabilità, tant'è che fu votata all'unanimità prima in Commissione e poi in Aula.
In quel capitolo sono rimasti a disposizione, a fine 2004, oltre 190 milioni di euro, di cui una parte abbiamo già impegnato per ristorare i danni dell'alluvione di Villagrande, ma rimangono a disposizione ancora risorse ingenti. C'è una situazione drammatica per la quale i consorzi di bonifica hanno una condizione tale che (per esempio Cagliari 80 miliardi di lire di debito) l'indebitamento (che si è costruito in questi anni e sul quale voi non siete mai intervenuti perché, ha detto bene Cappai, gli emendamenti che stanziavano risorse sulla manutenzione e sulla bonifica e sulle calamità dei consorzi di bonifica li ha fatti sempre la minoranza, li hanno fatti il sottoscritto ed Alberto Sanna, e ve li abbiamo imposti!) non può essere sanato. Oggi c'è una situazione deficitaria e debitoria dei consorzi, c'è quella situazione drammatica delle bollette a tremila euro ad ettaro che, se non si interviene, il mondo agricolo non può sopportare.
Allora abbiamo chiesto alla Giunta di utilizzare quei 190 milioni di euro che abbiamo per quella finalità, punto e basta! Siccome i debiti del consorzio in gran parte sono dovuti al fatto che non c'era acqua e che, quindi, quei pochi agricoltori che l'hanno avuta, se gliela si fa pagare, non sono in grado di pagarla, l'elemento siccitoso è l'elemento calamità; ma la calamità non è solo la siccità perché abbiamo visto quante calamità in agricoltura si sono succedute, eppure di tutto il territorio regionale neanche un centimetro è stato dichiarato calamitoso con decreto del Governo. Abbiamo detto semplicemente di utilizzare queste risorse risolvendo almeno il problema dell'indebitamento dei consorzi, i quali altrimenti dovrebbero scaricarlo sugli utenti (utenti rappresentati dal mondo agricolo) che però non possono pagare. Questo è il primo comma dell'emendamento, che cosa c'è di scandaloso? Risolviamo un problema che avremmo dovuto risolvere in questi anni e che si risolve oggi, visto che c'è la possibilità di risolverlo per tutti i consorzi di bonifica che si trovano in questa situazione.
Secondo punto: siccome le risorse sono ingenti e visto che, in questo momento, in Sardegna c'è anche un'altra emergenza che è il prezzo del latte, si è accolto un suggerimento che veniva dalle associazioni agricole, assumendo, da parte della Regione,l'impegno di integrare 14 centesimi al litro; il secondo comma risponde a questo. Vedete, io avrei potuto accettare sul secondo comma qualche rilievo che mettesse in luce la presenza di un po' di forzatura. Dico "sì", è vero, c'è un po' di forzatura, ma facciamola se è a fin di bene. Perché si può dire che il calo del prezzo del latte non è tutto determinato dall'elemento calamitoso? Può essere. Io dico che comunque l'elemento calamitoso ha inciso nei costi che il mondo agropastorale ha dovuto sopportare in aumento; allora ho detto "sì", può darsi che ci sia una forzatura, l'abbiamo visto anche con i funzionari, ma abbiamo deciso di compierla perché comunque consente di intervenire utilmente.
Credo che sia importante l'ultima parte dell'emendamento nel quale è previsto l'utilizzo di 20 milioni di euro, io spero che essi siano considerati soltanto un anticipo perché tale somma può essere impiegata anche per cofinanziare il Piano di sviluppo rurale al fine di aumentare la dotazione del FEOGA-garanzia; cioè, che s'intendano i 20 milioni di euro soltanto come un anticipo che la Regione fa al fine di attivare risorse nazionali e comunitarie per risolvere altri problemi del mondo agropastorale. Si fa sì una forzatura rispetto al fatto che quei fondi debbano essere utilizzati solo per ristorare calamità (non è oggi accertato se il prezzo del latte cala esclusivamente per un fatto di calamità), ma io dico che è una forzatura giusta che va fatta perché le risorse vanno impegnate...
PRESIDENTE. Prego, onorevole Marrocu.
MARROCU (D.S.). Sono convinto che, comunque, a determinare questa situazione del mondo agropastorale abbia inciso notevolmente la calamità, per cui quelle risorse ferme lì non spese (non è che non le abbiamo non spese noi), sono rimaste non spese. E' giusto allora utilizzarle per affrontare queste due emergenze: il problema del costo dell'acqua e dei consorzi di bonifica e il problema del prezzo del latte e della situazione agropastorale.
Quindi, io non solo lo voterò, ma sono orgoglioso di questo emendamento che la Giunta ha predisposto in accordo con la maggioranza, perché risponde a due temi che quest'Aula ha discusso con un ordine del giorno; predisporre ordini del giorno e prendere impegni è facile, risolvere i problemi come fa questo emendamento, assumendosi anche le responsabilità, è più difficile. Quindi io sono orgoglioso di quell'emendamento e di quell'iniziativa della Giunta.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Marrocu, vorrei pregare i colleghi di contenere i propri interventi entro i termini stabiliti perché mi sembra che le eccezioni stiano diventando una regola.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, io non vorrei che l'emendamento numero 353 benché emendamento di spessore, che ha avuto necessità di essere meditato, credo, anche durante la mattinata o la serata di ieri da parte del centrosinistra, possa distogliere i nostri ragionamenti da una argomentazione più ampia che coinvolge tutto il mondo agricolo sardo, un comparto particolarmente importante in tutto il territorio regionale certamente ma che in alcuni territori della Sardegna assume un ruolo fondamentale, visto che ci sono delle province dove il reddito pro capite è determinato per circa il 70 per cento proprio dal reddito agricolo; quindi è straordinariamente importante l'argomento.
Ora qui mi pare che, con l'emendamento numero 353, onorevole Marrocu, che lei ovviamente ha sostenuto ed è giusto che così faccia, si tenti di distogliere l'attenzione nostra, e non è facile, ma soprattutto dei cittadini sardi, dalla trascuratezza con cui è stata affrontata questa manovra finanziaria relativamente ai problemi, molto più generali, del comparto agricolo sardo. Perché qui noi stiamo parlando di emergenze, onorevole Marrocu. Ma le emergenze in agricoltura, credo di non doverglielo dire io, in Sardegna, ma non solo in Sardegna a dire la verità, ci sono, ci saranno e ci sono sempre state.
Per un verso o per l'altro, è un mondo soggetto all'emergenza, per un fatto assolutamente naturale e dovuto a cose non riconducibili alla nostra volontà. Per cui sappiamo benissimo che l'emergenza deve essere messa sempre in conto. Infatti si utilizzano le risorse per quelle finalità quando si verificano le emergenze. Onorevole Marrocu, io capisco anche le sue intenzioni, lei è molto fine nei ragionamenti, probabilmente al suo posto avrei fatto o detto le stesse cose, o avrei cercato di dire le stesse cose; però mi consenta, onorevole Marrocu, lei ha fatto un'affermazione che se va bene perché c'è un comparto dietro che spinge in questa direzione, noi che siamo, o dovremmo essere uomini di legge, uomini chiamati qui a rappresentare tutto il mondo agricolo in questo momento, non solo una parte, ci ritroviamo con un emendamento che guarda caso mira, in questo momento e in questo periodo, a dare tre risposte fondamentali, e sono le considerazioni che ha fatto l'onorevole Marrocu.
Bene, non si può risolvere il problema dell'agricoltura in Sardegna con l'emendamento numero 353, con il sospetto che quei 190 milioni di euro non abbiano esattamente la finalità detta. Io avanzo questo dubbio, immagino che ci sia, ma non è previsto, il parere di legittimità, quindi ci troviamo sempre in una situazione anche un po' imbarazzante; non è presente l'assessore Pigliaru ma immagino che, essendo un emendamento della Giunta regionale, abbia tutti i crismi e non sia uno di quegli emendamenti che possa risolversi come boomerang nel futuro, perché noi stiamo utilizzando una parte importante dei 190 milioni di euro che erano stati impegnati per un'altra cosa.
Ora si vuole assimilare questo alle calamità naturali? Noi prendiamo atto che tutti i problemi sollevati con l'emendamento numero 353, onorevole Marrocu, che è sostitutivo dell'emendamento numero 336, sono le vere emergenze dell'agricoltura sarda. Queste sono le calamità! Bene, se è possibile utilizzare queste risorse per queste calamità, le quali non sono tutte, ce ne sono anche ben altre, mi chiedo che ragionamento è stato fatto.
Assessore Addis, io non chiederò le sue dimissioni, sarebbe irriverente, sarebbe irriguardoso soprattutto perchè lei rappresenta una parte importante dei cittadini sardi, in questo caso delle cittadine sarde, essendo una donna ha certamente tutto il mio rispetto, però, nel non chiedere le sue dimissioni e non chiedere che il suo Assessorato venga sottoposto a commissariamento, io le chiedo uno sforzo per oggi e per il futuro. Se la voce del mondo femminile doveva essere una voce attenta, presente, puntuale, caratterizzante anche di un qualcosa di nuovo, Assessore, io per quello che ho visto fino adesso, probabilmente sta prendendo le misure dell'Assessorato, però fino adesso io non ho sentito, non ho ascoltato e non ho letto uno straccio di provvedimento di proposta o di disegno che ci faccia capire qual è il futuro dell'agricoltura sarda.
Questa è la mia preoccupazione, non è il fatto che la Giunta, sensibilizzata dai Capigruppo della maggioranza certamente, forse trasversalmente anche dall'opposizione, possa avere deciso di intervenire per le emergenze con queste risorse che erano destinate, l'ho detto già un'altra volta, per un altro servizio, per ciò che non è emergenza, e che vorremmo che non diventasse emergenza, perchè abbiamo detto che le emergenze non sono una responsabilità nostra in linea di massima, le calamità naturali, per esempio, qualche volta si possono prevedere, ma nel complesso escono dalla nostra sfera di azione, di competenza. Le difficoltà dell'agricoltura, assessore Addis, non sono le emergenze solo, le emergenze sono storiche, ci sono in Italia, ci sono nel mondo. Quello che a noi interessa è capire qual è il disegno strategico per rilanciare l'agricoltura sarda, non l'agricoltura italiana, l'agricoltura sarda! E in questa finanziaria e nel Dpef, nonostante i pronunciamenti del presidente Soru, noi non abbiamo avuto ancora la possibilità di misurarci, era la cosa che si aspettava in questo momento.
Abbiamo l'accorpamento di enti, abbiamo l'alienazione di una parte del patrimonio della Regione Sardegna che ricade nel mondo agricolo, ma non abbiamo uno straccio di programmazione generale su quello che può essere definito oggi il nuovo corso dell'agricoltura sarda, non esiste! Allora, a cosa serve, onorevole Marrocu, che non vedo, garantire i 14 centesimi? E' la soluzione del problema, onorevole Marrocu? Se la soluzione di tutti i problemi del comparto ovino sardo sono i 14 centesimi, guardate, siamo estremamente fortunati. Il fatto è che risolviamo un problema ma ne creiamo un altro molto più grosso, il problema degli stoccaggi di 160 mila quintali di pecorino romano che è ancora lì, e per il quale nessuno ha trovato ancora una soluzione, a meno che non si scopra che stasera arriva un altro emendamento all'emendamento dove c'è chissà quale manovra!
Ci vogliamo mettere in testa, sì o no, che la nostra produzione di latte ovino è sovradimensionata per le possibilità reali di un mercato che si sta chiudendo sempre di più e che ha bisogno di prezzi molto più bassi e non vuole probabilmente neanche più questo tipo di prodotto? Abbiamo fatto questa considerazione? Assessore Addis, sa quanto impiegano gli Stati Uniti a ritirare dal mercato sardo 160 mila quintali di pecorino romano? Sì e no tre settimane. Abbiamo fatto uno sforzo per capire come è possibile agevolare questo percorso? E' stata fatta un'analisi? Ci siamo misurati tutti quanti per dire: ma come è possibile?
So che è difficile, non le sto trovando la soluzione benché ci abbia provato, 160 mila quintali di pecorino romano sono stati confezionati con il latte, caro onorevole Rassu, pagato a 1550 lire al litro, quindi non è un problema facile, visto che per chi non conosce questo mercato ci vogliono sei litri di latte, oggi il prezzo di riferimento negli Stati Uniti è 3 euro e 80, a 3 euro e 80 si va sotto del 40 per cento del costo! Questo è il problema! E noi stiamo risolvendo il problema, che è certamente importante, di dare 14 centesimi ai produttori di latte, probabilmente sono anche pochi; visto che ci si doveva mettere, il presidente Soru ne poteva promettere anche 20.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana, non è per lei ma avevamo già detto in proposito.
DIANA (A.N.). Presidente, io sono rispettoso, ma affronterò l'argomento in tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Non ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, tutti noi sappiamo che il settore agropastorale e zootecnico della Sardegna attraversa una fase di profonda sofferenza i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti in termini di livelli produttivi inadeguati, sempre in eccesso o in difetto rispetto alle domande di mercato, e in termini di permanenza e sopravvivenza delle aziende sul mercato; inoltre con gravi ripercussioni sui livelli occupativi e su tutto il tessuto produttivo dell'Isola in considerazione del ruolo strategico che ha sempre ricoperto il settore nella nostra Regione.
L'articolo 6, come pochi colleghi di maggioranza sanno, riguarda le disposizioni nel settore agricolo; parla quindi di uno dei settori strategici dell'economia isolana che, come tutti dovremmo sapere, è in una fase di grave crisi. Ebbene, mi aspettavo che, almeno qui, su un tema così delicato e cruciale, tutte le forze politiche intervenissero per apportare il loro contributo ed esprimere comunque la loro opinione; agli annoiati, ai distratti, agli infastiditi colleghi della maggioranza, vorrei dire che pare incredibile che un articolo così importante possa essere liquidato con un contentino, onorevole Marrocu, e lasciato passare con un silenzio che è sempre più assordante del grido di malessere del settore.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue SANCIU.) Voglio ricordare che circa settecento aziende agricole sarde sono state già messe all'asta, mentre sono oltre 2100 le imprese del settore con il decreto ingiuntivo appeso al cancello della loro proprietà; aziende in grave crisi per impossibilità di sostenere gli alti costi di produzione e competere con un mercato mondializzato dove sono presenti competitori stranieri, il più delle volte sostenuti, aiutati da organismi nazionali. Ricordo a tutti che l'agricoltura, nei grandi paesi industrializzati, è sostenuta.
Il settore agricolo sardo opera invece in un clima di profonda precarietà e incertezza, determinato da un susseguirsi di condizioni avverse come le calamità naturali e come le epidemie che si sono abbattute in un quadro produttivo già fragile, contribuendo in maniera determinante ad una degenerazione della situazione con effetti di grave preoccupazione per tutti gli operatori sardi. A questo si aggiunge un sistema creditizio che è lungi dal sostenere l'impresa agricola, anzi molto spesso rappresenta un limite alla sua espansione, alla sua stessa sopravvivenza come dimostrano i livelli a cui è giunto l'indebitamento delle aziende agricole che ammonta a circa 625 milioni di euro tra prestiti e mutui a lungo termine. Restano ancora in sospeso alcune questioni come la determinazione del prezzo del latte, i costi dell'acqua, i ritardi nell'erogazione degli indennizzi per rifondere i danni provocati dalle calamità naturali e dalle epidemie, come ha ricordato qualche collega.
Io apprezzo l'intervento della Giunta e gli emendamenti presentati che rappresentano il riconoscimento di questo stato di profondo malessere e soprattutto stanno a significare che finalmente c'è stato un minimo di attenzione maggiore nei confronti delle sofferenze del mondo dei campi. Finalmente c'è stata una sorta di piccola concertazione con gli operatori, anche se ancora una volta questa concertazione è frutto dell'iniziativa solitaria del presidente Soru e ha il sapore del contentino che si è voluto dare ad alcune categorie più che ad una profonda presa di coscienza della situazione reale e della volontà di intervenire con una strategia ben precisa per il rilancio dell'agricoltura.
E' comunque un segnale che la Giunta sta dando al mondo agropastorale ma non è sufficiente; noi chiediamo fortemente alla Giunta di fare uno sforzo maggiore, sia in termini di risorse finanziarie stanziate, sia in termini di un maggiore confronto e di un maggiore dialogo con produttori e organizzazione dei produttori. Questa finanziaria, al di là dell'apertura mostrata dalla Giunta in queste ore, è una manovra debole che si cala in un contesto, come ho detto più volte, negativo come quello che ho descritto all'inizio del mio intervento. Una manovra di tagli, tagli che ammontano al 36 per cento, tagli che coinvolgono anche gli enti, le associazioni di categoria e professionali, gli organismi di ricerca e studio.
Sarebbe stata necessaria viceversa una manovra forte che desse un segnale possente al mondo agricolo, che facesse capire ad un settore, che è sempre più strategico e radicato nel nostro territorio, che la Giunta si è accorta e ha preso coscienza di uno stato di profonda crisi; anziché dare questo segnale forte, vengono presi invece provvedimenti che contribuiscono ad alimentare quel clima di incertezza di cui ho parlato all'inizio, sottraendo risorse agli enti che da sempre operano a diretto contatto con gli agricoltori e con gli allevatori, togliendo ossigeno alle associazioni di categoria e a tutti gli organismi che operano quotidianamente per divulgare e fare conoscere le normative europee a sostegno dello sviluppo e dell'ammodernamento del comparto.
Le disposizioni per il settore agricolo, normate in questa legge finanziaria, rivestono certamente un grosso impegno per un'amministrazione regionale, ma occorre porre una estrema attenzione nell'individuazione degli interventi da proporre al comparto agricolo. Questo perché il settore agricolo della nostra Regione è da sempre sinonimo di tradizioni, cultura, scelte di vita, economia e sistema fondante della società sarda.
Ha ragione il collega Rassu, è demoralizzante, è vergognoso che, nel giorno in cui quest'Aula è chiamata a discutere di uno dei suoi settori culturalmente più radicati, non si sia sentita la voce di un esponente della maggioranza, a parte l'intervento del collega Marrocu. Colleghi, stiamo parlando del presente, del futuro della nostra Isola, stiamo parlando di un settore produttivo che incide direttamente sulla struttura sociale della nostra Regione; stiamo parlando di un settore che registra in Sardegna gli indici più alti a livello nazionale di occupati; stiamo discutendo di tagliare questo settore e non si sente la voce di nessuno, non c'è confronto, non ci sono proposte. Eppure la sofferenza dei campi è giunta sino a noi attraverso la voce degli operatori che, da mesi, chiedono interventi immediati da parte delle associazioni di categoria, che hanno richiamato la Giunta a considerare il settore con interventi che non ne stravolgano l'assetto attuale.
Ai colleghi seduti in quei banchi, chiedo di capire realmente le esigenze di quel mondo, di fare la loro parte, di fare la loro battaglia, ma soprattutto di lavorare davvero alla predisposizione di un piano strategico per il rilancio dell'agricoltura sarda, con una dotazione finanziaria sufficiente per il suo rilancio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io parlo di un argomento che è quello dell'agricoltura in Sardegna, sul quale è indispensabile che preventivamente ammetta la non diretta competenza personale, anche se è vero che è difficile fare il consigliere regionale, in questa Regione, comunque occuparsi di attività politica, in questa Regione, senza interessarsi del problema dell'agricoltura. Nel senso che, al di là di un breve passaggio che ho pure fatto per una serie di casualità all'interno della Commissione agricoltura nella scorsa legislatura, insomma, era difficile nella scorsa legislatura occuparsi di attività politica e dimenticarsi del problema dell'agricoltura.
Era comunque difficile perchè qualora anche qualche consigliere regionale avesse desiderato tenere una zona franca nella propria attività nella quale infilare l'agricoltura e gli agricoltori, difficilmente questo atteggiamento gli sarebbe stato concesso perché, se non andavamo noi ad interessarci, direttamente nei territori, dei problemi collegati con agricoltura, allevamento e tutto ciò che il comparto rappresenta per la Sardegna, i colleghi che nella scorsa legislatura hanno comunque partecipato all'attività politica in questi banchi sanno bene che sono venuti a domicilio gli agricoltori, quindi abbiamo condiviso la nostra attività politica, qualche volta anche con la coabitazione all'interno delle stesse stanze del Consiglio regionale, perché questo Consiglio è stato occupato dagli agricoltori nella scorsa legislatura, con i quali abbiamo condiviso le loro problematiche insieme alle stanze del Consiglio, per cui stiamo stati comunque costretti a confrontarci con i loro problemi.
Credo che questo sia un elemento difficilmente superabile in una terra in cui comunque il comparto agricolo rappresenta una realtà che, sia dal punto di vista storico e filologico, forse direbbe la professoressa Cerina, sia dal punto di vista della stessa incidenza sul prodotto interno lordo, è comunque un settore del quale non è possibile non parlare, sui cui problemi è impossibile non confrontarsi, spesso con asprezza, nel senso che spesso il confronto sui problemi, anche oggi in Aula sull'emendamento numero 353 e sul contenuto dell'articolo 6, arriva ad argomentazioni che sono davvero estreme e sicuramente esasperate, almeno dal punto di vista politico.
Il ragionamento che ha fatto il collega Marrocu, credo esprimendo in esso una riflessione condivisa dall'intera maggioranza, è, a lume di buonsenso, tutto sommato, un ragionamento che non può non essere, almeno dal punto di vista filosofico, condiviso, perchè esistono effettivamente ancora dei fondi che non si sono potuti utilizzare per le finalità istituzionali; sostanzialmente l'agricoltura sarda versa in un sistema di calamità naturale che, per una serie di rapporti da scatole cinesi, coinvolge quasi l'intero impianto dell'agricoltura, sicuramente coinvolge i consorzi di bonifica, perchè ce ne siamo occupati varie volte negli anni, sicuramente una parte del coinvolgimento dei consorzi di bonifica deriva dagli effetti perversi di quelle calamità naturali per le quali il presidente Soru suggerisce il ricorso a sistemi assicurativi.
Ecco, forse tra i due estremi, cioè la posizione Marrocu e la posizione Soru, però esistono comunque delle soluzioni che vengono additate all'Aula e al ragionamento, sulle quali varrebbe la pena di continuare ad approfondire la riflessione. Perchè? Perchè io credo che sia l'articolo 6 della finanziaria, sia la parte del Dpef che ai problemi dell'agricoltura è stata dedicata, siano complessivamente insoddisfacenti, pur con l'intervento migliorativo, se migliorativo può essere definito, dell'emendamento numero 353, nel senso che l'agricoltura sarda versa comunque in una complessiva sofferenza per la quale è necessaria una risposta da parte del Consiglio regionale che si scolli dall'emergenza. Finché noi rimaniamo legati, come lo siamo per effetto del rinnovarsi quotidiano delle emergenze, nel settore agricolo, alla gestione del quotidiano e dell'emergenza, io credo che difficilmente potremo scrivere articoli della finanziaria ed emendamenti diversi rispetto a quelli che oggi comunque ci troviamo pronti sul tavolo per la loro approvazione.
Invece è importante che in questo Consiglio regionale possa essere fatto un ragionamento di prospettiva - ovviamente sulla base degli input che la Giunta ha diritto e dovere di fornirci - che possa dare un'indicazione di qual è lo sviluppo che questo Consiglio regionale intende indicare per il comparto agricolo sardo, integrato agli altri comparti della vita produttiva della Sardegna per i prossimi dieci anni. Cioè è importante, io lo avrei visto volentieri all'interno della finanziaria, che vengano attivati quei servizi di consulenza e di programmazione che possano consentirci di avere un'interlocuzione con la Comunità europea decisiva dal punto di vista dell'indicazione delle linee guida e delle linee di sviluppo sulle quali l'agricoltura sarda deve orientarsi nei prossimi anni. Cioè noi vorremmo poter dire agli agricoltori sardi se su connottu può durare ancora per dieci, venti e trent'anni, per cui è possibile dire agli agricoltori sardi che, con serenità, consiglino ai loro figli di rilevare l'impresa agricola del padre, se impresa agricola è, oppure semplicemente che coltivino i fondi quando impresa agricola, come spesso succede, non è, in modo che possano avere fiducia che, attraverso questo tipo di attività lavorativa e professionale, per i prossimi trent'anni c'è la possibilità, con le indicazioni che la Regione fornirà, di poter sfamare la propria famiglia, di potere dare reddito alla propria famiglia e di poter contribuire alla creazione del reddito dell'intera nostra Regione, oppure se l'attuale sistema è un sistema comunque al collasso, nel quale oggi si interviene per sanare e bonificare i consorzi di bonifica che dovrebbero bonificare essi stessi e non hanno bonificato, in cui domani si interviene per sanare e per ridisegnare Ersat, consorzi di frutticoltura e via dicendo, ma sempre con interventi che comunque non incidono in maniera sostanziale sull'assetto del comparto agricolo in Sardegna.
Quindi interventi che comunque non danno la certezza di quale possa essere, per il futuro, lo sviluppo di questo settore e di come esso possa rimanere trainante all'interno dell'economia sarda. Chi si occupa di economia (a me è capitato di sentire al convegno, ovviamente, non di toccarlo con la mano personale), ci dice che il settore agricolo non è un settore che possa vivere in attivo in nessuno dei paesi industrializzati del mondo, ma essendo un settore strategico è un settore per il quale sono necessarie politiche di investimento, ed è comunque un settore che deve rimanere parte integrante della complessiva politica economica di una regione o di una nazione.
Allora, se da questo presupposto vogliamo partire, immagino che tutti concordiamo, però è importante che noi comprendiamo quali sono le modifiche strutturali che al settore devono essere rese, che le concordiamo una volta per tutte con la Comunità europea e che, in un settore in cui la programmazione è purtroppo indispensabile e lasciare all'estro e alla fantasia, i dati lo dimostrano, non è più possibile, si abbia il coraggio di dire agli agricoltori sardi qual è la direzione verso cui si deve andare e qual è il sacrificio che oggi si deve fare per consentire che anche domani in Sardegna ci siano agricoltori. Ecco, questo è lo sforzo che noi Riformatori ci attendiamo da parte della Giunta e questa è la discussione che in Aula vorremmo poter fare nei prossimi mesi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). E' stato detto abbastanza su ciò che noi sardi volevamo subito e in fretta e questo avveniva 45 anni fa. Era una classe dirigente politica che desiderava risolvere i problemi, quindi io oggi non posso criticare nessuno perché le scelte subite dai sardi, scelte imposte anche da realtà estranee all'Isola, imponevano e diffondevano nella nostra terra le industrie, anche se qualche Assessore sardista già da allora riteneva utile la chimica fine, quella che creava meno inquinamento e più ricchezza. Purtroppo le scelte sono state fatte penalizzando l'agricoltura. Quindi voi non avete responsabilità; siete corresponsabili col sottoscritto di scelte condivise da diversi decenni ed oggi ci viene presentato il conto.
Ci rendiamo conto che si è sbagliato, quindi il problema è non persistere nell'errore perché quando chiuderemo questo democratico rito degli emendamenti, del bilancio, della finanziaria, ci attenderanno tempi tecnici inevitabili che saranno i bandi, le norme di attuazione. In conclusione, le prime risposte a questo mondo agonizzante che, se ho ben capito, sta a cuore a tutti, le daremo a settembre o ottobre. Quindi noi non dobbiamo perdere ulteriore tempo, mi rendo conto che 20 milioni di euro sono il rattoppo, però una volta avviata la procedura e monitorato l'esistente, potremo mettere mano a risorse ulteriori per essere più precisi, più puntuali e dare risposte concrete a chi veramente ha necessità. Non bisogna dimenticare che la classe politica, forse un po' timida, ha subito la pressione della piazza e si è allattata con opportunismo da questo generoso mondo perché ha creato anche fortuna elettorale. Noi dobbiamo cambiare rotta, l'agricoltura ha bisogno di una terapia onesta, seria, che assicuri, così come avviene nei bilanci e nelle finanziarie, una pianificazione che abbia prospettiva.
Quando si è parlato dell'acqua, che è l'elemento essenziale, in Commissione agricoltura abbiamo ascoltato le lamentele disperate di questi operatori che non possono far fronte alla loro pianificazione perché oggi in Sardegna veramente facciamo acqua da tutte le parti. E' un elemento indispensabile, in territori dal punto di vista geologico e climatico identici al nostro, parlo dell'Andalusia quasi desertica, basta fare un salto, si può vedere con quale intelligenza ed onestà hanno risolto il problema.
Come si può pensare all'agricoltura se noi, ripeto, non pianifichiamo l'acqua per l'agricoltura, per l'industria, per il turismo idropotabile? Questo è un passo essenziale. Quindi ben venga la razionalizzazione di quei consorzi di bonifica che spesso, anziché aiutare affinché si sviluppasse l'agricoltura, sono stati i peggiori nemici perché in essi si sono scatenati gli appetiti di tanti politici che li hanno farciti a dismisura fino a farli diventare "iperplasmoniani", per scaricare poi i costi insopportabili sull'anello più debole, sull'agricoltore. Ecco perché è un rattoppo, però qualche volta anche i rattoppi, se sono fatti bene, possono dare una risposta. Noi sappiamo che si è ricorso anche ad un maquillage politico perché siamo dentro l'Unione europea e non possiamo individuare seccamente la richiesta di 35 o 40 milioni di euro, che riguardano appunto quell'accordo sottoscritto prima di Natale tra i sindacati degli agricoltori e la Giunta che voleva dare 14 centesimi a tutti quanti.
E' chiaro che questo maquillage, per paura di incorrere nei severi controlli dell'Unione europea, deve essere mimetizzato in tutte le opere che riguardano incendi e manutenzione; però questo, secondo me, non impedirà ad una Giunta sensibile, attenta ai problemi dell'agricoltura, di individuare ulteriori risorse, ripeto, strada facendo, quando avremo il quadro più completo ed onesto di ciò che richiede questo mondo agonizzante. E' chiaro che non dobbiamo più farci ricattare dalle invasioni, dalle pressioni, da una piazza tumultuosa che ha trovato, ripeto, spesso una classe politica pavida, miope e vigliacca, perché i problemi che oggi affrontiamo non sono addebitabili a questa Giunta, sono purtroppo datati nel tempo ed appartengono a tutti noi. Allora dobbiamo dire lealmente queste cose e far sì che si cambi rotta, iniziando appunto dall'onesta presa d'atto di ciò che realmente emergerà quando purtroppo i tempi tecnici ci permetteranno di dare le prime risposte a settembre o ottobre.
Ecco perché è importante partire, ecco perché è importante avere a disposizione queste risorse, fermo restando che, più in là, potremo attirarci la stima, la simpatia e la sensibilità di questo mondo se riusciremo a risolvere, ripeto, uno dei più grossi problemi, il dramma dell'emergenza "acqua". Anche su questo si aprirà un dibattito, io personalmente ho forti perplessità riguardo all'orientamento di queste politiche neoliberiste che stanno inquinando tutti gli Stati, tendono a privatizzare questo elemento inibendo quindi l'accesso ai meno abbienti, alle fasce più deboli; sarebbe opportuno che il pubblico non favorisse mai un massiccio ingresso dei privati, non per demonizzarli, ma perchè il privato inevitabilmente, ponendo dei capitali, ha come finalità economica, ragionieristica, il profitto. Ma questo è un bene troppo importante ed universale, leggevo proprio ieri un ordine del giorno degli amici diessini che, a livello dello Stato italiano, hanno già una posizione, invece a livello sardo sono un po' indecisi.
L'acqua, secondo me, è uno degli elementi più appetibili per le multinazionali, tant'è vero che non a caso è definito l'oro blu; sull'acqua, ripeto, ci sono interessi che hanno scatenato anche sommosse e guerre civili in alcuni paesi sudamericani e noi sardi non dovremmo fare l'errore di dipendere ulteriormente (qualora si avverasse questa sciagurata idea di privatizzare questo elemento) perché altrimenti sarebbe la fine.
Intanto, i nostri agricoltori, con le loro imprese, che spesso si risolvono in due o trecento pecore, sono fuori mercato perché i drammi strutturali di quest'Isola non li ha nessuno, parlo dei trasporti delle merci e degli abitanti e parlo anche dell'energia, problemi che stanno a cuore a tutti. Quindi vederci patrocinare da parlamentari che sono estranei ed ostili anche alla nostra realtà, da un Governo italiano disattento se non per la stagione felicemente estiva trascorsa sulla nostra terra, non risolverà questi drammi strutturali che ci porteremo appresso finché rimarranno appunto in piedi.
Ecco perché sui trasporti delle merci c'è contraddizione o quando si parla del pecorino, che nella quotazione mondiale viene pagato col dollaro per cui si lega la disavventura di questo prodotto alla flessione del dollaro, però quando si parla delle merci, del mangime e così via, tra l'altro si decide nel mercato di Boston, non vale lo stesso discorso, perché, quando appunto il dollaro scende, dovremmo pagare meno. Anche in questo caso, una classe politica parlamentare più attenta, europarlamentare, perché abbiamo i nostri rappresentanti, anzi non li abbiamo più per colpa di un disattento politico ex sardo, ora inquinato dai salotti romani, che ha impedito anche alla Sardegna di avere il proprio rappresentante, si tollera maldestramente l'accorpamento con la Sicilia dove, dal punto di vista demografico, c'è una lotta impari, non riusciremo mai ad esprimere...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ATZERI (Gruppo Misto). Abbiamo delle Regioni che, dal punto di vista demografico, hanno meno rappresentanti, mi riferisco alla Val d'Aosta e così via. Quindi, nel discorso sull'agricoltura, cerchiamo di essere tutti uniti e capire che essa è il volano dell'economia e non ci deve trovare più divisi né competitivi. Ha bisogno di risposte serie e precise, sono state individuate, riusciremo in questa legislatura, mi auguro, a trovare le giuste soluzioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me pare di poter dire che, a questo punto del nostro lavoro sulla legge finanziaria, la parte che riguarda l'agricoltura sta subendo delle modifiche importanti che migliorano in modo sostanziale questo segmento della manovra. Io voglio richiamare qualche numero, perché altrimenti non si capisce di che cosa stiamo parlando.
Il bilancio del 2004 prevedeva, in competenza per l'Assessorato dell'agricoltura, 269 milioni di euro; questi sono i dati. Mentre, alla fine di una serie di interventi fatti in Commissione e in Aula, non ultimo questo emendamento numero 353, di cui molto si sta parlando stamattina, per quanto riguarda questa manovra del 2005, la competenza dell'agricoltura ammonta a 282 milioni di euro, in principio ne erano previsti 258. Insomma, rispetto all'anno scorso, abbiamo 13 milioni di euro più in competenza; quindi non solo non ci sono imbrogli, non solo non si sta affossando questo settore ma, nonostante lo sforzo serio di risanamento, che non poteva non riguardare anche questo settore, ci sono risorse in più. Questi sono i numeri.
Si è intervenuto sull'ARA per fare in modo che i servizi che questa associazione importante in Sardegna continuino a essere erogati a favore delle aziende zootecniche, si è intervenuti per prevedere le risorse sui consorzi fidi, magari bisognerà incrementare questo capitolo, però c'è già una risposta che consente alle aziende agricole di poter fare i loro investimenti, le aiuta senz'altro, e c'è una norma importante che sostiene anche l'azione delle associazioni di categoria, aspetto non trascurabile sempre che riguarda questo mondo. Poi ci sono interventi anche, diciamo, di natura riformatrice, mi limito a richiamare quello sui consorzi di bonifica; ci sono alcuni emendamenti che affrontano il punto più critico di questo sistema, che è il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, il quale nel tempo ha accumulato debiti e problemi che certamente non sono stati affrontati o avviati a soluzione dalle Giunte precedenti, insomma.
Onorevole Pili, quando si parla di questi problemi bisogna senz'altro, prima di tutto, fare una piccola riflessione su quello che si sarebbe dovuto fare e non si è fatto, si dà alla Giunta, proprio in questo emendamento molto criticato, il "353", uno strumento fondamentale, quello cioè di fare un piano di risanamento che è la base per riformare gli strumenti fondamentali per l'agricoltura "ricca", diciamo, un tempo ricca, della nostra economia agricola. Quindi ci sono interventi importanti che riguardano l'emergenza e la prospettiva.
Ancora sull'emergenza: crisi del comparto ovino. Insomma, intanto io voglio chiedere all'onorevole Pili, che ha presieduto una delle tre Giunte della scorsa legislatura, quale Giunta di centrodestra nella scorsa legislatura, pur essendo la situazione del comparto ovino drammatica anche in quel periodo, ha svolto un ruolo così importante e attivo come quello che sta svolgendo questa Giunta, su un comparto così delicato e strategico per la nostra economia? Nessuna delle tre!
E' vero che il prezzo del latte è lasciato giustamente alla dinamica di mercato e dei rapporti tra le forze sociali e le forze economiche, però è anche vero che la politica può fare molto perchè un comparto come questo abbia tutta una serie di sostegni e di interventi che gli consentano di superare l'emergenza e di guardare con fiducia alla prospettiva. Io voglio richiamare le misure che questa Giunta sta mettendo a punto con grande coraggio per aiutare questo comparto a superare questa crisi gravissima che lo attanaglia. Intanto questi 20 milioni, previsti per interventi di tutela dell'ambiente e a favore del benessere degli animali, collegati col piano di sviluppo rurale, costituiscono un'azione forte, azione tra l'altro coerente con quanto prevedono le normative comunitarie; qualcuno dice che 20 milioni non sono sufficienti, qualcun altro addirittura dice che è tutto un imbroglio. Intanto tutto questo è coerente con la normativa comunitaria e poi io credo, prima di dire che i 20 milioni non sono sufficienti, aspettiamo, vediamo. Se davvero non saranno sufficienti, a settembre o ottobre, nell'assestamento, si possono prevedere altre risorse. Però a me pare che questa sia già una risposta molto importante.
Inoltre c'è la previsione di un sostegno attraverso l'indennità compensativa, sempre contenuta nel piano di sviluppo rurale, ci sono anche i 6 milioni previsti per i comuni che non sono svantaggiati, 6 milioni per la qualità del latte, delle produzioni, c'è anche una misura sul de minimis per le aziende agricole e c'è anche una battaglia che stiamo facendo sul riconoscimento dello stato di crisi del comparto, speriamo che il Governo e il Parlamento approvino il decreto di riconoscimento. E' un pacchetto di misure che sono compatibili con le normative comunitarie e che daranno a questo comparto un sostegno decisivo per superare questa fase difficilissima.
Onorevole Rassu, io ho visto uno degli emendamenti che lei ha firmato, il "347", tra l'altro lei è primo firmatario, in esso si prevede che si stanzino 35 milioni di euro a favore del settore agropastorale per coprire i maggiori costi per la produzione del latte ovino. Onorevole Rassu, lei si occupa di agricoltura da anni, ma questo è un emendamento improponibile sul piano normativo e sul piano politico, perché prevede un sostegno diretto su un prodotto agricolo che l'Unione europea non accetta nel modo più assoluto.
RASSU (F.I.). Non è vero, è sul costo di produzione. Bisogna leggerlo l'emendamento!
SANNA ALBERTO (D.S.). Lei si vada a leggere l'articolo 84, onorevole Rassu, del Trattato di Roma che ha dato inizio e fondamento all'Unione europea.
Allora questi sono emendamenti propaganda che certamente non aiutano ad affrontare i problemi, sono emendamenti che io non voglio neanche definire, perché non voglio usare la parola imbroglio in quanto ne avete già fatto abuso voi.
(Interruzione del consigliere Rassu)
PRESIDENTE. Lasciamo concludere.
RASSU (F.I.). Non si possono dire balle!
PRESIDENTE. Poi lei avrà modo di intervenire eventualmente e di dire la sua opinione. Adesso lasciamo parlare l'onorevole Sanna.
SANNA ALBERTO (D.S.). Queste di cui stiamo parlando, di cui sto parlando, sono misure che hanno il carattere dell'emergenza, però l'emergenza e la prospettiva sono legate in modo indissolubile, infatti noi non possiamo pensare a una prospettiva di rilancio della nostra agricoltura, se non manteniamo in piedi il tessuto sano delle nostre aziende agricole; l'obiettivo di questi interventi è mantenere in piedi l'ossatura fondamentale del nostro settore. Naturalmente in questa finanziaria c'è anche un respiro di prospettiva.
L'onorevole Diana cercava questo respiro e non lo trovava, basta volerlo trovare. Perché, riformare i consorzi di bonifica, non significa dare prospettive? Non significa disegnare un progetto di sviluppo? E' fondamentale! Se noi non riformiamo i consorzi di bonifica, l'agricoltura cosiddetta ricca non ha futuro ed è quello uno dei punti fondamentali su cui noi dobbiamo lavorare, poi c'è il riordino degli enti di cui parleremo durante l'esame degli articoli 26 e 27. Ma, insomma, uno dei problemi che abbiamo noi in Sardegna non è quello di avere poche risorse anche in agricoltura, è di avere una montagna di risorse che non riusciamo a spendere e che stiamo già restituendo nell'Unione europea.,Da questo punto di vista dovreste fare un minimo di mea culpa, perché le responsabilità sono tutte in capo a voi. Allora, su questo, noi ci stiamo confrontando.
PRESIDENTE. Prego, concluda, onorevole.
SANNA ALBERTO (D.S.). Ci sono anche da questo punto di vista indicazioni di prospettiva e di riforma serie e praticabili; dico inoltre che la Commissione, che ho l'onore di presiedere, nei suoi lavori, si sta occupando di questi problemi e sta indicando quali sono i punti strutturali su cui incentrare la politica e la prospettiva per questo settore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Io sono più che convinto che la Commissione agricoltura sta lavorando e sta lavorando bene, su questo non si discute, perché quando si lavora per il bene della nostra Isola niente da dire, per carità, anzi, ben venga! Ma proprio avantieri, durante una pausa dei lavori di questo Consiglio, in una televisione regionale si trasmettevano immagini di un Consiglio regionale di vent'anni fa, e di una Giunta regionale presieduta da Mario Melis, che discuteva del problema principale: l'agricoltura, i suoi disagi e la necessità di intervenire. Il che significa che questi problemi attuali esistevano vent'anni fa e sicuramente esisteranno anche tra vent'anni. Il problema è sempre lo stesso e sarà sicuramente sempre lo stesso, fino a quando noi, che siamo chiamati all'interno di questo parlamentino regionale a pianificare le risorse per questo settore, non ci mettiamo d'accordo, tutti uniti; questo è un richiamo che io ho sempre fatto e continuerò a fare fino al giorno in cui mi sarà consentito di fare politica, dividendo e dividendoci non si arriva da nessuna parte e non si concretizza praticamente niente.
Il settore agricolo è un settore che ha grandi difficoltà perché è il mercato che le crea. Non sto inventando niente io e in questo momento non lo sta sicuramente inventando nessuno. A chi vive in questo mondo, si può solo ed esclusivamente dare aiuto, quindi cercare di andare avanti. Oggi esiste il problema dei consorzi di bonifica, cercheremo di aiutare e di andare avanti sul problema dei consorzi di bonifica. La prossima volta avremo e continueremo ad avere il problema del prezzo del latte, la prossima volta ancora avremo il problema dell'acqua, che esiste anche oggi, ma che probabilmente sarà elevato ai massimi livelli; successivamente avremo il problema di un'altra peste suina e così via. Questa è la nostra catena, spero chiaramente che non arrivi, ma questa è una catena che, una volta partita, sicuramente non si fermerà mai.
Ho citato vent'anni fa perché, rispetto agli interventi che ho seguito, in quella circostanza, tutto sommato oggi non c'è niente di nuovo, sono molto simili, quasi uguali praticamente nel contenuto a quello che si diceva al tempo. L'ha detto bene prima il mio Capogruppo, il Capogruppo del Gruppo Misto, quando sosteneva il fatto che bisogna essere uniti in agricoltura o perlomeno nelle necessità dei problemi dell'agricoltura, ma non soltanto nei problemi dell'agricoltura, perché, se si è uniti nei problemi di sviluppo generale della nostra Sardegna, io sono convinto e sicuro che, dall'università, ai problemi della ricerca, fino all'ultimo problema del piccolo imprenditore, anche edile, i problemi dell'agricoltura vengono coinvolti all'interno di questo sistema e di questo sviluppo.
Mi sembra oggi di assistere alla famosa favoletta della volpe che voleva in qualche modo cercare di partorire un coniglio. Questa volpe fa di tutto per riuscire a far nascere un coniglio, anzi ne era praticamente sicura, però quando è nato il piccolo, in realtà è nata una volpe, la morale è che questa finanziaria ha fatto nascere ancora una volta una volpe e non certo un coniglio. Non è buona, è furba e guarda solo ed esclusivamente ad alcuni settori che questa maggioranza fino a oggi ha preferito individuare e dei quali ha cercato di risolvere i problemi.
Tutti questi emendamenti che noi oggi abbiamo all'attenzione, molto probabilmente, se si fossero abbracciate tutte le necessità reali dei problemi della nostra Isola, sono sicuro che non ci sarebbero stati, cioè non sarebbe stato necessario oggi presentare tutti questi emendamenti. Gli emendamenti, fino a oggi ne sono passati praticamente uno o due di quelli proposti dall'opposizione, sono emendamenti che servono solo ed esclusivamente a migliorare questa finanziaria, non è che la mattina ci svegliamo, qualcuno si sveglia e fa una proposta giusto per far perdere tempo o per lavorare qui all'interno di quest'Aula due o tre mesi in più o per rallentare la discussione di questa finanziaria perché arrivi a compimento il più tardi possibile. No! Ognuno di noi è portavoce delle istanze del proprio territorio, ognuno di noi ne conosce i reali problemi e li sottopone all'attenzione di quest'Aula, quindi la finanziaria non può essere unilaterale, non può essere e non deve essere solo ed esclusivamente a stretto contatto e a diretta gestione della maggioranza. E' giusto quello che dice il Presidente della Commissione agricoltura, ben venga qualunque intervento e qualunque finanziamento per i problemi dell'agricoltura.
Io sono convinto che la finanziaria, con tutti questi articoli, non doveva essere neanche presentata. Sono ancora più convinto che alla finanziaria basta un solo articolo, generale, generico, l'articolo 1, che è l'articolo fondamentale per la gestione e la risoluzione dei problemi della nostra Isola, e sono convinto che lì, all'interno, si sarebbero dovute individuare le priorità e raggiungere i relativi obiettivi. Tutto il resto, sinceramente, mi sembra e continuerà a sembrarmi un di più che poteva decisamente non esistere. Ora, appellarsi ancora, per l'ennesima volta, alla Giunta, alla maggioranza, ai colleghi della maggioranza, perché guardino alle proposte dell'opposizione, perché ascoltino le reali necessità del nostro territorio, a questo punto credo e spero di non parlare con i sordi, ma mi sa che lì stiamo arrivando.
Io credo che possano esistere gli estremi e c'è sicuramente la possibilità di apportare delle modifiche, soprattutto al comparto agricolo che necessita di un'attenzione particolare, noi siamo sicuramente pronti, saremo in prima fila, in prima linea, però bisogna dare anche un minimo di "la" per cercare di trovare un indirizzo e un'iniziativa.
Nell'intervento di ieri, ho sottolineato questi famosi 10 milioni e 500 mila euro, sono 20 miliardi per chi ragiona ancora con le vecchie lire, destinati a un capitolo che è praticamente la pubblicità istituzionale. Vorrei capire che cosa se ne fa la maggioranza di 20 miliardi destinati alla pubblicità istituzionale. A cosa servono? Possono servire 500 mila euro, mettiamo 500 mila euro per i beni e le necessità del nostro Presidente? Ben vengano, nessuno dice niente, ma tutto il resto a che cosa serve? Allora, stiamo parlando di un comparto che ha gravi difficoltà e noi invece andiamo a individuare, in un capitolo praticamente inutile, risorse che andrebbero tranquillamente a coprire le necessità e i fabbisogni per esempio del problema dell'agricoltura. Noi siamo qui perché dobbiamo collaborare insieme a voi nel tentativo di dare ai sardi una legge finanziaria migliore, una legge finanziaria che possa in qualche modo rispondere alle loro esigenze. Questo non sta avvenendo, noi ne prendiamo atto.
Io continuo a dire che siamo i portavoce e quindi la responsabilità alla fine comunque sarà sempre e solo nostra, nel momento in cui noi andremo a dire che per la provincia di Oristano, perdonatemi l'esempio del mio territorio, questa Regione non ha riservato grande attenzione, non ci rimette soltanto Oscar Cherchi, ma ci rimettono tutti i colleghi che vengono eletti e che rappresentano quel territorio. Mi sembra che i buoni propositi all'inizio di questa legislatura c'erano tutti, mentre invece col camminare e con l'andare avanti sono stati messi completamente da parte. Il prossimo articolo sarà per esempio l'articolo relativo ai trasporti, spero che non cada nel silenzio e nel dimenticatoio… va beh, è stato già fatto, sì, chiedo scusa, ma ritengo che non si debbano lasciar cadere nel dimenticatoio e abbandonare completamente i problemi che erano stati sollevati per cercare di dare sviluppo anche al problema dei trasporti, successivamente mi auguro che possano essere ascoltati e spero in qualche modifica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io non sarei intervenuto se un collega che non ha mai riconosciuto alla vecchia maggioranza di aver fatto un atto concreto, mi riferisco, a scanso di equivoci, al collega Sanna, detrattore per eccellenza da sempre, cercando di giustificare l'insufficienza e l'incapacità di questa Giunta, sull'agricoltura in particolare, non avesse cercato di ponzare i vari interventi. Il suo ruolo è diverso, pensavamo che facesse un discorso politico, ha soltanto rimbrottato i colleghi che precedentemente sono intervenuti.
Allora, in matematica gli avrebbero dato un voto basso, ma noi analizzando i documenti (anche se, per amore della verità, talvolta la Giunta non ha operato in modo puntuale, ha commesso errori e, dopo esser stata da noi sollecitata, li ha corretti), pur giunti in ritardo, anche quelli che per legge devono essere consegnati in un certo tempo, vediamo che nei dati non c'è quella differenza che dice ammontante a 13 milioni di euro, troviamo 266 milioni di euro nel 2004 e 253 nel 2005.
Ma, al di là di questo, qui ci sono i fondi POR. Gli emendamenti sono un'altra cosa, i dati sono questi, li analizzeremo alla fine.
Io ricordo soltanto, per fare esempi concreti, che è stata tolta all'agricoltura (pensavo che il collega Sanna avrebbe detto questo), per esigenze particolari della sanità, una somma ingente, relativa alla "21", che andava ripristinata; l'agricoltura vive una realtà difficilissima, sennò non avremmo tutti i giorni le sollecitazioni delle categorie, dei sindacati, ai vari livelli, che protestano vivacemente perché le cose non vanno bene. Voglio ricordare che non è vero che avrei gradito che l'Assessore dell'agricoltura, sempre che sia nella condizioni di farlo, avesse sollecitato perché non in un suo capitolo, forse non lo sa, ma nel capitolo della sanità, apparisse almeno per la peste suina, a cui si è fatto riferimento, l'anticipazione. O si dimentica il collega Sanna che abbiamo anticipato 80 miliardi per la blue tongue allo Stato quando è scoppiata questa malattia? Se n'è dimenticato? Si è dimenticato che, in tre mesi, abbiamo fatto una legge e abbiamo dato i soldi? Si è dimenticato che ha fatto brutta figura anche a Sedilo, prima che parlasse avevamo già dato in tre mesi soldi, qui non c'è manco una lira, il che vuol dire che questi allevatori saranno penalizzati, che ci sono almeno 3 milioni di euro per i capi che sono stati abbattuti al momento, sperando che non si incrementi questo.
Voglio dire che l'Assessore deve interessarsi meno di fare visite diurne e notturne e dare corpo invece ai provvedimenti. Avremmo gradito, per quanto riguarda il Cixerri, casualmente si è provveduto ad un commissariamento mirato in modo clientelare e becero, che si disponesse con tempestività anziché nominare un altro commissario amico e compare per provvedere a ripristinare gli organi legittimamente eletti attraverso una consultazione fatta venti o venticinque giorni fa con celerità, visto che siete una Giunta più veloce del vento.
Allora io eviterei i termini, so che i soldi sono in meno e che ci sono capitoli per certi settori dove si fa praticamente del clientelismo vero, dove ci sono miliardi per le consulenze, lo ripeterò in modo puntuale quando sarà il momento, avete tolto i soldi alla povera gente, non vi accorgete che non c'è una categoria che sia soddisfatta, però sembra che sia arrivata "Bengodi", dall'intervento che ho sentito precedentemente, si dice al collega Diana, che è attento e preciso che si "Deve verificare che ci sia un respiro di prospettiva. No, qui avete tolto il respiro! Alla gente avete tolto il respiro, è un po' diverso! Basta spostare una virgola e il significato cambia completamente, la verità è che non c'è un progetto per l'agricoltura, sennò tutte queste lamentele non ci sarebbero. L'agricoltura è fortemente penalizzata, non c'è un'iniziativa seria, diversamente i sindacati non sarebbero costantemente qui. L'ARA. Cosa vuole l'ARA? L'ARA ha fatto una richiesta, è stato ridotto anche il suo ruolo. Inizialmente non c'era neanche una lira, dovevano licenziare il personale mentre si incrementava da altre parti, i rapporti amministrativi con l'Ersat sono di 1 a 4, ciò nonostante i soldi non c'erano.
Voi parlate e sanate, parlate e sanate, ma non riuscite con la vostra grande lungimiranza politica ogni tanto a realizzare le cose prima ancora che la gente protesti? Avremmo meno proteste, meno possibilità di avere qui la gente che ci contesta costantemente e risolveremmo prima i problemi e se i ritardi ci sono, ci sono per questo tipo di interventi, perché se voi volete la guerriglia, è guerriglia! Fate parlare gente che non offenda gli altri, perché ognuno qui fa il suo mestiere e voi ci avete insegnato che abbiamo perso non certamente giornate, abbiamo perso mesi e volevate la contropartita, noi non abbiamo chiesto e non vogliamo contropartite, cerchiamo di tutelare gli interessi delle categorie e quindi, se si evita la contrapposizione, visto che interventi ne fate pochi, io sono assente per motivi ovviamente politici, perché anch'io ho le mie responsabilità, ci sono i miei colleghi che si sacrificano in quest'Aula, se il clima è diverso, va bene, ma dire che tutto va bene, che nella storia non abbiamo mai fatto niente e che voi siete i sancta sanctorum, ebbene, evitate di fare queste sceneggiate napoletane che non servono a nessuno e soprattutto non servono all'agricoltura dove stiamo toccando il fondo come in qualche altro settore.
E' inutile che il Presidente vada a Campo Pisano, per fortuna ha trovato la strada, perché non è facile arrivare a Campo Pisano (Campo Pisano è a Iglesias), all'Igea. Non so, normalmente c'è l'autista, ma ogni tanto quell'autista non c'è, sta di fatto che era a Campo Pisano a fare altre cose quando qui parlavamo invece di cose fondamentali. Non è vero che vi si è recato per problemi istituzionali, era una visita per dire alla società Igea di andare via, anzi che veniva cacciata via e i suoi terreni acquisiti alla Regione. Noi ragioniamo in un'ottica diversa, i terreni dell'Igea, che sono il sacrificio di anni di lotte, visto che qualcuno piange quando va a Buggerru (ce ne interessiamo io e Calledda più di tutti gli altri messi insieme, noi abbiamo salvato i lavoratori di Fluminimaggiore, noi facendo battaglie al di là dell'appartenenza politica), sono meritati da chi ha sacrificato una vita per essi, anche se poi c'è sempre una contropartita e si corregge il tiro e quindi forse è meglio che noi abbiamo interlocutori diretti, che facciamo le cose serie e che nel dibattito si rispettino i ruoli della maggioranza e dell'opposizione.
L'opposizione fa i suoi interventi, dice le cose che ritiene di dover dire, la maggioranza difende la manovra senza però arrivare al ridicolo dicendo che nella storia c'è qualcuno che è bravo, anzi, non ti voglio contraddire Cherchi, il miglior Presidente è diventato Sanna, Presidente di quella Commissione che ha lavorato talmente bene che ha risolto i problemi della Sardegna. Noi, come Partito, la pensiamo esattamente al contrario. Sanna è deleterio come è deleterio l'Assessore competente.
Quanto ha detto il mio collega vige ed è praticamente l'azione che svolgeremo in tutte le sedi in forma di attacco nei confronti di chi, con gli atteggiamenti, con l'arroganza, con i comportamenti che sono prevaricatori, continuerà su questa strada.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Se alle parole dovessero seguire fiumi d'inchiostro, molto probabilmente non basterebbero gli interventi sulla discussione generale dell'articolo per dire quanto avrebbe dovuto essere fatto per il mondo agricolo negli anni, nel tempo e quanto invece continua ad essere dibattuto senza che davvero il mondo agricolo trovi da parte di "Mamma Regione" una risposta perché abbia per il futuro, perlomeno, una certezza, quella di poter trarre dal proprio lavoro risorse utili, che consenta alle categorie di poter decidere sulla propria vita, sulla propria sopravvivenza, ma soprattutto su cosa dare in futuro non solo a se stessi ma anche alle proprie famiglie e ai propri discendenti.
Io sono meravigliato per due aspetti che si contrappongono oggi in questa discussione e che hanno caratterizzato alcuni interventi, mi viene spontaneo citare la volontà dell'amministrazione per alcune iniziative che sono nate nella provincia di Nuoro, con la richiesta all'Unesco di riconoscimento, come patrimonio universale, dei valori che caratterizzano il mondo agro-pastorale. Devo dire che, con attenzione, ho seguito questi processi, soprattutto quando essi sono stati associati ad una cultura che va tutelata, che va preservata, che va soprattutto tolta da quell'isolamento in cui è stata relegata, soprattutto negli ultimi decenni, per portarla all'attenzione non solo come fatto antropologico di osservazione esterna, ma riconosciuta come patrimonio che può trovare al suo interno le risorse per sopravvivere, e perché venga messa nelle condizioni di vivere una vita degna di tutte le categorie lavorative che caratterizzano i nostri territori.
Purtroppo manca la coscienza, che dovrebbe trasversalmente essere e diventare patrimonio anche di noi tutti consiglieri regionali per capire che 15 mila aziende, che vivono dal lavoro nel settore agropastorale, possono avere un futuro nella nostra terra, che davvero porti le persone in esse coinvolte a legarsi e a continuare a legarsi alla propria terra e alle risorse più ricche che la nostra terra è in grado di produrre in termini di economia.
Noi sappiamo benissimo, voglio citare il primo degli interventi, quello del collega Rassu che mi ha preceduto all'inizio della discussione di stamattina, quali sono i valori e i prodotti che questo mondo è in grado di presentare sul mercato nel quale si riesce a conseguire i primi premi a livello nazionale e anche internazionale, parlo del settore olivicolo, parlo del settore vinicolo, parlo del settore lattiero caseario nel suo complesso ma, alla fine, ci troviamo a impattare in un processo che ci vede con i magazzini pieni di formaggi stoccati, centinaia di migliaia di quintali di formaggi invenduti e sappiamo che non c'è nessuna valorizzazione di quelli che posssono essere nella filiera lattiero casearia sviluppati come discorsi di produttività e di inserimento nel mercato di prodotti che possono trovare accoglimento. Percorsi per i quali non riusciamo neanche a assicurare quella quota integrativa del latte di cui stiamo parlando da mesi e dove davvero non si riesce a trovare una linea di indirizzo, o, tra le pieghe del bilancio e della finanziaria regionale, quelle risorse necessarie per mantenere gli impegni che il Presidente della Giunta ha assunto negli scorsi mesi.
Detto questo, io potrei anche concludere l'intervento se non avessi pensato che davvero qui c'è bisogno di maturare una coscienza che porti l'attenzione di tutti noi verso questo settore produttivo ridotto alla sopravvivenza o ad aspettare che davvero "Mamma Regione" possa pensare che tutto quello che si è costruito negli anni debba essere lasciato cadere così, nell'oblio, senza che si muova nessuna iniziativa per sostenerlo.
Abbiamo assistito negli ultimi mesi a una crisi strisciante che praticamente sta colpendo tutto il nostro settore produttivo industriale, non parliamo di quello artigianale, ma al lato pratico io mi chiedo da dove vogliamo incominciare a creare davvero situazioni che siano di nuovo di speranza per i nostri lavoratori, che siano davvero ispiratrici di un'economia produttiva che dia certezza e sicurezza per il domani, e dove noi possiamo trovare quelle risorse da investire, da buttare sul mercato, nel senso di creare nuovi investimenti perché il nostro settore agricolo e dell'allevamento possano trovare davvero slancio per nuove produttività, ma soprattutto per un inserimento nel mercato di quello che la nostra cultura agro-pastorale è in grado di produrre oggi.
Io non sono un esperto del settore, non sono uno che ha fatto approfondite ricerche, però desta meraviglia il fatto che, in tutti gli emendamenti che sono stati presentati su questo articolo, davvero non si trovino risposta o accoglimento soprattutto per iniziare questi nuovi percorsi; non è che qui possiamo disattendere le aspettative di queste decine di migliaia di famiglie che sperano che la Regione, o "Mamma Regione", davvero riesca a trovare non solo le risorse ma anche i percorsi per iniziare una nuova cultura in questo settore. A me desta meraviglia non aver ancora sentito parlare di distretto agroalimentare, in questa Aula, da parte di chi soprattutto in questo settore ha fatto le sue fortune elettorali nel passato e che da quel mondo proviene di diritto e di rovescio e che, in qualche modo, è inserito in esso un po' per fatto culturale locale del paese di provenienza e un po' perché questi problemi purtroppo ci hanno interessato tutti.
Io dico, concludendo, che molto probabilmente i nuovi percorsi vanno determinati partendo dall'individuazione della creazione dei distretti agroalimentari.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, prendo la parola perché ho seguito da vicino i problemi che riguardano appunto l'agricoltura e vorrei porli all'attenzione dell'Aula, seppure distratta, in un'ora così tarda. Ricordo che (peccato che non sia come al solito presente il Presidente, perché tutte queste interrogazioni sì, sono fatte all'Assessore di riferimento, ma penso che il Presidente avrebbe dovuto appuntare sul suo taccuino quanto viene esposto da questo Consiglio) avevo seguito e letto le dichiarazioni della campagna elettorale e ho potuto osservare che almeno i due terzi del tempo impiegato per le dichiarazioni programmatiche erano rivolti all'agricoltura, dando così ad intendere che il problema agricolo stava al primo punto del suo impegno in questa legislatura. Anzi, ricordo pure che, in una trasmissione tv, sempre il Presidente aveva riunito una serie di laureati di diverse discipline e si era lasciato andare a una dichiarazione che, dal punto di vista mediatico, era di grande effetto e forse, appunto, visti i risultati raggiunti, si può dire che tale fosse. Senz'altro lo poteva ben a ragione dire lui, il Presidente, che è un uomo di marketing, che in quell'occasione aveva valutato di scegliere con grande acume anche il momento propizio per raggiungere il risultato che poi abbiamo potuto constatare in campagna elettorale nel coinvolgimento della massa giovanile, diceva in quell'occasione che prevedeva un aumento del PIL in agricoltura.
Una affermazione piuttosto impegnativa, una dichiarazione molto forte, per un nuovo Presidente che aveva il compito di traghettare per cinque anni un'economia dallo sfascio in cui si trovava, come lui dichiarava, a un'economia addirittura agricola che avrebbe potuto aumentare il PIL. L'aumento del PIL infatti in agricoltura è più una speranza, ed è rimasta tale, che un atto di fede.
Questo per un verso mi conforta e per un altro mi preoccupa; perché? Perché, sempre da questi banchi, negli otto mesi o nove mesi circa che hanno preceduto la discussione di questo bilancio che noi stiamo andando a approvare o, meglio, che voi state andando a approvare, posso dire - con molta franchezza e senza timore di essere smentito - che non ho visto nulla di importante trasferito in agricoltura, anzi ho potuto registrare che lo stesso Presidente della Commissione agricoltura, che fa parte di questa maggioranza, qualche volta si è distinto per aver detto che così non andava bene, anzi alzando i toni del dibattito richiamava l'attenzione del Presidente e dell'Assessore di riferimento perché diceva che l'agricoltura aveva bisogno di altri segnali che potevano essere più forti, specialmente in una regione come la Sardegna che vede l'agricoltura come fanalino di coda. Questo è bene ricordarlo e non dimenticarlo.
Per quanto riguarda l'agricoltura, possiamo dire che abbiamo cose condivisibili sia dalla destra che dalla sinistra, non sono atti che possono essere colorati di un colore politico, sono atti che, se opportuni, modificano la condizione sociale, la condizione di vita di questo popolo prettamente agricolo, che vive nelle nostre campagne; e, soprattutto, anche se vediamo, e se vedono gli operatori del settore, un'attenzione particolare da parte dell'Assessorato di riferimento nei loro confronti, non potrà essere frenata quella fuga che vi è dalle campagne verso altri lidi, quasi senza sapere che cosa potrà accadere loro.
Invece abbiamo detto che il Presidente si è fortemente impegnato con le promesse che, se in campagna elettorale sono facili da promuovere perché ti danno consenso, ti danno quel successo mediatico necessario per la formazione elettorale, in seguito, almeno per quanto e per come si è spinto oltre, potrebbero rivelarsi un boomerang: questo sta accadendo. Oggi la gente sembra essere molto esplicita attraverso tutte le rivendicazioni a cui noi abbiamo potuto assistere in questi otto mesi nel comparto agrozootecnico. Abbiamo avuto delle audizioni nella Commissione agricoltura e abbiamo potuto toccare con mano quale sia il problema che attanaglia la maggior parte delle aziende sarde. Senz'altro i colleghi, perché non ero presente, hanno citato il caso clamoroso di quell'azienda agricola messa all'asta per pochi spiccioli, appunto, frantumando le speranze di sviluppo di un'intera famiglia.
Mi si consenta di entrare nel merito di alcune problematiche agricole che oggi assillano e tormentano questo mondo che i nostri padri hanno portato avanti con tanti sacrifici. Voglio partire da un lato seppure marginale ma allo stesso tempo significativo, cioè dal modo superficiale con cui vengono affrontati da questa Giunta i problemi, e la loro soluzione, non soltanto del mondo agricolo ma anche gli altri, come abbiamo potuto vedere ieri nelle discussioni sugli altri articoli.
Qualche tempo fa il Presidente ha ottenuto la firma del mondo bieticolo, messo in risalto dalla sua stampa, in questo accordo ha promesso alla controparte 4 mila ettari seminati a bietola, ad oggi seminati mi consta siano circa 1700. A questo punto, rimane l'impressione che abbia voluto liquidare il problema come un successo elettorale e personale del momento e che darà garanzie per due o tre anni. Purtroppo, conoscendo appunto il mondo agricolo, ho paura che così non sarà, vorrei sbagliarmi, soprattutto per il bene di tutti gli operatori del settore. Infatti in primavera, signor Assessore, se ne renderà conto quando si riunirà l'organizzazione comunitaria di mercato bietola, l'OCM; suo malgrado, nostro malgrado, si può ipotizzare che quest'anno sia l'ultimo anno della gestione dello zuccherificio, poiché i prezzi che verranno riconosciuti renderanno impossibile la coltivazione di barbabietole in tutta la Sardegna.
Questo è un primo ostacolo; il secondo problema, non meno importante, richiamato più volte anche ieri, è quello dell'acqua per i 4 mila ettari di seminativi, con la promessa di un canone annuo irriguo, credo che non sia superiore a 360 euro a ettaro, prezzo non certo politico, ma non concordato peraltro con quei consorzi di bonifica ai quali lei ha tolto di colpo i finanziamenti previsti, senza i quali non sarà possibile praticare i prezzi da lei ipotizzati.
Mi consenta un primo suggerimento; in finanziaria, vedrei la riconversione dello zuccherificio, questo è un suggerimento che penso possa essere condiviso, anzi potrebbe essere occasione per meditare sulla sorte che avranno tutti gli operatori del settore; significa dare una nuova speranza a 180 aziende e a duemila operai di quel settore. Potrebbe essere una riconversione per quanto riguarda qualcosa legata all'agro-industriale, non potrei dire di più, però è un'idea che può essere sviluppata, attorno alla quale possono essere prese in considerazione soluzioni diverse da quelle a cui sta andando incontro il settore. Per quanto riguarda invece alcune proposte, proprio le accenno per il sostegno...
PRESIDENTE. Onorevole Moro, il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Terzo Sanna. Ne ha facoltà.
Poi diamo la parola all'Assessore per la conclusione del dibattito su questo articolo.
SANNA PAOLO TERZO (F.I.). Signor Presidente, cercherò la massima sintesi sul tema. Penso sia emerso da tutti gli interventi che le problematiche del settore agricolo sono vitali per l'economia sarda. Non solo la storia recente ma anche quella dell'ultimo scorcio del secolo scorso ci ha insegnato che alcune violenze su iniziative economiche non consone, non omogenee alle tradizioni e al tessuto sociale della Sardegna hanno avuto misero fallimento. Allora, partendo da questo presupposto, penso sia assolutamente condiviso da parte di tutti i colleghi che il settore agricolo, settore primario, è fondamentale.
Nell'articolo 6 specificatamente, pur raccogliendo positivamente elementi di intervento per alcuni settori specifici, riallacciandomi anche all'intervento dell'onorevole Diana, non emerge un disegno organico, non emerge un disegno di respiro e di prospettiva per il futuro di questo settore. E' evidente che anche la storia climatica recente ci mostra con quale avversità deve misurarsi questo settore. Dai recentissimi eventi alluvionali agli altrettanto recenti ma antecedenti eventi di siccità; il combattere quotidianamente o stagionalmente contro la natura esige una attenzione e una organicità di visione che a tutt'oggi non appare. Il mio invito, oltre che una critica per alcuni aspetti, è di elaborare un piano di carattere generale per il settore. In Commissione agricoltura è capitato, affrontando temi specifici, di rilevare questa necessità, cosa che peraltro, a onor del vero, è mancata anche nelle precedenti legislature, è fuor di dubbio, però oggi a chi è al governo spetta l'onere di dare questa indicazione.
Quindi l'esortazione affinché, nel più breve tempo possibile,sia portato all'attenzione della Commissione competente un quadro organico per il settore, perché le esigenze specifiche sono tali che neanche un giorno può essere lasciato di più in ritardo. Sugli elementi organizzativi, mi riferisco in particolar modo alla valutazione di quanto si spende in agricoltura oggi in Sardegna, io sono dell'opinione che si spenda tanto e che in alcuni casi si spenda male. Ma per le valutazioni di merito, soprattutto per quanto riguarda gli enti strumentali del settore e un possibile modello organizzativo che sia confacente alle esigenze di questo settore, rimando a un mio intervento specifico su questi temi.
Devo ribadire, ulteriormente e per l'ennesima volta, che rilevo la mancanza di un disegno organico e, su questo, invito l'Assessore presente e tutta la Giunta a porre all'attenzione di questo Consesso un disegno che risponda a queste esigenze primarie che sono la vera ricchezza dell'Isola e del prossimo futuro.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.
ADDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, io stamattina sono rimasta qui proprio attenta a tutti i vostri interventi, a tutto ciò che voi avete potuto dire sull'articolo 6 che riguarda il settore dell'agricoltura. Voglio ribadire che noi, in quanto Giunta, abbiamo trovato arrivando al governo di questa Regione, una situazione del settore dell'agricoltura non certo delle più facili. E' vero che l'agricoltura è sempre stato uno dei settori in crisi, strutturali e anche congiunturali a volte, però io penso che l'operato di questa Giunta sia iniziato abbastanza bene visto che si è messa subito all'opera immediatamente lavorando per il comparto lattiero caseario, che risulta essere sicuramente il comparto più importante del sistema agroalimentare sardo, proprio perché ci siamo resi conto che, nell'ultimo anno, il valore di prodotti agricoli esportati all'estero è solo intorno agli 8 milioni di euro, valore non più sostenibile perché l'agricoltura, settore che tutti noi definiamo strategico e importante per la nostra Sardegna, non può avere un'esportazione in valore di 8 milioni di euro, esattamente 16 miliardi di vecchie lire, per chi ancora pensa con le lire.
Abbiamo subito visto il grande disastro creato per quanto riguarda i consorzi di bonifica. Quando si dice che non c'è una strategia, si parte dalle radici. Penso che intervenire sui costi di produzione dei prodotti agricoli voglia dire anche far gravare meno i costi dell'acqua; purtroppo i consorzi di bonifica, nell'ultimo periodo, stavano emettendo ruoli suppletivi per cartelle già pagate aggravando ancora di più sugli agricoltori tutte le inefficienze accumulatesi in questi ultimi anni; quindi io penso che una strategia ci sia e sia anche ben chiara, non solo dell'Assessore ma anche della Giunta.
Non solo, per il comparto lattiero caseario, all'interno sempre di questo articolo 6 della finanziaria, ci sono degli emendamenti molto importanti, si vuole intervenire sulla qualità dei prodotti, si parla sulla rivalorizzazione dei nostri formaggi doc, noi abbiamo tre formaggi doc ovini in Sardegna e siamo gli unici in tutta l'Italia ad averli. In questi anni sono stati completamente trascurati, si è solo pensato all'emergenza, a risarcire e restaurare i danni piuttosto che pensare a una strategia. Si sapeva già da molto che il pecorino romano sarebbe andato incontro a delle crisi perché quegli aiuti che l'Unione europea ci dava per l'esportazione negli Stati Uniti non sarebbero stati più garantiti; infatti bisognava pensare già da allora a una strategia di lungo respiro per il comparto lattiero caseario. Invece non si è pensato minimamente a quello che poteva essere fatto a livello nazionale e a livello europeo. Noi ci siamo subito mossi per chiedere che l'Unione europea ci riconosca, anche per il comparto lattiero caseario, quello che viene definito OCM lattiero ovino, che viene riconosciuto solo per il lattiero bovino.
Per quanto riguarda poi i piani di assistenza tecnica, qualcuno ha parlato dell'A.R.A. Anche l'A.R.A., che è l'associazione degli allevatori, in questo periodo molto probabilmente ha fatto molto per il comparto, ma non abbastanza perché le associazioni degli allevatori devono essere le prime a mettere in chiaro il problema che si sta attraversando.
Poi, per quanto riguarda sempre l'articolo sull'agricoltura nella finanziaria, c'è anche un altro comma che molto probabilmente non è stato sottolineato perché non ritenuto importante, è quello che prevede l'attuazione di un decreto relativamente al comparto vitivinicolo; noi, in questi anni, avevamo l'opportunità di recuperare una base produttiva viticola, solo perché non si è avuto il coraggio di affrontare la questione, si è lasciata perdere la bellezza di 10 mila ettari di vigneto che però possono essere recuperati.
Per quanto riguarda lo sviluppo rurale, l'emendamento che noi abbiamo voluto portare oggi, proprio perché ce ne siamo resi conto, contiene l'unico strumento che possa essere in linea e compatibile con le politiche comunitarie, perché noi facciamo parte di un sistema che non è solo nazionale ma è europeo e mondiale, e l'agricoltura è sicuramente uno dei settori che molto più degli altri deve sottostare a quelli che sono gli indirizzi e le politiche che l'Unione europea ci impone.
Possiamo solo inserirci e noi, come Giunta, vogliamo veramente fare di tutto perché le risorse che ci vengono messe a disposizione, dall'Unione europea e dallo Stato, vengano trasferite alla nostra Regione. Molto probabilmente tutto questo operato non può essere trasferito nella finanziaria, ma è un lavoro che sia l'Assessorato dell'agricoltura che la Giunta sta facendo perché, in tutti questi anni, si sono trascurate tutte le risorse, non parlo del POR perché è un documento di programmazione e di fondi strutturali Feoga orientamento, dove si incide solo sulle strutture aziendali, io parlo di finanziamenti di Feoga-garanzia, che sono quegli aiuti che vengono dati direttamente agli allevatori e agli agricoltori, senza fare investimenti, perché viene riconosciuto loro un ruolo importante nella società e nella salvaguardia dell'ambiente.
Noi, all'interno di questo emendamento, abbiamo ripreso proprio quel concetto e stiamo investendo 20 milioni di euro perché si possano dare risposte al mondo agro-pastorale non solo di emergenze ma di prospettive; noi, con questi finanziamenti, andiamo veramente a voler fare da moltiplicatore e impegnare queste risorse almeno per cinque anni, così l'Unione europea può trasferire redditi certi ai nostri agricoltori e allevatori e non solo per la solita emergenza.
Comunque, volevo anche far presente una riflessione all'onorevole Oppi, che in questo momento non c'è, e anche agli altri...
OPPI (U.D.C.). Ci sono!
ADDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ecco, mi fa piacere averla presente così come anche tutti i consiglieri che hanno criticato l'operato della Giunta e quello mio personale.
Vorrei ricordare che non ci interessa dare un giudizio sull'operato degli altri e su quello che è già stato fatto, né partecipare a lezioni comunque professorali da parte di chi si erge spesso a tuttologo della politica. Ognuno di noi ha dei limiti, io riconosco i miei e molto probabilmente anche i nostri. Tuttavia, è noto il risultato dell'operato di chi ci ha preceduto e quello che è successo, perciò sarà legittimo esprimere un giudizio su chi ha appena iniziato ad operare e con difficoltà, ma è consigliabile comunque attendere i tempi giusti per darlo, legittimo giudizio al quale di certo io non mi sottrarrò. Grazie.
Commemorazione dell'agente Gualtiero Gessa
PRESIDENTE. Essendomi giunta la notizia, comunico all'Aula che è deceduto uno degli agenti coinvolti questa mattina in un incidente ad un elicottero della Polizia, era l'agente Gualtiero Gessa di 37 anni di Maracalagonis. Alla famiglia dell'agente e al Corpo della Polizia va naturalmente il nostro pensiero e il nostro cordoglio.
Propongo ai colleghi del Consiglio un minuto di silenzio in segno di lutto.
(I consiglieri si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio)
Alle ore 16 è convocata la Conferenza dei Presidenti di Gruppo. I lavori del Consiglio riprenderanno invece questo pomeriggio alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 53.
Allegati seduta
Testo delle interrogazioni annunziate in apertura di seduta
INTERROGAZIONESANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla nascita della Consulta regionale dello spettacolo e delle arti.
Il sottoscritto,
venuto a conoscenza che:
- l'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport ha programmato una serie di incontri con le varie realtà teatrali e musicali della Sardegna;
- negli ultimi giorni l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport ha promosso l'istituzione di una Consulta regionale dello spettacolo;
- tale Consulta servirà anche per revisionare i criteri di attribuzione della legge regionale 21 giugno 1950, n. 17, e dell'articolo 56 della legge regionale 22 gennaio 1990, n. 1;
- agli incontri sono state escluse diverse realtà produttive che da oltre dieci anni lavorano nel settore dello spettacolo;
- prosegue la "cultura dell'esclusione" in tutti i settori della società;
- inoltre, la finanziaria 2005 prevede notevoli tagli sia sulla legge regionale n. 17 del 1950 che sulla legge regionale n. 1 del 1990;
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere:
1) perché non abbiano convocato tutte le realtà produttive del settore dello spettacolo;
2) perché la Giunta regionale non intenda sostenere attraverso un maggiore finanziamento la legge regionale n. 17 del 1950 e la legge regionale n. 1 del 1990;
3) quali provvedimenti intenda intraprendere la Regione per garantire la rappresentatività di tutte le organizzazioni sociali e culturali. (185)
INTERROGAZIONE PETRINI, con richiesta di risposta scritta, sulla inadeguatezza dei mezzi di trasporto a favore dei disabili, sia cittadino e/o metropolitano, che nelle reti di collegamento extra cittadine gestite dall'ARST e dalle società di trasporto viario come le Ferrovie Complementari Sarde e le Ferroviarie dello Stato.
Il sottoscritto,
constatato che:
- il Decreto del Presidente della Repubblica n. 503 del 1996 (Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici) al comma 7 dell'articolo 1 recita: "Non possono essere erogati contributi o agevolazioni da parte dello Stato e di altri enti pubblici per la realizzazione di opere o servizi pubblici non conformi alle norme di cui al presente regolamento";
- la Regione Sardegna ai sensi del comma 5 dell'articolo 26 della Legge n. 104 del 1992 e dell'articolo 14 della Legge n. 21 del 1992 deve disciplinare le modalità attraverso le quali deve essere garantita la mobilità delle persone con disabilità in tutti i mezzi pubblici, compresi quelli non di linea come i taxi o quelli a noleggio con conducente, i quali, recita la norma, devono essere fruibili anche dalle persone con disabilità;
- al giorno d'oggi non esiste nella Regione Sardegna nessuna rete pubblica di trasporto che garantisca l'accessibilità e l'utilizzo degli stessi da parte di cittadini con disabilità e, regolarmente, vediamo circolare mezzi non accessibili che riportano spudoratamente la scritta di come sono stati acquistati con il contributo della Regione Sardegna;
- il CTM, attraverso il cosiddetto "Progetto Sole" finalizzato al trasporto dei disabili solo nella stagione estiva, rimarca offensivamente una condizione sociale svantaggiata, occupandosene esclusivamente in un limitato periodo dell'anno;
considerato che:
- è evidente la grossa difficoltà di mobilità nella nostra regione, causata dalla totale inadeguatezza dei mezzi di trasporto, sia cittadino e/o metropolitano, che nelle reti di collegamento extra cittadine gestite dall'ARST e dalle società di trasporto viario come le ferrovie complementari sarde e le ferrovie dello stato;
- quasi tutte le società di trasporto pubblico usufruiscono di contributi pubblici che ancora oggi vengono investiti su infrastrutture e mezzi che non garantiscono la fruibilità di tutta la popolazione,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti affinché:
1) si rivedano radicalmente i canoni standard dei mezzi di trasporto che nella loro identità di pubblico servizio devono essere confortevoli ed ospitali per tutti i cittadini, compresi coloro che versano in condizioni di disabilità fisica e/o sensoriale;
2) si dia termine a questo sopruso che non solo continua a discriminare un cittadino rispetto all'altro, ma esprime palesemente un'azione ghettizzante delle persone con disabilità;
3) si consideri che gli ultimi, proprio perché tali, meritano la prima e assoluta delle attenzioni. (186)
INTERROGAZIONE CAPELLI, con richiesta di risposta scritta, sulla paventata soppressione della linea Arst Meana Sardo-Borgata S. Sofia-Isili.
Il sottoscritto,
appreso della ventilata soppressione della linea Arst Meana Sardo-Borgata S.Sofia-Isili ritenuta indispensabile per i circa 40 studenti e lavoratori di Meana Sardo che, diversamente, verrebbero pesantemente ostacolati nel raggiungere le scuole o il proprio posto di lavoro;
considerato che:
- la linea Meana Sardo-Borgata S.Sofia-Isili fu varata il 1° aprile 2004, dopo anni di sospirata attesa e di richieste inascoltate da parte degli abitanti di Meana Sardo, in particolare studenti e lavoratori che fino ad allora hanno dovuto sopportare i pesanti disagi dovuti ai precari mezzi di trasporto messi a disposizione dalle Ferrovie complementari della Sardegna che determinavano un considerevole aggravio dei costi sostenuti dagli utenti e dei tempi di percorrenza;
- la soppressione della linea Meana Sardo-Borgata S.Sofia-Isili farebbe compiere un notevole balzo indietro al settore dei trasporti sardo, in quanto rappresenterebbe un ritorno alle condizioni di trasporto e di percorrenza precedenti, simili a quelle di quaranta anni fa, quando ancora non esisteva la strada di collegamento S.Sofia-zona industriale-Isili;
constatato che gli studenti meanesi che frequentano il liceo di Laconi, nel caso in cui le Ferrovie complementari sarde dovessero sopprimere la linea, doppione dell'Arst, si troverebbero costretti ad abbandonare lo stesso liceo per l'impossibilità di raggiungerlo, salvo l'interesse da parte del Comune di Laconi che potrebbe risolvere il problema con un scuolabus nel punto in cui la linea Arst incrocia S.Sofia;
evidenziato che la difficile paventata situazione sopradescritta rischia di far esplodere il malcontento, in particolare degli studenti che minacciano sin d'ora azioni di protesta con manifestazioni di sciopero e assenza alle lezioni,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere:
1) se intendano promuovere iniziative urgenti affinché venga tenuta in essere la linea Arst Meana Sardo-S.Sofia-Isili;
2) se intendano intercedere presso le amministrazioni comunali interessate affinché anch'esse promuovano le necessarie iniziative al fine di salvaguardare e migliorare le condizioni della viabilità della zona. (187)
INTERROGAZIONE CAPELLI, con richiesta di risposta scritta, sulle incompatibilità di alcuni dirigenti dell'Amministrazione regionale.
Il sottoscritto,
premesso che:
- in data 16 marzo 2005, con due mesi di ritardo rispetto ai tempi regolamentari, il Presidente della Regione trasmetteva al Presidente del Consiglio regionale ed ai Consiglieri La Spisa, Contu, Diana, Cappai, Amadu, Randazzo, Cuccu e Vargiu la risposta la risposta all'interrogazione n.106/A, relativa alla incompatibilità del Dott. Brunello Fiori nella funzione di Direttore generale dell'Istituto Autonomo Case Popolari di Nuoro, contenuta in una nota dell'Assessore dei lavori pubblici datata 10 marzo 2005;
preso atto che:
- come è dato evincere dalla predetta nota, gli Ispettori incaricati dal Presidente della Regione di svolgere un'ispezione straordinaria in ordine all'oggetto dell'interrogazione, con relazione datata 27 settembre 2004, accertavano l'incompatibilità dell'incarico di Direttore generale dell'IACP di Nuoro svolto dal Dott. Fiori con quello di consigliere del Banco di Sardegna Spa ricoperto dallo stesso dirigente;
- sulla base dei risultati di detta relazione, in data 9 marzo 2005, la Giunta regionale deliberava di adottare apposito atto di indirizzo nei confronti del Commissario straordinario dell'IACP di Nuoro "affinché riconsideri la posizione già assunta dall'Istituto sulle cause di incompatibilità dell'incarico assunto dal Dott. Fiori in qualità di consigliere del Banco di Sardegna Spa, procedendo alla loro eliminazione o, in difetto, all'attivazione della procedura di competenza prevista dall'articolo 44 della legge regionale del 13 novembre 1998, n. 31, applicando la giusta causa di recesso";
- la procedura adottata dalla Giunta non è conforme alla normativa vigente ed in particolare alla disciplina prevista nel secondo comma dell'articolo 33 della legge regionale del 1998, n. 31, che attribuisce al Presidente della Regione il potere di conferire e quindi anche revocare gli incarichi di direzione generale negli enti;
- l'atto di che trattasi risulta altresì in contrasto con recenti deliberati della medesima Giunta, la quale, appena in data 2 marzo 2005, adottava autonomamente e direttamente il provvedimento di revoca dell'incarico nei confronti del Direttore generale dell'ERSAT, anch'esso esterno, anch'esso in servizio presso un ente strumentale ed anch'esso soggetto all'applicazione delle disposizioni contenute nella legge regionale del 1998, n. 31;
atteso che:
-secondo quanto evidenziato nella nota dell'Assessore dei lavori pubblici e contenuto nella relazione del servizio tecnico dell'Istituto allegata alla medesima, l'attuazione del Programma Straordinario di ERP presso lo IACP di Nuoro è limitata al 40% relativamente agli interventi di recupero degli alloggi, mentre è praticamente nulla per quanto attiene ai nuovi interventi di cui al Programma straordinario e agli altri interventi costruttivi di cui alle Leggi 8 agosto 1977, n. 513 e Legge 24 dicembre 1993, n. 560;
- i dati relativi allo stato di attuazione del Programma Straordinario di ERP - forniti dall'Assessore e dallo stesso indicati per negare qualsiasi influenza degli impegni extralavorativi del Dott. Fiori sul corretto ed efficace svolgimento delle sue funzioni di Direttore generale - sono, invero, tali da determinare l'attivazione delle procedure di cui all'articolo 3 della Legge n. 179 del 1992 con conseguente nomina del Commissario ad acta;
rilevato che:
- ai sensi della lettera c) del comma 1 dell'articolo 24 della legge regionale n. 31 del 1998 il Direttore generale dirige, controlla e coordina l'attività dei direttori dei servizi e degli altri dirigenti facenti capo alla direzione generale cui è preposto, anche con potere sostitutivo in caso di inerzia;
- pare, conseguentemente, priva di fondamento l'affermazione dell'Assessore dei lavori pubblici secondo cui, dai dati forniti dal settore tecnico dell'Istituto relativamente ai nuovi interventi, non si rinvengono elementi sufficienti per ascrivere eventuali ritardi alla responsabilità del Dott. Fiori,
chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale dei lavori pubblici e l'Assessore regionale degli affari generali per conoscere:
1) sulla base di quali riferimenti normativi sia stato adottato un atto di indirizzo nei confronti del Commissario straordinario dello IACP di Nuoro relativamente alla rilevata incompatibilità del Dott. Brunello Fiori nella funzione di Direttore generale dell'IACP di Nuoro;
2) per quali motivi la Giunta regionale non abbia adottato autonomamente il relativo provvedimento ai sensi dell'articolo 33 della legge regionale n. 31 del 1998;
3) se, alla luce di quanto sopra evidenziato, il Presidente intenda eventualmente attivare la procedura di competenza prevista dall'articolo 44 della legge regionale n. 31 del 1998;
4) se, ai sensi dell'articolo 24 della legge regionale n. 31 del 1998 soprarichiamato siano ravvisabili responsabilità del Direttore generale dell'IACP di Nuoro per la mancata attuazione nei termini del programma straordinario di ERP. (188)
INTERROGAZIONE CAPELLI, con richiesta di risposta scritta, sulla interpretazione da parte dell'Amministrazione provinciale di Nuoro e della Regione Sardegna delle norme contenute nella Legge n. 482 del 1999 e nella legge regionale n. 26 del 1997 a tutela della lingua e cultura sarda.
Il sottoscritto,
premesso che negli ultimi mesi i quotidiani regionali hanno dato ampio spazio al dibattito intorno a "sa limba", alla cultura e alla identità;
visto il dibattito sviluppatosi principalmente sugli effetti della Legge n. 482 del 1999 e della legge regionale n. 26 del 1997 che, allo stato attuale, non sembrano tutelare né la lingua né coloro che hanno speso energie e denaro per conseguire titoli accademici qualificanti per l'esercizio della tutela;
rilevato che, in particolare, la legge regionale n. 26 del 1997 finanzia progetti rivolti alle scuole che spesso implodono per fatiscenza gestionale determinata da una estrema discrezionalità delle scuole sulla nomina di esperti esterni, dalla mancanza di tutor esperti che affianchino i docenti, dalla incapacità di spendita dei fondi erogati dalla Regione che spesso restano per anni congelati nel fondo di istituto con una inevitabile incontrollata ricaduta culturale sugli studenti-utenti dei progetti;
considerato che la Regione nel contempo continua a finanziare lautamente iniziative di tutela nonché le Università per la formazione di esperti di limba che non utilizza, in quanto la materia non è disciplinata, non esistendo al momento una lingua unitaria che può nascere solo attraverso processi di evoluzione linguistica e di una politica di tutela, come dispone la stessa legge regionale n. 26 del 1997, che permetta di preservare il vernacolo attraverso una istituzionalizzazione dell'insegnamento capillare del sardo,
preso atto della particolare situazione verificatasi nella provincia di Nuoro, dove gli amministratori, nel dare applicazione alla legge, sembrano aver scelto invece di stravolgere il senso e l'efficacia delle norme in essa contenute, pur essendo stata, la stessa provincia, antesignana nel proporre e presentare progetti di tutela della lingua sarda ai sensi della citata legge;
constatato infatti che il progetto predisposto dalla provincia di Nuoro nel 2001, encomiabile sulla carta, appare piuttosto discutibile nella prassi per i seguenti motivi:
- la Provincia di Nuoro ha corredato il progetto con formula sperimentale introducendo la Lingua Sarda Unificata (LSU) come idioma di riferimento, variante inesistente nella pratica, mistificatrice e deformante nella sostanza;
- la Provincia di Nuoro ha adottato con l'LSU l'esperanto sardo, prodigandosi di diramare bandi di concorso totalmente distanti rispetto ai precetti normativi della citata Legge 482. Il bando del 2003 rivolto ai laureati in scienze politiche, giurisprudenza, economia e commercio, lettere, filosofia, lingue e scienze della formazione accomuna materie di ambito giuridico-economico a quelle letterarie e non prevede titoli di specializzazione; i concorrenti sono stati destinati a s'Ufitziu de sa Limba Sarda dove tutt'ora operano;
- il suddetto bando del 2003 prevedeva per i laureati in lingue specifiche competenze in materia di terminologia, linguaggio amministrativo, redazione del notiziario quotidiano; per i laureati nelle altre materie competenza traduttiva di documenti dall'italiano al sardo, elaborazione della terminologia settoriale ecc. che richiedono personale interprete qualificato;
- la Provincia di Nuoro pare aver violato il dettato della Legge n. 482 nel redigere nel 2003 una graduatoria triennale di non titolati attraverso una selezione promossa dall'ente locale in collaborazione con s'Ufitziu de sa Limba Sarda, ufficio creato dalla stessa Provincia che risulta esso stesso illegittimo in quanto una propaggine burocratica della Provincia e non una libera associazione, come previsto dalla Legge;
- la Provincia di Nuoro ha emesso nel 2005 un nuovo bando per 5 borse di studio, iniziativa non prevista dalla Legge n. 482, per i laureati nelle materie del precedente bando del 2001 dove il voto di laurea è valutabile fino a 50 punti mentre i Masters di Limba, compresi quelli promossi da S'Ufitziu, privi di legittimità accademica, sono valutati 20 punti per cui al titolo viene anteposto il non titolo. I borsisti dovrebbero curare la costituzione di un data base della bibliografia della Sardegna, di un archivio di riviste ed immagini, di una cronologia completa della Sardegna, di voci di carattere enciclopedico come traduzione in sardo da fonti enciclopediche di altre lingue, ect;
considerato altresì che il responsabile della commissione esaminatrice, parrebbe aver usato argomenti "intimidatori" nei confronti di alcuni concorrenti al fine di convincere gli stessi su un più produttivo e opportuno ritiro in vista di future occasioni di lavoro;
rilevato infine che il responsabile nazionale dell'Ufficio minoranze linguistiche, interpellato in materia, ha precisato che negli uffici linguistici debbono essere presenti figure specializzate di lingua madre ai sensi del decreto legge 22 dicembre 2004, ove si sottolinea che, in assenza di personale linguisticamente preparato, esso debba essere affiancato esclusivamente da interpreti e traduttori in possesso di titoli certificabili. Il responsabile ha inoltre rimarcato che le regioni hanno il compito di esercitare funzione di controllo sui progetti in ottemperanza alla norma, a tutela del vernacolo nella sua espressione territoriale e micro-territoriale,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere:
1) se siano a conoscenza dei fatti sopra esposti;
2) se non ritengano opportuno esercitare in prima persona le funzioni di controllo in conformità dei progetti della Legge n. 482 del 1999 e della legge regionale n. 26 del 1997 e alle norme di tutela, anziché abdicare all'esercizio sulle regolarità applicative (comma 3, articolo 1 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 345) consentendo l'anarchia più inaudita. (189)
INTERROGAZIONE FLORIS Vincenzo, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione in cui si trovano un gruppo di borsisti e convenzionati dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna.
Il sottoscritto,
premesso che nelle varie sedi territoriali isolane dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna prestano la propria opera un centinaio di borsisti e convenzionati, laureati e tecnici con contratto a tempo determinato, in una situazione di estrema precarietà, pur lavorando in sincronia col personale di ruolo;
evidenziato che tale personale da svariati mesi (circa sei) non riceve i compensi spettanti, che sono già di per sé modesti, ma definiti per legge o, quando vengono corrisposti, lo sono con grande irregolarità con conseguenti notevoli disagi per le famiglie che vedono man mano peggiorare una già difficile situazione;
sottolineato che sembrerebbe che l'Istituto Zooprofilattico si trovi di fronte a grossi problemi di cassa di non facile situazione, le cui responsabilità non sembrerebbero facilmente individuabili tra Regione e istituto, tra crediti e debiti;
rilevato che il perdurare di tale situazione ha portato i lavoratori ad una situazione di estremo disagio umano e professionale e nonostante ciò, essi continuano a presentarsi regolarmente al loro posto di lavoro ed a svolgere le loro mansioni con professionalità,
chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere quali atti abbia assunto o intenda assumere per dare in tempi rapidi un contributo decisivo alla risoluzione di questo problema in modo da garantire ai lavoratori le retribuzioni, la loro erogazione regolare fino alla conclusione del contratto di lavoro e restituire certezza e serenità alle loro famiglie. (190)
INTERROGAZIONE SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla tragedia accaduta nella Olbia-Sassari e sulla necessità di garantire la sicurezza dei cittadini.
Il sottoscritto,
venuto a conoscenza che:
- nella giornata di mercoledì 23 marzo nella strada statale olbia-Sassari, un gravissimo incidente ha coinvolto cinque autovetture schiacciate da alcune bobine metalliche;
- l'incidente ha portato alla morte di un giovane di 30 anni e che ha coinvolto altre dodici persone;
- le bobine metalliche, del peso di circa due tonnellate ciascuna, sono scivolate da un camion che le trasportava;
- il camion viaggiava senza alcuna protezione ed eventi di questo genere avvengono troppo spesso in tutto il nord Sardegna;
- l'articolo 164 del Codice della strada dispone che: "il carico debba essere solidamente assicurato al mezzo di trasporto, al fine di evitare la caduta";
- purtroppo la contravvenzione per tale articolo procura soltanto una sanzione amministrativa;
- le strade della Sardegna sono trafficate da decine di mezzi pesanti e pericolose in molti punti,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere:
1) quali provvedimenti intendano prendere in materia di sicurezza sulle strade in relazione al trasporto di materiali pesanti;
2) quali provvedimenti intendano prendere per garantire la sicurezza ai tanti automobilisti che transitano nell'area del nord Sardegna;
3) come la Regione intenda garantire il controllo dei camion che trasportano materiali pesanti, considerato che sarebbe indispensabile un controllo di ogni carico da parte delle forze dell'ordine;
4) come la Regione intenda intervenire sulla regolamentazione delle funzioni della Polizia locale, al fine di garantire maggiore sicurezza, in conseguenza alle modifiche costituzionali di recente approvazione. (191)
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