Seduta n.243 del 17/10/2006
CCXLIII SEDUTA
MARTEDI' 17 OTTOBRE 2006
Presidenza del Presidente SPISSU
Indi
del Vicepresidente SECCI
La seduta è aperta alle ore 10 e 55.
CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di martedì 26 settembre 2006 (237), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Nicolò Rassu e Fedele Sanciu hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 17 ottobre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU: "Tutela della biodiversità vegetale e della gestione degli orti botanici della Sardegna". (255)
(Pervenuta il 6 ottobre 2006 e assegnata alla quinta Commissione).
CUCCU Giuseppe - CUCCA - SABATINI - UGGIAS: "Tutela e disciplina della raccolta dei funghi epigei spontanei". (256)
(Pervenuta l'11 ottobre 2006 e assegnata alla quinta Commissione)
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:
"Riavvio produttivo della miniera "Genna Tres Montis" nei Comuni di Silius e San Basilio". (257)
(Pervenuto il 12 ottobre 2006 e assegnato alla sesta Commissione)
Risposta scritta ad interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di utilizzare la graduatoria dell'ultimo concorso per colmare i vuoti di organico del Corpo forestale e di vigilanza ambientale (CFVA)." (475)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CHERCHI OSCAR, Segretario:
"Interrogazione Pisu - Licheri - Davoli - Uras - Fadda - Lanzi, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione creatasi presso il call center dell'Azienda LAER Srl di Macchiareddu dove, ancora una volta, un centinaio di lavoratori reclamano il pagamento delle loro spettanze in arretrato da mesi." (652)
"Interrogazione Dedoni - Pisano - Cassano, con richiesta di risposta scritta, sull'organizzazione del servizio di elisoccorso e sul bando di selezione per l'ammissione al corso di formazione del personale sanitario." (653)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione delle lavoratrici addette alle pulizie operanti nel presidio ospedaliero San Giovanni di Dio." (654)
"Interrogazione Liori - Diana - Licandro, con richiesta di risposta scritta, sul personale "imboscato" dell'Ospedale Brotzu." (655)
"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sul paventato ridimensionamento e accentramento del servizio di prevenzione, igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro presso l'Azienda sanitaria ospedaliera n. 5 di Oristano e, per estensione, anche nelle altre aziende sanitarie." (656)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
CHERCHI OSCAR, Segretario:
"Interpellanza Diana - Liori sulla mancata stipula dell'accordo per l'esodo incentivato a favore dei dipendenti dell'Azienda regionale sarda trasporti (ARST)." (196)
"Interpellanza Balia - Maninchedda - Masia - Salis - Serra sul rischio di smantellamento della termocentrale di Ottana." (197)
"Interpellanza Atzeri sui problemi del dimensionamento scolastico e i relativi problemi di ordine pubblico." (199)
"Interpellanza Ladu - Gallus - Murgioni sulla delibera della Giunta n. 42/8 del 4 ottobre 2006 in merito alla realizzazione di "Sardegna Speaks English"." (200)
"Interpellanza Atzeri sui criteri e sulle modalità per la concessione dei contributi alle scuole pubbliche medie superiori per la fornitura di libri di testo in comodato agli studenti appartenenti a famiglie svantaggiate." (201)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
CHERCHI OSCAR, Segretario:
"Mozione Sanjust - La Spisa - Artizzu - Capelli - Cappai - Ladu - Vargiu - Lombardo - Contu - Gallus - Licandro - Petrini - Rassu - Sanciu - Dedoni - Murgioni - Amadu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Pisano - Farigu - Liori - Milia - Biancareddu - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Cassano - Cuccu Franco Ignazio sul mancato rispetto degli accordi fra Regione e sindacati in tema di dipendenti degli enti di formazione professionale e inizio della procedura di licenziamento, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento." (98)
"Mozione La Spisa - Artizzu - Capelli - Cappai - Cherchi Oscar - Ladu - Vargiu - Lombardo - Contu - Licandro - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Dedoni - Murgioni - Amadu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Pisano - Farigu - Liori - Biancareddu - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Milia - Cassano - Cuccu Franco Ignazio sulla problematica industriale ed energetica, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento." (99)
"Mozione Dedoni - Pisano - Cassano - Vargiu - Ladu - Gallus - Murgioni - Licandro - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Contu - Sanjust - Cherchi Oscar sullo stato di gravissima crisi che investe l'intero settore della formazione professionale in Sardegna e in particolare sulla mancata attuazione dell'accordo del 29 giugno 2006 fra Regione e organizzazioni sindacali relativo al piano di esodo anticipato e ricollocazione del personale dipendente degli enti di formazione iscritto all'albo regionale in base alla legge regionale n. 42 del 1989." (100)
Commemorazione di ex consiglieri
PRESIDENTE. Colleghi, prima di dare inizio ai lavori commemoriamo due ex consiglieri, l'onorevole Ignazio Manunza e l'onorevole Pietrino Melis, recentemente scomparsi.
Sul declinare dell'estate, il 23 agosto, è scomparso l'onorevole Ignazio Manunza, consigliere regionale per tre legislature, dal 1984 al 1999, senatore della Repubblica per due e, ancora in precedenza, sindaco di Oristano. L'onorevole Manunza è stato un uomo politico di vecchio stampo, se possiamo utilizzare questo termine, capace di intessere molti rapporti umani, di esprimere una forte solidarietà sociale, di essere osservatore attento della realtà sarda. Una brutta malattia che lo ha colpito nel lontano 1992, i cui segni tuttavia ha saputo nascondere, insieme alla sofferenza fisica, in una giovialità generosa, ne hanno segnato un graduale declino fisico che tuttavia mai ha fatto rallentare la sua intensa attività politica.
Nato a Oristano, nel 1940, l'onorevole Manunza è stato eletto nella IX legislatura nella lista della Democrazia Cristiana; rieletto nella D.C. nel 1989, è stato, tra l'altro, Questore e Segretario del Consiglio e Presidente della Commissione agricoltura. Eletto ancora nella XI legislatura nel Partito Popolare Italiano, ha svolto incarichi di Commissione, prima di essere chiamato a far parte della Giunta Palomba come Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. E' stato, inoltre, Assessore dei trasporti anche nella Giunta successiva, dal 1999 al 2001, vivendo con particolare impegno una delle fasi decisive della continuità territoriale.
Uomo taciturno, ma propenso al sorriso, ha vissuto la vicenda umana e politica con grande disponibilità, ha lavorato con grande impegno riscuotendo la stima non solo degli amici, ma anche degli avversari. L'epilogo della sua esistenza terrena è stato rapido e improvviso, lungo invece, e per molti aspetti esemplare, il suo percorso politico e la costante attenzione ai problemi del territorio e della Sardegna.
Nel ricordarlo così, col sorriso bonario e la forte stretta di mano, esprimiamo alla famiglia i sensi affettuosi e addolorati del nostro cordoglio.
Ricordiamo oggi anche l'onorevole Melis, che è stato consigliere regionale nella V e nella VI legislatura. Eletto nelle liste del Partito Comunista Italiano nel 1965, rimase in carica sino alla scadenza del secondo mandato, nel giugno del 1974. Erano anni di grandi speranze per la Sardegna centrale: Piani di rinascita e riforma agropastorale segnavano un forte impegno politico al quale l'onorevole Melis partecipò attivamente. Nel primo dopoguerra aveva lasciato un'occupazione fissa, quella di impiegato del catasto, per costituire, con personaggi importanti del mondo del lavoro, Lucio Pirastu, Achille Prevosto e altri ancora, il gruppo dirigente del Partito Comunista Italiano. Aveva vissuto in modo coerente il periodo del centralismo democratico, mostrando grande rispetto verso le istituzioni; si definiva il più giovane della vecchia generazione chiamata a gestire, come classe dirigente, il difficile periodo della ripresa dopo l'esperienza bellica. Fu anche consigliere comunale di Nuoro.
Da consigliere regionale favorì ampie intese, convinto che, rispetto alle posizioni dei partiti e al confronto democratico tra maggioranza e opposizione, la soluzione dei grandi problemi dell'economia sarda fosse possibile favorendo convergenze piuttosto che divisioni. Collaborò, fra l'altro, a tessere il progetto autonomista con l'onorevole Paolo Dettori. Erano gli anni delle battaglie per la riforma agropastorale e si gettavano le basi per la nuova programmazione negli anni Settanta; una stagione intensa e proficua che si apprestava, questi almeno erano gli intendimenti, a completare gli impegni del Piano di rinascita. La grande attenzione che l'onorevole Melis prestava al mondo agricolo, i problemi del bracciantato, la nuova frontiera della pastorizia e la cooperazione, furono i grandi temi che egli portò avanti nell'azione politica e come responsabile provinciale e regionale della Lega delle Cooperative. Fu componente della Commissione agricoltura e della Commissione industria, ciò non fu un caso. La Commissione Medici sulle cause del banditismo aveva indicato la presenza dell'industria come la terapia per abbassare il tono delle tensioni sociali che caratterizzavano la vita di alcuni paesi. L'onorevole Melis accettava con curiosità questo progetto, ma con quello scetticismo che si accompagnava ai progetti alternativi al mondo agricolo.
Segretario del Consiglio nella VI legislatura, fu componente della Giunta per il Regolamento, della Commissione bilancio e della Commissione speciale per la programmazione. Visse con intensità morale la politica e fu uomo di moderazione, aperto al dialogo. E così lo ricordiamo.
Nei giorni scorsi si è inoltre spento un altro collega, l'onorevole Armando Zucca, una persona generosa che tanto ha dato alla Sardegna e al Consiglio regionale. Ne diamo notizia astenendoci tuttavia dalla rituale e doverosa commemorazione in Aula, rispettando la volontà dello scomparso in questo senso.
Alla famiglia esprimiamo il nostro profondo cordoglio e osserviamo un minuto di silenzio in ricordo di questi colleghi scomparsi.
(I consiglieri osservano un minuto di silenzio in segno di lutto.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 90, abbinata allo svolgimento dell'interpellanza numero 182/A.
I lavori, come comunicato, proseguiranno per l'intera mattinata e si concluderanno entro le ore 14, riservandoci di stabilire, in un'apposita Conferenza dei Presidenti di Gruppo, una giornata nella quale il Consiglio regionale esaminerà il parere sull'articolo 102 della finanziaria dello Stato, in discussione in Parlamento.
(Si riporta di seguito il testo della mozione numero 90 e della interpellanza numero 182/A:
Mozione Pisu - Barracciu - Serra - La Spisa - Marrocu - Dedoni - Biancu - Porcu - Atzeri - Licheri - Caligaris - Farigu - Balia - Capelli - Giagu - Ladu - Artizzu - Davoli - Cherchi Oscar - Cugini - Salis - Rassu - Ibba - Uras - Fadda - Lanzi - Marracini - Masia - Licandro - Sanna Alberto - Amadu - Sanna Simonetta - Vargiu - Pisano - Pittalis - Cassano - Pinna - Cuccu Franco Ignazio - Diana - Sabatini - Cucca - Floris Vincenzo - Cerina - Moro - Cocco - Frau - Cappai - Pacifico - Corrias - Scarpa - Gessa - Milia - Lombardo - Cherchi Silvio - Sanna Franco - Liori - Calledda - Randazzo Alberto - Corda - Sanna Matteo - Lai - Orrù - Pirisi - Manca - Sanjust - Mattana - Cachia - Bruno - Petrini - Biancareddu - Sanciu - Giorico - Randazzo Vittorio - Murgioni sull'ammodernamento ed il potenzia-mento delle linee ferroviarie della Sardegna ed in particolare delle tratte turistiche servite dal "Trenino verde".
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- la società Ferrovie della Sardegna (FdS) versa da tempo in una condizione di grave crisi, che ha portato ad una costante diminuzione del personale, passato nel decennio da 2.200 a 1.400 unità, mentre la progressiva obsolescenza del materiale rotabile ha determinato una crescente difficoltà ad assolvere alla domanda di mobilità, sia nel trasporto passeggeri che sulle tratte turistiche;
- in conseguenza dell'irrisolta situazione di crisi, il numero di treni assicurati al servizio turistico è progressivamente calato dai 1.300 del 2002 ai 988 del 2005, mentre anche l'avvio dei servizi turistici è progressivamente slittato dal marzo 2004 all'aprile 2005 sino al giugno 2006, sino al paradosso di rinunciare a soddisfare la domanda proveniente dalle scuole;
- nel corso del 2006, ai problemi relativi alla carenza di materiale rotabile si sono aggiunti quelli relativi al blocco del turnover ed alla conseguente carenza di personale viaggiante e pertanto la linea Mandas-Arbatax è stata attivata solamente per sei giornate alla settimana, la linea Tempio-Palau solamente per due giornate alla settimana, mentre sulla linea Isili-Sorgono è addirittura in via di sospensione il servizio turistico;
- la situazione è peggiorata dal fatto che la legge finanziaria dello Stato per il 2006 (comma 15 dell'articolo l della Legge n. 266 del 2005) ha ridotto di quasi il 30 per cento le risorse destinate alle gestioni governative, addossando il 73 per cento di tali tagli alla Sardegna (20.641.000 euro su 28.297.930 euro) e che in particolare per le Ferrovie della Sardegna, a fronte di un fabbisogno pregresso pari a 62.818.000 euro vengono invece effettuate assegnazioni pari a 46.259.000 euro con un taglio di 16.559.000 euro (-26 per cento);
- in conseguenza di tali tagli, la direzione generale delle Ferrovie della Sardegna ha trasferito 37 unità di personale dalla tratta Isili-Sorgono alla tratta Mandas-Cagliari, mantenendo sulla Isili-Sorgono solamente l'attività di "sorveglianza", peraltro con dubitabile efficacia sugli equilibri economici dell'azienda, gravata da 1.400 dipendenti;
- tutto ciò costituisce la premessa per il definitivo abbandono dell'intera tratta Isili-Sorgono;
CONSIDERATO che, d'altra parte:
- attorno ai flussi turistici delle linee ferroviarie montane sono sorte, soprattutto nelle zone interne, numerose iniziative imprenditoriali, rivolte alla ristorazione, all'accoglienza ed alla valorizzazione dell'esteso patrimonio archeologico, storico, naturalistico e ambientale, consentendo di far nascere e crescere un'economia indotta che rappresenta una importante occasione di sviluppo per un territorio ad elevato spopolamento e con poche altre alternative economiche e di lavoro;
- l'utilizzazione delle linee ferroviarie turistico-montane della Sardegna risulta in costante aumento, passando dai 9.000 viaggiatori/anno del 1993 agli 83.000 del 2004;
- nonostante l'assenza di una adeguata attività di promozione, risulta presso gli uffici delle Ferrovie della Sardegna, una quantità di domanda di trasporto turistico inevasa complessivamente stimabile in almeno 20.000 unità;
VISTE le notizie relative:
- al potenziamento dei servizi ferroviari nella vicina Corsica, per la quale lo Stato francese, a fronte di 250.000 abitanti, ha disposto un programma di investimenti per l'ammodernamento della linea e l'acquisizione di nuovo materiale rotabile panoramico, per complessivi 250 milioni di euro;
- alla riapertura, nel 2005, in Val Venosta (Alto Adige), con grande successo, di una linea ferroviaria chiusa da oltre un decennio;
RICHIAMATA la necessità di completare il processo di trasferimento delle Ferrovie della Sardegna dallo Stato alla Regione nei tempi più celeri e con l'impegno di adeguate risorse finanziarie, come previsto già nell'intesa Stato-Regione del 1999, che sul punto non ha avuto però concreto seguito;
EVIDENZIATA l'attenzione posta dalle amministrazioni locali e da numerosi operatori economici privati alla promozione del "Trenino verde", com'è dimostrato anche della quantità di progetti presentati da numerose amministrazioni locali ai laboratori territoriali, dei quali è stata accertata la coerenza con le direttrici di sviluppo della progettazione integrata;
VISTO l'impegno già posto dalla Regione sarda non soltanto per l'ammodernamento delle tratte ferroviarie a maggiore valenza urbana, ma anche per la riqualificazione di tracciati ferroviari turistico-montani, come risulta dalle modifiche al complemento di programmazione approvate dal Comitato di sorveglianza del POR Sardegna nel maggio 2006 e dall'emanazione del bando per la redazione dello studio relativo alla "Valutazione dello stato di conservazione e della consistenza e stima dei beni e delle risorse relative alle ferrovie in concessione";
RITENUTO pertanto che, nell'ottica della coesione e del riequilibrio territoriale, sia necessario dare coerenza e continuità ad una politica volta ad affermare il binomio ferrovie-territorio come elemento capace di orientare significativi flussi turistici verso le aree dell'interno, contribuendo all'allungamento della stagione e potenziando l'integrazione con le aree costiere,
impegna la Giunta regionale
1) ad intervenire presso la direzione delle Ferrovie della Sardegna e presso il Ministero competente per bloccare il trasferimento delle 37 unità operanti sulla Isili-Sorgono, mantenendo in esercizio la tratta;
2) ad intervenire in tutte le sedi amministrative e politiche, ed in particolare presso la Conferenza Stato-regioni e i Ministeri dell'economia e delle infrastrutture, al fine di ottenere il reintegro delle risorse tagliate dalla finanziaria 2006 e la deroga al blocco del turnover;
3) ad inserire l'argomento della rete delle ferrovie in concessione, ed in particolare delle tratte turistiche, entro la nuova intesa Stato-Regione;
4) ad assumere la decisione di promuovere, d'intesa con gli enti locali interessati e gli operatori privati, un progetto regionale di valorizzazione del "Trenino verde", attivando sin da subito:
- un'azione di promozione delle linee turistiche, in particolare presso le scuole ed i principali operatori turistici;
- un processo di adeguamento della linea e di potenziamento del materiale rotabile, fondato su nuove carrozze panoramiche e sul ripristino delle storiche locomotive a vapore. (90)
INTERPELLANZA BALIA - BARRACCIU - PISU - CORRIAS - SANNA Franco - MATTANA - CALLEDDA - URAS - DAVOLI - MANINCHEDDA - PINNA - PORCU - GESSA - CORDA - CUCCA - IBBA - SANNA Alberto - CERINA - LICHERI - LANZI - FADDA - CALIGARIS - SALIS - SERRA sulla decisione di sospendere provvisoriamente la corsa del cosiddetto "Trenino verde" da parte delle Ferrovie della Sardegna.
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I sottoscritti
premesso che:
- la Direzione delle Ferrovie della Sardegna avrebbe adottato la decisione di sospendere provvisoriamente, a partire dal mese di settembre, la corsa del cosiddetto "Trenino verde" tra il Sarcidano e il Mandrolisai;
- la tratta che collega il Comune di Isili a quello di Sorgono, da più anni non funzionante per l'ordinario trasporto dei passeggeri, veniva riattivata durante il periodo estivo per le escursioni turistiche;
- il "Trenino verde" ha svolto un'importante funzione connessa al comparto turistico attraversando territori con paesaggi stupendi e di struggente bellezza e promuovendo uno spostamento dei flussi turistici verso le zone interne;
- il "Trenino verde" rappresenta anche un pezzo di storia importante legato ai sentimenti ed alle emozioni, espressi negli scritti da Elio Vittorini e da Lawrence;
- ben trenta lavoratori impegnati nel settore rischiano di essere trasferiti con i conseguenti e prevedibili disagi,
interpellano il Presidente della Regione, l'Assessore regionale dei trasporti e l'Assessore regionale del turismo, artigianato e commercio per sapere:
1) quali azioni abbiano intrapreso o intendano intraprendere per evitare che i tagli imposti dalla finanziaria nazionale ricadano direttamente su alcune categorie di lavoratori ed indirettamente coinvolgano un sistema economico fragile;
2) se non ritengano che l'evidente stato di crisi dell'azienda debba e possa trovare soluzioni e compensazioni alternative anziché essere scaricato sulle popolazioni dell'interno della Sardegna, già fortemente provate e con un tasso di spopolamento tra i più significativi;
3) se non ritengano utile, così come più volte affermato, intraprendere tutte le possibili azioni per salvaguardare parti importanti della storia di un popolo. (182/A).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero 90 ha facoltà di illustrarla.
PISU (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, credo che tutti sappiate che nei giorni intercorsi tra la presentazione di questa mozione e la discussione di oggi, in quest'Aula, c'è stata la decisione della direzione delle Ferrovie della Sardegna di sospendere i trasferimenti dei 37 lavoratori della tratta Isili-Sorgono, destinati alla zona di Cagliari, e lasciare tale tratta in esercizio. Questa è certamente una decisione positiva ed è il risultato di una lotta intrapresa dal Comitato per la salvaguardia del Trenino verde, a cui aderiscono lavoratori e sindacati, amministrazioni comunali e provinciali, operatori turistici, esperti e associazioni ambientaliste, consiglieri regionali e tanti semplici cittadini.
Non possiamo, però, sottovalutare che nello stesso periodo si è riusciti a far rientrare questo tema nella trattativa tra la Regione Sardegna e il Governo centrale. Infatti, come ci ha comunicato lo stesso presidente Soru, in quest'Aula, la settimana scorsa, in riferimento all'articolo 102 della finanziaria nazionale, risulta che le Ferrovie della Sardegna verranno trasferite alle competenze della Regione Sardegna. Questo, ovviamente, è tutto ancora da definire, comunque tale questione non era scontata all'inizio dell'estate, quando solo le Ferrovie meridionali sarde dovevano essere assegnate alla nostra Isola. Inoltre, il Presidente ha fatto cenno anche a una certa disponibilità finanziaria per un progetto sul Trenino verde, che potrebbe essere utilizzata attingendo dalla cosiddetta "partita delle entrate" tra lo Stato e la nostra Regione.
Questa dichiarazione del Presidente ha una valenza politica importante, che può essere rafforzata dall'approvazione di questa mozione, che può essere trasformata in ordine del giorno, da parte del Consiglio regionale che è chiamato a dare degli indirizzi precisi sulle scelte di sviluppo della Sardegna. Vi è stato anche un incontro molto importante con il responsabile della Segreteria del Ministro dei trasporti, Bianchi, ma l'onorevole Salvatore Serra, che guidava quella delegazione, illustrerà meglio di me il risultato di quell'incontro. Non dobbiamo, tuttavia, sottovalutare il fatto che ci troviamo in un momento delicato della soluzione di questo problema, anche perché il discorso - come abbiamo del resto sempre affermato - non riguarda, ovviamente, solo la salvaguardia dei 37 posti di lavoro sopra richiamati, ma si tratta principalmente di credere in un progetto regionale di valorizzazione delle tratte turistiche percorse dal Trenino verde, che interessano circa 400 chilometri di ferrovie sarde a scartamento ridotto. Dobbiamo pertanto recuperare gli enormi ritardi che si sono accumulati nel tempo, quando cioè nel 1997 e nel 2000, abbiamo contrastato decisioni analoghe delle Ferrovie della Sardegna tendenti a chiudere la Isili-Sorgono, ben sapendo che sarebbero seguite le altre tratte turistiche di tutta l'Isola.
Noi pensiamo, al contrario, che la vertenza di questi mesi debba rappresentare l'inizio di un nuovo e serio ragionamento politico che punti, in maniera decisa e determinata, alla realizzazione di un progetto di valorizzazione del Trenino verde. I numeri ci sono tutti perché, pur in assenza di una promozione turistica adeguata e strategica, la domanda è più che doppia rispetto all'offerta. Risulta, infatti, che nel 2005 la richiesta, per fare solo un esempio, per la tratta Isili-Sorgono è stata di 110 treni a fronte di 47 treni messi a disposizione. Ci troviamo certamente di fronte a richieste ancora insufficienti, che possono moltiplicarsi non solo con la promozione, ma affrontando il vero problema di fondo che riguarda l'adeguamento per quantità e qualità del parco rotabile, che è vecchio e inadeguato. Questo è quanto è stato fatto, ad esempio, nella vicina Corsica, che ha innanzitutto scelto la perennità della ferrovia, investendo 250 milioni di euro per l'ammodernamento di 147 chilometri di tratte turistiche, nonché l'acquisto di nuove carrozze panoramiche. Vorrei sottolineare, proprio in questo contesto, che la Corsica ha 250 mila abitanti, è quindi sei volte meno popolata della Sardegna. Questo intervento si concluderà nella primavera del 2007 e dopo anni di impegni la Francia presenterà all'Europa e al mondo un trenino verde di straordinario interesse. Ricordo che nel trasferimento di queste ferrovie dallo Stato francese alla Regione corsa c'è stata l'assegnazione di ben 86 milioni di euro per favorirne l'adeguamento agli standard europei. A queste risorse statali si sono aggiunti ingenti finanziamenti comunitari e regionali. La Corsica ha dunque deciso di acquistare delle carrozze panoramiche, ma con le comodità e i servizi dei treni di oggi.
Analogo intervento è avvenuto nella riattivazione di una tratta chiusa da dieci anni a Merano, che, essendo stata recentemente riaperta, ha trasportato nel 2005 un milione di passeggeri, prevalentemente turisti. Anche in Grecia si sta facendo la stessa cosa e da tempo queste soluzioni sono attuate anche in Svizzera, con risultati sorprendentemente positivi. Da noi, invece, come dicevo precedentemente, i ritardi sul sistema ferroviario sono di vecchia data; i problemi al riguardo non sono mai stati affrontati seriamente, al punto che le Ferrovie della Sardegna si trovano oggi in condizione di grave crisi per la costante diminuzione del personale, passato in un decennio dalle 2.200 alle attuali 1.400 unità, per colpa di una legge sbagliata che blocca il cosiddetto turnover e per la mancanza di figure professionali essenziali e indispensabili, come i macchinisti e addirittura gli addetti alle officine. Si pensi che in conseguenza della carenza di questo tipo di personale la disponibilità dei treni è progressivamente calata, riducendo le giornate e i periodi di disponibilità di questi ultimi persino nei mesi scolastici, quando cioè vi è una elevata domanda del Trenino verde.
Onorevoli colleghi, signori Assessori, se insistiamo tanto su questo argomento è perché noi riteniamo il Trenino verde, soprattutto nelle aree interne, una delle più importanti attrazioni turistiche, su cui abbiamo presentato progetti che sono stati dichiarati ammessi nei laboratori territoriali e nel tavolo di partenariato regionale, attraverso le province, i consorzi e i comuni. Cito solo quello dell'Ogliastra, di cui probabilmente parlerà meglio l'onorevole Sabatini, che è collegato al Consorzio "Sa Perda 'e Iddocca" e di cui si discuterà proprio oggi in quella provincia. La Regione ha dunque espresso una valutazione positiva al riguardo, inserendo il progetto relativo al rilancio del Trenino verde nella sua programmazione in quella ipotesi di sviluppo possibile e sostenibile. Ora c'è bisogno di una scelta politica chiara e precisa, che vada nella direzione auspicata dai territori interessati e dai tanti operatori, medi e piccoli, che siamo riusciti nel tempo a coinvolgere.
Qualche domenica fa il Trenino verde, con tre carrozze, ha attraversato gli incantevoli territori che si trovano tra Mandas e Sorgono, ricevendo in ogni località un'accoglienza eccezionale, caratterizzata dal calore popolare, ma anche fatta di tradizioni, folclore, prodotti tipici, itinerari culturali e ambientali, che hanno entusiasmato le centinaia di turisti e colpito particolarmente i promotori del WWF, di Legambiente e Italia Nostra. Da parte di tutti si è levato un coro unanime: "Il Trenino verde deve restare!" Questa è stata la risposta di queste popolazioni e dei loro rappresentanti; esso è un bene che deve essere tutelato e si deve fare di tutto per avviare una richiesta ufficiale all'Unesco perché riconosca queste tratte ferroviarie, risalenti al 1888, come patrimonio culturale dell'umanità. Anche questo sarebbe un marchio che potrebbe aiutarci nel lavoro di valorizzazione che proponiamo. E' per queste ragioni che, secondo me, settantaquattro consiglieri regionali, appartenenti a tutti partiti, hanno firmato questa mozione e, pertanto, colgo l'occasione per ringraziarli per la sensibilità dimostrata.
Concludendo, voglio dire che la mozione, o l'ordine del giorno che probabilmente sarà proposto alla fine di questo dibattito, deve contenere alcuni aspetti essenziali che riassumo brevemente. Primo: la Regione Sardegna, attraverso la Presidenza e in particolare gli Assessorati interessati, deve attivarsi per coinvolgere gli enti pubblici e privati allo scopo di realizzare un progetto regionale di valorizzazione del Trenino verde riguardante tutte le tratte turistiche della Sardegna. Secondo: la Regione Sardegna, attraverso in particolare gli Assessorati dei trasporti e del turismo, in questa prima fase di transizione deve avviare un confronto con le Ferrovie della Sardegna per promuovere il Trenino verde e garantire la disponibilità dei treni. Mi auguro che questo importante tema e gli impegni che saranno presi, dopo questo dibattito e l'eventuale approvazione di un ordine del giorno, non vengano sottovalutati e che non si verifichi fra alcuni mesi una situazione che ci veda impegnati a ridiscutere di trasferimenti di lavoratori o tratte da chiudere. Grazie.
PRESIDENTE. Poiché i presentatori sono assenti, l'interpellanza numero 182/A si dà per illustrata. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi a parlare non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevole Presidente del Consiglio, signori Assessori, colleghi, certo è strano per uno di Desulo parlare del Trenino verde. Desulo è l'unico paese della Barbagia di Belvì lambito dal passaggio del Trenino, perché nel 1800 i miei compaesani - anche loro, ahimè, ostili alla modernità, perché per allora si trattava di una modernità -, temendo che il treno potesse spaventare i cavalli o innescare incendi, si opposero fieramente al passaggio della linea ferroviaria, che dunque si limita a lambire appena il territorio del mio paese, ove tra l'altro è stato costruito uno dei più bei ponti di tutta la tratta Cagliari-Sorgono.
Questo treno è stato certamente foriero di molte conseguenze positive sulla vita di quel territorio, anche del mio paese: ne ha caratterizzato lo sviluppo economico favorendo le comunicazioni e gli intrecci economici con la zona del Campidano di Cagliari e ne ha influenzato addirittura il dialetto. Oggi come oggi, parlare a favore di questo trenino non è facile, dopo quello che ha detto il consigliere Pisu, che ha svolto un'ampia relazione che condivido, però bisogna ritornare all'origine di questa esperienza del Trenino verde, che nacque per l'intraprendenza e la caparbietà - una scommessa dato che era privo di finanziamenti interessanti - dell'ingegner Boccone delle Ferrovie della Sardegna, a cui va tutto il plauso mio personale e credo anche il ringraziamento delle comunità locali.
Ebbene, nonostante le scarse risorse a disposizione, questo trenino, che sembrava destinato a scomparire per la presa di posizione delle Ferrovie della Sardegna, che destinarono al servizio esclusivamente turistico la tratta che andava da Isili verso Arbatax e Sorgono, lasciando al trasporto pubblico locale solo la tratta Cagliari-Isili, l'unica destinata a sopravvivere, ha svolto in questo periodo di sperimentazione un servizio importante e ha fatto capire le possibilità di sviluppo di questo territorio. Diciamo che, oggi più che mai, per la positività dell'esperienza è importante trovare finanziamenti che garantiscano la continuità di questa esperienza e potenzino il servizio, così come diceva il collega Pisu. Servono, cioè, nuovi treni e linee scoperte che sono quelle più gradite ai turisti, perché questo è il ruolo che si può anzi si deve dare a queste linee per farle sopravvivere, garantendo comunque i comfort del servizio, la sicurezza e quindi investendo, per quanto è possibile, per ammodernare e rendere più sicure queste linee, che, diciamo, devono favorire lo sviluppo turistico locale. Ecco perché è necessario l'intervento di più Assessorati (lavori pubblici, turismo, enti locali) ed è altresì necessario mettere d'accordo le comunità locali e favorire la spendita di denaro pubblico in quei territori per aumentare la ricettività alberghiera. L'albergo diffuso non basta più a garantire la ricettività in quella zona; servono nuove iniziative, magari prevedendo delle fermate anche nelle immediate vicinanze delle strutture agrituristiche. Non so quanti di noi abbiano vissuto l'esperienza di un viaggio su questo trenino, io l'ho vissuta più di una volta e devo dire che ogni volta mi sono emozionato, nonostante conosca i territori che esso attraversa molto bene. Si possono ammirare degli scorci panoramici assolutamente unici, si possono fare escursioni difficilmente fattibili in altro modo, c'è anche la possibilità di conoscere i paesi da un altro punto di vista, per esempio partecipando, in compagnia di amici, alle gite organizzate, che registrano sempre un numero di adesioni assolutamente inimmaginabile. Invito tutti i colleghi a inserirsi in uno di questi flussi turistici, scegliendo una qualunque delle tratte, per rendersi conto del fascino dei territori che vengono attraversati e conoscere aspetti sociali, culturali, gastronomici, paesaggistici e ambientali, che fanno parte di un tipo di turismo che oggi va per la maggiore, assolutamente gradevole, positivo, che troverebbe il consenso non solo dei cittadini della Sardegna, ma anche di molti turisti che vengono da noi, ahimè, soltanto nel periodo estivo, forse perché non vengono loro offerte alternative importanti e credibili.
Quindi il mio intervento vuole essere di sostegno al mantenimento di questa esperienza, al suo potenziamento, riconoscendole un alto valore culturale ed economico dal punto di vista delle possibilità di sviluppo delle zone interne, che non possono venire soltanto da un unico progetto. Non possiamo, infatti, pensare di vivere soltanto di allevamento, di industria, di artigianato o di trasformazione dei prodotti locali. Anche questa opportunità turistica può essere per molte famiglie l'occasione per stabilizzarsi nelle zone interne, che si vanno sempre più spopolando, una possibilità economica per restare nei territori d'origine dove, credetemi, vogliono continuare a vivere. Grazie.
PRESIDENTE. Ci sono nove iscritti a parlare, ciascuno dei quali ha a disposizione dieci minuti.
E' iscritto a parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, condivido pienamente quanto detto, in maniera dettagliata, dal collega Pisu e vorrei brevemente ricollegarmi alla filosofia e al principio che ha ispirato la sua mozione.
Quand'ero Assessore dell'urbanistica ho avuto modo di interessarmi di viabilità e trasporti, in particolare per quanto riguarda la Gallura interna, la cui viabilità rispetto a trent'anni fa, sicuramente non per colpa sua e neanche per colpa di questa Giunta, è peggiorata. Poiché la Gallura interna non ha un aeroporto e non può essere, ovviamente, servita da un porto, agli abitanti della zona, me compreso, non rimanevano che la strada ferrata e il pullman. Il presidente Soru ha ritenuto opportuno eliminare il pullman, in quanto il relativo servizio risultava deficitario; rimaneva il treno, ma adesso anche la presenza del treno viene messa in pericolo. Speriamo che non mi ritirino anche la patente, perché altrimenti dovrete venire voi, da Cagliari, a prendermi!
Però, lo spirito con cui l'onorevole Pisu ha presentato la mozione numero 90 era sicuramente quello di sollevare il problema della riconversione di queste tratte ferroviarie. Lei sa, Assessore, che le Ferrovie della Sardegna hanno tre direzioni compartimentali, che sono quelle di Cagliari, Macomer e Sassari, e la direzione generale di Cagliari. Stranamente c'è stata una riduzione del 30 per cento degli stanziamenti di bilancio per le Ferrovie della Sardegna e questo ha causato una diminuzione nell'attivazione settimanale della tratta Nulvi-Tempio-Palau. Alcuni operatori turistici hanno addirittura lamentato il fatto che le loro richieste non vengono soddisfatte. Si sentono dire: "Vorremmo fare di più, ma non ne abbiamo la possibilità". Evidentemente c'è una richiesta, per cui questa linea non sarebbe passiva.
Quindi non si tratta solo di un discorso di mantenimento dei livelli occupazionali e di mantenimento del posto di lavoro in loco, ma anche di un'esigenza del mercato, e di quello turistico in particolare. Inoltre, il collegamento Nulvi-Tempio-Palau serve proprio per portare i turisti in una zona che questa Giunta sta cercando di valorizzare, che è la zona di Palau-La Maddalena. Sicuramente occorre uno sforzo da parte di questa Giunta per garantire un maggior numero di collegamenti da Sassari sino all'arcipelago di La Maddalena, visto che la linea Tempio-Palau viene mantenuta e non credo che richieda un aggravio di spese particolarmente oneroso farla funzionare a fini turistici.
Il mio appello è rivolto all'Assessore, perché si attivi in questo senso. Non si tratta della solita operazione passiva per mantenere in piedi un carrozzone, ma di un'operazione che rientra nell'ottica dello sviluppo turistico e soprattutto della coniugazione tra turismo dell'interno e turismo costiero. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Serra. Ne ha facoltà.
SERRA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, non voglio ripetere nulla di quanto è stato già abbondantemente detto sulla validità del Trenino verde e delle Ferrovie della Sardegna ed è peraltro contenuto nella mozione.
Si è parlato spesso dei viaggi su questo trenino fatti da personaggi illustri, che hanno poi raccontato la storia della nostra Isola. Se mi consentite, in tono semiserio, devo confessare che, due settimane fa, in compagnia degli onorevoli Pisu e Barracciu ho avuto modo di prendere il trenino e di verificare quanto quel viaggio sia utile e bello. Quindi a questo non voglio aggiungere nulla.
Voglio solo dire che è stato ottenuto recentemente un risultato, ossia la sospensione del trasferimento di 37 lavoratori. Per quanto mi riguarda, questo è un risultato veramente importante, a cui hanno concorso tutti: i lavoratori, con le loro lotte, i sindaci, i consiglieri regionali, il Ministero, la Regione e così via. E' un risultato di tutti, quindi non credo che ci siano meriti da accampare da parte di nessuno, e anche se talvolta siamo tentati di fare operazioni di questo genere, dovremmo cercare di evitarle per quanto è possibile. Capita che anche associazioni ONL[s1] US o di volontariato ogni tanto avanzino meriti, ma ritengo che questa sia una cosa assolutamente da evitare. Recentemente, come è stato detto prima, c'è stato un incontro presso il Ministero dei trasporti e anche lì è emersa la volontà del Ministero di salvare le Ferrovie della Sardegna, quindi lavoriamo tutti in questa direzione.
L'osservazione principale che vorrei fare, però, riguarda quello che è stato inserito nella finanziaria nazionale. L'articolo 102, di cui avremo modo di discutere ulteriormente in Consiglio, dice che le competenze delle Ferrovie della Sardegna e delle Ferrovie meridionali sarde sono trasferite dal Ministero alla Regione Sardegna e che per il triennio 2007, 2008 e 2009, gli oneri derivanti da questo trasferimento saranno a carico dello Stato. La mia osservazione è questa: va bene per i prossimi tre anni, ma cosa succederà dopo? Inoltre, dall'incontro tenutosi al Ministero sono scaturite altre domande: che cosa esattamente intende fare la Sardegna per salvare le Ferrovie della Sardegna e le Ferrovie meridionali sarde? Qual è il programma? Che cosa si intende fare in merito alle tratte del trasporto pubblico locale e a quelle turistiche? Per avere certezze in questo senso è chiaro che deve pronunciarsi la Giunta regionale, in particolare l'Assessore dei trasporti. Anche il Ministero ha necessità di capire che cosa intende fare la Regione per vedere se si possono prevedere, in questa finanziaria nazionale, altri finanziamenti che dovranno essere utilizzati per le cose che sono state illustrate molto bene prima dagli onorevoli Pisu e Liori.
Occorre assolutamente lavorare in questa direzione e capire esattamente quale tipo di piano deve essere predisposto. Per quanto mi riguarda dovremo tutti impegnare i parlamentari sardi per fare in modo che quell'impegno generico indicato nella finanziaria si trasformi in un impegno ben più concreto, da cui risulti esattamente quali fondi sono disponibili, a quanto ammontano e come dovranno essere utilizzati per salvare le Ferrovie della Sardegna e tutelare gli attuali lavoratori. Sono assolutamente d'accordo, quindi, sulla trasformazione della mozione in ordine del giorno e condivido in particolare il punto in cui si dice che il Consiglio regionale impegna la Giunta a definire un piano pluriennale per l'ammodernamento delle linee e del materiale rotabile, valutando la possibilità di estendere il finanziamento nel contesto della programmazione comunitaria 2007-2013. Questo impegno, molto importante e utile, che è stato preso dalla quasi totalità dei consiglieri regionali, viene così trasformato in un impegno concreto per difendere le Ferrovie della Sardegna. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, intervengo per dire che condivido quanto contenuto nel documento presentato dai colleghi che mi hanno preceduto, a cominciare dall'onorevole Pisu.
Il mio intervento mira non solo a sostenere l'azione promossa per difendere i posti di lavoro, ma soprattutto a difendere un'istituzione che, all'atto pratico, ha rappresentato, per interi territori della nostra Isola, una speranza di collegamento col mondo che ora viene cancellata o si intenderebbe cancellare con un colpo di spugna. Sinceramente non ritengo che un'esperienza come questa, maturata nel corso dei decenni, dalle Ferrovie della Sardegna debba essere cancellata e che possa venir meno non solo la linea Isili-Sorgono, ma anche quella che collega l'interno della Sardegna con Arbatax e Cagliari, per passare successivamente a tutte le altre tratte gestite dalle FDS che, per le azioni del Governo, potrebbero diventare obsoleta testimonianza di un passato che non esisterà più.
Nella mia vita ho avuto l'opportunità, anche di recente, di fare diverse esperienze, ma ne ricordo una in particolare, quella vissuta a bordo del Treno delle Ande, esperienza bellissima e allo stesso tempo traumatica per le vicissitudini legate al debito di ossigeno dovuto al fatto di trovarsi ad altezze superiori a tremila metri. Il Treno delle Ande è noto nel mondo non solo per le suggestive bellezze che presenta al turista, ma anche perché è la testimonianza di una infrastrutturazione ferroviaria che consente, con un sistema di conduzione a cremagliera impressionante, di salire alle altezze più impensabili, dove l'ossigeno viene a mancare, ma si presentano agli occhi dei visitatori degli scenari irripetibili e quasi spaventevoli. Quella fu un'esperienza bellissima e ricordo che non si trovava nemmeno un posto a sedere tanto il treno era colmo di turisti, ma stiamo parlando del Perù e della Bolivia, stiamo parlando di un mondo che si affaccia al turismo con una prepotenza che si manifesta anche nella volontà di mantenere in attività linee ferroviarie non sostituibili, perché le uniche alternative per giungere in quei posti sono l'aereo o l'elicottero.
Detto questo, il Mandrolisai e il Sarcidano si possono raggiungere di sicuro anche attraverso altre vie, però i motivi per mantenere queste tratte percorribili e fruibili sono quelli che i colleghi hanno già ampiamente descritto, e sono motivi storici, territoriali, sociali e - come in questo caso - occupazionali. Non credo allo stesso tempo, che possa passare sotto silenzio l'iniziativa del presidente Soru, che va a Roma a trattare il tema delle entrate e accetta - ma avremo occasione di discuterne qui in Consiglio, nei prossimi giorni - supinamente che siano scaricati sulla Regione sarda le responsabilità e soprattutto gli oneri di gestione dell'intera rete delle Ferrovie della Sardegna. Questo è il fatto che i colleghi non hanno tenuto in considerazione, forse perché non erano ancora a conoscenza del contenuto dell'articolo 102 della finanziaria 2007, che aggraverà di sicuro le attuali condizioni di gestione delle Ferrovie della Sardegna.
E noi dovremmo capire, discutere e arrivare a condividere eventualmente la scelta, che io definisco scellerata, di accettare i contenuti dell'articolo 102, e quindi anche la gestione delle FDS, con tutto il passivo di cui si parla in questi documenti e di cui è gravata oggi l'azienda!
Devo dire che forse i colleghi Pisu e Serra non hanno prestato attenzione al danno che accompagna la soppressione della corsa del Trenino verde. Nei progetti del Governo di Roma c'è il trasferimento delle competenze delle FDS alla Regione sarda, ma già in conseguenza dei tagli previsti nella finanziaria nazionale del 2006, le FDS avevano trasferito 37 unità di personale dalla tratta Isili-Sorgono alla tratta Mandas-Cagliari. Ora sembra si voglia dare il colpo di spugna definitivo, perché la soppressione della corsa del Trenino verde interessa non solo la tratta Isili-Sorgono, che veniva riattivata nel periodo estivo per le escursioni turistiche, ma anche i 1.400 operatori delle FDS, per i quali si apre uno scenario altrettanto grigio e incerto.
Io condivido pienamente i contenuti dell'interpellanza numero 182/A, condivido anche i contenuti della mozione, però devo dire, cari colleghi, collega Pisu, che la discussione su questo tema non deve rimanere circoscritta a un interesse territoriale, a un ambito ristretto. Nei prossimi giorni, quando affronteremo il tema della finanziaria nazionale, dovremo anche affrontare per intero i problemi evidenziati nella mozione numero 90, valutando attentamente quali tratte possono rimanere attive, soprattutto come via di penetrazione verso l'interno dei flussi turistici, perché sappiamo benissimo che sulla rete delle Ferrovie della Sardegna si è sviluppata tutta una serie di iniziative turistiche ed economiche, favorite prima dalla legge numero 28 del 1984, poi da altre leggi, come la legge numero 37 del 1998, che possono rappresentare un volano di sviluppo per il turismo e l'economia anche delle zone interne. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, signori Assessori, non so quanti dei colleghi qui presenti avranno avuto il piacere di fare un viaggio su questo fantomatico Trenino verde. Immagino che l'abbiano fatto in tanti. Fortunatamente io sono uno di quelli che hanno potuto ammirare le nostre ricchezze ambientali in virtù della felice trovata di realizzare delle rotaie in mezzo alla Sardegna. E credetemi, da quell'angolatura si vede una terra che è bella di per sé e ha solo bisogno di essere valorizzata, di avere un giusto input.
Ora, soltanto il rischio - e questo ci dà da pensare - di veder sfumare il grande capitale rappresentato dal binomio ferrovie-territorio fa rabbrividire, eppure è proprio così, è quello che sta succedendo in questi giorni. Tantissime sono le implicazioni di questa vicenda e il fatto stesso che questa problematica sia arrivata con la spinta della stragrande maggioranza del Consiglio regionale la dice lunga sull'importanza della materia, sul valore anche storico del Trenino verde e sulla valenza economica della ferrovia. Penso che su questo non ci siano dubbi: da anni essa rappresenta una realtà rilevante e lo dimostrano l'aumento del numero dei viaggiatori e la costante crescita della domanda del trasporto turistico. Per non dire, poi, della florida industria - passatemi il termine - sorta intorno ai flussi turistici delle linee ferroviarie montane, di tutte le numerose iniziative imprenditoriali nel campo della ristorazione e dell'accoglienza e anche del grande contributo che questo sistema è riuscito a dare alla valorizzazione del patrimonio archeologico, storico, naturalistico e ambientale.
Tutto questo ha dato un grosso impulso economico ad alcune zone molto svantaggiate della nostra Isola, dove ogni giorno si fanno i conti con un andamento demografico in caduta libera, con un tasso elevatissimo di spopolamento e dove le occasioni di lavoro praticamente non esistono. Le opportunità, come sappiamo tutti, sono piuttosto limitate, perciò se c'è una chance di sviluppo cerchiamo di non buttarla al vento. Lo hanno capito gli imprenditori privati e le amministrazioni locali, che si sono lanciate nella valorizzazione del Trenino verde e, recentemente, si sono battute per la sua salvaguardia. Tutti loro sono in prima linea in questa battaglia.
A questo punto sorge la solita domanda: ma la Regione dov'è? Nessuno, cari colleghi, vuole negare l'evidenza, i problemi per le Ferrovie della Sardegna ci sono eccome, lo sappiamo da tanti anni e li abbiamo affrontati anche noi. Una crisi diffusa ha determinato una diminuzione del personale, con la triste e preoccupante conseguenza che alcune corse sono state ridotte e su altre grava la fantomatica spada di Damocle con il rischio della soppressione. Anche il numero dei treni per il servizio turistico è progressivamente calato e si arriva al paradosso di far partire i servizi turistici in ritardo: non più con l'arrivo della primavera, ma addirittura direttamente a giugno, il che equivale a chiudere le porte alla richiesta delle scuole, la cui domanda rischia di essere completamente elusa.
E' per questo che vi domando ancora: dov'è la Regione? L'assessore Broccia non c'è, è presente l'Assessore del turismo, per cui dico a lei, Assessore, che oggi non possiamo permetterci il lusso di sprecare queste occasioni, questi momenti importanti per la nostra terra, per la Sardegna. Spero non siano più importanti certi famosi spot, ne cito uno a caso: "Sardegna, fatti bella". Quanti soldi spesi in spot pubblicitari! La nostra terra è già bella così, è bellissima, è stupenda, ha bisogno di ben altro per essere valorizzata. Io penso che sia necessario addirittura un altro tipo di gestione, magari un altro governo, un'amministrazione che abbia più responsabilità e sia anche un pochino più matura. Invece, continuiamo a pensare alla pubblicità, che importa, poi, se seguendo la nostra strada ci dimentichiamo delle leggi che abbiamo in corso o calpestiamo qualche norma consolidata! Molto spesso si gioca, come ha fatto in questi ultimi giorni il Presidente, con gli Assessori fino a quando nello scacchiere tutto non torna come lui vuole e come realmente deve essere. E intanto la gente è là fuori, in piazza! Questi sono i problemi, questi sono i veri problemi della Sardegna. Il Sulcis è insorto, lo sappiamo tutti, i sindacati sono sul piede di guerra, ed è solo questione di tempo, la protesta si allargherà a macchia d'olio, perché il malessere è generale, è diffuso in tutto il nostro territorio. Ma voi di questo ogni tanto vi scordate, vi dimenticate, siete avulsi dalla realtà sarda.
Il Trenino verde rischia di essere solo una delle tante pagine di questa cronaca nera, che fotografa la crisi della nostra Isola. Sorvolo chiaramente sui dati, credo che non sia necessario in questo momento sciorinarli, in quanto potrebbe essere solo un bollettino di guerra, ma mi appello a questa Giunta perché ci sia un'inversione di tendenza. Perché dalle altre parti si cresce? Perché le altre regioni continuano a crescere? Prendiamo l'esempio della Corsica: perché la Corsica, che tra l'altro è geograficamente così vicina a noi, anche se gestita da un'altra nazione, è invece lontana da noi anni di luce in questo settore ed è così avanti e avvantaggiata? Certo là si investe, si investono i danari in progetti concreti, realmente realizzabili, non si regalano certo i soldi pubblici a consulenti esterni o per fare, magari, della pubblicità. Là si è capito cosa significa sviluppo, si è capito che cos'è il turismo e, infatti, non mi risulta che qualcuno abbia mai pensato a certe politiche, per esempio a quella stranissima idea delle tasse sul lusso. Noi stiamo qui a guardare, stiamo qui a pensare, a parlare, ma dovremo muoverci su quella falsa riga per arrivare a una corretta gestione e valorizzazione del sistema delle linee turistiche, che costituiscono un potenziale enorme, come dicevo prima, danno una grossa boccata d'ossigeno alle zone dell'interno e sono un'occasione ottima per allungare la stagione turistica, non dimentichiamolo, e per promuovere quel turismo alternativo di cui in tanti, forse in troppi, durante la campagna elettorale ci siamo riempiti la bocca.
Per concludere, credo che sia altrettanto fondamentale dare vita, in sintonia con gli enti locali e magari con i privati, a un progetto regionale di valorizzazione del Trenino verde. Questo credo che sia il vero obiettivo. Bisogna puntare sulle linee turistiche, promuovendole di più e meglio, ad esempio nel mondo della scuola, ma anche tra gli stessi operatori turistici. Questo tipo di turismo può diventare una risorsa al pari delle altre ricchezze dell'Isola, il tutto, però, con l'adeguamento delle linee ferroviarie.
PRESIDENTE. Onorevole Barracciu, lei si è iscritta fuori termine, quindi non le posso dare la parola.
E' iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, signori Assessori, in apertura di intervento mi verrebbe quasi spontaneo, se volessi fare polemica, domandare al collega Cherchi dov'era la Giunta, per quanto riguarda la valorizzazione del Trenino verde, esattamente tre anni fa e nei cinque anni precedenti. Io penso che questa non sia l'occasione per polemizzare, dato che la mozione in discussione è stata sottoscritta da settantaquattro consiglieri in rappresentanza delle diverse forze politiche, di centrosinistra e di centrodestra. Questa mi sembra l'esemplificazione chiara che lo spirito di questa mozione, di cui il collega Pisu è primo firmatario, è proprio quello di porre all'attenzione il problema delle linee ferroviarie della Sardegna, un problema che io ritengo sia complessivo e non possa essere limitato, chiaramente, come invece si è fatto nella mozione, al fatto contingente, ovvero alla possibilità di trasferimento di 37 unità di personale operanti sulla tratta Isili-Sorgono.
Penso che, come è venuto fuori anche dagli altri interventi, il problema sia sicuramente più complessivo e proprio la complessità dell'analisi di questo problema deve ispirare il nostro intervento e quello della Giunta. Ovvero bisogna valutare il problema del Trenino verde nel suo complesso, bisogna creare le necessarie sinergie tra Assessorati regionali, enti locali, che sono assolutamente fondamentali per la valorizzazione del sistema delle ferrovie, associazioni imprenditoriali e operatori turistici affinché il trasporto per fini turistici abbia una ricaduta economica reale. Se vengono attraversati territori che non hanno ricettività, dove non ci sono strutture alberghiere o agrituristiche, un servizio di questo genere rimane fine a se stesso. Ovvero la bellezza dei nostri territori, dei nostri paesaggi non è sufficiente se non è messa a regime in un sistema complessivo organizzato e in grado di creare ricadute economiche positive. In questo senso, anche nell'immediato, operazioni banali possono essere utili al miglioramento del sistema. Penso, per esempio, all'inserimento del discorso Trenino verde all'interno del sito della Regione sarda, penso alla possibilità di promuovere le opportunità turistiche presso i nostri aeroporti, i nostri porti, proprio per informare i turisti che vengono nella nostra Isola dell'opportunità di usufruire di questo servizio. Sono cose piccole, banali forse, ma anche di pronta attuazione, di pronto intervento, che possono essere applicate senza grossi sforzi economici, che possono dare delle piccole risposte, ripeto, anche momentanee, ma in un sistema più complessivo.
Spendo soltanto due minuti ancora, perché alla fine probabilmente rischiamo di ripeterci, sul gravoso problema delle Ferrovie della Sardegna. Sicuramente, la Giunta non è andata a Roma per assumersi soltanto i costi di questa operazione di trasferimento di competenze. Assolutamente no, il presidente Soru è andato a Roma per presentare un pacchetto molto più complessivo e che ben conosciamo, che è quello sulle entrate. Quindi al collega Contu dico che è abbastanza riduttivo pensare che l'amministrazione voglia caricarsi soltanto dei costi di un'operazione del genere, senza pensare ai possibili benefici. Premesso questo, è importante, secondo me, creare un momento di riflessione sul grosso problema delle Ferrovie della Sardegna, che non può essere affrontato in quest'Aula nei dieci minuti che si hanno per esporre una mozione o in dibattiti che, probabilmente, non offrono il tempo necessario per approfondire gli argomenti nello specifico.
Approfitto della presenza in aula del Presidente della quarta Commissione, l'onorevole Pirisi, per chiedere che questo argomento sia portato in Commissione, valutandone tutte le sfaccettature e quindi non solo la parte che riguarda il Trenino verde, ma anche il trasferimento delle competenze e delle risorse non solo per la gestione dell'ordinario, ma anche per la manutenzione delle attrezzature e per tutte le attività necessarie perché il sistema funzioni in maniera razionale.
Ecco, penso che questa sia una proposta costruttiva che ci deve vedere impegnati in un ragionamento che veramente che vada al di là delle parti politiche. Penso che il Trenino verde sia una risorsa della nostra regione ed essendo già verde non c'è bisogno di colorarlo né di rosso né di grigio né di altri colori. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Molto brevemente, signor Presidente, anche perché credo che non dobbiamo aggiungere niente alle cose che, purtroppo, il collega Pisu ha già detto. Dico purtroppo in senso bonario, in quanto avrei preferito non dover condividere la mozione, invece l'ho sottoscritta e quindi condivido tutto ciò che l'onorevole Pisu ha detto, ma ancor di più condivido ciò che ha detto l'onorevole Serra, perché credo che il problema sia proprio lì. Non andiamo a scoprire certo niente di nuovo quando parliamo della validità del Trenino verde, non in termini economici, guai a noi se dovessimo utilizzare questo argomento per dargli valore economico. Il Trenino verde non potrà mai attivare una spendita di risorse che apparentemente non hanno ritorno e, per quanto mi riguarda, credo debbano essere queste le considerazioni da fare e che tutti voi avrete fatto.
Ora, ho appreso con piacere che personaggi illustri hanno utilizzato il Trenino verde. Mi ha fatto piacere sapere che anche l'onorevole Serra, assieme agli onorevoli Pisu e Barracciu, ha utilizzato il Trenino verde, spero non per la prima volta e non credo che sia stata la prima volta per l'onorevole Barracciu. Tutti noi, o quasi, abbiamo avuto modo di utilizzare il Trenino verde anche quando verde non era. Ricordo che negli anni Cinquanta, quando ancora esisteva la linea ferroviaria Villamar-Ales, stiamo parlando di un periodo ormai remoto, era bella anche la Marmilla vista dal trenino (che allora non era verde), perché la Marmilla, ahimè, è verdeggiante solo per pochissimi mesi all'anno. Però, anche quella era una bella esperienza.
Ora, perché mi ricollego all'intervento dell'onorevole Serra? Perché l'onorevole Serra, puntualmente, e lo ringrazio per questo, riferendosi allo scenario complessivo della politica regionale ha posto una domanda alla Giunta regionale e al Consiglio, quella stessa domanda che l'assessore Dessì buonanima, politica e amministrativa, pose ai colleghi Giulio e Siro: "Ma dopo questi due anni, dove stiamo andando?" L'onorevole Serra si sofferma su questo aspetto, cioè si domanda quale sia la politica dei trasporti che la Regione vuole attuare in Sardegna, perché fondamentalmente questo è il problema, e riconduce il tutto a incontri ministeriali nei quali il parere della Regione è già stato dato. Purtroppo a noi non rimane altro, ne riparleremo in occasione della discussione sull'articolo 102 della finanziaria, ove è prevista la totale assenza di compartecipazione da parte dello Stato per ciò che riguarda la materia dei trasporti in Sardegna. Emerge, quindi, il primo fatto gravissimo. Affronteremo in altra sede le questioni attinenti alla sanità, ma certamente questo dei trasporti è un fatto estremamente grave.
Onorevole Serra, il presidente Soru ha utilizzato con voi un guinzaglio molto corto e adesso sta utilizzando un collare molto stretto, per cui non c'è assolutamente nessun margine di decisione, salvo che questo Consiglio regionale non sollevi un attimo lo sguardo, non ad altezza dei fuochi d'artificio, ma a un'altezza normale. Guardiamoci negli occhi! Noi non siamo in grado, ancora oggi, di imporci in termini politici, in termini amministrativi, in termini di sostegno di iniziative che sono anche importanti, per ottenere risorse maggiori da parte del Governo nazionale e non appiattirci, invece, e subire passivamente ciò che stiamo subendo in questi giorni. Il parere è già stato dato: non ci sarà compartecipazione sui trasporti. L'onorevole Pisu dice: "La Corsica, grazie a un grande piano di investimento predisposto dal Governo francese, ha affrontato il problema con uno stanziamento di 250 milioni di euro". Stiamo parlando certamente di risorse straordinarie. In Sardegna forse non sono necessari 250 milioni di euro per questo tipo di intervento nel settore dei trasporti, ma a tutt'oggi noi non sappiamo nemmeno che ne sarà delle 37 persone che stanno rischiando di essere poste in mobilità, di essere trasferite o di perdere il posto di lavoro. Ecco perché la preoccupazione è ancora maggiore.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno, guardate, in quest'Aula, in tanti anni di autonomia, è stata presentata una marea di ordini del giorno. Non avete idea, anzi abbiamo tutti idea di quanti ordini del giorno, votati magari all'unanimità, non hanno lasciato nessuna traccia, nessun segno. Un ordine del giorno non si nega a nessuno, si diceva una volta. Allora non bisogna andare sull'ordine del giorno, perché come si può imporre un fatto di questo genere al presidente Soru e alla sua Giunta? Dico la sua Giunta tra virgolette perché tale è, viste le dichiarazioni rese anche oggi sui giornali e ieri nelle televisioni da qualcuno che non si riconosce appunto nella "sua" Giunta. Vorrebbe essere una Giunta aggiunta! Voglio dire, come si può imporre un fatto di questo genere, come si possono impegnare la Giunta regionale e il presidente Soru a portare in quest'Aula, immediatamente, un programma sui trasporti, sul trasporto pubblico locale, sul Trenino verde, su tutto ciò che è necessario e di cui noi oggi stiamo parlando? Ecco, io trovo molta difficoltà a ritenere che questo sia possibile. Non ho avuto difficoltà a sottoscrivere la mozione dell'onorevole Pisu, ci mancherebbe altro! Non ho neanche difficoltà a votare a favore di un ordine del giorno, ma avverto tutti, e me stesso per primo, che un ordine del giorno così formulato serve solo per arrivare alle 2 del pomeriggio, ora in cui, come il Presente del Consiglio ha annunciato, termineranno i lavori dell'Aula.
Presidente, mi scuso con lei, però ho il dovere di dire che personalmente non condivido questa impostazione. Io credo che non si possano mettere né bavagli né bavaglini a nessuno. Avevamo già un guinzaglio, adesso abbiamo un collare stretto, ma per discutere di qualcosa questo Consiglio regionale deve avere le mani libere e non può essere certamente soggiogato dagli orari! Se alle ore 14 non avremo terminato, vorrà dire che si proseguirà nel pomeriggio, ma questa volontà di imporre anche gli orari credo che non sia assolutamente corretta. Capisco che probabilmente il Presidente l'abbia fatto perché magari intende cose che io personalmente non intendo…
PRESIDENTE. E' terminato il tempo, onorevole Diana.
DIANA (A.N.). Stavo parlando di lei, perciò è terminato!
PRESIDENTE. Sì, le abbiamo tolto la parola, l'abbiamo oscurata! Non è così. L'organizzazione dei lavori, come lei sa, avviene in Conferenza dei Presidenti di Gruppo, sulla base di una programmazione bimestrale.
LADU (Fortza Paris). Non era stabilito che si chiudesse alle ore 14.
PRESIDENTE. Forse si è distratto, onorevole Ladu.
E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, voglio continuare sulla scia dell'intervento dell'onorevole Diana, perché è vero che c'è una necessità di programmazione dei lavori consiliari ed è la Conferenza dei Presidenti di Gruppo che decide, a volte opportunamente, altre volte meno, in merito, però è altresì vero che questa mozione, al pari di altre mozioni, è stata posta in discussione non tanto per dare quel contentino di cui si diceva prima, quanto perché pone in campo problemi seri, che attengono alle esigenze di sviluppo e di convivenza civile delle popolazioni sarde che a noi fanno riferimento. Sembra che così non sia per il Trenino verde, a detta di qualcuno, che sembra essere qualcosa di cui discutere momentaneamente.
Io ebbi la fortuna di fare il primo viaggio sul Trenino verde, per propagandare il festival "Rocce Rosse blues", in compagnia di Andrea Parodi buonanima e di altri artisti che in quella circostanza apprezzarono appieno il paesaggio e la tipicità dello spostarsi con quel Trenino che richiamava i tempi andati, addirittura gustando il profumo che proveniva dallo sbuffare possente in salita di quel mezzo che utilizzava il carbone. Odori e sentimenti di quando ero ragazzo, che a me ricordavano quelle che furono le Ferrovie complementari della Sardegna meridionale, che collegavano Villamar ad Ales, cioè la sede vescovile con Villamar, che in origine faceva parte della diocesi di Ales, poi l'assetto delle due diocesi confinanti fu modificato scambiando Villamar con Villacidro. Ora, io ritengo che si debbano considerare tutte le tratte del Trenino verde, che per me non sono quelle delle Ferrovie dello Stato; sto parlando della tratta che da Cuglieri, o meglio da Macomer, passando per Bosa, Nuoro, Laconi, arriva sino ad Arbatax. Credo che questo sia un ragionamento da riprendere, considerate le ingenti risorse che si spendono e spandono. Data la voglia matta di volerci far carico per forza di nuove funzioni, secondo quanto disposto dall'articolo 102 della finanziaria, senza che siano trasferite, da parte dello Stato, le necessarie risorse finanziarie per assolvere questo compito, mi domando se non sia il caso di fare una seria programmazione, di considerare quali tratte sono davvero importanti nel collegamento delle zone interne per ripercorrere posti dimenticati, ma altamente e squisitamente turistici che potrebbero vedere rinvigorita la loro presenza e la loro essenza in un mercato complessivo della Sardegna.
Il presidente Soru e la maggioranza, che sono un tutt'uno, ci fanno quotidianamente presente la necessità di porre in essere una grande iniziativa per rilanciare l'economia delle zone interne, per fermarne lo spopolamento e per consentire che i piccoli paesi, presidi di zone dimenticate, possano essere ancora vivacemente attivi, per esempio con un percorso di reidentificazione favorito da una rete di ferrovie minori. Ma qui vige soltanto quello che il capo dice e che i capi chinati della maggioranza osservante accettano. Ecco perché, signor Presidente, non va bene la logica del chiudere il discorso su questo tema. Esistono proposte di legge portate all'attenzione delle Commissioni e mai accolte perché presentate dalla minoranza. Questa è l'arroganza della maggioranza! Direbbe Tocqueville, che spesso mi piace citare, questa è la dittatura della maggioranza, è un modo non corretto, direi concepito da una mente gravemente intorpidita, di discutere i problemi della Sardegna e di cercare soluzioni serie. Mi riferisco, per esempio, a ciò che si potrebbe fare e non si fa per valorizzare gli aeroclub, e le aviosuperfici, che in altre regioni, in altre situazioni, vengono utilizzati per piccoli aerei di collegamento veloce.
Ma cosa ha a che fare questo con il Trenino verde? E' tutto un discorso legato a una programmazione seria in grado di dare risposte alle zone interne; è un ragionamento diverso che deve riguardare l'insieme dei trasporti per le zone interne, tendente a valorizzare le potenzialità di sviluppo delle zone interne attraverso un tipo di turismo alternativo, di cui tanto si chiacchiera e per cui niente si fa effettivamente. La logica che dovrebbe, invece, porre in campo la maggioranza è l'accettazione assoluta delle proposte serie, che possono rappresentare un riferimento oggettivo per le prospettive future di sviluppo di queste zone.
E allora, come si può non discutere di questi problemi e non comprendere pienamente la paura delle persone che non hanno più il posto di lavoro dove erano si erano stabilite con le proprie famiglie, essendo state trasferite in altre zone? Per quell'azione programmatoria razionalizzante che impera in questo periodo, questa è stata la soluzione di problemi di natura economica nella gestione delle ferrovie sarde. Ma in realtà serve ben di più, serve che la rete ferroviaria sia potenziata. Direi che le tratte che non esistono più, per esempio la Villamar-Ales, devono essere ripensate in termini oggettivi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Poiché non è presente in aula, decade dal diritto alla parola.
E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, avrei dovuto iniziare questo brevissimo intervento dicendo che si assisteva, in quest'Aula, a uno scontro fra due treni. Non lo dico più, perché, purtroppo, tristemente ho appreso in questo momento che c'è stato uno scontro vero, a Roma, fra due treni e ci sono anche delle vittime.
Comunque, anche se non posso usare questa terminologia, posso dire che il nostro modo di far politica assai spesso è capace di fermare pure ciò che non può essere fermato. L'onorevole Oscar Cherchi si domandava, prima, chi fra i consiglieri regionali presenti fosse salito mai sul Trenino verde. Io sono salito tante volte su quel trenino e chi voleva studiare doveva prendere quel treno, che allora si chiamava sa lettorina, e che a Suelli, che dista due chilometri da Selegas, passava alle 6 e 25 del mattino. Sa lettorina delle 6 e 25 non arrivava mai puntualmente, ma arrivava alle 6 e 45, e noi studenti, per raggiungere le scuole di Cagliari e arrivare entro le 8 e mezzo, naturalmente dovevamo servirci di quell'unico mezzo straordinario che era il treno. Bisognava solo sperare che non soffiasse il vento, perché bastava una folata di vento per far deragliare il treno. Il Trenino verde poggia, come voi sapete, su dei binari a scartamento ridotto, che distano tra loro, mi pare, appena 80 centimetri e ovviamente basta un niente per fargli perdere l'equilibrio. Nel 1973 avvenne un fatto tragico, tra l'altro, per gli studenti che, come me, erano a bordo: il treno deragliò e ci furono parecchi feriti.
Dico questo perché, in ogni caso, il Trenino verde è davvero un patrimonio. Credo che, un giorno o l'altro, ci sarà qualche iniziativa dell'UNESCO che dichiarerà questo trenino patrimonio dell'umanità, perché è talmente singolare, talmente affascinante, talmente bello, talmente tipico del DNA di noi sardi che, probabilmente, chi assumerà questa iniziativa, e rivolgo un invito esplicito anche all'onorevole Pisu che si è distinto in questa battaglia, farà cosa meritoria, non solo perché Lawrence ne ha parlato, non solo perché Wagner ne ha parlato quando ha scritto il suo dizionario sardo, ma perché davvero il Trenino verde è e rappresenta una grande potenzialità da un punto di vista turistico. Quindi questa nostra iniziativa in quest'Aula non è volta solo a salvare i 37 posti di lavoro che sono a rischio, ma a salvaguardare qualcosa di molto più alto, di molto più nobile, perché davvero venga restituita una grande possibilità di crescita economica e sociale ma anche turistica alle zone più interne della nostra regione.
Attraversare il bosco di Betilli con il Trenino verde penso che sia una delle esperienze che tutti noi dovremmo fare per capire esattamente quale profumo può essere percepito durante un viaggio di questo genere. Chi ha avuto la fortuna di farlo sa bene che in alcuni tratti il treno si deve addirittura fermare perché i cinghiali molto spesso si pongono in mezzo ai binari e quindi riesce più a procedere. Bisogna scendere per un attimo, i manovratori del treno riescono a far scansare i cinghiali e allora si può proseguire. Insomma, un'avventura che non è uguale a quella descritta dall'onorevole Contu, lontana naturalmente dalla nostra terra, ma che ha ugualmente un grande fascino e merita di essere salvata perché sia garantita anche ai nostri figli la possibilità di crescita della rete ferroviaria.
La rete ferroviaria, tra l'altro, è nata in un momento storico particolarissimo. Voi sapete che durante la realizzazione di quei binari degli operai hanno avuto problemi grossissimi a causa del catrame che veniva bruciato per incatramare le traversine di legno. Noi oggi conosciamo la capacità cancerogena del catrame e infatti molti di loro, purtroppo, hanno sviluppato dei tumori che se li sono portati via. Quindi anche in ossequio a questo grande sacrificio, che probabilmente è ignorato ma che molti conoscono, sarebbe opportuno che qui si aprisse un dibattito serio e si assumessero tutte le iniziative, di cui invito la Giunta regionale a farsi interprete, per evitare ciò che paventava l'onorevole Serra, il quale ha invitato tutti a una riflessione attenta. Fra tre anni, quando le risorse finiranno, che cosa accadrà? Prepariamoci a questo appuntamento e soprattutto, così come l'onorevole Diana diceva, perché non parlarne fin d'ora visto che il problema delle entrate è molto attuale? Dobbiamo capire se fra tre anni ci sarà una differenza nei costi tale da costringerci ad assumere iniziative drastiche, ma lo dobbiamo sapere sin da oggi. E poiché è attuale il confronto con il Governo sulle risorse che probabilmente dovremo mettere di tasca fra tre anni, è chiaro che nessuno di noi può sottrarsi a questa grande responsabilità politica.
PRESIDENTE. Devo comunicare che l'Assessore dei trasporti non è presente perché è impegnato a Bruxelles. La Giunta è rappresentata, per quanto riguarda questa mozione, dall'Assessore del turismo, che ha anche una competenza specifica in questa materia, così com'è stato ricordato in molti interventi.
Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore del turismo, artigianato e commercio.
DEPAU, Assessore tecnico del turismo, artigianato e commercio. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, l'onorevole Pisu ha illustrato in maniera estremamente esaustiva le problematiche riguardanti il Trenino verde e soprattutto le ultime novità. E' stato detto che si è riusciti a ottenere la sospensione del trasferimento di 37 dipendenti e io concordo con l'onorevole Pisu, l'onorevole Serra e gli altri consiglieri che sono intervenuti nel valutare che c'è stata veramente una mobilitazione generale da parte delle popolazioni locali, dei sindaci, delle associazioni, di moltissimi consiglieri regionali e della Giunta regionale. Questo passo è stato fatto, ed è stato fatto anche un passo più importante, quello di rivendicare, come richiesto nella mozione, che sia ridiscussa la partita delle Ferrovie della Sardegna, secondo quanto prescritto nell'Intesa Stato-Regione del 1999.
Come sapete è in discussione la finanziaria nazionale, che comprende anche questo punto, e noi siamo fiduciosi che questo venga a compiersi e che quindi si faccia finalmente questo passaggio con tutte le problematiche che esso comporta. A quel punto, chiaramente, saremo in grado di procedere così come ci è stato richiesto, e cioè nella predisposizione di un progetto serio di valorizzazione del Trenino verde.
Le problematiche sono tante, prima fra tutte la diversità dei problemi posti dall'utilizzo del trenino per il trasporto locale o per fini turistici. Dal mio punto di vista devo dire che credo molto, moltissimo nell'utilizzo del Trenino verde a fini turistici, ma non lo dico oggi, in seguito a questa mozione. Già in precedenza, quando non c'era il problema della sospensione dei lavoratori, l'Assessorato del turismo ha impegnato risorse, attraverso progetti interregionali, per la promozione delle tratte del Trenino verde, incentivando dei punti di informazione turistica, mettendo delle guide a bordo, organizzando corse speciali per determinati eventi, proprio perché da sempre sono convinta che il Trenino verde possa essere una risorsa per le zone interne.
Molte regioni non hanno risorse turistiche e se le devono inventare, noi le abbiamo. In questo momento la nostra industria turistica, che va anche bene, vive fondamentalmente del turismo marino-balneare. Da sempre questo Governo regionale e questa maggioranza hanno parlato della necessità dello sviluppo delle zone interne. Quella del Trenino verde è la risorsa principale che hanno le zone interne per lo sviluppo turistico. Quindi a questo progetto io credo moltissimo. Come ho detto in diverse occasioni, il vero problema per quanto riguarda il Trenino verde è quello di avere finanziamenti per l'acquisto di nuove carrozze, magari simili a quelle della Corsica, carrozze panoramiche su cui i turisti possano salire anche con le loro biciclette e i loro bagagli, per poter soggiornare nelle diverse località e conoscere veramente il territorio. Anche questo è vero sviluppo, non soltanto le escursioni di una giornata. Per fare questo, però, dobbiamo avere noi la concessione delle ferrovie regionali, perché mentre nel 2005 siamo riusciti a integrare le risorse, nel 2006 il problema grave non è derivato dalla Regione, ma dal taglio dei finanziamenti operato a livello statale, con tutte le conseguenze che sono derivate proprio per l'organizzazione delle tratte a scopo turistico.
In questo senso credo che ci sia stato uno sforzo significativo e ritengo che da parte della Giunta, del Consiglio e delle popolazioni locali ci sia molta convergenza di intenti su questo tema. Devo dire che l'Assessorato dei trasporti sta già lavorando per reperire altre potenziali risorse per il mantenimento e la risistemazione delle carrozze a vapore, cosa che si sta già facendo. Ci sono pure stati diversi incontri tra l'Assessorato del turismo e quello dei trasporti, proprio per predisporre un programma di valorizzazione del Trenino verde. Questo dovrà essere chiaramente concertato con gli enti locali e le popolazioni locali e si potrà fare in maniera seria una volta che avremo acquisito la competenza, perché bisogna fare un progetto economico, ovviamente.
Quindi noi siamo estremamente in linea con la mozione presentata dall'onorevole Pisu e altri e possiamo impegnarci, come Giunta, ad assumere come priorità per lo sviluppo delle zone interne la promozione di un progetto di valorizzazione del Trenino verde. Tengo a sottolineare, ma è già stato detto, che moltissimi progetti che sono stati presentati, moltissime manifestazioni di interesse presentate nell'ambito della progettazione integrata riguardano questo aspetto. Sta pure crescendo la richiesta, da parte delle zone interne, di ricettività del tipo albergo diffuso proprio nelle zone intorno al Trenino verde.
Direi che su questo tema c'è una convergenza di intenti da parte di tutti, per cui mi impegno a riportarlo in Giunta regionale, ma possiamo dirci in linea con il contenuto della mozione e con gli impegni che possiamo assumere per continuare questa battaglia e arrivare al risultato finale.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione della mozione. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Volevo segnalare, Presidente, che la mozione è stata trasformata in ordine del giorno e aggiornata in base alle questioni poste oggi. Credo sia stata già consegnata all'Assessore e alla Presidenza.
PRESIDENTE. Non so a quale Presidenza l'abbia consegnata.
CUGINI (D.S.). A quella che verrà, Presidente!
PRESIDENTE. A questa no, però siamo pronti a riceverla anche brevi manu.
PISU (R.C.). Mi sono sbagliato, se c'è un commesso che la porti...
PRESIDENTE. Se troviamo un commesso in circolazione glielo mandiamo subito. Sono momentaneamente tutti assenti!
CUGINI (D.S.). Va bene anche il Questore?
URAS (R.C.). La porta il Questore, ovviamente di questo terremo conto.
PISU (R.C.). Presidente, per la replica sono previsti cinque minuti?
PRESIDENTE. Onorevole Pisu, perché vuole replicare? Va tutto bene, dobbiamo fare un'altra mozione? Abbiamo colto le ragioni profonde della mozione, c'è un grande consenso, abbiamo capito tutto quindi possiamo procedere alla votazione dell'ordine del giorno.
Onorevole Pisu, ovviamente l'ordine del giorno si intende firmato da tutti i presentatori della mozione, ma dobbiamo procedere a questo piccolo adempimento burocratico.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà. Su che cosa, onorevole Diana?
DIANA (A.N.). Intanto sull'ordine dei lavori. Giunge adesso la notizia che è stato predisposto un ordine del giorno che noi, che abbiamo sottoscritto la mozione, non abbiamo ancora avuto modo di leggere. Sarebbe importante che questo ordine del giorno venisse distribuito all'Aula. Successivamente interverrò per dichiarazione di voto anche a seguito delle esternazioni dell'assessore Depau.
PRESIDENTE. Onorevole Diana, in realtà è la mozione che è stata integralmente trasformata in ordine del giorno, quindi il contenuto è quello noto e sottoscritto da tutti i consiglieri. Di fatto si vota il testo della mozione trasformato in ordine del giorno perché possa essere votato.
Onorevole Diana, intende fare una dichiarazione di voto?
DIANA (A.N.). Sì.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Credo sia legittimo che io faccia una dichiarazione di voto, stante la situazione che lei ha enunciato, e cioè che l'ordine del giorno riporta integralmente e fedelmente il contenuto della mozione.
Ovviamente votiamo a favore, pur non essendo favorevoli alle considerazioni che l'assessore Depau ha portato in quest'Aula, perché, colleghi, non c'è stato nessun impegno da parte della Giunta regionale, né poteva esserci trattandosi di un argomento che intanto esula dalle competenze dell'Assessore, anche se lo coinvolgono per l'aspetto turistico. Certamente avremmo gradito la presenza dell'Assessore dei trasporti - se non del Presidente che, ahimè, è assente - però, assessore Depau, lei ha fatto riferimento alla progettazione integrata su questo argomento che, glielo assicuro, è il nulla! Tutti i colleghi sanno - soprattutto l'onorevole Pisu, che da vecchio amministratore sa benissimo come funziona questo mondo - che nella progettazione integrata non ci sarà una lira per il Trenino verde, così come ci saranno pochissime risorse, a fronte dei 728 milioni di euro che fanno capo al POR, per la progettazione integrata. Insomma, poco anzi nulla di queste risorse andrà in questa direzione. Delle 13 mila e 500 richieste si presume di finanziarne mille, lascio a voi ogni commento.
L'argomento rimane ancora all'attenzione. Il problema dei trasporti, e in questo caso del Trenino verde, non è secondario ed è stato inserito nelle considerazioni che tutti noi abbiamo fatto. Aspettiamo ancora di capire qual è la politica dei trasporti che questa Giunta regionale vorrà proporre ai sardi. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Presidente, chiedo la votazione nominale. Grazie.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggia la richiesta li consigliere Vargiu.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 90. Si vota la mozione il cui testo è identico a quello dell'ordine del giorno, che però non reca le firme in calce, in questo momento. Siccome non c'è motivo per non votare la mozione la stessa viene messa in votazione tal quale, così risolviamo anche il problema dell'onorevole Diana.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Gessa ha votato a favore. Il voto nullo è il mio, ma è da intendersi favorevole.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancareddu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Capelli - Cappai - Cassano - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda - Farigu - Floris Mario - Floris Vincenzo - Frau - Gallus - Gessa - Giagu - Ibba - La Spisa - Ladu - Lai - Lanzi - Licandro - Licheri - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Milia - Moro - Murgioni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Pittalis - Porcu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Serra - Spissu - Uras - Vargiu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 77
votanti 77
maggioranza 39
favorevoli 77
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli sul Regolamento. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo perché vorrei chiedere a lei l'interpretazione e la valenza dell'articolo 105 del Regolamento consiliare.
In data 11 ottobre, ho avanzato alla Direzione generale della ASL numero 8 una richiesta, ex articolo 105, per avere copia di una serie di delibere ben identificate, nonché degli allegati del modello CE di rilevazione del conto economico relativo al primo trimestre del 2006. In data 16 ottobre, ho ricevuto il diniego da parte del Direttore generale della ASL numero 8, che non ha accolto l'istanza di accesso agli atti.
Mi permetto di chiedere a lei, Presidente, l'interpretazione e la valenza dell'articolo 105 del Regolamento e consegnerò al Presidente della settima Commissione una nota in cui reitero e motivo la mia richiesta, non dovendo comunque motivazioni di sorta al suddetto Direttore generale.
Richiamo in Aula questo caso soprattutto dopo l'intervento che il Presidente della Giunta ha svolto l'altro giorno, in cui ha elogiato la trasparenza degli atti dell'amministrazione e chiedo un suo autorevole intervento, signor Presidente del Consiglio, affinché possa venire immediatamente in possesso degli atti richiesti.
PRESIDENTE. Esaminerò il problema che lei sottopone se mi fa avere tutti gli elementi, tutte le informazioni in merito, ma invito i consiglieri a evitare di porre in Consiglio questioni che hanno bisogno comunque di un approfondimento in altra sede. Altrimenti il Consiglio si trasforma in un luogo nel quale si fanno una serie di segnalazioni.
PISANO (Riformatori Sardi). Sul Regolamento, Presidente.
PRESIDENTE. [s2] Onorevole Pisano, su quale punto del Regolamento intende intervenire?
PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, volevo far osservare una cosa che lei sicuramente condivide, e cioè che la dichiarazione che ha fatto l'onorevole Capelli è gravissima, e lei, che rappresenta questo Consiglio, dovrebbe immediatamente assumere un'iniziativa a nome dell'intera Assemblea, perché non esiste la possibilità di denegare l'accesso di un consigliere ad atti della Regione sarda.
E' una cosa di una gravità inaudita!
PRESIDENTE. La valuteremo, onorevole Pisano, ma non è aperta la discussione sulla segnalazione dell'onorevole Capelli, sulla quale io personalmente non ho nessun elemento di valutazione. Quindi la valuteremo e se, come lei dice e come dice anche l'onorevole Capelli, ciò che è successo sarà ritenuto gravissimo, assumeremo tutte le iniziative perché le prerogative dei consiglieri regionali siano rispettate fino in fondo, sia dal Direttore generale della ASL numero 8 sia da tutti coloro che le devono rispettare.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 85.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione Ladu - Murgioni - Gallus sulla mancata attuazione dell'articolo 12 dello Statuto e sui porti franchi di Cagliari, Olbia, Porto Torres, Portovesme, Arbatax e Oristano.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- la gravissima situazione economica e sociale dell'Isola tende ad aggravarsi in mancanza di adeguate e concrete risposte alla crisi di interi territori a vocazione industriale, agro-pastorale e turistico-ambientale, coinvolgendo sia le piccole comunità sia le vaste aree urbane;
- a fronte dell'uscita dall'Obiettivo 1, risultano sorpassati, insufficienti ed inadeguati i tradizionali strumenti di politica economica finora posti in atto per attenuare la forbice sviluppo-sottosviluppo con le aree avvantaggiate della penisola e dell'Unione europea che risulta essere in costante aumento ai danni della Sardegna;
- le storiche e geografiche diseconomie dovute all'insularità, sommate alla carenza di infrastrutture - assenza di ferrovia elettrificata, di autostrade, di metanizzazione, carente continuità territoriale - limitano, depotenziandola, la specialità dell'autonomia della Sardegna;
- i padri dell'autonomia avevano già individuato nella zona franca generalizzata la base di un modello di sviluppo economico e liberista, in antitesi a quello statalista e dirigista allora imperante, e ottennero dalla Costituente che nel nostro Statuto ne fosse prevista l'istituzione, seppure nella forma ridimensionata dei punti franchi;
- questa lungimirante e originale indicazione della zona franca è divenuta nel tempo la principale leva economica adottata in ogni latitudine e sistema economico politico e sociale quale parte caratteristica della migliore crescita dell'economia mondiale e veicolo di democrazia, modificando nel tempo la sua natura originaria di franchigie doganali con l'inserimento di misure di fiscalità agevolata e abbattimento degli oneri di produzione e dei costi di lavoro;
- all'interno dell'Unione europea sono diversi gli stati membri (Irlanda, Germania, Francia, Spagna, Portogallo e Gran Bretagna) che sono ricorsi con successo all'istituzione di un regime di zona franca per riequilibrare la realtà socio-economica di zone con grandi ritardi nello sviluppo;
CONSIDERATO che:
- il Presidente della Repubblica, su proposta del Governo, con il decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 75, ha emanato le norme in attuazione dell'articolo 12 dello Statuto speciale della Regione sarda istituendo nella Regione zone franche nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate e collegabili;
- la delimitazione territoriale delle zone franche ed ogni altra disposizione necessaria per la loro operatività vengono effettuate, su proposta della Regione, con separati decreti del Presidente del Consiglio dei ministri;
- in sede di prima applicazione la delimitazione territoriale del Porto di Cagliari è quella prevista nell'allegato aggiuntivo all'accordo di programma dell'8 agosto 1995 sottoscritto col Ministero dei trasporti;
- con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 giugno 2001 sono state dettate ulteriori disposizioni per l'operatività della zona franca di Cagliari che, autorizzando qualsiasi attività di natura industriale o commerciale o di prestazione di servizi, individuava la società consortile per azioni "Zona franca di Cagliari" con marchio d'impresa "Cagliari Free Zone" per organizzarla e come soggetto gestore a tempo indeterminato;
TUTTO CIÒ PREMESSO, potendosi la zona franca prefigurare a buon diritto come una equa compensazione per le croniche deficienze dovute alle diseconomie determinate dalla insularità e a quelle di carattere strutturale in materia di energia, trasporti, telecomunicazioni, sistema delle acque e servitù militari, e nella certezza che le misure basate sulla fiscalità agevolata da rendere operative in aree svantaggiate e nelle isole, già riconosciute da economisti e politici di diversi schieramenti, in forza dello Statuto sardo possono essere da subito applicate e rese operative grazie a specifiche norme di attuazione;
POSTO IN EVIDENZA che:
- la Sardegna si trova oggi nella necessità di affermare un proprio modello economico il quale attraverso la zona franca si prefigga la presenza contemporanea e integrata di elementi utili all'obiettivo finale e fondamentale di creare uno sviluppo endogeno e autosostenuto in tutto il territorio della Regione;
- in forza della conformazione geografica del nostro territorio, un'isola ha dei confini naturali facilmente identificabili con la zona franca, è possibile evitare la frammentazione e l'appesantimento dei controlli doganali connaturati con l'eventuale scelta di istituire zone franche limitate a piccole porzioni territoriali,
impegna la Giunta regionale
ad intraprendere ogni necessaria iniziativa politica affinché:
- il regime di zona franca venga esteso all'intera Isola per tutte le iniziative economiche, incentivando l'utilizzo dei servizi, l'esportazione e il consumo di beni prodotti o trasformati in Sardegna con adeguate misure di defiscalizzazione, restituzione delle quote di fiscalità, incentivi finanziari, servizi reali, e tutto ciò sia indispensabile alla riqualificazione di attività in crisi, alla creazione di nuove intraprese economiche ed imprenditoriali e all'occupazione, in analogia con le recenti misure adottate da diversi stati membri e in armonia con la legislazione europea per la coesione economica e sociale delle aree svantaggiate e insulari;
- a richiedere, in assenza di metanizzazione e in presenza di un più elevato costo dell'energia rispetto alla penisola, l'abbattimento delle accise e della fiscalità sui combustibili consumati in Sardegna per la produzione di energia, riscaldamento, trasporto e, inoltre, la riduzione delle fiscalità sul consumo elettrico per la produzione e gli usi civili;
- ad attivare il necessario confronto con lo Stato e le parti interessate per adottare l'immediata delimitazione territoriale delle zone franche istituite nei porti di Olbia, Porto Torres, Portovesme, Arbatax e Oristano, collegando tali delimitazioni in modo tale da farle coincidere con tutto il territorio della Sardegna. (85).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, colleghi, signori della Giunta, il Gruppo Fortza Paris con la presentazione della mozione sulla zona franca, e in particolare sulla mancata attuazione dell'articolo 12 dello Statuto per i porti di Cagliari, Olbia, Porto Torres, Portovesme, Arbatax e Oristano, ha voluto riportare l'attenzione di questa Assemblea su un tema che sta diventando sempre più di scottante attualità.
E' di questi giorni la notizia, apparsa su un autorevole quotidiano economico nazionale, "Il Sole 24 Ore", che anche il Governo italiano sta studiando l'istituzione di zone franche nel territorio della Repubblica. Non a caso, in seno all'Unione Europea, sono diversi gli Stati membri (Irlanda, Germania, Francia, Spagna, Portogallo e Gran Bretagna) che sono ricorsi, con successo, all'istituzione di un regime di zone franche modulato a seconda delle diverse esigenze per colmare lo squilibrio fra territori a forte crescita economica rispetto a quelli che evidenziano un grave ritardo di sviluppo.
Noi riteniamo che la Sardegna, che vanta una solida tradizione politica in materia di zona franca, non possa mancare a un appuntamento così importante e auspichiamo che attraverso il Consiglio regionale possa essere avanzata una concreta proposta per poter ottenere questo formidabile strumento di crescita economica.
Signor Presidente della Giunta, colleghi, il faticoso cammino dei sardi verso i processi di sviluppo industriale, economico, sociale e culturale ha sempre trovato un insormontabile ostacolo nella drammatica crisi del comparto economico e produttivo, che tutta l'Isola subisce senza che vi sia il minimo segnale di ripresa. Se l'abbattimento delle barriere doganali all'interno dell'Unione Europea è stato applicato con effetti e ricadute omogenee, non altrettanto è avvenuta l'omogeneizzazione degli standard di sviluppo economico fra le varie regioni. Con l'ingresso dei Paesi dell'Est europeo, ex cortina di ferro, all'interno dell'Unione ingenti flussi di risorse economiche e finanziarie sono state dirottate verso questi Paesi, risorse che sono state sottratte proprio dai fondi destinati, per la coesione sociale ed economica interna, anche alla Sardegna.
L'abbattimento degli standard medioeuropei di sviluppo per via della presenza di questi Paesi che marcano un sensibile ritardo ha comportato la fuoriuscita della Sardegna dall'Obiettivo 1. Purtroppo gli attuali strumenti di politica economica non consentono alla nostra terra di attenuare la forbice di sottosviluppo con le aree avvantaggiate della penisola italiana e della stessa Unione Europea. La zona franca, in questo senso, colleghi, rappresenta una risposta adeguata alle nostre endemiche difficoltà, in quanto l'inserimento di misure sia di fiscalità agevolata sia di abbattimento degli oneri di produzione e dei costi di lavoro costituisce un formidabile volano per la rinascita economica della nostra terra.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue LADU.) Giova ricordare che la zona franca è un istituto i cui benefici erano noti sin nell'antichità. I Fenici lo adottavano per facilitare i loro scambi commerciali, le città stato greche e i romani potevano consolidare ed estendere il loro potere economico, e quindi politico, grazie a questo istituto. In tempi attuali, l'ONU ha fatto spesso ricorso a questo strumento per trovare sbocchi di mercato ai Paesi maggiormente depressi dell'economia mondiale, ciò a significare che nel tempo la zona franca non solo non ha perduto le sue potenzialità, ma anzi le ha potute accrescere, adeguandosi alle multiformi esigenze dei diversi mercati di tutto il mondo.
Il concetto di zona franca nacque e si consolidò in Sardegna quando la zona franca fu proposta per contrastare gli elevatissimi dazi doganali innalzati, agli albori del secolo scorso, dalla Francia nei confronti delle produzioni del comparto agricolo e zootecnico provenienti dall'Isola. La proposta era mirata ad assolvere la funzione di liberalizzazione economica tesa ad agevolare la commercializzazione dei nostri prodotti su scala internazionale. Negli anni successivi il concetto di zona franca subì un'evoluzione grazie al contributo di un grande economista isolano dell'epoca, quale Paolo Pili. Alla ripresa della vita democratica, nell'immediato dopoguerra, i consultori del Partito Sardo d'Azione nell'Assemblea regionale riproposero il tema di zona franca per inserirlo nella nascente proposta di Statuto sardo. In seguito, grazie anche alla sensibilità della D.C., che propugnava le tematiche autonomiste, tanto che la prima Giunta regionale nacque da un bipartito, D.C.-Partito Sardo d'Azione, con Luigi Crespellani Presidente della Giunta e Anselmo Contu Presidente del Consiglio, lo Statuto adottato, e tuttora vigente, all'articolo 12 contemplò i punti franchi. Negli anni successivi diverse proposte di legge per la zona franca furono presentate da parte di diversi esponenti politici, soprattutto di aria sardista e democristiana, nel Parlamento italiano e nel Consiglio regionale. Segno che, nelle diverse epoche, non è mai venuta meno la tensione politica ideale per promuovere l'istituzione della zona franca in Sardegna. E' mancato, invece, il successo nelle rivendicazioni, in quanto il concetto di libertà d'impresa, insito nella zona franca, ha costituito per molte formazioni politiche sarde un pericolo, perché nella loro ristretta visione ideologica esse sono più favorevoli a misure di pianificazione economica contrattata e gestita rigidamente dall'ente regionale in tutte le sue linee di indirizzo.
Una negatività che è stata superata in anni più recenti, quando la grande mobilitazione di tutte le forze sociali, politiche e culturali, promossa dal Comitato Sardegna zona franca, portò, nella seconda metà degli anni Novanta, prima alla modifica delle norme di attuazione dell'articolo 12 dello Statuto, con l'estensione del concetto di punto franco in zona franca, e successivamente, nel 1998, all'adozione del provvedimento del Presidente della Repubblica, con l'istituzione dei porti franchi di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme e Arbatax. Oggi, un ritrovato clima di grande mobilitazione unitaria può consentire il raggiungimento di nuovi e importanti traguardi per l'Isola. Mi auguro davvero che non ci lasceremo sfuggire questa occasione.
Colleghi, il persistente e continuo fallimento delle politiche di sviluppo economico intentate da diversi Governi regionali ci porta alla constatazione che la zona franca è l'unico strumento che la Sardegna ha a disposizione per meglio affrontare la grave crisi produttiva, il sottosviluppo, la disoccupazione e l'isolamento. La mozione muove dal presupposto che sono maturi i tempi per disegnare un modello vincente di zona franca per la Sardegna, che si prefigga come obiettivo principale la rinascita economica e la creazione di una cultura imprenditoriale autosufficiente, attraverso un ampliamento della base produttiva e una maggiore apertura del sistema economico isolano verso i mercati internazionali. Stiamo cioè parlando di uno strumento che favorisca l'aumento delle esportazioni e il miglioramento della bilancia commerciale, la valorizzazione dei prodotti sardi agricoli e artigianali, la creazione di una rete telematica per vincere l'isolamento e portare il mercato sardo nel mercato globale in tempi reali, la realizzazione di importanti opere pubbliche per adeguare le nostre infrastrutture alle mutate esigenze dovute all'incremento dei rapporti e degli scambi commerciali e a un nuovo clima di investimenti e intraprese finanziarie, l'abbattimento delle accise e della fiscalità sui combustibili consumati in Sardegna per la produzione di energia elettrica, trasporto e riscaldamento e, infine, una riduzione fiscale sul consumo di energia elettrica per uso civile al fine di far fronte ai maggiori costi dell'energia, rispetto a quelli praticati nel resto d'Italia, dovuti anche alla mancata metanizzazione dell'Isola.
Non si tratta di una battaglia egoistica, volta ad assicurare al popolo sardo benefici superiori e indebiti rispetto a quelli di cui godono gli altri cittadini della Repubblica, ma di una richiesta tesa a costituire un'equa compensazione per le croniche deficienze di carattere strutturale in materia di energia, trasporti, telecomunicazioni, sistema delle acque, agricoltura e servitù militari, nonché per la sottostima delle quote di fiscalità. Questa rivendicazione si fonda, perciò, su di un pacchetto articolato di misure miste di fiscalità di vantaggio e doganali e sul basso costo del denaro quale contropartita per la mancanza di servizi reali ed essenziali, ancora oggi non garantiti dallo Stato italiano e dall'Unione Europea al popolo sardo.
La proposta di zona franca che, se la mozione odierna verrà approvata, si intende avanzare insiste sull'estensione dei benefici agevolativi sulle produzioni, sui consumi, sui dazi e fiscalità a tutto il territorio sardo, in modo da comportare una perequativa ricaduta economica in tutta l'Isola, evitando il pericolo di una desertificazione economica dei territori non ammessi in regime franco doganale. Già nella delimitazione dei porti franchi, prevista dalle norme che la Giunta è chiamata a effettuare, è possibile dilatare l'estensione della zona franca in modo tale che coincida con tutto il territorio regionale. Essendo la Sardegna un'isola e quindi avendo confini naturali ben si presta all'adozione di una zona franca integrale. Lo stesso ufficio ispettivo del Ministero delle finanze, che negli anni passati ha effettuato uno studio per stabilire la possibilità di istituire delle zone franche nel territorio della Repubblica, ha individuato nella Sardegna il sito italiano ideale per eccellenza.
A livello europeo, avendo queste caratteristiche ideali, la Sardegna può divenire una vasta area di libero scambio, dove tutti gli Stati membri dell'Europa possono incentivare gli scambi commerciali con i paesi extraeuropei attraverso questa ideale cerniera commerciale costituita dalla Sardegna posta strategicamente al centro del bacino occidentale del Mediterraneo. Una zona franca siffatta è concepita non solo con l'obiettivo di recare beneficio alle popolazioni indigene, ma anche di promuovere nuovi interessi commerciali per tutti gli Stati membri dell'Unione Europea, quindi di grande valenza strategica ed economica per la stessa Europa.
Colleghi e colleghe, le nostre richieste storiche, riguardanti l'agricoltura, la pastorizia, l'artigianato, il commercio, l'industria e il turismo, languono in una crisi senza precedenti. Sollecitiamo, attraverso l'approvazione di questa mozione, una grande mobilitazione popolare che veda partecipi le forze politiche e sociali, la cultura, le imprese, i liberi cittadini in uno sforzo straordinario tale da indurre il Governo centrale a non frapporre più indugi per l'istituzione di un regime di zona franca per la Sardegna. I grandi sacrifici patiti dal popolo sardo per l'unità d'Italia non possono che trovare soddisfazione in questa legittima e sacrosanta rivendicazione, per fare della Sardegna una terra prospera e felice. Per questo motivo sono certo del contributo propositivo di tutti i consiglieri. Grazie.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al primo iscritto a parlare, l'onorevole Murgioni, comunico al Consiglio che la Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha deciso che la discussione di tutte e due le mozioni all'ordine del giorno si concluda entro la mattinata. Siccome prevediamo di completare i lavori entro le ore 14, chiedo ai colleghi che intendono intervenire di iscriversi subito, in modo che io possa contingentare i tempi così come convenuto.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Vorrei precisare che la Conferenza dei Presidenti di Gruppo, a mia memoria, ma anche degli altri colleghi della opposizione, non ha deciso che si concludessero i lavori alle ore 14.
Ricordo che si era detto che soprattutto su un argomento di questa natura, che non è certamente secondario, e il cui contenuto è stato introdotto da una relazione molto dettagliata e articolata, può essere utile non procedere in fretta e furia.
Quindi credo che sia veramente inaccettabile che la discussione su un argomento di questa importanza sia limitata in questo modo. Piuttosto rinuncerei al mio intervento. Non so cosa faranno gli altri colleghi, ma sarebbe un'occasione sprecata se, contingentando i tempi, dedicassimo solo un'ora di discussione a un argomento che credo interessi tutto il Consiglio, senza polemiche politiche.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, forse la questione è più semplice di quanto non la stiamo facendo apparire io e lei, e se mi lascia completare il pensiero forse riesco a chiarirlo.
LA SPISA (F.I.). Io contesto il fatto che si sia deciso di terminare, con il contingentamento dei tempi, alle ore 14. Ricordo bene di aver precisato che la discussione si sarebbe dovuta prolungare per il tempo che il Consiglio avrebbe deciso di dedicarle. Mi sembra che un po' di buon senso possa portarci, oggi, a decidere un'altra via.
PRESIDENTE. Non ci sono dubbi. Onorevole la Spisa, ci sono, compreso lei, sei iscritti a parlare, tra cui anche appartenenti agli stessi Gruppi. La proposta era che ciascun Gruppo avesse a disposizione il tempo previsto per un intervento, ossia dieci minuti. Quindi lei può parlare per dieci minuti, i consiglieri Murgioni e Gallus per cinque minuti ciascuno, così pure i consiglieri Atzeri e Scarpa. L'Assessore parlerà per il tempo previsto.
Le ricordo, onorevole La Spisa, perché non vorrei essere preso per bugiardo, che nella convocazione è precisato che si sarebbero discusse le due mozioni, terminando entro le ore 14. Sto soltanto cercando, modestamente e umilmente, di fare il mio lavoro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà. Ricordo che sono concessi cinque minuti.
ATZERI (Gruppo Misto). Spostiamo la discussione a un altro giorno.
MURGIONI (Fortza Paris). Come scusa?
LADU (Fortza Paris). Rinunciamo all'intervento.
MURGIONI (Fortza Paris). In effetti, cinque minuti sono veramente pochi Presidente.
PRESIDENTE. Colleghi, l'organizzazione dei lavori del Consiglio è decisa dalla Conferenza dei Presidenti di Gruppo, la quale non ha avuto nulla da obiettare circa il fatto che in questi giorni si procedesse in questa maniera.
Non penso che si tolga nulla al dibattito se un Gruppo interviene tenendo conto che ha già illustrato la mozione e avrà diritto di replica per dieci minuti. Tutti i diritti sono rispettati, non mi sembra che si stia togliendo a nessun Gruppo la possibilità di esprimersi in maniera compiuta. Stiamo cercando di introdurre un sistema diverso che tutti stiamo proponendo da molto tempo, affinché le cose che si fanno abbiano un tempo definito. Occorre, quindi, regolarsi di conseguenza.
Non mi sembra che si siano organizzati i lavori per perdere tempo, forse il tempo lo perdiamo indugiando oltre, anziché svolgere gli interventi previsti.
Prego, onorevole Murgioni.
MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, colleghe e colleghi, signori della Giunta, la mozione appena illustrata dal collega Ladu richiama una storica rivendicazione del popolo sardo.
E' un fatto inoppugnabile che tutte le isole del mondo, allorché inserite organicamente in un ordinamento politico e istituzionale, così come la Sardegna, sono sempre state dotate di una serie di strumenti volti a conciliare la diversità della situazione geografica, l'insularità e le sue pesanti ricadute economiche e culturali.
La lontananza dalla terra ferma e le alterne vicende storiche di una terra millenaria, qual è la Sardegna, hanno portato il popolo sardo a subire un rapporto di dipendenza economica che, con il tempo, è divenuta sempre più dipendenza politica e culturale. I diversi popoli invasori che hanno depredato la nostra Isola delle sue ricchezze e della originaria cultura hanno ridotto, nelle epoche succedutesi, questo splendido lembo di terra mediterranea all'emarginazione economica e talvolta coloniale. In Sardegna molti economisti e studiosi, per giustificare le ragioni del mancato sviluppo fra la nostra economia e quella di altre regioni italiane ed europee, si richiamano al fattore condizionante dell'insularità. La grande opportunità dovuta al fatto di essere isola strategicamente collocata nel bacino occidentale di un mare dov'è nata la più grande cultura del mondo, quella mediterranea appunto, destinata a segnare tutte le civiltà a venire, purtroppo non si è tradotta in un beneficio per la Sardegna. Per secoli i sardi hanno avuto un rapporto conflittuale con il loro mare, dal quale provenivano le minacce di invasione o le azioni piratesche. Questo ci ha impedito di dispiegare e utilizzare al meglio le immense potenzialità che derivano dalla vicinanza con una risorsa strategica come il mare. Il nostro mare, uno dei più belli del mondo, per noi è stato il mezzo attraverso il quale sono giunti i predatori delle nostre ricchezze. Oggi non più, il nostro popolo è cresciuto, ha acquisito coscienza di sé e delle proprie immense potenzialità, ha rivalutato le bellezze ambientali e paesaggistiche che, se adeguatamente utilizzate, non sfruttate ma neppure ingessate come in un museo, possono rappresentare un formidabile volano per costruire un futuro di riscatto dei sardi. Il mare, per i sardi di oggi, è fonte di scambi commerciali, culturali e di amicizia fra popoli.
La mozione oggi in discussione individua nella zona franca una misura a compensazione dei grandi sacrifici che i sardi hanno compiuto in ogni epoca per la pace, la difesa della patria e la democrazia. Nelle trincee della prima guerra mondiale i sardi della Brigata Sassari sacrificarono un'intera generazione di giovani figli. Il sacrificio fu talmente smisurato che lo stesso Stato italiano si pose il problema di come ricompensare questo popolo ardito e fiero. In questo senso, ed era ora, l'economia e la storia si fondono in un unicum, perché la richiesta di un equo riconoscimento attraverso agevolazioni fiscali, tariffarie e doganali ai sardi non sia vista come frutto di un moto egoistico di pochi, ma come diritto di un popolo a far valere le proprie prerogative. In Europa, del resto, quasi tutti gli Stati hanno previsto delle disposizioni attraverso le quali in Germania, Irlanda, Gran Bretagna, Spagna, Francia e Portogallo, come diceva anche il collega Ladu, sono state istituite o possono essere ancora istituite zone franche fiscali e doganali. In Italia, la Val d'Aosta e la zona di Trieste per legge possono istituire la zona franca; peraltro pochi sanno che il porto di Cagliari è porto franco già con regio decreto adottato alla fine degli anni Trenta.
Il trattato di Maastricht, nello studiare gli indici per stabilire misure compensative da stanziare per le regioni ultraperiferiche d'Europa ha stabilito che l'insularità è il fattore che maggiormente incide negativamente sull'economia di questi territori. Isole ben più piccole della nostra, distanti dagli Stati nazionali, come le Canarie e le Azzorre, hanno spezzato l'isolamento e adottato un sistema economico vincente, basato sul turismo e sulle risorse locali grazie alla zona franca. A noi questo diritto è ancora oggi negato.
In Sardegna, negli anni passati il ricorso a misure ordinarie e straordinarie per incrementare lo sviluppo non ha sortito gli effetti sperati. Già negli anni Sessanta e Settanta le Giunte regionali dell'epoca tentarono la strada di quelli che allora furono ampollosamente definiti Piani di rinascita economica della Sardegna, risoltisi in un totale fallimento. Nel corso dell'attuazione di questi piani furono debellate economie storiche, laddove l'abbandono del comparto agricolo modificò il ruolo della Sardegna, che da esportatrice divenne dipendente dai mercati foranei. In quegli anni si registra anche la fase più acuta del processo migratorio che la Sardegna abbia mai conosciuto: prima ancora che quei piani straordinari finissero di esplicare i loro effetti, fummo travolti da una drammatica crisi industriale del comparto estrattivo, che ancora oggi paghiamo amaramente. Ciò detto, la mozione muove…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Murgioni. Le indicazioni sul tempo le dà il Presidente, non i suoi colleghi, la prego.
MURGIONI (Fortza Paris). Concludo dicendo che la Giunta regionale, attraverso questa mozione, deve sentirsi richiamata a procedere con la massima sollecitudine alla delimitazione dei porti di Oristano, Olbia, Arbatax, Portovesme e Porto Torres, per dare avvio a questo percorso di riscossa economica di tutto il popolo sardo. Grazie.
PRESIDENTE.. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Artizzu.)
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale, con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
PRESIDENTE. Sono presenti 30 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: Artizzu - Balia - Barracciu - Bruno - Calledda - Cherchi Silvio - Corrias - Cucca - Davoli - Dedoni - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - La Spisa - Lanzi - Manca - Maninchedda - Orrù - Pirisi - Pisu - Porcu - Randazzo Vittorio - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Secci - Serra - Uras - Vargiu.)
Poiché il Consiglio non è in numero legale, la seduta è sospesa sino alle ore 13 e 43.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 13, viene ripresa alle ore 13 e 44.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo nuovamente la verifica del numero legale e chiedo anche, conseguentemente, che piuttosto che procedere con questa modalità, che non ritengo né utile né dignitosa per nessuno, sia la Conferenza dei Presidenti di Gruppo, che si dovrà riunire anche per stabilire i prossimi appuntamenti del Consiglio su altri argomenti, a dare all'argomento in discussione lo spazio adeguato.
PRESIDENTE. Non ho capito che cosa mi stia chiedendo, onorevole La Spisa, se la verifica del numero legale o un aggiornamento dei lavori e la convocazione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
Forse sono io poco attento, ma non ho capito bene la sua richiesta.
LA SPISA (F.I.). Presidente, lei è attentissimo, come quel gufo di una nota barzelletta!
PRESIDENTE. La ringrazio.
LA SPISA (F.I.). Lei ha capito perfettamente: o si procede alla verifica del numero legale, che non mi sembra che ci sia, o altrimenti si aggiorna la seduta alla data che la Conferenza dei Presidenti di Gruppo stabilirà. Anche perché, se l'impegno era di concludere alle ore 14, c'è un buon motivo per farlo.
PRESIDENTE. Mi sembra che si possa accogliere la seconda proposta avanzata dall'onorevole La Spisa, per cui sospendo i lavori a questo punto e convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
Volevo comunicare, su richiesta del presidente Pirisi, che questo pomeriggio la quarta Commissione non si riunirà. Resta invariato il programma dei lavori per i giorni successivi.
ATZERI (Gruppo Misto). E' convocata a domicilio la Conferenza dei Capigruppo?
PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo è convocata adesso, onorevole Atzeri, nella saletta attigua all'aula consiliare, come le è ben noto.
La seduta è tolta alle ore 13 e 48.
[s1]sigla: Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale
[s2]Il presidente risponde al consigliere Capelli, di cui non è stata colta l'interruzione
Allegati seduta
CCXLIII SEDUTA
MARTEDI' 17 OTTOBRE 2006
Presidenza del Presidente SPISSU
Indi
del Vicepresidente SECCI
La seduta è aperta alle ore 10 e 55.
CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di martedì 26 settembre 2006 (237), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Nicolò Rassu e Fedele Sanciu hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 17 ottobre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU: "Tutela della biodiversità vegetale e della gestione degli orti botanici della Sardegna". (255)
(Pervenuta il 6 ottobre 2006 e assegnata alla quinta Commissione).
CUCCU Giuseppe - CUCCA - SABATINI - UGGIAS: "Tutela e disciplina della raccolta dei funghi epigei spontanei". (256)
(Pervenuta l'11 ottobre 2006 e assegnata alla quinta Commissione)
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:
"Riavvio produttivo della miniera "Genna Tres Montis" nei Comuni di Silius e San Basilio". (257)
(Pervenuto il 12 ottobre 2006 e assegnato alla sesta Commissione)
Risposta scritta ad interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di utilizzare la graduatoria dell'ultimo concorso per colmare i vuoti di organico del Corpo forestale e di vigilanza ambientale (CFVA)." (475)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CHERCHI OSCAR, Segretario:
"Interrogazione Pisu - Licheri - Davoli - Uras - Fadda - Lanzi, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione creatasi presso il call center dell'Azienda LAER Srl di Macchiareddu dove, ancora una volta, un centinaio di lavoratori reclamano il pagamento delle loro spettanze in arretrato da mesi." (652)
"Interrogazione Dedoni - Pisano - Cassano, con richiesta di risposta scritta, sull'organizzazione del servizio di elisoccorso e sul bando di selezione per l'ammissione al corso di formazione del personale sanitario." (653)
"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione delle lavoratrici addette alle pulizie operanti nel presidio ospedaliero San Giovanni di Dio." (654)
"Interrogazione Liori - Diana - Licandro, con richiesta di risposta scritta, sul personale "imboscato" dell'Ospedale Brotzu." (655)
"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sul paventato ridimensionamento e accentramento del servizio di prevenzione, igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro presso l'Azienda sanitaria ospedaliera n. 5 di Oristano e, per estensione, anche nelle altre aziende sanitarie." (656)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
CHERCHI OSCAR, Segretario:
"Interpellanza Diana - Liori sulla mancata stipula dell'accordo per l'esodo incentivato a favore dei dipendenti dell'Azienda regionale sarda trasporti (ARST)." (196)
"Interpellanza Balia - Maninchedda - Masia - Salis - Serra sul rischio di smantellamento della termocentrale di Ottana." (197)
"Interpellanza Atzeri sui problemi del dimensionamento scolastico e i relativi problemi di ordine pubblico." (199)
"Interpellanza Ladu - Gallus - Murgioni sulla delibera della Giunta n. 42/8 del 4 ottobre 2006 in merito alla realizzazione di "Sardegna Speaks English"." (200)
"Interpellanza Atzeri sui criteri e sulle modalità per la concessione dei contributi alle scuole pubbliche medie superiori per la fornitura di libri di testo in comodato agli studenti appartenenti a famiglie svantaggiate." (201)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
CHERCHI OSCAR, Segretario:
"Mozione Sanjust - La Spisa - Artizzu - Capelli - Cappai - Ladu - Vargiu - Lombardo - Contu - Gallus - Licandro - Petrini - Rassu - Sanciu - Dedoni - Murgioni - Amadu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Pisano - Farigu - Liori - Milia - Biancareddu - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Cassano - Cuccu Franco Ignazio sul mancato rispetto degli accordi fra Regione e sindacati in tema di dipendenti degli enti di formazione professionale e inizio della procedura di licenziamento, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento." (98)
"Mozione La Spisa - Artizzu - Capelli - Cappai - Cherchi Oscar - Ladu - Vargiu - Lombardo - Contu - Licandro - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Dedoni - Murgioni - Amadu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Pisano - Farigu - Liori - Biancareddu - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Milia - Cassano - Cuccu Franco Ignazio sulla problematica industriale ed energetica, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento." (99)
"Mozione Dedoni - Pisano - Cassano - Vargiu - Ladu - Gallus - Murgioni - Licandro - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Contu - Sanjust - Cherchi Oscar sullo stato di gravissima crisi che investe l'intero settore della formazione professionale in Sardegna e in particolare sulla mancata attuazione dell'accordo del 29 giugno 2006 fra Regione e organizzazioni sindacali relativo al piano di esodo anticipato e ricollocazione del personale dipendente degli enti di formazione iscritto all'albo regionale in base alla legge regionale n. 42 del 1989." (100)
Commemorazione di ex consiglieri
PRESIDENTE. Colleghi, prima di dare inizio ai lavori commemoriamo due ex consiglieri, l'onorevole Ignazio Manunza e l'onorevole Pietrino Melis, recentemente scomparsi.
Sul declinare dell'estate, il 23 agosto, è scomparso l'onorevole Ignazio Manunza, consigliere regionale per tre legislature, dal 1984 al 1999, senatore della Repubblica per due e, ancora in precedenza, sindaco di Oristano. L'onorevole Manunza è stato un uomo politico di vecchio stampo, se possiamo utilizzare questo termine, capace di intessere molti rapporti umani, di esprimere una forte solidarietà sociale, di essere osservatore attento della realtà sarda. Una brutta malattia che lo ha colpito nel lontano 1992, i cui segni tuttavia ha saputo nascondere, insieme alla sofferenza fisica, in una giovialità generosa, ne hanno segnato un graduale declino fisico che tuttavia mai ha fatto rallentare la sua intensa attività politica.
Nato a Oristano, nel 1940, l'onorevole Manunza è stato eletto nella IX legislatura nella lista della Democrazia Cristiana; rieletto nella D.C. nel 1989, è stato, tra l'altro, Questore e Segretario del Consiglio e Presidente della Commissione agricoltura. Eletto ancora nella XI legislatura nel Partito Popolare Italiano, ha svolto incarichi di Commissione, prima di essere chiamato a far parte della Giunta Palomba come Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. E' stato, inoltre, Assessore dei trasporti anche nella Giunta successiva, dal 1999 al 2001, vivendo con particolare impegno una delle fasi decisive della continuità territoriale.
Uomo taciturno, ma propenso al sorriso, ha vissuto la vicenda umana e politica con grande disponibilità, ha lavorato con grande impegno riscuotendo la stima non solo degli amici, ma anche degli avversari. L'epilogo della sua esistenza terrena è stato rapido e improvviso, lungo invece, e per molti aspetti esemplare, il suo percorso politico e la costante attenzione ai problemi del territorio e della Sardegna.
Nel ricordarlo così, col sorriso bonario e la forte stretta di mano, esprimiamo alla famiglia i sensi affettuosi e addolorati del nostro cordoglio.
Ricordiamo oggi anche l'onorevole Melis, che è stato consigliere regionale nella V e nella VI legislatura. Eletto nelle liste del Partito Comunista Italiano nel 1965, rimase in carica sino alla scadenza del secondo mandato, nel giugno del 1974. Erano anni di grandi speranze per la Sardegna centrale: Piani di rinascita e riforma agropastorale segnavano un forte impegno politico al quale l'onorevole Melis partecipò attivamente. Nel primo dopoguerra aveva lasciato un'occupazione fissa, quella di impiegato del catasto, per costituire, con personaggi importanti del mondo del lavoro, Lucio Pirastu, Achille Prevosto e altri ancora, il gruppo dirigente del Partito Comunista Italiano. Aveva vissuto in modo coerente il periodo del centralismo democratico, mostrando grande rispetto verso le istituzioni; si definiva il più giovane della vecchia generazione chiamata a gestire, come classe dirigente, il difficile periodo della ripresa dopo l'esperienza bellica. Fu anche consigliere comunale di Nuoro.
Da consigliere regionale favorì ampie intese, convinto che, rispetto alle posizioni dei partiti e al confronto democratico tra maggioranza e opposizione, la soluzione dei grandi problemi dell'economia sarda fosse possibile favorendo convergenze piuttosto che divisioni. Collaborò, fra l'altro, a tessere il progetto autonomista con l'onorevole Paolo Dettori. Erano gli anni delle battaglie per la riforma agropastorale e si gettavano le basi per la nuova programmazione negli anni Settanta; una stagione intensa e proficua che si apprestava, questi almeno erano gli intendimenti, a completare gli impegni del Piano di rinascita. La grande attenzione che l'onorevole Melis prestava al mondo agricolo, i problemi del bracciantato, la nuova frontiera della pastorizia e la cooperazione, furono i grandi temi che egli portò avanti nell'azione politica e come responsabile provinciale e regionale della Lega delle Cooperative. Fu componente della Commissione agricoltura e della Commissione industria, ciò non fu un caso. La Commissione Medici sulle cause del banditismo aveva indicato la presenza dell'industria come la terapia per abbassare il tono delle tensioni sociali che caratterizzavano la vita di alcuni paesi. L'onorevole Melis accettava con curiosità questo progetto, ma con quello scetticismo che si accompagnava ai progetti alternativi al mondo agricolo.
Segretario del Consiglio nella VI legislatura, fu componente della Giunta per il Regolamento, della Commissione bilancio e della Commissione speciale per la programmazione. Visse con intensità morale la politica e fu uomo di moderazione, aperto al dialogo. E così lo ricordiamo.
Nei giorni scorsi si è inoltre spento un altro collega, l'onorevole Armando Zucca, una persona generosa che tanto ha dato alla Sardegna e al Consiglio regionale. Ne diamo notizia astenendoci tuttavia dalla rituale e doverosa commemorazione in Aula, rispettando la volontà dello scomparso in questo senso.
Alla famiglia esprimiamo il nostro profondo cordoglio e osserviamo un minuto di silenzio in ricordo di questi colleghi scomparsi.
(I consiglieri osservano un minuto di silenzio in segno di lutto.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 90, abbinata allo svolgimento dell'interpellanza numero 182/A.
I lavori, come comunicato, proseguiranno per l'intera mattinata e si concluderanno entro le ore 14, riservandoci di stabilire, in un'apposita Conferenza dei Presidenti di Gruppo, una giornata nella quale il Consiglio regionale esaminerà il parere sull'articolo 102 della finanziaria dello Stato, in discussione in Parlamento.
(Si riporta di seguito il testo della mozione numero 90 e della interpellanza numero 182/A:
Mozione Pisu - Barracciu - Serra - La Spisa - Marrocu - Dedoni - Biancu - Porcu - Atzeri - Licheri - Caligaris - Farigu - Balia - Capelli - Giagu - Ladu - Artizzu - Davoli - Cherchi Oscar - Cugini - Salis - Rassu - Ibba - Uras - Fadda - Lanzi - Marracini - Masia - Licandro - Sanna Alberto - Amadu - Sanna Simonetta - Vargiu - Pisano - Pittalis - Cassano - Pinna - Cuccu Franco Ignazio - Diana - Sabatini - Cucca - Floris Vincenzo - Cerina - Moro - Cocco - Frau - Cappai - Pacifico - Corrias - Scarpa - Gessa - Milia - Lombardo - Cherchi Silvio - Sanna Franco - Liori - Calledda - Randazzo Alberto - Corda - Sanna Matteo - Lai - Orrù - Pirisi - Manca - Sanjust - Mattana - Cachia - Bruno - Petrini - Biancareddu - Sanciu - Giorico - Randazzo Vittorio - Murgioni sull'ammodernamento ed il potenzia-mento delle linee ferroviarie della Sardegna ed in particolare delle tratte turistiche servite dal "Trenino verde".
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- la società Ferrovie della Sardegna (FdS) versa da tempo in una condizione di grave crisi, che ha portato ad una costante diminuzione del personale, passato nel decennio da 2.200 a 1.400 unità, mentre la progressiva obsolescenza del materiale rotabile ha determinato una crescente difficoltà ad assolvere alla domanda di mobilità, sia nel trasporto passeggeri che sulle tratte turistiche;
- in conseguenza dell'irrisolta situazione di crisi, il numero di treni assicurati al servizio turistico è progressivamente calato dai 1.300 del 2002 ai 988 del 2005, mentre anche l'avvio dei servizi turistici è progressivamente slittato dal marzo 2004 all'aprile 2005 sino al giugno 2006, sino al paradosso di rinunciare a soddisfare la domanda proveniente dalle scuole;
- nel corso del 2006, ai problemi relativi alla carenza di materiale rotabile si sono aggiunti quelli relativi al blocco del turnover ed alla conseguente carenza di personale viaggiante e pertanto la linea Mandas-Arbatax è stata attivata solamente per sei giornate alla settimana, la linea Tempio-Palau solamente per due giornate alla settimana, mentre sulla linea Isili-Sorgono è addirittura in via di sospensione il servizio turistico;
- la situazione è peggiorata dal fatto che la legge finanziaria dello Stato per il 2006 (comma 15 dell'articolo l della Legge n. 266 del 2005) ha ridotto di quasi il 30 per cento le risorse destinate alle gestioni governative, addossando il 73 per cento di tali tagli alla Sardegna (20.641.000 euro su 28.297.930 euro) e che in particolare per le Ferrovie della Sardegna, a fronte di un fabbisogno pregresso pari a 62.818.000 euro vengono invece effettuate assegnazioni pari a 46.259.000 euro con un taglio di 16.559.000 euro (-26 per cento);
- in conseguenza di tali tagli, la direzione generale delle Ferrovie della Sardegna ha trasferito 37 unità di personale dalla tratta Isili-Sorgono alla tratta Mandas-Cagliari, mantenendo sulla Isili-Sorgono solamente l'attività di "sorveglianza", peraltro con dubitabile efficacia sugli equilibri economici dell'azienda, gravata da 1.400 dipendenti;
- tutto ciò costituisce la premessa per il definitivo abbandono dell'intera tratta Isili-Sorgono;
CONSIDERATO che, d'altra parte:
- attorno ai flussi turistici delle linee ferroviarie montane sono sorte, soprattutto nelle zone interne, numerose iniziative imprenditoriali, rivolte alla ristorazione, all'accoglienza ed alla valorizzazione dell'esteso patrimonio archeologico, storico, naturalistico e ambientale, consentendo di far nascere e crescere un'economia indotta che rappresenta una importante occasione di sviluppo per un territorio ad elevato spopolamento e con poche altre alternative economiche e di lavoro;
- l'utilizzazione delle linee ferroviarie turistico-montane della Sardegna risulta in costante aumento, passando dai 9.000 viaggiatori/anno del 1993 agli 83.000 del 2004;
- nonostante l'assenza di una adeguata attività di promozione, risulta presso gli uffici delle Ferrovie della Sardegna, una quantità di domanda di trasporto turistico inevasa complessivamente stimabile in almeno 20.000 unità;
VISTE le notizie relative:
- al potenziamento dei servizi ferroviari nella vicina Corsica, per la quale lo Stato francese, a fronte di 250.000 abitanti, ha disposto un programma di investimenti per l'ammodernamento della linea e l'acquisizione di nuovo materiale rotabile panoramico, per complessivi 250 milioni di euro;
- alla riapertura, nel 2005, in Val Venosta (Alto Adige), con grande successo, di una linea ferroviaria chiusa da oltre un decennio;
RICHIAMATA la necessità di completare il processo di trasferimento delle Ferrovie della Sardegna dallo Stato alla Regione nei tempi più celeri e con l'impegno di adeguate risorse finanziarie, come previsto già nell'intesa Stato-Regione del 1999, che sul punto non ha avuto però concreto seguito;
EVIDENZIATA l'attenzione posta dalle amministrazioni locali e da numerosi operatori economici privati alla promozione del "Trenino verde", com'è dimostrato anche della quantità di progetti presentati da numerose amministrazioni locali ai laboratori territoriali, dei quali è stata accertata la coerenza con le direttrici di sviluppo della progettazione integrata;
VISTO l'impegno già posto dalla Regione sarda non soltanto per l'ammodernamento delle tratte ferroviarie a maggiore valenza urbana, ma anche per la riqualificazione di tracciati ferroviari turistico-montani, come risulta dalle modifiche al complemento di programmazione approvate dal Comitato di sorveglianza del POR Sardegna nel maggio 2006 e dall'emanazione del bando per la redazione dello studio relativo alla "Valutazione dello stato di conservazione e della consistenza e stima dei beni e delle risorse relative alle ferrovie in concessione";
RITENUTO pertanto che, nell'ottica della coesione e del riequilibrio territoriale, sia necessario dare coerenza e continuità ad una politica volta ad affermare il binomio ferrovie-territorio come elemento capace di orientare significativi flussi turistici verso le aree dell'interno, contribuendo all'allungamento della stagione e potenziando l'integrazione con le aree costiere,
impegna la Giunta regionale
1) ad intervenire presso la direzione delle Ferrovie della Sardegna e presso il Ministero competente per bloccare il trasferimento delle 37 unità operanti sulla Isili-Sorgono, mantenendo in esercizio la tratta;
2) ad intervenire in tutte le sedi amministrative e politiche, ed in particolare presso la Conferenza Stato-regioni e i Ministeri dell'economia e delle infrastrutture, al fine di ottenere il reintegro delle risorse tagliate dalla finanziaria 2006 e la deroga al blocco del turnover;
3) ad inserire l'argomento della rete delle ferrovie in concessione, ed in particolare delle tratte turistiche, entro la nuova intesa Stato-Regione;
4) ad assumere la decisione di promuovere, d'intesa con gli enti locali interessati e gli operatori privati, un progetto regionale di valorizzazione del "Trenino verde", attivando sin da subito:
- un'azione di promozione delle linee turistiche, in particolare presso le scuole ed i principali operatori turistici;
- un processo di adeguamento della linea e di potenziamento del materiale rotabile, fondato su nuove carrozze panoramiche e sul ripristino delle storiche locomotive a vapore. (90)
INTERPELLANZA BALIA - BARRACCIU - PISU - CORRIAS - SANNA Franco - MATTANA - CALLEDDA - URAS - DAVOLI - MANINCHEDDA - PINNA - PORCU - GESSA - CORDA - CUCCA - IBBA - SANNA Alberto - CERINA - LICHERI - LANZI - FADDA - CALIGARIS - SALIS - SERRA sulla decisione di sospendere provvisoriamente la corsa del cosiddetto "Trenino verde" da parte delle Ferrovie della Sardegna.
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I sottoscritti
premesso che:
- la Direzione delle Ferrovie della Sardegna avrebbe adottato la decisione di sospendere provvisoriamente, a partire dal mese di settembre, la corsa del cosiddetto "Trenino verde" tra il Sarcidano e il Mandrolisai;
- la tratta che collega il Comune di Isili a quello di Sorgono, da più anni non funzionante per l'ordinario trasporto dei passeggeri, veniva riattivata durante il periodo estivo per le escursioni turistiche;
- il "Trenino verde" ha svolto un'importante funzione connessa al comparto turistico attraversando territori con paesaggi stupendi e di struggente bellezza e promuovendo uno spostamento dei flussi turistici verso le zone interne;
- il "Trenino verde" rappresenta anche un pezzo di storia importante legato ai sentimenti ed alle emozioni, espressi negli scritti da Elio Vittorini e da Lawrence;
- ben trenta lavoratori impegnati nel settore rischiano di essere trasferiti con i conseguenti e prevedibili disagi,
interpellano il Presidente della Regione, l'Assessore regionale dei trasporti e l'Assessore regionale del turismo, artigianato e commercio per sapere:
1) quali azioni abbiano intrapreso o intendano intraprendere per evitare che i tagli imposti dalla finanziaria nazionale ricadano direttamente su alcune categorie di lavoratori ed indirettamente coinvolgano un sistema economico fragile;
2) se non ritengano che l'evidente stato di crisi dell'azienda debba e possa trovare soluzioni e compensazioni alternative anziché essere scaricato sulle popolazioni dell'interno della Sardegna, già fortemente provate e con un tasso di spopolamento tra i più significativi;
3) se non ritengano utile, così come più volte affermato, intraprendere tutte le possibili azioni per salvaguardare parti importanti della storia di un popolo. (182/A).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero 90 ha facoltà di illustrarla.
PISU (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, credo che tutti sappiate che nei giorni intercorsi tra la presentazione di questa mozione e la discussione di oggi, in quest'Aula, c'è stata la decisione della direzione delle Ferrovie della Sardegna di sospendere i trasferimenti dei 37 lavoratori della tratta Isili-Sorgono, destinati alla zona di Cagliari, e lasciare tale tratta in esercizio. Questa è certamente una decisione positiva ed è il risultato di una lotta intrapresa dal Comitato per la salvaguardia del Trenino verde, a cui aderiscono lavoratori e sindacati, amministrazioni comunali e provinciali, operatori turistici, esperti e associazioni ambientaliste, consiglieri regionali e tanti semplici cittadini.
Non possiamo, però, sottovalutare che nello stesso periodo si è riusciti a far rientrare questo tema nella trattativa tra la Regione Sardegna e il Governo centrale. Infatti, come ci ha comunicato lo stesso presidente Soru, in quest'Aula, la settimana scorsa, in riferimento all'articolo 102 della finanziaria nazionale, risulta che le Ferrovie della Sardegna verranno trasferite alle competenze della Regione Sardegna. Questo, ovviamente, è tutto ancora da definire, comunque tale questione non era scontata all'inizio dell'estate, quando solo le Ferrovie meridionali sarde dovevano essere assegnate alla nostra Isola. Inoltre, il Presidente ha fatto cenno anche a una certa disponibilità finanziaria per un progetto sul Trenino verde, che potrebbe essere utilizzata attingendo dalla cosiddetta "partita delle entrate" tra lo Stato e la nostra Regione.
Questa dichiarazione del Presidente ha una valenza politica importante, che può essere rafforzata dall'approvazione di questa mozione, che può essere trasformata in ordine del giorno, da parte del Consiglio regionale che è chiamato a dare degli indirizzi precisi sulle scelte di sviluppo della Sardegna. Vi è stato anche un incontro molto importante con il responsabile della Segreteria del Ministro dei trasporti, Bianchi, ma l'onorevole Salvatore Serra, che guidava quella delegazione, illustrerà meglio di me il risultato di quell'incontro. Non dobbiamo, tuttavia, sottovalutare il fatto che ci troviamo in un momento delicato della soluzione di questo problema, anche perché il discorso - come abbiamo del resto sempre affermato - non riguarda, ovviamente, solo la salvaguardia dei 37 posti di lavoro sopra richiamati, ma si tratta principalmente di credere in un progetto regionale di valorizzazione delle tratte turistiche percorse dal Trenino verde, che interessano circa 400 chilometri di ferrovie sarde a scartamento ridotto. Dobbiamo pertanto recuperare gli enormi ritardi che si sono accumulati nel tempo, quando cioè nel 1997 e nel 2000, abbiamo contrastato decisioni analoghe delle Ferrovie della Sardegna tendenti a chiudere la Isili-Sorgono, ben sapendo che sarebbero seguite le altre tratte turistiche di tutta l'Isola.
Noi pensiamo, al contrario, che la vertenza di questi mesi debba rappresentare l'inizio di un nuovo e serio ragionamento politico che punti, in maniera decisa e determinata, alla realizzazione di un progetto di valorizzazione del Trenino verde. I numeri ci sono tutti perché, pur in assenza di una promozione turistica adeguata e strategica, la domanda è più che doppia rispetto all'offerta. Risulta, infatti, che nel 2005 la richiesta, per fare solo un esempio, per la tratta Isili-Sorgono è stata di 110 treni a fronte di 47 treni messi a disposizione. Ci troviamo certamente di fronte a richieste ancora insufficienti, che possono moltiplicarsi non solo con la promozione, ma affrontando il vero problema di fondo che riguarda l'adeguamento per quantità e qualità del parco rotabile, che è vecchio e inadeguato. Questo è quanto è stato fatto, ad esempio, nella vicina Corsica, che ha innanzitutto scelto la perennità della ferrovia, investendo 250 milioni di euro per l'ammodernamento di 147 chilometri di tratte turistiche, nonché l'acquisto di nuove carrozze panoramiche. Vorrei sottolineare, proprio in questo contesto, che la Corsica ha 250 mila abitanti, è quindi sei volte meno popolata della Sardegna. Questo intervento si concluderà nella primavera del 2007 e dopo anni di impegni la Francia presenterà all'Europa e al mondo un trenino verde di straordinario interesse. Ricordo che nel trasferimento di queste ferrovie dallo Stato francese alla Regione corsa c'è stata l'assegnazione di ben 86 milioni di euro per favorirne l'adeguamento agli standard europei. A queste risorse statali si sono aggiunti ingenti finanziamenti comunitari e regionali. La Corsica ha dunque deciso di acquistare delle carrozze panoramiche, ma con le comodità e i servizi dei treni di oggi.
Analogo intervento è avvenuto nella riattivazione di una tratta chiusa da dieci anni a Merano, che, essendo stata recentemente riaperta, ha trasportato nel 2005 un milione di passeggeri, prevalentemente turisti. Anche in Grecia si sta facendo la stessa cosa e da tempo queste soluzioni sono attuate anche in Svizzera, con risultati sorprendentemente positivi. Da noi, invece, come dicevo precedentemente, i ritardi sul sistema ferroviario sono di vecchia data; i problemi al riguardo non sono mai stati affrontati seriamente, al punto che le Ferrovie della Sardegna si trovano oggi in condizione di grave crisi per la costante diminuzione del personale, passato in un decennio dalle 2.200 alle attuali 1.400 unità, per colpa di una legge sbagliata che blocca il cosiddetto turnover e per la mancanza di figure professionali essenziali e indispensabili, come i macchinisti e addirittura gli addetti alle officine. Si pensi che in conseguenza della carenza di questo tipo di personale la disponibilità dei treni è progressivamente calata, riducendo le giornate e i periodi di disponibilità di questi ultimi persino nei mesi scolastici, quando cioè vi è una elevata domanda del Trenino verde.
Onorevoli colleghi, signori Assessori, se insistiamo tanto su questo argomento è perché noi riteniamo il Trenino verde, soprattutto nelle aree interne, una delle più importanti attrazioni turistiche, su cui abbiamo presentato progetti che sono stati dichiarati ammessi nei laboratori territoriali e nel tavolo di partenariato regionale, attraverso le province, i consorzi e i comuni. Cito solo quello dell'Ogliastra, di cui probabilmente parlerà meglio l'onorevole Sabatini, che è collegato al Consorzio "Sa Perda 'e Iddocca" e di cui si discuterà proprio oggi in quella provincia. La Regione ha dunque espresso una valutazione positiva al riguardo, inserendo il progetto relativo al rilancio del Trenino verde nella sua programmazione in quella ipotesi di sviluppo possibile e sostenibile. Ora c'è bisogno di una scelta politica chiara e precisa, che vada nella direzione auspicata dai territori interessati e dai tanti operatori, medi e piccoli, che siamo riusciti nel tempo a coinvolgere.
Qualche domenica fa il Trenino verde, con tre carrozze, ha attraversato gli incantevoli territori che si trovano tra Mandas e Sorgono, ricevendo in ogni località un'accoglienza eccezionale, caratterizzata dal calore popolare, ma anche fatta di tradizioni, folclore, prodotti tipici, itinerari culturali e ambientali, che hanno entusiasmato le centinaia di turisti e colpito particolarmente i promotori del WWF, di Legambiente e Italia Nostra. Da parte di tutti si è levato un coro unanime: "Il Trenino verde deve restare!" Questa è stata la risposta di queste popolazioni e dei loro rappresentanti; esso è un bene che deve essere tutelato e si deve fare di tutto per avviare una richiesta ufficiale all'Unesco perché riconosca queste tratte ferroviarie, risalenti al 1888, come patrimonio culturale dell'umanità. Anche questo sarebbe un marchio che potrebbe aiutarci nel lavoro di valorizzazione che proponiamo. E' per queste ragioni che, secondo me, settantaquattro consiglieri regionali, appartenenti a tutti partiti, hanno firmato questa mozione e, pertanto, colgo l'occasione per ringraziarli per la sensibilità dimostrata.
Concludendo, voglio dire che la mozione, o l'ordine del giorno che probabilmente sarà proposto alla fine di questo dibattito, deve contenere alcuni aspetti essenziali che riassumo brevemente. Primo: la Regione Sardegna, attraverso la Presidenza e in particolare gli Assessorati interessati, deve attivarsi per coinvolgere gli enti pubblici e privati allo scopo di realizzare un progetto regionale di valorizzazione del Trenino verde riguardante tutte le tratte turistiche della Sardegna. Secondo: la Regione Sardegna, attraverso in particolare gli Assessorati dei trasporti e del turismo, in questa prima fase di transizione deve avviare un confronto con le Ferrovie della Sardegna per promuovere il Trenino verde e garantire la disponibilità dei treni. Mi auguro che questo importante tema e gli impegni che saranno presi, dopo questo dibattito e l'eventuale approvazione di un ordine del giorno, non vengano sottovalutati e che non si verifichi fra alcuni mesi una situazione che ci veda impegnati a ridiscutere di trasferimenti di lavoratori o tratte da chiudere. Grazie.
PRESIDENTE. Poiché i presentatori sono assenti, l'interpellanza numero 182/A si dà per illustrata. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi a parlare non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevole Presidente del Consiglio, signori Assessori, colleghi, certo è strano per uno di Desulo parlare del Trenino verde. Desulo è l'unico paese della Barbagia di Belvì lambito dal passaggio del Trenino, perché nel 1800 i miei compaesani - anche loro, ahimè, ostili alla modernità, perché per allora si trattava di una modernità -, temendo che il treno potesse spaventare i cavalli o innescare incendi, si opposero fieramente al passaggio della linea ferroviaria, che dunque si limita a lambire appena il territorio del mio paese, ove tra l'altro è stato costruito uno dei più bei ponti di tutta la tratta Cagliari-Sorgono.
Questo treno è stato certamente foriero di molte conseguenze positive sulla vita di quel territorio, anche del mio paese: ne ha caratterizzato lo sviluppo economico favorendo le comunicazioni e gli intrecci economici con la zona del Campidano di Cagliari e ne ha influenzato addirittura il dialetto. Oggi come oggi, parlare a favore di questo trenino non è facile, dopo quello che ha detto il consigliere Pisu, che ha svolto un'ampia relazione che condivido, però bisogna ritornare all'origine di questa esperienza del Trenino verde, che nacque per l'intraprendenza e la caparbietà - una scommessa dato che era privo di finanziamenti interessanti - dell'ingegner Boccone delle Ferrovie della Sardegna, a cui va tutto il plauso mio personale e credo anche il ringraziamento delle comunità locali.
Ebbene, nonostante le scarse risorse a disposizione, questo trenino, che sembrava destinato a scomparire per la presa di posizione delle Ferrovie della Sardegna, che destinarono al servizio esclusivamente turistico la tratta che andava da Isili verso Arbatax e Sorgono, lasciando al trasporto pubblico locale solo la tratta Cagliari-Isili, l'unica destinata a sopravvivere, ha svolto in questo periodo di sperimentazione un servizio importante e ha fatto capire le possibilità di sviluppo di questo territorio. Diciamo che, oggi più che mai, per la positività dell'esperienza è importante trovare finanziamenti che garantiscano la continuità di questa esperienza e potenzino il servizio, così come diceva il collega Pisu. Servono, cioè, nuovi treni e linee scoperte che sono quelle più gradite ai turisti, perché questo è il ruolo che si può anzi si deve dare a queste linee per farle sopravvivere, garantendo comunque i comfort del servizio, la sicurezza e quindi investendo, per quanto è possibile, per ammodernare e rendere più sicure queste linee, che, diciamo, devono favorire lo sviluppo turistico locale. Ecco perché è necessario l'intervento di più Assessorati (lavori pubblici, turismo, enti locali) ed è altresì necessario mettere d'accordo le comunità locali e favorire la spendita di denaro pubblico in quei territori per aumentare la ricettività alberghiera. L'albergo diffuso non basta più a garantire la ricettività in quella zona; servono nuove iniziative, magari prevedendo delle fermate anche nelle immediate vicinanze delle strutture agrituristiche. Non so quanti di noi abbiano vissuto l'esperienza di un viaggio su questo trenino, io l'ho vissuta più di una volta e devo dire che ogni volta mi sono emozionato, nonostante conosca i territori che esso attraversa molto bene. Si possono ammirare degli scorci panoramici assolutamente unici, si possono fare escursioni difficilmente fattibili in altro modo, c'è anche la possibilità di conoscere i paesi da un altro punto di vista, per esempio partecipando, in compagnia di amici, alle gite organizzate, che registrano sempre un numero di adesioni assolutamente inimmaginabile. Invito tutti i colleghi a inserirsi in uno di questi flussi turistici, scegliendo una qualunque delle tratte, per rendersi conto del fascino dei territori che vengono attraversati e conoscere aspetti sociali, culturali, gastronomici, paesaggistici e ambientali, che fanno parte di un tipo di turismo che oggi va per la maggiore, assolutamente gradevole, positivo, che troverebbe il consenso non solo dei cittadini della Sardegna, ma anche di molti turisti che vengono da noi, ahimè, soltanto nel periodo estivo, forse perché non vengono loro offerte alternative importanti e credibili.
Quindi il mio intervento vuole essere di sostegno al mantenimento di questa esperienza, al suo potenziamento, riconoscendole un alto valore culturale ed economico dal punto di vista delle possibilità di sviluppo delle zone interne, che non possono venire soltanto da un unico progetto. Non possiamo, infatti, pensare di vivere soltanto di allevamento, di industria, di artigianato o di trasformazione dei prodotti locali. Anche questa opportunità turistica può essere per molte famiglie l'occasione per stabilizzarsi nelle zone interne, che si vanno sempre più spopolando, una possibilità economica per restare nei territori d'origine dove, credetemi, vogliono continuare a vivere. Grazie.
PRESIDENTE. Ci sono nove iscritti a parlare, ciascuno dei quali ha a disposizione dieci minuti.
E' iscritto a parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, condivido pienamente quanto detto, in maniera dettagliata, dal collega Pisu e vorrei brevemente ricollegarmi alla filosofia e al principio che ha ispirato la sua mozione.
Quand'ero Assessore dell'urbanistica ho avuto modo di interessarmi di viabilità e trasporti, in particolare per quanto riguarda la Gallura interna, la cui viabilità rispetto a trent'anni fa, sicuramente non per colpa sua e neanche per colpa di questa Giunta, è peggiorata. Poiché la Gallura interna non ha un aeroporto e non può essere, ovviamente, servita da un porto, agli abitanti della zona, me compreso, non rimanevano che la strada ferrata e il pullman. Il presidente Soru ha ritenuto opportuno eliminare il pullman, in quanto il relativo servizio risultava deficitario; rimaneva il treno, ma adesso anche la presenza del treno viene messa in pericolo. Speriamo che non mi ritirino anche la patente, perché altrimenti dovrete venire voi, da Cagliari, a prendermi!
Però, lo spirito con cui l'onorevole Pisu ha presentato la mozione numero 90 era sicuramente quello di sollevare il problema della riconversione di queste tratte ferroviarie. Lei sa, Assessore, che le Ferrovie della Sardegna hanno tre direzioni compartimentali, che sono quelle di Cagliari, Macomer e Sassari, e la direzione generale di Cagliari. Stranamente c'è stata una riduzione del 30 per cento degli stanziamenti di bilancio per le Ferrovie della Sardegna e questo ha causato una diminuzione nell'attivazione settimanale della tratta Nulvi-Tempio-Palau. Alcuni operatori turistici hanno addirittura lamentato il fatto che le loro richieste non vengono soddisfatte. Si sentono dire: "Vorremmo fare di più, ma non ne abbiamo la possibilità". Evidentemente c'è una richiesta, per cui questa linea non sarebbe passiva.
Quindi non si tratta solo di un discorso di mantenimento dei livelli occupazionali e di mantenimento del posto di lavoro in loco, ma anche di un'esigenza del mercato, e di quello turistico in particolare. Inoltre, il collegamento Nulvi-Tempio-Palau serve proprio per portare i turisti in una zona che questa Giunta sta cercando di valorizzare, che è la zona di Palau-La Maddalena. Sicuramente occorre uno sforzo da parte di questa Giunta per garantire un maggior numero di collegamenti da Sassari sino all'arcipelago di La Maddalena, visto che la linea Tempio-Palau viene mantenuta e non credo che richieda un aggravio di spese particolarmente oneroso farla funzionare a fini turistici.
Il mio appello è rivolto all'Assessore, perché si attivi in questo senso. Non si tratta della solita operazione passiva per mantenere in piedi un carrozzone, ma di un'operazione che rientra nell'ottica dello sviluppo turistico e soprattutto della coniugazione tra turismo dell'interno e turismo costiero. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Serra. Ne ha facoltà.
SERRA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, non voglio ripetere nulla di quanto è stato già abbondantemente detto sulla validità del Trenino verde e delle Ferrovie della Sardegna ed è peraltro contenuto nella mozione.
Si è parlato spesso dei viaggi su questo trenino fatti da personaggi illustri, che hanno poi raccontato la storia della nostra Isola. Se mi consentite, in tono semiserio, devo confessare che, due settimane fa, in compagnia degli onorevoli Pisu e Barracciu ho avuto modo di prendere il trenino e di verificare quanto quel viaggio sia utile e bello. Quindi a questo non voglio aggiungere nulla.
Voglio solo dire che è stato ottenuto recentemente un risultato, ossia la sospensione del trasferimento di 37 lavoratori. Per quanto mi riguarda, questo è un risultato veramente importante, a cui hanno concorso tutti: i lavoratori, con le loro lotte, i sindaci, i consiglieri regionali, il Ministero, la Regione e così via. E' un risultato di tutti, quindi non credo che ci siano meriti da accampare da parte di nessuno, e anche se talvolta siamo tentati di fare operazioni di questo genere, dovremmo cercare di evitarle per quanto è possibile. Capita che anche associazioni ONL[s1] US o di volontariato ogni tanto avanzino meriti, ma ritengo che questa sia una cosa assolutamente da evitare. Recentemente, come è stato detto prima, c'è stato un incontro presso il Ministero dei trasporti e anche lì è emersa la volontà del Ministero di salvare le Ferrovie della Sardegna, quindi lavoriamo tutti in questa direzione.
L'osservazione principale che vorrei fare, però, riguarda quello che è stato inserito nella finanziaria nazionale. L'articolo 102, di cui avremo modo di discutere ulteriormente in Consiglio, dice che le competenze delle Ferrovie della Sardegna e delle Ferrovie meridionali sarde sono trasferite dal Ministero alla Regione Sardegna e che per il triennio 2007, 2008 e 2009, gli oneri derivanti da questo trasferimento saranno a carico dello Stato. La mia osservazione è questa: va bene per i prossimi tre anni, ma cosa succederà dopo? Inoltre, dall'incontro tenutosi al Ministero sono scaturite altre domande: che cosa esattamente intende fare la Sardegna per salvare le Ferrovie della Sardegna e le Ferrovie meridionali sarde? Qual è il programma? Che cosa si intende fare in merito alle tratte del trasporto pubblico locale e a quelle turistiche? Per avere certezze in questo senso è chiaro che deve pronunciarsi la Giunta regionale, in particolare l'Assessore dei trasporti. Anche il Ministero ha necessità di capire che cosa intende fare la Regione per vedere se si possono prevedere, in questa finanziaria nazionale, altri finanziamenti che dovranno essere utilizzati per le cose che sono state illustrate molto bene prima dagli onorevoli Pisu e Liori.
Occorre assolutamente lavorare in questa direzione e capire esattamente quale tipo di piano deve essere predisposto. Per quanto mi riguarda dovremo tutti impegnare i parlamentari sardi per fare in modo che quell'impegno generico indicato nella finanziaria si trasformi in un impegno ben più concreto, da cui risulti esattamente quali fondi sono disponibili, a quanto ammontano e come dovranno essere utilizzati per salvare le Ferrovie della Sardegna e tutelare gli attuali lavoratori. Sono assolutamente d'accordo, quindi, sulla trasformazione della mozione in ordine del giorno e condivido in particolare il punto in cui si dice che il Consiglio regionale impegna la Giunta a definire un piano pluriennale per l'ammodernamento delle linee e del materiale rotabile, valutando la possibilità di estendere il finanziamento nel contesto della programmazione comunitaria 2007-2013. Questo impegno, molto importante e utile, che è stato preso dalla quasi totalità dei consiglieri regionali, viene così trasformato in un impegno concreto per difendere le Ferrovie della Sardegna. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, intervengo per dire che condivido quanto contenuto nel documento presentato dai colleghi che mi hanno preceduto, a cominciare dall'onorevole Pisu.
Il mio intervento mira non solo a sostenere l'azione promossa per difendere i posti di lavoro, ma soprattutto a difendere un'istituzione che, all'atto pratico, ha rappresentato, per interi territori della nostra Isola, una speranza di collegamento col mondo che ora viene cancellata o si intenderebbe cancellare con un colpo di spugna. Sinceramente non ritengo che un'esperienza come questa, maturata nel corso dei decenni, dalle Ferrovie della Sardegna debba essere cancellata e che possa venir meno non solo la linea Isili-Sorgono, ma anche quella che collega l'interno della Sardegna con Arbatax e Cagliari, per passare successivamente a tutte le altre tratte gestite dalle FDS che, per le azioni del Governo, potrebbero diventare obsoleta testimonianza di un passato che non esisterà più.
Nella mia vita ho avuto l'opportunità, anche di recente, di fare diverse esperienze, ma ne ricordo una in particolare, quella vissuta a bordo del Treno delle Ande, esperienza bellissima e allo stesso tempo traumatica per le vicissitudini legate al debito di ossigeno dovuto al fatto di trovarsi ad altezze superiori a tremila metri. Il Treno delle Ande è noto nel mondo non solo per le suggestive bellezze che presenta al turista, ma anche perché è la testimonianza di una infrastrutturazione ferroviaria che consente, con un sistema di conduzione a cremagliera impressionante, di salire alle altezze più impensabili, dove l'ossigeno viene a mancare, ma si presentano agli occhi dei visitatori degli scenari irripetibili e quasi spaventevoli. Quella fu un'esperienza bellissima e ricordo che non si trovava nemmeno un posto a sedere tanto il treno era colmo di turisti, ma stiamo parlando del Perù e della Bolivia, stiamo parlando di un mondo che si affaccia al turismo con una prepotenza che si manifesta anche nella volontà di mantenere in attività linee ferroviarie non sostituibili, perché le uniche alternative per giungere in quei posti sono l'aereo o l'elicottero.
Detto questo, il Mandrolisai e il Sarcidano si possono raggiungere di sicuro anche attraverso altre vie, però i motivi per mantenere queste tratte percorribili e fruibili sono quelli che i colleghi hanno già ampiamente descritto, e sono motivi storici, territoriali, sociali e - come in questo caso - occupazionali. Non credo allo stesso tempo, che possa passare sotto silenzio l'iniziativa del presidente Soru, che va a Roma a trattare il tema delle entrate e accetta - ma avremo occasione di discuterne qui in Consiglio, nei prossimi giorni - supinamente che siano scaricati sulla Regione sarda le responsabilità e soprattutto gli oneri di gestione dell'intera rete delle Ferrovie della Sardegna. Questo è il fatto che i colleghi non hanno tenuto in considerazione, forse perché non erano ancora a conoscenza del contenuto dell'articolo 102 della finanziaria 2007, che aggraverà di sicuro le attuali condizioni di gestione delle Ferrovie della Sardegna.
E noi dovremmo capire, discutere e arrivare a condividere eventualmente la scelta, che io definisco scellerata, di accettare i contenuti dell'articolo 102, e quindi anche la gestione delle FDS, con tutto il passivo di cui si parla in questi documenti e di cui è gravata oggi l'azienda!
Devo dire che forse i colleghi Pisu e Serra non hanno prestato attenzione al danno che accompagna la soppressione della corsa del Trenino verde. Nei progetti del Governo di Roma c'è il trasferimento delle competenze delle FDS alla Regione sarda, ma già in conseguenza dei tagli previsti nella finanziaria nazionale del 2006, le FDS avevano trasferito 37 unità di personale dalla tratta Isili-Sorgono alla tratta Mandas-Cagliari. Ora sembra si voglia dare il colpo di spugna definitivo, perché la soppressione della corsa del Trenino verde interessa non solo la tratta Isili-Sorgono, che veniva riattivata nel periodo estivo per le escursioni turistiche, ma anche i 1.400 operatori delle FDS, per i quali si apre uno scenario altrettanto grigio e incerto.
Io condivido pienamente i contenuti dell'interpellanza numero 182/A, condivido anche i contenuti della mozione, però devo dire, cari colleghi, collega Pisu, che la discussione su questo tema non deve rimanere circoscritta a un interesse territoriale, a un ambito ristretto. Nei prossimi giorni, quando affronteremo il tema della finanziaria nazionale, dovremo anche affrontare per intero i problemi evidenziati nella mozione numero 90, valutando attentamente quali tratte possono rimanere attive, soprattutto come via di penetrazione verso l'interno dei flussi turistici, perché sappiamo benissimo che sulla rete delle Ferrovie della Sardegna si è sviluppata tutta una serie di iniziative turistiche ed economiche, favorite prima dalla legge numero 28 del 1984, poi da altre leggi, come la legge numero 37 del 1998, che possono rappresentare un volano di sviluppo per il turismo e l'economia anche delle zone interne. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, signori Assessori, non so quanti dei colleghi qui presenti avranno avuto il piacere di fare un viaggio su questo fantomatico Trenino verde. Immagino che l'abbiano fatto in tanti. Fortunatamente io sono uno di quelli che hanno potuto ammirare le nostre ricchezze ambientali in virtù della felice trovata di realizzare delle rotaie in mezzo alla Sardegna. E credetemi, da quell'angolatura si vede una terra che è bella di per sé e ha solo bisogno di essere valorizzata, di avere un giusto input.
Ora, soltanto il rischio - e questo ci dà da pensare - di veder sfumare il grande capitale rappresentato dal binomio ferrovie-territorio fa rabbrividire, eppure è proprio così, è quello che sta succedendo in questi giorni. Tantissime sono le implicazioni di questa vicenda e il fatto stesso che questa problematica sia arrivata con la spinta della stragrande maggioranza del Consiglio regionale la dice lunga sull'importanza della materia, sul valore anche storico del Trenino verde e sulla valenza economica della ferrovia. Penso che su questo non ci siano dubbi: da anni essa rappresenta una realtà rilevante e lo dimostrano l'aumento del numero dei viaggiatori e la costante crescita della domanda del trasporto turistico. Per non dire, poi, della florida industria - passatemi il termine - sorta intorno ai flussi turistici delle linee ferroviarie montane, di tutte le numerose iniziative imprenditoriali nel campo della ristorazione e dell'accoglienza e anche del grande contributo che questo sistema è riuscito a dare alla valorizzazione del patrimonio archeologico, storico, naturalistico e ambientale.
Tutto questo ha dato un grosso impulso economico ad alcune zone molto svantaggiate della nostra Isola, dove ogni giorno si fanno i conti con un andamento demografico in caduta libera, con un tasso elevatissimo di spopolamento e dove le occasioni di lavoro praticamente non esistono. Le opportunità, come sappiamo tutti, sono piuttosto limitate, perciò se c'è una chance di sviluppo cerchiamo di non buttarla al vento. Lo hanno capito gli imprenditori privati e le amministrazioni locali, che si sono lanciate nella valorizzazione del Trenino verde e, recentemente, si sono battute per la sua salvaguardia. Tutti loro sono in prima linea in questa battaglia.
A questo punto sorge la solita domanda: ma la Regione dov'è? Nessuno, cari colleghi, vuole negare l'evidenza, i problemi per le Ferrovie della Sardegna ci sono eccome, lo sappiamo da tanti anni e li abbiamo affrontati anche noi. Una crisi diffusa ha determinato una diminuzione del personale, con la triste e preoccupante conseguenza che alcune corse sono state ridotte e su altre grava la fantomatica spada di Damocle con il rischio della soppressione. Anche il numero dei treni per il servizio turistico è progressivamente calato e si arriva al paradosso di far partire i servizi turistici in ritardo: non più con l'arrivo della primavera, ma addirittura direttamente a giugno, il che equivale a chiudere le porte alla richiesta delle scuole, la cui domanda rischia di essere completamente elusa.
E' per questo che vi domando ancora: dov'è la Regione? L'assessore Broccia non c'è, è presente l'Assessore del turismo, per cui dico a lei, Assessore, che oggi non possiamo permetterci il lusso di sprecare queste occasioni, questi momenti importanti per la nostra terra, per la Sardegna. Spero non siano più importanti certi famosi spot, ne cito uno a caso: "Sardegna, fatti bella". Quanti soldi spesi in spot pubblicitari! La nostra terra è già bella così, è bellissima, è stupenda, ha bisogno di ben altro per essere valorizzata. Io penso che sia necessario addirittura un altro tipo di gestione, magari un altro governo, un'amministrazione che abbia più responsabilità e sia anche un pochino più matura. Invece, continuiamo a pensare alla pubblicità, che importa, poi, se seguendo la nostra strada ci dimentichiamo delle leggi che abbiamo in corso o calpestiamo qualche norma consolidata! Molto spesso si gioca, come ha fatto in questi ultimi giorni il Presidente, con gli Assessori fino a quando nello scacchiere tutto non torna come lui vuole e come realmente deve essere. E intanto la gente è là fuori, in piazza! Questi sono i problemi, questi sono i veri problemi della Sardegna. Il Sulcis è insorto, lo sappiamo tutti, i sindacati sono sul piede di guerra, ed è solo questione di tempo, la protesta si allargherà a macchia d'olio, perché il malessere è generale, è diffuso in tutto il nostro territorio. Ma voi di questo ogni tanto vi scordate, vi dimenticate, siete avulsi dalla realtà sarda.
Il Trenino verde rischia di essere solo una delle tante pagine di questa cronaca nera, che fotografa la crisi della nostra Isola. Sorvolo chiaramente sui dati, credo che non sia necessario in questo momento sciorinarli, in quanto potrebbe essere solo un bollettino di guerra, ma mi appello a questa Giunta perché ci sia un'inversione di tendenza. Perché dalle altre parti si cresce? Perché le altre regioni continuano a crescere? Prendiamo l'esempio della Corsica: perché la Corsica, che tra l'altro è geograficamente così vicina a noi, anche se gestita da un'altra nazione, è invece lontana da noi anni di luce in questo settore ed è così avanti e avvantaggiata? Certo là si investe, si investono i danari in progetti concreti, realmente realizzabili, non si regalano certo i soldi pubblici a consulenti esterni o per fare, magari, della pubblicità. Là si è capito cosa significa sviluppo, si è capito che cos'è il turismo e, infatti, non mi risulta che qualcuno abbia mai pensato a certe politiche, per esempio a quella stranissima idea delle tasse sul lusso. Noi stiamo qui a guardare, stiamo qui a pensare, a parlare, ma dovremo muoverci su quella falsa riga per arrivare a una corretta gestione e valorizzazione del sistema delle linee turistiche, che costituiscono un potenziale enorme, come dicevo prima, danno una grossa boccata d'ossigeno alle zone dell'interno e sono un'occasione ottima per allungare la stagione turistica, non dimentichiamolo, e per promuovere quel turismo alternativo di cui in tanti, forse in troppi, durante la campagna elettorale ci siamo riempiti la bocca.
Per concludere, credo che sia altrettanto fondamentale dare vita, in sintonia con gli enti locali e magari con i privati, a un progetto regionale di valorizzazione del Trenino verde. Questo credo che sia il vero obiettivo. Bisogna puntare sulle linee turistiche, promuovendole di più e meglio, ad esempio nel mondo della scuola, ma anche tra gli stessi operatori turistici. Questo tipo di turismo può diventare una risorsa al pari delle altre ricchezze dell'Isola, il tutto, però, con l'adeguamento delle linee ferroviarie.
PRESIDENTE. Onorevole Barracciu, lei si è iscritta fuori termine, quindi non le posso dare la parola.
E' iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, signori Assessori, in apertura di intervento mi verrebbe quasi spontaneo, se volessi fare polemica, domandare al collega Cherchi dov'era la Giunta, per quanto riguarda la valorizzazione del Trenino verde, esattamente tre anni fa e nei cinque anni precedenti. Io penso che questa non sia l'occasione per polemizzare, dato che la mozione in discussione è stata sottoscritta da settantaquattro consiglieri in rappresentanza delle diverse forze politiche, di centrosinistra e di centrodestra. Questa mi sembra l'esemplificazione chiara che lo spirito di questa mozione, di cui il collega Pisu è primo firmatario, è proprio quello di porre all'attenzione il problema delle linee ferroviarie della Sardegna, un problema che io ritengo sia complessivo e non possa essere limitato, chiaramente, come invece si è fatto nella mozione, al fatto contingente, ovvero alla possibilità di trasferimento di 37 unità di personale operanti sulla tratta Isili-Sorgono.
Penso che, come è venuto fuori anche dagli altri interventi, il problema sia sicuramente più complessivo e proprio la complessità dell'analisi di questo problema deve ispirare il nostro intervento e quello della Giunta. Ovvero bisogna valutare il problema del Trenino verde nel suo complesso, bisogna creare le necessarie sinergie tra Assessorati regionali, enti locali, che sono assolutamente fondamentali per la valorizzazione del sistema delle ferrovie, associazioni imprenditoriali e operatori turistici affinché il trasporto per fini turistici abbia una ricaduta economica reale. Se vengono attraversati territori che non hanno ricettività, dove non ci sono strutture alberghiere o agrituristiche, un servizio di questo genere rimane fine a se stesso. Ovvero la bellezza dei nostri territori, dei nostri paesaggi non è sufficiente se non è messa a regime in un sistema complessivo organizzato e in grado di creare ricadute economiche positive. In questo senso, anche nell'immediato, operazioni banali possono essere utili al miglioramento del sistema. Penso, per esempio, all'inserimento del discorso Trenino verde all'interno del sito della Regione sarda, penso alla possibilità di promuovere le opportunità turistiche presso i nostri aeroporti, i nostri porti, proprio per informare i turisti che vengono nella nostra Isola dell'opportunità di usufruire di questo servizio. Sono cose piccole, banali forse, ma anche di pronta attuazione, di pronto intervento, che possono essere applicate senza grossi sforzi economici, che possono dare delle piccole risposte, ripeto, anche momentanee, ma in un sistema più complessivo.
Spendo soltanto due minuti ancora, perché alla fine probabilmente rischiamo di ripeterci, sul gravoso problema delle Ferrovie della Sardegna. Sicuramente, la Giunta non è andata a Roma per assumersi soltanto i costi di questa operazione di trasferimento di competenze. Assolutamente no, il presidente Soru è andato a Roma per presentare un pacchetto molto più complessivo e che ben conosciamo, che è quello sulle entrate. Quindi al collega Contu dico che è abbastanza riduttivo pensare che l'amministrazione voglia caricarsi soltanto dei costi di un'operazione del genere, senza pensare ai possibili benefici. Premesso questo, è importante, secondo me, creare un momento di riflessione sul grosso problema delle Ferrovie della Sardegna, che non può essere affrontato in quest'Aula nei dieci minuti che si hanno per esporre una mozione o in dibattiti che, probabilmente, non offrono il tempo necessario per approfondire gli argomenti nello specifico.
Approfitto della presenza in aula del Presidente della quarta Commissione, l'onorevole Pirisi, per chiedere che questo argomento sia portato in Commissione, valutandone tutte le sfaccettature e quindi non solo la parte che riguarda il Trenino verde, ma anche il trasferimento delle competenze e delle risorse non solo per la gestione dell'ordinario, ma anche per la manutenzione delle attrezzature e per tutte le attività necessarie perché il sistema funzioni in maniera razionale.
Ecco, penso che questa sia una proposta costruttiva che ci deve vedere impegnati in un ragionamento che veramente che vada al di là delle parti politiche. Penso che il Trenino verde sia una risorsa della nostra regione ed essendo già verde non c'è bisogno di colorarlo né di rosso né di grigio né di altri colori. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Molto brevemente, signor Presidente, anche perché credo che non dobbiamo aggiungere niente alle cose che, purtroppo, il collega Pisu ha già detto. Dico purtroppo in senso bonario, in quanto avrei preferito non dover condividere la mozione, invece l'ho sottoscritta e quindi condivido tutto ciò che l'onorevole Pisu ha detto, ma ancor di più condivido ciò che ha detto l'onorevole Serra, perché credo che il problema sia proprio lì. Non andiamo a scoprire certo niente di nuovo quando parliamo della validità del Trenino verde, non in termini economici, guai a noi se dovessimo utilizzare questo argomento per dargli valore economico. Il Trenino verde non potrà mai attivare una spendita di risorse che apparentemente non hanno ritorno e, per quanto mi riguarda, credo debbano essere queste le considerazioni da fare e che tutti voi avrete fatto.
Ora, ho appreso con piacere che personaggi illustri hanno utilizzato il Trenino verde. Mi ha fatto piacere sapere che anche l'onorevole Serra, assieme agli onorevoli Pisu e Barracciu, ha utilizzato il Trenino verde, spero non per la prima volta e non credo che sia stata la prima volta per l'onorevole Barracciu. Tutti noi, o quasi, abbiamo avuto modo di utilizzare il Trenino verde anche quando verde non era. Ricordo che negli anni Cinquanta, quando ancora esisteva la linea ferroviaria Villamar-Ales, stiamo parlando di un periodo ormai remoto, era bella anche la Marmilla vista dal trenino (che allora non era verde), perché la Marmilla, ahimè, è verdeggiante solo per pochissimi mesi all'anno. Però, anche quella era una bella esperienza.
Ora, perché mi ricollego all'intervento dell'onorevole Serra? Perché l'onorevole Serra, puntualmente, e lo ringrazio per questo, riferendosi allo scenario complessivo della politica regionale ha posto una domanda alla Giunta regionale e al Consiglio, quella stessa domanda che l'assessore Dessì buonanima, politica e amministrativa, pose ai colleghi Giulio e Siro: "Ma dopo questi due anni, dove stiamo andando?" L'onorevole Serra si sofferma su questo aspetto, cioè si domanda quale sia la politica dei trasporti che la Regione vuole attuare in Sardegna, perché fondamentalmente questo è il problema, e riconduce il tutto a incontri ministeriali nei quali il parere della Regione è già stato dato. Purtroppo a noi non rimane altro, ne riparleremo in occasione della discussione sull'articolo 102 della finanziaria, ove è prevista la totale assenza di compartecipazione da parte dello Stato per ciò che riguarda la materia dei trasporti in Sardegna. Emerge, quindi, il primo fatto gravissimo. Affronteremo in altra sede le questioni attinenti alla sanità, ma certamente questo dei trasporti è un fatto estremamente grave.
Onorevole Serra, il presidente Soru ha utilizzato con voi un guinzaglio molto corto e adesso sta utilizzando un collare molto stretto, per cui non c'è assolutamente nessun margine di decisione, salvo che questo Consiglio regionale non sollevi un attimo lo sguardo, non ad altezza dei fuochi d'artificio, ma a un'altezza normale. Guardiamoci negli occhi! Noi non siamo in grado, ancora oggi, di imporci in termini politici, in termini amministrativi, in termini di sostegno di iniziative che sono anche importanti, per ottenere risorse maggiori da parte del Governo nazionale e non appiattirci, invece, e subire passivamente ciò che stiamo subendo in questi giorni. Il parere è già stato dato: non ci sarà compartecipazione sui trasporti. L'onorevole Pisu dice: "La Corsica, grazie a un grande piano di investimento predisposto dal Governo francese, ha affrontato il problema con uno stanziamento di 250 milioni di euro". Stiamo parlando certamente di risorse straordinarie. In Sardegna forse non sono necessari 250 milioni di euro per questo tipo di intervento nel settore dei trasporti, ma a tutt'oggi noi non sappiamo nemmeno che ne sarà delle 37 persone che stanno rischiando di essere poste in mobilità, di essere trasferite o di perdere il posto di lavoro. Ecco perché la preoccupazione è ancora maggiore.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno, guardate, in quest'Aula, in tanti anni di autonomia, è stata presentata una marea di ordini del giorno. Non avete idea, anzi abbiamo tutti idea di quanti ordini del giorno, votati magari all'unanimità, non hanno lasciato nessuna traccia, nessun segno. Un ordine del giorno non si nega a nessuno, si diceva una volta. Allora non bisogna andare sull'ordine del giorno, perché come si può imporre un fatto di questo genere al presidente Soru e alla sua Giunta? Dico la sua Giunta tra virgolette perché tale è, viste le dichiarazioni rese anche oggi sui giornali e ieri nelle televisioni da qualcuno che non si riconosce appunto nella "sua" Giunta. Vorrebbe essere una Giunta aggiunta! Voglio dire, come si può imporre un fatto di questo genere, come si possono impegnare la Giunta regionale e il presidente Soru a portare in quest'Aula, immediatamente, un programma sui trasporti, sul trasporto pubblico locale, sul Trenino verde, su tutto ciò che è necessario e di cui noi oggi stiamo parlando? Ecco, io trovo molta difficoltà a ritenere che questo sia possibile. Non ho avuto difficoltà a sottoscrivere la mozione dell'onorevole Pisu, ci mancherebbe altro! Non ho neanche difficoltà a votare a favore di un ordine del giorno, ma avverto tutti, e me stesso per primo, che un ordine del giorno così formulato serve solo per arrivare alle 2 del pomeriggio, ora in cui, come il Presente del Consiglio ha annunciato, termineranno i lavori dell'Aula.
Presidente, mi scuso con lei, però ho il dovere di dire che personalmente non condivido questa impostazione. Io credo che non si possano mettere né bavagli né bavaglini a nessuno. Avevamo già un guinzaglio, adesso abbiamo un collare stretto, ma per discutere di qualcosa questo Consiglio regionale deve avere le mani libere e non può essere certamente soggiogato dagli orari! Se alle ore 14 non avremo terminato, vorrà dire che si proseguirà nel pomeriggio, ma questa volontà di imporre anche gli orari credo che non sia assolutamente corretta. Capisco che probabilmente il Presidente l'abbia fatto perché magari intende cose che io personalmente non intendo…
PRESIDENTE. E' terminato il tempo, onorevole Diana.
DIANA (A.N.). Stavo parlando di lei, perciò è terminato!
PRESIDENTE. Sì, le abbiamo tolto la parola, l'abbiamo oscurata! Non è così. L'organizzazione dei lavori, come lei sa, avviene in Conferenza dei Presidenti di Gruppo, sulla base di una programmazione bimestrale.
LADU (Fortza Paris). Non era stabilito che si chiudesse alle ore 14.
PRESIDENTE. Forse si è distratto, onorevole Ladu.
E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, voglio continuare sulla scia dell'intervento dell'onorevole Diana, perché è vero che c'è una necessità di programmazione dei lavori consiliari ed è la Conferenza dei Presidenti di Gruppo che decide, a volte opportunamente, altre volte meno, in merito, però è altresì vero che questa mozione, al pari di altre mozioni, è stata posta in discussione non tanto per dare quel contentino di cui si diceva prima, quanto perché pone in campo problemi seri, che attengono alle esigenze di sviluppo e di convivenza civile delle popolazioni sarde che a noi fanno riferimento. Sembra che così non sia per il Trenino verde, a detta di qualcuno, che sembra essere qualcosa di cui discutere momentaneamente.
Io ebbi la fortuna di fare il primo viaggio sul Trenino verde, per propagandare il festival "Rocce Rosse blues", in compagnia di Andrea Parodi buonanima e di altri artisti che in quella circostanza apprezzarono appieno il paesaggio e la tipicità dello spostarsi con quel Trenino che richiamava i tempi andati, addirittura gustando il profumo che proveniva dallo sbuffare possente in salita di quel mezzo che utilizzava il carbone. Odori e sentimenti di quando ero ragazzo, che a me ricordavano quelle che furono le Ferrovie complementari della Sardegna meridionale, che collegavano Villamar ad Ales, cioè la sede vescovile con Villamar, che in origine faceva parte della diocesi di Ales, poi l'assetto delle due diocesi confinanti fu modificato scambiando Villamar con Villacidro. Ora, io ritengo che si debbano considerare tutte le tratte del Trenino verde, che per me non sono quelle delle Ferrovie dello Stato; sto parlando della tratta che da Cuglieri, o meglio da Macomer, passando per Bosa, Nuoro, Laconi, arriva sino ad Arbatax. Credo che questo sia un ragionamento da riprendere, considerate le ingenti risorse che si spendono e spandono. Data la voglia matta di volerci far carico per forza di nuove funzioni, secondo quanto disposto dall'articolo 102 della finanziaria, senza che siano trasferite, da parte dello Stato, le necessarie risorse finanziarie per assolvere questo compito, mi domando se non sia il caso di fare una seria programmazione, di considerare quali tratte sono davvero importanti nel collegamento delle zone interne per ripercorrere posti dimenticati, ma altamente e squisitamente turistici che potrebbero vedere rinvigorita la loro presenza e la loro essenza in un mercato complessivo della Sardegna.
Il presidente Soru e la maggioranza, che sono un tutt'uno, ci fanno quotidianamente presente la necessità di porre in essere una grande iniziativa per rilanciare l'economia delle zone interne, per fermarne lo spopolamento e per consentire che i piccoli paesi, presidi di zone dimenticate, possano essere ancora vivacemente attivi, per esempio con un percorso di reidentificazione favorito da una rete di ferrovie minori. Ma qui vige soltanto quello che il capo dice e che i capi chinati della maggioranza osservante accettano. Ecco perché, signor Presidente, non va bene la logica del chiudere il discorso su questo tema. Esistono proposte di legge portate all'attenzione delle Commissioni e mai accolte perché presentate dalla minoranza. Questa è l'arroganza della maggioranza! Direbbe Tocqueville, che spesso mi piace citare, questa è la dittatura della maggioranza, è un modo non corretto, direi concepito da una mente gravemente intorpidita, di discutere i problemi della Sardegna e di cercare soluzioni serie. Mi riferisco, per esempio, a ciò che si potrebbe fare e non si fa per valorizzare gli aeroclub, e le aviosuperfici, che in altre regioni, in altre situazioni, vengono utilizzati per piccoli aerei di collegamento veloce.
Ma cosa ha a che fare questo con il Trenino verde? E' tutto un discorso legato a una programmazione seria in grado di dare risposte alle zone interne; è un ragionamento diverso che deve riguardare l'insieme dei trasporti per le zone interne, tendente a valorizzare le potenzialità di sviluppo delle zone interne attraverso un tipo di turismo alternativo, di cui tanto si chiacchiera e per cui niente si fa effettivamente. La logica che dovrebbe, invece, porre in campo la maggioranza è l'accettazione assoluta delle proposte serie, che possono rappresentare un riferimento oggettivo per le prospettive future di sviluppo di queste zone.
E allora, come si può non discutere di questi problemi e non comprendere pienamente la paura delle persone che non hanno più il posto di lavoro dove erano si erano stabilite con le proprie famiglie, essendo state trasferite in altre zone? Per quell'azione programmatoria razionalizzante che impera in questo periodo, questa è stata la soluzione di problemi di natura economica nella gestione delle ferrovie sarde. Ma in realtà serve ben di più, serve che la rete ferroviaria sia potenziata. Direi che le tratte che non esistono più, per esempio la Villamar-Ales, devono essere ripensate in termini oggettivi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Poiché non è presente in aula, decade dal diritto alla parola.
E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, avrei dovuto iniziare questo brevissimo intervento dicendo che si assisteva, in quest'Aula, a uno scontro fra due treni. Non lo dico più, perché, purtroppo, tristemente ho appreso in questo momento che c'è stato uno scontro vero, a Roma, fra due treni e ci sono anche delle vittime.
Comunque, anche se non posso usare questa terminologia, posso dire che il nostro modo di far politica assai spesso è capace di fermare pure ciò che non può essere fermato. L'onorevole Oscar Cherchi si domandava, prima, chi fra i consiglieri regionali presenti fosse salito mai sul Trenino verde. Io sono salito tante volte su quel trenino e chi voleva studiare doveva prendere quel treno, che allora si chiamava sa lettorina, e che a Suelli, che dista due chilometri da Selegas, passava alle 6 e 25 del mattino. Sa lettorina delle 6 e 25 non arrivava mai puntualmente, ma arrivava alle 6 e 45, e noi studenti, per raggiungere le scuole di Cagliari e arrivare entro le 8 e mezzo, naturalmente dovevamo servirci di quell'unico mezzo straordinario che era il treno. Bisognava solo sperare che non soffiasse il vento, perché bastava una folata di vento per far deragliare il treno. Il Trenino verde poggia, come voi sapete, su dei binari a scartamento ridotto, che distano tra loro, mi pare, appena 80 centimetri e ovviamente basta un niente per fargli perdere l'equilibrio. Nel 1973 avvenne un fatto tragico, tra l'altro, per gli studenti che, come me, erano a bordo: il treno deragliò e ci furono parecchi feriti.
Dico questo perché, in ogni caso, il Trenino verde è davvero un patrimonio. Credo che, un giorno o l'altro, ci sarà qualche iniziativa dell'UNESCO che dichiarerà questo trenino patrimonio dell'umanità, perché è talmente singolare, talmente affascinante, talmente bello, talmente tipico del DNA di noi sardi che, probabilmente, chi assumerà questa iniziativa, e rivolgo un invito esplicito anche all'onorevole Pisu che si è distinto in questa battaglia, farà cosa meritoria, non solo perché Lawrence ne ha parlato, non solo perché Wagner ne ha parlato quando ha scritto il suo dizionario sardo, ma perché davvero il Trenino verde è e rappresenta una grande potenzialità da un punto di vista turistico. Quindi questa nostra iniziativa in quest'Aula non è volta solo a salvare i 37 posti di lavoro che sono a rischio, ma a salvaguardare qualcosa di molto più alto, di molto più nobile, perché davvero venga restituita una grande possibilità di crescita economica e sociale ma anche turistica alle zone più interne della nostra regione.
Attraversare il bosco di Betilli con il Trenino verde penso che sia una delle esperienze che tutti noi dovremmo fare per capire esattamente quale profumo può essere percepito durante un viaggio di questo genere. Chi ha avuto la fortuna di farlo sa bene che in alcuni tratti il treno si deve addirittura fermare perché i cinghiali molto spesso si pongono in mezzo ai binari e quindi riesce più a procedere. Bisogna scendere per un attimo, i manovratori del treno riescono a far scansare i cinghiali e allora si può proseguire. Insomma, un'avventura che non è uguale a quella descritta dall'onorevole Contu, lontana naturalmente dalla nostra terra, ma che ha ugualmente un grande fascino e merita di essere salvata perché sia garantita anche ai nostri figli la possibilità di crescita della rete ferroviaria.
La rete ferroviaria, tra l'altro, è nata in un momento storico particolarissimo. Voi sapete che durante la realizzazione di quei binari degli operai hanno avuto problemi grossissimi a causa del catrame che veniva bruciato per incatramare le traversine di legno. Noi oggi conosciamo la capacità cancerogena del catrame e infatti molti di loro, purtroppo, hanno sviluppato dei tumori che se li sono portati via. Quindi anche in ossequio a questo grande sacrificio, che probabilmente è ignorato ma che molti conoscono, sarebbe opportuno che qui si aprisse un dibattito serio e si assumessero tutte le iniziative, di cui invito la Giunta regionale a farsi interprete, per evitare ciò che paventava l'onorevole Serra, il quale ha invitato tutti a una riflessione attenta. Fra tre anni, quando le risorse finiranno, che cosa accadrà? Prepariamoci a questo appuntamento e soprattutto, così come l'onorevole Diana diceva, perché non parlarne fin d'ora visto che il problema delle entrate è molto attuale? Dobbiamo capire se fra tre anni ci sarà una differenza nei costi tale da costringerci ad assumere iniziative drastiche, ma lo dobbiamo sapere sin da oggi. E poiché è attuale il confronto con il Governo sulle risorse che probabilmente dovremo mettere di tasca fra tre anni, è chiaro che nessuno di noi può sottrarsi a questa grande responsabilità politica.
PRESIDENTE. Devo comunicare che l'Assessore dei trasporti non è presente perché è impegnato a Bruxelles. La Giunta è rappresentata, per quanto riguarda questa mozione, dall'Assessore del turismo, che ha anche una competenza specifica in questa materia, così com'è stato ricordato in molti interventi.
Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore del turismo, artigianato e commercio.
DEPAU, Assessore tecnico del turismo, artigianato e commercio. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, l'onorevole Pisu ha illustrato in maniera estremamente esaustiva le problematiche riguardanti il Trenino verde e soprattutto le ultime novità. E' stato detto che si è riusciti a ottenere la sospensione del trasferimento di 37 dipendenti e io concordo con l'onorevole Pisu, l'onorevole Serra e gli altri consiglieri che sono intervenuti nel valutare che c'è stata veramente una mobilitazione generale da parte delle popolazioni locali, dei sindaci, delle associazioni, di moltissimi consiglieri regionali e della Giunta regionale. Questo passo è stato fatto, ed è stato fatto anche un passo più importante, quello di rivendicare, come richiesto nella mozione, che sia ridiscussa la partita delle Ferrovie della Sardegna, secondo quanto prescritto nell'Intesa Stato-Regione del 1999.
Come sapete è in discussione la finanziaria nazionale, che comprende anche questo punto, e noi siamo fiduciosi che questo venga a compiersi e che quindi si faccia finalmente questo passaggio con tutte le problematiche che esso comporta. A quel punto, chiaramente, saremo in grado di procedere così come ci è stato richiesto, e cioè nella predisposizione di un progetto serio di valorizzazione del Trenino verde.
Le problematiche sono tante, prima fra tutte la diversità dei problemi posti dall'utilizzo del trenino per il trasporto locale o per fini turistici. Dal mio punto di vista devo dire che credo molto, moltissimo nell'utilizzo del Trenino verde a fini turistici, ma non lo dico oggi, in seguito a questa mozione. Già in precedenza, quando non c'era il problema della sospensione dei lavoratori, l'Assessorato del turismo ha impegnato risorse, attraverso progetti interregionali, per la promozione delle tratte del Trenino verde, incentivando dei punti di informazione turistica, mettendo delle guide a bordo, organizzando corse speciali per determinati eventi, proprio perché da sempre sono convinta che il Trenino verde possa essere una risorsa per le zone interne.
Molte regioni non hanno risorse turistiche e se le devono inventare, noi le abbiamo. In questo momento la nostra industria turistica, che va anche bene, vive fondamentalmente del turismo marino-balneare. Da sempre questo Governo regionale e questa maggioranza hanno parlato della necessità dello sviluppo delle zone interne. Quella del Trenino verde è la risorsa principale che hanno le zone interne per lo sviluppo turistico. Quindi a questo progetto io credo moltissimo. Come ho detto in diverse occasioni, il vero problema per quanto riguarda il Trenino verde è quello di avere finanziamenti per l'acquisto di nuove carrozze, magari simili a quelle della Corsica, carrozze panoramiche su cui i turisti possano salire anche con le loro biciclette e i loro bagagli, per poter soggiornare nelle diverse località e conoscere veramente il territorio. Anche questo è vero sviluppo, non soltanto le escursioni di una giornata. Per fare questo, però, dobbiamo avere noi la concessione delle ferrovie regionali, perché mentre nel 2005 siamo riusciti a integrare le risorse, nel 2006 il problema grave non è derivato dalla Regione, ma dal taglio dei finanziamenti operato a livello statale, con tutte le conseguenze che sono derivate proprio per l'organizzazione delle tratte a scopo turistico.
In questo senso credo che ci sia stato uno sforzo significativo e ritengo che da parte della Giunta, del Consiglio e delle popolazioni locali ci sia molta convergenza di intenti su questo tema. Devo dire che l'Assessorato dei trasporti sta già lavorando per reperire altre potenziali risorse per il mantenimento e la risistemazione delle carrozze a vapore, cosa che si sta già facendo. Ci sono pure stati diversi incontri tra l'Assessorato del turismo e quello dei trasporti, proprio per predisporre un programma di valorizzazione del Trenino verde. Questo dovrà essere chiaramente concertato con gli enti locali e le popolazioni locali e si potrà fare in maniera seria una volta che avremo acquisito la competenza, perché bisogna fare un progetto economico, ovviamente.
Quindi noi siamo estremamente in linea con la mozione presentata dall'onorevole Pisu e altri e possiamo impegnarci, come Giunta, ad assumere come priorità per lo sviluppo delle zone interne la promozione di un progetto di valorizzazione del Trenino verde. Tengo a sottolineare, ma è già stato detto, che moltissimi progetti che sono stati presentati, moltissime manifestazioni di interesse presentate nell'ambito della progettazione integrata riguardano questo aspetto. Sta pure crescendo la richiesta, da parte delle zone interne, di ricettività del tipo albergo diffuso proprio nelle zone intorno al Trenino verde.
Direi che su questo tema c'è una convergenza di intenti da parte di tutti, per cui mi impegno a riportarlo in Giunta regionale, ma possiamo dirci in linea con il contenuto della mozione e con gli impegni che possiamo assumere per continuare questa battaglia e arrivare al risultato finale.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione della mozione. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Volevo segnalare, Presidente, che la mozione è stata trasformata in ordine del giorno e aggiornata in base alle questioni poste oggi. Credo sia stata già consegnata all'Assessore e alla Presidenza.
PRESIDENTE. Non so a quale Presidenza l'abbia consegnata.
CUGINI (D.S.). A quella che verrà, Presidente!
PRESIDENTE. A questa no, però siamo pronti a riceverla anche brevi manu.
PISU (R.C.). Mi sono sbagliato, se c'è un commesso che la porti...
PRESIDENTE. Se troviamo un commesso in circolazione glielo mandiamo subito. Sono momentaneamente tutti assenti!
CUGINI (D.S.). Va bene anche il Questore?
URAS (R.C.). La porta il Questore, ovviamente di questo terremo conto.
PISU (R.C.). Presidente, per la replica sono previsti cinque minuti?
PRESIDENTE. Onorevole Pisu, perché vuole replicare? Va tutto bene, dobbiamo fare un'altra mozione? Abbiamo colto le ragioni profonde della mozione, c'è un grande consenso, abbiamo capito tutto quindi possiamo procedere alla votazione dell'ordine del giorno.
Onorevole Pisu, ovviamente l'ordine del giorno si intende firmato da tutti i presentatori della mozione, ma dobbiamo procedere a questo piccolo adempimento burocratico.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà. Su che cosa, onorevole Diana?
DIANA (A.N.). Intanto sull'ordine dei lavori. Giunge adesso la notizia che è stato predisposto un ordine del giorno che noi, che abbiamo sottoscritto la mozione, non abbiamo ancora avuto modo di leggere. Sarebbe importante che questo ordine del giorno venisse distribuito all'Aula. Successivamente interverrò per dichiarazione di voto anche a seguito delle esternazioni dell'assessore Depau.
PRESIDENTE. Onorevole Diana, in realtà è la mozione che è stata integralmente trasformata in ordine del giorno, quindi il contenuto è quello noto e sottoscritto da tutti i consiglieri. Di fatto si vota il testo della mozione trasformato in ordine del giorno perché possa essere votato.
Onorevole Diana, intende fare una dichiarazione di voto?
DIANA (A.N.). Sì.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Credo sia legittimo che io faccia una dichiarazione di voto, stante la situazione che lei ha enunciato, e cioè che l'ordine del giorno riporta integralmente e fedelmente il contenuto della mozione.
Ovviamente votiamo a favore, pur non essendo favorevoli alle considerazioni che l'assessore Depau ha portato in quest'Aula, perché, colleghi, non c'è stato nessun impegno da parte della Giunta regionale, né poteva esserci trattandosi di un argomento che intanto esula dalle competenze dell'Assessore, anche se lo coinvolgono per l'aspetto turistico. Certamente avremmo gradito la presenza dell'Assessore dei trasporti - se non del Presidente che, ahimè, è assente - però, assessore Depau, lei ha fatto riferimento alla progettazione integrata su questo argomento che, glielo assicuro, è il nulla! Tutti i colleghi sanno - soprattutto l'onorevole Pisu, che da vecchio amministratore sa benissimo come funziona questo mondo - che nella progettazione integrata non ci sarà una lira per il Trenino verde, così come ci saranno pochissime risorse, a fronte dei 728 milioni di euro che fanno capo al POR, per la progettazione integrata. Insomma, poco anzi nulla di queste risorse andrà in questa direzione. Delle 13 mila e 500 richieste si presume di finanziarne mille, lascio a voi ogni commento.
L'argomento rimane ancora all'attenzione. Il problema dei trasporti, e in questo caso del Trenino verde, non è secondario ed è stato inserito nelle considerazioni che tutti noi abbiamo fatto. Aspettiamo ancora di capire qual è la politica dei trasporti che questa Giunta regionale vorrà proporre ai sardi. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Presidente, chiedo la votazione nominale. Grazie.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggia la richiesta li consigliere Vargiu.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 90. Si vota la mozione il cui testo è identico a quello dell'ordine del giorno, che però non reca le firme in calce, in questo momento. Siccome non c'è motivo per non votare la mozione la stessa viene messa in votazione tal quale, così risolviamo anche il problema dell'onorevole Diana.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Gessa ha votato a favore. Il voto nullo è il mio, ma è da intendersi favorevole.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancareddu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Capelli - Cappai - Cassano - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda - Farigu - Floris Mario - Floris Vincenzo - Frau - Gallus - Gessa - Giagu - Ibba - La Spisa - Ladu - Lai - Lanzi - Licandro - Licheri - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Milia - Moro - Murgioni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Pittalis - Porcu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Serra - Spissu - Uras - Vargiu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 77
votanti 77
maggioranza 39
favorevoli 77
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli sul Regolamento. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo perché vorrei chiedere a lei l'interpretazione e la valenza dell'articolo 105 del Regolamento consiliare.
In data 11 ottobre, ho avanzato alla Direzione generale della ASL numero 8 una richiesta, ex articolo 105, per avere copia di una serie di delibere ben identificate, nonché degli allegati del modello CE di rilevazione del conto economico relativo al primo trimestre del 2006. In data 16 ottobre, ho ricevuto il diniego da parte del Direttore generale della ASL numero 8, che non ha accolto l'istanza di accesso agli atti.
Mi permetto di chiedere a lei, Presidente, l'interpretazione e la valenza dell'articolo 105 del Regolamento e consegnerò al Presidente della settima Commissione una nota in cui reitero e motivo la mia richiesta, non dovendo comunque motivazioni di sorta al suddetto Direttore generale.
Richiamo in Aula questo caso soprattutto dopo l'intervento che il Presidente della Giunta ha svolto l'altro giorno, in cui ha elogiato la trasparenza degli atti dell'amministrazione e chiedo un suo autorevole intervento, signor Presidente del Consiglio, affinché possa venire immediatamente in possesso degli atti richiesti.
PRESIDENTE. Esaminerò il problema che lei sottopone se mi fa avere tutti gli elementi, tutte le informazioni in merito, ma invito i consiglieri a evitare di porre in Consiglio questioni che hanno bisogno comunque di un approfondimento in altra sede. Altrimenti il Consiglio si trasforma in un luogo nel quale si fanno una serie di segnalazioni.
PISANO (Riformatori Sardi). Sul Regolamento, Presidente.
PRESIDENTE. [s2] Onorevole Pisano, su quale punto del Regolamento intende intervenire?
PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, volevo far osservare una cosa che lei sicuramente condivide, e cioè che la dichiarazione che ha fatto l'onorevole Capelli è gravissima, e lei, che rappresenta questo Consiglio, dovrebbe immediatamente assumere un'iniziativa a nome dell'intera Assemblea, perché non esiste la possibilità di denegare l'accesso di un consigliere ad atti della Regione sarda.
E' una cosa di una gravità inaudita!
PRESIDENTE. La valuteremo, onorevole Pisano, ma non è aperta la discussione sulla segnalazione dell'onorevole Capelli, sulla quale io personalmente non ho nessun elemento di valutazione. Quindi la valuteremo e se, come lei dice e come dice anche l'onorevole Capelli, ciò che è successo sarà ritenuto gravissimo, assumeremo tutte le iniziative perché le prerogative dei consiglieri regionali siano rispettate fino in fondo, sia dal Direttore generale della ASL numero 8 sia da tutti coloro che le devono rispettare.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 85.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione Ladu - Murgioni - Gallus sulla mancata attuazione dell'articolo 12 dello Statuto e sui porti franchi di Cagliari, Olbia, Porto Torres, Portovesme, Arbatax e Oristano.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- la gravissima situazione economica e sociale dell'Isola tende ad aggravarsi in mancanza di adeguate e concrete risposte alla crisi di interi territori a vocazione industriale, agro-pastorale e turistico-ambientale, coinvolgendo sia le piccole comunità sia le vaste aree urbane;
- a fronte dell'uscita dall'Obiettivo 1, risultano sorpassati, insufficienti ed inadeguati i tradizionali strumenti di politica economica finora posti in atto per attenuare la forbice sviluppo-sottosviluppo con le aree avvantaggiate della penisola e dell'Unione europea che risulta essere in costante aumento ai danni della Sardegna;
- le storiche e geografiche diseconomie dovute all'insularità, sommate alla carenza di infrastrutture - assenza di ferrovia elettrificata, di autostrade, di metanizzazione, carente continuità territoriale - limitano, depotenziandola, la specialità dell'autonomia della Sardegna;
- i padri dell'autonomia avevano già individuato nella zona franca generalizzata la base di un modello di sviluppo economico e liberista, in antitesi a quello statalista e dirigista allora imperante, e ottennero dalla Costituente che nel nostro Statuto ne fosse prevista l'istituzione, seppure nella forma ridimensionata dei punti franchi;
- questa lungimirante e originale indicazione della zona franca è divenuta nel tempo la principale leva economica adottata in ogni latitudine e sistema economico politico e sociale quale parte caratteristica della migliore crescita dell'economia mondiale e veicolo di democrazia, modificando nel tempo la sua natura originaria di franchigie doganali con l'inserimento di misure di fiscalità agevolata e abbattimento degli oneri di produzione e dei costi di lavoro;
- all'interno dell'Unione europea sono diversi gli stati membri (Irlanda, Germania, Francia, Spagna, Portogallo e Gran Bretagna) che sono ricorsi con successo all'istituzione di un regime di zona franca per riequilibrare la realtà socio-economica di zone con grandi ritardi nello sviluppo;
CONSIDERATO che:
- il Presidente della Repubblica, su proposta del Governo, con il decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 75, ha emanato le norme in attuazione dell'articolo 12 dello Statuto speciale della Regione sarda istituendo nella Regione zone franche nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate e collegabili;
- la delimitazione territoriale delle zone franche ed ogni altra disposizione necessaria per la loro operatività vengono effettuate, su proposta della Regione, con separati decreti del Presidente del Consiglio dei ministri;
- in sede di prima applicazione la delimitazione territoriale del Porto di Cagliari è quella prevista nell'allegato aggiuntivo all'accordo di programma dell'8 agosto 1995 sottoscritto col Ministero dei trasporti;
- con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 giugno 2001 sono state dettate ulteriori disposizioni per l'operatività della zona franca di Cagliari che, autorizzando qualsiasi attività di natura industriale o commerciale o di prestazione di servizi, individuava la società consortile per azioni "Zona franca di Cagliari" con marchio d'impresa "Cagliari Free Zone" per organizzarla e come soggetto gestore a tempo indeterminato;
TUTTO CIÒ PREMESSO, potendosi la zona franca prefigurare a buon diritto come una equa compensazione per le croniche deficienze dovute alle diseconomie determinate dalla insularità e a quelle di carattere strutturale in materia di energia, trasporti, telecomunicazioni, sistema delle acque e servitù militari, e nella certezza che le misure basate sulla fiscalità agevolata da rendere operative in aree svantaggiate e nelle isole, già riconosciute da economisti e politici di diversi schieramenti, in forza dello Statuto sardo possono essere da subito applicate e rese operative grazie a specifiche norme di attuazione;
POSTO IN EVIDENZA che:
- la Sardegna si trova oggi nella necessità di affermare un proprio modello economico il quale attraverso la zona franca si prefigga la presenza contemporanea e integrata di elementi utili all'obiettivo finale e fondamentale di creare uno sviluppo endogeno e autosostenuto in tutto il territorio della Regione;
- in forza della conformazione geografica del nostro territorio, un'isola ha dei confini naturali facilmente identificabili con la zona franca, è possibile evitare la frammentazione e l'appesantimento dei controlli doganali connaturati con l'eventuale scelta di istituire zone franche limitate a piccole porzioni territoriali,
impegna la Giunta regionale
ad intraprendere ogni necessaria iniziativa politica affinché:
- il regime di zona franca venga esteso all'intera Isola per tutte le iniziative economiche, incentivando l'utilizzo dei servizi, l'esportazione e il consumo di beni prodotti o trasformati in Sardegna con adeguate misure di defiscalizzazione, restituzione delle quote di fiscalità, incentivi finanziari, servizi reali, e tutto ciò sia indispensabile alla riqualificazione di attività in crisi, alla creazione di nuove intraprese economiche ed imprenditoriali e all'occupazione, in analogia con le recenti misure adottate da diversi stati membri e in armonia con la legislazione europea per la coesione economica e sociale delle aree svantaggiate e insulari;
- a richiedere, in assenza di metanizzazione e in presenza di un più elevato costo dell'energia rispetto alla penisola, l'abbattimento delle accise e della fiscalità sui combustibili consumati in Sardegna per la produzione di energia, riscaldamento, trasporto e, inoltre, la riduzione delle fiscalità sul consumo elettrico per la produzione e gli usi civili;
- ad attivare il necessario confronto con lo Stato e le parti interessate per adottare l'immediata delimitazione territoriale delle zone franche istituite nei porti di Olbia, Porto Torres, Portovesme, Arbatax e Oristano, collegando tali delimitazioni in modo tale da farle coincidere con tutto il territorio della Sardegna. (85).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, colleghi, signori della Giunta, il Gruppo Fortza Paris con la presentazione della mozione sulla zona franca, e in particolare sulla mancata attuazione dell'articolo 12 dello Statuto per i porti di Cagliari, Olbia, Porto Torres, Portovesme, Arbatax e Oristano, ha voluto riportare l'attenzione di questa Assemblea su un tema che sta diventando sempre più di scottante attualità.
E' di questi giorni la notizia, apparsa su un autorevole quotidiano economico nazionale, "Il Sole 24 Ore", che anche il Governo italiano sta studiando l'istituzione di zone franche nel territorio della Repubblica. Non a caso, in seno all'Unione Europea, sono diversi gli Stati membri (Irlanda, Germania, Francia, Spagna, Portogallo e Gran Bretagna) che sono ricorsi, con successo, all'istituzione di un regime di zone franche modulato a seconda delle diverse esigenze per colmare lo squilibrio fra territori a forte crescita economica rispetto a quelli che evidenziano un grave ritardo di sviluppo.
Noi riteniamo che la Sardegna, che vanta una solida tradizione politica in materia di zona franca, non possa mancare a un appuntamento così importante e auspichiamo che attraverso il Consiglio regionale possa essere avanzata una concreta proposta per poter ottenere questo formidabile strumento di crescita economica.
Signor Presidente della Giunta, colleghi, il faticoso cammino dei sardi verso i processi di sviluppo industriale, economico, sociale e culturale ha sempre trovato un insormontabile ostacolo nella drammatica crisi del comparto economico e produttivo, che tutta l'Isola subisce senza che vi sia il minimo segnale di ripresa. Se l'abbattimento delle barriere doganali all'interno dell'Unione Europea è stato applicato con effetti e ricadute omogenee, non altrettanto è avvenuta l'omogeneizzazione degli standard di sviluppo economico fra le varie regioni. Con l'ingresso dei Paesi dell'Est europeo, ex cortina di ferro, all'interno dell'Unione ingenti flussi di risorse economiche e finanziarie sono state dirottate verso questi Paesi, risorse che sono state sottratte proprio dai fondi destinati, per la coesione sociale ed economica interna, anche alla Sardegna.
L'abbattimento degli standard medioeuropei di sviluppo per via della presenza di questi Paesi che marcano un sensibile ritardo ha comportato la fuoriuscita della Sardegna dall'Obiettivo 1. Purtroppo gli attuali strumenti di politica economica non consentono alla nostra terra di attenuare la forbice di sottosviluppo con le aree avvantaggiate della penisola italiana e della stessa Unione Europea. La zona franca, in questo senso, colleghi, rappresenta una risposta adeguata alle nostre endemiche difficoltà, in quanto l'inserimento di misure sia di fiscalità agevolata sia di abbattimento degli oneri di produzione e dei costi di lavoro costituisce un formidabile volano per la rinascita economica della nostra terra.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue LADU.) Giova ricordare che la zona franca è un istituto i cui benefici erano noti sin nell'antichità. I Fenici lo adottavano per facilitare i loro scambi commerciali, le città stato greche e i romani potevano consolidare ed estendere il loro potere economico, e quindi politico, grazie a questo istituto. In tempi attuali, l'ONU ha fatto spesso ricorso a questo strumento per trovare sbocchi di mercato ai Paesi maggiormente depressi dell'economia mondiale, ciò a significare che nel tempo la zona franca non solo non ha perduto le sue potenzialità, ma anzi le ha potute accrescere, adeguandosi alle multiformi esigenze dei diversi mercati di tutto il mondo.
Il concetto di zona franca nacque e si consolidò in Sardegna quando la zona franca fu proposta per contrastare gli elevatissimi dazi doganali innalzati, agli albori del secolo scorso, dalla Francia nei confronti delle produzioni del comparto agricolo e zootecnico provenienti dall'Isola. La proposta era mirata ad assolvere la funzione di liberalizzazione economica tesa ad agevolare la commercializzazione dei nostri prodotti su scala internazionale. Negli anni successivi il concetto di zona franca subì un'evoluzione grazie al contributo di un grande economista isolano dell'epoca, quale Paolo Pili. Alla ripresa della vita democratica, nell'immediato dopoguerra, i consultori del Partito Sardo d'Azione nell'Assemblea regionale riproposero il tema di zona franca per inserirlo nella nascente proposta di Statuto sardo. In seguito, grazie anche alla sensibilità della D.C., che propugnava le tematiche autonomiste, tanto che la prima Giunta regionale nacque da un bipartito, D.C.-Partito Sardo d'Azione, con Luigi Crespellani Presidente della Giunta e Anselmo Contu Presidente del Consiglio, lo Statuto adottato, e tuttora vigente, all'articolo 12 contemplò i punti franchi. Negli anni successivi diverse proposte di legge per la zona franca furono presentate da parte di diversi esponenti politici, soprattutto di aria sardista e democristiana, nel Parlamento italiano e nel Consiglio regionale. Segno che, nelle diverse epoche, non è mai venuta meno la tensione politica ideale per promuovere l'istituzione della zona franca in Sardegna. E' mancato, invece, il successo nelle rivendicazioni, in quanto il concetto di libertà d'impresa, insito nella zona franca, ha costituito per molte formazioni politiche sarde un pericolo, perché nella loro ristretta visione ideologica esse sono più favorevoli a misure di pianificazione economica contrattata e gestita rigidamente dall'ente regionale in tutte le sue linee di indirizzo.
Una negatività che è stata superata in anni più recenti, quando la grande mobilitazione di tutte le forze sociali, politiche e culturali, promossa dal Comitato Sardegna zona franca, portò, nella seconda metà degli anni Novanta, prima alla modifica delle norme di attuazione dell'articolo 12 dello Statuto, con l'estensione del concetto di punto franco in zona franca, e successivamente, nel 1998, all'adozione del provvedimento del Presidente della Repubblica, con l'istituzione dei porti franchi di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme e Arbatax. Oggi, un ritrovato clima di grande mobilitazione unitaria può consentire il raggiungimento di nuovi e importanti traguardi per l'Isola. Mi auguro davvero che non ci lasceremo sfuggire questa occasione.
Colleghi, il persistente e continuo fallimento delle politiche di sviluppo economico intentate da diversi Governi regionali ci porta alla constatazione che la zona franca è l'unico strumento che la Sardegna ha a disposizione per meglio affrontare la grave crisi produttiva, il sottosviluppo, la disoccupazione e l'isolamento. La mozione muove dal presupposto che sono maturi i tempi per disegnare un modello vincente di zona franca per la Sardegna, che si prefigga come obiettivo principale la rinascita economica e la creazione di una cultura imprenditoriale autosufficiente, attraverso un ampliamento della base produttiva e una maggiore apertura del sistema economico isolano verso i mercati internazionali. Stiamo cioè parlando di uno strumento che favorisca l'aumento delle esportazioni e il miglioramento della bilancia commerciale, la valorizzazione dei prodotti sardi agricoli e artigianali, la creazione di una rete telematica per vincere l'isolamento e portare il mercato sardo nel mercato globale in tempi reali, la realizzazione di importanti opere pubbliche per adeguare le nostre infrastrutture alle mutate esigenze dovute all'incremento dei rapporti e degli scambi commerciali e a un nuovo clima di investimenti e intraprese finanziarie, l'abbattimento delle accise e della fiscalità sui combustibili consumati in Sardegna per la produzione di energia elettrica, trasporto e riscaldamento e, infine, una riduzione fiscale sul consumo di energia elettrica per uso civile al fine di far fronte ai maggiori costi dell'energia, rispetto a quelli praticati nel resto d'Italia, dovuti anche alla mancata metanizzazione dell'Isola.
Non si tratta di una battaglia egoistica, volta ad assicurare al popolo sardo benefici superiori e indebiti rispetto a quelli di cui godono gli altri cittadini della Repubblica, ma di una richiesta tesa a costituire un'equa compensazione per le croniche deficienze di carattere strutturale in materia di energia, trasporti, telecomunicazioni, sistema delle acque, agricoltura e servitù militari, nonché per la sottostima delle quote di fiscalità. Questa rivendicazione si fonda, perciò, su di un pacchetto articolato di misure miste di fiscalità di vantaggio e doganali e sul basso costo del denaro quale contropartita per la mancanza di servizi reali ed essenziali, ancora oggi non garantiti dallo Stato italiano e dall'Unione Europea al popolo sardo.
La proposta di zona franca che, se la mozione odierna verrà approvata, si intende avanzare insiste sull'estensione dei benefici agevolativi sulle produzioni, sui consumi, sui dazi e fiscalità a tutto il territorio sardo, in modo da comportare una perequativa ricaduta economica in tutta l'Isola, evitando il pericolo di una desertificazione economica dei territori non ammessi in regime franco doganale. Già nella delimitazione dei porti franchi, prevista dalle norme che la Giunta è chiamata a effettuare, è possibile dilatare l'estensione della zona franca in modo tale che coincida con tutto il territorio regionale. Essendo la Sardegna un'isola e quindi avendo confini naturali ben si presta all'adozione di una zona franca integrale. Lo stesso ufficio ispettivo del Ministero delle finanze, che negli anni passati ha effettuato uno studio per stabilire la possibilità di istituire delle zone franche nel territorio della Repubblica, ha individuato nella Sardegna il sito italiano ideale per eccellenza.
A livello europeo, avendo queste caratteristiche ideali, la Sardegna può divenire una vasta area di libero scambio, dove tutti gli Stati membri dell'Europa possono incentivare gli scambi commerciali con i paesi extraeuropei attraverso questa ideale cerniera commerciale costituita dalla Sardegna posta strategicamente al centro del bacino occidentale del Mediterraneo. Una zona franca siffatta è concepita non solo con l'obiettivo di recare beneficio alle popolazioni indigene, ma anche di promuovere nuovi interessi commerciali per tutti gli Stati membri dell'Unione Europea, quindi di grande valenza strategica ed economica per la stessa Europa.
Colleghi e colleghe, le nostre richieste storiche, riguardanti l'agricoltura, la pastorizia, l'artigianato, il commercio, l'industria e il turismo, languono in una crisi senza precedenti. Sollecitiamo, attraverso l'approvazione di questa mozione, una grande mobilitazione popolare che veda partecipi le forze politiche e sociali, la cultura, le imprese, i liberi cittadini in uno sforzo straordinario tale da indurre il Governo centrale a non frapporre più indugi per l'istituzione di un regime di zona franca per la Sardegna. I grandi sacrifici patiti dal popolo sardo per l'unità d'Italia non possono che trovare soddisfazione in questa legittima e sacrosanta rivendicazione, per fare della Sardegna una terra prospera e felice. Per questo motivo sono certo del contributo propositivo di tutti i consiglieri. Grazie.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al primo iscritto a parlare, l'onorevole Murgioni, comunico al Consiglio che la Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha deciso che la discussione di tutte e due le mozioni all'ordine del giorno si concluda entro la mattinata. Siccome prevediamo di completare i lavori entro le ore 14, chiedo ai colleghi che intendono intervenire di iscriversi subito, in modo che io possa contingentare i tempi così come convenuto.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Vorrei precisare che la Conferenza dei Presidenti di Gruppo, a mia memoria, ma anche degli altri colleghi della opposizione, non ha deciso che si concludessero i lavori alle ore 14.
Ricordo che si era detto che soprattutto su un argomento di questa natura, che non è certamente secondario, e il cui contenuto è stato introdotto da una relazione molto dettagliata e articolata, può essere utile non procedere in fretta e furia.
Quindi credo che sia veramente inaccettabile che la discussione su un argomento di questa importanza sia limitata in questo modo. Piuttosto rinuncerei al mio intervento. Non so cosa faranno gli altri colleghi, ma sarebbe un'occasione sprecata se, contingentando i tempi, dedicassimo solo un'ora di discussione a un argomento che credo interessi tutto il Consiglio, senza polemiche politiche.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, forse la questione è più semplice di quanto non la stiamo facendo apparire io e lei, e se mi lascia completare il pensiero forse riesco a chiarirlo.
LA SPISA (F.I.). Io contesto il fatto che si sia deciso di terminare, con il contingentamento dei tempi, alle ore 14. Ricordo bene di aver precisato che la discussione si sarebbe dovuta prolungare per il tempo che il Consiglio avrebbe deciso di dedicarle. Mi sembra che un po' di buon senso possa portarci, oggi, a decidere un'altra via.
PRESIDENTE. Non ci sono dubbi. Onorevole la Spisa, ci sono, compreso lei, sei iscritti a parlare, tra cui anche appartenenti agli stessi Gruppi. La proposta era che ciascun Gruppo avesse a disposizione il tempo previsto per un intervento, ossia dieci minuti. Quindi lei può parlare per dieci minuti, i consiglieri Murgioni e Gallus per cinque minuti ciascuno, così pure i consiglieri Atzeri e Scarpa. L'Assessore parlerà per il tempo previsto.
Le ricordo, onorevole La Spisa, perché non vorrei essere preso per bugiardo, che nella convocazione è precisato che si sarebbero discusse le due mozioni, terminando entro le ore 14. Sto soltanto cercando, modestamente e umilmente, di fare il mio lavoro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà. Ricordo che sono concessi cinque minuti.
ATZERI (Gruppo Misto). Spostiamo la discussione a un altro giorno.
MURGIONI (Fortza Paris). Come scusa?
LADU (Fortza Paris). Rinunciamo all'intervento.
MURGIONI (Fortza Paris). In effetti, cinque minuti sono veramente pochi Presidente.
PRESIDENTE. Colleghi, l'organizzazione dei lavori del Consiglio è decisa dalla Conferenza dei Presidenti di Gruppo, la quale non ha avuto nulla da obiettare circa il fatto che in questi giorni si procedesse in questa maniera.
Non penso che si tolga nulla al dibattito se un Gruppo interviene tenendo conto che ha già illustrato la mozione e avrà diritto di replica per dieci minuti. Tutti i diritti sono rispettati, non mi sembra che si stia togliendo a nessun Gruppo la possibilità di esprimersi in maniera compiuta. Stiamo cercando di introdurre un sistema diverso che tutti stiamo proponendo da molto tempo, affinché le cose che si fanno abbiano un tempo definito. Occorre, quindi, regolarsi di conseguenza.
Non mi sembra che si siano organizzati i lavori per perdere tempo, forse il tempo lo perdiamo indugiando oltre, anziché svolgere gli interventi previsti.
Prego, onorevole Murgioni.
MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, colleghe e colleghi, signori della Giunta, la mozione appena illustrata dal collega Ladu richiama una storica rivendicazione del popolo sardo.
E' un fatto inoppugnabile che tutte le isole del mondo, allorché inserite organicamente in un ordinamento politico e istituzionale, così come la Sardegna, sono sempre state dotate di una serie di strumenti volti a conciliare la diversità della situazione geografica, l'insularità e le sue pesanti ricadute economiche e culturali.
La lontananza dalla terra ferma e le alterne vicende storiche di una terra millenaria, qual è la Sardegna, hanno portato il popolo sardo a subire un rapporto di dipendenza economica che, con il tempo, è divenuta sempre più dipendenza politica e culturale. I diversi popoli invasori che hanno depredato la nostra Isola delle sue ricchezze e della originaria cultura hanno ridotto, nelle epoche succedutesi, questo splendido lembo di terra mediterranea all'emarginazione economica e talvolta coloniale. In Sardegna molti economisti e studiosi, per giustificare le ragioni del mancato sviluppo fra la nostra economia e quella di altre regioni italiane ed europee, si richiamano al fattore condizionante dell'insularità. La grande opportunità dovuta al fatto di essere isola strategicamente collocata nel bacino occidentale di un mare dov'è nata la più grande cultura del mondo, quella mediterranea appunto, destinata a segnare tutte le civiltà a venire, purtroppo non si è tradotta in un beneficio per la Sardegna. Per secoli i sardi hanno avuto un rapporto conflittuale con il loro mare, dal quale provenivano le minacce di invasione o le azioni piratesche. Questo ci ha impedito di dispiegare e utilizzare al meglio le immense potenzialità che derivano dalla vicinanza con una risorsa strategica come il mare. Il nostro mare, uno dei più belli del mondo, per noi è stato il mezzo attraverso il quale sono giunti i predatori delle nostre ricchezze. Oggi non più, il nostro popolo è cresciuto, ha acquisito coscienza di sé e delle proprie immense potenzialità, ha rivalutato le bellezze ambientali e paesaggistiche che, se adeguatamente utilizzate, non sfruttate ma neppure ingessate come in un museo, possono rappresentare un formidabile volano per costruire un futuro di riscatto dei sardi. Il mare, per i sardi di oggi, è fonte di scambi commerciali, culturali e di amicizia fra popoli.
La mozione oggi in discussione individua nella zona franca una misura a compensazione dei grandi sacrifici che i sardi hanno compiuto in ogni epoca per la pace, la difesa della patria e la democrazia. Nelle trincee della prima guerra mondiale i sardi della Brigata Sassari sacrificarono un'intera generazione di giovani figli. Il sacrificio fu talmente smisurato che lo stesso Stato italiano si pose il problema di come ricompensare questo popolo ardito e fiero. In questo senso, ed era ora, l'economia e la storia si fondono in un unicum, perché la richiesta di un equo riconoscimento attraverso agevolazioni fiscali, tariffarie e doganali ai sardi non sia vista come frutto di un moto egoistico di pochi, ma come diritto di un popolo a far valere le proprie prerogative. In Europa, del resto, quasi tutti gli Stati hanno previsto delle disposizioni attraverso le quali in Germania, Irlanda, Gran Bretagna, Spagna, Francia e Portogallo, come diceva anche il collega Ladu, sono state istituite o possono essere ancora istituite zone franche fiscali e doganali. In Italia, la Val d'Aosta e la zona di Trieste per legge possono istituire la zona franca; peraltro pochi sanno che il porto di Cagliari è porto franco già con regio decreto adottato alla fine degli anni Trenta.
Il trattato di Maastricht, nello studiare gli indici per stabilire misure compensative da stanziare per le regioni ultraperiferiche d'Europa ha stabilito che l'insularità è il fattore che maggiormente incide negativamente sull'economia di questi territori. Isole ben più piccole della nostra, distanti dagli Stati nazionali, come le Canarie e le Azzorre, hanno spezzato l'isolamento e adottato un sistema economico vincente, basato sul turismo e sulle risorse locali grazie alla zona franca. A noi questo diritto è ancora oggi negato.
In Sardegna, negli anni passati il ricorso a misure ordinarie e straordinarie per incrementare lo sviluppo non ha sortito gli effetti sperati. Già negli anni Sessanta e Settanta le Giunte regionali dell'epoca tentarono la strada di quelli che allora furono ampollosamente definiti Piani di rinascita economica della Sardegna, risoltisi in un totale fallimento. Nel corso dell'attuazione di questi piani furono debellate economie storiche, laddove l'abbandono del comparto agricolo modificò il ruolo della Sardegna, che da esportatrice divenne dipendente dai mercati foranei. In quegli anni si registra anche la fase più acuta del processo migratorio che la Sardegna abbia mai conosciuto: prima ancora che quei piani straordinari finissero di esplicare i loro effetti, fummo travolti da una drammatica crisi industriale del comparto estrattivo, che ancora oggi paghiamo amaramente. Ciò detto, la mozione muove…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Murgioni. Le indicazioni sul tempo le dà il Presidente, non i suoi colleghi, la prego.
MURGIONI (Fortza Paris). Concludo dicendo che la Giunta regionale, attraverso questa mozione, deve sentirsi richiamata a procedere con la massima sollecitudine alla delimitazione dei porti di Oristano, Olbia, Arbatax, Portovesme e Porto Torres, per dare avvio a questo percorso di riscossa economica di tutto il popolo sardo. Grazie.
PRESIDENTE.. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Artizzu.)
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale, con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
PRESIDENTE. Sono presenti 30 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: Artizzu - Balia - Barracciu - Bruno - Calledda - Cherchi Silvio - Corrias - Cucca - Davoli - Dedoni - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - La Spisa - Lanzi - Manca - Maninchedda - Orrù - Pirisi - Pisu - Porcu - Randazzo Vittorio - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Secci - Serra - Uras - Vargiu.)
Poiché il Consiglio non è in numero legale, la seduta è sospesa sino alle ore 13 e 43.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 13, viene ripresa alle ore 13 e 44.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo nuovamente la verifica del numero legale e chiedo anche, conseguentemente, che piuttosto che procedere con questa modalità, che non ritengo né utile né dignitosa per nessuno, sia la Conferenza dei Presidenti di Gruppo, che si dovrà riunire anche per stabilire i prossimi appuntamenti del Consiglio su altri argomenti, a dare all'argomento in discussione lo spazio adeguato.
PRESIDENTE. Non ho capito che cosa mi stia chiedendo, onorevole La Spisa, se la verifica del numero legale o un aggiornamento dei lavori e la convocazione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
Forse sono io poco attento, ma non ho capito bene la sua richiesta.
LA SPISA (F.I.). Presidente, lei è attentissimo, come quel gufo di una nota barzelletta!
PRESIDENTE. La ringrazio.
LA SPISA (F.I.). Lei ha capito perfettamente: o si procede alla verifica del numero legale, che non mi sembra che ci sia, o altrimenti si aggiorna la seduta alla data che la Conferenza dei Presidenti di Gruppo stabilirà. Anche perché, se l'impegno era di concludere alle ore 14, c'è un buon motivo per farlo.
PRESIDENTE. Mi sembra che si possa accogliere la seconda proposta avanzata dall'onorevole La Spisa, per cui sospendo i lavori a questo punto e convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
Volevo comunicare, su richiesta del presidente Pirisi, che questo pomeriggio la quarta Commissione non si riunirà. Resta invariato il programma dei lavori per i giorni successivi.
ATZERI (Gruppo Misto). E' convocata a domicilio la Conferenza dei Capigruppo?
PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo è convocata adesso, onorevole Atzeri, nella saletta attigua all'aula consiliare, come le è ben noto.
La seduta è tolta alle ore 13 e 48.
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