Seduta n.282 del 29/09/1993 

CCLXXXII SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

MERCOLEDI'29 SETTEMBRE 1993

Presidenza del Vicepresidente SERRENTI

INDICE

Congedi ...................................

Mozioni Salis - Cogodi - Morittu - Urraci sulla chiusura di parte consistente ed essenziale delle scuole e sull'attacco al sistema della pubblica istruzione in Sardegna (146), Mannoni - Pusceddu - Baroschi - Degortes - Desini - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Ferrari - Lombardo - Manchinu - Mereu Orazio - Mereu Salvatorangelo - Mulas Maria Giovanna - Onnis - Pili sull'emergenza scolastica in Sardegna conseguente agli inaccettabili provvedimenti governativi (147), Ortu - Demontis - Puligheddu - Planetta - Serrenti sul D.L. 9 agosto 1993, n. 288 (Decreto taglia classi) (148) e delle interpellanze Cocco - Dadea - Casu - Manca sulle gravi conseguenze per la Sardegna del decreto legge sull'aumento del numero degli alunni nelle classi scolastiche (346) e Tamponi - Deiana - Atzeni - Giagu - Serra sul grave malessere determinato nelle famiglie e nel mondo della scuola per il decreto sulla soppressione delle classi in tutte le scuole (347). (Continuazione, fine della discussione congiunta, presentazione di o.d.g.):

AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport

DADEA ..................................

SALIS......................................

ONNIS.....................................

ORTU ......................................

TAMPONI ..............................

SERRA PINTUS ....................

COGODI .................................

DETTORI ................................

PORCU....................................

Sull'ordine dei lavori:

TAMPONI ..............................

La seduta è aperta alle ore 10 e 02.

URRACI, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 9 settembre 1993, che è approvato.

PRESIDENTE. La seduta è sospesa per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 02, viene ripresa alle ore 10 e 20.)

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Antonio Sardu e il consigliere Ruggeri hanno chiesto rispettivamente uno e tre giorni di congedo.

Se non vi sono osservazioni i congedi si intendono accordati.

Ha domandato di parlare l'onorevole Serri. Ne ha facoltà.

SERRI (P.D.S.). Per chiedere una sospensione di mezz'ora dei lavori del Consiglio per consentire la predisposizione di un ordine del giorno unitario di conclusione della discussione delle mozioni e dell'interpellanza svoltasi nella seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni sospendiamo i lavori per mezz'ora.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 21, viene ripresa alle ore 11 e 34.)

Continuazione e fine della discussione congiunta delle mozioni Salis - Cogodi - Morittu - Urraci sulla chiusura di parte consistente ed essenziale delle scuole e sull'attacco al sistema della pubblica istruzione in Sardegna (146), Mannoni - Pusceddu - Baroschi - Degortes - Desini - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Ferrari - Lombardo - Manchinu - Mereu Orazio - Mereu Salvatorangelo - Mulas Maria Giovanna - Onnis - Pili sull'emergenza scolastica in Sardegna conseguente agli inaccettabili provvedimenti governativi (147), Ortu - Demontis - Puligheddu - Planetta - Serrenti sul D.L. 9 agosto 1993, n. 288 (Decreto taglia classi) (148) e delle interpellanze Cocco - Dadea - Casu - Manca sulle gravi conseguenze per la Sardegna del decreto legge sull'aumento del numero degli alunni nelle classi scolastiche (346) e Tamponi - Deiana - Atzeni - Giagu - Serra sul grave malessere determinato nelle famiglie e nel mondo della scuola per il decreto sulla soppressione delle classi in tutte le scuole (347).

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio.

L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione congiunta delle mozioni numero 146, 147, 148 e delle interpellanze numero 346 e 347.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Devo intanto delle scuse per il ritardo di ieri. Mi dispiace molto aver causato questa battuta d'arresto nei lavori, ma penso siate stati informati del fatto che era stata concordata col Presidente del Consiglio regionale una riunione con i sindaci, i sindacati della scuola e alcuni dei rappresentanti dei genitori interessati alle situazioni più drammatiche che il decreto ha creato nella provincia di Cagliari. Questa riunione, a cui era stata destinata un'ora in modo da poter arrivare in Consiglio, era fissata alle 16 ma si è protratta perché ha assunto una virulenza al di là di quello che ci si poteva aspettare, a sottolineare ulteriormente il senso di dramma con il quale questo problema viene vissuto sia a livello sindacale, soprattutto per i risvolti che presenta in termini di occupazione, ma anche e soprattutto dalle famiglie per quanto riguarda i disagi che sono costretti a sopportare, soprattutto i bimbi della scuola elementare, anche quando sia assicurato il trasporto nei casi di concentrazione di classi in paesi diversi. Credo che rispetto agli ordini del giorno sia necessario informare di quella che è stata l'attività della Giunta svolta finora in modo tale che gli ordini del giorno poi possano dare nuovo impulso eventualmente, segnare una strada all'attività successiva della Giunta e dare anche indicazioni sugli ultimi eventi.

Proprio nella mattinata di stamani è stata divulgata una ordinanza del Ministro della pubblica istruzione che ufficializza una situazione che era già emersa nei colloqui che abbiamo avuto al Ministero. L'anticipazione, di cui si è parlato in Aula e in molti interventi, dell'applicazione del decreto, noto come taglia classi, all'anno scolastico 1993-1994, è avvenuta appunto in agosto; a settembre ci si è trovati con i provveditori davanti a questa situazione, e la Regione è stata interessata nell'ambito delle sue competenze, ma in realtà poi il discorso fatalmente si è allargato al di là dell'ambito delle strette competenze dell'Assessorato della pubblica istruzione in materia. In una prima fase per quello che riguardava appunto le competenze dell'Assessorato si è assicurato ai provveditori un intervento che consentisse di sopperire alle esigenze del trasporto, quindi un intervento del tipo "diritto allo studio". Questo pur considerando che i fondi dei capitoli del bilancio relativi a questo settore sono per la gran parte trasferiti ai comuni, quindi a entri che difficilmente sarebbero in grado di utilizzarli subito, però senza che ci sia la corrispondente copertura oramai nelle disponibilità dell'Assessorato della pubblica istruzione. Ci si è poi impegnati in un'azione di sostegno dei provveditori per quanto riguarda la possibilità di introdurre mutamenti nei decreti e nella circolare applicativa, che potessero consentire ai provveditori, attraverso il loro intervento e il loro impegno personale, di fronteggiare le situazioni quanto meno più drammatiche. C'è stato un incontro a Roma tra l'Assessore, appunto della pubblica istruzione, quindi sono andato io, è venuto il Sovrintendente scolastico regionale, che è anche provveditore di Cagliari, ed è intervenuto anche il provveditore di Oristano. Al Ministero i provveditori hanno avuto assicurazione che sarebbe stata estesa alle province della Sardegna una circolare che era stata già inviata alla provincia di Isernia. I provveditori hanno ritenuto che questa circolare potesse consentire loro in qualche modo di sopperire ad alcune situazioni, però hanno rappresentato con forza i problemi grossi, residuali ma grossi, anche numericamente, che venivano dalla erroneità dei criteri, quella erroneità che è stata sottolineata qui in Aula, e sottolineata anche in alcune delle mozioni e interpellanze perché ci sono differenze macroscopiche. C'è una condizione di sfavore rispetto a province assai più ricche di infrastrutture, con una densità di popolazione molto maggiore di quella della Sardegna in generale e delle province in particolare. La situazione più disagiata a quel momento era nella provincia di Oristano. Il provveditore che aveva i più gravi problemi era il provveditore di Oristano. Da questo punto di vista è stato opposto al Ministero che non era possibile rivedere i criteri in quanto questo non era nella disponibilità del Ministero, ma comportava un concerto con altri Ministeri e in particolare col Ministero del tesoro e del Ministero dalla funzione pubblica. Di fronte a questa non disponibilità del Ministero, i provveditori hanno ritenuto che questo fosse enormemente penalizzante per la loro attività e quindi si è insistito molto per ottenere questa concessione, cioè che il Ministro si impegnasse a favorire una revisione dei criteri. Come soluzione transitoria, visto che l'accordo con gli altri Ministeri non poteva essere raggiunto in tempi brevi, si era pensato che tra i criteri che consentivano delle deroghe, cioè i criteri che in quei giorni erano stati illustrati e suggeriti alla sola provincia di Isernia, si inserisse anche, come criterio che consentiva delle deroghe, la erroneità palese dei criteri. Quindi questo criterio sarebbe entrato nella discrezionalità dei provveditori, assieme ad altri criteri più oggettivi, come la distanza tra i paesi, l'età degli scolari che verrebbero dovuto sopperire traslocando da un paese ad un altro tutti i giorni per seguire le lezioni, e così via.

Però di questo impegno da parte del Ministero non si è avuta eco poi nei giorni successivi, e la spiegazione è arrivata stamane, perché questa congerie di criteri che era stata disposta nei confronti di Isernia è stata generalizzata con una ordinanza, credo che sia in data di ieri, del Ministero della pubblica istruzione che ha generalizzato questi criteri. In particolare - ne do lettura nella parte essenziale - si stabilisce, in un primo comma, che la rideterminazione del numero delle classi avverrà a partire dalle classi iniziali e, in un secondo comma, che siano tenute in specifica considerazione le necessità e i disagi che possono determinarsi in relazione a esigenze locali particolarmente nelle zone montane e nelle piccole isole; particolarmente, quindi non esclusivamente. A tal fine si deve tener conto della difficoltà di assicurare il trasporto degli alunni, in relazione anche alla conformazione geografica del territorio, allo stato delle vie di comunicazione, alla durata dei percorsi da coprire, avuto riguardo anche all'età degli alunni, nonché alla ristrettezza dei tempi a disposizione degli enti locali per l'acquisizione dei mezzi di trasporto necessari. A questo punto però si ribadisce che i coefficienti non saranno rivisti che dall'anno prossimo. Quindi c'è un'implicita chiusura per quanto riguarda la seconda delle richieste di cui parlavo; quindi la prima richiesta viene accolta, la seconda non viene accolta. Da informazioni assunte, in via telefonica, sembrerebbe che, grazie all'applicazione anticipata che alcuni provveditori hanno dato a questi criteri, sulla base degli affidamenti che erano stati dati in sede ministeriale, senza attendere che fossero formalizzati come lo sono stati ora con questa ordinanza, la situazione sia stata contenuta nelle province di Oristano, di Nuoro e di Sassari, e anche se ci sono problemi ad Olbia. C'è invece uno stillicidio di situazioni molto particolari ed esasperate in Provincia di Cagliari. Quindi, occorre anche vedere per quali ragioni l'applicazione anticipata di questo tipo di ordinanza, ha portato un certo sollievo in alcune province e non l'ha portato invece in provincia di Cagliari. Al di là di questo, però, i provveditori sostengono che senza una revisione dei coefficienti, specie nei casi in cui sono macroscopicamente sperequati rispetto a quelli di altre province, non si può arrivare a una situazione di distribuzione delle classi soddisfacente. Occorre quindi insistere per una revisione dei coefficienti. Il Ministro si deve convincere che in Sardegna i coefficienti vanno rivisti e io credo che la forma giuridica possa essere quella dell'autorizzazione ai provveditori a tener conto dell'erroneità dei criteri, non a correggere essi stessi i criteri, perché esula chiaramente dalle loro competenze, ma ad eliminare in sede applicativa le storture che questo tipo di coefficienti così squilibrati comporta. Io credo che se si riuscisse a ottenere questi risultati già si attenuerebbero di molto i maggiori scompensi creati dall'applicazione dei criteri.

Nelle interrogazioni e nelle interpellanze è però suggerita un'altra strada di intervento, una soluzione molto più radicale, che è quella invece di chiedere la sospensione sic et simpliciter dell'applicazione del D.M. per questo anno. Debbo dire che anche attraverso i colloqui provveditori-Ministero, non si è riusciti a capire, almeno finora, da che cosa siano determinate queste storture, questi errori macroscopici nella determinazione dei coefficienti. Sono venute alcune esemplificazioni, la più eclatante delle quali è quella che riguarda la provincia di Cagliari, dove mi pare siano stati considerati solo 70-78 comuni trascurandone altri 30 e questo non si sa per quali ragioni. Però, stando alla posizione ministeriale, anche per ovviare a questo palese abbaglio, è necessaria una correzione del decreto determinativo dei coefficienti che non può essere ottenuta se non attraverso il concerto con gli altri Ministeri, quindi in tempi non rapidi e non brevi.

L'altra via che si può seguire è quella della opposizione giuridica al decreto. Ci sono alcune perplessità che sono state evidenziate anche nel corso degli interventi, una delle quali è quella di carattere sostanziale dell'inconciliabilità tra l'incremento del numero degli alunni e la struttura, invece, delle aule che è programmata per un numero di alunni inferiore.

Un altro aspetto che può essere interessante vedere è quello della mancata consultazione da parte dei provveditori prima dell'adozione dei provvedimenti singoli e specifici. La circolare prevedeva una consultazione; questa consultazione è avvenuta in maniera verbale, ma è avvenuta formalmente sui singoli provvedimenti. Il problema è anche però di sapere - in Assessorato si sta lavorando a questo - se esista un interesse configurabile giuridicamente della Regione nell'applicazione di questi criteri. L'aggancio potrebbe essere l'articolo 35 del D.P.R. 348 ove si interpretasse il parere richiesto per l'istituzione delle nuove classi, come parere richiesto ovviamente anche per l'abolizione di classi preesistenti. Come ultimo punto si chiede invece, nelle interpellanze e nelle interrogazioni, che si sospenda il decreto. Io direi che a questa estrema ratio, poiché il decreto nasce da esigenze che sono condivise, perché anche se non è condiviso il fatto che ad essere penalizzata debba essere l'istruzione, però si condivide l'idea che ci sia un taglio dei bilanci dei vari Ministeri, a questa soluzione, cioè alla richiesta di una sospensione degli effetti del decreto si potrebbe arrivare se non si ottenesse la possibilità di correggere i coefficienti. Una volta ottenuta la possibilità di correggere i coefficienti probabilmente sarebbero sanati un numero di casi tali che ci si avvicinerebbe a dei parametri ragionevoli e forse non ci sarebbe bisogno di arrivare alla sospensione del decreto. Quindi direi che la Giunta e l'Assessorato considerano una tappa fondamentale quella di ottenere la revisione dei coefficienti che si può fare nell'immediato, e solo ove non si raggiunga questa possibilità e quindi non si materializzi, attraverso disposizioni ministeriali, un potere discrezionale dei singoli provveditori di attuare dei correttivi, non tanto, come dicevo, intervenendo sui coefficienti, ma sulle storture che la loro applicazione in quanto coefficienti erronei comporta, solo in un momento successivo si potrebbe valutare se sia necessario addirittura sospendere gli effetti del provvedimento. Quindi diciamo che la Giunta, avendo possibilità di graduare l'intervento, è nell'idea di perseguire come primo obiettivo quello della revisione dei coefficienti e come successivo passo, ove questo non dovesse dare frutti, o perché il Ministero resiste o perché anche intervenendo in questo modo i risultati sono insoddisfacenti, intervenire chiedendo un'eccezione a quello che avviene nel resto del Paese. Credo che su questa linea si potrebbe avere una comunità di intenti nell'ambito del Consiglio che possa rafforzare l'azione della Giunta nel perseguimento di questi obiettivi.

PRESIDENTE. Sono pervenuti alla Presidenza due ordini del giorno. Se ne dia lettura.

URRACI, Segretaria:

Ordine del giorno Salis - Puligheddu - Cogodi - Serrenti - Morittu - Urraci - Murgia sulla situazione scolastica in Sardegna a seguito del decreto legge n. 288.

PREMESSO che:

- l'applicazione del decreto legge n. 288 del 9 agosto 1993, che prevede la rideterminazione del rapporto alunni/classi, comporta la drastica riduzione del numero delle classi, la conseguente scomparsa in tanti piccoli centri della scuola media, la perdita di un migliaio di posti di lavoro;

- tale provvedimento è destinato ad accentuare i gravi problemi del sistema scolastico isolano, che già detiene il triste primato delle espulsioni e degli abbandoni scolastici, in conseguenza dell'interruzione della continuità didattica, dell'aumento del pendolarismo, dell'impossibilità di realizzare programmi didattici personalizzati a causa dell'altro numero di alunni per classe;

CONSTATATO che il malessere del nostro sistema formativo è riconducibile oltre che al mancato riconoscimento del bilinguismo di fatto esistente, anche all'insufficienza, all'inadeguatezza delle strutture scolastiche, che determina il fenomeno dei doppi e tripli turni, di cui la Sardegna ha il non invidiabile primato;

CONSIDERATO che la grande mobilitazione avverso l'applicazione del decreto legge testimonia ulteriormente il grande malessere delle nostre popolazioni che in aggiunta ai gravi problemi della disoccupazione di massa vedono oggi in pericolo la possibilità di esercitare il diritto allo studio sancito dalla Costituzione;

ATTESO che, nei piccoli centri della Sardegna, la scuola è rimasta ormai l'unica ed effettiva realtà culturale e la sua soppressione costituisce la premessa per lo spopolamento e l'abbandono di interi territori, con conseguenze nefaste per la tutela del patrimonio ambientale e naturale;

SOTTOLINEATO che tutti i provveditori della Sardegna hanno comunicato al Ministero della P.I. l'impossibilità di applicare il provvedimento, soprattutto a causa delle difficoltà dovute alla viabilità e al sistema dei collegamenti tra i tanti piccoli centri, che caratterizzano l'insediamento umano in Sardegna;

RICHIAMATO il proprio ordine del giorno del 15 luglio 1993 sulla soppressione di alcuni circoli didattici e sezioni della scuola dell'obbligo;

IL CONSIGLIO REGIONALE

esprimendo solidarietà agli insegnanti sardi in lotta e alle comunità impegnate in battaglia di civiltà

impegna la Giunta regionale

a) ad intervenire presso il Governo per sospendere in applicazione dell'art. 51 dello Statuto speciale l'efficacia del D.L. n. 288 in quanto manifestamente dannoso alla Sardegna;

b) concordare, sentiti gli enti locali, un programma di interventi finalizzato a superare le cause strutturali dell'evasione e della dispersione scolastica;

c) a concordare, tenuto conto delle peculiarità della situazione sarda, la riqualificazione del sistema scolastico sardo anche al fine di consentire l'attuazione della potestà statutaria in ordine all'integrazione dei programmi scolastici. (1)

Ordine del giorno Tamponi - Dadea - Pusceddu - Mannoni sulla situazione della scuola in Sardegna a seguito del decreto legge n. 288 del 1993

PREMESSO:

- che l'applicazione del decreto legge n. 288 del 9 agosto 1993, che prevede la rideterminazione del rapporto alunni/classi, comporta la drastica riduzione del numero delle classi, la conseguente scomparsa in tanti piccoli centri della scuola media, la perdita di un migliaio di posti di lavoro;

- che tale provvedimento è destinato ad accentuare i gravi problemi del sistema scolastico isolano, che già detiene il triste primato delle espulsioni e degli abbandoni scolastici, in conseguenza dell'interruzione della continuità didattica, dell'aumento del pendolarismo, dell'impossibilità di realizzare programmi didattici personalizzati a causa dell'alto numero di alunni per classe;

CONSTATATO che il malessere del nostro sistema formativo è riconducibile anche all'insufficienza e all'inadeguatezza delle strutture scolastiche, che determina il fenomeno dei doppi e tripli turni, di cui la Sardegna ha il non invidiabile primato;

CONSIDERATO che la grande mobilitazione avverso l'applicazione del decreto legge testimonia ulteriormente il grande malessere delle nostre popolazioni che in aggiunta ai gravi problemi della disoccupazione di massa vedono oggi in pericolo la possibilità di esercitare il diritto allo studio sancito dalla Costituzione;

ATTESO che, nei piccoli centri della Sardegna, la scuola è rimasta ormai l'unica ed effettiva realtà culturale e la sua soppressione costituisce la premessa per lo spopolamento e l'abbandono di interi territori, con conseguenze nefaste per la tutela del patrimoni ambientale e naturale;

SOTTOLINEATO che tutti i provveditori della Sardegna hanno comunicato al Ministro della pubblica istruzione l'impossibilità di applicare il provvedimento, soprattutto a causa delle difficoltà dovute alla viabilità e al sistema dei collegamenti tra i tanti piccoli centri, che caratterizzano l'insediamento umano in Sardegna;

RICHIAMATO il proprio ordine del giorno del 15 luglio 1993 sulla soppressione di alcuni circoli didattici e sezioni della scuola dell'obbligo,

impegna la Giunta regionale ad intervenire presso il Governo per:

a) sospendere l'applicazione in Sardegna del decreto legge n. 288 in considerazione della situazione di netto svantaggio nella quale si troverebbero gli scolari e gli studenti sardi,

b) concordare, sentiti gli enti locali, un programma di interventi finalizzato a superare le cause strutturali dell'evasione e della dispersione scolastica;

c) a concordare, tenuto conto delle peculiarità della situazione sarda, la riqualificazione del sistema scolastico sardo anche al fine di consentire l'attuazione della potestà statutaria in ordine all'integrazione dei programmi scolastici. (2)

PRESIDENTE. Essendo pervenuti due ordini del giorno la Presidenza chiede ai presentatori delle mozioni e delle interpellanze se intendono mantenerle o se le ritirano. Ricordo anche che, ai sensi del Regolamento, i presentatori delle mozioni e delle interpellanze hanno diritto di replica sulle dichiarazioni rese dall'Assessore.

Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.

DADEA (P.D.S.). Rinuncio alla replica per l'interpellanza numero 346.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Salis. Ne ha facoltà.

SALIS (Rinascita e Sardismo). La mozione numero 146 si intende ritirata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Onnis. Ne ha facoltà.

ONNIS (P.S.D.I.). La mozione numero 147 si intende ritirata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (P.S.d'Az.). La mozione numero 148 si intende ritirata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.

TAMPONI (D.C.). Rinuncio alla replica per l'interpellanza numero 347.

PRESIDENTE. Poiché nessuno chiede di replicare sulle dichiarazioni dell'Assessore, dichiaro chiusa la discussione e passiamo alla votazione dei due ordini del giorno.

Ha domandato di parlare l'onorevole Serra Pintus. Ne ha facoltà.

SERRA PINTUS (D.C.). Per dichiarazione di voto, signor Presidente. Ho letto con attenzione i due ordini del giorno, ma ho anche sentito con altrettanta attenzione la replica dell'Assessore; siccome ci sono delle grosse novità, nel senso che l'Assessore stamattina ha ricevuto copia di una direttiva del Ministro nella quale vengono puntualizzate nuove iniziative, anche a vantaggio della Sardegna e della situazione che si era creata, ritengo che questi ordini del giorno siano superati, che non si possa chiedere alla Giunta di intervenire presso il Governo per sospendere l'applicazione del decreto. Ma, bene ha detto l'Assessore, che più che la sospensione del decreto sarebbe opportuno chiedere un ulteriore intervento del Governo perché venga data la possibilità di rivedere i coefficienti per la Sardegna. Pertanto, siccome ritengo che gli ordini del giorno siano superati dalla situazione, che è recentissima, perché la direttiva del Ministro credo che sia di ieri, io ritengo non opportuno votare questi ordini del giorno e mi asterrò.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli ordini del giorno ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Ritengo di condividere l'idea che si debba comunque conseguire un risultato perché la Giunta condivide certamente, sarebbe impensabile altrimenti, quella che è stata l'analisi emersa da tutti gli interventi sulla situazione della scuola sarda. In particolare per quanto riguarda proprio la necessità di difendere i presidi nel territorio, di non depauperare certi paesi di consistenza minima, diciamo di pura sopravvivenza, di uno degli strumenti fondamentali, anzi dello strumento più importante di quelli a valenza positiva, perché sono stati accomunati negli interventi la caserma dei carabinieri e la scuola, ma certamente se ignorare la valenza completamente diversa che hanno i due tipi di presidi. La Giunta condivide le esigenze di fondo, quindi condivide anche l'obiettivo che è quello di eliminare le storture che l'applicazione del decreto ha provocato. Rispetto agli ordini del giorno ribadisco che sarebbe bene che fosse consentita alla Giunta una maggiore flessibilità cioè che l'idea della sospensione degli effetti del decreto fosse indicata come obiettivo ultimo, sempre che altri strumenti impediscano di arrivare allo stesso risultato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.

DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, la differenziazione tra i due ordini del giorno che sono sostanzialmente identici, soprattutto per quanto riguarda la parte dispositiva, è legata essenzialmente al richiamo all'articolo 51 dello Statuto che è contenuta nell'ordine del giorno numero 2. Tutta la restante parte è sostanzialmente identica; siccome noi pensiamo che sia in atto una interlocuzione tra la Giunta regionale e il Governo, e crediamo che il fare appello all'articolo 51 sia una cosa eccezionale, anche se questo decreto "taglia classi" ha degli effetti estremamente dannosi nella nostra realtà regionale, riteniamo che non sia opportuno in questo momento fare riferimento ad uno strumento così estremo quale quello dell'articolo 51. Però siccome c'è una sostanziale identità di vedute tra i due ordini del giorno, poiché si mette in votazione prima l'ordine del giorno numero 1, chiedo che lo si voti per parti, distinguendo la lettera a) del dispositivo dal resto dell'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Può essere, signor Presidente, colleghi del Consiglio, che votando per parti alla fine il Consiglio approvi quasi interamente un unico ordine del giorno; non si comprende però perché il Consiglio regionale stesso si dovrebbe differenziare sul punto che è quello essenziale, quello fondamentale, che riflette l'atteggiamento politico che il Consiglio regionale è capace di esprimere di fronte ai provvedimenti del Governo così chiamati "taglia classi". Noi riteniamo e invitiamo il Consiglio a considerare meglio la questione, che questa sia una di quelle situazioni di particolare gravità nella quale il ricorso allo strumento politico istituzionale dell'articolo 51 dello Statuto debba essere utilizzato. Noi abbiamo parlato e il Consiglio ha discusso della gravità enorme non riducibile ad un solo dato quantitativo della riduzione delle classi, ma non solo, della possibile perdita di occupazione per oltre mille insegnanti e addetti al servizio scolastico, ma non solo. Si è anche detto del colpo mortale che viene di fatto inferto ai centri piccoli all'interno, ai paesi, alle comunità, perché in questo provvedimento del Governo è un segno politico che sconvolge parti essenziali della società sarda. Se non si ricorre agli strumenti dello Statuto in queste situazioni quando si ricorre? Noi abbiamo di recente approvato un ordine del giorno-voto, un ricorso all'articolo 51 dello Statuto in relazione alla cosiddetta - solo detta e non fatta - vertenza Sardegna. Questa questione della riduzione, spesso della eliminazione dell'attività scolastica e culturale in parti della Sardegna è no questione che ha titolo per avere ingresso nella vertenza Sardegna? Vale meno di una fabbrica, di un dato puramente economico? C'è anche il dato economico qui, ma c'è anche il dato soprattutto culturale della qualità della vita. Come si fa dire che l'utilizzo di uno strumento statutario è inadeguato perché sarebbe uno strumento troppo forte rispetto alla situazione? Ma come si fa? Non è forte il colpo inferto alla Sardegna? Quali sono le situazioni eccezionali nelle quali il ricorso all'articolo 51 deve essere esperito? Quando viene bombardata la Sardegna? Non lo so. E' uno strumento istituzionale l'articolo 51 perché è parte dello Statuto sardo. Il problema, colleghi del Consiglio, è tutto qui; è un problema di atteggiamento politico. Pensate davvero che il rapporto col Governo debba essere continuato in questo modo di tipo colloquiale, di tipo amicale che questa Giunta principalmente, o alcuni esponenti di questa Giunta e parti consistenti di questa maggioranza hanno inaugurato? Noi non abbiamo nulla contro i colloqui e contro il rapporto amicale, se avete amici dalla vostra parte, ma se avete nemici, se non vi danno nulla, se le fabbriche delle quali si temeva la chiusura vengono chiuse, se pure le scuole vengono chiuse, di che cosa andate a trattare e a parlare amichevolmente con i Ministri, ivi compreso il ministro Jervolino, mal difeso in quest'Aula dalla collega Kikita Serra? Questo Ministro, per essere donna, non è esente da colpe, ha colpe politiche che prescindono dal sesso; sono colpi mortali che vengono alla Sardegna da un Ministro donna e, se mi è permesso, è più grave, non è meno grave, è più grave.

SERRA PINTUS (D.C.). Lo vedremo.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Lo vedremo… lei vedrà, perché lei ha una concezione come dire molto ottimistica della vita. Le può essere più facile, ma se lei fosse nella condizione di quei ragazzi, di quegli insegnanti, di quei genitori che vengono privati della scuola, che vengono privati del diritto alla vita civile, se fosse dalla parte dei disoccupati delle fabbriche e della scuola e di ogni dove, non farebbe tanta distinzione sottilizzando sul Ministro uomo e sul Ministro donna. Non basta essere uomini o donne, maschi o femmine, per essere nel giusto.

(Interruzioni dell'onorevole Serra Pintus)

(Segue COGODI.) Proprio nel cervello e nella capacità di usarlo il cervello.

In conclusione noi vorremo rivolgere ancora un invito al Consiglio perché sostanzialmente compia una operazione di ricongiungimento di questo segmento della vertenza Sardegna nella più complessiva questione sarda, cioè che il problema cultura-sistema scolastico che si è aggravato per effetto dei decreti del Governo, entri alla pari, stia sullo stesso piano degli altri aspetti della vertenza Sardegna, perché venga trattato alla pari, cioè si tratta di aggiungere un capitolo a quella base rivendicativa che il Consiglio regionale ha già votato non ritenendo che il capitolo scuola e cultura sia un capitolo minore, una sorta di appendice. D'altronde, badate, questo vale per questi decreti, vale per la reiezione della legge sulla cultura e la lingua sarda, vale per molti dei fatti economici che colpiscono pesantemente e penalizzano questa Regione, i suoi lavoratori, le sue popolazioni, o questo Consiglio regionale, questa cosiddetta classe politica è capace di avere la schiena dritta, di avere la testa sul collo e anche i piedi per terra, e quindi di promuovere una vera e propria contestazione politica nei confronti delle politiche del Governo centrale, degli atti concreti che colpiscono questa Regione, oppure chi non farà questo è complice di quei provvedimenti.

La collega Serra ha almeno il merito di aver detto chiaro quello che pensa, che è dalla parte del Ministro che taglia le classi, ma è un merito relativo. Che non accada che altri, che dicono a parole il contrario, di fatto facciano la stessa cosa; si può essere dalla parte del Governo anche facendo finta che il problema non esiste o che non è così grave. Bisogna essere capaci di reagire, per farsi sentire bisogna avere voce chiara e avere ovviamente anche idee chiare. Ora questo atteggiamento della Giunta regionale e anche, mi pare, della maggioranza, che è di tipo remissivo, che intende sminuire la portata di questo atto gravissimo, non giova alla causa. Non giova dire: prima parlo col Ministro (ma col Ministro ci avete già parlato) e poi semmai vedremo. Ma la scuola è oggi che viene chiusa, ma i disagi della gente sono di oggi, oggi dobbiamo assumere un atteggiamento, secondo noi, più convinto e speriamo anche più incisivo. Cosa ci perde la Regione, cosa ci perde il Consiglio regionale se fa ricorso allo strumento, come dire, più proprio e più incisivo? Paga il dazio? C'è una posta di bilancio? Paga una tassa? No, è solo un atto politico. Il problema di fondo è che noi abbiamo un Consiglio regionale - io spero di no perché è ancora tutto da vedere, da discutere, da confrontare, da decidere -, abbiamo un Consiglio regionale che deve essere capace di questi atti e di questi gesti che non dichiarano guerra a nessuno, ma che semplicemente utilizzano una risorsa istituzionale, che è un articolo del suo Statuto, in termini di totale civiltà e in termini, come dire, di dignità. Se non utilizziamo il nostro Statuto che cosa dovremmo fare? Poi se l'Assessore, o chiunque è bravo come l'Assessore, riesce per telefono o con i colloqui a risolvere il problema, va bene. Ma, badate, risolvere il problema vuol dire aprire le scuole, risolvere il problema qui non vuol dire avere decreti contorti che ridefiniscono parametri che poi lasciano invariate le cose, vuol dire riaprire le scuole, questo è il risultato. Quando le volete riaprire le scuole? Io non lo so.

Allora questa è la riflessione che offriamo al Consiglio. Perché non concludere unitariamente il tutto? Perché il punto di differenza è sullo strumento da usare, ma non è una questione tecnica, è una questione politica di fondo. Se l'atteggiamento cioè deve essere un atteggiamento politico rivendicativo e contestativo, come contestano i genitori, come contestano gli insegnati, come contestano le popolazioni della Sardegna, o se deve essere invece un atteggiamento puramente colloquiale e amicale, come invece la maggioranza ritiene. Mi pare che noi dovremo essere dalla parte della società sarda che è colpita, che protesta, che contesta. Faremo meglio, io credo, il nostro dovere e rappresenteremo meglio la seguente se faremo almeno quello che la gente prima di noi già sta facendo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (D.C.). Io devo dire una cosa che mi sembra abbastanza rilevante. Io condivido la posizione dell'assessore Azzena e mi sorprende veramente che l'ordine del giorno della maggioranza non rispecchi questa posizione, me ne dispiaccio veramente, perché credo che il Consiglio abbia il dovere soprattutto di compiere passi di ragionevolezza, non passi di protesta un po' velleitaria e irragionevole. Io credo che questo decreto sia nella sostanza in qualche misura dovuto da parte del Governo, non solo del Ministro, da parte del Governo, stante la situazione nazionale nella quale ci troviamo. Non mi pare che in Sardegna esistano dei Bossi, sto cominciando a convincermi che ci siano degli epigoni di Bossi, soprattutto in prossimità di elezioni regionali e di altro tipo. Io sono un moderano, non sono un rivoluzionario come qualche mio collega, e quindi la moderazione mi sembra quasi un obbligo, un dovere in tutte le circostanze; mi attesto in questo senso sulle posizioni espresse dall'assessore Azzena che, ripeto, condivido e sottoscrivo totalmente. E poiché l'ordine del giorno non risponde a queste posizioni io dichiaro in Aula la mia astensione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.

Onorevole Tamponi, le ricordo che ha cinque minuti.

TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, colleghi, probabilmente non li utilizzerò neanche tutti perché mi sembra che su questa materia abbiamo dibattuto abbastanza. Per quanto attiene l'integrazione e la ricerca di un ordine del giorno unitario mi sembra di dover notare una sfumatura che non è di secondario livello tra il primo e il secondo ordine del giorno. Il primo parla, infatti, di ricorso all'articolo 51, il secondo non ne parla. E mi sembra che anche nell'interpretazione etimologica dei termini bisogna fare attenzione, risalendo quindi anche alle parole dell'Assessore, infatti si parla di sospensione del decreto legge numero 288 e non di revoca e anche questo è un elemento non insignificante, non secondario nell'atteggiamento del Consiglio. Quindi l'atteggiamento del Consiglio nei riguardi del Governo in questo momento non è né un atteggiamento remissivo, né un atteggiamento di sfida, ma un atteggiamento fermo che pone le ragioni di una protesta che non è velleitaria, ma che parte dalle considerazioni che sono state fatte nel corso del dibattito.

L'Assessore ha integrato le informazioni, che noi avevamo fino ad oggi, sul provvedimento del Ministro in ordine a circolari esplicative e attuative di questo decreto legge, che sembrano porre proprio l'accento su elementi modificativi e migliorativi del decreto legge stesso, in particolare per quelle zone (non cita la Sardegna) d'Italia ove ricorrono alcune caratteristiche connesse al territorio, che comportano difficoltà nell'applicazione del decreto legge. Mi sembra di capire che l'Assessore è favorevole a un intervento presso il Governo affinché modifichi gli standard e i coefficienti precedentemente stabiliti che risultano estremamente punitivi e penalizzanti per la Sardegna. E credo che se chiediamo di cambiare questi standard chiediamo contemporaneamente di sospendere l'applicazione del decreto legge 288. Quindi non vedo il perché si debbano fare tante distinzioni, mi sembra che il secondo ordine del giorno complessivamente sia accoglibile proprio perché mi sembra che nella esplicazione del termine sospensione possa essere compreso l'atteggiamento della Giunta che è quello di intervenire presso il Governo per modificare questi standard e questi parametri, chiedendo contemporaneamente la sospensione del decreto che altrimenti verrebbe applicato con i vecchi parametri che tutti hanno riconosciuto penalizzanti. Ecco perché io ritengo che il secondo ordine del giorno sia accettabile anche da parte della Giunta, perché l'indirizzo che dà il Consiglio è quello di una rivendicazione ferma dei diritti, delle aspettative e delle prospettive che in tema di cultura, in tema di occupazione si pone il Consiglio regionale, però è un atteggiamento propositivo nei riguardi del Governo, perché si chiede la sospensione e contemporaneamente la revisione degli standard perché in Sardegna questo decreto legge non abbia quegli effetti devastanti che tutti abbiamo citato. Quindi penso che anche la Giunta possa ritenere di interpretare quest'ordine del giorno in questo senso e muoversi già da oggi in questa direzione, sperando appunto che il suo intervento sia risolutivo visto che ha il consenso di un'ampia parte di questo Consiglio regionale. Ecco perché noi come Gruppo siamo d'accordo per l'approvazione di quest'ordine del giorno nell'interpretazione che adesso è stata data.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (M.S.I.-D.N.). Signor Presidente, in sede di dichiarazione di voto, semplicemente per annunciare il mio voto favorevole all'ordine del giorno numero 1, Salis, Puligheddu, Cogodi e più. Io ritengo che la situazione di emergenza creatasi in Sardegna a causa di questo sciagurato provvedimento governativo che penalizza fortemente la Sardegna, gli alunni, le classi più deboli della nostra comunità, che non tiene in nessun conto le oggettive difficoltà di ordine logistico, geografico, viario esistenti in Sardegna, comporta di per sé stesso il dovere per la Regione sarda di prendere atto della situazione di emergenza e quindi di attuare tutti quegli interventi che la normativa attuale, sia quella normale, sia quella di rango costituzionale, mettono a disposizione della Sardegna per intervenire in questi settori. Naturalmente lungi da noi l'idea di appoggiare rivendicazioni secessioniste o roba del genere; rimaniamo fermi nei nostri principi, però riteniamo che la vitalità delle istituzioni vada salvaguardata utilizzando tutti gli strumenti che la legislazione dello Stato unitario mette a disposizione delle singole realtà per risolvere problemi come quello che ha sollevato un provvedimento del Governo, che così radicalmente contestiamo. Quindi ci sembra che sia corretto costituzionalmente, e anche legittimo da un punto di vista politico, ricorrere agli strumenti che lo Statuto sardo ci offre per risolvere i problemi. Mi sembra che questa sia una cosa che assolutamente dobbiamo fare, quindi il mio voto, credo anche quello del Gruppo, sarà favorevole in questo senso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.

DADEA (P.D.S.). Presidente, chiedo di parlare, perché intendo ritirare la proposta fatta prima di votare gli ordini del giorno per parti. Abbiamo assistito adesso, attraverso una serie di interventi, ad una differenziazione sull'atteggiamento nei confronti del provvedimento del Governo. Abbiamo visto che da un lato si tende a fare ricorso ad uno strumento estremo quale quello dell'articolo 51 dello Statuto, dall'altro addirittura abbiamo sentito l'intervento di qualche collega che sembrerebbe addirittura spaventato dal fatto che questo Consiglio regionale debba chiedere al Governo invece la sospensione di un provvedimento che abbiamo giudicato tutti quanti iniquo e fortemente penalizzante degli interessi della nostra Isola. Io penso che queste differenziazioni portino ad una considerazione che è anche abbastanza amara, cioè quella che sia che noi facciamo riferimento alla sospensione, sia che facciamo riferimento anche all'articolo 51, non possiamo non ricordare che sono trascorsi mesi e mesi da quando questo Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno su una questione di vitale importanza per la nostra Isola, almeno quanto quella che stiamo dibattendo oggi, che faceva riferimento al ricorso all'articolo 51 sul decreto sulle privatizzazioni e a distanza di mesi e mesi non sappiamo neanche cosa si successo. Il Governo non ci ha neanche risposto, questa è la verità e quindi possiamo differenziarci sulla richiesta di sospensione e sul ricorso all'articolo 51, ma rimane la constatazione amara che purtroppo la nostra capacità di interloquire nei confronti di questo Governo in maniera forte si sta sempre più attenuando. Penso, però, che la sospensione sia una soluzione che può avvenire in tempo brevi mentre il ricorso all'articolo 51 può comportare tempo lunghi. Quindi, Presidente, chiediamo di ritirare la nostra proposta di votazione per parti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Noi chiediamo che si voti per parti l'ordine del giorno numero 2. Voteremo integralmente l'ordine del giorno numero 1 e gran parte dell'ordine del giorno numero 2, differenziandoci sulla richiesta di una sospensione senza l'utilizzazione dello strumento più proprio di cui la Regione dispone, che è il ricorso all'articolo 51. A noi pare che non vi sia nessuna contraddizione tra chiedere immediatamente la sospensione e invocare intanto, con uno strumento più forte, il ritiro del provvedimento. A noi pare che questa contraddizione non ci sia, a meno che non ci sia una reticenza di fondo. Per questo noi chiediamo la votazione per parti dell'ordine del giorno numero 2, in modo da distinguere la lettera a) del dispositivo del resto dell'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, per capirci, lei chiede di votare per parti l'ordine del giorno numero 1.

COGODI (Rinascita e Sardismo). No, il numero 1 noi lo votiamo integralmente. Lo abbiamo presentato noi!

PRESIDENTE. Chiede, invece, che il numero 2 venga votato per parti.

Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'ordine del giorno numero 2 per parti, così come richiesto dal Gruppo Rinascita e Sardismo. Metto in votazione la premessa. Chi l'approva alzi la mano.

(E' approvata)

Metto in votazione la lettera a). Chi l'approva alzi la mano.

(E' approvata)

Metto in votazione la restante parte del dispositivo. Chi l'approva alzi la mano.

(E' approvata)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge nazionale numero 6. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.

TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, per chiedere al Consiglio di rinviare la ripresa della discussione di questa legge a questo pomeriggio o a domani in considerazione del fatto che sono in corso di stesura diversi emendamenti.

PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni, i lavori del Consiglio proseguiranno questo pomeriggio alle ore 17.

La seduta è tolta alle ore 12 e 40.