Seduta n.328 del 11/05/2007 

CCCXXVIII SEDUTA

(POMERIDIANA)

Venerdì 11 maggio 2007

Presidenza del Vicepresidente Secci

indi

del Presidente Spissu

INDICE

La seduta è aperta alle ore 16 e 30.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 8 maggio 2007 (321), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Atzeri, Bruno, Cerina, Oscar Cherchi, Frau, Davoli, Silvio Lai e Pisu hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana di venerdì 11 maggio 2007.

Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:

Marracini - Pittalis - Lai Renato: "Istituzione del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale". (284)

(Pervenuta il 10 maggio 2007 e assegnata alla seconda Commissione).

Annunzio di interrogazione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interrogazione pervenuta alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sull'esiguità dei collegamenti di trasporto pubblico locale tra le città di Cagliari e Nuoro". (854)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Mozione Ladu - Artizzu - La Spisa - Vargiu - Amadu - Capelli - Cappai - Cassano - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Farigu - Gallus - Lombardo - Licandro - Liori - Milia - Moro - Murgioni - Petrini - Pisano - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Sanjust - Sanna Matteo, sull'istituzione della zona franca in Sardegna". (123)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 2007)" (274/S/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge 274/S/A, il cui esame prosegue con la votazione degli emendamenti all'articolo 6, più esattamente dobbiamo votare l'emendamento numero 111.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti onde consentire il decorso dei termini temporali previsti dal comma 3 dell'articolo 91 del Regolamento.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 33, viene ripresa alle ore 16 e 44)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 111.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Cuccu Giuseppe ha votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Capelli - Cassano - Diana - Farigu - Floris Mario - La Spisa - Liori - Moro - Petrini - Pileri - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Dedoni - Fadda - Floris Vincenzo - Giagu - Lai Renato - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Si è astenuto il consigliere: Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 53

votanti 51

astenuti 1

maggioranza 26

favorevoli 15

contrari 37

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 110.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 110.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Diana - Milia - Moro.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Giagu - Lai Renato - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Si è astenuto il consigliere: Cassano.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 41

votanti 40

astenuti 1

maggioranza 21

favorevoli 4

contrari 36

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 535.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 535.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Pacifico e Cachia hanno votato contro.

Risponde sì il consigliere: Farigu.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Giagu - Lai Renato - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Si è astenuto il consigliere: Cassano.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 40

votanti 39

astenuti 1

maggioranza 20

favorevoli 1

contrari 38

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 534.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 534.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Artizzu ha votato a favore e che i consiglieri Cachia, Calledda e Corrias hanno votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - MORO - RANDAZZO ALBERTO - RASSU.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Giagu - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Si sono astenuti i consiglieri: Marracini - Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 53

votanti 51

astenuti 2

maggioranza 26

favorevoli 12

contrari 39

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 547. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 548.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Intervengo per dichiarare il voto a favore, e per richiamare il fatto che il contenuto dell'emendamento è un po' incomprensibile se non andando alle leggi, comunque riguarda la legge sul sistema previdenziale, noi crediamo che debba essere ripristinato il sistema pre vigente.

PRESIDENTE. E' stata chiesta la votazione nominale dell'emendamento numero 548.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 548.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Cassano - Contu - Diana - Farigu - Floris Mario - La Spisa - Liori - Moro - Pileri - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Giagu - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Si è astenuto il consigliere: Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 55

votanti 54

astenuti 1

maggioranza 28

favorevoli 15

contrari 39

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 580.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Si tratta dell'emendamento che tende a inserire nella normativa regionale la stessa regola che vale per i dipendenti dello Stato, cioè che l'accesso al ruolo di cui si tratta possa essere consentito anche a chi è in possesso della Laurea breve; vi è stata una riforma del sistema universitario che prevede le Lauree triennali e non si capisce perché, essendo la Laurea specialistica un passaggio ulteriore, non si dovrebbe permettere anche a chi ha la triennale di poter avere le stesse capacità professionali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Onorevole La Spisa, anche a livello nazionale, nel pubblico impiego, per l'accesso alla dirigenza è necessario il requisito della Laurea specialistica.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 580.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Cassano - Diana - Farigu - Floris Mario - La Spisa - Liori - Moro - Pileri - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Giagu - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Si sono astenuti i consiglieri: Lai Renato - Pittalis - Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 53

votanti 50

astenuti 3

maggioranza 26

favorevoli 13

contrari 37

(Il Consiglio non approva)

Passiamo ora all'emendamento numero 570.

Chiedo se questo emendamento, tenuto conto che è un emendamento al comma 7, il quale è stato sostituito da un emendamento votato precedentemente che estende i benefici anche al personale della Sigma Invest, si riferisce al nuovo testo del comma 7. Chiedo pertanto ai proponenti se l'emendamento è riferito al testo pre vigente del comma 7 oppure se può essere esteso alla nuova fattispecie.

Onorevole La Spisa…

LA SPISA (F.I.). Si rivolgeva a me?

PRESIDENTE. Sì, dicevo che un emendamento precedente ha sostituito il testo del comma 7 modificandone il contenuto ed estendendone i benefici al personale della Sigma Invest, siccome l'emendamento numero 570 era presentato sul testo originario, si chiede ai proponenti se l'esclusione per i dirigenti vale anche per la nuova fattispecie che è stata introdotta nel comma 7 oppure se si riferisce al testo precedente.

LA SPISA (F.I.). Un attimo. Il senso dell'emendamento è chiaro, applicare la regola che già viene utilizzata per fattispecie analoghe, ma anche oggi, negli emendamenti di cui si parlava, si prevedeva la necessità di escludere, dai meccanismi di questo tipo, la categoria dei dirigenti. Questo è il senso dell'emendamento.

PRESIDENTE. Quindi è al testo così come è stato approvato?

LA SPISA (F.I.). Sì.

PRESIDENTE. Grazie. Metto in votazione l'emendamento numero 570. E' stata richiesta la controprova?

(Interruzioni)

Ho sentito controprova? Ricordo che è stato espresso il parere contrario da parte della Giunta e da parte del relatore della Commissione, fatemi capire… sospendiamo i lavori un minuto restando in Aula.

Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio

DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, naturalmente sull'emendamento era stato espresso il parere negativo, sia da parte del relatore della Commissione che da parte della Giunta, perchè si riferiva ad un'altra fattispecie; in questo caso, invece, essendo stato modificato appunto il comma 7, per analogia anche rispetto ad altre decisioni del Consiglio sulla stessa materia, l'emendamento numero 570 si accoglie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cucca, relatore di maggioranza.

CUCCA (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Si modifica il parere precedentemente espresso, per cui ora si esprime parere favorevole conforme a quello della Giunta.

PRESIDENTE. Bene. Metto in votazione l'emendamento numero 570. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

L'emendamento numero 856 viene ritirato. Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 904.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Chiedo di sospendere i lavori solo per qualche minuto.

PRESIDENTE. Sospendo i lavori per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 58 , viene ripresa alle ore 17 e 01.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Sospendiamo l'emendamento numero 904 in quanto abbiamo bisogno, come Uffici, di effettuare una verifica.

L'emendamento numero 847 è ritirato.

Passiamo all'emendamento numero 918, per il quale il relatore si era rimesso all'Aula.

CUCCA (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Confermo che si rimette il parere all'Aula sull'emendamento numero 918.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 918.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente devo dire che non ho un'opinione precisa di tipo semantico sulla...

Non vorrei contribuire ad aumentare il chiasso in Aula, Presidente!

PRESIDENTE. Scusate, colleghi. Prego, onorevole Vargiu.

VARGIU (Riformatori Sardi). Dicevo, io non ho alcuna opinione specifica, dal punto di vista semantico, su questa modifica di dizione per quanto riguarda l'Ente delle risorse idriche della Sardegna che si dovrebbe chiamare ENAS e non più ERIS, va benissimo.

Vorrei però farle notare, Presidente, e far notare anche ai colleghi, che, quando nella prossima Conferenza dei Capigruppo, ci verrà posta dal Presidente titolare la necessità di accelerare i lavori d'Aula e via dicendo, gli faremo notare che sull'emendamento numero 904 la Commissione aveva espresso parere contrario, per cui, se il centrosinistra e la Giunta continuano in Aula interlocuzioni che erano già terminate in Commissione con un parere definitivo, questo non può essere in nessuna misura ascritto a responsabilità della minoranza. Quindi, quando il presidente Spissu ci inviterà la prossima volta, o inviterà la collega Caligaris, ad essere più veloci e farà "così" con la mano, noi ricorderemo che se il lavoro in Commissione ha un significato e quindi se l'attività in Commissione porta al termine del percorso, e se poi maggioranza e Giunta tengono aperta l'interlocuzione costantemente, in tutte le ore, durante l'azione dell'Aula, gli eventuali ritardi non saranno ascrivibili a responsabilità della minoranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, voterò a favore dell'emendamento numero 918. Faccio anche una proposta operativa, in modo tale che - quando si riuniscono - i Capigruppo col Presidente, lei se ne farà interprete come Vicepresidente, stilino anche un resoconto. Così, anche i consiglieri che non partecipano alle riunioni di Capigruppo, con cui si stabiliscono il calendario, gli orari, le accelerazioni e i termini, siano informati e ognuno si può regolare come ritiene. Così magari si evitano anche delle dichiarazioni di voto quando non sono strettamente necessarie, oppure si favorisce il confronto su ogni emendamento, così come si ritiene opportuno per chi svolge l'attività parlamentare.

PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, conosciamo tutti le norme regolamentari che prevedono come funziona la Conferenza dei Capigruppo: ciascun consigliere appartiene a un Gruppo e la responsabilità dell'informazione ai consiglieri sulle decisioni della Conferenza è lasciata ai Gruppi.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Io non ho un Capogruppo!

PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, naturalmente c'è un verbale della Conferenza, che però non è mai stato reso pubblico.

Poiché nessun altro domanda di parlare sull'emendamento numero 918, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 542.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Nel fare la dichiarazione di voto favorevole a questo emendamento, vorrei sottolineare, in particolare per l'Assessore, che la richiesta di deroga, sostanzialmente, è derivata dalla segnalazione di una grave carenza funzionale di questi enti, non so se la Giunta abbia registrato questa situazione. Quindi, la richiesta non è determinata da interessi particolari da difendere ma da una oggettiva esigenza di questi due importanti enti. Chiedo pertanto di votare a favore, anche con il voto elettronico, e domando alla Giunta se davvero non possa modificare il parere negativo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Presidente, naturalmente la situazione e la condizione dell'ERSU di Cagliari e di quello di Sassari, anche alla luce di nuovi compiti e di nuove incombenze che graveranno su di loro, sono all'attenzione della Giunta regionale; si stanno valutando, naturalmente, tutte le modalità attraverso cui si possa permettere a questi due enti regionali di rispondere a queste nuove competenze e nuove incombenze, che deriveranno anche da scelte che sono state fatte ultimamente, tipo la nuova casa dello studente o le nuove mense. Quindi, la questione è all'attenzione della Giunta che, naturalmente, cercherà di dare risposte positive in merito.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 542.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Capelli - Cassano - Cuccu Franco Ignazio - Farigu - La Spisa - Maninchedda - Pileri - Rassu - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Gessa - Giagu - Ibba - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Marracini - Marrocu - Meloni - Orrù - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uras.

Si è astenuto il consigliere: Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 46

votanti 45

astenuti 1

maggioranza 23

favorevoli 9

contrari 36

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 185. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

L'emendamento numero 108 è decaduto in seguito alla soppressione della lettera a) del comma 9, perchè non ci può essere un emendamento aggiuntivo ad un comma che è stato soppresso.

L'emendamento numero 533 viene spostato all'articolo 14.

Metto in votazione l'emendamento numero 915.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, chiedo la votazione nominale dell'emendamento numero 915.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 915.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Ibba si è astenuto.

Rispondono sì i consiglieri: Cassano - Diana - Rassu - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Gessa - Giagu - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uras.

Si è astenuto il consigliere: Ibba.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 44

votanti 43

astenuti 1

maggioranza 22

favorevoli 4

contrari 39

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione gli emendamenti numero 848 e 849, identici. Chi li approva alzi la mano.

(Sono approvati)

L'emendamento numero 33, precedentemente spostato all'articolo 8, viene ulteriormente spostato all'articolo 32 bis.

Metto in votazione l'emendamento numero 112. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

L'emendamento numero 925 è stato già bocciato essendo stato votato insieme all'emendamento numero 554.

Abbiamo in votazione gli emendamenti numero 861 e 862.

Ha domandato di parlare il consigliere Cucca, relatore di maggioranza. Ne ha facoltà.

CUCCA (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, chiedo di sospendere gli emendamenti aggiuntivi numero 861 e 862, in quanto è in corso un'interlocuzione per cercare un emendamento di sintesi che trovi la condivisione dell'Aula.

PRESIDENTE. Se non ci sono obiezioni, gli emendamenti numero 861 e 862 sono sospesi.

Metto in votazione l'emendamento numero 926. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Riprendiamo l'emendamento numero 904.

Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.Pregherei i presentatori dell'emendamento di votare l'emendamento eventualmente per parti in modo tale da poter sopprimere la prima parte, il comma 7 bis, perché è la riproposizione di quanto è contenuto nella legge di trasferimento del personale dell'ESAF al soggetto gestore unico.

Per quanto riguarda invece la seconda parte, proporrei ai presentatori dell'emendamento, esattamente all'ultimo capoverso, dove si dice: "Il soggetto gestore del servizio idrico integrato è tenuto al versamento delle quote…", di aggiungere il seguente periodo: "a proprio carico e a carico del dipendente previste per i dipendenti iscritti al FITQ di cui alla legge regionale numero 15 del 1965 e successive modificazioni". La prima parte del "7 ter", è esattamente quanto già previsto in legge, però lo si può lasciare in quanto si ribadisce. Però, se sono d'accordo i presentatori, introdurrei questa parte aggiuntiva. Il "7 bis" è la riproposizione fedele di quanto già previsto nella legge numero 10 del 2005.

MARROCU (D.S.). Quindi si vota il "7 ter" con le modifiche.

DADEA, Assessore tecnicoad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il "7 ter" con le modifiche che io ho proposto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu Giuseppe. Ne ha facoltà.

CUCCU GIUSEPPE (La Margherita-D.L.). Il "7 bis" possiamo anche ritirarlo anziché votarlo; in merito alla modifica proposta dall'Assessore, penso che vada nella direzione e nello spirito dell'emendamento ed esplicita senz'altro meglio quello che era il senso dell'emendamento.

(Interruzioni)

Non si può ritirare il pezzo? L'abbiamo fatto prima! L'abbiamo fatto anche stamattina il ritiro di un comma, va bene, comunque votiamo per parti.

PRESIDENTE. Per aiutare anche me, onorevole Cuccu, cosa ha proposto quindi sull'emendamento?

CUCCU GIUSEPPE (La Margherita-D.L.). Analogamente a quanto abbiamo fatto stamattina su un altro emendamento, se si può ritirare una parte, io ritirerei il "7 bis"; anziché votarlo per parti, noi siamo disponibili a ritirarlo. In merito alle modifiche proposte dall'Assessore, penso che siano accoglibili perché esplicitano meglio il senso dell'emendamento.

Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Presidente…PRESIDENTE. Chiediamo un attimo soltanto, onorevole Uras, le dispiace? Dobbiamo precisare, per votarle, le proposte fatte dall'Assessore e dal proponente.

Allora, la proposta è di non votare il riferimento al "7 bis" e di votare il riferimento al "7 ter" con questa integrazione nella parte finale: "…versamento delle quote a proprio carico e a carico dei dipendenti previste per i dipendenti iscritti al FITQ di cui alla legge regionale numero 15 del 1965 e successive modificazioni".

Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Voterò a favore secondo le modalità che sono state appena annunciate dal Presidente, su indicazione dei presentatori, sottolineando che, come ha fatto peraltro bene l'Assessore, la disposizione contenuta nella proposta "7 bis" è già presente in legge. Quella società per azioni pubblica, che ha un Consiglio di amministrazione in gran parte nominato dalla Regione, ha deciso di non tenere conto di quello che c'è scritto nella legge, tant'è che l'Assessore dice che, praticamente, è inutile ribadirlo. Allora, nei confronti di quegli amministratori che sono stati nominati dalla Regione, ritengo che sarebbe bene impartire questa indicazione: "Coloro che, nei Consigli di amministrazione di società pubbliche, rappresentano la Regione, abbiano a cuore le leggi regionali e le applichino".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 904, nel testo modificato.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cappai - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Dedoni - Diana - Fadda - Farigu - Floris Vincenzo - Gessa - Giagu - Ibba - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisano - Pittalis - Porcu - Rassu - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uras - Vargiu.

Si è astenuto il consigliere: Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 50

votanti 49

astenuti 1

maggioranza 25

favorevoli 49

(Il Consiglio approva)

Passiamo all'esame dell'articolo 9. All'articolo 9 sono stati presentati quattro emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 9 e dei relativi emendamenti:

Art. 9
Razionalizzazione degli acquisti per beni e servizi e contenimento della spesa

1. La Regione promuove e sviluppa un progetto di razionalizzazione degli acquisti per beni e servizi delle amministrazioni e degli Enti aventi sede nel territorio regionale, basato sull'utilizzo di strumenti telematici.

2. Il progetto, che per l'anno 2007 ha carattere sperimentale, ha lo scopo di:

a) contenere la spesa anche mediante la definizione di strategie comuni di acquisto, l'aggregazione e la standardizzazione della domanda, la rilevazione dei fabbisogni e lo sviluppo della concorrenza;

b) contenere la spesa, semplificare e accelerare il processo di acquisto delle amministrazioni e degli enti beneficiari, con l'utilizzo del Centro acquisti telematico (CAT), nel rispetto della vigente normativa comunitaria, nazionale e regionale.

3. Le attività del progetto sono svolte a favore:

a) della Regione, degli enti e delle agenzie regionali e degli enti e delle aziende del servizio sanitario regionale;

b) degli enti locali, di loro consorzi o associazioni, nonché degli istituti di istruzione scolastica e universitaria presenti ed operanti nel territorio regionale.

4. Nell'ambito della sperimentazione sono stipulate convenzioni quadro per l'approvvigionamento di beni e servizi ad elevata standardizzabilità, con le quali l'operatore economico prescelto si impegna ad eseguire, ai prezzi e alle condizioni previste nelle convenzioni stesse, contratti attuativi conclusi a seguito della ricezione di ordinativi di fornitura emessi dalle singole amministrazioni o enti di cui al comma 3; anche al fine di tutelare la libera concorrenza e l'apertura del mercato, nella convenzione quadro sono determinati:

a) il limite massimo della durata contrattuale;

b) la quantità massima, ovvero l'importo massimo, di beni o servizi oggetto della stessa.

5. Le amministrazioni ed enti di cui al comma 3, lettera a), sono tenuti ad utilizzare le convenzioni poste in essere nello sviluppo del progetto. Le amministrazioni ed enti di cui al comma 3, lettera b), hanno facoltà di aderirvi, mediante l'emissione di singoli ordinativi di fornitura ovvero con provvedimenti di portata generale di adesione al sistema.

6. Nella fase sperimentale la realizzazione del progetto è affidata al Servizio provveditorato che svolge le funzioni di centrale di committenza ed opera nel rispetto della vigente normativa comunitaria, nazionale e regionale in materia di appalti pubblici.

7. Al termine della sperimentazione è istituito il centro territoriale di acquisto e sono individuati gli obiettivi di sviluppo del programma regionale di razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi per le pubbliche amministrazioni.

8. Entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, al fine della razionalizzazione e del contenimento della spesa relativa all'acquisto di uniformi per il personale regionale, la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale competente in materia, emana apposite direttive.

9. Sono abrogati il decreto del Presidente della Giunta regionale del 31 ottobre 1986, n. 143, e il decreto del Presidente della Giunta regionale del 26 maggio 1989, n. 65.

10. L'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica è autorizzato, in deroga all'articolo 2 della legge regionale 5 dicembre 1995, n. 35 (Alienazione dei beni patrimoniali), a provvedere al riordino, dismissione e valorizzazione del patrimonio ERSAT, trasferito ai sensi dell'articolo 39 della legge regionale n. 7 del 2005, attraverso la valutazione delle quotazioni dell'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia del territorio e delle Camere di commercio.

11. Al fine del conseguimento degli obiettivi fissati dalla delibera della Giunta regionale n. 8/20 del 28 febbraio 2006, relativamente alla riorganizzazione degli uffici regionali con sede a Cagliari, l'Amministrazione regionale è autorizzata a operare in deroga alla legge regionale n. 35 del 1995.

12. La Giunta regionale, con provvedimento annualmente rinnovabile, individua i soggetti ai quali il Bollettino ufficiale della Regione è inviato gratuitamente, in forma cartacea, il numero di copie riservato a ciascun destinatario e le eventuali condizioni cui si assoggetta la distribuzione gratuita. La diffusione telematica è operata tramite procedure certificate; la Giunta regionale stabilisce, altresì, i prezzi di vendita al pubblico, il costo delle pubblicazioni, le modalità e i prezzi di abbonamento. I corrispettivi dovuti per canoni, prezzi e tariffe relativi al Bollettino ufficiale sono versati direttamente dai soggetti interessati nell'apposito conto corrente postale intestato alla Regione Sardegna - Tesoreria regionale.

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini.

Articolo 9

Il comma 10 è soppresso. (594)

Emendamento soppressivo parziale Contu - La Spisa - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini.

Articolo 9

Nel comma 10 dopo le parole "al riordino," la parola "dismissione" è soppressa. (595)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini.

Articolo 9

Il comma 11 è soppresso. (596)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini.

Articolo 9

Il comma 12 è soppresso. (597).)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Io comincerei, Presidente, col proporre un emendamento orale al titolo di questo articolo: "Razionalizzazione degli acquisti e delle svendite per beni, servizi e contenimento e incremento della spesa". Poi spiegherò per quale motivo. Io invito comunque i colleghi a dare la massima attenzione all'emendamento numero 594, del quale non parlo, ma che fa riferimento, certamente, ad un comma ben preciso di questo articolato. Questo articolo, parlando più seriamente, ma non che non fossi serio prima, di fatto, tratta, nel meccanismo regionale (vorrei capire poi come si è andati avanti in tutti questi decenni), dell'acquisto di beni e servizi, mi pare di capire. Si dice che questa sia una fase sperimentale, che viene affidata al Servizio provveditorato, il quale immagino abbia un organico piuttosto importante, perché se dovesse andare in porto un'operazione di questo genere, oltre alla Regione e a tutti gli enti collegati, anche tutti gli enti locali non obbligati (obbligata, sì, è la Regione e tutti gli enti e le agenzie che fanno capo alla Regione) dovrebbero rivolgersi, comunque, ad una sorta di consiglio.

E' un'esperienza già maturata a livello nazionale per quanto riguarda la fornitura di alcuni servizi, per esempio, la telefonia, fissa e mobile. Il Ministero dell'interno, mi pare, fece un bando per individuare soggetti che offrissero particolari servizi alla pubblica amministrazione italiana. Un'esperienza che credo abbia dato anche buoni risultati, salvo verificare, in alcuni casi, in questo caso varrebbe per la Regione Sardegna e non per gli enti locali (che solo facoltativamente possono decidere se aderire o non aderire a questo tipo di sperimentazione), che Consip ha vinto questo appalto megagalattico per fornitura di telefonia fissa e mobile, e che, nella telefonia mobile, altri gestori hanno fatto un prezzo più basso di quello che era l'importo di Consip.

Mi chiedo perché legarsi mani e piedi in questo modo, parlo per la Regione Sardegna, ripeto, non parlo degli enti locali che, come dice il comma 5 hanno facoltà di aderirvi, e quindi fondamentalmente se vogliono aderire aderiscono, se non vogliono aderire non aderiscono. Per il resto, no. Per la Regione Sardegna diventa un impegno e, se diventa un impegno, può diventare anche un impegno gravoso. Ora, io non so perchè dobbiamo iniziare con una sperimentazione, intanto. L'accordo Consip, parlando di servizi, è quello più importante, guardate, l'accordo Consip vale anche per le Regioni. Allora, noi ci stiamo sovrapponendo o stiamo pensando di fare un'ulteriore gara relativamente alla telefonia e alla fornitura di servizi che vale per la telefonia fissa e mobile, e per tutti i servizi connessi? Ci stiamo sovrapponendo ad una norma, e comunque ad un appalto che è già stato fatto dal Governo? A queste domande vorrei delle risposte, insomma.

Dice il comma 7 che, al termine della sperimentazione (che non si capisce quando termina perché si danno tre anni di tempo, quindi una sperimentazione di tre anni incomincia a diventare un po' in salita), è istituito il Centro territoriale di acquisto e sono individuati gli obiettivi di sviluppo del programma regionale di razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi per le pubbliche amministrazioni. Veramente, io non capisco che cosa si voglia fare. Ma, nella fase sperimentale, la realizzazione del progetto, come dicevo, è affidata al Servizio provveditorato, il quale Servizio provveditorato "svolge le funzioni di centrale di committenza" - già mi spaventa lo stesso linguaggio che viene usato - "ed opera nel rispetto della vigente normativa comunitaria, nazionale, regionale in materia di appalti pubblici". Noi non la conosciamo, dovremmo prenderne buona nota, insomma . La Regione, poi, "con provvedimento annualmente rinnovabile, individua i soggetti ai quali il Bollettino ufficiale della Regione è inviato…" eccetera.

Mi chiedo, colleghi, non sarebbe il caso che l'Assessore degli enti locali, visto che è citato per il tramite del Provveditorato, non che debba essere una competenza diretta sua, o qualcun altro, ci dica l'ammontare dei servizi che vengono erogati per conto della Regione? Sarebbe interessante capire a quanto ammontano i servizi, intendendo, per servizi, quelli che più importanti sono, io ho citato la telefonia, che è certamente una somma ingente, visto che gli enti locali sono i primi utilizzatori di telefonia fissa e mobile e sono i più grandi consumatori, immaginiamoci la Regione Sardegna, non so a quanti milioni di euro ammonti il consumo. Insomma, mi preoccupa molto questo perché, ripeto, se non ci fosse una norma nazionale ed un appalto nazionale la cosa mi preoccuperebbe meno, però questa mi preoccupa molto.

Fin qui abbiamo parlato di fornitura di beni e servizi e quindi il titolo: "Razionalizzazione degli acquisti per beni e servizi e contenimento della spesa", tutto sommato poteva avere un significato, ma nel momento in cui si arriva al comma 10 ("L'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica… (Alienazione dei beni patrimoniali), a provvedere al riordino, dismissione e valorizzazione del patrimonio ERSAT…"), non c'è fornitura né di beni e né di servizi, che questa sia una cosa che possa essere fatta può anche essere, ma che in un articolo che parla di razionalizzazione degli acquisti e non di cessioni per beni e servizi, mi chiedo se sia opportuno che il comma 10 insista in questo articolato, peraltro, trattandosi di un prodotto conosciutissimo, di rilevanza ormai internazionale, quello che si vuole alienare, essendo stato già oggetto di un mega appalto o bando di gara che non ha avuto esiti, io non so chi abbia preparato quel bando, non so neanche chi fossero i consulenti per i quali noi chiedevamo di ritornare al 40 per cento e non al 50 per cento, per intenderci.

Ciò che ravviso, è che, in questo articolato, la dismissione di una parte del patrimonio pubblico regionale io credo che non ne debba far parte, bisognerebbe anche capire se il parere del Consiglio regionale e della maggioranza è quello di dismettere, perché il termine "dismissione" non è un termine che mi piace, avrei preferito "alienare" o "vendere", la dismissione ha un significato estremamente negativo, per quanto mi riguarda, perché noi non dobbiamo dismettere proprio un bel niente. E' chiaro che le proprietà dell'ERSAT devono avere un futuro, però, prima di alienare, prima di dismettere, così come dite voi, io credo che sia opportuno che su questa materia ci sia un confronto molto serio sui beni e sul patrimonio della Regione Sardegna, soprattutto quando si tratta di un patrimonio agricolo che è sotto le attenzioni un pochino di tutti, tutto il mondo agropastorale ha grande attenzione in questa direzione, perché anche l'ultimo bando che, bontà sua, l'onorevole Alberto Sanna ha avuto il coraggio di tirare in ballo ieri con un comunicato stampa relativamente ai 28 progetti finanziati per le filiere…

PRESIDENTE. Onorevole Diana, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, colgo l'occasione, credo occasione di merito, per discutere dell'articolo 9 ed entrerò poi successivamente nello specifico, nell'esame degli emendamenti, per spiegare e portare all'attenzione dei colleghi il mio punto di vista convinto, contrario al sistema proposto per la razionalizzazione degli acquisti e dei beni, così come proposto nell'articolo 9. Sembrerebbe una posizione conservatrice dei vecchi sistemi, e in parte lo è, contraria all'innovazione tecnologica e, per certi versi, potrebbe essere vista come un pensiero molto contraddittorio rispetto a chi, come me, predilige l'innovazione soprattutto all'interno del sistema imprenditoriale. Bene, io credo, però, che anche il sistema imprenditoriale e aziendale, pur ovviamente essendo ben disposto nei confronti di tutte quelle forme di innovazione, e la centralizzazione degli acquisti è una di quelle forme di razionalizzazione degli acquisti, non possa dimenticare e non possa essere miope rispetto alle realtà locali.

Faccio un esempio per spiegarmi meglio. C'era un'azienda commerciale in Sanluri (adesso mi è venuto in mente questa, ma c'era per esempio anche a Sorso) che, in un bel momento, ha capito che comprare le uova, che poi doveva rivendere al dettaglio ai suoi clienti, era molto più conveniente sulla piazza di Milano, che a quindici chilometri dove c'era un fornitore di uova, precisamente a Villacidro, che gli chiedeva 1 centesimo in più, perciò sulla piazza di Milano le stesse uova della stessa grammatura gli costavano 1 centesimo in meno. E' stato miope per il semplice motivo che quell'azienda commerciale al dettaglio di Sanluri ha poi chiuso perché coltivava lo stesso tipo di impostazione, essendo commerciante del luogo, dicendo che andava a comprare le scarpe a Cagliari dimenticando che colui che aveva l'azienda avicola a Villacidro, o che vendeva le scarpe a Sanluri, era poi il suo cliente, nel senso che quell'azienda che dava posti di lavoro… ho già finito il tempo, Presidente? Mi sembra strano, sto parlando da due minuti.

PRESIDENTE. Non ha finito di sicuro, c'è stato qualche problema.

CAPELLI (U.D.C.). Dicevo, senza rendersi conto che poi il cliente di quell'esercizio commerciale era il commerciante delle scarpe, l'imprenditore che aveva tirato su la piccola azienda, ma per risparmio di quel centesimo ha rinunciato a dei clienti che hanno determinato la chiusura della sua azienda; perché dico questo? Perché il sistema indistinto di centralizzazione degli acquisti qui proposto, come già dimostrato dalla Consip che ha chiuso per gli stessi motivi, impoverisce il sistema delle piccole aziende locali e il risparmio effettivo che si determina non è tale da incidere in maniera positiva sul bilancio. Per intenderci, l'ultimo acquisto centralizzato che è stato fatto per la cancelleria ha sicuramente fatto risparmiare di qualche centesimo a pezzo la Regione Sardegna sulle matite, e voi potete ben capire quanto abbia inciso tutto questo sul bilancio regionale, abbiamo risparmiato ben 1400 euro sul bilancio regionale per l'acquisizione delle matite, così per la carta per fotocopiatrici e quant'altro.

Bene, una miriade di aziende vive intorno alla pubblica amministrazione come prestazione di servizio, badate bene, la prestazione di servizio porta anche dei vantaggi per quanto attiene le prestazioni di servizio straordinarie, nel senso che io posso catalogare e contrattualizzare tutte le prestazioni di servizio ordinarie, ma sicuramente non posso farlo sulle prestazioni di servizio straordinarie. Perciò l'azienda di Cuneo, che può servire la Regione Sardegna e l'amministrazione regionale sulle matite, sicuramente non è quell'azienda che può darmi servizi per prestazioni straordinarie, quindi io sto impoverendo il tessuto imprenditoriale di piccole e medie aziende, territoriale, per raggiungere un risultato, che obiettivamente si raggiunge, di risparmio nell'acquisto, che però è un falso risparmio, soprattutto per il ruolo che la pubblica amministrazione deve svolgere nel territorio.

Allora, è più opportuno che ci sia - diciamocelo sino in fondo - una corretta gestione degli acquisti, trasparente gestione degli acquisti, onesta gestione degli acquisti, che prevede anche una rotazione temporanea dei responsabili degli acquisti, come avviene, visto che voi la state prendendo molto a riferimento, nell'azienda privata; lo si deduce in maniera particolare da questa finanziaria, come prevede la buona gestione dell'azienda privata c'è una rotazione dei responsabili degli acquisti - non sto qui a elencare le problematiche e i perché, mi sembra che siano facilmente deducibili - e una corretta preparazione dei buyer dedicati agli acquisti, cioè dei responsabili dell'economato, dei responsabili di settore dedicato a quell'acquisto. Anche perché questo mai si potrà realizzare, per esempio, nell'acquisto di una "risonanza magnetica" per intenderci; il settore medico, infatti, sul sistema Consip fu uno dei primi, se non il primo, che vi ostò, secondo me per certi versi anche in maniera strumentale e poco trasparente. Invece il concetto principale è la formazione delle persone dedicate a quel settore e la rotazione continua delle persone.

Tutto questo determina la salvaguardia di un sistema e probabilmente anche un risparmio notevole sulle quotazioni attuali che, diversamente, con una centralizzazione soprattutto telematica, altro aspetto che probabilmente… non ho capito se la freccia mi indica questa volta…

PRESIDENTE. Adesso è reale, onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.). Sì, non avrò modo di addentrarmi ulteriormente sul perché il sistema telematico in qualche modo osta al sistema locale, ma credo che questo intervento sia un palliativo o un falso problema che, tra l'altro, ha nella sua strutturazione dei costi aggiuntivi. Questo è solo un aspetto sull'articolo…

PRESIDENTE. Concluda. il tempo adesso è terminato, le assicuro. Se vuole concludere, concluda comunque, visto che abbiamo avuto dei pasticci.

CAPELLI (U.D.C.). Concludo e la ringrazio per questa disponibilità. Solo per dire che, ovviamente, all'articolo 9 ci sono altri commi, come all'articolo 10, che, non avendo il tempo, meriteranno un maggiore approfondimento nel corso dell'esame degli emendamenti.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Capelli.

E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Presidente, mi verrebbe voglia, se ne avessi i qualificati titoli, di dire che nella fretta di costruire questo ennesimo "cavallo di Troia" si è persino, come dire, non curata eccessivamente la lingua italiana nella formulazione del titolo di questo articolo 9, dove si parla di razionalizzazione degli acquisti per i beni. Io pensavo che ci fossero acquisti di beni e servizi per il contenimento della spesa, perché l'obiettivo è il contenimento della spesa. Ma non avendo io i titoli della collega Cerina, non vorrei mettere a verbale questa mia richiesta di riscrizione del titolo dell'articolo. Dicevo "un cavallo di Troia", francamente mi sembra, al di là degli apparenti dichiarati intendimenti di contenere la spesa centralizzando gli acquisti, che il consorzio delle persone, i gruppi d'acquisto, così si dice, nella quantità si risparmia, eccetera, eccetera.

Nella pubblica amministrazione questa questione non funziona. Ha sempre secondi obiettivi. Nel lontano passato, lo Stato pensò di dotare tutti gli uffici centrali e periferici di un certo tipo di macchine Olivetti, e lo si capiva; Olivetti in quel momento attraversava un momento di crisi, occorreva svuotare i suoi magazzini per cercare di rimettere in marcia in un certo modo la questione. Il fatto è che tutti gli uffici centrali e periferici dello Stato vennero riempiti di macchine per scrivere che erano successivamente molto rapidamente superate dalla innovazione tecnica, eccetera eccetera.

Ora qui, detto così, ecco perché l'ho chiamato "cavallo di Troia", sembrerebbe un nobilissimo intento: facciamo risparmiare la pubblica amministrazione. La pubblica amministrazione non ha mai avuto grandi titoli in termini di risparmio. Nella pubblica amministrazione sono nate spesso esigenze di commissione d'inchiesta semmai rispetto alla spesa e la Regione Sardegna mi pare che ne ha ancora un esempio in atto. Non vorremmo che questo Consiglio regionale, mettendo in piedi questo acquisto centralizzato, questo progetto per gli acquisti, si trovasse domani costretto a continue richieste di istituzione di commissioni di inchiesta, perché non è vero che l'amministrazione pubblica ha esperienza, requisiti ed organizzazione, non ne ha neanche lo spirito! Non ne ha la cultura per poter procedere ad un'organizzazione tale finalizzata al risparmio! Ci sono le regole nel Codice Civile dove si disciplinano le modalità e le procedure degli appalti e quindi degli acquisti. Rispettiamo queste leggi. Chiediamo che vengano rispettate queste leggi. Quando la pubblica amministrazione vuole interferire sul mercato o ha obiettivi precisi, come quello che ho indicato rispetto alla crisi dell'Olivetti ieri, altrimenti se ne stia lontana e lasci il libero gioco di mercato.

Peraltro un intervento così centralizzato mi sembra davvero deresponsabilizzare gli amministratori preposti a questo o a quell'altro ente. Le agenzie sono enti, sono state costituite, bene, devono portare sino in fondo la totale responsabilità dell'intera amministrazione dell'agenzia. Peraltro un acquisto così centralizzato e di così ampia portata può tranquillamente, come dire, alimentare gli accordi tra le aziende; per forniture così vaste, spesso, le aziende (non sono molte quelle preposte alla fornitura di determinati beni) si mettono d'accordo per realizzare un punto alto, poi all'interno loro si ripartiscono le quantità delle forniture.

Quindi potremmo raggiungere esattamente l'obiettivo opposto a quello che è richiamato nel titolo o nei proclamati intendimenti. Ecco perché l'ho chiamato "cavallo di Troia". Attenzione, noi potremmo mettere in piedi un qualche cosa che avrebbe nobili dichiarazioni, del resto anche il "cavallo di Troia" era stato costruito con nobilissimi intendimenti negli interessi della Grecia acculturata, no? Però, l'obiettivo era di far fuori i nemici e rimanere i dominatori assoluti.

Ebbene, questo è un intendimento che impone al centro la Regione, il che vorrà dire che un'oligarchia di persone, preposte a tutto questo, finirà per giocare le grandi partite, in nome certamente degli interessi superiori del risparmio della Regione, ma in realtà per innescare dei meccanismi estremamente pericolosi.

Io, Presidente, mi fermo qui perché non credo che ci siano molte altre parole da dire perché i colleghi, se lo vogliono, possono intendere perfettamente gli obiettivi e soprattutto le conseguenze di questa dichiarazione di obiettivi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Rinuncia!

CONTU (F.I.). Grazie, Presidente. Il collega Marrocu invece rinuncia!

L'articolo 9 è un articolo che, per la Regione sarda, può ripercorrere quella che è stata, a livello nazionale, la gara Consip, ovvero la razionalizzazione della fornitura di beni che si è rivelata nella prima applicazione di grosso interesse, ma che nel proseguo ha manifestato tutti i limiti di questa iniziativa.

Voglio, nel mio intervento, provare a ragionare un attimo su quello che è l'interesse della pubblica amministrazione regionale che, se è vero che ha bisogno di una razionalizzazione nella fornitura dei beni, non è altrettanto logico che lo possa essere per la fornitura di servizi. Noi sappiamo benissimo che le definizioni della gara Consip hanno consentito alla pubblica amministrazione di avere la fornitura di beni di un certo valore, una gamma di strumentazione di un certo valore, utile all'amministrazione pubblica, prevalentemente macchine, macchine informatiche, macchine operatrici, beni strumentali in generale; il primo difetto è stata la centralizzazione, nelle mani di poche aziende, delle forniture di questi strumenti e non sempre questa centralizzazione ha prodotto gli effetti che si pensava sortisse, perché se all'inizio il principio era condivisibile, quello di ottenere il meglio disponibile sul mercato a un prezzo gradito, poi le stesse aziende, che avrebbero dovuto fare queste forniture, non sono state dal principio in grado di fornirle e poi nel proseguo hanno fornito materiale scadente, perché nella produttività, molto probabilmente, accelerando i processi di realizzazione, non si mantenevano più gli standard di qualità previsti nella gara iniziale. Dopodiché la gara Consip è passata nel dimenticatoio.

Andando a vedere l'interesse di noi sardi, o almeno quanto per la nostra Isola è stato produttivo, noi dobbiamo pure dire che, a quelle gare nazionali, non poteva partecipare alcuna azienda sarda e difatti nessuna azienda sarda si qualificò per poter servire e per poter rispondere a quel bando.

Quando noi andiamo ad accorpare negli stessi contenuti, all'articolo 9, anche la fornitura di servizi, Assessore, noi finiremo, come per la fornitura di personale infermieristico con le Agenzie interinali, soprattutto a dare lavoro ad Agenzie interinali che tutto fanno tranne che servire e dare i servizi col personale sardo.

Allora, io credo che, nei contenuti di questo articolo, noi stiamo lanciando un progetto che non produrrà, né nel breve periodo, né nel lungo periodo, un interesse per la nostra Isola, un interesse per la nostra amministrazione e per le amministrazioni locali della nostra Isola, perché da una parte i servizi non verranno accreditati ad aziende locali, perché magari le gare verranno fatte su standard per cui le nostre piccole aziende non possono partecipare, e soprattutto diverremo preda o di aziende nazionali o addirittura di aziende che non hanno sede in Italia, ma sono magari aziende europee perché, magari, andiamo a fare bandi per cui apriremo la partecipazione alle aziende di tutta l'Unione Europea.

Allora, dette queste cose, io non ci sto a non condividere i principi, i principi mi sembrano validi, l'articolazione che è stata messa in campo, molto probabilmente, non risponde all'esigenza di razionalizzazione, tanto meno all'esigenza di creare condizioni di sviluppo e di lavoro per le nostre aziende e per i nostri imprenditori. Di questo ne siamo certi, perché lei sa benissimo, Assessore, che quando noi abbiamo messo a bando la fornitura di servizi per le Aziende sanitarie, quei servizi oggi sono prodotti da aziende non locali e, per di più, arruolando il personale una volta in Polonia, una volta in Romania e così via dicendo. Oggi anche le corsie della Sardegna sono infarcite di personale che arriva dall'estero. Questo è un esempio reale e pratico perché si vorrebbe applicare questa norma anche nella fornitura o quantomeno le attività del progetto sono da svolgersi a favore, non solo della Regione, degli enti e delle agenzie regionali, ma degli enti e delle aziende del Servizio sanitario regionale; noi questo lo stiamo già facendo.

Credo poi che sia necessario porre l'attenzione su due commi in particolare, il "10" e l'"11", per i quali sono stati presentati degli emendamenti, due commi che non possono trovare la condivisione per una ragione molto semplice. Per quanto riguarda il comma 10,in riferimento all'alienazione dei beni patrimoniali, riordino, dismissione e valorizzazione del patrimonio dell'ERSAT, noi di sicuro facciamo rilevare che alle dismissioni non ci stiamo, perché non dobbiamo assolutamente dismettere, anzi si crede che proprio questa parola vada cassata e noi siamo favorevoli al riordino e alla valorizzazione del patrimonio dell'ERSAT. Noi non dobbiamo svendere questo patrimonio.

Per quanto concerne, invece, il comma 11, si chiede allo stesso modo che venga cassato, perché non è rispondente agli interessi dell'amministrazione regionale, per cui noi non condividiamo, per quanto riguarda la riorganizzazione, quello che è previsto nella delibera della Giunta regionale del febbraio del 2006; credo che ci sia bisogno di passare al riordino del patrimonio e alla riorganizzazione degli Uffici regionali seguendo dei criteri che non sono di sicuro quelli contenuti nella delibera citata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, signori consiglieri, mi rendo conto che l'articolo 9 non è l'articolo che solleverà o abbatterà le sorti della Regione, però credo che sia un articolo sul quale sia opportuno - al di là delle libere opinioni che ciascuno può esporre - dire una parola di verità e di chiarezza, perché anche i cittadini, che ascoltano e che devono sapere, devono dare un giudizio di chi governa e di chi si assume delle responsabilità.

Allora, la prima cosa che vorrei dire è che non si può e non si riuscirà comunque a tutelare le imprese locali facendo l'elogio dello spreco, assolutamente! E noi non stiamo realizzando un nuovo Consip, noi stiamo realizzando un progetto più avanzato che si basa anche sugli esiti che quel progetto precedente ha avuto e che mira sostanzialmente a regolare le procedure di acquisto dell'amministrazione regionale, che ha il diritto e il dovere della buona amministrazione, perché a dire il vero abbiamo trovato una Regione piuttosto ferma con appalti di forniture e bandi che non si svolgevano da dodici anni, da quindici anni, con affidi automatici, con mancati adeguamenti dell'elenco fornitori e, a dire il vero, se c'è qualcuno che ha fatto la turnazione dei responsabili, deputati agli acquisti, è esattamente questo Governo regionale.

Per cui gradisco il consiglio, ma vorrei anche dire che abbiamo già attuato questo e lo ripeteremo laddove è necessario. Ora noi facciamo una sperimentazione che, tra l'altro, è una sperimentazione che nasce da un contributo finanziario che ci dà lo Stato secondo i principi dell'innovazione tecnologica ed è un progetto sperimentale che, assieme ad un'altra Regione d'Italia, stiamo portando avanti per verificare anche i flussi di spesa; l'amministrazione regionale, se carta da fotocopiatore si deve consumare, deve anche avvertire e comprendere dove c'è spreco, dove si può contenere, dove si può abituare la struttura ad un uso più attento del bene pubblico, che ha una funzione non solo economica, se si vuole, a consuntivo, ma anche una funzione culturale che è opportuno che si abbia.

A dire la verità, su questo punto, come anche su quello che dirò dopo, sul comma 10, siamo stati più volte richiamati dalla Corte dei conti e quindi abbiamo un dovere di dare dei segnali di cambiamento che, per la Regione e gli enti regionali, è obbligatorio, ma che si rende facoltativo nei confronti degli enti locali. Vorrei anche dire che non possiamo invocare la tutela degli operatori locali perché, come voi certamente sapete, la legislazione oggi è talmente chiara e quando si fanno le gare non c'è limite, perché siamo nel bene e nel male in un mondo globalizzato e non possiamo limitare l'accesso ai concorsi e ai bandi pubblici a chicchessia e quindi la ditta di Cuneo che offre carta al miglior prezzo, che sia attraverso la convenzione del centro acquisto telematico o che sia per effetto di una gara di fornitura, sempre quel prezzo farà. Quindi noi crediamo che questo sia un sistema più avanzato in grado di dimostrare la sua efficacia; il carattere sperimentale è proprio il tentativo di voler verificare i vantaggi che può portare e anche sottoporre al giudizio del Governo regionale, ma anche del Consiglio, l'opportunità di consolidarlo, di perfezionarlo laddove manifestasse degli ovvi vantaggi.

Cosa che non c'entra assolutamente niente con il Centro di acquisto telematico e con il progetto sono i commi 10 e 11. Anche qui bisogna rispondere alla pubblica opinione con molta chiarezza, la legge regionale numero 35, che regola la dismissione e la alienazione del patrimonio regionale, è una legge datata che ha concepito la procedura attraverso una Commissione di valutazione fatta da, più o meno, rappresentanti dello Stato, del demanio dello Stato, insomma, una pletora di persone che solo per riunirsi hanno bisogno di preavvisi e di circostanze tali per cui danno una valutazione sul bene da porre in gara, per la sua alienazione, come prevede la legge numero 35, in tempi troppo lunghi, inutilmente lunghi e non compatibili con l'esigenza dell'amministrazione di realizzare processi continui e anche mirati di dismissione del patrimonio.

Non c'è nessuna apertura di credito a arbitrarietà, la legge numero 35 prevede che ogni anno, prima del bilancio, venga approvato l'elenco quinquennale e l'elenco annuale dei beni che sono disposti all'alienazione. Questo elenco è approvato dalla Commissione consiliare competente e ogni anno, prima del bilancio, la Commissione visiona questi elenchi, può fare le sue valutazioni e anche le sue censure, per cui questo non è un'apertura di credito illimitata al Governo regionale, è una semplificazione perché questa Commissione, che oggi opera con questi tempi, fa esattamente quello che noi stiamo scrivendo in questo comma, cioè si avvale degli elenchi e delle tabelle parametriche sul mercato immobiliare e ne trae delle medie, perché altro non può fare non avendo strumenti più moderni e più attuali di quelli che noi stiamo esponendo. Tanto vale che questa mansione venga fatta direttamente dall'ufficio per poter consentire una maggiore celerità e una maggiore incisività nell'accesso all'applicazione della legge numero 35 che è essa stessa che prevede la valorizzazione, la dismissione previo accesso al diritto di prelazione laddove ci sono dei titolari che sono nella gestione di questi beni. Questo comma altro non fa che sostituire la Commissione con una metodica applicativa che è esattamente quella che poi la Commissione fa, cioè una sburocratizzazione dell'apparato regionale volto alla sua modernizzazione. Questo è il punto e su questo si dovrebbe dare il giudizio che noi chiediamo.

D'altra parte la Giunta regionale ha già, per legge regionale, mandato di eseguire queste cose perché questo era precedentemente autorizzato da una legge della Regione e noi pensiamo di poterlo fare con una maggiore celerità, posto che i beni dell'Ersat, che sono confluiti alla Regione, sono beni enormi e in quantità straordinariamente ampia e noi vorremmo anche dare un maggiore servizio ai Comuni perché ci sono delle frazioni e delle borgate, come il consigliere Diana sa molto bene, dove ancora l'Ersat ovvero la Regione detiene le chiese, le scuole materne che sono in uso a quelle comunità e che non possono avere i benefici dell'adeguamento funzionale, e anche della ristrutturazione, a causa di questa innaturale collocazione proprietaria.

Quindi tutto questo non ha una finalità speculativa perché la Regione non fa speculazione, rimane il livello di trasparenza contenuto negli elenchi che sono sottoposti anche al vaglio del Consiglio, si tratta di accedere ad una modalità più moderna e celere di attuazione di una prerogativa che, anche questa come quella precedente, è stata richiamata puntualmente dalla Corte dei conti come una delle obbligazioni a cui la Regione deve dar corso perché non può detenere un patrimonio, che ha un valore sul quale si pagano anche degli oneri tributari, senza valorizzarlo adeguatamente. Credo che quindi sia un tentativo che il Governo regionale chiede al Consiglio di condividere per rendere più efficiente, complessivamente, l'apparato regionale.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Cucca, relatore di maggioranza.

CUCCA (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere è contrario sugli emendamenti numero 594, 595, 596, 597.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Si esprime parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 594.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, non vorrei essere frainteso, spero e credo e sono convinto che l'assessore Sanna non mi abbia frainteso. Io intanto ho cominciato col sollevare il problema se questo comma 10 dovesse andare in questo articolo. Credo che stiamo modificando due leggi, stiamo andando in deroga su un'altra legge, stiamo autorizzando un'alienazione di una parte del patrimonio regionale in deroga a due leggi, insomma, io onestamente credo che si sarebbe potuta trovare un'altra ubicazione di questo comma che non fosse questo articolo.

Vede, Assessore, nel momento in cui lei dice di non fare riferimento alla legge numero 35 perché la Commissione... eccetera eccetera, insomma la Commissione era composta da cinque persone, non da ventotto, erano cinque funzionari dei quali quattro funzionari della Regione, anzi tre! Ma non è questo il problema, il problema è che noi abbiamo avuto già, le avete verificate anche voi, esperienze di ricerca di cessione di una parte del patrimonio che non ha purtroppo dato esiti positivi, parlo di beni dell'Ersat che lei conosce quanto me e meglio di chiunque altro.

Il futuro sarà sempre questo? Cioè, al di là di chi determina il prezzo, le modalità di vendita immagino che siano quelle contenute nella "35", ma se le modalità di vendita sono quelle contenute nella "35", io spero e voglio sperare che non possano partecipare solo pochi ed eletti soggetti, ma che possa esserci una pluralità di soggetti che intendono acquisire una parte del patrimonio regionale. Un patrimonio, badate bene, che è fondamentalmente indirizzato verso il mondo agropastorale e il mondo agricolo e che pertanto potrebbe vedere molti imprenditori agricoli sardi interessati alla sua acquisizione. Un bando come quello che si è concepito, 10 mesi fa, 12 mesi fa, un anno fa, ha portato ad individuare un solo soggetto, che peraltro non ha concluso la trattativa, e la realtà è che quel patrimonio, che si voleva alienare e che si voleva rendere fruibile da una pluralità di soggetti, è rimasto ancora lì, creando ulteriori perdite per la Regione Sardegna che, come sappiamo, è proprietaria di tutto quel comparto.

Ecco, io avrei affrontato il problema anche in termini di soluzioni, ecco perché dico che non ci stava a fare niente qua. Probabilmente sulla dismissione dei beni della Regione Sardegna non sarebbe male se, prima o poi, si affrontasse, in termini molto più…

PRESIDENTE. Onorevole Diana, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, ho condiviso alcune cose della replica dell'Assessore, ma il dubbio che mi è venuto è di non essere stato sufficientemente chiaro nel mio intervento e, probabilmente, di non aver saputo esporre bene le mie ragioni. In modo particolare, dichiarando il mio voto favorevole all'emendamento, mi riaggancio al richiamo dell'Assessore sul fatto che noi dobbiamo essere chiari soprattutto nei confronti di chi ci ascolta. Bene, io credo che ci ascoltino molto pochi e, soprattutto, l'Assessore, che ha più esperienza di me di quest'Aula, avrà riscontrato che quello che si dice di serio, in quest'Aula, difficilmente poi viene fuori. Invito, anzi, l'Assessore, per quanto di sua competenza, nel caso avesse competenza, ma anche i colleghi, a sostenere l'iniziativa che queste sedute siano pubbliche e, possibilmente, anche in una rete della Regione, possano entrare nelle case della gente. Probabilmente avremmo i banchi più frequentati e la gente, direttamente, potrebbe vedere, capire, ascoltare e quindi valutare direttamente anche l'esito di questi corretti sereni confronti e delle varie ragioni.

Assessore, quando dice che le gare sono pubbliche, ovviamente vanno a gara pubblica le assegnazioni dei servizi o dei beni quando sono soprasoglia, quando sono sottosoglia non vanno a gara pubblica, allora mi chiedo (e aspetto una risposta anche a interrogazioni e interpellanze presentate) se questo è avvenuto per esempio per quanto riguarda la gara per il logo della Regione. Chiedo se questo è avvenuto per "Sardegna fatti bella", o per le convenzioni da 742 mila euro (ben soprasoglia!) che la Giunta ha posto in essere. Questo avverrà con la convenzione dell'architetto Koolhaas, visto che c'è già un nome e un cognome su una gara che necessariamente si dovrà fare?

Per quanto attiene invece il "10", velocissimamente, mi chiedo se stiamo autorizzando anche la dismissione. Questa è una modifica sostanziale rispetto alla "35" e chiedo ai colleghi: se questo dovesse andar bene, un passaggio in Commissione si può fare prima di autorizzare? Assessore? In modo tale che anche il Consiglio abbia un ruolo, eserciti il suo ruolo di controllo, e si possa dire che viene informata la Commissione consiliare sulle conclusioni che l'Assessore competente trarrà sulle dismissioni e sul riordino e sulla valorizzazione del patrimonio?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, la dichiarazione di voto a favore dell'emendamento soppressivo numero 594, per il quale chiedo lo scrutinio elettronico palese, consente anche di introdurre alcuni problemi, alcuni dubbi, alcune perplessità, alcune richieste di chiarimento, che comunque possono essere sostanzialmente affidate alla dichiarazione di voto sul comma 10, ma avremo modo, verosimilmente, di riprenderle in quest'Aula nel corso della legge finanziaria e anche oltre la legge finanziaria, cioè quelle che riguardano l'alienazione dei beni di proprietà della Regione, la vendita dei beni patrimoniali della Regione. Nel senso che, più che autorizzare in deroga, si vorrebbe avere la certezza che la vendita e la dismissione, a qualunque titolo, anche non oneroso, di beni di proprietà della Regione avvenga attraverso meccanismi trasparenti, che siano assolutamente noti e approvati dal Consiglio regionale e che consentano il maggior accesso possibile alle procedure di gara, di dismissione o di vendita. Io non vorrei, noi non vorremmo trovarci di fronte a scorciatoie intraprese dalla Giunta regionale per la dismissione di beni, o per il loro scambio, in occasione di partite complessive che riguardino una quantità di beni diversi che eventualmente venissero utilizzati come partite di scambio in questioni più complesse in cui la Regione avesse comunque interesse e che però alla fine determinino che le operazioni sfuggano sostanzialmente al controllo di trasparenza e di verifica da parte del Consiglio regionale.

Questa è la perplessità fondamentale che viene posta, in questo momento, all'assessore Sanna e sulla quale sarebbe utile, sia per il proseguo del dibattito relativo all'articolo 9, sia per le valutazioni ulteriori che su questo stesso tema andremo comunque a fare durante il corso della finanziaria nei prossimi mesi, avere una risposta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Sui commi 10 e 11, di cui è richiesta la soppressione, devo dire che nutro qualche perplessità, anche se non l'ho manifestata durante la discussione generale. Questa partita del patrimonio regionale è una partita da sempre molto misteriosa. Se un cittadino chiedesse a qualcuno di noi che cosa ha la Regione e di che cosa è proprietaria la Regione, noi, che viviamo qua, e alcuni di noi che ci hanno lavorato per anni, non lo sappiamo. Io non so neppure se lo sa, nel dettaglio, la stessa Regione, quanto contenzioso esista, per conquistare la titolarità di beni, non solo con lo Stato, perché magari non è attuato l'articolo 14 dello Statuto, ma anche con cittadini; quanta proprietà è andata o sta andando in usucapione? Su questa vicenda, io lo dico all'Assessore, in questa fase, in questa discussione, non vogliamo sollevare problemi aggiuntivi.

Io voterò contro gli emendamenti soppressivi e quindi voterò a favore dell'articolo, però ci riserviamo, all'indomani della finanziaria, di attivare un'iniziativa politica specifica su questa materia, di capire con profondità fino al dettaglio che cosa si sta muovendo, quanta distrazione c'è stata anche nel passato e come recuperarla, perché la partita del patrimonio è una partita assolutamente decisiva per le sorti di questa Regione, ma anche per la sua capacità di relazione con il sistema delle autonomie locali e con l'intera popolazione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 594.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Contu e Pileri hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Contu - Pileri - Sanjust - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Fadda - Floris Vincenzo - Gessa - Giagu - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uras.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 38

votanti 38

maggioranza 20

favorevoli 4

contrari 34

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 595.

Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo. Ne ha facoltà.

RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 595.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Alberto Randazzo - Sanjust.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Fadda - Floris Vincenzo - Gessa - Giagu - Ibba - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uras.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 37

votanti 37

maggioranza 19

favorevoli 2

contrari 35

Poiché il Consiglio non è in numero legale, sospendo la seduta per trenta minuti. I lavori riprenderanno alle ore 18 e 54.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 24, viene ripresa alle ore 18 e 53.)

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la seduta.

Comunico che la consigliera Cerina è presente in Aula, pertanto il congedo si intende revocato.

Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo. Ne ha facoltà.

RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Ritiro la richiesta di votazione nominale sull'emendamento numero 595.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 595. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 596. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 597. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 9. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 10, al quale sono stati presentati diciassette emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 10 e dei relativi emendamenti:

Capo III
Sistema delle autonomie locali

Art. 10
Nuove disposizioni per il finanziamento del sistema delle autonomie locali

1. Per l'anno 2007 e fino all'entrata in vigore della riforma del regime finanziario di cui al comma 4, in deroga alla normativa vigente in materia di criteri di riparto, i fondi di cui alle leggi regionali 24 dicembre 1998, n. 37 (Norme concernenti interventi finalizzati all'occupazione), articolo 19; 1° giugno 1993, n. 25 (Trasferimento di risorse finanziarie al sistema delle autonomie locali); 23 maggio 1997, n. 19 (Contributo per l'incentivazione della produttività, la qualificazione e la formazione del personale degli enti locali della Sardegna), articolo 2; 20 aprile 2000, n. 4 (legge finanziaria 2000), e n. 9 del 2006, confluiscono in un unico fondo il cui stanziamento, pari a complessivi euro 500.000.000 è ripartito per il 91 per cento a favore dei comuni e per il 9 per cento a favore delle province. La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale competente in materia di enti locali, ai sensi dell'articolo 4, primo comma, lettera i) della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1 (Norme sull'organizzazione amministrativa della Regione sarda e sulle competenze della Giunta, della Presidenza e degli Assessorati regionali), e successive modifiche e integrazioni, determina i criteri di assegnazione sulla base di una quota pari al 40 per cento in parti uguali, e al 60 per cento su base demografica. A decorrere dall'anno 2008 e sino alla riforma di cui al comma 4 il suddetto fondo è incrementato in misura percentuale identica a quella di variazione delle entrate tributarie ordinarie a destinazione non vincolata della Regione.

2. L'ente locale, in piena autonomia, provvede all'utilizzo delle somme assegnate avendo riguardo al conseguimento delle finalità di cui alle leggi regionali indicate al comma 1, agli interventi occupazionali e alle politiche attive del lavoro e alle funzioni di propria competenza.

3. All'accreditamento degli stanziamenti di cui al comma 1 si provvede, di norma, con quote trimestrali anticipate; sono fatte salve le operazioni finanziarie poste in essere in corso di esercizio provvisorio sulle leggi richiamate nel comma 1, nonché l'attività posta in essere dall'Amministrazione regionale sino all'effettivo trasferimento delle funzioni di cui alla legge regionale n. 9 del 2006; al riguardo l'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio provvede, con proprio decreto, alle conseguenti variazioni di bilancio (UPB S01.06.001 - cap. SC01.1059).

4. In armonia con il titolo V della Costituzione e sulla base della potestà attribuita dallo Statuto di autonomia speciale, la Regione attua la riforma dell'ordinamento delle autonomie locali e riordina la legislazione relativa, con la predisposizione di un disegno di legge organico, contenente altresì la riforma del vigente regime dei rapporti finanziari fra Regione, province e comuni attraverso l'attribuzione di una quota della compartecipazione regionale ai tributi erariali in sostituzione dei trasferimenti finanziari al sistema delle autonomie locali, ad eccezione di quelli finalizzati alla perequazione ed ai programmi regionali di sviluppo economico e sociale. A tal fine la Giunta regionale istituisce un'apposita commissione di studio, con la partecipazione delle autonomie locali per la definizione dei testi legislativi con le proposte delle suddette riforme, da prodursi entro sei mesi dalla data di approvazione della presente legge.

5. L'articolo 20 della legge regionale 2 agosto 2005, n. 12 (Norme per le unioni di comuni e le comunità montane), è sostituito dal seguente:
"Art. 20 (Definizione)
1. Per le finalità della presente legge, sono considerati piccoli comuni quelli con popolazione inferiore ai 3000 abitanti il cui territorio comunale non comprende territorio litorale costiero.".

Emendamento soppressivo parziale Diana - Liori - Artizzu - Moro - Sanna Matteo.

Articolo 10

I commi 1, 2 e 3 sono soppressi. (117)

Emendamento soppressivo parziale Diana - Liori - Artizzu - Moro - Sanna Matteo.

Articolo 10

Al comma 5 , le parole "il cui territorio comunale non comprende territorio litorale costiero" sono soppresse. (118)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini.

Articolo 10

Nel comma 1, la somma di euro 500.000.000 è rideterminata in euro 650.000.000. (598)

Emendamento sostitutivo parziale Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu.

Articolo 10

Le parole del comma 1 dell'articolo 10 "40 per cento in parti uguali, e al 60 per cento su base demografica'' sono sostituite dalle seguenti parole:

" 40 per cento in partì uguali, 50 per cento su base demografica e il restante 10 per cento fra i piccoli comuni, definiti ai sensi dell'articolo 20 della legge regionale 2 agosto 2005 n. 12, in base inversamente proporzionale al parametro delle entrate proprie per singolo abitante ". (5)

Emendamento sostitutivo parziale Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu.

Articolo 10

le parole del comma 1 dell'articolo 10

"40 per cento in parti uguali, e al 60 per cento su base demografica." sono sostituite dalle seguenti :

"50 per cento in parti uguali, al 50 per cento su base demografica.". (4)

Emendamento sostitutivo parziale Sanjust - La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Rassu - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Pileri - Liori - Petrini.

Articolo 10

Nel comma 1 le percentuali del 40 per cento e del 60 per cento sono sostituite rispettivamente dalle percentuali del 30 per cento e 70 per cento. (599)

Emendamento sostitutivo parziale Pisu - Uras.

Articolo 10

Dopo "determina i criteri di assegnazione": "una quota pari al 40 per cento in parti uguali, 50 per cento su base demografica e 10 per cento su base territoriale".

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB

In diminuzione

UPB (880)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini.

Articolo 10

Nel comma 4 nell'ultimo periodo dopo le parole "a tal fine", il resto del testo è sostituito dalle seguenti parole: "il Consiglio regionale elegge un' apposita commissione di studio, con la partecipazione delle autonomie locali per la definizione dei testi legislativi con le proposte delle suddette riforme da prodursi entro tre mesi dalla data di approvazione della presente legge". (603)

Emendamento aggiuntivo La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini.

Articolo 10

Nel comma 1, al termine dell'ultimo periodo sono aggiunte le seguenti parole: ",aumentata dello 0,50 per cento". (600)

Emendamento aggiuntivo La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Liori - Petrini.

Articolo 10

Dopo il comma 1 è aggiunto il seguente 1 bis; "per far fronte ai maggiori oneri che la città di Cagliari, quale Capoluogo- Capitale della Regione, sostiene per i servizi offerti alla collettività, rappresentata dai non residenti che quotidianamente gravano sulla stessa, nelle more di una riforma del regime finanziario degli Enti Locali, è autorizzato lo stanziamento annuo di euro 15.000.00 a favore del Comune di Cagliari quale finanziamento aggiuntivo rispetto alle spettanze allo stesso Comune assegnato a termini della presente legge e della restante vigente normativa.

Copertura Finanziaria

In aumento

UPB S01.06.001-cap.SC01.1059 Anno 2007 Euro 15.000.000

In Diminuzione

UPB S08.01.002-cap. 08.0024 Anno 2007 Euro 15.000.000

(mediante riduzione delle voci della tabella A della Finanziaria - fondi nuovi oneri legislativi) (601)

Emendamento aggiuntivo parziale Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu.

Articolo 10

Dopo le parole contenute nel comma due dell'articolo dieci: "di cui alle leggi regionali indicate al comma 1", sono inserite le seguenti parole : "agli interventi di stabilizzazione dei lavoratori precari in attuazione del comma 558 dell'articolo 1 della legge n.296/2006 (Legge Finanziaria 2007),".(6)

Emendamento aggiuntivo Pacifico - Uggias - Frau - Lai Silvio - Lai Renato - Lanzi - Ibba - Cocco.

Articolo 10

Al comma 2 dell'articolo 10 dopo ''competenza" sono aggiunte le seguenti parole: "garantendo, comunque, lo sviluppo dei livelli essenziali dei servizi sociali già finanziati dalla legge regionale n. 25 del 1993.". (70)

Emendamento aggiuntivo Cucca - Biancu - Sabatini.

Articolo 10

Dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:

"3 bis Nell'ambito delle funzioni delegate agli enti locali, è garantito il funzionamento dei centri di servizi sociali nei Comuni di Carbonia e di Ottana a valere sulle risorse trasferite ai rispettivi Comuni." (855)

Emendamento aggiuntivo LA Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Liori - Petrini.

Articolo 10

Nel comma 4, dopo le parole "compartecipazione regionale ai tributi erariali" sono aggiunte le seguenti parole. ", in misura non inferiore al 50 per cento,". (602)

Emendamento aggiuntivo Vargiu.

Articolo 10

Al termine dell'art. 10, è aggiunto il seguente comma:

"5 bis. A valere sui fondi della programmazione negoziata, una quota di 60.000.000 di euro è destinata al Comune di Cagliari, per l'acquisizione dai privati delle aree del complesso di Tuvixeddu e per il ristoro di eventuali danni discendenti da liti giudiziarie pendenti sullo stesso complesso. (409)

Emendamento aggiuntivo Capelli - Randazzo Alberto - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Randazzo Vittorio.

Articolo 10

Dopo il comma 5 è aggiunto il seguente:

5 bis. Per le finalità previste dall'articolo 6, comma 15, della legge regionale 24 aprile 2001, n. 6, così come modificato dall'articolo 7, comma 6, della legge regionale 22 aprile 2002, n. 7 è autorizzato il limite di impegno di euro 5.000.000 le cui annualità sono iscritte nel bilancio della Regione dall'anno 2007 all'anno 2021.(UPB S01.06.002 )

COPERTURA FINANZIARIA

in aumento

SPESA

UPB S01.06.002 Trasferimenti agli Enti Locali - Investimenti

anno 2007 euro 5.000.000

UPB S08.01.005 Interessi su rate di ammortamento mutui e/o prestiti obbligazionari

anno 2007 euro 34.000

anno 2008 euro 34.000

anno 2009 euro 34.000

anno 2010 euro 34.000

UPB S08.01.006 Capitale su rate di ammortamento mutui e/o prestiti obbligazionari

anno 2007 euro 334.000

anno 2008 euro 334.000

anno 2009 euro 334.000

anno 2010 euro 334.000

in diminuzione

UPB S08.01.003 FNOL investimenti

anno 2007 euro 368.000

anno 2008 euro 368.000

anno 2009 euro 368.000

anno 2010 euro 368.000

mediante riduzione della riserva di cui alla voce 2 della tabella B allegata alla legge finanziaria

ENTRATA

UPB E510.001 Ricavo mutui per investimenti

anno 2007 euro 5.000.000 (884)

Emendamento aggiuntivo Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Cappai - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto.

Articolo 10

Dopo il comma 5 è aggiunto il seguente:

5bis. Il comma 2 dell'art. 13 della L.R. 02.08.2005 n°i2, è sostituito dal seguente:

"2. I trasferimenti erariali assegnati alle comunità montane della Sardegna, ai sensi del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 e successive modificazioni ed integrazioni, così come determinati dalla legislazione vigente, esclusi quelli spettanti alle CC.MM. di nuova istituzione a seguito dell'applicazione della presente legge, affluiscono ai bilanci delle province che provvedono alla loro ripartizione fra le altre forme associative comprendenti comuni classificati montani in base alla legge n. 1102 del 1971, istituite ai sensi della presente legge nel proprio territorio, nonché all'utilizzo diretto a favore dei territori montani i cui comuni non fanno parte delle predette forme associative.". (889).)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, l'articolo 10 recita: "Nuove disposizioni per il finanziamento del sistema delle autonomie locali". A dire la verità qui di nuovo c'è piuttosto poco, nel senso che questo articolo prevede il conferimento agli enti locali di una cifra piuttosto importante, se letta come 500 e poi 50 milioni di euro. Perché sembrerebbe che sino adesso gli enti locali non abbiano avuto nulla; di fatto, è giusto ed è bene ricordare che la differenza tra ciò che gli enti locali hanno avuto, per esempio, nel 2006 e ciò che avranno nel 2007, non è certo 550 milioni di euro, ma mi pare sia intorno ai 162 o 163 milioni di euro. Quindi, noi stiamo trasferendo una cifra, certamente importante, 162 milioni di euro in più, forse li stiamo anche responsabilizzando di più.

A questo punto forse nasce il mio primo dubbio in termini di responsabilità. Perché su questo articolato non è affatto chiaro l'utilizzo che gli enti locali potranno fare di queste maggiori risorse; questa è la prima preoccupazione che noi tutti credo dovremmo avere e non per questo andare contro l'autonomia degli enti locali, che certamente meritano e sapranno adoperarsi, spero, per il meglio.

Quando si parla di fondo indistinto, io personalmente posso testimoniare che tutti i sindaci che ho avvicinato erano estremamente soddisfatti, la soddisfazione loro però nasceva dal fatto di poter spendere come vogliono, così dicevano. Questo preoccupa molto, perché in questo articolato, colleghi, si fa riferimento alle leggi che poi provvedono al trasferimento, immagino la "25", immagino le leggi che sono i soliti canali di finanziamento per gli enti locali, ed io non vorrei che si fosse ingenerato un equivoco. Dico questo perché, anche in audizione, lo stesso Presidente dell'ANCI, non se ne vorrà l'onorevole Tore Cherchi, aveva enfatizzato il fatto che i comuni potessero utilizzare a loro piacimento queste risorse. Dire che le possono utilizzare a loro piacimento, non credo che sia il termine esatto, non credo sia l'intendimento della Giunta né quello dell'assessore Gian Valerio Sanna, per come lo conosco. Certo è che si sta ingenerando un ragionamento del tipo: "noi facciamo un po' quello che ci pare dei soldi che ci dà la Regione". Potrebbe essere anche corretto, salvo pensare che un ente locale, oltre a ciò che utilizza come risorse che gli provengano dalla Regione o dallo Stato italiano, in termini di investimento, guarda caso, ha poi una quota che invece va utilizzata come spese correnti, difficilmente da quantificare; non a caso nella legge numero 25, il legislatore di allora aveva legato l'utilizzo delle risorse della legge 25, una parte per gli investimenti e una parte per le spese correnti.

Io chiedo all'Assessore, che mi risponderà: viene a cadere questa ripartizione che era prevista nella legge numero 25 sull'utilizzo, quindi su capitoli diversi, su utilizzi diversi, oppure si mantiene in piedi? E se si mantiene in piedi, la quota da destinare a spese correnti rimane la stessa che era prevista dalla legge numero 25 oppure cambia? Perché immaginatevi cosa vuol dire incrementare di 165 milioni di euro il trasferimento verso gli enti locali e già sapere adesso che il 25 o 30 per cento andrà ad incrementare la quota per le spese correnti. E' vero che nelle spese correnti c'è tutta una miriade di interventi importanti e necessari, però non dimentichiamo che stiamo trasferendo anche ai comuni una serie di competenze, per alcune ci sono risorse, per altre mi pare di non aver intravisto risorse sufficienti per ciò che noi vorremmo facessero gli enti locali.

Lo vedremo negli articoli successivi, guardate, ce ne sono alcuni che danno per esempio alle province alcune competenze sul demanio marittimo, sulla costruzione di porti, sul deposito di materiale importante all'interno delle aree marine, dovrebbero occuparsi di concedere le autorizzazioni, di stipulare le convenzioni, di fare tutta una serie di attività che certamente costano. Allora, se le risorse sono legate ad attività reali che gli enti locali devono fare, ancora ancora, ma se indiscriminatamente queste risorse devono essere utilizzate dai sindaci della Sardegna, e sono sicuro che tutti i sindaci della Sardegna le sapranno utilizzare al meglio, poiché ho comunque qualche dubbio, credo che sarebbe opportuno vincolarne l'utilizzo in qualche modo.

Certo, poi in questo articolato è previsto che questa sia una sperimentazione e, se è a titolo sperimentale, qui la sperimentazione vale per un anno, mentre nell'articolo precedente la sperimentazione valeva per tre anni, alludo alle forniture di beni e servizi, adesso stiamo parlando d'altro però, allora se sperimentazione è, si faccia in un anno, poi i comuni dimostreranno come hanno utilizzato queste risorse e si potrà verificare.

L'altro comma che invece mi ha creato qualche problema è il comma 5. Si dice, nel punto 1 del comma 5: "Per le finalità della presente legge, sono considerati piccoli comuni quelli con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti…", fin qui ancora ancora, salvo poi aggiungere "il cui territorio comunale non comprende territorio litorale costiero". Io penso al Comune di Riola Sardo, che è un comune che ha un territorio litorale costiero, ha una lingua che arriva al confine tra il territorio di Cabras e il territorio di San Vero Milis; è un comune costiero, questo, Assessore? Possono essere considerati comuni costieri quelli che sono sotto i 3 mila abitanti e che hanno, in questo caso, la sfortuna di essere comuni costieri? Perché sono comuni costieri di coste sulle quali non è possibile fare nessun tipo di investimento. Allora li dobbiamo penalizzare? Perché questi sono penalizzati, perché l'essere comuni costieri li mette in una situazione leggermente diversa dagli altri, anzi molto diversa dagli altri.

Ora, non credo che ci siano comuni, come quelli della provincia di Oristano, sotto i 3 mila abitanti sparsi in tutta la Sardegna, ce ne saranno, ce ne saranno anche altri, immagino, che abbiano questa fattispecie e che non hanno nessuna possibilità di utilizzare quel patrimonio che "ai più" fa capire che poteva essere uno sviluppo turistico, uno sviluppo di un qualche genere. No, qui ci sono dei comuni che sono sotto i 3 mila abitanti, hanno la sfortuna di essere comuni costieri e quindi non godere di certe provvidenze. Credo di non dover aggiungere molto altro su questo articolo perché forse sarà più interessante - quando arriveremo, la settimana prossima, all'articolo 11 - discutere sulle norme varie per gli enti locali: lì entreremo veramente nel cuore del problema.

Per il trasferimento delle risorse, dice l'articolo, "...si provvede, di norma, con quote trimestrali anticipate…". Mi chiedo perché "di norma". Devono avvenire con trasferimenti trimestrali anticipati, scrivere "di norma" vuol dire che potrebbe anche non accadere questo. Io avrei legato a questo articolo anche un altro comma, un altro codicillo per non permettere agli enti locali di utilizzare queste risorse per la chiusura dei bilanci o, meglio, se non diventasse sperimentale o se non rimanesse sperimentale - chiarisco - quest'anno i comuni avrebbero una certa dotazione, non sarà il caso allora di puntualizzare che oggi non si può operare come si faceva con la legge numero 25, quando si prendeva lo storico e si metteva in bilancio...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Dicevo che, con la legge numero 25, si metteva lo storico nel bilancio e quindi un'amministrazione comunale poteva chiudere il bilancio molto prima della finanziaria. Non è difficile chiudere prima della finanziaria regionale, sta diventando veramente molto lunga, ma comunque, ci sono dei comuni che chiudono entro il 31 dicembre, il 30 gennaio, eccetera; ecco, queste maggiori entrate, nel futuro, se non fosse sperimentale, ma io direi anche adesso, possono essere utilizzate con questa fattispecie, Assessore, oppure no?

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, credo che sull'articolo 10 sia doveroso iniziare esprimendo una valutazione positiva, nel senso che l'idea della responsabilizzazione delle autonomie locali in merito agli stanziamenti economici, e anche della valorizzazione del tentativo di arrivare ad un aumento della destinazione economica ai comuni, sia una buona idea. Credo che sia corretto, nelle critiche che la minoranza ha comunque dedicato al testo della legge finanziaria, inserire anche gli elementi di apprezzamento. Sicuramente l'idea che gli enti locali abbiano la maturità per poter gestire, senza stringenti vincoli di destinazione, una parte delle risorse che vengono loro assegnate è, a nostro avviso

Devo dire che alcune perplessità rimangono, ma forse è anche normale che ci siano delle perplessità, come anche il collega Diana ha detto, in prima applicazione della norma, però ce ne sono alcune che sono fisiologiche e altre che invece forse meriterebbero un'attenzione maggiore. Tra quelle fisiologiche, cito il fatto che è stato allegato un prospetto (credo sia in mano a tutti i consiglieri regionali) relativo agli incrementi delle destinazioni economiche ai comuni che si realizzerebbero a seguito dell'intervento che è previsto dall'articolo 10 della finanziaria. Noi siamo convinti che, se questo incremento venisse rivalutato alla luce di tutte le valutazioni dei trasferimenti che, a vario titolo, vengono effettuati ai comuni, e che anche in questa finanziaria, peraltro, almeno in una parte, rimangono all'interno di altri articoli, probabilmente si avrebbe la possibilità di avere un quadro sinottico più complessivo e di comprendere meglio se, e in quale misura, dal punto di vista strettamente economico, i comuni siano avvantaggiati dalla nuova forma di trasferimento, cioè quale sia la quota parte di risorse in più che spetta a ciascun comune.

A questo proposito meriterebbe una valutazione particolare la situazione delle aree urbane, in particolare delle aree metropolitane. L'unica grande area metropolitana che oggi c'è in Sardegna è sicuramente l'area di Cagliari, area che sostanzialmente fornisce servizi all'intera Regione, area che è sostanzialmente una città Regione, perché Cagliari, oltre che essere la porta d'accesso per buona parte di coloro che arrivano in Sardegna venendo da fuori del territorio isolano, è anche una sorta di città Regione, perché se è vero che la popolazione della città di Cagliari si è contratta di quasi 40 mila unità negli ultimi vent'anni, è altrettanto vero che questo avviene per problemi nell'ambito del mercato della casa all'interno del territorio urbano di Cagliari, i cagliaritani continuano a vivere in stretto rapporto con la propria città, semplicemente si dislocano nelle aree dell'hinterland dove è più facile acquisire la proprietà dell'abitazione. Per cui la città di Cagliari si spopola, ma si popola ciò che è in continuità con la città di Cagliari, a partire dalla città di Quartu, che ha raggiunto gli 80 mila abitanti, per andare alle ex frazioni della città di Cagliari, oggi comuni autonomi, e poi ai comuni (Capoterra, Sestu, Maracalagonis, Sinnai) dell'hinterland cagliaritano. Quindi diciamo che ormai Cagliari è una sorta di città Regione che fornisce servizi all'intera Regione, o comunque ad una popolazione che è pari a quella della metà della Sardegna, e che è nelle cose che ci debba essere un interesse speciale da parte della Regione nei confronti del suo capoluogo.

Interesse speciale che probabilmente si sostanzierebbe nel modo migliore attraverso una legge speciale per Cagliari, quindi una legge che specificamente preveda gli interventi che la Regione intende svolgere per l'area del capoluogo e che consenta anche di superare quella sorta di campanilismo alla rovescia, per cui sembra che destinare risorse verso la città di Cagliari, sia quasi privilegiare un pezzo della Sardegna rispetto all'altra Sardegna. Se noi ragionassimo, come è corretto che sia, considereremmo che la città di Cagliari è una città Regione, cioè è una città aperta dal punto di vista dell'accesso di abitanti che provengono da tutta la Sardegna, che si inurbano all'interno alla città e che diventano cagliaritani senza che la città sia matrigna per loro, ma una città madre, una città al cui interno convivono ormai comunità, le più disparate. Mentre credo che gli stessi cagliaritani difficilmente, se risalgono di due, tre, quattro generazioni rispetto all'attuale, si possano sentire non debitori verso qualche altro pezzo della Sardegna, sia in termini di DNA sia in termini di rapporti culturali, sociali e familiari. Quindi io credo che sarebbe stato opportuno prevedere, all'interno di questo comma, un intervento specifico destinato alla città di Cagliari, all'interno della ripartizione dei fondi o attraverso nuovi fondi.

Dobbiamo soffermarci poi sull'altro elemento, che invece è di maggiore sostanza, che credo debba essere tenuto nella debita considerazione, è quello relativo alla maturità con cui i comuni sono chiamati a spendere le risorse che vengono trasferite. Perché, Assessori della Giunta oggi presenti in Aula, voi ritenete che ci sia, da parte di tutti i comuni, anche da parte di quelli più piccoli, quella maturità di struttura che consente di proteggere quella parte di funzioni comunali, che non sono in alcuna maniera comprimibili, e che contemporaneamente comporta che ci sia, da parte dei comuni (parlo soprattutto di quelli più piccoli perché dotati di minor struttura e quindi dotati di minori competenze e professionalità all'interno dell'organico), la possibilità di gestire sin dalla prima annualità, nel modo migliore, le risorse che vengono attribuite in questo modo, che è comunque così innovativo rispetto agli anni precedenti.

Noi vi abbiamo suggerito in Commissione, ma non c'è traccia del nostro suggerimento all'interno della stesura definitiva della finanziaria, di identificare una struttura, probabilmente lo si può fare anche al di fuori della legge, che sia contemporaneamente di sostegno nell'attività dei comuni da parte della Regione e di monitoraggio di come avviene nelle prime annualità la distribuzione della spesa nell'ambito delle varie competenze comunali; cioè che i comuni sappiano di avere dalla Regione non soltanto il partner che fornisce loro i soldi, ma anche una sorta di osservatorio della spesa che tenda a far sì che l'azione di suddivisione di riparto nelle varie competenze comunali sia comunque virtuosa e finalizzata in primo luogo al soddisfacimento delle esigenze fondamentali della popolazione e successivamente delle altre esigenze che possono comunque essere ritenute integrative.

Questo perché è evidente che, se per caso non ci fosse, da parte di qualche comune o di molti comuni, un'azione virtuosa nella spesa e se, per ipotesi, per disgrazia, i comuni andassero, attraverso un'azione non virtuosa di qualcuno della spesa, verso situazioni di dissesto economico, o comunque verso situazioni in cui vengono privilegiati aspetti voluttuari della spesa rispetto a quelli fissi, necessari, indispensabili per garantire alla popolazione che ci sia una presenza forte delle istituzioni nell'attività comunale, insomma io credo che poca soddisfazione ci sarebbe a dire che la prossima volta gli elettori manderanno via queste amministrazioni che non hanno funzionato bene. Alla fine chi risponde del disservizio verso i cittadini, non è soltanto l'amministrazione, è anche la Regione che le sta fornendo i soldi e che non ha garantito ai cittadini di quelle comunità la persistenza di quei livelli minimi di intervento che sono connaturati con la garanzia dei diritti delle popolazioni.

Quindi io credo, che sarebbe utile che la Giunta si ponesse questo problema e avesse, almeno in fase di realizzazione, all'interno delle strutture dell'Assessorato, un'unità di monitoraggio e di indirizzo che possa fiancheggiare i comuni nelle prime annualità di questo nuovo meccanismo di conferimento di risorse.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Presidente, signori Assessori, colleghi, io sono molto favorevole al trasferimento importante di risorse, a favore degli enti locali, che la Giunta regionale ci propone con questa legge finanziaria, se fosse stato possibile forse tutti, compresa la Giunta, avrebbero così voluto anche un trasferimento maggiore di competenze, di risorse. Così come sono favorevole a un trasferimento di competenze agli enti locali.

Vorrei, però, porre una questione, e chiedere al Vicepresidente della Commissione bilancio, il collega Diana, di sgombrare subito il campo dai dubbi che poneva nel suo intervento, perché questa norma, nella sua interpretazione, è chiarissima, sia da parte della Giunta regionale che da parte degli enti locali. La stessa relazione della Giunta al bilancio dice al punto relativo all'articolo 10: "Le risorse assegnate sono svincolate da qualsiasi destinazione e, pertanto, verranno gestite in piena ed esclusiva autonomia dagli enti locali". Cioè la Giunta, con un'interpretazione autentica della norma, quand'anche vi fossero dubbi, sta dicendo che non vi è alcun vincolo di destinazione.

Poi può essere interessante andare a leggere quello che è stato detto in quest'Aula, quando abbiamo incontrato il sistema delle autonomie locali qualche giorno fa. Il Presidente del Consiglio, nel suo intervento, ha detto che la costituzione del fondo unico con criteri di riparto per i comuni e le province è senza destinazione e senza finalizzazione; il Presidente della Provincia di Nuoro ha detto che bisogna accettare il principio che l'autonomia si sostanzia con l'esercizio di una programmazione libera di risorse, non vincolate, non destinate da altre autorità ad uno scopo, ma che invece deve essere in completa autonomia e interpretata sul livello locale, che non bisogna cedere alla tentazione di instaurare nuovamente un rapporto di direzione politica e di programmazione così stretta e arriva anche a dire che questi soldi devono essere spesi dall'autonomia alla quale sono affidati, che è controllata direttamente da chi l'ha espressa, cioè che questi fondi dipendono dalla volontà popolare che ha eletto gli enti locali.

Quindi proprio con uno slegamento totale dal livello regionale. Dice poi il relatore dell'organismo che abbiamo incontrato, che era il sindaco di Bortigiadas, che appunto l'eliminazione del vincolo di destinazione e la determinazione di finanziamenti in funzione delle entrate è il fatto più importante; il sindaco di Sassari ugualmente pone l'accento su questa questione e lo stesso Assessore degli enti locali, nel suo intervento, ci dice che la Regione è andata oltre il semplice trasferimento di risorse, entrando in una logica di compartecipazione al gettito erariale.

Allora, rispetto a tutto quanto questo, io pongo un solo problema, ripeto, ribadendo quello che ho detto in premessa, cioè l'assoluto favore per il trasferimento dei fondi e delle competenze. Il problema che pongo è questo: noi abbiamo detto, in questo articolo, che con questi soldi deve essere applicata una serie di norme regionali; fra le altre faccio l'esempio della legge numero 26 sulla lingua e la cultura sarda, della legge sulle scuole civiche di musica, della legge numero 64, che è la legge sui cori tradizionali. Le competenze su questi argomenti non è che non fossero esercitate prima, cioè già gli enti locali intervenivano con finanziamenti, con manifestazioni, con sostegno. Il problema che io pongo è questo: se noi stiamo dando questi fondi e questi fondi non hanno destinazione, dobbiamo fare una scelta, o abroghiamo quelle leggi, diamo i soldi agli enti locali, oppure, se ci deve essere una politica regionale in queste materie, è inconcepibile che non vi siano le risorse stanziate nel bilancio regionale, perché come facciamo noi a fare una politica linguistica se deleghiamo l'applicazione della legge numero 26 ai comuni, e poi diciamo loro che i fondi li spendano senza destinazione d'uso? C'è una contraddizione profonda proprio nella politica della Regione.

Io credo, e ci sono degli emendamenti che ho depositato più avanti, che la Regione non possa rinunciare a una politica linguistica; le scuole civiche di musica, che sono una grande ricchezza, che sono diverse decine in Sardegna, sono state tutte aperte grazie ai finanziamenti della Regione e sono delle realtà importanti grazie a quei finanziamenti. Se la Regione dice che darà i soldi ai comuni, si sta spogliando di una politica regionale in quel settore, in quella materia. Del resto, quelle leggi che noi abbiamo adottato prevedono tutta una serie di adempimenti. Chi li controlla? Chi li mette in esecuzione? Ripeto, non sto dicendo che dobbiamo togliere i soldi agli enti locali, non sto dicendo che dobbiamo togliere le competenze, sto dicendo che la Regione, se vuole esercitare una politica in quei settori, deve mantenerli nella sua competenza, mettendo degli appositi stanziamenti senza niente togliere alle risorse che ha già destinato agli enti locali che, comunque, hanno una competenza su quelle materie, tanto è vero che vi sono numerose istituzioni culturali - parlo di queste competenze perché l'argomento sarebbe troppo vasto - che sono regolarmente accese, avviate, finanziate dagli enti locali.

Non vorrei che fosse frainteso il mio intervento. Quest'anno, per la prima volta, non abbiamo discusso dell'entità dei finanziamenti a questi organismi culturali in questa legge finanziaria né in Commissione né ne discuteremo in quest'Aula. Si tratta di fare una scelta, una scelta di fondo, la Regione potrebbe legittimamente rinunciare a queste competenze, ma è assurdo dire che poi, come diciamo nel comma 2, debbano essere rispettate le finalità di quelle norme, della legge numero 26. La legge numero 26 fu una grande conquista in questo Consiglio regionale, rinunciarvi oggi per dire che le competenze devono essere esercitate dagli enti locali, secondo me, è una grande perdita. Però, ripeto, è una questione di scelta, che però deve essere chiarita, perché altrimenti domani a questi istituti, a queste istituziooni culturali, che cosa diciamo? Quando verranno alla Regione risponderemo loro che ci deve pensare il comune, e al comune diranno che i soldi li devono spendere in autonomia. Questa ambiguità deve essere sciolta da questo Consiglio regionale, deve essere risolta in qualche maniera, deve essere detto con chiarezza se le leggi che abbiamo delegato devono essere finanziate e in quale maniera applicate, oppure, se le vogliamo abrogare, rimetterci integralmente, per il raggiungimento di quegli obiettivi, alle capacità, che sono indubbie e che io non metto in discussione, degli enti locali.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, se dovessimo dare un voto a questo articolo 10, credo che sarebbe uno dei pochi articoli che avrebbe una sufficienza piena, a mio giudizio. Non dico dieci, non dico nemmeno nove e mezza, perché è un numero che evoca altre cose, ma probabilmente un sette e mezzo è onesto attribuirlo. Io ricordo, esattamente nel 1993, che centocinquanta sindaci arrivarono qui in Consiglio regionale, guidati dal grande sindaco Giovanni Pusceddu, tutti con la fascia tricolore, per ottenere la conquista dell'allora legge numero 25; mi pare che fosse Assessore degli enti locali, in quel momento, Antonio Satta, ovviamente si ottenne un grandissimo risultato che fu accolto con grande entusiasmo da parte di tutte le amministrazioni. Oggi, si va a migliorare la legge numero 25 che, dopo quattordici anni, chiaramente presenta delle insufficienze. Però, la costituzione del fondo unico a favore degli enti locali, a mio giudizio, potrebbe ulteriormente essere migliorata e quindi avere anche un voto più elevato rispetto a quello da noi proposto, perché è palese che ci siano alcuni tratti forse poco comprensibili.

Il primo è determinato dal tempo, nel senso che, dopo quattordici anni, abbiamo perso il 122 per cento in termini di svalutazione, quindi se avessimo dovuto recuperare quel gap, naturalmente di risorse, in termini di risorse attuali, ogni comune avrebbe dovuto avere più che il raddoppio delle risorse come trasferimenti. Seconda considerazione: è vero, il fondo è costituito da 500 milioni di euro, anche questa considerazione l'abbiamo già fatta, e parrebbe un incremento che va a comprimere quelli che sono i servizi dei comuni chiamiamoli, tra virgolette, bravi, questo per effetto soprattutto della legge numero 4, che è contenuta all'interno, naturalmente, dei trasferimenti della legge numero 25. Perché dico questo? Perché è evidente che quei comuni, etichettati bravi, oggi si trovano a dover avere un incremento nel trasferimento che è di gran lunga, in proporzione, inferiore rispetto a quelli che prenderebbero i comuni meno bravi. Certo, il concetto della perequazione noi lo accettiamo, lo accettiamo e anche bene, perché gli amministratori di oggi non possono essere penalizzati dal fatto che gli amministratori di ieri erano negligenti (a Francesca, che mi sta facendo cenno in maniera veramente visibile, dico che ha ragione di pensare in questo modo). Però, è pur vero che, sottraendo e comprimendo i servizi di oggi, naturalmente, questo va a decremento dell'utilizzo dei nostri cittadini, e quindi la qualità del servizio reso è inferiore.

Seconda considerazione è quella relativa, ovviamente, ad un altro fatto, questi 500 milioni di euro non tengono conto di una partita molto importante (non è qui presente Luciano Uras) che è sottratta un po', ma che comunque era costituita dai trasferimenti a favore degli enti locali, fondi dell'articolo 19 della legge numero 37, cioè del così detto "piano lavoro", che nel tempo si è ridotto notevolmente. Noi siamo andati ad avere un trasferimento fino al 2004, se non ricordo male, pari a 170 milioni di euro, che andavano a sommarsi, ovviamente, ai fondi della "25". Dal 2005 e nel 2006, i fondi relativi alla legge numero 37, articolo 19, si sono ridotti notevolmente, quasi ad un sesto della loro entità e quindi sono diventati 30 milioni di euro. E' evidente che anche di questo noi non potremmo non tener conto.

Mentre invece io apprezzo moltissimo anche il fatto che abbia avuto, per un certo verso, resistenza da parte della Giunta il tentativo di non dover assolutamente dare degli indirizzi precisi e quindi di salvaguardare l'autonomia da parte dei comuni nell'amministrazione di questi fondi. Certo, ha ragione da vendere il collega Vargiu con quanto diceva nel suo intervento su un osservatorio sulla spesa che potrebbe essere un monitoraggio tipo quello dell'articolo 19 della legge numero 37, cioè on line potremo vedere e verificare quali sono gli indirizzi di spesa, sarebbe utile, come forse sarebbe utile andare a proporre, a mio giudizio, anche una sorta di piano. Non dimentichiamo che oggi non esiste più, all'interno della programmazione comunale, il cosiddetto piano socio-assistenziale, e che questi fondi costituiscono un 60 per cento, probabilmente, di quegli ex fondi relativi alla legge numero 4 e che quindi andavano programmati attraverso un piano socio-assistenziale. Non esistendo più questo strumento, un po' diciamo che il canale è unico e quindi, evidentemente, almeno in termini di programmazione, l'indicazione di uno strumento come questo aiuterebbe i comuni senza peraltro dare delle condizioni comprimenti la loro stessa autonomia.

Una considerazione che invece va sviluppata, che proviene anche dal parere che hanno espresso le autonomie locali, soprattutto il Consiglio delle autonomie locali, riguarda il processo di perequazione a favore dei cosiddetti comuni deboli, dei piccoli comuni, probabilmente era un processo che andava rafforzato, loro lo chiedono in maniera abbastanza esplicita. Tra l'altro noi abbiamo proposto alcuni emendamenti che vanno in questa direzione e se, anziché il 40 per cento, si elevasse al 50 per cento la quota da ripartire in parti uguali a tutti i comuni, è evidente che se ne avvantaggerebbero, anche se in maniera minima, i piccoli comuni; oppure abbiamo proposto un emendamento alternativo nel quale si ipotizza che il 10 per cento delle intere risorse possano costituire una sorta di fondo perequativo che vada a tener conto di un elemento importante, imprescindibile, che abbiamo sempre detto essere essenziale nella programmazione delle risorse a favore degli enti locali, cioè quello delle entrate proprie.

Non ha senso che non si tenga conto del fatto che ci sono comuni che hanno come introito 2 milioni, 3 milioni di euro derivanti solo dalla partita dell'ICI sulle seconde case, e altri comuni che non solo non hanno le seconde case, ma hanno anche poche case, insomma, e quindi hanno entrate veramente irrisorie. Ecco, una sorta di perequazione che potrebbe essere riferita ad un utilizzo del 10 per cento dell'intero ammontare, naturalmente ripartibile solo fra i piccoli comuni, quelli definiti dalla legge numero 12, a mio giudizio potrebbe davvero restituire un po' di giustizia e noi anche in questa direzione abbiamo proposto un emendamento.

Poi, un'altra indicazione, che sta a cuore sicuramente anche all'onorevole Uras, riguarda la stabilizzazione dei precari. Noi stiamo dando a comuni anche grossi, nei quali naturalmente ci sono casi numerici anche consistenti di lavoro precario, risorse aggiuntive. Io dico che, almeno in questo caso, una sorta di indicazione, con la quale prioritariamente si dia luogo alla stabilizzazione dei posti di lavoro dei precari, forse sarebbe veramente opportuna.

Ecco, dentro questo progetto importante, che la costituzione del fondo unico a favore degli enti locali naturalmente contiene, ritengo che si possano fare dei ragionamenti seri. Siamo qui a verificare la disponibilità naturalmente della Giunta, anche ad accogliere qualcuna di queste osservazioni ed indicazioni, e comunque ribadiamo che, per noi, l'articolo 10 costituisce sicuramente un elemento positivo contenuto dentro questa finanziaria.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, userò molto meno del tempo a disposizione per l'intervento. Mi premeva richiamare l'attenzione dei colleghi su alcuni particolari aspetti che sono stati toccati dei quali, a mio avviso, forse qualcuno meriterebbe di essere approfondito. La previsione di un fondo unico per gli enti locali, la liberalizzazione della spesa, nel senso dell'autonomia più completa degli enti locali, è certamente decisione condivisibile che credo nel medio e lungo periodo aiuterà le nostre amministrazioni comunali a fare un salto, a crescere, ad imparare ad autogestirsi e, così come credo fosse nell'intenzione del legislatore, a rispondere di questo ai propri elettori. Il problema è cosa accadrà nel periodo necessario di arrivo a regime del provvedimento, cioè dal momento in cui nasce fino al momento nel quale anche chi lo utilizza deve superare determinate difficoltà.

Per essere più chiari: il fondo che verrà assegnato a ciascuna amministrazione è onnicomprensivo di tutte le somme a vario titolo trasmesse ai comuni storicamente consolidate, più sono previste addirittura disponibilità maggiori. Bene, vedremo la capacità che avranno nell'immediato i nostri amministratori di entrare nel meccanismo, che è differente da comune a comune, non si può paragonare la capacità di adattamento dei grandi comuni a questo tipo di legge a quella dei piccoli comuni, perché la composizione degli organi di autogoverno, la familiarità con l'argomento degli amministratori è differente.

In quelle somme consolidate c'erano servizi di tipo socio-assistenziale, c'erano eventi di tipo culturale, servizi di tipo turistico, che ne so, la pulizia delle spiagge o dei boschi, siccome nei piccolissimi comuni l'ordine del giorno è dato dall'emergenza della quotidianità, spesso il primo problema che l'Assessore di periferia affronta è quello che ha incontrato sulle scale del municipio, sono piccoli o grandi problemi di disagio sociale, e avere una somma immediatamente disponibile può in qualche caso, in assoluta buona fede, comunque essere l'occasione per disperdere la capacità di programmare interamente queste somme.

Dove voglio arrivare? Voglio dire, pur mantenendo la totale libertà degli enti locali per disporre di queste somme, perché non si è innescato, seppure parzialmente, un meccanismo di premialità per i comportamenti virtuosi, una quota parte del fondo disponibile viene assegnata indifferentemente a tutti, quelli che hanno un comportamento virtuoso accedono alla seconda parte. Non è punitivo, non è limitativo della libertà degli enti locali, è sicuramente stimolante a comportamenti attenti e all'ottenimento di risultati più interessanti. D'altronde è un meccanismo che abbiamo abbondantemente conosciuto nell'utilizzazione dei fondi comunitari. Legandolo a che cosa? Ad esempio ai parametri di accrescimento della spesa corrente, è evidente che l'utilizzo di risorse negoziabili per aumentare la spesa corrente irrigidisce il trasferimento. In parte sarà indispensabile farlo, ma stabilendo dei coefficienti per cui si dice che, se entro un tot per cento, se si rimane entro quel coefficiente, il comportamento è virtuoso, se invece si supera non è più virtuoso, è un meccanismo premiale, poi, l'amministrazione comunale che vorrà superarlo, lo farà, ne pagherà le conseguenze, la logica è quella che ha legato le amministrazioni al patto di stabilità, per esempio, possono uscire se vogliono, sanno a quali conseguenze vanno incontro. Credo che questa cosa potrebbe forse aiutare i comuni a comprendere.

Volevo fare un'altra considerazione per quanto riguarda il riparto fra i comuni giustamente in parte su base demografica, in parte pariteticamente. Io non ho visto nessuna simulazione, non so se sia più giusto il 40 o il 50, mi pare però che questo tipo di attribuzione sia fortemente deficitario di una previsione, di una quota parte del fondo totalmente disponibile per i "comuni dell'abbandono", per i comuni piccolissimi, quelli sotto i 500 abitanti, che sono lontani da ogni condizione di qualità di vita accettabile nei nostri territori, di tutte e otto le province, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Probabilmente se una quota di questi 560 milioni o quanti sono venisse destinata ai "comuni dell'abbandono", sarebbe comunque un modo per tentare di far stare sul territorio gente che ci vuole stare e che spesso è costretta ad andarsene perché non trova le condizioni per restare.

Badate, questo è un modo, a mio avviso, anche di aiutare i centri maggiori, perché i problemi derivati dall'ingolfo dell'inurbamento, più servizi, più strade, più parcheggi, più case, più consumo di territorio agricolo attorno all'aggregato urbano consolidato, derivano proprio dal processo migratorio che si verifica dalle zone interne verso i centri urbani economicamente più evoluti. Quindi, aiutarli a stare sul territorio, aiutarli ad avere più servizi, a vivere dove vogliono vivere, anche questa è una libertà della quale si ha il diritto di godere ed è una libertà per la quale l'istituzione regionale dovrebbe aiutare quei sardi, che vogliono farlo, a goderne. Probabilmente con questi due accorgimenti può darsi che si possa indurre, come dire?, meno in errore e accompagnare con più facilità le amministrazioni verso un uso attento e intelligente della grande opportunità che il fondo unico per gli enti locali offre loro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Presidente, io vorrei inizialmente approfittare dell'intervento per esprimere un ringraziamento, a nome del Presidente della Giunta, a tutto il Consiglio e soprattutto alla Commissione, per aver apprezzato, compreso, tutelato il significato di questo articolo che, certo, in un contesto come quello della finanziaria, può anche assumere una dimensione inferiore alla portata che invece in sé, nel suo contenuto più profondo, porta. Credo che sia una delle più grandi riforme, nella materia autonomistica, che riguarda il sistema degli enti locali in Sardegna negli ultimi vent'anni. Vi ringrazio perché la comprensione della portata e della delicatezza di questo argomento ha fatto sì che anche il lavoro importante della Commissione abbia garantito l'integrità dei suoi equilibri delicatissimi che comunque questo articolo ha, perché tratta in definitiva della vita e dei servizi dei cittadini della Sardegna.

Io vorrei per questo inizialmente anche fare una considerazione. Vedete, gli enti locali non appartengono alle maggioranze di governo. Gli enti locali sono un patrimonio che si può dire indisponibile del sistema autonomistico della Regione e quindi credo che sia molto importante anche il modo con il quale il Consiglio regionale si è posto e si porrà di fronte a questa riforma. Siccome credo che i segnali che il Governo regionale e il Consiglio regionale danno al sistema delle autonomie locali sono anche una garanzia di come questa riforma potrebbe avere un maggior successo rispetto anche ai tanti dubbi che, ovviamente, tutti abbiamo nel momento in cui si fa una riforma di questa portata, allora, pensando in un momento che questo Consiglio regionale possa esprimere questo sentimento che apre una stagione non più di antagonismo fra le diverse sezioni del sistema istituzionale, ma una stagione di solidarismo cooperativo in funzione dei diversi compiti che ciascuno ha, pur diversi, mi piacerebbe che, attraverso uno sforzo che io chiedo, so che non mi compete, ma credo che abbia un significato politico, l'onorevole Diana ritiri almeno l'emendamento numero 117 per dare un segnale di assenso corale alla volontà della condivisione di questo passaggio.

Lo dico anche perché, in fondo, tutti condividiamo che non c'è autonomia senza responsabilità e, se pur ci sono, onorevole Pisano, timori e insufficienze, sappiamo tutti che il riformismo vero è sempre un atto di coraggio e di lungimiranza e che non possiamo dire prima della capacità che avremo di aver successo insieme, non noi, ma anche gli enti locali. Siccome ciascuno di noi è cresciuto, gran parte di noi è cresciuto, nella culla del sistema degli enti locali, sappiamo anche quanti problemi questo passaggio verso l'autonomia e la responsabilità comporta. Non stiamo giocando, parlando di architetture istituzionali, ma alla fine dei conti stiamo parlando e mettendo in gioco sostanzialmente la dimensione della prospettiva dei cittadini in Sardegna. E io sono contrario alle premialità. Perché qui, in questa norma, c'è una grandissima premialità, quella che fa guadagnare a ogni cittadino della Sardegna indistintamente una identica quota pro capite che la pubblica amministrazione e i sistemi degli enti locali gli mette a disposizione perché vengano organizzati i suoi servizi, e rendere i cittadini dei comuni di 180 abitanti uguali agli abitanti delle aree metropolitane, riconoscendo un diritto che fino a oggi non c'era, perché proprio i piccoli comuni sono quelli che maggiormente risentono del più grande incremento, a indicare quale discriminazione sociale conteneva un sistema stratificato di riparto e di ripartizione.

Quindi è un'operazione di giustizia che contiene già un elemento di premialità, ma che non rinuncia ad una premialità verso quelli che hanno più bisogno. Se voi leggete il contenuto del comma 4, la Regione dice già da oggi che mantiene a sé la facoltà e la possibilità di operare con gli altri fondi a disposizione per la perequazione e per l'equilibrio economico e sociale, non dimenticando quindi che, pur in questa riforma, rimarranno delle sacche di bisogno e delle esigenze di riequilibrio territoriale. Quindi credo che ci sia già una risposta in questa direzione. Si tratterà di misurare l'accuratezza con la quale tratteremo questa materia.

L'altra riforma vera è che si realizza la prospettiva del sistema istituzionale unitario, che non è il richiamo al fondo unico ma è un concetto più profondo, quello che dà dignità alle istituzioni, che passano da una condizione di leggi di trasferimento a un regime pro quota di compartecipazione con la Regione ai tributi erariali, cioè da una condizione di elargizione a una condizione di compartecipazione alla responsabilità, che è un concetto un po' più fine del richiamo al singolo denaro. Il denaro è importante e noi pensiamo, onorevole Pisano, che effettivamente quel bisogno di adeguare rispetto ai mancati adeguamenti non si esaurisca con questo passaggio. Non si può esaurire. Ma è anche vero che l'articolo 10 crea un meccanismo attraverso il quale, se sarà capace il sistema istituzionale unitario a realizzare crescita complessiva della Sardegna, aumenteranno i tributi erariali e aumenterà proporzionalmente per quota anche il fondo, che oggi parte dai 500 milioni.

L'onorevole Scarpa poneva dei problemi. Io qui vorrei fare un punto di chiarezza un po' più ragionieristico. Le somme che concorrono alla costituzione del fondo hanno visto un conteggio all'inverso, proprio perché dovevamo garantire che nulla venisse a mancare e che il dato netto di aumento fosse visibile e chiaro a tutti. Il gettito complessivo del 2006, a favore degli enti locali per le competenze della "25", per le competenze, fondo distinto in tre parti con criteri diversi, degli incentivi per la produttività, dei cantieri comunali e del Piano straordinario per il lavoro, nella misura dei 30 milioni, assomma a 356 milioni. A questi 356 milioni vanno legittimamente sommati, come parte dovuta, gli 82 milioni di euro prescritti dalla legge di riforma e di decentramento, che è la legge numero 9, che contiene le obbligazioni nei confronti dei comuni e delle province di attuare quelle politiche che sono state decentrate e che sono accompagnate dalle relative risorse.

Quindi quando la legge dice "con riguardo alle finalità delle leggi che costituiscono il fondo", sta già dicendo ai Comuni che è loro responsabilità costruire quelle politiche attraverso quei denari, 356, 82 milioni e la parte che rimane sono i 60 e rotti milioni che integrano senza nessun altro riferimento in adeguamento il fondo per arrotondarlo a 500. Quindi, prima cosa, l'articolo 19 sta dentro questo fondo e questo significa che, siccome la triennalità dei 30 milioni del fondo della legge numero 19 sarebbe scaduto quest'anno, il suo assorbimento dentro il fondo unico manda a sistema e a regime, dentro il fondo unico, quella entità, che va misurata e giudicata dal Consiglio regionale anche in relazione alle scelte che il resto della finanziaria sta facendo sulle politiche del lavoro. Noi non abbiamo sottratto i 30 milioni, ma li abbiamo messi a regime, cioè abbiamo detto che da qui in poi, senza limiti di tempo, quei soldi sono riconosciuti, così come chiediamo che vengano riconosciute le azioni da parte dei comuni nella predisposizione dei loro bilanci. Questo è un punto di chiarezza, anche sulle competenze, ed è vero che la Regione, dopo la legge numero 9, deve adeguare rapidamente la propria legislazione, adottando direttive che, peraltro, si stanno adottando nelle materie specifiche delle azioni culturali e delle azioni anche di sistema socio sanitarie, perché i comuni e le province possano - in virtù del decentramento - garantire ai cittadini le medesime politiche in virtù anche dei trasferimenti che sono stati dati.

Credo che questi fatti siano chiari e penso anche un'altra cosa molto semplice, l'impegno che ci siamo dati di fare entro l'anno un Testo unico sull'ordinamento è esattamente la sfida che tutti voi avete sottolineato, cioè misurare, anche attraverso un monitoraggio, nei prossimi mesi, quali saranno le vere difficoltà, quali saranno i veri snodi da migliorare. Io credo che ce ne sia abbastanza per avere fiducia, per superare le titubanze e per collaborare alla previsione di una scelta di riforma reale. Credo che, senza problemi, perché questa è una materia che non può avere profili o sottigliezze sulle competenze, già nel bilancio prossimo, credo proprio di poterlo assicurare anche a nome del Presidente, con il quale non ci siamo sentiti, il monitoraggio dell'applicazione di questa riforma debba essere oggetto di un allegato specifico, che porti a conoscenza anche del Consiglio le modalità e gli strumenti di giudizio sulla prima applicazione di questo strumento.

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Frau è rientrato dal congedo.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Intervengo brevemente, sull'ordine dei lavori, Presidente, per chiederle che l'emendamento numero 409 venga spostato all'articolo 27, perché l'emendamento numero 155, presentato dal collega Diana e più, che è sostanzialmente identico. L'emendamento numero 155 fa riferimento all'articolo 27, comma 1, lettera f). Quindi, le chiederei che il "409" sia spostato all'articolo 27.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Ritiro l'emendamento numero 117 che era stato presentato in una circostanza un po' particolare.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 117 è stato ritirato.

Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Cucca, relatore di maggioranza.

CUCCA (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Si esprime parere contrario sugli emendamenti numero 118, 598 (che, peraltro, non ha neanche copertura), 5, 4, 599, 880, 603, 600, 601, 6 e 70. Si esprime parere favorevole sull'emendamento numero 855 e ancora parere contrario sull'emendamento numero 602. Per quanto riguarda l'emendamento numero 409 si concorda sul suo spostamento all'articolo 27. Si esprime parere contrario sugli emendamenti numero 884 e 889.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è in sintonia con quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 118.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, per annunciare il voto favorevole a questo emendamento. Ho cercato di far capire le ragioni che hanno portato a modificare il comma 5, ove si dice che "per le finalità della presente legge…" facendo riferimento, ovviamente, alla legge numero 12, considerando i piccoli comuni fino a 3 mila abitanti, ma discriminando quelli il cui territorio comunale non comprende litorale costiero. Insomma, l'avevo detto all'Assessore, mi era sembrato di capire che, in qualche maniera, su alcuni comuni, questa fattispecie non possa essere rispettata, perché ci sono dei comuni che, pur avendo un litorale costiero, non possono essere considerati alla stregua di altri comuni più piccoli che, però, hanno enormi distese costiere, per cui io credo che questa dicitura o viene modificata o comunque se ne tenga conto nel momento in cui questi comuni entreranno a far parte o di una comunità montana o, comunque, di un'unione dei Comuni, perché ho fatto l'esempio di un comune, Riola Sarda, ma ce ne sono altri.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILERI (F.I.). Presidente, anch'io esprimo il mio voto assolutamente favorevole per questo emendamento, perché ritengo - come discusso ed evidenziato in altri articoli della legge finanziaria - che si stia rischiando di creare una discriminazione tra le zone costiere e le zone interne. Se poi questa discriminazione la vogliamo estendere in maniera assolutamente gratuita anche modificando la classificazione dei comuni come piccoli comuni sotto i 3 mila abitanti, mi sembra un eccesso non giustificato e strumentale, sinceramente

Quindi, credo che non sia assolutamente condivisibile il fatto di creare una disparità di trattamento tra comuni di popolazione inferiore ai 3 mila abitanti, sia che questi si trovino al centro della Sardegna, sia che questi si trovino sulla costa. Quindi, il voto, ovviamente, è favorevole.

(Interruzione del consigliere Ladu)

PRESIDENTE. L'onorevole Ladu ha chiesto la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 118.

(Segue la votazione)

Prendo atto che la consigliera Cerina ha votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Diana - Ladu - Liori - Pileri - Pisano - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Serra - Uras.

Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 53

Votanti 51

Astenuti 2

Maggioranza 26

Favorevoli 13

Contrari 38

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 598. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 5. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 4. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 599. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 880. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 603. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 10. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 600. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 601. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 6. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 70. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 855, su cui c'è il parere favorevole. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 602. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

L'emendamento numero 409 è spostato all'articolo 27.

Metto in votazione l'emendamento numero 884. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento 889. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo all'articolo 10 bis. All'articolo 10 bis sono stati presentati tre emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 10 bis e dei relativi emendamenti:

Art. 10 bis

Comparto unico Regione - enti locali

1. Per le finalità di cui all'articolo 12 della legge regionale n. 9 del 2006, allo scopo di avviare le procedure per la realizzazione del comparto unico Regione - enti locali e la conseguente graduale armonizzazione normativa ed economica del personale dipendente della Regione e degli enti locali, è autorizzato lo stanziamento di euro 5.000.000 per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009; detto fondo viene assegnato alla costituenda Agenzia per la rappresentazione negoziale della Regione e degli enti locali della Sardegna (ARAN Sardegna) (UPB S01.06.001- cap. SC01.1080).

Emendamento sostitutivo parziale Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu.

Articolo 10 bis

le parole del comma 1 dell'articolo l0 bis "lo stanziamento di euro 5.000.000" sono sostituite dalle presenti : "lo stanziamento di 14.000.000"

Copertura finanziaria

In Aumento :

UPB S1.06.001 - Investimenti a favore della cooperazione e della imprenditoria giovanile

Anno 2007 euro 9.000.000

In diminuzione

UPB S08.01.002 -FNOL parte corrente - mediante riduzione della riserva di cui alla voce 8 della

tabella A, allegata alla legge finanziaria

ANNO 2007- euro 9.000.000. (81)

EMENDAMENTO all'emendamento numero 119 aggiuntivo AMADU - MORO - DIANA - RANDAZZO Vittorio - RANDAZZO Alberto - CAPPAI - RASSU - LOMBARDO - PISANO - VARGIU - CASSANO - LA SPISA - SANJUST - LADU - LIORI - ARTIZZU.

All'emendamento n. 119 , all'articolo 10 bis, comma 1, dopo le parole "del personale dipendente" sono aggiunte le seguenti: "ivi comprendendo anche il personale tecnico-amministrativo in servizio presso le Aziende Sanitarie locali della Sardegna". (957)

Emendamento aggiuntivo Diana - Liori - Artizzu - Moro - Sanna Matteo.

Articolo 10 bis

Al termine del comma 1, sono aggiunte le parole: "Il fondo è vincolato all'utilizzo per l'incremento dello stipendio tabellare del personale dipendente". (119).)

PRESIDENTE. Non ho iscrizioni a parlare.

Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Cucca, relatore di maggioranza.

CUCCA (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Si esprime parere contrario sugli emendamenti numero 81 e 119 contrario. Mi pare poi sia stato presentato un emendamento all'emendamento.

PRESIDENTE. Sì, è l'emendamento numero 957. Premetto che è un emendamento al limite dell'accoglibilità perché estende alle Aziende sanitarie locali...

Per esprimere il parere sull'emendamento numero 957 ha facoltà di parlare il consigliere Cucca, relatore di maggioranza.

CUCCA (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, lo rimettiamo all'Aula. Io non lo conosco!

PRESIDENTE. Non ne è a conoscenza? Chiedo scusa, pensavo che glielo avessero consegnato. Chiedo che le venga consegnato.

CUCCA (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Si esprime parere contrario anche sull'emendamento numero 957.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, che l'assetto del territorio.

DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 81. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 10 bis. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 957.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Noi votiamo a favore dell'emendamento numero 957, Presidente, e colgo l'occasione anche per chiederle il voto elettronico palese su questo emendamento, credendo che questo Consiglio non avrà difficoltà ad accettare lo spirito con il quale si estende il beneficio, relativo naturalmente al comparto unico regionale, anche ai dipendenti delle AA.SS.LL.. Noi d'altro canto non ci possiamo sottrarre da questa proposta perché non solo la condividiamo, ma l'abbiamo fatta nostra come proposta di legge all'inizio di questa legislatura reiterando una precedente proposta di legge che anche altri colleghi ricordo avevano presentato.

Credo che diventi quasi assolutamente imprescindibile estendere il beneficio anche ai dipendenti delle AA.SS.LL. e quindi che il comparto unico dei dipendenti regionali e degli enti locali non possa non ricomprendere anche questi.

PRESIDENTE. E' stata chiesta la votazione nominale sull'emendamento numero 957.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 957.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Farigu - Liori - Pisano - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Scarpa - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pinna - Pirisi - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Serra - Uras.

Si è astenuto: il Presidente Spissu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 49

votanti 48

astenuti 1

maggioranza 25

favorevoli 12

contrari 36

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 119. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Il Consiglio è convocato martedì 15 maggio alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 20 e 06.



Allegati seduta

CCCXXVIII SEDUTA

(POMERIDIANA)

Venerdì 11 maggio 2007

Presidenza del Vicepresidente Secci

indi

del Presidente Spissu

INDICE

La seduta è aperta alle ore 16 e 30.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 8 maggio 2007 (321), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Atzeri, Bruno, Cerina, Oscar Cherchi, Frau, Davoli, Silvio Lai e Pisu hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana di venerdì 11 maggio 2007.

Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:

Marracini - Pittalis - Lai Renato: "Istituzione del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale". (284)

(Pervenuta il 10 maggio 2007 e assegnata alla seconda Commissione).

Annunzio di interrogazione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interrogazione pervenuta alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sull'esiguità dei collegamenti di trasporto pubblico locale tra le città di Cagliari e Nuoro". (854)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Mozione Ladu - Artizzu - La Spisa - Vargiu - Amadu - Capelli - Cappai - Cassano - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Farigu - Gallus - Lombardo - Licandro - Liori - Milia - Moro - Murgioni - Petrini - Pisano - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Sanjust - Sanna Matteo, sull'istituzione della zona franca in Sardegna". (123)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 2007)" (274/S/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge 274/S/A, il cui esame prosegue con la votazione degli emendamenti all'articolo 6, più esattamente dobbiamo votare l'emendamento numero 111.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti onde consentire il decorso dei termini temporali previsti dal comma 3 dell'articolo 91 del Regolamento.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 33, viene ripresa alle ore 16 e 44)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 111.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Cuccu Giuseppe ha votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Capelli - Cassano - Diana - Farigu - Floris Mario - La Spisa - Liori - Moro - Petrini - Pileri - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Dedoni - Fadda - Floris Vincenzo - Giagu - Lai Renato - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Si è astenuto il consigliere: Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 53

votanti 51

astenuti 1

maggioranza 26

favorevoli 15

contrari 37

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 110.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 110.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Diana - Milia - Moro.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Giagu - Lai Renato - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Si è astenuto il consigliere: Cassano.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 41

votanti 40

astenuti 1

maggioranza 21

favorevoli 4

contrari 36

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 535.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 535.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Pacifico e Cachia hanno votato contro.

Risponde sì il consigliere: Farigu.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Giagu - Lai Renato - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Si è astenuto il consigliere: Cassano.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 40

votanti 39

astenuti 1

maggioranza 20

favorevoli 1

contrari 38

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 534.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 534.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Artizzu ha votato a favore e che i consiglieri Cachia, Calledda e Corrias hanno votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - MORO - RANDAZZO ALBERTO - RASSU.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Giagu - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Si sono astenuti i consiglieri: Marracini - Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 53

votanti 51

astenuti 2

maggioranza 26

favorevoli 12

contrari 39

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 547. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 548.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Intervengo per dichiarare il voto a favore, e per richiamare il fatto che il contenuto dell'emendamento è un po' incomprensibile se non andando alle leggi, comunque riguarda la legge sul sistema previdenziale, noi crediamo che debba essere ripristinato il sistema pre vigente.

PRESIDENTE. E' stata chiesta la votazione nominale dell'emendamento numero 548.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 548.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Cassano - Contu - Diana - Farigu - Floris Mario - La Spisa - Liori - Moro - Pileri - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Giagu - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Si è astenuto il consigliere: Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 55

votanti 54

astenuti 1

maggioranza 28

favorevoli 15

contrari 39

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 580.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Si tratta dell'emendamento che tende a inserire nella normativa regionale la stessa regola che vale per i dipendenti dello Stato, cioè che l'accesso al ruolo di cui si tratta possa essere consentito anche a chi è in possesso della Laurea breve; vi è stata una riforma del sistema universitario che prevede le Lauree triennali e non si capisce perché, essendo la Laurea specialistica un passaggio ulteriore, non si dovrebbe permettere anche a chi ha la triennale di poter avere le stesse capacità professionali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Onorevole La Spisa, anche a livello nazionale, nel pubblico impiego, per l'accesso alla dirigenza è necessario il requisito della Laurea specialistica.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 580.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Cassano - Diana - Farigu - Floris Mario - La Spisa - Liori - Moro - Pileri - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Giagu - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Si sono astenuti i consiglieri: Lai Renato - Pittalis - Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 53

votanti 50

astenuti 3

maggioranza 26

favorevoli 13

contrari 37

(Il Consiglio non approva)

Passiamo ora all'emendamento numero 570.

Chiedo se questo emendamento, tenuto conto che è un emendamento al comma 7, il quale è stato sostituito da un emendamento votato precedentemente che estende i benefici anche al personale della Sigma Invest, si riferisce al nuovo testo del comma 7. Chiedo pertanto ai proponenti se l'emendamento è riferito al testo pre vigente del comma 7 oppure se può essere esteso alla nuova fattispecie.

Onorevole La Spisa…

LA SPISA (F.I.). Si rivolgeva a me?

PRESIDENTE. Sì, dicevo che un emendamento precedente ha sostituito il testo del comma 7 modificandone il contenuto ed estendendone i benefici al personale della Sigma Invest, siccome l'emendamento numero 570 era presentato sul testo originario, si chiede ai proponenti se l'esclusione per i dirigenti vale anche per la nuova fattispecie che è stata introdotta nel comma 7 oppure se si riferisce al testo precedente.

LA SPISA (F.I.). Un attimo. Il senso dell'emendamento è chiaro, applicare la regola che già viene utilizzata per fattispecie analoghe, ma anche oggi, negli emendamenti di cui si parlava, si prevedeva la necessità di escludere, dai meccanismi di questo tipo, la categoria dei dirigenti. Questo è il senso dell'emendamento.

PRESIDENTE. Quindi è al testo così come è stato approvato?

LA SPISA (F.I.). Sì.

PRESIDENTE. Grazie. Metto in votazione l'emendamento numero 570. E' stata richiesta la controprova?

(Interruzioni)

Ho sentito controprova? Ricordo che è stato espresso il parere contrario da parte della Giunta e da parte del relatore della Commissione, fatemi capire… sospendiamo i lavori un minuto restando in Aula.

Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio

DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, naturalmente sull'emendamento era stato espresso il parere negativo, sia da parte del relatore della Commissione che da parte della Giunta, perchè si riferiva ad un'altra fattispecie; in questo caso, invece, essendo stato modificato appunto il comma 7, per analogia anche rispetto ad altre decisioni del Consiglio sulla stessa materia, l'emendamento numero 570 si accoglie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cucca, relatore di maggioranza.

CUCCA (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Si modifica il parere precedentemente espresso, per cui ora si esprime parere favorevole conforme a quello della Giunta.

PRESIDENTE. Bene. Metto in votazione l'emendamento numero 570. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

L'emendamento numero 856 viene ritirato. Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 904.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Chiedo di sospendere i lavori solo per qualche minuto.

PRESIDENTE. Sospendo i lavori per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 58 , viene ripresa alle ore 17 e 01.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Sospendiamo l'emendamento numero 904 in quanto abbiamo bisogno, come Uffici, di effettuare una verifica.

L'emendamento numero 847 è ritirato.

Passiamo all'emendamento numero 918, per il quale il relatore si era rimesso all'Aula.

CUCCA (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Confermo che si rimette il parere all'Aula sull'emendamento numero 918.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 918.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente devo dire che non ho un'opinione precisa di tipo semantico sulla...

Non vorrei contribuire ad aumentare il chiasso in Aula, Presidente!

PRESIDENTE. Scusate, colleghi. Prego, onorevole Vargiu.

VARGIU (Riformatori Sardi). Dicevo, io non ho alcuna opinione specifica, dal punto di vista semantico, su questa modifica di dizione per quanto riguarda l'Ente delle risorse idriche della Sardegna che si dovrebbe chiamare ENAS e non più ERIS, va benissimo.

Vorrei però farle notare, Presidente, e far notare anche ai colleghi, che, quando nella prossima Conferenza dei Capigruppo, ci verrà posta dal Presidente titolare la necessità di accelerare i lavori d'Aula e via dicendo, gli faremo notare che sull'emendamento numero 904 la Commissione aveva espresso parere contrario, per cui, se il centrosinistra e la Giunta continuano in Aula interlocuzioni che erano già terminate in Commissione con un parere definitivo, questo non può essere in nessuna misura ascritto a responsabilità della minoranza. Quindi, quando il presidente Spissu ci inviterà la prossima volta, o inviterà la collega Caligaris, ad essere più veloci e farà "così" con la mano, noi ricorderemo che se il lavoro in Commissione ha un significato e quindi se l'attività in Commissione porta al termine del percorso, e se poi maggioranza e Giunta tengono aperta l'interlocuzione costantemente, in tutte le ore, durante l'azione dell'Aula, gli eventuali ritardi non saranno ascrivibili a responsabilità della minoranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, voterò a favore dell'emendamento numero 918. Faccio anche una proposta operativa, in modo tale che - quando si riuniscono - i Capigruppo col Presidente, lei se ne farà interprete come Vicepresidente, stilino anche un resoconto. Così, anche i consiglieri che non partecipano alle riunioni di Capigruppo, con cui si stabiliscono il calendario, gli orari, le accelerazioni e i termini, siano informati e ognuno si può regolare come ritiene. Così magari si evitano anche delle dichiarazioni di voto quando non sono strettamente necessarie, oppure si favorisce il confronto su ogni emendamento, così come si ritiene opportuno per chi svolge l'attività parlamentare.

PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, conosciamo tutti le norme regolamentari che prevedono come funziona la Conferenza dei Capigruppo: ciascun consigliere appartiene a un Gruppo e la responsabilità dell'informazione ai consiglieri sulle decisioni della Conferenza è lasciata ai Gruppi.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Io non ho un Capogruppo!

PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, naturalmente c'è un verbale della Conferenza, che però non è mai stato reso pubblico.

Poiché nessun altro domanda di parlare sull'emendamento numero 918, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 542.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Nel fare la dichiarazione di voto favorevole a questo emendamento, vorrei sottolineare, in particolare per l'Assessore, che la richiesta di deroga, sostanzialmente, è derivata dalla segnalazione di una grave carenza funzionale di questi enti, non so se la Giunta abbia registrato questa situazione. Quindi, la richiesta non è determinata da interessi particolari da difendere ma da una oggettiva esigenza di questi due importanti enti. Chiedo pertanto di votare a favore, anche con il voto elettronico, e domando alla Giunta se davvero non possa modificare il parere negativo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Presidente, naturalmente la situazione e la condizione dell'ERSU di Cagliari e di quello di Sassari, anche alla luce di nuovi compiti e di nuove incombenze che graveranno su di loro, sono all'attenzione della Giunta regionale; si stanno valutando, naturalmente, tutte le modalità attraverso cui si possa permettere a questi due enti regionali di rispondere a queste nuove competenze e nuove incombenze, che deriveranno anche da scelte che sono state fatte ultimamente, tipo la nuova casa dello studente o le nuove mense. Quindi, la questione è all'attenzione della Giunta che, naturalmente, cercherà di dare risposte positive in merito.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 542.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Capelli - Cassano - Cuccu Franco Ignazio - Farigu - La Spisa - Maninchedda - Pileri - Rassu - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Gessa - Giagu - Ibba - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Marracini - Marrocu - Meloni - Orrù - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uras.

Si è astenuto il consigliere: Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 46

votanti 45

astenuti 1

maggioranza 23

favorevoli 9

contrari 36

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 185. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

L'emendamento numero 108 è decaduto in seguito alla soppressione della lettera a) del comma 9, perchè non ci può essere un emendamento aggiuntivo ad un comma che è stato soppresso.

L'emendamento numero 533 viene spostato all'articolo 14.

Metto in votazione l'emendamento numero 915.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, chiedo la votazione nominale dell'emendamento numero 915.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 915.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Ibba si è astenuto.

Rispondono sì i consiglieri: Cassano - Diana - Rassu - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Gessa - Giagu - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uras.

Si è astenuto il consigliere: Ibba.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 44

votanti 43

astenuti 1

maggioranza 22

favorevoli 4

contrari 39

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione gli emendamenti numero 848 e 849, identici. Chi li approva alzi la mano.

(Sono approvati)

L'emendamento numero 33, precedentemente spostato all'articolo 8, viene ulteriormente spostato all'articolo 32 bis.

Metto in votazione l'emendamento numero 112. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

L'emendamento numero 925 è stato già bocciato essendo stato votato insieme all'emendamento numero 554.

Abbiamo in votazione gli emendamenti numero 861 e 862.

Ha domandato di parlare il consigliere Cucca, relatore di maggioranza. Ne ha facoltà.

CUCCA (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, chiedo di sospendere gli emendamenti aggiuntivi numero 861 e 862, in quanto è in corso un'interlocuzione per cercare un emendamento di sintesi che trovi la condivisione dell'Aula.

PRESIDENTE. Se non ci sono obiezioni, gli emendamenti numero 861 e 862 sono sospesi.

Metto in votazione l'emendamento numero 926. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Riprendiamo l'emendamento numero 904.

Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.Pregherei i presentatori dell'emendamento di votare l'emendamento eventualmente per parti in modo tale da poter sopprimere la prima parte, il comma 7 bis, perché è la riproposizione di quanto è contenuto nella legge di trasferimento del personale dell'ESAF al soggetto gestore unico.

Per quanto riguarda invece la seconda parte, proporrei ai presentatori dell'emendamento, esattamente all'ultimo capoverso, dove si dice: "Il soggetto gestore del servizio idrico integrato è tenuto al versamento delle quote…", di aggiungere il seguente periodo: "a proprio carico e a carico del dipendente previste per i dipendenti iscritti al FITQ di cui alla legge regionale numero 15 del 1965 e successive modificazioni". La prima parte del "7 ter", è esattamente quanto già previsto in legge, però lo si può lasciare in quanto si ribadisce. Però, se sono d'accordo i presentatori, introdurrei questa parte aggiuntiva. Il "7 bis" è la riproposizione fedele di quanto già previsto nella legge numero 10 del 2005.

MARROCU (D.S.). Quindi si vota il "7 ter" con le modifiche.

DADEA, Assessore tecnicoad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il "7 ter" con le modifiche che io ho proposto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu Giuseppe. Ne ha facoltà.

CUCCU GIUSEPPE (La Margherita-D.L.). Il "7 bis" possiamo anche ritirarlo anziché votarlo; in merito alla modifica proposta dall'Assessore, penso che vada nella direzione e nello spirito dell'emendamento ed esplicita senz'altro meglio quello che era il senso dell'emendamento.

(Interruzioni)

Non si può ritirare il pezzo? L'abbiamo fatto prima! L'abbiamo fatto anche stamattina il ritiro di un comma, va bene, comunque votiamo per parti.

PRESIDENTE. Per aiutare anche me, onorevole Cuccu, cosa ha proposto quindi sull'emendamento?

CUCCU GIUSEPPE (La Margherita-D.L.). Analogamente a quanto abbiamo fatto stamattina su un altro emendamento, se si può ritirare una parte, io ritirerei il "7 bis"; anziché votarlo per parti, noi siamo disponibili a ritirarlo. In merito alle modifiche proposte dall'Assessore, penso che siano accoglibili perché esplicitano meglio il senso dell'emendamento.

Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Presidente…PRESIDENTE. Chiediamo un attimo soltanto, onorevole Uras, le dispiace? Dobbiamo precisare, per votarle, le proposte fatte dall'Assessore e dal proponente.

Allora, la proposta è di non votare il riferimento al "7 bis" e di votare il riferimento al "7 ter" con questa integrazione nella parte finale: "…versamento delle quote a proprio carico e a carico dei dipendenti previste per i dipendenti iscritti al FITQ di cui alla legge regionale numero 15 del 1965 e successive modificazioni".

Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Voterò a favore secondo le modalità che sono state appena annunciate dal Presidente, su indicazione dei presentatori, sottolineando che, come ha fatto peraltro bene l'Assessore, la disposizione contenuta nella proposta "7 bis" è già presente in legge. Quella società per azioni pubblica, che ha un Consiglio di amministrazione in gran parte nominato dalla Regione, ha deciso di non tenere conto di quello che c'è scritto nella legge, tant'è che l'Assessore dice che, praticamente, è inutile ribadirlo. Allora, nei confronti di quegli amministratori che sono stati nominati dalla Regione, ritengo che sarebbe bene impartire questa indicazione: "Coloro che, nei Consigli di amministrazione di società pubbliche, rappresentano la Regione, abbiano a cuore le leggi regionali e le applichino".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 904, nel testo modificato.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cappai - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Dedoni - Diana - Fadda - Farigu - Floris Vincenzo - Gessa - Giagu - Ibba - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisano - Pittalis - Porcu - Rassu - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uras - Vargiu.

Si è astenuto il consigliere: Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 50

votanti 49

astenuti 1

maggioranza 25

favorevoli 49

(Il Consiglio approva)

Passiamo all'esame dell'articolo 9. All'articolo 9 sono stati presentati quattro emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 9 e dei relativi emendamenti:

Art. 9
Razionalizzazione degli acquisti per beni e servizi e contenimento della spesa

1. La Regione promuove e sviluppa un progetto di razionalizzazione degli acquisti per beni e servizi delle amministrazioni e degli Enti aventi sede nel territorio regionale, basato sull'utilizzo di strumenti telematici.

2. Il progetto, che per l'anno 2007 ha carattere sperimentale, ha lo scopo di:

a) contenere la spesa anche mediante la definizione di strategie comuni di acquisto, l'aggregazione e la standardizzazione della domanda, la rilevazione dei fabbisogni e lo sviluppo della concorrenza;

b) contenere la spesa, semplificare e accelerare il processo di acquisto delle amministrazioni e degli enti beneficiari, con l'utilizzo del Centro acquisti telematico (CAT), nel rispetto della vigente normativa comunitaria, nazionale e regionale.

3. Le attività del progetto sono svolte a favore:

a) della Regione, degli enti e delle agenzie regionali e degli enti e delle aziende del servizio sanitario regionale;

b) degli enti locali, di loro consorzi o associazioni, nonché degli istituti di istruzione scolastica e universitaria presenti ed operanti nel territorio regionale.

4. Nell'ambito della sperimentazione sono stipulate convenzioni quadro per l'approvvigionamento di beni e servizi ad elevata standardizzabilità, con le quali l'operatore economico prescelto si impegna ad eseguire, ai prezzi e alle condizioni previste nelle convenzioni stesse, contratti attuativi conclusi a seguito della ricezione di ordinativi di fornitura emessi dalle singole amministrazioni o enti di cui al comma 3; anche al fine di tutelare la libera concorrenza e l'apertura del mercato, nella convenzione quadro sono determinati:

a) il limite massimo della durata contrattuale;

b) la quantità massima, ovvero l'importo massimo, di beni o servizi oggetto della stessa.

5. Le amministrazioni ed enti di cui al comma 3, lettera a), sono tenuti ad utilizzare le convenzioni poste in essere nello sviluppo del progetto. Le amministrazioni ed enti di cui al comma 3, lettera b), hanno facoltà di aderirvi, mediante l'emissione di singoli ordinativi di fornitura ovvero con provvedimenti di portata generale di adesione al sistema.

6. Nella fase sperimentale la realizzazione del progetto è affidata al Servizio provveditorato che svolge le funzioni di centrale di committenza ed opera nel rispetto della vigente normativa comunitaria, nazionale e regionale in materia di appalti pubblici.

7. Al termine della sperimentazione è istituito il centro territoriale di acquisto e sono individuati gli obiettivi di sviluppo del programma regionale di razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi per le pubbliche amministrazioni.

8. Entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, al fine della razionalizzazione e del contenimento della spesa relativa all'acquisto di uniformi per il personale regionale, la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale competente in materia, emana apposite direttive.

9. Sono abrogati il decreto del Presidente della Giunta regionale del 31 ottobre 1986, n. 143, e il decreto del Presidente della Giunta regionale del 26 maggio 1989, n. 65.

10. L'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica è autorizzato, in deroga all'articolo 2 della legge regionale 5 dicembre 1995, n. 35 (Alienazione dei beni patrimoniali), a provvedere al riordino, dismissione e valorizzazione del patrimonio ERSAT, trasferito ai sensi dell'articolo 39 della legge regionale n. 7 del 2005, attraverso la valutazione delle quotazioni dell'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia del territorio e delle Camere di commercio.

11. Al fine del conseguimento degli obiettivi fissati dalla delibera della Giunta regionale n. 8/20 del 28 febbraio 2006, relativamente alla riorganizzazione degli uffici regionali con sede a Cagliari, l'Amministrazione regionale è autorizzata a operare in deroga alla legge regionale n. 35 del 1995.

12. La Giunta regionale, con provvedimento annualmente rinnovabile, individua i soggetti ai quali il Bollettino ufficiale della Regione è inviato gratuitamente, in forma cartacea, il numero di copie riservato a ciascun destinatario e le eventuali condizioni cui si assoggetta la distribuzione gratuita. La diffusione telematica è operata tramite procedure certificate; la Giunta regionale stabilisce, altresì, i prezzi di vendita al pubblico, il costo delle pubblicazioni, le modalità e i prezzi di abbonamento. I corrispettivi dovuti per canoni, prezzi e tariffe relativi al Bollettino ufficiale sono versati direttamente dai soggetti interessati nell'apposito conto corrente postale intestato alla Regione Sardegna - Tesoreria regionale.

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini.

Articolo 9

Il comma 10 è soppresso. (594)

Emendamento soppressivo parziale Contu - La Spisa - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini.

Articolo 9

Nel comma 10 dopo le parole "al riordino," la parola "dismissione" è soppressa. (595)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini.

Articolo 9

Il comma 11 è soppresso. (596)

Emendamento soppressivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini.

Articolo 9

Il comma 12 è soppresso. (597).)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Io comincerei, Presidente, col proporre un emendamento orale al titolo di questo articolo: "Razionalizzazione degli acquisti e delle svendite per beni, servizi e contenimento e incremento della spesa". Poi spiegherò per quale motivo. Io invito comunque i colleghi a dare la massima attenzione all'emendamento numero 594, del quale non parlo, ma che fa riferimento, certamente, ad un comma ben preciso di questo articolato. Questo articolo, parlando più seriamente, ma non che non fossi serio prima, di fatto, tratta, nel meccanismo regionale (vorrei capire poi come si è andati avanti in tutti questi decenni), dell'acquisto di beni e servizi, mi pare di capire. Si dice che questa sia una fase sperimentale, che viene affidata al Servizio provveditorato, il quale immagino abbia un organico piuttosto importante, perché se dovesse andare in porto un'operazione di questo genere, oltre alla Regione e a tutti gli enti collegati, anche tutti gli enti locali non obbligati (obbligata, sì, è la Regione e tutti gli enti e le agenzie che fanno capo alla Regione) dovrebbero rivolgersi, comunque, ad una sorta di consiglio.

E' un'esperienza già maturata a livello nazionale per quanto riguarda la fornitura di alcuni servizi, per esempio, la telefonia, fissa e mobile. Il Ministero dell'interno, mi pare, fece un bando per individuare soggetti che offrissero particolari servizi alla pubblica amministrazione italiana. Un'esperienza che credo abbia dato anche buoni risultati, salvo verificare, in alcuni casi, in questo caso varrebbe per la Regione Sardegna e non per gli enti locali (che solo facoltativamente possono decidere se aderire o non aderire a questo tipo di sperimentazione), che Consip ha vinto questo appalto megagalattico per fornitura di telefonia fissa e mobile, e che, nella telefonia mobile, altri gestori hanno fatto un prezzo più basso di quello che era l'importo di Consip.

Mi chiedo perché legarsi mani e piedi in questo modo, parlo per la Regione Sardegna, ripeto, non parlo degli enti locali che, come dice il comma 5 hanno facoltà di aderirvi, e quindi fondamentalmente se vogliono aderire aderiscono, se non vogliono aderire non aderiscono. Per il resto, no. Per la Regione Sardegna diventa un impegno e, se diventa un impegno, può diventare anche un impegno gravoso. Ora, io non so perchè dobbiamo iniziare con una sperimentazione, intanto. L'accordo Consip, parlando di servizi, è quello più importante, guardate, l'accordo Consip vale anche per le Regioni. Allora, noi ci stiamo sovrapponendo o stiamo pensando di fare un'ulteriore gara relativamente alla telefonia e alla fornitura di servizi che vale per la telefonia fissa e mobile, e per tutti i servizi connessi? Ci stiamo sovrapponendo ad una norma, e comunque ad un appalto che è già stato fatto dal Governo? A queste domande vorrei delle risposte, insomma.

Dice il comma 7 che, al termine della sperimentazione (che non si capisce quando termina perché si danno tre anni di tempo, quindi una sperimentazione di tre anni incomincia a diventare un po' in salita), è istituito il Centro territoriale di acquisto e sono individuati gli obiettivi di sviluppo del programma regionale di razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi per le pubbliche amministrazioni. Veramente, io non capisco che cosa si voglia fare. Ma, nella fase sperimentale, la realizzazione del progetto, come dicevo, è affidata al Servizio provveditorato, il quale Servizio provveditorato "svolge le funzioni di centrale di committenza" - già mi spaventa lo stesso linguaggio che viene usato - "ed opera nel rispetto della vigente normativa comunitaria, nazionale, regionale in materia di appalti pubblici". Noi non la conosciamo, dovremmo prenderne buona nota, insomma . La Regione, poi, "con provvedimento annualmente rinnovabile, individua i soggetti ai quali il Bollettino ufficiale della Regione è inviato…" eccetera.

Mi chiedo, colleghi, non sarebbe il caso che l'Assessore degli enti locali, visto che è citato per il tramite del Provveditorato, non che debba essere una competenza diretta sua, o qualcun altro, ci dica l'ammontare dei servizi che vengono erogati per conto della Regione? Sarebbe interessante capire a quanto ammontano i servizi, intendendo, per servizi, quelli che più importanti sono, io ho citato la telefonia, che è certamente una somma ingente, visto che gli enti locali sono i primi utilizzatori di telefonia fissa e mobile e sono i più grandi consumatori, immaginiamoci la Regione Sardegna, non so a quanti milioni di euro ammonti il consumo. Insomma, mi preoccupa molto questo perché, ripeto, se non ci fosse una norma nazionale ed un appalto nazionale la cosa mi preoccuperebbe meno, però questa mi preoccupa molto.

Fin qui abbiamo parlato di fornitura di beni e servizi e quindi il titolo: "Razionalizzazione degli acquisti per beni e servizi e contenimento della spesa", tutto sommato poteva avere un significato, ma nel momento in cui si arriva al comma 10 ("L'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica… (Alienazione dei beni patrimoniali), a provvedere al riordino, dismissione e valorizzazione del patrimonio ERSAT…"), non c'è fornitura né di beni e né di servizi, che questa sia una cosa che possa essere fatta può anche essere, ma che in un articolo che parla di razionalizzazione degli acquisti e non di cessioni per beni e servizi, mi chiedo se sia opportuno che il comma 10 insista in questo articolato, peraltro, trattandosi di un prodotto conosciutissimo, di rilevanza ormai internazionale, quello che si vuole alienare, essendo stato già oggetto di un mega appalto o bando di gara che non ha avuto esiti, io non so chi abbia preparato quel bando, non so neanche chi fossero i consulenti per i quali noi chiedevamo di ritornare al 40 per cento e non al 50 per cento, per intenderci.

Ciò che ravviso, è che, in questo articolato, la dismissione di una parte del patrimonio pubblico regionale io credo che non ne debba far parte, bisognerebbe anche capire se il parere del Consiglio regionale e della maggioranza è quello di dismettere, perché il termine "dismissione" non è un termine che mi piace, avrei preferito "alienare" o "vendere", la dismissione ha un significato estremamente negativo, per quanto mi riguarda, perché noi non dobbiamo dismettere proprio un bel niente. E' chiaro che le proprietà dell'ERSAT devono avere un futuro, però, prima di alienare, prima di dismettere, così come dite voi, io credo che sia opportuno che su questa materia ci sia un confronto molto serio sui beni e sul patrimonio della Regione Sardegna, soprattutto quando si tratta di un patrimonio agricolo che è sotto le attenzioni un pochino di tutti, tutto il mondo agropastorale ha grande attenzione in questa direzione, perché anche l'ultimo bando che, bontà sua, l'onorevole Alberto Sanna ha avuto il coraggio di tirare in ballo ieri con un comunicato stampa relativamente ai 28 progetti finanziati per le filiere…

PRESIDENTE. Onorevole Diana, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, colgo l'occasione, credo occasione di merito, per discutere dell'articolo 9 ed entrerò poi successivamente nello specifico, nell'esame degli emendamenti, per spiegare e portare all'attenzione dei colleghi il mio punto di vista convinto, contrario al sistema proposto per la razionalizzazione degli acquisti e dei beni, così come proposto nell'articolo 9. Sembrerebbe una posizione conservatrice dei vecchi sistemi, e in parte lo è, contraria all'innovazione tecnologica e, per certi versi, potrebbe essere vista come un pensiero molto contraddittorio rispetto a chi, come me, predilige l'innovazione soprattutto all'interno del sistema imprenditoriale. Bene, io credo, però, che anche il sistema imprenditoriale e aziendale, pur ovviamente essendo ben disposto nei confronti di tutte quelle forme di innovazione, e la centralizzazione degli acquisti è una di quelle forme di razionalizzazione degli acquisti, non possa dimenticare e non possa essere miope rispetto alle realtà locali.

Faccio un esempio per spiegarmi meglio. C'era un'azienda commerciale in Sanluri (adesso mi è venuto in mente questa, ma c'era per esempio anche a Sorso) che, in un bel momento, ha capito che comprare le uova, che poi doveva rivendere al dettaglio ai suoi clienti, era molto più conveniente sulla piazza di Milano, che a quindici chilometri dove c'era un fornitore di uova, precisamente a Villacidro, che gli chiedeva 1 centesimo in più, perciò sulla piazza di Milano le stesse uova della stessa grammatura gli costavano 1 centesimo in meno. E' stato miope per il semplice motivo che quell'azienda commerciale al dettaglio di Sanluri ha poi chiuso perché coltivava lo stesso tipo di impostazione, essendo commerciante del luogo, dicendo che andava a comprare le scarpe a Cagliari dimenticando che colui che aveva l'azienda avicola a Villacidro, o che vendeva le scarpe a Sanluri, era poi il suo cliente, nel senso che quell'azienda che dava posti di lavoro… ho già finito il tempo, Presidente? Mi sembra strano, sto parlando da due minuti.

PRESIDENTE. Non ha finito di sicuro, c'è stato qualche problema.

CAPELLI (U.D.C.). Dicevo, senza rendersi conto che poi il cliente di quell'esercizio commerciale era il commerciante delle scarpe, l'imprenditore che aveva tirato su la piccola azienda, ma per risparmio di quel centesimo ha rinunciato a dei clienti che hanno determinato la chiusura della sua azienda; perché dico questo? Perché il sistema indistinto di centralizzazione degli acquisti qui proposto, come già dimostrato dalla Consip che ha chiuso per gli stessi motivi, impoverisce il sistema delle piccole aziende locali e il risparmio effettivo che si determina non è tale da incidere in maniera positiva sul bilancio. Per intenderci, l'ultimo acquisto centralizzato che è stato fatto per la cancelleria ha sicuramente fatto risparmiare di qualche centesimo a pezzo la Regione Sardegna sulle matite, e voi potete ben capire quanto abbia inciso tutto questo sul bilancio regionale, abbiamo risparmiato ben 1400 euro sul bilancio regionale per l'acquisizione delle matite, così per la carta per fotocopiatrici e quant'altro.

Bene, una miriade di aziende vive intorno alla pubblica amministrazione come prestazione di servizio, badate bene, la prestazione di servizio porta anche dei vantaggi per quanto attiene le prestazioni di servizio straordinarie, nel senso che io posso catalogare e contrattualizzare tutte le prestazioni di servizio ordinarie, ma sicuramente non posso farlo sulle prestazioni di servizio straordinarie. Perciò l'azienda di Cuneo, che può servire la Regione Sardegna e l'amministrazione regionale sulle matite, sicuramente non è quell'azienda che può darmi servizi per prestazioni straordinarie, quindi io sto impoverendo il tessuto imprenditoriale di piccole e medie aziende, territoriale, per raggiungere un risultato, che obiettivamente si raggiunge, di risparmio nell'acquisto, che però è un falso risparmio, soprattutto per il ruolo che la pubblica amministrazione deve svolgere nel territorio.

Allora, è più opportuno che ci sia - diciamocelo sino in fondo - una corretta gestione degli acquisti, trasparente gestione degli acquisti, onesta gestione degli acquisti, che prevede anche una rotazione temporanea dei responsabili degli acquisti, come avviene, visto che voi la state prendendo molto a riferimento, nell'azienda privata; lo si deduce in maniera particolare da questa finanziaria, come prevede la buona gestione dell'azienda privata c'è una rotazione dei responsabili degli acquisti - non sto qui a elencare le problematiche e i perché, mi sembra che siano facilmente deducibili - e una corretta preparazione dei buyer dedicati agli acquisti, cioè dei responsabili dell'economato, dei responsabili di settore dedicato a quell'acquisto. Anche perché questo mai si potrà realizzare, per esempio, nell'acquisto di una "risonanza magnetica" per intenderci; il settore medico, infatti, sul sistema Consip fu uno dei primi, se non il primo, che vi ostò, secondo me per certi versi anche in maniera strumentale e poco trasparente. Invece il concetto principale è la formazione delle persone dedicate a quel settore e la rotazione continua delle persone.

Tutto questo determina la salvaguardia di un sistema e probabilmente anche un risparmio notevole sulle quotazioni attuali che, diversamente, con una centralizzazione soprattutto telematica, altro aspetto che probabilmente… non ho capito se la freccia mi indica questa volta…

PRESIDENTE. Adesso è reale, onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.). Sì, non avrò modo di addentrarmi ulteriormente sul perché il sistema telematico in qualche modo osta al sistema locale, ma credo che questo intervento sia un palliativo o un falso problema che, tra l'altro, ha nella sua strutturazione dei costi aggiuntivi. Questo è solo un aspetto sull'articolo…

PRESIDENTE. Concluda. il tempo adesso è terminato, le assicuro. Se vuole concludere, concluda comunque, visto che abbiamo avuto dei pasticci.

CAPELLI (U.D.C.). Concludo e la ringrazio per questa disponibilità. Solo per dire che, ovviamente, all'articolo 9 ci sono altri commi, come all'articolo 10, che, non avendo il tempo, meriteranno un maggiore approfondimento nel corso dell'esame degli emendamenti.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Capelli.

E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Presidente, mi verrebbe voglia, se ne avessi i qualificati titoli, di dire che nella fretta di costruire questo ennesimo "cavallo di Troia" si è persino, come dire, non curata eccessivamente la lingua italiana nella formulazione del titolo di questo articolo 9, dove si parla di razionalizzazione degli acquisti per i beni. Io pensavo che ci fossero acquisti di beni e servizi per il contenimento della spesa, perché l'obiettivo è il contenimento della spesa. Ma non avendo io i titoli della collega Cerina, non vorrei mettere a verbale questa mia richiesta di riscrizione del titolo dell'articolo. Dicevo "un cavallo di Troia", francamente mi sembra, al di là degli apparenti dichiarati intendimenti di contenere la spesa centralizzando gli acquisti, che il consorzio delle persone, i gruppi d'acquisto, così si dice, nella quantità si risparmia, eccetera, eccetera.

Nella pubblica amministrazione questa questione non funziona. Ha sempre secondi obiettivi. Nel lontano passato, lo Stato pensò di dotare tutti gli uffici centrali e periferici di un certo tipo di macchine Olivetti, e lo si capiva; Olivetti in quel momento attraversava un momento di crisi, occorreva svuotare i suoi magazzini per cercare di rimettere in marcia in un certo modo la questione. Il fatto è che tutti gli uffici centrali e periferici dello Stato vennero riempiti di macchine per scrivere che erano successivamente molto rapidamente superate dalla innovazione tecnica, eccetera eccetera.

Ora qui, detto così, ecco perché l'ho chiamato "cavallo di Troia", sembrerebbe un nobilissimo intento: facciamo risparmiare la pubblica amministrazione. La pubblica amministrazione non ha mai avuto grandi titoli in termini di risparmio. Nella pubblica amministrazione sono nate spesso esigenze di commissione d'inchiesta semmai rispetto alla spesa e la Regione Sardegna mi pare che ne ha ancora un esempio in atto. Non vorremmo che questo Consiglio regionale, mettendo in piedi questo acquisto centralizzato, questo progetto per gli acquisti, si trovasse domani costretto a continue richieste di istituzione di commissioni di inchiesta, perché non è vero che l'amministrazione pubblica ha esperienza, requisiti ed organizzazione, non ne ha neanche lo spirito! Non ne ha la cultura per poter procedere ad un'organizzazione tale finalizzata al risparmio! Ci sono le regole nel Codice Civile dove si disciplinano le modalità e le procedure degli appalti e quindi degli acquisti. Rispettiamo queste leggi. Chiediamo che vengano rispettate queste leggi. Quando la pubblica amministrazione vuole interferire sul mercato o ha obiettivi precisi, come quello che ho indicato rispetto alla crisi dell'Olivetti ieri, altrimenti se ne stia lontana e lasci il libero gioco di mercato.

Peraltro un intervento così centralizzato mi sembra davvero deresponsabilizzare gli amministratori preposti a questo o a quell'altro ente. Le agenzie sono enti, sono state costituite, bene, devono portare sino in fondo la totale responsabilità dell'intera amministrazione dell'agenzia. Peraltro un acquisto così centralizzato e di così ampia portata può tranquillamente, come dire, alimentare gli accordi tra le aziende; per forniture così vaste, spesso, le aziende (non sono molte quelle preposte alla fornitura di determinati beni) si mettono d'accordo per realizzare un punto alto, poi all'interno loro si ripartiscono le quantità delle forniture.

Quindi potremmo raggiungere esattamente l'obiettivo opposto a quello che è richiamato nel titolo o nei proclamati intendimenti. Ecco perché l'ho chiamato "cavallo di Troia". Attenzione, noi potremmo mettere in piedi un qualche cosa che avrebbe nobili dichiarazioni, del resto anche il "cavallo di Troia" era stato costruito con nobilissimi intendimenti negli interessi della Grecia acculturata, no? Però, l'obiettivo era di far fuori i nemici e rimanere i dominatori assoluti.

Ebbene, questo è un intendimento che impone al centro la Regione, il che vorrà dire che un'oligarchia di persone, preposte a tutto questo, finirà per giocare le grandi partite, in nome certamente degli interessi superiori del risparmio della Regione, ma in realtà per innescare dei meccanismi estremamente pericolosi.

Io, Presidente, mi fermo qui perché non credo che ci siano molte altre parole da dire perché i colleghi, se lo vogliono, possono intendere perfettamente gli obiettivi e soprattutto le conseguenze di questa dichiarazione di obiettivi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Rinuncia!

CONTU (F.I.). Grazie, Presidente. Il collega Marrocu invece rinuncia!

L'articolo 9 è un articolo che, per la Regione sarda, può ripercorrere quella che è stata, a livello nazionale, la gara Consip, ovvero la razionalizzazione della fornitura di beni che si è rivelata nella prima applicazione di grosso interesse, ma che nel proseguo ha manifestato tutti i limiti di questa iniziativa.

Voglio, nel mio intervento, provare a ragionare un attimo su quello che è l'interesse della pubblica amministrazione regionale che, se è vero che ha bisogno di una razionalizzazione nella fornitura dei beni, non è altrettanto logico che lo possa essere per la fornitura di servizi. Noi sappiamo benissimo che le definizioni della gara Consip hanno consentito alla pubblica amministrazione di avere la fornitura di beni di un certo valore, una gamma di strumentazione di un certo valore, utile all'amministrazione pubblica, prevalentemente macchine, macchine informatiche, macchine operatrici, beni strumentali in generale; il primo difetto è stata la centralizzazione, nelle mani di poche aziende, delle forniture di questi strumenti e non sempre questa centralizzazione ha prodotto gli effetti che si pensava sortisse, perché se all'inizio il principio era condivisibile, quello di ottenere il meglio disponibile sul mercato a un prezzo gradito, poi le stesse aziende, che avrebbero dovuto fare queste forniture, non sono state dal principio in grado di fornirle e poi nel proseguo hanno fornito materiale scadente, perché nella produttività, molto probabilmente, accelerando i processi di realizzazione, non si mantenevano più gli standard di qualità previsti nella gara iniziale. Dopodiché la gara Consip è passata nel dimenticatoio.

Andando a vedere l'interesse di noi sardi, o almeno quanto per la nostra Isola è stato produttivo, noi dobbiamo pure dire che, a quelle gare nazionali, non poteva partecipare alcuna azienda sarda e difatti nessuna azienda sarda si qualificò per poter servire e per poter rispondere a quel bando.

Quando noi andiamo ad accorpare negli stessi contenuti, all'articolo 9, anche la fornitura di servizi, Assessore, noi finiremo, come per la fornitura di personale infermieristico con le Agenzie interinali, soprattutto a dare lavoro ad Agenzie interinali che tutto fanno tranne che servire e dare i servizi col personale sardo.

Allora, io credo che, nei contenuti di questo articolo, noi stiamo lanciando un progetto che non produrrà, né nel breve periodo, né nel lungo periodo, un interesse per la nostra Isola, un interesse per la nostra amministrazione e per le amministrazioni locali della nostra Isola, perché da una parte i servizi non verranno accreditati ad aziende locali, perché magari le gare verranno fatte su standard per cui le nostre piccole aziende non possono partecipare, e soprattutto diverremo preda o di aziende nazionali o addirittura di aziende che non hanno sede in Italia, ma sono magari aziende europee perché, magari, andiamo a fare bandi per cui apriremo la partecipazione alle aziende di tutta l'Unione Europea.

Allora, dette queste cose, io non ci sto a non condividere i principi, i principi mi sembrano validi, l'articolazione che è stata messa in campo, molto probabilmente, non risponde all'esigenza di razionalizzazione, tanto meno all'esigenza di creare condizioni di sviluppo e di lavoro per le nostre aziende e per i nostri imprenditori. Di questo ne siamo certi, perché lei sa benissimo, Assessore, che quando noi abbiamo messo a bando la fornitura di servizi per le Aziende sanitarie, quei servizi oggi sono prodotti da aziende non locali e, per di più, arruolando il personale una volta in Polonia, una volta in Romania e così via dicendo. Oggi anche le corsie della Sardegna sono infarcite di personale che arriva dall'estero. Questo è un esempio reale e pratico perché si vorrebbe applicare questa norma anche nella fornitura o quantomeno le attività del progetto sono da svolgersi a favore, non solo della Regione, degli enti e delle agenzie regionali, ma degli enti e delle aziende del Servizio sanitario regionale; noi questo lo stiamo già facendo.

Credo poi che sia necessario porre l'attenzione su due commi in particolare, il "10" e l'"11", per i quali sono stati presentati degli emendamenti, due commi che non possono trovare la condivisione per una ragione molto semplice. Per quanto riguarda il comma 10,in riferimento all'alienazione dei beni patrimoniali, riordino, dismissione e valorizzazione del patrimonio dell'ERSAT, noi di sicuro facciamo rilevare che alle dismissioni non ci stiamo, perché non dobbiamo assolutamente dismettere, anzi si crede che proprio questa parola vada cassata e noi siamo favorevoli al riordino e alla valorizzazione del patrimonio dell'ERSAT. Noi non dobbiamo svendere questo patrimonio.

Per quanto concerne, invece, il comma 11, si chiede allo stesso modo che venga cassato, perché non è rispondente agli interessi dell'amministrazione regionale, per cui noi non condividiamo, per quanto riguarda la riorganizzazione, quello che è previsto nella delibera della Giunta regionale del febbraio del 2006; credo che ci sia bisogno di passare al riordino del patrimonio e alla riorganizzazione degli Uffici regionali seguendo dei criteri che non sono di sicuro quelli contenuti nella delibera citata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, signori consiglieri, mi rendo conto che l'articolo 9 non è l'articolo che solleverà o abbatterà le sorti della Regione, però credo che sia un articolo sul quale sia opportuno - al di là delle libere opinioni che ciascuno può esporre - dire una parola di verità e di chiarezza, perché anche i cittadini, che ascoltano e che devono sapere, devono dare un giudizio di chi governa e di chi si assume delle responsabilità.

Allora, la prima cosa che vorrei dire è che non si può e non si riuscirà comunque a tutelare le imprese locali facendo l'elogio dello spreco, assolutamente! E noi non stiamo realizzando un nuovo Consip, noi stiamo realizzando un progetto più avanzato che si basa anche sugli esiti che quel progetto precedente ha avuto e che mira sostanzialmente a regolare le procedure di acquisto dell'amministrazione regionale, che ha il diritto e il dovere della buona amministrazione, perché a dire il vero abbiamo trovato una Regione piuttosto ferma con appalti di forniture e bandi che non si svolgevano da dodici anni, da quindici anni, con affidi automatici, con mancati adeguamenti dell'elenco fornitori e, a dire il vero, se c'è qualcuno che ha fatto la turnazione dei responsabili, deputati agli acquisti, è esattamente questo Governo regionale.

Per cui gradisco il consiglio, ma vorrei anche dire che abbiamo già attuato questo e lo ripeteremo laddove è necessario. Ora noi facciamo una sperimentazione che, tra l'altro, è una sperimentazione che nasce da un contributo finanziario che ci dà lo Stato secondo i principi dell'innovazione tecnologica ed è un progetto sperimentale che, assieme ad un'altra Regione d'Italia, stiamo portando avanti per verificare anche i flussi di spesa; l'amministrazione regionale, se carta da fotocopiatore si deve consumare, deve anche avvertire e comprendere dove c'è spreco, dove si può contenere, dove si può abituare la struttura ad un uso più attento del bene pubblico, che ha una funzione non solo economica, se si vuole, a consuntivo, ma anche una funzione culturale che è opportuno che si abbia.

A dire la verità, su questo punto, come anche su quello che dirò dopo, sul comma 10, siamo stati più volte richiamati dalla Corte dei conti e quindi abbiamo un dovere di dare dei segnali di cambiamento che, per la Regione e gli enti regionali, è obbligatorio, ma che si rende facoltativo nei confronti degli enti locali. Vorrei anche dire che non possiamo invocare la tutela degli operatori locali perché, come voi certamente sapete, la legislazione oggi è talmente chiara e quando si fanno le gare non c'è limite, perché siamo nel bene e nel male in un mondo globalizzato e non possiamo limitare l'accesso ai concorsi e ai bandi pubblici a chicchessia e quindi la ditta di Cuneo che offre carta al miglior prezzo, che sia attraverso la convenzione del centro acquisto telematico o che sia per effetto di una gara di fornitura, sempre quel prezzo farà. Quindi noi crediamo che questo sia un sistema più avanzato in grado di dimostrare la sua efficacia; il carattere sperimentale è proprio il tentativo di voler verificare i vantaggi che può portare e anche sottoporre al giudizio del Governo regionale, ma anche del Consiglio, l'opportunità di consolidarlo, di perfezionarlo laddove manifestasse degli ovvi vantaggi.

Cosa che non c'entra assolutamente niente con il Centro di acquisto telematico e con il progetto sono i commi 10 e 11. Anche qui bisogna rispondere alla pubblica opinione con molta chiarezza, la legge regionale numero 35, che regola la dismissione e la alienazione del patrimonio regionale, è una legge datata che ha concepito la procedura attraverso una Commissione di valutazione fatta da, più o meno, rappresentanti dello Stato, del demanio dello Stato, insomma, una pletora di persone che solo per riunirsi hanno bisogno di preavvisi e di circostanze tali per cui danno una valutazione sul bene da porre in gara, per la sua alienazione, come prevede la legge numero 35, in tempi troppo lunghi, inutilmente lunghi e non compatibili con l'esigenza dell'amministrazione di realizzare processi continui e anche mirati di dismissione del patrimonio.

Non c'è nessuna apertura di credito a arbitrarietà, la legge numero 35 prevede che ogni anno, prima del bilancio, venga approvato l'elenco quinquennale e l'elenco annuale dei beni che sono disposti all'alienazione. Questo elenco è approvato dalla Commissione consiliare competente e ogni anno, prima del bilancio, la Commissione visiona questi elenchi, può fare le sue valutazioni e anche le sue censure, per cui questo non è un'apertura di credito illimitata al Governo regionale, è una semplificazione perché questa Commissione, che oggi opera con questi tempi, fa esattamente quello che noi stiamo scrivendo in questo comma, cioè si avvale degli elenchi e delle tabelle parametriche sul mercato immobiliare e ne trae delle medie, perché altro non può fare non avendo strumenti più moderni e più attuali di quelli che noi stiamo esponendo. Tanto vale che questa mansione venga fatta direttamente dall'ufficio per poter consentire una maggiore celerità e una maggiore incisività nell'accesso all'applicazione della legge numero 35 che è essa stessa che prevede la valorizzazione, la dismissione previo accesso al diritto di prelazione laddove ci sono dei titolari che sono nella gestione di questi beni. Questo comma altro non fa che sostituire la Commissione con una metodica applicativa che è esattamente quella che poi la Commissione fa, cioè una sburocratizzazione dell'apparato regionale volto alla sua modernizzazione. Questo è il punto e su questo si dovrebbe dare il giudizio che noi chiediamo.

D'altra parte la Giunta regionale ha già, per legge regionale, mandato di eseguire queste cose perché questo era precedentemente autorizzato da una legge della Regione e noi pensiamo di poterlo fare con una maggiore celerità, posto che i beni dell'Ersat, che sono confluiti alla Regione, sono beni enormi e in quantità straordinariamente ampia e noi vorremmo anche dare un maggiore servizio ai Comuni perché ci sono delle frazioni e delle borgate, come il consigliere Diana sa molto bene, dove ancora l'Ersat ovvero la Regione detiene le chiese, le scuole materne che sono in uso a quelle comunità e che non possono avere i benefici dell'adeguamento funzionale, e anche della ristrutturazione, a causa di questa innaturale collocazione proprietaria.

Quindi tutto questo non ha una finalità speculativa perché la Regione non fa speculazione, rimane il livello di trasparenza contenuto negli elenchi che sono sottoposti anche al vaglio del Consiglio, si tratta di accedere ad una modalità più moderna e celere di attuazione di una prerogativa che, anche questa come quella precedente, è stata richiamata puntualmente dalla Corte dei conti come una delle obbligazioni a cui la Regione deve dar corso perché non può detenere un patrimonio, che ha un valore sul quale si pagano anche degli oneri tributari, senza valorizzarlo adeguatamente. Credo che quindi sia un tentativo che il Governo regionale chiede al Consiglio di condividere per rendere più efficiente, complessivamente, l'apparato regionale.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Cucca, relatore di maggioranza.

CUCCA (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere è contrario sugli emendamenti numero 594, 595, 596, 597.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Si esprime parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 594.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, non vorrei essere frainteso, spero e credo e sono convinto che l'assessore Sanna non mi abbia frainteso. Io intanto ho cominciato col sollevare il problema se questo comma 10 dovesse andare in questo articolo. Credo che stiamo modificando due leggi, stiamo andando in deroga su un'altra legge, stiamo autorizzando un'alienazione di una parte del patrimonio regionale in deroga a due leggi, insomma, io onestamente credo che si sarebbe potuta trovare un'altra ubicazione di questo comma che non fosse questo articolo.

Vede, Assessore, nel momento in cui lei dice di non fare riferimento alla legge numero 35 perché la Commissione... eccetera eccetera, insomma la Commissione era composta da cinque persone, non da ventotto, erano cinque funzionari dei quali quattro funzionari della Regione, anzi tre! Ma non è questo il problema, il problema è che noi abbiamo avuto già, le avete verificate anche voi, esperienze di ricerca di cessione di una parte del patrimonio che non ha purtroppo dato esiti positivi, parlo di beni dell'Ersat che lei conosce quanto me e meglio di chiunque altro.

Il futuro sarà sempre questo? Cioè, al di là di chi determina il prezzo, le modalità di vendita immagino che siano quelle contenute nella "35", ma se le modalità di vendita sono quelle contenute nella "35", io spero e voglio sperare che non possano partecipare solo pochi ed eletti soggetti, ma che possa esserci una pluralità di soggetti che intendono acquisire una parte del patrimonio regionale. Un patrimonio, badate bene, che è fondamentalmente indirizzato verso il mondo agropastorale e il mondo agricolo e che pertanto potrebbe vedere molti imprenditori agricoli sardi interessati alla sua acquisizione. Un bando come quello che si è concepito, 10 mesi fa, 12 mesi fa, un anno fa, ha portato ad individuare un solo soggetto, che peraltro non ha concluso la trattativa, e la realtà è che quel patrimonio, che si voleva alienare e che si voleva rendere fruibile da una pluralità di soggetti, è rimasto ancora lì, creando ulteriori perdite per la Regione Sardegna che, come sappiamo, è proprietaria di tutto quel comparto.

Ecco, io avrei affrontato il problema anche in termini di soluzioni, ecco perché dico che non ci stava a fare niente qua. Probabilmente sulla dismissione dei beni della Regione Sardegna non sarebbe male se, prima o poi, si affrontasse, in termini molto più…

PRESIDENTE. Onorevole Diana, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, ho condiviso alcune cose della replica dell'Assessore, ma il dubbio che mi è venuto è di non essere stato sufficientemente chiaro nel mio intervento e, probabilmente, di non aver saputo esporre bene le mie ragioni. In modo particolare, dichiarando il mio voto favorevole all'emendamento, mi riaggancio al richiamo dell'Assessore sul fatto che noi dobbiamo essere chiari soprattutto nei confronti di chi ci ascolta. Bene, io credo che ci ascoltino molto pochi e, soprattutto, l'Assessore, che ha più esperienza di me di quest'Aula, avrà riscontrato che quello che si dice di serio, in quest'Aula, difficilmente poi viene fuori. Invito, anzi, l'Assessore, per quanto di sua competenza, nel caso avesse competenza, ma anche i colleghi, a sostenere l'iniziativa che queste sedute siano pubbliche e, possibilmente, anche in una rete della Regione, possano entrare nelle case della gente. Probabilmente avremmo i banchi più frequentati e la gente, direttamente, potrebbe vedere, capire, ascoltare e quindi valutare direttamente anche l'esito di questi corretti sereni confronti e delle varie ragioni.

Assessore, quando dice che le gare sono pubbliche, ovviamente vanno a gara pubblica le assegnazioni dei servizi o dei beni quando sono soprasoglia, quando sono sottosoglia non vanno a gara pubblica, allora mi chiedo (e aspetto una risposta anche a interrogazioni e interpellanze presentate) se questo è avvenuto per esempio per quanto riguarda la gara per il logo della Regione. Chiedo se questo è avvenuto per "Sardegna fatti bella", o per le convenzioni da 742 mila euro (ben soprasoglia!) che la Giunta ha posto in essere. Questo avverrà con la convenzione dell'architetto Koolhaas, visto che c'è già un nome e un cognome su una gara che necessariamente si dovrà fare?

Per quanto attiene invece il "10", velocissimamente, mi chiedo se stiamo autorizzando anche la dismissione. Questa è una modifica sostanziale rispetto alla "35" e chiedo ai colleghi: se questo dovesse andar bene, un passaggio in Commissione si può fare prima di autorizzare? Assessore? In modo tale che anche il Consiglio abbia un ruolo, eserciti il suo ruolo di controllo, e si possa dire che viene informata la Commissione consiliare sulle conclusioni che l'Assessore competente trarrà sulle dismissioni e sul riordino e sulla valorizzazione del patrimonio?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, la dichiarazione di voto a favore dell'emendamento soppressivo numero 594, per il quale chiedo lo scrutinio elettronico palese, consente anche di introdurre alcuni problemi, alcuni dubbi, alcune perplessità, alcune richieste di chiarimento, che comunque possono essere sostanzialmente affidate alla dichiarazione di voto sul comma 10, ma avremo modo, verosimilmente, di riprenderle in quest'Aula nel corso della legge finanziaria e anche oltre la legge finanziaria, cioè quelle che riguardano l'alienazione dei beni di proprietà della Regione, la vendita dei beni patrimoniali della Regione. Nel senso che, più che autorizzare in deroga, si vorrebbe avere la certezza che la vendita e la dismissione, a qualunque titolo, anche non oneroso, di beni di proprietà della Regione avvenga attraverso meccanismi trasparenti, che siano assolutamente noti e approvati dal Consiglio regionale e che consentano il maggior accesso possibile alle procedure di gara, di dismissione o di vendita. Io non vorrei, noi non vorremmo trovarci di fronte a scorciatoie intraprese dalla Giunta regionale per la dismissione di beni, o per il loro scambio, in occasione di partite complessive che riguardino una quantità di beni diversi che eventualmente venissero utilizzati come partite di scambio in questioni più complesse in cui la Regione avesse comunque interesse e che però alla fine determinino che le operazioni sfuggano sostanzialmente al controllo di trasparenza e di verifica da parte del Consiglio regionale.

Questa è la perplessità fondamentale che viene posta, in questo momento, all'assessore Sanna e sulla quale sarebbe utile, sia per il proseguo del dibattito relativo all'articolo 9, sia per le valutazioni ulteriori che su questo stesso tema andremo comunque a fare durante il corso della finanziaria nei prossimi mesi, avere una risposta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Sui commi 10 e 11, di cui è richiesta la soppressione, devo dire che nutro qualche perplessità, anche se non l'ho manifestata durante la discussione generale. Questa partita del patrimonio regionale è una partita da sempre molto misteriosa. Se un cittadino chiedesse a qualcuno di noi che cosa ha la Regione e di che cosa è proprietaria la Regione, noi, che viviamo qua, e alcuni di noi che ci hanno lavorato per anni, non lo sappiamo. Io non so neppure se lo sa, nel dettaglio, la stessa Regione, quanto contenzioso esista, per conquistare la titolarità di beni, non solo con lo Stato, perché magari non è attuato l'articolo 14 dello Statuto, ma anche con cittadini; quanta proprietà è andata o sta andando in usucapione? Su questa vicenda, io lo dico all'Assessore, in questa fase, in questa discussione, non vogliamo sollevare problemi aggiuntivi.

Io voterò contro gli emendamenti soppressivi e quindi voterò a favore dell'articolo, però ci riserviamo, all'indomani della finanziaria, di attivare un'iniziativa politica specifica su questa materia, di capire con profondità fino al dettaglio che cosa si sta muovendo, quanta distrazione c'è stata anche nel passato e come recuperarla, perché la partita del patrimonio è una partita assolutamente decisiva per le sorti di questa Regione, ma anche per la sua capacità di relazione con il sistema delle autonomie locali e con l'intera popolazione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 594.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Contu e Pileri hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Contu - Pileri - Sanjust - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Fadda - Floris Vincenzo - Gessa - Giagu - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uras.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 38

votanti 38

maggioranza 20

favorevoli 4

contrari 34

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 595.

Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo. Ne ha facoltà.

RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 595.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Alberto Randazzo - Sanjust.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Fadda - Floris Vincenzo - Gessa - Giagu - Ibba - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uras.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 37

votanti 37

maggioranza 19

favorevoli 2

contrari 35

Poiché il Consiglio non è in numero legale, sospendo la seduta per trenta minuti. I lavori riprenderanno alle ore 18 e 54.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 24, viene ripresa alle ore 18 e 53.)

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la seduta.

Comunico che la consigliera Cerina è presente in Aula, pertanto il congedo si intende revocato.

Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo. Ne ha facoltà.

RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Ritiro la richiesta di votazione nominale sull'emendamento numero 595.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 595. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 596. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 597. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 9. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 10, al quale sono stati presentati diciassette emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 10 e dei relativi emendamenti:

Capo III
Sistema delle autonomie locali

Art. 10
Nuove disposizioni per il finanziamento del sistema delle autonomie locali

1. Per l'anno 2007 e fino all'entrata in vigore della riforma del regime finanziario di cui al comma 4, in deroga alla normativa vigente in materia di criteri di riparto, i fondi di cui alle leggi regionali 24 dicembre 1998, n. 37 (Norme concernenti interventi finalizzati all'occupazione), articolo 19; 1° giugno 1993, n. 25 (Trasferimento di risorse finanziarie al sistema delle autonomie locali); 23 maggio 1997, n. 19 (Contributo per l'incentivazione della produttività, la qualificazione e la formazione del personale degli enti locali della Sardegna), articolo 2; 20 aprile 2000, n. 4 (legge finanziaria 2000), e n. 9 del 2006, confluiscono in un unico fondo il cui stanziamento, pari a complessivi euro 500.000.000 è ripartito per il 91 per cento a favore dei comuni e per il 9 per cento a favore delle province. La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale competente in materia di enti locali, ai sensi dell'articolo 4, primo comma, lettera i) della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1 (Norme sull'organizzazione amministrativa della Regione sarda e sulle competenze della Giunta, della Presidenza e degli Assessorati regionali), e successive modifiche e integrazioni, determina i criteri di assegnazione sulla base di una quota pari al 40 per cento in parti uguali, e al 60 per cento su base demografica. A decorrere dall'anno 2008 e sino alla riforma di cui al comma 4 il suddetto fondo è incrementato in misura percentuale identica a quella di variazione delle entrate tributarie ordinarie a destinazione non vincolata della Regione.

2. L'ente locale, in piena autonomia, provvede all'utilizzo delle somme assegnate avendo riguardo al conseguimento delle finalità di cui alle leggi regionali indicate al comma 1, agli interventi occupazionali e alle politiche attive del lavoro e alle funzioni di propria competenza.

3. All'accreditamento degli stanziamenti di cui al comma 1 si provvede, di norma, con quote trimestrali anticipate; sono fatte salve le operazioni finanziarie poste in essere in corso di esercizio provvisorio sulle leggi richiamate nel comma 1, nonché l'attività posta in essere dall'Amministrazione regionale sino all'effettivo trasferimento delle funzioni di cui alla legge regionale n. 9 del 2006; al riguardo l'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio provvede, con proprio decreto, alle conseguenti variazioni di bilancio (UPB S01.06.001 - cap. SC01.1059).

4. In armonia con il titolo V della Costituzione e sulla base della potestà attribuita dallo Statuto di autonomia speciale, la Regione attua la riforma dell'ordinamento delle autonomie locali e riordina la legislazione relativa, con la predisposizione di un disegno di legge organico, contenente altresì la riforma del vigente regime dei rapporti finanziari fra Regione, province e comuni attraverso l'attribuzione di una quota della compartecipazione regionale ai tributi erariali in sostituzione dei trasferimenti finanziari al sistema delle autonomie locali, ad eccezione di quelli finalizzati alla perequazione ed ai programmi regionali di sviluppo economico e sociale. A tal fine la Giunta regionale istituisce un'apposita commissione di studio, con la partecipazione delle autonomie locali per la definizione dei testi legislativi con le proposte delle suddette riforme, da prodursi entro sei mesi dalla data di approvazione della presente legge.

5. L'articolo 20 della legge regionale 2 agosto 2005, n. 12 (Norme per le unioni di comuni e le comunità montane), è sostituito dal seguente:
"Art. 20 (Definizione)
1. Per le finalità della presente legge, sono considerati piccoli comuni quelli con popolazione inferiore ai 3000 abitanti il cui territorio comunale non comprende territorio litorale costiero.".

Emendamento soppressivo parziale Diana - Liori - Artizzu - Moro - Sanna Matteo.

Articolo 10

I commi 1, 2 e 3 sono soppressi. (117)

Emendamento soppressivo parziale Diana - Liori - Artizzu - Moro - Sanna Matteo.

Articolo 10

Al comma 5 , le parole "il cui territorio comunale non comprende territorio litorale costiero" sono soppresse. (118)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini.

Articolo 10

Nel comma 1, la somma di euro 500.000.000 è rideterminata in euro 650.000.000. (598)

Emendamento sostitutivo parziale Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu.

Articolo 10

Le parole del comma 1 dell'articolo 10 "40 per cento in parti uguali, e al 60 per cento su base demografica'' sono sostituite dalle seguenti parole:

" 40 per cento in partì uguali, 50 per cento su base demografica e il restante 10 per cento fra i piccoli comuni, definiti ai sensi dell'articolo 20 della legge regionale 2 agosto 2005 n. 12, in base inversamente proporzionale al parametro delle entrate proprie per singolo abitante ". (5)

Emendamento sostitutivo parziale Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu.

Articolo 10

le parole del comma 1 dell'articolo 10

"40 per cento in parti uguali, e al 60 per cento su base demografica." sono sostituite dalle seguenti :

"50 per cento in parti uguali, al 50 per cento su base demografica.". (4)

Emendamento sostitutivo parziale Sanjust - La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Rassu - Cappai - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Pileri - Liori - Petrini.

Articolo 10

Nel comma 1 le percentuali del 40 per cento e del 60 per cento sono sostituite rispettivamente dalle percentuali del 30 per cento e 70 per cento. (599)

Emendamento sostitutivo parziale Pisu - Uras.

Articolo 10

Dopo "determina i criteri di assegnazione": "una quota pari al 40 per cento in parti uguali, 50 per cento su base demografica e 10 per cento su base territoriale".

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB

In diminuzione

UPB (880)

Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini.

Articolo 10

Nel comma 4 nell'ultimo periodo dopo le parole "a tal fine", il resto del testo è sostituito dalle seguenti parole: "il Consiglio regionale elegge un' apposita commissione di studio, con la partecipazione delle autonomie locali per la definizione dei testi legislativi con le proposte delle suddette riforme da prodursi entro tre mesi dalla data di approvazione della presente legge". (603)

Emendamento aggiuntivo La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Pileri - Liori - Petrini.

Articolo 10

Nel comma 1, al termine dell'ultimo periodo sono aggiunte le seguenti parole: ",aumentata dello 0,50 per cento". (600)

Emendamento aggiuntivo La Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Liori - Petrini.

Articolo 10

Dopo il comma 1 è aggiunto il seguente 1 bis; "per far fronte ai maggiori oneri che la città di Cagliari, quale Capoluogo- Capitale della Regione, sostiene per i servizi offerti alla collettività, rappresentata dai non residenti che quotidianamente gravano sulla stessa, nelle more di una riforma del regime finanziario degli Enti Locali, è autorizzato lo stanziamento annuo di euro 15.000.00 a favore del Comune di Cagliari quale finanziamento aggiuntivo rispetto alle spettanze allo stesso Comune assegnato a termini della presente legge e della restante vigente normativa.

Copertura Finanziaria

In aumento

UPB S01.06.001-cap.SC01.1059 Anno 2007 Euro 15.000.000

In Diminuzione

UPB S08.01.002-cap. 08.0024 Anno 2007 Euro 15.000.000

(mediante riduzione delle voci della tabella A della Finanziaria - fondi nuovi oneri legislativi) (601)

Emendamento aggiuntivo parziale Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu.

Articolo 10

Dopo le parole contenute nel comma due dell'articolo dieci: "di cui alle leggi regionali indicate al comma 1", sono inserite le seguenti parole : "agli interventi di stabilizzazione dei lavoratori precari in attuazione del comma 558 dell'articolo 1 della legge n.296/2006 (Legge Finanziaria 2007),".(6)

Emendamento aggiuntivo Pacifico - Uggias - Frau - Lai Silvio - Lai Renato - Lanzi - Ibba - Cocco.

Articolo 10

Al comma 2 dell'articolo 10 dopo ''competenza" sono aggiunte le seguenti parole: "garantendo, comunque, lo sviluppo dei livelli essenziali dei servizi sociali già finanziati dalla legge regionale n. 25 del 1993.". (70)

Emendamento aggiuntivo Cucca - Biancu - Sabatini.

Articolo 10

Dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:

"3 bis Nell'ambito delle funzioni delegate agli enti locali, è garantito il funzionamento dei centri di servizi sociali nei Comuni di Carbonia e di Ottana a valere sulle risorse trasferite ai rispettivi Comuni." (855)

Emendamento aggiuntivo LA Spisa - Contu - Ladu - Vargiu - Randazzo Alberto - Cappai - Rassu - Diana - Artizzu - Farigu - Murgioni - Sanjust - Liori - Petrini.

Articolo 10

Nel comma 4, dopo le parole "compartecipazione regionale ai tributi erariali" sono aggiunte le seguenti parole. ", in misura non inferiore al 50 per cento,". (602)

Emendamento aggiuntivo Vargiu.

Articolo 10

Al termine dell'art. 10, è aggiunto il seguente comma:

"5 bis. A valere sui fondi della programmazione negoziata, una quota di 60.000.000 di euro è destinata al Comune di Cagliari, per l'acquisizione dai privati delle aree del complesso di Tuvixeddu e per il ristoro di eventuali danni discendenti da liti giudiziarie pendenti sullo stesso complesso. (409)

Emendamento aggiuntivo Capelli - Randazzo Alberto - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Randazzo Vittorio.

Articolo 10

Dopo il comma 5 è aggiunto il seguente:

5 bis. Per le finalità previste dall'articolo 6, comma 15, della legge regionale 24 aprile 2001, n. 6, così come modificato dall'articolo 7, comma 6, della legge regionale 22 aprile 2002, n. 7 è autorizzato il limite di impegno di euro 5.000.000 le cui annualità sono iscritte nel bilancio della Regione dall'anno 2007 all'anno 2021.(UPB S01.06.002 )

COPERTURA FINANZIARIA

in aumento

SPESA

UPB S01.06.002 Trasferimenti agli Enti Locali - Investimenti

anno 2007 euro 5.000.000

UPB S08.01.005 Interessi su rate di ammortamento mutui e/o prestiti obbligazionari

anno 2007 euro 34.000

anno 2008 euro 34.000

anno 2009 euro 34.000

anno 2010 euro 34.000

UPB S08.01.006 Capitale su rate di ammortamento mutui e/o prestiti obbligazionari

anno 2007 euro 334.000

anno 2008 euro 334.000

anno 2009 euro 334.000

anno 2010 euro 334.000

in diminuzione

UPB S08.01.003 FNOL investimenti

anno 2007 euro 368.000

anno 2008 euro 368.000

anno 2009 euro 368.000

anno 2010 euro 368.000

mediante riduzione della riserva di cui alla voce 2 della tabella B allegata alla legge finanziaria

ENTRATA

UPB E510.001 Ricavo mutui per investimenti

anno 2007 euro 5.000.000 (884)

Emendamento aggiuntivo Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Cappai - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto.

Articolo 10

Dopo il comma 5 è aggiunto il seguente:

5bis. Il comma 2 dell'art. 13 della L.R. 02.08.2005 n°i2, è sostituito dal seguente:

"2. I trasferimenti erariali assegnati alle comunità montane della Sardegna, ai sensi del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 e successive modificazioni ed integrazioni, così come determinati dalla legislazione vigente, esclusi quelli spettanti alle CC.MM. di nuova istituzione a seguito dell'applicazione della presente legge, affluiscono ai bilanci delle province che provvedono alla loro ripartizione fra le altre forme associative comprendenti comuni classificati montani in base alla legge n. 1102 del 1971, istituite ai sensi della presente legge nel proprio territorio, nonché all'utilizzo diretto a favore dei territori montani i cui comuni non fanno parte delle predette forme associative.". (889).)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, l'articolo 10 recita: "Nuove disposizioni per il finanziamento del sistema delle autonomie locali". A dire la verità qui di nuovo c'è piuttosto poco, nel senso che questo articolo prevede il conferimento agli enti locali di una cifra piuttosto importante, se letta come 500 e poi 50 milioni di euro. Perché sembrerebbe che sino adesso gli enti locali non abbiano avuto nulla; di fatto, è giusto ed è bene ricordare che la differenza tra ciò che gli enti locali hanno avuto, per esempio, nel 2006 e ciò che avranno nel 2007, non è certo 550 milioni di euro, ma mi pare sia intorno ai 162 o 163 milioni di euro. Quindi, noi stiamo trasferendo una cifra, certamente importante, 162 milioni di euro in più, forse li stiamo anche responsabilizzando di più.

A questo punto forse nasce il mio primo dubbio in termini di responsabilità. Perché su questo articolato non è affatto chiaro l'utilizzo che gli enti locali potranno fare di queste maggiori risorse; questa è la prima preoccupazione che noi tutti credo dovremmo avere e non per questo andare contro l'autonomia degli enti locali, che certamente meritano e sapranno adoperarsi, spero, per il meglio.

Quando si parla di fondo indistinto, io personalmente posso testimoniare che tutti i sindaci che ho avvicinato erano estremamente soddisfatti, la soddisfazione loro però nasceva dal fatto di poter spendere come vogliono, così dicevano. Questo preoccupa molto, perché in questo articolato, colleghi, si fa riferimento alle leggi che poi provvedono al trasferimento, immagino la "25", immagino le leggi che sono i soliti canali di finanziamento per gli enti locali, ed io non vorrei che si fosse ingenerato un equivoco. Dico questo perché, anche in audizione, lo stesso Presidente dell'ANCI, non se ne vorrà l'onorevole Tore Cherchi, aveva enfatizzato il fatto che i comuni potessero utilizzare a loro piacimento queste risorse. Dire che le possono utilizzare a loro piacimento, non credo che sia il termine esatto, non credo sia l'intendimento della Giunta né quello dell'assessore Gian Valerio Sanna, per come lo conosco. Certo è che si sta ingenerando un ragionamento del tipo: "noi facciamo un po' quello che ci pare dei soldi che ci dà la Regione". Potrebbe essere anche corretto, salvo pensare che un ente locale, oltre a ciò che utilizza come risorse che gli provengano dalla Regione o dallo Stato italiano, in termini di investimento, guarda caso, ha poi una quota che invece va utilizzata come spese correnti, difficilmente da quantificare; non a caso nella legge numero 25, il legislatore di allora aveva legato l'utilizzo delle risorse della legge 25, una parte per gli investimenti e una parte per le spese correnti.

Io chiedo all'Assessore, che mi risponderà: viene a cadere questa ripartizione che era prevista nella legge numero 25 sull'utilizzo, quindi su capitoli diversi, su utilizzi diversi, oppure si mantiene in piedi? E se si mantiene in piedi, la quota da destinare a spese correnti rimane la stessa che era prevista dalla legge numero 25 oppure cambia? Perché immaginatevi cosa vuol dire incrementare di 165 milioni di euro il trasferimento verso gli enti locali e già sapere adesso che il 25 o 30 per cento andrà ad incrementare la quota per le spese correnti. E' vero che nelle spese correnti c'è tutta una miriade di interventi importanti e necessari, però non dimentichiamo che stiamo trasferendo anche ai comuni una serie di competenze, per alcune ci sono risorse, per altre mi pare di non aver intravisto risorse sufficienti per ciò che noi vorremmo facessero gli enti locali.

Lo vedremo negli articoli successivi, guardate, ce ne sono alcuni che danno per esempio alle province alcune competenze sul demanio marittimo, sulla costruzione di porti, sul deposito di materiale importante all'interno delle aree marine, dovrebbero occuparsi di concedere le autorizzazioni, di stipulare le convenzioni, di fare tutta una serie di attività che certamente costano. Allora, se le risorse sono legate ad attività reali che gli enti locali devono fare, ancora ancora, ma se indiscriminatamente queste risorse devono essere utilizzate dai sindaci della Sardegna, e sono sicuro che tutti i sindaci della Sardegna le sapranno utilizzare al meglio, poiché ho comunque qualche dubbio, credo che sarebbe opportuno vincolarne l'utilizzo in qualche modo.

Certo, poi in questo articolato è previsto che questa sia una sperimentazione e, se è a titolo sperimentale, qui la sperimentazione vale per un anno, mentre nell'articolo precedente la sperimentazione valeva per tre anni, alludo alle forniture di beni e servizi, adesso stiamo parlando d'altro però, allora se sperimentazione è, si faccia in un anno, poi i comuni dimostreranno come hanno utilizzato queste risorse e si potrà verificare.

L'altro comma che invece mi ha creato qualche problema è il comma 5. Si dice, nel punto 1 del comma 5: "Per le finalità della presente legge, sono considerati piccoli comuni quelli con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti…", fin qui ancora ancora, salvo poi aggiungere "il cui territorio comunale non comprende territorio litorale costiero". Io penso al Comune di Riola Sardo, che è un comune che ha un territorio litorale costiero, ha una lingua che arriva al confine tra il territorio di Cabras e il territorio di San Vero Milis; è un comune costiero, questo, Assessore? Possono essere considerati comuni costieri quelli che sono sotto i 3 mila abitanti e che hanno, in questo caso, la sfortuna di essere comuni costieri? Perché sono comuni costieri di coste sulle quali non è possibile fare nessun tipo di investimento. Allora li dobbiamo penalizzare? Perché questi sono penalizzati, perché l'essere comuni costieri li mette in una situazione leggermente diversa dagli altri, anzi molto diversa dagli altri.

Ora, non credo che ci siano comuni, come quelli della provincia di Oristano, sotto i 3 mila abitanti sparsi in tutta la Sardegna, ce ne saranno, ce ne saranno anche altri, immagino, che abbiano questa fattispecie e che non hanno nessuna possibilità di utilizzare quel patrimonio che "ai più" fa capire che poteva essere uno sviluppo turistico, uno sviluppo di un qualche genere. No, qui ci sono dei comuni che sono sotto i 3 mila abitanti, hanno la sfortuna di essere comuni costieri e quindi non godere di certe provvidenze. Credo di non dover aggiungere molto altro su questo articolo perché forse sarà più interessante - quando arriveremo, la settimana prossima, all'articolo 11 - discutere sulle norme varie per gli enti locali: lì entreremo veramente nel cuore del problema.

Per il trasferimento delle risorse, dice l'articolo, "...si provvede, di norma, con quote trimestrali anticipate…". Mi chiedo perché "di norma". Devono avvenire con trasferimenti trimestrali anticipati, scrivere "di norma" vuol dire che potrebbe anche non accadere questo. Io avrei legato a questo articolo anche un altro comma, un altro codicillo per non permettere agli enti locali di utilizzare queste risorse per la chiusura dei bilanci o, meglio, se non diventasse sperimentale o se non rimanesse sperimentale - chiarisco - quest'anno i comuni avrebbero una certa dotazione, non sarà il caso allora di puntualizzare che oggi non si può operare come si faceva con la legge numero 25, quando si prendeva lo storico e si metteva in bilancio...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Dicevo che, con la legge numero 25, si metteva lo storico nel bilancio e quindi un'amministrazione comunale poteva chiudere il bilancio molto prima della finanziaria. Non è difficile chiudere prima della finanziaria regionale, sta diventando veramente molto lunga, ma comunque, ci sono dei comuni che chiudono entro il 31 dicembre, il 30 gennaio, eccetera; ecco, queste maggiori entrate, nel futuro, se non fosse sperimentale, ma io direi anche adesso, possono essere utilizzate con questa fattispecie, Assessore, oppure no?

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, credo che sull'articolo 10 sia doveroso iniziare esprimendo una valutazione positiva, nel senso che l'idea della responsabilizzazione delle autonomie locali in merito agli stanziamenti economici, e anche della valorizzazione del tentativo di arrivare ad un aumento della destinazione economica ai comuni, sia una buona idea. Credo che sia corretto, nelle critiche che la minoranza ha comunque dedicato al testo della legge finanziaria, inserire anche gli elementi di apprezzamento. Sicuramente l'idea che gli enti locali abbiano la maturità per poter gestire, senza stringenti vincoli di destinazione, una parte delle risorse che vengono loro assegnate è, a nostro avviso

Devo dire che alcune perplessità rimangono, ma forse è anche normale che ci siano delle perplessità, come anche il collega Diana ha detto, in prima applicazione della norma, però ce ne sono alcune che sono fisiologiche e altre che invece forse meriterebbero un'attenzione maggiore. Tra quelle fisiologiche, cito il fatto che è stato allegato un prospetto (credo sia in mano a tutti i consiglieri regionali) relativo agli incrementi delle destinazioni economiche ai comuni che si realizzerebbero a seguito dell'intervento che è previsto dall'articolo 10 della finanziaria. Noi siamo convinti che, se questo incremento venisse rivalutato alla luce di tutte le valutazioni dei trasferimenti che, a vario titolo, vengono effettuati ai comuni, e che anche in questa finanziaria, peraltro, almeno in una parte, rimangono all'interno di altri articoli, probabilmente si avrebbe la possibilità di avere un quadro sinottico più complessivo e di comprendere meglio se, e in quale misura, dal punto di vista strettamente economico, i comuni siano avvantaggiati dalla nuova forma di trasferimento, cioè quale sia la quota parte di risorse in più che spetta a ciascun comune.

A questo proposito meriterebbe una valutazione particolare la situazione delle aree urbane, in particolare delle aree metropolitane. L'unica grande area metropolitana che oggi c'è in Sardegna è sicuramente l'area di Cagliari, area che sostanzialmente fornisce servizi all'intera Regione, area che è sostanzialmente una città Regione, perché Cagliari, oltre che essere la porta d'accesso per buona parte di coloro che arrivano in Sardegna venendo da fuori del territorio isolano, è anche una sorta di città Regione, perché se è vero che la popolazione della città di Cagliari si è contratta di quasi 40 mila unità negli ultimi vent'anni, è altrettanto vero che questo avviene per problemi nell'ambito del mercato della casa all'interno del territorio urbano di Cagliari, i cagliaritani continuano a vivere in stretto rapporto con la propria città, semplicemente si dislocano nelle aree dell'hinterland dove è più facile acquisire la proprietà dell'abitazione. Per cui la città di Cagliari si spopola, ma si popola ciò che è in continuità con la città di Cagliari, a partire dalla città di Quartu, che ha raggiunto gli 80 mila abitanti, per andare alle ex frazioni della città di Cagliari, oggi comuni autonomi, e poi ai comuni (Capoterra, Sestu, Maracalagonis, Sinnai) dell'hinterland cagliaritano. Quindi diciamo che ormai Cagliari è una sorta di città Regione che fornisce servizi all'intera Regione, o comunque ad una popolazione che è pari a quella della metà della Sardegna, e che è nelle cose che ci debba essere un interesse speciale da parte della Regione nei confronti del suo capoluogo.

Interesse speciale che probabilmente si sostanzierebbe nel modo migliore attraverso una legge speciale per Cagliari, quindi una legge che specificamente preveda gli interventi che la Regione intende svolgere per l'area del capoluogo e che consenta anche di superare quella sorta di campanilismo alla rovescia, per cui sembra che destinare risorse verso la città di Cagliari, sia quasi privilegiare un pezzo della Sardegna rispetto all'altra Sardegna. Se noi ragionassimo, come è corretto che sia, considereremmo che la città di Cagliari è una città Regione, cioè è una città aperta dal punto di vista dell'accesso di abitanti che provengono da tutta la Sardegna, che si inurbano all'interno alla città e che diventano cagliaritani senza che la città sia matrigna per loro, ma una città madre, una città al cui interno convivono ormai comunità, le più disparate. Mentre credo che gli stessi cagliaritani difficilmente, se risalgono di due, tre, quattro generazioni rispetto all'attuale, si possano sentire non debitori verso qualche altro pezzo della Sardegna, sia in termini di DNA sia in termini di rapporti culturali, sociali e familiari. Quindi io credo che sarebbe stato opportuno prevedere, all'interno di questo comma, un intervento specifico destinato alla città di Cagliari, all'interno della ripartizione dei fondi o attraverso nuovi fondi.

Dobbiamo soffermarci poi sull'altro elemento, che invece è di maggiore sostanza, che credo debba essere tenuto nella debita considerazione, è quello relativo alla maturità con cui i comuni sono chiamati a spendere le risorse che vengono trasferite. Perché, Assessori della Giunta oggi presenti in Aula, voi ritenete che ci sia, da parte di tutti i comuni, anche da parte di quelli più piccoli, quella maturità di struttura che consente di proteggere quella parte di funzioni comunali, che non sono in alcuna maniera comprimibili, e che contemporaneamente comporta che ci sia, da parte dei comuni (parlo soprattutto di quelli più piccoli perché dotati di minor struttura e quindi dotati di minori competenze e professionalità all'interno dell'organico), la possibilità di gestire sin dalla prima annualità, nel modo migliore, le risorse che vengono attribuite in questo modo, che è comunque così innovativo rispetto agli anni precedenti.

Noi vi abbiamo suggerito in Commissione, ma non c'è traccia del nostro suggerimento all'interno della stesura definitiva della finanziaria, di identificare una struttura, probabilmente lo si può fare anche al di fuori della legge, che sia contemporaneamente di sostegno nell'attività dei comuni da parte della Regione e di monitoraggio di come avviene nelle prime annualità la distribuzione della spesa nell'ambito delle varie competenze comunali; cioè che i comuni sappiano di avere dalla Regione non soltanto il partner che fornisce loro i soldi, ma anche una sorta di osservatorio della spesa che tenda a far sì che l'azione di suddivisione di riparto nelle varie competenze comunali sia comunque virtuosa e finalizzata in primo luogo al soddisfacimento delle esigenze fondamentali della popolazione e successivamente delle altre esigenze che possono comunque essere ritenute integrative.

Questo perché è evidente che, se per caso non ci fosse, da parte di qualche comune o di molti comuni, un'azione virtuosa nella spesa e se, per ipotesi, per disgrazia, i comuni andassero, attraverso un'azione non virtuosa di qualcuno della spesa, verso situazioni di dissesto economico, o comunque verso situazioni in cui vengono privilegiati aspetti voluttuari della spesa rispetto a quelli fissi, necessari, indispensabili per garantire alla popolazione che ci sia una presenza forte delle istituzioni nell'attività comunale, insomma io credo che poca soddisfazione ci sarebbe a dire che la prossima volta gli elettori manderanno via queste amministrazioni che non hanno funzionato bene. Alla fine chi risponde del disservizio verso i cittadini, non è soltanto l'amministrazione, è anche la Regione che le sta fornendo i soldi e che non ha garantito ai cittadini di quelle comunità la persistenza di quei livelli minimi di intervento che sono connaturati con la garanzia dei diritti delle popolazioni.

Quindi io credo, che sarebbe utile che la Giunta si ponesse questo problema e avesse, almeno in fase di realizzazione, all'interno delle strutture dell'Assessorato, un'unità di monitoraggio e di indirizzo che possa fiancheggiare i comuni nelle prime annualità di questo nuovo meccanismo di conferimento di risorse.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Presidente, signori Assessori, colleghi, io sono molto favorevole al trasferimento importante di risorse, a favore degli enti locali, che la Giunta regionale ci propone con questa legge finanziaria, se fosse stato possibile forse tutti, compresa la Giunta, avrebbero così voluto anche un trasferimento maggiore di competenze, di risorse. Così come sono favorevole a un trasferimento di competenze agli enti locali.

Vorrei, però, porre una questione, e chiedere al Vicepresidente della Commissione bilancio, il collega Diana, di sgombrare subito il campo dai dubbi che poneva nel suo intervento, perché questa norma, nella sua interpretazione, è chiarissima, sia da parte della Giunta regionale che da parte degli enti locali. La stessa relazione della Giunta al bilancio dice al punto relativo all'articolo 10: "Le risorse assegnate sono svincolate da qualsiasi destinazione e, pertanto, verranno gestite in piena ed esclusiva autonomia dagli enti locali". Cioè la Giunta, con un'interpretazione autentica della norma, quand'anche vi fossero dubbi, sta dicendo che non vi è alcun vincolo di destinazione.

Poi può essere interessante andare a leggere quello che è stato detto in quest'Aula, quando abbiamo incontrato il sistema delle autonomie locali qualche giorno fa. Il Presidente del Consiglio, nel suo intervento, ha detto che la costituzione del fondo unico con criteri di riparto per i comuni e le province è senza destinazione e senza finalizzazione; il Presidente della Provincia di Nuoro ha detto che bisogna accettare il principio che l'autonomia si sostanzia con l'esercizio di una programmazione libera di risorse, non vincolate, non destinate da altre autorità ad uno scopo, ma che invece deve essere in completa autonomia e interpretata sul livello locale, che non bisogna cedere alla tentazione di instaurare nuovamente un rapporto di direzione politica e di programmazione così stretta e arriva anche a dire che questi soldi devono essere spesi dall'autonomia alla quale sono affidati, che è controllata direttamente da chi l'ha espressa, cioè che questi fondi dipendono dalla volontà popolare che ha eletto gli enti locali.

Quindi proprio con uno slegamento totale dal livello regionale. Dice poi il relatore dell'organismo che abbiamo incontrato, che era il sindaco di Bortigiadas, che appunto l'eliminazione del vincolo di destinazione e la determinazione di finanziamenti in funzione delle entrate è il fatto più importante; il sindaco di Sassari ugualmente pone l'accento su questa questione e lo stesso Assessore degli enti locali, nel suo intervento, ci dice che la Regione è andata oltre il semplice trasferimento di risorse, entrando in una logica di compartecipazione al gettito erariale.

Allora, rispetto a tutto quanto questo, io pongo un solo problema, ripeto, ribadendo quello che ho detto in premessa, cioè l'assoluto favore per il trasferimento dei fondi e delle competenze. Il problema che pongo è questo: noi abbiamo detto, in questo articolo, che con questi soldi deve essere applicata una serie di norme regionali; fra le altre faccio l'esempio della legge numero 26 sulla lingua e la cultura sarda, della legge sulle scuole civiche di musica, della legge numero 64, che è la legge sui cori tradizionali. Le competenze su questi argomenti non è che non fossero esercitate prima, cioè già gli enti locali intervenivano con finanziamenti, con manifestazioni, con sostegno. Il problema che io pongo è questo: se noi stiamo dando questi fondi e questi fondi non hanno destinazione, dobbiamo fare una scelta, o abroghiamo quelle leggi, diamo i soldi agli enti locali, oppure, se ci deve essere una politica regionale in queste materie, è inconcepibile che non vi siano le risorse stanziate nel bilancio regionale, perché come facciamo noi a fare una politica linguistica se deleghiamo l'applicazione della legge numero 26 ai comuni, e poi diciamo loro che i fondi li spendano senza destinazione d'uso? C'è una contraddizione profonda proprio nella politica della Regione.

Io credo, e ci sono degli emendamenti che ho depositato più avanti, che la Regione non possa rinunciare a una politica linguistica; le scuole civiche di musica, che sono una grande ricchezza, che sono diverse decine in Sardegna, sono state tutte aperte grazie ai finanziamenti della Regione e sono delle realtà importanti grazie a quei finanziamenti. Se la Regione dice che darà i soldi ai comuni, si sta spogliando di una politica regionale in quel settore, in quella materia. Del resto, quelle leggi che noi abbiamo adottato prevedono tutta una serie di adempimenti. Chi li controlla? Chi li mette in esecuzione? Ripeto, non sto dicendo che dobbiamo togliere i soldi agli enti locali, non sto dicendo che dobbiamo togliere le competenze, sto dicendo che la Regione, se vuole esercitare una politica in quei settori, deve mantenerli nella sua competenza, mettendo degli appositi stanziamenti senza niente togliere alle risorse che ha già destinato agli enti locali che, comunque, hanno una competenza su quelle materie, tanto è vero che vi sono numerose istituzioni culturali - parlo di queste competenze perché l'argomento sarebbe troppo vasto - che sono regolarmente accese, avviate, finanziate dagli enti locali.

Non vorrei che fosse frainteso il mio intervento. Quest'anno, per la prima volta, non abbiamo discusso dell'entità dei finanziamenti a questi organismi culturali in questa legge finanziaria né in Commissione né ne discuteremo in quest'Aula. Si tratta di fare una scelta, una scelta di fondo, la Regione potrebbe legittimamente rinunciare a queste competenze, ma è assurdo dire che poi, come diciamo nel comma 2, debbano essere rispettate le finalità di quelle norme, della legge numero 26. La legge numero 26 fu una grande conquista in questo Consiglio regionale, rinunciarvi oggi per dire che le competenze devono essere esercitate dagli enti locali, secondo me, è una grande perdita. Però, ripeto, è una questione di scelta, che però deve essere chiarita, perché altrimenti domani a questi istituti, a queste istituziooni culturali, che cosa diciamo? Quando verranno alla Regione risponderemo loro che ci deve pensare il comune, e al comune diranno che i soldi li devono spendere in autonomia. Questa ambiguità deve essere sciolta da questo Consiglio regionale, deve essere risolta in qualche maniera, deve essere detto con chiarezza se le leggi che abbiamo delegato devono essere finanziate e in quale maniera applicate, oppure, se le vogliamo abrogare, rimetterci integralmente, per il raggiungimento di quegli obiettivi, alle capacità, che sono indubbie e che io non metto in discussione, degli enti locali.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, se dovessimo dare un voto a questo articolo 10, credo che sarebbe uno dei pochi articoli che avrebbe una sufficienza piena, a mio giudizio. Non dico dieci, non dico nemmeno nove e mezza, perché è un numero che evoca altre cose, ma probabilmente un sette e mezzo è onesto attribuirlo. Io ricordo, esattamente nel 1993, che centocinquanta sindaci arrivarono qui in Consiglio regionale, guidati dal grande sindaco Giovanni Pusceddu, tutti con la fascia tricolore, per ottenere la conquista dell'allora legge numero 25; mi pare che fosse Assessore degli enti locali, in quel momento, Antonio Satta, ovviamente si ottenne un grandissimo risultato che fu accolto con grande entusiasmo da parte di tutte le amministrazioni. Oggi, si va a migliorare la legge numero 25 che, dopo quattordici anni, chiaramente presenta delle insufficienze. Però, la costituzione del fondo unico a favore degli enti locali, a mio giudizio, potrebbe ulteriormente essere migliorata e quindi avere anche un voto più elevato rispetto a quello da noi proposto, perché è palese che ci siano alcuni tratti forse poco comprensibili.

Il primo è determinato dal tempo, nel senso che, dopo quattordici anni, abbiamo perso il 122 per cento in termini di svalutazione, quindi se avessimo dovuto recuperare quel gap, naturalmente di risorse, in termini di risorse attuali, ogni comune avrebbe dovuto avere più che il raddoppio delle risorse come trasferimenti. Seconda considerazione: è vero, il fondo è costituito da 500 milioni di euro, anche questa considerazione l'abbiamo già fatta, e parrebbe un incremento che va a comprimere quelli che sono i servizi dei comuni chiamiamoli, tra virgolette, bravi, questo per effetto soprattutto della legge numero 4, che è contenuta all'interno, naturalmente, dei trasferimenti della legge numero 25. Perché dico questo? Perché è evidente che quei comuni, etichettati bravi, oggi si trovano a dover avere un incremento nel trasferimento che è di gran lunga, in proporzione, inferiore rispetto a quelli che prenderebbero i comuni meno bravi. Certo, il concetto della perequazione noi lo accettiamo, lo accettiamo e anche bene, perché gli amministratori di oggi non possono essere penalizzati dal fatto che gli amministratori di ieri erano negligenti (a Francesca, che mi sta facendo cenno in maniera veramente visibile, dico che ha ragione di pensare in questo modo). Però, è pur vero che, sottraendo e comprimendo i servizi di oggi, naturalmente, questo va a decremento dell'utilizzo dei nostri cittadini, e quindi la qualità del servizio reso è inferiore.

Seconda considerazione è quella relativa, ovviamente, ad un altro fatto, questi 500 milioni di euro non tengono conto di una partita molto importante (non è qui presente Luciano Uras) che è sottratta un po', ma che comunque era costituita dai trasferimenti a favore degli enti locali, fondi dell'articolo 19 della legge numero 37, cioè del così detto "piano lavoro", che nel tempo si è ridotto notevolmente. Noi siamo andati ad avere un trasferimento fino al 2004, se non ricordo male, pari a 170 milioni di euro, che andavano a sommarsi, ovviamente, ai fondi della "25". Dal 2005 e nel 2006, i fondi relativi alla legge numero 37, articolo 19, si sono ridotti notevolmente, quasi ad un sesto della loro entità e quindi sono diventati 30 milioni di euro. E' evidente che anche di questo noi non potremmo non tener conto.

Mentre invece io apprezzo moltissimo anche il fatto che abbia avuto, per un certo verso, resistenza da parte della Giunta il tentativo di non dover assolutamente dare degli indirizzi precisi e quindi di salvaguardare l'autonomia da parte dei comuni nell'amministrazione di questi fondi. Certo, ha ragione da vendere il collega Vargiu con quanto diceva nel suo intervento su un osservatorio sulla spesa che potrebbe essere un monitoraggio tipo quello dell'articolo 19 della legge numero 37, cioè on line potremo vedere e verificare quali sono gli indirizzi di spesa, sarebbe utile, come forse sarebbe utile andare a proporre, a mio giudizio, anche una sorta di piano. Non dimentichiamo che oggi non esiste più, all'interno della programmazione comunale, il cosiddetto piano socio-assistenziale, e che questi fondi costituiscono un 60 per cento, probabilmente, di quegli ex fondi relativi alla legge numero 4 e che quindi andavano programmati attraverso un piano socio-assistenziale. Non esistendo più questo strumento, un po' diciamo che il canale è unico e quindi, evidentemente, almeno in termini di programmazione, l'indicazione di uno strumento come questo aiuterebbe i comuni senza peraltro dare delle condizioni comprimenti la loro stessa autonomia.

Una considerazione che invece va sviluppata, che proviene anche dal parere che hanno espresso le autonomie locali, soprattutto il Consiglio delle autonomie locali, riguarda il processo di perequazione a favore dei cosiddetti comuni deboli, dei piccoli comuni, probabilmente era un processo che andava rafforzato, loro lo chiedono in maniera abbastanza esplicita. Tra l'altro noi abbiamo proposto alcuni emendamenti che vanno in questa direzione e se, anziché il 40 per cento, si elevasse al 50 per cento la quota da ripartire in parti uguali a tutti i comuni, è evidente che se ne avvantaggerebbero, anche se in maniera minima, i piccoli comuni; oppure abbiamo proposto un emendamento alternativo nel quale si ipotizza che il 10 per cento delle intere risorse possano costituire una sorta di fondo perequativo che vada a tener conto di un elemento importante, imprescindibile, che abbiamo sempre detto essere essenziale nella programmazione delle risorse a favore degli enti locali, cioè quello delle entrate proprie.

Non ha senso che non si tenga conto del fatto che ci sono comuni che hanno come introito 2 milioni, 3 milioni di euro derivanti solo dalla partita dell'ICI sulle seconde case, e altri comuni che non solo non hanno le seconde case, ma hanno anche poche case, insomma, e quindi hanno entrate veramente irrisorie. Ecco, una sorta di perequazione che potrebbe essere riferita ad un utilizzo del 10 per cento dell'intero ammontare, naturalmente ripartibile solo fra i piccoli comuni, quelli definiti dalla legge numero 12, a mio giudizio potrebbe davvero restituire un po' di giustizia e noi anche in questa direzione abbiamo proposto un emendamento.

Poi, un'altra indicazione, che sta a cuore sicuramente anche all'onorevole Uras, riguarda la stabilizzazione dei precari. Noi stiamo dando a comuni anche grossi, nei quali naturalmente ci sono casi numerici anche consistenti di lavoro precario, risorse aggiuntive. Io dico che, almeno in questo caso, una sorta di indicazione, con la quale prioritariamente si dia luogo alla stabilizzazione dei posti di lavoro dei precari, forse sarebbe veramente opportuna.

Ecco, dentro questo progetto importante, che la costituzione del fondo unico a favore degli enti locali naturalmente contiene, ritengo che si possano fare dei ragionamenti seri. Siamo qui a verificare la disponibilità naturalmente della Giunta, anche ad accogliere qualcuna di queste osservazioni ed indicazioni, e comunque ribadiamo che, per noi, l'articolo 10 costituisce sicuramente un elemento positivo contenuto dentro questa finanziaria.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, userò molto meno del tempo a disposizione per l'intervento. Mi premeva richiamare l'attenzione dei colleghi su alcuni particolari aspetti che sono stati toccati dei quali, a mio avviso, forse qualcuno meriterebbe di essere approfondito. La previsione di un fondo unico per gli enti locali, la liberalizzazione della spesa, nel senso dell'autonomia più completa degli enti locali, è certamente decisione condivisibile che credo nel medio e lungo periodo aiuterà le nostre amministrazioni comunali a fare un salto, a crescere, ad imparare ad autogestirsi e, così come credo fosse nell'intenzione del legislatore, a rispondere di questo ai propri elettori. Il problema è cosa accadrà nel periodo necessario di arrivo a regime del provvedimento, cioè dal momento in cui nasce fino al momento nel quale anche chi lo utilizza deve superare determinate difficoltà.

Per essere più chiari: il fondo che verrà assegnato a ciascuna amministrazione è onnicomprensivo di tutte le somme a vario titolo trasmesse ai comuni storicamente consolidate, più sono previste addirittura disponibilità maggiori. Bene, vedremo la capacità che avranno nell'immediato i nostri amministratori di entrare nel meccanismo, che è differente da comune a comune, non si può paragonare la capacità di adattamento dei grandi comuni a questo tipo di legge a quella dei piccoli comuni, perché la composizione degli organi di autogoverno, la familiarità con l'argomento degli amministratori è differente.

In quelle somme consolidate c'erano servizi di tipo socio-assistenziale, c'erano eventi di tipo culturale, servizi di tipo turistico, che ne so, la pulizia delle spiagge o dei boschi, siccome nei piccolissimi comuni l'ordine del giorno è dato dall'emergenza della quotidianità, spesso il primo problema che l'Assessore di periferia affronta è quello che ha incontrato sulle scale del municipio, sono piccoli o grandi problemi di disagio sociale, e avere una somma immediatamente disponibile può in qualche caso, in assoluta buona fede, comunque essere l'occasione per disperdere la capacità di programmare interamente queste somme.

Dove voglio arrivare? Voglio dire, pur mantenendo la totale libertà degli enti locali per disporre di queste somme, perché non si è innescato, seppure parzialmente, un meccanismo di premialità per i comportamenti virtuosi, una quota parte del fondo disponibile viene assegnata indifferentemente a tutti, quelli che hanno un comportamento virtuoso accedono alla seconda parte. Non è punitivo, non è limitativo della libertà degli enti locali, è sicuramente stimolante a comportamenti attenti e all'ottenimento di risultati più interessanti. D'altronde è un meccanismo che abbiamo abbondantemente conosciuto nell'utilizzazione dei fondi comunitari. Legandolo a che cosa? Ad esempio ai parametri di accrescimento della spesa corrente, è evidente che l'utilizzo di risorse negoziabili per aumentare la spesa corrente irrigidisce il trasferimento. In parte sarà indispensabile farlo, ma stabilendo dei coefficienti per cui si dice che, se entro un tot per cento, se si rimane entro quel coefficiente, il comportamento è virtuoso, se invece si supera non è più virtuoso, è un meccanismo premiale, poi, l'amministrazione comunale che vorrà superarlo, lo farà, ne pagherà le conseguenze, la logica è quella che ha legato le amministrazioni al patto di stabilità, per esempio, possono uscire se vogliono, sanno a quali conseguenze vanno incontro. Credo che questa cosa potrebbe forse aiutare i comuni a comprendere.

Volevo fare un'altra considerazione per quanto riguarda il riparto fra i comuni giustamente in parte su base demografica, in parte pariteticamente. Io non ho visto nessuna simulazione, non so se sia più giusto il 40 o il 50, mi pare però che questo tipo di attribuzione sia fortemente deficitario di una previsione, di una quota parte del fondo totalmente disponibile per i "comuni dell'abbandono", per i comuni piccolissimi, quelli sotto i 500 abitanti, che sono lontani da ogni condizione di qualità di vita accettabile nei nostri territori, di tutte e otto le province, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Probabilmente se una quota di questi 560 milioni o quanti sono venisse destinata ai "comuni dell'abbandono", sarebbe comunque un modo per tentare di far stare sul territorio gente che ci vuole stare e che spesso è costretta ad andarsene perché non trova le condizioni per restare.

Badate, questo è un modo, a mio avviso, anche di aiutare i centri maggiori, perché i problemi derivati dall'ingolfo dell'inurbamento, più servizi, più strade, più parcheggi, più case, più consumo di territorio agricolo attorno all'aggregato urbano consolidato, derivano proprio dal processo migratorio che si verifica dalle zone interne verso i centri urbani economicamente più evoluti. Quindi, aiutarli a stare sul territorio, aiutarli ad avere più servizi, a vivere dove vogliono vivere, anche questa è una libertà della quale si ha il diritto di godere ed è una libertà per la quale l'istituzione regionale dovrebbe aiutare quei sardi, che vogliono farlo, a goderne. Probabilmente con questi due accorgimenti può darsi che si possa indurre, come dire?, meno in errore e accompagnare con più facilità le amministrazioni verso un uso attento e intelligente della grande opportunità che il fondo unico per gli enti locali offre loro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Presidente, io vorrei inizialmente approfittare dell'intervento per esprimere un ringraziamento, a nome del Presidente della Giunta, a tutto il Consiglio e soprattutto alla Commissione, per aver apprezzato, compreso, tutelato il significato di questo articolo che, certo, in un contesto come quello della finanziaria, può anche assumere una dimensione inferiore alla portata che invece in sé, nel suo contenuto più profondo, porta. Credo che sia una delle più grandi riforme, nella materia autonomistica, che riguarda il sistema degli enti locali in Sardegna negli ultimi vent'anni. Vi ringrazio perché la comprensione della portata e della delicatezza di questo argomento ha fatto sì che anche il lavoro importante della Commissione abbia garantito l'integrità dei suoi equilibri delicatissimi che comunque questo articolo ha, perché tratta in definitiva della vita e dei servizi dei cittadini della Sardegna.

Io vorrei per questo inizialmente anche fare una considerazione. Vedete, gli enti locali non appartengono alle maggioranze di governo. Gli enti locali sono un patrimonio che si può dire indisponibile del sistema autonomistico della Regione e quindi credo che sia molto importante anche il modo con il quale il Consiglio regionale si è posto e si porrà di fronte a questa riforma. Siccome credo che i segnali che il Governo regionale e il Consiglio regionale danno al sistema delle autonomie locali sono anche una garanzia di come questa riforma potrebbe avere un maggior successo rispetto anche ai tanti dubbi che, ovviamente, tutti abbiamo nel momento in cui si fa una riforma di questa portata, allora, pensando in un momento che questo Consiglio regionale possa esprimere questo sentimento che apre una stagione non più di antagonismo fra le diverse sezioni del sistema istituzionale, ma una stagione di solidarismo cooperativo in funzione dei diversi compiti che ciascuno ha, pur diversi, mi piacerebbe che, attraverso uno sforzo che io chiedo, so che non mi compete, ma credo che abbia un significato politico, l'onorevole Diana ritiri almeno l'emendamento numero 117 per dare un segnale di assenso corale alla volontà della condivisione di questo passaggio.

Lo dico anche perché, in fondo, tutti condividiamo che non c'è autonomia senza responsabilità e, se pur ci sono, onorevole Pisano, timori e insufficienze, sappiamo tutti che il riformismo vero è sempre un atto di coraggio e di lungimiranza e che non possiamo dire prima della capacità che avremo di aver successo insieme, non noi, ma anche gli enti locali. Siccome ciascuno di noi è cresciuto, gran parte di noi è cresciuto, nella culla del sistema degli enti locali, sappiamo anche quanti problemi questo passaggio verso l'autonomia e la responsabilità comporta. Non stiamo giocando, parlando di architetture istituzionali, ma alla fine dei conti stiamo parlando e mettendo in gioco sostanzialmente la dimensione della prospettiva dei cittadini in Sardegna. E io sono contrario alle premialità. Perché qui, in questa norma, c'è una grandissima premialità, quella che fa guadagnare a ogni cittadino della Sardegna indistintamente una identica quota pro capite che la pubblica amministrazione e i sistemi degli enti locali gli mette a disposizione perché vengano organizzati i suoi servizi, e rendere i cittadini dei comuni di 180 abitanti uguali agli abitanti delle aree metropolitane, riconoscendo un diritto che fino a oggi non c'era, perché proprio i piccoli comuni sono quelli che maggiormente risentono del più grande incremento, a indicare quale discriminazione sociale conteneva un sistema stratificato di riparto e di ripartizione.

Quindi è un'operazione di giustizia che contiene già un elemento di premialità, ma che non rinuncia ad una premialità verso quelli che hanno più bisogno. Se voi leggete il contenuto del comma 4, la Regione dice già da oggi che mantiene a sé la facoltà e la possibilità di operare con gli altri fondi a disposizione per la perequazione e per l'equilibrio economico e sociale, non dimenticando quindi che, pur in questa riforma, rimarranno delle sacche di bisogno e delle esigenze di riequilibrio territoriale. Quindi credo che ci sia già una risposta in questa direzione. Si tratterà di misurare l'accuratezza con la quale tratteremo questa materia.

L'altra riforma vera è che si realizza la prospettiva del sistema istituzionale unitario, che non è il richiamo al fondo unico ma è un concetto più profondo, quello che dà dignità alle istituzioni, che passano da una condizione di leggi di trasferimento a un regime pro quota di compartecipazione con la Regione ai tributi erariali, cioè da una condizione di elargizione a una condizione di compartecipazione alla responsabilità, che è un concetto un po' più fine del richiamo al singolo denaro. Il denaro è importante e noi pensiamo, onorevole Pisano, che effettivamente quel bisogno di adeguare rispetto ai mancati adeguamenti non si esaurisca con questo passaggio. Non si può esaurire. Ma è anche vero che l'articolo 10 crea un meccanismo attraverso il quale, se sarà capace il sistema istituzionale unitario a realizzare crescita complessiva della Sardegna, aumenteranno i tributi erariali e aumenterà proporzionalmente per quota anche il fondo, che oggi parte dai 500 milioni.

L'onorevole Scarpa poneva dei problemi. Io qui vorrei fare un punto di chiarezza un po' più ragionieristico. Le somme che concorrono alla costituzione del fondo hanno visto un conteggio all'inverso, proprio perché dovevamo garantire che nulla venisse a mancare e che il dato netto di aumento fosse visibile e chiaro a tutti. Il gettito complessivo del 2006, a favore degli enti locali per le competenze della "25", per le competenze, fondo distinto in tre parti con criteri diversi, degli incentivi per la produttività, dei cantieri comunali e del Piano straordinario per il lavoro, nella misura dei 30 milioni, assomma a 356 milioni. A questi 356 milioni vanno legittimamente sommati, come parte dovuta, gli 82 milioni di euro prescritti dalla legge di riforma e di decentramento, che è la legge numero 9, che contiene le obbligazioni nei confronti dei comuni e delle province di attuare quelle politiche che sono state decentrate e che sono accompagnate dalle relative risorse.

Quindi quando la legge dice "con riguardo alle finalità delle leggi che costituiscono il fondo", sta già dicendo ai Comuni che è loro responsabilità costruire quelle politiche attraverso quei denari, 356, 82 milioni e la parte che rimane sono i 60 e rotti milioni che integrano senza nessun altro riferimento in adeguamento il fondo per arrotondarlo a 500. Quindi, prima cosa, l'articolo 19 sta dentro questo fondo e questo significa che, siccome la triennalità dei 30 milioni del fondo della legge numero 19 sarebbe scaduto quest'anno, il suo assorbimento dentro il fondo unico manda a sistema e a regime, dentro il fondo unico, quella entità, che va misurata e giudicata dal Consiglio regionale anche in relazione alle scelte che il resto della finanziaria sta facendo sulle politiche del lavoro. Noi non abbiamo sottratto i 30 milioni, ma li abbiamo messi a regime, cioè abbiamo detto che da qui in poi, senza limiti di tempo, quei soldi sono riconosciuti, così come chiediamo che vengano riconosciute le azioni da parte dei comuni nella predisposizione dei loro bilanci. Questo è un punto di chiarezza, anche sulle competenze, ed è vero che la Regione, dopo la legge numero 9, deve adeguare rapidamente la propria legislazione, adottando direttive che, peraltro, si stanno adottando nelle materie specifiche delle azioni culturali e delle azioni anche di sistema socio sanitarie, perché i comuni e le province possano - in virtù del decentramento - garantire ai cittadini le medesime politiche in virtù anche dei trasferimenti che sono stati dati.

Credo che questi fatti siano chiari e penso anche un'altra cosa molto semplice, l'impegno che ci siamo dati di fare entro l'anno un Testo unico sull'ordinamento è esattamente la sfida che tutti voi avete sottolineato, cioè misurare, anche attraverso un monitoraggio, nei prossimi mesi, quali saranno le vere difficoltà, quali saranno i veri snodi da migliorare. Io credo che ce ne sia abbastanza per avere fiducia, per superare le titubanze e per collaborare alla previsione di una scelta di riforma reale. Credo che, senza problemi, perché questa è una materia che non può avere profili o sottigliezze sulle competenze, già nel bilancio prossimo, credo proprio di poterlo assicurare anche a nome del Presidente, con il quale non ci siamo sentiti, il monitoraggio dell'applicazione di questa riforma debba essere oggetto di un allegato specifico, che porti a conoscenza anche del Consiglio le modalità e gli strumenti di giudizio sulla prima applicazione di questo strumento.

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Frau è rientrato dal congedo.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Intervengo brevemente, sull'ordine dei lavori, Presidente, per chiederle che l'emendamento numero 409 venga spostato all'articolo 27, perché l'emendamento numero 155, presentato dal collega Diana e più, che è sostanzialmente identico. L'emendamento numero 155 fa riferimento all'articolo 27, comma 1, lettera f). Quindi, le chiederei che il "409" sia spostato all'articolo 27.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Ritiro l'emendamento numero 117 che era stato presentato in una circostanza un po' particolare.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 117 è stato ritirato.

Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Cucca, relatore di maggioranza.

CUCCA (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Si esprime parere contrario sugli emendamenti numero 118, 598 (che, peraltro, non ha neanche copertura), 5, 4, 599, 880, 603, 600, 601, 6 e 70. Si esprime parere favorevole sull'emendamento numero 855 e ancora parere contrario sull'emendamento numero 602. Per quanto riguarda l'emendamento numero 409 si concorda sul suo spostamento all'articolo 27. Si esprime parere contrario sugli emendamenti numero 884 e 889.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è in sintonia con quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 118.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, per annunciare il voto favorevole a questo emendamento. Ho cercato di far capire le ragioni che hanno portato a modificare il comma 5, ove si dice che "per le finalità della presente legge…" facendo riferimento, ovviamente, alla legge numero 12, considerando i piccoli comuni fino a 3 mila abitanti, ma discriminando quelli il cui territorio comunale non comprende litorale costiero. Insomma, l'avevo detto all'Assessore, mi era sembrato di capire che, in qualche maniera, su alcuni comuni, questa fattispecie non possa essere rispettata, perché ci sono dei comuni che, pur avendo un litorale costiero, non possono essere considerati alla stregua di altri comuni più piccoli che, però, hanno enormi distese costiere, per cui io credo che questa dicitura o viene modificata o comunque se ne tenga conto nel momento in cui questi comuni entreranno a far parte o di una comunità montana o, comunque, di un'unione dei Comuni, perché ho fatto l'esempio di un comune, Riola Sarda, ma ce ne sono altri.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILERI (F.I.). Presidente, anch'io esprimo il mio voto assolutamente favorevole per questo emendamento, perché ritengo - come discusso ed evidenziato in altri articoli della legge finanziaria - che si stia rischiando di creare una discriminazione tra le zone costiere e le zone interne. Se poi questa discriminazione la vogliamo estendere in maniera assolutamente gratuita anche modificando la classificazione dei comuni come piccoli comuni sotto i 3 mila abitanti, mi sembra un eccesso non giustificato e strumentale, sinceramente

Quindi, credo che non sia assolutamente condivisibile il fatto di creare una disparità di trattamento tra comuni di popolazione inferiore ai 3 mila abitanti, sia che questi si trovino al centro della Sardegna, sia che questi si trovino sulla costa. Quindi, il voto, ovviamente, è favorevole.

(Interruzione del consigliere Ladu)

PRESIDENTE. L'onorevole Ladu ha chiesto la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 118.

(Segue la votazione)

Prendo atto che la consigliera Cerina ha votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Diana - Ladu - Liori - Pileri - Pisano - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Serra - Uras.

Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 53

Votanti 51

Astenuti 2

Maggioranza 26

Favorevoli 13

Contrari 38

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 598. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 5. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 4. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 599. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 880. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 603. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 10. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 600. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 601. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 6. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 70. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 855, su cui c'è il parere favorevole. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 602. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

L'emendamento numero 409 è spostato all'articolo 27.

Metto in votazione l'emendamento numero 884. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento 889. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo all'articolo 10 bis. All'articolo 10 bis sono stati presentati tre emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 10 bis e dei relativi emendamenti:

Art. 10 bis

Comparto unico Regione - enti locali

1. Per le finalità di cui all'articolo 12 della legge regionale n. 9 del 2006, allo scopo di avviare le procedure per la realizzazione del comparto unico Regione - enti locali e la conseguente graduale armonizzazione normativa ed economica del personale dipendente della Regione e degli enti locali, è autorizzato lo stanziamento di euro 5.000.000 per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009; detto fondo viene assegnato alla costituenda Agenzia per la rappresentazione negoziale della Regione e degli enti locali della Sardegna (ARAN Sardegna) (UPB S01.06.001- cap. SC01.1080).

Emendamento sostitutivo parziale Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu.

Articolo 10 bis

le parole del comma 1 dell'articolo l0 bis "lo stanziamento di euro 5.000.000" sono sostituite dalle presenti : "lo stanziamento di 14.000.000"

Copertura finanziaria

In Aumento :

UPB S1.06.001 - Investimenti a favore della cooperazione e della imprenditoria giovanile

Anno 2007 euro 9.000.000

In diminuzione

UPB S08.01.002 -FNOL parte corrente - mediante riduzione della riserva di cui alla voce 8 della

tabella A, allegata alla legge finanziaria

ANNO 2007- euro 9.000.000. (81)

EMENDAMENTO all'emendamento numero 119 aggiuntivo AMADU - MORO - DIANA - RANDAZZO Vittorio - RANDAZZO Alberto - CAPPAI - RASSU - LOMBARDO - PISANO - VARGIU - CASSANO - LA SPISA - SANJUST - LADU - LIORI - ARTIZZU.

All'emendamento n. 119 , all'articolo 10 bis, comma 1, dopo le parole "del personale dipendente" sono aggiunte le seguenti: "ivi comprendendo anche il personale tecnico-amministrativo in servizio presso le Aziende Sanitarie locali della Sardegna". (957)

Emendamento aggiuntivo Diana - Liori - Artizzu - Moro - Sanna Matteo.

Articolo 10 bis

Al termine del comma 1, sono aggiunte le parole: "Il fondo è vincolato all'utilizzo per l'incremento dello stipendio tabellare del personale dipendente". (119).)

PRESIDENTE. Non ho iscrizioni a parlare.

Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Cucca, relatore di maggioranza.

CUCCA (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Si esprime parere contrario sugli emendamenti numero 81 e 119 contrario. Mi pare poi sia stato presentato un emendamento all'emendamento.

PRESIDENTE. Sì, è l'emendamento numero 957. Premetto che è un emendamento al limite dell'accoglibilità perché estende alle Aziende sanitarie locali...

Per esprimere il parere sull'emendamento numero 957 ha facoltà di parlare il consigliere Cucca, relatore di maggioranza.

CUCCA (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, lo rimettiamo all'Aula. Io non lo conosco!

PRESIDENTE. Non ne è a conoscenza? Chiedo scusa, pensavo che glielo avessero consegnato. Chiedo che le venga consegnato.

CUCCA (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Si esprime parere contrario anche sull'emendamento numero 957.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, che l'assetto del territorio.

DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 81. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 10 bis. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 957.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Noi votiamo a favore dell'emendamento numero 957, Presidente, e colgo l'occasione anche per chiederle il voto elettronico palese su questo emendamento, credendo che questo Consiglio non avrà difficoltà ad accettare lo spirito con il quale si estende il beneficio, relativo naturalmente al comparto unico regionale, anche ai dipendenti delle AA.SS.LL.. Noi d'altro canto non ci possiamo sottrarre da questa proposta perché non solo la condividiamo, ma l'abbiamo fatta nostra come proposta di legge all'inizio di questa legislatura reiterando una precedente proposta di legge che anche altri colleghi ricordo avevano presentato.

Credo che diventi quasi assolutamente imprescindibile estendere il beneficio anche ai dipendenti delle AA.SS.LL. e quindi che il comparto unico dei dipendenti regionali e degli enti locali non possa non ricomprendere anche questi.

PRESIDENTE. E' stata chiesta la votazione nominale sull'emendamento numero 957.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 957.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Farigu - Liori - Pisano - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Scarpa - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pinna - Pirisi - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Serra - Uras.

Si è astenuto: il Presidente Spissu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 49

votanti 48

astenuti 1

maggioranza 25

favorevoli 12

contrari 36

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 119. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Il Consiglio è convocato martedì 15 maggio alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 20 e 06.