Seduta n.233 del 16/12/1997 

CCXXXIII SEDUTA

(Antimeridiana)

Martedì, 16 dicembre 1997

Presidenza del Presidente Selis

indi

del Vicepresidente Zucca


La seduta è aperta alle ore 10 e 17.

PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di giovedì 6 novembre 1997, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Giampiero Aresu ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 16 dicembre 1997.

Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che in data 4 dicembre 1997 il consigliere regionale Walter Vassallo è stato nominato Presidente del Gruppo di Rifondazione Comunista. Gli facciamo tanti auguri.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge:

"Interventi a favore delle aziende agricole in difficoltà". (368)

(Pervenuto il 7 novembre 1997 ed assegnato alla quinta Commissione.)

"Incarichi libero-professionali per l'assistenza specialistica e di diagnostica strumentale nei poliambulatori pubblici". (369)

(Pervenuto l'11 novembre 1997 ed assegnato alla settima Commissione.)

"Variazioni al bilancio dell'Azienda Foreste Demaniali per l'anno finanziario 1997". (372)

(Pervenuto il 25 novembre 1997 ed assegnato alla terza Commissione.)

"Modifiche ed integrazioni alle leggi regionali 27 dicembre 1996, n. 39 e 22 giugno 1987, n. 27 concernenti il personale regionale". (375)

(Pervenuto il 3 dicembre 1997 ed assegnato alla prima Commissione.)

"Modifica della legge regionale 2 aprile 1997, n. 12 - Autorizzazione a contrarre mutui per interventi nel settore idrico". (378)

(Pervenuto l'11 dicembre 1997 ed assegnato alla quarta Commissione.)

(Pervenuto l'11 novembre 1997 ed assegnato alla settima Commissione.)

"Variazioni al bilancio dell'Azienda Foreste Demaniali per l'anno finanziario 1997". (372)

(Pervenuto il 25 novembre 1997 ed assegnato alla terza Commissione.)

"Modifiche ed integrazioni alle leggi regionali 27 dicembre 1996, n. 39 e 22 giugno 1987, n. 27 concernenti il personale regionale". (375)

(Pervenuto il 3 dicembre 1997 ed assegnato alla prima Commissione.)

"Modifica della legge regionale 2 aprile 1997, n. 12 - Autorizzazione a contrarre mutui per interventi nel settore idrico". (378)

(Pervenuto l'11 dicembre 1997 ed assegnato alla quarta Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:

Dai consiglieri MARTEDDU - GIAGU - LADU - LORENZONI - PIRAS - SECCI - TUNIS Gianfranco - MANUNZA: "Proposta di modifiche ed integrazioni alla legge regionale 17 gennaio 1989, n. 4 sull'istituzione dell'ufficio del Difensore civico in Sardegna". (370)

(Pervenuta il 12 novembre 1997 ed assegnata alla seconda Commissione.)

Dal consigliere BONESU: "Sviluppo dell'informatica e della telematica". (371)

(Pervenuta il 13 novembre 1997 ed assegnata alla seconda Commissione.)

Dai consiglieri BALIA - DEGORTES - FERRARI: "La programmazione integrata di livello regionale e locale". (373)

(Pervenuta il 27 novembre 1997 ed assegnata alla terza Commissione.)

Dai consiglieri TUNIS Marco - OPPIA - LIORI - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - CASU - GRANARA - FLORIS: "Norme per la disciplina delle attività professionali di guida escursionista e guida speleologica". (374)

(Pervenuta il 1° dicembre 1997 ed assegnata alla sesta Commissione.)

Dai consiglieri MARTEDDU - TUNIS Gianfranco: "Modifiche alla legge regionale 13 luglio 1988, n. 13 (Disciplina in Sardegna delle agenzie di viaggio e turismo)". (376)

(Pervenuta il 3 dicembre 1997 ed assegnata alla sesta Commissione.)

Dai consiglieri LIORI - MASALA - BIGGIO - BOERO - CADONI - CARLONI - FRAU - LOCCI - SANNA NIVOLI - USAI Edoardo: "Modifica all'articolo 11 della legge regionale 5 dicembre 1995, n. 33 (Provvidenze per l'agalassia contagiosa)". (377)

(Pervenuta il 4 dicembre 1997 ed assegnata alla quinta Commissione.)


Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione FRAU - BIANCAREDDU - MASALA sulle contestazioni disciplinari nei riguardi dei lavoratori partecipanti alla manifestazione del 23 gennaio 1995 a Tempio". (131)

(Risposta scritta in data 13 novembre 1997.)

"Interrogazione AMADU sulla situazione di grave disagio manifestato dagli ospiti dell'Istituto dei ciechi di Sassari e sulla necessità di provvedimenti urgenti". (730)

(Risposta scritta in data 13 novembre 1997.)

"Interrogazione BONESU sulla pubblicità per il campeggio libero sull'isola di Mal di Ventre". (742)

(Risposta scritta in data 13 novembre 1997.)

"Interrogazione FRAU sulla possibile vendita della 'Villa Caria' in Sassari". (745)

(Risposta scritta in data 13 novembre 1997.)

"Interrogazione FRAU sulla mancata concessione della licenza di esercizio al 'Vialetto' di Sassari". (762)

(Risposta scritta in data 13 novembre 1997.)

"Interrogazione CONCAS sull'iscrizione di pescherecci siciliani al compartimento marittimo di Cagliari". (781)

(Risposta scritta in data 13 novembre 1997.)

"Interrogazione AMADU sull'eccessivo carico economico dell'attuale canone demaniale gravante sull'attività delle cooperative dei pescatori lagunari sardi". (794)

(Risposta scritta in data 13 novembre 1997.)

"Interrogazione VASSALLO - CONCAS - MONTIS sul fallimento del Consorzio Cooperativo CONSARCORI". (833)

(Risposta scritta in data 13 novembre 1997.)

"Interrogazione FRAU sulla soppressione di due classi del liceo classico di Bonorva". (845)

(Risposta scritta in data 13 novembre 1997.)

"Interrogazione AMADU sulla soppressione di due classi del liceo classico di Bonorva e sull'urgenza di procedere alla revoca del provvedimento". (846)

(Risposta scritta in data 13 novembre 1997.)

"Interrogazione FRAU sulla soppressione di varie classi, in scuole di ogni ordine e grado, nel Goceano". (848)

(Risposta scritta in data 13 novembre 1997.)

"Interrogazione AMADU sulla soppressione della classe quarta - indirizzo biologico sperimentale Brocca dell'Istituto tecnico femminile di Sassari". (853)

(Risposta scritta in data 13 novembre 1997.)

"Interrogazione FRAU sulla soppressione della prima classe della scuola media di Mara (Sassari)". (856)

(Risposta scritta in data 13 novembre 1997.)

"Interrogazione FALCONI sul Quadro comunitario di sostegno. Opere assegnate al Consorzio Govossai". (873)

(Risposta scritta in data 13 novembre 1997.)

"Interrogazione LADU sulle modifiche al Quadro comunitario di sostegno. Opere idriche". (877)

(Risposta scritta in data 13 novembre 1997.)

"Interrogazione SERRENTI - BONESU - SANNA Giacomo sulla situazione del mattatoio di Cagliari". (119)

(Risposta scritta in data 1° dicembre 1997.)

"Interrogazione AMADU sulla necessità di una deroga alle quote di macellazione imposte con Decreto Ministeriale del 27 marzo 1995". (247)

(Risposta scritta in data 1° dicembre 1997.)

"Interrogazione TUNIS Gianfranco sull'indebitamento e conseguente pignoramento dei beni a centinaia di agricoltori del Sulcis Iglesiente". (290)

(Risposta scritta in data 1° dicembre 1997.)

"Interrogazione LADU sulla mancata approvazione del programma relativo alla riapertura dei mattatoi". (308)

(Risposta scritta in data 1° dicembre 1997.)

"Interrogazione LOCCI - BIGGIO sul pagamento degli interessi dei mutui agrari". (339)

(Risposta scritta in data 1° dicembre 1997.)

"Interrogazione TUNIS Gianfranco sulla grave situazione debitoria di numerose aziende agricole del Sulcis". (419)

(Risposta scritta in data 1° dicembre 1997.)

"Interrogazione AMADU sulle difficoltà causate agli agricoltori della provincia di Sassari dal blocco dell'erogazione dei mutui per opere di miglioramento fondiario ai sensi della legge regionale 46/50". (608)

(Risposta scritta in data 1° dicembre 1997.)

"Interrogazione MONTIS sulle deliberazioni della A.S.L. n. 6 di Sanluri aventi per oggetto le nomine dei responsabili del Nucleo di valutazione e del settore relazioni esterne nell'ambito dell'ufficio di direzione generale". (654)

(Risposta scritta in data 1° dicembre 1997.)

"Interrogazione FRAU sul licenziamento dei lavoratori della ditta Ines". (740)

(Risposta scritta in data 1° dicembre 1997.)

"Interrogazione CADONI sulla grave crisi che attraversa il mondo agro-pastorale". (756)

(Risposta scritta in data 1° dicembre 1997.)

"Interrogazione VASSALLO in merito alla delibera della Commissione regionale per l'impiego sulla presentazione di progetti per lavori socialmente utili rivolti ai lavoratori ex INSAR e GEPI". (776)

(Risposta scritta in data 1° dicembre 1997.)

"Interrogazione FRAU sulla situazione idrica a Sassari". (786)

(Risposta scritta in data 1° dicembre 1997.)

"Interrogazione CUCCA sulla chiusura della farmacia nel Comune di Noragugume". (844)

(Risposta scritta in data 1° dicembre 1997.)

"Interrogazione AMADU sui ritardi registrati nel potenziamento e nel miglioramento delle strutture medico-sportive in Sardegna e sulla necessità di immediati provvedimenti". (858)

(Risposta scritta in data 1° dicembre 1997.)

"Interrogazione BONESU sul servizio farmaceutico nel Comune di Gonnoscodina". (866)

(Risposta scritta in data 1° dicembre 1997.)


Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

PIRAS, Segretario:

"Interrogazione FERRARI, con richiesta di risposta scritta, sullo stanziamento previsto dalla proposta di finanziaria del Governo a favore del settore bieticolo". (883)

"Interrogazione BUSONERA, con richiesta di risposta scritta, sulla differenza di tariffe tra ASL e privati convenzionati per il rilascio delle attestazioni dell'idoneità fisica alla pratica sportiva agonistica". (884)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di un ufficio postale nel quartiere 'Monserrato' di Sassari". (885)

"Interrogazione CUCCA, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura del gruppo-famiglia di Sorgono". (886)

"Interrogazione PITTALIS - MARRACINI - LOMBARDO - NIZZI, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura del Gruppo famiglia di Sorgono". (887)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla apertura delle Terme di Casteldoria". (888)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sull'approvazione del piano delle zone 'B' di Alghero". (889)

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità della riapertura dei termini generali per la sanatoria degli abusi edilizi di modeste dimensioni". (890)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sul possibile ridimensionamento dell'Ospedale civile 'A. Segni' di Ozieri". (891)

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità da parte della Regione di adottare misure urgenti per far fronte all'emergenza idrica in Gallura". (892)

"Interrogazione FOIS Paolo - BUSONERA - CUGINI - DETTORI Ivana - DIANA - FRAU - GHIRRA - LORENZONI - MILIA - OBINO - OPPIA - SANNA NIVOLI - SASSU - USAI Pietro - VASSALLO, con richiesta di risposta scritta, sul rinvio del termine per la dismissione delle strutture carcerarie dell'Asinara". (893)

"Interrogazione LADU, con richiesta di risposta scritta, sull'INSAR S.p.A.". (894)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sul ritardo nei pagamenti per forniture e servizi da parte della ASL n. 1 di Sassari". (895)

"Interrogazione PITTALIS sull'asta pubblica indetta dallo Stato per la cessione del faro di Capo Comino di Siniscola e delle aree adiacenti". (896)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla iscrizione al REC (Registro Esercenti Commercio) presso la Camera di Commercio di Sassari". (897)


Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

PIRAS, Segretario:

"Interpellanza CADONI - MASALA - FRAU - LIORI - BIGGIO - CARLONI sulla convenzione dell'ASL n. 3 di Nuoro con strutture sanitarie del continente". (396)

"Interpellanza AMADU sull'ipotesi di ridimensionamento dell'ospedale civile 'A. Segni' di Ozieri e sulla necessità di un suo potenziamento nell'ambito del Piano sanitario regionale". (397)

"Interpellanza BONESU sui ritardi della Giunta regionale in ordine alla zona franca". (398)

"Interpellanza USAI Edoardo sulla necessità che la Regione sarda si costituisca parte civile nei processi contro i sequestratori". (399)

"Interpellanza MARTEDDU - LADU - GIAGU - LORENZONI - PIRAS - SECCI - TUNIS Gianfranco sulle gravissime conseguenze che si determineranno a seguito della chiusura degli stabilimenti ENICHEM di Ottana". (400)

"Interpellanza GHIRRA - SCANO - BERRIA - CUGINI - DETTORI Ivana - ZUCCA - FOIS Paolo - CHERCHI sui licenziamenti nell'emittente televisiva 'Sardegna Uno'". (401)

"Interpellanza MILIA - PITTALIS - BIANCAREDDU sull'attività del Posto di ispezione frontaliero presso il porto di Cagliari". (402)

"Interpellanza MONTIS sulla situazione della Casa museo Antonio Gramsci di Ghilarza dichiarata chiusa dal comitato gestore". (403)

"Interpellanza AMADU sulla necessità di interventi per risolvere la crisi dell'agricoltura sarda aggravata dalla nuova normativa fiscale e per un rilancio dell'importante settore". (404)

"Interpellanza MONTIS sulla mancata risoluzione della vertenza della fabbrica di ceramica 'Terre Cotte' di Guspini". (405)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza, che a termini di Regolamento, esattamente l'articolo 116, potrà essere discussa nella seduta antimeridiana di venerdì 19 dicembre 1997.


PIRAS, Segretario:

"Mozione PITTALIS - BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - CASU - FEDERICI - FLORIS - GRANARA - LIPPI - LOMBARDO - MARRACINI - MILIA - OPPIA - PIRASTU - TUNIS Marco Fabrizio di sfiducia alla Giunta regionale per le gravi inadempienze in materia di programmazione economica e finanziaria". (140)

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che a seguito delle consultazioni elettorali tenutesi nel Comune di Olbia il 16 e il 30 novembre 1997, il consigliere regionale Settimo Nizzi è stato eletto Sindaco. Ricordo quindi che, a norma dell'articolo 17, comma 2, dello Statuto speciale per la Sardegna l'ufficio di consigliere regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere o di un altro Consiglio regionale o di un sindaco di un Comune con popolazione superiore a diecimila abitanti, e che pertanto, a seguito del giuramento del consigliere Nizzi a Sindaco del Comune di Olbia, avvenuto in data 10 dicembre 1997, il Consiglio regionale deve provvedere alla sua sostituzione. Invito quindi il Presidente della Giunta delle elezioni a convocare immediatamente la Giunta stessa affinché, esaminati gli atti degli uffici circoscrizionali, si pronunci circa il candidato che subentrerà al consigliere Nizzi. Formuliamo al consigliere Nizzi il nostro augurio più cordiale e affettuoso di buon lavoro.

Svolgimento di interpellanze

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze. L'ordine delle interpellanze è stato costruito secondo le proposte dei Gruppi e secondo una interlocuzione con la Giunta regionale che ha chiesto di poter discutere prima le interpellanze di competenza del Presidente della Giunta su richiesta dello stesso Presidente. Si dia lettura della prima interpellanza, la numero 398.

PIRAS, Segretario:

INTERPELLANZA BONESU sui ritardi della Giunta regionale in ordine alla zona franca.

Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale sui seguenti fatti:

nella seduta del 18 settembre 1997 il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato un ordine del giorno con cui, fra l'altro, si impegnava la Giunta regionale a presentare al Consiglio, entro il 31 ottobre 1997, una proposta di delimitazione delle zone franche doganali individuate dalla norma di attuazione dello Statuto regionale in corso di approvazione, esclusa quella di Cagliari che risulta già delimitata da un accordo di programma;

con lo stesso ordine del giorno si impegnava la Giunta a presentare entro due mesi, e quindi entro il 18 novembre 1997, al Governo una proposta organica di zona franca fiscale, individuando le attività che possono trarre giovamento da tali benefici e i tributi su cui gli sgravi fiscali possono essere operati; si rileva che entro il 31 ottobre 1997, ed a tutt'oggi, non è pervenuta dalla Giunta al Consiglio alcuna proposta di delimitazione delle zone franche doganali e che non si ha notizia che la Giunta stia predisponendo alcuna proposta di zona franca fiscale da sottoporre al Governo.

Si chiede pertanto quali siano gli intendimenti della Giunta e come la medesima intenda rispettare le decisioni assunte dal Consiglio regionale sul tema della zona franca, considerata l'importanza che tale strumento può assumere per lo sviluppo economico e sociale della Sardegna e per la fine di una economia basata sull'assistenzialismo. (398)

PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu.

BONESU (P.S.d'Az.). Illustrazione molto breve signor Presidente, perché l'argomento è stato a lungo discusso in Consiglio regionale e il Consiglio regionale aveva approvato un ordine del giorno; e l'interpellanza si rifà proprio a quell'ordine del giorno facendo rilevare che i termini previsti non sono stati rispettati, termini che avevano delle finalità e fra l'altro credo che l'approvazione dell'ordine del giorno fosse da parte di molti consiglieri vista come condizione per esprimere il parere favorevole sulla norma di attuazione statutaria. Credo che i termini fossero dettati da due esigenze, il primo quello di procedere alla delimitazione delle cinque zone franche doganali individuate, non compresa Cagliari, proprio per consentire a queste zone franche doganali di partire insieme a Cagliari; quindi nelle more della pubblicazione del decreto del Presidente della Repubblica in ordine appunto alla norma di attuazione. Il secondo termine invece era un termine sollecitatorio perché dalla Sardegna arrivasse una proposta di zona franca fiscale, e teniamo conto che sotto questo profilo c'è molto da preoccuparsi perché altre regioni come la Sicilia stanno procedendo in questo senso con molta velocità e quindi corriamo il rischio, al di là degli impegni assunti dal governo nella famosa intesa di aprile, di arrivare in ritardo, arrivare con situazioni già compromesse. Credo che a questo punto dobbiamo lamentare anche un ulteriore ritardo, questa volta non deriva dalla Giunta e cioè il fatto che il decreto del Presidente della Repubblica non sia stato ancora pubblicato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta regionale.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, la Giunta risponderà attraverso me e poi attraverso l'Assessore Ballero. Io ringrazio l'onorevole interpellante per l'attenzione che pone su questo problema; un problema molto importante e di cui la Giunta si sta occupando in maniera intensa. Ho provveduto a istituire un gruppo di lavoro all'interno della Giunta, ho dato incarico ai due Assessori competenti, l'Assessore della programmazione e l'Assessore degli Affari generali, affinché portino a compimento gli adempimenti previsti dall'ordine del giorno con il quale il Consiglio regionale diede parere favorevole allo schema di norma di attuazione riguardante le zone franche. E' stata già svolta una attività di cui adesso darà cognizione l'Assessore Ballero. E' stata svolta anche una attività presso il governo centrale affinché venga accelerata la conclusione dell'iter che riguarda gli adempimenti e le competenze più strettamente centrali. In modo particolare gli adempimenti ancora da svolgere sono due. Uno è l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri dello schema delle norme di attuazione alla presenza del Presidente della Giunta regionale, così come prevede il nostro Statuto, e l'altro è l'emanazione del decreto da parte del Presidente della Repubblica. Abbiamo seguito presso i ministeri competenti, in modo particolare il ministero della Funzione pubblica e il ministero delle Finanze, l'iter relativo alla acquisizione dei pareri. Le notizie che avevamo qualche giorno fa, ma proprio adesso mi stava chiamando il funzionario responsabile del ministero della Funzione pubblica, era che fosse giunta alla conclusione la procedura riguardante l'acquisizione dei pareri da parte del ministero delle Finanze ad opera del ministero della Funzione pubblica. Sappiamo anche che la questione è stata già incardinata presso l'ufficio legislativo di Palazzo Chigi e quindi abbiamo fondate speranze che al prossimo Consiglio dei ministri, come la Regione ha chiesto, o a quello immediatamente successivo la questione possa essere discussa. Proprio in questo momento hanno dato la notizia dalla Presidenza del Consiglio che è al pre Consiglio dei ministri in vista di una possibile approvazione da parte del prossimo Consiglio dei Ministri. Ora è evidente che questa approvazione da parte del Consiglio dei Ministri e del successivo DPR è una condizione essenziale per la operatività anche di tutte le attività successive che dovranno essere svolte dalla Regione. E comunque la Giunta anche in attesa della approvazione, in attesa che sia arrivato a compimento il procedimento degli adempimenti di competenza centrale, come dicevo il Consiglio dei Ministri e il successivo decreto del Presidente della Repubblica, ha svolto alcune attività preparatorie che sono in corso e sulle quali prego l'Assessore Ballero di riferire.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

BALLERO (Progr. S.F.D.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Sì, avendo appena concluso la conversazione con la Presidenza del Consiglio, confermo che è all'esame del pre consiglio la norma di attuazione, soprattutto per le valutazioni ulteriori e gli approfondimenti che ha richiesto il Ministero delle finanze, perché altrimenti sarebbe stata già all'esame del Consiglio vero e proprio, passando lo scoglio del pre Consiglio. Per quanto riguarda le attività che la Giunta comunque ha posto in essere indipendentemente dall'emanazione della norma di attuazione ma in vista della sua emanazione, proprio tenendo conto, quindi, dell'ordine del giorno del Consiglio, voglio ricordare che già da oltre un mese fa, all'iniziativa del sottoscritto e dell'Assessore della programmazione, è stata richiesta a tutti i soggetti che sono stati individuati come soggetti aventi competenza in materia, di formulare le loro proposte in modo che la Giunta possa, così come prevede la norma e così come prevede l'ordine del giorno del Consiglio, formulare un indirizzo anche di localizzazione, tenendo conto delle indicazioni che provengono dai territori interessati. Successivamente a questa comunicazione fatta ai sindaci, ai presidenti delle province, ai nuclei industriali, ai consorzi, alle associazioni industriali, a tutti i soggetti che sono stati individuati come soggetti portatori di interessi che sono da valutare nella delimitazione e nella previsione delle norme per il funzionamento delle zone franche, dicevo, c'è stata anche una delibera della Giunta regionale un successivo decreto, per competenza dell'Assessore degli affari generali, che ha attivato un gruppo interassessoriale per l'elaborazione di una proposta tecnica in materia di punti franchi e di zona franca regionale. Il gruppo ha già iniziato ad operare e credo che quindi, contestualmente all'entrata in vigore attraverso la delibera del Consiglio dei Ministri, il decreto del Presidente della Repubblica e la pubblicazione sulle Gazzette Ufficiali del testo delle norme di attuazione, la Giunta sarà in grado di portare in Consiglio le sue proposte e quindi avviare l'iter consiliare per le decisioni che in questa materia devono essere adottate. Credo appunto che essersi mossi così tempestivamente, anche prima della formale emanazione delle norme, consentirà di non perdere neanche un giorno dal momento in cui le norme diventeranno operative.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu per dichiarare se è soddisfatto.

BONESU (P.S.d'Az.). Il ritardo nell'emanazione della norma di attuazione chiaramente consente di delimitare i punti franchi doganali con maggiore calma, però il problema della zona franca fiscale, derivando non da norme giuridiche, fino a questo momento, ma da impegni politici, credo che abbia tutta la sua urgenza e, purtroppo, al di là della formazione del gruppo di lavoro, non abbiamo avuto riscontri. E', credo, un problema rilevantissimo, molto sentito da grandi categorie sociali, ed è un problema su cui abbiamo la concorrenza di altre regioni italiane e non solo italiane, perché, per esempio, la Corsica è già in regime di zona franca fiscale dal primo di gennaio e quindi rappresenta un elemento di distorsione della concorrenza nei confronti della Sardegna, e quindi il problema zone franche, anziché essere un vantaggio per la Sardegna sta, per i ritardi, diventando anche un problema di svantaggi per la Sardegna rispetto alle situazioni di altre regioni che sono a noi vicine. Credo quindi che vada fatto ogni sforzo per accelerare sia il problema delle zone franche doganali, che però comunque può trovare rapida soluzione appena emanata la norma di attuazione, sia soprattutto quello della zona franca fiscale, su cui credo esistano ancora problemi politici, al di là degli impegni presi dal Governo. Gli onorevoli che hanno risposto sono i giuristi, sanno quindi che il giudizio sulla loro risposta è legato ai termini dell' ordine del giorno che non sono stati rispettati, dies interpellat pro omine (?) per cui mi dichiaro, al di là delle assicurazioni e del fatto che si sta lavorando, insoddisfatto perché ancora una volta corriamo il rischio di arrivare in ritardo.

PRESIDENTE. Segue l'interpellanza numero 400, abbinata all'interpellanza numero 342. Se ne dia lettura.

PIRAS, Segretario:

INTERPELLANZA MARTEDDU - LADU - GIAGU - LORENZONI - PIRAS - SECCI - TUNIS Gianfranco sulle gravissime conseguenze che si determineranno a seguito della chiusura degli stabilimenti ENICHEM di Ottana.

I sottoscritti,

premesso che l'ENICHEM, entro il 31 dicembre 1997, porterà a compimento, con la chiusura del Fiocco Poliestere, l'ultimo atto del programmato piano di dismissioni dello stabilimento di Ottana determinando quindi il definitivo abbandono della sua politica industriale e di investimenti in quel territorio;

premesso che queste dismissioni, iniziate nel 1994, hanno avuto come unica finalità, attraverso la vendita a terzi, la realizzazione di una provvista finanziaria che certamente non è stata reinvestita né in quella zona, né in altre zone dell'Isola;

accertato che 250 lavoratori perderanno il posto di lavoro non essendoci, per loro, alcuna possibilità di ricollocazione;

constatato che l'ENICHEM, purtroppo con il silenzioso assenso della Regione sarda, non ha attivato nessuna iniziativa industriale capace di dare, nel breve e medio termine, risposte occupazionali che avrebbero, anche in parte, contribuito ad allentare una situazione che oggi rischia di diventare preoccupante, pericolosa e ingovernabile sia sul piano sociale che su quello dell'ordine pubblico,

in riferimento a quanto suesposto chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'industria per conoscere:

u quali urgenti provvedimenti intendano adottare per fa sì che l'ENICHEM, nell'immediato, garantisca il ricollocamento dei lavoratori in mobilità dal Fiocco Poliestere;

u quali mezzi intendano utilizzare per creare quelle condizioni di solidarietà necessarie affinché 250 persone abbiano, per il futuro, il diritto al lavoro, nel quadro di un rilancio delle politiche industriali nel centro-Sardegna;

u quali iniziative il Governo della Regione intende assumere per contrastare il disegno ENICHEM, funzionale allo smantellamento definitivo degli stabilimenti di Ottana, e per definire un piano di rilancio degli investimenti nella chimica fine. (400)

INTERPELLANZA VASSALLO - MONTIS - CONCAS - LA ROSA - ARESU sulla situazione dell'ENICHEM di Porto Torres.

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I sottoscritti,

constatato che tra la Direzione ENICHEM e le segreterie FILCEA - CGIL, FLERICA - CISL e UILCER-UIL era stata stipulata un'intesa che prevedeva il reingresso in produzione dei 40 lavoratori espulsi dallo stabilimento a causa della chiusura dell'impianto fibre, dopo un lungo periodo di cassa integrazione guadagni;

accertato che nonostante i precisi impegni assunti, l'ENICHEM non sembra disponibile a far rientrare al lavoro i suddetti lavoratori;

ritenuto che tale comportamento, se attuato, è altamente lesivo oltre che degli interessi dei lavoratori e dei sindacati che ne curano la rappresentanza, anche per l'intera collettività, già duramente colpita da una grave crisi occupazionale,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

1) se non ritenga opportuno un intervento urgente ai massimi livelli del Governo e dell'ENICHEM, affinché gli accordi non continuino ad essere disattesi;

2) se la Giunta regionale intenda aprire un confronto sulle politiche industriali dell'ENICHEM onde rivendicare e stipulare un'intesa per il consolidamento del ruolo strategico dei siti chimici sardi nell'ambito dello sviluppo nazionale del settore. (342)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori ha facoltà di illustrarle.

MARTEDDU (Popolari). Il Presidente della Giunta e l'Assessore dell' industria conoscono molto bene l'argomento di cui si intende parlare stamattina, e credo che lo svolgimento dell'interpellanza possa servire solo per portare alla solennità dell'Aula del Consiglio regionale un argomento che sembrerebbe lontano da questo palazzo ma che, come il Presidente della Giunta sa, sta mettendo a repentaglio le istituzioni civili del centro Sardegna, del nuorese in particolare, e sta facendo esplodere quella situazione di malessere che indica come baricentro della crisi, non solo lo stabilimento Enichem di Ottana, ma l'intera area della Sardegna centrale. È' un dato politico, questo che occorre tener presente oggi in particolare perché proprio stasera, nella sede, credo, del Ministero dell'industria, si terrà un incontro risolutore, a quanto ne so, per questo problema. Cioè oggi al Ministero dell'industria, in un incontro tra parti sociali Enichem, Regione sarda, Ministero, si assumeranno decisioni che incideranno sullo sviluppo futuro dell'area della Sardegna centrale, soprattutto sulla pacificazione civile di queste prossime settimane, anche durante le feste natalizie di capodanno, oppure se si va incontro a due o tre settimane di situazione molto, molto difficile. Come i colleghi sanno il 31 di dicembre di quest'anno si chiude, in base ai programmi Enichem, la filiera del fiocco poliestere dello stabilimento Enichem, che occupa 250 persone circa. Questo avviene dopo una serie di attività industriali privatizzate dalle quali l'Enichem ha guadagnato circa 500 miliardi. Significa che sui circa 608 dipendenti Enichem attualmente in servizio ad Ottana, di cui 120 circa in cassa integrazione a zero ore da diversi anni, meno 250 l'Enichem resterebbe con circa la metà di questi 600 dipendenti. Significa cioè che, in assenza di certezze alternative, si va allo smantellamento dello stabilimento Enichem e all'abbandono definitivo dell'industria di Stato della piana di Ottana. La mobilitazione, la gravissima preoccupazione delle maestranze, dei sindacati, dei consigli comunali, dei sindaci che hanno già, di fatto, rimesso nelle mani del Prefetto il loro mandato, se non si risolve il problema, e dello stesso Presidente della Provincia. La recentissima lettera del Prefetto di Nuoro al Ministro degli interni dove denuncia una pericolosissima situazione per l'ordine pubblico nell'area del nuorese, credo che debbano in qualche modo preoccupare anche il Consiglio regionale e il governo regionale. So che la Giunta regionale, il Presidente, l'Assessore dell'industria stanno seguendo con interesse, e direi con grande sollecitudine, le vicende della industrializzazione della Sardegna centrale e in particolare questo problema. Io credo che noi dobbiamo chiedere, signor Presidente, alcune cose precise, che i vari documenti e le varie riunioni di questi giorni hanno già messo a fuoco e in particolare dobbiamo chiedere che l'Enichem, come dicono i dipendenti del Fiocco poliestere, non può scappare da Ottana portandosi via il malloppo e lasciando solo macerie e distruzione, ma deve reinvestire nella Sardegna centrale parte di quei 500 miliardi che sono il frutto delle privatizzazioni di questi anni. Io non so se possono essere utilizzati strumenti statutari per costringere il Ministero del tesoro, che credo sia l'azionista principale o l'unico azionista dell'ENI a un'azione di questa natura, al reinvestimento nella Sardegna centrale di parte dei 500 miliardi. Dobbiamo pretendere che venga mantenuta per i 250 lavoratori del Fiocco la titolarità del posto di lavoro, in attesa che le iniziative alternative vengano messe in campo, dobbiamo chiedere progetti di riqualificazione del personale.

Ma all'interno di questo confronto con lo Stato, che in qualche modo stasera al Ministero dell'industria sarà conclusivo, io credo che - anche questo è materia della nostra interpellanza - la Regione debba fare la sua parte. Sappiamo e i colleghi sanno che è in via di applicazione un nuovo strumento, un nuovo istituto, che si chiama contratto d'area, che è stato individuato per l'area appunto della Sardegna centrale e di Ottana, che ci sono pronte circa quindici iniziative per il contratto d'area, alcune delle quale sono già in fase avanzata di istruzione presso il Credito Industriale Sardo, e parrebbe che proprio i ritardi del CIS stiano ponendo una seria ipoteca negativa per l'attuazione del contratto d'area e per l'avvio di queste iniziative che sarebbero la carta di credito d'avvio proprio delle procedure per il contratto d'area, e quindi mettendo in discussione le iniziative alternative allo smantellamento del Fiocco poliestere. Il punto, lo snodo fondamentale oggi è la convinzione, la certezza, che non solo noi, che non solo i sindaci, che non solo le forze sociali e politiche di quel territorio debbono avere, ma soprattutto i lavoratori debbono avere, in qualche modo la certezza e la lealtà e la contestualità delle iniziative alternative rispetto allo smantellamento di una parte dell'Enichem di Ottana. Così come la Regione, questo chiedo all'Assessore dell'industria di valutare le possibilità dell'utilizzo in questa fase transitoria della legge 20 per le aziende in crisi, e di valutare soprattutto come Giunta regionale, non c'è qui l'Assessore regionale del lavoro, avrei voluto che ci fosse su questa materia, di valutare la possibilità di piani formativi in raccordo con l'Enichem, di piani formativi anche attraverso iniziative regionali dell'Assessorato del lavoro, perché questi lavoratori non vengano messi fuori dai cancelli, perché fuori dai cancelli non ci vanno; questi lavoratori occuperanno con le famiglie tutta l'azienda di Ottana, tutto lo stabilimento Enichem di Ottana, penso fra qualche giorno, per tenerlo occupato finché non venga risolto questo problema.

Noi non abbiamo, signor Presidente del Consiglio, tempi e procedure che ci consentano di discutere e di trasformare immediatamente in mozione questa interpellanza. Però chiedo a lei, signor Presidente del Consiglio, che in vista della riunione di questo pomeriggio al Ministero dell'industria si faccia carico di inviare al Presidente del Consiglio dei Ministri, o al Ministero dell'industria e del Tesoro, una raccomandazione che raccolga le nostre preoccupazioni che sono, credo, il frutto tra l'altro delle iniziative dei consigli comunali della Sardegna centrale, dell'amministrazione provinciale, dei sindacati, di tutte le forze sociali e dei lavoratori. Grazie.

PRESIDENTE. L'interpellanza numero 342, può essere illustrata. Le due interpellanze sono abbinate perché riguardano la stessa materia simile.

Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.-Progr.). Signor Presidente, molto brevemente per dire che quando abbiamo presentato questa interpellanza, per la verità parecchio tempo fa, e ultimamente pur essendo l'oggetto della interpellanza venuto a cadere per effetto di un insieme di sistemazioni dei lavoratori dell'Enichem di Porto Torres presso altri impianti, abbiamo ritenuto questa interpellanza ancora attuale, non soltanto per le cose che diceva poc'anzi l'onorevole Marteddu, ma perché siamo convinti del ruolo insostituibile della industria in Sardegna, soprattutto della industria chimica, essendo questa l'industria prevalente che ancora occupa alcune migliaia di persone.

Siamo convinti che su questo tema forse è anche insufficiente la discussione attraverso un'interpellanza. Io ricordo che all'inizio della legislatura presentai una mozione proprio sulla chimica, sull'Enichem, e la mozione venne respinta con un'argomentazione da parte dei gruppi di maggioranza, che era necessario articolare un ragionamento che non coinvolgesse soltanto un sito, ma coinvolgesse la problematica della chimica nell'intera Sardegna. Accettai questa impostazione nella consapevolezza che effettivamente il problema della chimica sarda e dei posti di lavoro legati a questo settore non poteva essere un problema soltanto di un sito, in quel caso di Porto Torres. Sono passati circa tre anni e mezzo e abbiamo visto che all'interno degli stabilimenti una serie di progetti di ristrutturazione e adeguamento degli impianti hanno portato via via non soltanto a una razionalizzazione relativa alle attività produttive, con conseguenza immediata la riduzione dei posti di lavoro, ma abbiamo visto purtroppo la chiusura di una serie di attività produttive. Questo per il sito di Porto Torres diventa drammatico, in quanto l'elemento fondamentale sono i costi di gestione che ha lo stabilimento, che vengono a loro volta divisi per le attività produttive che all'interno di quello stabilimento di svolgono. Voglio ricordare che all'Enichem di Porto Torres non esiste soltanto l'Enichem, nel senso che esistono altre due grosse società che fanno chimica in parallelo con l'Enichem, che utilizzano i prodotti di base prodotti dalla stessa Enichem, e sono la Condea e la EVC. Il fatto che i 40 lavoratori delle Fibre siano stati quasi tutti ricollocati non ci consola, dimostra che una certa volontà di sistemare gli esuberi c'è stata, ma non ci toglie le perplessità che proseguendo in questa direzione dello smantellamento e della chiusura dei settori produttivi si arrivi alla inesauribile chiusura dello stesso stabilimento. Queste affermazioni derivano dal fatto che l'Enichem in Sardegna, soprattutto a Porto Torres, non ha una linea guida di prospettiva rispetto a un programma pluriennale di rilancio delle proprie attività rispetto alla collocazione stessa dei prodotti nei mercati internazionali. Proprio l'altro giorno il direttore dello stabilimento, dottor Camozzi, dichiarava che rispetto alle sue responsabilità poteva soltanto affermare che si poteva garantire l'attività sino al 2001, prospettando scenari che uscivano fuori dai confini della nostra Isola, come per altro è concepibile per un mercato come quello della chimica non soltanto nazionale, ma anche internazionale, ma che non indicava nessuna strada perché si potesse andare oltre questa data. Il 2000 sembra una data molto lontana, ma il 2001 purtroppo, dato che siamo nel 1998 ormai, è una data molto molto molto vicina, per cui non ci possono consolare quegli interventi e quegli investimenti che si stanno facendo con la sola prospettiva di essere fatti nello stesso stabilimento per l'adeguamento di alcuni impianti, in quanto riteniamo che siano atti dovuti, primo perché gli impianti per norma di legge, per norma europea, devono essere adeguati e mantenuti a un regime tale che consentano la sicurezza di chi ci lavora per cui sono impianti di adeguamento e dato che quando si fanno questi impianti di adeguamento con poca spesa è anche possibile fare quegli impianti di aggiornamento produttivo che possono aumentare la capacità produttiva, avviene in effetti questo abbinamento. Risanamento per cui manutenzione straordinaria, rispetto alla necessità di adeguamento degli impianti alle normative e nel contempo si abbina anche il fatto di automatizzare gli impianti in maniera tecnologica più avanzata in modo che si possa produrre anche di più. Però non toglie che questi progetti siano alimentati e fini a se stessi, nel senso che non hanno tra di loro una valenza strategica rispetto alla posizione della chimica in Italia. La chimica in un Paese chiaramente deficitario rispetto alla politica e ai mercati nazionali, nel senso che noi importiamo miliardi e miliardi di chimica e nonostante che in Sardegna la chimica avesse assunto una posizione di prestigio e anche di grossa valenza strategica, considerati i tre poli nel suo complesso per cui Porto Torres, Ottana e Macchiareddu, abbiamo visto che la politica rinunciataria della nostra Regione, della classe politica sarda, e direi di più anche della classe politica sarda che opera a livello nazionale, i nostri deputati e quanti altri, hanno fatto sì che questo grosso patrimonio di capacità andasse via via disperdendosi in giro per il mondo. Tanto è vero che i nostri tecnici della chimica li troviamo in tutti i paesi emergenti, dove stanno costruendo gli impianti che ci ritroviamo oggi qua nella nostra Sardegna. Per cui che cosa voglio dire? Voglio dire che non si parte da questa consapevolezza che bisogna fare un ragionamento di insieme, le varie zone, a una a una, verranno battute, perché fino ad oggi tutte le azioni sostitutive messe in atto dall'ENI nei confronti delle attività dismesse, per cui quelle attività produttive da loro dismesse, sono tutte da costruire e quelle annunciate non hanno ancora, a distanza di un anno, assolto a nessun fatto concreto e a nessun beneficio; chi era in Cassa integrazione ha continuato ad essere in Cassa integrazione, chi è stato licenziato ha dovuto, chi c'è riuscito, trovare altre possibilità di lavoro, soprattutto all'estero con conseguenze assai drammatiche.

Non mi sembra che sino ad oggi, a prescindere dalle dichiarazioni di buona volontà, ci sia stata da parte della Giunta regionale questa azione di insieme, per cui non soltanto per la difesa dell'esistente, ma per far comprendere non soltanto all'ENI, all'ENICHEM e al Governo nazionale dell'importanza strategica di queste realtà, ma soprattutto non mi sembra che ci sia un preciso indirizzo, non soltanto a livello nazionale, ma anche a livello regionale, sulla possibilità che queste attività possano continuare a vivere se vi sarà la verticalizzazione delle produzioni, per cui l'utilizzo anche in loco dei prodotti che in Sardegna si producono. L'ENI, l'ENICHEM non si possono trincerare dietro il fatto che aspettano altri soggetti privati per svolgere queste attività, è necessario che ci sia in prima persona la promozione delle possibilità produttive che si possono verticalizzare in Sardegna, utilizzando le aree dismesse degli stessi stabilimenti, che sono migliaia di ettari, molte volte serviti anche di tutti i servizi che uno stabilimento di produzione può dare, ma lor signori devono capire che questo è possibile solamente se i costi fissi, che derivano proprio dai servizi sono costi accettabili entro il quadro di riferimento nazionale, perché se no non si capisce perché devono venire a produrre, qualcuno deve venire qua a produrre in Sardegna, con costi fissi superiori a quelli che si possono trovare in tutte le altre regioni italiane.

Ecco con questo senso abbiamo presentato l'interrogazione. Stasera, oggi ci dovrebbe essere questa riunione per Ottana, chiedo solamente che, nell'ambito di una discussione seppure specifica per un determinato sito, si incominci a discutere più complessivamente della politica industriale in Sardegna che l'ENI fa in questa nostra Isola, per fare un ragionamento più complessivo, pur non dimenticando gli aspetti più particolari legati alle singole emergenze.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'industria.

PINNA, Assessore dell'industria. Grazie, Presidente. Prendo atto con piacere di una precisazione fatta dall'onorevole Marteddu nell'illustrare la prima interpellanza, quando dà atto che la Giunta con qualche differenza rispetto al testo dell'interpellanza stessa, ma evidentemente sono sopraggiunte ulteriori informazioni o acquisite successivamente da parte di chi ha sottoscritto l'interpellanza, dei presentatori, del fatto che la Giunta, devo dire anche in uno stretto rapporto col Governo, in particolare con il Sottosegretario Ladu sta seguendo quotidianamente la vicenda Ottana, ENICHEM, Fiocco poliestere. Stasera appunto, come richiamava già l'onorevole Marteddu, ci sarà un incontro col Governo e con tutti i soggetti coinvolti per mettere a punto, credo in via conclusiva, una linea di comportamento da parte di ciascuno per una soluzione positiva della vicenda ENICHEM di Ottana. Credo che l'occasione possa essere, anche come ora sollecitava l'onorevole Vassallo, utile per porre, sia pure nel contesto di un tema che è circoscritto e specifico, porre al Governo e all'ENI anche le questioni generali relative al ruolo che l'ENI stesso intende avere in Sardegna, ma a questo riguardo devo anche precisare che ho già richiesto un incontro col Ministro perché vi sia un tavolo specifico che consenta, con più spazio di quanto può essere possibile stasera, una discussione, come è avvenuto per altri siti sul piano nazionale, una discussione puntuale su quale è la prospettiva dell'ENI in Sardegna e il ruolo che intende assumere. Non può essere evidentemente per la Giunta solo un ruolo di dismissioni, di abbandoni più o meno precipitosi, ma deve essere anche un ruolo propositivo, così come è avvenuto - ripeto - in altre aree del Paese. Per quanto riguarda in modo più specifico Ottana, debbo dire che ci sono stati già degli incontri prima dell'estate scorsa in sede di task force con la presenza del ministero, la presenza dell'ENICHEM, di ENI Sud e della Regione.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZUCCA

(Segue PINNA.) Da allora anche su nostra forte sollecitazione si è avviato un confronto molto fitto che ha visto incontri quasi settimanali e che hanno portato, già nella settimana scorsa, alla firma di un protocollo d'intesa sulla reindustrializzazione dell'area di Ottana e che è propedeutico alla firma del contratto d'area relativamente a questo territorio. Come richiamava già l'onorevole Marteddu è stato individuato un certo numero di iniziative, esattamente quindici iniziative a riprova del ruolo che la Giunta sta svolgendo a questo riguardo, devo dire che su quelle prime quindici iniziative finanziate, tutte finanziate, ben undici sono a carico del bilancio della Regione; alcune sulla legge regionale numero 15 e alcune altre sulla legge regionale numero 14. Per l'esattezza su incentivi complessivi per 82 miliardi, ben 52 sono su leggi regionali. Quindi la Regione in un certo senso, anticipando il contratto d'area, anticipando il ruolo del governo, non solo si è attivata per trovare una soluzione a quei problemi, ma ha istruito le richieste inoltrate da queste imprese che intendono localizzarsi per attivare attività sostitutive e ha coperto finanziariamente queste iniziative. Per la verità, perché è bene che il Consiglio conosca nel modo più oggettivo la situazione, SFIRS e CIS sono stati da me attivati perché esaminassero con la massima tempestività i progetti presentati anche perché la presentazione, l'istruttoria e la decretazione eventuale dei progetti è diciamo una conditio sine qua non per sottoscrivere poi il contratto d'area. E la sottoscrizione del contratto d'area significa risorse fresche da parte del governo con possibilità quindi di finanziare ulteriori iniziative in quel territorio. C'è stata qualche difficoltà, per una volta bisogna dirlo, perché le imprese ancora non avevano prodotto i loro progetti; alcuni sono in fase istruttoria abbastanza avanzata, alcuni altri invece sono in una fase piuttosto arretrata e questo è sicuramente un elemento di preoccupazione. Tuttavia debbo dire che se le quindici iniziative, già le quindici iniziative, di cui ripeto ben undici sul finanziamento regionale, dovessero andare a buon fine o anche solo una parte di queste esse avrebbero capienza dal punto di vista di nuova occupazione per riassorbire i duecentocinquanta esuberi e anche per un margine di nuova occupazione. L'obiettivo che ci proponiamo infatti non solo come Giunta, ma anche come governo, anche dietro sollecitazione molto forte, e giusta e condivisibile da parte delle organizzazioni sindacali e degli stessi lavoratori della ENICHEM di Ottana, non è solo quello di ricollocare i lavoratori in esubero, quali risulteranno a seguito della chiusura del fiocco poliestere, ma anche quella di dare luogo ad una quota di nuova occupazione. Quello è un territorio dove oltre coloro che rischiano di perdere il posto di lavoro, vi sono molti altri che un posto di lavoro non l'hanno mai avuto. A questo riguardo l'obiettivo che la Giunta ha posto al governo, che ha posto all'ENICHEM è quello della contestualità, quanto meno quello della contestualità giuridica, così l'abbiamo definita, se non la contestualità temporale, e mi spiego. Contestualità giuridica significa che i lavoratori potranno uscire dallo stabilimento delll'ENICHEM di Ottana soltanto nel momento in cui, e questo chiediamo ad ENICHEM, soltanto nel momento in cui le nuove iniziative sono decretate e finanziate. Cioè quando vi è la certezza giuridica che le nuove iniziative non sono soltanto enunciazioni di volontà ma fatti concreti. Risorse finanziarie, decreti, imprese che intendono localizzarsi e possibilità certa dei lavoratori di avere una ricollocazione. Questo problema abbiamo posto con molta forza all'ENICHEM, stasera lo riproporremo anche in sede di confronto con il governo. All'ENICHEM però come Giunta regionale abbiamo chiesto anche alcune altre cose. Noi non siamo d'accordo, intendiamo contrastare, abbiamo già contrastato in tutti questi mesi scorsi, il probabile proposito di ENICHEM di fuoriuscire da Ottana, possibilmente senza oneri o comunque con modestissimi oneri. Questo rappresenterebbe anche una divaricazione rispetto al comportamento dell'ENICHEM nel confronto di altri siti italiani, dove normalmente alla cessazione di una attività, alla fuoriuscita dell'ENICHEM è corrisposto anche uno sforzo in varie forme da parte dell'ENICHEM per rilanciare comunque un processo di reindustrializzazione, una riconversione produttiva e così via. Riteniamo che l'ENICHEM debba concorrere in termini di risorse finanziarie possibilmente, ma certamente con la messa a disposizione di infrastrutture che già sono lì e che possono agevolare la riallocazione di nuove iniziative produttive. Da una parte questo verso l'ENICHEM, dall'altra parte verso il governo come prima dicevo la stipula nei tempi più brevi possibili del contratto d'area che però deve essere anche un contratto d'area che reca risorse sufficienti per un vero processo di reindustrializzazione e sviluppo che sia una risposta ai lavoratori del fiocco poliestere, ma che sia una risposta più complessiva a quel territorio anche verso i giovani come prima dicevo. Questo per quanto riguarda Ottana. Credo che l'incontro di stasera sia un incontro, auspico, risolutivo come già diceva l'onorevole Marteddu, la Giunta condivide pienamente la proposta che vi sia un atto anche del Consiglio regionale che si rivolge direttamente al governo; a quell'incontro la Giunta intende andare con gli obiettivi che ora richiamavo sia verso l'ENICHEM, sia verso lo stesso governo in vista del contratto d'area, sia verso i lavoratori in esubero ma anche verso nuove possibilità occupative. Per quanto riguarda l'altra interpellanza di cui è primo firmatario l'onorevole Vassallo; come già l'onorevole Vassallo diceva, l'aspetto occupativo è per larga parte risolto. Tuttavia lo anticipavo esiste anche un problema generale che è appunto il ruolo dell'ENI e dell'ENICHEM in Sardegna. Per la verità, onorevole Vassallo, era già in calendario con i vertici dell'ENICHEM un incontro con la Giunta regionale che poi è stato spostato ed è in corso di fissazione a nuova data, perché è stato spostato a seguito di un disguido, di una difficoltà da parte di alcuni dirigenti dell'ENICHEM a partecipare. Io credo però come dicevo prima che il ruolo che l'ENICHEM ha avuto in passato, e che per certi versi, sia pure in forme diverse, deve ancora mantenere in Sardegna abbia un tale rilievo politico per cui sia anche indispensabile un confronto a questo riguardo in sede politica con il governo. A questo riguardo io ho già inviato da qualche settimana una lettera al ministro Bersani per un incontro che riguarda non soltanto l'ENI, ma che riguarda una serie di questioni relative al processo di nuova industrializzazione in Sardegna e ad una politica industriale nella nostra Regione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Marteddu per dichiarare se è soddisfatto o meno.

MARTEDDU (Popolari).Signor Presidente, credo che l'Assessore Pinna abbia con precisione indicato le iniziative che la Giunta regionale ha già svolto e la sollecitudine con cui si è mossa in queste settimane a fianco dei lavoratori e delle istituzioni del nuorese. Quindi mi ritengo soddisfatto della risposta dell'Assessore. Riconfermo, signor Presidente del Consiglio, la richiesta che facevo inizialmente. Non potendo trasformare, per ragioni procedurali, l'interpellanza in mozione per essere discussa e approvata in mattinata in vista dell'incontro di stasera della Giunta regionale con il governo, che dovrebbe essere risolutivo del problema, la prego di farsi carico di una raccomandazione dell'intero Consiglio regionale da trasmettere, nelle forme dovute, presso la presidenza del Consiglio dei Ministri e gli organi competenti, raccomandazione che raccolga l'invito, la preoccupazione, la spinta forte dell'Assemblea regionale perché questo problema possa essere avviato a soluzione in tempi rapidissimi. Credo che sia questo un segno, un segnale e un atto che possa in qualche modo riportare un minimo di tranquillità presso le istituzioni locali del centro Sardegna, dei consigli comunali, presso i lavoratori e possa dare chiara dimostrazione e manifestazione che l'Assemblea sarda è, in questo momento, a fianco dei consigli comunali e a fianco dei lavoratori di Ottana e della Sardegna centrale.

PRESIDENTE. Sarà compito della Presidenza far sì che arrivi a destinazione questa raccomandazione che è di tutto il Consiglio regionale. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per dichiarare se è soddisfatto.

VASSALLO (R.C.-Progr.). Mi sembra superfluo dire che mi associo anch'io all'invito fatto dal collega Marteddu, rispetto ad una mia soddisfazione sulle cose che poc'anzi riferiva l'onorevole assessore Pinna, io rilascio una soddisfazione condizionata, nel senso che una serie di linee, una serie di presupposti che l'Assessore poc'anzi enunciava li condivido. Mi auguro che però, queste enunciazioni, possano trovare pratica attuazione, per cui non rimangano soltanto delle enunciazioni. Se così non fosse io penso che questo Consiglio regionale dovrebbe tornare sull'argomento e intraprendere una forte azione politica, che va oltre la stessa azione di governo, di governo della Regione, ma che sia veramente un'azione a cui partecipano tutte le forze politiche presenti in quest'Aula, affinché gli obiettivi più volte annunciati, non soltanto dalla Giunta ma anche dalle forze politiche qua presenti, possano veramente trovare riscontro con atti da parte del Governo nazionale e dell'Enichem tutta.

PRESIDENTE. Segue ora l'interpellanza numero 351. Se ne dia lettura.

PIRAS, Segretario:

INTERPELLANZA FRAU - MASALA sul paventato licenziamento di 150 dipendenti della Banca di Sassari.

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

1) se sia a conoscenza del fatto che la Banca di Sassari intende procedere al licenziamento di 150 dipendenti e questo nonostante che, a livello nazionale, si stiano cercando soluzioni non traumatiche per risolvere il problema degli esuberi;

2) se risulti che, a fronte di esuberi conclamati dalla Banca, quest'ultima abbia - non più tardi di tre mesi fa - appaltato del lavoro ad operatori esterni all'Istituto e, alla data odierna, risultino in servizio impiegati assunti recentemente;

3) se non sia opportuno intervenire presso la Dirigenza della Banca chiedendo la sospensione del provvedimento, in attesa che il nuovo Presidente della Fondazione del Banco di Sardegna (Istituto di credito di fatto proprietario della Banca di Sassari) prenda possesso dell'incarico;

4) se sia normale che si attuino licenziamenti in una Banca che, pur con il ripianamento di perdite per oltre 5 miliardi della BPS Riscossioni, è riuscita comunque a chiudere il bilancio con un utile di oltre un miliardo.

Gli interpellanti chiedono inoltre:

I. dove siano finiti i propositi di rilancio della ex-Popolare di Sassari e le affermazioni circa il mantenimento dei livelli occupativi e delle autonomie gestionali, senza dimenticare i circa 22.000 soci ai quali fu fatto intravedere che l'unica possibilità di salvare il capitale investito era la fusione col Banco di Sardegna, col risultato che tutti conosciamo;

II. se, alla luce di quanto suddetto, l'allora "salvataggio" della ex-Banca Popolare di Sassari sia avvenuto al solo scopo di evitare lo sbarco in Sardegna di altri Istituti di credito, con ovvie ripercussioni che quest'ultimo ha sull'intera economia sarda;

III. se la difesa di 150 posti di lavoro non sia un fatto di vitale importanza in una regione come la nostra dove la disoccupazione ha raggiunto punte preoccupanti.(351(

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza ha facoltà di illustrarla.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, in mattinata si sta parlando principalmente di problemi di occupazione, anche questa interpellanza fu presentata sul paventato licenziamento di 150 dipendenti della Banca di Sassari. E' un'interpellanza datata 29 maggio 1997 e, nonostante sia trascorso tanto tempo, il problema sussiste ancora. Ma ciò che è strano è che mentre la Banca di Sassari intende procedere al licenziamento di 150 dipendenti, principalmente funzionari che lavorano da tanto tempo, nello stesso periodo la Banca di Sassari ha appaltato dei lavori a operatori esterni. Non solo, ma sembrerebbe anche che, nello stesso periodo, io ripeto parlo del maggio scorso, abbia assunto altro personale. Dicevo, questo è molto strano: cioè si vuole licenziare poi si appaltano dei servizi ad esterni o si assume qualcuno. Pertanto questo problema ha giustamente messo in allarme coloro i quali, dopo tanti anni di lavoro, rischiano di perdere il posto. Ma la stranezza è ancora un'altra, perché come tutti noi ricordiamo la Banca di Sassari nacque dalle ceneri della Banca Popolare di Sassari. Ricordate che per problemi interni di gestione, in pratica ci fu il fallimento della Banca Popolare di Sassari e la costituzione della Banca di Sassari, in pratica un'affiliata al Banco di Sardegna. E ricordiamo che l'allora salvataggio, così detto, dell'ex Banca di Sassari fu fatto, fu detto, per evitare lo sbarco in Sardegna di altri istituti di credito, per far sì che i soldi dei sardi restassero in Sardegna e venissero usati per l'economia sarda. Quindi l'inglobamento della Banca di Sassari nel Banco di Sardegna. Però, a un certo punto, sta succedendo un fatto tutto particolare, che nel momento in cui si cerca di non far sbarcare altri istituti di credito in Sardegna, il Banco di Sardegna si comporta in questo modo. E allora credo che sia opportuno che anche il Consiglio regionale, che anche la Giunta regionale prendano posizione su questo problema, perché sicuramente, oltre che dal punto di vista occupazionale, il tutto può avere conseguenze e ripercussioni su tutta l'economia sarda. E non dimentichiamo poi che sia la Banca di Sassari che il Banco di Sardegna sono tesorieri del Consiglio e della Giunta e, pertanto, sicuramente non possono comportarsi come meglio credono, non possono mandare a casa tanti lavoratori. Fu detto anche (e concludo subito questa mia breve illustrazione) che il tutto, cioè questi licenziamenti, sono dovuti perché la Banca di Sassari avrebbe delle perdite e quindi non potrebbe continuare ad operare con queste perdite. Però io voglio ricordare che le perdite si sono avute non per quanto concerne la Banca di Sassari ma si sono avuti per quanto concerne la B.P.S. riscossioni, che è tutta una cosa diversa, con un suo Consiglio di amministrazione e con un suo bilancio, con un diverso bilancio. Pertanto se la Banca di Sassari non avesse dovuto ripianare queste perdite il bilancio della stessa Banca di Sassari sarebbe stato in attivo con un utile di oltre un miliardo. Pertanto, ripeto, sono delle situazioni strane, e io chiedo l'impegno alla Giunta regionale, se non l'ha già fatto, affinché la difesa di questi 150 posti di lavoro, cioè si faccia qualcosa per la difesa di questi 150 posti di lavoro e far sì che queste banche di credito in Sardegna non possano fare il bello e il cattivo tempo, sia per quanto riguarda il credito, sia per quanto riguarda la gestione, sia per quanto riguarda i licenziamenti dei propri dipendenti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta regionale.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. La Giunta concorda sulle preoccupazioni espresse dall'onorevole interpellante e anche sulle valutazioni di carattere generale sul ruolo della Banca di Sassari e sulle premesse sulle quali si era basato il recupero della Banca stessa. Per quanto riguarda, in modo particolare, la difesa dei 150 posti di lavoro, si è a conoscenza che la Banca di Sassari aveva avviato, con lettera del 28 aprile '97, le procedure per il licenziamento di 150 dipendenti. Le organizzazioni sindacali avevano subito eccepito circa l'insussistenza dei requisiti formali e sostanziali e quindi l'infondatezza e l'illegittimità dell'avvio di tali procedure anche in sedi giudiziarie. La stesa Giunta regionale e anche voci autorevoli del Consiglio regionali si erano levate contro questi provvedimenti che venivano avvertiti come provvedimenti iniqui nei confronti dei lavoratori. Il provvedimento è stato successivamente ritirato dalla Banca di Sassari a seguito dell'opposizione dei lavoratori, delle organizzazioni sociali e del mondo politico e si è, al termine della vertenza, formulata una ipotesi di accordo siglato il 15 settembre 1997 e attualmente sottoposta all'approvazione dei lavoratori. L'accordo sindacale prevede il ritiro dei licenziamenti da parte della Banca di Sassari, accompagnato da una serie di misure di riduzione del costo del lavoro, straordinario, dimissioni volontarie, riduzione indennità di missione, part time, ecc. Quindi mi sembra che la vertenza del lavoro si sia avviata a conclusione.

In relazione poi al punto due della interpellanza nell'accordo sindacale è contenuta una dichiarazione della Banca di Sassari che si impegna a non procedere nel periodo di vigenza dell'accordo, in assenza di consenso tra le parti, all'assunzione di personale appartenente alle categorie professionali dalla I alla IV.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau per dichiarare se è soddisfatto.

FRAU (A.N.). Brevemente, onorevole Presidente. Prendo atto della sua risposta, mi dichiaro soddisfatto, ma credo che la Giunta regionale debba vigilare affinché dalle parole si passi ai fatti, perché non vorremmo che poi, pian piano, in maniera surrettizia, uno alla volta questi dipendenti vengano mandati a casa.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento della interpellanza numero 376. Se ne dia lettura.

PIRAS, Segretario:

INTERPELLANZA PITTALIS - LOMBARDO - MILIA - BALLETTO - NIZZI - TUNIS Marco Fabrizio - GRANARA - OPPIA - PIRASTU - MARRACINI - BIANCAREDDU - FEDERICI - CASU sul progetto di metanizzazione della Sardegna.

I sottoscritti, considerato che:

- nello scorso aprile la Giunta regionale ha dato notizia di un accordo Stato - Regione per la metanizzazione dell'Isola e di un impegno in tal senso del Governo;

- esiste un disegno di legge del Governo per la metanizzazione del Mezzogiorno che prevede un termine di scadenza al 30 giugno 1997 per la presentazione di un piano per la realizzazione delle opere di metanizzazione e un'esenzione IVA per i gas combusti;

- tale termine è stato procrastinato, dalla maggioranza, al 30 ottobre 1997 e che le esenzioni fiscali sono state notevolmente ridotte;

- il Presidente dell'ENI, azienda di Stato per l'energia, ignora qualsiasi impegno concreto in favore della metanizzazione della Sardegna;

- tutto quanto sopra esposto fa chiaramente intuire l'assenza di qualsiasi piano concreto e di qualsiasi impegno reale per la metanizzazione della Sardegna,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere se:

1) le dichiarazioni rese dal Presidente dell'ENI rispondano a verità;

2) esista un concreto impegno del Governo nazionale a realizzare la metanizzazione dell'Isola e, in caso affermativo, con quali tempi e con quali fondi il Governo intenda realizzare il progetto in questione. (376)

PRESIDENTE. Ha facoltà di illustrarla il consigliere Pittalis.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, con questa interpellanza il Gruppo di Forza Italia vuole, al pari di tutti i cittadini sardi, capire esattamente cosa stia succedendo intorno a questo progetto che è stato per la verità anche tanto sbandierato in occasione di competizioni elettorali da parte della Giunta regionale e che mi riferisco a quel famoso accordo Stato-Regione per la metanizzazione dell'Isola e sottolineando un impegno preciso da parte del Governo nazionale in tal senso. Però, qualche mese dopo abbiamo appreso dal Presidente dell'ENI, Azienda di Stato per l'energia, che addirittura ignorava qualsiasi impegno concreto in favore della metanizzazione della Sardegna, abbiamo preso atto delle dichiarazioni reiterate del Presidente Testa, che ha detto a chiare lettere: scordatevi il progetto di metanizzazione perché non se ne fa assolutamente niente. Allora vorremmo capire dal Presidente della Giunta regionale se le dichiarazioni rese non da una persona qualunque, ma proprio dagli addetti ai lavori, dai responsabili della energia nel nostro Paese, il Presidente dell'ENI e il Presidente dell'ENEL, se le dichiarazioni rese appunto dai presidenti rispondono a verità, e sapere se esiste ancora in concreto un impegno del Governo nazionale a realizzare la metanizzazione dell'Isola, e in caso affermativo in quali tempo e con quali fondi il Governo intenda realizzare il progetto in questione.

Presidente Palomba, da lei io attendo risposte che siano però chiare e precise, risposte che siano dettate non da previsioni o impressioni, ma da atti e comportamenti concreti di governo che possano veramente por fine a questa sorta di giallo che sulla metanizzazione in Sardegna ormai si va sempre più delineando tra affermazioni, smentite e sembra veramente ormai una Babilonia della quale neanche gli addetti ai lavori più ormai riescono a capire che cosa in realtà succeda, quale sia l'impegno reale in questo settore. Non vorrei che anche qui si assistesse all'ennesima beffa ai danni della Sardegna e su questo assicuriamo, dopo aver ricevuto le risposte del Presidente, che comunque il Gruppo di Forza Italia non abbasserà, Presidente, la guardia e se battaglia c'è da fare confermo e reitero la disponibilità del nostro Gruppo in tal senso. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta regionale.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Grazie, Presidente. Io ringrazio l'onorevole Pittalis e tutti gli onorevoli interpellanti perché tengono alta la tensione su un tema che per noi è di straordinaria importanza. Noi abbiamo fatto, noi Regione, complessivamente, collettivamente, tutte le forze politiche del Consiglio regionale hanno fatto di questo tema una battaglia di civiltà che ha un risvolto economico in quanto riguarda le pari opportunità dei cittadini e delle aziende sarde, ma riguarda anche un problema di pari dignità dei cittadini rispetto a tutti gli altri.

In questa battaglia mi pare che non ci siano differenziazioni, mi pare che non ci siano fratture, anzi mi pare che ci sia compattezza. Allora questa interpellanza mi consente di esprimere con tutta la franchezza che è necessaria in questa situazione, su temi di tale rilievo, lo stato dei lavori. Noto che nell'accordo del 21 di aprile era previsto l'impegno del Governo al progetto di metanizzazione, la cui opera sarà portata a termine in cinque anni, ma il Governo si impegnava, poi si prevedevano i passaggi procedurali o procedimentali che riguardano la predisposizione di un decreto del Presidente della Repubblica e poi c'erano tre righe importanti e significative che dicevano: "Il Governo si impegna a valutare la richiesta della Regione autonoma della Sardegna di una riduzione del costo dell'energia per un periodo transitorio per la durata della realizzazione del progetto." Ora quindi la linea che la Regione ha scelto è quella di ottenere la realizzazione della infrastruttura metanifera da una parte, ma anche quella della riduzione degli oneri fiscali, quindi del sovraccosto della energia che qui in Sardegna si è costretti a pagare per la mancanza del metano. Allora sui due fronti la situazione, lo stato dell'arte è il seguente: sta lavorando, ha fatto una decina di riunioni, un gruppo di lavoro presso Palazzo Chigi, il quale ha predisposto una bozza di decreto del Presidente della Repubblica, previsto nell'accordo, che è necessario per poter mandare avanti concretamente le procedure della metanizzazione, ivi compresa una gara internazionale, così come era avvenuto per la gassificazione del carbone del Sulcis. In corso d'opera però si è visto che è necessario o che è opportuno acquisire un fondamento normativo su questo punto, soprattutto per quanto riguarda l'individuazione in senso generale dei soggetti che sono chiamati a realizzare grandi infrastrutturazioni oltre i 500 miliardi. In questo senso è pronto un emendamento da inserire nella legge finanziaria in corso di discussione, un emendamento che a quanto mi consta verrebbe presentato dal relatore in aula, che riguarda la previsione di un comitato già individuato per la realizzazione di grandi opere infrastrutturali. Questo viene ritenuto un elemento essenziale per accelerare fortemente le procedure e per individuare da subito un soggetto che sia legittimato a mandare avanti un'opera di così grande infrastrutturazione come il progetto di metanizzazione. Si è anche a conoscenza del fatto che il Governo dà il suo assenso a questo emendamento che verrà presentato dal relatore. Ho il piacere di poterlo dire proprio oggi agli amici di Forza Italia i quali seguono così attentamente questo problema, così che possano informare i loro parlamentari, perché tutti insieme a livello parlamentare possiamo sostenere questo progetto. Mi farò premura di far avere all'onorevole Pittalis il testo dell'emendamento, non appena esso sarà stato presentato, di modo che possano essere svolti gli opportuni interventi di sostegno.

Per quanto riguarda poi l'altro fronte che riguarda la riduzione del sovracosto energetico sui prodotti sostitutivi del metano, come l'onorevole interpellante sa, perché è anche richiamato nella sua interpellanza, c'è nell'articolo 6, modificato dal Senato, così come è stato approvato dal Senato, prevede che entro il 31 ottobre (ma oramai il tempo è superato e credo che oramai questo disegno di legge sulla metanizzazione in Sardegna verrà ripreso immediatamente dopo che la finanziaria sarà stata approvata) è previsto uno sgravio fiscale; il 31 ottobre era l'approvazione del programma di metanizzazione per la Regione Sardegna, ma era previsto ed è previsto uno sgravio fiscale a favore delle imprese che svolgono attività produttive situate nella Regione Sardegna. Il testo precedente era un testo che era stato ritenuto non compatibile con le norme comunitarie, prevedeva un'entità di sgravi fiscali maggiori e soprattutto un meccanismo diverso di sgravio fiscale, per cui il Governo si è preoccupato di acquisire gli assensi preventivi dall'Unione Europea per il timore che poi la produzione potesse comportare le conseguenze, che stiamo vedendo anche in altri settori, quale quello dell'agricoltura. Allora il testo uscito dall'approvazione del Senato, adesso il testo del disegno di legge è ritornato alla Camera, prevede sgravi fiscali a favore delle imprese sarde, l'onere previsto per questi interventi è di 25 miliardi per ciascuno degli anni '98 e '99, prevalentemente il meccanismo concerne l'IVA che verrebbe anticipata e poi restituita. Ecco, questo è lo stato dei procedimenti, cercheremo tutti insieme di accelerare l'iter parlamentare per quello che è possibile.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pittalis per dichiarare se è soddisfatto.

PITTALIS (F.I.). Molto brevemente, Presidente. Il presidente Palomba, indubbiamente ha introdotto e fornito anche elementi chiarificatori, mi fa piacere...

Prego, Presidente.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. C'è un altro punto su cui aveva richiamato l'attenzione, cioè la posizione dell'ENI. E' inutile dire, onorevole Pittalis, che loro sono nemici nostri, sono nemici della Regione e sono nemici di tutte le forze politiche della Regione che sono interessate a mandare avanti questo progetto di grande sviluppo per la Regione. Il Presidente della Regione, e so anche le altre forze politiche, hanno fatto vigorosamente contrasto in tutte le sedi a queste posizioni che non appartengono al Presidente di un ente di Stato, ma appartengono al Governo. Abbiamo detto: l'ENI stia al suo posto, faccia quello che deve fare e non si permetta di interferire su scelte che sono scelte di governo e che appartengono alla dignità del nostro popolo. Mi perdoni.

PITTALIS (F.I.). Grazie, Presidente, anche per quest'ultima puntualizzazione. Colgo dalle parole del Presidente che non si intende abbassare la guardia su questo problema, la qual cosa non può che far piacere al Gruppo interpellante. Però, Presidente, una maggiore e anche energica azione presso il Governo nazionale, proprio perché i tempi possano essere sicuramente più rapidi e queste interferenze, benché provengano certamente da managers di enti pubblici e quindi da persone qualificate, non possono costituire interferenze indebite su scelte che competono sotto il profilo politico agli organi politici, sotto il profilo tecnico mi pare, e tralascio qui le valutazioni, soprattutto di impatto ambientale e di riduzione dei costi, quindi dei benefici, per l'industria sarda e anche per i cittadini sardi che questo settore, la metanizzazione, dovrebbe appunto comportare per la nostra Isola. Quindi accolgo favorevolmente nella speranza però che vi sia un'azione ancora più, se mi consente, energica di quella che finora ha dimostrato la stessa Giunta.

PRESIDENTE. Passiamo ora allo svolgimento dell'interpellanza numero 311. Se ne dia lettura.

PIRAS, Segretario:

INTERPELLANZA NIZZI - PITTALIS - MILIA - BIANCAREDDU sulla situazione economico-finanziaria della Banca CIS, sull'assetto societario e sulle prospettive di sviluppo.

I sottoscritti,

apprese le gravissime notizie dalla stampa regionale secondo le quali la Banca CIS avrebbe avuto una perdita in borsa di 250 miliardi di lire di cui almeno 80 miliardi sarebbero di appartenenza regionale;

appreso, altresì, che sarebbe intenzione della Regione Autonoma della Sardegna, tramite il suo Presidente di Giunta, sostenere l'ampliamento degli attuali compiti della Banca CIS anche attraverso l'apertura degli sportelli bancari e che tale supposizione, peraltro esternata dallo stesso On. Federico Palomba, sarebbe in linea con la programmazione regionale, in modo che la succitata Banca CIS rimanga sotto controllo pubblico e possa di conseguenza essere assoggettata alla S.F.I.R.S.;

appreso, oltremodo, dalla stampa che la Banca CIS potrebbe aver costituito delle società di comodo all'estero, onde poter meglio gestire azioni speculative di borsa;

preso atto della volontà espressa più volte dal Presidente della Giunta regionale, On Federico Palomba, così come della maggior parte delle forze politiche di maggioranza, a dare il via ad un compiuto programma di privatizzazioni, sia degli enti regionali che delle società partecipate, onde facilitare il riordino ed il risanamento delle finanze della Regione;

vista la partecipazione societaria della Regione Autonoma della Sardegna all'interno della Banca CIS S.p.A., che sarebbe dell'ordine del 32,77%, e che le altre componenti del capitale sociale apparterrebbero al Ministero del Tesoro per il 46,27%, al Banco Ambrosiano Veneto per circa il 2,11%, alla Banca di Sassari per il 3,77% ed al Banco di Sardegna per il 15,08%,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta Regionale della Sardegna e l'Assessore regionale competente per sapere:

I. se siano a conoscenza della succitata situazione;

II. se i rappresentanti di nomina regionale in seno al Consiglio di Amministrazione della Banca CIS abbiano svolto il compito per il quale sono preposti, e cioè tutelare gli interessi della Regione Autonoma della Sardegna e di conseguenza di tutti i cittadini sardi;

III. se la Banca CIS abbia costituito società di comodo all'estero;

IV. se abbiano preso visione della relazione-denuncia effettuata dagli ispettori di Bankitalia sulle operazioni di borsa condotte da alti dirigenti del CIS;

V. se il bilancio della Banca CIS sia ancora bloccato a tutt'oggi,

VI. quali urgenti provvedimenti abbiano adottato ed intendano adottare onde contribuire a far chiarezza sulla gravissima situazione che si è venuta a creare, soprattutto sulla perdita dei 250 miliardi;

VII. se quanto suesposto non sia già sufficiente a facilitare la privatizzazione di tale servizio bancario, non essendo, a quanto traspare, la stessa Regione Autonoma della Sardegna a seguire la normale attività di controllo sulla stessa Banca CIS. (311)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pittalis per illustrare la sua interpellanza.

PITTALIS (F.I.). Presidente, intanto approfitto, se me lo consente, per fare, come ha già fatto il Presidente Selis questa mattina, proprio perché si tratta di un'interpellanza che vede come primo firmatario il collega Nizzi, per salutare questo nostro collega che lascia il nostro Gruppo per occuparsi della funzione, certamente prestigiosa ed impegnativa, di sindaco della città di Olbia. A lui vanno tutti gli auguri da parte del nostro Gruppo.

L'interpellanza, Presidente, si intende illustrata essendo già articolata e ben definita in tutte le sue componenti essenziali. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Grazie, Presidente. Anche io faccio in questa sede gli auguri all'onorevole Nizzi per il suo nuovo incarico elettivo, glieli ho già fatti personalmente, più volte, immediatamente dopo l'elezione, lo voglio dire anche qui, voglio dirlo indipendentemente da un contrasto che mi ha visto vittima di toni certamente alterati da parte dell'onorevole Nizzi, ma le istituzioni agiscono sulla base di regole, di valori formali e le istituzioni agiranno anche in questo caso col massimo spirito di collaborazione, che io ho già assicurato all'onorevole Nizzi, in qualità di sindaco eletto dalla collettività della città di Olbia. Gli auguri che gli ho fatto, anche cordiali, sono l'espressione di questa volontà dell'istituzione di osservare soltanto le regole di comportamento.

Per quanto riguarda l'interpellanza, essa è molto articolata, contiene aspetti diversi, a ciascuno dei quali cercherò di dare brevissimamente una risposta. Per quanto riguarda alcuni temi, quali la conoscenza della situazione relativa a gravi perdite di esercizio, relative soprattutto all'anno 1994, che hanno costituito oggetto di una relazione molto allarmata e preoccupata della Banca d'Italia, che guardano al precedente consiglio di amministrazione, se siano state costituite società di comodo all'estero, se e quale sia in generale lo stato degli accertamenti su questo punto, non posso ovviamente rispondere, perché si tratta di accertamenti tuttora in corso da parte dell'autorità giudiziaria e naturalmente questi accertamenti sono coperti dal più rigoroso segreto istruttorio che anche il Presidente della Giunta regionale intende rispettare. Tuttavia posso rassicurare sul fatto che ai rappresentanti regionali presso il consiglio di amministrazione attuale ho dato disposizione perché si vigili attentamente su questa situazione, perché se danni vi saranno la Regione si costituisca parte civile o agisca, operi all'interno del Consiglio di amministrazione affinchè l'attuale Consiglio di amministrazione si costituisca parte civile per avere il risarcimento dei danni che fossero stati eventualmente arrecati all'istituto stesso da azioni, comportamenti in violazione del corretto rapporto funzionale all'interno dell'istituto stesso. C'è poi l'aspetto più generale della situazione della banca CIS rispetto all'assetto azionario che è richiamato nella interpellanza. Ci sono state delle variazioni nel senso che oramai in conseguenza del fatto che la Regione sarda non ha sottoscritto l'aumento di capitale, in conseguenza della bocciatura qui in aula della relativa legge, oramai la maggioranza assoluta appartiene al Ministero del Tesoro, oltre il 50 per cento. Questa situazione mette in secondo piano la funzione, l'attività della Regione sarda all'interno di questo istituto di credito, credo che imporrà presto al Consiglio regionale e alla Giunta nella sede opportuna, prima della Commissione eventualmente poi anche dell'aula, una riflessione molto attenta per capire che cosa questo istituto di credito ha rappresentato, può rappresentare o deve rappresentare nel panorama del credito sardo. C'è un problema, che adesso il Ministero del Tesoro vuole mettere in vendita le proprie azioni perché sta privatizzando secondo un orientamento comune tutte le partecipazioni di propria spettanza. La Regione sta seguendo attentamente l'evoluzione, la volontà anche del ministero, c'è il problema della presenza del Banco di Sardegna in un istituto diventato concorrente dopo che è diventato una banca globale e una banca retail che è stato censurato, è stato messo in evidenza come fatto negativo anche da parte delle istituzioni di controllo bancario e quindi il Banco di Sardegna dovrà cedere la propria partecipazione, ma questo risulta che il presidente di quell'istituto abbia inteso fare, si tratterà di vedere da chi saranno acquistate queste quote, si tratta di vedere che cosa complessivamente la Regione sarda vuole fare di questo istituto. Il fatto che non sia passata la precedente legge bisogna valutare se significhi disimpegno della Regione anche da questo istituto, ma questo non credo che possa essere un effetto indiretto e indotto da una decisione che è stata assunta, ma credo che debba scaturire da un approfondito dibattito in Commissione, ritengo, ed eventualmente anche in aula, perché anche nella ipotesi di privatizzazione di questa banca pare, e pare che ci siano degli interessati al suo acquisto, si tratti di valutare quale sia la partecipazione che la Regione deve ancora avere in questo istituto e comunque di salvaguardare alcune funzioni che questo istituto svolge, cioè quella di istruire numerosissime pratiche che riguardano anche piccolissime aziende, che è un costo che una banca privata difficilmente può sopportare. Quindi c'è da pensare che in una ipotesi di privatizzazione massiccia possa esserci un disimpegno graduale anche da questa funzione di istituto di credito che opera a favore delle aziende, soprattutto piccolissime, sarde con possibili conseguenze di ristrutturazione, di diminuzione del personale qualora dovesse venire meno la funzione di istruttoria di un numero cospicuo di pratiche che però sostanzialmente non portano vantaggio consistente. Quindi la Regione sta seguendo con molta attenzione questa evoluzione; non appena avremo elementi ulteriori di valutazione chiederemo alla Commissione competente innanzitutto, e poi se si vorrà anche alla assemblea, di esprimere le proprie valutazioni su una scelta che è davvero di interesse strategico.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pittalis per dichiarare se è soddisfatto o meno.

PITTALIS (F.I.).Signor Presidente, il Presidente Palomba ha già dato esaurienti spiegazioni anche se ci rendiamo conto che c'è una inchiesta giudiziaria in corso, per cui probabilmente ulteriori chiarimenti che avremmo voluto in relazione ai problemi che sono stati posti nella interpellanza, un maggiore chiarimento sarebbe stato opportuno, ma ci rendiamo conto del limite che lo stesso Presidente ha richiamato.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento della interpellanza numero 404. Se ne dia lettura.

PIRAS, Segretario:

INTERPELLANZA AMADU sulla necessità di interventi per risolvere la crisi dell'agricoltura sarda aggravata dalla nuova normativa fiscale e per un rilancio dell'importante settore.

I sottoscritti,

premesso che tutto il settore agricolo nazionale e quello sardo stanno vivendo un periodo di grave crisi per svariate concause, non ultime le recenti norme fiscali previste dalla finanziaria nazionale;

considerato che sono state organizzate da parte delle organizzazioni degli agricoltori numerose manifestazioni di grossa risonanza, sia a livello nazionale che regionale per protestare contro la politica agricola dell'Unione Europea che continua ad avvantaggiare i paesi più ricchi a discapito delle zone depresse e contro la mancanza di risorse finanziarie destinate all'agricoltura;

rilevato che, in particolare, l'agricoltura sarda subirà un ulteriore aggravamento della crisi già in atto, anche a causa delle nuove norme fiscali previste (IRAP) che limiteranno la possibilità di incrementare la produzione isolana, la quale risulta essere di alta qualità e che, anzi avrebbe bisogno di una politica fiscale di agevolazione che permetta lo sviluppo del settore e favorisca i notevoli benefici in termini economici e di occupazione che da ciò derivano;

chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'agricoltura affinché intervengano presso il Par!amento, il Governo e il Ministero delle Risorse Agricole al fine di rivedere le nuove norme fiscali che prevede la finanziaria e di intervenire direttamente presso l'Unione Europea per evitare ulteriori penalizzazioni alle zone svantaggiate come la nostra Isola e anche perché vengano prese in esame nuovi provvedimenti che prevedano agevolazioni fiscali per il rilancio del settore agricolo tanto importante per la nostra economia e per la creazione di nuova occupazione. (404)

PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza ha facoltà di parlare il consigliere Amadu.

AMADU (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi, la interpellanza che esaminiamo in questo momento è stata da me inoltrata nel momento in cui in Sardegna, così come nel resto dell'Italia sta avvenendo in questi giorni, si manifestava in modo molto forte la contestazione degli agricoltori della nostra Regione che richiamavano la Regione sarda da un lato, per quanto riguardava la propria competenza, poi il governo nazionale e naturalmente l'Unione europea alla necessità di una nuova politica agricola che gettasse la basi di una ripresa della nostra economia che vede l'agricoltura in generale ritenuta in linea teorica settore primario della nostra economia, ma che poi alla resa dei conti quando si devono decidere gli investimenti e le scelte di carattere finanziario questo settore assume un ordine che non è riconosciuto tale ma di secondo piano. In particolare, la contestazione degli agricoltori sardi riguardava la necessità di una revisione della nuova imposta, l'Irap, che gravando anche sull'impresa agricola determinava, assieme alla crisi già purtroppo forte, un aggravio ulteriore di questa crisi e quindi un'ulteriore perdita del potere della nostra agricoltura in termini di produzione, in termini di occupazione e quindi in termini di nuovo sviluppo. E' chiaro che non possiamo ritenere di essere direttamente coinvolti o meglio responsabili di scelte che discendono dal Parlamento e in particolare del governo nazionale che ha chiesto al Parlamento di votare nuove misure fiscali che questa volta hanno toccato anche il settore agricolo. Da qualche parte ci si scandalizza che l'agricoltura continui ancora ad essere assistita, ma da che mondo è mondo, in tutte le parti del mondo l'agricoltura è assistita perché credo che senza agricoltura non possa esistere nessun'altra attività di questo mondo. Allora io credo che ci debba essere anche sul piano culturale anche un approccio diverso. Io ho apprezzato le iniziative dell'Assessore Paba al quale mi lega una stima che in questo momento non solo confermo ma credo che sia assolutamente valida. Ma credo che questo non mi esima dall'esprimere un giudizio fortemente negativo nei confronti della politica agricola della Giunta regionale, o meglio dell'assenza di una vera e propria politica agricola della Giunta regionale. Perché quando la Commissione, lo stesso Assessore hanno chiesto risorse finanziarie alla Giunta regionale c'è stato un diniego, c'è stato un no a tante iniziative che invece avrebbero dovuto essere tenute presenti, questo nonostante dicevo l'impegno dell'Assessore. Occorre quindi cambiare pagina. Ho visto all'ordine del giorno e ho chiesto insieme ad altri colleghi in Conferenza dei Capigruppo stamane, di dare priorità al disegno di legge su interventi urgenti in agricoltura, ho visto un provvedimento che è passato con il voto unanime della Commissione ma che riguarda solo alcuni settori evidentemente. Io credo che sia un passo avanti, ma sia insufficiente rispetto ai bisogni forti della agricoltura sarda. Allora dobbiamo chiedere e chiedo alla Giunta regionale che assuma posizioni diverse, che assuma finalmente decisioni in grado di rilanciare l'economia agricola sarda. Il settore agro pastorale che è stato messo in ginocchio dalla ricorrente siccità necessita di nuovi investimenti, necessita di sostegno. Allora già con la prossima finanziaria prima, e questo sì che è atto della Giunta e di questo Consiglio, e con passi politici poi nei confronti del Ministro delle risorse agricole, delle forze politiche in Parlamento e, in ultimo, dell'Unione Europea, in ultimo ma non certamente come ultimo valore, ma da porre in primo piano con l'Unione Europea, occorre richiedere una nuova politica agricola che dia risposte per combattere quei mali ormai storici della Sardegna che sono quelli della prevenzione e della siccità, e poi una serie di interventi a difesa dei nostri prodotti. Termino questa parte generale per richiamare, ancora una volta, l'attenzione che con la mia interpellanza ponevo in ordine alla necessità di un intervento presso il Ministro delle risorse agricole e del Parlamento per rivedere le misure fiscali in corso di approvazione, ecco, la domanda che ancora rimane in piedi, pressante, è se ci sono i margini perché in alcune regioni d'Italia, e quindi la Sardegna in primo luogo, le nuove misure fiscali possano essere eliminate oppure ridotte in modo tale da evitare che l'agricoltura e le aziende agricole sarde possano subire ulteriori danni.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

PABA, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ringrazio l'onorevole Amadu per aver ancora una volta riportato all'attenzione della Giunta e del Consiglio regionale i problemi del settore agricolo. Per quanto riguarda l'imposta regionale sulle attività produttive, l'Assessorato dell'agricoltura, insieme con la Giunta regionale, segue con attenzione l'evoluzione dei provvedimenti fiscali riguardanti il settore agricolo. D'altra parte c'è un confronto continuo tra le associazioni e il Governo riguardante appunto la possibilità del settore agricolo di sopportare i nuovi oneri fiscali che con questo e con altri provvedimenti vengono posti. Per quanto invece attiene la tutela delle produzioni mediterranee all'interno della nuova politica agraria dell'Unione Europea, ricordo come io, insieme con altri assessori regionali, abbia concorso alla stesura di un documento fortemente critico sull'impostazione della nuova politica dell'Unione Europea, così come è riportato nel documento così detto agenda 2000. A me sembra, e sembra anche agli altri assessori, soprattutto quelli delle regioni del meridione d'Italia, che vi sia in questa nuova impostazione un'insufficiente tutela delle produzioni di qualità e, più in generale, delle produzioni tipiche dell'agricoltura mediterranea. Il 10 novembre scorso abbiamo incontrato il commissario Fishller (?) durante il suo giro presso gli stati che fanno parte dell'Unione Europea per raccogliere osservazioni, ma credo soprattutto critiche, nei confronti della nuova politica agraria comunitaria. Questa è un'importante occasione perché sono convinto che bisogna rafforzare, non solo a livello regionale ma soprattutto a livello nazionale, il peso nel momento in cui le nuove politiche comunitarie vengono decise, piuttosto che cercare di adattare ad una realtà che presenta, come quella regionale, problematiche specifiche, una politica agraria che invece spesso viene impostata tenendo conto delle esigenze e dei punti di forza delle economie forti dell'Europa. Vi un ultimo punto, sollevato nella versione scritta dell'interrogazione dell'onorevole Amadu, e si riferisce alle prospettive che le regioni dell'obiettivo uno, di cui la Sardegna fa parte, in seguito alla possibilità che la Sardegna e anche qualche altra Regione escano dal numero delle regioni che fanno parte dell'obiettivo uno. Noi stiamo già preparando delle richieste perché, nel caso in cui quest'ipotesi si avverasse, cioè nel caso in cui, per effetto di un meccanismo prevalentemente di carattere statistico, la Regione non faccia più parte delle regioni svantaggiate ed esca quindi dal numero delle regioni dell'obiettivo uno, ci siano delle risorse finanziarie che provengono dall'Unione Europea per accompagnare la fase di transizione. Noi ci impegnano perché soprattutto interventi di carattere strutturale, finanziati dall'Unione Europea, continuino a rimanere. Ma nell'ipotesi in cui questo non sia possibile, non sia possibile con le forme previste dal sostegno delle regioni dell'obiettivo uno, ci siano delle misure specifiche che accompagnino l'uscita della Regione sarda dalle regioni obiettivo uno con un'agricoltura più forte e più attrezzata ad affrontare la concorrenza nazionale e internazionale di quanto ora sia.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Amadu per dichiarare se è soddisfatto.

AMADU (Gruppo Misto). Ringrazio l'Assessore Paba per la risposta che solo in parte mi soddisfa per quanto riguarda alcuni aspetti; io insisto sulla necessità che la Giunta regionale predisponga un piano agricolo regionale, con una serie di misure e di interventi in grado di dare certezza ai nostri operatori agricoli, in grado di rilanciare l'agricoltura sarda, sapendo che davvero questo è un settore primario della nostra economia e che, se sviluppo dell'occupazione ci può essere, non può che partire in particolare dallo sviluppo dell'agricoltura.

PRESIDENTE. Segue ora l'interpellanza numero 287, che può essere illustrata unitamente all'interpellanza numero 405, in quanto avente identico oggetto. Si dia lettura delle interpellanze.

PIRAS, Segretario:

INTERPELLANZA MONTIS - CONCAS sull'eventuale ridimensionamento delle fabbriche di ceramiche "Terre Cotte" e "Pietre naturali" in territorio di Guspini.

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I sottoscritti,

appreso, negli ultimi giorni, di una possibile diminuzione delle maestranze occupate negli stabilimenti di "Terre Cotte" e "Pietre Naturali" in territorio di Guspini e che in questo stesso sito, un tempo non lontano, nelle miniere di Montevecchio e Ingurtosu e nelle attività indotte attualmente estinte, erano impiegate molte migliaia di lavoratori, nonché un esteso numero di addetti e personale specializzato nel polo industriale di Villacidro attualmente devastato dai licenziamenti;

ritenuto che nessun provvedimento legislativo e finanziario per un riequilibrio occupativo di queste zone, lungi dall'avere inciso sulla disoccupazione che nessuna Giunta regionale, dal 1991 ad oggi e meno che mai quella in carica, ha incluso questo territorio nei progetti di sviluppo e di trasferimento di risorse finanziarie adeguate, che le voci di riduzione delle poche decine di occupati rappresenterebbe un ulteriore pericolo per la precaria economia esistente;

considerato che, in tempi più recenti, fu prospettata in sede di Consiglio la possibilità che nel territorio in questione potesse sorgere un distretto della ceramica ivi esistendo materia prime, infrastrutture e maestranze a vocazione industriale e collegamenti viari, stradali e ferroviari con S. Gavino Monreale abbastanza agevoli anche per i porti di Cagliari e Oristano,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'industria affinché intervenga con urgenza onde evitare che questa sola fonte occupativa di carattere industriale venga ridimensionata e poi estinta del tutto, considerando le condizioni occupative precarie di queste popolazioni, attualmente prive di attività industriali rilevanti, né programmate nel breve e medio termine tanto da apparire una vera e propria discriminazione e, inoltre, se non ritenga opportuno mantenere l'impegno assunto in sede di Consiglio di favorire lo sviluppo di questo settore della ceramica adiacente a quello attualmente in produzione.(287)

INTERPELLANZA MONTIS sulla mancata risoluzione della vertenza della fabbrica di ceramica "Terre Cotte" di Guspini.

Il sottoscritto, premesso che:

- già nell'ottobre 1996, il sottoscritto aveva sollecitato l'intervento urgente dell'Assessore dell'industria e del Presidente della Giunta regionale in ordine alla gravissima situazione dello stabilimento ceramico "Terre Cotte";

- la crisi in atto è lungi da una soluzione che assicuri lavoro stabile ai 117 dipendenti in bilico fra cassa integrazione e licenziamento;

- questa industria rappresenta la sola iniziativa industriale sostitutiva alla totale estinzione dell'attività mineraria di Montevecchio - Ingurtosu;

- nessun nuovo progetto è previsto per alleggerire la gravissima situazione economica e sociale dell'intera zona;

ravvisato l'imprescindibile impegno per un provvedimento che assicuri continuità e sviluppo alla fabbrica in questione, essendo impensabile la perdita di questi posti di lavoro anche rispetto all'accordo del 1991 che con la chiusura dell'ultimo cantiere minerario prevedeva la ricollocazione delle maestranze in altre attività industriali,

chiede di interpellare l'Assessore dell'industria per conoscere:

1) se intenda garantire la continuità produttiva di "Terre Cotte", il numero delle attuali maestranze impiegate nonché successivi programmi di potenziamento ampliando nella stessa località il settore ceramico e aumentando l'occupazione come a suo tempo previsto;

2) se intenda definire il ruolo e le responsabilità del settore pubblico, "Progemisa" (E.M.S.) per le passività gestionali denunciate da parte della proprietà privata di circa 50 miliardi, posto che il fatturato annuo si aggira sui 29 miliardi;

3) come intenda intervenire con urgenza poiché l'intervento promozionale regionale non sembra contemplare quel territorio ex minerario e metallurgico;

4) se intenda predisporre un progetto integrato che comprenda l'intero arco dei settori produttivi, potenzialmente enormi, compreso quello del turismo e del rimboschimento, assicurando risorse finanziarie proporzionalmente pari agli altri territori similari per i quali sono stati disposti programmi già in fase di realizzazione.

Si allega alla presente per memoria copia della lettera inviata al Presidente Palomba e all'Assessore dell'industria.(405)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori delle interpellanze ha facoltà di illustrarle.

MONTIS (R.C.-Progr.). La ringrazio, io illustrerò questo due interpellanze e una lettera che non ha avuto la pubblicità probabilmente che avrebbe dovuto avere, indirizzata all'onorevole Palomba, ed è meglio che sia avvenuto così, e all'Assessore Pinna, perché al di là della pubblicità intendevo richiamare l'attenzione del Presidente della Giunta e dell'Assessore su questo problema che sta diventando una cosa incredibile, una girandola di notizie e di provvedimenti che sono incredibili. Avevamo presentato, il primo ottobre del '96, avvertendo già che c'erano difficoltà aziendali che poi gli imprenditori privati attribuirono a scarsa attitudine dei lavoratori sardi, prima elogiati poi individuando in questi una scarsa attitudine. Era un campanello d'allarme: un'azienda che lavora quattro anni e mezzo, con un fatturato di 29 miliardi, che accumula in quattro anni e mezzo 50 miliardi di passivo, vuol dire che non è questa imprenditoria di cui anche in questo Consiglio si è parlato come un'imprenditoria che avrebbe dato un contributo alla costruzione di piccole e medie industrie in Sardegna. C'è questa interpellanza del primo ottobre del '96, c'è questa lettera un po' allarmata che io ho inviato al Presidente della Regione e all'Assessore in data 15 ottobre, e infine una nuova interpellanza del 26 novembre '97 che richiamava ulteriormente l'attenzione dell'amministrazione regionale intorno a questo problema. Dobbiamo tener conto che ci troviamo in un bacino minerario, una parte del bacino minerario sardo ma in un bacino minerario a sé, che è stato per tanti anni, e lo è stato per più di un secolo, il secondo bacino minerario per la produzione dei metalli non ferrosi dell'Italia. Montevecchio, la sola Montevecchio ha prodotto minerali di piombo e zinco, di blenda e di galena, in cento anni quanto ne producono attualmente gli Stati Uniti d'America, e l'ex Unione Sovietica, la Russia, e le appendici in un anno, di una eccezionale importanza: la chiusura, la chiusura totale, il licenziamento, le imprese esterne, la riduzione notevole delle attività produttive intorno a questo bacino minerario, e infine l'ottenimento di una legge nazionale che avrebbe dovuto sostituire questi posti di lavoro alternativamente nel campo industriale all'attività mineraria, la 221. Bene, questo bacino minerario, questa zona, questo territorio ha avuto soltanto queste due fabbriche, che dovevano essere poi l'embrione, il caposaldo da dove svilupparsi l'offensiva per la costruzione di un polo ceramico di valore e di importanza regionale, cosa che non è avvenuta. Allora cosa facciamo? Ci sono questi 117 lavoratori che sono senza paga da mesi, con piccoli contributi, ecc., discriminati tra l'altro. Io ho allegato la copia della lettera di uno di questi lavoratori che ricevono in modo indiscriminato piccole somme per andare avanti. Bisogna risolvere il problema, non è possibile. Con quali parole dobbiamo interloquire con la Giunta regionale in una situazione come questa? Io non lo so più, non lo capisco. Abbiamo un territorio, se volete anche una volta "felice", dove la situazione economica e sociale tira avanti, campa, si mantiene con le pensioni di silicosi e con la reversibilità alle vedove che sono numerosissime, e con l'allevamento. Non ci sono attività industriali, non ci sono perché non si è provveduto, e poi abbiamo, noi lo sapevamo da un pezzo, però abbiamo avuto la conferma nelle dichiarazioni del Presidente della Giunta regionale qualche giorno fa, quando dice: sognavo un progetto complessivo in cui fossero banditi i localismi, gli individualismi, ma così non è stato, sono prevalse le ragioni dei singoli, delle corporazioni, delle categorie dei territori, ecc. Questa è la verità, chi grida, chi ha possibilità di interscambio anche di favori con grandi forze politiche o con rappresentanze autorevoli e consistenti in questo Consiglio regionale e fuori dei territori ottiene; chi non ha questo, chi si divide non ottiene niente. Questo è il problema. Come si risponde a questo? Non si può rispondere dicendo: si fa una guerra solo all'Ente minerario e non si fa anche ad altri Assessorati che in egual misura utilizzano risorse finanziarie non sempre giustificabili dal punto di vista produttivo e dal punto di vista della costruzione di una economia che porti occupazione e sviluppo.

Noi dobbiamo tener contro, tra l'altro, che in queste fabbriche c'è una partecipazione di capitali dell'Ente minerario del 30 per cento, la presidenza del Consiglio di amministrazione, ecco che responsabilità ha l'Ente minerario in una situazione, a far accumulare 50 miliardi, 48 per la precisione, di debiti a queste fabbriche senza un intervento, senza un richiamo, figuriamoci l'oro dei McKenzey (?) l'oro di Furtei. Credo che abbiate visto nella grande stampa che pare che i prezzi dell'oro siano scesi tra l'11 e il 19 per cento in campo mondiale, certo non con le produzioni di Furtei, con i maggiori produttori. Ecco, non vorremmo che anche lì, come è successo in tante altre parti, l'Ente minerario che vuole alienare, poi è tutto un altro discorso che verrà fatto in altra sede e in altre occasioni, alienare la sua partecipazione in gran parte, non vorremmo poi trovarci di fronte a situazioni di copertura di passività eventuali. Noi siamo sardi, e come sardi abbiamo tanti meriti e tanti difetti, compreso quello di favorire il forestiero e di ritenere spesso che egli abbia la soluzione dei problemi dell'Isola, come è successo negli anni sessanta e settanta con i risultati che poi abbiamo ottenuto. A questi 117 lavoratori, una parte dei quali erano nell'ultimo pozzo, nella chiusura totale delle attività estrattive nelle miniere di Montevecchio e sono impiegati lì, a questi bisogna dare risposta in qualche modo. Questa fabbrica è costruita con finanziamenti della 221, di questa legge nazionale, ha avuto agevolazioni perché ha avuto una anche se modesta opera infrastrutturale comunale abbastanza sviluppata, è in condizioni viarie quasi uniche in Sardegna, a parte quelle che risiedono nelle immediate vicinanze dei porti sardi, perché è in una strada abbastanza agevole, tra il porto di Oristano e il porto di Cagliari, a pochi chilometri dalla strada ferrata, in condizioni ottimali, e ci troviamo in una situazione di questo genere. Non si può più discriminare questa cosa, Palomba ha fatto un atto di costrizione dicendo queste cose, riconoscendo che si privilegiano territori, individualismi e localismi. Bisogna bandirlo questo. Voi volete rilanciare una maggioranza, come appare sulla stampa di oggi, dopo il congresso del Partito popolare italiano, e dopo le dichiarazioni fatte dai segretari dei maggiori partiti della coalizione, anche queste apparse sulla stampa di oggi. Bene, fatelo, però tenete conto di queste cose, altrimenti non ci sarà perdono, non ci sarà comprensione per queste cose, per le cose che continuano ad andare come prima e peggio di prima. Non bisogna consentire che l'Ente minerario continui a sfornare progetti per centinaia di miliardi, come sta facendo, e non intervenire sulle situazioni drammatiche nelle quali il posto di lavoro dei lavoratori è in forse e in ogni momento consente a questi di avere lo spettro della fame e della disoccupazione, perché siamo giunti a questo punto. E allora bisogna non solo risolvere questo con immediatezza, ma bisogna dare prospettiva a questo polo, altrimenti bisogna trovare altre iniziative, altre attività non le biciclette di Iglesias o altri sogni, adesso con l'utilizzazione dei fanghi accatastatisi da un secolo e mezzo nelle miniere di Monteponi o di San Giovanni, o con altri studi di questo genere. Bisogna dare risposte certe, e bisogna dare anche risposte finanziarie, di risorse finanziarie. La 221 ha finanziato queste fabbriche, adesso dobbiamo dare dei soldi ad altre fabbriche, a un altro gruppo di imprenditori sempre emiliani e (?) a quelli che ci sono oggi e a quelli che hanno avviato questa produzione per acquistare quella fabbrica pagandola prima con finanziamenti nazionali e pagando l'acquisto con risorse finanziarie sarde. Siamo a questo assurdo, noi non costruiremo sviluppo, noi non costruiremo un'attività imprenditoriale degna di questo nome, noi non costruiremo attività che dia lavoro e certezza alle nostre popolazioni. Facciamo un esame di coscienza, facciamola una volta tanto questa cosa e facciamola con grande onestà politica, nella quale anche gli errori che sono comprensibili, possono essere in futuro giustificati se ci sarà questa volontà nuova di affrontare i problemi dell'Isola e i problemi di questo territorio.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'industria.

PINNA, Assessore dell'industria. Presidente, la ringrazio. Io voglio subito rassicurare l'onorevole Montis che l'impegno della Giunta è volto a salvaguardare quell'attività produttiva, a salvaguardare quell'occupazione, quei 117 ai quali lei fa riferimento nell'interpellanza. Questo perché innanzitutto siamo ben consapevoli che in quella realtà non vi sono molte attività produttive, che in quella fabbrica sono state riposte molte speranze, che quella fabbrica mantiene anche aperta una prospettiva per ulteriori sviluppi di attività produttive, mi riferisco in particolare, ora, al disegno, all'idea, al progetto di un polo ceramico che oggi viene ad avere, anche a seguito della prossima apertura del porto canale, maggiori possibilità commerciali a livello ampio, ma la Giunta e il sottoscritto siamo impegnati nel portare a buon fine una trattativa che è in corso, su cui poi dirò, anche perché devo dare atto che quel territorio, diciamolo per brevità, definiamolo ex minerario, è stato rispetto ad altri un territorio più coraggioso, che ha accettato la sfida del nuovo, che non si è abbarbicato o aggrappato alla zattera del vecchio non difendibile, ma che ha saputo accogliere questa sfida. Io di questo do atto a questo territorio e quindi a maggior ragione, se è possibile, c'è un ulteriore vincolo(?) verso la Giunta, verso l'Esecutivo a salvare quest'attività e a sollecitarne la nascita di altre. L'obiettivo è un obiettivo ambizioso quello che stiamo cercando di portare avanti, onorevole Montis, perché da una parte si tratta di salvare una realtà produttiva che ha tutte le difficoltà che lei ha richiamato, anche nel suo intervento poc'anzi, e allo stesso tempo abbiamo anche l'obiettivo di realizzare una privatizzazione, perché una quota residua della fabbrica di Terre Cotte, pari al 30 per cento, appartiene alla PROGEMISA, all'EMSA, e così via, al sistema pubblico insomma, in buona sostanza. Questo quindi consente da una parte l'obiettivo, la trattativa che è rivolta da una parte a salvare quella realtà produttiva, risanandola, dall'altra parte a privatizzarla, consentendo in questo modo anche di evitare che in futuro si determinino ulteriori perdite, che sono perdite difficilmente controllabili, realizzate, avendo il privato il 70 per cento in quella realtà, realizzate essenzialmente per scelte del privato, ma che poi hanno per una parte anche un peso sul bilancio pubblico, sul bilancio regionale.

Debbo anche dire che è evidente che una parte delle difficoltà e delle sofferenze di tutto il sistema imprenditoriale, non solo pubblico in Sardegna, ma anche di questo, è legato ad alcune diseconomie strutturali. Una diseconomia in particolare in relazione ad una fabbrica come Terre Cotte legata al costo dell'energia, cioè all'assenza del metano di cui il Presidente Palomba ha poc'anzi parlato. E' evidente che anche in termini di concorrenza una realtà di questo genere realizza un maggiore peso, un maggiore onere ogni anno in conseguenza di questa situazione straordinaria. Io credo potrà essere risolta, sia pure con una soluzione transitoria, dal Parlamento attraverso l'abbattimento del maggiore costo della bolletta energetica in Sardegna per quanto riguarda i combustibili sostitutivi del metano, in attesa che il metano stesso sia una realtà nella nostra Isola. Quindi siamo di fronte, onorevole Montis a una trattativa che è complessa, in cui occorre salvare l'occupazione dei 117, occorre realizzare una privatizzazione, occorre naturalmente realizzare questi due obiettivi salvaguardando l'interesse pubblico, è molto facile da parte dei privati accrescere quotidianamente le loro pretese di fronte ai vincoli che il pubblico viene ad avere, in particolare appunto ai vincoli di ordine sociale che poc'anzi richiamavo da una parte e al vincolo anche, che viene anche dal Consiglio regionale, ma che è anche nei propositi e nei programmi della Giunta, di pervenire ad una privatizzazione anche delle quote di minoranza, e questa è un'occasione per realizzarlo. Debbo dire che la trattativa è arrivata a una fase molto avanzata, ma, ecco, onorevole Montis, la prego di considerare quando lei dice "non capisco che cosa bisogna fare per interloquire con la Giunta", per interloquire con la Giunta occorre comprendere che noi siamo di fronte a una trattativa rispetto alla quale se la Giunta non mantiene anche un polso fermo, è evidente che i privati ci scaraventano continuamente addosso i problemi dell'occupazione, dei 117 ai quali lei fa riferimento, e avanzano verso la Giunta qualsiasi pretesa, anche pretese che noi consideriamo indebite. Vogliamo quindi condurre una trattativa che sia seria, in cui si combina questo insieme di cose, la privatizzazione ma in un modo equo e il mantenimento dell'occupazione.

Per quanto riguarda un altro problema che lei pone, e concludo, cioè un progetto, una proposta di sviluppo complessivo di quel territorio, debbo dire che al di là dei programmi generali della maggioranza e della Giunta vi è anche un programma specifico che in sostanza è delineato nel disegno di legge che la Sesta Commissione, la Commissione industria, ha licenziato nei giorni scorsi, cioè quello di riforma dell'EMSA, che non contiene solo proposte relative alle privatizzazioni e alle dismissioni delle attività che non si reggono, ma contiene anche una proposta di nuovo sviluppo di quel territorio, che è fatto di infrastrutturazione, che è fatto di sviluppo del settore turistico, che è fatto di rilancio delle attività agricole, che è fatto anche, certamente, di nuove attività industriali.

Ecco, io rinvio un po' a quel disegno di legge le linee delle iniziative che evidentemente coinvolgono anche questo territorio, al quale lei fa riferimento essendo anche questo un territorio ex minerario.

Questo mi premeva dire, ma insisto nel richiamare l'attenzione del Consiglio e degli interpellanti che la trattativa per la privatizzazione di Terre Cotte è arrivata a buon punto, trattandosi di una trattativa con dei privati credo che il Consiglio voglia esimermi dal fornire tutti gli elementi di dettaglio che indebolirebbero, per così dire, la nostra forza contrattuale. Debbo ritenere, con margini evidentemente anche di dubbio, che nel corso di alcune settimane questa vicenda possa essere chiusa. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Montis per dichiarare se è soddisfatto..

MONTIS (R.C.-Progr.). Sì, signor Presidente, io non sono né soddisfatto, né insoddisfatto. Prendo atto delle cose che sono state dette, le parole sono pietre qualche volta e quindi hanno un significato e anche un impegno, rappresentano un impegno, lo rappresentano per ognuno di noi, lo rappresentano per il Governo dell'Isola, di affrontare questo problema e di risolverlo, che ha implicanze che vanno al di là dei soli imprenditori. Noi abbiamo detto in altre occasioni, noi Consiglio regionale, noi molti componenti questo Consiglio, forze politiche, probabilmente non tutte ma certamente una parte di esse, le organizzazioni sindacali eccetera, recuperiamo le somme che sono state investite, che sono state erogate quando non viene rispettato e non vengono rispettati i livelli occupativi e di sviluppo, se noi dovessimo fare una legge di questo genere credo che risolveremmo gran parte dei problemi dell'Isola, come l'Irlanda del Nord. Ecco questo è uno dei problemi, l'altro non è solo salvare questo, bisogna dare anche alle strutture pubbliche che vi partecipano, un indirizzo di responsabilità delle loro attività. Adesso si parla che entro il mese di dicembre, io non so se avverrà entro il mese di dicembre o di gennaio, per la somma simbolica di lire mille verranno cedute le pertinenze minerarie e i terreni che le vecchie società possedevano. Guai a spezzettarle assegnandole a singoli comuni, non faremmo un progetto, questo è un patrimonio che riguarda l'Isola, che riguarda i sardi, non riguarda Guspini o Arbus o Iglesias o Gonnesa, riguarda i sardi ed è un patrimonio immenso che deve essere programmato con cognizione di causa per usufruirne nel campo dello sviluppo e della occupazione, per tutti i sardi e in primo luogo naturalmente per queste zone. E' ovvio che l'esecuzione di questo progetto, che dovrà essere fatto dalla amministrazione regionale con la massima autorità possibile della tecnica e delle intelligenze che si possono avere a disposizione, delle risorse finanziarie ottenibili dall'Unione europea, dallo Stato e dalla stessa Regione e associati nella esecuzione di questi progetti che verranno fatti certamente a stralci, le amministrazioni comunali locali e le amministrazioni provinciali. Ma guai a spezzettarli perché non avremmo risultati di un certo livello e di un certo interesse. Ecco in questo senso rimaniamo in attesa che vi siano fatti conseguenti, compreso questo di un nuovo e moderno impegno nel campo delle attività minerarie residue e delle potenzialità dell'Isola che oggi l'ente minerario non assicura più.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'interpellanza numero 391. Se ne dia lettura.

PIRAS, Segretario:

INTERPELLANZA BALLETTO - PITTALIS - CASU - LOMBARDO sull'utilizzo dei fondi stanziati con la legge regionale 2 settembre 1997, n. 23 a favore dell'Ente Minerario Sardo.

I sottoscritti, premesso che:

- con la legge regionale 2 settembre 1997, n. 23, a conclusione di un iter assai travagliato, il Consiglio regionale ha stanziato a favore dell'EMSA fondi straordinari per l'ammontare di venticinque miliardi, destinati in parte a sostenere le spese correnti del gruppo e, in parte, per dare avvio, anticipandone gli effetti, alla riforma del comparto minerario;

- proprio per realizzare detta esigenza in data 7 agosto 1997 è stato approvato da parte del Consiglio regionale un ordine del giorno con il quale s'impegnava la Giunta regionale ad utilizzare il nuovo stanziamento "per il pagamento delle retribuzioni, per il collocamento in lista di mobilità lunga, nonché per l'esodo volontario incentivato dei dipendenti di società controllate";

considerato che:

- così come si apprende da notizie apparse in data 26 settembre scorso sul quotidiano L'Unione Sarda e, quindi, a poco meno di due mesi dal provvedimento normativo di che trattasi, parrebbe che gran parte delle somme messe a disposizione dell'EMSA sia stata già utilizzata, residuando solamente sei miliardi degli iniziali venticinque;

- in relazione a questo fatto, non essendo le residue somme assolutamente sufficienti a finanziare neanche le spese correnti della deficitaria gestione dell'EMSA sino alla fine dell'anno (1997), i sindacati di categoria hanno proclamato, per l'ennesima volta, lo stato d'agitazione delle maestranze;

rilevato, altresì, che:

- il disegno di legge n. 350 della Giunta regionale sulla riforma dell'Ente Minerario Sardo è in carico presso la Commissione competente dal 23 luglio 1997, ma non è stato posto ancora in discussione;

- questa circostanza costituisce gravissimo ritardo da parte della maggioranza ulivista e denota la volontà esistente al suo interno di evitare la riforma dell'Ente o, quanto meno, di ritardarne sine die la sua esecuzione,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'industria per sapere:

1) perché, pur essendo loro facoltà, non è stata richiesta la procedura d'urgenza per sollecitare l'esame del disegno di legge di riforma dell'Ente;

2) quale destinazione hanno avuto i 19 miliardi sino ad oggi utilizzati e se sono state rispettate le prescrizioni della citata Legge n. 23 e dell'ordine del giorno del 7 agosto 1997 che ne riproponeva i contenuti;

3) quanto è stato spese per retribuzioni, quanto per il collocamento in lista di mobilità lunga e quanto, infine, per l'esodo volontario incentivato per il personale del gruppo in esubero;

4) cosa intenda fare la Giunta regionale per dare finalmente avvio e impulso al risanamento del comparto minerario, specificando i tempi d'attuazione e i costi relativi a carico delle esauste casse regionali;

5) se non ritenga, preso atto del gravissimo stato di dissesto finanziario ed economico dell'EMSA, che sia opportuno portare all'attenzione del Consiglio regionale le problematiche evidenziate affinché siano individuate le cause dello sfascio, le relative responsabilità e vengano posti in essere i rimedi che il caso impone. (391)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per illustrare l'interpellanza il consigliere Balletto.

BALLETTO (F.I.). Presidente, caro Ribelle, tu nella tua replica hai detto che non sei né soddisfatto né insoddisfatto. Io ho ascoltato con molta attenzione l'illustrazione della interpellanza e la risposta che ne ha dato l'Assessore Pinna e, per quanto mi riguarda, posso dire di essere fortemente insoddisfatto e enormemente preoccupato per come vengono condotte le cose. Purtroppo, dietro lo schermo della complessità delle situazioni, si nascondono tutte le inefficienze di una classe politica incapace, che tale è stata in passato e che tale continua ad essere oggigiorno. L'interpellanza che insieme ai colleghi Casu, Pittalis e Lombardo ho proposto nasce dalla esigenza, e speriamo oggi di averne risposte, di dare giustificazione ai 25 miliardi che sono stati disposti con la legge 2 settembre 1997, numero 23, conseguente alla approvazione di un disegno di legge presentato il giorno 7 di agosto 1997, ultima sessione prima della interruzione delle ferie ferragostane. Va detto che quel disegno di legge venne approvato in aula proprio per la disponibilità che venne data da parte della opposizione del Polo e anche del collega La Rosa, se non ricordo male, perché in Commissione sesta, la Commissione industria, un analogo disegno di legge che richiedeva i 25 miliardi a favore dell'EMSA era stato bocciato sonoramente come spesso avviene in Commissione sesta. Le esigenze di anticipazione della riforma di cui a un disegno di legge che era stato presentato nel mese di luglio, esattamente io 10 di luglio 1997, l'esigenza di anticipare gli esiti di una riforma che finalmente prendeva corpo attraverso il disegno di legge di cui ho detto poc'anzi, indusse l'opposizione del Polo a ridiscutere e a riessere nuovamente partecipi ad una discussione in Commissione per verificare se sussistessero le condizioni per effettuare questo stanziamento di 25 miliardi. Le condizioni vennero individuate, perché proprio in questi termini l'Assessore in Commissione si pronunciò, nella esigenza di anticipare gli esiti della riforma. Cioè, sostanzialmente, si diceva di mettere a disposizione dell'Ente minerario sardo 25 miliardi perché così si potrebbe mettere il personale in mobilità di lungo periodo, si potrebbero favorire gli esodi anticipati, si potrebbero favorire forme di autoimpiego, cioè esodi volontari. E, a latere di queste esigenze che evidentemente rappresentavano il corpo e la sostanza del provvedimento, si diceva anche di concorrere al pagamento delle retribuzioni dei mesi di giugno e luglio. Il mio Gruppo presentò degli emendamenti in aula per finalizzare e vincolare le somme, i 25 miliardi, a queste diverse esigenze che il disegno di legge si proponeva, ma soprattutto l'esigenza dell'anticipo degli esiti della riforma. Gli emendamenti vennero bocciati, vennero bocciati però per salvare la faccia questa maggioranza approvò un ordine del giorno, l'ordine del giorno Tunis Gianfranco, Falconi, La Rosa, Fois, 7 agosto 1997 la data, in cui si impegnava la Giunta regionale affinché nell'ambito dei propri poteri di indirizzo e di controllo assicurasse che l'impiego delle risorse pari a 25 miliardi venissero dall'EMSA utilizzati esclusivamente per il pagamento delle retribuzioni, per il collocamento in lista di mobilità lunga nonché per l'esodo volontario incentivato dei dipendenti a società controllate. Ebbene, la interpellanza; la interpellanza motiva e trae fondamento dalla esigenza di avere la rendicontazione dell'utilizzo di questi 25 miliardi, più volte assicurata dall'Assessore, se non ricordo male, ma della quale evidentemente sia la Commissione, sia l'aula non è stata mai informata. D'altro canto questa esigenza il sottoscritto a titolo personale ha avanzato scrivendo una lettera all'Assessore Mario Pinna, esattamente in data 18 novembre 1997, richiedendo sostanzialmente le stesse notizie e informazioni di cui alla interpellanza. Non ho avuto una risposta personale, non ha avuto la Commissione rendicontazione dell'uso delle somme, a meno che non si voglia dare per rendicontazione questo prospetto, che è stato consegnato recentemente in Commissione, forse una quindicina di giorni fa, nel quale si evidenzia che 21 miliardi e 850 milioni sono stati impiegati solo ed esclusivamente per il pagamento delle retribuzioni dei dipendenti delle società Progemisa, Remisa, Bario Sarda, Sarda Bauxite e Mineraria iglesiente per le retribuzioni che vanno dal mese di aprile al mese di ottobre 1997. Alla data quindi del 30 ottobre residuavano 3150 milioni. Allora io mi chiedo e dico: intanto le esigenze di anticipazione della riforma evidentemente rappresentavano solo ed esclusivamente un uso strumentale, perché di quelle anticipazioni della riforma evidentemente non vi è traccia perché a questo punto vorremmo sapere quanti dipendenti sono stati collocati in mobilità lunga, quanti dipendenti hanno lasciato volontariamente il lavoro e sono stati evidentemente beneficiati delle agevolazioni per l'esodo volontario, quante forme di privatizzazione si sono realizzate e che oneri sono stati sostenuti a valere su quei 25 miliardi per favorire questo tipo di intervento. Vedete, colleghi, queste cinque società (Progemisa, Bariosarda, Remisa, Sardabauxiti e Mineraria Iglesiente) che pure svolgono la loro attività, come mai è pensabile che la Regione debba intervenire per il pagamento integrale delle retribuzioni dei dipendenti che sono, rispettivamente, 121, 109, 41, 55 e 345. Ma queste società svolgono la loro attività; nel corso dello svolgimento della loro attività avranno pure dei proventi e quindi avranno anche dei flussi finanziari in entrata. Ebbene, questi flussi finanziari in entrata mica sono stati utilizzati in parte o in tutto per il pagamento delle retribuzioni al personale dipendente; hanno avuto altre utilizzazioni, perché il personale dipendente è stato pagato solo ed esclusivamente con questo finanziamento. Così perlomeno allo stato delle cose, allo stato delle informazioni che io posseggo, e che, se così non è, evidentemente l'Assessore ci dovrà dire in che termini differisce la realtà dalla rappresentazione dei fatti che io ho dato. Io penso, in buona sostanza, che lo stanziamento dei 25 miliardi è stato carpito alla buona fede di questo Consiglio, quando si assumeva chi aveva finalità volte ad anticipare gli esiti della riforma, e invece questi soldi sono stati utilizzati solo ed esclusivamente per pagare spese correnti, spese correnti di un ente che già anticipa, che per il 1997-'98 avrà esigenze di finanziamento di spese correnti per la modestissima cifra di 97 miliardi. Questa è la situazione di un ente per il quale esistono privatizzazioni relative (e faccio riferimento alla Sardabauxite) per il corrispettivo di una lira. Quando vi sono stati investimenti in studi, ricerche che questa lungimirante e onnisciente società Progemisa evidentemente sforna, ha sfornato e forse continua a sfornare a getto continuo per decine, decine e decine di miliardi. Le perdite del comparto Emsa, e taluno dice che l'opposizione del Polo si accanisce nei confronti dell'Emsa; no, non è così, non è un accanimento, è perché è il bubbone di una situazione marcescente, di una situazione che evidentemente non può più essere continuata a tollerare. E così chiudo con un semplice riferimento ad una comunicazione ottenuta da una finanziaria regionale sarda, la Sigma, che in proposito della privatizzazione della Sardamag, pur riconoscendo, bontà sua, la grande autonomia del Consiglio nell'indagine, nella verifica di situazioni che vedono comunque impegnate risorse pubbliche, si sorprende del fatto che ci si interessi della sua attività, che venga tacciata di inefficienza quando e soprattutto affermano che quella società non è una società schierata politicamente, quando sostiene che opera con estrema professionalità. Se operasse con estrema professionalità i suoi amministratori sarebbero già da un bel tempo a casa e non continuerebbero a godere di laute retribuzioni ed emolumenti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'industria.

PINNA, Assessore dell'industria. La ringrazio, Presidente, a me è capitato di avere, nelle istituzioni, il ruolo di opposizione, e ho appreso in quell'esperienza una lezione. La lezione cioè che la sobrietà del linguaggio si addice alla maggioranza, ma credo che si addica anche all'opposizione. Onorevole Balletto, quando lei si rivolge a me e mi dice che la Giunta dà prova, evidentemente l'Assessore dell'industria, di incapacità, domani cosa mi verrà a dire? Io credo che nella direzione della riforma dell'Emsa in questo anno si siano compiuti importanti passi in avanti, e su tutto il settore delle privatizzazioni. Si può anche negarlo, capisco, per logica di opposizione, però alla lunga non è produttivo negare l'evidenza. La Giunta ha operato in tre direzioni, si era impegnata a presentare un disegno di legge. E' vero, io non sono abituato a nascondermi dietro il dito, rispetto ai tempi previsti vi è stato uno slittamento, lo slittamento che è derivato dal fatto che abbiamo voluto fare una larga consultazione delle forze sociali, che ha portato via alcuni mesi ma che ha avuto la sua utilità nel senso che quella riforma, per la parte che ci riguarda, sarà il Consiglio a decidere, quella riforma ha avuto un consenso delle forze sociali, che si è tradotto in un accordo-quadro che in qualche modo rappresenta l'indicazione del percorso da compiere. L'altro aspetto di cui ci siamo occupati è quello comunque sia per l'Emsa, sia per le altre società di settore, alle quali anche lei, onorevole Balletto, faceva riferimento, sono state investite dal processo di privatizzazione, tutto l'insieme. Di fatto non c'è una società di tutto il sistema regionale che non sia stata investita dal processo di privatizzazione. Potrei dire che solo per due società, una di modestissime dimensioni, peraltro, non vi sono state manifestazioni di interesse. Alcune società sono state già privatizzate, per alcune altre importanti, anche, credo che si concluderà l'accordo entro la fine dell'anno, quindi a giorni, per altre sono all'esame le offerte che sono state fatte dei privati interessati. Certo, si può sempre porre l'accento sul fatto che però rimane molto da fare. Io non nego che rimane molto da fare. Però, la rappresentazione oggettiva dovrebbe essere che in questo anno molto cose sono state anche fatte, molte altre sono state impostate. Io non voglio replicare una discussione sull'Emsa, almeno in modo ampio, richiamerò con brevi considerazioni più avanti, voglio attenermi ai quesiti che sono stati posti nell'interpellanza. Perché non è stata chiesta la procedure d'urgenza nel discutere il disegno di legge? Perché chiedere la procedura d'urgenza è una cosa antipatica verso il Consiglio, anche se talvolta può rappresentare un'accelerazione che alla Giunta, al sottoscritto in modo particolare, avrebbero fatto particolare piacere. Però non c'è dubbio che, pur previsto dal Regolamento, il richiamare il provvedimento in Aula, scavalcando le Commissioni di merito, è qualcosa che crea delle difficoltà. Si è preferito fare un lavoro, che peraltro è andato a buon fine, almeno per quanto riguarda la sesta Commissione, di discussione attenta, con emendamenti che sono stati proposti, discussi in modo molto utile ed approfondito, e che hanno consentito, comunque, di licenziare, nella Commissione di merito, il disegno di legge. Ora, di una cosa resto certamente sorpreso, visto che l'interpellante è l'onorevole Balletto, visto che io sono abituato a non dare risposte formali o evasive, preferisco interloquire col Consiglio perché se le interpellanze hanno una utilità deve essere quella di scambiare davvero non soltanto di adempiere in modo un po' sfumato e formale qualche obbligo regolamentare. L'onorevole Balletto è presentatore mi pare e primo firmatario di una proposta di legge, io ci vedo una contraddizione, naturalmente è nel suo diritto, ma una contraddizione la vedo: da una parte si sollecita molto l'Esecutivo ad accelerare nell'approvare la riforma dell'EMSA, lei ha avuto la possibilità in Commissione sesta di trasfondere tutte le sue proposte e le sue posizioni relativamente alla riforma di questo settore, ha atteso, senza alcun contributo a questo riguardo fornire, che il disegno di legge venisse licenziato dalla Commissione sesta per presentare il giorno dopo una proposta di legge. E' giusto che le commissioni discutano, penso, per Regolamento, non sono un esperto del Regolamento, anche la sua proposta di legge, ma questo ci farà perdere del tempo. Il che è in contraddizione con l'accelerazione che lei ha sollecitato, ed è in contraddizione in particolare col primo quesito che lei pone nell'interpellanza, quando dice: com'è che la Giunta non si è avvalsa della procedura d'urgenza chiamando immediatamente il disegno in Aula? Lei avrebbe potuto darci una mano in Commissione a licenziare un disegno di legge più ricco, sicuramente le sue proposte sono meritevoli di ogni attenzione, licenziarlo e trasmetterlo alle altre commissioni che lo devono esaminare e più rapidamente all'Aula.

Sui 25 miliardi, onorevole Balletto, io non tengo le bollette dell'ENEL del sistema dell'Ente minerario; non so quali sono le bollette telefoniche, tengo le voci fondamentali e mi faccio fornire i documenti così come da impegno. Io non so se lei abbia avuto tutte le tabelle, io ho qui un elaborato completo, glielo posso far avere, non c'è difficoltà, ma diciamo che ogni aspetto, il Consiglio naturalmente ha la facoltà, ha i poteri ispettivi può voler vedere fino all'ultimo scontrino. Io non ho neppure gli strumenti come Assessorato dell'industria per esaminare ogni aspetto che mi viene fornito. Mi devo attenere al fatto che formalmente mi vengono trasmessi dei dati che io ho puntualmente richiesto, che ho trasmesso alla Commissione sesta, come lei giustamente richiamava. La verità è che nel mettere a disposizione quei 25 miliardi il Consiglio non autorizzò tutte le operazioni che ora lei richiama; ne autorizzò, basta leggere il disegno di legge, che adesso è legge, peraltro, e vedere quali aspetti furono autorizzati. Furono autorizzati i salari e le spese strettamente necessarie, obbligatorie. Comunque le tabelle che io ho fornito alla Commissione contengono le varie voci, come si sono determinati gli oneri sociali, i salari e quant'altro.

Per quanto riguarda l'altro aspetto che lei richiama, mi pare al punto 4, e cioè che cosa intenda fare la Giunta per dare finalmente avvio e impulso al risanamento del comparto minerario credo che la risposta su questo sia già contenuta nello stesso disegno di legge, così come è stato licenziato, arricchito, dalla Commissione sesta. E ci sono i vari aspetti: quel disegno di legge non è rivolto solo a cancellare imprese, a fare dismissioni, a liquidare, a vendere, e così via, è anche finalizzato a proporre, anche con risorse finanziarie, un disegno di rilancio di un modello di sviluppo di quel territorio non più monoculturale, ma che valorizzi le risorse ambientali, le potenzialità turistiche, quelle agricole, e così via, e prevede risorse per tutto questo oltre che naturalmente per quanto riguarda il risanamento ambientale, per le ferite che un'attività mineraria plurisecolare ha determinato in particolare in alcuni territori, non soltanto quelli del Sulcis, sia ben inteso, ma tutti i territori minerari della Sardegna.

Sul dissesto finanziario ed economico dell'EMSA, che è il 5 punto, e delle altre società regionali ma in particolare qui il riferimento è all'EMSA, io rischio di ripetermi, ma anche nella interpellanza questo quesito viene riproposto, viene ripetuto. Io credo che dobbiamo riconoscerci tutti un punto, si tratta di un punto di elementare onestà intellettuale: le difficoltà del sistema regionale, delle società regionali, ivi compreso l'EMSA, affondano le radici in un passato non recente. Non è l'ultimo anno, bisogna tornare indietro, su cui peraltro il Consiglio ha tutti gli strumenti per verificare, per indagare, andando a ritroso, andando a vedere come si è determinato quel sistema. Si badi bene che alcune delle iniziative, e cioè per esempio quel sistema a grappolo di società controllate dall'EMSA sono previste in legge, in una legge del Consiglio regionale. Quindi le responsabilità del fatto che si potesse creare quel sistema sono responsabilità che vengono da lontano, sono varie e sono diffuse, e sono, se non vogliamo forzare la situazione, anche il risultato di una concezione del ruolo del pubblico in materia di sviluppo e di promozione industriale, che riguarda la Sardegna nel suo piccolo, che ha riguardato l'Italia attraverso il sistema della partecipazioni statali, che ha riguardato la gran parte dei paesi industrializzati dell'Europa, dove ogni Stato era convinto di dover agire direttamente, personalmente, per così dire, nello sviluppo: settori industriali strategici totalmente controllati dallo Stato. La Regione nel suo piccolo per una parte ha ereditato dallo Stato, quando lo Stato ha abbandonato, anche questo naturalmente attraverso decisioni delle massime istituzioni regionali, e dall'altra parte ha costruito in proprio in una visione del ruolo della Regione che è diverso da quello che tutti noi oggi abbiamo di fronte.

Lo sforzo e l'impegno della Giunta è quello di una profonda modifica di quelle politiche, oserei dire, e concludo, Presidente, che oggi il superamento di quelle politiche è ormai più in mano al Consiglio che alla Giunta. La Giunta ha fatto un disegno di legge, lo ha discusso, adesso è affidato, credo, in alcuni passaggi ancora alle commissioni consiliari e poi può essere affidato al Consiglio che lo può licenziare anche in tempi estremamente rapidi.

Io dico che una difficoltà, che è una difficoltà contingente, ma che non posso non evidenziare perché è mio dovere, non lo faccio certo con intenti polemici, non potrei mai permettermi, ma proprio come testimonianza di un elemento oggettivo: nel sistema EMSA continuano a maturare perdite, di salari, comunque maturano, io vedo già , ma il Consiglio le conosce, difficoltà a liquidare i salari già in questa coda d'anno. Fu proposto un articolo unico, mi pare, un emendamento da parte della Giunta, che il Consiglio respinse. Credo che sia in approvazione, ormai ho perso un po' il conto, perché ogni giorno si hanno notizie a questo riguardo imprecise, ma ormai credo che siamo prossimi alla possibilità di avere una quota di mobilità a favore della Regione, a favore del sistema regionale, delle aziende regionali. Se questo, come io credo abbastanza probabile, dovesse avvenire, noi non avremmo le risorse per coprire quella possibilità, il che significa che continueranno a maturare salare senza che noi riusciamo a far uscire dal nostro sistema alcune centinaia di lavoratori, cosa che alleggerirebbe il bilancio regionale in via definitiva e permanente e che risponde, io credo, agli obiettivi più volte dichiarati da tutte le parti politiche in questo Consiglio.

Ecco, questo è l'aspetto: c'è il disegno di legge, c'è un processo di privatizzazione in essere, c'è l'esigenza di alleggerirci di questa massa di lavoratori, una parte della quale è improduttiva. Alleggerirci di questi significava avere le risorse che davvero consentano la mobilità lunga e l'esodo volontario. Abbiamo gli elenchi per così dire, i gruppi, abbiamo le richieste, non abbiamo a questo momento le risorse che consentano questa fuoruscita.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per dichiarare se è soddisfatto.

BALLETTO (F.I.). Non ho difficoltà a dichiararmi totalmente insoddisfatto dalle risposte che sono state fornite dall'Assessore, innanzitutto molto pacatamente e serenamente devo dire, ma questo probabilmente è un mio limite di intelligenza, a che cosa si riferisse l'Assessore quando parlava di sobrietà di linguaggio, vuol dire che se avrà la bontà in privato me lo spiegherà e gliene sarò grato. Io voglio solamente dire che quanto attiene alla proposta di legge, di cui il sottoscritto si onora di essere il primo firmatario, non ha certamente finalità dilatorie in ordine alla riforma dell'ente strumentale, la verità è che purtroppo io credo, così come gli altri colleghi che con me l'hanno firmata, che quella, caro Assessore, non sia una riforma ma è una verniciatura, è l'ultimo atto di una maggioranza che ritenendo non più sostenibile quella situazione anche perché ormai l'opinione pubblica pressa, e quindi non poteva più essere mantenuta, venga così infarinata da un tocchetto di borotalco, non si arriva, quella non è una riforma, Assessore, e il fatto che io avrei potuto dare i contributi in Commissione è un discorso valido certamente, però la Commissione è fatta di numeri e quella proposta, il suo disegno di legge è apparso in Commissione da subito blindato, tanto è vero che io personalmente sono convinto che la Commissione ne ha peggiorato addirittura il contenuto e allora come faceva riferimento lei, Assessore, se è vero che i problemi dell'EMSA fanno riferimento a vecchia data e che quindi non sono solo ed esclusivamente colpe di questo Esecutivo e io di questo gliene do ampiamente atto, sarebbe folle sostenere il contrario, se è vero che esistono situazioni di grande ritardo e che datano nel tempo, ebbe' da parte dell'opposizione ci sia consentito di poter intervenire anche ritardando di un solo mese o di due mesi ma per arrivare ad una riforma che, dal nostro punto di vista, assolva veramente l'esigenza di risanare un settore, noi siamo fermamente convinti che quel disegno di legge non risani alcunché.

La ringrazio per l'attenzione.

PRESIDENTE. Passiamo allo svolgimento dell'interpellanza numero 359. Se ne dia lettura.

PIRAS, Segretario:

INTERPELLANZA LIPPI - FLORIS - BERTOLOTTI - MILIA - GRANARA sulla offerta di contratto di affitto degli stabilimenti VALRISO da parte del Consorzio Coop. Carni 3C di Chilivani.

I sottoscritti, appurato che:

- il Consorzio Coop. Carni 3C di Chilivani ha avanzato alla SIPAS S.p.A., finanziaria regionale che attualmente detiene il diretto controllo delle società a partecipazione regionale del settore agro - industriale, una proposta per un contratto di affitto della durata di cinque anni, a partire dal 1998, con facoltà di acquisto del pacchetto azionario della NUOVA VALRISO S.p.A. alla fine del periodo contrattuale;

- la compagine societaria di detto Consorzio è ripartita in 31 soci e più precisamente: 30 soci cooperative a cui fanno capo circa 5.000 allevatori con quote complessive a lire 6.600.000 e 1 socio sovventore SIPAS S.p.A. con una quota di lire 1.200.000.000;

- il corrispettivo annuale che tale Consorzio dovrà versare alle casse regionali per l'affitto della struttura sarà, secondo l'offerta presentata, calcolabile in base al 30% dell'utile netto aziendale;

- eventuali oneri per l'adeguamento degli impianti riferiti sia alla sicurezza dei lavoratori che all'igiene saranno totalmente a carico della SIPAS;

constatato che con tale operazione la SIPAS non solo non procederebbe alla privatizzazione dello stabilimento, ma al contrario trascinerebbe, con un investimento di 220.000 a testa, dentro la compagine societaria 30 cooperative che eventualmente parteciperebbero solo alla divisione degli utili godendo interamente delle opportunità di macellazione e commercializzazione delle carni a prezzi evidentemente oggi per loro fuori dalla portata di mercato,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'industria per conoscere:

1) chi abbia autorizzato la SIPAS a creare un Consorzio con la Cooperativa Carni 3C di Chilivani;

2) se la Giunta regionale era a conoscenza di tale offerta, avanzata per rilevare la VALRISO;

3) se siano pervenute presso la SIPAS eventuali altre offerte e in quali termini;

4) se sia intenzione della Giunta regionale mettere in immediata liquidazione la SIPAS per accelerare il processo di vera privatizzazione delle società da essa controllate. (359)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Lippi per illustrare la sua interpellanza.

LIPPI (F.I.). Grazie. Presidente e onorevoli colleghi, nonostante sia un po' vecchiotta come interpellanza e per certi versi anche un po' superata rispetto alla problematica che veniva sollevata, ho chiesto la possibilità che venisse portata in Aula perché l'oggetto ci consente di parlare di un argomento altrettanto importante rispetto a quello appena terminato dal collega Balletto e che riguarda sempre il problema delle privatizzazioni degli enti strumentali e delle società consociate o partecipate da parte della Regione. Cambiamo campo, passiamo dal settore minerario al settore dell'agroindustria che probabilmente ha avuto meno attenzioni rispetto al primo durante questa prima parte di legislatura ma che preoccupa l'opposizione, cosi come credo l'intero Consiglio regionale, alla pari di quello del settore minerario. In questi mesi c'è stato un cambio di presidenza ai vertici della Sipas, da noi sin dal primo momento contestato perché ritenevamo che in tutto questo tempo con le parole si intendesse procedere ad una fase di privatizzazione ma poi nei fatti ancora oggi a dicembre 1997 riscontriamo nostro malgrado che nonostante la significativa semiprivatizzazione della Industria Sarda Zuccheri, per le altre società che fanno capo alla Sipas ancora niente è avvenuto. Abbiamo sollevato il problema di un bando di gara pubblicato in un periodo per noi fin troppo sospetto, sotto le vacanze estive, in un momento nel quale probabilmente le aziende sono distratte dai primi bagni e per il quale abbiamo sollevato anche con rumore e clamore nella stampa il problema, devo dire trovando anche la sensibilità da parte della Giunta nell'invitare la presidenza e quindi l'organo Sipas a ripubblicare il bando e quindi riaprendo i termini di fatto per la cessione di importanti strutture quali sono Casar, Anglona e Valriso. In particolare sulla Valriso si era soffermata la nostra attenzione nella presentazione di questa interpellanza, una proposta a nostro giudizio indecente che proveniva da un consorzio, il Consorzio cooperativa carni 3 C di Chilivani, che al suo interno vede la partecipazione della stessa finanziaria regionale e in agricoltura. Una offerta che, a nostro giudizio, non ha e non potrebbe avere, diciamo, le basi solide per confortare una situazione che, per quanto riguarda la Valriso è a dir poco disastrosa e anche qui si è ricaduti, così come è accaduto in altri settori, nel tentativo da parte di questo Consorzio di assicurarsi una struttura importante per varie ragioni, non ultima il fatto che sia tra quelle riconosciute dall'Unione Europea e quindi autorizzata a marchiare con il bollo UE la carne, e dicevo anche questa società è caduta nella tentazione di strappare da Mamma Regione quasi in forma gratuita questo tipo di struttura, facendo un'offerta attraverso la quale si poteva riconoscere alla Regione per un contratto di affitto il 30 per cento di un eventuale utile netto aziendale. Su queste, così come su altre, offerte analoghe a questa presentata dal Consorzio 3 C di Chilivani, il Gruppo di Forza Italia ha sollevato delle obiezioni e delle eccezioni perché non riteniamo che sia utile nonostante da più parti si voglia sostenere che in alcune circostanze sia meglio quasi regalare piuttosto che continuare a mantenere in casa e quindi di proprietà della Regione strutture che continuano a perdere decine di miliardi all'anno. Ma a più riprese abbiamo anche detto e sostenuto con forza che vogliamo avere certezze e trasparenza sull'esatto e reale valore delle società stesse; proprio perché il Consiglio sia messo nelle condizioni di poter valutare. Perché se una struttura perde decine di miliardi e non è in grado di potersi mantenere sul mercato, non perché non abbia oggi un management che riesca a farla stare sul mercato, ma perché non c'è mercato per quel tipo di produzione, allora a questo incontro ben vengano imprenditori capaci che abbiano voglia di portare via, anche in forma gratuita, strutture di questo tipo, ma che se ne accollino però anche evidentemente tutti gli oneri. Un altro discorso invece è mettere in svendita o regalare strutture che possono avere una loro reale consistenza e presenza sul mercato. E qui nascono le nostre perplessità. Io, caro Assessore, in data 28 agosto, all'allora presidente della SIPAS, professor Costantino Murgia, il quale poi evidentemente non mi ha risposto perché da lì a poco tempo si è dimesso ed è stato sostituito alla presidenza della stessa SIPAS, ho inviato formalmente una richiesta per entrare in possesso di carte che secondo me, già di per sé, ogni consigliere regionale dovrebbe avere la possibilità di avere, senza stare lì ogni volta a doverle richiedere. Atti, che sia in questo caso la Commissione industria, per quanto possa essere di competenza la Commissione agricoltura, probabilmente avrebbe dovuto già avere da tempo, proprio per un rapporto di chiarezza, di trasparenza tra maggioranza e opposizione. Dicevo, ho formulato una richiesta per avere sia copia delle offerte giudicate non meritevoli di accoglimento relative al precedente bando di gara per le privatizzazioni della Nuova Valriso, Casar, Anglona, e sia anche soprattutto ci interessava avere la relazione sul valore delle aziende Valriso, Casar e Anglona che lei stesso, in data 30 agosto 1997 attraverso la stampa dichiarava che la Giunta aveva provveduto a fare richiesta a una società che opera nel campo delle valutazioni, delle stime di società, di avere un quadro completo sul valore reale ed effettivo di questo tipo di struttura. Io non credo che siano dei misteri o dei segreti che solo alla Giunta debba essere permesso conoscere; io credo che il Consiglio debba essere investito il più possibile di questi studi in maniera tale da riuscire il più possibile a farsi un'idea sul valore effettivo di queste aziende che vengono messe sul mercato per le quali vengono avanzate delle offerte e sulle quali questo Consiglio non ha la capacità e la possibilità di potersi esprimere. Perché non conoscendo l'esatta valutazione delle società che vengono messe in vendita, allora viene difficile capire se le offerte sono congrue, capire se è necessario da parte della Regione fare degli ulteriori sforzi in maniera tale da svincolare dai pesanti debiti alcune società per renderle più appetibili sul mercato, per conoscere soprattutto se la Giunta ha attivato tutti quei meccanismi di avvicinamento, di approccio verso il sistema dell'imprenditoria privata per incentivare, per invogliare anche verso l'acquisto di queste strutture. Allora, io credo che questa sia l'occasione, Assessore, Presidente, e concludo, per sapere anche alla luce di quello che lei stesso ha dichiarato qualche settimana fa, proprio in riferimento all'ultimo bando di gara, sostenendo che il bando di gara che si è effettuato è quello e quello resterà e che quindi non ci saranno più altre prove di appello per eventuali imprenditori che intendessero parteciparvi e quindi dobbiamo intendere in questa maniera che resteranno le due offerte presentate per Valriso a suo tempo, quella della cooperativa 3C di Chilivani e quella invece che fa capo a una cordata di imprenditori privati del medio Campidano per Valriso, per Casar resteranno in piedi le due offerte presentate da un imprenditore cagliaritano e da un imprenditore dell'oristanese. Allora se in questo frangente lei potesse darci dei ragguagli ulteriori rispetto alla posizione SIPAS, io credo che sicuramente il Consiglio ne potrà trarre giovamento e soprattutto credo che sia il caso da questo momento di aprire un dialogo, alla pari di quello che si è aperto in maniera costruttiva e fattiva, io credo, per l'Ente minerario sardo, anche per trovare sinergicamente tra maggioranza e opposizione delle proposte adeguate per la privatizzazione del sistema agro industriale della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'industria.

PINNA, Assessore dell'industria. Presidente, io mi scuso preventivamente con l'onorevole Lippi perché probabilmente anche per il modo in cui l'onorevole Lippi ha illustrato l'interpellanza, anche da parte mia dovrebbero esservi risposte più compiute o ampie, ma io ho anche un problema di aereo in relazione a quell'altra questione che abbiamo discusso prima e si riferisce all'incontro presso il ministero dell'industria con Enichem. Comunque non voglio sfuggire ad alcuno dei quesiti che sono stati posti, sia pure nella sintesi che è inevitabile. In sostanza lei pone due problemi nella interpellanza. Il primo è il fatto che il socio sovventore SIPAS abbia un ruolo così rilevante per quanto riguarda la 3C. Ho fatto una qualche ricerca a questo riguardo, siccome però non ho qui sotto gli occhi la legge, i documenti diciamo, le do una risposta che ha una riserva di verifica delle disposizioni stesse da parte mia; poiché si tratta della costituzione di quel consorzio che risale al 1994, credo, ed è conseguente alla legge finanziaria di quello stesso anno in attuazione di un programma della legge numero 268. Quindi avrebbe la costituzione di quel consorzio una derivazione direttamente da una decisione del Consiglio regionale, poi messa in attuazione con una delibera della Giunta regionale che è una delibera che risale al 30 gennaio del 1996. Per quanto riguarda l'altro aspetto, il fatto che la 3C presenti un'offerta, lei ora ne ha parlato meno di questo aspetto ma io mi attengo anche al testo che ho sotto gli occhi, diciamo che chiunque, di fronte ad un bando dove vengono richieste manifestazioni di interesse, può presentarsi e dire che vuol acquistare una società controllata dal sistema regionale, o assumendola in affitto per poi acquistarla o in qualsiasi forma. Questo naturalmente non vincola né la SIPAS né la Giunta regionale a vendere o concedere in affitto a quel soggetto richiedente del quale deve essere accertata, per esempio, la capacità finanziaria, la capacità tecnica, la professionalità, un insieme cioè di requisiti che devono essere verificati a seguito della manifestazione di interesse. Questo aspetto delle privatizzazioni, anche per la pacatezza con cui lei ha illustrato la vicenda relativamente alle società controllate dalla SIPAS, è indubbiamente un aspetto che ha un insieme di caratteri delicati. Il primo aspetto attiene al fatto che, oserei dire sempre, quasi sempre, con gradazioni diverse, sono società che perdono. Le società che perdono difficilmente hanno un elevato valore di mercato, e tuttavia l'Amministrazione regionale ha il dovere di collocarle sul mercato alle condizioni più vantaggiose. Il vantaggio è fatto di diverse cose: è fatto di un primo vantaggio che può fare anche sorridere ma che io considero sempre con molta attenzione ed è il fatto di riuscire a privatizzarle per non continuare a perderle. Cioè nel momento in cui privatizzo qualcuna delle nostre società guadagno 15, 16 miliardi all'anno per il solo fatto di aver privatizzato. Poi c'è l'altro aspetto che riguarda, anche questo è diciamo un valore, ed è il fatto di poter difendere l'occupazione. Talvolta è anche un valore il fatto di tenere in questa Regione un'attività produttiva, di un determinato settore, che è comunque un valore aggiunto per la società sarda e quindi occorre contemperare, per così dire, questo insieme di elementi. D'altra parte però occorre, e io ne comprendo, ripeto, con un tono assolutamente ragionato dell'onorevole Lippi, comprendo anche la richiesta per dire: ma la Giunta che fa? Perché si tratta evidentemente di compiere tutto questo processo in modo oggettivo; è una materia estremamente delicata, tanto è vero che tolte alcune società per le quali, diciamo, era stata già avviata una trattativa, vi erano state, di fatto, delle offerte di fatto (chiedo scusa del bisticcio) o vi erano già in essere delle trattative, per tutto il sistema io ho proposto alle società, compreso l'Ente minerario, che nominassero degli advisor (?) in modo che ci sia un soggetto terzo, per così dire, che è in grado di verificare le carte, di verificare le offerte, di valutarle sotto ogni profilo. E così ora si sta procedendo. Questo non è stato, preventivamente, per quanto riguarda Casar, Angola e Valriso ma lo sarà, credo forse lo è già, adesso, sia pure successivamente. Quindi quel bando di manifestazione di interesse non ha avuto la ritualità che io avrei preferito ci fosse stata, attraverso la preventiva nomina di un advisor(?) che avesse aiutato la SIPAS in tutta la procedura come soggetto terzo e distinto. Tuttavia questo terreno lo stiamo recuperando, sia pure in forma successiva. Perché sono d'accordo con lei che contemperando le esigenze occupative, le esigenze di continuità produttiva, talvolta la difesa delle quote di certe produzioni in capo al nostro sistema regionale, tenuto conto di tutto questo, tuttavia non dobbiamo smettere, dobbiamo collocare sul mercato alle condizioni migliori. Allora abbiamo bisogno di essere per così dire aiutati. Lei mi dice: perché il Consiglio non conosce anche le offerte? Le debbo dire, onorevole Lippi, che le offerte in quanto tali, salvo uno schema che mi sono fatto riprodurre, non le ho viste neanche io. Credo che, è un aspetto opinabile, credo che non sia opportuno che l'Assessore vada a vedere carta per carta, ma diversamente perché fa bluffare alla SIPAS o all'EMSA o ad altri? Le dovrei richiamare nei miei uffici. Mi sembra che ci sia anche, come dire, un'area che attiene all'amministrazione, ai tecnici e anche alla loro responsabilità. Naturalmente la Giunta non si sottrae poi ad un esame puntuale, più avanzato però, più avanti, delle proposte che verranno formulate. L'altro aspetto su cui chiudo problematicamente, è se, in nome di una trasparenza che io ovviamente non posso non apprezzare e alla quale sono molto sensibile, nel corso di una trattativa con i privati, occorre investire, in un certo senso, di una responsabilità di questo genere 80 consiglieri. Probabilmente è sufficiente una mia telefonata al presidente della SIPAS perché porti, e così a quello dell'EMSA, tutte le carte che io dovrei mettere in tante cartelle e trasferire agli 80 consiglieri. Io non credo, onorevole Lippi, mi permetta, ma voglio rifletterci ed eventualmente possiamo proseguire questa discussione, questa riflessione, io non credo che sia una forma utile di trasparenza questa. Il Consiglio ha il diritto, come dire, di controllo e di giudizio, ma anche l'Esecutivo ha certi ruoli. Diversamente è estremamente arduo, considero difficilissimo fare, per così dire, una trattativa che attiene ad aziende che sono sul mercato poterla fare, per così dire, coram populo poterla fare nel foro, nel luogo della discussione; lo considero difficile. Credo che sia utile, via via che le privatizzazioni arrivano con un livello di determinazione sufficiente, che il Consiglio ne sia informato e che sia messo in condizioni di giudicare e di criticare e di censurare ove lo ritenga.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Lippi per dichiarare se è soddisfatto.

LIPPI (F.I.). Brevissimamente per dire che quando si ha la volontà di voler trovare la strada di un ragionamento tra maggioranza e opposizione, fermo resta poi il ruolo che compete a ognuna di esse, credo che ci siano anche alcune situazioni o si verificano alcune situazioni quanto meno di chiarezza rispetto alle posizioni di ognuno. E le assicuro, Assessore, che non era mia intenzione sostenere che sia compito del Consiglio sostituirsi ai compiti che spettano invece all'Esecutivo e quindi alla Giunta regionale; anzi, ci mancherebbe altro, ognuno ha le proprie responsabilità. Mi interessava però sottolineare l'esigenza di creare un raccordo su alcuni temi, come quello delle privatizzazioni, sempre più stretto, tra Consiglio e Giunta, tra maggioranza e opposizione, in maniera tale che anche a noi sia facilitato il compito per il quale siamo stati chiamati dentro quest'Aula, dentro questa Assemblea, in maniera anche tale, vorrei aggiungere, di scongiurare ed evitare errori che si possono commettere anche con alcune pubbliche uscite su fatti per i quali il più delle volte, questo me lo consenta, Assessore, siamo completamente tenuti estranei e distanti, non solo dalla maggioranza ma il più delle volte anche dalla Giunta regionale.

PRESIDENTE. Segue ora l'interpellanza numero 401. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

INTERPELLANZA GHIRRA - SCANO - BERRIA - CUGINI - DETTORI Ivana - ZUCCA - FOIS Paolo - CHERCHI sui licenziamenti nell'emittente televisiva "Sardegna Uno".

I sottoscritti,

premesso che i giornalisti dell'emittente televisiva "Sardegna Uno" hanno ricevuto le lettere di licenziamento a far data dal 31 dicembre del 1997;

considerato che questa grave decisione dell'editore si inserisce nella generale emergenza che investe in Sardegna il settore dell'informazione;

constatato che la chiusura o comunque il ridimensionamento di "Sardegna Uno" aggraverebbe le gravi distorsioni nel settore dei mass media, dove si registrano posizioni dominanti nel circoscritto bacino regionale;

preso atto dell'allarme lanciato dai giornalisti di "Sardegna Uno" e dai sindacati regionali e nazionali della stampa sui pericoli di nuovi tagli all'occupazione,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale e della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere se:

1) intendano intervenire, convocando immediatamente le parti, per ripristinare un clima di corrette relazioni industriali in un'azienda la cui attività serena e piena è indispensabile a garantire il pluralismo dell'informazione;

2) intendano assumere iniziative immediate per tutelare l'occupazione che nel mondo dell'informazione registra già forti ridimensionamenti per scelte editoriali e crisi aziendali.(401)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza ha facoltà di illustrarla.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ghirra. Ne ha facoltà.

GHIRRA (Progr. Fed.). Colleghi, signor Assessore dell'informazione, i licenziamenti annunciati a Sardegna 1, che saranno operativi entro la fine dell'anno, sono un'ulteriore fase della escalation, diciamo, della crisi del settore della informazione, che in Sardegna sta conoscendo negli ultimi anni momenti veramente allarmanti, devo dire, nello scarso interesse del Consiglio regionale e della stessa politica sarda nel suo complesso. Ora, l'eventuale chiusura di Sardegna 1 è sicuramente grave per i sette giornalisti e per i tecnici che vi lavorano, ma è ancora più grave perché mette ulteriormente in discussione quel pluralismo delle fonti di notizie, di informazione, che tutte le civiltà, non soltanto certo la nostra, considerano un fatto essenziale della democrazia. Cioè una informazione malata, un'informazione dove in un ristretto bacino esistono posizioni dominanti è una delle tante spie di una patologia della democrazia, una democrazia che in Sardegna è molto malata, a mio parere, perché la politica è malata, nel senso che ha forti difficoltà di rinnovarsi, e l'informazione è in uno stato di grave difficoltà perché spesso l'atteggiamento del Consiglio e delle forze politiche verso l'informazione è puramente strumentale. Cioè l'informazione è uno sgabello: se ci si può salire sopra è democratica, se invece è ostile no. E invece esistono delle regole e dei criteri che sono validi a prescindere dai momenti politici. Credo che sia molto importante che anche la vertenza di Sardegna 1 abbia una risposta positiva, perché se dovesse chiudere anche quest'altra voce avremmo veramente una situazione in quest'Isola di scarsissimo pluralismo, di scarsissima possibilità di far conoscere ai cittadini le posizioni sulla politica, sull'economia, sulla cultura di quest'Isola. Siamo già all'asfissia e all'afasia, siamo già a una situazione di monopolio abbastanza insopportabile in cui anche i singoli possono essere lapidati, coperti di ludibrio, e questo voglio dire, sì sono convinto che qualcuno dia di gomito al vicino e ne sia persino felice talvolta, ma è ancora una volta un sintomo di miopia e di scarsa intelligenza e lungimiranza, cioè voglio dire che delle regole di correttezza e di civiltà nel settore della informazione sono poi regole di correttezza e civiltà in tutta la vita pubblica di una nazione e in questo caso di un'Isola, che anche per la sua conformazione geografica si configura quasi come un bacino circoscritto, in cui quindi la presenza di posizioni dominanti, di trust della informazione rende davvero difficile la libera espressione delle posizioni politiche. Ecco perché questo Consiglio regionale dovrebbe preoccuparsi seriamente della situazione di Sardegna 1, perché è l'ultima ma non la prima delle TV entrate in crisi, perché a Sassari è entrata in crisi Teleregione, perché Cinque stelle vive lo stesso una situazione di grave sofferenza, e perché nella incuria del Consiglio regionale, della Regione autonoma della Sardegna, la stessa RAI, la concessionaria pubblica ha avuto un abbattimento pazzesco delle potenzialità produttive. Radio Sardegna è stata una delle culle dello spettacolo, della cultura di quest'Isola e di questo popolo, oggi Radio Sardegna non produce, la Sardegna non ha audience nel palcoscenico nazionale, salvo che per casi di criminalità: un tempo l'aveva anche per questioni calcistiche, quando c'era Gigi Riva; oggi anche il Cagliari è in serie B, e quindi la nostra presenza sui media e sulla scena politica nazionale, dal punto di vista della informazione, ovviamente, è calata.

Quindi io mi auguro che la Giunta e l'intera Regione autonoma della Sardegna, intendendo con esse il complesso delle classi dirigenti, se vogliono dirigere, se vogliono essere eterodirette certo non hanno neanche diritto a questo titolo, si devono porre il problema di Sardegna 1 oggi e dell'informazione complessivamente come un problema essenziale per la crescita democratica di quest'Isola, altrimenti ho l'impressione che parlare di federalismo, di autonomia, di nuovo rapporto con lo Stato siano dei flatus vocis un po' poveri di contenuti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore della pubblica istruzione, informazione, spettacolo e sport, che sarà come al suo solito breve ed arguto.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Grazie Presidente, e grazie anche al collega Ghirra per aver posto al centro dell'attenzione un argomento importante, delicato e di grande attualità. Il collegha Ghirra sa peraltro che la Regione non ha nel campo della informazione grandi competenze, tuttavia le questioni che sollevava sono rilevanti e importanti, non c'è dubbio che nel momento che quei pochi organi di informazione cominciano a entrare in una situazione di crisi prevalentemente direi di natura economica, senza entrare in altro tipo di considerazioni, e il rischio che qualcuna di queste aziende chiuda non c'è dubbio che determinano uan situazione non solo di malessere ma direi quasi a rischio della democrazia della informazione. Infatti noi sappiamo che, soprattutto nel campo televisivo, tra i vari organi di informazione Sardegna 1 è considerata oggi, non so se a torto o a ragione, non ho strumenti per fare misurazioni dirette, però dalle informazioni che abbiamo si tratta della seconda azienda nel campo della informazione, quindi è chiaro che se dovesse capitare qualcosa e questa azienda, per una ragione o per un'altra, dovesse chiudere i battenti,

non c'è dubbio che si verrebbe a verificare in Sardegna una situazione abbastanza preoccupante, perché l'unico organo di informazione in grado di coprire tutto il territorio, parliamo sempre di informazione televisiva, resterebbe Videolina, l'unica che ha dimensioni regionali, e senza dubbio non credo per ciò che mi riguarda che questo farebbe un buon servizio neanche alla stessa Videolina che trovandosi a gestire l'informazione in termini di monopolio avrebbe non poche difficoltà, e naturalmente per i cittadini che invece hanno diritto a più fonti da confrontare perché la verità spesso sta nel mezzo e questo sicuramente diminuirebbe di molto l'obiettività di un servizio, che invece, proprio per garantire questa obiettività, deve essere plurimo, pluralista, deve dare a tutti voce e tutti devono essere in grado di esprimere la loro opinione. Restando però nei fatti, collega Ghirra, io ho ricevuto qualche tempo fa, da parte della (?) una comunicazione che non Sardegna 1, ma una società di produzione legata a Sardegna 1, la società Videon, stava per essere messa in liquidazione, e quindi come atto conseguente avrebbero dovuto liquidare il personale di questa società di produzione, la Videon, che poi è lo stesso personale che lavora per Videolina. Si tratta se non ricordo male, di circa 13 tecnici e 6 giornalisti. Mi risulta che l'editore ha incontrato l'azienda e ha sottoscritto un accordo con CGIL, CISL e UIL per ciò che riguarda il personale tecnico, prendendo impegni e raggiungendo un accordo che un primo momento sembrava accettato da tutte e tre le organizzazioni sindacali, poi invece mi risulta che due hanno contestato quell'accordo, tuttavia comunque dividendo le sorti dei lavoratori, da una parte i tecnici dall'altra i giornalisti. Ha inviato invece una lettera di licenziamento a tutti i 6 giornalisti. Come dicevo, però, Videon è la società di produzione di Sardegna 1 ed è una delle tre società che aveva inizialmente l'editore Paolo Ragazzo per far funzionare questa televisione, l'altra è Publiuno, società che serviva per la raccolta della pubblicità, che ha già posto in liquidazione e ha già chiuso. Naturalmente anch'io molto preoccupato non potevo limitarmi semplicemente a prendere atto dell'informazione che mi veniva trasmessa dalle organizzazioni sindacali, ho chiesto un incontro all'editore, ho chiesto un incontro alle organizzazioni dei lavoratori, ho incontrato sia gli uni che gli altri, l'editore mi ha parlato, oltre che di una difficoltà delle due aziende che sta ponendo in liquidazione, di una difficoltà piuttosto preoccupante da parte anche di Sardegna 1. Dico questo perché apparentemente sembra che Sardegna 1 non corre nessun rischio, però se le cose che mi ha detto sono vere, e non ho motivo per dubitarne, credo che anche Sardegna 1 sia fortemente a rischio. Mi ha parlato di un'azienda che fa qualche miliardo di perdite l'anno che naturalmente se continuasse così a una perdita già di un'entità di qualche decina di miliardi se ne potrebbero sommare altri, nell'evolvere di poco tempo. Mi ha detto l'editore che lui è intenzionato a trasferire parte di quel personale, parlando di giornalisti, a Sardegna 1 e invece una parte verrebbe licenziata. Noi abbiamo cercato di veder se fosse possibile di salvare intanto tutto, perché c'è stato un intervento per vedere se si potevano salvare tutti quei posti di lavoro, naturalmente in una situazione come la nostra di grande crisi il posto di lavoro io credo debba essere difeso con i denti e in modo particolare però, non essendo io l'Assessore del lavoro, e non potendo occuparmi solo di una vertenza sindacale, ho cercato di centrare il problema solo dal punto di vista dell'informazione e ho cercato con l'editore di trovare una via di uscita che garantisse quei posti di lavoro ma soprattutto, e questo era l'aspetto che più mi interessava e che naturalmente è legato, quello di mantenere non solo accesa ma in grado di far il suo lavoro, e farlo a buoni livelli, almeno ai livelli attuali di mantenere accesa l'emittente dal punto di vista dell'informazione cioè il telegiornale. In un primo momento l'editore sembrava che fosse d'accordo, i sindacati hanno manifestato grande disponibilità per un accordo che vedesse l'impegno anche della Regione, io ho incontrato l'ultima volta il giorno 10 dicembre, qualche giorno fa, perché c'era già un impegno, ho convocato per quel giorno alle ore 11 in Assessorato sia l'editore che le organizzazioni sindacali. L'editore qualche ora prima mi ha fatto comunicare che non sarebbe venuto all'incontro perché una nostra proposta, che poi è rimasta voglio dire non dettagliata e quindi non credo che lui potesse conoscerla perché naturalmente io ho spiegato che si trattava di uno sforzo da parte dell'amministrazione anche economico per cercare nel limite del possibile, nel limite del consentito dalla legge di venire incontro a quella situazione, l'editore mi ha detto che probabilmente in questa situazione la Regione non era in grado di dare quell'aiuto di cui lui necessitava e che si tratta prevalentemente di un problema di tipo imprenditoriale perché lo stato di crisi non riguarda solamente questa azienda ma altre aziende che lavorano in altri settori e non è venuto all'incontro, io non ho potuto fare di più, ho lasciato detto all'editore, gli ho fatto sapere che la mia disponibilità e la disponibilità della Giunta permane, almeno per prendere in considerazione, valutare per cercare assieme una soluzione comune, ho informato della cosa le organizzazioni dei lavoratori, CGIL CISL e UIL, ma anche l'Asso stampa, loro hanno ripreso a fare normalmente il telegiornale, so comunque che il 31 dicembre i licenziamenti arriveranno a definizione e da quel giorno credo che o tutti o una parte dei lavoratori si troveranno senza lavoro ed è già una cosa di per sé triste, ma la cosa più triste, appunto quella che dicevamo all'inizio, che probabilmente un organo di informazione importante si spegne o rischia di spegnersi sommandosi a una situazione di crisi più generale che lei, onorevole Ghirra, richiamava; appunto la crisi che ha visto non solo le emittenti di cui lei ha parlato, Cinquestelle, Telesardegna, ma voglio ricordare anche Telenova e altre, in altre parti stanno vivendo con gravi difficoltà. Purtroppo per chiudere, le possibilità che ha la Regione non sono molte, tuttavia quel po' di danaro che noi ripartiamo per la pubblicità, io credo che debba essere riordinato, risistemato in modo da dare anche nel limite del possibile una risposta. Fra non molto arriverà in Aula la legge sull'informazione che la Commissione ha predisposto e io credo che anche alla luce di questa esperienza forse sarà il caso di fare qualche altro ragionamento in Aula per vedere se possiamo introdurre qualche ulteriore elemento se non di tutela di sostegno maggiore perché le altre non corrano la stessa sorte. Io peraltro, ripeto, c'è la disponibilità dell'Assessore, c'è la disponibilità della Giunta, se fosse possibile riprendere una trattativa con il gruppo Paolo Ragazzo saremo qui disponibili a vedere se troviamo una via d'uscita. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Ghirra per dichiarare se è soddisfatto.

GHIRRA (Progr. Fed.). Sono soddisfatto dell'impegno manifestato dalla Giunta ma non dei risultati raggiunti ovviamente, come spero che di questo non sia soddisfatta nemmeno la Giunta. Io ribadisco che è centrale, lei l'ha detto bene anche per il suo ruolo, il ruolo dell'informazione, c'è una tendenza degli editori che pensano talvolta di essere i padroni di fabbriche di formaggi o di saponette, nobili professioni, ma diverse da questo tipo di più delicato settore, ci sono tendenze di trasformare i giornalisti in megafono delle loro gesta, imprenditoriali e talvolta persino politiche, ecco questa tendenza va combattuta e soggettivamente e con provvedimenti di legge, è vero che la Regione ha un potere scarso in materia di informazione, lo vedremo quando affronteremo a breve la legge sull'informazione, ma è anche vero che la Regione ha un indirizzo politico e di richiesta al Parlamento della Repubblica e io sono convinto che questo Consiglio debba a breve occuparsi di questioni generali dell'informazione perché la questione della concentrazione della proprietà e la questione di un conflitto evidente di interessi informativi e imprenditoriali o politici è a mio parere insopportabile. Da questo punto di vista io apprezzo il fatto che comunque la Giunta non smetterà da qui al 31 di occuparsi della questione di Sardegna 1, non con un atteggiamento assistenzialistico perché io non credo che le incapacità degli imprenditori debbano essere pagate con danaro pubblico ma con un atteggiamento che ponga il valore dell'informazione nel ruolo centrale che esso ha nella vita di una comunità..

PRESIDENTE. Passiamo allo svolgimento dell'interpellanza numero 371. Se ne dia lettura.

PIRAS, Segretario:

INTERPELLANZA BONESU sul mancato rispetto dei termini previsti dalla legge per il riassetto generale delle province.

Il sottoscritto, premesso che:

- a seguito dell'approvazione della legge regionale n. 4 del 1997 si sono tenute le conferenze provinciali previste dall'articolo 4. L'ultima di tali conferenze si è tenuta ad Oristano il 14 aprile 1997. Conseguentemente entro il 14 luglio 1997 (entro tre mesi dallo svolgimento dell'ultima conferenza) la Giunta regionale doveva proporre al Consiglio, corredato dai pareri dei consigli delle esistenti province, lo schema di nuovo assetto provinciale;

- sta di fatto che ad oggi la Giunta non ha deliberato tale schema, e tanto meno lo ha inviato al Consiglio, e anzi non ha richiesto alcun parere ai consigli provinciali, violando il dettato della legge e imponendo una stasi presumibilmente lunga della procedura;

- il fatto desta notevoli preoccupazioni in quanto l'Assessore degli enti locali ha più volte dichiarato di voler promuovere una conferenza regionale, non prevista da alcuna norma, allungando ulteriormente e ingiustificatamente i tempi certamente non rapidi previsti per il nuovo assetto provinciale;

- non può sostenersi che l'adozione della delibera in materia da parte della Giunta sarebbe atto eccedente l'ordinaria amministrazione;

- a parte il fatto che il problema non si è posto per atti di programmazione, ove con ampia discrezionalità sono stati distribuiti centinaia di miliardi, il provvedimento di riassetto degli ambiti provinciali, che ha un termine fissato per legge, è un provvedimento fortemente vincolato, dovendo tener conto dei risultati delle conferenze provinciali e della volontà espressa dai comuni;

- il compito appare peraltro estremamente facilitato essendo emersa chiara la volontà di dar vita alle nuove province della Gallura, dell'Ogliastra, del Sulcis - Iglesiante e del Medio Campidano e il desiderio di un certo numero di comuni di cambiare provincia;

- in questo quadro emergono forti dubbi sulla volontà di attuare la legge rispettando le procedure e i termini stabiliti,

chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica per sapere quali azioni si intendano svolgere per recuperare il tempo perduto e accelerare le procedure per la realizzazione del nuovo assetto provinciale che, ricordiamo, è solo il primo passo per una radicale riforma della pubblica amministrazione in Sardegna, che rafforzerebbe il ruolo degli enti locali e faciliterebbe, con l'attuazione del principio dell'unicità dell'amministrazione, il rapporto con i cittadini. A meno che le preoccupazioni siano quelle di conservare gli attuali assetti provinciali sino alle prossime elezioni regionali, al fine di non turbare i collegi elettorali e i sogni di conferma di alcuni consiglieri uscenti.(371)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu per illustrare la sua interpellanza.

BONESU (P.S.d'Az.). L'interpellanza è datata 31 luglio e se si era in grave ritardo allora credo che nel mese di dicembre il disastro sia bell'e pronto, cioè si è fatto di tutto per non far attuare questa legge che rappresenta, ricordo, il primo tassello di una riforma complessiva della Regione di un decentramento verso gli enti locali. E' inutile esaminare tutti i termini di legge comunque entro il 14 luglio la Giunta doveva approvare il piano di riassetto delle province e inoltrarlo al Consiglio. Non mi risulta che la Giunta lo abbia approvato o tanto meno è pervenuto al Consiglio e questo devo dire vedendo gli ordini del giorno della Giunta che l'Assessore ha provveduto a presentarlo in Giunta quindi questo diventa un fatto ancora più grave, non è una disfunzione degli uffici o una incapacità di un Assessore, qua sta diventando un problema di linea politica della Giunta che non riesce ad approvare dopo mesi e mesi che la delibera gli è sottoposta anche con due formulazioni alternative al suo esame, non approva nessuna di queste proposte e teniamo presente che si tratta di una pura proposta senza nessun effetto vincolante perché, tra l'altro, il quesito su cui poi dovranno pronunciarsi i consigli comunali è quello che verrà fuori dal Consiglio regionale. Per cui c'è una attività vera e propria di rallentamento che credo non sia da far carico all'Assessore, ma credo che sia da far carico complessivamente alla Giunta. Sono comunque in attesa di una risposta e di sapere se queste mie osservazioni sono condivise dall'Assessore.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

MANCHINU (Progr. S.F.D.), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Presidente, io credo che la risposta l'abbia data lo stesso interpellante in merito a questo problema. I miei uffici già dal maggio di quest'anno avevano predisposto l'ipotesi di schema di assetto del territorio che è stato presentato alla Giunta. La Giunta per vari motivi non ha esaminato il problema, uno di questi, il più importante, è che è entrata praticamente in crisi; e poi si è ripreso il lavoro della stessa Giunta mettendo all'ordine del giorno alcune priorità che hanno fatto passare in secondo piano questo problema di riforma che è importantissimo. Io voglio ricordare all'aula che abbiamo nel frattempo continuato a lavorare per cercare di migliorare l'ipotesi già giacente in Giunta ed è stata fatta una conferenza regionale di tutti gli amministratori della Sardegna per sentire ancora la loro opinione in merito alla ipotesi che abbiamo presentato. Abbiamo raccolto delle nuove informazioni e gli uffici stanno rielaborando alla luce di quella assemblea i dati. Noi riteniamo di poter licenziare dalla Giunta il provvedimento entro l'anno o all'inizio del prossimo anno. Voglio ricordare che i termini indicati in legge non sono termini perentori e quindi si possono guardare anche con una certa elasticità che forse ha consentito, questa non approvazione immediata, di migliorare ancora la proposta. L'impegno è che la Giunta licenzi, come dicevo poc'anzi, il provvedimento entro l'anno o all'inizio del prossimo anno e quindi l'aula possa essere investita del problema e possa discuterne.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere per dichiarare se è soddisfatto o meno il consigliere Bonesu.

BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, la risposta dell'Assessore conferma tutti i dubbi e le perplessità che l'interpellante aveva. Qua chiaramente questo è un po' un caso emblematico del fatto che il Consiglio approva le leggi e poi la Giunta non vi dà attuazione. Chiaramente poi le risposte della opinione pubblica sono estremamente negative, perché se anche quello che riusciamo a produrre in Consiglio, che non è molto, non trova poi attuazione nella attività della Giunta cresce la sfiducia. E credo che non sia solo la sfiducia di chi in questa Giunta e in questa maggioranza non crede; credo che tutti ci troviamo nel territorio ad affrontare il problema di dover chiarire alla gente perché certe cose su cui si sono ottenuti risultati e si sono fatte le leggi poi non vengono attuate. Chiaramente è un problema di funzionalità della Giunta che appare estremamente grave e che chiaramente imporrà al mio partito delle riflessioni su una situazione di un appoggio a una Giunta e a una maggioranza che poi, effettivamente, non produce quello che si era deciso, non attua quello che il Consiglio delibera e chiaramente dimostra anche una incapacità a vedere le priorità dei problemi, l'incapacità di dare una linea politica alla attività di governo che nella situazione disastrata della Sardegna appare invece essenziale.

Fissazione dei termini ex articolo 100 del Regolamento

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente, ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento, chiedo che vengano fissati i termini alla Commissione sanità per l'esame della proposta di legge numero 216, depositata il 13 marzo 1996. Chiedo che il termine sia di sessanta giorni.

PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni la richiesta dell'onorevole Masala è accolta.

Per le ore 16 e 30 sono convocati i Capigruppo, mentre i lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17.

La seduta è tolta alle ore 13 e 50.
Risposta scritta ad interrogazioni





















































Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozione annunziata in apertura di seduta



Allegati seduta

INTERPELLANZA CADONI - MASALA - FRAU - LIORI - BIGGIO - CARLONI sulla convenzione dell'ASL n. 3 di Nuoro con strutture sanitarie del continente.

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I sottoscritti,

appreso che l'ASL n. 3 di Nuoro manda le biopsie della divisione di ematologia all'Ospedale "Le Molinette" di Torino,

chiede di interpellare l'Assessore della sanità per conoscere se tale notizia corrisponda al vero. Nel caso affermativo si chiede quali siano i motivi di tale convenzione, considerato che in Sardegna esistono delle strutture all'avanguardia nel settore e che nella stessa ASL n. 3 operano validi primari sia di ematologia sia di anatomia patologica. (396)

INTERPELLANZA AMADU sull'ipotesi di ridimensionamento dell'ospedale civile "A. Segni" di Ozieri e sulla necessità di un suo potenziamento nell'ambito del Piano sanitario regionale.

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Il sottoscritto,

premesso che la proposta di Piano sanitario regionale, relativamente al Distretto sanitario di Ozieri, propone un notevole ridimensionamento della sua funzione, dato che non include l'ospedale di Ozieri tra quelli sede di Dipartimento di emergenza;

tenuto conto del ruolo e dell'importanza del citato ospedale per le popolazioni del Distretto sanitario Monte Acuto - Goceano, le quali subirebbero una lesione dei propri fondamentali diritti come conseguenza del mancato potenziamento delle strutture sanitarie di Ozieri;

ritenuto che, pertanto, la Giunta regionale debba rivedere le sue decisioni, prevedendo un reale potenziamento delle strutture sanitarie di Ozieri,

chiede di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere se non ritenga opportuno proporre nell'ambito del Piano sanitario regionale, relativamente all'ospedale civile di Ozieri:

1) il riconoscimento del Dipartimento di emergenza, così come previsto dalla legge di riforma delle ASL;

2) il mantenimento del Centro trasfusionale autonomo e l'autonomia come Centro di genetica medica e di prevenzione della talassemia e, non come indicato nella bozza del Piano sanitario regionale, la qualifica di semplice Centro raccolta sangue;

3) l'ampliamento degli organici;

4) la nomina dei primari mancanti (n. 6) e de responsabili di settore.(397)

INTERPELLANZA BONESU sui ritardi della Giunta regionale in ordine alla zona franca.

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Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale sui seguenti fatti:

nella seduta del 18 settembre 1997 il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato un ordine del giorno con cui, fra l'altro, si impegnava la Giunta regionale a presentare al Consiglio, entro il 31 ottobre 1997, una proposta di delimitazione delle zone franche doganali individuate dalla norma di attuazione dello Statuto regionale in corso di approvazione, esclusa quella di Cagliari che risulta già delimitata da un accordo di programma;

con lo stesso ordine del giorno si impegnava la Giunta a presentare entro due mesi, e quindi entro il 18 novembre 1997, al Governo una proposta organica di zona franca fiscale, individuando le attività che possono trarre giovamento da tali benefici e i tributi su cui gli sgravi fiscali possono essere operati; si rileva che entro il 31 ottobre 1997, ed a tutt'oggi, non è pervenuta dalla Giunta al Consiglio alcuna proposta di delimitazione delle zone franche doganali e che non si ha notizia che la Giunta stia predisponendo alcuna proposta di zona franca fiscale da sottoporre al Governo.

Si chiede pertanto quali siano gli intendimenti della Giunta e come la medesima intenda rispettare le decisioni assunte dal Consiglio regionale sul tema della zona franca, considerata l'importanza che tale strumento può assumere per lo sviluppo economico e sociale della Sardegna e per la fine di una economia basata sull'assistenzialismo. (398)

INTERPELLANZA USAI Edoardo sulla necessità che la Regione sarda si costituisca parte civile nei processi contro i sequestratori.

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Il sottoscritto, premesso che:

- la triste piaga dei sequestri ha assunto in Sardegna dimensioni tali da creare fortissimo allarme sociale e da arrecare gravissimo pregiudizio e discredito al nome della Sardegna, e più in generale dei sardi, danneggiando la già fragile economia e offrendo della Sardegna e dei sardi una immagine negativa a livello nazionale e internazionale;

- fino ad oggi le Istituzioni si sono limitate a sterili quanto inutili prese di posizione, contenute in svariati ordini del giorno del Consiglio regionale, rimasti purtroppo nient'altro che una inutile testimonianza dello sdegno dei sardi, senza mai neppure avere tentato di indicare soluzioni alternative e più forti che dessero effettivamente un segnale della ferma volontà delle Istituzioni di combattere la terribile piaga e interrompere la perversa spirale che ormai da troppo tempo infanga i sardi e la Sardegna;

- oggi è assolutamente necessario che oltre alle manifestazioni di esecrazione la Regione sarda assuma un ruolo più incisivo, intraprendendo tutte le azioni, anche di ordine giudiziario, tese alla salvaguardia dell'immagine della Sardegna, nonché a restituire ai sardi fiducia nello Stato e nelle Istituzioni,

chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale per conoscere se non ritenga opportuno ed urgente assumere tutte le necessarie determinazioni anche di carattere giudiziario, costituendosi parte civile nell'interesse della Sardegna nei processi contro i sequestratori, onde dare un segnale forte e visibile di presenza della Regione come parte offesa da un gruppo di sciagurati. (399)

INTERPELLANZA MARTEDDU - LADU - GIAGU - LORENZONI - PIRAS - SECCI - TUNIS Gianfranco sulle gravissime conseguenze che si determineranno a seguito della chiusura degli stabilimenti ENICHEM di Ottana.

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I sottoscritti,

premesso che l'ENICHEM, entro il 31 dicembre 1997, porterà a compimento, con la chiusura del Fiocco Poliestere, l'ultimo atto del programmato piano di dismissioni dello stabilimento di Ottana determinando quindi il definitivo abbandono della sua politica industriale e di investimenti in quel territorio;

premesso che queste dismissioni, iniziate nel 1994, hanno avuto come unica finalità, attraverso la vendita a terzi, la realizzazione di una provvista finanziaria che certamente non è stata reinvestita né in quella zona, né in altre zone dell'Isola;

accertato che 250 lavoratori perderanno il posto di lavoro non essendoci, per loro, alcuna possibilità di ricollocazione;

constatato che l'ENICHEM, purtroppo con il silenzioso assenso della Regione sarda, non ha attivato nessuna iniziativa industriale capace di dare, nel breve e medio termine, risposte occupazionali che avrebbero, anche in parte, contribuito ad allentare una situazione che oggi rischia di diventare preoccupante, pericolosa e ingovernabile sia sul piano sociale che su quello dell'ordine pubblico,

in riferimento a quanto suesposto chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'industria per conoscere:

u quali urgenti provvedimenti intendano adottare per fa sì che l'ENICHEM, nell'immediato, garantisca il ricollocamento dei lavoratori in mobilità dal Fiocco Poliestere;

u quali mezzi intendano utilizzare per creare quelle condizioni di solidarietà necessarie affinché 250 persone abbiano, per il futuro, il diritto al lavoro, nel quadro di un rilancio delle politiche industriali nel centro-Sardegna;

u quali iniziative il Governo della Regione intende assumere per contrastare il disegno ENICHEM, funzionale allo smantellamento definitivo degli stabilimenti di Ottana, e per definire un piano di rilancio degli investimenti nella chimica fine.(400)

INTERPELLANZA GHIRRA - SCANO - BERRIA - CUGINI - DETTORI Ivana - ZUCCA - FOIS Paolo - CHERCHI sui licenziamenti nell'emittente televisiva "Sardegna Uno".

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I sottoscritti,

premesso che i giornalisti dell'emittente televisiva "Sardegna Uno" hanno ricevuto le lettere di licenziamento a far data dal 31 dicembre del 1997;

considerato che questa grave decisione dell'editore si inserisce nella generale emergenza che investe in Sardegna il settore dell'informazione;

constatato che la chiusura o comunque il ridimensionamento di "Sardegna Uno" aggraverebbe le gravi distorsioni nel settore dei mass media, dove si registrano posizioni dominanti nel circoscritto bacino regionale;

preso atto dell'allarme lanciato dai giornalisti di "Sardegna Uno" e dai sindacati regionali e nazionali della stampa sui pericoli di nuovi tagli all'occupazione,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale e della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere se:

1) intendano intervenire, convocando immediatamente le parti, per ripristinare un clima di corrette relazioni industriali in un'azienda la cui attività serena e piena è indispensabile a garantire il pluralismo dell'informazione;

2) intendano assumere iniziative immediate per tutelare l'occupazione che nel mondo dell'informazione registra già forti ridimensionamenti per scelte editoriali e crisi aziendali.(401)

INTERPELLANZA MILIA - PITTALIS - BIANCAREDDU sull'attività del Posto di ispezione frontaliero presso il porto di Cagliari.

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I sottoscritti,

verificato che in data 18 febbraio 1997 la Commissione della Comunità Europea ha istituito il P.I.F. (Posto di Ispezione Frontaliero) presso il porto di Cagliari, come da decreto legislativo 3 marzo 1993 che ha recepito la direttiva CE del 10 dicembre 1990;

constatato che il P.I.F. ha l'obbligo del controllo veterinario sugli animali e prodotti di origine animale provenienti da paesi terzi;

accertato che il P.I.F. di Cagliari ha competenza per i controlli veterinari sui prodotti e sugli animali vivi provenienti da paesi terzi ed appurata l'assenza dell'ufficio veterinario presso il porto di Cagliari, nonché di personale preposto ai controlli veterinari - ciò in contrasto con le assicurazioni fornite dal Ministero della Sanità alla Commissione CE,

chiede di interpellare l'Assessore della sanità per sapere:

1) se sia a conoscenza della situazione esistente presso il P.I.F. del porto di Cagliari più sopra precisata;

2) se sia vero che a tutt'oggi sono transitati presso il Porto di ispezione frontaliero equini provenienti dalla Tunisia e struzzi provenienti dalla Nabibia e prodotti di origine animale destinati ala consumo umano in assenza di controlli sistematici, come da decisione comunitaria n. 94/360, che devono essere del 100 per cento per i prodotti non armonizzati;

3) se sia vero che le partite introdotte dai paesi terzi attraverso il P.I.F. di Cagliari anziché essere sottoposte a controlli organolettici e di laboratorio nella percentuale del 100 per cento siano state esitate al consumo umano diretto con gli inevitabili rischi di ordine sanitario per la salute dei consumatori di tutta Europa; valgano per tutti gli episodi di intossicazione alimentari verificatasi in Sardegna dovuta all'ingestione di gasteropodi terrestri (lumache) provenienti dalla Tunisia contaminati da microrganismi patogeni;

4) se non ritenga che l'assenza dell'Ufficio veterinario e di personale preposto ai controlli presso il porto di Cagliari, possa esporre la Regione Sardegna al pericolo di introduzione, attraverso le importazioni di animali vivi, di temibili malattie infettive così come avvenuto in passato - si ricordi la peste suina africana ancora presente sul territorio allo stato endemico, l'agalassia contagiosa degli ovini, le pesti equine - con il rischio di compromettere ulteriormente il patrimonio zootecnico dell'Isola già duramente provato dalla presenza delle suddette malattie, nonostante le azioni di lotta intraprese attraverso i programmi di eradicazione, comportanti, in molti casi, l'abbattimento di tutti gli animali recettivi presenti nell'allevamento.

Tutto ciò premesso, qualora quanto su esposto corrisponda al vero si chiede che l'Assessore della sanità voglia fornire una dettagliata risposta per sapere quali iniziative intenda prendere e in quali sedi per accertare responsabilità in ordine ai fatti gravissimi su esposti che potrebbero costituire illeciti penali.(402)

INTERPELLANZA MONTIS sulla situazione della Casa museo Antonio Gramsci di Ghilarza dichiarata chiusa dal comitato gestore.

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Il sottoscritto,

constatato che la Casa museo Antonio Gramsci è stata chiusa, che questa benemerita attività è stata svolta finora volontariamente con eccezionale spirito di sacrificio da parte di un comitato locale, con il sostegno del Comune e della Provincia, consentendo la fruibilità del museo, dove Antonio Gramsci ha vissuto e sofferto duramente la sua infanzia, a quanti connazionali e cittadini che da ogni parte del mondo vi si recano per rendere omaggio al più grande degli italiani di questo secolo;

rilevato che la Regione sarda, Governo e Istituzione, non hanno saputo in passato, e meno ancora in questa legislatura, assicurare le risorse finanziarie necessarie e soprattutto non hanno svolto un ruolo promozionale di iniziative culturali che avrebbero dato lustro all'isola, contribuendo a superare anche l'atavica "invidia" che si tramanda da generazione in generazione verso i propri conterranei, nello specifico, verso il più conosciuto e onorato dei sardi nel mondo intero,

chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale affinché si renda garante presso l'opinione pubblica sarda e italiana al fine di assicurare:

1) le risorse finanziarie necessarie perché la Casa museo rimanga aperta e disponibile ad accogliere le crescenti visite di cittadini di ogni nazione;

2) la predisposizione di un programma di iniziative storico - culturali e di ricerca anche a livello nazionale rivolto in particolar modo al mondo della scuola coinvolgendo il comitato e l'Amministrazione comunale e provinciale che lo hanno finora gestito;

3) l'acquisizione dell'immobile della Casa museo, disponendone successivamente l'ampliamento e una moderna attrezzatura onde renderlo anche centro di incontri della intellettualità nazionale e internazionale.(403)

INTERPELLANZA AMADU sulla necessità di interventi per risolvere la crisi dell'agricoltura sarda aggravata dalla nuova normativa fiscale e per un rilancio dell'importante settore.

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I sottoscritti,

premesso che tutto il settore agricolo nazionale e quello sardo stanno vivendo un periodo di grave crisi per svariate concause, non ultime le recenti norme fiscali previste dalla finanziaria nazionale;

considerato che sono state organizzate da parte delle organizzazioni degli agricoltori numerose manifestazioni di grossa risonanza, sia a livello nazionale che regionale per protestare contro la politica agricola dell'Unione Europea che continua ad avvantaggiare i paesi più ricchi a discapito delle zone depresse e contro la mancanza di risorse finanziarie destinate all'agricoltura;

rilevato che, in particolare, l'agricoltura sarda subirà un ulteriore aggravamento della crisi già in atto, anche a causa delle nuove norme fiscali previste (IRAP) che limiteranno la possibilità di incrementare la produzione isolana, la quale risulta essere di alta qualità e che, anzi avrebbe bisogno di una politica fiscale di agevolazione che permetta lo sviluppo del settore e favorisca i notevoli benefici in termini economici e di occupazione che da ciò derivano;

chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'agricoltura affinché intervengano presso il Par!amento, il Governo e il Ministero delle Risorse Agricole al fine di rivedere le nuove norme fiscali che prevede la finanziaria e di intervenire direttamente presso l'Unione Europea per evitare ulteriori penalizzazioni alle zone svantaggiate come la nostra Isola e anche perché vengano prese in esame nuovi provvedimenti che prevedano agevolazioni fiscali per il rilancio del settore agricolo tanto importante per la nostra economia e per la creazione di nuova occupazione. (404)

INTERPELLANZA MONTIS sulla mancata risoluzione della vertenza della fabbrica di ceramica "Terre Cotte" di Guspini.

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Il sottoscritto, premesso che:

- già nell'ottobre 1996, il sottoscritto aveva sollecitato l'intervento urgente dell'Assessore dell'industria e del Presidente della Giunta regionale in ordine alla gravissima situazione dello stabilimento ceramico "Terre Cotte";

- la crisi in atto è lungi da una soluzione che assicuri lavoro stabile ai 117 dipendenti in bilico fra cassa integrazione e licenziamento;

- questa industria rappresenta la sola iniziativa industriale sostitutiva alla totale estinzione dell'attività mineraria di Montevecchio - Ingurtosu;

- nessun nuovo progetto è previsto per alleggerire la gravissima situazione economica e sociale dell'intera zona;

ravvisato l'imprescindibile impegno per un provvedimento che assicuri continuità e sviluppo alla fabbrica in questione, essendo impensabile la perdita di questi posti di lavoro anche rispetto all'accordo del 1991 che con la chiusura dell'ultimo cantiere minerario prevedeva la ricollocazione delle maestranze in altre attività industriali,

chiede di interpellare l'Assessore dell'industria per conoscere:

1) se intenda garantire la continuità produttiva di "Terre Cotte", il numero delle attuali maestranze impiegate nonché successivi programmi di potenziamento ampliando nella stessa località il settore ceramico e aumentando l'occupazione come a suo tempo previsto;

2) se intenda definire il ruolo e le responsabilità del settore pubblico, "Progemisa" (E.M.S.) per le passività gestionali denunciate da parte della proprietà privata di circa 50 miliardi, posto che il fatturato annuo si aggira sui 29 miliardi;

3) come intenda intervenire con urgenza poiché l'intervento promozionale regionale non sembra contemplare quel territorio ex minerario e metallurgico;

4) se intenda predisporre un progetto integrato che comprenda l'intero arco dei settori produttivi, potenzialmente enormi, compreso quello del turismo e del rimboschimento, assicurando risorse finanziarie proporzionalmente pari agli altri territori similari per i quali sono stati disposti programmi già in fase di realizzazione.

Si allega alla presente per memoria copia della lettera inviata al Presidente Palomba e all'Assessore dell'industria.(405)

INTERROGAZIONE FERRARI, con richiesta di risposta scritta, sullo stanziamento previsto dalla proposta di finanziaria del Governo a favore del settore bieticolo.

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Il sottoscritto, premesso che:

1) il settore bieticolo in Sardegna è in fase di rilancio produttivo;

2) il rilancio produttivo costituisce un tassello di un più vasto progetto di rilancio dell'industria saccarifera in Sardegna con significative ricadute occupazionali;

3) la produzione bieticola rappresenta l'anello indispensabile della catena agricolo - industriale;

4) la produzione bieticola non può prescindere dal reddito che i bieticoltori traggono da questa coltura;

considerato che nella finanziaria nazionale, per gli aiuti alla produzione, è stato previsto uno stanziamento di lire 65 miliardi, anziché lire 138 come autorizzati dalla Unione Europea;

rilevato che la somma di lire 138 miliardi rappresenta l'importo necessario per poter corrispondere ai bieticoltori il prezzo fissato dall'accordo interprofessionale per il 1997;

evidenziato che il prezzo delle bietole fissato in lire 11.400 a quintale è già stato ridotto di lire 1.000 rispetto al prezzo 1996 nelle aree produttive del sud;

considerato, inoltre, che ulteriori diminuzioni del prezzo derivanti dalla riduzione degli aiuti autorizzati comprometterebbero definitivamente qualsiasi possibilità di salvare il settore bieticolo - saccarifero in Sardegna,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro - pastorale e l'Assessore dell'industria per sapere quali urgenti iniziative abbiano intrapreso e intendano prendere nei confronti del Governo e dei parlamentari sardi affinché il livello degli aiuti previsti per la bieticoltura venga riportato, durante la discussione della finanziaria in Parlamento, a quello già concordato col Ministro dell'agricoltura e autorizzato dalla Unione Europea e cioè al livello di lire 138 miliardi.(883)

INTERROGAZIONE BUSONERA, con richiesta di risposta scritta, sulla differenza di tariffe tra ASL e privati convenzionati per il rilascio delle attestazioni dell'idoneità fisica alla pratica sportiva agonistica.

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I sottoscritti,

considerato che:

u tutti coloro che svolgono attività sportiva agonistica devono sottoporsi previamente e periodicamente ai controlli sanitari che attestino l'idoneità specifica allo sport che intendono svolgere;

u per tali controlli sanitari, da effettuarsi da medici di medicina sportiva presso le ASL o presso centri autorizzati, è prevista la gratuità della spesa, esclusivamente per gli atleti al di sotto dei diciotto anni, mentre è fatto obbligo per tutti gli altri il pagamento del ticket di lire 70.000;

considerato:

u che qualche centro di medicina dello sport autorizzato non ottempera a questo obbligo, prevedendo la gratuità non solo per gli atleti minorenni ma anche per maggiorenni esenti ticket per motivi di reddito ai sensi dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, che però non dovrebbe essere valido per gli accertamenti atti a certificare l'attitudine allo sport agonistico;

u che si è quindi determinata una difformità, fra l'operato dei medici di medicina sportiva della ASL n. 8, che esonerano dal ticket solo atleti al di sotto dei diciotto anni, mentre sottopongono tutti gli altri al pagamento del ticket nella misura di lire 70.000, e qualche centro di medicina dello sport autorizzato, che invece esonera non solo i diciottenni ma anche maggiorenni che rientrino per motivi di reddito nell'articolo 1 della legge 724 e sottopongono tutti gli altri al pagamento di un ticket di 66.000 lire;

u che vi è quindi difformità non solo sulla interpretazione degli esoneri ma anche sull'entità del ticket richiesto che è di lire 70.000 per la ASL n. 8 e di lire 66.000 per qualche centro autorizzato;

u il grave disagio che tali difformità stanno creando presso l'utenza;

u la necessità di una univocità di comportamenti fra ASL e privati convenzionati;

chiede di interrogare l'Assessore regionale della sanità per sapere se non ritenga opportuno chiarire quali motivi siano all'origine di comportamenti tanto difformi e accertare a carico di chi sono eventuali inadempienze legislative. (884)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di un ufficio postale nel quartiere "Monserrato" di Sassari.

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Il sottoscritto, premesso che:

I. appare sempre più necessaria l'apertura di un ufficio postale nel quartiere di Monserrato a Sassari, in cui gravitano oltre 14.000 abitanti, i quali attualmente sono costretti a recarsi negli sportelli ubicati nel centro cittadino, con perdite di tempo e problemi di traffico e di parcheggio inimmaginabili;

II. nonostante le pressanti richieste avanzate a più riprese dai cittadini interessati e dal Consiglio della circoscrizione, si è sempre negato con pretestuose motivazioni un così importante servizio pubblico;

III. sarebbero disponibili idonei locali dello IACP dove ubicare gli uffici e tutt'intorno sufficienti spazi da adibire a parcheggio pubblico,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale se non sia opportuno intervenire nuovamente presso l'Ente Poste affinché - terminata ormai la fase di trasformazione delle Poste e la totale revisione organizzativa e operativa - venga accolta la sacrosanta richiesta di apertura di un nuovo ufficio postale, caldeggiata con forza da tutto un intero quartiere.(885)

INTERROGAZIONE CUCCA, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura del gruppo-famiglia di Sorgono.

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Il sottoscritto,

preso atto che in data odierna è Giunta notizia della chiusura del gruppo-famiglia di Sorgono da parte dell'ASL n. 3 di Nuoro;

atteso che nella programmazione regionale risultano inseriti per il distretto sanitario di Sorgono due gruppi-famiglia e che la Giunta regionale non ha formalmente proceduto a nessun ridimensionamento;

considerato che la chiusura di un servizio previsto nel Piano regionale di psichiatria non può essere effettuato dall'Azienda sanitaria in assenza di un provvedimento regionale;

atteso che è stata data formale garanzia per i servizi sanitari esistenti in tutta l'ASL di Nuoro;

considerato che nonostante l'Assessore dell'igiene e sanità, con proprio decreto, abbia finanziato la realizzazione del Centro di igiene mentale a Sorgono in un'area ceduta con atto formale dal Comune di Sorgono, l'ASL di Nuoro non ha ancora proceduto alla realizzazione di tale CIM;

atteso che la chiusura del gruppo-famiglia non è stata formalmente comunicata, né alla conferenza d'azienda, ne alla conferenza dei sindaci del distretto di Sorgono e lede un fondamentale diritto dei cittadini,

chiede di interrogare l'Assessore regionale della sanità e il Presidente della Giunta regionale per sapere quali iniziative intendano intraprendere per scongiurare la chiusura del gruppo-famiglia di Sorgono e di conseguenza tutelare le popolazioni di quel territorio bisognose di assistenza.(886)

INTERROGAZIONE PITTALIS - MARRACINI - LOMBARDO - NIZZI, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura del Gruppo famiglia di Sorgono.

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I sottoscritti, considerato che:

- si ha notizia che l'Azienda sanitaria n. 3 di Nuoro avrebbe disposto la chiusura del Gruppo famiglia di Sorgono, ordinando il trasferimento dei dipendenti presso la sede di Tonara;

- ciò non risulta essere stato disposto da alcun atto formale della Giunta regionale;

- tale importante decisione viene assunta senza alcuna intesa con la conferenza di azienda o la conferenza dei sindaci del distretto di Sorgono;

- non si comprende quali siano le linee di politica gestionale della sanità in Sardegna, rilevato che le cifre previste dal bilancio regionale sono state abbondantemente superate e se ne richiede un adeguamento in sede di assestamento di bilancio;

- proprio l'Assessorato regionale della sanità ha finanziato con proprio decreto un centro sanitario a Sorgono da realizzarsi in un'apposita area concessa dal comune e, a tutt'oggi, non ancora messo in opera;

- la chiusura del Gruppo famiglia di Sorgono compromette gravemente i diritti dei cittadini e rende assai gravoso l'esercizio del costituzionale diritto alla salute,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) se sia a conoscenza della decisione della ASL 3 di Nuoro di provvedere alla chiusura del Gruppo famiglia di Sorgono;

2) se sia a conoscenza che tale decisione è stata assunta unilateralmente o se, invece, sussista un atto della Giunta regionale;

3) se sia a conoscenza che la conferenza di azienda e la conferenza dei sindaci del distretto non sono state consultate per la decisione;

4) quali urgenti misure intenda adottare per porre un rimedio alla grave situazione determinatasi.(887)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla apertura delle Terme di Casteldoria.

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Il sottoscritto,

premesso che:

a) nonostante le manifestazioni di piazza, le conferenze di servizi, i convegni, le promesse o quant'altro, le Terme di Casteldoria, in provincia di Sassari, continuano a restare chiuse;

b) con l'apertura lo stabilimento termale potendo ospitare giornalmente oltre 500 persone, potrebbe essere una delle più grandi risorse economiche del territorio, in cui la disoccupazione ha raggiunto percentuali altissime;

c) nonostante siano stati spesi a tutt'oggi oltre 8 miliardi, e altri 15 siano disponibili, i lavori non vengono portati a termine, creando nelle popolazioni residenti, ed in quanti potrebbero usufruire della struttura termale, giuste rimostranze per il tempo che si continua a perdere;

d) in data 8 gennaio 1997 fu presentata sullo stesso argomento una interrogazione ,alla quale tutt'oggi non è stata data alcuna risposta, a dimostrazione - forse - della poca considerazione che il problema " terme" ha nelle menti degli amministratori regionali,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore della sanità per sapere:

1) quali siano i reali motivi che impediscono di portare a termine, in tempi brevi, il completamento della struttura, nonostante siano disponibili somme sufficienti, vanificando con questi ritardi la volontà di rinascita di tutta quella zona, che può offrire contemporaneamente terme, mare e montagna;

2) se siano a conoscenza che molti imprenditori della zona hanno investito ingenti capitali puntando proprio sulla valorizzazione delle terme, e che - causa i ritardi - rischiano di vedere fallire miseramente le loro intraprese economiche;

3) se non sia necessario ed urgente intervenire nei riguardi della amministrazione provinciale, affinché le "Terme di Casteldoria" escano dal limbo delle opere incompiute e si inizi ,con una gestione seria, il pieno sfruttamento delle risorse curative presenti nel sottosuolo.(888)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sull'approvazione del piano delle zone "B" di Alghero.

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Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica per sapere:

1) se sia vero che, al momento dell'approvazione da parte del Consiglio comunale di Alghero del piano delle zone "B", fosse presente in aula e abbia regolarmente votato un consigliere comunale con interessi diretti sul piano medesimo;

2) se la notizia dovesse essere vera, quali iniziative l'Assessorato intenda intraprendere al fine di annullare la delibera consiliare e riportare alla legalità gli atti della civica amministrazione catalana.(889)

INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità della riapertura dei termini generali per la sanatoria degli abusi edilizi di modeste dimensioni.

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Il sottoscritto,

premesso che, pur manifestando soddisfazione per gli emendamenti di proroga per la regolarizzazione, con possibilità di rateizzazione, dei pagamenti pregressi che riguardano gli abusi edilizi, approvati dal Senato nell'ambito della finanziaria, risulta altresì necessaria, come dallo scrivente specificato nella interrogazione n. 718 del 3 aprile 1997, la riapertura dei termini generali per la sanatoria degli abusi edilizi di modesta entità;

considerato che per molti cittadini interessati, residenti nei Comuni di Sassari e dell'intera Sardegna, non è stato possibile osservare le norme urbanistico-edilizie, spesso a causa delle lungaggini e inefficienze dei Comuni e delle difficoltà applicative delle norme vigenti, per i quali nuove possibilità di condono consentirebbero la regolarizzazione di abusi commessi dopo l'entrata in vigore della normativa;

rilevato che tale operazione, tra l'altro, rappresenterebbe una fonte di entrate per l'erario dello Stato e dei Comuni;

rilevato, altresì, che nella citata interrogazione, lo scrivente sottolineava la modesta entità e la necessità specifica degli abusi edilizi non sanati per i quali sarebbe da valutare positivamente la riapertura dei termini per il condono, a completamento delle norme presentate recentemente all'esame del Parlamento,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica per sapere se intendono intervenire ancora una volta presso il Ministro dei lavori pubblici, dopo la proroga per il pagamento del condono edilizio recentemente approvata dal Senato nell'ambito della finanziaria, per richiedere, sempre nell'ambito della stessa finanziaria, la riapertura dei termini generali per la sanatoria degli abusi edilizi di modeste dimensioni, necessità già evidenziata dallo scrivente nella interrogazione n. 718 del 3 aprile 1997.(890)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sul possibile ridimensionamento dell'Ospedale civile "A. Segni" di Ozieri.

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Il sottoscritto, premesso che:

I. la bozza di Piano sanitario regionale, attualmente in discussione, prevede il ridimensionamento dell'Ospedale civile di Ozieri, perché lo stesso non viene inserito tra gli ospedali sede di Dipartimento di emergenza;

II. si prevede inoltre la chiusura del centro trasfusioni, trasformandolo in "centro di raccolta del sangue";

III. questo "piano di razionalizzazione" è in netto contrasto con le linee di politica sanitaria affermate in più occasioni sia dall'Assessorato della sanità che dalla dirigenza della ASL n. 1;

IV. questo drastico ridimensionamento sicuramente creerà forte malcontento fra le popolazioni dell'intero distretto sanitario, per l'ingiustificata disparità rispetto alle altre zone della Sardegna,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere se non sia opportuno che la Giunta regionale riveda la bozza del Piano sanitario regionale, ripensando un necessario potenziamento delle strutture esistenti nel nosocomio ozierese e l'inserimento dello stesso tra gli ospedali sede di DEA, così come auspicato dalle popolazioni del Logudoro e del Goceano.(891)

INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità da parte della Regione di adottare misure urgenti per far fronte all'emergenza idrica in Gallura.

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Il sottoscritto,

premesso che l'Assemblea degli imprenditori agricoli, delle Comunità montane e degli Amministratori dei Comuni della Gallura ha recentemente approvato una "Risoluzione sull'emergenza idrica" nella quale si fa il punto sugli specifici interventi da attuare per sconfiggere l'emergenza idrica in Gallura, al fine di garantire nel territorio uno sviluppo equilibrato nei settori produttivi (agricoltura, turismo, artigianato, industria e commercio);

considerato che tale risoluzione investe del problema dell'emergenza idrica in Gallura il Governo nazionale, il Governo regionale e gli enti competenti e cerca di sensibilizzare a tutti i livelli politici e amministratori sulla reale emergenza e inadeguatezza del sistema di approvvigionamento idrico gallurese, auspicando un piano urgente di interventi da parte della Regione, nella persona del Commissario straordinario sull'emergenza idrica, dell'Assessore regionale dei lavori pubblici e dell'ESAF;

rilevata la preoccupazione degli agricoltori e degli amministratori della zona per la grave situazione di crisi idrica che provoca ingenti danni economici alle imprese agricole, alle industrie e all'indotto;

ritenuto indispensabile inoltre la realizzazione di adeguati interventi nelle infrastrutture e il varo del "Progetto agricolo-alimentare, industriale e commerciale per la Gallura" al fine di consentire la piena valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti e lo sviluppo economico legato anche al rapporto agricoltura-turismo,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale, in qualità di Commissario straordinario per l'emergenza idrica, l'Assessore regionale dei lavori pubblici e l'Assessore regionale dell'agricoltura per sapere se intendono adottare provvedimenti urgenti sia in prima persona, sia facendosi portavoce di tale emergenza presso il Governo nazionale, per fare fronte all'emergenza idrica e per favorire nel territorio della Gallura lo sviluppo agricolo, zootecnico e turistico. (892)

INTERROGAZIONE FOIS Paolo - BUSONERA - CUGINI - DETTORI Ivana - DIANA - FRAU - GHIRRA - LORENZONI - MILIA - OBINO - OPPIA - SANNA M. Noemi - SASSU - USAI Pietro - VASSALLO, con richiesta di risposta scritta, sul rinvio del termine per la dismissione delle strutture carcerarie dell'Asinara.

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I sottoscritti,

visto il decreto legge 27 ottobre 1997, n. 363, che ha spostato dal 31 ottobre al 31 dicembre 1997 il termine per la dismissione delle strutture carcerarie dell'Asinara;

rilevato che il suddetto decreto, che disciplina unicamente la questione del termine per la dismissione, interviene a modifica del decreto legge 23 ottobre 1996, n. 553 (convertito con Legge 23 dicembre 1996, n. 652) che all'articolo 6 bis attribuisce ad una conferenza di servizi il compito di verificare lo stato di attuazione, nell'isola dell'Asinara, della legge quadro sulle aree protette del 6 dicembre 1991;

sottolineato al riguardo che tutte le conferenze di servizi svoltesi successivamente al citato decreto del 23 ottobre si sono sviluppate intorno all'ipotesi della coesistenza, sull'isola dell'Asinara, di un parco e di una struttura carceraria destinata ad ospitare un limitato numero di detenuti a basso indice di pericolosità;

ricordato che, al di là di talune divergenze di opinione manifestatesi su questo particolare aspetto, nessuna delle amministrazioni locali interessate ha mai considerato definitiva la prospettata coesistenza del parco e della struttura carceraria;

precisato che la temporanea permanenza sull'isola di una tale struttura, mentre da un lato non ostacola in alcun modo la progressiva realizzazione del parco, rafforza d'altro lato il sistema di protezione dell'isola, particolarmente esposta al rischio di degrado ambientale in una fase di transizione piuttosto particolarmente delicata;

evidenziato che l'approfondito esame, nei diversi e complessi aspetti, dell'ipotesi di un parco che potesse coesistere con una struttura carceraria "leggera" non ha consentito alla conferenza di servizi di soffermarsi adeguatamente sui caratteri dell'area protetta da realizzare all'Asinara;

richiamata l'attenzione sulla necessità e urgenza di una completa e approfondita definizione del regime del parco, in considerazione anche dell'eccezionale rilevanza ambientale e della vulnerabilità del particolare ecosistema dell'isola,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'ambiente al fine di conoscere:

1) se il Governo abbia fornito spiegazioni circa le ragioni poste alla base della repentina decisione, concretatasi nel citato decreto legge n. 363 del 1997, di limitarsi a prevedere un rinvio di due mesi nella dismissione del carcere;

2) se risulti comunque che il provvedimento in questione sia stato adottato nella convinzione - non suffragata, peraltro, dai fatti - che le amministrazioni locali della Sardegna nord occidentale si opponessero ad un piano di graduale dismissione del carcere che consentisse la predisposizione di reali e adeguate misure di salvaguardia;

3) se abbiano già compiuto i passi necessari per ribadire alle competenti autorità governative la volontà della Regione che all'Asinara venga realizzato un parco che rispecchi le caratteristiche ambientali dell'isola e per chiedere, a questo fine, che il citato decreto legge n. 363 venga modificato nel senso di consentire una più prolungata permanenza, per il periodo strettamente necessario, di un presidio carcerario nell'isola. (893)

INTERROGAZIONE LADU, con richiesta di risposta scritta, sull'INSAR S.p.A.

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Il sottoscritto, premesso che:

u sull'INSAR S.p.A. e soprattutto sul futuro delle sue imponenti risorse economiche ed occupazionali pare si stia giocando in questi giorni una partita importante e sotterranea che al contrario avrebbe avuto bisogno di un più serio e trasparente confronto;

u l'INSAR S.p.A. ha un patrimonio netto di 71 miliardi di cui 40 di un fondo proveniente dalla legge nazionale n. 236 del 1993 per il recupero di personale cassaintegrato ed in mobilità;

u l'82 per cento di tali capitali è detenuto dalla GEPI-ITAINVEST che ha rilevato la quota ENI, mentre le restanti quote appartengono all'IRI, al CIS e all'ex EFIM;

u l'INSAR attualmente ha in carico tutta una serie di attività che riguardano in modo particolare:

1) il programma dei lavori di pubblica utilità in quanto la stessa ha certificato 683 piani di impresa, prevalentemente su progetti comunali, per un totale di 12.000 addetti che dopo un anno, è previsto, devono creare nuove imprese;

2) iniziative industriali tra cui alcune di grande rilevanza proposte da imprenditori esterni;

3) programmazione negoziata, in quanto partecipa al patto territoriale di Nuoro e ai contratti d'area di Siniscola, Ottana, Sassari, Sulcis-Iglesiente e al contratto di programma di Oristano;

considerato che tutto ciò prevede l'impegno e l'utilizzo di grandi risorse finanziarie pubbliche nel prossimo futuro chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

a) se è vero che la Regione, o chi per essa, ha avanzato in questi giorni richiesta di designazione di propri rappresentanti nel consiglio di amministrazione dell'INSAR il cui rinnovo è previsto nella assemblea del 21 novembre 1997 nonostante la stessa Regione non sia ancora entrata nel capitale dell'INSAR, rinunciando di fatto ad un ruolo di coordinamento e armonizzazione;

b) se è a conoscenza del fatto che l'Assessore regionale dell'industria ha già avanzato la richiesta alla GEPI-ITAINVEST di nomina del nuovo presidente, che naturalmente nella più sana logica di totale e brutale occupazione del potere corrisponde ad un noto esponente del suo partito, con la pretesa surroga dell'attuale;

c) se ritiene giustificabili nella forma e soprattutto nella sostanza queste operazioni, considerato che il PDS ha già saldamente in mano i più importanti enti di importanza economica della Sardegna ad iniziare dalla SIFRS, SIPAS, EMSA, CONSORZIO 21 e tanti altri ancora;

d) quali provvedimenti intenda adottare in merito a questo ulteriore atto di spregiudicata lottizzazione politica. (894)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta. sul ritardo nei pagamenti per forniture e servizi da parte della ASL n. 1 di Sassari.

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Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) se sia a conoscenza della grave situazione che attraversano molte ditte per i mancati o ritardati pagamenti delle prestazioni dalle stesse fornite alla ASL n. 1 di Sassari.
Infatti, per imprecisate ragioni di natura contabile, la ASL di Sassari non provvede ai pagamenti delle fatture emesse da moltissime ditte aggiudicatarie degli appalti per forniture e servizi (pulizie, manutenzioni di apparecchiature, acquisto di combustibile e quant'altro), ponendo così le ditte medesime in una situazione di disagio finanziario nei confronti sia delle banche che dei dipendenti.

2) se non sia opportuno intervenire con la massima urgenza presso la dirigenza della ASL n. 1 affinché si provveda con sollecitudine al pagamento di tutti i debiti, prima che le ditte fornitrici si vedano costrette a chiudere i battenti, mandando a casa centinaia di dipendenti, pur avendo crediti - in alcuni casi - di svariati miliardi. (895)

INTERROGAZIONE PITTALIS sull'asta pubblica indetta dallo Stato per la cessione del faro di Capo Comino di Siniscola e delle aree adiacenti.

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Il sottoscritto,

considerato che si ha notizia che verrà messo all'asta nei prossimi giorni dallo Stato il faro di Capo Comino di Siniscola e le aree demaniali ad esso adiacenti;

considerato che l'area ha un altissimo pregio naturalistico ed una vocazione ambientale;

considerato che lo Statuto speciale di autonomia per la Sardegna prevede, al suo articolo 14, che la Regione sarda direttamente succeda nei beni e nei diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliare ed in quelli demaniali;

considerato che non risulta che l'Amministrazione regionale abbia voluto avvalersi dello strumento previsto dall'articolo 14 dello Statuto;

considerato che tutto questo pare causa di un indubbio danno per l'intera collettività sarda,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'urbanistica ed enti locali per sapere:

1) se sia a conoscenza dei fatti esposti;

2) se l'Amministrazione regionale intenda acquisire il faro di Capo Comino di Siniscola. (896)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla iscrizione al REC (Registro Esercenti Commercio) presso la Camera di Commercio di Sassari.

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Il sottoscritto, premesso che:

I. un nostro conterraneo, emigrato per anni in Germania, ha conseguito presso la Camera di Commercio e Industria di Hannover - Hildesheim, dopo aver frequentato un corso triennale di formazione professionale (bandito dal Governo della Bassa Sassonia), la qualifica di cuoco. Tale qualifica abilita - come si legge nei documenti rilasciati dalle competenti autorità tedesche - all'esercizio della professione di cuoco sia alle dipendenze di terzi che in esercizio commerciale in proprio, e in quest'ultimo caso l'abilitazione consente anche la preparazione e somministrazione di alimenti, di bevande analcoliche e superalcoliche;

II. rientrato in Sardegna l'ex emigrato chiede l'iscrizione al REC (Registro Esercenti Commercio) al fine di poter aprire un proprio esercizio commerciale e poter lavorare autonomamente;

III. nonostante la documentazione presentata sia in originale tedesco che in copia in lingua italiana, il tutto debitamente vistato con "dichiarazione di valore" da parte del Console generale d'Italia di Hannover, non ha ottenuto a tutt'oggi l'iscrizione al REC da parte della Camera di Commercio di Sassari, che si rifiuta di riconoscere validità al corso professionale e alla qualifica rilasciata dalla Camera di Commercio e Industria di Hannover - Hildesheim, mettendo pertanto in grossa difficoltà l'ex emigrato sardo che rischia, non potendo lavorare in proprio nella nostra Isola, di dover rientrare in Germania;

IV. questa vicenda ha dell'incredibile nel momento in cui si aprono le frontiere dell'Europa e nel mentre un qualsiasi cittadino extra - comunitario, senza titoli specifici, viene messo nelle condizioni di ottenere in Sardegna con facilità quanto il nostro corregionario, con titoli, non riesce a farsi riconoscere,

chiede di interrogare l'Assessore del lavoro e l'Assessore del turismo, artigianato e commercio per sapere:

1) se la Germania sia in Europa e faccia parte insieme all'Italia dell'Unione Europea;

2) se siano cadute le frontiere fra le nazioni facenti parte della UE e se pertanto i titoli di studio o le abilitazioni siano validi in tutti gli Stati dell'Unione;

3) se non sia opportuno intervenire presso la Camera di Commercio di Sassari affinché - alla luce del buonsenso e della copiosa documentazione presentata - si riconosca all'ex emigrato sardo quanto conseguito in Germania, dandogli la possibilità di poter lavorare in proprio, prima che lo stesso - per le solite strane interpretazioni delle leggi - non debba riprendere la strada dell'emigrazione.(897)

MOZIONE PITTALIS - BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - CASU - FEDERICI - FLORIS - GRANARA - LIPPI - LOMBARDO - MARRACINI - MILIA - OPPIA - PIRASTU - TUNIS Marco Fabrizio di sfiducia alla Giunta regionale per le gravi inadempienze in materia di programmazione economica e finanziaria.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO che la Giunta regionale non ha ancora presentato, alla data odierna, al Consiglio regionale il disegno di legge finanziaria e di bilancio per l'esercizio 1998;

CONSIDERATO che la legge impone che tale disegno sia presentato entro e non oltre il 30 settembre dell'anno precedente l'esercizio finanziario cui il disegno si riferisce;

CONSIDERATO che i termini sono abbondantemente scaduti e che non pare possibile ravvisare cause di impedimento che meritino una particolare comprensione;

CONSIDERATO che il ritardo nella presentazione non potrà che provocare gravissime conseguenze economiche e finanziarie, paralizzando di fatto la Regione in lungo ed indeterminabile periodo di esercizio provvisorio;

CONSIDERATO che, se ancora non si è riusciti a trovare un accordo tra le diverse componenti politiche della Giunta regionale, con ogni probabilità la manovra, se mai dovesse arrivare in Aula, sarà sottoposta al solito tiro incrociato di interessi individuali, tali da snaturare qualsiasi progetto;

CONSIDERATO che è innegabile che la maggioranza già fragile che sosteneva la Giunta regionale non è in grado di esprimere un unitario progetto di governo per la Regione

impegna la Giunta regionale

a presentare immediate dimissioni per consentire una oramai non più procrastinabile formalizzazione della crisi politica della maggioranza e permettere al Consiglio regionale di assumere le determinazioni che riterrà opportune. (140)