Seduta n.213 del 25/07/2006
CCXIII Seduta
(Pomeridiana)
MartedI' 25 luglio 2006
Presidenza del Vicepresidente Secci
indi
del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 16 e 04.
CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 19 luglio 2006 (207), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Elia Corda e Marco Meloni hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana di martedì 25 luglio 2006.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interrogazione Sanjust, con richiesta di risposta scritta, sui contributi alle scuole d'infanzia non statali. "(565)
"Interrogazione Serra, con richiesta di risposta scritta, sui nuovi assetti provinciali. "(566)
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza:
MANCA, Segretario:
"Interpellanza Balia - Maninchedda - Masia - Salis - Serra, sulla gravissima situazione economica dei lavoratori del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale. (180)
PRESIDENTE. Constato la scarsa presenza di consiglieri in Aula, sospendo la seduta per 30 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 05, viene ripresa alle ore 16 e 34)
PRESIDENTE. Possiamo riprendere la discussione sul testo unificato.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu)
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Si dà atto che il consigliere Oscar Cherchi è presente.
(Risultano presenti i consiglieri: Atzeri - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - La Spisa - Lai - Lanzi - Manca - Maninchedda - Marracini - Mattana - Pinna - Pirisi - Pisu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Serra - Uras - Vargiu.)
PRESIDENTE. Sono presenti 39 consiglieri. Poiché non sussiste il numero legale, la seduta è aggiornata alle ore 17 e 07.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 35, viene ripresa alle ore 17 e 12.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)
Seconda verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Si dà atto che i consiglieri Petrini, Sanjust e Manca sono presenti.
(Risultano presenti i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Silvio - Cocco - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda - Farigu - Floris Mario - Floris Vincenzo - Frau - Gallus - Gessa - Giagu - La Spisa - Ladu - Lai - Lanzi - Licandro - Licheri - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marrocu - Mattana - Milia - Moro - Murgioni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pinna - Pisano - Pisu - Sabatini - Sanciu - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uras - Vargiu.)
PRESIDENTE. Constato la presenza del numero legale, possiamo riprendere i nostri lavori.
materia di bilancio e contabilità della Regione autonoma della Sardegna" (237)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del testo unificato della proposta di legge numero 151 e del disegno di legge numero 237.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Gradirei la presenza dell'Assessore della programmazione.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, lei ha facoltà di parlare…
CAPELLI (U.D.C.). Gradirei la presenza dell'Assessore della programmazione.
PRESIDENTE. La Giunta è presente.
CAPELLI (U.D.C.). Ripeto ancora che gradirei la presenza dell'Assessore della programmazione.
PRESIDENTE. La capisco, l'apprezzo, però non so che cosa dirle… il Consiglio…
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo una sospensione dei lavori di 5 minuti.
PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni, sospendo la seduta per 5 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 15 , viene ripresa alle ore 17 e 21.)
E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, ho chiesto la sospensione dei lavori per esigenze che erano simili a quelle dell'Assessore, pertanto non volevo mancare di rispetto agli altri Assessori presenti in Aula.
Nelle relazioni che sono state svolte stamattina in Aula e in alcuni interventi sul disegno di legge in discussione, si è fatto ampio riferimento ai lavori in Commissione. È stato riconosciuto - devo dire, con molta lealtà e correttezza, dal collega Licheri - che grazie alla partecipazione assidua e costante della minoranza, si è potuti andare avanti in Commissione nell'esame di questo disegno di legge. Anche in quella Commissione, infatti, il numero legale è sempre stato garantito dalla minoranza.
L'esame del provvedimento è stato caratterizzato, a mio avviso, dalla necessità di recuperare tempo, a discapito di un approfondimento adeguato all'importanza del testo di legge che abbiamo in esame. E il tempo si recupera, come molto spesso avviene, anche in Aula, comprimendo gli interventi, oppure allungando gli orari della discussione. Tutto ciò a causa - come dimostrato anche in apertura di questa seduta della costante mancanza del numero legale.
Stamattina è mancato due volte. Il Consiglio convocato per le ore 10 è iniziato alle 11 e 45 e si è concluso alle 2. Questo pomeriggio i lavori dovevano iniziare alle 16 e invece si sta iniziando alle 17 e 23. Poi magari, alla conclusione dei lavori, prevista per le ore 20 o 21, si dirà che c'è la necessità di continuare, andare avanti, con il piccolo particolare che mentre la minoranza è presente la maggioranza non è in grado di garantire il numero legale. Non voglio leggere dietro questa mancanza del numero legale segnali di tipo politico, perché non ce ne sono, dico semplicemente che è sintomo di un disimpegno, ognuno poi farà il suo esame di coscienza e interpreterà il ruolo di consigliere regionale come meglio crederà.
Stiamo continuando, con questo disegno di legge, un percorso di riforma che, ahimè, devo dire, è iniziato con questa legislatura. L'"ahimè" però non è riferito al fatto che non siano necessarie le riforme: anzi! Abbiamo infatti da tempo ritenuto che tra le priorità del Governo regionale e dei programmi che sono stati presentati, anche dalla nostra parte, vi è la necessità di intervenire con decisione e determinazione nella riforma della macchina burocratica, della macchina amministrativa, dello Statuto, nella riforma del Regolamento stesso, in modo da avere un'Amministrazione moderna al servizio dei cittadini, che sappia offrire risposte veloci e precise, un'organizzazione dell'Aula che non registri più tempi biblici, e soprattutto che non consenta perdite di tempo, una legge di bilancio, che recepisca anche quelle novità riguardanti le politiche finanziarie, gli strumenti finanziari in genere, e che sia, in ogni caso, garantista di un sistema democratico.
Ecco, sotto questo punto di vista devo dire che tutte le riforme che sono state presentate, al di fuori della modifica della legge sul sistema socio-assistenziale (votata all'unanimità e quindi condivisa dalla minoranza) si sono rivelate riforme non ragionate. Credo che sia, infatti, sotto gli occhi di tutti che nonostante le pur opportune segnalazioni provenienti da diversi colleghi, e non solo della minoranza, molte leggi (vorrei ricordare la legge sull'istituzione delle nuove tasse, la legge sulla Consulta, la legge numero 8, l'ultima legge di modifica del sistema sociosanitario) sono tutt'altro che ragionate. Sta di fatto che, così come segnalato dalla minoranza, queste leggi (una per tutte quella sulle "supertasse", sono sotto la lente di ingrandimento del Governo centrale. Anche questo è stato detto, ma sicuramente non è stato amplificato, perché anche l'amplificazione verso l'esterno di quello che avviene in quest'Aula sta attraversando momenti sempre più bui.
Ma, l'Aula, appunto, che cosa fa? Paga l'inconsistenza relativa non agli interventi dei colleghi, che qui si alternano nel porre la loro attenzione, le loro ragioni, le loro proposte di modifica, le loro proposizioni, ma al dibattito consiliare, che sta perdendo sempre più di significato. E poco serve che qualche collega, dai banchi della maggioranza, faccia sentire la sua voce, mostri la sua visione diversa rispetto alle leggi presentate dal Governo, dall'Esecutivo e da questa maggioranza.
C'è stata una voce grossa che si è alzata non solo in questa mattina, in fase di esame di questo disegno di legge, ma anche, per esempio, durante l'esame del maxi collegato. Ricordo che il tono era lo stesso, ricordo che le argomentazioni erano molto simili. Questo avviene in quest'Aula e avviene anche in altre Aule: si pensi, per esempio, alle discussioni sull'indulto nell'Aula parlamentare, in quel di Roma, così come a quella sulle missioni militari all'estero. Si alzano queste voci, dopodiché, come i gamberi si fanno i passi indietro. Ricordo che, in occasione dell'esame del maxi collegato, è bastato un colloquio col Presidente di circa mezz'ora (che avrà usato sicuramente degli argomenti di convincimento utili) perché quelle voci, gradatamente, si sono sempre più smorzate e, sempre più, sono tornate nel silenzio e nel gregge, diciamo così.
Oggi è avvenuto lo stesso. Credo che la più alta presa di posizione di opposizione al metodo, al contenuto, al merito di questa legge, sia arrivata proprio dai banchi di questa maggioranza. E credo non sia sfuggito a nessuno. L'importante non è tanto che sfugga alla comunicazione esterna, come spesso avviene, ma l'importante è che l'abbiamo sentito tutti noi; abbiamo sentito le classiche posizioni divergenti rispetto alla linea di maggioranza che provengono dai banchi dell'estrema sinistra di quest'Aula. In modo e in tempi diversi, quegli stessi problemi sono stati posti anche dalla minoranza, che ha indicato serie questioni, ha espresso osservazioni puntuali su questa come su quelle altre leggi, osservazioni che attenevano a profili di illegittimità, per certi versi, di anticostituzionalità, per altri, di merito, di non condivisione legittima di metodo e di obiettivi.
Io non credo che le eccellenti menti consulenziali di questa Giunta, così come le eccellenti personalità che ricoprono i ruoli in Giunta, possano non aver osservato, non aver colto le osservazioni che la minoranza ha sempre espresso in maniera collaborativa e propositiva sui disegni di legge di riforma che sono approdati in quest'Aula. Perciò ritengo che quelle riforme non ragionate, siano state portate - e questo è ancora più grave - gran parte delle volte all'attenzione dell'Aula e della gente soprattutto per dare delle risposte elettorali.
Si sono assunti degli impegni. Si sono assunti degli impegni anche sui tempi. Neanche uno di quei tempi è stato rispettato, non uno: dai DPEF, alle finanziarie, al piano sanitario. Ricordo che il grande cavallo di battaglia di questa Giunta era la presentazione di un piano sanitario, immediatamente, e fu enunciato mediaticamente per il Natale del 2004; poi da Natale si è passati a Santo Stefano, da Santo Stefano si è passati a Capodanno, da Capodanno alla Pasqua, quindi si è passati al Ferragosto, si è celebrato un altro Natale e oggi siamo ancora in assenza di un piano sanitario.
Abbiamo corso invece per modificare la "5" che, stranamente, recava nel titolo l'espressione "tutela della salute", mentre il succo di quella legge, il cuore di quella legge era la tutela di interessi. Nulla è stato fatto in quella legge per il controllo della spesa farmaceutica. Nulla è stato fatto per definire il ruolo guida della sanità pubblica (come invece sosteneva l'Assessore in diverse sedi) anzi c'è come un meccanismo che consentirà un rifiorire di assegnazioni di posti letto al privato (leggasi Gallura). E' una sorta di sanatoria, quasi un indulto volto a sanare quelle posizioni di illegittimità ormai dimostrate e conclamate dei direttori amministrativi e sanitari che questa Giunta e quest'Assessore hanno determinato.
Per informazione di chi non c'era (e avrei gradito molto capire se ne era al corrente), avevo predisposto anche un piccolo fascicolo che ho consegnato in Commissione - che qualche collega della maggioranza ha avuto la bontà di leggere, di vedere, di verificare e condividere - per dimostrare che anche le ultime sentenze della Corte di Cassazione hanno dato ragione a chi sostiene che negli enti sanitari, nelle AA.SS.LL. , non possano essere nominati direttori sanitari amministrativi che non abbiano almeno cinque anni di anzianità in enti e strutture sanitarie.
Noi, in un'interpellanza anch'essa sempre rimasta senza risposta, abbiamo segnalato che le nomine avvenute nelle AA.SS.LL. di Lanusei, nella ASL numero 8, nell'Ospedale Brotzu di Cagliari e quant'altro, erano avvenute senza che venisse rispettato questo requisito.
Allora, in quella legge cosa si fa? Si inserisce una norma per sanare una posizione, chiaramente, ovviamente, illegittima. Ma anche qui, Assessore, mi è sembrato, dopo una lettura più approfondita, rispetto alla lettura comunque attenta che abbiamo effettuato in Commissione, che qualche sanatoria, all'interno dell'articolato, sia stata predisposta. Si arriva, addirittura, non solo a modificare la "11", ma si arriva a modificare la legge numero 31 o le competenze stabilite dalla legge numero 31 nell'articolo, per esempio, 25.
Perciò, stiamo modificando, sì, una legge finanziaria, ma il vizietto di modificare anche altre leggi che non hanno niente a che vedere o che in qualche modo cerchiamo sempre di rivedere permane. Arriviamo perfino a modificare e a cancellare articoli di legge che sono stati approvati nell'ultima finanziaria, ma anche questa è una costante. Arriveremo a breve a modificare anche l'ultima legge sul commercio che abbiamo appena votato.
Perciò, riformare per noi era un interesse primario, una priorità. Però le riforme, a nostro avviso, devono riformare ciò che non va bene, le norme che non sono più adeguate, gli enti che non sono più adeguati. Siamo perfettamente d'accordo che bisogna riformare, cancellare, azzerare ancora di più i Consigli di amministrazione. Ma poi arriveremo a fare un saldo di queste riforme tra Consigli di amministrazione che comunque, in qualche modo, non sfuggivano al controllo del Consiglio regionale, almeno per nomina. Commissioni nuove, Presidenze nuove, incarichi dirigenziali e simil-dirigenziali nuovi.
Continuo a dire: Va bene riformare, è giusto riformare, per i motivi che ho riferito in premessa. Ma, vogliamo verificare perché alcune cose non hanno funzionato? Dipende dalla norma o dalle scelte che questo Esecutivo e altri Esecutivi nel passato hanno operato? Allora, dipendente realmente tutto dalla norma che la pubblica amministrazione sia ingessata o che molto spesso siano state scelte persone a guida di enti non all'altezza della situazione? Ecco, prima di riformare, verifichiamo il perché quella legge, quella norma, quell'ente, quell'agenzia non ha funzionato nel tempo.
Avevamo detto che dovevamo produrre dei testi unici. Io non ho visto nessun testo unico, nessun testo unico per l'industria, per l'agricoltura. Non siamo ancora intervenuti in nulla di ciò. E' stato invece utilizzato per riordinare la pubblica amministrazione lo spoil system. Rievoco termini anche a voi molto cari, colleghi della maggioranza: si è riordinata la pubblica amministrazione, utilizzando - ecco i termini vostri - "parentopoli", "aziendopoli". Quest'ultimo è un termine nuovo molto simile a "parentopoli", da voi utilizzato per la riforma della pubblica amministrazione. Con questo criterio avete riformato anche il sistema consulenziale di avvocati, ingegneri, consulenti, e chi più ne ha più ne metta. Un sistema esasperato, quello consulenziale, che ha prodotto poco.
Ricordo inoltre che in sede di esame della legge sulle tasse si è proceduto ad una variazione del testo per ben cinque volte. Si era anche detto, a qualcuno era sfuggito, che "Ci sono fior fior di consulenti che hanno studiato queste cose", e vedo che state aggiungendo anche un ex Presidente di Corte costituzionale, che se interviene come è intervenuto prima per modificare la legge sulle "supertasse" oggi impugnata sarebbe meglio se vi privaste di quella consulenza. Probabilmente, gli anni sono passati e anche lui con la testa ci sta poco.
Quindi, se tutti questi consulenti hanno prodotto questo tipo di riforme, è meglio farle da soli, almeno spenderemo di meno; quanto meno avremo a che fare con meno sanatorie.
Dicevo, faremo il saldo poi di questa situazione. Ma perché questa premessa è confacente ed in linea con l'esame di questo testo di legge? Lo vedremo nell'articolato, lo vedremo in un articolato che, in molte parti, pecca o in molte parti si aggroviglia su se stesso, non semplificando - e su questo siamo disponibili a lavorare insieme a voi - quel percorso che deve agevolare una rapida riforma del bilancio, una rapida stesura dello stesso, una rapida approvazione e di tutte quelle norme che servono a rendere più efficace, più moderna, più al passo coi tempi, la stessa amministrazione regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, il nostro parere su questa legge è un parere articolato, ed è un parere che segue il filo logico di una riflessione che sarebbe interessante condividere con i colleghi del centrosinistra, per comprendere quante parti della riflessione siano condivisibili e quante parti, invece, siano viziate dall'appartenenza e, quindi, dal fatto di essere all'opposizione.
Io ho ascoltato stamattina due interventi interessanti, quelli dei colleghi Uras e Balia, i quali hanno, comunque, aperto degli spazi di riflessione, di ragionamento, di discussione con l'intero Consiglio, esternando anche le loro perplessità sul testo di legge che oggi è in discussione. Per cui, forse, il passaggio relativo a ciò che di questa legge può essere condiviso e ciò che può essere frutto di una rielaborazione da parte dell'intero Consiglio, può essere un passaggio interessante.
Stiamo discutendo, infatti, non più di una legge di riforma sanitaria, come abbiamo fatto la scorsa settimana, per la quale sarebbe stato assolutamente legittimo che si confrontassero delle filosofie differenti e che il centrosinistra seguisse una propria filosofia (e invece quello che noi abbiamo contestato è proprio l'assenza, in quella legge, di una filosofia) ma della riforma della legge di contabilità, dei meccanismi di programmazione economico-finanziaria che, comunque, il Consiglio regionale si dà. Quindi stiamo piano piano trasferendoci verso il settore delle regole, verso un settore che, come ha ricordato il collega Uras - e io credo di condividere lo spirito del suo intervento - è un settore che non è più proprietà di maggioranza o di minoranza, per il quale è interesse del Consiglio regionale approvare norme che durino oltre la legislatura, oltre le Giunte, comunque, quindi norme che siano di garanzia e di salvaguardia per il Consiglio, per le maggioranze e le minoranze che inevitabilmente in Consiglio si alternano, per le Giunte e i Presidenti che inevitabilmente si alternano alla guida della Regione.
Se noi, pertanto, sulla base di queste riflessioni provassimo a fare uno sforzo, per capire se, modifiche fatte a questa legge, possano aiutarci ad arrivare a condivisioni più larghe, è possibile che lo sforzo dia qualche risultato e anche soddisfazione a chi, all'interno di questo Consiglio regionale, pur nella differenza tra le parti, cerca la condivisione su tutto ciò che è possibile condividere.
E' facile, del resto, cercare la condivisione quando la condivisione è strumentale a chi Governa; cioè è naturale che sulla vertenza delle entrate, chi Governa, o il Presidente del Consiglio, si pongano il problema dell'unita del Consiglio di fronte al Governo nazionale, al Sottosegretario Letta, però bisogna che ci sia lo stesso atteggiamento di disponibilità anche quando la minoranza chiede di discutere e di entrare nel merito, e anche di accettare, se occorre, e se è possibile, qualche suggerimento proveniente dai banchi della minoranza, su leggi che rappresentano, comunque, una rivoluzione importante del precedente metodo datosi da questa Regione.
Devo dire che, fatta questa premessa sulla legge che propone l'assessore Pigliaru, al di là di una serie di interventi di carattere tecnico che riguardano strettamente la contabilità della Regione, e sui quali, quindi, la possibilità di un giudizio politico è più sui risultati che sul metodo stesso, il metodo che la Giunta per il tramite dell'assessore Pigliaru propone, sembra per larga parte condivisibile.
Quest'Aula ha infatti preso atto che il meccanismo di formazione dei documenti di programmazione economico finanziaria, e di bilancio, che è stato proprio degli ultimi anni della Giunta di centrodestra (ma io credo anche delle precedenti Giunte di sinistra, e anche del primo anno della nuova amministrazione) è un meccanismo non sostenibile, nel senso che, tra documento di programmazione economico-finanziaria, legge finanzaria di bilancio, l'Aula rimaneva sostanzialmente bloccata per sei mesi. Questo comportava che la legge finanziaria venisse caricata di significati da tutte le parti sociali, indistintamente, finendo per appesantirsi ulteriormente.
Durante la discussione della legge finanziaria, il Consiglio veniva così chiamato a discutere di tutto, procedendo in quel modo di legiferare frammentario, discontinuo, incongruo, non intrecciato nella complessiva organizzazione, che ha reso la legislazione di questa Regione, frammentaria, incongrua, talvolta indecifrabile, talvolta contraddittoria, difficilissima da applicare e, quindi, fatta apposta per l'abuso.
Tanto più la legislazione è articolata e frammentata, tanto più è facile, infatti, che, chi deve abusare, riesca a trovare lo spazio per abusare.
Quindi, siccome su questo siamo tutti d'accordo, non ci può essere da parte della minoranza un atteggiamento di pregiudizio di fronte ad una legge che arriva in Aula e che ha come indicazione quella di modificare, semplificare, rendere tutto più congruente, rendere tutto più facile, rendere tutto più agevole e praticabile. E' evidente che, da parte nostra, che pure siamo minoranza, esiste lo stesso identico interesse che ha la maggioranza ad arrivare a semplificazioni normative, ad arrivare alla certezza del diritto, ad arrivare alla garanzia del cittadino, ma anche del consigliere regionale che approva le leggi. Va pertanto sottolineato come ci sia una condivisione degli obiettivi; condivisione degli obiettivi che, spesso, genera condivisione anche dei percorsi e dei metodi. Quindi, vediamo se, ne caso concreto, c'è condivisione dei metodi e dei percorsi.
Io devo dire che, da parte nostra, c'è qualche perplessità non fugabile in Aula, sul meccanismo che viene proposto, meccanismo in vigore e, sembra, perfettamente efficiente ed "oliato" in diverse altre realtà italiane. Diverse altre regioni, infatti, presentano un Piano regionale di sviluppo che può essere aggiornato annualmente attraverso il documento annuale di programmazione economico-finanziaria il quale trova poi, all'interno della finanziaria, gli strumenti attuativi diretti. Ciò permette alla Giunta di dire: noi adottiamo un meccanismo che è analogo a quello delle altre regioni italiane, un meccanismo relativamente semplice, un meccanismo probabilmente che può funzionare sia per dare esplicitazione alle volontà politiche di programma espresse dalla Giunta regionale, sia per garantire i passaggi in Aula che consentono l'aggiornamento del programma, del progetto, e anche il suo essere calato annualmente nella realtà concreta delle cose.
Io ho il dubbio che questo meccanismo possa presentare ancora degli elementi di eccessiva complessità, nel senso che possa essere, comunque, un meccanismo troppo vincolistico. Non sono assolutamente certo, infatti, che la molteplicità passaggi in Aula sulle grandi programmazioni garantisca una reale attività di controllo del Consiglio, com'è giusto che sia. Non vorrei che succedesse esattamente il contrario, cioè che l'eccesso delle moltiplicazioni dei passaggi in Aula possa comportare esattamente quello che succede oggi per il DPEF, o che succedeva fino ad oggi per il DPEF, quando il DPEF era un documento che forse impegnava nella sua redazione l'Assessore della programmazione, ma che non era assolutamente collegato, in maniera stringente, cogente, con la legge finanziaria. Praticamente passava in Consiglio come passa un ufo, con tutti che lo guardavano esterrefatti, commentando e chiedendosi che tipo di struttura fisica vi fosse dietro la luminosità che si vedeva passare nel cielo.
In sostanza, però, nessuno ha mai pensato che un DPEF potesse cambiare la Regione Sardegna, o che potesse avere delle ricadute di grande effetto sull'economia e sulla società sarda nel suo complesso.
Quindi, questa è la mia perplessità; perplessità, che, addirittura, mi porterebbe a chiedere alla Giunta ulteriori semplificazioni, se è possibile, e perplessità che si scontra quasi, devo dirlo con onestà, con l'atteggiamento di tipo schizofrenico della Giunta regionale, della maggioranza di centrosinistra. Noi siamo infatti andati ad approvare una legge sanitaria, all'interno della quale erano presenti anche delle fasi di programmazione, beh, alla programmazione sanitaria, partecipano, sostanzialmente in Sardegna, tutti, nel senso che, la legge sanitaria che voi avete approvato la scorsa settimana prevede, in pratica, che chiunque respiri sul territorio regionale della Sardegna sia comunque dentro qualche Commissione che esprime il proprio parere o sul piano aziendale delle ASL o sulla programmazione della Regione, o sul piano triennale delle ASL, o sul bilancio di previsione delle ASL.
Insomma, non so quante Commissioni vengono attivate per poter fare la programmazione sanitaria.
Allora, poi, vedere che la legge di programmazione generale della Regione viene approvata senza che esista nessun obbligo e nessuna fase di concertazione, lascia esterrefatti. Non si capisce proprio quale sia il motivo per cui la sanità rappresenti un capitolo assolutamente a parte, assolutamente diverso e assolutamente avulso dal contesto dell'intera realtà sarda. Bisognerebbe cercare di avere una spiegazione dalla Giunta.
In sanità tutto deve essere programmato sentendo tutti, sentendo la Conferenza di distretto, sentendo il Collegio dei sanitari, sentendo il Collegio di direzione, sentendo la Conferenza provinciale, sentendo la Conferenza programmatica Regione-enti locali, sentendo l'universo mondo, sentendo i sindacati, gli ordini professionali, le associazioni di categoria, tutti, ma per quanto riguarda la programmazione regionale, non sanitaria, non si sente nessuno. Io penso, tutto sommato, che la strada "giusta" sia più vicina a quella che propone l'assessore Pigliaru che non a quella che ha proposto l'assessore Dirindin. E' probabile che la strada dell'assessore Pigliaru riesca a condurre a risultati veri di programmazione, dove immagino ci siano anche dei momenti di concertazione, mentre la strada imboccata dall'assessore Dirindin, dove viene concertato anche lo spostamento delle bottiglie d'acqua sui tavoli dei direttori generali, verosimilmente non porterà da nessuna parte, se non ad un assemblearismo che era tipico dei Comitati di gestione e che speravamo fosse definitivamente scomparso dalla gestione della sanità sarda.
Quindi è sorprendente vedere a distanza di due settimane, anzi, di tre giorni in due settimane differenti, la Giunta regionale che, per parte di due diversi Assessori, presenta un progetto assolutamente diverso, tanto concertativo quello presentato dall'assessore Dirindin, ma esageratamente (non ve lo ripeto perché vi ho sicuramente ossessionato per diversi giorni la scorsa settimana, e mi sembra ingeneroso rifarlo anche oggi) quanto assolutamente molto più elastico e molto più veloce nei suoi passaggi, quello prospettato dall'assessore Pigliaru. Sarebbe interessante capire qual è la vostra strategia di programmazione, quella vera. Quella dell'assessore Dirindin o quella dell'assessore Pigliaru? Perché non è possibile che la stessa maggioranza esprima due proposte di legge così radicalmente diverse, in materia di programmazione, a seconda che si parli di quella sanitaria o di quella generale.
Però, fatta questa premessa, che poi è una premessa su cui voi, se volete, potete dare delle spiegazioni, io devo dire che, mi sembra, che il nodo politico fondamentale di questa legge risieda all'interno degli articoli 5 e 6. E' un nodo politico che si ricollega a ciò che ci siamo detti (almeno che io vi ho detto) sinora, ma che ho sentito dire anche da qualche vostro collega di minoranza. E cioè: vogliamo attribuire alla legge finanziaria la valenza che le è propria, cioè di legge che disciplina aspetti di carattere puramente finanziario, per cui viene approvata da questo Consiglio regionale nei 40 giorni previsti dal Regolamento e poi si discute del resto, oppure vogliamo recuperare quei vecchi meccanismi del passato che appesantivano la legge finanziaria e che portavano a discussioni in Aula anche della durata di sei mesi? Vogliamo ritornare in Aula con una legge finanziaria di quel genere, pensando che il vincolo cogente dei 40 giorni previsto nel Regolamento ci consente di portare a casa, in 40 giorni, chissà quali risultati? Ma, insomma, se questo fosse il vostro ragionamento, sarebbe, a mio avviso, un ragionamento sbagliato, perché è stato dimostrato mille volte che un modo di legiferare non organico, non congruente, non ragionato, non coordinato col resto della legislazione precedente e successiva non è cosa buona. E non è cosa buona e utile né per il Consiglio regionale che si assume la responsabilità delle leggi, né per il mondo sardo sul quale gli effetti delle leggi ricadono. Per cui il comma l) e il comma m) dell'articolo 5 sono due commi che fanno ritornare in mente la vecchia cultura di cui ho parlato sino adesso e da cui questo Consiglio regionale tende a liberarsi, e cioè la cultura di una legge finanziaria che contenga tutto, che contenga riforme di settore, che contenga nuovi finanziamenti su cui non c'è una precedente norma di legge che li possa sostenere, che contenga, pertanto, elementi impropri rispetto alla manovra finanziaria stessa.
Se questo è, se questa fosse la vostra intenzione, il rischio è che noi ci ritroviamo nuovamente di fronte a manovre finanziarie che estenuano il Consiglio, che lo fanno lavorare fino alle tre del mattino in un braccio di ferro fisico esibito tra maggioranza e minoranza, con norme approvate o corrette in aula alle tre del mattino, quando la lucidità della maggior parte di noi è ridotta al lumicino.
E così come voi non vorreste essere operati da un chirurgo che avesse lavorato già nelle 16 ore precedenti ed è allo stremo della sua forza fisica, così io non vorrei essere governato da legislatori che approvano emendamenti verbali alle tre del mattino, perché immagino che non sia il modo migliore per approvare norme di legge ispirate all'interesse generale.
Se così invece non è, e cioè se ho mal compreso il comma l) e il comma m) e voi non avete nessuna intenzione di inserire riforme organiche all'interno della legge finanziaria, allora vi chiederei sin d'ora di chiarire che volete espungere dal testo il comma l) e il comma m) dell'articolo 5. Questo ci aiuterebbe sicuramente a procedere più velocemente e a creare anche un clima di fiducia nei confronti della legge e, quindi, una possibilità di andare molto più rapidamente al sodo.
Stesso ragionamento vale per l'articolo 6, relativo ai disegni di legge collegati alla finanziaria. Ma i collegati alla finanziaria, colleghi, sono quelli previsti da un Regolamento durante la vigenza del quale la manovra durava sei mesi; così si era pensato che potesse essere un atto di intelligenza prevedere dei disegni di legge collegati da approvare nei successivi 40 giorni. Voi sapete che la Giunta di centrodestra collegò alla finanziaria mari e monti, e non approvò mai niente, ma voi stessi con un ordine del giorno avete collegato, nella scorsa manovra finanziaria, diversi disegni di legge che non sono stati approvati!
Il collegato ha una funzione laddove esista una manovra finanziaria oggetto di fiducia da parte del Governo! Di richieste di fiducia da parte del Governo! Qui non c'è la possibilità di richiedere la fiducia da parte del Governo! Quindi, avere dei collegati e pensare che i collegati possano davvero seguire una corsia preferenziale che non sia solo quella politica (sulla quale siamo perfettamente d'accordo, ma non c'è bisogno di chiamarli collegati in maniera regolamentare), non serve a niente! Quindi, anche qui eliminando l'articolo 6 si riuscirebbe a creare un clima che ci aiuterebbe a procedere velocemente all'approvazione di questa legge.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Signor Presidente della Giunta, signor Presidente del Consiglio, anch'io rivolgo gli auguri al Presidente Secci per la sua prima seduta come Presidente, intervengo per sottolineare alcuni elementi rispetto al dibattito che c'è stato.
Mi pare importante dire che condivido alcune preoccupazioni espresse anche dalla minoranza e le condivido aggiungendo che questa non è una legge inemendabile, e che pertanto dobbiamo fare uno sforzo tutti quanti - faccio un bagno di ingenuità in questo senso e quindi, forse, avanzo proposte rientrano a pieno titolo nella categoria dell'ingenuità, che in politica non ha molto successo - per modificare, in qualche modo, l'approccio a riforme di questo tenore.
Condivido le osservazioni dell'onorevole Capelli - mi dispiace che adesso non sia in Aula - quando sostiene che non è bene che l'Aula sia sottoposta a ritardi come quelli dovuti alla mancanza del numero legale, o all'allungamento dei tempi perché è mancato, all'interno della minoranza o all'interno di un singolo Gruppo, il tempo per una adeguata discussione di provvedimenti che hanno questa importanza. E proprio il fatto che si rallenti l'attività dell'Aula rivela che non stiamo approvando provvedimenti di nessuna importanza, ma stiamo approvando provvedimenti di grande importanza.
In questo senso alcune critiche provenienti dall'opposizione che affermano che queste sono leggi che non cambiano nulla, non hanno ragion d'essere; vale per la legge approvata la scorsa settimana, vale per le leggi che approveremo nei prossimi giorni.
Il secondo tema è questo: nella scorsa legislatura alcuni di noi pensavano che fosse importante abolire la finanziaria, non correggerla e limitarla agli elementi di spesa, perché poi la finanziaria diventa comunque, anche con i vincoli duri che proponeva nel disegno di legge numero 151 l'onorevole Floris, un treno a cui si aggrappano le leggi che rimandano la quantificazione della spesa in finanziaria. Quindi c'è un problema, comunque, da affrontare. Allora, si potrebbe decidere di abrogare lo strumento della legge finanziaria, di non usarla più; la finanziaria abrogata costringerebbe, sostanzialmente, a fare un bilancio con il Documento di programmazione e ad approvare le leggi per poter spendere. Questo potrebbe funzionare se il meccanismo fosse perfetto, cioè se il Consiglio fosse in grado in 15 giorni - in 15 giorni! - di ottenere il supporto per iniziare un iter legislativco ordinario che contisse di modificare le leggi di spesa. Sappiamo che governare non permette questo; non l'ha fatto la scorsa maggioranza consiliare; é complicatissimo farlo adesso, ma soprattutto è complicato decidere se intervenire modificando e migliorando la finanziaria o abrogandola del tutto. E' un argomento che va esaminato anticipatamente, anche tra maggioranza e opposizione, in un rapporto leale.
L'ho detto prima: probabilmente è un elemento di ingenuità, però dobbiamo tutti quanti cercare di evitare di arrivare in Aula con un approccio sostanzialmente conflittuale, sostanzialmente rallentante, che non produce altro altro se non piccoli cambiamenti (o grandi cambiamenti a seconda che siano cose importanti), ma non mutano il clima di lavoro in quest'Aula, che invece sarebbe bene cambiare per poter attribuire, nel processo legislativo, il giusto ruolo a questo Consiglio.
Non aggiungo altro, nel senso che penso che sia un elemento sul quale occorra riflettere e provare a improntare uno stile diverso dentro la coalizione e anche tra le parti. Io però credo, nel merito, che la legge non sia inemendabile, che alcuni dei problemi posti dalla minoranza siano problemi condivisibili anche dalla maggioranza, che il lavoro svolto in sede di Commissione sia un lavoro di valore, frutto di riflessione, ma che l'Aula abbia comunque una sua sovranità, anche perché non è detto che la composizione delle commissioni rispecchi perfettamente i rapporti di forza nell'Aula.
Tuttavia, alla base di questa legge, c'è una scelta politica precisa, che non è possibile mettere in discussione perché non è una scelta emendabile sotto il profilo del "lo correggiamo in una direzione o lo correggiamo nell'altra"; c'è un obiettivo strategico fondamentale, una scelta politica della maggioranza che non è una scelta politica caduta dall'alto - e mi riferisco alle affermazioni dell'onorevole Diana stamattina quando diceva: "Facciamo prima la legge di contabilità e poi quella di programmazione" - perché la decisione fondamentale che la maggioranza ha preso è che il passo in avanti che bisogna compiere, nel correggere sia la finanziaria sia il Documento di programmazione, è quello di legare intimamente gli atti di bilancio con le azioni di programmazione, integrandole.
Non è una strada inventata dalla Giunta regionale, dall'assessore Pigliaru; è una strada intrapresa in Francia, intrapresa in altre Regioni italiane (la Toscana due mesi fa ha suscitato un grande bailamme più per le foto con le quali era corredato il documento che per il fatto che approvava un bilancio per obiettivi).
In un'intervista, a una domanda precisa Padoa Schioppa, 20 giorni fa, ha risposto: "Mi piacerebbe fare il bilancio per obiettivi, ma non abbiamo ancora la struttura in grado di farlo". Questa maggioranza dice: "Noi pensiamo che con una finanziaria che ha creato, in qualche modo, dei buchi e con un DPEF che non ha superato l'esame di rendere chiari gli obiettivi e trasparenti le scelte di spesa, si debba introdurre, per rispondere a questo, un cambiamento che vada nella direzione di strutturare integrando atti di bilancio e azioni di programmazione dentro un modello di bilancio per obiettivi strettamente correlati ad un'attività di programmazione". Ora, si può essere, sotto questo aspetto, d'accordo o non d'accordo sulla terapia. E' una scelta politica; uno si assume le responsabilità e garantisce che i dubbi che abbiamo sul fatto che si eviti che la finanziaria diventi una legge omnibus, sul fatto che non si usi la finanziaria per inserirci di tutto, sul fatto che gli strumenti previsti non vengano cancellati non si avverino.
Io penso che tutti abbiamo interesse a che aumenti la trasparenza degli atti di bilancio, delle scelte strategiche, che il Consiglio si qualifichi sul fronte delle scelte strategiche, sapendo orientare, da Consiglio, la Giunta, sapendo orientare dentro la maggioranza, ma non solo dentro la maggioranza, le scelte in modo da renderle chiare, distinte e sottoponibili alla valutazione degli elettori. In questo senso i ragionamenti sulle modifiche possono interessare gli elementi specifici e ferma restando l'impostazione generale. Perché oltre all'impostazione generale si propongono all'Aula altri cambiamenti che rafforzano ulteriormente un disegno di una manovra finanziaria, di una manovra che consente di tenere insieme programmazione e bilancio, che fa fare - secondo me - grandi passi in avanti alla strutturazione anche della Regione stessa. E alcune delle altre critiche che invece sono presenti, io penso che possano essere affrontate, discusse e, in qualche modo, anche respinte sotto l'aspetto della modificabilità.
Insomma, ci sono norme che, tenendo fermo il progetto principale e tenendo fermi gli obiettivi di trasparenza e di certezza di quello che noi stiamo facendo in termini di regole che interessano tutti, si possono modificare e altre per le quali vale la pena di approfondire il discorso. Un vantaggio importante che questa normativa inoltre produce - io lo voglio ricordare - è questo: quando noi pensiamo che bisogna cancellare la finanziaria per riportare in Consiglio ogni norma cogente di legge non solleviamo soltanto un problema di Regolamento, di tempi, di approvare leggi di spesa in tempi rapidi, ma come diceva benissimo il collega Vargiu, anche di evitare che questo Consiglio regionale, come avviene da molti anni, da prima del '99, rimanga impegnato per sei mesi all'anno, per metà della sua legislatura, a discutere prima di DPEF e poi di legge finanziaria, sei mesi! Quelli che restano sono di fatto sei mesi che devono essere divisi tra il lavoro di Commissione e il lavoro di Consiglio.
Uno dei principali obiettivi che questa normativa tende a raggiungere è, rendendo cogente e vincolante il lavoro della programmazione con gli atti di bilancio, limitare tutto questo percorso - se non è appesantito da una molteplicità di norme intruse che niente hanno a che fare con la funzione della finanziaria - a due mesi, due mesi e mezzo all'anno, e quindi consentire al Consiglio di legiferare ordinariamente, e alla Giunta di esercitare e realizzare i suoi indirizzi all'interno di una legislazione adeguata.
Io non sto adesso a spiegare nel merito tutte le modifiche, perché mi sembra che siano chiare, anche se molti colleghi hanno potuto visionarle soltanto poche ore fa. Però è evidente che non è possibile pensare che il piano regionale di sviluppo rimanga quello di trent'anni fa; stiamo parlando di un'altro strumento, che è funzionale alla modifica della legge elettorale che prevede che con l'elezione diretta, ad un Presidente, a una coalizione, sia collegato un programma. Quel Piano non può essere distaccato da ciò che poi operativamente si fa, né può essere soltanto una memoria dalla mera valenza politica, ma per legge diventa cogente sotto il profilo della realizzazione del programma.
Allora, il Piano regionale di sviluppo non è altro che la realizzazione di quel programma che costituisce l'impegno che la coalizione ha assunto politicamente di fronte agli elettori. E nella trasformazione del programma in un programma che guida la gestione del bilancio e della finanza regionale per obiettivi, il DPEF (poi modificato in DAPEF, perché diventa annuale) costituisce l'appuntamento che consente di validare, verificare, confermare se gli obiettivi generali e specifici presentati nell'accordo con gli elettori sono stati conseguiti, sono da modificare, sono da aggiornare, o se è necessario aggiungere obiettivi ulteriori per raggiungere gli obiettivi generali.
Io penso che questo aspetto abbia anche un altro merito, un altro valore, perché un bilancio per obiettivi costringe, necessariamente, ad aumentare la collegialità della Giunta e, in qualche modo, l'interazione tra le funzioni e gli Assessori integrando e favorendo la circolazione delle informazioni, anche all'interno di strutture come quelle assessoriali. Quindi, in questo senso, in questa direzione, aumenta la trasparenza.
La legge finanziaria, invece, presenta delle novità che ritengo importanti, come la possibilità di introdurre nuovi tributi, ma ritengo che si possa compiere anche un ulteriore passo avanti (se chiariamo bene la lettera l) e la lettera m) dell'articolo 5) perché quando si parla di norme modificate occorre precisare meglio per evitare dubbi interpretativi, perché una cosa è parlare in qualche modo di contenimento, altra cosa è parlare di riqualificazione. La riqualificazione ha un carattere politico, il contenimento ha un carattere ragionieristico molto chiaro, molto netto, matematico.
In questa direzione, quindi, si possono compiere dei passi avanti, così come si possono compiere passi avanti quando si discute dell'introduzione di nuove norme, se queste si caratterizzano come specifiche articolazioni rispetto a quelle esistenti oppure come cancellazioni di norme confuse.
Vado verso le conclusioni, Presidente. La legge compie anche un passo in avanti su altri due aspetti che ritengo importanti sotto il profilo della qualità e della innovazione. Interviene infatti sulla capacità di indebitamento che è stata per lungo tempo un elemento critico oggetto di discussioni da parte di maggioranza e opposizione, definendo nuove regole di contrazione dei mutui (diminuendone, di conseguenza, anche i costi) e intervenendo con un controllo a fine anno in base ai reali impegni di spesa, effettuando così una sorta di autorizzazione temporanea in finanziaria al mutuo, che diventa effettiva soltanto dopo la verifica di fine anno. Se questo poi non avviene, viene introdotto il vincolo di contrazione massima entro l'anno successivo. Insomma, con queste norme non è più possibile prolungare nel tempo il mantenimento di impegni o di autorizzazioni alla contrazione di mutui che renda in qualche modo difficile da governare o falsato il bilancio finanziario della Regione.
Il secondo elemento che intendo citare è quello dell'articolo 34, che ritengo molto importante perché ci invita, anche come Consiglio regionale e come consiglieri, ad un approccio diverso alle norme di legge. Quindi non più norme di legge, ovvero proposte di legge manifesto per accontentare componenti della società, ma disegni di legge per i quali è necessaria una relazione tecnica, che consenta di valutare efficacemente l'impatto delle leggi prima ancora di iniziarne la discussione. E' chiaro che questo richiede che anche il Consiglio effettui dei passi in avanti sotto il profilo della capacità di interagire con i singoli consiglieri e con i Gruppi, perché non può soltanto una presenza dentro il Centro di programmazione garantire sotto questo aspetto l'evoluzione necessaria a un profilo legislativo più netto e più alto.
Concludo. I nodi che si possono affrontare sono sicuramente i tre che ho citato: la chiarezza sulla finanziaria, gli allegati tecnici e, aggiungo, la necessità di definire i collegati senza eliminarli. Io sono convinto che i collegati debbano diventare strumento per uno snellimento del lavoro del Consiglio e comunque restino un elemento di decisione politica della maggioranza insieme alla Giunta regionale, la quale deve poter prevedere le priorità rispetto ai percorsi di Commissione perché devono essere strettamente collegate agli obiettivi connessi non solo al Piano regionale di sviluppo ma anche al Documento di programmazione economica e finanziaria di quell'anno. Quindi i collegati servono, perché ciò che non deve essere contenuto in finanziaria ma che è necessario in termini di connessione al cambiamento legislativo va in qualche modo fissato. Poi possono verificarsi anche abusi ma questo è un elemento politico che non si può governare per legge.
Ciò che invece si può discutere è che non è vero che c'è un atteggiamento differente, collega Vargiu, tra la programmazione generale, disciplinata da questa legge e la programmazione sanitaria sui temi della concertazione. La legge sulla sanità approvata la settimana scorsa introduce ciò che a livello nazionale è sempre stato preposto, e cioè che di fronte a una guida, diciamo, manageriale,monocratica, come quella del manager della sanità, la circostanza che gli utenti finali siano i cittadini, comporta la necessità di consentire che gli stessi cittadini, rappresentati dai sindaci, dalle comunità locali, possano conoscere le motivazioni delle decisioni del management. E questo non è concertazione, è solo attribuire poteri di confronto e soprattutto diritto di informazione a soggetti abilitati, legittimati dal voto popolare di rappresentanza.
Mentre per quanto riguarda la concertazione sulla programmazione generale neanche la legislazione nazionale prevede che la programmazione si faccia per concertazione; si tratta di una prassi. Ci sono infatti dei pro e dei contro a renderla legislativamente cogente, perché l'autonomia delle parti sociali che si confrontano può anche essere, in qualche modo, minata dal vincolo legislativo tant'è vero che nelle diverse Regioni i modelli sono assolutamente differenti: alcune Regioni prevedono dei vincoli legislativi per quanto riguarda la concertazione, altre Regioni non li prevedono.
Di sicuro il tema più generale della governance non è un tema che necessariamente ha a che fare con una legge di contabilità che individua, semplicemente, gli strumenti di programmazione, ha a che fare, sicuramente, col dibattito sul disegno istituzionale, sulla cornice istituzionale su cui questa regione deve rifondarsi per rispondere alle esigenze nuove poste dai sistemi elettorali ma anche dai sistemi di governo e deve essere trattata in sede di definizione delle normative anche di carattere statutario.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, contrariamente a quello che si può pensare quando si legge la parola "contabilità", che fa richiamo a una disciplina fatta di regole e norme dal contenuto tecnico particolarmente accentuato, la legge che stiamo esaminando è una legge importante. Se anche è vero, infatti, che la maggior parte degli articoli riporta tale e quale la disciplina precedente, la parte più interessante, più forte, più innovativa è quella riguardante le norme che disciplinano la materia della programmazione e conseguentemente le norme che riguardano la manovra finanziaria che è, di fatto, lo strumento attraverso il quale annualmente si attuano gli strumenti della programmazione regionale.
E' una legge, quindi, che sostituisce, al di là dell'abrogazione effettiva di alcune norme, integralmente il sistema della programmazione regionale, a partire da quella che venne avviata negli anni settanta, in una stagione caratterizzata da una spinta culturale, ideale e da un confronto politico molto vasto che portò anche a un metodo, a un sistema della legislazione, pianificazione, programmazione regionale che è rimasto vivo per anni, per decenni. Questa è una legge che ha evidentemente, direi anche esplicitamente, da parte della Giunta e da parte anche di alcuni esponenti della maggioranza, l'intento di correggere alcune parti della legge di contabilità - in particolare nelle parti in cui viene disciplinata la procedura e il contenuto della manovra finanziaria - e contiene anche all'inizio una serie molto ridotta di articoli che riguardano la programmazione.
La principale innovazione di questa legge - è stato detto - è l'inserimento, l'istituzione del programma generale di sviluppo. E' da anni che si discuteva su che fine avesse fatto il procedimento complesso della programmazione regionale, il Piano generale di sviluppo. Ricordo dibattiti, accenni ripetuti al fatto che è da anni che manca un Piano regionale di sviluppo; credo che si debba risalire alla fine degli anni ottanta o ai primi degli anni novanta, se non ricordo male, per trovare l'ultimo Piano generale di sviluppo approvato con una procedura complessa che coinvolgeva tutte le forze politiche, le realtà delle autonomie locali, i sindacati, le parti sociali. Oggi, con questa legge, si tende evidentemente a snellire drasticamente questo sistema, certamente molto complesso, troppo complesso, farraginoso, spesso anche di difficile applicazione, anzi, in gran parte di difficilissima applicazione.
Tutto questo sistema viene sostituito con lo strumento del programma regionale di sviluppo, uno strumento molto importante perché - e qui sta la parte in chiaro di questa legge, che è una legge in chiaroscuro - dovrebbe - voi dite - finalmente far cessare una fin troppo vecchia tradizione di documenti di programmazione economico-finanziaria approvati sempre più stancamente, noiosamente, distrattamente da quest'Aula.
Negli anni, infatti, la parte finale del DPEF si era ridotta a indicare sostanzialmente il quadro finanziario della manovra finanziaria che doveva essere presentata dalla Giunta dopo poche settimane, mentre il corpo centrale era sostanzialmente un esercizio di letteratura economica, in cui certamente si poteva rinvenire la mano e il cervello di numerosi dirigenti, funzionari regionali oppure di professori universitari che di volta in volta supportavano l'azione della Giunta di turno. Ma in gran parte i DPEF sono stati - compresi i due DPEF presentati da voi all'inizio di questa legislatura, nei primi due anni - degli esercizi di letteratura economica, con analisi più o meno approfondite ma certamente tutte, sia nel caso in cui fossero approfondite, sia nel caso in cui fossero sintetiche, molto vaghe sugli obiettivi specifici da individuare e soprattutto sugli strumenti attraverso i quali il governo regionale proponeva di raggiungere quegli obiettivi.
Quindi l'intento di correggere questo sistema, che di fatto lasciava soltanto alla manovra finanziaria, alla legge finanziaria di bilancio e ai suoi collegati il compito di indicare, di tradurre l'indirizzo politico in materia economico-finanziaria, questo lodevole intento voi l'avete attuato con l'introduzione di un nuovo strumento, il Programma regionale di sviluppo, il cui aspetto positivo consiste nella sinteticità dell'articolo che lo prevede. Voi infatti dite (speriamo che ci riusciate anche a farlo) che il Programma regionale di sviluppo deve indicare obiettivi e strumenti. Questo è un aspetto positivo; uno dei pochi aspetti positivi, per la verità. D'accordo che questo avvenga, d'accordo che questo sia un esperimento da tentare, però voi avete tranciato in un colpo tutta una tradizione, una lunghissima stagione, una corposa disciplina normativa di tipo legislativo e programmatico, che prevedeva nell'elaborazione di strumenti generali di programmazione economico-finanziaria un confronto, un approfondimento, una concertazione con le parti sociali.
La legge numero 33 del '75 prevedeva una serie di norme e di procedimenti attraverso cui attuare il Piano generale di sviluppo, molto complessa, molto articolata, erano previsti programmi e progetti di settore, di comparto, forse troppo analitici, forse affidati a organismi estremamente partecipati che rendevano spesso ininfluente il loro apporto. Quindi è giusto l'intento di correggere questa stortura, ma oggi voi presentate una legge che riduce la programmazione generale, regionale, a un semplicissimo strumento che la Giunta predispone e porta in Consiglio senza alcun sistema di consultazione, di partecipazione, di confronto preventivo. Come poi è ormai la prassi consolidata in questo Consiglio regionale, verrà evidentemente approvato tout court, e attuato con la maggioranza schiacciante che il sistema elettorale di governo vi consente.
In sostanza noi avremo dei programmi regionali di sviluppo che saranno la fotografia di quello che il Governo regionale in carica ha in mente, con l'obbligo di indicare obiettivi e strumenti sino ad arrivare alla quantificazione delle risorse, alla individuazione della fonte di queste risorse finanziarie. Tutto questo senza una procedura che consenta una partecipazione appena appena più allargata a quella delle stanze di viale Trento e dintorni.
D'altra parte questo non ci meraviglia, perché questa è l'immagine della Regione che voi avete in mente, questa è l'immagine della Regione che ha in mente il Presidente della Regione, questa è l'immagine, è la realtà della Regione che la maggioranza oggi accetta che venga continuamente attuata attraverso questa legge, attraverso la legge che esamineremo tra qualche giorno sugli enti agricoli e cioè attraverso il sistema della soppressione di tutti gli enti - intento sicuramente anche questo fondato su ragioni oggettive - trasferendo tutte le funzioni a organismi, uffici, centri decisionali comunque controllati dalla Giunta regionale, la quale a sua volta è assolutamente sotto il controllo del Presidente.
E' questo il vero problema. Ma, detto questo e fatto questo e proposto questo, voi aggiungete un'altra interessantissima perla a questo progetto di legge: nell'intento di semplificare le procedure e i contenuti della manovra finanziaria annuale, voi fate compiere - e lo fate ormai esplicitamente, lo avete già anticipato - al Consiglio regionale e alla Giunta un passo indietro di non so quanti anni. E' stato infatti già detto, e quindi non mi attardo molto su questo, che la legge finanziaria ridiventerà una legge omnibus, cioè una legge come quella che in parte prima che, attraverso una modifica del Regolamento, venisse in qualche modo resa cogente la legge di contabilità, riconoscendo al Presidente del Consiglio la possibilità di rendere operativi i vincoli in essa previsti relativamente al contenuto della legge finanziaria.
Voi infatti questi limiti li state sopprimendo d'un colpo. Le lettere "l" ed "m" dell'articolo 5 di questo disegno di legge, permettono tutto; la legge finanziaria potrà sostanzialmente disciplinare la materia del personale, dell'organizzazione dell'amministrazione, con l'unico vincolo, molto vago, del rispetto degli obiettivi generali, della disciplina organica della materia. La disciplina organica della materia è un concetto molto vago, molto difficile anche da individuare. Si prevede inoltre, alla lettera m) che potranno essere introdotte modifiche e integrazioni di disposizioni legislative vigenti finalizzate a interventi di contenimento, razionalizzazione, riqualificazione della spesa nel rispetto degli obiettivi generali e delle finalità originarie delle singole leggi. Ora, leggendo insieme le lettere "l" ed "m" dell'articolo 5, poi l'articolo 6 relativo alle leggi collegate, è facile prevedere che questo Consiglio regionale verrà chiamato a legiferare una volta all'anno sostanzialmente in occasione dell'approvazione della legge finanziaria. Nella legge finanziaria, per esigenze di governo, per esigenze di celerità dell'azione di governo, verrà messo di tutto, verranno apportate modifiche alle leggi sul personale, verranno fatte modifiche di leggi organiche, verranno di fatto introdotte nel sistema regionale nuove leggi organiche, di settore, sarà consentito anche questo. Ecco, noi crediamo che questo non sia assolutamente un fatto positivo.
La legge finanziaria è una legge che, per Regollamento consiliare, prevede un percorso semplificato, un percorso che obbligatoriamente pone dei termini per la sua approvazione, ma questi termini sono previsti per l'approvazione della legge finanziaria, non di una legge omnibus, non per modificare tutta la legislazione regionale. La legge finanziaria sarà una tentazione inevitabile e sarà una tentazione incontrastabile da parte della Giunta; non so se verrà contrastata da parte della maggioranza consiliare, certamentenon potrà più essere contrastata dalla Presidenza del Consiglio che con una norma di questo tipo inserita nella legge di contabilità non avrà motivi per dichiarare intrusa una norma. E così noi avremo un Consiglio regionale che sarà costretto in tempi rapidi ad approvare una legge che disciplina di tutto.
Colleghi della Commissione prima, seconda, quarta, quinta, sesta, settima, ottava, servirà a poco che passiate in Commissione, forse per qualche occasione particolare, per qualche legge di particolare significato, in realtà si discuterà di fumo, perché le leggi di settore verranno esaminate dalla Commissione terza. Beati noi che ne facciamo parte, perché avremo questo potere incredibile di dover affrontare da ora in poi tutte le materie della legislazione regionale, questo sarà l'effetto concreto.
Di questa legge di cui non parla molto la stampa, molti colleghi probabilmente non hanno letto neanche, un articolo, perché le norme di contabilità finanziaria vengono spesso ritenute materie per addetti ai lavori. Ma questa legge non è qualcosa per addetti ai lavori, è un altro tassello del sistema che voi volete costruire, della Regione che avete in mente e che state costruendo, cioè di una Regione che sta concentrando tutti i poteri in capo alla Giunta regionale, quindi in capo alla Presidenza. Una Regione in cui viene ridotto sempre di più il ruolo, lo spazio operativo del Consiglio regionale, viene ridotto di fatto, perché l'istruttoria di ognuno di questi provvedimenti verrà affidata ad una unica Commissione e magari al parere che le Commissioni di merito esprimeranno alla Commissione terza nei sette giorni che il Regolamento prevede; parere che non è per niente vincolante per la Commissione.
E poi in aula, con il contingentamento dei tempi che inevitabilmente ci sarà, avrete poco tempo per approfondire, ed eventualmente apportare delle modifiche, che essendo tra l'altro relative ad un provvedimento così importante dal punto di vista politico, come la legge finanziaria, vi impegneranno politicamente molto più di quanto vi impegnerebbe modificare una legge di settore.
Questa è la regione che state accettando di costruire, e la state costruendo insieme. Posso capire che questa sia l'immagine del Presidente della Regione (avrei voluto dire ciò con lui presente, mi dispiace, ma non è la prima volta che questo succede) e cioè quella di un Governo regionale che svolge il ruolo dinamico di promoter economico-finanziario. Evidentemente ciò è dovuto alla professionalità di provenienza, alla stessa cultura giuridica privatistica del Presidente, e non c'è nulla di male in questo. La cultura privatistica, del resto, è una parte del diritto; ma il diritto privato si applica ai rapporti fra cittadini, non ai rapporti tra cittadini e istituzioni, perché ciò vuol dire distruggere il patrimonio di cultura giuridica accumulato in tanti anni di esperienza autonomistica.
Cosa direbbero di questa riforma i padri della programmazione regionale, cosa direbbero Soddu - forse lo sappiamo di Soddu! - cosa direbbe Selis, - vorremmo capirlo! -cosa direbbero Carrus, Raggio, Rais, Dessanay, Lussu, di questo sistema? Cancellate, in un colpo, un sistema di programmazione che presentava molti limiti, ma che aveva almeno l'afflato ideale di voler coinvolgere la Sardegna in un progetto di sviluppo. Questo sta venendo a mancare completamente, per essere delegato tutto ad un unico rappresentante dei Sardi.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnicodella programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.Signor Presidente, penso che abbia ragione l'onorevole La Spisa quando afferma che questa non è materia per addetti ai lavori, non è assolutamente qualcosa per addetti ai lavori. Ci sono alcuni aspetti che sono effettivamente, molto o abbastanza, tecnici. Si è detto che questa legge innova sulla programmazione e non innova sulla contabilità. Credo che non sia vero. Abbiamo adottato, per la prima volta, una definizione di capacità di indebitamente e l'abbiamo fatto in modo rigoroso. Abbiamo delle innovazioni sulla metodologia, che consentono di aumentare la responsabilità tra chi autorizza la contrazione di mutui e chi effettivamente deve contrarre i mutui, dando anche una risposta pronta ed efficace ad alcune critiche, che sono venute anche dalla Corte dei conti, al sistema attualmente esistente.
Abbiamo adottato strumenti molto più flessibili e più moderni, per quanto riguarda la gestione della ristrutturazione del debito. Abbiamo adottato una metodologia che qui è stata richiesta in varie occasioni: quella di correlare le leggi che vengono presentate, i disegni di legge che vengono presentati con almeno una iniziale e preliminare analisi dell'impatto, oltre che una più rigorosa copertura finanziaria degli stessi. Sono tutte innovazioni banali ma importanti, della nostra contabilità. Abbiamo inserito un controllo sulla regolarità contabile molto più stringente di prima, che consentirà di tenere sotto controllo lo status degli impegni che vengono iscritti e, quindi, la formazione dei residui formali. Abbiamo iniziato il percorso che ci porterà, molto rapidamente, verso la contabilità economico-patrimoniale e, quindi, a effettuare un'analisi delle attività e delle passività assai più realistica, analitica e precisa di quanto avveniva prima.
Abbiamo iniziato e percorreremo rapidamente il cammino che ci porterà ad una contabilità economica analitica, che ci consentirà un controllo di gestione, in modo assai più adeguato di quanto avvenga adesso. Ci sono molti aspetti che migliorano gradualmente ma con decisione rispetto al sistema di contabilità precedente. Ma questi forse, sì, sono aspetti che possono apparire troppo specifiche e, quindi, interessanti per gli addetti ai lavori; non credo che sia così!
Ma c'è certamente una parte, un dato, una componente del disegno di legge che stiamo discutendo, che certamente non è per addetti ai lavori, ed è quella relativa al tema della trasparenza e della verificabilità e della responsabilità dell'intera manovra, che porta a operare scelte nell'uso delle risorse scarse che abbiamo a nostra disposizione. Il punto essenziale di quello che stiamo proponendo è proprio questo: collegare, in modo molto più stringente, molto più sistematico, molto più chiaro di prima, le scelte di programmazione con le scelte allocative. La discussione delle proposte di programmazione con la discussione del bilancio e della manovra finanziaria nel suo complesso.
Questa infatti è la carenza più importante che in questi due anni abbiamo sperimentato; è una carenza che riguarda la Giunta, la maggioranza e l'opposizione: riguarda tutti. E su questo abbiamo ritenuto di avere il dovere di intervenire con una legge, certamente perfettibile, ma, decisamente, una legge che va nella direzione - per opinione di chi parla - giusta: quella di stringere, ridurre le distanze, stringere i bulloni fra le scelte generali di programmazione e, quindi, di sviluppo e le coerenti allocazioni di bilancio. Questa è la direzione verso la quale si muove il mondo, si muovono gli stati europei e non solo europei, si muovono molte regioni italiane; una direzione del tutto analoga a quella che noi stiamo prendendo adesso.
Nel 2006 la Francia ha completato la riforma della contabilità, che è una riforma perfettamente integrata con la riforma della programmazione. Cosa succedeva? Cosa succede fino ad oggi, per la verità? Succede quello che è stato ricordato: un DPEF generico nella parte programmatoria, di visione, di strategie non declinante in obiettivi misurabili e con, invece, una parte finanziaria che certamente negli ultimi due anni ha vincolato in modo efficace la manovra di bilancio; un DPEF, quindi, generico, che non ha offerto, in modo sufficiente o forse in generale, a nessuno, chiavi di lettura utili nelle scelte concrete, che sono implicite (qualche volta esplicite ma più spesso implicite) nelle effettive e di nuovo concrete allocazioni di bilancio.
Questa situazione ha reso troppo spesso la sessione di bilancio, e la discussione ad essa collegata, sganciata dalla cruciale discussione di obiettivi generali e specifici e dei risultati attesi. Il risultato di questa situazione è che la trasparenza del bilancio regionale è quella che tutti, oggi, conosciamo. Lo ricordava bene l'onorevole Porcu, stamattina: "In pochi sono in grado di leggere facilmente il bilancio, in pochi sono in grado, in pochi minuti, di leggere nel bilancio, per esempio, le somme che la Regione ha deciso di stanziare a favore, per esempio, della ricerca scientifica". Bisogna muoversi tra stati di previsione assessoriali spesso poco trasparenti, seguire un filo rosso, qualche volta nascosto, e provare, dopo qualche ora di lavoro, a ricostruire ciò che questa Regione spende, per esempio, per un tema cruciale come quello della ricerca scientifica. Ma gli esempi potrebbero essere moltissimi.
Questa è non trasparenza, non verificabilità del raggiungimento o meno degli obiettivi, impossibilità di valutare, appunto, se i risultati sono stati ottenuti con quella spesa, con quelle allocazioni, con quegli stanziamenti oppure no. Siamo tutti, io credo, in quest'Aula, non solo chi oggi ha la fortuna o l'onere di governare, siamo tutti convinti del bisogno, della necessità di aumentare la trasparenza in un processo che, alla fine adotta decisioni che riguardano cifre che raggiungono i 7 miliardi di euro.
Questo è quello che è successo oggi. Cosa stiamo proponendo che succeda? Stiamo proponendo una cosa che, diversamente da quanto qualche onorevole consigliere ritiene, non è il tornare indietro verso un Piano di sviluppo regionale, c'è una differenza nominalistica, ma c'è anche una differenza di contenuto assai più importante. Stiamo parlando di Programma regionale di sviluppo. Stiamo parlando di uno strumento estremamente operativo. Stiamo proponendo di disegnare un percorso, una filiera della programmazione, che dia di nuovo trasparenza, verificabilità e coerenza ai vari passaggi.
Il primo passaggio - mi piace dirlo perché proporremo ancora un emendamento su questo punto - è il collegamento tra il Programma regionale di sviluppo, come proposto dalla Giunta (non necessariamente come approvato dal Consiglio, come proposto dalla Giunta) e un programma regionale che viene proposto dalla Giunta, in sintonia con il programma della coalizione che ha avuto la possibilità di vincere le elezioni.
C'è un programma di coalizione che offre un'immagine nelle linee generali dei problemi di questa Regione. Entro 180 giorni, il Governo regionale ha il dovere di declinare le linee generali in obiettivi generali e specifici. Obiettivi verificabili, che siano scritti in modo da essere verificabili. Il programma regionale di sviluppo è un programma fortemente operativo, in linea con quello che molte regioni italiane stanno facendo in questi anni e, in qualche caso, come, per esempio, la Regione Toscana, in questi mesi.
Abbiamo fornito una descrizione del Programma regionale di sviluppo che crediamo sufficiente, in linea, per esempio, con quello adottato nel dettaglio dalla Regione Lombardia, e crediamo che unire nella stessa legge, programmazione e contabilità abbia proprio il senso di sottolineare la necessità che questi due momenti siano fortissimamente integrati. Perché la separazione tra questi due momenti, in tutti questi anni ha creato inefficienza allocativa e scarsa trasparenza. Abbiamo, quindi, bisogno di un Programma regionale di sviluppo declinato in termini operativi, con obiettivi specifici, risultati attesi, descrizione delle linee generali progettuali e, quindi, degli strumenti che si vogliono, si intendono adottare per raggiungere quei risultati. Il tutto, esponendo il Governo regionale al controllo, alla verificabilità da parte di chiunque.
Partiamo da un Programma regionale con obiettivi e proponiamo coerentemente con questa visione, di strutturare il bilancio per funzioni-obiettivo. Domani, se questa legge verrà approvata, sarà molto facile trovare gli stanziamenti per la ricerca. Perché ci sarà una voce che raggrupperà esplicitamente tutte le UPB che hanno a che fare con la ricerca, indipendentemente dagli assessorati che hanno competenza diretta su quelle UPB. Quindi, un bilancio strutturato non più per stati di previsione assessoriali, ma per funzioni-obiettivo, a monte delle quali ci sono obiettivi economici di sviluppo, precisamente definiti nel Programma regionale di sviluppo.
Abbiamo discusso a lungo, in Commissione, sul fatto che, nella proposta della Giunta, c'è un ulteriore elemento di informazione, fortemente voluto dalla Giunta e da chi vi parla, che è definito come un allegato tecnico che viene trasmesso al Consiglio. In quest'allegato tecnico, che viene trasmesso, sono raggruppate schede progettuali, che riassumono i principali progetti, ognuno dei quali è associato agli obiettivi del Programma regionale di sviluppo. In queste schede progettuali ci sono anche proposte di allocazione di risorse; sono definiti di nuovo gli obiettivi, i risultati e anche le risorse che si ritengono necessarie per raggiungere quei risultati. Questo passaggio è importante, perché ho detto che il punto fondamentale è la trasparenza e la verificabilità e per avere trasparenza e verificabilità, è veramente importante che esista un ponte solido, che colleghi il Programma regionale di sviluppo al bilancio. E questo vuol dire che è nostra intenzione, fornire tutte le informazioni possibili al Consiglio, perché il Consiglio sia in grado di valutare la ragionevolezza degli obiettivi, le linee strategiche principali e la ragionevolezza e la misurabilità degli obiettivi specifici, di conoscere i risultati attesi e di avere anche un'idea precisa dell'attività di gestione operativa che la Giunta intraprende, per essere coerente col perseguimento di quei risultati.
Perché questo punto è importante? Questo punto è importante perché, son convinto, consentirà al Consiglio di valutare, in modo sicuramente migliore di quanto avveniva nel passato, la coerenza tra le allocazioni di bilancio e gli obiettivi specifici, definiti nel piano regionale di sviluppo. Questo o è uno dei pezzi del ponte che sono stati totalmente assenti fino a oggi e che consentirà, a tutti noi, di discutere del bilancio come se discutessimo del piano finanziario di un Programma regionale e di sviluppo.
Quando si decideranno e si voteranno le allocazioni di bilancio, non si parlerà di allocazioni astratte, che perseguono obiettivi generici, ma di allocazioni collegabili a specifici progetti, conosciuti dal Consiglio, a loro volta, collegati con gli obiettivi del Programma regionale di sviluppo. Questo aumenta la trasparenza, la verificabilità e naturalmente assegna chiare responsabilità a ognuno nelle varie decisioni che vengono prese.
Questa è la risposta alla principale obiezione che è stata fatta in quest'Aula. Ho sentito spesso infatti echeggiare la preoccupazione che questo disegno di legge riduca il ruolo del Consiglio; è esattamente il contrario! Il Consiglio ha la possibilità di discutere molto più a fondo, in ogni virgola, la strategia di sviluppo proposta dal Governo regionale. Ha la possibilità di valutare interamente la coerenza o l'incoerenza di allocazioni di bilancio rispetto agli obiettivi; questo riflette un ruolo molto maggiore del Consiglio; non un ruolo minore. La quantità di informazioni che viene trasmessa dal Governo regionale al Consiglio è infinitamente più alta di quella che oggi è contenuta in un (necessariamente) generico DPEF.
Io credo che questo sia il punto fondamentale, per questo trovo ingiusto che qualcuno in quest'Aula ritenga di poter affermare che le modifiche formali da noi proposte impediscano al cittadino, cito testualmente: "di valutare i risultati della programmazione". Credo che ci sia una difficoltà di interpretazione delle intenzioni della Giunta, ma anche di ciò che abbiamo scritto. L'intenzione (e il risultato) è infatti esattamente l'opposto di quello che si crede: aumentare la trasparenza.
Per questo credo che la preoccupazione che in questo modo si riduca il ruolo del Consiglio sia ingiusta: sono convinto che una lettura serena e non pregiudiziale del testo possa - mi verrebbe da dire facilmente ma non so se facilmente o meno - possa mostrare che questa proposta di legge va nella direzione opposta, va nella direzione di consentire un dibattito molto più ricco e molto più dettagliato su ogni singola scelta che viene operata.
Ci sono altre critiche che sono state citate sulle quali non mi soffermerò. Una riguarda la "non concertazione" o "l'assenza di concertazione": io faccio fatica qui, ovviamente, ad essere d'accordo, ma faccio anche fatica a capire. Si può scrivere o meno in legge che si deve fare concertazione, ma non c'è nessun dubbio al mondo che un programma regionale di sviluppo aumenti lo spazio per la concertazione, aumenti la necessità per la Giunta di fare concertazione. Perché se non c'è concertazione andrà persa gran parte di quei sei mesi che sono consentiti al nuovo Governo per elaborare il programma regionale. Sarà pertanto interesse di un Governo, proprio per motivi di ragionevolezza politica, procedere ad un'ampia concertazione. Possiamo scriverlo in legge o non scriverlo, un comma in più o un comma in meno non cambia nulla.
Altre Regioni hanno definito in legge la concertazione, ma perché hanno potuto fare riferimento a leggi regionali che quel tipo di concertazione definiscono. Non c'è dubbio che non si tratta di scriverlo quanto di farlo. Enfatizzare quell'atto programmatorio che è il programma regionale di sviluppo aumenta in tutti i sensi lo spazio per un'efficace confronto e per la concertazione. Esattamente per gli stessi motivi credo che la discussione fuori da quest'Aula e dentro quest'Aula potrà essere molto più dettagliata che non in passato.
Concludo, annunciando che, non insensibili alla discussione di questa mattina, saranno presentati pochi emendamenti che però si riferiscono ai punti più delicati che sono stati toccati durante il dibattito. In particolare per quanto riguarda le lettere l) e m) dell'articolo 5 abbiamo registrato la preoccupazione che la legge finanziaria possa includere troppe norme e abbiamo presentato degli emendamenti che dovrebbero limitare o annullare questa preoccupazione. Così come abbiamo riproposto il collegamento tra il programma proposto dalla Giunta e il programma della coalizione.
Ricordo che in Commissione bilancio abbiamo adottato alcuni dei suggerimenti proposti dall'opposizione. Segnatamente, per esempio, abbiamo cancellato una definizione (i "residui attivi") che aveva suscitato perplessità in particolare dai banchi dell'opposizione. Mi auguro che la lettura di questo disegno di legge sia nel prosieguo del dibattito serena, con la consapevolezza che stiamo parlando di regole, che sono state scritte nell'intenzione di migliorare la qualità della programmazione e della contabilità, non per questa Giunta ma per la Regione nel suo complesso.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io credo che l'Assessore abbia introdotto nella sua replica numerosi e diversi elementi che sarebbero utili alla riflessione e al confronto. Confronto e riflessione che però non ci sarà, così come non c'è stato in Commissione per i tempi ristretti da voi richiesti. E' vero che bisogna ridurre i tempi di attuazione della programmazione ma non bisogna ridurre i tempi di riflessione e di confronto, anche perché necessari per esaminare diversi emendamenti della minoranza, in linea peraltro con quanto esposto dall'Assessore nella replica.
L'elemento più semplice, ed è anche preoccupante, che lei, Assessore, ha evidenziato è che c'è un sistema politico che non funziona; ma siccome non funziona il sistema politico e il sistema amministrativo, non per questo bisogna modificare il sistema democratico! Sarebbe troppo semplice se ogni volta che si volesse accelerare un sistema si modificasse il sistema democratico. Questo lo sanno fare tutti, anche i bambini, basta procedere per imposizioni. Ma è proprio questo concetto che non deve passare. Lei ha fatto un riferimento alla concertazione, ne abbiamo già discusso anche in Commissione, ma in quella sede quell'emendamento non è stato accettato. Adesso viene riproposto un altro emendamento che apre alla concertazione.
Lei dice che la concertazione è un fatto ovvio, di buon senso, la concertazione", però nonostante esista, per esempio, la legge numero 33 del '75, che prevede gli strumenti di concertazione, questa Giunta non li applica. Perciò noi non dobbiamo fidarci ciecamente del buon senso di chi governa.
Ma dobbiamodisciplinare con legge un metodo sul quale siano tutti d'accordo, cioè il concertativo, perché, come le ho appena dimostrato, questo metodo è già previsto in legge però voi (la Giunta, l'Assessore e in primis il Presidente) non lo applicate.
L'Assessore, nella sua esposizione, ha ripetuto spesso "ci sono tutti gli elementi di trasparenza per informare il Consiglio". Noi invece abbiamo una concezione diversa: il Consiglio non deve solo essere informato, il Consiglio deve essere chiamato, in alcune fasi, a decidere (non sempre, altrimenti complicheremmo invece di semplificare) parimenti alla Giunta, ognuno con le sue responsabilità e nel confronto fra le parti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare l'astensione sul passaggio all'esame degli articoli. Due sono le motivazioni: la prima riguarda le modalità di gestione dell'Aula, che ovviamente non attribuisco alla sua persona (anzi ne approfitto per farle i miei auguri per la nuova funzione che è chiamato a svolgere) ma le modalità di gestione che sono state decisa - io immagino - dai capigruppo di maggioranza (da soli o insieme ai Capigruppo di minoranza) che non lasciano spazio ai diversi Gruppi consiliari neppure per predisporre eventuali emendamenti ad un testo di 62 articoli e che molti (quasi tutti) hanno avuto la possibilità di vedere solo stamattina dopo le 10! Non credo che questo sia un modo giusto di comportarsi; credo che non rientri nella cultura politica di questa maggioranza; anzi, che sia una violazione di quella cultura!
La seconda motivazione riguarda il merito del provvedimento che, secondo me, è distante dalla visione che alcuni di noi oggi hanno della politica e della programmazione, in particolare della spesa pubblica e della gestione della spesa pubblica. Io nutrivo alcuni dubbi stamattina e, devo dire la verità, dopo l'intervento dell'onorevole Porcu, questi dubbi si sono moltiplicati. Il bilancio della Regione non è infatti il bilancio di una società per azioni, il bilancio della Regione è il bilancio di un'autonomia, di un'istituzione pubblica, è un bilancio che riguarda il destino, le aspettative, la soddisfazione dei bisogni della nostra comunità regionale.
Non abbiamo una concezione del del pubblico che è distante da quella del mercato, e se pure apprezziamo alcune concezioni che si differenziano dalla cultura liberale di altri, sappiamo che rispetto a quella cultura la distinzione tra l'economia di mercato e la gestione della pubblica istituzione è una distinzione vera; al limite si tratta di ridurre la presenza dello Stato nell'economia ma non di annullare lo Stato a favore esclusivamente della libera concorrenza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi voteremo contro il passaggio all'esame degli articoli di questa legge, e purtroppo ho delle difficoltà a spiegarne i motivi. Finito infatti il discorso dell'onorevole Uras, sarei tentato di dire che voteremo a favore passaggio agli articoli. Se infatti questa legge avesse dentro gli elementi che il collega Uras ha citato, cioè se questa legge contenesse elementi di economia di mercato forti, che si contrapponessero al consolidato di economia di socialismo reale che questa Regione ha conosciuto per decenni, il nostro voto positivo sarebbe scontato.
Il problema è che non è così, collega Uras, nel senso che, purtroppo, in questa legge non ci sono elementi di liberalizzazione, elementi di introduzione di mercato, elementi che ci facciano pensare che la Regione intenda andare in una direzione differente, mentre purtroppo devo essere d'accordo con lei che, nella metodologia di gestione d'Aula, iniziano a mancare quegli elementi di garantismo ai quali la sua cultura, come la mia, (perché è una cultura di minoranza, e quindi sa bene quanto importanti siano i diritti delle minoranze) è affezionata.
Allora, se questa è una legge di nessun impatto, di nessuna importanza e senza alcun ruolo può essere anche giustificato che, finita la replica dell'Assessore, si passi subito alla votazione per il passaggio all'esame degli articoli. Se invece è una legge importante ciò non trova giustificazione alcuna. In altre condizioni, infatti, quando si discutevano leggi di una certa importanza, finite le relazioni di maggioranza e di minoranza, si interrompeva la seduta per consentire ai Gruppi di ragionare sulla legge. Stamattina invece la seduta non è stata interrotta, nonostante le risposte dell'Assessore ai problemi che sono stati posti, puntualmente, da diversi colleghi, di maggioranza e di minoranza, in quest'Aula non siano state del tutto esaustive.
Lei, infatti, ha detto che la Giunta intende proporre degli emendamenti, ma il tempo a disposizione non le ha consentito di dettagliare né quali emendamenti, né quali soluzioni, né quale parte delle considerazioni svolte dalle minoranze in Aula hanno colpita al punto la Giunta da indurla a presentarli. Devo pensare nessuna. Perché se lei avesse bisogno di presentare degli emendamenti sulla base di quello che io o qualcun altro abbiamo detto, avrebbe anche lei bisogno di qualche minuto, dopo la fine della sua replica, per formulare questi emendamenti. Quindi, io devo dedurre che niente di quanto è stato detto in quest'Aula l'ha colpita al punto da indura a pensare a qualche emendamento correttivo e che andasse nella direzione di ciò che è stato detto in Aula.
Per questo, il nostro giudizio per il momento è negativo, speriamo di poterlo cambiare nel proseguo della discussione della legge.
PRESIDENTE. Volevo precisare che è abitudine della Presidenza del Consiglio sospendere i lavori quando vengono formulate richieste in tal senso alla fine dei dibattiti. Poiché a me non è pervenuta alcuna richiesta di sospensione, solo per questo, onorevole Vargiu, ho proceduto così come il Regolamento prevede.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, presidente Secci. Nell'unirmi agli auguri dei colleghi in questa giornata che per lei è inaugurale, volevo dire che anch'io esprimo forti perplessità sul documento che è stato presentato, anche perché il dibattito di stasera, e, soprattutto, le conclusioni dell'Assessore, non hanno fugato i dubbi su alcune considerazioni che stamattina mi è parso volessero assimilare il ruolo dei consiglieri regionali a quello dei componenti di un Consiglio di amministrazione. Questi ultimi hanno, sicuramente, moltissime responsabilità, ma, è altrettanto vero che non giurano fedeltà alla Repubblica.
La ringrazio per la sua precisazione in merito alla questione dei tempi per la presentazione degli emendamenti, ma siccome, come ha rilevato prima l'onorevole Uras, e come anche stamattina è stato evidenziato, questo testo è arrivato un po' in ritardo, ritengo che sarebbe opportuno, invece, sospendere ora la seduta e rimandare la votazione a domani mattina. Ciò ci offrirà il tempo necessario per presentare gli emendamenti e la possibilità di vederli. Quindi, Presidente, in questa situazione mi astengo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, noi voteremo contro questo passaggio all'esame degli articoli e anche io mi unisco - dopo aver formulato gli auguri al neo Presidente del Consiglio, Eliseo Secci - alla richiesta che è stata avanzata poc'anzi dalla collega Caligaris, ma che discende anche dalle osservazioni del collega Vargiu e di tanti altri, di una sospensione dei lavori per arrivare ad una sintesi su alcuni emendamenti che sono stati presentati dall'opposizione. Noi abbiamo avanzato delle richieste, abbiamo formulato delle osservazioni importanti a questo disegno di legge; io ho ascoltato attentamente la replica dell'Assessore, che è stata puntuale e corretta come al solito, però su alcuni punti, e soprattutto sul ruolo che deve svolgere questo Consiglio regionale e sui poteri della Giunta regionale, credo che ci sia bisogno di un maggiore approfondimento.
Questa legge di riforma è una legge importante; riguarda la contabilità, ma riguarda anche la programmazione stessa della Regione, e introduce alcune novità importanti come il programma regionale di sviluppo (che pur non avendone delineato bene i propri confini, è sicuramente uno strumento importante che va gestito in modo corretto) e come la previsione della contestuale approvazione del Documento di programmazione economica e finanziaria e del bilancio. Sono innovazioni importanti che hanno però bisogno di un maggiore approfondimento da parte del Consiglio.
Pertanto, il nostro voto è contrario; potremmo però cambiare idea se ci sarà il tempo di approfondire meglio alcuni aspetti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, volevo sottolineare che formalmente la collega Caligaris ha formulato una richiesta, io l'avevo rivolta informalmente, ma aveva lo stesso tono di quella della collega Caligaris. La collega Caligaris ha chiesto, forse io ho sentito male, di sospendere i lavori per votare domattina sul passaggio al'esame degli articoli. Credo che sia doveroso che il Consiglio si esprima, in quanto lei, da Presidente, ha detto: "Io, in realtà, su questa vicenda non ho detto parola, perché nessuno me l'ha chiesto". Ora gliel'ha chiesto la collega Caligaris, formalmente, quindi, sarebbe opportuno che il Consiglio si esprimesse sulla richiesta di differire a domattina la votazione sul passaggio all'esame degli articoli.
PRESIDENTE. La mia giovane età forse mi ha tradito, onorevole Vargiu, però avevo capito che l'invito non era rivolto alla Presidenza del Consiglio ma ai banchi del Consiglio, e pertanto mi aspettavo una richiesta formale. La richiesta formale arriva adesso da lei e verrà discussa dal Consiglio. Sulla richiesta di sospensione può intervenire un consigliere a favore e uno contro.
Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Io mi sono iscritto a parlare prima che lei concedesse la parola all'onorevole Vargiu; le garantisco che ero già iscritto. Non mi sto lamentando, sto solo motivando perché il mio non è un intervento né a favore né contro quella proposta.
Io credo che tra le proposte che sono state avanzate possa essere individuata una proposta intermedia e di buon senso: sappiamo che sono stati presentati emendamenti; io stesso ne ho alcuni da presentare nell'eventualità che quelli già presentati non rispondano alle esigenze che ciascuno ritiene utili. Allora, tra la proposta di rinviare i lavori a domani mattina e quella di continuare credo che ci sia spazio per una proposta di mediazione: sospendere per mezz'ora i lavori dell'Aula per consentire di prendere visione degli emendamenti presentati e offrire l'opportunità a chi lo volesse di presentarne altri.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliare Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Richiedo la votazione nominale sulla decisione.
PRESIDENTE. Mi sembra che siamo di fronte a due proposte: una è quella di rinviare il voto a domani mattina, l'altra, dell'onorevole Balia, di sospendere i lavori del Consiglio per mezz'ora. Se ci sono intese…
MARROCU (D.S.). Per voi anche dopo Ferragosto si può rinviare.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. C'è una proposta dell'onorevole Vargiu, che raccoglie l'indicazione dell'onorevole Caligaris, di rinviare il passaggio all'esame degli articoli a domani mattina; l'onorevole Balia, invece, propone di contenere la sospensione in un arco di tempo di mezz'ora, se ho capito bene.
ARTIZZU (A.N.). Non avrebbe senso.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, io credo che il Consiglio possa procedere regolarmente, senza sospensioni, perché mi risulta che tutti gli emendamenti che dovevano essere presentati siano stati presentati, compresi quelli dei Gruppi dell'opposizione; così almeno è stato comunicato. Ritengo comunque che si possa concedere una sospensione di mezz'ora per le verifiche che eventualmente si rendessero necessarie.
PRESIDENTE. Se c'è un'intesa su questa proposta…
MARROCU (D.S.). Per la maggioranza ha parlato Biancu, per tutti i Gruppi.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Però, colleghi, stiamo già superando, e di molto, i limiti stabiliti dal Regolamento. Io non voglio impedire a nessuno di esprimere il proprio pensiero però ci stiamo integrando per conseguire un'intesa e il Regolamento non consente che tutti consiglieri intervengano sul punto.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Io, che comprendo che nella seduta inaugurale della sua Presidenza sia necessaria la collaborazione massima per agevolare un sereno proseguo della seduta, ritiro la mia proposta (confidando che altrettanto faccia la collega Caligaris) e accedo alla proposta del collega Balia. E' un regalo di buon inizio al lavoro.
PRESIDENTE. La ringrazio molto, onorevole Vargiu.
VARGIU (Riformatori Sardi). Però volevo anche sottolineare che in sede di esame di una legge importante, collega Biancu, quando l'Aula pone, durante la discussione generale, dei problemi, dopo la replica dell'Assessore…
PRESIDENTE. Onorevole Vargiu, continui ad essere generoso, non svolga un intervento.
VARGIU (Riformatori Sardi). No, mi manterrò nei limiti dei tre minuti della dichiarazione a favore o contro. E' fisiologico che al termine di questa interlocuzione, pubblica, in Aula tra Consiglio e Giunta, ci possa essere un periodo congruo di riflessione, sia dell'Aula sia della Giunta, per verificare l'opportunità, a seguito del dibattito che si è svolto, di presentare emendamenti.
Altrimenti, se il dibattito non serve a niente, presentate un emendamento,o meglio date al presidente Spissu, che ha questo tipo di volontà, la possibilità di presentare un emendamento che abolisca la discussione generale. Perché la discussione generale ha un senso; se la discussione generale perde il senso, signori, finisce per avere poco senso anche il fatto che noi veniamo qui e che ci restiamo tante ore. Solo questo intendevo aggiungere. Per il resto io accedo alla proposta di Balia.
PRESIDENTE. Poiché quindi non ci sono opposizioni, sospendo la seduta sino alle ore 20.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 26, viene ripresa alle ore 20 e 01.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
di bilancio e contabilità della Regione autonoma della Sardegna" (237)
PRESIDENTE. Dobbiamo votare adesso il passaggio all'esame degli articoli.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.
(Segue la votazione)
Prendo atto che i consiglieri Pinna e manca hanno votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias.
Rispondono no i consiglieri: Amadu - Artizzu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Farigu - La Spisa - Ladu - Licandro - Liori - Milia - Moro - Murgioni - Petrini - Pisano - Rassu - Sanciu - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Atzeri - Caligaris - Davoli - Pisu - Scarpa - Uras.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 69
votanti 62
astenuti 7
maggioranza 32
favorevoli 38
contrari 24
(Il Consiglio approva).
I lavori del Consiglio riprenderanno domani alle ore 10. Convoco la terza Commissione per l'esame degli emendamenti.
~CAPELLI (U.D.C.). Alle dieci per le dieci e mezzo?
PRESIDENTE. Speriamo alle dieci per le dieci, onorevole Capelli, so che lei ci darà una mano. Grazie.
La seduta è tolta alle ore 20 e 04.
Allegati seduta
esto dell'interpellanza e delle interrogazioni annunziate in apertura di seduta
Interpellanza Balia - Maninchedda - Masia - Salis - Serra sulla gravissima situazione economica dei lavoratori del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale.
I sottoscritti,
premesso che:
- i 240 dipendenti del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale non percepiscono lo stipendio dal mese di gennaio;
- nonostante questo grave stato di disagio, rassicurati da generici impegni assunti da più livelli, hanno continuato a prestare la loro opera e regolarmente garantito i servizi agli agricoltori;
- a distanza di mesi le rassicurazioni del commissario straordinario e dello stesso Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale non hanno prodotto risultato alcuno;
- la situazione è ormai diventata insostenibile e i lavoratori e le loro famiglie non possono essere sottoposti ad ulteriori pesanti disagi e sacrifici;
- le riforme che impegnano la Giunta ed il Consiglio regionale non possono e non devono produrre effetti distorcenti di questa portata e i costi ed i sacrifici non possono ricadere sui lavoratori del settore,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere:
1) quali iniziative rapide ed urgenti intendano assumere per risolvere il problema prospettato;
2) se non ritengano che far ricadere sui lavoratori gli effetti di una riforma di settore costituisca un fatto non compatibile con l'etica politica;
3) quali motivi ostativi abbiano impedito la costituzione di una riserva di liquidità a favore del Consorzio perché fosse nelle condizioni di onorare gli impegni. (180)
Interrogazione Sanjust, con richiesta di risposta scritta, sui contributi alle scuole d'infanzia non statali.
Il sottoscritto,
premesso che:
- la delibera della Giunta regionale della Sardegna n. 24/16 del 7 giugno 2006, recante "criteri e modalità di concessione e rendicontazione dei contributi delle scuole dell'infanzia non statali, a partire dall'anno scolastico 2006/07", prevede tempi e modalità di presentazione delle domande per l'accesso ai contributi stessi, che appaiono iniqui così come hanno anche manifestato le associazioni di categoria delle scuole dell'infanzia paritarie; nello specifico fra i criteri previsti vi sono:
1) richiesta dei certificati ISEE (indicatore della situazione economica di equivalenza) che potrebbe ledere la normativa sulla privacy;
2) obbligatorietà del pagamento della retta mensile sulla base del reddito, senza specificazioni e assicurazione della copertura finanziaria delle differenze dei costi;
- si è determinato un disconoscimento da parte della Regione, per l'anno scolastico 2006-2007, della pianificazione ed organizzazione dello stesso anno scolastico che, per quanto concerne il Ministero competente è già avvenuta nel mese di gennaio 2006, e ciò comporta ridiscutere con i genitori dei bambini iscritti per l'anno scolastico 2006-2007 gli impegni assunti, sia economici che educativi;
- molte scuole interessate al provvedimento sono molto piccole, prive di segreteria, risultando per loro un grave disagio la totale riorganizzazione amministrativa da effettuare per poter soddisfare i criteri richiesti dalla delibera regionale;
- vi è sostanziale mancanza di riconoscimento da parte della Regione dello status di "scuola paritaria", anche nella proposta di legge sulla riforma dell'istruzione della Regione Sardegna,
chiede di interrogare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per conoscere se non ritenga che il provvedimento in premessa preveda tempi e modalità di presentazione delle domande per l'accesso ai contributi per le scuole dell'infanzia non statali eccessivamente ristretti e difficoltosi per i destinatari del provvedimento medesimo, risultando quindi di difficile applicazione. (565)
Interrogazione Serra, con richiesta di risposta scritta, sui nuovi assetti provinciali.
Il sottoscritto,
premesso che, con lo schema di nuovo assetto provinciale approvato dal Consiglio regionale il 31 marzo 1999, 23 comuni sono passati da una provincia istituita con legge dello Stato ad un'altra istituita anch'essa con legge dello Stato secondo il seguente schema:
Comune ex nuova
provincia provincia
Escalaplano NU CA
Escolca NU CA
Esterzili NU CA
Gergei NU CA
Isili NU CA
Nuragus NU CA
Nurallao NU CA
Nurri NU CA
Orroli NU CA
Sadali NU CA
Serri NU CA
Seulo NU CA
Villanovatulo NU CA
Bosa NU OR
Flussio NU OR
Genoni NU OR
Laconi NU OR
Magomadas NU OR
Modolo NU OR
Montresta NU OR
Sagama NU OR
Suni NU OR
Tinnura NU OR
considerato che i comuni di cui all'elenco suindicato e i loro abitanti si trovano ancora in gravi difficoltà per l'adempimento di importanti funzioni burocratiche e amministrative in relazione ai rapporti che si intrattengono con uffici e servizi pubblici su base provinciale quali: Ufficio territoriale del Governo (ex Prefettura), sede provinciale dell'Agenzia delle entrate e del territorio, Direzione provinciale del tesoro e del lavoro, Ragioneria provinciale dello Stato, sportello della Banca d'Italia, Commissione tributaria provinciale, sede provinciale dell'INPS e dell'INPDAP, Questura, Comando provinciale dei carabinieri, della guardia di finanza e dei vigili del fuoco, motorizzazione civile, Archivio di Stato, centro servizi amministrativi (ex Provveditorato agli studi), sedi degli ordini professionali, Camera di commercio,
chiede di interrogare l'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica per sapere:
1) quali iniziative intenda intraprendere per avviare a soluzione questi importanti problemi a distanza ormai di alcuni anni dall'approvazione del nuovo assetto;
2) se non ritenga opportuno attivare un tavolo negoziale con il rappresentante del Governo al fine di garantire un livello di tutela amministrativa e di servizi che rientrino negli standard ordinari degli ambiti territoriali provinciali attualmente definiti. (566)
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