Seduta n.391 del 08/10/2003
CCCXCI SEDUTA
Mercoledì 8 ottobre 2003
(POMERIDIANA)
Presidenza del Vicepresidente Salvatore SANNA
indi
del Vicepresidente BIGGIO
indi
del Vicepresidente Salvatore SANNAindi
del Vicepresidente BIGGIO
La seduta è aperta alle ore 16 e 40.
Ortu, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 3 settembre 2003, che è approvato.
CongedoPRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Beniamino Scarpa ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana dell'8 ottobre 2003. Se non vi sono opposizioni il congedo s'intende accordato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del disegno di legge numero 430/A. Vi è stata la relazione dell'onorevole Satta e il primo intervento dell'onorevole Balletto.
E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, prima ancora che il testo, io penso che il titolo del disegno di legge che abbiamo in discussione andrebbe perlomeno emendato per essere coerenti cioè con la finalità che gli si sta attribuendo. Si tratta certamente di porre mano, di dare una risposta alle proposte di ridelimitazione delle circoscrizioni provinciali, ma al fine della costituzione dei collegi elettorali regionali, che non era esattamente la finalità principale quando questo disegno di legge ha avuto origine o è stato costruito. Questo a prescindere dalla stessa legge elettorale, dal testo che scaturirà dall'esame dell'Aula.
Ora, poiché in linea di principio è giusto e doveroso stabilire la base territoriale che esprime la rappresentanza politica democratica, sarebbe più giusto però discuterla dentro la legge elettorale e non prima e a prescindere, insomma, da questa. Ora questa considerazione ne porta con sé un'altra e cioè: ma la finalità principale della legge 10/2000, cioè quella che istituiva formalmente le otto circoscrizioni provinciali, o meglio che gli dava attuazione, e in particolare all'articolo 12, non era invece quella di ottenere un adeguamento funzionale dello schema di assetto delle nuove province, facendo leva, giustamente, penso, e correttamente sull'iniziativa dei comuni che meglio rappresentano quelle che sono le aspirazioni, le esigenze e i bisogni dei territori, e consentendo loro quindi di poter incidere, di dire la loro su quell'impianto in tempi ragionevoli, attraverso appunto una procedura semplificata che era quella definita dall'articolo 12 e che modificava la legge 4.
Non si era assunto forse - pongo un'ulteriore domanda - l'impegno solenne in quest'Aula che quello sarebbe stato il momento per discutere e approvare insieme assetto, trasferimento di funzioni, competenze e risorse? Quell'insieme, cioè, che dava corpo al disegno complessivo di quella parte del riordino istituzionale costituito appunto dal nuovo assetto delle circoscrizioni provinciali. Ora, tutto questo non c'è più, passa in secondo piano, tra le varie ed eventuali; se ne parlerà in un'altra occasione e in un altro momento. Adesso c'è l'emergenza elettorale regionale, non più quella provinciale, perché quella legge, la legge 10, insieme al suo articolato, era concepita in modo tale da dare la possibilità di insediare gli organismi istituzionali provinciali in tempi rapidi. Ora, per giunta, sulla base di un assioma per cui prima si delimita il campo di gioco e poi si fanno le regole, perché questo stiamo facendo, e non viceversa, o almeno congiuntamente, non dico che debba essere fatto prima l'uno e poi l'altro, non c'è molta coerenza in tutto questo, ma questo è un aspetto tutto sommato secondario.
L'aspetto invece che dovrebbe farci riflettere in modo più serio, più approfondito, più ragionato e quindi possibilmente anche con maggior distacco delle contingenze elettorali, che non sono mai portatrici, come dire, di buoni consigli, il ragionamento che dovremmo fare appunto...Chiedo scusa, Presidente...
(Interruzioni)PRESIDENTE. Colleghi per cortesia.
ORRU' (D.S.). Io ho l'ingrato compito di aprire i lavori del Consiglio, ma insomma se le discussioni devono continuare si possono continuare fuori.
PRESIDENTE. Colleghi per cortesia. Onorevole Sanna, per cortesia.
spissu (d.s.). Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Un attimo onorevole Spissu, non le ho ancora dato la parola. Invito i colleghi a stare seduti e a fare un po' di silenzio, perché il brusio è veramente insopportabile!
spissu (d.s.). Presidente, sono totalmente assenti i Gruppi che hanno chiesto la priorità della discussione di questo punto all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Sì, questo è un problema che attiene ai Gruppi. Prego, onorevole Orrù.
ORRU' (D.S.). Chiedo scusa, la mia richiesta era solo di poter continuare il mio breve intervento possibilmente senza essere disturbato.
La domanda che ponevo e che dovremmo porci è se quella impostazione, quello schema di assetto scaturito dalla legge del 1999 e approvato all'unanimità dal Consiglio regionale, dalla risultante che scaturisce dalla partecipazione attiva e diretta dei comuni, cioè la risultante delle delibere dei consigli comunali, quello schema, quel disegno se esce rafforzato, se esce confermato perlomeno, oppure se ne esce profondamente modificato. Se cioè lo schema di assetto basato su otto circoscrizioni provinciali ha ancora un senso o se è necessario rivederlo, proprio partendo dall'iniziativa autonoma, dall'iniziativa democratica, partecipata promossa giustamente dai comuni.
Quindi non per respingere quell'iniziativa, ma per assumerla e su quella base porre il problema se il risultato a cui si perviene è ancora dentro quello schema di assetto e quel disegno. Perché ritengo che queste modifiche, almeno non per tutte le circoscrizioni provinciali, ma per alcune in modo particolare, non siano di lieve entità, ma incidano profondamente sullo schema complessivo e ne modificano l'impianto e l'impostazione. Questo mi pare che avrebbe avuto bisogno di un approfondimento ulteriore, di un'analisi più distaccata da parte di ciascuno di noi. Così purtroppo non è, stante l'incombenza del punto successivo all'ordine del giorno di questo Consiglio, perché questa è la realtà.
Quindi una provincia che va dal Golfo degli Angeli, dall'area metropolitana quindi, alle pendici del Gennargentu - la domanda che mi pongo - risponde ancora a quel disegno originario di fare delle province quell'ente intermedio più attento, più efficace, più tempestivo nel promuovere la programmazione dello sviluppo economico e sociale, non dico di un territorio omogeneo, riferito a un territorio omogeneo, ma che abbia una sua base riconoscibile sotto il profilo economico, sociale ed anche territoriale?
Ora, il riordino istituzionale fatto dal basso era una scommessa quella della legge 4, non aveva solo l'obiettivo puramente finalizzato a riordinare le circoscrizioni provinciali; era una leva che doveva consentire e obbligare il riordino complessivo del sistema istituzionale autonomistico, era un punto da cui si partiva, non era semplicemente un punto d'arrivo. Però se questa scommessa del riordino istituzionale dal basso si fa sommando giuste esigenze territoriali senza alcuno sforzo di organizzare quelle esigenze, cioè senza un luogo che le organizza, che gli dia prospettiva vera valorizzando quelle risorse, quelle risorse umane, quelle risorse territoriali, quelle risorse ambientali, ma relegando invece tra le varie ed eventuali dopo, e sempre dopo, perché così sarà in un ente di questo tipo, dopo la forza, la qualità, la ricchezza, ma anche le grandi emergenze che vi sono nell'area urbana, un territorio vasto come e più dell'attuale provincia di Cagliari sarà questo. Ora io penso - ma è la mia opinione - che questo danneggerà innanzitutto quei territori, quelle popolazioni delle ex aree interne, perché da domani gli indicatori statistici non le collocheranno più tra le aree interne, anche se lo rimarranno, anzi lo rimarranno ancor di più, ma danneggeranno poi infine, a lungo andare, anche la stessa area urbana, i suoi problemi, le sue esigenze e le grandi potenzialità che essa contiene, per essa stessa, ma anche per l'intera Sardegna.
Quindi io sono convinto che il riordino istituzionale, anche con incidenti di percorso, andrà avanti. Andrà avanti perché le esigenze di superare una regione ipertrofica, lenta, macchinosa, che è ancora ripiegata, ancora occupata nella gestione anziché essere occupata in altre cose, diventerà, anzi se non lo è già oggi, ineludibile e quindi andrà avanti comunque. Il paradosso però, mi sia consentito il termine, è costituito dal fatto che anziché occuparci di questo e partire da questo si stanno utilizzando le spinte dei territori, le giuste esigenze dei cittadini che lì abitano, le esigenze dei comuni, che queste rappresentano, non già per mettere mano a quelle priorità, cioè per stabilire un ordine di priorità nelle cose, ma per piegarle alle esigenze momentanee di singole rappresentanze politiche, quando parlo di singole rappresentanze politiche forse non sono lontano dal vero.
A me sembra che non abbiamo bisogno di questo e che bisognerebbe invece invertire l'ordine delle priorità delle cose. Naturalmente questa è una riflessione che deve essere affidata, credo in maniera corretta, all'attenzione del Consiglio e poi nel merito dell'articolato credo, così semplice peraltro, vediamo in seguito.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Presidente, colleghi, credo che dopo circa un anno dall'approvazione della legge numero 10 del 2002 si torni a parlare di province, ma alla luce di fatti nuovi. Nel ribadire che anche per questa legge siamo in ritardo in quanto l'articolo 12 della legge numero 10 stabiliva che entro il 31 gennaio 2003 noi avremmo dovuto procedere alla raccolta delle istanze dei comuni e a legiferare in tal senso. Quindi, non era solo un'istanza e un obbligo morale nei confronti dei comuni che avevano deciso di collocarsi in province diverse da quelle in cui erano finiti, ma era anche un obbligo che derivava dalla legge. Quindi anche il fatto di voler rinviare questa legge per una presunta urgenza dovuta all'abrogazione da parte del TAR di sette PTP, mi sembra sia strumentale, in quanto volevo ricordare a qualcuno che i primi sette sono stati abrogati nel 1998, quindi c'è un ritardo di sei anni e non di una settimana sulla legislazione regionale in materia, e comunque concordo che prima o poi ci sarebbe da metter mano e infatti io stesso ero uno di quelli che ci aveva tentato, con poca fortuna peraltro. Però occorre ribadire un concetto: è una competenza che forse noi stessi non sapevamo di avere, infatti la legge numero 10 del 2002 è l'unica legge della Regione sarda che ha avuto una duplice conferma, la prima tecnico giuridica e l'altra del consenso popolare. Infatti per la prima materia c'è stato un ricorso del Governo alla Corte Costituzionale, la Regione Sardegna si è costituita nei termini e la Corte ha stabilito una volta per tutte che la Regione ha competenza primaria non solo nell'ordinamento delle autonomie locali, ma anche nella loro istituzione. E non solo: nella sentenza si legge che la Regione Sardegna può stabilire la forma di governo, la durata, la composizione, le cause di scioglimento e di decadenza di tutti gli organismi, sia comunali, sia provinciali. Questo non è poco, perché se non altro ci siamo chiariti le idee su ciò che possiamo fare.
La Corte ha però stabilito che tutte queste competenze vanno esercitate prima che i consigli, sia comunali, sia provinciali siano eletti, perché una volta che questi vengono eletti acquisiscono una sorta di diritto alla fine del mandato che non può essere violato e anticipato neppure da questo Consiglio.
C'è stato poi il vaglio popolare, perché qualcuno, forse anche qualcuno di noi, non credendo utili, addirittura dannose le nuove province, ha ben pensato di rivolgersi al popolo sovrano, e anche qua ha trovato una solenne delusione perché il popolo sovrano gli ha dato retta solo nella misura del quindici per cento.
Concordo anche col collega Orrù quando dice che la materia non è solo delimitare le nuove province, ma anche quella di metter mano a tutta la riforma degli enti locali, competenze comprese. E tra le cose che ha ricordato si è dimenticato anche della riforma delle Comunità Montane. Infatti l'articolo 2 della legge 4/97 stabilisce che le province devono essere l'unico ente intermedio tra Regione e Comune. Invece, oggi, ottobre 2003, abbiamo la bellezza di 25 comunità montane, di cui la metà sono comunità marinare e la metà sono comunità montane, ciascuna con dodici assessori, due vicepresidenti e un presidente. Volevo ricordare che dei due vicepresidenti uno è vicepresidente per conto della minoranza, quindi l'istituzionalizzazione del consociativismo. Con questo - e così chiarisco qual era il mio pensiero - non voglio dire che in Sardegna non ci siano zone montane e disagiate e che per questo non debbano essere trattate in maniera diversa da Olbia, da Arzachena, da Porto Cervo, da Quartu, da Bosa, da Villasimius, per citarvi solo alcuni dei paesi marinari e montani contestualmente, anzi devono essere le stesse province ad indicare, ciascuna nel proprio ambito, quali sono i comuni veramente montani verso i quali canalizzare tutte le risorse che ora vengono cosparse a pioggia nell'intero territorio montano, che montano non è tutto, della Regione Sarda. Invece nessuno ha il coraggio di mandare avanti quest'iniziativa, tutti vogliamo che i 250 assessori e i 25 presidenti delle comunità montane, che montane non sono, continuino a spendere i soldi che vanno destinati ai comuni che veramente montani sono, e si continua così. Quindi, concordo con Orrù che bisogna veramente metter mano alla riforma e non parlare solo di provincia. Questa che però finalmente è arrivata in Aula, è una legge che accoglie le istanze dal basso, perché sono i consigli comunali e le popolazioni che hanno desiderato collocarsi in determinati territori e noi non possiamo che prendere atto di questo, non imporre niente ma registrare quelle che sono state le delibere e le volontà dei consigli comunali, quando si sono pronunciati, o delle popolazioni quando hanno fatto i referendum. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Biancareddu. È iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente, sinceramente non so chi stasera degli Assessori presenti stia esercitando le funzioni sostitutive del Presidente, sarebbe utile anche da questo punto di vista sapere in modo da poter avere anche un'interlocuzione reale, anche se qualcuno mi dice che le funzioni del Presidente non sono sostituibili e quindi, di fatto, stiamo discutendo senza l'interlocutore che poi dovrebbe metter mano eventualmente a riordinare, anche sulla base della discussione, l'orientamento che emerge dall'Aula. Ma voglio anche sottolineare che in apparenza sembrerebbe che si stia discutendo di una leggina, così le definiamo insomma, che abbia poca rilevanza e poca importanza.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO(Segue ORTU.) Io ritengo invece che si tratti di una legge che va discussa con attenzione ed anche la sua approvazione va esaminata con ponderatezza; per le considerazioni che svolgeva prima il collega Orrù ma anche per le considerazioni finali dell'ex Assessore degli enti locali che tra l'altro è tra gli estensori di questo disegno di legge. Va valutata con ponderatezza, va soppesata con attenzione perché questa legge mette in discussione l'insieme dell'impianto che ci volevamo dare nel riordino delle province. Nel riordino di quell'ente intermedio che doveva essere proprio, in quanto intermedio, l'unica fase di passaggio tra l'ente Regione e gli enti locali e cioè in questo caso i comuni.
Allora, io non voglio mettere in discussione il contenuto del provvedimento in quanto tale, così come non voglio mettere in discussione la volontà di quei comuni che chiedono di essere trasferiti da un ambito all'altro. E quindi, non voglio nemmeno mettere in discussione l'affermazione che qui è stata sottolineata poc'anzi dal collega Biancareddu, che si dovrebbe, in attuazione dei diversi e tormentati provvedimenti che hanno affrontato questa materia, tener conto del pronunciamento popolare. Quindi il collega Biancareddu conclude che di fatto il disegno di legge è un atto dovuto di cui l'Aula dovrebbe prendere atto in modo rapido e perfino sbrigativo.
Ebbene io sono convinto che questo sarebbe un errore, sarebbe uno dei tanti errori che anche noi ogni tanto commettiamo, così come - secondo me - abbiamo discusso in modo affrettato, sbrigativo e direi non ponderando bene le scelte, i provvedimenti precedenti compreso l'ultimo provvedimento, il provvedimento che poi si è tradotto in disegno di legge numero 10 del 2002. Con questo non voglio mettere in discussione gli effetti pur positivi di quel provvedimento di legge, per esempio per quanto riguarda la sentenza della Corte che ha chiarito in modo preciso, e in questo caso anche utile per quanto ci riguarda, quali siano le competenze della Regione e quali siano le competenze dello Stato. Però, dal disegno di legge che sembra cosa molta relativa, perché sembra un puro e semplice riordino delle circoscrizioni e quindi una ridelimitazione, io ritengo invece che dal disegno di legge ne viene fuori un'impalcatura sulla quale questo Consiglio dovrebbe riflettere, anche sulla base del pronunciamento popolare, senza mettere in discussione il pronunciamento dei comuni ma ci dobbiamo chiedere, soppesando nel giusto modo anche il pronunciamento che è avvenuto attraverso il referendum, se davvero noi volevamo otto province costituite così come saranno costituite anche nella loro delimitazione come verrà fuori dall'iter complessivo che si conclude con l'approvazione di questo disegno di legge. Badate dico iter complessivo, perché io ritengo che errori ci siano stati anche prima dell'eventuale approvazione di questo disegno di legge; perché badate io ritengo che l'idea che era contenuta nella legge numero 4 del 1997 era un'idea giusta, seria ed avrebbe dovuto portare anche ad uno sbocco equilibrato, cioè l'idea della legge numero 4 del 1997 ipotizzava un percorso per la costituzione di nuove province, un percorso condiviso che poteva vedere un'aggregazione differente rispetto alle vecchie quattro province.
Ebbene quel percorso è stato vanificato, perché quel percorso significava costruire una volontà in positivo, cosa che non c'è stata, cosa che rende debole l'impalcatura che stiamo costruendo e corriamo il rischio che la renda perfino inutile, perché se uno strumento poi non è visto come strumento capace di dare risposte alla domanda che pure era contenuta nell'idea di ridisegnare le province, io sono convinto che registreremo un altro fallimento, avremo ancora una volta un altro ente inutile.
Allora, la scarsa partecipazione al referendum indetto per eliminare tutta quest'impalcatura non può essere letto solo in un'unica direzione come un assenso, perché sinceramente io lo leggo con gran preoccupazione, lo leggo come indifferenza rispetto ad un processo che avremmo dovuto costruire con tanta partecipazione in modo tale davvero da poter disporre e mettere in mano alle popolazioni un nuovo strumento capace di risolvere i tanti problemi pure di gestione delle competenze, delle funzioni, delle risorse, dei territori che pure di volta in volta ci troviamo nelle mani.
Questa era ed è l'idea rispetto alla quale oggi noi corriamo il rischio di mettere fine, di mettere la parola "fine" ad un processo che potrà avere o che corriamo il rischio che abbia quale unico sbocco un ulteriore fallimento. Badate, io sono convinto che davvero se si vuole costituire un ente intermedio che possa avere e possa costituire strumento che sia capace anche di rispondere alle esigenze presenti nei nostri territori dobbiamo davvero costruire un processo condiviso, ma dobbiamo anche darci degli strumenti seri. Allora gli strumenti seri sono sì la loro configurazione, la loro delimitazione, ma strumento, noi saremo in grado di produrre un disegno, una legge seria capace di dare risposte nella misura in cui, e questo lo vorrei ricordare anche all'onorevole Biancareddu, oltre al dettato, che pure era contenuto, di raccogliere le istanze, avessimo anche dato finalmente - perché era tra le cose previste come prioritarie - vita ad una riforma più complessiva che pure è contenuta nella legge numero 10 del 2002, anzi era condizione senza la quale non potevano essere costituite le nuove province, tant'è che noi avevamo parlato di nuove province e di province nuove, proprio perché siamo pienamente convinti che occorre procedere al riordino delle funzioni, delle competenze e far seguire al trasferimento delle funzioni, all'unico ente intermedio anche le risorse per consentirne un reale funzionamento, altrimenti registreremo un ulteriore fallimento, così come hanno dimostrato i consigli provinciali che si sono messi in modo serio ad affrontare il problema e hanno poi quantificato che, con le risorse di cui oggi dispongono e di cui disporrebbero le province, nuove e vecchie, vecchie e nuove, si andrà verso il fallimento di qualsiasi tentativo di riordinare le funzioni dell'ente intermedio. Allora, noi siamo d'accordo che occorre eliminare la miriade di enti e non solo le comunità montane, onorevole Biancareddu, di cui non riusciamo nemmeno a fare il riordino di quell'ente riconducendole alle competenze e alle funzioni proprie, e riconducendole anche ad una gestione seria. Noi siamo per un riordino complessivo. Un riordino complessivo con l'eliminazione di tutta quella miriade di enti inutili che però continuano a permanere e per i quali nessuno qui presenta un'eventuale proposta.
Concludo, badate sono convinto che la delimitazione delle nuove province e quindi anche questo disegno di legge non può passare solo attraverso una presa d'atto; le circoscrizioni e la loro delimitazione, la configurazione che danno alle province sono anch'esse contenuto, non sono solo contenitore, sono anche contenitore che bisognerà riempire di contenuti, cosa che non facciamo nemmeno con questo disegno di legge, ma sono anche contenuto. Ma che senso ha oggi costituire, lo dico io perché riguarda il mio territorio, una provincia con 70/80 mila abitanti? Ma dov'è il disegno originario che in realtà voleva dare forza ad un'idea di accorpare un territorio che fosse in sé omogeneo sulla base delle condizioni economiche e sociali in modo tale da poter disporre di uno strumento per dare risposte alle domande pur presenti in quelle aree.
Ecco, questo è quello strumento? Ma che senso ha approvare oggi, fare di una comunità montana un po' più larga, così badate la comunità montana, Monte Linas, che raccoglie le aree che vanno da Guspini a Villacidro, quella comunità montana raccoglie 65 mila abitanti, fare una provincia con 90 mila abitanti? Allora il contenitore in questo caso è contenuto e corriamo il rischio che anche il contenitore contribuisca a far fallire un disegno che pure poteva essere costruito in modo serio.
Allora, la realtà è che, come Consiglio regionale, noi non abbiamo avuto il coraggio di prendere atto magari delle realtà dove il processo di maturazione per la costituzione delle nuove province era arrivato a compimento ed avrebbe trovato anche il consenso popolare, ma non possiamo e non abbiamo avuto quel coraggio e perché c'è mancato quel coraggio oggi non possiamo stravolgere e, quindi, vanificare e rendere perfino inutile uno strumento che invece può essere rivitalizzato, può essere utilizzato non solo per dare risposte a quei territori o alle domande che sono presenti in quei territori, ma per metter mano finalmente ad un riordino complessivo di questa macchina regionale che sta diventando sempre di più una palla al piede per lo sviluppo di quest'Isola.
Allora, io dico che siamo ancora in tempo, sono d'accordo con alcune considerazioni fatte dall'onorevole Biancareddu, mettiamo mano ad un disegno di legge complessivo che stabilisca quali sono le circoscrizioni e le aree che hanno costruito e percorso fino alla maturazione un ragionamento e quindi che ci portano a poterle identificare come nuove province, rivediamo più complessivamente le funzioni, trasferiamo le competenze, facciamo il riordino e costituiamo questo benedetto ente intermedio in modo serio ed in modo tale che possa essere non solo una nuova provincia, o che possano essere non solo nuove province, ma province nuove, come in più occasioni abbiamo detto.
Io ritengo che, in questo caso, adesso il problema non è di questo o quel comune, i comuni hanno fatto bene ad esprimere la loro volontà, ma proprio perché c'è l'espressione della volontà di questi comuni che sono indicati in questo disegno di legge, a maggior ragione è necessario rivedere e siamo ancora in tempo in modo serio, più complessivamente, tutta la materia, dal contenitore al contenuto, quindi dalle circoscrizioni al riordino che ci consenta di avere uno strumento indispensabile per avviare un processo più complessivo di riforma della Regione.
Non vorrei, come giustamente ha sottolineato il collega Orrù, che anche questa legge in realtà sia pensata e voluta in funzione degli appuntamenti elettorali così come lo sono state le precedenti e così come abbiamo fatto porcherie precedentemente corriamo il rischio di aggiungerne un'ulteriore anche oggi.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Ortu. È iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Grazie Presidente. Nella fase d'avvio della discussione della Giunta regionale era presente solo l'Assessore della sanità; devo dire che essendo il risultato finale di questo disegno di legge così tragicomico, per quanto mi riguarda, forse la competenza più giusta potrebbe essere proprio quella della sanità. Vorrei che ovviamente questo non offendesse il proponente del disegno di legge e tanto meno la Commissione, perché ovviamente l'azione che è stata fatta dal proponente, quindi dalla Giunta, del disegno di legge e dell'assessore Biancareddu e dalla Commissione sono ineccepibili. Sono il risultato finale di un processo che abbiamo avviato in questo Consiglio, di norme di legge che sono state discusse e che hanno portato ad un determinato risultato che è il disegno di legge che oggi affrontiamo e discutiamo, quindi senza voler offendere a nessuno però dico che il risultato è un risultato inaccettabile. È il terzo intervento di questa sera di un rappresentante - siamo solo tre, forse interverrà anche Piersandro - del medio campidano, che segnala una difficoltà, un malessere che viviamo come rappresentanti di quell'area territoriale.
Allora, vorrei tornare un attimo al perché nacque l'idea in quelle aree territoriali della provincia del medio campidano, come quest'idea si è rafforzata ed è diventata patrimonio di quelle popolazioni ed è poi arrivata qui in Consiglio regionale.
L'idea nacque intorno agli anni '90, non solo in risposta ad un problema che veniva posto a quelle aree rurali dalle aree di programma, e quindi non solo come esigenza di difesa rispetto alla distribuzione delle risorse regionali che attraverso aree di programma finivano per trascurare le aree marginali all'interno delle aree di programma, quindi proprio le aree del Medio Campidano; ma nasceva anche dal fatto che la legge 142 nazionale consentiva all'area di Cagliari di diventare città metropolitana e si ragionava, in quel periodo, sulla necessità che Cagliari ragionasse e diventasse area metropolitana, cioè ragionasse insieme al suo hinterland, alle città che vedevano raddoppiarsi gli abitanti (pensa a Capoterra, ad Assemini, a cos'è successo in questi anni, o a Monserrato, Selargius, Quartucciu e così via), e ragionasse insieme come vasta area di Cagliari, come area metropolitana. La preoccupazione che c'eravamo posti, gli abitanti di quelle aree della Provincia di Cagliari che rimanevano fuori dall'area metropolitana, cioè quella mezzaluna che andava dalle coste di Arbus a quelle di Muravera, e quale assetto istituzionale e territoriale dare a quelle aree che avevano in comune la ruralità, che avevano in comune l'economia, quella agropastorale, e che avevano in comune anche grandi pezzi della propria storia e della proprio cultura.
Quindi l'idea del Medio Campidano nacque sia in funzione di difesa rispetto al modo in cui si distribuivano le risorse regionali, sia in funzione del fatto che l'area metropolitana di Cagliari, che si pensava nascente in quel periodo e sulla quale sarebbe utile anche riflettere nuovamente, poneva un problema di un assetto dell'altra area territoriale. Ma mai, devo dire, avrei potuto pensare che mettere insieme l'area metropolitana di Cagliari significava arrivare a Seulo, cioè alla Barbagia, a Sadali, ad Orroli, a Nurri, a Escolca, a Gergei, saltando tutto il Medio Campidano. Ma cos'hanno in comune Sadali, Seulo, Orroli, Nurri, se non che qualche amministratore vive a Cagliari? Cos'hanno in comune con le problematiche che ha l'area urbana di Cagliari e cos'ha che non ha in comune, invece, con le ruralità, con l'economia agropastorale della Trexenta, del Campidano, della Marmilla, del Gerrei unite a quest'area territoriale? Cos'hanno in Comune? Allora è chiaro che se non fossimo in Consiglio regionale penserei che siamo a "Scherzi a parte", pensare ad una Provincia di Cagliari che arriva fino alla Barbagia di Seulo e salta comuni come Serrenti, come Serramanna o altri comuni, ma che senso ha?
Ecco allora che il lavoro fatto dalla Commissione, dalla Giunta, è un lavoro ineccepibile perché frutto di un lavoro e di un'impostazione di legge che arriva a questo risultato, ma il risultato è un mostro! Il risultato è un mostro, non risponde per nulla alle esigenze di un assetto territoriale della nostra Regione, il risultato è un mostro! Perché mettere l'area metropolitana di Cagliari con la Barbagia di Seulo e saltare completamente tutto il Medio Campidano, che perde con questa proposta la Trexenta, il Sarcidano, metà del Campidano e perderebbe, secondo l'emendamento, anche Vallermosa, significa decretarne la morte, solo che nessuno ha il coraggio di scriverlo e di metterlo! Quindi è chiaro che questo risultato è un risultato per me inaccettabile.
Poi c'è la questione di Vallermosa, sulla quale i colleghi hanno presentato l'emendamento, ed anche per dire che questa si tira a seconda di quelli che sono gli umori dell'amministrazione del posto. Per tutti i Comuni vale il pronunciamento del Consiglio comunale, per Vallermosa no, c'è una petizione, hanno firmato tanti cittadini. Allora io dico che intanto il pronunciamento dei cittadini avviene nell'urna, mai nelle piazze raccogliendo le firme, non vale neppure in Consiglio comunale. Ai colleghi ricordo che un emendamento qui in Consiglio regionale una volta raccolse 62 firme nella precedente legislatura, si passò al volto, quell'emendamento ebbe soltanto 12 voti perché poi nel segreto dell'urna, anzi qui quando votammo segretamente 62 erano le firme, 12 lo votarono, e quindi le petizioni sappiamo tutti hanno il valore che hanno. Non sono certamente l'espressione del voto, che invece ha premiato un'altra amministrazione e un'altra scelta che ha fatto quel Consiglio comunale. Ma per Vallermosa se c'è un comune che deve stare … è Vallermosa. Vallermosa è da sempre nella Comunità Montana Monte Linas, ne fa parte in tutti i sensi, a me non risulta che a Vallermosa abbiano mai raccolto una firma, mai un documento, mai una petizione che abbia detto: "Noi non abbiamo a che fare col Monte Linas, con quell'area territoriale, con quella Comunità Montana". Anzi, ci sono tutti a tutti gli effetti, partecipano e vivono con la Comunità Montana a tutti gli effetti, partecipano alla vita politica e istituzionale e hanno anche un ruolo, sono legati anche dal punto di vista economico sociale, non hanno mai avuto modo di contestare. Vallermosa è socio costitutivo dell'area industriale di Villacidro, non mi pare che Vallermosa abbia raccolto firme per dire: "Andiamo via da Villacidro ed aderiamo al CASIC". È socio costitutivo e tanti cittadini di Vallermosa hanno lavorato e lavorano nell'area industriale di Villacidro. Da cosa dipende? Dagli umori politici, in questo momento stare a Cagliari forse c'è più attinenza politica con chi ha raccolto le firme perché la Provincia di Cagliari ha quel governo, meno col Medio Campidano che invece ha un'altra situazione politica e si cambiano le scelte in rapporto a questioni di così piccolo cabotaggio che non hanno senso. Questo è quello che sta avvenendo. Che motivo c'è di non far aderire Vallermosa rispetto al… Consiglio comunale al Medio Campidano che ha invece una sua collocazione? Quindi io ritengo che il risultato finale di questa proposta di legge che sancisce, ahimè, un progetto diverso rispetto a quello per la quale quelle popolazioni si erano battute, quindi quello che prima sembrava un'idea che doveva servire a quelle popolazioni per avere maggior difesa e maggior rappresentanza sta finendo, invece, un progetto che si ritorce contro quelle popolazioni per ghettizzarle in un piccolo recinto e dargli meno rappresentanze, e per questo non mi trova d'accordo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il Consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo spunto dalla parte finale dell'intervento dell'onorevole Marrocu per inserirmi anch'io su questo argomento spinoso che appassiona e mi appassiona non soltanto in virtù di futuri calcoli elettorali, anche per quello, però non è soltanto questo! Su questo tema io mi sono battuto per altri versi al di fuori di interessi personali elettoralistici proprio in rispetto di un principio che è quello dell'autodeterminazione. Sul rinnovo di questa battaglia io ho fatto, per il rispetto della volontà delle popolazioni, in rispetto di questo principio, una battaglia contro la nascita del Parco del Gennargentu per esempio, senza avere nessun interesse particolare di carattere elettorale, quindi scevra proprio da qualsiasi sospetto di interessi che non siano soltanto di rispetto della volontà popolare. E in questo caso dire che Vallermosa è un Comune che non ha espresso la propria volontà popolare mi sembra quanto meno azzardato, perché a rivedersi la storia dell'iter di questa scelta difficile per questa comunità, che appartiene a Cagliari per scelta, per vocazione, per posizione geografica, come hanno già detto autorevoli colleghi della sinistra, abbiamo la Barbagia di Seulo che intera ha chiesto, con l'esclusione del solo Comune di Esterzili che si è diviso fifty fifty e che in base al principio testè esposto dai colleghi dovrebbe venire automaticamente a Cagliari nel nome di un'appartenenza a Comunità Montane, nel nome di un'appartenenza storica al territorio della U.S.L. prima di Isili e poi al distretto sanitario di Isili e così via amministrando, Vallermosa si è espressa contro questa appartenenza in più modi. Non soltanto con la raccolta dei due terzi delle firme delle persone che vanno normalmente a votare nel Comune, ma anche in un referendum provinciale che si è svolto e che ha visto in questo Comune una partecipazione al voto che è stata la più alta dell'Isola e che ha visto il 95 e oltre per cento dei votanti dichiarare la propria volontà di appartenere alla futura Provincia di Cagliari e non di essere trasferiti geograficamente per i trasporti, per la tutela dei loro interessi, per il loro vivere civile, questa comunità ha palesemente dato un'indicazione della quale soltanto la miope classe politica locale, questa sì in nome di un calcolo personale, in nome di un calcolo elettorale, in nome di un'appartenenza politica, vuole contrastare la volontà della popolazione che si è palesemente espressa per voler far parte della futura Provincia di Cagliari. E' nel nome di questo principio dell'autodeterminazione che io chiedo il rispetto di quest'Aula per i cittadini di Vallermosa, perché abbiano la possibilità di appartenere alla Provincia di Cagliari, che appunto non è soltanto un'entità geografica, è un'entità culturale e di questo molti non hanno preso coscienza quando è stata fatta la legge perché si sono fatte delle Province che si è visto poi non rispettavano la volontà né dei Consigli comunali né delle popolazioni, tant'è che c'è stata una corsa a fuggire da questa provincia, che è stata un'invenzione dei politici e non risponde alle esigenze della popolazione. E' innegabile, quando interi territori storici come la Trexenta, come il Sarcidano, chiedono di andare via da questa provincia vuol dire che il legislatore ha commesso qualche errore e di questo errore deve prendere atto nel rispetto appunto della volontà delle popolazioni.
Quindi io chiedo a tutti quanti di essere più attenti perché non è soltanto una posizione geografica quella che si richiede per appartenere ad una provincia, ma è il rispetto degli interessi. Perché tutto il Sarcidano, perché tutta la Barbagia di Seulo ha chiesto in massa di venire a far parte della provincia di Cagliari? Perché tutta la popolazione di quel territorio gravita, orbita, ha organizzato la propria vita… E' così. Hanno chiesto di venire a far parte di questa provincia perché loro sono già legati intimamente nella loro organizzazione di vita, nei loro interessi economici, nei rapporti familiari e di questo tutti sappiamo, tutti abbiamo preso conoscenza, soltanto che non vogliamo tradurlo in una scelta, in questo caso sì legislativa, condizionata da interessi elettorali.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il Consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Introduco questo argomento evidenziando un doppio disagio. Il primo disagio è relativo al fatto che è singolare e un po' anche disarmante che una problematica di questo rilievo avvenga senza la presenza di una competenza della Giunta, senza un Assessore, pur ringraziando coloro che testimoniano la presenza di una Giunta, ma non certamente coloro che possono sostituire le argomentazioni in sostegno di una linea della Giunta regionale, del Governo regionale, nella direzione delle problematiche che stiamo affrontando. L'altro disagio è relativo al fatto che da molto tempo ho avvertito, e lo avvertono forse anche all'esterno di quest'Aula, un singolare sistema di affrontare le problematiche da parte del Consiglio regionale. C'è una sorta di scoordinamento complessivo delle decisioni che non hanno mai un filo conduttore logico e non avendo un filo conduttore logico non hanno neanche una scansione temporale degna di una credibilità dell'istituto del Consiglio regionale. Noi abbiamo ereditato dalla precedente legislatura la legge, lo strumento dato alla Sardegna per darsi un nuovo assetto delle circoscrizioni provinciali e da lì siamo partiti. Poi questa Giunta regionale di Centro Destra ci ha detto che credeva nell'istituzione delle nuove province e ha fatto il più grande errore che potesse fare, cioè quello di anticiparne la procedura di creazione senza spiegare per che cosa le creava, ovverossia dargli lo strumento operativo. Anche perché l'istituzione delle nuove province era un pezzo importante dell'ambizione, sbandierata durante le elezioni dal Centro Destra, di ricostruire e di riorganizzare i poteri della Regione. A causa di una accelerazione imposta da parti del Centro Destra, siamo stati in questo Consiglio sotto assedio per portare avanti le problematiche delle province; c'era fretta, erano decenni che le comunità attendevano, siamo stati messi in condizioni di decidere rapidamente. E nonostante questa accelerazione in Commissione si è lavorato per portare avanti con fatica, nonostante i comportamenti della maggioranza, tutti quegli strumenti a partire dal Consiglio delle autonomie locali, che non ho capito per quale motivo non sia neppure all'ordine del giorno, compresa la problematica di riforma delle comunità montane, compresi i progetti di legge sull'organizzazione complessiva del sistema degli enti locali in Sardegna, che avrebbero dovuto fare da coerente contorno a quest'accelerazione. Io dico subito questo: quando un Consiglio regionale responsabilmente o inconsapevolmente usa le riforme, riforme di questo genere e di questa rilevanza, come un mero strumento propagandistico, credo che anche noi al di là di tutto quello che ci sta ruotando intorno, ha concorso pesantemente a diminuire la credibilità dell'Istituto regionale. Allora io chiedo a molti colleghi, afflitti da sindrome di dubbiosità acuta, che questo problema non sia la finzione interpretativa di logiche meramente funzionali alle prossime elezioni, ma sia il motivo per il quale dovremo darci una mossa tutti quanti perché queste province abbiano le condizioni operative per insediarsi e per cominciare con un dialogo con la Regione un processo reale di decentramento e di sviluppo nel territorio. Non fosse altro ci aiuta l'ufficio studi del Banco di Sardegna che sta facendo questi convegni sui dati dell'economia in tutte le province, guardatevi i grafici essenziali che descrivono i prodotti interni lordi nelle aree territoriali. Dal 2000, cioè da quando sono cessati gli effetti di un minimo di programmazione locale, sono tutti crollati, ad esclusione dell'area di Cagliari ovviamente, dove fattori non di sviluppo, ma fattori strutturali esterni ai processi di sviluppo, mantengono quei livelli artatamente positivi, ma che, se togliamo la Saras e se togliamo qualche altra questione, ritornano su valori preoccupanti. Io credo che siano questi i motivi e non andare a indagare che cosa ci fa, collega Marrocu, la Bargagia di Seulo con Cagliari, perché qui almeno Cagliari ha un ruolo territoriale, le altre aree ruoli territoriali non ne hanno! Ma quello che io, in mancanza di questo paragone, cercherei di tutelare è che comunque questi Comuni hanno fatto una scelta che va rispettata e cioè quella che dopo che… per molti hanno abbiamo battuto sull'esigenza che i Comuni si consorziassero, sull'esigenza che i Comuni dialogassero per i processi di sviluppo, sull'esigenza che molti avviassero i processi di intercomune come è avvenuto in altre parti, insomma questi Comuni hanno scelto di stare insieme per poter contare di più e per potere mettere in piedi progetti omogenei di sviluppo, che hanno capito non possono procedere più singolarmente, con battaglie individuali comune per comune, ma che hanno senso e significato solo se aree omogenee, comunità omogenee, rivendicano percorsi di sviluppo. Allora, io credo che il tema sia diverso, sia quello prima di tutto di non rinnegare il principio fondamentale che abbiamo tutti quanti accettato, che la comunità locale ha una priorità oggi sancita dal Titolo V, anche in termini di equiordinazione rispetto ai nostri poteri, e che dice che la comunità locale ha diritto, anche rispetto alle circoscrizioni provinciali e ad altre cose che sono estranee a questo argomento, di autodeterminarsi. O la Regione, che si è data con la legge 4 uno strumento e il Consiglio regionale giustamente ha il compito di verificare che rispetto ai requisiti stabiliti in legge ci sia il rispetto di questi requisiti, che garantiscono la continuità territoriale, che garantiscono il rispetto di alcuni parametri, insomma il nostro compito è questo, ma non è il compito di intervenire per sindacare l'autodeterminazione dei comuni laddove noi l'abbiamo eletta come principio portante di questa riforma. Mettiamoci d'accordo, mettiamoci d'accordo! Io sono disinteressato ai discorsi che possono legare la prospettiva della composizione del Consiglio regionale rispetto alla più importante e rilevante questione di liberare i territori a un protagonismo dello sviluppo che, è stato dimostrato in questi anni, il Consiglio regionale, la Regione è incapace di garantire, anche potendo mettere il doppio di efficienza rispetto a quella che abbiamo osservato in questi anni, perché i tempi sono cambiati, le decisioni e le scelte hanno una rapidità diversa nella mondializzazione e nella globalizzazione e i ruoli territoriali se li scelgono le comunità, non le sceglie la Regione per loro.
Questo bisogna dircelo con chiarezza e se qualcuno ha fatto i conti oggi e non li ha fatti prima pazienza, ma non è questo il compito che abbiamo oggi di fronte a quest'ordine del giorno. Perché al collega Ortu voglio dire: non era l'indifferenza l'esito di quel referendum; era anche forse un po' di indifferenza, ma soprattutto era il sintomo di una sfiducia, una sfiducia che noi concorriamo a incrementare avendo questo atteggiamento schizofrenico di fronte ai problemi. La schizofrenia politica nelle istituzioni si corregge sapendo che quando si inizia un processo il tempo non è una variabile indipendente e bisogna utilizzarlo per dare risposte concrete, sapendo anche individuare, nel contempo si utilizzano alcuni strumenti, disegnare tutto quello che è il corredo necessario perché quelle questioni funzionino.
Purtroppo io credo che invece il sostegno a questo disegno di legge da parte nostra è totale anche perché per noi è diventato e diventerà nella prospettiva della prossima legislatura un presupposto indispensabile, anche, in un certo qual modo, un'obbligazione a procedere al processo complessivo di riforma della Regione. E se chi vincerà le prossime elezioni non ha davanti una scelta definita troverà le ragioni per continuare a disimpegnarsi su questo terreno. Noi crediamo che la gente di cui parliamo, l'opinione pubblica di cui parliamo, sia niente di più che quelle persone che i consigli comunali interpretano nelle loro volontà, e allora dobbiamo scegliere: o eleggiamo la volontà popolare come volontà guida dei processi istituzionali politici, come io credo che sia giusto, oppure usiamo le riforme, come stiamo spesse volte facendo, come strumento di tornaconto o di utilità. Questo non è dato fare, sapendo anche che molti dei problemi che sono contenuti come conseguenza in questo disegno di legge sono problemi che affondano le loro radici, le loro rivendicazioni nella storia pluridecennale di questa Sardegna e che noi abbiamo il dovere, una volta tanto con serietà, di esitare applicando a questo provvedimento un impegno maggiore perché i mesi che abbiamo davanti possono ancora essere sufficienti per esitare progetti di legge, come il Consiglio delle autonomie locali e altri provvedimenti molto utili a dare un segnale positivo alle comunità locali.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Manifesto anch'io un qualche imbarazzo a intervenire in questa discussione e non sicuramente per la scarsa o non totale presenza in Aula del Consiglio, non certamente per la complessità della legge, perché non mi pare una legge affatto complessa, ma più semplicemente per una ragione politica. Fra l'entità di questa legge e la riflessione che è in atto in questa discussione nel Consiglio a me pare che, come dire, ne corra molto, che ci sia un'enorme divaricazione fra le due cose. Intendo dire che io reputo fondate le perplessità e le notazioni critiche che da più parti nel Consiglio sinora si sono espresse, non tanto sulla entità e incidenza di questa legge quanto sul tema principale.
Le nuove province, le quattro nuove province, nella convinzione dell'Assemblea legislativa sarda sono da confermare come scelta strategica della politica regionale, della programmazione regionale, del progetto di sviluppo regionale, di partecipazione popolare e di miglioramento della politica, oppure è meglio fermarsi, revocare i prima in dubbio e poi revocare anche le decisioni già assunte? E' un tema serio. Gian Valerio Sanna l'ha espresso con una formulazione di sindrome - com'è che l'ha chiamata? - di dubbiosità acuta. A me non pare che si tratti di una sindrome acuta né ottusa di dubbiosità; a me pare che intervenga una riflessione politica che merita di essere tenuta in debito conto, assumendo però le parti politiche, i singoli, il Consiglio regionale nel suo insieme, la responsabilità degli atti che compie oggi, e degli atti anche che ha compiuto ieri, in ragione di quelli che vorrebbe che si compiano domani. Quello che non è pensabile, o meglio può essere pensabile, ma non sarebbe giustificabile, è che se monta nelle piazze e nei territori della Sardegna in una fase della vita politica e anche della vita sociale un movimento, una richiesta, una petizione per le nuove province la gara è a dire sì e subito, anche senza approfondire interamente le questioni. Io non dimentico molte cose ancora di quelle che ho conosciuto nella vita, né di quelle di molto tempo fa o di diverso tempo fa, ma neppure ovviamente quelle più recenti; io ho presenti le manifestazioni nei territori, persino le sedizioni. Il feti casinu detto in gallurese dal sindaco di Olbia di fronte a tutte le televisioni che diramavano il messaggio, il feti casinu perché il Consiglio regionale sia obbligato a decidere e decidere subito non è che ha scandalizzato molti. Devo dire la verità, a me per esempio ha infastidito, suppongo anche ad altri.
Tutto quello che oggi, e insisto, in modo riflessivo e anche critico si rappresenta (io voglio dirlo nel Consiglio regionale perché rimanga anche agli atti del Consiglio regionale) non è che dice molto di nuovo rispetto a tutto quanto si sapeva già. Non solo si sapeva per una tradizione orale, per un sentito dire, ma perché è scritto negli atti ufficiali, formali di questo Consiglio regionale, nelle leggi e nelle determinazioni che questo Consiglio negli anni ha assunto, ha deliberato. Quando, nel 1999, capitava che io svolgessi la funzione di Assessore regionale degli enti locali fui messo in mora dalla Commissione consiliare, io e la Giunta regionale di allora, perché doveva essere immediatamente, allo stato dell'arte, così com'era, portata la determinazione di delimitazione dell'assetto delle nuove province. E la Giunta regionale, messa in mora, non poteva, rispettosamente sul piano politico e istituzionale, che portare la determinazione, lo schema di assetto delle nuove province se non nelle condizioni in cui le cose erano a quel punto. Ed è scritto nella delibera della Giunta regionale, che lasciava aperte anche diverse opzioni, era descritto uno scenario A e uno scenario B, e anche quando fu scelto lo scenario B, cioè le quattro nuove province, si ritenne che le questioni non ancora definite, di contorno o di confine, avrebbero dovuto essere rimandate all'assestamento successivo, che è l'atto che oggi si sta compiendo. Perché non approvando questa legge oggi non è che non c'è l'assetto, lo schema di assetto delle nuove province in base alla legge 4 del '95 o '96. C'è, è quello che è stato definito dal Consiglio, questa è la sistemazione. Allora questa è una buona sistemazione o è una cattiva, o l'una e l'altra insieme, sistemazione? Oppure, cogliendo l'occasione dell'assestamento, della sistemazione, rimettiamo in discussione le province per tutto quello che si è detto e si è fatto in questi sei anni passati? Più di sei anni! Questo mi pare che sia il punto, perché io mi trovo una legge, non essendo componente effettivo della prima Commissione consiliare autonomia, che viene mandata in Aula con una espressione di volontà unanime, approvata all'unanimità in Commissione. Io non vado a vedere qual era il singolo consigliere che c'era o non c'era, di quale Gruppo, dico che sicuramente la maggioranza della Commissione ci doveva essere e di diverse parti politiche, e arriva in Aula una proposta unanime. Io so bene che molte proposte che arrivano all'unanimità dalle Commissioni all'Aula poi non trovano manco una risicata maggioranza in Aula, però non è un buon modo di procedere. Però in Aula finora io non ho sentito una sola voce che concordi prevalentemente, non dico totalmente, prevalentemente sul contenuto di questa proposta.
Quando nel 1999 fu giocoforza presentare in Commissione e in Aula lo schema di assetto delle province, e fu presentato, fu anche dovere - atto dovuto, ma adempimento avvenuto anche - della Giunta regionale di allora di rappresentare al Consiglio, negli atti ufficiali, la gamma delle questioni che rimanevano aperte. Cinque anni fa, quasi cinque anni fa! E io ricordo, non è che ricordo perché ho memoria, è scritto, è nell'atto deliberativo del Consiglio regionale, che si indicava: 1), che andava definita una configurazione dell'area metropolitana di Cagliari, perché lo prevede la legge 4, o una forma speciale di coordinamento dell'area, si chiami metropolitana o urbana o conurbazione, non è il nome che decide, è la sostanza. Però non esiste né potrà mai esistere coordinamento dell'area di Cagliari, né conurbazione se la città principale, cioè Cagliari, con il suo Governo legittimo dice apertamente, ha sempre detto, io non so se ha cambiato opinione ieri, ma convocato il sindaco di Cagliari e la Giunta comunale di Cagliari dalla Regione - è certificato negli atti -, il Governo della città di Cagliari ha sempre detto: "Io di coordinamento d'area non ne voglio neppure sentire". Sindaco Delogu. Non mi risulta che questa determinazione sia cambiata, è agli atti della Regione, quindi chi governa il comune di Cagliari, che poi chi è parte anche sostanziale se non sostanziosa del Governo della Regione, ha la responsabilità di impedire l'attuazione coerente della legge 4, che invece dà una configurazione nell'articolazione subregionale, intermedia con i comuni, non solo dei territori, ma anche del coordinamento dell'area di Cagliari, cosa che è rimasta indietro perché vi è una renitenza da parte del Governo della città di Cagliari, di cui qualcuno si assumerà pure la responsabilità.
E questo fatto primario è chiaro che poi condiziona altre condizioni, non secondarie, ugualmente primarie, ma di contorno, perché anche la configurazione di quel che resta è influenzata in modo malefico, negativo, da questa renitenza alla condivisione di uno schema, di un assetto ordinato, del sistema subregionale che la legge 4 della Regione prevede.
Allora, mentre soprattutto la destra faceva agitazione per le province subito e comunque, senza badare ai contenuti e senza badare alle dimensioni e senza badare agli equilibri (feti casinu, è roba vostra), nello stesso tempo la stessa destra impediva, soprattutto utilizzando il potere forte che ha il Governo della città capoluogo di regione, di raggiungere o comunque di perseguire via via un disegno di riordino che fosse riordino, cioè ordinato ed efficiente. Assessore Biancareddu, la chiamo Assessore perché, anche se è lì vicino alla quinta o dietro la quinta, è pur sempre l'Assessore che in questi anni ha avuto la responsabilità degli enti locali ed è pure gallurese. Lei è della ditta del feti casinu, e non l'ha fatto solo lì, ma anche qui. L'ha detto Nizzi, io non ne conosco la traduzione, riporto la frase come l'ho sentita in televisione.
Quindi c'è stata una strategia dello squilibrio, una strategia della non attuazione delle leggi, una strategia del perseguimento di obiettivi puramente interessosi, personalistici, di clan politico e non invece di attenzione al riordino e alla costruzione di un miglior ordinamento autonomistico. Ugualmente in quegli atti del '99 è scritto, non è che era sottinteso, che per alcuni territori della Sardegna si poneva il problema di un approfondimento e di un governo politico per la soluzione di fatti non ancora definiti e in modo esplicito si citava in quell'atto formale del Consiglio regionale proposto dalla Giunta di allora la vicenda del Sarcidano, del quale si diceva che andava mantenuta la sua unitarietà. Mantenere la sua unitarietà voleva dire governare il processo perché quell'unitarietà di un territorio importante come il Sarcidano convergesse verso altre utilità, del disegno complessivo, non, uniti sì, ma scombinando; uniti, ma combinando, cioè creando fatti di rilievo istituzionale, che vuol dire anche di efficienza, di dimensionamento, che avrebbe potuto crearsi attraverso il governo del processo, che il Governo della Regione, cioè la Giunta Regionale, quella scalcagnata che c'era prima e quella scalcagnosa che c'è adesso, non in è in grado di garantire. La Giunta regionale non è stata in grado di fare governo, nessun fatto notevole della Regione, e questo è uno dei tanti disastri che ne derivano. Io non so per queste ragioni se ha ragione il collega Marrocu a dire: "Questa legge annuncia o esprime un risultato tragicomico", mi parrebbe un po' esagerato il giudizio, anche perché la tragicommedia l'avrebbe scritta all'unanimità una Commissione del Consiglio composta in modo autorevole da molti rappresentanti di questa Assemblea, peraltro anche autorevolmente diretta. Certo è che le ragioni della riflessione o che inducono alla riflessione debbono essere, se non proprio condivise, sicuramente indagate e sicuramente rivolte anche, oltre che opportunamente e meglio conosciute, verso una soluzione che sia positiva, non tanto ai fini di questa leggina, che è una leggina di assestamento di confini, quanto del disegno complessivo. Regge o non regge. Siccome tutto era risaputo ed era scritto e solennemente sancito, una riflessione se deve essere fatta, deve essere però anche autocritica, nel senso che una qualche distrazione d'insieme ci deve essere stata in questo Consiglio regionale, almeno per due ragioni secondo me. Dico prima la minore, una è il referendum; c'è stato un referendum proposto da chi voleva che la legge istitutiva delle nuove province non avesse corso, che venisse abrogata. Le forze politiche, pressoché tutte, hanno contrastato quel referendum, attraverso l'astensionismo che hanno chiamato attivo e ci sono state assemblee nei territori e di amministratori e di sindaci e anche di sindaci di città importanti, a dire "Astensione, boicottaggio del referendum, perché viva la legge istitutiva delle nuove province e quindi non si vota il referendum". Io lo dico tranquillamente perché credo di essere fra i pochi che al referendum invece hanno votato, perché allo strumento del referendum ci credo, posso votare sì, posso votare no, posso votare scheda bianca, ma voto. Però si doveva far mancare il quoziente che - si diceva - era l'unico modo, quando invece un Consiglio regionale che avesse avuto sufficiente contezza e rispetto di sé, avendo approvato una legge, di fronte al popolo l'avrebbe difesa e sarebbe andato dire: "Siccome la legge la ritengo giusta visto che l'ho approvata chiedo che si voti no perché la legge rimanga", non di boicottare il referendum, invece si è scelta un'altra strada, reticente. Cioè il Consiglio regionale fa le sue leggi e poi non ha, non dico il coraggio, qui si è parlato anche di coraggio, non ha la normale diligenza per difendere pubblicamente, di fronte al popolo, le leggi che approva. Il secondo argomento lo riprenderò dopo, perché è ancora più importante, cioè che la legge istitutiva delle nuove province prevedeva un articolo che io chiamo ancora 8 bis, che in legge è articolo 9, ma io lo chiamo 8 bis perché è l'emendamento scritto dal Gruppo della Rifondazione Comunista, che era l'8 bis approvato dal Consiglio, nel quale si dice esattamente che entro 60 giorni la Giunta regionale doveva presentare il progetto legislativo di riordino dei poteri di tutto il sistema intermedio e quindi non solo comunità montane, ma tutto il sistema, che la Giunta non ha realizzato in niente. Ma su questo ci sarà modo di dire ancora una parola, perché reputo che la riflessione in atto non possa essere tenuta distinta e che non sia indifferente anche il risultato che avrà l'esame di questa legge, non grande, ma in qualche modo importante, come dire la definizione e la precisazione di che cosa saranno, se saranno, le nuove province.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (D.S.). Grazie Presidente. Voglio partire proprio da quest'ultima considerazione svolta dal collega Cogodi che naturalmente condivido perchè è davvero singolare che un collega consigliere, che per due anni è stato Assessore degli enti locali e ha recato la responsabilità primaria, principale, di produrre atti concreti in questo settore, sostanzialmente non ha prodotto nulla e poi viene qui in Aula a dire che non si è fatto nulla. Ma, "Non si è fatto nulla", a chi? Innanzitutto chi avrebbe dovuto fare, mi riferisco al collega Biancareddu. Per esempio, sulle comunità montane, il collega Biancareddu non ha detto che ha parlato di disegni di legge di riordino, ma la sua Giunta, la Giunta della quale l'onorevole Biancareddu faceva parte, non è mai stata in grado - forse perchè non lo condivideva - di approvare la sua proposta di disegno di legge. Allora di che cosa stiamo parlando? Il fatto è che agli atti del Consiglio e all'attenzione della Commissione vi è solo una proposta di legge di riordino complessivo delle comunità montane, delle unioni dei comuni, di interventi per i piccoli Comuni ed è la proposta di legge del centrosinistra. Della Giunta e del centrodestra non c'è assolutamente niente! Questi sono i fatti, questa è la verità, non è altro! Allora, partiamo da queste considerazioni, quindi non è pensabile che però poi si venga in Aula a dire: "Non è stato fatto niente, avremmo dovuto fare.". Chi avrebbe dovuto fare se non chi recava la responsabilità primaria, principale, l'onere maggiore, cioè il Governo regionale ed in particolare l'Assessore competente che in questo caso era il collega Biancareddu. Quello che vale per le comunità montane naturalmente vale anche per il Province, lo ricordava il collega Cogodi in relazione all'applicazione dell'articolo 8 bis.
Detto questo, l'unico atto prodotto dal collega Biancareddu in qualità di Assessore, è questa leggina che era partita come una leggina di aggiustamento di confini a seguito di una finestra aperta, con l'approvazione della legge regionale - se non ricordo male - numero 10, perchè sennò chiaramente si sarebbero dovute applicare le procedure previste dalla legge numero 4. A me pare di ricordare che anche lo spirito di quella finestra fosse appunto uno spirito teso a consentire a quei comuni di confine, e vi erano già le avvisaglie, a pochi comuni peraltro, di poter fare una scelta che obiettivamente era una scelta che non avevano potuto fare in precedenza, soprattutto durante il periodo di predisposizione degli atti preliminari allo schema di assetto generale che venne approvato dal Consiglio regionale nel 1999. Va beh, un conto è però la finestra aperta per singoli comuni, per casi specifici come quelli che vedremo poi nell'articolato, altra cosa è quando interi territori chiedono di distaccarsi e naturalmente di discostarsi dallo schema generale approvato - ripeto - dal Consiglio regionale e peraltro chiedono anche di fare un doppio o triplo salto mortale carpiato per andare ad agganciarsi a territori che obiettivamente, a me pare, con tutta la ragionevolezza di questo mondo, che ben poco abbiano a che vedere con quei territori. Credo che questo sia un punto fondamentale dal quale noi dobbiamo partire e dobbiamo riflettere. Questo, caro Gian Valerio, non perchè non si voglia riconoscere l'autonomia delle comunità locali, perchè per me l'autonomia delle comunità locali è una cosa fondamentale ad una condizione: che venga esercitata all'interno di un disegno generale che abbia anche un respiro e una valenza regionale, perchè se le richieste legittime - nessuno lo contesta - legittime di un territorio, in qualche modo però fanno saltare uno schema generale che ha riguardato l'intero assetto regionale, quantomeno io chiedo di poter svolgere qualche riflessione suppletiva. Voglio dire che io non ho grandi difficoltà ad accedere alla richiesta di Teulada che chiede di venire nella provincia di Cagliari, ma quando tutto il Sarcidano chiede di spostarsi nella provincia di Cagliari, io mi pongo diversi problemi, ma non per disconoscere quella richiesta, ma perchè, quantomeno col territorio del Sarcidano, intanto come Governo regionale ma anche come Consiglio regionale io vorrei aprire un discorso, una discussione per cercare di capire se vi siano o meno le condizioni per assecondare questa richiesta. Io personalmente credo, per quanto mi riguarda almeno, che questo sia il punto anche di questa legge che noi stiamo esaminando oggi, nel senso che, per quanto mi riguarda, io non ho nessuna difficoltà ad esprimermi anche favorevolmente in relazione dei singoli comuni che, appunto approfittando della finestra dell'articolo 12 richiamato, hanno richiesto di cambiare provincia. Naturalmente mi pongo moltissimi problemi e vorrei approfondirli in relazione alla richiesta complessiva che è contenuta nella lettera a) del comma 1 dell'articolo 1 riguardante il Sarcidano, così come l'altra perplessità, io ce l'ho per quanto riguarda la lettera c), e cioè i comuni di Seulo e di Sadali che chiedono di passare dalla provincia di Nuoro alla provincia di Cagliari. Se quello era un doppio salto mortale carpiato, questo è anche un triplo salto mortale carpiato. Credo che non si possa invocare o che non sia sufficiente la sola richiesta delle comunità locali, perchè credo che una Giunta regionale che si rispetti ed un Consiglio regionale che si rispetti debbano avere il coraggio di entrare anche nel merito di queste scelte e discutere con i diretti interessati sui pro e sui contro e sulle convenienze e tenendo conto in modo particolare dell'assetto complessivo dello schema regionale. Perché, badate, è del tutto evidente che questo ragionamento mi porta a dire che non dobbiamo obbligatoriamente tenere legati i paesi o i comuni del Sarcidano all'ipotesi di nuova provincia del Medio Campidano, ma ritengo che se questa strada non è percorribile, quantomeno ritengo che sarebbe molto più logico che il Sarcidano rimanga agganciato all'attuale provincia di Nuoro. Mi rivolgo ai colleghi amministratori del Sarcidano, molti li conosco, altri no, con alcuni di loro mi è capitato di discutere di queste questioni ma, insomma, quando noi abbiamo lavorato all'istituzione della legge sulle nuove Province avevamo tutti quanti chiaro in testa un punto fondamentale, un obiettivo fondamentale che era quello dell'autogoverno dei territori in relazione ai processi dello sviluppo locale e della programmazione dal basso. Domanda: "Ma davvero gli amministratori del Sarcidano sono convinti che venendo nella provincia di Cagliari, dove la città di Cagliari è preponderante e dove la forza assorbente delle problematiche urbane rastrella tutti i soldi in circolazione? Davvero sono convinti i colleghi del Sarcidano che i loro territori ne avrebbero un vantaggio ed un guadagno? Davvero gli amministratori del Sarcidano sono convinti che conterebbero di più all'interno di un Consiglio provinciale, dove al massimo i territori esterni alla città di Cagliari riuscirebbero ad avere cinque, sei seggi sui trenta previsti?" Bene! Io vorrei discutere di queste cose con i colleghi del Sarcidano, perchè se non parliamo di queste cose, se non discutiamo di queste cose, se non discutiamo di quelli che saranno doverosamente ed obbligatoriamente i nuovi compiti e le nuove funzioni delle province, stiamo facendo un'operazione che credo non serva a nessuno; io che sono stato uno degli ottanta in Consiglio regionale che hanno prodotto ed approvato la legge numero 4, dico che a questo punto sarebbe molto più logico che davvero si metta una pietra sopra questa storia delle province e si chiuda questa vicenda che ormai sta durando dal 1997 e non ha mai fine e che tutti cercano di tirare, soprattutto a ridosso delle scadenze elettorali, o da una parte o dall'altra, perchè mi pare che stiano venendo meno i presupposti per poter fare davvero quello che era necessario fare e cioè un'individuazione, una ripartizione territoriale più o meno omogenea, che avesse, che rispondesse a determinati requisiti in funzione del processo di riordino complessivo della Regione, ma soprattutto in funzione dell'obiettivo strategico che è quello di svuotare la Regione, dai compiti soprattutto di amministrazione e di gestione e di decentrarli definitivamente alle province ed al sistema delle autonomie. Mi pare che, se noi approvassimo oggi questa legge, così com'è arrivata in Aula, noi infliggeremmo un colpo grave a tutto questo disegno, a tutto questo schema. Credo che una cosa saggia potrebbe essere quella, quando arriveremo alla votazione dell'articolo 1, di procedere ad una votazione per parti, dove il Consiglio possa approvare senza grandi problemi, quei piccoli scostamenti, aggiustamenti che erano la ratio della finestra aperta con la legge numero 10, ed avviare rapidamente un processo di ulteriore riflessione e confronto, in Commissione, con i comuni del Sarcidano partendo dal presupposto che l'integrità dello stesso Sarcidano, dovunque vada o scelga di andare il Sarcidano, è una cosa che va assolutamente garantita.
Io credo che questa scelta confermerebbe al Consiglio regionale un ruolo ed una funzione alta che non significa chiudere le porte, ma significa fare un'ulteriore riflessione e un ulteriore approfondimento su questo punto assolutamente abnorme rispetto al contenuto della stessa legge, e ci darebbe probabilmente la possibilità di agganciare rapidamente anche provvedimenti ulteriori che giacciono in Commissione e che potrebbero comunque essere esaminati e licenziati dalla Commissione ed approdare in Aula, in relazione alle cose che altri colleghi hanno detto e cioè, al fatto fondamentale: al riempire di contenuti il processo di riforma.
Ci sono anche in questo settore, in Commissione, almeno due progetti di legge che potrebbero tranquillamente essere esaminati e rapidamente essere portati all'attenzione dell'Aula. Il collega Ortu diceva di rivedere tutto, no, io dico che non è necessario rivedere tutto, noi oggi possiamo procedere a risolvere quei problemi che possono essere risolti.
Io insisto nel proporre che, per quanto attiene invece i due punti più macroscopici, ci sia un'ulteriore riflessione in Aula, che non significa insabbiamento, o non deve significare insabbiamento, ma significa rapido esame e rapido avvio di consultazioni tra Governo regionale, Consiglio e territori interessati per addivenire rapidamente ad una soluzione del problema. Quindi, questa strada a me sembra percorribile per dare seguito a quelle leggi.
Io non lo so, da che cosa il collega Ortu tragga la convinzione che noi abbiamo approvato "porcherie" in Consiglio regionale, io credo di non averne mai approvato e che mai neanche gli altri settantanove colleghi abbiano approvato "porcherie". Mi sembra un giudizio un po' troppo azzardato, avventato, questo di dire che le leggi che abbiamo approvato erano, potevano o possono essere definite in questa maniera; credo invece che se torniamo ad utilizzare un minimo di saggezza, quella necessaria ed indispensabile, anche stasera noi possiamo affrontare questa legge che abbiamo di fronte, approvando le parti che sono approvabili, approfondendo e rinviando quindi l'esame in Commissione per le parti più macroscopiche e cercando in questo modo di non bloccare un processo che sembra interminabile ma che è alle conclusioni.
Se troviamo la forza ed il coraggio per andare avanti, anche stasera, in questa direzione, io credo che possiamo ancora mantenere in piedi il progetto complessivo di riordino, e rapidamente passare anche alla fase immediatamente susseguente che è quella di riempire di contenuti, in questo caso di funzioni, di risorse - ed io aggiungo anche di personale - queste scatole che attualmente tutti definiscono vuote e che quindi attendono molto rapidamente di essere riempite.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io penso che dobbiamo evitare di dare alla discussione, su questo provvedimento, un carattere prevalentemente retrospettivo e recriminatorio, mettendo in secondo piano la valenza generale di questo disegno di legge al quale si arriva dopo un lungo iter politico ed istituzionale che ha attraversato questa e le precedenti legislature.
A ben vedere il Consiglio, con l'approvazione di questo disegno di legge, compie l'ultimo passo per rendere finalmente possibile l'avvento delle nuove province nella nostra regione. E giunge così a compimento un complesso processo istituzionale che ha avuto, è bene non dimenticarlo, anche se stasera le tribune sono meno affollate del solito, che giunge a compimento perchè ha avuto come principali protagonisti molti comuni sardi e tante comunità locali che non solo per ragioni geografiche, ma soprattutto sulla base di affinità storiche e culturali si sono battute, come sappiamo, con crescente determinazione, per ridefinire gli ambiti territoriali e le competenze delle amministrazioni provinciali.
Non era scontato che si arrivasse a questo traguardo e neanche a quest'ultimo passo, io continuo a considerarlo tale, perchè di nuove province, cari colleghi, in Sardegna, se ne parla da molti lustri e nonostante il largo ed apparente consenso politico, i freni per fare questi passi, come sappiamo, sono stati molto forti e molto tenaci. Quando la provincia di Oristano conquistava finalmente, ventotto anni fa, la sua meritata autonomia, la Gallura ed il Sulcis rivendicavano anch'essi, già in quegli anni, con robuste motivazioni, la costituzione delle nuove province. E tanti altri territori, vorrei ricordarlo a chi ha la memoria corta, dalla Planargia al Sarcidano, all'Ogliastra, avanzavano anche allora al Consiglio regionale, la richiesta di una diversa collocazione nello schema di assetto territoriale delle province sarde.
E` bene che non dimentichiamo, cari colleghi, che la spinta popolare per l'istituzione delle nuove province è stata forte e si è fatta via via più incalzante e meritava sicuramente una risposta legislativa e politica più puntuale da parte di questa assemblea. A ben vedere, su questo problema, la lingua della politica è stata più biforcuta del solito e forse continua ad essere biforcuta.
Nessuno, nessuna forza o esponente politico, tranne qualche eccezione, si opponeva ufficialmente alla nascita delle nuove province. Il dissenso non emergeva forse perchè si temevano ritorsioni pericolose, in termini di consenso, e come si sa il consenso è l'anima della politica. Però nei fatti, non solo nei palazzi delle province storiche di Cagliari, di Sassari e di Nuoro, ma anche qui in questo palazzo, nell'Assemblea legislativa sarda, dove ognuno di noi rappresenta o dovrebbe rappresentare l'intera comunità regionale, anche qui c'erano, e forse ci sono ancora, resistenze molto tenaci per rivedere radicalmente l'ambito delle circoscrizioni provinciali.
Aggiungo cari colleghi che, se su di noi, sui legislatori regionali, non ci fosse stata la pressione costante e il controllo vigile e critico degli amministratori locali ed in particolare di tanti sindaci, forse i passi virtuosi degli ultimi anni non sarebbero stati fatti! Io sono convinto che anche quello di stasera però sarà alla fine un passo virtuoso.
La legge regionale numero 4 del 1977, lo schema di assetto provinciale del 1999, le due leggi di questa legislatura - la numero 9 del 2001 e la numero 10 del 2002 - sono il frutto di una volontà positiva ed unitaria dei legislatori regionali, ma sono anche e soprattutto il frutto positivo e maturo di una feconda pressione popolare, animata dal sistema delle autonomie locali. I sindaci e le autonomie locali sono stati la bussola prevalente delle nostre decisioni.
Il passo che oggi stiamo facendo, io sono convinto che sia anche accompagnato da un largo e maturo consenso sociale, come ha dimostrato anche il referendum popolare della scorsa primavera, nonostante le pessimistiche previsioni di tanti. Perchè quel referendum ha smentito tanti non disinteressati pessimisti e soprattutto ha deluso anche alcune lobbie economico-professionali assolutamente refrattarie - come sappiamo - a una politica di sano decentramento amministrativo nella nostra Regione.
Con questa legge e con l'auspicabile approvazione della legge istitutiva del consiglio delle autonomie locali, che la Commissione prima ha esitato all'unanimità già nel mese di gennaio di quest'anno, la Regione si avvia positivamente sulla strada di un effettivo federalismo interno. Ed è bene che non trascuriamo il fatto, cari colleghi, che in una legislatura così drammaticamente povera di leggi e di riforme, non dico di Governo perchè quello proprio non c'è stato, il provvedimento che stiamo esaminando è comunque una zona di luce di questa legislatura.
Certo, se il Consiglio sarà agibile e se le Commissioni saranno messe nelle condizioni di lavorare, ci sono altri provvedimenti importantissimi in lista d'attesa, lungo questa strada positiva del federalismo interno, che possono essere esitati e portati all'esame dell'Aula in tempi rapidissimi. La Commissione prima ha già fissato come priorità per la sua attività - come sanno i colleghi che ne fanno parte - i provvedimenti, che vengono sia dal centrosinistra che dal centrodestra, che riguardano appunto un massiccio trasferimento di funzioni amministrative, vorrei dire di tutte le principali funzioni amministrative nel territorio, al sistema delle autonomie locali.
Insomma, cari colleghi, appena dieci anni fa si discuteva della soppressione inevitabile delle province, una sorta di eutanasia istituzionale, considerata una sovrastruttura burocratica obsoleta, incapace di incidere sullo sviluppo e sulla condizione economica e sociale delle nostre comunità. Invece nell'ultimo decennio, anche per merito nostro, anche per merito di questo Consiglio, la discussione distruttiva è stata sconfitta e, grazie alle innovazioni legislative dell'ultimo periodo, il ruolo delle province è stato ricostruito, è stato rilanciato, è stato concretamente potenziato.
C'è ancora molto da fare e dipenderà molto da noi, però la provincia già adesso è un ente generale di governo della propria comunità, ne cura gli interessi, coordina e promuove il suo sviluppo, ha piena autonomia statutaria, organizzativa, normativa ed amministrativa, autonomia impositiva e finanziaria, sia pure nell'ambito della legislazione finanziaria generale, ha funzioni amministrative molto rilevanti nel campo del lavoro, dell'ambiente, dell'istruzione, della cultura e della viabilità; è soprattutto un ente di programmazione e di coordinamento generale.
A me sembra, allora, che la discussione che abbiamo fatto in Sardegna in questi anni, sia pure frammentariamente anche nel corso di questa legislatura, dica che noi dobbiamo andare avanti coerentemente, senza ripensamenti su questa strada. I dati territoriali, sociali e demografici, dicono che le nuove province sarde non sono né una forzatura né un'anomalia nella nuova architettura istituzionale dei pubblici poteri.
Allora, queste discussioni che ritornano adesso, mentre siamo all'ultimo importante appuntamento: prima le funzioni, il personale, le strutture e poi la costituzione formale ed operativa dell'ente - lasciatemelo dire colleghi - mi sembra di nuovo il cane che si morde la coda.
Noi dobbiamo fare questo passo, non possiamo smentire noi stessi, dobbiamo essere coerenti con le decisioni già assunte in questa Assemblea legislativa ed andare avanti in maniera decisa e lineare, con una decisione che rinnoverà e rafforzerà il nostro ordinamento autonomistico complessivo. Francamente, Presidente e cari colleghi, le guerriglie di campanile o di collegio, perchè stiamo parlando di collegi anche per le prossime elezioni regionali, vanno superate e, per quanto mi riguarda, a me sembra che questa tormentata questione dei confini, debba essere superata e debba essere alla fine decisa nella maniera più saggia possibile, che è quella di rispettare la volontà espressa dai Comuni e dalle comunità locali.
Io non me la sento di fare sermoni ai sindaci del Sarcidano, Barbagia di Seulo. Hanno ricevuto tutti i Presidenti dei Gruppi consiliari, il Presidente della Regione, il Presidente del Consiglio ed anche il Presidente della Commissione autonomia, questa lettera dei giorni scorsi che è firmata dagli undici sindaci del territorio Sarcidano, Barbagia di Seulo. Non sono novità! Sono le motivazioni antiche e nuove che vengono riproposte all'attenzione di questa Assemblea legislativa. Quel territorio, in virtù non solo della sua collocazione geografica ma soprattutto per la sua comune matrice storica culturale, chiede di non essere disarticolato, di non essere sparpagliato in tre province differenti. E noi non abbiamo prodotto nessun mostro ma abbiamo rispettato la volontà autonoma delle istituzioni locali.
Naturalmente l'Assemblea è sovrana, l'Assemblea è libera, il Consiglio regionale deve tenere conto delle esigenze complessive della comunità regionale, è libero e sovrano e deciderà di conseguenza, ma né la Commissione né i consiglieri che hanno approvato questo provvedimento finora nel corso del suo lungo iter, sicuramente hanno inteso partorire o procreare dei mostri.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare dichiaro chiusa la discussione generale. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.
ONIDA (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Signor Presidente e colleghi, brevemente, per dire che la Giunta incompleta, carente, concorda con le decisioni della Commissione, tra parentesi sono decisioni assunte all'unanimità, e concorda con le determinazioni delle comunità locali che hanno deciso ed hanno proposto, nell'interlocuzione con la Regione, la propria prospettiva.
Noi riteniamo che oggi si conclude un percorso che riguarda fondamentalmente la definizione dei confini delle nuove province, ma all'interno di questa chiusura di un percorso, c'è il rispetto di un'attenzione che è stata prestata per lunghi periodi, in particolare in questa legislatura, al problema delle autonomie locali. Questa è una cosa importante! La sindrome del dubbio io credo che non debba esistere, perchè il dubbio è un elemento che porta salute in un contesto dove ci si confronta nel tempo. Certo che il dubbio esiste! Non si sono partoriti mostri in questo percorso e con le decisioni che ha assunto la Commissione o nelle proposte che hanno fatto le Comunità Montane. Certamente ci sono problemi e preoccupazioni! Ma io credo che come dice un nostro saggio proverbio: "In camminusu acconza barriu", può essere che la prospettiva anche breve consenta di riverificare forse anche qualche decisione che oggi si sta assumendo.
Ma oggi noi arriviamo alla conclusione con la consapevolezza di produrre un passo in avanti forte ed io ringrazio il Presidente della Commissione prima che, a nome ed in maniera unitaria dell'intera Commissione e delle parti di essa, ha portato, ha rappresentato a quest'Aula il cammino e la tensione comune che in questi anni, su questo argomento, si sono manifestate.
Così come mi rendo conto che positivamente hanno lavorato gli Assessori, le Giunte di questa legislatura che sulla materia hanno esercitato funzione, determinazioni e decisioni sagge. Certo! A me rimane personalmente un problema: che la sacralità dell'autodeterminazione, assunta come concetto da tutti voi e noi nel cammino e nel percorso, deve essere recuperata all'interno della saggezza del significato della funzione del Consiglio regionale e dell'Aula, cioè la pianificazione di area vasta, l'indirizzo della Regione, non possono essere concetti che si divaricano e che divaricano nel futuro il discorso dell'autodeterminazione ed il discorso della corretta pianificazione. Se questo avverrà, vuol dire che forse non siamo stati tanto tolleranti, tanti assidui nel chiamare, nel mantenere il confronto tra l'Istituto regionale e le comunità locali, per cui, se qualche disservizio avviene, avviene solo per questi motivi. Quindi, noi oggi concordiamo, si conclude questo percorso, speriamo che l'Aula chiuda e definisca il processo di questo provvedimento legislativo.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame dell'articolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Richiesta di inserimento nella programmazione bimestrale dei lavoriPRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I. - Sardegna). Sull'ordine del giorno, Presidente. Avrei preferito che si completasse la discussione sul provvedimento all'esame, per chiedere ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento, il richiamo in Aula di un disegno di legge, il numero 221 presentato dalla Giunta regionale su proposta degli Assessori del tempo: onorevole Milia e Onida e che attiene alla materia della quale si vorrebbe discutere e per la quale oggi è stata convocata una Conferenza dei Capigruppo. Anticipo che è un tema sul quale, anche per l'eventuale inversione dell'ordine del giorno, l'esame congiunto di questa proposta sicuramente potrebbe vedere il nostro Gruppo favorevole anche ad un'inversione dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Abbiamo votato per il passaggio agli articoli. E' stata richiesta la votazione per parti. Si dia lettura del titolo.
RANDAZZO, Segretario:
Titolo: Ridelimitazione delle circoscrizioni provinciali.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sul titolo, lo metto in votazione.
Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura del comma 1 dell'articolo 1.
RANDAZZO, Segretario:
Art. 1
1. Le circoscrizioni provinciali, individuate ai sensi dell'articolo 1 comma 2 della legge regionale 12 luglio 2001, n. 9, e dell'articolo 1 della legge regionale 1° luglio 2002, n. 10, sono così modificate, in attuazione dell'articolo 13 della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4, modificato dall'articolo 12 della legge regionale 1° luglio 2002, n. 10:
a) i comuni di Mandas, Orroli, Nurri, Isili, Nuragus, Nurallao, Guasila, Villanovatulo, Samatzai, Gergei, Serri ed Escolca passano dalla provincia del Medio Campidano alla provincia di Cagliari;
b) il comune di Teulada passa dalla provincia di Carbonia-Iglesias alla provincia di Cagliari;
c) i comuni di Seulo e Sadali passano dalla provincia di Nuoro alla provincia di Cagliari;
d) il comune di Esterzili passa dalla provincia di Nuoro alla provincia dell'Ogliastra;
e) il comune di Genoni passa dalla provincia del Medio Campidano alla provincia di Oristano;
f) il comune di Badesi passa dalla provincia di Sassari alla provincia di Olbia-Tempio;
g) il comune di Montresta passa dalla provincia di Sassari alla provincia di Oristano;
h) il comune di Vallermosa passa dalla provincia di Cagliari alla provincia del Medio Campidano.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
RANDAZZO, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Liori - Usai - Pirastu - Pilo - Corona - Randazzo - Balletto - Corda
Art. 1
La lettera d) è sostituita dalla seguente:
"d) il comune di Esterzili passa dalla provincia di Nuoro alla provincia di Cagliari;". (1)
Emendamento soppressivo parziale Balletto - Diana - Satta - Giovannelli - Randazzo - Tunis Marco - Pisano - Pilo - Petrini - Corda - Ladu - La Spisa - Lombardo - Corona - Liori - Vargiu
L'ultimo alinea del comma 1 è soppresso. (2)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Consigliere Liori per illustrare l'emendamento numero 1.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, rinuncio ad illustrarlo. Lo dò per illustrato, in quanto l'intervento che ho fatto in discussione generale credo che sia sufficiente a spiegare a sufficienza il senso di questo emendamento. Grazie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 2.
BALLETTO (F.I. - Sardegna). Presidente, varrebbero le stesse considerazioni che ha fatto il collega Liori per l'emendamento numero 1, però mi sembra che nonostante tutto nell'Aula ci sia una certa distrazione, nel senso che ciò che si dice talvolta e molto spesso non viene ascoltato perchè noi Consiglieri al lato pratico possiamo anche essere impegnati in altre attività. Quindi, io mi permetto di riproporre, con riferimento a questo emendamento, parte delle considerazioni che sono state svolte nel corso della discussione generale. L'emendamento si annuncia, così com'è stato scritto, in maniera molto ermetica, però esso sostanzialmente vuole eliminare la lettera H) dell'articolo 1 con la quale si è disposto che il comune di Vallermosa passi dalla provincia di Cagliari alla provincia del Medio Campidano. Ricordiamoci che nello schema delle circoscrizioni provinciali che faceva riferimento all'articolo 1 della legge 9 del 2001, il comune di Vallermosa era naturalmente ricompreso nella provincia di Cagliari. Nel comune di Vallermosa c'è stato, in quest'ultimo periodo, ma per la verità quest'ultimo periodo significa mesi, se non almeno un anno, un notevole fermento di iniziative popolari che volgevano ed erano dirette ad eliminare quella che la popolazione di quel comune sente proprio come una violenza che viene imposta e che deve essere subita. Il comune di Vallermosa nella precedente consiliatura all'attuale, pronunciandosi, così come veniva indicato dalla legge istitutiva delle province, aveva deliberato all'unanimità, quindi significa maggioranza che allora, lista civica, poteva essere ricondotta al centro destra e dall'opposizione una serie di liste civiche che erano riferibili, riconducibili al centro sinistra, avevano deliberato all'unanimità l'appartenenza alla provincia di Cagliari. L'attuale maggioranza, invertendo una decisione assunta - come dicevo prima - unanimemente, nel novembre del 2001 se non ricordo male, revocava praticamente quella delibera e con una maggioranza di nove a quattro decideva per l'appartenenza del comune di Vallermosa alla provincia del Medio Campidano. Immediatamente la popolazione si è attivata perchè ha richiesto, con la sottoscrizione di ben ottocentoventicinque firme, la richiesta di un referendum consultivo popolare perchè la popolazione depositaria della democrazia si pronunciasse in ordine all'opportunità, dal punto di vista politico, della scelta che era stata fatta dal Consiglio comunale. Il Consiglio comunale ha negato il referendum, ancorché nella legge numero 4 ricordiamoci che i comuni dovevano manifestare la loro volontà di appartenenza all'una o all'altra provincia proprio attraverso l'istituto del referendum. Quindi, le disposizioni della legge 4 sono rimaste lettera morta perchè il Comune ha negato il referendum. All'atto della revoca del referendum, la popolazione di Vallermosa ha sottoscritto una petizione popolare, raccogliendo questa volta oltre novecento firme che, va bene ricordarlo, rappresentano più dei due terzi della popolazione che va normalmente a votare, chiedendo la revoca della deliberazione assunta dal Consiglio comunale. La revoca non c'è stata, successivamente è intervenuto il referendum abrogativo sulle leggi istitutive delle nuove Province e, come ho ricordato stamattina, la popolazione di Vallermosa è stata quella che su tutta la Sardegna ha manifestato la più alta partecipazione alla consultazione popolare, esprimendo con il 46 per cento, quasi il 47 per cento degli aventi diritto al voto, ed esprimendo al 96 per cento della popolazione, il proprio "sì" all'abrogazione della legge. Questo non certamente perchè i cittadini di Vallermosa possano essere considerati contrari alla legge istitutiva delle nuove Province, ma per manifestare in maniera ferma e decisa la loro assoluta volontà a far parte della provincia di Cagliari. Bene, allora, se la ratio della legge istitutiva delle nuove Province e le leggi attuative ad esse si fondavano proprio sul principio dell'autodeterminazione delle popolazioni e su questo principio in quest'Aula sono state avanzate e sostenute le tesi più disparate, mi sembrerebbe oggi impossibile, se non difficile e certamente contraddittorio, sovvertire quel principio di cui prima tutti quanti ci siamo riempiti la bocca per fare una cosa che è esattamente il contrario, completamente agli antipodi di quanto si era sostenuto in precedenza. Questo emendamento ha la funzione unica e fondamentale di riaffermare questo principio, che non è solamente un principio di autodeterminazione, ma di rispetto della volontà popolare unico ed estremo depositario della democrazia.
Quindi mi invoco alla Aula perchè responsabilmente queste volontà, questa istanza di democrazia sia recepita dal Consiglio che dovrebbe, nella nostra Isola, essere la più alta espressione della democrazia.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Satta, relatore.
SATTA (F.I. - Sardegna), relatore. Io non posso ribadire che quello che ho detto stamattina ossia di rimettermi all'Aula in quanto la Commissione si era espressa in questi termini.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'asessore dei lavori pubblici.
ONIDA (P.P.S. - Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. La Giunta si rimette all'Aula.
Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRÙ (D.S.). Intervengo brevemente sugli emendamenti, più che sugli emendamenti su uno dei due, esattamente sul numero due, cioè quell'emendamento che prevede la modifica della modifica dell'orientamento espresso dal Consiglio comunale di Vallermosa.
Ho ascoltato con molta attenzione l'illustrazione dell'emendamento e parto appunto solo dall'ultima affermazione, cioè quella che afferma la necessità di non ledere e di non sovvertire il cosiddetto principio di autonomia al quale non solo ci richiamiamo ma che abbiamo richiamato espressamente nella legge. Cosa voglio dire, cosa intendo dire? Che se noi approvassimo quell'emendamento noi faremo esattamente questo, ed è una questione abbastanza delicata badate perché, come è già stato rilevato, l'articolo 12 della 10 rappresentava una finestra cosiddetta che dava la possibilità ai comuni che intendevano modificare l'appartenenza da una circoscrizione ad un'altra con una procedura semplificata, cioè in tempi ragionevoli, in tempi brevi e soprattutto in tempi certi e con una procedura appunto. Tutti i comuni hanno seguito questa procedura, venti comuni l'hanno seguita e l'hanno utilizzata sulla base di quel principio; il comune di Vallermosa ha fatto la stessa cosa come tutti gli altri comuni. Nel comune di Vallermosa c'è però - credo anche in altri comuni, cito il comune di Esterzili dove la delibera è stata assunta con 6 voti favorevoli, 5 astenuti e 1 contrario quindi si vede che c'è una larga condivisione di questo, adesso si propone ulteriormente di cambiarlo sovvertendo quel tipo di maggioranza che lì c'è stata - nel comune di Vallermosa c'è un confronto molto aspro che divide, ma credo a metà, il paese su questo, non a caso giustamente il collega Balletto diceva: "Nella consiliatura precedente ci fu un pronunciamento di un certo tipo, in questa un altro, sono cambiate le coalizioni politiche che governano il comune". Io penso che tra i 20 se dovesse essere accolto e approvato l'intero articolo 1 potremo assistere a molte di queste situazioni. Il principio che l'Assemblea, il Consiglio regionale sta adottando è quello di dire, a prescindere dalle maggioranze che vi sono o minoranze "quello è un problema che risolve localmente quella comunità". Quindi l'organo istituzionale che deve dirimere quel confronto in maniera democratica è prima di tutto, prioritariamente, il Consiglio comunale di Vallermosa.
Io penso che il Consiglio regionale può farlo certamente, non viola alcuna legge, ma certamente viola quel principio che si è dato, quella legge che si è data, quella procedura e viola soprattutto un principio di autonomia. Cioè se il Consiglio regionale interviene direttamente su quella vicenda si sostituisce a quell'istituto, quindi all'assemblea consiliare del Comune di Vallermosa e io penso che non sia compito suo. Il comune di Vallermosa ha tutte le possibilità, i cittadini di Vallermosa hanno tutte le possibilità di modificare l'appartenenza alla circoscrizione provinciale, non è che cessa oggi, è una procedura cui possono ricorrere quando espleteranno e quel confronto avrà una sua logica naturale conclusione in quella sede.
Questo è il principio di autonomia, altrimenti, se il Consiglio regionale fa le veci del Consiglio comunale di Vallermosa, io penso che questo non sia il modo più corretto di esercitare il nostro ruolo, ferma restando la validità di quella che è un'iniziativa democraticamente corretta di una petizione popolare che contesta quella decisione, ma il luogo che deve prioritariamente decidere, dirimere quella questione è il consiglio comunale, è la comunità Vallermosa. Solo dopo il Consiglio regionale può e deve pronunciarsi, accettando oppure non accettando quel tipo di proposta, come deve fare per altro in questa occasione. Così si rispetta il principio di autonomia e non lo si lede se si interviene in una discussione in corso, e quindi si interviene su un qualcosa che lede profondamente lo spirito e il principio di autonomia delle istituzioni locali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Nel mio intervento sulla discussione generale ho detto di non condividere il risultato che scaturisce da questo disegno di legge, però ho anche detto che il lavoro dell'Assessore e della Commissione era ineccepibile, aveva una sua razionalità, era la conclusione di un iter avviato e di una procedura prevista. Questo però deve valere per tutti e deve valere per tutto.
Nella fase iniziale alcuni comuni del Sarcidano votarono, in consiglio comunale, di aderire al Medio Campidano; idem due comuni della Trexenta. Il risultato è stato che questi due territori si sono trovati smembrati: la Trexenta ha soltanto, nel Medio Campidano, Guasila e Mandas, e il Sarcidano ugualmente smembrato addirittura in tre province. Questo elemento ha determinato che i consigli comunali, i sindaci, gli amministratori, le classi dirigenti di quel territorio, si sono incontrate e hanno deciso: "Mettiamoci d'accordo, scegliamo quello che è l'orientamento maggiore all'interno del territorio e andiamo tutti insieme lì perché vogliamo stare insieme". Allora, quei comuni hanno modificato i loro atti, le loro delibere e hanno scelto, pur di stare insieme, di andare in una provincia diversa da quella che avevano deliberato prima, e noi oggi ne stiamo prendendo atto. Io non lo condivido, ma lo rispetto, ho detto che è un processo ineccepibile. Ma questo, se vale per quei comuni della Trexenta che inizialmente votarono per il Medio Campidano, poi trovandosi isolati in Trexenta, perché molti sono andati quasi tutti nel cagliaritano, o vale per il Sarcidano (lo stesso Seulo si dichiarò inizialmente favorevole al Medio Campidano), deve valere anche per l'altro comune. Non vedo perché per Vallermosa valgono le petizioni raccolte in piazza e non il parere del consiglio comunale, e per gli altri comuni invece vale il pronunciamento dei consigli comunali. Quindi io non dichiaro di votare contro, ma chiedo ai colleghi di ritirare l'emendamento perché è offensivo nei confronti di quel livello istituzionale. L'argomento province è stato l'argomento principale della battaglia politica a Vallermosa ed è stato eletto un consiglio comunale, che è stato eletto nel segreto dell'urna, non nella piazza raccogliendo le firme, e come qui ho ricordato firme se ne possono raccogliere, qui ci sono esempi di emendamenti che hanno raccolto 62 firme di colleghi e che al voto hanno avuto 12 voti. Quello che conta è il voto, e oggi il consiglio comunale di Vallermosa ha deliberato di aderire al Medio Campidano e credo che sia un'offesa nei confronti di quella popolazione che ha eletto quei cittadini a rappresentarli, i quali nel consiglio comunale hanno deliberato di aderire al Medio Campidano, credo che sia corretto che si rispetti questa volontà come rispettiamo, o come viene detto è giusto rispettare quella degli altri comuni che hanno scelto, ripeto, per mantenere l'unitarietà del proprio territorio anche facendo un'operazione che io personalmente, come ho detto prima, non condivido, che però è giustificata nella ragione che loro hanno portato per una scelta unitaria.
Quello che aggiungo, io non lo condivido - lo dico a Emanuele - perché quando noi abbiamo lottato e ci siamo battuti per il Medio Campidano pensavano al Medio Campidano, ma il Medio Campidano quasi non c'è più, ci sono il Guspinese e la Marmilla; rimane poco del Campidano, non c'è più quasi nulla, sono usciti Samatzai, Pimentel, Nuraminis. Non rimane la Trexenta, che storicamente è legata al Medio Campidano, non viene il Sarcidano, cioè c'è un'ipotesi di Medio Campidano che è diversa. Non escludo che si aprirà nel Medio Campidano una riflessione per dire se quell'idea che aveva però una visione diversa perché abbracciava un territorio più ampio e più vasto sia ancora valida oppure no. Questo è il risultato, che io ritengo che non possa essere Serrenti non di Cagliari ed è qui attaccata a Cagliari, e ci possa essere Seulo che è in Barbagia.
E' una riflessione che io penso, che magari esagerando ho definito "mostro", ma è una riflessione che mi pare corretta che si avvii in questo Consiglio. Per cui io invito i colleghi che hanno presentato l'emendamento di Vallermosa a ritirarlo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C). Anch'io ho alcune ulteriori brevi considerazioni anche in relazione alla discussione che c'è stata, la discussione generale, per dire con chiarezza che non sono affatto contrario all'istituzione di nuove province. Dico anche che non ero e non sono contrario nemmeno all'istituzione della provincia del Medio Campidano. Io ritengo che se è pur vero, come diceva il collega Marrocu, che questo disegno di legge conclude un iter che era previsto nel dettato della legge numero 10, tuttavia anche questo disegno di legge ci deve indurre a compiere una riflessione approfondita, nulla più nulla meno.
Con questo non voglio dire che si è lavorato invano e che il risultato del lavoro non abbia una sua utilità. Noi avevamo un disegno complessivo di riassetto territoriale, attraverso l'ente intermedio, di questa Regione, il punto è valutare se il punto di arrivo che è costituito da questo disegno risponde a quell'idea e risponde a un riassetto che abbia un minimo di razionalità - questo è il punto -, in modo tale da avere un'impalcatura complessiva di riordino che poi possa reggere, e che possa reggere in funzione anche del ruolo che l'ente intermedio deve, riordinato, con le competenze che gli debbono essere trasferite, ecco se è in grado di reggere questo ruolo. Io dico che ho dei dubbi, così come ho detto nel mio intervento sulla discussione generale, al di là dei calcoli, perché non so se i calcoli eventuali che potrebbero essere ricondotti alle circoscrizioni elettorali mi darebbero torto o ragione; può darsi che mi diano anche ragione, per essere chiari, ma al di là di questi calcoli è lo schema complessivo che secondo me non regge. E concordo con le considerazioni che faceva anche da questo punto di vista il collega Marrocu: il Medio Campidano può essere una provincia se, anche come entità, sia sul piano economico e sociale, sia sul piano culturale e storico raccoglie quelle popolazioni, altrimenti è perfino ridicolo che si debba chiamare provincia del Medio Campidano.
Sinceramente, lo dico con grande chiarezza, perché non c'è nemmeno contraddizione con alcuni pronunciamenti, piuttosto che avere una comunità montana più larga o poco poco più grande, addirittura tenuta e amalgamata anche in modo discutibile dal punto di vista socioeconomico, che riguarda la comunità montana del Monte Linas, dell'area del Guspinese e Villacidrese, così come lo stesso ragionamento potremo fare per l'Ogliastra, dico che preferisco un assetto più equilibrato, che si mettano in piedi le province e i territori che hanno maturato un ragionamento che li ha portati a rimanere insieme per compiere un disegno istituzionale che io ritengo più che legittimo. Quando dicevo che forse occorreva rivedere il disegno di legge e ripensarlo, e rivederlo nel suo impianto generale perché ritenevo e ritengo tuttora che nel compimento di questo iter che sta portando alla realizzazione delle nuove province ci siano state forzature che non hanno aiutato una riflessione seria, quando io ho detto questo non voglio dire e non voglio negare un'esigenza che ritengo utile, anzi ritengo che lo strumento che era stato individuato con la legge numero 4, che il processo costitutivo della legge numero 4 del 1997, io ritengo che quello era lo spirito di un percorso condiviso che doveva poi portare le popolazioni di alcune aree e di alcuni territori a ritrovarsi nella identificazione di un nuovo livello istituzionale.
Laddove questo è valido si faccia, laddove questo processo non può essere portato a compimento se ne prenda atto, perché, badate, io non voglio fare province forzose, lungi da me l'idea di mantenere alcuni territori che giustamente e liberamente, secondo il dibattito che c'è stato in quelle aree, in quei territori, in quei comuni, hanno scelto ed è giusto che si prenda atto della loro scelta, però se il prendere atto di quella scelta mette in discussione un assetto complessivo e un'impalcatura complessiva che sia in grado di reggere nel riordino istituzionale che abbiamo pensato bene, altrimenti se ne può prendere anche atto. Io non voglio tenere dentro per forza né Vallermosa, né il Sarcidano, ma nemmeno gli altri comuni del Campidano o quelli che rimarrebbero nell'ipotetica provincia del Medio Campidano. La mia preoccupazione è che, approvato questo disegno di legge, proprio perché non regge nella sua impalcatura complessiva e non reggerà soprattutto in alcune aree, un processo di disgregazione ulteriore che è già stato avviato, forse anche per responsabilità di come è stata condotta - di questo ne sono più che convinto, l'ho sostenuto anche in altre occasioni - la discussione anche nei territori sul processo costitutivo delle nuove province, perché un ragionamento identitario si può costruire e si può perfino ritrovare se c'è anche qui un concorso paritario, un rispetto reciproco dei territori e dei gruppi dirigenti che quei territori esprimono, in modo tale che tutti si possano sentire nel concorso alla pari, altrimenti si aprono altri fenomeni. Può darsi che ci sia stato un errore di questo tipo, ecco perché io dico che o siamo in grado di chiudere il ragionamento con un assetto, quindi con una impalcatura più complessiva che è in grado di reggere, altrimenti possiamo anche tranquillamente prenderne atto e casomai essere previdenti e magari tentare di capire oggi quello che potrebbe accadere domani, cioè potrebbe accadere che costituiamo province che poi finiscono per dileguarsi sotto i nostri occhi.
Questa è la mia preoccupazione e queste sono le considerazioni che io volevo esprimere, nulla di più. Lungi da me l'idea di voler forzare la mano soprattutto ai comuni o ai territori e lungi da me anche l'idea di non apprezzare il lavoro che è stato pur fatto dalla Commissione. Ma il lavoro fatto dalla Commissione deve pur tener conto di una riflessione che va condotta in Aula e di alcuni elementi che debbono essere poi portati a una valutazione complessiva, tenendo presente che in senso bonario errori se ne possono commettere, ne abbiamo anche commessi e che forse è più opportuno riconoscerli piuttosto che negare l'evidenza dei fatti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Intervengo per esprimere una rapida considerazione, l'avevo detto nel corso della discussione generale, perché un punto era rimasto appeso nello schema del mio precedente intervento e non avevo potuto non dico esplicitarlo interamente, ma neppure sufficientemente accennarlo. Tutta l'impalcatura di questa costruzione è debole perché non c'è stata un'azione vigile e capace di governo di questo processo di costituzione delle nuove province in Sardegna. Questa è la prima considerazione alla quale io mi sono permesso già prima, e ora voglio riprendere, di aggiungere un'altra considerazione: questa debolezza non è dell'ultima ora; è una debolezza e per molti versi anche una reticenza che ha accompagnato in questi sette od otto anni lo svolgimento di questa vicenda, la rivendicazione, la deliberazione o le deliberazioni sia legislative che amministrative di costituzione del nuovo assetto provinciale in Sardegna. Per cui quello che noi stiamo operando oggi è un altro passaggio, neppure il più rilevante, che tuttavia si inserisce in questo quadro di debolezza e di reticenza, che dev'essere ovviato però, non basta descriverlo, non dev'essere aggravato; è un quadro di debolezza che deve essere superato, non aggravato. Ora a me pare che gli emendamenti che presenta il centrodestra, anziché aiutare il processo a rimettersi in cammino in modo equilibrato e migliore, lo aggravino, perché non basta quanto già è disarmonico ed è evidente a tutti che la Barbagia di Seulo non sia area omogenea, come descrive e come prescrive la legge 4 istitutiva, la legge quadro. Qual è onestamente l'interrelazione dei servizi, qual è onestamente l'omogeneità economica, sociale e culturale del territorio di Cagliari con la Barbagia di Seulo?
Ma questa questione era già posta, io mi permetto ancora di dirlo, anche in ragione di altri territori, perché anche Ballao se volete ha ben altra vocazione socio-economica, culturale rispetto all'area cagliaritana, però nessuno mai ha detto che il Gerrei o parte del Sarrabus o dell'alta Trexenta (che poi è più Sarcidano che alta Trexenta) dovevano avere una diversa configurazione, erano tutte questioni difficili da affrontare, e perciò anche difficili da risolvere, però tutte note. Le amministrazioni locali e i poteri locali e le popolazioni del Sarcidano non hanno mai espresso il parere di aderire alla provincia del Medio Campidano e tuttavia si è ipotizzata una possibile adesione, perché l'azione di governo dev'essere anche un'azione di orientamento, un'azione di componimento, di equilibri, di popolazione e di territori, ecco perché fu fatto lo sforzo per ipotizzare quel tipo di componimento. Ma quelle Amministrazioni non è che hanno cambiato opinione, tutto il Consiglio regionale è avvertito e tutte le forze politiche sono avvertite, perché unanimemente tutti gli amministratori locali del Sarcidano più volte hanno incontrato le forze politiche per dire: "Noi riteniamo che dobbiamo mantenere una unitarietà e in ogni caso non ipotizziamo, non deliberiamo un incontro con l'ipotesi della provincia del Medio Campidano" che altri invece abbiamo ipotizzato tant'è che così avevamo previsto ma nella ipotesi che un processo di chiarimento ed anche di convincimento potesse portare a questa democratica assunzione di responsabilità, così non è stato. Per cui riesce difficile non tenere conto di opinioni che in questo caso non sono perplesse, sono opinioni decise, da loro condivise, unanimi e che scontano quella debolezza d'insieme dell'impostazione del processo.
Diverso è il caso delle proposte che si avanzano qui in Aula, per cui quella debolezza c'è e rimane, questa cosa delle nuove province tutti abbiamo ritenuto, quelli che ci siamo misurati anche con responsabilità consiliare, legislativa nel Consiglio ed anche di governo nella Giunta regionale, abbiamo detto che era un processo che non sarebbe stato risolvibile nel breve periodo, che sarà suscettibile di ulteriori assestamenti, che era, si era detto, io ricordo questa espressione, un treno che doveva comunque essere messo in moto, se c'era da fare una rinuncia quella rinuncia andava fatta a tempo debito, perché tutti gli amministratori locali, oltre che il Consiglio regionale che qui deve decidere, era avvertito e sapeva quali erano le opinioni e le volontà espresse solennemente e certificate da parte delle diverse popolazioni e dei legittimi rappresentanti in sede locale, tuttavia sono nate queste distonie e queste deficienze che permangono. Quindi la legge, non questa sola, ma la legge, l'insieme della normativa e degli atti che l'accompagnano costitutiva e istitutiva delle nuove province ed organizzatoria pure risente di queste debolezze che dovranno essere nei modi dovuti e nei tempi dovuti sicuramente affrontate, perché il processo non è chiuso, anche la prima costituzione delle province poi dovrà avere, alla luce degli eventi e nella loro capacità o meno di dire le cose positive che tutti hanno detto che avrebbero espresso le province, le rappresentanze dei diversi territori della Sardegna, una più ampia articolazione, questa potenzialità può essere che venga espressa. Certo che se la Regione non fa la legge di riordino, certo che se non si dà attuazione a tutta la legge, anche all'articolo 8 bis della legge che prevedeva che la Giunta portasse in Aula entro 60 giorni dal 20 giugno 2002, quindi da un anno e due mesi è scaduto quel termine, certo che se il Governo non governa i tempi maturano, i giorni, ma anche i mesi e gli anni passano e invece di riformare in questa Regione non si riforma mai nulla. Certo è che se non si riforma mai nulla avrà anche senso che esista un partito dei Riformatori, un partito permanente dei Riformatori che però quando parliamo di una riforma non solo non riforma ma manco dice mezza parola, perché su questa mancata riforma che è prevista dall'articolo 8 bis della legge della Regione istitutiva delle province, a dire il vero Cassano l'ha detto un sacco di volte che bisognava farla, però il collega Fantola non ce l'ha ricordato mai, e questo non va bene perché Cassano deve reggere il peso di un Gruppo che forse da solo non può reggere.
Non vale il discorso invece per i due casi che si vogliono aggiungere anche se sono diversi, perché per Esterzili se c'è una diversa opinione, diversa nel senso che sei consiglieri comunali su dodici si sono espressi in un modo e però non c'è un'opinione precisa, a me pare che la decisione della Commissione che avrà pure soppesato e che la Giunta ha proposto in base ai criteri, che…
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). … sottintenda che questa decisione sia della Giunta, sia della Commissione in modo unanime, che vi siano argomenti, avendo sentito anche il Sindaco di Esterzili, per ritenere valida la opzione prevalente che viene indicata al Consiglio. Quindi non comprendo l'emendamento in Aula che è del tutto estemporaneo e sarebbe anche illegittimo perché da autorità al Consiglio senza un fondamento giuridico né di espressione sicura di quella popolazione o di quella Amministrazione, l'attribuirebbe in modo diverso e non mi pare che sia cosa neppure sostenibile.
Per il caso invece di Vallermosa una parola mi sia consentita di dirla, ritengo, è stato già detto da altri colleghi, che sia una questione che rimane sostanzialmente aperta, ma siccome si dovrà pur decidere qualcosa, non è che si può lasciare un Comune in condizione… lì si rappresenta una diversità di opinioni che parrebbe non solo attraversa, ma anche divide le manifestazioni di volontà che si possono misurare. Però i misuratori non sono tutti uguali, ci sono misuratori sicuri e misuratori ugualmente sicuri ma di diverso livello. Ora, la decisione formale di un Consiglio comunale non è la stessa cosa di una petizione, diverso è il referendum, però il referendum lì non si è potuto fare perché la regola non lo prevedeva, ci sarà stato anche un difetto, criticabile se un regolamento comunale non prevede un referendum perché è uno strumento diretto di democrazia, ma è uno strumento formale garantito, per cui...
(Interruzione della consigliera Sanna Nivoli)
Sì, ma non ti succede nulla se passano trenta secondi, ho concluso. Per cui ritengo che su questa vicenda la Commissione indica unanimemente una soluzione che avrà il suo fondamento, come ce l'ha anche nell'argomentazione che viene adottata, però il Consiglio regionale deve tenere conto che è una vicenda che in qualche modo dovrà essere valutata alla luce di eventuali migliori e più sicure forme di espressione della reale volontà popolare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Io non voglio polemizzare con alcuno perché sembrerebbe con gli interventi ripetuti, ancorché consentiti dal Regolamento, che voglia entrare in polemica con i colleghi. Io ovviamente rispetto le posizioni di tutti, quelle del collega Orrù, quelle del collega Marrocu, però le conclusioni alle quali loro pervengono non mi trovano assolutamente condividente perché, sostanzialmente, si nega un diritto alla popolazione. Da ultimo lo stesso collega Cogodi ha detto che è una situazione che merita la discussione che le stiamo riservando, però conclude anch'egli con una decisione, con una affermazione che qui ci si trova di fronte a due posizioni, due manifestazioni di volontà, l'una certa quella del Consiglio, e l'altra ipotetica quella della popolazione che ha chiesto prima il referendum e poi la petizione.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE
(Segue BALLETTO.) Vorrei però ricordare ai colleghi come contributo alla discussione che la legge generale, la legge quadro istitutiva delle province, all'articolo 7 proprio prevedeva l'istituzione del referendum delle popolazioni interessate e al 1 comma diceva: "Si procede al referendum consultivo delle popolazioni interessate qualora il Consiglio comunale abbia deliberato senza le maggioranze indicate al comma 1 dell'articolo 5.", stiamo parlando del 1997. Il Consiglio comunale di allora aveva deliberato l'appartenenza alla provincia di Cagliari all'unanimità, quindi il referendum non si era tenuto proprio perché c'era una manifestazione con le maggioranze previste dall'articolo 7 della legge 4 non con i due terzi ma addirittura all'unanimità. Quando poi nel novembre 2002 l'Amministrazione comunale succeduta ha cambiato parere, questa volta a maggioranza, e la popolazione ha chiesto il referendum, il referendum è stato negato, non è stato concesso se vogliamo usare una parola appena appena meno dura ma che sostanzialmente ha lo stesso significato di fondo. Quindi qua ci si trova di fronte ad un atteggiamento che è stato assunto dall'Amministrazione comunale che è chiaramente in dissonanza con la volontà popolare che si è espressa nella richiesta del referendum con 827 firme e poi immediatamente alla non concessione del referendum con una petizione popolare di oltre 900 firme, che non è collega Orrù la metà della popolazione, è i due terzi, perché quelli che vanno a votare per una statistica che si è manifestata nel tempo, quando va a votare molta gente nel Comune di Vallermosa sono 1400 cittadini e qui c'è una petizione di oltre 900 cittadini, sono i due terzi della popolazione. Allora la Commissione bene ha fatto ritenendo che questa situazione sia meritoria del giusto approfondimento. Però mi sembra di poter concludere che una decisione che vada in direzione opposta a questa chiara, univoca manifestazione di volontà del popolo che è il depositario ultimo della democrazia che parrebbe negata, a questo punto il Consiglio regionale che si dice sempre che è sovrano, che è supremo, le leggi le fa e le disfa, perché anche le leggi successive la 11, la 9 e la 10, mica nell'istituire le nuove province ha tenuto in debito conto i parametri che dovevano essere rispettati per l'istituzione, quindi una popolazione non inferiore ad un certo numero di abitanti, mi sembra di ricordare che il quoziente, la popolazione che doveva formare le province, adesso non vado a ricercarlo, ma fosse abbondantemente superiore alle 200 mila unità, noi abbiamo assistito poi, il Consiglio sovrano ha fatto province con 58 mila abitanti, quindi qua mi ricollego a quello che diceva in maniera ineccepibile il collega Ortu. Allora per quale motivo, quando torna comodo, il Consiglio non può tornare indietro e non può decidere autonomamente e quando invece fa comodo si sovverte, si modificano anche i principi di legge fondamentali che sono posti alla base della istituzione delle nuove province?
Io chiedo veramente ai colleghi di dare una dimostrazione, non dico di serietà perché sarebbe eccessivo, ma di dire che non siamo sordi alle richieste delle popolazioni, perché qua siamo veramente alla presenza di una manifestazione di volontà che è incontrovertibile, univoca, non si può discutere, poi ci si può appigliare a tutto, ci si può arrampicare sugli specchi, ma se noi dovessimo approvare la legge in questo modo, colleghi, sono convinto che sarebbe la negazione della democrazia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente, io non volevo intervenire, sono stato un po' sollecitato all'intervento da questa discussione che si sta sviluppando sugli emendamenti all'articolo 1.
La materia come abbiamo visto è una materia complessa sulla quale le opinioni sono anche un po' divergenti, nel senso che ci sono opinioni autorevoli di amici e persino di compagni del mio Gruppo che ritengono che l'autonomia data ai comuni di decidere sulla base di quella finestra che noi Consiglio regionale abbiamo aperto quando siamo tornati sul disegno delle province in questa legislatura, le richieste dei comuni modifichino il disegno originario di ripartizione territoriale che era stato originariamente previsto fino quasi a snaturarne l'idea originaria e l'equilibro complessivo nel contesto territoriale nel quale era stato pensato, e questo è certamente un argomento forte, ed è un argomento che resta in campo quando le province entreranno in funzione e quando il disegno riformatore dalla carta si trasformerà in autonomie locali pienamente funzionanti con il governo del territorio e di una serie di materie che assegneremo.
Questo argomento è un argomento forte nel senso che lo squilibro che si determina nel disegno complessivo é un problema reale che questo Consiglio regionale si deve porre. Altrettanto forte ed altrettanto importante é l'argomento che viene portato alla nostra attenzione che è quello che comunque le autonomie locali devono essere salvaguardate e le decisioni assunte in autonomia dai Comuni e dalle maggioranze nei modi e nelle forme che si sono sviluppate e che noi abbiamo indicato nella legge siano uno dei poteri che vadano salvaguardati in un disegno di riforma e soprattutto in un disegno di decentramento nel quale noi vogliamo potenziare le autonomie locali e potenziare l'autodeterminazione che dalle autonomie locali deriva.
Io penso che questi due argomenti siano in campo e che poi alla fine bisogna operare una scelta; forse in questa fase conclusiva della legislatura, nel momento in cui noi abbiamo deciso di tornare in Aula con questo argomento, forse la sollecitazione a tener conto delle opinioni delle amministrazioni locali è più forte in questa fase, non essendoci fra di noi una discussione più approfondita di quella che è avvenuta sull'equilibrio nuovo che si determina nei territori nei quali questi spostamenti avvengono in maniera massiccia, è il caso del Medio Campidano, e in parte è il caso di Seulo e di Seui che si spostano verso la provincia di Cagliari. Quindi in questa fase forse non c'è altra scelta da fare che quella di accettare le richieste che si sono democraticamente determinate nelle amministrazioni comunali.
Ma se è questo il filone sul quale decidiamo di trovare nel Consiglio regionale una sintesi e un punto di arrivo nella discussione, non possiamo introdurre contemporaneamente il criterio che il Consiglio regionale utilizza altri schemi ed altri modi per comprendere comuni che hanno autonomamente deciso e che adesso, sulla base di emendamenti, si vorrebbe portare a disegni diversi. Vallermosa, sostenendo che c'è una petizione popolare, di cui naturalmente siamo rispettosi, ma che non è nei modi e nelle forme che noi abbiamo previsto. A Vallermosa si poteva fare il referendum, se non è stato fatto, quando lo faranno la legge prevede che si modifichi il disegno; quindi non è impedito a Vallermosa, quando ci sarà il completamento della procedura democratica di modifica della decisione assunta del Consiglio comunale, di cambiare così come richiedono, ma al momento noi ci dobbiamo fermare a questo. Esterzili appare una forzatura introdotta nel Consiglio comunale, ma a questo punto ognuno di noi può fare analoga cosa per tutti i comuni per i quali ritenga che sia possibile un cambio di provincia.
Allora, siccome dobbiamo concludere questa discussione e la dobbiamo concludere assumendo un orientamento coerente che sia anche unificante del ragionamento in Consiglio regionale, penso che questi due emendamenti debbano essere ritirati, evitando di dividerci, evitando voti anche di non accoglimento delle istanze di parte delle popolazioni che chiedono di essere inclusi in una provincia diversa.
Penso che i colleghi abbiano fatto una battaglia importante, giusta, che abbiano portato all'attenzione di tutto il Consiglio regionale della Sardegna problemi reali che però in questo contesto nel quale stiamo facendo la discussione sia inaccoglibile. Quindi invito i colleghi, che sono anche autorevoli rappresentanti di Gruppi, a ritirare con queste argomentazioni che io ho fornito, se li ho convinti, questi due emendamenti.
Concludo dicendo che se l'Aula accetterà di disegnare i confini delle province, così come risulta da questo provvedimento che stiamo discutendo, penso che resti aperta una questione grande e importante soprattutto nel Medio Campidano. Penso che questo Consiglio regionale, prima che le nuove province entrino in vigore, quindi prima del 2005, questo Consiglio regionale, o il prossimo, meglio, debba riproporsi con calma e serenità, senza l'affanno dei collegi elettorali regionali, il problema di un disegno equilibrato di decentramento territoriale, perchè a nessuno credo che sfugga, a meno che non facciamo gli ipocriti, che dietro molte di queste rivendicazioni e di queste ridislocazioni territoriali ci sia anche una mira precisa e puntuale alla scadenza elettorale prossima ventura.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO(Segue SPISSU.) Forse le scadenze elettorali non aiutano a fare cose equilibrate, cose che poi reggano l'impatto con l'attuazione, e questa è una cosa alla quale tutti teniamo, delle province, che non vorremmo fallisse proprio per le cose che sono state dette meglio da chi mi ha preceduto negli interventi di stasera, non vorremmo che fallisse perchè abbiamo impiegato molti anni per arrivare a questo disegno e per arrivare a questo principio di decentramento - qualcuno lo chiama federalismo ma io sono per non utilizzare questa parola - a vantaggio delle autonomie locali e le province sono certamente un'autonomia locale che noi intendiamo potenziare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Presidente e colleghi, sentivo prima il Presidente Balletto dire che il Consiglio regionale è sovrano, ma non è sovrano perchè così viene definito da chi chissà quale tipo di alchimia, è sovrano perchè il popolo è sovrano, perchè noi rappresentiamo qua in questo Consiglio la volontà popolare.
Ed allora, se è vero che il popolo è sovrano, quando si parla di scelte di appartenenza ad una o all'altra provincia. Io credo che questo Consiglio regionale abbia il dovere di tenere conto di quelle che sono le indicazioni popolari. E quando parlo di indicazioni popolari non mi riferisco solamente alle istituzioni, cioè i Consigli comunali, mi riferisco a qualcosa di più, mi riferisco alla democrazia diretta, cioè al popolo, alla gente. È stato chiesto dalla popolazione di Esterzili, dalla popolazione di Vallermosa; per quanto riguarda Vallermosa con una prima delibera del Consiglio comunale, vecchia, che all'unanimità aveva deciso di stare con Cagliari, una successiva delibera del Consiglio comunale, nove a quattro, mi dicono il risultato, ma un risultato drogato, perchè nove a quattro non vuol dire i numeri a confronto, perchè c'è il problema del premio di maggioranza, quindi questo è un numero drogato.
Allora, a fronte di una indicazione del Consiglio comunale e di quella precedente vi è stata però una petizione popolare. È stato tentato un referendum e per effetto della mancanza di un regolamento che consentisse in quel Comune il referendum non è stato fatto. Ma la petizione popolare ha lo stesso valore di democrazia che può avere un referendum, con la differenza che il referendum costa denaro allo Stato, alla Regione, alla Provincia e al Comune, la petizione popolare costa soldi solo a chi la organizza.
Detto questo, e per dare forza a questa importanza della indicazione popolare attraverso la petizione, io ricordo che mentre la prima Commissione era riunita formalmente abbiamo audito, sono stati auditi i rappresentanti dei comuni, ma i rappresentanti non solo dell'ente comune ma anche delle associazioni che organizzavano le petizioni popolari.
Ebbene, l'articolo 104 del nostro Regolamento dice che le petizioni che hanno attinenza con progetti di legge già assegnati a commissioni sono inviate alle commissioni stesse e discusse congiuntamente ai progetti di legge. Allora di fatto è stata accettata formalmente questa petizione, è stata depositata in quell'occasione e formalmente è stata quindi rinviata all'esame del Consiglio. Io vorrei che il Consiglio, nell'esaminare questo emendamento al momento in cui deve votare tenga conto di una cosa, che formalmente quasi 900 abitanti di Vallermosa, a fronte - diceva prima l'onorevole Balletto di 1400 persone - ma forse a fronte di 1300 persone che solitamente vanno a votare, rappresentano una maggioranza bulgara. Allora la maggioranza della popolazione, al di là del Consiglio comunale di Vallermosa, ci dice che vuole restare con Cagliari! Io credo che noi, se vogliamo avere rispetto dell'istituzione, rispetto della volontà popolare, dobbiamo assolutamente soddisfare questa richiesta e consentire che Vallermosa, che d'altronde è a poca distanza da Cagliari, faccia parte e continui a far parte della provincia di Cagliari.
Questa battaglia va avanti da sette anni, credo, dal '97, e viene da dire: riusciranno i nostri eroi, che saremmo poi noi, a portarlo finalmente fino in fondo o farà la fine di altri progetti, non so, per esempio il piano regionale sanitario che è 17 anni che attende di essere esaminato, o anche altre cose importanti; sarà impallinato da interessi, chissà quali, da interessi di collegi, interessi di appartenenza, di sinistra, di centro, di destra, cadremo ancora in questo imbroglio delle appartenenze?!
Io spero francamente di no, spero che si tenga conto, al di là dei colori, della volontà popolare, e questo è il nostro dovere!
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi passiamo alla votazione. Si vota prima l'emendamento numero 2, soppressivo parziale.
SPISSU (D.S.). Chiedo il voto elettronico.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Se è in votazione l'emendamento numero 2 chiedo che sia votato a scrutinio palese per appello nominale.
PRESIDENTE. E' stato chiesto il voto elettronico.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Nominale, Presidente, per chiamata.
SPISSU (D.S.). Abbiamo chiesto il voto elettronico. Più nominale di così! Siamo tutti fotografati!
PRESIDENTE. Prevale la richiesta dell'onorevole Balletto. Ci sono altri sette consiglieri naturalmente che appoggiano la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LA SPISA, BIANCAREDDU, LOMBARDO, SATTA, PILO, LICANDRO, MURGIA.)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale dell'emendamento numero 2 soppressivo parziale.
Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello.
(È estratto il numero 74 corrispondente al nome del consigliere Selis Gian Mario)
Prego i consiglieri Segretari di procedere all'appello iniziando dal consigliere Selis.
MASIA e RANDAZZO, Segretari, procedono all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: TUNIS - USAI - VARGIU - AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU -CORDA - CORONA - DEIANA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MILIA - MURGIA - ONIDA - PETRINI - PIANA - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SATTA - SECCI.
Rispondono no i consiglieri: SELIS - SPISSU - VASSALLO - BALIA - BUSINCO - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO.
Si sono astenuti i consiglieri: IBBA - OPPI - SANNA NIVOLI.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 69
votanti 66
astenuti 3
maggioranza 34
favorevoli 40
contrari 26
(Il Consiglio approva)
Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(È approvato)
Passiamo ora alla votazione per parti. Si vota all'inizio del comma 1, dalle "Circoscrizioni" a "luglio 2002, numero 10". Chi lo approva alzi la mano.
(È approvato)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Stiamo votando l'articolato?
PRESIDENTE. Per parti, l'abbiamo detto, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Quindi, in base al Regolamento, è consentita la dichiarazione di voto?
PRESIDENTE. Lo chiede, è consentito, certo. Però abbiamo già votato, onorevole Cogodi. Io pensavo che lei volesse votare, poi è rimasto alzato ed ho capito.
COGODI (R.C.). Io prego di porgere un po' più di attenzione, quando si indice la votazione il Regolamento prevede che si possano tenere dichiarazioni di voto, quindi chi è preposto osservi se fra l'indizione del ritenuto voto c'è chi deve fare una dichiarazione.
PRESIDENTE. Certamente onorevole Cogodi, non le dispiaccia notare che comunque l'apertura delle dichiarazioni di voto in particolare sull'apertura di questo articolo sono tutti riferimenti di date eccetera, è un fatto molto... ha tutto lo spazio per i successivi commi di fare le sue dichiarazioni, staremo bene attenti e seguiremo con attenzione perchè effettivamente il primo comma parla di circoscrizioni provinciali individuate ai sensi dell'articolo tal dei tali, in riferimento all'articolo tal'altro eccetera. Quindi come argomentazione qui il contenuto lei può certamente svilupparlo e non inficia fra l'altro l'efficacia del suo intervento, che sarà successivo a questo primo comma che per una difficoltà di lettura e di interpretazione della sua alzata di braccio abbiamo inteso come un voto, anche giusto, considerato il testo che si andava a votare. Io credo che sia più opportuno, mi pare, da dare anche da parte di questa Presidenza maggiore attenzione adesso alle successive argomentazioni dove entriamo nel vivo del provvedimento.
COGODI (R.C.). Io la ringrazio.
PRESIDENTE. Pertanto, se lei ritiene, passiamo al comma a) e se vuole intervenire ha la parola.
COGODI (R.C.). No, no, io la ringrazio molto per la lucida esposizione, ma chiedo di poter fare la dichiarazione di voto sulla prima parte dell'articolo che è in votazione.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, noi possiamo anche consentire di farlo, ma è già stato votato ed approvato.
COGODI (R.C.). Le assicuro che è contro ogni regolamento ed ogni prassi quella di non consentire la dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. No, questo no, onorevole Cogodi, assolutamente.
COGODI (R.C.). Sì, perchè il Regolamento consente il voto...
PRESIDENTE. Io faccio parlare anche i muri, se vogliono parlare, per carità di Dio, però mi consenta, non è esattamente così. È stato votato e l'argomento sarebbe chiuso. Lei faccia pure la sua dichiarazione, prego.
COGODI (R.C.). Dal primo giorno di questa legislatura, e spero fino all'ultimo giorno, finchè durerà, ho ritenuto di esercitare il mio diritto di consigliere regionale, di legislatore esprimendo l'opinione che corrisponde al mio convincimento votando a favore, contro o astenendomi, come è nelle regole della democrazia parlamentare, e non posso accettare che un metodo frettoloso di procedere privi, non dico me, anche me, un consigliere regionale dal diritto di esprimere il suo voto, che può essere favorevole, può essere sfavorevole, può essere di astensione.
PRESIDENTE. Mi consenta, lei non è stato privato di alcunchè, è stata data una spiegazione, una interpretazione, mi consenta onorevole Cogodi, lei non è stato privato di alcunchè, le è stata lasciata libertà, le è stato spiegato che le argomentazioni, le è stata data un'interpretazione che pur riferibili anche alla prima parte del comma possono essere e sono ben pertinenti, perchè sempre di questa modifica di legge trattano, anche se fatte successivamente all'approvazione di questa prima parte, lei può benissimo riferirsi al fatto che le circoscrizioni provinciali individuate ai sensi dell'articolo 1 comma 2 della Legge regionale 12 luglio 2001 numero 9 e dell'articolo 1 della Legge regionale 1° luglio 2001 numero 10 sono così modificate in attuazione dell'articolo 13 della Legge regionale del 2 gennaio '97 numero 4, modificato dall'articolo 12 della Legge regionale 1° luglio 2002 numero 10. Io ho soltanto sostenuto, chiarendo che avrebbe potuto parlare che lei aveva facoltà di parlare e fare i suoi riferimenti anche entrando nella materia più precisa, potendo fare tutti i riferimenti che riteneva opportuni, senza attardarci su questa diatriba, se parlare in riferimento al primo comma oppure no perchè ai fini dell'efficacia del suo intervento, a modo di vedere di questa Presidenza, è assolutamente ininfluente, è soltanto un motivo in più per perdere tempo. Comunque lo vogliamo perdere e abbiamo fatto questa discussione, ma lei non dica che qua non si fa parlare, perchè io, come ho dichiarato, faccio parlare anche i muri. Io ho sempre lasciato parlare, di qualunque cosa, a qualunque titolo, quindi la prego di riprendere modificando perchè la parola è usata qui dentro spesso per usi impropri. Ogni tanto è bene riportare a sintesi quello che si intende dire, l'effetto e la vera materia che si sta trattando e le vere cose, le vere argomentazioni di cui si sta discutendo. Prego onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Io non so se qui dentro ci siano parole che siano adoperate in modo improprio. Nel frattempo io ho appreso tutte le sue spiegazioni, la mia dichiarazione l'avrei resa cinque volte e motivata per cinque volte, non intendo far perdere tempo a nessuno, rimane intatto il mio diritto di dichiarare il voto e dichiaro il mio voto di astensione su questa e sulle altre parti. Rimando alle motivazioni che sono state date negli interventi che io stesso ho potuto rendere in Aula e all'accenno di ragionamento il motivo preciso, o più preciso, per il quale esprimo una dichiarazione di voto di astensione.
PRESIDENTE. Passiamo alla lettera A). Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Salvatore per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (D.S.). Per annunciare il mio voto di astensione su questa lettera, Presidente, ma nello stesso tempo per ribadire alcune questioni che ho posto nel mio precedente intervento. Intanto per chiarire che per quanto mi riguarda da quest'Aula e dal mio posto nei miei interventi non ho mai inteso rivolgere sermoni a nessuno, tantomeno a colleghi amministratori, essendo stato anch'io per lungo tempo amministratore di un Comune e conoscendo quindi bene direttamente i problemi che quotidianamente affrontano gli amministratori. Ho semplicemente inteso con molta umiltà porre alcune questioni, mi auguro che siano state recepite, mi sarei aspettato che sulla mia proposta vi fosse stato qualche rapidissimo cenno anche di disapprovazione, invece non è stato neanche messo in discussione, non è un grande problema naturalmente, il fatto stesso che nessuno l'abbia ripreso significa che nessuno era d'accordo, ne prendo atto, però nell'esprimere il voto di astensione per una questione di correttezza parlamentare, non avendo partecipato ai lavori della Commissione, quindi essendo tutta mia la responsabilità di non aver potuto in Commissione esprimere il mio voto contrario, ribadisco che mi sembra assolutamente abnorme la decisione che il Sarcidano passi alla Provincia di Cagliari, che il Comune di Seulo e di Sadali passino anch'essi alla Provincia di Cagliari. Non dire niente su questo non significa assolutamente avere il pieno rispetto delle autonomie locali, si ha rispetto delle autonomie locali anche da posizioni di disaccordo. Chiedo agli amministratori del Sarcidano, di Seulo e di Sadali di informarsi con i loro colleghi amministratori del Sarrabus - Gerrei per vedere quanti patti territoriali, quanti PIA, quanti PIT la Provincia di Cagliari ha approvato per quelle parti di territorio più povere, più zone interne e se davvero ritengano che venendo nella Provincia di Cagliari, l'attuale Provincia di Cagliari rivolgerà attenzioni maggiori a quelli che arrivano all'ultimo momento.
Io mi auguro di sbagliare, e sarei felicissimo se mi si dimostrasse il contrario. Penso che bene avrebbero fatto gli amministratori di quei territori a chiedere la permanenza nella Provincia di Nuoro se proprio non volevano passare al Medio Campidano. Io non credo che questa sia stata una scelta oculata, e non sto facendo sermoni, sono convinto di quello che dico, spero di sbagliarmi, però non sono neanche d'accordo col fatto che in Consiglio regionale oggi ci si sia limitati solo a prendere atto di questo e per non disturbare equilibri di natura diversa il Consiglio regionale abbia rinunciato a dire una parola su questa questione. Avremo modo di confrontarci su altre questioni in relazione a queste tematiche, in particolare forse ci torneremo quando parleremo in quest'Aula di fondi comunitari e di rimodulazione dei POR e quindi sicuramente anche di PIT e di sviluppo locale, per adesso io mi limito, esprimendo il mio voto di astensione, a fare i miei auguri sinceri agli amministratori del Sarcidano, di Seulo e di Sadali, nella speranza che davvero abbiano fatto una scelta oculata.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione la lettera a). Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Metto in votazione la lettera b). Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Metto in votazione la lettera c). Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
La lettera d) è stata già approvata. Metto in votazione la lettera e). Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Metto in votazione la lettera f). Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Metto in votazione la lettera g). Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Votazione nominalePRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 430/A.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Onorevoli Marrocu e Sanna Giacomo, il vostro voto risulta nullo, non può esistere. O è astenuto…
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Sì, astenuto.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DORE - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASIA - MURGIA - ONIDA - PETRINI - PIANA - PILO - PINNA - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SATTA - SECCI - SELIS - TUNIS - USAI - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ORTU - PUSCEDDU.
Si sono astenuti i consiglieri: COGODI - DETTORI - MARROCU - ORRU' - PACIFICO - SANNA Salvatore - SCANO - VASSALLO.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 63
votanti 55
astenuti 8
maggioranza 29
favorevoli 53
contrari 2
(Il Consiglio approva)
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, chiedo una breve Conferenza dei Capigruppo per organizzare meglio i lavori.
PRESIDENTE. Su che cosa, scusi?
CORONA (F.I.-Sardegna). Per organizzare i lavori.
PRESIDENTE. I lavori sono già stati organizzati questa mattina, non è che ogni mezza riunione si fa una Conferenza dei Capigruppo per organizzare i lavori! Abbiamo già organizzato i lavori, colleghi! E' domani mattina alle 10 e 30 la Conferenza dei Capigruppo.
CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente, abbiamo la necessità.
PRESIDENTE. Scusate, qui ogni mezza giornata si aggiorna la Conferenza e il Consiglio continua a non lavorare regolarmente.
CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente, ero presente, però abbiamo la necessità di organizzare meglio i lavori.
PRESIDENTE. Volete la Conferenza dei Capigruppo? E' convocata la Conferenza dei Capigruppo.
CUGINI (D.S.). Siamo contrari, Presidente!
PRESIDENTE. Scusate, è stata chiesta la Conferenza dei Capigruppo, la seduta non è tolta. Qualcuno, non so se ha titolo, mi ha detto che è contrario. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Presidente, per dire che io sono contrario a sospendere la seduta del Consiglio. La invito a mantenere ferma la decisione assunta dalla Conferenza dei Capigruppo questa mattina, perché stiamo stanchi di stare qui ore e ore in attesa di questa Conferenza dei Capigruppo, che una volta non conta nulla e altre volte conta per sempre. Il calendario è fissato, sono le 20 e 30 e quindi la prego di mantenere fermo quanto ha deciso la Conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE. Signori Capigruppo, per cortesia, per procedere alla Conferenza vorrei il conforto del vostro parere, oppure no. Qui è prassi che quando si chiede si concede e non voglio modificare la prassi, salvo che i Capigruppo mi dicano che non intervengono.
Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Presidente, mi consenta, anch'io condivido la richiesta fatta dall'onorevole Floris. Non è necessario fare ogni quattro ore una Conferenza dei Capigruppo per decidere come mandare avanti i lavori. E visto che ci vogliamo dire tutto, ci diciamo tutto: la Conferenza ha preso una decisione questa mattina, di proseguire con i lavori, col secondo punto all'ordine del giorno dopo le province e la legge elettorale, e di rivedersi eventualmente per inserire un terzo punto all'ordine del giorno martedì mattina, come Conferenza. Quindi resta ferma la volontà del mio Gruppo, come ho dichiarato in Conferenza, di lavorare non solo stanotte, domani, venerdì, sabato e domenica per esaminare la legge elettorale. Capisco che è una cosa difficile ma dobbiamo iniziare, se poi dietro le proposte ci sono altri marchingegni il mio Gruppo li respinge e quindi propone di andare avanti con i lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Cappai, interrompiamo domani mattina, però, domani sera ci sono altri impegni.
Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente, io capisco tutti gli argomenti. La Conferenza dei Capigruppo non è un club di amici che si riunisce ogni tanto per stravolgere i lavori contro un'Aula che avrebbe altre opinioni. La Conferenza dei Capigruppo sta decidendo un calendario dei lavori che ha alcune priorità e in cui se ne inseriscono anche delle altre. Stamani abbiamo deciso che domani mattina avremmo iniziato la legge elettorale con la relazione del relatore; il relatore non ne sapeva niente che avremmo iniziato domani e mi rappresenta alcune difficoltà. Va bene? Che mi pare siano assolutamente accoglibili, né difficoltà insorte nella serata di oggi e rappresentate anche dal Gruppo di Forza Italia possono essere scambiate per ritiro di posizioni politiche che, come ho già spiegato in Conferenza di Capigruppo stamattina, non esiste. Per cui invito ancora una volta i colleghi a smetterla con questi tentativi di forzatura di discussione su una legge elettorale complessa, che quando inizia deve anche finire in quest'Aula.
Allora non c'è chi è più puro e chi vuole di più la legge elettorale; noi, come ho detto in Conferenza di Capigruppo, siamo fra coloro che la vogliono e che si sono esposti molto col Presidente della Commissione. Allora iniziamo quando le condizioni sono tali da consentirci di iniziare e di andare avanti.
Se la proposta non viene accolta, colleghi, nessuno s'impicca all'albero! Domani c'è una relazione scritta e si inizia la legge elettorale, diamo la relazione per letta e ci vediamo martedì in Conferenza dei Capigruppo, inserendo quella priorità che per noi è irrinunciabile, con i documenti che abbiamo. Quindi io sono, per venire alla proposta del Capogruppo di Forza Italia, anche per fare questa discussione in una Conferenza dei Capigruppo, ma se la vogliamo fare in Aula non c'è nessuna volontà da sottrarsi ad una discussione in Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente Biggio, io mi rifaccio a quello che diceva in Conferenza stamattina il collega Spissu.
PRESIDENTE. No, signori io ho posto un quesito: se siete d'accordo o no per fare la Conferenza. I commenti di stamattina...
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Se mi permette di esprimere il mio pensiero forse anch'io riuscirò a capire...
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Sanna, mi permetta per la confidenza che intercorre tra noi due, le chiederei con molta cortesia di esprimere soltanto un parere sull'opportunità di fare o meno una riunione dei Capigruppo in questo momento, stasera, dopo tre ore di lavoro.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente Biggio, la Conferenza dei Capigruppo è terminata alle 2 e un quarto, dove su sollecitazione di alcuni colleghi, fra cui il collega Spissu, si è deciso di non procedere ai lavori dell'Aula con navigazione (?) a vista, e abbiamo calendarizzato i lavori per questa settimana e per la prossima. Vi è stata anche manifestata la necessità di non lavorare domani pomeriggio dai banchi dell'opposizione questo ve l'abbiamo detto con assoluta chiarezza, perché avevamo impegni che non ci avrebbero consentito di partecipare ai lavori dell'Aula.
Abbiamo anche detto che della legge urbanistica non si poteva discutere immediatamente, primo perché non avevamo i documenti a nostra disposizione e quindi la conoscenza perfetta della materia, e questo l'ha manifestato il collega Cogodi, ma se ne ha voglia lo dirà lui stesso, e l'hanno manifestato diversi Presidenti dei Gruppi. Abbiamo detto che ci saremmo limitati alla relazione introduttiva per quanto riguarda la legge elettorale, per fare una Conferenza dei Capigruppo martedì mattina, prima di iniziare i lavori dell'Aula, per verificare attentamente se era il caso di proseguire sulla legge o se pure gli elementi di conoscenza che oggi non abbiamo e non sono in nostro possesso ci avrebbero consentito di fare discorsi diversi. La necessità di discutere fuori di quest'Aula sulla legge elettorale ce l'abbiamo tutti, ma abbiamo anche la necessità di capire, una volta deciso, se quel calendario resta il calendario dei lavori, o se pure ogni qualvolta si sta chiudendo la seduta a qualcuno possa venir in mente di stravolgere completamente ciò che abbiamo deciso poche ore prima. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Signor Presidente, niente vieta che domani mattina si possa anche fare la relazione, ma sarebbe sciocco non ammettere che non vi è nessun accordo e che in mancanza di un accordo ad oggi è impossibile partorire una buona legge elettorale. Per cui occorre ancora del tempo per verificare quali sono gli eventuali correttivi che i Gruppi...
PRESIDENTE. Onorevole Murgia, abbia pazienza, questo non è argomento da trattare. La materia che stiamo trattando qui è sull'opportunità o meno...
MURGIA (A.N.). Sono d'accordo, signor Presidente...
PRESIDENTE. Lei stamattina, onorevole Murgia...
MURGIA (A.N.). La prego di non interrompermi!
PRESIDENTE. Onorevole Murgia, io la interrompo perché lei ad un certo punto ha interrotto i lavori stamattina ed è sparito dalla Conferenza. Mi dispiace, scusi, adesso viene a dire questa cosa qua. E no, scusi!
MURGIA (A.N.). Sto cercando di spiegare, allora non mi faccia chiudere l'intervento in aperta polemica con la sua gestione dell'Aula. E' così, quindi non continuo a parlare!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Io, l'ho detto già stamattina in Conferenza dei Capigruppo, credo che un errore che sta facendo da un po' di tempo questo Consiglio è che ogni riunione dei Capigruppo si cambia programma, si cambia quello che è stato già deciso. Io credo che tutti abbiamo dei problemi perché sappiamo che stiamo parlando di una legge che può avere delle difficoltà, però quello che abbiamo deliberato questa mattina, nel senso che noi domani andiamo ad iniziare con la relazione sulla legge elettorale, poi, praticamente aspettiamo a martedì mattina perché se noi abbiamo la documentazione delle motivazioni che ha addotto il TAR per la bocciatura diciamo dei Piani Territoriali Paesistici, abbiamo già detto che noi lavoriamo sui Piani Territoriali Paesistici. Se questo non fosse possibile, se noi non siamo in condizioni di avere la documentazione richiesta, andiamo avanti con la legge elettorale. Io non credo che ci siano motivi per cambiare un'altra volta ciò che abbiamo deciso questa mattina, perché a noi ci passa il tempo, voglio dire, discutendo nella riunione dei Capigruppo, poi puntualmente ogni giorno ed ogni volta che ci incontriamo cambiamo idea. Pertanto io credo che non ci siano le motivazioni per un ulteriore cambio di programma, quello che abbiamo deciso stamattina secondo me è una giusta mediazione nel senso che si è voluto prendere in considerazione il fatto che questo del problema urbanistico è veramente una grande emergenza in questo momento in Sardegna, noi ne siamo ben consapevoli, pertanto se abbiamo la documentazione giusta, noi martedì praticamente dopo la lettura della relazione di domani andremo anche a lavorare sulla legge urbanistica, però credo che sia opportuno lasciare le determinazioni che abbiamo assunto questa mattina nella riunione dei Capigruppo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita-D.L.). Presidente, io ritengo che ci sia poco da aggiungere a ciò che è stato deciso stamane e se qualcuno ha dei dubbi chiederei che venga consultato il verbale, perché la decisione era molto chiara e non è successo assolutamente niente che giustifichi un cambiamento perché se siamo persone serie, almeno nell'ambito delle dodici ore manteniamo fermo quello che abbiamo detto, discusso e deciso nell'ambito di due ore consecutive. Quindi chiedo che vengano rispettate le decisioni di stamane, grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Solo quindici secondi per dire questo: credo che l'Aula possa anche confermare ciò che stamattina la Conferenza dei Capigruppo ha, diciamo, programmato; si sarebbe anche potuto programmare diversamente, secondo me anche meglio, ma questa è la mia opinione personale, però va bene che si mantenga quell'indirizzo. Ho preso la parola per dieci secondi per dire che il problema non è dividersi tra chi vuole e chi non vuole che si affronti la legge elettorale, io sono per affrontare e per fare anche la legge elettorale, voglio dire sommessamente che portare in Aula la legge elettorale senza un tentativo di accordo politico è una cosa avventurosa ed anche un po' - peso le parole - "avventurista".
PRESIDENTE. Ci sono altri interventi? No. Prima di togliere la seduta ricordo che l'Assemblea è convocata per domani mattina alle ore 10 e 30 per la prosecuzione dei lavori con l'esame della legge elettorale, come calendarizzato.
I lavori s'interromperanno poi, a fine mattinata, dopo la relazione, dopodiché i lavori proseguiranno martedì mattina sempre con l'ordine del giorno, quindi per trattative c'è venerdì, sabato, domenica, lunedì, eccetera, soprattutto occorre la volontà, però questa è una cosa che non riguarda questa Presidenza. La seduta è tolta, si riprende domani alle ore 10 e 30.
La seduta è tolta alle ore 20 e 45.
Allegati seduta
CCCXCI SEDUTA
Mercoledì 8 ottobre 2003
(POMERIDIANA)
Presidenza del Vicepresidente Salvatore SANNA
indi
del Vicepresidente BIGGIO
indi
del Vicepresidente Salvatore SANNAindi
del Vicepresidente BIGGIO
La seduta è aperta alle ore 16 e 40.
Ortu, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 3 settembre 2003, che è approvato.
CongedoPRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Beniamino Scarpa ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana dell'8 ottobre 2003. Se non vi sono opposizioni il congedo s'intende accordato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del disegno di legge numero 430/A. Vi è stata la relazione dell'onorevole Satta e il primo intervento dell'onorevole Balletto.
E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, prima ancora che il testo, io penso che il titolo del disegno di legge che abbiamo in discussione andrebbe perlomeno emendato per essere coerenti cioè con la finalità che gli si sta attribuendo. Si tratta certamente di porre mano, di dare una risposta alle proposte di ridelimitazione delle circoscrizioni provinciali, ma al fine della costituzione dei collegi elettorali regionali, che non era esattamente la finalità principale quando questo disegno di legge ha avuto origine o è stato costruito. Questo a prescindere dalla stessa legge elettorale, dal testo che scaturirà dall'esame dell'Aula.
Ora, poiché in linea di principio è giusto e doveroso stabilire la base territoriale che esprime la rappresentanza politica democratica, sarebbe più giusto però discuterla dentro la legge elettorale e non prima e a prescindere, insomma, da questa. Ora questa considerazione ne porta con sé un'altra e cioè: ma la finalità principale della legge 10/2000, cioè quella che istituiva formalmente le otto circoscrizioni provinciali, o meglio che gli dava attuazione, e in particolare all'articolo 12, non era invece quella di ottenere un adeguamento funzionale dello schema di assetto delle nuove province, facendo leva, giustamente, penso, e correttamente sull'iniziativa dei comuni che meglio rappresentano quelle che sono le aspirazioni, le esigenze e i bisogni dei territori, e consentendo loro quindi di poter incidere, di dire la loro su quell'impianto in tempi ragionevoli, attraverso appunto una procedura semplificata che era quella definita dall'articolo 12 e che modificava la legge 4.
Non si era assunto forse - pongo un'ulteriore domanda - l'impegno solenne in quest'Aula che quello sarebbe stato il momento per discutere e approvare insieme assetto, trasferimento di funzioni, competenze e risorse? Quell'insieme, cioè, che dava corpo al disegno complessivo di quella parte del riordino istituzionale costituito appunto dal nuovo assetto delle circoscrizioni provinciali. Ora, tutto questo non c'è più, passa in secondo piano, tra le varie ed eventuali; se ne parlerà in un'altra occasione e in un altro momento. Adesso c'è l'emergenza elettorale regionale, non più quella provinciale, perché quella legge, la legge 10, insieme al suo articolato, era concepita in modo tale da dare la possibilità di insediare gli organismi istituzionali provinciali in tempi rapidi. Ora, per giunta, sulla base di un assioma per cui prima si delimita il campo di gioco e poi si fanno le regole, perché questo stiamo facendo, e non viceversa, o almeno congiuntamente, non dico che debba essere fatto prima l'uno e poi l'altro, non c'è molta coerenza in tutto questo, ma questo è un aspetto tutto sommato secondario.
L'aspetto invece che dovrebbe farci riflettere in modo più serio, più approfondito, più ragionato e quindi possibilmente anche con maggior distacco delle contingenze elettorali, che non sono mai portatrici, come dire, di buoni consigli, il ragionamento che dovremmo fare appunto...Chiedo scusa, Presidente...
(Interruzioni)PRESIDENTE. Colleghi per cortesia.
ORRU' (D.S.). Io ho l'ingrato compito di aprire i lavori del Consiglio, ma insomma se le discussioni devono continuare si possono continuare fuori.
PRESIDENTE. Colleghi per cortesia. Onorevole Sanna, per cortesia.
spissu (d.s.). Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Un attimo onorevole Spissu, non le ho ancora dato la parola. Invito i colleghi a stare seduti e a fare un po' di silenzio, perché il brusio è veramente insopportabile!
spissu (d.s.). Presidente, sono totalmente assenti i Gruppi che hanno chiesto la priorità della discussione di questo punto all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Sì, questo è un problema che attiene ai Gruppi. Prego, onorevole Orrù.
ORRU' (D.S.). Chiedo scusa, la mia richiesta era solo di poter continuare il mio breve intervento possibilmente senza essere disturbato.
La domanda che ponevo e che dovremmo porci è se quella impostazione, quello schema di assetto scaturito dalla legge del 1999 e approvato all'unanimità dal Consiglio regionale, dalla risultante che scaturisce dalla partecipazione attiva e diretta dei comuni, cioè la risultante delle delibere dei consigli comunali, quello schema, quel disegno se esce rafforzato, se esce confermato perlomeno, oppure se ne esce profondamente modificato. Se cioè lo schema di assetto basato su otto circoscrizioni provinciali ha ancora un senso o se è necessario rivederlo, proprio partendo dall'iniziativa autonoma, dall'iniziativa democratica, partecipata promossa giustamente dai comuni.
Quindi non per respingere quell'iniziativa, ma per assumerla e su quella base porre il problema se il risultato a cui si perviene è ancora dentro quello schema di assetto e quel disegno. Perché ritengo che queste modifiche, almeno non per tutte le circoscrizioni provinciali, ma per alcune in modo particolare, non siano di lieve entità, ma incidano profondamente sullo schema complessivo e ne modificano l'impianto e l'impostazione. Questo mi pare che avrebbe avuto bisogno di un approfondimento ulteriore, di un'analisi più distaccata da parte di ciascuno di noi. Così purtroppo non è, stante l'incombenza del punto successivo all'ordine del giorno di questo Consiglio, perché questa è la realtà.
Quindi una provincia che va dal Golfo degli Angeli, dall'area metropolitana quindi, alle pendici del Gennargentu - la domanda che mi pongo - risponde ancora a quel disegno originario di fare delle province quell'ente intermedio più attento, più efficace, più tempestivo nel promuovere la programmazione dello sviluppo economico e sociale, non dico di un territorio omogeneo, riferito a un territorio omogeneo, ma che abbia una sua base riconoscibile sotto il profilo economico, sociale ed anche territoriale?
Ora, il riordino istituzionale fatto dal basso era una scommessa quella della legge 4, non aveva solo l'obiettivo puramente finalizzato a riordinare le circoscrizioni provinciali; era una leva che doveva consentire e obbligare il riordino complessivo del sistema istituzionale autonomistico, era un punto da cui si partiva, non era semplicemente un punto d'arrivo. Però se questa scommessa del riordino istituzionale dal basso si fa sommando giuste esigenze territoriali senza alcuno sforzo di organizzare quelle esigenze, cioè senza un luogo che le organizza, che gli dia prospettiva vera valorizzando quelle risorse, quelle risorse umane, quelle risorse territoriali, quelle risorse ambientali, ma relegando invece tra le varie ed eventuali dopo, e sempre dopo, perché così sarà in un ente di questo tipo, dopo la forza, la qualità, la ricchezza, ma anche le grandi emergenze che vi sono nell'area urbana, un territorio vasto come e più dell'attuale provincia di Cagliari sarà questo. Ora io penso - ma è la mia opinione - che questo danneggerà innanzitutto quei territori, quelle popolazioni delle ex aree interne, perché da domani gli indicatori statistici non le collocheranno più tra le aree interne, anche se lo rimarranno, anzi lo rimarranno ancor di più, ma danneggeranno poi infine, a lungo andare, anche la stessa area urbana, i suoi problemi, le sue esigenze e le grandi potenzialità che essa contiene, per essa stessa, ma anche per l'intera Sardegna.
Quindi io sono convinto che il riordino istituzionale, anche con incidenti di percorso, andrà avanti. Andrà avanti perché le esigenze di superare una regione ipertrofica, lenta, macchinosa, che è ancora ripiegata, ancora occupata nella gestione anziché essere occupata in altre cose, diventerà, anzi se non lo è già oggi, ineludibile e quindi andrà avanti comunque. Il paradosso però, mi sia consentito il termine, è costituito dal fatto che anziché occuparci di questo e partire da questo si stanno utilizzando le spinte dei territori, le giuste esigenze dei cittadini che lì abitano, le esigenze dei comuni, che queste rappresentano, non già per mettere mano a quelle priorità, cioè per stabilire un ordine di priorità nelle cose, ma per piegarle alle esigenze momentanee di singole rappresentanze politiche, quando parlo di singole rappresentanze politiche forse non sono lontano dal vero.
A me sembra che non abbiamo bisogno di questo e che bisognerebbe invece invertire l'ordine delle priorità delle cose. Naturalmente questa è una riflessione che deve essere affidata, credo in maniera corretta, all'attenzione del Consiglio e poi nel merito dell'articolato credo, così semplice peraltro, vediamo in seguito.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Presidente, colleghi, credo che dopo circa un anno dall'approvazione della legge numero 10 del 2002 si torni a parlare di province, ma alla luce di fatti nuovi. Nel ribadire che anche per questa legge siamo in ritardo in quanto l'articolo 12 della legge numero 10 stabiliva che entro il 31 gennaio 2003 noi avremmo dovuto procedere alla raccolta delle istanze dei comuni e a legiferare in tal senso. Quindi, non era solo un'istanza e un obbligo morale nei confronti dei comuni che avevano deciso di collocarsi in province diverse da quelle in cui erano finiti, ma era anche un obbligo che derivava dalla legge. Quindi anche il fatto di voler rinviare questa legge per una presunta urgenza dovuta all'abrogazione da parte del TAR di sette PTP, mi sembra sia strumentale, in quanto volevo ricordare a qualcuno che i primi sette sono stati abrogati nel 1998, quindi c'è un ritardo di sei anni e non di una settimana sulla legislazione regionale in materia, e comunque concordo che prima o poi ci sarebbe da metter mano e infatti io stesso ero uno di quelli che ci aveva tentato, con poca fortuna peraltro. Però occorre ribadire un concetto: è una competenza che forse noi stessi non sapevamo di avere, infatti la legge numero 10 del 2002 è l'unica legge della Regione sarda che ha avuto una duplice conferma, la prima tecnico giuridica e l'altra del consenso popolare. Infatti per la prima materia c'è stato un ricorso del Governo alla Corte Costituzionale, la Regione Sardegna si è costituita nei termini e la Corte ha stabilito una volta per tutte che la Regione ha competenza primaria non solo nell'ordinamento delle autonomie locali, ma anche nella loro istituzione. E non solo: nella sentenza si legge che la Regione Sardegna può stabilire la forma di governo, la durata, la composizione, le cause di scioglimento e di decadenza di tutti gli organismi, sia comunali, sia provinciali. Questo non è poco, perché se non altro ci siamo chiariti le idee su ciò che possiamo fare.
La Corte ha però stabilito che tutte queste competenze vanno esercitate prima che i consigli, sia comunali, sia provinciali siano eletti, perché una volta che questi vengono eletti acquisiscono una sorta di diritto alla fine del mandato che non può essere violato e anticipato neppure da questo Consiglio.
C'è stato poi il vaglio popolare, perché qualcuno, forse anche qualcuno di noi, non credendo utili, addirittura dannose le nuove province, ha ben pensato di rivolgersi al popolo sovrano, e anche qua ha trovato una solenne delusione perché il popolo sovrano gli ha dato retta solo nella misura del quindici per cento.
Concordo anche col collega Orrù quando dice che la materia non è solo delimitare le nuove province, ma anche quella di metter mano a tutta la riforma degli enti locali, competenze comprese. E tra le cose che ha ricordato si è dimenticato anche della riforma delle Comunità Montane. Infatti l'articolo 2 della legge 4/97 stabilisce che le province devono essere l'unico ente intermedio tra Regione e Comune. Invece, oggi, ottobre 2003, abbiamo la bellezza di 25 comunità montane, di cui la metà sono comunità marinare e la metà sono comunità montane, ciascuna con dodici assessori, due vicepresidenti e un presidente. Volevo ricordare che dei due vicepresidenti uno è vicepresidente per conto della minoranza, quindi l'istituzionalizzazione del consociativismo. Con questo - e così chiarisco qual era il mio pensiero - non voglio dire che in Sardegna non ci siano zone montane e disagiate e che per questo non debbano essere trattate in maniera diversa da Olbia, da Arzachena, da Porto Cervo, da Quartu, da Bosa, da Villasimius, per citarvi solo alcuni dei paesi marinari e montani contestualmente, anzi devono essere le stesse province ad indicare, ciascuna nel proprio ambito, quali sono i comuni veramente montani verso i quali canalizzare tutte le risorse che ora vengono cosparse a pioggia nell'intero territorio montano, che montano non è tutto, della Regione Sarda. Invece nessuno ha il coraggio di mandare avanti quest'iniziativa, tutti vogliamo che i 250 assessori e i 25 presidenti delle comunità montane, che montane non sono, continuino a spendere i soldi che vanno destinati ai comuni che veramente montani sono, e si continua così. Quindi, concordo con Orrù che bisogna veramente metter mano alla riforma e non parlare solo di provincia. Questa che però finalmente è arrivata in Aula, è una legge che accoglie le istanze dal basso, perché sono i consigli comunali e le popolazioni che hanno desiderato collocarsi in determinati territori e noi non possiamo che prendere atto di questo, non imporre niente ma registrare quelle che sono state le delibere e le volontà dei consigli comunali, quando si sono pronunciati, o delle popolazioni quando hanno fatto i referendum. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Biancareddu. È iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente, sinceramente non so chi stasera degli Assessori presenti stia esercitando le funzioni sostitutive del Presidente, sarebbe utile anche da questo punto di vista sapere in modo da poter avere anche un'interlocuzione reale, anche se qualcuno mi dice che le funzioni del Presidente non sono sostituibili e quindi, di fatto, stiamo discutendo senza l'interlocutore che poi dovrebbe metter mano eventualmente a riordinare, anche sulla base della discussione, l'orientamento che emerge dall'Aula. Ma voglio anche sottolineare che in apparenza sembrerebbe che si stia discutendo di una leggina, così le definiamo insomma, che abbia poca rilevanza e poca importanza.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO(Segue ORTU.) Io ritengo invece che si tratti di una legge che va discussa con attenzione ed anche la sua approvazione va esaminata con ponderatezza; per le considerazioni che svolgeva prima il collega Orrù ma anche per le considerazioni finali dell'ex Assessore degli enti locali che tra l'altro è tra gli estensori di questo disegno di legge. Va valutata con ponderatezza, va soppesata con attenzione perché questa legge mette in discussione l'insieme dell'impianto che ci volevamo dare nel riordino delle province. Nel riordino di quell'ente intermedio che doveva essere proprio, in quanto intermedio, l'unica fase di passaggio tra l'ente Regione e gli enti locali e cioè in questo caso i comuni.
Allora, io non voglio mettere in discussione il contenuto del provvedimento in quanto tale, così come non voglio mettere in discussione la volontà di quei comuni che chiedono di essere trasferiti da un ambito all'altro. E quindi, non voglio nemmeno mettere in discussione l'affermazione che qui è stata sottolineata poc'anzi dal collega Biancareddu, che si dovrebbe, in attuazione dei diversi e tormentati provvedimenti che hanno affrontato questa materia, tener conto del pronunciamento popolare. Quindi il collega Biancareddu conclude che di fatto il disegno di legge è un atto dovuto di cui l'Aula dovrebbe prendere atto in modo rapido e perfino sbrigativo.
Ebbene io sono convinto che questo sarebbe un errore, sarebbe uno dei tanti errori che anche noi ogni tanto commettiamo, così come - secondo me - abbiamo discusso in modo affrettato, sbrigativo e direi non ponderando bene le scelte, i provvedimenti precedenti compreso l'ultimo provvedimento, il provvedimento che poi si è tradotto in disegno di legge numero 10 del 2002. Con questo non voglio mettere in discussione gli effetti pur positivi di quel provvedimento di legge, per esempio per quanto riguarda la sentenza della Corte che ha chiarito in modo preciso, e in questo caso anche utile per quanto ci riguarda, quali siano le competenze della Regione e quali siano le competenze dello Stato. Però, dal disegno di legge che sembra cosa molta relativa, perché sembra un puro e semplice riordino delle circoscrizioni e quindi una ridelimitazione, io ritengo invece che dal disegno di legge ne viene fuori un'impalcatura sulla quale questo Consiglio dovrebbe riflettere, anche sulla base del pronunciamento popolare, senza mettere in discussione il pronunciamento dei comuni ma ci dobbiamo chiedere, soppesando nel giusto modo anche il pronunciamento che è avvenuto attraverso il referendum, se davvero noi volevamo otto province costituite così come saranno costituite anche nella loro delimitazione come verrà fuori dall'iter complessivo che si conclude con l'approvazione di questo disegno di legge. Badate dico iter complessivo, perché io ritengo che errori ci siano stati anche prima dell'eventuale approvazione di questo disegno di legge; perché badate io ritengo che l'idea che era contenuta nella legge numero 4 del 1997 era un'idea giusta, seria ed avrebbe dovuto portare anche ad uno sbocco equilibrato, cioè l'idea della legge numero 4 del 1997 ipotizzava un percorso per la costituzione di nuove province, un percorso condiviso che poteva vedere un'aggregazione differente rispetto alle vecchie quattro province.
Ebbene quel percorso è stato vanificato, perché quel percorso significava costruire una volontà in positivo, cosa che non c'è stata, cosa che rende debole l'impalcatura che stiamo costruendo e corriamo il rischio che la renda perfino inutile, perché se uno strumento poi non è visto come strumento capace di dare risposte alla domanda che pure era contenuta nell'idea di ridisegnare le province, io sono convinto che registreremo un altro fallimento, avremo ancora una volta un altro ente inutile.
Allora, la scarsa partecipazione al referendum indetto per eliminare tutta quest'impalcatura non può essere letto solo in un'unica direzione come un assenso, perché sinceramente io lo leggo con gran preoccupazione, lo leggo come indifferenza rispetto ad un processo che avremmo dovuto costruire con tanta partecipazione in modo tale davvero da poter disporre e mettere in mano alle popolazioni un nuovo strumento capace di risolvere i tanti problemi pure di gestione delle competenze, delle funzioni, delle risorse, dei territori che pure di volta in volta ci troviamo nelle mani.
Questa era ed è l'idea rispetto alla quale oggi noi corriamo il rischio di mettere fine, di mettere la parola "fine" ad un processo che potrà avere o che corriamo il rischio che abbia quale unico sbocco un ulteriore fallimento. Badate, io sono convinto che davvero se si vuole costituire un ente intermedio che possa avere e possa costituire strumento che sia capace anche di rispondere alle esigenze presenti nei nostri territori dobbiamo davvero costruire un processo condiviso, ma dobbiamo anche darci degli strumenti seri. Allora gli strumenti seri sono sì la loro configurazione, la loro delimitazione, ma strumento, noi saremo in grado di produrre un disegno, una legge seria capace di dare risposte nella misura in cui, e questo lo vorrei ricordare anche all'onorevole Biancareddu, oltre al dettato, che pure era contenuto, di raccogliere le istanze, avessimo anche dato finalmente - perché era tra le cose previste come prioritarie - vita ad una riforma più complessiva che pure è contenuta nella legge numero 10 del 2002, anzi era condizione senza la quale non potevano essere costituite le nuove province, tant'è che noi avevamo parlato di nuove province e di province nuove, proprio perché siamo pienamente convinti che occorre procedere al riordino delle funzioni, delle competenze e far seguire al trasferimento delle funzioni, all'unico ente intermedio anche le risorse per consentirne un reale funzionamento, altrimenti registreremo un ulteriore fallimento, così come hanno dimostrato i consigli provinciali che si sono messi in modo serio ad affrontare il problema e hanno poi quantificato che, con le risorse di cui oggi dispongono e di cui disporrebbero le province, nuove e vecchie, vecchie e nuove, si andrà verso il fallimento di qualsiasi tentativo di riordinare le funzioni dell'ente intermedio. Allora, noi siamo d'accordo che occorre eliminare la miriade di enti e non solo le comunità montane, onorevole Biancareddu, di cui non riusciamo nemmeno a fare il riordino di quell'ente riconducendole alle competenze e alle funzioni proprie, e riconducendole anche ad una gestione seria. Noi siamo per un riordino complessivo. Un riordino complessivo con l'eliminazione di tutta quella miriade di enti inutili che però continuano a permanere e per i quali nessuno qui presenta un'eventuale proposta.
Concludo, badate sono convinto che la delimitazione delle nuove province e quindi anche questo disegno di legge non può passare solo attraverso una presa d'atto; le circoscrizioni e la loro delimitazione, la configurazione che danno alle province sono anch'esse contenuto, non sono solo contenitore, sono anche contenitore che bisognerà riempire di contenuti, cosa che non facciamo nemmeno con questo disegno di legge, ma sono anche contenuto. Ma che senso ha oggi costituire, lo dico io perché riguarda il mio territorio, una provincia con 70/80 mila abitanti? Ma dov'è il disegno originario che in realtà voleva dare forza ad un'idea di accorpare un territorio che fosse in sé omogeneo sulla base delle condizioni economiche e sociali in modo tale da poter disporre di uno strumento per dare risposte alle domande pur presenti in quelle aree.
Ecco, questo è quello strumento? Ma che senso ha approvare oggi, fare di una comunità montana un po' più larga, così badate la comunità montana, Monte Linas, che raccoglie le aree che vanno da Guspini a Villacidro, quella comunità montana raccoglie 65 mila abitanti, fare una provincia con 90 mila abitanti? Allora il contenitore in questo caso è contenuto e corriamo il rischio che anche il contenitore contribuisca a far fallire un disegno che pure poteva essere costruito in modo serio.
Allora, la realtà è che, come Consiglio regionale, noi non abbiamo avuto il coraggio di prendere atto magari delle realtà dove il processo di maturazione per la costituzione delle nuove province era arrivato a compimento ed avrebbe trovato anche il consenso popolare, ma non possiamo e non abbiamo avuto quel coraggio e perché c'è mancato quel coraggio oggi non possiamo stravolgere e, quindi, vanificare e rendere perfino inutile uno strumento che invece può essere rivitalizzato, può essere utilizzato non solo per dare risposte a quei territori o alle domande che sono presenti in quei territori, ma per metter mano finalmente ad un riordino complessivo di questa macchina regionale che sta diventando sempre di più una palla al piede per lo sviluppo di quest'Isola.
Allora, io dico che siamo ancora in tempo, sono d'accordo con alcune considerazioni fatte dall'onorevole Biancareddu, mettiamo mano ad un disegno di legge complessivo che stabilisca quali sono le circoscrizioni e le aree che hanno costruito e percorso fino alla maturazione un ragionamento e quindi che ci portano a poterle identificare come nuove province, rivediamo più complessivamente le funzioni, trasferiamo le competenze, facciamo il riordino e costituiamo questo benedetto ente intermedio in modo serio ed in modo tale che possa essere non solo una nuova provincia, o che possano essere non solo nuove province, ma province nuove, come in più occasioni abbiamo detto.
Io ritengo che, in questo caso, adesso il problema non è di questo o quel comune, i comuni hanno fatto bene ad esprimere la loro volontà, ma proprio perché c'è l'espressione della volontà di questi comuni che sono indicati in questo disegno di legge, a maggior ragione è necessario rivedere e siamo ancora in tempo in modo serio, più complessivamente, tutta la materia, dal contenitore al contenuto, quindi dalle circoscrizioni al riordino che ci consenta di avere uno strumento indispensabile per avviare un processo più complessivo di riforma della Regione.
Non vorrei, come giustamente ha sottolineato il collega Orrù, che anche questa legge in realtà sia pensata e voluta in funzione degli appuntamenti elettorali così come lo sono state le precedenti e così come abbiamo fatto porcherie precedentemente corriamo il rischio di aggiungerne un'ulteriore anche oggi.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Ortu. È iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Grazie Presidente. Nella fase d'avvio della discussione della Giunta regionale era presente solo l'Assessore della sanità; devo dire che essendo il risultato finale di questo disegno di legge così tragicomico, per quanto mi riguarda, forse la competenza più giusta potrebbe essere proprio quella della sanità. Vorrei che ovviamente questo non offendesse il proponente del disegno di legge e tanto meno la Commissione, perché ovviamente l'azione che è stata fatta dal proponente, quindi dalla Giunta, del disegno di legge e dell'assessore Biancareddu e dalla Commissione sono ineccepibili. Sono il risultato finale di un processo che abbiamo avviato in questo Consiglio, di norme di legge che sono state discusse e che hanno portato ad un determinato risultato che è il disegno di legge che oggi affrontiamo e discutiamo, quindi senza voler offendere a nessuno però dico che il risultato è un risultato inaccettabile. È il terzo intervento di questa sera di un rappresentante - siamo solo tre, forse interverrà anche Piersandro - del medio campidano, che segnala una difficoltà, un malessere che viviamo come rappresentanti di quell'area territoriale.
Allora, vorrei tornare un attimo al perché nacque l'idea in quelle aree territoriali della provincia del medio campidano, come quest'idea si è rafforzata ed è diventata patrimonio di quelle popolazioni ed è poi arrivata qui in Consiglio regionale.
L'idea nacque intorno agli anni '90, non solo in risposta ad un problema che veniva posto a quelle aree rurali dalle aree di programma, e quindi non solo come esigenza di difesa rispetto alla distribuzione delle risorse regionali che attraverso aree di programma finivano per trascurare le aree marginali all'interno delle aree di programma, quindi proprio le aree del Medio Campidano; ma nasceva anche dal fatto che la legge 142 nazionale consentiva all'area di Cagliari di diventare città metropolitana e si ragionava, in quel periodo, sulla necessità che Cagliari ragionasse e diventasse area metropolitana, cioè ragionasse insieme al suo hinterland, alle città che vedevano raddoppiarsi gli abitanti (pensa a Capoterra, ad Assemini, a cos'è successo in questi anni, o a Monserrato, Selargius, Quartucciu e così via), e ragionasse insieme come vasta area di Cagliari, come area metropolitana. La preoccupazione che c'eravamo posti, gli abitanti di quelle aree della Provincia di Cagliari che rimanevano fuori dall'area metropolitana, cioè quella mezzaluna che andava dalle coste di Arbus a quelle di Muravera, e quale assetto istituzionale e territoriale dare a quelle aree che avevano in comune la ruralità, che avevano in comune l'economia, quella agropastorale, e che avevano in comune anche grandi pezzi della propria storia e della proprio cultura.
Quindi l'idea del Medio Campidano nacque sia in funzione di difesa rispetto al modo in cui si distribuivano le risorse regionali, sia in funzione del fatto che l'area metropolitana di Cagliari, che si pensava nascente in quel periodo e sulla quale sarebbe utile anche riflettere nuovamente, poneva un problema di un assetto dell'altra area territoriale. Ma mai, devo dire, avrei potuto pensare che mettere insieme l'area metropolitana di Cagliari significava arrivare a Seulo, cioè alla Barbagia, a Sadali, ad Orroli, a Nurri, a Escolca, a Gergei, saltando tutto il Medio Campidano. Ma cos'hanno in comune Sadali, Seulo, Orroli, Nurri, se non che qualche amministratore vive a Cagliari? Cos'hanno in comune con le problematiche che ha l'area urbana di Cagliari e cos'ha che non ha in comune, invece, con le ruralità, con l'economia agropastorale della Trexenta, del Campidano, della Marmilla, del Gerrei unite a quest'area territoriale? Cos'hanno in Comune? Allora è chiaro che se non fossimo in Consiglio regionale penserei che siamo a "Scherzi a parte", pensare ad una Provincia di Cagliari che arriva fino alla Barbagia di Seulo e salta comuni come Serrenti, come Serramanna o altri comuni, ma che senso ha?
Ecco allora che il lavoro fatto dalla Commissione, dalla Giunta, è un lavoro ineccepibile perché frutto di un lavoro e di un'impostazione di legge che arriva a questo risultato, ma il risultato è un mostro! Il risultato è un mostro, non risponde per nulla alle esigenze di un assetto territoriale della nostra Regione, il risultato è un mostro! Perché mettere l'area metropolitana di Cagliari con la Barbagia di Seulo e saltare completamente tutto il Medio Campidano, che perde con questa proposta la Trexenta, il Sarcidano, metà del Campidano e perderebbe, secondo l'emendamento, anche Vallermosa, significa decretarne la morte, solo che nessuno ha il coraggio di scriverlo e di metterlo! Quindi è chiaro che questo risultato è un risultato per me inaccettabile.
Poi c'è la questione di Vallermosa, sulla quale i colleghi hanno presentato l'emendamento, ed anche per dire che questa si tira a seconda di quelli che sono gli umori dell'amministrazione del posto. Per tutti i Comuni vale il pronunciamento del Consiglio comunale, per Vallermosa no, c'è una petizione, hanno firmato tanti cittadini. Allora io dico che intanto il pronunciamento dei cittadini avviene nell'urna, mai nelle piazze raccogliendo le firme, non vale neppure in Consiglio comunale. Ai colleghi ricordo che un emendamento qui in Consiglio regionale una volta raccolse 62 firme nella precedente legislatura, si passò al volto, quell'emendamento ebbe soltanto 12 voti perché poi nel segreto dell'urna, anzi qui quando votammo segretamente 62 erano le firme, 12 lo votarono, e quindi le petizioni sappiamo tutti hanno il valore che hanno. Non sono certamente l'espressione del voto, che invece ha premiato un'altra amministrazione e un'altra scelta che ha fatto quel Consiglio comunale. Ma per Vallermosa se c'è un comune che deve stare … è Vallermosa. Vallermosa è da sempre nella Comunità Montana Monte Linas, ne fa parte in tutti i sensi, a me non risulta che a Vallermosa abbiano mai raccolto una firma, mai un documento, mai una petizione che abbia detto: "Noi non abbiamo a che fare col Monte Linas, con quell'area territoriale, con quella Comunità Montana". Anzi, ci sono tutti a tutti gli effetti, partecipano e vivono con la Comunità Montana a tutti gli effetti, partecipano alla vita politica e istituzionale e hanno anche un ruolo, sono legati anche dal punto di vista economico sociale, non hanno mai avuto modo di contestare. Vallermosa è socio costitutivo dell'area industriale di Villacidro, non mi pare che Vallermosa abbia raccolto firme per dire: "Andiamo via da Villacidro ed aderiamo al CASIC". È socio costitutivo e tanti cittadini di Vallermosa hanno lavorato e lavorano nell'area industriale di Villacidro. Da cosa dipende? Dagli umori politici, in questo momento stare a Cagliari forse c'è più attinenza politica con chi ha raccolto le firme perché la Provincia di Cagliari ha quel governo, meno col Medio Campidano che invece ha un'altra situazione politica e si cambiano le scelte in rapporto a questioni di così piccolo cabotaggio che non hanno senso. Questo è quello che sta avvenendo. Che motivo c'è di non far aderire Vallermosa rispetto al… Consiglio comunale al Medio Campidano che ha invece una sua collocazione? Quindi io ritengo che il risultato finale di questa proposta di legge che sancisce, ahimè, un progetto diverso rispetto a quello per la quale quelle popolazioni si erano battute, quindi quello che prima sembrava un'idea che doveva servire a quelle popolazioni per avere maggior difesa e maggior rappresentanza sta finendo, invece, un progetto che si ritorce contro quelle popolazioni per ghettizzarle in un piccolo recinto e dargli meno rappresentanze, e per questo non mi trova d'accordo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il Consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo spunto dalla parte finale dell'intervento dell'onorevole Marrocu per inserirmi anch'io su questo argomento spinoso che appassiona e mi appassiona non soltanto in virtù di futuri calcoli elettorali, anche per quello, però non è soltanto questo! Su questo tema io mi sono battuto per altri versi al di fuori di interessi personali elettoralistici proprio in rispetto di un principio che è quello dell'autodeterminazione. Sul rinnovo di questa battaglia io ho fatto, per il rispetto della volontà delle popolazioni, in rispetto di questo principio, una battaglia contro la nascita del Parco del Gennargentu per esempio, senza avere nessun interesse particolare di carattere elettorale, quindi scevra proprio da qualsiasi sospetto di interessi che non siano soltanto di rispetto della volontà popolare. E in questo caso dire che Vallermosa è un Comune che non ha espresso la propria volontà popolare mi sembra quanto meno azzardato, perché a rivedersi la storia dell'iter di questa scelta difficile per questa comunità, che appartiene a Cagliari per scelta, per vocazione, per posizione geografica, come hanno già detto autorevoli colleghi della sinistra, abbiamo la Barbagia di Seulo che intera ha chiesto, con l'esclusione del solo Comune di Esterzili che si è diviso fifty fifty e che in base al principio testè esposto dai colleghi dovrebbe venire automaticamente a Cagliari nel nome di un'appartenenza a Comunità Montane, nel nome di un'appartenenza storica al territorio della U.S.L. prima di Isili e poi al distretto sanitario di Isili e così via amministrando, Vallermosa si è espressa contro questa appartenenza in più modi. Non soltanto con la raccolta dei due terzi delle firme delle persone che vanno normalmente a votare nel Comune, ma anche in un referendum provinciale che si è svolto e che ha visto in questo Comune una partecipazione al voto che è stata la più alta dell'Isola e che ha visto il 95 e oltre per cento dei votanti dichiarare la propria volontà di appartenere alla futura Provincia di Cagliari e non di essere trasferiti geograficamente per i trasporti, per la tutela dei loro interessi, per il loro vivere civile, questa comunità ha palesemente dato un'indicazione della quale soltanto la miope classe politica locale, questa sì in nome di un calcolo personale, in nome di un calcolo elettorale, in nome di un'appartenenza politica, vuole contrastare la volontà della popolazione che si è palesemente espressa per voler far parte della futura Provincia di Cagliari. E' nel nome di questo principio dell'autodeterminazione che io chiedo il rispetto di quest'Aula per i cittadini di Vallermosa, perché abbiano la possibilità di appartenere alla Provincia di Cagliari, che appunto non è soltanto un'entità geografica, è un'entità culturale e di questo molti non hanno preso coscienza quando è stata fatta la legge perché si sono fatte delle Province che si è visto poi non rispettavano la volontà né dei Consigli comunali né delle popolazioni, tant'è che c'è stata una corsa a fuggire da questa provincia, che è stata un'invenzione dei politici e non risponde alle esigenze della popolazione. E' innegabile, quando interi territori storici come la Trexenta, come il Sarcidano, chiedono di andare via da questa provincia vuol dire che il legislatore ha commesso qualche errore e di questo errore deve prendere atto nel rispetto appunto della volontà delle popolazioni.
Quindi io chiedo a tutti quanti di essere più attenti perché non è soltanto una posizione geografica quella che si richiede per appartenere ad una provincia, ma è il rispetto degli interessi. Perché tutto il Sarcidano, perché tutta la Barbagia di Seulo ha chiesto in massa di venire a far parte della provincia di Cagliari? Perché tutta la popolazione di quel territorio gravita, orbita, ha organizzato la propria vita… E' così. Hanno chiesto di venire a far parte di questa provincia perché loro sono già legati intimamente nella loro organizzazione di vita, nei loro interessi economici, nei rapporti familiari e di questo tutti sappiamo, tutti abbiamo preso conoscenza, soltanto che non vogliamo tradurlo in una scelta, in questo caso sì legislativa, condizionata da interessi elettorali.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il Consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Introduco questo argomento evidenziando un doppio disagio. Il primo disagio è relativo al fatto che è singolare e un po' anche disarmante che una problematica di questo rilievo avvenga senza la presenza di una competenza della Giunta, senza un Assessore, pur ringraziando coloro che testimoniano la presenza di una Giunta, ma non certamente coloro che possono sostituire le argomentazioni in sostegno di una linea della Giunta regionale, del Governo regionale, nella direzione delle problematiche che stiamo affrontando. L'altro disagio è relativo al fatto che da molto tempo ho avvertito, e lo avvertono forse anche all'esterno di quest'Aula, un singolare sistema di affrontare le problematiche da parte del Consiglio regionale. C'è una sorta di scoordinamento complessivo delle decisioni che non hanno mai un filo conduttore logico e non avendo un filo conduttore logico non hanno neanche una scansione temporale degna di una credibilità dell'istituto del Consiglio regionale. Noi abbiamo ereditato dalla precedente legislatura la legge, lo strumento dato alla Sardegna per darsi un nuovo assetto delle circoscrizioni provinciali e da lì siamo partiti. Poi questa Giunta regionale di Centro Destra ci ha detto che credeva nell'istituzione delle nuove province e ha fatto il più grande errore che potesse fare, cioè quello di anticiparne la procedura di creazione senza spiegare per che cosa le creava, ovverossia dargli lo strumento operativo. Anche perché l'istituzione delle nuove province era un pezzo importante dell'ambizione, sbandierata durante le elezioni dal Centro Destra, di ricostruire e di riorganizzare i poteri della Regione. A causa di una accelerazione imposta da parti del Centro Destra, siamo stati in questo Consiglio sotto assedio per portare avanti le problematiche delle province; c'era fretta, erano decenni che le comunità attendevano, siamo stati messi in condizioni di decidere rapidamente. E nonostante questa accelerazione in Commissione si è lavorato per portare avanti con fatica, nonostante i comportamenti della maggioranza, tutti quegli strumenti a partire dal Consiglio delle autonomie locali, che non ho capito per quale motivo non sia neppure all'ordine del giorno, compresa la problematica di riforma delle comunità montane, compresi i progetti di legge sull'organizzazione complessiva del sistema degli enti locali in Sardegna, che avrebbero dovuto fare da coerente contorno a quest'accelerazione. Io dico subito questo: quando un Consiglio regionale responsabilmente o inconsapevolmente usa le riforme, riforme di questo genere e di questa rilevanza, come un mero strumento propagandistico, credo che anche noi al di là di tutto quello che ci sta ruotando intorno, ha concorso pesantemente a diminuire la credibilità dell'Istituto regionale. Allora io chiedo a molti colleghi, afflitti da sindrome di dubbiosità acuta, che questo problema non sia la finzione interpretativa di logiche meramente funzionali alle prossime elezioni, ma sia il motivo per il quale dovremo darci una mossa tutti quanti perché queste province abbiano le condizioni operative per insediarsi e per cominciare con un dialogo con la Regione un processo reale di decentramento e di sviluppo nel territorio. Non fosse altro ci aiuta l'ufficio studi del Banco di Sardegna che sta facendo questi convegni sui dati dell'economia in tutte le province, guardatevi i grafici essenziali che descrivono i prodotti interni lordi nelle aree territoriali. Dal 2000, cioè da quando sono cessati gli effetti di un minimo di programmazione locale, sono tutti crollati, ad esclusione dell'area di Cagliari ovviamente, dove fattori non di sviluppo, ma fattori strutturali esterni ai processi di sviluppo, mantengono quei livelli artatamente positivi, ma che, se togliamo la Saras e se togliamo qualche altra questione, ritornano su valori preoccupanti. Io credo che siano questi i motivi e non andare a indagare che cosa ci fa, collega Marrocu, la Bargagia di Seulo con Cagliari, perché qui almeno Cagliari ha un ruolo territoriale, le altre aree ruoli territoriali non ne hanno! Ma quello che io, in mancanza di questo paragone, cercherei di tutelare è che comunque questi Comuni hanno fatto una scelta che va rispettata e cioè quella che dopo che… per molti hanno abbiamo battuto sull'esigenza che i Comuni si consorziassero, sull'esigenza che i Comuni dialogassero per i processi di sviluppo, sull'esigenza che molti avviassero i processi di intercomune come è avvenuto in altre parti, insomma questi Comuni hanno scelto di stare insieme per poter contare di più e per potere mettere in piedi progetti omogenei di sviluppo, che hanno capito non possono procedere più singolarmente, con battaglie individuali comune per comune, ma che hanno senso e significato solo se aree omogenee, comunità omogenee, rivendicano percorsi di sviluppo. Allora, io credo che il tema sia diverso, sia quello prima di tutto di non rinnegare il principio fondamentale che abbiamo tutti quanti accettato, che la comunità locale ha una priorità oggi sancita dal Titolo V, anche in termini di equiordinazione rispetto ai nostri poteri, e che dice che la comunità locale ha diritto, anche rispetto alle circoscrizioni provinciali e ad altre cose che sono estranee a questo argomento, di autodeterminarsi. O la Regione, che si è data con la legge 4 uno strumento e il Consiglio regionale giustamente ha il compito di verificare che rispetto ai requisiti stabiliti in legge ci sia il rispetto di questi requisiti, che garantiscono la continuità territoriale, che garantiscono il rispetto di alcuni parametri, insomma il nostro compito è questo, ma non è il compito di intervenire per sindacare l'autodeterminazione dei comuni laddove noi l'abbiamo eletta come principio portante di questa riforma. Mettiamoci d'accordo, mettiamoci d'accordo! Io sono disinteressato ai discorsi che possono legare la prospettiva della composizione del Consiglio regionale rispetto alla più importante e rilevante questione di liberare i territori a un protagonismo dello sviluppo che, è stato dimostrato in questi anni, il Consiglio regionale, la Regione è incapace di garantire, anche potendo mettere il doppio di efficienza rispetto a quella che abbiamo osservato in questi anni, perché i tempi sono cambiati, le decisioni e le scelte hanno una rapidità diversa nella mondializzazione e nella globalizzazione e i ruoli territoriali se li scelgono le comunità, non le sceglie la Regione per loro.
Questo bisogna dircelo con chiarezza e se qualcuno ha fatto i conti oggi e non li ha fatti prima pazienza, ma non è questo il compito che abbiamo oggi di fronte a quest'ordine del giorno. Perché al collega Ortu voglio dire: non era l'indifferenza l'esito di quel referendum; era anche forse un po' di indifferenza, ma soprattutto era il sintomo di una sfiducia, una sfiducia che noi concorriamo a incrementare avendo questo atteggiamento schizofrenico di fronte ai problemi. La schizofrenia politica nelle istituzioni si corregge sapendo che quando si inizia un processo il tempo non è una variabile indipendente e bisogna utilizzarlo per dare risposte concrete, sapendo anche individuare, nel contempo si utilizzano alcuni strumenti, disegnare tutto quello che è il corredo necessario perché quelle questioni funzionino.
Purtroppo io credo che invece il sostegno a questo disegno di legge da parte nostra è totale anche perché per noi è diventato e diventerà nella prospettiva della prossima legislatura un presupposto indispensabile, anche, in un certo qual modo, un'obbligazione a procedere al processo complessivo di riforma della Regione. E se chi vincerà le prossime elezioni non ha davanti una scelta definita troverà le ragioni per continuare a disimpegnarsi su questo terreno. Noi crediamo che la gente di cui parliamo, l'opinione pubblica di cui parliamo, sia niente di più che quelle persone che i consigli comunali interpretano nelle loro volontà, e allora dobbiamo scegliere: o eleggiamo la volontà popolare come volontà guida dei processi istituzionali politici, come io credo che sia giusto, oppure usiamo le riforme, come stiamo spesse volte facendo, come strumento di tornaconto o di utilità. Questo non è dato fare, sapendo anche che molti dei problemi che sono contenuti come conseguenza in questo disegno di legge sono problemi che affondano le loro radici, le loro rivendicazioni nella storia pluridecennale di questa Sardegna e che noi abbiamo il dovere, una volta tanto con serietà, di esitare applicando a questo provvedimento un impegno maggiore perché i mesi che abbiamo davanti possono ancora essere sufficienti per esitare progetti di legge, come il Consiglio delle autonomie locali e altri provvedimenti molto utili a dare un segnale positivo alle comunità locali.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Manifesto anch'io un qualche imbarazzo a intervenire in questa discussione e non sicuramente per la scarsa o non totale presenza in Aula del Consiglio, non certamente per la complessità della legge, perché non mi pare una legge affatto complessa, ma più semplicemente per una ragione politica. Fra l'entità di questa legge e la riflessione che è in atto in questa discussione nel Consiglio a me pare che, come dire, ne corra molto, che ci sia un'enorme divaricazione fra le due cose. Intendo dire che io reputo fondate le perplessità e le notazioni critiche che da più parti nel Consiglio sinora si sono espresse, non tanto sulla entità e incidenza di questa legge quanto sul tema principale.
Le nuove province, le quattro nuove province, nella convinzione dell'Assemblea legislativa sarda sono da confermare come scelta strategica della politica regionale, della programmazione regionale, del progetto di sviluppo regionale, di partecipazione popolare e di miglioramento della politica, oppure è meglio fermarsi, revocare i prima in dubbio e poi revocare anche le decisioni già assunte? E' un tema serio. Gian Valerio Sanna l'ha espresso con una formulazione di sindrome - com'è che l'ha chiamata? - di dubbiosità acuta. A me non pare che si tratti di una sindrome acuta né ottusa di dubbiosità; a me pare che intervenga una riflessione politica che merita di essere tenuta in debito conto, assumendo però le parti politiche, i singoli, il Consiglio regionale nel suo insieme, la responsabilità degli atti che compie oggi, e degli atti anche che ha compiuto ieri, in ragione di quelli che vorrebbe che si compiano domani. Quello che non è pensabile, o meglio può essere pensabile, ma non sarebbe giustificabile, è che se monta nelle piazze e nei territori della Sardegna in una fase della vita politica e anche della vita sociale un movimento, una richiesta, una petizione per le nuove province la gara è a dire sì e subito, anche senza approfondire interamente le questioni. Io non dimentico molte cose ancora di quelle che ho conosciuto nella vita, né di quelle di molto tempo fa o di diverso tempo fa, ma neppure ovviamente quelle più recenti; io ho presenti le manifestazioni nei territori, persino le sedizioni. Il feti casinu detto in gallurese dal sindaco di Olbia di fronte a tutte le televisioni che diramavano il messaggio, il feti casinu perché il Consiglio regionale sia obbligato a decidere e decidere subito non è che ha scandalizzato molti. Devo dire la verità, a me per esempio ha infastidito, suppongo anche ad altri.
Tutto quello che oggi, e insisto, in modo riflessivo e anche critico si rappresenta (io voglio dirlo nel Consiglio regionale perché rimanga anche agli atti del Consiglio regionale) non è che dice molto di nuovo rispetto a tutto quanto si sapeva già. Non solo si sapeva per una tradizione orale, per un sentito dire, ma perché è scritto negli atti ufficiali, formali di questo Consiglio regionale, nelle leggi e nelle determinazioni che questo Consiglio negli anni ha assunto, ha deliberato. Quando, nel 1999, capitava che io svolgessi la funzione di Assessore regionale degli enti locali fui messo in mora dalla Commissione consiliare, io e la Giunta regionale di allora, perché doveva essere immediatamente, allo stato dell'arte, così com'era, portata la determinazione di delimitazione dell'assetto delle nuove province. E la Giunta regionale, messa in mora, non poteva, rispettosamente sul piano politico e istituzionale, che portare la determinazione, lo schema di assetto delle nuove province se non nelle condizioni in cui le cose erano a quel punto. Ed è scritto nella delibera della Giunta regionale, che lasciava aperte anche diverse opzioni, era descritto uno scenario A e uno scenario B, e anche quando fu scelto lo scenario B, cioè le quattro nuove province, si ritenne che le questioni non ancora definite, di contorno o di confine, avrebbero dovuto essere rimandate all'assestamento successivo, che è l'atto che oggi si sta compiendo. Perché non approvando questa legge oggi non è che non c'è l'assetto, lo schema di assetto delle nuove province in base alla legge 4 del '95 o '96. C'è, è quello che è stato definito dal Consiglio, questa è la sistemazione. Allora questa è una buona sistemazione o è una cattiva, o l'una e l'altra insieme, sistemazione? Oppure, cogliendo l'occasione dell'assestamento, della sistemazione, rimettiamo in discussione le province per tutto quello che si è detto e si è fatto in questi sei anni passati? Più di sei anni! Questo mi pare che sia il punto, perché io mi trovo una legge, non essendo componente effettivo della prima Commissione consiliare autonomia, che viene mandata in Aula con una espressione di volontà unanime, approvata all'unanimità in Commissione. Io non vado a vedere qual era il singolo consigliere che c'era o non c'era, di quale Gruppo, dico che sicuramente la maggioranza della Commissione ci doveva essere e di diverse parti politiche, e arriva in Aula una proposta unanime. Io so bene che molte proposte che arrivano all'unanimità dalle Commissioni all'Aula poi non trovano manco una risicata maggioranza in Aula, però non è un buon modo di procedere. Però in Aula finora io non ho sentito una sola voce che concordi prevalentemente, non dico totalmente, prevalentemente sul contenuto di questa proposta.
Quando nel 1999 fu giocoforza presentare in Commissione e in Aula lo schema di assetto delle province, e fu presentato, fu anche dovere - atto dovuto, ma adempimento avvenuto anche - della Giunta regionale di allora di rappresentare al Consiglio, negli atti ufficiali, la gamma delle questioni che rimanevano aperte. Cinque anni fa, quasi cinque anni fa! E io ricordo, non è che ricordo perché ho memoria, è scritto, è nell'atto deliberativo del Consiglio regionale, che si indicava: 1), che andava definita una configurazione dell'area metropolitana di Cagliari, perché lo prevede la legge 4, o una forma speciale di coordinamento dell'area, si chiami metropolitana o urbana o conurbazione, non è il nome che decide, è la sostanza. Però non esiste né potrà mai esistere coordinamento dell'area di Cagliari, né conurbazione se la città principale, cioè Cagliari, con il suo Governo legittimo dice apertamente, ha sempre detto, io non so se ha cambiato opinione ieri, ma convocato il sindaco di Cagliari e la Giunta comunale di Cagliari dalla Regione - è certificato negli atti -, il Governo della città di Cagliari ha sempre detto: "Io di coordinamento d'area non ne voglio neppure sentire". Sindaco Delogu. Non mi risulta che questa determinazione sia cambiata, è agli atti della Regione, quindi chi governa il comune di Cagliari, che poi chi è parte anche sostanziale se non sostanziosa del Governo della Regione, ha la responsabilità di impedire l'attuazione coerente della legge 4, che invece dà una configurazione nell'articolazione subregionale, intermedia con i comuni, non solo dei territori, ma anche del coordinamento dell'area di Cagliari, cosa che è rimasta indietro perché vi è una renitenza da parte del Governo della città di Cagliari, di cui qualcuno si assumerà pure la responsabilità.
E questo fatto primario è chiaro che poi condiziona altre condizioni, non secondarie, ugualmente primarie, ma di contorno, perché anche la configurazione di quel che resta è influenzata in modo malefico, negativo, da questa renitenza alla condivisione di uno schema, di un assetto ordinato, del sistema subregionale che la legge 4 della Regione prevede.
Allora, mentre soprattutto la destra faceva agitazione per le province subito e comunque, senza badare ai contenuti e senza badare alle dimensioni e senza badare agli equilibri (feti casinu, è roba vostra), nello stesso tempo la stessa destra impediva, soprattutto utilizzando il potere forte che ha il Governo della città capoluogo di regione, di raggiungere o comunque di perseguire via via un disegno di riordino che fosse riordino, cioè ordinato ed efficiente. Assessore Biancareddu, la chiamo Assessore perché, anche se è lì vicino alla quinta o dietro la quinta, è pur sempre l'Assessore che in questi anni ha avuto la responsabilità degli enti locali ed è pure gallurese. Lei è della ditta del feti casinu, e non l'ha fatto solo lì, ma anche qui. L'ha detto Nizzi, io non ne conosco la traduzione, riporto la frase come l'ho sentita in televisione.
Quindi c'è stata una strategia dello squilibrio, una strategia della non attuazione delle leggi, una strategia del perseguimento di obiettivi puramente interessosi, personalistici, di clan politico e non invece di attenzione al riordino e alla costruzione di un miglior ordinamento autonomistico. Ugualmente in quegli atti del '99 è scritto, non è che era sottinteso, che per alcuni territori della Sardegna si poneva il problema di un approfondimento e di un governo politico per la soluzione di fatti non ancora definiti e in modo esplicito si citava in quell'atto formale del Consiglio regionale proposto dalla Giunta di allora la vicenda del Sarcidano, del quale si diceva che andava mantenuta la sua unitarietà. Mantenere la sua unitarietà voleva dire governare il processo perché quell'unitarietà di un territorio importante come il Sarcidano convergesse verso altre utilità, del disegno complessivo, non, uniti sì, ma scombinando; uniti, ma combinando, cioè creando fatti di rilievo istituzionale, che vuol dire anche di efficienza, di dimensionamento, che avrebbe potuto crearsi attraverso il governo del processo, che il Governo della Regione, cioè la Giunta Regionale, quella scalcagnata che c'era prima e quella scalcagnosa che c'è adesso, non in è in grado di garantire. La Giunta regionale non è stata in grado di fare governo, nessun fatto notevole della Regione, e questo è uno dei tanti disastri che ne derivano. Io non so per queste ragioni se ha ragione il collega Marrocu a dire: "Questa legge annuncia o esprime un risultato tragicomico", mi parrebbe un po' esagerato il giudizio, anche perché la tragicommedia l'avrebbe scritta all'unanimità una Commissione del Consiglio composta in modo autorevole da molti rappresentanti di questa Assemblea, peraltro anche autorevolmente diretta. Certo è che le ragioni della riflessione o che inducono alla riflessione debbono essere, se non proprio condivise, sicuramente indagate e sicuramente rivolte anche, oltre che opportunamente e meglio conosciute, verso una soluzione che sia positiva, non tanto ai fini di questa leggina, che è una leggina di assestamento di confini, quanto del disegno complessivo. Regge o non regge. Siccome tutto era risaputo ed era scritto e solennemente sancito, una riflessione se deve essere fatta, deve essere però anche autocritica, nel senso che una qualche distrazione d'insieme ci deve essere stata in questo Consiglio regionale, almeno per due ragioni secondo me. Dico prima la minore, una è il referendum; c'è stato un referendum proposto da chi voleva che la legge istitutiva delle nuove province non avesse corso, che venisse abrogata. Le forze politiche, pressoché tutte, hanno contrastato quel referendum, attraverso l'astensionismo che hanno chiamato attivo e ci sono state assemblee nei territori e di amministratori e di sindaci e anche di sindaci di città importanti, a dire "Astensione, boicottaggio del referendum, perché viva la legge istitutiva delle nuove province e quindi non si vota il referendum". Io lo dico tranquillamente perché credo di essere fra i pochi che al referendum invece hanno votato, perché allo strumento del referendum ci credo, posso votare sì, posso votare no, posso votare scheda bianca, ma voto. Però si doveva far mancare il quoziente che - si diceva - era l'unico modo, quando invece un Consiglio regionale che avesse avuto sufficiente contezza e rispetto di sé, avendo approvato una legge, di fronte al popolo l'avrebbe difesa e sarebbe andato dire: "Siccome la legge la ritengo giusta visto che l'ho approvata chiedo che si voti no perché la legge rimanga", non di boicottare il referendum, invece si è scelta un'altra strada, reticente. Cioè il Consiglio regionale fa le sue leggi e poi non ha, non dico il coraggio, qui si è parlato anche di coraggio, non ha la normale diligenza per difendere pubblicamente, di fronte al popolo, le leggi che approva. Il secondo argomento lo riprenderò dopo, perché è ancora più importante, cioè che la legge istitutiva delle nuove province prevedeva un articolo che io chiamo ancora 8 bis, che in legge è articolo 9, ma io lo chiamo 8 bis perché è l'emendamento scritto dal Gruppo della Rifondazione Comunista, che era l'8 bis approvato dal Consiglio, nel quale si dice esattamente che entro 60 giorni la Giunta regionale doveva presentare il progetto legislativo di riordino dei poteri di tutto il sistema intermedio e quindi non solo comunità montane, ma tutto il sistema, che la Giunta non ha realizzato in niente. Ma su questo ci sarà modo di dire ancora una parola, perché reputo che la riflessione in atto non possa essere tenuta distinta e che non sia indifferente anche il risultato che avrà l'esame di questa legge, non grande, ma in qualche modo importante, come dire la definizione e la precisazione di che cosa saranno, se saranno, le nuove province.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (D.S.). Grazie Presidente. Voglio partire proprio da quest'ultima considerazione svolta dal collega Cogodi che naturalmente condivido perchè è davvero singolare che un collega consigliere, che per due anni è stato Assessore degli enti locali e ha recato la responsabilità primaria, principale, di produrre atti concreti in questo settore, sostanzialmente non ha prodotto nulla e poi viene qui in Aula a dire che non si è fatto nulla. Ma, "Non si è fatto nulla", a chi? Innanzitutto chi avrebbe dovuto fare, mi riferisco al collega Biancareddu. Per esempio, sulle comunità montane, il collega Biancareddu non ha detto che ha parlato di disegni di legge di riordino, ma la sua Giunta, la Giunta della quale l'onorevole Biancareddu faceva parte, non è mai stata in grado - forse perchè non lo condivideva - di approvare la sua proposta di disegno di legge. Allora di che cosa stiamo parlando? Il fatto è che agli atti del Consiglio e all'attenzione della Commissione vi è solo una proposta di legge di riordino complessivo delle comunità montane, delle unioni dei comuni, di interventi per i piccoli Comuni ed è la proposta di legge del centrosinistra. Della Giunta e del centrodestra non c'è assolutamente niente! Questi sono i fatti, questa è la verità, non è altro! Allora, partiamo da queste considerazioni, quindi non è pensabile che però poi si venga in Aula a dire: "Non è stato fatto niente, avremmo dovuto fare.". Chi avrebbe dovuto fare se non chi recava la responsabilità primaria, principale, l'onere maggiore, cioè il Governo regionale ed in particolare l'Assessore competente che in questo caso era il collega Biancareddu. Quello che vale per le comunità montane naturalmente vale anche per il Province, lo ricordava il collega Cogodi in relazione all'applicazione dell'articolo 8 bis.
Detto questo, l'unico atto prodotto dal collega Biancareddu in qualità di Assessore, è questa leggina che era partita come una leggina di aggiustamento di confini a seguito di una finestra aperta, con l'approvazione della legge regionale - se non ricordo male - numero 10, perchè sennò chiaramente si sarebbero dovute applicare le procedure previste dalla legge numero 4. A me pare di ricordare che anche lo spirito di quella finestra fosse appunto uno spirito teso a consentire a quei comuni di confine, e vi erano già le avvisaglie, a pochi comuni peraltro, di poter fare una scelta che obiettivamente era una scelta che non avevano potuto fare in precedenza, soprattutto durante il periodo di predisposizione degli atti preliminari allo schema di assetto generale che venne approvato dal Consiglio regionale nel 1999. Va beh, un conto è però la finestra aperta per singoli comuni, per casi specifici come quelli che vedremo poi nell'articolato, altra cosa è quando interi territori chiedono di distaccarsi e naturalmente di discostarsi dallo schema generale approvato - ripeto - dal Consiglio regionale e peraltro chiedono anche di fare un doppio o triplo salto mortale carpiato per andare ad agganciarsi a territori che obiettivamente, a me pare, con tutta la ragionevolezza di questo mondo, che ben poco abbiano a che vedere con quei territori. Credo che questo sia un punto fondamentale dal quale noi dobbiamo partire e dobbiamo riflettere. Questo, caro Gian Valerio, non perchè non si voglia riconoscere l'autonomia delle comunità locali, perchè per me l'autonomia delle comunità locali è una cosa fondamentale ad una condizione: che venga esercitata all'interno di un disegno generale che abbia anche un respiro e una valenza regionale, perchè se le richieste legittime - nessuno lo contesta - legittime di un territorio, in qualche modo però fanno saltare uno schema generale che ha riguardato l'intero assetto regionale, quantomeno io chiedo di poter svolgere qualche riflessione suppletiva. Voglio dire che io non ho grandi difficoltà ad accedere alla richiesta di Teulada che chiede di venire nella provincia di Cagliari, ma quando tutto il Sarcidano chiede di spostarsi nella provincia di Cagliari, io mi pongo diversi problemi, ma non per disconoscere quella richiesta, ma perchè, quantomeno col territorio del Sarcidano, intanto come Governo regionale ma anche come Consiglio regionale io vorrei aprire un discorso, una discussione per cercare di capire se vi siano o meno le condizioni per assecondare questa richiesta. Io personalmente credo, per quanto mi riguarda almeno, che questo sia il punto anche di questa legge che noi stiamo esaminando oggi, nel senso che, per quanto mi riguarda, io non ho nessuna difficoltà ad esprimermi anche favorevolmente in relazione dei singoli comuni che, appunto approfittando della finestra dell'articolo 12 richiamato, hanno richiesto di cambiare provincia. Naturalmente mi pongo moltissimi problemi e vorrei approfondirli in relazione alla richiesta complessiva che è contenuta nella lettera a) del comma 1 dell'articolo 1 riguardante il Sarcidano, così come l'altra perplessità, io ce l'ho per quanto riguarda la lettera c), e cioè i comuni di Seulo e di Sadali che chiedono di passare dalla provincia di Nuoro alla provincia di Cagliari. Se quello era un doppio salto mortale carpiato, questo è anche un triplo salto mortale carpiato. Credo che non si possa invocare o che non sia sufficiente la sola richiesta delle comunità locali, perchè credo che una Giunta regionale che si rispetti ed un Consiglio regionale che si rispetti debbano avere il coraggio di entrare anche nel merito di queste scelte e discutere con i diretti interessati sui pro e sui contro e sulle convenienze e tenendo conto in modo particolare dell'assetto complessivo dello schema regionale. Perché, badate, è del tutto evidente che questo ragionamento mi porta a dire che non dobbiamo obbligatoriamente tenere legati i paesi o i comuni del Sarcidano all'ipotesi di nuova provincia del Medio Campidano, ma ritengo che se questa strada non è percorribile, quantomeno ritengo che sarebbe molto più logico che il Sarcidano rimanga agganciato all'attuale provincia di Nuoro. Mi rivolgo ai colleghi amministratori del Sarcidano, molti li conosco, altri no, con alcuni di loro mi è capitato di discutere di queste questioni ma, insomma, quando noi abbiamo lavorato all'istituzione della legge sulle nuove Province avevamo tutti quanti chiaro in testa un punto fondamentale, un obiettivo fondamentale che era quello dell'autogoverno dei territori in relazione ai processi dello sviluppo locale e della programmazione dal basso. Domanda: "Ma davvero gli amministratori del Sarcidano sono convinti che venendo nella provincia di Cagliari, dove la città di Cagliari è preponderante e dove la forza assorbente delle problematiche urbane rastrella tutti i soldi in circolazione? Davvero sono convinti i colleghi del Sarcidano che i loro territori ne avrebbero un vantaggio ed un guadagno? Davvero gli amministratori del Sarcidano sono convinti che conterebbero di più all'interno di un Consiglio provinciale, dove al massimo i territori esterni alla città di Cagliari riuscirebbero ad avere cinque, sei seggi sui trenta previsti?" Bene! Io vorrei discutere di queste cose con i colleghi del Sarcidano, perchè se non parliamo di queste cose, se non discutiamo di queste cose, se non discutiamo di quelli che saranno doverosamente ed obbligatoriamente i nuovi compiti e le nuove funzioni delle province, stiamo facendo un'operazione che credo non serva a nessuno; io che sono stato uno degli ottanta in Consiglio regionale che hanno prodotto ed approvato la legge numero 4, dico che a questo punto sarebbe molto più logico che davvero si metta una pietra sopra questa storia delle province e si chiuda questa vicenda che ormai sta durando dal 1997 e non ha mai fine e che tutti cercano di tirare, soprattutto a ridosso delle scadenze elettorali, o da una parte o dall'altra, perchè mi pare che stiano venendo meno i presupposti per poter fare davvero quello che era necessario fare e cioè un'individuazione, una ripartizione territoriale più o meno omogenea, che avesse, che rispondesse a determinati requisiti in funzione del processo di riordino complessivo della Regione, ma soprattutto in funzione dell'obiettivo strategico che è quello di svuotare la Regione, dai compiti soprattutto di amministrazione e di gestione e di decentrarli definitivamente alle province ed al sistema delle autonomie. Mi pare che, se noi approvassimo oggi questa legge, così com'è arrivata in Aula, noi infliggeremmo un colpo grave a tutto questo disegno, a tutto questo schema. Credo che una cosa saggia potrebbe essere quella, quando arriveremo alla votazione dell'articolo 1, di procedere ad una votazione per parti, dove il Consiglio possa approvare senza grandi problemi, quei piccoli scostamenti, aggiustamenti che erano la ratio della finestra aperta con la legge numero 10, ed avviare rapidamente un processo di ulteriore riflessione e confronto, in Commissione, con i comuni del Sarcidano partendo dal presupposto che l'integrità dello stesso Sarcidano, dovunque vada o scelga di andare il Sarcidano, è una cosa che va assolutamente garantita.
Io credo che questa scelta confermerebbe al Consiglio regionale un ruolo ed una funzione alta che non significa chiudere le porte, ma significa fare un'ulteriore riflessione e un ulteriore approfondimento su questo punto assolutamente abnorme rispetto al contenuto della stessa legge, e ci darebbe probabilmente la possibilità di agganciare rapidamente anche provvedimenti ulteriori che giacciono in Commissione e che potrebbero comunque essere esaminati e licenziati dalla Commissione ed approdare in Aula, in relazione alle cose che altri colleghi hanno detto e cioè, al fatto fondamentale: al riempire di contenuti il processo di riforma.
Ci sono anche in questo settore, in Commissione, almeno due progetti di legge che potrebbero tranquillamente essere esaminati e rapidamente essere portati all'attenzione dell'Aula. Il collega Ortu diceva di rivedere tutto, no, io dico che non è necessario rivedere tutto, noi oggi possiamo procedere a risolvere quei problemi che possono essere risolti.
Io insisto nel proporre che, per quanto attiene invece i due punti più macroscopici, ci sia un'ulteriore riflessione in Aula, che non significa insabbiamento, o non deve significare insabbiamento, ma significa rapido esame e rapido avvio di consultazioni tra Governo regionale, Consiglio e territori interessati per addivenire rapidamente ad una soluzione del problema. Quindi, questa strada a me sembra percorribile per dare seguito a quelle leggi.
Io non lo so, da che cosa il collega Ortu tragga la convinzione che noi abbiamo approvato "porcherie" in Consiglio regionale, io credo di non averne mai approvato e che mai neanche gli altri settantanove colleghi abbiano approvato "porcherie". Mi sembra un giudizio un po' troppo azzardato, avventato, questo di dire che le leggi che abbiamo approvato erano, potevano o possono essere definite in questa maniera; credo invece che se torniamo ad utilizzare un minimo di saggezza, quella necessaria ed indispensabile, anche stasera noi possiamo affrontare questa legge che abbiamo di fronte, approvando le parti che sono approvabili, approfondendo e rinviando quindi l'esame in Commissione per le parti più macroscopiche e cercando in questo modo di non bloccare un processo che sembra interminabile ma che è alle conclusioni.
Se troviamo la forza ed il coraggio per andare avanti, anche stasera, in questa direzione, io credo che possiamo ancora mantenere in piedi il progetto complessivo di riordino, e rapidamente passare anche alla fase immediatamente susseguente che è quella di riempire di contenuti, in questo caso di funzioni, di risorse - ed io aggiungo anche di personale - queste scatole che attualmente tutti definiscono vuote e che quindi attendono molto rapidamente di essere riempite.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io penso che dobbiamo evitare di dare alla discussione, su questo provvedimento, un carattere prevalentemente retrospettivo e recriminatorio, mettendo in secondo piano la valenza generale di questo disegno di legge al quale si arriva dopo un lungo iter politico ed istituzionale che ha attraversato questa e le precedenti legislature.
A ben vedere il Consiglio, con l'approvazione di questo disegno di legge, compie l'ultimo passo per rendere finalmente possibile l'avvento delle nuove province nella nostra regione. E giunge così a compimento un complesso processo istituzionale che ha avuto, è bene non dimenticarlo, anche se stasera le tribune sono meno affollate del solito, che giunge a compimento perchè ha avuto come principali protagonisti molti comuni sardi e tante comunità locali che non solo per ragioni geografiche, ma soprattutto sulla base di affinità storiche e culturali si sono battute, come sappiamo, con crescente determinazione, per ridefinire gli ambiti territoriali e le competenze delle amministrazioni provinciali.
Non era scontato che si arrivasse a questo traguardo e neanche a quest'ultimo passo, io continuo a considerarlo tale, perchè di nuove province, cari colleghi, in Sardegna, se ne parla da molti lustri e nonostante il largo ed apparente consenso politico, i freni per fare questi passi, come sappiamo, sono stati molto forti e molto tenaci. Quando la provincia di Oristano conquistava finalmente, ventotto anni fa, la sua meritata autonomia, la Gallura ed il Sulcis rivendicavano anch'essi, già in quegli anni, con robuste motivazioni, la costituzione delle nuove province. E tanti altri territori, vorrei ricordarlo a chi ha la memoria corta, dalla Planargia al Sarcidano, all'Ogliastra, avanzavano anche allora al Consiglio regionale, la richiesta di una diversa collocazione nello schema di assetto territoriale delle province sarde.
E` bene che non dimentichiamo, cari colleghi, che la spinta popolare per l'istituzione delle nuove province è stata forte e si è fatta via via più incalzante e meritava sicuramente una risposta legislativa e politica più puntuale da parte di questa assemblea. A ben vedere, su questo problema, la lingua della politica è stata più biforcuta del solito e forse continua ad essere biforcuta.
Nessuno, nessuna forza o esponente politico, tranne qualche eccezione, si opponeva ufficialmente alla nascita delle nuove province. Il dissenso non emergeva forse perchè si temevano ritorsioni pericolose, in termini di consenso, e come si sa il consenso è l'anima della politica. Però nei fatti, non solo nei palazzi delle province storiche di Cagliari, di Sassari e di Nuoro, ma anche qui in questo palazzo, nell'Assemblea legislativa sarda, dove ognuno di noi rappresenta o dovrebbe rappresentare l'intera comunità regionale, anche qui c'erano, e forse ci sono ancora, resistenze molto tenaci per rivedere radicalmente l'ambito delle circoscrizioni provinciali.
Aggiungo cari colleghi che, se su di noi, sui legislatori regionali, non ci fosse stata la pressione costante e il controllo vigile e critico degli amministratori locali ed in particolare di tanti sindaci, forse i passi virtuosi degli ultimi anni non sarebbero stati fatti! Io sono convinto che anche quello di stasera però sarà alla fine un passo virtuoso.
La legge regionale numero 4 del 1977, lo schema di assetto provinciale del 1999, le due leggi di questa legislatura - la numero 9 del 2001 e la numero 10 del 2002 - sono il frutto di una volontà positiva ed unitaria dei legislatori regionali, ma sono anche e soprattutto il frutto positivo e maturo di una feconda pressione popolare, animata dal sistema delle autonomie locali. I sindaci e le autonomie locali sono stati la bussola prevalente delle nostre decisioni.
Il passo che oggi stiamo facendo, io sono convinto che sia anche accompagnato da un largo e maturo consenso sociale, come ha dimostrato anche il referendum popolare della scorsa primavera, nonostante le pessimistiche previsioni di tanti. Perchè quel referendum ha smentito tanti non disinteressati pessimisti e soprattutto ha deluso anche alcune lobbie economico-professionali assolutamente refrattarie - come sappiamo - a una politica di sano decentramento amministrativo nella nostra Regione.
Con questa legge e con l'auspicabile approvazione della legge istitutiva del consiglio delle autonomie locali, che la Commissione prima ha esitato all'unanimità già nel mese di gennaio di quest'anno, la Regione si avvia positivamente sulla strada di un effettivo federalismo interno. Ed è bene che non trascuriamo il fatto, cari colleghi, che in una legislatura così drammaticamente povera di leggi e di riforme, non dico di Governo perchè quello proprio non c'è stato, il provvedimento che stiamo esaminando è comunque una zona di luce di questa legislatura.
Certo, se il Consiglio sarà agibile e se le Commissioni saranno messe nelle condizioni di lavorare, ci sono altri provvedimenti importantissimi in lista d'attesa, lungo questa strada positiva del federalismo interno, che possono essere esitati e portati all'esame dell'Aula in tempi rapidissimi. La Commissione prima ha già fissato come priorità per la sua attività - come sanno i colleghi che ne fanno parte - i provvedimenti, che vengono sia dal centrosinistra che dal centrodestra, che riguardano appunto un massiccio trasferimento di funzioni amministrative, vorrei dire di tutte le principali funzioni amministrative nel territorio, al sistema delle autonomie locali.
Insomma, cari colleghi, appena dieci anni fa si discuteva della soppressione inevitabile delle province, una sorta di eutanasia istituzionale, considerata una sovrastruttura burocratica obsoleta, incapace di incidere sullo sviluppo e sulla condizione economica e sociale delle nostre comunità. Invece nell'ultimo decennio, anche per merito nostro, anche per merito di questo Consiglio, la discussione distruttiva è stata sconfitta e, grazie alle innovazioni legislative dell'ultimo periodo, il ruolo delle province è stato ricostruito, è stato rilanciato, è stato concretamente potenziato.
C'è ancora molto da fare e dipenderà molto da noi, però la provincia già adesso è un ente generale di governo della propria comunità, ne cura gli interessi, coordina e promuove il suo sviluppo, ha piena autonomia statutaria, organizzativa, normativa ed amministrativa, autonomia impositiva e finanziaria, sia pure nell'ambito della legislazione finanziaria generale, ha funzioni amministrative molto rilevanti nel campo del lavoro, dell'ambiente, dell'istruzione, della cultura e della viabilità; è soprattutto un ente di programmazione e di coordinamento generale.
A me sembra, allora, che la discussione che abbiamo fatto in Sardegna in questi anni, sia pure frammentariamente anche nel corso di questa legislatura, dica che noi dobbiamo andare avanti coerentemente, senza ripensamenti su questa strada. I dati territoriali, sociali e demografici, dicono che le nuove province sarde non sono né una forzatura né un'anomalia nella nuova architettura istituzionale dei pubblici poteri.
Allora, queste discussioni che ritornano adesso, mentre siamo all'ultimo importante appuntamento: prima le funzioni, il personale, le strutture e poi la costituzione formale ed operativa dell'ente - lasciatemelo dire colleghi - mi sembra di nuovo il cane che si morde la coda.
Noi dobbiamo fare questo passo, non possiamo smentire noi stessi, dobbiamo essere coerenti con le decisioni già assunte in questa Assemblea legislativa ed andare avanti in maniera decisa e lineare, con una decisione che rinnoverà e rafforzerà il nostro ordinamento autonomistico complessivo. Francamente, Presidente e cari colleghi, le guerriglie di campanile o di collegio, perchè stiamo parlando di collegi anche per le prossime elezioni regionali, vanno superate e, per quanto mi riguarda, a me sembra che questa tormentata questione dei confini, debba essere superata e debba essere alla fine decisa nella maniera più saggia possibile, che è quella di rispettare la volontà espressa dai Comuni e dalle comunità locali.
Io non me la sento di fare sermoni ai sindaci del Sarcidano, Barbagia di Seulo. Hanno ricevuto tutti i Presidenti dei Gruppi consiliari, il Presidente della Regione, il Presidente del Consiglio ed anche il Presidente della Commissione autonomia, questa lettera dei giorni scorsi che è firmata dagli undici sindaci del territorio Sarcidano, Barbagia di Seulo. Non sono novità! Sono le motivazioni antiche e nuove che vengono riproposte all'attenzione di questa Assemblea legislativa. Quel territorio, in virtù non solo della sua collocazione geografica ma soprattutto per la sua comune matrice storica culturale, chiede di non essere disarticolato, di non essere sparpagliato in tre province differenti. E noi non abbiamo prodotto nessun mostro ma abbiamo rispettato la volontà autonoma delle istituzioni locali.
Naturalmente l'Assemblea è sovrana, l'Assemblea è libera, il Consiglio regionale deve tenere conto delle esigenze complessive della comunità regionale, è libero e sovrano e deciderà di conseguenza, ma né la Commissione né i consiglieri che hanno approvato questo provvedimento finora nel corso del suo lungo iter, sicuramente hanno inteso partorire o procreare dei mostri.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare dichiaro chiusa la discussione generale. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.
ONIDA (P.P.S.-Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. Signor Presidente e colleghi, brevemente, per dire che la Giunta incompleta, carente, concorda con le decisioni della Commissione, tra parentesi sono decisioni assunte all'unanimità, e concorda con le determinazioni delle comunità locali che hanno deciso ed hanno proposto, nell'interlocuzione con la Regione, la propria prospettiva.
Noi riteniamo che oggi si conclude un percorso che riguarda fondamentalmente la definizione dei confini delle nuove province, ma all'interno di questa chiusura di un percorso, c'è il rispetto di un'attenzione che è stata prestata per lunghi periodi, in particolare in questa legislatura, al problema delle autonomie locali. Questa è una cosa importante! La sindrome del dubbio io credo che non debba esistere, perchè il dubbio è un elemento che porta salute in un contesto dove ci si confronta nel tempo. Certo che il dubbio esiste! Non si sono partoriti mostri in questo percorso e con le decisioni che ha assunto la Commissione o nelle proposte che hanno fatto le Comunità Montane. Certamente ci sono problemi e preoccupazioni! Ma io credo che come dice un nostro saggio proverbio: "In camminusu acconza barriu", può essere che la prospettiva anche breve consenta di riverificare forse anche qualche decisione che oggi si sta assumendo.
Ma oggi noi arriviamo alla conclusione con la consapevolezza di produrre un passo in avanti forte ed io ringrazio il Presidente della Commissione prima che, a nome ed in maniera unitaria dell'intera Commissione e delle parti di essa, ha portato, ha rappresentato a quest'Aula il cammino e la tensione comune che in questi anni, su questo argomento, si sono manifestate.
Così come mi rendo conto che positivamente hanno lavorato gli Assessori, le Giunte di questa legislatura che sulla materia hanno esercitato funzione, determinazioni e decisioni sagge. Certo! A me rimane personalmente un problema: che la sacralità dell'autodeterminazione, assunta come concetto da tutti voi e noi nel cammino e nel percorso, deve essere recuperata all'interno della saggezza del significato della funzione del Consiglio regionale e dell'Aula, cioè la pianificazione di area vasta, l'indirizzo della Regione, non possono essere concetti che si divaricano e che divaricano nel futuro il discorso dell'autodeterminazione ed il discorso della corretta pianificazione. Se questo avverrà, vuol dire che forse non siamo stati tanto tolleranti, tanti assidui nel chiamare, nel mantenere il confronto tra l'Istituto regionale e le comunità locali, per cui, se qualche disservizio avviene, avviene solo per questi motivi. Quindi, noi oggi concordiamo, si conclude questo percorso, speriamo che l'Aula chiuda e definisca il processo di questo provvedimento legislativo.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame dell'articolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Richiesta di inserimento nella programmazione bimestrale dei lavoriPRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I. - Sardegna). Sull'ordine del giorno, Presidente. Avrei preferito che si completasse la discussione sul provvedimento all'esame, per chiedere ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento, il richiamo in Aula di un disegno di legge, il numero 221 presentato dalla Giunta regionale su proposta degli Assessori del tempo: onorevole Milia e Onida e che attiene alla materia della quale si vorrebbe discutere e per la quale oggi è stata convocata una Conferenza dei Capigruppo. Anticipo che è un tema sul quale, anche per l'eventuale inversione dell'ordine del giorno, l'esame congiunto di questa proposta sicuramente potrebbe vedere il nostro Gruppo favorevole anche ad un'inversione dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Abbiamo votato per il passaggio agli articoli. E' stata richiesta la votazione per parti. Si dia lettura del titolo.
RANDAZZO, Segretario:
Titolo: Ridelimitazione delle circoscrizioni provinciali.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sul titolo, lo metto in votazione.
Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura del comma 1 dell'articolo 1.
RANDAZZO, Segretario:
Art. 1
1. Le circoscrizioni provinciali, individuate ai sensi dell'articolo 1 comma 2 della legge regionale 12 luglio 2001, n. 9, e dell'articolo 1 della legge regionale 1° luglio 2002, n. 10, sono così modificate, in attuazione dell'articolo 13 della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4, modificato dall'articolo 12 della legge regionale 1° luglio 2002, n. 10:
a) i comuni di Mandas, Orroli, Nurri, Isili, Nuragus, Nurallao, Guasila, Villanovatulo, Samatzai, Gergei, Serri ed Escolca passano dalla provincia del Medio Campidano alla provincia di Cagliari;
b) il comune di Teulada passa dalla provincia di Carbonia-Iglesias alla provincia di Cagliari;
c) i comuni di Seulo e Sadali passano dalla provincia di Nuoro alla provincia di Cagliari;
d) il comune di Esterzili passa dalla provincia di Nuoro alla provincia dell'Ogliastra;
e) il comune di Genoni passa dalla provincia del Medio Campidano alla provincia di Oristano;
f) il comune di Badesi passa dalla provincia di Sassari alla provincia di Olbia-Tempio;
g) il comune di Montresta passa dalla provincia di Sassari alla provincia di Oristano;
h) il comune di Vallermosa passa dalla provincia di Cagliari alla provincia del Medio Campidano.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
RANDAZZO, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Liori - Usai - Pirastu - Pilo - Corona - Randazzo - Balletto - Corda
Art. 1
La lettera d) è sostituita dalla seguente:
"d) il comune di Esterzili passa dalla provincia di Nuoro alla provincia di Cagliari;". (1)
Emendamento soppressivo parziale Balletto - Diana - Satta - Giovannelli - Randazzo - Tunis Marco - Pisano - Pilo - Petrini - Corda - Ladu - La Spisa - Lombardo - Corona - Liori - Vargiu
L'ultimo alinea del comma 1 è soppresso. (2)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Consigliere Liori per illustrare l'emendamento numero 1.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, rinuncio ad illustrarlo. Lo dò per illustrato, in quanto l'intervento che ho fatto in discussione generale credo che sia sufficiente a spiegare a sufficienza il senso di questo emendamento. Grazie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 2.
BALLETTO (F.I. - Sardegna). Presidente, varrebbero le stesse considerazioni che ha fatto il collega Liori per l'emendamento numero 1, però mi sembra che nonostante tutto nell'Aula ci sia una certa distrazione, nel senso che ciò che si dice talvolta e molto spesso non viene ascoltato perchè noi Consiglieri al lato pratico possiamo anche essere impegnati in altre attività. Quindi, io mi permetto di riproporre, con riferimento a questo emendamento, parte delle considerazioni che sono state svolte nel corso della discussione generale. L'emendamento si annuncia, così com'è stato scritto, in maniera molto ermetica, però esso sostanzialmente vuole eliminare la lettera H) dell'articolo 1 con la quale si è disposto che il comune di Vallermosa passi dalla provincia di Cagliari alla provincia del Medio Campidano. Ricordiamoci che nello schema delle circoscrizioni provinciali che faceva riferimento all'articolo 1 della legge 9 del 2001, il comune di Vallermosa era naturalmente ricompreso nella provincia di Cagliari. Nel comune di Vallermosa c'è stato, in quest'ultimo periodo, ma per la verità quest'ultimo periodo significa mesi, se non almeno un anno, un notevole fermento di iniziative popolari che volgevano ed erano dirette ad eliminare quella che la popolazione di quel comune sente proprio come una violenza che viene imposta e che deve essere subita. Il comune di Vallermosa nella precedente consiliatura all'attuale, pronunciandosi, così come veniva indicato dalla legge istitutiva delle province, aveva deliberato all'unanimità, quindi significa maggioranza che allora, lista civica, poteva essere ricondotta al centro destra e dall'opposizione una serie di liste civiche che erano riferibili, riconducibili al centro sinistra, avevano deliberato all'unanimità l'appartenenza alla provincia di Cagliari. L'attuale maggioranza, invertendo una decisione assunta - come dicevo prima - unanimemente, nel novembre del 2001 se non ricordo male, revocava praticamente quella delibera e con una maggioranza di nove a quattro decideva per l'appartenenza del comune di Vallermosa alla provincia del Medio Campidano. Immediatamente la popolazione si è attivata perchè ha richiesto, con la sottoscrizione di ben ottocentoventicinque firme, la richiesta di un referendum consultivo popolare perchè la popolazione depositaria della democrazia si pronunciasse in ordine all'opportunità, dal punto di vista politico, della scelta che era stata fatta dal Consiglio comunale. Il Consiglio comunale ha negato il referendum, ancorché nella legge numero 4 ricordiamoci che i comuni dovevano manifestare la loro volontà di appartenenza all'una o all'altra provincia proprio attraverso l'istituto del referendum. Quindi, le disposizioni della legge 4 sono rimaste lettera morta perchè il Comune ha negato il referendum. All'atto della revoca del referendum, la popolazione di Vallermosa ha sottoscritto una petizione popolare, raccogliendo questa volta oltre novecento firme che, va bene ricordarlo, rappresentano più dei due terzi della popolazione che va normalmente a votare, chiedendo la revoca della deliberazione assunta dal Consiglio comunale. La revoca non c'è stata, successivamente è intervenuto il referendum abrogativo sulle leggi istitutive delle nuove Province e, come ho ricordato stamattina, la popolazione di Vallermosa è stata quella che su tutta la Sardegna ha manifestato la più alta partecipazione alla consultazione popolare, esprimendo con il 46 per cento, quasi il 47 per cento degli aventi diritto al voto, ed esprimendo al 96 per cento della popolazione, il proprio "sì" all'abrogazione della legge. Questo non certamente perchè i cittadini di Vallermosa possano essere considerati contrari alla legge istitutiva delle nuove Province, ma per manifestare in maniera ferma e decisa la loro assoluta volontà a far parte della provincia di Cagliari. Bene, allora, se la ratio della legge istitutiva delle nuove Province e le leggi attuative ad esse si fondavano proprio sul principio dell'autodeterminazione delle popolazioni e su questo principio in quest'Aula sono state avanzate e sostenute le tesi più disparate, mi sembrerebbe oggi impossibile, se non difficile e certamente contraddittorio, sovvertire quel principio di cui prima tutti quanti ci siamo riempiti la bocca per fare una cosa che è esattamente il contrario, completamente agli antipodi di quanto si era sostenuto in precedenza. Questo emendamento ha la funzione unica e fondamentale di riaffermare questo principio, che non è solamente un principio di autodeterminazione, ma di rispetto della volontà popolare unico ed estremo depositario della democrazia.
Quindi mi invoco alla Aula perchè responsabilmente queste volontà, questa istanza di democrazia sia recepita dal Consiglio che dovrebbe, nella nostra Isola, essere la più alta espressione della democrazia.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Satta, relatore.
SATTA (F.I. - Sardegna), relatore. Io non posso ribadire che quello che ho detto stamattina ossia di rimettermi all'Aula in quanto la Commissione si era espressa in questi termini.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'asessore dei lavori pubblici.
ONIDA (P.P.S. - Sardistas), Assessore dei lavori pubblici. La Giunta si rimette all'Aula.
Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRÙ (D.S.). Intervengo brevemente sugli emendamenti, più che sugli emendamenti su uno dei due, esattamente sul numero due, cioè quell'emendamento che prevede la modifica della modifica dell'orientamento espresso dal Consiglio comunale di Vallermosa.
Ho ascoltato con molta attenzione l'illustrazione dell'emendamento e parto appunto solo dall'ultima affermazione, cioè quella che afferma la necessità di non ledere e di non sovvertire il cosiddetto principio di autonomia al quale non solo ci richiamiamo ma che abbiamo richiamato espressamente nella legge. Cosa voglio dire, cosa intendo dire? Che se noi approvassimo quell'emendamento noi faremo esattamente questo, ed è una questione abbastanza delicata badate perché, come è già stato rilevato, l'articolo 12 della 10 rappresentava una finestra cosiddetta che dava la possibilità ai comuni che intendevano modificare l'appartenenza da una circoscrizione ad un'altra con una procedura semplificata, cioè in tempi ragionevoli, in tempi brevi e soprattutto in tempi certi e con una procedura appunto. Tutti i comuni hanno seguito questa procedura, venti comuni l'hanno seguita e l'hanno utilizzata sulla base di quel principio; il comune di Vallermosa ha fatto la stessa cosa come tutti gli altri comuni. Nel comune di Vallermosa c'è però - credo anche in altri comuni, cito il comune di Esterzili dove la delibera è stata assunta con 6 voti favorevoli, 5 astenuti e 1 contrario quindi si vede che c'è una larga condivisione di questo, adesso si propone ulteriormente di cambiarlo sovvertendo quel tipo di maggioranza che lì c'è stata - nel comune di Vallermosa c'è un confronto molto aspro che divide, ma credo a metà, il paese su questo, non a caso giustamente il collega Balletto diceva: "Nella consiliatura precedente ci fu un pronunciamento di un certo tipo, in questa un altro, sono cambiate le coalizioni politiche che governano il comune". Io penso che tra i 20 se dovesse essere accolto e approvato l'intero articolo 1 potremo assistere a molte di queste situazioni. Il principio che l'Assemblea, il Consiglio regionale sta adottando è quello di dire, a prescindere dalle maggioranze che vi sono o minoranze "quello è un problema che risolve localmente quella comunità". Quindi l'organo istituzionale che deve dirimere quel confronto in maniera democratica è prima di tutto, prioritariamente, il Consiglio comunale di Vallermosa.
Io penso che il Consiglio regionale può farlo certamente, non viola alcuna legge, ma certamente viola quel principio che si è dato, quella legge che si è data, quella procedura e viola soprattutto un principio di autonomia. Cioè se il Consiglio regionale interviene direttamente su quella vicenda si sostituisce a quell'istituto, quindi all'assemblea consiliare del Comune di Vallermosa e io penso che non sia compito suo. Il comune di Vallermosa ha tutte le possibilità, i cittadini di Vallermosa hanno tutte le possibilità di modificare l'appartenenza alla circoscrizione provinciale, non è che cessa oggi, è una procedura cui possono ricorrere quando espleteranno e quel confronto avrà una sua logica naturale conclusione in quella sede.
Questo è il principio di autonomia, altrimenti, se il Consiglio regionale fa le veci del Consiglio comunale di Vallermosa, io penso che questo non sia il modo più corretto di esercitare il nostro ruolo, ferma restando la validità di quella che è un'iniziativa democraticamente corretta di una petizione popolare che contesta quella decisione, ma il luogo che deve prioritariamente decidere, dirimere quella questione è il consiglio comunale, è la comunità Vallermosa. Solo dopo il Consiglio regionale può e deve pronunciarsi, accettando oppure non accettando quel tipo di proposta, come deve fare per altro in questa occasione. Così si rispetta il principio di autonomia e non lo si lede se si interviene in una discussione in corso, e quindi si interviene su un qualcosa che lede profondamente lo spirito e il principio di autonomia delle istituzioni locali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Nel mio intervento sulla discussione generale ho detto di non condividere il risultato che scaturisce da questo disegno di legge, però ho anche detto che il lavoro dell'Assessore e della Commissione era ineccepibile, aveva una sua razionalità, era la conclusione di un iter avviato e di una procedura prevista. Questo però deve valere per tutti e deve valere per tutto.
Nella fase iniziale alcuni comuni del Sarcidano votarono, in consiglio comunale, di aderire al Medio Campidano; idem due comuni della Trexenta. Il risultato è stato che questi due territori si sono trovati smembrati: la Trexenta ha soltanto, nel Medio Campidano, Guasila e Mandas, e il Sarcidano ugualmente smembrato addirittura in tre province. Questo elemento ha determinato che i consigli comunali, i sindaci, gli amministratori, le classi dirigenti di quel territorio, si sono incontrate e hanno deciso: "Mettiamoci d'accordo, scegliamo quello che è l'orientamento maggiore all'interno del territorio e andiamo tutti insieme lì perché vogliamo stare insieme". Allora, quei comuni hanno modificato i loro atti, le loro delibere e hanno scelto, pur di stare insieme, di andare in una provincia diversa da quella che avevano deliberato prima, e noi oggi ne stiamo prendendo atto. Io non lo condivido, ma lo rispetto, ho detto che è un processo ineccepibile. Ma questo, se vale per quei comuni della Trexenta che inizialmente votarono per il Medio Campidano, poi trovandosi isolati in Trexenta, perché molti sono andati quasi tutti nel cagliaritano, o vale per il Sarcidano (lo stesso Seulo si dichiarò inizialmente favorevole al Medio Campidano), deve valere anche per l'altro comune. Non vedo perché per Vallermosa valgono le petizioni raccolte in piazza e non il parere del consiglio comunale, e per gli altri comuni invece vale il pronunciamento dei consigli comunali. Quindi io non dichiaro di votare contro, ma chiedo ai colleghi di ritirare l'emendamento perché è offensivo nei confronti di quel livello istituzionale. L'argomento province è stato l'argomento principale della battaglia politica a Vallermosa ed è stato eletto un consiglio comunale, che è stato eletto nel segreto dell'urna, non nella piazza raccogliendo le firme, e come qui ho ricordato firme se ne possono raccogliere, qui ci sono esempi di emendamenti che hanno raccolto 62 firme di colleghi e che al voto hanno avuto 12 voti. Quello che conta è il voto, e oggi il consiglio comunale di Vallermosa ha deliberato di aderire al Medio Campidano e credo che sia un'offesa nei confronti di quella popolazione che ha eletto quei cittadini a rappresentarli, i quali nel consiglio comunale hanno deliberato di aderire al Medio Campidano, credo che sia corretto che si rispetti questa volontà come rispettiamo, o come viene detto è giusto rispettare quella degli altri comuni che hanno scelto, ripeto, per mantenere l'unitarietà del proprio territorio anche facendo un'operazione che io personalmente, come ho detto prima, non condivido, che però è giustificata nella ragione che loro hanno portato per una scelta unitaria.
Quello che aggiungo, io non lo condivido - lo dico a Emanuele - perché quando noi abbiamo lottato e ci siamo battuti per il Medio Campidano pensavano al Medio Campidano, ma il Medio Campidano quasi non c'è più, ci sono il Guspinese e la Marmilla; rimane poco del Campidano, non c'è più quasi nulla, sono usciti Samatzai, Pimentel, Nuraminis. Non rimane la Trexenta, che storicamente è legata al Medio Campidano, non viene il Sarcidano, cioè c'è un'ipotesi di Medio Campidano che è diversa. Non escludo che si aprirà nel Medio Campidano una riflessione per dire se quell'idea che aveva però una visione diversa perché abbracciava un territorio più ampio e più vasto sia ancora valida oppure no. Questo è il risultato, che io ritengo che non possa essere Serrenti non di Cagliari ed è qui attaccata a Cagliari, e ci possa essere Seulo che è in Barbagia.
E' una riflessione che io penso, che magari esagerando ho definito "mostro", ma è una riflessione che mi pare corretta che si avvii in questo Consiglio. Per cui io invito i colleghi che hanno presentato l'emendamento di Vallermosa a ritirarlo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C). Anch'io ho alcune ulteriori brevi considerazioni anche in relazione alla discussione che c'è stata, la discussione generale, per dire con chiarezza che non sono affatto contrario all'istituzione di nuove province. Dico anche che non ero e non sono contrario nemmeno all'istituzione della provincia del Medio Campidano. Io ritengo che se è pur vero, come diceva il collega Marrocu, che questo disegno di legge conclude un iter che era previsto nel dettato della legge numero 10, tuttavia anche questo disegno di legge ci deve indurre a compiere una riflessione approfondita, nulla più nulla meno.
Con questo non voglio dire che si è lavorato invano e che il risultato del lavoro non abbia una sua utilità. Noi avevamo un disegno complessivo di riassetto territoriale, attraverso l'ente intermedio, di questa Regione, il punto è valutare se il punto di arrivo che è costituito da questo disegno risponde a quell'idea e risponde a un riassetto che abbia un minimo di razionalità - questo è il punto -, in modo tale da avere un'impalcatura complessiva di riordino che poi possa reggere, e che possa reggere in funzione anche del ruolo che l'ente intermedio deve, riordinato, con le competenze che gli debbono essere trasferite, ecco se è in grado di reggere questo ruolo. Io dico che ho dei dubbi, così come ho detto nel mio intervento sulla discussione generale, al di là dei calcoli, perché non so se i calcoli eventuali che potrebbero essere ricondotti alle circoscrizioni elettorali mi darebbero torto o ragione; può darsi che mi diano anche ragione, per essere chiari, ma al di là di questi calcoli è lo schema complessivo che secondo me non regge. E concordo con le considerazioni che faceva anche da questo punto di vista il collega Marrocu: il Medio Campidano può essere una provincia se, anche come entità, sia sul piano economico e sociale, sia sul piano culturale e storico raccoglie quelle popolazioni, altrimenti è perfino ridicolo che si debba chiamare provincia del Medio Campidano.
Sinceramente, lo dico con grande chiarezza, perché non c'è nemmeno contraddizione con alcuni pronunciamenti, piuttosto che avere una comunità montana più larga o poco poco più grande, addirittura tenuta e amalgamata anche in modo discutibile dal punto di vista socioeconomico, che riguarda la comunità montana del Monte Linas, dell'area del Guspinese e Villacidrese, così come lo stesso ragionamento potremo fare per l'Ogliastra, dico che preferisco un assetto più equilibrato, che si mettano in piedi le province e i territori che hanno maturato un ragionamento che li ha portati a rimanere insieme per compiere un disegno istituzionale che io ritengo più che legittimo. Quando dicevo che forse occorreva rivedere il disegno di legge e ripensarlo, e rivederlo nel suo impianto generale perché ritenevo e ritengo tuttora che nel compimento di questo iter che sta portando alla realizzazione delle nuove province ci siano state forzature che non hanno aiutato una riflessione seria, quando io ho detto questo non voglio dire e non voglio negare un'esigenza che ritengo utile, anzi ritengo che lo strumento che era stato individuato con la legge numero 4, che il processo costitutivo della legge numero 4 del 1997, io ritengo che quello era lo spirito di un percorso condiviso che doveva poi portare le popolazioni di alcune aree e di alcuni territori a ritrovarsi nella identificazione di un nuovo livello istituzionale.
Laddove questo è valido si faccia, laddove questo processo non può essere portato a compimento se ne prenda atto, perché, badate, io non voglio fare province forzose, lungi da me l'idea di mantenere alcuni territori che giustamente e liberamente, secondo il dibattito che c'è stato in quelle aree, in quei territori, in quei comuni, hanno scelto ed è giusto che si prenda atto della loro scelta, però se il prendere atto di quella scelta mette in discussione un assetto complessivo e un'impalcatura complessiva che sia in grado di reggere nel riordino istituzionale che abbiamo pensato bene, altrimenti se ne può prendere anche atto. Io non voglio tenere dentro per forza né Vallermosa, né il Sarcidano, ma nemmeno gli altri comuni del Campidano o quelli che rimarrebbero nell'ipotetica provincia del Medio Campidano. La mia preoccupazione è che, approvato questo disegno di legge, proprio perché non regge nella sua impalcatura complessiva e non reggerà soprattutto in alcune aree, un processo di disgregazione ulteriore che è già stato avviato, forse anche per responsabilità di come è stata condotta - di questo ne sono più che convinto, l'ho sostenuto anche in altre occasioni - la discussione anche nei territori sul processo costitutivo delle nuove province, perché un ragionamento identitario si può costruire e si può perfino ritrovare se c'è anche qui un concorso paritario, un rispetto reciproco dei territori e dei gruppi dirigenti che quei territori esprimono, in modo tale che tutti si possano sentire nel concorso alla pari, altrimenti si aprono altri fenomeni. Può darsi che ci sia stato un errore di questo tipo, ecco perché io dico che o siamo in grado di chiudere il ragionamento con un assetto, quindi con una impalcatura più complessiva che è in grado di reggere, altrimenti possiamo anche tranquillamente prenderne atto e casomai essere previdenti e magari tentare di capire oggi quello che potrebbe accadere domani, cioè potrebbe accadere che costituiamo province che poi finiscono per dileguarsi sotto i nostri occhi.
Questa è la mia preoccupazione e queste sono le considerazioni che io volevo esprimere, nulla di più. Lungi da me l'idea di voler forzare la mano soprattutto ai comuni o ai territori e lungi da me anche l'idea di non apprezzare il lavoro che è stato pur fatto dalla Commissione. Ma il lavoro fatto dalla Commissione deve pur tener conto di una riflessione che va condotta in Aula e di alcuni elementi che debbono essere poi portati a una valutazione complessiva, tenendo presente che in senso bonario errori se ne possono commettere, ne abbiamo anche commessi e che forse è più opportuno riconoscerli piuttosto che negare l'evidenza dei fatti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Intervengo per esprimere una rapida considerazione, l'avevo detto nel corso della discussione generale, perché un punto era rimasto appeso nello schema del mio precedente intervento e non avevo potuto non dico esplicitarlo interamente, ma neppure sufficientemente accennarlo. Tutta l'impalcatura di questa costruzione è debole perché non c'è stata un'azione vigile e capace di governo di questo processo di costituzione delle nuove province in Sardegna. Questa è la prima considerazione alla quale io mi sono permesso già prima, e ora voglio riprendere, di aggiungere un'altra considerazione: questa debolezza non è dell'ultima ora; è una debolezza e per molti versi anche una reticenza che ha accompagnato in questi sette od otto anni lo svolgimento di questa vicenda, la rivendicazione, la deliberazione o le deliberazioni sia legislative che amministrative di costituzione del nuovo assetto provinciale in Sardegna. Per cui quello che noi stiamo operando oggi è un altro passaggio, neppure il più rilevante, che tuttavia si inserisce in questo quadro di debolezza e di reticenza, che dev'essere ovviato però, non basta descriverlo, non dev'essere aggravato; è un quadro di debolezza che deve essere superato, non aggravato. Ora a me pare che gli emendamenti che presenta il centrodestra, anziché aiutare il processo a rimettersi in cammino in modo equilibrato e migliore, lo aggravino, perché non basta quanto già è disarmonico ed è evidente a tutti che la Barbagia di Seulo non sia area omogenea, come descrive e come prescrive la legge 4 istitutiva, la legge quadro. Qual è onestamente l'interrelazione dei servizi, qual è onestamente l'omogeneità economica, sociale e culturale del territorio di Cagliari con la Barbagia di Seulo?
Ma questa questione era già posta, io mi permetto ancora di dirlo, anche in ragione di altri territori, perché anche Ballao se volete ha ben altra vocazione socio-economica, culturale rispetto all'area cagliaritana, però nessuno mai ha detto che il Gerrei o parte del Sarrabus o dell'alta Trexenta (che poi è più Sarcidano che alta Trexenta) dovevano avere una diversa configurazione, erano tutte questioni difficili da affrontare, e perciò anche difficili da risolvere, però tutte note. Le amministrazioni locali e i poteri locali e le popolazioni del Sarcidano non hanno mai espresso il parere di aderire alla provincia del Medio Campidano e tuttavia si è ipotizzata una possibile adesione, perché l'azione di governo dev'essere anche un'azione di orientamento, un'azione di componimento, di equilibri, di popolazione e di territori, ecco perché fu fatto lo sforzo per ipotizzare quel tipo di componimento. Ma quelle Amministrazioni non è che hanno cambiato opinione, tutto il Consiglio regionale è avvertito e tutte le forze politiche sono avvertite, perché unanimemente tutti gli amministratori locali del Sarcidano più volte hanno incontrato le forze politiche per dire: "Noi riteniamo che dobbiamo mantenere una unitarietà e in ogni caso non ipotizziamo, non deliberiamo un incontro con l'ipotesi della provincia del Medio Campidano" che altri invece abbiamo ipotizzato tant'è che così avevamo previsto ma nella ipotesi che un processo di chiarimento ed anche di convincimento potesse portare a questa democratica assunzione di responsabilità, così non è stato. Per cui riesce difficile non tenere conto di opinioni che in questo caso non sono perplesse, sono opinioni decise, da loro condivise, unanimi e che scontano quella debolezza d'insieme dell'impostazione del processo.
Diverso è il caso delle proposte che si avanzano qui in Aula, per cui quella debolezza c'è e rimane, questa cosa delle nuove province tutti abbiamo ritenuto, quelli che ci siamo misurati anche con responsabilità consiliare, legislativa nel Consiglio ed anche di governo nella Giunta regionale, abbiamo detto che era un processo che non sarebbe stato risolvibile nel breve periodo, che sarà suscettibile di ulteriori assestamenti, che era, si era detto, io ricordo questa espressione, un treno che doveva comunque essere messo in moto, se c'era da fare una rinuncia quella rinuncia andava fatta a tempo debito, perché tutti gli amministratori locali, oltre che il Consiglio regionale che qui deve decidere, era avvertito e sapeva quali erano le opinioni e le volontà espresse solennemente e certificate da parte delle diverse popolazioni e dei legittimi rappresentanti in sede locale, tuttavia sono nate queste distonie e queste deficienze che permangono. Quindi la legge, non questa sola, ma la legge, l'insieme della normativa e degli atti che l'accompagnano costitutiva e istitutiva delle nuove province ed organizzatoria pure risente di queste debolezze che dovranno essere nei modi dovuti e nei tempi dovuti sicuramente affrontate, perché il processo non è chiuso, anche la prima costituzione delle province poi dovrà avere, alla luce degli eventi e nella loro capacità o meno di dire le cose positive che tutti hanno detto che avrebbero espresso le province, le rappresentanze dei diversi territori della Sardegna, una più ampia articolazione, questa potenzialità può essere che venga espressa. Certo che se la Regione non fa la legge di riordino, certo che se non si dà attuazione a tutta la legge, anche all'articolo 8 bis della legge che prevedeva che la Giunta portasse in Aula entro 60 giorni dal 20 giugno 2002, quindi da un anno e due mesi è scaduto quel termine, certo che se il Governo non governa i tempi maturano, i giorni, ma anche i mesi e gli anni passano e invece di riformare in questa Regione non si riforma mai nulla. Certo è che se non si riforma mai nulla avrà anche senso che esista un partito dei Riformatori, un partito permanente dei Riformatori che però quando parliamo di una riforma non solo non riforma ma manco dice mezza parola, perché su questa mancata riforma che è prevista dall'articolo 8 bis della legge della Regione istitutiva delle province, a dire il vero Cassano l'ha detto un sacco di volte che bisognava farla, però il collega Fantola non ce l'ha ricordato mai, e questo non va bene perché Cassano deve reggere il peso di un Gruppo che forse da solo non può reggere.
Non vale il discorso invece per i due casi che si vogliono aggiungere anche se sono diversi, perché per Esterzili se c'è una diversa opinione, diversa nel senso che sei consiglieri comunali su dodici si sono espressi in un modo e però non c'è un'opinione precisa, a me pare che la decisione della Commissione che avrà pure soppesato e che la Giunta ha proposto in base ai criteri, che…
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). … sottintenda che questa decisione sia della Giunta, sia della Commissione in modo unanime, che vi siano argomenti, avendo sentito anche il Sindaco di Esterzili, per ritenere valida la opzione prevalente che viene indicata al Consiglio. Quindi non comprendo l'emendamento in Aula che è del tutto estemporaneo e sarebbe anche illegittimo perché da autorità al Consiglio senza un fondamento giuridico né di espressione sicura di quella popolazione o di quella Amministrazione, l'attribuirebbe in modo diverso e non mi pare che sia cosa neppure sostenibile.
Per il caso invece di Vallermosa una parola mi sia consentita di dirla, ritengo, è stato già detto da altri colleghi, che sia una questione che rimane sostanzialmente aperta, ma siccome si dovrà pur decidere qualcosa, non è che si può lasciare un Comune in condizione… lì si rappresenta una diversità di opinioni che parrebbe non solo attraversa, ma anche divide le manifestazioni di volontà che si possono misurare. Però i misuratori non sono tutti uguali, ci sono misuratori sicuri e misuratori ugualmente sicuri ma di diverso livello. Ora, la decisione formale di un Consiglio comunale non è la stessa cosa di una petizione, diverso è il referendum, però il referendum lì non si è potuto fare perché la regola non lo prevedeva, ci sarà stato anche un difetto, criticabile se un regolamento comunale non prevede un referendum perché è uno strumento diretto di democrazia, ma è uno strumento formale garantito, per cui...
(Interruzione della consigliera Sanna Nivoli)
Sì, ma non ti succede nulla se passano trenta secondi, ho concluso. Per cui ritengo che su questa vicenda la Commissione indica unanimemente una soluzione che avrà il suo fondamento, come ce l'ha anche nell'argomentazione che viene adottata, però il Consiglio regionale deve tenere conto che è una vicenda che in qualche modo dovrà essere valutata alla luce di eventuali migliori e più sicure forme di espressione della reale volontà popolare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Io non voglio polemizzare con alcuno perché sembrerebbe con gli interventi ripetuti, ancorché consentiti dal Regolamento, che voglia entrare in polemica con i colleghi. Io ovviamente rispetto le posizioni di tutti, quelle del collega Orrù, quelle del collega Marrocu, però le conclusioni alle quali loro pervengono non mi trovano assolutamente condividente perché, sostanzialmente, si nega un diritto alla popolazione. Da ultimo lo stesso collega Cogodi ha detto che è una situazione che merita la discussione che le stiamo riservando, però conclude anch'egli con una decisione, con una affermazione che qui ci si trova di fronte a due posizioni, due manifestazioni di volontà, l'una certa quella del Consiglio, e l'altra ipotetica quella della popolazione che ha chiesto prima il referendum e poi la petizione.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE
(Segue BALLETTO.) Vorrei però ricordare ai colleghi come contributo alla discussione che la legge generale, la legge quadro istitutiva delle province, all'articolo 7 proprio prevedeva l'istituzione del referendum delle popolazioni interessate e al 1 comma diceva: "Si procede al referendum consultivo delle popolazioni interessate qualora il Consiglio comunale abbia deliberato senza le maggioranze indicate al comma 1 dell'articolo 5.", stiamo parlando del 1997. Il Consiglio comunale di allora aveva deliberato l'appartenenza alla provincia di Cagliari all'unanimità, quindi il referendum non si era tenuto proprio perché c'era una manifestazione con le maggioranze previste dall'articolo 7 della legge 4 non con i due terzi ma addirittura all'unanimità. Quando poi nel novembre 2002 l'Amministrazione comunale succeduta ha cambiato parere, questa volta a maggioranza, e la popolazione ha chiesto il referendum, il referendum è stato negato, non è stato concesso se vogliamo usare una parola appena appena meno dura ma che sostanzialmente ha lo stesso significato di fondo. Quindi qua ci si trova di fronte ad un atteggiamento che è stato assunto dall'Amministrazione comunale che è chiaramente in dissonanza con la volontà popolare che si è espressa nella richiesta del referendum con 827 firme e poi immediatamente alla non concessione del referendum con una petizione popolare di oltre 900 firme, che non è collega Orrù la metà della popolazione, è i due terzi, perché quelli che vanno a votare per una statistica che si è manifestata nel tempo, quando va a votare molta gente nel Comune di Vallermosa sono 1400 cittadini e qui c'è una petizione di oltre 900 cittadini, sono i due terzi della popolazione. Allora la Commissione bene ha fatto ritenendo che questa situazione sia meritoria del giusto approfondimento. Però mi sembra di poter concludere che una decisione che vada in direzione opposta a questa chiara, univoca manifestazione di volontà del popolo che è il depositario ultimo della democrazia che parrebbe negata, a questo punto il Consiglio regionale che si dice sempre che è sovrano, che è supremo, le leggi le fa e le disfa, perché anche le leggi successive la 11, la 9 e la 10, mica nell'istituire le nuove province ha tenuto in debito conto i parametri che dovevano essere rispettati per l'istituzione, quindi una popolazione non inferiore ad un certo numero di abitanti, mi sembra di ricordare che il quoziente, la popolazione che doveva formare le province, adesso non vado a ricercarlo, ma fosse abbondantemente superiore alle 200 mila unità, noi abbiamo assistito poi, il Consiglio sovrano ha fatto province con 58 mila abitanti, quindi qua mi ricollego a quello che diceva in maniera ineccepibile il collega Ortu. Allora per quale motivo, quando torna comodo, il Consiglio non può tornare indietro e non può decidere autonomamente e quando invece fa comodo si sovverte, si modificano anche i principi di legge fondamentali che sono posti alla base della istituzione delle nuove province?
Io chiedo veramente ai colleghi di dare una dimostrazione, non dico di serietà perché sarebbe eccessivo, ma di dire che non siamo sordi alle richieste delle popolazioni, perché qua siamo veramente alla presenza di una manifestazione di volontà che è incontrovertibile, univoca, non si può discutere, poi ci si può appigliare a tutto, ci si può arrampicare sugli specchi, ma se noi dovessimo approvare la legge in questo modo, colleghi, sono convinto che sarebbe la negazione della democrazia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente, io non volevo intervenire, sono stato un po' sollecitato all'intervento da questa discussione che si sta sviluppando sugli emendamenti all'articolo 1.
La materia come abbiamo visto è una materia complessa sulla quale le opinioni sono anche un po' divergenti, nel senso che ci sono opinioni autorevoli di amici e persino di compagni del mio Gruppo che ritengono che l'autonomia data ai comuni di decidere sulla base di quella finestra che noi Consiglio regionale abbiamo aperto quando siamo tornati sul disegno delle province in questa legislatura, le richieste dei comuni modifichino il disegno originario di ripartizione territoriale che era stato originariamente previsto fino quasi a snaturarne l'idea originaria e l'equilibro complessivo nel contesto territoriale nel quale era stato pensato, e questo è certamente un argomento forte, ed è un argomento che resta in campo quando le province entreranno in funzione e quando il disegno riformatore dalla carta si trasformerà in autonomie locali pienamente funzionanti con il governo del territorio e di una serie di materie che assegneremo.
Questo argomento è un argomento forte nel senso che lo squilibro che si determina nel disegno complessivo é un problema reale che questo Consiglio regionale si deve porre. Altrettanto forte ed altrettanto importante é l'argomento che viene portato alla nostra attenzione che è quello che comunque le autonomie locali devono essere salvaguardate e le decisioni assunte in autonomia dai Comuni e dalle maggioranze nei modi e nelle forme che si sono sviluppate e che noi abbiamo indicato nella legge siano uno dei poteri che vadano salvaguardati in un disegno di riforma e soprattutto in un disegno di decentramento nel quale noi vogliamo potenziare le autonomie locali e potenziare l'autodeterminazione che dalle autonomie locali deriva.
Io penso che questi due argomenti siano in campo e che poi alla fine bisogna operare una scelta; forse in questa fase conclusiva della legislatura, nel momento in cui noi abbiamo deciso di tornare in Aula con questo argomento, forse la sollecitazione a tener conto delle opinioni delle amministrazioni locali è più forte in questa fase, non essendoci fra di noi una discussione più approfondita di quella che è avvenuta sull'equilibrio nuovo che si determina nei territori nei quali questi spostamenti avvengono in maniera massiccia, è il caso del Medio Campidano, e in parte è il caso di Seulo e di Seui che si spostano verso la provincia di Cagliari. Quindi in questa fase forse non c'è altra scelta da fare che quella di accettare le richieste che si sono democraticamente determinate nelle amministrazioni comunali.
Ma se è questo il filone sul quale decidiamo di trovare nel Consiglio regionale una sintesi e un punto di arrivo nella discussione, non possiamo introdurre contemporaneamente il criterio che il Consiglio regionale utilizza altri schemi ed altri modi per comprendere comuni che hanno autonomamente deciso e che adesso, sulla base di emendamenti, si vorrebbe portare a disegni diversi. Vallermosa, sostenendo che c'è una petizione popolare, di cui naturalmente siamo rispettosi, ma che non è nei modi e nelle forme che noi abbiamo previsto. A Vallermosa si poteva fare il referendum, se non è stato fatto, quando lo faranno la legge prevede che si modifichi il disegno; quindi non è impedito a Vallermosa, quando ci sarà il completamento della procedura democratica di modifica della decisione assunta del Consiglio comunale, di cambiare così come richiedono, ma al momento noi ci dobbiamo fermare a questo. Esterzili appare una forzatura introdotta nel Consiglio comunale, ma a questo punto ognuno di noi può fare analoga cosa per tutti i comuni per i quali ritenga che sia possibile un cambio di provincia.
Allora, siccome dobbiamo concludere questa discussione e la dobbiamo concludere assumendo un orientamento coerente che sia anche unificante del ragionamento in Consiglio regionale, penso che questi due emendamenti debbano essere ritirati, evitando di dividerci, evitando voti anche di non accoglimento delle istanze di parte delle popolazioni che chiedono di essere inclusi in una provincia diversa.
Penso che i colleghi abbiano fatto una battaglia importante, giusta, che abbiano portato all'attenzione di tutto il Consiglio regionale della Sardegna problemi reali che però in questo contesto nel quale stiamo facendo la discussione sia inaccoglibile. Quindi invito i colleghi, che sono anche autorevoli rappresentanti di Gruppi, a ritirare con queste argomentazioni che io ho fornito, se li ho convinti, questi due emendamenti.
Concludo dicendo che se l'Aula accetterà di disegnare i confini delle province, così come risulta da questo provvedimento che stiamo discutendo, penso che resti aperta una questione grande e importante soprattutto nel Medio Campidano. Penso che questo Consiglio regionale, prima che le nuove province entrino in vigore, quindi prima del 2005, questo Consiglio regionale, o il prossimo, meglio, debba riproporsi con calma e serenità, senza l'affanno dei collegi elettorali regionali, il problema di un disegno equilibrato di decentramento territoriale, perchè a nessuno credo che sfugga, a meno che non facciamo gli ipocriti, che dietro molte di queste rivendicazioni e di queste ridislocazioni territoriali ci sia anche una mira precisa e puntuale alla scadenza elettorale prossima ventura.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO(Segue SPISSU.) Forse le scadenze elettorali non aiutano a fare cose equilibrate, cose che poi reggano l'impatto con l'attuazione, e questa è una cosa alla quale tutti teniamo, delle province, che non vorremmo fallisse proprio per le cose che sono state dette meglio da chi mi ha preceduto negli interventi di stasera, non vorremmo che fallisse perchè abbiamo impiegato molti anni per arrivare a questo disegno e per arrivare a questo principio di decentramento - qualcuno lo chiama federalismo ma io sono per non utilizzare questa parola - a vantaggio delle autonomie locali e le province sono certamente un'autonomia locale che noi intendiamo potenziare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Presidente e colleghi, sentivo prima il Presidente Balletto dire che il Consiglio regionale è sovrano, ma non è sovrano perchè così viene definito da chi chissà quale tipo di alchimia, è sovrano perchè il popolo è sovrano, perchè noi rappresentiamo qua in questo Consiglio la volontà popolare.
Ed allora, se è vero che il popolo è sovrano, quando si parla di scelte di appartenenza ad una o all'altra provincia. Io credo che questo Consiglio regionale abbia il dovere di tenere conto di quelle che sono le indicazioni popolari. E quando parlo di indicazioni popolari non mi riferisco solamente alle istituzioni, cioè i Consigli comunali, mi riferisco a qualcosa di più, mi riferisco alla democrazia diretta, cioè al popolo, alla gente. È stato chiesto dalla popolazione di Esterzili, dalla popolazione di Vallermosa; per quanto riguarda Vallermosa con una prima delibera del Consiglio comunale, vecchia, che all'unanimità aveva deciso di stare con Cagliari, una successiva delibera del Consiglio comunale, nove a quattro, mi dicono il risultato, ma un risultato drogato, perchè nove a quattro non vuol dire i numeri a confronto, perchè c'è il problema del premio di maggioranza, quindi questo è un numero drogato.
Allora, a fronte di una indicazione del Consiglio comunale e di quella precedente vi è stata però una petizione popolare. È stato tentato un referendum e per effetto della mancanza di un regolamento che consentisse in quel Comune il referendum non è stato fatto. Ma la petizione popolare ha lo stesso valore di democrazia che può avere un referendum, con la differenza che il referendum costa denaro allo Stato, alla Regione, alla Provincia e al Comune, la petizione popolare costa soldi solo a chi la organizza.
Detto questo, e per dare forza a questa importanza della indicazione popolare attraverso la petizione, io ricordo che mentre la prima Commissione era riunita formalmente abbiamo audito, sono stati auditi i rappresentanti dei comuni, ma i rappresentanti non solo dell'ente comune ma anche delle associazioni che organizzavano le petizioni popolari.
Ebbene, l'articolo 104 del nostro Regolamento dice che le petizioni che hanno attinenza con progetti di legge già assegnati a commissioni sono inviate alle commissioni stesse e discusse congiuntamente ai progetti di legge. Allora di fatto è stata accettata formalmente questa petizione, è stata depositata in quell'occasione e formalmente è stata quindi rinviata all'esame del Consiglio. Io vorrei che il Consiglio, nell'esaminare questo emendamento al momento in cui deve votare tenga conto di una cosa, che formalmente quasi 900 abitanti di Vallermosa, a fronte - diceva prima l'onorevole Balletto di 1400 persone - ma forse a fronte di 1300 persone che solitamente vanno a votare, rappresentano una maggioranza bulgara. Allora la maggioranza della popolazione, al di là del Consiglio comunale di Vallermosa, ci dice che vuole restare con Cagliari! Io credo che noi, se vogliamo avere rispetto dell'istituzione, rispetto della volontà popolare, dobbiamo assolutamente soddisfare questa richiesta e consentire che Vallermosa, che d'altronde è a poca distanza da Cagliari, faccia parte e continui a far parte della provincia di Cagliari.
Questa battaglia va avanti da sette anni, credo, dal '97, e viene da dire: riusciranno i nostri eroi, che saremmo poi noi, a portarlo finalmente fino in fondo o farà la fine di altri progetti, non so, per esempio il piano regionale sanitario che è 17 anni che attende di essere esaminato, o anche altre cose importanti; sarà impallinato da interessi, chissà quali, da interessi di collegi, interessi di appartenenza, di sinistra, di centro, di destra, cadremo ancora in questo imbroglio delle appartenenze?!
Io spero francamente di no, spero che si tenga conto, al di là dei colori, della volontà popolare, e questo è il nostro dovere!
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi passiamo alla votazione. Si vota prima l'emendamento numero 2, soppressivo parziale.
SPISSU (D.S.). Chiedo il voto elettronico.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Se è in votazione l'emendamento numero 2 chiedo che sia votato a scrutinio palese per appello nominale.
PRESIDENTE. E' stato chiesto il voto elettronico.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Nominale, Presidente, per chiamata.
SPISSU (D.S.). Abbiamo chiesto il voto elettronico. Più nominale di così! Siamo tutti fotografati!
PRESIDENTE. Prevale la richiesta dell'onorevole Balletto. Ci sono altri sette consiglieri naturalmente che appoggiano la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LA SPISA, BIANCAREDDU, LOMBARDO, SATTA, PILO, LICANDRO, MURGIA.)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale dell'emendamento numero 2 soppressivo parziale.
Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello.
(È estratto il numero 74 corrispondente al nome del consigliere Selis Gian Mario)
Prego i consiglieri Segretari di procedere all'appello iniziando dal consigliere Selis.
MASIA e RANDAZZO, Segretari, procedono all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: TUNIS - USAI - VARGIU - AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU -CORDA - CORONA - DEIANA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MILIA - MURGIA - ONIDA - PETRINI - PIANA - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SATTA - SECCI.
Rispondono no i consiglieri: SELIS - SPISSU - VASSALLO - BALIA - BUSINCO - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO.
Si sono astenuti i consiglieri: IBBA - OPPI - SANNA NIVOLI.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 69
votanti 66
astenuti 3
maggioranza 34
favorevoli 40
contrari 26
(Il Consiglio approva)
Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(È approvato)
Passiamo ora alla votazione per parti. Si vota all'inizio del comma 1, dalle "Circoscrizioni" a "luglio 2002, numero 10". Chi lo approva alzi la mano.
(È approvato)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Stiamo votando l'articolato?
PRESIDENTE. Per parti, l'abbiamo detto, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Quindi, in base al Regolamento, è consentita la dichiarazione di voto?
PRESIDENTE. Lo chiede, è consentito, certo. Però abbiamo già votato, onorevole Cogodi. Io pensavo che lei volesse votare, poi è rimasto alzato ed ho capito.
COGODI (R.C.). Io prego di porgere un po' più di attenzione, quando si indice la votazione il Regolamento prevede che si possano tenere dichiarazioni di voto, quindi chi è preposto osservi se fra l'indizione del ritenuto voto c'è chi deve fare una dichiarazione.
PRESIDENTE. Certamente onorevole Cogodi, non le dispiaccia notare che comunque l'apertura delle dichiarazioni di voto in particolare sull'apertura di questo articolo sono tutti riferimenti di date eccetera, è un fatto molto... ha tutto lo spazio per i successivi commi di fare le sue dichiarazioni, staremo bene attenti e seguiremo con attenzione perchè effettivamente il primo comma parla di circoscrizioni provinciali individuate ai sensi dell'articolo tal dei tali, in riferimento all'articolo tal'altro eccetera. Quindi come argomentazione qui il contenuto lei può certamente svilupparlo e non inficia fra l'altro l'efficacia del suo intervento, che sarà successivo a questo primo comma che per una difficoltà di lettura e di interpretazione della sua alzata di braccio abbiamo inteso come un voto, anche giusto, considerato il testo che si andava a votare. Io credo che sia più opportuno, mi pare, da dare anche da parte di questa Presidenza maggiore attenzione adesso alle successive argomentazioni dove entriamo nel vivo del provvedimento.
COGODI (R.C.). Io la ringrazio.
PRESIDENTE. Pertanto, se lei ritiene, passiamo al comma a) e se vuole intervenire ha la parola.
COGODI (R.C.). No, no, io la ringrazio molto per la lucida esposizione, ma chiedo di poter fare la dichiarazione di voto sulla prima parte dell'articolo che è in votazione.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, noi possiamo anche consentire di farlo, ma è già stato votato ed approvato.
COGODI (R.C.). Le assicuro che è contro ogni regolamento ed ogni prassi quella di non consentire la dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. No, questo no, onorevole Cogodi, assolutamente.
COGODI (R.C.). Sì, perchè il Regolamento consente il voto...
PRESIDENTE. Io faccio parlare anche i muri, se vogliono parlare, per carità di Dio, però mi consenta, non è esattamente così. È stato votato e l'argomento sarebbe chiuso. Lei faccia pure la sua dichiarazione, prego.
COGODI (R.C.). Dal primo giorno di questa legislatura, e spero fino all'ultimo giorno, finchè durerà, ho ritenuto di esercitare il mio diritto di consigliere regionale, di legislatore esprimendo l'opinione che corrisponde al mio convincimento votando a favore, contro o astenendomi, come è nelle regole della democrazia parlamentare, e non posso accettare che un metodo frettoloso di procedere privi, non dico me, anche me, un consigliere regionale dal diritto di esprimere il suo voto, che può essere favorevole, può essere sfavorevole, può essere di astensione.
PRESIDENTE. Mi consenta, lei non è stato privato di alcunchè, è stata data una spiegazione, una interpretazione, mi consenta onorevole Cogodi, lei non è stato privato di alcunchè, le è stata lasciata libertà, le è stato spiegato che le argomentazioni, le è stata data un'interpretazione che pur riferibili anche alla prima parte del comma possono essere e sono ben pertinenti, perchè sempre di questa modifica di legge trattano, anche se fatte successivamente all'approvazione di questa prima parte, lei può benissimo riferirsi al fatto che le circoscrizioni provinciali individuate ai sensi dell'articolo 1 comma 2 della Legge regionale 12 luglio 2001 numero 9 e dell'articolo 1 della Legge regionale 1° luglio 2001 numero 10 sono così modificate in attuazione dell'articolo 13 della Legge regionale del 2 gennaio '97 numero 4, modificato dall'articolo 12 della Legge regionale 1° luglio 2002 numero 10. Io ho soltanto sostenuto, chiarendo che avrebbe potuto parlare che lei aveva facoltà di parlare e fare i suoi riferimenti anche entrando nella materia più precisa, potendo fare tutti i riferimenti che riteneva opportuni, senza attardarci su questa diatriba, se parlare in riferimento al primo comma oppure no perchè ai fini dell'efficacia del suo intervento, a modo di vedere di questa Presidenza, è assolutamente ininfluente, è soltanto un motivo in più per perdere tempo. Comunque lo vogliamo perdere e abbiamo fatto questa discussione, ma lei non dica che qua non si fa parlare, perchè io, come ho dichiarato, faccio parlare anche i muri. Io ho sempre lasciato parlare, di qualunque cosa, a qualunque titolo, quindi la prego di riprendere modificando perchè la parola è usata qui dentro spesso per usi impropri. Ogni tanto è bene riportare a sintesi quello che si intende dire, l'effetto e la vera materia che si sta trattando e le vere cose, le vere argomentazioni di cui si sta discutendo. Prego onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Io non so se qui dentro ci siano parole che siano adoperate in modo improprio. Nel frattempo io ho appreso tutte le sue spiegazioni, la mia dichiarazione l'avrei resa cinque volte e motivata per cinque volte, non intendo far perdere tempo a nessuno, rimane intatto il mio diritto di dichiarare il voto e dichiaro il mio voto di astensione su questa e sulle altre parti. Rimando alle motivazioni che sono state date negli interventi che io stesso ho potuto rendere in Aula e all'accenno di ragionamento il motivo preciso, o più preciso, per il quale esprimo una dichiarazione di voto di astensione.
PRESIDENTE. Passiamo alla lettera A). Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Salvatore per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (D.S.). Per annunciare il mio voto di astensione su questa lettera, Presidente, ma nello stesso tempo per ribadire alcune questioni che ho posto nel mio precedente intervento. Intanto per chiarire che per quanto mi riguarda da quest'Aula e dal mio posto nei miei interventi non ho mai inteso rivolgere sermoni a nessuno, tantomeno a colleghi amministratori, essendo stato anch'io per lungo tempo amministratore di un Comune e conoscendo quindi bene direttamente i problemi che quotidianamente affrontano gli amministratori. Ho semplicemente inteso con molta umiltà porre alcune questioni, mi auguro che siano state recepite, mi sarei aspettato che sulla mia proposta vi fosse stato qualche rapidissimo cenno anche di disapprovazione, invece non è stato neanche messo in discussione, non è un grande problema naturalmente, il fatto stesso che nessuno l'abbia ripreso significa che nessuno era d'accordo, ne prendo atto, però nell'esprimere il voto di astensione per una questione di correttezza parlamentare, non avendo partecipato ai lavori della Commissione, quindi essendo tutta mia la responsabilità di non aver potuto in Commissione esprimere il mio voto contrario, ribadisco che mi sembra assolutamente abnorme la decisione che il Sarcidano passi alla Provincia di Cagliari, che il Comune di Seulo e di Sadali passino anch'essi alla Provincia di Cagliari. Non dire niente su questo non significa assolutamente avere il pieno rispetto delle autonomie locali, si ha rispetto delle autonomie locali anche da posizioni di disaccordo. Chiedo agli amministratori del Sarcidano, di Seulo e di Sadali di informarsi con i loro colleghi amministratori del Sarrabus - Gerrei per vedere quanti patti territoriali, quanti PIA, quanti PIT la Provincia di Cagliari ha approvato per quelle parti di territorio più povere, più zone interne e se davvero ritengano che venendo nella Provincia di Cagliari, l'attuale Provincia di Cagliari rivolgerà attenzioni maggiori a quelli che arrivano all'ultimo momento.
Io mi auguro di sbagliare, e sarei felicissimo se mi si dimostrasse il contrario. Penso che bene avrebbero fatto gli amministratori di quei territori a chiedere la permanenza nella Provincia di Nuoro se proprio non volevano passare al Medio Campidano. Io non credo che questa sia stata una scelta oculata, e non sto facendo sermoni, sono convinto di quello che dico, spero di sbagliarmi, però non sono neanche d'accordo col fatto che in Consiglio regionale oggi ci si sia limitati solo a prendere atto di questo e per non disturbare equilibri di natura diversa il Consiglio regionale abbia rinunciato a dire una parola su questa questione. Avremo modo di confrontarci su altre questioni in relazione a queste tematiche, in particolare forse ci torneremo quando parleremo in quest'Aula di fondi comunitari e di rimodulazione dei POR e quindi sicuramente anche di PIT e di sviluppo locale, per adesso io mi limito, esprimendo il mio voto di astensione, a fare i miei auguri sinceri agli amministratori del Sarcidano, di Seulo e di Sadali, nella speranza che davvero abbiano fatto una scelta oculata.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione la lettera a). Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Metto in votazione la lettera b). Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Metto in votazione la lettera c). Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
La lettera d) è stata già approvata. Metto in votazione la lettera e). Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Metto in votazione la lettera f). Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Metto in votazione la lettera g). Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Votazione nominalePRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 430/A.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Onorevoli Marrocu e Sanna Giacomo, il vostro voto risulta nullo, non può esistere. O è astenuto…
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Sì, astenuto.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DORE - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASIA - MURGIA - ONIDA - PETRINI - PIANA - PILO - PINNA - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SATTA - SECCI - SELIS - TUNIS - USAI - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ORTU - PUSCEDDU.
Si sono astenuti i consiglieri: COGODI - DETTORI - MARROCU - ORRU' - PACIFICO - SANNA Salvatore - SCANO - VASSALLO.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 63
votanti 55
astenuti 8
maggioranza 29
favorevoli 53
contrari 2
(Il Consiglio approva)
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, chiedo una breve Conferenza dei Capigruppo per organizzare meglio i lavori.
PRESIDENTE. Su che cosa, scusi?
CORONA (F.I.-Sardegna). Per organizzare i lavori.
PRESIDENTE. I lavori sono già stati organizzati questa mattina, non è che ogni mezza riunione si fa una Conferenza dei Capigruppo per organizzare i lavori! Abbiamo già organizzato i lavori, colleghi! E' domani mattina alle 10 e 30 la Conferenza dei Capigruppo.
CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente, abbiamo la necessità.
PRESIDENTE. Scusate, qui ogni mezza giornata si aggiorna la Conferenza e il Consiglio continua a non lavorare regolarmente.
CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente, ero presente, però abbiamo la necessità di organizzare meglio i lavori.
PRESIDENTE. Volete la Conferenza dei Capigruppo? E' convocata la Conferenza dei Capigruppo.
CUGINI (D.S.). Siamo contrari, Presidente!
PRESIDENTE. Scusate, è stata chiesta la Conferenza dei Capigruppo, la seduta non è tolta. Qualcuno, non so se ha titolo, mi ha detto che è contrario. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Presidente, per dire che io sono contrario a sospendere la seduta del Consiglio. La invito a mantenere ferma la decisione assunta dalla Conferenza dei Capigruppo questa mattina, perché stiamo stanchi di stare qui ore e ore in attesa di questa Conferenza dei Capigruppo, che una volta non conta nulla e altre volte conta per sempre. Il calendario è fissato, sono le 20 e 30 e quindi la prego di mantenere fermo quanto ha deciso la Conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE. Signori Capigruppo, per cortesia, per procedere alla Conferenza vorrei il conforto del vostro parere, oppure no. Qui è prassi che quando si chiede si concede e non voglio modificare la prassi, salvo che i Capigruppo mi dicano che non intervengono.
Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Presidente, mi consenta, anch'io condivido la richiesta fatta dall'onorevole Floris. Non è necessario fare ogni quattro ore una Conferenza dei Capigruppo per decidere come mandare avanti i lavori. E visto che ci vogliamo dire tutto, ci diciamo tutto: la Conferenza ha preso una decisione questa mattina, di proseguire con i lavori, col secondo punto all'ordine del giorno dopo le province e la legge elettorale, e di rivedersi eventualmente per inserire un terzo punto all'ordine del giorno martedì mattina, come Conferenza. Quindi resta ferma la volontà del mio Gruppo, come ho dichiarato in Conferenza, di lavorare non solo stanotte, domani, venerdì, sabato e domenica per esaminare la legge elettorale. Capisco che è una cosa difficile ma dobbiamo iniziare, se poi dietro le proposte ci sono altri marchingegni il mio Gruppo li respinge e quindi propone di andare avanti con i lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Cappai, interrompiamo domani mattina, però, domani sera ci sono altri impegni.
Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente, io capisco tutti gli argomenti. La Conferenza dei Capigruppo non è un club di amici che si riunisce ogni tanto per stravolgere i lavori contro un'Aula che avrebbe altre opinioni. La Conferenza dei Capigruppo sta decidendo un calendario dei lavori che ha alcune priorità e in cui se ne inseriscono anche delle altre. Stamani abbiamo deciso che domani mattina avremmo iniziato la legge elettorale con la relazione del relatore; il relatore non ne sapeva niente che avremmo iniziato domani e mi rappresenta alcune difficoltà. Va bene? Che mi pare siano assolutamente accoglibili, né difficoltà insorte nella serata di oggi e rappresentate anche dal Gruppo di Forza Italia possono essere scambiate per ritiro di posizioni politiche che, come ho già spiegato in Conferenza di Capigruppo stamattina, non esiste. Per cui invito ancora una volta i colleghi a smetterla con questi tentativi di forzatura di discussione su una legge elettorale complessa, che quando inizia deve anche finire in quest'Aula.
Allora non c'è chi è più puro e chi vuole di più la legge elettorale; noi, come ho detto in Conferenza di Capigruppo, siamo fra coloro che la vogliono e che si sono esposti molto col Presidente della Commissione. Allora iniziamo quando le condizioni sono tali da consentirci di iniziare e di andare avanti.
Se la proposta non viene accolta, colleghi, nessuno s'impicca all'albero! Domani c'è una relazione scritta e si inizia la legge elettorale, diamo la relazione per letta e ci vediamo martedì in Conferenza dei Capigruppo, inserendo quella priorità che per noi è irrinunciabile, con i documenti che abbiamo. Quindi io sono, per venire alla proposta del Capogruppo di Forza Italia, anche per fare questa discussione in una Conferenza dei Capigruppo, ma se la vogliamo fare in Aula non c'è nessuna volontà da sottrarsi ad una discussione in Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente Biggio, io mi rifaccio a quello che diceva in Conferenza stamattina il collega Spissu.
PRESIDENTE. No, signori io ho posto un quesito: se siete d'accordo o no per fare la Conferenza. I commenti di stamattina...
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Se mi permette di esprimere il mio pensiero forse anch'io riuscirò a capire...
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Sanna, mi permetta per la confidenza che intercorre tra noi due, le chiederei con molta cortesia di esprimere soltanto un parere sull'opportunità di fare o meno una riunione dei Capigruppo in questo momento, stasera, dopo tre ore di lavoro.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente Biggio, la Conferenza dei Capigruppo è terminata alle 2 e un quarto, dove su sollecitazione di alcuni colleghi, fra cui il collega Spissu, si è deciso di non procedere ai lavori dell'Aula con navigazione (?) a vista, e abbiamo calendarizzato i lavori per questa settimana e per la prossima. Vi è stata anche manifestata la necessità di non lavorare domani pomeriggio dai banchi dell'opposizione questo ve l'abbiamo detto con assoluta chiarezza, perché avevamo impegni che non ci avrebbero consentito di partecipare ai lavori dell'Aula.
Abbiamo anche detto che della legge urbanistica non si poteva discutere immediatamente, primo perché non avevamo i documenti a nostra disposizione e quindi la conoscenza perfetta della materia, e questo l'ha manifestato il collega Cogodi, ma se ne ha voglia lo dirà lui stesso, e l'hanno manifestato diversi Presidenti dei Gruppi. Abbiamo detto che ci saremmo limitati alla relazione introduttiva per quanto riguarda la legge elettorale, per fare una Conferenza dei Capigruppo martedì mattina, prima di iniziare i lavori dell'Aula, per verificare attentamente se era il caso di proseguire sulla legge o se pure gli elementi di conoscenza che oggi non abbiamo e non sono in nostro possesso ci avrebbero consentito di fare discorsi diversi. La necessità di discutere fuori di quest'Aula sulla legge elettorale ce l'abbiamo tutti, ma abbiamo anche la necessità di capire, una volta deciso, se quel calendario resta il calendario dei lavori, o se pure ogni qualvolta si sta chiudendo la seduta a qualcuno possa venir in mente di stravolgere completamente ciò che abbiamo deciso poche ore prima. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Signor Presidente, niente vieta che domani mattina si possa anche fare la relazione, ma sarebbe sciocco non ammettere che non vi è nessun accordo e che in mancanza di un accordo ad oggi è impossibile partorire una buona legge elettorale. Per cui occorre ancora del tempo per verificare quali sono gli eventuali correttivi che i Gruppi...
PRESIDENTE. Onorevole Murgia, abbia pazienza, questo non è argomento da trattare. La materia che stiamo trattando qui è sull'opportunità o meno...
MURGIA (A.N.). Sono d'accordo, signor Presidente...
PRESIDENTE. Lei stamattina, onorevole Murgia...
MURGIA (A.N.). La prego di non interrompermi!
PRESIDENTE. Onorevole Murgia, io la interrompo perché lei ad un certo punto ha interrotto i lavori stamattina ed è sparito dalla Conferenza. Mi dispiace, scusi, adesso viene a dire questa cosa qua. E no, scusi!
MURGIA (A.N.). Sto cercando di spiegare, allora non mi faccia chiudere l'intervento in aperta polemica con la sua gestione dell'Aula. E' così, quindi non continuo a parlare!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Io, l'ho detto già stamattina in Conferenza dei Capigruppo, credo che un errore che sta facendo da un po' di tempo questo Consiglio è che ogni riunione dei Capigruppo si cambia programma, si cambia quello che è stato già deciso. Io credo che tutti abbiamo dei problemi perché sappiamo che stiamo parlando di una legge che può avere delle difficoltà, però quello che abbiamo deliberato questa mattina, nel senso che noi domani andiamo ad iniziare con la relazione sulla legge elettorale, poi, praticamente aspettiamo a martedì mattina perché se noi abbiamo la documentazione delle motivazioni che ha addotto il TAR per la bocciatura diciamo dei Piani Territoriali Paesistici, abbiamo già detto che noi lavoriamo sui Piani Territoriali Paesistici. Se questo non fosse possibile, se noi non siamo in condizioni di avere la documentazione richiesta, andiamo avanti con la legge elettorale. Io non credo che ci siano motivi per cambiare un'altra volta ciò che abbiamo deciso questa mattina, perché a noi ci passa il tempo, voglio dire, discutendo nella riunione dei Capigruppo, poi puntualmente ogni giorno ed ogni volta che ci incontriamo cambiamo idea. Pertanto io credo che non ci siano le motivazioni per un ulteriore cambio di programma, quello che abbiamo deciso stamattina secondo me è una giusta mediazione nel senso che si è voluto prendere in considerazione il fatto che questo del problema urbanistico è veramente una grande emergenza in questo momento in Sardegna, noi ne siamo ben consapevoli, pertanto se abbiamo la documentazione giusta, noi martedì praticamente dopo la lettura della relazione di domani andremo anche a lavorare sulla legge urbanistica, però credo che sia opportuno lasciare le determinazioni che abbiamo assunto questa mattina nella riunione dei Capigruppo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita-D.L.). Presidente, io ritengo che ci sia poco da aggiungere a ciò che è stato deciso stamane e se qualcuno ha dei dubbi chiederei che venga consultato il verbale, perché la decisione era molto chiara e non è successo assolutamente niente che giustifichi un cambiamento perché se siamo persone serie, almeno nell'ambito delle dodici ore manteniamo fermo quello che abbiamo detto, discusso e deciso nell'ambito di due ore consecutive. Quindi chiedo che vengano rispettate le decisioni di stamane, grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Solo quindici secondi per dire questo: credo che l'Aula possa anche confermare ciò che stamattina la Conferenza dei Capigruppo ha, diciamo, programmato; si sarebbe anche potuto programmare diversamente, secondo me anche meglio, ma questa è la mia opinione personale, però va bene che si mantenga quell'indirizzo. Ho preso la parola per dieci secondi per dire che il problema non è dividersi tra chi vuole e chi non vuole che si affronti la legge elettorale, io sono per affrontare e per fare anche la legge elettorale, voglio dire sommessamente che portare in Aula la legge elettorale senza un tentativo di accordo politico è una cosa avventurosa ed anche un po' - peso le parole - "avventurista".
PRESIDENTE. Ci sono altri interventi? No. Prima di togliere la seduta ricordo che l'Assemblea è convocata per domani mattina alle ore 10 e 30 per la prosecuzione dei lavori con l'esame della legge elettorale, come calendarizzato.
I lavori s'interromperanno poi, a fine mattinata, dopo la relazione, dopodiché i lavori proseguiranno martedì mattina sempre con l'ordine del giorno, quindi per trattative c'è venerdì, sabato, domenica, lunedì, eccetera, soprattutto occorre la volontà, però questa è una cosa che non riguarda questa Presidenza. La seduta è tolta, si riprende domani alle ore 10 e 30.
La seduta è tolta alle ore 20 e 45.
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