Seduta n.313 del 28/07/1998
CCCXIII SEDUTA
(Antimeridiana)
Martedì 28 Luglio 1998
Presidenza del Presidente Selis
La seduta è aperta alle ore 17 e 33.
CONCAS, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 22 luglio 1998 (309), che è approvato.
Discussione e approvazione della legge regionale 27 maggio 1998: "Norme per l'esecuzione delle competenze in materia di tutela paesistica trasferite alla Regione Autonoma della Sardegna con l'articolo 6 del D.P.R. 22 maggio 1975, n. 480, e delegate con l'articolo 57 del D.P.R. 19 giugno 1979, n. 348", rinviata dal Governo (CCCVI)
PRESIDENTE. E` all'ordine del giorno la legge rinviata 27 maggio 1998: "Norme per l'esecuzione delle competenze in materia di tutela paesistica, trasferite alla Regione Autonoma della Sardegna con l'articolo 6 del D.P.R. 22 maggio 1975, numero 480 e delegate con l'articolo 57 del D.P.R. 19 giugno 1979, numero 348". E' una legge rinviata dal Governo, e la Commissione l'ha riapprovata all'unanimità.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Usai Pietro, relatore.
USAI PIETRO (Progr. Fed.), relatore. La Commissione ha accolto le motivazioni di rinvio, le ha accolte all'unanimità, pertanto invita l'Aula a darne riapprovazione.
PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare il consigliere Diana e poi il consigliere Bonesu.
DIANA (Progr. Fed.). Presidente, era sull'ordine dei lavori, per chiedere, se è possibile, la fissazione dei termini per la discussione del progetto di legge numero 71, che disciplina la raccolta...
PRESIDENTE. Scusi, possiamo farla alla fine la fissazione dei termini che sta chiedendo? Facciamola dopo, c'era una richiesta di fissazione dei termini ma ho chiesto al collega Diana, che ringrazio di aver accettato, di farla dopo la legge rinviata. Consigliere Bonesu su che cosa vuole intervenire, sulla discussione generale?
BONESU (P.S. d'Az.). Sì.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S. d'Az.). Signor Presidente, basta vedere l'elaborato, che è agli atti del Consiglio, in cui vi sono due numeri di leggi rinviate, cioè in materia di tutela paesistica si è arrivati all'assurdo che con sofismi vari siamo arrivati a quattro rinvii, a quattro approvazioni diverse da parte del Consiglio regionale. Effettivamente invito i colleghi a riflettere su un fatto, che la legge che viene portata oggi all'approvazione, è la pallida controfigura della legge che era stata proposta originariamente.
Oggi tutta la legge si risolve semplicemente nel far sì che noi scarichiamo sui comuni gli adempimenti istruttori per un'attività, che non fa neppure capo alla Regione, ma sostanzialmente fa capo al Governo, al Ministero. Per cui mi chiedo se questo assenso... perché forse non ha molto senso che questa delega in materia di paesaggio si sia risolta poi, dopo l'approvazione della legge Galasso e l'interpretazione che ne ha dato la Corte Costituzionale, praticamente in un'istruttoria da parte della Regione di provvedimenti ministeriali. Mi chiedo ancora di più se abbiamo moralmente il potere di scaricare sui comuni questi adempimenti, senza dare mezzi e risorse per un'attività che non è neppure regionale ma è appunto un'attività ministeriale.
Approvando la legge, in quest'ultima stesura, noi praticamente mettiamo i comuni alla mercè del Ministero, che credo, se con la Regione fa un certo numero di annullamenti di provvedimenti assessorili, chiaramente con i comuni che hanno minore forza ne farà molti di più. Per cui sarebbe opportuno che il Consiglio regionale bocciasse questa legge e riprendesse la discussione sull'esercizio da parte della Regione, delle competenze in materia di paesaggio, su basi completamente nuove e non umilianti per l'Amministrazione regionale, nè gravanti sulle amministrazioni locali senza nessun motivo.
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che siamo in sede di discussione generale sulla legge regionale rinviata in materia di tutela paesistica.
E` iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi, vorrei un minuto soltanto per dire che da un lato concordo con le osservazioni del collega Bonesu, però è anche vero, come da più settori si è detto nelle passate sedute, in occasione della discussione dei diversi atti attinenti alla normativa, cioè al problema di come normare l'esercizio delle competenze in materia di tutela paesistica, si è anche detto che questa normativa è un passo avanti rispetto allo stato vigente, allo stato delle cose, quindi alla normativa in atto.
Per cui credo che, pur condividendo il fatto che non conseguiamo grossi risultati, è anche vero però che smuoviamo qualcosa in un campo difficile perché abbiamo visto pronunciamenti della Corte Costituzionale, provvedimenti di carattere attinenti alla competenza statale che hanno una direzione, che assumono una direzione, un indirizzo ben preciso, e allora poiché le porte sono completamente chiuse, credo che se qualche porticina, qualche finestra iniziamo ad aprirla, seppure in modo non soddisfacente rispetto ai bisogni, alle attese e alle esigenze nostre, credo che comunque sia positivo.
Per cui pur concordando, in buona sostanza, con le considerazioni del collega Bonesu, però in contrasto con quanto lui sostiene, ritengo invece che si debba procedere speditamente, approvando il testo che è all'esame del Consiglio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Popolari). Vorrei dire che mi pare che dopo una serie di rinvii, credo che la Commissione abbia fatto un lavoro importante per tentare di raggiungere il miglior risultato possibile.
E' vero che il Governo nazionale ha già rinviato un paio di volte la legge, alcune considerazioni che aveva fatto la Regione non sono state accolte, talvolta bisogna dire che si trattava anche di considerazioni di principio, più che altro, però sostanzialmente le competenze che dovevano andare ai comuni sono rimaste quasi integralmente.
Quindi con questo emendamento che stiamo presentando attualmente, pensiamo che la legge possa essere approvata, e credo che vista la situazione gravissima che oggi caratterizza tutti gli uffici della tutela al paesaggio della Sardegna, quindi quattro uffici provinciali che oggi hanno circa sei mila pratiche arretrate, non ci possiamo assolutamente permettere di rinviare nulla.
Sono d'accordo invece che tutta la materia possa essere rivista, magari successivamente, per tentare di strappare risultati diversi, anche considerato lo Statuto autonomistico della Regione Sardegna, però credo che oggi questo è il massimo che si poteva raggiungere, e credo che se riusciamo ad approvare questo provvedimento moltissime pratiche oggi che sono accatastate negli uffici tutela e paesaggio possono essere sbrigate, nel senso che abbiamo fatto un conteggio, circa il 60 per cento delle pratiche non passano all'ufficio tutela e paesaggio perché verranno esaminate direttamente in comune qualora passi questo provvedimento.
Quindi sono del parere che successivamente si possa rivedere questa legge, però oggi questo provvedimento bisogna approvarlo perché sicuramente risolviamo molti problemi per molti comuni, che oggi sono bloccati da anni per pratiche che possono essere tranquillamente istruite a livello comunale, senza andare all'ufficio tutela e paesaggio.
PRESIDENTE. Poiché non ci sono altri iscritti a parlare dichiaro chiusa la discussione generale. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione spettacolo e sport.
BALLERO (F.D.S. - Progr. Fed). Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Signor Presidente, colleghi, la Giunta ritiene importante l'approvazione di questo atto e quindi concorda pienamente con le decisioni assunte dalla Commissione, che ha adottato una rapida riapprovazione del testo rinviato dal Governo.
In questa sede devo comunque rilevare, perché sarà oggetto di segnalazione che la Giunta farà al Governo dopo il visto su questo disegno di legge, che questo rinvio appare assolutamente pretestuoso e assolutamente inconsistente nel merito, perché ha chiesto che venisse inserita nel testo legislativo una disposizione che dal complessivo ordinamento vigente era già implicitamente ma inequivocabilmente attuata, applicata e senza che ci fosse alcuna deroga oggi nell'applicazione da parte dell'amministrazione.
Quindi l'osservazione del Governo è assolutamente inutile; ci siamo adeguati perché così è più semplice arrivare all'approvazione. Credo però che un confronto anche su questi rinvii del Governo debba intervenire, perché non è ammissibile che una legge perfettamente legittima come questa venga riconfermata nell'identico testo, nell'identica portata, aggiungendo una norma che era già implicita e che il Governo ha voluto che venisse riscritta di identico contenuto a quella che era già vigente.
Detto questo, credo che questo spieghi anche ciò che ha già detto il Presidente; vi sono alcune esigenze minime di adeguamento, per esempio per quanto riguarda le competenze della Commissione, ma credo che su queste sia opportuno che il Consiglio ci ritorni tra breve e per questo, come si era concordato in Commissione, ci sarà, nelle prossime settimane, un disegno di legge specifico della Giunta per questi adeguamenti.
Il Presidente ha ricordato i ritardi che derivano dall'attività delle Commissioni, che sinora avveniva in ordine a tutti i nullaosta di cui all'articolo 7 della legge del '39 che oggi invece in questa materia non intervengono più, ma su questo il Consiglio era già positivamente intervenuto con la previsione di una serie di disposizioni, che sono contenute nella legge originariamente nel testo inviato prima al Governo e che riguardano non solo la composizione della Commissione, ma anche la decadenza, in caso di ripetuta assenza, perché questo si sta verificando in alcune Commissioni che non raggiungono mai il numero legale per mancanza di alcuni dei componenti eletti dal Consiglio regionale, e un adeguamento dei compensi ai componenti delle Commissioni perché è evidente che componenti eletti dal Consiglio, liberi professionisti, avevano una motivazione, se non giustificata, comunque possibile, derivante dal fatto che mi pare 20 o 30 mila lire a seduta erano certamente poco dignitose per professionisti autorevoli.
Credo che questi problemi siano risolti, l'approvazione della legge di delega ai comuni ridarà efficienza e tempestività al rilascio dei nullaosta, che restano di competenza dell'amministrazione regionale, e credo che il Consiglio positivamente vorrà intervenire a breve per fare quelle piccole marginali rettifiche che ridaranno ulteriore e maggiore efficienza a tutto il procedimento.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
(Approvazione titolo? Vedi verbale)
Si dia lettura dell'articolo 1.
CONCAS, Segretaria:
Art. 1
Oggetto
1. La presente legge regola l'esercizio da parte della Regione Autonoma della Sardegna delle competenze in materia di beni paesistici ad essa trasferite ai sensi dell'articolo 6 del D.P.R. 22 maggio 1975, n. 480 (Nuove norme di attuazione dello Statuto speciale per la Regione Autonoma della Sardegna), e delegate ai sensi dell'articolo 57 del D.P.R. 19 giugno 1979, n. 348 (Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Sardegna in riferimento alla Legge 22 luglio 1975, n. 382 ed al D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616).
PRESIDENTE.. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
CONCAS, Segretaria:
Art. 2
Norme comuni ai procedimenti
1. Tutte le istanze proposte dagli interessati per il rilascio delle autorizzazioni di cui all'articolo 3, sono dirette all'Assessore regionale della pubblica istruzione e presentate presso il comune subdelegato ove sono siti i beni oggetto di tutela.
2. Tutti i pareri e i provvedimenti previsti dalla presente legge devono essere motivati.
3. Le comunicazioni e le notifiche di cui alla presente legge possono essere effettuate mediante raccomandata postale con avviso di ricevimento.
4. Ogni comunicazione o trasmissione di atti fra i comuni e gli uffici regionali, prevista dalla presente legge, può avvenire tramite sistemi di facsimile.
5. All'Albo dei comuni e degli uffici regionali di tutela del paesaggio viene pubblicato l'elenco delle istanze di autorizzazione pervenute e dei provvedimenti rilasciati ai sensi dell'articolo 7 della Legge 29 giugno 1939, n. 1497.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
CONCAS, Segretaria:
Art. 3
Competenza del comune
1. Sono rilasciate dall'organo comunale competente per territorio, secondo la procedura di cui ai successivi articoli 4 e 5, le autorizzazioni di cui all'articolo 7 della Legge n. 1497 del 1939, relative a:
a) interventi su edifici privati riguardanti le categorie di opere di cui all'articolo 31 della Legge 5 agosto 1978, n. 457, con esclusione di quelli previsti dalla lettera e) e di quelli ricadenti in aree di centro storico (zona urbanistica "A") non soggette a disciplina di piano particolareggiato o comunque attuativo, ovvero quando tale piano non sia stato precedentemente approvato ai sensi della Legge n. 1497 del 1939;
b) interventi di nuova costruzione ricadenti nelle zone urbanistiche di completamento "B", con esclusione di quelli comportanti la demolizione delle preesistenze edificate nel periodo anteriore al 29 giugno 1939;
c) interventi di nuova costruzione ricadenti in aree soggette a pianificazione attuativa precedentemente approvata ai sensi della Legge n. 1497 del 1939;
d) posa in opera di insegne;
e) linee elettriche di bassa tensione;
f) trivellazione di pozzi per l'utilizzazione delle falde acquifere, escluse quelle minerali e termali;
g) opere agro-silvo-pastorali non residenziali in agro (zona urbanistica "E"), purché sia rispettato l'indice edificatorio pari a 0,03 mc/mq.;
h) attività silvo-colturali, arboricoltura da legno, potature e manutenzione del patrimonio arboreo, opere antincendio e fasce tagliafuoco, lavori di difesa forestale, con esclusione del taglio a raso degli alberi ad alto fusto o cedui e delle opere di rimboschimento interessanti superfici superiori a 2 Ha.
2. Sono parimenti rilasciati dall'organo comunale competente con la stessa procedura i pareri di cui alla lettera d), comma 1, dell'articolo 28 della legge regionale 11 ottobre 1985, n. 23 (Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, di risanamento urbanistico e di sanatoria di insediamenti ed opere abusive, di snellimento ed accelerazione di procedure espropriative), richiesti anche ai sensi dell'articolo 11 della legge regionale 7 aprile 1995, n. 6 (Legge finanziaria 1995), che abbiano per oggetto le opere previste al comma 1.
3. Il Sindaco, tramite gli uffici comunali, esercita funzioni di vigilanza sull'osservanza delle prescrizioni di tutela paesistica, relative ai provvedimenti adottati.
4. Le violazioni a tali prescrizioni di tutela paesistica sono immediatamente segnalate dal Sindaco al competente Ufficio di tutela del paesaggio per i provvedimenti di competenza.
PRESIDENTE. Poiché nessuno ha domandato di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 4.
CONCAS, Segretaria:
Art. 4
Procedura dei provvedimenti comunali
1. Il comune esercita i poteri delegati di cui all'articolo 3 secondo le direttive impartite dall'Assessorato regionale della pubblica istruzione entro quarantacinque giorni dalla entrata in vigore della presente legge.
2. Il Consiglio comunale può formulare una proposta per l'integrazione di tali direttive adeguandole alla realtà territoriale e amministrativa del comune. L'integrazione è adottata con decreto dell'Assessore regionale della pubblica istruzione.
3. L'organo comunale competente rilascia i provvedimenti di cui all'articolo 3, previo parere della Commissione edilizia comunale.
4. Il provvedimento va emanato entro il sessantesimo giorno dalla presentazione della istanza, corredata della documentazione richiesta dalle direttive.
5. La Commissione edilizia comunale deve comprendere un esperto in materia di paesaggio, scelto dall'organo comunale competente fra gli iscritti agli ordini professionali o fra i tecnici dipendenti dalle Amministrazioni pubbliche.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5.
CONCAS, Segretaria:
Art. 5
Procedimento semplificato
1. Qualora l'autorizzazione di cui all'articolo 7 della Legge n. 1497 del 1939, sia richiesta per le opere previste dagli articoli 13 e 15 della legge regionale n. 23 del 1985, l'organo comunale competente emana il provvedimento su parere del solo Ufficio tecnico comunale.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 6.
CONCAS, Segretaria:
Art. 6
Modifica dell'articolo 13 della legge regionale n. 23 del 1985
1. Nel comma 4 dell'articolo 13 della legge regionale n. 23 del 1985 alla fine sono aggiunte le parole "nonché ai sensi della Legge n. 1497 del 1939, e della Legge 8 agosto 1985, n. 431."
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 7.
CONCAS, Segretaria:
Art. 7
Poteri di controllo della Regione
1. La Regione esercita il controllo sull'esercizio da parte dei comuni dei poteri subdelegati attraverso verifiche periodiche.
2. L'Assessore regionale può, ove persista il pubblico interesse, annullare i provvedimenti assunti in violazione delle norme procedimentali di cui agli articoli 2, 4 e 5.
3. I provvedimenti di autorizzazione di cui agli articoli 4 e 5 sono inviati dal comune, con la relativa documentazione, agli organi determinati dalla legislazione statale.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 8.
CONCAS, Segretaria:
Art. 8
Controllo sostitutivo
1. Qualora l'organo comunale competente non provveda, nei termini previsti, al rilascio o al diniego dell'autorizzazione paesistica, il richiedente può presentare, entro i successivi trenta giorni, istanza di autorizzazione al Ministero per i beni culturali e ambientali ai sensi dell'articolo 1 della Legge 8 agosto 1985, n. 431.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 9.
CONCAS, Segretaria:
Art. 9
Provvedimenti di competenza dell'Assessore
1. Le istanze riguardanti i provvedimenti relativi ad oggetti diversi da quelli delegati dall'articolo 3 sono inviate dal comune al competente Ufficio tutela del paesaggio entro trenta giorni dal loro deposito.
2. L'Assessore decide su tali istanze entro sessanta giorni dalla data in cui pervengono.
3. Le decisioni dell'Assessore, escluse quelle relative ad autorizzazioni ai sensi dell'articolo 7 della Legge n. 1497 del 1939, sono adottate sentita la Commissione di cui all'articolo 33 della legge regionale n. 45 del 1989.
4. I provvedimenti, unitamente al parere della Commissione, sono comunicati al comune e notificati agli interessati.
5. L'approvazione da parte dell'Assessore regionale della pubblica istruzione, prevista dall'articolo 12 della Legge n. 1497 del 1939, è necessaria anche per gli strumenti urbanistici previsti dall'articolo 21 della legge regionale n. 45 del 1989.
5 bis. Anche per le autorizzazioni di cui all'articolo 7 della Legge n. 1497 del 1939 di competenza dell'Assessore regionale si osservano le procedure e i termini di cui all'articolo 1 della Legge n. 431 del 1985.
PRESIDENTE.Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 10.
CONCAS, Segretaria:
Art. 10
Norme sulla trasparenza amministrativa
1. Chiunque può richiedere al comune copia degli atti previsti dalla presente legge in suo possesso o visionarli con le stesse modalità e i limiti previsti per la visione ed il rilascio di copia di atti comunali.
2. Non può essere richiesta agli uffici regionali la visione o il rilascio di copia di atti in possesso del comune.
3. Non sono ammessi istanze e ricorsi non espressamente previsti dalla presente legge, salvi i ricorsi giurisdizionali e quelli previsti da norme statali.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 11.
CONCAS, Segretaria:
Art. 11
Adeguamento ordinamento comunale
1. Le norme della presente legge trovano immediata applicazione, pur se in contrasto con atti statutari o regolamentari comunali, anche senza formale recepimento.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 12.
CONCAS, Segretaria:
Art. 12
Composizione e competenze delle Commissioni provinciali per la tutela del paesaggio
1. L'articolo 33 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, è così integrato:
"f) un funzionario designato dall'Assessorato regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica;
g) un funzionario designato dall'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente;
h) un funzionario designato dall'Amministrazione provinciale.".
2. All'articolo 33 della legge regionale n. 45 del 1989, dopo il comma 5 sono aggiunti i seguenti:
"5 bis. La composizione della Commissione, nel caso di deliberazioni relative a provvedimenti di cui agli articoli 1 e 2 della Legge n. 1497 del 1939, ovvero di perimetrazione dei vincoli di cui all'articolo 1 della Legge n. 431 del 1985, è integrata dal Sindaco del comune interessato o da un suo delegato.
5 ter. Ai componenti delle Commissioni provinciali per la tutela del paesaggio nominati dal Consiglio regionale spetta il trattamento previsto per i componenti del Comitato tecnico amministrativo provinciale dei lavori pubblici. In caso di assenza ingiustificata per oltre tre sedute consecutive i componenti esterni di designazione consiliare sono dichiarati decaduti.".
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 13.
CONCAS, Segretaria:
Art. 13
Norma finanziaria
1. Le spese per l'attuazione della presente legge, destinate ai compensi per i componenti le Commissioni provinciali per la tutela del paesaggio, di cui all'articolo 33 della legge regionale n. 45 del 1989, sono quantificate in lire 200.000.000 annui.
2. Nel bilancio pluriennale della Regione per gli anni 1998-2000 sono apportate le seguenti variazioni:
In diminuzione:
03 - PROGRAMMAZIONE
Cap. 03016 -
Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30, L.R. 5 maggio 1983, n. 11, art. 4, L.R. 15 aprile 1998, n. 11 e art. 34, comma 2, L.R. 15 aprile 1998, n. 12)
1998 lire 200.000.000
1999 lire 200.000.000
2000 lire 200.000.000
mediante pari riduzione della voce 8 della tabella A allegata alla legge finanziaria 1998
In aumento:
02 - AFFARI GENERALI
Cap. 02102 -
Medaglie fisse di presenza, indennità di trasferta, rimborsi di spese di viaggio e indennità per uso di auto proprie o di mezzi gratuiti ai componenti e ai segretari di commissioni, comitati e altri consessi, istituiti dagli organi dell'Amministrazione regionale (artt. 7 e 17 bis, L.R. 11 giugno 1974, n. 15, L.R. 19 maggio 1983, n. 14, L.R. 27 aprile 1984, n. 13 e L.R. 22 giugno 1987, n. 27)
1998 lire 200.000.000
1999 lire 200.000.000
2000 lire 200.000.000
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Passiamo ora alla votazione conclusiva col sistema elettronico del testo della legge rinviata. Ricordo ai colleghi che occorre la maggioranza assoluta.
Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S. d'Az.). Presidente, chiedo il voto segreto.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico della legge rinviata numero CCCVI.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 66
Votanti 65
Astenuti 1
Maggioranza 41
Favorevoli 46
Contrari 19
Nulli 1
(Il Consiglio approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LADU - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MONTIS - MURGIA - OBINO - OPPIA - PALOMBA - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SASSU - SECCI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro- VASSALLO.
Si sono astenuti: il Presidente SELIS e la consigliera SCHIRRU.)
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Presidente, vorrei chiederle se può riferire in Aula dell'andamento della Conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha deciso ora di proseguire l'ordine del giorno della settimana già concordato, di verificare domani mattina, in una Conferenza a fine mattinata, la possibilità di inserire a fine tornata il disegno di legge dell'EMSA, di riservare la settimana prossima all'attività delle Commissioni e di riprendere la prima e la seconda settimana di settembre i provvedimenti che abbiamo, con tutto il carico che c'è in Consiglio.
Fissazione dei termini ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (Progr. Fed.). Vorrei chiedere, in base all'articolo 100 del Regolamento interno del Consiglio, la fissazione dei termini per la discussione in Commissione del progetto di legge numero 71 che disciplina la raccolta e la commercializzazione dei funghi. Propongo che sia un tempo di 45 giorni.
Poi vorrei richiamare l'attenzione su altri tre disegni di legge, per i quali l'Aula aveva, in data 3 ottobre 1995, fissato i termini di 60 giorni, per chiedere se non sia il caso, alla luce del comma 2 dell'articolo 100 del Regolamento, di definire l'eventuale proroga, se c'è stata, della quale non sono a conoscenza, per la discussione in Aula dei disegni di legge numero 95 - 96 - 97 che trattano della istituzione dei parchi regionali della Giara, dei Sette Fratelli e di Monte Arci. Il titolo del progetto di legge numero 71 è "Tutela degli ecosistema vegetali e disciplina della raccolta e della commercializzazione dei funghi".
PRESIDENTE. Per l'Aula chiarisco che il consigliere Diana ha chiesto i termini sul progetto di legge numero 71, che riguarda la disciplina per la raccolta dei funghi, e ha proposto 45 giorni. Faccio presente al consigliere Diana che il mese di agosto porta via gran parte di questi 15 giorni e le prime due settimane di settembre sono già programmate come Aula, quindi non spetta a me, ma forse 60 giorni sarebbero più congrui.
Chiedo ai colleghi se sono d'accordo.
Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Per quanto concerne la richiesta del parco della Giara, dei Sette Fratelli e del Monte Arci, devo ricordare al collega Diana e ai colleghi della Commissione che sono, come gli altri, parchi regionali che devono nascere, questo era l'intento, il lavoro in itinere della Commissione, dopo aver completato la riforma della legge 31. Adesso si vuole, con un colpo di mano, scavalcare la legge che istituisce i parchi regionali e passare direttamente a questi parchi.
PRESIDENTE. Scusi, consigliere Boero, adesso lei sta parlando della seconda parte.
BOERO (A.N.). Dei Sette Fratelli...
PRESIDENTE. Però a lei le chiedo, e lo chiedo a tutti i colleghi, se dedicate un attimo di attenzione, se c'è l'accordo per fissare i termini sul progetto di legge 71 che riguarda la raccolta dei funghi. Se sul progetto di legge c'è un accordo, fissiamo i termini di 60 giorni.
Il secondo problema, quello che adesso richiamava, onorevole Boero perché ho diviso le due cose? Perché il secondo problema, i termini sono già fissati, l'Aula li ha già fissati. In Conferenza di Capigruppo però questi progetti di legge 95 - 96 - 97, che riguardano i parchi, a cui lei stesso faceva riferimento, si è ritenuto che forse occorreva un momento di valutazione. Il consigliere Diana chiede il rispetto dei termini. Su questo l'Aula si è già espressa per cui non ci riesprimiamo; farò presente alla Conferenza dei Capigruppo questa esigenza e questo richiamo della volontà dell'Aula da parte del consigliere Diana, poi in sede di Conferenza teniamo conto della volontà complessiva. Non era una richiesta di termini quella del consigliere Diana su quei progetti, quella era già una cosa acquisita dall'Aula, l'Aula si era già espressa.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Sempre sull'ordine dei lavori, approfitto perché sono state fatte alcune richieste. Il mio Gruppo è interessato a conoscere, da lei Presidente del Consiglio, se la Giunta Regionale, nella giornata odierna, ha depositato presso gli uffici del Consiglio il cosiddetto Piano del Lavoro.
PRESIDENTE. Stavo per rispondere che non avevo notizia, ma gli uffici mi dicono che è appena arrivato, lo sto vedendo anch'io, lo metto adesso in carico subito, è arrivato in questo momento e quindi non ho avuto neanch'io tempo di esaminarlo, lo mettiamo in carico alle Commissioni e quindi verrà riprodotto e distribuito in serata, in tempi tecnici per distribuirlo.
Discussione e approvazione del disegno di legge: "Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 1996 e del rendiconto dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione per lo stesso anno" (362)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 362 "Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario '96 e del rendiconto dell'Azienda Foreste Demaniali per lo stesso anno", relatore di maggioranza il consigliere Secci, relatore di minoranza il consigliere Casu. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.
SECCI (Popolari), relatore di maggioranza. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Casu, relatore di minoranza.
CASU (F.I.), relatore di minoranza. Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, colleghi, in data 26 novembre '97 la Commissione Bilancio e Programmazione Economica ha approvato il disegno di legge numero 362 a maggioranza di voti, hanno espresso voto contrario i commissari di Forza Italia. Anche il rendiconto per l'anno 1996, pur essendo definito nell'articolo 1 del disegno di legge "Rendiconto generale della Regione" non è affatto generale, infatti è ancora una volta un rendiconto parziale. In quest'Aula, già in occasione della discussione di approvazione del rendiconto dell'anno 1993 feci notare la incompletezza del documento, esso conteneva il rendiconto di bilancio ma non quello del patrimonio dell'ente. Il fatto si è ripetuto in occasione della discussione del disegno di legge, relativo al rendiconto degli anni finanziari '94 e '95. La Giunta ha continuato imperterrita a presentare in Consiglio, sotto la veste del rendiconto generale della Regione, il solo rendiconto finanziario, omettendo, senza alcuna giustificazione, la redazione del conto del patrimonio.
Invito ancora una volta a leggere l'articolo 63 della legge regionale 5 maggio '93 numero 11, Rendiconto generale della Regione: "la Giunta Regionale presenta al Consiglio regionale, entro il mese di giugno, con apposito disegno di legge, il rendiconto generale dell'esercizio scaduto al 31 dicembre precedente".
La legge prosegue poi con l'articolo 64, conto del bilancio, e l'articolo 65, conto del patrimonio dove si legge: "Il conto del patrimonio deve indicare in termini di valori aggiornato alla data di chiusura dell'esercizio a cui il conto si riferisce, le attività e le passività finanziarie, i beni mobili ed immobili, ogni altra attività e passività, nonchè le poste rettificative". Queste cose le pongo ancora una volta all'attenzione della coalizione di maggioranza, pur sapendo che solo pochi consiglieri sono disposti ad ascoltare il richiamo al rispetto della legge che noi stessi ci siamo dati. La mia parola assume il tono di una denuncia al Consiglio, alla stampa ed ai mezzi di comunicazione, all'opinione pubblica, della violazione da parte della Giunta delle disposizioni di leggi regionali e statali in materia di rendiconto. Non è cosa da niente non rispettare le leggi che impongono all'organo amministrativo dell'ente di compilare i documenti nei quali si rende conto del proprio operato. In un ente più piccolo, ma ugualmente importante, il Comune, questa inadempienza continua e reiterata avrebbe portato allo scioglimento del Consiglio. Non posso non mettere in evidenza che l'inosservanza della legge da parte della Giunta, adesso assume l'arrogante volontà di ignorare qualunque richiamo alla regolarità, alla legalità contabile. Signori della Giunta, chi non rispetta le leggi regionali si mette al di fuori e in stridente contrasto con l'autonomia regionale. E se questo non è regime, che cos'è?
Io ritengo che a questo punto non abbiate più nessuna attenuante. Leggete cosa scrive la Corte dei Conti a pagina 4 della relazione: "Il rendiconto generale della Regione Autonoma della Sardegna , per l'esercizio Io Ritengo che a questo punto non abbiate più nessuna attenuante. Leggete cosa scrive la Corte dei Conti a pagina 4 della relazione: "Il rendiconto generale della Regione Autonoma della Sardegna, per l'esercizio finanziario 1966, è stato presentato alla Corte il 10 maggio 1997, relativamente al conto del bilancio, mentre per quanto riguarda il conto del patrimonio, del quale era stata preannunciata la trasmissione insieme con i consimili conti per i pregressi esercizi finanziari dal 1990 al 1995, la Regione non ha presentato neanche successivamente alcuna documentazione.
Anche il Pubblico Ministero, mentre in merito al rendiconto finanziario dà atto della regolarità del documento, relativamente al conto del patrimonio chiede esplicitamente al collegio di controllo di far constatare la mancata presentazione del conto del patrimonio della Regione.
Il vostro, signori della Giunta, è un atto politico di una gravità estrema. Non si può neanche concepire che colui che amministra la cosa pubblica, non renda conto del proprio operato al Consiglio che è l'organo che rappresenta la volontà popolare dell'isola, che non renda conto a tutta la comunità regionale.
Vi invito tutti, colleghi della maggioranza e dell'opposizione, a leggere la relazione della Corte dei Conti a pagina 12. Il Collegio, dopo aver messo in evidenza, nella prima parte della pagina la regolarità del documento finanziario, nel secondo capoverso scrive: "E` stata per converso constatata la mancata presentazione del conto patrimoniale della Regione che, insieme con il conto del bilancio, compone il rendiconto generale dell'amministrazione regionale". Omissione che si traduce nell'evidente violazione di precise norme dell'articolo 46 del D.P.R. 19 maggio '49, numero 250, l'articolo 65 della legge regionale 5 maggio 1983, numero 11, dell'ordinamento vigente nell'ambito regionale sardo, nonchè delle disposizioni di cui al secondo comma dell'articolo 23 della Legge 5 agosto 1978, numero 468 e dell'articolo 149 del regolamento della contabilità generale dello Stato. La Corte dei Conti denuncia la violazione, da parte della Giunta, di tutta una serie di disposizioni di leggi statali e della legge regionale di contabilità. La Giunta non disarma, continua a violare tutta una serie di disposizioni di leggi statali e regionali, senza neanche giustificare il proprio atteggiamento. Come dice la Corte dei Conti a pagina 59, ove vengono indicate le conseguenze negative relative all'omissione del conto del patrimonio. Preferisco riportare le parole esatte usate dalla Corte (lo indico infatti tra virgolette) "Le conseguenze in termini di impedimento alla Corte dell'assolvimento del proprio dovere di referto, relativamente all'incidenza sulla gestione patrimoniale dei fatti contabili dell'esercizio di bilancio, dell'inadempimento da parte degli amministratori, dell'obbligo di dare con la presentazione del conto del patrimonio fino ad ora omesso, compiuta dimostrazione dei risultati delle azioni finanziarie poste in essere nell'anno di riferimento. Neanche questa bacchettata da parte della Corte dei Conti, scuoterà la Giunta dal torpore nel quale è caduta.
Mi limiterò per ragioni di brevità ad accennare in modo sommario alle incongruenze esistenti nel rendiconto. Mi riferisco ai molteplici conti della Regione, che la Regione ha acceso presso vari istituti di credito ove esistono disponibili, svariate centinaia di miliardi.
La creazione di contabilità fuori bilancio, anzichè scomparire, continua a crescere. Tutto ciò in contrasto con l'esigenza della unitarietà della tesoreria regionale. Un'esigenza sentita per superare la frammentazione dei conti regionali, un'esigenza che scaturisce da una precisa disposizione di legge, articolo 58 della Legge 11/83, la quale stabilisce: "A decorrere dell'esercizio finanziario, successivo all'entrata in vigore della presente legge, le gestioni fuori bilancio sono soppresse".
Anche questa disposizione legislativa della Regione rimane lettera morta. Evidentemente, alla Giunta, ai vari assessori ed ai vari funzionari degli assessorati, fa comodo far uscire dalla contabilità di bilancio, ingenti somme che vanno a finire in cento rivoli di contabilità difficilmente controllabili.
Non vi si chiede di fare cose che non rientrino nei nostri doveri di amministratori; è la legge che ve lo impone, chi non rispetta la legge, viola i diritti dei cittadini e ne deve rispondere, se ne assume tutta la responsabilità civile e politica. Verrete a tempo debito chiamati a rispondere di tutte le vostre inadempienze. Non è ulteriormente tollerabile che vi poniate al di fuori della legge. Il rendiconto finanziario dell'anno '96, mette in evidenza, anche sotto il profilo sostanziale, un dato sconcertante, in esso emerge un disavanzo di amministrazione di 1.961 miliardi, 547 milioni, 746.720.
In effetti, la Regione autonoma della Sardegna, a prescindere dal suo patrimonio immobiliare e mobiliare, crediti, ma, soprattutto debiti e mutui passivi, ha una situazione finanziaria assolutamente precaria. Il risultato è negativo per ben 1.961 miliardi. In termini concreti, se tutti i residui attivi esistenti al 31 dicembre 1996, venissero incassati ed i residui passivi venissero pagati, avremo un deficit di cassa di 1.961 miliardi. A questo punto appare necessario ricostruire la situazione finanziaria della Regione degli ultimi anni, in modo che tutto il Consiglio sappia come stanno le cose. Al 31 dicembre dell'anno 1992, era ancora positiva nonostante la mania spendereccia della Giunta della precedente legislatura, di ben 220 miliardi.
Nell'anno 1993, si registra un passivo di 606 miliardi, che porta la finanza regionale ad un risultato negativo. Infatti al 31 dicembre 1993, si registra un disavanzo di 386 miliardi. Nell'anno 1994, subentra l'attuale Giunta. Essa, nonostante le buone promesse iniziali, non è da meno in materia di spesa pubblica, rispetto alla precedente amministrazione regionale. Infatti, al 31 dicembre 1994, si registra un ulteriore peggioramento dei conti, per lire 208 miliardi, che fa salire il disavanzo totale a 594 miliardi.
Cosa vuole dire "si registra un peggioramento dei conti, per lire 208 miliardi?"; significa che le spese della Regione superano gli introiti di tale ammontare.
Andiamo all'anno 1995, si registra un ulteriore disavanzo di 794 miliardi, cioè, si spende in più rispetto all'entrata dell'ente, 794 miliardi; il disavanzo sale così a lire 1.389 miliardi; nell'anno 1996 non si ha di certo un'inversione di tendenza, i conti della Regione subiscono ancora una crescita negativa di 572 miliardi. Si arriva al 31 dicembre 1996, in cui la situazione finanziaria dell'ente diventa passiva per ben 1.961 miliardi. Non abbiamo a disposizione i dati del 1997 che io ritengo non migliori del 1996. Siamo giunti al punto che oggi la Regione, trascurando l'anno '97 che incrementerà ancora notevolmente lo squilibrio dei conti regionali, dovrebbe contrarre i mutui per 2000 miliardi per sanare lo squilibrio finanziario esistente al 31 dicembre 1996.
Credo che sia necessario a questo punto, una profonda e seria riflessione per stabilire dove, sotto il profilo finanziario, ci sta portando l'attuale Giunta. Forse neanche la stessa Giunta si rende conto del pericoloso binario che sta percorrendo. Essa si sta comportando come colui che spende e non ha neanche il coraggio di contrarre debiti per coprire l'eccedenza della spesa regionale sull'entrata realizzata. Essa vuole lasciare ai governi futuri dell'ente una triste eredità. Non paga i debiti per non trovarsi nell'imbarazzante situazione di insolvenza. Ciò che vi sto dicendo è frutto di analisi dei documenti contabili. Andate a vedere con attenzione il disegno di legge numero 362 che dobbiamo discutere in Consiglio. In esso appaiono residui passivi per 6.984 miliardi - (trascuro i milioni, le centinaia di migliaia di lire e le unità) - fondo di cassa negativo per 2.485 miliardi e 619 milioni. Non vi dico, vi vorrei far capire cosa successe in Commissione bilancio e programmazione quando si lesse questa cifra. Dalla lettura di questa cifra, disavanzo di cassa di 2.485 miliardi, qualcuno impallidì. Dice: "Come facciamo noi ad avere questo deficit di cassa? Chi ci ha anticipato i fondi?"
- Non vi interessa proprio il rendiconto della Regione, proprio non vi interessa! Lo dovreste esaminare con molta, molta attenzione, perchè ci sono migliaia di miliardi di situazione negativa della cassa della Regione! -
A considerare le entrate e le uscite riportate nel rendiconto al 31 dicembre 1996, noi dovevamo avere un disavanzo di cassa di 2.461 miliardi. Poi, si accertò che nessuna banca certamente ci avrebbe fatto un'anticipazione, ci avrebbe acceso un fido per 2.461 miliardi. Io accertai, signor Presidente del Consiglio, che questo passivo era coperto da tutta una serie di contabilità speciali, il che vuole dire che la Regione ha centinaia e centinaia di miliardi al di fuori del bilancio! E` una cosa, sotto il profilo contabile e amministrativo, certamente gravissima e si farebbe bene a cominciare a tenerne conto, perchè credo che non si possa ulteriormente trascurare questo fatto.
Quindi, totale elementi negativi 9.470 miliardi, residui attivi 7.508 miliardi, passivo - come detto in precedenza - 1.961 miliardi. In sostanza il debito netto della Regione al 3 dicembre 1996, è di lire 1.961 miliardi, al quale bisogna aggiungere i mutui passivi già contratti dalla Regione. Si tratta di svariate centinaia di miliardi, non siamo in grado di stabilirlo con precisione, perchè ci manca il conto del patrimonio. E` una bella prospettiva per il futuro della Regione.
Anche in sede regionale arriviamo alla amara conclusione, che i nostri figli dovranno pagare i debiti che sconsideratamente gli adulti hanno fatto.
Adesso non vi annoierò più con le cifre, ma dovrò fare necessariamente delle considerazioni di carattere strettamente politico: signori della Giunta, le finanze regionali sono dissestate; mi piacerebbe tanto avere uno scambio d'idee con i funzionari dell'agenzia Moodys per apprendere come abbiano fatto a collocare la Regione Sardegna ai primissimi posti nella graduatoria degli enti affidabili sotto il profilo della concessione del credito.
Per cui io credo che anche qui faremo il punto sulla situazione quando vedremo i risultati dell'anno 1997, perchè mi pare che sia circolata la voce che il 1997 ha chiuso con un avanzo. Ha chiuso con un avanzo, grazie al fatto che abbiamo contratto debiti per 1000 miliardi. Quindi non è un avanzo, è un avanzo che è scaturito dalla contrazione di questo mutuo di mille miliardi. Lo vedremo meglio quando analizzeremo i dati dell'anno 1997.
Voi direte che è atto di presunzione da parte mia esprimere il giudizio sull'agenzia Moodys. Per la risposta vi invito a leggere "Italia Oggi" del 2 dicembre 1997 dove si legge: "La Moodys, uno degli organismi a cui gli investitori di tutto il mondo si rivolgono per avere una valutazione sullo stato di salute delle società prima di acquistare i titoli, fino a 3 ore prima della dichiarazione pubblica che Yammanchi(?) entrava in coma, non era stata in grado di anticipare nulla del patatrac. La nostra Regione si troverà nella prossima legislatura, alle prese con problemi finanziari immensi. Le entrate tendono a restringersi per la scarsa propensione dello Stato italiano a trasferire fondi alla Regione. Le spese tendono naturalmente a crescere per la forte incidenza che avranno gli interessi passivi e le rate di ammortamento del debito regionale già contratto e quello che si dovrà necessariamente contrarre, per mettere in equilibrio la situazione di cassa.
Potremo dire qualcosa di più preciso quando ci presenterete la finanziaria per l'anno 1998 ed il triennio 1998-2000, nella quale per far quadrare il bilancio ci dovrete dire quale sarà l'entità dei debiti da contrarre.
Io credo che vi dovrete inventare un Marco Minghetti che abbia la capacità di mettere un po' d'ordine nei conti regionali. Penso che non abbiate ancora esaminato l'ipotesi di entrata in vigore dell'IRAP, che porterà sì soldi alle casse regionali, ma ne porterà meno di quelli che non verranno più trasferiti dallo Stato all'ente. Perciò le finanze regionali saranno costrette a dimagrire ancora.
Questa nuova imposta che il governo dell'Ulivo sta per varare, è un'imposta che premierà la grossa impresa industriale e punirà la piccola, piccolissima impresa italiana, gli agricoltori italiani. Ma, in modo ancora più deciso, punirà l'impresa sarda perchè è quasi sempre piccola, ed è un'impresa sotto capitalizzata, e quindi fortemente indebitata.
Quando noi andremo al potere regionale, il popolo sardo se ne guarderà bene dal riconsegnarvelo, dovremo, per risalire la china, sottoporre noi stessi e tutti i cittadini, ad una cura dimagrante spaventosa. Allora, molto probabilmente tenterete la solita carta, far scendere in piazza il popolo contro di noi; non vi riuscirà perchè il popolo è più intelligente di quanto pensiate.
Prima di chiudere questo intervento, voglio rivolgere un'esortazione soprattutto alla coalizione di governo dell'Isola: non approvate questo rendiconto, non approvatelo perchè è parziale, è incompleto, non ci dice come esattamente stanno i conti, tutti i conti della Regione. Farete un servizio, se non lo approvate, alla stessa maggioranza. Costringete la Giunta a rispettare la legge statale e quella regionale. Dite alla Giunta, come ho detto io e come ha detto la Corte dei Conti, presentate oltre al conto del bilancio, il conto del patrimonio; è un vostro preciso dovere di amministratori.
Mi consenta, onorevole Presidente del Consiglio, questa considerazione finale, perchè ho letto in questi giorni, in più giornali, debiti, mutuo per il lavoro: 1000 miliardi. Così, io credo che chi diffonde queste notizie non conosca veramente l'esatta situazione dei conti della Regione, diversamente si vergognerebbe di proporre ancora un mutuo di 1000 miliardi. Dopo che vedremo la previsione nel documento di programmazione economica e finanziaria che prevede ancora la contrazione di mutui per oltre 1000 miliardi all'anno, vedremo un po' quale sarà nella previsione, la situazione nel 2001 dei conti pubblici della Regione. Io credo che ve ne assumerete la responsabilità anche l'anno venturo, quando si tornerà in quest'Aula con il Consiglio rinnovato.
PRESIDENTE.E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi. Che cosa aggiungere a quanto così sapientemente ha indicato il collega Casu nella relazione di maggioranza? Niente certamente in termini di censure che possono essere rivolte alla Giunta Regionale, ma qualche considerazione merita di essere fatta, perchè il futuro scenario che andrà a vivere la Regione Sardegna, dipende anche e non solamente dal bilancio preventivo, ma anche dal conto consuntivo. Intanto, perchè il conto consuntivo altro non è che il documento con il quale chi amministra - e quindi in questo caso la Giunta - rende conto a chi l'ha nominato, e quindi al popolo sardo, della sua attività di amministrazione, e quindi ad esso deve sottoporsi per ottenere il relativo giudizio. E qui va detto che, con un documento frammentario e incompleto, l'attività di rendiconto non è stata affatto resa, e quindi, ingannevolmente, si cerca di ottenere un giudizio che non può essere espresso con cognizione di causa. Ma potrebbe andare ancora bene se, per incapacità contabile, il documento fosse incompleto, ma ciò che è grave è che il documento è volutamente incompleto, perchè con questa sua precarietà, con questo suo modo di essere non esaustivo, si sottraggono elementi di giudizio a chi il giudizio deve dare.
Ha detto il collega Casu che la Corte dei Conti ha fortemente censurato l'operato della Giunta. Però, vedete, che quando la Corte dei Conti fa addebiti singoli e personali, e l'amministratore è chiamato a rispondere, il giudizio della Corte dei Conti ha rilevanza, ha contenuto, impaurisce, perchè si è chiamati a rispondere di tasca propria. Quando il giudizio è così esteso e generalizzato, la nostra classe politica, o meglio la Giunta che ci governa, delle indicazioni, dei rilievi e delle censure se ne infischia.
Può l'amministratore regionale, può la Giunta regionale, con tanta tracotanza, infiaschiarsene del giudizio del giudice amministrativo?
Lo può fare solamente se è irresponsabile, e questa irresponsabilità traspare da tutti gli atti.
Vedete, all'inizio della legislatura si diceva che tutti i mali che l'amministrazione regionale doveva affrontare dipendevano da attività di mal governo degli amministratori che li avevano preceduti. Però, va detto che dai banchi dell'opposizione, già dal primo conto consuntivo, quello relativo al 1993, si indicavano quali erano gli aspetti negativi. Un esempio per tutti: se noi avessimo avuto il conto del patrimonio, e cioè con l'indicazione delle componenti attive e passive del bilancio, avremmo per tempo potuto sapere e individuare che presso le banche giaceva qualche migliaio di miliardi nei fondi di rotazione. Questi denari, almeno per due anni sono rimasti a fare la fortuna delle banche con tassi di remunerazione che erano veramente, ma veramente ridicoli, sull'ordine dei pochi punti percentuali.
Quindi, si è fatta la fortuna delle banche, non si sono fatti gli interessi della Regione Sardegna, perchè non sono stati negoziati e contrattati i tassi attivi e che avrebbero costituito entrate per la Regione, immense risorse sono rimaste inoperose, non sono state impiegate nei processi di sviluppo. Forse era comodo comportarsi in questo modo, perchè di fronte a tanta manna e a tante disponibilità, in assenza di progetti, in assenza di piani di sviluppo, in assenza di interventi programmati, evidentemente, la disponibilità di queste somme, la conoscenza della disponibilità di queste somme, avrebbe creato ulteriori motivi e momenti di addebiti e di censure al governo regionale.
Ricordo con quale enfasi l'allora assessore Sassu spiegava al Consiglio di aver reperito, nella manovra finanziaria del '97, 900 miliardi straordinari dai fondi di rotazione; quello era veramente un atto di denuncia e di accusa alla propria incapacità e alla propria incompetenza.
Presidente, anche con tutta la sua benevolenza e la sua autorevolezza evidentemente non riesce a far sì che in aula ci sia un po' di silenzio. Ovviamente non è colpa sua, ma è colpa dell'uditorio.
PRESIDENTE. Prego, continui.
BALLETTO (F.I.). Quindi dicevo, tutta una serie di atti che denotano la totale assenza della Giunta Regionale nel governo della regione.
Il collega Casu ha fatto rilevare che ad oggi. al 1996, l'indebitamento sfiora i 2000 miliardi. Il giorno che la spesa dovesse essere veramente accelerata significherà che nelle casse della Regione ci sarà un buco di 2000 miliardi, cioè i debiti sopravanzano le attività di 2000 miliardi, in quel momento sarà necessario contrarre i mutui, a meno che la Regione Sardegna non voglia, come un pessimo pagatore, non onorare i propri debiti.
Questo è gravissimo, perché ovviamente così facendo si ledono le aspettative dei soggetti, i quali hanno avuto l'ardire di confrontarsi con la Regione, valendosi di leggi della Regione operative e vigenti. Così si spiega perché le leggi di incentivazione non funzionano, così si spiega perché la 28 è bloccata, così si spiega perché le altre leggi vanno a rilento. Non si è stati capaci di far funzionare una legge 28 che avrebbe dato veramente un impulso notevolissimo all'imprenditoria locale, soprattutto a quella giovanile, e non si è saputo, dando, espandendo ed elargendo denari per quella legge, istituire uno e un solo controllo sull'utilizzo dei fondi e sulle ricadute positive che quegli sforzi della Regione Sardegna con quegli interventi potevano causare. 2000 miliardi al 1996, a questi dovranno necessariamente aggiungersi quelli del 1997.
L'assessore Scano, in un atto di coraggio e di lealtà che sento di dovergli riconoscere, qualche tempo fa ha denunciato che nei conti del 1997 mancheranno, o meglio, ci saranno minori entrate, minori disponibilità per circa 900 miliardi. Questo fatto deriva da eccessi di stima delle entrate che evidentemente, mi si passi il termine, amministratori e assessori un po' "leggeri" avevano abbondantemente sovrastimato per poter, con molta enfasi, dire a chi aspetta risposte "potremo impiegare, potremo spendere qualche migliaio di miliardi in più". Una cosa è presentarsi con un bilancio di 11000 miliardi, gonfiato naturalmente da entrate per 1960 miliardi per l'autorizzazione dei mutui, un'altra cosa invece è presentarsi con 2000 miliardi in meno, e addirittura con 900 miliardi in meno derivante dalla sovrastima delle entrate, quando poi si considera che dal residuo, una volta impegnate le spese per i fondi occorrenti per le spese correnti e la grande emorragia di denaro pubblico che esiste, e non se ne può fare a meno di destinarla, anche se in quel settore una più oculata attività di controllo e di amministrazione potrebbe causare dei risparmi, quando una grande parte di quelle risorse vanno impiegate nella spesa sanitaria.
Allora le somme che rimangono da destinare per il sostegno dello sviluppo, per il sostegno dell'imprenditoria, per creare le condizioni, e questo deve fare il soggetto politico, l'ente locale maggiore della Sardegna, creare le condizioni perché tutti, in condizioni di eguaglianza, possano concorrere con le proprie forze e le proprie capacità in un'economia che oggi non ammette la non competitività, tutti quanti possono concorrere in condizioni di eguaglianza.
E si arriva ai giorni d'oggi con questo fantomatico piano del lavoro, che su richiesta del mio presidente di Gruppo, il presidente Selis ha confermato essere giunto in Aula, un Piano contestato da tutti, un Piano che è stato predisposto sotto la spinta, l'arroganza e il ricatto di Rifondazione Comunista, con tanti aut-aut posti a minacciare le crisi, crisi che non si faranno mai perché quel posto faticosamente conquistato, secondo il loro punto di vista, a distanza di quattro anni dalla legislatura, darà loro la possibilità di partecipare al banchetto della spartizione. E qualche esempio già l'abbiamo avuto per ciò che riguarda i componenti di designazione della Giunta Regionale nella Fondazione, e fortunatamente questo Consiglio, in un sussulto di dignità ritrovata ha, con una mozione che è stata approvata con larghissima maggioranza, invitato la Giunta a recedere dal passo già compiuto di nominare alla presidenza del Consorzio 21 l'onorevole Guido Cappelloni.
Cosa dire di questo Piano? Un Piano che è combattuto ed osteggiato dagli stessi Sindacati che svolgono, istituzionalmente, la loro funzione a difesa di una parte come è giusto che sia, e cioè dei lavoratori, considerato come aria fritta, considerato come inattuabile, considerato come impercorribile nella considerazione che le risorse della Sardegna non sono tali da consentire un indebitamento di questo genere.
Ha detto una bella cosa il collega Casu che può essere inteso come un voto augurale, e cioè che alle prossime elezioni sediate sui banchi delle opposizioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S. d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il rendiconto per il 1996 evidenzia alcuni fatti negativi, cioè mentre i rendiconti '94 e '95 evidenziavano dei fatti positivi che miglioravano la situazione nel '93, dobbiamo invece notare che nel '96 la gestione delle finanze regionali ha presentato alcuni aspetti altamente preoccupanti, un po' alla spicciolata li enuncio.
Le entrate della Regione hanno presentato, relativamente ai residui '95 - '96, una ulteriore mancata riscossione per 4817 miliardi, il che significa che abbiamo un ritardo nella riscossione altamente preoccupante, perché se i 4817 miliardi praticamente a metà del bilancio regionale non vengono riscossi dopo due o più anni, evidentemente il meccanismo di riscossione è fortemente inceppato. Considerato che la stragrande maggioranza delle entrate sono di derivazione dalla finanza statale, evidentemente il meccanismo di trasferimento alla Regione è un meccanismo che prevede tempi estremamente lenti, che finiscono per condizionare pesantemente la stessa credibilità dei bilanci e dei rendiconti regionali; perché se dopo due anni non sono riscossi 4817 miliardi, c'è da chiedersi sull'attendibilità della stessa previsione, se cioè effettivamente sono denari che prima o poi entreranno nelle casse della Regione.
Ma a questo proposito devo notare che i residui del 1996 crescono ulteriormente, perché mentre per l'anno precedente vi erano residui complessivi per 6557 miliardi, a fine del 1996 i residui di entrata assommano a 7501 miliardi, il che significa che sono cresciuti quasi di 1000 miliardi, quindi vi è stato un rallentamento delle entrate per quasi 1000 miliardi. Il che vuol dire che il fenomeno, che già presentava tutta la sua gravità nel 1995 con 6557 miliardi di cui, come abbiamo visto, 4817 non sono stati riscossi neppure nell'anno seguente si è incrementato di quasi 1000 miliardi, il che vuol dire che il sistema di riscossione delle entrate effettivamente è in graduale peggioramento rispetto ad una situazione estremamente grave.
Quanto invece ai residui passivi, vi è da notare anche qua che vi è una grossa parte che non viene pagata neppure dopo oltre i due anni, ed esattamente 3674 miliardi, il che vuol dire che la velocità della spesa è comunque superiore a quella dell'entrata, con conseguenti problemi di cassa che poi vedremo. Però, anche qua, dobbiamo rilevare che l'accelerazione della spesa, che era stata fortemente evidente negli anni precedenti ha avuto un certo rallentamento, perché se è vero che alla fine del '95 c'erano 5894 miliardi di residui passivi, dobbiamo rilevare che si sono aggiunti 3310 miliardi a fronte di pagamenti sui residui di 2220 miliardi, anche qua 1100 miliardi... è aumentata la somma dei residui passivi, cioè la velocità di spesa è diminuita, si è aggravata la situazione per 1100 miliardi, anche qua evidentemente la macchina regionale ha dimostrato di funzionare in modo peggiore, il che è tutto dire rispetto alla situazione degli anni precedenti. Fra i dati particolarmente preoccupanti vi è la questione del fondo cassa, che presentava, al 1° gennaio del '96, 1746 miliardi di passivo. Riesco anche a capire molto poco come sia possibile avere un fondo cassa passivo per questa cifra, e la situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che al 31 dicembre '96 il passivo di fondo cassa raggiunge 2485 miliardi.
Siccome credo che le anticipazioni del Tesoriere siano in misura estremamente limitata, perché nei bilanci di previsione ci limitiamo a qualche decina di miliardi di previsione e di anticipazione del Tesoriere, credo che, a meno che sia una bancarotta, ma questo non mi risulta perché la Regione fa fronte all'emissione di mandati regolarmente, che questo risultato sia ottenuto utilizzando i fondi depositati presso i Tesorieri nelle contabilità speciali, il che vuol dire che le contabilità speciali hanno quanto meno una capienza per 2400 miliardi, e il che vuol dire che effettivamente il problema delle contabilità speciali sta diventando un problema di grande importanza, perché significa che gran parte delle finanze regionali si svolge all'oscuro del Consiglio, da quando non è necessario allegare più al preventivo di bilancio lo stato di contabilità speciali, queste contabilità speciali stanno lievitando, ne abbiamo riscontro da questa cifra, senza che il Consiglio abbia veri strumenti di intervento.
Ora dico che è anche vero che tenere i fondi in contabilità speciale ha un grosso vantaggio, che questi fondi non stanno nella Tesoreria dello Stato, e quindi praticamente sta diventando un'elusione a favore della Regione del principio della Tesoreria unica con lo Stato. Però, effettivamente, a questo punto credo che data l'entità della cifra bene farebbe la Giunta, per chiarezza contabile, ad allegare, per conoscenza del Consiglio, un prospetto che dica le entità di queste contabilità e come vengono utilizzate, perché non è che dobbiamo ricavarne la situazione indirettamente da questi dati, effettivamente se la Regione ha 2400 miliardi in contabilità speciali, quanto meno quella cifra, dobbiamo sapere anche dove la regione li ha e perché non li spende, perché si sono attinti negli anni decorsi dai fondi di rotazione, probabilmente vi sono altre contabilità in cui operare di bisturi può essere ampiamente necessario.
Non mi abbandono invece a considerazioni sul bilancio dell'Azienda Foreste Demaniale, perché credo che questa qui sia un'anomalia, un'azienda che amministra soprattutto fondi prelevati direttamente dal bilancio regionale, che non passano neppure direttamente dal suo bilancio, effettivamente non si capisce come possa essere un'azienda autonoma, effettivamente o riconduciamo l'Azienda Foreste Demaniali fra i servizi dell'Assessorato dell'Ambiente, oppure diamogli autonomia come ente regionale, dandogli un bilancio, che pure attingendo al bilancio complessivo regionale abbia una chiarezza contabile, perché praticamente l'Azienda Foreste Demaniali amministra fondi al bilancio regionale al di fuori della normale contabilità regionale, ma con una contabilità separata come se fossero contributi dati ad un privato, il che non ci sembra estremamente corretto.
Riassumendo, ritengo che questo consuntivo evidenzi i problemi della nostra Regione, quindi una gestione burocratica, lenta, dei sistemi di gestione, bilancio non adeguati, la necessità di una nuova normativa, gestione del bilancio che emerge con tutta chiarezza, ma soprattutto sono dati che non consentono una valutazione complessiva dello stato delle finanze regionali. Emerge chiaramente che quando si dice che la Regione ha i fondi fermi presso le banche questa è pura fantasia, perché quanto meno non sono fermi ma servono a coprire il deficit di cassa della stessa Regione. Questo conto consuntivo è però il segno di una inadeguatezza complessiva degli strumenti di governo, oltre di deficit gestionali, riconducibili ad una cattiva gestione politica della Regione, ma su questo chiaramente è difficile, a distanza di due anni, fare il processo, anche perché invece abbiamo episodi recenti che ci consentono di farlo molto meglio, però anche questi documenti, al di là anche della mancanza dello stato del patrimonio, evidenziano una mancanza di chiarezza.
Siccome dobbiamo discutere il documento di programmazione economica e finanziaria, e le scelte relative a quel documento esigono invece estremamente chiarezza, invito l'Assessore alla Programmazione a proseguire nell'opera che ha già fatto di chiarire gli esatti termini delle finanze regionali, perché le finanze sono una cosa seria e non si possono certamente gestire con demagogia; le decisioni politiche le dobbiamo prendere, ma le dobbiamo prendere sulla base di dati certi, o comunque su previsioni estremamente attendibili, tenendo conto di tutto il complesso della finanza regionale e delle possibilità di intervento che abbiamo, considerata che è in gran parte una finanza derivata.
Siccome il Consiglio regionale ha atteso la decisione che spostano centinaia, se non migliaia e miliardi verso obiettivi più o meno discutibili ma verso un motivo fondamentale, che è quello del lavoro e dell'occupazione su cui siamo tutti d'accordo, vorremmo, per poter decidere queste cose, che l'Assessore su questi dati di contabilità regionale facesse estrema chiarezza e ponesse il Consiglio in condizioni di scegliere.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare dichiaro chiusa la discussione generale. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Della dinamica e delle prospettive della finanza regionale, del debito e degli investimenti avremo presto occasione di parlare, oggi abbiamo un oggetto molto più limitato, il rendiconto generale del '96, e naturalmente la connessa tematica dello stato della contabilità regionale.
Collega Casu, debbo dire che sul piano dell'ordine dei conti si è registrato un netto passo in avanti. Trovo, lo dico schiettamente, in questa occasione le critiche rivolte alla Giunta un po' fuori luogo. Sono state lette alcune espressioni, alcune frasi della relazione generale della Corte dei Conti, del Procuratore Generale della Corte dei Conti del luglio '97; io leggo due frasi della relazione del Procuratore Generale della Corte dei Conti di quest'anno, del 26 giugno '98, le leggo testualmente, così non ho necessità di argomentare più a lungo la risposta.
"L'Amministrazione Regionale ha conseguito l'obiettivo della normalizzazione dei propri adempimenti contabili e con la presentazione, entro i termini di legge, del rendiconto generale '97 completo del conto del patrimonio, ha assolto integralmente il fondamentale dovere di rappresentazione dell'attività gestoria.
Se si considera che sono stati inviati alla sezione di controllo della Corte anche i conti del patrimonio relativi agli esercizi dal '91 al '96, si ha la netta percezione dell'impegno profuso nel porre rimedio ad una situazione di inadempienza che durava dal 1991". Credo di non dover aggiungere altro sulla questione dei conti del patrimonio.
Sono stati sottolineati alcuni altri problemi, uno relativo alla questione del disavanzo, il disavanzo al 31 dicembre '96 era esattamente quello segnalato nella relazione di minoranza, oltre che in quella di maggioranza. Anche qui, però, questa considerazione va posta in un contesto più vasto, nel senso che la gestione dell'anno '97 si è chiusa registrando, come è noto, un avanzo di gestione pari a 656 miliardi, che porta dunque il disavanzo di amministrazione a 1304 miliardi.
Sulla questione delle entrate debbo dire che le osservazioni fatte da Bonesu sono condivisibili. Io stesso ho avuto modo, molto di recente, nell'incontro col Ministro del Tesoro e del Bilancio Ciampi e con il Ministro delle Finanze Visco, di porre la questione della precarietà del rapporto Stato - Regione per quanto riguarda l'accertamento, la riscossione e i trasferimenti relativi al gettito tributario, precarietà tale da creare problemi seri, perfino in relazione all'uso dei dati previsionali e dunque alla redazione dei bilanci, dicevo ho avuto modo di porre queste questioni all'attenzione del Governo.
Per quanto riguarda i residui passivi, abbiamo manifestato una posizione molto netta durante la sessione di bilancio e l'abbiamo riportata in un atto ufficiale approvato dalla Giunta, che ora è all'esame del Consiglio, cioè il documento di programmazione economica e finanziaria.
Per quanto riguarda l'indebitamento, considero tutt'ora valido quanto scritto nel documento di programmazione; spero che il documento di programmazione possa essere discusso dall'Aula prima dell'interruzione per le ferie, prima, nell'annuncio dell'ordine del giorno non ho sentito un riferimento né al DPF, né alla "402", assumeremo come Giunta le necessarie iniziative a questo propositivo, avvalendoci delle prerogative consentite dal Regolamento consiliare, anche perché non esaminare il programma relativo alla "402" significa, lo dico in termini molto chiari, tenere fermi 580 miliardi.
Per quanto riguarda le contabilità speciali, le mie considerazioni partono dalla riflessione che da ultimo faceva Bonesu, a proposito del fondo cassa al 31 dicembre '96. Naturalmente, è stato detto da Bonesu io non ho che da confermare, il deficit di cassa di 2485,6 miliardi è riferito al solo conto ordinario del bilancio.
Questo deficit non tiene conto dei conti in sospeso di entrata e di spesa, ma soprattutto non tiene conto delle contabilità speciali, infatti il conto unico di Tesoreria, sul quale viene individuato il plafon di detenibilità ai sensi della Tesoreria unica, è composto anche delle contabilità extra bilancio, cioè dal fondo sociale, dal fondo Piano Zone Interne, dall'Agenzia del lavoro, dal fondo per la formazione professionale, i cui rispettivi fondi cassa, tutti positivi a quella data, cioè la data del 31 dicembre '96, portano per quanto riguarda il conto unico di Tesoreria ad un totale del saldo di più 22 miliardi circa. Quindi, aggiungo, che proprio questa situazione ha consentito che la Regione, nonostante il deficit del fondo cassa, abbia potuto non far ricorso, stiamo parlando del '96, ad anticipazioni di Tesoreria, ma è valido anche per il '97, in quanto ha potuto supplire ai pagamenti mediante l'utilizzo delle giacenze di cassa, delle contabilità speciali gestite extra bilancio.
Peraltro, sulle contabilità speciali, ho avuto modo di esprimere la posizione della Giunta a lungo e ripetutamente durante la sessione di bilancio, nel senso di manifestare l'intenzione e la volontà molto ferma di camminare con la necessaria gradualità verso la soppressione; questo consentirebbe di tenere in vigore solo, questo naturalmente risponde a ragioni di opportunità e di utilità, solo quelle istituite per l'attuazione dei programmi finanziati dallo Stato, per lo più in esecuzione dell'articolo 13 dello Statuto, cioè la 268 e la 402.
Avendo ricordato all'inizio il giudizio positivo della Corte dei Conti sull'attività di riordino della contabilità regionale in questi anni, non ritengo necessario soffermarmi oltre. Dico solo, come poc'anzi accennavo, che per quanto riguarda le politiche di bilancio, i problemi degli investimenti, del debito, la necessità di mantenere una linea di risanamento e di riforma, anche contemperandolo col necessario sforzo per gli investimenti, per lo sviluppo e per il lavoro, avremo molto presto occasione di per discuterlo.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
(Lettura del titolo? Vedi verbale)
Si dia lettura dell'articolo 1.
(Segue lettura)
Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Sull'ordine dei lavori. Come è possibile discutere ed approvare l'articolo 1, che praticamente prevede l'approvazione dell'intero rendiconto sia della Regione che dell'Azienda Foreste Demaniali, quando nel merito dei diversi articoli non si è ancora né discusso, né proceduto all'esame.
PRESIDENTE. Sospendo l'articolo 1, lo votiamo alla fine.
Si dia lettura dell'articolo 2.
(Segue lettura)
Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Vorrei semplicemente chiedere all'Assessore se nell'individuazione delle entrate nell'importo che è stato appena letto dalla segretaria, sono tenuti nel debito conto i riaccertamenti di cui alle indicazioni date dallo stesso assessore che, negli esercizi precedenti, quindi nel 1996, ritengo ancora nel 1995 (non ricordo bene), si erano verificate quelle minori entrate che poi davano origine a quell'importo di circa 900 miliardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Prog. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. E` una domanda un po' maliziosa, ma la risposta è molto semplice: il conto consuntivo si riferisce, diciamo, a movimenti di cassa e non ai dati previsionali.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare sull'articolo 2, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
(Segue lettura)
Poichè nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 4.
(Segue lettura)
Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Signor Presidente, una breve riflessione sulla parte conclusiva dell'articolo 4 nel quale si legge: Il deficit di cassa, più volte richiamato, di 2.485 miliardi.
Certo che predispone male una contabilità così presentata con un deficit di cassa della Regione autonoma Sardegna al 31 dicembre, di 2.485 miliardi!
Ma, la cassa è globalmente attiva di 22 miliardi. Io lo so che la cassa è attiva di 22 miliardi. E' attiva di 22 miliardi perchè nella determinazione dei 2.485 miliardi di negativo, entrano in gioco diverse poste. Oltre alle contabilità speciali per 700 o 800 miliardi (e sono tanti 700 o 800 miliardi di contabilità speciali, contabilità al di fuori della gestione di bilancio) il che stà a significare che noi come Consiglio non sappiamo niente. Esistono anche circa 1.700 miliardi riscossi e non ancora imputati nei capitoli di bilancio. Ora, che la Regione autonoma abbia, in sede di chiusura di esercizio 1.700 miliardi incassati (non sto parlando di 4 noccioline) e non ancora imputati nei capitoli del bilancio mi da la misura che la contabilità regionale, certamente, lascia parecchio a desiderare.
Colgo l'occasione anche, non per rispondere All'assessore, per carità, che mi dice che sono stato severo nei confronti della Giunta; io credo che dalla lettura di questo rendiconto, quando io ho fatto la relazione avevo in mano questo rendiconto, quello del 1996, non quello del 1997. La consegna della mia relazione porta la data 4 dicembre 1997. Non potevo conoscere le risultanze del 1997.
Però, aggiungo anche un'altra cosa: io discuterò molto sull'avanzo del 1997, perchè l'avanzo del 1997 - lo vedrò meglio con il rendiconto - scaturisce non già da un risparmio del 1997, dimenticatevelo questo! Scaturisce dal fatto che nel 1997 abbiamo contratto un debito di 1000 miliardi. Quindi, scaturisce l'avanzo perchè c'è un debito di 1000 miliardi. Debito contratto alla fine del 1997, quando fondi in cassa non ce n'erano più. L'Assessore l'ha rilevato più volte, che in pochi giorni o qualche settimana, i 1000 miliardi incassati per la contrazione del debito, scomparvero. Scomparvero perchè si fecero i pagamenti che, evidentemente, incominciavano a segnare il passo, perchè i soldi in cassa non c'erano.
Quindi, caro assessore, la prego di considerare la mia relazione, in relazione (scusate il bisticcio) al rendiconto del 1996 e nel del 1997.
Quando prenderemo in esame il rendiconto del 1997, allora io dirò le cose che scaturiscono da quel rendiconto.
Mi consenta Assessore, mi fa piacere che finalmente il conto del patrimonio con il rendiconto del 1997 sia stato compilato. Chissà che non ci sia qualcosa che scaturisce dalle sollecitazioni che io vi ho fatto per il 1992, 1993, 1994, 1995 e per il 1996. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, solo per rilevare quello che mi sembra un errore materiale: l'ultima cifra dell'articolo 4 viene attribuita al disavanzo finanziario al 31 dicembre 1995. In realtà, sulla base di quanto detto nel comma 1, dovrebbe essere il disavanzo finanziario al 31 dicembre 1996. Quindi, mi sembra un errore materiale.
PRESIDENTE. Grazie al consigliere Bonesu per l'attenzione e per il suggerimento. In sede di coordinamento vedremo.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Prog, Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Solo per dire al collega Casu che non è che è stato severo, è stato più severo della Corte dei Conti.
Io so bene, naturalmente, che la sua relazione risale all'ottobre del 1997, quindi, a poco meno di un anno fa, però, è anche vero che nel frattempo la situazione è cambiata. Quindi, io la prego di considerare che nel frattempo è successo che la Giunta ha potuto inviare alla Corte dei Conti i conti del patrimonio relativi al 1991, il 10 aprile 1998, del 1992, 20 aprile, del 1993, 22 aprile, del 1994, 27 aprile, del 1995, 27 aprile, e del 1997. E questo naturalmente rappresenta, la Corte dei Conti ne ha dato atto alla Giunta, un passo avanti notevolissimo nella rappresentazione dell'attività di gestione della Regione e nella normalizzazione dei propri adempimenti contabili.
Per quanto riguarda la problematica del rapporto fondo cassa-contabilità speciale ho detto prima e quindi non aggiungo nulla. Ho ripreso per un secondo questo argomento semplicemente per dire che se è vero, e questo non può non essere riconosciuto, che c'è una certa anomalia o un'anomalia che va sanata, per quanto riguarda la dimensione e i profili delle contabilità speciali, che si sono effettivamente estese a dismisura in tipologia e in entità, però non è giusto dire che il Consiglio non sa nulla delle contabilità speciali, perchè, com'è noto, in quel voluminoso pacco che ogni anno ci viene consegnato, quando la Giunta approva la manovra di bilancio, c'è anche un documento che è relativo allo stato di attuazione delle contabilità speciali.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 4. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5.
(Segue lettura)
Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 6.
(Segue lettura)
Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazioen. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 7.
(Segue lettura
Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Era stato sospeso su suggerimento del collega Balletto l'articolo 1. Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del disegno di legge numero 362. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Presidente, molto brevemente, l'Assessore replicando a una qualche domanda, ha detto che alla inadempienza della presentazione dei conti patrimoniali è stato posto rimedio. Sarebbe stato però opportuno, Assessore, per quanto il disegno di legge risalga all'ottobre del 1997, e mi è parso di capire, forse mi sono un pò distratto, che all'adempimento si è dato corso nel 1998, in data successiva, cosa avrebbe ostato, Assessore, se anche informalmente fosse stato messo a disposizione del Consiglio il conto del patrimonio del 1996, posto che esiste e che il collega Casu è dal 1992 che lo chiede?
Quindi, si poteva, forse con un pochino di attenzione in più, metterlo a disposizione, così forse quegli aspetti che sono stati oggetto anche di censure e di richiami in aula potevano essere superati e magari si sarebbe potuti entrare nel dettaglio di quel conto.
Volevo aggiungere che il compito fondamentale di una maggioranza, Assessore, perchè lei ha detto che il 1997 si è chiuso con un avanzo di cassa di 600 o 700 miliardi circa, se fosse un avanzo di competenza sarebbe - non abbiamo gli atti a disposizione, quindi stiamo andando così a spanne - se fosse un avanzo di competenza, Assessore, lei sa che compito di un pubblico amministratore è quello di chiudere un bilancio in pareggio, perchè se vi è un avanzo significa che risorse disponibili non sono state impegnate, e quindi non sono state utilizzate nei processi di sviluppo secondo la concezione alla quale facevamo riferimento prima. Quindi, se è un avanzo di competenza, non è motivo di vanto perchè dimostra che non si hanno programmi, che non si hanno progetti e quindi, non si è capaci di incidere. Se invece è un avanzo di cassa, cosa che è più probabile, come ha indicato prima il collega Casu, la disponibilità, se è di cassa, rinvia proprio alle entrate che derivano dalla contrazione dei debiti, e cioè dall'emissione di obbligazioni regionali, i famosi Bor, effettuata alla fine dell'anno, che ha portato disponibilità alle casse regionali di circa 1000 miliardi.
Se è un avanzo di competenza, la Regione non è un banca e non deve risparmiare; deve spendere e deve impiegare le proprie risorse.
Per i motivi detti in precedenza e per queste altre brevissime considerazioni che ho svolto adesso, penso proprio di non poter dare il mio voto favorevole al conto consuntivo del 1996.
Presidente. Procediamo alla votazione.
Rispondono sì i consiglieri: ARESU - BALIA - BERRIA - BUSONERA - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - GHIRRA - GIAGU - LA ROSA - LODDO - MACCIOTTA - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MONTIS - MURGIA - OBINO - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - RANDACCIO - SANNA Salvatore -SASSU - SCHIRRU - SECCI - TUNIS Gianfranco - USAI Pietro - VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - CASU - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS - FRAU - GIORDO - GRANARA - LIORI - LIPPI - LOMBARDO - MANUNZA - OPPIA - PITTALIS - SANNA NIVOLI - TUNIS Marco - USAI Edoardo.
Si sono astenuti: il Presidente SELIS e i consiglieri: BONESU - SANNA Giacomo.
Risultato della votazione
Presenti 63
Votanti 60
Astenuti 3
Maggioranza 31
Favorevoli 39
Contrari 21
(Il Consiglio approva)
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Sempre sull'ordine dei lavori, Presidente. Lei ha dato comunicazione qualche ora fa che è stato presentato dalla Giunta il Piano per il lavoro. Vorrei sapere, se gli uffici hanno esaminato l'ammissibilità o meno dei disegni di legge in relazione alla copertura finanziaria. Vorrei cortesemente una risposta e vorrei cortesemente che il Presidente mettesse, almeno ai Capigruppo dell'opposizione, urgentemente il testo a disposizione.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, io ho già dato disposizione che venisse duplicato, che almeno le prime copie venissero distribuite. Credo che in serata questo sarà disponibile, almeno per i Capigruppo.
Credo che sia stato possibile, e io stesso non ho avuto modo di verificare proprio materialmente, lo farò in serata e domani si potranno esaminare questi aspetti con la messa in carico alle Commissioni competenti. Però credo che sia giusto prima possibile averne a disposizione delle copie minime.
Discussione generale del: "Piano socio assistenziale per il triennio 1997-1999" (Doc. n. 33)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento 33 A, Piano socio-assistenziale per il triennio '97-'99. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore consigliere Ivana Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI IVANA (Progr. Fed.), relatrice. Presidente, colleghi e colleghe, la Settima Commissione ha approvato, nella seduta del 17 giugno del 1998, all'unanimità dei presenti il provvedimento avente per oggetto il piano socio-assistenziale per il triennio 1998-2000, che ha visto la Commissione impegnata per diversi mesi nell'esame, nella discussione del piano stesso.
E` stata una discussione molto approfondita, una discussione di rilevante importanza, soprattutto perchè eravamo ben consapevoli che stavamo andando a delineare uno strumento che avrebbe designato gli interventi delle politiche sociali per i prossimi anni; noi speriamo per non più di un triennio, ma, vista l'esperienza del primo piano socio-assistenziale, abbiamo inteso rendere questo strumento il più duttile possibile affinchè diventi realmente uno strumento operativo per gli enti locali e per gli operatori.
Sono trascorsi 8 anni dalla data di approvazione del primo piano socio-assistenziale che, come ricorderete, era valido per il triennio 1990-1992, e sono profondamente mutate le condizioni sociali in cui i servizi vengono offerti. Le risposte si impongono di volta in volta differenziate e specifiche, in una società sempre più coinvolta in processi di implementazione delle nuove tecnologie. Gli anni recenti hanno visto inoltre modificato il sistema sanitario che tanta parte ha nell'organizzazione e nell'offerta dei servizi, soprattutto per gli aspetti legati a quelle competenze di confine tra il sanitario e il sociale, per le quali l'integrazione consente di gestire concretamente quello che è stato indicato come il continuum assistenziale tra servizi sanitari e servizi sociali. In realtà, questo punto è stato elemento di discussione molto lungo ed ampio, proprio perchè ci rendiamo conto che siamo in una situazione di modifiche sostanziali, sia del cosiddetto Welfare State che non può non avere ricadute, non solo organizzative di strutture ma anche finanziarie nella nostra Regione, ma anche perchè nel frattempo, rispetto al primo Piano socio-assistenziale, abbiamo subito modifiche rilevanti nella riorganizzazione del sistema sanitario, come ricorderò molto velocemente: l'istituzione delle aziende, l'istituzione dei dipartimenti, luoghi di integrazione reale tra i servizi sociali e sanitari.
Purtroppo, è obbligo ricordare anche i ritardi con cui queste modifiche sono state applicate qua in Sardegna. Ricorderemo che è solo all'inizio di questa legislatura, che la Regione ha approvato il recepimento della 552 e della 517 che ridisegnava la sanità a livello regionale e che solo in questa in questa legislatura è stata di conseguenza approvata la legge numero 10 che è quella della contabilità aziendale, che anch'essa ha rilievo non secondario rispetto all'organizzazione dei servizi.
Credo che noi, così come auspichiamo con l'approvazione del piano socio-assistenziale e, speriamo entro questa legislatura del piano sanitario regionale, con la già approvazione, con l'approvazione già avvenuta del Piano per la psichiatria e della ristrutturazione della rete ospedaliera, io credo che questa legislatura, per quanto riguarda il comparto sanitario e sociale, possa avere sicuramente un esito positivo o un risultato piuttosto positivo. Si pone quindi, dicevamo, una risposta qualificata ai bisogni sociali attraverso l'adeguamento delle risorse necessarie per il loro finanziamento, elevazione degli standard per il raggiungimento della qualità e dell'efficienza.
L'iter del provvedimento, ad onor del vero, si è presentato subito di non semplice percorso, sia per ragioni dovute alle complessità del testo, e questo bisogna dirlo, perchè noi abbiamo proceduto a una semplificazione, come dirò in seguito, ma soprattutto perchè ci siamo resi conto ed era molto visibile l'impegno, da parte delle strutture dell'Assessorato, di un'elaborazione anche molto approfondita, di una ricerca molto approfondita, dovuta anche dal lasso di tempo di totale carenza di un'organizzazione e di una programmazione in campo sociale, sia però per i problemi legati a una maggiore evidenziazione dei diversi livelli di intervento e degli aspetti programmatori e finanziari. Cioè abbiamo inteso far sì che questo piano socio-assistenziale, questo nuovo piano socio assistenziale sia e diventi uno strumento di facile consultazione. Il piano dovrebbe diventare quindi uno strumento reale di consultazione per la programmazione da parte degli enti locali e degli interventi sociali. Si tratta certamente, ne siamo consapevoli, di un problema culturale da affrontare. Cosa voglio dire con questo? Voglio significare un problema che si è posto da parte di tutti noi, o una parte di noi, che siamo anche amministratori di enti locali oltre che legislatori, del piano socio-assistenziale, della capacità programmatoria del piano e della scarsa utilizzazione da parte degli amministratori locali, e debbo dire, anche degli operatori nella predisposizione dei loro piani socio-assistenziali, e quindi, nella richiesta di servizi e di strumenti da parte dei comuni alla Regione stessa.
Quindi, quello che già veniva auspicato nel primo piano socio-assistenziale, noi speriamo che diventi realtà con questo secondo piano socio-assistenziale. Cioè, noi abbiamo inteso, accogliendo in questo senso la proposta che veniva da parte dell'Assessore, un coinvolgimento reale di tutte le figure preposte nel piano socio-assistenziale, oltre che agli operatori sociali in senso stretto, ma a tutti quelli operatori sia a livello sanitario che a livello dei Provveditorati agli studi, che a livello dei tribunali per i minori che a livello di altre Commissioni, che a livello del volontariato che assume in questo piano un ruolo molto più definito che non nel primo, ma naturalmente anche per la ovvia valorizzazione e ampliamento che in questi anni si è avuto del cosiddetto terzo settore. Quindi, coinvolgimento reale da parte di tutti gli autori del piano stesso. Una responsabilizzazione degli operatori che devono operare in stretta collaborazione con gli amministratori, al fine d'individuare i bisogni reali delle popolazioni, che debbono tramutarsi in interventi operativi mirati. Questo impone che l'ente pubblico abbia una puntuale conoscenza del territorio, dei servizi e della capacità d'integrazione tra i servizi sociali ed i servizi sanitari, affinchè possa essere organizzata una risposta di accoglienza di orientamento per il cittadino che esprime il bisogno sociale.
Sotto questo profilo rimane non del tutto completa la risposta nel piano socio-assistenziale, anche per le ovvie interrelazioni che esso ha con il piano sanitario regionale non ancora perfezionato, ma che sappiamo in dirittura d'arrivo. Dalla lettura del piano socio assistenziale, si evince come le interrelazioni con il piano sanitario regionale dovute anche ad una cambiata cultura (se mi passate il termine) di risparmio finanziario, che però poi si tramuta in mancanza di duplicazione di servizi nel piano sociale e nel piano sanitario e quindi, la reale interrelazione che noi saremo in grado, o che gli operatori, e quindi, a livello degli enti locali, sarà in grado di predisporre.
Rispetto al primo piano socio-assistenziale, in questo piano sono notevolmente apprezzabili i numerosi dati relativi ai servizi e quindi, anche alla capacità rispetto a questo, che viene data agli operatori degli enti locali, di un'analisi più congrua dei bisogni che arrivano dal territorio.
Bisogna dire che la commissione ha inteso operare una sorta di semplificazione, nel senso che dicevo prima e che voglio qua riprendere perchè ritengo sia chiaro. Come dire, la commissione ha colto la filosofia di fondo che veniva posta nel piano ma, ha ritenuto che un'enfatizzazione ed una ridondanza di alcuni concetti, pur condivisibili, in qualche modo appesantissero il Piano stesso e facessero allontanare quelli che erano gli obiettivi che il Piano voleva raggiungere e soprattutto, se entriamo nella logica di far sì che questo Piano sia un Piano strumento, quindi un Piano di consultazione, non un Piano che una volta approvato si va a leggere solo la ripartizione della spesa che si trova nei capitoli finali. Quindi uno strumento che sia anche uno strumento cogente di programmazione del territorio, allora abbiamo inteso eliminare parti di argomentazioni che potevano essere condivise o no, e che la Commissione di volta in volta ha inteso condividere oppure no, e che noi abbiamo ritenuto non fossero strettamente connesse ad una lettura più agevole del Piano stesso.
Il testo predisposto dalla Commissione è stato ulteriormente riletto ed emendato in una discussione successiva e in questo caso abbiamo ritenuto innovarlo per alcuni aspetti senza peraltro, come dicevo, intaccarne la filosofia di fondo. In particolare la Commissione ha condiviso gli obiettivi generali e gli obiettivi specifici del triennio, ma ha ritenuto di operare nella parte relativa alle linee di intervento una semplificazione del testo che conferisse maggiore visibilità agli interventi di programmazione, la Commissione ha previsto inoltre, nell'ambito delle reti di solidarietà primaria, previsioni tese a garantire solidarietà, sostegno e soccorso alle donne vittime di maltrattamenti fisici o psicologici ed anche ai minori, extra o intrafamiliari, attraverso l'attivazione di centri comunali e provinciali di sostegno, soccorso ed ospitalità. Naturalmente questa è stata forse l'unica aggiunta significativa che abbiamo voluto porre nel Piano, ma anche in conseguenza alle sempre più frequenti notizie di cronaca che ci vengono date non solo per quanto riguarda il livello nazionale, ma anche la nostra regione, di maltrattamenti intrafamiliari soprattutto, con una percentuale che tende ad aumentare pericolosamente e che deve porci problemi ed interrogativi di fondo.
Dai dati ufficiosi e non ufficiali che si possono avere presso il Tribunale dei Minori, ma anche presso i servizi socio-assistenziali delle provincie ci si rende conto che vi sono numerosissimi casi di violenza verso i minori soprattutto all'interno della famiglia ed anche in quella parte della Sardegna, cosiddetta Sardegna centrale delle Baronie, che in qualche modo si contraddistingueva sempre per una sorta di rispetto per i componenti della famiglia, ma che in realtà poi così non è, e che vi è un gap terribile tra le denunce reali e ciò di cui gli operatori dei servizi sociali sono a conoscenza.
D'altronde in un villaggio, come è la nostra Sardegna, diventa anche molto difficile denunciare e trovare risposte che siano risposte discrete in una società come la nostra dove il controllo sociale è molto stretto. Controllo sociale che però molto spesso si trasforma in omertà quando la solidarietà sociale dovrebbe intervenire a denunciare fatti che spesso diventano patologici proprio perché, pur nella conoscenza collettiva della gente, non riescono a trovare interventi nell'immediato o nei momenti in cui essi accadono.
Questo Piano presta molta attenzione a questi fatti e presta molta attenzione sia negli strumenti che predispone, ma sia soprattutto nella relazione che intende attuare tra le strutture sociali, quindi proprie dei servizi socio-sanitari, ed altre strutture come quelle del Ministero degli Interni o del Ministero di Grazia e Giustizia, che si occupano di minori, delle scuole, in una interrelazione tutta tesa a prevenire.
Altra importante linea direttrice di questo Piano è proprio la prevenzione, cioè si cerca di sovvertire la cultura che è insita in tutti noi, che è quella di intervenire quando i fatti sono conclamati. Se noi riusciamo ad incidere, e questo naturalmente è un processo molto più lungo e più difficile, nella cultura delle nostre popolazioni, quindi quelle di far capire che il controllo sociale non è quello che si verifica quando i fatti succedono, ma il controllo sociale deve essere un controllo sociale che si profila nella solidarietà delle reti amicali, e che anche nella nostra società stanno pian piano scomparendo, credo che se noi riuscissimo anche in minima parte a far sì che questo Piano di fatto introduca una nuova cultura forse riusciamo anche ad intervenire in azioni che fino ad ora, onestamente, non siamo riusciti a rimuovere per nulla, se non solo quando siamo costretti ad intervenire per curare.
Il nuovo Piano socio-assistenziale è pertanto un vero e proprio Piano di settore, che intende raccordarsi con gli atti di programmazione settoriali e alla programmazione generale ed assume come arco temporale, l'ho detto prima, il 1998 - 2000; esso deve essere aggiornato entro il 30 settembre di ogni anno al fine di adeguarlo agli eventuali nuovi bisogni di salute del territorio e dei soggetti attori del Piano stesso.
Perché ho voluto riprendere e sottolineare questo fatto, che non è mai accaduto fino ad ora, se non solo nelle suddivisioni delle risorse? Proprio perché se noi riteniamo di essere in presenza di una società che, anche se in Sardegna si modifica con una velocità inferiore rispetto ad altre parti della nostra nazione e dell'Europa, ha comunque delle dinamiche all'interno dell'organizzazione sociale che ci portano ad individuare modifiche soprattutto all'interno della famiglia, cioè noi siamo passati da una famiglia estesa o parentale ad una famiglia nucleare, quindi a far sì che davvero vi siano tutti quegli strumenti che possano adeguare i bisogni e gli obiettivi del Piano entro il 30 settembre di ogni anno.
Gli obiettivi generali che questo Piano intende perseguire sono la valorizzazione della famiglia, la lotta alla povertà e all'esclusione sociale, la promozione dei rapporti tra l'istituzione e il cosiddetto terzo settore, la ricerca di sinergie tra i servizi e le istituzioni. Nel piano vengono individuati due progetti obiettivo: quello sugli adolescenti e quello sugli anziani. Individua esso quattro azioni programmatiche: sono l'infanzia, la lotta alla povertà e all'esclusione sociale, alle aree a più alto rischio di esclusione sociale, che comprende sofferenti mentali, tossicodipendenza ed handicap, protagonismo sociale dei giovani.
A partire dagli obiettivi generali nel piano si delineano le linee di intervento, che di fatto specificano gli obiettivi generali stessi e ne costituiscono le azioni settoriali e gli obiettivi specifici, al fine di raggiungere linee di intervento comuni, pur nella diversificazione dei bisogni e delle realtà territoriali, spesso marcatamente disomogenee.
Questa è la struttura di fondo del piano. Rispetto a questa voglio riportare una discussione che a me pare molto interessante, che è avvenuta in Commissione, sull'individuazione dei progetti obiettivo e delle azioni programmatiche, anche perché nel frattempo, ma lo citerò in seguito, nazionalmente è stata approvata una legge per la disposizione della promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza.
Il Piano socio-assistenziale e le scelte che sono state operate da parte dell'assessore, erano quelle di individuare un progetto obiettivo che riguardasse gli adolescenti ed una azione programmatica che riguardasse l'infanzia. Vi è stata una discussione molto approfondita, perché inizialmente la Commissione tendeva a far sì che anche l'azione programmatica sull'infanzia fosse trasformata in progetto obiettivo, ma dopo un'analisi approfondita la Commissione stessa ha inteso accettare e condividere la scelta che ha fatto l'assessore e l'Assessorato. Perché questo? Perché nel primo piano socio-assistenziale vi era un progetto obiettivo che riguardava sia l'infanzia che l'adolescenza. Di fatto, nell'analisi che viene anche riportata nel piano socio-assistenziale, nelle tabelle relative a questo, si evince che i comuni hanno inteso presentare progetti obiettivo soprattutto per quanto riguarda l'infanzia piuttosto che l'adolescenza, tanto è vero che dalla stessa analisi si evince che in quasi tutti i comuni sono presenti servizi sociali rivolti all'infanzia, mentre sono quasi del tutto carenti i servizi offerti agli adolescenti che, come sappiamo, sono comunque un'area ad alto rischio sociale.
Pertanto, riteniamo che progetto obiettivo adolescenti permetterà a tutti i comuni ed ai consorzi di essi di predisporre anche progetti di tipo finanziario finchè i comuni e il territorio si dotino di infrastrutture tese ad intervenire in una fascia d'età che è lungi dall'essere più sottoposta alla custodia della famiglia e degli interventi della prima infanzia, quali il nido, la scuola materna e la scuola elementare, dove, come sappiamo benissimo, più alta è la tutela dei bambini, ed invece si tende, nella fase dell'adolescenza, ad avere un'attenzione meno cogente rispetto a quella che si verifica per l'infanzia. Per cui abbiamo ritenuto condividere la proposta che distinguesse i due interventi in progetto obiettivo ed azione programmatica.
D'altronde l'azione programmatica è di fatto un continuum rispetto a quello che in questi anni si è ottenuto nei nostri territori, però voglio spendere alcune parole perché comunque, in vista e alla luce di quanto sta accadendo in questi ultimi mesi, l'azione programmatica dell'infanzia assume sempre una notevole importanza.
L'azione programmatica assume a proprio fondamento la tutela dei diritti dei minori ed il soddisfacimento dei loro bisogni globali. Rivolge i propri interventi non solo al singolo soggetto, ma anche al suo gruppo di riferimento primario, rappresentato, nella maggior parte dei casi, dal nucleo familiare di appartenenza.
Lo scenario di riferimento è costituito dalle problematiche che le modifiche sociali inducono nella famiglia, le sue trasformazioni, e sono dati tra l'altro riportati nel piano, l'innalzamento dell'età del matrimonio, la riduzione delle dimensioni del nucleo familiare, il maggior numero di unità familiari di fatto, l'aumento delle famiglie divise, l'assunzione da parte dei genitori di ruoli sempre più esterni alle famiglie, la rendono in tal senso più fragile e sempre meno capace di assolvere alle sue funzioni tradizionali.
Il venire meno dei rapporti di solidarietà nell'ambito del vicinato accentua l'isolamento e la solitudine nella famiglia nucleare, soprattutto nelle aree metropolitane, ma bisogna dire che questo avviene anche in città quali Nuoro, che certamente non può essere definita una metropoli.
E` mancata, nonostante l'evidenza della crisi della famiglia, un'apprezzabile attenzione delle politiche sociali verso questo soggetto primario. Infatti, è solo del 28 agosto 1997 l'approvazione da parte della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica della legge numero 285 su disposizioni per la promozione dei diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza, a cui è seguita la deliberazione della Giunta numero 19/4 del 19 aprile 1998, per cui permangono ancora al suo interno vecchie povertà insieme a nuove povertà e nuovi bisogni.
Pertanto vi è una sinergia, la Commissione ha recepito la delibera della Giunta nel piano socio-assistenziale tra le politiche nazionali e le politiche regionali, e la sinergia non è solo di tipo strumentale ed operativo, ma bisogna dire che noi in questo caso saremo in grado di spendere più risorse che vengono anche dal livello nazionale, non solo risorse regionali, per raggiungere questi obiettivi.
Per quanto riguarda l'azione programmatica per un protagonismo sociale dei giovani, bisogna dire che essa è correlata al progetto obiettivo sull'adolescenza e che esso si pone, rispondendo anche a quelle mancanze che si evidenziavano nel primo piano socio-assistenziale, si pone anche il problema di accompagnare i giovani nella ricerca e nella capacità di promuovere e di inventare lavoro.
Noi abbiamo inteso però, rispetto a questa azione programmata, per un protagonismo sociale dei giovani che, come dicevo, si accompagna al progetto obiettivo sull'adolescenza, alcune modifiche sostanziali che riguardano la soppressione del forum regionale delle associazioni giovanili e dei forum comunali, effettuata con l'intento di evitare l'istituzionalizzazione di momenti di libera aggregazione. E` stato inoltre soppresso quel paragrafo riguardante la progettazione, gli interventi per i giovani, avendo esso ad oggetto azioni già previste o realizzate e comunque presenti tra le attività sociali degli enti locali.
Per quanto riguarda questo debbo solo aggiungere sostanzialmente che la nostra paura era quella di una istituzionalizzazione dell'organizzazione dei giovani e degli adolescenti. E` cosa diversa dall'offrire loro strumenti e servizi, ed è cosa molto diversa dall'organizzarli anzichè offrire possibilità di utilizzo per loro per migliorare la loro condizione.
Per quanto riguarda il progetto obiettivo anziani, bisogna dire che esso tenta di trovare sinergie più precise e più significative con il piano sanitario regionale e con quello che nel piano sanitario regionale viene previsto e pensato rispetto agli anziani. Bisogna dire, ma qui lo accenno solamente, che in Sardegna manca totalmente un'organizzazione delle RSA. Allora chiedo, in questo contesto, anche all'assessore che si faccia carico con direttive, perché so che non è un compito della Regione, ma è un compito che attiene ad altri livelli organizzativi, che si accelerino i percorsi di costruzione, se non vogliamo davvero istituzionalizzare anche il disagio della terza età.
Per quanto riguarda l'adeguamento degli assetti organizzativi si è previsto un automatico trasferimento di risorse finanziarie al comune, al fine di indirizzarle ad una rapida e progressiva regolarizzazione e stabilizzazione, attraverso concorsi delle figure professionali degli operatori sociali. Si sono inoltre integrate le figure professionali stesse prevedendo il dirigente di comunità e l'animatore.
Nella parte relativa alla formazione e all'aggiornamento professionale sono state previste le figure mancanti del tecnico dei servizi sociali, del dirigente di comunità educativa e dell'operatore dei servizi sociali. E` molto rilevante nello stesso Piano anche tutta la parte che riguarda la formazione professionale in servizio, proprio perché alla modifica della struttura sociale spesso non segue la formazione delle figure preposte a rispondere ai bisogni che vengono dal territorio stesso.
Concludo dicendo che la Commissione ha lavorato con molta solerzia e che il Piano è stato discusso e approfondito e che è stato, nella sua ultima stesura, condiviso da tutti. Credo che sia ancora perfettibile, credo che risenta ancora del fatto che abbiamo una legge numero 4 non adeguata ai tempi e che va modificata al più presto, credo che risenta della mancanza di un pezzo di programmazione regionale molto importante, che è il nuovo Piano sanitario regionale, bisogna dire che nel complesso la Commissione ha espresso, nell'ultima stesura che è stata data al Piano socio-assistenziale, un'apprezzabile condivisione. Riteniamo comunque che sia uno strumento che può essere ancora perfettibile.
PRESIDENTE. Con l'intervento dell'onorevole Dettori, abbiamo aperto la discussione generale sul Piano socio-assistenziale. Sono quasi le venti, forse è opportuno sviluppare il dibattito nella seduta di domattina, a meno che non ci sia qualche collega che voglia intervenire.
Chiedo ai colleghi che vogliono intervenire di iscriversi, facciamo solo l'intervento dell'onorevole Cucca e poi gli altri interventi li riprendiamo domattina alle ore 10.00.
E' iscritto a parlare il consigliere Cucca. Ne ha facoltà.
CUCCA (Progr. Fed.). Il documento che stiamo qui esaminando è un provvedimento estremamente articolato e particolareggiato fin nel dettaglio. Pur tuttavia esso contiene delle chiare e fondamentali scelte identificate come linee di intervento che sono il frutto della riflessione e del dibattito contemporaneo sullo stato assistenziale e sull'evoluzione delle politiche sociali legate al mutamento dei bisogni, alla trasformazione delle professioni, alle nuove logiche che caratterizzano la società attuale. Queste scelte rendono il Piano socio-assistenziale che ci apprestiamo a varare particolarmente innovativo e alcune di esse, che ritengo qualificanti, meritano a mio avviso di essere richiamate.
Alla specificità delle condizioni dei minori e degli adolescenti è stato dato il giusto rilievo privilegiando in particolare l'adolescenza attraverso un apposito progetto obiettivo contenente azioni di promozione, prevenzione, sostegno e recupero. Il sostegno e la valorizzazione della famiglia informano ogni aspetto del Piano, che per tali scopi prevede servizi, interventi economici e di assistenza mobilitando anche risorse provenienti dalla società civile ed in funzione di aiuto delle fasce più deboli della popolazione.
Il Piano, inoltre, nell'enunciare (?) come linea di intervento la ricomposizione delle politiche sociali, sollecita implicitamente una riflessione che attiene al superamento del monopolio pubblico nella produzione dei servizi sociali, aprendosi alla cosiddetta terza via delle privatizzazioni consistente nel ricorso ad organizzazioni senza fini di lucro. Si tratta di organizzazioni che associano obiettivi di affidabilità proprio nel settore pubblico, del quale non hanno gli alti costi ed alcune rigidità, alla flessibilità gestionale ed operativa del settore privato senza, nel contempo, essere strette dalle logiche di profitto di breve periodo che del privato sono proprie. Le organizzazioni no profit e le cooperative sociali, infatti, combinano finalità tipicamente pubbliche o sociali con i caratteri dell'efficienza gestionale del tipo privatistico.
La scelta di ricomporre insieme a questi soggetti le strategie delle politiche sociali consente alla Regione di liberare risorse pubbliche e riqualificarle verso compiti di programmazione e controllo, per assegnare a soggetti affidabili la parte operativa dell'attuazione delle politiche dei servizi sociali.
Questo Piano richiama dunque l'attenzione su un contesto nel quale la presenza dei soggetti privati, diretti informali (?) di solidarietà comunitaria, impone un nuovo ruolo alla presenza pubblica, che è un ruolo di coordinamento, programmazione e verifica, ma soprattutto di valutazione.
Il problema della ricerca della qualità dei servizi in senso complessivo e globale è oggi un obiettivo fondamentale delle politiche sociali. Più che l'efficienza legata al funzionamento delle strutture è infatti importante l'efficacia che ha a che fare con la bontà delle scelte rispetto ai bisogni e con l'offerta di servizi non solo strumentali, ma anche relazionali che si sviluppano e si attuano attraverso il rapporto dei cittadini fruitori dei servizi con gli operatori.
PRESIDENTE. Siccome i colleghi vengono a chiedermi l'ordine dei lavori, dopo la conclusione dell'intervento dell'onorevole Cucca aggiorniamo i lavori a domattina alle ore 10. Ho pregato i colleghi che intendono iscriversi di farlo durante l'intervento dell'onorevole Cucca, perché questo è il primo intervento del dibattito generale. Domani iniziamo alle dieci e prego i colleghi che intendono intervenire di essere puntuali perché, secondo il Regolamento, gli assenti verranno cancellati.
CUCCA (Progr. Fed.). Volevo solo richiamare l'attenzione del mio Capogruppo che era molto attento al mio discorso.
Questo aspetto, la cui importanza è evidente, riporta ad un tema particolarmente sentito, quello dei diritti sociali, che nell'attuale momento e proprio di fronte alla crisi dei vecchi strumenti dello stato sociale si moltiplicano e diventano diritti di libertà della persona e delle persone nel loro insieme.
Il Piano ha colto questo aspetto e ha esteso il concetto dei diritti della persona a quelli di libertà e responsabilità, per i quali i titolari dei diritti sono anche i soggetti chiamati alla loro attuazione nelle forme della solidarietà sociale. E` un concetto estremamente moderno ed innovativo quello dei diritti che si organizzano, più che essere organizzati dagli apparati di pubblici poteri, che avranno piuttosto il compito nel futuro di intervenire in via sussidiaria ove non vi sia una capacità sociale che riesca da sola ad autorganizzarsi in servizi e porre regole al mercato delle prestazioni.
Se questo può essere considerato un obiettivo di tendenza per il futuro il momento attuale imporrà certamente una sfida ai soggetti pubblici gestori degli interventi socio-assistenziali, gli enti locali, per uscire dalle logiche dell'assistenzialismo, garantendo a tutti cittadini indistintamente i servizi a cui hanno diritto.
Questo Piano ha una sua chiara caratteristica; questo crea realmente nuova occupazione e nuove professionalità. Grazie.
PRESIDENTE. La seduta è tolta, i lavori sono aggiornati a domattina alle ore 10. Prego i colleghi che devono intervenire di essere puntuali per evitare cancellazioni.
La seduta è tolta alle ore 19 e 59.
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