Seduta n.207 del 19/07/2006 

CCVII Seduta

(Antimeridiana)

Mercoledì 19 luglio 2006

Presidenza del Presidente Spissu

indi

della Vicepresidente Lombardo

indi

del Presidente Spissu

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 11.

SERRA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 16 giugno 2006 (201), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Elio Corda, Francesca Barracciu e Beniamino Scarpa hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 19 luglio 2006.

Poiché non vi sono opposizioni questi congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazione

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interrogazione pervenuta alla Presidenza.

serra, Segretario:

"Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sulla riduzione del servizio di guardia medica in Sardegna." (563/A)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

serra, Segretario:

"Mozione CAPELLI - OPPI - LA SPISA - ARTIZZU - VARGIU - LADU - AMADU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - Milia - Randazzo - Contu - Cassano - Dedoni - Diana - Gallus - Licandro - Liori - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILI - RASSU - PISANO - SANJUST - SANCIU - SANNA Matteo sulla ventilata soppressione del servizio di vigilanza armata e riduzione delle postazioni di guardia medica, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento." (82)

"Mozione CALIGARIS - BALIA - LICHERI - MARROCU - BIANCU - ATZERI - IBBA sulla missione di pace italiana per lo svolgimento delle elezioni libere nella Repubblica democratica del Congo." (83)

Dimissioni di consigliere

PRESIDENTE. Colleghi, comunico che in data 18 luglio 2006 il consigliere regionale Mauro Pili ha fatto pervenire la seguente lettera:

"Le norme vigenti rendono incompatibile il mio ufficio di Consigliere regionale con la mia elezione alla Camera dei Deputati nelle elezioni politiche del 9 e 10 aprile u.s.

Avvalendomi dei tempi concessimi dalla Camera dei Deputati ho utilizzato questo breve periodo per una doverosa e spero comprensibile riflessione sull'opzione tra le due cariche.

Gli anni trascorsi nella massima Assemblea del popolo sardo, compresa la difficile ma entusiasmante esperienza di governo, hanno costituito per me momenti importanti di impegno politico e di sentita passione autonomistica.

Sento il peso e la responsabilità di un'esperienza politica tutta sarda che spero, quanto prima, possa ritornare utile per la mia terra nel Parlamento Italiano.

Dopo un'intensa stagione politica, infatti, mi accingo a lasciare il Consiglio regionale. Lo faccio con i sentimenti di riconoscenza e di rispetto verso la più autorevole istituzione autonomistica della Sardegna.

Insieme agli altri colleghi Parlamentari sardi, mettendo davanti a tutto gli interessi della nostra terra, sono convinto che potremo rappresentare con determinazione e fermezza le istanze della Sardegna nel Parlamento.

Sono certo, caro Presidente, che non mancheranno occasioni di proficuo e fecondo confronto sulle istanze autonomistiche, attuali e future della nostra Regione, per le quali, sin d'ora, spero vorrà ritenermi a disposizione del Consiglio regionale.

Per questo motivo voglio significare a Lei, On.le Presidente, e all'intera Assemblea del Popolo sardo, i miei più sentiti e sinceri auguri di buon lavoro, nel solco di un'Autonomia moderna, europea, concreta e positiva.

Da parte mia farò quanto nelle mie modeste possibilità, ben sapendo di poter trovare nel Consiglio regionale il più autorevole interlocutore istituzionale degli interessi dei sardi.

Infine, Onorevole Presidente, La informo che il 26 maggio scorso ho comunicato al Presidente della Giunta per le elezioni della Camera dei Deputati la decisione di rinunciare all'indennità da Parlamentare sino alla cessazione del mandato di Consigliere regionale.

Con i sentimenti di stima e rispetto verso di Lei e l'intera Assemblea rassegno le mie dimissioni da Consigliere regionale della Sardegna.

Cordialmente, Mauro Pili".

Ricordo che, ai sensi dell'articolo 85 della legge regionale 6 marzo 1979, numero 7, è riservata al Consiglio regionale la facoltà di ricevere ed accettare le dimissioni dei propri membri.

Pertanto, ove non vi siano opposizioni, si intende che l'Assemblea prende atto delle dimissioni del consigliere Pili.

Invito il Vicepresidente della Giunta delle elezioni a convocare immediatamente la Giunta stessa affinché, esaminati gli atti degli uffici circoscrizionali, si pronunci circa il candidato che subentrerà al consigliere di cui sono state testé accettate le dimissioni.

A tal fine sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 18, viene ripresa alle ore 10 e 35.)

Proclamazione e giuramento di consigliere

PRESIDENTE. Colleghi, sulla base di quanto comunicatomi dal Presidente della Giunta delle elezioni, proclamo eletto consigliere regionale Raffaele Farigu., Poiché constato che è presente, lo invito ad entrare in Aula e a prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto speciale per la Sardegna e dall'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949, numero 250.

Invito l'onorevole collega a presentarsi di fronte al banco della Presidenza.

(Il consigliere Raffaele Farigu si avvicina al banco della Presidenza.)

PRESIDENTE. Do lettura della formula del giuramento, previsto dall'articolo 3 del citato DPR, al termine della quale risponderà: "Lo giuro":

"Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione".

FARIGU. Lo giuro.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Farigu può accomodarsi.

(Applausi.)

Continuazione e fine della discussione generale del testo unificato 45-53-68-202-211/A: "Tutela della salute e riordino del Servizio sanitario della Sardegna" della proposta di legge: Biancu - Addis - Cocco - Cucca - Cuccu Giuseppe - Fadda Paolo - Giagu - Manca - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci: "Modifica alla legge regionale 26 gennaio 1995, n. 5,concernente: "Norme di riforma del Servizio sanitario regionale" (45/A); della proposta di legge Lai - Marrocu - Barracciu - Calledda - Cherchi Silvio - Corrias - Cugini - Floris Vincenzo - Mattana - Orrù - Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Franco: "Istituzione dell'Agenzia regionale per la sanità" (53/A); della proposta di legge Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano: "Istituzione dell'agenzia regionale per la sanità" (68/A); del disegno di legge: "Tutela della salute e riordino del Servizio sanitario della Sardegna" (202/A) e della proposta di legge Oppi - Capelli - La Spisa - Diana - Ladu: "Istituzione dell'Agenzia regionale per la sanità" (211/A)

PRESIDENTE. Ricordo che è all'ordine del giorno la continuazione della discussione generale sul testo unificato numero 45-53-68-202-211/A.

E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, Assessore, il testo unificato approvato dalla Commissione, recante come titolo "Tutela della salute e riordino del Servizio sanitario della Sardegna", arriva in ritardo in quest'Aula e devo dire che, per quanto ci riguarda, ci lascia anche un po' indifferenti, nel senso che non è la riforma sanitaria che noi avevamo auspicato. E' infatti, Assessore, un testo di legge che è stato presentato e approvato solo dalla maggioranza senza il contributo importante dell'opposizione, tanto è vero che su molte parti del testo noi abbiamo fortissimi dubbi.

Bene, questo provvedimento è stato approvato a maggioranza non perché non ci fosse la volontà, da parte dell'opposizione, di approvarlo in modo unitario, ma semplicemente perché da parte della coalizione di governo non c'è stata la volontà di recepire l'insieme dei suggerimenti e delle osservazioni, Assessore, che noi abbiamo tentato di proporre. Lo dimostra il fatto che in altre occasioni altre leggi sono state approvate all'unanimità; vedi la legge numero 23 del 2005, istitutiva del sistema integrato dei servizi alla persona, sulla quale tutto il Consiglio regionale ha svolto un lavoro veramente capillare giungendo infine ad una approvazione unanime . Ciò che voglio dire è che le situazioni cambiano secondo le posizioni che la maggioranza assume nei confronti dell'opposizione.

L'onorevole Gallus, che è Vicepresidente della Commissione e anche relatore di minoranza, ieri nel suo intervento ha fornito degli spunti importanti che possono costituire delle integrazioni al testo; e noi speriamo che questo Consiglio regionale prenda in considerazione le osservazioni importanti e migliorative che sono state proposte. Noi diciamo anche che c'è il rischio di presentare questa riforma come una grande riforma; ma per parlare di grande riforma non basta adeguare i servizi sanitari regionali al dettato del decreto legge numero 229 del 1999 che, di fatto, ha modificato il decreto legge 502 del 1992 che prevedeva la trasformazione delle UU.SS.LL. in Aziende sanitarie locali e, quindi, di conseguenza un controllo della spesa sanitaria.

Io credo che il processo di aziendalizzazione, che è stato avviato soprattutto con la "229", sia un processo importante che vede, soprattutto in questa fase, alcune novità. Una delle novità più importanti, che da parte di questo Governo della Regione è stata maggiormente sostenuta, è il reingresso dei comuni nella gestione della sanità, praticamente è previsto un ruolo forte dell'ente locale sul quale tornerò un po' più approfonditamente dopo. Noi, però, riteniamo che si sia arrivati a questa riforma anche a seguito della modifica del Titolo V della Costituzione che dà, sì, pari dignità ai comuni, ma questo non significa per forza di cose che devono collaborare nella gestione e nella programmazione di un settore che noi riteniamo molto, molto delicato; e su questo punto invitiamo questa maggioranza a fare delle riflessioni.

A nostro avviso l'adozione del modello unico nazionale di erogazione dei servizi sanitari è una cosa sicuramente giusta; così come è giusto, è giustissimo, il discorso che pone il cittadino al centro dell'assistenza sanitaria; è il cittadino utente il punto di riferimento veramente importante, quello che dovrebbe essere il maggiore beneficiario di questa riforma. Il fatto stesso che siano state, di fatto, cancellate la legge regionale numero 5 del 1995 e gran parte della legge numero 10 del 1997, non significa che abbiamo esitato comunque, abrogando o modificando leggi precedenti, una legge migliore..

È chiaro che i problemi che noi ci poniamo, oggi, nel discutere questa legge sono relativi soprattutto ai livelli di spesa, all'eccessivo livello di spesa. Sono livelli troppo alti? Sono livelli troppo bassi? In Sardegna spendiamo circa il 40 per cento del bilancio regionale per l'assistenza sanitaria, ma questo non significa che spendiamo troppo; ci sono infatti altre Regioni, altre Nazioni, che spendono anche cifre maggiori per l'assistenza sanitaria, ma spendere molto non significa avere una sanità migliore.

Il problema è questo: riuscire, spendendo cifre adeguate, a garantire un'assistenza sanitaria capillare in tutto il territorio della Sardegna. Noi oggi ci dobbiamo porre il problema di approvare una legge che elimini certe innegabili situazioni di disagio relative all'assistenza sanitaria; così come è formulata non ci sembra che questa legge preveda il superamento di queste situazioni di disagio, di queste situazioni di disparità presenti sul territorio; e quindi bisogna anche verificare se risparmio e salute vanno nella stessa direzione.

Noi riteniamo che non sia giusta una legge che guardi soltanto al risparmio delle casse della Regione; crediamo invece sia giusto arrivare ad una spesa più oculata da parte della Regione sarda, ma tenendo presente che la salute dei cittadini viene prima della questione della spesa sanitaria.

Assessore, questa è una fase di passaggio, io non enfatizzerei quindi più di tanto l'approvazione di questa legge anche perché non credo che cambi assolutamente nulla, anzi, io sono convinto che questa legge cambierà in peggio la situazione sanitaria esistente oggi in Sardegna. Io credo che il vero confronto, il vero momento di dibattito in questo Consiglio regionale, ci sarà al momento della discussione del Piano sanitario regionale del quale non sappiamo ancora a che punto sia giunto l'iter legislativo. Comunque quello sarà il vero momento di confronto in Consiglio regionale perché inizieremo ad affrontare il problema dei posti letto per acuti, che sono diversi a seconda delle situazioni regionali, e il numero dei posti letto per i post acuti.

Ci sarà una ripartizione importante che impegnerà fortissimamente questo Consiglio regionale e che quindi caratterizzerà la nuova, futura, assistenza sanitaria in Sardegna; così come io credo che sia importante capire quale sarà il ruolo dei piccoli ospedali in Sardegna, se e quali rimarranno in funzione o verranno chiusi. Assessore, saranno le scelte che noi faremo su questi punti importanti ad incidere sulla qualità dell'assistenza sanitaria in Sardegna.

Per quanto riguarda la riforma, si è parlato tanto in questi giorni, anche ieri, della inadeguatezza delle Aziende sanitarie locali in Sardegna. Io non nego che ci siano stati , e ancora ci siano, degli eccessi; c'è un distacco reale tra la sanità e il cittadino, e credo che una riflessione in merito andava fatta, ma bisogna vedere come andava fatta. Noi, Assessore, abbiamo moltissimi dubbi su come si vuole procedere nel cambiare la gestione della sanità regionale; e devo dire anche che avremmo voluto una presa di posizione più forte del Governo della Regione sul lavoro svolto dalle Aziende sanitarie locali.

Assessore, lei ha iniziato bene il suo lavoro di Assessore regionale della sanità; io l'ho apprezzata perché ho visto che ha assunto delle posizioni coraggiose, oltre che aver tentato di rompere forse su una certa gestione della sanità in Sardegna. Personalmente, non ho mai avuto scontri molto forti proprio perché ho capito che forse lei aveva veramente intenzione di cambiare la sanità sarda. Però io credo che oggi non solo per sua volontà anzi, sicuramente non per sua volontà, lei sia stata travolta da una certa situazione e non abbia più lo smalto e la convinzione iniziali.

Devo dire anche che le responsabilità di questa situazione della sanità in Sardegna non sono da attribuire tutte alle Aziende sanitarie regionali, ma spesso la Regione ha contribuito al loro non buon funzionamento. Devo rimarcare infatti, Assessore, che sicuramente non sono state effettuate le scelte più giuste, le scelte più equilibrate nelle nomine dei direttori generali, sicuramente non sono state scelte le persone adatte per ricoprire quel ruolo; così come hanno allontanato il cittadino dalla sanità certi interventi in materia di convenzioni, di assegnazione di incarichi vari ed altro, che sicuramente non nascono dalla sua volontà ma che sono stati effettuati all'interno delle Aziende sanitarie. .

La Regione avrebbe dovuto avere un ruolo di maggiore controllo per assicurare una maggiore efficienza del sistema sanitario in Sardegna, soprattutto in rapporto alle Aziende sanitarie locali. Noi crediamo che questo ruolo della Regione, soprattutto negli ultimi tempi, sia davvero mancato perché io sono convinto che con una partecipazione diretta, più forte, del Governo regionale nei confronti delle Aziende sanitarie locali sicuramente la situazione non sarebbe precipitata in questo modo, i livelli di spesa sarebbero stati sicuramente inferiori, saremmo stati all'interno di una situazione, dal punto di vista economico e finanziario, più accettabile di quella odierna. Quindi, diciamo, che molte delle responsabilità vanno attribuite anche al ruolo di controllo e di guida che doveva avere la Giunta regionale.

Oggi, con questa legge, decolla la Conferenza provinciale sanitaria e sociosanitaria, al posto, quindi, della Conferenza d'azienda; ma noi, Assessore, siamo molto preoccupati per questa presenza così forte della politica nella gestione della sanità. La sanità è una materia difficile che sicuramente ha bisogno di un collegamento diverso, più forte, con il territorio ma non è pensabile che possa essere gestita dalla politica, questo è un grave, drammatico errore che noi stiamo facendo come Consiglio regionale.

Noi voteremo contro l'adozione di questo sistema perchè riteniamo che non porterà comunque a risolvere i problemi della sanità in Sardegna. Viene dato un ruolo eccessivamente forte alle province, viene dato un ruolo eccessivamente forte ai comuni, ma quello che preoccupa veramente più di tutto, Assessore, è la nascita di questa pletora di commissioni, di sottocommissioni, che ingesseranno e paralizzeranno la sanità.

Io credo, Assessore, che noi e i colleghi della maggioranza, siamo ancora in tempo per impedire che la sanità sia avvolta da un sistema che noi conosciamo già, quello di una gestione politica che non ha dato risultati importanti in passato e men che meno potrà dare risultati importanti nel prossimo futuro. Noi, a mio avviso, possiamo ancora rivedere questa proposta di riforma, cassando tutta una serie di commissioni che, parliamoci chiaramente, serviranno soltanto per accontentare dei politici trombati, delle persone che hanno bisogno di sistemazioni attraverso convenzioni e prebende varie.

Noi non dobbiamo cadere in questo equivoco; noi dobbiamo impedire che la sanità torni al passato, ma dobbiamo anche fare in modo che sia gestita in modo manageriale, in modo serio, in modo competente. Ciò che si sta facendo oggi ci preoccupa fortissimamente perchè il risultato di questa riforma, che vedremo tra un paio d'anni, sarà la paralisi completa della sanità in Sardegna.

Allora, Assessore, noi non vediamo una ratio in questa riforma, non vediamo una ratio perché non vediamo una razionalizzazione della spesa. Io sono convinto che, quando faremo i conti, le spese sanitarie saranno sicuramente aumentate, perché tenere in piedi questi baracconi richiederà l'esborso di risorse importanti: risorse pubbliche. Ma, soprattutto, io credo che il cittadino, difficilmente,avrà un giovamento da questo nuovo sistema di gestione della sanità.

Io invito pertanto l'Assessore, ma soprattutto i colleghi della maggioranza, a rivedere questa proposta di riforma che non ci porterà da nessuna parte, anzi, io sono convinto che se verrà approvata così com'è ci farà tornare indietro, perchè porterà ad un eccessivo appesantimento della gestione della sanità

Noi ci opporremo pertanto fino alla fine della discussione dell'ultimo articolo di questa legge di riforma, perché vogliamo che ci siano dei cambiamenti; cambiamenti che vadano nella direzione della tutela del cittadino e della salute pubblica, non certo nella direzione delle logiche di spartizione e di potere che impediscono il buon funzionamento non solo del settore della sanità, ma credo anche di tutti gli altri settori che in questa Regione, invece, dovrebbero funzionare. PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, il furore riformistico talvolta rischia di produrre danni, la fretta di voler portare a casa un risultato non può, infatti, mai mettere a repentaglio la qualità della normazione e quindi la stessa efficacia dei provvedimenti legislativi. Che la Sardegna avesse bisogno, da decenni, di una riforma complessiva del sistema sanitario è ormai un dato acquisito e incontestabile. Così come è indiscutibile che è tempo di produrre grandi riforme di sistema. Ma le grandi riforme hanno bisogno di solide fondamenta e della massima condivisione da parte degli operatori e dei destinatari; è inoltre finito il tempo della demagogia a buon mercato, della filosofia della sanità spacciata per legislazione in tema di organizzazione.

Anche ieri aleggiavano in questa Aula le citazioni, i richiami alla Costituzione, in particolare all'articolo 32. Noi purtroppo, o per fortuna, abbiamo il compito di far capire agli amministrati, agli operatori, ciò che vogliamo fare nel dettaglio. Ai principi fondamentali devono ora seguire norme di dettaglio, strumenti, procedure in grado di dare ordine e certezza ad una materia estremamente complessa. Cittadini, operatori e amministratori hanno, infatti, bisogno di regole certe e chiare, e non di dissertazioni astratte in tema di diritto costituzionale alla salute.

Il testo unificato rappresenta, indubbiamente, un buon passo avanti rispetto alla bozza Dirindin, totalmente irrispettosa delle prerogative consiliari e, quindi, pericolosamente sbilanciata a favore dell'esecutivo; ma il rigurgito neocentralista di Roma, o addirittura sardo-piemontese, lo vediamo anche nei tanti disegni di legge che tendono ad accentrare nell'esecutivo il potere al fine di esercitare un controllo ossessivo ed esautorare, spesso, il Consiglio regionale.

L'impianto del testo è tuttavia perfettibile, in qualche punto pecca di astrattezza, ma in via preliminare occorre ricordare che, in una materia su cui la Regione ha una certa autonomia normativa, è indispensabile evitare passi falsi. Più precisamente non è pensabile che una legge regionale possa derogare la normativa nazionale. Il decreto legislativo numero 502 del '92 è stato infatti disatteso su aspetti essenziali che meriteranno approfondimenti e chiarimenti.

Altri punti controversi riguardano gli enti locali, lo status dei dirigenti e il ruolo del Consiglio regionale. Mentre va sottolineato, positivamente, il recepimento della centralità delle autonomie locali nel disegno di riorganizzazione del sistema sanitario, desta perplessità, in particolare, la norma prevista all'articolo 6, comma 2, lettera a), sulle funzioni amministrative concernenti l'autorizzazione all'esercizio di attività sanitarie. Ora, attribuire solo ai comuni, in tema di autorizzazioni, la facoltà di avvalersi delle Aziende sanitarie locali in ordine alle strutture che erogano prestazioni specialistiche ambulatoriali, è quanto meno velleitario. In Sardegna abbiamo comuni al di sotto dei 1000 abitanti; pensate infatti a comuni come Goni, come Masullas. La Regione, invece, comma 2 lettera b) deve occuparsi delle strutture a più elevata complessità. Quindi è totalmente esautorato il ruolo delle province a cui dovrebbe, invece, demandarsi, in concorso con i comuni, la gestione della materia.

Ancora una volta, insomma, un importante disegno riformistico è stato concepito fuori da una comune cornice istituzionale di riferimento. In particolare, anche a prescindere dal nuovo Statuto e dalla legge statutaria, il testo unificato non appare coordinato con la recente legge sul conferimento di funzioni e compiti agli enti locali. E ciò conferma l'impressione che si persegue un complessivo disegno di riforma secondo le logiche dello spezzatino a cui mi richiamavo quando, appunto, si parlava di quel testo unificato che trasferiva compiti e funzioni alle autonomie locali.

Si potrebbe notare, con stupore e allarme, come il Consiglio delle autonomie locali non abbia prodotto il proprio parere sul testo, prima grande occasione perduta per dare un contributo autorevole su temi propri degli enti locali; la Regione l'ha sollecitato e non ha nessuna colpa in merito, però il parere non è stato espresso, e questo è grave, è gravissimo.

Non si mancherà, in occasione della proposizione degli emendamenti, di criticare in dettaglio una normativa che presenta troppe zone d'ombra; ma non si può sin d'ora tacere l'illegittimità del comma 4, lettera e) dell'articolo 9 che,, in palese deroga alla precisa disposizione dell'articolo 4, comma nove, del decreto legislativo numero 502, in tema di gestione ottimale del presidio ospedaliero, elimina la diarchia direttore sanitario-direttore amministrativo, prevista invece dalla legge nazionale. Nell'articolo 10, comma due, il direttore generale ha il potere di rimuovere i dirigenti che non raggiungono il budget annuale assegnato; si tratta di una logica ragionieristica tutta protesa ad un mero calcolo costi-ricavi; eppure il contratto collettivo nazionale non prevede l'automatico licenziamento del dirigente, dato che l'eventuale raggiungimento del budget potrebbe essere legato a congiunture e a valutazioni più complessive.

Ancora in tema di nomine, sul direttore sanitario il testo unificato anziché uniformarsi alla legge nazionale, come è avvenuto per la Regione Toscana, innova, illegittimamente, l'esperienza quinquennale collegata, infatti, alla direzione tecnico-sanitaria in strutture sanitarie pubbliche o private. Ebbene ci sono almeno due profili di illegittimità, da una parte non si specifica che occorre, per legge, la qualificata attività di direzione, dall'altro non si parla di esperienza maturata, oltre che nelle strutture sanitarie, anche negli enti.

Anche per la figura del direttore amministrativo si registrano elementi di illegittimità. Non è infatti previsto che il direttore amministrativo debba maturare esperienza in enti pubblici e privati di media o grande dimensione, lo esclude lo stesso "502"; non vorrei che, ancora una volta, quando questa legge subirà il monitoraggio degli organi preposti incorra in censure gravi e la si ritenga illegittima e, quindi, salti tutto il processo riformatore di un comparto che i sardi attendono da vent'anni.

Da non dimenticare, poi, che sono scesi in Sardegna dei "ragazzini", uso questo termine per dire come sia acerba la loro età, e quindi abbiano scarsa esperienza, che anziché pagare la Sardegna perché sono costretti a percorrere un corso formativo per svolgere quei ruoli, vengono gratificati, spesso dai partiti più rappresentativi, e promossi sul campo direttori sanitari, direttori amministrativi, pur non avendo titoli, solo perché immatricolati nei DS o nella Margherita o in Progetto Sardegna.

Il ruolo del Consiglio regionale sarebbe più incisivo se in più punti determinati il parere della Commissione consiliare fosse vincolante e non solo meramente consultivo; sarebbe importante che il Consiglio regionale fosse, ad esempio, protagonista in tema di emanazione di indirizzi, e in tema di atti di attuazione del piano dei servizi sanitari.

Altri aspetti riguardano l'Agenzia regionale della sanità che, se fortunatamente dotata, contro la Dirindin, di personalità giuridica pubblica, tuttavia si propone come un ennesimo consulentificio. Ciò pone gravi problemi dato che, a margine della riforma del sistema sanitario, si apre il grave problema di etica pubblica che parte dalle risorse finanziarie. In un ambito che occupa la gran parte del bilancio regionale appare francamente inquietante che si aprano brecce normative per consentire ulteriori favoritismi nei confronti dei consulenti di turno.

Ugualmente sarebbe interessante verificare, in dettaglio, il sistema generale delle consulenze elargite a manica larga dall'Assessorato della sanità, che pure aveva promesso un significativo cambiamento di mentalità; invece siamo ancora dentro le logiche colonialiste per le quali i sardi pelliti sono esseri inferiori, incapaci e corrotti e i continentali sostituiscono, alle presunte corruttele locali, nuove prebende di cui nessun cittadino sardo ha colto la novità e l'importanza per il miglioramento della sanità isolana.

Un esempio di sardo monocigliuto, oscuro e piccolino, senza offesa per il destinatario di questi complimenti, lo abbiamo a Jerzu. A Jerzu c'era una realtà triste, adesso grazie a questo sardo, che ha la tipologia meridionale, un certo dottor Giorgio Pisu, la casa di cura "Tommasini", si è imposta all'attenzione nazionale e ha ricevuto un riconoscimento meraviglioso per tutte le prestazioni che sta erogando nell'Ogliastra. Un esempio di professionalità, di onestà, di competenza sarde.

Un testo di tale portata avrebbe avuto bisogno del massimo coinvolgimento degli operatori, delle parti sociali, delle autonomie locali; avrebbe dovuto essere una riforma fondata su precisi dati epidemiologici e su un censimento preciso delle risorse umane, tecnologiche e ambientali.

Una riforma seria deve dare risposte operative al bisogno di efficienza e di efficacia, ma anche in termini di cultura delle istituzioni al servizio dei cittadini. Il salto di qualità appare solo una petizione di principio, la specialità della Sardegna appare uno slogan privo di contenuti, dato che non si intravede in che modo i principi organizzatori siano stati calati nella realtà isolana. Sembra, al contrario, che il testo sia stato scritto in base ad altri testi normativi esitati in altre Regioni.

Infine, un'annotazione che non ha solo valenza formale. Il testo unificato reca come titolo " Tutela della salute e riordino del servizio sanitario della Sardegna", in realtà la tutela della salute è presente solo nei principi della legge. La legge, più correttamente, avrebbe dovuto intitolarsi "Riordino del servizio sanitario della Sardegna".

In conclusione, la legge è figlia della fretta; tuttavia è necessario dotarsi di uno strumento, per quanto imperfetto, per dare risposte ai cittadini della Sardegna. Ecco perché, in sede di discussione sugli articoli, noi sardisti porteremo contributi migliorativi al testo unificato nella speranza che le aperture, promesse in sede di discussione generale, trovino conferma nel momento in cui si proporranno gli emendamenti.

PRESIDENTE.

E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, colleghi, come è noto l'opposizione ha espresso in settima Commissione un voto contrario nei confronti del testo. Credo sia questa la strada che seguiremo in Aula, perlomeno così farà Alleanza Nazionale che proverà, peraltro, ad emendare il testo per verificare se esso possa essere migliorato.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue ARTIZZU.)Il provvedimento esitato dalla Commissione nasce per colmare un vuoto legislativo ultra decennale, le cui responsabilità vanno evidentemente addebitate non solo a questa presente amministrazione. Ma, a fronte di questa lunghissima attesa, ci si sarebbe aspettato un testo incisivo, efficace, all'altezza delle aspettative generate dai proclami dell'assessore Dirindin. Assessore Dirindin che, una volta catapultata in Sardegna per non si sa quali meccanismi misteriosi, aveva generato nell'Assemblea legislativa, e in fondo anche nell'opinione pubblica sarda, l'aspettativa di una ventata di novità ed anche di pulizia da un presunto, e più volte espressamente o implicitamente evocato, codice di malaffare che avrebbe regnato ad opera della precedente gestione della sanità regionale.

A dire il vero aveva cominciato il Presidente della Regione in persona ad occuparsi di sanità, a modo suo. Tutti ricordiamo le sue gesta nei primi tempi del suo mandato; i metronotte lo vedevano aggirarsi, con passo felpato, nei pressi degli ospedali dove, alle prime luci dell'alba, metteva a segno i suoi indimenticabili blitz. Tutti pensammo che il Presidente soffrisse di insonnia, e invece no. Era necessario fare irruzione nei reparti, controllare se la divisa degli infermieri, dapprima terrorizzati poi divertiti, fosse a posto, se ci fosse polvere sulle scrivanie per dare l'impressione che il vento fosse cambiato, che le capacità manageriali del Presidente fossero in procinto di trasferirsi, finalmente, anche su quell'elefantiaco apparato che è la sanità regionale per portare efficienza, funzionalità, razionalizzazione, servizi accettabili.

Ci si aspettava, insomma, alla fine della stagione delle incursioni d'annunziane, alla fine del taglio delle teste, alla fine della giostra del riposizionamento dei manager, lo scatto di reni, il salto di qualità. Un qualcosa di nuovo sotto il sole, e anche un testo legislativo finalmente comprensivo e risolutivo di tutte le problematiche legate alla sanità sarda, ma non solo, anche una salutare ventata di novità in un settore che certo non risponde alle aspettative dei cittadini nel modo migliore e più puntuale.

Era, ed è necessaria, una razionalizzazione qualitativa di tutta l'organizzazione sanitaria regionale, per renderla efficiente ai massimi livelli e per adeguarla alle mutate, accresciute esigenze di offrire un'assistenza sanitaria moderna, dotata di mezzi all'avanguardia, vicina agli assistiti e ai loro familiari. Anche come segno tangibile di questo auspicio, si deve dare atto alle forze di opposizione di avere tenuto in Commissione un atteggiamento che, lungi dall'essere ostruzionistico, è stato invece responsabilmente attento, disponibile al dialogo, costruttivo. Di questo, il Presidente della Commissione, Masia, ha dato atto e la cortesia gli va restituita, ma tutto finisce qui, purtroppo.

E' successo, infatti, che le proposte delle opposizioni per migliorare la qualità del testo sono state puntualmente respinte dalla maggioranza, senza che peraltro, denuncia il relatore di minoranza, si sia potuto approfondire il merito di quanto si andava proponendo. Prova provata, se mai ce ne fosse bisogno, e non ce n'è più bisogno, dell'inutilità dei continui richiami a quel senso di collaborazione che, sempre più spesso e con sempre minore capacità persuasiva, si vuole evocare e auspicare in Aula.

Molto si potrà dire entrando nello specifico degli articoli. Concordo pienamente con il collega Gallus quando egli sottolinea, riferendosi all'articolo 5, in materia di autorizzazione alla realizzazione di strutture sanitarie, la necessità che la Regione e il competente Assessorato debbano, attraverso i loro apparati, garantire uguale dignità a tutti gli operatori e alle organizzazioni, sia pubbliche che private, per quanto attiene i requisiti richiesti nella fase di autorizzazione e accreditamento e del rispetto, nel tempo, dei requisiti e degli standard.

Come non si può non condividere la preoccupazione per il moltiplicarsi di commissioni e conferenze di amministratori di ogni ordine e grado. Un appesantimento che, burocratizzando eccessivamente la struttura, rallenta l'efficacia nell'azione e la puntualità nelle risposte. Tutto il contrario, insomma, di quello spirito riformista annunciato e che dovrebbe portare, se effettivamente ci fosse, allo snellimento delle strutture, all'alleggerimento degli apparati, alla sempre maggiore responsabilizzazione degli organi dirigenziali. Resta il fatto che le aspettative sono destinate, con questo testo, a restare sostanzialmente deluse.

Nulla è cambiato nella qualità dei servizi sanitari: le liste d'attesa sono infinite, mancano molti infermieri e medici negli ospedali, non migliora la prevenzione, non migliora l'assistenza decentrata sul territorio. L'assessore Dirindin continua ad evocare eventi miracolosi che nel futuro dovrebbero risolvere tutto, ma ormai si sta delineando il contorno di una colossale delusione. Questo testo, che doveva essere di riforma, è in realtà di conservazione. "Forse, abbiamo sbagliato a nominare Assessore la signora Dirindin", dichiarava l'onorevole Antonello Soro. Sì, probabilmente avete fatto male, ma non è solo colpa della Dirindin, che mostra a due anni dal suo insediamento tutti i suoi limiti. Ma il fatto è che avete iniziato male e avete scelto uno stile deleterio e, probabilmente, come dice l'onorevole Soro, anche le persone sbagliate.

Epurazioni, rese dei conti e vendette nei corridoi di ospedale sono uno sport pericoloso, non tanto per chi le fa, non tanto nemmeno per chi le subisce, ma per i pazienti che alla fine assistono ad una conservazione dello stato di cose attuale e forse anche ad un peggioramento, colpevole, questo sì, perché conseguenza deludente di proclami avvincenti.

L'esame di questo testo è l'occasione per riflettere sulla spesa sanitaria, sul disavanzo delle AA.SS.LL., sulla rete ospedaliera. Si tratta di argomenti decisivi che influenzano il sistema sociosanitario e gli stessi livelli di qualità. E' necessario che la Regione produca una documentazione che, in modo chiaro e utile al confronto, indichi l'entità del disavanzo. E' vero che è stato deliberato che le AA.SS.LL. facciano i piani strategici di riorganizzazione dei servizi sanitari, in funzione anche del recupero del disavanzo, ma il risultato è che i piani rischiano di essere diversi e disomogenei l'uno dall'altro.

Si dice ancora che bisogna riorganizzare la rete ospedaliera, ma la riorganizzazione non è molto chiara: niente piccoli ospedali, che vivono costantemente sotto una spada di Damocle, e intanto se ne propongono di nuovi. Le aziende miste sono solo sulla carta, gli ospedali di eccellenza sono ancora solo una bella idea, forse perché è un vizio capitale di questa Giunta regionale l'operare solo secondo il proprio impulso e il rifiutare per principio il dialogo e la ricerca della condivisione e del consenso.

Anche l'ultimo atto deliberativo dell'Assessore di integrazione al Piano sanitario relativo alla rete ospedaliera si è realizzato senza quel confronto che da tempo medici e sindacati sollecitano. Perfino illustri cattedratici evidenziano l'inutilità dello stile Dirindin; l'ha detto a chiare lettere il Preside di "Medicina" di Cagliari, quando ha ipotizzato che la Facoltà di medicina possa esautorare la Regione e chiedere l'intervento del Ministero della sanità per avviare la nascita dell'Azienda mista sanitaria, viste le inadempienze della Regione stessa.

Dopo la firma del Protocollo d'intesa con la Regione, nell'ottobre del 2004, sembrava che si fosse individuata la strada giusta, invece non si è più fatto nulla e tutte le scadenze sono saltate. Non è stata nominata la commissione per l'attuazione del piano dell'azienda, eppure, la stessa signora Dirindin, appena insediata, aveva espresso forti critiche proprio perché la Sardegna era l'unica Regione italiana a non avere l'Azienda mista. Vengono programmate azioni su cliniche, personale e ospedali che toccano il sistema universitario, ma l'Università non viene interpellata. Non sarebbe sbagliato sentire i docenti, i medici e gli infermieri che lavorano da decenni nella sanità sarda. Il Preside della Facoltà di medicina ha detto: "Prendo questo come una provocazione dell'Assessore". Assessore, non credo che fare provocazioni nell'espletamento del suo mandato amministrativo sia la sua missione. Ma queste possono essere questioni di stile ed è chiaro che ai sardi il rito piemontese non piace.

Mi preme però soprattutto evidenziare il grande disagio sociale che il sistema sanitario non ha saputo evitare e nemmeno ridurre, nemmeno sotto la guida illuminata della signora Dirindin. Infatti, il servizio erogato è ancora caratterizzato da lunghe liste di attesa; un problema che, insieme a quello della prevenzione, è fortemente presente in Sardegna ed è percepito come un disagio grave, certamente come le più forti criticità del sistema sanitario regionale sardo, dai cittadini, lavoratori, pensionati e disoccupati.. Il testo non contiene risposte adeguate.

Dalle analisi svolte negli ultimi tempi, si rileva che le criticità maggiori delle liste d'attesa sono presenti in alcuni settori delle visite specialistiche, delle prestazioni diagnostiche o legate all'uso di particolari tecnologie, ma anche nei ricoveri, con particolare riferimento alla patologia oncologica, dove la questione dei tempi di attesa investe tutti i livelli del percorso di diagnosi, cura e riabilitazione, e va a interessare direttamente anche l'aspettativa di vita del paziente.

Il 28 marzo 2006, in sede di Conferenza Stato-Regioni, è stato sancito l'accordo per l'intesa sul piano nazionale di contenimento dei tempi d'attesa nel triennio 2006-2008, in attuazione della legge finanziaria 2006. Il piano prevede un percorso per il governo delle liste d'attesa, finalizzato a garantire un appropriato accesso dei cittadini ai servizi sanitari. Non se ne intravede in questo testo, Assessore, una realizzazione concreta, non si intravede una soluzione del problema.

Su tutti questi argomenti svolge un ruolo primario il sistema della rete ospedaliera e tutti gli interventi ad essa connessi. E' utile, in questa direzione, evidenziare che nel già citato accordo Stato-Regioni, del 28 marzo scorso, in merito alla razionalizzazione della rete ospedaliera e alla realizzazione degli interventi per la prevenzione, si invitano le Regioni ad adottare provvedimenti per uno standard di posti letto ospedalieri, per promuovere il passaggio dal ricovero ordinario al ricovero diurno e per il potenziamento di forme alternative al ricovero ospedaliero, per assicurare adeguati programmi di assistenza domiciliare integrata, per un piano regionale per la prevenzione, per l'aggiornamento del personale sanitario.

Si nota in questo testo la mancanza di un progetto specifico, mirato ad alcune categorie deboli della società sarda: gli anziani, ad esempio. Alcuni dati ci possono aiutare a comprendere le reali esigenze di cui la Giunta regionale dovrebbe tenere conto, per garantire loro adeguati livelli assistenziali. Gli anziani, in Sardegna, e non solo in Sardegna, sono sempre di più, specialmente nei centri dell'interno colpiti dal fenomeno dello spopolamento. La spesa per i non autosufficienti, attesta l'ultimo rapporto della CISL, risulta fortemente inadeguata; infatti, l'impegno economico per l'assistenza domiciliare integrata pro capite a livello nazionale è di euro 13,68; per la Sardegna di euro 10,12. L'assistenza semiresidenziale e residenziale è quantificabile in euro 38 e 43 pro capite su livello nazionale; per la Sardegna è di 8,24 euro. Complessivamente, in Italia, la spesa per l'assistenza domiciliare integrata e l'assistenza residenziale è di euro 51,11; per la Sardegna 18,36, ben al di sotto, dunque, della metà di quanto si spende mediamente sul resto del territorio nazionale. Con queste cifre appare lontana la composizione tra ciò che il Piano sanitario propone e la sua effettiva applicazione ai territori.

Gli ultimi rapporti rappresentano in modo puntuale come l'evoluzione della domanda sia una combinazione composta dall'invecchiamento progressivo della popolazione, dalla trasformazione delle relazioni sociali e del modo di vivere, dal cambiamento della struttura familiare con l'aumento delle persone singole e la diminuzione del numero dei componenti, dallo sfaldamento delle zone urbane a più alta densità abitativa e dallo spopolamento contestuale delle zone interne. Emergono da un lato malattie legate ad una faccia del benessere: diabete, disturbi depressivi, obesità; dall'altro quelle legate all'invecchiamento, tra le quali emerge l'incidenza di patologie che causano la perdita dell'autosufficienza, comunque legate a forme di disabilità e caratterizzate da un forte impatto assistenziale a lungo termine. Ci preoccupa non poco che tutto questo non sia tenuto nella dovuta considerazione all'interno del testo esitato.

Se il principio ispiratore è sempre e solo il risparmio, non avremo un sistema sanitario adeguato, non avremo garantito ai cittadini un buon servizio. A questo ci viene da pensare, Assessore, considerando, ad esempio, l'aumento negli ultimi tempi dei contratti atipici; un segno di una grande necessità di risparmio da parte delle AA.SS.LL. che ottengono in questo modo di non dover pagare molti costi aggiuntivi, come quelli previdenziali, quelli di stabilizzazione delle ferie, di malattia, di contributi; un risparmio che intrappola in una situazione di precarietà lavorativa e assistenziale i medici, gli stessi che dovrebbero farsi carico dei problemi di salute dei cittadini.

Quello della precarietà, colleghi, sembra essere un vizio nel quale spesso, ultimamente, la Giunta regionale cade. E' mio dovere denunciare, all'interno dell'aula del Consiglio regionale, prima di farlo con i dovuti modi regolamentari, una nuova situazione di illegalità contrattuale, previdenziale e lavorativa di giornalisti che vengono fatti lavorare, all'interno della struttura della Giunta regionale sarda, senza una regolarizzazione contrattuale in violazione delle leggi della Repubblica italiana. L'associazione della stampa sarda, la sede sarda della Fnsi, il sindacato nazionale dei giornalisti, denuncia che da alcuni mesi lavorano presso l'ufficio stampa della Giunta regionale, con funzioni giornalistiche, alcune persone che non sono regolarizzate con un contratto giornalistico. Sta succedendo di nuovo quello che era successo a Tiscali e che noi di Alleanza Nazionale avevamo denunciato in Aula.

Ci sono delle persone che vengono, artatamente e deliberatamente, fatte lavorare in modo illegale del presidente Soru nella struttura dell'ufficio stampa della Giunta regionale per due motivi. Un motivo è quello, probabilmente, di non garantire loro un'adeguata copertura, un altro quello di poter creare dei precari che un domani la Regione sarà costretta a contrattualizzare. Su questo tornerò con i dovuti strumenti regolamentari, ma era mio dovere, oggi, segnalare questa denuncia fatta dal sindacato dei giornalisti italiani. Scusate la divagazione.

Concludo. Da un Governo regionale che aveva annunciato tanto ci saremmo insomma aspettati qualcosa di più. Si fa sempre più forte l'impressione, invece, che questa Giunta regionale, nella sua componente sarda, quanto in quella piemontese, dietro l'abitudine a denunciare proclami, tagliare teste, invadere tutti i posti di potere possibili e immaginabili, qualora questi non bastino a crearne sempre di nuovi, nasconda un triste vuoto che i sardi stanno iniziando a valutare..

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà

FRAU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, Assessori, colleghi, siamo ormai quasi giunti alla conclusione della discussione generale del testo unificato esitato dalla Commissione. Finalmente il Servizio sanitario della Sardegna si adegua sia alla riforma del Servizio sanitario nazionale, introdotta dal decreto legislativo numero 229 del 1999, sia alle modifiche introdotte dalla revisione del Titolo V della Costituzione. Con questo provvedimento, la nostra Regione si riappropria della potestà legislativa in materia di assistenza, di igiene e di sanità pubblica sulla base della competenza concorrente prevista dall'articolo 117 della Costituzione.

Questo ritardo è costato molto al sistema sanitario regionale, se si pensa alla ultraventennale assenza di un Piano sanitario regionale, alla limitata articolazione territoriale delle AA.SS.LL., alla difficoltà che ha avuto il sistema dell aziendalizzazione in mancanza di un vero strumento di organizzazione e funzionamento delle Aziende sanitarie qual è l'atto aziendale, e ancora alle carenze nell'integrazione socio-sanitaria, ai livelli di assistenza sanitaria, agli istituti di accreditamento per i quali la Sardegna è ancora in totale regime di accreditamento provvisorio.

Scontiamo ritardi enormi che solo con un impegno a tutto campo di istituzioni, associazioni, forze politiche, operatori, cittadini riusciremo, forse, a superare. Il dibattito fin qui è stato ampio, ma non sempre incentrato sulla legge che abbiamo in discussione. Si è dato ampio spazio a divaricazioni politiche e strumentali che trovano nell'Aula la cassa di risonanza mediatica; tutto legittimo, naturalmente, ma scarsi sono stati i contributi volti al miglioramento della legge.

Sono molto dispiaciuto in particolare per l'intervento dell'onorevole Vargiu, del quale conosco le competenze in materia di sanità, perché in Commissione l'atteggiamento non è stato quello tenuto in Aula.

Sono passati due anni da quando governa questa Giunta e questa maggioranza, e lo sport preferito, ancora una volta, come in tutte le occasioni, è quello di guardare sempre ai due anni trascorsi, senza mai avere il coraggio di voltarsi all'indietro e vedere i venti anni precedenti; solo se vivessimo nel mondo delle favole ci potremmo convincere che in due anni si possa ribaltare una cultura ed una gestione della sanità che manca di regole certe da tanto tempo. E così, dal mondo delle favole compaiono i topi, e al posto dei grilli le blatte, onorevole Vargiu, io le confesso che non so quanto dura la gestazione di una blatta, ma mi viene il sospetto che le abbiate allevate per cinque anni e che adesso, diventate adulte, abbiano imparato a camminare.

In questi due anni abbiamo fatto, invece, insieme, cose importanti, e non sto qui ad elencarle. Anche all'onorevole Licandro vorrei chiedere a quale modello di sanità si è ispirato, a quale riforma, lui che milita in un partito che tanto si è speso per l'istituzione di venti sistemi sanitari regionali, a tutto vantaggio delle Regioni più ricche, che per fortuna il popolo italiano ha ampiamente respinto. E' per questo motivo che trovo pericoloso dar voce a polemiche spesso strumentali, che altro risultato non hanno se non quello di continuare a diffondere incertezze, sfiducia nelle istituzioni, sfiducia nei propri mezzi da parte degli operatori, in un momento nel quale, invece, occorrerebbe uno sforzo comune al di là delle appartenenze, ognuno per il proprio ruolo, ma con la convinzione comune che, o facciamo il salto adesso, oppure rischiamo di rimanere per sempre in una condizione di arretratezza che i cittadini più deboli, i malati, pagheranno in prima persona.

Approviamo la legge più importante per il sistema sanitario regionale, una legge di sistema, in un momento di grande preoccupazione per la lunga fase di incerta transizione in cui da anni vive la sanità italiana, in un momento in cui si assiste ad una profonda trasformazione del rapporto con lo Stato e tra le Regioni e le autonomie locali, in un momento tanto grave che, in non poche Regioni, il sistema sanitario è a rischio di collasso. Il tema della sostenibilità economica del servizio sanitario è tornato prepotentemente di attualità, e se da un lato la spesa sanitaria è percepita come eccessiva, e alla lunga incompatibile con lo stato della finanza pubblica, dall'altro è concepita come inadeguata a rispondere all'aumentare costante dei bisogni.

Si è arrivati ad un duraturo squilibrio fra quantità delle risorse ed entità della spesa che ha determinato un disavanzo per certi versi insostenibile, la causa va cercata certo in un sottofinanziamento, in un definanziamento, ma sicuramente anche in gravi fenomeni di inefficienza. Sono evidenti i gravi limiti di gestione delle Aziende sanitarie che in assenza di una programmazione regionale, in assenza di specifici indirizzi hanno generato la situazione che è sotto gli occhi di tutti. Il progetto di legge che andiamo ad approvare ha, come scopo principale, quello di fornire un quadro legislativo il più possibile certo, di fornire gli strumenti per il raggiungimento degli obiettivi di riordino e di riorganizzazione del sistema dei servizi sanitari in grado di rispondere ai bisogni prioritari di salute. A fronte di una domanda di sanità in continua evoluzione, in termini di composizione demografica e di cambiamenti nel tasso di mortalità, il nostro sistema sanitario regionale sarà sostenibile economicamente solo in un contesto di appropriatezza complessiva dell'offerta assistenziale.

In quest'ottica di reale integrazione socio-sanitaria, si inseriscono gli articoli 14, 15, 17, sul coinvolgimento degli enti locali, come organi politici di mediazione nella programmazione e nella verifica dei risultati attesi. Il tema del riequilibrio ospedale-territorio parte dal superamento di un vecchio concetto ospedalocentrico, non certo per sottovalutare il ruolo determinante dell'ospedale, ma per riconoscere che in una logica di sistema deve esserci coerenza tra complessità della domanda e modalità della risposta.

Il distretto socio-sanitario nasce proprio come articolazione territoriale della ASL, come luogo di elezione dell'integrazione tra l'assistenza sanitaria e l'assistenza sociale, come luogo in cui sia possibile garantire la continuità assistenziale e la presa in carico del paziente. Solo una forte integrazione tra ospedale e territorio, renderà possibile dare risposte a due esigenze, e cioè concentrare i servizi per garantirne la qualità e diffonderli per facilitarne l'accesso. La riorganizzazione della rete ospedaliera è una condizione necessaria, ma non sarà sufficiente se non sarà accompagnata da un nuovo modello di assistenza primaria e di assistenza a lungo termine.

In merito al problema dell'integrazione credo che un altro capitolo importante del disegno di legge in discussione sia quello che concerne i rapporti fra il sistema sanitario regionale e la Facoltà di medicina a cui il collega Artizzu ha appena fatto riferimento. Con l'articolo 18 si rendono finalmente attuabili i Protocolli d'intesa stipulati nel 2004 tra la Regione e le università di Cagliari e Sassari, così come previsto dal decreto legislativo numero 517 del 1999. Io credo che in qualsiasi sistema sanitario gli ospedali, sedi di insegnamento nelle quali il rapporto fra sistema formativo e assistenziale si rende concreto, siano strutture d'importanza cruciale. Eppure, tale rapporto è oggi segnato da una conflittualità latente o manifesta e da contenziosi infiniti tra le due istituzioni, fortemente caratterizzate e in palese concorrenza su molti fronti. Nelle realtà in cui, sulla base appunto del decreto legislativo numero 517, le Aziende ospedaliere universitarie si sono costituite, ciò spesso non ha risolto i molteplici problemi legati alla convivenza di componenti mediche con diritti e doveri differenti.

Il processo di integrazione stenta a decollare, incapace di rispondere a logiche non sempre conciliabili. Il rapporto tra sistema universitario e sistema sanitario è sempre stato difficile ed è alla ricerca di un equilibrio che possa garantire le funzioni istituzionali proprie di ciascuno dei due sistemi. Il sistema sanitario, che ha il compito di tutelare la salute come fondamentale diritto del cittadino e della collettività, ha subito nel corso degli ultimi decenni importanti revisioni che hanno comportato un progressivo decentramento del ruolo di programmazione e gestione alle Regioni, di cui anche il disegno di legge in discussione è parte integrante. Il sistema sanitario si è evoluto verso un nuovo modello gestionale di tipo aziendalistico che, tendendo ad un miglioramento della qualità dell'assistenza, ha contemporaneamente posto l'accento sui temi della economicità, dell'efficienza, dell'efficacia, nel tentativo di affermare una cultura della appropriatezza, della qualità delle prestazioni, della responsabilità diretta attraverso il governo clinico.

Viceversa, il sistema formativo e di ricerca, imperniato sulle Facoltà di medicina, ha il compito di promuovere e sviluppare la ricerca scientifica e formare professionisti in possesso della cultura scientifica necessaria; per tale sistema l'assistenza al malato è quasi uno strumento finalizzato alla funzione della didattica e della ricerca. Io credo tuttavia che questa contrapposizione sia in gran parte artificiosa, in quanto la missione di un ospedale universitario è triplice: di ricerca, di formazione e di assistenza. Se vogliamo che le Aziende ospedaliere universitarie diventino nella realtà quella grande opportunità che potenzialmente rappresentano, bisogna tempestivamente intervenire per rendere i rapporti tra università e sistema sanitario regionale meno conflittuali e più rispettosi dei reciproci fini istituzionali.

Alla luce dei recenti dati che vedono l'Italia come il paese con il più alto numero di medici per numero di abitanti, e alla luce del fatto che anche nella nostra Regione il numero dei medici specialisti disoccupati, o sotto occupati, è ormai diventato drammatico, penso sia urgente cominciare a ragionare su un modello che non può più essere quello tradizionale delle facoltà, insufficiente per logiche e dimensioni a far fronte alla continua espansione di una domanda a carattere eminentemente pratico. E un ruolo fondamentale avrà, a questo proposito, l'istituzione dell'Agenzia regionale della sanità, che con questo disegno di legge viene istituita anche in Sardegna.

L'abbiamo immaginata come un organismo tecnico-scientifico, di supporto all'Assessorato e alle Aziende sanitarie in grado, attraverso una massima flessibilità organizzativa ed operativa, di fornire un supporto di ampio spettro in tema di programmazione, di monitoraggio, di individuazione degli obiettivi, di formazione e di ricerca, temi preziosi in questa fase di transizione del nostro sistema sanitario regionale.

Per finire, voglio ancora soffermarmi sull'articolo 4 del disegno di legge che disciplina la tutela del diritto del cittadino alla salute e al benessere, perché credo che anche questo, e forse più di altri, sia un aspetto caratterizzante della nostra legge. Il tema dei diritti e dell'umanizzazione delle cure dev'essere una componente fondamentale della qualità totale cui un sistema sanitario deve tendere, dev'essere un nuovo modo di operare che tenga conto di diversi livelli di benessere che compongono la globalità dell'individuo, la dimensione biologico-fisica, psichica, sociale e spirituale. L'obiettivo prioritario è far sì che l'ospedale diventi sempre più una struttura a misura d'uomo, così che il paziente si senta veramente al centro di un sistema capace di garantire accoglienza e rispetto della persona.

Solo l'adozione di un orientamento di questo tipo, cioè il prendersi cura della globalità della persona malata, può consentire di dare risposte competenti e qualificate per una gestione ottimale non solo della malattia ma anche dei bisogni dell'individuo nella sua interezza. Sappiamo bene, in effetti, che il malato si affida all'operatore sanitario non solo con l'insieme dei sintomi e segni fisici che modificano il normale corso della sua vita ma, anche, con le paure e lo smarrimento conseguenti alla consapevolezza dello stato di malattia. E' una sfida faticosa ma irrinunciabile; è infatti gratificante poter aiutare il malato ad individuare in se stesso quelle risorse che gli consentano di raggiungere, nonostante i limiti fisici e psichici che la sua situazione gli impone, quella condizione di nuovo equilibrio interiore grazie alla quale accettare la malattia e partecipare alla gestione della stessa con consapevolezza e piena dignità di persona.

Credo che stiamo per approvare una buona legge, la Commissione, tutta la Commissione, maggioranza e minoranza, ha profuso un impegno notevole con la consapevolezza dell'importanza che questo progetto di legge comporta per il sistema sanitario regionale, per gli operatori e soprattutto per i cittadini.

Forse alcuni punti specifici meritano un ulteriore approfondimento da parte dell'Aula, ma questo non inficia il valore complessivo del provvedimento. L'augurio è che da qui si possa partire; partire non arrivare, onorevole Vargiu, e che rapidamente si arrivi all'approvazione del Piano sanitario regionale; lo aspettano le Aziende sanitarie, lo aspettano gli operatori, le comunità e, soprattutto, lo aspettano i cittadini. Arrivare all'approvazione del Piano in tempi rapidi rappresenterà un motivo di orgoglio non solo per la maggioranza che in questo momento ha responsabilità di governo, ma, io credo, per tutto il Consiglio, senza distinzioni di parte.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Io sento il dovere di fare alcune precisazioni.

CUGINI (D.S.). E che siano positive però!

OPPI (U.D.C.). Oggi penso proprio di no, anche perché ho visto che per quanto attiene questo testo di legge non faccio parte della Commissione, in quanto il mio nome non compare tra i componenti della stessa. Spero sia soltanto un errore perché nessuno deve scegliere per me.

Io credo di dover fare alcune precisazioni perché alcuni colleghi, anche l'ultimo che è intervenuto, si guadagnano una medaglietta svolgendo, ovviamente, il solito ruolo che gli è congeniale, cercando alla fine di rimediare parlando di strumentalizzazioni. Sarò io a dirvi da parte di chi provengono le strumentalizzazioni, avendo davanti a me il testo integrale degli interventi fatti in quest'Aula.

Innanzitutto - lo dico per qualcuno che non ha reminiscenze, quindi una conoscenza del problema - il vuoto legislativo, non è ultradecennale, ha sbagliato persino il collega Gallus, ma perdura solo da alcuni anni.

La legge numero 5 è del '95 (peggiorativa rispetto al testo elaborato nel 1994), la riforma Bindi è del '99; la riforma del Titolo V è del 2001; quindi parliamo di anni.. Non solo, ma il testo del '93/'94, anche se peggiorato in sede di approovazione, era molto avanzato; pensiamo ai distretti che erano già previsti in quel documento per cui sarebbe stato sufficiente un adeguamento molto limitato.

La legge oggi in esame è pessima; per certi aspetti si limita a copiare la riforma Bindi, c'è un appiattimento totale sulla legislazione nazionale che viene modificata però su aspetti sui quali non si può intervenire; un esempio sono le previsioni dell'articolo 9 in tema di direttori amministrativi e direttori sanitari. . Tutti i poteri sono attribuiti alla Giunta senza alcun limite e/o indicazione anche quando si tratta di atti regolamentari di competenza del Consiglio. Nel frattempo, proprio in questi giorni, la dottoressa Dirindin sta trattando con l'AIOP, se non sbaglio, un protocollo d'intesa valevole per il prossimo triennio, ma in base al disegno di legge in esame questo accordo sarà posto nel nulla. Non solo, ma in quell'accordo sono indicati tetti di spesa stabiliti non si sa bene come, il tutto in violazione della delibera di Giunta del 2002, che poi le citerò, perché nell'articolato bisognerà correggere con una norma transitoria. Una delibera esiste e fa testo fino a quando non viene annullata, come avete fatto con migliaia di delibere di Capelli!

Ma, entrando nel vivo, non posso rammaricarmi se certo non per nostra responsabilità ci costringete ad assumere atteggiamenti che avremmo voluto evitare. Vi chiedete il perché di questo atteggiamento? E' il vostro modo di fare politica! Ha detto bene Vargiu: non basta essere tecnici, bisogna saper fare politica! Mancato coinvolgimento delle minoranze; ma quando mai è successo nella storia dell'Istituto autonomistico che si fa una inaugurazione e non si invitano i consiglieri regionali del territorio o chi, come il sottoscritto, ha contribuito in modo determinante: ho stanziato i soldi per due volte, ho messo la prima pietra.

Non c'è mai stata una inaugurazione alla quale non siano stati invitati i consiglieri regionali. Voi non invitate mai nessuno! Fate sempre le cose "acua, acua", "alla coatta. E' un comportamento scorretto! Utilizzate le sedi istituzionali per strozzare la discussione! Vedi le Commissioni. Non è mai successo, negli anni vissuti da consigliere regionale, che si siano fatte ulteriori riunioni nelle sedi della Commissione una volta che si è raggiunta l'unanimità sui provvedimenti! E' un comportamento scorretto!

Ugualmente non si può non riconoscere i propri errori; l'altro giorno -l'ho già detto a Frau - è stata promossa una iniziativa, gestita dal solito cattedratico, professor Gessa, nella quale si è sottolineato che finalmente ci sono le Aziende miste.. Finalmente che cosa? Finalmente che cosa? Riconoscete che avete fatto una stupidità! Perché c'è un documento agli atti della Commissione, peraltro avallato da tutti quanti, c'è un parere legale che dice che è un atto di programmazione, se no perché avremmo dovuto farvi questa grande cortesia? Avete cambiato una virgola, perché quell'atto è stato presentato da Capelli e bloccato da me in Giunta regionale come partito, perché è un atto di programmazione.

Voi avete fatto una delibera di Giunta, avete fatto l'accordo con le Università che non si è potuto attuare, e oggi lo state correggendo perché voi fate gli errori che poi correggete con i provvedimenti ! Fate ventisette comandi? E il buon Dadea poi li corregge nel maxi collegato! Fate dei provvedimenti, poi vi accorgete di aver sbagliato e li correggete! I rettori delle università di Cagliari e Sassari e i Presidi delle Facoltà di medicina hanno detto in modo esplicito che il Protocollo d'intesa del 2004 non era applicabile Quindi riconoscete qualche volta gli errori. Questa presunzione sta cominciando a dar fastidio!

Ancora, si dice che la sanità non è né di destra, né di sinistra. E' di sinistra! E' settaria! E voi pensate di poter gabbare noi? Masia dice testualmente: "effetti innovatori per una parte e il recupero di annosi ritardi dall'altra si stanno già facendo sentire. La Commissione sanità tutta…", eccetera; poi continua dicendo che grazie a questa grande sensibilità da parte di tutti, grazie a queste operazioni si sono ottenuti lusinghieri risultati alle elezioni. Che cosa c'entrano le elezioni? Che cosa c'entriamo noi con il fatto che i lavori della Commissione, riprendo l'intervento di Masia "siano stati interrotti più volte, per periodi anche lunghi, per i lavori del Consiglio impegnato con la finanziaria e il maxi collegato,per le elezioni politiche importanti e coinvolgenti che hanno consentito di dare una spallata al centrodestra…di questo territorio, importanti per dimensioni e per peso geopolitico che hanno confermato appunto…". Queste parole sono frutto di strumentalizzazione oppure sono parole di fantasia?

Debbo dire che si ha anche una scarsa conoscenza del problema, perché in questo territorio, l'oristanese, ha vinto soltanto il centrodestra nel comune più importante, Bosa; nel sassarese, a Sennori, ha vinto il centrodestra; in provincia di Cagliari abbiamo preso quattordici comuni. Volete che ve ne citi qualcuno? Fra i più importanti San Vito, San Nicolò Gerrei, Sant'Andrea Frius, San Giovanni Suergiu, Domusnovas.Voi avete vinto dove avevate già vinto. Cosa c'entra "fare cassetta"? La cassetta la volete fare voi, a discapito però degli altri!

Quindi questa è una legge vostra. Benissimo, è una legge vostra. E quindi ha ragione Vargiu! E' tutto merito vostro e noi ve ne diamo atto! Persino è merito vostro l'Agenzia regionale della sanità! Era già approvata. Avete fatto un grande zibaldone e poi, alla fine, ve l'abbiamo corretta perché doveva essere uno strumento a disposizione dell'Assessorato mentre voi volevate farne una branca dell'Assessorato! Vi vantate addirittura di avere inventato il nuovo direttore generale del servizio socio-assistenziale. L'abbiamo proposto per 10 anni! Eravate i maggiori oppositori a questa posizione! Quindi ricordatevi delle cose! Non bastano i mugugni negli anditi, bisogna avere il coraggio delle proprie azioni, cosa che molti di voi non hanno perché non hanno una spiccata personalità! Io ho contestato l'assessore Capelli pubblicamente sui ticket e sugli albi, facendo battaglie contro di lui, anche in Giunta! Voi questo coraggio non ce l'avete!

Si dice che dobbiamo confrontarci in modo corretto! Vargiu dice che dovevate modificare, che dovevate fare. Chissà che cosa avreste dovuto fare! Noi vi abbiamo dato la disponibilità per le battaglie comuni. Anche l'altro giorno, anche contro i nostri colleghi che erano su una posizione diversa, abbiamo partecipato. Volete che non partecipiamo più? Lo facciamo! Volete che non partecipiamo all'incontro con Letta? Potrei trovare una giusta argomentazione: è stato un fallimento per quanto riguarda i contratti d'area, sono fallite alcune aziende e i controlli sono stati molto superficiali. Quindi ho argomenti e li conosco meglio di tutti quanti, con prove documentali che molti sono a conoscenza che io ho!

Ma, vedete, si dice sempre che le colpe sono nostre. Abbiamo coperto mille miliardi della passata gestione e ne abbiamo parlato per 10 giorni, 15 giorni, poi non più; abbiamo anticipato soldi che poi si sono ritrovati in questa legislatura e alcuni dovranno ancora arrivare, vedi il riferimento al 2001. Abbiamo tenuto in carica, non adottando il sistema dello spoils system, ancora per un anno e mezzo i direttori generali nominati da voi! Sino a tutto il 2000! Non abbiamo cacciato via la gente! Non abbiamo cacciato via i responsabili di settore! Abbiamo chiamato gente di altra appartenenza politica che voi ancora oggi state valorizzando! Direttori generali, responsabili di servizi che noi abbiamo esaltato, al contrario vostro! Cambiate modo di essere! Siate corretti nei rapporti! Rispettate la gente! Non mobbizzatela!

Veniamo allo stato dell'arte. Il miglioramento non c'è, le liste d'attesa sono peggiorate, il deficit è cresciuto (lo hanno detto i miei colleghi, mi hanno tolto il mestiere), è pari a 225 milioni di euro più gli 85 di accantonamento: la cifra più alta nella storia della sanità nonostante l'incremento di fondi; la maggior parte dei Pronto soccorsi (anche ieri sera al Brotzu ci volevano sette ore per essere visitati) non conoscono il livello della moralizzazione a cui si è fatto sempre riferimento. Se ci sono o ci sono stati inciuci, vengano a galla!

Per quanto mi concerne sono l'unico che ha fatto battaglie, anche all'interno del partito! Sono stato denunciato anche all'interno del mio partito per aver ottemperato ai miei doveri sempre con senso di responsabilità, tenendo sempre in considerazione, forse sbagliando, più altre parti politiche che non la mia! Impegni assunti sulla tempistica: tutti disattesi! L'ARPAS: avete modificato una virgola! L'abbiamo corretta nella sostanza perché volevamo che fosse uno strumento snello. Gli slogan: non fanno più effetto! Incremento esponenziale di collaborazioni esterne, mortificazione delle professionalità locali; ci siamo persino stancati di chiedere l'aggiornamento delle consulenze perché non vorremmo arrivare a cifre iperboliche, non ho detto esponenziali.

Tentativo di far scomparire i piccoli ospedali con conseguenti trasferimenti, perdita di personale, eccetera. Riduzione delle guardie mediche e della sicurezza: ma ve l'abbiamo ricordato noi che era necessario garantire la sicurezza delle postazioni di guardia medica! Non ottemperate neanche al disposto della finanziaria che stanzia 15 milioni di euro per il 2005 e anni seguenti. Volete il servizio di portierato? Non ci sono aziende in Sardegna che assicurano questo servizio!

Illegittimità diffusa: non si ottempera alle leggi vigenti e il caso più eclatante è Olbia. Avevamo già denunciato un problema, in questi giorni ne notificheremo un altro, perché si continua a perpetuare l'errore; ricordo che il mio povero amico, Nanni Terrosu, è stato messo al bando per non avere ottemperato alle leggi pur facendo risparmiare la ASL, ma si fanno gare pubbliche sia per quanto riguarda gli incarichi, sia per quanto riguarda gli incarichi per la sicurezza, sia per i nuovi incarichi, sui quali anche in questi giorni si sono commessi errori.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue OPPI.) E ho un'intuizione; ho l'intuizione che si stia legittimando una nuova dirigenza con particolare vocazione imprenditoriale. Lo ribadisco: una nuova dirigenza a livello di ASL con vocazione imprenditoriale. E non sto dicendo queste cose tanto per dirle, ma le sto dicendo con cognizione di causa.

Dalla lettura odierna del giornale apprendo di un ulteriore sperpero di denaro pubblico (prima se si spendevano due lire succedeva un casotto); oggi anche i direttori generali possono prendere tutti i consulenti che vogliono, possono spendere tutto quello che vogliono, (in pranzi e altro), facendo cose che esulano dai loro compiti. Per Zanaroli, per esempio, sul giornale si dice che l'unica cosa che ha fatto è stata trasferire il locale da via Monte Grappa a una via vicina! Forse per non farsi controllare le presenze, perché di concreto - dice il giornalista - ha fatto ben poco.

In fase di discussione dei singoli articoli entrerò nel dettaglio, al momento vorrei dire che all'articolo 1, comma 2, lettera b), l'uso del termine "universalità" è un po' anomalo, perché voi sapete benissimo che il principio della universalità, evidentemente, potrebbe essere in contrasto con il principio ispiratore dei LEA, soprattutto se il riferimento è alle prestazioni.

Sempre all'articolo 1, comma 3, lettera d) si parla di istituti di ricovero e cura a carattere scientifico; bene, questa è una perla e voi siete come i partecipanti ad un ballo mascherato che se non si tolgono la maschera non si capisce che cosa intendano fare. A che cosa ci si riferisce parlando di "istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, ove aventi sede nel territorio regionale"? Tutte le altre ipotesi contemplate nell'articolo hanno riferimenti concreti, questa no, quindi vi è il pericolo che possa aprire la strada a colpi di mano della Giunta che avrebbe una sorta di autorizzazione in bianco.

La stessa ambiguità la rilevo anche alla lettera e) dove si parla di "altri soggetti pubblici…" Finché il sistema non entra a regime vi sono anche privati accreditati senza contratto, per esempio le case di cura. Mentre al comma 4, la lettera c) "non adempiono, in presenza di altre forme di assistenza volte a soddisfare le medesime esigenze…" si capisce che il riferimento è ai piccoli ospedali.

Questa è una bruttissima frase perché sembra sottintendere che gli aspetti economici prevalgono su tutto; siccome i piccoli ospedali non raggiungono determinate prestazioni dobbiamo chiuderli. Noi ci faremo carico allora di fare quello che avete fatto voi, di fare cioè grandi manifestazioni in queste località e verificheremo se i supporters di turno, qualche amico che vi sta vicino e altri che hanno fatto le battaglie sono ancora convinti di doverle fare.

Consideriamo, per esempio, sempre all'articolo 1il comma 9 che recita: "Le aziende sanitarie di cui alle lettere a), b) e c) del comma 3 partecipano all'elaborazione…". Significa che danno pareri, che devono essere consultati? Questa dizione è troppo generica, deve essere meglio espressa e così può essere fonte di ricorsi. Ma, senza entrare ulteriormente nel merito, vi voglio soltanto avvertire che all'articolo 3, prima del comma 3, serve una norma transitoria, perché non è stata ancora attuata la delibera della Giunta regionale sui contratti e sulle autorizzazioni, anzi è stata annullata senza essere sostituita. Se voi non la sostituite, vige quella che io vi ho consegnato in Commissione. Bisogna fare un piccolo atto, si tratterà di fare una norma transitoria.

Potrei citare altri esempi, quando si parla di onorario, non vuol dire gratuito onorario, gli uomini di legge lo sanno, semmai si potenzia il difensore civico; attraverso questa norma volete fare tanti diffusi difensori civici ma noi siamo un po' contrari. Ho citato questo punto, ma potrei avanzare critiche su ogni comma, mi farò carico di farlo nel corso della discussione perchè adesso non ci sono i tempi tecnici. Siccome, come ho già detto, il mio nome non compare, sono legittimato a correggere tutte le cose che avete fatto in questa specie di ammucchiata generale esitando una legge che certamente può essere oggetto di critica e di impugnazione.

Frau, voglio concludere con te dicendo che io avrei gradito che tu avessi avuto il coraggio di dire che c'è una forte penalizzazione nei confronti del tuo territorio che deriva dall'orientarsi verso due poli senza criteri; forse l'avranno fatto Balma o Simone, persone che occupano gli spazi e non danno la possibilità ai locali di poter fare il lavoro che hanno sempre fatto, al di là dell'appartenenza politica che non è certamente la nostra.

Così come ho il dovere di dire a Uggias che rispetto agli altri anni avete avuto meno, se non sono segnati bene nei parametri, perché i parametri sono il capitario, sono gli anziani, sono i giovani di età da zero a due anni, eccetera, ci vogliono criteri che vanno discussi! Nei vostri confronti c'è sempre stato e ci dovrà essere un occhio di riguardo, perchè non vi competevano, al di là dei parametri, i posti letto per le residenze per anziani che avete ottenuto; certo non vi competeva la struttura iperbarica che nel Piano sanitario, basta guardarlo, era localizzata nel territorio della ASL numero 7, la mia, ma abbiamo fatto una battaglia a favore vostro. Così come abbiamo sanato una situazione che purtroppo tende a peggiorare perché quest'anno avete diciotto miliardi di buco egli accantonamenti...

PRESIDENTE. Prego, onorevole Oppi, concluda.

OPPI (U.D.C.). Ho proprio concluso; questo non sarà il mio ultimo intervento, per cui avremo altre occasioni, per poter, fare alcune osservazioni. Il nostro comportamento però è dettato dal vostro comportamento che non è mai stato rispondente al nostro atteggiamento di massima disponibilità. Abbiamo garantito il numero legale in Commissione bilancio, così come nella Commissione sanità e nelle altre Commissioni, però, ogni volta vi attribuite tutti i meriti e addossare a noi la responsabilità delle gestioni passate, ma noi non abbiamo nulla di cui vergognarci!

Siamo in grado di dimostrare, attraverso i documenti, che abbiamo esitato seicento provvedimenti, particolarmente qualificati, su cui sto elaborando un piccolo libro bianco che vi consegnerò affinchè vi rendiate conto del lavoro e dello sforzo che abbiamo fatto. Un lavoro portato avanti con senso di responsabilità e con onestà intellettuale, senza collusioni con nessuno, condannando e facendo battaglie anche contro gli amici per eventuali collusioni che io ritengo comunque non ci siano. Ci possono essere interessi, diffusi, ma sono certamente lontani dalla mia persona.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Presidente e onorevoli consiglieri, il dibattito su questa legge è stato molto ricco, quindi io mi soffermerò soltanto su alcune questioni che meritano alcuni approfondimenti. Innanzitutto, questa è una legge che azzera i ritardi rispetto al riordino del Servizio sanitario regionale; ritardi che, come è stato detto nell'ultimo intervento, non sono pluridecennali. Si tratta di un atto dovuto in qualche modo perché non fa altro che recepire quanto nel '99, a completamento e a correzione della riforma degli inizi degli anni novanta, è stato fatto a livello nazionale, con riguardo ad alcuni istituti particolarmente importanti, per garantire passi avanti nell'ammodernamento del Servizio sanitario nazionale.

Il provvedimento nazionale non aveva ancora trovato recepimento in questa Regione e quindi con l'approvazione di questa legge, che ci auguriamo avverrà nelle prossime giornate, potremo dire di avere recuperato i ritardi. Chiaramente nell'elaborazione del testo abbiamo fatto tesoro delle esperienze, maturate in questi anni da altre Regioni, oltre che delle esperienze, lo dobbiamo dire, di attuazione della legge numero 5 e della legge numero 10, che regolava il Servizio sanitario regionale. Quest'ultima certamente aveva degli aspetti pregevoli ma in qualche caso ha dato luogo a difficoltà di attuazione, di cui siamo tutti consapevoli: il ritardo nella programmazione, ovviamente, il problema dei distretti, ad esempio; una legge che comunque andava ammodernata e adeguata rispetto ai passi avanti fatti dalla normativa nazionale.

Il testo unificato in discussione è una legge di sistema, come è stato detto, perché cerca di dare un quadro certo e chiaro delle modalità con le quali il Servizio sanitario regionale può funzionare. L'incertezza in questo settore è certamente uno degli elementi che più di ogni altro può creare difficoltà al miglioramento della qualità dell'assistenza; il recepimento e la precisazione di alcuni elementi importanti nell'organizzazione e nel funzionamento delle Aziende sanitarie possono consentire invece di fare ulteriori passi avanti, non saranno gli unici, certo ce ne vorranno ancora molti altri, al Sistema sanitario regionale.

Il testo all'attenzione di quest'Aula, è diverso rispetto a quello presentato dall'Esecutivo; è frutto di un lavoro importante fatto all'interno della Commissione e che più volte è stato valutato positivamente nel corso del dibattito. E' un lavoro che ha consentito di migliorare il testo completando alcuni aspetti, forse appesantendone altri. Non abbiamo nessuna difficoltà a dichiarare che anche in questa occasione l'Aula potrà apportare ulteriori miglioramenti, anche in termini di riduzione di qualche appesantimento. Sotto questo profilo l'Esecutivo è sicuramente aperto a qualunque contributo.

Questo provvedimento si sta discutendo in un momento importante, direi un momento storico, non soltanto per la realtà sanitaria di questa Regione ma per l'intero Sistema sanitario nazionale. Come sicuramente loro sanno, almeno quanto me, questo è un momento difficile per gli adempimenti che l'intero Paese è tenuto a mettere in atto per poter rispondere ai parametri europei e la sanità deve continuare, ancora più che in passato, ad essere improntata a criteri di rigore e di miglioramento della qualità delle prestazioni.

Vorrei ricordare, proprio con riferimento a quanto è stato detto da molti di voi, che stiamo vivendo un momento particolarmente critico, tenuto conto che gli anni novanta, in tutte le Regioni, e nel complesso della realtà nazionale, sono stati anni in cui abbiamo dovuto lavorare, vorrei dire lottare tenacemente, sotto tutti i profili, sia quello tecnico che quello politico, per difendere il carattere pubblico della sanità.

Una sanità pubblica intesa nel senso di una sanità solidale, universale, che garantisce che tutti abbiano le prestazioni di cui hanno bisogno, che garantisce quindi il diritto alle prestazioni non in base alla condizione economica dell'assistito, anche se chi ha la capacità economica contribuisce attraverso la fiscalità generale. Negli anni novanta abbiamo lavorato molto, forse non tutti, perché sul tema ci sono delle differenziazioni anche politiche, per difendere la sanità pubblica, e stiamo continuando a farlo negli anni 2000, e il referendum l'ha dimostrato, per difendere il carattere nazionale della sanità di cui abbiamo bisogno anche in questa Regione affinché non si discosti dalle caratteristiche dei sistemi sanitari più evoluti e possa tentare di raggiungere, recuperando i divari, i livelli di assistenza garantiti nella maggior parte delle Regioni.

Questi divari devono essere colmati, stiamo lavorando in questa direzione e questa legge ci darà un importante contributo . Io proverò a dare qualche indicazione ulteriore sui punti che non sono stati ancora trattati, sugli aspetti più interessanti di questa legge che non è una legge miracolistica, come ha detto qualcuno, ma che semplicemente consente di fare il punto rispetto a due aspetti importanti che già nel titolo sono evidenziati: tutela della salute e riordino del Servizio sanitario regionale.

La prima parte attiene alla tutela della salute, è la parte che riprende i principi generali e, proprio per le ragioni che ho appena detto, mi sembra necessario che i principi generali, in un momento oltretutto di difficoltà finanziaria, vengano ribaditi anche in una legge di riordino del Servizio sanitario. Tra questi principi ricordo l'universalità, cioè tutti hanno diritto alle prestazioni, a prescindere dalle loro condizioni; l'equità nell'accesso alle prestazioni, e sappiamo quanto sia importante ribadire il principio della pari opportunità nell'accesso alle prestazioni in una Regione come questa, a prescindere dalla residenza, a prescindere da altre condizioni che caratterizzano i singoli individui, infine necessità di un riequilibrio nel territorio, con tutte le difficoltà che questo comporta,

Riequilibrio nel territorio significa che qualcuno avrà un po' di più e qualcun'altro forse avrà meno disponibilità di prestazioni in quantità elevata, perché la correzione dell'inappropriatezza comporta che là dove le prestazioni sono inappropriate vengano ridotte e che i risparmi possano essere utilizzati per garantire a coloro che hanno avuto meno del necessario le prestazioni.

L'appropriatezza e la qualità sono il filo conduttore di questa legge anche se forse non è così facile individuarle nella lettura di un testo che inevitabilmente è molto tecnico non soltanto per le caratteristiche del provvedimento in sé, ma soprattutto perché è una legge di riordino. Faccio riferimento ad esempio al sistema che per la prima volta viene recepito in maniera compiuta in questa Regione, delle autorizzazioni, dell'accreditamento e degli accordi contrattuali che regolano i rapporti fra servizio sanitario regionale e i soggetti erogatori pubblici e privati, equiparando a tutti gli effetti i soggetti pubblici e i soggetti privati nell'offerta di prestazioni sanitarie purché rispondano a determinati requisiti.

Nell'articolo 1, che è un articolo sostanziale che riprende appunto i principi, si parla inoltre di partecipazione degli utenti nella programmazione dei servizi, di valorizzazione delle professionalità; il Servizio sanitario non è in grado di garantire prestazioni a nessuno se non valorizza e utilizza al meglio le professionalità esistenti. In materia di politica del personale c'è da parte di questo Esecutivo un'attenzione particolare; siamo stati i primi a sollevare in sede di Conferenza degli Assessori il problema della revisione dei vincoli che sulle politiche del personale sono stati posti dalle ultime finanziarie, pena la difficoltà della tenuta di un sistema in alcune aree che sono particolarmente sofferenti.

Sappiamo peraltro che le difficoltà della finanza pubblica e la necessità di perseguire con rigore gli obiettivi che il Paese si è dato renderanno probabilmente difficile il superamento, come sarebbe forse necessario, di alcuni di questi vincoli. Ciò nonostante stiamo cercando di lavorare in sede di Conferenza nazionale affinché si tenga conto delle specificità di alcune realtà e delle difficoltà di alcuni settori disciplinari ad avere le professionalità necessarie.

Nel testo è presente un cenno, anche se può sembrare una mera enunciazione di principio, alla centralità della persona, alla necessità di una politica di umanizzazione delle cure al fine di garantire al cittadino la tutela della salute ma, soprattutto, il miglioramento del benessere del malato nel momento in cui viene ricoverato nelle strutture sanitarie.

Sicuramente è un tema difficile da affrontare, ma è importante che venga considerato come un aspetto fondamentale nel contesto di una legge regionale. Vorrei anche dire, affinché non si rischi di considerare quelli che in legge chiamiamo i principi di sistema del Servizio sanitario regionale delle banalità o delle mere enunciazioni, che questi principi non sono una scelta scontata perché a fronte di ognuno di essi, c'è un principio nettamente contrapposto.

A fronte del principio dell'universalità c'è il principio del sistema residuale che sappiamo essere adottato in molti Paesi e che non dà garanzie di tutela della salute. A fronte del principio della centralità della persona c'è l'invocazione del cittadino cliente del servizio sanitario, come se aver bisogno di prestazioni sanitarie fosse corrispondente a qualunque altra richiesta di prestazioni che si acquistano sul mercato. A fronte del principio della appropriatezza c'è il principio dell'uso improprio e comunque della medicalizzazione delle esigenze dei cittadini, e sappiamo quanto il rigore nel governo della spesa sanitaria passi inevitabilmente attraverso un lungo percorso, che non avrà mai fine ma che è sicuramente molto difficile, di controllo dei comportamenti prescrittivi e dei comportamenti al consumo delle prestazioni sanitarie.

Di fronte al richiamo della qualità tecnica delle prestazioni e della appropriazione c'è una logica invece che bada soltanto alla qualità alberghiera delle prestazioni, non continuo in questo esercizio ma sicuramente queste dichiarazioni di principio mi paiono importanti soprattutto in momenti difficili come questi. Proprio la Commissione all'articolo 4 ha voluto inserire degli strumenti a tutela del diritto alla salute e al benessere dei cittadini, sottolineando l'importanza di avere non soltanto degli URP che funzionino, e su questo siamo tutti d'accordo ovviamente, ma anche l'Ufficio di tutela e quell'altro strumento, importantissimo per non lasciare il malato nella necessità di aggiustarsi da solo quando ha bisogno delle prestazioni sanitarie, che è il Punto unico di accesso ai servizi sanitari, ai servizi sociali. Per perfezionare questi strumenti si dovrà lavorare molto.

Una delibera di Giunta ha già iniziato ad avviare nelle Aziende sanitarie questo percorso;e sappiamo però che non basta un articolo di legge per far sì che il cittadino possa trovare un Punto che l'accompagna dal momento in cui ha bisogno della prestazione fino a quando ha risolto i suoi problemi sanitari, ci vuole una grande crescita culturale da parte degli operatori, di tutti, quelli amministrativi e quelli professionali, che richiede tempo, impegno, determinazione.

Ma ci sono alcuni aspetti importanti che non sono stati sufficientemente evidenziati dall'Aula e che io voglio sottolineare, perché rilevanti, in un momento in cui stiamo cercando non soltanto di riqualificare l'assistenza ma anche di contenere la spesa entro i limiti del fabbisogno quale è definito a livello nazionale. E' vero, anche nel 2005 ci sono stati dei forti disavanzi ma, come sanno coloro che hanno citato le cifre, nel bilancio della sanità del 2005 sono state caricate tutte le spese connesse al rinnovo dei contratti che dal 2002-2003 in avanti non erano state accantonate nel bilancio regionale e che quindi, per una legge che è stata emanata nel 2005, hanno dovuto essere caricate nel bilancio del 2005 appunto.

Avremmo potuto aprire i bilanci degli anni precedenti e caricare la quota relativa a ciascun anno, non lo abbiamo fatto per una ragione molto semplice, perché sugli adempimenti relativi agli anni precedenti avevamo già chiuso la discussione con il Governo, così facendo si stava via via sbloccando la quota di risorse che era condizionata al completamento degli adempimenti.?

OPPI (U.D.C.). Posso interromperla un attimo? Anche nel 2001 abbiamo seguito la stessa procedura, é una prassi consolidata.

DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Quindi sappiamo che nel 2005 c'è un sovraccarico a causa dei rinnovi contrattuali. Su alcuni aspetti sui quali c'è bisogno di proseguire celermente saranno varati successivamente dei provvedimenti attuativi, uno di questi riguarda il sistema delle regole per l'erogazione delle prestazioni. Questo è uno dei punti più carenti su cui, dobbiamo dircelo con estrema franchezza, il sistema in assenza di regole ovviamente si muove seguendo gli interessi delle singole parti e non l'interesse generale; quindi abbiamo ancora voci di spesa eccessive rispetto a quello che sarebbe opportuno se il sistema delle regole potesse funzionare in maniera adeguata.

Questo sistema delle regole riguarda quattro aspetti che sono stati introdotti appunto nel '99, perché stiamo ancora lavorando con degli accreditamenti provvisori, con delle convenzioni, in attesa del completamento del processo per l'accreditamento. Dicevo dei quattro aspetti.

L'autorizzazione alla realizzazione delle strutture richiede la valutazione dei fabbisogni sul territorio e la localizzazione territoriale della struttura. E' vero, rispetto a questo problema della autorizzazione alla realizzazione abbiamo proposto che gli aspetti amministrativi competano ai Comuni per gli studi professionali e, comunque, per quegli studi a bassa complessità che non richiedono particolari difficoltà. Di questo problema ne abbiamo parlato con i Comuni, non è un onere particolarmente rilevante, e ci sembra che certamente non debba essere trattata alla stessa maniera l'autorizzazione alla realizzazione di un ospedale e l'autorizzazione alla realizzazione di un semplice studio professionale soltanto per la parte che riguarda l'aspetto amministrativo.

L'autorizzazione all'esercizio richiede la presenza di alcuni requisiti: strutturali, organizzativi e tecnologici. L'accreditamento, che tiene conto di requisiti ulteriori in quanto fornitore del servizio sanitario, e poi gli accordi contrattuali che devono essere sottoscritti con tutti gli erogatori che sono in grado di garantire il completamento dell'offerta che il settore pubblico non è in grado di fare.

Si tratta di regole che assicurano appunto una forte integrazione fra operatori pubblici e operatori privati all'interno del servizio sanitario e garantiscono qualità da parte di tutti gli operatori perché i requisiti, sia quelli per l'esercizio dell'attività sia quelli per l'accreditamento, sono requisiti volti alla garanzia della qualità: qualità tecnica e qualità dal punto di vista della personalizzazione dei servizi in ogni aspetto.

Sono istituti che erano rimasti incompiuti, che non erano stati previsti nella nostra normativa;ci si dà due anni di tempo per completare non soltanto i provvedimenti attuativi ma la verifica della presenza dei requisiti, sia dei primi che degli ulteriori, su tutte le strutture.

Due anni forse possono sembrare troppi, qualcuno ha detto che potrebbero essere troppi; ma in una Regione che fa fatica a recuperare i ritardi, in una Regione che sappiamo essere carente nella sua capacità di porre in essere con sufficiente adeguatezza gli adempimenti necessari, ritengo più opportuno essere realisti e prevedere un tempo massimo di due anni. Così come, ma di questo hanno già parlato molti consiglieri e quindi mi astengo dal presentare ulteriori indicazioni, anche grazie al lavoro della Commissione sono stati precisati i rapporti tra i diversi livelli di governo.

In particolare è stato valorizzato il ruolo degli enti locali per la capacità di rappresentare i bisogni della popolazione e di contribuire alla verifica e al controllo dei risultati. Si tratta di competenze finora non esercitate a livello locale che richiedono una grande crescita e una maturazione delle amministrazioni locali che devono svolgere quelle funzioni nell'interesse generale, non soltanto nell'interesse della singola amministrazione o del singolo territorio.

Un altro aspetto che dovrebbe essere valutato con molta attenzione riguarda il modello di relazioni fra Regione e Aziende sanitarie. La Regione finanzia le Aziende sanitarie attraverso la quota capitaria, corretta tenuto conto di alcune caratteristiche demografiche, epidemiologiche ma anche del contesto del territorio; e questo è un aspetto particolarmente sentito all'interno di questa Regione, sancito dalla legge; la necessità di prevedere sistemi di remunerazione dei soggetti erogatori uniformi , ovvero uguali per tutti, sulla base di livelli di attività elaborati dalle Aziende e tenuto conto del volume di attività delle diverse tipologie di prestazioni che sono necessarie per soddisfare i bisogni dei cittadini, così come all'interno di queste regole alcuni articoli precisano il sistema dei controlli. Forse un sistema dei controlli che potrebbe essere snellito ulteriormente ma che, sicuramente, in una fase di transizione ha bisogno di essere definito con una certa puntualità al fine di garantire la correttezza nell'impiego delle risorse.

Non mi soffermo su altri aspetti, mi limito semplicemente a ringraziare la Commissione per il lavoro di completamento e miglioramento della proposta di legge formulata dalla Giunta. Non credo che questa legge possa risolvere tutti i problemi della sanità di questa Regione ma può far fare un grosso passo avanti alle Aziende perché consente loro di riorganizzarsi in modo adeguato.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Se non vi sono opposizioni, propongo di spostare al primo pomeriggio la votazione sul passaggio all'esame degli articoli per consentire ai Gruppi di preparare gli emendamenti.

Elezione di un Vicepresidente

PRESIDENTE. Ricordo che il Consiglio deve procedere alla votazione a scrutinio segreto per l'elezione di un Vicepresidente, secondo quanto stabilito dall'articolo 4, primo comma, del Regolamento interno.

Ricordo altresì che, secondo l'articolo 5, terzo comma, del Regolamento interno, è eletto chi al primo scrutinio abbia raggiunto la metà più uno dei voti. Se nessun candidato ha riportato la metà più uno dei voti, si procede al ballottaggio tra i due candidati che abbiano riportato il maggior numero di voti.

Votazione a scrutinio segreto per schede per l'elezione di un Vicepresidente

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto per schede e invito i segretari Manca e Murgioni a procedere alla chiama.

MANCA e MURGIONI, Segretari, procedono all'appello.

(Seguono la votazione e lo spoglio delle schede)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 74

votanti 74

schede bianche 13

Hanno ottenuto voti: Secci Eliseo, 45; Giagu Giovanni, 14; Cugini Renato,1; Sanna Simonetta, 1.

Viene proclamato eletto Vicepresidente del Consiglio regionale: Eliseo Secci.

(Applausi)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - Farigu - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SPISSU - UGGIAS - URAS - VARGIU.)

I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17.

La seduta è tolta alle ore 12 e 43.



Allegati seduta

CCVII Seduta

(Antimeridiana)

Mercoledì 19 luglio 2006

Presidenza del Presidente Spissu

indi

della Vicepresidente Lombardo

indi

del Presidente Spissu

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 11.

SERRA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 16 giugno 2006 (201), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Elio Corda, Francesca Barracciu e Beniamino Scarpa hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 19 luglio 2006.

Poiché non vi sono opposizioni questi congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazione

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interrogazione pervenuta alla Presidenza.

serra, Segretario:

"Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sulla riduzione del servizio di guardia medica in Sardegna." (563/A)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

serra, Segretario:

"Mozione CAPELLI - OPPI - LA SPISA - ARTIZZU - VARGIU - LADU - AMADU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - Milia - Randazzo - Contu - Cassano - Dedoni - Diana - Gallus - Licandro - Liori - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILI - RASSU - PISANO - SANJUST - SANCIU - SANNA Matteo sulla ventilata soppressione del servizio di vigilanza armata e riduzione delle postazioni di guardia medica, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento." (82)

"Mozione CALIGARIS - BALIA - LICHERI - MARROCU - BIANCU - ATZERI - IBBA sulla missione di pace italiana per lo svolgimento delle elezioni libere nella Repubblica democratica del Congo." (83)

Dimissioni di consigliere

PRESIDENTE. Colleghi, comunico che in data 18 luglio 2006 il consigliere regionale Mauro Pili ha fatto pervenire la seguente lettera:

"Le norme vigenti rendono incompatibile il mio ufficio di Consigliere regionale con la mia elezione alla Camera dei Deputati nelle elezioni politiche del 9 e 10 aprile u.s.

Avvalendomi dei tempi concessimi dalla Camera dei Deputati ho utilizzato questo breve periodo per una doverosa e spero comprensibile riflessione sull'opzione tra le due cariche.

Gli anni trascorsi nella massima Assemblea del popolo sardo, compresa la difficile ma entusiasmante esperienza di governo, hanno costituito per me momenti importanti di impegno politico e di sentita passione autonomistica.

Sento il peso e la responsabilità di un'esperienza politica tutta sarda che spero, quanto prima, possa ritornare utile per la mia terra nel Parlamento Italiano.

Dopo un'intensa stagione politica, infatti, mi accingo a lasciare il Consiglio regionale. Lo faccio con i sentimenti di riconoscenza e di rispetto verso la più autorevole istituzione autonomistica della Sardegna.

Insieme agli altri colleghi Parlamentari sardi, mettendo davanti a tutto gli interessi della nostra terra, sono convinto che potremo rappresentare con determinazione e fermezza le istanze della Sardegna nel Parlamento.

Sono certo, caro Presidente, che non mancheranno occasioni di proficuo e fecondo confronto sulle istanze autonomistiche, attuali e future della nostra Regione, per le quali, sin d'ora, spero vorrà ritenermi a disposizione del Consiglio regionale.

Per questo motivo voglio significare a Lei, On.le Presidente, e all'intera Assemblea del Popolo sardo, i miei più sentiti e sinceri auguri di buon lavoro, nel solco di un'Autonomia moderna, europea, concreta e positiva.

Da parte mia farò quanto nelle mie modeste possibilità, ben sapendo di poter trovare nel Consiglio regionale il più autorevole interlocutore istituzionale degli interessi dei sardi.

Infine, Onorevole Presidente, La informo che il 26 maggio scorso ho comunicato al Presidente della Giunta per le elezioni della Camera dei Deputati la decisione di rinunciare all'indennità da Parlamentare sino alla cessazione del mandato di Consigliere regionale.

Con i sentimenti di stima e rispetto verso di Lei e l'intera Assemblea rassegno le mie dimissioni da Consigliere regionale della Sardegna.

Cordialmente, Mauro Pili".

Ricordo che, ai sensi dell'articolo 85 della legge regionale 6 marzo 1979, numero 7, è riservata al Consiglio regionale la facoltà di ricevere ed accettare le dimissioni dei propri membri.

Pertanto, ove non vi siano opposizioni, si intende che l'Assemblea prende atto delle dimissioni del consigliere Pili.

Invito il Vicepresidente della Giunta delle elezioni a convocare immediatamente la Giunta stessa affinché, esaminati gli atti degli uffici circoscrizionali, si pronunci circa il candidato che subentrerà al consigliere di cui sono state testé accettate le dimissioni.

A tal fine sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 18, viene ripresa alle ore 10 e 35.)

Proclamazione e giuramento di consigliere

PRESIDENTE. Colleghi, sulla base di quanto comunicatomi dal Presidente della Giunta delle elezioni, proclamo eletto consigliere regionale Raffaele Farigu., Poiché constato che è presente, lo invito ad entrare in Aula e a prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto speciale per la Sardegna e dall'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949, numero 250.

Invito l'onorevole collega a presentarsi di fronte al banco della Presidenza.

(Il consigliere Raffaele Farigu si avvicina al banco della Presidenza.)

PRESIDENTE. Do lettura della formula del giuramento, previsto dall'articolo 3 del citato DPR, al termine della quale risponderà: "Lo giuro":

"Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione".

FARIGU. Lo giuro.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Farigu può accomodarsi.

(Applausi.)

Continuazione e fine della discussione generale del testo unificato 45-53-68-202-211/A: "Tutela della salute e riordino del Servizio sanitario della Sardegna" della proposta di legge: Biancu - Addis - Cocco - Cucca - Cuccu Giuseppe - Fadda Paolo - Giagu - Manca - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci: "Modifica alla legge regionale 26 gennaio 1995, n. 5,concernente: "Norme di riforma del Servizio sanitario regionale" (45/A); della proposta di legge Lai - Marrocu - Barracciu - Calledda - Cherchi Silvio - Corrias - Cugini - Floris Vincenzo - Mattana - Orrù - Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Franco: "Istituzione dell'Agenzia regionale per la sanità" (53/A); della proposta di legge Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano: "Istituzione dell'agenzia regionale per la sanità" (68/A); del disegno di legge: "Tutela della salute e riordino del Servizio sanitario della Sardegna" (202/A) e della proposta di legge Oppi - Capelli - La Spisa - Diana - Ladu: "Istituzione dell'Agenzia regionale per la sanità" (211/A)

PRESIDENTE. Ricordo che è all'ordine del giorno la continuazione della discussione generale sul testo unificato numero 45-53-68-202-211/A.

E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, Assessore, il testo unificato approvato dalla Commissione, recante come titolo "Tutela della salute e riordino del Servizio sanitario della Sardegna", arriva in ritardo in quest'Aula e devo dire che, per quanto ci riguarda, ci lascia anche un po' indifferenti, nel senso che non è la riforma sanitaria che noi avevamo auspicato. E' infatti, Assessore, un testo di legge che è stato presentato e approvato solo dalla maggioranza senza il contributo importante dell'opposizione, tanto è vero che su molte parti del testo noi abbiamo fortissimi dubbi.

Bene, questo provvedimento è stato approvato a maggioranza non perché non ci fosse la volontà, da parte dell'opposizione, di approvarlo in modo unitario, ma semplicemente perché da parte della coalizione di governo non c'è stata la volontà di recepire l'insieme dei suggerimenti e delle osservazioni, Assessore, che noi abbiamo tentato di proporre. Lo dimostra il fatto che in altre occasioni altre leggi sono state approvate all'unanimità; vedi la legge numero 23 del 2005, istitutiva del sistema integrato dei servizi alla persona, sulla quale tutto il Consiglio regionale ha svolto un lavoro veramente capillare giungendo infine ad una approvazione unanime . Ciò che voglio dire è che le situazioni cambiano secondo le posizioni che la maggioranza assume nei confronti dell'opposizione.

L'onorevole Gallus, che è Vicepresidente della Commissione e anche relatore di minoranza, ieri nel suo intervento ha fornito degli spunti importanti che possono costituire delle integrazioni al testo; e noi speriamo che questo Consiglio regionale prenda in considerazione le osservazioni importanti e migliorative che sono state proposte. Noi diciamo anche che c'è il rischio di presentare questa riforma come una grande riforma; ma per parlare di grande riforma non basta adeguare i servizi sanitari regionali al dettato del decreto legge numero 229 del 1999 che, di fatto, ha modificato il decreto legge 502 del 1992 che prevedeva la trasformazione delle UU.SS.LL. in Aziende sanitarie locali e, quindi, di conseguenza un controllo della spesa sanitaria.

Io credo che il processo di aziendalizzazione, che è stato avviato soprattutto con la "229", sia un processo importante che vede, soprattutto in questa fase, alcune novità. Una delle novità più importanti, che da parte di questo Governo della Regione è stata maggiormente sostenuta, è il reingresso dei comuni nella gestione della sanità, praticamente è previsto un ruolo forte dell'ente locale sul quale tornerò un po' più approfonditamente dopo. Noi, però, riteniamo che si sia arrivati a questa riforma anche a seguito della modifica del Titolo V della Costituzione che dà, sì, pari dignità ai comuni, ma questo non significa per forza di cose che devono collaborare nella gestione e nella programmazione di un settore che noi riteniamo molto, molto delicato; e su questo punto invitiamo questa maggioranza a fare delle riflessioni.

A nostro avviso l'adozione del modello unico nazionale di erogazione dei servizi sanitari è una cosa sicuramente giusta; così come è giusto, è giustissimo, il discorso che pone il cittadino al centro dell'assistenza sanitaria; è il cittadino utente il punto di riferimento veramente importante, quello che dovrebbe essere il maggiore beneficiario di questa riforma. Il fatto stesso che siano state, di fatto, cancellate la legge regionale numero 5 del 1995 e gran parte della legge numero 10 del 1997, non significa che abbiamo esitato comunque, abrogando o modificando leggi precedenti, una legge migliore..

È chiaro che i problemi che noi ci poniamo, oggi, nel discutere questa legge sono relativi soprattutto ai livelli di spesa, all'eccessivo livello di spesa. Sono livelli troppo alti? Sono livelli troppo bassi? In Sardegna spendiamo circa il 40 per cento del bilancio regionale per l'assistenza sanitaria, ma questo non significa che spendiamo troppo; ci sono infatti altre Regioni, altre Nazioni, che spendono anche cifre maggiori per l'assistenza sanitaria, ma spendere molto non significa avere una sanità migliore.

Il problema è questo: riuscire, spendendo cifre adeguate, a garantire un'assistenza sanitaria capillare in tutto il territorio della Sardegna. Noi oggi ci dobbiamo porre il problema di approvare una legge che elimini certe innegabili situazioni di disagio relative all'assistenza sanitaria; così come è formulata non ci sembra che questa legge preveda il superamento di queste situazioni di disagio, di queste situazioni di disparità presenti sul territorio; e quindi bisogna anche verificare se risparmio e salute vanno nella stessa direzione.

Noi riteniamo che non sia giusta una legge che guardi soltanto al risparmio delle casse della Regione; crediamo invece sia giusto arrivare ad una spesa più oculata da parte della Regione sarda, ma tenendo presente che la salute dei cittadini viene prima della questione della spesa sanitaria.

Assessore, questa è una fase di passaggio, io non enfatizzerei quindi più di tanto l'approvazione di questa legge anche perché non credo che cambi assolutamente nulla, anzi, io sono convinto che questa legge cambierà in peggio la situazione sanitaria esistente oggi in Sardegna. Io credo che il vero confronto, il vero momento di dibattito in questo Consiglio regionale, ci sarà al momento della discussione del Piano sanitario regionale del quale non sappiamo ancora a che punto sia giunto l'iter legislativo. Comunque quello sarà il vero momento di confronto in Consiglio regionale perché inizieremo ad affrontare il problema dei posti letto per acuti, che sono diversi a seconda delle situazioni regionali, e il numero dei posti letto per i post acuti.

Ci sarà una ripartizione importante che impegnerà fortissimamente questo Consiglio regionale e che quindi caratterizzerà la nuova, futura, assistenza sanitaria in Sardegna; così come io credo che sia importante capire quale sarà il ruolo dei piccoli ospedali in Sardegna, se e quali rimarranno in funzione o verranno chiusi. Assessore, saranno le scelte che noi faremo su questi punti importanti ad incidere sulla qualità dell'assistenza sanitaria in Sardegna.

Per quanto riguarda la riforma, si è parlato tanto in questi giorni, anche ieri, della inadeguatezza delle Aziende sanitarie locali in Sardegna. Io non nego che ci siano stati , e ancora ci siano, degli eccessi; c'è un distacco reale tra la sanità e il cittadino, e credo che una riflessione in merito andava fatta, ma bisogna vedere come andava fatta. Noi, Assessore, abbiamo moltissimi dubbi su come si vuole procedere nel cambiare la gestione della sanità regionale; e devo dire anche che avremmo voluto una presa di posizione più forte del Governo della Regione sul lavoro svolto dalle Aziende sanitarie locali.

Assessore, lei ha iniziato bene il suo lavoro di Assessore regionale della sanità; io l'ho apprezzata perché ho visto che ha assunto delle posizioni coraggiose, oltre che aver tentato di rompere forse su una certa gestione della sanità in Sardegna. Personalmente, non ho mai avuto scontri molto forti proprio perché ho capito che forse lei aveva veramente intenzione di cambiare la sanità sarda. Però io credo che oggi non solo per sua volontà anzi, sicuramente non per sua volontà, lei sia stata travolta da una certa situazione e non abbia più lo smalto e la convinzione iniziali.

Devo dire anche che le responsabilità di questa situazione della sanità in Sardegna non sono da attribuire tutte alle Aziende sanitarie regionali, ma spesso la Regione ha contribuito al loro non buon funzionamento. Devo rimarcare infatti, Assessore, che sicuramente non sono state effettuate le scelte più giuste, le scelte più equilibrate nelle nomine dei direttori generali, sicuramente non sono state scelte le persone adatte per ricoprire quel ruolo; così come hanno allontanato il cittadino dalla sanità certi interventi in materia di convenzioni, di assegnazione di incarichi vari ed altro, che sicuramente non nascono dalla sua volontà ma che sono stati effettuati all'interno delle Aziende sanitarie. .

La Regione avrebbe dovuto avere un ruolo di maggiore controllo per assicurare una maggiore efficienza del sistema sanitario in Sardegna, soprattutto in rapporto alle Aziende sanitarie locali. Noi crediamo che questo ruolo della Regione, soprattutto negli ultimi tempi, sia davvero mancato perché io sono convinto che con una partecipazione diretta, più forte, del Governo regionale nei confronti delle Aziende sanitarie locali sicuramente la situazione non sarebbe precipitata in questo modo, i livelli di spesa sarebbero stati sicuramente inferiori, saremmo stati all'interno di una situazione, dal punto di vista economico e finanziario, più accettabile di quella odierna. Quindi, diciamo, che molte delle responsabilità vanno attribuite anche al ruolo di controllo e di guida che doveva avere la Giunta regionale.

Oggi, con questa legge, decolla la Conferenza provinciale sanitaria e sociosanitaria, al posto, quindi, della Conferenza d'azienda; ma noi, Assessore, siamo molto preoccupati per questa presenza così forte della politica nella gestione della sanità. La sanità è una materia difficile che sicuramente ha bisogno di un collegamento diverso, più forte, con il territorio ma non è pensabile che possa essere gestita dalla politica, questo è un grave, drammatico errore che noi stiamo facendo come Consiglio regionale.

Noi voteremo contro l'adozione di questo sistema perchè riteniamo che non porterà comunque a risolvere i problemi della sanità in Sardegna. Viene dato un ruolo eccessivamente forte alle province, viene dato un ruolo eccessivamente forte ai comuni, ma quello che preoccupa veramente più di tutto, Assessore, è la nascita di questa pletora di commissioni, di sottocommissioni, che ingesseranno e paralizzeranno la sanità.

Io credo, Assessore, che noi e i colleghi della maggioranza, siamo ancora in tempo per impedire che la sanità sia avvolta da un sistema che noi conosciamo già, quello di una gestione politica che non ha dato risultati importanti in passato e men che meno potrà dare risultati importanti nel prossimo futuro. Noi, a mio avviso, possiamo ancora rivedere questa proposta di riforma, cassando tutta una serie di commissioni che, parliamoci chiaramente, serviranno soltanto per accontentare dei politici trombati, delle persone che hanno bisogno di sistemazioni attraverso convenzioni e prebende varie.

Noi non dobbiamo cadere in questo equivoco; noi dobbiamo impedire che la sanità torni al passato, ma dobbiamo anche fare in modo che sia gestita in modo manageriale, in modo serio, in modo competente. Ciò che si sta facendo oggi ci preoccupa fortissimamente perchè il risultato di questa riforma, che vedremo tra un paio d'anni, sarà la paralisi completa della sanità in Sardegna.

Allora, Assessore, noi non vediamo una ratio in questa riforma, non vediamo una ratio perché non vediamo una razionalizzazione della spesa. Io sono convinto che, quando faremo i conti, le spese sanitarie saranno sicuramente aumentate, perché tenere in piedi questi baracconi richiederà l'esborso di risorse importanti: risorse pubbliche. Ma, soprattutto, io credo che il cittadino, difficilmente,avrà un giovamento da questo nuovo sistema di gestione della sanità.

Io invito pertanto l'Assessore, ma soprattutto i colleghi della maggioranza, a rivedere questa proposta di riforma che non ci porterà da nessuna parte, anzi, io sono convinto che se verrà approvata così com'è ci farà tornare indietro, perchè porterà ad un eccessivo appesantimento della gestione della sanità

Noi ci opporremo pertanto fino alla fine della discussione dell'ultimo articolo di questa legge di riforma, perché vogliamo che ci siano dei cambiamenti; cambiamenti che vadano nella direzione della tutela del cittadino e della salute pubblica, non certo nella direzione delle logiche di spartizione e di potere che impediscono il buon funzionamento non solo del settore della sanità, ma credo anche di tutti gli altri settori che in questa Regione, invece, dovrebbero funzionare. PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, il furore riformistico talvolta rischia di produrre danni, la fretta di voler portare a casa un risultato non può, infatti, mai mettere a repentaglio la qualità della normazione e quindi la stessa efficacia dei provvedimenti legislativi. Che la Sardegna avesse bisogno, da decenni, di una riforma complessiva del sistema sanitario è ormai un dato acquisito e incontestabile. Così come è indiscutibile che è tempo di produrre grandi riforme di sistema. Ma le grandi riforme hanno bisogno di solide fondamenta e della massima condivisione da parte degli operatori e dei destinatari; è inoltre finito il tempo della demagogia a buon mercato, della filosofia della sanità spacciata per legislazione in tema di organizzazione.

Anche ieri aleggiavano in questa Aula le citazioni, i richiami alla Costituzione, in particolare all'articolo 32. Noi purtroppo, o per fortuna, abbiamo il compito di far capire agli amministrati, agli operatori, ciò che vogliamo fare nel dettaglio. Ai principi fondamentali devono ora seguire norme di dettaglio, strumenti, procedure in grado di dare ordine e certezza ad una materia estremamente complessa. Cittadini, operatori e amministratori hanno, infatti, bisogno di regole certe e chiare, e non di dissertazioni astratte in tema di diritto costituzionale alla salute.

Il testo unificato rappresenta, indubbiamente, un buon passo avanti rispetto alla bozza Dirindin, totalmente irrispettosa delle prerogative consiliari e, quindi, pericolosamente sbilanciata a favore dell'esecutivo; ma il rigurgito neocentralista di Roma, o addirittura sardo-piemontese, lo vediamo anche nei tanti disegni di legge che tendono ad accentrare nell'esecutivo il potere al fine di esercitare un controllo ossessivo ed esautorare, spesso, il Consiglio regionale.

L'impianto del testo è tuttavia perfettibile, in qualche punto pecca di astrattezza, ma in via preliminare occorre ricordare che, in una materia su cui la Regione ha una certa autonomia normativa, è indispensabile evitare passi falsi. Più precisamente non è pensabile che una legge regionale possa derogare la normativa nazionale. Il decreto legislativo numero 502 del '92 è stato infatti disatteso su aspetti essenziali che meriteranno approfondimenti e chiarimenti.

Altri punti controversi riguardano gli enti locali, lo status dei dirigenti e il ruolo del Consiglio regionale. Mentre va sottolineato, positivamente, il recepimento della centralità delle autonomie locali nel disegno di riorganizzazione del sistema sanitario, desta perplessità, in particolare, la norma prevista all'articolo 6, comma 2, lettera a), sulle funzioni amministrative concernenti l'autorizzazione all'esercizio di attività sanitarie. Ora, attribuire solo ai comuni, in tema di autorizzazioni, la facoltà di avvalersi delle Aziende sanitarie locali in ordine alle strutture che erogano prestazioni specialistiche ambulatoriali, è quanto meno velleitario. In Sardegna abbiamo comuni al di sotto dei 1000 abitanti; pensate infatti a comuni come Goni, come Masullas. La Regione, invece, comma 2 lettera b) deve occuparsi delle strutture a più elevata complessità. Quindi è totalmente esautorato il ruolo delle province a cui dovrebbe, invece, demandarsi, in concorso con i comuni, la gestione della materia.

Ancora una volta, insomma, un importante disegno riformistico è stato concepito fuori da una comune cornice istituzionale di riferimento. In particolare, anche a prescindere dal nuovo Statuto e dalla legge statutaria, il testo unificato non appare coordinato con la recente legge sul conferimento di funzioni e compiti agli enti locali. E ciò conferma l'impressione che si persegue un complessivo disegno di riforma secondo le logiche dello spezzatino a cui mi richiamavo quando, appunto, si parlava di quel testo unificato che trasferiva compiti e funzioni alle autonomie locali.

Si potrebbe notare, con stupore e allarme, come il Consiglio delle autonomie locali non abbia prodotto il proprio parere sul testo, prima grande occasione perduta per dare un contributo autorevole su temi propri degli enti locali; la Regione l'ha sollecitato e non ha nessuna colpa in merito, però il parere non è stato espresso, e questo è grave, è gravissimo.

Non si mancherà, in occasione della proposizione degli emendamenti, di criticare in dettaglio una normativa che presenta troppe zone d'ombra; ma non si può sin d'ora tacere l'illegittimità del comma 4, lettera e) dell'articolo 9 che,, in palese deroga alla precisa disposizione dell'articolo 4, comma nove, del decreto legislativo numero 502, in tema di gestione ottimale del presidio ospedaliero, elimina la diarchia direttore sanitario-direttore amministrativo, prevista invece dalla legge nazionale. Nell'articolo 10, comma due, il direttore generale ha il potere di rimuovere i dirigenti che non raggiungono il budget annuale assegnato; si tratta di una logica ragionieristica tutta protesa ad un mero calcolo costi-ricavi; eppure il contratto collettivo nazionale non prevede l'automatico licenziamento del dirigente, dato che l'eventuale raggiungimento del budget potrebbe essere legato a congiunture e a valutazioni più complessive.

Ancora in tema di nomine, sul direttore sanitario il testo unificato anziché uniformarsi alla legge nazionale, come è avvenuto per la Regione Toscana, innova, illegittimamente, l'esperienza quinquennale collegata, infatti, alla direzione tecnico-sanitaria in strutture sanitarie pubbliche o private. Ebbene ci sono almeno due profili di illegittimità, da una parte non si specifica che occorre, per legge, la qualificata attività di direzione, dall'altro non si parla di esperienza maturata, oltre che nelle strutture sanitarie, anche negli enti.

Anche per la figura del direttore amministrativo si registrano elementi di illegittimità. Non è infatti previsto che il direttore amministrativo debba maturare esperienza in enti pubblici e privati di media o grande dimensione, lo esclude lo stesso "502"; non vorrei che, ancora una volta, quando questa legge subirà il monitoraggio degli organi preposti incorra in censure gravi e la si ritenga illegittima e, quindi, salti tutto il processo riformatore di un comparto che i sardi attendono da vent'anni.

Da non dimenticare, poi, che sono scesi in Sardegna dei "ragazzini", uso questo termine per dire come sia acerba la loro età, e quindi abbiano scarsa esperienza, che anziché pagare la Sardegna perché sono costretti a percorrere un corso formativo per svolgere quei ruoli, vengono gratificati, spesso dai partiti più rappresentativi, e promossi sul campo direttori sanitari, direttori amministrativi, pur non avendo titoli, solo perché immatricolati nei DS o nella Margherita o in Progetto Sardegna.

Il ruolo del Consiglio regionale sarebbe più incisivo se in più punti determinati il parere della Commissione consiliare fosse vincolante e non solo meramente consultivo; sarebbe importante che il Consiglio regionale fosse, ad esempio, protagonista in tema di emanazione di indirizzi, e in tema di atti di attuazione del piano dei servizi sanitari.

Altri aspetti riguardano l'Agenzia regionale della sanità che, se fortunatamente dotata, contro la Dirindin, di personalità giuridica pubblica, tuttavia si propone come un ennesimo consulentificio. Ciò pone gravi problemi dato che, a margine della riforma del sistema sanitario, si apre il grave problema di etica pubblica che parte dalle risorse finanziarie. In un ambito che occupa la gran parte del bilancio regionale appare francamente inquietante che si aprano brecce normative per consentire ulteriori favoritismi nei confronti dei consulenti di turno.

Ugualmente sarebbe interessante verificare, in dettaglio, il sistema generale delle consulenze elargite a manica larga dall'Assessorato della sanità, che pure aveva promesso un significativo cambiamento di mentalità; invece siamo ancora dentro le logiche colonialiste per le quali i sardi pelliti sono esseri inferiori, incapaci e corrotti e i continentali sostituiscono, alle presunte corruttele locali, nuove prebende di cui nessun cittadino sardo ha colto la novità e l'importanza per il miglioramento della sanità isolana.

Un esempio di sardo monocigliuto, oscuro e piccolino, senza offesa per il destinatario di questi complimenti, lo abbiamo a Jerzu. A Jerzu c'era una realtà triste, adesso grazie a questo sardo, che ha la tipologia meridionale, un certo dottor Giorgio Pisu, la casa di cura "Tommasini", si è imposta all'attenzione nazionale e ha ricevuto un riconoscimento meraviglioso per tutte le prestazioni che sta erogando nell'Ogliastra. Un esempio di professionalità, di onestà, di competenza sarde.

Un testo di tale portata avrebbe avuto bisogno del massimo coinvolgimento degli operatori, delle parti sociali, delle autonomie locali; avrebbe dovuto essere una riforma fondata su precisi dati epidemiologici e su un censimento preciso delle risorse umane, tecnologiche e ambientali.

Una riforma seria deve dare risposte operative al bisogno di efficienza e di efficacia, ma anche in termini di cultura delle istituzioni al servizio dei cittadini. Il salto di qualità appare solo una petizione di principio, la specialità della Sardegna appare uno slogan privo di contenuti, dato che non si intravede in che modo i principi organizzatori siano stati calati nella realtà isolana. Sembra, al contrario, che il testo sia stato scritto in base ad altri testi normativi esitati in altre Regioni.

Infine, un'annotazione che non ha solo valenza formale. Il testo unificato reca come titolo " Tutela della salute e riordino del servizio sanitario della Sardegna", in realtà la tutela della salute è presente solo nei principi della legge. La legge, più correttamente, avrebbe dovuto intitolarsi "Riordino del servizio sanitario della Sardegna".

In conclusione, la legge è figlia della fretta; tuttavia è necessario dotarsi di uno strumento, per quanto imperfetto, per dare risposte ai cittadini della Sardegna. Ecco perché, in sede di discussione sugli articoli, noi sardisti porteremo contributi migliorativi al testo unificato nella speranza che le aperture, promesse in sede di discussione generale, trovino conferma nel momento in cui si proporranno gli emendamenti.

PRESIDENTE.

E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, colleghi, come è noto l'opposizione ha espresso in settima Commissione un voto contrario nei confronti del testo. Credo sia questa la strada che seguiremo in Aula, perlomeno così farà Alleanza Nazionale che proverà, peraltro, ad emendare il testo per verificare se esso possa essere migliorato.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue ARTIZZU.)Il provvedimento esitato dalla Commissione nasce per colmare un vuoto legislativo ultra decennale, le cui responsabilità vanno evidentemente addebitate non solo a questa presente amministrazione. Ma, a fronte di questa lunghissima attesa, ci si sarebbe aspettato un testo incisivo, efficace, all'altezza delle aspettative generate dai proclami dell'assessore Dirindin. Assessore Dirindin che, una volta catapultata in Sardegna per non si sa quali meccanismi misteriosi, aveva generato nell'Assemblea legislativa, e in fondo anche nell'opinione pubblica sarda, l'aspettativa di una ventata di novità ed anche di pulizia da un presunto, e più volte espressamente o implicitamente evocato, codice di malaffare che avrebbe regnato ad opera della precedente gestione della sanità regionale.

A dire il vero aveva cominciato il Presidente della Regione in persona ad occuparsi di sanità, a modo suo. Tutti ricordiamo le sue gesta nei primi tempi del suo mandato; i metronotte lo vedevano aggirarsi, con passo felpato, nei pressi degli ospedali dove, alle prime luci dell'alba, metteva a segno i suoi indimenticabili blitz. Tutti pensammo che il Presidente soffrisse di insonnia, e invece no. Era necessario fare irruzione nei reparti, controllare se la divisa degli infermieri, dapprima terrorizzati poi divertiti, fosse a posto, se ci fosse polvere sulle scrivanie per dare l'impressione che il vento fosse cambiato, che le capacità manageriali del Presidente fossero in procinto di trasferirsi, finalmente, anche su quell'elefantiaco apparato che è la sanità regionale per portare efficienza, funzionalità, razionalizzazione, servizi accettabili.

Ci si aspettava, insomma, alla fine della stagione delle incursioni d'annunziane, alla fine del taglio delle teste, alla fine della giostra del riposizionamento dei manager, lo scatto di reni, il salto di qualità. Un qualcosa di nuovo sotto il sole, e anche un testo legislativo finalmente comprensivo e risolutivo di tutte le problematiche legate alla sanità sarda, ma non solo, anche una salutare ventata di novità in un settore che certo non risponde alle aspettative dei cittadini nel modo migliore e più puntuale.

Era, ed è necessaria, una razionalizzazione qualitativa di tutta l'organizzazione sanitaria regionale, per renderla efficiente ai massimi livelli e per adeguarla alle mutate, accresciute esigenze di offrire un'assistenza sanitaria moderna, dotata di mezzi all'avanguardia, vicina agli assistiti e ai loro familiari. Anche come segno tangibile di questo auspicio, si deve dare atto alle forze di opposizione di avere tenuto in Commissione un atteggiamento che, lungi dall'essere ostruzionistico, è stato invece responsabilmente attento, disponibile al dialogo, costruttivo. Di questo, il Presidente della Commissione, Masia, ha dato atto e la cortesia gli va restituita, ma tutto finisce qui, purtroppo.

E' successo, infatti, che le proposte delle opposizioni per migliorare la qualità del testo sono state puntualmente respinte dalla maggioranza, senza che peraltro, denuncia il relatore di minoranza, si sia potuto approfondire il merito di quanto si andava proponendo. Prova provata, se mai ce ne fosse bisogno, e non ce n'è più bisogno, dell'inutilità dei continui richiami a quel senso di collaborazione che, sempre più spesso e con sempre minore capacità persuasiva, si vuole evocare e auspicare in Aula.

Molto si potrà dire entrando nello specifico degli articoli. Concordo pienamente con il collega Gallus quando egli sottolinea, riferendosi all'articolo 5, in materia di autorizzazione alla realizzazione di strutture sanitarie, la necessità che la Regione e il competente Assessorato debbano, attraverso i loro apparati, garantire uguale dignità a tutti gli operatori e alle organizzazioni, sia pubbliche che private, per quanto attiene i requisiti richiesti nella fase di autorizzazione e accreditamento e del rispetto, nel tempo, dei requisiti e degli standard.

Come non si può non condividere la preoccupazione per il moltiplicarsi di commissioni e conferenze di amministratori di ogni ordine e grado. Un appesantimento che, burocratizzando eccessivamente la struttura, rallenta l'efficacia nell'azione e la puntualità nelle risposte. Tutto il contrario, insomma, di quello spirito riformista annunciato e che dovrebbe portare, se effettivamente ci fosse, allo snellimento delle strutture, all'alleggerimento degli apparati, alla sempre maggiore responsabilizzazione degli organi dirigenziali. Resta il fatto che le aspettative sono destinate, con questo testo, a restare sostanzialmente deluse.

Nulla è cambiato nella qualità dei servizi sanitari: le liste d'attesa sono infinite, mancano molti infermieri e medici negli ospedali, non migliora la prevenzione, non migliora l'assistenza decentrata sul territorio. L'assessore Dirindin continua ad evocare eventi miracolosi che nel futuro dovrebbero risolvere tutto, ma ormai si sta delineando il contorno di una colossale delusione. Questo testo, che doveva essere di riforma, è in realtà di conservazione. "Forse, abbiamo sbagliato a nominare Assessore la signora Dirindin", dichiarava l'onorevole Antonello Soro. Sì, probabilmente avete fatto male, ma non è solo colpa della Dirindin, che mostra a due anni dal suo insediamento tutti i suoi limiti. Ma il fatto è che avete iniziato male e avete scelto uno stile deleterio e, probabilmente, come dice l'onorevole Soro, anche le persone sbagliate.

Epurazioni, rese dei conti e vendette nei corridoi di ospedale sono uno sport pericoloso, non tanto per chi le fa, non tanto nemmeno per chi le subisce, ma per i pazienti che alla fine assistono ad una conservazione dello stato di cose attuale e forse anche ad un peggioramento, colpevole, questo sì, perché conseguenza deludente di proclami avvincenti.

L'esame di questo testo è l'occasione per riflettere sulla spesa sanitaria, sul disavanzo delle AA.SS.LL., sulla rete ospedaliera. Si tratta di argomenti decisivi che influenzano il sistema sociosanitario e gli stessi livelli di qualità. E' necessario che la Regione produca una documentazione che, in modo chiaro e utile al confronto, indichi l'entità del disavanzo. E' vero che è stato deliberato che le AA.SS.LL. facciano i piani strategici di riorganizzazione dei servizi sanitari, in funzione anche del recupero del disavanzo, ma il risultato è che i piani rischiano di essere diversi e disomogenei l'uno dall'altro.

Si dice ancora che bisogna riorganizzare la rete ospedaliera, ma la riorganizzazione non è molto chiara: niente piccoli ospedali, che vivono costantemente sotto una spada di Damocle, e intanto se ne propongono di nuovi. Le aziende miste sono solo sulla carta, gli ospedali di eccellenza sono ancora solo una bella idea, forse perché è un vizio capitale di questa Giunta regionale l'operare solo secondo il proprio impulso e il rifiutare per principio il dialogo e la ricerca della condivisione e del consenso.

Anche l'ultimo atto deliberativo dell'Assessore di integrazione al Piano sanitario relativo alla rete ospedaliera si è realizzato senza quel confronto che da tempo medici e sindacati sollecitano. Perfino illustri cattedratici evidenziano l'inutilità dello stile Dirindin; l'ha detto a chiare lettere il Preside di "Medicina" di Cagliari, quando ha ipotizzato che la Facoltà di medicina possa esautorare la Regione e chiedere l'intervento del Ministero della sanità per avviare la nascita dell'Azienda mista sanitaria, viste le inadempienze della Regione stessa.

Dopo la firma del Protocollo d'intesa con la Regione, nell'ottobre del 2004, sembrava che si fosse individuata la strada giusta, invece non si è più fatto nulla e tutte le scadenze sono saltate. Non è stata nominata la commissione per l'attuazione del piano dell'azienda, eppure, la stessa signora Dirindin, appena insediata, aveva espresso forti critiche proprio perché la Sardegna era l'unica Regione italiana a non avere l'Azienda mista. Vengono programmate azioni su cliniche, personale e ospedali che toccano il sistema universitario, ma l'Università non viene interpellata. Non sarebbe sbagliato sentire i docenti, i medici e gli infermieri che lavorano da decenni nella sanità sarda. Il Preside della Facoltà di medicina ha detto: "Prendo questo come una provocazione dell'Assessore". Assessore, non credo che fare provocazioni nell'espletamento del suo mandato amministrativo sia la sua missione. Ma queste possono essere questioni di stile ed è chiaro che ai sardi il rito piemontese non piace.

Mi preme però soprattutto evidenziare il grande disagio sociale che il sistema sanitario non ha saputo evitare e nemmeno ridurre, nemmeno sotto la guida illuminata della signora Dirindin. Infatti, il servizio erogato è ancora caratterizzato da lunghe liste di attesa; un problema che, insieme a quello della prevenzione, è fortemente presente in Sardegna ed è percepito come un disagio grave, certamente come le più forti criticità del sistema sanitario regionale sardo, dai cittadini, lavoratori, pensionati e disoccupati.. Il testo non contiene risposte adeguate.

Dalle analisi svolte negli ultimi tempi, si rileva che le criticità maggiori delle liste d'attesa sono presenti in alcuni settori delle visite specialistiche, delle prestazioni diagnostiche o legate all'uso di particolari tecnologie, ma anche nei ricoveri, con particolare riferimento alla patologia oncologica, dove la questione dei tempi di attesa investe tutti i livelli del percorso di diagnosi, cura e riabilitazione, e va a interessare direttamente anche l'aspettativa di vita del paziente.

Il 28 marzo 2006, in sede di Conferenza Stato-Regioni, è stato sancito l'accordo per l'intesa sul piano nazionale di contenimento dei tempi d'attesa nel triennio 2006-2008, in attuazione della legge finanziaria 2006. Il piano prevede un percorso per il governo delle liste d'attesa, finalizzato a garantire un appropriato accesso dei cittadini ai servizi sanitari. Non se ne intravede in questo testo, Assessore, una realizzazione concreta, non si intravede una soluzione del problema.

Su tutti questi argomenti svolge un ruolo primario il sistema della rete ospedaliera e tutti gli interventi ad essa connessi. E' utile, in questa direzione, evidenziare che nel già citato accordo Stato-Regioni, del 28 marzo scorso, in merito alla razionalizzazione della rete ospedaliera e alla realizzazione degli interventi per la prevenzione, si invitano le Regioni ad adottare provvedimenti per uno standard di posti letto ospedalieri, per promuovere il passaggio dal ricovero ordinario al ricovero diurno e per il potenziamento di forme alternative al ricovero ospedaliero, per assicurare adeguati programmi di assistenza domiciliare integrata, per un piano regionale per la prevenzione, per l'aggiornamento del personale sanitario.

Si nota in questo testo la mancanza di un progetto specifico, mirato ad alcune categorie deboli della società sarda: gli anziani, ad esempio. Alcuni dati ci possono aiutare a comprendere le reali esigenze di cui la Giunta regionale dovrebbe tenere conto, per garantire loro adeguati livelli assistenziali. Gli anziani, in Sardegna, e non solo in Sardegna, sono sempre di più, specialmente nei centri dell'interno colpiti dal fenomeno dello spopolamento. La spesa per i non autosufficienti, attesta l'ultimo rapporto della CISL, risulta fortemente inadeguata; infatti, l'impegno economico per l'assistenza domiciliare integrata pro capite a livello nazionale è di euro 13,68; per la Sardegna di euro 10,12. L'assistenza semiresidenziale e residenziale è quantificabile in euro 38 e 43 pro capite su livello nazionale; per la Sardegna è di 8,24 euro. Complessivamente, in Italia, la spesa per l'assistenza domiciliare integrata e l'assistenza residenziale è di euro 51,11; per la Sardegna 18,36, ben al di sotto, dunque, della metà di quanto si spende mediamente sul resto del territorio nazionale. Con queste cifre appare lontana la composizione tra ciò che il Piano sanitario propone e la sua effettiva applicazione ai territori.

Gli ultimi rapporti rappresentano in modo puntuale come l'evoluzione della domanda sia una combinazione composta dall'invecchiamento progressivo della popolazione, dalla trasformazione delle relazioni sociali e del modo di vivere, dal cambiamento della struttura familiare con l'aumento delle persone singole e la diminuzione del numero dei componenti, dallo sfaldamento delle zone urbane a più alta densità abitativa e dallo spopolamento contestuale delle zone interne. Emergono da un lato malattie legate ad una faccia del benessere: diabete, disturbi depressivi, obesità; dall'altro quelle legate all'invecchiamento, tra le quali emerge l'incidenza di patologie che causano la perdita dell'autosufficienza, comunque legate a forme di disabilità e caratterizzate da un forte impatto assistenziale a lungo termine. Ci preoccupa non poco che tutto questo non sia tenuto nella dovuta considerazione all'interno del testo esitato.

Se il principio ispiratore è sempre e solo il risparmio, non avremo un sistema sanitario adeguato, non avremo garantito ai cittadini un buon servizio. A questo ci viene da pensare, Assessore, considerando, ad esempio, l'aumento negli ultimi tempi dei contratti atipici; un segno di una grande necessità di risparmio da parte delle AA.SS.LL. che ottengono in questo modo di non dover pagare molti costi aggiuntivi, come quelli previdenziali, quelli di stabilizzazione delle ferie, di malattia, di contributi; un risparmio che intrappola in una situazione di precarietà lavorativa e assistenziale i medici, gli stessi che dovrebbero farsi carico dei problemi di salute dei cittadini.

Quello della precarietà, colleghi, sembra essere un vizio nel quale spesso, ultimamente, la Giunta regionale cade. E' mio dovere denunciare, all'interno dell'aula del Consiglio regionale, prima di farlo con i dovuti modi regolamentari, una nuova situazione di illegalità contrattuale, previdenziale e lavorativa di giornalisti che vengono fatti lavorare, all'interno della struttura della Giunta regionale sarda, senza una regolarizzazione contrattuale in violazione delle leggi della Repubblica italiana. L'associazione della stampa sarda, la sede sarda della Fnsi, il sindacato nazionale dei giornalisti, denuncia che da alcuni mesi lavorano presso l'ufficio stampa della Giunta regionale, con funzioni giornalistiche, alcune persone che non sono regolarizzate con un contratto giornalistico. Sta succedendo di nuovo quello che era successo a Tiscali e che noi di Alleanza Nazionale avevamo denunciato in Aula.

Ci sono delle persone che vengono, artatamente e deliberatamente, fatte lavorare in modo illegale del presidente Soru nella struttura dell'ufficio stampa della Giunta regionale per due motivi. Un motivo è quello, probabilmente, di non garantire loro un'adeguata copertura, un altro quello di poter creare dei precari che un domani la Regione sarà costretta a contrattualizzare. Su questo tornerò con i dovuti strumenti regolamentari, ma era mio dovere, oggi, segnalare questa denuncia fatta dal sindacato dei giornalisti italiani. Scusate la divagazione.

Concludo. Da un Governo regionale che aveva annunciato tanto ci saremmo insomma aspettati qualcosa di più. Si fa sempre più forte l'impressione, invece, che questa Giunta regionale, nella sua componente sarda, quanto in quella piemontese, dietro l'abitudine a denunciare proclami, tagliare teste, invadere tutti i posti di potere possibili e immaginabili, qualora questi non bastino a crearne sempre di nuovi, nasconda un triste vuoto che i sardi stanno iniziando a valutare..

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà

FRAU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, Assessori, colleghi, siamo ormai quasi giunti alla conclusione della discussione generale del testo unificato esitato dalla Commissione. Finalmente il Servizio sanitario della Sardegna si adegua sia alla riforma del Servizio sanitario nazionale, introdotta dal decreto legislativo numero 229 del 1999, sia alle modifiche introdotte dalla revisione del Titolo V della Costituzione. Con questo provvedimento, la nostra Regione si riappropria della potestà legislativa in materia di assistenza, di igiene e di sanità pubblica sulla base della competenza concorrente prevista dall'articolo 117 della Costituzione.

Questo ritardo è costato molto al sistema sanitario regionale, se si pensa alla ultraventennale assenza di un Piano sanitario regionale, alla limitata articolazione territoriale delle AA.SS.LL., alla difficoltà che ha avuto il sistema dell aziendalizzazione in mancanza di un vero strumento di organizzazione e funzionamento delle Aziende sanitarie qual è l'atto aziendale, e ancora alle carenze nell'integrazione socio-sanitaria, ai livelli di assistenza sanitaria, agli istituti di accreditamento per i quali la Sardegna è ancora in totale regime di accreditamento provvisorio.

Scontiamo ritardi enormi che solo con un impegno a tutto campo di istituzioni, associazioni, forze politiche, operatori, cittadini riusciremo, forse, a superare. Il dibattito fin qui è stato ampio, ma non sempre incentrato sulla legge che abbiamo in discussione. Si è dato ampio spazio a divaricazioni politiche e strumentali che trovano nell'Aula la cassa di risonanza mediatica; tutto legittimo, naturalmente, ma scarsi sono stati i contributi volti al miglioramento della legge.

Sono molto dispiaciuto in particolare per l'intervento dell'onorevole Vargiu, del quale conosco le competenze in materia di sanità, perché in Commissione l'atteggiamento non è stato quello tenuto in Aula.

Sono passati due anni da quando governa questa Giunta e questa maggioranza, e lo sport preferito, ancora una volta, come in tutte le occasioni, è quello di guardare sempre ai due anni trascorsi, senza mai avere il coraggio di voltarsi all'indietro e vedere i venti anni precedenti; solo se vivessimo nel mondo delle favole ci potremmo convincere che in due anni si possa ribaltare una cultura ed una gestione della sanità che manca di regole certe da tanto tempo. E così, dal mondo delle favole compaiono i topi, e al posto dei grilli le blatte, onorevole Vargiu, io le confesso che non so quanto dura la gestazione di una blatta, ma mi viene il sospetto che le abbiate allevate per cinque anni e che adesso, diventate adulte, abbiano imparato a camminare.

In questi due anni abbiamo fatto, invece, insieme, cose importanti, e non sto qui ad elencarle. Anche all'onorevole Licandro vorrei chiedere a quale modello di sanità si è ispirato, a quale riforma, lui che milita in un partito che tanto si è speso per l'istituzione di venti sistemi sanitari regionali, a tutto vantaggio delle Regioni più ricche, che per fortuna il popolo italiano ha ampiamente respinto. E' per questo motivo che trovo pericoloso dar voce a polemiche spesso strumentali, che altro risultato non hanno se non quello di continuare a diffondere incertezze, sfiducia nelle istituzioni, sfiducia nei propri mezzi da parte degli operatori, in un momento nel quale, invece, occorrerebbe uno sforzo comune al di là delle appartenenze, ognuno per il proprio ruolo, ma con la convinzione comune che, o facciamo il salto adesso, oppure rischiamo di rimanere per sempre in una condizione di arretratezza che i cittadini più deboli, i malati, pagheranno in prima persona.

Approviamo la legge più importante per il sistema sanitario regionale, una legge di sistema, in un momento di grande preoccupazione per la lunga fase di incerta transizione in cui da anni vive la sanità italiana, in un momento in cui si assiste ad una profonda trasformazione del rapporto con lo Stato e tra le Regioni e le autonomie locali, in un momento tanto grave che, in non poche Regioni, il sistema sanitario è a rischio di collasso. Il tema della sostenibilità economica del servizio sanitario è tornato prepotentemente di attualità, e se da un lato la spesa sanitaria è percepita come eccessiva, e alla lunga incompatibile con lo stato della finanza pubblica, dall'altro è concepita come inadeguata a rispondere all'aumentare costante dei bisogni.

Si è arrivati ad un duraturo squilibrio fra quantità delle risorse ed entità della spesa che ha determinato un disavanzo per certi versi insostenibile, la causa va cercata certo in un sottofinanziamento, in un definanziamento, ma sicuramente anche in gravi fenomeni di inefficienza. Sono evidenti i gravi limiti di gestione delle Aziende sanitarie che in assenza di una programmazione regionale, in assenza di specifici indirizzi hanno generato la situazione che è sotto gli occhi di tutti. Il progetto di legge che andiamo ad approvare ha, come scopo principale, quello di fornire un quadro legislativo il più possibile certo, di fornire gli strumenti per il raggiungimento degli obiettivi di riordino e di riorganizzazione del sistema dei servizi sanitari in grado di rispondere ai bisogni prioritari di salute. A fronte di una domanda di sanità in continua evoluzione, in termini di composizione demografica e di cambiamenti nel tasso di mortalità, il nostro sistema sanitario regionale sarà sostenibile economicamente solo in un contesto di appropriatezza complessiva dell'offerta assistenziale.

In quest'ottica di reale integrazione socio-sanitaria, si inseriscono gli articoli 14, 15, 17, sul coinvolgimento degli enti locali, come organi politici di mediazione nella programmazione e nella verifica dei risultati attesi. Il tema del riequilibrio ospedale-territorio parte dal superamento di un vecchio concetto ospedalocentrico, non certo per sottovalutare il ruolo determinante dell'ospedale, ma per riconoscere che in una logica di sistema deve esserci coerenza tra complessità della domanda e modalità della risposta.

Il distretto socio-sanitario nasce proprio come articolazione territoriale della ASL, come luogo di elezione dell'integrazione tra l'assistenza sanitaria e l'assistenza sociale, come luogo in cui sia possibile garantire la continuità assistenziale e la presa in carico del paziente. Solo una forte integrazione tra ospedale e territorio, renderà possibile dare risposte a due esigenze, e cioè concentrare i servizi per garantirne la qualità e diffonderli per facilitarne l'accesso. La riorganizzazione della rete ospedaliera è una condizione necessaria, ma non sarà sufficiente se non sarà accompagnata da un nuovo modello di assistenza primaria e di assistenza a lungo termine.

In merito al problema dell'integrazione credo che un altro capitolo importante del disegno di legge in discussione sia quello che concerne i rapporti fra il sistema sanitario regionale e la Facoltà di medicina a cui il collega Artizzu ha appena fatto riferimento. Con l'articolo 18 si rendono finalmente attuabili i Protocolli d'intesa stipulati nel 2004 tra la Regione e le università di Cagliari e Sassari, così come previsto dal decreto legislativo numero 517 del 1999. Io credo che in qualsiasi sistema sanitario gli ospedali, sedi di insegnamento nelle quali il rapporto fra sistema formativo e assistenziale si rende concreto, siano strutture d'importanza cruciale. Eppure, tale rapporto è oggi segnato da una conflittualità latente o manifesta e da contenziosi infiniti tra le due istituzioni, fortemente caratterizzate e in palese concorrenza su molti fronti. Nelle realtà in cui, sulla base appunto del decreto legislativo numero 517, le Aziende ospedaliere universitarie si sono costituite, ciò spesso non ha risolto i molteplici problemi legati alla convivenza di componenti mediche con diritti e doveri differenti.

Il processo di integrazione stenta a decollare, incapace di rispondere a logiche non sempre conciliabili. Il rapporto tra sistema universitario e sistema sanitario è sempre stato difficile ed è alla ricerca di un equilibrio che possa garantire le funzioni istituzionali proprie di ciascuno dei due sistemi. Il sistema sanitario, che ha il compito di tutelare la salute come fondamentale diritto del cittadino e della collettività, ha subito nel corso degli ultimi decenni importanti revisioni che hanno comportato un progressivo decentramento del ruolo di programmazione e gestione alle Regioni, di cui anche il disegno di legge in discussione è parte integrante. Il sistema sanitario si è evoluto verso un nuovo modello gestionale di tipo aziendalistico che, tendendo ad un miglioramento della qualità dell'assistenza, ha contemporaneamente posto l'accento sui temi della economicità, dell'efficienza, dell'efficacia, nel tentativo di affermare una cultura della appropriatezza, della qualità delle prestazioni, della responsabilità diretta attraverso il governo clinico.

Viceversa, il sistema formativo e di ricerca, imperniato sulle Facoltà di medicina, ha il compito di promuovere e sviluppare la ricerca scientifica e formare professionisti in possesso della cultura scientifica necessaria; per tale sistema l'assistenza al malato è quasi uno strumento finalizzato alla funzione della didattica e della ricerca. Io credo tuttavia che questa contrapposizione sia in gran parte artificiosa, in quanto la missione di un ospedale universitario è triplice: di ricerca, di formazione e di assistenza. Se vogliamo che le Aziende ospedaliere universitarie diventino nella realtà quella grande opportunità che potenzialmente rappresentano, bisogna tempestivamente intervenire per rendere i rapporti tra università e sistema sanitario regionale meno conflittuali e più rispettosi dei reciproci fini istituzionali.

Alla luce dei recenti dati che vedono l'Italia come il paese con il più alto numero di medici per numero di abitanti, e alla luce del fatto che anche nella nostra Regione il numero dei medici specialisti disoccupati, o sotto occupati, è ormai diventato drammatico, penso sia urgente cominciare a ragionare su un modello che non può più essere quello tradizionale delle facoltà, insufficiente per logiche e dimensioni a far fronte alla continua espansione di una domanda a carattere eminentemente pratico. E un ruolo fondamentale avrà, a questo proposito, l'istituzione dell'Agenzia regionale della sanità, che con questo disegno di legge viene istituita anche in Sardegna.

L'abbiamo immaginata come un organismo tecnico-scientifico, di supporto all'Assessorato e alle Aziende sanitarie in grado, attraverso una massima flessibilità organizzativa ed operativa, di fornire un supporto di ampio spettro in tema di programmazione, di monitoraggio, di individuazione degli obiettivi, di formazione e di ricerca, temi preziosi in questa fase di transizione del nostro sistema sanitario regionale.

Per finire, voglio ancora soffermarmi sull'articolo 4 del disegno di legge che disciplina la tutela del diritto del cittadino alla salute e al benessere, perché credo che anche questo, e forse più di altri, sia un aspetto caratterizzante della nostra legge. Il tema dei diritti e dell'umanizzazione delle cure dev'essere una componente fondamentale della qualità totale cui un sistema sanitario deve tendere, dev'essere un nuovo modo di operare che tenga conto di diversi livelli di benessere che compongono la globalità dell'individuo, la dimensione biologico-fisica, psichica, sociale e spirituale. L'obiettivo prioritario è far sì che l'ospedale diventi sempre più una struttura a misura d'uomo, così che il paziente si senta veramente al centro di un sistema capace di garantire accoglienza e rispetto della persona.

Solo l'adozione di un orientamento di questo tipo, cioè il prendersi cura della globalità della persona malata, può consentire di dare risposte competenti e qualificate per una gestione ottimale non solo della malattia ma anche dei bisogni dell'individuo nella sua interezza. Sappiamo bene, in effetti, che il malato si affida all'operatore sanitario non solo con l'insieme dei sintomi e segni fisici che modificano il normale corso della sua vita ma, anche, con le paure e lo smarrimento conseguenti alla consapevolezza dello stato di malattia. E' una sfida faticosa ma irrinunciabile; è infatti gratificante poter aiutare il malato ad individuare in se stesso quelle risorse che gli consentano di raggiungere, nonostante i limiti fisici e psichici che la sua situazione gli impone, quella condizione di nuovo equilibrio interiore grazie alla quale accettare la malattia e partecipare alla gestione della stessa con consapevolezza e piena dignità di persona.

Credo che stiamo per approvare una buona legge, la Commissione, tutta la Commissione, maggioranza e minoranza, ha profuso un impegno notevole con la consapevolezza dell'importanza che questo progetto di legge comporta per il sistema sanitario regionale, per gli operatori e soprattutto per i cittadini.

Forse alcuni punti specifici meritano un ulteriore approfondimento da parte dell'Aula, ma questo non inficia il valore complessivo del provvedimento. L'augurio è che da qui si possa partire; partire non arrivare, onorevole Vargiu, e che rapidamente si arrivi all'approvazione del Piano sanitario regionale; lo aspettano le Aziende sanitarie, lo aspettano gli operatori, le comunità e, soprattutto, lo aspettano i cittadini. Arrivare all'approvazione del Piano in tempi rapidi rappresenterà un motivo di orgoglio non solo per la maggioranza che in questo momento ha responsabilità di governo, ma, io credo, per tutto il Consiglio, senza distinzioni di parte.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Io sento il dovere di fare alcune precisazioni.

CUGINI (D.S.). E che siano positive però!

OPPI (U.D.C.). Oggi penso proprio di no, anche perché ho visto che per quanto attiene questo testo di legge non faccio parte della Commissione, in quanto il mio nome non compare tra i componenti della stessa. Spero sia soltanto un errore perché nessuno deve scegliere per me.

Io credo di dover fare alcune precisazioni perché alcuni colleghi, anche l'ultimo che è intervenuto, si guadagnano una medaglietta svolgendo, ovviamente, il solito ruolo che gli è congeniale, cercando alla fine di rimediare parlando di strumentalizzazioni. Sarò io a dirvi da parte di chi provengono le strumentalizzazioni, avendo davanti a me il testo integrale degli interventi fatti in quest'Aula.

Innanzitutto - lo dico per qualcuno che non ha reminiscenze, quindi una conoscenza del problema - il vuoto legislativo, non è ultradecennale, ha sbagliato persino il collega Gallus, ma perdura solo da alcuni anni.

La legge numero 5 è del '95 (peggiorativa rispetto al testo elaborato nel 1994), la riforma Bindi è del '99; la riforma del Titolo V è del 2001; quindi parliamo di anni.. Non solo, ma il testo del '93/'94, anche se peggiorato in sede di approovazione, era molto avanzato; pensiamo ai distretti che erano già previsti in quel documento per cui sarebbe stato sufficiente un adeguamento molto limitato.

La legge oggi in esame è pessima; per certi aspetti si limita a copiare la riforma Bindi, c'è un appiattimento totale sulla legislazione nazionale che viene modificata però su aspetti sui quali non si può intervenire; un esempio sono le previsioni dell'articolo 9 in tema di direttori amministrativi e direttori sanitari. . Tutti i poteri sono attribuiti alla Giunta senza alcun limite e/o indicazione anche quando si tratta di atti regolamentari di competenza del Consiglio. Nel frattempo, proprio in questi giorni, la dottoressa Dirindin sta trattando con l'AIOP, se non sbaglio, un protocollo d'intesa valevole per il prossimo triennio, ma in base al disegno di legge in esame questo accordo sarà posto nel nulla. Non solo, ma in quell'accordo sono indicati tetti di spesa stabiliti non si sa bene come, il tutto in violazione della delibera di Giunta del 2002, che poi le citerò, perché nell'articolato bisognerà correggere con una norma transitoria. Una delibera esiste e fa testo fino a quando non viene annullata, come avete fatto con migliaia di delibere di Capelli!

Ma, entrando nel vivo, non posso rammaricarmi se certo non per nostra responsabilità ci costringete ad assumere atteggiamenti che avremmo voluto evitare. Vi chiedete il perché di questo atteggiamento? E' il vostro modo di fare politica! Ha detto bene Vargiu: non basta essere tecnici, bisogna saper fare politica! Mancato coinvolgimento delle minoranze; ma quando mai è successo nella storia dell'Istituto autonomistico che si fa una inaugurazione e non si invitano i consiglieri regionali del territorio o chi, come il sottoscritto, ha contribuito in modo determinante: ho stanziato i soldi per due volte, ho messo la prima pietra.

Non c'è mai stata una inaugurazione alla quale non siano stati invitati i consiglieri regionali. Voi non invitate mai nessuno! Fate sempre le cose "acua, acua", "alla coatta. E' un comportamento scorretto! Utilizzate le sedi istituzionali per strozzare la discussione! Vedi le Commissioni. Non è mai successo, negli anni vissuti da consigliere regionale, che si siano fatte ulteriori riunioni nelle sedi della Commissione una volta che si è raggiunta l'unanimità sui provvedimenti! E' un comportamento scorretto!

Ugualmente non si può non riconoscere i propri errori; l'altro giorno -l'ho già detto a Frau - è stata promossa una iniziativa, gestita dal solito cattedratico, professor Gessa, nella quale si è sottolineato che finalmente ci sono le Aziende miste.. Finalmente che cosa? Finalmente che cosa? Riconoscete che avete fatto una stupidità! Perché c'è un documento agli atti della Commissione, peraltro avallato da tutti quanti, c'è un parere legale che dice che è un atto di programmazione, se no perché avremmo dovuto farvi questa grande cortesia? Avete cambiato una virgola, perché quell'atto è stato presentato da Capelli e bloccato da me in Giunta regionale come partito, perché è un atto di programmazione.

Voi avete fatto una delibera di Giunta, avete fatto l'accordo con le Università che non si è potuto attuare, e oggi lo state correggendo perché voi fate gli errori che poi correggete con i provvedimenti ! Fate ventisette comandi? E il buon Dadea poi li corregge nel maxi collegato! Fate dei provvedimenti, poi vi accorgete di aver sbagliato e li correggete! I rettori delle università di Cagliari e Sassari e i Presidi delle Facoltà di medicina hanno detto in modo esplicito che il Protocollo d'intesa del 2004 non era applicabile Quindi riconoscete qualche volta gli errori. Questa presunzione sta cominciando a dar fastidio!

Ancora, si dice che la sanità non è né di destra, né di sinistra. E' di sinistra! E' settaria! E voi pensate di poter gabbare noi? Masia dice testualmente: "effetti innovatori per una parte e il recupero di annosi ritardi dall'altra si stanno già facendo sentire. La Commissione sanità tutta…", eccetera; poi continua dicendo che grazie a questa grande sensibilità da parte di tutti, grazie a queste operazioni si sono ottenuti lusinghieri risultati alle elezioni. Che cosa c'entrano le elezioni? Che cosa c'entriamo noi con il fatto che i lavori della Commissione, riprendo l'intervento di Masia "siano stati interrotti più volte, per periodi anche lunghi, per i lavori del Consiglio impegnato con la finanziaria e il maxi collegato,per le elezioni politiche importanti e coinvolgenti che hanno consentito di dare una spallata al centrodestra…di questo territorio, importanti per dimensioni e per peso geopolitico che hanno confermato appunto…". Queste parole sono frutto di strumentalizzazione oppure sono parole di fantasia?

Debbo dire che si ha anche una scarsa conoscenza del problema, perché in questo territorio, l'oristanese, ha vinto soltanto il centrodestra nel comune più importante, Bosa; nel sassarese, a Sennori, ha vinto il centrodestra; in provincia di Cagliari abbiamo preso quattordici comuni. Volete che ve ne citi qualcuno? Fra i più importanti San Vito, San Nicolò Gerrei, Sant'Andrea Frius, San Giovanni Suergiu, Domusnovas.Voi avete vinto dove avevate già vinto. Cosa c'entra "fare cassetta"? La cassetta la volete fare voi, a discapito però degli altri!

Quindi questa è una legge vostra. Benissimo, è una legge vostra. E quindi ha ragione Vargiu! E' tutto merito vostro e noi ve ne diamo atto! Persino è merito vostro l'Agenzia regionale della sanità! Era già approvata. Avete fatto un grande zibaldone e poi, alla fine, ve l'abbiamo corretta perché doveva essere uno strumento a disposizione dell'Assessorato mentre voi volevate farne una branca dell'Assessorato! Vi vantate addirittura di avere inventato il nuovo direttore generale del servizio socio-assistenziale. L'abbiamo proposto per 10 anni! Eravate i maggiori oppositori a questa posizione! Quindi ricordatevi delle cose! Non bastano i mugugni negli anditi, bisogna avere il coraggio delle proprie azioni, cosa che molti di voi non hanno perché non hanno una spiccata personalità! Io ho contestato l'assessore Capelli pubblicamente sui ticket e sugli albi, facendo battaglie contro di lui, anche in Giunta! Voi questo coraggio non ce l'avete!

Si dice che dobbiamo confrontarci in modo corretto! Vargiu dice che dovevate modificare, che dovevate fare. Chissà che cosa avreste dovuto fare! Noi vi abbiamo dato la disponibilità per le battaglie comuni. Anche l'altro giorno, anche contro i nostri colleghi che erano su una posizione diversa, abbiamo partecipato. Volete che non partecipiamo più? Lo facciamo! Volete che non partecipiamo all'incontro con Letta? Potrei trovare una giusta argomentazione: è stato un fallimento per quanto riguarda i contratti d'area, sono fallite alcune aziende e i controlli sono stati molto superficiali. Quindi ho argomenti e li conosco meglio di tutti quanti, con prove documentali che molti sono a conoscenza che io ho!

Ma, vedete, si dice sempre che le colpe sono nostre. Abbiamo coperto mille miliardi della passata gestione e ne abbiamo parlato per 10 giorni, 15 giorni, poi non più; abbiamo anticipato soldi che poi si sono ritrovati in questa legislatura e alcuni dovranno ancora arrivare, vedi il riferimento al 2001. Abbiamo tenuto in carica, non adottando il sistema dello spoils system, ancora per un anno e mezzo i direttori generali nominati da voi! Sino a tutto il 2000! Non abbiamo cacciato via la gente! Non abbiamo cacciato via i responsabili di settore! Abbiamo chiamato gente di altra appartenenza politica che voi ancora oggi state valorizzando! Direttori generali, responsabili di servizi che noi abbiamo esaltato, al contrario vostro! Cambiate modo di essere! Siate corretti nei rapporti! Rispettate la gente! Non mobbizzatela!

Veniamo allo stato dell'arte. Il miglioramento non c'è, le liste d'attesa sono peggiorate, il deficit è cresciuto (lo hanno detto i miei colleghi, mi hanno tolto il mestiere), è pari a 225 milioni di euro più gli 85 di accantonamento: la cifra più alta nella storia della sanità nonostante l'incremento di fondi; la maggior parte dei Pronto soccorsi (anche ieri sera al Brotzu ci volevano sette ore per essere visitati) non conoscono il livello della moralizzazione a cui si è fatto sempre riferimento. Se ci sono o ci sono stati inciuci, vengano a galla!

Per quanto mi concerne sono l'unico che ha fatto battaglie, anche all'interno del partito! Sono stato denunciato anche all'interno del mio partito per aver ottemperato ai miei doveri sempre con senso di responsabilità, tenendo sempre in considerazione, forse sbagliando, più altre parti politiche che non la mia! Impegni assunti sulla tempistica: tutti disattesi! L'ARPAS: avete modificato una virgola! L'abbiamo corretta nella sostanza perché volevamo che fosse uno strumento snello. Gli slogan: non fanno più effetto! Incremento esponenziale di collaborazioni esterne, mortificazione delle professionalità locali; ci siamo persino stancati di chiedere l'aggiornamento delle consulenze perché non vorremmo arrivare a cifre iperboliche, non ho detto esponenziali.

Tentativo di far scomparire i piccoli ospedali con conseguenti trasferimenti, perdita di personale, eccetera. Riduzione delle guardie mediche e della sicurezza: ma ve l'abbiamo ricordato noi che era necessario garantire la sicurezza delle postazioni di guardia medica! Non ottemperate neanche al disposto della finanziaria che stanzia 15 milioni di euro per il 2005 e anni seguenti. Volete il servizio di portierato? Non ci sono aziende in Sardegna che assicurano questo servizio!

Illegittimità diffusa: non si ottempera alle leggi vigenti e il caso più eclatante è Olbia. Avevamo già denunciato un problema, in questi giorni ne notificheremo un altro, perché si continua a perpetuare l'errore; ricordo che il mio povero amico, Nanni Terrosu, è stato messo al bando per non avere ottemperato alle leggi pur facendo risparmiare la ASL, ma si fanno gare pubbliche sia per quanto riguarda gli incarichi, sia per quanto riguarda gli incarichi per la sicurezza, sia per i nuovi incarichi, sui quali anche in questi giorni si sono commessi errori.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue OPPI.) E ho un'intuizione; ho l'intuizione che si stia legittimando una nuova dirigenza con particolare vocazione imprenditoriale. Lo ribadisco: una nuova dirigenza a livello di ASL con vocazione imprenditoriale. E non sto dicendo queste cose tanto per dirle, ma le sto dicendo con cognizione di causa.

Dalla lettura odierna del giornale apprendo di un ulteriore sperpero di denaro pubblico (prima se si spendevano due lire succedeva un casotto); oggi anche i direttori generali possono prendere tutti i consulenti che vogliono, possono spendere tutto quello che vogliono, (in pranzi e altro), facendo cose che esulano dai loro compiti. Per Zanaroli, per esempio, sul giornale si dice che l'unica cosa che ha fatto è stata trasferire il locale da via Monte Grappa a una via vicina! Forse per non farsi controllare le presenze, perché di concreto - dice il giornalista - ha fatto ben poco.

In fase di discussione dei singoli articoli entrerò nel dettaglio, al momento vorrei dire che all'articolo 1, comma 2, lettera b), l'uso del termine "universalità" è un po' anomalo, perché voi sapete benissimo che il principio della universalità, evidentemente, potrebbe essere in contrasto con il principio ispiratore dei LEA, soprattutto se il riferimento è alle prestazioni.

Sempre all'articolo 1, comma 3, lettera d) si parla di istituti di ricovero e cura a carattere scientifico; bene, questa è una perla e voi siete come i partecipanti ad un ballo mascherato che se non si tolgono la maschera non si capisce che cosa intendano fare. A che cosa ci si riferisce parlando di "istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, ove aventi sede nel territorio regionale"? Tutte le altre ipotesi contemplate nell'articolo hanno riferimenti concreti, questa no, quindi vi è il pericolo che possa aprire la strada a colpi di mano della Giunta che avrebbe una sorta di autorizzazione in bianco.

La stessa ambiguità la rilevo anche alla lettera e) dove si parla di "altri soggetti pubblici…" Finché il sistema non entra a regime vi sono anche privati accreditati senza contratto, per esempio le case di cura. Mentre al comma 4, la lettera c) "non adempiono, in presenza di altre forme di assistenza volte a soddisfare le medesime esigenze…" si capisce che il riferimento è ai piccoli ospedali.

Questa è una bruttissima frase perché sembra sottintendere che gli aspetti economici prevalgono su tutto; siccome i piccoli ospedali non raggiungono determinate prestazioni dobbiamo chiuderli. Noi ci faremo carico allora di fare quello che avete fatto voi, di fare cioè grandi manifestazioni in queste località e verificheremo se i supporters di turno, qualche amico che vi sta vicino e altri che hanno fatto le battaglie sono ancora convinti di doverle fare.

Consideriamo, per esempio, sempre all'articolo 1il comma 9 che recita: "Le aziende sanitarie di cui alle lettere a), b) e c) del comma 3 partecipano all'elaborazione…". Significa che danno pareri, che devono essere consultati? Questa dizione è troppo generica, deve essere meglio espressa e così può essere fonte di ricorsi. Ma, senza entrare ulteriormente nel merito, vi voglio soltanto avvertire che all'articolo 3, prima del comma 3, serve una norma transitoria, perché non è stata ancora attuata la delibera della Giunta regionale sui contratti e sulle autorizzazioni, anzi è stata annullata senza essere sostituita. Se voi non la sostituite, vige quella che io vi ho consegnato in Commissione. Bisogna fare un piccolo atto, si tratterà di fare una norma transitoria.

Potrei citare altri esempi, quando si parla di onorario, non vuol dire gratuito onorario, gli uomini di legge lo sanno, semmai si potenzia il difensore civico; attraverso questa norma volete fare tanti diffusi difensori civici ma noi siamo un po' contrari. Ho citato questo punto, ma potrei avanzare critiche su ogni comma, mi farò carico di farlo nel corso della discussione perchè adesso non ci sono i tempi tecnici. Siccome, come ho già detto, il mio nome non compare, sono legittimato a correggere tutte le cose che avete fatto in questa specie di ammucchiata generale esitando una legge che certamente può essere oggetto di critica e di impugnazione.

Frau, voglio concludere con te dicendo che io avrei gradito che tu avessi avuto il coraggio di dire che c'è una forte penalizzazione nei confronti del tuo territorio che deriva dall'orientarsi verso due poli senza criteri; forse l'avranno fatto Balma o Simone, persone che occupano gli spazi e non danno la possibilità ai locali di poter fare il lavoro che hanno sempre fatto, al di là dell'appartenenza politica che non è certamente la nostra.

Così come ho il dovere di dire a Uggias che rispetto agli altri anni avete avuto meno, se non sono segnati bene nei parametri, perché i parametri sono il capitario, sono gli anziani, sono i giovani di età da zero a due anni, eccetera, ci vogliono criteri che vanno discussi! Nei vostri confronti c'è sempre stato e ci dovrà essere un occhio di riguardo, perchè non vi competevano, al di là dei parametri, i posti letto per le residenze per anziani che avete ottenuto; certo non vi competeva la struttura iperbarica che nel Piano sanitario, basta guardarlo, era localizzata nel territorio della ASL numero 7, la mia, ma abbiamo fatto una battaglia a favore vostro. Così come abbiamo sanato una situazione che purtroppo tende a peggiorare perché quest'anno avete diciotto miliardi di buco egli accantonamenti...

PRESIDENTE. Prego, onorevole Oppi, concluda.

OPPI (U.D.C.). Ho proprio concluso; questo non sarà il mio ultimo intervento, per cui avremo altre occasioni, per poter, fare alcune osservazioni. Il nostro comportamento però è dettato dal vostro comportamento che non è mai stato rispondente al nostro atteggiamento di massima disponibilità. Abbiamo garantito il numero legale in Commissione bilancio, così come nella Commissione sanità e nelle altre Commissioni, però, ogni volta vi attribuite tutti i meriti e addossare a noi la responsabilità delle gestioni passate, ma noi non abbiamo nulla di cui vergognarci!

Siamo in grado di dimostrare, attraverso i documenti, che abbiamo esitato seicento provvedimenti, particolarmente qualificati, su cui sto elaborando un piccolo libro bianco che vi consegnerò affinchè vi rendiate conto del lavoro e dello sforzo che abbiamo fatto. Un lavoro portato avanti con senso di responsabilità e con onestà intellettuale, senza collusioni con nessuno, condannando e facendo battaglie anche contro gli amici per eventuali collusioni che io ritengo comunque non ci siano. Ci possono essere interessi, diffusi, ma sono certamente lontani dalla mia persona.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Presidente e onorevoli consiglieri, il dibattito su questa legge è stato molto ricco, quindi io mi soffermerò soltanto su alcune questioni che meritano alcuni approfondimenti. Innanzitutto, questa è una legge che azzera i ritardi rispetto al riordino del Servizio sanitario regionale; ritardi che, come è stato detto nell'ultimo intervento, non sono pluridecennali. Si tratta di un atto dovuto in qualche modo perché non fa altro che recepire quanto nel '99, a completamento e a correzione della riforma degli inizi degli anni novanta, è stato fatto a livello nazionale, con riguardo ad alcuni istituti particolarmente importanti, per garantire passi avanti nell'ammodernamento del Servizio sanitario nazionale.

Il provvedimento nazionale non aveva ancora trovato recepimento in questa Regione e quindi con l'approvazione di questa legge, che ci auguriamo avverrà nelle prossime giornate, potremo dire di avere recuperato i ritardi. Chiaramente nell'elaborazione del testo abbiamo fatto tesoro delle esperienze, maturate in questi anni da altre Regioni, oltre che delle esperienze, lo dobbiamo dire, di attuazione della legge numero 5 e della legge numero 10, che regolava il Servizio sanitario regionale. Quest'ultima certamente aveva degli aspetti pregevoli ma in qualche caso ha dato luogo a difficoltà di attuazione, di cui siamo tutti consapevoli: il ritardo nella programmazione, ovviamente, il problema dei distretti, ad esempio; una legge che comunque andava ammodernata e adeguata rispetto ai passi avanti fatti dalla normativa nazionale.

Il testo unificato in discussione è una legge di sistema, come è stato detto, perché cerca di dare un quadro certo e chiaro delle modalità con le quali il Servizio sanitario regionale può funzionare. L'incertezza in questo settore è certamente uno degli elementi che più di ogni altro può creare difficoltà al miglioramento della qualità dell'assistenza; il recepimento e la precisazione di alcuni elementi importanti nell'organizzazione e nel funzionamento delle Aziende sanitarie possono consentire invece di fare ulteriori passi avanti, non saranno gli unici, certo ce ne vorranno ancora molti altri, al Sistema sanitario regionale.

Il testo all'attenzione di quest'Aula, è diverso rispetto a quello presentato dall'Esecutivo; è frutto di un lavoro importante fatto all'interno della Commissione e che più volte è stato valutato positivamente nel corso del dibattito. E' un lavoro che ha consentito di migliorare il testo completando alcuni aspetti, forse appesantendone altri. Non abbiamo nessuna difficoltà a dichiarare che anche in questa occasione l'Aula potrà apportare ulteriori miglioramenti, anche in termini di riduzione di qualche appesantimento. Sotto questo profilo l'Esecutivo è sicuramente aperto a qualunque contributo.

Questo provvedimento si sta discutendo in un momento importante, direi un momento storico, non soltanto per la realtà sanitaria di questa Regione ma per l'intero Sistema sanitario nazionale. Come sicuramente loro sanno, almeno quanto me, questo è un momento difficile per gli adempimenti che l'intero Paese è tenuto a mettere in atto per poter rispondere ai parametri europei e la sanità deve continuare, ancora più che in passato, ad essere improntata a criteri di rigore e di miglioramento della qualità delle prestazioni.

Vorrei ricordare, proprio con riferimento a quanto è stato detto da molti di voi, che stiamo vivendo un momento particolarmente critico, tenuto conto che gli anni novanta, in tutte le Regioni, e nel complesso della realtà nazionale, sono stati anni in cui abbiamo dovuto lavorare, vorrei dire lottare tenacemente, sotto tutti i profili, sia quello tecnico che quello politico, per difendere il carattere pubblico della sanità.

Una sanità pubblica intesa nel senso di una sanità solidale, universale, che garantisce che tutti abbiano le prestazioni di cui hanno bisogno, che garantisce quindi il diritto alle prestazioni non in base alla condizione economica dell'assistito, anche se chi ha la capacità economica contribuisce attraverso la fiscalità generale. Negli anni novanta abbiamo lavorato molto, forse non tutti, perché sul tema ci sono delle differenziazioni anche politiche, per difendere la sanità pubblica, e stiamo continuando a farlo negli anni 2000, e il referendum l'ha dimostrato, per difendere il carattere nazionale della sanità di cui abbiamo bisogno anche in questa Regione affinché non si discosti dalle caratteristiche dei sistemi sanitari più evoluti e possa tentare di raggiungere, recuperando i divari, i livelli di assistenza garantiti nella maggior parte delle Regioni.

Questi divari devono essere colmati, stiamo lavorando in questa direzione e questa legge ci darà un importante contributo . Io proverò a dare qualche indicazione ulteriore sui punti che non sono stati ancora trattati, sugli aspetti più interessanti di questa legge che non è una legge miracolistica, come ha detto qualcuno, ma che semplicemente consente di fare il punto rispetto a due aspetti importanti che già nel titolo sono evidenziati: tutela della salute e riordino del Servizio sanitario regionale.

La prima parte attiene alla tutela della salute, è la parte che riprende i principi generali e, proprio per le ragioni che ho appena detto, mi sembra necessario che i principi generali, in un momento oltretutto di difficoltà finanziaria, vengano ribaditi anche in una legge di riordino del Servizio sanitario. Tra questi principi ricordo l'universalità, cioè tutti hanno diritto alle prestazioni, a prescindere dalle loro condizioni; l'equità nell'accesso alle prestazioni, e sappiamo quanto sia importante ribadire il principio della pari opportunità nell'accesso alle prestazioni in una Regione come questa, a prescindere dalla residenza, a prescindere da altre condizioni che caratterizzano i singoli individui, infine necessità di un riequilibrio nel territorio, con tutte le difficoltà che questo comporta,

Riequilibrio nel territorio significa che qualcuno avrà un po' di più e qualcun'altro forse avrà meno disponibilità di prestazioni in quantità elevata, perché la correzione dell'inappropriatezza comporta che là dove le prestazioni sono inappropriate vengano ridotte e che i risparmi possano essere utilizzati per garantire a coloro che hanno avuto meno del necessario le prestazioni.

L'appropriatezza e la qualità sono il filo conduttore di questa legge anche se forse non è così facile individuarle nella lettura di un testo che inevitabilmente è molto tecnico non soltanto per le caratteristiche del provvedimento in sé, ma soprattutto perché è una legge di riordino. Faccio riferimento ad esempio al sistema che per la prima volta viene recepito in maniera compiuta in questa Regione, delle autorizzazioni, dell'accreditamento e degli accordi contrattuali che regolano i rapporti fra servizio sanitario regionale e i soggetti erogatori pubblici e privati, equiparando a tutti gli effetti i soggetti pubblici e i soggetti privati nell'offerta di prestazioni sanitarie purché rispondano a determinati requisiti.

Nell'articolo 1, che è un articolo sostanziale che riprende appunto i principi, si parla inoltre di partecipazione degli utenti nella programmazione dei servizi, di valorizzazione delle professionalità; il Servizio sanitario non è in grado di garantire prestazioni a nessuno se non valorizza e utilizza al meglio le professionalità esistenti. In materia di politica del personale c'è da parte di questo Esecutivo un'attenzione particolare; siamo stati i primi a sollevare in sede di Conferenza degli Assessori il problema della revisione dei vincoli che sulle politiche del personale sono stati posti dalle ultime finanziarie, pena la difficoltà della tenuta di un sistema in alcune aree che sono particolarmente sofferenti.

Sappiamo peraltro che le difficoltà della finanza pubblica e la necessità di perseguire con rigore gli obiettivi che il Paese si è dato renderanno probabilmente difficile il superamento, come sarebbe forse necessario, di alcuni di questi vincoli. Ciò nonostante stiamo cercando di lavorare in sede di Conferenza nazionale affinché si tenga conto delle specificità di alcune realtà e delle difficoltà di alcuni settori disciplinari ad avere le professionalità necessarie.

Nel testo è presente un cenno, anche se può sembrare una mera enunciazione di principio, alla centralità della persona, alla necessità di una politica di umanizzazione delle cure al fine di garantire al cittadino la tutela della salute ma, soprattutto, il miglioramento del benessere del malato nel momento in cui viene ricoverato nelle strutture sanitarie.

Sicuramente è un tema difficile da affrontare, ma è importante che venga considerato come un aspetto fondamentale nel contesto di una legge regionale. Vorrei anche dire, affinché non si rischi di considerare quelli che in legge chiamiamo i principi di sistema del Servizio sanitario regionale delle banalità o delle mere enunciazioni, che questi principi non sono una scelta scontata perché a fronte di ognuno di essi, c'è un principio nettamente contrapposto.

A fronte del principio dell'universalità c'è il principio del sistema residuale che sappiamo essere adottato in molti Paesi e che non dà garanzie di tutela della salute. A fronte del principio della centralità della persona c'è l'invocazione del cittadino cliente del servizio sanitario, come se aver bisogno di prestazioni sanitarie fosse corrispondente a qualunque altra richiesta di prestazioni che si acquistano sul mercato. A fronte del principio della appropriatezza c'è il principio dell'uso improprio e comunque della medicalizzazione delle esigenze dei cittadini, e sappiamo quanto il rigore nel governo della spesa sanitaria passi inevitabilmente attraverso un lungo percorso, che non avrà mai fine ma che è sicuramente molto difficile, di controllo dei comportamenti prescrittivi e dei comportamenti al consumo delle prestazioni sanitarie.

Di fronte al richiamo della qualità tecnica delle prestazioni e della appropriazione c'è una logica invece che bada soltanto alla qualità alberghiera delle prestazioni, non continuo in questo esercizio ma sicuramente queste dichiarazioni di principio mi paiono importanti soprattutto in momenti difficili come questi. Proprio la Commissione all'articolo 4 ha voluto inserire degli strumenti a tutela del diritto alla salute e al benessere dei cittadini, sottolineando l'importanza di avere non soltanto degli URP che funzionino, e su questo siamo tutti d'accordo ovviamente, ma anche l'Ufficio di tutela e quell'altro strumento, importantissimo per non lasciare il malato nella necessità di aggiustarsi da solo quando ha bisogno delle prestazioni sanitarie, che è il Punto unico di accesso ai servizi sanitari, ai servizi sociali. Per perfezionare questi strumenti si dovrà lavorare molto.

Una delibera di Giunta ha già iniziato ad avviare nelle Aziende sanitarie questo percorso;e sappiamo però che non basta un articolo di legge per far sì che il cittadino possa trovare un Punto che l'accompagna dal momento in cui ha bisogno della prestazione fino a quando ha risolto i suoi problemi sanitari, ci vuole una grande crescita culturale da parte degli operatori, di tutti, quelli amministrativi e quelli professionali, che richiede tempo, impegno, determinazione.

Ma ci sono alcuni aspetti importanti che non sono stati sufficientemente evidenziati dall'Aula e che io voglio sottolineare, perché rilevanti, in un momento in cui stiamo cercando non soltanto di riqualificare l'assistenza ma anche di contenere la spesa entro i limiti del fabbisogno quale è definito a livello nazionale. E' vero, anche nel 2005 ci sono stati dei forti disavanzi ma, come sanno coloro che hanno citato le cifre, nel bilancio della sanità del 2005 sono state caricate tutte le spese connesse al rinnovo dei contratti che dal 2002-2003 in avanti non erano state accantonate nel bilancio regionale e che quindi, per una legge che è stata emanata nel 2005, hanno dovuto essere caricate nel bilancio del 2005 appunto.

Avremmo potuto aprire i bilanci degli anni precedenti e caricare la quota relativa a ciascun anno, non lo abbiamo fatto per una ragione molto semplice, perché sugli adempimenti relativi agli anni precedenti avevamo già chiuso la discussione con il Governo, così facendo si stava via via sbloccando la quota di risorse che era condizionata al completamento degli adempimenti.?

OPPI (U.D.C.). Posso interromperla un attimo? Anche nel 2001 abbiamo seguito la stessa procedura, é una prassi consolidata.

DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Quindi sappiamo che nel 2005 c'è un sovraccarico a causa dei rinnovi contrattuali. Su alcuni aspetti sui quali c'è bisogno di proseguire celermente saranno varati successivamente dei provvedimenti attuativi, uno di questi riguarda il sistema delle regole per l'erogazione delle prestazioni. Questo è uno dei punti più carenti su cui, dobbiamo dircelo con estrema franchezza, il sistema in assenza di regole ovviamente si muove seguendo gli interessi delle singole parti e non l'interesse generale; quindi abbiamo ancora voci di spesa eccessive rispetto a quello che sarebbe opportuno se il sistema delle regole potesse funzionare in maniera adeguata.

Questo sistema delle regole riguarda quattro aspetti che sono stati introdotti appunto nel '99, perché stiamo ancora lavorando con degli accreditamenti provvisori, con delle convenzioni, in attesa del completamento del processo per l'accreditamento. Dicevo dei quattro aspetti.

L'autorizzazione alla realizzazione delle strutture richiede la valutazione dei fabbisogni sul territorio e la localizzazione territoriale della struttura. E' vero, rispetto a questo problema della autorizzazione alla realizzazione abbiamo proposto che gli aspetti amministrativi competano ai Comuni per gli studi professionali e, comunque, per quegli studi a bassa complessità che non richiedono particolari difficoltà. Di questo problema ne abbiamo parlato con i Comuni, non è un onere particolarmente rilevante, e ci sembra che certamente non debba essere trattata alla stessa maniera l'autorizzazione alla realizzazione di un ospedale e l'autorizzazione alla realizzazione di un semplice studio professionale soltanto per la parte che riguarda l'aspetto amministrativo.

L'autorizzazione all'esercizio richiede la presenza di alcuni requisiti: strutturali, organizzativi e tecnologici. L'accreditamento, che tiene conto di requisiti ulteriori in quanto fornitore del servizio sanitario, e poi gli accordi contrattuali che devono essere sottoscritti con tutti gli erogatori che sono in grado di garantire il completamento dell'offerta che il settore pubblico non è in grado di fare.

Si tratta di regole che assicurano appunto una forte integrazione fra operatori pubblici e operatori privati all'interno del servizio sanitario e garantiscono qualità da parte di tutti gli operatori perché i requisiti, sia quelli per l'esercizio dell'attività sia quelli per l'accreditamento, sono requisiti volti alla garanzia della qualità: qualità tecnica e qualità dal punto di vista della personalizzazione dei servizi in ogni aspetto.

Sono istituti che erano rimasti incompiuti, che non erano stati previsti nella nostra normativa;ci si dà due anni di tempo per completare non soltanto i provvedimenti attuativi ma la verifica della presenza dei requisiti, sia dei primi che degli ulteriori, su tutte le strutture.

Due anni forse possono sembrare troppi, qualcuno ha detto che potrebbero essere troppi; ma in una Regione che fa fatica a recuperare i ritardi, in una Regione che sappiamo essere carente nella sua capacità di porre in essere con sufficiente adeguatezza gli adempimenti necessari, ritengo più opportuno essere realisti e prevedere un tempo massimo di due anni. Così come, ma di questo hanno già parlato molti consiglieri e quindi mi astengo dal presentare ulteriori indicazioni, anche grazie al lavoro della Commissione sono stati precisati i rapporti tra i diversi livelli di governo.

In particolare è stato valorizzato il ruolo degli enti locali per la capacità di rappresentare i bisogni della popolazione e di contribuire alla verifica e al controllo dei risultati. Si tratta di competenze finora non esercitate a livello locale che richiedono una grande crescita e una maturazione delle amministrazioni locali che devono svolgere quelle funzioni nell'interesse generale, non soltanto nell'interesse della singola amministrazione o del singolo territorio.

Un altro aspetto che dovrebbe essere valutato con molta attenzione riguarda il modello di relazioni fra Regione e Aziende sanitarie. La Regione finanzia le Aziende sanitarie attraverso la quota capitaria, corretta tenuto conto di alcune caratteristiche demografiche, epidemiologiche ma anche del contesto del territorio; e questo è un aspetto particolarmente sentito all'interno di questa Regione, sancito dalla legge; la necessità di prevedere sistemi di remunerazione dei soggetti erogatori uniformi , ovvero uguali per tutti, sulla base di livelli di attività elaborati dalle Aziende e tenuto conto del volume di attività delle diverse tipologie di prestazioni che sono necessarie per soddisfare i bisogni dei cittadini, così come all'interno di queste regole alcuni articoli precisano il sistema dei controlli. Forse un sistema dei controlli che potrebbe essere snellito ulteriormente ma che, sicuramente, in una fase di transizione ha bisogno di essere definito con una certa puntualità al fine di garantire la correttezza nell'impiego delle risorse.

Non mi soffermo su altri aspetti, mi limito semplicemente a ringraziare la Commissione per il lavoro di completamento e miglioramento della proposta di legge formulata dalla Giunta. Non credo che questa legge possa risolvere tutti i problemi della sanità di questa Regione ma può far fare un grosso passo avanti alle Aziende perché consente loro di riorganizzarsi in modo adeguato.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Se non vi sono opposizioni, propongo di spostare al primo pomeriggio la votazione sul passaggio all'esame degli articoli per consentire ai Gruppi di preparare gli emendamenti.

Elezione di un Vicepresidente

PRESIDENTE. Ricordo che il Consiglio deve procedere alla votazione a scrutinio segreto per l'elezione di un Vicepresidente, secondo quanto stabilito dall'articolo 4, primo comma, del Regolamento interno.

Ricordo altresì che, secondo l'articolo 5, terzo comma, del Regolamento interno, è eletto chi al primo scrutinio abbia raggiunto la metà più uno dei voti. Se nessun candidato ha riportato la metà più uno dei voti, si procede al ballottaggio tra i due candidati che abbiano riportato il maggior numero di voti.

Votazione a scrutinio segreto per schede per l'elezione di un Vicepresidente

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto per schede e invito i segretari Manca e Murgioni a procedere alla chiama.

MANCA e MURGIONI, Segretari, procedono all'appello.

(Seguono la votazione e lo spoglio delle schede)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 74

votanti 74

schede bianche 13

Hanno ottenuto voti: Secci Eliseo, 45; Giagu Giovanni, 14; Cugini Renato,1; Sanna Simonetta, 1.

Viene proclamato eletto Vicepresidente del Consiglio regionale: Eliseo Secci.

(Applausi)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - Farigu - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SPISSU - UGGIAS - URAS - VARGIU.)

I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17.

La seduta è tolta alle ore 12 e 43.