Seduta n.98 del 23/06/2005
XCVIII SEDUTA
Giovedì 23 Giugno 2005
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
della Vicepresidente LOMBARDO
indi
del Presidente SPISSU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 17.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 12 maggio 2005 (93), che è approvato.
Brigata Sassari" (87)
PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione numero 38 abbinata alla interpellanza numero 87, vertente sul medesimo argomento. E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.
MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, non è la prima volta che il Consiglio regionale discute, nella sua lunga storia, di un problema così complesso e delicato come quello delle servitù militari. Gli approfondimenti sul tema sono stati sempre autorevoli e hanno visto coinvolti tutti gli schieramenti politici che hanno evidenziato i dati contenuti nella mozione, oggi in discussione, e tutti riconducibili all'eccessivo onere che grava sulla Sardegna per dare risposte alle esigenze di difesa nazionale.
Le attuali esigenze di difesa poste dalla lotta al terrorismo internazionale hanno fatto venir meno la necessità di impiegare vasti territori per tipi di esercitazioni ormai divenute antiquate rispetto all'attuale genere di operazioni militari. Oggi possiamo infatti affermare che le guerre si svolgono in ambiti ristretti, con un apporto di tecnologie tali da rendere superflue le grandi manovre. Non si capisce perciò il motivo per cui in Sardegna continua a permanere il pesante fardello militare che sottrae ampi spazi di territorio e specchi di mare alla sua economia.
Nonostante quanto affermato dal presidente Soru, nel suo intervento di chiusura dei lavori del Consiglio di ieri sera, rimane aperta la questione degli indennizzi non ancora corrisposti ai pescatori delle marinerie di Teulada e di Sant'Anna Arresi, a meno che non sia stato firmato il provvedimento poco fa; ma occorre sottolineare che ci sono altre marinerie, per esempio Villaputzu e Sant'Antioco, - che godono di minore ribalta ma hanno gli stessi serissimi problemi.
I pescatori di Porto Corallo, quattordici imbarcazioni e quarantacinque lavoratori, lamentano di non aver ricevuto risposte dal Ministero della difesa per il mancato pagamento di indennizzi e la loro parificazione a quelli dei colleghi sulcitani. Per la verità lamentano anche il mancato interessamento da parte del presidente Soru, più volte sollecitato a dare risposte sul problema.
Oltre alla vertenza dei pescatori di Porto Corallo, Villaputzu, forte dei suoi tremila ettari di terreno, di cui novecento ricadenti nelle zone a mare, e dei suoi dodici chilometri di costa sacrificati alle esigenze militari, rivendica la possibilità di poter disporre di queste aree, perlomeno nei mesi che vanno da maggio a settembre, per lo sviluppo della propria economia turistica.
L'amministrazione comunale e i villaputzesi ritengono da un lato che la base militare sia da sempre una risorsa, ma dall'altro che debba dare maggiore attenzione alle esigenze del mondo agro-pastorale, dei disoccupati e delle imprese del posto che vorrebbero essere maggiormente coinvolte nei lavori e negli appalti per la fornitura dei servizi interni alla base.
Non va dimenticato inoltre che nella frazione di Quirra, che ospita il presidio di San Lorenzo, si è verificato un alto numero di patologie tumorali, forse riconducibili ai materiali esplosivi utilizzati in occasione delle esercitazioni militari. Queste malattie hanno interessato non solo cittadini residenti nella frazione, ma anche militari che hanno prestato servizio nel poligono.
Se è condivisibile la fermezza con la quale il presidente Soru sta affrontando l'argomento delle servitù militari, non lo è altrettanto il fatto che si strumentalizzi il bisogno di alcuni cittadini, i pescatori in particolare, che già subiscono pesanti ripercussioni dai limiti cui è sottoposta la loro attività, per sollevare con maggiore enfasi la questione. La Giunta e il suo Presidente hanno a disposizione ben altri, efficaci strumenti, ed è bene che ad essi facciano ricorso senza sfruttare lo stato di bisogno della gente.
In linea di principio è condivisibile che, nel rapporto negoziale con il Governo, l'Esecutivo regionale si proponga la doverosa autorevolezza e fermezza ma, per far questo, è assolutamente necessario che qualsiasi tipo di considerazione prenda spunto da un preciso studio sui tipi di servitù militari che la Sardegna sopporta e sulle ricadute di carattere economico e sociale riconducibili alla presenza militare nell'Isola.
L'assenza di questi approfondimenti conoscitivi rende difficile trattare un argomento così complesso senza cadere nel populismo di maniera. Per esempio, quando si parla di servitù militari alcune volte, a sproposito, si introduce l'argomento delle esercitazioni che ogni anno si svolgono nella nostra Isola. Troppo spesso ci dimentichiamo che esse costituiscono una parte irrilevante del peso complessivo delle servitù in Sardegna. Infatti la grande maggioranza del gravame che sopporta la nostra terra è costituito dalle aree sottoposte al demanio militare, dove non si svolge nessun tipo di attività di esercitazione o guerra simulata.
Allora, sarebbe bene avviare una negoziazione con il Governo nel corso della quale valutare l'impatto che molte di queste strutture militari hanno sulla nostra economia; sono strutture infatti che insistono in aree sulle quali, se restituite all'uso pubblico, si possono creare nuove attività economiche a condizione che queste aree sdemanializzate non vadano a far parte di quel monte di beni dismessi dal Governo nazionale che, ancora oggi, vivono uno stato di completo abbandono.
Cari colleghi, vedete che senza il necessario supporto di dati certi, corredati da uno specifico studio che tenga presenti gli attuali livelli occupazionali e la vocazione economica dei territori sottoposti a vincoli militari, trattare questo argomento diventa difficile se non impossibile.
Uno studio del genere necessita del supporto fondamentale fornito dalle realtà locali attraverso la collaborazione dei sindaci, che anche questa volta sono stati, ahimè, dimenticati, per valutare di volta in volta eventuali benefici e ricadute economiche e occupazionali e ritardi nello sviluppo economico imputabili alla presenza dei militari.
Non è la prima volta che in quest'Aula lamentiamo il mancato coinvolgimento delle amministrazioni locali su temi delicati di grande rilevanza per la pianificazione. Si tenga inoltre presente che molti sindaci, compresi quelli del centrosinistra, sono contrari a un eventuale allontanamento delle amministrazioni militari, in quanto temono immediate ripercussioni negative di carattere economico, perché privi di fonti produttive alternative.
Questo non è un argomento sul quale si possono ipotizzare opposti schieramenti che si dividono sulla base dell'essere a favore o meno della presenza militare. Non ci sono partigiani né da una parte né dall'altra. Si tratta invece di compensare da una parte l'esigenza di partecipare alla difesa nazionale e dall'altra quella di garantire la possibilità di sviluppo e crescita economica dei territori interessati.
Vorrei fare poi, nell'ambito di questo discorso una considerazione generale, e cioè che non possiamo dimenticare che molti sardi sono arruolati nelle forze armate. Tanti di questi giovani vivono con la speranza di potersi riavvicinare alla propria terra e ai propri familiari. Posto che alcuni comuni, per esempio Macomer ma anche Nuoro, sono favorevoli, in controtendenza con quanto affermato nella mozione, al rafforzamento dei contingenti dei presidi militari, perché nella contrattazione negoziale non si chiede che i contingenti di rinforzo siano costituiti da tutti quei sardi che hanno avanzato idonea richiesta di trasferimento nella nostra Isola? Otterremmo in tal modo due obiettivi: aumentare i livelli occupazionali e riavvicinare molti giovani militari sardi a casa.
C'è un aspetto anche sentimentale, se vogliamo, dietro questa proposta: tutti noi siamo legati con affetto alla nostra Brigata Sassari che, in caso di smantellamento delle strutture militari, potrebbe subire un provvedimento di scioglimento o essere trasferita altrove. Credo che questo non lo voglia nessuno. Oggi esistono le condizioni per chiedere al Ministro della difesa, Martino, il rafforzamento della Brigata Sassari con contingenti di soli militari sardi o residenti in Sardegna. Si tratta di un provvedimento destinato a non avere nessuna ripercussione sul peso delle servitù militari oggi esistenti e che, per di più, è in linea con le esigenze manifestate da alcuni comuni che convivono e ben vedono la presenza dei militari. Si tratta, in buona sostanza, di usare un metro di valutazione equo e razionale tenendo presente che non possono essere messi a rischio i livelli occupativi oggi garantiti dalla presenza di tali strutture militari.
Apriamo quindi un dibattito approfondito su queste tematiche e, dati alla mano, facciamo una valutazione seria e scientifica sull'argomento. Solo in questo modo saremo in grado di ricontrattare con lo Stato l'onere delle servitù militari chiedendo a quest'ultimo di farsi carico di individuare nuove forme di compensazione per il contributo che la Sardegna offre ai programmi di difesa dei nostri territori.
Ma non basta, infatti, sulla base dei dati forniti dagli studi, lo Stato deve impegnarsi ad alienare in tempi certi e celeri tutte quelle servitù e oneri che si dimostrino superflui rispetto alle reali esigenze di difesa, oppure fortemente negative per l'economia dei luoghi sottoposti a vincolo.
Io credo che questa sia una rivendicazione giusta e che possa trovarci, al di là di ogni schieramento, uniti nella difesa dei nostri imprescindibili diritti. Il Governo deve essere altresì chiamato al rispetto dell'immagine della Sardegna. PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cachia. Ne ha facoltà.
CACHIA (Insieme per la Sardegna). Signor Presidente, signori consiglieri, signori della Giunta, a me sembra che, al di là delle posizioni della destra, del centrodestra e del centrosinistra, nei rapporti tra lo Stato e la Regione, che sono stati in questi anni sempre tesi e difficili, stia cambiando qualcosa a proposito delle servitù militari.
Abbiamo avvertito una forte determinazione da parte del Presidente della Regione nel difendere i nostri diritti di popolo libero. Avvertiamo un barlume di consapevolezza da parte del Governo che la Sardegna non accetterà di essere ancora penalizzata come la Regione che dà senza dubbio il più alto contributo ai programmi di difesa del nostro Paese. Migliaia di ettari, signor Presidente! Ne consegue che questo vincolo costituisce, piaccia o non piaccia, un peso economico, perché quelle aree sono sottratte allo sviluppo. Come se non bastasse esistono gravi rischi ambientali che tutti conosciamo e che ogni giorno vengono documentati più o meno bene dai giornali, ma esistono, e poi gravi limitazioni alla libertà delle popolazioni interessate.
Il problema delle servitù militari viene agitato da più di vent'anni e avrebbe dovuto trovare, secondo noi, un epilogo soddisfacente da molto tempo sia per quanto riguarda la Regione, sia per quanto riguarda lo Stato, , ma tra silenzi e rinvii nulla sinora è stato risolto. Le servitù restano esageratamente estese e i benefici della presenza dei militari continuano ad essere, signor Presidente, assai limitati.
Vorrei dire subito che la difesa del suolo nazionale rappresenta un impegno rilevante per qualunque Governo; anche se i tempi sono cambiati, se la politica dei blocchi ormai è superata, se i rischi di una guerra globale sembrano non esistere più, se non altro frenati da reciproche paure da una parte e dall'altra, l'addestramento militare si impone come un prezzo da pagare anche per una società sostanzialmente pacifista qual è la nostra.
I romani, che di guerre se ne intendevano, signor Presidente, dicevano: si vis pacem para bellum. La guerra che dobbiamo preparare tuttavia è una simulazione utile a sperimentare armamenti e a preparare i soldati. Essere preparati costituisce un deterrente, ma anche la consapevolezza di lavorare a difesa della società e della pace. Un principio che in Sardegna è parzialmente violato dall'elevato numero di luoghi deputati allo svolgimento di esercitazioni, e quindi dalla presenza massiccia di pericoli insiti a questa attività.
Il principio del riequilibrio delle servitù militari, chiesto dal presidente Soru, va rispettato. Rispetto alle altre regioni italiane sulla Sardegna grava (è stato detto e riconosciuto da tutti, anche se qualcuno ha detto che non grava per il 60 per cento ma per il 50 per cento sì) un peso eccessivo di zone interdette alla popolazione. Saremo anche una regione con una bassa densità di popolazione e con vaste zone disabitate, ma non per questo dobbiamo avvertire sopra le nostre spalle i gravami derivanti da una presenza che, molte volte, è difficile da sopportare.
L'epilogo della tormentata vicenda degli indennizzi ai pescatori di Teulada è solo l'inizio di un percorso. Per questo motivo, credo, il Presidente della Regione ha preteso che nell'accordo si facesse riferimento alle intese sulla dismissione dei beni militari non strategici raggiunte vent'anni fra il Ministro della difesa, Spadolini, e l'allora Presidente della Regione, Mario Melis, poi ribadite in un accordo intercorso nel '99, credo, tra il Presidente del Consiglio, D'Alema, e il Presidente della Regione, Palomba.
Questi atti non hanno rilievo politico, come sta sostenendo il Sottosegretario alla difesa, l'onorevole Cicu? Francamente, e non per fare polemica, a noi sembra il contrario; a noi sembra che si tratti di atti formali, di peso e di rilevanza, firmati dai responsabili del Governo e della Regione che avevano, a quel tempo, tutti i requisiti necessari per adottarli e per farli rispettare. Rilevanza o no, ripeto, il giudizio espresso dal Sottosegretario sardo sembra comunque contraddittorio: significa negare valore alle istituzioni.
Rilevanza o no quegli atti hanno l'inevitabile conseguenza, richiamati in calce all'accordo sugli indennizzi ai pescatori, privati per lunghi mesi del loro mare e della loro attività per lasciare posto alle esercitazioni militari, di riallacciare il discorso e di far sapere che la Regione intende, una volta per tutte, affrontare il problema, e sarebbero anche il tempo e il luogo.
Lo farà questo Consiglio, credo, nella pienezza delle sue funzioni, e lo farà presto, un po' perché, come insegna un vecchio adagio, il ferro, signor Presidente, si batte mentre è caldo, un po' perché ormai i nodi sono arrivati al pettine.
Credo che la Sardegna alla difesa della Patria abbia già dato e continuerà senza dubbio a dare, ma nella giusta misura, per il rispetto che lo Stato deve a questa Regione come a tutte le altre regioni meridionali a lungo trascurate.
Non dobbiamo pareggiare il conto, sarebbe impossibile. Almeno da un secolo a questa parte i nostri conti si chiudono sempre in rosso e lo Stato fa orecchie da mercante quando gli si chiede di pagare un equo indennizzo; un indennizzo fatto non di elemosine, signor Presidente, ma di progetti di sviluppo per una terra dove lo sviluppo stenta a decollare e le prospettive sono cariche di incertezza e di tensione.
La mozione del centrosinistra oggi in Aula inizia un discorso che, secondo me, dovrà essere portato sino in fondo. Non si chiedono privilegi che il Meridione, come detto poc'anzi, ha raramente avuto, ma si chiede di non essere pesantemente penalizzati come accade ancora oggi. Noi comprendiamo che alcune comunità difendano la presenza dei militari e le loro esercitazioni. Per alcune realtà locali, dove le attività produttive sono ridotte all'osso, i militari senza dubbio rappresentano un fattore non di poco conto per l'economia di quei luoghi. Il rapporto improntato alla civile convivenza, al reciproco rispetto e alla solidarietà che si è instaurato fra i civili e i militari è un fatto molto positivo e dimostra come questo popolo sia un popolo pacifista. Questa convivenza, tuttavia, deve essere vissuta entro margini di assoluta sicurezza; infatti la popolazione non può essere esposta a rischi di sorta, ancorché su questi rischi si abbiano dei dubbi, perché il dubbio comunque nega certezza.
Un richiamo all'uranio impoverito ci sembra a questo punto, signor Presidente, inevitabile. Da anni è in atto una querelle sulla possibile pericolosità di armamenti che usino questo materiale. La scienza non ha prove in tal senso; ma, per quanto l'allarmismo non giovi a nessuno, non credo sia piacevole per una popolazione dover vivere esposta a questo rischio, o perlomeno sotto l'influenza di una convinzione che crea stress e forti tensioni nella popolazione stessa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi consiglieri; già nel lontano 1981 l'allora Ministro della Difesa, Lagorio, nel corso della Conferenza nazionale sulle servitù militari aveva assunto degli impegni su una riduzione dei gravami presenti sul nostro territorio;, il 22 marzo '86 l'onorevole Melis, Presidente della Regione, riuscì a firmare una accordo con il ministro Spadolini per l'istituzione di una Commissione mista Stato-Regione.
Questo accordo è stato enfatizzato, mitizzato, però, a distanza di decenni e nonostante i rispettabilissimi impegni profusi dai Presidenti e dai Consigli regionali che si sono succeduti in questi venticinque lunghissimi anni, oggi possiamo dire di essere di fronte ad un pugno di mosche.
La situazione delle servitù militari, nonostante la dismissione di qualche bene e qualche piccolo cambiamento intervenuto in questi anni, noi consiglieri, e dico purtroppo, non la conosciamo dettagliatamente perché il Presidente della Giunta avrebbe reso un buon servizio se avesse sottoposto all'attenzione dei colleghi consiglieri il quadro globale di ciò che oggi stiamo affrontando, anche perché io non voglio avventurarmi in discorsi su ettari, numeri, cifre per non essere travolto dalle mitragliate di consiglieri saccenti, professorini di esercitazioni militari che dimostrano grande competenza.
Io credo infatti, dal mio punto di vista, che il problema vada trattato con un taglio squisitamente politico, perché non succede e non succederà niente, anche a seguito di una mozione che noi abbiamo sottoscritto, perché siamo di fronte a una debolezza endemica, una debolezza politica: i sardi, non avendo consapevolezza di essere in una nazione senza Stato, di essere un popolo con una lingua e tradizioni, hanno di fronte uno Stato che da cinquant'anni occupa militarmente cieli, terre e mari di noi sardi.
Per noi sardisti non è un problema di quantità, è un falso problema, perché quando si viola la sovranità territoriale, quando in un modo unilaterale e arrogante si portano via bellezze inestimabili senza che l'Assemblea dei sardi possa interferire, siamo di fronte ad un'occupazione militare pacifica, , ma sempre subdola; e alcune volte mi sono soffermato anche su altre presenze, sempre subdole e più preoccupanti, come quelle demaniali.
L'indennizzo ai pescatori che hanno contribuito a far riemergere questo dramma, è un indennizzo per il lucro cessante, perché gli viene impedito un mestiere che da millenni fanno, e l'indennizzo rischia la monetizzazione, che è un'altra forma di droga subdola che ci deve trovare coesi nel respingerla, perchè significa l'acquisto, l'esproprio di nostri terreni sui quali la politica urbanistica non potrà interferire. Le esigenze economiche e sociali della Sardegna sono diversissime da quelle dello Stato. E' arrivato il momento, se c'è sincerità e convinzione, ma su questo ho forti perplessità, di porre il problema.
Ieri il presidente Soru, che è annoverato tra le amicizie del Presidente del Consiglio, ha ottenuto la possibilità di parlare prima che il dibattito si completasse nella sua interezza. Oggi, però, siamo orfani della sua presenza, poiché il Governatore dell'Assemblea ha questa possibilità di elargire stralci al Regolamento con più generosità a chi è più congeniale ai percorsi politici.
Io ricordo, senza polemica, che la volta scorsa avevo chiesto di poter intervenire, non mi è stato concesso ma solo perché, non avendo la necessaria destrezza, non avevo pigiato il pulsante nel tempo previsto dal Regolamento. Quindi registro un atteggiamento anche notarile del Presidente del Consiglio, che quando vuole concede, quando invece è più generoso elargisce.
Ma al di là di questi aspetti, che ci impegneranno quando riformeremo il Regolamento, dicevo che la Regione ha esigenze diversissime da quelle dello Stato. Basti pensare che a noi sardi è stato impedito, con uno strumento referendario, il modo, i tempi e la prassi per poter esprimere, per poter dire la nostra, e volerne sapere ancora di più, su ciò che accade in uno dei più bei posti del mondo, così ha stabilito l'UNESCO, cioè nell'arcipelago de La Maddalena, e precisamente nella Base di Santo Stefano.
Una cultura codina, appiattita sulle posizioni dello Stato ha fatto sì che non si entrasse neanche nel merito della richiesta di un popolo che chiedeva, col referendum, di poter dire la sua su cosa, dal punto di vista qualitativo e quantitativo, usano i militari. Ricordiamo anche il grave oltraggio che il popolo sardo ha subito da parte di uno dei Presidenti del Consiglio della Repubblica italiana; parlo dell'onorevole Andreotti, al quale certamente i miei figli mai si ispireranno come modello culturale e politico, ma che in Sardegna ha allattato e ha tenuto a balia tanti democristiani orgogliosi di far parte della corrente andreottiana.
Ecco, quest'uomo, in dispregio degli articoli della Costituzione della Repubblica, in modo vigliacchesco, unilaterale, ha siglato un accordo con un altro Stato, gli USA, basato su fanghiglie, mucillaggini truffaldine, che ancora oggi impedisce a noi di pronunciarci. Questo lo dico per far capire quanto forti siano i poteri degli Stati maggiori che, attraverso trattati internazionali, si portano in questa terra che è stata da millenni appetibile dal punto di vista strategico-militare.
Non è una novità:non dimentichiamo che la Sardegna è sempre stata per i colonialisti una zona strategica. E l'Italia con questa cultura colonialistica ci impedisce di appropriarci delle nostre spiagge, dei nostri cieli che sono inibiti da Decimomannu a Capo Frasca in un modo proprio insostenibile.
Allora diciamo che quanto proposto in questa mozione dovrà essere portato avanti da una classe politica sinceramente convinta, coesa, che possa così incalzare questo Governo affinché questi beni, dichiarati dismissibili oltre vent'anni fa, vengano finalmente dismessi e trasferiti alla Regione, cioè a noi, in applicazione e rispetto dell'articolo 14 del nostro Statuto .
Noi, di fronte a strumenti impari, sterili, perdenti, dobbiamo avere il coraggio di trascinare anche il Governo di fronte alla Corte di Giustizia europea, per la violazione rappresentata dalla installazione della base di Santo Stefano.
Ricordo anche la Dichiarazione di Rio De Janeiro sull'ambiente e lo sviluppo, del 1992, dove al Principio 15 si stabilisce che gli Stati devono applicare ampiamente misure di precauzione per proteggere l'ambiente; in caso di minaccia di danni gravi e irreversibili l'assenza di certezze scientifiche assolute non deve servire da pretesto per ritardare l'adozione di misure convenienti miranti a prevenire la degradazione dell'ambiente.
Ma che cosa si nasconde dietro questi segreti di Stato? Ma quali interessi stanno portando avanti? Ma non è arrivato il momento che i sardi si sveglino, al di là delle colorazioni politiche? Ma pensiamo davvero che oggi Berlusconi sia il nemico da sensibilizzare, da battere e che domani un Prodi possa dimostrare maggiori sensibilità politiche verso queste giuste rivendicazioni dei sardi?
Ma allora siamo degli allocchi! Abbiamo avutola possibilità di vedere alternarsi alla guida del paese governi di diverso colore ma, purtroppo, sempre ostili, rancorosi, contro questa consapevolezza dei sardi della propria autonomia. E vi invito a guardare un'isola molto più piccola della Sardegna, Malta, che la politica estera...
PRESIDENTE. Onorevole Atzeri, il tempo a sua disposizione è terminato. La ringrazio anche per i garbati suggerimenti che mi dà; non vorrei però, dalle cose che lei ha detto, che restasse la sensazione sbagliata che il Presidente del Consiglio si muova in base ad amicizie o altro. Il Presidente del Consiglio applica il Regolamento nei confronti di tutti.
E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori e colleghi, questo dibattito sulle servitù e le basi militari si conclude in assenza del Presidente della Giunta regionale; questo purtroppo dimostra che da parte del Presidente della Giunta c'è scarsa considerazione nei confronti di questo Consiglio.
Io credo infatti che oggi lui dovesse essere presente per assistere alle conclusioni di questo dibattito, anche perché tutti quanti credo abbiamo in animo di arrivare ad una conclusione, il più unanime possibile. Io non credo che ci siano oggi altri impegni più importanti della sua presenza in questo Consiglio regionale.
Le richieste contenute nella mozione della maggioranza a me, come Presidente di un Gruppo che in Consiglio regionale rappresenta un partito che nel concetto della sovranità dei sardi sulla loro terra trova il fondamento della propria identità, potrebbero apparire non solo legittime ma anche condivisibili. E' arcinoto che noi sardi paghiamo un prezzo elevato, per le esigenze di difesa della Repubblica, dell'Europa e dell'Occidente, in termini di presenza di servitù e di basi militari, italiane, della NATO, e una addirittura sottratta al controllo del Parlamento italiano.
Parlando delle richieste avanzate nella mozione ho detto che "potrebbero apparire" legittime e condivisibili. Ho usato il condizionale e non a caso; da una lettura attenta del documento emergono infatti aspetti demagogici e di strumentalizzazione politica che non ci consentono di approvarlo in questa stesura, e questo ci rincresce molto. Ritengo che vi sia un rischio evidente di divisione di questo Parlamento dei sardi anche su argomenti come questo, peraltro di grande condivisione.
Per dimostrare quanto sto affermando sono sufficienti alcune considerazioni. Colleghi della maggioranza, voi nella parte illustrativa vi riferite ad una dichiarazione del Consiglio regionale sulla "Sardegna terra di pace e di amicizia". Peccato però che questa dichiarazione non ci sia mai stata perchè quando fu proposta, nell'ottobre del 2002, il centrosinistra si lasciò prendere la mano da considerazioni demagogiche sulla pace, sull'amicizia fra i popoli e sui rapporti internazionali e impedì al Consiglio di pronunciarsi. Così quella dichiarazione da voi citata rimase agli atti della seduta in quanto presa di posizione della minoranza dell'Assemblea. Questa è la dimostrazione che rivendicazioni sacrosante, come quelle che oggi stiamo discutendo, debbono partire da una base di confronto democratico e di accettazione delle opinioni, le più diverse.
Altra considerazione, è difficile resistere al sospetto, sempre in tema di strumentalizzazioni, che l'attuale maggioranza e il suo Presidente abbiano adottato un atteggiamento ostile nei confronti del Governo italiano non perché, così come tutti gli altri governi che fino ad oggi lo hanno preceduto, non abbia dimostrato rispetto per la nostra autonomia, ma solo perché di colore politico diverso. Eppure il Presidente ieri sera ha dichiarato di essere anche disposto ad andare a Roma, e di essere disposto a fare cose diverse. Noi, però, tutti i giorni sentiamo notizie nuove, diverse, certe volte contrastanti tra di loro, e questo sinceramente ci preoccupa.
Cari colleghi, noi dobbiamo saper distinguere la natura dello Stato dalla natura del Governo, infatti non credo che un Governo vostro amico, nell'attuale complessa situazione di rapporti internazionali, avrebbe potuto comportarsi diversamente in materia di servitù e di basi militari, a meno che non si vogliano ridiscutere le alleanze e i rapporti internazionali consolidati in questi sessant'anni di storia repubblicana.
I Governi di Prodi e di D'Alema non si sono distinti da altri governi, neanche loro hanno risolto i problemi che oggi stiamo discutendo; però nelle occasioni in cui si è discusso, questo va rimarcato, è mancata l'autorevole voce di dissenso delle sinistre nei confronti di quei Governi, così come oggi la registriamo nei confronti dell'attuale: non si possono usare, cioè, due pesi e due misure.
Non ci risulta, peraltro, che l'attuale Governo, pur con tutti i limiti che può avere, abbia revocato o modificato soluzioni adottate, sulla specifica materia, dai Governi che lo hanno preceduto. Il mancato rispetto delle intese siglate nell'81, nell'86 e nel '99, riguarda anche i Governi nazionali del centrosinistra. Noi siamo comunque pronti a dare il nostro contributo nel richiedere il rispetto ed anche un eventuale ampliamento dei punti dell'intesa, e questo significa anche che i tempi sono maturi per una rivisitazione seria e costruttiva delle servitù e delle basi militari in Sardegna, basata essenzialmente su un accordo tra Regione ed enti locali.
Io, proprio stamattina, ho letto le dichiarazioni del sindaco di Macomer, Mura, non espresso certamente dalla mia parte politica, il quale sostiene di essere stato completamente scavalcato dalla Giunta regionale. Il sindaco Mura dice di considerare inaccettabile che la Regione decida sulle realtà locali scavalcandone le amministrazioni e che non si può permettere che il Presidente della Regione si svegli un mattino e decida di azzerare tutto.
Queste sono dichiarazioni di un sindaco di un centro importante che ha ospitato e che ospita tuttora delle servitù militari nel proprio territorio.
Noi quindi diciamo che proprio partendo dal confronto con gli enti locali, ed in particolare con le amministrazioni comunali, si possono rivedere le perimetrazioni dei territori soggetti a servitù militari e valutare anche le compatibilità con le possibili, diverse valorizzazioni di quei territori, che oggi possono avere vocazioni diverse, anche senza stravolgere i rapporti internazionali e nazionali.
Io credo che sull'uso di quei territori si possa sempre discutere, anche perché credo che con il trascorrere degli anni molte cose possano essere riviste.
La Sardegna deve pretendere il rispetto della propria autonomia, e questo diritto lo deve esercitare fino in fondo con determinazione ma senza ambiguità. La Sardegna è una Regione autonoma con una sua specificità, ma è parte di una Repubblica che ha relazioni e accordi con altri Stati europei ed extra europei, in particolare l'Italia aderisce al Patto Atlantico, lo ricordo, e per noi questi rapporti costituiscono ancora dei punti fermi perché siamo consapevoli della differenza che intercorre tra concetti quali pace e pacifismo; il pacifismo non assicura la difesa dello Stato mentre questo avviene difendendo la pace .
In questa maggioranza composita prevale un atteggiamento antioccidentale, antiamericano, che genera critiche pregiudiziali verso situazioni e comportamenti che necessitano invece di analisi serie ed approfondite.
La Giunta regionale, prima di affrontare un confronto negoziale con lo Stato in materia di servitù militari, deve chiarire in questa sede, nel Parlamento dei sardi, quale modello alternativo intenda adottare per salvaguardare gli interessi sociali, economici, politici e culturali legati alla presenza dei militari in Sardegna; una presenza che costituisce una voce non trascurabile della nostra economia, soprattutto in alcune realtà. Tutto può essere ridiscusso, però nella chiarezza. C'è una risoluzione del Parlamento sardo, signor Presidente ed Assessori, questa vera...
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, il tempo a sua disposizione è terminato. È iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Signor Presidente del Consiglio, Assessori, onorevoli colleghi, la mozione urgente presentata dalla maggioranza sul peso rilevante delle servitù militari in Sardegna necessita, a mio giudizio, di un'analisi ampia a partire dalle vicende internazionali che, in quest'ultimo decennio, hanno prodotto nuovi scenari di guerra per la spartizione di vaste aree geografiche strategiche, ricche di risorse energetiche.
I due argomenti, lo ricordo all'onorevole Francesco Sanna, non sono per nessuna ragione scollegati. Noi viviamo, drammaticamente, in un'epoca in cui parlamenti repubblicani, recenti e passati, inviano uomini e donne su fronti lontani a seminare violenza, terrore e guerra, sprecando risorse pubbliche, causando disastri ambientali e sociali in nome di una guerra giusta, per una giusta causa, per giusti motivi. Siamo in una fase storica in cui le grandi mobilitazioni mondiali per la pace, contro la guerra, dicono che la macchina bellica e la rincorsa agli armamenti non è indispensabile per lo sviluppo democratico e autonomo dei popoli.
Alcuni giorni fa è stato pubblicato un libro a cura del professor Zucchetti, docente di "Protezione e impatto ambientale dei sistemi energetici" presso il Politecnico di Torino, intitolato: "Il male invisibile sempre più visibile. La presenza militare come tumore sociale che genera tumori reali", che raccoglie anche gli scritti di alcuni autori sardi che da anni si battono contro le servitù militari.
L'autore evidenza, attraverso una attenta analisi, che le nuove guerre volute dai potenti della Terra producono danni irreversibili sulle popolazioni e sui territori che le subiscono, e sono colpiti dagli stessi danni ambientali, sociali e sanitari quei paesi, quelle regioni che ospitano basi militari e di supporto per le guerre preventive.
Il Movimento per la pace e per un diverso modello di sviluppo ha riaffermato il diritto dei popoli all'autodeterminazione, il diritto ad uscire da una condizione di miseria, il diritto a resistere allo sfruttamento e all'arroganza dei più forti. Questo argomento vale, oggi più che mai, anche per il popolo sardo che in questi ultimi tempi sta vivendo un percorso nuovo di riscatto civile e politico che non si limita più alla semplice rivendicazione delle proprie specificità culturali, storiche, identitarie, ma che passa attraverso una stagione nuova di rinascita economica, nel pieno rispetto del proprio ambiente, del proprio territorio, delle proprie tradizioni.
La questione delle basi militari e della lotta per la totale dismissione delle stesse rientra a pieno titolo in questa aspirazione del popolo sardo. Non è un problema di ostilità nei confronti del Governo nazionale. La Sardegna ha già pagato, lo ricordavano alcuni colleghi, nel corso di tutta la guerra fredda il peso di una presenza militare invasiva, che non ha paragoni in nessun'altra parte delle regioni italiane, che ha frenato qualsiasi sviluppo ed ha sradicato intere comunità dal loro territorio.
Il caso Teulada è un esempio lampante in tal senso; le terre che la riforma agraria avrebbe dovuto dare ai contadini, ai pastori, sono state circondate dal filo spinato e dopo essere state sottratte ad un qualsiasi utilizzo produttivo sono diventate teatro di guerra per le esercitazioni militari. Il risultato odierno qual è? Quello di avere un territorio di una immensa bellezza che, oltre ad essere stato espropriato con la forza ai suoi abitanti, è diventato un'immensa discarica bellica mai bonificata.
Allora, sia la lotta dei pescatori per gli indennizzi e la bonifica per la fine della devastazione ambientale ed economica ad opera dei militari, diventata la bandiera di tutto il popolo sardo, fino a coinvolgere anche la sua classe politica che spesso, nel tempo, si è assopita rispetto ad un tema importante come questo, sia il braccio di ferro con lo Stato per porre fine al più complessivo sistema di occupazione militare delle nostre terre (il poligono di Quirra, la base della Maddalena, tutte le aree interdette alla navigazione e al volo) sono parte di questa nuova stagione di rinascita civile e politica del popolo sardo.
Dunque fa bene il Presidente, fa bene questa Giunta a cercare soluzioni che mantengano strettamente saldati questi versanti evitando scorciatoie, evitando soluzioni pasticciate che certamente non risolverebbero il problema.
Questa mobilitazione, che negli anni è cresciuta conquistando il sostegno convinto e consapevole dell'opinione pubblica sarda, esige risposte immediate, specie di fronte alla volontà arrogante di raddoppiare le volumetrie esistenti in Sardegna; la Sardegna non può più essere una formidabile portaerei al centro del Mediterraneo, ma deve divenire isola di pace e dialogo tra popoli che si affacciano su un mare che nell'antichità è stato culla di civiltà, ma che nella sua storia è già stato terreno di guerre atroci.
Detto questo è necessario avanzare delle proposte che vadano nella direzione delle richieste che provengono dal basso. I punti principali da riesaminare sono tre, già sottolineati anche in alcune interpellanze presentate dal Gruppo della Rifondazione Comunista.
Primo, tutti i trattati segreti siglati da Stato, Servizi segreti, vertici militari con gli USA e mai ratificati dal Parlamento, dunque mai sottoposti ad alcuna verifica democratica, devono essere resi pubblici.
Secondo, la presenza complessiva dei militari va rinegoziata tenendo conto delle esigenze del popolo sardo.
Terzo, i territori sottratti all'uso militare vanno bonificati e riconsegnati alle popolazioni per essere inseriti in un piano di sviluppo rispettoso dell'ambiente. La rinascita di quei territori, il recupero delle loro tradizioni economiche, deve partire dal basso attraverso il coinvolgimento dei soggetti locali, delle amministrazioni pubbliche, delle associazioni culturali, delle organizzazioni sociali e produttive. .
Ho letto, in una interpellanza presentata dal centrodestra, che la chiusura di Capo Teulada significherebbe l'allontanamento di quattromila famiglie di militari che verrebbero trasferite nell'arco di pochi mesi; nella sostanza si sostiene che questo elemento provocherebbe un tracollo economico.
Badate, noi abbiamo un immenso patrimonio ambientale, storico e culturale; e non è affatto vero che la dismissione delle basi porterà un ulteriore impoverimento dell'isola; noi diciamo, al contrario, che dalla fine della presenza militare può venire un nuovo, decisivo impulso al benessere della nostra Regione.
Tutto dipenderà dalla nostra capacità di avviare un nuovo modello di sviluppo, autonomo ed ecocompatibile, con i nostri territori e con le nostre popolazioni. Lotta per la pace significa lotta non solo in difesa dei diritti dei popoli, per la tutela dell'ambiente, per la fine della prepotenza contro i diritti dei sardi, ma anche promuovere ricchezza e sviluppo. E' partendo da questi temi che si dovrà verificare l'effettiva specialità della nostra Regione e il concretizzarsi, effettivo, del diritto all'autogoverno e all'autodeterminazione del nostro popolo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Non dovrebbe parlare l'onorevole Diana?
PRESIDENTE. Sì, l'onorevole Diana parlerà dopo di lei.
OPPI (U.D.C.). Su quale base?
PRESIDENTE. Sulla base di un ordine nelle iscrizioni.
OPPI (U.D.C.). Un ordine anomalo, le iscrizioni a parlare vengono decise sulla base della consistenza dei Gruppi. Quindi la invito ad applicare il Regolamento.
PRESIDENTE. Questo è l'elenco consegnato alla Presidenza. Non c'è nessun problema, onorevole Oppi.
OPPI (U.D.C.). Anche il fatto che non ci sia il Presidente non è un problema!
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, intervengo anche per stigmatizzare la irrituale conclusione dei lavori dell'Aula di ieri sera. Ovviamente non entro in polemica col Presidente del Consiglio, che certamente non è stato aiutato dal Regolamento, e capisco anche che il Presidente della Giunta, nel momento in cui chiede di intervenire al termine della serata in una discussione così importante, anticiperà le considerazioni che i partiti presenti in quest'Aula avevano delegato ai loro Capigruppo.
Io credo che quanto accaduto ieri non sia corretto, che il Presidente del Consiglio ovviamente non possa essere censurato per questo, però ritengo che noi dobbiamo essere vigili ed attenti. Poichè una parte degli studi che ho alle spalle è stata di tipo pedagogico, potrebbe farmi quasi tenerezza il comportamento del presidente Soru, perchè mi ricorda quello di un bambino viziato che ritiene di poter ottenere tutto e subito.
La seduta di ieri pomeriggio è iniziata con un'ora e più di ritardo a causa dell'assenza del presidente Soru, e tutti siamo stati ben lieti di aspettarlo perchè eravamo convinti, ma oggi non lo siamo più, che la sua presenza fosse fondamentale e importante in una discussione di questo genere .
La realtà è che il presidente Soru è arrivato con un'ora di ritardo perchè non ha trovato niente di meglio che andare a Sant'Antioco, accompagnato da pochi amici, altra grave scorrettezza nei confronti dell'intero Consiglio, non certo del Gruppo di Alleanza Nazionale, per parlare di questo problema nel momento in cui qui in Consiglio si discutono una mozione e un'interrogazione sull'argomento.. Non ci sarebbe stato neanche niente di male se stamattina il presidente Soru fosse stato presente alla discussione che ancora continua.
La realtà è un'altra, la realtà è che, forse anche per ingenuità dei Gruppi della minoranza, la discussione sull'interrogazione è stata accomunata alla discussione sulla mozione. Bravo il centrosinistra che dopo quindici giorni ha presentato una mozione che in qualche maniera ha, come dire, agevolato il percorso, perchè l'interrogazione che era stata proposta dalla minoranza tendeva fondamentalmente a chiedere quale atteggiamento il Presidente della Giunta volesse tenere nel rispetto degli accordi che prevedevano il pagamento degli indennizzi ai pescatori, e si chiedeva anche se corrispondesse al vero la sua volontà di voler smantellare la base di Capo Teulada.
Questa era la nostra interrogazione e su questo argomento, come ho detto, con grande abilità il centrosinistra ha presentato una mozione che ha spostato il raggio d'azione e quindi ha permesso di affrontare una materia molto complessa, che certamente interessa moltissimo il popolo sardo e che interessa certamente i Gruppi parlamentari che sono presenti in quest'Aula e che avrebbe meritato, credo, maggiori attenzioni. Invece questo non è avvenuto ed oggi i Capigruppo discutono un argomento già chiuso.
Il presidente Soru ha già espresso le sue posizioni. Qualcuno potrebbe dire che siamo agevolati nel fare opposizione perché conosciamo il suo pensiero. L'atteggiamento del presidente Soru non è cambiato di una virgola; ma per affrontare i problemi di aree come Capo Teulada, come La Maddalena, come Perdasdefogu, e tutte le altre che sono oggetto di attenzione da parte di questo Consiglio regionale, avremmo dovuto fare anche altre valutazioni.
Per esempio potremmo chiederci se stiamo parlando di servitù militari strategiche o non strategiche, di servitù militari che rientrano in accordi internazionali che difficilmente possono essere nell'immediato disattese, di servitù militari che probabilmente non hanno più quell'interesse strategico e sulle quali possiamo lavorare, così come credo sia volontà di tutti lavorare.
E non abbiamo certo necessità che l'onorevole Porcu ci faccia una lezione di economia per giustificare che i trentacinquemila ettari di Capo Teulada (terreno fertilissimo nella pianura padana!) possano creare le condizioni di sviluppo economico di un territorio, senza ricordare che noi abbiamo vincolato duecentododicimila ettari con l'Ente foreste, e il massimo che riusciamo a fare è dar da mangiare a settemila lavoratori dell'Ente medesimo.
Allora c'è una proporzione: trentaseimila ettari, duecentododicimila ettari! Guardate che è veramente straordinario pensare di poter svilire il ruolo di un territorio a mero ritorno economico, trentaseimila ettari a Capo Teulada! Io credo che le considerazioni da fare siano molto diverse, sono certamente molto diverse. E qua non mi pare ci sia la volontà di affrontare il problema se non con la strategia che abbiamo sentito poc'anzi dal Capogruppo di Rifondazione Comunista, e non solo.
Allora, se dobbiamo scontrarci in questo modo, succede ciò che è successo con l'articolo 14 o con l'interpretazione dell'articolo 14, per cui si chiede alla minoranza di andare in Commissione e di votare un documento all'unanimità, salvo venire in Aula, proporre un ordine del giorno nel quale si dicono cose diverse e pretendere il voto! Questa è un'altra scorrettezza che nasce dalla mancanza di ottimi rapporti o buoni rapporti che dovrebbero esserci in quest'Aula, nasce dalla volontà di voler comunque aggirare le norme, i comportamenti corretti per trasmettere all'esterno l'immagine che questo Consiglio regionale stia producendo atti.
Non abbiamo prodotto proprio un bel niente in questi due giorni, salvo le esternazioni del presidente Soru, il quale in questi giorni ha fatto l'agnellino, era umile, quasi dimesso, quasi irriconoscibile rispetto agli atteggiamenti tracotanti assunti nei giorni precedenti.
Questi pescatori di Capo Teulada non debbono essere ringraziati da voi o da noi, hanno semplicemente reclamato ciò che gli è dovuto; in questa sede invece tutti quanti avete voluto utilizzare i pescatori per infilarvi in un ginepraio, così lo definiamo, ma che può essere comunque la soluzione di qualche problema sulle servitù militari. Abbiamo strumentalizzato i pescatori; i pescatori hanno una sola cosa a cuore in questo momento: che vengano pagati gli indennizzi. Dopo saranno certamente anche soggetti importanti nel determinare le condizioni di una eventuale, d'accordo con lo Stato, d'accordo con tutte le amministrazioni locali, dismissione di una parte o di tutto il Poligono di Capo Teulada. Questo è il ragionamento da fare, ma non si devono utilizzano questi mezzucci per affrontare un problema di questa portata!
Io credo che la questione degli indennizzi avrebbe meritato ben altra attenzione da parte del Consiglio e da parte delle realtà esterne al Consiglio, invece siamo partiti dai pescatori e siamo arrivati ad un contenzioso con lo Stato, col Governo, con le istituzioni, con i militari, con chissà quant'altri; diventeranno servitù militari anche il CAIP di Abbasanta, diventeranno servitù militari anche le caserme dei Carabinieri, tutto diventerà servitù militari se sento ed ascolto le considerazioni dell'onorevole Davoli, dell'onorevole Licheri e più.
Ma, allora, come si può pensare di avere su una materia così importante un confronto serio che possa portare all'unanimità delle decisioni che prendiamo? A me pare invece che non vogliate assolutamente trovare la strada perchè l'opposizione possa in qualche maniera condividere il problema con voi. Credo che questa sia la strategia che qualcuno di voi sta mettendo in piedi! Bene, noi a questo gioco non ci stiamo!
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, mi dispiace dover essere sempre io a fare riferimento al Regolamento, ma anche ieri la disponibilità è stata interpretata come dabbenaggine; l'interpellanza, che è un atto diverso dalla mozione, doveva essere discussa separatamente, è una regola che vale per tutti, così avremmo avuto l'opportunità di sentire la risposta del Presidente sull'interpellanza. Il fatto poi che noi parliamo in momenti particolari della mattina su interpellanze, porta giornalisti molte volte distratti o che si informano per interposte persone a scrivere che ci sono scintille su argomenti sui quali c'è chi ragiona in un certo senso e chi ragiona in un altro! Dice bene Nereide Rudas: "Siamo ritornati indietro di 25 anni"; quindi sarebbe opportuno che seguiamo le regole!
Qui è in corso una telenovela perchè ieri sera il Presidente, in modo puntuale, ha sottolineato che bisogna trovare l'unità. Quale unità? Voi unità non ne volete e voi unità non ne troverete perchè non potete utilizzare la gente a seconda delle vostre esigenze: invitate a trovare soluzioni, ad incontrare la gente a Roma, a fare le battaglie unitarie quando intendete dimostrare che per vent'anni altri non hanno fatto niente e voi siete invece gli unti del Signore. È un modo sbagliato di interpretare la politica!
Il Presidente ieri, come ha ben detto il collega, è andato a Sant'Antioco e ha dato lì le risposte che avrebbe potuto dare a noi. Per esempio, senza mezzi termini ha detto che la prima base da cancellare è Capo Teulada. Possiamo essere in disaccordo o dobbiamo necessariamente essere sulla stessa posizione?
Caro Licheri, tu sei un ragazzo molto valido, molto intelligente, ma la storia è contro di te! Hai detto che se smantelliamo creiamo ricchezza e sviluppo. Questo è stato detto anche quando abbiamo smantellato tutto il comparto minerario con l'intento di creare soluzioni alternative, quindi quelle popolazioni sono informate, che oggi, a distanza di vent'anni, non ci sono. Tutti vengono portati quindi a fare clientela; vecchi sindacalisti, ovviamente di una certa parte politica, che si erano dimessi quindici anni fa e avevano avuto anche dei premi, voi siete riusciti ad inserirli all'interno di una società, in questa specie di carrozzone che si chiama IGEA.
Ora, nel corso di questa telenovela, sempre la solita compagnia, al cui interno qualcuno qualche frase in più l'ha detta; ieri ha spaccato le marinerie, infatti in contrasto con la C.G.I.L., è schierata sulla piccola pesca, si dice addirittura che non compete a Sant'Antioco, ma questo signore del "ma", sempre "ma", che dice di essere pronto a firmare per gli indennizzi , ma basta servitù, sta condizionando praticamente un risultato sempre ad un "ma", al fatto cioè che bisogna fare quello che vuole lui. È pronto anche ad andare a Roma, ci sono dei ruoli istituzionali di serie A e di serie B; mi si consenta di dire che un Ministro è di serie A e il governatore è di serie B.
Detto questo, voglio puntualizzare almeno tre cose. Il Presidente ha detto ieri che avrebbe firmato stanotte. Ha firmato? Non ha firmato, non firmerà niente e aveva garantito che l'avrebbe fatto. Qualcuno ha detto ieri, ed è riportato oggi tra virgolette sugli organi di stampa, che bisogna dare i contributi per altri trent'anni dopo la dismissione della base di Teulada. Per altri trent'anni! Ma a chi le dice queste baggianate? Qualcuno dice anche che bisogna smantellare tutto, che bisogna cambiare tutto, e che adesso ci penserà chi governa. Francesco Sanna ha fatto una dichiarazione, probabilmente non è veritiera, e avrebbe fatto meglio a non farla. Comunque questa è una telenovela nella quale il Presidente della Regione...
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Nella dichiarazione si diceva che bisogna contrattare con la Regione.
OPPI (U.D.C.). Il giornale dice cose diverse, virgolettate. Io l'ho letto poco fa e dico che una frase del genere vuol dire: "Siamo tutto noi, noi siamo il deus ex machina, gli altri sono degli asini". Quindi bisogna stare attenti, è giusto che tu faccia una rettifica! Detto questo, io ribadisco che si tratta di due argomenti diversi e noi abbiamo cercato e stiamo cercando, sia ieri che oggi, di parlare di due cose diverse: gli indennizzi da un lato, le dismissioni dall'altra.
Il Presidente era per il voto congiunto, mentre altri e il sottoscritto erano per il voto disgiunto, una volta tanto si renda conto che sono due cose diverse, sono disgiunte, una cosa sono le indennità a questi poveri disgraziati, un'altra cosa invece sono le servitù militari nel loro complesso. Invece ha voluto, per motivi certamente incomprensibili, unire due questioni differenti e inconciliabili; da un lato la questione dei rimborsi dovuti per l'impedimento dell'esercizio della attività di pesca a causa delle esercitazioni militari ; da un altro lato il problema ben più complesso delle servitù militari e del rapporto tra la Regione e il Governo italiano.
Il Governo ha disposto questo indennizzo e i pescatori lo devono ottenere, come prescrive la legge, tramite la Regione. Dunque il Presidente della Regione trascuri un attimo il grande problema e risolva questo, dopo di che potrà trovarci al suo fianco. Ha chiesto l'unità, ma dimostri lui per primo, una volta tanto, che fa seguire alle parole i fatti. Ieri sera ha detto che avrebbe firmato nel giro di un'ora, spero abbia firmato nelle prime ore di stamattina. Ribadisco comunque che stiamo affrontando congiuntamente due problemi diversi; se c'è un confronto democratico e ne vogliamo parlare, ne parliamo, ma disgiungendo un problema dall'altro perchè le cose che noi sosteniamo, che ci porteranno certamente ad esprimere un voto non unitario, sono determinate dal fatto che abbiamo valutazioni diverse anche su Teulada, per esempio.
Noi siamo favorevoli alla riduzione delle servitù militari ma non alla loro totale dismissione. Ieri qualcuno ha parlato di situazioni anomale. Forse che la Jugoslavia è una realtà diversa rispetto ad altre? Anche in quel paese sono stati cancellati milioni di persone, sono state fatte le cose più atroci e così via.. Pace, sì, però con la gente sotto terra e con atrocità che non hanno eguali.
Se vogliamo discutere in modo pacato e valutare le situazioni, facciamolo; io ieri ho parlato con i pescatori di Sant'Anna Arresi e di Teulada su come va affrontato il problema, ma non affrontiamo il problema di Sant'Antioco con gli altri. Anche ieri è stato detto di valutarlo in un secondo momento, perchè se mettiamo molta carne al fuoco non risolviamo nessun problema.
Oggi abbiamo l'opportunità di risolvere la questione posta nell'interpellanza e, al di là delle dichiarazioni rese sugli organi di stampa dall'associazione della piccola pesca , noi riteniamo che anche i pescatori di Sant'Antioco e di altre realtà territoriali abbiano gli stessi diritti, anche per loro va fatta una battaglia, ma non garantendogli che per trent'anni gli daremo chissà che cosa!
Io credo quindi che, separando gli argomenti, ci siano tutte le possibilità perchè ci si possa sedere attorno ad un tavolo e discutere, ma non utilizzandoci solo quando serviamo.. Se volete la nostra collaborazione noi ve la diamo per questa e per altre cose, facciamo battaglie comuni come siamo abituati a fare, ma nel rispetto reciproco dei ruoli. Anche ieri infatti avete avuto un comportamento sbagliato, perchè in casi come questi le istituzioni sono state sempre rappresentate da esponenti della maggioranza e dell'opposizione. Se voi volete gestire tutto "in casa", continuerete a non fare niente come nell'anno appena trascorso
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Assessori, la presentazione e la discussione di questa mozione consente a questo Parlamento regionale da un lato di affrontare immediatamente un problema che ha tutte le caratteristiche della contingenza, dall'altro di aprire una riflessione più ampia sulla Sardegna, sulla sua condizione, sulla sua collocazione nel Mediterraneo, sulla qualità dei rapporti che in questo momento attengono alla natura della relazione con lo Stato nazionale, di conseguenza una discussione sulla qualità e intensità della nostra esperienza autonomistica.
Anche noi che, come di fatto sta accadendo, stiamo onorando il dibattito e teniamo fede alla funzione fondamentale di un Parlamento regionale, che è quella di custodire il senso profondo dell'esperienza autonomistica, ci rendiamo conto che vi sono due prospettive alle quali, in qualche modo, non vogliamo rinunciare. Ieri, per essere precisi e puntuali, è stato riaffermato con forza dal Presidente della Regione che non esiste pregiudizio alcuno a che venga firmato il protocollo d'intesa che definisce o attualizza o rende operativo il riconoscimento degli indennizzi ai lavoratori.
Non si sta sottilizzando, non si tratta semplicemente di un puro e semplice atto amministrativo, noi crediamo che giustamente il Presidente della Regione abbia dato a questo atto una valenza politica. E allora, il fatto che venga ribadito e richiesto con forza che questo documento sia sottoscritto dal Presidente della Regione e da una delle figure apicali del Governo nazionale, rende oziosa ed anche offensiva la distinzione tra figure di serie A e figure di serie B.
Stiamo parlando della dignità di una Regione, di una Regione autonomista, di una Regione alla quale è riconosciuto uno status di Regione speciale, il cui Statuto ha un rango costituzionale, per cui pensare che il nostro Presidente della Regione sia una figura di serie B rispetto ad un Ministro o un sottosegretario di Stato mi sembra una lettura sorpassata.
In questo momento pretendere, chiedere con forza che questo documento venga sottoscritto ad alto livello, non è legato semplicemente alla necessità di risolvere il problema dei pescatori, ma significa ricontestualizzare o ridefinire il rapporto tra lo Stato e la Regione. La firma contestuale sul documento del Presidente della Regione e di una figura apicale del Governo nazionale indicherebbe la qualità del nuovo rapporto - che noi crediamo sia giusto stabilire - tra lo Stato e la Regione.
Questa mozione però consente di andare oltre, è infatti un'occasione data al Consiglio regionale per riflettere, a mio avviso, almeno su tre aspetti del problema delle servitù militari. Il primo aspetto attiene al peso rilevante delle servitù militari in Sardegna. Il secondo aspetto riguarda il senso di questa presenza; si è parlato di guerra simulata, ma anche di qualità della simulazione, di qualità di certe esercitazioni (si pensi per esempio a ciò che si è detto intorno alla base di Santo Stefano), in un contesto generale profondamente cambiato.. Il terzo aspetto riguarda le ricadute sul territorio determinate da questa situazione. Una Regione che tenta di rilanciarsi, che tenta di riproporre un progetto di sviluppo endogeno si interroga se questa presenza sia eccessivamente bloccante nei confronti di un processo virtuoso di emancipazione.
E' chiaro che l'azione di questo Consiglio regionale o del Presidente della Regione non rappresenta un fatto assolutamente originale perchè, è stato ribadito anche nell'intervento dell'onorevole Atzeri, si tratta di un processo che viene da lontano. Un processo che rimanda forse agli anni della Costituente, quando definimmo lo Statuto sardo (d'altra parte il dibattito che ha accompagnato l'approvazione della risoluzione ieri a proposito dell'articolo 14 dello Statuto ne è una testimonianza); un processo che ha avuto un momento importante negli anni della presidenza dell'onorevole Melis, che ha avuto una ulteriore fase di sviluppo nel trattato Stato-Regione siglato dall'allora presidente Palomba. La storia dell'autonomia di questa Regione è la storia del rapporto tra lo Stato e la Regione.
Noi crediamo che oggi questo rapporto vada modificato perché viviamo in un contesto, se volete internazionale, profondamente cambiato. Ieri il presidente Soru ha detto che sono finiti gli anni della guerra fredda e che il Mediterraneo non svolge più la funzione di spartiacque tra l'Occidente e l'Oriente. Il Mediterraneo - per ricordare un'espressione usata dall'allora Presidente della Commissione europea, l'onorevole Romano Prodi, quando venne in Sardegna - ha una funzione propositiva e fondamentale nei confronti dell'area sulla quale si affaccia tutta la realtà nordafricana, per aprirsi da lì ai grandi mercati asiatici.
Il Mediterraneo è cambiato e chiaramente è profondamente cambiata anche la collocazione della Sardegna nel Mediterraneo. Quando nella mozione si parla della Sardegna come di un'Isola di pace non si vuole semplicemente rispondere a un movimento, potremmo dire, dell'anima, ma che, diversamente da quanto ritenevano i Romani, che se vuoi la pace puoi preparare la pace e la Sardegna a tal fine possa svolgere un ruolo diverso.
E' cambiato anche il rapporto tra lo Stato e la Regione, e da questo punto di vista non si può prescindere da una consapevolezza: uno Stato è forte se ha la capacità di custodire e di valorizzare le autonomie; e noi consapevolmente pensiamo che non c'è crescita per questa Sardegna se non vi è autonomia, e non vi è autonomia se non vi è sovranità, e non vi è sovranità se non vi è la capacità di controllare il proprio patrimonio naturale, sociale, economico.
Quindi credo che questa mozione abbia il merito fondamentale di scrivere un'altra pagina di questo processo di rafforzamento dell'autonomia, processo che dovrà essere portato avanti in questa legislatura, e l'autonomia si rafforza nel riconoscimento anche della dignità delle parti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, con il mio intervento intendo motivare la piena condivisione del Gruppo della Margherita della mozione oggi in discussione. Vorrei farlo affrontando nel modo più corretto questa discussione sulle servitù militari in Sardegna, parlando del merito dei problemi senza strumentalizzazioni né demagogia.
Dico questo perché il tema si è spesso prestato a diverse forme di manipolazione. Nelle ultime settimane si è discusso molto della vicenda dei pescatori di Teulada e di Sant'Anna Arresi, una vicenda nella quale non tutti i protagonisti hanno interpretato in modo lineare e corretto il proprio ruolo. Mi riferisco evidentemente al Sottosegretario alla difesa e al suo comportamento ostruzionistico, che ha cercato di strumentalizzare il grave disagio degli operatori della pesca di un intero territorio. A che scopo? Sembrerebbe soltanto per ingaggiare un incomprensibile braccio di ferro con la Regione Sardegna, colpevole forse di essere guidata da un Presidente e da una maggioranza politica non gradita all'attuale Governo nazionale.
Altre strumentalizzazioni si sono spesso insinuate negli argomenti di chi si oppone pregiudizialmente alle richieste di alleggerimento delle servitù militari presenti nella nostra Regione; strumentalizzazioni che per tutti i comuni a forte economia militare - La Maddalena, Teulada, Macomer, Perdasdefogu e altri - si traducono nel vecchio ricatto occupazionale per cui si mette in guardia dal dismettere le basi perchè si perderebbero centinaia di posti di lavoro. O ancora le strumentalizzazioni di chi scambia la legittima necessità di ridiscutere i termini della presenza militare sui nostri territori come una forma di ostilità nei confronti dei militari, o di scarsa generosità dei sardi nel contribuire alla realizzazione di un adeguato sistema di difesa nazionale e internazionale.
Sono convinto che l'intero Consiglio regionale debba affrontare il dibattito su questi temi lasciandosi alle spalle la zavorra costituita dalla tattica di schieramento o dalle ideologie. Se saremo capaci di fare questo, non credo che ci riuscirà difficile riconoscere alcuni fatti che stanno sotto gli occhi di tutti con grande evidenza.
Come non possiamo essere tutti concordi nel ritenere eccessiva la quota di servitù militari sopportata dalla Sardegna? Sull'insieme delle venti regioni italiane, una quota pari al 60 per cento - come ricordava ieri nell'illustrazione della mozione il collega Uras - grava sulla nostra Isola, un altro 30 per cento sul Friuli Venezia Giulia e il resto si divide tra le rimanenti diciotto regioni. Nessuno di noi può considerare equa né accettare questa ripartizione. Non l'ha considerata equa nemmeno lo Stato italiano se, come più volte è stato ricordato anche in queste settimane, diversi sono gli atti ufficiali che hanno riconosciuto la necessità di rivedere l'incidenza delle servitù militari sul nostro territorio.
Mi riferisco alla relazione conclusiva di sintesi dei lavori della Commissione mista Stato-Regione Autonoma della Sardegna, quella che qualcuno definisce la Commissione Spadolini-Melis, e mi riferisco all'Intesa istituzionale di programma sottoscritta nel 1999 dal Presidente del Consiglio, D'Alema, e dal Presidente della Giunta regionale, Palomba, nella quale, con l'Accordo di programma quadro numero 9, si stabiliva l'obiettivo di ridurre il peso delle servitù militari nella nostra Regione anche attraverso il decentramento delle strutture militari dai centri urbani e la conversione a scopi produttivi dei siti militari non più utilizzabili dallo Stato.
Sembra esserci quindi unanimità di giudizio sulla necessità di ridimensionare il carico delle servitù militari gravanti sulla Sardegna, ma il problema sta nel fatto che questa valutazione unanime non ha prodotto risultati concreti. E' emblematico a questo proposito il rapporto sullo stato di attuazione dell'Intesa istituzionale di programma Stato-Regione Sardegna, siglata il 21 aprile del 1999, rapporto aggiornato al lontano mese di dicembre del 2001, quindi ancora nella fase di avvio della legislatura nazionale in corso.
Relativamente all'accordo di programma quadro in oggetto, il numero 9, la sintesi degli esiti dei lavori era la seguente: "Interruzione di fatto dei lavori della Commissione per l'impossibilità a raggiungere un accordo senza la partecipazione fattiva e collaborativa degli Stati maggiori delle forze armate". Nello stesso rapporto la componente regionale della Commissione paritetica proponeva di predisporre un accordo di programma su procedure più snelle e con tempi certi per il declassamento dei beni detenuti dallo Stato per scopi militari e non più utilizzati; di individuare le aree militari concentrate nelle aree urbane da convertire a scopi civili attraverso processi di decentramento e delocalizzazione.
Poiché questo rapporto risale al 2001, il Governo di cui fa parte l'attuale Sottosegretario alla difesa ha avuto a disposizione l'intera legislatura per dare corso a questi impegni e a quelli analoghi individuati precedentemente, circa vent'anni fa, dalla Commissione Spadolini-Melis, ma nulla è stato fatto.
Negli ultimi anni, inoltre, si è verificato un generale mutamento delle attività militari compresa la natura delle esercitazioni e le necessità ad esse connesse. Anche in conseguenza di ciò si è realizzata una progressiva riduzione del demanio delle servitù militari in molte parti d'Italia, soprattutto nelle regioni Friuli Venezia Giulia e Sicilia. Il problema è che questa riduzione non ha interessato la Sardegna che continua a vedere porzioni esorbitanti del proprio territorio e del proprio mare asservite a fini militari, e dunque sottratte a tutte le attività e a qualunque forma di fruizione da parte delle comunità locali.
Qualcuno può ancora ritenere giusto e accettabile questo stato di cose? Pensiamo di no, ma se questo stato di cose è ingiusto e inaccettabile, le istituzioni regionali devono affrontare in modo risoluto questo problema chiedendo al Governo nazionale di rispettare i documenti sottoscritti con la Regione e i diritti del popolo sardo. Dunque bene ha fatto il presidente Soru a richiedere formalmente, con determinazione, l'avvio di un confronto istituzionale tra la Regione Sardegna e il Ministero della difesa, e male ha fatto il rappresentante del Ministero a sottrarsi a un serio confronto istituzionale per ricercare una polemica sterile e una speculazione politica giocata sulle difficoltà dei lavoratori in attesa degli indennizzi.
La Regione è schierata dalla parte di questi lavoratori e la mozione che oggi discutiamo intende sostenere la Giunta nell'iniziativa intrapresa per fronteggiare i danni subiti dai pescatori e dalle loro famiglie, ma la Regione è contemporaneamente schierata dalla parte dell'intera comunità dei sardi, che non devono essere più penalizzati rispetto a tutte le altre comunità regionali d'Italia a causa di un carico di gravame militare pesantissimo e oggettivamente discriminante. Ridistribuire tra tutte le regioni italiane il peso delle servitù militari è dunque un interesse di tutti i sardi, e in particolare di quei lavoratori e di quelle comunità che subiscono danni economici e limitazioni alle proprie attività.
Questo riequilibrio rimane un obiettivo prioritario per la Giunta e per la maggioranza che la sostiene. Io spero che possa diventare un obiettivo unitario anche con la condivisione di tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio regionale. Siamo infatti di fronte a un interesse di carattere generale che non può essere manipolato in funzione di logiche di schieramento e di tattica politica.
In conclusione, crediamo che approvare questa mozione significhi riaffermare alcuni dei principi sui quali si fonda il nostro essere comunità regionale e confermare alcuni punti cardine del nostro programma di governo per la Sardegna. Intendiamo riaffermare il diritto della nostra Regione a determinare il proprio futuro potendo assumere la piena responsabilità del governo delle proprie risorse territoriali e ambientali. Vogliamo mantenere l'impegno della Sardegna a contribuire alla sicurezza dell'intero Paese, ma in condizioni di parità e di equilibrio con tutte le altre regioni d'Italia.
Vogliamo confermare la collaborazione e l'amicizia con le forze armate e i loro rappresentanti in Sardegna, ma nella piena libertà delle nostre comunità dalla dipendenza economica nei confronti del cosiddetto indotto degli insediamenti militari locali. Vogliamo che tutti i lavoratori sardi possano esercitare liberamente i loro mestieri come nelle altre regioni d'Italia…
PRESIDENTE. Onorevole Biancu, il tempo a sua disposizione è terminato. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, signori della Giunta, cari colleghi, in questi giorni, pur condividendo i forti input provenienti dal Presidente e dalla Giunta sull'avvio dei processi di riforma della macchina burocratica regionale, per far sì che possa rispondere alle nuove sfide imposte dall'esigenza di riprendere un percorso di sviluppo della Sardegna, pur entrando in sintonia con il sentire comune dei sardi che hanno votato perché ci fosse questo radicale cambiamento, mi è capitato di non condividere né i percorsi che venivano proposti, né le ipotesi finali che venivano delineate da quei percorsi di cambiamento.
Ho manifestato una differente posizione perché indubbiamente ad una prima fase in cui si dà un forte segnale di aver recepito il messaggio espresso nel deve seguire la fase in cui si seguono i percorsi che la democrazia impone e che non offrono scorciatoie. Sono percorsi obbligati, democrazia significa anche fatica, che impongono di costruire soluzioni dei problemi attraverso l'esaltazione della funzione delle forze politiche, del Consiglio, del confronto, della concertazione con le parti sociali, e che sicuramente portano a un risultato più avanzato e più compiuto. Ho anche indicato un modo differente di rapportarsi su questi punti per interpretare e rispondere a quella forte esigenza di cambiamento che la società sarda chiede a tutti noi.
Devo dire che mi trovo invece in totale sintonia con il Presidente e con la Giunta sull'approccio alla questione in discussione ieri e oggi in quest'Aula. Credo che su questo tema ci fosse proprio bisogno di dare quel forte messaggio, che appunto è stato dato, che consentisse di riportare questo argomento all'ordine del giorno del dibattito politico, perché non c'era più.
Certo, io concordo con chi sostiene, ho letto una dichiarazione in tal senso - mi pare dell'U.D.S. - sul giornale, che è un problema che non si risolve con qualche battuta o con qualche titolo in più o in meno sui giornali locali, che la complessità del problema che stiamo discutendo impone serietà e impone alle due coalizioni presenti in Aula, di evitare di riportare argomenti, temi e discussioni che forse andavano bene negli anni cinquanta e sessanta, ma non hanno più senso nel 2005.
Il problema è complesso e va visto nell'ottica della politica militare nazionale e internazionale di questa Europa, e certamente non è risolvibile né col tentativo, posto in essere da una parte e dall'altra, di strumentalizzare il malessere di questa o quella categoria, né rendendo questo un argomento propagandistico nella convinzione che porti un tornaconto immediato alla forza politica che l'agita. E' un tema così complesso e così serio che impone a tutti un attimo di riflessione per definire meglio le nostre strategie.
Io ho apprezzato molto gli interventi di alcuni colleghi, penso all'intervento di Silvio Cherchi e a quello di Francesco Sanna, svolti ieri, che hanno delineato un percorso serio e corretto di discussione e formulato proposte di soluzione a questo problema. Nel corso del dibattito si è fatto riferimento ai testi legislativi emanati rispettivamente nel 1976 e nel 1990, in base ai quali il Ministro della difesa aveva il compito e i poteri sostitutivi per definire il quadro di riferimento nazionale delle servitù militari per consentire una riduzione di quelle gravanti sul territorio sardo. Colleghi, stiamo parlando di una norma, quella del 1976, antecedente la caduta del muro di Berlino e di una norma, quella del 1990, varata subito dopo la novità straordinaria della caduta del Muro!
Se dal 1976 al 1990 non è avvenuto nulla, così come negli anni successivi, se non anzi un aumento dei gravami militari in Sardegna e degli obblighi dei sardi, nonostante il mondo sia completamente e radicalmente cambiato rispetto al 1976 e al 1991, mi chiedo se questo sia solo responsabilità di una classe dirigente, quella che ci ha preceduto, disattenta, non all'altezza dei compiti...
OPPI (U.D.C.). C'eravate voi!
MARROCU (D.S.). Io non amo mai fare proclami o propaganda, quindi mi chiedo se ci sia stata solo disattenzione da parte dei Governi, di centrodestra o di centrosinistra, che si sono succeduti in questi anni, oppure se la complessità del problema imponga meno propaganda, meno agitazione e la definizione invece di una strategia seria da parte nostra.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue MARROCU.) Ma allora, se tutti noi condividiamo che non sia accettabile, cito la frase del presidente Soru, che un soldato che è da trent'anni al fronte chieda di essere sostituito e non sia sostituito, se tutti noi riteniamo inaccettabile che gli unici poligoni del Mediterraneo siano in Sardegna e che siano a disposizione non solo delle forze armate amiche, ma anche di qualche eventuale forza armata che potrebbe essere nemica, allora io credo che si debba uscire dalla strumentalizzazione, dalla propaganda e definire in modo corretto, anche in un successivo momento di confronto, quale strategia mettere in campo per evitare che lo Stato, il Governo, continuino a non rispettare i due accordi sottoscritti con la Regione Sardegna.
La strategia da portare avanti deve vedere in campo anche i nostri parlamentari che ci rappresentano nel Senato e nella Camera, deve vedere uniti i nostri partiti di riferimento per condurre insieme una battaglia di popolo. Questo non è un argomento che si può ridurre a tre, quattro giorni di polemica politica, di propaganda e di agitazione fine a se stessa. Se non si comprende infatti la complessità della questione, non si potrebbe spiegare il perché, nonostante il mondo sia cambiato, ancora oggi gravi sulla Sardegna l'80 per cento delle servitù militari.
La complessità del problema ha imposto al Presidente una azione forte per riportare il tema delle servitù militari alla nostra attenzione; e impone a voi, opposizione in quest'Aula, di superare l'idea che noi si stia tornando al vecchio pacifismo unilaterale degli anni cinquanta e sessanta e, forse, impone a noi di non pensare più che dall'altra parte ci siano soltanto dei colleghi che ritengono che tutto possa essere monetizzato, e che la Sardegna non possa pensare a un proprio sviluppo autonomo, che è cosa diversa dal chiedere l'elemosina.
In conclusione, io in questi anni ho incontrato diverse volte i pescatori, una volta per il fermo biologico, una volta per la riconversione del tipo di pesca, oggi per le servitù militari, così come ho incontrato e incontro i lavoratori del Sulcis per discutere di varie vertenze; ebbene, qualche volta io vorrei incontrare i pescatori per discutere non di indennizzi, ma - e forse questa discussione sarebbe anche più utile - di politiche di sviluppo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, io credo che il tema in discussione presenti almeno tre aspetti importanti. Il primo aspetto, quello più importante, attiene al rapporto tra la Regione, e l'insieme delle istituzioni locali, attraverso le quali la Regione sente democraticamente tutta la realtà sarda, e lo Stato. Deve essere avviato un confronto serio, indirizzato a trovare, rispetto alle finalità delle servitù militari e all'impatto che queste hanno sulla società e sull'economia della Sardegna, le soluzioni migliori per il nostro popolo e per il nostro territorio.
Su questo primo aspetto della questione credo sia tempo, anzi lo sarebbe stato anche prima del dibattito odierno, di trovare un livello di confronto con lo Stato adeguato alla dignità delle istituzioni che rappresentiamo, per portare a Roma, al tavolo della trattativa, come è avvenuto anche in passato, posizioni forti, ragionate, serie, supportate da dati reali e non da frasi propagandistiche. Occorre quindi portare a Roma i problemi reali della Sardegna per chiedere un progressivo ridimensionamento dell'occupazione del territorio dell'Isola da parte delle autorità militari, avendo presente da un lato che i sardi hanno necessità di utilizzare questo territorio per le attività sociali e economiche, e dall'altro che il problema dello sviluppo della Sardegna può trovare soluzione anche grazie alla presenza di attività e di servizi della pubblica amministrazione, come quelli militari.
La presenza militare in Sardegna non è legata soltanto alla base di La Maddalena che costituisce un problema a sé, così come non è neanche limitabile alla questione del poligono di Capo Teulada; questa presenza ha avuto e ha ancora un senso come presenza dello Stato in termini di presidio del territorio, controllo dell'ordine pubblico, garanzia per i cittadini; ovviamente si hanno anche delle ricadute importanti sul piano economico perché il reddito di circa diecimila persone è determinato dalla presenza dei militari.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue LA SPISA.) Io credo che si debba ricordare in quest'Aula che novemila buste paga provengono dal comparto dell'industria chimica, e altre diecimila dal settore dell'information and communication technology. Stiamo parlando di piccole cifre che concorrono alla formazione del sistema economico della Sardegna, ma migliaia di stipendi per militari, e anche civili, che lavorano al servizio della difesa della nostra pace e della nostra democrazia, danno un contributo importante per le ricadute su attività economiche collaterali.
Dobbiamo quindi affrontare la questione evitando di ricadere, forse da entrambe le parti, in posizioni estremiste: una che considera la presenza dei militari come l'avamposto del militarismo più becero e più guerrafondaio, l'altra che difende a oltranza questa presenza in qualunque modo, in qualunque forma e con qualunque impatto sul territorio si manifesti.
Occorre che la Regione instauri, come è stato fatto anche nel corso degli anni, un confronto serio. Io ricordo che dall'81 ad oggi sono successe molte cose. Nell'81 l'allora Presidente della Regione, Mario Melis partecipò, dopo una Conferenza regionale nella quale furono avanzate alcune rivendicazioni, alla Conferenza nazionale sulle servitù militari; nell'86 venne stipulato un accordo tra Spadolini e Mario Melis, e nel '99, si arrivò alla firma dell'Intesa istituzionale di programma tra il Presidente del Consiglio, D'Alema, e il Presidente Palomba.
Mi stupisce quindi che qualcuno continui a dire, come l'onorevole Marrocu poco fa nel suo intervento, pur equilibrato che da allora a oggi non è successo niente. Come si può dire questo? Come si può andare a un confronto serio con lo Stato dicendo che non è stato fatto nulla? Ma i 216 beni immobili ceduti dal demanio militare al patrimonio dello Stato per essere inseriti nel pacchetto della contrattazione per la cessione alla Regione, sulla base dell'articolo 14 dello Statuto, che cosa sono questi 216 beni immobili di cui almeno un terzo è stato anche già trasferito alla Regione?
Ma è nulla ciò che è stato fatto per l'aeroporto militare di Cagliari-Elmas, messo a disposizione in vario modo dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti per potenziare la capacità dello scalo di Cagliari, o il fatto che lo stesso poligono di Teulada bbiaa ridotto l'ambito operativo delle aree del 50 per cento, o quanto è stato fatto a Macomer sulla base di quell'Intesa che è stata anche condivisa da uno schieramento politico trasversale e che ha permesso e permette a molti sardi di stare in Sardegna?
Che dire dell'abbattimento del muro del porto di Cagliari, del porto militare di Cagliari, avvenuto pochi giorni fa, che ha reso il lungomare fruibile da parte dei nostri cittadini? Potremmo continuare ancora ad elencare i beni dismessi ma, al di là di quanto già realizzato, certamente è alla nostra attenzione il problema della base di La Maddalena che desta preoccupazione in tutti noi per il suo forte impatto sul territorio, così come certamente riteniamo che si debba ragionare ancora sul poligono di Teulada per trovare le soluzioni migliori affinchè quel territorio sia messo a disposizione dei sardi.
Occorre quindi portare avanti un confronto serio, ; il confronto non può essere invocato in alcuni momenti e contraddetto in altri, come avviene nelle dichiarazioni rese continuamente dal nostro Presidente e ribadite anche ieri. Come è possibile che il presidente Soru il 15 giugno, a Roma, incontri il Sottosegretario della difesa, Salvatore Cicu, per firmare, possibilmente, un protocollo in materia di indennizzi ai pescatori e per valutare un altro protocollo, di rilievo politico, per l'attivazione di un tavolo di confronto sul problema complessivo delle servitù, non abbia voluto firmare e oggi chieda che quello riguardante gli indennizzi ai pescatori venga firmato dal Ministro.
Il Presidente può anche offendersi per alcune parole che abbiamo usato, come quando abbiamo detto che la sua posizione è altalenante, ma la verità è questa! Il Presidente della Regione, su un provvedimento molto particolare come questo sugli indennizzi, ha la facoltà di decidere se firmare lui o se delegare un dirigente, ma non può certo pretendere di decidere lui quale rappresentante dello Stato debba firmarlo. Questa è una valutazione che appartiene agli organi dello Stato; sicuramente non è un modo utile di affrontare un confronto.
La verità è che su questo problema questa maggioranza, questo governo e soprattutto il suo Presidente, ricercano lo scontro, perché sposano posizioni oltranziste. Anche oggi, purtroppo, arriviamo alla discussione su questo tema a seguito della presentazione di una vostra mozione che noi, per come è stata impostata, per come è stato impostato anche il dibattito, non possiamo condividere.
Noi presenteremo un nostro documento, un ordine del giorno (chiediamo alla Presidenza di concederci il tempo di presentarlo, perché possa essere letto e discusso), affinchè sia chiaro a Roma che la Regione Sardegna non ha una posizione unitaria, perché una parte della Sardegna e del Consiglio regionale non condivide le posizioni oltranziste e di scontro voluto.
Noi pensiamo sia una necessità ridimensionare le servitù militari, ma crediamo che questo ridimensionamento debba avvenire sulla base di un confronto serio, costruttivo, che tenga conto di tutte le istanze.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale congiunta sulla mozione e sull'interpellanza. . Sospendo la seduta per consentire la presentazione degli ordini del giorno.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 12, viene ripresa alle ore 12 e 26.)
PRESIDENTE.. Sono stati presentati due ordini del giorno: l'ordine del giorno numero 1 a firma Marrocu e più, e l'ordine del giorno numero 2 a firma La Spisa e più. Se ne dia lettura.
MANCA, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - ATZERI - BALIA - CACHIA - SALIS - SERRA - sul peso rilevante delle servitù militari in Sardegna, a causa del quale è inibita, totalmente o per gran parte dell'anno, in vaste aree territoriali dell'Isola, ed in particolare in quelle costiere, ogni attività, ivi comprese quelle economiche e lavorative.
IL CONSIGLIO REGIONALE
A CONCLUSIONE del dibattito sulla mozione relativa al peso rilevante delle servitù militari in Sardegna, a causa del quale è inibita, totalmente o per gran parte dell'anno, in vaste aree territoriali dell'Isola, ed in particolare in quelle costiere, ogni attività, ivi comprese quelle economiche e lavorative,
RICHIAMATA la dichiarazione, già pronunciata dal Consiglio regionale, dell'intero territorio della Sardegna "terra di pace e di amicizia tra i popoli";
CONSIDERATO:
- che in Sardegna si registra una presenza militare operativa qualitativamente e quantitativamente superiore a quella che insiste complessivamente nelle altre Regioni italiane;
- che il territorio sottoposto a vincolo è pari a 37.374 ettari, di cui 23.766 di demanio e 13.608 di servitù militare (mentre le aree di servitù a mare superano la superficie dell'intera Sardegna), e che in tale territorio sono interdette, per gran parte dell'anno, molte delle normali attività umane ed economiche, ivi comprese nelle vaste porzioni di mare prospicienti le zone di esercitazione quelle di ancoraggio e pesca;
- che risulta inoltre del tutto incompatibile con la riconosciuta valenza ambientale e naturalistica dell'arcipelago della Maddalena, il permanere della base appoggio per sommergibili nucleari, senza alcuna previsione di progressiva dismissione;
- che anche i dovuti interventi di indennizzo economico verso i lavoratori e le comunità locali colpite dalle procedure di interdizione adottate nei periodi di esercitazione, sempre più lunghi, in particolare per quanto attiene le attività di ancoraggio e pesca di tutte le marinerie sarde dei territori interessati da attività e servitù militari, non possono permanentemente compensare la riduzione dei diritti al più libero esercizio delle attività umane ed economiche da parte delle predette comunità. In particolare, per le marinerie di Sant'Antioco, Sant'Anna Arresi e Teulada, che si affacciano ed operano in tali zone, si registra una quantificazione insufficiente del ristoro dei mancati guadagni, nonché tempi e procedimenti inadeguati ed un arretrato rilevante (circa due anni) nell'erogazione degli indennizzi previsti dalle leggi nazionali;
VALUTATO che l'eccessivo peso della presenza militare e dei vincoli ad essa connessi, contrasta con le esigenze di un equilibrato sviluppo della società e dell'economia sarda fondato, anche, sui valori della sostenibilità ambientale e della tutela attiva del patrimonio naturale;
RITENUTOche, limitatamente alle procedure d'indennizzo del danno conseguente all'interdizione delle ampie porzioni di territorio e degli spazi marini interessati da attività militare, si debba nell'immediatezza favorire la più adeguata e positiva soluzione;
RITENUTO, inoltre, urgente e indifferibile l'avvio del necessario confronto con il Governo sulle tematiche oggetto del presente ordine del giorno,
invita
il Presidente della Regione
a) ad intraprendere iniziative coerenti di governo perché abbia concreta attuazione la dichiarazione, pronunciata dal Consiglio regionale, della Sardegna come "terra di pace e di amicizia fra i popoli";
b) ad attivare ogni necessaria azione nei confronti del Governo, anche ai sensi delle leggi n. 898 del 1976 e n. 104 del 1990, e in ottemperanza dei protocolli d'intesa Melis-Spadolini del 1985 e Palomba-D'Alema del 1999, con il coinvolgimento pieno anche delle Istituzioni locali, delle parti sociali e delle rappresentanze parlamentari dei sardi, per la riduzione complessiva della presenza militare in Sardegna, sia sotto il profilo della quantità che delle modalità di utilizzo del territorio e degli spazi marini ed aerei prospicienti i poligoni e gli insediamenti militari, nonché in relazione agli urgenti e necessari interventi di bonifica delle zone teatro di esercitazioni;
c) ad assumere ogni iniziativa in proprio potere, con riferimento particolare alla specifica situazione dei pescatori di Teulada, Sant'Anna Arresi e Sant'Antioco atta a garantire agli stessi il più libero esercizio dell'attività di pesca e il reddito da lavoro a cui hanno legittimo diritto;
d) a dimostrare, nelle forme consentite dalle leggi, agli stessi pescatori e alle loro famiglie, la solidarietà attiva della Regione, per il danno specifico che subiscono attualmente a causa del perdurare e dell'espandersi delle limitazioni al loro lavoro, imposte dall'attività militare;
e) ad attivare le forme e le procedure d'intervento politico-istituzionali, più idonee ed efficaci, atte ad ottenere la progressiva dismissione della base d'appoggio per sommergibili nucleari della Maddalena. (1)
ORDINE DEL GIORNO DEDONI - PETRINI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - LOMBARDO - CONTU - SANNA Paolo Terzo - RASSU - SANNA Matteo - LIORI - MORO - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - CAPELLI - MURGIONI - PISANO - CASSANO.
Il Consiglio Regionale
Preso atto delle dichiarazioni del Presidente della Regione riguardo la presenza dei militari in Sardegna con particolare riferimento al poligono di Capo Teulada ed alla richiesta di indennizzi a favore dei pescatori di Teulada e S.Anna Arresi
Appreso che:
Lo stesso Presidente riterrebbe necessaria la chiusura dello stesso poligono e, pertanto, non ritiene debba essere firmato il protocollo d'intesa con il Ministero della Difesa, attraverso cui verrebbe finalmente riconosciuto un equo indennizzo ai pescatori delle due marinerie maggiormente danneggiate dai vincoli militari.
Considerato che:
- la presenza militare nel territorio si fonda sulla necessità dì contribuire al fine della difesa della Nazione, nella piena coerenza con i principi costituzionali che attribuiscono allo Stato Italiano una convinta e condivisa scelta della pace quale valore prioritario per il futuro del Paese;
- il confronto della Sardegna a queste finalità deve essere commisurato alla reale e concordata capacità del popolo sardo di sostenere il compito di difendere la pace e la democrazia.
Rilevato che:
- il sacrificio di parti di territorio sardo è, d'altra parte, esteso in misura eccessiva e costituisce un limite ad alcune importanti azioni di valorizzazione produttiva;
- da anni la Regione ha proposto allo Stato modifiche significative al complesso delle servitù, ottenendo la stipula di accordi bilaterali la cui attuazione deve essere ancora completata;
- alcune basi operative suscitano legittime preoccupazioni per le popolazioni circostanti.
Sottolineato che:
- nel tempo lo Stato ha avviato la dismissione di alcune importanti aree, ed ha ridotto l'impatto di altre basi operative;
- le attività militari indubitabilmente costituiscono la fonte di reddito di migliaia di cittadini sardi.
Rimarcato che:
- il processo di ridimensionamento delle basi deve certamente essere proseguito e verificato nella sua attuazione;
- tale processo ha necessità di essere realizzato con il coinvolgimento delle popolazioni locali e dei loro rappresentati istituzionali;
- in ogni caso occorre avviare un confronto serio ed equilibrato con lo Stato, al fine di giungere obietti condivisi
impegna la Giunta regionale
ad attivare un serio e costruttivo confronto con lo Stato per trovare le soluzioni migliori per un equilibrato e condiviso utilizzo del territorio sardo da parte delle Autorità Militari. (2)
PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori della mozione se questa si intenda ritirata a seguito della presentazione dell'ordine del giorno numero 1.
MARROCU (D.S.). Sì, la mozione è ritirata.
PRESIDENTE. Gli ordini del giorno possono essere illustrati.
MARROCU (D.S.). L'ordine del giorno numero 1 si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Anche l'ordine del giorno numero 2 viene dato per illustrato dai presentatori.
Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, onorevoli colleghi, anch'io non posso non sottolineare l'assenza del Presidente della Giunta regionale che di questo dibattito, bisogna pur dargliene atto, è uno dei principali artefici, insieme ai pescatori, per il comportamento che ha tenuto nei giorni antecedenti questa seduta. Un comportamento carente di serietà, non proprio consono, secondo me, anche al ruolo che egli avrebbe dovuto tenere soprattutto nei confronti di quei lavoratori che questa sinistra italiana, sempre più sorprendente, dopo averli bastonati a Roma, ha accolto con le forze armate pubbliche e private, quasi fossero dei delinquenti, quando si sono presentati di fronte al palazzo della Giunta regionale in viale Trento.
È un atteggiamento che non è assolutamente accettabile, come non è accettabile la presa in giro nei confronti dei lavoratori invitati a sgomberare, come hanno prontamente fatto, dietro la promessa di un'accoglienza diversa rispetto a quella che ho citato prima.
Io ho molto apprezzato l'intervento dell'onorevole Calledda che, parlando di questo argomento, ha detto che Il passato è passato; è vero: il passato è passato, e facciamo anche finta di dimenticare che questo carico di servitù militari noi l'abbiamo trovato, chi avrebbe dovuto difendere maggiormente la Sardegna niente ha fatto per evitare,nei decenni precedenti, la presenza di uno Stato che in questo caso, comunque, tanto danno non ha fatto.
Se a Cagliari non ci fossero state le servitù militari non avremmo il colle di San Michele intatto, non avremmo i colli di Sant'Elia , di Monte Urpinu, della Sella del Diavolo e quant'altro quasi intatti, tant'è che le preoccupazioni iniziano adesso perché queste aree, qualora venissero vendute, potrebbero essere a rischio di cementificazione.
Io sono comunque preoccupato soprattutto per una eventuale chiusura delle basi, perché relativamente ai beni che ho testè citato, presenti nella città di Cagliari, e aggiungerei lo spostamento dell'ospedale militare e dei capannoni di via Campania, penso che non ci sia persona in tutta la città che non ne sottoscriverebbe immediatamente la dismissione per destinarli a uso non strategico e non operativo.
Sulle altre servitù militari certamente è necessario iniziare un discorso, ma dobbiamo chiederci, onorevoli colleghi, che cosa vogliamo farne? Perché se è vero che sono state cedute delle terre agli americani, pensiamo a La Maddalena, è ugualmente vero che i cittadini hanno sempre bocciato le proposte, anche quando formulate da amministratori locali, di coloro che si contrappongono a questa presenza. Quali sarebbero le prospettive: rendere queste terre ai vecchi proprietari?
Penso, ancora, per esempio, alla presenza militare a Teulada. A Teulada sono state espropriate delle terre sulle quali dei miei compaesani, fra gli altri, portavano le greggi per la transumanza, fino a quando è stato possibile; poi, grazie anche agli indennizzi, si sono collocati benissimo altrove.
Dite quindi ai cittadini sardi quali obiettivi avete su questi terreni dei quali proponete la dismissione. Volete creare un parco? E sono d'accordo i cittadini di Teulada su questo? Volete renderli ai vecchi proprietari? Che cosa se ne vuole fare? Qual è la prospettiva di sviluppo tanto decantata? La prospettiva è forse quella di cederli all'Ente foreste, per farne che cosa? Niente, facendo venir meno posti di lavoro di tanti sardi che ci stanno lavorando e che potrebbero ancora lavorarci!
Il presidente Soru con un nuovo cambio di atteggiamento, l'ennesimo (sempre più costante in questi cambiamenti), ha detto che lui avrebbe gradito anche l'aumento delle presenze di militari in Sardegna, però vuole comunque chiudere le basi. Ci deve spiegare come sarebbe possibile per lo Stato questa operazione!
La sottrazione di risorse, di cui si è tanto parlato, in effetti non c'è stata perché la presenza dei militari ha garantito i posti di lavoro più di qualunque altra realtà creata dall'amministrazione regionale in altri territori della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il nostro voto contrario all'ordine del giorno numero 1. E' un voto contrario per un duplice motivo, perché il dibattito ci è sembrato approssimativo per mancanza di elementi di valutazione, non dovuti probabilmente al Consiglio, e per la presenza di un'improvvisazione, di slogan, di luoghi comuni, di sardismo o sardità a buon mercato, ma soprattutto perché esiste un problema di democrazia sostanziale.
Io sono dell'opinione che le elezioni non abbiano più il significato che noi una volta gli attribuivamo: il cambiamento della maggioranza, il centrodestra che vince, il centrodestra che non vince, non danno più al popolo il senso di un vero cambiamento, che non c'è; qualcosa cambia, ma dopo due mesi dalle elezioni poi la gente è di nuovo insoddisfatta, è pronta a scagliarsi contro il governo appena eletto e che ha votato, magari al primo manifestarsi di una crisi temporanea, settoriale, anche per un aumento della benzina.
Ecco perché bisogna restituire ai parlamenti, e quindi al nostro Consiglio regionale, il ruolo che gli compete; perché il Consiglio ha perso il proprio ruolo, non tanto in termini di produzione legislativa quanto in termini di controllo dei governi. Mi dispiace che consiglieri regionali di lunga militanza e di grande acume politico possano applaudire queste sortite estemporanee che non sono in linea con l'esigenza della democrazia di essere noi a controllare, passo per passo, il governo della Regione.
Occorre anche sottolineare che i centri decisionali stanno emigrando dai luoghi tradizionali per spostarsi altrove. Decisioni di vitale importanza non sono più assunte a Montecitorio o a Westminster o nel Capital Inn; per i paesi che hanno adottato l'euro i tassi di interesse sono stabiliti a Francoforte. Se la Russia possa o meno avere nuovi prestiti internazionali è affare del Fondo monetario e noi invece, con questo ordine del giorno, stiamo ripetendo un qualcosa di "già visto".
Il problema delle servitù militari lo stiamo trattando ormai da cinquant'anni, ed è vero quello che è stato detto, cioè che ci sono servitù militari che attengono direttamente alle nostre Forze armate e, come diceva Andreotti, accordi che sono stati invece stipulati tra il Governo italiano e il Governo degli Stati Uniti d'America. Per questo motivo Malta ha stretto accordi direttamente con la Russia e con l'America e non con altri Stati, ed è per questo che noi dobbiamo cercare di avere chiari gli obiettivi che vogliamo raggiungere.
Ma quando ci troviamo di fronte un Presidente della Regione che dice che le dismissioni saranno un'ottantina mentre un sottosegretario parla di duecentoundici, vi chiediamo di voler fornire i dati al Consiglio regionale in modo che questo sia posto in condizioni poi di procedere.
Guardate, questa è una cosa importantissima. Se noi continuiamo ad applaudire il nostro Presidente di turno finiremo per prendere, anche su queste questioni, la stessa "cappellata" presa sulla continuità territoriale, continuità territoriale che non c'è! Ma vi pare che le servitù militari, le risorse finanziarie della Regione, il rapporto Stato - Regione, il rapporto con l'Europa per il riconoscimento dell'insularità siano temi che possano essere trattati dal Presidente della Regione? Ma neanche se si fa il trapianto di capelli!
Quindi i richiami che voi fate sono giusti, ma devono essere rivolti nei confronti del Presidente che non può con questa politica immaginifica mettersi a giocare ai soldatini, una volta parlando delle servitù militare e una volta dicendo che ha incontrato quattro funzionari della Ragioneria dello Stato per trattare i problemi delle risorse finanziarie!
Mi dispiace che il Presidente non sia in Aula perché queste sono cose che voglio dire alla sua presenza; quindi, attenzione, restituiamo al Consiglio regionale la dignità che gli compete perché altrimenti ne va di mezzo, lo ripeto, la democrazia, non soltanto nel nostro Parlamento ma anche in quelli nazionali e europei.
PRESIDENTE. Invito i colleghi ai quali daremo la parola dopo l'onorevole Floris, che ha dichiarato il suo voto contrario all'ordine del giorno numero 1, di precisare come votano sugli ordini del giorno, perché a questo serve la dichiarazione di voto.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Per dichiarare il voto favorevole all'ordine del giorno numero 1 ma chiedendo che nel quarto capoverso, nella parte delle premesse, dopo la parola "considerato"il riferimento ivi contenuto alle marinerie di Sant'Antioco, Sant'Anna Arresi e Teulada venga esteso a tutte le marinerie sarde che operano nei territori interessati da servitù e attività militari.
Io voto a favore dell'ordine del giorno numero 1 perchè, pur avendo io chiaramente posizioni politiche e ideologiche chiare in ordine alla guerra e agli strumenti di guerra, quindi anche sull'utilità e sulle finalità operative degli eserciti del nostro e di altri paesi, non credo assolutamente che abbia un contenuto ideologico, anzi, al contrario affronta la questione con una lucidità assoluta in ordine soprattutto al ruolo che la Sardegna può esercitare nell'area mediterranea.
Quindi nell'ordine del giorno vi è anche un'idea di sviluppo, di quello cioè che la Sardegna deve avere in quest'area mediterranea, che può essere una risposta alle preoccupazioni espresse dall'onorevole Liori riguardo alle persone che troveranno qualche difficoltà a mantenere in piedi l'attività economica che oggi hanno grazie alla presenza dei militari.
Io ho fatto l'ufficiale dell'esercito e le attività economiche che fiorivano attorno alla mia caserma erano i bar e le pizzerie; in un posto come Teulada, se fosse bonificato e non avesse più veleni e bombe sotto il suo mare, io credo che posti per fare bar e pizzerie ce ne sarebbero comunque, così come ragioni per tenere vivo un servizio di ospitalità. E che cosa dire di La Maddalena?
Il vero problema è se vogliamo che la Sardegna, terra di pace e di amicizia tra i popoli, possa essere una sede, sana, di relazioni anche internazionali per favorire lo sviluppo dell'intera area del Mediterraneo; il problema è se vogliamo che la Sardegna sia una piattaforma tecnologica, così come in parte abbiamo ereditato, non come concetto, anche dalla precedente maggioranza, non per la guerra ma per lo sviluppo in pace; obiettivo questo che credo sia condiviso da tutti, anche dall'onorevole La Spisa.
Non si tratta di essere militaristi o antimilitaristi e neanche di seguire il pacifismo di maniera di un tempo, non c'è più questo concetto di pacifismo perché io che ero un militante del P.C.I., del P.C.I. che evolveva e non del P.C.I. che si era lasciato, del glorioso Partito comunista di Berlinguer e non del glorioso Partito comunista di Longo, so che il problema del pacifismo era di come sostituire le armi, cioè di come far subentrare il patto di Varsavia al posto della Nato. La contraddizione era questa.
Oggi, anche chi è comunista ha un'idea diversa di pacifismo, ha un'idea di pacifismo non violento, di superamento delle condizioni di guerra, che credo sia una speranza per tutti perché la società e l'economia in pace si sviluppano meglio, in una situazione di guerra invece si fanno passi indietro e purtroppo, io dico, rispetto a venti anni fa anche nella nostra cultura, su questo fronte, abbiamo fatto passi indietro. Voto l'ordine del giorno numero 1 perché credo che rechi una proposta unificante.
PRESIDENTE. Onorevole Uras, la pregherei di presentare la sua proposta di modifica agli uffici..
Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, pur essendo ovvio e scontato che noi voteremo contro l'ordine del giorno numero 1, presentato dalla maggioranza, vorrei fare comunque alcune considerazioni. La prima riguarda l'errore, credo comunque deliberato, del presidente Soru, o chiamiamola caduta di stile, di legare il problema delle servitù militari, che esiste, che è un problema che va sicuramente affrontato, al problema contingente degli indennizzi; si può anche usare l'espressione più colorita, più affascinante qual è quella degli "scudi umani", ma resta il fatto che sia stata una strumentalizzazione di pessimo gusto porre in relazione il problema contingente dei pescatori del Sulcis con quello delle servitù militari.
A mio avviso, il presidente Soru ha trattato in modo arbitrario, in modo assolutamente inopportuno, in definitiva in modo assolutamente anche contrario agli interessi che egli afferma di volere tutelare: il problema di un giusto indennizzo nei confronti della povera marineria del Sulcis.
E dico povera marineria perché il problema della marineria del Sulcis, ma anche della marineria di Cagliari non è tanto, e soltanto, quello del riconoscimento del giusto indennizzo, quanto altri problemi che andrebbero affrontati e risolti. Occorrerebbe iniziare, per esempio, dal problema della presenza abusiva e incontrollata nel mare sardo, anche oltre il periodo consentito per la pesca, delle marinerie di altre regioni italiane, o addirittura straniere. L'approccio al problema da parte del presidente Soru, secondo me, è sbagliato e discutibile; così come è discutibile ed eccessivo, francamente, anche se io ho un profondo rispetto dei colleghi comunisti, e stimo in particolare, ma non voglio offendere gli altri, il collega Uras, questo accostamento tra il comunismo e il pacifismo. Non mi pare infatti che la storia recente abbia visto questa unione, molto forte e visibile, tra il comunismo e la pace, forse col pacifismo sì, ma con la pace io credo che il comunismo non abbia mai legato molto bene.
Ovviamente questa interpretazione può essere opinabile, però io sorrido quando vedo che nelle manifestazioni dei pacifisti si innalzano i labari …
CHERCHI SILVIO (D.S.). Il labaro fa parte delle vostre tradizioni.
ARTIZZU (A.N.). …o si indossano le magliettine con le immagini di persone come Ernesto Guevara, il "Che", il Comandante, uno che aveva fatto costruire quattro campi di concentramento nei quali sono morti circa 13 mila uomini che avevano il torto di non condividere le sue idee; non erano delinquenti ma prigionieri politici uccisi dal pacifista Che Guevara n quei quattro campi di concentramento che egli gestì personalmente, per almeno cinque anni, a Cuba.
Io comunque accetto questo atteggiamento perché capisco che oggi c'è un problema di convenienza politica che spinge i pacifisti di sinistra a sorvolare, diciamo, su questi aspetti che, secondo me, non sono di secondaria importanza.
Mi sembra invece necessario sottolineare l'approccio da girotondista del presidente Soru nei confronti del problema delle servitù militari. Il girotondista che cosa fa? Crea un problema, crea un mostro e poi ci gira intorno, danzando e tenendosi per mano con i compagni di avventura. A mio avviso, quindi, il presidente Soru ha affrontato il problema in modo superficiale, in modo demagogico; d'altra parte aveva già dimostrato di non stimare, di non amare le forze armate quando in campagna elettorale disse - parole indimenticabili, infelicissime - che i militari della Brigata Sassari partivano in Iraq per ragioni economiche, e sta continuando con queste iniziative veramente demagogiche, e molto tristi, per finire con l'intervento che ha tenuto ieri a tarda notte, secondo la sua abitudine, parlando di poche pizze.
I militari in Sardegna non rappresentano pizze, rappresentano molti posti di lavoro, rappresentano anche una significativa presenza dello Stato, forse eccessiva, e su questo possiamo trovarci d'accordo.
PRESIDENTE. Io invito i colleghi a prestare attenzione alla freccia lampeggiante che segnala l'inizio dell'ultimo minuto a disposizione.
Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto contrario all'ordine del giorno numero 1; voto contrario motivato dal modo distorto con cui sono stati presentati i problemi prospettati nell'interpellanza.
Io colgo, nei contenuti di questo ordine del giorno, proprio l'intenzione di distrarre l'attenzione dai problemi reali. Il problema reale principale era quello di dare attuazione agli accordi che riconoscevano l'equo indennizzo ai pescatori di due marinerie: Sant'Anna Arresi e Teulada. Nell'ordine del giorno numero 1 vedo anche l'inserimento della marineria di Sant'Antioco; però, proprio in nei giorni scorsi, le altre marinerie del Sulcis, nella fattispecie Portoscuso, Carloforte, Calasetta, San Giovanni Suergiu, hanno tenuto una riunione e hanno stilato un documento nel quale dichiarano che non ritengono fondata la richiesta, rappresentata da una parte di pescatori di Sant'Antioco, di equiparazione della marineria di Sant'Antioco a quelle di sant'Anna Arresi e Teulada.
Questa non è una mia affermazione, ma è contenuta in un documento sottoscritto il giorno 15.06.05, lo stesso giorno in cui il presidente Soru si è recato al Ministero. Ma, detto questo, mi sembra necessario sottolineare che i presentatori di questa mozione, nel loro ordine del giorno, al punto B) del dispositivo, invitano il Presidente della Regione ad attivare ogni necessaria azione nei confronti del Governo, quando il Governo, il rappresentante del Ministero della Difesa ha già sottoposto al Presidente un documento nel quale sono presenti queste richieste; e il documento è antecedente al 15 Giugno.
Ora, l'idea che sia interesse della nostra Isola trovare soluzioni per ridurre la presenza di insediamenti militari sul territorio regionale, trova applicazione nell'intesa che Soru non ha voluto sottoscrivere, dove si ribadiva proprio la volontà politica del Ministero della Difesa di proseguire nell'opera di rivisitazione della presenza militare in Sardegna, un impegno tanto forte quanto chiaro preso non verbalmente ma in un documento ufficiale che Soru, e quindi la Sardegna che lui in quella sede rappresentava, non ha voluto condividere.
Allora mi chiedo quando ci sarà il coordinamento tra le azioni del Consiglio e quelle del presidente Soru. Perché a questo punto sorge effettivamente il dubbio che la rigidità che il presidente Soru ha manifestato in questi passaggi, compreso il suo intervento di ieri, sul non voler rispettare il protocollo d'intesa per il riconoscimento di indennizzi ai pescatori, sia il segno che non si voglia tendere ad una ricerca di soluzioni e neanche ad una ricerca di momenti di incontro col Governo, col quale trattare eventualmente anche tutti i problemi posti dai colleghi nell'ordine del giorno.
Io sono convinto che la presenza militare in Sardegna sia da ridiscutere, da rimodulare, da ricontrattare, non credo però, per i motivi che nei diversi interventi sono stati addotti, che sia un gioco o una questione da strumentalizzare in questa maniera.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, innanzitutto dichiaro il mio voto contrario all'ordine del giorno numero 1, ma consentitemi di leggere dei passi di una lettera che ho trovato stamattina nella mia posta elettronica. La lettera è scritta da un ex militante della sinistra, di Rifondazione Comunista, un maddalenino, che mi invita a tenere in considerazione alcuni aspetti molto, molto importanti, circa la presenza delle servitù militare sulla nostra Isola e soprattutto nella città di La Maddalena.
La lettera inizia così: "Non ne possiamo più, veramente più, di tutti coloro che a vario titolo deliziano i sardi con fantascientifiche analisi sulla presenza delle servitù militari in Sardegna e, in modo particolare, nell'arcipelago de La Maddalena, senza preoccuparsi minimamente dell'impatto negativo che queste congetture hanno sulla Sardegna tutta e sull'isola di La Maddalena", e continua: "La ciliegina sulla torta è arrivata poi poco fa, quando leggendo una delle tante dichiarazioni fatte in campagna elettorale dal presidente Soru, che riguardano la presenza degli americani a La Maddalena, mi sono soffermato su un passo nel quale sosteneva che i soldi lasciati a La Maddalena dalla comunità americana si riducono soltanto a pochi spiccioli pagati per qualche appartamento o per qualche pizza nei locali.
Allora invito i miei ex colleghi di partito, quindi i consiglieri Licheri, Pisu e gli altri""
(Interruzioni)
Scusi, Presidente, io non interrompo mai nessuno, quindi gradirei anche recuperare il tempo.
PRESIDENTE. Prosegua.
SANNA MATTEO (A.N.). "…ad analizzare con grande attenzione la ricaduta economica che la presenza degli americani e dei militari a La Maddalena e in Sardegna ha sull'economia". E prosegue con un'analisi: "Gli appartamenti di cui si parla, di cui parla il presidente Soru, sono circa 600, dai quali i proprietari guadagnano mediamente 800 euro mensili, pari ad un giro complessivo annuale di 10 miliardi di vecchie lire. Sicuramente ci sarà poi un'infinità di persone che considerano questi soldi come pochi spiccioli, noi invece preferiamo considerarli come risorse insostituibili; poi ci sono quelli che percepiscono uno stipendio diretto dalla base americana, e stiamo parlando di 180 persone che possono contare su uno stipendio medio di circa 1300 euro per 14 mensilità; poi esistono dei dipendenti che lavorano alle dirette dipendenze del Governo americano, ma ci sono anche 100 persone circa che lavorano con ditte private che hanno contratti a lungo termine con la Marina militare americana. Ognuno di questi lavoratori percepisce uno stipendio di millecento euro mensili per 14 mensilità all'anno, pari a circa 3 miliardi di vecchie lire.
Il terzo grande filone è costituito dalle attività commerciali, quello che il presidente Soru definisce delle 'poche pizze'. Esistono decine di attività che sopravvivono esclusivamente grazie alla presenza della base. Giusto per fare un esempio, un mio amico gestisce un bar nella piazza principale dell'isola, attualmente stipendia 10 dipendenti e lui stesso mi ha garantito che l'80 per cento del suo incasso è frutto della clientela americana. Perciò è lecito supporre che se questo gettito di denaro venisse a mancare, lui sarebbe costretto a licenziare tutti i dipendenti. Lo stesso discorso va fatto per ristoranti, pizzerie, alberghi, studi fotografici, distributori di carburante, eccetera".
Quindi io invito i consiglieri di Rifondazione a riflettere sul contenuto di questa lettera. Una riflessione che va fatta soprattutto alla luce di quanto voi non avete fatto quando eravate al governo della Nazione, o comunque non l'hanno fatto i partiti da voi sostenuti;forse eravate distratti da questioni molto importanti quale quella di portare in Italia, grazie ad un vostro parlamentare che è andato a prenderlo fuori dai confini nazionali, terroristi come Ochalan. Noi voteremo quindi contro questo ordine del giorno che, come la mozione che lo ispira, è strumentale, demagogico e non fa certamente gli interessi dei sardi e dell'Italia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CORDA (Progetto Sardegna). Per esprimere il mio voto a favore dell'ordine del giorno numero 1. Cito un solo un dato per tutti, ed è il più eloquente: la Regione Sardegna sopporta da sola quasi i due terzi del peso delle servitù militari, migliaia di ettari delle sue splendide terre sono sottratte agli usi civili per essere destinate a scopi militari, mentre le restanti 20 regioni si dividono il rimanente. Occorre davvero aggiungere altro?
C'è davvero qualcuno che, scevro da considerazioni, da condizionamenti, da teorismi di parte, appellandosi ai più improbabili sofismi della propria retorica, sia in grado di convincere noi tutti, ed ancora prima se stesso, della ragionevolezza di una tale situazione? Nessuno di noi crede in utopistici mondi in cui armi, esercitazioni militari, guerre virtuali e reali o poligoni di tiro siano solo un amaro ricordo; siamo purtroppo tutti consapevoli che l'essere parte di uno Stato imponga necessariamente agli enti che lo compongono l'assunzione di precisi compiti, primo tra tutti quello della difesa.
Ma è davvero così surreale immaginare, o addirittura pretendere, che ciò avvenga nel rispetto dei più elementari principi di uguaglianza e giustizia o, ancora prima, del più comune buon senso? È davvero così fuori luogo chiedere che dopo tanto tempo si rivedano gli accordi sulla distribuzione delle servitù militari e si proceda a una più imparziale distribuzione delle stesse come gli accordi del 1976 prevedevano si dovesse fare entro 5 anni?
Insomma, quella delle servitù militari è una questione sempre rinviata, per dirimerla, se davvero si vuole dirimerla, occorre partire da analisi serie e profonde e essere determinati ed uniti. Troppo spesso si dimenticano le serie, serissime implicazioni del problema, prima tra tutte la compromissione dello sviluppo dei territori. Ci sono zone della Sardegna inaccessibili, la cui totale inutilizzabilità, protratta per troppi decenni, le ha rese sconosciute a molte sardi delle giovani generazioni, sono zone quasi invisibili, paragonabili d un arto anestetizzato del quale ormai ci si è perfino dimenticati.
Rendere questi territori alle comunità, espropriate di tali inestimabili risorse, significherebbe dare alle stesse la possibilità di esplorare vie alternative di sviluppo, possibilità di cui delittuosamente sono ad oggi private. Per non parlare dei danni alla salute rispetto alla quale le rassicurazioni ufficiali, che pure si sprecano, non riescono a dare conto in zone interessate dalla presenza delle basi della preoccupante incidenza, superiore ai valori medi nazionali, di precise patologie.
Onorevole Sanna, non ci sono possibilità di monetizzare i danni e il rischio dei gravi danni alla salute che anche in quel di La Maddalena sono purtroppo reali! Non si può svilire un ragionamento di questa portata riportando tutto alla mercificazione e alla riduzione a mera svendita delle cose più pregiate che abbiamo. E inquieta vedere che la velocità con cui i portavoce del Governo provvedono alle rassicurazioni non sia la stessa con cui si dispongono analisi, ricerche e studi seri nelle zone interessate.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi, noi Riformatori voteremo contro l'ordine dello giorno numero 1, ma ovviamente aggiungiamo qualche considerazione. Io credo non sia la prima volta che noi in quest'Aula sentiamo un dibattito sulle servitù militari che poi inevitabilmente diventa anche un dibattito su scelte politiche importanti, che vanno al di là, ovviamente, della capacità decisionale di quest'Aula, ma che è comunque utile e necessario sottolineare, come hanno fatto alcuni colleghi sostenendo che il dibattito odierno è stato uno dei più proficui tra quelli svolti all'interno di quest'Aula.
Io credo, anzi, noi crediamo che ogni volta che si parla di servitù militari in Sardegna sarebbe forse necessario reinquadrare il contesto complessivo in cui si svolge il ragionamento, e cioè il contesto nel quale queste servitù militari che, giustamente si nota, sequestrano oggi in Sardegna più parti di territorio di quanto non facciano nel resto dell'Italia, sono state istituite. Perché se noi di questo non parlassimo, forse avremmo difficoltà a capire come i grandi della storia sarda: Lussu, Dettori, Laconi, Crespellani, che tante volte noi nominiamo in quest'Aula, abbiano potuto accettare 40 anni fa, 50 anni fa delle cose che oggi a noi sembrano assolutamente inaccettabili. Ecco, forse 40 anni fa, 50 anni fa, l'affermazione sulla Sardegna "terra di pace e di amicizia fra i popoli" avrebbe avuto un significato diverso, anche risuonando all'interno di quest'Aula, rispetto ad oggi.
Ma anche oggi, amici del centrosinistra, le dichiarazioni sulla Sardegna "terra di pace e di amicizia tra i popoli" hanno qualche nota stonata. Ce l'hanno per me che sono stato educato dai gesuiti i quali, tante volte ingiustamente accusati di non prendersi le loro responsabilità sino in fondo, mi hanno insegnato che i farisei normalmente vivono bene e insegnano la vita agli altri. Che cosa vuol dire? Vuole dire che il mondo di cui noi siamo ancora oggi parte integrante non è un mondo pacificato, all'interno del quale la Sardegna si pone come isola di pace e di amicizia tra i popoli, sottolineando valori ormai condivisi nel mondo.
Il mondo non è pacificato, è un mondo dove ancora esistono popoli ricchi che con mille contraddizioni - noi siamo un popolo ricco - difendono la loro ricchezza. Ed esistono popoli poveri che non si sentono sufficientemente integrati né aiutati nella strada dello sviluppo da parte dei popoli ricchi, e che molte volte investono parti importanti del loro prodotto interno lordo non su politiche interne di sviluppo, ma su politiche di armamento.
Fanno pensare alla massima latina citata dal collega Cachia nel suo intervento, che esprime la preoccupazione degli antichi romani che sapevano perfettamente che le terre di pace e di amicizia dei popoli diventavano, quando erano terre ricche, facile preda di popoli vicini meno ricchi, meno soddisfatti di come gli andavano le cose e disponibili a investire le scarse risorse in armamenti bellici e in bellicosità culturale, e non in questa tendenziale complessiva necessità di amore tra i popoli; necessità che è facile la senta chi è ricco ed è meno facile che la senta chi è povero e guarda la ricchezza di chi gli sta vicino.
Quindi, conclusa la fase filosofica, che è pure parte integrante delle cose che si sono dette in quest'Aula e sulla quale, in linea di principio non abbiamo difficoltà a trovarci in accordo, è tempo di passare alla pratica. E allora la pratica non può che essere quella di ribadire la volontà di arrivare oggi, nel contesto odierno e nella cultura odierna, alla dismissione di tutte quelle aree, sia utili per esigenze militari, sia utili per esigenze civili, che possono effettivamente essere dismesse, perchè è meglio siano oggi in carico alla Sardegna.
E io aggiungerei una richiesta che nel vostro ordine del giorno non è prevista: finché queste dismissioni non avverranno realmente, si parta veramente con il monitoraggio, che dovrebbe essere effettuato su ogni insediamento militare o industriale, che ci dica le ricadute sulla qualità della salute delle popolazioni, affinché ciascuno di noi sappia, anche in termini di costo della salute, quanto costa un posto di lavoro e quanto costa un insediamento militare in Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Silvio Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Signor Presidente, io voterò a favore dell'ordine del giorno numero 1, e ridurrò le polemiche, anche perché credo che la discussione odierna lo consenta, al minimo indispensabile; e vi dico che ho persino apprezzato il ritorno dell'onorevole La Spisa nei panni più mansueti del dottor Jekyll rispetto a quelli di mister Hyde indossati ieri.
Onorevole Artizzu, dato che lei è un attento lettore e si ispira, almeno nello spirito, a Guareschi, dovrebbe avere chiaro che molte cose sono cambiate, spero per tutti, e forse la discussione deve tenere conto di questo. Comunque preferisco Guareschi ad Oriana Fallacci, all'attuale Oriana Fallacci, autrice di bignamini politici per politici integralisti.
Io credo che vada risolto il problema dei pescatori di Sant'Anna Arresi e Teulada, come quello dei pescatori di Sant'Antioco, degli altri lavoratori e delle amministrazioni comunali, quelle danneggiate o colpite o limitate nelle loro attività dalle servitù militari. Sono d'accordo su questo, sono d'accordo sulle cose che diceva l'onorevole Oppi, che mi sembrano delle cose di buon senso, sulla necessità di una gradualità nell'affrontare queste questioni, per cui va continuata l'iniziativa politica proprio per ottenere quei risultati.
Io credo però che il dibattito sulla questione delle servitù militari abbia fatto chiarezza, perché stiamo parlando, esclusivamente, del peso eccessivo delle servitù militari e degli impegni disattesi negli anni, e di come riuscire a riaprire il confronto con lo Stato, col Governo per alleggerire questo gravame. Poi, naturalmente, sempre su questo problema ci dividono altre valutazioni, altri valori e altre opzioni politiche, ma questo mi sembra più che giusto e più che legittimo. .
Chiaramente lasciamo perderei discorsi sulle pizze e altre sciocchezze di questo genere, che per altro non sono state introdotte dal Presidente della Regione, sono state introdotte da un esponente del centrodestra.
ARTIZZU (A.N.). Le pizze sono del Presidente!
CHERCHI SILVIO (D.S.). No, bisogna ricordare la dinamica della discussione. Comunque, non si tratta di cacciare i militari, nessuno vuole cacciare via i militari, né perdere posti di lavoro. E comprendiamo la complessità del problema, comprendiamo quanto il problema sia difficile da affrontare, lo dicevo ieri nel mio intervento, non soltanto con un governo di centrodestra, ma con i governi di qualsiasi segno politico, perché toccare il problema delle servitù militari in Sardegna significa ridefinire un equilibrio nazionale, significa ridefinire accordi internazionali..
Comprendiamo quindi che è necessario affrontare la questione con gradualità necessaria perchè la questione è complessa in tutti i suoi aspetti, così come comprendiamo che, all'interno di questo processo graduale, dobbiamo continuare a riaffermare la nostra assunzione di responsabilità per contribuire a risolvere questa situazione A nessuno sfugge che si tratta di riaprire il confronto con il Governo, ponendo alcune priorità.
Sicuramente tra le priorità non rientra qualche dismissione che viene citata, sulla quale poi non si conoscono - sono d'accordo con chi l'ha detto - neanche tutti i dati, ma le priorità sulle quali concentrare le iniziative sono le servitù militari che costituiscono un vero peso per il nostro territorio, sono le servitù sulle quali dobbiamo dire -è stato detto e lo condivido - di avere già dato per 50 anni, per 45 anni.
Mi riferisco ai poligoni di tiro che hanno un peso preponderante nel nostro territorio per le dimensioni e per le quantità di materiale bellico, di cui non conosciamo neanche la composizione chimica, che vi vengono scaricate. L'altra della priorità riguarda la base de La Maddalena per i rischi che tutti, tutti, onorevole Matteo Sanna, riconosciamo esserci e che temiamo. Questi sono i problemi che abbiamo posto e su questi problemi io credo che dobbiamo dare risposte.
Vi sono poi, e concludo, le questioni sollevate dall'onorevole Floris che io, al di là della polemica e delle personalizzazioni, condivido; avrei gradito però un contributo dell'onorevole Floris anche nel corso del dibattito, non soltanto nella fase delle dichiarazioni di voto. Io credo comunque che la nostra mozione, ma anche l'ordine del giorno vadano proprio nella direzione di riproporre, con forza, che questa non è una battaglia né del Presidente, né della Giunta e nemmeno della maggioranza...
PRESIDENTE. Onorevole Cherchi, il tempo a sua disposizione è terminato e le parole dette a microfono spento non vengono registrate. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, mi dispiace che in questa occasione si siano manifestate, ancora una volta, troppe contrapposizioni e strumentalizzazioni polemiche. E' spontaneo per me intervenire innanzitutto perché appartengo a quella terra, La Maddalena, che più volte è stata qui citata e che in particolare l'onorevole Sanna ha richiamato attraverso la lettura di una e-mail da lui ricevuta., e inoltre perché mi ha un po' sorpreso il ritiro della mozione che ritenevo, già di per sé, significativa. Pur accogliendo alcune sottolineature dell'onorevole Floris, che ha grande esperienza e competenza, io ritengo che l'ordine del giorno si inserisca comunque nel filone della cultura autonomistica che ha caratterizzato la storia di questa istituzione e nel bisogno di libertà, autodeterminazione e dignità che i sardi rivendicano, Riafferma anche un principio importantissimo, e cioè che le servitù militari non possono limitare lo sviluppo e noi, purtroppo, molte volte abbiamo visto che la nostra terra è rimasta deserta o è stata appositamente, forse, desertificata proprio per poter ospitare poligoni e luoghi in cui simulare la guerra.
Io voterò quindi a favore dell'ordine del giorno numero 1, con l'intento di dare un contributo alla nostra Regione perché la questione della dismissione delle servitù venga vista non in una prospettiva di danno economico, ma in una prospettiva di sviluppo locale e di opportunità alle persone, perché quella depressione culturale, esistente oggi in tutte le aree soggette a servitù militari, fa ritenere e pensare che sia sufficiente quel tipo di attività a dare opportunità di crescita.
La crescita è nell'autodeterminazione, onorevole Liori (che non vedo in Aula), e ciascuno di noi ha il diritto nella propria terra di stabilire in che modo vuole crescere, quali iniziative vuole assumere e che cosa intende realizzare per sé, per i propri figli e per il futuro della propria terra e delle proprie radici.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io dichiaro il mio voto contrario all'ordine del giorno numero 1, ma vorrei soffermarmi brevemente, per il tempo che mi è concesso, su quanto è avvenuto in questi due giorni in Aula.
Io credo che siamo sempre più lontani dalle reali priorità e dalle vere esigenze della gente. Ovviamente non vorrei confondere i due problemi: servitù militari e indennizzi ai pescatori, più volte richiamati in quest'Aula. Credo che per tutta l'estate subiremo questo tormentone o, meglio, avremo due tormentoni perché ci chiederemo se firmerà prima il presidente Soru o Zola. Mentre questi due quesiti occupano già, anche in maniera spropositata, le pagine dei giornali, noi portiamo avanti delle politiche molto approssimative. Abbiamo una politica industriale assente, abbiamo una politica del lavoro assente, abbiamo una politica della programmazione assente che ha già accumulato ritardi rispetto alla presentazione dei documenti di programmazione finanziaria; non avete dimenticato chiaramente queste scadenze, ma con questi argomenti si sta cercando di coprire e di celare i ritardi.
Io non so, sinceramente, sentite tutte le argomentazioni, quanto la questione stia a cuore in questo momento e, molto bene l'ha detto l'onorevole Floris, quanto sia efficace questo dibattito che noi stiamo portando avanti, quanto sia necessario e quanto interessi alla gente, quanto interessi agli espulsi dalla formazione lavoro, quanto interessi a fronte dei problemi dei trasporti e della continuità territoriale che stiamo subendo e non risolvendo, quanto interessi ai problemi della cultura che rimangono irrisolti, quanto interessi a quella gente che non ha ancora ben presente quanto graverà sulla Sardegna l'esclusione dall'Obiettivo 1, o meglio quanto graverà su alcune parti della Sardegna, perché grazie ad altre siamo usciti dall'Obiettivo 1.
Ricordo che siamo entrati nell'Obiettivo 1 a causa, purtroppo, della povertà di alcuni territori della Sardegna e ne usciamo perché alcune aree metropolitane hanno superato determinati indici, mentre altre sono arretrate. Di questo però non se ne parla, di dove andremo non se ne parla; si parla invece delle servitù militari, tema ricorrente in quest'Aula da decenni, che né Cabras prima, né Palomba dopo, la stessa Giunta di centrodestra ed ora di nuovo il centrosinistra (nell'arco di vent'anni tre Giunte di centrosinistra e una di centrodestra) hanno risolto, forse perché l'approccio non è stato quello corretto.
L'approccio corretto è quello istituzionale proposto dall'onorevole Floris, l'approccio corretto è quello di un confronto diretto Stato-Regione, tra le istituzioni regionali; ma il confronto va anche proposto nel momento e nei tempi giusti. Noi abbiamo oggi altre priorità senza, come ho detto anche ieri, nel raccontare qual è stato il mio percorso nell'affrontare il problema delle basi militari dalla gioventù ad adesso, far uscire gli scheletri dall'armadio. Io vado orgoglioso del mio passato e del mio presente, con gli errori commessi e spero anche con qualcosa di buono.
Voi avrete una grande occasione. Tutti pensano che il prossimo Governo sarà un Governo di centrosinistra, un Governo Prodiano, quella sarà la vostra occasione per risolvere le politiche delle entrate, per risolvere la questione delle basi militari, ma soprattutto vi chiedo di produrre qualcosa in quest'Aula, qualcosa che interessi realmente i sardi e che risolva realmente le problematiche dei cittadini sardi, soprattutto quelli che hanno difficoltà, oggi più di ieri, a mettere insieme il pranzo con la cena.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Oggi il Consiglio regionale ha dispiegato un sufficiente livello di fantasia: siamo passati da Soru a Che Guevara, ai pescatori, a Zola nell'ultimo richiamo. E, amico onorevole Ignazio Artizzu, che io rispetto molto, ci deve essere di sicuro un pezzetto di storia abbastanza importante che mi è sfuggito, perché quella a cui lei ha fatto riferimento sinceramente non la ricordavo. Potrebbe essere l'occasione per unire l'attività politica alla scrittura di qualche favola, le prometto che sarò il primo ad acquistare il libro, così almeno allargheremo gli orizzonti relativamente ai campi di concentramento.
Poi l'altra metafora concernente il presidente Soru, che pare quasi sia un capo indiano che danza attorno al fuoco in semicerchio per implorare danze propiziatrici di non so che, mentre è uno che decide, che fa e che si muove, si muove il Presidente e si muove anche la maggioranza. Questa maggioranza infatti che appare, nella vostra logica, tanto insensibile verso le legittime richieste dei pescatori, voglio rammentare che in data 15 febbraio 2005 - ben prima che esplodesse il problema - con una interpellanza a firma Balia, Marrocu, Biancu, Pinna, Licheri, Cachia, interveniva sulla determinazione assunta dai componenti sardi del Comitato misto paritetico che, preso atto del mancato risarcimento che legittimamente era dovuto ai pescatori, avevano imposto il blocco delle attività militari per un periodo di sei mesi.
Gli interpellanti richiamavano, non voglio rileggerla perché è abbastanza lunga, l'impegno dello Stato a pagare i 15 milioni di euro dovuti e sostenevano che il danno economico che subiva la Sardegna non trovava certo una giusta compensazione né con i pochi posti di lavoro, né con l'accreditamento di una cifra che era ed è un obolo.
Quella cifra è stata ridotta dai 27 miliardi stabiliti per gli anni 1990 - 1994 ai 15 del quinquennio 1995 - 1999; e nell'interpellanza si chiedeva al Governo intanto di provvedere ad onorare quell'impegno perché il Governo, a quella data, non si sognava ancora di onorarlo, e si chiedeva al presidente Soru se non ritenesse utile ed urgente promuovere rapidamente, non una dichiarazione di guerra al Governo nazionale, no, ma un negoziato col Governo centrale per un tempestivo alleggerimento delle servitù militari. Le richieste contenute nella nostra interpellanza erano perfettamente in linea con le cose che poi il presidente Soru ha fatto e sta facendo.
Colleghi, badate, è un interesse generale fare una battaglia di questo tipo, è una battaglia di civiltà per la nostra isola, è una battaglia per la salvaguardia dei nostri valori autonomistici e per riappropriarci di una capacità di autodeterminazione nel rispetto, così come Soru sta facendo, di quei protocolli di intesa già firmati; e, bontà divina, non abbiamo anche il diritto di richiedere una ricontrattazione del gravame delle servitù militari in Sardegna? Io ritengo di sì. Presidente, naturalmente, il mio voto è favorevole all'ordine del giorno numero 1.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Il Presidente del Gruppo ha già espresso l'orientamento di voto che io confermo; intervengo per fare alcune sottolineature in chiusura di dibattito perché ho condiviso e condivido l'osservazione dell'onorevole Floris sul fatto che il dibattito non si sia fondato su argomenti precisi e su dati che fossero a conoscenza piena di tutta l'Assemblea. Accosto questa osservazione all'innovato Titolo V della Costituzione, che assegna alle Regioni la capacità di essere soggetto attivo di politica estera e quindi di poter, insieme al Governo centrale, attivarsi per decidere dei propri rapporti con gli altri Stati e con le organizzazioni degli altri Stati.
Dico questo perché quando si parla di autonomia, quando si parla di popolo sardo, e quando si identifica questo nel Parlamento del popolo sardo si discute tenendo a mente categorie culturali vecchie e, probabilmente, ragionando in termini di partigianeria non considerando che l'equo indennizzo dei pescatori è cosa ben diversa dalla ricontrattazione o dalla contrattazione della presenza di basi militari in Sardegna. L'equo indennizzo potrebbe anche essere legato, se uno riflette, a momenti diversi, antichi di una presenza militare in Sardegna, presenza che poteva andare bene ma può non essere più buona cosa oggi.
Come può darsi il caso che un Parlamento di una Regione-Stato, come diceva l'onorevole Sanna ieri, potrebbe decidere che è conveniente che si monetizzi anche la presenza militare in Sardegna o negare assolutamente il permesso a basi militari in Sardegna. Ma questo sarebbe orientamento politico, un orientamento che questo Parlamento dovrebbe dare dopo lo svolgimento di un dibattito serio, non sulla base di un pacifismo nel quale non si riconosce nemmeno lo stesso presidente Soru, quando ricorda il "francobollo africano" o quando io ricordo che in Asia e nella stessa Europa ci sono altri momenti di conflittualità.
Ma, vivaddio, la Sardegna può essere terra di pace e amicizia tra i popoli se è terra di pace e di amicizia intanto per chi ci abita, per i sardi stessi. Questo non è, e le politiche sinora poste in campo non hanno determinato né la pace, né la serenità, né la concordia tra gli stessi sardi e, ancora meno, si è vista concordia e disponibilità a ricercare un qualcosa che possa essere di interesse, insieme, nazionale e per la Sardegna, e ad identificare una politica diversa, che dia forza anche all'Esecutivo, al Presidente, per portare avanti le giuste richieste a favore del popolo sardo e della Sardegna.
Ma non si può continuare a fare discorsi di maniera; certo, si è parlato molto di pizze, di Che Guevara, di altri, tre governi di centrosinistra e uno di centrodestra hanno dibattuto questi temi, ci siamo riempiti e ci riempiamo la bocca di americanismo o antiamericanismo, di Nato no o di Nato sì a seconda dei tempi e delle circostanze, , ma non si è mai discusso seriamente se sia nell'interesse dei sardi tollerare o meno, eventualmente, presenza delle basi militari in Sardegna. Io ritengo che questi temi occorra approfondirli con più accuratezza, con più oculatezza, per poter dare un indirizzo politico, serio al Governo regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.).Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo in questo dibattito sulle servitù militari per dichiarazione di voto solo per precisare, per l'ennesima volta, alcune questioni che sono state qui sollevate in particolare dai colleghi del centrodestra. Faccio una premessa, anche per rispondere alle distorsioni e considerazioni propagandistiche fatte sia dall'onorevole Artizzu ma anche dall'onorevole Sanna. All'onorevole Sanna dico intanto che non ho avuto mai simpatia per i pentiti e mi fa piacere che si rivolgano a lui e non a noi.
Voglio riaffermare che la storia del comunismo è costellata certo di errori e orrori, soprattutto in tempi storici ed aree del mondo difficili. Lo abbiamo detto, caro onorevole Sanna, noi per primi e non abbiamo certo aspettato che si svegliassero alcuni colleghi del centrodestra, tra l'altro di origine fascista, che certo non possono insegnare a nessuno il rispetto dei diritti umani e civili.
Noi siamo non i vecchi comunisti che lei vuole ancora vedere, anche in quest'Aula, ma siamo i nuovi comunisti che hanno scelto con coraggio, in rottura con il passato, una strategia democratica. non violenta e pacifica, basata sul rispetto dell'avversario e fuori dalla logica amico-nemico. Sarebbe bello e corretto che lei e coloro che non leggono i nostri documenti e che non ci ascoltano, forse per partito preso, ne prendeste definitivamente atto.
Sul tema in questione, io credo che le posizioni siano chiare e le riassumo in alcuni punti essenziali. Primo, oggi il quadro politico internazionale è mutato e bisogna prenderne atto; la guerra fredda è finita e sepolta. Due, il terrorismo internazionale non può essere certo un pretesto per dire che può essere contrastato, ancora, con le vecchie teorie sulla deterrenza di antica memoria né con guerre di tipo convenzionale non avendo tale terrorismo Stati o basi fisiche precise. Terzo, la presenza delle servitù in Sardegna è eccessiva, lo diciamo tutti, e ostacola lo sviluppo autocentrato, cioè basato sulla valorizzazione delle nostre risorse locali, di tutta la Sardegna.
Se si riesce a pensare a questa alternativa, costruita nel tempo, con gradualità, cioè mano mano che si riducono le servitù, si costruisce una politica di sviluppo alternativo che crei lavoro, reddito e sviluppo duraturo e sostenibile. Quarto, è necessario anche distinguere tra la presenza dei militari e i poligoni.
Ieri il presidente Soru citava la scuola di formazione di Polizia e interdisciplinare nell'area di Foresta Burgos come esempio di presenza militare che non comporta presenza di poligono. Dire che si scioglierà la Brigata Sassari o si chiuderà la caserma di Macomer, per fare solo due esempi, è solo fare allarmismo strumentale a buon mercato. Non vi fa onore, cari colleghi del centrodestra, presentare le questioni in questo modo. Quinto, sulla base Usa di La Maddalena, che ripeto è di natura diversa, non si può che auspicare il suo allontanamento per la sicurezza e la salute dei cittadini.
Parlo di sicurezza anche perché non c'è un piano serio per l'evacuazione e questo significa che, in caso di incidente, quella popolazione sarebbe in trappola, impossibilitata ad andarsene, e così avverrebbe per tutto il nord Sardegna. Non siamo infatti alla Stazione Termini dove si prende un treno e in due ore si è a Milano o a Reggio Calabria. Quindi noi vogliamo cambiare pensando soprattutto a questo aspetto della sicurezza e della salute dei cittadini, e per creare lo sviluppo turistico che garantirà lavoro e reddito a quelle popolazioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Cerina per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CERINA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, dichiaro il mio voto favorevole, come è ovvio, all'ordine del giorno numero 1 e mi permetto di fare alcune valutazioni al termine di questo dibattito; un dibattito che ritengo di straordinaria importanza oltre che fruttuoso. Infatti, rileggendo le due ultime formulazioni degli ordini del giorno 1 e 2, trovo che siano state messe a frutto le valutazioni emerse dal dibattito. Il primo ha una articolazione più precisa ed incisiva, il secondo, per quanto frettoloso, può essere condiviso dove dice che impegna la Giunta regionale ad attivare un serio e costruttivo confronto con lo Stato per trovare le soluzioni migliori per un equilibrato e condiviso utilizzo del territorio sardo da parte delle autorità militari..
Ma io vorrei fare una seconda valutazione sull'importanza politica e la valenza simbolica di questo dibattito; un dibattito che è stato portato in quest'Aula preceduto da una sorta di tensione continua tra il Presidente, i pescatori e il Governo. I rappresentanti della comunità sarda, invece, hanno dato ieri e oggi una testimonianza importante di solidarietà attiva, prima di tutto ai pescatori, in secondo luogo l'avere assunto e posto al centro del dibattito politico un tema di grandissima importanza costituisce un messaggio forte alle nostre comunità perché si risvegli una sensibilità generale, perché si risvegli un senso di responsabilità per portare avanti insieme, noi, maggioranza e minoranza, noi rappresentanti della collettività con le nostre comunità, quelle direttamente interessate e quelle indirettamente interessate, una battaglia comune per riprendere il nostro territorio e dare ospitalità, come si diceva da più parti, anche ai militari.
Questo è il messaggio forte, questa è la valenza del nostro dibattito: una presa di coscienza diversa, una condivisione di intenti, perché il peso ormai insopportabile della presenza militare si alleggerisca, perché sia accertata la salubrità delle zone dismesse (il volume che citava l'onorevole Licheri credo che debba essere oggetto di riflessione e di discussione per tutti), ma soprattutto perché venga avviato uno sviluppo nuovo per le coste e anche per le zone interne. Non sprechiamo questa esperienza.
Chiudo, se mi è concesso, con una battuta rivolta al giovane collega, Matteo Sanna, voglio cordialmente rassicurarlo sul suo amico ristoratore che penso non rifiuterà di ospitare accanto ai militari ,che saranno qui numerosi sempre, anche i turisti che verranno dall'Europa. Credo che la pizza andrà bene per tutti e non si rammaricherà quindi di prepararla anche per i nuovi e più numerosi turisti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie Presidente, la Giunta esprime parere favorevole sull'ordine del giorno numero 1 e, al di là delle considerazioni poc'anzi avanzate dall'onorevole Cerina, ritiene di non poter dare analogo parere favorevole sull'ordine del giorno numero 2. E'vero che vi sono oltre che delle analisi anche delle buone intenzioni, ma ritengo che quando si parla di impegnare la Giunta a verificare la possibilità di un equilibrato e condiviso utilizzo del territorio sardo da parte delle autorità militari delle due l'una: o si sottintende l'esistenza di un diritto reale sulla Sardegna o, peggio, l'esistenza di una vocazione naturale della Sardegna ad essere utilizzata. Quindi noi non possiamo condividere un impegno di questo genere.
Se mi consentite vorrei fare alcune valutazioni in merito all'ordine del giorno numero 1. Io credo che vada rimarcata l'insufficienza della conclusione di questo dibattito, soprattutto in merito all'auspicio che il Presidente ha formulato ieri per una soluzione unitaria. Il Presidente ha cercato di spiegare che era necessario innalzare lo sguardo oltre il singolo problema, sul quale ha dato peraltro risposte puntuali, anche dal punto di vista temporale, ritenendo che fosse utile approfittare dell'occasione per aggiornare l'agenda politica del confronto Stato-Regione. Su quali basi? Su una base molto concreta sulla quale si è mosso non certamente un Presidente altalenante, ma un Presidente lineare, coerente con la sua maggioranza, che non ha avuto alcun cedimento né su questo tema, né sull'espansione della base di Santo Stefano, né sui poligoni, né sulla revisione del DPCM dell'89 sul Demanio Marittimo, né sull'articolo 14, né sulle entrate.
Vi vorrei dire anche, perché è bene che si sappia, che mentre si discute vi sono problemi che sono ancora da approfondire, ma sono reali, come quello su cui si sta indagando in questi giorni sul perché e su chi ha deciso di stoccare in Sardegna, come realmente è, ormai, l'intero arsenale bellico della ex Jugoslavia senza che nessuno abbia detto nulla, senza che nessuno sappia nulla.
Ma pur se abbiamo analisi, valutazioni e prospettive uguali nel dibattito e anche l'indicazione di un demanio di diritti e di doveri dei sardi e da garantire ai sardi sostanzialmente identica, alla fine non abbiamo una posizione unitaria. Allora, è vero che probabilmente non esistono soltanto i cartelli gialli che indicano "Zona militare. Limite invalicabile", esistono credo dei limiti invalicabili molto più pericolosi, quelli delle nostre divisioni, delle diverse presunzioni, delle speculazioni politiche che allontanano l'idea di una Sardegna che possa rivendicare la pienezza dell'autonomia.
Forse è questo insieme di limiti invalicabili, onorevole Floris, che impediscono ad un Parlamento dell'autonomia di coltivare le aspirazioni più alte di cui si parlava e che nessuno di noi non può non condividere. Certamente è provato dalla storia, e chi ha più anni di me lo sa ancora meglio, che l'autonomia non si persegue e non si perseguirà mai compiutamente attraverso una forma più o meno accentuata di compiacenza dell'asservimento.
PRESIDENTE. Colleghi, la votazione se non viene richiesto il procedimento elettronico avverrà per alzata di mano. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico di ambedue gli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1 con la modifica proposta dall'onorevole Uras. Prendo atto che i consiglieri Giorico, Francesco Sanna, Porcu hanno inteso votare a favore.
Rispondono sì: il Presidente SPISSU - ATZERI - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI- CASSANO - CHERCHI Oscar -CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 73
Votanti 73
Maggioranza 37
Favorevoli 44
Contrari 29
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 2 .
Rispondono sì: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI- CASSANO -CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ATZERI - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - UGGIAS - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 73
Votanti 70
Astenuti 3
Maggioranza 36
Favorevoli 27
Contrari 43
(Il Consiglio non approva).
Comunico che la prossima settimana rilavoreranno le Commissioni, mentre il Consiglio sarà riconvocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 13 e 53.
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