Seduta n.260 del 10/07/2002 

CCLX SEDUTA

Mercoledì 10 Luglio 2002

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Sanna

La seduta è aperta alle ore 17 e 05.

BIANCU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 27 Giugno 2002, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Luigi Biggio ha chiesto di poter usufruire di tre giorni di congedo a far data dal 10 luglio 2002, per ragioni di salute. Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

Interrogazione GRANARA - FLORIS Emilio - CORONA - RASSU - BIANCAREDDU sui comportamenti del Consiglio di amministrazione della Fondazione del Banco di Sardigna. (99)

(Pervenuta in data 8 luglio 2002.)

Interrogazione ONNIS sui problemi relativi alla carenza di risorse irrigue. (169)

(Pervenuta in data 8 luglio 2002.)

Interrogazione BIANCU - DETTORI Bruno - DORE - DEIANA sul grave ritardo nella emissione dei decreti relativi ai progetti inclusi negli accordi di Programma relativi ai Piani Integrati d'Area. (230)

(Pervenuta in data 8 luglio 2002.)

Interrogazione AMADU sulla necessità di iniziative urgenti in favore dei lavoratori socialmente utili, impegnati nell'Amministrazione regionale, negli enti regionali e negli enti locali della Sardigna. (237)

(Pervenuta in data 8 luglio 2002.)

Interrogazione AMADU sul mancato accreditamento dei fondi al SAR. (245)

(Pervenuta in data 8 luglio 2002.)

Interrogazione FADDA - GIAGU - SANNA Gian Valerio - SELIS sulle presunte irregolarità del CIS nella istruttoria delle pratiche di finanziamento in capo alla legge regionale n. 28 del 1984. (270)

(Pervenuta in data 8 luglio 2002.)

Interrogazione PIRISI - SANNA Salvatore - BIANCU - DEMURU - SANNA Gian Valerio sulla incoerente integrazione del Complemento di Programmazione trasmesso alla Commissione Europea. (345)

(Pervenuta in data 8 luglio 2002.)

Interrogazione CASSANO sul secondo protocollo aggiuntivo del Contratto d'area Sassari-Alghero-Porto Torres (lire 26 miliardi). (380)

(Pervenuta in data 8 luglio 2002.)

Interrogazione AMADU sulla necessità di interventi urgenti in favore degli agricoltori della Nurra colpiti dalla siccità. (381)

(Pervenuta in data 8 luglio 2002.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

BIANCU, Segretario:

Interrogazione ORRU' - SANNA Alberto - MARROCU - SANNA Emanuele, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata applicazione del contratto collettivo di lavoro ai lavoratori dipendenti della Ditta S.S. Sardaflora di Decimomannu. (496)

Interrogazione GRANELLA - DORE - BIANCU - DEIANA, con richiesta di risposta scritta, sulla opportunità di rispettare la programmazione nella coltivazione e raccolto delle bietole onde evitare agli agricoltori ulteriori danni e sprechi idrici. (497)

Interrogazione FLORIS - TUNIS - BUSINCO, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura del Centro di servizio delle imposte dirette e indirette di Cagliari. (498)

Interrogazione VASSALLO - COGODI - ORTU, con richiesta di risposta scritta, sul tentativo di intimidazione rivolto al personale regionale in occasione dello sciopero generale del 28 giugno 2002. (499)

Interrogazione GIAGU, con richiesta di risposta scritta, sull'operato delle Commissioni assegnazioni alloggi costituite ai sensi dell'articolo 8 della legge regionale n. 13 del 1989. (500)

Interrogazione IBBA, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione finanziaria della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari. (501)

Interrogazione LAI - MORITTU - SPISSU, con richiesta di risposta scritta, sulla manutenzione delle motovedette della polizia penitenziaria in servizio nell'ex carcere dell'Asinara. (502)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

BIANCU, Segretario:

Interpellanza GIAGU - FADDA - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS sull'industria estrattiva di cava e sull'uso indiscriminato del territorio che ne deriva da tale attività. (253)

Interpellanza PACIFICO - DETTORI - PINNA - SCANO sulla situazione dei circoli degli emigrati sardi in Germania e sulla corretta applicazione della legge regionale sull'emigrazione in materia di riconoscimento e di contributi da destinarsi ai circoli stessi. (254)

Interrogazione PINNA - DETTORI - MANCA - PACIFICO - SANNA Giacomo - SCANO sui gravi fenomeni di inquinamento atmosferico verificatisi recentemente nell'area industriale di Portovesme. (255)

Continuazione della discussione generale del Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2003-2005 (Doc. n. 39/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del documento numero 39/A.

E' iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I. - Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, voglio iniziare il mio intervento riconoscendo a questa Giunta e a questa maggioranza, checché ne dica l'onorevole Cogodi, il merito di aver presentato ed approvato in Giunta prima, e in Commissione poi, il documento di programmazione economica e finanziaria nei termini previsti dalla legge.

Vorrei ricordare all'onorevole Cogodi che se l'esame del documento in Aula ha avuto inizio soltanto il 4 luglio la responsabilità non è, come lei ha sostenuto nel suo intervento, della maggioranza ma dell'opposizione, perché è stato proprio l'onorevole Giacomo Sanna, all'inizio di questa tornata di lavori consiliari, a chiedere l'inversione dell'ordine del giorno per dare priorità alla legge sulle nuove province.

L'approvazione del documento nei termini previsti dalla legge ha consentito a quest'Aula di risparmiarsi un rituale piuttosto stancante e noioso, proprio degli interventi dell'opposizione degli anni scorsi, sui ritardi con cui il documento giungeva in Aula. Perché stancante e noioso? Perché era noto a tutti che questi ritardi erano fisiologici, considerate le note vicissitudini politiche relative all'insediamento della Giunta Floris prima e Pili poi.

Pertanto un primo risultato l'abbiamo raggiunto: siamo riusciti a rimediare alla prima critica negativa che negli anni scorsi ci veniva mossa. Ed è inutile dire che ciò costituisce motivo di soddisfazione per la maggioranza, soprattutto in considerazione del fatto che vogliamo creare i presupposti per l'approvazione della finanziaria e del bilancio nei termini previsti dalla legge, perché non vogliamo, ancora una volta, ricorrere all'esercizio provvisorio che gravi danni produce sull'economia della nostra Isola, già fortemente penalizzata da molteplici fattori. Ed è in quest'ottica e con questo spirito che ha operato la Commissione Bilancio, senza alcuna prevaricazione e nel pieno rispetto degli accordi presi con l'opposizione all'atto della programmazione dei lavori.

Francamente, colleghi, non avrei voluto tornare sull'argomento, a mio avviso già ampiamente dibattuto ed oggetto di una polemica sterile e fine a sé stessa. Tuttavia i continui richiami dei colleghi dell'opposizione, in particolare del relatore di minoranza, l'onorevole Scano, e dell'onorevole Falconi, che addirittura ha parlato di grave sgarbo istituzionale, mi hanno indotta a precisare la realtà dei fatti, onde evitare la rappresentazione di una realtà fortemente mistificata.

Come ho già detto prima la Commissione Bilancio ha operato nel pieno rispetto del Regolamento e delle determinazioni dell'Ufficio di presidenza, che ha stabilito il calendario dei lavori e l'ordine del giorno delle sedute della Commissione, accedendo già in quella sede ad una richiesta del collega Secci che chiedeva tempo per un maggior approfondimento, sia a livello di singoli Gruppi che di intergruppo, richiesta tra l'altro reiterata a conclusione dell'audizione dell'Assessore Masala sul documento, a cui la Commissione ha acceduto, per cui i lavori previsti per i giorni 30 maggio e seguenti sono stati rinviati alle sedute del 4 giugno e giorni successivi, con l'impegno formale di esaurimento ed approvazione del Dpef in quella tornata di lavori, in cui invece i colleghi dell'opposizione, adducendo argomentazioni strumentali, hanno cercato di far slittare l'approvazione del documento, venendo meno, di fatto, ad un impegno preso, all'atto dell'assunzione del quale, erano già note le motivazioni portate all'attenzione della Commissione soltanto successivamente e non in quel momento.

Infatti già si sapeva della mancata concertazione tra la Giunta e le parti sociali, così come si sapeva che in quei giorni a Roma ci sarebbe stato un convegno a cui erano stati invitati a partecipare tutti i consiglieri regionali. Di conseguenza non c'è stata nessuna negazione dei diritti ai consiglieri regionali di minoranza, ma soltanto l'opposizione ad un puro e semplice tentativo di dilatare i tempi di approvazione del documento, perché, cari colleghi dell'opposizione, il vostro fine era solo quello di non consentire alla maggioranza di conseguire un risultato positivo, all'insegna dell'efficacia e dell'efficienza dell'azione amministrativa.

Riguardo alla lamentata mancata audizione delle parti sociali vorrei ricordare che si tratta di un fatto abbastanza insolito, dato che, nell'ultimo quadriennio, solo in occasione del Dpef 2002 - 2004, predisposto dalla Giunta Floris, sono state sentite le parti sociali.

Il documento di cui oggi si discute in Aula è senz'altro un documento diverso, diverso nella forma e diverso nella sostanza. Nella forma non solo, come è già stato più volte detto, e penso che questo sarà il ritornello di questa discussione, o meglio la frase emblema di questo Dpef, cioè che si distingue per la diversa veste grafica, a mio avviso si distingue soprattutto per la sua articolazione, con un organizzazione redazionale snella e di facile consultazione, attraverso una strutturazione delle politiche di sviluppo per schede, con l'obiettivo di evidenziare sinteticamente le priorità di governo e gli interventi previsti, lasciando le illustrazioni di dettaglio ai programmi operativi degli Assessorati, oggetto di uno degli allegati unitamente all'analisi sull'economia regionale, nel contesto nazionale ed internazionale di breve e medio periodo.

In sostanza si evince una maggiore concretezza, l'ha riconosciuto lo stesso collega Scano nella sua relazione di minoranza. Non giri di parole, ma una focalizzazione puntuale e precisa dei traguardi di sviluppo che si intendono raggiungere attraverso due livelli di politiche d'azione.

Individuazione dei problemi, definizione degli obiettivi, azioni conseguenti, questo è lo schema logico che caratterizza il documento; documento che, come ho già detto prima, è diverso anche nella sostanza. Tuttavia vorrei precisare meglio il mio pensiero onde evitare strumentalizzazioni, considerato che tanto in Commissione quanto in Aula, i colleghi dell'opposizione, tra le varie critiche, hanno annoverato quella secondo cui il Dpef è un documento triennale, mentre la maggioranza ogni anno ne presenta uno diverso come se si trattasse di un documento annuale.

E` vero, collega Scano, il Dpef è un documento triennale e non una esercitazione a tema libero come lei ha sostenuto, ma è anche vero che ciò non vuol dire che deve essere un documento statico; e l'attuale, in linea con i precedenti, pone in evidenza la necessità di un forte ripensamento e di un nuovo impulso per le politiche di sviluppo economico della Sardegna, tenendo conto però dei continui mutamenti in atto nel contesto socio - economico, che impongono necessarie e tempestive azioni correttive ed opportune innovazioni.

Con il Dpef 2003 - 2005 si intende porre le basi per il raggiungimento di uno sviluppo economico e sociale stimato in un incremento medio - annuale del prodotto interno lordo pari all'1,9 per cento e del tasso di occupazione dello 0,8 per cento. In particolare si mira a definire delle aree di intervento strategiche, dichiarando ed evidenziando l'idea di sviluppo che si vuole perseguire, in coerenza alla quale si ricerca la massima integrazione possibile tra ambiti di intervento strategici e singole azioni.

L'elemento di novità è rappresentato dal fatto che si inizia a parlare di programmazione integrata, al fine di un migliore e più razionale utilizzo delle risorse e delle energie, e considerato che le analisi svolte hanno evidenziato la coerenza e le sinergie fra le politiche strategiche del Dpef ed ognuna delle misure del programma operativo regionale, mettendo in luce la complessiva corrispondenza e reciprocità sia a livello di scelte strategiche e di indirizzo, sia a livello operativo dei due strumenti.

Questa visione integrata della programmazione ha portato ad evidenziare nel Dpef un disegno strategico, in cui l'iniziativa regionale si caratterizza per l'integrazione di due livelli di politiche d'azione. Il governo regionale vuole infatti con determinazione ridefinire la pianificazione dei fondi europei verso un piano strategico complessivo che abbia come presupposto le pre-condizioni infrastrutturali: acqua, trasporti, energia e lo sviluppo economico.

A questi temi va affiancato quello relativo all'Obiettivo 1, in merito al quale è stata avanzata con forza la necessità di definire un'apposita misura che de facto consenta alle isole di usufruire, in termini permanenti, di contributi e strumenti che consentano di affrontare un gap geografico insuperabile. Le importanti decisioni del

Comitato delle Regioni dell'Unione Europea, i trattati di Amsterdam e di Nizza fanno assumere all'insularità una forte valenza sia sul piano economico che sociale. Le politiche prioritarie su cui concentrare l'attività per il triennio si suddividono in politiche per il rilancio del territorio, politiche per la valorizzazione del territorio e politiche per l'innovazione tecnologica. Il rilancio del territorio passa attraverso il recupero del pesante gap infrastrutturale che purtroppo caratterizza la nostra regione, che risulta la più carente nel Mezzogiorno. La dotazione di efficienti infrastrutture a rete (energia, acqua e trasporti), come è noto, è una delle precondizioni necessarie per determinare il potenziale di sviluppo di un'area. Una migliore dotazione infrastrutturale costituisce, infatti, una fonte di esternalità positive per lo sviluppo di un territorio, ed è un elemento costitutivo della qualità della vita e quindi del grado di competitività complessiva di un'area.

Energia e trasporti sono i due settori dove più evidenti restano i limiti sofferti dalle imprese che operano in Sardegna. Da qui la necessità di azioni volte, per quanto riguarda l'energia, alla promozione e alla partecipazione al progetto di realizzazione della linea di adduzione metanifera dall'Algeria all'Europa, via Sardegna e via Corsica, alla realizzazione della rete di distribuzione interna del metano e a un'ulteriore diffusione del ricorso all'energia solare.

Per quanto riguarda i trasporti occorrerà provvedere invece al potenziamento, alla riqualificazione e all'ampliamento della rete stradale, all'accelerazione della realizzazione delle opere in cantiere e al potenziamento dei nodi portuali e aeroportuali. Tenendo conto delle risorse provenienti dallo Stato e dall'Unione Europea, tra l'altro in continua e progressiva diminuzione, ci si rende conto dell'insufficienza per affrontare e cercare di ovviare al problema. Appare quindi del tutto evidente la necessità di coinvolgere i privati, sia in termini di risorse finanziarie, che di professionalità ed esperienza progettuale e gestionale degli operatori. A questo proposito di fondamentale importanza risulta la promozione della cultura e dell'utilizzo del project financing per la realizzazione di infrastrutture e servizi pubblici.

Un discorso a parte e un maggiore approfondimento merita la questione relativa all'emergenza idrica, per la quale il Ministro dell'interno, delegato per la protezione civile, ha emanato un'ordinanza che assegna al Presidente della Regione poteri straordinari per attuare la pianificazione del sistema integrato delle risorse e l'accelerazione delle opere in corso di attuazione. Dispiace molto dover constatare che un provvedimento così importante e tanto più necessario in quest'anno di grande siccità, in cui l'emergenza idrica assume il carattere della drammaticità per cui alcune opere si rendono sempre più urgenti, sia stato il risultato del sostegno del Governo nazionale e non di una riflessione seria di questo Consiglio, che in occasione dell'approvazione della finanziaria si è dimostrato miope, o meglio non sensibile alle esigenze dei cittadini, ma guidato da altre logiche politiche che nulla hanno avuto a che fare con gli interessi della collettività.

A seguito e in attuazione dell'ordinanza ministeriale il Commissario per l'emergenza idrica ha già predisposto, di concerto con la Giunta regionale, una serie di azioni di immediata operatività, volte ad avviare le procedure per la costituzione dell'autorità d'ambito, e a tal fine si sta provvedendo alla ricognizione delle opere esistenti, alla programmazione degli interventi, al piano finanziario, al modello gestionale organizzativo e alla definizione delle risorse disponibili. Tutto ciò dovrebbe consentire di arrivare al 20 settembre con l'adozione del piano d'ambito e dei conseguenti adempimenti. Anche in questo caso l'iniziativa e l'immediata operatività della Giunta hanno consentito di recuperare importantissime risorse finanziarie, che rischiavano di essere perse per via del disimpegno automatico previsto dalle regole comunitarie. La mancata predisposizione del piano d'ambito avrebbe infatti fatto perdere alla Sardegna quasi 1000 miliardi di vecchie lire, risorse che invece con l'ordinanza vengono di fatto sbloccate.

Avviandomi alla conclusione intendo fare alcune considerazioni riguardo alle politiche per la valorizzazione del territorio, nell'ambito delle quali un ruolo centrale occupa il turismo, che come è noto ha nella nostra Isola un'importanza strategica ai fini di un incremento del valore aggiunto orizzontale in settori come l'agricoltura, il commercio, l'artigianato e il terziario in genere.

Questo ruolo va ulteriormente potenziato ed è per questo motivo che si parla del turismo come sistema; attualmente il sistema turistico regionale si basa essenzialmente sul prodotto marino balneare, mentre l'immenso complesso culturale ed ambientale della nostra Isola viene considerato poco. Da qui la necessità di realizzare una vera e propria integrazione tra zone costiere e zone interne, attraverso la creazione di itinerari turistici che tengano conto degli eventi legati al patrimonio culturale, dei luoghi di spettacolo, dei nuraghi, di feste e sagre locali. Si dovrebbero realizzare programmi in forma di circuiti tematici, affinché costituiscano un'occasione per l'acquisizione di nuovi flussi turistici e per la loro veicolazione verso le aree non costiere della Sardegna. A tal fine si dovrebbero prevedere interventi tesi a migliorare l'accessibilità, la visibilità e l'accoglienza delle aree di interesse culturale, artistico ed archeologico.

Costituiscono punti di debolezza del nostro sistema turistico, a cui occorre rimediare, le insufficienti attività di animazione e per il tempo libero, una inadeguata cultura dell'ospitalità, un'insufficiente presenza del sistema turistico sardo nell'offerta dei grandi tour operator e nell'offerta presente su Internet, ed infine un'insufficiente e non coordinata promozione sui mercati nazionali ed esteri.

Concludo esprimendo un giudizio estremamente positivo sul DPEF che voi, colleghi dell'opposizione, tanto criticate e che al contrario è un documento agile e snello, che tende a rafforzare il ruolo del mercato e della libera concorrenza, in un contesto aperto a processi di internalizzazione e globalizzazione. Sono state veramente ed efficacemente delineate le strategie di fondo del processo di cambiamento, i processi, i mezzi e le modalità con cui in un'ottica di medio e lungo periodo si potranno raggiungere gli scopi dichiarati nel DPEF e fortemente voluti da questa maggioranza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, questo documento di programmazione economica e finanziaria contiene molti limiti, come diversi colleghi hanno avuto modo di mettere in evidenza nella discussione che si è svolta finora, e come le associazioni, anche imprenditoriali, hanno messo in evidenza con estrema puntualità.

Io mi sono limitato, oltre che alle questioni generali, a fare un approfondimento specifico sui problemi che riguardano l'agricoltura, e su questo settore, che è ancora il settore più importante della nostra economia, nonostante la crisi gravissima che attraversa, ho da fare alcune osservazioni e alcuni rilievi. Intanto la Giunta non fa un'analisi adeguata sullo stato dell'agricoltura oggi in Sardegna, nel contesto nazionale e nel contesto europeo, sulle cause strutturali e sui motivi contingenti che riguardano i ritardi e le difficoltà di questo settore così importante. Quindi è insufficiente l'analisi, e già questo è un fatto estremamente negativo, perché quando un problema non lo si analizza già si è partiti col piede sbagliato.

Voglio proprio, nell'esame dalle difficoltà e dai ritardi che questo comparto ancora deve affrontare e di cui soffre, partire dal problema delle infrastrutture che è, a mio parere, un problema che anche nel settore agricolo va affrontato rapidamente e con una adeguata disponibilità di risorse. Da un lato questo lo si afferma, nel documento si dice infatti che il problema delle infrastrutture è un problema centrale per lo sviluppo della nostra agricoltura, ma poi nei fatti questo lo si nega nel momento in cui per la dotazione infrastrutturale della nostra agricoltura, cioè per superare uno degli ostacoli più importanti che impediscono a questo settore di ammodernarsi e quindi di essere al passo con i paesi più sviluppati del Continente europeo, quando poi si tratta di mettere a disposizione risorse, di stabilire politiche, lì non ci siamo, perché le risorse sono largamente insufficienti e mancano anche, in certi casi, gli strumenti legislativi per farvi fronte. Mi riferisco in modo particolare al problema dell'acqua, che è un problema strutturale ormai diventato drammatico, perché non siamo più all'emergenza, siamo al dramma, siamo cioè in una situazione in cui manca non solo l'acqua necessaria per assicurare le colture che tradizionalmente nei territori a vocazione agricola della nostra Isola si sono portate avanti - mi riferisco alle colture orticole e serricole - ma siamo in una situazione in cui è a rischio la stessa sopravvivenza dei frutteti, quindi sono le piante, cioè è il capitale che è messo in forse. Molte sono state in queste settimane passate le manifestazioni, anche in molti comuni del cagliaritano, delle associazioni agricole, degli agricoltori, degli amministratori locali, che appunto manifestano per chiedere alla Giunta regionale e al presidente Pili, anche in qualità di commissario per l'emergenza idrica, interventi rapidi e programmati che non si limitino ad affrontare i problemi giorno per giorno, ma che diano un respiro programmatorio e complessivo e che, insomma, siano capaci di programmare e di utilizzare l'acqua in modo serio e razionale, che tenga conto delle esigenze civili, ma anche delle esigenze dell'agricoltura e complessive della nostra comunità.

Rispetto a questo problema, nel documento di programmazione economica e finanziaria non ci sono risposte; il problema viene richiamato ma non ci sono risposte, non ci sono strategie né per l'emergenza, né per il medio, né per il lungo periodo.

Il discorso non è diverso anche rispetto al problema dell'energia: la maggior parte delle aziende agricole sarde non ha ancora, nel 2002, l'energia elettrica! Immaginiamoci senza questa condizione preliminare quali possono essere le prospettive di sviluppo. Anche il metano non esiste nella nostra regione e soprattutto le aziende serricole soffrono notevolmente per l'assenza di questa energia, e anche rispetto a questa situazione non c'è una risposta soddisfacente. Per non parlare, poi, del problema dei trasporti, del problema della viabilità. Per quanto riguarda il problema dei trasporti, voglio richiamare la mancata attuazione da parte della Giunta regionale delle disposizioni nazionali che estendono alle merci prodotte in Sardegna le stesse agevolazioni, le stesse condizioni legislative della continuità territoriale aerea. Bisogna attuare queste disposizioni che darebbero anche all'agricoltura indubbiamente uno strumento in più, perché abbatterebbero senz'altro e notevolmente il costo del trasporto delle merci prodotte dalla nostra agricoltura.

Ma anche su questo versante la Giunta non c'è; nel documento di programmazione economica si fa un vago riferimento, ma non ci sono risposte, impegni concreti e visibili. Altra carenza è quella che riguarda la dimensione delle nostre aziende: non si parla di questo e chiaramente non si avverte la necessità, a mio parere impellente, di mettere in campo una politica seria che abbia il doppio obiettivo di accorpare le nostre aziende e di riordinare complessivamente il territorio agricolo in Sardegna.

Questi aspetti, che sono strutturali, che sono gli ostacoli fondamentali che impediscono alla nostra agricoltura di progredire, non sono affrontati nel documento di programmazione economica e io mi chiedo se ci si possa limitare solo a denunciare alcuni aspetti, sia pure importanti, mi riferisco, per esempio, al riferimento a una politica di filiera, seppur giusta; anche su questo tema però non c'è un ragionamento compiuto, cioè che chiami in causa anche l'esigenza di favorire lo sviluppo dell'associazionismo non solo per produrre, ma anche per trasformare i prodotti e per immetterli nel mercato. Questi ragionamenti bisogna farli, bisogna definire strategie politiche che purtroppo in questo documento non ci sono.

Inoltre non si fa riferimento a un altro punto molto importante, al livello estremamente grave, preoccupante dell'indebitamento delle nostre aziende. Il settore agricolo produce poco più di 2.000 miliardi, e questa ricchezza prodotta in un anno è quasi uguale all'indebitamento, infatti l'indebitamento nel settore agricolo ammonta ad oltre 1700 miliardi.

E' chiaro che questo diventa sempre di più un cappio al collo delle nostre aziende. Certamente ha influito la legge numero 44, ma non solo, hanno influito queste annate siccitose che si susseguono ormai regolarmente: prima dopo tre, quattro anni piovosi solitamente c'era un anno di siccità; da una decina d'anni a questa parte si sono invertite le cose, si hanno quattro anni di siccità e un anno di piovosità normale. Quindi è evidente che, anche rispetto a un problema come questo, bisognerebbe mettere in campo strategie di lungo periodo che incidano anche sull'ambiente della nostra Isola. E a proposito dell'ambiente mi chiedo che cosa stia facendo la Giunta, e perché nel documento di programmazione economica e finanziaria non ci siano i dovuti riferimenti all'esigenza di attuare anche in Sardegna il piano nazionale per combattere la siccità e la desertificazione, problema che riguarda purtroppo più di 500 mila ettari di territorio della nostra Isola. Rispetto a questo problema nel DPEF non si dice praticamente niente, la Giunta regionale non ha adottato nessun piano per combattere questo fenomeno, quindi siamo anche da questo punto di vista completamente scoperti.

Poco si dice anche su come portare avanti una politica organica che sostenga la produzione di un'agricoltura di qualità, attraverso la certificazione delle aziende e attraverso la certificazione dei prodotti. Si fa un vago riferimento a questa esigenza, però poi concretamente non si indicano percorsi, non si indicano obiettivi, non si indicano programmi di media e di lunga scadenza. Questo è il contenuto del documento rispetto a questo comparto e a questo settore fondamentale e strategico per la nostra economia. Sul piano di sviluppo rurale si dice poco e niente, sappiamo che buona parte della nostra agricoltura è un'agricoltura di tipo biologico, però anche rispetto a questo problema, ripeto, non si dice praticamente niente. Buona parte delle risorse per le misure del POR relative all'agricoltura, che sono state messe a bando, nei primi bandi che sono già stati chiusi e definiti, non sono state impegnate per una serie di limiti nella formulazione dei bandi, che hanno escluso buona parte delle aziende piccole e medie della Sardegna. Io mi auguro che i nuovi bandi che gli uffici stanno mettendo a punto superino i limiti che hanno caratterizzato i primi e che siano portati all'attenzione almeno della Commissione competente, affinché ci sia un approfondimento serio e perché si evitino gli errori del passato.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (I DEMOCRATICI). Presidente, onorevoli colleghi, tutti noi sappiamo che il Dpef dovrebbe contenere le linee guida sulle quali indirizzare lo sviluppo economico della Sardegna...

SPISSU (D.S.). Presidente, avevamo concordato che si sarebbero alternati gli oratori dell'opposizione a quelli della maggioranza

PRESIDENTE. Infatti sono io che ho sbagliato. Però non basta che voi mi diciate: "Siamo tutti iscritti a parlare". Datemi un elenco, indicando un ordine, poi se è necessario lo modifichiamo, se no lei capisce che l'ordine degli interventi è totalmente a mia discrezione. Ho sbagliato io e le chiedo scusa, doveva parlare l'onorevole Pittalis che ha chiesto di poter intervenire successivamente. Al suo posto interviene quindi l'onorevole Cappai.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, l'onorevole Cappai non sapeva dell'inversione.

PRESIDENTE. L'onorevole Cappai non è in Aula.

E` iscritto a parlare il consigliere Corda.

(Interruzione del consigliere Corda)

Cari colleghi, se i Capigruppo non mi danno un elenco di coloro che intendono intervenire, io chiamo tutti i colleghi, poi chi vuole parlare parla, chi non vuole parlare rinuncia. Io non posso fare diversamente, siete tutti iscritti a parlare, onorevole Corda.

(Interruzione del consigliere Corda)

Non c'è nessun ordine, siete tutti iscritti a parlare.

Se lei non vuole parlare, non parli.

Io chiedo ai colleghi Capigruppo di darmi una mano, se non va bene il criterio col quale chiamo i colleghi ad intervenire, decidano i Capigruppo.

E` iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi e colleghe, il Dpef è il documento, come tutti sanno, che stabilisce le linee fondamentali della programmazione regionale, esso quindi rappresenta e deve rappresentare la sintesi dell'orientamento politico-economico…

(Interruzioni)

ORTU (R.C.). Presidente, faccia parlare Cappai!

PRESIDENTE. Onorevole Cappai, prego!

CAPPAI (U.D.C.). Esso, dicevo, rappresenta e deve rappresentare la sintesi dell'orientamento politico-economico della coalizione che governa la nostra Regione e di cui mi onoro di far parte.

Desidero sottolineare l'importanza che questo dibattito riveste, in quanto l'Assemblea regionale deve, nella corrente sessione, stabilire gli obiettivi e le azioni di politica economica che si devono perseguire in Sardegna. La delicatezza delle scelte…

(Interruzioni)

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, non è possibile parlare in questa situazione!

PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi di fare un po' di silenzio, per cortesia. Prego, onorevole Cappai.

CAPPAI (U.D.C.). Le scelte che andremo ad operare, per la loro delicatezza, non possono e non devono avvenire attraverso un dibattito rituale, stanco e prolisso, come spesso è avvenuto nella corrente legislatura. Ritengo che sia necessario uno sforzo maggiore da parte nostra per cercare di eliminare inutili e non veritiere rappresentazioni della realtà economica regionale. Un aspetto che mi preme porre all'attenzione di tutte le forze politiche, rappresentate in questa Assemblea, è il fatto che in questi primi tre anni della legislatura, come emerge dai dati dell'Istat, si è registrata una continua contrazione del tasso di disoccupazione in Sardegna e quindi è da ritenersi ormai consolidata una tendenza positiva.

Sicuramente a questo trend favorevole hanno contribuito, oltre agli effetti positivi determinati dalla politica economica perseguita dal Governo nazionale, anche e soprattutto le scelte economiche fatte dall'Esecutivo regionale, prima dalla Giunta Floris e successivamente dalla Giunta Pili.

L'opposizione non vuole attribuire a questi Esecutivi il merito di aver lavorato con solerzia a questo grande obiettivo, come sostiene il collega Scano, che nella sua relazione di minoranza si scontra con i principi logici più elementari, arrivando a sostenere che esso è il frutto delle politiche che le Giunte regionali Palomba hanno posto in essere negli anni '96-'99. Pur comprendendo che ogni Gruppo consiliare deve svolgere il proprio ruolo, chi quello di maggioranza chi quello di opposizione, mi riesce difficile comprendere un ragionamento così contorto oltre che insostenibile. Ancora più incomprensibile trovo il ragionamento del segretario regionale dei D.S., precisamente del collega Cugini, quando parla del fallimento delle politiche economiche delle Giunte regionali espresse dall'attuale maggioranza. Forse il collega ha ritenuto di poter fornire il proprio contributo in questo dibattito non tenendo in alcun conto i progressi, come ho già detto, registrati nel mercato del lavoro in Sardegna, che sono l'effetto di giuste politiche economiche, tese all'ampliamento della base produttiva dell'isola.

Ritengo che occorra una maggiore serenità ed obiettività di giudizio, penso che sia necessario in questo campo che la Giunta regionale prosegua, forse con maggiore energia e vigore, la propria azione di politica economica, ponendo in essere tutti gli strumenti indispensabili atti a far regredire il fenomeno della disoccupazione che permane comunque in Sardegna ad un tasso sicuramente preoccupante. Noi, come Assemblea regionale, abbiamo il dovere di fornire il nostro contributo di idee, dobbiamo cercare, al di là del ruolo che al momento ricopriamo nelle rispettive coalizioni, di perseguire la nostra azione ponendo in essere comportamenti costruttivi che consentano di approfondire i temi importanti per il futuro della Sardegna, come ora stiamo facendo con la tematica dello sviluppo economico.

Colleghi, desidero portare a vostra conoscenza che in quest'ultimo periodo ho ritenuto di effettuare una ricerca nei resoconti delle sedute di questo Consiglio, per conoscere ed apprendere quali siano stati i tempi necessari ai padri della nostra autonomia per dibattere in Aula il tema del bilancio e della legge finanziaria o quello degli atti di programmazione. Ebbene, il risultato è che nella discussione generale, che solitamente durava un giorno e mezzo, intervenivano dodici o tredici consiglieri, mentre l'esame dell'articolato o della parte dispositiva durava tre, massimo quattro giorni. Colleghi, noi sappiamo che le forze politiche di allora hanno fatto grandi battaglie in questo Consiglio, spesso con scontri decisi e duri, ma hanno sempre evitato di effettuare sterili e ripetitive discussioni al solo scopo di dilatare i tempi di un dibattito che investiva i grandi temi della Sardegna.

Colleghi, auspico che in futuro questo insegnamento tramandato dai padri della nostra autonomia non vada disperso. Desidero rivolgere un appello sia ai colleghi della maggioranza che a quelli dell'opposizione, affinché i tempi dei dibattiti che precedono le nostre decisioni, si avvicinino a quelli che il Parlamento europeo dedica a temi similari.

Se noi riuscissimo a centrare questo obiettivo autoregolamentandoci nella manifestazione delle nostre posizioni politiche, avremmo fatto la prima grande riforma di questa Regione, rendendo un grande servizio alla nostra isola. La Sardegna, come è a tutti noto, attende dal suo organo legislativo una maggiore celerità nell'adozione dei suoi provvedimenti e nell'approvazione delle sue leggi. Questo obiettivo dev'essere perseguito con energia pur nel rispetto dei ruoli di maggioranza e di opposizione. Non comprendo l'ironia del collega Cugini per il contributo tecnico che il Governo regionale ha richiesto al professor Savona per la riscrittura del piano di rinascita. Il collega sa perfettamente che questo prestigioso economista sardo ha la competenza specifica necessaria per adempiere al compito che gli è stato affidato in virtù anche del credito che al medesimo viene riconosciuto nel panorama internazionale.

Mettendo da parte questi aspetti squisitamente politici del mio intervento, desidero evidenziare che il Dpef presentato dalla Giunta regionale mostra una particolare attenzione alle tematiche del rilancio del territorio, al potenziamento della rete dei trasporti regionale, alla previsione del ruolo che l'isola può svolgere come piattaforma logistica per la mobilità nel bacino mediterraneo e alla risoluzione dell'annoso problema relativo alle risorse idriche.

Altri temi trattati dal documento in discussione sono tutte quelle iniziative che l'Esecutivo intende porre in essere al fine di potenziare ed allargare il sistema produttivo regionale, dedicando una particolare attenzione sia all'innovazione tecnologica sia a quelle politiche di sgravi fiscali tese ad incrementare la competitività delle imprese isolane. Desidero altresì rimarcare che questa Giunta regionale, oltre all'obiettivo di un nuovo piano di rinascita si è proposta di trattare nel triennio 2003-2005 la revisione del Titolo III dello Statuto regionale, con lo scopo di equiparare le entrate tributarie della Sardegna a quelle delle altre Regioni a statuto speciale. Ciò in attuazione dell'accordo stipulato con il Governo centrale il 22 novembre 2001.

La Giunta intende dare effettiva attuazione ai punti dell'intesa citata e concernenti la ricostituzione del livello delle entrate tributarie, sia attraverso la revisione delle quote di devoluzione del gettito tributario, previste dalle lettere a), b), c), e d) dell'articolo 1 della legge 122 del 1983, sia attraverso la determinazione di una quota fissa dell'IVA da devolvere alla Regione, di cui alla lettera g) dello stesso articolo.

L'Esecutivo dovrà verificare le modalità di calcolo della devoluzione al fine di garantire che, tra le quote di spettanza regionale, siano comprese anche quelle concernenti i redditi prodotti nella Regione che sono versati ad uffici situati fuori dal territorio regionale.

Ritengo, a conclusione del mio intervento, di poter esprimere parere positivo sul documento che è alla nostra attenzione. Auspico che l'Assemblea riesca ad approvare, entro la corrente settimana, il Dpef, in modo da poter affrontare e definire prima della pausa estiva alcuni progetti di legge di riforma, come ad esempio la legge sull'Arpas. Auspico, infine, che in questo biennio che rimane della legislatura, il Consiglio possa affrontare ed approvare con l'impegno di tutti i Gruppi i vari disegni di legge di riforma che sono all'esame delle competenti Commissioni consiliari.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, tutti noi sappiamo che il Dpef dovrebbe contenere le linee guida sulle quali indirizzare lo sviluppo economico della Sardegna, descrivere gli obiettivi della programmazione regionale, definire le azioni di intervento e le politiche per la realizzazione delle riforme necessarie al raggiungimento di quanto programmato.

Nel momento attuale, dopo tre anni di legislatura e a due dalla scadenza, il Dpef dovrebbe consentirci, inoltre, di operare un consuntivo di quanto finora attuato e di prefigurare con chiarezza le azioni da realizzare nella parte restante della legislatura. Nella discussione che stiamo affrontando dobbiamo cercare di comprendere se il documento presentato dalla Giunta contiene gli elementi che dovrebbero connotarlo e soprattutto se quanto in esso è contenuto sia all'altezza dei problemi che dovrebbe risolvere, ma prima di affrontare il merito dei contenuti del Dpef presentato non posso trascurare alcune considerazioni sul metodo che la Giunta ha adottato per elaborare il documento.

Anche in questo caso, come già si verificò in occasione dell'elaborazione della legge finanziaria del 2002, la Giunta ha scelto di operare in totale discontinuità rispetto alla positiva pratica della concertazione che nel recente passato ha consentito di raggiungere risultati di grande rilevanza e ha qualificato l'approccio dei Governi di centrosinistra sia a livello nazionale che regionale.

Questo modo di operare da parte della Giunta non è soltanto autoreferenziale e irrispettoso nei confronti delle organizzazioni sindacali e datoriali, ma è anche un metodo che non produce risultati di qualità e che genera politiche inadeguate e incapaci di affrontare efficacemente la grave crisi nella quale continua a versare la nostra Regione. E` dunque assolutamente necessario riprendere il dialogo con tutti i soggetti che contribuiscono a determinare la prospettiva di sviluppo della nostra Regione, perché solo attraverso la condivisione di un progetto comune sarà possibile dare risposte efficaci ai tanti e complessi problemi che a tutt'oggi sono ancora aperti, ed è necessario realizzare una forte alleanza con quei soggetti perché le politiche di sviluppo della nostra Regione non possono essere il frutto dell'ideazione più o meno felice di qualche rappresentante istituzionale o di qualche consulente, ma devono rappresentare la sintesi e la composizione delle istanze, dei progetti dell'insieme degli attori istituzionali, sociali ed economici che operano nel concreto e che incarnano, con il loro lavoro e il loro impegno, la materia viva del sistema Sardegna.

Una materia viva che, purtroppo, questa Giunta non ha mai saputo valorizzare e coinvolgere come avrebbe dovuto. Nel Dpef al riguardo si fa sfoggio di buoni propositi e di intenti lodevoli, si annuncia la ricerca del coinvolgimento di soggetti investitori privati per realizzare le opere pubbliche necessarie, si prevedono modalità di gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare regionale concordate con i privati, si dichiara di voler favorire la nascita di una progettualità locale alla quale concorrano le comunità, i territori, le associazioni di imprenditori, ma con quale credibilità può proporre tutto ciò una Giunta che non ha avuto la volontà e la capacità di dare completa attuazione a quanto già definito anche nell'ambito della programmazione negoziata. Penso in particolare ai PIT del 2001 il cui stallo non fa che alimentare la sfiducia e il distacco degli operatori imprenditoriali privati e degli amministratori locali. E` bene ricordare che il bando relativo ai PIT per l'annualità 2001, pubblicato alla fine del mese di luglio, si caratterizzò per la totale mancanza di informazione.

I soggetti chiamati a proporre i progetti, infatti, si trovarono costretti a predisporre i piani durante il mese di agosto, essendo assenti per ferie quasi tutti i responsabili di misura, interlocutori indispensabili, e senza che l'amministrazione regionale avesse provveduto a fornire ai soggetti interessati alcuna assistenza o supporto consultivo. Ed oggi vorrei davvero sapere che cosa aspettano ancora il Presidente Pili e l'assessore Masala per definire gli accordi di programma relativi ai PIT 2001 già approvati.

Sarebbe questa la sensibilità e l'attenzione da riservare ai privati per la realizzazione di progetti e opere in collaborazione con l'amministrazione pubblica? Questa Giunta è incapace di fare anche le cose ordinarie e di concludere quelle già avviate e si mostra irresponsabilmente insensibile anche al rischio di perdere le risorse finanziarie, non solo quelle legate alla premialità, ma anche quelle ordinarie assegnateci con i POR, come in questi giorni ha denunciato la stessa CNA.

Essendo questo lo stato dell'arte sui PIT non stupisce che nel Dpef sia praticamente assente, come correttamente fa notare il tavolo del coordinamento delle associazioni imprenditoriali, nelle sue osservazioni sul Dpef, qualunque riferimento alla programmazione negoziata e qualunque ragionamento sullo stato di attuazione dei diversi strumenti e progetti, così come sui gravi problemi di copertura finanziaria derivanti dalle scelte restrittive adottate recentemente dal governo nazionale.

Ma, alla luce di tutto ciò, come possiamo aspettarci che questa Giunta abbia la capacità, l'impegno, l'apertura e la volontà necessari per costruire insieme a tutti i soggetti collettivi coinvolti le risposte ai grandi problema della nostra Regione? Infatti la Giunta mostra anche nel Dpef di non essere all'altezza del compito, individua quelle che definisce le politiche prioritarie di intervento e le affronta con una superficialità che ci lascia interdetti.

Speravamo di trovare qualche risposta in più sulla risorsa idrica e sul sistema del ciclo delle acque, vista la dimensione autenticamente drammatica ormai assunta dal problema per i nostri concittadini. Anche su questo punto siamo rimasti delusi.

Leggendo il Dpef abbiamo visto che neanche la Giunta può fare a meno di individuare come un nodo critico il numero paradossale di enti che a diverso titolo si occupano della risorsa idrica in Sardegna.

E` singolare, però, che, quando dall'analisi si passa all'indicazione degli obiettivi e delle azioni, il documento si limiti ad auspicare la razionalizzazione e valorizzazione delle infrastrutture esistenti senza fare alcun riferimento alla soppressione degli enti inutili e alla riorganizzazione di quelli che, eventualmente, risultino effettivamente necessari.

Evidentemente la spartizione delle poltrone dei trentatré enti coinvolti nella gestione dell'acqua è talmente prioritaria rispetto a qualunque altra necessità della nostra Regione e dei nostri concittadini, che la Giunta non se l'è sentita non dico di realizzare concretamente, ma anche solo di ventilare a parole l'ipotesi di tagli e soppressioni di strutture superflue.

Anche sull'acqua, poi, si sprecano le ovvietà. Gli obiettivi e le azioni in previsione vanno dalla riduzione consistente delle perdite idriche al miglioramento della gestione del servizio, come se qualcuno potesse auspicare il contrario. Ma anche su questi punti il Dpef non ci dà un numero, non presenta un progetto, non prefigura un solo risultato misurabile, e quando giunge ad illustrare il quadro gestionale amministrativo, il Dpef ci annuncia che la Giunta sta verificando l'opportunità di aumentare il numero degli ambiti territoriali ottimali. La cosa ci ha sorpreso, visto che autorevoli rappresentanti della maggioranza appartenenti al partito dei Riformatori sardi hanno detto e ripetuto con estrema chiarezza che su tale aspetto occorre prevedere un unico ambito territoriale ottimale, coincidente con l'intero territorio regionale.

Vista la rilevanza del tema che trattiamo, non sarebbe il caso che la Giunta e la maggioranza si coordinassero un po' meglio e trovassero un minimo di coerenza nelle proposte da formulare? Un altro ambito delle politiche prioritarie di intervento viene dal Dpef individuato nelle politiche per la valorizzazione del territorio, nell'ambito delle quali un ruolo di primo piano dovrebbe assumere lo sviluppo dell'industria turistica.

Anche le politiche per questo settore risultano, però, inadeguate, soprattutto per quanto riguarda il perseguimento della destagionalizzazione da realizzare attraverso la costituzione di un sistema rete con la piena integrazione tra ambiti costieri e zone interne.

Relativamente a questa prospettiva occorre dire che manca totalmente un organico piano di sviluppo del settore, la cui assenza lascia allo spontaneismo e alle iniziative dei singoli tutto l'onere del difficile decollo del turismo nelle zone interne.

In realtà, le risorse in termini di progettualità e di volontà esistono e chiedono solo di essere messe in condizioni di operare efficacemente, ma lo sforzo che le comunità e i territori, gli amministratori locali, i consorzi di comuni stanno mettendo in campo con generosità ed impegno, risulterà sicuramente vano se non verrà supportato da politiche coerenti e dotate di adeguate risorse finanziarie.

A questo proposito vorrei ricordare che ancora oggi resta ignorata la volontà del Consiglio regionale, contenuta nella legge finanziaria 2001, che dispone la previsione della riserva del sessanta per cento delle risorse programmate per i PIT da destinare a favore di quei progetti riguardanti i territori provinciali il cui prodotto interno lordo risulta inferiore al settantacinque per cento del PIL europeo.

Ancora una volta dobbiamo constatare la stridente contraddizione che caratterizza questa Giunta, che da una parte annuncia enfaticamente grandi progetti e dall'altra non fa fronte neppure a quanto, essendo già stabilito per legge, richiede soltanto una corretta applicazione.

Passando dalle politiche prioritarie di intervento alle politiche settoriali e di coesione sociale, il quadro offerto dal Dpef non migliora di certo.

Grande vacuità e superficialità nella descrizione delle politiche per l'agricoltura, assenza di riferimenti alla verticalizzazione dell'industria, mentre niente ci viene detto su cosa intende fare la Regione per contrastare lo smantellamento della chimica nella nostra isola. E sull'artigianato, settore così importante per la nostra Regione, la totale assenza di concertazione con le associazioni di settore, già verificatasi in occasione della finanziaria 2002, rappresenta la garanzia dell'inadeguatezza dei ragionamenti e delle proposte elaborate nel Dpef.

Anche sul tema del lavoro abbiamo letto molte parole, ma non abbiamo rintracciato alcuna definizione quantitativa degli obiettivi programmatici che la Giunta si propone di centrare in termini di aumento dell'occupazione.

Analoghe carenze si registrano sui temi della sanità, della famiglia e dei servizi alla persona.

In particolare su quest'ultimo aspetto vorrei ricordare alla Giunta che, dopo l'approvazione della legge quadro istitutiva del sistema integrato dei servizi sociali, siamo ancora in attesa degli interventi necessari per sostenere e valorizzare le responsabilità familiari, per rafforzare i diritti dei minori, per potenziare gli interventi contro la povertà, per i servizi domiciliari per le persone non autosufficienti, e in particolare per le disabilità gravi.

(Brusio in Aula)

Presidente, io posso anche smettere di parlare; credo che si possa anche non ascoltare, però chiedo almeno che non ci sia questo brusio.

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, almeno non disturbiamo.

BIANCU (I DEMOCRATICI). Il Dpef non ci fa intravedere nulla di concreto al riguardo, e dunque anche in questo settore vediamo riproposti i modelli del passato senza l'attuazione di quelle scelte che i cittadini sardi reclamano ormai da tempo.

Nella nostra isola continuiamo infatti a mantenere un regime di quasi monopolio dei fornitori privati dei servizi alla persona, quando sarebbe giunto il momento in cui la Regione preveda l'attuazione del quasi mercato anche attraverso il potere di scelta da parte di cittadini con i cosiddetti "buoni servizio".

Sull'ambiente e sui parchi si è già detto, ma un'annotazione di dettaglio va fatta. Mi ha colpito leggere che l'impegno della Regione in questo ambito è quello di giungere al più presto all'approvazione della legge istitutiva dell'Arpas. Mi ha colpito perché l'unico impegno che la Giunta e la maggioranza di centrodestra hanno prodotto in tre anni di legislatura è stato quello finalizzato a disputare e ad assegnare le poltrone relative a tale agenzia regionale con largo anticipo rispetto alla sua stessa istituzione.

Infine il Dpef ha trattato un altro tema di grande rilevanza all'interno del capitolo dedicato alla strategia organizzativa per l'efficacia e l'efficienza gestionale. Si parla delle riforme istituzionali della nostra Regione.

L'incipit di questo capitolo, mi duole dirlo, è quasi comico, esso recita: "La riforma della Regione rappresenta una priorità per il prossimo futuro. Se non fosse un fatto gravissimo ci sarebbe quasi da sorridere del dato che candidamente il Dpef ci certifica. Più della metà della legislatura è passata ed uno schieramento politico che ha vinto le elezioni facendo delle riforme e del rinnovamento il suo cavallo di battaglia, non è stato capace di fare una sola delle tante riforme annunciate e promesse. In questo senso il Dpef, presentando l'elenco dei problemi mai risolti dal centrodestra, si configura come il compendio dei fallimenti della Giunta.

Si parla della modifica del Titolo V della Costituzione, ma ancora oggi non è stato realizzato uno solo dei molteplici e complessi passaggi legislativi e amministrativi necessari per recepire adeguatamente i mutamenti introdotti dalla riforma costituzionale approvata con il referendum del 7 di ottobre.

Nel Dpef si cita appena l'avvenuta istituzione delle nuove province, ma mancano del tutto i conseguenti impegni mirati ad un complessivo riordino del sistema delle autonomie, mentre i decreti 59/97 e 112/98, che dispongono il trasferimento di nuove funzioni agli enti locali, continuano a non trovare applicazione e rimangono lettera morta nella nostra Regione.

Questa doveva essere la legislatura delle riforme, con il decentramento delle funzioni agli enti locali. Si è rivelata, invece, una fase caratterizzata da una sorta di neo centralismo politico-burocratico che mortifica il ruolo degli enti locali e che tenta di azzerare le positive conquiste che il sistema delle autonomie locali ha raggiunto con le battaglie condotte fin dai primi anni Novanta.

Non vi è traccia di un organico e definito piano di riorganizzazione della Regione e degli enti che da essa dipendono. Si parla di assemblea costituente, un tema sul quale personalmente ho assunto posizioni talvolta problematiche ma mai pregiudizialmente contrarie, e tuttavia, poiché sono sempre stato dell'avviso che il momento in cui i sardi potranno avere una nuova carta statutaria non possa essere continuamente rinviato sine die, oggi non posso fare a meno di concordare con chi, come l'onorevole Floris, ritiene che se entro pochi giorni non sarà giunto un pronunciamento definitivo da parte del Parlamento nazionale, occorrerà avviare subito un percorso alternativo per la riscrittura dello Statuto sardo.

Nello stesso capitolo il Dpef ci propone poi l'ultimo spot ideato dalla Giunta Pili, parlo del cosiddetto nuovo piano di rinascita definito direi in modo un po' azzardato come lo strumento costituzionale della specialità dell'isola.

Vorrei chiedere alla Giunta e all'intero Consiglio come si possano conciliare gli slanci ideali sbandierati a supporto dell'assemblea costituente, un grande progetto nel quale tutti i sardi si dovrebbero sentire coinvolti e partecipi, con l'iniziativa demagogica e verticistica di un Presidente della Giunta che pretende di inventare da solo, o al massimo con l'ausilio di un super consulente, il nuovo grande progetto per il progresso e lo sviluppo della nostra isola.

Ma dove sono i sardi, la società civile, i sindacati, le imprese, le associazioni, le famiglie? Non ci sono, ma non importa. Potranno sempre vedere alla TV o leggere sui giornali amici qual è il futuro che il Presidente Pili ha disegnato per loro.

Infine, nel capitolo del Dpef dedicato alle riforme, non vi è traccia di riferimenti alla necessità di elaborare una nuova legge elettorale regionale.

Se da un lato infatti è evidente la gravità e la consistenza delle responsabilità della Giunta e della maggioranza per la crisi in cui versa la nostra Regione, dall'altro occorre ammettere che le ultime elezioni regionali hanno prodotto un Consiglio nel quale sono di difficile attuazione le condizioni che consentono la nascita di organismi esecutivi forti, basati su accordi politici e di programma chiari ed espliciti, non assoggettabili al ricatto di piccoli gruppi o addirittura di singoli consiglieri regionali.

In assenza di tali condizioni nascono esecutivi deboli e incapaci di perseguire con forza e determinazione un programma politico di legislatura; è perfino superfluo rimarcare come le vicende che hanno caratterizzato la nascita e lo sviluppo della legislatura corrente siano una rappresentazione esemplare di questo stato di cose. Ed è altrettanto superfluo, purtroppo, ricordare che a pagare il prezzo di queste insufficienze è l'intero sistema Sardegna, che vede aumentare il ritardo che la separa dalle regioni più avanzate d'Italia e d'Europa.

Per questi motivi sono fortemente convinto che questo Consiglio non farebbe certo l'interesse dei sardi se lasciasse che si giungesse ad elezioni, siano esse a scadenza naturale o anticipate, senza aver approvato una nuova legge elettorale capace di rispondere con efficacia ed equilibrio alle esigenze della governabilità e di una adeguata rappresentanza delle diverse forze politiche.

Sappiamo tutti che il Parlamento nazionale nella scorsa legislatura ha varato una nuova legge elettorale anche per le Regioni a Statuto speciale, e che in assenza di un intervento legislativo del Consiglio regionale sardo le prossime elezioni sarebbero regolate da tale legge.

Tuttavia riteniamo che sarebbe un'ennesima dimostrazione della debolezza della nostra Regione e un tradimento della sua autonomia e della sua specialità se il nostro Consiglio regionale si dimostrasse incapace di elaborare, com'è nelle sue prerogative, una legge elettorale tagliata sulle specifiche esigenze e sulla peculiarità della Sardegna.

Sono convinto, però, che oggi non basta elaborare una nuova legge elettorale, ma bisogna anche giungere alla definizione di un meccanismo elettorale istituzionale attraverso il quale i cittadini sardi possano partecipare direttamente alla scelta dei candidati che i partiti o gruppi politici organizzati propongono in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale della Sardegna.

Sto parlando evidentemente dell'istituzione per legge delle elezioni primarie per il Consiglio regionale.

Su questo tema esiste oggi una proposta di legge regionale, e come tutte le proposte potrà essere discussa e migliorata, ma se venisse semplicemente accantonata, questo Consiglio dimostrerebbe che non ha alcun interesse a contrastare il progressivo allontanamento tra cittadini e partiti, e ciò che forse è anche più grave, tra cittadini e istituzioni. Un allontanamento che non si limita a produrre il cosiddetto astensionismo, ma che conduce all'inesorabile allentarsi del legame che deve sempre stabilirsi e mantenersi saldo tra i singoli cittadini e chi li rappresenta; un legame che dovrebbe nutrirsi dell'impegno e della partecipazione dei cittadini da una parte e del senso di responsabilità dei rappresentanti istituzionali dall'altra.

In conclusione, colleghi, credo che al termine di una discussione analitica e dettagliata vada sintetizzato un giudizio complessivo sul Dpef che questo Consiglio è chiamato oggi a discutere.

Ebbene, da un'attenta lettura del documento e dal confronto con le osservazioni prodotte sia dalle organizzazioni sindacali, che da quelle datoriali, mi sembra di poter dire che emerge un quadro valutativo univoco e chiaramente negativo.

Questo Dpef dovrebbe dunque essere ritirato dalla Giunta, che dovrebbe ripresentarlo soltanto dopo essersi debitamente confrontata con le parti sociali e il sistema delle autonomie, e dopo aver provveduto a recepire le critiche e i contributi che il Consiglio, attraverso la presente discussione, sta proponendo.

In caso contrario, bene farà questo Consiglio a bocciarlo nell'interesse della Sardegna e dei sardi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.

PIANA (U.D.C.). Signor Presidente, il Dpef che noi stasera stiamo discutendo è un documento a cui attribuiamo notevole importanza perché traccia le linee da qui a fine mandato dei provvedimenti che questo Consiglio regionale, questa maggioranza dovrà adottare, soprattutto per le grandi emergenze che in questi ultimi anni si stanno sviluppando in Sardegna.

Indubbiamente gli interventi, sia della maggioranza che della minoranza, non vogliono essere interventi di routine, nei quali la maggioranza sostiene che il documento sia validissimo mentre la minoranza lo critica per partito preso.

Credo che noi in questi anni in Sardegna stiamo giocando una partita importantissima, perché, oltre ai cambiamenti che investiranno le risorse aggiuntive dei fondi comunitari, stiamo attraversando delle grandissime trasformazioni dal punto di vista delle riforme istituzionali, e dobbiamo anche affrontare alcune calamità eccezionali che in Sardegna si stanno sviluppando, in particolare l'emergenza idrica, che, come noi sappiamo, è al primo posto dei programmi della maggioranza che oggi governa la Regione, e coinvolge tutti i settori produttivi, in particolare l'agricoltura Proprio in queste settimane stiamo predisponendo una nuova legge per il risarcimento dei danni causati dalla siccità.

La siccità sta creando problemi anche nel settore del turismo. Assistiamo ad un incremento della presenza di turisti in Sardegna, ma abbiamo notevoli problemi di ricezione perché manca l'acqua. E` di questi giorni la notizia che interi villaggi hanno dei grossi problemi proprio per il razionamento dell'acqua. Anche a livello ambientale la siccità sta creando grossi problemi, in modo particolare perché, come ormai è noto, principalmente nei mesi di luglio ed agosto, il fieno e l'erba secca, favoriscono la diffusione degli incendi.

Ed allora io credo che il Dpef sia veramente un documento essenziale. che traccia le linee che questa maggioranza, il governo di centrodestra, vogliono attuare sino a fine mandato, finché abbiamo la responsabilità di governare questa Regione.

Credo che innanzitutto sia giusto ricordare, come hanno fatto altri colleghi, che per la prima volta il documento di programmazione economico finanziaria è stato approvato in Giunta, e portato poi in Commissione e in Aula, nei tempi previsti dalla legge regionale.

Questo perché siamo consapevoli che i documenti fondamentali di programmazione e di indirizzo devono essere approvati entro i termini stabiliti dalle leggi perché la Giunta regionale possa attuarli immediatamente.

Sono d'accordo col collega Cappai che poco fa ricordava che molto spesso si perde troppo tempo a discutere alcune leggi, alcuni documenti proprio per il balletto di interventi molte volte ostruzionistici da parte di alcune forze politiche della minoranza. Per questo, nella consapevolezza che i tempi di questo Consiglio regionale sono troppo lunghi, rivolgiamo un appello anche all'opposizione perché cerchi di accelerare i lavori, esercitando il proprio ruolo di opposizione in modo costruttivo per avviare immediatamente all'approvazione sia leggi, sia documenti importanti come il documento che stasera stiamo discutendo.

Ripeto, noi riteniamo che il documento di programmazione economico finanziaria che stiamo discutendo sia un documento completo, che può permetterci di risolvere i problemi che, in quest'ultimo periodo, stiamo andando ad affrontare; problemi che sono importanti, sui quali si gioca non solo il futuro sviluppo economico ma la sopravvivenza stessa della Sardegna, perché se non risolviamo il problema dell'acqua, indubbiamente il deserto è vicino, si avvicinerà, e sicuramente, se non riusciamo a mandare avanti i settori produttivi come l'agricoltura, che è ritenuta fondamentale in Sardegna, andremo incontro ad un impoverimento e ad un allontanamento dall'uscita dall'Obiettivo Uno entro i termini che ci siamo prefissati.

Ed allora questo è un documento che dà tutte le indicazioni per la soluzione dei problemi; è un documento che ci trova pienamente d'accordo perché traccia le linee fondamentali perché si riesca ad arrivare veramente a quel traguardo che, ad inizio legislatura, noi tutti ci eravamo prefissati.

E` un documento che merita l'accoglimento, è un documento i cui contenuti condividiamo, e quindi riteniamo che debba essere approvato in tempi brevissimi. Io spero che entro la giornata di domani si arrivi al voto finale.

Questo a dimostrazione che il Consiglio è maturo per capire quando c'è veramente la necessità di adottare dei provvedimenti, anche in un clima di carattere straordinario come quello che noi tutti stiamo vivendo in queste settimane e in questi mesi.

Credo che possiamo dare un parere positivo, rivolgo un appello al Presidente della Giunta e soprattutto alla Giunta Regionale, che poi insieme anche alle varie Commissioni consiliari, dovrà predisporre i provvedimenti esecutivi di quelle che sono le linee guida che noi oggi stiamo andando a discutere, e mi auguro domani ad approvare, orientate in modo particolare sulle tre emergenze. Ed allora, Presidente della Giunta regionale, che è anche commissario straordinario delle acque per la Sardegna, io credo che all'emergenza idrica debba essere data priorità assoluta, perché è impensabile che si debba ancora affrontare, per altri esercizi, il problema delle risorse idriche, il problema della siccità, avere ancora il problema del razionamento dell'acqua o addirittura dell'assenza dell'acqua per l'agricoltura, avere il problema di non poter aprire villaggi turistici o alberghi, avere città intere alle quali il razionamento dell'acqua sta creando e creerà problemi anche di ordine pubblico se continuiamo in questo modo. Io credo che ci siano dei provvedimenti da assumere immediatamente.

Nel documento si individuano anche le risorse finanziarie, ci sono le idee e si indicano alcune leggi nazionali che dobbiamo rispettare.

La Giunta regionale, attraverso il documento di programmazione economico - finanziaria, avrà le autorizzazioni, avrà anche il pieno appoggio di questo Consiglio regionale, della maggioranza in modo particolare, per poter andare avanti ed accelerare tutte le azioni necessarie per risolvere questo grave problema. Nelle prossime settimane, saremo chiamati a discutere ed approvare anche un progetto di legge che è già in Commissione agricoltura, per dare ulteriori 250 miliardi di risarcimento agli agricoltori per i danni della siccità, quando sta iniziando un'altra stagione siccitosa e quindi dovremo concedere altri risarcimenti.

Io credo che veramente, se riuscissimo a fare un piano organico e a concentrare le risorse e dei fondi comunitari e dei fondi ordinari di bilancio, noi riusciremmo veramente a far uscire la Sardegna dalle secche in cui oggi ci troviamo.

Io credo che nel documento si dia anche completamento ad alcuni provvedimenti che risolvono annosi problemi: la continuità territoriale, il sistema dei trasporti, con l'approvazione anche in Commissione del piano dei trasporti regionale, le incentivazioni a dei settori produttivi, la legge sul commercio, la legge sull'imprenditorialità giovanile. Insomma, la strada che sino ad oggi abbiamo fatto è positiva, e anche i dati sull'occupazione ce lo dimostrano, però di strada da fare ce n'è ancora.

Io credo quindi che questo documento possa essere approvato, perché contiene tutte le azioni che noi riteniamo utili per chiudere la legislatura, rispettando in modo particolare le promesse che abbiamo fatto quando ci siamo presentati agli elettori.

Pertanto io ed il Gruppo a cui appartengo voteremo a favore di questo documento che riteniamo essenziale e mi auguro che così faccia anche tutto il Consiglio rinnovando la fiducia al Presidente della Giunta regionale e alla Giunta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Presidente, voglio sottolineare solo alcune questioni, anche perché in quest'Aula registriamo una situazione un po' singolare.

L'onorevole Lombardo dice che il centrodestra vuole approvare quanto prima il Dpef. L'onorevole Cappai segue a ruota e ribadisce anche lui che, sulla base dei sacri testi che ha consultato, il dibattito in Aula, nelle legislature precedenti, coinvolgeva non più di dodici o tredici consiglieri, e può darsi che abbia anche ragione, avendo lui consultato i sacri testi.

L'onorevole Piana, ribadisce che la maggioranza vuole chiudere la discussione e arrivare quanto prima a votare in Aula il Dpef.

Poi caso strano vuole che, così come ha confessato il Presidente del Consiglio, tutti i consiglieri del centrodestra siano stati iscritti d'ufficio a parlare. Questo dimostra che il centrodestra non ha alcuna voglia e ha perfino paura di arrivare al voto.

Allora noi brevemente, pur non rinunciando a sottolineare alcuni aspetti delle questioni di merito che pure vogliamo porre, intendiamo accontentare il centrodestra. Quindi mi limiterò ad alcune brevissime considerazioni, che caso mai avremo modo di approfondire durante la discussione del testo, in modo tale che si possa arrivare quanto prima al voto.

Il nostro è un giudizio preciso, e qualcuno di voi potrà dire che è perfino scontato; è un giudizio preciso e preoccupato per l'ipotesi che è stata avanzata in Aula con questo Dpef. Lo abbiamo detto con grande chiarezza in Aula con l'intervento del collega Cogodi, in apertura di discussione, lo abbiamo ribadito ieri con una conferenza stampa, presentando le nostre proposte di modifica del Dpef.

Esprimiamo un giudizio preoccupato per il tentativo che si vuol fare - a meno che non si tratti ancora una volta, e non sarebbe la prima volta, di una invenzione propagandistica del Presidente - per il tentativo che viene compiuto con il Dpef, in sostanza, di avanzare un'ipotesi di sviluppo per la nostra Isola, che non ha nulla a che vedere con le esigenze che pure sono state riproposte anche nel corso di queste settimane - e qui vado rapidamente a ricordarle - dalle parti sociali, con lo sciopero delle organizzazioni confederali del 28 di giugno, e nelle stesse dichiarazioni delle associazioni imprenditoriali, che con grande chiarezza, riferendosi al documento, esprimono un giudizio fortemente negativo e parlano di documento fotocopia rispetto alle proposte precedenti.

In sostanza, e questo è il nostro giudizio, non emerge una politica seria che sia capace di affrontare i problemi che sono aperti, nell'ambito della nostra Isola, nei vari comparti in cui si articola l'economia; non vi è una parola per quanto riguarda la drammatica condizione del comparto industriale, non vi è una parola per quanto riguarda la situazione di altri settori importanti dell'economia della nostra Isola, che addirittura corrono il rischio di essere cancellati da quanto sta accadendo, se pensiamo, per esempio, a ciò che avviene nel comparto dell'agricoltura.

Quindi il nostro è un giudizio fortemente negativo. Abbiamo detto che il Dpef va bocciato perché non affronta i problemi della nostra Isola, perché compie un'opera di mistificazione, un'opera propagandistica, perché non può essere, ancora una volta, pensata ed ipotizzata un'ipotesi di sviluppo che nulla ha a che fare con le esigenze pressanti che pure noi, in più occasioni, abbiamo rappresentato in quest'Aula. Un'ultima considerazione per chiudere, poi entreremo nel merito, perché sarebbe interessante discutere i contenuti del Dpef; per esempio sarebbe interessante capire come fa la Giunta, come fa il Presidente della Giunta e come fa l'Assessore a conciliare le ipotesi che qui sono presentate con quanto dettato a pagina 65 e 66, dove in modo chiaro ed esplicito si dice che, per esempio, per quanto riguarda i capitoli di spesa, l'ipotesi che dovrà essere presentata con il prossimo bilancio, per i settori nei quali non si è raggiunto il volume di spesa dell'ottanta per cento, prevederà una riduzione della spesa.

Mi chiedo cosa succederà. Non vedo l'Assessore all'agricoltura, non riesco a capire dove possa essere, la situazione è stata, da lui stesso definita oggi nella stampa, drammatica, e non capisco come possa pensare di uscire da quella condizione se, per esempio, da parte della Giunta verrà rispettata l'indicazione contenuta nelle ipotesi previste per la manovra di bilancio a pagina 65 e 66 del Dpef; anche perché voi stessi confessate, per esempio, che per quanto riguarda l'intervento comunitario in agricoltura non siete riusciti a spendere una lira, se il dato che oggi è presentato è quello dello 0,92 per cento dei fondi FEOGA impegnati per quanto riguarda l'agricoltura. Ma non aspettavamo le notizie pubblicate sulla stampa di oggi per sapere che, nel corso di questi anni, né con l'intervento ordinario - andatevi a guardare i residui della legge "21" - né con l'intervento straordinario, in un comparto che è in condizioni drammatiche, non siete riusciti a spendere nulla, e per il prossimo bilancio proponete il nulla, così come è contenuto nel vostro Dpef, in un momento in cui, tra l'altro, dappertutto gli agricoltori, gli imprenditori agricoli che rappresentano un comparto importante, stanno occupando i comuni per chiedere un intervento adeguato all'emergenza che registriamo in questo comparto dell'economia della nostra Isola.

Avremo modo di tornare sul merito delle questioni che sono contenute in questo Dpef e sulla scelta che viene in esso compiuta, che è una scelta di non sviluppo, che è una scelta che tende ad accentuare il divario con il resto del Paese, non solo con le regioni del nord ma anche con le regioni del Mezzogiorno d'Italia, visto che voi prevedete una crescita dell'1,9 per cento contro una media nazionale del vostro Governo del 3 per cento e un Dpef nazionale che per il Mezzogiorno prevede una crescita maggiore rispetto alla stessa media nazionale.

Voi volete condannare la Sardegna al sottosviluppo, volete accrescere il divario con le aree progredite del Paese, ma volete accrescere il divario anche con le zone interne dell'Isola, visto che il vostro intervento, così come dicono i rappresentanti delle associazioni degli imprenditori, ancora una volta segue la strada dell'intervento a pioggia anche per quanto riguarda gli incentivi fiscali, cioè continuate a commettere l'errore che ha commesso Tremonti che lo ha portato, tra l'altro, concretamente a verificare che gli indicatori che erano contenuti nel Dpef dell'anno scorso si sono dimostrati un fallimento rispetto alla previsione che in qualche modo da lui era stata prospettata sulla base degli effetti che avrebbe dovuto creare in termini di sviluppo la cosiddetta "Tremonti bis".

Concludo, Presidente, perché voglio favorire la vostra richiesta di andare al voto. Nel merito avremo modo di tornare sulle questioni e di affrontarle anche nel dettaglio e vi dimostreremo che la vostra è una scelta non solo sbagliata, ma dannosa per la nostra Isola.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pirastu. Ne ha facoltà.

PIRASTU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi consiglieri, prima di soffermarmi su alcuni aspetti del Dpef vorrei condividere la tesi di coloro che sostengono l'inutilità di questo strumento. Credo infatti, soprattutto nella prospettiva della nuova legge elettorale, che vedrà eletto un governatore, che il Dpef dovrà essere concepito come uno strumento più schematico, più analitico per quanto concerne il monitoraggio in corso d'opera, e soprattutto dovrà, a mio avviso, essere comunicato al Consiglio e non votato da questo.

L'Esecutivo infatti è sempre l'espressione di una maggioranza che delega e revoca la delega, ma che in sede consiliare deve limitarsi a svolgere il ruolo legislativo lasciando alla Giunta l'onere di compiere le scelte di governo. In questo senso è importante considerare il DPEF come recinzione della legge finanziaria e del bilancio regionale. Quindi il Presidente Pili fa bene a evidenziare il contesto evolutivo in cui si colloca il DPEF 2003-2005. L'interconnessione metodologica con il POR rappresenta veramente un banco di prova per sondare la capacità della nostra regione nell'individuare e perseguire gli obiettivi strategici per un nuovo modello di sviluppo economico.

C'è un nodo da sciogliere per poter guardare con ottimismo oltre il triennio 2003-2005; mi riferisco alla permanenza della nostra regione nell'Obiettivo 1. E' una rivendicazione datata. Mi ricordo che il primo a suonare il campanello d'allarme fu l'onorevole Fois, Presidente della Commissione politiche comunitarie nella precedente legislatura. Sia la Giunta Floris che la Giunta Pili si sono mosse fattivamente per sostenere il nostro diritto a continuare a poter usufruire delle agevolazioni volte a compensare le straordinarie diseconomie legate all'insularità. Bisogna, a mio avviso, andare oltre e costruire i presupposti affinché l'Unione Europea crei un Obiettivo Isole, prevedendo per queste comunità opportunità maggiori di quelle dell'Obiettivo 1.

Vorrei adesso fare alcune riflessioni su specifiche problematiche riportate nelle schede del documento. Parliamo di infrastrutture e di trasporti. In questi due anni e mezzo di governo si è realmente centrato un obiettivo storico: la continuità territoriale aerea per i passeggeri con gli scali di Roma e Milano.

Bisogna estendere questi benefici alle altre tratte, ma bisogna soprattutto esercitare, e qui mi rivolgo all'Assessore dei trasporti, una rigorosa azione di controllo sulle compagnie titolari delle concessioni sulle diverse tratte, al fine di evitare che queste, con stratagemmi scorretti, aggirino le norme vanificando i benefici sia con riferimento alle tariffe sia con riferimento alla qualità del servizio. La Meridiana ha dimostrato di essere maestra nel fornire un servizio inefficiente e insufficiente, e in questi giorni viene emulata dall'altra compagnia concessionaria, mi riferisco all'Air One. Non mi soffermo sugli ulteriori obiettivi e azioni relative al sistema delle infrastrutture e dei trasporti che, ovviamente, condivido pienamente. Suggerirei, peraltro, di coinvolgere anche l'Assessorato del turismo nell'attuazione della politica dei trasporti, i motivi sono facilmente comprensibili.

Per quanto concerne l'obiettivo di valorizzare il ruolo della Sardegna come piattaforma logistica per il Mediterraneo, credo sia indispensabile sbloccare con atti amministravi concreti il progetto di metanizzazione Africa-Sardegna-Europa previsto nell'accordo Stato-Regione dell'aprile '99 e modificato e sviluppato dalla Giunta Floris. Presidente Pili, mi auguro che il suo impegno possa in questa legislatura vedere almeno espletata la gara internazionale per la realizzazione dell'importante opera, che eliminerà uno dei grandi handicap della nostra isola per quanto concerne l'energia.

Una parte interessante e innovativa del DPEF riguarda il turismo, che sicuramente è destinato ad assumere sempre più il ruolo di comparto trainante dell'economia della nostra regione. Lo sviluppo di questo settore dipende ovviamente dalla soluzione dei due grandi problemi: acqua e continuità territoriale, interna ed esterna. Non si può pensare, infatti, di incrementare la costruzione di campi da golf con le attuali risorse idriche. Non spetta a me stilare le pagelle, ma sicuramente bisogna dar atto all'Assessore del turismo di essersi distinto positivamente nella predisposizione delle parti di sua competenza del DPEF.

Strategie intersettoriali e politica degli incentivi: le linee indicate dall'Assessorato dell'industria sono sicuramente valide; rimarranno per altro lettera morta se la Regione non si doterà di un testo unico sugli incentivi che metta ordine nell'attuale frammentazione normativa. Vorrei ricordare che si tratta di una grande riforma che poteva essere attuata da due anni. Giacciono infatti dai primi mesi del 2000 nella VI Commissione un disegno di legge e una proposta di legge in tal senso.

Il disegno di legge è stato frutto di un'attenta concertazione con i sindacati e le associazioni imprenditoriali. Rilevo comunque che forse sarebbe opportuno caratterizzare le prospettive di politica industriale. La scheda industria contenuta nel DPEF rappresenta un importante indice che attende di essere riempito di contenuti per quello che rimane ancora da fare, mettere meglio a fuoco gli obiettivi ed entrare nel dettaglio delle azioni previste. In particolare bisogna proseguire quanto fatto in tema di privatizzazioni dalla precedente Giunta. Sono state liquidate la SIPAX e la INTEX, credo sia arrivato il momento di liquidare anche la SIGMA INVEST, in quanto l'attività dalla stessa svolta è in netto contrasto con la normativa europea in tema di aiuti di Stato. Ovviamente bisognerà, così come si è fatto per la INTEX e per la SIPAX, salvaguardare i livelli occupativi una volta terminata la liquidazione. Per quanto concerne l'EMSA si può esprimere un parere positivo per l'attività svolta in questi ultimi due anni. Le società privatizzabili sono state tutte privatizzate, incassando denaro e non finanziando con fondi pubblici le privatizzazioni.

Esprimo invece una perplessità per quanto concerne la cessione del patrimonio immobiliare nelle aree minerarie. La precedente Giunta, applicando la legge 33/98, ha emanato le direttive per la cessione dei beni immobili a comuni e privati. Per quanto concerne i comuni le donazioni sono state formalizzate con successivi atti pubblici partiti nel maggio 2000 e terminati quasi tutti il 1° agosto 2001. Per quanto concerne la cessione ai privati invece non è stata data attuazione alle direttive, basta pensare al bando internazionale per la laveria di Buggerru pronto fin dall'ottobre 2001 e mai varato.

Credo che sia opportuno riaccendere il motore della procedura in quanto parliamo del futuro di un intero territorio, il Sulcis-Iglesiente, sicuramente legato alla valorizzazione in chiave turistica e artigianale delle aree minerarie dismesse.

Presidente Pili, il cuore di tutto il DPEF, a mio avviso, è sicuramente contenuto nel capitolo terzo, in cui si parla di strategia organizzativa per l'efficienza e l'efficacia gestionale. Questa Regione va ripensata e ridisegnata, diversamente ogni obiettivo diventerà un'utopia, e su questo so che lei è ben d'accordo perché anche nelle dichiarazioni programmatiche è stato uno dei punti centrali. Gli uffici della Regione devono lavorare a tempo pieno e i funzionari regionali devono essere messi in grado di operare con tempestività. La Regione non deve mai andare in ferie così come non vi sono ferie per gli ospedali e i servizi di pronto soccorso. Bisogna incrementare gli organici, valorizzare i funzionari regionali validi, che sono sicuramente i più numerosi, e licenziare i lavativi, che sono sicuramente pochi, ma capaci di arrecare danni notevolissimi.

Condivido pienamente quanto delineato nel DPEF con riferimento al nuovo sistema organizzativo della Regione, la riduzione dei tempi burocratici e la gestione dei processi attuativi. Questa parte è veramente da considerare rivoluzionaria e lungimirante.

In attesa di riformare gli enti strumentali - e qua chiedo l'attenzione dell'assessore Fois - attraverso l'eliminazione di alcuni e l'accorpamento di altri, sarebbe importante che la Giunta regionale emanasse delle direttive che mettano un po' d'ordine. Vi sono, infatti, enti che vengono gestiti come monarchie assolute, e presidenti che, senza nessun collegamento con l'Esecutivo regionale, programmano e spendono le risorse erogate dalla Regione con totale discrezionalità.

Caro Presidente, vi sono tanti aspetti sui quali vorrei apportare il mio contributo, ma devo fermarmi per motivi di spazio. Voglio però affrontare un ultimo argomento che, purtroppo, ma credo volutamente, è stato dimenticato, e che avrebbe meritato un ragionamento approfondito. Mi riferisco alla politica del credito. Nei prossimi giorni, una volta consultato il Gruppo, presenterò una mozione che avrà la finalità esclusiva di stimolare un confronto su una tematica fin troppo trascurata. Alcuni interrogativi: ha senso oggi mantenere una partecipazione di minoranza nel Credito Industriale Sardo e nel Banco di Sardegna? Quale utilità ha se non quella di nominare qualche elemento nei Consigli di Amministrazione? Perché non individuare, in accordo con gli azionisti di maggioranza del Banco e del CIS, un percorso che porti alla dismissione della partecipazione regionale, con il conseguente incasso di denaro fresco per la Regione? Quale ruolo futuro disegnare per la SFIRS, che ha delle enormi potenzialità e sicuramente, se opportunamente sostenuta, potrà svolgere un ruolo importante nella regia finanziaria del futuro sviluppo economico? Perché nel contempo non prevedere un programma - sottolineo programma - di privatizzazione parziale della SFIRS, portando la partecipazione regionale dall'attuale 92 per cento al 51 per cento?

Le risposte a queste e a tante altre domande diventano importanti per ipotizzare un nuovo rapporto tra Regione, mondo del credito, impresa e cittadini. Una strategia azzeccata in questo settore diventa fondamentale per il raggiungimento di quella nuova autonomia di cui lei ha parlato in questi giorni. Nella prima metà degli anni ottanta, un gruppo di intellettuali e politici illuminati, in una sintetica ma ricca pubblicazione, ipotizzava una nuova autonomia partecipativa, sconfessando "l'autonomia - acquisizione" di cui ha goduto la nostra Isola pur con alti e bassi; "autonomia - acquisizione" volta solo a realizzare un puro e semplice trasferimento di competenze e funzioni nonché, sul piano economico, di risorse. "Autonomia - partecipazione", invece, volta a realizzare una copresenza effettiva della regione nella formazione delle scelte nazionali concernenti la gestione delle risorse e non la pura e semplice allocazione delle stesse.

La strada che si sarebbe dovuta percorrere e che necessariamente si deve percorrere se si vuole avviare un effettivo processo di sviluppo dell'economia sarda è radicalmente diversa, ed è quella da lei indicata: è la strada della "autonomia - partecipazione", la quale implica che il trasferimento nell'Isola di capitali esterni si accompagni al trasferimento della capacità di gestione autonoma di questi capitali, cioè al contestuale trasferimento a favore della nostra economia di quote di mercato corrispondenti ai flussi di risorse esterne.

Il trasferimento di quote di mercato risulta estremamente difficile, come si è detto, se i capitali trasferiti realizzano unicamente imprese a effetti diffusivi esogeni. Occorre pertanto orientare questi capitali alla creazione di imprese a effetti diffusivi endogeni, cioè alla creazione di imprese produttrici di beni per il consumo finale che attivino processi di verticalizzazione all'indietro e quindi determinino il sorgere di un sistema di interdipendenze produttive generalizzate.

Ovviamente questa ipotesi non presuppone la cancellazione pura e semplice degli insediamenti industriali fino a ad oggi realizzati, peraltro in grave situazione di crisi, derivante dalle modificazioni strutturali e congiunturali nei mercati internazionali delle materie prime; presuppone unicamente la presa di coscienza degli errori di metodologia politica che sono stati compiuti in passato e l'individuazione di un progetto globale di crescita della nostra Isola che dovrà tener conto anche dell'esigenza di riconversione industriale, peraltro implicita, in un nuovo processo di industrializzazione avente come obiettivo la crescita autopropulsiva del nostro sistema economico.

Presidente Pili, credo che con il Governo Berlusconi, soprattutto grazie alla presenza del ministro Pisanu, si possa parlare di nuova autonomia. Sono per natura contrario agli slogan, ma credo che quanto maggiore sarà la nostra partecipazione alla gestione del sistema Italia, al quale apparteniamo, tanto maggiore sarà la nostra autonomia nella gestione del sistema Sardegna, e su questo terreno, cari colleghi consiglieri, non esiste centrodestra o centrosinistra, bensì solo l'orgoglio e la tenacia del popolo sardo, che merita, quando si parla di autonomia, di avere una rappresentanza politica unitaria.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna che non è presente.

spissu (d.s.). Rinuncia.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pacifico. Ne ha facoltà.

PACIFICO (d.s.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (D.S.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.). Rinuncio.

PRESIDENTE. Non ho più iscritti a parlare del centrosinistra.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, non posso dare la parola ad altri consiglieri del centro sinistra perché non ho altri iscritti a parlare; tutti i consiglieri del centro sinistra iscritti a parlare hanno rinunciato. Pertanto ha facoltà di parlare il consigliere Rassu.

COGODI (R.C.). Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Che voto deve dichiarare adesso, onorevole Cogodi? Quando arriveremo alla votazione, potrà fare la dichiarazione di voto.

spissu (d.s.). Quello dell'onorevole Rassu è l'ultimo intervento.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna). Di solito, in occasione della discussione del documento di programmazione economica e finanziaria, ci si aspetta dall'opposizione degli spunti, dei suggerimenti o delle argomentazioni che evidenzino l'inutilità della proposta presentata o quanto meno l'insufficienza di questa.

Nei vari interventi che abbiamo ascoltato sinceramente qualcuno era un vero trattato di filosofia sui rapporti tra governo regionale, famiglie, associazioni di categoria, singoli individui e quant'altro; da alcuni altri, più o meno velatamente, si è avuta una critica costruttiva; da alcuni altri, meno velatamente, c'è stato un evidente rimprovero o quanto meno un evidente attacco camuffato.

Bene, io credo una cosa, qui si parla di politica economica chiaramente, si parla di futuro della Sardegna, quindi si parla di nuove soluzioni, o almeno di soluzioni moderne che vedano la politica confrontarsi con le difficoltà economiche e sociali che attanagliano la nostra Isola non da oggi bensì da qualche decennio a questa parte.

Se una qualsiasi maggioranza dovesse tener conto e immettere nel contenitore chiamato DPEF - io lo chiamo il libro dei sogni - tutto quello, o almeno in parte, che si vuole proporre, è stato detto in quest'aula, ci vorrebbe un volume da fare invidia alla Bibbia. E allora si parte da un presupposto concreto, che è il sistema economico in Sardegna, che è il caso Sardegna, con le sue deficienze strutturali dal punto di vista economico, con i suoi gravi problemi dal punto di vista sociale, e col suo problema politico attuale, che si concretizza in questo Consiglio regionale.

Questi sono i tre elementi che ha in mano la maggioranza per presentare il cosiddetto DPEF da me ritenuto sinceramente un documento di corredo e - ha detto bene il collega Pirastu - un documento di informazione per il Consiglio, ma che non dovrebbe essere votato da quest'ultimo, perché da votare non c'è proprio niente, a mio parere, cioè io lo ritengo un documento ormai obsoleto come strumento di politica finanziaria da proporre a un qualsiasi Consiglio, sia regionale, sia provinciale o comunale.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SALVATORE SANNA

(Segue RASSU.) Io credo che bisognerebbe a breve, come penso succeda, modernizzare quelli che sono i documenti della finanziaria e di bilancio del Consiglio regionale e così di fatto si andrà avanti. Questo e' un documento di corredo nel quale si tenta di individuare degli obiettivi da raggiungere e delle linee da percorrere per il loro raggiungimento.

Non ci si può assolutamente perdere nei mille rivoli che possono essere contenuti in queste linee programmatiche, e mi spiego: non si può, nella discussione di un documento di programmazione economica e finanziaria, scendere nel particolare di qualsiasi settore, ma non solo, nel particolare di una legge, ma non solo, nel particolare di una proposta. E' semplicemente assurdo. Il documento di programmazione economica e finanziaria deve essere un momento di confronto, in cui una maggioranza propone una possibile, ipotetica chiaramente, soluzione a problemi contingenti che riguardano la nostra Isola, e su questo si deve avviare un confronto. Un confronto politico che a tutt'oggi non esiste; esiste solo il rigetto, esiste solo una critica non costruttiva, esiste solo una negazione totale: "si arrivi al voto perché dobbiamo vedere quello che succede nel voto". Ebbene, qualunque sia il risultato della votazione, a mio parere non dovrebbe succedere niente, perché la valenza politica del voto su un documento così concepito non può assolutamente determinare il futuro di una maggioranza politica, tanto meno può determinare gli obiettivi futuri, immediati della politica di intervento della Giunta Regionale.

Senza niente togliere ai colleghi di Rifondazione Comunista che hanno presentato un documento alternativo, ritengo che se ne possano presentare dieci, venti, trenta, ma non possiamo trasformare questo documento in un libro dei sogni. Io ho seguito attentamente l'intervento del collega Ortu, si è parlato di agricoltura, si è parlato di altre cose, ma ci si è accorti solo oggi del problema dell'agricoltura dopo che per vent'anni la si è lasciata abbandonata a se stessa, in preda all'arbitrio degli istituti di credito, prigioniera di un mercato chiuso, senza rivolgere un minimo di attenzione verso questo settore che non poteva assolutamente essere omologato a un modello di tipo emiliano, se non per qualche rara eccezione, e che comunque sia non ha in alcun modo risolto nessun problema strutturale in Sardegna? Oggi ci si ricorda del problema agricoltura, e ieri ed avant'ieri?

Dalla lettura del documento stesso appare chiaro che si sono individuati e affrontati i vari problemi da risolvere e gli obiettivi da raggiungere, ma ovviamente non nell'immediato. Questo dovrebbe essere un documento di programmazione triennale, ma non lo è mai stato, per quale motivo? Per gli eventi storici e contingenti che quasi mensilmente stravolgono completamente qualsiasi indirizzo o qualsiasi obiettivo che una qualsiasi compagine di maggioranza possa individuare. Non sto a citare le calamità naturali, non sto a citare tutto ciò che in quest'anno e nell'anno scorso è accaduto, ma faccio un esempio per tutti, dopo l'11 settembre dell'anno scorso qualsiasi politica, dico qualsiasi politica economica, nazionale, internazionale e regionale è stata completamente stravolta, cioè non c'è più certezza su determinate linee guida di sviluppo, perché? Perché si sta andando incontro ad un periodo politicamente ed economicamente di una gravità estrema.

Ed allora perché non si affrontano i problemi così come devono essere affrontati? I nodi determinanti della nostra economia sono evidenti: acqua, trasporti, energia, sistema economico chiuso. È necessario trovare soluzioni affinché la Sardegna superi questo gap, si è iniziato con la continuità territoriale, nei trasporti aerei, non sto a dilungarmi su quello che in questi giorni sta succedendo, ma comunque sia si è iniziato. È necessario risolvere i problemi strutturali della viabilità interna, ebbene sono indicati nel documento in esame. Si sta tentando di risolvere il problema delle risorse idriche col sistema del ciclo integrato delle acque, è detto nel documento. Non può un documento del genere risolvere nell'immediato tutti i problemi, è assurdo solo pensarlo.

Ma ci stiamo dimenticando di un'altra cosa importante, ho accennato poc'anzi che ancora oggi purtroppo il nostro sistema economico è un sistema chiuso, o si riflette su questo e si prendono le misure strutturali, indispensabili, ormai improcrastinabili affinché il nostro sistema economico diventi un sistema aperto verso l'esterno, o non c'è speranza alcuna per nessun tipo di intervento. Ebbene, quando si parla di sistema, ripeto, sistema turismo, non settore, sistema turismo, questa è veramente la chiave di volta che può aprire quella grande porta, appunto del nostro sistema e proiettare la nostra Sardegna verso l'esterno, verso l'Europa, verso i siti internazionali. E, se mi consentite dirlo, nel Dpef sono contenuti i criteri affinché la nostra Sardegna sia nel futuro una piattaforma logistica all'interno del Mediterraneo. Perché non ammettere questo? E` ormai quasi una realtà, perché non ammetterlo? Si stanno iniziando a gettare le basi affinché il nostro sistema economico possa affacciarsi all'esterno. Ma c'è un altro gap strutturale negativo importantissimo, la dimensione delle nostre imprese. La nostra Sardegna è caratterizzata dalla presenza di una miriade di piccolissime e medie imprese, imprese che purtroppo per la loro struttura non riescono ad uscire dalla porta del loro stabilimento e concepire una loro azione imprenditoriale assieme ad altre imprese, all'interno del sistema, non riescono a concepire, ripeto, una iniziativa che possa portarle al di fuori di quel sistema quasi familiare che le obbliga a stare dentro casa e quindi comprime in maniera determinante l'intero sistema.

Ebbene, è necessario creare i presupposti affinché in Sardegna possa essere investito capitale esterno e affinché le nostre imprese abbiano una cultura di impresa che consenta loro la modernizzazione della mentalità imprenditoriale, quindi il rinnovo dell'impresa. Questa è la base strutturale a cui comunque questo documento fa riferimento e quando si parla del Piano di Rinascita non bisogna vergognarsi o non bisogna gridare allo scandalo per la richiesta di una consulenza del professor Savona. Vediamo gli altri Piani di rinascita, cosa hanno comportato, che tipo di sviluppo hanno portato? Qual è stato il destino della nostra agricoltura, delle nostre piccole imprese artigianali, industriali e quant'altro, del Piano di rinascita che è stato divorato completamente dalle aziende petrolchimiche di Rovelli e compagnia, che niente hanno lasciato in Sardegna fuorché inquinamento, sotto occupazione e sottoproletariato, perché questa è la realtà storica?

Io spero che con il nuovo Piano di rinascita venga veramente affrontato una volta per tutte, il caso Sardegna, perché ancora siamo dentro il caso Sardegna, questa è la realtà! Certamente il documento non può dare risposte nell'immediato a tutti i problemi strutturali che caratterizzano il nostro sistema ma, comunque sia, dà gli input, dà gli indirizzi necessari affinché si creino e si gettino le basi per il nuovo sviluppo. E` su questo - secondo me - che ci si deve confrontare, non rifiutare a priori una qualsiasi proposta, una qualsiasi soluzione, solo perché scaturisce esclusivamente da questa maggioranza. Manca il confronto che potrebbe senz'altro arricchire questo documento, da me ritenuto, ripeto, ma è un'opinione personale, un documento di corredo - non mi riferisco solo al Dpef della Sardegna, ma ai Dpef in generale - un documento di corredo alla legge finanziaria e al bilancio, un documento che deve essere oggetto di studio da parte del Consiglio e che il Consiglio può modificare, modernizzare, completare, integrare ma che non deve essere, come purtroppo è ancora, sottoposto al voto del Consiglio.

Questo secondo me deve essere, e questo ho voluto sottolineare con il mio intervento. Ma non si venga a dire che questo documento è fuori dal tempo, che non rispecchia le attuali esigenze del tessuto economico sardo, perché questo non è assolutamente vero. Sono individuati i problemi, sono individuati gli obiettivi, sono indicate le linee guida e all'interno di questo chiaramente bisogna lavorare, ma bisogna lavorare concretamente se si vuole veramente dare una soluzione ai nostri problemi.

E` chiaro che i problemi e i grossi nodi da risolvere sono sempre gli stessi, l'ho detto poc'anzi, il problema "acqua" - perché ieri non ci si è mai pensato? - il problema energetico, il problema strutturale interno, il problema del costo del danaro, quindi il confronto con gli istituti di credito, col nostro sistema, con le nostre imprese, è questo uno dei nodi da sciogliere una volta per tutte in Sardegna, è questo uno dei nodi cruciali che attanaglia e comprime il nostro sistema economico, e questi sono i nodi e i temi con cui ci dovremo confrontare, credetemi, lo dico senza nessuna enfasi, senza nessun pregiudizio di parte.

Il Dpef - è vero quello che dice il collega Scano -, è diverso da quelli degli altri anni, ma se lo leggiamo è identico, sì, è vero, probabilmente ha una veste più moderna, dà delle soluzioni, però come documento resta quello che è, un documento che non può avere una valenza pluriennale, ma può avere solo una valenza di corredo al documento di contabilità annuale, un documento fortemente condizionato dagli eventi storici e contingenti che annualmente si susseguono nella Regione e a livello internazionale, un documento quindi che deve essere oggetto sì di studi, di dibattito all'interno del Consiglio regionale, ma a mio parere non dovrebbe essere oggetto di voto perché, credetemi, non si può votare un'idea. Mi spiego, non si può dare un voto positivo o negativo sulle idee, non si può dare un voto positivo o negativo sulle soluzioni, ma bisogna fare delle proposte alternative, e dall'Aula deve scaturire una proposta alternativa, una proposta di completamento, solo così il DPEF diventa un vero documento di programmazione al quale la legge finanziaria deve attenersi.

(Interruzioni)

Non sto dicendo questo, io sto parlando del documento in se stesso, sto parlando del documento Dpef non del Dpef della Giunta e ho precisato che all'interno di questo documento sono contenute quelle linee e quegli obiettivi che possono veramente gettare le basi per lo sviluppo della Sardegna. Però, su questo, confronto non ce n'è stato, ho voluto solo dire questo. Si vuol dire in fretta sì o no e basta. Non conta niente quello che si propone! Sono tutte fesserie, non si deve parlare di Piano di rinascita, non si può parlare di energia! Perché? Perché le soluzioni sono diverse, non si può parlare di sistema delle acque, non si può parlare di sistema turismo! Ma come si fa a non parlare di sistema turismo? Il nostro obiettivo e la nostra unica speranza in questa isola di disgraziati è il sistema turismo, perché attorno al turismo ruota tutto un indotto: artigianato, agricoltura, commercio e quant'altro, e il giorno in cui ipoteticamente si dovessero chiudere gli accessi all'isola, state pur certi che con le nostre sole risorse, che sono quelle che sono, non potremmo mai andare da nessuna parte. Ma è necessario sfruttare le nostre risorse di corredo e il sistema turismo, caro collega Cogodi, è il sistema base per lo sviluppo economico della nostra isola, il sistema non il settore!

SPISSU (D.S.). Sei passato all'opposizione?

RASSU (F.I.-Sardegna). Quindi, per quanto mi riguarda, il parere positivo sul documento è scontato, e ritengo che comunque sia, pur nella sua limitatezza, perché non può essere un libro dei sogni, è un documento che in se stesso racchiude e dà le basi per quelle che possono essere le linee di sviluppo e gli obiettivi da raggiungere per lo sviluppo economico del nostro territorio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

(Interruzioni dei consiglieri Spissu e Fadda)

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Seguirò le tracce indicate dal collega Rassu e dai colleghi del mio Gruppo, probabilmente dirò anche cose scontate, e quindi chiedo qualche minuto di pazienza ai colleghi.

Il Dpef, come abbiamo sentito nel corso di questo dibattito, per la verità poco partecipato da parte dei colleghi dell'opposizione, ha avuto elogi, ha ricevuto critiche, e tutto questo è nell'ordine naturale delle cose.

D'altra parte l'opposizione fa il suo mestiere, e noi rispettiamo chiunque faccia il suo mestiere, soprattutto quando il ruolo dell'opposizione si pone come un contributo. E a questo proposito dico subito che scarterò puntigliosamente dal mio intervento, giudicandole non già argomenti di serio dibattito, le aggressioni polemiche e strumentali fondate sulla distorsione della realtà e sulla logica dell'insulto che, da qualche collega dell'opposizione, sono venute anche nel corso di questo dibattito. Forza Italia, lo dico, colleghi, senza presunzione, vuole però contribuire a ripristinare un clima di reciproco rispetto in quest'Aula, ripristinare quel clima di serena dialettica proprio perché c'è innanzitutto bisogno di restituire a quest'Aula quel ruolo, quella autorevolezza e la funzionalità che sono necessarie.

Le istituzioni, non del tutto a torto, oggi vengono accusate di essere, come dire, un corpo estraneo alla vita quotidiana dei sardi, e noi vorremmo, dunque, contribuire, per scrivere una nuova pagina, per questo faccio un richiamo a me stesso, ai colleghi del Gruppo, e ai colleghi della maggioranza innanzitutto, ma mi rivolgo anche ai colleghi dell'opposizione per sottoporre alla loro riflessione questo aspetto. È possibile ipotizzare un sistema politico meno rissoso in cui, giustamente, i Governi si controllano e si contrastano, ma non si boicottano con lo spirito della pura logica di devastazione e di pregiudizio che spesso anima la lotta politica anche in quest'Aula?

Per quanto ci riguarda siamo disponibili ad un serio confronto con l'opposizione soprattutto su tutte le questioni che hanno una valenza istituzionale, abbiamo visto infatti quanto questa situazione abbia pesato in tema di Costituente sul quale è mancata purtroppo una convergenza totale.. Vi sono temi quali le riforme, alcune urgenti, come quelle sull'assetto che viene a determinarsi anche con il nuovo stato del presidenzialismo, e noi siamo ancora impreparati, perché dovremmo concepire un sistema di contrappesi, di garanzie, di regole, e soprattutto anche del loro rigoroso rispetto. E a questo proposito mi rivolgo al Presidente del Consiglio, con una istanza che vuole andare al di là del formalismo, ma che è pressante, una richiesta urgente perché, se necessario, anche nei giorni di agosto, si possa continuare nel lavoro di esame delle proposte di modifica del Regolamento.

Forza Italia - lo dice apertamente - pone innanzitutto come questione morale l'eliminazione del voto segreto, e questa è una sfida che noi sportivamente lanciamo ai banchi dell'opposizione, perché è una questione che interessa oggi ma che interesserà anche domani qualunque sia la compagine che assumerà la responsabilità di governo. Perché, purtroppo, spesso si infanga il lavoro serio di un governo, degli assessori, di una coalizione, nel segreto dell'urna con il classico agguato dietro il muretto a secco che purtroppo abbiamo visto ripetersi con inusitata frequenza anche nel corso di queste ultime settimane.

Bisogna avere il coraggio di esprimere la propria opinione in assoluta libertà, perché noi comprendiamo bene, qualunque ragione di dissenso, ma non comprendiamo, non giustifichiamo e mai avvalleremo comportamenti che sanno solo di volgare meschinità politica.

Ed allora tutti dobbiamo essere interessati, coloro che hanno la responsabilità oggi del governo della Regione e coloro che preparano il ricambio di governo.

Venendo al merito delle critiche che alcuni interventi delle opposizioni hanno messo in evidenza, una è stata quella, in particolare, della mancata concertazione con le parti sociali.

Sono state già chiarite e spiegate le ragioni. E` stato ribadito, e noi qui lo riconfermiamo, che la concertazione assurge a strumento nel ruolo, nella funzione, nei compiti di governo, di questa Giunta e di questa maggioranza, ma io ritengo che la concertazione debba ritornare ad essere quella che deve propriamente essere senza sfociare in consociativismo, e soprattutto distinguendo bene il ruolo di chi ha la responsabilità di governare e le parti sociali che hanno il dovere di proporre e anche di criticare e di censurare, e debbo dire che un grande ruolo le parti sociali lo hanno sempre svolto anche nella nostra regione.

E io, Presidente, invito lei, invito la sua Giunta perché venga ripreso il dialogo con le parti sociali, ipotizzando anche per la nostra isola quell'esperienza che a livello nazionale ha dato e sta dando egregiamente i suoi frutti.

Noi proponiamo - lo dico a nome di Forza Italia - che la Giunta si faccia promotrice di un patto per i sardi sul modello del patto per l'Italia che ha già sperimentato il Governo nazionale con le parti sociali che ci stanno, con le organizzazioni sindacali che non sono mosse da pregiudizio ideologico.

COGODI (R.C.) In Sardegna lo sciopero era unitario contro la Giunta!

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, per cortesia, lasci continuare l'onorevole Pittalis. Onorevole Cogodi,la prego, per cortesia!

COGODI (R.C.). Ma quale patto per la Sardegna! Così vuoi dividere!

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Io chiedo, Presidente, di avere la possibilità di recuperare i minuti che in maniera antidemocratica il collega Cogodi mi sta facendo perdere.

PRESIDENTE. Certamente.

PIRISI (D.S.). Così continui a fare ostruzionismo sul DPEF:

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Dicevo, signor Presidente e colleghi della Giunta, che questa è l'occasione - proprio sul tema di cui sto ora parlando - per riprendere il confronto, e un patto per i sardi si può sottoscrivere anche in Sardegna con quelle organizzazioni sindacali che hanno dimostrato nel passato e dimostrano oggi di avere a cuore i problemi dello sviluppo e dell'occupazione in Sardegna, e non necessariamente con quelle organizzazioni sindacali animate da pregiudizio ideologico e che rispondono, queste sì, a diktat precisi di ben determinati partiti politici. La U.I.L., la C.I.S.L., io ritengo che siano pronte per potersi sedere ad un tavolo, così come le organizzazioni imprenditoriali che hanno dato un grande contribuito fin dalla nascita del primo Governo Floris ai temi dello sviluppo e delle infrastrutture nella nostra Isola.

COGODI (R.C.). Ma parla del DPEF!

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Io noto, Presidente, un'intolleranza da parte dei banchi dell'opposizione che non è assolutamente concepibile.

PRESIDENTE. Colleghi, sarò costretto a sospendere la seduta, per cortesia.

SPISSU (D.S.). No, Presidente, altrimenti l'onorevole Pittalis perde il filo.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, per cortesia, lasciate concludere l'onorevole Pittalis.

L'onorevole Pittalis svolge il suo intervento come ritiene opportuno, vi prego quindi di mantenere cortesemente il silenzio.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Dico, Presidente Pili, che la sua Giunta e lei avete tutte le carte in regola per proporre un patto per i sardi, tenuto conto di quell'intensa attività che è stata già posta in essere prima di quello che meritoriamente voi avete fatto nel corso di questi mesi, intensificando i rapporti con l'Unione Europea e con il Governo nazionale.

Abbiamo veramente tutte le condizioni per poter traghettare la nostra Isola verso lidi sicuramente migliori rispetto a quella pesante eredità che tutti abbiamo conosciuto.

Entrando - ma lo faccio veramente anche per questioni di tempo - nel merito di alcune critiche sul merito del Dpef, alcune hanno riguardato quella che i colleghi del centrosinistra hanno voluto definire una sorta di vaghezza di contenuti programmatici. Io dico che, secondo me, avete mancato ancora una volta un'ottima occasione importante per farci quanto meno capire, perché le critiche le abbiamo intese, ma non abbiamo capito qual è il vostro disegno alternativo. Non abbiamo compreso qual è la filosofia che sottintende il vostro agire per il conseguimento di quegli obiettivi che penso siano comuni a noi quanto a voi, cioè la creazione dello sviluppo e dell'occupazione. Persino un'opposizione tanto radicale come quella praticata dall'onorevole Cogodi, che certo ha parlato di occupazione e di sviluppo ma non si è misurata sul merito di queste questioni, si è limitata ad osservare che in Sardegna la disoccupazione è all'incirca pari al 16 per cento e, quindi, di gran lunga superiore rispetto al dato della media nazionale che è del 9 per cento, ha ragione, è un dato inconfutabile così come è vero, però, che mentre quando egli era Assessore, dal 1994 al 1999, la disoccupazione segnava sempre un segno più, dal 2000 ad oggi la disoccupazione segna il segno meno. Onorevole Cogodi - glielo voglio ricordare una volta per tutte - lei e la sua Giunta avete consegnato a noi una situazione pari al 23 per cento di disoccupati, oggi se il tasso di disoccupazione è al 16 per cento, vuole almeno questo ascriverlo a tre anni di Governo e mi consenta anche di buon Governo di questa maggioranza di centrodestra? Non solo. Se la disoccupazione in Sardegna diminuisce vi è un effetto... Presidente, insomma!

SPISSU (D.S.). Votiamo subito allora!

MARROCU (D.S.). Ma allora perché volete far cadere Pili?

PRESIDENTE. Colleghi, davvero, è insopportabile! Nessuno può svolgere il proprio intervento con serenità, vi prego, per cortesia, avrete modo di intervenire in sede di dichiarazione di voto per controbattere eventualmente le posizioni dell'onorevole Pittalis.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Noto, cosa che non si è mai verificata, che ad un decremento della disoccupazione corrisponde un aumento in misura sostenuta dell'occupazione e questo, ripeto, grazie alle azioni che sono state poste in essere in questi tre anni di governo a guida del centrodestra in Sardegna. Come vedete io non voglio fare propaganda...

FADDA (Popolari-P.S.). Questa non la dovevi dire!

(Interruzioni)

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Colleghi, io lo dico sul serio, non voglio fare propaganda, ma vi assicuro, cari colleghi, che se la volessi fare mi riuscirebbe assai bene, perché? Perché, cari colleghi, questa maggioranza avrà i suoi problemi all'interno, come li ha il centrosinistra, ma ancora nessun consigliere di Forza Italia o di Alleanza Nazionale ha costituito un Gruppo autonomo o nessuno è confluito nel Gruppo Misto! Allora, voglio dire, non abbiamo neanche di questi problemi, ne abbiamo degli altri e noi rispettiamo anche questo tipo di problemi che da noi sarebbero stati chiamati di lacerazione, di frattura e di rissa e che da voi sono tutta normale dialettica interna.

Allora, io non metto in evidenza, cari colleghi, i dati, perché questa maggioranza ha molti dati e molte cifre dalla sua parte. Non lo dico io, lo dicono gli istituti di statistica, si registra costantemente un saldo attivo nella nascita delle nuove imprese, è aumentata la fiducia delle categorie produttive verso il sistema Regione, sono in forte ripresa tutti i settori produttivi, sono in crescita, secondo i dati di qualche giorno fa, l'edilizia pubblica e privata. Ma ci siamo dimenticati di tutte le altre questioni che sono appunto sul tappeto e che per questione di tempo tralascio, anche perchè sono state già evidenziate dai colleghi?

Io comprendo che forse i settori più fanatici ed estremisti dell'opposizione non apprezzino questi elementi di verità, ma mi sorprendono i settori più moderati.

SANNA Emanuele (D.S). E quali sarebbero?

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Anzi, colleghi, parafrasando Graf mi pare di poter dire che la politica del centrosinistra è l'arte di mandare a spasso, a braccetto, verità e menzogna, in modo che chi li vede passare non sappia distinguere quale sia la verità e quale sia la menzogna.

SPISSU (D.S.). Questo non lo dovevi dire!

PIRISI (D.S.). Stai parlando di voi!

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Ecco, allora, cari colleghi del centrosinistra, la realtà è che effettivamente non è stato facile rimettere la Sardegna nella via dello sviluppo, ma se tante cose devono essere ancora fatte noi riteniamo che siamo sulla buona strada.

Ed allora, ecco perché - consapevoli che tanto ancora resta da fare - siamo sicuri che l'attenzione speciale riservata dal Governo nazionale anche verso la nostra Isola consentirà di raggiungere tutti gli obiettivi prefissati nel documento di programmazione economico-finanziaria. Anzi a questo proposito io voglio salutare con viva soddisfazione anche la recente nomina a Ministro dell'Interno dell'onorevole Beppe Pisanu.

COGODI (R.C.). E chi se ne frega! Cosa c'entra con il DPEF.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). A lei fregherà di Bertinotti e di Valentini, onorevole Cogodi, abbia rispetto!

SPISSU (D.S.). Un minuto di raccoglimento!

PRESIDENTE. Colleghi, è tutto tempo in più che dovrò dare all'onorevole Pittalis, chiedo scusa.

SPISSU (D.S.). Anche venti minuti gli diamo perché sta andando bene!

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Questa è un'ulteriore occasione per la nostra Isola, appunto, per avere un grande ed autorevole punto di riferimento che sono certo saprà anche avere una speciale attenzione per i problemi della nostra Isola. E, però, io voglio - se mi resta ancora qualche minuto di recupero, Presidente - rivolgermi al segretario del maggior partito della sinistra, all'onorevole Cugini. Io ho ascoltato attentamente il suo intervento, forse lui ha contestato...

PRESIDENTE. Diamo ancora qualche secondo all'onorevole Pittalis per concludere.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Ha contestato il mio intervento, ma addirittura è venuto dall'onorevole Cugini un richiamo all'anima personalistica e solidaristica della Costituzione per tacciare il centrodestra di una sorta di liberismo sfrenato e, quindi, come se l'azione del Governo regionale fosse improntata ad un liberismo selvaggio, ha parlato di fallimento culturale. Addirittura ho sentito dall'onorevole Cugini, e le assicuro che da buon cattolico mi ha fatto anche piacere, richiamare in questo Consiglio tutti ai valori della cultura cattolica. Quando questi richiami vengono da colleghi della sinistra io non posso da buon cattolico, o da pessimo cattolico, non lo so, ma da cattolico sì, non essere che soddisfatto. Vi proclamate liberali, riconoscete finalmente che la costituzione economica non è una variabile indipendente...

PRESIDENTE. Concluda onorevole Pittalis.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Io ho perso del tempo, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ne abbiamo tenuto conto, collega Pittalis, per cortesia la prego di concludere.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Io ho avuto delle interruzioni, signor Presidente. Ma una risposta al collega Cugini è dovuta; riconoscete che la costituzione economica dicevo non è una variabile indipendente del sistema libertà, dichiarate di credere nel mercato come bene fondamentale ripudiando la vostra vecchia idea, quella che chiamavate la democrazia progressiva che doveva portare, con l'egemonia dell'ideologia marxiana, alla collettivizzazione e al superamento del mercato e della libera iniziativa economica. Però, nei comportamenti, onorevole Cugini, avete purtroppo sempre tatuato nell'animo lo statalismo, il dirigismo, l'assistenzialismo fine a sé stesso. Vede, onorevole Cugini, la nostra idea di libertà è quella che guarda al mercato ed alla produzione.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pittalis.

E` iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N.). Ora, siccome il clima è disteso; aggiusto le cose io! Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta ed onorevoli colleghi, io inizio questo mio intervento facendo i complimenti.

SPISSU (D.S.). Di nuovo!

CORDA (A.N.). Senza che voi commentiate, non c'è bisogno. Facendo i complimenti allla Giunta e all'Assessore della programmazione per aver mantenuto la promessa di portare il Dpef entro il mese di maggio in Commissione; e faccio i complimenti alla Commissione bilancio e al presidente Balletto per aver esitato, rigorosamente e rispettosamente nei termini previsti dalla legge, lo stesso Dpef.

SPISSU (D.S). E' qua che non lo volete approvare!

CORDA (A.N.). Adesso non sappiamo che cosa accadrà in quest'Aula perchè credo che...

(Interruzioni)

Presidente, io credo che in quest'Aula si dovrebbe…..

PIRISI (D.S.). Stai calmo.

CORDA (A.N.). Presidente, io credo che in quest'Aula si dovrebbe instaurare un clima quanto meno di correttezza.

Io credo che in quest'Aula manchi una cosa fondamentale, qualche volta e da parte di qualcuno: il rispetto per le persone, che possono essere più o meno intelligenti, più o meno preparate, più o meno arroganti, ma il rispetto per le persone è una cosa che si insegna nelle scuole e che, quindi, tutti noi dovremmo avere imparato.

Il problema più assillante per i sardi è stato ed è la mancanza di lavoro. Per i giovani, per i meno giovani, per i quarantenni e i cinquantenni che perdono e che hanno perso il lavoro e che hanno avuto e hanno l'umiliazione di un'inutile attesa per una nuova occupazione. Ma, ora, qualcosa si sta muovendo, sta cambiando, e leggo nel Dpef i dati sulla disoccupazione e vedo che da gennaio del 2001 al gennaio di quest'anno la disoccupazione è passata dal 18,6 per cento al 17,6. Quindi è diminuita di un punto; questa è la conferma di una tendenza: negli ultimi tre anni sono stati creati 58 mila nuovi posti di lavoro, con un incremento di cinque punti percentuali dell'occupazione. La sorpresa più grande viene però dal mondo femminile, la percentuale di occupate nella fascia tra i 25 e i 29 anni è passata dal 28 al 38,1 per cento, con un incremento di dieci punti.

Questi sono dati confortanti, ma non ci devono allontanare dalla realtà; il tasso di disoccupazione in Sardegna è ancora molto elevato e servono degli interventi importanti ed urgenti che creino le condizioni necessarie per un rapido sviluppo.

Vediamoli questi interventi e partiamo da quelli legati all'emergenza più importante, quella più preoccupante; i bacini di raccolta dell'acqua sono sempre più vuoti, in quelli del Flumendosa ci sono poco meno di 38 milioni di metri cubi d'acqua. Possono contenere 600 milioni di metri cubi, questo dà la misura dell'emergenza che stiamo vivendo. Le reti di trasferimento sono sempre più bucate, non esiste una mappa delle condotte, sono interrate ma non si sa dove. Era stato detto che sarebbero state fatte le bretelle di collegamento, sì, lo ripetiamo ancora una volta, nessuno me ne voglia se io parlo di tempi passati, prima ho sentito un commento dell'onorevole Fadda che diceva: "Ancora con queste cose vecchie!". Non è intervenuta nessuna amnistia, fate una supplica al popolo sardo e chissà che non vi perdoni per quello che non avete fatto! Le bretelle di collegamento servirebbero a collegare bacini che diversamente non sono collegabili, perché tutti ricordiamo - perché leggiamo i giornali ed ascoltiamo i resoconti della televisione - che durante l'inverno nel nord della Sardegna venivano buttati a mare decine di milioni di metri cubi d'acqua, perché quando un invaso ha superato il limite del collaudo si deve riversare l'acqua a mare. E questo non è avvenuto solamente nel nord Sardegna ma anche nel centro Sardegna. Quindi noi abbiamo riversato presumibilmente in mare centinaia di milioni di metri cubi d'acqua, perché non ci sono le bretelle, perché i bacini non sono collegabili perché sono stati fatti ad altezze diverse, come tutti sanno, quelli più in basso sono a nord e quelli più in alto sono a sud. L'esatto contrario di quello che sarebbe stato necessario.

Ed allora io mi domando perché queste bretelle non sono state fatte. Io ho sentito parlare di un anno di tempo per riuscire a realizzarle, almeno quella che collegherebbe il Tirso al Flumendosa, oristanese permettendo. Allora, se nove mesi sarebbero sufficienti per fare quella bretella, mi domando perché, e questa è una domanda che rivolgo in modo critico, con benevolenza, ma in modo preciso e puntuale all'Assessore che avrebbe dovuto fare queste cose, sto parlando dell'assessore Ladu, che in Commissione due anni e mezzo fa ci parlò di soldi già pronti per appaltare i lavori. Non è successo niente due anni e mezzo fa, non è successo niente l'anno scorso e non è ancora successo nulla. Allora, mi domando se non sarebbe stato opportuno, due anni e mezzo fa, quando c'era la Giunta dell'ex Presidente Floris, dare mano alla realizzazione di queste opere importanti per evitare di trovarci nell'emergenza nella quale oggi ci troviamo, che è un'emergenza grave; ma non c'è solamente un problema di cattiva distribuzione dell'acqua. C'è il problema della razionalizzazione dell'uso.

Io credo che sarebbe opportuno e necessario fare una campagna di sensibilizzazione per un uso più oculato delle risorse idriche, magari attraverso un'installazione di rubinetti dotati di fotocellula, per esempio, o di un sifone che eroga una quantità d'acqua prestabilita.

(Interruzione del consigliere Pirisi)

Le battute quando sono simpatiche sono anche accettabili, questa era anche un po' banale! Pirisi la prego di lasciarmi fare il mio intervento.

Credo, al di là delle battute, perché con le battute non si risolvono i problemi, che dovremmo renderci conto che tutti abbiamo il dovere di pensare a soluzioni possibili, perché quando si è in emergenza naturalmente tutti devono pensare alle possibili soluzioni, chi le ha le metta a disposizione. Perché non rendere obbligatori, per esempio, i rubinetti con fotocellula, perché, quando tu vai a lavarti le mani, caro Pirisi, tu sprechi tre litri d'acqua, ma nella realtà nelle tue mani ne finiscono cinquanta centilitri, questa è la realtà. Ed allora, sarebbe opportuna una razionalizzazione dell'uso delle risorse idriche, così come avviene in tutto il mondo civile.

SPISSU (D.S.). Un emendamento al Dpef: rubinetti intelligenti.

CORDA (A.N.). Non è un emendamento al Dpef, egregio Capogruppo dei D.S., è un'analisi del problema che esula dall'analisi di un documento che è una dichiarazione di intenti.

Io credo che sia più importante affrontare problemi di emergenza come questi piuttosto che parlare del documento del quale parleremo, comunque. Ed allora perché non rendere obbligatoria l'installazione di questi rubinetti nei locali pubblici, nelle scuole, nelle stazioni ferroviarie, nei campeggi, negli alberghi, nei bar? Credo che, se in questo Consiglio, ogni tanto, spuntasse la volontà, oltre che di fare l'interesse di partito, l'interesse di coalizione, l'interesse a volte personale, anche di affrontare problemi di interesse pubblico, non sarebbe male; e allora il sarcasmo e le battute sceme su argomenti come questo sono veramente gratuite!

Lo stesso tipo di razionalizzazione credo che dovrebbe essere fatto nel settore dell'agricoltura; noi in Sardegna innaffiamo ancora con le girelle, dove c'è acqua, con uno spreco d'acqua incredibile. Io credo che noi dovremmo fornire agli agricoltori il supporto di un'informazione scientifica che indichi la quantità di acqua necessaria per l'apparato radicale delle varie colture, come avviene, d'altronde, in altri paesi nel mondo.

In Israele, ad esempio, con la poca acqua che hanno sono riusciti a sviluppare in modo efficiente la produzione di frutta e la esportano in tutta Europa, e l'acqua nel deserto è, evidentemente, più carente che in Sardegna. Però loro sono riusciti a razionalizzare i consumi, con la distribuzione computerizzata dell'acqua, con il sistema goccia a goccia che è previsto nel Dpef. Tutte le cose che ho detto fino adesso sono cose che io ho letto nel Dpef, quindi questo è un documento che indica puntualmente tutte queste priorità! Se vi date la briga di leggerlo comprenderete che sono contenute all'interno del Dpef!

Altri sistemi per trovare acqua, oltre a quello di fare la danza della pioggia, ve ne sono nel mondo, e vengono utilizzati. Per esempio a Malta hanno risolto il problema dell'acqua con i cannoni che bombardano le nuvole, e pare che il sistema funzioni, perché lì il problema l'hanno risolto. Allora, abbiamo parlato di...

(Interruzioni)

Presidente, io sono veramente esterrefatto: invece di essere in un'Aula del Parlamento sardo a me sembra di essere al mercato delle azioni, dove ognuno dai banchi interviene e dice la sua, ma questo non è un mercato, amici!

(Interruzioni)

Chi interviene dal banco senza avere avuto la parola dal Presidente si deve vergognare!

PRESIDENTE. Collega Corda, per favore continui.

CORDA (A.N.). Allora, siamo in emergenza, abbiamo detto che dovremmo adottare, o far adottare, anche attraverso campagne di sensibilizzazione, agli abitanti della Sardegna e agli imprenditori delle strategie per risparmiare acqua, ma occorre anche procurarla, quest'acqua, e per procurarla ci sono vari modi.

Si è parlato di dissalatori; ebbene, i dissalatori vengono utilizzati in molti paesi, anche non lontani dalla Sardegna. Io credo che sarebbe opportuno che qualcuno, se non lo ha fatto, andasse a verificare sul campo se funzionano; se esistono solo quelli ad osmosi inversa o se ne esistono altri; quanto costa la manutenzione, se sono affidabili, quanta acqua producono, di che qualità è quest'acqua. Perché un conto è leggere, un conto è parlare con le ditte che vendono queste apparecchiature, altro conto è andare sul posto dove utilizzano questi strumenti da tanti anni, e capire se ci sono pro, se ci sono contro, e quali sono i pro e quali sono i contro. Perché io credo che sia giunto il momento di copiare, cari amici, di copiare! Di copiare le cose buone che fanno in altre parti; perché tutti noi abbiamo bisogno di copiare, tutti noi abbiamo bisogno di imparare. E non fatemi parlare! Perché io ho fatto qualche viaggio con le Commissioni, non mi fate parlare!

Se non si fosse copiato il povero dottor Barnard quando fece il primo trapianto di cuore, oggi non avremmo il grande beneficio che si trae da questi interventi al cuore; qualcuno per fortuna non arrogante, non presuntuoso ha copiato quell'intervento ed oggi questo è un intervento salvavita.

(Interruzione del consigliere Cugini)

CORDA (A.N.). Vedi, Cugini non vi smentite mai, siete incapaci di rispetto per le persone! Siete incapaci di rispetto, non so se faccia parte della vostra cultura politica, però francamente...

(Interruzioni)

L'acqua naturalmente non è l'unico elemento di cui si ha bisogno, però senza acqua ovviamente non c'è agricoltura, non c'è industria, non c'è commercio, non c'è vita; mi sembra evidente che l'argomento centrale debba essere questo.

Ma ovviamente si parla anche di turismo, bisogna parlare di sviluppo di strutture, di aeroporti, di porti, di porti commerciali, di porti che attraggano per esempio il traffico marittimo che passa non lontano dalla Sardegna, il grande traffico. E noi abbiamo un'opera che da quarant'anni è in costruzione, ed ancora non è operante!

Gli aeroporti: non si fa turismo con i DC9, amici! Noi abbiamo una media di 800 mila turisti l'anno, con 10 milioni di presenze; per darvi un dato comparativo, l'Isola di Maiorca ha nei dodici mesi dell'anno - perché fanno turismo per dodici mesi - 10 milioni di passeggeri all'anno. Allora io vi domando con quali piste e con quali aeroporti noi potremmo attrarre un flusso di turisti come questo, perché per fare turismo occorre utilizzare i grandi aerei, che sono aerei che trasportano 450 persone, non 150 persone! E i grandi aerei hanno bisogno di piste che abbiano una portata adatta per farli atterrare e farli ripartire. Ma vedo che questi argomenti continuano a non interessarvi. Se volete possiamo parlare di qualcos'altro; se siete interessati ad altri argomenti ditelo, io ne conosco alcuni; ho fatto il giornalista, se volete possiamo parlare di funghi. Di che cosa volete parlare? Di donne, dice qualcuno! E` umiliante assistere al disinteresse totale di una parte dell'Aula rispetto a questi problemi. Perché badate che sto parlando di problemi che assillano i sardi, dei quali voi dovreste essere fra i tutori, perché siete stati eletti con il voto dei sardi, e dovrete rispondere ai sardi di questo!

Tornando allo sviluppo, per fare sviluppo occorre cultura; la cultura è data dalla preparazione adeguata che deve essere fornita ai giovani, ai non più giovani...

(Interruzioni)

CORDA (A. N.). E` una bolgia! Cosa facciamo, interrompiamo, Presidente?

PRESIDENTE. Continui, per cortesia, collega Corda. L'unico strumento che io ho a disposizione è quello di sospendere la seduta per qualche minuto, ma spero di non dover arrivare a tanto. Ma lei collega Corda continui il suo intervento.

CORDA (A.N.). Dicevo che è importante la cultura, la preparazione, e quindi è importante la formazione professionale, che non può essere fatta così, come è stata fatta sino ad oggi, utilizzando 1700 enti accreditati, buona parte dei quali non sa neanche da dove si inizia a fare formazione. E credo che noi prima o poi….

(Interruzioni)


Questa è la quarta volta che parlo in Aula di questo argomento, un argomento che tra l'altro conosco per benino; vedo però che ogni cosa che viene detta cade miseramente nel vuoto, come d'altronde cadono le altre cose.

Allora parliamo di Regolamento, se volete. Io non credo che i sardi possano tollerare ancora che in Sardegna vi sia una parte di questo Consiglio che continua ad utilizzare lo strumento del voto segreto, per dare rifugio ai traditori, che con questo scudo fanno le cose più incredibili, per non dire altro.

E io credo che l'opposizione si dovrebbe rendere conto che i sardi non tollerano più che si faccia opposizione impedendo il lavoro! Che si faccia opposizione impedendo che vengano approvate le leggi che servono ai cittadini sardi, che servono agli agricoltori, che servono al pubblico servizio, che servono ai commercianti, a tutti i sardi che hanno bisogno che questo Consiglio funzioni, che produca leggi. Non si può pensare di affossare una legge solamente perché in questo modo si impedisce di fare bella figura a chi l'ha proposta! Questo è un modo veramente becero, antico, vecchio, che tutti i sardi - fate una piccola indagine se volete - condannano, e quindi io credo che dovreste fare una riflessione su questo punto; dovreste fare una seria riflessione.

Abolire il voto segreto significa fare un atto di giustizia, un atto di lealtà nei confronti dei sardi, perché non è possibile che in quest'Aula ci siano persone che dietro al voto segreto, dietro al muretto a secco tradiscono, ricattano, fanno imbrogli, fanno accordi sotto banco, alla faccia dei sardi! Questo non è ammissibile; chi non ha il coraggio delle proprie decisioni non ha titolo morale per sedere in un Parlamento!

Ed allora non solamente è necessario abolire il voto segreto, ma è necessario anche il contingentamento dei tempi: come è possibile pensare che un consigliere da solo possa impedire il lavoro di quest'Aula per due anni, se vuole? Perché questo Regolamento consente questo! Il contingentamento dei tempi sarebbe un atto di civiltà.

E adesso dico un'ultima cosa per concludere, , anche se dovrei recuperare qualche minuto, Presidente. Avrei voluto dire tante altre cose, ma la cosa che voglio dire è che il presidente Pili, che è presidente da sei mesi, non può certo essere accusato di non aver fatto le bretelle per la distribuzione dell'acqua o di non aver fatto le strade. L'unica colpa che gli si può attribuire è quella di non aver fatto piovere!

Io voglio lanciare un messaggio a coloro che hanno i pruriti per gli Assessorati, i rimpasti, eccetera.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Perché guardi qua?

CORDA (A.N.). Si calmino, si tranquillizzino, perché per quanto mi riguarda, oltre al presidente Pili, in questa maggioranza ci può essere solo un Presidente di Alleanza Nazionale. Qualunque altra soluzione vedrà il sottoscritto di sicuro, Alleanza Nazionale quasi sicuramente, all'opposizione. Quindi fatevi un po' di conti, vedete quanti siamo noi, e vedete se è un progetto realizzabile. E noi non scherziamo!

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Perché lo dici a noi?

CORDA (A.N.). Anche se qualcuno ha scritto che noi siamo divisi, domani sarà smentito, perché non c'è divisione alcuna; noi siamo perfettamente uniti e tutti quanti siamo disposti e disponibili a sostenere Pili, o un presidente di AN. Altre soluzioni non ce ne sono, amici!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, colleghi, mi sia consentito in apertura di far rilevare - l'ha fatto già qualcun altro - come questo documento, il DPEF, giunga all'Aula pressoché nei tempi previsti. Era stato questo un impegno preso dalla Giunta, quando da più parti fu fatto rilevare il ritardo con il quale arrivava all'esame dell'Aula il documento precedente. Dunque già il rispetto dei tempi è un indice di serietà e di impegno, che non possono non essere riconosciuti neanche in questo momento di oggettiva difficoltà e di rilancio necessario per il progetto politico della Giunta e della maggioranza, che trasforma il dibattito in Aula sul DPEF in un confronto di altra natura.

L'impegno e la serietà, dunque, non sono mancati; ma anche dai contenuti, anzi soprattutto dai contenuti si coglie lo sforzo che la maggioranza ha fatto per tradurre in una visione di programmazione unitaria la complessa società sarda alle prese con problemi irrisolti, con problemi di complessa risoluzione che però si sta cercando di affrontare, alle prese con emergenze sempre nuove.

Sarebbe troppo lungo entrare nello specifico dei settori tracciati da questo DPEF; altri meglio di me lo hanno fatto, altri sicuramente lo faranno, ma sarebbe anche troppo facile non rendersi conto, non vedere, non iniziare a confrontarsi con lo Stato e con l'Unione Europea per capire di quali sostegni vivremo fra non molti anni, quando l'Obiettivo 1 andrà in pensione. Sono queste questioni di importanza strategica fondamentale, che stanno a cuore responsabilmente non soltanto alla maggioranza, ma all'intero Consiglio.

Mi limiterò qui a esporre soltanto qualche punto importante di quei programmi, di quelle riforme che si rendono fortemente urgenti, di più, non procrastinabili a favore dell'agricoltura sarda. Un comparto assolutamente vitale che pure, ingiustamente, negli ultimi anni è sceso agli ultimi posti della classifica dell'attenzione. L'agricoltura sarda, che è stretta dalla morsa di una grande crisi idrica, ha bisogno assolutamente di interventi che siano all'altezza dei tempi.

Certo, senz'acqua non potrà mai crescere niente, l'ha detto anche l'amico Cesare Corda, ma questo è un altro problema; il problema dei problemi è quello delle infrastrutture minime che un paese civile deve assolutamente avere. Lo ha ribadito prima di me, la settimana scorsa, in Aula, Massimo Fantola, ma credo che nessuno in quest'aula, responsabilmente la possa pensare in maniera diversa. Ed è davvero tempo, se non vogliamo che l'ira dei sardi giunga a un colmo veramente pericoloso, che un piano generale e organico dell'acqua diventi operativo; un piano completo che sia rapido ed essenziale nella sua esecuzione, per quanto sarà possibile, ma non scritto con mano tentennante.

Dicevo dell'agricoltura, quindi di un settore purtroppo in grande crisi; ma noi sappiamo che è tramontata quella visione un po' bucolica che avevamo dell'agricoltura dei nostri nonni, per passare, invece, a una visione produttiva moderna. E' forse questa, non scritta, ma presente, la linea più forte del DPEF in materia di agricoltura; una linea che diventa posizione politica quando si legano le sorti della campagna allo sviluppo locale della nostra Isola.

Tramontata l'industria più pesante - e le ombre nere dell'ENICHEM incombono anche su quest'Aula, su questo palazzo - tramontata questa economia che maldestramente si è tentato di applicare al sistema Sardegna, ecco che resta la strada dello sviluppo locale, lo sviluppo compatibile con l'ambiente, ma soprattutto con le persone. E il cardine può essere, se vogliamo, se ci crediamo, l'agricoltura moderna, un'agricoltura efficiente, capace di fare da volano per delle iniziative redditizie sostenibili, collaterali, come l'agriturismo e come l'escursionismo, come un turismo avanzato che sia capace di portare in Sardegna visitatori fuori dai circuiti e dalle stagioni ordinarie delle vacanze.

Agricoltura razionale e programmata con mano intelligente, intensiva e anche organizzata nella produzione, con la coscienza dei bisogni e dei costi, delle esigenze del mercato, in una parola, senza che si guardi ai contributi e alle misure di sostegno come si guarda un totem infallibile. Perché prima viene il mercato e poi vengono i correttivi, gli incentivi. La globalizzazione, che ci piaccia o no, è anche questo, e non possiamo di nuovo calarci la benda sugli occhi.

In questo - scusate se cito Arborea, non è la prima volta, ma ne parlo a proposito - è proprio il felice modello oristanese a dover essere adottato, e questo perché lì l'agricoltura e l'allevamento hanno trovato un punto di crescita compensato e redditizio. Agricoltura moderna che ricerca dunque nuove tecnologie, ma rispettosa dell'ambiente, che non è una risorsa inesauribile, lo sappiamo tutti, per questo va rispettato.

Sarà ancora una volta la ricerca di cui si parla ampiamente negli obiettivi indicati dall'Assessorato competente, sarà tutto questo, ancora una volta, a rilanciare un settore che altrimenti continuerà a dibattersi nella precarietà, ai margini del tessuto economico sardo che, a macchia di leopardo, quindi tra luci e ombre, cresce ma anche si contrae.

Lo studio rigoroso, il confronto con altri sistemi mediterranei che sono sicuramente più vicini a noi di quanto non lo siano certe aree d'Italia per cultura e posizione geografica; lo studio e la ricerca, e non solo quella che già promuove l'ERSAT, ma qualcosa di più alto, con una visione più programmatica, solo questo potrà consentirci di capire come è meglio intervenire nell'agricoltura, come è meglio destinare i soldi pubblici per poi spenderli bene e presto. Tra le tante io suggerisco una strada che, se ben sviluppata, può venire incontro alle esigenze degli agricoltori sardi. E' quella di istituire una rete telematica dei prodotti e affidarla alla Regione, a una delle sue articolazioni, in modo che si sappia in tempo reale che cosa viene seminato e cosa viene raccolto, quanto viene seminato e quali fabbisogni vengono in questo modo soddisfatti. Tutto per meglio produrre, e anche, di conseguenza, riuscire a vendere meglio.

Alla classe politica gli agricoltori chiedono una mano e l'unica mano che noi oggi possiamo dare loro è quella di pensare bene, evitando così di incoraggiare con delle politiche sbagliate la fuga dai campi e dai piccoli centri, che sta diventando sempre più inarrestabile. Ecco, questa è la vera piaga che noi dobbiamo combattere se vogliamo evitare che la Sardegna diventi un deserto con qualche città intorno.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 20 e 13.



Allegati seduta


Risposta scritta a interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio all'interrogazione GRANARA - FLORIS Emilio - CORONA - RASSU - BIANCAREDDU sui comportamenti del Consiglio di Amministrazione della Fondazione del Banco di Sardegna. (99)

La situazione illustrata nell'interrogazione risulta superata dal fatto che la Regione ha, allo stato, una partecipazione minoritaria.

Risposta scritta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio all'interrogazione ONNIS sui problemi relativi alla carenza di risorse irrigue. (169)

La situazione illustrata nell'interrogazione risulta superata dall'approvazione della L.R. 21/00 e dal DDL di recente adottato dalla Giunta Regionale nel quale sono state previste le risorse disponibili al momento.

Risposta scritta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio all'interrogazione BIANCU - DETTORI Bruno - DORE - DEIANA sul grave ritardo nella emissione dei decreti relativi ai progetti inclusi negli accordi di Programma relativi ai Piani Integrati d'Area. (230)

La situazione illustrata nell'interrogazione risulta superata dall'approvazione della L.R. n. 1/02.

Risposta scritta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio all'interrogazione AMADU sulla necessità di iniziative urgenti in favore dei lavoratori socialmente utili, impegnati nell'Amministrazione Regionale, negli Enti Regionali e negli Enti Locali della Sardegna. (237)

La situazione illustrata nell'interrogazione risulta superata da una ulteriore proroga annuale che scadrà il prossimo mese di settembre.

Risposta scritta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio all'interrogazione AMADU sul mancato accreditamento dei fondi al SAR. (245)

La situazione illustrata nell'interrogazione risulta superata. Ulteriori finanziamenti sono stati, inoltre, disposti con la legge finanziaria 2002.

Risposta scritta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio all'interrogazione FADDA - GIAGU - SANNA Gian Valerio - SELIS sulle presunte irregolarità del CIS nella istruttoria delle pratiche di finanziamento in capo alla legge regionale n. 28 del 1984. (270)

La situazione illustrata nell'interrogazione risulta superata dall'approvazione della L.R. 1/02 con la cui entrata in vigore, tra l'altro, risultano, allo stato, competenti esclusivamente l'Assessorato del Lavoro e l'Assessorato del Turismo senza il coordinamento di questo Assessorato.

Risposta scritta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio all'interrogazione PIRISI - SANNA Salvatore - BIANCU - DEMURU - SANNA Gian Valerio sulla incoerente integrazione del Complemento di Programmazione trasmesso alla Commissione Europea. (345)

Con deliberazione 12.11.2000 n° 47/38 la Giunta Regionale ha approvato il Complemento di Programmazione e lo ha inviato al Consiglio Regionale che ha proceduto alla presa d'atto in data 06.12.2000.

Con deliberazione del 23.03.2001 n° 10/32 il C.d.P. è stato riadattato dalla Giunta con alcune modifiche apportate al testo a seguito delle osservazioni emerse in sede di Comitato di Sorveglianza con riferimento ad "adeguamenti di carattere informativo relativi … alle aree territoriali ritenute prioritarie per gli interventi".

Il Consiglio Regionale, con legge finanziaria del 24.04.2001 n° 6, ha approvato una serie di norme che incidono su quanto previsto dal C.d.P., che peraltro non può essere modificato dal Consiglio Regionale ma solo dal Comitato di Sorveglianza e deve rispondere a criteri di coerenza con il POR.

Successivamente all'approvazione della legge finanziaria 2001, il C.d.P. è stato ulteriormente modificato e riadottato dalla G.R. con deliberazione n° 27/72 del 07.08.2001, n° 42/15 del 04.12.2001 e da ultimo con deliberazione n° 1/10 dell'08.01.2002.

Peraltro, la localizzazione fisica degli interventi non è definitiva e tassativa, in quanto dovrà risultare coerente oltre che con il POR, anche con i singoli piani, quali il Piano nazionale trasporti e il Piano regionale merci, che dovrà ancora essere adottato dalla G.R. e poi approvato dal Consiglio che potrà esprimere la propria volontà in tale sede.

Risposta scritta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio all'interrogazione CASSANO sul secondo protocollo aggiuntivo del contratto d'area Sassari-Alghero-Porto Torres (Lire 26 miliardi). (380)

Solo di recente sono state definite con il Ministero delle Attività Produttive le modalità procedurali per il cofinanziamento regionale degli strumenti di programmazione negoziata.

Si sta procedendo a predisporre una proposta di deliberazione per dare attuazione all'O.d.g..

Risposta scritta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio all'interrogazione AMADU sulla necessità di interventi urgenti in favore degli agricoltori della Nurra colpiti dalla siccità. (381)

La situazione illustrata nell'interrogazione risulta superata dall'approvazione della L.R. 21/00 e dal DDL di recente adottato dalla Giunta Regionale nel quale sono state previste le risorse disponibili al momento.


Testo delle interpellanze e interrogazioni annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA GIAGU - FADDA - SANNA Gian Valerio- SECCI - SELIS, sull'industria estrattiva di cava e sull'uso indiscriminato del territorio che ne deriva da tale attività.

I sottoscritti, considerato che:

- allarma e preoccupa sempre di più la giusta protesta dei sindaci e delle popolazioni, i cui territori sono interessati da attività estrattive di cava, nei confronti dell'Amministrazione regionale che consente un indiscriminato e inaccettabile utilizzo del territorio autorizzando di fatto vere e proprie distruzioni ambientali;

- in località dei comuni di Muros, Ossi e Mores sono state autorizzate attività estrattive la cui produzione intensiva, diretta soprattutto ad un fabbisogno extra regione, è talmente elevata che si stanno arrecando danni al paesaggio e all'ambiente tali da far ritenere che non sarà più possibile un'opera di bonifica dei luoghi;

- è accertato che tali attività sono state autorizzate senza la valutazione di impatto ambientale e non tenendo conto del parere dei comuni interessati:

- in nessuno dei luoghi devastati dallo sfruttamento è iniziata la bonifica dei siti sfruttati e dei giacimenti abbandonati con il risultato di un evidente danno ambientale permanente;

- è reale il pericolo che le cave esistenti e abbandonate vengano usate per occultare rifiuti pericolosi provenienti da fuori Sardegna;

- sono state deludenti e prive di qualsiasi efficacia le dichiarazioni rilasciate dal Presidente della Regione in occasione di un suo intervento a Muros, località dove è in atto una dura protesta a causa delle problematiche aperte dall'autorizzazione concessa alla Caolino Pancera, industria estrattiva emiliana;

- ad oggi nessuna risposta è stata data ad una interrogazione sullo stesso argomento presentata dal consigliere Giagu in data 4 aprile 2002,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della difesa dell'ambiente per conoscere:

1) quali misure urgenti intenda adottare la Giunta regionale per scongiurare il perpetrarsi in alcune località di questa sconsiderata distruzione ambientale e quali atti intenda predisporre per sospendere tutte le autorizzazioni in corso prive della valutazione di impatto ambientale;

2) con quali provvedimenti si intenda rispettare la volontà dei sindaci che chiedono di esprimere parere vincolante sulle autorizzazioni di concessioni per attività estrattive o di ricerca;

3) se la Giunta intenda riferire in Consiglio sullo stato dei territori interessati da attività di cava, da un punto di vista ambientale e paesaggistico, sui disastri in atto e per quali motivi nella maggior parte dei casi non avviene il ripristino ambientale. (253)

INTERPELLANZA PACIFICO - DETTORI - PINNA - SCANO sulla situazione dei circoli degli emigrati sardi in Germania e sulla corretta applicazione della legge regionale sull'emigrazione in materia di riconoscimento e di contributi da destinarsi ai circoli stessi.

I sottoscritti,

premesso che la Regione autonoma della Sardegna nel Piano triennale 2001-2003 (Interventi a favore delle associazioni sarde nel mondo) e nel Programma per l'anno corrente, riconosce in Germania la presenza di 19 circoli di emigrati sardi;

valutato che alcuni emigrati hanno denunciato nei mesi scorsi alcune irregolarità nella gestione di alcune associazioni culturali sarde e della Federazione dei circoli sardi in Germania, il cui operato sarebbe non conforme ai piani regionali in cui vengono regolati gli interventi a favore delle associazioni sarde nel mondo, secondo quanto disposto dalla legge regionale n.7 del 1991;

considerato che secondo l'articolo 1 del decreto del Presidente della Giunta n.191 del 27 agosto 1991 (regolamento per l'attuazione della legge regionale sull'emigrazione) possono essere riconosciuti ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale n. 7 del 1991 solo i circoli di emigrati sardi che non abbiano un numero inferiore a 100 aderenti;

osservato che in Germania ci sarebbero alcuni circoli che pur non avendo mai raggiunto negli ultimi anni il numero degli iscritti previsti dalla legge riceverebbero comunque i contributi economici per una serie di attività che allo stato attuale sfuggirebbero a qualsiasi forma di controllo;

preso atto che la stessa Federazione dei Circoli dei sardi in Germania, finanziata in base all'articolo 11, comma 3, della legge regionale n. 7 del 1991, è stata accusata da alcuni emigrati di non essere mai intervenuta su quei circoli che non avrebbero fornito la giusta documentazione contabile sulle attività effettuate nel corso degli ultimi anni;

valutato che tra quelli riconosciuti e beneficiari di finanziamenti regionali ci sarebbero anche alcuni circoli (Krefeld e Berlino) di difficile individuazione e che secondo alcune voci sarebbero da considerarsi inesistenti;

considerato che la situazione desta notevole preoccupazione anche per la chiusura in questi ultimi anni dei circoli di Leverkusen, Pahlenberg, Saarbrücken, per quella prossima del circolo di Colonia e per il fatto che a Monaco di Baviera la nostra rappresentanza sia senza sede da oltre un anno;

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale del Lavoro per sapere:

-quali provvedimenti intendano adottare per verificare la veridicità di tali notizie e per far rispettare i criteri stabiliti dalla legge regionale sull'emigrazione in materia di riconoscimento dei circoli sardi;

-quali misure intendano assumere per verificare che i contributi della Regione autonoma della Sardegna a favore dei circoli sardi siano destinati solo ed esclusivamente alle realtà esistenti, che operano per l'effettivo sviluppo della cultura sarda nel mondo e sulla base di una puntuale documentazione contabile che ne giustifichi l'attività;

- quali misure intendano adottare per riportare all'interno della Federazione dei circoli sardi in Germania il giusto clima di serenità che sgombri il campo dagli equivoci e dai sospetti di illegalità. (254)

INTERPELLANZA PINNA - DETTORI - MANCA - PACIFICO - SANNA Giacomo - SCANO, sui gravi fenomeni di inquinamento atmosferico verificatisi recentemente nell'area industriale di Portovesme.

I sottoscritti,

appreso con preoccupazione che le centraline di rilevazione della Provincia di Cagliari hanno rilevato quantitativi di biossido di zolfo nell'atmosfera di gran lunga superiori alla soglia di allarme senza che venisse informata la popolazione residente;

considerato che, rispetto alla soglia di allarme di 500 microgrammi per metro cubo, sono stati registrati quantitativi di biossido di zolfo fino a 3.462 microgrammi per metro cubo;

constatato che le punte massime di presenza nell'atmosfera del biossido di zolfo sono state registrate nelle ore notturne durante le quali diventano impossibili i controlli visivi e che, anche per questa ragione, non sono state finora accertate le industrie responsabili dell'emissione del gas;

tenuto conto che, oltre ai danni causati all'ambiente nel suo complesso, l'inquinamento atmosferico rilevato risulta particolarmente nocivo per la salute delle persone che operano nel polo industriale e per le popolazioni residenti nel vicino centro abitato di Portoscuso;

evidenziato che si registrano gravissimi e ingiustificati ritardi nell'attuazione del piano di disinquinamento finanziato dallo Stato per l'area ad alto rischio ambientale che fa capo al polo industriale di Portovesme,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere:

1) quali provvedimenti intendono adottare per accertare le responsabilità che hanno generato i gravi fenomeni di inquinamento atmosferico nell'area industriale di Portovesme;

2) quali interventi intendono effettuare per impedire che simili circostanze possano ripetersi in futuro con gravi danni per l'ambiente e per la salute dei cittadini;

3) quali azioni intendono intraprendere nei confronti dell'Amministrazione provinciale di Cagliari e del Dipartimento di Prevenzione della ASL 7 per garantire all'Amministrazione comunale di Portoscuso e alle popolazioni interessate le informazioni tempestive sui gravi fenomeni di inquinamento generati dalle industrie, anche in funzione delle precauzioni da intraprendere a tutela della salute e dell'incolumità dei cittadini;

4) se non ritengano di dare impulso ed efficacia risolutiva all'attuazione del piano di disinquinamento dell'area ad alto rischio di crisi ambientale finanziato dallo Stato, superando le inadempienze e i ritardi finora accumulati. (255)

INTERROGAZIONE ORRU'- SANNA Alberto - MARROCU - SANNA Emanuele, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata applicazione del contratto collettivo di lavoro ai lavoratori dipendenti della Ditta S.S. Sardaflora di Decimomannu.

I sottoscritti,

premesso che i lavoratori dipendenti e le organizzazioni sindacali di categoria conducono ormai da anni una vertenza nei confronti della S.S. Sardaflora, per il mancato rispetto delle norme previste nei contratti collettivi di lavoro della categoria provinciali e nazionali;

considerato che :

- il caso della S.S. Sardaflora non è purtroppo isolato, ma costituisce evidentemente prassi diffusa, non rilevabile statisticamente come lavoro sommerso, e che attraverso il mancato rispetto delle clausole contrattuali nei confronti dei lavoratori, diventa uno degli innumerevoli episodi di elusione degli obblighi di legge in materia di oneri previdenziali, assistenziali e fiscali;

- il compito delle istituzioni, in generale, di combattere questo grave fenomeno, perché lesivo dei diritti fondamentali dei lavoratori ed elemento di profonda alterazione delle regole del mercato, è quanto mai necessario ed obbligatorio per la Regione nel momento in cui le aziende si avvalgono, nell'esercizio della loro attività, di contributi pubblici;

constatato inoltre che la S.S. Sardaflora, con la determinazione n. 3553/99 del 27.12.1999, ha usufruito dei contributi previsti dalla Misura 6.4 del POP 1997/99, accettando liberamente le clausole in essa previste, in particolare quelle stabilite dall'art 12 inerenti il trattamento dei lavoratori dipendenti sulla base dei contratti collettivi di categoria;

ritenuto che le risposte dell'Assessorato competente alle ripetute segnalazioni della Flai-CGIL di Cagliari appaiono quantomeno insufficienti e prive di efficacia, in quanto limitate alla richiesta di chiarimenti alla ditta S.S. Sardaflora;

considerato inoltre che il Servizio ispezione del lavoro di Cagliari ha già rilevato le discordanze esistenti tra regime contrattuale e qualifiche professionali indicate nei libri contabili della ditta, provvedendo al recupero dei contributi previdenziali ed assistenziali in favore dei lavoratori occupati;

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e gli Assessori regionali dell'agricoltura e del lavoro per sapere quali atti abbiano assunto o intendano assumere al fine di:

- accertare in modo definitivo ed inequivocabile il rispetto delle clausole di cui all'articolo 12 della determinazione n. 3553/99;

- valutare, qualora ciò si rendesse necessario, la eventualità di sospendere l'erogazione degli incentivi sino alla conclusione della procedura di accertamento nei confronti della ditta S.S. Sardaflora. (496)

INTERROGAZIONE GRANELLA - DORE - BIANCU - DEIANA, con richiesta di risposta scritta, sulla opportunità di rispettare la programmazione nella coltivazione e raccolto delle bietole onde evitare agli agricoltori ulteriori danni e sprechi idrici.

I sottoscritti,

premesso che:

- lo zuccherificio SADAM di Villasor ha comunicato che la campagna 2002 per la raccolta della bietola da zucchero inizierà il giorno 10 luglio e durerà solo fino al 30 luglio p.v.;

- la giustificazione addotta dallo zuccherificio in relazione ad un così ridotto periodo di raccolta è che la superficie destinata alla coltura in Sardegna si è ridotta ad 1/3 della superficie abituale, a causa della scarsità di acqua di irrigazione, per cui l'ampliamento del periodo di raccolta determinerebbe diseconomie all'impianto;

considerato che pur essendo esatto che la penuria di acqua ha ridotto drasticamente le superfici coltivate a bietola specie nel Campidano, tuttavia non è giustificata la riduzione unilaterale a 20 giorni della apertura dello stabilimento a fronte dei normali 60 giorni degli anni precedenti; infatti la riduzione dei tempi in funzione delle superfici, penalizza ingiustamente gli agricoltori in quanto viola il fondamentale principio secondo cui ad una scalarità di semina deve necessariamente corrispondere una scalarità della raccolta;

rilevato che appare gravissimo l'atteggiamento dello zuccherificio il quale, vista la diminuzione delle superfici di coltivazione della bietola autunnale aveva incentivato presso gli agricoltori la coltivazione primaverile garantendo la raccolta nei tempi ordinari, cioè a maturazione avvenuta, mentre ora, con la chiusura anticipata della raccolta vanifica gli investimenti ed il lavoro degli agricoltori che avevano creduto a quegli impegni;

considerato, altresì, che il tempo di raccolta degli stabilimenti nazionali va dai primi di agosto alla fine di settembre perché trattasi prevalentemente di coltura primaverile e che è evidente che le esigenze dell'impianto di Villasor, dovute alla scarsa produzione, non possono essere messe a carico dell'anello più debole della catena produttiva,

tutto ciò premesso i sottoscritti chiedono di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore dell'industria e l'Assessore dell'agricoltura per sapere se:

a) non ritengano di adoperarsi perché non venga di fatto vanificato l'intervento "Incentivi per la bieticoltura da zucchero-Misura 4.9 POR 2000-2006" che è costato non meno di 38,5 miliardi alle casse regionali, dato che qualora gli i raccolti venissero sacrificati verrebbe meno ogni tentativo mirante ad incentivare la coltivazione della bietola;

b) vogliano far rispettare la scalarità di maturazione delle bietole sia della raccolta autunnale che primaverile imponendo il normale tempo di raccolta di 50-60 giorni, prevedendo eventualmente, tra la prima raccolta della produzione autunnale e la successiva, una pausa da utilizzare per la lavorazione dei succhi derivanti dalla prima raccolta, in considerazione del fatto che lo zuccherificio, a differenza degli agricoltori, può disporre di strumenti adeguati, quali cassa integrazione etc;

c) vogliano tutelare i diritti della Regione Sardegna che nel comparto ha investito ingenti fondi sia a favore degli agricoltori che dello stesso zuccherificio di Villasor;

d) vogliano dare immediata risposta alla presente interrogazione affinché gli agricoltori possano programmare la coltivazione o, nel caso di diniego, abbandonare le colture ancora nei campi evitando ulteriori danni e sprechi idrici. (497)

INTERROGAZIONE FLORIS - TUNIS - BUSINCO, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura del Centro di servizio delle imposte dirette e indirette di Cagliari.

I sottoscritti,

avuta conoscenza del comunicato stampa con il quale la Direzione regionale della Sardegna dell'Agenzia delle Entrate conferma la chiusura, a far data dal 30 giugno 2002, del Centro di servizio delle imposte dirette e indirette di Cagliari, che recita:

"Le attività del Centro di servizio vengono attribuite agli uffici locali dell'Agenzia delle Entrate. E' quindi a questi uffici che i cittadini dovranno rivolgersi per avere informazioni su pratiche in corso alla data del 30 giugno presso il Centro di Servizio e per presentare nuove richieste per rimborsi, dilazioni e sospensioni nonché annullamento di cartelle di pagamento emesse dal Centro di servizio.

Anche i ricorsi su atti notificati dal Centro di servizio devono essere presentati agli uffici locali dell'Agenzia.

Le istanze ed i ricorsi devono essere presentati, naturalmente, all'ufficio locale territoriale competente sulla base del domicilio fiscale del contribuente al momento della presentazione dell'istanza stessa.

Fino a quanto non verrà costituito l'Ufficio locale di Nuoro, i contribuenti dovranno rivolgersi agli uffici distrettuali delle imposte dirette di Isili, Macomer e Nuoro, secondo il domicilio fiscale.

La direzione regionale ricorda, inoltre, che le comunicazioni per le agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie vanno inviate al Centro operativo di Pescara.

Per conoscere l'ufficio competente si può consultare il sito internet dell'Agenzia http://www.agenziaentate.it/indirizzi/agenzia/ufficilocali/index.htm dove sono riportati gli elenchi degli uffici della Direzione regionale, oppure ci si può rivolgere al Centro di assistenza telefonica al n. 848800444.";

considerato che nonostante la direzione dell'Agenzia precisi che "ove il contribuente, in questa fase di passaggio di competenze tra diversi uffici, presenti erroneamente comunicazioni o istanze al Centro di servizio soppresso o ad un ufficio diverso da quello attualmente competente, non subirà alcuna conseguenza negativa, in quanto i documenti in questione saranno tempestivamente trasmessi d'ufficio a quello territorialmente competente", non si può non vedere il grave disagio che si determina nel rapporto con il servizio fiscale dello Stato che, in un momento in cui si riempie la bocca di federalismo costringe l'intera Sardegna - vedi il caso delle agevolazioni fiscali in materia edilizia, in cui i contribuenti sardi che intendono fruire dei benefici fiscali per le ristrutturazioni sono addirittura costretti ad inviare la documentazione al Centro operativo di Pescara - a dipendere da un ufficio di un'altra Regione,

tutto ciò premesso i sottoscritti chiedono di interrogare il Presidente della Regione per sapere quali iniziative ha intrapreso o intenda intraprendere per bloccare una iniziativa di razionalizzazione che, attuata nel momento peggiore per la mole di adempimenti fiscali in scadenza, rischia di determinare un vero e proprio caos nei rapporti con detto Centro servizi. (498)

INTERROGAZIONE VASSALLO - COGODI - ORTU, con richiesta di risposta scritta, sul tentativo di intimidazione rivolto al personale regionale in occasione dello sciopero generale del 28 giugno 2002.

I sottoscritti,

appreso che è stata inviata, dalla Direzione generale di organizzazione e metodo del personale, in data 27 giugno una lettera a tutti gli Uffici regionali, con la quale si è richiesto di conoscere entro pochi giorni il numero e i nominativi dei partecipanti allo sciopero generale, "al fine di darne immediata pubblicità tramite affissione all'albo della Direzione generale del personale";

atteso che la motivazione della richiesta si fonderebbe sulla applicazione dell'articolo 5 della Legge 12 giugno 1990, n. 146, concernente norme sull'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali;

considerato che:

- tale norma, sorta a tutela dei diritti dei lavoratori, prevede esclusivamente la pubblicità "del numero" dei partecipanti allo sciopero tra i lavoratori impegnati nell'erogazione di servizi essenziali, limitatamente all'insieme delle prestazioni individuate come indispensabili, e la durata dello stesso sciopero oltre che la misura delle trattenute effettuate;

- non è prevista nella citata norma alcuna procedura di acquisizione dei nominativi dei partecipanti allo sciopero e tanto meno la pubblicazione degli stessi nell'albo della Direzione del personale delle pubbliche amministrazioni interessate;

atteso che gli Assessorati e gli uffici amministrativi della Regione non sono, comunque, individuabili, nella loro generalità, come ricadenti nella predetta disciplina;

sottolineato che l'iniziativa appare sotto il profilo giuridico illegittima, arbitraria e lesiva dei legittimi diritti dei lavoratori e sotto quello politico sindacale gravemente intimidatoria,

chiede di interrogare l'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforma della Regione per sapere:

1) se fosse al corrente di tale iniziativa, se la condivida o l'abbia addirittura promossa o ispirata, consapevole della grave azione limitativa della libertà e dei diritti di manifestazione dei lavoratori, costituzionalmente garantiti;

2) se, invece, non sia stato neppure informato della medesima dagli uffici che l'hanno adottata, ai quali evidentemente pertanto è riconducibile la relativa responsabilità;

3) se, in quest'ultimo caso, non ritenga necessario adottare adeguati provvedimenti disciplinari e renderne edotto tempestivamente questo Consiglio;

4) se non ritenga, infine, di dover convocare le organizzazioni sindacali dei lavoratori per rappresentare le formali scuse della Giunta regionale per quanto avvenuto, comunicando nel contempo a tutte le Amministrazioni a cui la lettera in argomento è stata indirizzata il formale ritiro della richiesta arbitrariamente avanzata. (499)

INTERROGAZIONE GIAGU, con richiesta di risposta scritta, sull'operato delle Commissioni assegnazioni alloggi costituite ai sensi dell'articolo 8 della legge regionale n. 13 del 1989.

Il sottoscritto,

appreso che in data 27 giugno 2002 il Consiglio comunale di Sassari ha nel proprio ambito votato l'abolizione della Commissione assegnazione alloggi, Commissione che trova legittimazione nella legge regionale 6 aprile 1989, n. 13;

appreso che tale atto sembrerebbe conseguente e giustificato da un parere del Tribunale amministrativo regionale;

considerata la gravità dell'operato del Consiglio comunale di Sassari che, di fatto, abroga le disposizioni contenute in un articolo di una legge regionale in vigore;

considerato che a seguito di tale decisione verrebbero messi in dubbio di legittimità tutti gli atti compiuti da codesta Commissione dal momento in cui è pervenuto il surichiamato parere del TAR;

considerato che in tutte le amministrazioni comunali della Sardegna operano tali Commissioni;

considerato che è giusto verificare e valutare fino in fondo, sempre nel rispetto dei propri ambiti di autonomia, quali conseguenze porta l'atto unilaterale del Consiglio comunale di Sassari,

chiede di interrogare l'Assessore dei lavori pubblici per conoscere se è al corrente della determinazione del Consiglio comunale di Sassari che delegittima l'organo legislativo della Regione e quali atti intende compiere per far chiarezza sulla vicenda, soprattutto in ordine alla garanzia e tutela dei destinatari degli atti compiuti fino ad ora dalla Commissione alloggi di Sassari e in ordine alle certezze di operatività delle Commissioni alloggi insediate in tutti gli altri Comuni della Sardegna. (500)

INTERROGAZIONE IBBA, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione finanziaria della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari.

Il sottoscritto,

avendo appreso che, secondo quanto riportato da notizie apparse su organi di stampa (La Nuova Sardegna del 21 giugno 2002, pag. 21), la situazione finanziaria della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari sarebbe oggetto del controllo da parte del Collegio dei revisori dei conti;

rilevato che risulterebbe infatti, oltre alla perdita d'esercizio 2001 di lire 2.200.000.000 (pari a euro 1.135.000), a un disavanzo di competenza di lire 3.000.000.000 (pari a euro 1.550.000) ed a un disavanzo di amministrazione di circa 12 miliardi di lire (pari a euro 6.150.000), sussistere un debito reale verso le banche al 31.12.2001 di circa 22 miliardi di lire (pari a euro 11.362.000);

considerato che, ove anche si scorpori il mutuo di lire 1.600.000.000 (pari a euro 825.000) relativo ad un capannone acquistato, rimane una situazione debitoria prefallimentare che pare si voglia sistemare con la accensione di un mutuo di 15 miliardi di lire (pari a euro 7.750.000) il cui carico andrebbe a gravare sulle future gestioni della Fondazione suddetta;

rilevato, altresì, che tale mutuo sarebbe inutile se rispondesse al vero quanto avrebbe affermato il Presidente della Fondazione, On. Emilio Floris, secondo il quale i debiti verso le banche corrisponderebbero ai crediti vantati verso enti pubblici "che pagano in ritardo";

constatato che tali affermazioni appaiono contraddette da una semplice verifica che avrebbe accertato che sia il Ministero che la Regione ed il Comune di Cagliari hanno pagato i contributi a saldo entro il 2001 ed il Ministero ha già versato parte del finanziamento 2002, d'altra parte, se così non fosse, non si spiegherebbe la necessità di un mutuo di 15 miliardi,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta e l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport perché faccia conoscere la reale situazione in cui versa la Fondazione che ha sempre svolto una meritoria attività (badando alla quadratura dei conti quando solo in piccola misura gravava sul bilancio regionale) senza mai correre il rischio di quella che sembrerebbe, in capo all'attuale gestione, una disastrosa situazione finanziaria se rispondesse al vero quanto raccontato dalla stampa. (501)

INTERROGAZIONE LAI - MORITTU - SPISSU, con richiesta di risposta scritta, sulla manutenzione delle motovedette della polizia penitenziaria in servizio nell'ex-carcere dell'Asinara.

I sottoscritti,

appreso che una officina sassarese (l'officina Canu Salvatore di via Milano 23) sembrerebbe stia procedendo alla manutenzione dei motori di due motovedette della polizia penitenziaria che erano in servizio tempo fa per l'ex-carcere dell'Asinara;

rilevato che l'intervento di manutenzione e riparazione delle due imbarcazioni potrebbe trovare motivazione nella necessità di renderle pienamente operative per lo svolgimento di un servizio a favore dell'amministrazione della polizia penitenziaria e perciò, nel caso in oggetto, per l'ex carcere dell'Asinara;

evidenziato che l'isola dell'Asinara, ormai da circa 10 anni parco nazionale di rilevante pregio ambientale, per il quale è prevista la piena valorizzazione anche a fini turistici, costituisce patrimonio irrinunciabile per la nostra Regione;

rimarcata l'intenzione, reiteratamente annunciata, del Ministro della Giustizia del Governo Berlusconi, Castelli, di voler riportare la destinazione dell'isola dell'Asinara a luogo di detenzione ponendo conseguentemente in discussione il Parco nazionale dell'Asinara;

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'ambiente per sapere:

1) se le notizie relative alla manutenzione delle motovedette dell'amministrazione della polizia penitenziaria corrispondano al vero;

2) in caso positivo, quale sia l'utilizzo che si intende fare delle imbarcazioni e se abbiano qualche relazione con l'Asinara;

3) se quest'ultima esistesse, quali azioni intendano assumere per bloccare il tentativo di destinare nuovamente a luogo di detenzione una così importante area naturale sottraendola alla legittima fruizione delle popolazioni sarde. (502)