Seduta n.262 del 28/07/1993
CCLXII SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
MERCOLEDI' 28 LUGLIO 1993
Presidenza del Presidente FLORIS
indi
del Vicepresidente SERRENTI
indi
del Presidente FLORIS
INDICE
Disegno di legge: "Modifiche e integrazioni alla legge regionale 7 giugno 1989, n. 37: "Disciplina e provvidenze a favore del sughericoltura e dell'industria sughericola'" (339). (Discussione generale):
PAU, relatore .........................
ZUCCA....................................
TAMPONI ...............................
URRACI..................................
ORTU ......................................
SANNA, Assessore della difesa dell'ambiente ………
Documento: "Commissione paritetica di cui all'articolo 56 dello Statuto speciale per la Sardegna - Nomina rappresentanti della Regione - Parere del Consiglio regionale" (Doc. n. 44). (Discussione, presentazione di ordini del giorno):
DADEA ..................................
TAMPONI ..............................
BAROSCHI.............................
COGODI ................................
PULIGHEDDU...................
(Votazione a scrutinio segreto) …….
(Risultato della votazione) ...
Sugli attentati terroristici di Roma e Milano:
PRESIDENTE ……..
La seduta è aperta alle ore 10 e 15.
PORCU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 22 luglio 1993, che è approvato.
Sugli attentati terroristici di Roma e Milano
PRESIDENTE. Onorevoli consiglieri, gli attentati terroristici di Milano e Roma hanno mietuto vittime ed hanno gettato l'allarme in tutto il Paese, con un attacco premeditato, programmato e simultaneo, che mira ad abbattere quel che è rimasto della credibilità delle libere istituzioni del nostro Paese.
E' ancora troppo presto per dare giudizi definitivi, ma fin d'ora è chiaro che c'è chi - con una strategia a vasto raggio - vuole creare in Italia nuove e sempre più pericolose tensioni.
La crisi che attraversiamo è entrata, con queste bombe, in una fase nuova, nella quale si intrecciano interessi vari, interni ed esterni, che oggi possiamo soltanto intuire, ma che sono tragicamente presenti in tutti.
Sicuramente il rinnovamento morale e politico che sta maturando in tutte le coscienze civili del nostro popolo sta turbando molti poteri e molte menti.
Ecco perché la strategia terroristica ha tanto più successo quanto più terrore si crea e si diffonde.
E perciò assolutamente importante non farsi saltare i nervi, ciascuno dal suo posto di responsabilità, continuando a fare il proprio dovere. Ciò nella determinazione che il metodo della violenza, dell'azione criminale che colpisce indiscriminatamente non passerà e che le istituzioni democratiche sono più forti e radicate di quanto immaginino i terroristi che hanno provocato gli attentati e coloro che li guidano.
Reazioni così vili da parte di chi ha concepito e realizzato questa nuova strategia della tensione testimoniano anche che la volontà di cambiamento che è in tutto il popolo italiano spaventa forze oscure, ma anche che il cambiamento è possibile nella legalità e nella pace sociale.
In questo momento non possiamo dimenticare quanti sono stati colpiti a morte o seriamente feriti dagli ordigni esplosivi e a loro va la nostra solidarietà, ma non permettiamo che questi fatti, pure così gravi, raggiungano il loro scopo e ci facciano trascurare i compiti che abbiamo.
Ma proprio in questi momenti così tragici per la vita della Repubblica dobbiamo ritrovare coraggio e fermezza nei confronti dei nemici che si nascondono dietro la morte di vittime innocenti, di uomini e donne indifesi.
Sospendo i lavori del Consiglio in segno di lutto e convoco una immediata Conferenza dei Capigruppo per concordare le iniziative da assumere.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 20, viene ripresa alle ore 10 e 45.)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERRENTI
Discussione generale del disegno di legge: "Modifiche e integrazioni alla legge regionale 7 giugno 1989, n. 37: 'Disciplina e provvidenze a favore della sughericoltura e dell'industria sughericola'" (339)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 339; relatore l'onorevole Pau.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Pau, relatore.
PAU (Gruppo Laico Federalista), relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge numero 339, presentato dalla Giunta regionale, prevedeva delle modifiche e delle integrazioni alla legge così detta delle sugherete, la legge numero 37 dell'89. Il testo approvato dalla Commissione si discosta completamente dall'impostazione del disegno di legge. Infatti, il disegno di legge presentato dalla Giunta prevedeva solo la riduzione delle sanzioni contenute nella legge numero 37, mentre la Commissione ha ritenuto di riscrivere, come è stato fatto, completamente la legge. Infatti la precedente legge, in sede di applicazione, aveva creato problemi di grande conflittualità tra due mentalità e due filosofie: da una parte la considerazione della pianta della sughera come pianta atta alla produzione e all'interesse per l'alto valore ambientale che aveva e ha nella nostra Isola, dall'altra l'esigenza del mondo agro-pastorale di convivere negli stessi siti.
La precedente legge, a cui bisogna fare sempre riferimento, prevedeva dei divieti generalizzati in tutta l'Isola, mentre con la nuova proposta che proviene dalla Commissione si è cercato di stabilire delle regole; innanzitutto per l'individuazione delle aree da destinare alla silvicoltura sughericola, intesa, come è stato precisato, non come allevamento di singole piante, ma come gestione di un complesso ecosistema, a partire dalla flora e della fauna che in quegli stessi siti prospera, destinato alla produzione di sughero da legno, al cosiddetto ghiandatico, aree dove contemporaneamente insiste l'agro-pastorizia con tutti i problemi legati al pascolo e all'allevamento ovino e caprino in particolare. Ci siamo resi conto, e questo è un fatto che tutti possiamo constatare, che se le sugherete sono riuscite a prosperare per migliaia di anni e quindi a convivere con il sistema agro-pastorale, e arrivare fino ai giorni nostri, questo significa che l'attività agricola nelle stesse zone è possibile, naturalmente occorre regolamentarla. Intanto siamo partiti da una premessa di carattere politico-programmatico: la pianta della sughera è una pianta caratteristica del nostro ambiente naturale, è una delle particolarità della nostra isola, e se dovessimo identificare dei simboli per la Sardegna certamente tra questi ci sarebbero la sughera e i nuraghi. E' interessante anche l'ambiente socio-culturale specifico che attorno alla sughera si è creato.
La sughera trova nella nostra isola il suo ambiente naturale e copre una superficie di circa 95 mila ettari. Questo è un dato ISTAT e probabilmente in questo momento queste superfici sono leggermente ridotte a causa degli incendi e di altri problemi, però il dato mi interessa per dire che la superficie ricoperta dalle sugherete in Sardegna rappresenta circa il 90 per cento della superficie nazionale in cui alligna la sughera, che è di circa 106 mila ettari. La sughera è distribuita per circa il 94 per cento nella collina e nella montagna e solo per il 6 per cento in pianura; solo in alcune zone della nostra isola però esiste la tradizione delle cure colturali, mentre nelle altre zone, nelle zone marginali per la sughericoltura ci si ricorda delle piante da sughero solo nel momento della decortica. Nell'isola le sugherete sono concentrate soprattutto in quattro poli principali e poi in tante piccole isole sparse. Il più consistente è quello che alligna nell'altipiano di Tempio, Calangianus e Aggius; l'altro polo di concentrazione si alloca nell'altipiano di Buddusò, Alà dei Sardi, Bitti, Orune, Nuoro, Oniferi e Orani, quindi un altro grande filone. Un altro polo, il terzo, è quello che si trova nel centro dell'isola, con una striscia continua che parte da Abbasanta, Ortueri fino ad arrivare a Sorgono; il quarto polo, naturalmente il meno consistente, lo troviamo nel Sulcis Iglesiente. Troviamo inoltre altre piccole aree che possiamo definire satelliti rispetto alle prime. Possiamo dire anche, e di questo abbiamo parlato più volte in Commissione, che la continua incidenza degli incendi, l'elevato costo della decortica del sughero fiammato - perché una volta che la sughereta viene percorsa da incendio non solo il prodotto viene deprezzato, ma bisogna intervenire con spese notevoli per togliere il sughero fiammato - e ancora la lunghezza temporale con cui la sughera produce reddito - dopo 25-30 anni si estrae il sugherone e poi ogni 10 anni il sughero gentile - l'insieme di questi problemi ha fatto precipitare negli anni il settore in uno stato di profonda crisi. Le produzioni sarde di sughero grezzo si attestano attualmente attorno ai 90-100 mila quintali l'anno, mentre la quantità lavorata nei vari stabilimenti della Sardegna è di circa 150 mila quintali l'anno, quindi attualmente dobbiamo importare circa 50-60 mila quintali di sughero.
Una delle maggiori utilizzazioni del sughero, è data dai tappi di sughero. In Europa l'industria vitivinicola utilizza circa 12 miliardi di tappi, però ancora ne occorre un altro 70 per cento. Se a questo aggiungiamo tutte le richieste che provengono dagli Stati Uniti e da tutte le zone dei Paesi in cui si sta sviluppando l'industria vitivinicola, voi capite che il fenomeno economico assume sempre maggiore rilevanza, anche perché si è stabilito ormai che ad una migliore qualità di vino e al prestigio di un vino si deve accompagnare una uguale migliore caratteristica del tappo di sughero. Quindi è un settore in crescita di cui occorre favorire lo sviluppo, come si dice in legge - questo è stato specificato -, con la creazione dei cosiddetti poli di intensificazione sughericola. Quindi è necessario incentivare il settore, come abbiamo scritto nel disegno di legge, con contributi e mutui a tasso agevolato e in particolare utilizzare al massimo i fondi che il regolamento CEE numero 2080 del 30.6.92, che dovrebbe entrare in vigore il primo gennaio 1994, mette a disposizione. A questo proposito vorrei far notare a questo Consiglio che l'Assessore regionale dell'agricoltura ha presentato alla CEE il regolamento di attuazione del regolamento numero 2080 e per i meccanismi assembleari il sottoscritto lo ha avuto per vie traverse, quindi non attraverso la Commissione, non attraverso i normali canali di contatto tra la Giunta e il Consiglio. Vorrei far notare questo perché credo che per il futuro si debba riflettere su questo problema. In tutti i casi noi abbiamo inserito in legge la possibilità di incentivare questo settore anche con gli incentivi provenienti dalla CEE. Quindi da una parte incentivazione di questo settore, dall'altra la salvaguardia non solo delle sugherete come tali, ma anche, e qui l'abbiamo specificato, la salvaguardia delle piante sparse, cioè non ci siamo rivolti solo alla tutela e alla salvaguardia delle sugherete come ecosistema, ma anche delle piante sparse e delle ceppaie ancora vitali. In legge viene anche previsto, non è una grossa novità ma certamente è importante, che si dovranno individuare e catalogare soprattutto anche tutte le piante monumentali che sono sparse nella nostra Isola, perché sino ad oggi per legge una pianta monumentale, che quindi ha un grandissimo valore, anche storico, veniva tutelata allo stesso modo di una pianta normalissima, di recente vita. In questo caso il regime sanzionatorio è stato particolarmente intenso in questo settore. Siccome proprio il regime sanzionatorio, aveva creato dei grossissimi problemi di conflittualità in alcune zone, abbiamo ritenuto di agganciare il sistema sanzionatorio alle norme vigenti di prescrizione di massima di polizia forestale, però - e questo, Assessore, è utile ricordarlo - per rimarcare una tutela speciale nei confronti della sughera rispetto a una generica di altre piante, il pino, il leccio e altre piante, abbiamo voluto rimarcare questa tutela speciale raddoppiando le norme sanzionatorie delle prescrizioni di massima di polizia forestale.
Ancora più avanti, perché questo nella precedente legge non era stato fatto, abbiamo ritenuto di definire in maniera specifica quale ecosistema deve essere definito sughereta; in questo settore, la Regione sarda, in passato, a volte ha utilizzato formule matematiche per definire la sughereta, altre volte ha indicato il numero delle piante, altre volte invece nelle varie leggi e nelle varie circolari per la campagna antincendi, ha definito in forma diversa le sugherete. Noi abbiamo preferito trovare una soluzione che avesse una pratica applicazione e che fosse anche immediata. Infatti all'articolo 10 viene definita la sughereta, dove si dice ad esempio "quando siano costituite da piante da sughero già demaschiate o meno, la cui copertura effettuata dalle chiome interessi più del 50 per cento della superficie sulla quale il popolamento vegeta". Si parla del popolamento delle sughere. O ancora, si definiscono sugherete quando "siano costituite da soprassuoli forestali misti nei quali la quercia da sughero rappresenti più del 50 per cento della copertura totale del soprassuolo forestale". E ancora, quando "siano costituite da ceppaie di quercia da sughero, degradate da azioni antropiche nelle quali la densità media delle ceppaie non sia inferiore a 250 piante per ettaro".
(Interruzioni)
Nella definizione di sughereta il regime sanzionatorio era legato alle 250 piante.
PRESIDENTE. Onorevole Pau, si rivolga alla Presidenza per cortesia.
PAU (Gruppo Laico Federalista), relatore. Dicevo al collega Dettori, che mi aveva fatto un'osservazione rispetto alle ceppaie, che viene definita anche sughereta quando è costituita da ceppaie di quercia da sughero degradate da azioni antropiche, le più disparate, quali incendi, eccetera, quando la densità media delle ceppaie non sia inferiore alle 250 piante per ettaro. In questo caso viene già definita sughereta e quindi è necessario anche il regime sanzionatorio, se vengono sradicate senza chiedere l'autorizzazione alla Forestale. E infine vengono definite sugherete quando siano costituite d soprassuoli forestali in cui siano presenti semenzai o giovani soggetti naturali o di introduzione artificiale in numero non inferiore a zero.
Sull'altro versante, nell'articolo successivo per differenziare, onde consentire le attività diverse da quelle legate alla coltura della sughera, abbiamo introdotto la definizione di alberature sparse di sughero e formazioni di sughera degradata, fissando limiti inferiori rispetto a quelli che ho citato prima, e che però non siano inferiori - questo abbiamo scritto - al 20 per cento della copertura totale del soprassuolo, perché in questo caso non si tratta neppure di alberatura sparsa da sughero. Si tratta di alberatura rada e quindi priva di alcun interesse se non quello della salvaguardia dell'abbattimento delle piante, perché abbiamo previsto che anche per sradicare o per abbattere singole piante è necessaria l'autorizzazione. Anche l'abbattimento di piante sparse, senza l'autorizzazione, è soggetto a un regime sanzionatorio.
La Regione sarda ha un istituto sperimentale per il sughero e ha speso vari miliardi per i vari studi, anche per la formazione del catasto delle sugherete, ma siamo quasi all'anno zero, e il catasto sughericolo, che doveva essere aggiornato ogni due anni, è assolutamente superato e inadeguato alla bisogna. Per questo in legge diciamo che gli ispettorati ripartimentali delle foreste - e io credo che questo, con le nuove assunzioni, possa essere fatto in maniera abbastanza seria, anche perché non riguarda tutta l'Isola ma soprattutto i quattro poli sughericoli - dovranno catalogare le sugherete e farne una carta provvisoria. Le sugherete individuate verranno notificate ai comuni e agli interessati, che potranno chiedere all'Assessorato della difesa dell'ambiente, entro 60 giorni dalla notifica, con delle motivazioni valide, l'esclusione di determinate sugherete dai vincoli previsti. Naturalmente per disincentivare questo modo di operare, diciamo che coloro che chiedono l'esclusione dell'applicazione di questi vincoli perderanno la priorità nell'eventuale applicazione di norme incentivanti. Vorrei far notare anche che, in sede di prima applicazione, gli ispettorati ripartimentali dovrebbero fare tutte queste operazioni di individuazione e di catalogazione entro 180 giorni. Ritengo che 180 giorni siano insufficienti; quindi si presenterà qualche emendamento per portare questo termine almeno ad un anno dall'entrata in vigore della legge.
Per i casi in cui il proprietario della sughereta, per evitare un regime particolarmente vincolistico, chieda l'esclusione, suggerirei di stabilire in sede di regolamento in quali casi può essere concesso lo svincolo della sughereta. Per esempio quando un terreno è stato sempre lavorato nell'arco degli ultimi dieci anni oppure è stato pascolato nell'arco degli ultimi dieci anni è chiaro che non possiamo improvvisamente interrompere questo ciclo ormai vitale per alcune aziende. Inoltre il regime sanzionatorio nella legge, come dicevo prima, è stato modificato, in particolare, con l'attuazione di una legge regionale, la cosiddetta legge sulla trasparenza degli atti, e precisamente dell'articolo 24 della legge 40 del 1990: "Norme sui rapporti tra cittadini e amministrazione della Regione Sardegna nello svolgimento delle attività amministrative". In poche parole si suggerisce, e viene previsto in legge, che alle sanzioni di carattere pecuniario potranno sostituirsi delle prestazioni sostitutive. Quindi a un individuo che abbatte dieci piante, anziché comminare la pena pecuniaria, potranno essere richieste - e nel regolamento dovranno essere inserite delle norme a questo proposito - come pena delle prestazioni sostitutive; per esempio per ogni pianta abbattuta si può prevedere che debbano essere reimpiantate e portate a maturità cinque piante, e questo bisogna specificarlo, perché non basta rimettere a dimora la pianta se poi il pastore non la salvaguarda. Quindi queste piante dovranno essere portate a maturità. Ancora, vorrei far notare che poiché abbiamo ritenuto che la parte che riguarda l'industria sugheriera corrispondesse ancora alla bisogna l'abbiamo lasciata immutata.
Infine, per evitare l'accavallarsi di norme sostitutive si propone l'abrogazione della legge regionale 7 giugno 1989, numero 37, nella sua totalità perché di fatto è stata riscritta. E' stato però presentato un emendamento all'articolo 52 in cui diciamo che le domande presentate per la concessione delle provvidenze previste dalla legge precedente si intendono riferite alle provvidenze previste dalla legge attuale, se no con l'abrogazione della precedente legge non avremmo consentito a coloro che hanno già presentato la domanda di poter usufruire degli incentivi.
Per questi motivi, che succintamente vi ho esposto e la cui analisi ha impegnato la Commissione anche con l'ausilio dei funzionari degli uffici e la collaborazione in alcune parti dell'assessore Sanna, si propone a questo onorevole Consiglio l'approvazione del testo esitato dalla Commissione, naturalmente con eventuali emendamenti che rendano la legge più rispondente e più operativa. Uno di questi certamente è quello di cui ho preannunciato la presentazione.
PRESIDENTE. Prima di proseguire la discussione generale, comunico ai colleghi che la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito di partecipare stasera con l'amministrazione comunale ad una manifestazione contro il terrorismo. Il presidente Floris si sta consultando col sindaco e sta concordando i dettagli, quindi ulteriori informazioni verranno date successivamente.
E' iscritto a parlare l'onorevole Zucca. Ne ha facoltà.
ZUCCA (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, poche e sintetiche considerazioni per esprimere un giudizio positivo sull'impianto di questo disegno di legge; positivo nel merito per i problemi importanti che affronta e positivo anche in riferimento al metodo, perché la Commissione ha scelto la strada del superamento totale di un testo che giudicava inadeguato. Ritengo che questo metodo dovrebbe essere seguito anche in altre occasioni perché, quando un provvedimento è superato, rappezzarlo e tentare di aggiustarlo creando delle incongruenze è sbagliato. Se ne fa un altro che lo superi, e così è stato fatto in questo caso. Ma dicevo che il mio giudizio è positivo anche perché il disegno di legge affronta un problema di grande portata; è stato già detto, ma non è male ripeterlo, che questo tipo di coltura ha una notevole incidenza nell'economia regionale, e per quanto riguarda il settore ha un'incidenza anche sull'economia nazionale se è vero come è vero che su 106 mila ettari di sugherete in tutta Italia, 95 mila sono in Sardegna. Cioè la gran parte delle sugherete è in Sardegna. Se a questo si aggiunge che anche la qualità del sughero è buona, si ha chiara l'idea del perché questa coltura vada incentivata, prima di tutto per ragioni, dicevo, di natura strettamente economica. E incentivare questa coltura significa che si può arrivare anche a diminuire la bilancia negativa in relazione l'importazione di sughero lavorato che noi importiamo per il 50 per cento. E' una strada da battere anche in vista di questo obiettivo. Ma è importante anche perché riguarda non singole zone della Sardegna, ma grosso modo tutta l'isola, se è vero che una sorta di comprensorio sugherifero parte da Ghilarza per arrivare a Sorgono, un altro è nella zona di Aggius, un altro nella zona di Buddusò ed un altro, anche se piccolo, nel Sulcis. Quindi il comprensorio abbraccia varie realtà della Sardegna. Un altro elemento nettamente positivo mi pare sia che questo provvedimento, se applicato correttamente, consente di raggiungere la conciliazione tra la coltura della sughera e l'attività pascolativa. Questo mi pare che sia uno dei punti nodali che il disegno di legge mette a fuoco, perché se nonostante numerosi incendi, nonostante numerosi dissesti ecologici, le sugherete sono sopravvissute, la mia opinione è che questo è dovuto al fatto che si è sposata con la pastorizia. Se questo matrimonio dovesse essere sciolto non c'è dubbio che le sugherete farebbero la fine di tante altre parti dei nostri boschi. Quindi trovo decisamente positivo l'intendimento di rendere compatibili le due cose.
Ancora molto importante mi pare il fatto che, sotto il profilo ambientale, conservare le sughere significa essere decisamente contrari ad un tipo di coltura di essenze arboree del tutto estranee alla nostra tradizione, alla nostra civiltà, ai nostri boschi, e cioè più sugherete, più quercus suber, come mi pare che si chiami scientificamente su suerzu sardo, più sughere e meno eucaliptus, ed è un fatto positivo; meno eucaliptus e anche meno pinus pinea, che sono piante che hanno una loro bellezza ma che col paesaggio sardo hanno assai poco a che vedere. E con i romanzi di Grazia Deledda c'entrano assai poco i pinus pinea, mentre le sugherete c'entrano molto.
Dicevo che è positivo sotto il profilo ambientale e mi pare giustissimo che le forme di sanzione siano differenziate: ove si tratti di piante monumentali - e ce ne sono tante di importanza straordinaria - è chiaro che la sanzione deve essere più grave, più elevata; come mi pare altrettanto positivo che non ci si preoccupi solo, come in una prima ipotesi si voleva fare, della salvaguardia delle sugherete in quanto tali, ma anche della salvaguardia delle sughere che siano sparse nel territorio. Positivo è anche il fatto che si prevedono dei fondi di rotazione e si prevede anche che l'Azienda demani e foreste assuma con particolare riguardo delle sugherete.
In conclusione, per non farla lunga, mi pare che nel provvedimento ci siano numerosi elementi positivi e che, se attuato come dovrà essere attuato, darà un contributo in un settore non secondario per l'economia della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che stiamo verificando con la discussione e l'approvazione, che mi auguro ci sarà, di questa proposta di legge, un fatto purtroppo ricorrente in questo Consiglio: spesso si fanno le leggi ma poi non si dà loro attuazione perché si tarda a regolamentarne l'attuazione. Si sprecano le interpellanze e le interrogazioni presentate da molti nostri colleghi, da me e altri in particolare, tese a compiere un'azione di stimolo presso i vari Assessori che si sono susseguiti in questi anni, affinché l'Assessorato licenziasse questo regolamento di attuazione e si potesse provvedere alla sua approvazione e quindi all'attuazione della legge. Quando questa legge fu approvata - fu l'ultima, se ricordo bene, della passata legislatura - emersero certo alcuni contrasti che noi conoscevamo bene. Sapevamo che c'erano due filosofie a confronto e che si tentava di introdurre nel meccanismo legislativo, ma soprattutto nella coscienza dei settori agro-pastorali, una concezione della pianta del sughero più corrispondente al divenire della richiesta di mercato, improntata soprattutto alla richiesta di sugheri di qualità e a stabilire un confronto e una convivenza tra pianta e attività agro-pastorali, che non fosse penalizzante per l'attività agro-pastorale per il reddito complessivo delle famiglie agricole, di coloro che facevano affidamento su redditi non tanto silvicoli ma silvi-colturali. Questa filosofia ci aveva portato a stabilire una serie di norme di tutela della sughericoltura, sughericoltura che ha un valore particolare in Sardegna, che è stato citato dal collega Pau e dal collega che mi ha preceduto, Zucca, sul quale credo che tutti concordiamo e a maggior ragione concordiamo dopo tanti anni quando ci rendiamo conto che la valenza della pianta è una valenza di duplice aspetto, sia come essenza produttiva, sia come essenza tesa a recuperare alcuni valori ambientali e la tutela dei livelli di presenza di ozono nell'atmosfera.
In questi anni si sono sviluppati attorno a questo discorso delle attenzioni particolari che hanno portato la CEE, come ha ricordato Pau, a riconoscere, con un regolamento del 30 giugno 1992, anche la sughericoltura come settore nell'ambito agro-silvicolo da tutelare e da regolamentare e sulla quale intervenire con un programma di aiuti. Quindi, tra le essenze forestali da tutelare dopo un iter estremamente sofferto, è stata inserita la sugherica e questo fatto rappresenta certamente un punto di vantaggio sia per le produzioni sughericole della Sardegna, ma anche per le produzioni sughericole di altri Paesi della Comunità economica europea, in particolare del Portogallo, della Spagna e della Francia con la Corsica. Ora, è chiaro che questa spinta al riconoscimento della sughera come essenza forestale suscettibile di aiuti da parte della CEE, venuta in particolare da un convegno promosso da parte del Ministero dell'agricoltura e di alcuni di noi nel 1987 a Porto Cervo, ha prodotto dei risultati, probabilmente anche perché nel frattempo erano subentrati a livello CEE Paesi come la Spagna e, soprattutto, il Portogallo che avevano le stesse esigenze di riconoscimento di questa essenza, essendo questo, soprattutto per la Spagna, uno dei settori caratterizzanti dell'economia, non solo silvicola ma soprattutto industriale, visto che la concentrazione delle imprese di trasformazione del sughero nel campo mondiale è proprio ubicata in Portogallo. Noi non dobbiamo perdere assolutamente questa occasione che ci è data e l'assessore Pirarba è stato puntuale nel presentare il programma alla CEE, dove appunto si dicono - ed è bene ricordarle - delle cose estremamente vantaggiose per il futuro per quanto attiene la sughericoltura, suscettibile, appunto, di una serie di aiuti comunitari che vanno indirizzati in due filoni: quello di compensare i proprietari delle terre precedentemente coltivate ad agricoltura che siano destinate, invece, ad essere arborate, per la riduzione o per la perdita del reddito per i 20 anni successivi. Ciò vuol che che essendo la sughera - come diceva il collega Pau - una pianta che dà il primo prodotto valido di punto di vista commerciale dopo circa 35 anni di media, perché la prima scorzatura del sughero maschio avviene intorno ai 25 anni, abbiamo recuperato su questi 35 anni già 20 anni per i quali ci sarà un intervento di compenso per il reddito perso che va dal milione ad ettaro per gli imprenditori agricoli a titolo principale, alle 270 mila lire ad ettaro per gli altri imprenditori. Ciò ci dà la dimostrazione che ciò che si fa per la silvicoltura in chiave moderna non va a detrimento di altre produzioni agricole, ma può andare anzi a sostegno di iniziative agro-silvo-pastorali che vedano nel corpo della propria azienda, del proprio terreno, la presenza della sughera non come fattore impeditivo, ma come fattore di reddito, e non tanto come fattore di reddito residuale, ma come fattore di reddito spesso principale. Queste cose abbiamo tentato di dirle in tante circostanze agli allevatori e ai pastori di alcune zone della Sardegna, in particolare di Bitti che spesso hanno sollevato la loro voce, io direi in qualche caso anche giustificata, per il fatto che della legge si dava attuazione solo alla parte sanzionatoria. Cioè la Regione era vista come interprete di questa norma solo al momento in cui sanzionava gli allevatori per le infrazioni che venivano accertate in materia appunto di tutela della sughericoltura. Noi abbiamo sollevato tante volte questo problema, però abbiamo tentato di fare capire ai pastori di Bitti che c'era la possibilità di vedere il connubio tra pianta e ovino in particolare come un connubio produttivo, e che spostando l'ovino dall'ombra della sughera in prospettiva si andava a potenziare la capacità di reddito dell'unità produttiva perché il reddito proveniente dalla pianta di sughero migliorata praticamente è superiore al reddito che si ottiene con lo sfruttamento della sola ovinicoltura. Ecco, questo è l'elemento caratterizzante. Io direi che certe volte alcuni fenomeni diventano agli occhi dell'opinione pubblica e anche dei legislatori più ampi di quanto effettivamente non siano, e l'assessore Sanna lo saprà benissimo, perché c'è una capacità di amplificazione del problema da parte della stampa direi più ampia rispetto ad altre capacità, per esempio alla capacità inversa, per cui si è ingigantito questo problema, che interessa solo piccole macchie nel tessuto della produzione o dei compendi sughericoli della Sardegna, citati poc'anzi da Pau e che sono stati individuati in questi quattro poli. Questo lo dobbiamo dire perché serve a fare chiarezza perché, nel 1991, per esempio, le infrazioni in tutta la Sardegna sono state solo 200, ma se consideriamo che, di queste duecento, 28 sono avvenute nell'ispettorato ripartimentale di Cagliari, 14 in quello di Sassari, 29 in quello di Oristano, 8 in quello di Tempio e tutte le altre 121 sono avvenute nel territorio di competenza dell'Ispettorato ripartimentale delle foreste di Nuoro, ci dobbiamo porre qualche domanda. E' chiaro che non possiamo non porci qualche domanda. Io mi rivolgo anche al collega Balia che si era occupato di questo problema in altre circostanze e che vedo attento. Anche se guardiamo ai dati del 1992, vediamo che le infrazioni sono diminuite e sono diventate 198 e sono cresciute a Cagliari passando da 28 a 50, a Sassari da 14 a 19, a Oristano da 29 sono passate a 22, a Nuoro sono passate da 121 a 85 per un'azione chiaramente sensibilizzatrice che ha portato probabilmente ad essere meno punitivi coloro che dovevano provvedere al controllo e direi anche più responsabili coloro che erano soggetti al controllo. A Tempio c'è stata un'estensione da 8 a 22 sanzioni. Questo denota che il regime sanzionatorio che era stato imposto dalla legge "37" non era più un regime così punitivo per tutti, non era un regime che in termini numerici potesse rappresentare quell'allarme che invece è stato dato e amplificato con tanta risonanza. Ciò che invece rimane è che alcune di queste sanzioni avevano certamente assunto un valore in termini unitari non proponibile e non sopportabile da parte dell'imprenditore agricolo o agro-pastorale, che spesso ha confuso le sanzioni e le norme di tutela previste dalla legge 37 con le sanzioni e le norme di tutela previste dalla legislazione forestale, e quindi dalle norme di polizia forestale e dalle norme soprattutto attinenti alla tutela dei suoli e quindi al regime idrogeologico al quale erano sottoposti alcuni terreni su cui giacevano le sugherete. Anche questo ha creato grande confusione e ha creato, direi, un atteggiamento secondo me ingiustificatamente negativo nei riguardi di alcuni aspetti di questa legge che sono stati visti in questo quadro. Per questo io ho visto positivamente l'iniziativa di revisione di questa legge che è poi una revisione di nome ma non di fatto perché la gran parte degli articoli è identica, ma è una revisione migliorativa che tende, quindi, a dare una risposta a questa esigenza di sanzioni più coerenti e direi più responsabili, dato però per certo e per irrinunciabile che se la sanzione c'è, vuol dire che si ritiene che un comportamento è sanzionabile e se il comportamento è sanzionabile è inutile dire che la sanzione deve essere in termini limitati, perché se la sanzione è troppo limitata, come ben sappiamo dai rudimenti del diritto, alla fine diventa non incidente sul piano di ciò che si vorrebbe tutelare.
Queste considerazioni ci fanno riflettere sull'esigenza di dare immediata attuazione al contenuto di questa legge che andremo ad approvare e credo che l'assessore Sanna sarà sufficientemente sensibile sia a quanto si dibatterà oggi in Aula, sia a quanto si è dibattuto in altre sedi, per incentivare il lavoro dei propri uffici affinché questo regolamento veda la luce al più presto. Ma voglio fare un'altra serie di piccole considerazioni per i colleghi, perché spesso alcune cose si vedono in maniera distorta. E' stato detto dalla stampa che c'era da parte dei presentatori di questa legge un atteggiamento più filo-produttivo o trasformativo che non filo-silvicolo, cioè con più riguardo e più attenzione all'aspetto della trasformazione del sughero che non all'aspetto della produzione. Questo credo che sia evidentemente sconfessato dai fatti, dalle cose che stiamo dicendo, ma dobbiamo dire anche qualche parola in materia di produzione e trasformazione industriale. Chi mi ha preceduto ha fatto alcune osservazioni sul prodotto che viene estratto in Sardegna ogni anno, che è insufficiente ad alimentare il settore che trasforma il sughero in Sardegna. Siamo deficitarii di circa 50 mila, 60 mila quintali all'anno e questo denota come questo settore di trasformazione che si è impiantato su una produzione tipica autoctona già a partire da un centinaio di anni fa, si è evoluto oltre la capacità produttiva della stessa materia prima, sino a farci diventare in Italia il polo determinante della trasformazione del sughero. Noi abbiamo questo primato in Sardegna, credo che ne abbiamo pochi di primati in materia industriale e di trasformazione e soprattutto in un momento come questo, in cui anche da parte dello Stato e di certe parti dello Stato c'è un attacco così feroce ai livelli occupazionali sardi nel settore industriale, noi dobbiamo avere la massima attenzione per tutelare quei settori della trasformazione e dell'occupazione industriale nel settore secondario che sono estremamente radicati nel tessuto produttivo isolano e che rappresentano una situazione che viene osservata anche da analisti internazionali.
E' di qualche settimana fa la presentazione di un lavoro dell'osservatorio economico e finanziario del Banco di Sardegna. Si tratta di un quaderno di analisi estremamente interessante, che credo si arrivato a tutti noi e che io suggerisco di leggere, in cui si parla del distretto industriale del sughero in Gallura. Ebbene in Gallura si è riusciti a realizzare con cento anni di sacrifici un distretto industriale. Quando si usa questo temine dobbiamo sapere cos'è un distretto industriale per capire quale sia la sua valenza che abbiamo il dovere morale di difendere in questo momento. Un distretto industriale secondo l'economista Marshall, che tutti abbiamo studiato a suo tempo, è appunto una definizione ampia che riguarda un aspetto produttivo e un indotto e una serie, come si direbbe, interrelata di funzioni e di relazioni industriali produttive e commerciali che sono ubicate in un territorio. E' stata ripresa questa considerazione del Marshall da un economista italiano che definisce il distretto industriale come un'entità socio-territoriale caratterizzata dalla compresenza attiva in un'area territoriale circoscritta naturalisticamente e storicamente determinata, di una comunità di persone e di una popolazione di imprese industriali. Ecco, questo è uno dei pochi distretti industriali che si possono individuare in Italia, che può essere paragonato al distretto industriale della lana di Biella, ad altri distretti industriali come quello della seta di Como e ad altri che non sto qui a citare. Questa è una realtà della Sardegna che credo questo Consiglio regionale e questa Regione abbiano il dovere di conoscere e di tutelare. Perché di tutelare? Perché spesso, proprio perché non si è capaci di gridare per far sentire le proprie ragioni, si finisce con l'essere considerati settori che non hanno problemi, settori ricchi, settori trainanti che non hanno bisogno neanche di un occhio attento da parte dell'amministrazione regionale. Ebbene, dobbiamo considerare che la recessione riguarda anche questo settore produttivo. Nel 1992 a Calangianus si sono cancellate dalla Camera di commercio ben venti attività industriali, unità artigianali. Bene, se consideriamo la presenza di queste unità produttive appunto a Calangianus e in questo distretto, ci rendiamo conto che dalle 114 unità operanti in questo settore, siamo passati esattamente a 84 unità. Quindi i fenomeni di crisi possono riguardare anche questi settori che hanno una capacità di dare occupazione e di dare reddito indotto impensabili a un osservatore distratto. Ecco perché la seconda parte di questa legge, che riguarda proprio gli aspetti che attengono alla trasformazione di questo prodotto, deve essere guardata con attenzione, prevedendo iniziative di sostegno, come stiamo facendo per il settore artigianale, come abbiamo fatto per il settore lapideo e altri, che vadano orientate direttamente a tutelare i livelli occupazionali e produttivi di questo settore che realizza un sistema che non riguarda solo la trasformazione del sughero in senso stretto, ma riguarda attività collaterali come quello della creazione delle macchine, della tecnologia per lavorarlo, del settore dei trasporti, del settore della conservazione, di tutte quelle professionalità collegate che, appunto nell'accezione di distretto, rappresentano questa comunità di persone che ruota attorno ad una comunità di imprese dove si esercita questa trasformazione.
Ecco, l'attenzione che noi dobbiamo porre è questa e quindi l'appello va rivolto, credo, anche all'Assessore dell'industria che non c'è - ma certamente poi la Giunta riferirà - affinché questo regolamento di attuazione per la gestione del fondo di rotazione, previsto dall'articolo 42, veda la luce al più presto, perché si tratta di un intervento volto al sostegno delle attività produttive, volto al sostegno dell'occupazione ed è una opzione non indifferente, visto che solo in questo distretto sono impiegate direttamente 1.600 unità, che rappresentano quindi un tessuto produttivo e occupazionale al quale la Regione ha il dovere di guardare prioritariamente.
Se noi trascuriamo tutte queste parti dei compendi produttivi isolani che possono sembrare prive di problemi, probabilmente fra qualche anno ci troveremo come Regione a dover affrontare situazioni drammatiche che riguardano gli stessi problemi. Per evitare che questi settori produttivi possano fare la fine che hanno fatto purtroppo altri settori tradizionali dell'economia e della trasformazione sarda, quale il settore minerario e metallurgico, credo che dobbiamo essere previdenti e preveggenti, dobbiamo porre le condizioni perché questo settore si sviluppi e si mantenga già da oggi. Oggi che il settore tiene ancora e non è attraversato da una crisi endemica come altri settori, dobbiamo creare una diga. E questo non riguarda certamente solo questa zona del distretto, ma riguarda tutta la Sardegna, perché queste quattro aree, nelle quali verte la presenza massiccia della sughera, sono le quattro aree che naturalmente ed economicamente sono integrate con questo distretto della trasformazione esistente in Gallura, perché i rapporti tra il Sulcis, tra le zone di Abbasanta, di Sorgono e altre zone della Sardegna con questo polo sono rapporti costanti, che favoriscono appunto la valorizzazione del prodotto perché alla fine più mercato c'è, più ricerca c'è - credo che questa sia anche una legge elementare del commercio - e più i prezzi e la remuneratività per i produttori del settore crescono e diventano quindi più vantaggiosi. Credo che in questo quadro dovremmo muoverci tutti nell'intervento di tutelare una risorsa locale quale la sughericoltura che ha una valenza ambientale, e questo è estremamente importante, ma anche di tutelare il livello tecnologico a cui è arrivata l'industria della trasformazione del sughero in Sardegna, che è il polo nazionale della trasformazione del sughero. Questo settore può stimolare l'emulazione da parte di altre zone della Sardegna, che possono guardare alla trasformazione di questo prodotto in termini innovativi - senza citare le teorie di qualche economista, come lo Schumpeter - non guardando all'esterno, ma guardando all'interno della Sardegna con una potenzialità economica da valorizzare e da tutelare prioritariamente.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Urraci. Ne ha facoltà.
URRACI (Rinascita e Sardismo). Brevemente anch'io vorrei fare alcune considerazioni in merito a questo disegno di legge che io credo abbia un'importanza non eccezionale e fondamentale, ma che è comunque un tassello importante per la nostra economia. E' un tassello importante che io credo avrebbe meritato probabilmente maggiore attenzione da parte dei colleghi e credo comunque che una maggiore attenzione dovesse derivare anche da chi ha responsabilità di governo. Non me ne vogliano i due Assessori presenti, per i quali esprimo apprezzamento, però io credo che non avrebbero fatto male ad essere presenti anche gli altri due Assessori interessati al problema. Mi riferisco all'Assessore all'agricoltura e all'industria che io mi auguro siano assenti solo perché partecipano alla squadra di guerra che oggi deve affrontare il nemico principale e che quindi siano condottieri di attività produttive che in questo momento sono veramente in sofferenza.
Questa legge, per la quale anche io esprimo un giudizio sostanzialmente positivo, per quanto riguarda l'impianto generale, ha preso l'avvio dalla necessità di un superamento della legge numero 37, non fosse altro perché il regime sanzionatorio che lì era previsto io credo che facesse venir meno e mettesse indubbiamente in ombra tutte le altre potenzialità che erano in essa contenute. Io non so se questo aspetto, come diceva l'onorevole Tamponi, fosse quello messo maggiormente in evidenza dai mass media e che quindi questo volesse significare che i pastori e gli agricoltori avessero maggiore accesso rispetto a chi in quel momento rappresentava l'altro elemento fondamentale, cioè i produttori e gli industriali del sughero, però io credo che quando la sanzione che veniva comminata aveva un valore di 3, 4, 5, 6 volte anche superiore al valore del fondo, qualche problemino lo creasse, al di là dell'amplificazione dei mass media, e che di fatto causasse conflittualità tra i due settori fondamentali della nostra economia agro-pastorale. Quindi io credo che tutto questo porti a pensare di dover creare delle situazioni tali per cui tutti quanti concorrano in maniera convinta sentendosi pienamente legati al proprio territorio e dal punto di vista della produzione e dal punto di vista del tutela ambientale. Credo che l'elemento fondamentale del disegno di legge che noi oggi andiamo a discutere sia proprio la necessità di rivedere le leggi che non hanno trovato applicazione reale per i motivi per cui erano state pensate, e che quindi sia necessario andare non a rabberciamenti e a tamponamenti delle parti che hanno qualche elemento di negatività ma ad una necessaria riscrittura che salvaguardi e contemperi tutte quante le esigenze.
L'altro elemento fondamentale che io voglio qui richiamare è il fatto che anche in questa legge vengono previsti degli incentivi alla produzione. Non richiamo tutti gli argomenti che già sono stati sollevati dai colleghi che mi hanno preceduto, ma richiamo solamente questo aspetto perché è recentissima la discussione che ieri abbiamo avuto a proposito dell'artigianato, relativamente alla partita contributiva, e quindi alla necessità di non mettere completamente tutto un settore nelle mani del sistema creditizio. Qua viene salvaguardato il sistema misto. Mi dispiace che oggi non ci sia l'Assessore dell'agricoltura perché il problema di mettere completamente alcuni settori nelle mani del sistema creditizio è un problema che io ho rilevato anche in Commissione a proposito dell'assestamento delle passività in agricoltura. Tra non poche difficoltà è stata approvata l'anno scorso una legge che avrebbe dovuto costituire il volano fondamentale per una ripresa dell'asse fondamentale, io credo, posto che il deserto industriale continua ad avanzare. Se a questo leghiamo anche il deserto agricolo facciamo pari e patta. Questa legge doveva costituire un elemento fondamentale che mettesse le aziende agricole in condizioni di potersi rilanciare date le difficoltà del mercato e tutto quanto deriva dai condizionamenti CEE, però a tutt'oggi l'unico elemento che emerge dalla legge che abbiamo approvato l'anno scorso è che le banche stanno diventando i più grossi proprietari immobiliari di tutta la Sardegna, perché gli agricoltori si trovano nelle condizioni di vedere requisiti e messi all'asta tutti i loro beni. Allora, se quella legge così com'è non è possibile applicarla, per raggiungere gli obiettivi per i quali era stata pensata, io credo che sia dovere dell'Assessore in primo luogo, ma credo anche di tutti noi, rimetterci mano per vedere di poter porre un freno alla cosa.
Io ho concluso e credo che la discussione poi sui singoli capitoli della legge possa consentire una conoscenza e una discussine più approfondita sui singoli aspetti, posto che comunque l'elemento fondamentale che deve vederci impegnati io credo sia proprio quello della tutela dell'ambiente, non ambiente come cartolina immaginifica, ma ambiente che deve essere una fonte di risorsa anche economica.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Carusillo. Ne ha facoltà.
CARUSILLO (D.C.). Rinunzio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (P.S.d'Az.). Molto brevemente, onorevole Presidente, signori consiglieri, per alcune riflessioni su una legge che, al di là delle norme che ci propone, investe certamente un problema di grande importanza nella nostra Isola. Tanto grande è l'importanza di questo problema che la stessa CEE e i Paesi che vantano una presenza abbastanza consistente delle sugherete, quali la Spagna e il Portogallo, hanno ritenuto opportuno anche loro insistere e interessare gli organismi della CEE a disporre delle norme, delle incentivazioni sulla coltivazione della sughereta e sulla trasformazione del sughero. Forse qualche volta capita, e non solo al Consiglio regionale, di legiferare con non molta attenzione e con non tutto quel senso di responsabilità che ai legislatori si dovrebbe richiedere. Spesso capita ad assemblee legislative di voler normare delle attività, dei settori economici, quasi senza aver cultura su quanto vanno a legiferare, e di produrre, quindi, una legislazione senza cultura, senza radici culturali, senza quasi conoscenza del territorio e del suo uso, senza conoscenza delle tradizioni, dei modi di produrre, senza attenzione a quella che è la psicologia stessa dei produttori a cui in fin dei conti la legge si rivolge. Poi, in sede di prima applicazione, si evidenziano delle incompatibilità, delle disfunzioni che non sono cose di poco conto se suscitano conflitti anche di ordine sociale che si sa dove iniziano e poi non si sa dove vadano a parare. Chissà che tanti incendi dolosi che in questi giorni si stanno verificando su tutta l'Isola non abbiano alle radici anche quei conflitti sociali, quei conflitti tra istituzioni e rappresentanti delle istituzioni, e in questo caso tra corpo di vigilanza ambientale e pastori e contadini, cioè coloro che fanno uso del territorio qualche volta bene, molto spesso male. Penso anche ai 400 mila ettari di superficie territoriale di uso civico, dove certamente si estende una parte della superficie sugherata in Sardegna. Questo Consiglio regionale tarda - nonostante le proposte, presentate anche dal Gruppo sardista, per normare e rinnovare i regolamenti che governano gli usi civici, questa secolare istituzione -, ancora non pensa a mutare le leggi che governano le superfici di uso civico, benché le norme siano vecchie di un secolo, certamente di molti decenni, e la situazione in Sardegna sia cambiata, l'economia sia mutata, e questi territori vanno gestiti secondo criteri nuovi per finalità diverse e tra queste appunto le sugherete che in questi 400 mila ettari certamente insistono. Certo, a suo tempo si intendeva risolvere il problema in altro modo. I boschi in Sardegna sono stati in gran parte distrutti e non solo dall'opera vandalica e incosciente del pastore, ma anche ad opera delle istituzioni. Basti pensare che un parente, mi pare un fratello dello stesso Cavour, ebbe, non dico in donazione, in appalto i boschi della Sardegna per farne legna, per addirittura bruciare, estrarne il tannino da esportare poi fuori dalla Sardegna. Basta pensare a Carlo Felice che fece incendiare la bellissima foresta di S. Anna di Oristano, un'immensa foresta di sughere, perché in questi boschi si annidavano i banditi. Ma poi, guarda caso, i banditi sono rimasti e i boschi non sono tornati più, sono scomparsi. E allora è necessario un ripensamento di tutto questo, un disegno organico che parta appunto dalla forestazione, da una seria forestazione, che non sia una forestazione però di essenze importate, non dico non compatibili, ma certamente non adeguate all'ambiente e al clima delle Sardegna; penso alle foreste di pinus radiata o di eucaliptus, che crescono in Sardegna anche con i contributi della Regione sarda, mentre diminuisce l'estensione delle sugherete. Penso ai boschi impiantati dall'Azienda demaniale delle foreste nel Montiferru, a Santulussurgiu, dove ci sono boschi di pini, invece che boschi di sugherete, così come non vedo una congruità e una coerenza tra le proposte di riforma degli enti, quindi anche della stazione sperimentale del sughero che così bene ha operato nel passato e che ha portato la Sardegna all'attenzione degli operatori del settore in tutta Europa. E' necessario anche ricercare queste coerenze, queste congruità per arrivare a proposte organiche per tutto il settore. Quando in Sardegna di industria c'era ben poco, a parte l'attività mineraria, l'altra zona industriale in Sardegna era la Gallura, proprio grazie alla lavorazione del sughero a Tempio e a Calangianus. I primi movimenti operai socialisti in Sardegna nacquero proprio e nel Sulcis e nel Gallura. E non caso le prime sezioni socialiste furono dell'Iglesiente e della Gallura, e non a caso il Partito comunista sardo nacque ad opera di Cassitta proprio nella zona di Tempio, e non a caso proprio a Tempio nacque la prima sezione del Partito sardo d'Azione. Ora questo sughero veramente ha prodotto, ha prodotto anche cultura, e cultura politica, per cui un'attenzione anche in questo senso va data al settore. Io dico che su questo argomento noi dovremo tornare con una riflessione più attenta, più accurata e soprattutto andando ad individuare un disegno ben preciso che ci porti non alla difesa ma allo sviluppo del settore. E questo sarà possibile se oltre le leggi parziali che noi andiamo ad approvare volta per volta finalmente porremo mano a una legge organica per il settore.
PRESIDENTE. Poiché non ci sono altri iscritti a parlare dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
SANNA, Assessore della difesa dell'ambiente. Signor Presidente, signori consiglieri, nonostante l'Aula sia a ranghi molto ridotti, noi stiamo discutendo oggi un provvedimento molto importante e forse, per le condizioni in cui arriviamo a questa discussione, bisognerà anche riflettere prima di passare all'esame degli articoli se sul provvedimento non si debba fare un'ulteriore riflessione, per evitare di varare una legge che, mentre risolve correttamente alcuni problemi che sono emersi nel corso degli ultimi anni nell'applicazione della legge numero 37, approvata dal Consiglio regionale proprio allo scadere della precedente legislatura, se non ricordo male questa fu l'ultima legge approvata dal Consiglio regionale nel giugno del 1989, può determinare nuovi problemi e nuove difficoltà.
Qualche consigliere nel suo intervento lamentava l'assenza di una parte della Giunta e di alcuni Assessori che pure sono direttamente interessati sotto il profilo istituzionale alle problematiche che vengono affrontate con questo disegno di legge, in particolare l'Assessore dell'agricoltura e dell'industria, ma come ammetteva la stesa collega Urraci, che ha fatto un beve ma efficace intervento, come i consiglieri sanno anche oggi la Giunta regionale è impegnata in una difficilissima e per noi cruciale trattativa col Governo nazionale. Quindi alcuni Assessori non partecipano a questa seduta del Consiglio semplicemente perché sono impegnati oggi a Roma nell'incontro col Governo, mentre altri di noi hanno dovuto rinunciare invece all'incontro e al viaggio a Roma perché si stava discutendo in Aula questo provvedimento.
Io, signor Presidente, farò un intervento molto breve perché farò alla fine anche una proposta operativa per il prosieguo dell'esame di questo provvedimento. Vorrei iniziare con una nota di carattere personale, perché le querce e il sughero che a scadenza poliennale veniva prodotto, rappresentavano il salvadanaio di mio padre contadino e piccolo allevatore di Samugheo. Altre piante potevano essere considerate nemiche o potevano essere considerate un ostacolo per i contadini, ma la sughera no. Su suergiu era dalle mie parti una pianta, non dico sacra, ma comunque una pianta diversa dalle altre, perché questa pianta dava ghiande, sughero e soprattutto dava una modesta ma qualche volta preziosa e insostituibile integrazione del reddito delle nostre famiglie contadine. Se l'annata era cattiva, se gelo o siccità o cavallette distruggevano il raccolto o non assicuravano pastura al bestiame, il prelievo o la vendita di alcuni quintali o di poche decine di quintali di sughero qualche volta potevano garantire la sopravvivenza delle nostre famiglie contadine. Bisogna però anche dire che purtroppo questa cultura positiva del mondo contadino della nostra regione con una pianta autoctona particolarmente preziosa e anche particolarmente polivalente anche dal punto di vista produttivo non è stata sufficiente per difendere le sugherete da distruzioni sistematiche, da tagli indiscriminati ed anche da incendi devastanti, il più delle volte di natura dolosa, come ricordava opportunamente l'onorevole Ortu. E bisogna anche dire, cari colleghi, che non solo i romani per recuperare immensi spazi per la coltivazione del grano per garantire il granaio sardo ai colonizzatori romani, non solo Carlo Felice per stanare i briganti, come diceva prima sempre l'onorevole Ortu, ma anche gli indigeni, dopo i tagliatori piemontesi e toscani, hanno contribuito, anzi abbiamo contribuito in maniera decisiva a compromettere un immenso patrimonio naturale ed economico. Penso che dobbiamo anche dirci, da questo punto di vista, con la massima franchezza, anche qui in Consiglio regionale, signor Presidente e onorevoli colleghi, dobbiamo dirci con la massima franchezza che, da una parte del nostro mondo agro-pastorale gli alberi, il bosco, quercia compresa, sono stati visti in termini non positivi. L'albero, soprattutto dal mondo agro-pastorale, in particolare dai pastori, in alcune parti della nostra isola, è stato visto come un ostacolo allo sviluppo delle colture e del pascolo, quindi della produzione agricola e della zootecnia e i boschi sono stati di conseguenza sottoposti ad un sistematico processo di ridimensionamento e di depauperamento, con conseguenze degradanti sul piano ambientale e sicuramente anche dannose sotto il profilo economico e produttivo. A questi problemi si è tentato di porre in qualche misura rimedio con una legge approvata dal Consiglio regionale, finalmente, nel 1989 quasi allo scadere della precedente legislatura. Io penso, lo dico con convinzione, che oggi l'atteggiamento del mondo agro-pastorale sia positivamente mutato ed ha sicuramente contribuito a questo mutamento anche la maggiore vigilanza che la Regione ha esercitato per l'equilibrio dei boschi e per la tutela delle sugherete. Io penso che alcune delle considerazioni che svolgeva il collega Ortu poc'anzi sul ruolo dell'Azienda foreste demaniali nella nostra Regione autonoma siano condivisibili; è andata avanti anche con gli altri strumenti e con il sistema operativo e strumentale della nostra Regione negli anni passati una cultura, una silvicoltura non del tutto rispondente alle caratteristiche ambientali della nostra Regione, alle tradizioni positive della nostra comunità regionale. E tuttavia, onorevole Ortu, credo che vada anche sottolineato il fatto che se oggi questa Regione dispone ancora di un patrimonio boschivo rilevante, nonostante i comportamenti irresponsabili, nonostante le distruzioni, nonostante gli incendi ricorrenti, in qualche misura, anzi in larga misura, a mio giudizio, questo è avvenuto perché la Regione si è dotata di uno strumento moderno e dinamico che possiede grandi professionalità come quello dell'Azienda foreste demaniali.
Siamo ancora lontani, bisogna dirlo, da una situazione, come dire, soddisfacente e del tutto corrispondente per tutelare e valorizzare un comparto che ha una potenzialità produttiva molto rilevante e quindi penso che gli sforzi che si stanno facendo anche con questo provvedimento per arrivare a questi risultati siano del tutto positivi. Ora bisogna dire, signor Presidente, onorevoli colleghi, come voi sapete, che il disegno di legge che questa Giunta regionale ha presentato nel mese di dicembre dello scorso anno, ma che ha avuto prima una lunga fase di incubazione con la precedente Giunta, sulla base delle difficoltà incontrate nell'attuazione della legge numero 37, si proponeva un obiettivo molto limitato e molto concreto per affrontare una questione che anche sotto il profilo sociale ed economico stava diventando delicata soprattutto in alcune aree della Sardegna e delle zone interne della nostra Isola. In sostanza, il disegno di legge si proponeva di superare, in un quadro di certezza giuridica, non solo alcune difficoltà applicative della legge 37 dell'89, ma soprattutto si proponeva di risolvere alcune tensioni sociali molto forti che si erano determinate nel mondo agro-pastorale della nostra Isola, soprattutto nella provincia di Nuoro. Diceva bene prima la collega Urraci quando ricordava che alcune delle sanzioni comminate dal nostro corpo di vigilanza ambientale e territoriale in alcuni territori della Sardegna centrale superavano come valore economico quasi il valore del fondo sul quale quelle attività insistevano. Ora, la Commissione consiliare ha ampliato notevolmente la portata del provvedimento e ha di fatto riscritto, onorevole Tamponi, la legge approvata dal Consiglio regionale allo scadere della precedente legislatura. Tant'è che il disegno di legge che si proponeva di eliminare quell'anomalia, quella degenerazione, quella mostruosità, chiamiamola come vogliamo, era un disegno di legge di cinque articoli ed è diventato invece un provvedimento di circa 50 articoli. La Commissione consiliare, quindi, ha ampliato notevolmente la portata del provvedimento e ha di fatto riscritto la legge 37. E' stato modificato l'impianto strutturale della "37" in parti significative, e si è fatto però da parte della Commissione un accurato e utile lavoro, a mio giudizio, di adeguamento normativo per risolvere in maniera corretta sia i problemi legati alla tutela di un prezioso patrimonio ambientale, sia quelli connessi con un'attività produttiva che nel sistema economico della nostra Regione riveste un ruolo di fondamentale importanza. La Giunta ha condiviso e ha contribuito in larga misura a questo lavoro istruttorio e normativo della Commissione ambiente, e lo ha fatto nella consapevolezza, alla luce dell'esperienza che abbiamo fatto sul campo negli ultimi anni, che senza una soluzione equilibrata tra le esigenze di una moderna tutela ambientale e quelle delle attività agro-pastorali si rischia di vanificare sia il valore naturalistico, sia quello economico di una risorsa preziosa come quella delle sugherete della nostra Regione. Ora, il testo che il Consiglio sta esaminando rappresenta sicuramente un passo avanti rispetto alla stessa legge 37, largamente inapplicata, approvata dal Consiglio circa quattro anni fa. La Giunta però ritiene a questo punto che, data la valenza che il provvedimento ha assunto, e tenendo conto soprattutto dei vincoli che derivano dal nuovo Regolamento dell'Assemblea, sia assolutamente indispensabile, prima del passaggio all'esame degli articoli, procedere ad un'attenta valutazione di alcune parti del provvedimento, di alcuni suoi articoli, per verificare la loro piena corrispondenza con le finalità che la Giunta e il Consiglio regionale intendono perseguire. Stiamo discutendo una legge importante, non dobbiamo assolutamente commettere l'errore, nonostante che l'ordine del giorno di questa tornata consiliare sia particolarmente impegnativo e particolarmente nutrito, di introdurre in un provvedimento così rilevante delle norme che poi alla verifica sul campo possono risultare di difficile applicazione; o peggio ancora possono introdurre ulteriori limitazioni, un'altra camicia di forza giuridica in un'attività economica e produttiva che è particolarmente importante per la nostra Regione. Quindi la proposta conclusiva in questa fase che la Giunta avanza è quella di non procedere adesso, signor Presidente, al passaggio all'esame degli articoli, ma di interrompere l'esame di questo provvedimento a questo punto, per verificare l'opportunità di alcune correzioni attraverso emendamenti che la stessa Giunta o gli stessi consiglieri o la stessa Commissione potrebbero utilmente proporre prima di proseguire stasera poi con l'esame e l'approvazione definitiva del provvedimento.
PRESIDENTE. C'è la richiesta da parte della Giunta di sospendere la discussione prima del passaggio all'esame degli articoli, per esaminare l'opportunità di presentare emendamenti al testo esitato dalla Commissione. Se non vi sono opposizioni la richiesta è accolta.
Discussione del documento: "Commissione paritetica di cui all'articolo 56 dello Statuto speciale per la Sardegna - Nomina rappresentanti della Regione - Parere del Consiglio regionale" (Doc. n. 44)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento numero 44.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Baroschi, relatore.
Poiché il relatore è assente ci si rimette alla relazione scritta.
Poiché nessuno è iscritto a parlare dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
SANNA, Assessore della difesa dell'ambiente. La Giunta si rimette alla relazione scritta.
PRESIDENTE. E' pervenuto sull'argomento un ordine del giorno. Se ne dia lettura.
PORCU, Segretario:
Ordine del giorno Baroschi - Tamponi - Sanna Adalberto - Marteddu - Mannoni sulla nomina, da parte del Presidente della Giunta regionale, di due membri della Commissione paritetica di cui all'articolo 56 dello Statuto speciale per la Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTO l'articolo 56 dello Statuto speciale per la Sardegna;
VISTA la sentenza n. 22 del 9 maggio 1961 della Corte Costituzionale;
VISTA la deliberazione della Giunta regionale del 1 luglio 1993 e la conforme proposta del Presidente della Giunta regionale;
VISTA la relazione della prima Commissione consiliare, esprime parere favorevole alla nomina, da parte del Presidente della Giunta regionale, dei signori Dottor Mario Sechi, coordinatore generale della Presidenza della Giunta regionale, e Avvocato Graziano Campus, coordinatore generale del Servizio legislativo della Presidenza della Giunta regionale, a membri della Commissione paritetica di cui all'articolo 56 dello Statuto speciale per la Sardegna. (1)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Presidente, chiedo che venga data la parola a uno dei firmatari dell'ordine del giorno perché penso che intendano ritirare l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, credo che ci sia stato un disguido perché tra i firmatari c'era l'intenzione di ritirarlo. Quindi io propongo formalmente il ritiro di questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Ritiriamo l'ordine del giorno per consentire la presentazione di un nuovo ordine del giorno sottoscritto dai Presidenti dei Gruppi.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 19, viene ripresa alle ore 12 e 39.)
PRESIDENTE. E' stato presentato un nuovo ordine del giorno. Se ne dia lettura.
PORCU, Segretario:
Ordine del giorno Tamponi - Dadea - Mannoni - Pusceddu - Pau sulla nomina, da parte del Presidente della Giunta regionale, di due membri della Commissione paritetica di cui all'articolo 56 dello Statuto speciale per la Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTO l'articolo 56 dello Statuto speciale per la Sardegna;
VISTA la sentenza n. 22 del 9 maggio 1961 della Corte Costituzionale;
VISTA la deliberazione della Giunta regionale del 1 luglio 1993 e la conforme proposta del Presidente della Giunta regionale;
VISTA la relazione della prima Commissione consiliare, esprime parere favorevole alla nomina, da parte del Presidente della Giunta regionale, dei signori Dottor Mario Sechi, coordinatore generale della Presidenza della Giunta regionale, e Avvocato Graziano Campus, coordinatore generale del Servizio legislativo della Presidenza della Giunta regionale, a membri della Commissione paritetica di cui all'articolo 56 dello Statuto speciale per la Sardegna. (2)
PRESIDENTE. Poiché, anche se è un ordine del giorno, si tratta di una votazione su persone, in base all'articolo 96 del Regolamento, comma 7, dobbiamo procedere alla votazione per scrutinio segreto.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Ma prima si può discutere.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la discussione è stata aperta e chiusa. Lei evidentemente non era presente in aula. Adesso può parlare solamente per dichiarazione di voto, qualora intenda astenersi.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Chiedo scusa, chiedevo puramente e semplicemente un'informazione che credevo potesse essere acquisita senza fastidio. Sono normalmente presente in aula, ma quando la discussione è stata aperta e immediatamente chiusa, non sono potuto intervenire. Quindi, lo strumento regolamentare che rimane è quello della dichiarazione di voto, il che, trattandosi di votazione a scrutinio segreto, comporta ovviamente che ci si debba astenere. E, infatti, io mi asterrò in questa votazione e dichiaro però sostanzialmente un giudizio negativo sul modo e sulla qualità delle scelte che si avanzano. La nomina dei due rappresentanti della Regione autonoma nella Commissione paritetica per le norme di attuazione dello Statuto è una cosa di grande rilevanza, non è un adempimento usuale, un adempimento ordinario. L'istruttoria, la relazione poi, e in definitiva l'edizione della normativa di attuazione dello Statuto è quello che sostanzia la qualità e i poteri dell'autonomia, essendo ogni norma dello Statuto poi assoggettata alla normativa specifica di attuazione. Questa Commissione è sempre stata sottovalutata; io non ricordo che se ne sia discusso tante volte. Usualmente si è ritenuto che questa Commissione fosse costituita formalmente; le norme di attuazione in genere arrivano in capo alla Regione, non mi risulta neppure che ci sia tanta attenzione nella fase nella quale le norme di attuazione si pensano, si contrattano fra Stato e Regione, si compongono e poi di fatto diventano normativa.
La Regione a questo punto adempie a questo dovere di nominare i suoi due rappresentanti secondo me in questa particolare situazione di Statuto insufficiente, ma anche di Statuto inapplicato, di Statuto svilito, di Statuto ridotto, nel modo più burocratico possibile. Essendo una Commissione paritetica Stato-Regione, io credo che la Regione in questa Commissione paritetica avrebbe tutto l'interesse a indicare due personalità che per il loro prestigio, il loro valore, anche la loro capacità professionale, ma soprattutto per la loro sensibilità autonomistica, garantiscano alla Regione l'autonomia al massimo livello, quello della produzione normativa di derivazione statutaria.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FLORIS
(Segue COGODI.) Invece si procede nel modo più burocratico possibile: si prendono due figure professionali, due funzionari della Regione, e si indicano - mi si dice - in base al loro titolo, diciamo così, di incardinamento nella burocrazia regionale. Questo è un modo di procedere sbagliato e anche dannoso per la Regione perché la Commissione paritetica Stato-Regione, è uno degli organismi di garanzia dell'autonomia. Io non do giudizi sulle persone, anche se sulle due persone che vengono indicate do un giudizio differenziato, ritengo che una delle persone indicate abbia questi requisiti. Noi stiamo indicando persone, dobbiamo dare giudizi, il Consiglio deve valutare e non solo nel segreto dell'urna. La Commissione avrà dato una valutazione e l'avrà data discutendo. A prescindere dall'incarico burocratico che riveste, io su una di queste due persone do un giudizio estremamente positivo, per la sensibilità autonomistica oltre che capacità professionale che le sono unanimemente riconosciute. Avere sensibilità autonomistica non è un obbligo, uno o ce l'ha o non ce l'ha; se ce l'ha la esprime, però non è un obbligo che il Consiglio regionale nomini questo o quel rappresentante in un organismo delicato come questo. Si dice che si nomina in base ai titoli. A parte che i titoli in questa Regione sono tutti contestabili, perché i dirigenti della Regione sono tutti dirigenti provvisori e peraltro alcuni sono addirittura in lite tra loro per decidere a chi deve appartenere il titolo. Però dire: il coordinatore generale della Presidenza della Giunta regionale e il coordinatore generale del Servizio legislativo mi pare una cosa così riduttiva, così povera, così debole, che non può essere il massimo della rappresentanza che questa Regione deve esprimere in una Commissione paritetica con lo Stato. Mi pare una scelta davvero debole, autolesionista, che non mette questa Commissione nella condizione di dare il massimo dei frutti per la Regione e per l'autonomia, ragione per la quale io, dichiarando questo giudizio fortemente negativo, sul modo e sul risultato che approda in Aula, pur dovendomi astenere dal voto perché sto parlando in sede di dichiarazione di voto in una votazione che è a scrutinio segreto, voglio che rimanga agli atti il mio giudizio fortemente negativo. Non sarebbe male che l'Aula chiamata a decidere su questa proposta si desse, se fosse possibile, il tempo di pensarci meglio, invitando la Giunta a produrre proposte migliori. Peraltro mi pare che poiché è da dieci o quindici anni che non si rinnova questa rappresentanza, se anche passassero altri quindici minuti o quindici ore dopo quindici anni, io credo che non sarebbe un danno molto grave, soprattutto se può servire a fare scelte migliori, più oculate, più rispondenti alle necessità della Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Puligheddu per dichiarazione di astensione. Ne ha facoltà.
PULIGHEDDU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, lei non c'era, ma prima è stato presentato un ordine del giorno numero 1 che è stato ritirato perché non firmato dai Capigruppo della maggioranza, benché anche i firmatari del primo ordine del giorno appartengono tutti alla maggioranza. Io dichiaro di astenermi perché pare che questo problema così importante, così grave, non sia un problema del Consiglio nella sua interezza, ma sia un problema di maggioranza, un momento di ritrovo di lusso della maggioranza che decide di approvare una delibera che interessa tutti, senza neanche informare i Gruppi dell'opposizione. Direi di più, la discussione è stata aperta e chiusa senza che l'ordine del giorno fosse ancora distribuito. Avrei voluto avere l'opportunità, se mi fosse stata data, di dare un parere anche sulle persone, perché di questo si tratta, o comunque di conoscere l'ordine del giorno prima di arrivare alla votazione. Sulle persone non ho nulla da dire, le ha scelte la Giunta, è un suo compito, avrà scelto per il meglio, speriamo che rimangano non silenti come chi le ha precedute, ma che evidentemente pensino anche all'autonomia della Sardegna. Ma questo fatto, in un momento come questo in cui si predica il cambiamento, in un momento in cui i partiti muoiono e nascono nuovi, proponendoci cose diverse che servano per la comunità intera e soprattutto per le istituzioni intere, il buongiorno si vede dal mattino, che è questo, con maggioranze che sono astronomiche, fatte anche di contraddizioni, d'accordo però a restare sole a decidere. Decidete, io personalmente mi astengo.
PRESIDENTE. Onorevole Puligheddu, devo far presente che il Presidente che presiedeva l'Assemblea ha aperto la discussione generale e ripetutamente chiesto chi voleva intervenire.
(Interruzioni)
Io non so chi fosse presente e chi no. Ha chiesto ripetutamente chi intendeva partecipare alla discussione. Siccome nessuno ha chiesto di parlare, si è passati all'esame dell'ordine del giorno.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Se non c'è un documento su che cosa si discute?
PRESIDENTE. Il documento c'è. E' il documento 44 distribuito a tutti i colleghi già da ieri.
COGODI (Rinascita e Sardismo). L'ordine del giorno non c'era.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Procediamo alla votazione per scrutinio segreto dell'ordine del giorno numero 2.
Prego il Segretario di procedere alla chiama.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 64
votanti 55
astenuti 9
maggioranza 28
favorevoli 36
contrari 19
(Il Consiglio approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Atzeni - Baroschi - Carusillo - Casu - Cocco - Cuccu - Dadea - Deiana - Desini - Dettori - Fadda Antonio - Fadda Paolo - Ferrari - Giagu - Lombardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Mereu Orazio - Mereu Salvatorangelo - Morittu - Mulas Franco Mariano - Mulas Maria Giovanna - Muledda - Murgia - Onida - Oppi - Pau - Pes - Pili - Piras - Pubusa - Pusceddu - Ruggeri - Salis - Sanna - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Selis - Serra Pintus - Serri - Soro - Tamponi - Tarquini - Tidu - Urraci - Usai Sandro - Zucca.
Si sono astenuti: il Presidente Floris - Cadoni - Cogodi - Ortu - Planetta - Porcu - Puligheddu - Serrenti - Usai Edoardo.)
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi del Consiglio che, così come preannunciato dal collega Serrenti, questa sera, alle ore 21, con partenza da Piazza Palazzo, si svolgerà una fiaccolata silenziosa contro il terrorismo, cui prenderanno parte, insieme alla cittadinanza e alle organizzazioni sindacali, le rappresentanze delle istituzioni regionali, provinciali e comunali. Comunico di aver sentito il coordinatore dei Presidenti delle Regioni e dei Consigli regionali italiani e che, in concomitanza per quanto possibile in tutta Italia, i Consigli regionali saranno protagonisti di questa fiaccolata. Quindi invito la Giunta regionale, i colleghi del Consiglio e il personale tutto a partecipare a questa manifestazione.
I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 17.
La seduta è tolta alle ore 13 e 07.
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