Seduta n.307 del 03/07/1998
CCCVII SEDUTA
Venerdì 3 Luglio 1998
Presidenza del Presidente SELIS
indi
del Vicepresidente MILIA
La seduta è aperta alle ore 9 e 44.
FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 1° luglio 1998 (303), che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Pasqualino Federici, Salvatore Zucca, Salvatore Sanna, Aniello Macciotta, Silvestro Ladu e Gianfranco Tunis hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 3 luglio 1998. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono concessi.
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
FRAU, Segretario f.f.:
"Mozione LOCCI - MASALA - BIGGIO - BOERO - CADONI - CARLONI - FRAU - LIORI - SANNA NIVOLI - USAI Edoardo di sfiducia alla Giunta regionale" (160).
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Abbiamo dato lettura della mozione, naturalmente ai sensi del Regolamento che prevede che non possa essere discussa prima di tre giorni, questa va alla prossima sessione, in Conferenza dei Capigruppo decideremo la localizzazione esatta della mozione nel nostro programma dei lavori.
Ieri sera abbiamo concordato che avremmo iniziato la mattinata seguendo il programma originale e quindi partendo dalle mozioni.
L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 139. Siccome c'è un'interpellanza sullo stesso oggetto, esattamente la 430/A, a firma Bonesu, Sanna Giacomo e Serrenti sulle dichiarazioni dell'assessore Cogodi in ordine al riassetto generale delle province, la discussione generale dei due provvedimenti si farà abbinata.
Comunico anche, così come è d'intesa, che nel corso della mattinata, prima della fine della seduta, dovremo riproporre la votazione sulla proposta di legge 251.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Presidente, possiamo lasciare questa mozione in coda ai lavori?
PRESIDENTE. Cioè la proposta quale è? Lasciare la mozione Biancareddu e passare alla mozione Bonesu sulla nomina del Consorzio 21 e poi fare la mozione Vassallo-Concas e più sull'applicazione dei ticket, perché quale era quella sull'applicazione dei tickets, e dopo questo si farebbe la mozione sulle province? E` questa la proposta?
PITTALIS (F.I.). Sì.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Presidente, sull'ordine dei lavori, per capire se la mozione numero 139 e l'interpellanza 430 che riguardano il riassetto generale delle province, che naturalmente si collegano alla mozione che lei testè ci ha annunciato che è una mozione di sfiducia ma collegata sempre al problema delle province, chiedo se queste possono trovare un momento di discussione comune. Io non so se per questo occorra la disponibilità dei proponenti, oppure se è un'operazione di coordinamento che deve fare la Presidenza, questo mi sfugge. Chiederei la cortesia ai proponenti di trovare un momento per la discussione comune, per una definizione comune anche delle eventuali scelte che si debbono compiere.
PRESIDENTE. I proponenti hanno presente il problema, io ho chiesto che riflettessero, mi pare che ci sia una valutazione in corso dei proponenti delle due mozioni, in questo senso interpreto la richiesta del Gruppo proponente la mozione numero 139 di spostarla in coda, forse c'è l'esigenza di verificare questo coordinamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, io non credo che una mozione di sfiducia sia abbinabile con un'altra mozione, perché come vi è il divieto di presentare ordini del giorno ritengo che la discussione sulla mozione di sfiducia non possa essere accompagnata da discussioni su altri documenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (R.C.- Progr.) Signor Presidente, io chiedo ai presentatori della mozione numero 139 un ripensamento; questo mi sembra uno degli argomenti più interessanti che dovremo dibattere in questa sessione del Consiglio, importanti quanto si vuole le altre, ma questo è determinante. C'è un'attesa tra le popolazioni, c'è incertezza, ci sono motivi di confusione che regnano all'interno dei territori che sono predestinati o che sembravano predestinati alla costituzione di nuove province, all'articolazione di una nuova giurisdizione territoriale in ordine alle province, mi sembra che questo sia il primo punto da discutere.
Credo che ai presentatori della mozione sia fatta una riflessione perché si discuta come primo argomento di questa seduta del Consiglio.
PRESIDENTE. La situazione è questa: il primo punto, la mozione numero 139, Biancareddu, Pittalis e più, sul riassetto generale delle province; nel frattempo è stata presentata una mozione di sfiducia sullo stesso argomento, di cui abbiamo dato lettura.
L'onorevole Pittalis chiede che la loro mozione, a firma Biancareddu e Pittalis, venga spostata alla fine delle mozioni, l'onorevole Montis chiede che venga discussa subito, l'onorevole Bonesu dice che non si possono abbinare.
Allora partendo dall'ultimo punto, dico è vero che non si possono abbinare, però ci può essere un coordinamento, essendo due gruppi all'opposizione potrebbero sviluppare un confronto, potrebbe essere discussa prima l'una e poi l'altra, ci potrebbe essere un momento di coordinamento. Non sono la stessa cosa, non possono essere unificate, ma ci può essere un raccordo nella discussione e nell'approvazione.
A questo punto io mi trovo la proposta del Gruppo proponente, Forza Italia, di volerla rinviare alla fine della seduta della mattinata, cioè dopo la mozione Bonesu e la mozione Vassallo, dopo le due mozioni, in terza posizione. Su questo vorrei sapere se ci sono altre contrarietà, oltre alla contrarietà dell'onorevole Montis. Ricordo anche, per rendere più comprensibile la vostra decisione, che nella conferenza dei Capigruppo dei giorni scorsi, ma ribadita ieri, il programma dei lavori prevedeva che oggi noi iniziassimo all'ora in cui abbiamo iniziato sino alle 12.00 (poi sappiamo, cinque minuti più, cinque minuti meno), facessimo mozioni e, dalle 12.00 in poi, interpellanze; il che significa che, se non si riesce a discutere entro le 12.00, le mozioni che non dovessero essere discusse entro le 12.00 passano alla prossima tornata, questo significa per un fatto di chiarezza tra di noi. Se poi la discussione sulla prima mozione è abbastanza contenuta si possono fare tutte e tre, questo dipende dall'Aula, da voi, dal numero degli interventi.
Allora viene proposto da parte dell'onorevole Pittalis di portare al numero tre la mozione 139 e di iniziare con la 157. Chiedo solamente se ci sono altre contrarietà oltre quella dell'onorevole Montis. Non ci sono contrarietà? L'Aula è d'accordo? Allora iniziamo.
Discussione della mozione Bonesu - Pittalis - Masala - Fantola - Balletto - Casu - Floris - Granara - Milia - Biancareddu - Lombardo - Tunis Marco - Pirastu - Lippi - Giordo -Federici - Serrenti - Sanna Giacomo - Usai Edoardo - Sanna Nivoli - Boero - Liori - Frau - Locci sulla nomina del Presidente del Consorzio Ventuno (157)
PRESIDENTE. Mozione 157, a firma Bonesu, Pittalis, Masala, Fantola, Balletto, Casu, Floris, Granara, Milia, Biancareddu, Lombardo, Tunis Marco, Pirastu, Lippi, Giordo, Federici, Serrenti, Sanna, Usai Edoardo, Sanna Noemi, Boero, Liori, Frau e Locci sulla nomina del Presidente del Consorzio 21. Se ne dia lettura.
FRAU, Segretario f.f.:
Mozione Bonesu - Pittalis - Masala - Fantola - Balletto - Casu - Floris - Granara - Milia - Biancareddu - Lombardo - Tunis Marco Fabrizio - Pirastu - Lippi - Giordo - Federici - Serrenti - Sanna Giacomo - Usai Edoardo - Sanna Nivoli - Boero - Liori - Frau - LoccI sulla nomina del Presidente del Consorzio Ventuno.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che l'articolo 4 della legge regionale n. 20 del 1995 dispone che i presidenti degli enti regionali debbano essere prescelti fra cittadini in possesso di specifici e documentati requisiti, coerenti rispetto alle funzioni da svolgere ed attestanti qualificata esperienza professionale o attività di amministrazione o direzione tecnica o amministrativa in enti e strutture pubbliche di media o grande dimensione;
RILEVATO che tali requisiti sono richiesti per analogia anche per le presidenze delle società controllate dalla Regione e ciò per l'espresso richiamo contenuto nell'articolo 2 della stessa legge e che comunque risponde a criteri di buona amministrazione far sì che i prescelti a qualunque incarico siano idonei a ricoprirlo e ciò sia dimostrato dalle esperienze precedenti;
APPRESO dalla stampa che la Giunta regionale avrebbe nominato alla presidenza del Consorzio per l'assistenza alle piccole e medie imprese, meglio conosciuto come Consorzio Ventuno, l'on. Guido Cappelloni;
RILEVATO che la persona è piuttosto nota, ma che nessuno conosce quali siano le particolari esperienze del neo presidente nel settore dell'assistenza alle imprese ed in particolare nel settore dell'innovazione tecnologica che costituisce il nucleo significativo dell'attività del Consorzio Ventuno, né risulta la qualificata esperienza professionale o l'attività di amministrazione o direzione tecnica o amministrativa;
CONSIDERATO che:
- si è derogato al principio che negli enti e società regionali vengano nominati esclusivamente dei sardi e non vale richiamare il precedente della nomina del prof. Rubbia alla presidenza del CRS4 in quanto nessuno può sostenere che l'on. Cappelloni sia il Rubbia dell'innovazione tecnologica;
- gli unici meriti dell'on. Cappelloni sono di natura partitica, ma che la sua indubbia preparazione specialistica in materia di bilanci di partito non possa essere utilizzata nel Consorzio Ventuno, che non ha nei suoi fini istituzionali il finanziamento dei partiti politici,
chiede
che la Giunta regionale revochi la nomina dell'on. Guido Cappelloni alla presidenza del Consorzio per l'assistenza alle piccole e medie imprese. (157)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Per illustrare la mozione ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu.
BONESU (P.S.d.Az.). Signor Presidente, pende davanti a questo Consiglio una proposta di legge a firma dell'onorevole Macciotta sulle procedure di nomina per gli enti e le società regionali, e chiaramente questa proposta di legge, se il Consiglio l'approvasse, colmerebbe una lacuna che abbiamo, perché anche nei sistemi più assolutamente separatisti fra Esecutivo e Legislativo, come quello degli Stati Uniti, il Parlamento esercita comunque un controllo sulle nomine che fa l'Esecutivo. Ma, in carenza di una normativa specifica, come quella della proposta di legge Macciotta, il Consiglio comunque non può non esercitare anche in questa materia i suoi poteri generali di indirizzo e di controllo, tanto più in situazioni che appaiono gravemente lesive dell'ordinamento, come sulle nomine che questo Consiglio ha dato. E il caso della nomina del Presidente del Consorzio 21 ci è sembrato uno di questi, perché requisito essenziale per la nomina degli enti regionali, ma la disposizione è stata estesa dalla legge numero 20 anche alle società, seppure sotto forma di direttive, ma qua le direttive sono fuori discussione perché la nomina è avvenuta direttamente da parte della Giunta e il possesso di determinati requisiti di preparazione specifica documentati dall'aver ricoperto determinati incarichi.
Ora, per quanto si conosce dell'onorevole Capelloni, che non è certamente uno sconosciuto, questi incarichi e queste esperienze l'onorevole Capelloni non le ha ricoperte.
E` questo il motivo della mozione che chiede alla Giunta il riesame di questa nomina. Nei giorni scorsi su questo nome sono circolate polemiche, qualcuna particolarmente antipatica che diceva che l'onorevole Capelloni non era idoneo a presiedere quel Consorzio data la sua professione di comunista.
Credo che accogliere simili argomenti sarebbe estremamente pericoloso, tutti i cittadini hanno diritto di concorrere a tutte le cariche senza discriminazioni di natura ideologica.
Io non ritengo, fra l'altro, che il professare da parte dell'onorevole Capelloni dei pensieri economici non precisamente di libero mercato possa impedire poi che l'onorevole Capelloni eserciti in quella carica con una certa capacità le sue funzioni. E' il fatto che non gli si riconosce la professionalità per esercitare quell'incarico, non altri fattori negativi. E d'altra parte non si riesce a capire la logica di questa nomina, perché io credo che la sostituzione del Presidente uscente suoni sfiducia nell'operato di quel Presidente, che poi non si capisce perché si vorrebbe riconfermare nel Consiglio di Amministrazione, ma io credo che sia opinione diffusa fra i Cconsiglieri che forse la gestione del Consorzio 21 non era certamente la peggiore tra le società controllate dalla Regione, e debbo notare, anzi, che la presidenza del Consorzio 21 ha tentato di tenere col Consiglio un filo di comunicazione che è stato utile, credo, sia al Consorzio 21 sia al Consiglio.
Il fatto è notorio, che la nomina dell'onorevole Capelloni non riguarda né un giudizio sulla sua funzionalità al Consorzio 21, né un giudizio sugli amministratori uscenti dal Consorzio 21, ma riguarda meriti esclusivamente partitici.
Io ipotizzavo che questi meriti fossero nel fatto che l'onorevole Capelloni è depositario di segreti di natura finanziaria di un certo partito, ma qualcuno mi ha messo in guardia da una simile interpretazione dicendomi che quello conosce segreti, ma ormai sono segreti che interessano più la storia che la cronaca, e sull'onorevole Capelloni giudizi del genere nei giorni scorsi ne abbiamo sentito altri.
Il sottosegretario Macciotta, tanto per non citare esponenti della minoranza ma della maggioranza consiliare, ha detto che si vuole trasformare il Consorzio 21 in un ospizio. Credo che colga nel segno, e che cioè effettivamente questa nomina è una nomina slegata anche dalla realtà dei rapporti partitici.
Credo a questo punto vera l'interpretazione che mi ha dato qualcuno ben a conoscenza dei fatti, che questa nomina deriva semplicemente dalla volontà di far ricoprire ad un amico un incarico perché quell'amico è più manovrabile di altri. Questo è il discorso.
Io non mi scandalizzo che in un sistema come l'attuale, di lottizzazione, questo posto venga attribuito a Rifondazione Comunista, che fa parte della maggioranza e quindi, per la prassi corrente, ha diritto di avere una parte delle spoglie del potere, ma credo che all'interno di quel partito potessero essere scelte persone più idonee e soprattutto potesse essere scelto un sardo.
Non mi si venga a dire che l'onorevole Capelloni è sardo di adozione, perché la sua permanenza in Sardegna, ridente località balneare, deriva semplicemente dal fatto che essendo pensionato ha tutto l'anno a disposizione e quindi può impiegare parecchi mesi al sole della Sardegna, ma sicuramente alla vita sociale della Sardegna l'onorevole Capelloni non ha partecipato e non partecipa.
Per cui questa nomina appare ingiustificata anche sul motivo erroneo di un interesse di partito; questa nomina appartiene alla lottizzazione più spinta "Metto l'amico mio perché lo controllo e mi può restituire i favori".
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.Progr. Fed.). Onorevoli Presidenti, onorevoli colleghi, dopo la relazione ampia ed articolata del collega Bonesu c'è proprio da dire "Da che pulpito viene la predica!".
Pur essendosi sforzato di distinguere e di fare alcune precisazioni per non scadere nella retorica, non è mancato nell'ultima fase del suo intervento di cadere nella stessa.
In questi ultimi mesi ne abbiamo sentite di tutti i colori, e si può affermare che proprio nell'ambito di questo mese, di questi ultimi giorni a mio avviso, si è superato anche il limite della decenza. Ormai le campagne diffamatorie sono all'ordine del giorno, e in mancanza di argomentazioni politiche si usano il dileggio e l'insulto come mero strumento di fare politica!
Qua siamo all'imbarbarimento della politica! In questo modo, con questi metodi non solo si contribuisce a snaturare il ruolo delle istituzioni, ma si alimenta artificialmente il sospetto che dietro ogni atto vi sia l'interesse personale, partitico o chissà quali altri interessi e quali altri fini si intenda perseguire.
Forse questo è il modo di pensare, il modo di essere di alcuni nella società, in questa nostra società, e questo porta lor signori a ritenere che anche gli altri siano come loro, per cui se uno ruba anche tutti gli altri devono rubare, se uno è un disonesto anche tutti gli altri sono disonesti, e per cui pensare che il loro comportamento possa essere associato a tutta la società civile.
Meno male che così non è, e ritengo che sia vergognoso che persone che ricoprono incarichi, e non sto parlando di quest'Aula, sto parlando anche di quelli che stanno fuori, che in questo ultimo periodo si stanno sprecando con esternazioni, dichiarazioni e quant'altro, si prestino a questo gioco al massacro e si facciano essi stessi strumenti di lotta politica.
Proprio perché non voglio scendere allo stesso livello delle argomentazioni che sono state portate anche da diversi organi di stampa e quant'altro, non sto in questa sede a ricordare come tali persone sono arrivate a ricoprire tali incarichi e a quali forze politiche facciano riferimento, e perché li possiamo, se fossimo un po' più attenti, ritrovare negli elenchi di consigli di amministrazioni di banche e di società varie, e a quale titolo siano stati lì posizionati.
Si sappia solamente che sappiamo ancora oggi riconoscere dove stanno gli interessi dei pochi e quelli della società civile, dove stanno gli interessi dei sardi.
Oggi tutti possono esternare, ognuno può dire tutto e il contrario di tutto, anche questo si dice che rientra nelle gioco delle libertà dove si possono esprimere le proprie opinioni. Ma colleghi, l'esercizio di queste libertà, la democrazia ritengo si possa distruggere, e si distrugge quando si supera costantemente la soglia della convivenza civile, quando il ragionamento si sostituisce con la denigrazione, quando gli argomenti si sostituiscono con gli insulti.
Voi, onorevoli colleghi, attraverso questa mozione avete esercitato un legittimo diritto previsto dal Regolamento, per cui non è questo il problema. Il problema è su quali basi si regge il vostro atto, richiesta alla Giunta di revocare una nomina. Sulla base di quali conoscenze? Perché, vedete, se non avevate le conoscenze potevate benissimo fare un'interpellanza e chiedere quali erano i requisiti, invece avete fatto una mozione, che è cosa ben diversa, per cui si presuppone che se avete fatto una mozione avevate anche le conoscenze, se non che volutamente avete nascosto le stesse conoscenze che voi avete rispetto alle caratteristiche del Presidente nominato del Consorzio 21.
Per cui io mi chiedo, tutti, anche voi dovreste chiedervi, come potete affermare la non corrispondenza dei requisiti con la legislazione vigente, quali sono stati gli argomenti introdotti per valutare ciò.
Io non voglio fare la difesa d'ufficio del Presidente del Consorzio 21, che non ne ha assolutamente bisogno, peraltro è da tutti riconosciuto, parlamentare in diverse legislature, con incarichi specifici in rapporto alla piccola e media impresa e all'artigianato, con un grosso ruolo in regioni molto più avanzate della nostra, dove la piccola e media impresa rappresenta l'ossatura economica di quelle regioni, per cui non voglio fare una difesa d'ufficio, perché non ne vedo la necessità, perché penso che il vostro scopo sia ben altro, o era ben altro: alimentare una campagna anticomunista messa in atto in questo Consiglio, e anche fuori, per ben altri fini, che vanno ben oltre lo stesso Consorzio 21.
Qua si è parlato - perché in effetti sono sprecate le dichiarazioni da parte di diversi esponenti politici e non - sull'opportunità di nominare una persona che ha una certa età, per cui si dice che è anziano, quasi che forse la dote dell'anzianità a volte non sia un valore, valore da difendere e soprattutto un valore storico delle conoscenze che può molto dare a quelli che forse hanno qualche anno di meno.
Molte volte si è argomentato che non è un sardo, come se l'innovazione tecnologica, l'apertura ai mercati, la globalizzazione, tutti argomenti molto cari alla destra, oggi vengono, con argomentazioni molto becere, rigettati, quasi che non abbiamo la necessità di aprirci al mercato, di aprirci alle conoscenze altrui, quasi che solamente un sardo possa contribuire alla rinascita della stessa Isola.
Vedete, nessuno di noi pensa che si possa rimanere all'interno di un mercato autarchico dove tutti noi pensiamo di poter fare meglio di tutti.
Bisogna avere la capacità di aprirsi all'esterno e di saper conoscere, a volte, i nostri limiti e saper anche perseguire obiettivi di rinnovamento e di salti in avanti.
Io non voglio prolungarmi oltre rispetto alle argomentazioni che ci fanno considerare la scelta della Giunta una scelta ponderata, oculata e una scelta giusta. Anche perchè penso che gli obiettivi vostri - come ho già detto - gli obiettivi dei presentatori della mozione, sono ben altri. Si cerca di far breccia nelle debolezze dei presenti, anche in quest'aula.
Purtroppo in questa nostra società, ed anche in questo Consiglio ci possono essere degli insoddisfatti. Ci possono essere delle aspirazioni non soddisfatte, per cui si cerca di trovare elementi di frizione per rompere il giocattolo.
Per questo ritengo che l'unico vostro obiettivo sia quello di affondare l'unico progetto politico che può determinare quel processo di rinnovamento che si è messo in campo proprio con l'ultima Giunta Palomba e che, se attuato, può segnare la parola "fine" alla legittima aspettativa da parte delle destre di conquista, fra un anno, della nostra Regione e di questo Consiglio.
L'unico obiettivo che avete è questo. E si dimostra nel vostro atteggiamento, nel vostro comportamento nella stessa Aula, quando, con marchingegni - legittimi, anche questi, previsti dal regolamento - mettete in atto un'azione che impedisce a questo Consiglio di lavorare. E' vero, ci sono ritardi, ci sono inadempienze anche da parte dei banchi di questa maggioranza, per non riuscire a mantenere il numero legale. Però è anche vero che è il vostro dovere come cittadini, che siete stati eletti per fare il vostro lavoro in quest'aula, siete stati eletti per lavorare e non per abbandonare l'aula, e per bloccare il lavoro del Consiglio, per bloccare i provvedimenti legislativi che sono in essere e che l'Aula deve esaminare ed approvare.
E` un obiettivo ormai riconosciuto da tutti, però non penso che paghi, e non paga soprattutto perchè attraverso questo strumento, se pur regolamentare, contribuite in maniera fondamentale al ritardo di quel processo di rinnovamento di cui la nostra Sardegna ha bisogno.
Non è attraverso queste mozioni che si fa un passo in avanti! Non è attraverso questo sistema di essere che si può migliorare la società civile sarda!
E' la convivenza ed i rapporti anche tra le stesse forze politiche, per un avanzamento in avanti di questa società. Non è attraverso questi strumenti che potete pensare di conquistare il consenso della società civile.
E` per questo che ritengo che forse un atto di coraggio da parte vostra sarebbe riconoscere che questa mozione non ha nessun senso, che questa è una mozione puramente strumentale, per cui riconoscere il fatto che forse è necessario non continuare oltre e ritirarla subito dalla sede della discussione.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta.Grazie Presidente, colleghe e colleghi. La Giunta ha valutato con estrema attenzione (così come fa in tutti i casi di nomine) anche i curricula di tutti coloro che sono stati proposti per la nomina al Consiglio di amministrazione del Consorzio 21 e, in particolare, per la carica di presidente.
Ha ritenuto di dover nominare a quella carica il Dottor Guido Cappelloni, per le ragioni che adesso espliciterò e che sono chiaramente contenute nel "curriculum" allegato. Prima, però, vorrei dire che è abbastanza singolare questa mozione, che non tanto entra nel merito di una prerogativa della Giunta, del Governo regionale, quanto sembra voler inserire delle discriminanti, o per meglio dire, delle discriminazioni di diverso carattere, di carattere politico, fondate su altri elementi che non dovrebbero avere "albergo" in una società civile e, quindi, tanto meno in un'assemblea.
Provo a sintetizzare gli argomenti che sono stati posti a fondamento di questa mozione, per affermarne l'assoluta inconsistenza. La precedente gestione è una gestione che ha operato bene e non valeva cambiarla. Questo è un ragionamento che noi condividiamo nella prima parte, infatti la Giunta ha espresso vivi apprezzamenti al presidente del Consorzio 21 per l'opera che ha svolto a favore di questo importante ente di promozione; ma ciò non significa che non si debbano fare dei cambiamenti, più volte li abbiamo ritenuti opportuni, e questo è uno dei casi.
Se il precedente presidente ha bene operato ci saranno delle occasioni perchè la sua opera possa ancora essere preziosa per la collettività sarda, in particolare, per la sua professionalità.
Il secondo elemento è che il candidato nominato alla presidenza non è sardo. Colleghi, la società sarda è una società per sua natura ospitale, lo è sempre stata. Così come noi abbiamo chiesto ospitalità e rispetto per i nostri sardi quando sono andati fuori. Ci sono tanti sardi che si sono fatti onore, e noi avremmo rifiutato un approccio che dicesse: "Tu sei sardo e te ne vai, non hai nessun incarico di responsabilità", sia quando vanno in altre regioni, sia quando vanno all'estero. Dobbiamo essere seri su questo. Ci sono dei sardi che sono validi, ci sono delle altre persone non sarde che sono valide. Noi dobbiamo saper ragionare in termini più ampi.
D'altra parte dal curriculum e anche da un esame più approfondito della vita del dottor Cappelloni, emerge che egli da alcuni anni ha deciso, per sua libera scelta, prima ancora che si prospettasse qualunque possibilità di sua utilizzazione in qualche settore in cui la sua professionalità poteva essere utile, di risiedere in Sardegna, anche lasciando incarichi di amministrazione delicati e complessi che aveva fuori della Sardegna.
Quindi, egli si è considerato sardo, si considera sardo e vuole concludere la propria vita qui presso di noi. Non mi sembrerebbe civile respingerlo soltanto per queste ragioni.
L'altro problema che è stato posto è quello dell'età. Colleghi, non siamo ridicoli per favore! Abbiamo esempi di illustri personaggi che a qualunque età, anche in età avanzata, hanno saputo rendersi utili alla democrazia, al loro paese indipendentemente dal colore politico. Ognuno di noi può citare e vantare esempi importanti di persone che hanno esercitato con saggezza, ma anche con puntiglio e con determinazione l'incarico al quale sono stati preposti.
L'ultimo punto è quello per cui avrebbe dei titoli inesistenti, ma, francamente non capisco sulla base di che cosa questo pregiudizio sia stato formulato. Leggo dal curriculum, che abbiamo doverosamente acquisito, che il dottor Cappelloni è laureato in giurisprudenza, per tanti anni ha militato in un partito politico italiano, nel partito politico democratico, acquisendo via via responsabilità a diversi livelli sia locali che nazionali e, tra l'altro, è stato responsabile nazionale per quel partito politico, per la piccola e media industria, artigianato, commercio, turismo e cooperazione. Ha una lunga esperienza politica ma, soprattutto, è stato consigliere provinciale e poi comunale, è stato deputato nazionale per due legislature ad Ascoli Piceno, nelle Marche. Una città come altre che, per voi che avete l'unità della patria italiana nel cuore, deve essere considerata una città come le altre.
(Interruzione dell'onorevole Usai Edoardo)
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Proprio voi che ragionate in termini di unità vi mettete a fare questi ragionamenti? Francamente sono ridicoli - mi consenta - non li raccolgo neanche.
E' stato deputato nazionale - onorevole Usai - per due legislature, come tanti suoi colleghi! E' vice presidente della Commissione parlamentare industria, artigianato, turismo, commercio interno ed estero. E non sono cose che si regalano così!
USAI EDOARDO (A.N.). E' stato anche cassiere?
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Sì, certo, anche il vostro partito avrà un cassiere - no? -, per questo voi accettereste che domani il cassiere del vostro partito sia discriminato soltanto perchè è stato il cassiere del vostro partito? Bella democrazia, complimenti!
USAI EDOARDO (A.N.). Si chiama Pontone il cassiere del nostro Gruppo, Presidente, lo nomini!
PALOMBA (Progr.Fed.), Presidente della Giunta. Fatelo nominare in una delle Giunte in cui voi siete in maggioranza e poi vi sentirete dire che non lo merita soltanto perchè è stato cassiere.
Allora, colleghi, resta solo una cosa: resta una discriminazione politica che nessuno può accettare. Nessuno, a qualunque partito appartenga! Le discriminazioni politiche sono quelle che portano un vulnus grave nella nostra democrazia. Per questo io chiedo all'Assemblea, per l'inaccettabilità di una discriminazione politica, che voglia respingere questa mozione.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà. BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, intervengo per una brevissima replica sull'ordine dei lavori: credo che dalle argomentazioni degli onorevoli Vassallo e Palomba sia comunque emerso che mancano i requisiti della qualificata esperienza professionale di attività di amministrazione o direzione tecnica-amministrativa, in quanto sono stati enunciati solo titoli di natura politica. Credo di dover respingere anche le ultime affermazioni dell'onorevole Palomba. Qua non è in discussione l'onorevole Cappelloni come esponente di un partito, come esponente di un'ideologia. La Giunta nomini un esponente di Rifondazione, un comunista, ma che sia competente e sardo.
Per quanto riguarda la modalità di votazione, faccio notare al Presidente che sarebbe applicabile il terzo comma dell'articolo 94 del Regolamento, trattandosi di valutazione di persona. Qualora, comunque, il Presidente non ritenga applicabile questa normativa, chiedo formalmente lo scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
PALOMBA. Chiedo soltanto un attimo la parola per completare un'omissione che ho fatto e che, giustamente, il consigliere Bonesu ha ricordato.
E` stato presidente dell'Ircea, che è un istituto di beneficenza che gestiva molte centinaia di ettari di terreno, un ospedale e una casa per anziani; è stato fondatore e membro del Consiglio di amministrazione dell'Istituto per lo Sviluppo Economico delle Marche, di cui era componente, prima di decidere di restare in Sardegna.
Comunque, io voglio dare atto che nell'intervento dell'onorevole Bonesu era assolutamente esclusa qualunque discriminante di carattere politico, e di questo lo ringrazio.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Votazione segreta
PRESIDENTE. Per chiarire: si sta votando la Mozione 157 a firma di Bonesu, Pittalis, Masala, Fantola e più, sulla nomina del Presidente del Consorzio 21, di cui abbiamo sentito l'illustrazione, il dibattito, l'intervento della Giunta e la replica, che conclude chiedendo alla Giunta regionale di revocare la nomina dell'onorevole Guido Cappelloni alla Presidenza del Consorzio 21.
Chi approva la mozione, naturalmente, sostiene che la Giunta debba revocare la nomina. Cioè, se la mozione venisse approvata, chi vota per la mozione chiede la revoca; se la mozione dovesse essere respinta, questo conferma l'attività e la volontà e la decisione della Giunta. Se è chiaro quello che stiamo votando indico la votazione a scrutinio segreto.
Ricordo anche ai colleghi che poco fa, in apertura, ho detto che saremo andati fino a mezzogiorno con le mozioni e dopo con le interpellanze, e che avremo votato in mattinata l'ultimo disegno di legge per il quale è mancato il numero legale.
Risultato della votazione
PRESIDENTE.Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 64
Votanti 63
Astenuti 1
Maggioranza 32
Favorevoli 39
Contrari 24
(Il Consiglio approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - PALOMBA - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SELIS.)
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Sanna Noemi. Ne ha facoltà.
SANNA NIVOLI (A.N.). Sull'ordine dei lavori, Presidente. Volevo ricordare a lei ed ai colleghi di quest'Aula che questa legislatura, fra le altre cose, è stata caratterizzata da un dibattito acceso sul credito. E` dall'inizio della legislatura che si parla dei problemi nel credito. Non solo per l'importanza che il credito ha in rapporto con la politica, anche perchè il credito in questo momento sta subendo una rivoluzione culturale nella sua gestione, parlo della legge Amato e della legge Ciampi...mamma mia che fastidio!
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, chiedo scusa, l'onorevole Noemi Sanna c'è certamente tra i colleghi un momento di tensione, ma la prego di riprendere l'intervento sempre sull'ordine dei lavori.
SANNA NIVOLI (A.N.). Allora, dicevo, questa Assemblea ha mostrato interesse nei confronti del credito, per i motivi che tutti conosciamo, al punto che la Terza Commissione già da 3 anni fa ha provato ad affrontare il problema. Ora, noi siamo di fronte ad un conflitto o ad un chiarimento che deve avvenire fra Fondazione e S.p.A., e l'Assemblea, sempre sensibile a questo, ha cominciato ad affrontare il problema. La Terza Commissione si è riunita in varie circostanze, ha audito gli organi, i vari presidenti della fondazione, ha audito il presidente della S.p.A. Banco di Sardegna e ha audito il nostro Presidente con l'Assessore del Credito, onorevole Pier Sandro Scano. Adesso si tratta di prendere una decisione, adesso la Commissione dovrà dire la sua.
Noi vediamo che negli organi di stampa...
PRESIDENTE. Arriverà anche la proposta, quindi lasciamola concludere, prego.
(Interruzioni)
SANNA NIVOLI (A.N.). Ognuno ha un suo modo...
PRESIDENTE. Un attimo, per cortesia, continui e concluda.
SANNA NIVOLI (A.N.). Se vuole dire qualcosa l'onorevole Zucca, si accomodi...ah, onorevole Cucca, scusi.
CUCCA (Progr.Fed.). Sta intervenendo sull'ordine dei lavori?
PRESIDENTE. Per cortesia, l'onorevole Noemi Sanna la proposta la deve fare a me, non a voi. Prego.
SANNA NIVOLI (A.N.). Grazie Presidente, la proposta è un po' articolata e molti colleghi non conoscono il problema, mi premeva informarli su questo. Se, però, l'onorevole Cucca ritiene di sapere già tutto riguardo al problema, io vado subito al punto.
Gli organi di stampa ci informano abbondantemente tutti i giorni, su opinioni, giudizi e valutazioni che chiunque si permette di fare sul merito, allora le associazioni di categoria, i sindacati ed illustri docenti universitari; l'unico organo che non ha avuto il diritto di esprimere un'opinione è questa Assemblea.
Io mi richiamo a quanto diceva il nostro Presidente Palomba poco fa, facendo riferimento alla discriminazione politica, ricordando che questa Assemblea, nella sua maggioranza, fa una discriminazione istituzionale nel momento in cui impedisce alla stessa Aula di entrare nel merito, se non altro di sapere che cosa sta succedendo. E` questo quello che è successo.
Perchè lei sa, Presidente, che non ci è stata concessa con i Capigruppo l'opportunità di entrare nel merito prima di una certa data, data nella quale, Fondazione e S.p.A. Banco, decideranno per conto loro come vanno le cose.
Presidente, le chiedo se è possibile accettare questa discriminazione istituzionale, tenendo conto del fatto che ieri l'Aula è stata bloccata in un'attività assolutamente inefficace, perchè non è stata approvata una legge, perchè la stessa maggioranza, che fa ostruzionismo nei confronti di questo problema, non è stata in grado di garantire il numero legale per approvare una legge che non vuole approvare, o per non approvare una legge che non gradisce. Quindi, Presidente, le chiedo di intervenire nel merito.
PRESIDENTE. A proposito della legge, l'onorevole Sanna ci ricordava, e lo ricordo anch'io a tutti voi, che noi abbiamo in sospeso la votazione sulla legge numero 251. Io dispongo che si voti questa legge alla fine delle votazioni delle mozioni, prima del passaggio alle interpellanze. Quindi, questo è il momento in cui si vota. Sgombrato il campo da questo problema, per quanto riguarda il problema che l'onorevole Noemi Sanna ha posto, la Commissione l'ha affrontato (l'ha ricordato lei stessa) e credo che la Commissione troverà i tempi, volendo, e il modo, concluso il Consiglio, di autoconvocarsi ed esprimersi.
Per quanto riguarda l'attività dell'Assemblea, è chiaro che io posso mettere l'argomento all'ordine del giorno, qualora ci fossero provvedimenti d'iniziativa o consiliare o della Giunta. Non mi pare che ci siano e, quindi, non posso essere io a fare una relazione o a proporre un provvedimento che consenta al Consiglio di soffermarsi. Però, mi pare che la Commissione, per l'autorevolezza e per la presenza di tutti i Gruppi, ed anche perchè viene frequentata su questa materia anche da altri colleghi che non ne fanno parte, possa essere una sede adatta e rappresentativa dell'intera Assemblea, dell'intero arco delle forze politiche e pronunciarsi in merito.
Naturalmente, anche in questo caso, sta alla Commissione, all'Ufficio di Presidenza della Commissione stessa, definire la data; c'è ancora qualche giorno per esprimersi e le forme in cui esprimersi.
Discussione della mozione Vassallo - Concas - Montis sull'applicazione del ticket per le prestazioni richieste dal Centro antitumori presso l'Azienda ASL n. 5 di Oristano (143)
PRESIDENTE. Passiamo ora alla mozione numero 143, a firma Vassallo, Concas, Montis sull'applicazione del ticket per le prestazioni richieste dal Centro Antitumori presso l'Azienda ASL numero 5 di Oristano.
Se ne dia lettura.
FRAU, Segretario f.f.:
Mozione Vassallo - Concas - Montis sull'applicazione del ticket per le prestazioni richieste dal Centro antitumori presso l'Azienda ASL n. 5 di Oristano.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che la normativa in materia di partecipazione alla spesa per le prestazioni rese dai centri antitumori prevede l'esenzione del pagamento del ticket, più precisamente una nota assessoriale cita le testuali parole "l'assistito non è tenuto al pagamento di alcuna quota di partecipazione alla spesa per le prestazioni che i Centri antitumori sono in grado di erogare autonomamente presso la propria struttura";
RILEVATO CHE:
- la stessa nota assessoriale prevede che le prestazioni in oggetto, effettuate in altre strutture specialistiche od ospedaliere, sono soggette alle quote di partecipazione alla spesa di cui alla normativa vigente;
- attualmente il Centro antitumori di Oristano non è in grado di erogare autonomamente i servizi richiesti in quanto è carente di una struttura e di macchinari adeguati;
- la ASL n. 5 si è limitata a trasferire il servizio presso altri reparti in attesa di predisporre una struttura specializzata;
APPURATO CHE:
- attualmente le prestazioni richieste dal Centro (situato al quinto piano) vengono eseguite, in attesa che venga resa disponibile la sede idonea, nel reparto di radiologia (situato al primo piano dello stesso Ospedale) e nell'anatomia patologica a 50 metri dallo stesso nosocomio;
- non si capisce perché per le prestazioni richieste dal centro antitumori, effettuate nel reparto di radiologia e anatomia patologia, facenti parte della medesima struttura ospedaliera, si applicano ticket sulla medicina preventiva;
- l'applicazione del ticket ha comportato un calo delle mammografie effettuate del 60% e un 50% delle pazienti non ha ritirato il referto;
impegna la Giunta Regionale
ad attuare una direttiva urgente al fine di applicare lo stesso principio per le diverse entità operative pubbliche dello stesso ospedale che preveda la sospensione immediata dell'applicazione del ticket sulle prestazioni richieste dal Centro antitumori della Azienda USL n. 5 di Oristano. (143)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Ha facoltà di illustrare la mozione il consigliere Vassallo.
VASSALLO (R.C.-Progr.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa mozione segue a una interpellanza a suo tempo fatta sullo stesso argomento.
La mozione stessa si prefigge di armonizzare i trattamenti economici (in questo caso riferiti ai ticket) delle varie aziende ASl di tutta la Sardegna, in quanto risulta che, da non più di alcuni mesi, l'azienda ASl di Oristano si stia comportando in maniera difforme dalle stesse direttive a suo tempo impartite dallo stesso Assessore alla sanità, dove è previsto che non si applichi alcun ticket per l'esecuzione della mammografia richiesta dai Centri di diagnosi precoce, contro i tumori, in particolari quelli femminili.
Io, dall'interpellanza a suo tempo formulata, ebbi per altro una risposta che, da una prima lettura, sembrava una risposta esauriente, nel senso che in questa risposta si diceva che nessuna partecipazione alla spesa viene richiesta alle assistite, unicamente per l'esame di accertamento diagnostico che si rendesse necessario in corrispondenza alle disposizioni nazionali e regionali emanate. Per cui, in prima battuta, sembrava che il Centro si fosse uniformato rispetto ai comportamenti degli altri centri di Sassari e di Cagliari.
Dalla lettura della stampa e poi da una opportuna verifica presso la Direzione sanitaria dello stesso ospedale, invece, ho accertato che così non era, nel senso che la A.S.L. di Oristano stava predisponendo e mettendo in essere un progetto obiettivo di carattere generale che si poneva questi fini, che però il progetto obiettivo doveva ancora concretizzarsi, era ancora in itinere di preparazione, che si poneva di sicuro anche degli obiettivi ambiziosi che però, nel nomento, non risolveva il problema da me posto dell'uniformità dei trattamenti rispetto agli altri centri A.S.L. della nostra regione.
Per cui ho ritenuto opportuno far sentire la voce del Consiglio regionale alla A.S.L. di Oristano, perchè da quello che ho constatato l'Assessore ha fatto i suoi passi, si dispone in una certa maniera, in maniera che, diciamo, se non approfondita, pone anche in errore quelli che poi leggono la risposta dell'Unità Sanitaria Locale, e non dà risposta, invece, ai problemi concretamente posti.
Per cui, la mozione si pone solamente il fine di sensibilizzare maggiormente i direttori sanitari a quelle che sono le aspettative, penso, della Giunta e di tutto il Consiglio, perchè anche in Sardegna si possa, rispetto a questa materia molto delicata, e su cui ha a volte un'incidenza molto preoccupante, soprattutto nella prevenzione dei tumori femminili, dove un grosso sforzo deve essere ulteriormente fatto, mettere in atto un'opera di sensibilizzazione che ponga ad un livello di maggior responsabilità i responsabili degli stessi centri.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MILIA
(Segue VASSALLO.) Per cui la mozione si pone proprio lo scopo di attuare, se per lor signori non sono ancora sufficienti le direttive a suo tempo impartite, un'ulteriore direttiva da parte dell'Assessorato che faccia chiarezza sul fatto che i trattamenti nella sanità devono essere uniformi per tutta la Sardegna, che non ci possono essere differenziazioni che discriminano e, soprattutto, che possono danneggiare la salute pubblica nella stessa nostra regione. Grazie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha domandato di parlare l'Assessore della sanità, l'onorevole Paolo Fadda.
FADDA (Popolari), Assessore della sanità. La cronistoria fatta dal collega Vassallo è perfetta anche se mi verrebbe voglia (ma il clima non lo permette) di aggiungere qualche altra considerazione.
Arrivo subito alla risposta al quesito posto dal collega Vassallo dicendo che dalla prossima settimana (è già stato deliberato dalla Direzione generale) inizierà un programma di diagnosi precoce più allargato rispetto alle altre provincie del Sardegna.
Condivido in pieno le considerazioni espresse dal collega Vassallo; ci sono state delle difficoltà perché questo Centro potesse non applicare il ticket, in quanto mancavano le attrezzature. Ma dalla prossima settimana, quindi è un impegno che il Direttore generale ha preso e che io riporto qui all'Aula, anche questo problema che era un'ingiustizia, sul territorio regionale, per quanto riguarda la provincia di Oristano possiamo considerarlo risolto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere Vassallo.
VASSALLO (R.C.-Progr.) Soltanto per prendere atto che si è fatto concretamente un passo in avanti; adesso si tratta di vedere come questo passo in avanti si concretizzerà. Grazie.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. Siamo in fase di votazione. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S. d'Az.). Il nostro Gruppo voterà a favore della mozione, perché la mozione prescrive delle normative tendenti a dare unitarietà di intervento sanitario in tutta la Regione Sardegna.
Occorre lamentare che molto spesso le singole A.S.L. e i singoli Presidi ospedalieri sono delle repubbliche separate per cui il senso di questa mozione, al di là del caso singolo (peraltro importante) è quello di invitare l'Assessore a vigilare perché tutti i sardi abbiano lo stesso diritto alla salute.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). Intervengo a nome del Gruppo di Forza Italia per dichiararmi a favore della mozione, se la stessa non dovesse essere ritirata, viste le assicurazioni fornite dalla Giunta.
Una preghiera della Giunta. L'esenzione dai ticket sugli esami riguardanti patologie di carattere tumorale dovrebbe essere estesa, a mio avviso, anche alle strutture accreditate che richiedono gli stessi esami, oltre che i centri tumori, perché la prevenzione (come l'Assessore sa benissimo) non è un qualcosa che può essere fatta solo ed esclusivamente da una struttura, ma la prevenzione, per essere valida e per poter raccogliere risultati derivanti dalla stessa, bisogna che sia un fatto capillare su tutto il territorio regionale.
Capisco che ci sono delle difficoltà, mi auguro non di carattere politico discriminatorio, tra strutture pubbliche e strutture accreditate in quanto, secondo i nuovi dettati della legge, le strutture pubbliche o private sono entrambe accreditate, per cui entrambe devono godere degli stessi diritti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della sanità. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari),Assessore dell'igiene e sanità e della assistenza sociale. Nell'eventualità che il collega Vassallo non la ritiri, la Giunta si dichiara comunque favorevole agli impegni.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione della mozione numero 143. Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca al discussione della mozione numero 147 Vassallo, Concas, Monti, sulla legge regionale 30 maggio 1997 numero 20.
Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). Mi pare che stamani la mozione di Forza Italia, quella riguardante le province, fosse stata posta al terzo punto all'ordine del giorno . Se ho capito male, chiedo scusa, ma specificamente, mi pare di aver sentito dal Presidente Selis che scivolava al terzo punto.
PRESIDENTE. L'ordine dei lavori che mi è stato comunicato è di discutere le mozioni fino a mezzogiorno e che l'ultima sarebbe stata la numero 139 sul riordino delle province.
Discussione abbinata della mozione Biancareddu - Pittalis - Milia - Tunis Marco - Oppia - Floris - Lippi sulla violazione da parte della Giunta dell'articolo 4, comma 3, della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4, per il riassetto generale delle Province (139) e dell'interpellanza Bonesu - Sanna Giacomo - Serrenti sulle dichiarazioni dell'Assessore Cogodi in ordine al riassetto generale delle Province (430)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione abbinata della mozione numero 139 e dell'interpellanza numero 430. Se ne dia lettura
CONCAS, Segretaria:
Mozione Biancareddu - Pittalis - Milia - Tunis Marco Fabrizio - Oppia - Floris - Lippi sulla violazione da parte della Giunta dell'articolo 4, comma 3, della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4, per il riassetto generale delle Province.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che in base al dettato dell'articolo 4, comma 3, della legge regionale surrichiamata, la Giunta regionale, tenendo conto degli elementi emersi nelle conferenze e degli orientamenti espressi dai comuni entro tre mesi dallo svolgimento dell'ultima conferenza provinciale, propone al Consiglio uno schema di nuovo assetto delle province corredato dai pareri espressi su di esso dai consigli provinciali, contenente la previsione di tutte le province dell'Isola e l'indicazione dei comuni che di ciascuna di esse potrebbero far parte;
CONSIDERATO che l'ultima conferenza provinciale si è tenuta ad Oristano nel lontano 14 aprile 1997, per cui il termine previsto dall'articolo 4 scadeva il 14 luglio 1997 mentre a tutt'oggi nulla è stato presentato al Consiglio;
CONSTATATO che, essendo un adempimento previsto per legge, è fattibile anche durante i periodi di crisi per cui le giustificazioni addotte dall'Esecutivo appaiono del tutto infondate;
RILEVATO che, mentre appare da tempo chiara ed inequivoca la volontà delle popolazioni della Gallura, dell'Ogliastra, del Sulcis, dell'Iglesiente e del Medio Campidano di creare i nuovi enti locali, nella Giunta e nella maggioranza che la sostiene sembra prevalere la teoria del rinvio a dopo le elezioni regionali al solo fine di non mutare le circoscrizioni elettorali e permettere ai vecchi signori della politica di raccogliere preferenze in lungo e in largo per le vecchie province;
PRESO ATTO che tutto ciò, oltre a perpetuare una palese violazione di legge, costituisce l'ennesima presa in giro per i cittadini sardi,
censura
il comportamento omissivo della Giunta regionale e
la impegna
a presentare al Consiglio, entro dieci giorni, uno schema di nuovo assetto provinciale così come previsto per legge. (139)
Interpellanza Bonesu - Sanna Giacomo - Serrenti sulle dichiarazioni dell'Assessore Cogodi in ordine al riassetto generale delle province.
I sottoscritti, premesso che:
- a seguito dell'approvazione della legge regionale n. 4 del 1997 si sono tenute le conferenze provinciali previste dall'articolo 4; l'ultima di tale conferenze si è tenuta ad Oristano il 14 aprile 1997;
- conseguentemente, entro il 14 luglio 1997 (entro tre mesi dallo svolgimento dell'ultima conferenza) la Giunta regionale doveva proporre al Consiglio, corredato dai pareri dei consigli delle esistenti province, lo schema di nuovo assetto provinciale);
tenuto conto del fatto che:
- ad oggi la Giunta non ha deliberato tale schema, e tantomeno lo ha inviato al Consiglio, ed anzi non ha richiesto alcun parere ai consigli provinciali, violando il dettato della legge. Il fatto è tantopiù grave in quanto l'Assessore degli enti locali ha presentato fin dal mese di luglio la proposta alla Giunta e l'ha illustrata in una conferenza regionale degli enti locali. Il compito della predisposizione dello schema è stato peraltro estremamente facilitato essendo emersa chiara la volontà di dar vita alle nuove province della Gallura, Ogliastra, Sulcis-Iglesiente e Medio Campidano ed il desiderio di un certo numero di comuni di cambiare provincia;
- l'ingiustificato prolungamento dei tempi, col mancato rispetto delle procedure previste dalla legge, sta creando conflitti in alcuni territori e favorendo il disegno di quanti operano affinché il nuovo assetto provinciale non vada in porto, poiché lederebbe interessi elettorali e di potere, meglio garantiti dall'attuale assetto. In questo quadro le dichiarazioni dell'Assessore Cogodi contro l'istituzione della provincia del Medio Campidano creano forti dubbi sulla volontà di attuare la legge, rispettando le procedure ed i termini stabiliti, in quanto emerge la volontà di non approvare lo schema di assetto provinciale già predisposto e tantomeno di un suo rapido invio al Consiglio. Non meraviglia comunque che affermazioni contro la capacità delle comunità locali di autoorganizzarsi provengano da un Assessore, espressione di una forza politica nemica del federalsimo e sostenitrice per tradizione storica e prassi politica del centralismo più totalizzante,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere se le affermazioni dell'Assessore Cogodi rispecchino quelle complessive della Giunta, quali azioni intenda svolgere per recuperare il tempo perduto ed accelerare le procedure per la realizzazione del nuovo assetto provinciale, tutelando le prerogative del Consiglio e soprattutto il diritto delle popolazioni, che costituisce l'elemento essenziale della legge, a decidere del proprio assetto istituzionale, senza subire le prevaricazioni degli Assessori regionali, ma con le previste procedure di deliberazione da parte dei consigli comunali ed eventuale consultazione diretta delle popolazioni mediante referendum.
Gli interpellanti ricordano che il nuovo assetto provinciale è essenziale in quanto sarebbe il primo passo per una radicale riforma della pubblica amministrazione in Sardegna, che rafforzerebbe il ruolo degli enti locali e faciliterebbe, con l'attuazione del principio dell'unicità dell'amministrazione, il rapporto con i cittadini. (430)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione abbinata. Ha facoltà di parlare il consigliere Biancareddu per illustrare la mozione numero 139.
BIANCAREDDU (F.I.). Colleghi, il principio di autodeterminazione è sempre stato vivo nelle coscienze dei popoli dalla notte dei tempi. Ora, nell'era repubblicana, la parola di moda è "decentramento", cioè si cerca sempre più di collocare i centri di potere politico ed amministrativo quanto più vicino possibile alla gente. In tale ottica, anche se dove dire con qualche resistenza, l'anno scorso siamo riusciti a varare la legge numero 2 del '97 che prevede una procedura ben precisa per permettere l'istituzione di nuove provincie.
Questa procedura, purtroppo, è stata interrotta, e non certo per colpa del Consiglio, che aveva approvato la legge, ma non si capisce per quale motivo. L'iter si è fermato nel momento in cui la Giunta avrebbe dovuto proporre un nuovo schema di organizzazione provinciale entro tre mesi dall'ultima conferenza provinciale, che si tenne nel lontano 14 aprile 1997.
Quindi, per la Giunta, il termine era il 14 luglio giugno 1997; ora siamo nel luglio del 1998 e nulla è successo. Quindi, è inutile rilevare che anche questa volta la Giunta è inadempiente, ma questo rientra nei tanti vizi che questa Giunta, purtroppo, (non dico per noi, ma per i sardi) manifesta.
Sono i vizi di approvare ordini del giorno, mozioni, interpellanze, disegni di legge, proposte di legge e poi lasciarle nell'aria; questo serve per far propaganda nel momento in cui si firmano, nel momento in cui si approvano, ma non serve per dare risposte concrete ai cittadini. Tra l'altro, quello delle nuove provincie, era un baluardo dei programmi del primo o del secondo Palomba il quale, entro tre mesi, prometteva l'istituzione delle provincie.
Questa volta il problema non riguarda solo la Gallura (perché potrei essere accusato di campanilismo) ma riguarda diverse regioni della Sardegna: il Sulcis, il medio Campidano e l'Ogliastra; è quindi l'ennesima presa in giro per le popolazioni, perché il principio di democrazia imporrebbe che chi governa i cittadini debba essere sensibile alle loro istanze.
Invece, pare che questa Giunta altro abbia in mente che la democrazia, perché questa Giunta è democratica, questa maggioranza è democratica solo quando si tratta di arrivare al momento elettorale in cui si fanno le promesse; si circola per la Gallura e per gli altri territori promettendo l'istituzione della provincia.
Ho visto decine di campagne elettorali in cui ciascun candidato prometteva l'istituzione della provincia, ma ancora la provincia non c'è; questa volta non c'è solo ed esclusivamente per colpa della Giunta. Se la Giunta avesse presentato il progetto così come previsto per legge, a quest'ora sicuramente l'iter sarebbe in una fase più avanzata.
C'è anche un altro motivo di fondo, che credo impedisca a coloro che "parlano bene e razzolano male" di spingere perché questa proposta venga approvata e continui il suo iter: il problema dei collegi elettorali.
Se noi istituiamo le nuove provincie, i collegi elettorali non saranno più quattro, ma sette o otto; in questo modo verrebbero penalizzati coloro che sono abituati a imperversare nella ricerca delle preferenze clientelari in lungo e in largo per le province.
Quindi, è chiaro che quando vengono nelle nostre zone a fare campagna elettorale si dicono favorevoli alla provincia, poi remano contro.
In ogni caso, il Presidente e la Giunta, che si dichiarano democratici, dovrebbero essere più sensibili all'istanza della popolazione, perché in quest'Aula si vede ben poca democrazia; si vede solo un'oligarchia che pensa solo ad un'autoperpetuazione e che sta portando la Sardegna ad un baratro da cui sarà difficile uscire.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Bonesu che ha presentato l'interpellanza numero. 430, abbinata alla mozione Biancareddu.
BONESU (P.S. d'Az.). Signor Presidente, io mi trovo nella situazione particolare di dover illustrare un'interpellanza senza che l'assessore competente sieda sui banchi della Giunta anche se, fino a qualche minuto fa, era al suo posto; noto ancora un volta il mancato rispetto delle prassi parlamentari.
La nostra interpellanza criticava le dichiarazioni dell'assessore Cogodi; credo che l'assessore Cogodi, sfuggendo ad un corretto dialogo consiliare, stia dimostrando che in effetti della volontà del Consiglio se ne infischia, e se ne infischia fino al punto che non sta rispettando una legge approvata da questo Consiglio.
In base alla normativa che abbiamo approvato, entro il 14 luglio 1997, la Giunta avrebbe dovuto presentare in Consiglio, con allegati i pareri dei consigli provinciali, il nuovo schema di assetto territoriale.
L'allora assessore Manchinu per quella data preparò lo schema di assetto provinciale, anzi presentò alla Giunta due versioni, ma la Giunta non l'ha mai approvato.
Da quando l'assessore Cogodi è assessore agli enti locali quelle che sembravano resistenze occulte sono diventate resistenze palesi, perché ha dichiarato l'assessore Cogodi, certi giudizi, come quelli di essere contrario alla provincia del medio Campidano.
Questa è una situazione veramente assurda, perché il meccanismo che abbiamo creato con quella legge è che, su una proposta del Consiglio, che la Giunta deve semplicemente predisporre la discussione del Consiglio, debbano poi pronunciarsi le popolazioni attraverso i consigli comunali oppure, nei casi dubbi, con il voto diretto attraverso il referendum delle popolazioni.
Io credo che tutti possiamo esprimere le nostre opinioni, ma non possiamo bloccare un procedimento che è assolutamente democratico e che si fonda sulla volontà delle popolazioni.
La Giunta Regionale e, in particolare, l'assessore Cogodi, è in omissione di atti d'ufficio dal 14 luglio 1997, e il problema non è esclusivamente politico.
Ho dato atto del fatto che l'assessore Manchinu l'abbia predisposto, ma non capisco quali siano i motivi interni alla Giunta per cui non sia stato approvato. Da quando è assessore l'avvocato Cogodi, l'opposizione è diventata assolutamente palese e la Giunta non ha fatto nessun passo in avanti, nonostante determinate promesse, tanto che il nostro Gruppo ha presentato una proposta di legge che leva l'esclusiva alla Giunta per la predisposizione del piano di assetto provinciale e la attribuisce a tutti i consiglieri.
Credo che, in questa situazione, la mozione di Forza Italia arrivi a proposito per esprimere, ancora una volta, la volontà del Consiglio. Capisco anche la mozione presentata dal Gruppo di Alleanza Nazionale secondo la quale una Giunta che si comporta in questo modo deve presentare le dimissioni perché quando una Giunta si rifiuta di ottemperare alla volontà legislativamente espressa dal consiglio questa deve essere la conclusione.
Credo che in una democrazia, in uno stato di diritto, le conclusioni non possano che essere queste.
Come consiglieri adotteremo tutte le misure per far sì che le leggi vengano rispettate e le popolazioni possano avere ciò che vogliono in materia di decentramento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (R.C.- Progr.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io non ho potuto abbinare alla mozione e all'interpellanza del Partito Sardo d'Azione una mia interrogazione perché ingenuamente avevo creduto (come al solito) che, rivolgendo alla Presidenza della Giunta un'interrogazione con richiesta di risposta scritta avremmo chiarito meglio il problema.
Quindi, farò questo intervento intendendomi avvalere del Regolamento e dei tempi che lo stesso assegna agli interventi sui dibattiti del Consiglio Regionale, in base al capo 10°.
Questa interrogazione diceva che il Consiglio Regionale (com'è stato ricordato dagli altri che mi hanno preceduto) aveva dato corso alle procedure per la costituzione di nuove province, in attuazione dell'articolo 3 della legge costituzionale del 23 settembre 1948, lo Statuto Regionale della Sardegna.
"Considerando che il citato deliberato regionale risponde alle condizioni espressamente richiamate dall'articolo 2, comma 2, per i rapporti sociali, economici, culturali, linguistici, nonchè alla omogeneità produttiva per quanto attiene all'agricoltura, all'allevamento, alla pastorizia, già riconosciuto dal Consiglio Regionale anche negli anni sessanta con l'istituzione del Comitato territoriale omogeneo, in attuazione della legge nazionale di rinascita numero 588".
Quindi ci sono fatti precedenti che sanzionano la delimitazione della provincia del Medio Campidano. "Considerando l'attuazione del deliberato del Consiglio, la Giunta regionale ha una sola strada, quella di proporre un disegno di legge di modifica che motivi le mutate condizioni previste dalla legge che intende modificare. Premesso che i sottoscritti...", eccetera, chi non ce l'ha può trovarla.
Nel merito della questione, più specificamente, oltre a questa premessa di carattere generale, la mancata costituzione della provincia del Medio Campidano (poi bisognerà che il Presidente della Giunta stia attento a darci delle risposte) violerebbe non solo una legge scritta (cosa che avviene assai spesso), ma lo spirito con cui fu discussa ed approvata in sede di Consiglio.
In sede di Consiglio ci fu un dibattito molto lungo, molto impegnato, ci furono delegazioni di tutte le parti dell'Isola, delle amministrazioni locali, delle organizzazioni sindacali, di cittadini, di comitati che sorsero, anche perché (come sottolineammo allora) qualcuno presentava una nuova articolazione giurisdizionale delle province come la soluzione dei problemi economici e sociali, cioè dava ad intendere alle popolazioni che la costituzione della provincia avrebbe risolto molti problemi, compreso l'avvio di una soluzione diversa per i disoccupati e le giovani generazioni in cerca di occupazione. Questo fu il motivo del grosso dibattito, per il quale ci fu una mobilitazione generale da parte delle popolazioni e delle istituzioni locali.
Io ho richiamato nella interrogazione con richiesta di risposta scritta questo fatto innovativo, assolutamente straordinario per la Sardegna, della costituzione delle zone territoriali omogenee, a partire del 1963, in occasione dell'approvazione della legge numero 588. Cos'era questa costituzione? Era il tentativo di associare le popolazioni e le loro istituzioni territoriali alla programmazione della Sardegna, perché ci fosse questa viva voce, questa esperienza, questo desiderio di mutare la situazione, anche allora grave in Sardegna, che aveva aperto le porte a un'emigrazione biblica del popolo sardo. Gran parte dei comitati delle zone territoriali omogenee risposero a questo criterio.
Debbo dirvi che, per esempio, una parte della progettazione delle dighe in Sardegna o dei piani irrigui furono suggerimento dei comitati delle zone territoriali omogenee che individuarono zona, necessità e persino la ripartizione delle risorse; ma, com'è a tutti noto, le cose andarono diversamente.
Quindi, c'è un precedente storico, che è valido oggi, anzi direi, che è molto più valido oggi, perché mentre allora quel territorio aveva in sé l'attività principale nella estrazione e nel trattamento dei minerali metalliferi, oggi questa situazione non esiste più e sono rimasti omogenei l'agricoltura, l'allevamento e le possibilità di sviluppo a cui io lego l'interrogazione. Quindi, c'è una condizione ottimale, e così la vide del resto in quella occasione il Consiglio Regionale. Tempi andati, lontani. E oggi si dice che in politica un mese vale un secolo. Immaginate voi quanto valgono i 20 mesi circa che sono passati dall'adozione di quella legge, cioè nel gennaio del 1997. Siamo quindi in una situazione... eppure rimangono. Io direi che un governo, qualunque esso sia, dal più piccolo comune al più grande della Repubblica, deve considerare con maggiore umiltà senza imposizioni di sorta; la prepotenza è figlia dell'abbandono del metodo democratico, come abbondantemente ha dimostrato la storia e come noi tragicamente, purtroppo, abbiamo, subito questa deviazione non democratica nella nostra vita politica e nel governo dei paesi che i comunisti conquistarono.
Non solo le tragedie, ma soprattutto l'abbandono del metodo democratico, sono una perdita di fiducia da parte delle masse popolari, che è la cosa peggiore, delle popolazioni. E' un'inversione di tendenza.
Cosa si rispose? Io ho qui le risposte: una risposta abbastanza gentile, breve ma gentile, del Presidente della Regione, onorevole Palomba. Una risposta più lunga e articolata dell'Assessore competente, che non modifica in nulla le richieste che noi facemmo, l'orientamento, le decisioni e il rispetto formale di quella legge.
Quali sono le premesse di quella legge? Dice: ".. da consentire una programmazione dello sviluppo che possa favorire il riequilibrio economico, sociale e culturale del territorio provinciale e regionale". Qui ci siamo in pieno in questa direzione...rientrano nel pieno le motivazioni per le quali fu adottata questa legge; questa legge, ripeto, fu una legge sofferta per le implicanze che le venivano attribuite e che in realtà non erano. Poi c'è anche tutta la casistica, che non deve essere inferiore ai 150.000 abitanti, secondo i dati ufficiali dell'ultimo censimento; deve avere una superficie non inferiore a 1.700 chilometri quadrati. Infine, in questa legge, c'è un aggiustamento abbastanza esplicito: la riduzione del parametro di cui alla lettera a), quello dei 150.000 abitanti, non può essere superiore al 15 per cento; la riduzione del parametro di cui alla lettera b) del medesimo comma non può essere superiore al 10 per cento.
Quindi, ci siamo in pieno, perché il pretesto, perché di autentico pretesto si tratta, è che una parte di queste popolazioni, di questi Consigli Comunali non intenderebbero aderire a questa costituenda provincia. Andiamo a vedere gli atti, vogliamo vedere i deliberati dei Consigli Comunali, vogliamo vedere quanti sono, a quanta popolazione assommano, se rientrano in questi crismi. Comunque, nessuno che volesse rispettare una legge di questa nostra Repubblica sarda può arrogarsi il diritto di manifestare volontà di attuazione della legge stessa o di rifiuto della legge stessa.
E` impensabile una situazione di questo genere! Io provengo da lontano, per età, provengo da lontano anche come militanza politica, scrivo in una lettera che ho superato abbondantemente i 50 anni, senza alternare mai altre ricerche e altri lidi verso altre forze politiche o correnti che mi distogliessero da quelle idee, giuste o sbagliate, ma che io ritengo giuste, che ho professato per un arco di tempo così lungo. Io appartengo a quei territori; in quei territori sono nato; sono nato e cresciuto in una miniera, senza scarpe, senza assistenza, senza possibilità di avviare, come ogni persona civile, una vita dignitosa che si richiami alla dignità stessa dell'uomo, della famiglia e della società. Io difendo questi interessi e li difendo non solo per ragioni sentimentali ma anche per ragioni storiche, per ragioni di tradizione, per ragioni di scelte politiche e, soprattutto, per le ragioni che sono contenute in questa legge.
Io credo che a queste cose si debbano dare delle risposte serie, non vaghe; io non so se ho ecceduto, non lo faccio mai! Può darsi che in qualche momento di questo mio intervento abbia ecceduto, e ne chiedo scusa; però, le cose non possono essere mistificate ulteriormente. Sono passati 18, 19, 20 mesi; dobbiamo fare un esame reale delle decisioni che hanno preso i Consigli Comunali, che hanno preso le popolazioni che sostengono le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali, le associazione di produttori, gli artigiani, i contadini, i pastori, cioè la popolazione che conta, che vive, che opera e che sacrifica per sé e per la società complessivamente. In Sardegna abbiamo tanto bisogno di gente che sacrifichi per sé e che sacrifichi per elevare questa nostra società che ancora ha delle gravi difficoltà di crescita e di sviluppo.
Io spero che si diano risposte. Io non potrò replicare per cui qualunque cosa si dica ci saranno altre sedi di replica. Però vi prego di rispondere ai quesiti che abbiamo posto, non alle altre, non a farneticazioni, a queste cose solide che sono contenute nella legge, nei presupposti per la quale la legge stessa è stata adottata dal Consiglio Regionale della Sardegna all'unanimità, per le cose che le popolazioni chiedono. Se ci sono delle frange, se ci sono dei piccoli comuni, se ci sono dei comuni che non intendono appartenere a questa provincia, sono liberissimi. E' nel loro pieno diritto di manifestarlo, di optare per un'altra provincia, di optare per rimanere nella provincia di Cagliari, sono padroni di farlo, sono liberi di farlo, finchè nel nostro Paese vigono la democrazia e le istituzioni democratiche. Ma questo non può essere un modo subdolo per privare altri dei propri diritti, che hanno altrettanto, per legge e per una democrazia imperante, per quanto imperfetta e per quanto piena di lacune è la migliore società che possiamo avere. Se ci daranno, se verranno date delle risposte con questi presupposti di onestà politica e intellettuale, credo che si potranno fare dei passi in avanti anche nei tempi tecnici pur limitati di questa undicesima legislatura, per soddisfare desideri, bisogni, aspirazioni del popolo sardo.
PRESIDENTE. E` iscritta a parlare la consigliera Schirru. Ne ha facoltà.
SCHIRRU (Progr. Fed.) Anch'io ritengo importante chiudere quel percorso che ha visto le popolazioni, in particolar modo i comuni, pronunciarsi intorno all'istituzione delle nuove province. Naturalmente questo percorso però va completato, soprattutto chiamando ad un pronunciamento, in particolar modo i livelli istituzionali che conoscono meglio l'attività e l'azione di governo a livello provinciale.
Ritengo importante soprattutto aprire questo confronto all'interno di questo Consiglio non solo per rispettare le richieste che sono venute dai diversi Comuni, su cui si sono aperte discussioni e confronti sia di carattere politico che di carattere sociale. Alcuni Consigli comunali, infatti, si sono già pronunciati intorno al disegno proposto a suo tempo dall'Assessore. Ora ritengo indispensabile chiudere questo percorso per chiarire non solo alle istituzioni, ma soprattutto ai cittadini il ruolo, le funzioni ed i compiti di questo livello istituzionale di carattere territoriale.
A mio parere - come ho avuto anche modo di affermare con la discussione del "101" - aprire questo confronto a livello regionale ci aiuta anche a snellire e a chiarire il ruolo e i compiti propri dell'istituzione della Regione. Ci aiuterebbe a snellire soprattutto l'attività di gestione della Regione e, in particolar modo, l'attività di decentramento nei confronti dell'attività di gestione degli enti locali e, in particolare, dell'ente territoriale come provincia, penso che aiuti ad evitare quelle sovrapposizioni d'intervento che spesso si registrano in questo livello istituzionale, e soprattutto applicare quelle forme di sussidiarietà di cui andiamo parlando. In particolar modo penso che oggi sia necessario rivedere tutto l'impianto istituzionale per ridare concretezza, responsabilità ai diversi livelli istituzionali e quindi affrontare meglio i problemi della nostra isola.
Per questo ritengo importante che questa interrogazione serva da stimolo alla Giunta per far arrivare in aula un testo che veda un pronunciamento di questa Assemblea intorno alla'istituzione o meno delle nuove province.
Però, tutto questo disegno accompagnato anche da uno sforzo di chiarire le funzioni e i compiti di questi livelli sovracomunali, di questi livelli territoriali per evitare di disegnare delle realtà istituzionali che, però, se prive di funzioni e di compiti concreti che vengono affidati, si rischia di costruire solo dei semplici apparati burocratici.
Per questo ritengo importante aprire al più presto una discussione e un confronto in merito.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Chiedo scusa al Consiglio, però tutti sappiamo e sapete che poc'anzi il Consiglio regionale ha espresso un voto su un'altra mozione che sicuramente non lascerà invariata la situazione politica sarda.
Tuttavia, il dovere istituzionale impone che alle questioni che sono aperte in Consiglio, chi porta la responsabilità assolva al compito di fornire i chiarimenti che sono necessari e le risposte che vengono sollecitate.
Si richiede alla Giunta regionale il puntuale adempimento di una previsione, o di diverse previsioni contenute in una legge della Regione, la legge del gennaio '97, che attivava una procedura che comporta la possibilità di costituire nuove province in Sardegna.
Il Consiglio regionale sa (perchè la legge l'ha fatta) che le procedure adottate sono procedure di ordine complesso, non del tutto lineare, che mettono in campo la necessità di analisi e di indagini sul territorio, che attengono sia alle condizioni socio-economiche, sia alla vocazione e, quindi, alla libertà di scelta di valutazione e di determinazione delle autonomie locali costituite, quindi la previsione di linee ed equilibri ottimali sul piano della gestione dei servizi nel territorio e, da ultimo, in esito a questa operatività di carattere complesso, l'adozione di atti amministrativi che, fondamentalmente, consistono nella predisposizione ed approvazione di uno schema di istituzione di nuove province eventuali, o comunque di assetto del potere intermedio nella nostra regione, che deve essere approvato dalla Giunta regionale, inviato ai consigli provinciali esistenti, acquisito il parere e, nell'insieme, inviato al Consiglio regionale per le determinazioni di merito.
La Regione, nella sua espressione di governo, in questi anni ha compiuto puntualmente, ha messo in moto queste procedure. Ha compiuto non solo puntualmente, ma anche ripetutamente, tutte le operazioni di carattere complesso che la legge prevede, arrivando (come è noto a tutti), a delle risultanze.
Se queste risultanze fossero state di carattere univoco, non vi sarebbe stata questione se non di dire "essere contrari o favorevoli alla istituzione di nuove province".
Le risultanze non sono di carattere univoco, tuttavia ciò non vale perchè non si proceda. Laddove esistono situazioni che devono essere meglio approfondite e meglio precisate, il buon senso innanzitutto, ma anche la capacità e la responsabilità politica impongono, e la capacità e la responsabilità istituzionale impongono che laddove vi sono delle complessità si operi ancor meglio e di più perchè queste questioni vengano risolte.
Per cui è del tutto fuorviante, e ben si sa che è fuorviante, l'assunto secondo cui vi sarebbero favorevoli o contrari alla istituzione di questa o quella nuova provincia.
Lo stato degli atti, le risultanze che derivano da un'operatività, ripeto, complessa svolta dalla Regione, e principalmente non da me, non dall'attuale Assessore degli enti locali, ma dai precedenti Assessori degli enti locali, comporta questa conseguenza, che in Sardegna sono mature le condizioni, perchè sono interamente rispettati i criteri previsionali - e non potevano che essere previsionali - che la legge ipotizzava, che sono criteri di connessione e di omogeneità sul piano socio-economico e relazionale, che sono caratteristiche di ordine storico, sociale e culturale, che sono anche dimensioni numeriche, perchè dire 150 mila abitanti, vuol dire 150 mila abitanti! Anche con la riduzione che la legge prevede, è pur sempre una riduzione numerica. Dire mille e settecento chilometri quadrati vuole dire mille e settecento chilometri quadrati, salvo la deroga che la legge prevede per la provincia dell'Ogliastra, fatte pure le riduzioni, che sono riduzioni numeriche, sono pure quantità misurabili, non sono opinioni, sono quantità!
Allora, per dire le cose come sono già state dette, e per come tutto il Consiglio conosce, perchè ognuno dei consiglieri sa, le risultanze obiettive di questa procedura messa in opera ha dato il risultato che la Sardegna, se vuole (la Sardegna nella sua espressione istituzionale) ricavando frutto dalla sua legge, poteva già nel recente passato, e può oggi, procedere all'istituzione di tre nuove province, che sono la provincia della Gallura, derivata dall'attuale provincia di Sassari; la provincia dell'Ogliastra, derivata dall'attuale provincia prevalentemente di Nuoro; la provincia del Sulcis Iglesiente, derivata prevalentemente dalla provincia di Cagliari.
Le risultanze obiettive, che sono numeri e che sono volontà, e che sono ugualmente espressioni di autonomie locali, non consentono allo stato di proporre a nessuno, in base alla legge vigente della Regione, non ad altre leggi o ad altre invocazioni, di proporre allo stato delle cose, la provincia del medio Campidano.
Ciò vuole dire che non è un problema aperto? E' un problema aperto. Ciò vuole dire che il Consiglio regionale non si deve pronunciare? Vuole dire che il Consiglio regionale si deve pronunciare. Perchè può ritenere, avendo - mi si dice - ritenuto a suo tempo che la legge istitutiva per la possibile istituzione di nuove province in Sardegna sarebbe stata comandata addirittura da un equilibro politico che comportava l'istituzione della provincia del medio Campidano o niente - così ho sentito dire in più circostanze in sedi autorevoli pubbliche, non private - il Consiglio regionale può o modificare la sua legge oppure procedere come meglio ritiene.
Questa obiettiva risultanza che è negli atti della Regione, non è delle personali inclinazioni, l'Assessore Regionale dei Enti locali l'ha rappresentata alla Giunta con una delibera che porta la data del 18 marzo 1998, cioè, circa 60 giorni dopo che l'attuale Assessore degli enti locali poteva esercitare la sua funzione, cioè, il tempo di vedere le cose.
Ma qui il problema non è di questo o quell'assessore. Noi siamo di fronte a questioni istituzionali e quindi politiche, con ricadute sociali complesse e serie. Qui non c'è nessuna mistificazione. Quelli che spesso adottano parole grosse evidentemente non ne conoscono bene il significato.
Quelli che vedono solo mistificazioni, inganni e imbrogli, io credo dovrebbero esercitarsi a vedere qualche volta anche uno svolgersi della vita sociale, politica e istituzionale anche nell'ambito della fisiologia, anche nell'ambito della normalità, perchè il mondo e anche il nostro mondo, piccolo ma importante, non è fatto solo di mistificazioni, di trucchi e di inganni, per fortuna!
Quella delibera proponeva, ed ancora propone, che il Consiglio regionale risolva questo nodo, e quindi contiene un'ipotesi aperta, laddove se tre province in questa regione possono essere costituite, perchè non costituirle?
Questa è la proposta che tutti i consiglieri conoscono, perchè è un delibera che ha circolato di sicuro, perchè è stata esposta pubblicamente in molteplici occasioni. Non nelle sedi chiuse di partito o partiti, ma in assemblee aperte, con la presenza dei sindaci e degli amministratori locali, in ogni parte della Sardegna, ivi compreso il medio Campidano, concordando tutti quelli che hanno dignità di un'opinione seria, che il problema esiste e che va affrontato.
Dov'è il problema? (così è più chiaro tutto il ragionamento). Il problema consiste nel fatto che la legittima, legittima aspirazione di un territorio, (si dice) ma il territorio non parla, degli amministratori di quel territorio, che parlano, e rappresentano umori e opinioni fondate, è quella di potersi costituire in potere intermedio, in provincia. Quel territorio, quella legittima aspirazione di quel territorio e degli amministratori di quel territorio, che parla di autonomia. Ma perché qui qualcuno vuole lanciare una sfida perché ci dividiamo tra autonomisti ed antiautonomisti, quando le nostre storie sono tutte cristalline, e ben sappiamo cosa pensiamo, con le diverse propensioni che ognuno ha, legittime, sul piano politico e culturale.
Qui non ci dividiamo tra chi vuole di più l'autonomia e chi di meno, qui semmai ci dividiamo tra chi considera l'autonomia di ogni istituzione avere pari dignità, e chi ritiene che l'autonomia di qualcuno valga più dell'autonomia dell'altro. Che cosa risulta nella provincia di Cagliari in esito alla istituzione che può essere fatta subito, se il Consiglio vuole, delle nuove tre province di Gallura, di Ogliastra e di Sulcis- Iglesiente? Risulta una residua provincia di Cagliari, tolto il Sulcis - Iglesiente che sarebbe nuova provincia, dentro il quale territorio restano irrisolti dei nodi istituzionali, prima che ancora che politici, che riguardano non la nostra ansia di apparire qua e là, ma che riguardano gli interessi vitali delle popolazioni, perché nella restante parte del territorio della provincia di Cagliari si agitano tre questioni, non una! Una è la legittima aspirazione, la domanda fondata, sottolineo, la domanda fondata, del territorio del medio Campidano di essere provincia; una seconda questione di pari livello e di pari valore istituzionale è quella della definizione del livello intermedio dell'istituzione regionale, dell'ordinamento autonomistico nell'area metropolitana di Cagliari, che non è questione rinviabile nell'assetto di questo territorio residuo della provincia di Cagliari e nell'equilibrio complessivo della Regione; la terza questione è che esiste e parla pure essa di autonomia e di dignità, di istituzioni e di persone. E` un'area residua, che è quella del sud-est della Sardegna, che di sicuro non è medio Campidano, perché nessuno convincerà mai quelli di Ballao e l'autonomia di Ballao che è medio Campidano, ma nessuno convincerà mai nessuno che Ballao è area metropolitana, ma nessuno convincerà mai nessuno che Ballao non esiste e che per le istituzioni non vale!
Allora il disegno deve essere ordinato, deve essere d'insieme, deve essere rispettoso, deve essere produttivo di effetti. E se questo ragionamento riguarda principalmente la restante parte della provincia di Cagliari è chiaro che riguarda tutta la Regione, riguarda tutto il Consiglio regionale, per cui si può procedere in due soli modi: uno è quello che la Giunta inizialmente proponeva, e che se si vuole invia al Consiglio regionale, che se una legge di carattere complesso non può essere attuata tutta in un giorno, nessuno vieta che la legge venga attuata saggiamente per gradi e che se vi è la condizione oggi per cui le tre nuove province, Ogliastra, Gallura e Sulcis, possono essere costituite, perché mai non costituirle senza negare nulla a nessuno, mentre si approfondisce il resto del ragionamento, dell'analisi e la ricerca delle soluzioni. Perché nella restante parte della provincia di Cagliari devono essere risolte tre questioni: quella del medio Campidano, che è da risolvere positivamente; quella dell'area metropolitana di Cagliari, che è da risolvere positivamente, perché anche qui non è una questione di privilegio o di polo forte di attrazione di interessi. Le funzioni della città capoluogo, della città capitale della Regione sono funzioni della Regione in gran parte, giustamente, per quello la legge lo prevede. La legge della Regione prevede che la delimitazione, l'individuazione della configurazione dell'area metropolitana possa essere contestuale al riordino complessivo del potere intermedio nella nostra Regione. Io voglio ripetere, mi scuserete se insisto in un concetto: il concetto di ordinamento autonomistico, quello al quale tutti ci ispiriamo, parla di autonomia, ma nel parlare di autonomia parla di tutte le autonomie, e l'autonomia non è separatezza, l'autonomia non è "Io così dico e così resta", "Io voglio quello che penso di volere e non mi interessa del vicino". Quella non è autonomia! Liberi di pensarla a quel modo chi la pensa, ma dica che non è autonomia, perché l'autonomia è relazione, è la propria libertà in relazione alle libertà degli altri. E chi dice "Io nel mio territorio così voglio, così resta e non mi interessa di che cosa mi accade accanto e del dissenso dell'altro", se all'altro non do pari opportunità di essere presente nelle istituzioni e attraverso le istituzioni, quella non è autonomia e non è valore positivo! E' negazione dell'autonomia!
Allora, quando noi ci poniamo il problema della nuova provincia alla luce delle valutazioni di ordine non solo politico, ma socio-culturale, di organizzazione dei servizi, anche della provincia del nuovo Campidano, la Regione non può fuggire da una parte del suo territorio e della sua popolazione e non può nel contempo dire che ne fa di quella parte del territorio residuo del sud-est della Sardegna, cioè un pezzo di Sarcidano, Trexenta, Sarrabus, Gerrei, che poi non è, io ho emblematicamente detto Ballao, ma è un pezzo di Sardegna, di territorio e di popolazione, che in questo disegno di immediata e ridotta istituzione della provincia del nuovo Campidano rimane figlia di nessuno. Non si può consentire di ritenere che in questa regione ci siano dei figli di nessuno, perché tutti sono alla pari figli della stessa regione, trattati bene o trattati male, ma tutti figli della stessa regione.
E ugualmente, ripeto, l'area metropolitana di Cagliari non è una questione altra, residua; questa questione deve fare i conti con delle difficoltà ulteriori. Il fatto che, per esempio, negli ultimi mesi, non si è riusciti a ravvicinare un confronto, che pure è attivato, con il Comune di Cagliari, perché siamo incappati anche nel rinnovo del Consiglio comunale di Cagliari, quindi è una fase necessaria di allentamento nel confronto politico. Ma è ugualmente notorio che l'opinione dell'amministrazione comunale di Cagliari, nella sua espressione di maggioranza, è di contrarietà allo stato delle cose, è di contrarietà dichiarata al riordino o comunque ad una autorità intercomunale di carattere metropolitano e d'area.
Io reputo questa posizione non invincibile, nel senso che non la reputo così assoluta. Interlocuzioni hanno consentito alla Giunta regionale di cogliere una disponibilità, per esempio, attuale negli stessi amministratori del Comune di Cagliari ad una relazione con i comuni contermini, ad ipotizzare cioè la delimitazione ed anche la funzione dell'area metropolitana. C'è qualcosa che si muove ed è interesse della Regione, che è gelosa di tutte le autonomie, la vuol riconoscere, ma deve contemperare anche le diverse propensioni, perché anche questo ragionamento abbia uno sbocco positivo.
Per cui l'ordinamento autonomistico ben si sa che è autonomia, e autonomia di tutti, però è anche ordine, altrimenti non sarebbe ordinamento, sarebbe una confusione autonomistica. L'ordinamento autonomistico parla di autonomia e parla di ordine, e se pensiamo ad una riorganizzazione del potere intermedio in questa regione, se pensiamo a nuove province, ma anche a province nuove, cioè che tutte le altre 8 o 9, quelle che saranno, abbiano anche nuovi poteri, quelli della Bassanini ed altro, questa operatività che è in campo, che è di carattere complesso, può approdare a dei risultati utili e la Regione sta dando un contributo con la sua legge. Quella che ha votato il Consiglio è una legge, rispetto ad altre, anche giovane, è una legge del '97, ancorchè dell'inizio del '97, non è una legge che viene dalla notte dei tempi, però oggi si è nella condizione, accelerando un po' e quindi compiendo scelte sagge, di rendere operante la legge in tutte le sue parti, con questa sola distinzione di metodologia. Se il Consiglio ritiene di dover fare tutto insieme non può non ritenere che devono essere approfondite le tre questioni che rimangono aperte nel territorio residuo della provincia di Cagliari, e quindi nel contempo può procedere all'istituzione delle altre tre province.
Se il Consiglio regionale ritenesse che comunque deve essere istituita subito, a prescindere da ogni altra questione, ragionamento, persona o istituzione, anche la provincia del Medio Campidano lo può fare, modifica la legge, modifica i parametri, deroga, come ha derogato per l'Ogliastra, e la istituisce, ma allo stato degli atti non può essere avanzata in tal modo positivamente una proposta se non inserendola in una operatività, in una ricerca di componimento complessivo che porti alla costituzione anche di quella nuova provincia tenendo conto dell'assetto istituzionale complessivo, quindi rispondendo sì al Medio Campidano. Se qualcuno vuole andare nel Medio Campidano a dire che l'Assessore degli enti locali è contrario all'istituzione della provincia del Medio Campidano non ci vada, perché tutti gli amministratori del Medio Campidano sanno che la Giunta regionale non è contraria, che l'Assessore non è contrario. Lo sanno perché è scritto in una delibera e perché ne hanno discusso insieme non una, ma dieci volte. Chi ha altro da dire lo dica, ma non nel Medio Campidano, lo dica dove non lo sanno. Lì lo sanno che la Giunta è per trovare la soluzione, che sta lavorando per arrivare a quella conclusione e, nel contempo, valuti il Consiglio se si può procedere nei due modi in cui si è ritenuto, lo valuterà perché credo che la delibera della Giunta arriverà in tempi rapidissimi al Consiglio, così come formulata, che tutto quello che è maturo si colga come frutto maturo; per tutto quello che è ancora da definire si diano i modi e i tempi attraverso cui deve essere definito. Queste sono questioni talmente serie che non consentono agitazione alcuna, anche perché io stesso ho dato atto che le diverse Giunte regionali, ispirate però alla stessa logica politica, anche nel ricambio che c'è stato di persone che esercitavano la funzione di Assessore, in questa materia c'è stata veramente una continuità di impostazione che può davvero addivenire ad una soluzione in tempi rapidi e nei modi utili che sono stati rappresentati al Consiglio. Il problema è se si vuole fare tutto o niente; qualche volta è consentito fare tutto ma, il più delle volte, purtroppo porta la conseguenza che non si fa niente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di paralre il consigliere Bonesu per dichiarare se è soddisfatto.
BONESU (P.S. d'Az.). Mi dichiaro completamente insoddisfatto delle dichiarazioni dell'Assessore, che anziché entrare sotto il profilo procedurale è andato a farci una lunga disquisizione di merito che avremmo preferito nella delibera mandata al Consiglio con lo schema di assetto provinciale. Quel che si lamenta è il fatto che la Giunta al Consiglio non abbia mandato lo schema di assetto; se poi nello schema di assetto mette il Medio Campidano o non lo mette questa sarà questione che valuterà il Consiglio sulla base degli elementi che la Giunta ha raccolto e che verranno valutati obiettivamente dal Consiglio. Quel che si lamenta è che si sta inceppando tutto il procedimento perché la Giunta non adempie a quello a cui deve adempiere, cioè fornire al Consiglio lo schema di assetto provinciale. Fin quando questo schema non arriverà in Consiglio, chiaramente, non possiamo dichiararci soddisfatti.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di replicare.
PITTALIS (F.I.) Sono d'accordo con quanto testè dichiarato dal collega Bonesu. Non possiamo ritenerci soddisfatti di quelle che sono state da parte dell'Assessore sicure buone intenzioni e buone giustificazioni, ma un fatto oggettivo non va sottovalutato e cioè che oggi il Consiglio regionale non ha lo schema di assetto delle province così come è previsto dalla legge. E` su questo semmai che l'Assessore avrebbe dovuto soffermarsi, chiarendo le ragioni del ritardo, chiarendo se vi sono ragioni di natura politica o di natura semplicemente procedimentale perché non si pervenga all'elaborazione dello schema da sottoporre al Consiglio. Quindi, rimangono in noi tutti i motivi di perplessità e di censura per questo ritardo della Giunta regionale, e su questo noi sfidiamo l'Assessore perché se ha qualcosa di pronto da portare al Consiglio, la porti. Non si possono invertire i ruoli, addebitare al Consiglio un ruolo di governo che il Consiglio regionale non ha. Il Consiglio regionale ha un ruolo di indirizzo, ha il ruolo di approvare o bocciare una proposta che porta la Giunta, ma sul nulla il Consiglio non può fare un bel nulla, Assessore. Allora, questa mozione e le sollecitazioni che sono venute non solo dai banchi di Forza Italia, del Partito Sardo d'Azione o di Alleanza Nazionale, ma dallo stesso partito della Rifondazione Comunista con l'onorevole Montis, è una sollecitazione perché ella, quale competente in materia, presenti in tempi rapidissimi questo schema. Poi starà alla valutazione della Giunta regionale presentare in Consiglio, poi sarà problema della Giunta regionale portare in Consiglio lo schema di provincia dell'Ogliastra, del Sulcis, del Medio Campidano, dell'Iglesiente, sarà un problema di valutazione del Consiglio regionale approvare o meno quello schema, ma se manca l'iniziativa da parte della Giunta regionale, noi sicuramente chiuderemo questa legislatura senza alcun utile risultato. Siccome questa mattina abbiamo appreso che il Gruppo di Alleanza Nazionale ha presentato una mozione di sfiducia sull'argomento e, riteniamo di riservarci a quel momento ulteriori valutazioni e riflessioni sul comportamento omissivo della Giunta, e per consentire alle forze politiche presenti in Aula di non nascondere dietro il paravento della censura che è contenuta nella mozione numero 139, propongo di eliminare, con un emendamento verbale, le parole, che chiedo cortesemente ai funzionari di recepire, le parole "censura il comportamento omissivo della Giunta regionale". Quindi limitare soltanto la parte dispositiva della mozione all'impegno per la Giunta regionale a presentare al Consiglio entro 10 giorni uno schema di nuovo assetto provinciale, così come è previsto per legge. Poi, che siano due, che siano tre, che siano quattro, Assessore, questo attiene al merito della questione e valuteremo però sulla base di un testo che almeno ci porti tutti a discutere. Sul nulla non possiamo decidere nulla.
Chiedo Presidente che su questa mozione così come emendata il voto possa essere espresso per appello nominale.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Progr. Fed.). La replica dell'assessore Cogodi è stata puntuale e recepisce parte della mozione contenuta nella mozione che è stata presentata. Io chiedo un minuto di sospensione per verificare se si riesce a trovare un punto di incontro tra l'intervento dell'assessore Cogodi e questa ulteriore modifica che propone il collega Pittalis. C'è bisogno di vederla perché non c'è solo quella parte, c'è una premessa che deve essere uniformata al dispositivo finale.
PRESIDENTE. L'onorevole Cugini ha chiesto una brevissima sospensione, sono iscritti a parlare l'onorevole Montis e l'onorevole Locci. Sulla sospensione chiesta dall'onorevole Cugini ha facoltà di intervenire l'onorevole Pittalis.
PITTALIS (F.I.). Non ho capito se è contrario ad eliminare la censura al comportamento della Giunta.
(Interruzioni)
PITTALIS (F.I.). Va bene, nessun problema, Presidente.
PRESIDENTE. Se si accede alla sospensione, sospendo la seduta per cinque minuti; si riprenderà alle ore 12.00 esatte.
(La seduta sospesa alle ore 11 e 55, viene ripresa alle ore 12 e 03.)
PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi di prendere posto. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Sono state apportate alcune correzioni. Dopo il primo "constatato" il secondo "constatato" è soppresso, così come è soppresso anche il periodo che inizia per "rilevato" e quello successivo "preso atto". Quindi "impegna la Giunta regionale a presentare al Consiglio, entro il mese di luglio corrente anno, uno schema di nuovo assetto provinciale così come è previsto dalla legge per dare una risposta chiara, positiva e definitiva a quelle zone della Sardegna che da tempo hanno, in tutte le sedi istituzionali, manifestato la inequivocabile volontà di costituirsi in nuova provincia".
A questo punto ritiriamo la richiesta di votazione per appello nominale.
PRESIDENTE. Erano pervenute due richieste di dichiarazioni di voto, da parte dell'onorevole Montis e da parte dell'onorevole Locci. Ha facoltà di parlare il consigliere Montis.
MONTIS (R.C. - Progr. Fed.) Signor Presidente, colleghi, io avevo intenzione di votare la mozione, giustificandone secondo un mio modo di intendere e di volere, perché mi sembrava che rispondesse a qualcosa che io intendo profondamente, anche quando probabilmente certi significati delle parole non si capiscono. E' colpa mia! Se fossi disceso dai gradini dell'università, magari a ruzzoloni, probabilmente le comprenderei tutte, ma io ho poco più della terza elementare, quindi molte cose non le conosco. Però, con le correzioni che sono state fatte io non voterò questa mozione, mi astengo, non voterò contro perché non credo che sia giusto rilevare dei problemi che in sé sono giusti, e non è una contraddizione; perchè la Barbagia di Seulo, perchè il Sarrabus, perchè Ballao, perché San Basilio, perché Armungia decidono per altre province, credo sia giusto, ma non è giusto poi disattendere, della stragrande maggioranza di queste popolazioni, le omogeneità culturali, politiche ed economiche.
La seconda questione è un'altra, possibile che ci siano rilievi solo nei confronti di questo territorio quando probabilmente c'è qualche territorio che medita di trasformare una parte della Sardegna nella penisola Balcanica, di farsi la guerra soltanto per il capoluogo o per la dislocazione degli uffici?
Credo che sia parziale il giudizio che viene dato delle difficoltà che si incontrano, del rispetto profondo della democrazia e dell'autonomia delle singole comunità; credo che sia profondamento sbagliato non avere un visione d'insieme, per questi motivi io mi asterrò dal votare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Locci. Ne ha facoltà.
LOCCI (A.N.). Non avevo intenzione di intervenire stamane anche perché, com'è noto, sul punto abbiamo presentato una mozione di sfiducia, pertanto mi riservavo di intervenire sul tema in occasione della discussione della mozione di sfiducia. Tuttavia l'intenzione di Alleanza Nazionale era quella di votare favorevolmente, di appoggiare questa mozione che, per la verità, andava votata per le ragioni che aveva espresso il collega Bonesu, cioè non è che la censura alla Giunta fosse per le motivazioni di merito, ma arrivava (arrivava anche preannunciata da parte nostra, lo sa anche l'assessore) perché la Giunta aveva omesso un atto dovuto e aveva trasgredito un termine.
D'altra parte questa censura non è stata mossa alla Giunta due ore dopo, due giorni dopo, due mesi dopo la scadenza di quei termini, ma dopo un lasso di tempo talmente largo per cui la concretizzazione della fattispecie dell'omissione è ormai conclamata.
Io non credo che, a questo punto, Alleanza Nazionale possa votare a favore della mozione presentata dai colleghi con le modifiche inserite; non sarebbe serio. Si sono presentate due mozioni distinte con due diversi dispositivi, in uno si chiede la censura, in quella di Alleanza Nazionale la sfiducia, e il ragionamento della censura e della sfiducia si fonda sul ritardo, sul ritardo della Giunta regionale su questa materia. Adesso accade che gli stessi proponenti stanno, di fatto, attraverso il Consiglio, rimettendo in termini la Giunta che aveva ritardato sul tema. Questo non è possibile, non mi sembrava che l'obiettivo fosse questo.
Io, come consigliere, non me la sento di rimettere in termini la Giunta su un ritardo omissivo conclamato; questo è il punto. Allora come potremmo discutere fra dieci giorni della mozione di sfiducia della Giunta se oggi il Consiglio rimette in termini la Giunta? Questa è un contraddizione in termini.
Noi vogliamo discutere con le mani libere la mozione di sfiducia; non entro nei contenuti di merito della critica che apre la mozione di sfiducia però, questa rimessione in termini, non è possibile. Questa mozione è votabile unicamente se viene impegnata la Giunta a presentare lo schema di nuovo assetto territoriale entro la scadenza dei termini per la discussione della mozione di sfiducia. Diversamente vi è il Consiglio che, da un lato, sta contraddicendo se stesso rispetto alla mozione, e dall'altro, sta rimettendo in termini una Giunta che francamente non mi pare che sulla materia meriti di essere rimessa in termini.
Per cui, Alleanza Nazionale, signor Presidente, si asterrà anche se con il cuore è contraria a questa mozione, così come è modificata, ma si astiene perché l'iniziatore è un amico che è il collega Biachareddu, del quale conosciamo gli intenti e anche gli indirizzi in materia; per cui ci asterremmo unicamente per questo, ma non possiamo fare da stampella alla Giunta regionale una volta che si è conclamato un ritardo censurabile. Io non credo che sia una mossa intelligente quella di rimettere in termini la Giunta, ma credo che quei consiglieri che oggi intendono rimettere in termini la Giunta avranno difficoltà a discutere la mozione di sfiducia tra dieci giorni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
Pittalis (F.I.). Intervengo molto brevemente perché quanto avevamo da dire l'abbiamo già detto, e per chiarire il senso di questo modifica alla quale ha fattivamente concorso il Gruppo di Forza Italia, lo voglio dire con molta serenità, perché a noi interessa più la soluzione del problema che non un ulteriore rinvio del problema. Noi, entro questa legislatura, vorremmo avere dalla Giunta regionale il nuovo assetto delle province in Sardegna, e se questo risultato lo possiamo conseguire entro il mese di luglio (e in questo senso la mozione impegna la Giunta regionale) preferiamo questo risultato ad altri. E` una risposta che daremo, come mi auguro venga data non solo alle popolazioni della Gallura, dell'Ogliastra, del Sulcis e dell'iglesiente, ma anche a quelle delle Medio Campidano.
E` solo con questo spirito che il Gruppo di Forza Italia ha consentito di posticipare di appena 10 giorni rispetto al termine che era originariamente previsto, auspicando che conseguano atti concreti, altrimenti rimarrà ferma la nostra censura e sulla questione, quando verrà in Consiglio la mozione di sfiducia, sicuramente avremo anche noi qualcosa da dire nel merito della vicenda.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sulla mozione numero, 139 così come è stata modificata, la metto in votazione. Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Quarta votazione nominale della proposta di legge Bertolotti - Floris - Randaccio - Piras - Bonesu - Loddo: "Norme atte a favorire la ricomposizione fondiaria" (251)
Presidente. L'ordine del giorno reca la votazione della proposta di legge numero 251. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà
MASALA (A.N.) Intervengo per annunciare alla Presidenza che i Gruppi di Forza Italia, Alleanza Nazionale e Partito Sardo d'azione usciranno dall'aula per le motivazioni politiche enunciate ieri mattina.
(I consiglieri appartenenti ai Gruppi di A.N., F.I. e P.S.d'Az. abbandonano l'aula)
Rispondono sì i consiglieri: CUCCA - FERRARI.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BERRIA - BUSONERA - CHERCHI - CONCAS - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FOIS Paolo - GHIRRA - GIAGU - LA ROSA - LODDO - LORENZONI - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - RANDACCIO - SASSU - SCHIRRU - SECCI - USAI Pietro - VASSALLO.
Si è astenuto: MILIA.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 36
votanti 35
astenuti 1
maggioranza 18
favorevoli 2
contrari 33
Poichè non sussiste il numero legale, dichiaro nulla la votazione e convoco la Conferenza dei presidenti dei Gruppi.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 20, viene ripresa alle ore 12 e 24.)
PRESIDENTE. Comunico quanto deciso dalla Conferenza dei Capigruppo: il Consiglio proseguirà martedì 21 alle ore 17. Al primo punto all'ordine del giorno ci sarà la votazione della legge sul riordino fondiario.
La seduta è tolta alle ore 12 e 25.
Allegati seduta
esto della mozione annunziata in apertura di seduta
Mozione Locci - Masala - Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Frau - Liori - Sanna Nivoli - Usai Edoardo di sfiducia alla Giunta regionale.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO CHE:
1) fin dal 16 luglio 1994 la Giunta Palomba poneva tra i suoi obiettivi prioritari l'istituzione di nuove province nei vari territori della Sardegna;
2) detto impegno, condiviso da tutte le popolazioni interessate, restava disatteso, finchè nel l995 su iniziativa di numerosi Consiglieri regionali, veniva presentata una proposta di legge sul "Riassetto generale delle Province e procedure ordinarie per l'istituzione di nuove province e le modificazioni delle circoscrizioni regionali";
3) la citata proposta, divenuta legge il 10 dicembre 1996, lasciava intravedere una concreta possibilità di istituire le nuove province;
4) la legge regionale n.4 del 1997 all'articolo 4, comma 3, prevede che "la Giunta propone al Consiglio regionale, entro tre mesi dall'ultima conferenza preparatoria, uno schema di nuovo assetto provinciale, corredato dei pareri dei Consigli provinciali....";
5) l'ultima Conferenza preparatoria per lo schema di nuovo assetto provinciale è stata tenuta molti mesi orsono e precisamente ad Oristano il 26 novembre 1997;
6) nonostante il tempo trascorso la Giunta regionale non ha approvato, nè proposto al Consiglio Regionale, nessuno schema di nuovo assetto provinciale contenente la previsione di tutte le Province dell'Isola e l'indicazione dei Comuni che di ciascuna di esse potrebbero far parte;
7) l'inerzia-omissione della Giunta regionale in materia è contraria alla legge regionale n.4 del 1997 (art. 4, comma 3);
8) la Giunta regionale, dunque, in dispregio della volontà del Consiglio, si è posta fuori dalla legalità, disattendendo le aspirazioni del popolo sardo,
TUTTO CIO' PREMESSO,
invita la Giunta Regionale
a rassegnare le dimissioni, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 37, comma 2, dello Statuto Speciale della Regione sarda. (160)
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