Seduta n.295 del 11/11/1993 

CCXCV SEDUTA

(POMERIDIANA)

GIOVEDI' 11 NOVEMBRE 1993

Presidenza del Presidente FLORIS

INDICE

Documento: "Indicazioni formulate al Governo della Repubblica per la determinazione dei collegi elettorali uninominali per il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati" (Doc. n. 51). (Discussione, presentazione e approvazione di o.d.g.):

BAROSCHI, relatore ..............

CORDA ...................................

COGODI .................................

PUBUSA .................................

DEIANA .................................

ORTU ......................................

COLLU, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione

L.R. 16 luglio 1993 "Norme per l'articolazione in servizi e settori e sulle sedi periferiche degli uffici dell'Amministrazione regionale e dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione autonoma della Sardegna" (CCLXX), rinviata dal Governo. (Discussione e riapprovazione):

COGODI

BAROSCHI, relatore

CUCCU

DADEA

COLLU, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione

MANNONI

SANNA EMANUELE, Assessore della difesa dell'ambiente

(Votazione per appello nominale)

(Risultato della votazione)

Proposta di legge Cuccu - Cadoni - Giagu -Serrenti - Corda - Fadda Paolo - Ruggeri - Satta Gabriele - Usai Sandro: "Interventi nelle aree dismesse di Montevecchio e Ingurtosu, modifiche all'articolo 2 della legge regionale 29 dicembre 1992, n. 23" (428). (Discussione e approvazione):

COGODI

BAROSCHI

USAI SANDRO

MELONI

CUCCU

OPPI

BARRANU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio

(Votazione per appello nominale)

(Risultato della votazione)

Sull'ordine dei lavori:

SANNA ADALBERTO

Sull'ordine del giorno:

CUCCU

PRESIDENTE

La seduta è aperta alle ore 17 e 08.

MULAS MARIA GIOVANNA,Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 9 novembre 1993, che è approvato.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Adalberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ADALBERTO (D.C.). Per sottolineare il fatto e richiedere il suo intervento con tutti gli strumenti regolamentari a disposizione. I consiglieri regionali, signor Presidente, si prodigano per sottolineare i problemi attraverso interpellanze, interrogazioni, mozioni, alle quali non viene data risposta alcuna in quest'Aula. Qualche Assessore risponde attraverso gli organi di stampa e spesso non si ha risposta alcuna. Io ritengo opportuno e corretto che gli Assessori competenti e il Presidente della Giunta diano risposta nei tempi previsti e in termini regolamentari. Questo non accade. I colleghi si prodigano per avere la documentazione sui problemi segnalati, per arrivare a una pronta analisi e alla risoluzione degli stessi e non ottengono nessun tipo di risposta. Io le chiedo, Presidente, di porre la questione all'attenzione del Presidente della Giunta, affinché sensibilizzi gli Assessori perché diano risposta alle interpellanze e interrogazioni inevase. Vorrei inoltre sottolineare il costante snobismo degli Assessori. E' immorale che di fronte a problemi che toccano la collettività sarda e che comportano per chi ha responsabilità di governo il dovere, nel dare risposte, di sentire le opinioni di coloro che sono stati eletti dal popolo, gli Assessori, spesso, non siano presenti in Aula a sentire i suggerimenti e le argomentazioni dei consiglieri. Credo che questo sia un problema di correttezza nei confronti dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, stamattina abbiamo posto lo stesso problema in presenza del Presidente della Giunta regionale, sia per quanto riguarda i lavori del Consiglio, sia per quanto riguarda la risposa alle interrogazioni e alle interpellanze che vengono rivolte dai colleghi. Per la verità mi risulta che alcune Commissioni abbiano evaso un carico di lavoro arretrato da diverso tempo; comunque io solleciterò ancora il Presidente e la Giunta regionale perché i colleghi del Consiglio abbiano tempestivamente le risposte alle domande che formulano, non nel proprio interesse, ma nell'interesse della collettività che rappresentano.

Discussione del documento: "Indicazioni formulate al Governo della Repubblica per la determinazione dei collegi elettorali uninominali per il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati" (Doc. n. 51)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno dei lavori del Consiglio reca la discussione del documento numero 51: "Indicazioni formulate al Governo della Repubblica per la determinazione dei collegi elettorali uninominali per il Senato della Repubblica e per la Camera dei deputati", relatore l'onorevole Baroschi.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare l'onorevole Baroschi, relatore.

BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, la mia relazione sarà estremamente stringata, perché - come dire - le leggi di recente approvate per l'elezione della Camera e del Senato assegnano alle Regioni il termine di soli 15 giorni per dare il proprio parere sulla proposta che viene dal Governo. Il tempo in sé non sarebbe tropo limitato, se però le Regioni avessero avuto modo di potere conoscere tutto l'iter che ha portato alla configurazione della proposta che è pervenuta il giorno 29 ottobre.

In realtà, complessivamente, le proposte che vengono dal Governo non ci soddisfano, sia per la Camera che per il Senato.

Per la Camera, per esempio, non si tiene conto dei vincoli che storicamente legano talune zone della nostra Regione, cosicché la loro discussione in un unico collegio ne favorirebbe l'omogeneità; invece questo non avviene, anzi ci sono casi clamorosi come quello del Goceano.

Per il Senato poi, addirittura c'è una stortura macroscopica, nel senso che non viene tenuto in alcun conto un criterio che invece è stato adottato per la Camera, e cioè il rispetto dei confini delle province. In buona sostanza la provincia di Cagliari, che ha una popolazione di 750 mila abitanti e che quindi, secondo le norme, potrebbe avere tre senatori, in effetti se ne vede assegnare due; con una ulteriore grave stortura, perché viene configurato un collegio senatoriale che va, e sappiamo bene di che cosa stiamo parlando, da Tresnuraghes fino a Muravera, cioè quanto di più disomogeneo si possa pensare.

Detto questo, l'esame che abbiamo fatto in Commissione il giorno 9 novembre 1993 ha però evidenziato che non abbiamo gli strumenti necessari per poter fare al Governo una proposta alternativa che poggi su un esame approfondito di tutte le questioni, e si avvalga di dati oggettivi e quant'altro è necessario per tali questioni. La proposta della Commissione è dunque quella di approvare in questo momento la proposta, così come ci viene, riservandoci di fare, utilizzando gli strumenti che la stessa legge ci mette a disposizione, successivi approfondimenti e di proporre eventuali variazioni quando queste fossero supportate da un maggior approfondimento dei problemi.

La proposta della Commissione, tra l'altro votata all'unanimità, è che per il momento si debba dare parere favorevole alla proposta formulata dal Governo per la configurazione dei collegi, sia per la Camera che per il Senato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (D.C.). Signor Presidente, il Presidente della prima Commissione, che per competenza ha istruito il documento che discutiamo, ha detto che non lo convince la proposta che è stata formulata ed io, d'accordo con lui, dico che essa non mi soddisfa. Con questo però non bisogna adagiarsi e dire che conviene approvare il documento così com'è senza proporre delle modifiche.

Io parlerò, per esperienza, del territorio che più conosco: la provincia di Nuoro. E' una provincia tra le più estese d'Italia e con il più basso rapporto tra territorio e popolazione; è tra le aree più sottosviluppate del Mezzogiorno e della C.E.E., come reddito, produttività e occupazione. E' l'area del malessere, del banditismo, con una struttura economica agro-pastorale, con un potenziale sviluppo industriale lungo l'asse Nuoro-Ottana-Macomer-Suni, con uno sviluppo turistico e agricolo lungo la costa orientale che va da Tertenia, in Ogliastra, a S. Teodoro, nella Baronia del Nord. Questo quadro territoriale, economico e sociale, saldato da un insieme di infrastrutture, di strumenti e di organismi tecnico-amministrativi di supporto alle tre direttrici di sviluppo, un disegno costruito in trent'anni di lotte politico e sindacali, è stato cancellato dalle proposte della Commissione di esperti.

La proposta formulata dalla Commissione per i tre collegi della Camera tende alla disgregazione della provincia come entità territoriale, non rispetta alcun criterio di omogeneità economica, culturale, storica e ambientale e in particolare non tiene conto dei processi in atto posti in essere unitariamente dai comuni, dalla Provincia, dalla Regione e dallo Stato. Disarticola, quindi, un territorio già integrato culturalmente ed economicamente nelle prospettive di sviluppo già delineate nell'area agro-pastorale del Nuorese, nell'asse industriale della Sardegna centrale, nello sviluppo turistico e agricolo della costa orientale.

La scelta fatta nella proposta della Commissione dell'accorpamento Baronia-Nuorese ha reso inevitabile la configurazione del collegio Ogliastra-Mandrolisai-Arcidano ed il contemporaneo assurdo spostamento al collegio di Oristano di un'area che parte da pochi chilometri da Nuoro per giungere fino al Marghine Planargia. Mentre i comuni del Sarcidano chiedono da tempo di passare alle province di Oristano e Cagliari, con la proposta della Commissione le si costringe a stare nel collegio nuorese, forzando, sempre per ragioni statistiche, il trasferimento al collegio oristanese dell'area che va da Nuoro alla costa occidentale. Tali delimitazioni appaiono chiaramente improprie e inaccettabili, perché in contrasto con le esigenze reali delle nostre comunità.

Lo schema di proposta, infatti, viene percepito come un intervento penalizzante, perché alimenta ulteriori rotture in un tessuto sociale già estremamente fragile, rompe consolidate armonie e omogeneità senza una comprensibile logica di rappresentatività politica, alimenta nelle popolazioni interessate la sfiducia nelle istituzioni, incrina pericolosamente la fiducia nelle istituzioni statali e rischia di fare esplodere reazioni negative nei confronti delle rappresentanze politiche e amministrative e dei presidi istituzionali.

Considerazioni non dissimili vanno fatte per le ipotesi di circoscrizione senatoriale che, pare di comprendere, a titolo di compensazione, priva la provincia di Nuoro della rappresentanza della Baronia, compensandola con l'inclusione di parte della provincia di Oristano, col risultato di disgregare due territori provinciali. Per evitare tale risultato propongo invece che la Baronia Orosei-Siniscola sia inclusa nel collegio di Nuoro e l'Alto Oristanese sia incluso nel collegio di Oristano.

Per quanto concerne i collegi della Camera propongo, sempre riguardo alla Provincia di Nuoro, la seguente configurazione: collegio orientale Ogliastra-Baronia; collegio Nuoro-Macomer-Bosa; collegio Sarcidano-Mandrolisai-Marmilla-Alto Oristanese.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Signor Presidente, onorevoli consiglieri, io non ho avuto modo di partecipare ai lavori della Commissione consiliare, non essendone componente; purtroppo, essendo il nostro un Gruppo piccolo numericamente, non abbiamo la possibilità di partecipare ai lavori di tutte le Commissioni consiliari, facciamo del nostro meglio e in genere riusciamo ad essere anche presenti in tutti i momenti di svolgimento dell'attività istituzionale della Regione, però se avessimo potuto partecipare, pur da uditori, ai lavori della Commissione, avremmo suggerito un qualche cosa che superasse i termini di una stringata relazione tecnica - direi burocratica - quale è quella della Commissione medesima improntata a realismo (come si usa dire) sano. Ma non sempre il realismo è sano: c'è un sano realismo e c'è anche un insano realismo, un realismo cioè che rinuncia in partenza a proporre almeno qualcosa, ad avanzare un'idea diversa. Un realismo cioè che si confonde e spesso coincide con la rinuncia.

Ora quello che a noi preme di rilevare non sono tanto o solo i dati quantitativi, che pure non sono indifferenti, ed infatti il collega Corda richiamava poc'anzi alcuni aspetti di incongruità, di contraddizione. Anche la delimitazione dei cosiddetti collegi elettorali, però, in definitiva indica qual è il modo, lo strumento con il quale concretamente si organizza il consenso, si organizza la democrazia; e il modo con cui si convoglia il consenso non è indifferente ai fini della qualità della politica. Nella proposta avanzata dal Governo emergono delle incongruità, talora evidenti e stridenti, che il Consiglio regionale della Sardegna bene farebbe ad esaminare nel merito, con una istruttoria appena più ponderata e più penetrante di quella che si è fatta; comunque bisognerebbe avanzare proposte migliorative.

Si dice - perché l'hanno scritto tutti i giornali e non so quali altri canali di comunicazione abbiano indotto questa certezza - che tale sforzo servirebbe a nulla, perché il Governo avrebbe già deciso che delle osservazioni delle Regioni non se ne farà niente. Ammesso e non concesso che ciò accada, è certo più facile che il Governo non faccia niente delle osservazioni delle Regioni se le Regioni non avanzano proposte, se osservazioni non ce ne sono.

Io non ritengo, e con me il Gruppo Rinascita e Sardismo, allo stato delle cose di proporre modifiche. Pur avendo alcune indicazioni da dare ci rendiamo conto che, se in Consiglio regionale non c'è l'idea di proporre modifiche nella sostanza, i colleghi potrebbero dirci che facciamo perdere tempo prezioso. Ci limitiamo invece a fare un'osservazione di carattere politico, di fondo, poiché riteniamo che il Consiglio regionale della Sardegna debba, non dico farla propria così come noi la esponiamo, ma comunque prenderla nella dovuta considerazione. E l'osservazione è questa: può il Consiglio regionale della Sardegna limitarsi ad esprimere un parere in materia di legge elettorale nazionale, può limitarsi il Consiglio regionale, la massima espressione dell'autonomia (poi se sia massima o minima questo si valuta sempre nei fatti), ad esprimere un parere sulla configurazione, sui confini dei collegi, o non dovrebbe anche dire, o non avrebbe già dovuto dire magari a suo tempo, prima e meglio, una parola, qualcosa di utile anche sulla qualità della legge elettorale?

Non c'è stata in proposto una sola parola della istituzione autonomistica nel corso di tutto l'iter di approvazione della legge elettorale nazionale che pure è durato a lungo. Il problema è questo: la sorte dell'autonomia speciale o specialissima è indipendente dalla qualità della legge elettorale, dalla organizzazione della legge elettorale, dalla natura della legge elettorale? No che non lo è. La capacità di esprimersi, di far conoscere le opinioni e la volontà che maturano nella nostra Regione, nel nostro popolo - che pur essendo un popolo accomunato da valori e interessi, non di meno è un popolo di gente viva e dà vita a una società che porta al suo interno anche le contraddizioni; non è un popolo di gente uguale, è un popolo di gente che pensa in modo diverso, e ha interessi di breve e di medio periodo differenziati, e che perciò necessariamente dà vita a una rappresentanza politica differenziata - questa capacità, dicevo, dipende anche dalla legge elettorale.

Bene! La legge elettorale nazionale fu indicata anche dalla stragrande maggioranza dei sardi e condivisa nella sua ispirazione col voto espresso nel referendum. I non ero tra quelli; una parte minoritaria di sardi, infatti, denunciò il rischio e il pericolo di un impoverimento della democrazia, di un ulteriore attentato all'autonomia, che poteva derivare da un sistema maggioritario di cui, all'atto del referendum, non si conoscevano gli esatti contorni. Ed infatti il risultato è stato che la legge elettorale nega, contraddice l'ispirazione, ritengo sincera dal punto di vista di chi avanzava quella proposta, di migliorare la qualità della democrazia.

La legge elettorale che ne è derivata cioè non favorisce tutto quello che si diceva si sarebbe voluto; io ricordo gli argomenti, si diceva: il maggioritario finirà per agevolare l'avvicinamento dell'elettore all'eletto e creerà un vincolo di responsabilità maggiore dell'eletto, quindi del rappresentante politico rispetto alla generalità dei cittadini. Ma davvero pensiamo che così come si è tradotto in legge elettorale poi quel principio ci sia un avvicinamento dell'elettore e della generalità dei cittadini all'eletto?

Si diceva, il nuovo sistema elettorale favorirà le coalizioni; ma il sistema maggioritario che abbiamo sperimentato, quello per esempio che riguarda i comuni, davvero va nel senso di favorire le coalizioni? Nella prima città d'Italia, nella capitale d'Italia, a Roma, sono state presentate 24 liste elettorali e 18 o 19 candidati a sindaco che si contendono il consenso. La verità è che attraverso l'inganno - questo è il giudizio che ho dato e che continuo a dare - del sistema maggioritario si è passati da una forma di democrazia della maggioranza ad una forma di democrazia della minoranza; che a comandare, a decidere, a fare la politica non sarà più la maggioranza, io dico almeno la maggioranza, ma che sarà sufficiente una buona minoranza; una minoranza relativa, che abbia un voto in più di altre minoranze, potrà fare non dico tutto, ma quasi tutto.

E' questo il sistema elettorale perverso che si è inventato; caso unico. Credo che se si fossero mischiati i bussolotti dentro chissà quali scatole e si fossero estratti a caso non sarebbe derivato un disordine quale quello che è derivato attraverso questa proposta di nuova legge elettorale.

Ma, dal punto di vista dell'autonomia, dal punto di vista degli interessi della nostra Regione è indifferente - questo è il punto che io voglio sottoporre all'attenzione del Consiglio regionale della Sardegna - il meccanismo elettorale? No che non lo è! Perché noi abbiamo oggi una legge elettorale che contraddice e contrasta l'autonomia; noi abbiamo un meccanismo elettorale attraverso il quale un'espressione minoritaria, ma valida dell'autonomia, non può essere rappresentata politicamente a livello nazionale. Parlo fra la disattenzione dei colleghi; io mi scuso se insisto nel voler dire alcune cose, rimarranno inutilmente scritte negli atti di questo Consiglio. Rimane comunque il fatto che la legge elettorale stabilisce che, per avere dignità di rappresentanza in sede nazionale, le voci, le diversità, che sono contributi alla democrazia, hanno bisogno di una forza minima valutata mi pare nel 4 per cento. Le forze rappresentative di interessi e valori autonomistici che vogliano avere voce a livello nazionale, pur non essendo derivate dai partiti e dalle organizzazioni nazionali, dovrebbero dunque ottenere un numero di consensi pari al 4 per cento nazionale, che corrisponde, credo, a più del 50 per cento regionale.

Insomma, per riferirci al più recente passato, un partito autonomistico come il Partito Sardo d'Azione che ha avuto in Sardegna consensi intorno al 15 per cento, con questa legge elettorale non avrebbe avuto diritto ad alcuna rappresentanza nel Parlamento nazionale. Questo migliora la qualità della democrazia e la qualità dell'autonomia, oppure contrasta e contraddice quei valori? E' chiaro ed evidente che contrasta! Perché l'autonomia è anche capacità di libera espressione, è anche capacità di rappresentazione diretta dei problemi e degli interessi e delle opinioni che sul piano politico si organizzano. Ecco perché avrebbe dovuto essere chiesto, e mi risulta che l'ha chiesto solo la Regione del Trentino Alto Adige o le due province autonome, che la rappresentanza nel Parlamento nazionale delle Regioni a Statuto speciale avvenga mediante un recupero regionale dei consensi, dei voti. Così la rappresentanza che accede al Parlamento nazionale sarebbe la rappresentanza di un'autonomia, di una Regione autonoma che non può che essere una rappresentanza di un'autonomia.

Questa esigenza è talmente evidente che tutti i partiti, anche quelli che non accedono interamente all'idea di autonomia, così come vi accede il Gruppo politico di Rinascita e Sardismo, come vi accede da tempo, da quando esiste, il Partito Sardo d'Azione, anche quei partiti e formazioni politiche che non considerano l'autonomia come autorganizzazione compiuta e integrale dicono tuttavia di volersi "rieditare" in forma regionale e di volersi consorziare o federare ai rispettivi partiti nazionale, dandosi, seppure in modo limitato, una veste autonomistica. Si tratta però di un'autonomia fittizia se non ha capacità propria di espressione; un'autonomia non vera se deve derivare la sua forza e la sua voce solo da quella del corrispondente partito nazionale. Se il Partito Popolare Sardo, federato al Partito Popolare nazionale, esisterà ed avrà voce solo in quanto l'organizzazione nazionale gliela darà, potrà consorziarsi e federarsi quanto vuole, ma non avrà nulla di autonomo. Lo stesso vale per ogni altro partito, il P.S.I. e gli altri che si muovono in questa prospettiva e annunciano questo tipo di riorganizzazione.

Si dirà: anche se per il 75 per cento l'autonomia dovrà trovare alloggio nelle organizzazioni nazionali, rimane però sempre quel 25 per cento; ma anche quel 25 per cento per cui è fissato il criterio proporzionale eleva talmente il quorum che nessuna formazione politica autonomistica che non sia maggioritaria in assoluto potrebbe avere accesso al Parlamento nazionale. In buona sostanza, il Parlamento nazionale approvando e proponendo alla Sardegna questa legge elettorale ha detto di negare l'autonomia.

Altro che revisione dello Statuto e poteri nuovi! C'è un regresso, c'è un ritorno indietro anche nella forma ordinaria di rappresentanza, per cui, ripeto, l'autonomia se vorrà ancora vivere dovrà o diventare fortemente maggioritaria a livello politico oppure dovrà trovare alloggio nelle organizzazioni politiche nazionali, centriste o nordiste. Questo è un po', non dico il dramma, ma è il problema che le forze politiche autonomistiche si stanno ponendo, quello di dove trovare alloggio per esistere; quando invece il consenso popolare di cui godono li rende idonei ad avere una voce anche nel Parlamento nazionale.

Un Parlamento davvero rispettoso delle autonomie consentirebbe che su una rappresentanza di diciotto parlamentari eletti in Sardegna almeno uno fosse espresso da un partito o da una organizzazione politica che rappresenti veramente la voce dei sardi; invece la legge elettorale questo lo nega, lo vieta, lo impedisce.

La quota proporzionale peraltro, e ho concluso, non è che agevoli, perché la quota proporzionale, come ben si sa è vincolata... Sì, c'è una strana euforia, pare che stiamo trattando di cose peregrine, marginali; mentre un giorno si dirà, si scoprirà, qualcuno farà una tesina per dimostrare in qualche scuola della Sardegna che quando il Consiglio regionale della Sardegna discusse la legge elettorale, seppure sotto forma di parere da dare al Parlamento nazionale, era davvero distratto ed incurante di una questione di tale rilevanza; però andiamo avanti.

Dicevo che il recupero nella quota proporzionale del 25 per cento ugualmente non consente espressione e voce all'autonomia, perché come ben si sa quel 25 per cento è stato incanalato in una lista bloccata che i partiti politici nazionali presentano per tutti i collegi e rispetto alla quale l'ordine di elezione non dipende dalla preferenza, ma dalla scelta dei vertici di quelle organizzazioni, se sono partiti, le segreterie dei partiti; si è infatti eletti nell'ordine di lista, a prescindere dal voto degli elettori.

Ma non si era detto che la riforma elettorale era stata inventata, proposta, fatta per avvicinare gli elettori e gli eletti? Per dare più potere al cittadino, per dare più trasparenza alla politica? E invece si fa un'elezione senza voto; un voto alla bandiera vale per eleggere in Parlamento chi è dietro quella bandiera, secondo l'ordine prestabilito. Io l'ho chiamata la "lista degli asini" perché in quella lista bloccata, se si dà un nome e un cognome a un asino, può essere eletto un asino. Il cittadino non sa o può non sapere neppure di chi si tratta perché è indotto da un simbolo, da un'idea o da un ideale a votare per un partito.

Questa è la legge elettorale che ci è pervenuta. Noi autonomisti, non abbiamo nulla da dire su questa autentica legge truffa? Su questa autentica bordata che viene data alla possibilità, alla capacità stessa dell'autonomia di esprimersi compiutamente a livello politico?

Io so bene che questi ragionamenti vengono, come dire, snobbati per una ragione pura e semplice, essendo questo Consiglio regionale, nella stragrande maggioranza, composto da aderenti a partiti e a organizzazioni nazionali è chiaro che il 90 per cento del Consiglio regionale è disinteressato a questo ragionamento. Il 90 per cento di questo Consiglio dice: "Peggio per voi, di Rinascita e Sardismo, che non siete in un'organizzazione nazionale. Peggio per il Partito Sardo d'Azione che non è in un'organizzazione nazionale". Io mi sento di dire: "Peggio per voi che dite di essere autonomisti e non lo siete, perché non vi ponete neppure il problema di come si può salvare l'idea stessa di autonomia".

Certo l'autonomia non morirà se spartisce la rappresentanza del Parlamento; l'autonomia può vivere benissimo nella società, nella mente, nella coscienza di tanta gente e può anche esprimersi in altri modi, forse più utili e più produttivi; però non serve a nessuno eliminare il diritto alla rappresentanza politica. Quando si impoverisce la democrazia, chi ha locupletato di quell'impoverimento non si è in realtà arricchito. Può aver guadagnato un seggio, ma siccome il sistema elettorale altro non è che la traduzione dei consensi e dei voti in seggi, chi ha meno consensi e più seggi non è più democratico, e non sarà perciò più capace di risolvere i problemi! I problemi rimarranno tutti interi.

E' un problema grande questo che si apre per l'autonomia, per il suo modo di organizzarsi, per il modo stesso attraverso cui i valori dell'autonomia possono esprimersi e quindi vivere, perché nulla in questo modo vive e cresce se non è coltivato, nulla, neppure le pietre, anche quelle si consumano. Negare la possibilità di espressione vuol dire negare la possibilità di vita dell'autonomia. Ecco cosa significa la legge elettorale, altro che confini, o solo confini.

Questo Consiglio regionale vuole rinunciare anche ad una riflessione, almeno ad un accenno di riflessione su questi temi? Lo faccia, però sappia che così viene meno ad un suo compito; rimarrà certificato nelle fredde carte, di sicuro, però rimarrà certificato e io spero non solo nelle fredde carte.

L'invito che io rivolgo è questo: stasera di sicuro è difficile, ma è possibile che si recuperi questo ragionamento in qualche sede, non so in quale momento, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta - se ci fosse - o chi rappresenta la Giunta in questo momento, e quindi la Regione nei rapporti esterni. La Regione proponga almeno qualche modifica, non sarà per l'oggi, potrà essere per il domani.

Si parla anche di possibili modifiche, dicono di miglioramento, ma potrebbe essere anche di peggioramento ulteriore, della legge elettorale.

Rimanga almeno da qualche parte, depositato e certificato, un intendimento dell'Assemblea regionale sarda che almeno richieda, come hanno chiesto altre regioni a Statuto speciale, che il calcolo, la valutazione dei consensi, avvenga in sede regionale, così che quel popolo non sia confuso nel calderone eterogeneo delle volontà e dei consensi e dei voti nazionali; che ci si adoperi per salvaguardare quelle voci nella loro articolazione.

Io credo che questa cosa si potrebbe chiedere con la forza e con il rigore di un ragionamento serio, non certamente imponendo niente a nessuno. Ma almeno si chieda. Rinunciare anche a chiedere vuole dire non solo rinunciare al risultato possibile, ma vuol dire anche rinunciare al senso della dignità propria, vuol dire rinunciare anche alla funzione e al ruolo, vuol dire dichiararsi inutili ai fini dell'autonomia.

Se il risultato dovesse essere un giorno che le espressioni della politica nella nostra Regione autonomia debbono essere interamente derivate dalla politica nazionale, l'Assemblea sarda non servirebbe più a nulla; basterebbero i prefetti e i questori; bastano gli uffici e i terminali burocratici per decentrare! L'autonomia non è solo decentramento, l'autonomia è anche capacità di pensiero, di elaborazione, di governo autonomo, di autogoverno, che vuole dire anche libertà di pensiero, libertà di organizzazione della vita, dell'economia, dei valori e dignità ed espressione di essi a livello politico, cioè delle regole generali, di dove si decide. Al di fuori di questo si sviliscono le istituzioni rappresentative, la politica diventa povera, sparisce e cede il passo alla sola burocrazia, alla esecuzione. Cosa per la quale, ripeto, non c'è bisogno neppure di tanto dispiego di mezzi, di tante luci e di tanta solennità di aule e neppure di massime (o ritenute tali) espressioni del potere popolare quale noi diciamo di essere e vorremmo anche essere davvero.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.

PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo solo per dire alcune cose, che peraltro mi pare già abbia in qualche misura detto il Presidente della prima Commissione, circa il modo in cui questo provvedimento è stato istruito nella Commissione medesima e sul parere che la Commissione propone all'attenzione di quest'Aula e all'approvazione di questa Assemblea. La Commissione ha esaminato con attenzione la proposta di ripartizione delle circoscrizioni formulata dal Governo. L'onorevole Cogodi, quando non ha partecipato a qualche consesso, dice sempre che in quella sede gli altri non hanno lavorato bene o hanno sorvolato su questioni rilevanti. Non è così. Bisogna sempre avere la modestia di capire che anche altri, nell'esaminare determinati argomenti, possono trovarsi nelle medesime difficoltà in cui poi anche l'onorevole Cogodi si è trovato, tanto è vero che egli stesso, dopo aver fatto una premessa che sembrava preludere a chissà quali proposte, ha convenuto che in questa situazione era bene proposte non farne, e appunto non ne ha fatto. La Commissione ha rilevato le incongruenze della proposta che ci viene avanzata dal Governo nazionale, ha rilevato i visi, i difetti che quella proposta contiene e che anche in quest'Aula qualche consigliere ha ripreso. Tutti noi rappresentiamo in qualche misura partiti, organizzazioni, territori e quindi siamo tutti, direttamente o per via delle sollecitazioni che ci provengono, consapevoli delle esigenze dei territori medesimi, delle tradizioni storiche, della comunanza di interessi di talune comunità all'interno della più ampia comunità sarda e così via, quindi siamo anche consapevoli dell'artificiosità che la proposta del Governo in talune sue parti contiene. Tuttavia il ragionamento che la Commissione ha fatto è questo: il provvedimento, così come proposto, dovrebbe subire delle variazioni, delle modificazioni, presenta in taluni casi delle evidenti contraddizioni, non rispondenze alla realtà; peraltro i comuni e le popolazioni interessate che avrebbero ben potuto far sentire la loro voce, levare la loro voce nei confronti dei provvedimenti del Governo e suggerire al Consiglio, per i mille canali che pur si hanno, delle modificazioni, non hanno fatto tutto questo, benché ne abbiano avuto il tempo. Solo il Comune di Porto Torres ha fatto pervenire una formale richiesta di riesame. Pertanto una prima considerazione che la Commissione ha fatto è questa: se le popolazioni interessate, i loro rappresentanti, i sindaci, i consigli, le rappresentanze partitiche non hanno fatto pervenire alcuna forte richiesta di modificazione, questo vuol dire che, nonostante il provvedimento susciti delle perplessità, le perplessità non sono di tale natura da indurre a delle modificazioni.

Seconda considerazione: le modificazioni non possono essere frutto soltanto di una istruttoria nell'ambito di una Commissione consiliare. I colleghi sano meglio di me che si tratta di una materia molto delicata, che investe territori, zone, interessi diversi e di varia natura, e quindi è del tutto evidente che una modifica di questa proposta non solo richiederebbe un'istruttoria di carattere tecnico più approfondita, ma soprattutto richiederebbe un diverso processo di formazione della volontà, molto partecipato, in cui tutti i partiti, tutte le forze politiche avrebbero necessità di una capillare consultazione dei propri organi e dei rappresentanti delle diverse zone. La stessa Commissione, quale organo istruttorio del Consiglio, avrebbe avuto necessità di una puntuale audizione dei rappresentanti istituzionali dei comuni interessati alle modificazioni. Un processo diverso di formazione della volontà che richiederebbe un coinvolgimento non formale, ma sostanziale, profondo, dei soggetti istituzionali e anche dei soggetti sociali interessati. E allora, consapevoli della portata della decisione che si andava e che si va ad assumere, abbiamo fato una considerazione che può apparire banale ed elementare (ma talvolta le cose elementari sono anche quelle che rispondono a profonda saggezza). Abbiamo considerato che, tutto sommato, per fare un lavoro del genere ci vorrebbe più tempo, mentre, invece, noi abbiamo dei termini abbastanza stretti, perché questo parere, se vuol essere utilmente dato, deve essere fornito entro questa settimana dal Consiglio regionale; pertanto abbiamo pensato che il parere può essere formulato in modo da rispecchiare esattamente la situazione in cui noi ci siamo trovati, quindi in modo da rispecchiare esattamente la volontà dei commissari, da rispettare esattamente ciò che in qualche modo emerge dalla comunità sarda e dalle varie zone. Cioè, che cosa emerge? Emerge una critica per talune decisioni, una insoddisfazione, e tuttavia questa insoddisfazione non si è tramutata in una proposta, anche perché una proposta alternativa, come i colleghi sanno, richiede una revisione generale del provvedimento e quindi voi capite che si tratta di un compito ben difficile. Si possono cogliere consensi e aggiustare da una parte, ma quando i criteri sono di un certo tipo e di una certa rigidità, ciò che pare giusto da una parte si guasta, in qualche modo, e si compromette da un'altra. Quindi, ciò che abbiamo proposto, come prima Commissione, nel parere - e mi pare che quest'Aula farebbe bene, saggiamente, ad accogliere quel suggerimento - è di dire: prendiamo atto della proposta del Governo, rileviamo che questa proposta contiene pregi, ma anche difetti, quindi non la assumiamo come nostra, la assumiamo soltanto come un dato di partenza; ci riserviamo di avviare un processo di coinvolgimento dei rappresentanti istituzionali, delle popolazioni, delle comunità interessate, che in qualche modo hanno manifestato il loro disagio, per poi, eventualmente, pervenire a delle proposte di tipo diverso anche sulla base dell'esperienza che faremo nell'imminente scadenza elettorale. Questo è il discorso della Commissione nel suo complesso; qualche commissario ha anche altri motivi per supportare questo ragionamento. Per esempio, personalmente, ma credo di riflettere anche l'orientamento del mio partito, ritengo che definire in tempi rapidi, tempestivi, la partita significa anche creare i presupposti perché si vada rapidamente a nuove elezioni. So che questo non farà molto piacere a talune forze politiche, né a taluni rappresentanti del popolo sardo che sollecitano lo scioglimento di consessi di cui loro non fanno più parte, mentre invece manifestano assieme a Pannella perché non venga sciolto il consesso di cui loro fanno parte; noi invece siamo convinti, credo con dispiacere di questi personaggi politici, che questo Parlamento, per i motivi che tutti noi consociamo, che sono noti, non sia più rappresentativo della realtà italiana, sia un Parlamento del tutto o largamente delegittimato, e quindi riteniamo che si debbano creare le condizioni perché rapidamente si vada a nuove elezioni, per dare alla rappresentanza istituzionale nazionale una nuova legittimazione, qualunque essa sia. Ripeto, questa è una considerazione che io ho fatto, peraltro senza proposta in Commissione, perché si tratta di una riflessione politica, che ovviamente era scarsamente attinente in quella sede.

La Commissione ha fatto il ragionamento di cui prima parlavo, quindi noi pensiamo, come P.D.S. che questa posizione possa essere tranquillamente assunta dal Consiglio, fermo restando che siamo del tutto disponibili, però con dei processi di coinvolgimento reali delle popolazioni e dei rappresentanti istituzionali delle varie comunità, a rivedere il tutto per pervenire a proposte più ponderate e più meditate, che naturalmente richiedono anche del tempo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.

DEIANA (D.C.). Grazie, signor Presidente. Colleghi del Consiglio, io intervengo brevemente, diciamo anche a titolo informativo. Ho avuto modo di avere copia di un fax inviato oggi ai Capigruppo dei partiti rappresentati in Consiglio regionale e quindi non spetterebbe a me darne comunicazione in quest'Aula, ma sicuramente lo faranno più diffusamente i Capigruppo che interverranno dopo di me. Si tratta di un fax che riguarda i comuni di Badesi, di Viddalba nonché della Comunità montana numero 2, contenente delle richieste precise. Questo il testo del fax: "Essendo venuti a conoscenza che la proposta di determinazione dei collegi uninominali per l'elezione del Senato della Repubblica e della Camere dei deputati prevede la divisione dei territori dell'Anglona-Bassa Valle del Coghinas, in dispregio all'espressa volontà di unitarietà degli ambiti costituenti il comprensorio numero 2, si chiede che venga ripristinata l'appartenenza di tutti i 14 comuni - Badesi, Bulzi, Castelsardo, Chiaramonti, Erula, Laerru, Martis, Nulvi, Perfugas, Santa Maria Coghinas, Sedini, Tergu, Valledoria e Viddalba - negli stessi collegi elettorali per l'elezione del Senato e della Camera". Si fa inoltre presente che, rispetto alla proposta, gli spostamenti da adottare sono di modestissima entità demografica. Le proposte di modifica sono le seguenti: a) per quanto riguarda i collegi senatoriali, portare il comune di Chiaramonti, con abitanti 1997, dal collegio numero 4 al collegio numero 5; b) per quanto riguarda i collegi per la Camera dei deputati, portare i comuni di Badesi, abitanti 1850, e Viddalba, abitanti 1761, dal collegio numero 4 al collegio numero 3. Come si vede, con un modesto aggiustamento si può rispettare il diritto delle popolazioni interessate a concorrere unitariamente a determinare le scelte inerenti le rappresentanze politiche che, nei vari livelli istituzionali, dovranno portare avanti le istanze di sviluppo del territorio. Io ho voluto, essendo venuto in possesso di questo documento, renderlo noto al Consiglio: questi comuni ricadono nella Comunità montana numero 2, quindi chiedono di tenere integro quel territorio anche rispetto all'assegnazione dei collegi per il Senato e per la Camera.

Approfitto dell'occasione per portare all'attenzione del Consiglio anche un altro smembramento territoriale, che riguarda la zona del Goceano: nella proposta che ci perviene dal Governo i comuni di Anela, Bono, Bottida, Burgos, Esporlatu e Illorai sono tutti ricompresi nel collegio numero 2. Ecco, sembrerebbe più opportuno che questi comuni restassero uniti ai comuni di Benetutti e di Nule, perché fanno parte della stessa comunità montana e quindi sembrerebbe più opportuno che nell'assegnazione ai collegi restino collegati assieme.

Signor Presidente, ho finito. Ho voluto portare all'attenzione del Consiglio ciò di cui sono venuto a conoscenza per iscritto da parte dei rappresentanti di questi comuni, cioè il sindaco del comune di Badesi, del comune di Viddalba e il Presidente della Comunità montana numero 2. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (P.S.d'Az.). Onorevole Presidente, io penso che l'atto di cui stasera noi ci occupiamo sia uno degli ultimi, o addirittura l'ultimo, prima dello scioglimento delle Camere. Un atto che prepara un evento politico di grande rilevanza, un evento politico che segnerà forse lo spartiacque tra la prima e la seconda Repubblica. Certo che qualche tempo fa a tutto questo non si pensava. C'era sì una crisi, nel Paese, una crisi di valori, una crisi di ordine economico e finanziario, con uno Stato indebitato alla ricerca di soccorso e di solidarietà nei cittadini, ai quali si sono imposti tasse e balzelli per superare la crisi profonda che ha scosso il palazzo. Una crisi con profonde conseguenze di ordine sociale: milioni di disoccupati (centinaia di migliaia nella stessa nostra Isola, una percentuale altissima in rapporto alla popolazione), con lavoratori che non sanno più quali iniziative assumere per richiamare l'attenzione delle istituzioni e della classe politica sui loro problemi di esistenza quotidiana. La presenza, intorno allo stesso Consiglio regionale di migliaia di lavoratori, in questi ultimi tempi, di centinaia di disoccupati che assediano i palazzi della Regione è una conferma di tutto questo. Ma è anche una crisi morale devastante: non voglio ricordare né "tangentopoli", né le mazzette, perché ormai sono cose note a tutti. Tutto questo è anche causa di una crisi istituzionale, che colpisce le istituzioni ad ogni livello. C'è uno scollamento sempre più profondo, un disimpegno da parte della gente ad occuparsi di politica e a credere nella politica. Non sono solo le bombe, non sono certamente soltanto gli attentati e il terrorismo, che convincono la gente di molti paesi, in Sardegna, a non dare più la propria disponibilità per diventare amministratori, per essere candidati a gestire i nostri enti locali.

E' entrato in crisi il rapporto tra società e istituzioni, tra la gente e i partiti: è insorta una crisi all'interno stesso dei partiti. Sembra quasi che all'interno dei partiti non ci sia più un minimo denominatore comune, una battaglia comune da portare avanti, per la quale vale la pena di impegnarsi. E' venuto a questo punto anche meno il consenso elettorale, specialmente a quei partiti che hanno gestito il potere per cinquant'anni, che si sono macchiati di molte nefandezze: le elezioni dell'aprile dello scorso anno ce ne hanno dato il segno e la misura. Ma i partiti e le istituzioni che dovrebbero cambiare musica e suonatori, purtroppo, di tutto questo non parlano. Noi abbiamo visto partiti cambiare targa, cambiare bandiera, cambiare insegna, cambiare simbolo, ma non basta, bisogna cambiare la sostanza, il modo di fare politica. Di tutto questo non si è fatto nulla; si è invece preteso e si pretende di conservare il potere e la rappresentanza, nonostante il venir meno del consenso popolare. E allora ecco nuove leggi che possono costringere il voto in una direzione invece che in un'altra, che costringono i piccoli partiti ad aggregarsi, a riunirsi, a trovare solidarietà, non potendo più camminare con le proprie gambe; sono state approvate delle leggi che non consentono alle piccole formazioni di emergere, far sentire la propria voce in piena autonomia. Leggi elettorali: di questo si è discusso tanto, ma di vere e profonde e radicali riforme di carattere istituzionale, politico e sociale se ne parla poco o niente. Ci sono mille problemi, nel mondo del lavoro, nella società, ma vengono rimossi; sono problemi che si dimenticano, che non si mettono più in evidenza. Ieri o avantieri un operaio disoccupato a Porto Torres si è tolto la vita impiccandosi: avantieri un altro operaio del Sulcis ha occupato il municipio e comunicato lo sciopero della fame. Perché? Ma perché la società nel suo complesso gli ha negato il pane, ha negato ogni possibilità di vita a lui e alla famiglia, e noi tutti questi problemi non li ricordiamo, li dimentichiamo, non li prendiamo in nessuna considerazione! L'interessante è conservare il potere ai partiti che hanno fino ad oggi dominato e sgovernato il Paese. E allora ecco le leggi elettorali che servono a questo fine; paghi uno, prendi due, così ecco la legge maggioritaria. In Inghilterra vige questo sistema elettorale e lo vogliono cambiare, perché penalizza le minoranze: gli scozzesi, i gallesi, le cui formazioni politiche sono maggioritarie nei rispettivi territori, non riescono ad esprimere invece in termini di rappresentanza parlamentare il consenso elettorale loro attribuito dalle popolazioni. Si vuole arrestare il cambiamento, perpetua il sistema, l'atto che oggi ci apprestiamo a compiere è espressione coerente di questa volontà. Togliere potere ai partiti, si dice: ebbene, col sistema uninominale non si volta forse un solo candidato, presentato da chi? Dai partiti! Quello si vota prendere o lasciare. Con la proporzionale, attraverso una lista e il voto di preferenza l'elettore era libero di scegliere non solo il partito, ma anche l'uomo di quella lunga fila, di quel lungo elenco che gli veniva proposto. Oggi deve votare quello, solo quello e nient'altro. E per la residua quota proporzionale avremo una lista dove i nomi sono rigorosamente in ordine e vengono eletti secondo quell'ordine, indicato dalle segreterie dei partiti. Si è voluto rafforzare il potere dei partiti, cioè la partitocrazia, quella partitocrazia che si andava dicendo di voler distruggere. Certo, la Valle d'Aosta e il Sud Tirolo possono contare su una legge che li salvaguarda, su una legge che li tutela, perché queste popolazioni sono riconosciute come minoranze linguistiche: noi invece di tutto questo non vogliamo parlare, non vogliamo sentire, la stessa legge sulla cultura e la lingua passa per un solo voto di maggioranza! E' evidente allora che siamo trattati come una qualsiasi altra popolazione della Repubblica, perché non abbiamo diritto a quella specificità che invece dovrebbe tutelare la nostra identità e i nostri interessi. Ci sono nella scelta dei comuni che andranno a costituire e a formare i collegi elettorali per la Camera dei deputati e il Senato dei criteri anche giusti, se vogliamo: ogni bacino territoriale è visto nella sua coerenza economico-sociale e socio-culturale. Vi è un relativo rispetto dei confini provinciali, per quanto possibile, e una considerazione della facilità delle comunicazioni. Ma non sempre questi criteri, specialmente per quanto riguarda i collegi senatoriali, sono rispettati: quando si mettono nello stesso calderone e nello stesso collegio comuni dell'Ogliastra e poi si passa fino alla costa occidentale della Sardegna, arrivando a Flussio, a Suni, a Tinnura, e, scendendo giù fino al Campidano, a Tramatza, quale coerenza economico-sociale, quale coerenza di ordine storico, quale coerenza di ordine culturale esiste in tutto questo? Si è contraddetto, chi ha predisposto la proposta; ma il Consiglio regionale non ha avuto la forza di esprimere una proposta diversa, anzi era orientato ad approvare una legge maggioritaria ancora più chiusa: l'indirizzo dei partiti italiani è questo.

Forse andiamo veramente, con le prossime elezioni politiche, a raggiungere quello spartiacque di cui parlavo tra la prima e la seconda Repubblica; in questo contesto possono andare anche questi collegi, ma io sono convinto, noi sardisti siamo convinti (e lavoreremo in quella direzione) che occorre superare tutto il sistema, compreso quello dei collegi, che diranno sì o non una stagione, perché il prossimo Parlamento discuterà certamente di grandi modifiche costituzionali e le stesse attuali limitate riforme verranno superate. Perché dunque non approfittiamo del dibattito in corso su questa proposta per chiedere che in tutti i comuni della Sardegna si vada presto ad elezioni con il nuovo sistema, per eleggere direttamente i sindaci di Cagliari, di Sassari, di Macomer, di Nuoro, dando subito voce ai cittadini? Altrettanto dicasi per i consigli provinciali. Dal momento che andiamo a rinnovare la classe politica che gestisce le istituzioni nazionali, ebbene, chiediamo che insieme alle elezioni politiche si facciano anche tutte le altre elezioni provinciali e comunali e fosse, almeno, vedremo visi nuovi nelle sedi istituzionali.

PRESIDENTE. Onorevole Baroschi, l'ordine del giorno è pronto?

BAROSCHI (P.S.I.). No, chiederemmo una sospensiva, signor Presidente.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

COLLU, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Resone. La Giunta si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Allora io direi che nelle more della predisposizione dell'ordine del giorno possiamo passare all'esame della legge rinviata numero CCLXX.

Discussione della legge regionale 16 luglio 1993: "Norme per l'articolazione in servizi e settori e sulle sedi periferiche degli uffici dell'Amministrazione regionale e dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione autonoma della Sardegna" (CCLXX), rinviata dal Governo

PRESIDENTE. Procediamo alla discussione della legge rinviata CCLXX: "Norme per l'articolazione in servizi e settori e sulle sedi periferiche degli uffici dell'Amministrazione regionale e dell'Azienda foreste demaniali della Regione autonoma della Sardegna", relatore l'onorevole Baroschi.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare l'onorevole Baroschi, relatore.

BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.

PRESIDENTE. L'Assessore dice che ci sono emendamenti anche alla legge rinviata.

(Interruzioni)

Prima si dice che la legge si può fare perché si è tutti d'accordo e non ci sono emendamenti, poi si scopre che non è così. Sospendiamo la seduta del Consiglio per quindici minuti.

Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Presidente, chiediamo che se ci sono emendamenti vengano distribuiti, se non ci sono emendamenti si proceda.

PRESIDENTE. Sono d'accordo, onorevole Cogodi, sono d'accordissimo su questo.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Se non ci sono emendamenti che si proceda.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare dichiaro chiusa la discussione generale.

Metto in votazione il passaggio alla discussione degli articoli. Chi l'approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

Art. 1

1. Il numero dei coordinatori generali dell'Amministrazione regionale e dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione è fissato in 18 unità, ivi compreso il coordinatore generale preposto al Corpo forestale e di vigilanza ambientale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.

BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Signor Presidente, c'è un problema. Quando la Commissione ha esaminato il testo della legge rinviata, ha esaminato alcuni emendamenti predisposti dalla Giunta e non li ha, nella sostanza, accolti; nello stralciare le parti dell'emendamento non accoglibili dalla Commissione, purtroppo, si è stralciato anche un comma dell'articolo 5 del precedente testo che riguardava il problema per il quale questa legge è nata, cioè l'istituzione del servizio dell'azienda forestale di Oristano. Ci stavamo predisponendo a superare questa impasse che si è avuta in Commissione presentando un emendamento, aggiuntivo per istituire questo servizio. Non c'è stato il tempo per presentarlo, prima del passaggio all'esame degli articoli.

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Baroschi, è inutile dire che ci sono degli emendamenti quando non ci sono. Si poteva chiedere una sospensione per consentire ai Gruppi o alla Giunta di presentare gli emendamenti. Non si può dire che ci sono gli emendamenti quando gli emendamenti non ci sono.

BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Io non ho detto che c'erano gli emendamenti, io ho chiesto la sospensione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU (P.D.S.). Chiedo alla sua cortesia e a quella dei colleghi che mentre si predispone l'emendamento si possa utilmente utilizzare il tempo…

PRESIDENTE. Onorevole Cuccu, siamo già alla fase del passaggio all'esame degli articoli; quindi non poniamo altri problemi. Se c'è necessità di presentare un emendamento, che si presenti l'emendamento.

PUBUSA (P.D.S.). Lo presentiamo immediatamente.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, se c'è questa esigenza vediamo se il Consiglio la ritiene giusta, perché si dice che la legge è nata per questo motivo e che c'è stata una carenza da parte della Commissione e della Giunta

COGODI (Rinascita e Sardismo). Signor Presidente, io vorrei dire qualcosa che attiene non alla forma o peggio al formalismo, ma alla sostanza della politica e dell'istituzione regionale. Si dice che questa legge è nata con un certo obiettivo. Poi sulla legge si sono caricate tante altre cose, tant'è che noi, che eravamo d'accordo sull'istituzione del servizio per l'azienda foreste demaniali di Oristano, non abbiamo più potuto essere d'accordo sull'intera legge. Sulla proposta originaria sono state appiccicate tante altre cose, e di un vagone si è fatto un convoglio, per cui siamo stati costretti a non essere più d'accordo sulla legge e a votare contro.

(Interruzioni)

E' vero che c'era questo intendimento, però c'è stato anche un altro svolgimento. La legge torna ora in Aula e prima di tornare in Aula è andata in Commissione dove le leggi devono essere istruite. Ma le Commissioni sono state modificate contro il nostro parere e bastano cinque consiglieri per decidere, per cui le leggi vengono istruite per modo di dire, perché in un Consiglio regionale di ottanta consiglieri, quando si può decidere in cinque è chiaro che l'Aula è praticamente tagliata fuori. Ma è la maggioranza che ha voluto questo Regolamento e questa semplificazione. Poi le leggi arrivano in Aula, si mettono in discussione, si mettono in votazione gli articoli, si arriva al momento del voto e il Regolamento non consente più di presentare emendamenti. Quindi non si possono presentare emendamenti e il Consiglio deve procedere. Si dice: ma la legge era nata con un altro intendimento. E' troppo facile, anche la Giunta e la maggioranza erano nate con un altro intendimento, erano nate per governare, per essere attente, per non commettere svarioni cancellando gli articoli utili e lasciando quelli non utili. Noi chiediamo che si proceda. Se la legge è sbagliata, la maggioranza del Consiglio la bocci e ne farà un'altra, se la legge è giusta chi la presenta la tenga e se la voti, perché non ci pare accettabile che noi dobbiamo essere in balia degli umori invece di avere la possibilità di attenerci e che anche gli altri si attengano alle regole sull'organizzazione dell'attività consiliare.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io mi rendo conto di quello che lei sta dicendo, però mi pare che il Consiglio regionale, nella sua sovranità, possa anche vedere quello che sta...

COGODI (Rinascita e Sardismo). Modifica il Regolamento?

PRESIDENTE. Io non intendo modificare niente. Se c'è un appello al Regolamento io applico il Regolamento, anche perché io ho detto: "Siccome non è pronto l'ordine del giorno relativo alla legge sulle circoscrizioni - che doveva essere presentato prima, perché gli ordini del giorno non si elaborano in Aula - possiamo passare all'esame della legge rinviata". Nessuno si è opposto. Abbiamo aperto la discussione generale e ho proposto il passaggio all'esame degli articoli e nessuno ha detto nulla. Ora si dice che ci sono gli emendamenti, ma gli emendamenti non ci sono. Però, mi appello anche al senso di responsabilità sua e dei colleghi, se è necessario un emendamento determinante per questa legge.

Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.

DADEA (P.D.S.). Io penso che si debba accogliere l'invito da lei rivolto all'Assemblea. Capisco le difficoltà di carattere regolamentare e procedurale, però si è verificata, come lei ha giustamente ricordato poc'anzi, una situazione in cui si sono accavallati diversi provvedimenti, per cui si è passati con una certa repentinità dal discutere il problema dei collegi elettorali all'esame della legge rinviata da parte del Governo. Io penso che questo repentino accavallarsi abbia impedito all'Aula di seguire con la necessaria attenzione l'evolversi dell'iter di approvazione del provvedimento stesso. Sulla base di questa considerazione, e quindi non facendo appello al Regolamento, perché altrimenti non sarebbe stato possibile neanche interrompere la discussione sul parere sui collegi elettorali e passare ad un altro provvedimento, penso che sia una questione di buon senso e di responsabilità consentire al Consiglio di esprimere un parere, il più meditato, sui provvedimenti di così grande importanza che siamo chiamati ad esaminare e ad approvare.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Pubusa, la prego, io ho fatto un appello all'onorevole Cogodi. Invito l'onorevole Cogodi a voler raccogliere l'invito del Presidente. Altro io non posso fare. Mi rendo conto che si tratta di un articolo che è saltato.

Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

COLLU, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Chiedo scusa, onorevoli consiglieri, in questa legge delicatissima c'è un articolo che riguarda la funzione di coordinatore generale del Corpo di vigilanza forestale, che è urgente istituire. E' una legge che è già stata rinviata dal Governo e quindi l'abbiamo concordata quasi riga per riga perché non ci venga più rinviata. I motivi del rinvio di questa legge? Come voi sapete, sono quelli derivanti dalla legge numero 29, e in Commissione si è in qualche modo cercato di superare i conflitti di procedura con un dibattito abbastanza lungo. E' stata una discussione travagliata. Non era prevista per stasera la discussione di questa legge, è arrivata improvvisamente, perché all'ordine del giorno c'erano prima un provvedimento sulla sughericoltura e altri, quindi non si è avuto neanche il tempo di vedere se gli emendamenti erano pronti. Ma, ripeto, l'emendamento che è stato concordato dalla stessa Commissione è un emendamento fondamentale perché in qualche modo mette in discussione la stessa approvazione della legge da parte di Roma. Quindi io chiedo all'onorevole Cogodi la cortesia di soprassedere anche perché mi pare che la procedura sia stata superata già nel momento in cui si è interrotta una legge per affrontarne un'altra.

MANCA (P.D.S.). Il problema principale rimane l'intestazione della legge.

PRESIDENTE. Qui c'è un problema regolamentare e se c'è un richiamo al Regolamento io non posso fare niente se non andare avanti; a meno che non ci sia un accordo generale dei Gruppi per superare questa impasse. Onorevole Cogodi, sarebbe la prima volta che un appello del Presidente in quest'Aula non viene accolto in cinquant'anni di autonomia. La prego veramente.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Altri colleghi sono passati alla storia per molto meno, e io non ambisco a passare alla storia o alla storiella nostra minore. Qui noi versiamo in materia molto delicata che è materia regolamentare, di procedura, di responsabilità. Vi è una posizione che è una posizione politica, che anche noi riteniamo degna, essendo il nostro Gruppo politico favorevole alla istituzione di quel servizio e non avendo potuto votare a favore perché la maggioranza ha immesso in quella legge, che aveva un certo titolo, tante altre norme che hanno diversa natura. Noi non possiamo essere messi nella condizione di rovesciare interamente quello che pensiamo. Io ritengo che volendo una soluzione si possa trovare, sospendendo brevemente la riunione del Consiglio, recuperando la finalità originaria della legge e se c'è l'unanimità restituendola solo a quel fine e stralciando il resto che può essere affidato ad altre leggi in altri momenti. Questa può essere una soluzione politica e istituzionale corretta, se si vuole; se però questo Consiglio, ogni volta che la minoranza invoca un diritto anche regolamentare, sbuffa di insofferenza, non rispetta neppure la parola data, se si modificano all'istante le condizioni del lavoro consiliare, gli appelli del Presidente noi li rispettiamo, ma li lasciamo in capo al Presidente. Noi vorremmo raccogliere l'invito del Presidente consentendoci però di poter salvare la sostanza del provvedimento, quello originario per cui la legge fu presentata. Conseguentemente, se il Presidente lo ritiene, potrebbe aversi una breve sospensione di cinque minuti per vedere in sede di Conferenza dei Capigruppo, o nella sede che ella vorrà, come è possibile comporre questa questione.

PRESIDENTE. Sospendiamo per dieci minuti i lavori del Consiglio.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 43, viene ripresa alle ore 19 e 06.)

PRESIDENTE. Esprimo il mio ringraziamento e quello dell'Assemblea all'onorevole Cogodi e al Gruppo Rinascita e Sardismo per aver voluto accogliere l'invito del Presidente.

Riprendiamo l'esame dell'articolo 1.

Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

L'articolo 2 è soppresso.

Si dia lettura dell'articolo 3.

PORCU, Segretario:

Art. 3

1. E' istituita la funzione di coordinatore generale del Corpo forestale e di vigilanza ambientale. L'incarico è conferito, nell'ambito della dotazione organica vigente, ad un dirigente del ruolo unico regionale appartenente al Corpo, che abbia almeno tre anni di anzianità giuridica nella qualifica stessa, secondo le disposizioni previste dall'articolo 1 della legge regionale 14 settembre 1993, n. 41.

2. Il coordinatore generale di cui al comma 1, che assume la denominazione di comandante del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, svolge le funzioni previste dall'articolo 9 della legge regionale 26 agosto 1988, n. 32, assicurando il coordinamento organizzativo e funzionale tra le strutture in cui si articola il Corpo, nonché le funzioni ispettive sulle strutture stesse e sul personale.

3. Alla struttura centrale del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, avente competenza generale in materia di programmazione, coordinamento e controllo degli interventi, sono attribuite le competenze in materia di acquisizione e di beni e di economato.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

PORCU, Segretario:

Emendamento aggiuntivo Baroschi - Pusceddu - Tamponi - Dadea - Cogodi

Art.3

Dopo l'articolo 3 è aggiunto il seguente:

Art. 3 bis

1. E' istituito l'Ufficio di amministrazione di Oristano dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione autonoma della Sardegna.

2. A tal fine il numero massimo delle strutture organizzative dell'Azienda delle Foreste demaniali, previsto dall'art. 32 della legge regionale 5 novembre 85 n. 26, è rideterminato in 5 gruppi e 14 settori. (1)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.

MANNONI (P.S.I.). Brevemente, signor Presidente, non tanto sul dispositivo dell'articolo, che condivido, ma per segnalare alla Giunta l'opportunità di decidere di fare il punto sulla questione della funzionalità del Corpo forestale. Probabilmente, nella vicenda che è stata lunga e tormentata dell'assunzione di questo contingente amplissimo di agenti, avremmo potuto pensare a una immissione meno improvvisa e più graduale dei contingenti del Corpo e passare attraverso fasi organizzative graduali che consentissero contemporaneamente l'immissione di questo personale e la riorganizzazione della struttura che, come sappiamo, ha caratteristiche paramilitari, sia per l'organizzazione e per la disciplina che le sono proprie, sia per la particolare veste che rivestono questi operatori. Quindi, probabilmente, in questo primo periodo di funzionalità del Corpo, si è verificata un'utilizzazione non completa del personale e anche un utilizzazione probabilmente talvolta improvvisata. Quando abbiamo dibattuto sul problema degli incendi è stato da parecchi colleghi rilevato come una certa conflittualità sociale può nascere da una gestione della presenza del Corpo nelle campagne che non sia consapevole della complessità dei problemi e quindi della necessità di interventi ragionevoli e ragionati in una realtà come quella che conosciamo. Questa è la prima segnalazione che volevo fare. C'è bisogno, ripeto, di una puntualizzazione dello stato dell'organizzazione del Corpo. Faccio un esempio: abbiamo voluto introdurre in questo Corpo di vigilanza ambientale anche al vigilanza sulle coste, attraverso l'acquisto di attrezzature e di mezzi che, per quanto ne so io - sono uno che come tanti altri vanno per mare - giacciono inutilizzati per stagioni. Forse per alcuni è meglio così, ma poiché la Regione sarda ha scelto questa strada, o vi è la possibilità dell'esercizio pieno della funzione di vigilanza e quindi dell'utilizzazione dei mezzi, oppure si può addirittura pensare ad un ridimensionamento ed anche ad un superamento di questo tipo di servizio. Ho fatto questo esempio per segnalare la necessità di una puntualizzazione e di una messa a fuoco dei problemi e del rilancio dell'attività e riorganizzazione del Corpo con un modulo operativo che aspettiamo di conoscere.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento, ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

SANNA EMANUELE, Assessore della difesa dell'ambiente. La Giunta lo accoglie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 3. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Gli articoli 4 e 5 sono soppressi.

Si dia lettura dell'articolo 5 bis.

PORCU, Segretario:

Art 5 bis

1. La Giunta regionale, in armonia con i principi desumibili dall'articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421, è tenuta a presentare, entro il 31 dicembre 1993, uno o più disegni di legge diretti ala razionalizzazione dell'organizzazione dell'Amministrazione regionale, dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione e degli enti pubblici strumentali appartenenti al comparto di contrattazione.

2. L'Amministrazione regionale, nel rispetto della dotazione organica complessiva, entro il 31 dicembre, provvede, con le procedure di cui agli articoli 5 e 6 della legge regionale 17 agosto 1978, n. 51, alla ricognizione dei servizi e dei settori ed alla rilevazione di tutto il personale distinto per ambito territoriale e per sedi di servizio, nonché per qualifiche e per profili professionali, evidenziando le posizioni di ruolo numerarie e soprannumerarie, non di ruolo, fuori ruolo, in comando, in distacco e con contratto a tempo de terminato.

3. Sono estese all'Azienda delle foreste demaniali della Regione le procedure previste dagli articoli 5 e 6 della legge regionale n. 51 del 1978 per la individuazione dei servizi e dei settori, ancorché istituiti o previsti da disposizioni di legge, nonché quanto previsto dall'articolo 2 della legge regionale 23 ottobre 1978, n. 62, per la individuazione delle sedi e degli ambiti territoriali delle strutture organizzative periferiche.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 6.

PORCU, Segretario:

Art. 6

1. Gli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge sono valutati in lire 2.000.000 per l'anno 1993 ed in lire 23.400.000 per gli anni successivi, e gravano sui capitoli 02023 del bilancio della Regione per l'anno finanziario 1993 e sui capitoli corrispondenti dei bilanci per gli anni successivi.

2. Nel bilancio pluriennale della Regione per gli anni finanziari 1993-1995 sono introdotte le seguenti variazioni:

In diminuzione

03 - STATO DI PREVISIONE DELLA SPESA DELL'ASSESSORATO DELLA PROGRAMMAZIONE, BILANCIO, CREDITO E ASSETTO DEL TERRITORIO

Capitolo 03016 - Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30 L.R. 5 maggio 1983, n. 11 e art. 3 della legge regionale 20 aprile 1993, n. 17)

1993 lire 2.000.000

1994 lire 23.400.000

1995 lire 23.400.000

mediante riduzione della riserva di cui alla voce 9 della tabella A allegata alla legge finanziaria 1993

In aumento

02 - STATO DI PREVISIONE DELLA SPESA DELL'ASSESSORATO DEGLI AFFARI GENERALI, PERSONALE E RIFORMA DELLA REGIONE

Capitolo 02016 - Stipendi, paghe, indennità ed altri assegni al personale dell'Amministrazione regionale

1993 lire 1.800.000

1994 lire 21.000.000

1995 lire 21.000.000

Capitolo 02023 - Versamento ritenute e contributi dovuti per il trattamento di assistenza del personale (spesa obbligatoria)

1993 lire 200.000

1994 lire 2.400.000

1995 lire 2.400.000

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente. Ne ha facoltà.

SANNA EMANUELE, Assessore della difesa dell'ambiente. Presidente, per segnalare che, in conseguenza dell'approvazione dell'emendamento numero 1, va modificata la tabella relativa allo stato di previsione della spesa dell'Assessorato al bilancio secondo le cifre che adesso consegnamo al Servizio assemblea.

PRESIDENTE. Lo faremo in sede di coordinamento sulla base dell'articolo approvato.

Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della legge regionale 16 luglio 1993, numero CCLXX, rinviata dal Governo.

Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 14, corrispondente al nome del consigliere Dadea)

Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Dadea.

PORCU, Segretario, procede all'appello.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Dadea - Degortes - Deiana - Demontis - Desini - Dettori - Fadda Antonio - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu Leonardo - Lombardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Mereu Orazio - Mereu Salvatorangelo - Morittu - Mulas Franco Mariano - Murgia - Onida - Onnis - Oppi - Ortu - Pau - Pes - Pili - Piras - Planetta - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Salis - Sanna Adalberto - Sardu - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Serra - Serra Pintus - Serrenti - Serri - Soro - Tamponi - Tarquini - Tidu - Urraci - Usai Edoardo - Usai Sandro - Zucca - Amadu - Atzeni - Atzori - Baghino - Baroschi - Cabras - Cadoni - Cocco - Cogodi - Corda - Cuccu.

Si è astenuto: il Presidente Floris.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 68

votanti 67

astenuti 1

maggioranza 41

favorevoli 67

(Il Consiglio approva).

Continuazione e fine della discussione del documento:"Indicazioni formulate al Governo della Repubblica per la determinazione dei collegi elettorali uninominali per il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati" (Doc. n. 51)

PRESIDENTE. Sulle indicazioni formulate al Governo delle Repubblica per la determinazione dei collegi elettorali uninominali per il Senato della Repubblica e per la Camera dei deputati, è stato presentato l'ordine del giorno numero 1. Se ne dia lettura.

URRACI, Segretaria:

Ordine del giorno Tamponi - Dadea - Mannoni - Pusceddu - Pau

IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

VISTE le indicazioni formulate dall'apposita commissione per la determinazione dei collegi elettorali uninominali per il Senato della Repubblica e per la Camera dei deputati;

PRESO ATTO che, ai sensi dell'articolo 7 della legge 4 agosto 1993, n. 276 (Norme per l'elezione del Senato della Repubblica) e dell'articolo 7 della legge 4 agosto 1993, n. 277 (Nuove norme per l'elezione della Camere dei deputati), il Consiglio regionale deve esprimere su di esse il proprio parere nel termine tassativo di quindici giorni dall'invio;

VISTA la relazione sull'argomento approvata dalla prima Commissione nella seduta del 9 novembre 1993;

RILEVATO che possono essere mossi fondati rilievi al modo in cui, in taluni casi, le indicazioni della commissione di esperti rispondono al criterio della coerenza economico-sociale e storico- culturale degli ambiti dei collegi, ma che va d'altra parte tenuto conto della rigidità dei criteri obiettivi posti dalla legge, in termini di dimensioni demografiche e di mantenimento della continuità territoriale delle circoscrizioni elettorali;

CONSIDERATO inoltre che la ristrettezza del termine a disposizione del Consiglio per l'espressione del parere rende di fatto impossibile, in questa fase, una approfondita revisione dell'ipotesi in esame;

ESPRIME

parere favorevole sulle indicazioni per la determinazione dei collegi elettorali uninominali per il Senato della Repubblica e per la Camera dei deputati formulate dalla apposita commissione di esperti ai sensi delle leggi n. 276 e 277 del 1993;

DELIBERA

di trasmettere il resoconto della discussione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. (1)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.

CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta lo accoglie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano

(E' approvato)

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU (P.D.S.). Per chiedere alla sua cortesia, signor Presidente, e alla cortesia dei colleghi che, previa inversione dell'ordine del giorno, si proceda all'immediata discussione della proposta di legge numero 428. Si tratta di un articolo unico che riguarda provvedimenti a favore delle aree dismesse di Montevecchio e Ingurtosu. Si tratta della procedura di spesa di 15 miliardi già stanziati in un precedente provvedimento di legge, che la Commissione industria ha approvato all'unanimità.

PRESIDENTE. Se non ci sono obiezioni la proposta è accolta.

Discussione della proposta di legge Cuccu - Cadoni- Giagu - Serrenti - Corda - Fadda Paolo - Ruggeri - Satta Gabriele - Usai Sandro: "Interventi nelle aree dismesse di Montevecchio e Ingurtosu, modifiche all'articolo 2 della legge regionale 29 dicembre 1992, n. 23" (428)

PRESIDENTE. Procediamo alla discussione della proposta di legge numero 428.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Poiché il relatore, onorevole Ruggeri, è assente ci rimettiamo alla relazione scritta.

Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Noi non abbiamo avanzato nessuna obiezione sulla richiesta di dare corso urgente a questa proposta di legge, perché riteniamo che vi sia l'obiettiva necessità e urgenza di utilizzare questo stanziamento di 15 miliardi che la Regione ha deciso già da qualche tempo, mi pare un anno fa. Fu deciso a suo tempo con urgenza, spinti dalla necessità di dare una risposta immediata, si diceva allora, ad un territorio e soprattutto alla gente che stava su quel territorio che domandava che aree un tempo industrializzate, per l'industria di allora, principalmente l'industria mineraria, potessero trovare altre e diverse possibilità di lavoro, promuovendo progetti anche alternativi rispetto all'attività mineraria vera e propria. Un anno fa, nel dicembre 1992, la cosa era talmente urgente che si diceva: "Questo provvedimento va approvato perché, ad horas, si possa utilizzare questo fondo, perché esistono idee, esistono progetti, di bisogni non se ne parli perché i bisogni sono enormi". E l'urgenza c'era ed era massima. Però questi danari non sono stati utilizzati per quella urgenza di carattere sociale ed economico, impellente in quel territorio. Questi stanziamenti non sono stati ancora utilizzati e tornano in Consiglio con una nuova norma per cui bisogna comprendere qual è la ragione. Se quando si decise a suo tempo, un anno fa, vi era quell'urgenza non si comprende perché non si sia studiata la situazione, non si sia provveduto in modo efficiente, e si sia detto che si era risolto un problema - come spesso accade - invece non era vero. Non si era risolto niente, si era tentato di risolverlo e la maggioranza, che ha la responsabilità degli atti politici e dei provvedimenti legislativi, è stata incapace di affrontarlo e di risolverlo. E' accaduto nel frattempo, mi è parso di capire - perché in manca di relazioni, bisogna sforzarsi di afferrare il senso delle proposte stesse - che, connesso all'attuazione di questo progetto di intervento, vi fosse il problema dell'affidamento dei lavori e che l'intendimento della Giunta fosse di affidare i lavori alla società AGENSAR - che infatti viene richiamata in legge - in regime di concessione. Mi pare di aver egualmente capito che, non potendosi più procedere ad affidare l'esecuzione di lavori in concessione, per via di tutto quello che è accaduto, perché attraverso le concessioni sono passati i corrispettivi delle concessioni: "io ti do un lavoro e tu mi dai un po' di danaro".

(Interruzioni)

E' successo da qualche parte qualche volta! Ormai non si fa più il conto delle centinaia, delle migliaia di miliardi che in tutta Italia costituiscono il mont, anzi al catena montuosa delle tangenti, delle mazzette. Montagne di danaro che sono state pagate ai nuovi Paperoni, ai nuovi Creso che tenevano i miliardi sotto il divano, in mezzo al cuscino, i lingotti d'oro nel sottoscala. Non si capisce più che cosa è accaduto, o meglio, si capisce benissimo, non si capisce come ci si possa dar conto ragionevolmente di quello che è accaduto nel sistema politico italiano in ragione di questo modo di gestire il danaro pubblico e le concessioni e il rapporto fra potere politico e imprese principalmente.

Le concessioni non si possono più fare, però l'AGENSAR deve fare questi lavori; io non so se li debba fare necessariamente l'AGENSAR, perché se li deve fare l'AGENSAR li faccia, se ha titolo, se ha merito, se è l'unica soluzione. La Regione ha stanziato 15 miliardi per un intervento in un'area socialmente bisognosa di questo intervento, vuole confermare questo intervento, si facciano gli interventi e si facciano nei modi dovuti. Perché deve essere il Consiglio regionale a fare per la prima volta - ed è un precedente secondo me pericolosissimo, delicato - una specie di concessione per legge. Se le regole dell'amministrazione consentono che questa sia la società che deve curare questi interventi, chi governa governi, affidi e risponda degli affidamenti, faccia le cose in regola. Che ne so, io legislatore, io consigliere regionale, di quali sono gli affidamenti, di quali sono i requisiti, di quali sono le condizioni per cui si affida per legge a una società l'incarico di attuare degli interventi? Io non conosco precedenti del genere. In questa legge si dice che per legge si affidano i lavori a una società, può essere la migliore del mondo, allora la si chiami e faccia i lavori, ma la chiami chi governa, chi ha il compito di fare queste cose. Che c'entra il Consiglio regionale che è un organo legislativo? Però sento dire che ci sarebbe un emendamento; noi stiamo discutendo la legge, però c'è già un emendamento.

USAI SANDRO (D.C.). E' presentato.

COGODI (Rinascita e Sardismo). E' presentato ma, se mi consenti, tu sarai Speedy Gonzales, caro collega Usai, però siccome la legge è stata chiamata in Aula in questo momento, io mi sono mosso per andare al banco a prendere il testo della legge e ricevo in questo momento l'emendamento. L'emendamento è vostro, non è mio, quindi tu lo consoci, io no. Io lo posso conoscere solo nel momento nel quale lo ricevo, e siccome unitamente al testo della legge non mi è stato dato...

(Interruzioni)

Scusa, io non vado a frugare in tasca ai commessi, abbi pazienza. Io sono andato a prendere il testo della legge e mi è stato dato il testo della legge. In questo momento ricevo l'emendamento. Tu mi dici: "Ce l'aveva il commesso".

(Interruzioni)

Allora insisti pure! Io ricevo in questo momento l'emendamento e credo...

PRESIDENTE. Ci sono, onorevole Cogodi, due emendamenti identici: il numero 1 e il numero 2, cambiano le firme.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Va bene. Ricevo quindi questo emendamento che sono in grado di valutare all'istante, naturalmente non in modo approfondito, ma quello che può consentire uno sguardo ictu oculi come si suol dire. Con questo emendamento non cambia il ragionamento che io prima svolgevo. Cambia nominalmente il soggetto affidatario, che non è più l'AGENSAR S.r.l., ma la SFIRS. Naturalmente si dirà chela SFIRS è regionale, quindi è pubblica. Però la SFIRS è una S.p.A. e sento dire ogni tanto che questa SpA, pur avendo capitale pubblico e amministratori nominati dalla Regione, rivendica il suo essere soggetto di diritto privato e quindi il potere di agire in autonomia. Anche la SIPAS, che era una SpA, agiva in autonomia e, agendo in molta autonomia, pare sia incappata in qualche distonia. Per cui non è mica detto che l'essere S.p.A. sia garanzia sempre di corretta funzionalità. Però qui si dice che si affida il progetto alla SFIRS che può a sua volta affidarlo a una società consociata di promozione economica. Chi propone questa formula stante l'urgenza che si invoca, certamente sa già qual è la consociata. Io non lo so perché non conosco neppure l'elenco di tutte le consociate SFIRS. Ci sono consociate ben consociate e consociate così così. E se in ipotesi, come sempre a lato sento dire, la consociata SFIRS fosse la stessa AGENSAR come è scritto nel testo originario? Per cui si dice che non è più AGENSAR, ma è SFIRS che può agire con una consociata e la consociata è ugualmente AGENSAR. Ma perché dunque non si lascia AGENSAR? E' più evidente, è più chiaro e almeno non si fanno questi raggiri. Chi l'ha proposto questo testo sa; io non so, e credo la gran parte del Consiglio non sappia che cosa si ha in mente. Voglio dire, conclusivamente…

(Interruzioni)

Poi veniamo anche noi a partecipare al quell'altra riunione di Consiglio…

(Interruzioni)

Il punto sostanziale è questo: io prescindo dal merito. Sulla finalità dell'intervento non c'è dubbio, è giusto ed è urgente, rimane aperto questo problema: il Consiglio regionale vuole - non il Consiglio in astratto, i singoli consiglieri - non avendo un'istruttoria decidere con legge un affidamento di opere? L'affidamento delle opere lo faccia il Governo della Regione. Non diciamo sempre che il Consiglio deve decidere, fare leggi e stabilire criteri e che i Governi devono governare? Perché quest'atto di cogestione, perché quest'atto di consociazione, di amministrazione attiva in capo al Consiglio? Perché questa responsabilità, che è di governo e amministrativa, dovrebbe essere data al Consiglio? Non è corretto sul piano formale e istituzionale, non è corretto sul piano politico, non so quanto lo sia sul piano pratico e degli effetti che ne possono derivare.

Se la SFIRS, se la consociata, se AGENSAR hanno titolo, capacità e merito, la Giunta, se può, affidi le opere che sono urgenti; se mancano i requisiti affidi queste opere a chi può farle. Si potranno pur fare in qualche modo lecito queste opere. Senza attribuirle per legge. Ammettiamo che le opere siano realizzate male, il Governo potrebbe dire: "Io non potevo far nulla, è il Consiglio che ha deciso a chi affidare il progetto". Ma quando mai si sono affidati dei lavori alle imprese o a società che operano nel campo economico, con legge e non, invece, attraverso i criteri ordinari della competizione, della concorrenza, della valutazione delle capacità e delle convenienze? Io credo che sia la prima volta che capita una cosa del genere in capo ad una società che per altro ha veste privatistica e quindi, una volta affidato per legge il progetto, sfugge anche ai controlli di natura pubblicistica che il Consiglio potrebbe operare.

Questa è la ragione per la quale noi diciamo: "Va bene l'urgenza ancora una volta, così come era urgente un anno fa, però bisogna fare le cose presto e insieme bene".

Io sto ponendo dei quesiti precisi alla Giunta regionale e su questi vogliamo delle risposte. Non vedo l'Assessore dell'industria, ma sicuramente l'Assessore del bilancio e della programmazione è ugualmente esperto in materia, ci sono anche l'Assessore del personale e degli affari generali e l'Assessore della cultura che potrebbero interloquire; il Presidente non c'è, però arriverà e darà la risposta puntuale e risolutiva. Noi abbiamo posto un quesito perché abbia una risposta: cosa significa procedere ad un affidamento di opere ad un'impresa, ad una società attraverso legge? E i colleghi del Consiglio intendono assumersi la responsabilità di attribuire l'esecuzione di un progetto, attraverso una legge? E' un precedente, ripeto, pericoloso, credo sia una cosa mai accaduta e vorremmo capirne gli scopi effettivi e magari porre un'ulteriore questione. Ma siete convinti che poi questa procedura acceleri davvero? O che non si incappi in altre difficoltà? Che la legge non debba andare al Governo, essere controllata e avere il visto? E quando avremo la legge, pensate voi che altri soggetti che abbiano titolo per aspirare all'attribuzione delle opere di questi tempi non siano pronti a segnalarlo e a rivendicarlo?

(Interruzione)

Abbiamo capito, è affidamento di tutto l'intervento, poi faranno anche le opere. Qui è detto che per avviare d'intesa con le amministrazioni interessate nelle aree dismesse, lo stanziamento complessivo è affidato…

(Interruzioni)

Io gli sto dando i soldi e sto dicendo: tu gestiscili. E' chiaro che gestire i soldi vuol dire che questi signori - che saranno sicuramente dei signori - potranno fare i progetti, studiare gli interventi, attuarli come ritengono, non chiedere nulla a nessuno, né al Consiglio né alla Commissione, su come devono essere fatti e pagati e affidati questi progetti e anche le opere, perché io Regione sto dicendo: "Ecco il budget, vai e intervieni su quel territorio, vai e realizza un progetto di sviluppo di Ingurtosu". Questo sto dicendo, a un soggetto privato, con un articolo di legge. E chi opera i controlli? Sto dando mano libera. Cetro che non sarà un'impresa edile, ma di studio, di progettazione, che affiderà a sua volta le opere, però con una legge stiamo dando a un soggetto privato mano libera nella promozione dello sviluppo di un territorio e questo è inammissibile, qualunque sia la ragione che può ispirare i singoli colleghi che questa cosa hanno pensato.

La Giunta dica qual è il suo intendimento, dica perché si spoglia del potere di governo e non è capace di utilizzare 15 miliardi con le leggi e le regole che esistono per promuovere lo sviluppo di quel territorio, perché si vuole che sia il Consiglio con una legge a scegliere il soggetto privato, seppure a partecipazione pubblica, che deve gestire i danari pubblici e addirittura avere l'incarico di promuovere lo sviluppo socio-economico di un territorio. Mi pare che ci siano argomenti per dire: "Pensiamoci poco poco". Anche perché potrebbe essere, ripeto, un precedente estremamente rischioso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.

BAROSCHI (P.S.I.). Io sarò molto sintetico perché io per primo, dopo una giornata come questa, di lavoro abbastanza intenso, non vorrei che la stanchezza mi portasse ad assumere decisioni poco avvedute e credo che questo possa valere, se non per tutti, almeno per molti dei colleghi.

Faccio presente che questa è una proposta di legge, quindi presentata da consiglieri regionali, e debbo dire che negli incontri che abbiamo avuto con l'Assessore all'industria in sede di Commissione, almeno quelli a cui io ho partecipato, non c'è stato ad onore del vero un gran contributo alla soluzione di alcuni problemi che sono stati affacciati da parte della Giunta e che per taluni versi riflettono le perplessità che ha testé avanzato il collega Cogodi. Devo anche dire che io non ho inteso dare la mia approvazione, dando la mia firma, al testo così come era stato predisposto dai proponenti per alcune ragioni che vado brevemente ad esporre. Noi ci troviamo di fronte ad un caso che forse la nostra legislazione non è del tutto preparata ad affrontare, quindi la strumentazione che abbiamo a disposizione è carente. Qui si tratta di avviare un processo di sviluppo e non può essere la sola Regione sarda ad intervenire per questo progetto, anche per le sue dimensioni, per cui la finalità è anche quella di promuovere azioni perché altri soggetti, per esempio la Comunità Economica Europea, per esempio i privati, per esempio l'EMI, che ha il dovere di intervenire in merito e che ha già promosso qualche cosa, intervengano. Si deve cercare il modo di raccordare questi diversi soggetti pubblici e privati per un'unica finalità così onnicomprensivamente intesa come "progetto Montevecchio", che è fatto di tante azioni, non è soltanto la costruzione ed esecuzione di opere. Però che tutto questo potesse essere fatto, attraverso una S.r.l. di capitale minimo, l'AGENSAR, che è una scatoletta vuota in buona sostanza, almeno attualmente, anch'io avevo qualche dubbio, anche perché è una compartecipata di altri soggetti: SFIRS, SIGMA e quant'altro, della Regione. Fin dall'inizio ho sostenuto l'opportunità che perlomeno, data la delicatezza di questo intervento che si discosta da quelli usuali della pubblica amministrazione, ci fosse di fronte alla Regione un soggetto conosciuto, noto che avesse una sua struttura per l'istruttoria delle pratiche, insomma che desse un minimo di affidabilità alla Regione. Ed ecco perché assieme al collega Pusceddu, che anch'egli non aveva firmato la legge, abbiamo inteso verificare la fattibilità di una trasmissione di questo danaro in capo alla SFIRS attraverso un'apposita convenzione. Quindi non è un aumento di capitale della SFIRS, ma si tratta di affidare a un soggetto, come dire, "più affidabile" dal punto di vista della propria capacità tecnico-economica, il compito di affrontare e di svolgere un ruolo che è quello, come dire, di general contractor in un'iniziativa che assume una veste molto privata. Qui si tratta di 15 miliardi, ma del progetto, secondo una prima stima, sono circa dieci volte tanto: il recupero e l'avvio dello sviluppo dell'ara di Montevecchio, Ingurtosu, Funtanazza sono circa 150 miliardi. Era, almeno a me, evidente che una piccola società così costituita come l'AGENSAR non era un soggetto che potesse dare alcunché di garanzia.

Io credo che dovremo tornare molte altre volte su questo argomento, proprio perché la Regione sarda, almeno fino a che non si sarà dotata di una legislazione particolare per incentivare l'accesso agli interventi della Comunità Economica Europea per avviare processi di sviluppo - e ne abbiamo tanto bisogno - per il momento dovrà usare i ferri vecchi che ha. E l'unico ferro vecchio che è sembrato meno arrugginito degli altri è stato questo. Quindi io faccio mie alcune perplessità che ha avanzato il collega Cogodi, però a queste perplessità io in precedenza ho dato una risposta che è quella che è stata poi propugnata nell'emendamento numero 1.

L'ultima considerazione che voglio fare è che c'è una richiesta che viene dal territorio, attraverso i suoi rappresentanti naturali, che sono gli amministratori degli enti locali e i rappresentanti dei sindacati, non solo per l'urgenza che hanno già ampiamente rappresentato, ma per vedere di trovare uno strumento che consenta loro di compartecipare. E' sembrato che un soggetto, sia pure di natura privatistica come la SFIRS, a che ha un azionista alle spalle, fosse quello più adatto per vedere come attivare questo tipo di rapporto con gli enti locali, prescindendo invece da una proposta che è venuta, e che a me è sembrata ancora più pericolosa, del contributo agli enti locali. Era una strada sulla cui percorribilità e fattibilità avevo più dubbi di quelli che sono stati espressi sinora, per cui nel sollecitare che questa legge venga approvata nel più breve tempo possibile, cerco di ricordare a me stesso che questo tipo di problematica dovrà essere in particolare messa a fuoco da parte della Giunta, perché da questo possiamo trarre molti insegnamenti per avviare un adeguamento della nostra legislazione in materia che indubbiamente è carente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Sandro Usai. Ne ha facoltà

USAI SANDRO (D.C.). Siccome sono tra i proponenti di questo disegno di legge e l'onorevole Cogodi ha posto una serie di quesiti, io voglio soltanto dire che io e gli altri colleghi, abbiamo deciso di presentare questa proposta di legge perché avevamo verificato che la legge regionale 29 dicembre 1992, numero 23, all'articolo 2 si era limitata soltanto a stanziare la somma per queste iniziative, che questa legge non prevedeva nessuna norma attuativa e che l'Assessorato dell'industria - mi dispiace che non sia presente l'Assessore - aveva dichiarato in un comunicato che quella norma così com'era non era attuabile perché non era indicato il modo in cui poteva essere gestita. Per accelerare i tempi tecnici, io e altri consiglieri della Commissione industria, ci siamo preoccupati di presentare questa proposta di legge che ha lo scopo di rendere operativo quello stanziamento e si limita, così migliorata con l'emendamento sottoscritto, a proporre di utilizzare uno strumento di carattere regionale, sino a quando gli Assessorati non saranno in grado (e l'Assessorato dell'industria sappiamo in che condizioni versa, perché non riesce nemmeno ad attuare le leggi che noi abbiamo varato in quest'ultimo periodo) di poter fare quello che deve essere da loro fatto. E' ovvio che non si può fare a meno di rivolgersi a strutture regionali, come la SFIRS, che hanno le capacità professionali per fare queste cose. Questo articolato non deve scandalizzare nessuno, onorevole Cogodi, perché noi abbiamo votato più volte norme di legge che prevedono stanziamenti e affidano la gestione di questi stanziamenti o al CIS o alla SFIRS, per entità e somme ben superiori a questa. Si dirà che quegli stanziamenti sono fatti per erogare fondi alle industrie, in realtà sono fondi stanziati e gestiti da parte di questi organismi.

La stesura attuale è l'unica che consente di fatto inattuabili e inefficaci queste disposizioni di legge. Se vogliamo che il progetto non si realizzi diciamolo chiaramente, ma se noi vogliamo che il progetto Montevecchio si realizzi non c'è altra possibilità effettiva che quella di affidare a un organismo regionale come la SFIRS la gestione di questi fondi, con tutte le garanzie, perché è una finanziaria regionale, finanziata dalla Regione sarda, e la Regione ha tutte le possibilità di controllare che la finanziaria regionale spenda adeguatamente questi soldi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Meloni. Ne ha facoltà.

MELONI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche io, come al solito, sono sorpreso nel vedere che si pone in discussione una legge e poi se ne discute e se ne vota un'altra, perché si tratta di un articolo unico e l'emendamento sostituisce questo articolo. Stiamo quindi approvando un testo totalmente diverso da quello esitato dalla Commissione e questo è un vezzo che si ripete troppo spesso. Quello che però sorprende sono alcune affermazioni dell'oratore che mi ha preceduto. Nella legge finanziaria si stabilisce una certa somma, viene iscritta in bilancio e a distanza di un anno ci si rende conto che quella somma non può essere spesa, che la Giunta non ha funzionato, e un componente della maggioranza arriva a dire che praticamente la Giunta, e in particolare l'Assessorato dell'industria, non è in grado di attuare le leggi. In maniera molto chiara, ripetendo le parole dette dal collega Usai, si afferma che, praticamente, "sino a quando gli Assessorati non sono in grado di svolgere i compiti loro affidati". Ma che cosa aspettiamo, che finisca la legislatura? Sta cioè affermando che ci sono Assessorati che non sono in grado di svolgere i compiti che vengono loro affidati. Di fronte a un'affermazione di questo genere, che proviene da un autorevole esponente della maggioranza, la Giunta tace, la maggioranza tace e si supplisce a questa in capacità, a questo non funzionamento...

(Interruzioni)

Ma la collegialità della Giunta dov'è? Si supplisce all'incapacità della Giunta di operare manifestamente dichiarata, accertata e formalmente ribadita in questa sede proponendo una legge di iniziativa del Consiglio che sovverte totalmente quelle che sono le norme, che noi ci siamo dati, che stabiliscono che non possono essere più date in concessione delle opere. Mi sembra di capire, perché non faccio parte della Commissione industria, non sono tra i proponenti di questa legge, che non vengono forniti elementi per valutare non solo la praticabilità, ma l'opportunità di questa legge, perché allegato a questo articolo non vi viene offerto niente. E stiamo parlando di uno stanziamento non di 15 miliardi, si badi ben, ma di 150 miliardi - così anche in questa sede è stato detto - di un affidamento che è provvisoriamente destinato a utilizzare 15 miliardi, ma che una volta dato, sappiamo tutti, continuerà nel tempo, e non potrà essere né modificato né revocato, e quindi sappiamo che stiamo dando l'affidamento di un lavoro di 15 miliardi. Senza considerare poi il valore che può ancora avere il protocollo d'intesa della Regione e dell'ENI relativamente a queste opere e ad altre. Questo protocollo non lo conosco, ma è certo che il fatto che sia presente l'ENI e il fatto che l'ENI in campo nazionale sia implicato in vicende tutt'altro che tranquille e tranquillizzanti mi fa veramente preoccupare e fa sorgere dei dubbi. Non è che siamo contro la realizzazione dei piani di sviluppo, per carità! Forse ingenuamente abbiamo pensato che i piani di sviluppo li dovesse eseguire la Regione, li dovesse eseguire il Governo regionale al quale sono stati attributi i fondi; ci stiamo rendendo conto e prendiamo atto che questo non avviene, però non ci si può chiedere di prendere atto con un atto legislativo delle omissioni - perché sono omissioni tra l'altro non dichiarate dalla Giunta, ma accertate dal Consiglio - del Governo regionale.

Io credo che dobbiamo veramente riflettere non perché sia contrario al progetto e allo sviluppo, non perché siamo contrari al corretto sviluppo, non perché siamo contrari al corretto utilizzo dei fondi in bilancio, io personalmente preannuncio il mio voto contrario a una simile proposta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU (P.D.S.). Sarò brevissimo, perché non voglio abusare della pazienza dei colleghi. Io pensavo che non ci fossero problemi ad approvare immediatamente il provvedimento, anche perché esso fa seguito ad un'altra legge della Regione che non è la legge finanziaria, ma la legge 29 dicembre 1992, numero 23, che prevedeva provvedimenti a favore dell'industria tra cui questo su Montevecchio. Il collega Usai ha spiegato precisamente come stanno le questioni; io voglio solo aggiungere per una migliore conoscenza dei colleghi che la legge numero 23 del 1992 e la conseguente legge di attuazione di quell'articolo, ora in discussione, trae origine da un accordo Regione-organizzazioni sindacali-ENI ed enti locali, che costituiva praticamente la premessa, in qualche misura, per il risarcimento per la chiusura delle miniere di Montevecchio. E si prevedeva che per risarcire di questa chiusura, si dovesse andare ad un progetto di sviluppo i cui soggetti erano stati già individuati. Si è studiato e si è fatto un progetto generale, non si tratta quindi di dare in appalto opere pubbliche, si sta facendo un'altra cosa. La Giunta ha incontrato difficoltà ad attuare l'articolo della legge numero 23, e l'assessore Barranu ci spiegherà meglio il perché, anche se già è stato detto, abbiamo ritenuto di dover provvedere con una proposta di legge specifica. Io sollecito l'approvazione di questa proposta perché, fra l'altro, questo stanziamento di 15 miliardi è suscettibile di indurre investimenti per altre decine di miliardi che possono consentire un progetto di sviluppo complessivo di quella zona e possono consentire, tra l'altro, di utilizzare a costo zero, probabilmente, gli immobili dell'ENI che sono contigui alle pertinenze minerarie che altrimenti rischierebbero di poter esser assunti dalla Regione e dagli enti locali. Devo dire, se vogliamo ulteriori garanzie sul fatto che non stiamo dando né tangenti, né offrendo possibilità che taluno assuma tangenti, che l'attuazione di questo provvedimento sarà verificata e controllata, momento per momento, oltre che dalle organizzazioni sindacali anche dagli enti locali...

(Interruzioni)

Se la Giunta ha problemi, io credo che questa possa essere la strada.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (D.C.). Io ho firmato questo emendamento, mentre sarei stato contrario a firmarlo se fosse rimasta l'indicazione di una società. Nel caso specifico ho l'esigenza di intervenire dopo un'osservazione che ha fatto Baroschi. Si dice che la SFIRS potrebbe demandare a una società consociata e Baroschi ha citato la SIGMA. Io intervengo per dire, perché rimanga agli atti, che questa società è stata in questi anni un fallimento, una truffa legalizzata, è servita soltanto per dare un salario, certamente non in modo legittimo, ad alcuni personaggi politici, non ha creato in quella società, mi riferisco all'ex Tomasa, un posto di lavoro. E' servita soltanto per consentire a chiunque amministrasse di lucrare alle spalle della povera gente, di quei lavoratori che aspettano da molti anni di trovare una collaborazione nel posto di lavoro. Ecco perché voglio che rimanga agli atti che questa società consociata non possa essere la Sigma. Tutti tranne la Sigma. Voglio praticamente rimarcare questo.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

BARRANU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Rispondo io a nome della Giunta perché l'Assessore dell'industria ha oggi altri impegni istituzionali. Dato che la Giunta ha affrontato questo problema e lo ha discusso più volte nel corso di questi mesi, riteniamo come Giunta di poter esprimere sul provvedimento, che pure è di iniziativa consiliare, delle valutazioni e di dare anche delle risposte ai quesiti che sono stati posti da alcuni colleghi della maggioranza e dell'opposizione. Intanto va detto che, quando si parla del progetto Montevecchio ci si riferisce non a una scatola che non ha dei contenuti, ma ad un progetto, i cui contenuti sono stati delineati da uno studio che è stato acquisito dalla Giunta regionale, che era stato predisposto dall'AGENSAR, che è una società a partecipazione pubblica che era stata costituita esattamente per predisporre uno studio ed effettuare interventi di riutilizzazione delle strutture dismesse al fine di attivare un progetto di sviluppo organico delle aree minerarie di Ingurtosu e Montevecchio. Nello studio non vi sono solo i contenuti generali e le direttive fondamentali; non si tratta, infatti, semplicemente di un piano di opere pubbliche. Noi questo lo abbiamo chiarito più volte nelle discussioni in Giunta e negli incontri con le organizzazioni sindacali, con i sindaci che spesso hanno chiesto incontri, soprattutto in questi ultimi mesi alla Giunta regionale, ma di questo si è discusso anche un anno fa, quando venne approvato il primo provvedimento che stanziava 15 miliardi, 7 miliardi e mezzo all'anno, proprio finalizzati ad un primo intervento nel quadro di questo progetto. Non solo, dicevo, sono definiti i contenuti e linee generali di questo intervento, che non è relativo solo a piani di progetto organico che prevede interventi, certo anche di opere pubbliche, ma di riattivazione di strutture inutilizzate, di utilizzazione di terreni non utilizzati, anche a scopo turistico, di iniziative di carattere socioculturale e così via. Vi è anche, in questo studio, una quantificazione finanziaria degli interventi, e anche un'ipotesi di reperimento della totalità delle risorse che dovrebbero servire a finanziare l'intervento. Io non ho portato i dati perché non sapevo di dover replicare, ma li ricordo abbastanza bene, posso sbagliare per qualche approssimazione, ma non rilevante; mi pare che il costo globale dell'intervento sia intorno ai 180 miliardi e si prevede un'ipotesi di finanziamento che è integrata con gli stanziamenti regionali, cioè non è che si sta finanziando con 15 miliardi un primo lotto di un intervento di 180 o 189 miliardi, che deve essere totalmente finanziato dalla Regione, una sorta di lunga incompiuta, ma è una quota che dovrebbe servire a sbloccare anche altri finanziamenti, compresi quelli di carattere comunitario - mi pare che Baroschi poc'anzi accennasse a questo aspetto - e interventi di carattere privato, perché una parte degli investimenti devono pervenire da quote di carattere privato. Per cui lo studio, che è stato acquisito e pagato dalla Regione - mi pare per 200 milioni - prevede sia le linee dell'intervento, sia l'impegno finanziario e le fonti di finanziamento, per cui non far partire la quota dei 15 miliardi di intervento regionale rischia non solo di mandare in economia una parte di queste risorse, che devono essere impegnate entro il 31 dicembre, ma anche di non attivare le altre fonti di finanziamento per il complesso dell'intervento. Questa è l'urgenza della questione e questa è anche l'urgenza che è stata sottolineata, sia dai sindacati, con i quali - mi pare ne accennasse l'onorevole Usai - è stato sottoscritto un protocollo d'intesa nel mese di giugno o di luglio, che prevede esplicitamente l'attuazione di questo intervento, sia dalla totalità delle amministrazioni locali che sono state ricevute più volta dalla Giunta regionale. Io non so se anche la Commissione ha avuto modo, anche di recente, di riceverli; certo la Giunta ha ricevuto più volte, nei mesi di luglio, agosto e settembre, gli amministratori locali, che erano preoccupati non solo del fatto che potessero andare in economia i 15 miliardi della Regione, ma che, andando in economia queste risorse, non venissero attivate altre fonti di finanziamento private e pubbliche e comunitarie che possono essere attivate per finanziare la globalità del progetto. Aggiungo anche che quando, mi pare, nell'autunno dello scorso anno - io ero ancora consigliere regionale - si discusse in presenza di uno studio di fattibilità già presentato, cioè quando la Regione approvò un anno fa la legge per stanziare i 15 miliardi, non è che li stanziò prima della definizione dello studio, ma dopo la definizione dello studio. Dico ancora che nella relazione al disegno di legge è ricompreso esplicitamente il riferimento allo studio di fattibilità già predisposto e acquisito dalla Regione, all'impostazione finanziaria che ho appena ricordato e anche, va detto - e basterebbe acquisire la relazione al disegno di legge che venne poi presentato dalla volta precedente e approvato dopo l'insediamento della Giunta attuale - è esplicitamente richiamato il soggetto attuatore, appunto l'AGENSAR. Io, che avevo seguito in parte la legge prima della formazione della nuova Giunta, ero convinto che il richiamo contenuto nella relazione fosse stato ripreso, lo dico con molta franchezza, anche nella norma di stanziamento; invece ad una lettura più precisa la norma approvata dal Consiglio non ricomprendeva questa indicazione. Detto questo credo che, in ogni caso, la formulazione dell'emendamento - è una valutazione che come Giunta credo che possiamo dare - o meglio dei due emendamenti che poi convergono sul testo predisposto dalla Commissione, accolga anche alcune delle osservazioni che sono state fatte e non intacchi la sostanza dell'intervento, in quanto la SFIRS ha queste competenze di carattere statutario ed è essa stessa parte dell'agenzia che deve eseguire l'intervento. Voglio anche dire comunque, in relazione all'osservazione dell'onorevole Oppi, credo che il rischio da lui paventato non vi sia, in quanto la SIGMA è una partecipata regionale diretta e non tramite la SFIRS e in ogni caso l'emendamento mi pare che sia molto chiaro nell'escludere ipotesi tipo quella paventata dall'onorevole Oppi.

Circa il fatto che si debba ricorrere a un provvedimento di legge, questa necessità nasce proprio dal fatto - è chiarito mi pare nella relazione dei proponenti al provvedimento stesso - che l'affidamento diretto non può avvenire in quanto non esiste più la normativa regionale sulle concessioni perché è stata abrogata e quindi, pur trattandosi di una S.r.l., a intera partecipazione pubblica, le procedure di affidamento imporrebbero tempi molto più lunghi che non consentirebbero di raggiungere gli obiettivi che ricordavo poc'anzi. Ripeto, per concludere, che mi pare che l'emendamento sia molto più preciso, che risponda anche ad alcune perplessità che sono emerse nel corso del dibattito di questi mesi e che risponda comunque alla sostanza delle questioni sollevate dai proponenti del progetto di legge, dagli amministratori locali, dai sindacati, e cioè la necessità di evitare che vadano in economia delle risorse e che non si mobilitino altre fonti di finanziamento per definire i progetti esecutivi di un progetto di massima già definito e già acquisito dalla Giunta regionale, dall'Assessorato all'industria, sia per quanto riguarda le linee di intervento, sia per quanto riguarda il costo finanziario complessivo.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo unico.

URRACI, Segretaria:

Articolo unico

1. L'articolo 2 della legge regionale 29 dicembre 1992, n. 23, è sostituito dal seguente:

Art. 2

Progetto Montevecchio

1. Per la realizzazione del "Progetto Montevecchio", comprendente tra l'altro un centro di ricerca storico-antropologica sull'attività mineraria nell'Isola, è autorizzato uno stanziamento complessivo di lire 15.000.000.000 (cap. 09009) ripartito nel seguente modo:

a) anno finanziario 1993 lire 7.500.000.000

a) anno finanziario 1994 lire 7.500.000.000

2. Lo stanziamento complessivo di lire 15.000.000.000 è affidato ad AGENSAR s.r.l. a totale capitale pubblico, per avviare, d'intesa con le amministrazioni locali interessate, nelle aree minerarie dismesse di Montevecchio e Ingurtosu un processo di sviluppo economico basato su interventi in campo turistico, dell'agro-industria e della piccola e media impresa.

3. A valere sullo stanziamento previsto nel cap. 09001 del bilancio regionale per l'anno 1993, è autorizzata la spesa di lire 1.000.000.000 quale quota della Regione nella spesa sostenuta per lo studio di fattibilità del "Progetto Ingurtosu", previsto nel relativo protocollo d'intesa Regione-ENI, la cui predisposizione è affidata ad AGENSAR s.r.l.".

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti identici. Se ne dia lettura.

URRACI, Segretaria:

Emendamento sostitutivo totale Baroschi - Pusceddu

Articolo unico

L'articolo unico è sostituito dal seguente:

"L'art. 2 della L.R. 29.12.92 n. 93 è sostituito dal seguente:

Art. 2

Progetto Montevecchio

1. Per la realizzazione del "Progetto Montevecchio" è autorizzato, ai fini della costituzione di un apposito fondo, lo stanziamento complessivo di lire 15.000.000.000 (cap. 09009) ripartite nel seguente modo:

a) anno finanziario 1993 lire 7.500.000.000

b) anno finanziario 1994 lire 7.500.000.000

2. Il fondo predetto è finalizzato a realizzare nelle aree minerarie dismesse di Montevecchio e Ingurtosu, il processo di sviluppo economico basato su interventi in campo turistico, dell'agro- industria e della piccola e media impresa, è affidato in gestione speciale alla SFIRS S.p.A. con la quale sarà stipulata l'apposita convenzione.

L'attuazione del progetto sarà dalla SFIRS demandata ad una propria Società consociata di promozione economica.

3. A valere sullo stanziamento previsto nel cap. 09001 del bilancio regionale per l'anno 1993, è autorizzata la spesa di lire 1.000.000.000 quale quota della Regione nella spesa sostenuta per lo studio di fattibilità del "Progetto Ingurtosu", previsto nel relativo protocollo d'intesa Regione-ENI". (1)

Emendamento sostitutivo totale Cuccu - Cadoni - Usai Sandro - Giagu - Pau - Manchinu - Sanna Adalberto - Serrenti - Corda - Oppi - Satta Gabriele

Articolo unico

L'articolo unico è sostituito dal seguente:

"L'art. 2 della L.R. 29.12.92 n. 93 è sostituito dal seguente:

Art.2

Progetto Montevecchio

1. Per la realizzazione del "Progetto Montevecchio" è autorizzato, ai fini della costituzione di un apposito fondo, lo stanziamento complessivo di lire 15.000.000.000 (cap. 09009) ripartito nel seguente modo:

a) anno finanziario 1993 lire 7.500.000.000

b) anno finanziario 1994 lire 7.500.000.000.

2. Il fondo predetto, finalizzato a realizzare, nelle aree minerarie dismesse di Montevecchio e Ingurtosu, il processo di sviluppo economico basato su interventi in campo turistico, dell'agro-industria e della piccola e media impresa affidato in gestione speciale alla SFIRS S.p.A. con la quale sarà stipulata apposita convenzione.

L'attuazione del progetto sarà dalla SFIRS demandata ad una propria Società consociata di promozione economica.

3. A valere sullo stanziamento previsto nel cap. 09001 del bilancio regionale per l'anno 1993, è autorizzata la spesa di lire 1.000.000.000 quale quota della Regione nella spesa sostenuta per lo studio di fattibilità del "Progetto Ingurtosu", previsto nel relativo protocollo d'intesa Regione-ENI". (2)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori ha facoltà di illustrare gli emendamenti.

BAROSCHI (P.S.I.). Si danno per illustrati.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, persona e riforma della Regione.

COLLU, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta li accoglie.

PRESIDENTE. Metto in votazione gli emendamenti. Chi li approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non li approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Sono approvati)

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale del disegno di legge numero 428.

Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 56, corrispondente al nome del consigliere Ortu)

Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Ortu.

URRACI, Segretaria, procede all'appello:

Rispondono sì i consiglieri: Pusceddu - Sanna Adalberto - Satta Antonio - Satta Gabriele - Scano - Sechi - Serra - Serra Pintus - Serri - Soro - Tamponi - Tidu - Usai Sandro - Zucca - Atzeni - Baroschi - Carusillo - Cocco - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Desini - Dettori - Fadda Antonio - Fadda Paolo - Ferrari - Ladu Leonardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Marteddu - Mereu Salvatorangelo - Oppi - Pau - Pes - Pili.

Rispondono no i consiglieri: Puligheddu - Salis - Urraci - Cogodi - Demontis - Ladu Giorgio - Meloni - Morittu - Murgia - Ortu.

Si sono astenuti: il Presidente Floris e i consiglieri Pubusa - Baghino - Mulas Franco Mariano - Mulas Maria Giovanna.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 53

votanti 48

astenuti 2

maggioranza 25

favorevoli 38

contrari 10

(Il Consiglio approva).

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Onorevoli consiglieri, noi abbiamo all'ordine del giorno da tempo l'elezione di sei esperti del Comitato dell'Agenzia regionale per il lavoro, e di due componenti effettivi e due supplenti del Comitato regionale per l'impiego. Non possiamo più rinviare queste elezioni, perché per questo motivo il Consiglio è attaccato continuamente sulla stampa e riceviamo lettere da parte del Ministero che sollecita il Consiglio regionale ad effettuare queste nomine. Inizieremo la prossima seduta con l'elezione dei sei esperti nel Comitato del lavoro e nell'Agenzia regionale del lavoro e di due componenti effettivi e supplenti del Comitato regionale per l'impiego.

Il Consiglio sarà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta atte ore 20 e 25.