Seduta n.286 del 29/04/1998 

CCLXXXVI SEDUTA

(Antimeridiana)

Mercoledì 29 Aprile 1998

Presidenza del Presidente Selis

indi

del Vicepresidente Milia

La seduta è aperta alle ore 9 e 47.

DEMONTIS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 8 aprile 1998 (282), che è approvato.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

DEMONTIS, Segretario:

"Interrogazione BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata sdemanializzazione del villaggio di Marceddì" (993);

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di riaprire i cantieri previsti dai progetti speciali ex legge regionale n. 11 del 1988 "Azione tre litorali" nel territorio dei Comuni di Gonnesa, Giba, S.Giovanni Suergiu, Carloforte e Portoscuso" (994);

"Interrogazione ZUCCA, con richiesta di risposta scritta, sull'esclusione della Provincia di Oristano dagli interventi relativi al Giubileo del 2000 (Legge n. 270 del 1997 e D.M. 19 settembre 1997)" (995);

"Interrogazione DETTORI Ivana, con richiesta di risposta scritta, sull'esclusione di alcuni Comuni della Provincia di Nuoro dagli interventi relativi al Giubileo del 2000 (Legge 270/97 e D.M. 19 settembre 1997)" (996);

"Interrogazione FANTOLA, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di realizzare la cosiddetta "Pipe line" di collegamento per il trasporto di fluidi liquidi e gassosi tra i due siti chimici di Sarroch e Macchiareddu" (997);

"Interrogazione LADU, con richiesta di risposta scritta, sull'aumento delle tariffe aeree nei voli da e per la Sardegna" (998);

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'erogazione dei contributi alle aziende del trasporto pubblico locale della Regione" (999);

"Interrogazione BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'erogazione dei contributi per l'occupazione" (1000);

"Interrogazione SERRENTI - BONESU - SANNA Giacomo, con richiesta di risposta scritta, sui finanziamenti regionali per il Collegio del Mondo Unito di Duino" (1001).

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

DEMONTIS, Segretario:

"Interpellanza LIORI - MASALA - BIGGIO - BOERO - CADONI - CARLONI - FRAU - LOCCI - SANNA NIVOLI - USAI Edoardo sui costi dei prodotti di derivazione petrolifera in Sardegna" (436);

"Interpellanza BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI sui rapporti fra le conferenze delle ASL e i direttori generali" (437);

"Interpellanza VASSALLO sulla realizzazione della discarica di Cugumadda in agro di Villanovatulo (438);

"Interpellanza PITTALIS - TUNIS Marco Fabrizio - CASU - GRANARA - MARRAS - LOMBARDO - BALLETTO sul fatto che il Presidente del Comitato di coordinamento nonché rappresentante della Regione in seno all'Accordo di programma 28 giugno 1994 per l'attuazione di un piano specifico di sviluppo minerario energetico del Sulcis Iglesiente sia membro del Governo nazionale" (439);

"Interpellanza SANNA NIVOLI sulla gestione del Consorzio di bonifica dell'agro di Chilivani" (440);

"Interpellanza MARTEDDU - LADU sulla immotivata cancellazione dell'impegno finanziario individuato attraverso lo strumento legislativo dei PIA e finalizzato a indirizzare risorse dentro le aree urbane delle città capoluogo di provincia" (441);

"Interpellanza BOERO - SANNA NIVOLI - USAI Edoardo - MASALA - BIGGIO - CARLONI - CADONI - FRAU - LIORI - LOCCI sull'attuale stato siccitoso" (442).

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:

dai consiglieri Tunis Marco - Pittalis - Federici - Frau - Locci - Oppia:

"Norme in materia di biblioteche, musei di enti locali e di interesse locale. Delega ai Comuni" (411)

(Pervenuta il 15 aprile 1998 ed assegnata alla ottava Commissione.)

dai consiglieri Busonera - Cherchi - Dettori Ivana - Schirru - Cugini - Berria - Ghirra - Zucca - Cucca:

"Disposizioni a sostegno di donne coniugate non occupate e casalinghe, con uno o più figli a carico con procedimento di separazione dal coniuge in corso" (412)

(Pervenuta il 14 aprile 1998 ed assegnata alla settima Commissione.)

dai consiglieri Fantola - Cugini - Pittalis:

"Modifiche alla legge regionale 17 maggio 1957, n. 20 e successive modificazioni, concernente 'Referendum popolare in applicazione degli articoli nn. 32, 43 e 54 dello Statuto speciale per la Sardegna'" (413)

(Pervenuta il 14 aprile 1998 ed assegnata alla prima Commissione.)

dai consiglieri Bonesu - Sanna Salvatore - Macciotta:

"Acquisizione di aziende da parte di enti regionali" (414)

(Pervenuta il 17 aprile 1998 ed assegnata alla prima Commissione.)

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che la consigliera Busonera ha chiesto di poter usufruire di due giorni di congedo a far data dal 29 aprile. Comunico altresì che il consigliere regionale Paolo Fadda, Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 29 aprile 1998. Poiché non ci sono osservazioni, i congedi si intendono accordati.

Svolgimento di interpellanze

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca svolgimento di interpellanze. La prima interpellanza è la "402" a firma Milia e più sull'attività del posto di ispezione frontaliero presso il porto di Cagliari. Questa è una interpellanza che attiene in particolare alla sanità, però siccome l'Assessore, il consigliere e collega Paolo Fadda, Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, ha chiesto un giorno di congedo, mi chiedeva di chiedere se è possibile spostare questa interpellanza ad un momento successivo. Se non ci sono osservazioni passiamo all'interpellanza numero 441, a firma Marteddu e Ladu, sulla immotivata cancellazione dell'impegno finanziario individuato attraverso lo strumento legislativo dei PIA e finalizzato a indirizzare risorse dentro le aree urbane delle città capoluogo di provincia.

Se ne dia lettura.

DEMONTIS, Segretario:

Interpellanza Marteddu - Ladu sulla immotivata cancellazione dell'impegno finanziario individuato attraverso lo strumento legislativo dei PIA e finalizzato a indirizzare risorse dentro le aree urbane delle città capoluogo di provincia.

I sottoscritti, premesso che:

- nel contesto della legge regionale n. 14 del 1996, Programmi Integrati d'Area (PIA), era stata individuata una azione rivolta a indirizzare risorse a favore dei quattro comuni capoluogo di provincia della Sardegna;

- in particolare, su sollecitazione del Sindaco di Cagliari Avv. Mariano Delogu, in Commissione autonomia prima e in Commissione bilancio successivamente, attraverso ripetuti incontri con i quattro Sindaci delle città capoluogo, era emersa l'urgenza e la necessità di un intervento specifico finalizzato a programmi integrati dentro le aree urbane delle città su menzionate;

- l'intervento era stato quantificato in 100 miliardi l'anno da ripartirsi attraverso criteri oggettivi e previsti dalla normativa vigente;

- l'allora Assessore della programmazione, Prof. Antonio Sassu, aveva non solo fatto propria l'iniziativa, ma aveva guidato l'intera maggioranza e anche l'opposizione verso questo obiettivo;

- sulla base di queste scelte rese, fra l'altro, pubbliche, il Comune di Nuoro ha elaborato dei progetti integrati nel campo della valorizzazione dei beni storico ambientali e museali e dello sviluppo di un centro agroalimentare;

- tali progetti integrati sono stati valutati positivamente nelle sedi competenti a livello regionale e in particolare dall'Assessore della programmazione;

- le azioni e le risorse connesse alle città capoluogo erano parte integrante e fondante le norme che disciplinano i PIA,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio al fine di:

I. conoscere le motivazioni che hanno indotto la programmazione regionale a cancellare questa parte già concordata e definita;

II. sapere cosa ha indotto l'intera Giunta regionale a mandare in fumo impegni assunti in sede di Consiglio regionale, finalizzati a porre al centro della programmazione, attraverso i PIA, le aree urbane delle città capoluogo.

Inoltre, avendo disatteso una precisa volontà espressa dai vari livelli del Consiglio regionale, si interpellano le SS.LL. per sapere come intendano rifinanziare le iniziative previste e già oggetto di indicazione progettuale da parte del Comune di Nuoro, in particolare, e se non intendano riferire in Consiglio di questo gravissimo atto che rimette in discussione l'intero impianto normativo e finanziario previsto dalla legge sui PIA. (441)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Marteddu per illustrare la sua interpellanza.

MARTEDDU (Popolari). L'interpellanza numero 441, signor Presidente, direi che ha anche un carattere di urgenza per le scelte che il Consiglio e soprattutto la Giunta dovrà operare nelle prossime settimane. La prima parte dell'interpellanza ha uno scopo, diciamo, didattico informativo nel senso che è la premessa per dire che attraverso il Consiglio regionale, e in particolare attraverso la prima Commissione, debbo dire su indicazione e su suggerimento del sindaco di Cagliari l'avvocato Delogu, aveva individuato una iniziativa particolare per i comuni capoluogo. Era noto che la legge numero 14 che allora era de iure condendo nel senso che in prima Commissione si stava discutendo, si stava rielaborando in qualche modo il disegno di legge della Giunta che individuava i programmi integrati d'area come strumento ordinario di programmazione, di fatto però escludeva da interventi mirati le aree urbane della Sardegna, e in modo particolare i comuni capoluogo. L'intervento che si chiedeva in quella fase era un intervento mirato sul quartiere di Sant'Elia, lo ricordo benissimo, attraverso una audizione dell'avvocato Delogu in prima Commissione, si era ritenuto opportuno individuare all'interno dei programmi integrati d'area, non quindi attraverso un capitolo specifico del bilancio della Regione o un articolo specifico della finanziaria, ma proprio attraverso un'azione coordinata della Giunta, si individuava, in un'azione finalizzata ai comuni capoluogo, una iniziativa particolare, programmatica, della Giunta regionale. Non a caso in momenti successivi l'allora Assessore del bilancio aveva incontrato i sindaci dei comuni capoluogo con i quali aveva concordato un intervento di circa 100 miliardi distribuito attraverso i criteri della legge numero 19, e cioè attraverso criteri oggettivi per i quattro comuni capoluogo, ma che inserivano comunque le quattro aree urbane dentro la programmazione certa dei programmi integrati d'area. I comuni sono andati avanti, in particolare il comune di Nuoro, ma credo che anche gli altri comuni capoluogo siano andati avanti nella programmazione e nella predisposizione dei progetti e in ogni caso il comune di Nuoro, attraverso una interlocuzione continua e costante con l'assessorato del bilancio e della programmazione, è andato avanti nella predisposizione dei progetti nel campo della valorizzazione dei beni storico ambientali e museali e dello sviluppo di un centro agroalimentare. Tali progetti sono stati giudicati favorevolmente dalle sedi competenti dell'assessorato della programmazione; poi però si è scoperto che questo sforzo programmatorio, che era partito dal Consiglio regionale, e che si era incardinato in una volontà politica espressa da parte della Giunta regionale, questo percorso si è assolutamente vanificato, creando notevoli disagi ma soprattutto creando una frattura istituzionale da una parte tra il Consiglio e la Giunta, perché questa era una azione prevista e indicata da un indirizzo specifico espresso. Sono andato a rivedermi, onorevole Scano, in questi giorni, i verbali della riunione della prima Commissione, da dove risulta che la prima Commissione attraverso una audizione dei sindaci dei comuni capoluogo aveva impegnato la Giunta, e la Giunta si era impegnata in Commissione ad indirizzare una quota dei finanziamenti PIA verso questa azione dei comuni capoluogo. Quindi una frattura con il Consiglio e soprattutto una frattura con i comuni capoluogo. Posso riferire del comune di Nuoro che anche ieri ha svolto un dibattito molto intenso e approfondito su questo argomento, e le posso garantire che questo problema non viene visto come uno dei tanti finanziamenti mancati da parte della Regione matrigna verso le comunità locali e verso comunità importanti come sono i comuni capoluogo, ma viene visto e inquadrato come un totale tradimento rispetto ad un impegno assunto, concretizzato già in una serie di progetti elaborati, un tradimento da parte della Regione nei confronti in questo caso del comune di Nuoro, ma di tutti i comuni capoluogo. Io ritengo, signor Assessore della programmazione, che a questo occorra porre rimedio, occorre che un impegno concreto vada assunto solennemente da parte del Consiglio, d'altronde si tratta solo di ripristinare un corretto evolversi degli atti di programmazione che hanno anche senso in questo momento. Perché è vero che la Giunta regionale ha approvato anche ieri alcuni PIA interessanti diverse zone della Sardegna, e questo è sicuramente un fatto positivo, ma si erano individuati i comuni capoluogo come sedi e come obiettivi di atti programmatori specifici da parte del Consiglio e questi vanno mantenuti. Aggiungo anche che negli atti preparatori dei progetti il comune di Nuoro, ma anche gli altri comuni, avevano e hanno coinvolto come prevede la legge numero 14 diversi imprenditori privati, diversi imprenditori locali. Avevano in qualche modo sollecitato la partecipazione dei privati che c'è stata anche attraverso una operazione concorsuale, attraverso un bando pubblico, una gara espletata e che tutto oggi si è consumato ed è stato risucchiato dalle sabbie mobili di decisioni e di scelte che in qualche modo hanno tradito questo indirizzo e questa speranza. L'interpellanza chiede di sapere i motivi, ma più che sapere i motivi che rimangono poi agli atti della letteratura degli archivi del Consiglio regionale, l'interpellanza chiede un impegno rinnovato e concreto su questo tema da parte della Giunta regionale.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere a nome della Giunta l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SCANO (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, molto brevemente. Nella interpellanza si parla di cancellazione dell'impegno finanziario individuato attraverso lo strumento dei PIA e finalizzato ad indirizzare risorse dentro le aree urbane delle città capoluogo di provincia. Ora è noto, onorevole Marteddu, che una cosa per essere cancellata bisogna che esista, altrimenti è un po' difficile cancellarla, mi passi l'espressione. Allora che ne parli il sindaco di Nuoro, che ne parlino gli amministratori è giustificato, che se ne parli responsabilmente in un atto formale io avrei gradito che fosse stata espressa in termini un tantino più precisi, perché altrimenti non è esattamente chiaro di che cosa stiamo parlando. Allora il riferimento è, primo punto, ad un impegno assunto dalla Giunta politicamente. Su questo io sono totalmente d'accordo. Questo esiste e questo va detto. Però va aggiunta un'altra cosa, che tale impegno non è mai stato formalizzato nella finanziaria e nel bilancio regionale che sono atti approvati dal Consiglio su proposta della Giunta. Non voglio essere, come dire aspro, è semplicemente una esigenza di chiarezza. Perché io respingo una lettura, ove ci fosse, per cui c'è stata una fitta interlocuzione tra la programmazione e i comuni capoluogo, che stava partorendo chissà cosa, perché se c'è stata questa fitta interlocuzione, io non lo metto in dubbio, è stata una interlocuzione non concludente, anzi inconcludente, perché poi negli atti non si riscontra assolutamente niente. E che tutto questo processo sarebbe stato all'improvviso vanificato in questi mesi, da quando io sono Assessore. Io respingo, se ci fosse, una lettura di questo genere. Si è vanificata una cosa che non esisteva, cioè non ha trovato conclusione una cosa che non c'era, che era partita e che non c'era, che non ha trovato riscontro in nessun atto, in nessun atto, che non siano i desideri, gli impegni, le elaborazioni; sto parlando della Regione, poi il comune di Nuoro può essere che sulla base di affidamenti, anzi so, che abbia fatto dei passi. Quindi mi domando a che cosa sia servita tutta quella fittissima interlocuzione. Tra i trentotto PIA approvati dalla Giunta regionale, questo lo do come elemento informativo non come elemento di risposta alle questioni specifiche poste nella interpellanza, il 30 dicembre 1996 e il 1° agosto 1997 sono ricompresi anche i PIA i cui interventi ricadono nell'ambito di comuni capoluogo, non di Nuoro però. Questo va detto per precisione di informazione. Ci sono per esempio i PIA Santa Gilla e i PIA Tuvixeddu per Cagliari, c'è il PIA Preda Niedda per Sassari, c'è il PIA Campidano per Oristano. Io sto dando una informazione oggettiva. Nel contempo altri interventi naturalmente riguardanti le città capoluogo sono stati adottati a valere, al di là dei PIA, su altre fonti normative e finanziarie, Unione europea, CIPE eccetera. Il comune di Nuoro non ha beneficiato di interventi a valere sui PIA. E questo è un fatto. Per gli altri comuni capoluogo non è che hanno beneficiato dell'intervento specifico di cui si era parlato, hanno avuto dei benefici dall'essere interessati da altri PIA che, o centrati direttamente sulla città, in qualche caso, o ricomprendendo anche la città hanno comunque una certa operatività. Allora, tutto ciò che io, dopo aver discusso a fondo nei giorni scorsi, anche col sindaco della città capoluogo della provincia di Nuoro, posso dire ed è una affermazione che si ricollega all'impegno assunto in precedenza, in altro momento, dalla Giunta regionale, è che l'impegno non viene meno. A patto naturalmente di sapere che questa è la situazione reale, perché poi altrimenti io leggo sul giornale dove si parla di scippo; scippo vuol dire furto e furto vuol dire la sottrazione con la frode di un oggetto. E' difficile sottrarre un oggetto che agli atti non c'è. Esiste, esisteva, lo ricordo anch'io nella veste di consigliere della prima Commissione gli impegni che vennero assunti, quegli impegni non hanno avuto degli effetti, Nuoro anche rispetto alle altre città capoluogo subisce una effettiva penalizzazione, di questo dobbiamo essere consapevoli, ne deve essere consapevole il Consiglio, né è consapevole la Giunta. Ripeto, che quell'impegno, per una questione di serietà la Giunta regionale non può dimenticarlo, l'impegno non viene meno, l'impegno è presente, si tratterà ora di lavorarci, sia per quanto riguarda gli ulteriori e necessari perfezionamenti anche dal punto di vista del comune, dell'elaborazione delle proposte, e che sia naturalmente da collocare questi impegni nel complesso del quadro degli obiettivi, delle azioni e delle risorse che saranno a breve oggetto dell'attenzione della Giunta e del Consiglio regionale, in relazione al documento di programmazione economica e finanziaria e all'assestamento di bilancio.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Marteddu per dichiarare se è soddisfatto.

MARTEDDU (Popolari). Per rimarcare intanto che io do sulla premessa una lettura diversa rispetto a quella che dà l'Assessore, perché gli impegni ci sono stati, poi ovviamente io non ho gli elementi per dire in che modo questi impegni vengono certificati attraverso atti specifici della programmazione regionale. E non mi riferisco, naturalmente, alla breve stagione in cui l'onorevole Scano è assessore, ma sono stati impegni presi che dovevano essere trasferiti negli impegni di bilancio che l'onorevole Scano ha ereditato e che, come sappiamo, ce li ha trasmessi grossomodo come egli li aveva ereditati, mentre esprimo apprezzamento per le conclusioni dell'Assessore, allorquando dichiara la disponibilità a che quegli impegni vengano tradotti in atti concreti nelle prossime fasi della programmazione regionale, e che venga ripristinato in qualche modo un equilibrio tra i comuni capoluogo, sapendo e verificando che gli altri comuni sono stati oggetto di interventi programmatori dei PIA mentre il Comune di Nuoro non lo è stato. Ed esprimo apprezzamento anche per la sostanziale riaffermazione della necessità che i comuni capoluogo abbiano comunque, all'interno della programmazione regionale, e come tale, cioè come comuni, come aree urbane e come comuni capoluogo, abbiano una corsia non dico preferenziale ma comunque una corsia diversa rispetto alla programmazione generale della Regione.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 436. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

Interpellanza Liori - Masala - Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Frau - Locci - Sanna Noemi - USAI Edoardo sui costi dei prodotti di derivazione petrolifera in Sardegna.

I sottoscritti,

premesso che:

I. esisterebbe una situazione di forte penalizzazione per la Sardegna inerente i costi dei prodotti energetici, in particolare quelli di derivazione petrolifera (benzina, gasolio e olio combustibile), che si riversa principalmente sul settore industriale con pesanti impedimenti al nostro sviluppo, già abbastanza ostacolato dalle forti carenza nei trasporti, nel credito, nelle infrastrutture, etc.;

II. in Sardegna è stata realizzata la più grande raffineria d'Europa con costi ambientali molto alti e ripercussioni sulla nostra economia prevalentemente turistica ed agricola;

III. la stampa specializzata ha recentemente dato notizia di una divisione dell'Italia in tre fasce: nord, centro, sud-isole, in cui i costi dei derivati petroliferi sono fortemente differenziati, favorendo paradossalmente le regioni più sviluppate economicamente;

IV. parrebbe che la Sicilia, nonostante sia geograficamente compresa nella fascia sud-isole, abbia ottenuto, in virtù della ubicazione sul suo territorio di alcune raffinerie, una agevolazione sui costi energetici pari a quella del nord Italia (la più favorita),

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'industria per sapere:

1) se corrisponda al vero la notizia riportata da organi di stampa specializzata sulla divisione dell'Italia in tre fasce con costi sui derivati petroliferi differenziati e l'inserimento beffardo della Sardegna in quella più penalizzata;

2) se questa differenziazione sia dovuta all'esito di una contrattazione tra Stato, Regioni e compagnie petrolifere;

3) quali iniziative la Giunta regionale intenda intraprendere al fine di sanare questa situazione di forte penalizzazione per la Sardegna e se non ritenga opportuno adoperarsi per conseguire i risultati ottenuti dalla Regione Sicilia con la certezza che ciò potrà contribuire alla diminuzione del "gap" industriale che la nostra Regione e i nostri concittadini soffrono in maniera così acuta. (436)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza ha facoltà di illustrarla.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la presente interpellanza è partita dal fatto che sono venuto a conoscenza, tramite una stampa specializzata, parlo di un giornale dell'associazione dei petrolieri, si chiama Staffetta prezzi del mercato petrolifero italiano, e mi riferisco al numero del 26 marzo 1998. Quindi un numero molto recente nel quale, parlando di gas, elettricità e altre fonti di energia, questo numero della rivista ha pubblicato dei grafici e delle rilevazioni che sono state fatte riguardo le quotazioni sull'acquisto per pagamento a 30 giorni dei prodotti di derivazione petrolifera nel territorio italiano. Intanto bisognerebbe fare una premessa, in quanto diciamo che sicuramente il costo dell'energia è uno di quei motivi che certamente danneggiano la Sardegna per quanto riguarda le proprie possibilità di creare uno sviluppo economico che possa porre rimedio al gap dal punto di vista industriale ed economico che la stessa soffre nei confronti del resto dell'Italia e dell'Europa. Tant'è che non sono il solo a pensare che se noi avessimo oggi, non dico il metano, ma anche, e non voglio sembrare fuori luogo, una centrale nucleare che ci rifornisca di energia a basso costo, io credo che i sardi sarebbero ben contenti di avere una centrale nucleare, pur di avere un costo energetico per le proprie esigenze ridotto, tanto è sentito in Sardegna questo problema. Premesso che in Sardegna esiste, a pochi chilometri da Cagliari, la più grande raffineria d'Europa, e che non è la sola, tra l'altro, che incide su questo territorio, e che quindi la Sardegna è sicuramente una Regione penalizzata dal punto di vista ambientale per la presenza di questa raffineria, visto anche che è uno dei fattori della crescita sulla quale noi riponiamo le nostre fiducie è certamente il turismo ed è certamente l'agricoltura, credo che sia sotto gli occhi di tutti, che la presenza di queste raffinerie, che non si limitano solo al territorio di Cagliari ma sono presenti anche nelle vicinanze di Sassari a Porto Torres, certamente penalizzano territori fortemente vocati a uno sviluppo sia turistico che agricolo. Allora, da questa rivista risulta che ha un rilievo statistico, nelle tre fasce d'Italia che i prodotti energetici hanno costi differenti. Cioè l'Italia è certamente divisa in tre fasce per quanto riguarda la vendita dei prodotti di derivazione petrolifera, e sono tre fasce che, anche economicamente e socialmente, ricordano quelle naturali, che tutti conosciamo, del nord, del centro e del sud dell'Italia. Allora, a questo rilievo si dà conferma del fatto che nel nord Italia, cioè la zona economicamente più ricca, economicamente più avvantaggiata, i prodotti di derivazione petrolifera, che poi sono quelli che, ricordiamolo, non solo toccano la bolletta e il costo energetico di ogni famiglia, ma toccano anche le industrie, perché dal gasolio e dagli oli combustibili si trae quell'energia che manda avanti le industrie. E allora, riferendoci, per esempio, al gasolio per auto, nel nord Italia il 26 di marzo il gasolio costava 984 lire nel nord, 988 nel centro, e 996 lire nel sud d'Italia, con una differenza di 12 lire tra Sardegna, dove nel sud Italia è inserita la Sardegna stessa, e nord d'Italia. Per quanto riguarda il gasolio agricolo va da 563 lire nel nord a 570 nel centro Italia e a 578 nel sud e isole. Mentre, per esempio, il gasolio da riscaldamento costava, lo stesso giorno, 979 lire a Milano, costava 984 lire a Roma e 993 lire a Cagliari. Quindi le differenze sono sempre notevoli. Mentre l'olio denso, quello per uso industriale, costava 220 lire a Milano, 219 a Roma e 248 lire a Cagliari. Credo che le conseguenze dei dati che ho citato siano sotto gli occhi di tutti, cioè che paradossalmente le zone più ricche e più avvantaggiate, sotto tutti i punti di vista d'Italia, sono avvantaggiate anche per quanto riguarda il costo della bolletta energetica a uso familiare e industriale. In questo quadro si pone in una situazione di particolare privilegio la Sicilia, perché parrebbe che nonostante la Sicilia, come tutti sappiamo, sia situata nel territorio italiano che fa parte del sud e delle isole gode di una situazione di privilegio, in quanto il proprio costo energetico è legato a quello del Nord Italia, cioè a quello della zona più avvantaggiata della nostra nazione. Quando è stata chiesta una spiegazione a un responsabile dell'AGIP, questo pare che abbia risposto che la Sicilia gode di questo privilegio in quanto è penalizzata per la presenza nel proprio territorio di raffinerie petrolifere. Se la Sicilia gode di questi privilegi, signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che sia spontaneo per tutti noi, porsi la domanda, così come me la sono posta io appena ho saputo di questa situazione, del perché anche la Sardegna non gode dello stesso privilegio, stante che è sicuramente penalizzata più della Sicilia, perché da noi abbiamo tante e tali raffinerie che certamente non insistono sul territorio per così grande importanza nel territorio siciliano. Questa è una piccola condanna nei confronti della nostra classe politica regionale, perché se la Sicilia è riuscita a ottenere questo noi cosa facevamo quando la Sicilia ha ottenuto questo privilegio? Dormivamo? I cittadini sardi se lo chiedono, signor Presidente, anche se non vedo qui l'Assessore dell'industria, credo che una risposta a questa domanda debba essere data, perché la Sardegna non può essere beffardamente penalizzata e non può essere trattata a livello di Cenerentola delle regioni italiane. Intanto vorrei sapere se questo, se non è stata penalizzata per colpa della nostra classe regionale, è stato fatto in barba alla classe regionale, cioè di nascosto. Perché se è stato fatto in barba alla nostra classe regionale credo che sia il momento che noi, prendendo coscienza di questo problema, che non è un problema di poco conto, 30-40 lire sul costo della benzina, sul costo del gasolio che manda avanti le industrie, credo che vogliano dire miliardi in termini di occupazione, credo che vogliano dire minori tasse per i nostri cittadini, i quali chiedono che cosa noi faremo a breve, anzi a brevissimo, per porre rimedio a questa situazione. Grazie.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MILIA

PRESIDENTE. Sospendiamo la risposta in attesa dell'arrivo dell'Assessore dell'industria. Passiamo alla interpellanza numero 412. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

Interpellanza Vassallo - Montis - Concas sulla necessità di trasferire le funzioni, in relazione al controllo e alla lotta agli insetti, dalla Regione alle Province.

I sottoscritti,

rilevato che la L.R. 13/'86 "Norme per l'esercizio delle funzioni relative al controllo ed alla lotta degli insetti nocivi, dei parassiti dell'uomo, degli animali e delle piante" delega alle Province le funzioni concernenti la tutela e la difesa dell'ambiente in relazione al controllo degli insetti nocivi e dei parassiti;

constatato che al fine di rispondere adeguatamente alle pressanti richieste degli enti locali è necessario che le singole Province abbiano la possibilità di organizzare una efficace lotta contro la presenza di insetti nocivi, e dei parassiti dell'uomo degli animali e delle piante, tenendo conto della situazione geomorfologica e climatica del territorio e della sua dimensione territoriale, e possano organicamente dotarsi di una struttura operativa che non si basi prevalentemente sul precariato;

rilevato altresì' che in attuazione dei principi generali contenuti nella legge costituzionale 26 febbraio 1948 n. 3 (Statuto Speciale per la Sardegna) e nella legge 8 giugno 1990 n. 142, si ritiene urgente e necessario il trasferimento completo delle funzioni oggi esercitate dalle Province nei limiti previsti dalla L.R. n. 13/86;

chiedono di interpellare l'Assessore della difesa dell'ambiente e l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione per conoscere quali provvedimenti urgenti intendano adottare per il trasferimento di tali competenze e dei relativi mezzi finanziari alle Province. (412)

PRESIDENTE. Per illustrare questa interpellanza ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo.

VASSALLO (R.C.-Progr.). Circa dodici anni fa la nostra regioni applicò, seppure in via parziale, una parte del nostro Statuto, precisamente l'articolo 3, in attuazione delle norme e ai principi generali che consentono il decentramento delle funzioni esercitate dalla stessa Regione. Dicevo, 12 anni fa, perché la legge numero 13 fu varata nel 1986, e col varo di questa legge una serie di funzioni relative al controllo e alla lotta agli insetti furono decentrate alle province. Con l'attuazione di questa legge si trasferirono, oltre a una serie di strumenti operativi, macchinari e quant'altro, anche una parte del personale che era già decentrato nelle varie province, per cui iniziò la nuova fase di gestione della lotta antinsetti nella nostra regione. Voglio ricordare che questa situazione noi la ritroviamo ogni anno alla ribalta degli onori delle cronache dei nostri giornali, perché dato che questa lotta agli insetti nocivi viene fatta in maniera molto approssimata, con strumenti e dotazioni di sicuro inadeguate, presenta una serie di vistose carenze. Sono evidenti le lamentazioni e le proteste delle comunità locali ormai di tutta la Sardegna, soprattutto per quanto riguarda la lotta contro le zecche che infestano e invadono interi quartieri, le troviamo nelle stesse città. Questo deriva dal fatto che questa lotta agli insetti nocivi viene fatta in maniera pressapochistica, nel senso che viene fatta con personale precario, lo stesso personale a suo tempo dispiegato dalla Regione e passato sotto controllo delle province, pur rimanendo dipendente dalla Regione, ha fatto ormai il suo corso, sono passati dieci anni e si ritiene che la forma del decentramento anche in funzione della legge numero 142 del 1990, che delega funzioni e decentramento dalla Regione agli enti locali, riteniamo che sia giunto il tempo di fare un ulteriore salto, un passo in avanti. Noi su questa materia abbiamo presentato anche una proposta di legge che attualmente è al vaglio della Commissione agricoltura, è all'ordine del giorno, per cui penso che a breve se ne discuterà. E' chiaro che questa materia presuppone due problematiche: una è quella del trasferimento non soltanto delle funzioni, ma anche delle dotazioni finanziarie dalla Regione verso le province, perché queste possano pienamente assolvere i compiti che noi demandiamo loro; il secondo riguarda invece un aspetto che è di stretta competenza dell'Assessore degli affari generali, riguarda il personale attualmente in forza alle province che dovrebbe essere delegato per fare questi servizi e che risulta a tutt'oggi dipendente della Regione. Per cui una scelta che presuppone due fattispecie diverse, due situazioni che vanno affrontate, a nostro avviso, con urgenza e con forte determinazione. Penso che non ci sia da dire molto su questa interpellanza, nel senso che l'esigenza di porci l'obiettivo di far fare un salto di qualità alle nostre province perché possano adeguatamente affrontare i compiti che noi a suo tempo abbiamo loro delegato mi sembra che sia sotto gli occhi di tutti. Per cui noi ci aspettiamo oggi una risposta positiva, nel senso della disponibilità ad affrontare le due questioni, una che probabilmente è di competenza dell'Assessorato dell'ambiente, che riguarda le funzioni che oggi noi esercitiamo ancora attraverso lo stesso Assessorato in rapporto con le province, e uno invece in rapporto all'Assessorato degli affari generali, che è la gestione del personale che svolge funzioni presso le province pur rimanendo dipendente regionale. I due aspetti possono essere affrontati anche in maniera disgiunta, nel senso che possono avere tempi diversi, nel senso che il problema del decentramento del personale di sicuro coinvolge figure e funzioni anche oltre la stessa materia che oggi stiamo discutendo, di sicuro ci sono fattispecie analoghe e situazioni diverse che coinvolgono altri soggetti, però riteniamo che possa essere un momento, pur partendo da questo, un momento per affrontare un discorso sul personale di carattere generale che possa dare una risposta complessiva a quella che è la riorganizzazione dei nostri servizi e del personale della Regione Sardegna. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere all'interpellante l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

LODDO (Gruppo Misto), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. L'argomento proposto dal collega Vassallo richiama una necessità importante ed impellente che è quella di trasferire, sulla base della legge numero 13 del 1986, le funzioni relative al controllo e alla lotta agli insetti nocivi alle province. Alle province di fatto queste funzioni sono già state delegate, tanto è vero che attualmente già le province stanno svolgendo questi compiti, ma li stanno svolgendo in una forma e in una maniera un po' ibrida, perché a disposizione delle province sono state messe delle unità di personale provenienti dall'ex CRAAI che sono state collocate a suo tempo con la legge numero 13 in un ruolo speciale ad esaurimento. Si tratta quindi di personale che non appartiene al ruolo unico regionale, non appartiene neppure al ruolo delle province quindi è in una situazione abbastanza precaria. La Giunta ha già preso in esame questo problema, ho già stato predisposto un disegno di legge che è all'attenzione della Giunta e sul quale stiamo portando avanti la discussione e l'analisi, peraltro è un testo che abbiamo ampiamente già concordato con le organizzazioni sindacali per cui arriveremo sostanzialmente alla Commissione, con un testo diciamo già abbastanza dettagliato e abbastanza pronto. Che cosa prevede questo disegno di legge? Questo disegno di legge prevede che contestualmente al trasferimento delle funzioni vengano trasferite alle province anche le risorse umane, le risorse strumentali e le risorse finanziarie adeguate a svolgere questo tipo di attività che è appunto la lotta contro gli insetti nocivi e i parassiti degli uomini e delle piante e degli animali. Questo testo prevede che venga abolito il ruolo speciale ad esaurimento innanzitutto e che sia fornito a tutto il personale ex CRAAI la possibilità o la facoltà di optare per il ruolo unico regionale o di optare per il ruolo provinciale. Nel caso in cui il personale opti per il ruolo unico personale è prevista la collocazione per quel personale che già attualmente lavora nelle province, la collocazione in posizione di comando presso le province dalle quali dipendono, perché ovviamente non è pensabile che noi alle province trasferiamo compiti e funzioni senza mettere a disposizione il personale per poterli esercitare. C'è anche un'altra considerazione da fare, questo personale e mi riferisco in modo particolare a quelle unità di personale che hanno qualifica di disinfestori oppure a quelle unità di personale che attualmente conducono i mezzi speciali necessari per la disinfestazione, sarebbe ovvio che queste unità di personale, dicevo, non potrebbero far parte del ruolo unico regionale anche perché non esiste all'interno della Regione tale situazione da consentire un impiego ottimale di queste unità. Per cui queste unità di personale che attualmente già lavorano sulle province verranno collocate, anche se dovessero optare per il ruolo unico regionale, verrebbero collocate in posizione di comando presso le province stesse. Per facilitare l'adesione del personale al ruolo provinciale, abbiamo previsto nel disegno di legge un bonus non riassorbibile, pari a circa l'80 per cento della differenza che intercorre tra lo stipendio attualmente in godimento e lo stipendio della qualifica immediatamente superiore in modo tale da incentivare questo personale a stare nel ruolo provinciale. Attualmente posso già dire che questo personale non è assolutamente sufficiente alle province per poter svolgere questo ruolo. Si tenga presente che si tratta in gran parte di personale con 25 o 30 anni di servizio appartenendo all'ex CRAAI. L'ex CRAAI è stato soppresso nel 1986 quindi ben si capisce che non si tratta di personale più in giovanissima età e si tratta per giunta di personale che, avendo svolto un lavoro abbastanza difficile per la situazione igienica nella quale si trovano ad agire, si tratta anche di personale che è quindi prossimo o alla quiescenza o all'essere collocato comunque in quiescenza per ragioni e cause di servizio. Quindi gran parte di questo personale è pronto alla quiescenza, tutto il personale che rimarrà comunque disponibile, noi intendiamo cederlo volentieri alle province, metterlo a disposizione delle province sempre mantenendo una formula di salvaguardia che comunque consenta a questo personale di essere tutelato nei propri diritti visto che è personale regionale e dobbiamo continuare a occuparci di esso. Mi pare di aver risposto a tutto, c'è un ultimo problema che riguarda il trattamento di fine rapporto di questo personale che sarebbe dovuto essere stato liquidato alla fine del 1986 nel mese di dicembre e che a distanza di 12 anni non è stato ancora liquidato. Anche qui stiamo riflettendo, liquidare l'intero trattamento di fine rapporto a circa 337 unità e 330 attualmente in servizio, comporterebbe un esborso notevole all'amministrazione regionale. Quindi abbiamo concordato con i sindacati la possibilità di facilitare pagare questo trattamento di fine rapporto a domanda di coloro che ne dovessero fare richiesta. Voglio anche sottolineare all'Aula che lo stesso problema del ruolo speciale ad esaurimento che hanno gli ex dipendenti CRAAI della legge numero 13 l'hanno i dipendenti della legge numero 4 del 1990, quelli per intenderci che lavorano nelle Case Serene di Iglesias, di Alghero e di Sassari, per i quali è anche prevista una formula uguale a questa che ho appena annunciato per la legge numero 13 in modo che anche per loro sia abolito il ruolo speciale ad esaurimento e quindi si arrivi ad una maggiore consapevolezza dell'appartenenza al ruolo unico regionale senza che ci siano queste fasce di ibrido che rendono di fatto complessa la gestione del personale.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Vassallo per dichiararsi o no soddisfatto.

VASSALLO (R.C.-Progr.). Io prendo atto che la Giunta ha già predisposto questo disegno di legge che riguarda il personale ex CRAAI e anche altro personale che si trova in fattispecie analoghe. Io mi auguro che questo disegno di legge arrivi quanto prima sui tavoli della Commissione competente in quanto sia la proposta di legge presentata da noi sia il disegno di legge possano andare di pari passo ed essere velocemente approvate in modo da dare soluzioni definitive a un problema che comunque sussiste e che deve essere affrontato con urgenza e determinazione.

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'interpellanza numero 431.

DEMONTIS, Segretario:

Interpellanza Bonesu - Sanna Giacomo - Serrenti sul sistema dei trasporti nell'Isola.

I sottoscritti, premesso che:

- in questi ultimi mesi il silenzio della Giunta sulle problematiche inerenti il settore dei trasporti nell'Isola rappresenta una delle caratterizzazioni più dannose dell'azione di governo dell'attuale maggioranza;

- il miglioramento del comparto dei trasporti e dei servizi ferroviari della Sardegna, da sempre inadeguato alle necessità degli operatori economici e dei cittadini sardi, sia in ordine alle infrastrutture e sia per ciò che attiene ai mezzi di trasporto ferroviario, è stato oggetto di importanti accordi di programma sottoscritti dalla Regione, dal Ministero dei trasporti e della navigazione marittima e dai massimi responsabili delle Ferrovie dello Stato S.p.A., i più importanti dei quali risultano quello dell'8 agosto 1995, in cui si prevedevano interventi per 1.000 miliardi e quello del 9 febbraio 1996, in cui i miliardi previsti ammontavano a 1.500 miliardi;

- quest'ultima intesa di programma, la cui attuazione e realizzazione degli interventi enunciati, unitamente a quelli previsti dall'accordo dell'8 agosto 1995, avrebbe dotato la Sardegna di infrastrutture e servizi ferroviari adeguati alle esigenze ed alle aspettative della nostra Isola, non gode a tutt'oggi della necessaria registrazione presso la Corte dei Conti, in quanto questa risulta rinviata, in considerazione del fatto che la Corte ha giudicato il suddetto accordo come programma di intenti politici perché privo della necessaria copertura finanziaria,

interpellano il Presidente della Giunta regionale per sapere:

I. quale sia lo stato di attuazione degli interventi previsti nell'accordo di programma dell'8 agosto 1995, che dovrebbero trovare realizzazione nel giugno del 1998 e nel dicembre del 1998;

II. quali siano le iniziative che intenda intraprendere nell'immediato per dar seguito all'avviso di gara per la realizzazione della nave tutto merci da destinare ai collegamenti Sardegna - Continente, la cui pubblicazione è avvenuta da più di un anno;

III. se, in riferimento alla mancata copertura finanziaria per la realizzazione degli interventi previsti nell'accordo del 9 febbraio 1996, sia a conoscenza che il Senato della Repubblica lo scorso 25 febbraio ha provveduto alla definitiva approvazione del disegno di legge n. 2983 "Conversione in legge, con modificazioni, del Decreto legge 30 dicembre 1997, n. 457, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo del settore dei trasporti e l'incremento dell'occupazione", dove, all'articolo 10, si autorizza il Ministero dei trasporti alla concessione alle Ferrovie dello Stato S.p.A., di contributi decennali, pari complessivamente a lire 32,2 miliardi annui dal 1997, 128 miliardi annui dal 1998 e 3,5 miliardi annui dal 1999, per consentire la completa realizzazione del tratto Andora - San Lorenzo a Mare della linea ferroviaria Genova - Ventimiglia nel limite di lire 470 miliardi, nonché per la progettazione del nodo ferroviario di Genova nel limite di lire 15 miliardi;

IV. se si considerino la mancata copertura finanziaria dell'accordo del 9 febbraio 1996 e le ultime determinazioni del Parlamento italiano in materia di sviluppo dei trasporti come la testimonianza dell'attenzione e della considerazione di cui gode la Giunta ed il suo Presidente presso il Governo nazionale ed in particolare presso il Ministero dei trasporti;

V. se sia a conoscenza che nel provvedimento approvato definitivamente dal Senato della Repubblica la settimana appena trascorsa, avente per oggetto trasporti e occupazione, non vi è alcun riferimento alle realtà della nostra Isola, fatto questo che denota una totale disattenzione da parte del Governo nazionale ed una manifesta e generale incapacità di questa Giunta e del suo Presidente ad operare concretamente in sintonia con il Governo ed il Parlamento italiano, su argomenti di vitale importanza per lo sviluppo e la crescita economica e sociale della nostra Isola;

VI. quali siano nel concreto le azioni e le iniziative che intenda intraprendere per far sì che vengano rispettati i tempi di attuazione degli interventi previsti nell'accordo dell'8 agosto 1995 e che cosa intenda fare per garantire che il Governo possa dare copertura finanziaria all'accordo del 9 febbraio 1996, per consentire alla nostra Isola di poter contare su di una rete di collegamenti ferroviari confacenti alle potenzialità ed alle aspettative della Sardegna, alla vigilia dell'ingresso in Europa della nostra regione, che viene considerata da specializzate riviste economiche internazionali come un angolo del mondo dove per percorrere in treno 200 Km occorre impiegare quasi cinque ore di viaggio. (431)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Giacomo per illustrare la sua interpellanza.

SANNA GIACOMO (P.S.d'Az.). Signor Presidente, nelle settimane appena trascorse il Senato della Repubblica ha provveduto alla definitiva approvazione del disegno di legge numero 2983, conversione in legge con modificazioni del decreto legge del 30 dicembre 1997 numero 457, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo del settore trasporti. Questo ha portato il Gruppo sardista a presentare questa interpellanza per due argomenti fondamentali, il primo riguarda anche se non richiamato nell'interpellanza l'articolo 11 bis del provvedimento, dove viene classificato il porto di Gioia Tauro, a fine dell'articolo 4 della legge 28 del 94 numero 84, questo porto viene classificato di rilevanza economica e inserito nella categoria 2 classe 1, nonché con funzioni commerciali, pescherecci e turistico e da diporto. Voglio ricordare molto brevemente che il sistema portuale sardo è ancora per la maggior parte in attesa di classificazione con tutta una serie di inconvenienti, mentre per quanto riguarda il problema della interpellanza vero e proprio all'interno di questo disegno di legge troviamo che si autorizza il ministro dei trasporti di contributi decennali pari complessivamente a diverse decine e centinaia di miliardi su alcune tratte casualmente posizionate sulla Genova-Ventimiglia, la Andorra San Lorenzo a mare e così via. Perché questo richiamo? Perché credo che il trattamento riservato nella circostanza al sistema ferroviario chiamiamolo ligure, sia un trattamento di grande concretezza, di grande attenzione perché forse pone fine a degli inconvenienti che le ferrovie si trascinavano da tempo in quella realtà territoriale, trova e reperisce le risorse perché questi interventi si possano concretizzare nell'immediato e quindi le risposte rispondano a quelle che sono le esigenze dello stesso territorio in termini concreti. Mentre noi ci trasciniamo con tutta una serie di accordi di programma, cito quello del 9 febbraio 1996, dove una serie di impegni furono sottoscritti, non solo dal ministro ma dal responsabile delle FS e dalla Regione Sardegna per quanto riguarda un programma di ammodernamento delle ferrovie nella realtà sarda. Da qui non si è usciti, da un accordo di programma che si ripete, che accumula, che ricorda i precedenti e che cresce nelle cifre fino a raggiungere 1500 miliardi circa. Io credo che qua il trattamento riservatoci non sia dei migliori, nel senso che quando si vogliono dare risposte ci si attiva anche sotto l'aspetto legislativo e del recupero delle risorse finanziarie in altre realtà, mentre per quanto riguarda la Sardegna si trascina un confronto che non sta portando a nessun risultato. Un risultato al quale tutti periodicamente assistiamo nei confronti con il ministro di turno che ci rivende per l'ennesima volta cose già concordate, e non concretizzate naturalmente, e ce le ripropone come nuove facendo apparire che l'intervento dello stato nel settore sia un intervento reale rispetto invece a quanto tutti tocchiamo con mano nella assenza più assoluta che il governo ha dedicato alla problematica delle ferrovie sulla nostra isola. C'è un rilancio del sistema ferroviario in tutta Europa, è il mezzo di trasporto che oggi ha recuperato una certa vitalità, una certa preferenza, la saturazione della rete viaria, e quindi di tutto il gommato, ha reso necessario questo nuovo orientamento. Naturalmente il Sardegna l'orientamento tarda ad arrivare per non dire che non arriva per niente. Credo che sia necessario riaprire un confronto duro, preciso, puntuale con il governo e le ferrovie dello Stato per focalizzare immediatamente le risorse finanziarie, le priorità di intervento e quindi il riammodernamento della rete ferroviaria. L'ultimo accordo, che proprio accordo non si può chiamare, ma è il protocollo cosiddetto Soriero, che èdella fine dell'anno scorso, e si era deciso nella circostanza di aprire un tavolo con un nuovo soggetto che sino a quel momento era assente e cioè le parti sociali, la Regione, le Ferrovie dello Stato, il governo. Una specie si potrebbe chiamare di task force per individuare il reperimento quindi delle risorse, la tempistica, lo stato per quanto riguarda i progetti e quindi i tempi di realizzo delle stesse opere in base alle priorità che la Regione aveva già individuato da tempo. Disatteso questo perché forse il sottosegretario Soriero ha altri interessi, ha altri impegni in altre realtà nazionali non certo su quest'isola. Abbiamo perso un ulteriore appuntamento che è l'ultima visita del ministro Burlando in Sardegna, dove sul tema ferrovie non si à aperto bocca quasi che tutto andasse per il meglio, quasi che le cose fossero ormai più che definite cioè in fase di realizzazione. Ma così non è e non ci si può vendere per l'ennesima volta gli oltre 200 miliardi, 200 dei quali impegnati per quanto riguarda il raddoppio della tratta da Decimo a San Gavino. Io mi chiedo come si può accettare passivamente il ripetersi di una simile situazione; il livello di rapporto e il grado di inaffidabilità che queste parole portano come testimonianza tenendo ben presente che, sulla maggior parte delle opere da realizzare su quelle tratte, sulla dorsale sarda, sul famoso corridoio plurimodale avevano già percorso la loro trafila. Si erano cioè già fatte le conferenze di servizio sia a Chilivani sia a Olbia, sia a Decimo che a Cagliari ma nel frattempo i progetti esecutivi da parte delle FS non sono stati ancora portati avanti. Quindi non saremmo in grado di spendere se ci fossero i 200 miliardi, ma non è che ai 200 miliardi ci si ferma, ci sono impegni ben precisi, perché c'era l'impegno di trasformare oltre che il raddoppio della tratta da Decimo a San Gavino, il mantenimento in efficienza della rete sarda con i relativi impianti, la variante del tracciato di Chilivani, la ristrutturazione degli impianti delle ferrovie per quanto riguarda Olbia, finalizzata alla progressiva eliminazione delle interferenze del traffico ferroviario con il traffico stradale, voi conoscete benissimo quella che è la realtà olbiese, il famoso passaggio a livello. Lo sviluppo del trasporto combinato nave, ferrovia attraverso il potenziamento dell'impianto ferro per quanto riguarda la realtà portuale di Porto Torres e i diversi studi di fattibilità relativi anche alla trasformazione in metropolitana leggera delle tratte da Cagliari a Decimo e da Sassari a Porto Torres. Questa è una parte perché facendo memoria c'è un'altra cosa da ricordare, è la strategia della azienda delle Ferrovie dello Stato per quanto riguarda il trasporto delle merci. Voglio ricordare che tra gli impegni presi c'era quello di costruire e quindi di mandare in cantiere la costruzione di una nave tutto merci di circa 100 miliardi per porre fine a quella situazione che sulla Golfo Aranci-Civitavecchia si sta verificando da anni. Su quei famosi 100 miliardi, sulla volontà di costruire la nave, è stato fatto il bando, è stato pubblicato, dopo di che per quanto mi risulta le Ferrovie dello Stato hanno bloccato questa iniziativa, forse la spendita di denaro in quel momento non era tra le strategie del governo centrale e comunque su quella nave nessuna risposta. L'armamento che c'è sulla linea Golfo Aranci- Civitavecchia è superato, la strategia della azienda è quella di non trasportare carri e di dedicarsi in principal modo al gommato; il trasferimento della Tirrenia su Golfo Arancio di Guizzo e Scatto ne è ulteriore testimonianza, vorrei capire se il trasporto sull'isola delle merci ha rinunciato a quello che è l'aspetto più conveniente ancora in atto, sia pure in termini limitati, e cioè su carro ferroviario. Se così fosse noi ulteriormente porteremo la nostra imprenditoria, in modo ancora più grave, fuori dai mercati nazionali e internazionali. Dico tutto questo perché, richiamandomi a ciò che il provvedimento del Governo, trasformato poi in disegno di legge, oggi sta a dimostrare che di volontà vera di dare risposte al nostro territorio non ce n'è, di volontà vera di rendere competitive le ferrovia su quest'Isola non esiste traccia, noi siamo in una situazione dove non solo di fare offerta, ma stiamo rifiutando la domanda in quanto noi stessi, per primi, l'allontaniamo. L'utenza rifiuta di stare sui treni in quanto hanno perso la loro competitività; l'utenza rifiuta di stare sui treni in quanto ormai gli standard qualitativi di questi treni hanno superato qualsiasi grado di accettazione. Mi chiedo se non sia il caso di riaprire con forza quel tavolo, che non è un tavolo di tecnici, perché quello c'è già stato e sappiamo benissimo che cosa ha prodotto, non possiamo lasciare ai tecnici le decisioni e il confronto di carattere politico che spetta certamente a chi, in quel momento, rappresenta le istituzioni. Ritengo che quel protocollo Soriero vada ripreso immediatamente, perché a quello si riaggancia la volontà e gli impegni presi per le ferrovie in concessione.

Il tempo passa, il degrado di queste due aziende, parlo delle FdS e della FMS, sale giorno per giorno e, di conseguenza, rischieremo ancora una volta di essere presi in giro ancora di più, per il semplice motivo che quelli che hanno risposto ai tagli vengono chiamati rami secchi, rami secchi si è in grado di farli diventare, basta lasciarli decantare come per 50 anni si sono lasciati decantare, e poi il tutto si può tagliare in quanto diventerebbe inutilizzabile.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dei trasporti.

LORRAI, Assessore dei trasporti. L'interpellanza che io ho avuto qualche giorno fa si articola in due parti: c'è una parte di considerazioni politiche e una parte invece puramente conoscitiva. Per quanto riguarda la parte conoscitiva si riferisce alla conversione in legge del decreto numero 459 del 30 dicembre 97, mi è obbligo far notare come sia stato formulato esattamente nel dicembre del 1997, quando il sottoscritto non era assessore. Quindi ogni competenza in proposito, anche di censura e di osservazione, spettava alla vecchia gestione, anche perché poi la conversione non tocca assolutamente quell'articolo che parla dei finanziamenti alle ferrovie liguri. In proposito, comunque, è bene ricordare che si tratta del finanziamento di un impegno europeo che riguarda dei valichi internazionali, esattamente i grandi valichi per la Francia, dove esiste una ferrovia a binario unico, e quindi si doveva provvedere al raddoppio per accordi internazionali.

Vero è invece il grado di grave ritardo che tocca il settore del trasporto ferroviario per inadempienze da parte delle Ferrovie. Ne dico due per tutte, anche se non in un campo rilevante: la climatizzazione dei vagoni, che dovrebbe dare un tocco di civiltà al trasporto; su quaranta ne hanno fatto due, ed era un impegno preso dal 93, siamo nel 98, il grado di inadempienza è di quest'ordine. Variante di Campeda, io l'ho trovata nel 93, la variante non è ancora terminata, sarà terminata quest'anno e sarà utilizzata l'anno prossimo. L'automatizzazione dei percorsi, finanziata adesso a marzo. Quindi gravi ritardi che buttano un'ombra su una serie di accordi firmati dalla Regione, e io aggiungo anche incautamente perché, per esempio, l'accordo a cui si rifà l'interpellanza è un accordo che, dopo aver elencato una serie di opere, una serie di impegni e di progetti, finisce rimandando tutto ad una verifica tecnica-economica. Col che si inficia inesorabilmente tutto il programma, perché la verifica tecnica-economica non può essere sfavorevole alla realizzazione delle opere, perché in Sardegna siamo 1.500.000 abitanti, quindi il rapporto è certamente a noi sfavorevole. Per quanto riguarda invece l'accenno al fatto che nel recente incontro col Ministro non si è parlato di ferrovie, non capisco quale sia la fonte ma è assolutamente inesatto, perché di ferrovie si è parlato e il Ministro ha preso l'impegno di un incontro, nei prossimi giorni a Roma, dove sotto il profilo tecnico, politico, si farà un punto fermo sulla situazione, individuando quali siano gli impegni onorati o che stanno per essere onorati, impegni che meritano finanziamento e gli altri per i quali la sola elencazione fosse velleitaria.

Il Ministro nell'occasione ha anche preso l'impegno preciso al finanziamento del collegamento del Porto canale di Cagliari al sistema ferroviario. Quindi l'addendum alla finanziaria di quest'anno ci sarà il finanziamento certo per quest'opera. Per quanto riguarda il tavolo tecnico-politico, dovrà riguardare anche il sistema complessivo del trasporto merci, per il quale trasporto, la nave tutto merci, per esempio, l'appalto per la tutto merci si è completato con la prequalificazione delle imprese. Quindi si aspetta di indire il bando. Il tutto inquadrato, ripeto, nella definizione complessiva del sistema del trasporto.

Volevo anche dire che nel mese di marzo è stato costituito formalmente il comitato di coordinamento sull'accordo di programma che finora, a distanza di un anno dalla stipula dell'accordo, non era stato mai costituito. Erano stati nominati i componenti ma senza che fosse costituito, e il rispetto di quell'accordo passa necessariamente attraverso una valutazione da parte di quel comitato. Non essendoci il comitato non poteva darsi corso all'accordo stesso.

Comunque, concludendo, permane nei rapporti con le ferrovie un grave disagio, che però naturalmente, e qui arrivo ad una considerazione politica, fa offesa a questo anche per l'Assemblea il poter credere che le inadempienze e i ritardi nascano a partire dal 18 gennaio 98, e che la presunta poca autorevolezza della Giunta dipenda soltanto dal fatto che è cambiato l'Assessore.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Giacomo Sanna per dichiarare se è soddisfatto

SANNA GIACOMO (P.S.d'Az.). Dire che sono soddisfatto non ci crederebbe nessuno, ma è la vena polemica con la quale si risponde. Io, nell'illustrare l'interpellanza ho fatto e ho cercato, non so di esserci riuscito forse, spero non per tutti, di fare emergere il grado di inaffidabilità del nostro interlocutore, e cioè del Governo centrale, a partire da tutti i Ministri che fino ad oggi si sono succeduti. Perché abbiamo accumulato una serie di accordi di programma che non hanno portato, in questi ultimi anni soprattutto, a riscontro alcuno. Non si è riusciti, per il modo sfuggente che il Governo ha avuto, a dare concretezza, sia al reperimento delle risorse, sia alla realizzazione quindi delle stesse opere. Mi lascio perplesso io stesso. Abbiamo dato grande credibilità a un Governo centrale, su una credibilità che ha dimostrato, con i fatti, di non meritare. E non è vero che ha parlato di ferrovie il Ministro quando è venuto. Certo, ha detto chiaramente che ci sono 223 miliardi a disposizione, 200 dei quali per il raddoppio della Decimo-San Gavino, ma questo è argomento vecchio, venduto e rivenduto. Io non credo che nessuno di noi sia in attesa di farsi rivendere ciò che da 10 anni, da 5 anni, da 4 anni o quant'altro ci hanno ripetuto con insistenza, non è questo l'obiettivo che ci dobbiamo porre, questo è il mio modesto parere. Se poi il decreto a cui faceva cenno l'Assessore è stato pubblicato il 25 febbraio non è colpa mia e certamente non è colpa sua, però è un dato di fatto che con gli elementi e con le volontà allora a disposizione il Governo riesce a portare a buon fine un decreto, trovando risorse per realizzare infrastrutture che fino a quel momento, forse necessarie quanto le nostre o forse meno, comunque trova la volontà politica per dare risposte concrete. E' questa volontà politica che è sempre venuta meno per quanto ci riguarda. Allora bisogna trovare il sistema perché questa volontà politica si possa concretizzare nei fatti, cosa che in Sardegna, purtroppo, fino ad oggi non è avvenuta e di conseguenza mi ritengo abbastanza insoddisfatto. Grazie.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 257 Bonesu e più sull'inserto del settimanale Espresso dedicato al Parco del Gennargentu.

Ha domandato di parlare il consigliere Serrenti. Ne ha facoltà.

SERRENTI (P.S.d'Az.). Presidente, per chiedere se può essere rinviata, perché il collega Bonesu non è presente. L'interpellanza porta due firme, non so se l'altro firmatario intenda illustrarla lui.

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza numero 403, a firma Montis, sulla situazione della casa museo Antonio Gramsci, dichiarata chiusa dal comitato gestore. Faccio presente, onorevole Montis, è indirizzata al Presidente della Giunta mi pare, che non è presente l'Assessore della pubblica istruzione, quindi abbiamo dovuto saltare alcune interrogazioni all'Assessore della sanità. Vuole ugualmente illustrarla, onorevole Montis?

MONTIS (R.C.-Progr.). Non so se qualcuno risponderà a nome del Presidente. La illustrerei brevemente, se non è possibile, no.

PRESIDENTE. Sarebbe meglio posticiparla in attesa che arrivi il Presidente.

MONTIS (R.C.-Progr.). Io non ho niente in contrario, ma non vorrei che poi rimanessimo mesi, perché questa situazione è una cosa incredibile: c'è stato un ordine del giorno della Camera dei deputati che non ha avuto conseguenze, continuano a ricevere soldini da organizzazioni sindacali per riaprire questa casa museo Gramsci, come in questi giorni, e non si fa niente. La Regione ignora, sa solo che esiste la Costa Smeralda o quel di Pula o la base militare di Teulada, ma non sa che esiste la Casa Gramsci e chi la visita.

PRESIDENTE. Onorevole Montis, verrà svolta sicuramente nella giornata di oggi.

MONTIS (R.C.-Progr.). Va bene.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente, era il dubbio che ritenevo di esprimere in quanto mi trovavo nell'ordine a dover trattare quest'interpellanza, però fra le righe sono riuscito a capire che per mancanza di interlocutore si è proceduto e andare avanti. Ora, poiché ho esigenze anche personali da soddisfare nei termini di una mezz'oretta, io non posso essere legato alla presenza o meno di Assessori, i quali hanno anche loro i loro impegni, per cui questa seduta sta diventando di totale incertezza. Tutto ciò premesso, poiché ho un impegno e non posso attendere che graziosamente un Assessore si faccia vivo, le chiedo di tenerla in evidenza perché le sedute poi si svolgono ammonendo la controparte che è la Giunta, che è sempre assente anche quando è presente, di essere qui.

PRESIDENTE. Onorevole Tunis, la Presidenza prende atto delle sue dichiarazione. Faccio presente che l'onorevole Paolo Fadda ha chiesto un giorno di congedo che gli è stato accordato. Gli altri Assessori assenti credo che arriveranno, compreso il Presidente della Giunta.

Continuazione dello svolgimento di interpellanze

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza numero 428, Montis, Concas, Vassallo. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

Interpellanza Montis - Concas - Vassallo sull'inquinamento della spiaggia di Piscinas nel Comune di Arbus.

I sottoscritti,

premesso l'impegno di affrontare con piani e risorse finanziarie adeguate il disinquinamento e il recupero dei territori ex minerari, sia ai fini di un riequilibrio produttivo zonale, sia per opere destinate a produrre occupazione per le popolazioni ivi residenti fra le più penalizzate della Sardegna;

considerato che nonostante le numerose sollecitazioni con atti istituzionali presentati al Consiglio da più parti politiche, ed in particolare dal nostro Gruppo, non si sono avute risposte circa la volontà della Giunta di affrontare i problemi sollecitati;

considerato altresì che l'inquinamento di gran parte dei territori a valle dei vecchi impianti minerari non ha registrato alcun regresso positivo per responsabilità dell'ente minerario preposto anche a questa incombenza;

chiede di interpellare gli Assessori dell'industria e della difesa dell'ambiente per sapere:

1) se non intendano impegnare la propria autorità e le risorse le finanziarie necessarie per impedire l'ulteriore devastazione della spiaggia di "Piscinas" in territorio di Arbus causata dalla fuoriuscita dai pozzi delle ex miniere di "Gennamari-Ingurtosu" di enormi quantità di acque contenenti materiali inquinanti residuati dei processi di estrazione;

2) se non ritengano opportuno disporre con urgenza una ricognizione per approfondire eventuali analoghi pericoli anche in altre ex miniere come nei cantieri di levante delle miniere di Montevecchio. (428)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Montis per illustrare la sua interpellanza.

MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente, credo che si discuterà più ampiamente, comunque, di questo problema quando discuteremo la mozione sul parco geominerario. Ci sono delle implicanze su questo episodio gravissimo di inquinamento della spiaggia di Piscinas che superano lo stesso danno, perché le condizioni generali che si manifestano in questi territori e in queste ex miniere diventeranno, se non ci saranno provvedimenti, possono diventare degli episodi gravissimi di inquinamento. Ci troviamo in due miniere, per chi non lo sapesse, che sono tra le più grandi d'Europa; si è lavorato per decenni a profondità che superano gli 800 metri dal livello del mare. Ci sono all'interno di questi pozzi, di queste gallerie, di questi fornelli, di questi impianti di estrazione sotterranei delle situazioni di grande difficoltà. Noi proponemmo con grande forza, ci fu il segretario nazionale del nostro partito che visitò e sollecitò lo stesso Governo nazionale per impedire la chiusura totale degli ultimi cantieri della Montevecchio e venne in Sardegna non solo ad esprimere la solidarietà, ma a partecipare alla lotta di questi minatori. Chiedemmo allora, come fu fatto in altre parti d'Europa e del Nord America, di mantenere quella che fu chiamata una manutenzione produttiva. Si trattava di mantenere alcuni gruppi di lavoratori, non molti, qualche decina, forse due decine solamente, per mantenere in attività il pompaggio di queste grandi profondità, per mantenere le gallerie o almeno parte di esse con una manutenzione che consentisse non solo di riprendere un'eventuale e nuova ricerca mineraria, ma soprattutto per impedire guai maggiori, come è avvenuto nelle stesse miniere di Ingurtosu agli inizi degli anni sessanta-settanta quando sono crollate intere colline per il precipitare delle impalcature sotterranee dove erano coltivati i giacimenti minerari, i filoni di blenda e di galena. Avevamo chiesto questo, al solito con scarsa fortuna. La SNAM progetti e l'ENI non si preoccupavano e non avevano a disposizione qualche centinaio di milioni annui per mantenere questi lavoratori e queste miniere in attività produttiva. Hanno cominciato poi a delimitarsi un spazi di inquinamento per la tracimazione, il riempimento dei pozzi, delle gallerie, degli avanzamenti, dei fornelli e quant'altro c'è nelle coltivazioni minerarie e la tracimazione di questo. Il primo a subirne le conseguenze sono state le spiagge di Piscinas, note a tutti per essere non solo in prossimità della colonia penale di Is Arenas, ma per essere una delle zone meno incontaminate dell'Isola. Una spiaggia bellissima di cui solo progetti speculativi non hanno avuto, per fortuna, almeno finora, la possibilità di essere attuati. Assieme però al problema di Piscinas ce n'è un'altra serie: i pozzi di levante di Montevecchio, che sono i più profondi d'Europa, c'è un bellissimo libro, io lo suggerirei alla Giunta regionale e agli Assessori competenti, un bellissimo libro che parla delle produzioni e delle capacità estrattive delle miniere europee e mondiali, nella quale cita tra l'altro questa cosa di Montevecchio che ha prodotto in un secolo quanto non hanno prodotto gli Stati Uniti e l'ex Unione sovietica messe assieme di minerali metalliferi, sono di una consistenza eccezionale, si tratta di circa 70 chilometri di gallerie e di altri apprestamenti estrattivi con una diramazione in un intero arco di montagne per decine di chilometri. Se dovessero tracimare, perché un giorno o l'altro purtroppo accadrà, tutto questo materiale andrà a finire nello stagno di San Giovanni quello che impropriamente viene chiamato di Marceddì. L'assessore Onida conosce questa cosa essendo oristanese di adozione e eletto in quella circoscrizione. Quindi bisogna prendere dei provvedimenti, provvedimenti quali? Noi sentiamo a ripetizione che l'Ente minerario ha già predisposto da mesi dei progetti per evitare queste cose, bisogna che questi provvedimenti vengano effettivamente presi non da un ente strumentale, ripeto, come diremo più ampiamente in modo molto più preciso quando discuteremo la mozione sul parco geominerario, ma per una responsabilità della Giunta, si tratta di un intero settore, di un intero territorio della nostra isola e non degli ultimi che ha dato lustro, forse non quanto stanno dando gli insediamenti turistici migliori più ricchi, più organizzati della nostra isola, ma ha dato lustro in passato alla nostra isola e ha dato soprattutto dei lavoratori, dei dirigenti sindacali e politici, uno sviluppo di lotta per la democrazia per la rinascita della Sardegna ineguagliabile. Ecco perché in qualche modo bisogna che questo venga accertato in tempi rapidi e predisposti anche programmi per evitare, non solo l'inconveniente già manifestatosi nella spiaggia di Piscinas nel comune di Arbus, ma soprattutto per le possibilità che speriamo non avvengano, speriamo sia solo pessimismo il mio ma che può manifestarsi nelle altre miniere che sono assolutamente più grandi, immensamente più grandi di questo singolo episodio di tracimazione che ci è stato nelle miniere di Ingurtosu. Dobbiamo ricordare poi che ci fu in occasione di questo vero "eldorado" che non è urtei ma furono le miniere metallifere durante la guerra in Corea subito dopo la guerra mondiale per la ricostituzione delle risorse strategiche... per cortesia... ma soprattutto durante la guerra in Corea questi minerali vennero venduti veramente a peso d'oro creando un incremento produttivo eccezionale. C'è quindi da riconsiderare questa cosa perché questi ampiamenti della coltivazione delle risorse minerarie hanno costituito dei vuoti, delle condizioni generali all'interno di queste miniere che possono creare seri problemi per intere zone, coinvolgendo in esso anche una parte notevole della provincia di Oristano oltre alla provincia di Cagliari. Debbo ricordare all'Assessore, credo che sia tra l'altro facile trovare riferimenti in questo senso che gli scarichi delle fluttuazioni delle miniere di Montevecchio hanno già distrutto 10 o 15 mila ettari di terreno sino alle prime propaggini dello sbocco dello stagno di san Giovanni, e per la quale i proprietari dei terreni distrutti dallo scolo delle acque del Rio Miniera, come comunemente veniva chiamato, hanno ingaggiato una decennale battaglia, impegnando la magistratura, un pool di avvocati eccetera e purtroppo non avendo ragione dalla potenza che aveva la Montecatini e chi aveva preceduto la Montecatini e successivamente la Montedison nei primi decenni di questo dopoguerra, queste aree sono rimaste distrutte e una parte sono state acquistate e messe con una piantumazione esportando da questi terreni con ruspe e quant'altro per piccoli tratti tra l'altro non per l'intero percorso che credo si aggira sui 15-17 chilometri, per piccoli percorsi strati di residui di lavorazione dei minerali greggi delle laverie di Montevecchio per 70-80 centimetri, un metro e un metro e 20 in certe situazioni. Sono problemi seri che la Giunta regionale deve porsi e porsi con grande serietà senza delegare altri, sovrintendendo con molto impegno ad una conoscenza della situazione attuale e dei possibili sbocchi negativi che la stessa situazione può determinare.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore della difesa dell'ambiente.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Io chiedo scusa all'onorevole Montis e ai colleghi se, essendo venuto a conoscenza della discussione su questa interpellanza soltanto qualche minuto fa, non posseggo tutti gli elementi di risposta necessari per una disamina approfondita di un problema importante come questo. Anche perché mi rendo conto che questo problema è un problema che vede tre interlocutori, il collega dell'industria e il collega della sanità. Qualche cosa però ritengo di poterla dire perché all'indomani, esattamente all'indomani, del manifestarsi del fenomeno della tracimazione che ha determinato gli effetti sul mare, ho immediatamente proceduto a inviare l'ispezione con la protezione civile dei miei uffici, dei miei tecnici, perché recuperassero immediatamente una valutazione sul danno e sulle sue origine e le sue cause, continuando nell'immediato, immediato vuole dire nella settimana successiva, a convocare una conferenza di servizio con l'industria, con l'Ente Minerario Sardo, con i titolari della miniera dismessa, con la sanità, con la protezione civile, con tutti gli uffici che in qualche modo possono e debbono esprimersi in ordine a questo argomento. E' arrivata la conferenza ad una conclusione anche operativa, l'Assessorato chiamato da me in questo istante mi sta mandando, ecco dove chiedo qui la cortesia all'onorevole Montis, se questa mia risposta avrà due momenti temporali, uno questo e poi a minuti arriva anche la proposta che noi abbiamo fatto alla Giunta e che arriverà, è già arrivata e credo che sia già in Giunta da qualche giorno operativa in ordine ai rimedi da porre in essere sul problema specifico di cui all'interpellanza. Certo è che rimane un problema di fondo ben più ampio; questo è un segnale, è un allarme, è un monito, è un messaggio. Il problema delle miniere dismesse è collegato al problema del bisogno forte di tutelare un ambiente straordinario che c'è attorno alle miniere dismesse, c'è un problema ancora più grave che è quello di tutelare l'economia che, a valle delle miniere dismesse esiste, e che è quella delle lagune di cui l'onorevole Montis ha fatto cenno qualche momento fa. Ora tutta questa materia alla attenzione delle giunte che mi hanno preceduto e di questa della quale io faccio parte è stata posta ed è alla attenzione del governo regionale e anche del Governo nazionale con il piano di disinquinamento ampliato ultimamente al progetto che comprende anche la parte di Arbus e di Guspini. Ora qui si tratta di dare maggiore impulso, di avere certezza delle risorse, di avere piani puntuali e concreti, cose per le quali noi certamente ci attiveremo e per le quali io mi sto attivando, con una difficoltà operativa del gruppo che si sta occupando del disinquinamento del Sulcis a lavorare, per una difficoltà di apporti tecnici che abbiamo portato alla attenzione dei colleghi, del Presidente, dello stesso ministero che qualche volta su questo argomento ci richiama ad una maggiore velocità. Io sono rimasto diciamo anche abbastanza contento di essere riuscito entro il dicembre del 1997 a recuperare i primi 40 miliardi legati a questo finanziamento. Adesso i 40 miliardi sono partiti, si tratta di dare attuazione agli impegni e di portare avanti complessivamente il progetto di disinquinamento e di allargarlo in maniera razionale, organica e completa al guspinese. Per quanto riguarda questo particolare problema, Piscinas, oltre le cose che vi sto dicendo io l'Assessore dell'industria sarà in grado di essere certamente più specifico per la parte di sua competenza, ma credo che se mi verrà consentito e rompendo un po' quella che è la prassi della attività dell'aula, se mi verrà consentito, tra qualche minuto sarò in grado di portare a conoscenza del Consiglio esattamente la proposta che io ho portato alla Giunta su questo argomento. Ripeto scusa, ma sono stato informato pochi minuti fa su questa questione, quindi probabilmente la mancanza di elementi acquisiti in una istruttoria che sempre deve essere preliminare al dibattito in aula su interpellanze e mozioni, mentre sono pronto sulla mozione sul parco geominerario se dovesse essere oggi il dibattito su questo argomento, sono assolutamente in condizioni di dare all'aula quella che ritengo una risposta esauriente, comunque puntuale su tutte quante le problematiche sollevate nella mozione stessa. Ripeto, tra qualche minuto sarò anche in condizione di portare a conoscenza dell'aula l'istruttoria e le decisioni dell'assessorato alla Giunta sul problema di Piscinas.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere Montis.

MONTIS. (R.C.Progr.). Signor Presidente, voglio essere, egregio Assessore, una volta tanto, ottimista, anche con una limitata fiducia nei provvedimenti che prenderà la Giunta e soprattutto nell'impegno della soluzione di questi problemi. Come ella ha detto investe un territorio molto grande, una popolazione vasta e implicanze poi anche in settori delle zone umide dell'oristanese, eccetera. Vorrei affermare con un certo piacere per il fatto che si punti ad avere piani puntuali e concreti e risorse finanziarie corrispondenti. Questo è un fatto positivo. Io suggerirei anche un'altra cosa, Assessore, noi ci riferiamo sempre a paesi terzi, ad altri, non solo dell'Unione europea ma anche ad altri, mutuiamo esperienze in tutti i campi. Una volta tanto chiediamo con un minimo di umiltà la consulenza di esperti del settore estrattivo, metallifero, per esempio degli spagnoli delle Asturie o di qualche propaggine francese dove c'erano delle risorse metallifere. Non estesi gruppi di studio, perché spesso gli estesi gruppi di studio studiano all'infinito senza risolvere grandi cose, consulenze di esperti che durino un periodo assolutamente limitato e che contribuiscano ad affrontare questo problema che può diventare un problema grave per quei territori e per l'intera Isola.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori della mozione 146 sul decreto di istituzione del Parco del Gennargentu e ai presentatori della mozione 145 sulla previsione del governo di imporre l'orario settimanale delle 35 ore, se intendono che le mozioni vengano discusse anche in assenza della Presidenza della Giunta. Ha facoltà di parlare il consigliere Pittalis per la mozione numero 146.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, io non voglio sollevare alcuna polemica, ma mi pare che argomenti quali quelli oggi in discussione necessitino la presenza del Presidente della Giunta. Qui non si tratta di argomenti di secondo rilievo anche se la Giunta è autorevolmente rappresentata da alcuni assessori. Se ci sono problemi da parte della Giunta nella programmazione dei lavori si tenga conto di questo perché nessuno ha tempo da perdere. Io esigo la presenza del Presidente della Giunta perché si tratta di un problema politico di notevole portata, vogliamo capire al di là delle notizie apparse sulla stampa e delle dichiarazioni che apprendiamo nei mezzi di comunicazione radio televisiva, quale sia esattamente la posizione della Giunta e su questa noi oggi invitiamo il Consiglio regionale sul problema del parco ad assumere una posizione nella chiarezza e nella assoluta trasparenza. Quindi a meno che non vi sia un impedimento del Presidente della Giunta, una ragione oggettiva ostativa, io chiedo che si sospendano i lavori dell'aula fino al momento in cui il Presidente non ci degni della sua presenza.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Masala in relazione alla mozione numero 145.

MASALA (A.N.). Signor Presidente, io vorrei conoscere, siccome ho sentito il Presidente del Consiglio con riferimento ad una interpellanza annunciare all'Aula che sia gli Assessori sia il Presidente sarebbero giunti in quest'aula, vorrei sapere qualcosa di più sull'argomento. Cioè voglio sapere se il Presidente non deve venire in aula è un conto, se invece il Presidente deve venire poniamo alle 12, alle 13 o alle 14, allora il conto è diverso. Sta di fatto che per quanto riguarda la mozione 145, è chiaro che non è che richieda la presenza del Presidente in quanto debba rispondere a qualche cosa, non è essenziale ai fini del dibattito; deve solo, qualora il Consiglio dovesse approvare la mozione, ricevere mandato a compiere determinati atti. Quindi diciamo che non è indispensabile ai fini della questione. Però è chiaro che un problema di questo genere richiede una presenza qualificata della Giunta stessa. Però se la Giunta ritiene, ci sono esponenti della Giunta abbastanza qualificati, mi pare che fosse presente anche l'Assessore del lavoro che può avere una competenza specifica sull'argomento, che in questo momento non vedo, comunque l'ho visto questa mattina, se la Giunta ritiene che questo argomento possa essere dibattuto anche in assenza temporanea del Presidente della Giunta, io non ho nessuna obiezione ad andare avanti nei lavori.

PRESIDENTE. Sospendiamo la seduta, che verrà ripresa alle ore 12, in attesa del Presidente della Giunta.

(La seduta sospesa alle ore 11 e 27, viene ripresa alle ore 12 e 15.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il Presidente della Giunta regionale. Ne ha facoltà.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Ho appena appreso che è stata disposta, su richiesta del presidente del Gruppo di Forza Italia, una sospensione dei lavori, per la ragione per la quale il Presidente doveva essere costretto a stare in aula. Ora il Presidente ha molto rispetto dell'Aula, dello Statuto e dei regolamenti che lo disciplinano; vorrebbe che altrettanto rispetto delle leggi, dello Statuto e dei regolamenti avesse il Capogruppo di Forza Italia, lamentando che la Giunta e il Governo nazionale e il Governo regionale sono pienamente rappresentati dalla presenza di ciascun ministro o di ciascun Assessore. L'aver imposto una sospensione per ottenere la presenza del Presidente lo considero offensivo delle funzioni della Giunta regionale e delle prerogative di ciascuno degli Assessori. Io sono qui per dire che non interverrò in quanto ciascuno degli Assessori rappresenta pienamente la Giunta secondo le leggi e secondo i regolamenti. Questo valga per ieri, per oggi e per domani.

PRESIDENTE. Adesso interviene il presidente che ha disposto la sospensione per far presente al presidente Palomba che la sospensione è stata necessaria a causa dell'assenza di molti Assessori, che non potevano rispondere alle interpellanze, così come nell'ordine del giorno. C'è stata una richiesta del presidente Pittalis, del Gruppo di Forza Italia, di sospensione, ma nessuno penso abbia costretto il Presidente della Giunta a venire in aula, abbiamo sospeso per una questione tecnica.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Apprendo adesso che questa è la motivazione, se questa è la motivazione va benissimo, io comunque Presidente, vorrei dire che ho profondo rispetto per lei e l'intervento che ho fatto non riguarda naturalmente lei ma riguarda soltanto una puntualizzazione degli elementi normativi che devono valere anche per domani.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, io debbo rammentarle che questa è la massima assise sarda e l'assemblea eletta dai sardi. Quindi reclamare la sua presenza in Aula mi è parso, a nome del Gruppo di Forza Italia, doveroso, opportuno e necessario più che sentirla sui giornali o sui mezzi di informazione, trattandosi di un argomento che penso riguardi tutti e, data la delicatezza dell'argomento, si sollecitava la sua presenza. Poi lei , Presidente, è libero di stare in aula, di non stare in aula, nessuno l'ha costretta e men che meno abbiamo i mezzi o i sistemi, nell'ambito delle norme regolamentari, ma direi anche di etica e di correttezza politica, noi abbiamo sollecitato la sua presenza, ma abbiamo sollecitato stamattina, Presidente, la presenza di alcuni Assessori che, eccetto l'onorevole Fadda, che è assente giustificato, mancano. E' cosa che ha determinato anche l'impossibilità di poter discutere di alcune interpellanze. Quindi, Presidente, quando lei richiama questo Consiglio e questo Gruppo ai doveri di correttezza, il problema se lo ponga lei all'interno della sua Giunta; noi correttamente, alla luce del sole, abbiamo sollecitato un dibattito, la sua presenza. Lei, Presidente, dolente o nolente, ce ne dispiace come opposizione ma ci rappresenta in tutte le sedi istituzionali, ci rappresenta a Roma, ci rappresenta davanti al Governo nazionale. Ed è per questa ragione, proprio per il rispetto che abbiamo anche dell'istituzione e del ruolo che lei ricopre, che abbiamo sollecitato la sua presenza. Mi pare che non ci sia niente di scandaloso, poi è una sua scelta legittima che noi valuteremo come riterremo più opportuno, partecipare al dibattito, rispondere, ma ami pare in una serena dialettica. Nessuno ha questa mattina, Presidente, glielo assicuro, né i fucili puntati sulla sua persona, dico metaforicamente, Presidente, ci mancherebbe altro, ma...

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Spero bene, la ringrazio della sua bontà.

PITTALIS (F.I.). No, siccome lei si è subito allarmato. Nessuno vuole censurare, perché io mi rendo conto che un Presidente della Giunta ha anche compiti istituzionali, abbiamo chiesto di poter trattare questo argomento nel momento in cui il presidente Palomba si fosse reso disponibile in aula. Se il Presidente ha degli impegni io son del parere che questo argomento lo possiamo anche posticipare a questo pomeriggio, a domani mattina, ma in un'ottica di assoluta e serena iniziativa che questo Gruppo ha assunto senza voler assolutamente minare o venir meno a quelle che sono regole di correttezza o a quelle che sono le sue legittime prerogative. Questo lo volevo, Presidente, perché ho visto un suo intervento piuttosto anche risentito. E' vero che c'era l'assessore Onida in aula, però Presidente il problema qui è che dobbiamo trattare di un argomento che ha una valenza istituzionale fortissima, perché si tratta di capire come sono andate le cose con il ministro del Governo nazionale, con il ministro Ronchi, e capire perché lei mi rappresenta come sardo, senza togliere o sminuire la presenza dell'assessore dell'ambiente ma io avrei gradito e gradisco al sua partecipazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Mi perdoni se le chiedo una licenza al Regolamento. Nel confermarle la mia stima profonda a lei, signor Presidente, vorrei dire soltanto questo: che tutte le questioni che si trattano in quest'Assemblea, in quanto l'Assemblea rappresenta tutto il popolo sardo, sono tutte della massima importanza. Comprendo e apprezzo che l'opposizione possa, su alcune questioni, ritenere che ci possa essere, a suo giudizio, un maggior approfondimento delle situazioni. Ma ribadisco il fatto che lo stabilire le priorità fra gli impegni del Governo è una prerogativa esclusiva del Presidente della Regione e che d'altra parte richiedere, quando c'è l'assessore competente che rappresenta tutta la Giunta, che ci sia anche il Presidente, rappresenta in qualche modo una diminutio che io come Presidente non posso naturalmente accettare. Sono qui per difendere le prerogative della Giunta e di ciascun Assessore. Perciò detto valuto la sua richiesta come una richiesta di cortesia e io per la stessa cortesia sono qui venuto.

Continuazione dello svolgimento di interpellanze

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'interpellanza numero 436, Liori e più, sui costi dei prodotti di derivazione petrolifera in Sardegna.

Ha domandato di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente. Ne ha facoltà.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Avevamo interrotto il confronto sull'interpellanza dell'onorevole Montis sull'inquinamento a Piscinas. Io avevo chiesto, e l'onorevole Montis ha cortesemente accolto la mia richiesta, di poter esprimere qualche minuto più in là del momento nel quale si è posto il problema di riprendere, di discutere, di definire la proposta che ho inviato alla Giunta in ordine ai rimedi sui fatti lamentati nell'interpellanza. Ho chiarito con l'onorevole Montis che probabilmente nell'economia dei lavori può essere che questo lo lasciamo a un momento successivo, però vorrei perlomeno consegnare all'interpellante il testo della relazione che è già alla Giunta da quattro o cinque giorni e che in qualche modo ha l'ambizione di porre rimedio all'evento che si è manifestato di inquinamento in quell'area. L'Assessore dell'industria eventualmente, quando si discuterà la mozione sul parco geominerario, aggiungerà le valutazioni di sua competenza.

PRESIDENTE. Ritorniamo all'interpellanza 436, illustrata dall'onorevole Liori. E' presente l'Assessore dell'industria al quale do la parola.

PINNA, Assessore dell'industria. Presidente, la ringrazio e mi scuso anche con l'onorevole Liori e con gli altri presentatori dell'interpellanza, perché nel momento in cui è stata illustrata io non ho potuto essere in aula. Tuttavia rispondo di buon grado, spero in modo chiaro.

La prima considerazione che va fatta è che in Italia i prodotti petroliferi diciamo che sono passati da un regime ad amministrazione ad un regime di sorveglianza da parte del Ministero dell'industria, e sono affidati essenzialmente, tanto è vero che tutti i giorni possiamo vedere, noi stessi come automobilisti quanto meno, sono affidati, rispondono a logiche di mercato della domanda e dell'offerta. La divisione che viene richiamata dell'Italia in Italia settentrionale, centrale, meridionale e delle isole non è una divisione ufficiale, perlomeno a noi non risulta come divisione ufficiale, ma è una divisione adottata dalla stampa specializzata e in modo particolare dalla Staffetta petrolifera, alla quale noi peraltro ci siamo rivolti per avere ulteriori informazioni, la quale rivista specializzata precisa che la rilevazione è effettuata su un campione di operatori selezionato su base geografica in funzione dei volumi dei consumi. Cioè, diciamo che i maggiori volumi determinano anche i prezzi per aree geografiche del Paese che non sono ufficiali ma che di fatto operano. Per ogni prodotto è indicata una forchetta di quotazioni medie praticate dalle compagnie petrolifere ai rivenditori. Tuttavia anche alla stessa Staffetta petrolifera non risulta e non risulta a noi per altra via che la Sicilia abbia ottenuto un'agevolazione sui prezzi portando gli stessi ai livelli dell'Italia settentrionale. Non c'è una differenza fra la Sicilia e la Sardegna, c'è una differenza, basta leggere le tabelle, io le metto a disposizione del Consiglio, appunto della Staffetta petrolifera, tra regioni del Nord, regioni del Centro e del Meridione, ma sono differenze connesse all'andamento del mercato, alla quantità dei consumi, ai prezzi che derivano dalla domanda e dall'offerta. Peraltro, sia pure in forma limitata rispetto all'insieme dei prodotti petroliferi richiamati o dei prodotti energetici, l'iniziativa della Giunta, come è noto all'Aula, si è mossa sostanzialmente su due piani: uno è un piano strutturale e strategico, che è quello della metanizzazione della nostra Regione, sulla quale, sia pure in modo insoddisfacente forse per tutti noi, tuttavia passi avanti si sono fatti, impegni da parte del Governo ormai anche formali, in termini di risorse finanziarie, ma sono notizie dei giorni scorsi, quindi non è il caso che io insista, di stanziamenti ormai per la metanizzazione della Sardegna e di tempi per gli adempimenti in vista della realizzazione delle infrastrutture li conosciamo tutti, sono ormai ufficiali e formali. Ci siamo mossi su un altro piano, perché è evidente che quelle infrastrutture richiedono del tempo per essere realizzate, e il nostro sistema, io dico adesso imprenditoriale, ma dovrei dire il nostro sistema sardo non può tollerare un differenziale del costo dell'energia ancora per tutto il tempo che sarà necessario, che tutti noi auspichiamo sia il più breve possibile, per disporre finalmente in Sardegna del metano. Questo secondo piano d'iniziativa, congiuntamente ai parlamentari della nostra Regione, debbo dire in questo caso di maggioranza e anche di opposizione, ha dato luogo sul piano nazionale alla legge 73, che stabilisce un credito di imposta per le imprese che consumino alcuni prodotti petroliferi sostitutivi del metano. Mancano alcuni adempimenti che credo siano in corso da parte del Ministero dell'industria perché sia resa pienamente operativa, stanzia 25 miliardi per ciascuno degli anni 98, 99. Debbo dire che è apprezzabile per un verso la risposta che dal Governo è comunque venuta, anche se è una risposta insufficiente; la richiesta che la Giunta nel confronto col Governo ha formulato era di ben altra dimensione e tendeva ad eliminare totalmente il differenziale del costo energetico derivante alla nostra Regione dal fatto che non c'è ancora il metano, differenziale che non investe soltanto il sistema delle imprese, come è nella legge nazionale, ma che avrebbe dovuto investire invece tutto il sistema regionale, comprese le famiglie. Perché un cittadino che abita a Roma e utilizza il metano a casa propria, ha un costo minore di un cittadino che abita a Fonni, a 1000 metri di altezza e che è costretto ad utilizzare altri prodotti petroliferi, gasolio o quant'altro. Quindi io credo che un confronto col Governo di qui al metano debba essere continuato a sviluppare perché tutto il differenziale derivante dall'assenza del metano venga riassorbito e venga ripianato a carico dello Stato, e questo è semplicemente un punto di equità.

Questo è un aspetto soltanto rispetto all'interpellanza che è stata posta, il resto, ripeto, deriva esclusivamente non da disposizioni di legge o da carenze di iniziativa politiche della Giunta, deriva semplicemente dal fatto che siamo in un regime di mercato e quindi c'è un confronto tra la domanda e l'offerta e dove la domanda è molto alta il prezzo è chiaramente destinato a calare.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il consigliere Liori per dichiarare se è soddisfatto.

LIORI (A.N.). Ringrazio l'Assessore per la risposta che mi ha dato, però non posso ritenermi certamente soddisfatto. Perché a parte la precisazione che ha fatto che la Sicilia sia compresa nella fascia del Sud, la notizia io l'ho appresa da una fonte delle associazioni industriali e mi riserverò di accertarla ed eventualmente di riportare quest'argomento in discussione, è chiaro che non posso essere soddisfatto del fatto che il Consiglio regionale, anzi la Giunta, prenda atto che il costo dei prodotti di derivazione petrolifera e dell'energia in genere in Sardegna costa di più perché è regolamentato dalla libera legge della domanda e dell'offerta, perché nella determinazione del prezzo di qualsiasi prodotto incidono tanti fattori, tra questi certamente, per esempio, quello dei trasporti e io non credo che la Sardegna debba pagare il prodotto petrolifero più della Lombardia quando viene prodotto in Sardegna, perché sicuramente il costo del trasporto in Sardegna incide senz'altro di meno, e penso che proprio per il fatto che noi paghiamo questo forte impatto in termini ambientali, di handicap nei confronti della vocazione turistica e agricola, ma anche in termini di salute, voglio ricordare all'Assessore dell'industria che la popolazione di Sarroch certamente paga un costo anche di carattere sociale importante alla presenza nel confine del proprio comune della più grande compagnia petrolifera europea, e be' io credo che i cittadini di Sarroch, non dico di Cagliari, di Fonni o di La Maddalena debbano aver un vantaggio anche in termini di costo di prodotto petrolifero e penso che se noi fossimo un più attenti ad un problema come questo perché pensare che l'olio denso, quello che manda avanti le industrie, viene pagato a Milano 220 lire e 253 lire in Sardegna con una differenza di 33 lire al chilo, io credo che aumentati i numeri, mi sembra che lei Assessore sia una persona competente, può capire l'importanza anche solo dal punto di vista economico del problema e credo che noi non possiamo accontentarci ma da qui debba partire veramente un momento di rivalsa, di lotta per avere un po' di giustizia, perché in passato quando eravamo più colonia di oggi, si dice, il Governo ci riconosceva per il sale una libertà di mercato perché in Sardegna eravamo produttori, cosa che non riconosceva proprio per il carattere monopolistico del commercio del sale al resto dell'Italia. Credo che non possiamo fare a meno di prendere atto che oggi siamo trattati peggio di prima nei confronti di questi comportamenti del commercio, e noi sicuramente siamo penalizzati, siamo penalizzati gravemente e siamo penalizzati più volte e ultima beffa per quanto riguarda il costo della benzina, della benzina ad uso agricolo, del gasolio ad uso di riscaldamento familiare e del prodotto energetico che serve per far andare avanti le industrie e questo per la Sardegna non è tollerabile, sicuramente questo problema del costo dell'energia è importante per noi a mio modo di vedere quanto quello dei trasporti, se risolvessimo questo problema avremmo fatto qualcosa di importante per la Sardegna, bisogna adoperarsi, fare di più, fare meglio; ripeto per quanto riguarda la posizione della Sicilia mi riservo di appurare perché la fonte che me l'ha detta era autorevole e credo che qualche fondamento ci sia. Grazie.

Discussione della mozione Pittalis - Balletto - Granara - Lombardo - Biancareddu - Pirastu - Milia - Casu sul decreto di istituzione del Parco del Gennargentu (146)

PRESIDENTE. Passiamo alla mozione numero 146. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

Mozione Pittalis - Balletto - Granara - Lombardo - Biancareddu - Pirastu - Milia - Casu sul decreto di istituzione del Parco del Gennargentu.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO che il Presidente della Repubblica ha firmato negli scorsi giorni il decreto istitutivo del Parco del Gennargentu nel quale sono compresi i territori di Comuni che avevano espressamente rifiutato di aderire al Parco del Gennargentu;

CONSIDERATO che questo fatto, sia esso dovuto ad un mero errore tecnico o sia frutto di una avventata scelta politica, non può non essere corretto immediatamente;

CONSIDERATO che le popolazioni interessate nutrono una sena e radicata sfiducia nell'istituzione dell'area protetta nel timore di subire vincoli e direttive da potentati non rappresentativi delle comunità locali, casi come chiaramente emerso dal risalto della protesta pubblica delle amministrazioni interessate nonché dei cittadini riuniti in libere e democratiche assemblee;

CONSIDERATO che la Regione Sardegna ha, tra le sue potestà statutarie, quella di normare in merito al controllo del territorio;

CONSIDERATO che pare indispensabile che il parere del Consiglio regionale sul malessere delle popolazioni, in relazione all'istituzione acritica dei parchi nazionali, in realtà particolari come quelle delle provincia di Nuoro non possa essere disatteso,

impegna la Giunta regionale

ad adoprarsi con sollecitudine perché venga corretto il decreto e rispettata la volontà democraticamente espressa dei comuni della Sardegna e perché non venga istituito un parco nazionale del Gennargentu sul modello burocratizzato della Legge nazionale n. 394 ma secondo modelli culturali e sociali più consoni alla Sardegna, con apposita legge regionale. (146)

PRESIDENTE. Alla mozione è stato presentato un emendamento aggiuntivo. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Ha facoltà di illustrare la mozione il consigliere Pittalis.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, la questione del parco del Gennargentu merita sicuramente un'attenzione maggiore di quella che anche questo Consiglio finora ha riservato e soprattutto delle risposte finalmente precise e chiare. La mozione che oggi abbiamo chiesto di discutere in Consiglio regionale che tra breve illustrerò ha essenzialmente due obiettivi e li dichiaro con assoluta schiettezza perché questa Aula riteniamo ha bisogno di comportamenti cristallini e non di sotterfugi. Il primo intendimento è quello di comprendere che cosa realmente accade intorno a questo progetto e la seconda è quello di verificare chi e perché in questo Consiglio regionale sia a favore dell'istituzione del parco del Gennargentu. Il nostro rapporto con i cittadini in merito ci ha infatti posto dinanzi a una curiosa e singolare dicotomia. Da un lato le oligarchie dirigenziali quelle che la scienza politica chiama élite che sono convinte nel perseguire la creazione di questo parco nato sulla carta ma moribondo nei boschi e nelle campagne e dall'altra le formazioni di base di quegli stessi partiti politici e se mi si consente la battuta dei loro ammennicoli frondosi dichiarano di non volere il parco o perlomeno di non volerlo a queste condizioni imposte, e ribadisco, imposte dal Governo nazionale. Allora oggi vedremo qui in Consiglio chi è a favore e soprattutto perché, lo vedremo con il modo più chiaro mi auguro e inequivocabile, cioè il voto, l'espressione di voto e sarà a tutti sicuramente più difficile allora dire sì a Cagliare e a Roma e dire no a Orgosolo, a Baunei, a Talana, a Villagrande e in quei paesi interessati al parco del Gennargentu. Sarà più difficile quindi sarà meglio ciurlare nel manico e non assumere posizioni univoche e chiare dinanzi ai cittadini; ecco perché ci pare di poter dire che la mozione che il Gruppo di Forza Italia ha presentato venti giorni fa assume oggi dopo la grande manifestazione di Pratobello un significato particolare e squisitamente politico ed ecco perché è stata sollecitata la presenza del Presidente della Giunta regionale. Anche perché all'interno della Giunta regionale si possa fare chiarezza una volta per tutte di quella che è la posizione ufficiale, perché a sentire i diversi Assessori vi sono posizioni equivoche addirittura l'una che contraddice l'altra e speriamo che il Presidente della Giunta regionale faccia chiarezza una volta per tutte, rappresentando il Presidente la sintesi della maggioranza che egli capeggia. Nel merito della questione, per illustrare la mozione, diremo che le scelte autoritative che il Ministro Ronchi ha voluto imporre non possono essere assolutamente accettate e credo che questa sia una considerazione che accomuna e non può non accomunare coloro che sono favorevoli e coloro che sono contrari all'istituzione del parco. Il metodo democratico è troppo importante e troppo radicato nella nostra coscienza collettiva perché si possa abiurare ad esso solo per soddisfare la mala grazia e la prepotenza di un Ministro della Repubblica. Prepotenza che se era in forse al momento della firma del decreto fantasma, oppure del decreto reale, perché purtroppo questo decreto esiste, del decreto reale di un parco fantasma, questa prepotenza è oggi certificata dalla convocazione d'imperio che il ministro Ronchi ha fatto al prefetto di Nuoro. E mentre il suo governo e il paese si interrogano sulla funzione dei prefetti e del loro retaggio centralista napoleonico, proprio nella più disgraziata fase storica questo Ministro convoca il prefetto per discutere dell'ordine pubblico. E questo basta a nostro avviso a certificare la prepotenza e i modi francamente non gradevoli che questo Ministro della Repubblica italiana ha voluto utilizzare nei confronti della Sardegna. Riteniamo indispensabile che questo Consiglio regionale prenda in merito una posizione, almeno la prenda il Consiglio regionale fintanto che c'è stata una assenza cronica della Giunta, e riteniamo indispensabile che tutti noi diciamo intanto no ad un Ministro che rifiuta di dialogare con le autonomie locali accampando la scusa dell'ordine pubblico. La lettera minatoria che il sindaco di Orgosolo ha ricevuto è per noi un atto gravissimo, un episodio che non esitiamo a censurare nella maniera più forte e decisa. Al sindaco e a tutti gli amministratori della Barbagia colpiti da atti intimidatori va tutta la nostra solidarietà più convinta. Ciò non toglie però che ai sindaci e agli amministratori bisogna stare vicino, signor Presidente, e per stare loro vicino non si può rifiutare il dialogo e non si può, come ha fatto il Ministro della Repubblica, convocare il prefetto dopo aver inserito nel perimetro del parco territori che non avevano voluto essere inseriti. Un Ministro non può agire d'imperio, non può neppure quando la sua cultura democratica si è formata in periodi o all'interno di associazioni e contrapponendosi, sappiamo come e perché, la storia la conosciamo, nei modi certo che molte volte hanno superato i limiti della normale dialettica contro chi non la pensava come lui. C'è poi la questione del parco ovverosia della bontà di questo progetto. Se n'è discusso fin troppo in questi trent'anni perché noi possiamo aggiungere qualcosa di non già detto. Troppo abbiamo già detto per poter pensare che la nostra posizione non sia sufficientemente chiara in merito. Noi non crediamo che il parco possa essere in Sardegna una occasione di sviluppo, lo ribadiamo; non pensiamo che l'esperienza fatta in altre realtà nazionali possa essere assimilata anche nelle Barbagie, non pensiamo che si possano evitare i problemi che le altre realtà hanno avuto ed hanno. L'Ulivo legittimamente pensa e può pensare il contrario, ma lo dica una volta per tutte e lo dica soprattutto nei comuni, nei territori interessati al parco. Questo rientra nel fisiologico e sano dibattito democratico. Ma esiste un altro problema ben più grave e ben più meritevole di attenzione, a nostro avviso, della bontà economica del parco, ed è un problema di sovranità. La sovranità sui territori spetta a chi li abita, è un principio su cui non si può trascendere né fare sconti; e se le amministrazioni comunali e le popolazioni mostrano tutto il fastidio e la contrarietà che stanno mostrando all'idea di parco non possiamo non tenerne conto, non potete signori della maggioranza non tenerne conto. Bisogna fermare il treno e verificare che i passeggeri siano consenzienti e non più o meno narcotizzati. E se qualcuno scende dal treno, se qualche comunità decidesse di non cooperare ad un progetto di rinuncia pur parziale alla sovranità allora dovrà meritare rispetto e pari diritti. Non si dovranno verificare i ritardi che pare si siano già verificati su finanziamenti regionali e statali o sul mantenimento dei posti di lavoro, lo dico per fare un esempio, nei cantieri forestali. Perché se alle ragioni del dialogo e delle regole democratiche si sostituiscono le forme del ricatto e della prevaricazione da parte delle istituzioni allora non potremo davvero più chiedere ai cittadini di rispettare quelle regole che per prime le autorità non rispettano. Non possiamo permettercelo; a questo dibattito infinito riteniamo che bisogna porre la parola fine e trarre doverosamente le conclusioni. A chi vuole il parco con questa legge iniqua che fa amministrare da altri il territorio il Gruppo di Forza Italia dice: se lo faccia. Chi non lo vuole e vuole continuare a decidere come sviluppare il suo paese abbia la possibilità di rimanerne fuori con libertà e parità di diritti; anche se non si può fare a meno di osservare che in questo tempo la Regione avrebbe ben potuto creare una legge apposita per quei territori e concordare con il governo nazionale un sistema per dirottare i finanziamenti della legge numero 394 sulla nuova adeguata legge regionale. Per noi questo, signor Presidente Palomba, si chiama autonomia, questo e non altro. Ecco perché abbiamo sollecitato, lo ribadisco, in conclusione di questa breve esposizione della mozione, la sua presenza perché mi pare che sia innanzitutto doveroso far arrivare al ministro Ronchi la voce di un Consiglio regionale, di una assemblea rappresentativa dei sardi la più unita possibile, che non accettiamo atti di prepotenza e di prevaricazione. Questo l'ho appreso leggendo Emilio Lussu.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, certamente l'argomento di cui stiamo discutendo è di quelli importanti, interessanti, entusiasmanti e oserei dire decisivi per quanto riguarda le aspettative delle popolazioni della Sardegna centrale. Oggi ci troviamo di fronte a una aspettativa della creazione non di un sistema di parchi, di un qualcosa di veramente ragionato, di approfondito seriamente con le popolazioni locali, ci troviamo invece di fronte alla aspettativa di un elenco di parchi che sulla carta si sentono nominare, che vanno da quello più grande del Gennargentu, a quello della Giara, del Monte Linas e Marganai, di quello che dovrebbe andare da Capoterra a Teulada, e degli altri parchi che ogni zona più o meno sente nominare a discapito del proprio territorio, penso a quello del Monteferru nella zona di Santulussurgiu. Allora la popolazione locale si chiede se questi parchi veramente possono dare un aiuto allo sviluppo della risorsa turistica nelle zone interne della Sardegna. Non è pensabile che questi parchi servano soltanto a farsi concorrenza tra di loro, e a far sì che se uno soltanto di questi parchi fosse economicamente giustificabile tutti insieme facendoli nascere questi parchi sono destinati a farsi concorrenza e a portarsi al fallimento vicendevolmente? Sorge nell'opinione comune, nella mentalità corrente della gente l'idea che ci troviamo di fronte alla prospettiva che stiano per calare sulle popolazioni delle zone interne dell'isola tante altre cattedrali nel deserto di cui abbiamo memoria lontana ma anche recente in altri campi della economia e che veramente possono portare a deludere tante aspettative giuste di ripresa economica, di rinascita, di sviluppo sociale delle zone interessate. Il "Sole 24 ore" è uscito tempo fa con un articolo nel quale dichiarava il fallimento economico degli altri parchi nati in Italia. Dal punto di vista del "Sole 24 ore", che è un giornale che di economia se ne intende senz'altro più del consigliere Liori, si dichiara che economicamente non ce n'è uno di questi parchi che sia vantaggioso per le popolazioni locali. E qui in Sardegna intendiamo fare un parco che si dice sia il più grande d'Italia, quello del Gennargentu, che per estensione dovrebbe superare i 60 mila ettari. E la gente si chiede, le popolazioni di Desulo, di Fonni, dei comuni interessati, con quali risorse si intenda istituire questo parco. Ve lo dico io: meno di quanto il Governo nazionale ha stanziato per sostenere la pendenza della torre di Pisa. 80 miliardi, si dice. Per la torre di Pisa 100 miliardi, che per quanto sia un bene conosciuto in tutto il mondo, che richiama turisti da ogni parte del pianeta, certamente non è paragonabile, per valore, a quello dei territori che la Regione sarda intende cedere, secondo me, mi si passi, troppo in fretta, senza ponderare bene l'argomento, con in cambio niente, niente che possa dare più di 60 lire a metro quadro, il valore di questi territori. Per quanto degradati siano io vi invito ad andare a vederli e a giudicare se 60 mila lire a ettaro possano giustificare il fatto che una popolazione rinunci per sempre, sottolineo il per sempre, a questi territori nei quali le comunità di Baunei, di Urzulei, di Talana, di Villagrande, di Orgosolo, di Arzana, di Desulo hanno vissuto per secoli e intendono continuare a vivere. Allora io voglio ricordare agli smemorati che sui territori comunali gravitano gli usi civici. Gli usi civici sono un diritto naturale di queste genti, che non può essere alienato e che, soprattutto, qualora venisse alienato, dovrebbe comportare un risarcimento alle popolazioni locali. Perché il primo sono io che se nasce il parco del Gennargentu in queste condizioni, per diritto mi compro cento pecore e le do al più povero del mio paese, gli dico vivici e chiede il risarcimento, perché è giusto che tu sia risarcito di un diritto che ti viene alienato. Non vi ricordo che cosa comportano gli usi civici, però sappiate che oltre ai terreni pubblici, nei quali ogni singolo cittadino di questi comuni, lo so bene perché sono nato a Desulo, esistono i terreni privati che gravitano in questo territorio. I privati, i quali già da trent'anni si vedono proibiti nell'usufruire dei benefici dei loro territori, c'è gente che ha boschi che non ha mai voluto tagliare e che, se avesse bisogno di tagliargli non può farlo e non potrà farlo perché da trent'anni si discute in quei territori d istituire un parco, senza mai venire a capo di questa situazione. Be' non è possibile che ci siano iniziative private bloccate perché si discute per trent'anni se in questi territori debba o no nascere un parco. Anche questo non è poco, è una limitazione allo sviluppo dei territori. Intanto la gente non vede risorse certe e perenni sulle quali contare per sempre, per basare lo sviluppo, per basare economicamente la progettazione dell'avvenire dei propri figli, risorse certe con le quali sostituire quelle che dovrebbero venire a mancare se il parco fosse istituito. Allora io dico che senz'altro questa gente non si aspetta un cambio alla pari; per stare nelle stesse condizioni di miseria nelle quali stanno, preferiscono stare così come sono, perché ci sono abituate e sicuramente non avranno almeno i disagi del cambiamento. Se le popolazioni si potranno convincere ad istituire un parco bisogna che ci sia un cambiamento in meglio, netto, assoluto, visibile a tutti gli strati sociali e che tutti siano partecipi di questo miglioramento, altrimenti sono convinto che questo parco non passerà mai nella mente delle popolazioni locali; nessuno che sia cittadino vero di questi territori potrà pensare di convincere il vicino a istituire un parco, senza che si realizzino queste condizioni. Oltretutto non v'è certezza, nonostante le promesse della classe politica, della possibilità di continuare nelle attività tradizionali, dal punto di vista economico, che sempre si sono conosciute in questi territori, anche se magari la gente è disponibile a una regolamentazione diversa, pretende di non trasformarsi in un salariato fisso, pretende di non fare la guardia forestale, pretende di continuare ad essere gente fiera, libera, che vive del proprio lavoro in quei territori. Bene, io credo che, per evitare quello che si è verificato in comuni tipo quello di Capoterra, dove il parco è stato istituito senza dirlo, in maniera fraudolenta, dove la gente si è vista recintare il territorio comunale, si è vista chiudere le strade con le sbarre, con la promessa che chi aveva sempre fatto il pastore poteva continuare a esercitare nel proprio territorio, quando qualunque persona avesse sempre conosciuto nella propria famiglia un ovile in quel terreno ha deciso di abbandonare, non è stato permesso a nessun altro di subentrare. Con la politica del carciofo si è resa disabitata e desertica la campagna, in mano questa volta sì veramente soltanto ai bracconieri, perché anch'essi sono fuorilegge e lo fanno per fame. E forse bisogna chiedersi se qualcuno di questi bracconieri che gravitano nel territorio avesse potuto esercitare magari nella legalità un mestiere in quel territorio senza degradare l'ambiente, perché io sono convinto che le attività tradizionali, così come hanno permesso al Gennargentu di arrivare a noi nella situazione di bellezza che tutti siamo fieri di ammirare e di possedere nella nostra Isola, sicuramente non avrebbe convinto qualche abitante di Capoterra e dei dintorni a esercitare attività fuori legge per poter sopravvivere se avessero potuto continuare a fare i caprai, i pastori e così via. E la gente oggi non si fida; nella Barbagia le cose si sanno, perché la gente di campagna si passa le voci, e non si fida perché ha paura di essere trattata allo stesso livello di come è stata trattata la popolazione di Capoterra. Oltretutto questa volontà di accettare il parco che ci viene proiettato dal ministro Ronchi, da Roma, dai suoi tecnici, viene visto non solo come un progetto di tipo coloniale dalle popolazioni locali, ma viene anche visto come il fallimento della nostra classe dirigente, di noi consiglieri regionali, senz'altro, ma anche di voi Giunta che sedete dall'altra parte di questi banchi, perché voi avete il dovere, prima di noi consiglieri, prima di noi opposizione, avete il dovere, voi Giunta e voi maggioranza, di fare un progetto alternativo, che sia studiato secondo le esigenze locali, che sia realizzabile conoscendo la mentalità, la cultura, le tradizioni delle popolazioni locali. Non può essere che il ministro Ronchi ci faccia calare un parco da Roma; che se lo faccia a Roma. La gente con l'anello al naso in Barbagia non c'è più. Oggi in un paese come Desulo, di fiere origini pastorali, esiste una classe dirigente di prim'ordine, esistono ingegneri di livello, architetti, geologici, biologi, gente in grado di progettarsi lo sviluppo e il mantenimento del proprio territorio. E non rinuncia, per come ha detto brillantemente l'onorevole Pittalis, alla sovranità su questo territorio, che ha vissuto da bambino e che non vuole essere impedito di godere da oggi in avanti, né per sé né per i propri figli. Un altro argomento importante da considerare è quello della scarsa fiducia che già sempre queste popolazioni hanno sempre nutrito nei confronti della classe di governo, di coloro che vengono visti come "lontani", che arrivano soltanto con i mezzi della fraudolenza e dell'inganno a convincere la gente della bontà di progetti che sempre, quando sono venuti da fuori, si sono dimostrati fallimentari. Ho assistito domenica, a Pratobello, a una scena molto comica che sarebbe tutta da ridere se, con sé, considerata più seriamente e attentamente, non facesse piangere per il livello delle persone interessate. Un componente del comitato degli antiparco ha letto un documento nel quale un assessore provinciale di Nuoro, l'assessore dell'ambiente, dichiarava al ministro di procedere urgentemente alla istituzione del parco, perché, a suo dire, alcuni sindaci di cui faceva anche i nomi dei paesi, si dimostravano in privato molto più accondiscendenti a istituire il parco di quanto non lo fossero nelle manifestazioni pubbliche. Be' questo dà l'idea della farsa nella quale siamo precipitati. Amministratori che, se fosse vero, dovrebbero non soltanto vergognarsi ma prendere carta e penna al più presto e dimettersi per le conseguenze, non solo politiche ma anche personali alle quali potrebbero andare incontro conoscendo la cultura del territorio. E comunque mi meraviglia la leggerezza di un assessore come quello della provincia di Nuoro che, in ogni caso, avendo messo la propria firma su un documento di una gravita come questo, abbia fatto in modo che questo documento trapelasse o non si sia prima premunito che questo documento rimanesse riservato nella maniera più assoluta. E questo la dice lunga per lo meno sul livello delle persone che pretendono di guidare, di governare una provincia come quella di Nuoro.

Intanto io mi chiedo come si può istituire un parco come questo senza sentire il dovere, nel bene e nel male, di consultare le popolazioni locali. Si parla tanto di referendum e si dice che ci sono anche comuni che sono favorevoli al parco, anche come amministrazioni, che hanno preso posizione certamente favorevole. Certo che sono favorevoli, ve lo spiego io perché. Faccio l'esempio di un comune vicino al mio, quello di Aritzo. Non ho niente contro gli arizzesi, sono fieramente e felicemente coniugato con una cittadina di Aritzo, però Aritzo vuole il parco - ve lo spiego io - perché non paga il dazio, perché da sempre il territorio comunale di Aritzo, nella parte che confina sul Gennargentu, cioè quella che dovrebbe far parte del territorio del parco, è al 99 per cento di proprietà di cittadini che non sono aritzesi, e che si vedono, col consenso di Aritzo, privati dei loro territori, nei quali insistono gran parte delle attività sulle quali vivono per lo meno venti famiglie di desulesi, si vedono private del parco senza che abbiano alcun vantaggio, per fare bello forse qualche amministratore di Aritzo, e nel frattempo mi risulta che il comune di Desulo abbia fatto richiesta per una ridelimitazione dei territori comunali per comprendere questi territori nel proprio ambito comunali, questi territori che da più di cento anni, appartenendo a famiglie di Desulo che hanno provveduto ad aprirvi strade, a valorizzarli, a far ricrescere il bosco dopo che il comune di Aritzo li aveva venduti ai continentali , io credo che le popolazioni interessate, i proprietari abbiano diritto di dire la loro, di far sapere alla gente come sta la verità, perché Aritzo non cede un metro quadrato del proprio territorio e pretende che la propria voce conti dentro il comitato del parco come quella di Arzana, di Desulo, di Baunei e di Talana. Ma non scherziamo, perché bisogna dare giustizia alle popolazioni, bisogna che ognuno sappia quello che sta facendo.

Un altro argomento da considerare, se non si vuole andare a far sentire la gente sempre più imbrogliata e far crescere la diffidenza sempre di più, bisogna che ognuno sappia quanto questi parchi sono un'occasione di sviluppo per le popolazioni locali. Onorevole Palomba, lei nella sua prima uscita pubblica, quando è stato eletto Presidente della Giunta, ricordo che è andato alla sagra del prosciutto a Talana. Credo che abbia apprezzato i prodotti locali dell'agroalimentare, il prosciutto di Talana è conosciuto da tutti e non debbo decantarlo io, però forse nessuno le ha detto che Talana e Villagrande, comuni confinanti, aspettano da sempre di essere collegati a Desulo da una strada che è già tracciata e che non può essere percorsa, perché ogni inverso, sono inverni particolarmente rigidi e piovosi, viene danneggiata particolarmente dal mal tempo. Questa strada non è stata mai asfaltata; la vecchia Giunta Cabras aveva provveduto a finanziare il completamento di quest'opera che è un'occasione di sviluppo importante per questi imprenditori, uno dei primi atti della maggioranza di governo è stato quello di togliere da questo capitolo di bilancio i finanziamenti, facendo sì che Desulo, che è un comune che ha avuto un'unica strada di accesso fino al 1956, quando è stata costruita la seconda strada che ha permesso a chi veniva a Desulo da Aritzo e da Tonara di poter continuare per Fonni, questo comune aspetta da allora che venga realizzato il proprio sbocco a mare che servirebbe non soltanto a Desulo, ma anche ad Aritzo, a Belvì, a Tonara, a Meana. Tutte queste popolazioni aspettano questa strada perché non soltanto permetterebbe ai cittadini dei comuni di recarsi al mare, ma permetterebbe anche, paradossalmente, un maggiore sviluppo turistico, perché se oggi della montagna si può usufruire non deve essere solamente riservata ai cagliaritani, ma anche a quella piccola parte di continentali che venendo a godersi il mare dell'Ogliastra possono con facilità raggiungere il comune di Desulo. Questi soldi sono stati dirottati e sinceramente nessuno ancora ha capito perché. Si dice che lì non può passare una strada perché deve nascere il parco. Ma se il parco è un'occasione di sviluppo, com'è che le popolazioni locali vengono privati di un'infrastruttura così impostante, giudicata forse la più necessaria per lo sviluppo del proprio territorio? E non è l'unico esempio, presidente Palomba. Voglio ricordare l'esempio della strada che da Santadi dovrebbe collegare Capoterra col Sulcis. Anche questa strada, già tracciata, non può essere asfaltata e non può dare risposte alle richieste di collegamento del basso Sulcis con Cagliari e di Cagliari col basso Sulcis, quindi dando un miglior valore ai terreni, una migliore prospettiva di sviluppo turistico anche a tutta la zona di Masainas, di Porto Botte, di Porto Pino, i cittadini del Sulcis devono sobbarcarsi in termini di tempo, in termini di pericoli delle stradacce, delle perdite di tempo inutili che potrebbero essere rimediate asfaltando la strada che da Santadi conduce a Capoterra, rendendo più agevoli e più civili le comunicazioni tra queste due parti del territorio. E poi ci meravigliamo che le popolazioni del basso Sulcis chiedano la nascita di un'altra provincia? Ma non scherziamo!

Mi limito a ricordare soltanto la Desulo-Arzana e la Santadi-Capoterra perché ho pietà e ometto di ricordare la storia dell'Orientale sarda, che dovrebbe servire i comuni dell'Ogliastra, quelli che dovrebbero a far parte del parco del Gennargentu.

Torniamo al discorso del referendum. Certo, il referendum è un'occasione importante per far sentire la voce delle popolazioni locali, di quelle veramente interessate al parco. Perché non è possibile che Cagliari decida il destino di Desulo, il destino di Fonni, così come non è possibile che si facciano votare i cittadini di Roma per le comunali di Cagliari, per esempio. Questo lo dico non solo perché penso che sia giusto il referendum per coloro che sono contrari all'istituzione del parco, ma credo che nessun sindaco, nessuna persona che abbia un po' di cervello, di sale in zucca, di ponderazione, anche essendo convinto della bontà di questo progetto del parco, possa decidere da solo senza sentire il dovere di consultare le popolazioni locali nel prendere una scelta che condizionerà per secoli lo sviluppo e la crescita di questi territori.

Io dico che il parco esiste già, non sono stato il primo a dirlo, la bellezza dei territori non corre pericolo, anzi migliora di giorno in giorno, e questo, bisogna dirlo, grazie alla civiltà delle popolazioni locali, di quelle popolazioni che nessun componente della Giunta regionale ha avuto la compiacenza di andare a sentire a Pratobello, che il Governo centrale considera alla stregua di delinquenti rifiutandosi di confrontarsi con loro. Se fosse venuto il ministro Ronchi a Pratobello avrebbe sentito donne sì in "fardetta", donne sì all'antica, ma con cervello, che hanno ragionato e che hanno motivato seriamente la loro opposizione a questo parco. Era un'occasione importante di confronto civile; nessuno è stato trattato incivilmente, a nessuno è stato impedito di parlare, e credo che se fossero venuti il presidente Palomba, l'assessore Onida, il ministro Ronchi, il Presidente della Provincia anche loro avrebbero potuto esprimere il proprio pensiero e quanto meno avrebbero ascoltato la voce degli altri, di chi la pensa diversamente, in un momento di democrazia, di civiltà e di crescita per tutti, perché a Pratobello ho visto soltanto civiltà, non ho visto disordini, ho visto soprattutto amore per i terreni, per quei territori dai quali la gente ha tratto sostentamento per secoli.

E allora, alto è venuto un grido anche dalle popolazioni locali. Ricordo una donna di Orgosolo che diceva che bisogna rispettare "su comunale" perché è di tutti. Credo che in questo manchi ancora una volta al proprio dovere la Giunta regionale, manchino al proprio dovere coloro che usano i comunali per chiuderli e non per far rispettare le leggi già esistenti. Esistono leggi di vincolo per i territori, invece in questi territori essendo venute a mancare le antiche regole che governavano i territori comunali, penso alla saggezza del (?) siamo tutti credo, almeno gran parte di noi, di estrazione dell'interno, sappiamo come c'erano delle regole ferree che determinavano l'uso dei territori da parte dei contadini e da parte dei pastori, due classi che si fronteggiavano ma che si rispettavano nell'uso sapiente dettato da regole antiche nella gestione delle risorse comuni. Oggi queste regole sono venute a mancare e non si fanno rispettare le leggi dello Stato. Lo Stato che è forte con i deboli, che punisce il pastore che si raccoglie una balla di fieno per dar da mangiare in un anno di siccità a qualche capo di bestiame. Beh non viene trattato certo nello stesso modo del delinquente che va di notte e si tagli due lecci secolari nella foresta di Girgini e poi viene lasciato andare perché si ha paura di reprimerlo. Le leggi che tutelano questi beni ambientali ci sono, bisogna farle rispettare perché così manteniamo intatte le risorse, manteniamo intatta la bellezza del territorio e tuteliamo gli interessi anche della gente locale che vuole essere rispettata. Ma non credo che noi possiamo uscire da tutte queste considerazioni, se vogliamo pensare di fare qualcosa per servire alla gente che ci ha votato perché la governiamo con saggezza. Io dico, onorevole Palomba, non abbiamo fretta, non abbia fretta lei perché non hanno fretta le popolazioni locali di decidere. Intanto è mancata certamente la promessa che è stata fatta di sentire le popolazioni locali, il 7 aprile di quest'anno è stata dall'Agenzia Italia diramata una notizia che il parco nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu viene istituito nel rispetto della normativa vigente e della volontà democraticamente espressa dagli enti locali interessati. Io questo lo contesto, onorevole Palomba, non sono stati contattati né gli enti locali né soprattutto le popolazioni, manca quel momento di democrazia fondamentale che è importante per decidere non solo per il no, del quale sono convinto a legislazione vigente, ma anche per decidere per il sì. Ricordatevi che non si potrà fare niente a discapito di gravi problemi sociali, di gravi tensioni che possono sfociare in atti inconsulti senza che le popolazioni locali vengano sentite. Consideriamolo, arriviamo fino in fondo alla presa d'atto di queste considerazioni e soprassediamo per il momento dal compiere un atto che può essere irreparabile per queste popolazioni. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghi, l'argomento meritava una istruttoria e una preparazione da parte dell'Aula forse più attenta e sicuramente con maggiori riflessioni proprio data la delicatezza dell'argomento. Noi stiamo vivendo una situazione molto difficile in quei territori, una situazione che trova solamente una parte, diciamo la cosiddetta parte del no, del fronte del no, e già la terminologia la dice tutta, quando si parla di fronte, che sugli onori della cronaca sta spingendo per affossare l'ipotesi di parco, una ipotesi che io ritengo di sviluppo e che in questo periodo sta in quei territori riscuotendo un consenso fino a qualche mese fa insperato. Io ritengo che questo consenso abbia delle motivazioni, delle ultime motivazioni. La firma dell'intesa ha portato consensi a quell'ipotesi. Ci sono stati commessi degli errori, chiamiamoli errori tecnici, però non possiamo come Consiglio regionale, come dirigenti di quel territorio, non possiamo sciupare una elaborazione, un'ipotesi di sviluppo, una speranza che tutti quei territori hanno, non possiamo sciupare tutto questo perché qualche errore in coda è stato commesso. Dicevo, è una situazione difficile, la manifestazione di Pratobello viene dipinta come qualcosa di assolutamente e totalmente democratica, viene dipinta come una sorta di epopea che si rinnova, io non sono d'accordo. Avrei preferito che i colleghi che poc'anzi mi hanno preceduto, sì, che erano presenti, avrei preferito da parte loro una presa di distanza dalle cose negative che lì sono successe, delle frasi che io non riporto per decoro di quest'Aula, per rispetto di quest'Aula io non ripeto le cose che lì si sono dette, che suonano come un incitamento alla violenza, un additare, come si è fatto lì e poi ripreso dalla stampa sarda, additare i responsabili in modo che qualcuno pensi a loro con certi mezzi. Bene io mi sarei aspettato che colleghi consiglieri regionali in quest'Aula nell'intervenire prendessero le distanze da questi modi di fare. Noi siamo per ascoltare, per mediare, per correggere gli sbagli fatti, per sentire le ragioni altrui, ma sempre attenti a non aggiungere violenza alla violenza, che c'è lì, questo è lo sbaglio maggiore, perché se è vero che il movimento, il fronte del no, sta crescendo è altrettanto vero che c'è una schiera di comuni, di cittadini che sono favorevoli, che vogliono questa ipotesi di sviluppo e che guarda caso in questo periodo sono una maggioranza silenziosa, sono una maggioranza intimorita, che non parla perché io potrei fare un elenco di comuni che, con delibere del Consiglio comunale all'unanimità votate, hanno già sottoscritto l'adesione al parco, però non parlano, non dicono la loro. Allora questo da cosa viene? Se non dal timore di dire la loro. Allora dobbiamo essere certamente rispettosi degli argomenti di chi dice che questa ipotesi di parco non va bene, perché alcuni argomenti li faccio miei, però dobbiamo altrettanto essere rispettosi di chi crede in questa ipotesi di sviluppo ecocompatibile, perché noi potremmo cambiare anche nome, potremmo definirlo non più parco, potremmo definirlo piano integrato d'area per l'area della montagna, potremmo dargli tanti nomi, potremmo chiamarlo programmazione negoziata per lo sviluppo del territorio, per quel territorio montano, per quel territorio del Gennargentu. Però una cosa non possiamo ipotizzare come Consiglio regionale che i 23 mila ettari di Baunei o gli 11 mila ettari di Orgosolo, o i 5 mila ettari di Fonni che sono interessati al parco possano e debbano restare in quelle condizioni, perché anche questo è stato detto a Pratobello che si vuole su connottu, che si vuole la situazione attuale lo status quo; questa è una ipotesi che non ci deve riguardare e io mi auguro che almeno su questo punto il Consiglio regionale sia d'accordo, che va studiata una ipotesi di sviluppo ecocompatibile per i territori attorno all'acrocoro del Gennargentu. Quindi c'è un progetto da fare, perché il progetto non è solo da bocciare ma bisogna farlo il progetto, e il progetto lo fa, caro collega Pittalis, quello che è preposto a farlo, le amministrazioni locali, attraverso il comitato istituzionale di coordinamento che è composto dai sindaci di quelle comunità, loro sono deputati a elaborare una ipotesi di sviluppo, un progetto compiuto. Attualmente c'è solo una intesa con alcune parti sbagliate che vanno corrette, attualmente c'è una delimitazione che è scorretta, una delimitazione che va ridelimitata perché ha incluso, all'interno della delimitazione, dei terreni che non dovevano includere, dei terreni che riguardano soprattutto i comuni di Baunei e di Orgosolo. Allora questo fatto ha certamente ingenerato un movimento di sospetto anche nei comuni favorevoli, è un momento di difficoltà, certamente; però se si spinge nella direzione del non volere il parco nazionale, ma di volere un parco regionale, anche questo fatto va superato. Perché il fatto che si definisca un parco nazionale o regionale non cambia nella sostanza dei vincoli, per le popolazioni non cambia. Ciò che cambia è all'esterno. Si definisce parco nazionale quando ciò che è da proteggere ha importanza nazionale, non ha importanza regionale, questa è la modificazione che c'è stata dalla delimitazione dei terreni previsti dalla legge numero 31 e successivamente interessati al parco nazionale. Diventano parco nazionale perché è un sistema di interesse nazionale. Ma veniamo all'oggi, al dibattito odierno. Noi assistiamo a due interventi, li abbiamo poc'anzi sentiti, da parte di due Gruppi consistenti del Consiglio regionale che hanno modificato le loro posizioni anche assunte in aula, assunte nelle commissioni rispetto a questo argomento. Non si meravigli, collega Pittalis, io la invito a rileggere molto attentamente le risoluzioni fatte dalla quinta Commissione permanente e votate alla unanimità. Non mi dilungo a rileggerle, vi rimando alla lettura.

PITTALIS (F.I.). No, le legga, le legga tutte però.

FALCONI (Progr. Fed.). Si invita nel dispositivo, il Presidente della Giunta regionale a procedere alla sottoscrizione della intesa con il governo nazionale per la istituzione del parco nazionale del Gennargentu. Si invita. Ma questo non lo ha fatto la Commissione il mese scorso alla unanimità. Lo ha fatto in una sua risoluzione.

BOERO (A.N.). Io faccio parte della Commissione ma questo non si è detto. Si assuma di questo la responsabilità il funzionario della Commissione che afferma un falso.

FALCONI (Progr. Fed.). Andate a vedervi gli atti.

SECCI (Popolari). Non eri semplicemente presente, Boero, non ci sei sempre.

FALCONI (Progr. Fed.). Lo ha fatto per ben due volte il 13 dicembre 1995 e il 15 novembre 1995, non il mese scorso. Quindi la invito veramente a riflettere sulle elaborazioni che ci sono state in questi anni su questo problema, a posizioni comuni già acquisite. C'è un ritorno indietro, c'è anche un non rispetto per posizioni vostre già acquisite. Ma per avviarmi a concludere, più concretamente, io ritengo che la mozione proposta dal Gruppo di Forza Italia non vada accolta perché è condivisibile una parte del dispositivo di questa mozione, ma la impostazione tutta negativa che vuole in un colpo solo cancellare queste ipotesi di sviluppo io non la condivido. Più concretamente dicevo io penso che quest'aula debba andare a una sua risoluzione, a un suo ordine del giorno per ricostruire, per ridefinire una nuova ipotesi di intesa Stato-Regione che sia rispettosa delle volontà delle popolazioni locali, che accetti il principio della autodeterminazione informata. Perché quando si portano in aula certe informazioni quali il filo spinato, che si prendono i terreni, i terreni restano e comunque resteranno lì a beneficio delle popolazioni, anche gravati da uso civico perché la legge numero 394 è rispettosa anche dell'uso civico. Si dicono delle cose che sono l'alimentazione della disinformazione. Perché gli unici terreni non gravati da uso civico, dove l'uso civico è sospeso sono per l'appunto i terreni affittati alla azienda foreste demaniali, ed è sospeso l'uso civico per trent'anni. E siamo stati noi, Regione Sardegna, ad aver tolto l'uso civico su quei terreni interessati, mentre la legge numero 394 li prevede. Quindi bisogna stare attenti alla disinformazione in tutti e due i sensi, dico io. Quindi fare informazione e come Consiglio regionale io ritengo sia giunto il momento di assumere noi l'iniziativa di modifica della legge numero 394, come Consiglio regionale che propone una legge nazionale in direzione per salvaguardare le autonomie locali, ma per salvaguardare l'autonomia nostra di Regione Sardegna. Dicevo un'ultima cosa sulla autodeterminazione, stiamo attenti a questo termine. I comuni non hanno bisogno solo di autodeterminazione, non hanno bisogno di essere lasciati soli, hanno bisogno di essere aiutati, coadiuvati nelle loro scelte, hanno bisogno di tutti i livelli istituzionali. Che cosa significa autodeterminazione per tutte le cose, che potremmo sciogliere allora comunità montane, province, Regione Sardegna? No, non credo che nessuno di noi voglia questo, vogliamo collaborare, sentire le istanze dei comuni, aiutarli a ragionare, dare corretta informazione e modificare in questo anche la legge numero 394 su iniziativa del Consiglio regionale.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Berria. Ne ha facoltà.

BERRIA (Progr. Fed.). Signor Presidente, io ho partecipato in queste settimane a diverse assemblee popolari che, sul tema del parco del Gennargentu, si sono tenute in diversi comuni. Vi ho partecipato perché ho provato anch'io un disagio vero in quei giorni; e sono state assemblee che hanno visto una partecipazione larga di tanti cittadini, di uomini e di donne, che si sono correttamente e civilmente confrontati. Io condivido l'osservazione che faceva adesso l'onorevole Falconi sul fatto che non vi possono essere tentennamenti nella condanna alla violenza anche a quella verbale. Bando ai violenti, quindi, sempre e comunque, e sì al confronto democratico e civile delle opinioni. Ad alcune di quelle assemblee era presente anche l'onorevole Pittalis che ha espresso la sua opinione sulle vicende del parco del Gennargentu, e ha espresso come fa sempre opinioni chiare e nette, che erano chiare e nette negli attacchi alla Giunta regionale e al Partito democratico della sinistra. Oggi l'onorevole Pittalis dice: "la nostra mozione dirà la verità perché tutti dovrete dire"; onorevole Pittalis la prova non è la sua mozione ma quello che ognuno di noi, singolarmente, e a nome dei Gruppi, dirà qui in quest'aula. In quella zona, onorevole Pittalis, la quercia è una pianta radicata e diffusa e in questi anni è cresciuto bene anche l'Ulivo. Ci sono diciotto sindaci che fanno parte di quello schieramento. Quindi noi siamo una forza che è rappresentata, che ha consenso forte e che in questi giorni tornerà nei paesi del Gennargentu a discutere e a confrontarsi con la gente per trovare una soluzione adeguata ai problemi che stiamo discutendo in queste settimane. Ci andremo con i nostri manifesti, ci andremo a fare assemblee e anche a tenere iniziative pubbliche, perché abbiamo una posizione chiara e netta. E quello che diciamo oggi lo abbiamo anche detto qualche anno fa. Io provo a dire, molto schematicamente, quello che penso e quello che ritengo debba essere fatto. Il Governo e la Regione devono rinegoziare una nuova intesa, correggendo errori che sono stati commessi. Vi è la disponibilità, lo ha fatto la settimana scorsa il Presidente Palomba e lo ha dichiarato ieri il sottosegretario all'ambiente, l'onorevole Calzolaio, una disponibilità del Governo e della Regione a rivedere quell'intesa. Io quello lo ritengo un fatto positivo, perché determina una situazione del tutto nuova, che porta, ripeto, a correggere quegli errori che sono stati commessi e che sono stati alla base, anche, di una legittima mobilitazione popolare. Accanto alla correzione dell'intesa, va presentata una proposta, e questo è l'altro limite che io ritengo debba essere superato, per mettere nelle condizioni tutti, amministrazioni e cittadini, di avere chiaro qual è una proposta, qual è la proposta di programma di sviluppo economico e sociale che si vuole mettere alla base in quell'area, che è appunto l'area del Gennargentu. Governo e Parlamento devono operare per un modifica della legge 394. Anche qui guardiamo i dati; io so una cosa: che i parlamentari sardi dell'Ulivo e del PDS hanno presentato proposte di legge che vanno nella direzione, da tutti auspicata, di modifica della legge numero 394. Anche di questo se ne parla qui in Consiglio, se ne discute a Baunei, a Orgosolo, a Villagrande, ovunque si vada. Noi abbiamo fatto un passo, che è quella di presentare una proposta che tende ad una modifica della legge numero 394. Terza questione, riguarda la delimitazione del parco, delimitazione e norme di salvaguardia possono diventare operanti e operative soltanto col concorso delle comunità locali, delle amministrazioni comunali, perché è un dato acquisito nella posizione del nostro Gruppo e del PDS il principio dell'autodeterminazione, che per me significa una cosa sola: che rifatta l'intesa, rifatti i programmi, ridefinite tutte le questioni, le comunità locali devono essere messe nelle condizioni di decidere liberamente e limpidamente l'adesione o la non adesione al parco. E va rispettato il diritto di quelle comunità che decideranno di aderire al parco, così come altrettanto liberamente va rispettato il diritto e la scelta di quelle comunità che decideranno, autonomamente e limpidamente, di restarne fuori. Questo per me è il principio di autodeterminazione, nulla di più e nulla di meno. E questa è la posizione che io liberamente e limpidamente sostengo. Questa è la posizione che noi abbiamo sul parco; tutto il resto si può discutere, si può vedere, ma le posizioni fondamentali che noi abbiamo assunto in questa fase, queste sono state. E questo è il linguaggio che io utilizzo qua, nella sala del Consiglio regionale, queste sono le cose che io dico qua, onorevole Pittalis, in questo Consiglio, e sono le cose che ho detto ad Orgosolo e che non mi vergognerò di ripetere.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (Progr. Fed.). Da quando si è cominciato a discutere del parco del Gennargentu, nel mondo molte cose sono cambiate: ci sono state guerre sanguinose, faticosi accordi di pace, si è risolto il blocco dell'est europeo, è crollato il muro di Berlino, la geografia politica italiana è stata rivoluzionata più volte. L'unica cosa che non cambia è il contenuto del dibattito sull'istituzione del parco del Gennargentu. Non si dice mai un no definitivo ma non si riesce neanche a dire un sì convinto. C'è un rischio, oggi di pericolose lacerazioni nel tessuto sociale e democratico delle comunità coinvolte. Per questo vanno denunciate le strumentalizzazioni e, ancora più fermamente, vanno respinte le provocazioni e gli atti di violenza che minano la vita democratica. Non si può stare in mezzo al guado; più che sterili rivendicazioni servono proposte chiare. Sia chiaro: fare i parchi non è obbligatorio, è legittimo dissentire, ma quando si sceglie di andare in questa direzione, occorre trovare, in modo trasparente e convincente, le soluzioni più idonee nelle condizioni date, altrimenti non si capisce per quale ragione i sindaci abbiano partecipato, siano stati chiamati a partecipare, con i rappresentanti della provincia di Nuoro, della Regione, del Ministero dell'ambiente, alle riunioni del Comitato istituzionale di coordinamento. La procedura per l'istituzione del parco nazionale del Gennargentu, così come provvede l'articolo 34 della legge numero 394 del 1991, prevede l'intesa fra lo Stato e la Regione. Qui si parla di imposizione. Ricordo che questa procedura di istituzione del parco, basata sull'intesa, e di intese sinora ne sono state siglate tre non una, questa procedura dura ormai da circa 6 anni. Prima o poi, in un modo o in un altro, si dovrà pure decidere. E chi lo deve fare? Allora non si può ignorare che per questo parco, a differenza di quello che è successo per tutti gli altri parchi nazionali istituiti in Italia, in luogo della perimetrazione provvisoria e della costituzione del Comitato di gestione provvisorio, è stato istituito quello che viene definito Comitato istituzionale di coordinamento, proprio per garantire la partecipazione delle comunità interessate a tutte le fasi del processo istitutivo del parco. Questo Comitato di coordinamento, dunque, è stato individuato come organismo abilitato a prendere formali decisioni e a fare altrettante formali proposte, soprattutto in merito alla delimitazione. Quale malagrazia, quindi, e quale prepotenza? Occorre riaprire il dialogo, e occorre riaprirlo per convincere che la proposta è una proposta credibile, e non per costringere nessuno a subire cose che non gradisce. Occorre quindi lavorare per un accordo serio, nel rispetto della sovranità popolare e nel rispetto delle prerogative degli enti locali. Sia chiaro: il parco non può, a mio avviso, e non deve essere fatto contro la volontà delle popolazioni. Il processo e l'istituzione deve essere democratico ma anche libero da pressioni e da intimidazioni. Se qualcosa non ha funzionato, e sono sicuro che qualcosa non ha funzionato, se non è stato chiaro il ruolo del Comitato istituzionale di coordinamento e se il meccanismo decisionale non è stato pienamente rispettato, le decisioni possono e debbono essere corrette, mantenendo aperto il dialogo tra i diversi livelli istituzionali. Non ha senso cavalcare l'onda di un malumore che nasce da problemi seri e fondati ma che si sta caratterizzando come l'avanguardia di un pericoloso movimento antistato e antipolitico. La legge numero 394 si può cambiare, non è un tabù, ma questo compito di cambiare la legge spetta al Parlamento, non può essere oggetto di contrattazione tra il ministro e la Regione. Il ministro deve applicare le leggi, può anche chiederne la modifica, ma non può sottoscrivere accordi che violino la legge. La legge numero 394 del 91, è del 1991 e da allora molta acqua è passata sotto i ponti, anche della politica italiana. E allora se da una parte è giusto riaffermare il principio del diritto delle popolazioni e degli enti locali a governare il proprio territorio, è giusto anche porsi la domanda se fino a quando non verrà modificata la legge dobbiamo stare fermi. O se non sia più giusto, invece, utilizzare lo strumento dell'intesa che è prevista esclusivamente per il parco del Gennargentu e non per gli altri parchi nazionali, e con questa previsione la legge nazionale riconosce alla situazione sarda una sua peculiarità, una sua specialità, allora se noi utilizziamo lo strumento dell'intesa può darsi che riusciamo anche a fare dei passi avanti per costruire quegli accordi che garantiscano enti locali e popolazioni. Alcuna utilità hanno le campagne di disinformazione: non è giusto imbrogliare le popolazioni né quando si è favorevoli ai parchi, né quando si è contrari ai parchi, perché poi tutti i nodi vengono al pettine. E allora, non è giusto raccontare alle popolazioni di pericoli che non esistono o di processi che portano a chissà quale mortificazione delle loro attività economiche.

Io ritengo che la mozione che è stata presentata sia fondamentalmente sbagliata nei contenuti, ritengo che non renda giustizia a coloro che oggi si trovano nella necessità di prendere delle decisioni, di fare delle scelte, che non aiuti quindi quel processo di scelta e di decisione democratica, per cui per quanto mi riguarda io voterò contro, pur essendo impegnato a fare in modo che alcune delle argomentazioni che sono state poste a base della mozione trovino sviluppo nel ragionamento e conclusione in atti che favoriscano veramente iniziative che promuovano lo sviluppo economico e sociale di quelle popolazioni che di questo hanno bisogno e non di conflitti o di esasperazioni.

Presidente. Grazie, onorevole Diana. Era l'ultimo intervento della mattinata. I lavori riprenderanno alle ore 17 e 15, perché c'è stata una richiesta motivatissima da parte del Gruppo progressista federativo. Raccomando ai colleghi la puntualità. Inizierà a parlare l'onorevole Casu.

La seduta è tolta alle ore 13 e 45.