Seduta n.286 del 07/02/2007 

CCLXXXVI Seduta

(Antimeridiana)

Mercoledì 7 febbraio 2007

Presidenza del Vicepresidente Secci

indi

del Vicepresidente Rassu

La seduta è aperta alle ore 10 e 45.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di martedì 23 gennaio 2007 (280), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Nazareno Pacifico e Adriano Salis hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di mercoledì 7 febbraio 2007.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Renato Lai e Giovanni Pileri hanno dichiarato di aderire rispettivamente al Gruppo Misto e al Gruppo di Forza Italia.

Possiamo riprendere i nostri lavori. Era iscritto a parlare l'onorevole Uggias.

MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente!

PRESIDENTE. Prego, onorevole Masia, su che cosa?

MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Sull'ordine dei lavori.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Credo che non sia corretto, anche se il primo che parla... chiedo almeno un quarto d'ora di ritardo di inizio dei lavori, se è possibile, lo chiedo per il collega, mi sembra corretto.

PRESIDENTE. L'onorevole Masia chiede la sospensione dei lavori per 15 minuti, se non ci sono osservazioni è accordata. I lavori riprendono alle ore 11.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 48, viene ripresa alle ore 11 e 05.)

Continuazione della discussione generale del disegno di legge: "Legge statutaria della Regione autonoma della Sardegna" (5-Stat/A)

PRESIDENTE. Bene, riprendiamo i nostri lavori, se i colleghi si accomodano, il primo intervento della giornata, come abbiamo annunciato, è quello dell'onorevole Uggias che ha la parola.

E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.

UGGIAS (La Margherita-D.L.). La ringrazio, Presidente. Assessore Dadea, colleghi consiglieri, nel partire con l'intervento non posso omettere la considerazione sulla particolare circostanza in cui ci troviamo e cioè che siamo nel momento successivo a ciò che si è verificato la settimana scorsa e cioè l'occupazione dell'aula da parte dei colleghi dell'opposizione. Dico questo per evidenziare che la ripresa dei lavori, l'attenzione, la partecipazione, la ripresa dei lavori in senso lato, deve essere interpretata, la voglia interpretare, come condizione positiva per la ripresa del dialogo istituzionale. Nel senso che è venuto meno quel corto circuito determinatosi proprio da una serie di fatti, e non voglio entrare nel merito delle ragioni che hanno portato a tale occupazione, però dico che sarebbe stato inimmaginabile - per chi vuole sentire - che sarebbe stato inimmaginabile discutere di riforme e di questo genere di riforme, quelle istituzionali, senza avere la disponibilità al dialogo di tutte le componenti, soprattutto di quelli che rappresentano, dovrebbero rappresentare - e io riconosco per molti versi che ciò è stato - la coscienza critica dell'opposizione, la coscienza critica di chi governa, proprio per arrivare a creare, come normalmente avviene, leggi migliori nel confronto e, in questo caso, visto che stiamo parlando di una legge fondamentale come la legge statutaria, una regola migliore, addirittura la regola delle regole. E allora, anche richiamando gli inviti che nella settimana scorsa ho fatto, abbiamo fatto, non solo come colleghi de La Margherita ma complessivamente come maggioranza, credo, dovendo anche in qualche modo pretendere uguale attenzione da parte dei colleghi dell'opposizione, perché noi siamo stati qui, non abbiamo considerato un gesto, semplicemente, fine a se stesso disinteressandoci della vostra occupazione, abbiamo partecipato con la presenza, non solo col rispetto, e cercato di dialogare in questo periodo, per far sì che si potesse arrivare a ripristinare questo dialogo. Ecco, che allora formulo veramente l'invito a ragionare in nome di un interesse superiore, che è quello di riscrivere buone regole, delle regole che seppure figlie del proprio tempo valgono non solo per questa stagione, ma valgono per il futuro. Prescindendo, così come dovremmo in un'occasione così grande, prescindere dalla titolarità dei ruoli di governo e di opposizione, mi rendo subito conto di un aspetto - per evitare di riparlare genericamente delle cose che sono state già dette, voglio affrontare solo pochi aspetti - che questo dibattito è caratterizzato da un elemento che è costante in tutti gli interventi: la riforma della legge elettorale, rappresenta in questo dibattito il convitato di pietra, ogni riferimento più o meno diretto, più o meno esplicito, ha fatto un chiaro richiamo alla necessità di mettere mano alla legge elettorale. Quindi, è un elemento che rimbalza costantemente nell'ambito di questo dibattito e allora, collegando la prima considerazione con questa seconda considerazione, io credo che sia giusto che tutti insieme, e lo voglio lanciare come sfida ai colleghi della opposizione, una sfida bonaria, amichevole, costruttiva che è questa: perché se questa legge elettorale rappresenta, e mi fa piacere vedere adesso, l'avevo citato prima, il presidente Floris, rappresenta uno degli elementi fondanti del dibattito, perché non accettate la sfida di inserire nell'ambito della legge statutaria una parte collegata alla legge elettorale? Perché non accettate di indicare uno, due argomenti che possono essere la legge elettorale e possono essere l'habeas corpus delle opposizioni che rappresentano, come dicevo prima, a prescindere dalla titolarità di opposizione e maggioranza, un elemento fondante del futuro della politica della Regione. Il sistema delle garanzie del Consiglio regionale che ad esempio, così come personalmente avrei fatto, possa vedere le minoranze titolari del diritto di presiedere le commissioni di inchiesta, cosa che oggi non c'è, per analogia ci dobbiamo richiamare ad altri elementi. Oppure, prevedere che ci possa essere una particolare situazione di privilegio per le minoranze che possono vedere, ad esempio, istituzionalizzato una sorta di ufficio legislativo, ufficio studi legislativo, che gli consenta ancora di più di avere una funzione propositiva. Dico giusto per aprire un varco su argomenti nel merito. E' un'occasione storica colleghi, è un'occasione storica alla quale voi non potete sottrarvi, alla quale tutti noi non possiamo sottrarci anche perché, guardate, io sono convinto che se oggi stiamo percorrendo questa strada delle riforme, io non credo che sia più possibile farlo successivamente e forse non sarà possibile neanche farlo ad ogni legislatura, non sarà più possibile farlo neanche fra tre anni, quattro anni, quando sarà. Appropriamoci di questo ruolo, facciamo sì che questa sfida sia una sfida che raccogliamo perché vada a favore di tutti i sardi. Perché la prossima legislatura possa procedere su binari di regole stabilite e condivise e che tutti insieme ci possiamo dedicare, con più attenzione, a risolvere altri problemi, altre sfide. Lo voglio dire come provocazione: la legge statutaria viene in discussione prima dello Statuto perché, nell'immaginario collettivo, il centrodestra ha acquistato il ruolo, l'immagine di chi ha boicottato il percorso delle riforme istituzionali. Appare che per un verso, può essere un elemento positivo, per l'altro verso, nei confronti della società più attenta, appare un soggetto che ha avvelenato il pozzo della Consulta per la riscrittura dello Statuto. Non è una bella immagine, perché alla fine quello che viene fuori è: questo non è stato fatto perché non l'abbiamo consentito, questo non è stato fatto perché non l'abbiamo consentito. Ma, nella definizione di questo stiamo parlando di cose delle quali tutti sentiamo la necessità e sentendo la necessità forse è opportuno che ci sediamo, che lavoriamo, che discutiamo, che su qualche argomento iniziamo a discutere. Si è discusso di principi che possono aprire la discussione sulla legge elettorale, e devo dire, colleghi, che forse occorre anche che in qualche modo facciamo chiarezza, perché forse il mancato confronto, in discussione in prima Commissione, ha determinato qualche zona d'ombra sui presupposti giuridici, sulla correttezza del percorso che ci può portare ad appropriarci di una nuova legge, che non sia una legge imposta, ma che sia una legge che ci diamo, che scegliamo non imposta, come abbiamo dovuto fare nella scorsa tornata elettorale. Allora, ragioniamo su un aspetto: si dice, per un verso, che esiste una scelta verso il parlamentarismo, e lo dice il collega Maninchedda poi lascia nell'ombra, giustamente fa la sua testimonianza, tutti quelli che sono però gli aspetti che sono conseguenti; dall'altro verso, si dice che esiste la necessità di affermare il presidenzialismo, riaffermare quel percorso che ha portato all'elezione diretta del Presidente della Regione. Io dico: ma è possibile che non si possa invece ragionare nel vedere luci e ombre da una parte, luci e ombre dall'altra? E' possibile che a Costituzione vigente, dove dico Costituzione mi riferisco anche alle leggi a rilevanza costituzionale e alla legge costituzionale numero 1 del '99, si possa trovare qualche correttivo? Dico subito, per sgombrare il campo da facili entusiasmi, che ne vedo pochi, pochissimi, forse uno o due. Ad esempio, la necessità di avere un rafforzamento dei diversi organi istituzionali, non parlare soltanto di rafforzamento del ruolo del Presidente, per il Consiglio per alcuni versi la legge statutaria individua un rafforzamento dei poteri, forse dovremmo fare una riflessione, sul rafforzamento e sulla legittimità politica, dei componenti della Giunta nel suo insieme. Oggi, non possiamo incidere sul principio del simulstabunt simul cadent è un vincolo necessario, ma io dico che è un vincolo eccessivo e credo che tutti, ora come ora, concordiamo sul fatto che è un vincolo eccessivo. Ma, in questo momento, se scegliamo il sistema presidenzialista, non possiamo prescindere da questo, vi è la necessità, e lo dico a chiare parole, di un intervento legislativo, di un intervento del Parlamento nazionale che modifichi questa legge costituzionale. Guardate, nel '99 arriva questa legge che è figlia di un tempo oramai passato, che va a copiare, sul presupposto della "142" del '90 e della "81" del '93, l'idea del sindaco degli italiani, del sindaco nazionale e del un sindaco regionale. E' un principio, che visto, in termini assoluti ha fatto, il suo tempo, stiamo parlando di una legge figlia di una cultura di 15 anni fa, di 20 anni fa. E' una cultura che va in qualche modo temperata non snaturata. Allora, diciamo con chiarezza che se si sviluppa un dibattito in questa Aula e riteniamo che questo sia il percorso attraverso il quale consentire, se non a questa legislatura alla prossima legislatura, di adottare quei temperamenti, allora è necessario chiedere, che ci sia questo intervento, e perché escludere, colleghi, che l'iniziativa non possa partire da questo Consiglio regionale. Noi abbiamo la possibilità insieme agli altri Consigli regionali di poter presentare delle proposte di legge, di chiedere che il Parlamento esamini delle proposte di legge. Vogliamo farci carico anche di questa responsabilità? Vogliamo fare in maniera chiara, perché non c'è alternativa, se voi andate a vedere il lavoro, il bel lavoro che ha fatto il Consiglio regionale della Calabria, cercando di modificare gli istituti, di temperare gli eccessi, di limare alcune possibilità, vedete che la Corte costituzionale ha inciso pesantemente, tagliando, cassando, brutalmente tutti quelli che erano i tentativi per arrivare ad un sistema più equilibrato. Lo dico nuovamente ai colleghi dell'opposizione, lo vogliamo fare insieme? Facciamolo! Mi si dice dai banchi dell'opposizione, torniamo in Commissione, cari colleghi, mi viene in mente una favola, una storiella perché questa storia di tornare in Commissione la ripetete ad ogni piè sospinto. Il mandato che noi abbiamo avuto è quello di fare leggi, non di fare partite a ping-pong andando in Consiglio, andiamo in Aula. Se qualcuno non è stato in Commissione per mesi, faccia il mea culpa, approfitti adesso di questa situazione, voi non potete fare come Bertoldo, che voleva essere impiccato all'albero che sceglieva lui; poi magari andate a scegliere il prezzemolo. Perché questo è un atteggiamento inaccettabile, lo voglio prendere come una provocazione, per richiamare il fatto che in Commissione qualcuno non è andato, ma non può essere un alibi, perché deve ritornare in Commissione il piano sanitario, deve ritornare in Commissione la statutaria, deve ritornare in Commissione tutto quello che abbiamo fatto finora, e se fosse stato per queste voci avremmo trascorso tutta la legislatura in Commissione; non sarebbe arrivata una legge in Aula, ed è una cosa che non ci possiamo permettere, colleghi. Allora, due considerazioni nel merito: l'articolo 15 dello Statuto, così come modificato dalla legge costituzionale numero 2 del 2001, afferma, e questo credo che sia una considerazione, credo che questa sia una considerazione da tenere presente nell'esaminare la legge, che la legge determina la forma di governo della Regione, e recita esattamente la legge, specificamente le modalità di elezione, sulla base di principi e rappresentatività, di rappresentatività e di stabilità del Consiglio regionale, del Presidente della Regione e dei componenti della Giunta regionale. Vogliamo riconoscere, Presidente Pinna, che ci siamo concentrati su due aspetti, il Presidente al quale garantiamo l'elezione diretta e il Consiglio, e abbiamo trascurato la cerniera, la Giunta, abbiamo non considerato sufficientemente la necessità di legittimare il ruolo della Giunta, attraverso i due criteri che stavo leggendo prima, la rappresentatività e la stabilità. Oggi, purtroppo, a parte la dignità che alcuni Assessori faticano a conquistare sul campo, e lo fanno a titolo personale garantendosi, assicurandosi che quel po' di dignità, anzi quella, tolgo quel po', quella dignità, ma sono soltanto alcuni, sono soltanto alcuni, io penso che ci dobbiamo fare carico di questo, glielo dobbiamo dare anche come Consiglio. Allora, è possibile immaginare, io ne ho una di idea, che l'ipotesi della sostituzione dell'Assessore eletto in Consiglio regionale col diritto di mantenere il proprio posto, la titolarità del posto, qualora venga chiamato a ricoprire l'incarico di Assessore, possa rappresentare un elemento per assicurargli la dignità; io credo di sì! Perché sicuramente un Presidente della Giunta che nomina un Assessore che abbia conquistato sul campo il consenso e la rappresentatività, possa dare spessore alla Giunta e gli dà dignità, nel momento in cui l'Assessore si dovesse dimettere o dovesse essere dimissionato dal Presidente, di ritornare in Consiglio e di difendere le sue posizioni, senza essere espulso come un corpo estraneo. Non immaginiamo adesso gli Assessori che abbiamo davanti, il Presidente che abbiamo davanti, facciamo un ragionamento lucido. E io dico, che questo sarebbe un modo per rafforzare gli elementi e il gioco virtuoso tra gli organi istituzionali. Concludo perché vedo che sta finendo il tempo, per dire che un'altra cosa sulla quale ci dovremo concentrare per fare un salto di qualità è una valorizzazione effettiva dell'istituto delle incompatibilità e delle ineleggibilità, verrebbe meno sicuramente, un elemento di inquinamento dei diversi campi amministrativo e legislativo, che consentirebbe anche qui di avere un approccio più virtuoso, e quindi una politica migliore. A causa del tempo tiranno mi riservo di fare ulteriori considerazioni successivamente, Presidente.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Uggias. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. Colleghi e signori della Giunta, io inverto, ovviamente, sollecitato dall'intervento dal collega, l'ordine dell'intervento, che avevo precostituito, la scaletta. Mi scuso anticipatamente con la Giunta, perché il mio intervento è rivolto all'Assemblea legislativa della Regione Sardegna. Vorrei parlare con i colleghi consiglieri, vorrei parlare con i rappresentanti dei partiti di quest'Aula senza nessun vincolo di coalizione, per quanto mi riguarda. Questo significa che una legge di riforma, a mio avviso, va affrontata in piena libertà e senza condizionamenti di coalizione; condizionamenti imposti da una legge elettorale, da uno schema di governo, che, ovviamente, dobbiamo rispettare e dobbiamo portare avanti fino alla fine. Ma questo non mi limita nel parlare di una riforma e di rappresentarvi come, a mio avviso, vanno visti i percorsi, il metodo per affrontare la riforma. Rispondo subito, e rispondo a titolo personale, ovviamente, perché non ho avuto modo, e anche questo è un problema, che non riguarda soltanto me e il nostro partito, di capire qual è l'indirizzo che il nostro partito dà ad una legge di riforma di tal fatto. Ed è prima un atto di accusa, ed è prima guardarsi dentro prima di confrontarsi con gli altri.

Raccolgo la sfida la sfida benevola, quando la sfida è, la sfida a confrontarsi, a dialogare, a non essere vincolati da fattori esterni, la sfida va sempre raccolta e la ripropongo. La ripropongo per parlare di quello che la legge statutaria nella legge costituzionale numero 2 del 2001 ci chiede e ci dice di fare, i cinque punti fondamentali, forma di Governo della Regione, specificatamente le modalità di elezione, sulla base dei principi di rappresentatività e stabilità, rapporti fra gli organi di governo, presentazione e approvazione della mozione di sfiducia motivata, casi di ineleggibilità e incompatibilità, referendum regionali, condizione di parità di accesso alle consultazioni elettorali. Questo ci dice la legge 2 del 2001, e intendendo e interpretando una legge costituzionale, così come va interpretata, cioè in senso restrittivo, e lancio anche io una sfida, vorrei qua un parere scritto, depositato, di un costituzionalista a vostra scelta, che scriva e sottoscriva che una legge costituzionale va intesa in termini estensivi e, ovviamente, cambierò la mia opinione. Perciò, che cosa dice la "2" del 2001? Quello che correttamente, e sottoscrivo, ha testé illustrato il collega Uggias, fondamentalmente regole, regole elettorali, regole di confronto. Per fare queste regole, io credo che non esista una maggioranza precostituita, così come non condivido il fatto che si dica, alla fine: "Non può essere una legge esitata a maggioranza", non lo condivido. Può essere una legge esitata a maggioranza, a maggioranza dell'opinione del popolo e dei cittadini sardi, non a maggioranza dei partiti rappresentanti di una coalizione o l'altra, cioè una maggioranza che si costruisce seguendo ognuno le indicazioni del popolo, rispettosa dei propri principi, ideali, valori e indirizzi. Ecco perché è consentito il trasversalismo su una legge di riforma. Ecco perché non può essere una legge di riforma precostituita da una coalizione, non da una maggioranza, perché su una legge di riforma può cadere il principio di maggioranza. Allora, la sfida è ben accetta, se tutti ci liberiamo. Sono emerse, qui, delle diversità di opinione: i colleghi di Rifondazione Comunista, fondamentalmente parlamentaristi, l'U.D.C., parlamentarista, La Margherita, che discute giustamente e correttamente la presa di posizione tra i due sistemi, lo S.D.I., l'U.D.R., credo anche Fortza Paris, con altri partiti che, invece, pur rappresentati in altra coalizione, sono profondamente presidenzialisti, all'interno di questa e di quella condizione. Allora, prima di tutto, sciogliamo questo vincolo di coalizione e discutiamone, discutiamone in Aula non in Commissione. Per discuterne in Aula e per dare dignità alla discussione e a quello che stiamo facendo, cioè, una legge statutaria. Io ho grande rispetto, ho una concezione dell'istituzione e delle regole altissima e, a volte, ahimè, vincolante nelle mie azioni. Allora, se questo è, discutiamone apertamente, col tempo che necessita e non con vincoli di tempo. Discutere di una legge elettorale, e noi abbiamo fatto le nostre proposte, abbiamo e giustamente non abbiamo raccolto niente, intendiamo essere propositivi. Anche quando abbiamo bloccato l'Aula, per questioni di principio, di rispetto democratico delle regole, abbiamo lavorato sugli emendamenti che sono lì, depositati, che sono le nostre proposte. Non troverete emendamenti che servono per fare ostruzionismo, anche i soppressivi, li abbiamo citati ora nell'incontro delle parti sociali, articolo 2 e articolo 3; che cosa hanno a che vedere l'articolo 2 dell'articolo 3 con la legge statutaria? Assolutamente nulla. Emendamenti soppressivi, in questo caso. Ma la soppressione, in questo caso, è una proposizione. Allora, se noi siamo in grado di ascoltare le voci delle parti sociali, dei cittadini, e costituire, dopo, quella maggioranza, ma la maggioranza dei cittadini sardi, che sceglie una via, e noi siamo in grado di rappresentare quella maggioranza, non c'è una maggioranza di coalizione, non ci può essere una scelta di coalizione sulle riforme. Allora, parlarne in Aula vuol dire prendere impegni anche su questo. Io salto l'impegno dell'ordine del giorno che abbiamo votato in quest'Aula. Lo salto, a piè pari. Lo salto, dicendovi: "Siete davvero convinti che noi, da qui a quattro giorni, cinque giorni, quindici giorni, riusciamo a discutere e a fare tutto questo lavoro utile e necessario in Aula, non in Commissione, con la spada di Damocle di una finanziaria che ha pari dignità per l'emergenza e per il contingente. A mio avviso, no. E non è una vittoria di nessuno o di qualcuno se si invertono i tempi e diamo, prendiamo solenne impegno che, chiusa la finanziaria, si apra la discussione in Aula e si continui e la si continui finché non la si finisce. Cioè, questa legislatura, ve ne do atto, e me ne prendo anche merito, come Consiglio regionale è la legislatura che deve fare le riforme, prima fra tutte la statutaria, e siamo anche disposti a invertire un percorso che noi riteniamo invece diverso: prima lo Statuto, che mi consente anche di sollevare alcuni macigni vincolanti dell'articolo 15. Anche se dovessimo scegliere un sistema parlamentare, siamo vincolati sempre dal fatto che le dimissioni del Presidente determinano, anche con la scelta di quel sistema, lo scioglimento del Consiglio. E' questa la vera spada di Damocle, il vero macigno che condiziona le scelte di presidenzialismo o parlamentarismo. Allora, su questo siamo pronti, siamo pronti al confronto. Vogliamo costruire le riforme, una legge statutaria e, se non sceglierete questa via, discuteremo nei tempi che insieme, se vorrete deciderle insieme, stabiliremo prima o dopo la finanziaria. Ma se questa è la scelta, noi dobbiamo fare una legge statutaria, che non deve essere soggetta poi a rivisitazione il prossimo anno, fra due mesi, fra due anni. Deve avere la dignità di legge di indirizzo stabile per le regole che nessuno può modificare con la coalizione di maggioranza di turno, e che non deve modificare, perché allora rappresenterà la maggioranza dei cittadini. E, se io sposerò la linea di minoranza di quei cittadini, voterò contro, ma sarò rispettoso di quella maggioranza, che avrà esitato la legge statutaria. Ecco perché, per forza di cose, non ci deve essere l'unanimità, se questo è il principio. E' chiaro che se a decidere è una maggioranza di coalizione, beh, allora, come è successo anche a livello governativo parlamentare, non condividerò il fatto che una maggioranza si arroghi il diritto di fare le riforme.

Stabilità: si è detto tanto della stabilità, qui dentro. Ma io mi chiedo, la stabilità è legata al presidenzialismo, o meglio, la "2" del 2001 lega la stabilità al sistema presidenziale, cioè alla figura del Presidente, perché in qualsiasi momento il Presidente si dimetta, in entrambi i sistemi, si va a casa. Mi chiedo, e faccio due considerazioni. La prima: non esiste nell'organizzazione sociale della nostra nazione, e non guardo con entusiasmo al sistema americano, a livello di comune, di provincia e di Regione, altro tipo di elezione simile negli organi rappresentativi delle associazioni sindacali, partitiche e organizzazioni sociali. Gli unici sono: comuni, rappresentanze dei comuni, delle province e delle regioni. Neanche a livello nazionale c'è il presidenzialismo spinto. Non esiste! In qualsiasi organizzazione, anche i vostri partiti, o perlomeno quelli che si dichiarano democratici, che hanno storia democratica, si fanno i congressi, si eleggono i delegati, e un'assemblea elegge il Presidente, il Segretario o quant'altro. Trovatemi un'organizzazione sociale che, a suffragio universale, elegge la guida del movimento, dell'associazione o di ciò che volete. Non voglio sconfinare, ma permettetemi un esempio significativo, ovviamente parliamo di cose diverse, neanche il Papa è eletto a suffragio universale, neanche il Papa. Permettetemi questa piccola… Allora; dialogo, concentrazione di poteri. Io, in questo intervento e nell'approccio alla statutaria, cerco di essere svincolato dal momento contingente, da come lo sto vivendo, da come noi tutti lo stiamo vivendo e non vuol essere una provocazione nei confronti della maggioranza. Anche voi state subendo questo sistema, perché io ritengo e sostengo che siete persone preparate, con grande dignità e con grande difficoltà state subendo un'interpretazione errata del sistema, ma questo non ci deve condizionare nel dare le valutazioni sulle regole future e nel creare le regole future.

Quando si parla del potere regolamentare e parliamo di Regioni a Statuto speciale non di Regioni a Statuto ordinario, ma, signori miei, dite che il Consiglio non ha mai esercitato le funzioni regolamentari, per chi non se ne fosse accorto le abbiamo appena esercitate nel turno di Consiglio recente; Piano sanitario regionale che è un atto di programmazione regolamentare. L'abbiamo esercitato e rimane sempre in capo al Consiglio di delegare alla Giunta il potere regolamentare, in alcuni casi, grande errore nel Piano paesaggistico regionale perché, la legge numero 8, è chiaramente viziata di anticostituzionalità perché ha trasferito alla Giunta il potere regolamentare che, per statuto, deve comunque, in ogni caso, rimanere in capo al Consiglio e poi si dice: "Non l'ha mai esercitato" sbagliato se non l'ha mai esercitato! Il fatto che abbia sbagliato non significa che sia giusto modificare la legge costituzionale con una legge pur rinforzata perché non è previsto dalla legge numero 2 del 2001, e questo è un appunto. Perciò, iniziamo questo percorso di dialogo, di merito, di merito politico ancor prima del merito tecnico legislativo e giuridico, un confronto politico su queste cose, sugli argomenti richiamati nella legge statutaria e senza nessun tipo di vincolo. Su questo siamo totalmente aperti e presentiamo a quattro mani, se vogliamo, gli emendamenti condivisi, senza precostituire ordini di firma o quant'altro, ma nel merito possono essere stesi, a quattro mani, sulle cose condivise, sugli argomenti condivisi. Certo che superare il problema tra presidenzialismo e parlamentarismo non è una cosa da poco e sarà una decisione, sono conscio di questo, che sarà presa in questa Aula a maggioranza, ma spero a maggioranza di rappresentanza dell'opinione dei sardi.

Allora, in tutto questo iniziamo a fare un lavoro di buon senso, eliminiamo, permettetemi, non è corretto il termine che sto per usare, eliminiamo le norme intruse, insieme, eliminiamole insieme. Qualsiasi cosa che invece intendiamo rimandare dei cinque punti richiamati dalla legge Costituzionale numero 2 del 2001, quelli rimandati saranno persi, questo è emerso anche nel confronto con le parti sociali, non intendiamo rimandare nulla, facciamolo, portiamolo a termine una volta tanto e una volta per tutte, perché questo sarà un risultato del Consiglio regionale e dell'Assemblea legislativa della Regione Sardegna se riusciremo a portarlo avanti e non dubito sul fatto che potremo riuscirci. Queste sono le sfide, ma per raccogliere questa sfida, per quanto vi riguarda, raccogliere quelle che noi vi proponiamo, dobbiamo chiarire una cosa. Mi ha colpito il richiamo fatto dalla collega ieri quando raccontava della signora incontrata al mercato che gli chiedeva: "ma scusa un attimo, cosa c'entrano le parti sociali con una legge di riforma delle regole parlamentari, dei rapporti Governo-Parlamento, Consiglio-Esecutivo e quant'altro?" e io non mi stupisco di questa domanda, probabilmente c'è un errore anche di comunicazione da parte di questa Aula nello spiegare l'importanza di fare le riforme che hanno una ricaduta sul sistema organizzativo, sociale e economico, mi stupisce molto di più, collega Caligaris, che questa domanda sia stata fatta dal presidente Soru alle parti sociali in sede di audizione. Questo mi stupisce moltissimo, mi preoccupa, mi preoccupa che il Presidente della Regione si chieda e chieda alle parti sociali: ma, scusate, perché vi devo ascoltare o devo sentirvi o devo concertare con voi una riforma che interessa l'organizzazione dei poteri del Presidente, del Consiglio, dell'Esecutivo, norme elettorali e quant'altro? Questo è veramente preoccupante e questo è il limite dell'interpretazione di che non ha rispetto per la politica, per la democrazia partecipata e per l'Assemblea legislativa, è stupefacente! E' stupefacente che questo cocktail che abbiamo costruito, ahimè, di centralismo e concentrazione dei problemi sia un cocktail esplosivo che ha le ricadute, lo vediamo tutti i giorni, nel comportamento con gli assessori defenestrati, sui prossimi direttori generali defenestrati dagli assessori, uno per tutti quello della sanità che sarà defenestrato seduta stante con comunicazione già avvenuta perché non confacente alle linee portate avanti in assessorato. Tutto questo, l'interim che prosegue ancora per mesi e mesi…

PRESIDENTE. Concluda onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.). Ho concluso signor Presidente. Bene, concludo. Noi siamo qui per raccogliere la sfida, la sfida al dialogo, al confronto e per costruire una legge statutaria che sia rispettosa dei principi democratici che devono regolare i rapporti fra le forze politiche.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Capelli. E' iscritto a parlare il consigliere Gallus. Ne ha facoltà.

GALLUS (Fortza Paris). Grazie signor Presidente, signor Assessore, colleghe e colleghi, il profilo della proposta di legge statutaria presentata dal Governo della Regione non soddisfa certamente quanti, in attesa della riforma della nostra massima istituzione, si sarebbero logicamente aspettati un testo che esaltasse i valori e lo spirito autonomistico, pilastro della nostra cultura politica. Una legge dai contenuti forti e innovativi che, nel porre il giusto accento sulla nostra specificità, ne rafforzasse i contenuti e le potestà. Invece, niente di tutto ciò.

Da un'iniziale valutazione emerge nel testo della proposta un aumento del distacco quasi voluto, direi, della Giunta regionale, dal Consiglio, dagli enti e dalla gente. Emerge, infatti, il tentativo di consolidare ed accrescere una visione dirigistica ed esclusivistica dell'istituto autonomistico nel voler perseverare a considerare la presidenza della Giunta regionale l'unico organo esecutivo delle istituzioni regionali cui tutti devono osservare un atteggiamento acquiescente. Manca la concezione del principio del cosiddetto "federalismo interno" in quanto permane una davvero inconcepibile teoria centralistica che pone la Regione, ma, in questo caso, meglio dire "la Presidenza della Giunta", al di sopra degli altri enti regionali mancando clamorosamente perfino al principio intervenuto con la modifica del Titolo V che vuole, appunto, la parificazione degli enti e l'abbandono di scale gerarchiche nei rapporti fra gli stessi.

In effetti, questo è un testo che potrebbe andare bene, ma anche questo è da valutare, per una qualsiasi regione italiana avente però un regime a statuto ordinario. C'è da chiedersi, infatti, in che cosa consista la nostra specialità e quali siano i modelli di tradizione e cultura del popolo sardo contenuti nel testo oggi in esame. Il presidenzialismo deve trovare in Sardegna una sua forma originale che, nei limiti del possibile, tuteli il ruolo del Parlamento sardo per non renderlo succube del Presidente seppur eletto dal popolo. Non si intravede, neanche a cercarla col lanternino, un minimo di apertura verso le tematiche inerenti l'allargamento della partecipazione alla cosiddetta "iniziativa popolare" e in materia di democrazia diretta, anzi in questo senso registriamo una netta involuzione sia in merito alle sottoscrizioni richieste per il quorum previsti sulla quale, se me ne resta il tempo, avrò modo comunque più avanti di soffermarmi. Il concetto di popolo sardo viene ridotto a semplice comunità e il richiamato principio di sussidiarietà non trova concreta applicazione in quanto agli enti locali, siano essi province che comuni, non viene conferito nessun ulteriore potere rispetto a quelli già previsti. Il tanto decantato consuntivo di metà legislatura si riduce ad una parata del Presidente con il Consiglio regionale che funge da semplice spettatore. In questo modo la nostra Assemblea viene ridotta ad un ruolo di notabilato, con una semplice presa d'atto delle vicende politiche che hanno caratterizzato l'azione di governo. Proseguendo in questa assurda geometria istituzionale voluta dalla Giunta, per quanto vada dato atto che in Commissione certe spinte accentratrici sono state assottigliate e ridotte, gli Assessori regionali, dicevo, vengono relegati al semplice ruolo di collaboratori e attuatori della volontà del Presidente e ai partiti, che attraverso il loro impegno hanno consentito la vittoria del Presidente eletto dal popolo, non viene riconosciuta nessuna capacità di rappresentanza all'interno dell'Esecutivo regionale e, soprattutto, nell'azione di attuazione delle linee programmatiche e di governo. L'assurdo è che viene prevista una mozione censura per i singoli Assessori come se godessero di chissà mai quale autonomia da collaboratori del Presidente. Semplicemente assurdo! Il rafforzamento in questo senso dei poteri del Presidente è un fatto che non può non destare preoccupazione in quanto una volta adottato il presente testo il capo del governo regionale non ha più organismi che possano interagire con lui nell'azione di governo. Siamo insomma alla traduzione pratica del concetto di un uomo solo al comando, spesso utilizzato, e non a caso, in quest'Aula. Vengono creati organi di garanzia esautorando tale materia al suo naturale alveo istituzionale, cioè allo Statuto. Voglio ricordare che l'articolo 15 dello Statuto vigente, così come modificato dalla riforma, nel prevedere la possibilità di adottare anche più leggi statutarie non stabilisce che esse possano travalicare le materie di competenza dello Statuto di autonomia.

Altra materia certamente destinata a creare polemiche e strascichi futuri riguarda le parti dove si conferiscono alla Giunta poteri che viaggiano su binari della incostituzionalità. Un pericolo ben presente negli estensori del testo tanto che hanno sentito il dovere di richiamarlo esplicitamente nella relazione, che non può essere rimandato ad un'ipotetica successiva moratoria. E se è vero, come dicevo, che alcuni dei correttivi apportati alla proposta di legge statutaria in sede di valutazione della Commissione competente hanno alleggerito il testo nelle sue linee fortemente accentratrici non ne hanno però modificato né lo spirito né la ratio che rimane comunque tesa principalmente a fortificare i poteri intorno alla figura del Presidente della Giunta. Io, per esempio, mi sarei aspettato una maggiore attenzione per il ruolo che i comuni della Sardegna svolgono all'interno della società e per la grande forza propulsiva che deriva dall'azione che quotidianamente le amministrazioni comunali pongono in essere nel loro territori di competenza. Devo invece constatare che rispetto alle modifiche intervenute nel Titolo V della Costituzione, laddove viene introdotto il principio che Stato, Regioni, Province e Comuni costituiscono entità equiordinate, nel testo, così come originariamente proposto dalla Giunta, tale principio rimane lettera morta in quanto la Regione continua a mantenere una sua gerarchia nella quale il comune viene considerato in via subordinata rispetto all'ente regionale.

Mi preoccupa inoltre il fatto che attraverso un esponenziale aumento delle firme richieste per l'indizione dei referendum si siano ridotti gli spazi di partecipazione popolare, fatto questo che costituisce un'involuzione e che non può non essere considerato in maniera totalmente negativa. La partecipazione popolare deve essere infatti facilitata e agevolata con regole tendenti a favorire l'istituto referendario e non a mortificarlo, come di fatto accade in questo testo di legge. Come già hanno fatto molti altri colleghi in chiusura voglio sottolineare la assoluta inopportunità di portare in aula una legge statutaria ancor prima di aver posto mano alla legge elettorale e ancor prima di aver avviato le procedure per la modifica dello Statuto di autonomia speciale della Sardegna, dal quale di fatto dovrebbe discendere la legge statutaria. Questo è un disegno di legge monco in quanto avrebbe dovuto muovere dalla necessità di conferire al popolo sardo e al Consiglio regionale quel ruolo e quella dimensione di soggetti attuatori della propria storia e del proprio futuro che questa cultura neocentralista e accentratrice della Giunta regionale vorrebbe cancellare con un colpo di spugna. Noi di Fortza Paris non ci stancheremo di difendere questi principi e ci auguriamo che quei partiti che oggi hanno responsabilità di governo sappiano ragionare con noi per far sì che il percorso delle riforme ritrovi una forma ampia di coinvolgimento di tutta la società sarda. Per far ciò, a nostro avviso, è però necessario ritirare questa legge statutaria e sedersi intorno a un tavolo comune per indicare tempi e modalità delle riforme. Ponendo nell'agenda in primis la legge elettorale, quindi l'adozione della nuova carta di autonomia speciale del popolo sardo ed infine l'adozione di tutte le leggi statutarie che attuino i valori e i principi contenuti nello Statuto, e non viceversa come oggi si vorrebbe procedere. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Gallus. E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Grazie, Presidente. Io credo che a nessuno sfugga che in questi giorni noi stiamo provando a portare in porto ciò che non è si è riusciti a fare nella precedente legislatura, cioè stiamo provando oggi a colmare ritardi in un settore che riteniamo fondamentale quale è quello che riguarda, appunto, il funzionamento degli organi regionali. Dobbiamo dire anche che c'è stato sì un tentativo, tentativo andato male, che è abortito e che aveva portato anche all'uso di norme nazionali come la legge elettorale e alla quale abbiamo appunto dovuto fare riferimento nel 2004, con i risultati che molti di noi ritengono non proprio esaltanti, positivi, per esempio il numero dei consiglieri che sono stati eletti, il modo con cui vengono eletti anche alcuni di noi, che logicamente sono elementi che devono farci riflettere. Durante la campagna elettorale d'altronde per il rinnovo di questo Consiglio tutti, sia del centrodestra che della sinistra, convenivamo che in questa legislatura non poteva succedere quello che è successo nella precedente. Non potevamo, io credo non possiamo perdere questa occasione, l'opportunità di darci uno Statuto prima una legge statutaria, una legge elettorale perché li riteniamo i veri strumenti che devono tenere bene in conto quello che siamo, la nostra specificità, la specificità di essere sardi, di essere isola, di essere Regione speciale. Io credo che questo sia uno dei temi fondamentali, uno dei primi temi che deve essere tenuto ben presente all'ordine del giorno e credo che anche su questo significato di essere Regione speciale dovremmo discutere come si sta cercando anche di discuterne molto, si deve discutere molto, si deve discutere tanto e non, cosa posso dire, limitandone i tempi.

Quando la Regione Sardegna è nata io credo che era tutto molto più chiaro, molto più semplice. Sappiamo che non vi erano Regioni a Statuto ordinario e comunque ad esse era disponibile riconoscere una minore autonomia, quell'autonomia che invece noi per qualche decennio abbiamo potuto godere, per ragioni storiche per ragioni economiche, per ragioni geografiche e che hanno consentito anche di avere per la nostra Regione risposte di specialità, anche di attenzioni da parte del Governo. Beh, dopo la modifica del Titolo V della Costituzione e perché no anche la devolution voluta dalla destra, le cose sono cambiate. L'autonomia delle Regioni a Statuto ordinario si è rivelata addirittura superiore a quello che possiede la nostra, evidenziando appunto in questo modo i nostri ritardi, ritardi legislativi e la perdita appunto di quella specificità che hanno fatto della Sardegna una Regione che ha per cinquant'anni goduto appunto di questi aspetti, compresi anche quelli che riguardano la forma di governo. Io credo che stia venendo meno davanti a tutti, tutti lo possiamo condividere questa specialità e che constato non da solo una corsa verso una parificazione, un egualitarismo con le altre Regioni del nostro Paese e questo naturalmente mi preoccupa e non poco. Bene, nonostante i buoni propositi perché da questo naturalmente siamo partiti, anche questa legislatura su questo fronte non è iniziata bene, come sappiamo la Consulta che è stata approvata da questo Consiglio ha abortito e la legge statutaria, quella che è in discussione in questo momento e non ha proprio iniziato bene i suoi lavori, non ha iniziato con un percorso tranquillo e questo dibattito è iniziato dopo alcuni giorni di occupazione dell'aula consiliare da parte della minoranza. Questo ci deve far riflettere, è la prima volta che succede, credo che questo è la prima volta che capiti in particolare per l'approvazione di una legge, sarà successo altre volte ma non per motivi di questo genere. La legge statutaria non sfugge a nessuno, è la legge fondamentale dei sardi, anche la procedura di approvazione d'altronde di legge rinforzata evidenzia che è una legge il cui rango è di rango di Costituzione, di Costituzione interna della Sardegna, è un rango che ci deve portare alla massima attenzione. Sull'onda dei risultati ottenuti da questa maggioranza nell'approvare importanti leggi di riforma che è davanti a tutti, oggi noi stiamo provando a fare quello che altre volte non c'è riuscito, a far sì che questa nostra Regione abbia una legge statutaria propria, la Sardegna poi d'altronde lo abbiamo detto è la prima Regione italiana che in qualche modo sta provando a definire in maniera sistematica attraverso i contenuti di una legge, va bene, la legge statutaria, tutto ciò che comporta la riforma di questi aspetti al contrario di altre Regioni che a Statuto speciale hanno affrontato questo problema diciamo per argomenti in fasi successive. E' un fatto importante questo. Bene, la prima affermazione allora dopo queste considerazioni che mi viene di fare e non lo faccio da solo, l'hanno fatto anche altri che mi hanno preceduto è di poter condividere appunto che questa legge in aula non solo per i contenuti ma anche per il modo in cui la stiamo portando avanti, ci siamo, a me sembra, a me appare inopportuno qualunque accelerazione improvvisa in particolare per un processo riformatore quale quello che rappresenta questa legge. Io credo che la più ampia condivisione dei contenuti di questa legge dentro quest'aula e anche fuori di quest'aula siano necessari e seppure qualche modifica al disegno di legge della Giunta vi è stato durante i lavori della Commissione, beh, non vi è stato però quel contributo che deve avere anche da parte delle minoranze, una legge di così importante significato. E io credo che non sia perché c'è una politica rinunciataria da parte delle opposizioni, io credo che questo, a questo Consiglio non serva e non è nemmeno strumentale, io credo, quello che è avvenuto, quello che si è voluto in qualche modo evidenziare che era più importante fare prima la legge finanziaria della legge statutaria, io non credo che questo fosse il significato, credo che fosse l'esigenza di rallentare per quanto può essere necessario l'iter di questa legge, la sedimentazione di questa legge cioè è condivisa e il dibattito all'esterno di quest'aula per alcuni dei suoi aspetti fondamentali e dei suoi contenuti, io credo che sia importante. E' importante anche per la credibilità di quest'aula, la credibilità di un Consiglio che proprio attraverso questa legge intende definire il proprio ruolo oltre alla forma di governo della Regione, oltre agli organismi della Regione, io credo che questa legge contenga aspetti importanti relativi a quelli che sono i poteri, agli equilibri, gli equilibri tra il Presidente e la Giunta, tra il Presidente e il Consiglio regionale, il ruolo del Consiglio regionale, delle autonomie locali, del rapporto con le Province, con i Comuni, con le unioni dei Comuni, sono contenuti importantissimi che ci devono portare a prestare la massima attenzione. Beh, credo che a nessuno sfugga che per aspetti di questa importanza non abbiamo il clima sereno che avremmo voluto avere, quel clima sereno che è necessario per affrontare argomenti di questo spessore. E' più di 15 anni che nel nostro Paese abbiamo abbandonato il sistema parlamentare, voglio parlare di questo, perché è quello che io ritengo di avere maggiore a cuore e credo che questi anni siano più che sufficienti per fare delle valutazioni corrette che non siano valutazioni, diciamo, solo di parte, il sistema parlamentare, noi sappiamo che è stato contrastato perché non garantiva la stabilità dei governi, però col sistema presidenziale noi ci poniamo delle domande: la qualità dei governi che nascono in questo modo ci ha guadagnato? E gli esecutivi hanno quella giusta autonomia e quella capacità di far emergere esperienze e professionalità, e quali professionalità ed esperienze possono emergere in un sistema di questo genere? E il dibattito? Il dibattito parlamentare del Paese e in questa nostra Regione, e in questa fase si è arricchito? Si diceva che un altro risultato di cui non bisogna trascurarne gli effetti, e qualcuno lo dice ancora, è che con il sistema presidenziale si aveva la possibilità di semplificare il sistema dei Partiti, si portava a ridurli, beh, lo abbiamo visto, io credo che tutti possiamo condividere che si sono moltiplicati naturalmente perdendo efficienza, beh, la maggior parte addirittura posso dire che non sono più nemmeno Partiti, è scomparso quasi ciò che nella nostra Costituzione rappresenta uno dei più importanti strumenti della democrazia, io credo che questo noi dobbiamo prenderne coscienza, dobbiamo prenderne atto, sono effetti, il livello di partecipazione del contributo naturalmente dei Partiti è davanti a tutti, è palesemente ridotto, in alcuni casi è quasi zero, non c'è più proposta, c'è solo la rincorsa, questo sì, la rincorsa per esserci, per smuovere, diciamo, per smussare meglio, per applaudire, per dissentire, ma non c'è più proposta. Oggi, noi quindi non possiamo affrontare con leggerezza questi aspetti, gli aspetti relativi alla forma di governo presidenziale o parlamentare questo è il problema che io pongo a me stesso principalmente, io credo che se è vero che il sistema parlamentare ha dimostrato di essere instabile, le domande per l'altra forma, quello presidenziale, in questi due anni e mezzo di esperienza, perché poi parliamo anche delle cose che sono vicine a noi, questa esperienza di questa forma di governo, la legge statutaria ribadisce questa forma di governo, beh, io credo che ci debbano far riflettere, credo che sia necessario, io credo che sia necessario fare delle profonde revisioni, noi socialisti dello SDI ma credo anche che dal dibattito stia emergendo anche il Gruppo FAS di cui faccio parte ha dichiarato che non può accettare questa formula, il simul stabunt simul cadent così come viene definito, beh, colleghi è la frustrazione del consigliere, è la frustrazione di questo Consiglio, io credo che in questa legge occorre inserire una formula che in qualche modo serva ad equilibrare il potere del Presidente e ci sono state anche molte proposte qua e io credo che qualcuna abbia la sua validità, la possibilità di essere presa in considerazione, si parla degli Assessori che non debbono essere ostaggio, si parla del vicepresidente che possa essere eletto, si parla anche della possibilità che il Presidente se dovesse dimettersi non abbia più la possibilità di riproporsi almeno in quella legislatura. Beh, io posso dire anche perché tengo i piedi per terra che siamo consapevoli che esiste nel Paese e anche in questa nostra Regione, in questa realtà, in quest'aula una larga maggioranza verso il sistema presidenzialista, però sono anche convinto, e non da solo, che nessuno qui dentro vuole rafforzare questo sistema oligarchico e che tutti insieme abbiamo interesse a rafforzare la potestà di questo Consiglio, a far sì che Parlamento dei sardi svolga un ruolo che sia davvero di garanzia, a far sì che scompaiono elementi di servilità, che pure sono emersi; ad impedire, seppure non lo stiamo vivendo, perché di questo ne sono convinto, possibili forme di abuso, perché noi stiamo facendo una legge che non è per questa legislatura e basta. Bene, sono convinto allora che sarebbe più opportuno eleggere il presidente da parte di questo Consiglio, so che non è possibile, ma sarebbe la formula. Ma se non c'è alternativa, ci sono possibilità per poter ridurre questo tipo di poteri. Bene gli emendamenti che presentano i socialisti, che presentiamo noi, sono rivolti principalmente a questo; noi li proponiamo perché riteniamo che possiamo trovare anche chi li possa condividere, per migliorare questa legge. Credo che a questo punto, questa legge, non possa essere interrotta, l'iter di approvazione è iniziato e non è corretto. Però, in tanti interventi ho potuto constatare, anche della maggioranza, interventi importanti, che esiste davanti a noi, in questo momento, una proposta di legge che è monca, è incompleta. Una legge che rinvia ad altri momenti il suo completamento e, magari, anche in contraddizione con lo Statuto vigente, come la correzione di alcuni aspetti regolamentari, la mette in una situazione di conflitto con se stessa. Io in questa legge, se pure deve essere approvata e per concludere lo dico, noi non possiamo non tener presente che non possono essere inseriti anche elementi che non sono stati mai discussi, che non sono mai stati approfonditi, onorevole Uggias, parlo di quegli elementi che riguardano la legge elettorale, non ne abbiamo parlato. Io credo che non si può utilizzare questo momento, se così fosse, se fosse necessario per essere coerenti, la risposta sarebbe rinviamo la legge; non possiamo approvarla in questo momento, con questi contenuti. Allora, ritornando al clima che io porto per mia consuetudine a cercare di rasserenare, beh, io credo che noi non lo stiamo affrontando nel modo migliore; quello che deve essere all'interno di questo Consiglio, per poter fare in modo che siamo tutti quanti, diciamo, interessati ad avere la legge migliore, non vale solo per la legge statutaria, vale anche per questa legge finanziaria, ed è un invito che io rivolgo ai colleghi; ed è un invito che naturalmente, se venisse accolto, mi preoccuperebbe molto, ma molto meno. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Grazie Presidente. Prima di iniziare il mio intervento, vorrei richiamare una consuetudine che si sta verificando in questo Consiglio, che molti colleghi lanciano sfide di confronto, ma nessuno le raccoglie. Ho ascoltato, appunto, gli interventi del collega Diana, del collega Capelli, Maninchedda, Floris e anche del recidivo Cugini, e perché dico questo? Perché, alla fine, io non vorrei incorrere in questo vezzo e farò il mio intervento solo ed esclusivamente perché questo venga messo agli atti, vista l'attenzione che si verifica in quest'aula, dove ormai è prassi che quando si interviene si va via, rimangono soltanto all'attenzione del Consiglio coloro che devono parlare o coloro che, appunto, stanno parlando.

CUGINI (D.S.). Nanni sei solo!

MORO (A.N.). Ecco, ma io lo dico perché effettivamente non è un problema di… è un problema di vezzo generale. Questo capita perché adesso si sta parlando di una riforma, d'altronde la maggioranza…

CUGINI (D.S.). Gli altri fascisti se ne sono andati!

MORO (A.N.). Presidente chiede al collega Cugini che non interrompa il sottoscritto, perché altrimenti potrei perdere il filo del discorso per l'età che ho!

PRESIDENTE. Molto volentieri onorevole Moro, colleghi, per gentilezza!

MORO (A.N.). Comunque, fatte queste considerazioni, che sono soltanto esclusivamente, così, discorsive per cercare di richiamare ad un'attenzione maggiore, specialmente quando trattasi di argomenti così fondanti, così fondamentali, pregnanti che, d'altronde, in tutti gli interventi che abbiamo ascoltato fino adesso hanno messo in luce questo problema, che stiamo parlando della statutaria, che dovrebbe essere una delle leggi di riforma più importanti e che purtroppo, aggiungo io, in questo caso non hanno la priorità, visto lo stato delle cose. Comunque, vorrei dire, signor Presidente, che nel nostro ordinamento regionale più recente, da cui sono scaturite nuove norme fondamentali come gli statuti, la principale preoccupazione del legislatore è stata rivolta alla riformulazione in chiave moderna del principio del bilanciamento dei poteri, individuando con la maggior chiarezza possibile i contrappesi più adatti per garantire l'equilibrio fra il potere esecutivo e quello legislativo. La preoccupazione del legislatore nasceva da due considerazioni di ordine generale, sulle quali si è registrato un larghissimo consenso sia fra i costituzionalisti, che fra le forze politiche di entrambi gli schieramenti. Primo: l'equilibrio fra i poteri rappresenta il dato di fondo strutturale, che assicura il corretto ed ordinato funzionamento delle istituzioni e delle democrazie rappresentative. Secondo: è innegabile che occorresse porre rimedio ad un quadro istituzionale, in cui era notevolmente cresciuto il poteri esecutivo, anche per effetto dell'elezione diretta del presidente della Regione, ed era invece rimasto sostanzialmente invariato l'ambito dei poteri delle assemblee legislative, sia per quanto riguarda le loro funzioni di indirizzo e di controllo, che per quanto concerne la forma da attribuire al ruolo dell'opposizione. Da un esame delle soluzioni che le regioni italiane hanno scelto per rispondere in modo coerente a queste esigenze, emerge una forte omogeneità, sulla quale mi soffermerò più avanti in modo dettagliato e risulta, ancora di più, la gravissima anomalia della Sardegna, che in questo panorama si colloca nettamente in controtendenza. Quali sono le ragioni profonde di questa anomalia? Si potrebbe dire che il processo che ha portato alla formulazione della legge statutaria sarda non è altro che la continuazione della politica con altri mezzi. L'esigenza, giusta e condivisa, di fare le riforme è stata strumentalizzata in modo preordinato, scientifico e pesantemente invasivo al solo scopo di imporre, non solo un modello presidenzialista ancora più spinto e forzato rispetto a quelli conosciuti, quindi extra legem e contra legem, ma di regolare, servendosi delle riforme, conti politici e personali, tutti interni alla maggioranza. Con questo modo di procedere si è fatto un vergognoso scempio, fra l'altro, del principio secondo il quale le riforme si devono fare prima di tutto nell'interesse dei cittadini e devono dunque essere sottratte, fin dall'inizio, alle logiche di parte e di fazione. Di più, i soggetti che ne fanno parte, che se ne fanno appunto promotori, devono sentire su di essi la grande responsabilità di avviarle su una sorta di binario libero da interessi particolari, proprio per qualificarle, anche agli occhi dell'opinione pubblica, come un terreno comune in cui lavorare per ottenere il consenso più ampio possibile, di maggioranza e di opposizione. Una classica materia parlamentare in definitiva, in cui chi governa farebbe bene, questa è del resto la prassi, a mantenere un profilo basso è pressoché neutrale, passando la mano in questo caso al potere legislativo. In Sardegna non è accaduto niente di tutto questo. Senza preoccuparsi nemmeno di salvare le apparenze il Presidente ha esercitato continue pressioni indebite sulla Commissione autonomia, per determinare il calendario dei lavori, stringere i tempi e correggere in corsa, con emendamenti ad horas, alcune parti del resto del testo. Sempre le stesse peraltro, non quelle che riguardano i sardi, ma quelle che interessano al Presidente e portano alla legittimazione dei suoi poteri assoluti in un quadro di inaccettabile compressione dei poteri e delle prerogative del Consiglio. Un lavoro che viene da lontano e conferma ancora una volta la totale assenza di una cultura istituzionale degna di questo nome e la preoccupante e voluta disinvoltura con cui è stato affrontato il tema. Nel programma elettorale del 2004, a pagina 67, - lo cito perché le parole hanno un senso e permettono, in questo caso con una lettura a posteriori, di capire qual era il vero obiettivo da perseguire - si parla di una equilibrata distribuzione dei poteri, ma la si spiega con la necessità da un lato di dare vita ad un esecutivo forte e dall'altro, in riferimento al Consiglio, di ridefinire le sue competenze legislative e di controllo e perfino di statuto delle opposizioni. Rispetto al testo approvato dalla maggioranza della Commissione, dalla maggioranza della Commissione, è chiaro che solo il primo punto riguardante il rafforzamento dell'esecutivo, ma bisognerebbe dire soprattutto del ruolo del Presidente, è stato realizzato peraltro in maniera del tutto abnorme. Inoltre, si evita con la massima cura di usare, a proposito del Consiglio e dei suoi poteri, il termine di indirizzo che dovrebbe, invece, rappresentare la naturale esplicazione del potere di controllo. Senza poteri di indirizzo, in altre parole, anche il controllo diventa di facciata e si traduce nella solita norma scritta a bella posta come quella dell'articolo 13, con l'intento di lasciarla per sempre lettera morta. Nella legislazione regionale italiana, regionale - come abbiamo affermato in precedenza - questo problema è stato affrontato e risolto con istituti diversi ma con una coerenza di fondo che è impossibile negare. Il potere di indirizzo, in particolare, è presente nella legislazione della Toscana dove è esteso a tutti i settori di intervento; in quella dell'Umbria, dove l'Assemblea si pronuncia non solo in sede di relazione annuale sull'attuazione del programma di Governo, ma anche su tutti gli atti di programmazione, dalle intese con il Governo nazionale a quelle con altre Regioni; in quella dell'Emilia-Romagna, dove il Consiglio può addirittura apportare modifiche al programma di Governo, sotto forma di creazione di nuove priorità, aggiornamenti e integrazioni, in sede di verifica annuale dello stesso programma. E mi limito a questi esempi riferiti come è noto a Regioni dove la sinistra governa ininterrottamente dal dopoguerra, dove per dimostrare che le nostre osservazioni sono assolutamente libere dalla riserva mentale dell'appartenenza politica e per sostenere con forza che l'equilibrio fra i poteri non è un'astrazione giuridica, ma il principio cardine del buon funzionamento dell'istituzione. Quelle della Regione sarda nell'impianto che il Presidente ha imposto alla maggioranza sono assolutamente squilibrate, e se il testo sarà approvato in questa stesura non potranno che produrre nel futuro più instabilità, più ingovernabilità, più conflitti e più tensioni e in definitiva una Regione paralizzata e inefficiente con un danno incalcolabile per i sardi. Ne abbiamo avuto esempio in queste ultime ore per poter dire che questa ultima affermazione è coerente e congrua alla situazione di questo Consiglio. Di fronte a tutto questo abbiamo l'impressione che il Presidente della Commissione autonomia abbia letto un testo assai diverso da quello arrivato in Aula. Presidente Pinna, come fa a sostenere, nel suo intervento, che il confronto con le leggi statutarie di altre Regioni è stato significativo, sia pure sul piano del metodo? Può dire quali parti di quelle leggi sono state recepite dalla Regione sarda, soprattutto in riferimento ai poteri del Consiglio? Come può definire di tipo neoparlamentare un testo in cui il Consiglio ha una semplice facoltà di parola, perché tanto la sua parola non conta nulla? Lei sostiene che la tipologia parlamentare discende dalla possibilità dell'Assemblea di sfiduciare il Presidente. Allora, se permette, la invito a proseguire il ragionamento, se il Presidente viene sfiduciato è obbligato a dimettersi? Secondo la legge che lei condivide la risposta è no! E lei sa benissimo come e quando il Presidente è obbligato a dare le dimissioni, esattamente quando, prima di lui, vengono formalizzate dalla maggioranza del Consiglio regionale. Ci può dire dove ha trovato una norma scritta in questo modo e come tale norma può essere definita il tipo neoparlamentare? Se ci trovassimo a parti rovesciate, se cioè una proposta di legge statutaria con questi contenuti fosse stata elaborata dal centrodestra saremmo stati accusati dalla sinistra di minacciare la democrazia e di attentare alla Costituzione, mi sembra di sentirlo il collega Cugini affermare questo! Non utilizziamo gli stessi argomenti poco seri della sinistra, ma affermiamo con forza che attraverso una pessima legge ad personam si vogliono svuotare e delegittimare le istituzioni regionali per favorire l'affermazione di una specie di autocrazia che è l'esatto contrario della democrazia, di cui non si preoccupa nemmeno di salvare le apparenze. C'è, come abbiamo visto, un Consiglio ridotto alla facoltà di parola, dove la sua parola non conta nulla, ma questo dato si inserisce in un quadro generale, purtroppo, coerente con l'obiettivo di svuotare e delegittimare le istituzioni. C'è, infatti, anche il mantenimento dell'incompatibilità fra i ruoli di Assessore e consigliere regionale che è alla radice dei contrasti fra potere esecutivo e legislativo. Con la incompatibilità, fra l'altro, viene a mancare quel rapporto diretto fra elettori ed eletti, sul quale si fonda il principio della sovranità popolare sancito dalla Costituzione. Ho sentito qualche timido accenno da parte di colleghi della maggioranza su questo problema, io mi auguro che si vada in tal senso...

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RASSU

(Segue MORO.) ...allora potremo dire di aver fatto un passo in avanti per cercare di riequilibrare quelli che sono i poteri giusti del Presidente con i poteri altrettanto sacrosanti del Consiglio. E sempre in materia di incompatibilità non esitiamo a definire mostruoso lo schema proposto dalla sinistra, andando per esclusione non si capisce davvero chi possa essere degno di aspirare a ricoprire il ruolo di consigliere regionale, forse soltanto una sorta di aristocrazia intellettuale, diretta discendente del mito della società civile che solo la sinistra pretende di poter rappresentare. Prima dei cittadini, che saranno liberamente chiamati a pronunciarsi con il voto, in altre parole, c'è qualcun altro che decide per sempre chi potrà essere eletto e chi non potrà nemmeno proporsi agli elettori. Svuotamento e delegittimazione delle istituzioni, anomalie forzate da questo contesto distorto e deviato, nasce anche la volontà di anticipare con la legge statutaria i contenuti della legge elettorale che non a caso, invece, tutte le altre Regioni hanno delegato al legislatore ordinario. Solo la Sardegna si vuole precludere una riflessione a tutto campo sul tema ignorando volutamente anche il grande dibattito che è in corso a livello nazionale. Solo la Sardegna vuole piantare in profondità il maggior numero di paletti, dalla forma di Governo al listino, rigorosamente senza preferenze, che dovrebbe accompagnare il Presidente. Queste, in definitiva, non sono le riforme che i sardi si attendevano, queste a nostro giudizio non sono nemmeno riforme, siamo di fronte ad una legge pensata per raggiungere obiettivi che con le riforme non c'entrano nulla! Lo abbiamo detto in precedenza questo, io mi auguro che non possa essere smentito, chi vuole a tutti i costi di farsi interprete di una politica che esaurisce il suo compito nel presidiare militarmente il Palazzo. Le riforme non sono una priorità, non è necessario fare le buone riforme con il consenso più ampio possibile, non è necessario ascoltare il mondo del lavoro e della produzione, non è necessario fare al più presto una finanziaria capace di dare risposte ad un'allarmante emergenza economica. Ieri ho assistito alle audizioni, a legge quasi già fatta perché è stata scritta dalla maggioranza, e almeno l'esperienza fino ad oggi mi dice che non vorremo e non potremo correggere nulla di quanto ha dettato il Presidente alla maggioranza della Commissione. Ieri appunto, a discussione in corso, abbiamo recitato a soggetto ascoltando, non so quanto, le forze sociali, le pari opportunità, le organizzazioni di categoria, il consiglio delle autonomie, proprio ormai avevamo già fatto tutto e possiamo anche ascoltarle, se non fosse stato anche per quei due giorni di occupazione, dico io benvenuta sia questa occupazione, abbiamo cercato di scuotere un po' quelle che sono le intelligenze della maggioranza, e così c'è stata questa possibilità almeno sul filo di lana di ascoltare le parti sociali e quanti abbiamo ascoltato ieri. Interessa di più dare un certo orientamento alla verifica politica che va avanti da mesi, interessa di più rendere ancora più libere le mani del Presidente, interessa stravolgere l'agenda di lavoro della Regione per risolvere problemi del quadro politico, che altrimenti rischia di marcire. Questo è il messaggio che arriva all'opinione pubblica e qui emerge la distanza ormai incolmabile tra istituzioni regionali e cittadini per colpa di un Presidente, di un governo e di una maggioranza che hanno perduto non solo il contatto con la società sarda, ma anche il senso della realtà. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Corrias. Ne ha facoltà.

CORRIAS (D.S.). Grazie Presidente, le rivolgo i miei migliori auguri per il suo lavoro. Presidente, Assessore, colleghi e colleghe. La discussione di questo disegno di legge, così come affermato dal Presidente della Commissione e da altri colleghi, arriva in aula dopo un lungo e approfondito lavoro in Commissione, dopo che le forze politiche hanno dibattuto il tema in confronti e seminari aperti, che hanno arricchito la discussione e i contenuti del disegno di legge, certo, come hanno detto altri, sarebbe stato preferibile e auspicabile che essa avvenisse parallelamente alla discussione sulla riforma dello Statuto, così non è purtroppo. Ma, la volontà e l'azione della maggioranza sono sempre state comunque quelle di lavorare per una condivisione, la più ampia e allargata possibile. Il percorso scelto è stato improntato al dialogo, spinti dalla consapevolezza che le riforme non si fanno a colpi di maggioranza, ritengo convintamene anche che ci abbia guidato un grande e forte senso di responsabilità istituzionale, abbiamo scelto di non operare forzature. Ribadisco ciò che abbiamo ripetuto in continuazione: le riforme devono essere patrimonio di tutti, slegate il più possibile dal contingente, invece nonostante abbiamo aspettato, abbiamo sospeso i lavori in Commissione per attendere le proposte dell'opposizione, con una atteggiamento sempre positivo, non sempre abbiamo ricevuto segnali di altrettanta volontà di collaborazione da parte della minoranza. E' chiaro che si tratta di un no preventivo e non sul merito, che nella dialettica politica capisco quando la natura dei provvedimenti è diversa, non la capisco quando si parla di riforme, e di riforme di tale portata. L'opposizione non è riuscita a staccarsi dalla cronaca politica dell'oggi, provvedimenti e riforme quali la legge statutaria devono valere ed essere riconosciuti a prescindere da chi in quel momento governa, si tratta di regole e non di legislatura. Ritengo pertanto un grave errore politico utilizzare la discussione sulle riforme istituzionali per battaglie politiche di schieramento. La dignità del Consiglio, di cui tanto si parla, la si può manifestare, attuare, esplicare e praticare partecipando attivamente al processo di costruzione legislativa, ancor più in questo caso. Ribadisco, il lavoro in Commissione è stato importante, sono concretamente visibili e misurabili le profonde modifiche apportate al disegno di legge della Giunta in tutte le sue parti, molto asciugate in alcune e integrate profondamente e sostanzialmente in altre. La conclusione cui si è giunti, la scelta fatta, è la limitazione più possibile del disegno di legge al dettato dell'articolo 15 dello Statuto. La legge statutaria costituisce un altro fondamentale passo per misurare quanto tasso riformatore cioè in questa legislatura, ma non solo, il misuratore più importante è la qualità delle riforme che si mette in campo, che si riesce a mettere in campo. Un must che deve guidare questa assemblea nel suo insieme, a prescindere dalla maggioranza che governa. Sulla forma di governo, per esempio, la discussione è forte e non solo in Sardegna ma sul livello nazionale, attraversa tutti gli schieramenti politici, il centrodestra e il centrosinistra, sulla scelta in particolare tra presidenzialismo e parlamentarismo, così come abbiamo sentito anche nella discussione di questi due giorni, ma non sembra, vista anche l'esperienza del Friuli che aveva optato per tornare all'elezione consiliare del Presidente della Regione, proposta che è stata sottoposta a referendum e bocciata dagli elettori, appunto non sembra che al momento ci siano le condizioni, il clima politico per una riedizione delle passate forme di governo, la cui "efficacia e incisività" abbiamo misurate e l'avevano misurate i sardi. A due anni e mezzo dalla sperimentazione della forma di governo cosiddetta presidenziale, possiamo affermare che la differenza sostanziale, rispetto al passato, non sta tanto nel fatto che il Presidente abbia maggiori poteri, ma nel fatto che in questa condizione nuova e inedita il Presidente e la Giunta possono, sono in grado di esercitare effettivamente questi poteri, possono esplicare le prerogative che la legge dà loro. Questo è il vivo della riforma che disegna appunto il rapporto tra i poteri, nel segno di un nuovo equilibrio che sappiamo essere difficile da regolare e governare, è stato però, ad una lettura non pregiudiziale del testo del disegno di legge, molto concreto di lavoro di integrazione fatto in Commissione, da un solo articolo volutamente generico del disegno di legge iniziale riguardante il Consiglio e le sue funzioni si è passato a cinque articoli, seppur lasciando la giusta e ineludibile distinzione tra i due poteri, senza più comunque commistioni tra funzioni legislative e di gestione, che tanto male hanno fatto la politica. Le integrazioni aggiunte rafforzano e precisano le funzioni e i poteri del Consiglio, quelli che gli sono propri: costruzione legislativa, indirizzo politico generale, valutazione sull'attuazione legislativa, controllo e vigilanza sull'Esecutivo. Un altro elemento importante riguarda le nomine che vengono sottoposte al parere delle Commissioni consiliari competenti, per quanto riguarda le questioni di genere e cioè sulla presenza e sulla partecipazione degli uomini e delle donne alla vita politica della nostra Regione, il lavoro fatto è stato notevole, con il richiamo all'articolo 51 della nostra costituzione, e con la previsione di almeno un terzo di un genere nell'Esecutivo, non basta certo. Io mi sono astenute in Commissione su questo specifico punto, però vorrei aggiungere a questo una mia considerazione: beata quella democrazia che sarà veramente compiuta e matura, quando le questioni di rappresentanza dei generi non verranno più trattate come rivendicazioni sindacali, quasi che le donne appartengano a una categoria sociale separata. In molti e troppi ambienti politici, purtroppo, per dirla con una battuta, i generi sono ancora i fidanzati e i mariti delle figlie. Un altro elemento importante riguarda le nomine, al contrario invece non aiuta a ridare dignità al Consiglio davanti all'opinione pubblica, dare mostra di un'assemblea legislativa che si blocca, che è impantanata, che non legifera, che non tiene il passo, che non riesce ad adattarsi al sistema nuovo. Che vede l'esecutivo agire con una tempestività e velocità sconosciute prima. Capisco il disorientamento e lo spiazzamento, è un sentimento comune, anche in noi della maggioranza, un atteggiamento solo contro però, a prescindere, rischia anche in questo caso di costituire un'altra occasione perduta per far riguadagnare a questa Assemblea il prestigio istituzionale che si dice usurpato, facendo mancare il contributo essenziale di quelle correzioni, che senza pregiudizi la maggioranza e la Giunta sono pronte a discutere. Un atteggiamento esasperante ed esasperato non aiuta, non riesce a trovare la freddezza e la ragionevolezza essenziali per correggere ed elaborare soluzioni condivise. Ad un occhio come il mio, meno esperto di altri, che hanno una conoscenza e memoria più lunghe delle cose di questo Consiglio, ciò che appare purtroppo dopo le prove muscolari dei giorni scorsi, è la volontà da parte dell'opposizione di non partecipare attivamente al processo di scrittura delle riforme istituzionali. Prima la consulta per la riforma dello Statuto, poi il tentativo di far slittare sine die la discussione su questa legge. Spero di sbagliarmi vivamente ma non mi pare la dimostrazione palese di un Consiglio che vuole esercitare il suo ruolo, che pretende un giusto riequilibrio, un riequilibrio, giusto equilibrio con l'esecutivo, anzi sembra un inno al presidenzialismo più spinto. L'esperienza degli anni di governo nazionale del centro destra, ci ha insegnato che anche in un sistema parlamentare vi può essere un dispotismo democratico, una sorta di dittatura della maggioranza dagli effetti pericolosi e non privi di rischi. Certo il processo è difficile, il passaggio è difficile, sarà lungo e riguarda il fondamento della nostra stessa autonomia, della nostra specialità; le questioni sarde, vecchie e nuove, vanno inserite nel contesto attuale dai rapporti con l'Unione Europea, alla continuità territoriale, alla qualità ambientale dello sviluppo eccetera, alla nuova riconsiderazione dei rapporti tra Regione e gli enti locali alla luce della riforma del Titolo quinto della Costituzione, e la conseguenza pari ordinazione, tra i diversi organi istituzionali, ha creato quello che si chiama il multi level governance che con i diversi livelli di governo, che pari ordinati contribuiscono a costruire e a gestire politiche di impatto generale. Certo queste tematiche vanno inserite alla luce dell'oggi, una società sana sa affrontare le sfide della modernità e le sue istituzioni devono saperne leggere i disagi, favorendone le spinte migliori e trasformandole in provvedimenti riconoscibili e riconosciuti, in una sagace combinazione di accentramento politico e decentramento amministrativo, la cui base è, con una brutta parola, che però a me piace, lo sparpagliamento dei poteri, la loro diversificazione, la diversificazione e i rapporti tra essi in un difficile equilibrio, che miri a coniugare efficienza del sistema e libertà dei singoli, con la funzione essenziale degli altri poteri nuovi, inediti a chi ha scritto lo Statuto del '48. Solo per fare alcuni esempi, poteri diffusi, come l'associazionismo a tutti i livelli, o il contributo di una stampa e una televisione libere e coraggiose. Mi auguro che la discussione in Aula aiuti a svelenire il clima, contribuisca come affermato dai colleghi che mi hanno preceduto, a ricucire lo strappo e a riportare il confronto in un ambito di rispetto e riconoscimento reciproci. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Corrias.

E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Avete preferito posticipare l'esame della manovra finanziaria, con tutto ciò che questo poi ha comportato all'interno di questa Assemblea, ma soprattutto con tutto ciò che può derivarne per la nostra Isola. Ma credo che di questo puoi lo affronteremo in un altro momento, anche perché non è il caso in questa sede di riaprire un'altra ferita. E magari affrontare oggi, adesso, in quest'Aula la cosiddetta legge statutaria. Non si può, però, non sottolineare la superficialità con cui si sta trattando, e con cui state trattando questa legge. Non è una legge qualunque, questo lo sappiamo, ma è una legge fondamentale per i sardi e della nostra terra; una serie di articoli ridisegnano il modello della forma di governo, io credo che questa sia una gran bella responsabilità, e che colpisce, soprattutto, con quanta non chalance questo lo si stia facendo e lo si stia soprattutto affrontando. Ma soprattutto preoccupa che un simile sforzo riformatore e un tale profondo cambiamento, non coincidono propriamente con il modello di democrazia che tutti avremmo auspicato. Questa legge statutaria dovrebbe ampliare la partecipazione democratica delle persone, le regole della trasparenza e della corretta amministrazione; oltre a ridefinire i poteri e gli equilibri tra le varie forme di governo della nostra Regione. E invece quella che si trova all'attenzione di questa Aula parlamentare non corrisponde affatto a questi obiettivi; l'impalcatura di questa legge è tutta improntata ad un eccessivo presidenzialismo, un neo centralismo che consacra il ruolo di un super Presidente e derubrica i poteri del Consiglio a favore dell'esecutivo. Certo i segnali in questo senso si avvertono da tempo, dall'inizio della legislatura oramai, la politica autocratica la stiamo già sperimentando, la Giunta Soru ne sta dando ampi e articolati esempi, e proprio per questo dovremmo fermarci a riflettere sull'articolato di questa norma e di queste norme che sono alla nostra attenzione. E' pur vero, che l'elezione diretta del Presidente della Regione, quasi sistematicamente ha ampliato i suoi poteri, il potere di nomina e di revoca degli Assessori, quello dello scioglimento del Consiglio regionale, hanno modificato sostanzialmente un equilibrio che per ben 56 anni ha retto il nostro sistema autonomistico. C'è sempre stato un bilanciamento tra il potere esecutivo e il potere legislativo, e quindi tra Giunta e Consiglio. Oggi invece non è più così, e proprio per queste ragioni si pone il problema di introdurre dei contrappesi indispensabili per assicurare una fisiologica dialettica democratica. E tutto ciò manca nella nostra legge statutaria all'attenzione di questa Aula, addirittura io sono convinto che questo, che si vada in una direzione opposta. I danni del presidenzialismo sono già evidenti adesso, sono evidenti ora! Con questa legge sarebbero addirittura amplificati e moltiplicati e non possiamo permetterlo, non possiamo permetterlo! Che la Sardegna venga governata in questo modo, ne va della democrazia e della dignità del popolo sardo. E' necessario, pertanto, difendere la dignità del Consiglio, che credo che da parte di tutti debba essere messa al primo punto. L'Assemblea va salvaguardata dal rischio di essere sopraffatti, l'Assemblea ha la stessa dignità che ha il Presidente della Regione eletto dal popolo. Qui siamo tutti espressione del volere degli elettori e nessuno va considerato alla stregua di un mero collaboratore del Presidente. Questo lo dico soprattutto ai colleghi della maggioranza, noi l'abbiamo capito ben dall'inizio, credo allora che un passaggio fondamentale sia il riequilibrio dei poteri e dei ruoli. Quante volte, il presidente Soru, al Presidente Soru, meglio, è stato ripetuto che la Regione non è un consiglio di amministrazione, la Regione è una macchina politico-amministrativa, che ha il compito e il dovere di prendere i sardi per mano e guidarli verso il rilancio. Noi abbiamo l'onere e l'onore, soprattutto, di iniziare la strada per lo sviluppo che passa necessariamente anche dalle riforme istituzionali. Ad iniziare da questa legge statutaria, ma prima di tutto dallo Statuto della Sardegna, prima di tutto, lo ripeto, dallo Statuto della Sardegna che deve essere e dovrà essere, lo strumento principe per negoziare con lo Stato i poteri, affermare l'autogoverno e in particolare puntare all'affermazione di una sovranità ben più sostanziale, di una specificità che è nel nostro patrimonio genetico e che ci appartiene in quanto siamo sardi. L'autonomia, oggi, non può più limitarsi esclusivamente alle rivendicazioni del secolo scorso, che sono di carattere sociale, economico e finanziario. Ma significa, come autonomia, anche riaffermare e far valere la nostra identità di sardi, un valore aggiunto, una marcia in più sulla base di un importante passato storico e del presente, soprattutto.

Ora, torniamo alla nostra legge statutaria, e mi sembra che in essa manchino dei presupposti fondamentali. Io credo che sia una legge inadeguata rispetto alla fase politica, istituzionale e sociale, anche, che stiamo vivendo in questo momento. Entrando nel merito, io credo che già nelle primissime battute, nella lettura di questa proposta di legge si notino dei paradossi incredibili. All'articolo 2, quello, per esempio, della partecipazione dei cittadini. Esempio: combattere l'esclusione digitale è il nostro obiettivo, questo è quello che dite voi. Bene, io credo che non si possa non esser d'accordo con la previsione dell'accesso a tutte le reti tecnologiche, a tutte le reti comunicative e nonché alla diffusione dell'innovazione tecnologica del nostro territorio. Insomma, saremmo un po' arretrati a dover sostenere un qualcosa del genere. No, voi, addirittura, l'avete battezzata democrazia telematica. Io credo che questa legislatura verrà ricordata come la legislatura delle idee, degli slogan, dei nuovi modi di battezzare, diciamo così, pensieri dell'uomo solo al comando. Non so poi se sia soltanto lui a suggerirle o qualcun altro, che magari lo fa anche di mestiere. Non pensiate, però, che possiamo credere chiaramente alla favoletta che il diritto di accesso alla rete tecnologica basti per dar vita a una partecipazione allargata della popolazione. La democrazia, il coinvolgimento e la partecipazione sono ben altra cosa e voi, questo, lo sapete benissimo. Non credo che siamo noi a dovervelo insegnare. Un Governo come il vostro non è certo stato un esempio, però, fino adesso, di democrazia. Preferite camuffare la democrazia sotto le vesti, addirittura, questa legislatura diventa della tecnologia, la tecnologia, la scienza, il continuo ricorrere a queste novità, per camuffare, per nascondersi dietro questa legislatura che non ha certo portato, che non sta certo portando grandi allori alla nostra Sardegna. E' chiaramente uno dei soliti specchietti per le allodole, che ogni tanto propinate ai sardi. Cito soltanto la falsariga di quel libro bellissimo che sta facendo il giro, praticamente, da un capo all'altro dell'isola, che illustra i programmi di due anni e mezzo fin qui svolti dalla Giunta Soru e gli obiettivi raggiunti. Bellissimo. Io credo che abbia una veste grafica veramente bella. Solo che, forse, chi l'ha preparato non ha letto che cosa c'è scritto dentro. E io spero che almeno i sardi, visto che i soldi li spendono così, abbiano la possibilità di leggerlo e di capire realmente quale sia il contenuto di quel libro. Ecco, vedete, quindi, in fatto di democrazia, accade più o meno la stessa cosa: da un lato, sbandierate la società dell'informazione, quindi, appunto, questa democrazia telematica; dall'altro, quasi snaturate l'unico vero strumento che il popolo ha di democrazia, il referendum. Un quorum assurdo, poi io apprezzo l'apertura dei colleghi della maggioranza, parliamone, discutiamone quanto volete, ma solo l'idea di aver messo 50 mila elettori sembra una presa in giro, sembra un modo, quasi, per affrontare gli argomenti all'interno di quest'Aula con presunzione, ma soprattutto con grande arroganza. E' evidente, quindi, che questo processo farraginoso che si sta andando a portare avanti, a concludere, non sia certo un elemento che possa valere e che possa dare lustro a questa proposta legislativa. All'interno della vostra relazione, parlate di uno strumento importante messo nelle mani dei cittadini che possono concretamente legiferare. Non lo so come, come pensate che questa proposta possa in qualche modo, sinceramente, concretizzarsi, tra l'altro con un iter così assurdo, con un iter così complicato. A noi, francamente, sembra tutto il contrario, cioè, io credo che non si stia, o meglio, che si stia facendo il massimo dello sforzo perché si possa ostacolare la democrazia in Sardegna. Referendum abrogativi, l'ho detto prima: 50 mila firme, oppure la richiesta di quattro consigli provinciali, mentre oggi ne bastavano, addirittura, soltanto 10 mila. Io credo che questa sia solo ed esclusivamente una provocazione. Non lo so, tra l'altro, quale sia l'intento della vostra legge, anche se forse è anche troppo chiaro e sembra addirittura svilire questo strumento di democrazia diretta, così come voi l'avete previsto. Il referendum perde di efficacia e soprattutto non è più in grado di dare voce alle minoranze, e questa sembra sempre più una legge statutaria a senso unico, orientata, inesorabilmente, verso un centralismo soffocante. Io credo anche, tra l'altro, che l'apertura fatta dal collega Uggias, dove è necessario che all'interno di questa proposta di legge si parli della legge elettorale, noi abbiamo tra l'altro come U.D.S. già anticipato il collega Uggias, presentando e proponendo come emendamenti delle idee da poter inserire all'interno di questa proposta di legge, anche perché riteniamo che la legge elettorale sia importante e fondamentale, proprio perché il presidenzialismo, anziché essere bilanciato, in questa circostanza, con questa legge elettorale, si consolida. Il Presidente ha la facoltà, come ho detto prima, di nominare e revocare gli assessori, gli assessori non sono più rappresentati da una componente della maggioranza, ma sono i collaboratori diretti del Presidente e, come avete scritto nella vostra relazione, ve lo leggo testualmente: "In quanto tali, gli assessori naturalmente, esecutori partecipi e attivi del programma. Ciò comporta inevitabilmente…" l'avete scritto voi "un rafforzamento dei poteri del Presidente anche all'interno della Giunta, una sua maggiore facoltà di organizzare il lavoro dentro la Giunta". Questo è dare più potere al Presidente - già ne ha molto oggi -, e abbiamo visto anche come viene esercitato, ma in questo modo è, addirittura, rafforzarglielo. Credo che sia un pochettino assurdo, che questo Consiglio regionale ci pensi su prima di approvare norme come quelle inserite all'interno della legge statutaria.

Allora, io credo che qua si stiano ratificato norme che rischiano di mettere in ginocchio la democrazia. Si sta dando il via libera ad una deriva democratica che, per la verità, è già partita, dall'inizio della legislatura, che si deve assolutamente arginare. Lo strapotere e l'assolutismo non hanno mai avuto conseguenze ed esiti felici. La storia ce lo insegna, e non possiamo essere complici passivi di simili potenziali disastri. Tanto più che si consolida anche l'altra prerogativa del Presidente di sciogliere il Consiglio regionale, e non si è fatto nulla per evitare che, in caso di dimissioni del Presidente, tutta l'Assemblea sia costretta ad andare a casa. Pensiamoci e pensiamoci bene. Il Consiglio non può essere così delegittimato. Ha una sua dignità, ha delle prerogative che vanno assolutamente salvaguardate, ha la medesima legittimazione democratica che ha il Presidente della Regione, è rappresentativo, ha lo stesso titolo, anzi, forse, addirittura anche di più. E' rappresentativo della società, perciò, è inaccettabile che sia così strettamente legato al volere e agli umori di un uomo solo. E' lampante, dunque, che questa normativa necessiti di accorgimenti e di sostanziali migliorie. Ora, io mi auguro che la Giunta, oggi presente soltanto con l'assessore Dadea, accolga le osservazioni che vengono dall'Assemblea. Del resto, anche numerosi partiti di maggioranza hanno sollecitato, dagli interventi che mi hanno preceduto, un momento di attenta riflessione, un maggiore confronto tra le parti prima di arrivare all'approvazione. Abbiamo tutti, all'interno di quest'Aula, una grossa responsabilità verso i sardi e nessuno può permettersi passi falsi per la fretta o, peggio, ancora per smanie di assolutismo davvero fuori luogo. Mi appello al buon senso di tutti, nella speranza che si riesca a lavorare in modo costruttivo e dare ai sardi la migliore legge possibile. Colleghi del Consiglio, oggi, quindi, la palla torna giustamente all'Assemblea legislativa della Sardegna regionale. Oggi, noi abbiamo la possibilità di sradicare tutte le incongruenze di un presidenzialismo spinto sino al paradosso e correggere tutte le disfunzioni. Abbiamo sempre contestato l'atteggiamento del presidente Soru il quale, per la verità, ci mette molto di suo per accentuare i mali insiti in un sistema che attribuisce all'uomo, solo al comando, una serie infinita di prerogative incomprensibili in una democrazia partecipata. Ma le responsabilità di questa situazione non sono del presidente Soru che, poi, come ho detto prima, fa di suo pochissimo e conduce la Regione, l'ho già detto prima, come se fosse un'azienda privata, ma la vera responsabilità è dei partiti politici che glielo consentono.

Oggi abbiamo una prima importante possibilità che dobbiamo cogliere con lungimiranza e, soprattutto, con intelligenza politica. Se ciò non funziona non potremo certo lamentarci come abbiamo fatto in tutti questi anni, questa volta abbiamo davvero la possibilità di cambiare e saremo noi stessi responsabili di un sistema che rifiutiamo dentro, che rifiutiamo dentro di noi, ma non abbiamo ancora il coraggio di cambiare.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Cherchi. E' iscritto a parlare il consigliere Serra. Ne ha facoltà.

SERRA (Federalista-Autonomista Sardo). Grazie signor Presidente. Chiarezza prima di tutto, quindi, intanto tre punti fermi. Primo: io sono parlamentarista. Secondo: credo che il presidenzialismo, pur avendo contribuito a migliorare, non a risolvere, alcuni problemi di governabilità non sia il migliore dei sistemi democratici ed è stato, tra l'altro, bocciato dal referendum sulla devolution. Terzo: non soffro di nostalgie proporzionaliste così come oggi le definiscono Fantola, Cabras e altri, sono semplicemente e chiaramente proporzionalista. Cercherò di spiegare le ragioni di queste mie convinzioni e, in particolare, facendo delle considerazioni e ponendo delle domande, cercherò di capire se qualcuna di queste ragioni ha oggi spazio e cittadinanza all'interno dell'attuale dibattito politico e se, chi è portatore di queste posizioni, può restare all'interno, può contribuire a rafforzarla, può essere, a pieno titolo, componente attiva della maggioranza di centro sinistra che governa la Regione sarda. Condivido pienamente il fatto che questa legislatura si stia dimostrando, come avevamo auspicato e previsto, una legislatura di grandi e importanti riforme per la nostra Sardegna; il Piano paesaggistico, gli enti agricoli, la formazione professionale cui occorre, sulla formazione professionale, completare al più presto l'opera intrapresa e nella direzione fin qui espressa, sanità, solo per citare le più importanti, rappresentano già dei traguardi che qualcuno giudicava e forse sperava che fossero irraggiungibili. Ora arrivano quelle di sistema; il nuovo Statuto autonomistico, la legge elettorale e oggi la legge statutaria.

La prima Commissione Consiliare ha lavorato molto e io credo bene nel complesso sul disegno di legge della Giunta, sono state apportate diverse modifiche e altre ritengo ne apporterà questo Consiglio, è giusto che sia così, questa è la regola, così si deve procedere. Non è banale né superfluo ripetere che tutte le istanze e i livelli del sistema parlamentare debbano concorrere ad apportare significativi contributi alla formazione delle leggi di riforma e alle leggi in generale, è questa l'essenza del parlamentarismo che ha i suoi costi, i suoi tempi, a volte anche molto lunghi, le sue peculiarità, le sue regole insostituibili in un sistema democratico. Condivido, oltre alla necessità di approvare in tempi ragionevolmente brevi queste riforme, anche alcuni principi che la Giunta ha indicato quali ispiratori delle leggi di cui trattiamo. A tal proposito io avrei mantenuto almeno alcune parti del preambolo che, invece, la Commissione ha soppresso. Non vedo perché non si debba dire o anche ripetere "repetita iuvant", così dicevano i latini, che la Regione favorisce una società fondata sulla conoscenza, sostiene la piena occupazione, la solidarietà e la coesione sociale, la protezione dell'ambiente quale patrimonio universale e indispensabile da tutelare e tramandare. Il problema non è mantenerle nel preambolo, è attuarle queste cose, dirle e poi attuarle. Approvare quindi, dicevo, in tempi ragionevolmente brevi la legge statutaria con le necessarie modifiche e miglioramenti che il Consiglio vorrà portare e su questo punto le prime considerazioni e le prime domande di cui ho detto all'inizio. Si è deciso di portare in Aula la legge statutaria prima della finanziaria del 2007, io credo che questo sia stato un errore, un errore i cui effetti possono essere attenuati, un errore correggibile, anche superabile in breve, ma pur sempre un errore.

Sono peraltro assolutamente convinto che l'occupazione dell'Aula da parte dei consiglieri del centrodestra non abbia dato alcun contributo in questo senso. Non è accettabile che azioni di questo tipo diventino sistematiche; una volta i nastri colorati, una volta i sacchetti della spazzatura e quindi l'occupazione, così si squalifica l'istituzione autonomistica: che non si ripeta! Abbiamo perso una settimana, i sardi non capiscono e giustamente non approvano. Credo di avere piena coscienza del fatto che le riforme, l'ho già detto, siano indispensabili per creare le condizioni di una effettiva trasformazione della Sardegna, così come d'altra parte è indicato con chiarezza nel programma di "Sardegna Insieme" che ci ha fatto vincere le elezioni, una Regione veramente riformata è strumento senza il quale non potremo mai realizzare il programma che ci siamo dati. Mi piace molto, a questo proposito, l'esempio della quercia o della sequoia, poi è stato cambiato il nome dell'albero, se vogliamo tagliare un albero, si è detto, e abbiamo 3 ore di tempo, è corretto che utilizziamo le prime 2 ore per affilare l'utensile; d'accordo, ciò che conta, però, è che le ore non passino tutte e tre e, quindi, calata la sera ci troviamo con l'accetta affilatissima ma, a causa del buio, non siamo più in grado di usarla. Insomma, il nostro scopo non è quello per cui i sardi ci hanno votato, non è affilare l'accetta, ma tagliare gli alberi, fuori dalla metafora il nostro scopo è creare e presto migliori condizioni di vita per i sardi, iniziando, ripetiamolo ancora una volta, da quelli che oggi si trovano nei gradini più bassi, le priorità improcrastinabili per noi oggi sono il lavoro e le nuove povertà, ecco perché abbiamo sostenuto e sosteniamo che è urgente approvare la legge finanziaria del 2007 che, dopo due anni, utilizzati giustamente anche per il risanamento del bilancio dedichi consistenti risorse allo sviluppo, è indispensabile non aumentare ulteriormente i tempi dell'esercizio provvisorio e dare subito le attese risposte agli enti locali, alle imprese, ai cittadini e ai sardi. L'errore e il pericolo non stanno quindi nel fatto che la statutaria si discuta e si approvi prima ma nel rischio che la finanziaria si trascini troppo in avanti con le due nefaste conseguenze che ciò comporterebbe; la prima rappresentata dalle urgenze di cui ho già detto, la seconda potrebbe costringerci ad un'approvazione affrettata senza le necessarie riflessioni e gli indispensabili approfondimenti e col serio e reale pericolo di non destinare sufficienti risorse alle priorità di cui tanto parliamo ma che, per il momento, sono ancora tali. Quello che io ho definito un errore può essere corretto, o almeno i suoi effetti attenuati, occorre approvare presto e bene la legge statutaria, e qui che si misura la reale volontà delle forze politiche in campo dei Gruppi consiliari, dei partiti, della Giunta. E' accertato, quindi, che gli obiettivi su cui convergere sono: approvare la legge statutaria, portare in Aula, nel più breve tempo possibile, la legge finanziaria. Io ho condiviso e votato l'ordine del giorno così come ha fatto la stragrande maggioranza del Consiglio ed è quindi fin troppo chiaro che dopo quell'unanime presa di posizione suonerebbe oggi palesemente contraddittoria qualsiasi azione tendente a rallentare l'azione del Consiglio, se davvero si vuole accelerare il percorso della finanziaria non si creino strumentali rallentamenti alla statutaria in discussione. Su questi due principali punti occorre che ciascuno dia il proprio contributo senza demagogia, senza secondi fini, senza pretesti, senza interessi o scopi nascosti, avendo presente solo l'interesse dei sardi. E allora sul primo punto nessun pregiudizio. Non si dia per scontato ciò che scontato non è assolutamente. Se stiamo qui a discutere vuol dire che ci è data la possibilità di scegliere un sistema che non è stabilito a priori a livelli sovraregionali. Sono in campo proposte sostanzialmente diverse da quella della Commissione, le abbiamo già sentite durante gli interventi e lette negli emendamenti già presentati. Si discutano e si votino, e non ci si meravigli e non ci si scandalizzi se su un tema come questo emergono ed emergeranno posizioni trasversali rispetto gli attuali schieramenti. Abbiamo detto tutti e più volte che questa è materia che trascende dagli schieramenti. Siamo conseguenti, prendiamone atto con serenità.

Per quanto mi riguarda sosterrò le modifiche che risponderanno ai principi che ho elencato all'inizio dell'intervento. Si cerchi l'unità, si punti a una legge di riconciliazione, così come l'ha definita ieri Renato Cugini, ma non si abbia neanche paura di dividerci. Questa è l'essenza della democrazia. Senza entrare nel dettaglio in questa fase di discussione generale voglio citare solo un aspetto che ritengo il più significativo, ancorché il più complesso e difficile: il rapporto tra Presidente della Regione e Consiglio. Si riesce ad apportare delle correzioni all'attuale testo anche senza capovolgere un'impostazione che, seppure da me e dalla mia parte politica non condivisa, ha il consenso della maggioranza delle forze politiche, che comunque attenuino la prevalenza di un organo sull'altro? Io credo di sì. Credo anzi che apportando tali correzioni si contribuisca a fare in modo che il suddetto rapporto diventi sempre meno conflittuale, sempre più di collaborazione e, in ultima analisi, sempre più positivo. Insomma, come ho già provato a dire, tentiamo di percorrere questa strada senza pregiudizi. Credo peraltro che una tale posizione sia più lineare e coerente di altre che in questi giorni si affacciano sulla scena politica. Senza troppi fronzoli o giri di parole mi riferisco al comitato sardo per il referendum. Questo sì lo ritengo a dir poco inquietante, non solo perché vi aderiscono esponenti di rilievo nazionale di forze politiche che difficilmente possono essere accomunate da interessi politici e sociali convergenti, ma perché, sostenendo la necessità di arrivare in Italia a un sistema che loro definiscono bipartitico, puntano ad eliminare ogni forma di pluralismo. Dagli obiettivi che quei referendari si prefiggono al partito unico, tristemente conosciuto, il passo e le differenze sono lievi e brevi. Approvare qui da noi una legge statutaria che contenga chiari segni in direzione opposta a quanto ho appena citato credo che rappresenti un valido deterrente a pericolosi scivolamenti antidemocratici.

Chiudo quindi con una posizione che qui sì sarà sempre molto rigida. Non si tratta solo di difendere l'esistenza del mio partito. Occorre invece essere molto determinati nel proteggere e difendere il pluralismo delle istituzioni democratiche. In democrazia la strada si sbarra, si creano sbarramenti alla violenza e al fascismo, non alle idee libere e plurali.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Serra.

E' iscritto a parlare…

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Presidente, un secondo.

PRESIDENTE. Su che cosa, onorevole Cherchi?

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Sull'ordine dei lavori, Presidente.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Presidente, io credo che per la seconda volta consecutiva viene rinviata la Commissione di inchiesta per la pubblicità istituzionale, per la seconda volta consecutiva senza capire quali sono i reali motivi. Io credo che si tratti di un fatto politico abbastanza grave che la dice lunga sulla reale volontà di istituire questa Commissione di inchiesta. E' una Commissione d'inchiesta che deve venire a capo su fatti gravi che sono comunque in questo momento anche alla ribalta, alla luce di tutti gli organi di stampa. Io credo che la velocità, tra l'altro, di una Commissione d'inchiesta nell'arrivare a stabilire e a verificare quelle che sono i reali problemi che nascono da questa gara d'appalto così particolare, che suscita ancora grande interesse anche a livello della magistratura, non dando risposte e non accelerando i tempi della stessa Commissione, credo che si venga meno a quella che è la volontà del Consiglio regionale che è quella di insediare questa Commissione e quindi la volontà di, diciamo così, andare avanti con questo genere di lavori. Io vorrei capire dalla Presidenza quali sono i reali motivi che continuano costantemente e continuamente a rinviare questa Commissione. Credo che il Presidente possa essere sostituito tranquillamente, lo anticipo, con i Vicepresidenti quindi credo che questo sia un fatto politico abbastanza grave e chiedo alla Presidenza di dare comunque spiegazioni del perché si continui a rinviare l'insediamento dell'Ufficio di Presidenza della Commissione d'inchiesta.

SANNA MATTEO (A.N.). Presidente, sempre sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Grazie, Presidente, per associarmi alle preoccupazioni del consigliere Cherchi. Noi, Presidente, siamo intanto preoccupati e abbiamo mille perplessità su questo rinvio continuo di questa Commissione che riteniamo importante e quindi ci appelliamo al suo buon senso affinché stamattina, al più presto, venga trovata una soluzione, venga data risposta soprattutto a questo silenzio su questa Commissione.

Noi ci siamo lasciati l'ultima volta con l'impegno che ci saremmo rivisti oggi. Molti di noi che avevano altri impegni, perché non potevano presenziare in Consiglio, saranno qui alle ore 13 e 30 per partecipare a questa Commissione. Ritengo grave che questo mi venga notificato alle 13 e 10, appena io sono entrato in aula, Presidente, senza nessun preavviso. Quindi le chiedo gentilmente, a nome anche di tutti i componenti dell'opposizione che fanno parte di questa Commissione, che ci vengano dati e che ci vengono forniti elementi chiari subito e soprattutto una data certa perché veramente siamo stanchi di essere presi in giro su questa Commissione. Grazie.

PRESIDENTE. Ringrazio i colleghi Cherchi e Sanna. Per quanto mi compete posso informare l'Aula che il Presidente è attualmente impedito in quanto affetto da una sindrome influenzale e quindi da qui l'assenza del Presidente dall'Aula. Per quanto poi la richiesta di sollecitare io me ne farò senz'altro assolutamente onere, informerò il Presidente di quanto riferito in aula pregandolo, appunto, di dare, compatibilmente con il suo stato di salute, una data certa oppure nel caso, se lui lo ritiene opportuno, delegare uno dei due Vicepresidenti all'incombenza.

SANNA MATTEO (A.N.). Grazie.

Continuazione della discussione generale del disegno di legge: "Legge statutaria della Regione autonoma della Sardegna" (5-Stat/A)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Presidente, Assessore, consiglieri, colleghi. Non ho chiesto la parola prima come interessato alla Commissione perché dovendo esprimere il mio pensiero su quelli che sono i problemi relativi alla discussione di questa statutaria pensavo che nell'atteggiamento di somma disponibilità dichiarata della maggioranza in di questi giorni di discussione rientrasse anche opportunamente la prassi di dare seguito ai ragionamenti attorno alla trasparenza e a quello che significa dare risposte alla gente in ordine a fatti che comunque non sono legittimi e ancor meno chiari. Ma noi stiamo dibattendo di tematiche che hanno un aspetto che dovrebbe superare di gran lunga quelli che sono gli steccati dei partiti, quelli che sono gli steccati di coalizione, quelli che sono gli steccati di maggioranza e opposizione. Stiamo discutendo di una materia in cui è fatto riferimento ai livelli istituzionali e alle rappresentanze all'interno dei livelli istituzionali. Al collega Serra che poco fa citava il comitato referendario avendone paura quale fosse un mostro con mille teste che vuole abbrancare la lacerata democrazia, io debbo ricordare che è un momento significativo quello che veda uomini di diversa estrazione trovare collocazione all'interno di un dibattito politico istituzionale che vuole rinvigorire il sistema politico italiano, che vuole trovare un'accentuazione diversa in quello che è stato il protagonismo di un bipolarismo non certamente all'altezza, quello che abbiamo vissuto in questi anni anche considerando il fatto che già dal 2001 si è avuto modo di trovare una prima riforma istituzionale con l'innovazione del Titolo quinto della Costituzione. Ma noi oggi stiamo discutendo, cari colleghi della maggioranza, pur in presenza di una disponibilità al colloquio e alla dialettica costruttiva, di una proposta di legge esitata dalla Commissione forzatamente con accentuazioni di posizioni di maggioranza per gran parte subalterne a quelle che erano le indicazioni ricevute dall'esecutivo regionale. Vuol significare questo che se c'è qualche disponibilità alla trattazione, se c'è qualche dissenso peraltro manifestatosi in quest'aula ha un significato pieno, cioè che si riapre totalmente la discussione all'interno di questa proposta di legge. Ma non solo, io vorrei richiamare il fatto che in maniera poco edificante spesso e volentieri da settori della maggioranza questa legge statutaria veniva falsamente dichiarata legge fondamentale, una legge fondamentale e vorrebbero, qualcuno in altra circostanza ha detto, farla significativamente rimarcare quale legge fondamentale in sostituzione dello Statuto considerandola legge rafforzata come a nascondere una invece impropria attività legislativa non consona per quelli che sono anche gli inserimenti nel merito che andremo a verificare sia oggi che nel proseguo della discussione. E' grave, io capisco che il dibattito che si è svolto ieri tra l'onorevole Cugini e l'onorevole Diana avesse un richiamo a un qualcosa che è insito nella procedura filosofica Hegeliana e deve esistere la controparte e deve trovarsi qualcosa da superarsi, e giustamente come dicevano in altri tempi i noveau filosofe francesi Andrè Glucksmann e Bernard-Henri Levy dicevano, necessariamente il sindacato deve trovarsi il capitalista per poter fare breccia, considerarlo controparte, superare quella controparte per trovare una sintesi positiva che giustifichi le due posizioni. E le due posizioni erano quelle che si doveva discutere dello Statuto sardo all'interno di una stretta Commissione pur essendo la prima Commissione del Consiglio regionale lontani da quello che è la possibilità di sentire il popolo che è sovrano e che per quanto ci abbia eletto, per quanto ci abbia dato la possibilità di rappresentanza non certamente all'interno di una chiusa aula parlamentare può trovare il riscontro per una legge fortemente autonomistica che richiami la forza di uno Statuto di autonomia speciale quale la Sardegna merita. Ora, io mi chiedo se non c'è il riconoscersi in una condizione come richiamava il collega Pisano ieri neanche di preambolo, neanche di dichiarazione di quelli che sono i veri intenti, di quelle che sono le vere emergenze che si vogliono approfondire, forse significativamente si è stralciata questa parte proprio perché si volevano infilare di sottecchi molte e molte norme che certamente non sono confacenti né al dettame costituzionale né ancor meno a quelle che sono le esigenze che una legge di tal fatta potrebbe avere. E infatti ci sarebbe da disquisire sulla considerazione di popolo e comunità, e su quello che ci si viene a proporre a questi tempi. Io credo che tutto sommato, per buona pace di Serra, io mi ritrovo tra quelli presidenzialisti, ma il presidenzialismo va vissuto non in solitudine né in maniera oligarchica come ho sentito dire ieri anziché dire in maniera monarchica come effettivamente spesso si è vissuto in questi frangenti e cioè avendo una visione più ampia, una visione di una Regione che non è fondata sul modello dello Stato centrale o centralistico, ma una forte concentrazione di poteri attribuiti a una sola persona, al governatore e presso all'esecutivo. Uggias stamattina ricordava che c'era un passaggio non toccato, intonso, che si era toccato il dibattito, o meglio si era accentrato il dibattito sul Presidente e sul Consiglio non tenendo a pieno merito quella che era la posizione della Giunta dell'esecutivo, e infatti noi ancora qui abbiamo a consolidare un governatorato che nomina le agenzie, gli enti trasformati in agenzia che nomina gli assessori, i direttori generali, che amministra tutto quello che è il bene possibile della finanza regionale. Ma, è una legge statutaria che anziché trovare posizionamento in via succedanea dallo Statuto di autonomia, dalla vera legge fondamentale, vorrebbe ancora parlare di legge elettorale, di legge sulle autonomie locali, di legge di contabilità, di legge di organizzazioni, di legge di riforma degli enti locali, di legge di conflitto di interessi e di quant'altro e di quant'altro... Vede, onorevole Pirisi, il personale a cui lei si riferisce probabilmente poteva anche aver ragione, in una condizione data in cui non vi era maggioranza effettiva all'interno di questo Consiglio e qualunque dichiarazione poteva diventare rivoluzionaria o meno. Ma da qui a considerare che il Consiglio regionale debba essere posto nelle condizioni di lavorare a cottimo purché si producano leggi che l'indomani vengono contraddette, o perché la stessa maggioranza le riporta in Aula, o perché c'è la necessità di tornare in Commissione, o perché è il Governo te le rinvia, io credo che qualcosa dovrebbe far maturare all'interno della maggioranza, che vi è la necessità che sulle riforme, sulle cose serie si dibatta a fondo, senza aver paura anche di queste ore che richiamano a mangiare e che richiamano ad avere minore presenza in Aula, e che trovano soluzioni di non presenza, anche di autorevoli personaggi che poi dichiarano di fare i rappresentanti veri del popolo, solo perché corrono all'ultimo giusto momento all'intervista televisiva o alla vicinanza di alcuni rappresentanti dei mass media, io, come penso molti altri consiglieri regionali, vogliamo esprimere il nostro pensiero compiuto, al di là dell'ora, al di là dell'apparizione televisiva, al di là dell'annotazione che a margine di stampa possa avvenire. Perché noi siamo pagati per essere qui a rappresentare il popolo in maniera degna e doverosa. Io credo che le riforme serie si fanno dibattendo ed entrando nelle argomentazioni. E se le argomentazioni sono quelle che ci vengono prospettate e di cui, in maniera convinta, siamo sicuri che esistano i presupposti, io credo che quello che diceva l'onorevole Maninchedda sia vero nell'analisi, per cui vi è la frazione, vi è il diaframma, vi è la divisione, la discrasia fra quello che è il momento di rappresentanza e il popolo. Certo, ci sono notevoli difficoltà nella rappresentanza, perché sono venuti meno i partiti, ma non quei partiti che anche ieri si è voluto richiamare, i partiti organizzati, sono venuti meno i partiti ideologici e c'è un confronto in mare aperto dove vi è un ragionamento attorno a quelli che sono i programmi, attorno a quelle che sono le risposte da dare alle esigenze più pressanti del popolo sardo e delle comunità che si rappresentano. Ora, questo non è vero che porta ad una concezione europeista o ad una concezione americanista, di democrazia partecipativa nell'un caso e di democrazia emotiva nell'altro. Quando vi è differenziazione fra chi rappresenta e chi è rappresentato, sono condizioni diverse; e quando i partiti diventano autoreferenziali e quando non si vuole effettivamente aprire il dibattito, il dialogo. Ma se ci fosse buona volontà, quando ciascuno di noi vorrebbe creare una condizione di governabilità e una condizione che veda il presidenzialismo, non quale monade assoluta all'interno dell'istituzioni, credo che basterebbe anziché trovare quella proposta che abbiamo visto anche pochi attimi fa, in cui il Presidente viene contestualmente eletto con il Consiglio regionale. Non ci sono condizioni di negatività costituzionale a che il Presidente sia eletto in momento diverso da quello che è il Consiglio regionale e non esiste assolutamente. E non esiste neanche se vi è la volontà non di trascurare, di non considerare il federalismo interno una condizione negletta delle autonomie locali, vi è la possibilità di riconoscere seconda camera il Consiglio delle Autonomie locali, anche mortificando questo Consiglio regionale, che anziché di essere di ottantacinque rappresentanti, possa essere di sessanta rappresentanti. Evviva Dio, se io non seguo qui in Consiglio regionale non succede niente, spero e mi auguro che ci sia qualcuno più bravo, e certamente ci sarà, di quello che posso rappresentare io oggi.

PIRISI (D.S.). La Sardegna ne soffrirebbe!

DEDONI (Riformatori Sardi). Ma… onorevole Pirisi, la Sardegna ne soffre se manca lei!

PIRISI (D.S.). Grazie!

DEDONI (Riformatori Sardi). Allora, io penso che una riflessione sana su quelle che sono le necessità vere di dover significativamente portare un contributo serio è il fatto che ci si interroga oggi delle difficoltà in cui vive la società, del fatto che oggi si scopre che c'è il bullismo, che ci sono i ragazzi che non trovano soluzione, del fatto che ci sia il ragazzo che non va a frequentare la scuola, ma guarda caso deve andare al bar perché non c'è più la formazione professionale, ma guarda caso perché non si creano condizioni possibili di sviluppo. Potrei arrivare a dire altre cose in una critica aspra e feroce; e non serve. Io dico che ci sono delle condizioni più generali che non rispondono a quelle che sono le esigenze vere di rappresentanza di una sana società, che deve trovare un'esplicazione seria, autorevole nelle istituzioni rappresentative, e in questo senso sì che si ha ragione, che il Consiglio regionale vale per la Sardegna quale camera alta, quale responsabile primo di ogni vera trasformazione in legge delle aspettative di un popolo e di una comunità. Ora, se queste cose hanno un fondamento di verità, bisogna ripercorrere una concettualità che riguarda la scuola, il vivere, la società, vi è ritrovare diritti e doveri e che i diritti vengono se sono accompagnati ai doveri, e vengono la formazione delle coscienze. E quando si è esitata la Costituzione italiana, vi era questo afflato, vi era questa esigenza e necessità di riformare fortemente, radicando in democrazia valori alti del sistema democratico italiano. Queste cose mancano in una proposta che vuole surrogare lo Statuto della Sardegna, queste cose mancano nel preambolo mancante della proposta di legge statutaria che abbiamo.

Il tempo è tiranno e mi toglie tutte le possibilità di parlare intorno all'identità a quella che è l'identità che può venire nel riconoscersi in alcune cose e non nel remoto, nell'oscuro, nel passato, anche se è si deve essere una radice profonda. Non posso anche andare per flash e, necessariamente, in una dibattito che purtroppo è limitato giustamente dal tempo, ma per una materia così importante e così fondante, così fondamentale per l'esigenza della Sardegna, non può non avere una compartecipazione complessiva, anche coi distinguo, anche con una dialettica forte, ma certamente coesi nell'esigenza di dare una risposta ferma e certa di quelle che saranno le prossime istituzioni. Ma, attenzione, non dimenticate mai le comunità che si rappresentano.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà.

PILERI (F.I.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghe consiglieri e onorevoli colleghi consiglieri. Il mio arrivo a metà legislatura in questa Aula mi trasmette una strana sensazione, cioè quella di trovarmi, in questo momento, su una nave e che sta navigando nella nebbia, con un comandante autoritario, un equipaggio che deve cercare di prendere in qualche modo il comando della nave per decidere la rotta. Perché non abbiamo una meta certa e i passeggeri, che sono il popolo sardo, rischiano di non sapere dove andare. Il mio intervento sarà un intervento breve perché non ho partecipato ovviamente a tutti i lavori, anche in Commissione ovviamente, e quindi ho provato a fare delle riflessioni su questa proposta di legge statutaria. E parto dalla relazione, leggendo alcuni passaggi: "La legge statutaria ha lo scopo di far emergere quel di più di sovranità" è una frase inserita nella relazione della Giunta da. Ma, io pongo una domanda: "Sovranità del popolo sardo o sovranità del Presidente? Al titolo III si parla degli Assessori e si dice che "Gli Assessori che non siano più rappresentanti delle componenti politiche di maggioranza, ma collaboratori diretti, esecutori del programma", ciò comporta un rafforzamento dei poteri del Presidente all'interno della Giunta, un rapporto improntato alla fiducia e confidenza reciproca. Questo mi spaventa e mi preoccupa molto perché continua ad alimentare quell'accentramento dei poteri verso il Presidente, ma dico, a queste condizioni, non sarebbe meglio riequilibrare il tutto eliminando l'incompatibilità tra Assessore e consigliere? Oppure, non sarebbe più opportuno conoscere preventivamente, anche prima delle elezioni, i nominativi della squadra di Governo? Parlando poi del titolo VI, l'articolo 36, per quanto riguarda gli organi di garanzia, la Consulta di garanzia, guardando la composizione, il modo con cui questa viene nominata si capisce che questo, che è un organo indipendente dalla Regione, è comunque un organo che viene assolutamente determinato dalla maggioranza e, quindi, non c'è la possibilità di portare tutte le voci del Consiglio nell'ambito di questa Consulta di garanzia. Questa Consulta adotta anche ed esprime pareri sulla incompatibilità e ineleggibilità dei consiglieri e, quindi, viene meno il ruolo, il compito della Giunta delle elezioni che, di fatto, dipende dal Consiglio. Esprimo, a questo punto, preoccupazione e poiché si sta prefigurando un'ulteriore accentramento del potere verso l'organo esecutivo, o meglio verso il suo Presidente, si sta determinando un di più di sovranità non del popolo sardo ma del suo Presidente. In questo scenario la scelta degli Assessori, che non sono espressione dell'elettorato, svilisce il ruolo politico degli stessi relegando tale compito a ruolo dirigenziale al servizio del Presidente. Non basta, come previsto dal disegno di legge, che gli Assessori vengano presentati in Consiglio dal Presidente e non vogliamo neppure firmare una cambiale in bianco al Presidente mortificando comunque il mandato elettorale. Dobbiamo quindi prestare molta attenzione all'ulteriore accentramento del potere, limitando sempre più la competenza e la rappresentanza del Consiglio nei confronti del popolo sardo. Un esempio negativo, lampante, di che cosa potrebbe succedere l'abbiamo vissuto con la legge numero 8. La legge numero 8 che è stata approvata da questo Consiglio regionale ha apportato una modifica all'articolo 11 della legge urbanistica numero 45 dell'89, dove era esplicitamente previsto che il Piano paesaggistico - dopo l'adozione da parte della Giunta - doveva essere approvato dal Consiglio regionale. Seppur è possibile la delega alla Giunta per approvare uno strumento e un Piano di questo spessore, di questo tipo, io credo che sia stato un grave errore, anche perché il Piano esitato ed approvato dalla Giunta regionale non ha caratteristiche precise di Piano paesaggistico ma ha carattere di tipo regolamentare e noi sappiamo che i regolamenti sono di competenza del Consiglio regionale, questo ai sensi dall'articolo 27 dello Statuto. Quindi, di fatto, alla Giunta è stata data una delega che in questo caso specifico non poteva esercitare. E sapete tutti cos'è successo, perché questa legge ha creato in qualche modo anche una mancanza di certezza del diritto con l'invenzione delle intese, con l'invenzione delle deleghe, con l'invenzione che ogni comune, ogni ente locale, ogni ente, ogni cittadino - come ha detto anche, giustamente, ieri l'onorevole Maninchedda - si vede sottratto o sottratta la certezza del diritto. Ecco, quindi dobbiamo stare molto, ma molto attenti.

Per quanto riguarda, invece, una riflessione sull'articolo 2 - che parla, o meglio, tratta l'argomento relativo ai cittadini sardi - credo che vada aperta una riflessione più generale sul federalismo, sulla forma di governo, sulla riforma elettorale e credo che debba esistere una coerenza tra forma di governo e riforma elettorale. C'è una profonda crisi della dinamica dei rapporti tra Regione e cittadini, quindi ci vuole un impegno per ridurre lo scarto esistente tra i due soggetti del rapporto istituzionale, bonificando il deserto venutosi a creare e restituendo ai cittadini la certezza del diritto. L'articolo 2 prevede il diritto alla partecipazione attraverso l'accesso alle reti tecnologiche e comunicative, ma non si parla di rappresentanza, si sta creando, quindi, un solco tra l'istituzione e la gente. Da una parte si toglie o si cerca di togliere il potere al Consiglio e da una parte si cerca di togliere il diritto alla gente di poter contrastare alcune norme con il referendum. Il fatto di portare da 10 mila - ma credo che poi sia un'azione strumentale - a 50 mila il numero delle firme, perché sicuramente poi verrà abbassato, io la leggo come... è una lettura strumentale ma grave nei confronti dei cittadini perché aumenta la distanza, aumenta la distanza tra il Consiglio e la gente, si toglie quindi alla gente l'ultimo strumento per difendersi da una sorta di monarchia.

Allora, chiudo ponendo un'attenta riflessione, o più di una riflessione. Allora, vogliamo un Presidente stabile, forte e un Consiglio degno del mandato elettorale o la Sardegna vuole solo un Presidente? Questa è una prima domanda. La seconda è una riflessione, io ho potuto assistere al dibattito che da ieri si è svolto in quest'Aula tra maggioranza ed opposizione ed ho visto un grande senso di responsabilità anche da parte della maggioranza, ma la lettura che do io di questo grande senso di responsabilità è che da parte della maggioranza non c'è una proposta sulla legge statutaria perché se ci sono diverse anime sul fatto che si voglia portare avanti il presidenzialismo piuttosto che il sistema parlamentare, se i piccoli partiti - come ha detto ieri l'onorevole Uras - vengono soffocati, forse è meglio fare una riflessione molto attenta, sospendere, e cercare di trovare soluzioni serie per fare una legge statutaria, o meglio arrivare forse come hanno fatto molte Regioni, perché qua si dice "La Saardegna è la prima che sta cercando di portare avanti la statutaria", ma lo Statuto in altre Regioni, molte Regioni hanno fatto lo Statuto. Perché non pensiamo allo Statuto e alla legge elettorale! Quindi, una riflessione da parte nostra, da parte mia c'è la massima disponibilità a un confronto sereno, affinché quest'Aula possa esitare al più presto leggi per il popolo sardo. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pileri. Con l'intervento dell'onorevole Pileri si chiudono i lavori della seduta antimeridiana. I lavori riprenderanno stasera alle ore 16, primo iscritto a parlare onorevole Cassano. La seduta è tolta. Grazie.

La seduta è tolta alle ore 13 e 49.