Seduta n.412 del 12/11/2003
CDXII Seduta
(Pomeridiana)
Mercoledì 12 novembre 2003Presidenza del Vicepresidente Biggio
indidel Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 16 e 47.
RANDAZZO, Segretario,dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di Giovedì 30 ottobre 2003 (406), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che il consigliere regionale Antonio Cappai ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 12 novembre 2003; se non vi sono opposizioni questo congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Colleghi devo chiedere una sospensione di mezzora circa per il fatto che il Presidente Serrenti sta rientrando da Roma. Per cui sospendo la seduta fino alle 17.30.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, noi vorremmo capire se sui fatti che sono successi in Iraq dobbiamo attendere il Presidente che può utilmente anche svolgere il suo intervento, ma vorremmo capire anche se si può organizzare quanto meno un intervento per Gruppo, perché avremmo anche la necessità doverosa di portare la solidarietà anche per conto dei Gruppi.
Allora, sarebbe opportuno già approfittare di questo lasso di tempo per regolamentare eventualmente anche l'andamento dei lavori attendendo l'arrivo del Presidente.
PRESIDENTE. Credo che occorra, sarà necessaria una Conferenza dei Capigruppo, tuttavia proprio per le ragioni che voi immaginavate, prima avevo omesso di dirle perché pensavo fossero implicite, per le ragioni che lei dice, si era anche pensato a questo, avrei preferito che fosse presente lo stesso Presidente. Tuttavia, vista l'insistenza, secondo il motto che una Conferenza dei Capigruppo non si nega a nessuno, intanto interrompiamo i lavori fino alle 17.30 e convochiamo la Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 50, viene ripresa alle ore 17 e 54.)
Commemorazione degli italiani impegnati in missione umanitaria in Iraq
vittime di un attentato
PRESIDENTE. Colleghi riprendiamo i lavori del Consiglio, per favore. Colleghe e colleghi, quindici giovani militari italiani e due civili, ma il numero appare destinato purtroppo ad aumentare, in missione umanitaria e di pace in Iraq hanno perso la vita in un attentato terroristico compiuto contro gli edifici che ospitavano il contingente italiano in quel martoriato paese. Giovani carabinieri e soldati che avevano scelto volontariamente di andare in Medio Oriente per partecipare all'azione di pacificazione e di ricostruzione, per contribuire al processo di democratizzazione di quel paese, avviato dopo una lunga dittatura che aveva reso difficile e penoso vivere in quel paese.
La Sardegna anche in questo caso, come spesso accade facendo il nostro dovere di italiani, ha pagato un grande contributo di vite umane in questa missione umanitaria assegnata alle nostre forze armate chiamate a riportare pace e tranquillità in quella zona, come dicevo, particolarmente pericolosa e travagliata. Compiti che vengono affidati ai nostri corpi armati per la grande professionalità che è apprezzata in tutto il mondo, per la grande umanità che ha sempre contraddistinto l'azione dei nostri militari.
Troppo spesso però le nostre missioni, militari ma anche civili, sono state oggetto di attacchi terroristici e di attentati che hanno causato vittime innocenti. È successo in Congo, in Libano, nella ex Jugoslavia, in molte altre parti del mondo, oggi anche in Iraq. Di fronte a questo nuovo sacrificio, colleghe e colleghi, divisioni e contrasti devono essere messi da parte per lasciare il posto alla solidarietà, al dolore.
Il Consiglio regionale della Sardegna in questa drammatica circostanza deve essere vicino alle famiglie che hanno perso i loro giovani figli, deve far sentire il suo calore all'Arma dei Carabinieri e all'Esercito. Io un mese fa ho salutato questi ragazzi e mentre parlavo loro mi sono commosso perché avevano più o meno l'età di mio figlio, quindi mi sono immedesimato in quei padri, in quei genitori. Dicevo, l'Esercito che ancora una volta ha portato avanti i compiti loro assegnati con grande coraggio e dedizione.
Ai giovani caduti, alle loro famiglie il ringraziamento ed il rispetto della Sardegna; una Sardegna che si stringe con fermezza e coraggio alle famiglie così dolorosamente colpite e alle forze armate. Credo che non possiamo fare di più in questo momento che manifestare in questo modo la nostra solidarietà e per sottolinearla il Consiglio si ferma per dieci minuti. La seduta è sospesa. Grazie. I lavori sono sospesi per dieci minuti.
(Il Consiglio osserva un minuto di silenzio)
(La seduta, sospesa alle ore17 e 58, viene ripresa alle ore18 e 33.)
PRESIDENTE. Colleghi vorrei sentire per pochissimi minuti i Capigruppo, pertanto li invito a seguirmi nella stanzetta a fianco. Una Conferenza dei Capigruppo in maniera formale, grazie.
(La Seduta, sospesa alle ore , viene ripresa alle ore )
Continuazione della discussione degli articoli del testo unificato del disegno di legge: "Norme sull'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale e disciplina del referendum regionale" (245/Stat/A) e delle proposte di legge Floris - Tunis - Businco: "Nuove norme sul sistema di rappresentanza e sull'elezione degli organi di governo della Comunità autonoma di Sardegna" (350/Stat/A), Onida: "Elezione del Consiglio regionale, forma di governo, (ai sensi dell'articolo 15, comma 2, dello Statuto speciale) e partecipazione degli emigrati al voto" (362/Stat/A), Scano - Dettori - Pacifico - Pinna: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e modifica della legge regionale 6 marzo 1979, n. 7 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale) e successive modifiche e integrazioni" (379/Stat/A), Sanna Gian Valerio - Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis: "Disciplina della forma di governo della Regione ed elezione del Consiglio regionale della Sardegna" (380/Stat/A), Spissu - Calledda - Cugini - Demuru - Falconi - Lai - Marrocu - Morittu - Orru' - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Salvatore: "Elezione del Presidente della Regione sarda e del Consiglio regionale" (392/Stat/A), Capelli - Cappai - Piana - Randazzo: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale" (396/Stat/A)
PRESIDENTE. Colleghi riprendiamo i lavori. Colleghi, io ho bisogno di sapere prima se tutti gli emendamenti sono stati ritirati, perché una certa parte è stata ritirata, un'altra parte, credo il collega Tunis, A.N. hanno presentato degli emendamenti, vorrei sapere se gli emendamenti rimangono o se sono ritirati, anche per stabilire il metodo di lavoro, perché se gli emendamenti sono stati ritirati tutti procediamo a votare i commi uno per uno e poi il Consiglio si esprimerà come riterrà, se no dobbiamo prendere un'altra strada. Allora, l'onorevole Vargiu dice che i Riformatori ritirano i loro emendamenti, A.N. pure, anche l'U.D.R. sono stati ritirati, quindi non ci sono più emendamenti.
Allora, procederemo a votare comma per comma almeno quella parte che fino adesso è rimasta. Quindi, possiamo votare anche articolo per articolo quello che rimane; i colleghi hanno un testo con evidenziate le part soppresse a seguito dell'approvazione dell'emendaemnto numero 59 e della bocciatura del comma 1 dell'articolo 1. Il metodo è questo.
(Il testo così modificato è allegato a fine seduta.)
PRESIDENTE. Articolo 1 colleghi, per la parte che è rimasta.
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 1, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
L'articolo 2 è decaduto. Articolo 3, elettorato attivo. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 3, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 4, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 5, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. ((Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Gli articoli 6, 7 e 8 sono decaduti. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 9, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 10, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 11, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
L'articolo 12 è decaduto. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 13, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Gli articoli 14, 15, 16 sono decaduti. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 17, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 18, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 19, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 20, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 21, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 22, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 23, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 24, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 25, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 26, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 27, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 28, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 29, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 30, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 31, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 32, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 33, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 34, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Poichè nessuno domanda di parlare sull'articolo 35, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Poichè nessuno domanda di parlare sull'articolo 36, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 37, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Poichè nessuno domanda di parlare sull'articolo 38, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Articolo 39. Colleghi vi ricordo che avendo bocciato praticamente tutto il testo non dobbiamo esprimere un voto finale, nel voto finale ci sono dichiarazioni, poichè non esprimeremo il voto finale se qualcuno vuole fare dichiarazioni di voto le faccia adesso perchè votato l'articolo 39 con questo legge abbiamo praticamente chiuso. Quindi, chi chiede di fare dichiarazioni di voto?
Ha domandato di parlare il Consigliere Vassallo per dichiarazione voto. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente e colleghi, soltanto per ribadire due concetti che noi riteniamo fondamentali. Primo, per ribadire che la Commissione che ha lavorato per alcuni mesi, a nostro avviso, aveva prodotto un testo per l'Aula con duplice intento, uno era quello di temperare la legge nazionale, il secondo era di rilanciare o tentare di rilanciare i valori dell'autonomia attraverso una legge elettorale che esaltasse democrazia e partecipazione. Noi già in precedenza abbiamo affermato che questi obiettivi non erano stati raggiunti, però pur tuttavia abbiamo riconosciuto che tale proposta aveva un pregio, quello di mitigare gli effetti nefasti del presidenzialismo esasperato e con esso di limitare, di evitare, di mitigare e soprattutto di ridurre le funzioni esercitate o esercitabili dal Consiglio regionale. Non sarà un caso, peraltro, che anche in questo ultimo anno diverse iniziative in diversi Consigli regionali della Penisola, articolate da diversi esponenti di diverse articolazioni politiche sia di minoranza che di maggioranza, hanno richiesto al Parlamento la modifica della legge elettorale nazionale. E il fine è stato esplicito, il fine era quello di renderla più proporzionale, più pluralista, ma soprattutto più democratica e rispettosa della volontà degli elettori. Questo purtroppo in questa nostra Isola non è stato possibile, i segnali negativi rispetto all'andamento della discussione sulla legge elettorale si sono visti da subito, non si sono fatti attendere, prima con la bocciatura del listino regionale, che di per sé è stato un fatto grave, soprattutto per chi l'ha proposto, per le finalità che si poneva, ma che non segnava comunque la fine di una legge, nel senso che quella bocciatura in effetti non faceva venir meno i presupposti per cui questa legge c'era l'intento di essere varata. Il fatto più grave si è verificato l'altro ieri con la caduta dell'articolo 1, con la caduta di quell'articolo, di quel comma in effetti si è fatto sì che l'intera legge non avesse più senso, non avesse più nessun significato. Noi riteniamo questo fatto grave e anche inconcepibile. Inconcepibile in quanto comunque era un'occasione, questo Consiglio ha avuto un'occasione di mitigare e migliorare il testo nazionale, di fronte al fatto che in questo ultimo periodo, ma direi in questo ultimo anno. forse potremmo andare anche oltre, tutti qua a più riprese, anche esponenti di punta delle diverse forze politiche, ritenevano opportuno comunque operare una correzione della legge nazionale, di quella legge da tanti dichiarata italianista, che non teneva conto delle peculiarità e degli interessi di questa Isola.
Per cui ci chiediamo dove siano finiti questi interessi, ancora si vogliono rappresentare o con questa vicenda, col voto di oggi si dice una parola fine ad una riforma che comunque per quanto limitata dava un segno di speranza, un segno di positività. Noi riteniamo che una possibilità vi sia ancora, se vi è la volontà di andare avanti e soprattutto se vi è la volontà, prima di passare al voto, di creare chiarezza e di dare l'opportunità a tutti i sardi di veder rappresentati in questo Consiglio regionale veramente coloro che vogliono essere rappresentati, nel senso che l'obiettivo dovrebbe essere quello di poter fare una mini riforma, quello di permettere una modifica seppure parziale della legge nazionale che però tolga quegli anacronistici articoli che consentano oggi di eleggere in Consiglio regionale coloro che vengono eletti pur non essendo...
PRESIDENTE. Sono dichiarazioni di voto, per la conclusione onorevole Vassallo, prego.
VASSALLO (R.C.). Mi sto riferendo al listino bloccato regionale. Per cui vi è ancora la possibilità di sancire e di rinnovare la possibilità per noi di agire per modificare su tre punti. Molto brevemente: riduzione del premio di maggioranza, voto congiunto di coalizione più Presidente, listino aperto e voto dei candidati. Ricordando che le leggi elettorali non sono e non possono essere mai disgiunte dall'autonomia e con essa dalla democrazia partecipata. È possibile ancora fare questo, se abbiamo la volontà nei prossimi giorni noi vedremo se ci sono le condizioni anche per presentare una proposta che vada in questa direzione, si tratterà di verificare nei prossimi giorni se queste condizioni si potranno realizzare. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Non è per chiedere il voto segreto Presidente, è già fatto ad abundantiam, ma per rimarcare che in quest'Aula questo clima di gioia e di spensieratezza che si può vedere, come lei stesso sta facendo, quindi non sta ascoltando neanche lei quello che sto dicendo, ho detto che la distrazione, Presidente, regna in quest'Aula, sembra che sia una giornata di festa, a prescindere da ciò che è accaduto ai nostri militari, ciò che è stato consumato in quest'Aula in questi giorni, invece, per quanto riguarda i valori autonomistici mi fa notare che il disinteresse regna ed è un disinteresse che non ha eguali. Questo Consiglio ha avuto la possibilità di poter fare qualcosa di importante sul finire di questa legislatura, ha avuto la possibilità di scrivere le proprie regole democratiche per eleggere il prossimo Consiglio regionale e vi ha voluto rinunciare con tutti i mezzi, in tutti i modi, con la sfrontatezza che anche in questo momento questo Consiglio sta dimostrando su questo argomento. Stiamo consumando la rinuncia del valore più grande che il popolo sardo in questi cinquant'anni, sia pur non sapendolo utilizzare a pieno, ha avuto a sua disposizione, e cioè l'autonomia. Oggi stiamo rinunciando all'autonomia, avete deciso che è meglio andare a votare con la legge italiana, quella delle regioni a statuto ordinario, quella che invece di avere come accadde la prima volta in Lombardia 90 consiglieri, ne furono necessari 104 per dare a Formigoni la possibilità di avere i numeri necessari per governare. E non è detto che non accada anche in quest'Isola. Quindi tutte quelle preoccupazioni che qualcuno ha manifestato su, ad esempio, l'incompatibilità dei consiglieri per impedire, o che il sistema alla francese potesse aumentare le presenze dei consiglieri di dodici unità… altro che dodici unità qui ne iscriveremo al Consiglio per volontà di chissà chi sedici, senza sottoporle al giudizio popolare. Per la prima volta nella storia dell'autonomia in Sardegna nel prossimo Consiglio siederanno qua 16 persone non scelte dai sardi, questo è ciò che avete voluto contribuire a realizzare. Avete rinunciato ad essere voi stessi, avete rinunciato a tutte le prerogative, avete rinunciato a scrivere regole adatte certamente a quella che la specialità sarda e l'avete fatto con una naturalezza che non ha eguali nella storia di questi cinquant'anni, l'avete fatto in un modo così genuino, secondo voi, e spensierato e lo state consumando nello stesso identico modo con la sfrontatezza tipica di chi è convinto di sapere tutto, di conoscere tutto, di poter decidere tutto attraverso canali preferenziali che siano quelli romani a voi più adatti, vi si confà certamente, basta ricevere ordini e voi siete pronti ad ubbidire, poi che quegli ordini siano il suicidio di un popolo a voi poco importa.
Il prossimo Consiglio regionale vedrà certamente non una battaglia politica, vedrà una battaglia mediatica di inganno agli elettori e cioè ai sardi, una battaglia che sarà drogata da tutto ciò che televisioni e giornali saranno in grado di mettere in campo e da chi certamente avrà maggiori risorse per fare tutto questo, oltre che strumenti. Questo è il sistema politico elettorale che a voi certamente sta meglio. Vi sta così che bene che sembrerà già da adesso una divisa che vi porterete dietro: ubbidire tacendo. E ubbidire tacendo andrete avanti, il danno certamente ce l'avrà il sistema democratico, il danno certamente ce l'avrà l'autonomia, il danno certamente ce l'avrà chi in modo ingannevole riceverà da voi il consenso, chi cercherà quella deriva plebiscitaria che porterà, come ha portato in Italia ad un fallimento totale, ad un risultato negativo, che porterà però anche in quest'isola ulteriori sacrifici per chi pensa di avere fiducia nelle istituzioni, per chi ancora oggi crede nelle istituzioni, ma questa credibilità voi sarete capaci di distruggerla definitivamente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (Gruppo Misto). Presidente e colleghi quattro mesi di lavoro in Commissione, e la Commissione si chiama Commissione Autonomia, pensate! E la creatura di quella Commissione, nella quale solo state spese energie, denari, perchè noi veniamo pagati, la creatura di quella Commissione presieduta, egregiamente debbo dire in quella occasione, dal Presidente Sanna, è stata miseramente "suicidata" da questa Aula, dalla dabbenaggine di molti di noi. E credo che sia questa la certificazione, la più eloquente, la più evidente, del fallimento del ruolo che questo Consiglio regionale dovrebbe avere. Abbiamo certificato l'incapacità di produrre una legge che consenta ai sardi di eleggere un Parlamento dei sardi; abbiamo scelto la strada della legge cosiddetta nazionale. È una bella vittoria per il nostro Consiglio regionale che ha un'autonomia speciale, pensate! Ma quale autonomia? Noi con questa decisione, poi non so cosa accadrà, se sarà modificata la legge nazionale, ma con questa decisione, col voto voluto in quest'Aula in modo trasversale da Forza Italia, da Alleanza Nazionale, dalla Margherita e dai D.S. abbiamo deciso di consegnare la Sardegna ai partiti nazionali che determineranno le candidature, determineranno l'elenco del famoso listino e distribuiranno in questo elenco i biglietti omaggio per essere eletti senza il voto della gente, e questa sarebbe la nostra autonomia. Questa è la sconfitta anche dei partiti, anche di quei partiti che si sono riempiti la bocca in questi anni parlando di ruolo del Consiglio regionale, di diritto alla specialità, di deleghe, di federalismo. Ebbene, oggi il Consiglio regionale non è autonomo, lo sappiamo, è un Consiglio regionale che è composto prevalentemente, a quanto pare, da partiti che hanno riferimenti nazionali e ai cui riferimenti nazionali ubbidiscono, talvolta anche ciecamente, talvolta anche dicendo che è la cosa più vergognosa che mi sia capitata da fare nella vita, come io ho sentito dire a qualche collega in occasione di qualche votazione. È un Consiglio che ha votato a comando, con telefonate arrivate da Roma, è un Consiglio nel quale avviene il controllo del voto in modo vergognoso e il cui risultato del controllo viene riferito ai referenti, cosiddetti, nazionali. Ed allora, come dire, oggi siamo tutti tristi per quello che è accaduto, questa è una cosa seria e purtroppo tragica, in Iraq. Siamo, non lo so cosa dire, sono perfino divertito io, divertito da quella che io definisco, per come è avvenuta poi anche la votazione eccetera, una buffonata istituzionale, questa è la realtà; una buffonata istituzionale! Abbiamo voluto questa strada, la percorreremo tutti insieme, vedremo dove ci porterà, ma credo che i sardi che saranno chiamati a giudicarci fra otto mesi io spero, mi auguro che vincano la rassegnazione di essere nelle mani di chi li ha governati fino ad oggi, che vincano lo scetticismo e che scelgano la strada che sia una strada che riporti innanzitutto la dignità al popolo sardo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, solo due parole per dire, da parte di una persona che non ha partecipato ai lavori della Commissione, che con i voti intervenuti in questi giorni e con questa conclusione quasi grottesca che c'è stata questa sera, una specie di corsa a gettare nel cestino il lavoro di quattro mesi, si è scritta un'altra pagina vergognosa, perché in effetti questo processo che aveva portato a esitare questa proposta di legge, che poteva anche avere dei difetti, ma che comunque era frutto di un lavoro serio, non poteva essere buttato a mare in questa maniera, perché tra l'altro insieme ad esso è stata buttata a mare, come è già stato detto, l'autonomia regionale. Ma buttata a mare nel modo peggiore, nel modo più incredibile; è una specie di sigillo di un fallimento, questa sera c'è stato il sigillo di un fallimento durato cinque anni, è una specie di cupio dissolvi, cioè di un Consiglio che praticamente dà atto di aver fallito un'operazione che è durata cinque anni. Questa è la triste, l'amara conclusione al di là del fatto che, ripeto, questa proposta di legge potesse essere accettata in toto, modificata, aggiustata, rivista. E' veramente una cosa che lascia interdetti e che, ancora una volta, io credo, ci coprirà di vergogna all'esterno. Sostanzialmente è stata, ripeto ancora una volta, gettata nel cestino l'unica cosa seria che il Consiglio in quanto tale, ci sono state delle iniziative personali, ma è l'unica cosa seria che è stata fatta in cinque anni e viene distrutta in questo modo.
Io veramente ritengo che debba essere oggetto da parte di tutti di un momento di riflessione, di esame di coscienza in giornata tragica nella quale, purtroppo, e qui senza uscire dall'argomento, non posso fare a meno di dirlo, il nostro Paese ha raccolto il frutto di una folle operazione, nella quale ci si è messi al servizio di chi aveva aggredito un paese.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Non dire sciocchezze, almeno oggi risparmiatelo!
DORE (La Margherita-D.L.). Sei un servo!
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, se possiamo continuare con la tranquillità con la quale siamo arrivati fino adesso va bene. Grazie, onorevole Dore.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, si conclude con un voto sfavorevole del Consiglio il tentativo di varare un riforma elettorale regionale, e quindi rinunciamo a esercitare prerogative che norme di rango costituzionale ci attribuiscono come Regione ad autonomia differenziata.
Anche se questa è una giornata di lutto e di dolore per il nostro Paese, io penso che questo fatto non si possa registrare col silenzio. E' già in corso di fatto la gara elettorale fra partiti e coalizioni per il voto regionale del prossimo anno e sono certo che tutte le forze politiche avranno modo, nei prossimi mesi, davanti al giudizio degli elettori, di spiegare le posizioni che hanno assunto rispetto a questo progetto di legge. Alcuni Gruppi e tanti di noi non dovranno sprecare molte parole per spiegare ai sardi le posizioni e le decisioni che abbiamo assunto rispetto a questa mancata riforma, perché i nostri comportamenti, signor Presidente, sono verificabili nei testi scritti, negli atti e nei voti espressi prima nella competente Commissione consiliare e poi in quest'Aula. Ci sarà per tutti, cari colleghi, il tempo della verifica democratica e chi sottovaluta la capacità critica e di giudizio dei nostri conterranei io penso che stia coltivando un sogno molto effimero.
Sono stato sempre, signor Presidente, dell'opinione che le regole che incidono sui diritti primari e sulle libertà dei cittadini, e quindi sull'espressione concreta della loro sovranità, non si possono modificare per volontà esclusiva di una parte del sistema politico, anche quando c'è una solida maggioranza di governo. Resto fermamente convinto che la democrazia si rafforza nei sentimenti e nella partecipazione popolare e nella vita delle assemblee elettive se le regole nascono e si rinnovano attraverso un'ampia convergenza democratica. E' quello che abbiamo tentato di fare senza riuscirci, cari colleghi, anche in questo delicato passaggio del vita del nostro istituto autonomistico, perché ha prevalso ancora una volta l'antico limite della nostra disunità. L'epilogo di questo progetto di legge certifica non solo un nostro fallimento, ma anche la nostra incapacità di metterci in sintonia con le istanze di cambiamento della nostra comunità regionale; certifica la nostra incapacità di costruire, almeno in quest'Aula, sia pure alla scadenza di una drammatica legislatura, l'unità autonomistica possibile e necessaria per portare a compimento una riforma che si proponeva il giusto traguardo di realizzare maggioranze chiare e governi di legislatura e allo stesso tempo di salvaguardare il pluralismo e le peculiarità del sistema politico della nostra Isola, peculiarità, signor Presidente, preziose da difendere perché resistono non solo al tempo, ma anche ai processi che omologano e logorano il sistema politico nazionale.
Voteremo per la nostra disunità con la legge italiana, che provocherà gravi distorsioni democratiche, innanzitutto sui poteri di questa Assemblea legislativa rappresentativa, che nei fatti, cari colleghi, subirà una pesante supremazia da parte del potere esecutivo e, cosa ancora più grave, provocherà anche una mutilazione delle libertà di scelta dei cittadini in quanto comunità regionale e quasi sicuramente comporterà anche la negazione della rappresentanza per molte comunità territoriali della nostra Isola. Verrà, spero solo per breve tempo, la stagione del leaderismo con deboli controlli popolari assembleari; verrà e sperimenteremo sulla nostra pelle la stagione di un bipolarismo secco, modellato esclusivamente sugli schieramenti nazionali, un bipolarismo con debole base di legittimazione democratica che esprimerà un governo forte nei numeri, ma temo terribilmente fragile sul piano democratico perché privo della partecipazione convinta, della passione civile, delle creatività e delle intelligenze della maggioranza delle donne e degli uomini di Sardegna. Sarà, cari colleghi, il risultato della nostra abdicazione nell'esercizio responsabile della nostra funzione di legislatori e di rappresentanti della comunità regionale. Questo epilogo della riforma elettorale regionale non assolve e non avvantaggia nessuno, neanche quei segmenti del sistema politico sardo che negli ultimi mesi hanno lavorato in tutta evidenza per definire un accordo e una soluzione positiva.
PRESIDENTE. Prego, si avvii alla conclusione.
SANNA EMANUELE (D.S.). Questo epilogo conferma infine, cari colleghi, che questa legislatura è politicamente morta, e l'unica strada percorribile, l'unico atto responsabile che ancora possiamo compiere, per non spezzare definitivamente il filo di fiducia che questa istituzione ha con il popolo sardo, è quello di procedere rapidamente alla riconsegna della delega che gli elettori ci hanno affidato nel giugno del 1999, in modo che siano i sardi, con le loro libere scelte a rilegittimare la loro rappresentanza, investendola del mandato di salvare e di rilanciare questa autonomia speciale, che resta comunque lo strumento più prezioso per il riscatto civile e politico del nostro popolo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Piana. Ne ha facoltà.
PIANA (U.D.C.). Signor Presidente, indubbiamente è un momento difficile anche per i fatti accaduti ai nostri militari italiani in Iraq e quindi diventa difficile affrontare argomenti, anche se importanti, in questo momento di lutto nazionale e anche della nostra regione, perché fra i morti ci sono anche concittadini sardi.
Noi però siamo alle fasi conclusive di una legge elettorale in cui, come UDC, abbiamo fortemente creduto sin dall'inizio, eravamo convinti che la legge nazionale si potesse migliorare e quindi apportare quei miglioramenti che permettevano un miglior perfezionamento di una legge. In modo particolare abbiamo lavorato in modo costruttivo, sia in Commissione sia in Consiglio, convinti che questa riforma potesse coinvolgere l'intero Consiglio regionale e mai una parte o una maggioranza di esso, perché dal primo momento siamo stati fermamente convinti che le riforme, piccole e grandi, si facciano in modo bipartisan, quindi coinvolgendo l'intero Consiglio regionale e non parti di esso o maggioranza.
Devo dire anche che la nostra posizione, che a volte ci ha differenziato anche da partiti politici che ci appartengono nella coalizione, sia a livello nazionale sia a livello regionale, che anche nelle amministrazioni locali, ha fatto sì che molte volte potesse anche rappresentare momenti di scontro. Noi vogliamo chiarire con molta limpidezza questo, la nostra posizione non ha mai messo in dubbio la nostra collocazione politica, quindi eravamo fermamente convinti che la dignità di una Regione a statuto speciale, l'autonomia della Regione Sardegna potesse rappresentare comunque fermamente un'approvazione di una legge elettorale migliorativa rispetto a quella nazionale. Volevamo anche salvaguardare quella che è la dignità del popolo sardo, della massima istituzione sarda e quindi del Consiglio regionale. E' per questo che noi siamo amareggiati per la conclusione di questa legge elettorale, di questa riforma; veramente eravamo convinti che ci fossero tutte le condizioni per poter definitivamente approvare dei miglioramenti e quindi arrivare oggi o in questi giorni all'approvazione di una legge che vedesse veramente l'autonomia del Consiglio regionale avere una buona riuscita, rispetto a quelle che erano anche le condizioni iniziali. Ed è per questo che - non ci sarà il voto finale, ma indubbiamente ci sarà il voto dell'ultimo articolo - noi, proprio in segno di rispetto dell'istituzione e dell'autonomia come Gruppo dell'UDC non partecipiamo alle operazioni finali di eutanasia di questa legge, questa legge in cui fortemente abbiamo creduto fin dall'inizio, su cui in modo costruttivo ci siamo impegnati in tutte le sedi, prima in Commissione, poi in Consiglio regionale, e credo che veramente, con grande amarezza, prendiamo atto che non siamo riusciti, come autonomia, come massima istituzione regionale, come Consiglio regionale, a portare avanti una modifica alla legge nazionale, che poi era una riforma, la nostra riforma, che avrebbe sicuramente portato dignità a tutta la Sardegna. Quindi con questa conclusione comunico che non parteciperemo alle operazioni conclusive del voto di questa legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Silvestro Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, oggi in noi c'è una grande tristezza per quello che è successo ai soldati italiani in Iraq e naturalmente sono cose che fanno riflettere la nostra sensibilità, ma devo dire anche che oggi c'è una grande delusione in tutti noi per la bocciatura della legge elettorale regionale che segna una vera e propria sconfitta della autorevolezza, del ruolo e dell'autonomia di questo Consiglio regionale.
Il testo unificato che è arrivato in Aula non era certo la Bibbia; era un testo che comunque poteva essere tranquillamente migliorato, poteva essere completato e poteva diventare, con le giuste correzioni, un testo che poteva essere in parte adeguato alla specificità e alle esigenze di questo Consiglio regionale. Purtroppo c'è da registrare il fatto che c'è stata molta irresponsabilità, devo dire, da parte di questo Consiglio e il risultato è che il prossimo Consiglio regionale verrà eletto con una legge nazionale e non con una legge regionale, come noi avevamo pensato di fare. E mi dispiace, perché il prossimo Consiglio regionale vedrà seduti in questi banchi consiglieri regionali che non sono stati eletti dal popolo sardo, ma che sono stati indicati dalle segreterie dei partiti, che non hanno una vera legittimazione e quindi questo è un vero trionfo della partitocrazia, è un vero trionfo dei poteri forti, perché sicuramente ci saranno forti condizionamenti anche al momento della formazione delle liste, quindi è un Consiglio che non è veramente democratico, perché la vera democrazia ci sarà soltanto nel momento in cui tutti i consiglieri verranno eletti democraticamente dal popolo della Sardegna.
Devo dire anche - l'ha accennato anche qualche intervento in precedenza - che questo Consiglio regionale, con i poteri che avrà il nuovo Esecutivo regionale, sarà delegittimato, avrà un ruolo minimale, finirà per essere il vero centro della cultura, il vero centro della politica della Sardegna. Quindi questo Consiglio regionale da questa legislatura, che può avere avuto sicuramente mille problemi, però per lo meno ha attivato un dibattito politico importante in questi anni, io credo da questa legislatura non si verificherà più, perché praticamente deciderà tutto l'Esecutivo regionale, a danno sicuramente del Consiglio che noi riteniamo invece sia di fondamentale importanza per la vita politica di questa regione. Quindi un listino regionale senza preferenze, cosa che riteniamo assolutamente illogica per quanto riguarda il nostro credo e la nostra visione politica, un voto disgiunto che non va sicuramente in direzione di una maggioranza più coesa e in grado di risolvere i problemi della Sardegna, con lacune grosse, grossissime che riguardano soprattutto la rappresentanza nei collegi provinciali, perché noi sappiamo bene che la ripartizione dei voti per quanto riguarda l'assegnazione dei seggi non sarà più fatta su base provinciale, ma su base regionale, penalizzando quindi quei collegi, quelle province più piccole che probabilmente rischieranno di essere cancellate da questo Consiglio regionale, e questo nonostante si sia provveduto a istituire nuove province che di fatto non avranno nessuna rappresentatività a livello di Consiglio regionale, quindi in netta contraddizione con le stesse cose che noi abbiamo deciso di fare in questi anni, per fare scelte che penalizzano sicuramente le zone più marginali, più periferiche e meno forti.
Signor Presidente, trasversalismi, logiche ispirate fuori da questo Consiglio e dalla Sardegna hanno veramente ridicolizzato questo Consiglio regionale. Io credo che dopo questo voto, naturalmente ci sono diversi livelli di responsabilità, ma credo che comunque tutti quanti usciamo sconfitti da questa brutta piega che ha avuto la legge regionale, che doveva essere invece la prima legge elettorale in grado di essere in linea con tutte le esigenze e con la specificità del popolo sardo e della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Quello della legge elettorale è stato, comunque lo si giudichi, un passaggio cruciale nella nostra vita politica, il Parlamento ha attribuito al Consiglio regionale un grande potere, un potere inedito, il Consiglio regionale per varie ragioni non è riuscito ad esercitarlo. E' bene che siano chiare le responsabilità, io lo dico anche esplicitamente in relazione a quelle che io e altri ci siamo dovuti attribuire, con un emendamento che ha avuto una certa incidenza nell'esame parlamentare di questa legge. Voglio dire questo perché le responsabilità siano chiare, anche se, lo dico con chiarezza, sono meno catastrofista di altri, la legge nazionale elettorale è lontana dall'essere perfetta, si poteva e si doveva migliorare, ma io non la considero una catastrofe, si vota così in tutta Italia e molte delle cose che, si dice, si volevano eliminare con la legge regionale non solo non erano eliminate dal testo unificato, ma non si potevano eliminare senza una riforma statutaria. La questione del leaderismo, del personalismo, io invito i colleghi che dicono con qualche leggerezza queste cose a rileggere l'articolo 35 dello Statuto, non prendiamo per i fondelli l'opinione pubblica che è molto meno immatura di quanto noi talvolta pensiamo. L'approvazione, la settimana scorsa, dell'emendamento di Democratzia sul listino regionale non aveva affatto compromesso la possibilità di varare la legge elettorale, quel voto aveva spazzato via, certo, il listino che si avviava ad essere congegnato in un modo per noi inaccettabile, con l'attribuzione di nove seggi al primo schieramento, di sette seggi al secondo, impianto da noi e da altri, dalla maggioranza dell'Aula, giudicato privo di qualsiasi seria motivazione istituzionale e giuridica. Io voglio ribadire che c'erano, dopo quel voto del Consiglio, tutte le condizioni tecniche e regolamentari per andare avanti e per approvare una legge semplice e lineare, con l'elezione diretta del Presidente, il premio di maggioranza e l'elezione di tutti i consiglieri negli otto collegi provinciali. Aggiungo che non si è nemmeno voluta verificare sino in fondo la possibilità di un accordo politico che trovasse la strada perfino per reinserire il listino in forme naturalmente sagge e meditate, non nelle forme tagliate sulla convenienza di una casta come quella uscita dalla Prima Commissione. A ciascuno la sua responsabilità, a noi, alla collega Dettori e a me, la responsabilità che rivendichiamo di aver promosso con un emendamento votato largamente dall'Aula la cancellazione di un listino deforme, ad altri la responsabilità di aver cancellato con il voto di ieri la possibilità stessa della legge regionale. Aspettiamo ora che qualcuno ci spieghi che cosa possano rimanere a fare in questa condizione politica questa Giunta regionale e questo Consiglio. Noi la nostra opinione l'abbiamo già detta, questo Consiglio regionale ha concluso il suo cammino e non lascerà rimpianti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Innanzitutto, anche a nome del Gruppo di Alleanza Nazionale, sono e siamo vicini all'Arma e alle Forze Armate per la morte dei troppi soldati che erano stati mandati in Iraq in una missione di pace. Ma tornando al problema della legge elettorale che sta per essere mandata in archivio io dico che non bisogna stracciarsi assolutamente le vesti. È stato detto da più parti che esiste una legge nazionale, il "tatarellum", che ha funzionato e che funziona, l'abbiamo detto in altre occasioni che potevamo partire da quella legge, se ci fosse stata la volontà politica di avere quel testo e in quel testo fare eventualmente qualche piccola modifica. Invece ci siamo incaponiti, sono state presentate ben sei proposte di legge, un disegno di legge, perché? Perché dovevamo dire che, visto che siamo autonomi, dovevamo avere una legge nostra, per dire quanto noi siamo bravi, quanto noi sardi siamo laboratorio politico. Io queste cose le ho dette in più occasioni, ho ricordato che fu approvata nel 1993 una legge che abbiamo visto i risultati che ha dato, eppure è una legge sarda, una legge autonomista e quant'altro. Quindi, cari amici, non strappiamoci le vesti. Sono del parere che se ci fosse stata la volontà politica di vedere quella legge nazionale, di cambiare perché qualche stortura c'è, tipo la non preferenza nel listino regionale, noi l'avremmo fatto. Avevamo chiesto anche in più occasioni di sospendere realmente per trovare un accordo, invece si è voluto andare, vediamo il risultato. Il risultato ci dice che abbiamo perso solo tempo, abbiamo perso circa un mese e mezzo nonostante, come Regione Sardegna, abbiamo tanti altri problemi, assestamento di bilancio, Dpef, finanziaria e quant'altro, con i problemi dell'agricoltura e dell'allevamento che sono sotto gli occhi di tutti. Invece siamo voluti andare avanti, prendiamone atto, non ci sono drammi, se non dovessimo trovare in questo periodo un accordo partendo dalla legge nazionale andremmo con la stessa legge nazionale. Funziona nelle Regioni a statuto ordinario, se c'è la volontà politica può funzionare anche qui. Non credo poi, cari amici, sempre se c'è la volontà politica in quest'Aula, sempre se esiste un maggioranza, che si possa legare legge regionale con eventualmente la crisi della Giunta regionale. Io credo che siano due cose distinte, è stato detto che la legge regionale è una legge in genere bipartisan, che interessa un pochettino tutti, credo che sia quindi avulsa da tutte le altre cose. Io credo, se c'è la volontà politica, quindi faccio appello in questo momento a Forza Italia di entrare Giunta, andare avanti e concludere nel modo migliore questa legislatura, per dare in questi sei mesi, sette mesi, che ancora mancano, quelle risposte ai sardi, quindi alle nostre genti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PINNA (D.S.). Signor Presidente, l'hanno già detto tutti quelli che sono intervenuti, oggi è una brutta giornata per tanti motivi, prima di tutto per la grave notizia che è arrivata dei nostri giovani caduti in Iraq, ma anche per tante altre ragioni non abbiamo motivi di gioire. Mi riferisco ai nostri pastori che hanno assediato il Consiglio e che da molto tempo vivono una situazione drammatica da cui non riescono ad uscire anche per la mancanza di interlocutori adeguati a livello del governo della Giunta regionale.
Siamo oggi sconcertati anche per un'altra notizia, che io qua voglio ricordare, visto che ho l'opportunità di intervenire in questa discussione, che è un fatto di grande preoccupazione in seguito alla notizia che è stata diffusa ieri sull'incagliamento nelle coste dell'isola di Caprera del sottomarino a propulsione nucleare americano, che è avvenuto quasi un mese fa, il 25 ottobre; una notizia lasciata nel totale segreto militare, che noi non possiamo che denunciare, che fa seguito ad un altro incidente ancora inspiegato, che è l'esplosione che si è verificata la notte del 20 ottobre. Questi sono tutti fatti angoscianti e questo in particolare, lo voglio ricordare, perché ha due implicazioni per quanto ci riguarda: il primo è legato al meccanismo degli armamenti e della rincorsa ad organizzare basi e strumenti di morte che portano alle distorsioni come la guerra in Iraq, il secondo è relativo al fatto della nostra autonomia, all'incapacità che noi abbiamo avuto in passato e oggi di contrastare questa cessione di sovranità da parte della Sardegna. Infine io intervengo questa sera per esprimere i miei sentimenti di delusione e di frustrazione, che ho provato nel momento in cui si andava a raffica a bocciare quello che era rimasto di questa legge elettorale. Tutti abbiamo creduto di potercela fare a fare l'unica riforma di questa legislatura, l'unica riforma seria di questa legislatura, perché la legge nazionale andava modificata almeno nelle sue distorsioni principali, che erano relative al presidenzialismo esasperato e al listino regionale bloccato, che toglie sovranità ai nostri cittadini. Io ho concorso a presentare una legge elettorale che prevedeva l'abolizione del listino come rimedio a questa distorsione e tuttavia ho considerato la possibilità di fare una legge nostra, una legge regionale che affermasse la nostra capacità di autodeterminazione, di autogoverno, così come ci è consentito. Ho considerato il lavoro dalla Commissione e la scelta fatta in relazione a questo aspetto, alla mediazione che era stata raggiunta, come scelta ottimale per andare verso una soluzione positiva che portasse una modifica sostanziale alla legge nazionale e introducesse una soluzione - diciamo così - mediata che poteva a mio avviso essere accettata. Con quanto è successo questa sera viene offeso il lavoro di quattro mesi della Commissione, un lavoro serio, un lavoro impegnativo, capisco la profonda delusione del Presidente Sanna che ha profuso gran parte del suo impegno in questa legge. L'unica riforma che noi potevamo fare in questa legislatura è stata bocciata da noi stessi che l'abbiamo concepita, questo è francamente inaccettabile. Quindi con questa vicenda finisce quasi ingloriosamente questa legislatura; c'è stata un'altra vicenda che ci ha fatto parlare, nella quale abbiamo creduto, che è stata la Costituente, anche questa naufragata ingloriosamente per volontà di…
PRESIDENTE. Onorevole Pinna, arrivi alle conclusioni.
PINNA (D.S.). Finisco rapidamente. Anche questa finisca ingloriosamente, quindi volevo dire che finisce ingloriosamente questa legislatura, una legislatura sprecata, sterile e improduttiva, una legislatura che finisce ancora peggio di com'era iniziata, sono venute meno le condizioni perché questo Consiglio vada avanti (e sono d'accordo che rapidamente si vada allo scioglimento di questa legislatura), siamo a un triste epilogo, siamo in un momento in cui anche i media fanno il bilancio della produttività del Consiglio e dei consiglieri, io che mi sono trovato nei giorni scorsi - e spero che venga chiarito dallo stesso giornale l'aspetto di questa graduatoria - ad aver battuto il record dell'assenteismo; di fronte a questa incapacità del Consiglio, a questa improduttività io dico che quell'anno che sono mancato da questo Consiglio, e che ha generato quelle 66 assenze, è stato per me l'anno più fecondo di questi ultimi cinque anni, per quello che hanno prodotto. Con questa profonda delusione, con questo senso di delusione e di frustrazione, dichiaro di astenermi dalla votazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, il dibattito conclusivo sul tema della riforma elettorale è davvero significativo perché è la dimostrazione di come questo delicato tema sia diventato quasi esclusivamente strumento della retorica politica; anche l'ultimo intervento ha messo in evidenza, trattando dei sommergibili e dei sottomarini, quale fosse in realtà l'obiettivo ricollegabile al tema della legge elettorale, cioè un obiettivo che noi preferiamo lasciare alla valutazione…
(Interruzione del consigliere Pinna)
PRESIDENTE. Onorevole Pinna, scusi, lei ha parlato e nessuno l'ha interrotta! La prego!
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Un obiettivo che noi lasciamo, sul piano dei comportamenti, alla valutazione del corpo elettorale che riteniamo sia l'unico vero arbitro della partita elettorale che andremo, mi auguro, ad affrontare a breve. Noi abbiamo assistito e non voglio certamente aggiungere a quel coro valutazioni che appunto rischino di far cadere nella retorica, ma abbiamo ascoltato interventi di chi scaricava su altri la responsabilità di un fallimento, di chi aveva e ha la necessità di gestire la polemica tra le parti per ovvie ragioni di collateralismo politico elettorale e vi è stato anche chi ha cercato con anche il proprio contributo di tenere alta la tensione tra gli schieramenti e all'interno degli stessi schieramenti.
Forza Italia per la verità non ha partecipato, si è volutamente estraniata da questo teatrino ed è chiaro che oggi le prime vittime di quegli equivoci che erano insiti in questa riforma, a destra come a sinistra, sono coloro che hanno voluto forzare, credendo che parlare di riforme fosse la stessa cosa che farle. Ecco allora perché oggi noi siamo davvero contenti, pur in un momento come quello che è stato da altri ricordato, ma contenti di aver contribuito ad affossare un progetto che non ci piaceva, lo abbiamo fatto con gli strumenti parlamentari a nostra disposizione, lo abbiamo fatto soprattutto alla luce del sole, per soprattutto consolidare un'idea, che riesce tardamente ad entrare forse nella cultura anche politica dei partiti in Sardegna, che è quella del bipolarismo. Forza Italia sin da domani avvierà un'importante iniziativa, che dovrà necessariamente vedere coinvolte tutte le forze politiche del centrodestra, quelle che sono autenticamente alternative al centrosinistra, nell'ottica di un vero bipolarismo. Allora noi diciamo e inviteremo in questo senso gli amici che dal '99 hanno contribuito con noi a esperienze di governo perché riteniamo che veramente bisogna uscire dalle logiche, quelle che purtroppo forse possono soddisfare interessi personali o partitici, ma non certo quelli della collettività sarda e cioè garantire con un bipolarismo il presidenzialismo, la stabilità, la governabilità che riteniamo sono valori che certamente maggiori da tutelare rispetto agli interessi pur legittimi e nobili ma che sono sempre improntati al particolare. Ecco allora perché per noi da questo momento inizia una fase che è una fase di confronto a tutto campo e questo logicamente è inconciliabile con chi vuole legittimamente costruire le terze, le quarte, le quinte vie, ma sappia che su questi progetti certamente non potrà vedere il sostegno e l'apporto, il contributo di Forza Italia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif.Sardi-U.D.R.) Molto rapidamente, la posizione del Gruppo dei Riformatori sull'argomento della legge elettorale è nota, è stata ripetuta più volte, e non la ripeteremo ancora una volta in quest'Aula; anche perché lo stato d'animo di ciascun consigliere regionale, e anche mio personale, di questa sera non è lo stato d'animo adatto ad aprire un dibattito su argomenti di questo genere. Volevo soltanto annunciare che conseguentemente alla posizione nota il Gruppo dei Riformatori si asterrà simbolicamente dalla votazione dell'ultimo articolo del cadavere di questa legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Quando è nata la Giunta presieduta dall'onorevole Masala molti di noi, certamente il mio Gruppo e il centrosinistra, hanno ritenuto e ritenevano allora che quella Giunta non dovesse nascere e che la vicenda di questo Consiglio regionale fosse arrivata alla sua conclusione, valutando e ritenendo che in questo Consiglio regionale non ci fossero più le condizioni per proseguire questa legislatura, essendo venuta a mancare la coesione politica necessaria fra i Gruppi politici, fra le forze politiche e, in modo particolare, all'interno della presunta maggioranza che avrebbe potuto consentire un lavoro proficuo per la conclusione di questa legislatura. Altri colleghi, di cui rispettiamo naturalmente l'opinione, ritenevano allora che questa legislatura dovesse andare avanti e che uno dei compiti principali del Consiglio regionale, così prorogato, dovesse essere quello del varo di una legge elettorale che desse a questo Consiglio regionale un sussulto di dignità conclusiva.
Noi ci siamo impegnati seriamente come Gruppo e si è impegnato soprattutto un collega del nostro Gruppo, l'onorevole Emanuele Sanna, che da Presidente della Commissione ha prodotto per questo Consiglio regionale un buon testo. Un testo sul quale sarebbe stato possibile trovare l'unità del Consiglio stesso, e sul quale sarebbe stato possibile trovare quella coesione che invece non c'è stata.
Io sono convinto che senza il lavoro dell'onorevole Sanna, del Presidente Sanna e dei colleghi della Commissione, non si sarebbe potuti arrivare a discutere in questo Consiglio di un buon testo e di una legge elettorale sarda. Ringrazio l'onorevole Sanna per il lavoro, purtroppo vano, che è stato fatto, per le moltissime ore spese in Commissione e fuori dalla Commissione. Nonostante questo giudizio sulla conservazione di questo Consiglio regionale ci sembrava una opportunità, che noi abbiamo seriamente in questo Consiglio perseguito, verificando che i limiti che vedevamo tutti al momento della nascita della Giunta Masala sono emersi puntualmente, così come è emersa l'impossibilità di stipulare un patto politico con una parte del centrodestra che sostiene la Giunta Masala.
Questa legge certamente cade per un emendamento presentato dall'onorevole Scano, un emendamento che io non condividevo e non condivido, ma cade soprattutto perché forze importanti di questo Consiglio regionale, che si erano impegnate a varare quella legge così come era stata approvata in Commissione, con il listino regionale, hanno in questo Consiglio svolto un'azione che andava in senso contrario. Le lacrime di coccodrillo che vengono versate, copiose, in quest'occasione, credo che siano inutili che non servano a niente. Ognuno si assuma le sue responsabilità.
Per quanto ci riguarda ci dispiace che la legge non sia varata, la ritenevamo uno strumento importante e necessario per la nostra Regione, confermiamo il fatto che, caduto quest'ultimo pietoso velo che reggeva la Giunta Masala e questa maggioranza, questo Consiglio regionale debba rapidamente concludere che è meglio restituire la parola ai sardi con una legge elettorale nazionale che non ci piace, tuttavia a questo punto con la conferma del consenso ad un gruppo dirigente che anche in questa occasione non ha dimostrato di essere totalmente all'altezza del proprio compito.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghi, io ho sentito le dichiarazioni di molti colleghi, alcune condivisibili, altre meno; mi verrebbe da dire che forse questo epilogo collocato sul crepuscolo di questa legislatura poteva essere un qualcosa di già scritto, l'avvio tormentato e anche questa chiusura. In effetti sembra di vedere una sorta di strano sillogismo tra la sana pulsione autonomistica in Consiglio regionale e il sistema democratico. Normalmente l'abbandono di una sensibilità autentica per l'autonomia ha coinciso in questa legislatura con la maggiore difficoltà di salvaguardare i parametri del nostro sistema democratico e della nostra dialettica. Non c'è stato sulla legge elettorale un dibattito che in qualche modo ha voluto, chi più chi meno, valorizzare uno schema bipolare, si potrebbe dire che c'è stata una tensioone bipartisan a salvare l'impianto dirigistico e plebiscitario ben saldamente contenuto sulla legge nazionale e che noi avremmo voluto mitigare.
Noi siamo stati legati all'inizio di questo progetto all'itinerario maturato nella Commissione e sviluppatosi attraverso la rinuncia da parte di tanti alle diverse ed articolate visioni soggettive. Il punto unificante era un patto politico, l'abbiamo già detto. Ed io sono di quelli che continua a sostenere che le responsabilità sono talmente chiare che persino accenni di difesa possano apparire patetici.
Colleghi, io non capisco se un emendamento soppressivo totale possa avere un'interpretazione fantasiosa; un emendamento soppressivo totale significa dichiarazione di inadeguatezza totale e, se mi consentite, ad un atto politico di questo genere non può seguire, se non per un gusto ossessivo dell'equivoco, il richiamo ad una possibile successiva correzione dei cocci rimasti. Ci sono tanti che hanno innalzato durante questo dibattito vessilli, ed intonato fanfare per la tutela delle pari opportunità, dell'emigrazione, per l'esigenza di mitigare gli squilibri di poteri che si preparano negli orizzonti di un'autonomia già debole e fragile. Spieghino costoro a chi di dovere e non nella demagogia, ma nella consecutio dei fatti che sono accaduti. Il legame fra la legge elettorale e gli esiti di questa legislatura sono, per chi ha lavorato nella coerenza di una linea politica, solo gli ultimi accenni di una giustificazione intollerabile. La nostra posizione intorno al giudizio della politica, della maggioranza e di questo governo, è stata in date non sospette fin troppo chiara e fin troppo comprovata dai nostri coerenti comportamenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliere Dettori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DETTORI (Gruppo Misto). Presidente, colleghe e colleghi mi sarebbe piaciuto intervenire per esprimere il mio voto favorevole ad una legge elettorale regionale che fosse così come noi l'avremmo condivisa e cioè senza listino regionale, con l'elezione diretta del Presidente, con otto collegi provinciali, con il voto per uomini e donne, cioè per la parità di accesso nelle liste provinciali, perché vi fossero dei seggi riservati agli italiani e alle italiane nel mondo. Così non è stato. Si è fatta un'altra scelta.
E vorrei ricordare a coloro che sostengono che la legge è morta perché si è abolito il listino regionale che la prima votazione segreta sulla soppressione totale dell'articolo 1, e quindi dell'intera legge, è stato bocciato e i voti favorevoli erano solamente 22. Dovrebbero riflettere sul fatto che quel voto ha dimostrato una palese volontà di andare avanti nella costruzione di una legge elettorale regionale sarda profondamente diversa da quella nazionale, che non ci convince ma che comunque abbiamo ritenuto migliore di quella che è stata esitata dalla prima Commissione. Pertanto, accusare coloro che limpidamente, già nelle loro proposte di legge presentate in Consiglio, hanno seguito un'opinione chiara e schietta mi pare davvero banale. E soprattutto i colleghi riflettano sul fatto che quel voto segreto ha preso 39 voti su 69 presenze, riflettano su quale fosse la volontà del Consiglio regionale.
Non voglio dilungarmi troppo, è una giornata luttuosa per la Sardegna, per l'Italia e per il mondo, ma voglio dire e sottolineare che sentire queste fanfare per le pari opportunità da coloro che hanno solo dato voti contrari e ironie non richieste mi pare vergognoso. Spiegate voi, invece, ma spiegatelo per davvero, perché solo a legge morta vi preoccupate del problema della parità di accesso delle donne alle istituzioni, perché davvero siete così convinti che gli emendamenti sarebbero stati accolti?
Ci vuole quello che si chiama, in quest'Aula, talvolta sprecandolo, onestà intellettuale; e sapete benissimo, anche se non lo direte mai, che non avreste mai accolto una proposta di parità di accesso alle liste elettorali, la utilizzate solo ora in modo strumentale per dire che io che ho firmato un emendamento insieme al collega Scano, e lo rivendico con orgoglio, ho affossato la parità di accesso alle liste elettorali. È penoso ed incredibile. Perché io ho una storia di battaglie insieme a tante altre donne e non mi sono inventata niente, provate a non inventarvi niente voi. Ricordatevi, soprattutto coloro che sostengono le fanfare per le pari opportunità, che ho sentito i loro interventi in Commissione autonomia, li ho sentiti, non mi sono stati riferiti e ho sentito anche le argomentazioni, poco costituzionali, sul motivo per cui non era necessario accettare quegli emendamenti. Io credo che anche se la stampa non darà ragione del mio intervento e degli interventi delle donne, voi sappiate benissimo che ciò che sto dicendo è la sacrosante verità; spero che una stampa di parte, talvolta di parte, possa in qualche modo dare ragione a coloro che talvolta non hanno accesso agli stessi canali di comunicazione.
È vero che ci ha dato una mano la stampa nel momento della petizione popolare, ma che si dica la verità, questa legge è stata bocciata col fegato piuttosto che con la testa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Presidente, in tanti fra quelli che oggi sono intervenuti hanno pianto sconsolati, ma sono di fatto molti di loro i veri responsabili della bocciatura della legge elettorale; le lacrime che in Aula si sprecano sono solo lacrime di coccodrillo. Non c'è nessuna volontà di accusa, ciascuno ha recitato la parte che riteneva di dover recitare, ciascuno ha votato così come riteneva giusto esprimersi, ma c'è una chiara verifica e certificazione di una volontà che in Aula è stata espressa attraverso un voto.
Onorevole Frau, lei ha detto che più volte ha sollecitato le altre forze politiche, in modo particolare riferendosi a quelle di opposizione, perché si ripartisse da un testo diverso e, nello specifico, dalla legge nazionale, per introdurre eventualmente in quella legge emendamenti ed aggiustamenti. Voglio ricordarle che ufficialmente i commissari del suo partito, che fanno parte della prima Commissione, che hanno lavorato in maniera seria alla definizione del testo che poi è pervenuto in Aula si sono espressi il 99,99 per cento delle volte in modo favorevole, concorrendo attivamente a promuovere articoli ed emendamenti man mano che si susseguivano e, solo nella fase definitiva, e cioè dopo che la Commissione aveva esaurito il proprio compito e i propri lavori, avete espresso voto contrario alla legge.
Quindi, anche le vostre sono lacrime di coccodrillo, ma vi era una chiara volontà già dall'origine e che avete perseguito in modo abbastanza decisivo. Resta solo un giudizio politico. Le Giunte che si sono succedute nel tempo in questa legislatura non hanno certamente brillato per rapidità e bontà di iniziative a favore della Sardegna; va anche detto che lo stesso Consiglio regionale registra un tasso di produttività bassissimo ed inarrestabile ancora verso il basso, a tal punto che la stessa tensione ideale che solitamente dovrebbe animare e spingere chi si occupa di pubblica amministrazione pian piano è scemata. In quest'anno poi la produttività, Presidente, se va misurata in rapporto ai provvedimenti che l'Aula ha approvato è più o meno vicina allo zero.
È tempo, ma è tempo al di là delle mozioni di sfiducia, che è giusto, per un fatto di sollecitazione e di garanzia rispetto all'inerzia, che vengano presentate, ma è tempo, dicevo, che il Presidente Masala, unitamente alla coalizione minoritaria e sfasciata che lo stesso Presidente sta guidando, ritrovi quel minimo di dignità politica, raccolga le forze, Presidente Masala, per ricercare quel minimo, per ritrovare quel minimo di dignità politica e rassegnare le dimissioni. Credo che ci guadagneremo tutti, credo che rendere la parola agli elettori rappresenti l'elemento di maggiore giustizia ed un atto responsabilità…
PRESIDENTE. Prego onorevole Balia.
BALIA (S.D.I.-S.U.). È un giusto atto di responsabilità che la Giunta e il Consiglio regionale deve compiere. Grazie.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, procediamo al voto dell'articolo 39, è stato chiesto il voto elettronico palese. Colleghi, ricordo che stiamo votando l'articolo 39, ossia l'ultimo articolo della legge e per essere chiari sarà anche l'unica votazione perchè se l'articolo 39 venisse bocciato, poniamola così, allora è chiaro che essendo stati bocciati tutti gli articoli non c'è il voto finale, si esprimerebbe sul nulla, per cui l'unico voto è il voto dell'articolo 39. Chiaro per tutti? Bene. La richiesta deve essere appoggiata.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri ………)
Votazione nominalePRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 39.
Rispondono sì i consiglieri: MANCA - ORTU - SANNA Giacomo - SCARPA - VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CORONA - DEMURU - DIANA - DORE - FADDA - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MARROCU - MASIA - MURGIA - ORRU' - PETRINI - PILO - PITTALIS - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SECCI - SELIS - SPISSU - USAI.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - AMADU - BUSINCO - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - CORDA - DETTORI - FANTOLA - FOIS - LADU - LOCCI - ONIDA - OPPI - PIANA - PINNA - PIRASTU - PISANO - RANDAZZO - SCANO - TUNIS - VARGIU.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione dell'articolo 39:
Presenti 62
Votanti 40
Astenuti 22
Maggioranza 21
Favorevoli 5
Contrari 35
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. Quindi, abbiamo finito con il testo della legge elettorale, passiamo adesso alla proposta di legge 314/A, per essere chiari è la legge sull'invalidità. È stata presentata dai colleghi Cassano, Vargiu, Fantola, Pisano; è il primo punto all'ordine del giorno, proporrei di fare almeno la relazione per poi riprendere i lavori.
Ha domandato di parlare il Consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente non è che non sono d'accordo io, in Conferenza dei Capigruppo avevamo deciso che stasera avremo esitato questa legge elettorale che è stata appena rimossa dall'Aula e, al termine della discussione sulla legge elettorale, abbiamo detto che avremmo potuto convocare il Consiglio per vedere se e come il Consiglio avrebbe proceduto e su quali argomenti all'ordine del giorno avremmo proceduto. Quindi, io non sono d'accordo per passare all'esame di un'altra legge, anzi sono per sospendere il Consiglio, ma mi fermo alle decisioni assunte stamane in Conferenza.
PRESIDENTE. Onorevole Spissu, forse non sono un buon interprete delle cose, mi pareva il sistema più veloce. Possiamo fare la Conferenza dei Capigruppo, naturalmente, lei la sta chiedendo, però il sistema più veloce mi pareva questo: fare la relazione, siccome so che arriveranno anche emendamenti, fatta la relazione ci fermiamo ed andiamo alla settimana prossima, se però si vuole fare la Conferenza io non ho nulla in contrario.
Ha domandato di parlare il Consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Rif. Sardi - U.D.R.). Solo per precisare che su questa mia richiesta si era già pronunciata l'Aula con 60 voti a favore sull'inversione dell'ordine del giorno, quindi essendo all'ordine del giorno al terzo punto, quindi dopo la legge elettorale c'è questo argomento, non riesco a capire perchè non si possa fare la relazione e poi eventualmente aggiornare i lavori del Consiglio.
PRESIDENTE. L'onorevole Spissu non stava contestando il fatto che la legge fosse o non fosse all'ordine del giorno, l'onorevole Spissu sta dicendo: avevamo concordato di fare prima la Conferenza dei Capigruppo e facciamola. Io, se c'è questa richiesta, non ho ragioni per non convocare la Conferenza. Onorevole Fadda è d'accordo? Facciamo la Conferenza.
MURGIA (A.N.). No Presidente, quale Conferenza? È la quinta oggi!
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 08, viene ripresa alle ore 20 e 25.)
PRESIDENTE. Colleghi qualche secondo di attenzione. Allora, si è deciso di lavorare a questa legge con più continuità, per cui la Conferenza ha ritenuto di dover lasciare la cose come programmate, martedì il Consiglio alle 16.30 e poi a seguire discuteremo di questo argomento. Pertanto, il Consiglio si riunisce martedì alle ore 16.30.
La seduta è tolta alle ore 20 e 25.
Allegati seduta
CDXII Seduta
(Pomeridiana)
Mercoledì 12 novembre 2003Presidenza del Vicepresidente Biggio
indidel Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 16 e 47.
RANDAZZO, Segretario,dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di Giovedì 30 ottobre 2003 (406), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che il consigliere regionale Antonio Cappai ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 12 novembre 2003; se non vi sono opposizioni questo congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Colleghi devo chiedere una sospensione di mezzora circa per il fatto che il Presidente Serrenti sta rientrando da Roma. Per cui sospendo la seduta fino alle 17.30.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, noi vorremmo capire se sui fatti che sono successi in Iraq dobbiamo attendere il Presidente che può utilmente anche svolgere il suo intervento, ma vorremmo capire anche se si può organizzare quanto meno un intervento per Gruppo, perché avremmo anche la necessità doverosa di portare la solidarietà anche per conto dei Gruppi.
Allora, sarebbe opportuno già approfittare di questo lasso di tempo per regolamentare eventualmente anche l'andamento dei lavori attendendo l'arrivo del Presidente.
PRESIDENTE. Credo che occorra, sarà necessaria una Conferenza dei Capigruppo, tuttavia proprio per le ragioni che voi immaginavate, prima avevo omesso di dirle perché pensavo fossero implicite, per le ragioni che lei dice, si era anche pensato a questo, avrei preferito che fosse presente lo stesso Presidente. Tuttavia, vista l'insistenza, secondo il motto che una Conferenza dei Capigruppo non si nega a nessuno, intanto interrompiamo i lavori fino alle 17.30 e convochiamo la Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 50, viene ripresa alle ore 17 e 54.)
Commemorazione degli italiani impegnati in missione umanitaria in Iraq
vittime di un attentato
PRESIDENTE. Colleghi riprendiamo i lavori del Consiglio, per favore. Colleghe e colleghi, quindici giovani militari italiani e due civili, ma il numero appare destinato purtroppo ad aumentare, in missione umanitaria e di pace in Iraq hanno perso la vita in un attentato terroristico compiuto contro gli edifici che ospitavano il contingente italiano in quel martoriato paese. Giovani carabinieri e soldati che avevano scelto volontariamente di andare in Medio Oriente per partecipare all'azione di pacificazione e di ricostruzione, per contribuire al processo di democratizzazione di quel paese, avviato dopo una lunga dittatura che aveva reso difficile e penoso vivere in quel paese.
La Sardegna anche in questo caso, come spesso accade facendo il nostro dovere di italiani, ha pagato un grande contributo di vite umane in questa missione umanitaria assegnata alle nostre forze armate chiamate a riportare pace e tranquillità in quella zona, come dicevo, particolarmente pericolosa e travagliata. Compiti che vengono affidati ai nostri corpi armati per la grande professionalità che è apprezzata in tutto il mondo, per la grande umanità che ha sempre contraddistinto l'azione dei nostri militari.
Troppo spesso però le nostre missioni, militari ma anche civili, sono state oggetto di attacchi terroristici e di attentati che hanno causato vittime innocenti. È successo in Congo, in Libano, nella ex Jugoslavia, in molte altre parti del mondo, oggi anche in Iraq. Di fronte a questo nuovo sacrificio, colleghe e colleghi, divisioni e contrasti devono essere messi da parte per lasciare il posto alla solidarietà, al dolore.
Il Consiglio regionale della Sardegna in questa drammatica circostanza deve essere vicino alle famiglie che hanno perso i loro giovani figli, deve far sentire il suo calore all'Arma dei Carabinieri e all'Esercito. Io un mese fa ho salutato questi ragazzi e mentre parlavo loro mi sono commosso perché avevano più o meno l'età di mio figlio, quindi mi sono immedesimato in quei padri, in quei genitori. Dicevo, l'Esercito che ancora una volta ha portato avanti i compiti loro assegnati con grande coraggio e dedizione.
Ai giovani caduti, alle loro famiglie il ringraziamento ed il rispetto della Sardegna; una Sardegna che si stringe con fermezza e coraggio alle famiglie così dolorosamente colpite e alle forze armate. Credo che non possiamo fare di più in questo momento che manifestare in questo modo la nostra solidarietà e per sottolinearla il Consiglio si ferma per dieci minuti. La seduta è sospesa. Grazie. I lavori sono sospesi per dieci minuti.
(Il Consiglio osserva un minuto di silenzio)
(La seduta, sospesa alle ore17 e 58, viene ripresa alle ore18 e 33.)
PRESIDENTE. Colleghi vorrei sentire per pochissimi minuti i Capigruppo, pertanto li invito a seguirmi nella stanzetta a fianco. Una Conferenza dei Capigruppo in maniera formale, grazie.
(La Seduta, sospesa alle ore , viene ripresa alle ore )
Continuazione della discussione degli articoli del testo unificato del disegno di legge: "Norme sull'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale e disciplina del referendum regionale" (245/Stat/A) e delle proposte di legge Floris - Tunis - Businco: "Nuove norme sul sistema di rappresentanza e sull'elezione degli organi di governo della Comunità autonoma di Sardegna" (350/Stat/A), Onida: "Elezione del Consiglio regionale, forma di governo, (ai sensi dell'articolo 15, comma 2, dello Statuto speciale) e partecipazione degli emigrati al voto" (362/Stat/A), Scano - Dettori - Pacifico - Pinna: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e modifica della legge regionale 6 marzo 1979, n. 7 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale) e successive modifiche e integrazioni" (379/Stat/A), Sanna Gian Valerio - Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis: "Disciplina della forma di governo della Regione ed elezione del Consiglio regionale della Sardegna" (380/Stat/A), Spissu - Calledda - Cugini - Demuru - Falconi - Lai - Marrocu - Morittu - Orru' - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Salvatore: "Elezione del Presidente della Regione sarda e del Consiglio regionale" (392/Stat/A), Capelli - Cappai - Piana - Randazzo: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale" (396/Stat/A)
PRESIDENTE. Colleghi riprendiamo i lavori. Colleghi, io ho bisogno di sapere prima se tutti gli emendamenti sono stati ritirati, perché una certa parte è stata ritirata, un'altra parte, credo il collega Tunis, A.N. hanno presentato degli emendamenti, vorrei sapere se gli emendamenti rimangono o se sono ritirati, anche per stabilire il metodo di lavoro, perché se gli emendamenti sono stati ritirati tutti procediamo a votare i commi uno per uno e poi il Consiglio si esprimerà come riterrà, se no dobbiamo prendere un'altra strada. Allora, l'onorevole Vargiu dice che i Riformatori ritirano i loro emendamenti, A.N. pure, anche l'U.D.R. sono stati ritirati, quindi non ci sono più emendamenti.
Allora, procederemo a votare comma per comma almeno quella parte che fino adesso è rimasta. Quindi, possiamo votare anche articolo per articolo quello che rimane; i colleghi hanno un testo con evidenziate le part soppresse a seguito dell'approvazione dell'emendaemnto numero 59 e della bocciatura del comma 1 dell'articolo 1. Il metodo è questo.
(Il testo così modificato è allegato a fine seduta.)
PRESIDENTE. Articolo 1 colleghi, per la parte che è rimasta.
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 1, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
L'articolo 2 è decaduto. Articolo 3, elettorato attivo. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 3, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 4, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 5, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. ((Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Gli articoli 6, 7 e 8 sono decaduti. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 9, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 10, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 11, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
L'articolo 12 è decaduto. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 13, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Gli articoli 14, 15, 16 sono decaduti. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 17, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 18, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 19, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 20, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 21, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 22, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 23, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 24, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 25, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 26, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 27, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 28, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 29, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 30, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 31, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 32, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 33, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi lo mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 34, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Poichè nessuno domanda di parlare sull'articolo 35, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Poichè nessuno domanda di parlare sull'articolo 36, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 37, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Poichè nessuno domanda di parlare sull'articolo 38, lo metto in votazione, chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Articolo 39. Colleghi vi ricordo che avendo bocciato praticamente tutto il testo non dobbiamo esprimere un voto finale, nel voto finale ci sono dichiarazioni, poichè non esprimeremo il voto finale se qualcuno vuole fare dichiarazioni di voto le faccia adesso perchè votato l'articolo 39 con questo legge abbiamo praticamente chiuso. Quindi, chi chiede di fare dichiarazioni di voto?
Ha domandato di parlare il Consigliere Vassallo per dichiarazione voto. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente e colleghi, soltanto per ribadire due concetti che noi riteniamo fondamentali. Primo, per ribadire che la Commissione che ha lavorato per alcuni mesi, a nostro avviso, aveva prodotto un testo per l'Aula con duplice intento, uno era quello di temperare la legge nazionale, il secondo era di rilanciare o tentare di rilanciare i valori dell'autonomia attraverso una legge elettorale che esaltasse democrazia e partecipazione. Noi già in precedenza abbiamo affermato che questi obiettivi non erano stati raggiunti, però pur tuttavia abbiamo riconosciuto che tale proposta aveva un pregio, quello di mitigare gli effetti nefasti del presidenzialismo esasperato e con esso di limitare, di evitare, di mitigare e soprattutto di ridurre le funzioni esercitate o esercitabili dal Consiglio regionale. Non sarà un caso, peraltro, che anche in questo ultimo anno diverse iniziative in diversi Consigli regionali della Penisola, articolate da diversi esponenti di diverse articolazioni politiche sia di minoranza che di maggioranza, hanno richiesto al Parlamento la modifica della legge elettorale nazionale. E il fine è stato esplicito, il fine era quello di renderla più proporzionale, più pluralista, ma soprattutto più democratica e rispettosa della volontà degli elettori. Questo purtroppo in questa nostra Isola non è stato possibile, i segnali negativi rispetto all'andamento della discussione sulla legge elettorale si sono visti da subito, non si sono fatti attendere, prima con la bocciatura del listino regionale, che di per sé è stato un fatto grave, soprattutto per chi l'ha proposto, per le finalità che si poneva, ma che non segnava comunque la fine di una legge, nel senso che quella bocciatura in effetti non faceva venir meno i presupposti per cui questa legge c'era l'intento di essere varata. Il fatto più grave si è verificato l'altro ieri con la caduta dell'articolo 1, con la caduta di quell'articolo, di quel comma in effetti si è fatto sì che l'intera legge non avesse più senso, non avesse più nessun significato. Noi riteniamo questo fatto grave e anche inconcepibile. Inconcepibile in quanto comunque era un'occasione, questo Consiglio ha avuto un'occasione di mitigare e migliorare il testo nazionale, di fronte al fatto che in questo ultimo periodo, ma direi in questo ultimo anno. forse potremmo andare anche oltre, tutti qua a più riprese, anche esponenti di punta delle diverse forze politiche, ritenevano opportuno comunque operare una correzione della legge nazionale, di quella legge da tanti dichiarata italianista, che non teneva conto delle peculiarità e degli interessi di questa Isola.
Per cui ci chiediamo dove siano finiti questi interessi, ancora si vogliono rappresentare o con questa vicenda, col voto di oggi si dice una parola fine ad una riforma che comunque per quanto limitata dava un segno di speranza, un segno di positività. Noi riteniamo che una possibilità vi sia ancora, se vi è la volontà di andare avanti e soprattutto se vi è la volontà, prima di passare al voto, di creare chiarezza e di dare l'opportunità a tutti i sardi di veder rappresentati in questo Consiglio regionale veramente coloro che vogliono essere rappresentati, nel senso che l'obiettivo dovrebbe essere quello di poter fare una mini riforma, quello di permettere una modifica seppure parziale della legge nazionale che però tolga quegli anacronistici articoli che consentano oggi di eleggere in Consiglio regionale coloro che vengono eletti pur non essendo...
PRESIDENTE. Sono dichiarazioni di voto, per la conclusione onorevole Vassallo, prego.
VASSALLO (R.C.). Mi sto riferendo al listino bloccato regionale. Per cui vi è ancora la possibilità di sancire e di rinnovare la possibilità per noi di agire per modificare su tre punti. Molto brevemente: riduzione del premio di maggioranza, voto congiunto di coalizione più Presidente, listino aperto e voto dei candidati. Ricordando che le leggi elettorali non sono e non possono essere mai disgiunte dall'autonomia e con essa dalla democrazia partecipata. È possibile ancora fare questo, se abbiamo la volontà nei prossimi giorni noi vedremo se ci sono le condizioni anche per presentare una proposta che vada in questa direzione, si tratterà di verificare nei prossimi giorni se queste condizioni si potranno realizzare. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Non è per chiedere il voto segreto Presidente, è già fatto ad abundantiam, ma per rimarcare che in quest'Aula questo clima di gioia e di spensieratezza che si può vedere, come lei stesso sta facendo, quindi non sta ascoltando neanche lei quello che sto dicendo, ho detto che la distrazione, Presidente, regna in quest'Aula, sembra che sia una giornata di festa, a prescindere da ciò che è accaduto ai nostri militari, ciò che è stato consumato in quest'Aula in questi giorni, invece, per quanto riguarda i valori autonomistici mi fa notare che il disinteresse regna ed è un disinteresse che non ha eguali. Questo Consiglio ha avuto la possibilità di poter fare qualcosa di importante sul finire di questa legislatura, ha avuto la possibilità di scrivere le proprie regole democratiche per eleggere il prossimo Consiglio regionale e vi ha voluto rinunciare con tutti i mezzi, in tutti i modi, con la sfrontatezza che anche in questo momento questo Consiglio sta dimostrando su questo argomento. Stiamo consumando la rinuncia del valore più grande che il popolo sardo in questi cinquant'anni, sia pur non sapendolo utilizzare a pieno, ha avuto a sua disposizione, e cioè l'autonomia. Oggi stiamo rinunciando all'autonomia, avete deciso che è meglio andare a votare con la legge italiana, quella delle regioni a statuto ordinario, quella che invece di avere come accadde la prima volta in Lombardia 90 consiglieri, ne furono necessari 104 per dare a Formigoni la possibilità di avere i numeri necessari per governare. E non è detto che non accada anche in quest'Isola. Quindi tutte quelle preoccupazioni che qualcuno ha manifestato su, ad esempio, l'incompatibilità dei consiglieri per impedire, o che il sistema alla francese potesse aumentare le presenze dei consiglieri di dodici unità… altro che dodici unità qui ne iscriveremo al Consiglio per volontà di chissà chi sedici, senza sottoporle al giudizio popolare. Per la prima volta nella storia dell'autonomia in Sardegna nel prossimo Consiglio siederanno qua 16 persone non scelte dai sardi, questo è ciò che avete voluto contribuire a realizzare. Avete rinunciato ad essere voi stessi, avete rinunciato a tutte le prerogative, avete rinunciato a scrivere regole adatte certamente a quella che la specialità sarda e l'avete fatto con una naturalezza che non ha eguali nella storia di questi cinquant'anni, l'avete fatto in un modo così genuino, secondo voi, e spensierato e lo state consumando nello stesso identico modo con la sfrontatezza tipica di chi è convinto di sapere tutto, di conoscere tutto, di poter decidere tutto attraverso canali preferenziali che siano quelli romani a voi più adatti, vi si confà certamente, basta ricevere ordini e voi siete pronti ad ubbidire, poi che quegli ordini siano il suicidio di un popolo a voi poco importa.
Il prossimo Consiglio regionale vedrà certamente non una battaglia politica, vedrà una battaglia mediatica di inganno agli elettori e cioè ai sardi, una battaglia che sarà drogata da tutto ciò che televisioni e giornali saranno in grado di mettere in campo e da chi certamente avrà maggiori risorse per fare tutto questo, oltre che strumenti. Questo è il sistema politico elettorale che a voi certamente sta meglio. Vi sta così che bene che sembrerà già da adesso una divisa che vi porterete dietro: ubbidire tacendo. E ubbidire tacendo andrete avanti, il danno certamente ce l'avrà il sistema democratico, il danno certamente ce l'avrà l'autonomia, il danno certamente ce l'avrà chi in modo ingannevole riceverà da voi il consenso, chi cercherà quella deriva plebiscitaria che porterà, come ha portato in Italia ad un fallimento totale, ad un risultato negativo, che porterà però anche in quest'isola ulteriori sacrifici per chi pensa di avere fiducia nelle istituzioni, per chi ancora oggi crede nelle istituzioni, ma questa credibilità voi sarete capaci di distruggerla definitivamente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (Gruppo Misto). Presidente e colleghi quattro mesi di lavoro in Commissione, e la Commissione si chiama Commissione Autonomia, pensate! E la creatura di quella Commissione, nella quale solo state spese energie, denari, perchè noi veniamo pagati, la creatura di quella Commissione presieduta, egregiamente debbo dire in quella occasione, dal Presidente Sanna, è stata miseramente "suicidata" da questa Aula, dalla dabbenaggine di molti di noi. E credo che sia questa la certificazione, la più eloquente, la più evidente, del fallimento del ruolo che questo Consiglio regionale dovrebbe avere. Abbiamo certificato l'incapacità di produrre una legge che consenta ai sardi di eleggere un Parlamento dei sardi; abbiamo scelto la strada della legge cosiddetta nazionale. È una bella vittoria per il nostro Consiglio regionale che ha un'autonomia speciale, pensate! Ma quale autonomia? Noi con questa decisione, poi non so cosa accadrà, se sarà modificata la legge nazionale, ma con questa decisione, col voto voluto in quest'Aula in modo trasversale da Forza Italia, da Alleanza Nazionale, dalla Margherita e dai D.S. abbiamo deciso di consegnare la Sardegna ai partiti nazionali che determineranno le candidature, determineranno l'elenco del famoso listino e distribuiranno in questo elenco i biglietti omaggio per essere eletti senza il voto della gente, e questa sarebbe la nostra autonomia. Questa è la sconfitta anche dei partiti, anche di quei partiti che si sono riempiti la bocca in questi anni parlando di ruolo del Consiglio regionale, di diritto alla specialità, di deleghe, di federalismo. Ebbene, oggi il Consiglio regionale non è autonomo, lo sappiamo, è un Consiglio regionale che è composto prevalentemente, a quanto pare, da partiti che hanno riferimenti nazionali e ai cui riferimenti nazionali ubbidiscono, talvolta anche ciecamente, talvolta anche dicendo che è la cosa più vergognosa che mi sia capitata da fare nella vita, come io ho sentito dire a qualche collega in occasione di qualche votazione. È un Consiglio che ha votato a comando, con telefonate arrivate da Roma, è un Consiglio nel quale avviene il controllo del voto in modo vergognoso e il cui risultato del controllo viene riferito ai referenti, cosiddetti, nazionali. Ed allora, come dire, oggi siamo tutti tristi per quello che è accaduto, questa è una cosa seria e purtroppo tragica, in Iraq. Siamo, non lo so cosa dire, sono perfino divertito io, divertito da quella che io definisco, per come è avvenuta poi anche la votazione eccetera, una buffonata istituzionale, questa è la realtà; una buffonata istituzionale! Abbiamo voluto questa strada, la percorreremo tutti insieme, vedremo dove ci porterà, ma credo che i sardi che saranno chiamati a giudicarci fra otto mesi io spero, mi auguro che vincano la rassegnazione di essere nelle mani di chi li ha governati fino ad oggi, che vincano lo scetticismo e che scelgano la strada che sia una strada che riporti innanzitutto la dignità al popolo sardo. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, solo due parole per dire, da parte di una persona che non ha partecipato ai lavori della Commissione, che con i voti intervenuti in questi giorni e con questa conclusione quasi grottesca che c'è stata questa sera, una specie di corsa a gettare nel cestino il lavoro di quattro mesi, si è scritta un'altra pagina vergognosa, perché in effetti questo processo che aveva portato a esitare questa proposta di legge, che poteva anche avere dei difetti, ma che comunque era frutto di un lavoro serio, non poteva essere buttato a mare in questa maniera, perché tra l'altro insieme ad esso è stata buttata a mare, come è già stato detto, l'autonomia regionale. Ma buttata a mare nel modo peggiore, nel modo più incredibile; è una specie di sigillo di un fallimento, questa sera c'è stato il sigillo di un fallimento durato cinque anni, è una specie di cupio dissolvi, cioè di un Consiglio che praticamente dà atto di aver fallito un'operazione che è durata cinque anni. Questa è la triste, l'amara conclusione al di là del fatto che, ripeto, questa proposta di legge potesse essere accettata in toto, modificata, aggiustata, rivista. E' veramente una cosa che lascia interdetti e che, ancora una volta, io credo, ci coprirà di vergogna all'esterno. Sostanzialmente è stata, ripeto ancora una volta, gettata nel cestino l'unica cosa seria che il Consiglio in quanto tale, ci sono state delle iniziative personali, ma è l'unica cosa seria che è stata fatta in cinque anni e viene distrutta in questo modo.
Io veramente ritengo che debba essere oggetto da parte di tutti di un momento di riflessione, di esame di coscienza in giornata tragica nella quale, purtroppo, e qui senza uscire dall'argomento, non posso fare a meno di dirlo, il nostro Paese ha raccolto il frutto di una folle operazione, nella quale ci si è messi al servizio di chi aveva aggredito un paese.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Non dire sciocchezze, almeno oggi risparmiatelo!
DORE (La Margherita-D.L.). Sei un servo!
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, se possiamo continuare con la tranquillità con la quale siamo arrivati fino adesso va bene. Grazie, onorevole Dore.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, si conclude con un voto sfavorevole del Consiglio il tentativo di varare un riforma elettorale regionale, e quindi rinunciamo a esercitare prerogative che norme di rango costituzionale ci attribuiscono come Regione ad autonomia differenziata.
Anche se questa è una giornata di lutto e di dolore per il nostro Paese, io penso che questo fatto non si possa registrare col silenzio. E' già in corso di fatto la gara elettorale fra partiti e coalizioni per il voto regionale del prossimo anno e sono certo che tutte le forze politiche avranno modo, nei prossimi mesi, davanti al giudizio degli elettori, di spiegare le posizioni che hanno assunto rispetto a questo progetto di legge. Alcuni Gruppi e tanti di noi non dovranno sprecare molte parole per spiegare ai sardi le posizioni e le decisioni che abbiamo assunto rispetto a questa mancata riforma, perché i nostri comportamenti, signor Presidente, sono verificabili nei testi scritti, negli atti e nei voti espressi prima nella competente Commissione consiliare e poi in quest'Aula. Ci sarà per tutti, cari colleghi, il tempo della verifica democratica e chi sottovaluta la capacità critica e di giudizio dei nostri conterranei io penso che stia coltivando un sogno molto effimero.
Sono stato sempre, signor Presidente, dell'opinione che le regole che incidono sui diritti primari e sulle libertà dei cittadini, e quindi sull'espressione concreta della loro sovranità, non si possono modificare per volontà esclusiva di una parte del sistema politico, anche quando c'è una solida maggioranza di governo. Resto fermamente convinto che la democrazia si rafforza nei sentimenti e nella partecipazione popolare e nella vita delle assemblee elettive se le regole nascono e si rinnovano attraverso un'ampia convergenza democratica. E' quello che abbiamo tentato di fare senza riuscirci, cari colleghi, anche in questo delicato passaggio del vita del nostro istituto autonomistico, perché ha prevalso ancora una volta l'antico limite della nostra disunità. L'epilogo di questo progetto di legge certifica non solo un nostro fallimento, ma anche la nostra incapacità di metterci in sintonia con le istanze di cambiamento della nostra comunità regionale; certifica la nostra incapacità di costruire, almeno in quest'Aula, sia pure alla scadenza di una drammatica legislatura, l'unità autonomistica possibile e necessaria per portare a compimento una riforma che si proponeva il giusto traguardo di realizzare maggioranze chiare e governi di legislatura e allo stesso tempo di salvaguardare il pluralismo e le peculiarità del sistema politico della nostra Isola, peculiarità, signor Presidente, preziose da difendere perché resistono non solo al tempo, ma anche ai processi che omologano e logorano il sistema politico nazionale.
Voteremo per la nostra disunità con la legge italiana, che provocherà gravi distorsioni democratiche, innanzitutto sui poteri di questa Assemblea legislativa rappresentativa, che nei fatti, cari colleghi, subirà una pesante supremazia da parte del potere esecutivo e, cosa ancora più grave, provocherà anche una mutilazione delle libertà di scelta dei cittadini in quanto comunità regionale e quasi sicuramente comporterà anche la negazione della rappresentanza per molte comunità territoriali della nostra Isola. Verrà, spero solo per breve tempo, la stagione del leaderismo con deboli controlli popolari assembleari; verrà e sperimenteremo sulla nostra pelle la stagione di un bipolarismo secco, modellato esclusivamente sugli schieramenti nazionali, un bipolarismo con debole base di legittimazione democratica che esprimerà un governo forte nei numeri, ma temo terribilmente fragile sul piano democratico perché privo della partecipazione convinta, della passione civile, delle creatività e delle intelligenze della maggioranza delle donne e degli uomini di Sardegna. Sarà, cari colleghi, il risultato della nostra abdicazione nell'esercizio responsabile della nostra funzione di legislatori e di rappresentanti della comunità regionale. Questo epilogo della riforma elettorale regionale non assolve e non avvantaggia nessuno, neanche quei segmenti del sistema politico sardo che negli ultimi mesi hanno lavorato in tutta evidenza per definire un accordo e una soluzione positiva.
PRESIDENTE. Prego, si avvii alla conclusione.
SANNA EMANUELE (D.S.). Questo epilogo conferma infine, cari colleghi, che questa legislatura è politicamente morta, e l'unica strada percorribile, l'unico atto responsabile che ancora possiamo compiere, per non spezzare definitivamente il filo di fiducia che questa istituzione ha con il popolo sardo, è quello di procedere rapidamente alla riconsegna della delega che gli elettori ci hanno affidato nel giugno del 1999, in modo che siano i sardi, con le loro libere scelte a rilegittimare la loro rappresentanza, investendola del mandato di salvare e di rilanciare questa autonomia speciale, che resta comunque lo strumento più prezioso per il riscatto civile e politico del nostro popolo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Piana. Ne ha facoltà.
PIANA (U.D.C.). Signor Presidente, indubbiamente è un momento difficile anche per i fatti accaduti ai nostri militari italiani in Iraq e quindi diventa difficile affrontare argomenti, anche se importanti, in questo momento di lutto nazionale e anche della nostra regione, perché fra i morti ci sono anche concittadini sardi.
Noi però siamo alle fasi conclusive di una legge elettorale in cui, come UDC, abbiamo fortemente creduto sin dall'inizio, eravamo convinti che la legge nazionale si potesse migliorare e quindi apportare quei miglioramenti che permettevano un miglior perfezionamento di una legge. In modo particolare abbiamo lavorato in modo costruttivo, sia in Commissione sia in Consiglio, convinti che questa riforma potesse coinvolgere l'intero Consiglio regionale e mai una parte o una maggioranza di esso, perché dal primo momento siamo stati fermamente convinti che le riforme, piccole e grandi, si facciano in modo bipartisan, quindi coinvolgendo l'intero Consiglio regionale e non parti di esso o maggioranza.
Devo dire anche che la nostra posizione, che a volte ci ha differenziato anche da partiti politici che ci appartengono nella coalizione, sia a livello nazionale sia a livello regionale, che anche nelle amministrazioni locali, ha fatto sì che molte volte potesse anche rappresentare momenti di scontro. Noi vogliamo chiarire con molta limpidezza questo, la nostra posizione non ha mai messo in dubbio la nostra collocazione politica, quindi eravamo fermamente convinti che la dignità di una Regione a statuto speciale, l'autonomia della Regione Sardegna potesse rappresentare comunque fermamente un'approvazione di una legge elettorale migliorativa rispetto a quella nazionale. Volevamo anche salvaguardare quella che è la dignità del popolo sardo, della massima istituzione sarda e quindi del Consiglio regionale. E' per questo che noi siamo amareggiati per la conclusione di questa legge elettorale, di questa riforma; veramente eravamo convinti che ci fossero tutte le condizioni per poter definitivamente approvare dei miglioramenti e quindi arrivare oggi o in questi giorni all'approvazione di una legge che vedesse veramente l'autonomia del Consiglio regionale avere una buona riuscita, rispetto a quelle che erano anche le condizioni iniziali. Ed è per questo che - non ci sarà il voto finale, ma indubbiamente ci sarà il voto dell'ultimo articolo - noi, proprio in segno di rispetto dell'istituzione e dell'autonomia come Gruppo dell'UDC non partecipiamo alle operazioni finali di eutanasia di questa legge, questa legge in cui fortemente abbiamo creduto fin dall'inizio, su cui in modo costruttivo ci siamo impegnati in tutte le sedi, prima in Commissione, poi in Consiglio regionale, e credo che veramente, con grande amarezza, prendiamo atto che non siamo riusciti, come autonomia, come massima istituzione regionale, come Consiglio regionale, a portare avanti una modifica alla legge nazionale, che poi era una riforma, la nostra riforma, che avrebbe sicuramente portato dignità a tutta la Sardegna. Quindi con questa conclusione comunico che non parteciperemo alle operazioni conclusive del voto di questa legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Silvestro Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, oggi in noi c'è una grande tristezza per quello che è successo ai soldati italiani in Iraq e naturalmente sono cose che fanno riflettere la nostra sensibilità, ma devo dire anche che oggi c'è una grande delusione in tutti noi per la bocciatura della legge elettorale regionale che segna una vera e propria sconfitta della autorevolezza, del ruolo e dell'autonomia di questo Consiglio regionale.
Il testo unificato che è arrivato in Aula non era certo la Bibbia; era un testo che comunque poteva essere tranquillamente migliorato, poteva essere completato e poteva diventare, con le giuste correzioni, un testo che poteva essere in parte adeguato alla specificità e alle esigenze di questo Consiglio regionale. Purtroppo c'è da registrare il fatto che c'è stata molta irresponsabilità, devo dire, da parte di questo Consiglio e il risultato è che il prossimo Consiglio regionale verrà eletto con una legge nazionale e non con una legge regionale, come noi avevamo pensato di fare. E mi dispiace, perché il prossimo Consiglio regionale vedrà seduti in questi banchi consiglieri regionali che non sono stati eletti dal popolo sardo, ma che sono stati indicati dalle segreterie dei partiti, che non hanno una vera legittimazione e quindi questo è un vero trionfo della partitocrazia, è un vero trionfo dei poteri forti, perché sicuramente ci saranno forti condizionamenti anche al momento della formazione delle liste, quindi è un Consiglio che non è veramente democratico, perché la vera democrazia ci sarà soltanto nel momento in cui tutti i consiglieri verranno eletti democraticamente dal popolo della Sardegna.
Devo dire anche - l'ha accennato anche qualche intervento in precedenza - che questo Consiglio regionale, con i poteri che avrà il nuovo Esecutivo regionale, sarà delegittimato, avrà un ruolo minimale, finirà per essere il vero centro della cultura, il vero centro della politica della Sardegna. Quindi questo Consiglio regionale da questa legislatura, che può avere avuto sicuramente mille problemi, però per lo meno ha attivato un dibattito politico importante in questi anni, io credo da questa legislatura non si verificherà più, perché praticamente deciderà tutto l'Esecutivo regionale, a danno sicuramente del Consiglio che noi riteniamo invece sia di fondamentale importanza per la vita politica di questa regione. Quindi un listino regionale senza preferenze, cosa che riteniamo assolutamente illogica per quanto riguarda il nostro credo e la nostra visione politica, un voto disgiunto che non va sicuramente in direzione di una maggioranza più coesa e in grado di risolvere i problemi della Sardegna, con lacune grosse, grossissime che riguardano soprattutto la rappresentanza nei collegi provinciali, perché noi sappiamo bene che la ripartizione dei voti per quanto riguarda l'assegnazione dei seggi non sarà più fatta su base provinciale, ma su base regionale, penalizzando quindi quei collegi, quelle province più piccole che probabilmente rischieranno di essere cancellate da questo Consiglio regionale, e questo nonostante si sia provveduto a istituire nuove province che di fatto non avranno nessuna rappresentatività a livello di Consiglio regionale, quindi in netta contraddizione con le stesse cose che noi abbiamo deciso di fare in questi anni, per fare scelte che penalizzano sicuramente le zone più marginali, più periferiche e meno forti.
Signor Presidente, trasversalismi, logiche ispirate fuori da questo Consiglio e dalla Sardegna hanno veramente ridicolizzato questo Consiglio regionale. Io credo che dopo questo voto, naturalmente ci sono diversi livelli di responsabilità, ma credo che comunque tutti quanti usciamo sconfitti da questa brutta piega che ha avuto la legge regionale, che doveva essere invece la prima legge elettorale in grado di essere in linea con tutte le esigenze e con la specificità del popolo sardo e della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Quello della legge elettorale è stato, comunque lo si giudichi, un passaggio cruciale nella nostra vita politica, il Parlamento ha attribuito al Consiglio regionale un grande potere, un potere inedito, il Consiglio regionale per varie ragioni non è riuscito ad esercitarlo. E' bene che siano chiare le responsabilità, io lo dico anche esplicitamente in relazione a quelle che io e altri ci siamo dovuti attribuire, con un emendamento che ha avuto una certa incidenza nell'esame parlamentare di questa legge. Voglio dire questo perché le responsabilità siano chiare, anche se, lo dico con chiarezza, sono meno catastrofista di altri, la legge nazionale elettorale è lontana dall'essere perfetta, si poteva e si doveva migliorare, ma io non la considero una catastrofe, si vota così in tutta Italia e molte delle cose che, si dice, si volevano eliminare con la legge regionale non solo non erano eliminate dal testo unificato, ma non si potevano eliminare senza una riforma statutaria. La questione del leaderismo, del personalismo, io invito i colleghi che dicono con qualche leggerezza queste cose a rileggere l'articolo 35 dello Statuto, non prendiamo per i fondelli l'opinione pubblica che è molto meno immatura di quanto noi talvolta pensiamo. L'approvazione, la settimana scorsa, dell'emendamento di Democratzia sul listino regionale non aveva affatto compromesso la possibilità di varare la legge elettorale, quel voto aveva spazzato via, certo, il listino che si avviava ad essere congegnato in un modo per noi inaccettabile, con l'attribuzione di nove seggi al primo schieramento, di sette seggi al secondo, impianto da noi e da altri, dalla maggioranza dell'Aula, giudicato privo di qualsiasi seria motivazione istituzionale e giuridica. Io voglio ribadire che c'erano, dopo quel voto del Consiglio, tutte le condizioni tecniche e regolamentari per andare avanti e per approvare una legge semplice e lineare, con l'elezione diretta del Presidente, il premio di maggioranza e l'elezione di tutti i consiglieri negli otto collegi provinciali. Aggiungo che non si è nemmeno voluta verificare sino in fondo la possibilità di un accordo politico che trovasse la strada perfino per reinserire il listino in forme naturalmente sagge e meditate, non nelle forme tagliate sulla convenienza di una casta come quella uscita dalla Prima Commissione. A ciascuno la sua responsabilità, a noi, alla collega Dettori e a me, la responsabilità che rivendichiamo di aver promosso con un emendamento votato largamente dall'Aula la cancellazione di un listino deforme, ad altri la responsabilità di aver cancellato con il voto di ieri la possibilità stessa della legge regionale. Aspettiamo ora che qualcuno ci spieghi che cosa possano rimanere a fare in questa condizione politica questa Giunta regionale e questo Consiglio. Noi la nostra opinione l'abbiamo già detta, questo Consiglio regionale ha concluso il suo cammino e non lascerà rimpianti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Innanzitutto, anche a nome del Gruppo di Alleanza Nazionale, sono e siamo vicini all'Arma e alle Forze Armate per la morte dei troppi soldati che erano stati mandati in Iraq in una missione di pace. Ma tornando al problema della legge elettorale che sta per essere mandata in archivio io dico che non bisogna stracciarsi assolutamente le vesti. È stato detto da più parti che esiste una legge nazionale, il "tatarellum", che ha funzionato e che funziona, l'abbiamo detto in altre occasioni che potevamo partire da quella legge, se ci fosse stata la volontà politica di avere quel testo e in quel testo fare eventualmente qualche piccola modifica. Invece ci siamo incaponiti, sono state presentate ben sei proposte di legge, un disegno di legge, perché? Perché dovevamo dire che, visto che siamo autonomi, dovevamo avere una legge nostra, per dire quanto noi siamo bravi, quanto noi sardi siamo laboratorio politico. Io queste cose le ho dette in più occasioni, ho ricordato che fu approvata nel 1993 una legge che abbiamo visto i risultati che ha dato, eppure è una legge sarda, una legge autonomista e quant'altro. Quindi, cari amici, non strappiamoci le vesti. Sono del parere che se ci fosse stata la volontà politica di vedere quella legge nazionale, di cambiare perché qualche stortura c'è, tipo la non preferenza nel listino regionale, noi l'avremmo fatto. Avevamo chiesto anche in più occasioni di sospendere realmente per trovare un accordo, invece si è voluto andare, vediamo il risultato. Il risultato ci dice che abbiamo perso solo tempo, abbiamo perso circa un mese e mezzo nonostante, come Regione Sardegna, abbiamo tanti altri problemi, assestamento di bilancio, Dpef, finanziaria e quant'altro, con i problemi dell'agricoltura e dell'allevamento che sono sotto gli occhi di tutti. Invece siamo voluti andare avanti, prendiamone atto, non ci sono drammi, se non dovessimo trovare in questo periodo un accordo partendo dalla legge nazionale andremmo con la stessa legge nazionale. Funziona nelle Regioni a statuto ordinario, se c'è la volontà politica può funzionare anche qui. Non credo poi, cari amici, sempre se c'è la volontà politica in quest'Aula, sempre se esiste un maggioranza, che si possa legare legge regionale con eventualmente la crisi della Giunta regionale. Io credo che siano due cose distinte, è stato detto che la legge regionale è una legge in genere bipartisan, che interessa un pochettino tutti, credo che sia quindi avulsa da tutte le altre cose. Io credo, se c'è la volontà politica, quindi faccio appello in questo momento a Forza Italia di entrare Giunta, andare avanti e concludere nel modo migliore questa legislatura, per dare in questi sei mesi, sette mesi, che ancora mancano, quelle risposte ai sardi, quindi alle nostre genti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PINNA (D.S.). Signor Presidente, l'hanno già detto tutti quelli che sono intervenuti, oggi è una brutta giornata per tanti motivi, prima di tutto per la grave notizia che è arrivata dei nostri giovani caduti in Iraq, ma anche per tante altre ragioni non abbiamo motivi di gioire. Mi riferisco ai nostri pastori che hanno assediato il Consiglio e che da molto tempo vivono una situazione drammatica da cui non riescono ad uscire anche per la mancanza di interlocutori adeguati a livello del governo della Giunta regionale.
Siamo oggi sconcertati anche per un'altra notizia, che io qua voglio ricordare, visto che ho l'opportunità di intervenire in questa discussione, che è un fatto di grande preoccupazione in seguito alla notizia che è stata diffusa ieri sull'incagliamento nelle coste dell'isola di Caprera del sottomarino a propulsione nucleare americano, che è avvenuto quasi un mese fa, il 25 ottobre; una notizia lasciata nel totale segreto militare, che noi non possiamo che denunciare, che fa seguito ad un altro incidente ancora inspiegato, che è l'esplosione che si è verificata la notte del 20 ottobre. Questi sono tutti fatti angoscianti e questo in particolare, lo voglio ricordare, perché ha due implicazioni per quanto ci riguarda: il primo è legato al meccanismo degli armamenti e della rincorsa ad organizzare basi e strumenti di morte che portano alle distorsioni come la guerra in Iraq, il secondo è relativo al fatto della nostra autonomia, all'incapacità che noi abbiamo avuto in passato e oggi di contrastare questa cessione di sovranità da parte della Sardegna. Infine io intervengo questa sera per esprimere i miei sentimenti di delusione e di frustrazione, che ho provato nel momento in cui si andava a raffica a bocciare quello che era rimasto di questa legge elettorale. Tutti abbiamo creduto di potercela fare a fare l'unica riforma di questa legislatura, l'unica riforma seria di questa legislatura, perché la legge nazionale andava modificata almeno nelle sue distorsioni principali, che erano relative al presidenzialismo esasperato e al listino regionale bloccato, che toglie sovranità ai nostri cittadini. Io ho concorso a presentare una legge elettorale che prevedeva l'abolizione del listino come rimedio a questa distorsione e tuttavia ho considerato la possibilità di fare una legge nostra, una legge regionale che affermasse la nostra capacità di autodeterminazione, di autogoverno, così come ci è consentito. Ho considerato il lavoro dalla Commissione e la scelta fatta in relazione a questo aspetto, alla mediazione che era stata raggiunta, come scelta ottimale per andare verso una soluzione positiva che portasse una modifica sostanziale alla legge nazionale e introducesse una soluzione - diciamo così - mediata che poteva a mio avviso essere accettata. Con quanto è successo questa sera viene offeso il lavoro di quattro mesi della Commissione, un lavoro serio, un lavoro impegnativo, capisco la profonda delusione del Presidente Sanna che ha profuso gran parte del suo impegno in questa legge. L'unica riforma che noi potevamo fare in questa legislatura è stata bocciata da noi stessi che l'abbiamo concepita, questo è francamente inaccettabile. Quindi con questa vicenda finisce quasi ingloriosamente questa legislatura; c'è stata un'altra vicenda che ci ha fatto parlare, nella quale abbiamo creduto, che è stata la Costituente, anche questa naufragata ingloriosamente per volontà di…
PRESIDENTE. Onorevole Pinna, arrivi alle conclusioni.
PINNA (D.S.). Finisco rapidamente. Anche questa finisca ingloriosamente, quindi volevo dire che finisce ingloriosamente questa legislatura, una legislatura sprecata, sterile e improduttiva, una legislatura che finisce ancora peggio di com'era iniziata, sono venute meno le condizioni perché questo Consiglio vada avanti (e sono d'accordo che rapidamente si vada allo scioglimento di questa legislatura), siamo a un triste epilogo, siamo in un momento in cui anche i media fanno il bilancio della produttività del Consiglio e dei consiglieri, io che mi sono trovato nei giorni scorsi - e spero che venga chiarito dallo stesso giornale l'aspetto di questa graduatoria - ad aver battuto il record dell'assenteismo; di fronte a questa incapacità del Consiglio, a questa improduttività io dico che quell'anno che sono mancato da questo Consiglio, e che ha generato quelle 66 assenze, è stato per me l'anno più fecondo di questi ultimi cinque anni, per quello che hanno prodotto. Con questa profonda delusione, con questo senso di delusione e di frustrazione, dichiaro di astenermi dalla votazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, il dibattito conclusivo sul tema della riforma elettorale è davvero significativo perché è la dimostrazione di come questo delicato tema sia diventato quasi esclusivamente strumento della retorica politica; anche l'ultimo intervento ha messo in evidenza, trattando dei sommergibili e dei sottomarini, quale fosse in realtà l'obiettivo ricollegabile al tema della legge elettorale, cioè un obiettivo che noi preferiamo lasciare alla valutazione…
(Interruzione del consigliere Pinna)
PRESIDENTE. Onorevole Pinna, scusi, lei ha parlato e nessuno l'ha interrotta! La prego!
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Un obiettivo che noi lasciamo, sul piano dei comportamenti, alla valutazione del corpo elettorale che riteniamo sia l'unico vero arbitro della partita elettorale che andremo, mi auguro, ad affrontare a breve. Noi abbiamo assistito e non voglio certamente aggiungere a quel coro valutazioni che appunto rischino di far cadere nella retorica, ma abbiamo ascoltato interventi di chi scaricava su altri la responsabilità di un fallimento, di chi aveva e ha la necessità di gestire la polemica tra le parti per ovvie ragioni di collateralismo politico elettorale e vi è stato anche chi ha cercato con anche il proprio contributo di tenere alta la tensione tra gli schieramenti e all'interno degli stessi schieramenti.
Forza Italia per la verità non ha partecipato, si è volutamente estraniata da questo teatrino ed è chiaro che oggi le prime vittime di quegli equivoci che erano insiti in questa riforma, a destra come a sinistra, sono coloro che hanno voluto forzare, credendo che parlare di riforme fosse la stessa cosa che farle. Ecco allora perché oggi noi siamo davvero contenti, pur in un momento come quello che è stato da altri ricordato, ma contenti di aver contribuito ad affossare un progetto che non ci piaceva, lo abbiamo fatto con gli strumenti parlamentari a nostra disposizione, lo abbiamo fatto soprattutto alla luce del sole, per soprattutto consolidare un'idea, che riesce tardamente ad entrare forse nella cultura anche politica dei partiti in Sardegna, che è quella del bipolarismo. Forza Italia sin da domani avvierà un'importante iniziativa, che dovrà necessariamente vedere coinvolte tutte le forze politiche del centrodestra, quelle che sono autenticamente alternative al centrosinistra, nell'ottica di un vero bipolarismo. Allora noi diciamo e inviteremo in questo senso gli amici che dal '99 hanno contribuito con noi a esperienze di governo perché riteniamo che veramente bisogna uscire dalle logiche, quelle che purtroppo forse possono soddisfare interessi personali o partitici, ma non certo quelli della collettività sarda e cioè garantire con un bipolarismo il presidenzialismo, la stabilità, la governabilità che riteniamo sono valori che certamente maggiori da tutelare rispetto agli interessi pur legittimi e nobili ma che sono sempre improntati al particolare. Ecco allora perché per noi da questo momento inizia una fase che è una fase di confronto a tutto campo e questo logicamente è inconciliabile con chi vuole legittimamente costruire le terze, le quarte, le quinte vie, ma sappia che su questi progetti certamente non potrà vedere il sostegno e l'apporto, il contributo di Forza Italia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif.Sardi-U.D.R.) Molto rapidamente, la posizione del Gruppo dei Riformatori sull'argomento della legge elettorale è nota, è stata ripetuta più volte, e non la ripeteremo ancora una volta in quest'Aula; anche perché lo stato d'animo di ciascun consigliere regionale, e anche mio personale, di questa sera non è lo stato d'animo adatto ad aprire un dibattito su argomenti di questo genere. Volevo soltanto annunciare che conseguentemente alla posizione nota il Gruppo dei Riformatori si asterrà simbolicamente dalla votazione dell'ultimo articolo del cadavere di questa legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Quando è nata la Giunta presieduta dall'onorevole Masala molti di noi, certamente il mio Gruppo e il centrosinistra, hanno ritenuto e ritenevano allora che quella Giunta non dovesse nascere e che la vicenda di questo Consiglio regionale fosse arrivata alla sua conclusione, valutando e ritenendo che in questo Consiglio regionale non ci fossero più le condizioni per proseguire questa legislatura, essendo venuta a mancare la coesione politica necessaria fra i Gruppi politici, fra le forze politiche e, in modo particolare, all'interno della presunta maggioranza che avrebbe potuto consentire un lavoro proficuo per la conclusione di questa legislatura. Altri colleghi, di cui rispettiamo naturalmente l'opinione, ritenevano allora che questa legislatura dovesse andare avanti e che uno dei compiti principali del Consiglio regionale, così prorogato, dovesse essere quello del varo di una legge elettorale che desse a questo Consiglio regionale un sussulto di dignità conclusiva.
Noi ci siamo impegnati seriamente come Gruppo e si è impegnato soprattutto un collega del nostro Gruppo, l'onorevole Emanuele Sanna, che da Presidente della Commissione ha prodotto per questo Consiglio regionale un buon testo. Un testo sul quale sarebbe stato possibile trovare l'unità del Consiglio stesso, e sul quale sarebbe stato possibile trovare quella coesione che invece non c'è stata.
Io sono convinto che senza il lavoro dell'onorevole Sanna, del Presidente Sanna e dei colleghi della Commissione, non si sarebbe potuti arrivare a discutere in questo Consiglio di un buon testo e di una legge elettorale sarda. Ringrazio l'onorevole Sanna per il lavoro, purtroppo vano, che è stato fatto, per le moltissime ore spese in Commissione e fuori dalla Commissione. Nonostante questo giudizio sulla conservazione di questo Consiglio regionale ci sembrava una opportunità, che noi abbiamo seriamente in questo Consiglio perseguito, verificando che i limiti che vedevamo tutti al momento della nascita della Giunta Masala sono emersi puntualmente, così come è emersa l'impossibilità di stipulare un patto politico con una parte del centrodestra che sostiene la Giunta Masala.
Questa legge certamente cade per un emendamento presentato dall'onorevole Scano, un emendamento che io non condividevo e non condivido, ma cade soprattutto perché forze importanti di questo Consiglio regionale, che si erano impegnate a varare quella legge così come era stata approvata in Commissione, con il listino regionale, hanno in questo Consiglio svolto un'azione che andava in senso contrario. Le lacrime di coccodrillo che vengono versate, copiose, in quest'occasione, credo che siano inutili che non servano a niente. Ognuno si assuma le sue responsabilità.
Per quanto ci riguarda ci dispiace che la legge non sia varata, la ritenevamo uno strumento importante e necessario per la nostra Regione, confermiamo il fatto che, caduto quest'ultimo pietoso velo che reggeva la Giunta Masala e questa maggioranza, questo Consiglio regionale debba rapidamente concludere che è meglio restituire la parola ai sardi con una legge elettorale nazionale che non ci piace, tuttavia a questo punto con la conferma del consenso ad un gruppo dirigente che anche in questa occasione non ha dimostrato di essere totalmente all'altezza del proprio compito.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghi, io ho sentito le dichiarazioni di molti colleghi, alcune condivisibili, altre meno; mi verrebbe da dire che forse questo epilogo collocato sul crepuscolo di questa legislatura poteva essere un qualcosa di già scritto, l'avvio tormentato e anche questa chiusura. In effetti sembra di vedere una sorta di strano sillogismo tra la sana pulsione autonomistica in Consiglio regionale e il sistema democratico. Normalmente l'abbandono di una sensibilità autentica per l'autonomia ha coinciso in questa legislatura con la maggiore difficoltà di salvaguardare i parametri del nostro sistema democratico e della nostra dialettica. Non c'è stato sulla legge elettorale un dibattito che in qualche modo ha voluto, chi più chi meno, valorizzare uno schema bipolare, si potrebbe dire che c'è stata una tensioone bipartisan a salvare l'impianto dirigistico e plebiscitario ben saldamente contenuto sulla legge nazionale e che noi avremmo voluto mitigare.
Noi siamo stati legati all'inizio di questo progetto all'itinerario maturato nella Commissione e sviluppatosi attraverso la rinuncia da parte di tanti alle diverse ed articolate visioni soggettive. Il punto unificante era un patto politico, l'abbiamo già detto. Ed io sono di quelli che continua a sostenere che le responsabilità sono talmente chiare che persino accenni di difesa possano apparire patetici.
Colleghi, io non capisco se un emendamento soppressivo totale possa avere un'interpretazione fantasiosa; un emendamento soppressivo totale significa dichiarazione di inadeguatezza totale e, se mi consentite, ad un atto politico di questo genere non può seguire, se non per un gusto ossessivo dell'equivoco, il richiamo ad una possibile successiva correzione dei cocci rimasti. Ci sono tanti che hanno innalzato durante questo dibattito vessilli, ed intonato fanfare per la tutela delle pari opportunità, dell'emigrazione, per l'esigenza di mitigare gli squilibri di poteri che si preparano negli orizzonti di un'autonomia già debole e fragile. Spieghino costoro a chi di dovere e non nella demagogia, ma nella consecutio dei fatti che sono accaduti. Il legame fra la legge elettorale e gli esiti di questa legislatura sono, per chi ha lavorato nella coerenza di una linea politica, solo gli ultimi accenni di una giustificazione intollerabile. La nostra posizione intorno al giudizio della politica, della maggioranza e di questo governo, è stata in date non sospette fin troppo chiara e fin troppo comprovata dai nostri coerenti comportamenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliere Dettori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DETTORI (Gruppo Misto). Presidente, colleghe e colleghi mi sarebbe piaciuto intervenire per esprimere il mio voto favorevole ad una legge elettorale regionale che fosse così come noi l'avremmo condivisa e cioè senza listino regionale, con l'elezione diretta del Presidente, con otto collegi provinciali, con il voto per uomini e donne, cioè per la parità di accesso nelle liste provinciali, perché vi fossero dei seggi riservati agli italiani e alle italiane nel mondo. Così non è stato. Si è fatta un'altra scelta.
E vorrei ricordare a coloro che sostengono che la legge è morta perché si è abolito il listino regionale che la prima votazione segreta sulla soppressione totale dell'articolo 1, e quindi dell'intera legge, è stato bocciato e i voti favorevoli erano solamente 22. Dovrebbero riflettere sul fatto che quel voto ha dimostrato una palese volontà di andare avanti nella costruzione di una legge elettorale regionale sarda profondamente diversa da quella nazionale, che non ci convince ma che comunque abbiamo ritenuto migliore di quella che è stata esitata dalla prima Commissione. Pertanto, accusare coloro che limpidamente, già nelle loro proposte di legge presentate in Consiglio, hanno seguito un'opinione chiara e schietta mi pare davvero banale. E soprattutto i colleghi riflettano sul fatto che quel voto segreto ha preso 39 voti su 69 presenze, riflettano su quale fosse la volontà del Consiglio regionale.
Non voglio dilungarmi troppo, è una giornata luttuosa per la Sardegna, per l'Italia e per il mondo, ma voglio dire e sottolineare che sentire queste fanfare per le pari opportunità da coloro che hanno solo dato voti contrari e ironie non richieste mi pare vergognoso. Spiegate voi, invece, ma spiegatelo per davvero, perché solo a legge morta vi preoccupate del problema della parità di accesso delle donne alle istituzioni, perché davvero siete così convinti che gli emendamenti sarebbero stati accolti?
Ci vuole quello che si chiama, in quest'Aula, talvolta sprecandolo, onestà intellettuale; e sapete benissimo, anche se non lo direte mai, che non avreste mai accolto una proposta di parità di accesso alle liste elettorali, la utilizzate solo ora in modo strumentale per dire che io che ho firmato un emendamento insieme al collega Scano, e lo rivendico con orgoglio, ho affossato la parità di accesso alle liste elettorali. È penoso ed incredibile. Perché io ho una storia di battaglie insieme a tante altre donne e non mi sono inventata niente, provate a non inventarvi niente voi. Ricordatevi, soprattutto coloro che sostengono le fanfare per le pari opportunità, che ho sentito i loro interventi in Commissione autonomia, li ho sentiti, non mi sono stati riferiti e ho sentito anche le argomentazioni, poco costituzionali, sul motivo per cui non era necessario accettare quegli emendamenti. Io credo che anche se la stampa non darà ragione del mio intervento e degli interventi delle donne, voi sappiate benissimo che ciò che sto dicendo è la sacrosante verità; spero che una stampa di parte, talvolta di parte, possa in qualche modo dare ragione a coloro che talvolta non hanno accesso agli stessi canali di comunicazione.
È vero che ci ha dato una mano la stampa nel momento della petizione popolare, ma che si dica la verità, questa legge è stata bocciata col fegato piuttosto che con la testa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Presidente, in tanti fra quelli che oggi sono intervenuti hanno pianto sconsolati, ma sono di fatto molti di loro i veri responsabili della bocciatura della legge elettorale; le lacrime che in Aula si sprecano sono solo lacrime di coccodrillo. Non c'è nessuna volontà di accusa, ciascuno ha recitato la parte che riteneva di dover recitare, ciascuno ha votato così come riteneva giusto esprimersi, ma c'è una chiara verifica e certificazione di una volontà che in Aula è stata espressa attraverso un voto.
Onorevole Frau, lei ha detto che più volte ha sollecitato le altre forze politiche, in modo particolare riferendosi a quelle di opposizione, perché si ripartisse da un testo diverso e, nello specifico, dalla legge nazionale, per introdurre eventualmente in quella legge emendamenti ed aggiustamenti. Voglio ricordarle che ufficialmente i commissari del suo partito, che fanno parte della prima Commissione, che hanno lavorato in maniera seria alla definizione del testo che poi è pervenuto in Aula si sono espressi il 99,99 per cento delle volte in modo favorevole, concorrendo attivamente a promuovere articoli ed emendamenti man mano che si susseguivano e, solo nella fase definitiva, e cioè dopo che la Commissione aveva esaurito il proprio compito e i propri lavori, avete espresso voto contrario alla legge.
Quindi, anche le vostre sono lacrime di coccodrillo, ma vi era una chiara volontà già dall'origine e che avete perseguito in modo abbastanza decisivo. Resta solo un giudizio politico. Le Giunte che si sono succedute nel tempo in questa legislatura non hanno certamente brillato per rapidità e bontà di iniziative a favore della Sardegna; va anche detto che lo stesso Consiglio regionale registra un tasso di produttività bassissimo ed inarrestabile ancora verso il basso, a tal punto che la stessa tensione ideale che solitamente dovrebbe animare e spingere chi si occupa di pubblica amministrazione pian piano è scemata. In quest'anno poi la produttività, Presidente, se va misurata in rapporto ai provvedimenti che l'Aula ha approvato è più o meno vicina allo zero.
È tempo, ma è tempo al di là delle mozioni di sfiducia, che è giusto, per un fatto di sollecitazione e di garanzia rispetto all'inerzia, che vengano presentate, ma è tempo, dicevo, che il Presidente Masala, unitamente alla coalizione minoritaria e sfasciata che lo stesso Presidente sta guidando, ritrovi quel minimo di dignità politica, raccolga le forze, Presidente Masala, per ricercare quel minimo, per ritrovare quel minimo di dignità politica e rassegnare le dimissioni. Credo che ci guadagneremo tutti, credo che rendere la parola agli elettori rappresenti l'elemento di maggiore giustizia ed un atto responsabilità…
PRESIDENTE. Prego onorevole Balia.
BALIA (S.D.I.-S.U.). È un giusto atto di responsabilità che la Giunta e il Consiglio regionale deve compiere. Grazie.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, procediamo al voto dell'articolo 39, è stato chiesto il voto elettronico palese. Colleghi, ricordo che stiamo votando l'articolo 39, ossia l'ultimo articolo della legge e per essere chiari sarà anche l'unica votazione perchè se l'articolo 39 venisse bocciato, poniamola così, allora è chiaro che essendo stati bocciati tutti gli articoli non c'è il voto finale, si esprimerebbe sul nulla, per cui l'unico voto è il voto dell'articolo 39. Chiaro per tutti? Bene. La richiesta deve essere appoggiata.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri ………)
Votazione nominalePRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 39.
Rispondono sì i consiglieri: MANCA - ORTU - SANNA Giacomo - SCARPA - VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CORONA - DEMURU - DIANA - DORE - FADDA - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MARROCU - MASIA - MURGIA - ORRU' - PETRINI - PILO - PITTALIS - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SECCI - SELIS - SPISSU - USAI.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - AMADU - BUSINCO - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - CORDA - DETTORI - FANTOLA - FOIS - LADU - LOCCI - ONIDA - OPPI - PIANA - PINNA - PIRASTU - PISANO - RANDAZZO - SCANO - TUNIS - VARGIU.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione dell'articolo 39:
Presenti 62
Votanti 40
Astenuti 22
Maggioranza 21
Favorevoli 5
Contrari 35
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. Quindi, abbiamo finito con il testo della legge elettorale, passiamo adesso alla proposta di legge 314/A, per essere chiari è la legge sull'invalidità. È stata presentata dai colleghi Cassano, Vargiu, Fantola, Pisano; è il primo punto all'ordine del giorno, proporrei di fare almeno la relazione per poi riprendere i lavori.
Ha domandato di parlare il Consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente non è che non sono d'accordo io, in Conferenza dei Capigruppo avevamo deciso che stasera avremo esitato questa legge elettorale che è stata appena rimossa dall'Aula e, al termine della discussione sulla legge elettorale, abbiamo detto che avremmo potuto convocare il Consiglio per vedere se e come il Consiglio avrebbe proceduto e su quali argomenti all'ordine del giorno avremmo proceduto. Quindi, io non sono d'accordo per passare all'esame di un'altra legge, anzi sono per sospendere il Consiglio, ma mi fermo alle decisioni assunte stamane in Conferenza.
PRESIDENTE. Onorevole Spissu, forse non sono un buon interprete delle cose, mi pareva il sistema più veloce. Possiamo fare la Conferenza dei Capigruppo, naturalmente, lei la sta chiedendo, però il sistema più veloce mi pareva questo: fare la relazione, siccome so che arriveranno anche emendamenti, fatta la relazione ci fermiamo ed andiamo alla settimana prossima, se però si vuole fare la Conferenza io non ho nulla in contrario.
Ha domandato di parlare il Consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Rif. Sardi - U.D.R.). Solo per precisare che su questa mia richiesta si era già pronunciata l'Aula con 60 voti a favore sull'inversione dell'ordine del giorno, quindi essendo all'ordine del giorno al terzo punto, quindi dopo la legge elettorale c'è questo argomento, non riesco a capire perchè non si possa fare la relazione e poi eventualmente aggiornare i lavori del Consiglio.
PRESIDENTE. L'onorevole Spissu non stava contestando il fatto che la legge fosse o non fosse all'ordine del giorno, l'onorevole Spissu sta dicendo: avevamo concordato di fare prima la Conferenza dei Capigruppo e facciamola. Io, se c'è questa richiesta, non ho ragioni per non convocare la Conferenza. Onorevole Fadda è d'accordo? Facciamo la Conferenza.
MURGIA (A.N.). No Presidente, quale Conferenza? È la quinta oggi!
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 08, viene ripresa alle ore 20 e 25.)
PRESIDENTE. Colleghi qualche secondo di attenzione. Allora, si è deciso di lavorare a questa legge con più continuità, per cui la Conferenza ha ritenuto di dover lasciare la cose come programmate, martedì il Consiglio alle 16.30 e poi a seguire discuteremo di questo argomento. Pertanto, il Consiglio si riunisce martedì alle ore 16.30.
La seduta è tolta alle ore 20 e 25.
Versione per la stampa