Seduta n.449 del 15/10/2008
CDXLIXSEDUTA
Mercoledì 15 ottobre 2008
Presidenza del Vicepresidente GIAGU
indi
del Presidente SPISSU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 33.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 24 settembre 2008 (440), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Giuseppe Cuccu, Cugini, Lanzi, Liori e Scarpa hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 15 ottobre 2008.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, chiedo dieci minuti di sospensione per dare il tempo ai colleghi Capigruppo di chiamare i consiglieri.
PRESIDENTE. Ha perfettamente ragione, anche io pregherei i Capigruppo di richiamare in aula i consiglieri.
Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Concordo con la richiesta. Si potrebbe riprendere alle ore 11.
PRESIDENTE. Sì, alle ore 11, va bene. Buon consiglio, grazie onorevole Moro.
Sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 35, viene ripresa alle ore 11.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (P.D.). Presidente, abbiamo ribadito nei giorni scorsi l'importanza fondamentale di questa legge e io credo che non la si possa discutere senza la presenza delle minoranze. Per cui, visto che è già trascorsa un'ora dall'inizio dei lavori, propongo che ci sia un aggiornamento a questo pomeriggio.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Biancu. Notando l'assenza perdurante di una buona parte del Consiglio, soprattutto della minoranza, credo che si possa in qualche maniera rinviare i lavori del Consiglio, cosa che non aiuta certamente… Ma ecco, siamo stati smentiti dall'arrivo della minoranza. Sospendo la seduta e aggiorno i lavori alle ore 11 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 01, viene ripresa alle ore 11 e 30.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.
Comunico che la consigliera Lanzi è rientrata dal congedo.
acustica e del contenimento dei consumi energetici (290)
PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del testo unificato numero 11-204-290/A.
E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, Assessore, colleghe e colleghi, non entrerò nel merito degli articoli, riservandomi eventualmente di intervenire durante la discussione dei singoli capitoli. Intendo invece richiamare l'attenzione su alcune questioni di metodo. La norma che stiamo esaminando è importante per diverse ragioni ma soprattutto perché, ancora una volta, la questione dei principi e delle finalità della legge non è indifferente per i cittadini. Vede, Presidente, stiamo attraversando una stagione politica in cui si manifesta la tendenza a negare validità alle norme esistenti. Troppo spesso non vengono attuate e senza un perché. Si afferma che il nuovo è bello e che ciò che esiste è obsoleto e quindi da cancellare. Ebbene, ritengo che la legge "45" del 1989 abbia operato bene per diciannove anni e possa ancora farlo. E' quindi opportuno rivalutarne i principi informatori e tenerli presenti davanti a noi.
Per contro, la leggina approvata ai primi di agosto, in tutta fretta, con la finalità, come si disse allora, di salvare i cantieri, mi risulta che abbia ulteriormente complicato la vita a molti anziché semplificarla.
Sono altresì convinta che le norme debbano essere condivise ed ecco perché mi sembra un segnale di forte criticità l'assenza di un coinvolgimento degli ordini professionali, a partire da quello dei geologi. Un inspiegabile deficit di confronto a cui occorre rimediare, evidentemente, con opportuni emendamenti. Vede, Presidente, quando una legge si ispira, come accade in questo caso, nel Titolo I, ai principi di sussidiarietà, coerenza, adeguatezza ed efficienza, si ispira alla partecipazione e alla tutela dei diritti del cittadino e, allo stesso tempo, adotta l'applicazione del principio del silenzio-assenso, beh, è contraddittoria, perché quei propositi annunciati devono essere praticati a partire dalla stessa legge che il Consiglio elabora e approva. Non può richiamare comportamenti e azioni rimandandoli ad altri o ad altre situazioni, e il silenzio-assenso è una contraddizione perché garantisce piuttosto i forti che non i cittadini.
Analogamente non si può affermare il principio dell'equiordinazione tra gli istituti rappresentativi, comuni e province, e poi sentire il Presidente della Regione affermare che è l'ultimo dei centralisti. Mi sembra davvero paradossale, non solo per i socialisti, credo, anche quando valuta negativamente le nuove province. E' meglio non dare adito con queste considerazioni ad aspetti che sono deleteri e che riguardano proprio leggi approvate da questo Consiglio. Non voglio poi rimarcare quanto ha pesato sui cittadini l'impossibilità di costruire un bagno dentro un appartamento, o eliminare una barriera architettonica. E le considerazioni svolte in Aula ieri dall'onorevole Elio Corda ritengo che non debbano essere trascurate.
I socialisti sono tradizionalmente contrari alle norme rigide, ritengono infatti più utile conoscere e verificare ogni caso specifico, rispettando quindi i deliberati degli enti locali e valorizzando appunto la loro responsabilità, considerando adulte le istituzioni, a ogni livello. Sono però anche convinta della necessità di salvaguardare l'ambiente, senza tapparsi gli occhi o assumere atteggiamenti intransigenti. Molti episodi, anche recenti purtroppo, lo hanno dimostrato. La misura è sempre utile e occorre ritenere che i cittadini sanno scegliere i loro amministratori e sanno fare opposizione quando manca il sentire comune. Formulo quindi l'auspicio che si lavori a migliorare il testo (come ha detto del resto l'onorevole Pirisi con competenza) in modo che sia davvero utile ai cittadini, e che il Consiglio sappia trovare le soluzioni migliori ai problemi che una legge così importante comporta: sobrietà e pacatezza, quindi, escludendo eccessi limitativi delle libertà delle comunità e dei singoli cittadini. Non serve la fretta ma occorre invece un sereno confronto; sono certa che solo così, anche con il contributo delle opposizioni, si possano colmare evidenti lacune contenuta nell'articolato.
Riassumo, dal mio punto di vista, i tratti essenziali: metto al primo punto il rispetto delle competenze primarie della Regione e dell'equiordinazione con gli enti locali nello spirito del Titolo V della Costituzione; evitare il consolidamento nelle mani della Giunta di qualsiasi prerogativa relativa all'approvazione del Piano paesaggistico e delle relative direttive; "no" al silenzio-assenso e trasparenza di ogni atto amministrativo a vantaggio dei cittadini; ancora maggiore chiarezza sulle aree destinate all'edilizia residenziale e turistica; evitare rigidità immotivate sulle aree agricole e rispetto dell'ambiente e del paesaggio, valorizzando la presenza umana, senza dimenticare che la scarsa densità della popolazione in Sardegna si lega profondamente anche alla sua vocazione agropastorale millenaria.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (Gruppo Misto). Pensavo che ci fosse tra due oratori dello stesso Gruppo almeno un intervento di altri in mezzo, ma non fa niente.
Colleghi, Presidente, credo che sia intanto da precisare un aspetto: noi del Gruppo socialista riteniamo che occorra fare qualunque sforzo perché si approvi la legge che disciplina il governo del territorio, proprio per questo parteciperemo fino all'ultimo a tutti gli incontri che riterremo insieme necessari. Questo è uno strumento molto atteso dai sardi e ritengo che potevamo, anzi dovevamo, arrivarci prima, ma anche ora rappresenta un risultato importante per questa legislatura; dotarsi di una legge adeguata e in linea con la più avanzata disciplina nazionale credo che sia nelle intenzioni di ognuno di noi.
Ma c'è un "ma": noi siamo coscienti che manca poco alle elezioni regionali e il rischio, poiché non tutti la pensiamo allo stesso modo, proprio per questo aspetto, è che non tutti in questo momento condividano questo obiettivo e che si possa strumentalizzare una legge così importante. Noi capiamo gli interessi che ha ciascun Gruppo, capiamo anche gli interessi dell'opposizione, che non sembra, mi pare, molto impegnata in questa legge; un'opposizione che, a tutto campo, vuole giocare la partita del ribaltamento della maggioranza in Consiglio regionale, ma non capiamo perché l'interesse dei sardi sia sempre ultimo, e in particolare in una materia così attesa e importante per la programmazione e la pianificazione dello sviluppo della Sardegna, per i prossimi vent'anni, è stato detto. La legge numero 45 era stata approvata da tutto il Consiglio, risale a 19 anni fa, e questa potrebbe essere sicuramente una legge di uguale durata; io credo che maggiore impegno debba essere profuso per questi aspetti.
Siamo coscienti che non è possibile rinviare ancora le risposte ai tanti quesiti che, in questi anni, sono maturati, e in particolare in questi ultimi anni noi abbiamo visto. Affrontarli con partecipazione credo che sia necessario: è avvenuto con importanti strumenti urbanistici, quale il Piano paesaggistico, nato ancor prima della legge oggi in discussione, e pensiamo per un attimo, come è stato detto, all'ultima legge, quella "salva cantieri", che definisce i centri matrice, approvati in fretta prima delle ferie, che non hanno risolto i problemi di cui noi ancora abbiamo coscienza. Tuttora in molti comuni non si è riusciti a sbloccare la situazione di stallo, ancora oggi in questa legge in discussione noi siamo convinti che bisogna aggiungere dei correttivi su quegli aspetti.
Non possiamo negare, colleghi, che è necessaria una legge urbanistica, che più volte siamo intervenuti in legge finanziaria con norme intruse per aggiornare articoli ormai superati e spesso siamo intervenuti per correggere ciò che in materia urbanistica risultava normato in maniera frettolosa, incoerente e disomogenea. Solo attraverso una legge di questo respiro, affrontata con la massima partecipazione e condivisione, noi riteniamo che si possano e si debbano trovare soluzioni; però anche io non mi voglio perdere sulle reazioni che in questi mesi ci sono state ai decreti e ai piani regionali, quasi sempre calati dall'alto e in fretta, e spesso non rispondenti alle reali aspettative e vocazioni dei territori, ma non voglio nemmeno sfuggire, con questo breve intervento, alle valutazioni che alcuni hanno fatto sulla posizione assunta dai socialisti all'ultimo referendum che poneva in discussione la legge numero 8 del 2004, la legge "salva coste".
Noi socialisti siamo convinti che il referendum sia uno strumento di partecipazione del cittadino, non lo strumento di una parte politica o di un'altra per affossare leggi o per creare difficoltà alla maggioranza di turno. Con un documento della Direzione regionale socialista, poco diffuso dai giornali e dalle televisioni (un giorno o l'altro dovremo intraprendere anche noi lo sciopero della fame come fa Nencini, per avere visibilità a livello nazionale), il Partito ha sollecitato la partecipazione dei sardi al voto, così come lo ha fatto per il precedente referendum sulla legge statutaria e come lo farà nei prossimi referendum, se ve ne saranno e quando vi saranno. Ebbene, qualcuno ha strumentalizzato ma noi ritenevamo invece che, così come noi, avrebbero dovuto comportarsi quelle forze politiche eredi di quei partiti storici che sicuramente non possono aver dimenticato le critiche feroci e le accuse di antidemocraticità rivolte a chi aveva sollecitato gli italiani che era meglio andare al mare. Lo ha detto bene ieri il collega Ibba, lo ripeto io e lo dico perché, seppure i tempi cambiano, la coerenza deve essere una costante.
Per entrare nel merito della legge, mi è capitato di affermare, nei diversi incontri con i colleghi del centrosinistra, che ritengo improcrastinabile l'approvazione di un testo unificato sul governo del territorio. Lo confermo anche qui in Consiglio, a nome mio e dei colleghi del Gruppo, come ho già detto in premessa, però allo stesso tempo voglio affermare con forza che, ai sardi, non serve una legge comunque ma serve una legge che non freni lo sviluppo e che anzi lo incentivi, una la legge che sia di salvaguardia ma anche di valorizzazione delle risorse, risorse che sappiamo essere diffuse e che allora "diffusamente" occorre valorizzare; una legge che salvaguardi l'interesse della Sardegna e dei sardi e che preveda reali forme di partecipazione e concertazione, senza escludere le parti sociali e i rappresentanti degli enti locali che, a ogni piè sospinto, qui, proprio in questo Consiglio, vengono tirati in ballo, salvo poi trascurare le loro opinioni quando si entra nel merito di leggi proprio come questa che toccano gli interessi ampi dei territori.
Come si fa (mi chiedo, e lo chiedo anche a chi ha steso la legge), dopo neanche due anni dall'approvazione della legge numero 9 del 2006, che definisce le deleghe di funzioni alle province, a escluderle nella determinazione degli atti di programmazione urbanistica? E' vero che il Presidente non le vuole, quattro di queste le definisce addirittura inutili, però come si fa a togliere, proprio dopo due anni, mettendola in capo alla Giunta regionale o al Presidente, tutta una serie di ruoli che prevedeva la legge, una serie di ruoli e funzioni, non ultimo la valutazione ambientale strategica, che è già in capo, per quella legge, alle province?
Il Consiglio delle autonomie denuncia in modo palese la distanza tra la legge attesa e quella oggi in discussione; assieme al Consiglio delle autonomie lo fanno l'ordine degli ingegneri, degli architetti, dei geologi, l'ANCI Sardegna, l'Apisarda, la Confindustria e la Lega delle cooperative, spero di non aver dimenticato nessuno, tutti denunciano la presenza di troppi elementi di discrezionalità in questa legge, in tutti i livelli di pianificazione normati e, cosa ben più grave, denunciano che, nel testo oggi in esame, alcune delle osservazioni fatte durante gli incontri che ci sono stati non abbiano trovato alcun riscontro.
Noi del Partito Socialista non abbiamo rappresentanti in quarta Commissione, proprio per questo allora abbiamo affrontato il testo di legge con un'attenzione maggiore rivolta ai messaggi provenienti dall'esterno del palazzo, a quei messaggi che ho appena citato degli enti locali, dei sindacati e dei movimenti. Noi riteniamo, come loro, che questa sia una legge che presenta ancora ampi motivi di criticità.
Voglio fare, come ho detto, alcune considerazioni generali; vorrei farlo cercando di essere breve anche se mi rendo conto che non è facile data la vastità dell'argomento. Sulla finalità della legge e sui principi mi è capitato di dire che riscontro aspetti che sono irrealistici obiettivi di carattere troppo generale che possono dilatare in modo incontrollabile l'interpretazione centralistica delle disposizioni contenute nella legge, articolo 1. Come si faccia ad assicurare, attraverso una legge, "lo sviluppo sostenibile di tutte le attività umane" (è detto in legge), qualcuno ce lo dovrà spiegare, e altrettanto come si possa con una legge obbligare lo sviluppo delle aree urbane attraverso un sistema unico policentrico. Mi sembra, ci sembra esagerato ed è estremamente vincolante per una realtà come quella delle nostre città e dei nostri paesi in Sardegna che sappiamo essere cresciuti spesso intorno alla viabilità di comunicazione primaria.
Noi riteniamo che siano ambizioni troppo vaste e poco credibili sia per il totale accentramento delle decisioni sia per la complessità degli argomenti richiamati che dovrebbero essere trattati - a nostro parere - con leggi specifiche e invece con questa legge sono diciamo sovrabbondanti e per alcuni aspetti altre parti vengono dimenticate.
Colleghi, c'è in questa legge un eccessivo numero di livelli di pianificazione con insufficiente coordinamento tra gli stessi, con conseguente organizzazione gerarchica del territorio e conseguente incertezza del diritto, è previsto un sistema nel quale la pianificazione comunale è sottoposta a un sistema a cascata dal Documento di programmazione territoriale fino al livello più basso di pianificazione, quello comunale, influenzato per di più dalla necessità delle valutazioni ambientali strategiche nei livelli comunale, sovracomunale, provinciale, senza che sia ben chiaro il rapporto che i vari livelli della pianificazione hanno. Ogni volta, e me lo chiedo, che si dovesse modificare il Documento di programmazione territoriale a cascata si dovrebbe modificare anche tutto il resto, quelli che vengono dopo? Qual è la certezza del diritto? Senza contare l'ampia discrezionalità concessa alla Giunta regionale (articoli 26 e 27) nel compito di redigere, adottare, approvare il piano paesistico regionale e le sue norme di attuazione.
La Statutaria dice ben altro, come sappiamo. L'eccessiva discrezionalità concessa alla Giunta regionale nell'elaborazione e promulgazione di atti di indirizzo e di coordinamento sono un fatto, presente in questa legge, che noi riteniamo che occorra modificare; occorre intervenire, perché modificare la grande concentrazione che esiste all'interno della legge in capo alla Giunta e al Presidente di una serie di decisioni che sono tolte al Consiglio regionale, alle province e ai comuni pare sia necessario durante la discussione, articolo 31. Il tanto contestato articolo 31 della legge va totalmente riscritto, questo voglio dire. Tutti qui lo abbiamo detto. Abbiamo detto che la concentrazione delle decisioni in capo alla Giunta è un tema generale ampiamente non condiviso e che attraversa la legge in quasi tutti gli articoli.
Noi abbiamo sempre sostenuto che è ingiustificata l'esclusione del Consiglio regionale dalle procedure di emanazione del Piano paesistico regionale e dalle valutazioni degli effetti che questo Piano ha sullo sviluppo del territorio regionale. E' insufficiente ed è inattendibile ed è imprecisa l'indicazione all'interno dell'articolo 31 delle materie che sono oggetto di atti di indirizzo e di coordinamento; materie che sono affidate a precise leggi di delega circostanziata che devono essere approvate dal Consiglio e qui naturalmente possiamo dire che, in una prima stesura, c'erano parti che all'interno della legge ci sarebbero dovute essere, che riguardano l'agro, che è un tema importante per la nostra Regione, e che riguardano anche il risparmio di quelli che sono gli insediamenti nel recupero che sono totalmente scomparsi.
A proposito di questo, voglio dire ancora, proprio sull'articolo 31 e quelli che sono gli atti di indirizzo, che questa Assemblea e la Giunta devono essere avvertite che, poiché la legge numero 45 e la legge numero 8 sono abrogate dall'approvazione di questa, è probabile che tutti i livelli di pianificazione si paralizzino, in attesa di atti di indirizzo che siano sostitutivi del decreto Floris, a meno che non siano già pronti atti - l'ho già detto - di indirizzo e di coordinamento di cui tanto si parla, che sono uno strumento di pianificazione all'interno di questa legge, uno strumento di pianificazione regionale e a noi sembra che non ci stia a far niente come strumento di pianificazione. Noi abbiamo avuto occasione di chiedere alla Giunta l'esistenza di questi atti di indirizzo per capire se ci sarà vacanza di legge oppure se verranno promulgate subito, non abbiamo ricevuto risposta e siamo per questo ampiamente perplessi perchè una volta che assieme abbiamo deciso - questo lo dico all'onorevole Biancu e all'Assessore - di affrontare questi temi, preliminarmente una risposta su questo aspetto noi riteniamo che sia necessaria.
Sono molti, a nostro avviso, ancora gli argomenti sui quali occorre intervenire e intervenire anche in maniera costruttiva intendo. E' dimostrato che un decennio non è statisticamente sufficiente per stabilire, di un piano urbanistico, il fabbisogno abitativo e lo sviluppo che si vuole dare in quella realtà all'urbanizzazione futura. In genere, dieci anni non sono neppure sufficienti per giungere all'approvazione di un Piano urbanistico, neppure di uno strumento attuativo. Basta pensare che Sassari ha iniziato a studiare il Piano urbanistico nel lontano 1989, sono già passati 19 anni, lo ha appena adottato e chissà quando si vedrà l'esito, figuriamoci se avessero pensato in quel momento soltanto a dieci anni di prospettiva. Noi sentiamo di ribadire che occorre affinare ed esplicitare i criteri di pianificazione generale attuativa del regime perequativo e compensativo per evitare la paralisi nell'attuazione del Piano urbanistico e le conseguenti incertezze, anche per questa via sul valore economico dei suoli.
Lo dice anche l'onorevole Uras, lo ribadiamo con forza anche noi, su questo bisogna entrare in merito. Il meccanismo perequativo compensativo previsto non tiene nel debito conto le aree a vocazione edificatoria nel momento di entrata in vigore della legge, inoltre il meccanismo stesso è disciplinato con norme che necessitano di un ulteriore sviluppo e che sembrano affidate a regolamenti comunali con conseguente possibilità di grandi diversità di disciplina da comune a comune. E questo non può avvenire.
Perplessità esprimiamo anche per l'abrogazione dell'articolo 32 della legge regionale, quella che parla di piano di risanamento urbanistico, senza che si indichino soluzioni in particolare per quelle domande a sanatoria sospese in attesa dell'approvazione di questi piani. Vi è in legge una definizione confusa dei contenuti delle norme tecniche di attuazione e del Regolamento edilizio, privato quest'ultimo degli usuali contenuti grazie ai quali le maggiori città italiane hanno disciplinato le politiche municipali di risparmio energetico, di supporto all'edilizia sostenibile, di utilizzo delle fonti di energia rinnovabile, lì dentro dovrebbero essere. Bene il Regolamento edilizio noi riteniamo che debba essere uno strumento più flessibile e sia facilmente modificabile dal consiglio comunale e quindi fuori dal Piano urbanistico, così come lo era prima della legge numero 45.
Al contrario invece noi rileviamo che è uno strumento rigido, strettamente collegato al Piano urbanistico e in esso sono comprese disposizioni che oltrepassano le competenze comunali come la determinazione appunto del diritto edificatorio. Vi è confusione, volevo dire, nelle disposizioni e sulla decadenza dei piani attuativi e sul rilascio delle concessioni. La percentuale di opere di urbanizzazione primaria realizzate sarebbe la stessa: 70 per cento sia per il rilascio delle prime concessioni, sia per la concessione della proroga della scadenza della validità decennale. Bene, io credo che, sull'opportunità di consentire per loro la realizzazione di stralci funzionali, così come ne ha parlato appunto ieri l'onorevole Ibba, occorra rifletterci in particolare per non agevolare le grandi forze economiche che sappiamo bene speculano proprio sull'edilizia.
Per l'incertezza sulla situazione dopo la scadenza del piano attuativo, poiché non è detto che valga l'articolo 17 della legge numero 1150, sarebbe bene precisare per quale parte vada la decadenza, quale regime sia applicabile alla parte decaduta e cosa succederà in particolare per le cessioni già incamerate dal comune. Non c'è in legge, non è né citata né regolata la concessione edilizia diretta o il permesso di costruire secondo il testo unico; con questa formulazione della legge non esisterebbe oppure sarebbe affidata alle iniziative dei comuni, oppure sarebbe ancora regolata con un atto di indirizzo della Giunta, e credo che questo non possa avvenire.
Infine, vi è - a nostro parere - l'impossibilità di definire con una legge o con atti di indirizzo la qualità dell'architettura e l'impossibilità di individuare figure professionali o comitati capaci di giudicare la qualità delle trasformazioni e delle costruzioni. A nostro parere, la bioedilizia, l'utilizzo delle fonti di energia rinnovabili, il risparmio energetico non hanno niente a che vedere con l'urbanistica, la quale non dispone degli strumenti scientifici, culturali e tecnici di queste materie, la legge urbanistica non le può trattare. Oggi la legge urbanistica è in Aula. Noi diamo atto che diversi colleghi che hanno approvato in Commissione questo testo riconoscono la necessità di alcune correzioni, e affermiamo con soddisfazione che, dagli incontri di questi giorni, stanno emergendo proposte ed emendamenti utili a migliorare la legge.
Ma occorre andare avanti. Tutto questo ci porta a ben sperare e a lavorare per migliorarne contenuti, i contenuti di una legge che non è solo edilizia, come dice appunto l'onorevole Lai e condividiamo, ma è pianificazione, è governo del territorio, e, come ha detto l'onorevole Pirisi, che è il relatore di questa legge, è tutela, è riqualificazione, è riuso, è recupero, è valorizzazione delle risorse. Ma noi aggiungiamo che, in particolare, è e deve essere semplificazione delle procedure, partecipazione.
Consentitemi di dire anche che, e ho finito, durante questa legislatura, questa maggioranza, il centrosinistra ha affrontato con coraggio il problema della pianificazione regionale, non senza difficoltà naturalmente, e magari anche commettendo degli errori. Ma lo ha fatto, al contrario di altri che hanno preferito rinviare, questo è quello che conta. Il vuoto assoluto della precedente legislatura, e non solo su questi temi, è a tutti presente, e questo quindi è già positivo per noi, e lo dico convinto. Lo dico convinto anche che se le cose che ho affermato a qualcuno possono apparire negative. Io credo che sbagli. Io credo che le nostre considerazioni non siano solo per criticare il lavoro fatto fin qui, bensì sono perché noi del Gruppo Socialista vogliamo che questo Consiglio approvi una legge migliore di cui la Sardegna ha bisogno.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (P.D.). Signor Presidente, in apertura mi scuso con il collega Masia, dal quale sono stato preceduto nell'intervento, perché sarebbe dovuto essere il mio turno, purtroppo ero fuori dall'Aula, quindi è dovuto intervenire dopo la collega Caligaris, collega di Gruppo.
Signor Assessore, colleghi consiglieri, arriva oggi in quest'Aula un provvedimento molto importante e molto atteso, il quale, come già ricordato dai molti colleghi che mi hanno preceduto negli interventi, rappresenta il completamento di un percorso non solo di riordino ma di importante rivisitazione delle politiche di pianificazione e gestione del territorio della nostra Regione; infatti, i vent'anni della pur ultima legge numero 45 rappresentano sicuramente un tempo lungo, troppo lungo di stasi normativa, che, con la revisione profonda avvenuta in questi anni in materia urbanistica e di pianificazione territoriale, necessitavano assolutamente di risposte immediate.
Quindi penso, anzi sono sicuro, che sia nostro compito legiferare in materia, dando ai nostri cittadini regole certe in linea con i tempi, dando ai nostri enti locali opportunità nuove per la pianificazione del proprio territorio e continuando il percorso iniziato col Piano paesaggistico regionale; tutto questo pur nella consapevolezza di fare norme non totalmente immuni da critiche, sicuramente perfettibili e migliorabili, ma che, di fronte a generali e diffuse carenze, rappresentano sicuramente fatti certi e concreti. Gli interessi economici, sociali e culturali che circondano questa materia fanno e faranno nascere momenti di forte tensione e confronto, non solo sulle scelte di merito o sulle cose tecniche, ma sui principi e sulle ideologie.
Penso che l'impegno che, come maggioranza e opposizione, dovremmo assumerci, sarebbe quello di riuscire, senza destabilizzanti preconcetti di parte, nel rispetto dei diversi ruoli, a lavorare per il bene della nostra Regione. Dico questo perché esistono esempi attuali, evidenti e lampanti di questo modo di fare.
PRESIDENTE. Prego i colleghi di ascoltare e di attenersi a un minimo di contegno. Se non sono interessati, si possono anche accomodare fuori. Grazie. Prego anche alcuni colleghi di silenziare i telefonini, sono estremamente fastidiosi.
MANCA (P.D.). Grazie, Presidente. L'ultimo referendum, ad esempio, rappresenta benissimo l'approccio sbagliato al problema, per questo motivo andava combattuto, sempre chiaramente senza mettere mai in dubbio il suo valore istituzionale come strumento di partecipazione democratica ai cittadini. La risposta però dei cittadini sardi a questo referendum penso sia orientata in questa direzione. Non penso e non dobbiamo pensare, lo dico ai miei colleghi di maggioranza, che in maniera totalitaria sia stata una risposta, un giudizio sui modi di governare questa Regione, positivo o negativo che esso sia, quanto la volontà chiara di dire che la società sarda è stanca di essere chiamata a decidere su cose e su problemi che ci sono stati delegati per la soluzione nel momento in cui siamo stati eletti.
Penso sempre di più che in maniera chiara siamo stati richiamati al rispetto dei nostri doveri istituzionali. Penso, e mi auguro, che la saggezza e la maturità di quest'Aula ci porti, pur nel rispetto delle rispettive posizioni, a lavorare per trovare sintesi sui problemi, che non sono di parte o di parti politiche ben definite, ma che toccano la responsabilità singola di ciascuno di noi. Penso che l'attività svolta all'interno della Commissione in questi anni sia stata, prima con la Presidenza del presidente Pirisi, e ora col presidente Pinna, improntata sempre in questa direzione, con un dialogo costruttivo che tenesse conto delle opinioni legittime di tutti. In tal senso ho apprezzato molto, sentendo i diversi interventi, alcune considerazioni fatte dal collega Mattana basate sul tema della memoria, perché, concordo con lui, la memoria e la storia di quello che è accaduto bisogna che vengano sempre richiamate se si vuole essere intellettualmente onesti e se si vuole affrontare il problema con la serietà dovuta. Perciò, anche nell'affrontare questo problema, non si può e non si deve dimenticare il quadro normativo di assoluta inadeguatezza che ci siamo trovati di fronte nel momento in cui questa maggioranza ha iniziato il governo della Regione.
Mi sono permesso di dilungarmi un po' nella premessa su alcune considerazioni politiche di carattere generale, che ritengo però fondamentali per poter lavorare seriamente sulla proposta di legge, che sicuramente ci vede impegnati in ragionamenti specifici sui diversi articoli e sulle problematiche a essi collegate. L'articolato, del quale mi limiterò a citare solo alcuni elementi, così come ben esposto dal relatore, l'onorevole Pirisi, si compone di cinquanta articoli, divisi in quattro titoli. Il primo parla dei principi e delle finalità generali, evidenziando in maniera chiara quelli che sono i temi principali che il testo di legge va a normare. Il secondo titolo regola gli strumenti e i contenuti della pianificazione, da quella comunale a quella regionale; in questo Capo, a mio parere, vengono tra gli altri evidenziati due aspetti molto positivi: il primo nasce in relazione agli articoli dove vengono normati i diversi livelli e le fasi della pianificazione (comunale, sovracomunale, provinciale e regionale). In tal senso, la Commissione, nell'esaminare le osservazioni delle diverse realtà istituzionali coinvolte nel dare un parere, ha tenuto fortemente in considerazione quelle pervenute dall'ANCI, dove le perplessità di un tavolo di copianificazione, si legge nel nuovo intervento, si preoccupavano che vedesse la Regione sovrastare gli enti locali coartando loro il diritto di intraprendere il proprio percorso. Questo problema, secondo me, è stato superato con una serie di norme che restituiscono equilibrio nella pianificazione e nel rispetto dei ruoli tra regione, province e comuni.
Collegandomi all'intervento del collega Masia, direi che se dovessimo fare un raffronto tra la prima bozza del disegno di legge che è entrata in Commissione e quella che è uscita dalla Commissione ci si renderebbe conto che sicuramente molte migliorie sono state fatte, anche se tante, secondo me, ne possono essere ancora fatte.
Altro aspetto importante di questa legge è quello normato dagli articoli 22 e 23, relativi alla perequazione e alla compensazione urbanistica e alla compensazione urbanistica territoriale, strumenti innovativi dei quali vengono evidenziati gli indirizzi principali con opportunità lasciate ai comuni che, attraverso la predisposizione di appositi piani attuativi, possono definire concrete modalità di attuazione. Nel Capo III vengono trattati temi importanti come quello della qualità e sostenibilità architettonica, e specialmente quello delle disposizioni urbanistiche mirate per le persone portatrici di handicap gravi, la cui valenza e importanza sociale non penso possa sfuggire a nessuno di noi in quest'Aula.
Ripropongo infine all'Aula e all'Assessore (che chiaramente ringrazio, così come tutti i membri della Commissione e il Presidente, per l'impegno profuso durante i lavori) un tema difficile ma serio, a me caro, ma non solo a me caro, sul quale anche durante la discussione del PPR mi permisi di proporre una particolare attenzione, il tema è quello impropriamente definito della residenza in zona agricola, tema che, durante la discussione del PPR, è stato oggetto di grande dibattito e di acceso confronto. La mia riflessione, già allora espressa, necessita per essere ulteriormente compresa di un'importante precisazione, che va sicuramente più in là del tema restrittivo della cosiddetta residenza in zona agricola, residenza in zona agricola che, come dice la stessa dizione, riguarda la residenza di chi opera in agricoltura, trattata in maniera specifica nel PPR ma che, rispetto a un PPR che ridefinisce il nostro territorio individuando le giuste destinazioni rispetto al ruolo che esse hanno rappresentato negli anni, va totalmente distinta da una diversa residenza, che è la residenza rurale, cioè la residenza in campagna.
Temi diversi che vanno affrontati e trattati in maniera differente. Concetto sicuramente forte, ma che, a mio parere, può trovare spazio in un ragionamento nuovo all'interno di questa legge. Un articolo generale potrebbe, infatti, consentire all'Assessore, alla Giunta e al Consiglio, l'opportunità di dare gambe, nei così detti "atti di indirizzo e coordinamento" previsti dall'articolo 31, a indirizzi specifici che consentano agli enti locali di avere a disposizione strumenti più elastici, per dare risposte concrete ai cittadini che, su questa materia, ripongono forti attese. Ritengo che il pensare che parti del territorio, sicuramente già compromesse dal punto di vista ambientale e paesaggistico, possano trovare una ricollocazione all'interno di un quadro normativo che consenta un loro riassetto, possa, per la nostra Regione, rappresentare un'opportunità e non un danno. Lascio perciò all'Assessore, e al dibattito in Aula, l'occasione di pensare se essa possa essere ancora percorsa.
Avviandomi alla conclusione, mi preme ricordare l'ultima parte della mia dichiarazione di voto sul PPR; anche in quella occasione, come in questa, il voto politico fu forte e duro, e mi permetto di ricordare non solo a me stesso, ma a tutti noi, che quello come questo sono due buoni provvedimenti legislativi ma, vista la difficoltà delle materie trattate, adesso come allora, mi prendo la libertà di dire che faremmo un insulto alla nostra intelligenza nel pensare che siano norme perfette e non norme perfettibili.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Presidente, non utilizzerò tutto il mio tempo a disposizione, perché credo che l'Aula abbia fatto un'esperienza abbastanza convinta e una conoscenza abbastanza approfondita della nuova norma urbanistica, sentendo gli interventi dei vari colleghi, più o meno qualificati, alcuni abbastanza qualificati, trattandosi di interventi proposti da tecnici, da ingegneri, da architetti, quindi, giustamente, colleghi che trattano la materia professionalmente, che giornalmente la toccano con mano e che conoscono le peculiarità e le problematiche che riguardano, dal punto di vista prettamente edilizio, e non solo, la materia urbanistica.
A me viene in mente la finanziaria che la Giunta regionale presentò due anni fa, dove l'allora assessore Pigliaru concentrò, nella competitività, nella coesione, nella sussidiarietà e solidarietà, i principi fondanti per lo sviluppo socio-economico della nostra Regione. Bene, senz'altro come principio e come elementi di riferimento questi erano, restano e sono gli elementi assolutamente inconfutabili e inopinabili, tanto è vero che la stessa Europa punta su questi tre principi affinché possa essere raggiunto, da parte delle Nazioni che fanno parte dell'Unione Europea, il loro sviluppo socio-economico. E' chiaro che, per raggiungere questi obiettivi, è necessario creare gli strumenti di legge e tutte le occasioni possibili di sviluppo.
La legge urbanistica, dovendo essere uno strumento di governo del territorio e uno strumento, io direi insostituibile, di sviluppo socio-economico, credo che dovrebbe racchiudere, entro se stessa, tutte quelle norme, tutte quelle iniziative che possono portare appunto allo sviluppo socio-economico, in quanto la legge urbanistica non detta solo norme di sviluppo e di natura edilizia, bensì detta vere norme di sviluppo, di tutela, di conservazione, di valorizzazione del territorio, e non solo, in quanto a tutti questi principi è legata l'economia, prime fra tutti, quindi, le attività edilizie.
Ora, praticamente nell'80 per cento degli interventi, sia della maggioranza che dell'opposizione, tutti hanno puntato il dito e l'obiettivo sul fatto che, ancora una volta, questa legge limita, umilia le autonomie locali, dà degli spunti che lasciano ambito e spazio a dubbi e, in alcuni aspetti, è fumosa; cioè, si predilige e si manda avanti, ancora una volta, il principio accentratore, io lo riterrei quasi feudale, nella decisione finale dell'esame del documento di pianificazione, chiamiamolo così, urbanistica comunale, togliendo un'autonomia necessaria, una libertà, tra virgolette, di azione e di programmazione territoriale e urbanistica ai comuni, principio sancito dalla Costituzione, ma, se non fosse così, sancito dal fatto stesso che esistono i comuni chiamati autonomie locali.
Ecco qual è la vera vittima, in fin dei conti, di questa normativa; la vera vittima finisce con l'essere l'autonomia, perché se noi andiamo a esaminare, proprio nell'essenza, questo documento, io non ho difficoltà a identificarlo come documento anti autonomistico, cioè è un documento contro le autonomie locali, contro l'autonomia stessa del Consiglio, quindi contro l'iniziativa privata, intesa come iniziativa che concorre allo sviluppo del territorio, che concorre allo sviluppo socio-economico della Sardegna.
Limita e umilia, come ho detto poc'anzi, ancora una volta, non solo le autonomie locali ma, si legge tra le pieghe della legge, anche iniziative autorizzate quindi imprese. A questo punto faccio l'esempio di Tuvixeddu, non entro nel merito, perché può darsi che abbia ragione la Regione, come può darsi che abbia ragione l'imprenditore, ma se a un imprenditore vengono date tutte le autorizzazioni possibili e immaginabili per poter eseguire un lavoro, per poter mandare avanti un complesso edilizio, non si può pensare che, dopo 2 o 3 anni , gli si dica che è stato commesso uno sbaglio tutto, per cui si smonta tutto. Allora, o c'è stata incompetenza, connivenza e cecità prima, oppure c'è malafede poi.
Ancora una volta questa legge urbanistica riporta il potere di sospendere giudizi già espressi, se l'urgenza lo ritiene necessario e indispensabile. Io chiaramente posso ammettere che se uno fa uno scavo di una fondazione e trova una necropoli o addirittura una piramide egizia, bene, allora siamo d'accordo; ma ancor prima di fare questo, ritengo sia indispensabile che la legge obblighi chi di dovere a fare i saggi necessari affinché questo non succeda dopo, e questo basta metterlo in legge. Perché il sospendere lascia, ancora una volta, un potere incontrastato, incontrollato, alla Giunta o a chi per essa, di disporre a suo piacere e gradimento, di che cosa? Disporre della libertà, tra virgolette, dipendente da un'autorizzazione legittima e lecita a poter eseguire; quindi è limitata la libertà, ma non sto parlando solo di quella edificatoria, è limitata la libertà a costruire, ma non a costruire edilizia, a costruire lo sviluppo; sta qui il problema. E il problema grave - come ho detto prima - ancora, in questa legge, è l'umiliazione dell'autonomia, perché di un documento anti autonomistico si tratta; per varie parti, la legge limita, blocca, schiaccia le autonomie dei comuni.
Allora, detto questo, se il Consiglio regionale vuol discutere la legge, partiamo dal presupposto che qualsiasi legge deve essere fatta nell'interesse di tutti. Io ritengo che, come principio, questa norma possa essere partita nell'interesse stesso dei sardi, ma se durante l'excursus, se durante la sua evoluzione in Aula, si riscontrasse, come si sta riscontrando, che in questo documento alcuni punti oscuri lo minano alla base e ne pongono in dubbio la stessa validità, validità intesa come documento valido per lo sviluppo socio-economico della Sardegna (perché, ricordo ancora, una legge urbanistica è un documento di programmazione economica e non solo un documento di governo del territorio), allora discutiamone.
Partiamo però dal presupposto che il principio basilare e principale deve essere quello di studiare e mandare avanti un documento che deve - dico "deve", "deve", ancora, per tre volte - puntare allo sviluppo socio-economico dell'isola e non può e non deve puntare solamente a rispondere a determinate, non parlo di ideologie, ma probabilmente a determinati modi, a determinate visioni che si hanno, sia dell'urbanistica che del territorio, che possono minare alla base lo scopo del documento stesso che non sarebbe più quello di puntare allo sviluppo socio-economico, ma quello, ancora una volta, di puntare all'accentramento dei poteri e non solo, ma al blocco, così come succede tuttora, quasi totale del nostro sviluppo economico.
Ecco, io non entro nel merito della perequazione, della compensazione, dei legacci che chiudono il regolamento edilizio, che non gli danno nessuna possibilità di essere agibile, di essere un documento dinamico, bensì lo legano ancora una volta al Piano urbanistico. Non entro nel merito del PUC che, leggendo tra le righe, diventa solo un documento descrittivo territoriale in quanto poi le ultime decisioni ancora una volta le deve a tutti i costi prendere la Giunta regionale; tantomeno nel Piano paesaggistico che, benché la pianificazione generale dipenda dal Consiglio regionale, è ancora lasciato alla competenza della Giunta. Ecco, vogliamo parlare di queste cose? Serenamente, dando ognuno il suo contributo, quello che può essere dato, ma tentando di andare avanti e di elaborare un documento che possa essere innanzitutto accettato dai sardi, che debba essere innanzitutto un documento a favore dei sardi, non dell'anarchia edilizia e urbanistica, ci mancherebbe altro, o dell'anarchia contro l'ambiente, ma un documento che possa essere accettato in favore dei sardi e che possa essere la base di un nostro sviluppo, cioè un documento futurista, che veda il futuro e che non torni indietro nella concezione quasi da feudalesimo dell'intendere il potere, dell'intendere lo sviluppo economico, quasi che solo una, due o dieci persone possano determinare e decidere, anche in questo caso, il nostro destino.
Io non mi attardo sui vari articoli, abbiamo parlato abbastanza e ci sarà da parlare degli articoli durante l'excursus della legge, Assessore, però, vogliamo rivolgere un po' di attenzione alle zone agricole? Vogliamo parlarne? E' vero che la Sardegna è un'isola circondata dal mare, ma è pur vero che la Sardegna vive di agricoltura ed è pur vero che, in Sardegna, i nostri centri interni che vivono di agricoltura e pastorizia hanno come vocazione la campagna. Ognuno di noi, non solo gli agricoltori diretti, non solo gli imprenditori agricoli, vive nella campagna perché è nato nella campagna, perché ha una tradizione culturale e storica dei padri, dei nonni in quel territorio e non si può allontanare la gente. Non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo andar via dalle nostre campagne perché non solo l'imprenditore agricolo, ma principalmente anche tutti i soggetti che in campagna svolgono una qualsiasi attività, anche come hobbistica, anche come corredo al bilancio familiare, sono persone che presidiano il territorio, che difendono il territorio, che lo amano e lo valorizzano.
Vogliamo parlare di queste cose o vogliamo lasciarle così? O uno deve nascere per forza in una certa maniera per poter usufruire di un bene comune che è il bene "territorio", che non è un bene destinato solo a pochi eccelsi, bensì è destinato a essere usufruito da tutti perché un bene comune? Vogliamo parlare di questo? Vogliamo parlare un po' dei centri storici? Seppure è necessario tutelare quell'architettura rurale, quella tipologia edilizia, è indispensabile anche mettere in condizioni quei fabbricati, almeno quelli che non possono essere oggetto di intervento da parte di giovani coppie, dove abitano delle persone anziane, per tutta una vita, di essere resi igienicamente abitabili senza incorrere nella mannaia della magistratura. Queste sono le sfaccettature, guardate, che hanno un'importanza vitale tanto quanto ha importanza l'imprenditore che investe e che, con questa legge, comunque, non ha sicurezza dell'investimento perché può arrivare sempre la mannaia, come si dice ancora, della sospensione.
Io credo che sia necessario fare queste riflessioni, ma senza arrivare, se vogliamo farle, a uno scontro tra parti, a uno scontro tra maggioranza e opposizione, a uno scontro quasi ideologico. No. Se vogliamo dotare l'isola di uno strumento di sviluppo territoriale, se vogliamo dotarla di uno sviluppo socio-economico, è necessario confrontarci con calma, senza fretta, andare proprio e principalmente ad ascoltare quello che hanno avuto da dirci le autonomie locali, la Confindustria, la Coldiretti, la Confartigianato, la Lega cooperative, chi più ne ha più ne metta, su questo documento. Perché non si ascoltano i sardi quando si redige un documento che passa sulla loro pelle?
Se noi riuscissimo a intenderci su questo, a parlarne abbastanza serenamente, a discuterne altrettanto serenamente, ad affrontare obiettivamente i vari punti oscuri che questa legge pone, credo che si potrebbe arrivare ad approvare un documento che sarebbe un documento vero di sviluppo per il futuro della Sardegna perché, così restando le cose, andando avanti, credetemi, con imposizioni e non ascoltando le varie posizioni che vengono presentate da quest'Aula e, principalmente, ripeto ancora, ciò che hanno avuto da dirci le associazioni di categoria e le autonomie locali, questo documento rischia di essere un documento, non fine a se stesso, non un documento di sviluppo socio-economico e urbanistico ma, come ho detto poc'anzi, per molti aspetti solo ed esclusivamente, come tante altre norme, un documento antiautonomistico e quindi contro gli interessi della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (P.D.). Signor Presidente, che sia una legge importante lo dimostra già il tenore di questo dibattito, un dibattito ricco, un dibattito che rappresenta naturalmente lo sviluppo dell'attività intensa della Commissione e, a dire il vero, a guardare un po' gli atti, gli annali del nostro Consiglio regionale, scopriamo che la legge numero 45 venne approvata dopo che per alcuni anni era stata all'esame della Commissione, addirittura la "45" venne rinviata dal Governo e venne approvata, cioè ci rendiamo perfettamente conto che è una legge molto importante proprio perché attiene, in buona sostanza, a tre profili. Vi è un profilo, se volete, statutario, cioè il rapporto tra lo Stato e la Regione; vi è un profilo più ordinamentale nel rapporto tra la Regione e il sistema degli enti locali; vi è un terzo profilo che, invece, è un profilo di merito e di contenuto rispetto alla materia specifica; noi stiamo approvando una legge con la quale discipliniamo il governo del territorio, rispetto al tema più generale, che più volte qua è ritornato, che, invece, attiene alle politiche complessive dello sviluppo.
E' una legge importante perché, come la "45" del 1989 rappresentò un'interpretazione che definisco autorevole, moderna, innovativa e autonomista, credo che anche questa legge dovrà avere tutte queste caratteristiche: autorevole, moderna, innovativa e anche autonomista. Perché? Perché nel frattempo sono cambiate molte cose. Nel 2001, il Titolo V è stato modificato, l'articolo 117 al terzo comma parla di governo del territorio e lo definisce come una competenza concorrente. Capite che c'è una bella differenza rispetto a quanto, invece, sostiene e afferma con forza l'articolo 3 del nostro Statuto, che ci dà una competenza esclusiva in materia di urbanistica e di edilizia. Non è un problema di poco conto, anzi credo che una delle ragioni per cui questo Consiglio regionale dovrebbe approvare un nuovo Statuto, trova in questo elemento, cioè il governo del territorio inteso in un'accezione molto più ampia rispetto all'urbanistica e all'edilizia, perlomeno dal punto di vista terminologico, il merito di essere approfondito, anzi merita una nuova stesura dello Statuto.
Non è dubbia un'altra cosa però, il fatto che, rispetto al 1989 (anno nel quale, devo dire la verità, la "45" fu anticipatrice di quanto è accaduto poi a partire dagli anni 2000), ci sono stati alcuni accadimenti specifici: nel 2000 viene approvata la Convenzione europea sul paesaggio che, dal 2006, è diventata legge dello Stato, ma soprattutto nel 2004 inizia la produzione dei codici Urbani che è andata avanti sino al 2008, sapete che, nell'aprile del 2008, è stato approvato l'ultimo decreto legislativo, il numero 63. Ebbene, l'articolo 131 del Codice Urbani novellato prima di tutto dice che: "Per paesaggio si intende il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni". Cioè, riprendendo la Convenzione europea sul paesaggio di Firenze di fatto si dice che il paesaggio comporta tre elementi: il paesaggio, il territorio e l'identità. Cioè, questi tre elementi, così dice il "131", costituiscono un unico mosaico in cui i fattori naturali, quelli antropici e le loro reciproche interrelazioni creano un nuovo contesto che rappresenta un bene unitario primario.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue PINNA.) Questo è il contesto nuovo dal quale noi, in nessun modo, possiamo prescindere. Diciamo ancora meglio che l'ambiente, la storia e l'economia si saldano in un unicum da tutelare e da controllare. Non a caso poi, sempre nello stesso articolo 131, al comma 3, si dice espressamente: "Salva la potestà esclusiva dello Stato di tutela del paesaggio quale limite all'esercizio delle attribuzioni delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano…". Cioè, si dice: "Salva la potestà esclusiva dello Stato di tutela del paesaggio". Noi sappiamo perfettamente che ci troviamo in presenza di una nuova fase molto delicata, molto difficile del rapporto tra Stato e Regione rispetto al tema del paesaggio, paesaggio che non può essere limitato alla semplice accezione naturalistica, ma che comporta necessariamente la dimensione storico-culturale e antropica.
Non è un caso che, nel novembre del 2007, la Corte costituzionale, con una famosa sentenza, la numero 367, disse che la tutela ambientale e paesaggistica "costituisce un limite alla tutela degli altri interessi pubblici assegnati alla competenza concorrente delle Regioni in materia di governo del territorio e di valorizzazione dei beni culturali e ambientali". Cioè, si ricorda che l'articolo 9 della Costituzione rappresenta un valore assoluto affidato, per la sua difesa, in primis allo Stato.
Questo è il nuovo contesto, se volete, normativo che discende direttamente dalla Costituzione e che ha trovato in diverse sentenze, e nell'ultima sentenza della Corte costituzionale, un'interpretazione rigida. Quindi, è chiaro che, parlando di questa legge, predisponendola, noi non potevamo assolutamente prescindere dalla legislazione europea e da quella nazionale a proposito della tutela del paesaggio. Tra l'altro la Corte, sempre in quella sentenza, dice che: "L'oggetto tutelato non è il concetto astratto di 'bellezze naturali', ma l'insieme delle cose, beni materiali o le loro composizioni, che presentano un valore paesaggistico". Senza che noi ce ne siamo resi conto, di fatto è accaduta una cosa importante e cioè che l'urbanistica, rispetto alla quale noi avevamo una competenza esclusiva, è stata ricompresa nel concetto più ampio di governo del territorio che la Costituzione definisce come materia concorrente, a loro volta, però, l'urbanistica e il territorio sono ricondotti nell'ambito del paesaggio rispetto al quale vi è un potere esclusivo dello Stato.
Allora, nel discutere questa legge, al di là dei temi che hanno accompagnato il dibattito che ancora oggi sono ritornati, noi ci siamo preoccupati di inserire la nostra legge sul governo del territorio in questa nuova architettura di tipo costituzionale, tant'è che la Corte, nella sentenza, dice anche che la conservazione del paesaggio è affidata allo Stato, in quanto bene costituzionale, mentre la fruizione del territorio è affidata alle regioni e ai comuni.
E' chiaro che noi ci siamo trovati di fronte a un dilemma che va ben al di là della nostra Regione e cioè quello di riuscire a comporre quanto dice l'articolo 9 della Costituzione, quanto dice l'articolo 117 e quanto, soprattutto, dice l'articolo 118, che più volte è stato citato, il quale richiama il principio della sussidiarietà, dell'adeguatezza e della proporzionalità, ben sapendo che stiamo parlando di funzioni amministrative e che, per il resto, abbiamo parlato invece di funzioni legislative. Tant'è che ci siamo chiesti qual è la cosa che noi dobbiamo in qualche modo fare. La cosa più importante è che noi dimostriamo, con questa legge, che esercitiamo pienamente quanto stabilito dall'articolo 9 della Costituzione, ossia siamo in grado di esprimere un'azione di tutela e di conservazione del paesaggio inteso in questa accezione molto più ampia.
Infatti, all'articolo 1, abbiamo detto: "La presente legge… assicura lo sviluppo sostenibile… nel rispetto della conservazione e riproducibilità delle risorse naturali anche mediante un minore consumo del territorio…". Noi sostanzialmente diciamo che, poiché l'articolo 9 della Costituzione ha per soggetto la Repubblica e non lo Stato, ci rendiamo conto che in questa fase storica probabilmente è stato necessario che lo Stato esercitasse un'azione molto forte di tutela, però non crediamo che questa sia la prospettiva definitiva. Allora, se è vero che la Repubblica, come recita l'articolo 114, si compone di Stato, di Regioni, di Province e di Comuni, noi abbiamo la responsabilità di dimostrare che, nella nostra legislazione, in questo caso regionale, siamo in grado di garantire il rispetto, la tutela, la salvaguardia di quel bene costituzionale perché questo noi abbiamo inteso quando parliamo di Repubblica.
Però, capite perfettamente che ci sono dei passaggi che vanno in qualche modo colmati. Mi ha colpito il fatto che, quando si discusse dell'approvazione dell'articolo 9, nell'Assemblea costituente, mi sembra, il testo originale fosse lo "Stato" e che fu proprio Lussu che propose che, alla parola "Stato", si sostituisse la parola "Repubblica". Per cui è chiaro che noi stiamo parlando di una legge urbanistica, però l'abbiamo compresa dentro; è una legge che disciplina il governo del territorio ed è assoggettata in qualche modo ai principi della tutela del paesaggio, tant'è che è interessante l'articolo 135 del Codice Urbani che, al comma 4, dice: "Per ciascun ambito i Piani paesaggistici definiscono apposite prescrizioni e previsioni ordinate, in particolare: …d) all'individuazione delle linee di sviluppo urbanistico ed edilizio…". Cioè, l'urbanistica e l'edilizia sono ricomprese all'interno dell'azione di tutela in funzione della loro compatibilità con i diversi valori paesaggistici riconosciuti e tutelati, e dice ancora, "… con particolare attenzione alla salvaguardia dei paesaggi rurali…". Noi stiamo parlando di governo del territorio, siamo preoccupati giustamente di normare la materia urbanistica, ma nella nostra responsabilità, se vogliamo acquisire autonomia rispetto allo Stato, che altrimenti agisce indipendentemente da noi, non possiamo che prevedere, all'interno della nostra legge, delle proposte precise che rispondano al dettato, in questo caso, anche del Codice Urbani.
E non è un caso. Sinceramente, voglio dire, si fa anche della mitologia, io mi ricordo che, da sindaco, quando noi abbiamo approvato il PUC, non mille anni fa, ma nel 2002 - 2003, abbiamo ricevuto numerose osservazioni dalla sezione urbanistica, così come tanti altri comuni che, come il nostro territorio, per fortuna si sono dotati di PUC. Segno evidente che, in virtù del fatto che il governo del territorio è una potestà legislativa in capo alla Regione, non si può pensare di eliminare completamente una politica di respiro regionale, un indirizzo di respiro regionale; tant'è che, nell'articolo 11, noi diciamo che il piano di coerenza ha come obiettivo fondamentale quello di verificare se quanto stabilito dal Piano paesaggistico regionale trova una allocazione all'interno dei Piani urbanistici comunali.
Chiaramente vi è anche un riferimento a norme di carattere più generale che devono garantire una lettura comune del territorio in tutto il resto della Regione. Questo cosa vuol dire? Per esempio, io non credo che sia sfuggito a molti il fatto che, quando noi abbiamo parlato del PUC, nell'articolo 10, e abbiamo parlato del regolamento edilizio, abbiamo previsto tutta una serie di funzioni in capo all'ente locale, non per niente sono richiamate anche quando leggiamo l'articolo 37 sulla qualità architettonica dove diciamo che è chiaro che il livello regionale, in virtù di una responsabilità costituzionale, non può esimersi dal dare degli indirizzi, e la verifica di coerenza riguarda proprio questo aspetto. Non mi sembra che la legge numero 45, sotto questo punto di vista, sia stata un esempio di esaltazione, cioè non è che le autonomie locali dicevano di fare quello che volevano. No, anzi, si è detto loro che dovevano dotarsi di un Piano. Sinceramente credo che dobbiamo avere il senso degli avvenimenti così come si sviluppano nella storia per capire che noi stiamo rendendo e vogliamo rendere questo strumento uno strumento che abbia il massimo dell'autonomia rispetto all'azione dello Stato, ma che contemporaneamente sia anche in grado di dimostrare che svolge quella funzione forse ancora meglio dello Stato perché, sì, la Regione è più prossima ai cittadini di quanto non lo sia lo Stato stesso.
Infatti, sempre nella sentenza della Corte costituzionale si dice che le competenze regionali concernono la concreta individuazione e collocazione dei beni paesaggistici nei Piani territoriali o paesaggistici. Allo stesso modo la verifica di coerenza ha questo scopo, di verificare se la collocazione, la tutela del Piano paesaggistico e identitario è avvenuta in maniera corretta. Tant'è che a questo principio abbiamo ispirato alcuni articoli, penso per esempio all'articolo 15 quando abbiamo introdotto l'autorizzazione paesaggistica, all'articolo 19 quando abbiamo introdotto lo sportello urbanistico per recepire il sesto comma del "146" del Codice Urbani, e all'articolo 11 quando diciamo che sarebbe opportuno che, in sede di predisposizione o di approvazione o di espressione di un parere di coerenza, venga acquisito preventivamente, per quello che può valere, aanche il parere del MIBAC. E non tanto perché noi stiamo immaginando di annettere l'urbanistica alla paesaggistica, ma perché stiamo compiendo esattamente il cammino contrario.
L'articolato presenta molte novità, però credo che sia giusto, come Presidente della Commissione, che registri i problemi, le difficoltà e le osservazioni che sono emerse soprattutto ieri e che non riguardano temi sui quali forse abbiamo già trovato un accordo, mi sembrano temi di grande rilevanza, di grande importanza, e credo che il tempo necessario perché anche questi aspetti vengano approfonditi sulla scorta di una memoria storica che ha visto la legge urbanistica o di governo del territorio avere degli approfondimenti, insomma, credo che...
PRESIDENTE. Sì, prego concluda.
PINNA (P.D.). Presidente, sì, un secondo... è una legge molto importante, è una legge in cui vogliamo saldare il governo della Regione con il valore del sistema delle autonomie locali nel rispetto di molti principi e anche di quella sussidiarietà orizzontale che avete citato, per cui credo che per alcuni versi io registro con preoccupazione, o perlomeno con molta attenzione, osservazioni che sono state fatte e vedremo come si potrà procedere nel prosieguo dei lavori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu sull'ordine dei lavori.
BIANCU (P.D.). Presidente, chiedo se è possibile completare il dibattito con gli interventi dei Capigruppo e della Giunta nella mattinata di domani, in modo che la serata di oggi possa essere utilizzata, come peraltro era stata programmata, per la definizione degli emendamenti. Quindi avanzo la proposta di riprendere i lavori domani mattina per completare il dibattito.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, nulla quaestio, ovviamente, sulla richiesta che il Capogruppo del Partito Democratico ha fatto, con una integrazione però, cioè che ovviamente la serata per la predisposizione degli emendamenti è utile dopo aver sentito il parere di tutti i Capigruppo e magari anche la risposta della Giunta, perché è possibile che, su alcuni emendamenti che l'opposizione ha in mente, ci siano delle risposte e delle aperture positive da parte dei colleghi del centrosinistra e da parte della stessa Giunta.
Quindi, io credo che, nella proposta avanzata dal Capogruppo del P.D., sia implicito che, al termine della discussione generale e della replica della Giunta, comunque prima della votazione per il passaggio all'esame degli articoli, ci sia un certo lasso di tempo in cui si possano definire le ultime cose sugli emendamenti.
PRESIDENTE. Io penso che, se non ci sono obiezioni, si possa accogliere la proposta dell'onorevole Biancu. Il punto è ridurre il più possibile il tempo, perché stiamo lavorando troppo lentamente, i Gruppi possono lavorare stasera al corpus generale degli emendamenti, poi, valuteremo il proseguo nella mattinata di domani, dopo la conclusione degli interventi.
Il Consiglio è convocato domani, giovedì 16 ottobre, alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 12 e 45.
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