Seduta n.211 del 07/08/1997
SEDUTA CCXI
(Pomeridiana)
Giovedì, 7 agosto 1997
Presidenza del Vicepresidente Milia
indi
del Presidente Selis
indi
del Vicepresidente Zucca
La seduta è aperta alle ore 16 e 07.
FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì, 23 luglio 1997(207), che è approvato.
Continuazione e fine della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta regionale
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta regionale.
E' iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (Gruppo Misto). Di fronte ad un'Aula deserta rinuncio, Presidente.
PRESIDENTE. L'oratore successivo è il consigliere Randaccio che, non essendo presente in Aula, viene considerato decaduto. Poiché l'onorevole Amadu non intende intervenire, ha la parola il consigliere Montis.
Ha domandato di parlare il consigliere Aresu sull'ordine dei lavori.
ARESU (Gruppo Misto). Solamente per ricordare, Presidente, che stamane è successa la stessa cosa. Senza chiedere sospensione chiedo almeno dieci minuti, stando in Aula, di pausa in modo che gli altri colleghi arrivino. Né più né meno di quanto è successo questa mattina per gli altri colleghi.
PRESIDENTE. Dopo la sospensione il primo a parlare, se intende farlo, sarà il consigliere Amadu. Dieci minuti di sospensione fino alle ore 16 e 20.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 10, viene ripresa alle ore 16 e 24.)
PRESIDENTE. La seduta riprende, prego i colleghi di prendere posto. E' iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi, sono risentito per il fatto che poc'anzi, per mia causa, si sia dovuto rinviare l'inizio dei lavori di questa seduta e ne chiedo scusa soprattutto ai colleghi presenti in quel momento. Però io credo che un minimo di dignità a questa Assemblea debba essere riconosciuto e debba essere preteso; quindi credo che, se ognuno di noi intervenisse e desse per letto quanto deve dire, sarebbe sufficiente affidare agli atti scritti le proprie considerazioni, le proprie proposte e limitarsi a questo gesto. C'è molta rassegnazione in giro, questa è la verità, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, questa rassegnazione non è solo nostra, anzi direi che noi ci ribelliamo a questo stato di cose, chi perlomeno ha dignità politica e sente il peso delle responsabilità che gli derivano dal consenso popolare. Ma c'è rassegnazione da parte della opinione pubblica, da parte dei sardi, soprattutto da quella parte di società sarda che ha bisogno, che aspetta atti concreti, che vuole vedere soluzioni, e che invece vede negate proprie possibilità, proprie prospettive di crescita, prospettive di lavoro, di sana e trasparente occupazione. Questa seduta riprende mentre da poche ore è stato sancito il definitivo addio dalla iniziativa dell'Aga Khan in Sardegna. Un addio definitivo che suona come una campana a morte per la economia della Sardegna. Qualche settore culturale o pseudo culturale gioirà di questo, ma non c'è dubbio che davanti alle prospettive di lavoro che sfumano, davanti alle possibilità di un ordinato sviluppo economico e sociale, chi può essere contento? Solo chi non aveva nel cuore il desiderio di dare una risposta, seppure parziale, ai bisogni della tanta gente della Sardegna che vuole un lavoro. E quando un imprenditore del livello dell'Aga Khan dice addio alle possibilità di lavoro in Sardegna, il futuro si fa davvero nero e non bastano le schiere di tanto ambientalismo prezzolato a coprire il danno che sta suscitando. Ma nei giorni scorsi altro abbiamo sentito dire, soprattutto da questa Assemblea e da parti importanti di forze politiche della maggioranza. Io parlo di ex maggioranza perché una maggioranza ormai non c'è più se non una maggioranza numerica, raccolta all'ultimo momento, si è sentito ancora una volta parlare di poteri affaristico massonici, e stranamente se n'è parlato dopo un accordo tra Rinnovamento italiano e Partito Sardo d'Azione. Qualche forza politica ha parlato di pressioni affaristico massoni. Ma si è parlato ancora una volta di poteri forti che starebbero condizionando la nascita o la continuità della Giunta. Ma allora io mi chiedo una Giunta che si dichiara autorevole, che si propone come responsabile e capace di affrontare i problemi della Sardegna e di dare un governo alla Sardegna, di guidare la Regione, come può non difendersi dai poteri forti. Ma allora se una Giunta, se una coalizione non è in grado di difendersi dai poteri forti che cosa ci sta a fare? Ma perché queste cose avvengono soltanto quando sta per mancare qualche consigliere alla conta numerica, quando qualche disegno sta per finire, non certamente secondo i desideri di chi orchestrava e di chi continua a orchestrare al di fuori di quest'Aula, nelle sedi decisionali dove è facile dirottare il denaro pubblico, dove si costruiscono iniziative con il denaro pubblico, questo sì che è molto grave. Ma lo sfascio di questa coalizione, e io credo che il presidente Palomba verso il quale esprimo la mi stima personale, il presidente Palomba è succube di questo stato di cose, perché una maggioranza che non c'è, un'occupazione stabile del potere, questo sì, ha creato problemi di natura istituzionale ma prima di natura politica. Ma mentre i problemi di natura politica, se fossero fine a se stessi, sarebbero valutabili per i danni alla politica, peraltro gravi, se non ci fossero i danni all'economia agonizzante, i danni di natura istituzionale direi che sono quasi irreparabili, perché lo sfascio della coalizione di centro sinistra è stato visto come lo sfascio dell'istituzione Consiglio regionale, è stato visto e presentato da chi aveva interesse a questa strumentalizzazione, presentato come uno sfascio dell'istituto autonomistico. Questo sì che è grave; di questo sì che ne avete il peso gravoso. Problemi quindi politici e problemi istituzionali. E quindi ciò che valeva qualche mese fa, quando nacque la Giunta per la quale oggi agonizzante si chiede un po' di ossigeno, non solo valido ancora oggi, ma sono ancora gravati e certificati da quello che si sta verificando. Quali sono allora le prospettive politiche? Stamani si è accennato ai problemi di legittimazione politica al governo della cosa pubblica. Qualcuno, credo il collega Cugini, che non vedo in Aula, accennava alla legge elettorale come ad un escamotage per stabilire chi aveva titolo a governare, quasi che oggi il quadro attuale fosse un quadro insuperabile, quasi che oggi non ci fossero alternative al quadro attuale di governo regionale. E' tanto strumentale la diagnosi del collega Cugini che si può smontare in poche battute. Ma chi ritiene oggi di aver titolo a governare? Chi tre anni fa, presentandosi con un programma elettorale poi ha modificato totalmente questo programma? Chi presentandosi con un ballottaggio a tre riteneva e chiedeva i voti per un programma, per una coalizione, per una politica di una certa impostazione poi ha cambiato regime in corso d'opera? Questi attori ritengono oggi di aver titolo non solo a predicare e ad attribuire patenti di titolarità di governo, o ritengono di essere coerenti con gli impegni presi a suo tempo? Ancora urla Rifondazione Comunista che dopo tre anni rimane alla porta, tradita dagli impegni elettorali presi tre anni fa. Qual è allora la prospettiva politica per sminuire e dimostrare con i fatti che questa diagnosi è sballata? Occorre misurarci con le riforme, prima di tutto con la legge elettorale. Ma, presidente Palomba, di questo ed altre cose ieri lei ha accennato nella comunicazione-fuga che lei ha fatto col nome, con la pronuncia dei nomi degli Assessori, poi le chiederò se i nomi rimangono quelli oppure no; non vorrei che stanotte, se si dovesse protrarre a domani il voto finale, stanotte qualche uccellino verde porti, con una penna a depennare qualcuno e ad inserire qualche altro nome. A quel punto sì che la situazione si aggroviglierebbe, si aggroviglierebbe al punto che sarebbe inestricabile non solo domani ma neanche dopodomani. Ma perché chi oggi si assume, si arroga il diritto di essere maggioranza, non propone subito la modifica della legge elettorale per prospettare soluzioni veramente alternative agli elettori e al governo della Regione. No, questo non si fa; non si fa perché i proporzionalisti sono contrari. Allora se questo non si fa, si vuole continuare con l'ambiguità, si continui con l'ambiguità, ma di questo devono essere responsabili chi vuole queste scelte e allora il collega Cugini saprà a chi si dovrà rivolgere d'ora in poi e saprà, deve sapere, che facendosi larga diagnosi degli ultimi tre anni, di tre anni fa, deve sapere che quello che diceva stamattina era una sostanza sballata che si fondava su considerazioni certamente insussistenti. C'è un problema poi di prospettiva politica: nonostante la messa ancora una volta alla porta, Rifondazione Comunista gioisce al fatto che c'è un dialogo, si è aperto finalmente un dialogo di strategia politica che ha una funzione strategica tra PDS, la stessa Rifondazione e Federazione Democratica. Io che mi intendo poco di politica, dico che perlomeno qui si intravede già un barlume di qualcuno che verrà messo alla porta tra due anni, e chi verrà messo alla porta in un'alleanza strategica di questo tipo lo sa bene, chi. Allora qualcuno inizi a pensare che pur rimanendo oggi dentro ed essendo pur determinante, sappia che tra due anni certamente avrà molte difficoltà a inserirsi in questo asse strategico che vedrà la sinistra ricompattata e assumere il ruolo di tenaglia dentro la quale poco centro o pochissimo centro avrà vita facile ma sicuramente non avrà vita tale da poter consentire una guida di quella coalizione, una guida di quelle prospettive. Quando qualche giorno fa proponevo quindi, per pensare all'oggi ma anche al domani, che occorreva una Giunta in grado di mandare avanti l'ordinaria amministrazione, almeno quello, cosa che non sta facendo da mesi, forse da tre anni, perché sei crisi, alla fine, portano venti, venticinque mesi di paralisi totale. Proponevo una Giunta diversa, con l'invito alle forze di centro e dell'Ulivo a cambiare linea, lo dicevo, perché occorre dare risposte immediate ai sardi, ma occorre preparare anche una prospettiva di cambiamento, una prospettiva più autorevole, più capace di cultura di governo, più capace di dare una speranza di sviluppo e di crescita economica e sociale. E quella mia proposta, in termini attuali, non è assolutamente un ribaltone per le motivazioni cui accennavo prima, ma è soltanto una rivisitazione di alleanze, una messa a punto di alcuni problemi e soprattutto una presentazione di un programma attuabile che in un rapporto Stato-Governo regionale più autorevole, più moderno possa portare in Sardegna più risorse economiche, ma possa anche consentire all'istituto autonomistico di riacquistare quella dignità politica, quella dignità istituzionale, che è stata in questi anni negata o comunque sia messa in cattiva luce. Allora io credo che davanti a queste prospettive, davanti a questa situazione non posso che esprimere e anticipare quale sarà il mio atteggiamento rispetto a questa nuova proposta. Una Giunta agonizzante, che è arrivata a una fase terminale della propria vita, che si regge con l'aspirina, per qualcuno che ancora fosse incerto rispetto alle cose che ho detto preannuncio il mio voto contrario.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io le chiedo scusa, e chiedo scusa anche ai colleghi per non aver fatto in tempo a scrivere il mio intervento, quindi gran parte di questo verrà fatto a braccio, con tutte le conseguenze che deriva per gente come me che non è in grado, che non è capace di parlare a braccio. Confido nella capacità del Servizio Resoconti di migliorare questo mio discorso.
Signor Presidente e colleghi, in questo dibattito per la fiducia nella vecchia, nuova Giunta, dimessasi unitamente al Presidente due mesi orsono, non intendiamo lasciare equivoci di nessun genere, né politici né istituzionali, nell'interesse di un'opinione pubblica che guardava alla Giunta e alla maggioranza che la esprimeva fin dal suo sorgere, nel 1994, con fiducia e speranza, e che oggi il dispiegarsi delle sue azioni di governo la guarda con apprensione e sfiducia.
Questa coalizione si è dimostrata incapace di affrontare i nodi di una costruzione economica moderna, efficiente ed efficace sul piano sociale. Tuttavia si era fiduciosi in larghi strati di popolazione che le cose sarebbero cambiate in meglio con una Giunta di centrosinistra e sardista, rinnovata negli uomini e nei propositi, invertendo i vecchi metodi del passato, equilibrata nella ripartizione delle risorse finanziarie nei territori e nelle zone, senza privilegio alcuno o ostracismi per i più poveri e i meno protetti. Affrontare i problemi della disoccupazione come fatto ineludibile dalla creazione di nuovi posti di lavoro in misura sufficiente, dallo sviluppo agricolo e dell'agroindustria, della pastorizia, dei ceti artigiani e commerciali, e così via, in buona sostanza, partendo dai bisogni primari dell'uomo, della casa, della cultura, della sicurezza sociale, utilizzando le finanze del bilancio, dei trasferimenti statali, di quelli dell'Unione europea, quale occasione mai verificatasi prima, almeno in questa dimensione. Litigi, insufficienza progettuale e operativa delle componenti del centrosinistra hanno vanificato le condizioni relativamente favorevoli e ancora una volta la speranza e la fiducia delle masse popolari nei confronti loro si è completamente esaurita. Le tre, quattro, cinque giunte che in tre anni si sono susseguite sono da tenere nel registro della storia di questa nostra regione, anche per le lacerazioni che hanno creato nel tessuto sociale e tali da non avere più numeri per governare. Da qui, a iniziare dall'autunno scorso, i primi inviti e pronunciamenti a favore di un incontro con Rifondazione Comunista, non solo per cancellare l'odiosa discriminazione operata nei nostri confronti dal 1994, ma anche perché quelle lacerazioni verificatesi nel centrosinistra non consentivano una vita consiliare certa, e i risultati di un voto in aula erano una continua apprensione per la maggioranza di governo, e nelle commissioni per assicurare una tranquilla navigazione della maggioranza. L'accoglimento dell'invito al confronto, nella prospettiva di un nuovo e più avanzato quadro politico e di un possibile governo dell'Isola che rimescolasse le carte ripartitorie della Giunta, degli enti, del sottogoverno praticato con tenacia e senza aprire varchi finalmente alla professionalità e al nuovo, appariva ormai come cosa possibile.
Si voleva affrontare, almeno nelle nostre intenzioni, una situazione sociale di crescente povertà, significativamente e clamorosamente rilevata nello sciopero di giugno e dalle aperte critiche delle categorie economiche più importanti. A questo vostro richiamo e offerta i nostri militanti, gli elettori, le classi subalterne, tanti giovani a noi vicini, hanno accolto il nostro acconsentire, se non con diffidenza, certo senza entusiasmo. Siamo stati, come in tante altre occasioni, responsabilmente sensibili ai bisogni della società sarda. Con quali risultati? Sarei reticente con tanti di voi che manifestano stima personale, e che forse perderei persino, se non dicessi la verità fino in fondo, la sola verità che quasi due mesi di incontri hanno prodotto un confronto con estenuante fatica fisica, ore, giorni e notti, su temi del programma, per poi accantonarli, riprenderli e accantonarli ancora, e infine nominare un sottocomitato a cui affidare la stesura.
E' sul programma che noi abbiamo puntato tutte le carte, prodotto schede per singoli settori, insistito con convinzione, consci che questo è il nostro dovere verso i sardi. Un programma non di fantasia che contenesse tutto e, come sempre succede, niente. Fantasie per gli anni 2000-2006 e oltre. Per questo abbiamo chiesto di affrontare questioni più urgenti e riconosciute in grado di essere verificabili con cadenze certe e prestabilite nel tempo. I componenti del sottocomitato, ne diamo atto, hanno lavorato con impegno, ma il centrosinistra non voleva un programma siffatto, da proporre al Consiglio, ma discutere solo di assetti, di numeri che ogni forza politica presente al tavolo portava in dote, e come conseguenza i corrispondenti posti in Giunta. Una ingenuità la mia che può apparire a certi colleghi come una cosa primitiva e non da esternare in sede di Consiglio. Credo - mi sono proposto di dire la verità e lo faccio senza l'assillo della contestazione sempre possibile - che verso il programma, che anzi avverso al programma si pensasse agli assetti, a quanto questi potevano quadrare nelle esigenze delle singole forze politiche o del loro frazionamento interno. Le singole forze che si riscontrano nella vecchia arma, che benché spuntata è sempre un'arma dell'anticomunismo. Avete mai sentito che le calamità, una guerra, la costituzione dei regimi autoritari nei paesi affrancatisi dal colonialismo non fossero per responsabilità dell'intrigo dei comunisti? Non avete forse voi sentito per decenni che il Mezzogiorno assistito e lo sperpero di somme favolose non erano responsabilità del governo, né di Cirino Pomicino o di Benedetto Craxi, ma dei comunisti? Forse per il prevalere di una colpa, di una difesa intransigente nei confronti delle classi popolari, delle classi più povere. Avete mai sentito, per quanto riguarda la nostra Isola, che le fabbriche improduttive costruite dalle aziende di Stato con finanziamenti pubblici, che ostacolavano il libero dispiegarsi della imprenditoria privata, erano colpa dei comunisti? Certo che avete sentito queste cose, e queste cose riaffiorano per fare in modo che i comunisti continuino a subire la discriminazione vecchia come il mondo e inconsistente quanto è il mondo stesso. E come in un vecchio film riaffiorano le orrende figure dei comunisti cui (?) si rincorrono per quadrare le richieste dei posti che dovevano essere attribuiti alle singole forze politiche e alle componenti interne delle stesse. Comunisti retrogradi, inaffidabili, da allontanare.
L'onorevole Palomba, al quale io esprimo con tutta sincerità comprensione per la sua vicenda politica e umana, nelle sue quattro righe di presentazione delle nuova-vecchia Giunta si propone l'obiettivo di un nuovo quadro politico con Rifondazione Comunista, credendo in questo modo di salvarsi l'anima e l'apertura delle porte del paradiso, allo stesso modo dei proprietari terrieri di altri tempi, sfruttatori e oppressivi nei confronti dei propri dipendenti e dei braccianti agricoli, che dando un congruo obolo alla Chiesa cattolica, alla fine della messa domenicale, aspiravano alla stessa cosa.
Se questa Giunta ha una contestazione così estesa nelle popolazioni sarde, se questa contestazione investe non solo le classi povere, ma gran parte dei ceti produttivi, come pensate che questo governo possa affrontare i problemi dell'Isola se è vecchio, se ha perso persino quel poco di slancio che aveva all'inizio della legislatura e quando fu composto per la prima volta per la sua gestione? Viene annunciato che si tratta di mesi, soltanto di mesi, in un periodo piccolo, fino a che non si compia il congresso del Partito Popolare Italiano. E allora quali sono e come affrontare le emergenze che diano lavoro, speranza, prospettiva alle generazioni oggi, non fra tre mesi, non fra sei mesi, non fra un anno, già penalizzate. Considerare benestanti o fortunati chi ha le 800 mila lire mensili per lavori socialmente utili è quanto di più incivile si può esprimere da parte di personaggi politici che non meritano altro appellativo se non il disprezzo. Come affronterete i problemi che sono oggi particolarmente impegnativi e che riguardano tutta una serie di questioni che sono infinite, che vanno da una ricerca affannosa del lavoro, di migliorare le condizioni di vita generali, dell'affermazione di una civiltà culturale nuova che deve investire la nostra Isola. Come potremo in questa situazione non tener conto che occorre sviluppare una serie di iniziative e di impegni finanziari che riguardano i centri storici, che riguardano le periferie urbane delle città, gli assetti civili, le strutture, che riguardano il trasferimento di risorse finanziarie agli enti locali per progetti cantierabili che diano occupazione, che riguardano la forestazione, la salvaguardia di quel che rimane del nostro patrimonio boschivo, che riguardano tutta una serie di problemi che possono immediatamente dare occupazione se sono affrontati con la capacità e l'impegno e le risorse finanziarie che meritano. Questo è il problema.
Se questa Giunta ha perso questo sforzo e questa sua capacità in un periodo, in un arco di tempo così breve, dall'ottobre e dal novembre scorso fino al mese di marzo-aprile di quest'anno, come pensa di recuperarlo e di associare a sé forze politiche più larghe della società civile, forze democratiche, laiche e cattoliche ma progressiste, indirizzate verso l'elevazione delle condizioni generali di vita, di lavoro della società sarda. Come il centro sinistra intende raccogliere, sciogliendo il nodo con Rifondazione Comunista e con quella parte più progressista cui mi richiamavo, come creare nell'Isola un'aggregazione che consenta l'uscita dalla crisi e dal sottosviluppo? Ci sono programmi, ci sono indicazioni? I programmi che sono stati elaborati nel corso di queste trattative di questi due mesi, sono cinque, sei, sette, otto, credo nove in definitiva, con una sintesi, ognuna delle quali ha sì delle convergenze ma anche divaricazioni, ce n'è una per esempio che diluisce tutti i problemi dell'Isola nella grande Europa, come se noi fossimo un paese pronto, con un'industria, con assetti civili, con trasporti, con strutture atte a confrontarci con l'economia delle regioni più avanzate del nostro paese e dei paesi più avanzati dell'Europa. Noi siamo in forte ritardo, come affronteremo questo problema? Come gli indugi e gli arretramenti che ci sono stati nel corso di quest'ultimo periodo che al di là dei propositi spingono verso destra, spingono verso una destra che comprime la democrazia e le istituzioni, essendo in queste forze, per loro stessa natura, esistendo una vocazione autoritaria. La democrazia va difesa e va difesa in tutti i suoi aspetti. Come è possibile che esistano in questo Consiglio regionale alcune centinaia di interrogazioni e interpellanze alle quali non si dà risposta, delle quali si elaborano (come li ha chiamati Bonesu) volumi che sembrano elenchi telefonici. Come è possibile accettare un confronto democratico con la maggioranza, comprendere come questa accetti non solo le critiche ma le proposte positive che vengono da parte del Consiglio regionale per migliorarne le condizioni generali non solo di incontro e di scontro, ma di confronto in senso positivo per aumentare la sua capacità di governo, per migliorarne la qualifica, per andare avanti in una direzione che non è più possibile consentire arretramenti nello sviluppo della società moderna. La destra non ha mai esercitato nel corso di quest'ultimo periodo un'opposizione seria in questo Consiglio. Voglio dire un'opposizione compiuta con proposte rispondenti ai bisogni e alle esigenze, e comunque contrastanti con gli impegni di governo della maggioranza, ad eccezione delle simpatiche esternazioni dell'onorevole Edoardo Usai e della critica sull'attività dell'Ente minerario, cosa che facciamo anche noi e che condividiamo. Le conseguenze della mancata risposta a queste interrogazioni, a questo dialogo, a questo confronto limitano enormemente anche l'autorità di questa stessa Assemblea, non sono solo gli attacchi degli altri che provengono da altre forze oscure che tentano di inficiare la democrazia e l'autorità di questo Consesso, sono anche le mancanze che sono manifeste da parte della maggioranza e da parte di questa Giunta.
Infine la responsabilità delle forze politiche di governo, ma credete che possiamo assolvere qualcuno solo in virtù di un documento che è stato sottoscritto tra le forze della sinistra per un colloquio in avvenire, per un confronto sulle prospettive e sulle future tornate elettorali che ci saranno in Sardegna e nel nostro Paese? Noi nel 1994 eravamo in rotta di collisione col P.D.S., tuttavia non si escluse in quel periodo e non si escluse successivamente l'incontro su posizioni elettorali, a Cagliari presentammo lo stesso sindaco, apparentandoci con le nostre liste ad Iglesias presentammo una lista in comune e perdemmo per poche decine di voti, così in altre località importanti. Quindi non è l'obiettivo elettorale, l'obiettivo deve essere altro, strategico, altamente strategico per dare risposte alla Sardegna veramente nuove che questo centro sinistra non è stato in grado di dare; voi non potete fare appello ad un senso di responsabilità degli altri, non potete fare appello per le cose che non sono state realizzate di volta in volta adducendo motivazioni che inficiano questa ristretta incapacità della burocrazia regionale o la non registrazione da parte della Corte dei Conti ed altre. Ci sono altre questioni ben importanti, non vi assolviamo, noi cerchiamo delle responsabilità ma le cerchiamo in senso positivo non distruttivo. Abbiamo votato cento volte leggi e proposte fatte da noi quando ritenevamo che andassero nell'indirizzo di fatti positivi nei confronti di singoli e di categorie economiche, di gruppi di lavoratori o nell'interesse delle istituzioni locali. Continueremo a farlo, ma solo in questa direzione e per responsabilità nostra, per decisione nostra; tuttavia bisogna cambiare indirizzo, non potete continuare a sommare in voi tutte le rappresentanze di questo mondo, degli enti, delle banche, degli istituti, delle cento, mille rappresentanze che questo Consiglio elegge, che questo Consiglio rappresenta. Bisogna fare posto alla professionalità, ampliando(?) finalmente la scelta e la cernita delle singole forze politiche e dei singoli rappresentanti che alle stesse si richiamano. Questi sono un senso di responsabilità concreta. Io non so se abbiate capito come voteremo dalle cose che ho detto, ma per maggiore chiarezza vi diremo che noi voteremo contro questa Giunta, voteremo in piena coscienza perché siamo consapevoli di non rendere un servigio a voi se dovessimo votare a favore, renderemo un servizio al popolo sardo se questa Giunta non avrà successo, se questa Giunta sarà costretta a dimettersi, se questa Giunta o altra che potrà seguire ad essa farà un balzo in avanti e uno scatto di orgoglio. Per affrontare i problemi dell'Isola, per affrontare per esempio uno dei problemi più drammatici che questa Isola ha, le servitù militari. Siamo la sola regione in Europa che mantiene servitù militari di queste proporzioni persino con minaccia di estenderle. Non solo per il caso del super radar, ma La Maddalena verrà smobilitata. Le forze armate americane, gli sofisticati strumenti di morte di natura atomica verranno trasferiti nella penisola greca di Creta, entro due anni, e La Maddalena diventerà una base della Nato, di diciotto paesi, nella quale armi ed armati avranno diritto di insediarvisi, quindi estendendo le servitù militari in quella zona. Questo è uno scatto di orgoglio, non la lingua sarda che siamo in grado di parlarla tutti, e molto bene anche. Assieme alla lingua sarda, assieme a questo grande orgoglio, a questo grande spirito di indipendenza, di indipendenza dalle costrizioni della società nazionale, noi vi diciamo che uno scatto di orgoglio deve essere fatto da questa o da altre maggioranze per costruire una economia, per avviare la costruzione di una economia moderna, competitiva, capace di inserire questo nostro paese nell'ambito delle regioni più avanzate del Paese e dei paesi più avanzati d'Europa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, credo che questo sarà un dibattito e soprattutto un voto inutile; perché se le dichiarazioni del Presidente avranno voto favorevole, avremo lo stesso Presidente, la stessa Giunta provvisoriamente; se il voto sarà negativo avremo il Presidente e la Giunta provvisoriamente. Quindi credo che mai esito di voto sia meno rilevante, salvo chiaramente i termini procedurali. Credo che questo dimostri che non siamo al momento delle decisioni importanti. Qualcuno ha parlato di tregua, forse il termine è appropriato perché chiaramente negli scorsi mesi si è combattuto una lotta che, forse, si poteva combattere con modi più rapidi e con esiti sicuramente migliori per il popolo sardo. C'è stato un tentativo di spostare un equilibrio che era stato faticosamente raggiunto all'indomani delle elezioni regionali del 1994; di spostarlo in senso chiaramente di privilegiare una futura alleanza di sinistra, di diminuire il peso che in quell'accordo avevano le forze che non si erano presentate con il cartello dei progressisti nelle elezioni del 1994. Il tentativo era abbastanza subdolo, un tentativo di capovolgere una volontà popolare, per quanto espressa nei limiti di quella legge elettorale, ma una volontà popolare che aveva dato 271 mila voti al cartello progressista e 283 mila agli alleati. Un tentativo di cambiare i rapporti di forza quali dichiarati dall'elettorato, un tentativo che si intendeva e si intende avallare con modifiche della legge elettorale non in senso maggioritario, che ha una sua logica democratica, ma in senso minoritario nel senso di portare minoranze, semplicemente perché più organizzate, al controllo della Regione. E di spostare anche la visione politica da un programma che forse non è tanto spregevole quanto disattuato a un programma che invece abbia una particolare caratterizzazione statalista che noi sardisti per primi respingiamo; e lo respingiamo dal nostro punto di vista di forza politica di sinistra, ma di forza politica liberista, liberale e democratica, completamente nemica dello statalismo. Non si può puntare a risolvere i problemi della Sardegna dando assistenza, spendendo per i cosiddetti lavori socialmente utili che, molto spesso, sono una forma di concorrenza sleale verso le piccole imprese, che non danno effettiva occupazione, che creano masse di persone disadattate, ricattabili e pronte magari ad appoggi elettorali a chi gli promette la continuazione di uno status comunque di sopravvivenza. Credo che la Sardegna abbia bisogno di programmi ben diversi, non ha bisogno di statalismo ma di liberismo, di liberare dai lacci le imprese grandi e piccole che in Sardegna hanno estrema difficoltà ad operare per fattori geografici, per fattori sociali, per i problemi dei trasporti e della energia non risolti, per i problemi fiscali che nella nostra Isola sono ancora più pesanti. Provvedimenti quindi che devono facilitare il decollo delle imprese, che devono creare effettiva occupazione, che devono dare la possibilità di sviluppo; credo che tra tutti questi problemi quello fiscale sia essenziale in quanto strettamente legato a quello dei trasporti e a quello della energia. Per cui noi chiediamo un impegno per la zona franca. Qualcuno ci dice che non è la panacea di tutti i mali, ma creiamola; noi vediamo che tutte le altre zone franche certamente non sono in una situazione di miseria e di sottosviluppo come la Sardegna. E sul programma, chiaramente non ci siamo trovati d'accordo
Presidenza del Presidente Selis
(Segue BONESU.) Qua abbiamo assistito in questa crisi ad un fenomeno nuovo e preoccupante quanto meno come entità. Abbiamo assistito al fatto che la stampa da spettatore attento, interessato e critico si è voluta molto spesso trasformare in giocatore e arbitro nello stesso tempo. Stamattina abbiamo sentito una serie lunga di attacchi ad un organo di informazione. Io dico che il fenomeno è generale; l'altro organo di informazione certamente non ha brillato per obiettività in tutta questa vicenda. E questo, al di là dei tentativi giornalistici di volersi avallare come voce del popolo e degli elettori, è ben presente in tutti i cittadini con un minimo di attenzione. Domenica mattina ho tentato di fare un test sulla questione; mi sono presentato al mio edicolante e con fare noncurante ho chiesto di avere una copia de "L'Unione sarda" e della "Pravda"; il giornalaio, senza problemi, mi ha subito consegnato la copia de "La Nuova Sardegna", il che dimostra che esistono giornalai intelligenti e giornalisti ogni tanto un po' cretini e soprattutto interessati. Perché quando si vuole avallare questa crisi come opera di complotti, di intrighi, di cospirazioni massonico-affaristiche, a qualcuno non bastava e ci ha aggiunto anche mafiose, è voler mistificare la questione. Qua è avvenuto uno scontro in gran parte alla luce del sole; noi abbiamo preso decisioni in un congresso in cui di giornalisti ce ne erano trenta. Noi abbiamo preso le decisioni alla luce del sole, e quello che abbiamo detto, abbiamo cercato di far rispettare in tutta questa vicenda. Non c'è stato niente di oscuro; erano cose dette e ridette da noi e da altri. Chiaramente possono essere cose non gradite ma non si può sperare che la realtà sia conforme ai propri desideri; la realtà è fatta dal fatto che ci sono degli schieramenti, dei partiti, dei Gruppi, ma ci sono altri schieramenti, altri partiti e altri Gruppi, e chiaramente non si può pensare di dirigere la politica come se si fosse i soli attori. In democrazia occorre prendere la maggioranza per poter determinare le decisioni per cui è necessaria la maggioranza, altrimenti la politica, si dice, è l'arte del compromesso e occorre trovare vie mediane che molto spesso, in questa vicenda, non sono state neppure cercate e si è cercato, invece, di imporre certe forme e certe decisioni. Stamattina si è avuto un gran invocare la legge elettorale; io osservo che altre regioni si sono dotate di legge elettorali maggioritarie, con formule antiribaltone e così via. Quelle regioni oggi sono in crisi, perché una realtà politica composita come quella italiana (e quella sarda lo è anche un pochino di più) hanno bisogno sì di legge elettorali che assicurino la governabilità, ma non è la legge elettorale che di per se stessa assicura la governabilità; la governabilità è assicurata dal fatto che ci siano delle convergenze sui programmi, che vi siano volontà comuni, che vi sia la volontà di governare per il bene comune e non di affermare interessi di parte e tentativi di imposizione di regime. Nei sistemi democratici maggioritari la regola è l'alternanza, la regola è la possibilità della pubblica opinione di essere informata, e quindi di una stampa libera e indipendente. La regola è che negli schieramenti i candidati vengano designati con elezioni primarie. Qua si parla tanto di riforma elettorale ma non si parla di elezioni primarie che devono costituire un elemento essenziale. Chiaramente si possono trovare nella Regione sarda strumenti, forme elettorali, forme di governo diverse da quelle attuali, magari più efficienti, ma sicuramente non le si può trovare cercando di fare leggi elettorali ad hoc per avvantaggiarsi. Le leggi elettorali devono avere una caratteristica: di essere utilizzabili fra tutti gli schieramenti nella stesso modo, di dare a tutti le possibilità di andare al governo se il popolo lo vuole, di consentire gli avvicendamenti, di non condizionare con strumenti di potere l'opinione pubblica, che vi sia libertà di mezzi di informazione. Sono tutte condizioni necessarie per avere un sistema più democratico e al tempo stesso più efficiente. E credo che in questo senso noi sardisti ci adopereremo perché diciamo: o si trovano queste forme oppure ogni elettore conti per il suo voto. Io credo che tutto sommato il sistema proporzionale sia un sistema che garantisce la governabilità se si fanno i necessari accordi. Chiaramente possono essere accordi di livello alto o accordi di livello basso, ma questo spetta ai protagonisti, non è certo insito nel sistema elettorale di governo. Ma io credo che anche un sistema maggioritario, forzato, bipolare, porta a quello che sta portando in altre regioni: che i poli saranno talmente compositi che se non avranno un accordo davvero sulle cose da fare, un accordo serio, anche i poli si sfasceranno e non aumenterà certamente la governabilità. Noi abbiamo, dal '94, un sistema elettorale maggioritario; credo che non vi sia stato mai nella storia d'Italia un Parlamento in cui è difficile distinguere una maggioranza. La prima legislatura col sistema maggioritario è avvenuto il crollo delle forze vincenti, la separazione netta. E' avvenuto un governo fra una parte di vincitori e gli sconfitti. Nella seconda legislatura nessun schieramento a maggioranza, uno schieramento ampio e sottoposto al ricatto di uno schieramento molto più piccolo. E fra l'altro si è verificata la conseguenza che mentre nel voto proporzionale ha vinto uno schieramento, nei collegi uninominali ha vinto un altro schieramento, per cui in effetti non si può neanche dire che il Parlamento rappresenti l'effettiva volontà politica dei cittadini ma soltanto una somma di voti anche personali dati ai candidati. Credo che il discorso delle leggi elettorali quindi abbia seri problemi e non è sicuramente la soluzione. La soluzione è trovare il modo di fare politica, di fare il governo, quello su cui sta mancando questo Consiglio regionale a questo punto. Non perché manchi la volontà. Noi abbiamo, tra i vari volumi telefonici che purtroppo circolano in questo Consiglio, anche il bollettino sull'attività delle Commissioni, e anche quello è un volume che tende a ingrossarsi. Andiamolo a leggere, vi sono centinaia di proposte di legge, ebbene gran parte di quelle proposte di legge rispondono a effettivi bisogni della società, sono magari anche tecnicamente non disprezzabili. Qualcuna è stata affrontata in Commissione, molte non lo sono. Bene, io credo che se, come Consiglio regionale, ci proponessimo di affrontare quei disegni e quelle proposte di legge, anziché perdere tempo a fare crisi regionali, a immobilizzare il Consiglio per tre mesi, ebbene io credo che faremo il nostro dovere verso i cittadini sardi, verso gli elettori sardi, verso quel popolo sardo che oggi, dalle categorie socialmente più alte a quelle più basse, soffre per una situazione di non governo, per una situazione in cui la pubblica amminstrazione non è al servizio dei cittadini; una pubblica amministrazione che risponde a logiche sue, non di quelle di una società che ha sicuramente bisogno di governo, bisogno di buona amministrazione. Credo che dobbiamo dare le grandi scelte politiche, ma le grandi scelte politiche sono oggi determinate a Bruxelles, forse più ancora che a Roma. Dobbiamo essere una Regione che fa amministrazione. Quando ci troviamo a non aver attuato nessuna delle riforme che ci eravamo proposti, questo è il fallimento della legislatura e questo fatto autorizzerebbe lo scioglimento del Consiglio regionale per tradimento degli impegni che lo stesso Consiglio aveva preso verso se stesso e verso il popolo sardo. Dobbiamo cambiare musica, dobbiamo cercare quelle riforme di attuarle: da quelle della pubblica amministrazione regionale a quella sull'organizzazione della Giunta che soffre, questa sì, di resistenze oscure. Perché si dice: se approviamo questa legge la Giunta va in crisi. Bene, ne abbiamo avuto quattro di crisi; quella legge non l'abbiamo approvata con il risultato che noi abbiamo la crisi ma non la riorganizzazione della Giunta e riproponiamo giunte vecchie con assetti vecchi. Dobbiamo andare al decentramento con gli enti locali, dobbiamo attuare provvedimenti di semplificazione amministrativa, dobbiamo sfoltire gli enti, e soprattutto dobbiamo eliminare quel cancro che è l'intervento diretto della Regione nell'economia. Noi ogni giorno perdiamo, nelle società controllate dalla Regione, un miliardo. E' un fiume di denaro dei contribuenti sardi che viene dilapidato e che andrebbe invece utilizzato per promuovere attività veramente produttive. E non risolviamo il problema parlando di privatizzazione. Sì qualche industria può essere privatizzata, ma la maggior parte va dismessa, e va dismessa salvaguardando sì l'occupazione, ma non si può salvaguardare l'occupazione lasciando i lavoratori a girarsi i pollici e a spendere più denaro di quanto è il loro stipendio nell'attività inutile di certe industrie controllate dalla Regione. Bene, noi non abbiamo affrontato questi problemi. Le dichiarazioni del Presidente della Giunta sono state, credo, le più brevi della storia autonomistica. Sono state anche incomplete: io ancora non conosco il nome dell'Assessore dell'ambiente, non l'ho sentito in aula, ho controllato il resoconto, non c'è nel resoconto. Credo che la brevità vada bene, ma almeno l'elenco completo degli Assessori abbiamo il diritto di sentirlo.
Sono state dichiarazioni strane anche sotto altri profili: sono dichiarazioni non concordate con tutti i partiti che sono chiamati a concorrere a formare la Giunta e che non sono stati consultati previamente su queste dichiarazioni, né sulla decisione di riproporre la vecchia Giunta emersa alla fine delle dichiarazioni. Per questo noi sardisti, considerato che vi sono ancora aspetti da chiarire, ci riserviamo di esprimere il nostro voto al termine del dibattito e della replica del Presidente della Giunta regionale. Credo che sotto questo profilo non ci si può chiedere di approvare una Giunta a scatola chiusa semplicemente perché il Presidente viene a proporla e contiene due nostri nomi. Credo che gli interventi dei vari Gruppi e l'intervento del Presidente della Giunta regionale devono indicare se questa è una Giunta di tregua e soprattutto di lavoro, oppure è un tentativo di andarcene in vacanza a Ferragosto con la coscienza tranquilla e soprattutto con l'agenda non impegnata dall'elezione di un altro Presidente della Giunta regionale. L'appoggio nostro, quindi, alla Giunta è subordinato all'effettivo lavoro. La Giunta serve per governare, per consentire al Consiglio di svolgere la propria funzione, la Giunta non può servire per accantonare problemi politici aspettando il momento buono per risolverli a vantaggi del proprio schieramento. Credo che dal dibattito di questi giorni si stiano enucleando schieramenti elettorali; credo che abbia questo senso l'accordo fra PDS, Federazione democratica e Rifondazione Comunista. Credo di interpretare in questo senso le dichiarazioni del consigliere Cucca che ha detto: governeremo noi, Federazione democratica e Rifondazione Comunista. Credo che significhi: se gli elettori ci daranno il consenso fra due anni, o quando si voterà. Credo che in questo senso anche l'accordo fra noi e Rinnovamento italiano, al di là delle contingenze, può rappresentare una prima pietra di uno schieramento diverso. Che poi sia contrapposto o alternativo lo decideranno gli eventi di questi due anni. Noi siamo usciti dal congresso con la decisione di chiedere a tutte le forze democratiche sarde di aderire a una convergenza democratica, di aderire a uno schieramento che vada al di là degli steccati di sinistra, di centro e di destra, di aderire a uno schieramento che faccia gli interessi della Sardegna, chiaramente nel pluralismo che vi deve essere fra visioni del mondo diverse, fra anche legittimi obiettivi delle singole forze politiche, ma uno schieramento che punti sull'elemento essenziale, che in questa situazione in cui vi è una contrapposizione non solo ideologica, ma soprattutto contrapposizioni territoriali - Nord-Sud, Italia-Europa, Mediterraneo-Europa, e così via - noi corriamo il rischio di essere schiacciati essendo una briciola, essendo una comunità estremamente piccola, se le divergenze prevarranno sulle convergenze, se non troveremo la capacità di avere un programma comune e di esprimere soprattutto fuori della Sardegna, ma anche nel governo della Sardegna, una volontà comune.
Io auguro al Presidente, se avrà la fiducia, e quindi ci consentirà di andare in ferie a Ferragosto, di non godersi le ferie di Ferragosto e di non farle godere alla sua Giunta. Non perché non abbiano diritto al riposo, ma perché i problemi della Sardegna sono impellenti, perché anche come Giunta e come Consiglio dovremo impegnarci per risolverli, perché noi, credo, al di là di quello che scrivono i giornalisti, non siamo fannulloni, non siamo corrotti, ma siamo l'espressione del popolo sardo che ci ha dato la fiducia e nel cui interesse intendiamo operare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Progr. S.F.D.). Signori Presidenti, bisogna riconoscere ed è abbastanza palese ed evidente, credo, dal clima e dal tenore degli interventi che si sentono in aula, che oggi non vi è quel clima di grande esaltazione, così come è accaduto in passato, a partire dalla nascita della prima Giunta Palomba. Quel clima è andato piano piano diluendosi, disperdendosi, lo abbiamo in qualche modo smarrito, per varie responsabilità, lungo il percorso. Bisogna anche riconoscere che oggi è difficile recuperarlo, è tutt'altro che facile; è difficile ricostruirlo, riscoprirlo, anche se credo che questo debba restare uno dei nostri doveri, non solo sotto il profilo politico, ma anche sotto il profilo etico.
Ho colto, soprattutto, direi, in quasi tutti sino a questo momento gli interventi fatti anche da parte della maggioranza, un senso di delusione, di sconforto, di amarezza, una forte preoccupazione, un senso, per certi versi, di scoramento. Questa però è la consapevolezza di un forte disagio che attraversa tutti noi, ma è anche la consapevolezza e la coscienza dei limiti che nascono dalla riproposizione dall'essere in qualche maniera forzatamente obbligati alla riproposizione della vecchia Giunta regionale e dal fatto che ciò comporta. Ma badi, signor Presidente, non sono limiti di inaffidabilità e di incapacità, ma sono limiti di natura politica, ma non nel governo delle cose, non solo nelle risposte ai cittadini: sono limiti di natura politica rispetto a un obiettivo che le forze di maggioranza intendevano perseguire, e l'obiettivo era e resta quello dell'allargamento di questa maggioranza a Rifondazione Comunista. Quindi non è tanto un problema di demeriti della vecchia Giunta regionale, o di demeriti maggiori rispetto ad altre giunte regionali del passato. Anzi, un quotidiano isolano per primo, che mi pare non sia benevolo nell'esprimere i giudizi né nei confronti di questa classe politica, né nei confronti di questa Giunta, riconosce che questa Giunta, pure tra mille incongruenze e difficoltà, non ha operato peggio di altre giunte. Per esempio, va ricordato che a livello di spesa io credo che questa sia una Giunta che ha raggiunto i livelli massimi di spesa dell'ultimo decennio, rapportata al periodo di tempo, per esempio, in cui quest'anno sta operando. Ma le insufficienze, le carenze, le indeterminatezze nascono da altro: per esempio è mancato per parte del Consiglio regionale un discorso che fosse un discorso di prospettiva politica, prospettiva politica non sulla quotidianità, non sul governo ordinario, non sulle piccole cose, non sulle piccole problematiche, ma un discorso di prospettiva politica sui grandi temi legati per esempio allo sviluppo, sull'impresa, sull'occupazione, sulla qualità della vita. Ma è mancato un dibattito in questo senso, una spinta, un'accelerazione che fungesse da stimolo nei confronti della Giunta e che svolgesse anzi un ruolo di natura propositiva a partire dal Consiglio regionale. Io credo, signor Presidente della Giunta, che il tema dell'occupazione oggi sia la problematica più lacerante e che più si impone agli occhi e all'attenzione di tutti noi e che non può essere accantonato questo problema e restare ulteriormente disatteso, pure con una consapevolezza bisogna avere il coraggio di iniziare a dire anche queste cose. La Regione sarda in termini di occupazione può risolvere alcuni problemi e può certamente contribuire ad alleviarla, non può però in ogni caso, bisogna dirlo consapevolmente, risolvere la problematica occupazionale nella sua globalità. Chi crede che la Regione abbia o possa avere, ma neanche teoricamente, questa capacità da sola o non ha consapevolezza di quelle che sono le risorse disponibili da parte della Regione sarda, oppure mistifica un problema che invece ha bisogno di essere affrontato con serietà e non può essere mistificato. Occorrono provvedimenti e risorse aggiuntive da parte dello Stato e neanche esso, in un sistema economico quale quello che oggi è tipico dei paesi industrializzati, di per se stesso è sufficiente a risolvere in maniera compiuta questa problematica.
Ciò nonostante la Regione deve obiettivamente e obbligatoriamente svolgere il proprio ruolo e fare la sua parte e facendo quella parte, probabilmente, riuscirà a temperare il malessere sociale che dalla condizione di disoccupazione nasce, prospera e vivifica. Ecco, il Consiglio regionale, dicevo, non ha sotto questo profilo raccolto nel modo giusto la sfida, che era una sfida che da questi banchi era partita, dai banchi del Consiglio prima ancora che dai banchi della Giunta, non ha lanciato necessari stimoli, non ha innovato e talvolta ha teso, bisogna riconoscerlo, imboscate nella segretezza del voto. Raramente invece nella chiarezza con le dichiarazioni di voto, e quindi affrontando a viso aperto i problemi, la stessa dichiarazione fatta dall'onorevole Bonesu relativamente alla poca operatività delle Commissioni del Consiglio regionale ne è la riprova. Quando si dice che nelle competenti Commissioni giacciono decine di proposte di legge e si riconosce che queste proposte di legge servirebbero a migliorare le condizioni nelle quali versa la Sardegna e non si riesce a far sì che trovino gambe per camminare evidentemente si riconosce un limite che è un limite della classe politica, che è un limite dell'intero Consiglio regionale.
La maggioranza ha certamente responsabilità maggiori, la minoranza ha, relativamente a quest'aspetto, la sua parte di responsabilità, senza da parte nostra voler giocare a scaricare su altri. Vi sono stati dentro qualche forza politica, prima ancora dell'apertura di questa crisi, durante l'apertura di questa crisi e anche dopo, toni aspri che nascevano da un disagio che evidentemente doveva essere recuperato e superato e che era disagio politico e che probabilmente non era solo disagio esclusivo di quella forza politica, ma era disagio più complessivo, più globale, più importante. L'abbiamo detto in altre occasioni, ma da quel disagio poi è nata l'altra consapevolezza, l'impossibilità a trovare una via di sbocco definitiva. E la via di sbocco che si è trovata è una via di sbocco sofferta, limitata nel tempo e anche nei programmi, onorevole Bonesu. Io credo che non questa, ma se una Giunta regionale dovesse iniziare domani il proprio percorso quinquennale e avesse vita facile e duratura per tutto il quinquennio, probabilmente non sarebbe neanche in un clima politico meglio amalgamato, più pacato, più tranquillo, ideale rispetto a quello che oggi si vive, io credo che oggi non sarebbe riuscito in ogni caso a dare piena risposta a tutte quelle problematiche che sono state poste.
Allora, la Giunta che nasce oggi nasce con la consapevolezza di questi limiti, nasce con la consapevolezza anche dei limiti di natura programmatica, non c'è da meravigliarsi se il Presidente della Giunta regionale non ha reso dichiarazioni programmatiche affatto. Non è che non ha reso dichiarazioni programmatiche concordate, non ha reso nuove dichiarazioni programmatiche perché non aveva senso in questa fase e in questo momento rendere nuove dichiarazioni programmatiche, ma non perché non ci fosse l'esigenza di un aggiornamento e di una migliore puntualizzazione di alcuni temi e di una individuazione di un percorso per la realizzazione delle cose perseguibili, riferito ai grandi temi, c'era ma abbiamo detto che questa Giunta nasce con quei limiti che sono anche limiti di natura politica prima di tutto e prima di ogni altra cosa. Si è aperta un po'sotto questo profilo una crisi al buio e le crisi aperte al buio molto spesso portano a queste conseguenze proprio perché non tutto l'itinerario è tracciato, proprio perché trattative anche di natura programmatica sono rimaste indefinite e perché l'accordo politico compiuto non ha trovato definizione e con esso non hanno trovato definizione gli sbocchi che Federazione Democratica già originariamente auspicava, così come ma non è una scusante questa classe politica sarda, questa classe politica regionale ha sicuramente grosse importanti forti responsabilità, però badate, forti importanti e grosse responsabilità sono ugualmente ascrivibili anche alla classe politica del passato che ha creato, che ha costruito, che ha ideato una situazione di difficoltà e di disagio che oggi ci troviamo a vivere e ad affrontare, la nostra capacità deve essere quella di riuscire a fare sintesi e a portarla a una soluzione positiva. Però è una condizione che oggi non abbiamo costruito, è una condizione che abbiamo ritrovato ma questo non fa venire meno il nostro senso di responsabilità e non diminuisce la nostra responsabilità se non dovessimo percorrere e raggiungere alcuni obiettivi. Detto questo, io non capisco resta potenziata l'amarezza iniziale per lo sbocco che la crisi sta avendo, per quale motivo in alcuni interventi, soprattutto in qualche intervento per parte della minoranza di questo Consiglio regionale si debba continuare a gettare discredito ulteriore nei confronti di questa classe politica oltre a quello che già vi è, oltre alle difficoltà che incontriamo. Per cui ho sentito parlare di consiglieri disoccupati, abbarbicati allo spazio di consigliere regionale come unica possibilità di trovare sostentamento e di soddisfare le proprie esigenze di sopravvivenza. Ho sentito parlare di classe politica disonesta, qua dentro, non parlo delle cose dette altrove, le ho sentite qua dentro, di classe politica miserabile e di classe politica cialtrona. Se mi consentite io personalmente, ma nessuno del mio Gruppo, si ritrova in questa condizione, per cui rinviamo interamente al mittente queste affermazioni e che ciascuno faccia un proprio esame di coscienza e guardi all'interno della propria famiglia. Io di cialtroni, dentro questo Consiglio regionale, non ne vedo; io di disonesti, dentro questo Consiglio regionale, non ne conosco. Se qualcuno li conosce li additi, ha le opportunità per farlo, ha gli strumenti, ha le istituzioni alle quali rivolgersi. Io credo che questa classe politica regionale, con mille difetti, con mille sofferenze stia cercando di adempiere a quelli che sono i propri doveri.
(Interruzione dell'onorevole Carloni)
Detto questo è una abitudine anche questa delle interruzioni, fa parte sempre della cultura, fa parte sempre di un certo tipo di cultura. Federazione Democratica, signor Presidente, non ha determinato la crisi e ha lavorato coscientemente, responsabilmente per dare una soluzione differente rispetto a quella che stiamo dando. Lo diciamo a voce alta, non abbiamo nulla da nascondere sotto questo aspetto; abbiamo lavorato alla costruzione di un quadro più ampio e più largo che ricomprendesse Rifondazione comunista dentro la maggioranza. Ha verificato, ha constatato, suo malgrado, l'impossibilità a perfezionare e a raggiungere questo obiettivo in questa fase e in questo momento, continuerà a lavorare in quella prospettiva e in quella ipotesi di allargamento. E stiamo attenti, il patto di consultazione che per Federazione Democratica è e resta un obiettivo di natura strategica, non significa certamente il volersi riappropriare di vecchie posizioni frontiste che oggi non avrebbero significato alcuno. Badate che quando noi parliamo di volontà di lavorare e di costruzione di un quadro politico più allargato, lo facciamo con la consapevolezza politica di chi ritiene assolutamente necessario ed opportuno perseguire quell'obiettivo, e con tutto il rispetto però che dobbiamo agli alleati di governo in questo momento e che vogliamo che siano alleati di governo anche domani. L'allargamento della maggioranza a Rifondazione comunista, il patto di consultazione, proprio perché non è un patto frontista, ma è un patto innovativo, è un patto adeguato ai tempi moderni, viene fatto con tutto il rispetto che dobbiamo agli alleati e ai partners di governo di questo momento, a partire dai Popolari, per continuare con il Partito Sardo d'Azione, per continuare con il Gruppo Dini, per continuare con il Patto dei Democratici e quant'altro. Cioè non è un superamento e un isolamento di alcune forze.
LIORI (A.N.). Un po' ingarbugliato!
BALIA (Progr. S.F.D.). Non è ingarbugliato, il passaggio è chiaro per chi vuole leggerlo nella sua chiarezza. E' un allargamento di questa maggioranza e viene proposto in positivo e non in negativo, e viene proposto senza voler emarginare alcuna delle forze politiche oggi presenti nella maggioranza, ma allargando il quadro politico dalla attuale maggioranza sino a ricomprenderne altre con la consapevolezza che anche Rifondazione comunista può dare un contributo fattivo e positivo. Questa è la nostra posizione, questa è la nostra idea, questa è la nostra ipotesi nel momento in cui abbiamo sottoscritto quel patto di consultazione.
(Interruzioni dell'onorevole Carloni)
Ma mi spiega perché non riesce ad essere un attimino pacato, abbia pazienza, solo un po' di pacatezza, la prego. Ha ragione l'onorevole Montis, ogni qualvolta si cita Rifondazione comunista avete la preoccupazione che continuino a mangiare i bambini. L'ha citato lui oggi, per cui immediatamente vi agitate. Non è il caso che vi agitiate ulteriormente.
(Interruzioni dai banchi di Alleanza Nazionale)
L'abbiamo detto che non ci siamo riusciti. Io mi auguro che sia possibile che voi auspichiate e che quando parlano gli altri riusciate ad auspicare in silenzio e lasciate che gli altri esprimano, attraverso le proprie opinioni, il proprio pensiero. Ecco, Presidente, non nascondo che all'interno della politica mandata avanti dalla Giunta regionale uscente, oggi riproposta, vi siano fatti, aspetti, parti che noi ritenevamo dovessero entrare a far parte in maniera organica del programma di governo. E siccome sono abituato a chiamare per nome e cognome le cose, voglio richiamare in questa sede il problema Master Plan, in un momento in cui parrebbe che questo problema abbia lasciato spazio rispetto alla attenzione generale per una scelta dell'imprenditore, ma a dire il vero per una scelta che l'imprenditore è stato alla fine costretto a compiere. Federazione Democratica anche in questa occasione ha riproposto il problema del Master Plan ai propri alleati, e lo ha fatto in sede di discussione sul programma dicendo, con chiarezza, che c'era una nostra posizione antica che non è, per intendersi, la posizione dell'onorevole Nardino Degortes, ma che è la posizione del partito e del Gruppo consiliare di Federazione Democratica e che è stata estrinsecata attraverso un documento reso pubblico otto o nove mesi fa. Attraverso la quale posizione, o documento, si diceva che Federazione Democratica era favorevole all'accoglimento della proposta Master Plan a condizione che vengano modificate alcune ipotesi che dentro la proposta sono contenute e che noi non riteniamo di piena soddisfazione. C'era il problema di una diversa volumetria per quanto riguardava l'alberghiero che poteva essere aumentata, c'era il problema di una riduzione della volumetria del residenziale, c'era il problema dei tempi di realizzazione e c'era ancora, fondamentalmente, un altro problema relativo oltre che ai tempi di realizzazione alla realizzazione, anche qui, di alcune infrastrutture di servizio sia rispetto all'alberghiero, sia rispetto al residenziale. E in ultimo c'era il problema della qualità degli interventi nell'ambito dei 300 metri. Federazione Democratica diceva sì dicendo che su questi argomento, però, c'era l'esigenza di una giusta rivisitazione, di una parola chiara espressa da parte della Giunta, della Commissione e del Consiglio regionale. Non abbiamo trovato voce concreta per far camminare quella ipotesi e abbiamo sgombrato il tavolo della trattativa da quello che alcuni definivano una specie di ricatto di Federazione Democratica; ricatto invece che Federazione Democratica non ha mai posto. Ha sempre sostenuto, invece: queste sono le mie posizioni e gli altri gruppi, con chiarezza, con coraggio, con consapevolezza, alla luce del sole, a voce alta e non dietro le quinte, non attraverso il politichese, ma con parole chiare, dica che cosa del master plan deve essere fatto e realizzato. Questo chiedeva Federazione Democratica relativamente al master plan, questo Federazione Democratica chiede ai partner di governo ancora oggi per tutte le altre ipotesi di sviluppo del territorio perché, badate, che il territorio si usa e si consuma non solo attraverso il master plan, ma per esempio, con lottizzazioni e costruzioni selvagge e abusive di cui la Sardegna, le coste della Sardegna spesso e volentieri sono piene. E va bene, ma intendevamo anche, perché no, abbinare al problema master plan la problematica relativa ai parchi proprio perché abbiamo sempre detto sì, maggiore economia ma vorremmo anche lo sviluppo di un sistema che garantisca l'eco-economia. E allora vedevamo un percorso ininterrotto tra lo sviluppo costiero e lo sviluppo interno della Sardegna attraverso i parchi anche montani. Così come io credo che in un'ipotesi pure di breve periodo della Giunta, senza voler aggiungere troppa carne al fuoco, il problema del decentramento delle competenze di deleghe e funzioni e attività operative agli enti locali debba essere affrontato e seriamente tradotto in fatto concreto. In ultimo una parola sulle riforme. Io ho un dubbio che sulle riforme, anche su quei pezzi di riforma sui quali si erano raggiunti accordi e per i quali si erano create le condizioni perché potessero viaggiare, si sia proceduto all'interno della Commissione, non solo oggi ma anche in passato, con una serie di impedimenti, di ostacoli, di tasselli visibili e invisibili, di precisazioni necessarie ed esasperate. Ecco, se Federazione Democratica deve detenere, deve assolvere ai compiti che derivano dall'assumere quell'incarico, chiede certamente ai partner di governo, alla maggioranza, ma lo dice a voce alta anche dentro questo Consiglio regionale, garanzia che su alcuni aspetti delle riforme, su alcuni principi, su alcuni settori da riformare devono essere trovati punti d'accordo e bisogna trovare le forme perché nelle Commissioni e poi nell'Aula viaggino. E' un modo questo per costruire una Regione più moderna e una Regione più rispondente a quelle che sono le esigenze che salgono dai cittadini. Quindi relativamente alle riforme chiediamo a tutti, compresi gli alleati di maggioranza, un atteggiamento di responsabilità. Ecco, noi speriamo anche, nell'annunciare, signor Presidente, il voto favorevole di Federazione Democratica che in questo pezzo di legislatura, in questo spazio di legislatura di qui all'approvazione della nuova legge finanziaria, mentre auspichiamo che venga approvata nei tempi giusti, senza saltare i tempi giusti, evitando l'esercizio provvisorio, chiediamo anche che relativamente a quell'ipotesi di bonifica del bilancio, di cui più volte si è parlato e che sono rimaste pura dichiarazione, stavolta venga assunto un impegno che sia un impegno politico serio, concreto, e che trovi piena attuazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, mi si consenta di dire una battuta anche per sdrammatizzare la situazione e di potermi complimentare con gli uffici della Giunta regionale che questa volta, a differenza delle precedenti dichiarazioni programmatiche del presidente Palomba, ha fatto trovare i fotocopiatori in perfetto uso. Infatti abbiamo assistito alla presentazione della Giunta fotocopia proprio in virtù dell'efficienza di quegli strumenti. Ma credendo che non me ne voglia per la battuta, mi consenta, onorevole Palomba, di dubitare un po' della correttezza che lei ha fatto nel richiamarsi alla Costituzione, alla procedura di rinvio del Governo alle Camere. Perché, se mal non ricordo, il Presidente del Consiglio, quando decide di dimettersi lo fa nelle mani del Presidente della Repubblica, e il Presidente della Repubblica, se ritiene di non accogliere le dimissioni del Presidente, seduta stante, lo rinvia alle Camere. Cioè nel giro di mezz'ora vengono presentate le dimissioni, le dimissioni vengono rigettate e il Governo viene rimesso davanti alle Camere. Non quattro mesi dopo la dichiarazione, non due mesi o un mese e quindici giorni dopo la sua rielezione al Presidente della Repubblica. Ecco perché mi è parso improprio, incoerente questo richiamo. Io avrei fatto al suo posto, essendo stato lei costretto a farlo, la stessa cosa, senza però quel richiamo alla Costituzione. Io parlerò in questo breve intervento, un pochino fuori dal coro, nel senso che non sarò tra coloro i quali lamentano il fatto che il Presidente della Giunta non abbia reso dichiarazioni programmatiche. Perché capisco perfettamente che il Presidente della Giunta, in questa situazione, nient'altro poteva dichiarare che ciò che ha dichiarato. Non poteva dichiarare cosa diversa dal fatto che la crisi non è stata risolta. Poiché la crisi non è stato risolta presentando la medesima Giunta è evidente che non potesse presentare dichiarazioni programmatiche. Occorre quindi andare a ricercare o a ricordare a noi stessi la causa e lo scopo che questa crisi intendeva conseguire. Ce lo ricorda il Presidente nella sua dichiarazione: occorreva, per questo è stata aperta la crisi, definire un nuovo quadro politico. Cioè nessun'altra causa ha determinato questa crisi, non la contestazione all'interno del Gruppo popolare. Quello era un fatto interno, non è vero che da questo fatto poi si è determinata la crisi; può essere stata la causa scatenante, la causa che ha determinato tutto il sommovimento, ma il vero motivo che ha determinato la crisi ce lo dice oggi il Presidente della Regione, era quello di allargare, e lo ha ribadito poc'anzi anche l'onorevole Balia, il quadro politico, cioè consentire l'ingresso di Rifondazione Comunista nella maggioranza e riparare a un torto che fu consumato nel luglio 1994. Quindi non è che noi siamo contrari all'ingresso di Rifondazione Comunista nel quadro di maggioranza. E' un problema che non ci riguarda; non deve Rifondazione Comunista entrare a far parte di un governo insieme ad Alleanza Nazionale. Caso mai entrerà a far parte di un governo insieme alle forze politiche che hanno concorso alla elezione del Presidente della Giunta, onorevole Federico Palomba. Perché siamo stati sempre da questi banchi a chi affermava che il presidente Palomba era il vincitore delle elezioni del 1994 che intanto il presidente Palomba poteva considerarsi vincitore delle elezioni del ballottaggio, o delle elezioni del 1994, in quanto assommasse sulla sua persona anche i voti di Rifondazione Comunista. Se noi togliamo i voti di Rifondazione il presidente Palomba era un perdente, e sarebbe stato un perdente. Questa è una tesi che noi abbiamo sostenuto nel lontano 1994; non vedo come oggi dovremmo negare questa evidenza, l'evidenza dei fatti, e contestare un eventuale ingresso di Rifondazione Comunista in un quadro di maggioranza della sinistra, perché questo porrà dei problemi ad altri partiti, non a noi. E li ha posti: ai popolari, ai sardisti, a Rinnovamento italiano e ai neo diniani. Non li pone certamente ad Alleanza Nazionale.
Ora, però, nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente, nelle dichiarazioni, rettifico, c'è qualcosa di più: non si dice soltanto che questo obiettivo doveva essere raggiunto ai fini del governo regionale di questa legislatura, ma viene -questo obiettivo - indicato anche come strategico per il dopo 1999, cioè viene indicato come obiettivo strategico anche per le prossime elezioni, cioè, indipendentemente da ciò che ha detto poc'anzi l'onorevole Balia, si sta riformando, o meglio si è riformato, è stato indicato il nuovo cartello elettorale che si presentò col simbolo dei progressisti alle elezioni del 1994. Tutti noi ricordiamo che nel 1994 la lista dei progressisti era costituita dal PDS, da Rifondazione Comunista e da Federazione democratica. Quindi niente di straordinario, è una cosa più che legittima, soltanto che questo forse poco legittimo o corretto era se viene riferito dal Presidente della Giunta, il quale, essendo il presidente di una coalizione che va oltre i tre partiti poc'anzi citati evidentemente non è stato molto prudente. Ma questo è un problema che riguarda i rapporti tra il Presidente della Giunta e gli alleati della maggioranza, non certo Alleanza Nazionale. Ora i Gruppi progressisti, Federazione democratica e Rifondazione Comunista, come ci è stato poc'anzi riconfermato, hanno dato vita a un cartello, a un patto di consultazione, che è l'interfaccia di ciò che ha dichiarato il presidente della Regione in questa sede. Vale a dire viene confermato dai Gruppi, viene stilato tra i Gruppi il medesimo accordo che il Presidente della Giunta nelle sue dichiarazioni in quest'aula ha indicato come obiettivo strategico. E se questo non è finalizzato al ricrearsi del cartello elettorale io non capisco niente e non so che cos'altro vorrebbe significare.
Io interpreto questo patto a modo mio, evidentemente, dal mio punto di vista; non posso io sostituirmi agli autori del patto, ma ho il diritto di valutarlo in un determinato modo. E' chiaro che questo patto rafforza la sinistra nell'ambito della coalizione di governo, perché è una sinistra che si presenta compatta con oltre il 50 per cento dei voti all'interno della coalizione e, quindi, indubbiamente in una posizione di maggiore forza. Offre sicure garanzie a Rifondazione Comunista di far parte comunque della maggioranza di governo, perché non sarebbe un patto di consultazione se non fosse solidale al loro interno e se non fosse nelle condizioni di garantire di far entrare dalla finestra ciò viene fatto uscire dalla porta.
Terzo, l'ho già detto, è la ricostituzione del cartello elettorale per le prossime elezioni. Tutto questo può darsi che crei, e certamente creerà problemi alle cosiddette forze del centro, a quelle che si definiscono forze di centro. Io ho anche contestato questa autodefinizione, questa cosa, perché in realtà Forza Italia è sempre una forza di centro. Voi sbagliate quanto la chiamate "destra"; la destra è Alleanza Nazionale. Forza Italia, lo dicono loro, non è che lo dica io, loro si definiscono forza di centro, quindi non vedo perché non debba essere riconosciuto a Forza Italia il diritto di chiamarsi come meglio preferisce, cioè di centro, e noi invece dobbiamo stare sempre nell'equivoco di considerare di centro soltanto il Partito popolare, i diniani e Rinnovamento italiano. Non ho capito perché. E allora, se tutto questo crea dei problemi al Partito popolare, ai diniani e al Patto dei democratici, è certamente un problema che riguarda esclusivamente loro, non riguarda noi. Noi abbiamo però il compito, insieme agli altri, a tutti coloro che vogliono effettivamente evitare che in futuro si possano creare situazioni di questo genere, e che si possano cioè verificare delle situazioni di assoluta ingovernabilità, che il governo della Regione debba dipendere dagli umori di questo o di quel Gruppo politico, abbiamo il sacrosanto dovere di intervenire e di creare le condizioni perché questo non avvenga nella prossima legislatura. E allora, noi dobbiamo individuare la strada e il percorso che dobbiamo seguire per arrivare a questo risultato. La strada verso il sistema bipolare che è stata tracciata non può essere interrotta, non deve essere assolutamente interrotta, perché diversamente noi ci troveremo in una situazione analoga anche nelle prossime elezioni.
Ora, per capire meglio il tipo di ragionamento che io intendo fare, bisogna richiamarsi proprio alle elezioni del 1994. Nel 1994 - sono cose che noi tutti sappiamo, ma è bene che ce le ricordiamo - gli schieramenti in campo, alternativi tra di loro, erano tre, non due, non c'era il bipolarismo, per cui non ci fu un vincente alle elezioni, ci furono tre perdenti, se preferite, oppure tre vincenti. Tre perdenti, due perdenti si misero insieme e diventarono vincenti. Cioè le maggioranze di governo non le hanno determinata l'elettorato, ma le hanno determinate gli accordi tra i Gruppi. Si è parlato al proposito anche della Calabria, e si è detto che la legge elettorale di per sé non garantisce la governabilità, è vero che la legge elettorale non garantisce di per sé la governabilità ma è altrettanto vero che questa legge elettorale garantisce la ingovernabilità e che bene o male anche in Calabria grazie alla legge antiribaltone per due anni crisi non se ne fanno e non se ne sono fatte. Però qui signori non si doveva parlare solo della Calabria, bisognava parlare anche del Molise, perché si è parlato della Calabria soltanto perché in Calabria aveva vinto il Polo e l'operazione di saltimbanco si è verificato da consiglieri del Polo verso l'Ulivo, non erano di A.N., erano del Polo. Altrettanto, ma di segno opposto, si è verificato in Molise, anche in Molise ci sono stati consiglieri regionali dell'Ulivo che hanno proposto al Polo di far il ribaltone, ma Alleanza Nazionale ha detto no, noi non facciamo questo, non accettiamo questa cosa, anche per la Calabria il presidente Violante ha dato la stessa indicazione, ma io mi aspetto che il Segretario del P.D.S. D'Alema dica le stesse cose che ha detto il Presidente di Alleanza Nazionale Fini con riferimento al Molise. Però lì, noi possiamo parlare di ribaltoni, presidente Palomba, se si realizzano perché il sistema elettorale era comunque bipolare ed era evidente che un Polo che ha vinto le elezioni se se le vede perdere perché alcuni loro transfugano verso altri lidi, è chiaro che bisogna andare di fronte all'elettorato, lì sì che si ha un tradimento dell'elettorato, ma nel caso della Sardegna non è così, bisogna stare attenti a questa interpretazione, a questa lettura, a queste facili assimilazioni di situazioni diverse, qui i Popolari non si sono presentati insieme ai Progressisti alle elezioni, si sono presentati da soli quindi avevano tutto il diritto di allearsi con i Progressisti, come hanno fatto, come avevano altrettanto il diritto di allearsi con la destra, se avessero voluto, senza che nessuno potesse dire loro che avevano tradito il loro elettorato perché non avendo avuto i numeri per governare da soli è chiaro che si dovessero mettere o con gli uni o con gli altri. Hanno scelto, forse per maggiore affinità la sinistra, è un fatto che riguarda loro, ma se nel corso della legislatura dovessero avere un ripensamento, per esempio, potrebbero benissimo verificare la percorribilità di una strada diversa da quella percorsa fino ad oggi senza che ciò debba essere considerato un ribaltone, perché non hanno avuto i voti per governare con la sinistra. E' semplice il ragionamento sotto questo profilo, credo che non faccia una grinza. ...Non ha importanza questo, il mio è un ragionamento esclusivamente teorico. E' chiaro che sul piano pratico può darsi che le strade non siano percorribili, non è questo il problema, però definire ribaltone ciò che ribaltone non sarebbe non è corretto, questo è il problema che viene posto in termini.
Cioè concludendo su questo termine la Sardegna non può essere assimilata alla Calabria, la Sardegna non può essere assimilata a quello che è successo durante il Governo Berlusconi, perché anche in quell'occasione i voti che ebbe la Lega non erano solo della Lega, erano anche di Forza Italia, e quindi si era tradito l'elettorato di Forza Italia e lì sì si realizzò un ribaltone, e se me lo consente un ribaltone è stato quello consumato qui da parte del presidente Palomba e del Gruppo dei federalisti anche di Federazione Democratica nell'abbandonare i voti di Rifondazione Comunista che invece avevano concorso alla loro elezione, quello sì che fu un ribaltone, caro onorevole Montis, altro che ce l'abbiamo con lei, oppure che ci adiriamo ogni volta che viene nominata Rifondazione Comunista. Alleanza Nazionale farà tutto il possibile perché si realizzino gli strumenti per conseguire il bipolarismo perfetto in questa Regione. Perché finalmente si possa ricevere direttamente dall'elettorato la potestà di governare oppure di stare all'opposizione. Io spero che anche Forza Italia si adopererà in questa direzione e mi auguro e credo che questo possa dirlo anche il P.D.S., credo che su questo terreno sia della stessa opinione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.
GIAGU (Popolari). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, brevemente per esprimere il favore del Gruppo dei Popolari alla soluzione proposta dal presidente Palomba e contenuta nelle sue dichiarazioni, e soprattutto condividendo l'analisi politica che consente oggi la chiusura della crisi, un'analisi politica condizionata, come del resto lo documentano tutte le dichiarazioni che si sono rese in questo periodo, dall'esasperante ricerca in ogni caso di assicurare un governo alla Regione, lo dico responsabilmente in quest'Aula che rappresenta il livello più alto di sintesi politica, all'interno del quale i ruoli ben precisi e ben definiti dalle regole delle democrazia, maggioranza ed opposizione hanno il dovere, hanno l'obbligo di confrontarsi in modo costruttivo. Qualcuno vorrebbe un'Aula delegittimata, facendo passare questo come luogo di crocevia di interessi condizionati da poteri occulti e non. Colleghi, i processi sommari alle istituzioni hanno sempre nascosto la volontà prevaricatrice di certe forze che negano la democrazia per scopi e obiettivi non condivisi dalla pluralità e non ottenibili certamente attraverso la ricerca ed il consenso non condizionato. Parlando quindi di governabilità, mi riferisco a quella responsabilità che noi Popolari insieme a Progressisti Federativi, Federazione Democratica, Partito Sardo d'Azione e ai colleghi di Rifondazione Comunista, del Patto dei Democratici a Rinnovamento Italiano riteniamo nostro preciso dovere, insieme alle altre forze sociali, insieme alle forze imprenditoriali, alle associazioni di categoria guidare i processi di altra natura per contribuire a risolvere le diverse problematiche della nostra Isola. Tutto ciò al nostro interno sta avvenendo, è vero c'è un travaglio fatto di chiarimenti, di rivisitazioni, di programmi, di rinunce che hanno marcato sensibilità straordinaria a favore di attitudini di governo sperimentate o da sperimentare. Non c'è certamente la volontà di abbandonare, qualcuno ci sta invitando a farlo, come se lo scioglimento del Consiglio, l'azzeramento della massima istituzione sarda fosse la panacea. Non sono d'accordo, l'ho già detto sempre in quest'Aula, non ci vengono richiesti particolari atti di coraggio o di vigliaccheria, dobbiamo semplicemente assicurare con atti di responsabilità che siamo qui per riaccendere speranze, per rendere moderno il rapporto cittadino istituzioni, per dare certezze ai giovani, per dominare quegli eventi economici che tendono a soffocare economie deboli e per lottare contro il disagio sociale, per opporci alle nuove povertà che si affacciano in modo preoccupante nella nostra Regione, per dare nuovi impulsi a un processo economico finalmente orfano dell'assistenzialismo statale, noi Popolari rimaniamo al nostro posto fedeli agli insediamenti che richiamano in continuazione l'impegno per costruire una società a misura d'uomo, dove le economie si sviluppano a favore dell'uomo. Stiamo al nostro posto per riaffermare valori che vedano la centralità della persona intorno alla quale ruotano semplicemente per essere a lei funzionale processi economici, tecnologie avanzate, culture anche globalizzate, stiamo al nostro posto per evitare che succeda l'inverso, accreditando conseguentemente discutibili proposte recenti. Questo è il significato per noi di governabilità. E' a questo significato che i popolari, all'indomani del voto delle regionali, hanno fatto riferimento, giudicando di conseguenza l'alleanza di centro sinistra formula strategica per il governo dell'Isola, forze di centro e di sinistra unite in un patto che sussiste perché l'obiettivo è comune, perché le scelte politiche per raggiungerlo sono condivise. I chiarimenti che ci sono stati, e che ci sono, sono funzionali a giudizio comune che abbiamo riguardo ai processi di democrazia. Riteniamo che per giungere ad una fase di democrazia compiuta è necessario il dialogo, il confronto, i distinguo, l'accettazione delle differenziazioni costruttive, la sintesi che porta a concorrere e a formulare un disegno comune.In questo ambito nasce il confronto con Rifondazione comunista alla quale si riconosce una valenza particolare, capace oggi di concorrere a governare questa straordinaria stagione che sta vivendo la Sardegna; superando, qualcuno lo fa presente, anche l'esperienza romana. Ma questo fatto non è una novità, altre esperienze sono state mutuate in campo nazionale dai modelli sardi. Debbo dire però che gli eccessi verbali di alcuni amici della maggioranza possono impoverire questo confronto e minare una strada già difficile. Oggi il Gruppo e il Partito Popolare, in quella tradizione che ci distingue e che è ricca di confronto, di dibattito, sempre comunque nel rispetto reciproco continuano, nella logica delle dichiarazioni del Presidente Palomba, quel chiarimento tra le forze politiche fedeli alla alleanza del centro sinistra che necessariamente deve portare ad affrontare, da domani, quei lavori indispensabili a definire un programma di governo all'interno del quale l'esperienza di Rifondazione comunista e di tutti i partners potrà essere una condizione per guidare il nuovo processo di sviluppo della Sardegna. Ma questo percorso non deve diventare un alibi, come il congresso del nostro partito, per rinviare le nostre responsabilità in ordine al significato vero che si deve dare ad una amministrazione degna e all'altezza dei problemi e delle sfide future. Per queste ragioni, con responsabilità, privilegiamo la governabilità che è un diritto vero dei nostro conterranei. Accantoniamo o meglio respingiamo oziosi discorsi e sterili tatticismi. Noi Popolari ci collochiamo in una orbita di puro realismo politico, irrinunciabile per quello che rappresentiamo, rispettando la nostra storia, la nostra cultura, le stesse istituzioni. Saremo coerenti sino in fondo, non cadendo in isterismi propri di questa stagione, votando signor Presidente la sua proposta.
PRESIDENTE. Il Presidente Palomba chiede una pausa di dieci minuti.
(La seduta sospesa alle ore 18 e 28, viene ripresa alle ore 18 e 45).
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Prego i colleghi di prendere posto. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghi, la ripresentazione della Giunta non è stata e non è la nostra proposta. Non è stata e non è la proposta del Partito democratico della Sinistra e del Gruppo progressista federativo. Non è la proposta per la quale noi abbiamo lavorato e per la quale ci siamo impegnati; e non è nemmeno la proposta per la quale ha lavorato il Presidente Palomba. Noi ci siamo impegnati e abbiamo lavorato, facendo la nostra parte con serietà e con impegno per costruire un nuovo quadro politico con il centro, con i sardisti e con Rifondazione comunista, per un programma di fine legislatura e per un esecutivo che ne fosse organica espressione. L'obiettivo che abbiamo perseguito non è stato raggiunto, come è chiaro, e non è stato raggiunto essenzialmente, per non usare giri di parole, per l'incapacità dei partiti e dei Gruppi del centro sinistra di superare la logica micidiale dei veti e degli egoismi, degli egoismi di Gruppo, di sottogruppo, talora di singoli. Certo che se la regola è quella del "o ottengo questo oppure non ci sto", il risultato non può che essere, inesorabilmente, quello che abbiamo sotto gli occhi. La soluzione proposta viene avanzata per stato di necessità; viene avanzata dal Presidente e viene sostenuta da chi la sostiene per stato di necessità. E noi la voteremo avendo dentro, voglio dirlo in modo molto chiaro al Consiglio regionale e anche alla opinione pubblica, avendo dentro una grande delusione e anche una grande rabbia. Il nostro sì sarà un sì amaro. Chi ha parlato, lo ha fatto un collega del mio Gruppo, chi ha parlato di umiliazione non ha esagerato. Voglio dire con molta schiettezza che noi ci sentiamo umiliati per il corso preso dalla politica regionale e per la perdita di credibilità della coalizione e di questa Assemblea. Noi voteremo la proposta perché ci siamo trovati nella giornata di ieri ad effettuare una scelta tra questa soluzione, da una parte, e dall'altra l'apertura di una fase di vuoto e di caos dagli sbocchi incerti e perfino, in qualche variabile, inquietanti. Non è stata e non è la nostra una scelta di paura, come taluno dice volgarmente: il timore di perdere il seggio di consigliere regionale. E non è stata nemmeno una scelta di viltà, perché noi abbiamo, quando serve, il coraggio della sfida e il coraggio della battaglia aperta. E non è stata nemmeno una scelta di occupazione del potere. L'esercizio del potere ha senso se riesce a trasformare in realtà qualcosa almeno dei tuoi progetti e dei tuoi valori, ha senso se senti intorno a te attenzione, anche critica, ma attenzione e consenso. Ma quando senti attorno a te rassegnazione e protesta, che te ne fai dell'occupazione del potere? E allora che scelta è stata, che scelta è; è una scelta di freddezza e di razionalità. Abbiamo esaminato gli scenari, tutti gli scenari possibili e gli altri ci sono sembrati peggiori. Voglio essere ancora più esplicito: se ieri Federico Palomba avesse rinunciato al mandato, o se si determinassero oggi altri episodi di impazzimento, sarebbe il caos, sarebbe il galoppo dello sfascio della politica e delle istituzioni. Allora il senso della scelta che stiamo facendo noi e altri Gruppi della coalizione è quello di avere una fase di decantazione e di tregua; una fase per pensare e per costruire una linea che salvi e rilanci politica e istituzioni, prima che una coalizione o una parte politica. Aggiungo anche che non ci stiamo muovendo in un'ottica di parte, perchè in uno scontro da ultima spiaggia, come quelli che vengono invocati dai toni di questi giorni, giorni nei quali vediamo sollevarsi in modo preoccupante il livello dello scontro politico, in uno scontro da ultima spiaggia, il Partito Democratico della Sinistra può perdere il governo ma salva l'anima, la faccia e anche i voti. Solo che a noi non basta salvare noi stessi; vogliamo continuare ad avere, finché è possibile, un'ambizione più alta. E vediamo un percorso per far questo: difficile ma c'è un percorso. Noi pensiamo che il percorso sia dotare la Sardegna di una Giunta come soluzione di responsabilità e a termine nei modi e nelle modalità, col senso, col significato annunciato ieri dal presidente Palomba, e questa operazione può avere due sbocchi: o un rilancio della strategia del centro sinistra, con l'intera sinistra, con Rifondazione Comunista, perché questo è giusto e naturale in una logica bipolare quando vi sia, come a noi pare che possa esserci, un'intesa di fondo di carattere programmatico. Oppure (questo sarebbe il secondo sbocco possibile) la preparazione di un passaggio elettorale, ma governato, non caotico, con la predisposizione e l'approvazione delle nuove regole essenziali per dare alla Sardegna una democrazia decidente. Perché la ragione vera (uso un concetto di alibi) dell'Isola del non fare non è la stoltezza dei politici (queste sono letture caricaturali della realtà), la ragione vera è che una democrazia che non decide produce il non fare e uccide se stessa. Quindi con la predisposizione e l'approvazione delle nuove regole essenziali, dicevo, a partire, e non solo, dalla legge elettorale. E con le modalità e il momento del confronto elettorale scelto dalla politica, non da altri soggetti. Questo naturalmente per noi non è un obiettivo, non è la nostra linea, è qualcosa che può rendersi, noi lavoreremo per evitare questo, che può rendersi necessitato, la linea nostra è la prima che ho enunciato. Cioè noi lavoriamo per l'obiettivo della guarigione e del rilancio del centro sinistra con l'incontro strategico con Rifondazione Comunista. Lavoriamo per questo ma non abbiamo paura del secondo, per essere chiari. Se sarà battaglia campale noi non ci tireremo indietro, posso assicurare che non ci tremeranno le vene ai polsi, ma non siamo a quel punto. Riteniamo di avere il dovere (noi e le altre forze della coalizione) di provare ancora a realizzare un'impresa finora non riuscita, con due obiettivi principali: realizzare appunto uno schieramento organico su un programma di innovazione per la Sardegna. Voglio dire al collega Degortes che, a proposito di innovazione e di conservazione, noi siamo pronti a un confronto su ciò che è innovazione e su ciò che è conservazione. Siamo pronti a un confronto su ciò che è ideologia e su ciò che è subalternità. Per non parlare latino, siccome ci si riferiva fondamentalmente credo, almeno così ho letto quel passaggio al master plan, noi siamo stati molto chiari su quel punto: abbiamo detto e diciamo no a quel progetto così com'è e siamo pronti a un confronto su basi diverse. Questa è sempre stata la nostra posizione. La Regione è in difetto per le sue lungaggini, non c'è dubbio, ma la scelta di cui apprendiamo oggi è una scelta che appartiene all'impresa. Il secondo obiettivo è introdurre le regole di una Regione governante e decidente, ed è questo il compito del Consiglio, come Assemblea, quindi oltre la logica di maggioranza, come Assemblea, che ha fatto un'esperienza, io credo positiva, nella formula del tavolo unitario dei Gruppi consiliari sul terreno delle riforme. Una considerazione ancora (sarà un intervento breve, e mi avvio a concludere) sul tema di Rifondazione Comunista. Noi non rinunciamo, non molliamo la presa perché siamo convinti che la strategia ha tre versanti, versante di sinistra (Rifondazione Comunista), il versante moderato e in Sardegna, dove c'è una situazione politica differente da quella nazionale, in Sardegna il versante autonomista, federalista e sardista. Il patto a tre, ieri, è un fatto politico importante
Io colgo l'occasione per dire che sulla legislatura e sulle vicende politiche che abbiamo insieme vissuto negli ultimi tre anni sono in circolazione alcune leggende metropolitane. E una delle leggende metropolitane è che il presidente Palomba, il Gruppo progressista federativo, il suo Capogruppo, nella sua modesta, abbiano rotto con Rifondazione Comunista, nel 1994, per mancanza di fermezza o per moderatismo. Le difficoltà di oggi a realizzare l'accordo tra il centrosinistra e Rifondazione Comunista dovrebbero consentire di rileggere e capire la situazione reale del 1994. Il nostro obiettivo comunque era ed è sempre il medesimo, cioè quello di un incontro che veda tutte le forze del centro democratico, tutte le forze della sinistra e le forze del sardismo.
Una considerazione sulla questione, che è stata sollevata nei giorni scorsi, della scorta del presidente Palomba. Voglio dire, molto sobriamente, che ci sono argomenti che non dovrebbero essere oggetto di polemiche e di speculazione. Se non c'è solidarietà al di là della lotta politica, perché ci può essere solidarietà anche nella lotta politica, dovrebbe esserci almeno civiltà nei rapporti.
Il collega Locci - non c'entra con questo, sto cambiando argomento - in un passaggio accalorato, e forse un po' eccessivo, parlava stamattina, riferendosi all'Assemblea, di cialtroni e miserabili. Io desidero, anche qui con molta tranquillità, replicare che la cialtroneria e la miseria morale, ma credo che Locci possa essere d'accordo con me, non rispettano i confini di partito o di schieramento. Sono un fenomeno trasversale, non vanno con la posizione politica, vanno con la qualità delle persone.
Concludendo, guardiamo con preoccupazione estrema alla crisi della politica e delle istituzioni, che è insieme effetto, specchio e anche fattore, a sua volta, della crisi della Sardegna, che è una crisi della società, non solo della politica. E' una crisi della sua vita economica e culturale e del suo assetto civile. Lo sfascio della politica e del Consiglio produrrebbe, noi ne siamo molto convinti, ne siamo certi, avventure, produrrebbe mostri. Troviamo il modo per uscirne, dico innanzi tutto ai colleghi della coalizione, con tutte le nostre contraddizioni, con tutte le differenze, con tutte le opinioni diverse. Facciamo un'operazione di responsabilità e di rasserenamento che mettano Giunta e Consiglio in condizioni di lavorare, e le forze politiche in grado di costruire una strategia, o di costruire strategie anche differenti, perché ci sono le energie in Sardegna, nella vita politica sarda, per dare una risposta e per vincere la sfida. E' questo il senso del voto che noi daremo di sostegno alla proposta presentata ieri dal presidente Palomba.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, esistono dei momenti in cui veramente le parole paiono vane, se non addirittura insufficienti a descrivere una situazione drammatica quale quella che è sotto gli occhi di tutti noi. Momenti in cui qualsiasi cosa si voglia o si possa dire risulta essere straordinariamente inadeguata alla gravità e alla disperazione rappresentata dai fatti. E allora la tentazione fortissima è quella di fare, come alcuni giornali assai efficacemente fanno, pubblicare una copertina o una prima pagina desolatamente e silenziosamente bianca. Un doloroso silenzio che indica la nuda assenza di segno di eventi umani senza speranza. Ma siccome il silenzio non sortirebbe l'effetto desiderato e non farebbe appieno comprendere la nostra valutazione, dico la nostra luttuosa valutazione dei fatti, tocca parlare e cercare per quanto si possa di far capire tutte le ragioni del nostro sdegno e della nostra ferma protesta. Comprensibilmente i signori consiglieri che danno o davano corpo alle fila del centro sinistra hanno preferito tacere (e meno male, almeno un po' di pudore in quest'aula) o sono intervenuti con valutazioni complessive degne forse anche della migliore scienza della politica, ma certamente non tenendo conto la triste e incredibile vicenda, anche personale dell'onorevole Palomba e della sua maggioranza sciagurata. Nemmeno i migliori esponenti della scuola sofistica d'altro canto potrebbero riuscire a cavare un solo raggio di luce da esperienze così tenebrose. Nessuno può riuscire a spiegare come si possa votare la fiducia alla stessa Giunta regionale cui tre mesi fa questo Consiglio, in un esaustivo dibattito promosso da Forza Italia, revocò la fiducia.
Si tratterebbe di un assurdo se ragionassimo all'interno di un modello filosofico. Si tratterebbe di un illecito se ragionassimo o ci muovessimo in un sistema di garanzie strettamente legali. Si tratta, in ogni caso, di una indecenza muovendoci, come ci muoviamo, in un sistema politico.
Non è nostra abitudine, e ciascuno può ben riconoscerlo in quest'aula, rifuggiarci in opposizioni pretestuose, strumentali e men che meno violente. Al contrario, è nostra abitudine fare proposte: tante ne abbiamo fatte, purtroppo al vento. Ma questa volta il vulnus inferto al sistema delle regole democratiche è tanto e tale che veramente riteniamo di dover assumere la più intransigente delle opposizioni e la più ferma valutazione di condanna per questo scempio che si sta consumando dopo tre anni di inutile quanto dannoso malgoverno. I fatti, colleghi, contano più di ogni giustificazione rabberciata, come è stato fatto qui, alla meglio da volonterosi ma inefficaci e improvvisati consiglieri, alludo evidentemente a quelli del centrosinistra, impegnati in una difesa d'ufficio di questo scandalo. Il nostro giudizio, come già lor signori sanno, è quello di un fallimento complessivo, di un fallimento indecoroso, continuo, pervicace, di un fallimento inescusabile. E quel che è peggio è che a questa crisi non si è data alcuna soluzione e non si intravede nessuna via d'uscita. Questo è il risultato delle vostre discussioni, delle nottate perse nelle stanze di questo Consiglio o nelle forse più anguste o più comode o più segrete stanze dei partiti che appoggiano questa coalizione. Ma uno sguardo più attento rivela che il fallimento non è solo temporaneo e contingente; a fallire radicalmente è un sistema complessivo di partiti che non sono culturalmente omogenei, di coalizioni che non hanno ragione di coalizzarsi, di associazioni fiancheggiatrici che ormai non fiancheggiano più, trionfa l'individualismo, la frammentazione, la guerra di tutti contro tutti. Le forze sociali, i sindacati, le agenzie sociali collassano, implodono, si annullano sotto il peso delle loro contraddizioni e dei loro particolarismi, è un ruolo ancora in negativo, soprattutto i sindacati l'hanno svolto in questo momento e le associazioni, le forze sociali che, in un'ipotesi di governo del Polo, in un'ipotesi minimale di quello che state facendo voi oggi, avrebbero sicuramente raso al suolo questo palazzo. E' indecoroso e indegno anche per come organi di informazione riferiscono di questa indecorosa esperienza della nostra autonomia regionale. Il Consiglio regionale, questo Consiglio regionale non è altro che il vertice esponenziale e la massima iconografia possibile di un sistema che ha fatto il suo tempo e che viene, sebbene ogni resistenza, spazzata via dall'implacabile forza della storia. I galantuomini presenti, e lo dico senza ritegno, presenti in molte delle forze politiche di centrosinistra, mi rendo conto che da soli niente possono contro l'ondata dell'ignoranza, della mancanza di progetti e proposte dello smanioso egoismo dei molti altri che sull'altare di un Assessorato hanno sacrificato la loro credibilità, non solo politica, ma direi anche etica e morale. Lo dico da molto tempo, lo diciamo noi di Forza Italia da molto tempo, da troppo tempo, il centrosinistra non ha in sé le risorse programmatiche e umane per andare avanti. Questo è il dato di fatto obiettivo, è una coalizione frantumata, esacerbata, divisa, è una coalizione sterile. Tre mesi di affannose riunioni, due anni di prove che li hanno preceduti, giornate di fiumi e fiumi di parole sono serviti evidentemente solo ad inasprire gli animi, esacerbare i conflitti, divaricare le posizioni e le sensibilità. E loro, colleghi della maggioranza, vogliono riprovare a mantenere in piedi un governo regionale che semmai dovesse ottenere la fiducia, perché neanche di questi ad oggi, siamo certi, dopo aver sentito gli esponenti, i Capigruppo di partiti che sostengono questa stessa maggioranza, franerà giorno dopo giorno, ora dopo ora nelle Commissioni e in Aula. Io penso che questo problema i colleghi del centrosinistra se lo siano posto, tutto questo a chi giova e a chi gioverà? Credo che sia opportuno che ciascuno di loro bene valuti se sia utile veramente mantenere in piedi organismi inefficienti, cercare accordi sul nulla e imbrogliare allegramente le istituzioni e imbrogliare pesantemente i sardi. L'unica cosa che si è riusciti a creare è il deserto di fiducia nelle istituzioni democratiche, che apre il campo a qualsiasi populismo, a logiche demagogiche, sfruttate da corsari e da avventurieri. Questi fatti, queste situazioni che anche nella contingenza politica vanno prendendo corpo, cari signori del centrosinistra, è una responsabilità tutta quanta vostra, perché avete creato la sfiducia nei cittadini, avete creato la sfiducia nella politica e avete creato il discredito per questo Consiglio e per le istituzioni ed è una responsabilità che non appartiene certamente a Forza Italia, ma è una responsabilità tutta quanta vostra, credo e ne siamo fermamente convinti che nessuno di lor signori, probabilmente, abbia la reale dimensione del danno che ha contribuito a provocare, un danno che causa il tramonto di una civiltà e apre le porte alle situazioni e alle soluzioni più disparate. Non sappiamo se e quanto questo simulacro di Giunta regionale troverà in Aula la sua maggioranza e non sappiamo quanto lor signori vorranno far durare questo torbido fango, ma sappiamo che la lunga agonia di questa legislatura è oramai nei fatti finita, il respiratore è stato staccato, ieri alle ore 17. Non serve parlare di eventuale scioglimento del Consiglio regionale, non serve, non serve perché non esiste più di fatto un'Assemblea realmente rappresentativa grazie a voi del centrosinistra che rispetti le leggi e le regole democratiche. Abbiamo già detto e da tempo che il Polo per le libertà è pronto a governare, lo è fin dal 1994 quando Forza Italia, insieme ai suoi alleati presentò agli elettori un programma e un candidato alla Presidenza della Giunta regionale, ma abbiamo detto sin dal 1994 che non siamo disposti ad abiurare a nemmeno una virgola del nostro credo e dei nostri valori per far posto a chi fino ad ora ha armato la propria mano di sicario dell'autonomia regionale. Vogliamo chiaramente e da sempre, e di questo tranquillizzo il collega Masala, rafforzare la logica del maggioritario, una coalizione omogenea governa l'altra si oppone. Da noi non possono esistere soluzioni confuse e tanto meno pasticciate. Forza Italia, che è una forza liberaldemocratica, all'interno del quale è vivo (e meno male) il dibattito, sa al suo interno confrontarsi, sa portare a sintesi e certamente non sarà Forza Italia a creare premesse per soluzioni che non siano quelle di una alternanza insieme alle altre del Polo, un progetto politico che a noi è comune, progetto politico che sinora le forze di centro, le forze laiche, le forze sardiste, che invitiamo in questa lunga riflessione, hanno ritenuto di non appoggiare. Altro che opposizione ondivaga, altro che opposizione inesistente, opposizione seria, opposizione che ha dimostrato in questi anni certamente là dove ci sono stati atti di governo, di saper fare l'opposizione, là dove non c'è il nulla, come spesso è capitato in questi tre anni di legislatura, vi chiedo che opposizione appunto si possa fare al nulla. Non ci interessano per questo pratiche da Prima Repubblica e accordi di basso lignaggio, ci interessa una democrazia sana con governi che governano per cinque anni, ci interessa una stampa libera e forte che ne informa i cittadini con una altrettanto forte posizione, non siamo noi oramai a proporre di sciogliere questo Consiglio, proprio perché grazie all'azione di questa coalizione di centrosinistra oramai questo Consiglio non esiste più né nella testa né nel cuore del popolo sardo, e se lor signori non vorranno ancora riconoscerlo e immobilizzare dolosamente, come hanno fatto e stanno facendo anche in questi giorni in quest'Assemblea, allora saremo disposti a tutto per impedirlo, a costo di attendarci in piazza del Quirinale sin quando il Capo dello Stato non vorrà finalmente consentire che la Sardegna torni alla democrazia, perché qui oramai siamo in un sistema di regime, di regime che soffoca le più elementari anche regole della democrazia. E mi chiedo che cos'altro può fare una opposizione democratica e seria di fronte allo sfacelo che è stato creato. E' di questa mattina la notizia che l'Aga Khan parte per altri lidi, lasciando un territorio; un territorio, devo dire, rispetto al quale anche e soprattutto i consiglieri della Gallura, del Gruppo di Forza Italia, Nizzi, Biancareddu e gli altri consiglieri della provincia di Sassari, hanno fino in fondo condotto una battaglia, che non è una battaglia per la cementificazione, ma è una battaglia per lo sviluppo, una battaglia per creare quelle prospettive di benessere che soprattutto in zone degradate, grazie alle inefficienze di questa Giunta, ormai hanno pervaso tutto il territorio della nostra Isola. E come possiamo fornire il nostro punto di vista se anche le sedi fisiche della democrazia sono chiuse. Signori, le commissioni non lavorano, il Consiglio non discute di niente, le riunioni sugli scenari politici si fanno al sicuro delle vostre fumose stanze, al sicuro delle vostre segreterie. Allora, chi è responsabile di tutto questo? Mi rivolgo a lei, signor Presidente Palomba, perché mai lei avalla tutto questo? Perché mai un uomo d'onore, e lo dico nel vero senso della parola, senza alcuna ironia, signor Presidente, deve tollerare ingiurie, torti, doppiogiochismi e inganni? Perché ha voluto offendere questa umiliata Assemblea, onorevole Presidente, non presentando dichiarazioni programmatiche? Perché ha voluto consentire tre mesi di incredibile stallo? Io e il mio Gruppo, Forza Italia, signor Presidente, attende una risposta, almeno per comprendere che cosa, umanamente, ha potuto spingere un uomo del suo rango a coprire così a lungo tante vergogne. Tre anni di vergogne. Noi riteniamo, signor Presidente, che il tempo a disposizione sia veramente finito; finita la speranza di chi l'ha appoggiata, finita la tolleranza di chi l'ha contrastata, finita la pazienza dei sardi. Prolungare artificialmente la vita della sua maggioranza, con infingimenti artatamente disegnati dalle mani dei suoi ineffabili consiglieri, signor Presidente, servirà solo a spianare ulteriormente la strada alle bande di predoni che si affollano alle porte. Bisognerà dunque comprendere che è veramente finita, almeno per evitare di fare la figura di Romolo Augustolo che fu l'ultimo a sedere sul soglio imperiale di Roma. I barbari che già da tempo si pascevano alle mense romane, decisero un giorno di far sapere anche a lui che il suo impero era finito e che sedeva su un effimero trono; lo cacciarono senza che il prefetto del pretorio opponesse alcuna resistenza capeggiato com'era da un barbaro, e si sedettero a mangiare cosciotti di capra sul trono che appartenne al grande Augusto. Eviti almeno questo, la preghiamo Presidente Palomba. Penso che sia ormai tardi restituire ai sardi ciò che in questi tre anni è stato inopinatamente tolto. Noi riteniamo che in questo marasma, in questa confusione, io stamattina ho sentito le dichiarazioni del collega Cucca che nella sua linearità ha tratteggiato quello che sarà il futuro in questi prossimi mesi. Rivolgendosi al Partito Popolare ha detto chiaramente: "Signori, noi vogliamo un governo comunista".
CUCCA (Progr. Fed.). Non ho detto così, ho detto "assieme ai comunisti".
PITTALIS (F.I.). Ha invitato qualche esponente del Partito Popolare a dimettersi dagli incarichi.
CUCCA (Progr. Fed.). Questo, sì.
PITTALIS (F.I.). Allora se questa è la prospettiva per il governo della Sardegna in questi mesi di continui litigi, di continui assalti alle poltrone, di continue faide, trucchetti e giochetti, io penso che veramente ancora una volta avete fatto un pessimo servizio alla causa dei sardi.
PRESIDENTE. Era l'ultimo intervento. Convoco la Conferenza dei Capigruppo per decidere l'ordine dei lavori e sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta sospesa alle ore 19 e 24, viene ripresa alle ore 19 e 35).
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Comunico alla Assemblea le determinazioni della Conferenza dei Capigruppo in ordine al programma dei lavori. Il Presidente della Giunta, che peraltro non stava molto bene, aveva bisogno di raccogliere un po' le idee e anche le energie per cercare di replicare stasera, consapevole che concludere stasera serve anche a molti colleghi soprattutto fuori sede. Ha detto che avrebbe fatto il possibile per concludere. L'appuntamento è per le ore 21, con qualche minuto di elasticità. Penso che alle 21 potremo sentire la replica, votare la Giunta e poi, se ci sono le condizioni discutere il provvedimento sull'Ente Minerario Sardo.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 38, viene ripresa alle ore 21 e 33.)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la replica, il Presidente della Giunta regionale.
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Grazie, Presidente, colleghe e colleghi. Un momento delicato nel quale tutti siamo chiamati ad assumerci le nostre responsabilità. La maggioranza di centro sinistra è chiamata ad assumere la propria, dimostrando di sapere e di voler essere ceto di governo e di voler far prevalere gli interessi generali sulle pur intuibili difficoltà di dibattito interno, che sono legittime. E anche l'opposizione, in questa assunzione di responsabilità, potrà meglio svolgere il proprio ruolo. Le istituzioni autonomistiche e democratiche sono sotto tiro; le opposizioni giustamente dicono di non dover essere travolte da un unico giudizio di disdoro, ma neanche le forze che si richiamano al centro e alla sinistra e alla tradizione sardista vogliono respingere questa eventualità. Non è vero che tutte le vacche sono nere. Non sono solo il Presidente della Regione e la Giunta sotto tiro; in questo momento è soprattutto il Consiglio, l'Assemblea sovrana del popolo sardo. Il Consiglio che si vuole delegittimare ed abbattere anche con il concorso di poderosi mezzi di informazione. Epiteti quali: asini, incapaci, tutti insieme li respingiamo al mittente, a chi li scrive e a chi li pronuncia. E in questo nel dirli e nel pronunciarli trova la sua condanna. Tutti rischiamo di venire travolti in un immeritato giudizio negativo, ma soprattutto sarebbe pericolosissimo che il Consiglio regionale rischiasse di venire travolto dal caos. Ciò rappresenterebbe la delegittimazione delle supreme istituzioni autonomistiche ma anche delle rappresentanze popolari e dei partiti. E così si darebbe luogo ad un pericoloso affacciarsi di un devastante populismo che è la negazione della democrazia. Noi dobbiamo difendere partiti e istituzioni contro chi non ha il diritto di delegittimare. L'organizzazione politica è uno strumento democratico essenziale per lo sviluppo della democrazia; la disgregazione sociale e politica pone invece le istituzioni in gravissimo pericolo. La politica debole non è più in grado di tutelare gli interessi generali; è forse quello che molti vogliono. Non dobbiamo fare una difesa debole del Consiglio; tutti noi dobbiamo reagire, tutti insieme. Dobbiamo dare una risposta forte, ciascuno nel proprio ruolo, evitando di consegnare al caos e alla lacerazione le istituzioni democratiche e la Sardegna. Il centro sinistra ha presentato dei problemi, è inutile negarlo, anche forti, ha presentato un travaglio sul quale si è impegnato, in gran parte andando avanti un processo di chiarificazione. Non li ha ancora risolti tutti, il bipolarismo costa, lo stare insieme, il portare insieme esperienze diverse, ricchezze diverse, deve conferire ricchezza comune, complessiva al progetto, ma costa, perché ci sono le identità che è giusto difendere; l'equilibrio e l'armonia di un processo complicato e una conquista sofferta. Il bipolarismo costa qui come altrove, e costa in tutti i poli. Il centro sinistra, nelle sue varie espressioni, ora deve dimostrare di avere la volontà di affrontare e di risolvere definitivamente questi problemi, con alto senso delle istituzioni e, soprattutto, essere consapevole di avere le qualità per rappresentare il punto di riferimento di un'efficace azione di governo della Sardegna. Io vorrei da qui interpretarne l'orgoglio e la speranza che da stasera possa partire un messaggio di fiducia nei confronti del popolo sardo, perché abbiamo l'esigenza di riconquistare alle istituzioni autonomistiche prestigio e rispetto, e abbiamo il dovere di recuperare il rapporto col popolo che ci ha eletto, che ci ha eletti tutti. Questo è un valore che non riguarda soltanto le forze di maggioranza, ma è un valore che riguarda anche le opposizioni. Avere istituzioni autonomistiche delegittimate e deboli non serve a nessuno, anche in una prospettiva di democrazia dell'alternanza. Dobbiamo anche consolidare alcuni aspetti di ripresa economica e occupazionale che, pur fra mille problemi, è ancora presente, già si cominciano a intravedere, io non vorrei adesso dilungarmi in questo, non mi sembra il momento, ma credo che sia importante che evitiamo di essere noi stessi a svalutare o a deprimere i progressi che l'imprenditoria, il mondo del lavoro, delle forze sociali stanno mandando avanti. 20.000 sardi in più lavorano da gennaio di quest'anno ad aprile di quest'anno. 20.000 sardi in più, sono dati dell'ISTAT. Certo ce ne sono ancora molti che devono lavorare, ma noi abbiamo il dovere di realizzare una forte terapia d'urto, e lo faremo a cominciare da oggi. Ma la cosa importante è che evitiamo di consegnarci alla disperazione e alla rassegnazione. Allora dobbiamo fare un grande sforzo per fare ancora di più Giunta e Consiglio. Io non ho inteso mancare di rispetto, collega Pittalis, al Consiglio, quando non ho presentato un programma di governo, che peraltro era già pronto, e accolgo la precisazione del collega Masala, che è come sempre puntuale, sull'improprio riferimento alla ipotesi del rinvio alle Camere; ma mi interessava soltanto precisare che, avendo presentato la medesima Giunta, mi pareva di poter fare riferimento al programma già noto, al programma di cui tante volte nel Consiglio abbiamo parlato e di cui ancora parleremo. E mi pareva che fosse importante dare prevalenza all'aspetto politico della crisi e all'aspetto politico della evoluzione della crisi, come peraltro nel dibattito è emerso.
Io ora chiedo a tutte le forze politiche moderate, di centro, sardiste, di sinistra, un voto di sostegno alla mia proposta, e lo chiedo anche a ogni consigliere che in quest'area si riconosce. Per alcuni esso potrà essere un voto tecnico, ma esso è certamente un voto politico, perché conferma la volontà di rafforzare questo quadro, di dimostrare alla Sardegna che questo quadro politico sa e vuole governare i difficili processi, ma nei quali tanti sardi sono impegnati.
Questo è un voto che non solo non chiude affatto il rapporto con Rifondazione Comunista, non chiude la prospettiva, non chiude affatto la prospettiva di un rapporto organico e strategico, ma esso opererà perché in tempi brevi tutte le varie forze politiche, da quelle moderate, di centro, sardiste e delle sinistre, partecipino a un processo unitario di governo, nel rispetto degli equilibri armonici tra tutte le parti, tra tutte le componenti, da quelle moderate fino a quelle di sinistra. Io credo che stavamo rischiando di sprofondare in una sindrome calabrese; questo è il momento prima del quale è possibile evitare di cadervi, dopo il quale forse sarebbe difficile uscire fuori. Non cadiamo nell'avventura, lavoriamo fin da oggi per respingere fuori di qui coloro che hanno un unico interesse, di avvilire l'Assemblea sovrana del popolo sardo.
PRESIDENTE. E' pervenuto un ordine del giorno. Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
ORDINE DEL GIORNO SCANO - GIAGU - BALIA - BONESU - RANDACCIO - DETTORI B. sull'approvazione delle dichiarazioni programmatiche e sulla nomina dei componenti della Giunta regionale.
IL CONSIGLIO REGIONALE
udite le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta regionale, on. Federico Palomba, preso atto del dibattito,
le approva
e, in conformità alle sue proposte, nomina componenti della Giunta medesima:
On. Benedetto BALLERO - Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione
Prof. Antonio SASSU - Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio
On. Alberto MANCHINU - Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica
On. Pasquale ONIDA - Assessore della difesa dell'ambiente
Prof. Antonello PABA - Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale
Sig. Antonio COSTANTINO - Assessore del turismo, artigianato e commercio
Prof. Paolo FADDA - Assessore dei lavori pubblici
Prof. Mario PINNA - Assessore dell'industria
On. Luca DEIANA - Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale
On. Efisio SERRENTI - Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport
On. Paolo FADDA - Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale
On. Giacomo SANNA - Assessore dei trasporti. (1)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno presentato dai Capigruppo, che propone la nomina della Giunta, va votato per appello nominale. Sono state preannunciate delle dichiarazioni di voto. Chiedo ai colleghi che intendono intervenire di iscriversi a parlare. Ricordo a tutti che per le dichiarazioni di voto il tempo concesso è di cinque minuti.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.
BERTOLOTTI (F.I.). Signor Presidente, intanto mi consenta una piccola osservazione a chi ha presentato quest'ordine del giorno, ma credo che almeno la forma in questo Consiglio la si debba salvare. Io non ho udito nessuna dichiarazione programmatica del Presidente della Giunta non capisco come possa votare un ordine del giorno che chiede di approvare le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta. Non sono state riconfermate e nessuno ha detto che si continua ad andare su quelle dichiarazioni programmatiche. Per quel che riguarda la dichiarazione di voto, il mio voto sarà negativo a una Giunta che fa della mistificazione la parola d'ordine della propria attività politica e dell'informazione data agli elettori e al popolo di quest'Isola. Mi riferisco in particolare alle cifre che anche in questa occasione il Presidente della Giunta in termini di occupazione ha riportato, riferendo dei dati ISTAT che sono conseguenti esclusivamente alla mutata normativa vigente che obbliga a denunciare categorie di lavoratori che prima non venivano denunciati. In realtà, i dati reali ci dicono che c'è stato un dato negativo di perdita di posti di lavoro. Non si può parlare quindi di azione della Giunta positiva sotto questo aspetto; si tratta esclusivamente di propaganda. Sotto questo aspetto non ci potrà essere nessuna collaborazione credibile fondata su un rapporto chiaro, su un rapporto costruttivo che consenta di creare premesse per occasioni diverse. Questo credo che sarà l'atteggiamento che in futuro assumeremo. Nessuno sconto per nessuno, per cui preannuncio il voto negativo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Nizzi. Ne ha facoltà.
NIZZI (F.I.). A dire che una persona come lei è irresponsabile, incapace e malvagia verso la popolazione della Gallura è poco. Venga, Presidente, - solo di una parte di questo Consiglio - venga in Gallura che le faremo tante feste, la inviteremo a bere. Dovrebbe vergognarsi di aver dato questo spettacolo poco edificante assieme ai suoi compagni del PDS, che non hanno voluto approvare l'unica proposta seria di sviluppo nella nostra Gallura. Ma cosa crede? Crede veramente di poter profondere oppure dare un sacco di soldi alle nostre popolazioni? Il rapporto fatto dall'Assessore dei lavori pubblici sulle opere pubbliche cantierate, cantierabili, oppure in approvazione, hanno fatto vedere chiaramente che la Gallura è stata cancellata dalla programmazione regionale, è stata programmata soltanto una cosa, la morte di quella parte della Sardegna. Ma voleva veramente, pensava veramente di aver il plauso di quelle genti assieme ai suoi amici del P.D.S., assieme agli esponenti di quel partito che sono stati eletti in Gallura? Dovrete guardarvi bene, dovrete guardarvi bene da quello che avete fatto e soprattutto da ciò che non avete fatto, perché ciò che la gente, ciò che il popolo vuole, non viene poi realizzato, siete voi i maggiori responsabili assieme al vostro Presidente. Ci sarebbero tante cose, cose brutte e cattive, che io vorrei dirle, Presidente, stasera, voglio stendere un velo pietoso per questa volta, ma da oggi avrà, penso, di che preoccuparsi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Manunza. Ne ha facoltà.
PALOMBA (Progr.Fed.), Presidente della Giunta. In che senso?
NIZZI (F.I.). In tutti i sensi, Presidente.
MANUNZA (Popolari). Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa legislatura si è caratterizzata per un alto tasso di litigiosità all'interno della maggioranza dovuto in larga misura alla mancanza di una guida politica forte e sicura che ha anche provocato un progressivo distacco dalla concertazione con le forze sociali e sindacali che in Sardegna ha da sempre rappresentato un grande valore culturale e politico. Il sistema politico bipolare concepito come un freno alla partitocrazia ha finito per diventare una vera e propria gabbia custodita e guidata da pochi oligarchi che hanno sempre operato con l'obiettivo di eliminare le persone ritenute scomode sostituendole con altre in apparenza più docili e mansuete. Le crisi di correnti si sono sempre risolte con il cambio di alcuni Assessori anziché con una profonda verifica programmatica e politica che affrontasse i nodi dell'economia e dell'occupazione e quelli delle riforme istituzionali, tutti i passaggi più importanti delle svariate crisi regionali sono partite dall'assunto della inamovibilità e insostituibilità del Presidente dell'Esecutivo come se lo stesso fosse stato eletto dal popolo e non invece dal Consiglio regionale. Tale principio è valido soltanto quando verrà approvata la legge di riforma da tanti auspicata, l'elezione diretta del Presidente della Regione non può essere invocata quale condizione preliminare per la formazione della Giunta regionale o come unico presupposto per il proseguo della legislatura. In buona sostanza, si è passati con una disinvoltura più unica che rara dalla volontà di allargare la vecchia maggioranza a Rifondazione Comunista all'idea di mettere al bando il P.S.d'Az. per arrivare alla riproposizione della stessa Giunta regionale che aveva causato la crisi. E' proprio il caso di dire che la montagna ha partorito il topolino. Tutto questo è avvenuto senza che sia stata rimossa una sola delle cause per cui il Presidente era stato costretto alle dimissioni e si pretende oggi di andare avanti facendo finta di niente e lasciando che il fuoco continui a covare sotto la cenere in attesa della prossima inevitabile crisi. La Sardegna non potrà contare su un governo stabile e forte, capace di invertire la marcia per affrontare i gravi problemi di una economia morente, di una disoccupazione ai limiti della pericolosità sociale. Il presidente Palomba ha faticato per le tante energie spese nel tentativo di rimettere in moto una macchina che era da rottamare andrà a godersi le vacanze, ma a me tutto questo non appare dignitoso né decoroso. Dopo una crisi così lunga e travagliata non possiamo presentarci oggi al popolo sardo dicendo: "E' stata tutta una farsa, abbiamo solo scherzato e tutto rimane come prima, più di prima". E' da quasi un anno che ho posto l'accento sui veri motivi della crisi che è sotto gli occhi di tutti, la mancanza di una guida politica autorevole, l'incapacità di rispondere con un disegno organico e unitario alle esigenze di sviluppo della Sardegna, l'apatia verso alcune urgenti riforme istituzionali, la caduta verticale della tensione autonomistica, l'inesistenza del dignitoso rapporto Stato-Regione, la rottura pressoché totale delle intese con le forze imprenditoriali, sindacali e sociali. Sono trascorsi oltre tre anni dalle elezioni regionali e cinque crisi li hanno accompagnati, in tutti i documenti del Presidente, compreso l'ultimo, alcuni di questi problemi che ho appena richiamato continuano ad essere tarpati quasi a suggellare la veridicità delle mie affermazioni. Giunti a questo punto ho tante altre volte terminato il mio intervento dichiarando di votare comunque a favore per disciplina di Gruppo e nella speranza di un cambiamento radicale convinto del metodo di governo e più in generale del modo di concepire la politica; oggi non mi sento, seppur con sofferto travaglio interiore, di forzare la mia coscienza, di non esprimere i miei pensieri e di soffocare ancora una volta le mie libere convinzioni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, durante questa crisi si è detto tutto e il contrario di tutto, non avendo voluto sostituire il Presidente si è fatto finta di cambiare tutto per non cambiare niente. Pertanto non intendo avallare con il mio voto una operazione di basso profilo politico e preannuncio il mio voto contrario alla Giunta che viene riproposta e chiedo nel contempo, signor Presidente, di essere iscritto al Gruppo misto di questo Consiglio regionale. PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signor Presidente della Giunta incaricato, a sentire gli interventi dei colleghi Balia e Scano ho avuto forte la tentazione neanche di proporre al Gruppo di dare qualche voto a questa maggioranza, talmente apparivano convincenti, ma evidentemente il nostro elettorato non l'avrebbe capito e non lo capirebbe, forse bene faremmo a dare qualche voto a questa maggioranza. Tuttavia devo dire e la ringrazio, signor Presidente, per non averci chiesto il voto, nel rispetto delle posizioni di ciascuno lei non ci ha chiesto il voto, lo ha chiesto a coloro i quali glielo dovrebbero dare. Tuttavia avendo constatato, come del resto potrà anche fare il popolo sardo se il mondo dell'informazione farà il suo dovere, che la coalizione di centro sinistra alla conclusione non definita della sua quinta crisi in nome di una annunciata comune volontà, sono parole sue, signor presidente Palomba, comune volontà di non stabilire un quadro strategico che vada oltre la legislatura, prosegue nel suo impegno per la perpetuazione del nulla se non il potere fine a se stesso e non il potere per perseguire soluzioni che tanto sono attese da questa Sardegna ormai priva di risorse, ma soprattutto priva di qualcuno che abbia idee concrete da realizzare in tempi brevi, ha detto anche che nessun impegno programmatico è stato espresso sui temi cogenti di questo drammatico momento socio economico della nostra Isola e che ancora nulla in nome e all'insegna del catto-social-comunismo, caro amico.... PRESIDENTE. Chiedo scusa, prego i colleghi di accomodarsi.
BIGGIO (A.N.). Caro amico Cugini, che nessun impegno in nome del catto- social-comunismo programmatico è stato esplicitato, i vecchi soliti programmi, cosa sono e che cosa si è verificato? Il nulla e che ancora nulla sempre in nome del vostro social-comunismo si è ipotizzato sugli altri grandi problemi di più ampio respiro considerato anche il grave danno finora arrecato e che, al di là delle singole volontà, buone volontà di ciascuno probabilmente, potrà essere ancora arrecato agli interessi della Sardegna dal perpetuarsi di un governo espresso da una coalizione che ormai è fallita, fallita perché voi lo avete dichiarato, lo si avverte nei vostri interventi stessi. Il Gruppo di Alleanza Nazionale, nel rispetto del mandato ricevuto dagli elettori, esprime il suo voto contrario alla Giunta proposta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Randaccio. Ne ha facoltà.
RANDACCIO (F.I.). Onorevoli Presidenti, gentili colleghi, Rinnovamento italiano ha tenuto per tutto il corso della crisi una linea di coerenza. Abbiamo sempre lavorato con un unico intento: garantire il governo della Sardegna; così abbiamo accettato di aprire un discorso programmatico con Rifondazione comunista benché noi fossimo consapevoli delle gravi difficoltà che questa apertura, che tale passo comportava presso la nostra area politica di riferimento. Pensavamo però e tuttora pensiamo che le ideologie dovessero e potessero essere superate a favore della governabilità. Quando poi un quadro di maggioranza ci pareva essere sufficientemente ricomposto ci siamo serenamente tirati indietro, ritenendo superata la pregiudiziale politica di dover garantire a tutti i costi un governo alla Sardegna. Fatti nuovi sono poi sopravvenuti in un frenetico rincorrersi di situazioni. Rinnovamento italiano non è soddisfatto, lo devo dire, per il modo in cui questa crisi si sta risolvendo. In queste settimane era forse possibile trovare soluzioni migliori e più garantiste, ma questo è quello che oggi si può fare: un minimo comune denominatore che scontenta quasi tutti e lascia intatte tutte le perplessità della vigilia. Ciò nondimeno, signor Presidente, mi rendo conto che gli attuali tempi della politica impongono una riflessione più ampia e articolata tra i partiti per ritrovare nel nostro quadro di riferimento, che è quello del centro sinistra, le ragioni politiche dello stare insieme, la volontà programmatica per affrontare e risolvere gli enormi problemi che attraversa la nostra Regione. Il nostro voto favorevole, signor Presidente e cari colleghi, va verso quella direzione; garantire alla nostra Regione un governo per affrontare e sciogliere con la giusta tranquillità i diversi nodi politici sul tappeto. Noi svolgeremo il nostro compito con responsabilità, moderazione come è nostro solito, ma anche con grande fermezza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, sciogliendo la riserva che avevo formulato nel dibattito dichiaro il voto favorevole all'ordine del giorno da parte del Gruppo sardista. Credo che questa scelta derivi essenzialmente da un motivo, che la non approvazione dell'ordine del giorno getterebbe questo Consiglio e questa Regione ancora più nel caos, rendendo la situazione più difficile. Abbiamo visto nelle varie crisi che si sono succedute che ogni crisi non ha migliorato nel suo esito la situazione precedente, ma anzi l'ha aggravata accrescendo le differenze, gli asti, le incomprensioni tra partiti e Gruppi; e credo che quest'ultima crisi in questo senso sia stata esemplare. Credo che abbiamo bisogno di un periodo in cui non si giochi a distruggere ma a costruire, in cui l'attività di governo sia separata da quella legittimazione dei partiti politici, che però è azione dei partiti politici verso prospettive, verso linee strategiche. Se noi accavalliamo il discorso di linee politiche, di linee elettorali, di accordi, di tentativi anche di concepire un nuovo ordine regionale con l'attività di governo, noi finiremo per non governare, per non soddisfare le esigenze dei sardi. Il tentativo di volare forse troppo altro, quando non si hanno le ali, può costare capitomboli rovinosi e credo che in questo senso l'esperienza abbia dimostrato che si debbano avere le ali adeguate per i voli che si vogliono fare. Credo che Giunta e Consiglio debbano riprendere a volare all'altezza a cui sono in grado di volare, senza cercare furbescamente qualche corrente ascensionale che li porti su. Se non c'è la forza, la capacità, l'intelligenza, l'amore per il nostro popolo per operare, chiaramente non si possono ottenere risultati. E credo appunto che questo amore per il nostro popolo dobbiamo ritrovare e su questa base dobbiamo operare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, evidentemente
l'ora è tarda e sono evidenti, soprattutto in molti consiglieri del
centro sinistra, e anche sul volto del Presidente Palomba, i segni
della stanchezza e i segni probabilmente anche del logoramento non
solo fisico ma anche politico. E lo dico perché dopo mesi,
settimane, ma direi ormai anni perché sono tre anni che assistiamo
a una scena ripetutasi oggi per la quinta volta, la riproposizione
di un solito copione, con i soliti attori; e oggi il Presidente
Palomba ha chiarito che non c'era bisogno di illustrare un
programma perché si rifaceva a quello della Giunta precedente.
Avremmo voluto semmai capire che cosa di quel programma è stato
attuato, quali benefici ne sono venuti per le sorti delle categorie
produttive della nostra Isola e soprattutto per i tanti, tantissimi
disoccupati che ancora attendono una qualche risposta. Ed è chiaro
che interventi come quello del mio amico e collega Settimo Nizzi si
inquadrano in quella disperazione, di cui egli si è fatto
interprete e portatore, che è leggibile,
Presidente Palomba, in tanti giovani, in tanti uomini delle nostre
campagne, in tanti che non hanno lavoro, nelle nostre categorie
produttive, nei nostri ceti medi, una disperazione perché la nostra
isola conosce ormai da tre anni l'immobilismo, conosce il nulla,
conosce il non governo e spesso conosce anche atti di malgoverno.
Allora, a fronte di tutto ciò, è chiaro che l'intervento del
collega Nizzi, Presidente Palomba, non aveva sicuramente nulla di
personale, e questo lo voglio a nome del mio Gruppo perché qui
hanno rilevanza solo fatti politici, non aveva certamente né il
senso di una reprimenda sul piano personale, ma certamente sul
piano politico per una grande occasione che è stata persa in
Gallura di una autentica prospettiva di sviluppo che poteva
sicuramente rappresentare il Master Plan, senza entrare in questo
momento nel merito di questo progetto. Allora, Presidente Palomba,
per non essere travolti, noi di Forza Italia, da quel giudizio
negativo che è nella coscienza, nella mente di tutti i sardi, noi
non avalleremo certamente con il nostro voto quella che non
esitiamo a definire l'ennesima vergogna per la Sardegna. Questa
Giunta, signor Presidente, ed è un giudizio che ribadiamo sul piano
politico, è una vergogna. Questa situazione che si è determinata e
questo costume di far diventare i fatti della politica come un
teatro, questo noi non lo consentiremo. Ribadiamo la nostra
opposizione durissima, ferma e, Presidente, da questi banchi noi
prepareremo, anche nella ripresa che auspichiamo sia breve,
Presidente, perché noi siamo disposti a lavorare anche nel mese di
agosto, questo sia chiaro, per recuperare tutto il tempo che il
centro sinistra ha sottratto alla nostra Sardegna.
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale dell'ordine del giorno di approvazione delle dichiarazioni programmatiche e della nomina dei componenti della Giunta regionale.
Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E' estratto il numero 7, corrispondente al nome del consigliere Bertolotti.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Bertolotti..
CONCAS, Segretaria procede all'appello:
Rispondono sì i consiglieri: Bonesu - Busonera - Cherchi - Cucca - Cugini - Deiana - Dettori Bruno - Dettori Ivana - Diana - Fadda - Falconi - Ferrari - Fois Paolo - Fois Pietro - Ghirra - Giagu - Ladu - Loddo - Lorenzoni - Macciotta - Manchinu - Marrocu - Marteddu - Murgia - Obino - Onida - Palomba - Petrini - Piras - Randaccio - Sanna Giacomo - Sanna Salvatore - Sassu - Scano - Secci - Serrenti - Tunis Gianfranco - Usai Pietro - Zucca - Balia - Ballero - Berria.
Rispondono no i consiglieri: Bertolotti - Biancareddu - Biggio - Cadoni - Carloni - Casu - Concas - Demontis - Fantola - Federici - Floris - Frau - Granara - Liori - Lippi - Locci - Lombardo - Manunza - Marracini - Marras - Masala - Milia - Montis - Nizzi - Oppia - Pirastu - Pittalis - Sanna Nivoli - Usai Edoardo - Vassallo - Amadu - Aresu - Balletto.
Si è astenuto: il Presidente Selis.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 76
votanti 75
astenuti 1
maggioranza 38
favorevoli 42
contrari 33
(Il Consiglio approva).
Giuramento degli Assessori tecnici
PRESIDENTE. Procediamo ora al giuramento degli Assessori tecnici prescritto dall'articolo 3 del D.P.R. 19 maggio 1949, numero 250. Do lettura della formula del giuramento previsto dall'articolo 3 del citato D.P.R.. Al termine ciascuno risponderà "Giuro":
"Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione".
PINNA MARIO, Assessore dell'industria. Giuro.
COSTANTINO ANTONIO, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Giuro.
PABA ANTONELLO, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Giuro.
SASSU ANTONIO, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Giuro.
PRESIDENTE. Con il giuramento degli Assessori tecnici - non ha giurato l'assessore Fadda, perché non è presente - si conclude questa fase. Prima di passare alla discussione della legge sull'EMSA consentitemi di rivolgere alla Giunta regionale, nel rispetto della volontà del Consiglio, gli auguri di buon lavoro, ma questo è un augurio che faccio a tutti voi, al Consiglio e che faccio alla Sardegna. Vorrei, nel fare gli auguri di buon lavoro alla Giunta, approfittarne per fare gli auguri anche all'intera Assemblea; non solo auguri di buone vacanze, naturalmente, di cui credo che tutti abbiamo necessità, bisogno, ma credo anche di un momento di riflessione. Vorrei solo sottolineare come un dibattito che ha visto gli interventi di tantissimi colleghi, e anche nel dissenso e nella polemica gli interventi hanno rappresentato uno sforzo di elaborazione, di proposta, di riflessione politica, ecco vorrei sottolineare che in tutti gli interventi c'è stato un ricorrente elemento di coscienza quelli che sono i problemi di questa Regione, delle categorie più povere, di quelle che non andranno in vacanza. Io mio augurio è che noi possiamo utilizzare questi giorni per un riposo credo meritato, perché al di là del lavoro sono stati mesi e settimane di tensioni, di polemiche, di lavoro anche intellettuale, di elaborazione, di proposta. Mi auguro che questi giorni possano portare a tutti noi, oltre al riposo, davvero la voglia di dare nei prossimi mesi il meglio di tutti e di ciascuna forza politica, l'augurio che nel rispetto delle diverse ispirazioni possiamo trovare momenti di confronto e di convergenza sugli interessi, sui problemi della Sardegna, delle categorie e delle aree più deboli che, dicevo, sono state presenti in tutti i vostri interventi. Mi auguro che questa seconda parte della legislatura, che comincia praticamente, che è già cominciata, ma che da settembre, anzi da fine agosto, perché riprenderemo molto presto i nostri lavori, dovremo affrontare sappia essere, possa essere il momento in cui ognuno di noi possa dare il meglio di sé stesso e ogni forza politica, e possiamo davvero valorizzare l'esperienza che nei primi anni abbiamo compiuto e affrontare davvero i problemi di questa Regione, i problemi di questa terra e davvero delle categorie più svantaggiate.
Vi rinnovo i miei auguri, li rinnovo a tutti voi e alle vostre famiglie. Mi auguro che alla ripresa saremo tutti più sereni e col massimo di entusiasmo riprenderemo i nostri lavori.
Discussione e approvazione del disegno di legge: "Disposizioni urgenti relative all'Ente Minerario Sardo" (321)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 321. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa, relatore di maggioranza.
LA ROSA (R.C.-Progr.), relatore di maggioranza. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Falconi, relatore di minoranza.
FALCONI (Progr. Fed.), relatore di minoranza. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
Presidenza del Vicepresidente ZUCCA
BALLETTO (F.I.). Intanto, Presidente, stiamo prendendo adesso visione degli emendamenti. In Commissione terza, che si è riunita nell'intervallo tra le otto e le nove, sono emersi dei problemi di carattere tecnico, nel senso che l'emendamento approvato all'unanimità da parte della Commissione sesta non poteva essere approvato così come è stato formulato, perché ci sarebbero stati dei problemi da parte del Governo in sede di controllo di legittimità, e in quella sede si è detto che la Commissione terza avrebbe suggerito un emendamento, che però non mi è stato consegnato. Quindi dovremo prima di tutto valutare il contenuto di questo emendamento per capire qual è il contenuto della legge e se nella sua ultima stesura trova ancora il favore da parte del Gruppo di Forza Italia tenendo presente che il disegno di legge 321 nella stesura originaria era stato bocciato da parte della Commissione sesta. Per cui c'è necessità di prendere visione di questo emendamento e immediatamente dopo entrare nella discussione del provvedimento. Sarebbe opportuno, Presidente, sospendere brevemente la seduta per verificare il contenuto dell'emendamento.
PRESIDENTE. In mancanza di obiezioni, che non credo ci siano, sospendo la seduta per cinque minuti.
Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (Popolari). Presidente, solo per dire che gli emendamenti che ci stanno distribuendo in questo momento, il numero 2 e il numero 3, contengono esattamente le determinazioni che sono state adottate dalla terza Commissione. Per cui penso che ci siano tutti gli elementi in Consiglio per poter discutere il provvedimento nella sua globalità.
PRESIDENTE. Onorevole Balletto, se le precisazioni dell'onorevole Secci sono soddisfacenti, e mi pare che così siano, possiamo procedere.
Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Per quanto mi riguarda va bene.
PRESIDENTE. Allora, mi pare che...
BALLETTO (F.I.). Scusi, per quanto mi riguarda va bene, ho preso visione quindi entro nel merito dell'emendamento.
PRESIDENTE. Stavo assolvendo il compito di trovare una soluzione alla sua obiezione. E' stata trovata questa soluzione, procediamo nella discussione generale. Siamo in piena discussione generale, mi pare che avesse chiesto la parola l'onorevole Balletto. Ha la facoltà di intervenire. Prego.
BALLETTO (F.I.). nuova Giunta, o meglio vecchia Giunta, sistemi vecchi. Tutto all'insegna dell'emergenza. Si deve alle ore 22 e 31, a conclusione della travagliatissima crisi, discutere di questo provvedimento, il disegno di legge numero 321 presentato dalla Giunta. L'esame della Commissione terza aveva bocciato il disegno perché si era ritenuto, in quella circostanza, che i 25 miliardi che erano stati richiesti per il finanziamento dell'ente non trovavano giustificazione nei programmi dell'ente stesso e non trovavano giustificazione in quelli che erano così fumosi anticipi della riforma.
L'assessore Pinna, recentemente, aveva richiesto a tutte le forze politiche di riesaminare il disegno di legge 321, come dicevo in precedenza bocciato, perché venisse sottoposto all'attenzione del Consiglio in una urgente convocazione da tenersi proprio per venire incontro alle esigenze di quell'ente. Ufficialmente la richiesta veniva motivata con l'esigenza di dare anticipato avvio al progetto di riforma dell'ente, ma nella sostanza, nella concretezza delle cose la richiesta si sostanziava nella esigenza di assicurare ai lavoratori dipendenti le retribuzioni del mese di luglio, che erano prossime alla scadenza, il pagamento della quattordicesima mensilità e poi il pagamento delle retribuzioni dei mesi...
PRESIDENTE. Prego i colleghi di consentire all'onorevole Balletto di svolgere con serenità il suo intervento.
BALLETTO (F.I.). Come dicevo, quindi, nella sostanza la richiesta si basava sul fatto di assicurare ai dipendenti il pagamento... si può disturbare un interveniente in tanti modi: o interrompendolo oppure parlando evidentemente tra i diversi colleghi e quindi non prestando attenzione, perché quella naturalmente rientra nella libera disponibilità di ciascuno, però...
Il Polo delle Libertà e altre dell'opposizione, prendendo coscienza della situazione con alto senso di responsabilità, anche perché in quei giorni una delegazione di lavoratori aveva fatto il giro di tutti i Gruppi sollecitando un esame della loro triste situazione, dicevo con grande senso di responsabilità aveva consentito di ridiscutere il provvedimento in Commissione sesta per trovare, per quanto possibile, una via di intesa a soluzione del grosso problema che era rappresentato appunto dalle esigenze di pagamento delle retribuzioni al personale dipendente. Tutti quanti sanno che la posizione di diniego e quindi di bocciatura del disegno di legge numero 321 non si riponeva in un asserito da parte di taluni esponenti della maggioranza con evidenti fini strumentali, con evidenti atteggiamenti ostili nei confronti delle forze di lavoro occupate nel comparto minerario, ma risiedeva nell'esigenza che con la negazione di quelle somme finalmente venisse presentato da parte della Giunta il disegno di legge di riforma dell'ente. Disegno di riforma che, se ricordiamo, se abbiamo memoria abbastanza lunga, costituiva già uno dei punti prioritari delle dichiarazioni della prima Giunta Palomba, contenuti poi riproposti nelle Giunte successive. L'atteggiamento di Forza Italia, ma posso se ben ricordo sostenere anche di Alleanza Nazionale, quando ci si opponeva soprattutto in sede di legge finanziaria allo stanziamento di risorse più o meno ingenti a copertura delle spese correnti, quindi delle spese di funzionamento dell'ente, non nasceva certamente per privare quell'ente delle risorse necessarie al funzionamento, ma aveva la finalità di sollecitare le forze della maggioranza e segnatamente la Giunta alla presentazione del disegno di riforma perché non vi è sicuramente forza politica all'interno di quest'Aula che non ritenga e che non abbia preso coscienza dell'esigenza concreta, reale, vera di trovare una soluzione per ciò che riguarda il comparto minerario e arrivare a una ristrutturazione, a un riordino, a un risanamento dell'ente stesso. Proprio nel mese di luglio, se mal ricordo, proprio alla fine del mese di luglio il disegno di legge è pervenuto in Consiglio ed è stato assegnato alla Commissione competente. Noi abbiamo assunto una posizione responsabile che è quella di venire incontro alle esigenze delle forze di lavoro, anche perché, e soprattutto perché, l'obbligo del pagamento dei salari è un obbligo al quale l'ente strumentale, l'EMSA, non si può sottrarre e conseguentemente è un obbligo che fa capo, fa onere, fa carico alla Regione in quanto il suo ente strumentale sotto quest'aspetto si è indebitato. Vi è da dire che se la riforma non avviene, noi staremo per altri due anni a riprodurre con puntuale scadenza l'esigenza di intervenire per finanziare l'attività di gestione dell'ente, delle società consociate e delle società partecipate. Quindi il nostro atteggiamento, apparentemente ostile, si muoveva proprio nell'interesse dei lavoratori, dare un assetto concreto all'ente minerario sardo in maniera tale che le aziende e le attività imprenditoriali possibili di automantenersi, e quindi con possibilità concrete di prosecuzione nel tempo dell'attività, potessero svolgere la loro attività e assicurare per un tempo più o meno lungo la stabilità del posto di lavoro, proponendo ovviamente, per tutte le altre aziende notoriamente deficitarie, notoriamente passive, non in possesso dei requisiti per stare sul mercato, di essere poste in liquidazione, di essere dismesse o di essere attraverso particolari operazioni privatizzate, cedute al comparto privato che gestendo con metodi e con criteri improntati ad economicità e non certamente a criteri di natura politica, potevano rendere anche produttive aziende che sino ad oggi invece hanno prodotto solamente perdite, ingentissime perdite e conseguenti debiti che devono essere sanati.
Quindi il nostro scopo era questo. Siamo andati in Commissione industria e abbiamo trovato una via d'intesa, una via d'intesa che prevedeva la possibilità di assicurare le retribuzioni al personale dipendente per un periodo di tempo abbastanza congruo, anticipare alcuni aspetti della riforma, dei quali non se ne poteva fare a meno, anche per cogliere opportunità che la legislazione nazionale dava alla Regione Sardegna e mi riferisco alla mobilità lunga, provvedimento legislativo che in sede governativa, in sede di Parlamento centrale, è in fase di elaborazione e in questa circostanza si intravedeva la possibilità di destinare un certo numero di dipendenti dell'EMSA alla mobilità lunga, e per fare questo occorrevano evidentemente le risorse. Così facendo giustamente l'assessore Pinna diceva che il risparmio che la Regione avrebbe conseguito nel liberarsi dell'onere delle retribuzioni di duecento dipendenti circa, potevano essere più utilmente impiegati in altri comparti e comunque risorse che si liberavano, ricordo le sue testuali parole, per essere impegnate ed impiegate in altri settori. Quindi l'opportunità, il fatto particolare, la situazione particolare consentiva e suggeriva anche alle forze del Polo di cogliere l'occasione favorevole, perché non colta al momento opportuno non avrebbe certamente modificato l'atteggiamento politico a livello centrale, perché di atto politico e legislativo di natura assistenziale si tratta, e contro l'assistenza pura fine a se stessa evidentemente le posizioni politiche del centrosinistra e del centrodestra divergono notevolmente, ma certamente se non fosse stata utilizzata quest'opportunità altre Regioni d'Italia l'avrebbero sfruttata e quindi denaro pubblico sarebbe andato a vantaggio di altri. A questo punto la Terza commissione ha intravisto e ha ritenuto che l'emendamento concordato e approvato in Sesta commissione non possa, come dicevo poc'anzi, essere accolto in sede di vaglio del provvedimento legislativo regionale da parte dell'autorità governativa. Però a questo punto, evidentemente, si ritorna al testo originario del disegno di legge numero 321 per il quale Forza Italia aveva in Commissione opposto il suo giudizio negativo e con il concorso delle altre forze di opposizione, Alleanza Nazionale e in quella circostanza anche di Rifondazione Comunista e del collega Randaccio, aveva bocciato il provvedimento. La situazione quindi ritorna al punto di partenza, noi non condividiamo il disegno di legge con questo suo contenuto perché mettere a disposizione, così puramente e semplicemente, venticinque miliardi a favore dell'EMSA significa, a nostro modo di vedere, ritardare a data molto lontana nel tempo il provvedimento di riforma e non è neanche detto che il provvedimento di riforma, quando giungerà in Aula, debba essere approvato nelle linee, nei contenuti del disegno di legge così come è stato predisposto e presentato dalla Giunta. Mettere a disposizione venticinque miliardi per l'EMSA in questo modo significa mettere venticinque miliardi a correre a copertura di un sistema che continua a produrre perdite sull'ordine di sessanta miliardi all'anno, solo di spese correnti, se poi si considerano investimenti che vengono effettuati in aziende, in società decotte, in aziende e società dove, evidentemente, e mi riferisco per fare solo un esempio alla Bariosarda, il costo delle retribuzioni è di qualche miliardo superiore all'ammontare lordo della produzione venduta, voi immaginate quale sfacelo dal punto di vista economico è questa società e tante altre società che si trovano in questa situazione. Noi vogliamo che il processo di riforma dell'ente sia accelerato al massimo, vogliamo che il progetto di riforma decolli perché una volta che verrà approvato, sia nella versione che è stata proposta dalla Giunta, sia nella versione che verrà emendata dall'Aula, sia nella versione alla quale noi con la nostra opposizione ferma, decisa e competente cercheremo di dare miglioramenti a questi provvedimenti perché vogliamo che a questo punto l'EMSA, il comparto minerario, cammini per conto proprio. Vogliamo che nel contempo, per tutto ciò che dovrà essere dismesso, siano previsti da parte del Consiglio provvedimenti alternativi per dare reale occupazione a tutte quelle forze lavorative che dovranno essere evidentemente licenziate, e che dovranno trovare una nuova sistemazione. Perché siamo contrari a che l'ente sia finanziato in maniera così generalizzata? Presidente Palomba, lei sa che io le ho scritto una lettera. Non so se avrà avuto modo di leggerla, perché capisco quale sia stato il suo impegno in questi ultimi tempi. Ma io le ho scritto proprio per denunciare, per portare alla sua attenzione un fatto che recentemente si è verificato all'interno dell'EMSA e, segnatamente, all'interno della società Bariosarda. Oggi che si discute di problemi di salari delle maestranze, che hanno solamente l'unico torto di essere dipendenti di un comparto e di un gruppo imprenditoriale dove l'imprenditore è la Regione, e dunque ad essi non possono essere addebitati gli atti di mala amministrazione, di cattiva gestione, di scelte imprenditoriali che sono improntate evidentemente a criteri di natura politica e non anche economica, a questi dipendenti dicevo non si può addebitare se il frutto del loro lavoro è commisurato alla retribuzione; quindi se la produttività è commisurata alla retribuzione. Sono dipendenti e se hanno da lavorare, da lavorare bene, se ben diretti produrranno; se sono male diretti evidentemente non produrranno ma certamente non è una colpa loro, o quanto meno non è una colpa che gli si può attribuire in maniera generalizzata. Dicevo, Presidente Palomba, nella società Bariosarda quando proprio si parla di esigenze di assicurare la retribuzione ai dipendenti, la Bariosarda assume un dirigente, un dirigente che è un ex sindacalista. Io non conosco le qualità del signor Sergio Mazzuzzi che potrà essere sicuramente, e sarà sicuramente un ottimo manager; ma è possibile che un dirigente il cui costo non sarà inferiore, mi si dice, come retribuzione lorda, come costo lordo ai centocinquanta milioni, centottanta forse anche duecento milioni, è possibile che in un ente che produce solamente perdite e in cui il costo delle retribuzioni, come dicevo prima, è di circa due, tre miliardi superiore all'ammontare globale dei ricavi, non sappia fare meglio la dirigenza dell'EMSA che assumere un dirigente che addirittura proviene da un'altra società dove evidentemente non ha più trovato collocazione. È un problema di serietà, Presidente, è un problema di serietà e di moralità, quella moralità alla quale il collega Scano sempre si invoca ma che purtroppo è ancora molto lontana. Quindi, Presidente, noi non siamo disposti, io personalmente in questo momento parlo a titolo personale, non sono disposto ad avallare un provvedimento di legge che abbia questi contenuti e queste purtroppo, ahimè, prospettive di un ulteriore fallimento e quindi di ulteriori perdite, di ulteriori debiti che dovranno essere pagati con soldi pubblici, con soldi che sono di tutti i contribuenti, anche di quei disgraziati lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro, che la trattenuta ai fini IRPEF sulla loro retribuzione viene puntualmente operata ogni mese.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gianfranco Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS GIANFRANCO (Popolari). Signor Presidente, colleghi, sarò veramente breve perché mi pare sia giusto ricordare a quest'Aula che la Commissione industria, nonostante il periodo di crisi, si è riunita in seduta straordinaria, secondo l'impegno assunto nella Conferenza dei Capigruppo, e ha preso in esame la grave situazione relativa alle società partecipate del gruppo EMSA. E aveva approvato, con il voto favorevole di tutti i Gruppi consiliari, l'emendamento numero 1 che oggi è anche all'esame di quest'Aula. Con questo emendamento si è previsto di destinare all'EMSA venticinque miliardi, finalizzati esclusivamente al pagamento delle retribuzioni, al collocamento di lavoratori in lista di mobilità lunga, nonché ad incentivare l'esodo volontario dei dipendenti delle società controllate. E' stata questa una soluzione adottata alla unanimità; se vogliamo una soluzione parziale e provvisoria in attesa della approvazione della invocata riforma dell'EMSA. Oggi la Commissione bilancio ha ritenuto che il comma 2 dell'emendamento numero 1 non sia stato steso in modo corretto, in quanto le risorse sono allocate su un capitolo previsto per spese di investimento. Quindi si ritiene che il pagamento delle retribuzioni, le risorse messe a disposizione per il collocamento in lista di mobilità, nonché per incentivare l'esodo volontario, si ritiene non costituiscano spese per investimento. Pertanto la Commissione è d'accordo con l'emendamento numero 3, presentato da altri colleghi della Commissione, affinché venga soppresso il comma 2 e sostituito con l'ordine del giorno numero 2, con il quale si impegna la Giunta regionale, affinché nell'ambito dei propri poteri di indirizzo e di controllo, assicuri che l'impiego dei venticinque miliardi sia destinato alle stesse finalità che la Commissione industria aveva ritenuto di individuare. Quindi io chiedo, a nome della Commissione, che quest'Aula voglia dare una pronta, seppure parziale risposta, alle attese di tutti quei lavoratori che con preoccupazione guardano alle prospettive future e al loro lavoro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.
BERTOLOTTI (F.I.). Io, signor Presidente, inizialmente avevo chiesto la parola per una questione di carattere tecnico. Qui mi pare che stiamo commettendo un illecito vero e proprio. Stiamo andando a dire che vogliamo finanziare l'EMSA per fare investimenti e, contemporaneamente, dicendo che i fondi per investimenti devono essere destinati a pagare stipendi e altre cose. Qua mi pare che questo provvedimento, stante la situazione, stante i controlli che sono in atto e i richiami della Comunità Europea, è meglio che lo accantoniamo, che diamo disponibilità per una rapida discussione della riforma dell'ente e che i problemi si affrontino come devono essere affrontati. Qui si sta dicendo, da una parte, che dobbiamo togliere a un emendamento, che peraltro è stato l'unico motivo per cui questa legge si è portata in Aula, quindi stiamo andando oltre un accordo politico che è stato raggiunto all'unanimità in Commissione, e questa è un'operazione di basso profilo, mi si scusi per l'espressione ma questo provvedimento è venuto in Aula solo ed esclusivamente perché è stato consentito all'unanimità di poterlo fare, solo ed esclusivamente a determinate condizioni. Le condizioni erano che si dovesse trovare una soluzione per pagare stipendi, per pagare la mobilità lunga, per favorire le incentivazioni per l'esodo volontario di dipendenti. Oggi mi si dice che tecnicamente questo non è possibile: io non credo che si possa discutere più niente. Questo è un provvedimento del quale non deve essere proseguita la discussione.
PRESIDENTE. Onorevole Bertolotti, se ho ben capito lei chiederebbe, ai sensi dell'articolo 86, la questione pregiudiziale sulla discussione di un argomento. Però è previsto che, quando la discussione sia iniziata, le proposte devono essere sottoscritte o da un Presidente di Gruppo o da cinque consiglieri, questo dice il testo dell'articolo 86. Sottoscritte, non per alzata di mano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). La proposta del collega Bertolotti la faccio propria come Presidente del Gruppo di Forza Italia.
PRESIDENTE. Se così è può parlare un consigliere a favore e uno contro e dopo di che si vota sulla pregiudiziale. Stiamo discutendo di una pregiudiziale in nome della quale si chiede di non discutere il provvedimento. La discussione è già iniziata, le procedure sono state rigorosamente rispettate, e oltre al proponente può parlare un consigliere per Gruppo e ciascun intervento non può superare i cinque minuti.
L'onorevole Casu ha domandato di parlare. Se intende parlare contro può farlo, ma per altri motivi, in questo stadio della discussione, non può intervenire.
CASU (F.I.). Voglio parlare a favore della sospensiva. Qui è veramente un fatto piuttosto grave. Vi leggo l'articolo 1, primo comma...
TUNIS GIANFRANCO (P.P.I.). Prima sottoscrivete un accordo poi ve lo rimangiate.
CASU (F.I.). Per abbreviare il discorso il comma 1 dice che è iscritto nel capitolo 09016-01 dello stato di previsione della spesa del bilancio della Regione per l'esercizio '97 un'ulteriore somma rispetto a quella stanziata nel bilancio di 25 miliardi. Il capitolo 09016-01 riguarda spese per investimenti. Infatti nel comma 2, in contrasto col primo comma si dice: tali somme devono essere destinate all'EMSA esclusivamente per il pagamento delle retribuzioni per il collocamento in lista di mobilità lunga, nonché per l'esodo volontario incentivato dai dipendenti di società controllate. Logicamente i due commi sono in contrasto l'uno con l'altro, perché il primo comma destina queste somme a un capitolo per investimenti, il secondo comma dice che devono essere destinate a spese correnti. Allora viene cancellato il comma 2 in modo tale che questo contrasto scompaia, però al posto del comma 2 viene presentato un ordine del giorno nel quale, in effetti, si riprende il contenuto del comma 2. Quindi, in sostanza, il contrasto rimane. Cioè è la stessa cosa che noi dicessimo: Consiglio regionale. Oggi vi siete proposti come maggioranza di operare con regolarità, ebbene, qui noi diciamo: stanziamo 25 miliardi per investimenti, chiudiamo gli occhi, diciamo che non sappiamo che questi 25 miliardi vengono destinati a spese correnti, poi si presenta un ordine del giorno nel quale appare che la destinazione è per le spese correnti. Io credo che certamente il Consiglio farebbe bene a non discutere questi provvedimenti e farebbe bene, come è stato suggerito da qualcuno in Commissione bilancio e programmazione di presentare, molto semplicemente, una nota di variazione di bilancio. Saremo più onesti con noi stessi e con il popolo. Adesso il popolo non c'è più e coloro che ci ascoltano. Io credo che cose di questo genere in quest'Aula non le dobbiamo fare. Se voi le volete fare assumetevene voi tutta la responsabilità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (Progr. Fed.). Io penso di non utilizzare i cinque minuti e non avevo nessuna intenzione di intervenire in questo dibattito, vista l'ora, vista la stanchezza, i fiumi di parole. Però, visto anche il Regolamento, sono un po' costretto ad intervenire per ribadire le cose che, peraltro, ha già ricordato il Presidente della terza Commissione. E' stata una leggina, peraltro di un articolo, abbastanza travagliata questa in Commissione sesta. Dopo lungaggini e dopo un lungo braccio di ferro si è addivenuti ad un accordo fra la maggioranza e l'opposizione. Questo accordo prevedeva appunto la presentazione di un emendamento sostitutivo totale della stessa legge. Questo emendamento è approdato in Aula; dall'Aula si è chiesto il parere della Commissione terza. La Commissione terza, che peraltro ha approvato l'emendamento proposto dalla Commissione sesta, lo ha approvato a condizione. Bene noi non abbiamo fatto altro che raccogliere le condizioni per l'approvazione che erano pervenute da parte della Commissione terza. Le condizioni peraltro erano condizioni tecniche, perché si è eliminato dall'emendamento il comma 2? Si è eliminato perché il comma 2 riconosce che i 25 miliardi andavano per spese correnti e non per spese di investimento, motivo per il quale sia il Governo sia l'Unione europea avrebbero bocciato la legge. In Commissione terza abbiamo cercato di salvare il patto che si è stipulato in sede di Commissione sesta, e allora si è presentato un ulteriore emendamento per fatto tecnico sulle osservazioni della Commissione terza e per fatto politico un ordine del giorno per salvare la sostanza, il contenuto del comma 2, cioè per salvare il patto tra maggioranza e opposizione. Quindi non si è fatto nulla di scorretto. La scorrettezza dove sta? La scorrettezza sta nel non tenere questo patto sostanziale al quale si era addivenuti, quindi la scorrettezza mi pare che non la stiamo commettendo noi. Non solo: devo precisare al collega Casu che, comunque, questi 25 miliardi sono spese di investimento, perché il trasferimento finanziario dalla Regione all'EMSA avviene sotto forma di sottoscrizione di aumento di capitale alla S.p.A. EMSA, e quindi è una spesa di investimento. Se, però, noi lasciavamo le cose così come erano impostate non era più spesa di investimento e riconoscevamo in legge che quelle erano spese correnti.
Noi all'inizio della discussione di questa legge sostenevamo che bisognava soprattutto fare spese di investimento. E' proprio dall'altra parte che si opponevano a questo, si opponevano proprio al programma che l'EMSA ci presentò. Ma, tant'è che loro stessi, per iscritto, dimostrano questa volontà. E quando dal Polo delle libertà arriva l'emendamento numero 2, che in modo esplicito indica tre punti che sono tutti quanti spese correnti, beh, un emendamento vostro vorrete approvarlo? Questo emendamento però inficia tutta la legge, ma voi stessi volete che questi 25 miliardi vengano utilizzati per spese correnti.
Allora, io ritengo, invece, che occorra ragionare nel merito delle cose. Tutti abbiamo la volontà di dare questi 25 miliardi; la strada tecnica per darli e darli bene è quella indicata dalla Commissione terza, che noi abbiamo accolto con l'emendamento numero 3.
PRESIDENTE. Esaurita questa fase si passa alla votazione della pregiudiziale in oggetto. La modalità di votazione è per alzata di mano. Non vorrei che ci fossero equivoci. Chi è favorevole alla pregiudiziale, e cioè alla non discussione della legge, alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(Non è approvata)
Dichiaro chiusa la discussione generale. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.
PINNA, Assessore dell'industria. Presidente, la ringrazio. Anch'io cercherò di essere molto breve, anche perché questo disegno di legge ha avuto una discussione abbastanza approfondita nelle commissioni di merito. Occorre forse aggiungere alla discussione che si è svolta finora soltanto qualche ulteriore considerazione. Da più parti in quel confronto è stata evidenziata l'esigenza di evitare due estremi con questo disegno di legge: il primo, che i 25 miliardi possano essere spesi come pura spesa corrente, e il secondo che questo stesso finanziamento possa essere invece impiegato, un po' artatamente, per anticipare scelte generali che invece attengono alla riforma generale dell'Ente. La lunga discussione svolta in Commissione industria a me era parso che avesse consentito di individuare un punto d'incontro che evitasse una scelta, quella di sperperare i soldi in spesa corrente, e quella, allo stesso tempo, di non precostituire scelte che invece attengono alla libera discussione del Consiglio in relazione al disegno di legge generale già approvato dalla Giunta il 10 giugno e trasmesso al Consiglio. Come è stato in modo molto puntuale richiamato dal presidente Tunis, il punto d'incontro consisteva nel destinare queste risorse esclusivamente al pagamento delle retribuzioni, al collocamento in lista di mobilità lunga o all'esodo volontario dei lavoratori dipendenti dal sistema EMSA. Su questo c'è stata un'intesa unanime. Si è cercato di trasformare questo impegno, quindi questo limite, in emendamento, che poi è diventato il comma 2. L'esame da parte della Commissione bilancio ha evidenziato che si potrebbe individuare una difficoltà tecnica. Io personalmente accolgo questo tipo di considerazione, anche se non avrei grandissime preoccupazioni, perché il meccanismo di finanziamento del sistema è il seguente: il Consiglio regionale destina risorse all'EMSA, il quale le trasferisce al proprio sistema di imprese attraverso il meccanismo di aumento di capitale. Nel momento in cui si realizza l'aumento di capitale non è che all'EMSA spetta più un compito, per così dire, di stabilire che tanto deve andare per questo, tanto deve andare per quest'altro, o per quest'altro ancora, in modo rigido. Prevale, diciamo, il meccanismo del Codice civile. Io credo comunque, a prescindere da questi aspetti tecnici, che dobbiamo, vorrei su questo richiamare l'attenzione del Consiglio, concentrarci sull'obiettivo che ci si prefigge. E' stato presentato dalla Giunta il disegno di legge di riforma generale dell'EMSA; certamente c'è stato uno slittamento nei tempi, io non nascondo niente, rispetto ai miei obiettivi c'è stato uno slittamento, perché si è resa necessaria una lunga discussione, un lungo confronto con le forze sociali, che tuttavia considero non tempo perso, tempo guadagnato, che ha consentito di trovare un'intesa che si è tradotta in un accordo quadro con le organizzazioni sindacali. Cioè, si è lavorato positivamente in vista della riforma. Sono d'accordo, e raccolgo la sfida dell'onorevole Balletto, perché la legge di riforma generale dell'EMSA proceda nei tempi più rapidi possibili. E' anche intendimento della Giunta, questo; è anche obiettivo della Giunta: i tempi più stretti possibili. Tuttavia, nelle condizioni attuali finanziarie dell'EMSA e del suo sistema non siamo in grado di pagare i salari. Questa leggina serve a creare la saldatura fra le esigenze attuali e la riforma nel più breve tempo possibile. Io credo che il compromesso che si era trovato sia del tutto onorevole. Gli aspetti tecnici che stasera qui sono stati richiamati si possono risolvere per molte vie. Voglio subito richiamare il fatto che la Giunta regionale e l'Assessore dell'industria hanno facoltà, a prescindere dagli ordini del giorno, ed è un impegno che io posso assumere a nome della Giunta, di impartire direttive precise sull'utilizzo di quelle risorse da parte dell'EMSA. Il punto è se c'è la volontà politica di affrontare questo tema, di affrontare certamente questa situazione di emergenza che qui è stata evidenziata.
Il compromesso che è stato individuato, cioè la destinazione di quelle risorse consente da una parte di far fronte ai salari, ma, si badi bene, anche di non sprecare le risorse, perché quelle risorse possono essere anche destinate, ed è scritto, ad alleggerire il peso del sistema EMSA, nel senso che la mobilità lunga, l'esodo incentivato sono meccanismi che fanno uscire dal sistema, anche per attività che sono in perdita, quote di lavoratori col consenso delle organizzazioni sindacali, e di cominciare ad alleggerire il sistema EMSA. Concludo dicendo questo: per quanto riguarda la Giunta regionale non vi è alcuna difficoltà o ad accogliere l'ordine del giorno che ho visto, o anche ad assumere l'impegno ad impartire direttive all'EMSA perché quelle risorse siano vincolate a quegli obiettivi che sono stati a suo tempo concordati nella Commissione industria. Concludo dicendo un'ultima sola cosa: io non intendo portare alla volontà del Consiglio, ho rispetto di tutti i punti di vista, mi permetto tuttavia di segnalare il fatto che se questo disegno di legge non venisse approvato dal Consiglio noi non saremo in grado, come già non lo siamo, di pagare il salario a 1100 famiglie, le quali già non hanno avuto la quattordicesima, con grande difficoltà forse avranno il salario di agosto, ma credo non tutto, e dopo di che avremo un'ulteriore difficoltà. Io invito il Consiglio a riflettere anche a questi aspetti che non mi sembrano trascurabili.
Vorrei dire, detto personalmente, ma questo può riguardare, credo che riguardi tutti noi, non andrei in ferie per pochi giorni, per quelli che saranno, molto sereno se stasera non riuscissimo ad approvare questo disegno di legge.
PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione sul passaggio agli articoli mi coglie l'obbligo di precisare che, per una mia momentanea e deplorevole distrazione di cui mi scuso, mi sono dimenticato di dire che ci sono nove astenuti sulla pregiudiziale del Gruppo di Alleanza Nazionale. Mi scuso di questa distrazione dovuta alla situazione generale e all'ora tarda.
Ha domandato di parlare il consigliere Gianfranco Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS GIANFRANCO (Popolari). Soltanto per dire, dopo aver sentito l'impegno dell'Assessore, che l'ordine del giorno numero 2 è da considerarsi ritirato.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Tunis. Allora la situazione è la seguente. Formalmente dovremmo votare sul passaggio agli articoli, ma l'articolo di cui constava la legge era una solo e la Commissione l'ha soppresso. Quindi dobbiamo votare sostanzialmente per il titolo della legge. Sto precisando che il passaggio agli articoli significa in concreto il passaggio a niente perché l'unico articolo che c'era è stato soppresso.
Comunque formalmente metto in votazione il passaggio alla discussione degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Essendo stato soppresso l'articolo 1, votiamo preliminarmente sul Titolo.
Se ne dia lettura.
Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Per un chiarimento, scusi, Presidente, a me non risulta che l'articolo 1 è stato soppresso, c'è un emendamento...
PRESIDENTE. E' stato soppresso dalla Commissione, cioè c'è il testo del proponente, il testo della Commissione, questo è in bianco e c'è scritto soppresso. Ho precisato che il passaggio alla votazione degli articoli significava in concreto passare a votare su un articolo che è stato soppresso. Non sto dicendo bugie, mi sto attenendo a quello che c'è scritto nel testo che ho davanti. Gli emendamenti sono stati aggiunti al titolo, io non ho detto niente che non risponda perfettamente al vero.
Si dia lettura del Titolo.
CONCAS, Segretaria:
Titolo
Disposizioni urgenti relative all'Ente Minerario Sardo.
PRESIDENTE. Al titolo sono stati presentati degli emendamenti. L'emendamento aggiuntivo numero 1, al quale emendamento aggiuntivo numero 1 sono stati presentati un emendamento sostitutivo parziale numero 2 e un altro emendamento soppressivo parziale numero 3. Questa è la complicazione che non dipende certo dal Presidente del Consiglio.
Si dia lettura degli emendamenti.
CONCAS, Segretaria:
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lippi. Ne ha facoltà.
LIPPI (F.I.). Presidente, io non so se per l'ora tarda...be', ci avete fatto aspettare tre mesi, potete aspettare dieci minuti in più voi, anzi tre anni, che tre mesi. Allora, siccome credo che questa sia una cosa estremamente seria, alla pari di quella che si è discussa prima, inviterei tutti un attimino a stare attenti e quindi apriamo una discussione, un dibattito, un confronto...
PRESIDENTE. Prego, onorevole Lippi, faccia il suo intervento.
LIPPI (F.I.). Scusi Presidente, abbia pazienza, se lei ha fretta perché deve tornare nel suo collegio di Oristano, le chiedo scusa mi ha dato la parola e io me la prendo e me la tengo...
PRESIDENTE. No, no, io non ho nessuna fretta, io la invito a non dialogare con gli altri consiglieri e a intervenire senza dialogare con gli altri consiglieri. Prego, intervenga su ciò su cui deve intervenire.
LIPPI (F.I.). Perché quello che sta accadendo non è un fatto ammissibile e concepibile in democrazia, perché gli accordi che sono stati presi in Commissione Industria, affinché questo provvedimento al quale tutto il Polo delle libertà ha dato il suo assenso durante i lavori di quella Commissione lo si è fatto solo ed esclusivamente per salvaguardare, caro Assessore lei lo sa benissimo, gli stipendi dei 1100 lavoratori ai quali lei faceva prima riferimento. Quello che non ci piace e non ci può piacere è come questo ente viene continuamente gestito, caro presidente Tunis, come questo ente, ripetutamente, continua a creare delle perdite che, negli ultimi dieci anni, hanno toccato e sfiorato quasi 200 miliardi, come questo ente stia provocando a più riprese il richiamo ufficiale dell'Unione Europea, come questo ente stia in maniera ripetuta approfittando di alcune situazioni per creare posti di sottogoverno e di clientela. Allora noi a tutto questo non ci stiamo, e il richiamo che faceva prima il presidente Palomba, neanche dieci minuti fa, ci dimostra ancora una volta, quello di trovare un largo consenso su alcune cose, non fa altro che dimostrare la falsità del governo di centrosinistra nei confronti dell'intera Assemblea. Perché ancora una volta state dimostrando oggi di non essere neanche rispettosi di quegli impegni che vengono assunti all'interno di Commissioni consiliari tra i singoli consiglieri e tra le forze politiche che rappresentano oggi il Consiglio.
Allora se qualcuno pensa di farsi la campagna elettorale strumentalizzando queste situazioni, caro Tunis, si sbaglia di grosso...
TUNIS GIANFRANCO (Popolari). Non devi dire imbecillità.
LIPPI (F.I.). Si sbaglia di grosso, modera i termini, modera i termini perché sei anche maleducato e stai seduto.
TUNIS GIANFRANCO (Popolari). A me non citarmi.
PRESIDENTE. Onorevole Tunis, la prego di non interrompere.
LIPPI (F.I.). Stai seduto, poi ne parleremo nelle sedi opportune perché evidentemente non sta diventando più il Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Onorevole Tunis la prego, prego continui il suo intervento.
TUNIS GIANFRANCO (Popolari). Non ho nulla da nascondermi, tu forse sì.
LIPPI (F.I.). Questo ci fa piacere, se non hai nulla da nascondere allora non rispondermi, se non hai nulla da nascondermi stai tranquillo e non rispondermi.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Lippi, prosegua nel suo intervento.
LIPPI (F.I.). Allora, l'aver poc'anzi ritirato l'emendamento numero 2, o l'ordine del giorno numero 2, chiedo scusa e preciso, credo che stia ancora una volta a significare e a testimoniare che, secondo voi, quest'opposizione, al di là del fatto che gli ordini del giorno qui dentro non sono mai serviti a niente perché nessuno li ha mai rispettati, ma adesso non solo non dovremmo più richiedere almeno un pezzo di carta, ma dovremmo fidarci direttamente delle parole dell'Assessore dell'industria. Io credo che per coscienza, e nei confronti soprattutto di quei lavoratori cui si richiamava prima l'Assessore, tutti noi dovremmo votare a favore di questa legge; ma per rispetto nei confronti di quei lavoratori che reclamano uno stipendio per loro e per loro famiglie da mesi. Non certo per alcuni amministratori che in questi anni hanno creato lo sconquasso che ci troviamo di fronte. E stia tranquillo, Assessore, che nonostante non ci siano impegni scritti, sarà nostro compito verificare puntualmente, con attenzione, alla lettera, tutti gli atti deliberativi del Consiglio di amministrazione dell'Ente Minerario Sardo. E le posso assicurare che se solo una lira di questi soldi sarà impegnata e destinata magari per pagare bollette di ottocento milioni nei confronti dell'ENEL, dalla Mineraria Silius, stia tranquillo Assessore che evidentemente se in quest'Aula nessuno ci vuole ascoltare ci rivolgeremo direttamente in altre sedi, probabilmente non più competenti di questa, ma dalle quali probabilmente potremmo avere quelle risposte che stiamo aspettando ormai da troppo lungo tempo. Da tempo abbiamo chiesto il commissariamento di quell'ente, da tempo stiamo andando dicendo che quell'ente non può essere più gestito in questa maniera, da tempo stiamo dicendo che quell'ente deve essere totalmente rivisto e privatizzato. E nonostante che lei abbia presentato un disegno di legge quattro mesi fa, o due mesi fa, l'ha presentato solo una decina di giorni fa nella prima Commissione, e anche questo è stato un atto gravissimo sul quale andremo a fare delle verifiche per accertare se dal giorno della deliberazione in Giunta fin quando è arrivato successivamente l'atto nella prima Commissione qualche cosa sia stato modificato, così per caso, perché è ora veramente di smetterla. C'è stato un richiamo prima del Presidente del Consiglio che da qui alla fine delle vacanze, poi di quali vacanze si voglia parlare non lo so, eravamo tre mesi in vacanza, se è il caso di prendercene altre! Allora il richiamo che faceva prima il Presidente del Consiglio, con la speranza che si torni tutti più volenterosi, con la voglia di lavorare, io mi auguro che veramente la facciano propria tutti. Ma soprattutto mi auguro che ci sia un po' più di coerenza, di coscienza, di trasparenza e di rispetto nei confronti di impegni politici che vengono presi e poi si dissolvono, come un nulla, nell'arco di poche ore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). A me sembra che poc'anzi dai banchi della maggioranza si è sostenuto che Forza Italia non rispetti i patti assunti in Commissione. Mi sembra che l'abbia detto il collega Falconi, ma mi posso anche sbagliare, ma qualcuno l'ha detto. Qui si stanno proprio invertendo i termini del problema, signori, colleghi, i colleghi che non fanno parte della Commissione industria sappiano che la Commissione industria si è riunita, in periodo di crisi, solo perché c'è stato il consenso da parte di tutti i colleghi della opposizione a ritornare in Commissione per rivedere quel provvedimento che era stato sonoramente bocciato perché non rispondeva alle esigenze dei lavoratori, e non rispondeva alle esigenze del buon governo. Ci siamo tornati responsabilmente, dopo una lunga e dibattuta discussione e contrapposizione siamo arrivati alla stesura e alla definizione di quell'accordo che voleva, prima di tutto, garantire la retribuzione ai dipendenti, non fosse altro perché abbiamo l'obbligo di pagarli; ed è veramente da criminali continuare a mantenere situazioni di questo genere in cui si hanno obblighi di pagare decine di miliardi all'anno, buttati al vento, di denaro sardo. Quindi noi siamo stati responsabilissimi, abbiamo assunto degli impegni, siamo in Aula solo perché abbiamo consentito che il provvedimento tornasse in Commissione; se non l'avessimo fatto oggi non saremmo qui a discutere del provvedimento. Il provvedimento è completamente ribaltato, ci sono per la verità difficoltà tecniche; benissimo, affrontiamole, qual è la sede più competente? Torniamo in Commissione industria e con quello spirito di collaborazione attraverso il quale, con un confronto serrato, avevamo trovato una intesa, rivediamoci, riparliamone, ridiscutiamone, troviamo una soluzione. Qui invece si sta facendo un colpo di mano perché, a questo punto, è stato anche ritirato l'ordine del giorno che recepiva i contenuti di quell'emendamento e cioè il pagamento delle retribuzioni al personale dipendente, il collocamento in lista di mobilità lunga, l'esodo volontario incentivato. E' stato anche ritirato l'ordine del giorno.
TUNIS Gianfranco (Popolari). Non è stato ritirato, avevo dato una disponibilità a ritirarlo, però non l'ho ritirato. E' lì.
BALLETTO (F.I.). Benissimo, se così non fosse stato avremmo avuto solamente la parola dell'Assessore Pinna. Quindi a noi non si può dire di avere tradito accordi perché noi siamo rispettosi e abbiamo una parola sola. Se la maggioranza fosse seria potrebbe bastare l'ordine del giorno, ma quanti ordini del giorno non sono stati rispettati, quanti quintali di ordini del giorno sono ammassati negli uffici di questo Consiglio regionale che non hanno mai trovato un briciolo di esecuzione e di rispetto da parte della Giunta. Se lo ricorda, Presidente Palomba, l'ordine del giorno sul CRS 4, sulla SARFOR, quanti ordini del giorno! Gli ordini del giorno sulla riforma della legge finanziaria, della legge di contabilità regionale, la legge numero 11 dell'83; tre anni sono passati e ancora non si è visto nulla, caro Presidente. Quindi per noi l'ordine del giorno non può essere una garanzia, non può essere una garanzia perché questa Giunta, in questo caso si può dire, non è uguale alla precedente, è identica, è perfettamente identica. E quindi noi abbiamo la legittima credenza che questa Giunta si comporterà per il futuro come ha fatto per il passato. Quindi il nostro giudizio per la soppressione dell'emendamento è del tutto negativo perché tradisce quello che era lo spirito con il quale questo accordo è stato raggiunto in Commissione. Accordo che è stato raggiunto, ripeto, solo ed esclusivamente, con la disponibilità e la responsabilità di Forza Italia e di Alleanza Nazionale e, per la verità, in quella occasione c'era anche Rifondazione comunista.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.
LA ROSA (R.C.-Progr.). Signor Presidente, solamente per dire che così come l'emendamento numero tre viene incontro alla esigenza tecnica che è stata riscontrata nel corso della discussione nella terza Commissione, l'ordine del giorno numero due conferma l'impegno politico sul quale vi è stato un accordo di tutte le forze nell'ambito della stessa Commissione. Pertanto, in quanto firmatario dell'ordine del giorno numero due questo deve intendersi confermato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Presidente, se può essere utile alla conclusione della discussione, mi pare di poter osservare che il provvedimento è una legge, l'ordine del giorno in discussione è una manifestazione di volontà politica. Pertanto non è che possa sostenersi che siamo nell'ambito della legge e quindi fuori legge, è una manifestazione di volontà politica e in questo senso va preso in considerazione; anche perché non posso non confermare, come è stato sostenuto dall'onorevole Balletto poc'anzi, il nostro impegno a voler risolvere questo problema.
PRESIDENTE. Metto in votazione il titolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.
(Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
L'emendamento numero 2 è decaduto. Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Sono pervenuti alla Presidenza due ordini del giorno. Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'ordine del giorno numero 1 ha facoltà di illustrarlo.
Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'ordine del giorno numero 2 ha facoltà di illustrarlo.
TUNIS GIANFRANCO (P.P.I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli ordini del giorno ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.
PINNA, Assessore dell'industria. Il parere della Giunta sull'ordine del giorno numero 1 è un parere contrario, questo obiettivo che qui viene proposto può essere raggiunto benissimo attraverso l'approvazione della legge. Sull'ordine del giorno numero 2 la Giunta è invece favorevole.
BERTOLOTTI (F.I.). A nome del Gruppo di Forza Italia chiedo la votazione a scrutinio segreto sull'ordine del giorno numero 1.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'ordine del giorno numero 1.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 60
votanti 60
maggioranza 31
favorevoli 21
contrari 39
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Aresu - Balia - Ballero - Balletto - Berria - Bertolotti - Biancareddu - Biggio - Bonesu - Busonera - Cadoni - Carloni - Casu - Cherchi - Concas - Cucca - Cugini - Deiana - Dettori Bruno - Dettori Ivana - Fadda - Falconi - Floris - Fois Paolo - Frau - Ghirra - Giagu - Granara - La Rosa - Liori - Lippi - Locci - Lorenzoni - Macciotta - Manchinu - Marrocu - Marteddu - Masala - Montis - Murgia - Obino - Onida - Oppia - Palomba - Petrini - Piras - Pirastu - Pittalis - Randaccio - Sanna Giacomo - Sanna Salvatore - Sanna Nivoli - Sassu - Scano - Serrenti - Tunis Gianfranco - Usai Edoardo - Usai Pietro - Vassallo - Zucca.)
Metto in votazione l'ordine del giorno numero 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 321.
Rispondono sì i consiglieri: Aresu - Balia - Ballero - Berria - Bonesu - Busonera - Cherchi - Concas - Cucca - Cugini - Deiana - Dettori Bruno - Dettori Ivana - Fadda - Falconi - Fois Paolo - Ghirra - Giagu - La Rosa - Lorenzoni - Macciotta - Manchinu - Marrocu - Marteddu - Montis - Murgia - Obino - Onida - Palomba - Petrini - Piras - Randaccio - Sanna Giacomo - Sanna Salvatore - Sassu - Scano - Serrenti - Tunis Gianfranco - Usai Pietro - Vassallo - Zucca.
Si sono astenuti i consiglieri: Balletto - Bertolotti - Biancareddu - Biggio - Cadoni - Carloni - Casu - Floris - Frau - Granara - Liori - Lippi - Locci - Masala - Oppia - Pirastu - Pittalis - Sanna Nivoli - Usai Edoardo.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 60
votanti 41
astenuti 19
maggioranza 21
favorevoli 41
(Il Consiglio approva).
Il Consiglio sarà convocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 23 e 45.
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