Seduta n.138 del 20/03/2001 

CxXXVIII SEDUTA

Martedì 20 Marzo 2001

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente CARLONI

indi

del Vicepresidente SPISSU

indi

del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente CARLONI

La seduta è aperta alle ore 9 e 37.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 14 marzo 2001, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Emanuele Sanna ha chiesto cinque giorni di congedo a far data dal 20 marzo 2001. Il consigliere regionale Giuseppino Balia ha chiesto due giorni di congedo a far data dal 20 marzo 2001. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interrogazione FOIS, con richiesta di risposta scritta, sui problemi del progetto esecutivo sul rio Mogoro a Santa Vittoria (OR)". (313)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulle auto blu a Roma": (314)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulle provvidenze ai disabili psichici". (315)

"Interrogazione TUNIS Marco FABRIZIO - PILO, con richiesta di risposta scritta, sulle nomine dei commissari nei Consorzi di bonifica della Sardegna". (316)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interpellanza SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio - BIANCU sulla necessità di assicurare al porto di Oristano una gestione conforme alle norme vigenti e più rispondente alla tipologia e al volume dei suoi traffici". (139)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Visto l'orario, considerato che è la prima riunione di questa settimana e date le molte assenze, almeno per il momento, chiedo, se è possibile, di rinviare di mezzora l'inizio della seduta.

PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni la richiesta è accolta. I lavori riprenderanno alle ore 10 e 10.

(La seduta, sospesa alle ore 9 e 39, è ripresa alle ore 10 e 13.).

Continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2001)" (141/A)

PRESIDENTE. Onorevole Selis, lei aveva chiesto la sospensione dell'emendamento numero 185, che è l'ultimo emendamento all'articolo 2, quello concernente l'artigianato. Era un emendamento all'articolo 1, poi portato all'articolo 2, onorevole Selis. Prego.

SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente, all'emendamento 185 è stato presentato anche un emendamento correttivo, il numero 472 che modifica appunto la copertura finanziaria, che era stata prevista originariamente rimodulando gli stanziamenti previsti per il settore dell'industria a favore dell'artigianato. Noi riteniamo che tali stanziamenti non debbano essere intaccati, che occorra fare un grosso sforzo per sostenere tutti i settori produttivi, e quindi proponiamo con questo emendamento...

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego, non si sente nulla.

SELIS (Popolari-P.S.). Dicevo, l'emendamento, che non so se è stato distribuito o è in corso di distribuzione, propone di trarre la copertura finanziaria dalla diminuzione in percentuale degli stanziamenti del Fondo nuovi oneri legislativi, come abbiamo previsto per altri emendamenti. questa nuova copertura dovrebbe tranquillizzare le varie categorie e soprattutto, appunto, mobilitare un po' di risorse che ci sono.

PRESIDENTE. Ne facciamo dare lettura, onorevole Selis, se lei è d'accordo, poi se ritiene lo illustra.

Si dia lettura dell'emendamento numero 472.

RANDAZZO, Segretario:

Emendamento modificativo Cugini - Selis

All'em. 185 è aggiunto il seguente:

Per la copertura finanziaria si operano riduzioni proporzionali delle voci di spesa nel FNOL.

L'ultima riga dell'emendamento n° 185 è soppressa. (472)

PRESIDENTE. Onorevole Selis, vuole illustrare l'emendamento o ritiene esaustiva l'illustrazione precedente?

SELIS (Popolari-P.S.). Intervengo brevissimamente, perché mi pareva che ci fosse, da parte della maggioranza e forse anche da parte della Giunta, con le quali avevamo concordato una sospensione dell'esame di questo emendamento, un interesse; un interesse, però, in qualche modo accompagnato da una perplessità che noi abbiamo ritenuto di condividere, cioè la perplessità che per rimpinguare gli stanziamenti a favore dell'artigianato si sottraessero fondi al settore dell'industria. Con questo emendamento noi riteniamo di non intaccare in alcun modo gli stanziamenti previsti per l'industria, ma di procedere alla copertura finanziaria attingendo proporzionalmente agli stanziamenti del Fondo nuovi oneri legislativi. Ricordo che la somma che si richiede è poco più di 20-25 miliardi, e che sul Fondo nuovi oneri legislativi ci sono 550 miliardi, si tratta quindi di una somma modesta che può essere tranquillamente attinta da quello stanziamento.

A noi sembra, anche sentendo le categorie, lo ha fatto l'Assessore, lo ha fatto ciascuno di noi, che questo sia un segnale forte che diamo, con uno stanziamento tutto sommato modesto, all'artigianato e nel contempo, con questo secondo emendamento, non intacchiamo finanziamenti previsti per altri settori, quindi non generiamo preoccupazione tra gli imprenditori, che naturalmente ritengono di avere, giustamente, aspettative e progetti importanti da finanziare. Quindi non si tocca una lira dall'industria, si rimpinguano i fondi dell'artigianato, peraltro, lo dico qui in modo molto chiaro, siamo a fine marzo, il bilancio entrerà, magari, in vigore a fine aprile, l'ipotesi di fare un assestamento di bilancio può essere complicata, pertanto propongo di fare uno sforzo significativo nei confronti delle categorie, in questo caso con uno stanziamento modesto, che ci consenta, grazie a questo secondo emendamento, di non creare tensioni tra di esse.

A me sembra che l'attenzione che è stata rivolta a questo problema non solo da parte della opposizione, ma anche da parte della maggioranza e della Giunta, possa, con la correzione proposta con questo ultimo emendamento, tradursi in accoglimento. Vorrei, da questo punto di vista, verificare la disponibilità della maggioranza e della Giunta.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore.

LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. L'emendamento numero 185, è stato accantonato venerdì, con l'intesa che la Giunta avrebbe sentito le organizzazioni con cui era stata fatta la concertazione per fare una verifica effettiva circa la sufficienza o insufficienza degli stanziamenti previsti. Quindi il parere, in questo momento, è condizionato, e non può non esserlo, da un'informativa che il Consiglio deve ricevere su gli esiti di questi incontri con le organizzazioni di categoria.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Io lascerò che l'Assessore dell'artigianato riferisca all'Aula sull'esito di questa interlocuzione con le associazioni di categoria. Esprimo il parere sull'emendamento così come è formulato; è un emendamento - onorevole Selis - del tutto generico e debbo dire che è pericoloso per gli stessi artigiani, perché con questo emendamento, se noi ci riferiamo alla tabella B, andiamo a prelevare, dalle risorse che abbiamo destinato all'apprendistato, all'informatizzazione nel settore dell'artigianato e agli interventi a favore delle imprese artigiane, altri 21 miliardi. In altre parole andiamo ad incidere, paradossalmente, con questo emendamento proprio sui fondi destinati all'artigianato. Sono dell'avviso che non possiamo ridurre il confronto a petizioni di principio che non abbiano fondamento nella realtà, la mancanza di una previsione di fondi pari a quelli dell'industria nel P.O.R. trova la compensazione proprio nei collegati alla finanziaria, per i quali nel Fondo nuovi oneri legislativi sono destinati ulteriori 51 miliardi, ma se noi assicuriamo la copertura di questo emendamento sottraendo fondi dai 51 miliardi destinati all'artigianato, non facciamo un buon servizio alla categoria.

Mi preme anche rilevare che, con questo emendamento, sostanzialmente, noi stiamo sottraendo risorse alle imprese commerciali, ai consorzi fidi, al mondo della cooperazione, agli interventi per l'imprenditoria giovanile e a quell'intervento straordinario per l'edilizia scolastica per il completamento, appunto, di opere di interesse degli enti locali. Non stiamo facendo, ritengo, un buon servizio a nessuno e mi pare che, come già è stato preannunciato dall'Assessore dell'artigianato, eventuali fabbisogni che si dovessero verificare nel corso di questo esercizio saranno valutati ed eventualmente soddisfatti in sede di assestamento di bilancio. Il nostro problema è inverso; far spendere le risorse che sono già a disposizione, e mi pare che proprio per il settore dell'artigianato mai come in questo esercizio ve ne siano state tante a sostegno della categoria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente. Le giustificazioni che l'Assessore della programmazione ha addotto senz'altro hanno un loro reale fondamento, che difficilmente può essere contestato, mi riferisco all'ipotesi che al momento in cui fosse necessario il ripristino dei fondi si interverrà. Bene, io posso dimostrare matematicamente, questa è la mia argomentazione, a parte la legge regionale numero 37 del 1998 che ha iniziato la sua operatività dall'ottobre del 2000, ma in riferimento alla legge regionale 19 ottobre 1993, numero 51, così come alla numero 9 del 1996, per citarne due, ma principalmente alla numero 51 che riguarda il settore artigianato, storicamente è dimostrato che la disponibilità di fondi a fine anno, al 31 dicembre del '98, del '99, nel 2000 c'è stato il periodo di interruzione, non è mai stata sufficiente a coprire le richieste avanzate dagli operatori del settore, questi dati sono dimostrabili sulla base di una ricerca che può essere fatta. Questo è storicamente dimostrato.

Ora io non voglio insistere più di tanto, ciò che avevo da dire l'ho già detto l'altro ieri, non è possibile aumentare lo stanziamento di 40 miliardi e di questo mi rendo perfettamente conto, ma se un'esigenza è portata avanti anche da un'associazione di categoria, vuol dire che è effettiva, è dimostrata, è reale. Seppur non è possibile accoglierla in toto troviamo il modo affinché ciò possa essere fatto almeno parzialmente. Perché io non dubito assolutamente, che l'impegno che la Giunta sta prendendo sia disatteso, sto pregando, se è possibile tecnicamente, di fare uno sforzo affinché si possa venire incontro all'esigenza, perché - ripeto - è storicamente dimostrato dalle banche che a fine esercizio il plafond della legge regionale numero 51 in special modo, non ha mai coperto le richieste avanzate dalle aziende, perciò anche quest'anno ci troveremo con risorse insufficienti. Pertanto, se è possibile, in qualche maniera si venga incontro a queste esigenze già da oggi, senza aspettare un domani, anche se si tratta di un domani prossimo e certo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio.

Frongia, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Intendo riferire il risultato dell'incontro che c'è stato nella giornata di ieri con le associazioni di categoria e con i sindacati CGIL, CISL e UIL, ricordando prima di tutto, così come è emerso anche nel corso del dibattito la settimana scorsa e mi pare anche questa mattina, che, di fatto, si deve partire da un presupposto: la quantità di risorse disponibili nel corso del 2001. Noi abbiamo: 59 miliardi di residui relativi al 2000 (in questi primi quattro mesi di operatività della norma sono stati erogati circa 51 miliardi), 70 miliardi stanziati con il bilancio 2001 e 12 miliardi a valere sul POR, per un totale di 141 miliardi. Partendo da questo presupposto abbiamo prospettato ieri una mediazione tra la posizione della Confartigianato, credo che sia conosciuta, e la posizione delle altre associazioni di categoria e dei sindacati. La soluzione prospettata potrebbe essere questa: proprio partendo dalla necessità di conoscere l'esigenza effettiva nel corso di questo 2001, abbiamo proposto di procedere al monitoraggio della spesa, verificare nei prossimi tre mesi l'andamento della spesa rispetto alle richieste e valutare il fabbisogno; potremmo inoltre assumere un impegno formale, con la firma di un protocollo d'intesa da parte delle associazioni di categoria, dei sindacati e della Giunta, una volta che emergerà il fabbisogno reale, di integrare lo stanziamento, qualora ce ne fosse necessità, nel corso del 2001, in sede di assestamento di bilancio.

Io credo però, sulla base delle informazioni che ci danno le banche, che 141 miliardi nel corso del 2001 siano sufficienti, considerando che 50 miliardi sono già stati erogati. Dicevo, 141 miliardi credo che siano più che sufficienti, casomai il problema si potrà porre relativamente al 2002, per il quale è previsto uno stanziamento di circa 76 miliardi, ma, a mio avviso, non riguarda sicuramente quest'anno. Questo è ciò che è emerso nel corso dell'incontro che c'è stato nella giornata di ieri con le associazioni e i sindacati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, voglio dire tre cose molto chiaramente. La prima è questa: quando l'Assessore dice che con l'emendamento da noi proposto si sottraggono fondi ad interventi a favore di altre categorie, dice una cosa in parte vera e in parte imprecisa, perché nel Fondo nuovi oneri legislativi della tabella B, a pagina 66, sono accantonati per interventi diversi per il 2001, 522 miliardi; l'emendamento a cui stiamo facendo riferimento prevede uno stanziamento di poco più di venti miliardi, assicurarne la copertura come abbiamo proposto, significa togliere circa il due per cento degli stanziamenti previsti per tutti gli interventi destinati alle diverse categorie. Un due per cento, secondo me, non cambia la struttura delle destinazioni. Voi avete previsto interventi a favore dell'imprenditoria giovanile per 200 miliardi, io mi auguro che ci sia la dinamica di spesa sufficiente, che si risolvano i problemi che pure sono paventati, togliere da 200 miliardi 4 miliardi non incide in modo sensibile sull'intervento, e così via per gli altri stanziamenti. E poi non si tratta di togliere, si tratta di aumentare uno stanziamento e di ridurne di poco altri, che poi al momento che si approveranno le leggi, quelle che si approveranno, saranno rimpinguati con rimodulazioni di bilancio. Quindi non c'è nessun attentato a nessun'altra categoria. Questa è la prima considerazione che intendevo fare.

Seconda considerazione: io ho, come voi, sentito, è anche compito dell'opposizione fare questo, le organizzazioni delle categorie interessate, ho dato assicurazione, per quello che ci riguardava come opposizione, che non c'era una intenzione di mortificare gli stanziamenti di nessun'altra categoria produttiva e che l'emendamento che ho presentato serve a salvaguardare questi stanziamenti e a rimpinguare i fondi dell'artigianato.

Terza considerazione: il capitolo di cui stiamo parlando, che è il capitolo 07026, per il 2001 ha poco più di 16 miliardi, la cifra a cui forse uno dei due Assessori faceva riferimento è il totale dell'UPB. Stiamo chiedendo una integrazione modesta; tutto sommato, non è una grande integrazione. Io non faccio battaglie di principio, ho la sensazione che la Giunta si sia attestata su una battaglia di principio che io non comprendo, anche perché avendo sentito le diverse categorie dell'artigianato, che hanno su queste cose trovato una loro composizione, mi sento di dover dare, e mi sento di dover proporre alla Giunta e al Consiglio, un sostegno concreto a favore dell'artigianato, che non ha più bisogno di parole, ma di fatti concreti. A me pare che i fatti a cui faceva riferimento l'Assessore, siano modesti rispetto alle aspettative.

Considerando anche che questa legge di bilancio entrerà in vigore a maggio, io vorrei capire quando si farà l'assestamento di bilancio, già l'anno scorso in cui è entrata in vigore prima non si è fatto l'assestamento di bilancio, tenete conto - lo ricordo a tutti quanti - che con la nuova struttura del bilancio forse gli assestamenti saranno ancora meno urgenti; io ho la sensazione che si contrappongano ancora una volta promesse e parole ai fatti. Le risorse vanno stanziate ora. Mi rendo conto che forse rispetto a questo problema ci si è attestati su posizioni di principio, noi ne prendiamo atto, la scelta la fanno la maggioranza e la Giunta. Noi stiamo proponendo, senza mortificare il settore dell'industria, che con l'emendamento correttivo è salvaguardato, e senza mortificare nessun'altra categoria, di fare un modestissimo prelievo dal Fondo nuovi oneri pro quota, quindi senza grandi mortificazioni finanziarie per nessuno, per dare oggi un sostegno concreto all'artigianato, e non fare solamente delle generiche promesse, circa la disponibilità a riconsiderare il problema fra tre mesi, quattro mesi, eccetera, sapendo poi che tra mesi, quattro mesi non si farà nulla. Può darsi che questa sia una mia visione pessimistica, ma è basata sull'esperienza, e quindi da questo punto di vista io credo, per aver sentito non solo - come dite voi - la Confartigianato, ma anche la CNA e le altre categorie, di essere nella linea di un sostegno attivo al settore dell'artigianato per non offrire solamente parole, ma fatti.

La Giunta e la maggioranza non sono d'accordo su questa proposta. Avevamo sospeso l'esame dell'emendamento per trovare un momento di interlocuzione ma vedo che è difficile trovare un accordo, ne prendo atto. Prendo atto che l'Assessore dell'artigianato non difende questa categoria: se così va bene a voi, siano le categorie a valutare, e per consentire ad esse di valutare chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

Io credo che anche su una proposta di questo genere si sarebbe potuto trovare serenamente un accordo, anche su cifre un po' più modeste, l'ha detto il collega Rassu, presidente della Commissione, che ha espresso una posizione saggia. Mi sembra che in questa sede si vogliano far prevalere più le questioni di principio, le ripicche, che un ragionamento di politica economica a sostegno delle categorie e della produzione. Ne prendiamo atto, ognuno si assuma le sue responsabilità, valutino le categorie, poi nel corso dell'anno valuteremo anche noi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare consigliere Fois. Ne ha facoltà.

FOIS (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Io ho ascoltato con molta attenzione quanto detto dall'Assessore del bilancio e dall'Assessore dell'artigianato, e devo dire che le motivazioni ripetute anche quest'oggi dal collega Selis meritano grande attenzione. Anche quanto è stato affermato dal presidente della Commissione competente, Rassu, in relazione alla insufficienza dimostrata degli stanziamenti della legge numero 51, è motivo di grande riflessione. L'Assessore del bilancio giustamente dice: "Mai come quest'anno sono state destinate tante risorse al settore dell'artigianato". L'Assessore del turismo ed artigianato dice che ci potrebbe essere comunque ancora maggiore attenzione, maggiore impegno, a favore di questo settore, però tutto questo ancora non è emerso con forza. Io credo, signor Presidente, che l'Assessore dell'artigianato debba esprimere ancora con più determinazione e forza un impegno nei confronti dell'artigianato, che tutti sistematicamente riteniamo forza trainante dell'economia, ma che ancora oggi nutre dubbi circa la vera attenzione che noi vogliamo garantire ad esso. Quindi le chiedo formalmente in che termini lei può assumere un impegno in quest'aula nei confronti della categoria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA (Patto Segni-Rif. Sardi). Grazie Presidente. Noi troviamo di assoluto buon senso la posizione assunta dalla Giunta regionale sul problema di cui si sta dibattendo. Credo che sia di evidenza assoluta il fatto che in questa legge finanziaria si stiano dando segnali incontrovertibili, di forte attenzione nei confronti del settore dell'artigianato. Non sto a ricordare le cose che sono già state dette, ma, a parte il discorso degli stanziamenti, noi abbiamo approvato nell'ultima seduta anche un emendamento che modifica in senso più favorevole agli artigiani il regime di aiuti e c'è in questa maggioranza la profonda convinzione che l'artigianato sia uno dei settori assolutamente trainanti dell'economia della Sardegna. In questo senso la Giunta si è mossa, la maggioranza si è mossa dando tutti i possibili segnali di buona volontà, da ultimo anche l'incontro che c'è stato ieri mattina tra la Giunta regionale e le associazioni di categoria. Credo che sia un principio elementare di buona amministrazione quello di valutare nel corso dell'esercizio la necessità o meno di stanziare ulteriori risorse, anziché stanziare e immobilizzare risorse che poi magari fra qualche mese si scopre non potranno essere utilizzate.

Vorrei pertanto, veramente invitare i colleghi a ragionare sul fatto che forse non è il caso in questa sede di - non vorrei usare un'espressione troppo forte - scatenare o di alimentare una guerra o delle scaramucce tra categorie, non ci sembra assolutamente il caso. Riserviamoci, come Consiglio regionale, di valutare la situazione fra qualche mese; è vero che questo bilancio entrerà in vigore nel mese di maggio, collega amico Selis, ma questo è un motivo in più per dire che forse non è il caso di rischiare di immobilizzare risorse che potrebbero non essere spese. Noi speriamo che non sia così, noi speriamo che si creino le condizioni perché il settore dell'artigianato possa utilizzare più risorse di quelle che si va a stanziare, perché questo sarà un segno di vitalità, credo che non siamo grado però di ipotizzarlo adesso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari - P.S.). Signor Presidente della Giunta, io credo che il buon senso debba prevalere, insomma, anche in questo confronto tra l'opposizione e la maggioranza. Ora, io ho seguito con molta attenzione l'intervento dell'assessore Frongia, e debbo dire che non mi ha convinto, Assessore, perché noi proponiamo di trarre le risorse in percentuale minima dagli stanziamenti previsti nel Fondo nuovi oneri legislativi, per i quali dobbiamo ancora predisporre le leggi; dall'altra parte l'Assessore dice: "Noi prendiamo l'impegno di aumentare lo stanziamento se dovessero presentarsi ulteriori esigenze"; ma l'Assessore lo sa benissimo che tali esigenze ci sono; non ha bisogno di aspettare due o tre mesi, Assessore, perché lei dentro di sé sa che queste esigenze del mondo dell'artigianato ci sono, ci sono grandi aspettative da parte di tutte le categorie del mondo dell'artigianato. Ed allora perché aspettare l'approvazione di nuove leggi? Io credo che il modo più semplice per incentivare quei settori per i quali ci sono già delle leggi, ci sono delle possibilità di sviluppo, ci sono già possibilità di spendere, di creare occupazione, sia quello di finanziarle. Quando discuteremo di nuove leggi, siccome voi stessi avete dichiarato che nell'assestamento di bilancio potranno essere inserite nuove disponibilità, è chiaro che sarà molto più facile restituire e persino aumentare la quota del due - tre per cento che noi stiamo sottraendo ora agli interventi previsti nella tabella B. Questa è la proposta che noi stiamo facendo, credo che risponda sia alle esigenze di carattere generale, sia alle esigenze di buona amministrazione. Cerchiamo di fare in modo che i soldi che possono essere spesi subito siano spesi. Quando approveremo le nuove leggi credo che la Giunta regionale e il Consiglio regionale, compresa l'opposizione, terranno conto delle esigenze che le nuove leggi comporteranno.

Quindi chiedo ancora una volta al Presidente, alla Giunta, all'assessore Pittalis, all'assessore Frongia, se possono, di accogliere la nostra proposta, a meno di non voler sostenere una posizione di principio, che può darsi determini un atteggiamento di maggiore chiusura, non tanto per un reale dissenso sul merito dell'emendamento, quanto per le finalità di carattere politico che si vogliono raggiungere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I. - Sardegna). Io vorrei semplicemente far osservare che sulla legge numero 51 sono attualmente disponibili nei fondi presso il Banco di Sardegna, la Banca Nazionale del Lavoro, il CIS, la SFIRS e il Banco di Roma, complessivamente 190 miliardi, risorse di non poco conto, cospicue, fondi che mai in passato hanno assunto questa dimensione e mai in passato c'è stata tanta attenzione rivolta verso un settore importantissimo e trainante quale è quello dell'artigianato. In particolare 52 miliardi sono al Banco di Sardegna, 12 miliardi alla Banca Nazionale del Lavoro, 105 miliardi al CIS, 11 miliardi alla SFIRS, e 10 miliardi al Banco di Roma.

Colleghi, la manovra finanziaria, così come è stata concepita dalla Giunta e sostenuta da questa maggioranza, risponde ad un progetto di sviluppo che la Giunta ha fatto proprio e che incorpora la volontà della maggioranza. Intervenire in questo momento con spostamenti di risorse di misura così importante può alterare gli equilibri che sono stati individuati sulla base dell'elaborazione del progetto della Giunta; in questo momento peraltro la Giunta non dice no ad un intervento suppletivo in questo settore, anzi mi sembra di aver capito che c'è un'ampia disponibilità ad intervenire in tempi brevi, con la manovra di assestamento, nell'ipotesi in cui queste risorse, pur essendo cospicue, si dimostrassero insufficienti per dare risposte sia alle esigenze del settore, nella misura in cui lo richiede, sia anche alle istanze che oggi legittimamente vengono prospettate dalla opposizione.

Quindi non vi è chiusura assoluta, vi è solamente una necessità di verificare nel tempo se i programmi saranno attuati secondo le misure previste e se ci sarà necessità di un ulteriore intervento. Per gli equilibri della manovra finanziaria oggi si ritiene non opportuno intervenire nella direzione indicata dalla opposizione, certamente con l'impegno, ove se ne presentasse la necessità, di intervenire in manovra di assestamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (D.S.). Grazie Presidente, volevo far anch'io qualche considerazione su questo emendamento modificativo all'emendamento numero 185. Io ho sentito sia le considerazioni dell'Assessore, che, di seguito, le considerazioni fatte dai colleghi della maggioranza. Badate, quella che sostenete è una posizione veramente singolare che ci sta portando ad una situazione che direi è paradossale, che ha come sbocco questo risultato pratico: è sui giornali di oggi, ma anche su quelli di ieri, una, non chiamiamola per adesso polemica, ma sicuramente una discussione serrata fra diverse organizzazioni delle categorie produttive, in un primo momento all'interno del mondo dell'artigianato, successivamente è stata coinvolta anche la Confindustria. Questo significa che state mettendo in tensione i soggetti della concertazione che è fondamentale, è indispensabile che in questa fase in Sardegna non solo sia unitaria, ma che sia di stimolo a noi, alla classe politica, per tutto il sistema economico sardo. Ed è una scena alla quale noi non avremmo voluto assistere, perché il motivo del contendere è veramente risibile rispetto alla mole della manovra della quale si sta parlando. Io penso che questo risultato sia davvero sconfortante.

Sulla legge 51 io ho sentito poc'anzi le considerazioni dei colleghi Balletto e Fois, che mi lasciano davvero sconcertato, circa la necessità di lasciare intatte le somme allocate in una tabella a favore non di leggi non operative, ma di leggi ancora da approvare (sul praticantato noi dobbiamo ancora fare la legge), e non finanziare una legge che in Sardegna deve far fronte a richieste di 36000 aziende, con 92000 occupati, che nei primi quaranta giorni ha comportato una spesa di 40 miliardi, perché erano anni che questa legge non funzionava fra modifiche, la notifica alla Commissione Europea, l'approvazione, l'operatività, la concertazione, le trattative con le banche; è chiaro che dopo tutti questo tempo le richieste di finanziamento comportino una spesa tanto ingente! Lo dice l'andamento dell'economia stessa, anche questo è sul giornale di oggi, che vi è un aumento delle esportazioni in Sardegna del 159 per cento, pari a 1.700 miliardi annui; è vero che 1.200 sono dati da prodotti petroliferi e derivati, ma è altrettanto vero che depurato da questi dati rimane sempre un aumento del 14 - 15 per cento che è veramente confortante per l'economia sarda; finalmente! E questo aumento è dovuto per il 60 per cento al settore dell'artigianato, che, in Sardegna, produce, appunto, il 60 per cento dei prodotti esportabili. Ma è possibile che stiamo a discutere da giorni di un emendamento di 20 miliardi che va in questa direzione? Pensiamoci un attimino, molto probabilmente stiamo congelando delle somme per non dare soddisfazione alla ragionevolezza, siamo veramente a questo, allocandole dove non possono essere spese perché non ci sono ancora leggi.

Per quanto riguarda gli impegni non può essere fatta una gradazione: poco fermo, fermo, molto fermo; sono necessari fatti concreti, adesso servono risorse per le leggi che funzionano, destiniamole a questa finalità. Questa è la cosa concreta che stiamo chiedendo, ma non a nome della Confartigianato, noi lo stiamo chiedendo a nome del buonsenso, delle cose che devono funzionare come devono funzionare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Signor Presidente, intervengo brevemente per condividere l'opinione di chi ha sostenuto che su una materia di questo genere, così come su altre materie di interesse generale, non di interesse particolare o corporativo, sia giusto trovare una composizione positiva delle diverse proposte avanzate. Io credo che in questa materia, in modo particolare per quel che riguarda le incentivazioni e le risorse da destinare alle leggi di settore, sia giusto soprattutto evitare che si possa scatenare un conflitto, uno scontro tra diversi settori della nostra economia, che sono tutti importanti, che sono tutti degni di essere sostenuti, che sono tutti assolutamente alla nostra attenzione;non esistono, quindi, figli di un dio maggiore, né figli di un dio minore. Così non deve essere nel caso specifico dell'artigianato, affrontando lo scontro in termini di dare a un settore togliendo a un altro. Credo che questo sia un modo sbagliato di operare, che radicalizzi il conflitto, radicalizzi il confronto, radicalizzi le opinioni; in questo quadro le questioni di merito sfumano e diventano questioni di principio. Si cerca di capire chi ha avanzato la proposta e si cerca soprattutto di evitare che il proponente possa conseguire un effimero vantaggio politico. Io credo che questo sia un modo assolutamente sbagliato, assolutamente improduttivo di procedere, perché se facciamo una buona cosa, naturalmente il vantaggio maggiore lo trae l'Esecutivo che dall'indomani può attuare la norma che noi approviamo, poco importa poi chi l'ha proposta perché non c'è una gara nella quale vince chi l'ha proposta prima, né ci può essere questo tipo di gara.

Poiché nel settore dell'artigianato, com'è stato detto, esiste una vivacità e una mobilità imprenditoriale notevolissima, io credo che sia giusto aumentare le risorse nonostante siano state già incrementate rispetto allo scorso anno. La discussione non verte sul fatto che le risorse siano maggiori o inferiori a quelle dello scorso anno, sono certamente maggiori e tuttavia, secondo molti di noi, come si può evincere da questo dibattito, possono essere aumentate e devono essere aumentate, perché in questo modo noi riteniamo che il tessuto imprenditoriale, quello artigianale in modo particolare, possa crescere, possa rafforzarsi, da esso possano derivare benefici all'occupazione e più in generale allo sviluppo economico della nostra regione, così come si può evincere anche dai dati sull'andamento nella nostra economia. Allora, è possibile che non si riesca a trovare una soluzione che non possa far dire a nessuno di aver vinto, che c'è stato un conflitto dal quale qualcuno è uscito vincitore e qualche altro è uscito sconfitto, ma faccia uscire da quest'Aula una opinione che rafforzi un settore? Un settore che tra l'altro sta andando bene e il cui andamento positivo è dimostrato anche dal numero di domande e di richieste avanzate sulla base della legge regionale numero 51. E' possibile che noi non destiniamo risorse adesso, che poi possiamo anche verificare in sede di assestamento se sono troppe, se sono poche, se possiamo dirottarne una parte per esempio a favore dell'apprendistato, su cui esiste un collegato che non approveremo nei prossimi due mesi, come la maggioranza sa benissimo? Se non si fanno questioni di principio si può trarre una parte delle risorse dal Fondo nuovi oneri legislativi e dare una risposta a queste esigenze. Io credo che questo sia un modo corretto di affrontare una partita così delicata, credo che la soluzione si possa trovare senza radicalizzare le posizioni, anzi partendo anche da alcune importanti dichiarazioni che in quest'aula sono state fatte sia da esponenti della maggioranza che da esponenti della minoranza, come me, che alla fine possono trovare un punto di equilibrio in una soluzione che sia condivisa e condivisibile non solo dalla Confartigianato, le cui opinioni naturalmente noi ascoltiamo, ma non siamo al servizio di nessuna delle associazioni, perché quest'Aula può esprimere opinioni anche diverse da quelle che esprime ciascuna associazione. Non siamo qui per fare i notai delle singole associazioni, però c'è un'esigenza che può essere compresa, che può essere condivisa e che può essere da quest'Aula accolta con una risposta che vada nella direzione che viene indicata, senza strapparci le vesti e, soprattutto, senza fare una guerra di religione su una questione che di religioso non ha assolutamente niente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio. Ne ha facoltà.

FRONGIA, Assessore tecnico del turismo, artigianato e commercio. Voglio solo dire che mi sembrano ingenerose le affermazioni dell'onorevole Selis. Non ho nessuna intenzione di polemizzare però mi pare che sia esattamente l'opposto, onorevole Selis, cioè in questo anno e mezzo, per quanto riguarda l'artigianato, abbiamo speso poche parole e molto abbiamo fatto e credo che questa considerazione sia suffragata proprio dall'esame sia del bilancio 2000, un bilancio scritto dalle stesse associazioni di categoria, che del bilancio 2001. Io credo che le risorse, parliamo solo di risorse, ma potrei parlare dell'operatività della normativa, potrei parlare della modifica apportata con la legge finanziaria dello scorso anno all'articolo 12 della legge regionale numero 51 del 1993, del contributo in conto occupazione, potrei parlare di tutti quei provvedimenti, anche gli ultimi adottati da questo Consiglio regionale, che dimostrano sicuramente, esattamente l'opposto rispetto all'affermazione che lei faceva circa l'aver speso solo parole e poco operato. E' esattamente l'opposto: molti fatti e pochissime parole, soprattutto da parte mia.

Io credo che sia necessario partire dalle esigenze effettive, penso che le risorse previste per il 2001 siano sufficienti. I 50 miliardi previsti per il precedente anno sono stati erogati in cinque mesi e non in quaranta giorni, questo fa presumere che le risorse previste per il 2001 siano più che sufficienti. Per rispondere alla domanda che mi poneva l'onorevole Fois circa l'impegno formale che la Giunta regionale può assumere, ho già detto prima che nel corso dell'incontro con le associazioni di categoria e con i sindacati, l'impegno che è stato assunto dall'Assessore, a ciò delegato dalla Giunta regionale, è stato quello di proporre un protocollo di intesa, che noi riproponiamo in questa sede, firmato dalle associazioni di categoria, dai sindacati, dai soggetti che hanno partecipato alla concertazione sin dal dicembre del 1999, e per la Giunta regionale, dall'Assessore regionale dell'artigianato e dall'Assessore della programmazione, protocollo che sancisca l'impegno formale di verificare, attraverso il monitoraggio della spesa, il fabbisogno, per poi integrare il finanziamento qualora ce ne fosse la necessità, qualora quindi ci fosse una esigenza effettiva, reale e concreta, stanziando nuove risorse per questa legge che è sicuramente una legge importante, una legge che sta funzionando e che in questi cinque mesi ha indotto, sono cifre non illustrate dal sottoscritto ma dalle stesse associazioni di categoria, investimenti per circa 120 miliardi che hanno prodotto millecinquecento nuovi posti di lavoro. Però, ripeto, bisogna partire da un dato reale e non da un dato di fantasia. D'altro canto mi pare che anche dall'altra parte si stia facendo una sorta di questione di principio perché cinque, dieci miliardi aggiuntivi nel corso del 2001 non cambiano nulla rispetto alle ingenti risorse stanziate in bilancio..

PRESIDENTE. Onorevole Selis, lei ha chiesto la votazione nominale con procedimento elettronico sull'emendamento numero 472 o sul numero 185?

SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, ho chiesto il voto nominale naturalmente su ambedue emendamenti, che sono collegati. Preannuncio che quando li metterà in votazione chiederò un minuto solo per una dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Glielo posso dare anche adesso però, in base al Regolamento, dobbiamo votare gli emendamenti separatamente e quindi o sull'uno o sull'altro, o anche su tutti e due, può chiedere di intervenire per dichiarazione di voto..

Ha domandato di parlare il consigliere Selis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Due minuti per fare una considerazione di carattere generale che vale per questo e anche per altri emendamenti. Mi è capitato altre volte, ci è capitato altre volte di sottolineare come un tempo, tanti anni fa, l'opposizione in quest'Aula cercava di rastrellare risorse dai capitoli di spesa e di accantonarli nei fondi di riserva per diminuire la capacità operativa della Giunta. Ricordo tante occasioni in cui, attraverso questo metodo, si arrivava a fare un bilancio tecnico restringendo al massimo i capitoli di spesa e rimpinguando il Fondo nuovi oneri legislativi. Noi facciamo opposizione in maniera diversa, vogliamo, al contrario, dare risorse alla Giunta, al Consiglio, alle categorie e quindi tentiamo, questa è la linea, di ridurre al minimo i fondi di riserva non per impedire che poi durante l'anno si possano fare nuove leggi, ma perché le nuove leggi che si fanno durante l'anno possano attingere sia dal fondo di riserva, ancorché contenuto, sia da una rimodulazione della spesa di quegli stanziamenti delle unità previsionali nelle quali siano presenti residui.

Perché faccio questa premessa? Perché quando sento la Giunta dire: "Non intacchiamo adesso le risorse stanziate nel Fondo nuovi oneri legislativi, poi se mancheranno dei fondi li rimpingueremo nel corso dell'anno", a me sembra un ragionamento un pochino strano, posto che abbiamo oltre 500 miliardi accantonati solo in tale fondo per spese di investimento; propongo pertanto, e il ragionamento vale per questo e per qualche altro emendamento, di rinunciare pro quota agli accantonamenti per leggi non ancora esistenti, lo diceva il collega Falconi, e di rimpinguare gli stanziamenti delle leggi operanti. Questa è una manovra seria; non serve tenere fermi 500 miliardi per finanziare leggi che non esistono ancora, serve invece prenderne una quota e aumentare gli stanziamenti delle leggi operanti, semmai, nel corso dell'esercizio, quando si dovessero approvare nuove leggi, si potrebbero ridimensionare i fondi sovrabbondanti, traendo da essi gli stanziamenti necessari. Questo perché? Perché questa logica che è diversa da quella della Giunta, dà la priorità e il primato all'operatività del bilancio, senza togliere nulla alla possibilità, come legislatori, di fare nuove leggi, di rivedere gli stati di attuazione del bilancio e di recuperare i fondi dai capitoli dove ci sono. Questo è un discorso di carattere generale che vale per questo emendamento e vale per altri emendamenti. Quando l'opposizione propone questi emendamenti non lo fa per gestire in futuro queste risorse, perché sarà la Giunta a gestirle a favore delle categorie destinatarie degli interventi, questo emendamento ne è l'esempio tipico. Senza fare una battaglia di principio sull'emendamento, si vuole affermare solo un principio di buona amministrazione che tende a concentrare le risorse nelle leggi operanti e a ridurre quelle stanziate per la copertura di leggi che ancora non sono operanti, riservandosi, una volta approvate le leggi nuove, di fare le verifiche e di rimodulare la spesa. Da questo punto di vista, questo emendamento, pur non rilevante finanziariamente, perché si tratta di una ventina di miliardi, conteneva un segnale forte di metodo sia di programmazione che di legislazione, un segnale forte a favore non di una organizzazione di categoria, di cui ci può interessare tanto quanto, ma di tutte le organizzazioni e soprattutto delle imprese. Noi prendiamo atto che questa logica non passa, che c'è una logica del rinvio; l'Assessore dell'artigianato si è lamentato, io non sono ingeneroso e mi dispiace, non volevo offendere nessuno, però io credo che la logica del rinvio, la logica del "vedremo", la logica del "faremo le verifiche", non risponda alle esigenze, alle dinamiche e ai tempi dell'impresa e del mercato e per una Giunta che si proclama epigona dell'impresa e del mercato, questo ci sembra quanto meno singolare. Ripeto tuttavia che abbiamo svolto tutte le nostre argomentazioni, avete svolto le vostre argomentazioni, non ci resta altro che votare, ognuno si assuma le sue responsabilità, faccia le proprie scelte; ci sembrano però una logica e una argomentazione molto, molto discutibili che rinviano ad altri tempi i problemi che possono essere affrontati oggi.

PRESIDENTE. Sull'emendamento numero 472 è stato richiesta la votazione nominale con sistema elettronico, ricordo che deve essere appoggiata da sette colleghi, che prego di alzarsi in piedi.

(Appoggiano la richiesta di votazione nominale i consiglieri FADDA, PIRISI, MORITTU, CUGINI, DEMURU, Gian Valerio SANNA, MARROCU.)

Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di volto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna). Dichiaro la mia astensione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fois per dichiarazione di volto. Ne ha facoltà.

FOIS (P.P.S.-C.D.U.Sardi) Io accolgo favorevolmente l'impegno assunto dall'assessore Frongia; mi sembra un impegno molto sensato, mi sembra un impegno che vada oltre i cinque o i dieci miliardi per i quali avrebbe potuto dare garanzia in questo momento, perché va comunque incontro all'esigenza che dovesse manifestarsi in riferimento alle richieste che verranno avanzate sulla base della legge regionale numero 51, qualsiasi sia il loro ammontare. Quindi, in questo senso, non solo noi voteremo contro l'emendamento, ma ci sentiamo molto più garantiti, dopo le dichiarazioni dell'assessore Frongia, circa l'entità delle risorse necessarie per il comparto dell'artigianato. Per questi motivi voteremo contro e respingeremo l'emendamento.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cossa per dichiarazione di volto.

COSSA (Patto Segni-Rif.Sardi). Signor Presidente, annuncio il volto contrario a questo emendamento anche del nostro Gruppo. Riteniamo che le argomentazioni svolte dalla Giunta regionale siano ampiamente soddisfacenti e, come diceva il collega Fois, garantiste circa le azioni da intraprendere a vantaggio del settore; esprimiamo la valutazione che, preso atto degli stanziamenti che sono previsti nel 2001, nessuno dei colleghi della minoranza che sono intervenuti si sia posto invece il problema che forse i fondi da integrare siano quelli del 2002 per il quale anno sono previsti soltanto, tra virgolette, 76 miliardi. Ma questo è un problema che sicuramente ci porremo in futuro.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione palese, con procedimento elettronico, dell'emendamento 472 all'emendamento 185.

Rispondono sì i consiglieri: BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI -DEIANA - DEMURU - DETTORI Ivana - DORE - FADDA - FALCONI - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SELIS - SPISSU - VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - ONNIS - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RANDAZZO - SANNA NIVOLI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - RASSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 68

votanti 66

astenuti 2

maggioranza 34

favorevoli 25

contrari 41

(Il Consiglio non approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione palese con procedimento elettronico dell'emendamento 185.

Il consigliere MORITTU dichiara il proprio voto favorevole.

Rispondono sì i consiglieri: BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Ivana - DORE - FADDA - FALCONI - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SELIS - SPISSU - VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - ONNIS - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS -RANDAZZO - SANNA NIVOLI - TUNIS - Gianfranco - TUNIS Marco - USAI - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - RASSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 67

votanti 65

astenuti 2

maggioranza 33

favorevoli 25

contrari 40

(Il Consiglio non approva).

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Voglio ricordare che abbiamo un pezzo di articolo 2 ancora da definire.

PRESIDENTE. L'onorevole Cogodi ci ricorda, e ha fatto bene a farlo, che ci sono ancora gli emendamenti al titolo che sono da votare; naturalmente, onorevole Cogodi, appena siamo pronti. Io non ho nessun problema a farli votare anche adesso, se siamo pronti, altrimenti, fino a quando non si trova l'accordo, vado avanti.

COGODI (R.C.). Io credo che ormai la questione sia ampiamente rappresentata al Consiglio ed ampiamente dibattuta; in un primo momento, siccome si trattava di emendamenti al titolo, cioè di commi che si proponeva venissero inseriti nella prima parte dell'articolo 2, abbiamo deciso di andare avanti nella discussione dell'articolo per riprendere poi la questione e definirla. Però noi non vorremmo trovarci nella poco simpatica situazione che si va avanti in attesa di una non meglio definita ipotesi di soluzione concordata, soluzione che non sono ancora da quale parte e tra chi si debba concordare, e poi alla fine ci troviamo al punto di partenza. La situazione è questa. Noi se è necessario chiediamo una brevissima, ma proprio di qualche minuto, sospensione, oppure in aula, senza sospensione alcuna, ci venga detto, da parte di chi ha manifestato interesse ad una interlocuzione per definire questa partita, se questa interlocuzione è totalmente o parzialmente o per nulla considerata e si proceda. Perché noi vorremmo prendere parte a tutta la discussione sulla finanziaria, ad ogni sua parte, e da giovedì scorso si è proceduto a discutere di un solo emendamento, per due giorni si è discusso in aula di un solo emendamento, e per i successivi tre giorni non si è riunito il Consiglio. Noi possiamo lasciar fare, aspettare e vedere che cosa è che vuole la maggioranza, che cosa è che vuole la Giunta, oppure compiere un ulteriore forzo di interlocuzione e su ogni argomento dire la nostra opinione. Cioè, non ci pare una cosa molto utile e produttiva quella di sospendere sine die l'esame di alcuni emendamenti senza che intervengano cenni di manifestazione di positiva volontà; a noi non ne sono pervenuti; spero che siano prvenuti ad altre parti del Consiglio e, in questo caso, chiediamo di averne contezza e di averne informazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, per quanto riguarda la Giunta regionale noi stiamo semplicemente cercando di definire la copertura finanziaria degli emendamenti e, quindi, abbiamo bisogno ancora di qualche minuto. Per il resto poi ci sono interlocuzioni in corso, appena definite penso che si potrà riaffrontare il dibattito.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la Giunta chiede ancora un po' di tempo, se lei è d'accordo continuiamo con l'esame dell'articolo 3.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Prendiamo atto che il tempo che viene richiesto è quello necessario per gli aggiustamenti di ordine tecnico - finanziario in ragione, mi pare di comprendere, dell'eventuale punto di caduta, o comunque di volo se non sarà una caduta, su cui vorranno poi pensare di sistemare le loro posizioni la Giunta e la maggioranza. Quindi, se il tempo è quello tecnico necessario per questa definizione, certamente è opportuno andare oltre e poi fermarsi non appena questa ipotesi di soluzione sia rappresentata dalla Giunta come definita.

PRESIDENTE. Oltre gli emendamenti al titolo ce n'è un altro, il numero 471, che è un emendamento di coordinamento dei primi due commi dell'articolo 2. Il presentatore è l'onorevole Capelli; se l'onorevole Capelli è d'accordo vediamo anche questo dopo. Adesso continuiamo con l'articolo 3. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (P.P.S. C.D.U. Sardi). Presidente, le ricordo che a fine seduta di venerdì, l'Aula si doveva esprimere sull'accettazione di questo emendamento di riformulazione dei commi 12 e 13, e avevamo sospeso, appunto, in attesa che venisse distribuito l'emendamento e che l'Aula potesse pronunciarsi circa la sua riammissione.

PRESIDENTE. onorevole Capelli, io proporrei di andare ancora un po' avanti e per tornare poi su questo argomento, così riprendiamo l'esame di tutti gli emendamenti che sono sospesi, compresi gli emendamenti al titolo.

Si dia lettura dei primi quattro commi dell'articolo 3.

RANDAZZO, Segretario,

Art. 3

Disposizioni in materia di attività culturali,

sanitarie e socio-assistenziali

1. E' prorogata al 31 dicembre 2001 l'utilizzazione dei contributi impegnati nell'esercizio finanziario 2000 a carico dei corrispondenti capitoli di bilancio per l'attuazione delle finalità di cui alle sottoindicate leggi regionali:

- legge regionale 22 gennaio 1990, n. 1, articolo 60 - Svolgimento delle attività istituzionali di enti e organismi con finalità didattiche e socio-culturali;

- legge regionale 21 giugno 1950, n. 17 - Contributi per manifestazioni culturali, di spettacolo e artistiche;

- legge regionale 22 gennaio 1990, n. 1, art. 56, e legge regionale 20 aprile 2000, n. 4, articolo 39 - Interventi per attività teatrali e musicali;

- legge regionale 8 luglio 1996, n. 26 - Norme sui rapporti tra la Regione e le Università della Sardegna;

- legge regionale 15 ottobre 1997 n. 26 - articoli 11, 13, 14, 16 e 25 - Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua sarda;

- legge regionale 17 maggio 1999, n. 17, articolo 26 - Provvedimenti per lo sviluppo dello sport in Sardegna;

- legge regionale 3 luglio 1998, n. 22 - Interventi della Regione a sostegno dell'editoria locale, informazione e pubblicità istituzionale;

- legge regionale 20 aprile 2000, n. 4, articolo 52, comma 5 - Quota regionale attuazione progetti Iniziative formazione e istruzione tecnica superiore (I.F.T.S.).

2. Al fine del rafforzamento dell'intervento finanziario della Regione a favore della frequenza di corsi di formazione professionale di alto contenuto scientifico e tecnologico e di corsi post-universitari previsti dall'articolo 32 della legge regionale 20 aprile 2000, n. 4, l'onere valutato dal comma 3 del medesimo articolo 32 per l'anno 2001 in lire 3.000.000.000 (euro 1.549.370,70) è rivalutato in lire 7.000.000.000 (euro 3.615.198,29) (UPB S11.016 - cap. 11139/02).

3. E' autorizzata nell'anno 2001 la spesa di lire 500.000.000 (euro 258.228,45) per l'istituzione, nell'anno accademico 2000-2001, di borse di studio per la frequenza della scuola speciale regionale per la formazione degli insegnanti della scuola secondaria di cui all'articolo 4, comma 2, della Legge 19 novembre 1990, n. 341 (UPB S11.013 - cap. 11019).

4. Le modalità di applicazione del comma 3 sono disciplinate a' termini dell'articolo 19 della legge regionale 22 agosto 1990, n. 40.

PRESIDENTE. Ai primi quattro commi dell'articolo 3, sono stati presentati dodici emendamenti.

Se ne dia lettura.

Ha domandato il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari P.S.). Chiedo scusa, gli emendamenti sono tanti e tali che anche chi li ha visti con attenzione, io ho cercato di farlo, non li ricorda e quindi, chiedo scusa al segretario ed anche all'Aula, non è per perdere tempo, ma proprio per cercare almeno di capire, chiedo che vengano letti integralmente.

PRESIDENTE. Si dia lettura integrale degli emendamenti.

RANDAZZO, Segretario:

Emendamento Pirisi - Cugini - Fadda - Balia - Dettori Bruno - Selis - Lai - Pusceddu - Ibba - Deiana - Orrù - Morittu - Sanna Gian Valerio - Falconi - Demuru - Marrocu

Art. 3

Emendamento n. 103

All'emendamento n. 103:

- al comma 1.bis, dopo le parole:

"per mezzo degli Enti Locali competenti di cui all'articolo 3 della legge 11 gennaio 1996, n. 23" sono aggiunte le seguenti:

"che partecipano con una quota di risorse proprie pari al 10 per cento dell'ammontare complessivo della spesa prevista".

- al comma 1 quinquies., dopo le parole:

"di concerto con l'Assessore della programmazione" sono aggiunte le seguenti:

"previo parere della Commissione consiliare competente". (456)

Emendamento aggiuntivo GIUNTA REGIONALE.

Dopo il comma 1, sono inseriti i seguenti commi:

1 bis. Ai sensi dell'articolo 5 della Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 - Statuto speciale per la Sardegna - al fine di agevolare il sistema educativo di istruzione e di formazione previsto dalla Legge 10 febbraio 2000, n. 30, l'Amministrazione regionale concorre con proprie risorse finanziarie alla realizzazione di un programma straordinario di edilizia scolastica, da attuarsi per mezzo degli Enti locali competenti di cui all'articolo 3 della legge 11 gennaio 1996, n. 23, anche in regime di cofinanziamento con le risorse disposte dallo Stato ai sensi dell'articolo 4, comma 1, della predetta legge n. 23 del 1996, attraverso:

a) la riqualificazione del patrimonio esistente;

b) l'adeguamento alle norme vigenti in materia di agibilità, sicurezza e igiene;

c) l'adeguamento delle strutture edilizie alle esigenze della scuola, ai processi di riforma degli ordinamenti e dei programmi, all'innovazione didattica e alla sperimentazione;

d) una equilibrata organizzazione territoriale del sistema scolastico;

e) la disponibilità da parte di ogni scuola di palestre e impianti sportivi di base;

f) la piena utilizzazione delle strutture scolastiche da parte della collettività.

1 ter. Le risorse finanziarie sono destinate:

a) alla costruzione ed al completamento di edifici scolastici;

b) alla ristrutturazione diretta ad adeguare gli edifici alle norme vigenti in materia di agibilità, sicurezza, igiene ed eliminazione delle barriere architettoniche;

c) alla realizzazione di impianti sportivi di base o prevalenti, eventualmente di uso comune a più scuole, anche aperti all'utilizzazione della collettività;

1 quater. Per l'attuazione del precedente comma è autorizzata la spesa di lire 50.000.000.000 per l'anno 2001, di lire 150.000.000.000 per l'anno 2002 e di lire 200.000.000.000 per l'anno 2003 (UPB S11.017-Cap. N.I.).

1 quinquies. Il relativo programma d'intervento è approvato dalla Giunta regionale su proposta dell'Assessore della Pubblica istruzione di concerto con l'Assessore della Programmazione ai termini dell'articolo 4, lettera i) della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1 e successive modifiche ed integrazioni.

COPERTURA FINANZIARIA

IN AUMENTO

11 - PUBLICA ISTRUZIONE

UPB S11.017 Edilizia scolastica e adeguamento locali

COMPETENZA CASSA

2001 lire 50.000.000.000 lire 25.000.000.000

2002 lire 150.000.000.000

2003 lire 200.000.000.000

IN AUMENTO

ENTRATA

UPB E03.032 Ricavo di mutui (Cap. 51006)

2002 lire 100.000.000.000

2003 lire 150.000.000.000

IN DIMINUZIONE

12 - SANITA'

UPB S12.027 (Cap. 12133/02)

2002 ----

2003 lire 10.630.000.000

03 - PROGRAMMAZIONE

UPB S03.038 (Cap. 03146)

2002 ----

2003 lire 6.500.000.000

UPB S03.039 (Cap. 03147)

2002 ----

2003 lire 4.130.000.000

UPB S03.007 (Cap. 03017 - voce 17)

2001 lire 50.000.000.000

2002 lire 50.000.000.000

2003 lire 50.000.000.000

Nell'articolo 1:

comma 4, gli importi di lire 1.550.000.000.000 per l'anno 2001, e di lire 250.000.000.000 per ciascuno degli anni 2002 - 2003 sono sostituiti dai seguenti:

lire 1.600.000.000.000 per l'anno 2001

lire 400.000.000.000 per l'anno 2002

lire 450.000.000.000 per l'anno 2003

comma 8

gli importi sono così sostituiti:

anno 2002 lire 326.310.000.000

anno 2003 lire 358.620.000.000

anni dal 2004 al 2016 lire 390.930.000.000

anno 2017 lire 102.620.000.000

anno 2018 lire 69.930.000.000

anno 2019 lire 27.000.000.000

nella tabella G sono introdotte le seguenti variazioni:

è eliminata l'UPB S03.007 riferita al capitolo 03017, voce 17

è inserita l'UPB S11.017 (Cap. N.I.)

"Programma di edilizia scolastica"

2001 lire 50.000.000.000

2002 lire 150.000.000.000

2003 lire 200.000.000.000 (103)

Emendamento aggiuntivo Capelli - Fois - Murgia

Dopo l'art. 3 comma 1 è aggiunto il seguente: 1bis

Programma straordinario di edilizia scolastica

1. Ai sensi dell'articolo 5 della legge costituzionale 26 febbraio 1948 - Statuto speciale per la Sardegna - al fine di agevolare il sistema educativo di istruzione e di formazione previsto dalla legge 10 febbraio 2000, n. 30, l'Amministrazione regionale concorre con proprie risorse finanziarie all'attuazione di un programma straordinario di edilizia scolastica, da attuarsi per mezzo degli Enti locali competenti di cui all'articolo 3 della legge 11 gennaio 1996, n. 23, anche in regime di cofinanziamento con le risorse disposte dallo Stato ai sensi dell'articolo 4, comma 1, della predetta legge n. 23 del 1996, attraverso:

a) la riqualificazione del patrimonio esistente:

b) l'adeguamento alle norme vigenti in materia di agibilità, sicurezza e igiene:

c) l'adeguamento delle strutture edilizie alle esigenze della scuola, ai processi di riforma degli ordinamenti e dei programmi, all'innovazione didattica e della sperimentazione:

d) una equilibrata organizzazione territoriale del sistema scolastico:

e) la disponibilità da parte di ogni scuola di palestre e impianti sportivi di base:

f) la piena utilizzazione delle strutture scolastiche da parte della collettività:

2. Le risorse finanziarie sono destinate:

a) alla costruzione ed al completamento di edifici scolastici:

b) la ristrutturazione diretta ad adeguare gli edifici alle norme vigenti in materia di agibilità, sicurezza, igiene ed eliminazione delle barriere architettoniche:

c) alla realizzazione di impianti sportivi di base o prevalenti, eventualmente di uso comune a più scuole, anche aperti all'utilizzazione della collettività.

3. La Giunta regionale approva il programma annuale di intervento predisposto dall'Assessore competente in materia di Pubblica Istruzione sentite le rappresentanze regionali dell'Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia (ANCI), con l'Unione delle Provincie sarde (UPS).

4. Per l'attuazione del presente articolo è autorizzata la spesa di lire 100.000.000.000 per l'anno 2001 e di lire 150.000.000.000 per l'anno 2002 e di lire 150.000.000.000 per l'anno 2003 (UPB S11.017)

COPERTURA FINANZIARIA

IN AUMENTO

11 - PUBBLICA ISTRUZIONE

UPB S11.017 Edilizia scolastica e adeguamento locali

Competenza cassa

Anno 2001 lire 100.000.000.000 Anno 2001 lire 100.000.000.000

Anno 2002 lire 150.000.000.000 anno 2002 lire ---------------------

Anno 2003 lire 150.000.000.000 anno 2003 lire ---------------------

Mediante incremento del seguente capitolo:

cap. 11126/01 (NI) Spese per l'attuazione di un programma straordinario di edilizia scolastica (art.____ della presente legge)

COPERTURA FINANZIARIA

- PRIMO ANNO CON MUTUO

- ANNI SUCCESSIVI CON VARIAZIONE DI BILANCIO (113)

Emendamento aggiuntivo Pirisi - Orrù - Dettori Ivana - Spissu - Pusceddu - Lai - Deiana - Pacifico - Morittu - Fadda - Cogodi

All'articolo 3, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

1bis. Nell'ambito del programma di investimenti di cui al comma 4 dell'art. 1, è data priorità alla contrazione di un mutuo di lire 430.000.000.000= per la realizzazione di un programma di interventi straordinari per l'edilizia scolastica.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S11.017 - cap. 11127-00 Spese per la realizzazione di un programma straordinario di interventi per l'edilizia scolastica

Competenza anno 2001 lire 430.000.000.000= (160)

Emendamento aggiuntivo Pirisi - Orrù - Dettori Ivana - Spissu - Pusceddu - Lai - Deiana - Pacifico - Vassallo - Ortu - Cogodi - Fadda-

All'articolo 3, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

1bis. Nell'ambito del programma di investimenti di cui al comma 4 dell'art. 1, è data priorità alla contrazione di un mutuo di lire 430.000.000.000= per la realizzazione di un programma di interventi straordinari per l'edilizia scolastica.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S11.017 - cap. 11127-00 Spese per la realizzazione di un programma straordinario di interventi per l'edilizia scolastica

Competenza anno 2001 lire 430.000.000.000= (345)

Emendamento aggiuntivo Ortu - Cogodi - Vassallo

All'art. 3 dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

Per la realizzazione di un Programma d'interventi straordinari per l'Edilizia Scolastica, da realizzarsi attraverso le Amministrazioni Comunali e Provinciali, l'Amministrazione Regionale è autorizzata, prioritariamente, nell'ambito del Programma d'interventi di cui al comma 4 dell'art. 1, a procedere alla contrazione di un mutuo di lire 500 miliardi.

Copertura finanziaria:

In aumento

UPB S11017 - cap. 11127-00 Spese per la realizzazione di un Programma Straordinario d'interventi per l'Edilizia Scolastica da destinare a Comuni e Province.

Copertura anno 2001 lire 500.000.000. (388)

Emendamento aggiuntivo Dettori Ivana - Manca - Falconi - Liori - Corda - Pirisi - Balia - Pusceddu - Spissu

Art. 3

Nell'articolo 3 dopo il comma 4 è aggiunto il seguente:

"7 bis. Al fine di favorire la conoscenza delle bellezze naturali della Sardegna è autorizzata la concessione, agli istituti scolastici, di contributi per l'organizzazione di gite scolastiche da effettuarsi con il "trenino verde della Sardegna", i contributi sono concessi nel limite massimo degli stanziamenti iscritti in bilancio, sulla base di apposita domanda e nell'ordine di presentazione di quest'ultima. L'ammontare massimo del contributo è determinato in lire 200.000.000 annui (UPB S11.010).

COPERTURA FINANZIARIA

IN AUMENTO

UPB S11.010 Interventi per il diritto allo studio - spesa corrente.

Anno 2001 comp. lire 200.000.000 cassa lire 200.000.000

Anno 2002 comp. lire 200.000.000 cassa -------------------

Anno 2003 comp. lire 200.000.000 cassa -------------------

Capitolo da impinguare:

cap. 11124/02 (NI) contributi alle scuole per l'organizzazione di gite scolastiche con il "trenino verde della Sardegna" (art. 4, comma 7bis della presente legge)

IN DIMINUZIONE

UPB S03.006 Fondo nuovi oneri legislativi - parte corrente.

Anno 2001 comp. lire 200.000.000 cassa lire 200.000.000

Anno 2002 comp. lire 200.000.000 cassa -------------------

Anno 2003 comp. lire 200.000.000 cassa -------------------

Capitolo da impinguare:

mediante riduzione della voce 14 della tabella A allegata alla legge finanziaria. (13)

Emendamento aggiuntivo Cogodi - Vassallo - Ortu

Art. 3

Comma 2

All'art. 3, comma 2, è aggiunto il seguente:

"2 bis. Per le finalità di cui alla realizzazione di programmi di intervento contro l'analfabetismo, l'abbandono e la dispersione scolastica, predisposti dalle Province ai sensi dell'art. 23 della L.R. 37/1998, è autorizzata la spesa di L. 5.000.000.000 per ciascuno degli anni 2001, 2002 e 2003. I relativi finanziamenti sono ripartiti tra le Province secondo quanto disposto dall'art. 3, comma 2, della L.R. 1^ giugno 1993, n. 25 e con le procedure di cui all'art. 6 della medesima legge. I predetti programmi d'intervento, nel triennio su indicato, dovranno essere costituiti da azioni di sostegno all'apprendimento dei giovani in età scolare e da iniziative di alfabetizzazione ed istruzione per adulti. A tal fine, si dovrà operare, d'intesa con le competenti autorità scolastiche, impiegando prioritariamente personale docente della scuola non in servizio, attingendo dalle relative graduatorie provinciali permanenti.

In diminuzione per esercizio 2001, 2002 e 2003 - Stato di previsione della spesa Assessorato degli Enti locali, Finanze e Urbanistica - UPBS04.033 - L. 5.000 milioni.

In aumento per il 2002, 2002 e 2003 - Stato di previsione della spesa Assessorato della Pubblica Istruzione - UPBS11.050 - L. 5.000 milioni. (385)

Emendamento aggiuntivo Cogodi - Vassallo - Ortu

Art. 3

Comma 2

All'art. 3, comma 2, è aggiunto il seguente:

"2 bis. Per la realizzazione di programmi di intervento contro l'analfabetismo, l'abbandono e la dispersione scolastica, predisposti dalle Province ai sensi dell'art. 23 della L.R. 37/1998, è autorizzata la spesa di L. 5.000.000.000 per ciascuno degli anni 2001, 2002 e 2003. I relativi finanziamenti sono ripartiti tra le Province secondo quanto disposto dall'art. 3, comma 2, della L.R. 1^ giugno 1993, n. 25 e con le procedure di cui all'art. 6 della medesima legge. I predetti programmi d'intervento, nel triennio su indicato, dovranno essere costituiti da azioni di sostegno all'apprendimento dei giovani in età scolare e da iniziative di alfabetizzazione ed istruzione per adulti. A tal fine, si dovrà operare, d'intesa con le competenti autorità scolastiche, impiegando prioritariamente personale docente della scuola non in servizio, attingendo dalle relative graduatorie provinciali permanenti.

La copertura finanziaria è assicurata nel triennio 2001/2003 a valere sull'UPBS11.015 capitoli 11004/00/00 e 11004/00/01 - Por - Asse 3. (427)

Emendamento aggiuntivo Selis - Fadda - Giagu - Sanna Gian Valerio

Art. 3

Dopo il comma 4 sono aggiunti i seguenti:

"15/bis. Per le scuole materne non statali aventi sede in Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti o aventi un numero di sezioni non superiori a tre, in sede di consuntivo la proporzione tra contributi concessi ai sensi delle lettere a), b), c) dell'articolo 3 della legge regionale n. 31 del 1984, e spesa sostenuta, è elevata al 90 per cento.

15/ter. Le scuole materne di cui al precedente comma, sono altresì autorizzate ad inserire nel rendiconto relativo ai contributi concessi ai sensi dell'art. 3, lett. c) della L.R. 31 del 1984, le spese sostenute per il personale destinato a garantire il servizio di mensa. (159)

Emendamento aggiuntivo Fois Pietrino - Capelli - Murgia

Art. 3

Dopo il comma 4 è aggiunto il seguente:

8 bis. Contributi ai comuni e ai loro consorzi per favorire il diritto allo studio nella scuola dell'obbligo (UPB S11.013).

In aumento UPB S11.013 Cap. N.I.

- 2001 L. 8.000.000.000

- 2002 L. 8.000.000.000

- 2003 L. 8.000.000.000

In diminuzione

UPB S03.006

Voce 3 tabella A allegata L.F. (370)

Emendamento aggiuntivo Fois - Capelli - Murgia

Art. 3

Dopo il comma 4 è aggiunto il seguente:

"8 bis. Contributi ai comuni e ai loro consorzi per favorire la frequenza e l'organizzazione dei servizi a favore delle scuole secondarie superiori."

In aumento UPB S11.013 Cap. N.I.

- 2001 L. 8.000.000.000

- 2002 L. 8.000.000.000

- 2003 L. 8.000.000.000

In diminuzione

UPB S03.006

- 2001 L. 8.000.000.000

- 2002 L. 8.000.000.000

- 2003 L. 8.000.000.000

mediante riduzione della voce 3 tabella A allegata L.F. (371)

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI

Gli emendamenti possono essere illustrati. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 456 ha facoltà di illustrarlo.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, con l'emendamento numero 456 all'emendamento 103 presentato dalla Giunta, abbiamo inteso portare all'attenzione del Consiglio una proposta affinché gli enti locali competenti sulle scuole, e qui credo che ci sia da aprire una piccolissima parentesi per avere anche un chiarimento, concorrano, per un importo pari al 10 per cento, alle spese che la Regione affronta, per la ristrutturazione, il riattamento, la messa a norma degli edifici scolastici. La parentesi che io volevo aprire è la seguente: noi sappiamo che con la legge 11 gennaio 1996, numero 23 sono state trasferite alle province le competenze su tutte le scuole superiori e sappiamo bene in quale stato si trovino le scuole della nostra regione, in modo particolare gli edifici scolastici che prima erano di competenza dei comuni, che sono, in moltissime situazioni, veramente in condizioni di precarietà, in modo particolare per quanto attiene alla sicurezza, ma non solo;vorrei quindi capire se la Regione intenda intervenire anche sulle scuole che fanno capo ai comuni.

Ora, questo emendamento darebbe anche la possibilità di disporre di una quota del 10 per cento superiore per poter fare interventi in diversi istituti della Sardegna, e crediamo anche che sia un modo per responsabilizzare l'ente locale che partecipa con risorse proprie alla messa in pristino, alla ristrutturazione, all'ammodernamento e a quanto è previsto nell'emendamento numero 103. Sappiamo che esistono anche difficoltà di tipo diverso in diverse situazioni e in diverse realtà; con una partecipazione del 10 per cento alla spesa non solo si aumenta il finanziamento complessivo che andrebbe utilizzato per sistemare gli edifici scolastici superiori, dando così alla Regione la possibilità di intervenire su un maggior numero di istituti, ma questo meccanismo avrebbe anche una funzione calmieratrice rispetto ai soggetti che fanno richiesta di tali finanziamenti. In buona sostanza, vorremmo che veramente la Regione intervenisse sugli istituti che si trovano nelle condizioni peggiori. Prevedendo una compartecipazione del 10 per cento alla spesa da parte dell'ente che dovrebbe ricevere le risorse, ci sarebbe una cernita sulla base delle condizioni di maggiore precarietà, cioè verrebbero valutati con maggiore attenzione e con una partecipazione differente, gli edifici sui quali intervenire. Quindi crediamo che questo emendamento, che non comporta nessun costo aggiuntivo per la Regione, possa trovare accoglienza da parte dell'Esecutivo.

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 103 ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'emendamento 103 si dà per illustrato e rappresenta la sintesi di una serie di emendamenti presentati dai Gruppi di maggioranza e anche delle opposizioni sul problema dell'edilizia scolastica, sul quale penso l'Assessore della pubblica istruzione interverrà nel corso della discussione.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 113 ha facoltà di illustrarlo.

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, io credo che questo emendamento, simile a quello presentato dalla Giunta, cerchi di dare risposta alle richieste di intervento nel settore dell'edilizia scolastica per risolvere, in modo definitivo possibilmente, le anomalie e la situazione ormai drammatica, in tutto il territorio della Sardegna, in cui versano gli edifici destinati alla scuola. Faccio presente semplicemente due cose: primo, che sicuramente noi riconsidereremo questi emendamenti accogliendo ovviamente quello della Giunta, che dà piena risposta alle esigenze prospettate soprattutto di carattere finanziario, secondo, che questo emendamento, sollecitato a suo tempo da un intervento deciso degli assessori delle province della nostra Isola, evidenziava la necessità di un finanziamento pari a circa 500 miliardi, esattamente 472 miliardi, per le varie tipologie di intervento. E' soprattutto da evidenziarsi che circa 240 miliardi sono sicuramente indispensabili per la messa a norma degli edifici, e tra l'altro dobbiamo tener conto che, in base al decreto legislativo numero 626 del 1996, tale messa a norma deve essere completata entro il 31 dicembre del 2004. Per dare ancora maggiori indicazioni all'Aula, faccio presente che si è preventivata una spesa di circa 36 miliardi per il completamento funzionale di opere che sono già state iniziate, riguardanti gli interventi di cui alla tabella B, mentre 55 miliardi sono stati previsti per nuove costruzioni o acquisto di immobili che devono dare risposta a sedi scolastiche di tipologia (c e così via dicendo; c'è un intervento e una programmazione di spesa che abbraccia tutto il settore dell'edilizia scolastica.

Colgo l'occasione dell'illustrazione di questo emendamento per dire anche la mia opinione sull'emendamento precedentemente illustrato dall'onorevole Pirisi. Ritengo che sia necessario, nonostante l'entità delle somme previste in questo emendamento, o meglio nell'emendamento della Giunta, stabilire delle priorità. Credo che il senso dell'emendamento dell'onorevole Pirisi sia quello di non concentrare le risorse dove non è necessario, ma destinarle agli edifici scolastici che hanno necessità impellenti di intervento rispetto ad altri che versano in condizioni migliori. A tal fine si era pensato anche ad un intervento da parte degli enti locali per quanto riguarda le manutenzioni ordinarie, in quanto tutte le leggi che prevedono interventi di edilizia scolastica, a valere su fondi nazionali o regionali, non contemplano mai quelli di manutenzione. Il risultato è che attualmente molte strutture sono in uno stato fatiscente perché mai nessuno ha fatto quelle semplici manutenzioni ordinarie che garantiscono la vita dell'edificio stesso. A tal fine, si era proposto che gli stessi enti locali, province e comuni, destinassero il due per cento delle risorse alle manutenzioni, onde evitare che un intervento straordinario come questo, fra dieci anni sia vanificato a causa della mancanza di manutenzioni ordinarie. Questo in aggiunta e a maggiore esplicitazione di quanto previsto nell'emendamento dell'onorevole Pirisi. Ovviamente il mondo scolastico aspetta, è attento, e con grande interesse segue la discussione di questa manovra finanziaria; credo che queste aspettative non siano vane e che immediatamente si possa dare risposta ad un problema sentito non solo dal mondo scolastico, ma da tutti i genitori e dalle persone, non solo di cultura, dalla gente di Sardegna.

Presidente. Può essere illustrato l'emendamento numero 160. Presentatori: Pirisi, Orrù, Dettori Ivana, Spissu e più.

ORRU' (D.S.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Passiamo all'illustrazione dell'emendamento numero 345. Presentatori: sempre Pirisi, Orrù, Dettori, Spissu, Pusceddu.

ORRU' (D.S.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Ortu per illustrare l'emendamento numero 388.

ortu (r.c.). Voglio brevemente sottolineare che noi siamo stati conseguenti all'impegno assunto con gli amministratori delle quattro province, che ci avevano sollecitato ad intervenire sia nell'incontro tenuto qui in Consiglio, sia nel corso del convegno che hanno promosso sull'edilizia scolastica. Sin da allora avevamo dichiarato la nostra disponibilità e avevamo anche detto che avremmo presentato un nostro emendamento anche a garanzia di una volontà che veniva manifestata dalla Giunta regionale ma che non era stata ancora tradotta in atti concreti, come per la verità abbiamo fatto durante la discussione del complemento di programmazione. Noi allora non accettammo l'ordine del giorno dell'onorevole Capelli che si limitava a criticare, giustamente, le inadempienze da parte dello Stato, però non era conseguente, non prevedendo l'intervento da parte dell'amministrazione regionale. In quella sede proponemmo un emendamento all'ordine del giorno, con il quale si inseriva questa seconda parte, che aggiungeva alla critica nei confronti del mancato intervento dello Stato la richiesta che l'amministrazione regionale si facesse carico del problema. Lo stesso facemmo con un ordine del giorno nel quale chiedevamo una rimodulazione degli stanziamenti che previsti per questo settore nel complemento di programmazione, attraverso la quale si affrontasse il problema del risanamento, della riqualificazione e dell'adeguamento del patrimonio edilizio delle scuole. Quindi, conseguentemente all'orientamento manifestato già da allora, abbiamo presentato l'emendamento numero 388 che stiamo illustrando.

Noi abbiamo quantificato la spesa partendo dalla preoccupazione di consentire, l'adeguamento degli edifici scolastici alle nuove norme, entro il 2004, come prevede la normativa vigente, per evitare la loro chiusura. Qualcuno mi potrà dire che, come si fa di solito in Italia, è possibile che quel termine venga ulteriormente prorogato e quindi che gli edifici scolastici non vengano chiusi, come può essere più che probabile, tuttavia si deve anche dire che l'esigenza dell'adeguamento non deriva solo dalla necessità di uniformarsi a delle disposizioni di legge, deriva anche dal fatto che gli edifici scolastici debbono essere sicuri, quindi debbono essere in grado di rispondere alle garanzie che sono richieste dalla legge. Garanzie che, ripeto, oggi non sono assicurate e tanti di questi edifici tuttora sono dichiarati agibili e sono utilizzati, nonostante non siano adeguati alla normativa e costituiscano di per sé un pericolo. Anche in queste settimane, per esempio, vi è stata, ed è tuttora in corso, una polemica su molti edifici scolastici. Ho presente la polemica di questi giorni che ha coinvolto l'istituto magistrale di San Gavino, dove gli alunni sono stati costretti a trasferire le aule nel cortile proprio perché nel corso dei lavori di risanamento si è evidenziato, in tutta la sua gravità, il problema costituito dalla presenza dell'amianto che ha determinato una situazione davvero di grande precarietà, anche dal punto di vista igienico-sanitario e dei pericoli che ne deriverebbero. Quindi, l'esigenza di accelerare l'intervento va valutata con attenzione.

L'emendamento della Giunta modula l'intervento in tre anni, dall'anno 2001 al 2003. Di per sé sembrerebbe anche una modulazione equilibrata; a mio avviso sulla base dell'esperienza, che ha senz'altro l'Assessore, ma che in qualche misura possiamo portare un po' tutti in quest'aula, occorrerebbe accelerare la spendita nei primi due anni, soprattutto nel 2002, e forse avremo fatto anche meglio a presentare un emendamento in tal senso, per poi riuscire ad arrivare con tranquillità al 31 dicembre del 2004, con gli istituti ormai adeguati alla normativa vigente. E' chiaro infatti che, con le procedure che conosciamo, le opere il cui finanziamento sarà stanziato nel 2003 difficilmente andranno a completamento entro il 31 dicembre del 2004. Ecco perché abbiamo ritenuto necessario modulare il finanziamento in modo tale da attribuirlo tutto a una sola annualità, cioè al 2001, per poterlo mettere al più presto a disposizione delle amministrazioni provinciali, ma anche dei comuni, perché concordiamo con la considerazione fatta da Pirisi, secondo la quale occorre sopperire all'assenza dell'intervento dello Stato per quanto riguarda la parte dell'edilizia scolastica di competenza delle province, ma non dobbiamo dimenticare che problemi drammatici e simili sono presenti in tutti i comuni dell'isola.

Un'ultima considerazione e ho finito. Nel momento in cui con l'emendamento poniamo l'esigenza di intervenire direttamente come Amministrazione regionale, non vogliamo dimenticare, e anzi lo vogliamo sottolineare, che non è accettabile che vi sia in questa materia una inadempienza da parte delle Stato; quindi anche da questo punto di vista va rilanciato il confronto. Lo Stato non può scaricare, così come ha fatto con il trasferimento agli enti locali di gran parte, o di una parte delle funzioni in materia di edilizia scolastica, che precedentemente erano di sua competenza, non può scaricare i problemi e poi dimenticare di stanziare le risorse necessarie tra l'altro a realizzare adeguamenti che sono imposti dalla normativa nazionale. Quindi, nel chiedere che la Regione intervenga in modo tale da garantire che le scuole pubbliche possano funzionare nel migliore dei modi, nello stesso tempo noi sottolineiamo le inadempienze delle Stato e riteniamo che anche su questo versante debba essere aperto un confronto che deve portare, così come è anche indicato nell'emendamento della Giunta, a creare le condizioni perché vi sia, anche da parte dello Stato, un concorso nella realizzazione di questo progetto di riqualificazione, di adeguamento e di risanamento.

Presidente. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 13 ha facoltà di illustrarlo.

Demuru (d.s.). Al fine di favorire la conoscenza delle bellezze naturali della Sardegna, è autorizzata la concessione agli istituti scolastici di contributi per l'organizzazione di gite scolastiche da effettuarsi con il trenino verde della Sardegna. La gita scolastica è un mezzo ed una occasione per stimolare le scuole a inserire e sviluppare nei loro piani didattici determinati argomenti e riflessioni culturali di particolare interesse.Con il trenino verde della Sardegna si realizza un viaggio che offre numerose attrattive di carattere ambientale, naturalistico, storico ed archeologico tali da costituire una impareggiabile occasione per un grande arricchimento delle conoscenze delle bellezze naturalistiche della Sardegna, del suo patrimonio storico, archeologico e delle usanze e tradizioni delle popolazioni. Si rafforza inoltre la coscienza ambientalista dagli studenti.

Oltre alle conoscenze e alla crescita culturale il turismo scolastico, con il trenino verde della Sardegna, incrementa l'utilizzo di questo mezzo di trasporto speciale, contribuendo così ad allontanare l'incombente minaccia di smantellamento di queste tratte ferroviarie, con il conseguente licenziamento di un numero rilevante di addetti, quali assuntori e guardabarriere, che attualmente lavorano in quella linea ferroviaria. Tale sciagurata evenienza sarebbe un ulteriore colpo alla già disastrata economia delle zone interne e ai livelli occupazionali. Questi lavoratori presidiano ed abitano un territorio che man mano viene abbandonato, soprattutto dalle giovani generazioni che non trovano sbocchi occupazionali, perpetuando il fenomeno dello spopolamento delle zone interne.

La vocazione turistica della Sardegna viene da tutti riconosciuta e riaffermata. Lo sviluppo turistico rientra tra i punti programmatici dalla stessa Giunta regionale. Un punto cruciale per lo sviluppo turistico è risolvere il problema della sua stagionalità e dell'essere concentrato nelle coste. La soluzione a questo problema è stata individuata nel far decollare tutta la potenzialità turistica delle zone interne, cioè del turismo cosìddetto ambientale, con i suoi vari segmenti: quello storico, archeologico, naturalistico, gastronomico, folcloristico, congressuale, sportivo, eccetera. Lo sviluppo del turismo ambientale necessita di notevoli investimenti, che più volte sono stati rivendicati anche in questa aula.

Questo emendamento, finalizzato a incentivare il turismo scolastico, che è un segmento del turismo ambientale, per l'esiguità di risorse che prevede certo non ha l'ambizione di incidere su questo problema, ma sicuramente è coerente con questa visione e contribuisce, nel piccolo, ad ampliare la stagione turistica e soprattutto a tenere viva l'attenzione su questi temi; e per lo meno, contribuisce ad allontanare l'incubo di ulteriori licenziamenti di questi lavoratori. L'emendamento favorisce inoltre la conoscenza delle bellezze naturali della Sardegna da parte degli studenti e, per questo motivo, noi ne chiediamo l'accoglimento.

Presidente. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 385 ha facoltà di illustrarlo.

Vassallo (r.c.). Molto brevemente, l'emendamento tratta del rifinanziamento dell'articolo 23 della legge numero 37 del 1998, il così detto piano per il lavoro, una cui parte riguarda la dispersione scolastica. Noi avevamo demandato alle province questo compito, per altro previsto anche da una serie di normative nazionali. Riteniamo che l'intervento vada rifinanziato e che si debba operare, con la partecipazione delle competenti autorità scolastiche. In passato questa azione ha dato buoni frutti e ci sembrerebbe veramente un peccato annullare quello che di positivo è stato fatto e che ancora si può fare attraverso il rifinanziamento di questa misura. Peraltro lo stanziamento è abbastanza limitato rispetto all'obbiettivo che ci poniamo, un obbiettivo del tutto condivisibile perché l'abbandono e la dispersione scolastica sono tra i maggiori mali di cui soffre questa nostra terra. Riteniamo pertanto che questo emendamento sia degno di accoglimento.

Presidente. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare l'emendamento numero 427.

Vassallo (r.c.). L'emendamento è simile a quello appena illustrato, cambia solo la copertura finanziaria; articolando la copertura finanziaria in due modi diversi abbiamo dato una opzione in più alla Giunta di valutare positivamente l'intervento che proponiamo,.

Presidente. Ha facoltà di parlare il consigliere Selis per illustrare l'emendamento numero159.

selis (Popolari - p.s.). L'emendamento mi sembra sufficientemente chiaro: propone una azione a favore dei piccoli comuni colpiti dello spopolamento, che hanno una densità demografica non solo bassa, ma che si va impoverendo soprattutto nelle fasce infantili d'età e quindi una popolazione scolastica così bassa, rischia di mettere in crisi persino la sopravvivenza delle scuole materne e privare di un ulteriore servizio questi comuni. L'emendamento non comporta spese, perché la copertura è assicurata rimodulando lo stanziamento che c'è già; è un intervento di cui si è parlato da tempo che andrebbe incontro ad una esigenza molto sentita da questi piccoli comuni. Pensiamo pertanto che la maggioranza e la Giunta debbano valutarlo con attenzione.

Presidente. Ha facoltà di parlare il consigliere Fois per illustrare l'emendamento numero 370.

fois (P.P.S. C.D.U. Sardi). Viste le finalità degli emendamenti numero 370 e 371, io chiederei di fare un unica illustrazione, anche se si riferiscono a scuole diverse di livello diverso; uno alla scuola dell'obbligo e l'altro alla scuola secondaria superiore, perché la finalità è identica. I due emendamenti, sostanzialmente, tendono a compensare l'effetto della razionalizzazione scolastica che ha provocato la soppressione di tantissime scuole in tanti paesi, soprattutto del nostro interno. Questi due emendamenti consentirebbero ai comuni di disporre delle risorse necessarie per poter garantire i servizi di trasporto e di mensa in modo da soddisfare le esigenze di una fascia di popolazione che ha sicuramente bisogno di grande attenzione, attenzione che chiediamo abbiano l'Assessore e la Giunta perché in questi paesi stiamo correndo il rischio di arrivare a situazioni non più recuperabili.

Dovremmo riservare in futuro al problema dell'educazione scolastica, la stessa attenzione che dedichiamo a quelli della disoccupazione e delle aziende. E' inutile parlare di impresa o di occupazione, se non iniziamo a fare quadrato su questo grande rischio del ritiro dei nostri ragazzi dalle scuole e quindi del loro destino segnato dall'analfabetismo, mentre queste scuole sarebbero quanto meno sufficienti ad insegnare ai nostri figli a leggere e scrivere, diritto che credo in ogni paese civile debba essere garantito.

Presidente. Per esprimere il parare sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore.

La SPISA (f.i. - Sardegna), relatore di maggioranza. Il parere sull'emendamento numero 103 è favorevole.

Sull'emendamento all'emendamento 103 mi rimetto all'Aula, semplicemente perché il criterio dell'individuazione di una percentuale obbligatoria a carico degli enti locali per quanto riguarda i programmi di edilizia scolastica, può essere un criterio anche comprensibile ed interessante. Credo che sia da valutare,, e mi riferisco il particolare ai presentatori dell'emendamento, se sia opportuno o no, stabilire una percentuale rigida che non sappiamo oggi, quanto possa essere confacente alle disponibilità finanziarie degli enti locali, comuni e province. Per questi aspetti, quindi, mi rimetto all'Aula e alle valutazioni che, anche dal punto di vista della conoscenza dello stato del patrimonio edilizio scolastico e delle disponibilità finanziarie degli enti locali, può fare la Giunta che, evidentemente, è in condizioni di valutare più concretamente la situazione.

L'emendamento numero 113 differisce dai precedenti solo per l'entità del finanziamento previsto che nel 2001 è di 100 miliardi, credo che su questo aspetto ci si possa rimettere tranquillamente all'Aula facendo una considerazione molto semplice, cioè che la previsione finanziaria nel triennio comunque è uguale, quel che conta è dare la possibilità agli enti locali di fare da subito una programmazione che consenta loro anche di avviare le procedure di appalto in tempi rapidissimi. Credo che sia condivisibile la proposta della Giunta che per il primo anno, per il 2001, accantoni soltanto una somma di 50 miliardi che dovrebbe consentire di avviare sicuramente i programmi, ma anche le procedure degli appalti. Sull'emendamento numero 160, che è sulla stessa materia, ed anche sul numero 345, credo che ci si possa rimettere all'Aula, considerando che ritengo che possano essere in qualche modo ricompresi nell'emendamento della Giunta.

L'emendamento numero 388 indica una dotazione finanziaria molto più alta, comunque credo che anche questo, come gli altri, possa essere ritirato proprio perché ricompreso nell'emendamento della Giunta. Anche sull'emendamento numero 13 ci si rimette all'Aula.

Sugli emendamenti numero 385 e 427, il parere è negativo. Per quanto riguarda l'emendamento 159, c'è da osservare che riguarda il regime dei contributi previsto dalla legge regionale numero 31 del 1984 sul diritto allo studio, che prevede già una percentuale molto consistente, pari al 75 per cento, di partecipazione regionale alle spese di gestione delle scuole materne non statali.

SELIS (Popolari-P.S.). Non c'è più l'esigenza di copertura finanziaria?

La SPISA (f.i.-Sardegna), relatore di maggioranza. No, io credo che sia evidente a tutti, guardando la proposta di bilancio e anche il bilancio approvato l'anno scorso, che la dotazione finanziaria è stata ampiamente ricostituita rispetto al passato, però già con questa dotazione finanziaria, tutti sappiamo che si arriverebbe forse a sfiorare il 75 per cento previsto dalla legge. Credo che l'intento dei presentatori sia però quello di avere un occhio di riguardo per quelle scuole dei comuni più piccoli che hanno evidentemente problemi molto maggiori a tenere i bilanci in pareggio, cosa che penso sia anche condivisibile, questo è un parere che credo si possa dare molto tranquillamente, osservo però, e anche su questo aspetto mi rimetto alle valutazioni dell'Assessore, che occorrerebbe studiare bene se incrementare la percentuale per le scuole dei comuni più piccoli non comporti una diminuzione della somma disponibile per le scuole dei comuni più grandi. In questo modo metteremmo sostanzialmente in competizione scuole di diversi territori e io credo che su questo, quanto meno, occorra fare una breve riflessione. Il secondo comma di questo emendamento prevede poi il fatto che le spese sostenute per il personale destinato al servizio mensa possano essere ricompresse tra quelle ammesse al finanziamento. Credo che questo sia un intento sicuramente giusto. Teniamo conto anche in questo caso, però, che sulla copertura dei costi sostenuti dalle scuole occorrerebbe intervenire anche a più ampio raggio. Ci sono alcune somme che non sono mai ricomprese tra quelle rimborsabili, ad esempio quelle sostenute per gli insegnanti di sostegno per i bambini handicappati che vengono assicurati nella scuola statale e non nella scuola non statale. Per queste considerazioni, in estrema sintesi, su questo emendamento io mi rimetto all'Aula, facendo presente, però, che probabilmente si può anche interloquire sui problemi sollevati, occorre comunque stare attenti a non stravolgere altri equilibri nell'applicazione della legge. Credo che, essendo stati presentati un disegno di legge collegato alla finanziaria dalla Giunta e anche una proposta di legge dalla maggioranza sul problema del diritto allo studio, potrebbe anche essere una norma che concordemente noi rinviamo alla legge di settore.

Per quanto riguarda infine gli emendamenti numero 370 e 371 mi rimetto all'Aula, facendo presente che c'è obiettivamente un problema di copertura.

PRESIDENTE. per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

Pittalis (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Lasciando le considerazioni di merito all'Assessore competente sui problemi posti, per quanto riguarda il parere sugli emendamenti non posso che riferirmi al parere già esposto dal collega La Spisa; in particolare per quanto riguarda gli emendamenti sull'edilizia scolastica invito i proponenti al ritiro, ritenendo che sia esaustiva la sintesi operata con l'emendamento 103, altrimenti permane il parere contrario.

Invito anche i proponenti degli emendamenti numero 370 e 371 al ritiro.

Per quanto riguarda gli emendamenti numero 385 e 427 sulla dispersione scolastica, faccio rilevare che vi sono già risorse sufficienti a valere sul complemento di programmazione, mentre per quanto attiene l'emendamento numero 13, che ha come primo firmatario l'onorevole Demuru, che mi pare apprezzabile, propongo la modifica della voce, indicando la voce 13 in luogo della voce 14; con questa correzione l'emendamento può essere accolto.

Presidente. Ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Credo che le sintesi del Presidente della Commissione bilancio e dell'Assessore del bilancio, per gli aspetti che riguardano il recupero delle risorse a copertura degli interventi proposti, siano estremamente equilibrate e rappresentino anche il mio punto di vista.

Come tutti sapete, abbiamo parlato tanto del problema dell'edilizia scolastica in questi mesi in convegni, in confronti tra gruppi politici, all'interno della maggioranza, con l'opposizione, in commissione, molto è stato anche scritto che ormai possiamo dire che su questo argomento abbiamo raggiunto una visione generale molto omogenea.

Io dico subito, senza aprire polemiche, in un momento in cui le Camere sono sciolte credo che sia anche inutile, che bisogna tuttavia ricordare le responsabilità dello Stato. Il problema dell'edilizia scolastica noi lo affrontiamo, perché lo valutiamo come nodo strategico della politica culturale, della politica scolastica in Sardegna, anche se la competenza non è la nostra. Debbo dire, per la verità, che nel mese di gennaio, il primo mese di insediamento della Giunta Floris, io ebbi occasione di portare a conoscenza dell'allora ministro Luigi Berlinguer, la condizione della edilizia scolastica nella nostra Isola. Già da allora veniva quantificato il fabbisogno finanziario in 500 miliardi: 250 miliardi per l'applicazione della normativa sulla sicurezza e 250 miliardi per interventi strutturali nei confronti degli edifici fatiscenti, tanto di livello comunale, come di livello provinciale.

In quella occasione il ministro Berlinguer condivise la valutazione, condivise l'analisi, prese anche onestamente l'impegno di stanziare nell'esercizio 2000, come risorse straordinarie per la Regione Sardegna, 90 miliardi come prima tranche per l'edilizia scolastica. Poi le cose della politica portarono alla sostituzione del ministro, di questo non si è fatto più nulla, nonostante anche al ministro De Mauro, fra qualche settimana, anche se ormai credo che sia difficile poter in qualche modo proporre nulla di positivo, ripeto, a Camere sciolte, in un momento in cui non si ha più responsabilità di fatto sulla conduzione di un ministero importante come questo, riproporrò comunque, le esigenze della Sardegna in questo settore, alla luce anche dello sforzo straordinario che sta facendo la Regione per uscire da una situazione di difficoltà come questa. Ma, comunque, noi ci impegniamo affinché nel quadro dell'intesa Stato-Regione venga realizzato l'accordo di programma, che determinerà per il futuro, dopo questo primo intervento, che è certamente straordinario e importante, ma non decisivo, il recupero delle risorse dello Stato che non può sottrarsi a questa responsabilità. Quindi, condivido anche la sottolineatura dell'onorevole Ortu, che su questo argomento è precedentemente intervenuto.

Dal punto di vista della semplificazione dei lavori dell'Aula, io credo che l'emendamento della Giunta possa essere considerato come sintesi delle diverse esigenze avanzate. E' vero, io stesso avevo sostenuto e sostengo, che il nodo si affronta fortissimamente se nel primo momento si aggredisce il male, si aggredisce la difficoltà, però è necessario comprendere anche le ragioni dell'architettura contabile, dell'architettura del bilancio e tutte le esigenze che affiorano nel momento in cui si decide complessivamente la pianificazione e la programmazione delle risorse. Ora l'obiettivo da me indicato mi sembra venga rispettato anche se non nel primo anno, del resto siamo già attorno alla primavera, quindi ad anno inoltrato, pertanto credo che non sarà un dramma se manteniamo anche la scaletta e la proposta che l'Assessore del bilancio e della programmazione porta all'attenzione l'Aula. Quello che importa in sostanza è che l'aggressione, ripeto, del problema avvenga comunque in un arco di tempo estremamente breve. Quindi io chiederei a tutti i colleghi di ritirare gli emendamenti e votare l'emendamento della Giunta.

Sono d'accordo su tutte le cose che sono state dette precedentemente; sull'emendamento Pirisi e più, numero 456, con anche il mio parare positivo sulla prima parte, ci rimettiamo all'Aula e invece non accogliamo, per una valutazione di ordine generale sui rapporti tra Giunta e Consiglio mia, della Giunta, e della maggioranza, la seconda parte che prescrive il previo parere della Commissione.

Per gli interventi proposti dagli emendamenti a firma Vassallo, Ortu, sulla dispersione scolastica, sono disponibili circa 100 miliardi nel por che utilizzeremo proprio nella direzione richiesta, quindi esprimiamo parere negativo non per voler respingere gli emendamenti o perché non abbiamo sensibilità per il problema. Il problema lo sentiamo, è oggettivamente vera l'esigenza che volete soddisfare con i vostri emendamenti, ma le risorse sono già disponibili sul POR, quindi vi chiederei di ritirarli.

Per quanto riguarda l'emendamento numero 159, a firma Selis e più, io credo che essendo ormai approvata dalla Giunta e sul punto di andare all'esame della Commissione la revisione della legge numero 31 e che in quella sede assicuriamo il nostro impegno ad avere la massima attenzione per le esigenze che state portando avanti con questo emendamento, io proporrei, come bene diceva il Presidente della Commissione, di inserirlo in quel testo per meglio coordinarlo con la nuova disciplina che vogliamo dare alla materia.

Gli emendamenti a firma Fois, Capelli e più che riguardano mense e trasporti, li condivido totalmente e sono assolutamente determinato a sollecitare, in questa fase, la loro approvazione. Credo che tutti conosciate come, in conseguenza della razionalizzazione del sistema scolastico, si siano modificate le condizioni della scuola in Sardegna. Il problema dei trasporti, il problema della mensa, si pongono come vitali per mantenere un livello educativo elevato, perché non rappresentino già essi la prima causa della mortalità nelle nostre scuole. Il Comune di Cagliari voi sapete quante lettere ha fatto, tutti quanti siete a conoscenza del problema, ma non soltanto il Comune di Cagliari, tanti piccoli comuni, tante piccole aree che non sono più in condizioni, ricorrendo alla legge regionale numero 25 del 1993, di risolvere questo problema; noi dobbiamo trovare assolutamente il modo per mantenere l'attuale livello educativo, ne va della sostanza della riforma, ma di quella parte della riforma che è accettata, di quella parte della riforma che determinerà oggettivamente la condizione di salute della didattica e la condizione dell'apprendimento dei nostri giovani e dei nostri figli. Credo che dobbiamo fare uno sforzo come Giunta, per individuare la fonte dalla quale recuperare le risorse da destinare a questo intervento, del quale non possiamo assolutamente fare a meno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA (Patto Segni-Rif.Sardi). Presidente, io cederei la parola al collega Capelli che ha presentato uno degli emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Presidente, accogliamo l'invito al ritiro dell'emendamento numero 113, con un'ulteriore precisazione. Si evidenzia, come ha detto l'Assessore poc'anzi, che per il primo anno di intervento, andando ormai al mese di maggio il periodo di entrata in vigore del nostro bilancio, avremo disponibili circa 90 miliardi: 25 di cassa, 50 di mutuo e 15 derivanti da conferimenti statali. Ora, è ovvio che non bisognerà cedere per quanto riguarda la sollecitazione continua e determinata nei confronti dello Stato: non bisogna, comunque, come si suol dire, mollare la presa.

Sull'emendamento numero 160, quello dell'onorevole Pirisi, e tornando anche contestualmente all'emendamento della Giunta, io solleciterei che nel programma di intervento, si ponesse la massima attenzione a quello che sarà previsto, scusate il bisticcio di parole, sulle aree programma. Sintetizzo così l'intervento, chiedendo la massima attenzione da parte dell'Assessore e della Giunta ad un rispetto delle aree programma, perché troppo spesso, si fanno riflessioni sulla necessità di un riequilibrio socio-economico e culturale del nostro territorio. Anche nel corso della discussione dei precedenti articoli di questa finanziaria, nei discorsi di alcuni colleghi, più volte si è fatto riferimento alla necessità di un intervento sulle zone interne, che io non chiamerei più zone interne ma aree deboli della nostra Regione. Credo che, richiamando un'attenzione maggiore sulle aree deboli, anche in riferimento all'intervento sull'edilizia scolastica, daremmo risposta alle sollecitazioni che sono pervenute in quest'Aula, a favore del pieno rispetto in tutti i nostri provvedimenti, nei confronti di quelle aree di territorio che sicuramente meritano maggiore attenzione a livello di interventi culturali, sociali ed economici. Questo è un primo passo da fare. Invito pertanto l'Assessore e la Giunta a tenere conto del disequilibrio che esiste anche in questo settore tra le diverse aree della nostra Regione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, intendo intervenire sul problema dell'edilizia scolastica. Il Consiglio discute sulla possibilità e sulla necessità di un intervento più che consistente su un tema che, a parer mio, dopo una certa volontà delle forze politiche, delle forze sociali, del mondo della scuola che alla fine degli anni '80 portò all'approvazione della legge Falcucci, sia pur con standard poco accettabili, e con la ristrettezza delle risorse che appunto quegli standard prevedevano, da allora non è stato più oggetto di interessamento. L'ordinamento scolastico è stato poi modificato nel giugno del 1990 quando, attraverso l'approvazione della legge numero 142, si è espressa la volontà che tutti gli istituti delle scuole superiori fossero gestiti direttamente dalle amministrazioni provinciali. Con tale riforma quelle scuole superiori i cui stabili erano di proprietà e di competenza dei diversi comuni, scuole professionali, istituti d'arte e quant'altro sono passate al patrimonio provinciale, appesantendolo enormemente, in quanto quelle strutture gestite dai comuni non erano certo all'avanguardia e hanno reso ancora peggiore la situazione dell'edilizia scolastica gestita dalle province. Non si è tuttavia pensato minimamente di creare quella mobilitazione nata alla fine degli anni ottanta, perché lo Stato, dopo avere approvato la riforma della scuola superiore, accompagnasse ad essa anche le risorse finanziarie necessarie per la sua attuazione. No, Il Governo centrale ha fatto la sua riforma, appesantendo enormemente le casse delle nostre quattro province; il supporto di carattere finanziario continua ad essere assolutamente assente, ma anche la rassegnazione è tanta, perché credo che non sia sufficiente, nonostante la buona volontà dell'assessore Onida di incontrare e di arrivare quasi ad un accordo finale, con l'allora ministro Berlinguer, e magari anche con l'attuale Ministro, l'azione di un Assessore da solo, perché non può avere forza, autorevolezza, supporto necessario per imporre all'attenzione del Governo un argomento di così vitale importanza, e ottenere risposte ai problemi della scuola nell'Isola. L'unica risposta che oggi stiamo cercando di dare è quella di sostituirci allo Stato. Ancora un volta si discute di questo argomento in aula, e con grande rassegnazione come ho potuto verificare dal tenore della maggior parte degli interventi, con qualche rara eccezione. Non è più lo Stato, non è più il Governo centrale a rispondere alle richieste, alle rivendicazioni del mondo della scuola, deve farlo il Consiglio regionale, con una somma, dato l'emendamento della Giunta, di 400 miliardi.

Dicevo che ancora una volta, quasi con una rassegnazione alla quale qualcuno ci vuole abituare, ci sostituiamo allo Stato, e quindi i 400 miliardi, a parer mio, li stiamo sottraendo dai fondi destinati a interventi a favore dei settori produttivi, precludendoci la possibilità di incentivare un minimo di sviluppo considerati le richieste e l'andamento della stessa finanziaria, che fra le richieste avanzate dalle diverse associazioni, le diverse possibilità, le diverse esigenze sta cercando di fare quadrare il bilancio per dare un minimo di risposta a tutte queste istanze. Noi oggi non possiamo solo e esclusivamente decidere di sostituirci allo Stato, credo che oggi si debba andare oltre, e l'hanno fatto in modo più che dignitoso le quattro province, in quanto nelle situazioni disperate si arriva anche a creare quei momenti di mobilitazione a cui io facevo riferimento poc'anzi. Allora quella mobilitazione creata dalle province, i cui interlocutori siamo diventati solo noi, deve essere guidata, alimentata ulteriormente, deve diventare una rivendicazione vera, reale, forte, verso il Governo centrale, perché finalmente su questo tema dia risposte appropriate, operi un risanamento definitivo del mondo della scuola in termini complessivi. Se questo non dovesse accadere, assessore Pittalis, e assessore Onida, noi ancora una volta, ma anche chi verrà dopo di noi, se il sistema che porteremo avanti sarà sempre e solo ed esclusivamente questo, continueremo a sostituirci allo Stato, alle sue inadempienze, nei diversi settori; stiamo tentando di farlo nei trasporti, e gli emendamenti all'attenzione dell'aula lo dimostrano, lo stiamo facendo nel mondo della scuola, lo stiamo facendo nei diversi settori della vita amministrativa, nei quali lo Stato, con l'obiettivo di risanare la finanza pubblica, pensa di scaraventare addosso agli Enti locali e alla Regione, responsabilità e competenze ma non risorse. Competenze e responsabilità vanno accompagnate sempre e comunque dalle risorse necessarie e riforme come quelle della scuola, in maggior misura, se no questa Isola continuerà a rimanere al penultimo posto nella classifica sulla mortalità scolastica in tutta Italia. Non è il massimo dell'ambizione, riteniamo che debba trovare un minimo di giustizia e di riequilibrio, anche in considerazione del fatto che il mondo della scuola, a causa della diminuzione delle nascite, ha creato i presupposti per cui alcuni edifici scolastici, soprattutto dei comuni, non siano più utilizzati per lo scopo per cui sono nati, ma, da tempo, si stiano utilizzando per altre iniziative di diverso genere, dall'associazionismo, al tempo libero, a tutto ciò che comunque favorisce le aggregazioni sociali.

Non riesco a capire come si possa, in altre realtà provinciali, non tenere in considerazione anche questo elemento; non esiste un censimento, non esiste quindi un quadro complessivo del patrimonio edilizio della scuola. Quel patrimonio a cui facevo riferimento oggi, a parer mio, potrebbe essere ancora utilizzato, perché ci sono delle province che stanno pagando canoni piuttosto alti di affitto a privati, per dare un minimo di dignità alle diverse scuole, mentre i comuni continuano a destinare gli edifici scolastici inutilizzati ad altri scopi. Su questo gradirei ci fosse un minimo di attenzione.

Sulla distribuzione delle risorse, io credo che l'unico modo per impedire una guerra tra poveri sia quello di utilizzare le aree programma, almeno sino a quando avremo questo strumento per il riequilibrio, quando ci saranno e si creeranno altri strumenti, verranno utilizzati. Per ora abbiamo solo questo che quindi ritengo debba essere utilizzato a pieno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA (Patto Segni -Rif. Sardi). Presidente, la parte della legge finanziaria che riguarda il piano straordinario di edilizia scolastica è, a nostro avviso, tra le più qualificanti, per tutti i motivi che sono stati detti in questi ultimi mesi, da quando il Consiglio regionale ha cominciato a prendere seriamente in considerazione il problema che è stato sollevato dalle quattro amministrazioni provinciali e dal mondo delle autonomie locali. Devo dire che l'emendamento della Giunta sintetizza efficacemente le posizioni che sono state espresse in questo tempo, da tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale che, con grande senso di responsabilità, si sono fatte carico del problema. Esiste un aspetto della questione che è stato affacciato dall'Assessore, e raccolto anche da chi mi ha preceduto, che è quello della responsabilità dello Stato. Io credo che l'azione che noi oggi stiamo intraprendendo, non possa non attribuire maggiore forza alla Giunta regionale nella vertenza che deve aprire nei confronti dello Stato. Certo, assessore Onida, lei ha ragione, non nei confronti di un Ministro che ha le valigie pronte, che anzi, possiamo considerare già virtualmente abitante da un altra parte. Però, il problema esiste, ed è un problema di un cronico disinteresse dello Stato, rispetto ad un esigenza forte che in Sardegna assume, in alcune situazioni, anche i connotati del dramma, con ragazzi che sono letteralmente accampati in stabili fatiscenti e che si traduce, di converso, in migliaia di ragazzi che, alla conclusione del loro periodo scolastico, si troveranno privi anche di quella base minima di nozioni, che gli consentirebbe poi di entrare nella vita adulta, nel mondo del lavoro, di arrivare preparati al loro avvenire.

Certo non è che con questo intervento noi risolviamo il problema della scuola, che non è soltanto di strutture. Sarebbe utile, io credo, certo non è competenza della Regione sarda, ma credo che sia un problema che la classe politica, se esiste una classe politica, nel suo complesso si deve porre, porre il problema della qualità delle istituzioni scolastiche, di una scuola che è diventata sempre più burocratizzata e sempre meno erogatrice di formazione. Però questo esula dal problema di oggi, anche se credo che noi dovremmo interrogarci a questo riguardo. La Giunta fa uno sforzo straordinario, anche l'articolazione finanziaria che, pure potrebbe non essere ritenuta soddisfacente, io credo che in realtà consenta di mettere a disposizione, non appena le amministrazioni locali saranno pronte ad avviare le progettazioni, ci vorrà qualche mese di tempo, consistenti risorse: già dal prossimo esercizio finanziario saranno disponibili 200 miliardi, per gli interventi più urgenti.

Per quanto riguarda la ripartizione di queste risorse concordo con il criterio basato sulle aree programma, credo che la Giunta regionale non potrà seguirne altro, ma non potrà che esserci prima di tutto il criterio delle emergenze. Credo che la Giunta regionale non possa non intervenire prioritariamente in quelle situazioni che sono più gravi, più difficili a partire dai problemi, a volte anche strutturali, di vivibilità degli istituti e dell'adeguamento alla normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, dettata dal decreto legislativo 626, rispetto al quale, i dati ci dicono questo, la maggior parte delle amministrazioni sono inadempienti, non per loro responsabilità ma ovviamente per carenza di risorse.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.

Sanna Salvatore (D.S.). Presidente, io intanto credo che occorra fare qualche considerazione in relazione a questo ritornello che anche stamattina ci stiamo sentendo cantare da diversi esponenti della maggioranza, sia della Giunta, che del Consiglio. Grande sforzo, straordinario sforzo anche se la competenza non è nostra. Colleghi, qui, siamo di fronte ad un problema, che per la sua importanza, per la sua drammaticità, per l'impatto che ha su tutta l'organizzazione della vita sociale, ma io dico anche economica della nostra Isola, è estremamente rilevante, credo pertanto che banalizzare il ragionamento limitandolo al fatto che stiamo intervenendo anche se la competenza non è nostra, davvero sia molto riduttivo. Penso che sia anche ora di smetterla con questo tipo di approccio; se davvero, in sostanza, noi dovessimo ridurre tutto ad un problema di mere competenze, a ritagliarci la nostra sfera di intervento all'interno di schemi rigidi di ripartizione di competenze, sicuramente poi avremmo anche qualche difficoltà nel nostro relazionarci con lo Stato e con le altre regioni, nel portare avanti battaglie che in alcune altre occasioni abbiamo definito anche di solidarietà. Quindi noi stiamo svolgendo un intervento importante, anche consistente, molto consistente, che è concorrente, integrativo rispetto a quello dello Stato. E' un intervento straordinario, stiamo dicendo, però io vorrei capire, dalla Giunta regionale, come questo intervento straordinario si accompagna, si integra, si coordina con l'intervento ordinario, ma nulla si dice in proposito; e lo vorrei capire, perché così come è strutturato l'emendamento della Giunta, ripropone il solito vezzo, la solita abitudine che è quella di incardinare in maniera centralistica, non tanto e non solo, come forse sarebbe stato più opportuno, nelle mani dell'Assessore competente per materia, cioè quello della Pubblica istruzione, ma in capo all'intera Giunta tutto il governo della programmazione della spendita dei fondi.

Questo è un punto che, a mio avviso, peraltro contrasta notevolmente, anzi è l'opposto, rispetto alla previsione dall'articolo 4 della legge nazionale numero 23, che definisce le procedure e gli strumenti per la programmazione degli interventi per l'edilizia scolastica: il piano triennale, i piani annuali attuativi, ma soprattutto definisce i soggetti della programmazione, che non sono la Giunta regionale e basta. Siccome invecchiando, mi vengono spesso dei vuoti di memoria, vi leggo esattamente che cosa dice l'articolo 4, comma 2 della legge numero 23 del 1996: "La programmazione dell'edilizia scolastica, si realizza mediante piani generali triennali e piani annuali di attuazione predisposti ed approvati dalle regioni, sentiti gli uffici scolastici regionali, sulla base delle proposte formulate dagli enti territoriali competenti - comuni e province - sentiti gli uffici scolastici provinciali, che all'uopo adottano procedure consultive dei consigli scolastici distrettuali e provinciali". Scusate, mi sapete dire dov'è la traccia anche minima di questa procedura, che è vincolante anche per la nostra Regione, all'interno di questo emendamento proposto dalla Giunta regionale? Non c'è traccia, e non essendoci traccia, ed essendoci programmi straordinari che sostanzialmente vengono cucinati esclusivamente dalla Giunta regionale, è chiaro che diventa difficile anche capire quale possa essere l'integrazione con il piano ordinario degli interventi.

Allora su questo punto, io credo che noi dobbiamo fare molta attenzione, perché a me personalmente, anche se si tratta di un notevole passo avanti, non sta bene neanche la procedura individuata dall'emendamento successivo, quello che ha come primo firmatario Capelli. Il quale emendamento, per lo meno, si pone il problema, e dice: "La Giunta regionale approva il programma di intervento predisposto dall'Assessore competente in materia di pubblica istruzione" - e mi va bene - "sentite le rappresentanze regionali dell'Associazione dei comuni d'Italia, ANCI, ecc. ecc.. e UPS". Ma, scusate, qui scambiano i sindacati dei comuni e delle province per soggetti della programmazione, ma stiamo scherzando? La procedura è esattamente quella prevista dalla legge nazionale. Allora, su questo punto io voglio garanzie, anche per un altro motivo, perché il mancato rispetto di questo tipo di procedure previsto dall'articolo 23, è oltremodo penalizzante, e mi meraviglio, come il collega Cossa, che è stato per altro, e credo che lo sia ancora, presidente di un'associazione di enti locali, non colga questi problemi. Ridurre le Province e i Comuni a semplici soggetti passivi da sentire, quando la procedura della legge nazionale di programmazione prevede un'attività centrale delle Province e dei Comuni in relazione a questo intervento, mi meraviglia, abbiate pazienza.

Allora, io chiedo che su questo punto venga ripristinata la procedura prevista dall'articolo 4, comma 2, della legge 23, e che la si trasferisca pari pari, uguale, all'interno dell'emendamento della Giunta, perché questo è lo strumento indispensabile per fare in modo che via sia una piena integrazione, a livello di piano, tra intervento straordinario e intervento ordinario, e che i soggetti centrali, anche se l'approvazione e la predisposizione competerà poi alla Giunta regionale, siano gli enti locali competenti per materia, cioè i Comuni e le Province, che per altro per fare le proposte dovranno attivare una forma di consultazione, che sono sicuro, per quanto riguarda la mia provincia, ne sono certo, perché anch'io ho partecipato a questi incontri, le Province hanno sicuramente già fatto, quindi saranno nelle condizioni di avanzare alla Giunta regionale le proposte migliori, ma ragionate, sulla base delle reali esigenze e successivamente a tutte le consultazioni, avendo sottomano tutto il quadro della situazione. Quindi chiedo che all'interno di questo comma venga recepita la procedura che indicavo e, come ultima cosa, la dico giusto perché credo si tratti di un refuso, quando alla lettera c), nella parte finale dell'emendamento si parla di impianti sportivi di base credo che siano "polivalenti" e non "prevalenti", quindi inviterei anche qui a correggere un errore di dattiloscrittura, perché la dizione "impianti sportivi di base o prevalenti" non ha alcun senso compiuto. Invece, probabilmente, "impianti sportivi di base polivalenti" ha un senso più preciso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (D.S.). La discussione su questo gruppo di emendamenti ai primi quattro commi dell'articolo 3 è incentrata sulla problematica dell'edilizia scolastica. Una problematica, questa, di grande attualità e che fa seguito a tutta una serie di iniziative, anche di lotta, portate avanti da rappresentanze studentesche, e che hanno interessato vari livelli istituzionali. Nel mio intervento mi riferirò in particolare all'emendamento numero 103 della Giunta e all'emendamento numero 456, aggiuntivo rispetto al primo, di cui è primo firmatario il collega Pirisi, per dire che è proprio attorno a questi due emendamenti, dal momento che gli altri molto probabilmente verranno ritirati, che noi dobbiamo sviluppare la nostra riflessione. L'Assessore della pubblica istruzione, Pasquale Onida, nel suo intervento sull'emendamento numero 456, ha accolto la prima parte che prevede il cofinanziamento da parte degli enti delle spese che l'amministrazione regionale intende sostenere per risolvere questa problematica, mentre non ha accolto la seconda parte, che prevede il parere obbligatorio della commissione sul programma di intervento che dovrà predisporre la Giunta, su proposta dell'Assessore competente di concerto con l'Assessore della programmazione. Nel suo intervento l'Assessore Onida ha sostenuto l'inutilità di questo parere, perché potrebbe configurarsi quasi come una sorta di ulteriore passaggio burocratico, che rischia solo di fare perdere tempo. Io voglio fare una riflessione su questa affermazione, perché proprio l'oggetto della nostra discussione testimonia come il passaggio in Commissione sia un elemento importante per il raggiungimento di determinati risultati.

Lo richiamava il Presidente della Commissione cultura, che diceva quanto la Commissione è intervenuta proprio nella fase di esame del disegno della legge finanziaria in Commissione, e quale contributo ha potuto dare in termini unitari, nell'esprimere il proprio parere. Il consigliere Cossa diceva che questo è un elemento fondamentale della legge finanziaria. A ben vedere, nella proposta iniziale della Giunta portata all'esame del Consiglio non era previsto alcun intervento in materia di edilizia scolastica, perché la Giunta era attestata su una posizione di pregiudiziale chiusura verso qualsiasi possibilità di contrazione di nuovi mutui. E' stata l'iniziativa sviluppata in Commissione, portata avanti da tutti i Gruppi politici, a porre in evidenza l'esigenza di dare una risposta alle iniziative di lotta studentesca, alle sollecitazioni che venivano dagli enti locali, dalle province, dalle rappresentanze del mondo della scuola, infatti proprio attraverso alcune consultazioni e audizioni con i provveditori scolastici e con il sovrintendente scolastico regionale vi è stata la possibilità da parte della Commissione di mettere a punto un quadro conoscitivo delle richieste e formalizzare la proposta che è stata fatta di utilizzare le risorse derivanti dalle contrazione dei mutui per investimenti nel campo dell'edilizia scolastica. Questo a testimonianza che proprio il passaggio in Commissione molte volte riesce anche a risolvere problemi che la Giunta, ad una prima valutazione, aveva escluso.

L'emendamento di cui è primo firmatario il collega Pirisi, e che ho sottoscritto anch'io unitamente a tanti altri colleghi, tende a introdurre un meccanismo che cerca di incrementare le risorse finanziarie attraverso il cofinanziamento degli enti locali, disponendo che questi ultimi devono concorrere con risorse proprie almeno pari al 10 per cento dell'ammontare complessivo della spesa prevista. Questo cosa significa? Significa che secondo la nostra proposta, più che fare una programmazione e una distribuzione a pioggia di diverse risorse finanziarie tra i vari Comuni e Province, è opportuno elaborare un piano tenendo conto sia dei soggetti che devono intervenire sia delle procedure da adottare, come richiamava poc'anzi nel suo puntuale intervento il collega Tore Sanna, anche perché la Giunta non può privare del diritto di partecipare alla fase della programmazione i soggetti che veramente devono intervenire. Ma soprattutto noi dobbiamo evitare il rischio, come è avvenuto tante volte, che si programmino risorse per opere pubbliche, non sempre partendo dalle esigenze primarie da soddisfare, ma sulla base di esigenze che provenivano da altre categorie che magari si muovono attorno alle opere pubbliche, mi riferisco a un sistema articolato che vede imprese, progettisti, enti locali e tutta una serie di soggetti che attorno agli enti locali e alle opere pubbliche hanno la possibilità di intervenire. Con il meccanismo del cofinanziamento che configura in effetti una sorta di intervento della Regione che stanzia delle risorse però con una oggettiva finalizzazione, si attribuiscono risorse non in modo disparato, ma si tende a garantire la loro finalizzazione, è questo che sottende l'emendamento, in una ipotesi di contrazione di mutuo con oneri a carico dell'amministrazione regionale, a cui devono concorrere i Comuni e le Province. Attivando questa forma di cofinanziamento, vengono privilegiate quelle realtà nelle quali sia assicurata innanzitutto una condizione di immediata spendibilità delle risorse. Per cui un criterio di priorità da specificare nelle direttive che dovranno essere emanate, dovrà essere quello della immediata cantierabilità delle opere da eseguire.

Noi sappiamo che dal momento della progettazione al momento del contratto mediamente, in Italia, passano diciotto mesi, mentre noi stiamo adottando questo intervento all'insegna di un'emergenza, all'insegna di una situazione che deve essere risolta possibilmente a partire dal prossimo anno scolastico, per cui vi è la necessità di mettere subito in circolo queste risorse finanziarie. L'altra priorità è quella che richiamava anche Cossa: si valutino veramente le situazioni di emergenza, in particolare quelle riferite alle condizioni di agibilità delle strutture scolastiche, all'adeguamento alla normativa in materia di sicurezza, secondo il disposto del decreto legislativo numero 626, poi potremo procedere a nuove costruzioni, però questo in una fase successiva. In conclusione, io concordo con l'emendamento numero 456 che ritengo debba essere coordinato, in un testo unificato, con l'emendamento 103 tenendo conto dei soggetti della programmazione, così come richiamava il collega Sanna, però con una tempistica che preveda la possibilità di individuare delle priorità riferite alla sicurezza e all'adeguamento delle strutture scolastiche.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Intervengo brevemente, anche perché le cose che ci premeva sottolineare, le abbiamo già dette nell'illustrazione dell'emendamento. Tuttavia, vi è qualche puntualizzazione che è necessario fare in relazione alle cose dette nella discussione generale da parte di alcuni consiglieri regionali, mi riferisco soprattutto all'onorevole Cossa e anche all'onorevole La Spisa che tratta gli emendamenti della maggioranza e dell'opposizione, in modo un po' strumentale, in termini diversi; poi dirò con precisione a che cosa alludo.

Per quanto riguarda le puntualizzazioni alle cose dette dall'onorevole Cossa, noi condividiamo l'affermazione secondo la quale l'intervento in questa materia è qualificante. Però va detto all'onorevole Cossa, lo abbiamo detto in altre occasioni ed anche nel convegno organizzato dalle amministrazioni provinciali, che non si capisce perché un intervento di questa portata, che si ritiene qualificante e di cui condividiamo l'importanza, non sia stato introdotto sin dalla fase di impostazione della finanziaria, nonostante, ripeto, in questo Consiglio, ci fosse stata una sollecitazione in tal senso in fase di discussione del complemento di programmazione, quando furono presentati degli ordini del giorno ai quali noi di Rifondazione Comunista, presentammo emendamenti unitamente a quelli presentati al complemento di programmazione. C'è stato un ritardo della Giunta nel cogliere l'importanza di questo intervento, il ritardo è stato recuperato, grazie alla mobilitazione delle amministrazione provinciali, degli enti locali, e degli stessi studenti; prendiamo atto di ciò, riteniamo che il recupero sia un dato positivo, come io ho avuto modo di dire a quel convegno promosso dalle province: "meglio tardi che mai". In quella occasione, perché vogliamo anche in questo caso che non si fugga dalle responsabilità, abbiamo posto anche l'esigenza, e in ciò concordiamo con le cose che sono state dette dall'onorevole Sanna, che in una materia come questa, non può essere accettata un'inadempienza da parte dello Stato.

Quindi, su questo versante, occorre rilanciare un confronto ed occorre realizzare una collaborazione che porti tra l'altro a raggiungere l'obiettivo generale di rilanciare e di riqualificare l'intero patrimonio dell'edilizia scolastica pubblica esistente nell'ambito della nostra Isola. Anche perché noi siamo convinti che lo stanziamento di 400 miliardi proposto nell'emendamento,non sarà sufficiente a coprire l'intero fabbisogno, per questo noi ne abbiamo previsto uno maggiore. Siamo anche convinti che se andrà valutato e censito il fabbisogno da parte dei comuni, anche perché esso è stato quantificato meglio da parte delle province, si andrà ben oltre lo stanziamento indicato. Ecco perché occorre sviluppare un'iniziativa nei confronti dello Stato. Poniamo una questione che attiene ai tempi, ribadiamo una preoccupazione che abbiamo indicato nell'illustrazione dell'emendamento, che occorre bene calibrare la spendita delle risorse per fare in modo che davvero si possa disporre in tempi certi di questo patrimonio, non solo adeguato alla normativa sulla sicurezza, ma in modo tale da essere funzionale ed agibile per gli scopi a cui è destinato.

Un'ultima considerazione sulle cose dette dall'onorevole La Spisa. L'onorevole La Spisa si rimette all'Aula sugli emendamenti numero 370 e 371, badate emendamenti che noi condividiamo, perché riguardano interventi per garantire in sostanza il diritto allo studio, e non capiamo perché l'onorevole La Spisa, nonostante riconosca che non vi sono problemi di copertura finanziaria si rimetta all'Aula; mentre respinge in modo pregiudiziale, senza nemmeno calarsi nella sostanza del problema che noi abbiamo sollevato, i nostri emendamenti numero 385 e 427 che pongono il problema della dispersione scolastica. Noi prendiamo atto delle cose dette dall'Assessore, che ha affermato che è un problema che anche la Giunta considera fondamentale, dichiarando che s'interverrà con il POR, però non è accettabile che di fronte a emendamenti che pongono problemi che sono da tutti riconosciuti fondamentali, e anche di particolare gravità qual è quello della dispersione scolastica, e quindi l'esigenza di superare quella graduatoria che ci vede penultimi, per essere chiari, in riferimento alla dispersione nella scuola dell'obbligo, non è accettabile, dicevo, che, nell'esprimere il parere, il relatore della Commissione discrimini tra gli emendamenti; sarebbe stato più opportuno che su tutti si fosse rimesso all'aula.

PRESIDENTE. Ha domandato facoltà di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Grazie, Presidente, anche io penso, come l'onorevole Cossa, che l'emendamento numero 103 sintetizzi la posizione della Giunta, e quindi anche della maggioranza direi. Premesso che noi, o almeno io, non siamo certamente contrari a un investimento così importante per affrontare un problema serio che non da oggi viene posto all'attenzione anche di quant'Aula, tanto che abbiamo presentato tre emendamenti, due dei quali, il 160 e il 345, uguali, che propongono appunto un investimento di 430 miliardi e un altro, il numero 456 che tende ad introdurre il principio del cofinanziamento e anche una procedura più aperta, usiamo questa espressione, dicevo che l'emendamento numero 103 sintetizza bene la posizione della Giunta e della maggioranza, perché ne ribadisce la visione centralista, come sottolineava il collega Tore Sanna poc'anzi., Noi siamo federalisti quando ci fa comodo, uso il termine "noi" forse in modo inappropriato, quando poi si tratta di attuare il federalismo, parlo di quello interno, anche utilizzando leggi esistenti, qual è la numero 23 appunto, ce ne dimentichiamo. In secondo luogo occorre sottolineare che si procede sempre per emergenze, in questo caso non si tratta di una emergenza naturale, non è una alluvione, non è la blue-tongue, però è sempre un'emergenza a cui si pone rimedio in questo modo. Ora, che nella scuola vi fosse un problema di carenze strutturali e di servizi inadeguati, non lo scopriamo oggi, lo hanno sottolineato gli studenti, gli operatori scolastici, i comuni e le province, lo abbiano sollevato anche in quest'aula, nel momento in cui si sono stati adottati atti fondamentali di programmazione dell'uso di importanti risorse. E io continuo e sostenere, come ho sostenuto alcuni mesi fa, che investendo nella scuola si fa il migliore degli investimenti possibili. Alcuni mesi fa quando abbiamo discusso del complemento di programmazione, quindi dell'insieme delle misure del por, questo non era indicato come investimento prioritario, eppure anche allora esisteva questa emergenza! Quindi io ritengo contraddittorio ricorrere a strumenti non propri. Credo che una buona amministrazione debba valutare quali scelte siano prioritarie e quali debbano venire dopo. Credo, ma non solo io, visto che la maggioranza e la stessa Giunta ricorre ad un emendamento che stanzia 430 miliardi, non 4 miliardi, che questa sia, appunto, una delle priorità che già esisteva.

Noi non abbiamo fatto questa scelta quando avremmo dovuto farla ed oggi per affrontare l'emergenza, siamo costretti a contrarre un mutuo di 430 miliardi. Io credo che lo Stato debba farsi carico di problemi di questo genere e fa bene, credo, la Giunta regionale a sostenere che la Sardegna versi in una situazione particolarmente grave e che pretenda maggiore attenzione. Mi pare che su una richiesta di questo tipo ci sia stata anche una prima risposta degli assessori provinciali, io mi auguro che ne seguano altre, non c'è contraddizione su questo, però io credo che dobbiamo finirla di essere la regione mendicante; non mi risulta che nella finanziaria statale sia previsto un piano straordinario da 20.000 miliardi per l'edilizia scolastica, non ce n'è uno manco di 200, il che significa che le risorse per affrontare questi problemi bisogna trovarle a quella voce a cui ho fatto cenno prima, o non siamo tutti federalisti anche qui? Cioè, vogliamo scegliere noi dove allocare le risorse, come programmare la spesa, però una volta che abbiamo gli 11.000 miliardi ci dimentichiamo che la scuola esiste. Credo che questo sia un modo di ragionare sbagliato.

Sull'emendamento 456, che noi abbiamo proposto, voglio evidenziare che abbiamo cercato di inserire due elementi procedurali e non solo. Il primo è il principio di cofinanziamento; lo stesso Assessore nella sua dichiarazione appunto sosteneva che già dal gennaio scorso il fabbisogno era stimato in 500 miliardi, 250 per l'adeguamento alle norme sulla sicurezza e i 250 per i problemi strutturali. Sappiamo tutti che le risorse necessarie sono probabilmente notevolmente superiori. Credo quindi che sia giusto introdurre il principio di cofinanziamento; io andrei anche oltre prevedendo che quel 10 per cento previsto, costituisca la soglia minima, che la percentuale possa essere elevata, e anche che si preveda un meccanismo di premialità, fermi restando i principi a cui attenersi nell'allocazione delle risorse, in modo tale che non si chiuda la porta ad eventuali, altri cofinanziamenti. Ci sono comuni che hanno magari disponibilità di risorse statali o derivanti da altre entrate, non dico per investimenti, ma per contrarre mutui.

Un'ultima considerazione sulla concertazione e finisco. Insomma, si concerta con tutti, giustamente, tranne che con i comuni e con le province, questo è il senso, mi pare, dei problemi che poneva il collega Sanna nel suo intervento, che io non voglio riprendere. Dico solo che è appunto, una anomalia, e voglio collegare questa annotazione all'emendamento numero 456, a nostra firma. E' pensabile che con gli enti istituzionali che già sono, e da oggi in poi, con l'autonomia scolastica, saranno sempre più i veri titolari dei servizi scolastici, non si concerti? Con i comuni e con le province, non si vuole concertare, ma neppure con il Consiglio regionale; questo è o non è centralismo? Direi che è il massimo del centralismo; e non stiamo parlando, ripeto, di un programma di scarsa importanza, la stessa Giunta regionale e la sua maggioranza dicono che è un programma ambizioso. Ma se non si discute con gli enti titolari di questi servizi su un programma ambizioso di tre anni con un intervento di questa entità, quando la stessa legge nazionale ci impone di adottare questo metodo, mi chiedo su quale altro provvedimento si debba assieme ragionare, discutere, impostare gli interventi e operare le scelte di carattere programmatico. Penso che le soluzioni si possano trovare; se c'è buon senso si possono seguire diverse strade, noi ne suggeriamo una: la commissione competente con apposite direttive può prevedere la conferenza di servizio, non per allungare i tempi, la procedura può essere espletata anche nell'arco di pochi mesi, ma ponendola su giusti binari, perché se così non avviene si può correre rischio anche di fare pasticci.

Presidente. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

Selis (Popolari - p.s.). Presidente, due brevissime considerazioni anche da parte mia, perché l'argomento merita una riflessione, una attenzione forse un po' maggiore di quella che, per stanchezza o per motivi che non conosco, l'Aula sta dedicando non solo alla finanziaria, ma all'edilizia scolastica. Però, le persone, i colleghi, la Giunta che sono presenti ed anche i colleghi che stanno seguendo, sicuramente si rendono conto della portata dell'argomento che abbiamo sotto mano. La prima considerazione riguarda il fatto che non solo la Giunta, ma tanti Gruppi di maggioranza ed opposizione hanno presento emendamenti e proposte per affrontare questo problema. Questo dovrebbe essere un elemento positivo, tranquillizzante, che credo dovremmo insieme valorizzare. Cioè siamo tutti d'accordo sulla necessità di affrontare questo annoso problema, che certamente non esaurisce la problematica scolastica, ce ne sono tanti altri: dal diritto alla studio, alla qualità della nostra formazione eccetera, ma sicuramente è uno dei problemi che anche le dimostrazioni e le proteste di questo periodo hanno posto in evidenza.

Il fatto che tutti quanti concordiamo su questo e che tutti quanti, maggioranza ed opposizione, anche l'opposizione, stiamo dando il massimo di disponibilità per accelerare l'utilizzo di questi fondi, credo che rappresenti una opportunità che non dobbiamo lasciar cadere. Allora anche io, sottolineando questo aspetto, richiamo quanto hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto, e chiedo alla Giunta se sia persuasa, convinta che l'emendamento numero 103 sia perfetto in tutte le sue parti e possa essere immediatamente operativo.

Dico questo, perché è chiaro l'obbiettivo, sono chiari gli interventi, ma poi il richiamo all'articolo 4, lettera (i dalla legge regionale numero 1 del 1977 recepisce la procedura d'approvazione, non si riferisce alla metodologia di programmazione. Allora noi dobbiamo stare attenti a non confondere le due cose. La numero 1 all'articolo 4, lettera (i definisce la procedura con cui la Giunta, su proposta dell'Assessore competente di concerto con l'Assessore della programmazione, approva i programmi. Il problema è come l'assessore o gli assessori che dovessero elaborare questo programma, lo elaborano, su che basi, su questo punto ho la sensazione che la disciplina dettata dall'emendamento sia carente. Può darsi che l'Assessore, probabilmente sarà Onida, come credo, adesso non so se d'intesa con l'assessore ai lavori pubblici come era un tempo, si troverà di fronte al problema di stabilire su che basi realizzare il programma. Un'entità di risorse di queste proporzioni risuscita infatti, aspettative, di vari soggetti, non solo dei comuni, delle province, ma anche degli studenti, dei docenti, delle scuole, e quindi si crea una pressione di richieste a cui l'assessore deve far fronte.

Se esiste un criterio oggettivo, basato su parametri quantitativi, sulle carenze, si può rispondere alle richieste abbastanza agevolmente, se questo criterio non c'è, credo che noi dobbiamo in qualche modo porci il problema. Forse questa materia, lo dico facendo anche un autocritica, perché anche io ho sostenuto la necessità di presentare gli emendamenti rapidamente, qualcuno l'ho anche firmato, già alla finanziaria, ma può darsi che sia meglio stanziare le risorse in finanziaria per fare poi un disegno di legge collegato. Rinviamo tante cose ai collegati, rinviamo leggine e cose secondarie ai collegati, un intervento di queste proporzioni, posto che siamo tutti d'accordo e che quindi si può fare in pochi giorni, pochissime settimane, forse sarebbe meglio disciplinarlo compiutamente, lascio alla Giunta valutare questo aspetto. Ma se la Giunta valutasse che invece l'intervento andasse disciplinato in finanziaria, io suggerirei, anche alla luce di una modesta e personale esperienza, alla Giunta di verificare se non sia il caso di inserire nella norma un emendamento ulteriore con cui si specifichino le procedure di programmazione che, dicevo, sono altro dalle procedure di approvazione. Noi possiamo richiamare la legge statale numero 23, o rinviare la disciplina a una nuova legge, e in questo caso inserire il finanziamento nel Fondo nuovi oneri legislativi, o richiamare qualche norma di programmazione che definisce i criteri in base ai quali la Giunta utilizzerà queste risorse per stabilire le priorità. In altre parole, risorse dell'entità di 500 miliardi o giù di lì vanno programmate secondo criteri stabiliti; io non lo so se sia meglio rinviare la disciplina ad un'apposita legge accantonando il finanziamento nel Fondo nuovi onori ed impegnandoci ad approvarla rapidamente; personalmente sarei favorevole, facendo anche un autocritica, a questa soluzione. Ma se la Giunta e la maggioranza ritenessero che fosse meglio fare il contrario, io pongo con forza l'esigenza di definire quali sono i criteri di programmazione che devono sovrintendere a questo intervento se no, badate, ci troveremmo domani impantanati a fare dei programmi fondati su nessuna base di certezza e invece di realizzare una accelerazione, rischieremmo di rallentare l'intervento e di creare confusione, perché ci troveremmo, magari anche di fronte a ricorsi di chi ritiene di poter vantare diritti che non sono stati soddisfatti.

Quando voi mi proponete di inserire nel disegno di legge collegato l'emendamento numero 159, che comporta una spesa modesta, finalizzata a dare un segnale alle scuole più in difficoltà e che si può inserire sicuramente nella legge finanziaria, non cambiando sostanzialmente nulla, perché in sede di assestamento si può vedere se mancano delle risorse, dicevo che rispetto a questo emendamento 159, che è poca cosa, il finanziamento previsto per i programmi di edilizia scolastica è di tale entità che merita e richiede norme di programmazione che a maggior ragione dovrebbero essere disciplinate in un disegno di legge collegato. Ripeto però questo: se la Giunta non dovesse accogliere questa proposta io la sollecito, davvero con molta forza, a valutare la possibilità di stabilire quali sono le procedure di programmazione, non di approvazione, quali sono i criteri, quali sono i soggetti da interpellare, quale è l'iter che porta l'Amministrazione regionale a programmare risorse di queste proporzioni evitando di innescare conflitti e squilibri, che poi invece di accelerare rallenterebbero profondamente la programmazione dell'intervento.

Con queste considerazioni e con questo richiamo alla Giunta, circa il problema della immediata operatività della norma, così com'è formulata, o della necessità di una ulteriore disciplina che definisca con completezza le procedure di programmazione che sono essenziali, concludo il mio intervento.

Presidente. Sono le 13 e 30; i lavori dell'Aula sono sospesi e riprenderanno alle ore 15 e 30 ricordando che i primi iscritti a parlare dopo la sospensione, sono i consiglieri Vassallo, Pirisi e Morittu.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 30, viene ripresa alle ore 15 e 43.)

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta.

Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C). Molto brevemente Presidente, io voglio parlare dell'emendamento numero 427 quello che prevedeva uno stanziamento per affrontare il problema della dispersione scolastica. Ho avuto modo di sentire sia il relatore di maggioranza La Spisa sia l'Assessore. Voglio fare due considerazioni molto brevi, una nei confronti di La Spisa che tratta gli emendamenti della minoranza con molta superficialità, nel senso che si limita a dire che li accoglie o li respinge senza motivare il suo parere, una invece è rivolta alla Giunta.

Noi prendiamo atto delle dichiarazioni dell'Assessore quando afferma che per questa misura nel POR ci sono circa 100 miliardi. Proprio per questo non capiamo la contrarietà a questo emendamento, dato che ne abbiamo presentato due che differiscono solo per la copertura finanziaria: mentre uno attinge a fondi di natura esclusivamente regionale, l'altro invece attinge a fondi del POR, Asse 3, gli stessi che l'Assessore indica.

Io mi rendo conto che probabilmente noi abbiamo anche sottodimensionato lo stesso intervento che la Giunta e l'Assessore competente hanno programmato o comunque hanno in testa di programmare per dare attuazione a questa misura; però la risposta, in questo caso, se si ritiene il finanziamento sottodimensionato, dovrebbe essere quella di adeguare la norma finanziaria dato che i fondi vengono attinti dallo stanziamento previsto per la medesima misura che lo stesso Assessore indicava. Se invece fosse sovradimensionato, nel senso che per le prime tre annualità si intendeva prevedere una dotazione finanziaria inferiore a quella da noi indicata, la proposta della Giunta avrebbe dovuto essere quella di indicare esattamente le risorse che in questo triennio intendeva destinare a questa finalità e chiederci di modificare la norma finanziaria. Quello che non si comprende invece è il condividere la finalità dell'emendamento, gli obiettivi che si pone ma non recepire poi la copertura finanziario che stiamo proponendo, che ci sembra una presa di posizione sterile e senza nessun costrutto, che può essere agevolmente superata se si tiene conto delle cose che stiamo dicendo.

A nostro avviso può essere mantenuta questa impostazione anche con la dotazione minima, fermo restando che poi se il programma complessivo che l'Assessorato dovrà elaborare, stanzierà ulteriori fondi rispetto a questa dotazione minima, non faremo altro che impiegarli migliorando l'intervento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.

MORITTU (D.S.). Interverrò brevemente sul programma straordinario per l'edilizia scolastica che naturalmente anch'io, come diversi colleghi del centrosinistra che mi hanno preceduto, ritengo sicuramente necessario ed opportuno. Ma intervengo in particolare per aggiungere una considerazione alle tante che sono state espresse in Aula sia dall'onorevole Tore Sanna sia dall'onorevole Selis in particolare.

La riflessione è la seguente: anche io ritengo che la logica dell'intervento straordinario, non solo in riferimento all'edilizia scolastica, è da abbandonare anche perché penso che non abbia prodotto i risultati attesi. E' dagli anni '70 che si interviene in questo settore, a partire dalla legge 412, mi pare del 1978, attraverso programmi straordinari una tantum, così negli anni '80 e anche negli anni '90. Questa logica dell'intervento di emergenza ha prodotto anche aberrazioni in Sardegna. Io non so se l'Assessore abbia fatto, per esempio, un monitoraggio puntuale dello stato degli edifici scolastici abbandonati in Sardegna, cioè delle tante scuole che sono state realizzate, a partire dagli anni '70 in poi, e che oggi non hanno studenti, dei tanti begli edifici vuoti e inutilizzati in tanti comuni della Sardegna, e non mi riferisco soltanto ai comuni piccoli che hanno sofferto del fenomeno dello spopolamento negli anni 70-80 e successivi, mi riferisco anche agli istituti realizzati, io posso fare diversi di esempi delle realtà che conosco, nelle grandi e medie città della Sardegna, che oggi vengono utilizzati per altri scopi; perché secondo me questa logica ha portato a interventi non mirati, non meditati a sufficienza in tante parti della nostra Isola.

Da questa esperienza abbiamo tratto l'insegnamento che è necessario abbandonare questo criterio, che è necessario intervenire in maniera ordinaria e tutti gli anni per ammodernare, per riqualificare, per adeguare ai sistemi di sicurezza le nostre scuole. Il rischio che io vedo in questo intervento grosso, di 430 miliardi, è quello del deja vu, cioè il rischio di realizzare opere che poi non verranno utilizzate per le finalità per cui sono state finanziate. Ed allora è giusto secondo me il principio che anima l'emendamento presentato come primo firmatario da Pirisi che prevede la compartecipazione finanziaria dei comuni e delle province perché li responsabilizza, in modo tale che non si facciano le cose tanto per farle, inseguendo programmi che non siano adeguatamente ponderati rispetto alle finalità che rivogliono raggiungere. Serve quindi anche come deterrente chiamare in causa gli enti locali a sostenere finanziariamente l'opera, ma serve anche, secondo me, il ragionamento fatto dall'onorevole Selis che si interroga su come elaborare questi programmi, se il proponente debba essere solo l'Assessore e sulla base di quale supporto; sulla base delle informazioni che ha ricevuto, per esempio, dalle province o dalla sua struttura, oppure su una sorta di concorso da parte degli enti locali e delle istituzioni scolastiche, sulla base di un bando che preveda anche, come diceva l'onorevole Orrù, criteri di premialità correlati alla percentuale di concorso al finanziamento dell'opera da realizzare o dell'intervento da porre in essere e a una serie di requisiti che dimostrino davvero la necessità comprovata dell'intervento, attraverso progetti sufficientemente definiti da parte degli enti locali che indichino davvero le loro priorità, perché a volte, come dire, ci piace fare le cose senza però commisurarle al bisogno reale.

Credo pertanto che le due questioni poste dal centrosinistra, e cioè la previsione di criteri di compartecipazione e di premialità, e un programma fatto con il concorso e anche con una adeguata informazione di tutti i soggetti interessati, sia la strada da percorrere. Non mi pare che l'emendamento della Giunta affronti questi problemi, cioè le procedure e le modalità di attribuzione dei finanziamenti. Si rischia di erogare finanziamenti sulla base di programmi che rispondono a volte molto di più a sollecitazioni, anche legittime per carità, ma non sufficientemente suffragate da dati di fatto. Ritengo che se la Giunta non accetta il ragionamento fatto da Tore Sanna e cioè la previsione di un parere anche da parte della Commissione, quindi la compartecipazione del Consiglio a un atto di programmazione così importante, si debba comunque prevedere una procedura di attribuzione dei finanziamenti che sia la più trasparente possibile e che chiami in causa la responsabilità dell'ente locale anche dal punto di vista del suo concorso al finanziamento dell'opera nonché in ordine alla dimostrazione seria della necessità dell'intervento richiesto attraverso i parametri stabiliti dal bando di concorso. Così si sta facendo, per esempio, per l'impiantistica sportiva per la quale mi pare che la Giunta regionale abbia approvato un bando che invita gli enti interessati a presentare domande documentate in base a una serie di indicatori che sono utili alla Giunta regionale per redigere un programma nella piena trasparenza e con la sicurezza di raggiungere le finalità che si è proposta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.) Il dibattito che si sta sviluppando intorno all'articolo 3 e più in particolare alle problematiche legate al mondo della scuola, nella fattispecie all'edilizia scolastica, io credo che dia la misura di quanto questo argomento stia a cuore a tutti i consiglieri regionali. Intorno al problema della scuola sono stati fatti negli anni tanti discorsi ed oggi siamo chiamati ad esprimerci sulla manovra finanziaria per quanto attiene anche a questo importante aspetto. Nei giorni scorsi abbiamo discusso molto sul problema relativo alla concertazione tra la Giunta, le parti sociali, le organizzazioni sindacali, imprenditoriali, e così via.

Io voglio richiamare brevemente un aspetto che abbiamo discusso in Commissione ottava, vale a dire il programma che ha presentato l'Assessore della cultura e pubblica istruzione e che non è stato pienamente accolto nel disegno di legge finanziaria perché tra le proposte avanzate dall'Assessore e il disegno di legge approvato dall'Esecutivo c'era un divario di non poco conto. Questo io credo stia a sottolineare il fatto che la concertazione che è stata tanto richiamata in quest'aula non è stata effettuata dall'Esecutivo regionale nel suo complesso, né sono state accolte le richieste formulate sulla base di essa; e credo anche che ci siano state delle carenze di non poco conto, tant'è che sono stati presentati numerosi emendamenti da parte dell'Esecutivo, da parte della maggioranza ed anche da parte dell'opposizione di centrosinistra.

Questa non vuole essere un'ulteriore critica rispetto alle cose che sono già state dette ma sta a sottolineare come i nostri emendamenti siano in pratica giustificati dal fatto che componenti autorevoli di questo Esecutivo hanno affermato che le proposte da loro avanzate per cercare di dare delle risposte a problematiche che in tutti questi anni sono state affacciate ma non risolte, non hanno trovato accoglimento nella prima stesura della legge finanziaria.

In modo particolare l'emendamento della Giunta relativo all'edilizia scolastica prevede la costruzione, il completamento di edifici scolastici, la ristrutturazione e l'adeguamento alle norme di sicurezza, che sono previste dal decreto legislativo numero 626, l'eliminazione delle barriere architettoniche, tutti interventi che tendono ad assicurare l'agibilità degli edifici che in questo momento, in maniera surrettizia la possiedono, però se dovessero essere valutati secondo i parametri previsti dalle leggi vigenti, come qualche collega ha detto stamattina, dovrebbero essere chiusi perché non sono rispettate tutte le norme sulla sicurezza. Abbiamo proposto, come opposizione di centrosinistra, noi e alcuni colleghi di Rifondazione Comunista, alcuni emendamenti perché riteniamo che sia giusto, importante, corretto intervenire in questo settore.

L'emendamento della Giunta è una sorta di dichiarazione della presa d'atto delle lacune della finanziaria che ci è stata proposta, e cerca quindi di dare una risposta in positivo. Ricordava stamattina il collega Giambattista Orrù, che nel corso della discussione del por, questo intervento non era stata considerato prioritario; c'è stato un atto di resipiscenza da parte dell'Esecutivo, noi lo giudichiamo positivo anche se, come ha detto qualche collega, tardivo. Gli emendamenti che abbiamo proposto tendevano a incalzare l'Esecutivo affinché desse delle risposte positive, e comunque ritengo che possiamo essere soddisfatti dell'intervento che è stato proposto, ancorché tardivamente.

C'è anche il problema relativo alle strutture sportive legate alla scuola, riteniamo che anch'esso sia di non poca valenza, soprattutto perché esistono molti paesi della nostra Isola che sono assolutamente carenti di strutture sportive, ed è giusto e corretto che esse vengano aperte anche alla cittadinanza e non siano solo riservate agli studenti.

C'è una convergenza da parte di tutto il Consiglio intorno a questa problematica che ha una valenza, ribadisco, veramente alta. Però esiste qualche carenza nella proposta che è stata avanzata: mi rifaccio all'intervento che stamattina ha fatto il collega Salvatore Sanna, che ha affermato che occorre riportare il procedimento nell'alveo della legge numero 23, che traccia l'iter al quale noi, Regione Sardegna, ritengo non possiamo sottrarci. E questo è un aspetto di non poco conto perché è giusto che la programmazione, anche intorno a questi argomenti, una volta che il Consiglio ha tracciato, ha individuato la cornice, si debbano rifare, però assegnando un ruolo da protagonisti primari agli enti locali, ai provveditorati agli studi che adesso si chiamano in modo diverso, che però sono i soggetti che devono fare realmente questo tipo di programmazione.

Abbiamo inteso, con l'emendamento numero 456, porre un principio che i colleghi, sia della maggioranza sia del centrosinistra, hanno sottolineato, abbiamo inteso richiamare a un senso di responsabilità alto, i soggetti che sono chiamati a gestire nei territori la ristrutturazione o la costruzione di nuovi edifici scolastici. Intendiamo dire che è indispensabile che anche i comuni e le province partecipino al finanziamento di queste opere, e mi pare che sia molto interessante il criterio di premialità che ha proposto il collega Orrù quando ha detto che gli enti locali che partecipano con una quota più ampia, che quindi sostanzialmente ritengono che quell'opera sia per loro di primaria e fondamentale importanza, possano avere da parte della Regione un premio per questo loro impegno al finanziamento delle spese.

C'è anche un altra proposta che non è stato condivisa né dall'Assessore competente né dall'Esecutivo: il necessario coinvolgimento del Consiglio. Quando chiediamo che venga espresso il parere da parte della Commissione consiliare competente, non vogliamo ritardare l'iter del programma ma semplicemente affermare il ruolo centrale del Consiglio regionale, assieme ai soggetti che poc'anzi ho richiamato. Riteniamo inoltre, è già stato detto da qualche altro collega, che ci sia un altro elemento che debba essere introdotto nell'emendamento: il riferimento alle aree territoriali della nostra Regione. Occorre cioè che le risorse di cui stiamo parlando, noi abbiamo proposto 430 miliardi, i colleghi di Rifondazione 500 miliardi, l'Esecutivo 400 miliardi, siano ridistribuite per aree programma; qualora ci fosse poi, dico in ipotesi, una eccedenza in qualche aerea programma, certamente potremmo ricorrere alla rimodulazione di queste risorse. Però è necessario adottare un criterio, io ritengo fondamentale che venga...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Ne ha facoltà.

ONIDA (P.P.S. C.D.U. Sardi), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Sono pervenute molto serene motivazioni dai banchi del Consiglio, da parte dei Gruppi che hanno proposto emendamenti in ordine un po' a tutti i problemi relativi alla edilizia scolastica; cercherò brevemente di riferirmi alle riflessioni che sono state fatte. Indubbiamente parto dalla valutazione che l'essere stato questo argomento trattato in maniera così impegnativa da parte di tutti, lo sottrae a un contesto di divisione conflittuale e lo pone al centro di una attenzione unificante; questo crea un clima di collaborazione ed anche la sicurezza del cammino che vogliamo intraprendere. Ho detto stamattina che il mio primo atto di governo da Assessore della pubblica istruzione è stato quello di portare le esigenze della edilizia scolastica sarda all'attenzione del Governo nazionale, in un rapporto diretto con il Ministro della pubblica istruzione, per sottolineare che non siamo certamente rimasti imbrigliati in una disattenzione anche se poi la congiuntura temporale ci ha penalizzato. Riconosco alle province un'azione importantissima, quella di aver portato con vigore all'attenzione nostra, e poi a quella del Governo, questo grande problema che esse devono affrontare e di cui hanno responsabilità. Credo che molte delle osservazioni avanzate siano accoglibili: il problema di come spenderemo queste risorse, quali debbano essere i criteri e per prima cosa l'esigenza di individuare, ci dite dai banchi dell'opposizione, le risorse necessarie, io dico, non sufficienti, comunque importanti per aggredire il problema, sul cui ammontare siamo tutti d'accordo e quindi la sintesi può essere anche il nostro emendamento, che tuttavia non contiene la definizione delle procedure per il raggiungimento dell'obiettivo, le regole sottese alla pianificazione, alla programmazione e alla spendita di queste risorse.

Questo è un ragionamento che credo tutti dobbiamo riconoscere assolutamente valido. Noi non abbiamo posto nell'emendamento questa esigenza per due ordini di motivi. Primo, non abbiamo fatto un riferimento diretto alla legge numero 23, che pure abbiamo per altri motivi recuperato nel nostro emendamento, perché si tratta di un intervento straordinario e anomalo, da fare con risorse della Regione, per risolvere un problema che avrebbe dovuto risolvere lo Stato. Secondo, perché, lo dicevo stamattina ad alcuni colleghi della maggioranza, e della opposizione, mentre la legge numero 23 prevede un lungo ma lento cammino di pianificazione per intervenire in questa materia, oggi stiamo decidendo un impegno immediato, forte, un'aggressione per dare soluzione ad un problema nodale della politica culturale. E allora probabilmente quelle regole, che io non sto dicendo che non sono utilizzabili, poi riprenderò l'argomento, non mi parrebbero idonee a risolvere questo problema di come programmare un intervento urgente, molto ravvicinato nel tempo. Una regola va comunque cercata e credo a questo proposito, che vi dobbiamo dare e vi diamo assoluta certezza circa il rispetto dei criteri di trasparenza e democraticità del nostro operato. Non è detto, in questo emendamento, quali procedure dovranno essere seguite, decideremo come fare e come spendere queste risorse subito dopo, ma abbiamo ritenuto che l'obiettivo immediato, fondamentale fosse quello di individuare con la legge finanziaria, le risorse per risolvere il problema. Questo nella congiuntura di uno Stato disattento o impotente e comunque non presente.

Questo è l'impegno che noi prendiamo, siamo d'accordo quindi sulla necessità delle regole, come diceva il Presidente della Commissione cultura, lo ha ripetuto anche poco fa qualcuno del centrosinistra, sulla esigenza che le aree programma vengano rispettate, però, attenzione, le aeree programma stanno a mano a mano diventando, io credo, uno strumento probabilmente superato della programmazione regionale, ma non essendoci altro strumento alternativo, terremo come parametro le aree programma. Questo, però, nella misura in cui sarà possibile, perché spessissimo per programmare interventi, sovente di pochissimo conto, noi riscontriamo la impossibilità di applicare il ragionamento delle aree programma, per mancanza di soggetti interessati; in questo caso non è così perché tutte le aree programma certamente hanno problemi di edilizia scolastica. Tuttavia mi pare, per esempio, molto più importante prestare attenzione al problema dell'adeguamento degli edifici scolastici alla normativa sulla sicurezza, mi pare assolutamente importante prestare attenzione al problema dei piccoli centri, della dispersione scolastica, mi pare importante usare con intelligenza altri criteri allorquando questi portano, nel ragionamento complessivo, a dare una risposta ampia, più generale sulla questione della cultura, sulla questione della didattica, sulla questione dell'apprendimento e quindi sulla premessa ad ogni discorso di questo tipo che è quella di creare le condizioni affinché la scuola sia dignitosa; solo allora tutte questi problemi potranno essere avviati a soluzione.

Sull'emendamento Pirisi, l'abbiamo detto prima, lo ripetiamo adesso, siamo d'accordo. Siamo d'accordo che la compartecipazione dell'ente locale allo sforzo complessivo per l'intervento in edilizia rappresenti un segnale positivo. Abbiamo detto che su quella parte, perché l'emendamento verrà votato per parti, la Giunta si rimette all'Aula, ma con un'attenzione positiva alla proposta.

Per quanto invece riguarda il rinvio alle procedure dettate dalla legge numero 23, non penserete davvero che l'Assessore della pubblica istruzione o l'Assessore della programmazione o il Presidente della Giunta regionale in ordine a problemi come questi vogliano gestire la programmazione degli interventi con sistemi che assolutamente non trovino un elemento solo di riscontro con quelli usuali! Certamente ci sarà una fase di concertazione con i comuni, con le amministrazione provinciali, innanzitutto, con lo stesso Consiglio regionale, giacché, come mi ricordava il collega Assessore della programmazione, programmi di questo genere dovrebbero essere sempre portati all'attenzione della Commissione consiliare competente.

Vi ho detto stamattina che la commistione tra le funzioni di governo e quelle legislative è uno degli elementi che ha turbato, appesantito, determinato negatività nella vita amministrativa anche di questa Regione, e in generale nel sistema democratico. La funzione che va esercitata dal Consiglio, è quella del controllo; quante volte abbiamo detto in Commissione VIII che non è più pensabile che portiamo all'esame della Commissione VIII programmi di scarso rilievo, adesso mi sovvengono le fiere del libro di Torino, Bologna, Macomer, Francoforte. Ma non è possibile! Si tratta di una logica del controllo distorta che non giova a nessuno. Oggi al governo c'è il centrodestra, domani ci potrà essere il centrosinistra, ma la speditezza dell'azione amministrativa deve essere consentita. Io ho concluso, il mio tempo è finito, devo stare alle regole, continuerò in una fase successiva.

PRESIDENTE. Assessore, le abbiamo restituito la parola. La prego di terminare il suo discorso.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Dopo, dopo.

PRESIDENTE. Va bene, poiché non ci sono altri iscritti a parlare, passiamo alla votazione dei commi dall'1 al 4 dell'articolo 3 e successivamente degli emendamenti aggiuntivi. Ha domandato di parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.

MANCA (Gruppo Misto). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. La medesima richiesta è stata fatta anche dal consigliere Manca. Invito i consiglieri che appoggiamo la richiesta ad alzarsi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri SELIS, Gian Valerio SANNA, GIAGU, DEMURU, MANCA, LAI, MORITTU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione palese nominale, con procedimento elettronico, dei commi dall'1 al 4 dell'articolo 3.

Rispondono sì i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CORDA - CORONA - COSSA - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RASSU - SCARPA - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BIANCU - COGODI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Ivana - FADDA - GIAGU - LAI - MANCA - MARROCU - MORITTU - ORTU - PINNA - PIRISI - SANNA Gian Valerio - SCANO - SELIS - VASSALLO.

Si è astenuto: il Vicepresidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 54

votanti 53

astenuti 1

maggioranza 27

favorevoli 35

contrari 18

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 456, che è un emendamento all'emendamento 103 presentato dai colleghi Pirisi, Cugini, Fadda e più.

Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Presidente, volevo chiedere la votazione per commi di questo emendamento.

PRESIDENTE. Va bene onorevole Pirisi, metto in votazione il primo comma dell'emendamento numero 456 all'emendamento numero 103. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione il secondo comma dell'emendamento numero 456 all'emendamento 103. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi è contrario.

(Non è approvato)

Ha domandato di parlare il consigliere Selis per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 103.

SELIS (Popolari - P.S.). Presidente, sarà una brevissima dichiarazione di voto. Ho sentito le considerazioni dell'assessore Onida che naturalmente aveva perfettamente capito il problema, tant'è vero che ha assicurato una azione rigorosa e trasparente della Giunta ed anche la consultazione del Consiglio ma non per ripercorrere strade vecchie, superate, ma perché si tratta di un programma di grande rilievo.

Stamattina abbiamo detto e sottolineato che anche i nostri emendamenti sono carenti e che, anche alla luce delle considerazioni dei colleghi che mi hanno preceduto, a noi sembra che in questa materia, al di là delle considerazioni che faceva l'Assessore, manchi la norma sulle procedure di programmazione. Lo dico perché resti agli atti, voi siete la maggioranza, voterete questa norma, non so cosa faremo noi, ma io credo che sull'emendamento possa essere rilevato, lo dico con una punta di preoccupazione perché la Giunta lo valuti, un eccesso di delega, elemento che in passato ha causato anche il rinvio di alcune leggi, cosa che non sarebbe auspicabile per nessuno. Quindi c'è una carenza di normativa, non procedurale ma di programmazione, che rinvia e delega alla Giunta tutta la potestà decisionale che potrebbe essere eccepita dal Governo, con una conseguenza abbastanza pesante. Dico questo solamente perché rimanga agli atti come una considerazione e un momento dei nostri lavori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Salvatore per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (D.S.). Presidente, intervengo anch'io per esprimere la consapevolezza che l'assessore Onida ha colto il senso delle osservazioni che abbiamo fatto. Però mi pare che se non interviene un qualche correttivo a parziale integrazione dell'emendamento numero 103, rimangano irrisolti i problemi che abbiamo sollevato. Anch'io concordo col collega Selis circa la preoccupazione che in qualche modo noi stiamo derogando ad una norma nazionale, riguardante appunto la programmazione dell'edilizia scolastica, che attiene ad una competenza che non è della Regione. Personalmente sono convinto che questa norma nazionale in qualche modo obblighi anche la Regione a seguire questo tipo di procedura e peraltro credo che chiunque venisse in qualche modo escluso da questa procedura di programmazione, mi riferisco in particolar modo ai comuni e alle province, potrebbe eccepirlo e quindi sostanzialmente inficiare tutto il programma regionale.

Allora a me pare che aggiungere all'emendamento numero 103, dopo le parole "un programma straordinario di edilizia scolastica" il periodo "predisposto dall'Assessore regionale della pubblica istruzione ed approvato dalla Giunta regionale, sentita la Commissione consiliare competente, sulla base delle proposte formulate dagli enti territoriali competenti, e sentiti gli uffici scolastici provinciali" non solo non ritardi l'intervento, ma coinvolga davvero tutti i soggetti previsti dalla norma nazionale in tempi rapidi, perché le province il lavoro di censimento l'hanno sicuramente fatto, ed anche i comuni, e dia garanzia a tutti che obiettivamente si sono seguiti la lettera e il merito della norma nazionale.

Se questa proposta non viene accolta, per quanto mi riguarda personalmente, annuncio la mia astensione.

PRESIDENTE. Assessore, vuol prendere la parola? Mi pare di capire che la proposta non viene presa in esame. Passiamo alla votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari - P.S.). Chiedo il voto segreto su questo emendamento.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 103.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 42

votanti 38

astenuti 4

maggioranza 20

favorevoli 36

contrari 1

nulli 1

(Il Consiglio approva)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CORDA - CORONA - COSSA - DEMURU - DETTORI Ivana - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SCARPA - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI - VARGIU.

Si sono astenuti: FADDA - MARROCU - ORRU' - SPISSU.)

L'approvazione dell'emendamento numero 103 fa decadere gli emendamenti numero 160, 345 e 388.

Quindi chiamo in votazione l'emendamento numero 13, Demuru, Dettori e più, sul quale è stato espresso parere favorevole dalla Commissione e dalla Giunta, con la modifica della voce della tabella A), indicando la voce 13 anziché la voce 14.

Metto in votazione l'emendamento 13. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Gli emendamenti 385 e 427 sono uguali tranne che per la copertura finanziaria. I presentatori sono gli stessi, quindi credo che si possano unificare o si possa indicare quale prevale.

Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Ritiriamo il numero 385 e manteniamo il numero 427 che ha la stessa copertura finanziaria indicata dall'Assessore della pubblica istruzione.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 385 è ritirato. Metto in votazione l'emendamento numero 427.

Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Chiedo il voto segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con precedimento elettronico, dell'emendamento 427.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione:

presenti 40

votanti 37

astenuti 3

maggioranza 19

favorevoli 1

contrari 36

(Il Consiglio non approva)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CORDA - CORONA - COSSA - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RASSU - SCARPA -TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI - VARGIU - VASSALLO.

Si sono astenuti: FADDA - ORTU - SPISSU.)

Metto in votazione l'emendamento numero 159. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova) Chi non lo approva alzi la mano

(Non è approvato)

Chiedo ai presentatori degli emendamenti numero 370 e 371, Fois, Capelli, Murgia se intendano mantenerli oppure ritirarli.

Ha domandato di parlare il consigliere Fois. Ne ha facoltà.

FOIS (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Ho avuto una breve interlocuzione con l'Assessore, che mi aveva garantito che in qualche modo avrebbe riformulato la copertura finanziaria dell'emendamento. A tutt'ora non ne conosco la nuova formulazione; quindi o mi dà notizie lui oppure io mantengo l'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PITTALIS (F.I Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Propongo una riduzione del finanziamento previsto per ciascun anno a quattro miliardi, a valere sulla voce 13 della tabella A).

ONIDA (P.P.S.-C.D.U.Sardi), Assessore della pubblica istruzione, informazione, spettacolo e sport. Io posso anche morire impiccato, ma senza queste risorse la scuola non funzionerà. Quando le risorse saranno terminate vedremo che cosa fare.

PRESIDENTE. Assessore, mi dicono che c'è un problema, che nell'ultimo anno c'è una capienza soltanto di un miliardo ed ottocento milioni, non di quattro miliardi. Quindi il finanziamento va portato a quattro miliardi nel 2001, quattro miliardi nel 2002, un miliardo e ottocento milioni nel 2003.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Infatti è quella la capienza per l'ultimo anno.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Chiedo il voto segreto su questo emendamento.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 370.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 39

votanti 36

astenuti 3

maggioranza 19

favorevoli 33

contrari 2

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CORDA - CORONA - COSSA - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI -ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RASSU - SANNA NIVOLI - SCARPA - SPISSU - TUNIS Marco - USAI - VARGIU.

Si sono astenuti: RANDAZZO - VASSALLO.)

Poiché non è presente il numero legale, dichiaro nulla la votazione e sospendo la seduta per trenta minuti. Riprenderà alle 17 e 15.

(La seduta, sospesa alle ore16 e 42, viene ripresa alle ore17 e 19.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori da dove avevamo interrotto e cioè dalla votazione dell'emendamento numero 370.

FADDA (Popolari-P.S.). Chiedo il voto segreto.

Seconda votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la seconda votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 370.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 39

votanti 37

astenuti 2

maggioranza 19

favorevoli 36

contrari 1

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CORDA - CORONA - COSSA - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - ONNIS - OPPI - PIANA - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RASSU - SANNA NIVOLI - SCARPA - TUNIS Gianfranco - USAI - VARGIU.

Si sono astenuti: FADDA - SPISSU.)

Poiché i presenti sono soltanto 39 consiglieri il numero legale non si è raggiunto, pertanto la votazione è nulla e dobbiamo sospendere per altri 30 minuti la seduta.

Invito i Capigruppo a farsi carico della necessità di assicurare la presenza in aula dei consiglieri fra 30 minuti, quando riprenderemo.

Ha domandato di parlare il consigliere Fois. Ne ha facoltà.

FOIS (P.P.S. C.D.U. Sardi). Io capisco di chiedere qualcosa di anomalo, però visti l'importanza della legge, i ritardi che ci sono, le preoccupazioni che tutti manifestano chiedo all'opposizione, se fosse d'accordo, di evitare questa sospensione e di tener conto che tutto ciò comporterebbe ulteriori ritardi, ulteriori disagi. Io sono convinto che la vostra sensibilità potrebbe portarci a continuare i lavori e ve ne saremo grati.

PRESIDENTE. Onorevole Fois io la ringrazio e capisco anche il senso delle cose che lei dice, purtroppo però per Regolamento dobbiamo sospendere per 30 minuti e rinnovo la preghiera ai Capigruppo di garantire la presenza dei colleghi in aula tra 30 minuti, cioè alle ore 18 perché trascorrere il tempo in questo modo non è utile a nessuno.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 27, viene ripresa alle ore 18 e 06.)

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

PRESIDENTE. Ricordo che abbiamo sospeso i lavori per mancanza del numero legale nella votazione sull'emendamento numero 370, per il quale è stato chiesto il voto segreto, suppongo che la richiesta permanga. Possiamo interpellare il consigliere Fadda che ha chiesto il voto segreto. Bene, il consigliere Vassallo ha comunque reiterato la richiesta di voto segreto.

Terza votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la terza votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 370.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 42

votanti 40

astenuti 2

maggioranza 21

favorevoli 38

contrari 1

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - ONNIS - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RASSU - SCARPA - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - VASSALLO.)

Passiamo alla votazione dell'emendamento 371. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Fois. Ne ha facoltà.

FOIS (P.P.S.-CDU Sardi). Proporrei, in accordo con l'Assessore del bilancio, la riformulazione della copertura finanziaria che diventerebbe di 4 miliardi a valere sulla voce 15 della tabella A.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Solo per l'anno 2001.

PRESIDENTE. Solo per l'anno 2001. Gli Uffici dicono che va bene, quindi con questa precisazione metto in votazione l'emendamento 371.

Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). E' solo per una precisazione. Stiamo togliendo, per assicurare la copertura dell'emendamento numero 371, 4 miliardi dalla voce 15 della tabella A, che riguarda il diritto allo studio, è così?

E' una cosa legittima, sono convinto che queste cose bisogna farle, prendo atto che anche l'Assessore è d'accordo.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. E' sempre un finanziamento destinato ad assicurare il diritto allo studio, onorevole Selis.

SELIS (Popolari-P.S.). Sì, sono d'accordo, prendo atto che quanto meno si mobilitano i fondi di riserva ed è quello che da giorni stiamo proponendo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Chiedo la votazione nominale col sistema elettronico.

PRESIDENTE. I consiglieri che intendono appoggiare la richiesta si alzino in piedi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri SPISSU, PUSCEDDU, SCANO, MORITTU, DEMURU, FADDA, SELIS.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 371.

Rispondono sì i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - DEIANA - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GRANARA - IBBA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - ONNIS - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Giacomo - SCARPA - SPISSU - TUNIS Gianfranco - USAI - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - CALLEDA - COGODI - DEMURU - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - MARROCU - MORITTU - ORTU - PINNA - PIRISI - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SELIS - VASSALLO.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 63

votanti 45

astenuti 18

maggioranza 23

favorevoli 45

(Il Consiglio approva)

Passiamo al secondo blocco di commi dell'articolo 3, dal 5 al 7. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Già stamattina noi avevamo rappresentato l'opportunità che si completasse l'esame degli emendamenti al titolo dell'articolo 2 che trattano tutta la partita lavoro e che erano stati momentaneamente accantonati per consentire ai consiglieri, all'opposizione, alle parti politiche, alla maggioranza e alla Giunta una pausa di riflessione. Abbiamo richiamato questa questione stamane e la Giunta ha chiesto alcuni minuti per avere la possibilità, in via tecnica, di sistemare la parte finanziaria della sua proposta, per cui riteniamo che sia più lineare riprendere l'esame dell'articolo 2, per completarlo. Penso che la Giunta nel frattempo abbia provveduto a formalizzare le sue proposte e quindi sia possibile averne conoscenza, a noi bastano pochi minuti per prendere in considerazione le proposte che la Giunta avrà nel frattempo formalizzato e quindi riprendere l'esame degli emendamenti relativi all'articolo 2.

PRESIDENTE. L'emendamento della Giunta è stato appena presentato, adesso sarà posto in distribuzione.

Se i colleghi sono d'accordo, nel frattempo andiamo avanti e facciamo dare lettura dei commi dal 5 al 7 dell'articolo 3.

LICANDRO, Segretario:

5. E' autorizzata, nell'anno 2001, la spesa di lire 700.000.000 (euro 361.519,83) a favore dell'Associazione per l'Istituzione della Libera Università Nuorese (A.I.L.U.N.) a titolo di contributo integrativo per lo svolgimento delle proprie attività istituzionali (UPB S11.016 - cap. 11063/01).

6. E' autorizzata, nell'anno 2001, la spesa di lire 200.000.000 (euro 103.291,37) a favore della Facoltà Teologica della Sardegna, quale contributo straordinario per le spese di funzionamento (UPB S11.016 - cap. 11065/15).

7. E' autorizzata, nell'anno 2001, la spesa di lire 1.500.000.000 (euro 774.685,34) a favore del Comune di Tempio Pausania, per l'attivazione dei nuovi corsi di laurea in tecniche erboristiche e in tossicologia degli inquinamenti ambientali (UPB S11.016 - cap. 11061/09).

PRESIDENTE. A questi commi sono stati presentati gli emendamenti numero 100, 114, 102, 149, 161, 287, 162, 290, 91, 476, 104, 18, 19, 43. Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

Emendamento aggiuntivo GIUNTA REGIONALE.

Art. 3

Istituzione fondo interventi regionali per l'Università

1. In attuazione dell'art. 3 della L.R. 08.07.1996, n° 26, per il proseguo dell'articolo definita "Legge", tutti gli stanziamenti regionali a favore delle Università della Sardegna confluiscono a partire dal bilancio regionale per l'anno finanziario 2001, in un fondo globale denominato "Interventi regionali per l'Università".

2. Nel predetto fondo recato dal capitolo 11065 della rubrica di spesa dell'Assessorato della Pubblica Istruzione, BB.CC., Informazione, Spettacolo e Sport confluiscono, in particolare, i finanziamenti ed i contributi previsti da:

- art. 32, commi 1° e 2° della L.R. 8/3/1997, n° 7;

- art. 29, comma 3° della L.R. 20/4/2000, n° 4;

- L.R. 31/3/1992, n° 5;

- L.R. 9/8/1950, n° 43;

- art. 37 della L.R. 29/1/1994, n° 2;

3. Il fondo viene ripartito annualmente tra le Università della Sardegna con le modalità di cui all'art. 4 della Legge per la realizzazione degli interventi elencati nell'art. 2 della stessa Legge o, comunque, finalizzati al sostegno della formazione, della didattica e della ricerca nelle Università della Sardegna.

4. Ai fini della predisposizione della relazione annuale di cui al comma 4 del richiamato articolo 4 della Legge e della verifica del rispetto degli indirizzi programmatici concordati, le Università, entro quindici giorni dall'approvazione del proprio conto consuntivo e, comunque, entro il 30 giugno di ogni anno, trasmettono all'Assessorato della Pubblica Istruzione, BB.CC., Informazione, Spettacolo e Sport una dettagliata relazione sull'utilizzazione dei fondi.

(UPB S11.016) (110)

Emendamento aggiuntivo Fois - Capelli - Murgia.

Art. 3

Istituzione fondo interventi regionali per l'Università

1. In attuazione dell'art. 3 della L.R. 8/7/1996, n° 26, per il proseguo dell'articolo definita "Legge", tutti gli stanziamenti regionali a favore delle Università della Sardegna confluiscono a partire dal bilancio regionale per l'anno finanziario 2001, in un fondo globale denominato "Interventi regionali per l'Università".

2. Nel predetto fondo recato dal capitolo 11065 della rubrica di spesa dell'Assessorato della Pubblica Istruzione, BB.CC., Informazione, Spettacolo e Sport confluiscono, in particolare, i finanziamenti ed i contributi previsti da:

- art. 32, commi 1° e 2° della L.R. 8/3/1997, n° 7;

- art. 29, comma 3° della L.R. 20/4/2000, n° 4;

- L.R. 31/3/1992, n° 5;

- L.R. 9/8/1950, n° 43;

- art. 37 della L.R. 29/1/1994, n° 2;

3. Il fondo viene ripartito annualmente tra le Università della Sardegna con le modalità di cui all'art. 4 della Legge per la realizzazione degli interventi elencati nell'art. 2 della stessa Legge o, comunque, finalizzati al sostegno della formazione, della didattica e della ricerca nelle Università della Sardegna.

4. Ai fini della predisposizione della relazione annuale di cui al comma 4 del richiamato articolo 4 della Legge e della verifica del rispetto degli indirizzi programmatici concordati, le Università, entro quindici giorni dall'approvazione del proprio conto consuntivo e, comunque, entro il 30 giugno di ogni anno, trasmettono all'Assessorato della Pubblica Istruzione, BB.CC., Informazione, Spettacolo e Sport una dettagliata relazione sull'utilizzazione dei fondi.

(UPB S11.016) CAP N.I. (114)

Emendamento aggiuntivo GIUNTA REGIONALE.

Dopo il comma 5 sono inseriti i seguenti:

"5bis. E' autorizzato, nell'anno 2001, lo stanziamento di L. 2.600.000.000 a favore del Consorzio per l'Università degli studi di Oristano destinato per L. 1.600.000.000 alle spese di costituzione e funzionamento e per L. 1.000.000.000 al finanziamento dei diplomi universitari in biotecnologie agro industriali, in tecnologie alimentari ed in viticoltura ed enologia (S.11.016 capitolo 11063/03).

5ter. E' autorizzato, nell'anno 2001, lo stanziamento di L. 3.500.000.000 a favore del Consorzio per la promozione degli studi universitari di Nuoro per gli interventi previsti dall'art. 47, comma 3, della legge regionale 7 aprile 1995, n. 6 (S.11.016 capitolo 11063/02).

5quater. E' autorizzato, nell'anno 2001, lo stanziamento di L. 800.000.000 per l'attivazione di corsi per la formazione di tecnici nel settore dei materiali e dell'ambiente, attraverso l'assegnazione alla FORGEA INTERNATIONAL, per il tramite e nell'ambito di un'intesa con l'associazione universitaria Sulcis-Iglesiente (A.U.S.I.), di un finanziamento per le spese di funzionamento e per le attività generali, ad integrazione dei finanziamenti assegnati dalle organizzazioni internazionali del sistema O.N.U. e in particolare dell'U.N.E.S.C.O. (S.11.016 capitolo 11063/04)".

TABELLA E:

eliminare il riferimento all'u.p.b. S.11.016 (capitoli 11063/02, 11063/03, 11063/04). (102)

Emendamento aggiuntivo Pinna - Selis - Fadda - Sanna Alberto - Dore - Ortu.

Nell'articolo 3, dopo il comma 5 è aggiunto il seguente:

"5/bis. E' autorizzato, nell'anno 2001, lo stanziamento di L. 500.000.000 (euro 258.228,15) a favore del Consorzio FORGEA INTERNATIONAL (Centro Internazionale per la Formazione di tecnici minerari e ambientali dei paesi in via di sviluppo) a titolo di contributo integrativo e cofinanziamento regionale per lo svolgimento della attività istituzionale"

(UPB S11.016- Cap. 11063/05)".

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S11.016- Cap. 11063-05 (N.I.)

Competenza anno 2001 lire 500.000.000=

In diminuzione

UPB S03.006- Cap. 03016-00

Competenza anno 2001 lire 500.000.000= (149)

Emendamento aggiuntivo Selis - Fadda - Sanna Gian Valerio - Cugini - Cogodi - Ortu.

Nell'articolo 3 dopo il comma 5 è aggiunto il seguente:

5 bis. Ai sensi dell'articolo 5 della Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 - Statuto speciale per la Sardegna - è autorizzata, nell'anno 2001, la concessione di un contributo straordinario di lire 100.000.000.000 a favore delle Università di Cagliari e di Sassari per il funzionamento, la relativa somma è ripartita per il 50 per cento in parti uguali e per la restante quota sulla base del numero degli studenti iscritti (UPB S11016).

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S11016 Formazione universitaria e ricerca

Anno 2001 comp. lire 100.000.000.000 cassa lire 100.000.000.000

Capitolo da impinguare 11061/06 (NI) Contributo straordinario alle Università degli studi di Cagliari e Sassari per il funzionamento (art. 3, comma 4bis della presente legge)

Copertura finanziaria con quota del mutuo. (161)

Emendamento aggiuntivo Selis - Fadda - Sanna Gian Valerio - Spissu - Ibba - Calledda - Cogodi.

Dopo l'articolo 3 è aggiunto il seguente:

"Art. 3/bis

Ai sensi dell'articolo 5 della Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 - Statuto speciale per la Sardegna - è autorizzata, nell'anno 2001, la concessione di un contributo straordinario di lire 100.000.000.000 a favore delle Università di Cagliari e di Sassari per il funzionamento, la relativa somma è ripartita per il 50 per cento in parti uguali e per la restante quota sulla base del numero degli studenti iscritti (UPB S11016).

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S11016 Formazione universitaria e ricerca

Anno 2001 comp. lire 100.000.000.000 cassa lire 100.000.000.000

Capitolo da impinguare 11061/06 (NI) Contributo straordinario alle Università degli studi di Cagliari e Sassari per il funzionamento (art. 3, comma 4bis della presente legge)

Copertura finanziaria con quota del mutuo. (287)

Emendamento aggiuntivo Selis - Fadda - Cugini - Dore - Ortu.

Nell'articolo 3 dopo il comma 5 è aggiunto il seguente:

5 bis. E' autorizzata, per l'anno 2001, la concessione di un contributo straordinario di lire 10.000.000.000 alle Università degli studi di Cagliari e di Sassari da destinare funzionamento dei Consorzi universitari di Nuoro, Oristano e Iglesias; la relativa somma è ripartita per il 50 per cento in quote uguali per ciascuno dei tre Consorzi e la restante quota è ripartita in base al numero degli studenti iscritti in ciascuna sede del Consorzio (UPB S11016).

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

11 - PUBBLICA ISTRUZIONE

UPB S11016 Formazione universitaria e ricerca

Anno 2001 comp. lire 10.000.000.000 cassa lire 10.000.000.000

Capitolo da impinguare 11061/06 (NI) Contributo alle Università degli studi di Cagliari e Sassari da destinare al funzionamento dei Consorzi universitari di Nuoro, Oristano e Iglesias (art. 3, comma 4bis della presente legge)

IN DIMINUZIONE

03 - PROGRAMMAZIONE

UPB S03006 Fondo per nuovi oneri legislativi parte corrente

Anno 2001 comp. lire 10.000.000.000 cassa lire 10.000.000.000

Capitolo da stornare 03016 (FNOL)

Mediante riduzione della voce 15 della tabella A allegata alla legge finanziaria. (162)

Emendamento aggiuntivo Falconi - Dettori Ivana - Pirisi - Demuru - Lai - Masia - Spissu.

Nell'articolo 3 dopo il comma 5 è aggiunto il seguente:

5 bis. E' autorizzata, per l'anno 2001, la concessione di un contributo straordinario di lire 10.000.000.000 alle Università degli studi di Cagliari e di Sassari da destinare funzionamento dei Consorzi universitari di Nuoro, Oristano e Iglesias ed altri Consorzi in via di costituzione; la relativa somma è ripartita per il 50 per cento in quote uguali per ciascuno dei tre Consorzi e la restante quota è ripartita in base al numero degli studenti iscritti in ciascuna sede di Consorzio (UPB S11016).

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

11 - PUBBLICA ISTRUZIONE

UPB S11016 Formazione universitaria e ricerca

Capitolo 11061/07 (NI) Contributo alle Università degli studi di Cagliari e Sassari da destinare al funzionamento dei Consorzi universitari di Nuoro, Oristano e Iglesias (art. 3, comma 4bis della presente legge)

Anno 2001 comp. lire 10.000.000.000 cassa lire 10.000.000.000

IN DIMINUZIONE

03 - PROGRAMMAZIONE

UPB S03006 Fondo per nuovi oneri legislativi parte corrente

Capitolo 03016

Riduzione voce 15 della tabella A allegata alla legge finanziaria.

Anno 2001 comp. lire 10.000.000.000 cassa lire 10.000.000.000 (290)

Emendamento aggiuntivo Fois - Capelli - Cassano - Murgia.

Dopo il comma 7 è aggiunto il seguente:

"7 bis. E' autorizzata, nell'anno 2001, la spesa di lire 1.500.000.000 (EURO 774.685,34) a favore del Comune di Alghero, per la costituzione di un consorzio per la promozione degli studi universitari in Alghero e il funzionamento del corso di laurea in Scienze dell'Ambiente e delle Produzioni Marine (UPB S11,016)". (91)

Emendamento aggiuntivo Spissu - Fois - Lai - Selis - Piana - Sanna Gian Valerio - Deiana - Morittu - Masia - Cugini - Manca - Rassu.

Emendamento n. 91

Alla fine dell'emendamento n. 91 è aggiunta la seguente frase:

", è autorizzata nell'anno 2001 la concessione di un contributo di lire 1.000.000.000 a favore della Società Porto Conte ricerche di Alghero per lo svolgimento delle attività istituzionali."

COPERTURA FINANZIARIA

03 - PROGRAMMAZIONE

IN AUMENTO

UPB S03.049 Studi, ricerche, collaborazioni e simili

Anno 2001 lire 1.000.000.000 (comp. e cassa)

Capitolo da impinguare:

03058/01 (DV) Contributo alla Società Porto Conte ricerche di Alghero per lo svolgimento delle attività istituzionali

IN DIMINUZIONE

UPB S03.002 Fondo di riserva per spese obbligatorie e impreviste

Anno 2001 lire 1.000.000.000 (comp. e cassa)

Capitolo da stornare:

03009 (476)

Emendamento aggiuntivo GIUNTA REGIONALE.

Art. 3

Dopo il comma 7 è aggiunto il seguente:

7 bis. Per le finalità di cui all'articolo 28 della legge regionale 18 gennaio 1999, n. 1 a favore dell'Ente Regionale per il diritto allo Studio Universitario (ERSU) di Sassari, è autorizzato, per ciascuno degli anni dal 2002 al 2015, l'ulteriore contributo straordinario di lire 1.000.000.000 annue (U.P.B. S11.020 cap. 11078/02).

COPERTURA FINANZIARIA

IN AUMENTO

11 - PUBBLICA ISTRUZIONE

U.P.B. S11.020 Contributi agli Enti regionali per lo studio universitario per investimenti.

(Cap. 11078/02)

COMPETENZA

2002 lire 1.000.000.000

2003 lire 1.000.000.000

IN DIMINUZIONE

12 - SANITÀ

U.P.B. S12.027 Spese per il Servizio Sanitario Regionale. Parte corrente.

(Cap. 12133/02)

COMPETENZA

2002 lire 1.000.000.000

2003 lire 1.000.000.000

(104)

Emendamento aggiuntivo Rassu.

Art. 3

All'articolo 3, dopo il comma 7 è aggiunto:

"7 bis. L'articolo 19, comma 1 della legge regionale 15 ottobre 1997, n. 26, già modificato dall'articolo 6 della legge regionale 5 settembre 2000, n. 17, è così ulteriormente modificato:

"1. Anche per la messa a concorso di posti di ricercatore, di professore associato e di professore ordinario nelle aree disciplinari di cui all'articolo 17, comma 2 è autorizzato il finanziamento annuo di lire 2.000.000.000 da ripartirsi, in eguale misura, tra le facoltà di Lettere e Filosofia delle università degli studi di Cagliari e Sassari."" (18)

Emendamento aggiuntivo Rassu.

Art. 3

All'articolo 3, dopo il comma 7 è aggiunto:

"7 ter. All'articolo 17, comma 2 della legge regionale 15 ottobre 1997, n. 26, dopo la lettera f), è aggiunta la seguente:

g) storia della filosofia in Sardegna." (19)

Emendamento aggiuntivo Sanna Giacomo - Manca

Art. 3

(MODIFICHE ALLA L.R. 15 OTTOBRE 1997 N. 26)

Nell'art. 3 dopo il comma 3 sono aggiunti i seguenti:

"3 bis. Il comma 4 dell'art. 13 della L.R. 15 ottobre 1997 n. 26 è così sostituito:

"Il cumulo fra i contributi regionali e quelli concessi da altri soggetti per la medesima iniziativa non può superare le spese previste, ammesse e documentate".

3 ter. Dopo il comma 7 dell'art. 13 della L.R. 15 ottobre 1997 n. 26 è introdotto il seguente:

"7 bis. I contributi di cui al presente articolo, salvo quelli finalizzati alla promozione e tutela del dialetto tabarchino, sono concedibili solo a soggetti aventi sede o residenza nei comuni compresi nell'ambito di applicazione, di cui all'art. 3 della L. 15 dicembre 1999 n. 482, per il sardo e il catalano"." (43)

PRESIDENTE. L'emendamento numero 100 è stato presentato dalla Giunta regionale. Per illustrarlo ha domandato di parlare l'Assessore della progarmmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 114, presentato dai colleghi Capelli, Fois, Murgia, può essere illustrato.

FOIS (P.P.S.-C.D.U.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 102 della Giunta regionale, può essere illustrato.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. L'mendamento numero 149, a firma Pinna, Selis, Fadda e più, può essere illustrato.

PINNA (D.S.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Selis per illustrare l'emendamento numero 161.

SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, due parole per illustrare questo emendamento che propone alla Giunta e al Consiglio uno sforzo finanziario sensibile a favore dell'Università. Abbiamo preso atto degli emendamenti numero 100 e 114 che tendono a concentrare, in un fondo presso l'assessorato della pubblica istruzione, le risorse stanziate per le leggi oggi esistenti; è già un fatto significativo, però a nostro avviso a fianco a questo sforzo significativo di riordino occorre farne uno ulteriore di carattere quantitativo. Tutti quanti sanno che siamo entrati in una fase di autonomia dei diversi atenei e mentre le università delle regioni più avanzate possono usufruire dei sostegni del sistema sociale circostante, del sistema delle imprese, del sistema complessivo e quindi crescere in qualità e competitività, le università della Sardegna, se non dovessero avere un concreto, significativo sostegno delle istituzioni autonomistiche usufruirebbero in maniera moderata e modesta di quello che il sistema sociale ed economico circostante può dare.

Dobbiamo, da questo punto di vista, avere la consapevolezza che la nostra competitività futura si gioca sul terreno della formazione, si gioca sul terreno dell'università, della ricerca e quindi non è solo sufficiente riordinare le leggi, le leggine che ci sono, concentrando i finanziamenti in un fondo presso l'Assessorato della pubblica istruzione come fanno, dicevo, gli emendamenti che ho citato prima, i numero 100 e 114, pur interessanti, ma occorre essere conseguenti, stanziare risorse significative, dire cioè all'università: programma con la Regione la tua evoluzione, il tuo sviluppo, cerchiamo insieme di fare, di questa università sarda, un'università competitiva sul piano nazionale ed internazionale. Per fare questo non bastano le parole, non bastano i convegni, i seminari, i proclami, occorrono risorse concrete, ecco perché secondo noi questo era uno degli elementi qualificanti della proposta del centrosinistra, che vorremmo non rimanesse solo nostro ma fosse condiviso dalla Giunta e dal Consiglio tutto, perché è necessario andare oltre gli schieramenti di centrosinistra o centrodestra, è una scommessa che bisogna fare per rendere competitiva l'università. Noi purtroppo ancora oggi abbiamo un sistema scolastico e un sistema universitario deficitari per tanti motivi strutturali, per motivi economici, abbiamo tantissimi studenti fuori corso, abbiamo quasi intere facoltà con carenza di docenti e gestite grazie alla buona volontà dei docenti che ci sono e che si accollano le supplenze di materie per le quali non ci sono professori; con questo sistema noi non andremo molto lontano. I nostri studenti e i nostri laureati saranno perdenti nella competizione internazionale, sul mercato del lavoro, sul mercato della ricerca, sul mercato culturale internazionale.

Ecco perché diciamo che per noi è essenziale fare un grande sforzo economico, e in Sardegna questo sforzo lo può fare la Regione, non da sola, ma la Regione deve essere il capofila e deve prendere le iniziative per poi stimolare, sollecitare i soggetti economici che nell'ambito della Regione possono dare altrettante forme di sostegno all'università. Questo è uno degli emendamenti, il successivo mi pare che sia praticamente uguale, e quindi uno dei due è ritirato ovviamente, ma si tratta di un impegno che vale la pena di sostenere.

Ne approfitto, se il Presidente mi consente due battute, per illustrare anche l'emendamento successivo, il numero 162, che stanzia 10 miliardi a favore delle università degli studi di Cagliari e Sassari da destinare al funzionamento dei consorzi universitari di Nuoro, Oristano ed Iglesias, la somma è ripartita per il 50 per cento in parti uguali e per il 50 per cento in base al numero degli studenti. Lo illustro perché ci sono altri emendamenti di altri colleghi, che prevedono stanziamenti per l'Università di Tempio e di Alghero. Tutte cose che sono buone però troviamo un modo, un criterio; se l'università diffusa deve passare attraverso gli atenei di Cagliari e Sassari prevediamo finanziamenti per tali atenei che poi, d'intesa col comune di Tempio, col comune di Alghero, con la Regione, porteranno avanti l'attività di gemmazione e di diffusione territoriale di queste università. Questo è il motivo per cui abbiamo preferito proporre questo finanziamento di 10 miliardi ai due atenei che li distribuiscano con il criterio che abbiamo indicato a Nuoro a ad Oristano, a Iglesias, a Tempio, a Alghero laddove un programma di università diffusa sta prevedendo una articolazione dei corsi universitari nel territorio. Anche questo secondo noi è legato all'emendamento precedente, ambedue prefigurano uno sforzo importante della Regione ma anche una logica di rapporto particolare, diretto con gli atenei. Credo che creare delle università tra il comune di Tempio a un altro comune non sia il metodo migliore; interveniamo e stabiliamo un rapporto corretto Regione-università e poi, alla luce di questo rapporto, promuoviamo l'università a Tempio, a Alghero e le altre università che ci sono in una luce di chiarezza perché se non facessimo questo domani ci troveremo tante altre città e cittadine che ci chiederanno l'università per spinte localistiche, che non mi sembra dobbiamo alimentare. Dobbiamo diffondere l'università ma con un sistema ordinato e, concludo, dando anche un segnale forte in termini di risorse disponibili. Abbiamo proposto 100 miliardi, una cifra simbolica, nei primi emendamenti e 10 nel secondo emendamento ma è evidente che le cifre sono indicative poi si può, anche alla luce delle disponibilità, vedere di articolare meglio la proposta qualora la Giunta la accogliesse.

PRESIDENTE. Suppongo che abbia illustrato anche l'emendamento numero 287

SELIS (Popolari-P.S.). Il numero 287 e il numero 162.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 190, presentato dai colleghi Falconi, Dettori, Pirisi e più. Può essere illustrato.

FALCONI (D.S.). E` ritirato.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 91, presentato dai colleghi Capelli, Fois Cassano non ha copertura finanziaria, quindi non è ammissibile.

FOIS (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Chiedo di accantonarlo brevemente, perché ero sicuro che la copertura ci fosse.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento 476 ha facoltà di illustrarlo.

SPISSU (D.S.). Presidente e colleghi, l'emendamento numero 476 che si collega all'emendamento precedente, anche se è da esso autonomo, anche dal punto di vista della copertura finanziaria, intende stanziare una somma, peraltro limitata, per le spese di funzionamento del consorzio Porto Conte Ricerche che, come i colleghi sanno, è la parte strutturalmente esistente del Parco scientifico e tecnologico. In questi anni si è provveduto al funzionamento del Porto Conte Ricerche attraverso il finanziamento più generale che è attribuito al Consorzio 21, il quale Consorzio 21 poi destina parte di queste somme al CRS4 e al Porto Conte Ricerche, per il loro funzionamento.

Per effetto di quei meccanismi non sempre equi che si determinano nella distribuzione delle risorse regionali, il Porto Conte Ricerche è sacrificato perché, ovviamente, il CRS4 e il Consorzio 21 stesso assorbono la gran parte delle risorse. Inoltre, le procedure burocratiche di gestione delle poche risorse del Porto Conte Ricerche, attraverso il Consorzio 21, ne determinano spesso disfunzioni che non sono assolutamente all'altezza né tollerabili per un parco scientifico e tecnologico che dovrebbe fornire servizi reali alle imprese, servizi avanzati in modo particolare, e non può essere messo in crisi perché non si hanno i fondi per comprare la carta per il funzionamento delle fotocopiatrici.

Questo emendamento tende a dotare direttamente Porto Conte Ricerche di un finanziamento minimo per il suo funzionamento. In questo senso, quindi, crediamo che possa essere proposto all'Aula e possa essere accolto dalla Giunta nella misura indicata o anche in una misura leggermente inferiore, se non è possibile stanziare l'intera somma, purché affermiamo questo piccolo principio.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 91 non è ammissibile, il numero 476, che ha vita autonoma, rimane in discussione.

Per illustrare l'emendamento numero 104 ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Rassu per illustrare l'emendamento numero 18. Devo rilevare che questo emendamento risulta scoperto per 500 milioni.

RASSU (F.I. - Sardegna). La motivazione della presentazione di questo emendamento, di cui comunque chiedo la sospensione per le motivazioni che ha addotto il Presidente, è che la legge 5 settembre 2000, numero 17 stanziava due miliardi per le facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Cagliari e Sassari, per l'attivazione dei corsi universitari nelle aree disciplinari di cui all'articolo 17 comma 2 della legge numero 26 del 1997. Poi, a fine anno, i due miliardi sono diventati un miliardo e mezzo, ma è chiaro che le università, in base alla spesa preventivamente finanziata hanno mandato avanti i loro programmi; non è infatti possibile che nel mese di agosto vengano stanziati due miliardi in favore delle due università per attivare questi corsi e a dicembre poi vengano sottratti cinquecento milioni, facendo venir meno i presupposti per i quali la stessa cifra era stata stanziata. Quindi, la motivazione principale è stata questa.

Nel proporre di accantonare l'emendamento proprio per trovare le fonti di copertura, mi preme evidenziare che comunque esso apporta una necessaria correzione all'articolo 19 della legge regionale numero 26 del 1997 e che va ulteriormente modificato aggiungendo la parola "anche" prima del periodo "per la messa a concorso di posti di ricercatore". E' un'integrazione, di fatto, all'articolo 6 della legge numero 17 del 2000 per specificare che i fondi che sono stati stanziati servono anche per la messa a concorso di posti di ricercatore, di professore associato e di professore ordinario. Ecco perché l'ho presentato alla legge finanziaria e non a quella di bilancio. Ho omesso, nella stesura dell'emendamento, erroneamente, la parola "anche".. Ora io mi chiedo se sia possibile definire dopo la copertura finanziaria, oppure possa essere presentato un emendamento al disegno di legge di bilancio. Mi corregga se sto sbagliando.

PRESIDENTE. Onorevole Rassu, lei lo sta illustrando, abbiamo tempo fino al momento della votazione per risolvere il problema. Per il momento prendiamo nota dell'integrazione da lei proposta.

Ha facoltà di parlare il Consigliere Rassu per illustrare l'emendamento numero 19.

RASSU (F.I. - Sardegna). L'obiettivo di questo emendamento è aggiungere gli studi di storia e di filosofia della Sardegna agli insegnamenti già previsti nella legge. Questo, per completezza di disciplina e per completezza della legge stessa e degli scopi che si prefiggeva.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Manca per illustrare l'emendamento 43.

MANCA (Gruppo Misto). Questo è un emendamento che non prevede nessuna spesa aggiuntiva ma punta a correggere alcuni commi della legge regionale numero 26 del 1997. Praticamente questo emendamento è suddiviso in due commi, il primo consente che per una stessa iniziativa i contributi concessi da soggetti diversi possano essere cumulati, purché il cumulo non superi le spese previste e documentate. Mentre il secondo comma prevede che dopo il comma 7 dell'articolo 13, sempre della legge regionale numero 26, sia introdotta una nuova norma che prevede la modifica della disciplina dei requisiti per il finanziamento delle attività concernenti la lingua e la cultura catalana di Alghero, il tabarchino delle isole del Sulcis, il dialetto sassarese e quello gallurese. Noi chiediamo che questi contributi finanziari vengano concessi solo a quei soggetti aventi sede o residenza nei Comuni nei quali queste lingue sono parlate.

PRESIDENTE. Abbiamo concluso con l'illustrazione degli emendamenti ai commi 5 e 7.

Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore.

LA SPISA (F.I. - Sardegna), relatore di maggioranza. Parere favorevole sull'emendamento numero 100; sul numero 114, che sostanzialmente mi pare sia di contenuto analogo, la Commissione si rimette all'Aula per eventuale coordinamento con quello precedente della Giunta; sul numero 102 il parere è favorevole; sul numero 149 ci si rimette all'Aula; sul numero 161 si dà parere negativo così come sugli emendati numero 287 e 162; sul numero 476 ci si rimette all'Aula per un'eventuale ridimensionamento della spesa così come è stato detto dal proponente; sul numero 104 il parere è favorevole; sui numero 18 19 e 43 ci si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.

PITTALIS (F.I. - Sardegna). Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere è conforme a quello del relatore, salvo precisare, con riferimento all'emendamento 100, che le variazioni saranno fatte con decreto dell'assessore della programmazione; segnalo inoltre che le UPB di riferimento sono quelle della pubblica istruzione, la 11016 alla quale bisogna aggiungere la 11016-01.

Per quanto riguarda in particolare l'emendamento numero 476, sul quale il relatore si è rimesso all'Aula, invito i proponenti a valutare un'eventuale rimodulazione dell'importo, ritenendo più che sufficienti o comunque adeguati allo scopo, cinquecento milioni, in luogo di un miliardo. Con questa precisazione la Giunta ritiene accoglibile anche l'emendamento numero 476.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei ha preso visione dell'emendamento numero 482, quindi possiamo passare al suo esame.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Vediamo questi, prima.

PRESIDENTE. Mi chiedono di andare avanti. E' d'accordo, onorevole Cogodi? Concludiamo l'esame di questo blocco di emendamenti e poi passiamo alla votazione dell'emendamento numero 482.

Sono in discussione i commi 5 e 7 e relativi emendamenti.

Ha domandato di parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.

IBBA (F.S.D.). Il motivo di questo intervento sta nelle motivazioni e nelle considerazioni che erano state esposte in Commissione ottava (mi riferisco all'emendamento numero 161), intorno al mese di settembre-ottobre dello scorso anno, quando, quando parlando della predisposizione di questa manovra finanziaria, ci si poneva in maniera complessiva, in maniera completa, a 360 gradi, le domande sull'utilizzo e l'importanza delle strutture universitarie nella nostra regione. In quella occasione il dibattito in Commissione era stato arricchito e qualificato dalla presenza del Rettore dell'Università di Cagliari e del Prorettore dell'Università di Sassari.

Da questa lunga dissertazione era nata la consapevolezza che a fronte di una serie di problemi comuni alle due Università, esisteva inoltre una parte rilevante di problematiche legate agli aspetti quantitativi delle università stesse, con particolare riferimento al numero di studenti, doppio nell'Università di Cagliari rispetto a quella sassarese, al numero dei docenti, doppio nell'Università cagliaritana rispetto a quella sassarese, alla disponibilità delle strutture murarie e delle tecnologie che, ragguagliate a un determinato parametro, erano la metà nell'Università di Cagliari rispetto a quella di Sassari. Questo fatto ha posto allora l'esigenza di dover in qualche modo riportare su un'unica linea di partenza, direi quasi comune, la posizione della due Università. Da questo ragionamento nasce la proposta, che sta alla base dell'emendamento, di ripartire il finanziamento per il cinquanta per cento in parti uguali, ma per il restante cinquanta per cento secondo un criterio che tenga conto del volume differente di impegni universitari che gli atenei di Cagliari e Sassari sono tenuti ad adempiere.

La seconda considerazione importante, alla quale accennava anche l'onorevole Selis nell'illustrazione dell'emendamento, sta nel fatto che il concetto di università diffusa, che è ormai diventato di dominio comune e non ha più bisogno di essere spiegato, sta a sua volta subendo un'evoluzione, nel senso che con tale termine si designano non solo le strutture universitarie e alle loro diramazioni periferiche, ma anche tutte quelle altre strutture che non sono di specifica pertinenza e di specifica proprietà dell'università, all'interno delle quali si svolgono comunque attività didattiche, di ricerca e in alcuni casi anche esercitazioni pratiche nelle varie discipline, strutture che, pur non facendo parte dell'università, rappresentano in qualche modo una sorta di caposaldo periferico dell'università. Mi spiego, giusto per farmi comprendere, con un esempio di facile accessibilità, che riguarda il settore della medicina, nel quale larga parte degli studenti universitari laureandi e specializzandi, questi ultimi già laureati, svolgono attività di tirocinio e esercitazioni pratiche in strutture ospedaliere delle aziende sanitarie locali che non sono strutture universitarie, ma di fatto fungono da sede della università diffusa, perché di fatto rappresentano momenti di formazione culturale specifica in quell'ambito. Il medesimo discorso vale per le facoltà di ingegneria, giurisprudenza, economia e commercio e quant'altre, tanto è vasto e ampio il panorama di queste possibilità. La dimensione delle università e l'aspetto quantitativo del bisogno formativo giustificano pertanto la ripartizione del contributo con il seguente criterio: cinquanta per cento in parti uguali tra le due università e cinquanta per cento diviso in proporzione al numero degli studenti e alle funzioni che l'università deve svolgere.

Questa discussione era stata molto apprezzata ed era stata condivisa, all'interno della Commissione, da parte di tutti i Gruppi che ne facevano parte, l'esigenza di modificare i criteri di ripartizione delle risorse; mi auguro che tutto ciò possa trovare in questa occasione un riscontro pratico e concreto. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (D.S.). Riprendo le argomentazioni che faceva il collega Selis in relazione all'emendamento che ha illustrato, il numero 161, se non ricordo male, perché a me pare che con questo emendamento numero 100 della Giunta si stia, è vero, dando attuazione alla previsione dell'articolo 3 del legge numero 26 del 1996, quella che regola i rapporti tra la Regione e le Università della Sardegna, ma poi sostanzialmente sia l'emendamento numero 100 che tutti gli altri, di fatto disattendano le previsioni e le prescrizioni dell'articolo 2 della stessa legge, nel senso che a me pare, dalla lettura degli emendamenti compreso quello della Giunta regionale, che non vi sia una previsione organica di intervento della Regione in relazione all'attività che le Università della Sardegna dovrebbero svolgere, ma soprattutto mi pare che manchi una chiara visione del rapporto che dovrebbe esserci tra l'intervento finanziario della Regione a favore delle Università e l'attività di ricerca che le Università dovrebbero sviluppare, accentuare e approfondire in relazione alla strategia fondamentale della programmazione regionale.

Io questo non lo colgo, non lo vedo, non si evince da nessun passaggio questa stretta connessione tra gli obiettivi e le strategie di sviluppo e di programmazione della Regione e l'intervento finanziario che la stessa Regione sostiene a favore delle Università, ma al di fuori di una strategia, al di fuori di un disegno organico. Non mi pare neanche che si intraveda un progetto complessivo di integrazione tra i piani di studio, le azioni delle Università sarde, quelle nazionali e quelle comunitarie, non mi pare che si evinca nessuna linea di tendenza di integrazione che consenta agli studenti delle Università sarde, appunto, di rapportarsi e confrontarsi, acquisire e maturare conoscenze ed esperienze in relazione e in rapporto con le Università italiane e con quelle comunitarie. Insomma, mi pare che quanto previsto dall'articolo 2 della legge numero 26, non venga fuori, non si intraveda, anche perché probabilmente, ma se non è così chiedo scusa in anticipo, non è stato dato corso a quanto previsto dall'articolo 4 della medesima legge che, al comma 3, dispone che la Giunta regionale approva annualmente, sentita la competente Commissione consiliare, il piano di ripartizione delle somme tra le Università di cui al comma 2 e, al comma 4, stabilisce che "la Giunta regionale trasmette al Consiglio regionale una relazione annuale sulla utilizzazione dei fondi di cui al presente articolo e sullo stato di attuazione della presente legge".

Ho fatto tutto questo ragionamento perché in assenza di un disegno organico, di una strategia, signor Presidente, il rischio che noi corriamo, a mio avviso, è quello di finanziare interventi a pioggia che rispondono principalmente più ad esigenze di singole parti del territorio regionale ma, e questa è la preoccupazione più viva, in qualche caso probabilmente le richieste di finanziamento e l'accoglimento delle stesse da parte nostra, danno forse risposta ad esigenze spesso di ricerca "cammuffata", che non risponde ad interessi generali della Regione, ma esclusivamente agli interessi di chi fa la ricerca fine a sé stessa. Questo è un punto sul quale noi dovremmo discutere un po' più approfonditamente perché mi sembra che molte volte il Consiglio regionale, ma più spesso il Governo regionale, tendano un po' a lavarsi le mani di questo argomento, a mettersi in pace la coscienza dando e concedendo finanziamenti, senza poi approfondire per che cosa e come vengano utilizzati e se rispondano ad una strategia organica di intervento, che deve essere prevalente e che deve essere sostanzialmente alla base di tutti i nostri provvedimenti. Anche questo ragionamento che sento fare da più tempo sulla università diffusa, o risponde a una logica precisa, a una strategia precisa di intervento che non può essere lasciata esclusivamente in mano a scelte dell'università o peggio a spinte di campanile che provengono dai territori, ma deve soddisfare esigenze concrete che discendono dalla strategia complessiva di sviluppo della Regione, o diventerà un altro canale di erogazione a pioggia di finanziamenti che non rispondono a nessuna logica costruttiva. Concludo pertanto dicendo che va bene l'istituzione del fondo unico per le università, come per altro previsto dall'articolo 3 della legge numero 26, però sarebbe opportuno che gli interventi complessivi in favore delle università della Sardegna fossero susseguenti ad un programma organico, che peraltro dovrebbe essere esaminato in sede di comitato paritetico, anche esso previsto dalla legge, e sul quale occorrerebbe che il Consiglio regionale si esprimesse anche attraverso l'apposita Commissione consiliare; solo successivamente si dovrebbe procedere all'erogazione dei fondi.

L'ultima battuta per dire che poi in sostanza comunque condivido anche il contenuto della proposta dell'emendamento presentato dal collega Selis; è chiaro che in una situazione di maggiore disponibilità di fondi rispetto agli altri esercizi finanziari, un intervento straordinario a favore delle università a mio avviso è non solo compatibile ma giustificato, sempre che naturalmente anche in questo caso non si proceda con interventi a pioggia ma si risponda alla logica di cui parlavo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Io vorrei, anche partendo dalle cose che diceva il collega Sanna, sottolineare l'esigenza che sull'università noi dobbiamo scegliere una strada; la legge numero 26, che è una legge con tanti limiti, comunque aveva scelto una strada che in qualche modo codificava quanto era già avvenuto, negli anni '80 e '90, tra Regione e università. In altre parole, prima si operava in regime di protocollo di intesa, la 26 ha codificato il protocollo di intesa, ha posto alcuni principi dai quali poi, sarebbe dovuta derivare una normativa applicativa. Questo non è avvenuto per mancanza di tempo e per altri motivi. Però se quella è la strada, e a mio avviso quella è la strada, tant'è che anche l'emendamento della Giunta richiama la legge 26, poi dobbiamo essere conseguenti, in due modi: da un lato, questo riguarda più il futuro, cercando di stabilire come questo rapporto Università - Regione si potrà sviluppare non solo in termini di finanziamento all'università ma anche per capire in che modo esso abbia una ricaduta sul sistema sociale e produttivo eccetera; da un altro lato, però, cercando di unificare le politiche. Dico questo perché io ho apprezzato l'intervento del collega Rassu, però devo dire al collega Rassu, ed anche alla Giunta, che perciò che hanno proposto ricalca il sistema più tradizionale. Attenzione a non ricadere nella logica secondo la quale il finanziamento della Regione venga utilizzato per attivare questa o quella cattedra; c'è una sensibilità positiva, però va riassorbita nella logica di una programmazione unitaria, entro la quale si muovono forse le cose che stiamo dicendo, però senza un sostegno reale e più forte all'università, credo che noi faremo sì, delle cose importanti, ma non saremo ancora sulla soglia di un salto di qualità col quale la Regione e l'università assieme affrontino il miglioramento della competitività della nostra università.

Allora, cogliendo l'occasione di questo dibattito, anche contenuto, come è necessario, sulla finanziaria, noi vorremmo sentire dalla Giunta una parola, magari un impegno, che poi possiamo eventualmente trovare il modo di codificare in norme o in una risoluzione, a non andare avanti più con frazioni, con piccole spezzettature, un impegno a far passare l'intervento della Regione sempre all'interno degli atenei di Sassari e di Cagliari. Per esempio, poco fa, parlando con me, l'assessore Pittalis, richiamava l'attenzione sul fatto che sulle università diffuse ci sono vari interventi; io ne prendo atto, però poi stiamo attenti, l'ho detto in Commissione, a non percorrere con altri articoli strade diverse. In Commissione è stato inserito nella finanziaria un comma che eroga un miliardo e mezzo a Tempio per istituire un'altra facoltà. Giustamente il collega Fois può dire: "Va bene, allora perché non li diamo anche ad Alghero?"; il collega Pirisi può dire: "Perché non li diamo anche a Macomer?". Qual è la logica? Io prendo atto di questa volontà di sostenere l'università diffusa, però ribadisco l'esigenza di un maggiore sostegno all'università, di una linea più organica nel sostenere l'università, e valuterò con attenzione le cose che l'Assessore ci dirà, e l'esigenza di non ricadere, anche per sensibilità, non per cattiva volontà, nella logica della frammentazione degli interventi. Allora, tutto ciò premesso, credo che questo dibattito così contenuto, possa servire quanto meno a fare il punto sulle scelte che intendiamo fare, sulla strada che intendiamo percorrere, stando però sulla linea della coerenza, della disciplina dettata dalla legge 26; in quella logica mal si inquadra l'emendamento, che è giusto nella sostanza, nel principio, su Tempio; se dobbiamo operare attraverso gli atenei, allora questo principio deve valere per tutte le università, non a spezzoni.

Parlando un attimo informalmente con l'Assessore, richiamavo la sua attenzione sul fatto che non si fanno le nozze coi fichi secchi (scusate la battuta poco parlamentare), che invece noi dobbiamo entrare nell'ordine di idee di fare una scommessa forte sull'università, di stanziare risorse considerevoli che assicurino un forte sostegno all'autonomia degli atenei, quel sostegno che il nostro sistema sociale ed economico da solo non può dare. Il sistema lombardo può sostenere la Bocconi ed altre università, in Sardegna o c'è un intervento forte della Regione e delle istituzioni autonomistiche, e poi credo si possano sensibilizzare anche i soggetti economici e finanziari inducendoli ad intervenire, o noi in prospettiva, possiamo fare qualunque politica di incentivi, di infrastrutture, di sviluppo ma se abbiamo un sistema formativo, universitario, e di ricerca di serie c non andiamo da nessuna parte. Non andiamo da nessuna parte! Senza essere dogmatici, questo è uno degli investimenti fondamentali per ogni politica di sviluppo. Troviamo il tempo, troviamo l'accordo, troviamo il modo, però sull'università, sul sistema formativo, sulla ricerca, sulla diffusione nel territorio, sull'organizzazione degli istituti, su queste cose dobbiamo fare un salto di qualità fondamentale, perché se no le altre nostre politiche rimarranno parziali e, può darsi, anche poco significative.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Intervengo su alcuni degli emendamenti proposti, per dire poche cose in ragione proprio del sostegno che anche dal nostro punto di vista dovrebbe essere dato all'emendamento numero 290, uguale al numero 162 che è stato prima illustrato dal collega Selis, perchè al di là della somma che indica, 10 miliardi, tuttavia prospetta un intervento più ordinato e più organico della Regione rispetto all'istituzione, all'istruzione e alla funzione universitaria. Una somma, dieci miliardi, da utilizzare al cinquanta per cento in capo all'università e al cinquanta per cento in capo ai consorzi costituiti o costituendi fra le università di Cagliari e Sassari e i territori. E' una metodologia che ricomprende, in modo ordinato, quello che esiste e quello che si sta muovendo verso nuove forme di organizzazione, di diffusione, come si dice, dell'università nel territorio. Al di fuori di questo criterio, di questo metodo, permane quel sistema che oggi conosciamo e, diciamo la verità, non fa onore né alla Regione, né all'università e né alla ragione e né alla cultura.

Si dirà quello che si vuole, ma questo tipo di competizione per cui per ogni cenno di cosa buona che si sperimenti nel territorio, si apre la rincorsa a chi fa prima e a chi trova prima il padrino che la sponsorizzi, non va bene. Stiamo parlando di cultura. Già questa cosa è disdicevole quando si tratti di altre attività, ma parlando di cultura e di cultura superiore, in questo modo si innesca una competizione per cui il consigliere di Alghero o dell'algherese pensa che l'università si debba diffondere ad Alghero, il consigliere di Ozieri o dell'ozierese pensa che l'università si debba diffondere a Ozieri, e così via distribuendo nel territorio. Ora, noi tutti consiglieri regionali, dovremmo essere particolarmente non solo sensibili e rispettosi, ma anche premurosi di ogni e qualsiasi esigenza della comunità sarda, esigenze che sono differenziate nel territorio, per cultura, per sensibilità, per vocazioni (quindi non si debbono fare doppioni, ripetizioni, rincorse), nello stesso tempo differenziate anche per condizioni materiali. Ci sono territori più serviti e territori meno serviti, più o meno vicini alle sedi universitarie e quindi ai luoghi dove principalmente sono concentrate le istituzioni scolastiche di livello superiore. Io penso che vada recuperato in qualche modo questo spirito. L'emendamento numero 290 va in quella direzione; non va certamente in quella direzione la proposta della Giunta di continuare a "spalmare", come si usa dire (e poi il termine spalmare ricorda anche un po' ungere), distribuire i finanziamenti in tutto il territorio.

Insomma, ragazzi cari, qui chi vuole ungere carri elettorali faccia altri ragionamenti ed altri discorsi. Un tempo c'erano in Sardegna due università, funzionavano più male che bene, nacquero molte contestazioni sulla qualità dell'organizzazione di quelle università e sulla qualità degli studi, ed anche sulla qualità della cultura, che si considerava troppo nozionistica e poco critica e quant'altro. In Sardegna, le università erano Cagliari e Sassari, sud e nord, Capo di sopra e Capo di sotto, il Capo di mezzo non aveva università; poi è nata un'associazione e ha detto: "Perchè non pensiamo a fare anche un qualche cosa di universitario a Nuoro?", è nata l'AiluN, l'Associazione per la Libera Università Nuorese, e, appena nata, propone tutte le buone idee e naturalmente chiede finanziamenti alla Regione, che ha iniziato a sostenere e a finanziare la Libera - libera ma con i danari regionali - Università Nuorese. Poi è nato, a Nuoro, anche un consorzio di enti pubblici, che non è che dovesse competere con la libera università privata, manco a dirlo che doveva competere, no, doveva essere un'altra cosa, doveva affiancare la prima iniziativa; a chi chiedere i danari? Alla Regione. La Regione, munifica, dà. Nel frattempo le due università sarde, quella del Capo di sopra e quella del Capo di sotto, fanno una politica di decentramento, giusta, e quindi si diffondono nel territorio, e istituiscono corsi di studi e corsi universitari da sopra, Sassari verso Nuoro, da sotto, Cagliari verso Nuoro. In una città che non aveva università oggi si è creato un intrico di interventi universitari dei quali forse è anche difficile dire quale sia la connotazione complessiva, quale sia la vocazione principale che deve essere colta in quel territorio ai fini del suo sviluppo specifico.

Di tutte queste molteplici università o pezzi di università, certo che non ce n'é una che ha torto e le altre che hanno ragione. Ma si porrà il problema di pensare ad una università nuorese, non dico a un'università di Nuoro, ma ad una università nuorese, del territorio di Nuoro, che abbia una sua organicità, una sua propensione, anche una sua specializzazione, posto che le università oggi nel nuovo sistema non hanno solo l'autonomia, ma devono anche manifestare capacità di competizione, perché se no poi o vanno al soldo tutto pubblico o non riescono, non dico ad essere eccellenti, ma neppure appena sufficienti.

Si pone o no un problema di coordinamento? Ed anche la diffusione nel territorio non può essere una disarticolazione! Il giorno in cui l'università si disarticolasse tanto da istituire istituti universitari in ogni città e cittadina, noi avremmo una università ridotta ad una scuola media superiore. Non che diffondendosi necessariamente si debba dequalificare, però è chiaro ed è evidente che con i corsi brevi sempre di più una parte dell'università assomiglia a una scuola media superiore, e sempre meno è capace di garantire livelli alti dello studio e della ricerca che in questo modo finirebbero per concentrarsi, non dico solo nel capo di sopra e di sotto, nelle due città, ma forse anche in luoghi altri, privati e pubblici, pubblici ed anche privatizzati, nei quali è difficile poi sapere come funzionino le cose, chi vi possa accedere e chi ne tragga beneficio.

Quindi questa è tutta una materia da riordinare, ed aggiungiamo anche una cosa, visto che ci siamo: perché qualcuno non stila, lo dovrebbe fare la Giunta, perché noi consiglieri non abbiamo neppure gli elementi di conoscenza puntuali, un elenco di tutte le sovvenzioni che con leggi, leggine e programmini vengono erogate a singoli istituti universitari e lo distribuisce? E' anche accaduto che, non tutti, perché faremmo un torto a molte intelligenze che sono passate da queste parti in Consiglio regionale, ma molti professori e professorini, ed anche "subprofessori" che sono passati in Consiglio regionale, si sono tutelati a fin di bene, proponendo una leggina che finanziasse un istituto universitario, quasi sempre l'istituto era il loro istituto, quello in cui lavoravano o quello in cui sarebbero andati, leggina che poi è stata approvata. E questo non va bene. Forse è arrivato il momento di riordinare tutta questa materia e di fare uno stanziamento unico che sostenga alcuni istituti universitari, quelli che si ritiene debbano avere, o per capacità e potenzialità di sviluppo o per innovazione o per necessità che sia di carattere generale, sostegno, ma non quelli di Tizio e di Caio che sono passati di qua. Noi avremmo pensato che in questi commi, che trattano la materia, la Giunta avesse proposto questo tipo di riordino. L'emendamento Selis avanza una proposta in tal senso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.. Ne ha facoltà.

ONIDA (P.P.S. C.D.U. Sardi), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Quando all'inizio del mandato, intorno ai primi mesi del 2000, ho pensato di sentire prima la struttura burocratica per conoscere, io avvertivo l'esigenza di capire un po' di più quel che accadeva alla Regione, nel momento di erogazione delle risorse, la sua politica in ordine alla ricerca e alla cultura, ma soprattutto all'università, e ciò mi suggerì di sentire i rettori. Una serie di riunioni con Maida e con Mistretta, estremamente proficue, portarono noi e loro a condividere la esigenza di ridare fiato a quel disegno, a quella proposta, chiamata "Proposta Fois", che portava ad una semplificazione, che era quella di eliminare la spendita di quelle risorse che manco noi sappiamo dove vadano a finire e come vengano gestite, per avere un contenitore unico della spesa regionale nella direzione della università, della ricerca universitaria, partendo dall'esigenza che il contenitore unico avrebbe consentito più facilmente alla Commissione paritetica di cui alla legge numero 26, composta dalla Regione, nella persona de gli assessori della programmazione e della pubblica istruzione e dai due rettori, una pianificazione più nobile, una più trasparente decisione, una migliore razionalizzazione della spesa universitaria; un progetto quindi, condiviso anche dai rettori delle due università. Ben lontano da me e, credo, ben lontano dalla Giunta, pensare che con questa operazione noi attentiamo all'autonomia dell'università. All'interno di questo emendamento non possiamo rinvenire un organico disegno riformatore, perché il disegno riformatore organico - questo lo hai detto in un passaggio del tuo intervento, collega Sanna - si elabora una volta che noi potremo quantificare le risorse da spendere in quella direzione. Onorevole Selis, io sono convinto che allora avremo anche la possibilità di valutare la proposta da lei avanzata che accolgo come raccomandazione, ma è un problema sul quale torneremo credo in termini di concretezza, quando verificheremo qual è l'esigenza reale che avverte la Regione in ordine alle somme da mettere a disposizione dell'università. In tale contesto nasceranno i piani, non ci saranno più zone d'ombra, non avremo più la preoccupazione di non sapere dove vanno le risorse, rispettando l'autonomia, ma entrando nella conoscenza profonda, anche perché la riforma universitaria oggi cammina parallelamente ad un bisogno avvertito dal sistema nazionale, non soltanto della Sardegna, che è quello di finalizzare gli studi al lavoro, alla occupazione, non soltanto i diplomi di laurea breve, di formazione superiore, tutto è finalizzato al mondo del lavoro e a consentire ai nostri figli ed ai nostri cittadini di trovare occupazione; almeno sotto questo profilo la Regione ha non solo il dovere ma il diritto di conoscere, di intervenire parallelamente rispetto all'impostazione di politica universitaria che i senati accademici si danno nell'individuazione dei propri programmi. Ma è necessario prima sapere quale finanziamento stiamo dando all' università.

L'università diffusa è estremamente importante ma nel bene e nel male. Può essere una cosa molto utile, come può diventare un business, e c'è, è vero, caro onorevole Cogodi, la tentazione qualche volta di farne un business. Ci sono personaggi che circolano, che propongono ipotesi di emendamenti per istituire l'università di Oristano, di Alghero, di Ozieri, di Lanusei. L'università diffusa può essere interpretata come esigenza di dare risposte sacrosante al diritto di cultura che i cittadini della Sardegna tutti in maniera indistinta, hanno, ma può diventare anche una cosa negativa. Ecco perché la Giunta, il Consiglio regionale, non possono non partecipare a queste decisioni, non possono non confrontarsi con le politiche universitarie attorno a questi argomenti. E l'università diffusa non è soltanto quello che viene gemmato da Cagliari e da Sassari; si sta verificando un fenomeno in Sardegna, che io comincio a considerare molto pericoloso, se non grave. Tantissimi dei nostri comuni, Calasetta, Sant'Antioco, Scano Montiferro, ospitano pezzi, segmenti di studi universitari: il Politecnico di Torino, la Bocconi, tutta una serie di servizi che vengono dati alla Sardegna dalle università private; nel libero mercato tutto è lecito. Oggi i comuni non ci stanno ancora chiedendo niente, ma arriverà il momento in cui tutti i comuni che ospitano questo tipo di università diffusa chiederanno aiuti finanziari, insomma verrà il momento in cui probabilmente non saremo più capaci di capire fin dove noi potremo limitare il nostro sforzo finanziario.

Anche per questi motivi, quindi, dobbiamo, Regione e rettori, assolutamente avere la possibilità di governare la spesa nella direzione di cui stavo parlando. Per prima cosa attraverso il monte risorse; secondo, con i piani operativi; terzo, con la sinergia Università- Consiglio regionale, con tutti gli aspetti di democrazia e di trasparenza, la verifica dei piani organici, dei piani di prospettiva che vadano veramente finalizzati tutti quanti all'occupazione, e questa credo che sia la parte che ci deve coinvolgere in maniera più seria.

Con questo emendamento noi facciamo il primo passo, gli altri passi verranno di conseguenza, e verrà di conseguenza il problema dell'aggiornamento delle risorse, e forse anche la rilettura delle esigenze dell'università diffusa così come oggi noi le sentiamo. Quindi il problema è partire con un azzeramento dei disagi, che sono notevoli, di cui soffre Nuoro, di cui soffre Oristano, di cui fra breve soffrirà Tempio, ecc.. Partirà la facoltà di architettura mediterranea di Alghero, questa sì è una cosa che abbiamo in mente di realizzare, perché fa parte di un disegno che non è soltanto sardo, ma delle isole del Mediterraneo, e che è all'attenzione straordinaria di tutta un'altra serie di soggetti istituzionali, per cui o lo facciamo noi o altri si affretteranno a portarci via questa iniziativa. Vi è poi il problema delle sofferenze degli ERSU per causa dell'università diffusa. I ragazzi che studiano a Nuoro e a Oristano, per esempio, chiedono anch'essi il diritto alla visita medica gratuita, chiedono anch'essi la mensa, chiedono anch'essi il buono alloggio, e col dilatarsi di questo sistema si sta dilatando la spesa per gli ERSU; si manifesta cioè tutta una serie di problemi che nascono da questi ragionamenti.

Io credo però che partendo dalla premessa della unificazione del contenitore, partendo dalla valutazione sulla sufficienza o meno di quello che il contenitore contiene, possiamo fare tutti gli altri passaggi e affrontare tutte le altre questioni di sostanza che sono, credo, decisive per le sorti della Sardegna.

Mi sia consentita un'altra brevissima considerazione sull'emendamento Rassu. Io, onestamente lo debbo dire, non comprendo che cosa sia avvenuto da un anno a questa parte, perché l'articolo 6, che ha modificato la legge numero 26 del 1997, è di un anno fa, contenuto, mi pare, nella legge di assestamento del 2000, e portava una chiarissima dizione: "Per l'espletamento dei corsi universitari nelle aree disciplinari di cui all'articolo 17, comma 2 della legge 26, è autorizzato un finanziamento annuo di lire due miliardi, da ripartirsi in eguale misura tra le Università degli studi di Cagliari e di Sassari."

PRESIDENTE. Assessore, ha esaurito il tempo a sua disposizione. Diamo un minuto all'Assessore che sta dando risposte ad alcuni consiglieri.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. I 2 miliardi che il Consiglio decise di dare alle due Università l'anno scorso, da dividersi tra Cagliari e Sassari, andavano nella direzione del potenziamento dell'autonomia, ma per applicare la legge 26, per pianificare cattedre che riguardassero la lingua sarda, l'insegnamento della cultura e della storia sarda. Che cosa porta il nuovo emendamento? Io mi rimetto all'Aula, non ho problemi, ma mi parrebbe che il vecchio testo contenesse meglio tutto quello che il nuovo testo vuole dire; i 2 miliardi erano erogati a regime alle due università, uno a Cagliari ed uno a Sassari, quindi non comprendo perché il finanziamento è ritornato a un miliardo e mezzo. Deve essersi verificato un problema burocratico, ma credo che bisogna riportare a due miliardi a regime questo impegno, che attua una parte importante della legge 26, altrimenti si determina l'impossibilità per le Università di pianificare la propria attività.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare metto in votazione i commi 5, 6 e 7. Chi li approva alzi la mano.

(Sono approvati)

Metto in votazione l'emendamento 100. Chi lo approva alzi la mano.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (D.S.). Sarò breve, perché alcune risposte dell'assessore Onida in qualche modo mi tranquillizzano. Naturalmente non tutte, perché è vero che si sta procedendo a istituire questo fondo unico per le università, che poi verrà utilizzato, mi auguro, sulla base di quanto previsto dall'articolo 2 della legge numero 26, però insisto nel dire che questo disegno appare ancora confuso, quindi credo che a questa votazione debbano seguire atti concreti che quanto prima spero l'assessore Onida ponga all'attenzione del Consiglio, perché reputo strategico questo intervento a favore della università in Sardegna. Ci sono molti studenti sardi che ormai si stanno iscrivendo in università, nella migliore delle ipotesi italiane, ma sempre più spesso ormai anche in università europee perché in Sardegna non trovano nessuna risposta.

Assessore Onida, il problema della ricerca è un punto sul quale noi dobbiamo approfondire la discussione in aula, per arrivare a una linea definita, a una sintesi, perché un conto è il finanziamento della ricerca in Sardegna, altra cosa è il finanziamento della ricerca per la Sardegna. Noi abbiamo molto bisogno di ricerca per la Sardegna, perché di ricerca in Sardegna forse ce n'è anche troppa. Allora, è chiaro che se dobbiamo definire una linea di intervento, pur nel rispetto della piena e totale autonomia dell'università e degli istituti di ricerca, mi pare assolutamente legittimo che chi dispone i finanziamenti abbia qualcosa da dire in relazione alla ricerca per la Sardegna. E siccome questi sono interventi strategici, io credo che al più presto sarebbe opportuno che in quest'aula si potesse aprire un ragionamento di questo tipo.

Per questi motivi dichiaro di astenermi.

PRESIDENTE. Se non ci sono altre dichiarazioni di voto, metto in votazione l'emendamento numero 100. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

L'emendamento numero 114 è uguale.

Metto in votazione l'emendamento numero 102. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

L'emendamento numero 149 è ritirato.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Faccio una breve dichiarazione di voto. Naturalmente voterò a favore degli emendamenti numero 161 e 162, sono tra i presentatori. Ho preso atto che la Giunta ha delle perplessità, ma ho preso anche atto, e mi associo alle cose che diceva il collega Tore Sanna, dell'impegno della Giunta, se ho ben capito, di dar corso alla dichiarazione dell'Assessore; per essere chiari diciamo che non presentiamo neanche un ordine del giorno, che rimarrebbe agli atti, per non sovraccaricare l'Aula, preferisco dire che ci fidiamo, che prendiamo atto della dichiarazione dell'Assessore e cerchiamo di capire come le dichiarazioni dell'Assessore avranno uno sviluppo, un proseguo, come si andrà avanti, perché non vorremmo trovarci di nuovo l'anno prossimo in questa situazione. Questo non servirebbe alla Giunta, poi naturalmente le opposizioni dovranno fare la loro parte. Noi da questo punto di vista faremo la nostra parte continuando a fare una battaglia, meglio ancora se la battaglia fosse unitaria, delle istituzioni regionali, perché i problemi della scuola, dell'università abbiano una prospettiva.

Io non credo che sarebbe stato inopportuno, o meglio lo dico in positivo, che sarebbe stato poco opportuno oggi votare un emendamento di questo genere, magari ritirandolo e ripresentandolo con altri proponenti perché non fosse targato, magari riformulandolo con uno stanziamento modesto o diverso, proposto dalla Giunta, con il quale si desse un forte segnale di attenzione all'università. Prendiamo atto che forse non c'è stato sufficiente dialogo, noi l'abbiamo proposto, prendiamo atto che c'è questa intenzione della Giunta; per parte nostra riteniamo che questo sia il terreno o quanto meno uno dei terreni su cui si gioca la nostra competitività e il nostro futuro. E' stato detto anche poco fa da vari colleghi che non si tratta solamente di finanziare la ricerca dell'università, ma la ricerca per la Sardegna. A questo proposito ricordo anche alla Giunta regionale che da tempo c'è una norma che prevede un protocollo d'intesa tra la Regione e l'università che riguarda l'anagrafe della ricerca. Se non avremo l'anagrafe della ricerca, nessuna impresa potrà sapere che cosa si sta studiando e andrà a cercare in capo al mondo innovazioni o tecnologie, che magari sono sotto casa. Questa anagrafe della ricerca, che è contenuta entro la logica degli emendamenti proposti e che comunque è dentro una nostra idea, va fatta, ufficializzata, resa accessibile e trasparente perché questo è lo strumento essenziale che serve a finalizzare la ricerca alle esigenze della Sardegna e mette in condizioni le imprese di conoscere lo stato della ricerca e anche le innovazioni della ricerca. Per questo motivo annuncio naturalmente il mio voto favorevole sugli emendamenti numero 161 e 162, di cui chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Per una precisazione tecnica, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.

PITTALIS. (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Precisazione non tecnica ma di sostanza, perché i due emendamenti mancano di adeguata copertura; se questo fosse possibile inviterei tutti i consiglieri, gli 80 consiglieri a presentare emendamenti su ogni questione. Siamo tutti sensibilizzati ai problemi, onorevole Selis. Allora, l'università sarda mai come in questa occasione…

SELIS (Popolari-P.S.). Chiedo scusa un attimo, per evitare che questa possa essere...

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Sto spiegando, vorrei concludere il mio breve intervento. Onorevole Selis, dicevo che c'è un problema di copertura finanziaria, o gli emendamenti hanno copertura o sono privi di senso, se non quello di portare all'attenzione dell'Aula un problema. L'università sarda, grazie a Dio e grazie anche all'impegno della Giunta regionale, ha avuto tali e tante risorse, anche in questo esercizio, che si tratterà semmai di valutare bene, prendendo anche spunto dalle considerazioni che sono emerse nel dibattito, come meglio articolarle perché anche in questa circostanza la Regione sta facendo quello che dovrebbe fare il Ministero dell'università. Non è stato sufficientemente messo in risalto che per quanto riguarda le risorse del quadro comunitario di sostegno e soprattutto la parte a valere sul PoR, non ci sono enti di ricerca, Consorzi 21, CRS4, ma c'è in prima linea l'università alla quale è stata destinata, come è giusto che fosse, una quantità davvero ingente delle risorse, questa è l'attenzione di questa Giunta verso l'università sarda! Un emendamento di questa natura, che prevede cento miliardi, non si sa per cosa e né come, un finanziamento che neanche le università hanno chiesto nel confronto con la Giunta regionale, con una copertura finanziaria rimessa ad una quota di mutuo, non è ammissibile! Ecco, è solo questo che intendevo puntualizzare, chiedo scusa per il tono, ma siamo un po' stanchi tutti, volevo semplicemente mettere in evidenza questi dati, lo dico per l'emendamento dell'onorevole Selis, lo dico per gli emendamenti presentati dai consiglieri della maggioranza, perché altrimenti qua salta l'impianto complessivo della manovra finanziaria.

PRESIDENTE. Assessore, siccome lei non ha sollevato alcun problema quando ha espresso il parere della Giunta, pensavo che questi emendamenti si potessero porre in votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Tagliamo la testa al toro e andiamo avanti; revoco la richiesta di votazione nominale sul numero 161, mentre la mantengo sul numero 162, mi interessava richiamare l'attenzione della Giunta, del Consiglio, dei colleghi su questo problema. La copertura con rata di mutuo era un'indicazione, secondo me, perfezionabile, ma comunque precisa, torneremo su questo argomento, vorrei però ribattere all'Assessore che i cento miliardi non si stanziano senza sapere per quale uso ma per sostenere l'attività dell'università e la sua autonomia. L'attuazione di un eventuale emendamento di questa natura andava concordata nell'ambito della commissione prevista dalla legge numero 26, però siccome non voglio dare l'impressione che sto censendo i favorevoli o i contrari, perché questo sembrava, mettiamo in votazione normalmente questo emendamento, io ho dichiarato il mio voto, mantengo la richiesta di votazione nominale dell'emendamento numero162.

PRESIDENTE. Onorevole Selis, ritira quindi l'emendamento numero161?

SELIS (Popolari-P.S.). No, no, ne chiedo la votazione.

PRESIDENTE. Se non c'è copertura finanziaria, come è stato chiarito, non lo posso mettere in votazione.

SELIS (Popolari-P. S.). Stavamo superando il problema brillantemente; la copertura finanziaria è indicata con una rata di mutuo e, in sede di coordinamento, si poteva, come tantissime altre volte abbiamo fatto, specificare. In caso contrario invito, non la Giunta ma quanto meno gli uffici, quando ci sono problemi di questa natura, a sollevarli in sede di espressione del parere, perché se me lo dite quando sto votando l'emendamento all'emendamento, la specificazione non la posso più fare. Allora faccio una proposta: questo credo che possa considerarsi un emendamento sostanzialmente coperto, verrà votato e bocciato, tuttavia mettiamoci d'accordo, quando ci sono problemi di copertura finanziaria, o sospendiamo l'esame e si definisce la copertura finanziaria o si dice in partenza che manca la copertura finanziaria. Però ora sull'emendamento abbiamo fatto un dibattito, ne abbiamo parlato, è stato presentato da giorni, siamo in sede di votazione, non chiedo la votazione nominale, quindi credo che la maggioranza si possa esprimere; abbiamo sollevato un problema che ci sta, che forse vi sta, a cuore; abbiamo fatto la nostra dichiarazione di voto, chiederei al Presidente di metterlo in votazione per evitare che io chieda la sospensione della seduta per specificare come la rata di mutuo vada articolata, cosa che sarebbe solo una perdita di tempo; siccome l'emendamento non verrà verosimilmente approvato, è inutile che mi metta a specificare come si copre il mutuo.

PRESIDENTE. Io devo solo fare una preghiera ai presentatori degli emendamenti, ma anche alla Commissione e alla Giunta: sulla copertura finanziaria bisogna pronunciarsi nel momento in cui si esprimono i pareri, così evitiamo di portarci appresso problemi di questa natura; questo emendamento, infatti, non sarebbe dovuto essere ammesso.

Ha domandato di parlare l'onorevole Spissu per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 161. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Devo fare una dichiarazione di voto e una proposta; credo che la volontà sia quella, anche unificando le risorse, così come è avvenuto con gli emendamenti precedenti, di dotare le università sarde di finanziamenti tali da poter loro consentire di affrontare la delicatissima fase dell'autonomia. Io credo che se questo è l'impegno politico su cui mi pare ci sia una convergenza, e che non è possibile non condividere, possiamo assumere in questa fase l'impegno che con l'assestamento verificheremo se è possibile dotare il fondo in cui unifichiamo le risorse, di ulteriori finanziamenti. Con questo impegno, un po' nella linea delle cose che diceva l'assessore Onida, possiamo anche ritirare questi emendamenti. Quindi si ritirano gli emendamenti con questo impegno, che resta un impegno politico, che possiamo insieme attuare fra qualche mese.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Deiana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEIANA (I DEMOCRATICI). Presidente, io prendo atto della disponibilità data dal collega Spissu poc'anzi; io farei una proposta integrativa a questa disponibilità per l'appuntamento futuro dell'assestamento di bilancio. Esistono in carico alla Commissione due progetti di legge sulla ricerca scientifica e sull'università, uno presentato dalla Giunta e l'altro di iniziativa dei consiglieri regionali, si assuma l'impegno politico di discuterli in tempi brevissimi, di fare il testo unificato, su cui sicuramente la Commissione svolgerà un lavoro serio, e di arrivare all'assestamento di bilancio con una legge già fatta, da poter finanziare, nella quale inserire gli articoli che vanno a sostenere l'autonomia universitaria.

PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 161 e il 287 sono ritirati. Per il 162 è stata chiesta la votazione nominale.

Ha domandato di parlare l'onorevole Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Presidente, io sul problema che pongono gli emendamenti numero 162 e il 290, ritengo di spendere soltanto due parole per dire...

PRESIDENTE. Il 290 è stato ritirato.

PIRISI (D.S.). Sono uguali. E' ritirato il secondo, ma è identico e preciso al primo. Io credo che nel passato in quest'aula ci siano stati altri legislatori che abbiano fatto un'analisi approfondita del perché in Sardegna dovessero nascere, come si chiamavano allora, delle università gemmate e credo anche che non sia opportuno in questa sede fare un excursus storico delle motivazioni che in quel momento, in quel dato contesto, hanno determinato quelle scelte. Vedo una qualche banalizzazione delle scelte che furono fatte allora e che ritengo che ancora oggi abbiano una loro grande validità, perché gli annosi problemi che vivevamo in quella fase storica, purtroppo non sono stati superati. Penso quindi che il decentramento che è stato realizzato con delle azioni importanti grazie al quale abbiamo, per esempio a Nuoro, i primi laureati in scienze ambientali e in scienze forestali, sia una conquista che vada ascritta in maniera positiva ai legislatori di allora

Oggi io credo che sia opportuno sostenere ancora la scelta che fu fatta allora, mantenendo in piedi queste strutture e ritengo che sia necessario interrogarsi se quelle facoltà, per esempio penso alla facoltà di scienze ambientali e di scienze forestali siano ancora attuali e se questi neolaureati troveranno domani uno sbocco, oppure se stiamo costruendo un ennesima fabbrica di disoccupati, che saranno disperati rispetto alla fatica e anche alle promesse che furono fatte a suo tempo di un posto di lavoro che avrebbero potuto trovare nel nostro territorio.

Quelle due facoltà sono state create perché era necessario ed opportuno, lo decisero quelli che allora sedevano in quest'aula, per valorizzare le risorse ambientali di cui disponiamo. Bisogna domandarsi se è ancora attuale quella scelta oppure bisogna essere conseguenti e coraggiosi chiudendo quella sperimentazione. Io sono dell'avviso che è ancora attuale quella scelta. È valida perché, Assessore, quando lei dice che oggi gli studenti stanno cominciando ad avanzare delle richieste di mense, di alloggi e di altri servizi, le domando e mi domando: ma se fossero a Cagliari, a Sassari, a Firenze o a Siena, o in un'altra parte della nostra nazione, non avrebbero anche in quella sede il diritto di reclamare la mensa, la camera nella casa dello studente, i servizi e quant'altro?

ONIDA (P.P.S.-C.D.U.Sardi), Assessore della publica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Non era questo il senso delle mie affermazioni.

PIRISI (D.S.). Io ho capito perfettamente lo spirito del suo intervento, non voglio essere polemico, dico soltanto e domando a me stesso, e mi do una risposta in senso affermativo, che se dobbiamo garantire il diritto allo studio, io credo che sia importante che questo si faccia. Allora, noi dobbiamo anche evitare qualche volta di generare confusione, perché a Nuoro non ci sono tre entità separate, c'è l'AILUN e c'è il Consorzio universitario a cui fanno capo le università di Cagliari e di Sassari, l'assessore Onida conosce benissimo la situazione e sa bene che lavorano di concerto, anche se in qualche momento abbiamo la sensazione che esista qualche tensione. Ecco, l'emendamento si propone di raggiungere almeno quella base che è necessaria per il funzionamento complessivo dell'università. Dica pure, Assessore.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Per il 2001 le risorse le abbiamo già previste.

PIRISI (D.S.). Ho visto, sono 3 miliardi e mezzo, però per esempio l'anno scorso, se non ricordo male, avevamo previsto 4 miliardi. Il mio voto è favorevole. Però pensavo che la Giunta potesse stanziare risorse almeno dell'entità di quelle dell'anno passato.

PRESIDENTE. Devo fare notare ai presentatori che questo emendamento grava su un capitolo dal quale sono state prelevate risorse con l'emendamento 371 ai commi precedenti dell'articolo 3, per cui la somma ancora disponibile è 6 miliardi in luogo di 10.

Pertanto lo poniamo in votazione tenendo conto di questa modificazione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 162.

Il consigliere LAI dichiara di aver votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Ivana - DORE - FALCONI - GIAGU - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SCANO - SELIS - SPISSU - VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - ONNIS - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RASSU - SCARPA - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 71

votanti 70

astenuti 1

maggioranza 36

favorevoli 28

contrari 42

(Il Consiglio non approva)

L'emendamento numero 290 è stato ritirato. L'emendamento 91 è decaduto. Metto in votazione l'emendamento numero 476. Ha domandato di parlare il consigliere Frau per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FRAU (A. N.). Onorevole Presidente, intendo fare, molto brevemente, una dichiarazione di voto su questo emendamento numero 476. Perché questa dichiarazione di voto? Perché fummo accusati, altre volte, ricordo l'anno scorso quando fu presentato un emendamento simile, fummo accusati, noi consiglieri regionali del territorio, di essere contro il Porto Conte Ricerche. Il bel faccione di qualche consigliere regionale uscì sul giornale: "Ecco dove erano costoro" costoro erano qui, continuano a essere qui e sicuramente crediamo nell'importanza del Porto Conte Ricerche. Sono favorevole a questo emendamento e quindi voterò a favore. Però, e questo è stato detto stasera dall'onorevole Spissu nel momento in cui lo stava illustrando, purtroppo succede che il Consorzio 21, il CRS4, questi colossi, nel momento in cui dividono le poste, lasciano al Porto Conte Ricerche le briciole, ed allora dobbiamo comprendere se dobbiamo continuare in questo modo o dobbiamo trovare una soluzione, per non trovarci tutti gli anni a dover presentare un emendamento per Porto Conte Ricerche. Se la ricerca è importante - e credo che sia importante, stasera ne abbiamo parlato molto, di quella universitaria e di quella non universitaria - e se vogliamo che il Porto Conte Ricerche continui a funzionare deve essere messo nelle condizioni di poter operare. Ed allora, dobbiamo impedire che i soldi che vengono disposti per la ricerca non vadano solamente nelle casse del Consorzio 21, che poi dovrebbe dare qualcosa anche al Porto Conte Ricerche, e nelle casse del CRS4. Volevo dire questo per precisare che mai e poi mai i consiglieri del territorio sono stati contrari a questa istituzione, anzi l'abbiamo difesa anche quando era ex Co.Ri.Sa, figuriamoci se non la difendiamo adesso, anche perché crediamo che anche il nord Sardegna debba avere un centro di ricerca nell'ambito del parco scientifico e tecnologico, e quindi voterò a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi.

COGODI (R. C.). Voglio dire che proprio a malincuore io personalmente mi asterrò dal votare l'emendamento numero 476. Abbiamo sempre difeso il progetto Porto Conte Ricerche anche nelle fasi nelle quali mancavano elementi sufficienti o comunque non del tutto probanti sulle prospettive di questo centro di ricerche ed anche sulle modalità con le quali cospicui stanziamenti pubblici sono stati utilizzati negli anni. Non tanto per una questione di territorio, quanto perché un'idea di centri di ricerca a rete in questa nostra Regione, un'idea di equilibrio nel territorio e in riferimento anche all'università ed alle maggiori istituzioni di ricerca, era e rimane un'idea giusta. Io mi domando: perché mai questo finanziamento, in questa fase di discussione, dopo che a lungo se ne è parlato in Commissione, viene proposto da questi consiglieri regionali? Perché i consiglieri regionali del territorio? Ma un istituto di ricerca qualificato, se c'è da sostenerlo, come deve essere sostenuto? Si può fare carico una Giunta regionale di avanzare una proposta? Si può fare carico anche l'insieme del Consiglio di fare una proposta? Ma cos'è questa pratica, per cui i consiglieri regionali di diversi Gruppi, di destra, di centro ed anche un po' di sinistra fanno il partito del territorio? E non hanno nemmeno la bontà di avvertire tutti i consiglieri del territorio di aver costituito un partito del territorio. Auguri ai partiti del territorio! Partite bene ma arrivate, se ci riuscite. Perché non è più pensabile che qui si dicano tante di quelle cose da parte del Presidente della Giunta, degli assessori, di tutti, perorazioni, richiami, petizioni, poi si arrivi a questi emendamenti ai quali ognuno deve apporre la sua firma, per poter andare a dire: "Vi abbiamo fatto ottenere i soldi!. Noi, interpartito del territorio!" Non si usano i danari così! Io personalmente sono favorevole al sostegno finanziario e invito la Giunta regionale a trovare una soluzione perché si assuma la paternità, se è necessario, di proporre al Consiglio di votare un finanziamento, ma questo modo è il peggiore perché in questa Regione, altri territori, se non avessero consiglieri regionali, che farebbero? Morirebbero? Oppure vengono altri colleghi a proporre che si formino altri partiti trasversali di questo o quel territorio per ottenere o per dare finanziamenti. Presidente Floris, sia garante un pochino di queste cose, non dia il parere favorevole della Giunta, o meglio lo dia favorevole e lo proponga come Giunta. Se è necessario si faccia un ordine del giorno o un emendamento a firma di tutti i Gruppi, se è giusto, ma di tutti i Gruppi, in quanto cosa condivisa dal Consiglio, non da quei consiglieri; così si fa baratto, si fa mercato, si degrada la politica ed è più difficile anche capirsi, intendersi sulle cose più importanti e sulle cose giuste: questa è una cosa giusta ma fatta male.

Vorremmo invitare coloro che in questo modo hanno agito fino ad ora, a trovare una diversa formulazione, una diversa soluzione, perché è giusto l'obiettivo ma è sbagliato il modo in cui questi colleghi intendono raggiungere questo obiettivo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Più che per dichiarazione di voto intervengo per accogliere la proposta che faceva l'Assessore di ridurre il finanziamento da 1 miliardo a 500 milioni, e per dire che naturalmente lo spirito con cui i proponenti hanno presentato l'emendamento non è quello che veniva richiamato dall'onorevole Cogodi: a nessuno è impedito di sostenere questo emendamento, che nasce dall'iniziativa di alcuni consiglieri anche dimenticando di coinvolgere i colleghi che in questi anni hanno sostenuto le ragioni non della Porto Conte ricerche o di un territorio, ma della ricerca. Quindi non c'è nessuna volontà di esclusione, naturalmente chiunque può essere sostenitore di questo emendamento, l'importante è risolvere il problema.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, intervengo per una dichiarazione di voto a favore dell'emendamento in discussione che è nato, è vero, per iniziativa di una parte dei consiglieri di varia estrazione politica, ma ciò a vantaggio stesso dello scopo che si prefigge l'emendamento, senza niente togliere, così come giustamente ha precisato l'onorevole Spissu, a chicchessia o ad alcuno che può senz'altro approvare e appoggiare l'emendamento stesso. Se c'è stato questo peccato veniale del non prevedere il coinvolgimento del Consiglio nella sua totalità o magari se la Giunta non volesse e non potesse farlo suo, resta pur sempre la validità dell'iniziativa, resta pur sempre la giustificazione dell'emendamento stesso e la condivisione degli obiettivi che l'emendamento si prefigge, cioè incentivare le risorse del Porto Conte Ricerche. Quindi chiunque può votarlo o meno..

Dichiaro il mio voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Dichiaro la mia astensione.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 476, con la copertura finanziaria di 500 milioni in luogo di un miliardo. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento 104. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 18.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna). Chiaramente più che per una dichiarazione di voto, che è senz'altro favorevole, intervengo per fare un'ulteriore precisazione sulla formulazione che ho poc'anzi dato al mio emendamento; se mi è consentito, voglio essere preciso. Lo scopo dell'emendamento in sé stesso era quello di integrare l'articolo 6 della legge regionale numero 17 del 2000, che a sua volta modifica la legge numero 26, e precisamente aggiungere al secondo comma dell'articolo 6 dopo le parole: "per l'espletamento dei corsi universitari", la frase: "ivi compresa la messa a concorso di posti di ricercatore, di professore associato e di professore ordinario nelle aree disciplinari di cui all'articolo 17, comma 2". Lo scopo è rafforzare la norma sostanziale, precisandone il significato e rimandando alla discussione del bilancio, la definizione della copertura finanziaria dei 500 milioni mancanti.

PRESIDENTE. Quindi la sua formulazione si ferma alla dizione articolo 17, comma secondo, escludendo la parte finanziaria.

RASSU (F.I.-Sardegna). Esatto, così come l'ho formulato poc'anzi, rimandando all'approvazione del bilancio la copertura finanziaria di 500 milioni.

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (D.S.). Io annuncio il mio voto contrario, ma non perché abbia qualcosa contro questo emendamento o quello successivo. E' tutta la sera che abbiamo fatto un dibattito sull'università, sul ruolo della ricerca, sul rapporto università-Regione, sull'autonomia dell'università; non è coerente rispetto a quanto abbiamo affermato il fatto che adesso si voglia normare con legge regionale questo aspetto, colleghi, insomma traetene voi le conseguenze! Io voterò contro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, io avevo espresso apprezzamento personale al collega Rassu per la sensibilità dimostrata, però pensavo, appunto, che alla luce del dibattito che abbiamo sviluppato questi emendamenti potessero essere assunti come raccomandazione, senza interferire con l'università, prevedendo uno stanziamento a favore di quest'ultima, io ho proposto emblematicamente 100 miliardi, poi su raccomandazione della Giunta abbiamo accettato di parlarne in un altro momento. Non voglio togliere nulla ai colleghi, anzi ho rivolto apprezzamento per la sensibilità del collega Rassu, però se riprendiamo la strada degli emendamenti spiccioli ognuno di noi presenterà emendamenti a favore di questa o quella facoltà; non so se è chiaro ciò che intendo dire. Nel mio intervento proponevo di scegliere la strada di dare più sostegno all'università e poi, alla luce della legge 26, concordare assieme, tramite un protocollo di intesa, una linea di condotta. Se poi dobbiamo tornare alle vecchie prassi delle leggine per le facoltà di Scienze politiche, Economia e commercio, eccetera, io contrariamente a quanto fa il collega Sanna non mi oppongo, però vorrei sentire il parere della Giunta, al quale mi rimetto. Se la Giunta ritiene che questa sia la strada da percorrere noi ne prendiamo atto, vuol dire che sino ad ora abbiamo fatto solo un dibattito. In caso contrario credo che le cose proposte dal collega Rassu, nell'ambito di un lavoro di comune intesa tra università e Regione, possano dalla Giunta essere segnalate all'università, ma insomma ci dica la Giunta qual è la strada sulla quale dobbiamo camminare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Intervengo per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 18. Vorrei riprendere, senza grande enfasi, ma con molta convinzione, la considerazione che ho fatto prima. Io credo che noi dovremmo esprimere un invito corale, e molto affettuoso anche, nei confronti del collega Rassu perché ritiri questo emendamento, e anche il successivo, il numero 19, perché se c'è un briciolo di razionalità, se c'è una scheggia di buon senso, non è possibile che un Consiglio regionale si debba occupare e debba pure discutere di emendamenti come questo, presentati da un componente della maggioranza, per altro Presidente di una commissione consigliare, quindi che ricopre un ruolo rilevante secondo il nostro ordinamento interno, un ruolo che espone anche all'esterno l'intera istituzione. Come si fa a dire che si deve fare una legge della Regione, perché una norma della finanziaria è legge della Regione, per mettere a concorso i posti di professore associato, di professore ordinario delle aree disciplinari di cui all'articolo 17, comma 2! Secondo me questo emendamento contiene l'identikit dei soggetti che ne otterranno beneficio, e non si possono fare delle leggi per singole persone, è proibito! E da chi è proibito? Io direi dal buon senso, dalla morale, dall'etica, penso sia proibito anche dalla legge che impedisce che in finanziaria, o comunque anche con altre leggi si adottino norme personalizzate, se questo anziché una norma fosse un atto amministrativo qui ci sarebbe contenuto un reato, sicuro! Non sto qui a descrivere quali sarebbero gli elementi integrativi di questo reato. Siccome è una norma non ci sono gli elementi integrativi del reato, quindi non sto chiedendo l'imputazione del collega, sto dicendo che se fosse un atto amministrativo vi sarebbero questi elementi integrativi.

La verità è che questo non è commendevole, non è ammissibile, non è pensabile; io mi rivolgo davvero al collega Rassu invitando i colleghi a rivolgere identica, analoga, affettuosa manifestazione di solidarietà per quanto lui pensa, però nello stesso tempo invitandolo a ritirare questo e il successivo emendamento. Il successivo è anche peggio, lo dico adesso così poi non devo intervenire nuovamente, addirittura dice: "Dopo la lettera f) è aggiunta la seguente: g) storia della filosofia in Sardegna", ora io non credo che ci siano, come dire, carovane di studiosi in Sardegna o fuori dalla Sardegna che intendano concorrere a una cattedra di storia della filosofia in Sardegna, noi siamo un po' tutti filosofi quindi, volendo, potremmo filosofeggiare molto, però io immagino che dietro questa proposta ce ne sia uno che ha scoperto un filone filosofico sardo e sia l'unico concorrente a questa cattedra, e questo non va bene. Lo dico adesso per non intervenire dopo, rivolgiamo anche per il successivo emendamento un corale, accorato appello al collega Rassu perché lo ritiri perché questo fa bene a tutti, ci fa bene anche alla salute, forse.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna). Solo perché fa bene alla salute dell'onorevole Cogodi, fa bene anche alla nostra. Presidente, effettivamente, le attente osservazione del collega Cogodi e di qualche altro collega, che si è avvicinato, mi hanno fatto riflettere sulla formulazione di questi emendamenti; lo scopo era quello che ho detto in premessa, sinceramente era lungi dalla mia intenzione, per essere chiari, identificare chicchessia o fare qualsiasi agevolazione o condizionare in qualsiasi modo l'università; la mia proposta era volta ad evitare che i fondi destinati a questa benedetta legge 26 a tutela, in questo caso, della nostra lingua, possano invece essere usati, secondo la vecchia formulazione, per le più varie discipline, anche diverse, fuorché per quelle inerenti l'insegnamento della lingua sarda.

La mia proposta tendeva a rafforzare lo scopo e l'indirizzo degli emendamenti presentati l'anno scorso, però, ripeto, le osservazioni fatte dai colleghi che mi hanno preceduto, io, sinceramente, mi sento di accoglierle perché quando le riflessioni mirano a correggere un qualcosa che, pur non essendo stato proposto con le migliori intenzioni, può essere rettificato, io di buon animo le accetto e ritiro gli emendamenti.

PRESIDENTE. Prendiamo atto che sono stati ritirati gli emendamenti numero 18 e 19.

Metto in votazione l'emendamento numero 43.

La votazione è subordinata all'interlocuzione del proponente con la Giunta.

Ha domandato di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U.Sardi) Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Chiedo all'Aula e agli onorevoli Sanna e Manca, proponenti, se è possibile discutere questo emendamento domani mattina in apertura di seduta.

PRESIDENTE. E` stata chiesta la sospensione della votazione dell'emendamento numero 43, che quindi verrà preso in esame domani mattina.

Abbiamo finito l'esame del blocco dei commi dal 5 al 7 dell'articolo 3.

Ricordo all'Aula che rimanevano da esaminare gli emendamenti al titolo dell'articolo 2, che erano stati letti ed illustrati; ricordo che si tratta degli emendamenti aggiuntivi numero 395, 412, 409, 410, 411, 389 e 461 sostitutivo totale. A questi emendamenti, come ho detto illustrati e discussi, sono stati aggiunti successivamente i seguenti emendamenti: numero 467, 474, e 482. Se ne dia lettura.

ORTU, Segretario:

Emendamento aggiuntivo Selis - Fadda - Cugini - Scano - Sanna Giacomo - Dettori Bruno - Morittu - Balia.

Art. 2

Alla fine dell'emendamento n° 461 aggiungere il seguente comma:

La Giunta regionale in coerenza agli indirizzi di sviluppo economico e di promozione sociale, predispone e invia al Consiglio, entro 90 giorni dalla pubblicazione del decreto legislativo di conferimento delle competenze in materia di politiche del lavoro, un disegno di legge finalizzato ad una riforma organica della normativa in materia di servizi all'impiego e collocamento, sia ad un riordino della normativa in materia di politiche attive del lavoro, che coordini le nuove competenze e le norme già operanti con particolare riferimento alla legge regionale n. 37/98 e alla legge regionale n. 36/98 e agli interventi di cui all'articolo 11 della L.R. n. 33/88, nonché le risorse e i soggetti responsabili dell'attuazione (con particolare riferimento all'agenzia del lavoro ex legge regionale n. 33).

La riforma di cui al primo comma è finalizzata alla promozione di nuove politiche attive del lavoro e ad un migliore e più trasparente funzionamento del mercato del lavoro, lo sviluppo della domanda, il miglioramento dell'offerta anche tramite più moderne politiche di orientamento e formazione professionale, nonché la predisposizione di piani regionali e territoriali anche nei settori di tuutela ambientale, di valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, finalizzati a promuovere nuove opportunità di lavoro per giovani disoccupati e il reinserimento professionale dei lavoratori espulsi dai settori produttivi.

A tal fine gli interventi previsti dal comma 9 dell'articolo 2 sono estesi anche agli anni 2002 e 2003. (467)

Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo.

Art. 2

Alla fine dell'emendamento n° 461 aggiungere il seguente comma:

La Giunta regionale in coerenza agli indirizzi di sviluppo economico, di riequilibrio territoriale e sociale, predispone e invia al Consiglio, entro 60 giorni dalla pubblicazione del Decreto Legislativo di conferimento delle competenze in materia di politiche del lavoro, servizi all'impiego e collocamento, un Disegno di legge finalizzato ad una riforma organica della normativa in materia di politiche attive del lavoro, che coordini le nuove competenze e le norme già operanti, nonché il complesso degli Istituti, delle risorse e i soggetti responsabili dell'attuazione, con particolare riferimento all'Agenzia del Lavoro ed alla specifica funzione di cui all'art. 19 della L.R. n. 33/88.

La riforma di cui al primo comma è finalizzata al potenziamento delle politiche attive del lavoro, con un migliore e più trasparente funzionamento del mercato dello stesso, allo sviluppo della domanda, al miglioramento dell'offerta anche tramite più moderne politiche di orientamento e formazione professionale, nonché la predisposizione di Piani regionali e territoriali, principalmente nei settori di tutela ambientale, di valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, della ricerca e della prevenzione sanitaria, finalizzati a promuovere nuove opportunità di lavoro e il reinserimento professionale dei lavoratori espulsi da altri settori produttivi (progetto di "lavoro verde").

A tal fine gli interventi previsti dal comma 9 dell'art. 2 sono estesi anche agli anni 2002 e 2003. (474)

Emendamento aggiuntivo GIUNTA REGIONALE.

Art. 2

INTERVENTI IN MATERIA DI POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO

1) La Giunta regionale in coerenza agli indirizzi di sviluppo economico-sociale e di riequilibrio territoriale, con la integrazione massima tra lavoro e formazione professionale, predispone e invia al Consiglio, entro 120 giorni dalla pubblicazione del D.Lgs. di conferimento delle competenze in materia di politiche del lavoro, servizi all'impiego e collocamento, un D.D.L. nel quadro di una riforma organica in materia di politiche del lavoro.

2) Per le finalità di cui al comma precedente il D.D.L. dovrà prevedere la predisposizione di un piano regionale pluriennale di interventi, mirati a: favorire l'accesso al lavoro dei disoccupati e dei soggetti svantaggiati, sostenere l'incontro tra domanda e offerta, promuovere l'autoimprenditorialità , la qualificazione e riqualificazione dei disoccupati, nonché la formazione permanente degli occupati.

3) In particolare dovrà prevedere, attraverso opportuni adeguamenti legislativi e modalità per la semplificazione delle norme già esistenti in materia di lavoro, adeguate strutture operative per la predisposizione di progetti speciali anche di tutela ambientale, di azioni e di interventi da realizzare, individuandone modalità e tempi, ai fini del reinserimento occupazionale dei lavoratori disoccupati espulsi dai settori produttivi, nonché per promuovere il progressivo avviamento al lavoro dei dosoccupati.

4) A tal fine, nella Tabella A allegata alla presente legge è istituita la seguente voce:"Interventi in materia di politiche attive del lavoro con la seguente dotazione finanziaria:

anno 2001 lire 30.000.000.000

anno 2002 lire 100.000.000.000

anno 2003 lire 100.000.000.000

COPERTURA FINANZIARIA 2001 2002 2003

IN AUMENTO

UPB S03.006

TAB. A Voce N.I. Politiche attive del lavoro 30 MLD 100 MLD 100 MLD

IN DIMINUZIONE 2001 2002 2003

03 - PROGRAMMAZIONE

UPB S03.007

TAB. B Voce 1 20 MLD - -

UPB S03.015 Cap. 03009/01 10 MLD

12. SANITÀ

UPB 12.027 Cap. 12133/02 - 100 MLD 100 MLD"

(482)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Selis per illustrare l'emendamento numero 467.

SELIS (Popolari-P.S.). Credo che i colleghi abbiano preso visione degli emendamenti che sono stati adesso letti, ognuno dei quali è frutto dello sforzo di tentare di avvicinare le reciproche posizioni; mi parrebbe utile, prima di procedere all'illustrazione e alla eventuale votazione, se l'Aula e i proponenti degli emendamenti fossero d'accordo, fare un tentativo di arrivare a un testo unificato. Le posizioni, su questi testi non sono lontanissime, se si riuscisse a elaborare un testo unificato, forse potrebbe essere un punto di sintesi accettabile; naturalmente se questo tentativo non dovesse andare a buon fine, procederemmo all'esame dei singoli emendamenti. Se, appunto, la Giunta, la maggioranza e l'opposizione fossero d'accordo, credo che potremmo sospendere la seduta per dieci minuti per fare questo tentativo.

PRESIDENTE. La Giunta accoglie la richiesta dell'onorevole Selis?

FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Sì.

PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 35, viene ripresa alle ore 21 e 14.)

PRESIDENTE. E stato presentato l'emendamento numero 484. Se ne dia lettura.

ORTU, Segretario:

Emendamento aggiuntivo GIUNTA REGIONALE.

Art. 2

INTERVENTI IN MATERIA DI POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO

h) La Giunta regionale in coerenza agli indirizzi di sviluppo economico e di promozione sociale, predispone e invia al Consiglio Regionale, entro 90 giorni dalla pubblicazione del D.Lgs. di conferimento delle competenze in materia di politiche del lavoro un D.D.L. finalizzato ad una riforma organica delle normative in materia di servizi all'impiego e collocamento, sia ad un riordino della normativa in materia di politiche attive del lavoro, che coordini le nuove competenze e le norme già operanti, nonché le risorse e i soggetti responsabili dell'attuazione.

i) La riforma di cui al primo comma è finalizzata alla promozione di nuove politiche attive del lavoro e ad un migliore e più trasparente funzionamento del mercato del lavoro, lo sviluppo della domanda, il miglioramento dell'offerta anche tramite più moderne politiche di orientamento e formazione professionale, nonché la predisposizione di piani regionali e territoriali anche nei settori di tutela ambientale, di valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, finalizzati a promuovere nuove opportunità di lavoro per giovani disoccupati e il reinserimento professionale dei lavoratori espulsi dai settori produttivi.

j) In particolare dovrà prevedere, attraverso opportuni adeguamenti legislativi e modalità per la semplificazione delle norme già esistenti in materia di lavoro, adeguate strutture operative per la predisposizione di progetti speciali anche di tutela ambientale, di azioni e di interventi da realizzare, individuandone modalità e tempi, ai fini del reinserimento occupazionale dei lavoratori disoccupati espulsi dai settori produttivi, nonché per promuovere il progressivo avviamento al lavoro dei dosoccupati.

k) A tal fine, nella Tabella A allegata alla presente legge è istituita la seguente voce:"Interventi in materia di politiche attive del lavoro con la seguente dotazione finanziaria:

anno 2001 lire 30.000.000.000

anno 2002 lire 100.000.000.000

anno 2003 lire 100.000.000.000

COPERTURA FINANZIARIA 2001 2002 2003

IN AUMENTO

UPB S03.006

TAB. A Voce N.I. Politiche attive del lavoro 30 MLD 100 MLD 100 MLD

IN DIMINUZIONE 2001 2002 2003

03 - PROGRAMMAZIONE

UPB S03.007

TAB. B Voce 1 20 MLD - -

UPB S03.015 Cap. 03009/01 10 MLD

12. SANITÀ

UPB 12.027 Cap. 12133/02 - 100 MLD 100 MLD"

(484)

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.

FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo emendamento, che potremmo definire programmatico, così come lo abbiamo definito durante questi giorni, rappresenta la sintesi che raccoglie le variegate, diverse sensibilità che sono maturate in quest'Aula in occasione della discussione sulle politiche attive del lavoro. E' chiaro che sono emerse, durante la discussione, differenti posizioni in ordine alle procedure ed ai sistemi con cui affrontare queste tematiche. Mentre mi pare che ci sia stata una convergenza totale da parte dell'Assemblea sulla necessità di perseguire e raggiungere questi obbiettivi. Devo dire che questa sintesi è il frutto di un lavoro faticoso, portato avanti da quasi tutti i Capigruppo del Consiglio, ed è in grado di centrare l'obiettivo che noi ci siamo prefissati, contenendo di fatto tutte le problematiche emerse durante la discussione. D'altra parte non poteva che essere così, dal momento che questo Consiglio regionale per tanti anni ha affrontato le politiche attive del lavoro maturando un'esperienza in questo campo, anche commettendo errori, ma insomma, non partiamo sicuramente da zero.

Devo dire che, per quanto mi riguarda, il dibattito che si è tenuto in quest'aula a questo riguardo ha rappresentato uno dei momenti più significativi di esaltazione dell'autonomia della Sardegna. E' stato uno dei dibattiti più ampi che ci siano stati in questo Consiglio e in questa legislatura. Evidentemente esistono qui le forze, le intelligenze per affrontare temi che non sono di poco conto, che sono di grande respiro, ma che meritano un approfondimento. Da una parte, quindi, abbiamo affrontato il problema dei lavoratori socialmente utili, continuando ad impegnare risorse finanziarie anche importanti, dal momento che non ci siamo fermati con il piano straordinario per l'occupazione al 2001, dall'altra abbiamo gettato le basi, per andare avanti e mettere ordine in tutta questa materia, per verificare gli errori che abbiamo commesso, per cercare di armonizzare la legislazione esistente e per fare in modo che i nostri interventi siano più incisivi rispetto a un problema che è sentito fortemente da tutta l'Assemblea e da tutti i Capigruppo.

Io credo che in questa sintesi ci siano tutte le cose che abbiamo detto, anche se qualcuno avrebbe voluto fare un ulteriore passo in avanti, e qualcuno ha ritenuto che fosse arrivato il momento di fare una riflessione più puntuale, più ampia per far sì che le nostre scelte vadano incontro a queste esigenze, che sono, lo ripeto, sentite fortemente da tutta l'Assemblea regionale.

PRESIDENTE. Presidente, devo ritenere, lo confermino i proponenti, che tutti gli emendamenti di cui questo rappresenta una sintesi, quelli letti, illustrati e discussi fino a questo momento, debbano intendersi ritirati. Invito i proponenti a pronunciarsi in merito.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C). Noi prendiamo atto sia del contenuto ultimo che è compreso nell'emendamento definito di sintesi, sia delle parole pronunciate dal Presidente della Giunta poco fa. Quindi, anche per agevolare il lavoro del Consiglio, fin d'ora dichiariamo di rinunciare ai nostri emendamenti numero 395, 412, 409, 410, 411, 389. Avevamo in dubbio se tenere in discussione il nostro ultimo emendamento, il numero 474, che poi era anche la nostra proposta di sintesi. Alla luce dell'ultima formulazione e anche delle dichiarazioni formalmente rese dal Presidente della Giunta procediamo al ritiro anche dell'emendamento numero 474.

Quindi allo stato delle cose, anche il Gruppo della Rifondazione Comunista prende atto che il limite al quale si è potuti addivenire, in questa fase di discussione e di confronto serrato, è la proposta che avanza la Giunta. Rispetto a questa proposta noi vogliamo dire, in rapida sintesi, due cose: una, che tale proposta, ancorché parziale, molto parziale, è pur sempre un passo avanti, è una risposta positiva alla domanda che noi abbiamo avanzato. Il tutto può essere compendiato nella formulazione di un impegno formale, sancito non in un ordine del giorno, ma da una norma, contenuta in una legge della Regione, che quindi vincola, obbliga a compiere un riordino normativo, ma non solo, come detto nella prima parte dell'emendamento, un riordino delle norme e delle nuove competenze, ma anche un riordino e un coordinamento delle risorse e dei soggetti responsabili dell'attuazione. Quindi, coordinamento normativo, coordinamento delle risorse, coordinamento operativo. Non solo viene pertanto affermata una generica disponibilità, ma viene proposta una norma di legge della Regione che in breve tempo obbliga tutti, Giunta, maggioranza e Gruppi consiliari, ad avanzare proposte che vadano in questa direzione, perché le politiche del lavoro siano davvero politiche del lavoro, perché le risorse che la Regione stanzia con la finalità di produrre nuova occupazione e nuova impresa e nuovo sviluppo siano davvero destinate a quanti debbono avere nuovo lavoro e debbono conoscere un nuovo sviluppo.

L'entità delle risorse non è quella che noi avevamo ipotizzato; noi ipotizzavamo un'entità almeno pari a quella contenuta nell'articolo 19 della legge regionale numero 33 del 1988, il così detto "Piano straordinario per il lavoro", allo stato la Giunta ritiene di poter stanziare 100 miliardi annui, aggiuntivi a quelli già previsti dalla legislazione regionale, che sono quei 100 miliardi aggiuntivi che noi stessi avevamo detto essere la soglia minima che in questa fase il Consiglio regionale avrebbe dovuto destinare in via aggiuntiva alle politiche attive del lavoro. Sono quei 100 miserabili miliardi di cui parlavamo, che tanto miserabili non sono, ma si comprende il senso col quale noi così ci siamo permessi di appellare questi miliardi: a fronte di un bilancio della Regione più ricco, più sostanzioso, il Consiglio regionale avrebbe potuto fare uno sforzo anche superiore perché la domanda inevasa, l'attesa legittima di decine di migliaia di giovani che non trovano lavoro, o di meno giovani che hanno perso il lavoro, è tale per cui forse si doveva dare una risposta ancora più consistente. Però questi 100 miliardi aggiuntivi non c'erano nella proposta iniziale della Giunta, non erano stati ipotizzati neppure nella interlocuzione che si era attivata in Commissione, né nella prima fase di dibattito e di confronto in aula; prendiamo atto che ci sono oggi e questo è un passo avanti. Questo vuol dire che quando le proposte sono serie, quando il confronto non solo è serrato, ma verte sulle politiche da attuare, quando cioè non bisticciamo sulle cose particolari o territoriali ma sulle esigenze generali della Sardegna, allora da qualche parte elementi di verità emergono ed anche elementi di convergenza si realizzano.

Quale è invece il motivo della nostra insoddisfazione? Lo richiamo pacatamente. Avremmo potuto fare un passo in più in due direzioni: quello di una dotazione più consistente di risorse a fronte di un bilancio della Regione più ricco che nel passato, però noi riteniamo che questo possa essere un primo passo e che insieme all'azione di riordino normativo, delle risorse, degli strumenti e dei soggetti operativi possa intervenire nel momento giusto anche una ulteriore stanziamento di risorse, congrue rispetto ai bisogni sociali che la Sardegna ha. E da ultimo, credo che si sarebbe potuta migliorare la proposta normativa definendo meglio anche gli obiettivi e precisando che il lavoro aggiuntivo che andiamo a creare non toglie nulla al sistema economico dato, a quello che deve essere sostenuto, difeso, sviluppato, rafforzato, ma che le politiche attive del lavoro sono una componente sinergica di tutto l'intervento regionale in materia di sviluppo economico e quindi un dato permanente, fino alla soluzione del dramma della disoccupazione, delle altre politiche tese allo sviluppo.

Per questo noi avevamo battezzato, se così si può dire, questo progetto con un nome: "Progetto di lavoro verde", per indicare nuovo modello di sviluppo, nuovo obiettivo, nuova qualità della produzione, nuova qualità del lavoro, nuova qualità dell'impresa, nuova qualità dei prodotti, e avevamo parlato di risanamento, cultura, socialità e quant'altro può essere tenuto in conto in nuove attività di produzione e di lavoro.

Questa nostra prospettazione è stata stemperata nel contenuto ed è stata ridotta, anche nella entità, tuttavia la sostanza, seppure parzialmente, c'è. Prendiamo atto di questa novità; rimandiamo, al momento nel quale si farà la legge complessiva di riordino, il nostro ulteriore contributo, l'attivazione e il rafforzamento di questa nostra interlocuzione, di questa domanda di cui ci sentiamo di essere portatori, insieme a tutti gli altri gruppi consiliari di ispirazione democratica, e quindi la nostra moderata soddisfazione si traduce nel fatto che sappiamo di aver svolto un ruolo positivo.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, nell'elenco degli emendamenti che ha dichiarato di ritirare manca ancora il numero 461. Suppongo che si tratti di una dimenticanza.. E` ritirato anche questo? D'accordo.

Rimane l'emendamento numero 467, presentatori Selis e più. La stessa richiesta di chiarimento circa il suo ritiro vale anche per loro.

Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). L'emendamento numero 467 è ritirato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 484, ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore di maggioranza.

LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Il parere su questo emendamento è favorevole. Il giudizio va sinteticamente motivato con il fatto che è abbastanza evidente, dalla sintesi che si è fatta, che il problema posto dall'opposizione della duplice esigenza di una dotazione finanziaria sufficiente per far fronte all'emergenza della disoccupazione che abbiamo di fronte, e contemporaneamente anche di porre mano al riordino della normativa sulle politiche attive del lavoro, così come è stato detto ampiamente nel dibattito ed anche riportato come giudizio dal Presidente della Giunta, e direi anche in parte dal collega Cogodi, ha trovato da subito la maggioranza disponibile ad affrontarlo in termini concreti, operativi e in tutti i suoi risvolti.

Credo che questo emendamento, in qualche modo, facendo fronte all'emergenza lasci poi aperto tutto il dibattito sul contenuto che dovrà avere la nuova normativa in materia di politiche attive del lavoro. Quindi penso che sia una sintesi buona sia in termini finanziari sia in termini di norme sostanziali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Intendo brevemente riprendere qualche considerazione che ha fatto il Presidente Floris, che si richiama giustamente al dibattito che è stato svolto la settimana passata sul tema, tuttavia concorderà sul fatto che la norma che la Giunta propone lascia aperta chiaramente la discussione e si concreta nell'impegno, da parte sua, di proporre le nuove norme sul collocamento, sull'avviamento e sulla formazione professionale che rappresentano aspetti importanti delle politiche attive del lavoro,avendo recepito noi recentissimamente, forse pochi giorni fa, il decreto delegato che ha trasferito alle regioni le competenze statali in materia di collocamento. Quindi diciamo che è un argomento che è stato confermato all'ordine del giorno, che prevede una risorsa finanziaria da programmare in applicazione delle nuove norme, che risponde al tema. Non vorrei che l'assessore Luridiana pensasse di aver completato la sua funzione con l'impegno alla predisposizione di un disegno di legge. C'è da riprendere tutto il lavoro che dalla fine degli anni '40 è stato fatto su queste problematiche; è necessario fare una ricognizione del rapporto tra formazione, avviamento al lavoro e impresa in modo tale che la Regione svolga politiche attive efficaci in questa materia.

In conclusione, dire che noi, come opposizione, siamo soddisfatti dell'impegno che è stato assunto sarebbe una enormità, perché il dibattito ha proposto una riflessione molto più alta della sintesi che è stata raggiunta, e quindi ci impegniamo a riprendere l'argomento allo stesso livello nelle commissioni che saranno chiamate a trattarlo per riportarlo poi in Aula, perché questuala nuova competenza trasferita alla Regione impone una partecipazione diffusa delle associazioni imprenditoriali e delle organizzazioni professionali, assieme alla scuola, alla formazione e all'università e quindi questo Consiglio dovrà produrre una normativa in materia di collocamento complessa, però funzionale agli appuntamenti che l'Unione Europea propone alla nostra Regione. Parlare di occupazione, di lavoro, di sviluppo, di norme sul collocamento in Sardegna, è stato detto anche nel dibattito della settimana passata, non è la stessa cosa che parlarne nel nord d'Italia.

Per quanto riguarda noi, non voteremo a favore del testo che ha proposto la Giunta. Rimandiamo la ripresa più ravvicinata del confronto al momento in cui verrà discussa la nuova normativa, impegnando noi stessi, che abbiamo sostenuto tesi diverse da quelle del Presidente della Giunta - non posso dire altrettanto dei colleghi della maggioranza, perché non hanno espresso una opinione sull'argomento, però il Presidente della Giunta ha parlato per tutta la maggioranza - a sviluppare una iniziativa puntuale sui contenuti perché si tratta, appunto, di materie che condizionano fortemente l'economia della nostra Regione. Quindi il nostro voto non sarà favorevole nonostante gli sforzi che la Giunta pensa di aver fatto per rispondere al problema da noi posto. Non è così, non dovete illudervi che sia recepito così anche all'esterno, perché le insufficienze che noi evidenziamo derivano anche dagli esiti della discussione che stiamo facendo sugli altri punti del bilancio. Siamo lontani dalle ipotesi che noi abbiamo prospettato nella discussione, ed anche nei testi che vi abbiamo informalmente proposto nel corso del confronto di questi giorni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.

SANNA Salvatore (D.S.). Presidente, io parto dalla considerazione che dopo tanti giorni, finalmente la montagna ha partorito il nulla! Perché mi pare che neanche il famoso topolino sia stato partorito, è stato partorito sostanzialmente il nulla. Noi, stando alle cose che sono state dette in quest'aula, stiamo affidando ad un disegno di legge a venire, la soluzione di problemi decennali: lo sviluppo, il lavoro, la formazione, la scuola; quando mai li affronteremo con questo Governo regionale e con questa maggioranza che presentano una manovra finanziaria come questa, con un Governo regionale che, in occasione di questo emendamento, fa solo promesse, perché le promesse non costano nulla, non si negano a nessuno! Ma nei fatti concreti, stamattina, il Governo regionale ha deciso, con un colpo di maggioranza, che 500 miliardi dell'edilizia scolastica vengono spesi attraverso un piano predisposto e gestito esclusivamente dalla Giunta, tagliando fuori sia gli enti locali, sia il Consiglio regionale. Questa è la credibilità di un Governo regionale e di una maggioranza, che si impegnano con questo emendamento a dare risposte ad un problema drammatico, come quello sollevato dall'opposizione? Penso proprio che non siano credibili.

Nel merito, approvando questo emendamento stiamo introducendo una norma programmatica all'interno di una finanziaria, dopo avere detto sostanzialmente che la finanziaria deve assolvere alla sua funzione e pertanto non può contenere norme come questa. Ma scusate, c'è bisogno di fare una legge o di dire nella finanziaria, in un apposito comma, il primo per la precisione, che faremo quello che siamo obbligati a fare per legge, quando verrà pubblicato il decreto del Presidente della Repubblica e sostanzialmente si dovranno applicare le norme di attuazione, preparate nella passata legislatura e approvate in questa legislatura per iniziativa dell'opposizione, nonostante molti della maggioranza sostenessero che si tratta di norme di scarsa importanza, di sciocchezzuole? Vedremo in seguito, quando parleremo della norma di attuazione del decreto legislativo numero 112, se erano sciocchezzuole come sosteneva qualcuno. Stiamo dicendo in legge, che dobbiamo fare una legge che siamo tenuti fare per legge. Ma vi sembra una cosa seria? Vi sembra una cosa seria? Leggete con attenzione il primo comma dell'emendamento nel quale stiamo dicendo, in legge, che dobbiamo fare quello che la legge ci impone di fare .

Per quanto riguarda poi gli strumenti di attuazione, al comma 2 si prevedono piani regionali assolutamente generici, non meglio definiti, però si aggiunge la locuzione "e territoriali": che cosa vuole dire? Niente, lo sappiamo tutti, non vuole dire niente! E quali sono i soggetti, gli attori che dovranno proporre questi piani regionali e territoriali? Nulla si dice in proposito. Si parla di tutela ambientale: vi risulta forse che questa finanziaria, il POR, il complemento di programmazione, contengano una strategia di tutela ambientale? Non si cita una volta la parola parco, non si parla di aree protette, ed allora perché io dovrei credere che voi con un colpo di bacchetta magica, con un disegno legge di là da venire troverete risposte e soluzioni a questi problemi. Si inventano nuovi strumenti, senza aver monitorato quelli precedenti, previsti dalle leggi vigenti. Si rinvia ad un disegno di legge, l'ho già detto, tutto da scrivere, tutto da inventare, senza nessuna garanzia, perché? Perché da questo Governo regionale e da questa maggioranza non è venuta fuori nessuna strategia di sviluppo; quindi, sostanzialmente, io dovrei approvare questo emendamento, oppure dovrei anche astenermi benevolmente, in ragione di che cosa, quando tutte le azioni poste in essere in questo anno e mezzo di governo di centrodestra, sostanzialmente escludono che ci sia una qualche possibilità di trovare un accordo, in relazione a questi problemi?

Ho fatto già l'esempio dei 500 miliardi, ma insomma, se vi siete arrogati il diritto di decidere come volete su 500 miliardi, probabilmente considerate questi 100 miliardi una caramella, non capisco. Quindi, io credo che si sia persa un'occasione di dare una qualche risposta concreta, precisa, puntuale, definendo non solo il contorno, ma anche i contenuti delle decisioni da prendere. Il fatto che vengano accantonate delle somme, badate, che siano 100 miliardi o che siano 150 nulla cambia, non dà alcuna garanzia a nessuno e tanto meno ai lavoratori, che tra novanta giorni sia presentato un disegno di legge, che questo diventi legge, e che da esso scaturiscano azioni concrete per dare risposte alle loro esigenze. Credo che ci siano elementi a sufficienza per potere dire esattamente quello che ho detto all'inizio, cioè che in sostanza gira, gira, gira in questi giorni, e contratta e bisticcia e rimetti d'accordo e riprendi a ricucire, sostanzialmente non abbiamo fatto nessun passo in avanti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà

SELIS. (Popolari-P.S). Signor Presidente, io credo che i sentimenti in quest'aula, in questo momento, gli atteggiamenti, se volete o le opinioni, o le perplessità politiche siano le più diverse, sia nel centrosinistra che nel centrodestra. Le posizioni emerse, anche nell'intervento del collega Sanna, così accorato e preoccupato, lo dimostrano, ma anche alcuni silenzi da parte del centro destra lo dimostrano. Cercherò di fare un breve ragionamento, su quello che secondo me può essere stato il lavoro di questi giorni. Al centro dell'attenzione degli interventi del centro sinistra, c'era la grandissima preoccupazione, lo dico al collega Sanna e agli altri colleghi del centro destra, che le politiche del lavoro assenti nella legge finanziaria fossero culturalmente e politicamente cancellate, cioè che prevalesse, questa era la mia preoccupazione, poi può darsi che la Giunta e la maggioranza e l'opposizione avessero idee diverse, che prevalesse in quest'aula una logica di tipo assolutamente liberista, che tende ad affermare che le politiche del lavoro derivano solamente dalle politiche di impresa.

Noi siamo convinti che il lavoro stabile, che l'occupazione strutturale, che il lavoro competitivo derivi dalle dinamiche del mercato e dalle politiche dell'impresa. Però sappiamo anche, lo sapete voi, lo sa quest'Aula, lo sappiamo anche noi, che siamo, come Regione, in ritardo di sviluppo, in una situazione in cui il problema dell'occupazione è strutturale, cioè deriva, non da momenti o da cause frizionali o congiunturali, ma, da un lato, da una trasformazione, sia pure tardiva, della società rurale in società industriale, con l'espulsione dall'agricoltura di decine o di centinaia di migliaia di lavori, dall'atro lato dalla crisi degli apparati industriali tradizionali e dall'introduzione delle nuove tecnologie che creano, certo competitività, ma meno lavoro. In questo quadro di preoccupazione per il problema del lavoro, come problema strutturale, la cosa che bisogna fare è puntare tutto sullo sviluppo, sul mercato, sull'impresa, ma avere la percezione che le dinamiche di crescita che creano occupazione, sono più lente nell'assorbire questa disoccupazione, di quanto il sistema ne produca. Allora, ecco che per noi le politiche del lavoro sono politiche che non si pongono antiteticamente e non tendono a sostituire le politiche dell'impresa, del mercato, del sistema della competitività, dell'innovazione, ma cercano di farsi carico in maniera congiunturale, o in maniera temporanea della sfasatura temporale che si crea tra l'accelerazione dei processi di crescita, a cui tutti quanti dobbiamo lavorare, e la crescita dell'occupazione.

In questo senso le politiche di lavoro devono avere, in quest'aula, nei provvedimenti di questo Governo, di questo Consiglio, per tutti noi, una cittadinanza specifica. I giorni che abbiamo impiegato per discutere di questo, denotano l'esigenza di mettere insieme le idee, le preoccupazioni, che non sono solamente del centrosinistra, ma mi auguro anche del Governo, del centrodestra e di tutti, sia pure salvaguardando ognuno la propria ispirazione. Allora, credo che questo obbiettivo vada affermato e raggiunto; non dobbiamo pensare a una politica attiva del lavoro meramente assistenziale, ma dobbiamo pensare a politiche attive del lavoro che si integrino, si saldino, da un lato, con le politiche di sviluppo e da un altro lato con le politiche di formazione dell'offerta di lavoro che deve attivare, vivificare, migliorare l'incontro tra domanda ed offerta e quindi il mercato del lavoro stesso. La riflessione, il dialogo che abbiamo sviluppato, serviva proprio per dare pienezza di cittadinanza a questa idea, a questa partita, a questa linea di politica che non sia marginale, ma che sia centrale, nella nostra riflessione, e che sia centrale nel nostro comportamento di governo e di legislatori. Per questo motivo l'articolo programmatico non è in sé soddisfacente, non dà una risposta, ma costituisce l'impegno che la Giunta sta assumendo su nostra sollecitazione, un impegno non immediatamente operativo, a verificare i risultati delle politiche che sono state realizzate in questi anni, non solo negli anni '90, forse anche dalla fine dei anni '80, in modo tale da conoscere i risultati positivi, gli errori, i limiti, le deficienze di queste nostre politiche, che pure hanno impegnato risorse importanti. Oltre a ciò abbiamo ricevuto nuove competenze, e abbiamo un apparato legislativo in parte farraginoso, con una notevole sovrapposizione di norme, una legge di formazione professionale che è di metà degli anni '70. Di questo apparato normativo, di queste competenze, che in parte sono nuove e in parte dobbiamo riformare, che ne sarà, qual è la politica strutturale che bisogna adottare?

Abbiamo, alla luce di queste considerazioni, l'esigenza di affrontare il problema delle risorse. Credo che questo sia un problema affrontato adesso marginalmente, se volete simbolicamente. Si potevano stanziare 100 miliardi, una lira o 1000 miliardi. Il problema è questo: se le politiche del lavoro sono politiche strutturali, connesse con le politiche di sviluppo e con le politiche di formazione, se dobbiamo fare il punto sullo stato di attuazione e dobbiamo anche riformare l'apparato che abbiamo e disciplinare le competenze che ci accingiamo a ricevere, in quel momento il discorso delle risorse andrà messo a fuoco, le risorse andranno commisurate all'entità dei programmi che saremo in grado di decidere. I colleghi che mi hanno preceduto hanno detto che non possiamo votare a favore di questo emendamento, perché voteremo a favore, speriamo di poterlo fare, delle misure concrete che la Giunta si sta impegnando a varare.

Personalmente non mi sento, per il ragionamento che ho fatto, di votare ovviamente contro, perché credo che quello che in quest'Aula, al di là della norma programmatica, si vuole affermare, e vogliamo affermare, e la Giunta afferma, almeno penso che debba affermare, e l'opposizione ha affermato, e la maggioranza ha affermato, è la volontà di porre su basi nuove le politiche attive del lavoro. Questo è il senso dell'emendamento. Ognuno di noi aveva presentato degli emendamenti, e ognuno di noi sapeva che questi emendamenti avevano dei limiti. L'emendamento presentato come sintesi è una scommessa che voi fatte, e che noi accettiamo, di lavorare assieme per dare basi strutturali nuove, legislative nuove ed operative nuove, programmatiche nuove, alle politiche attive del lavoro. Allora, da questo punto di vista, il voto di astensione è una sfida a recepire positivamente questa scommessa e a valutarci in base ai fatti. Il fatto fondamentale, che io credo che in quest'aula noi dobbiamo affermare, è che sia stato esorcizzato il rischio di espellere definitivamente le politiche del lavoro dalle politiche del Governo regionale e della maggioranza in nome di un liberismo astratto, che non porta sviluppo, ma porta solo squilibri. Da questo punto di vista questo emendamento non conclude il discorso, lo apre, lo porta avanti.

Abbiamo rivendicato e rivendichiamo il merito di avere in quest'aula aperto con voi, maggioranza e Giunta, un discorso e di sfidare voi e noi, sulla base della nostra capacità reciproca, a dare seguito a questa sfida comune. Vi sfidiamo a dare concretezza alle riforme, a definire politiche nuove, moderne, attive, a definire programmi che valorizzino le risorse territoriali, ambientali e culturali, a considerare i giovani in particolare, non come problema, ma come la risorsa fondamentale per il nostro sviluppo. Non si conclude quindi oggi questo dibattito; lo continueremo assieme e siamo sicuri che la sfida che abbiamo di fronte è quella di dare risposte di sviluppo a questa Regione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.). Condividendo, signor Presidente, colleghi, le dichiarazioni svolte dai colleghi che mi hanno preceduto, posso essere molto breve e molto chiaro. L'emendamento presentato dalla Giunta è un emendamento di sintesi, che significa, diciamo, compromesso tra impostazioni diverse, tra emendamenti diversi, tra proposte diverse. Quindi inizio col dire subito che ho una posizione di rispetto verso questo emendamento, proprio perché, comunque, quale che sia la valutazione sui vari punti, è frutto di un travaglio, di un confronto che ha avuto anche momenti di impegno e di serietà, come rilevava giustamente il Presidente della Giunta.

Questa è la cosa principale che volevo dire. Aggiungo subito la seconda considerazione, cioè che il compromesso, che è un'arte necessaria e spesso anche nobile, talvolta può essere di alto livello, di maggiore spessore, talvolta no. In tutta onestà, io debbo dire che, al di là del rispetto dovuto allo sforzo, nella tessitura formale, contenutistica anche, dell'emendamento, siamo più nel secondo che nel primo campo. Questa è la mia modesta valutazione. Tuttavia è un passo importante che il Consiglio fa. Perché c'è anche questa sfumatura un po' critica nel mio intervento? Perché, vedete, se noi guardiamo, lo faccio rapidissimamente, al contenuto dei tre commi, possiamo misurare quale sia il contenuto effettivo dell'emendamento.

Allora, il primo comma dice che dobbiamo fare entro novanta giorni un disegno di legge di riordino delle funzioni trasferite alla Regione col decreto del Presidente della Repubblica imminente e anche delle politiche attive del lavoro e delle politiche per l'occupazione. Cioè, badate, diciamoci le cose come stanno, noi stiamo scrivendo in una legge che dobbiamo fare una cosa che sappiamo benissimo di dover fare comunque, nel senso che c'è scritto nella norma di attuazione e ci sarà scritto nel decreto, di cui non conosciamo esattamente il testo, ma sappiamo più o meno qual è il contenuto. Ciò che c'è nel secondo comma, anche qui diciamoci la verità, questo Consiglio l'ha scritto non decine, non centinaia, ma migliaia di volte, e quindi non mi soffermo oltre. Ciò che c'è nel terzo comma è anche meno chiaro. Io fatico a capire cosa sono "le strutture operative per la predisposizione di progetti speciali". Cosa sono? Non lo so. Ne discuteremo, lo vedremo quando sarà il momento, però voglio essere ottimista, a volte il bene può venire anche da testi confusi. Qui ci sono alcune cose positive, c'è la determinazione a ragionare insieme, lo ha detto il Presidente Floris, lo ha detto ora Selis, di politiche per il lavoro. Bene, questo è un fatto buono, che lo scriviamo, che non lo scriviamo, matura la disposizione a un impegno unitario per scrivere un testo di riordino legislativo, sia sul versante delle competenze trasferite, sia sul versante delle politiche per l'occupazione. E questo comunque è un fatto buono. E' anche previsto lo stanziamento di un po' di quattrini che non guasta. Insomma, abbiamo discusso per settimane, questo è il risultato che siamo riusciti a produrre: stiamo dicendo a noi stessi che ci diamo tre mesi per fare una legge sul lavoro. La vera sfida sarà quella; il momento cruciale non è tanto questo, non è questo emendamento, è ciò che nei tre mesi che ci stanno innanzi, la Giunta da una parte, il confronto tra le forze politiche dall'altro, il Consiglio infine riusciranno a produrre. Grazie.

PRESIDENTE. Sono le ore 22 e 05. Ci eravamo accordati per terminare i lavori alle ore 22. Allo stato attuale è iscritto di parlare il consigliere Cossa, se non ci sono altre dichiarazioni di voto possiamo continuare sino alla votazione dell'emendamento, altrimenti andremmo troppo oltre.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. I lavori riprenderanno domani mattina alle ore 10. Dichiaro chiusa la seduta.

La seduta è tolta alle ore 22 e 06.



Allegati seduta

Testo della interpellanza e delle interrogazioni annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA SANNA Alberto - SANNA Gianvalerio - BIANCU sulla necessità di assicurare al porto di Oristano una gestione conforme alle norme vigenti e più rispondente alla tipologia e al volume dei suoi traffici.

I sottoscritti,

vista la legge regionale 28 gennaio 1994, n. 84, che riordina la legislazione italiana in materia portuale;

considerato che, a più riprese, è stato richiesto al Ministero dei trasporti e della navigazione di riconoscere la rilevanza nazionale del porto di Oristano in virtù delle sue caratteristiche dimensionali, tipologiche e funzionali, dell'attuale volume dei traffici - prevalentemente internazionale - e delle sue notevoli potenzialità di crescita;

preso atto che il competente Ministero non ha riconosciuto al porto di Oristano, in relazione al volume attuale dei traffici, la classificazione di porto di rilevanza economica nazionale, categoria II, classe II;

considerato inoltre che, pur non essendo stato formalmente classificato per decreto, il porto di Oristano in diversi atti prodotti dal Ministero competente è considerato di rilevanza economica regionale ed interregionale (categoria II, classe III) e che, in quanto tale, la sua gestione è di competenza della Regione autonoma della Sardegna;

ritenuto opportuno e necessario rilanciare la battaglia per la sua classificazione come porto di rilevanza nazionale, ma nel contempo assicurare una gestione efficiente e moderna dello scalo, coerente con la legislazione vigente;

visto che il porto è gestito di fatto, in modo del tutto anomalo e al di fuori della normativa vigente, dal Consorzio per il nucleo di industrializzazione dell'Oristanese;

considerato, inoltre, che:

- la manutenzione ordinaria e straordinaria del porto non è assicurata da nessun soggetto pubblico e/o privato;

- i servizi portuali sono gestiti in modo inefficiente e talvolta arbitrario da parte del Consorzio industriale;

- l'impianto di illuminazione del canale navigabile, ultimato da tempo, non viene messo in funzione con gravi danni all'attività portuale in quanto ne limita l'agibilità alle sole ore diurne;

- il Consorzio industriale introita la tassa di attracco di 350 lire a tonnellata per tutte le merci movimentate in entrata e in uscita;

vista la recente richiesta avanzata dal Consorzio Industriale all'Autorità Marittima tendente ad ottenere l'autorizzazione ad esercitare l'attività di impresa portuale in violazione delle norme sulla concorrenza;

considerata la crescita costante dei traffici e la rilevanza che il porto di Oristano ha assunto dal punto di vista occupazionale e dello sviluppo economico della Sardegna,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dei trasporti per conoscere quali iniziative intendano porre in essere perché:

1) sia rilanciata la battaglia per la classificazione del porto di Oristano come scalo di rilevanza economica nazionale, categoria II, classe II;

2) l'Amministrazione regionale, nel rispetto della normativa vigente, assuma su di sé la responsabilità giuridica, politica e finanziaria del porto di Oristano ed agisca rapidamente per definire una soluzione gestionale che ne garantisca la funzionalità e la crescita;

3) il Consorzio industriale di Oristano sia ricondotto alle sue funzioni statutarie che non gli attribuiscono competenza alcuna in materia portuale e sia esercitata la vigilanza necessaria perché lo stesso non svolga funzioni imprenditoriali in palese contrasto con la normativa vigente. (139)

INTERROGAZIONE FOIS, con richiesta di risposta scritta, sui problemi del progetto esecutivo sul rio Mogoro a Santa Vittoria (OR).

Il sottoscritto, premesso che:

- l'invaso sul rio Mogoro a Santa Vittoria riveste una importanza fondamentale per l'economia agricola dell'area del Campidano di Oristano;

- nella programmazione regionale delle opere idrauliche da finanziare nell'ambito dei fondi comunitari e CIPE, da ratificare con l'Accordo di programma Stato - Regione, non risulta inserito il relativo progetto esecutivo;

- lo sforzo compiuto per predisporre tale progetto esecutivo trovava la sua naturale e logica conclusione nel finanziamento dell'opera, così come assicurato da tutte le parti politiche, anche in considerazione del recupero di preziose risorse idriche fresche che, inutilizzate, defluiscono verso il mare;

- il mancato finanziamento rischia di vanificare l'articolato schema idraulico di cui questa diga è elemento terminale di completamento della regolazione delle risorse del rio Mogoro e del rio Flumineddu di Pabillonis e che ancora più incomprensibile risulta tale esclusione in relazione alla peculiarità dell'area che, pur vantando la più elevata consuetudine e vocazione agricola dell'Isola, ha subìto negli anni le penalizzazioni maggiori per le ricorrenti siccità, che ne hanno provato e compromesso le attività economico - produttive,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere:

1) quali iniziative intenda intraprendere affinché tale progetto trovi l'impellente finanziamento;

2) se vi sia l'intendimento di promuovere un serio esame politico dei problemi dell'area in questione, relativamente a quelli idrici connessi alle attività economico - produttive agricole. (313)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulle auto blu a Roma.

Il sottoscritto, premesso che:

a) in quest'ultimo periodo si è tanto parlato dell'uso delle auto blu a Roma;

b) su questo problema alcune forze politiche di opposizione hanno sollevato un polverone su come vengono spesi parte dei soldi pubblici, con la speranza non tanto nascosta di far credere che la responsabilità e gli sprechi ricadono solamente sulla giovane Giunta di centro destra;

c) gli interpellanti, nuovi neo-moralizzatori, si sono però dimenticati che l'uso delle auto blu ha una storia molto lunga e che pertanto bisogna avere buona memoria ed andare indietro nel tempo, quando la Regione era governata da Giunte di centro, centro-sinistra e sinistra;

d) probabilmente alcuni degli interpellanti hanno usato negli anni - sicuramente per esigenze istituzionali - le auto blu senza eccepire al momento l'opportunità "di risparmiare soldi pubblici, di acquistare direttamente le auto e di dare in tal modo lavoro ai sardi",

chiede di interrogare l'Assessore degli enti locali per sapere:

1) da quanti anni la Regione sarda stipula contratti con ditte romane per l'uso delle auto blu, quanti contratti sono stati stipulati nel tempo e - contratto per contratto - quante le auto disponibili e quanta la somma totale spesa, al fine di conoscere - anche per ieri - le esigenze effettive;

2) se qualcuno fra gli interpellanti abbia, nel tempo, usufruito a Roma della auto blu, per quante volte, in quali giorni e per quali esigenze istituzionali, al fine di avere un quadro completo a disposizione di tutti i sardi e conoscere anche se eventuali sprechi ci siano stati anche ieri;

3) se non sia opportuno - proprio nel nome della vera moralizzazione (non quella a senso unico!) - razionalizzare meglio l'uso delle auto blu sia nel numero che nell'uso settimanale, con un contratto che possa far risparmiare soldi pubblici. (314)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulle provvidenze ai disabili psichici.

Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) per quali motivi numerosi disabili psichici, residenti a Sassari e provincia, riconosciuti aventi diritto al sussidio economico ai sensi della legge regionale n. 15 del 1992, modificata dalla legge regionale n. 20 del 1997, non hanno a tutt'oggi percepito tutte le somme di cui all'articolo 6 della legge regionale n. 15 del 1992 e neppure un acconto sulla legge regionale n. 20 del 1997;

2) quali azioni intenda intraprendere al fine di erogare con urgenza tutte le somme maturate dai disabili psichici, considerando che tale sussidio è necessario per far fronte alle spese sanitarie e per mettere le famiglie di appartenenza nelle condizioni di poter assicurare loro l'assistenza. (315)

INTERROGAZIONE TUNIS Marco Fabrizio - PILO , con richiesta di risposta scritta, sulle nomine dei commissari nei Consorzi di bonifica della Sardegna.

I sottoscritti,

premesso che, da oltre un anno, l'Assessore regionale dell'agricoltura ha provveduto alla nomina del commissario del Consorzio di bonifica del basso Sulcis;

rilevato che il commissario del Consorzio di bonifica del basso Sulcis sarebbe dovuto durare non più di sei mesi, secondo le dichiarazioni dell'Assessore, tempo necessario al fine di predisporre le procedure atte ad indire nuove elezioni per il rinnovo della deputazione e del Presidente;

rilevato che ad oggi non è stato emanato alcun decreto per procedere a nuove elezioni e che gli agricoltori del Sulcis attendono da ben 15 anni per avere i propri organi rappresentatitivi d'autoamministrazione;

preso atto altresì che l'Assessore regionale dell'agricoltura ha inoltre nominato quale commissario del Consorzio di bonifica nord Sardegna Ozieri-Chilivani, il suo capo di Gabinetto Dott. Picinelli.

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura per sapere:

1) perché non ha ancora proceduto ad emanare il decreto per indire le elezioni per il rinnovo degli organi assembleari del Consorzio di bonifica del basso Sulcis, così calpestando i sacrosanti diritti di oltre 4.000 agricoltori e allevatori sulcitani;

2) se corrisponde al vero che lo stesso Assessore abbia nominato il suo capo di Gabinetto Dott. Picinelli quale commissario del Consorzio di bonifica nord Sardegna, e in caso di risposta positiva, se siano state verificate le situazioni di incompatibilità per l'esercizio dell'importante funzione;

3) inoltre, entro quali tempi intende emanare il decreto di indizione di nuove elezioni per eleggere le deputazioni del Consorzio di bonifica sopra indicato. (316)