Seduta n.189 del 21/12/2001
ClXXXIX Seduta
Venerdì, 21 Dicembre 2001
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Spissu
indi
del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Spissu
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 9 e 39.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di giovedì 13 dicembre 2001, che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Diana ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 21 dicembre 2001.
Se non ci sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Annunzio che è pervenuto alla Presidenza il seguente disegno di legge:
"Autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2002". (283)
(Pervenuto il 12 dicembre 2001 ed assegnato alla terza Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla gestione del mattatoio di Nulvi". (409)
"Interrogazione GRANELLA - DORE - DEIANA, con richiesta di risposta scritta, sulla opportunità di valorizzare ed ottimizzare il ruolo del Servizio igiene e profilassi (ex CRAI) della Provincia di Sassari". (410)
"Interrogazione GRANELLA - DORE - BIANCU - DEIANA, con richiesta di risposta scritta, sull'accertamento da parte dell'Assessore competente dei criteri e delle modalità di accreditamento delle strutture sanitarie private e dei singoli professionisti interessati, ai sensi del D.G.R. n. 26/21 del 4 giugno 1998". (411)
"Interrogazione ONIDA, con richiesta di risposta scritta, sulla gravissima situazione del Centro Regionale Agrario Sperimentale (CRAS)". (412)
"Interrogazione CALLEDDA - GRANARA - BIGGIO - LOCCI - TUNIS, con richiesta di risposta scritta, sulla cessione a privati della concessione per l'esercizio delle Saline di Sant'Antioco e sulla vendita del relativo patrimonio immobiliare". (413)
"Interrogazione MORITTU - CUGINI - LAI - SPISSU, con richiesta di risposta scritta, sul mancato finanziamento della strada statale n. 134 chiusa al traffico dal 18 gennaio 1996". (414)
"Interrogazione ONIDA, con richiesta di risposta scritta, sugli incomprensibili ritardi nell'attuazione dei progetti del Comune di Cabras finanziati nei PIA 1998". (415)
Annunzio di interpellanza
PRESIDENTE. Si dia annunzio della interpellanza pervenuta alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interpellanza GRANELLA - BALIA - DORE - BIANCU - DEIANA sulla necessità da parte della Giunta regionale di ristabilire il rispetto della legislazione regionale nell'amministrazione dell'Ente Foreste della Sardegna". (201)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Mozione SANNA Alberto - CUGINI - FADDA - BALIA - DORE - COGODI - BIANCU - CALLEDDA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU -PACIFICO - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO sulla continuità territoriale aerea prevista dalla legge n. 144/99, articolo 36". (51)
Commemorazione di ex consigliere regionale
PRESIDENTE. Care colleghe e cari colleghi, alcuni giorni fa ha cessato di vivere l'Avvocato Paolo Cabras; era componente di questa Assemblea nella quinta e nella sesta legislatura. Brillante professionista, era stato eletto nelle file del Partito Comunista Italiano, nel quale aveva militato sin da piccolo, dal periodo degli studi universitari, e probabilmente anche prima.
In questa Assemblea portò con coraggio e passione le istanze e le esigenze della sua Ogliastra, caratterizzandosi anche come strenuo e tenace difensore di quelle zone della Sardegna più isolate e più trascurate .
In numerose interpellanze, interrogazioni, nelle diverse proposte di legge, alla cui predisposizione contribuì, si occupò sempre di problemi reali che riguardavano non solo il settore del nascente turismo sardo, ma quelli dell'agricoltura, del debole tessuto industriale, delle riforme e dei diritti civili.
In molte occasioni si occupò infatti con particolare attenzione della tutela sindacale dei diritti dei lavoratori, di molte industrie sarde e del problema dell'ordine pubblico, specialmente di particolari situazioni esistenti nelle zone cosiddette calde dell'Isola.
Lasciato il Consiglio non abbandonò l'attività politica, continuando ad essere un punto di riferimento per la sinistra in Ogliastra, così come proseguì la sua attività forense, sempre pronto a prestare la sua opera in favore dei meno favoriti, dei diseredati, dei vecchi e nuovi poveri.
La sua scomparsa lascia un grande vuoto, non solamente nell'ambito familiare.
Alla famiglia, agli amici, il senso del mio personale cordoglio e di quello dell'intera Assemblea.
Chiedo ai colleghi di osservare, in segno di cordoglio, un minuto di silenzio.
(Il Consiglio osserva un minuto di silenzio)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del documento numero 28. Ricordo che ieri sera abbiamo chiuso i lavori con l'approvazione della terza parte del DPEF. Si dia lettura della quarta parte.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. A questa parte sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
MANCA, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale GIUNTA REGIONALE
L'ultimo capoverso del paragrafo titolato: "La scommessa dei PIT" pag. 97 del DPEF 2002-2004 è sostituito dal seguente:
"La prima fase di operatività del bando sui PIT ha peraltro fatto emergere la necessità di valutare un adeguamento della procedura al fine di salvaguardare il principio della coesione economico-sociale intesa come sviluppo della competitività del sistema economico delle aree in ritardo di sviluppo.
La scelta del bando quale strumento di attuazione del POR pur non essendo l'unica alternativa possibile ha consentito in questa fase il puntuale rispetto dei tempi. In questo senso, il bando si è dimostrato il sistema più efficiente per mentenere gli impegni comunitari in materia di spendita dei fondi. Il bando, quale strumento di selezione definito in sede parternariale, era finalizzato alla valorizzazione delle progettualità locali in quanto, con l'unico e necessario limite della coerenza con gli obiettivi del POR, offriva a tutti i partecipanti pari opportunità nella selezione. Il meccanismo con il quale il bando esercita la selezione in applicazione del principio della concorrenza và però raccordato con il principio della coesione. Occorrerà nel rispetto del principio della concorrenza e nel principio della coesione individuare un percorso che sia in grado di far emergere le migliori progettualità da parte dei territori più svantaggiati e che permetta di spostare l'applicazione del diritto di concorrenza dal criterio di selezione al criterio della premialità.
In questo senso sarà necessario individuare le forme attraverso cui le informazioni vengono veicolate verso il territorio al fine di fornire un supporto fattivo e qualificato. Pertanto, salvaguardando lo spirito del parternariato e della concorrenzialità, la Regione metterà a disposizione dei soggetti proponenti una qualificata assistenza tecnica, valutando la possibilità di impegnare direttamente anche l'Autorità di Gestione.
In questo quadro di riferimento, al fine di ottimizzare le scelte alle iniziative particolarmente valide per l'attuazione del POR, la Regione potrà fornire quale parametro di riferimento per l'elaborazione di ciascun PIT una base di risorse finanziarie calcolata tenendo conto del livello di sviluppo dei territori di riferimento dei singoli PIT. In questo modo sarà data attuazione, nel rispetto della normativa comunitaria, al disposto della legge regionale n. 6 del 2001. (5)
Emendamento sostitutivo totale all'emendamento n. 5 Cugini - Balia - Dore - Fadda
L'ultimo capoverso del paragrafo titolato: "La scommessa dei PIT" a pag. 97, è sostituito dal seguente:
"La prima fase di attuazione del POOR Sardegna e dei PIT, ha fatto emergere la necessità di una rivisitazione metodologica e normativa delle procedure attuative al fine di salvaguardare e perciò conseguire pienamente il principio di coesione economico sociale dei diversi territori regionali nel complessivo miglioramento dello standard competitivo del sistema Sardegna, nonché di adeguare efficacemente il Complemento di Programmazione alle osservazioni formulate dalla Commissione Europea.
In tale direzione sarà necessario dunque, riaffermare, attraverso una puntuale rivisitazione del Complemento di Programmazione, la centralità delle funzioni del Consiglio Regionale, in armonia con quanto disposto dalla L.R. n. 20/98, anche nella direzione di un necessario monitoraggio e verifica delle fasi operative e comunque a tutela del pieno conseguimento degli obiettivi fissati nel POR Sardegna.
Si dovrà altresì confermare, attraverso una nuova metodica di costruzione progettuale e programmatoria generale, l'obiettivo assunto di destinare alle aree regionali con maggior deficit di sviluppo, le risorse a loro già destinate dall'articolo 1 comma 48 della L.R. n. 6/2001, in un organico e puntuale disegno strategico di maggiore coesione territoriale e di adeguamento infrastrutturale delle aree e dei settori maggiormente in ritardo.
Dovrà essere conseguito inoltre, l'obiettivo di definire ed integrare adeguatamente le norme di attuazione delle singole misure del POR Sardegna.
Sarà necessario ancora, verificare in armonia con l'impianto generale, la possibile individuazione degli strumenti destinati esclusivamente alle strategie unitarie aventi carattere regionale, conseguendo a questo fine, un corretto equilibrio fra opportunità di sviluppo locale e strumenti di crescita regionale.
Il ruolo dei soggetti privati all'interno dei PIT approvati, in concorso con gli obiettivi generali, andrà meglio garantito attraverso una migliore integrazione con gli strumenti di incentivazione finanziaria operanti ed introducendo chiari e concreti strumenti di premialità.
Oltre ad una diversa e più efficace politica di informazione nei confronti dei soggetti dello sviluppo regionale, sarà necessario ancora, recuperare al sistema programmatorio ed organizzativo del POR Sardegna, l'indispensabile funzione di adeguate e funzionali figure di accompagnamento, da individuarsi anche all'esterno dell'Amministrazione regionale, fra enti ed organismi già operanti nel sistema della programmazione territoriale e finanziaria, in grado di offrire garanzie di intermediazione al corretto conseguimento degli obiettivi, uniformità e coerenza nella formazione dei programmi territoriali di intervento, rispetto alle finalità generali del POR.
Il ripristino pieno e disciplinato del ruolo degli EE.LL. territoriali, dovrà rivestire ruolo prioritario nelle scelte strategiche dei diversi territori della regione conseguendo nei limiti del possibile, la necessaria separazione fra le fasi di analisi delle ammissibilità e quelle di scelta ed organizzazione delle strategie di sviluppo locale.
La Regione infine, per meglio corrispondere alle stesse finalità dei PIT, garantirà ulteriori ed adeguate integrazioni finanziarie sulle misure che siano interamente impegnate per effetto dei bandi POR e in ogni caso dipendenti dalla esclusiva regia regionale.". (8)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per illustrare l'emendamento numero 5.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento numero 8.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Noi Abbiamo presentato questo emendamento che si propone di sostituire l'emendamento della Giunta, che noi riteniamo estremamente sintetico tanto da risultare inefficace rispetto agli obiettivi e alle riflessioni che si sono svolte in quest'Aula nella discussione della mozione sui PIT. Non contestiamo il fatto che il Documento di programmazione economica e finanziaria debba stabilire delle linee di indirizzo; è anche vero che in altre parti questo documento si attarda in dettagli e in aspetti puntuali della programmazione economica al punto da suggerire a noi la predisposizione di un emendamento che precisa un itinerario per punti attraverso il quale riprendere, trasferendolo in un'attività positiva, la programmazione dei fondi comunitari che comunque, sia nel nostro che nell'emendamento della Giunta, viene introdotta con l'ammissione pressoché coincidente che la procedura fin qui seguita ha causato ritardi, carenze di informazione e preoccupanti problemi di attuazione, che ovviamente fanno il paio con la lamentela, pressoché diffusa in tutta la Sardegna, sugli esiti del primo bando dei PIT. Non stiamo qui a ripetere le cose che abbiamo detto; il nostro emendamento si propone sinteticamente di rimettere in moto un processo di rivisitazione del Complemento di programmazione, attraverso l'utilizzo e il rispetto di quello che noi abbiamo sempre invocato come lo strumento di riferimento per il Consiglio regionale in questa materia, che è la legge regionale numero 20/98, riferendoci a quello che proprio l'articolo 3 di questa legge dice, cioè all'esigenza di verificare e di confrontarsi semestralmente in aula sulle problematiche e sui processi di attuazione delle fasi e degli obiettivi comunitari.
Il secondo aspetto è il richiamo al mantenimento e alla conferma dell'impegno di destinare alle aree regionali con maggior deficit di sviluppo le risorse che sono già assegnate in base alla legge regionale numero 6, la finanziaria dell'anno scorso, dopo che gli atti messi in essere dalla Giunta nella prima fase di attuazione hanno messo in evidenza il mancato rispetto di questo principio. L'obiettivo di questo richiamo è sempre la maggiore coesione territoriale e un adeguamento infrastrutturale delle aree e dei settori maggiormente in ritardo.
Viene proposta inoltre l'esigenza di definire e integrare norme di attuazione delle singole misure del POR, che sono ampiamente carenti; viene individuata anche la possibilità aperta di individuare attraverso ipotesi di strategie unitarie a carattere regionale ulteriori strumenti, con la precisazione che questi - si fa evidentemente riferimento ai Progetti integrati regionali (PIR) - non possano e non debbano essere confusi o collegati a quelle che sono invece le finalità dei PIT.
Un altro problema che solleviamo è l'esigenza che il ruolo dei privati all'interno dei PIT sia meglio integrato con gli obiettivi generali e che si coordini il sistema degli strumenti di incentivazione finanziaria già operanti all'interno degli obiettivi del POR Sardegna.
Solleviamo l'esigenza (peraltro sarebbe stato molto utile per evitare questo sbocco un po' fallimentare della prima applicazione dei PIT) che la Giunta regionale individui una serie di interlocutori, delle figure di accompagnamento di carattere istituzionale, che non devono essere obbligatoriamente i funzionari della Regione, che in altri casi hanno dimostrato di non essere corrispondenti a queste esigenze. Ricordo che questa figura di accompagnamento istituzionale, oltre ad evitare che ci siano proposte di progetti che sono totalmente fuori dalla linea e dagli obiettivi del POR, è una figura che la stessa Comunità Europea, quando ha inteso sperimentare, attraverso un campione di patti territoriali di carattere europeo, la modificazione dei criteri e dei principi del nuovo corso dei fondi strutturali, ha introdotto proponendolo come un elemento di supporto alla formazione dei programmi e dei progetti. La Regione Sardegna si è guardata bene dal recepirla e, oltre ad aver impostato un livello assolutamente inadeguato di informazioni, si è anche permessa di lasciare le amministrazioni locali e i territori in balia di se stessi e, ahimè, qualche volta anche di qualche spregiudicato faccendiere che si spaccia per professionista, con gli esiti che abbiamo visto sulla presentazione dei PIT.
Infine c'è il richiamo al ripristino pieno e integrale del ruolo degli enti locali nella predisposizione dei programmi di intervento, anche qui con una linea di tendenza che auspicherebbe, ma questo è sempre stato nella linea della Comunità Europea, meno nella linea della Regione Sardegna, la creazione di una condizione di separazione tra le funzioni di progettazione e organizzazione delle strategie di sviluppo locale, che sono demandate agli enti locali, e i ruoli che noi riteniamo indispensabili e comunque legittimi di coloro che invece svolgono le fasi di analisi dell'ammissibilità. Esiste oggi nella normativa e nella metodica usata un conflitto, a mio giudizio, di funzioni fra coloro che prima determinano l'ammissibilità formale e poi si occupano della valutazione di merito. Sarebbe opportuno fare una riflessione sul fatto che prima normalmente si verifica il conseguimento degli obiettivi di merito e poi si dà una lettura delle ammissibilità formali. Oggi il Gruppo di coordinamento regionale svolge entrambi questi ruoli, la figura di accompagnamento istituzionale, insieme a una separazione dei ruoli, garantirebbe un maggiore protagonismo degli enti locali che non possono essere relegati in un ruolo marginale rispetto all'organo regionale che poi censura le loro proposte.
C'è un ultimo punto, ed ho concluso: ci sono state, è evidente, all'interno dei PIT misure che sono state integralmente impegnate per effetto del bando POR, non lasciando, rispetto alle finalità generali che queste si ponevano, disponibilità finanziarie. Sarebbe opportuno che la Regione integrasse adeguate risorse finanziarie a queste misure per poter in ogni caso far presentare delle proposte e delle idee che non siano quelle di esclusiva regia regionale, come discende dai bandi che sono stati fatti, che chiaramente assorbono totalmente le risorse in esse indicate.
Questa rappresenta, in sintesi, una sequenza di orientamenti che possono essere integrati, e comunque hanno un carattere esclusivamente di indirizzo che noi non riteniamo essere pregiudizievole di una impostazione condivisa all'interno del DPEF e che chiediamo alla Giunta di accogliere favorevolmente.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore di maggioranza.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggiornza. Esprimo parere negativo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sulla quarta parte e sugli emendamenti numero 8 e 5 il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Signor Presidente, su questa parte del Documento di programmazione economica voglio fare qualche breve considerazione e, come è mia consuetudine, dire anche quali parti di questo piano ho apprezzato.
Vi è da apprezzare anzitutto il fatto che si siano accorpate tre cose che generalmente non si accorpano, cioè la politica di interventi nel turismo, l'agricoltura, l'ambiente e il territorio. Ma fatta questa prima constatazione mi preme sottolineare anche il fatto che, in particolare sulle politiche ed interventi nel turismo, si è fatta un'ottima analisi, veritiera, del comparto esistente in Sardegna, con luci ed ombre, un comparto che si sta dotando di infrastrutture che crescono, che migliorano le loro tipologie, che accrescono anche le tipologie ricettive, che però, ahinoi, hanno uno scarsissimo utilizzo, come d'altronde noi stessi abbiamo avuto modo di sottolineare qualche settimana fa in quest'Aula.
Noi in Sardegna abbiamo un utilizzo delle strutture alberghiere del 23 per cento contro un 40 per cento del resto d'Italia. Questo deve portarci a fare un ragionamento che io non vedo in questo documento. Quando l'utilizzo è così basso bisogna aumentarlo, e lo si può aumentare con due azioni positive che tendano a portare un maggior flusso turistico in Sardegna, ed uno è quello dell'allargamento della stagione, e c'è anche questo tentativo, l'altro è quello del miglioramento delle strutture ricettive. Non si fa bene né una cosa né l'altra, ed allora si propone qualcosa che va quasi in controtendenza, senza nessun ragionamento logico si propone il raddoppio dei posti letto in Sardegna. Non ha nessun senso, nessun significato, penso che non serva né agli operatori né ai sardi, né ai turisti che non riescono a riempire neanche l'esistente.
Allora bisogna fare quello che si fece alcuni anni fa per i porti e per la portualità turistica in Sardegna. Negli ultimi quindici anni abbiamo speso circa 700 miliardi per la portualità turistica; dei 24 porti turistici non ne abbiamo completato neanche la metà e quindi, giustamente, le risorse finanziarie a disposizione in questi capitoli prevedono il completamento di questi porti prima di finanziarne dei nuovi. Questo è il ragionamento che dobbiamo fare complessivamente in questo comparto vitale che è il turismo in Sardegna.
Proponete queste formule nuove, direi quasi roboanti, che non dicono nulla di nuovo, proponete il piano di sviluppo turistico, in esso sono contenute le cosiddette città aperte di felliniana memoria. Badate, quella tipologia ricettiva questo Consiglio regionale se l'è inventata, prima Regione in Italia, nel 1998, e l'ha definita "albergo diffuso nel centro storico". Quindi nulla di nuovo, nulla di roboante; bisogna applicare le leggi che già abbiamo, perché abbiamo anche buone leggi.
Per quanto riguarda il piano di sviluppo, nel quale prevedete di riordinare le competenze, insistiamo col sottolineare la necessità di un riordino amministrativo da delegare al sistema delle autonomie; la Regione se ne deve completamente liberare, naturalmente delegando le province, le comunità montane e i comuni a seconda della competenza territoriale, e tenendo in capo alla Regione le competenze tecniche e la promozione esterna. Così da diversi anni si pensa al riordino delle competenze in questo comparto, ma non lo si attua.
Non si è fatto male ad accorpare l'agricoltura e l'ambiente; l'agricoltura sarda ha infatti una stretta connessione col turismo e l'ambiente. Ma io non penso sempre e solo alla connessione degli "agriturismo", mi pare che ci sia una grande inflazione di questo modo di fare turismo rurale. Penso invece a un'agricoltura legata al turismo per una produzione agroalimentare di qualità, per il turismo estivo e per il turismo termale, che portano in Sardegna svariati milioni di persone. E` una grande vetrina per la nostra produzione agroalimentare che va controllata e canalizzata, e che dobbiamo saper vendere. Cosa che non sappiamo assolutamente fare. Badate, solo nei mesi di luglio ed agosto, il turismo sardo consuma 500 miliardi di agroalimentare. Di questi 500 miliardi, l'80 per cento, cioè più di 400, vengono da fuori. Questo è un dato emblematico che dice tutto non sulla scarsa produttività dell'agricoltura sarda, ma sulla scarsa commerciabilità dei prodotti agroalimentari sardi. Allora a questo bisogna puntare, queste cose bisogna fare perché abbiamo una grande vetrina in casa e non la sappiamo utilizzare.
Sul legame con l'ambiente non condivido assolutamente l'analisi che voi fate; già molti colleghi ieri affrontando altri argomenti hanno ripreso il concetto di parco come volano di sviluppo di un territorio, di parco moderno, di parco non di tipo americano, chiuso con filo spinato o con rete metallica. Noi immaginiamo un parco aperto, fruibile, non riserva integrale ma esempio positivo per i territori circostanti e per l'intera Sardegna. Questi concetti di parco moderno, di parco fruibile, di parco come occasione di sviluppo, voi li avete cancellati dal vocabolario, ed è un grande sbaglio, uno sbaglio che neanche il Governo nazionale di centrodestra commette. Il Ministro Matteoli di Alleanza Nazionale è venuto in Sardegna a riparlare di parchi, è venuto in Sardegna a parlare del Parco del Gennargentu come occasione di sviluppo. Ebbene voi non usate più neanche la terminologia. Dovete tornare a questi concetti. Possiamo cambiargli nome, possiamo anche non definirlo più Parco del Gennargentu, definiamolo con un nome qualsiasi, però bisogna farlo ripartire, bisogna collegarlo all'agricoltura, al turismo, allo sviluppo di quel territorio e degli altri territori della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Prendo la parola per due questioni, una di tipo tecnico, l'altra di tipo politico, e gradirei che l'Assessore Masala ascoltasse, perché c'è un argomento che deve essere ripreso e approfondito, per potere, come era nelle intenzioni, se le intenzioni dovessero essere confermate, produrre sui PIT una sintesi unitaria da sottoporre al voto del Consiglio. Questo era l'impegno che abbiamo assunto in occasione della discussione in Commissione e successivamente ripreso in un incontro tra maggioranza ed opposizione perché i ritardi e soprattutto le insufficienze, ed anche le proteste dei territori per quanto riguarda l'applicazione della prima parte dei PIT, sono stati considerati argomento di riflessione da parte delle due delegazioni, comprendendo - e su questo era d'accordo anche il collega Pittalis che ha svolto la funzione di assessore nei mesi passati e ha quindi maturato una esperienza sui PIT - che è necessario produrre direttive, seppure di carattere generale, in questa occasione, capaci di correggere quello che è avvenuto sin qui, correggere e integrare.
Chiaramente noi evidenziammo la funzione non positiva che l'Assessorato ha svolto nel coordinamento dell'argomento in discussione. Però, fatto il rilievo, avevamo raggiunto una intesa procedurale, non di merito, per introdurre, aggiornando i concetti, una nuova direttiva capace di rispondere alle aspettative che si sono create nei diversi territori e, assieme, per rispondere ad una indicazione che il Consiglio regionale, quando abbiamo trattato l'argomento dei PIT, ha approvato con un voto, mi pare unanime, riferito alle quote di investimento, in particolare nei territori emarginati. Ed è bene ricordare che questo punto era stato anche trattato con le organizzazioni sindacali ed era diventato accordo e intesa con la Giunta regionale.
Noi lo vogliamo riprendere, e il nostro emendamento, illustrato dal collega Sanna, ha l'obiettivo - e lo abbiamo anche detto nella relazione del centrosinistra svolta dal collega Scano - di correggere quello che è avvenuto sin qui, che mi pare essere anche un argomento che è stato trattato recentemente in Giunta, e che comunque è stato trattato pubblicamente, per quanto riguarda alcuni territori della Sardegna centrale, anche dall'assessore Ladu. Quest'ultimo si è impegnato - così hanno scritto i giornali in diverse occasioni - a fare in modo che quei territori in attesa dello sviluppo fossero messi al centro degli investimenti dei PIT.
Questo è un concetto che noi condividiamo perché siamo rimasti nell'Obiettivo uno, e abbiamo ottenuto risorse aggiuntive, proprio perché ci sono territori emarginati nello sviluppo, che hanno bisogno di risorse europee, nazionali ed anche regionali per essere aiutati a recuperare questi evidenti limiti.
Il nostro emendamento si propone questo obiettivo, ma il presidente della Commissione programmazione non lo ha accolto, l'assessore Masala non lo ha accolto, quindi è opportuno capire in prima battuta se c'è ancora la disponibilità per costruire una procedura capace di rispondere a quelle aspettative, o se invece si vuole continuare sulla linea che sino adesso è stata seguita per quanto riguarda questa parte dell'intervento.
Noi siamo contrari chiaramente a confermare questa impostazione, e dovremmo essere contrari tutti perché si tratta in parte di applicare già un dispositivo del Consiglio regionale, in parte di rispondere alle aspettative che sono maturate in quei territori che non hanno visto approvati i propri PIT.
Anche l'assessore Masala, in una assemblea svoltasi recentemente a Sassari, ha ripreso l'argomento e ha dichiarato "Faremo in modo di riesaminare i PIT, e di introdurre procedure e recuperare risorse per rispondere alle vostre aspettative."
Assessore, questo è un concetto che noi condividiamo, però il suo emendamento non è coerente con questa dichiarazione, mentre il nostro emendamento si muove integralmente sulla linea della dichiarazione che lei ha fatto in quella occasione, e che ha ripetuto, bisogna dirlo onestamente, anche avant'ieri, nell'incontro che abbiamo fatto.
Cosa è successo perché questa procedura venga accantonata? Noi lo vogliamo sapere, perché una cosa è votare il punto 4 del DPEF accorpato, e votarlo avendo già accolto questo emendamento; altra cosa invece è lasciare aperta la vecchia procedura e quindi venire meno agli impegni che sono stati assunti nei territori ed agli accordi che sono stati sottoscritti.
C'è bisogno di una ulteriore interlocuzione, c'è bisogno di un incontro più ravvicinato con gli estensori degli emendamenti? Noi siamo disponibili. Sarebbe un errore politico, e da cui conseguentemente scaturirebbe una formulazione della norma non corretta, se questa idea venisse accantonata solo perché ci stiamo misurando sul DPEF e abbiamo sull'impostazione generale posizioni diverse.
Su questo punto, Assessore, aspetto una sua risposta perché così avevamo deciso. E anche quando il presidente della Commissione ha espresso la preoccupazione che noi volessimo agganciare questo argomento all'insieme del DPEF abbiamo detto "Non è così, vogliamo trattarlo a parte perché merita una attenzione particolare". Ora la stiamo chiedendo, ma la risposta che è stata data sin qui è "No, non se ne parla, si respinge".
Mi pare che siamo in presenza di una impostazione totalmente diversa da quella che avevamo dato nei giorni precedenti. Ma per ora si tratta solo di dichiarazioni, si può ancora riprendere il dialogo se si conferma il contenuto precedentemente concordato.
Per quanto riguarda il tema dell'ambiente, il collega Falconi, ma era già stato fatto nella relazione di minoranza, ha ripreso, tra i tanti argomenti, uno in particolare: i parchi.
Siamo ancora in presenza di una discussione sulla gestione del parco, ossia, su chi opererà nella gestione del parco? Se questo è il punto, noi vogliamo riconfermare un'idea che abbiamo sottoposto all'attenzione del Consiglio anche negli anni precedenti, il parco deve essere gestito, diretto, amministrato dai sardi. Dobbiamo ragionare con il Governo nazionale perché questo principio, così come è stato per La Maddalena, venga realizzato anche per il parco della Sardegna centrale, potremmo anche non chiamarlo il Parco del Gennargentu, potremmo chiamarlo il Parco della Sardegna centrale. Se questo è il punto, reintroduciamo l'argomento, specifichiamo bene i termini riferiti alla gestione, riprendiamo un discorso che ci aveva visto impegnati negli anni passati. Chiedo all'ex assessore Onida, che ha trattato questo argomento con la Giunta Palomba, che lo ha portato allora quasi vicino alla soluzione, perché in questo DPEF non se ne parla? Il concetto di parco era presente nel programma della Giunta Floris, viene richiamato anche, seppure in termini molto più larghi, nel programma della Giunta Pili, invece nel DPEF non c'è neanche la parola. Se non c'è la volontà che le questioni ambientali, e quindi dei parchi, siano tenute presenti in Sardegna, e quindi in questo DPEF, se c'è una posizione totalmente negativa sull'argomento è bene dirlo. Se invece ci sono margini perché possa essere reinserito con le sottolineature che ho fatto, sulla gestione, facciamolo, perché si tratta di riprendere risorse nazionali ed ora, così come abbiamo fatto noi come centro sinistra allora, è possibile, con un ministro dello stesso schieramento politico che governa la Regione, fare in modo che la gestione venga integralmente, come avevano detto i ministri di allora, affidata alle comunità del centro della Sardegna.
Assessore, penso che anche questo aspetto meriti una risposta, anche negativa, però bisogna chiarirlo perché è collegato a tutti gli altri argomenti che il collega Falconi ha portato alla nostra attenzione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Per la verità il giudizio sul DPEF noi lo abbiamo già espresso. E' un giudizio fortemente negativo, un giudizio che, sulla base delle vicende che hanno caratterizzato la giornata di ieri, non solo non cambia ma si aggrava, al punto tale che ci chiediamo, ce lo chiedevamo prima, a maggior ragione ce lo chiediamo oggi, che senso abbia discutere di questo DPEF. Ce lo chiedevamo prima perché non dico perplessi, ma perfino sbigottiti. Che senso ha discutere di un provvedimento, che doveva essere un atto di programmazione, che ieri è stato stravolto dalla maggioranza, perché i guai li crea sempre la maggioranza.
E' un atto che è stato stravolto, che viene presentato quando non ha nemmeno più senso presentarlo, nel senso che doveva essere approvato in primavera, doveva costituire la base della predisposizione del bilancio e della finanziaria. Oggi, in quest'Aula, dovevamo concludere la discussione sul bilancio, quindi definire davvero gli atti di una programmazione seria dell'intervento regionale. Tutto questo non è stato, c'è un ritardo sul quale bisognerà stendere un velo pietoso sul quale poi si innesta la vicenda che ha caratterizzato la giornata di ieri. Quindi, sinceramente, ha poco senso discutere di questo DPEF, anche se va detto che per noi aveva poco senso, come dicevo prima, discuterne anche sulla base della caratterizzazione dell'impostazione che il centro destra ha dato a questo documento. Il nostro è un giudizio negativo per le scelte che in esso vengono compiute, scelte che poi sono comprovate nell'articolazione che ha assunto il DPEF, e elementi di giudizio negativo troviamo anche nella discussione di questa parte, soprattutto se ci riferiamo al merito del contenuto della quarta parte che stiamo discutendo in questa fase.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU
(Segue ORTU.) I problemi trattati e le modalità con cui sono trattati ci lasciano perfino sbigottiti. In questa parte vengono trattati i problemi dell'agricoltura, si dovrebbe fare un'analisi della situazione di un comparto in una fase estremamente delicata. Nel DPEF vengono ripresi alcuni dati che riguardano questo comparto, che dimostrano una situazione drammatica, dati che poi si innestano in un quadro generale, riferito anche nel DPEF, anch'esso preoccupante, così come è stato sottolineato da tutti. Sono dati che, pur fotografando una situazione di forte disagio, poi non trovano risposta negli indirizzi che dovrebbero essere dettati da un atto di programmazione.
A dimostrazione di quanto sto sostenendo, io ritengo che sia giusto riprendere nel merito le proposte che qui sono presentate, e io mi riferisco ad un comparto particolare, perché dalla lettura attenta delle parti in cui si articola il DPEF, viene confermato il giudizio che abbiamo dato inizialmente, un giudizio estremamente negativo e preoccupante.
Infatti se andiamo ad analizzare le affermazioni che vengono fatte nel DPEF, constatiamo che per quanto riguarda il comparto dell'agricoltura nell'analisi si dice che è un settore fortemente in difficoltà e, a dimostrazione di quanto sta avvenendo in questo comparto, vengono anche riprodotti alcuni dati. Se per esempio ci rifacciamo agli investimenti che dovrebbero essere il termometro di una situazione che fotografa la realtà dell'economia della nostra Isola, se andiamo a verificare i dati che sono indicati nel DPEF, scopriamo che in Sardegna gli investimenti fissi medi, lordi annui, in Sardegna, calcolati sulla base dei dati disponibili, ammonterebbero a 10754 miliardi. Di questi 841 miliardi sono destinati, o sarebbero stati destinati, sulla base di questa analisi, annualmente, all'agricoltura.
Ma il dato più sconcertante è che, nella situazione di difficoltà, che tutti conosciamo, in cui versa il settore dell'agricoltura, l'investimento fisso in questo settore, nonostante i problemi che conosciamo, l'arretratezza e tutte le disgrazie di questo mondo che ricadono sempre sull'agricoltura. Ebbene, questo investimento sostiene un'occupazione, passatemi il termine, che è pari a 61.000 unità. Così viene detto nell'analisi che è formulata nel DPEF.
Mentre in altri settori, e lungi da me l'idea di contrapporre settore a settore, per esempio in quello dell'industria, se ci riferiamo all'industria nel senso stretto, lo stesso DPEF dice che gli investimenti fissi ammonterebbero a 2416 miliardi medi annui e le unità occupate ammonterebbero a 65.000 unità.
Ecco un raffronto, l'agricoltura, le cui difficoltà tutti conosciamo, è sostenuta dall'intervento regionale con 841 miliardi, meno di 1.000 miliardi, e ha il compito di garantire, o perlomeno di coprire un'occupazione che è pari a 61.000 unità, mentre negli altri settori con investimenti maggiori il carico occupativo è molto minore.
Anche questi dati testimoniano la condizione di difficoltà in cui versa il settore, e di fronte a una condizione di difficoltà noi pensavamo che fosse possibile trovare nel DPEF, quando affronta in dettaglio le questioni dell'agricoltura, non dico un'impostazione che in qualche misura fosse capace davvero di affrontare quella situazione, che pure a più riprese in quest'aula, nelle varie discussioni, nei DPEF precedenti, nelle varie dichiarazioni di ogni Giunta che si è succeduta in questa legislatura, è stata richiamata, ma almeno l'ispirazione di fondo di quel progetto di modernizzazione di cui si parla, ma di cui non troviamo traccia nemmeno in questo DPEF. Basta leggere la parte che riguarda l'agricoltura per constatare che vi sono ancora una volta affermazioni generiche, che riguardano solo il metodo, copiate di sana pianta dai POR, e sinceramente ci chiediamo cosa ci stiano a fare queste considerazioni in questo DPEF, anche perché, ripeto, ancora una volta si è copiato male.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Signor Presidente, nel mio intervento nella discussione generale ho messo in evidenza quello che a me appare davvero l'elemento critico di fondo del DPEF presentato dalla Giunta, e cioè la sua estrema genericità. L'ho definito un mero esercizio scolastico, pieno di tante buone intenzioni, con qualche obiettivo slegato dagli strumenti proposti, dai tempi che non appaiono e dalla strumentazione finanziaria proposta, che appare nelle ultime tabelle, delle quali poi parleremo nel momento in cui si arriverà a discutere la parte sull'indebitamento.
A me pare che proprio in questa quarta parte, così noi abbiamo diviso il DPEF per comodità di discussione, davvero il DPEF si esercita in maniera anche ipocrita, se vogliamo, perché per quanto riguarda l'ambiente e il territorio vi è una grande premessa poetica, dove si esaltano con forte enfasi il territorio, i valori paesistici, la biodiversità, i valori dei paesaggi cosiddetti costruiti, cioè delle città e così via, si mettono in forte risalto i 460.000 ettari di Bioitaly. Io ricordo critiche feroci da parte del centrodestra rispetto a quella indicazione della Giunta Palomba, tant'è che questa Giunta, che da una parte esalta la tutela dei 460.000 ettari di Bioitaly, dall'altra invece, come ho avuto modo di dire, e nessuno ancora mi ha risposto, ha dato incarico per la sua revisione, cioè per la revisione di quella perimetrazione secondo indirizzi che questo Consiglio ancora non conosce.
Poi, da un lato si esalta con venature quasi poetiche, dall'altra però c'è lo smantellamento strisciante, l'oblio sul tema dei parchi e soprattutto sul tema della gestione dei parchi in Sardegna, una grande discussione, ma che, come dire, getta un velo d'ombra su tutta la politica dei parchi. Su questo io mi sono diffusamente soffermato nel mio intervento nella discussione generale, non ci ritorno, però, guardate, alla premessa poetica segue un solo accenno agli strumenti; gli strumenti sono, come dire, un po' nascosti, non sono esplicitati. Si accenna, per quanto riguarda il governo del territorio, al disegno di legge della Giunta. Guardate, quel disegno di legge, se questo Consiglio lo approvasse, sarebbe davvero in contraddizione fortissima con la premessa sulla tutela contenuta nel DPEF; gli strumenti di quel disegno di legge sono gli accordi di programma, le varianti automatiche e l'abbandono di una norma che io ritengo di civiltà e di buon senso, che è la tutela della fascia dei 300 metri dal mare. Si abbandona anche quella, ma non sarà facile, perché credo che quella norma ormai appartenga un po' al buon senso ed è stata metabolizzata, è stata ormai introiettata dal popolo sardo.
Ci sono belle parole anche per quanto riguarda i PIT, per quanto riguarda lo sviluppo locale, si usa addirittura una espressione un po' enfatica, si parla della scommessa sui PIT. Ad oggi questa scommessa mi pare che l'abbiamo persa, il primo bando ha aperto tali e tante contraddizioni, discrasie e proteste fortissime da parte di alcuni territori che mi pare proprio una scommessa assolutamente persa, al momento.
Su questo tema voi oscillate tra un'idea liberista e un'idea che liberista non è, è un po' pasticciata, cerca di salvare capra e cavoli, non avete cioè il coraggio di mettere in pratica ciò che dite, ciò che voi vorreste fare e ci avete proposto un bando di PIT che contiene da un lato un'idea fortemente centralista: decide la Regione, decide il centro, i territori vengono assolutamente bypassati, alle province è dato semplicemente un ruolo di passacarte, una funzione di istruttoria preliminare, poi l'istruttoria vera è fatta a livello regionale. L'idea contenuta nel primo bando dei PIT è un'idea di carattere vagamente liberista, ma del tipo "mettiamo a competere i territori, poi sulla competizione decidiamo al centro".
L'Assessorato della programmazione ha davvero svolto un ruolo di ostacolo alla progettualità territoriale, lasciando i territori...
(Interruzioni)
Ci sono numerosissime proteste in tal senso avanzate dalle province e dai consigli provinciali sardi durante l'iter di presentazione dei progetti. Si lamentavano dei tempi strettissimi. Perché dare 40 giorni, o quanti sono stati dati, per un'operazione così complessa, lasciando poi questi territori davvero come terra di nessuno per quanto riguarda l'assistenza e per quanto riguarda le indicazioni e gli indirizzi. PIT che non hanno alcun indirizzo! Ma che cosa vogliamo fare di questa Sardegna? Qual è l'indirizzo di sviluppo che voi proponete? I PIT sono diventati una sorta di esercitazione sulle mille questioni che sono contenute in maniera confusa negli stessi POR.
Credo che la competizione dei territori non possa esserci perché i territori non sono uguali tra di loro, i territori sono diversi. I territori ai quali questo Consiglio aveva destinato il 60 per cento delle risorse sono i territori più deboli. Il risultato qual è stato? Il risultato è stato esattamente il contrario, che il 60 per cento delle somme proposte è andato alle aree relativamente più forti della Sardegna e alle aree più deboli è andato il 40 per cento.
Ma questo era un risultato scontato nella tipologia di bando che è stato proposto. Non è necessario che ci inventiamo chissà quali nuovi bandi, la Sicilia, per esempio, ha predisposto un bando assegnando ai diversi territori le risorse nella misura che è stata preliminarmente decisa. Allora, se decidiamo che alle aree depresse della Sardegna vada il 60 per cento delle risorse, calcoliamo l'ammontare di queste somme, le assegniamo ai diversi territori e poi facciamo competere quei territori tenendo ferma quella riserva e non facendoli concorrere assieme ai territori più forti.
PRESIDENTE. Ancora qualche secondo per concludere.
MORITTU (D.S.). Solo un secondo per arrivare alla proposta; la risposta che aspettiamo dalla Giunta è se si va nella direzione del rispetto sostanziale della norma del 60 per cento approvata da questo Consiglio regionale, oppure se si vuol continuare in una strada di liberismo pasticciato, che porta semplicemente al risultato che noi abbiamo visto e che certamente non è un risultato positivo per la Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Ancora una volta sulle questioni ambientali assistiamo ad una posizione della Giunta Regionale e della maggioranza di centrodestra assolutamente ondivaga e contraddittoria, così come è stato diffusamente detto dai banchi di questo Consiglio. Assistiamo da un lato, come è giusto che sia, e bene avete fatto a farlo nel DPEF, alla magnificazione delle bellezze naturali e all'esaltazione del nostro patrimonio ambientale da valorizzare come risorsa della nostra Regione a fini turistici ed economici, si afferma anzi a pagina 91 che la qualità ambientale costituisce una partita decisiva per le prospettive future della Sardegna, della Giunta e della maggioranza.
Ma operativamente assistiamo alla incapacità di formulare proposte concrete che siano giuridicamente e istituzionalmente perseguibili, e assistiamo anche nel contempo, all'interno del DPEF, alla totale incapacità di avanzare proposte che coniughino gli assunti e le enunciazioni di principio con le scelte di governo. Gli studiosi, gli scrittori, i cultori di botanica o gli urbanisti possono fare dotte speculazioni intellettuali senza che vi sia un approdo pratico, o sostenere anche una teoria, o una tesi, o una corrente di pensiero. Ma quando un Esecutivo, quando una Giunta come questa, di centrodestra, parlando di ambiente, si limita ad una mera esercitazione accademica, credo che abbia confuso il proprio ruolo. Una Giunta regionale deve fare scelte concrete, deve fare scelte di governo, deve essere conseguente rispetto agli enunciati e alle analisi, anche, per quanto mi riguarda, condivisibili in molte parti, ma voi non lo fate, vi limitate alle enunciazioni, abdicando alla funzione di governo.
E dico anche: come si può non essere d'accordo quando affermate che la linea fondamentale perseguita con il POR, i documenti di programmazione eccetera, è l'approccio integrato che dovrà rendere più visibili i vantaggi economici ed occupazionali derivanti dalle politiche di conservazione ambientale con la realizzazione di un pacchetto organico, di interventi che troveranno accoglienza principalmente nei progetti integrati e che riguarderanno la promozione di iniziative economiche, in particolare di quelle legate al turismo e alle attività produttive tipicamente locali, che richiedono, per svilupparsi, un alto livello di qualità del patrimonio ambientale e la promozione di attività imprenditoriali verdi, la tutela, il restauro e il recupero di immobili di interesse storico e così via dicendo? Ma queste, Assessore della Programmazione, sono solo pure enunciazioni.
Io mi voglio soffermare un attimo sul problema, che è stato sollevato già, del parco del Gennargentu, per ricordare che nel mese di febbraio di quest'anno sono stati spesi fiumi di parole ed ettolitri di inchiostro per affermare il principio di autodeterminazione del popolo sardo contro l'invasore romano, e voi eravate i paladini fieri e gli araldi di questo movimento. Vi sono state solenni quanto fiere affermazioni, si è vagheggiato con la solita enfasi retorica su progetti e proposte alternative al parco nazionale per le zone del Gennargentu, avete indicato come strada maestra quella del parco regionale in quella fase, in antitesi a quello nazionale, sarebbe curioso anche adesso vedere in che maniera la "394" è stata applicata, per esempio, per quanto riguarda il parco geominerario. Sarebbe interessante vedere in che maniera si è levata la vostra voce discordante rispetto a quella legge che è stata tanto vituperata in altre circostanze, ma che mi pare oggi sia stata in maniera surrettizia utilizzata.
Quindi dicevo: voi avete proposto il parco regionale, ma niente è stato fatto in questi anni e in questi mesi che dimostrasse un impegno credibile di questa Giunta e di questa maggioranza a favore di quei territori. Alle demagogiche, roboanti affermazioni di diversi assessori regionali che preannunciavano fantasmagorici piani e progetti alternativi di sviluppo, è seguito ciò in cui vi siete rivelati grandi specialisti, il nulla pratico, l'impossibilità di compiere azioni concrete a favore della nostra Regione.
Ed oggi, per cercare di occultare il totale ed assoluto fallimento sulle politiche ambientali, che pure dite di voler perseguire, fate addirittura scomparire anche la parola parco dal DPEF, così come hanno ricordato già i colleghi nella relazione di minoranza, l'ha fatto il collega Scano, ma l'hanno fatto tutti i colleghi che mi hanno preceduto questa mattina. Il concetto del parco è stato quindi rimosso, occultato non esiste più .
Ma io dico che, di fronte alla vostra incapacità di misurarvi con proposte e progetti credibili di sviluppo verso quei territori, che abbondano della risorsa ambiente, e purtroppo devo dire che abbondano di pochissime altre cose, avete scelto la scorciatoia più facile e meno rischiosa, non volete confrontarvi, non avete detto nulla sotto questo profilo; e cancellate appunto la parola parco per evitare che ci sia un confronto, per evitare che vi chiedano conto di quanto avete detto nei mesi passati, quando eravamo in fase preelettorale e si poteva dire tutto e il contrario di tutto.
Ma i problemi dello spopolamento, signor Presidente e signori assessori, dell'impoverimento e della desertificazione umana, culturale e antropologica sono ancora lì presenti, e ogni giorno più gravi, a causa della vostra colpevole e ingiustificata inerzia.
Abbiamo atteso con pazienza, e il DPEF era un'occasione importante perché diceste una parola e perché si potesse, a partire da qui dispiegare la vostra azione di governo, ma niente di tutto ciò si è materializzato, non siete stati capaci di accendere neppure una flebile fiammella di speranza e neppure di formularla sotto forma di vaga promessa. E fa una certa impressione verificare che in questo momento il cloroformio che avete abbondantemente versato ha in qualche misura ridotto al silenzio alcuni territori; ma il parco è stato istituito, il parco è in piedi, il parco c'è e dovrete dire in che maniera volete rapportarvi al vostro Ministro dell'ambiente, Matteoli, che, come ricordava il collega Falconi nel suo intervento, ha delle posizioni molto più aperte delle vostre, come mai non chiedete a questo ministro di ritirare il decreto, che è ancora in piedi, perché probabilmente vi scontrereste con una posizione che rigetterebbe la vostra richiesta.
Noi però non ci rassegniamo perché riteniamo che la battaglia per i parchi regionali e per il parco nazionale del Gennargentu - e se non vi piace chiamarlo parco nazionale del Gennargentu chiamatelo come volete - sia una importante, anche se non l'unica, occasione di sviluppo e di civiltà per i territori di quell'area.
Voi, colleghi della maggioranza, avete scambiato il populismo demagogico portato avanti per fini elettoralistici per battaglia di libertà e di autodeterminazione di quelle popolazioni contro gli invasori romani o qualche volta cagliaritani, come veniva detto.
Io sono più propenso a pensare, come ha affermato un giornalista, Alberto Testa, su L'Unione Sarda del 20 febbraio, che le resistenze al parco del Gennargentu vengono da una condizione storica e culturale dura a morire, per cui le zone interne, la montagna in particolare, sono considerate un territorio intoccabile, terre dei pastori, dei caprari, dei nostri nonni e dei nostri bisnonni, un bene pubblico di proprietà privata. "Per chi?" si domanda Testa. Per i più forti, che si vedono assegnare i pascoli dai comuni ad affitti irrisori, che neppure pagano, e che poi recintano abusivamente ettari e ettari di terreno e lo difendono con i loro uomini - dice Testa - spesso con i fucili, e quando conviene lo danno in affitto ai poveracci, lucrano sui beni che dovrebbero essere di tutti. Il giornalista conclude dicendo: "Ah, se ci fosse il parco!" Io non posso sviluppare qui un altro concetto che ha espresso un altro acuto osservatore, il sociologo Francesco Mariani, che dice che andrebbe rivisto anche il ruolo dell'università nuorese in rapporto al parco, perché non è comprensibile e accettabile tenere in piedi due corsi di laurea senza avere un campo pratico di sperimentazione. Questo significa nuotare nella sabbia. E siccome la Regione usa risorse anche per tenere in piedi quella università, noi abbiamo il dovere di creare competenze in campi che possono rappresentare una grande occasione di sviluppo, e queste cose non le dicono persone di sinistra, le dice uno che è certamente più vicino alla vostra maggioranza, ma che pone, con crudezza e durezza, un tema che io credo sia opportuno, signor Presidente Pili, che lei e voi, tutti quanti, assessori e colleghi della maggioranza abbiate il dovere di porvi e di non occultare ancora una volta sotto la sabbia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Intervengo in qualità di Capogruppo dei Democratici, e il riferimento non è casuale, visto che voglio spendere alcune parole su un problema fondamentale, anche a costo di ripetere ciò che è stato detto in precedenza da noi e da altri, e ciò che è stato ripetuto stamani negli interventi dei valorosi colleghi che mi hanno preceduto. Purtroppo è un discorso a senso unico, perché dall'altra parte si mostra una totale inerzia e indifferenza di fronte a questi problemi; problemi di tutela dei beni paesistici, problemi di tutela del bene ambiente che purtroppo, ripeto, sta quasi diventando un ossessione. Però, di fronte a un'Aula che da una parte è sensibile e dall'altra è completamente sorda, bisogna ripetersi, perché è bene che ognuno si assuma le responsabilità fino in fondo, davanti alla Sardegna di oggi e di domani e davanti alla storia. Io dico davanti all'intera umanità perché si tratta di beni che appartengono all'umanità, l'abbiamo detto tante volte, di beni che se vengono consumati sono irriproducibili, però nonostante ciò si continua su questa folle inerzia.
Allora perché intervengo a nome de I Democratici? Perché noi abbiamo cercato, insieme ad altri colleghi, di scuotere un po' questa Assemblea fin dal primo giorno; abbiamo presentato ben sei proposte di legge in materia, lo ripeto: pianificazione paesistica, demolizione immobili abusivi nelle zone protette, tutela delle formazioni monumentali e botaniche - era una proposta di legge di un articolo che poteva essere approvata in cinque minuti, sulla quale tutti dovrebbero essere d'accordo, invece assolutamente niente - protezione dai campi elettromagnetici, quindi tutela del diritto alla salute, formazione, educazione, informazione ambientale - che cosa è? Ma, chi lo sa - agenzia di protezione dell'ambiente. Finalmente su questo c'è stato qualche segnale da parte del centrodestra, ma tardivamente, finalmente si è riusciti a portare in Commissione questa legge, che poi è stata approvata giorni fa in Commissione, però anche qui la spinta l'abbiamo data noi e l'abbiamo data molti mesi prima che qualcun altro si svegliasse.
Detto questo, io non riesco a comprendere come l'inerzia dimostrata si concili con le dichiarazioni trionfalistiche che sono state espresse in questo documento di programmazione; basterebbe leggere un paragrafo nel quale si magnificano questi valori: la Sardegna può ancora costituire un riferimento europeo in tema di biodiversità, e in generale di valore aggiuntivo ambientale. Habitat e fauna, pur soggetti ad un progressivo indebolimento, costituiscono un patrimonio rispetto al quale sono giunti riconoscimenti che portano a 114 i siti classificati di interesse comunitario ecc. C'è una pagina di dichiarazioni e di proclami, poi alla fine il risultato qual è? E` stato detto e ridetto dai colleghi che mi hanno preceduto e da noi stessi nella discussione generale. Presidente Pili, che è intento come al solito a telefonare, perché non si dice una sola parola sui parchi? Ce lo dica, lo vogliamo sapere. Niente, assolutamente nulla. Assessore competente, assessore Masala, che comunque qualche competenza in materia la dovrebbe pure avere, se non altro di riflesso, perché? Qualcuno ha citato il Ministro Matteoli, che è un ministro espresso dalla vostra parte politica, il quale qualcosa l'ha detta in proposito, anche se in modo abbastanza confuso, invece qui, a livello locale, non si dice nulla, ci deve pensare il ministro, che poi, evidentemente, se qui non trova un riscontro, penserà ad altro.
Allora mi domando perché non si dice una sola parola su questo problema; lo considerate liquidato, i parchi appartengono al passato, sono archeologia politica, non servono più a nulla. È una vergogna, però c'è la spiegazione, perché prima si è cercato di smantellare le aree protette con le iniziative, mi pare, dell'estate scorsa, o di epoca ancora precedente, si è cercato in tutti i modi, ci siete riusciti solo in parte, forse quasi niente, però ci avete provato, e adesso c'è il famoso disegno di legge numero 1 dell'11 gennaio 2001 che è veramente un'ignominia, perché si vuole smantellare il procedimento di valutazione di impatto ambientale, ponendosi anche contro la legislazione comunitaria, si vuole modificare la legge "45" dell'89, cancellando sostanzialmente il vincolo dei 300 metri. Come è stato detto anche da altri colleghi, in particolare dal collega Morittu, questo è un valore che ormai è divenuto fondamentale per la cultura ambientale, il limite dei 300 metri non si tocca, è inutile farsi illusioni, non si tocca e non si deve toccare, ma qualcuno ha deciso di toccarlo e di toccarlo in maniera devastante, e questo è gravissimo.
Anche se stavolta il presidente Pili non ha ripetuto quel riferimento alla variante urbanistica automatica, il concetto è lo stesso. Ancora una volta chiedo dove si vuole arrivare, a quali interessi si intende rispondere. Si crede forse di riuscire a rinforzarsi, a ottenere quella stabilità che non esiste, con questo tipo di comportamenti? Mi sembra veramente una follia, ognuno si assuma le sue responsabilità.
PRESIDENTE. Onorevole Pinna, avevo ricevuto la richiesta di cancellazione della sua iscrizione a parlare, avevo capito male. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Gruppo Misto). C'è stato forse un equivoco, Presidente, perché io non avevo chiesto di cancellare la mia iscrizione a parlare, perché mi sembra importante in questo momento intervenire per rafforzare gli elementi proposti dai colleghi del centro sinistra, che in questo momento importante di discussione del DPEF sono l'unica voce in quest'Aula che cerca di tenere alto il dibattito e di non far passare questo momento importante come un atto burocratico che serve soltanto per far sopravvivere una maggioranza che ha dimostrato di non avere i numeri, di avere tantissime crepe, di avere tantissimi problemi.
Mi pare che la bocciatura del punto 2 del DPEF dovesse portare a conclusioni diverse anche questa maggioranza, e spingerla a una riflessione su come andare avanti.
Questo non è avvenuto e credo che dovrà essere comunque fatto nella prosecuzione della discussione del DPEF, è comunque un esame che dovrà riguardare tutta la maggioranza per sapere in che direzione, in quale baratro volete portare la nostra Regione andando avanti di questo passo, approvando il documento di programmazione economica e finanziaria ormai a fine anno.
Sul punto in discussione, sul punto 4, oltre a quello che hanno detto i colleghi, a me pare di poter osservare che con le scelte che voi intendete fare per la gestione dell'ambiente e del territorio, con le impostazioni che volete dare, con la delegiferazione, con la cancellazione di quanto è stato costruito di positivo, con l'eliminazione non solo della parola, ma della politica dei parchi, dell'idea di protezione e valorizzazione dell'ambiente come occasione per lo sviluppo della nostra regione, per aumentare quella potenzialità nel settore turistico in modo particolare, è stato già detto dai colleghi, il problema non è creare nuovi posti letto, il problema è riempire e usare anche nella bassa stagione i posti letto di cui oggi noi disponiamo.
Badate, con questa politica io credo che stiamo accelerando l'emarginazione della nostra regione, non solo rispetto all'Europa, ma direi anche rispetto ai paesi in via di sviluppo dove i sistemi organizzati di protezione e valorizzazione della natura e dei beni ambientali, dei beni culturali, dei beni storici, sta diventando uno strumento di recupero del ritardo di sviluppo.
Noi rispetto a questi processi rischiamo di restare emarginati, ma soprattutto, cari colleghi della maggioranza, quello che mi pare vi stia portando all'isolamento in modo così evidente è la vostra politica rispetto non ad un Governo di centro sinistra, ma rispetto al Governo di centro destra. Io credo che occorrerà fare una riflessione sulla gestione dei parchi, per riportarli interamente sotto il controllo degli enti locali, per farli diventare un fatto di programmazione del territorio, incardinato nella volontà programmatoria degli enti locali, ma su questo tema bisogna ritornare. Il ministro Matteoli è venuto in Sardegna per riproporre il problema dei parchi, ma non per riproporlo in termini generici, ne ha proprio fatto nascere uno, ha insediato il comitato che lo deve gestire, ha fatto partire un parco che è come quelli che noi auspichiamo che ci siano in Sardegna, cioè un parco la cui programmazione e gestione è fondata sul consenso e la partecipazione degli enti locali.
E' un esempio, quello che è nato, che credo possa essere seguito anche per recuperare il parco del Gennargentu che voi avete voluto cancellare, e insieme a quell'idea di parco avete cancellato ogni possibilità di sviluppo di quell'area legata al patrimonio ambientale di quei territori, alla cultura, alla storia delle zone centrali della Sardegna.
Ma la cosa che deve preoccuparvi di più è che il Ministro dell'ambiente è venuto in Sardegna per sollecitarvi a fare un parco per il quale non potete utilizzare, come è stato fatto in passato, la scusa del parco centralizzato, del parco deciso da Roma. No, è un parco che è stato deciso con una legge regionale, è un parco che può essere gestito dagli enti locali, come previsto dalla legge, è un parco che deve proteggere un bene inestimabile, anch'esso di valore internazionale, che questa regione, che i comuni di Cagliari, di Quartu e gli altri due che sono all'interno del parco non riescono a realizzare. Questo è davvero il segnale dell'incapacità di mettere sotto protezione, sotto tutela l'ambiente, per una valorizzazione destinata allo sviluppo dell'area metropolitana di Cagliari e dei territori, e più in generale della Sardegna, perché questo è un bene che riguarda tutta la Sardegna.
Io credo che su questo voi dobbiate prendere una decisione; quanto ha sottolineato nel suo intervento il Capogruppo dei D.S. credo che sia un elemento che va deciso in questa tornata del Consiglio regionale, in questo DPEF, perché il problema del Gennargentu non può essere abbandonato, il problema del Gennargentu deve essere ripreso in questo DPEF, perché rinunciare a quell'idea è rinunciare anche alle risorse che lo Stato ha messo a disposizione per il parco che è stato appena inaugurato dal ministro Matteoli, che pure nasce dalla volontà popolare, dalla volontà della gente. La cosa importante di quella esperienza e di questa esperienza che sta per iniziare è che noi siamo stati capaci come sardi di gestire autonomamente quei territori con il contributo fattivo dello Stato, ma soprattutto con le risorse finanziarie dello Stato. Badate, non è un caso che questo parco abbia avuto 6 miliardi all'anno per la gestione dallo Stato, mentre il più grande parco d'Italia, il Parco degli Abruzzi, dallo Stato riceve meno della metà, e quindi è un problema anche questo di trasferimento di risorse. Ma soprattutto voglio ricordare a quest'Aula che quell'idea di parco ha fatto sbloccare un meccanismo dal quale eravamo esclusi, che è il meccanismo della legge "426" e quindi del Piano nazionale delle bonifiche. Noi in quel meccanismo ci siamo entrati proprio in ragione del fatto che abbiamo chiesto al Parlamento, al Governo di mettere sotto tutela e valorizzare quelle aree.
Allora, entrare nel Piano nazionale delle bonifiche ha significato reperire le risorse necessarie per avviare il risanamento di questi territori, che sono quelli più violentemente antropizzati di tutta la Sardegna, e quindi ottenere risorse che al momento sono stimabili in circa 100 miliardi, questo è il risultato importante, e che ci candida alla ripartizione annuale del Piano nazionale delle bonifiche, che grosso modo ammonta ogni anno a circa 1.100 miliardi.
Questo è un fatto estremamente importante che ha consentito di risolvere un altro problema, che si riteneva da tutti difficilmente risolvibile, quello di definire la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili. In queste ore si sta concludendo questa lunghissima vertenza; io non posso che esprimere soddisfazione per la conclusione di questa lunga e travagliata vertenza che ha visto impegnati 550 lavoratori. Credo che questa conclusione, qualunque giudizio se ne dia, e io uno ne darò, abbia manifestato un fatto: che i lavoratori si stabilizzano se ci sono progetti e risorse finanziarie, non solo quelle del Ministero del lavoro per avviare i lavoratori al nuovo impiego, ma soprattutto quelle per realizzare gli interventi, e proprio questo caratterizzava questi lavoratori distinguendoli dagli altri lavoratori LSU, sui quali è indispensabile ora concentrare l'attenzione soprattutto se questo piano riesce a farci conseguire l'obiettivo di stabilizzarne il 30 per cento che ci assicura i contributi statali per l'ulteriore stabilizzazione dei restanti 2000 lavoratori nei prossimi due anni.
Credo che questa, rispetto allo scetticismo di tanti, rispetto alle facili conclusioni secondo cui i lavoratori si stavano illudendo, sia stata una conclusione per la quale possiamo esprimere ampia soddisfazione.
C'è un fatto che in quest'aula voglio sottolineare, non per fare polemica, ma perché resti agli atti di questo Consiglio, perché non si dimentichi, perché sicuramente nasceranno problemi nella gestione di questo problema: noi, con la conclusione di questa vertenza, così come è stata conclusa, e con la scelta delle imprese che devono realizzare quei lavori, abbiamo svenduto una parte della nostra autonomia, della nostra capacità di gestire le risorse che lo Stato ci trasferisce, abbiamo rinunciato a reagire nei confronti dello Stato, perché noi dovevamo decidere, programmare e attuare quegli interventi. Non ho niente contro le imprese pugliesi, infatti voglio che in Sardegna
arrivino anche imprese continentali e straniere per gestire una parte della nostra economia, ma in questo caso non si tratta di una scelta tra liberismo e statalismo. Qua nessuno rischia, nessuno deve investire, qua nessuno ha partecipato a delle gare che rispettassero le regole del mercato, questa è stata una assegnazione arbitraria, poi si vedrà chi l'ha fatta e con quali condizioni è stata fatta, e questa scelta arbitraria ha penalizzato le imprese della Sardegna. Queste imprese sono assegnatarie di quasi 100 miliardi di lavori e stanno ipotecando i 1.000 miliardi del Piano nazionale delle bonifiche. Questa è una punta di amarezza che io mi sento di esprimere in quest'Aula perché resti agli atti, perché sicuramente problemi ne nasceranno tanti, sicuramente non abbiamo e non avete fatto, voi, Giunta di centrodestra, passata o attuale, gli interessi delle imprese sarde che voi declamate nei vostri documenti, e anche questo dimostra che una cosa sono le parole e una cosa sono i fatti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (D.S.). Rinuncio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Io non ho deliberatamente partecipato alla discussione sui PIT, e l'ho fatto perché ho ritenuto, dopo i chiarimenti utili dati in aula dall'assessore Masala, che non ve ne fosse bisogno, perché non ho voluto rendermi corresponsabile di quel teatrino davvero poco edificante che ha visto prevalere la disinformazione e la strumentalizzazione, e che ha messo in ombra anche gli apporti davvero utili e interessanti che sono venuti anche dai banchi della opposizione.
Mi dispiace, perché un argomento come quello sui PIT presupponeva e presuppone a mio avviso che si abbia conoscenza dei documenti, che quantomeno per una volta si sia avuta la pazienza di leggere i documenti e di capire le cose e il senso letterale delle parole che sono riportate nei documenti, perché abbiamo sentito che si sarebbe mortificata, per esempio, la funzione delle autonomie locali, soprattutto dei comuni, quando invece proprio ai comuni si è affidato il ruolo di soggetti proponenti. Si è detto che le province non avrebbero svolto alcun ruolo quando dai documenti risulta chiaramente invece un importante ruolo, quello che peraltro la legge nazionale assegna alle province, un ruolo di orientamento, di coordinamento, e si è confuso il ruolo e la funzione del Consiglio regionale, della Giunta regionale, del gruppo regionale di coordinamento, dello stesso comitato di sorveglianza.
Io non ho la presunzione di impartire lezioni a nessuno, capisco anche che l'opposizione ha la necessità di sollevare il tono della polemica e della strumentalizzazione, però ritengo che le cose scritte, per chi le ha lette, abbiano un significato univoco e quindi mi sarei aspettato un contributo, lo dico con molta franchezza, che da alcuni, anche dall'opposizione, è venuto, ma non da tutti, purtroppo, perché si preferisce creare uno scontro, creare una contrapposizione, elevare i toni di un dibattito che invece ritengo possa consentire a tutti di entrare nel merito della questione.
Per quanto riguarda l'emendamento presentato dal centrosinistra, io lo apprezzo come un contributo al dibattito, ma ritengo che già nell'emendamento numero 5 della Giunta regionale siano contenuti aspetti davvero significativi che vanno incontro anche a quei dubbi e perplessità che sono stati avanzati in quest'Aula, tenuto conto di una cosa importante che ha detto l'assessore Masala, che il primo bando era e va visto come un bando sperimentale, quindi sicuramente con tutti gli aspetti positivi, che non spetta a me in questa sede rimarcare, ma anche con quelle carenze che sono state evidenziate. È la funzione del Consiglio regionale dare quindi indirizzi in questo senso, e mi pare che ci fosse l'impegno che a conclusione del dibattito sulla mozione presentata sull'argomento si dovesse concludere con un ordine del giorno, che noi ci auguriamo sia un ordine del giorno unitario, che ripercorra tutte le importanti questioni che sono state evidenziate, non ultime quelle relative alla necessità di adeguare i meccanismi per consentire alle zone in ritardo di sviluppo di poter beneficiare delle risorse di quella quota parte riservata ai PIT. Quindi non rifiutiamo l'emendamento perché proposto dalla opposizione, ma perché riteniamo che quelle questioni possano trovare adeguata sistemazione, in quell'ordine del giorno che auspichiamo sia unitario, che andremo a votare a conclusione di questi lavori.
Io qui voglio ricordare soltanto una cosa, ci sono state richieste per diecimila miliardi, il che significa che c'è una grande vitalità da parte del sistema delle autonomie locali; c'è stato però un dato, questo sì, davvero negativo, che dovremo in qualche modo cercare di colmare attraverso strumenti che siano di ausilio ai comuni, perché, lo dice il gruppo regionale di coordinamento, il 60 per cento dei progetti purtroppo non sono coerenti né col POR né col complemento di programmazione. Dunque non c'è la volontà nemica di una maggioranza o di una giunta regionale di non accogliere le istanze di un comune capoluogo o di un territorio, mi pare che si sia rasentato veramente anche il ridicolo con alcune affermazioni in questo senso, perché penso che non sfugga a nessuno l'interesse che accomuna tutti, destra, sinistra e quant'altri nel vincere una grande battaglia, soprattutto con riferimento a quelle aree svantaggiate in ritardo di sviluppo.
Voglio fare un ultimo brevissimo accenno per quanto riguarda il problema delle politiche ambientali; io esprimo apprezzamento per il lavoro fatto da questa Giunta, che ripropone con determinazione al centro del programma di governo la salvaguardia, la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali ed ambientali della nostra Regione. Lo facciamo, colleghi del centrosinistra, che su questo argomento siete intervenuti, senza alcuna chiusura, aperti anche al confronto su tematiche di questa portata, ma sicuramente scevri da condizionamenti, per così dire, integralisti, che spesso hanno accompagnato il governo anche di questa materia.
Riteniamo, lo abbiamo detto ieri, lo ribadiamo oggi, che non possa passare attraverso la tutela e valorizzazione dell'ambiente, attraverso la riproposizione di modelli che neanche i governi di centrosinistra che li avevano proposti hanno poi saputo governare nella fase attuativa. Il parco del Gennargentu è un fallimento non perché si chiama parco, ma perché è un fallimento nella considerazione dei comuni e delle popolazioni interessate, ed è un fallimento, se è vero come è vero che purtroppo - io ricordo soltanto un dato - che le risorse del piano operativo plurifondo '94-'99 che la Giunta aveva stanziato per i comuni che avessero aderito alla istituzione del parco del Gennargentu, non sono state assolutamente spese. Questo, perché? Perché i comuni ritenevano di non essere assolutamente vincolati ad una programmazione, questa sì, spiace dirlo, sbagliata sulle politiche ambientali. Ecco dunque che sui temi proposti mi pare permangano, e devono permanere, anche le differenze, ma riteniamo che, quantomeno sul piano degli strumenti e del metodo per la soluzione dei problemi, si possano trovare, mi auguro, in un ordine del giorno unitario, le adeguate convergenze sul tema dei PIT, scevri però da quei condizionamenti e da quelle strumentalizzazioni che davvero non sono accettabili.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D.). Presidente, si tratta di argomenti che credo meritino che tutti possano esprimere il proprio parere. Voglio intervenire molto rapidamente e molto pacatamente. Spesso in Consiglio regionale ci siamo interrogati, sul tipo di progetto di sviluppo che volevamo per la Sardegna, e naturalmente abbiamo individuato alcuni settori, che poi sono quelli tradizionali e attorno ad essi abbiamo cercato di costruire un impianto.
Se allo stato attuale delle cose la dinamica dello sviluppo subisce rallentamenti, incontra profonde difficoltà, evidentemente in quell'impianto c'è qualcosa di sbagliato. Oggetto di questa parte del dibattito sono il turismo, i parchi e la tutela di quei settori di sviluppo che abbiamo considerato sempre fondamentali e che abbiamo detto devono trovare le ragioni per integrarsi l'uno con l'altro, perché sono due facce della stessa medaglia. Sappiamo quali siano le difficoltà e le ritrosie delle popolazioni sull'accettazione del concetto di parco nazionale, ma sappiamo anche quali sono le motivazioni che portano le popolazioni a manifestare queste ritrosie. Di fatto, per parte nostra, in questa direzione ci siamo spesi poco, soprattutto per garantire che il sistema economico tradizionale, quello in essere, non avrebbe subito, con l'istituzione dei parchi, alterazioni tanto profonde e tanto importanti da logorarlo prima ancora di riuscire a costruirne un altro più innovativo e più moderno.
Per quanto riguarda il turismo abbiamo parlato più volte dell'esigenza dello spostamento dei flussi turistici dal mare verso le zone interne e dell'esigenza di integrazione quindi del turismo marino col turismo montano. Ecco come il problema dei parchi deve necessariamente integrarsi. Le stesse leggi sui centri storici e sull'agriturismo erano state adottate con la consapevolezza che avrebbero svolto una funzione importante in questa direzione.
Io chiedo agli assessori competenti per questi settori, all'assessore della programmazione e al Presidente della Giunta regionale che pongano particolare attenzione a questi aspetti partendo dalla consapevolezza che lo sviluppo non può essere ricondotto esclusivamente al concetto di sviluppo di natura urbanistica.
Due parole sui PIT: ho ascoltato attentamente l'intervento del consigliere Pittalis, abbiamo affermato in passato che c'era la volontà precisa non solo della maggioranza, ma dell'intero Consiglio regionale di recuperare i PIT in maniera rispondente alle esigenze di sviluppo di particolari zone in modo da colmare il divario esistente. Qualcosa non ha funzionato. Non vogliamo fare alcun processo alle intenzioni, allora dicevamo che il bando così come era stato proposto lasciava un insieme di carenze e di incertezze che poi avrebbero portato ai risultati ai quali di fatto ha portato. Non comprendiamo ora, onorevole Pittalis, se permanga davvero la volontà di rimodulare i bandi in maniera tale da dare quelle garanzie di cui tutti parliamo, o se ci si voglia limitare ad un ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale, benché tutti sappiamo come in passato spesso e volentieri gli ordini del giorno, seppure importanti, siano stati disattesi.
Noi ribadiamo invece l'esigenza di votare l'emendamento che è stato predisposto, se ritenete che non sia esaustivo o perfettamente coerente con quello che era lo spirito, modifichiamolo assieme, ma non limitiamoci a una generica espressione di volontà che un domani ci porterebbe nuovamente a dolercene e a fare i conti, una volta però che le risorse finanziarie sono canalizzate verso altri territori, perché in questo modo non si raggiungerebbe l'obiettivo che tutti assieme ci siamo proposti.
Quindi rivolgiamo un appello alla sensibilità degli assessori interessati perché si voti quell'emendamento o lo si modifichi rendendolo più conforme e più compatibile, senza affidare la materia ad un ordine del giorno generico.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. A mio giudizio con l'emendamento numero 5 la Giunta regionale ha assolto in modo esaustivo a quella esigenza che era stata espressa durante la discussione dell'ordine del giorno perché in realtà deve essere colmata una lacuna che il DPEF contiene, nella pagina numero 98, con riferimento all'aggiornamento dell'attività che è stata svolta poi, e di cui si è avuta notizia, dal 14 di novembre in poi, a seguito dell'esaurimento dell'operazione di verifica sulla ammissibilità dei PIT presentati da parte del Centro regionale di programmazione.
Infatti questi elementi che sono contenuti nell'ordine del giorno, i cui punti principali sono l'impegno perché venga data attuazione al disposto previsto dalla legge numero 6 del 2001, che debba essere data la garanzia assoluta di una assistenza tecnica, che debba essere stabilito un budget per area, che vengano garantite anche le aree cosiddette in ritardo di sviluppo, sono tutti elementi oggettivi che erano stati intesi come base alla quale poi collegare l'ordine del giorno. Per cui le indicazioni che sono contenute nell'emendamento numero 8, quelle positive, possono benissimo essere integrate nell'ordine del giorno, perché sono una evoluzione rispetto a quello, una indicazione ulteriore, ma allo stato, come ben sa il presidente della Commissione, quello che è scritto nell'emendamento numero 5 è quanto è anche in fase di elaborazione da parte del Comitato di Sorveglianza che, come voi sapete, è l'unico organo deputato a prendere le decisioni finali sull'argomento, fermo restando l'indirizzo del Consiglio che deve essere sempre dato e deve essere sempre auspicabile.
Quindi io ritengo che si possa completare il percorso con un ordine del giorno così come era stato impostato nella fase della discussione. Naturalmente noi non possiamo non avere unaggancio al DPEF, perché questo era stato lamentato, e quindi questa parte deve essere ovviamente inserita in tale documento perché si possa fare poi un collegamento allo stesso per gli ulteriori sviluppi. D'altra parte mi pare che questo sia assolutamente coerente con l'impostazione sulla quale si stava ragionando. Non è che noi vogliamo votare contro l'emendamento numero 8, vorremmo in parte votare a favore, ma naturalmente deve essere inserito organicamente nell'ordine del giorno. Quindi non vorremmo votare contro l'emendamento, ma vorremmo che i proponenti lo ritirassero, perché obiettivamente la situazione è questa. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Accettiamo il percorso proposto dall'assessore Masala, gli stiamo dando fiducia un'altra volta.
PRESIDENTE. Quindi l'emendamento numero 8 è ritirato e verrà ricompreso in un ordine del giorno.
Metto in votazione l'emendamento numero 5.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I. - Sardegna). Il Gruppo di Forza Italia voterà a favore dell'emendamento numero 5 il Gruppo perché ritiene che esso vada incontro alle esigenze che sono state manifestate nel corso di questo dibattito che ha interessato i Progetti integrati territoriali e alla necessità di recuperare anche, come metteva bene in evidenza anche il collega Peppino Balia, tutti quei progetti che purtroppo, per una incoerenza - l'onorevole Eliseo Secci mi dà ragione su questo, e mi fa piacere - con i documenti di programmazione comunitaria non sono stati accolti.
Questo spero possa emergere chiaramente nell'ordine del giorno che andremo a votare, sulla necessità che la Giunta regionale appresti un sistema di supporto ai comuni nella predisposizione dei progetti e nell'adeguamento di quelli già presentati. Noi dobbiamo sicuramente apprezzare lo sforzo fatto in questo senso. Essendo stata la materia ampiamente discussa, mi riservo di intervenire quando si tratterà di mettere in votazione l'ordine del giorno che mi auguro possa essere concordato unitariamente dall'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Chiedo il voto segreto sulla parte IV, non sull'emendamento. Mi pare che l'emendamento lo voterà la maggioranzaperché rimane il presupposto per la presentazione dell'ordine del giorno ancora da predisporre! Chiedo il voto segreto sulla parte IV, e siccome ieri, quando abbiamo votato, abbiamo chiesto diverse volte ai colleghi di non assembrarsi intorno ai banchi, e c'è stata un po' di polemica, io oggi vorrei evitare le polemiche. Lo dico in particolare al collega Edoardo Usai, col quale abbiamo avuto uno scambio vivace di opinioni. Per evitare questo, confermando il voto segreto, chiedo che si voti col sistema delle palline.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, siamo in fase di votazione dell'emendamento che precede la votazione sulla parte IV.
Metto in votazione l'emendamento numero 5. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I. - Sardegna). Se la parte IV viene votata a scrutinio segreto, la parte che è stata approvata testé, essendo stata già votata, chiaramente rimane esclusa, perché non si può bocciare con una votazione successiva ciò che è già stato approvato.
PRESIDENTE. No, questo emendamento che è stato approvato, onorevole Balletto, viene inserito, essendo sostitutivo parziale, al posto delle parti richiamate nell'emendamento stesso. Quindi noi adesso voteremo la Parte IV, integrata dall'emendamento numero 5, e può essere approvata o respinta, nel senso che prevale questa votazione.
Su questa parte è stata richiesta la votazione per scrutinio segreto col sistema delle palline.
BIGGIO (A.N.). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Non è aperta la discussione su questo.
BIGGIO (A.N.). Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Su quale ordine dei lavori, onorevole Biggio?
BIGGIO (A.N.). Occorre che si trovi un'altra definizione; abbiamo appurato ieri che non si tratta di ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Lei su che cosa intende intervenire?
BIGGIO (A.N.). Sulla situazione. Mi pare che siano già state espresse delle intenzioni di voto non solo sull'emendamento ma su tutta la parte IV..
PRESIDENTE. Onorevole Biggio, la dichiarazione di voto è avvenuta sull'emendamento da parte dell'onorevole Pittalis. E` stato richiesto il voto segreto sulla parte IV prima della dichiarazione di voto. E` stato richiesto il voto con il sistema delle palline, adesso spieghiamo come funziona.
Prego i colleghi di stare ai loro posti per evitare che la confusione determini la situazione che si vuole evitare. Ad ogni consigliere…
(Interruzioni)
La prego, onorevole Pittalis, le darò la parola quando terminerò di parlare io. Ad ogni consigliere verranno consegnate due palline, una bianca e una nera; con la bianca si dà il proprio voto favorevole, con la nera si dà il proprio voto contrario.
USAI (A.N.). Spieghi bene, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, io richiamo l'articolo 94 del Regolamento e lo leggo ad evitare interpretazioni soggettive: "La votazione per scrutinio segreto ha luogo normalmente mediante procedimento elettronico. In caso di difetto dei relativi dispositivi, il Presidente fa approntare due urne e ordina l'appello. Ad ogni votante sono date due palline, una bianca ed una nera da deporre nelle urne". Quindi mi pare che il sistema di voto ordinario sia quello elettronico, e soltanto in caso di difetto dei relativi dispositivi si procede come ha richiesto l'onorevole Cugini.
Quindi io richiamo al rispetto del Regolamento, signor Presidente, perché si proceda con i sistemi di votazione ordinari.
PRESIDENTE. La richiesta è stata fatta sulla base del fatto che ieri le votazioni hanno richiesto oltre quattro minuti con spostamenti da una postazione all'altra, e si è denunciato il malfunzionamento del sistema. Da parte dei banchi da cui lei parla, onorevole Pittalis.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Se lei accerta che il sistema è difettoso ha ragione lei, però ci deve essere questa dichiarazione di accertamento di difetto del sistema.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Su cosa intende parlare?
COGODI (R.C.). Sulla votazione, sul tema cioè che è in discussione in questo momento, sulla proposta di Pittalis, su cui credo che almeno una voce, flebile quanto sia, difficoltosa nel dire quanto vi pare, debba esserci. Su una proposta che viene avanzata in Consiglio da parte della maggioranza sarà consentito dire una parola.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Non è una proposta, è il Regolamento!
COGODI (R.C.). È una proposta che deriva da una interpretazione del Regolamento. Quindi intervengo sull'argomento in discussione, sul Regolamento, sull'ordine dei lavori e sull'ordine del giorno e su una cosa che ho da dire.
PRESIDENTE. Rapidamente, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Rapidissimamente, su tutte queste cose. Si è invocato il Regolamento per contrastare una proposta avanzata legittimamente di votazione col sistema delle palline bianche e nere in luogo del sistema elettronico. A me pare che la richiesta avanzata sia più che legittima, perché funzionale al regolare svolgimento dei lavori del Consiglio. Può essere che il sistema elettronico funzioni, può essere che il sistema elettronico non funzioni bene. Se accogliere l'interpretazione formale del Regolamento che avanza l'onorevole Pittalis, noi dovremmo sospendere i lavori del Consiglio per un accertamento tecnico sul sistema elettronico. Perché? Perché nelle precedenti espressioni di voto, ivi compresa e soprattutto l'ultima espressione di voto, col sistema elettronico, non un collega, ma sette o otto colleghi, tutti della maggioranza, hanno chiesto - non so se l'hanno chiesto o l'hanno avuto senza chiederlo - comunque hanno ricevuto aiuto nella espressione del voto per difficoltà nell'esercizio del voto.
Ora, essendosi manifestata questa visibilissima condizione, è evidente che delle due l'una, e scelga la maggioranza quella che conviene di più sul piano politico e anche sul piano etico, delle due l'una: o da quella parte dell'aula c'è un qualche difetto nel funzionamento del sistema, intendo del sistema elettronico, e allora bisogna ricorrere al voto con le palle nere e bianche, a norma di Regolamento, oppure quel difetto non c'è, però voi l'avete palesato e allora avete clamorosamente mentito. Noi non dubitiamo, ma in ipotesi qualcuno potrebbe anche dubitare, che essendoci sette, otto, dodici casi di difficoltà di espressione del voto, ci possa essere un qualche elemento di disfunzione tecnico. Quindi credo che a norma di Regolamento la proposta di votare col sistema delle palline sia non solo giustificata, ma legittima e doverosa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Ho chiesto di parlare prima io.
PRESIDENTE. Un attimo, onorevole Corda, stiamo cercando di superare le difficoltà, non di aggiungerne. Lasciamo parlare l'onorevole Cugini che ha fatto la proposta.
CUGINI (D.S.). Io non volevo chiaramente creare tutta questa difficoltà, però, permettetemi, tutta questa agitazione non aiuta la serenità del voto.
Io ritiro la mia proposta, però tutta questa agitazione mi conferma che c'è l'esigenza che i colleghi votino e rimangano al loro posto, o se si alzano non vadano nei seggi degli altri. Questo mi sembra l'ABC.
In più, lo dico, ho fatto questa proposta perché, nel chiacchiericcio che a volte capita che si faccia in Aula, mi era stato detto che forse, per errore, avremmo fatto apparire, io compreso, il voto segreto attraverso il tabellone, cosa che tecnicamente non è possibile. Quindi ritiro la richiesta, però gradirei che la riservatezza del voto venisse garantita, quindi i Segretari, i Questori, i barracelli, tutti quelli che devono intervenire intervengano.
Mantengo la richiesta di voto segreto, chiaramente.
PRESIDENTE. Onorevole Oppi, la richiesta è stata ritirata, quindi su che cosa intende intervenire?
OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e assistenza sociale. Voglio fare una precisazione, indipendentemente dall'atteggiamento assunto adesso dall'onorevole Cugini, per dire che ieri sera, allorquando qualcuno dei colleghi si è lamentato perché il sistema elettronico non funzionava, gli uffici hanno comunicato che si è proprio in questi giorni provveduto alla sistemazione dello stesso, quindi evidentemente si deve partire dal presupposto che tutto sia funzionale, e meraviglia che se ieri sera è stata affermata una cosa, oggi se ne affermi un'altra.
PRESIDENTE. Onorevole Corda su che cosa intende intervenire.
CORDA (A.N.). Sullo stesso argomento sul quale sono intervenuti tutti quelli che mi hanno preceduto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Presidente, mi sembra che in quest'Aula stia avvenendo una cosa che non dovrebbe avvenire, che il Presidente tenti di forzare il Regolamento per interessi di parte.
(Interruzioni da parte dei consiglieri del centrosinistra)
PRESIDENTE. Grazie onorevole Corda.
PRESIDENTE. Procediamo alla votazione, invito i colleghi a prendere posto perché si vota col sistema elettronico e i colleghi devono verificare il funzionamento della propria postazione prima che la votazione venga aperta. Per consentire che tutto si svolga nella massima regolarità possibile, rivolgo un invito ai colleghi perché stiano ai loro posti finché non chiudiamo la votazione.
(Interruzioni)
La votazione non è aperta, volevo comunicarvi che poiché l'onorevole Nuvoli, non ha la propria tessera e non è possibile dargli quella dell'onorevole Giovannelli, gli è stata data la tessera dell'onorevole Selis, quindi esprimerà il suo voto con quest'ultima.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, della Parte IV.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 75
votanti 75
maggioranza 38
favorevoli 39
contrari 36
(Il Consiglio approva)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITATLIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.)
Si dia lettura della Parte quinta.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Alla parte quinta è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
BIANCU, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Pilo - Lombardo - Sanna Giacomo - Corona Giorgio - Sanna Nivoli - Pittalis - Cappai - Dettori Ivana - Pacifico - Murgia - Randazzo - Secci - Liori - Biggio - Licandro - Fantola - Capelli - Vargiu
Nella rubrica "Il sostegno al benessere sociale - politica sanitaria" (pag. 107) dopo il sesto capoverso è aggiunto il seguente:
Un forte impegno del Servizio Sanitario Regionale nello sviluppo e riqualificazione dei servizi di Prevenzione dei tumori, promuovendo programmi di screening in conformità con quanto indicato nel "Linee guida della Commissione Oncologica Nazionale 1998-2000, confermato dall'accordo fra Ministero della Sanità e Regioni sulle linee guida concernenti la prevenzione del 08.03.2001.
Obiettivi: - riduzione dell'incidenza dei tumori,
- riduzione della mortalità specifica,
- aumento della sopravvivenza e miglioramento della qualità di vita dei malati di cancro con miglior rapporto costo-benefici,
- istituzione del registro regionale dei tumori. (1)
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 1, ha facoltà di parlare la consigliera Pilo.
PILO (F.I.- Sardegna). L'emendamento prevede l'inserimento all'interno del DPEF di una parte relativa alla prevenzione dei tumori, che i colleghi che hanno sottoscritto l'emendamento in questione ritengono fondamentale nella politica sanitaria.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue PILO.) Siamo fra le quattro Regioni in Italia, non essendo state accreditate presso il Ministero…
PRESIDENTE. Colleghi, io credo che quando si è in Aula bisognerebbe stare seduti sempre non solo quando si vota, vi prego di prendere posto. Onorevole Fadda, la prego, l'oratore si è fermato.
FADDA (Popolari-P.S.). Lei ha questo viziaccio!
PRESIDENTE. Ho il viziaccio di richiamarla e di chiederle di stare al suo posto? Si sta al proprio posto non solo quando si vota ma anche quando gli altri parlano, abbia pazienza! Onorevole Pilo, la prego di riprendere il suo intervento.
PILO (F.I.-Sardegna). Siamo tra le quattro Regioni in Italia che, non essendo state accreditate presso il Ministero, non usufruiscano dei contributi che il Ministero dà per la prevenzione oncologica. Ritenendo questo un impegno importante sul piano della tutela della salute dei sardi, e in particolare per la tutela della salute delle donne, riteniamo che l'inserimento all'interno del DPEF rappresenti un atto politico importante.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Pilo, la prego.
PILO (F.I.-Sardegna). Ho finito!
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore. La Commissione lo accoglie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (D.S.). Essendo stato sostanzialmente impedito alla collega Pilo di illustrare l'emendamento ed essendo io fra le firmatarie, intervengo per dire che credo che l'attenzione di questo Consiglio, ancorché siamo a ridosso delle feste natalizie, sia non solo necessaria, ma doverosa, esattamente per il contenuto di questo emendamento; siamo fra le Regioni che non hanno un registro dei tumori e ci stiamo pericolosamente avvicinando alla parte alta della graduatoria alle regioni in cui l'incidenza dei tumori è più alta.
Se ci fosse un po' più di attenzione mi soffermerei maggiormente su quella che è la parte della politica sanitaria in sostegno al benessere sociale; perché, così come è anche stato sottolineato nella relazione di minoranza, per quanto concerne la questione sanitaria sarebbe necessario che questo Consiglio, aiutando in questo modo anche l'assessorato, provasse a fare un controllo serio e rigoroso sul funzionamento delle aziende sanitarie e, sui motivi reali del disavanzo, che non è imputabile al miglioramento della qualità dei servizi sanitari erogati e alla loro estensione
Questo emendamento affronta un'emergenza reale che riguarda la salute degli uomini e delle donne di questa terra, compresi gli uomini e le donne che stanno dentro questo Consiglio regionale, che dovrebbero dedicare maggiori attenzioni ai servizi sanitari, senza far finta che questi problemi riguardino sempre altri.
Sulla sanità credo che tra breve parleremo a lungo e più diffusamente in quest'Aula, e spero che si potranno enucleare i problemi reali che riguardano il servizio nazionale, ma anche il servizio sanitario regionale. Comunque sia mi riservo, insieme alle colleghe, di presentare un ordine del giorno su questo problema, non alla fine di questa seduta, ma alla fine, speriamo che avvenga presto, della discussione in Consiglio regionale dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.
IBBA (F.S.D.). Io non ho avuto l'opportunità di sottoscrivere l'emendamento perché non mi è stato proposto, ma se così fosse accaduto certamente ne avrei condiviso le finalità e l'avrei a mia volta sottoscritto, perché il problema della prevenzione dei tumori, o comunque in generale della lotta contro i tumori non è né un problema di centrodestra, né un problema di centrosinistra, è un problema di un paese civile, come il nostro, che dichiara di essere moderno e addirittura molte volte ritiene di rappresentare la punta più avanzata della modernità in materia.
Pertanto voterò a favore di questo emendamento, perché comunque nell'assenza complessiva di un progetto organico sulla lotta contro i tumori, che a sua volta non è un problema di tumori femminili o di tumori maschili, esiste il problema di costruire un progetto per la lotta contro i tumori in Sardegna che passi per il coinvolgimento di una serie di organismi, di una serie di istituzioni senza le quali anche questo emendamento rischia di essere inutile.
Io ricordo, e voglio ricordarlo ai colleghi dell'Aula, che nelle precedenti leggi finanziarie e nei precedenti bilanci abbiamo avuto grande difficoltà a spiegare questi concetti, in riferimento alla Lega Italiana per la lotta contro i tumori, che è oggi nella nostra regione, insieme ad alcuni rari presidi presenti nel nostro territorio regionale, l'unica entità organizzata e riconosciuta perché ente morale, ad esercitare un'attività di prevenzione contro i tumori di qualunque ordine e grado maschili e femminili.
Allora ben venga l'emendamento, ben venga una sottolineatura di attenzione nei confronti del problema dei tumori, ben venga l'iniziativa della collega Ivana Dettori sulla presentazione dell'ordine del giorno o della mozione conclusiva sulla formulazione di una norma per l'istituzione del registro regionale tumori, perché siamo l'unica regione in Italia a non avere questo registro, ben venga tutto quello che deve venire, a condizione che tutto avvenga in una consecutio temporum logica e funzionale che consenta di affrontare questo problema. Il che significa tenere conto che bisogna porsi un problema di farmaco-vigilanza, bisogna porsi un problema di educazione continua in medicina che non riguarda solo i medici, ma riguarda anche gli informatori medico-scientifici e riguarda tutto il personale cosiddetto parasanitario, bisogna riarticolare all'interno del piano di riordino della rete ospedaliera la distribuzione dei servizi o delle divisioni di oncologia medica e chirurgica, bisogna articolare i presidi di prevenzione oncologica insieme ai presidi di prevenzione territoriale e multizonale, bisogna creare una sensibilità. E colgo l'occasione per invitare l'assessore Oppi a redigere, così come è stato fatto per il piano di riordino della rete ospedaliera, una proposta di ordinamento per la prima volta nella nostra regione sui problemi dell'assistenza oncologica. All'assessore Oppi va l'apprezzamento per aver avuto il coraggio e la capacità di proporre lo scorporo dall'Azienda sanitaria del presidio ospedaliero Microcitemico e del presidio ospedaliero Businco, per fare di queste due entità, che non interessano solo una USL, ma sono entità sovraregionali, perché appartengono al patrimonio regionale di tutti i sardi e di tutta la nostra regione, due centri di eccellenza e ci aspettiamo che abbia anche la capacità di proporre, per affrontare il problema a 360 gradi e con la piena consapevolezza dell'epidemiologia e dei costi che la malattia oncologica comporta oggi nella nostra regione, un piano di organizzazione della rete ospedaliera e di intervento nei confronti della patologia tumorale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pacifico. Ne ha facoltà.
PACIFICO (D.S.). Presidente, colleghi, io parlerò in merito all'emendamento numero 1; come i colleghi avranno potuto vedere è un emendamento che ha avuto il consenso pressoché unanime dei colleghi della Commissione sanità al di là delle maggioranze e delle minoranze; questo ha il significato, io credo fondamentale, che a volte esigenze così generali, soprattutto nel mondo della sanità, uniscono più che dividere.
Credo che da questo punto di vista questo emendamento, che è nato da una discussione che è sorta all'interno della Commissione sanità, raccolga un'esigenza complessiva che nella nostra regione abbiamo. Ricordo a tutti che ancora noi siamo una regione che aspetta un Piano sanitario regionale, che dia l'indirizzo complessivo sulla sanità che in questa regione noi vorremmo avere, da ben 17 anni. Non è roba di pochi giorni, sono passate diverse legislature, i provvedimenti sanitari, così come il piano, ad esempio, della rete ospedaliera sono provvedimenti parziali, noi corriamo il rischio di costruire una sanità fatta per collage, provvedimento dopo provvedimento, senza tenere conto del disegno complessivo e a volte il collage potrebbe dare un effetto distorto del disegno che noi vorremmo avere della sanità.
E` un'iniziativa questa, a mio avviso, che va nella logica dell'iniziativa del disegno di legge sull'agenzia regionale per la sanità, anche quella nata con lo stesso spirito, su proposta di alcuni colleghi, che ha abbracciato larga parte del Consiglio, al di là delle posizioni politiche, perché tutti quanti avvertiamo la necessità forte di una razionalizzazione di questo settore, ma soprattutto di avere dati certi che ci consentano di avere la possibilità di disegnare oggettivamente, sulla base di dati oggettivi, non sulla base di intuiti o personalismi, la sanità che noi vorremmo. Detto questo, io ricordo che tra gli obiettivi dell'emendamento non vi è soltanto la necessità della riduzione dell'incidenza dei tumori, della riduzione della mortalità, dell'aumento della sopravvivenza e del miglioramento della qualità di vita dei malati di cancro, ma c'è soprattutto all'ultimo punto l'istituzione del registro regionale dei tumori. È già scritto nell'emendamento, e questo, così come richiamato dalla collega Dettori o dal collega Ibba, che è appena intervenuto, è un dato fondamentale, noi siamo l'ultima Regione d'Italia che ancora attende di istituire il registro regionale dei tumori. In Sardegna noi non abbiamo dati certi sulla mortalità per tumori, abbiamo dati incerti, noi non sappiamo, ad esempio, di quali tumori prevalentemente si muoia, o l'incidenza e la tipologia dei tumori nelle nostre zone industriali, e questo è un fatto che credo sia gravissimo, perché non siamo in grado di correlare la patologia alla tipologia della lavorazione, quindi non possiamo sapere quali sono le cause dell'incidenza dei tumori causati per esempio dai processi industriali.
Noi non sappiamo, anche se abbiamo segnali indiretti di quanto avviene, dell'aumento della leucemie nella popolazione infantile a seguito dell'aumento del numero di antenne che sui tetti dei nostri palazzi, soprattutto nelle città, si stanno moltiplicando e quindi sulla correlazione tra gli effetti dell'elettromagnetismo, soprattutto sui bambini, e l'incidenza crescente delle leucemie. Noi non abbiamo un dato oggettivo e su questo non potremo fare, purtroppo, probabilmente delle battaglie per il futuro in termini di prevenzione, ma vedremo soltanto gli effetti nefasti.
Quindi un emendamento di questo tipo va, io credo, nella logica della costruzione di percorsi di protezione e di prevenzione, e questa dovrebbe essere la logica nella quale ci si muove soprattutto nella sanità. Noi oggi discutiamo, se n'è discusso in Commissione Terza, in Commissione Bilancio, alcuni passaggi sono stati fatti in quest'Aula, si è discusso tanto del buco dei bilanci delle aziende sanitarie: mille miliardi, novecento miliardi, comunque cifre che appaiono esorbitanti, che incidono gravemente sui bilanci di questa Regione. E io vi ricordo, però, che quando le A.S.L. collassano dal punto di vista economico, o quando sono in difficoltà economica, i primi servizi a essere tagliati sono quelli della prevenzione, perché si cerca di garantire i servizi di emergenza, i servizi d'urgenza, i servizi di pronto soccorso, le rianimazioni, i reparti di chirurgia. E' molto facile tagliare sulla prevenzione, perché non vi è un effetto diretto, non vi è una categoria sociale che si lamenta perché vi è un'interruzione di servizio: è la prevenzione da molti anni in Sardegna oramai subisce dei tagli progressivi, non si fa prevenzione nelle scuole, non si fa prevenzione sui posti di lavoro, non si fa prevenzione negli ambienti di vita quotidiana, e i disastri noi li vedremo progressivamente. Voi pensate quali saranno i costi sociali che noi subiremo in futuro tagliando sulla prevenzione. Costa molto di meno prevenire, costa molto di più curare dopo pazienti oncologici che graveranno per anni sulle nostre casse, ma non solo, voi pensate agli effetti e ai disastri sociali connessi alla presenza di un paziente tumorale, giovane soprattutto, all'interno dei nuclei familiari.
È un danno sociale rilevante sui cui effetti noi non riusciamo ad avere dati oggettivi, perché ci mancano gli strumenti di controllo, ci mancano gli strumenti e gli indicatori, ma soprattutto ci mancano i sistemi di prevenzione. Un emendamento di questo tipo va in questa direzione, e io credo che tutta la politica sanitaria dovrebbe andare soprattutto in questa direzione.
Io ho accolto favorevolmente il provvedimento della Giunta Regionale su proposta dell'assessore Oppi, sull'istituzione dell'azienda Oncologico-microcitemico, ricordo a tutti che questa battaglia è stata fatta soprattutto in quest'Aula, con un ordine del giorno votato all'unanimità dal Consiglio, e questo indica già una volontà complessiva di quest'Aula di muoversi in una direzione di questo tipo. La Giunta non poteva che prenderne atto, è dovuta essere conseguente rispetto alla volontà di quest'Aula, questo vuol dire soprattutto che è all'interno di quest'Aula che istanze di questo tipo si devono muovere, e se l'Aula si muove nell'interesse generale della Sardegna, di alcuni settori così fondamentali come quello della sanità, credo che i provvedimenti della Giunta o dell'assessore non potranno che essere conseguenti rispetto a quanto noi esprimiamo.
Allora per dare un segnale di questo tipo, io chiedo ai colleghi ovviamente di sostenere, per quanto possibile, questo emendamento che credo che non potrà far altro che avere effetti benefici per quanto riguarda un settore così importante della nostra sanità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Io non parlerò di sanità, bensì di due argomenti che sono dentro questa parte del DPEF, cioè la formazione e le politiche della famiglia.
Io ho guardato con maggiore attenzione questi due campi, perché sono i due campi che mi sono più vicini in termini di esperienza personale e professionale, nonostante abbia una competenza medica.
Devo dire che sono rimasto molto deluso dalle quattro pagine che mettono insieme formazione, cultura e sviluppo, deluso perché queste quattro pagine sono assolutamente improntate ad un riformismo di maniera che non produce alcunché, non dà nessun tipo di fiducia, non soddisfa alcuna aspettativa e rischia di mandare dei messaggi che non fanno altro che rafforzare la sfiducia nei confronti del sistema dell'istruzione e della formazione più in generale.
Queste quattro pagine sembrano il sunto di un documento dell'ISFOL, che è la struttura tecnica nazionale che dovrebbe supportare il Ministero della Pubblica Istruzione e il Ministero del Lavoro per ciò che riguarda i cambiamenti strutturali e le riforme del contesto del sistema.
Prendo atto che nel documento ci si rende conto che dal '97 si è avuto un lungo processo di evoluzione del sistema, quello che è vero è che qui in Sardegna, nonostante gli sforzi lodevoli degli addetti ai lavori, dello staff tecnico, anche della parte politica in qualche modo, manca assolutamente una dimensione generale di approccio al sistema dell'istruzione e della formazione. C'è un primo difetto: l'istruzione non è un settore, per cui non si può trattare come se fosse un ambito nel quale investire del danaro per produrre occupazione: l'istruzione è la base per poter consentire che i settori produttivi abbiano risorse umane per portare avanti quelle che sono le iniziative produttive e sperare che con l'aumento delle imprese aumenti anche l'occupazione.
Allora questo approccio da settore lascia intatti tutti i limiti e genera un difetto di base che rende incompatibile qualsiasi iniziativa strutturata in questo modo. Investendo danaro genericamente, come se fosse un settore, non si produce altro che l'effetto devastante che si produce in quei settori produttivi nei quali si immette danaro, senza cambiare la struttura del settore stesso, si produce assistenza, si produce una stabilizzazione di ciò che c'è, ma non si dà nessun valore aggiunto all'impatto che quell'ambito dovrebbe avere sull'evoluzione della qualità della società.
Tra l'altro il difetto di approccio è anche un difetto di competenze: da una parte la formazione legata all'impatto col mondo del lavoro, dall'altra parte l'istruzione classica.
Questo approccio è totalmente superato non solo dalle cose che voi citate dentro il documento di programmazione economica e finanziaria, ma anche, per quanto non la condivida, dalla stessa riforma che in questi giorni è stata bocciata dalla società italiana e che è stata rappresentata in questa kermesse pubblicitaria che il ministro Moratti e il vostro premier Berlusconi hanno fatto in questi due giorni a Roma, miseramente fallita. Ma già in questa riforma c'era un approccio differente, un approccio unitario al problema generale del diritto alla formazione e all'istruzione.
Continuare a trattare invece questi ambiti come settori non produce di fatto la possibilità di usufruire di questo diritto, e quello che avviene in Sardegna è che una grandissima quantità di soggetti adulti e giovani non hanno la possibilità di usufruire di questo diritto all'istruzione e alla formazione, che è un diritto che viene prima addirittura del diritto al lavoro, perché avere un diritto al lavoro, ottenere in qualche modo il soddisfacimento del diritto al lavoro, però in una condizione di debolezza, non fa altro che rendere debole tutto il sistema del mercato del lavoro stesso.
Così come la prevenzione è un investimento che rispetto al futuro consente di risparmiare, consente di stabilizzare, investire sulla formazione e sull'istruzione come esercizio del diritto e soddisfacimento del diritto, significa poi creare un popolo di cittadini liberi, autonomi, perché hanno strumenti e risorse per essere alla pari con il mercato del lavoro e nel confronto con i datori del lavoro, e soprattutto significa creare dei cittadini che hanno potenzialità di promozione generale del sistema produttivo, perché hanno capacità di impresa, capacità di costruire, intuizioni, capacità, possibilità e opportunità di inventare un approccio nuovo anche al lavoro, all'impresa e alla promozione.
L'altro grande difetto del vostro approccio è che pensare alla formazione e all'istruzione in maniera distaccata da quelle che sono le politiche attive del lavoro e la necessità di riorganizzare il mercato del lavoro rende ancora più deficitario l'approccio e poco utile l'investire danaro in maniera così separata e distinta. Si continua a mantenere anche qui un approccio di carattere assistenziale.
Oggi l'istruzione e la formazione sono a pieno titolo all'interno delle politiche attive del lavoro e non nel versante assistenziale, quanto nel versante del consentire che una popolazione attiva sia costantemente disponibile rispetto al mercato e alla evoluzione del mercato stesso, e oggi politiche attive del lavoro, insieme alle politiche dell'istruzione e alle politiche per l'orientamento, significa investire nella capacità dei soggetti di avere strumenti personali, individuali, garantiti dalla collettività e quindi in questo caso dal pubblico, che li rendano sostanzialmente cittadini liberi e capaci di intraprendere e di non essere abbandonati senza rete di protezione nei momenti in cui l'economia, come in questo momento, cala.
La risposta alla nostra situazione di ritardo nei confronti dell'approccio con questo sistema integrato tra istruzione e formazione deve essere un approccio più sistemico; non è un problema soltanto di un assessorato o di un altro assessorato, è un problema sistemico ed è uno degli assi fondamentali e trasversali su cui l'intera Giunta dovrebbe proporsi. Tra l'altro, il difetto generale del DPEF, che è stato richiamato anche da altri colleghi, è soprattutto un difetto di genericità. Io ho detto prima che questa sembra la sintesi, il riassuntino, il Bignamino del rapporto ISFOL che viene fatto ogni anno, potrebbe essere addirittura il Bignamino del rapporto ISFOL di tre anni fa, per dire quanto è in qualche modo in ritardo.
Però, su questo settore, se non si pongono in essere obiettivi certi, a cui si attribuiscono risorse strutturate, il rischio è che non si faccia altro che perpetrare di anno in anno la stessa immagine, lo stesso impatto e di produrre in qualche modo come risultato che l'assenza di strategia renda inutile, anzi, dannoso l'investimento in questo ambito.
Voi dite tra l'altro, e concludo su questo argomento, che l'esperienza della IFTS, dell'Istruzione e formazione tecnica superiore è positiva, e dite anche che per quanto riguarda i servizi all'impiego bisogna organizzare e modernizzare i servizi pubblici all'impiego. Su quest'ultimo punto non ho altro da dire se non che un approccio di questo genere non è attribuibile minimamente a ciò che voi dite di voler rappresentare. I servizi all'impiego sono un diritto generale, ma devono essere un ambito nel quale qualunque soggetto abbia le opportunità e la possibilità di offrire migliori servizi, deve essere messo in campo, essendo accreditato a svolgere questo servizio, perché l'ambito dei servizi all'impiego è un ambito in cui non si può pensare alla riforma partendo dal personale pubblico che si ha, per tentare di sistemarlo, soddisfacendo sostanzialmente l'organico che si ha. E' anche questo un problema di diritto del cittadino ad avere un supporto pubblico, un supporto istituzionale, un supporto del soggetto che deve garantire l'equilibrio della società, a poter usufruire del sostegno, dell'accompagnamento nelle fasi difficili della vita. Invece voi descrivete il problema dei servizi all'impiego come un problema di organizzare e modernizzare i servizi pubblici. Non c'è nessuna regione in Italia, né governata dal centrosinistra, né dal centrodestra, che parli in questo modo dei servizi pubblici all'impiego, neanche fossimo nel pieno di un governo da socialismo reale, si tratta di termini superati in ogni modalità e in ogni luogo.
Io concludo dicendo che su questo punto c'è molta, moltissima strada da fare, si tratta di un punto nel quale non si può partire con questa modalità assolutamente passiva e subordinata. Serve per la Sardegna un progetto specifico e la capacità di integrare questi settori in maniera molto più adeguata di quella che voi sino a questo momento state rappresentando.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Patto Segni-Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io intervengo sostanzialmente sull'emendamento numero 1, che è lo spunto di una riflessione che in questo Consiglio è echeggiata ed è stata fatta, a onor del vero, sostanzialmente dai banchi della sinistra, ma credo che sia una riflessione che debba essere ripresa sia dai firmatari dell'emendamento, sia da tutto il centrodestra, cioè la riflessione sull'assenza all'interno della nostra programmazione regionale di uno spazio importante per i temi della sanità.
Io credo che la sottolineatura dell'emendamento numero 1 sull'assenza in Sardegna del registro tumori sia una cosa che ci deve far riflettere. Come ha ricordato il collega Ibba, la Sardegna è l'unica regione italiana in cui manca questo strumento.Nella scorsa finanziaria noi abbiamo discusso a lungo di emendamenti economici, i quali proponevano degli screening e dei monitoraggi in specifiche aree geografiche della nostra Isola (Portoscuso, Portovesme, Porto Torres), in zone cioè dove l'insediamento industriale è tale da far ritenere che anche l'incidenza della malattia tumorale sia diversa. Non ha alcun senso che noi proponiamo dei provvedimenti a collage, come li ha definiti il collega Pacifico, se non abbiamo la consapevolezza della necessità di avere una programmazione della politica sanitaria regionale che sia degna di tale nome.
Il collega Cappai, Capogruppo del CCD, cioè lo stesso partito che esprime l'Assessore regionale della sanità, Oppi, intervenendo sul documento di programmazione economica e finanziaria, a nome dell'intera maggioranza ovviamente, ha preso l'impegno e sottolineato la necessità che ci sia in questa regione quel piano sanitario regionale che manca dal 1985. E in questo io voglio fare la voce fuori dal coro, ma soltanto in maniera provocatoria, anche per quanto riguarda l'ultimo provvedimento della Giunta relativo allo scorporo degli ospedali Microcitemico e Oncologico dalla rete sanitaria del sistema regionale, non perché non condivida il provvedimento, ma perché il provvedimento sino a quando non ci sarà una cornice quadro che consentirà a tutti di fare delle valutazioni oggettive sullo stato della sanità in Sardegna è comunque destinato, per quanto buono, a far parte di quei provvedimenti tampone, di quei pannicelli caldi, di quei provvedimenti che sono fatti in assenza di una logica complessiva di riferimento. Noi ci rendiamo conto che oggi è necessario che due centri di ricerca scientifica e importanti risposta per dare risposta ai problemi della gente, come il Microcitemico e l'Oncologico, devono avere una gestione separata dalle A.S.L. ma ce ne rendiamo conto a intuito, non esiste una contabilità analitica dei due ospedali, non esiste un progetto economico sul sostegno che i due ospedali dovranno avere una volta scorporati, non esiste un quadro di riferimento regionale che consenta di arrivare con serenità allo scorporo delle due istituzioni e allo scorporo di tutte le altre istituzioni ospedaliere che sono strangolate all'interno delle A.S.L. nello stesso identico modo dell'ospedale Microcitemico e Oncologico.
Quindi credo che oggi l'assessore Giorgio Oppi abbia ricevuto un messaggio forte, di solidarietà da parte di tutte le forze presenti in Consiglio, di maggioranza e di minoranza, che gli hanno detto in maniera chiara che tutto ciò che farà per la razionalizzazione del sistema sanitario e per il miglioramento della qualità dell'assistenza in Sardegna non vedrà i due schieramenti del centrodestra e del centrosinistra contrapposti, che sul bisogno di migliorare la qualità della vita e dell'assistenza dei cittadini sardi non ci saranno in quest'Aula divisioni di schieramento di centrodestra e di centrosinistra, ma ci sarà la volontà di andare a giudicare tecnicamente, anche sulle basi delle nuove normative nazionali, quelle che sono le proposte del Governo regionale sardo, perché quanto disposto dall'articolo 32 della Costituzione, cioè che il diritto alla salute sia il primo dei diritti di libertà del cittadino, anche in Sardegna possa essere rispettato a pieno titolo.
Chi è andato a leggersi con pazienza gli allegati al DPEF che sono stati distribuiti in quest'Aula, ha scoperto che nella sanità su 19 misure progettuali su cui viene espresso un parere finanziario da parte degli uffici, ben 17 sono considerate sottofinanziate dagli stessi uffici.
Credo che questo sia un monito a quest'Aula e che noi dobbiamo fare tutto il possibile per dotare la sanità sarda dei finanziamenti sufficienti a garantire una qualità della salute degna di tale nome. E` altrettanto evidente che questi finanziamenti non possono essere immessi in un calderone dove nessuno capisce a cosa servono, dove vanno e qual è la loro destinazione finale, quindi il compito che la Giunta ha è quello di darci chiarezza sull'utilizzo dei finanziamenti, spetterà poi a questo Consiglio fare l'impossibile perché i finanziamenti si trovino.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Su questa parte, e in particolare sulla sanità, stanno intervenendo prevalentemente colleghi che operano nel settore, e quindi diverse valutazioni che vengono fatte sono valutazioni che parlano al sistema, per chiedere un'attenzione.
Io questo non lo posso fare, pur condividendo l'emendamento numero 1, e quindi chiaramente votando a favore. Però, sulla questione sanitaria, poiché non è più un argomento che può essere trattato solo in occasione del DPEF e successivamente in occasione della finanziaria, solo pensando al servizio che dobbiamo dare; seppure il servizio che dobbiamo dare rimane il punto di riferimento,credo che dopo due anni e spiccioli di Governo del Polo nella sanità, qualche giudizio bisognerà cominciare a darlo, perché l'assessore Masala, trattando questo argomento non si può limitare a proporre una paginetta e mezza, senza nessun rilievo e nessuna prospettiva per quanto riguarda l'esposizione debitoria della Regione nel comparto. Credo che l'assessore Masala abbia fatto lo stesso errore che è stato fatto nell'altro DPEF, non si può non esprimere un giudizio; io penso che dopo due anni e mezzo si possa esprimere un giudizio di merito, ed anche e soprattutto documentato. Perché in Sardegna abbiamo circa mille miliardi di sforamento nel settore, suddivisi per territori, chiaramente, e quindi un giudizio si può esprimere. Se fossimo in presenza di un'amministrazione seria nel comparto, la maggior parte dei manager dovrebbe essere sostituita, perché siamo in presenza di un buco di dimensioni enormi.
A Genova, al Gaslini, che è uno dei centri tecnologicamente avanzati e riconosciuti in Europa, c'è un disavanzo di quindici miliardi, e su questo c'è una discussione nella città di Genova che impegna direttamente i cittadini e i comitati di quartiere. In Sardegna, invece, abbiamo mille miliardi di buco, e l'assessore Masala si limita a trattare l'argomento parlando di contenzioso, nella seconda pagina sulla sanità, a pagina 108, senza indicare nessuna prospettiva per quanto riguarda il risanamento, ed aggiungo, per quanto riguarda le indicazioni perché il debito non si riproponga anche per il prossimo anno. Questo vuol forse dire che si intende riproporre il sistema, ed anche il debito? Con la differenza, adesso, che le questioni sanitarie assumono una valenza regionale, e quindi l'incapacità del Governo si scarica sui cittadini. E siccome noi siamo cittadini, lo dobbiamo fare non solo per la funzione che svolgiamo in questo Consiglio, ma anche perché paghiamo direttamente. E lei, assessore Masala, dovrebbe vergognarsi di aver proposto la questione sanitaria, nei termini in cui è stata proposta. Si dovrebbe vergognare! Perché non indica una linea, una via, uno sbocco, per far fronte a questa parte.
Perché lo fa? Non può trattare l'argomento? E` un argomento che può trattare solo una parte? O non è questo un argomento principe, trattandosi di un'esposizione diretta, da parte della Regione Sarda, in questo settore? Io penso che lei ci debba dare una spiegazione, perché c'è scritto in questa parte che il Governo potrebbe mettere a disposizione delle risorse per far fronte al mancato pagamento dei ticket; ma se la finanziaria - io questo non lo so - non dovesse averli messi a disposizione, noi ci troveremmo di fronte ad un debito che viene confermato, e a una strada che si imbocca con una soluzione che sappiamo essere a carico della Regione sarda. Lei ci deve dare una risposta. I manager li confermiamo tutti, quelli che fanno i debiti? E i debiti da cosa derivano? Ne vogliamo parlare? Perché lei non ne vuole parlare? Non se ne può parlare? E chi lo impedisce?
Allora io penso che su questo punto, assessore Masala, lei debba dare una risposta, facendosi aiutare, magari, da quelle competenze che si sono impropriamente espresse ieri in Aula, che hanno abbassato notevolmente il livello della discussione e del confronto. Penso che avremo occasione di riprendere questo argomento, come è stato detto dai colleghi e nella relazione introduttiva del centrosinistra, ad apertura dei lavori, perché siamo arrivati, mi pare, a un vicolo cieco, e da lì non si potrà uscire, per quanto ci riguarda.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente, parlo anch'io sull'emendamento numero 1 per esprimere vivo apprezzamento per quello che è stato fatto, vivo apprezzamento per il fatto che è un emendamento che è stato proposto e sostenuto da una parte e dall'altra del Consiglio, per un problema molto importante, la sanità, una cosa che riguarda gran parte del bilancio della Sardegna, e nello specifico questo emendamento tratta della seconda causa di morte in Sardegna. Ciò vuol dire che coinvolge una grandissima parte delle famiglie sarde, e che, quindi, ha un grandissimo impatto sociale.
Ma questo emendamento ha anche un altro pregio, un pregio fondamentale: quello di rivoluzionare - questo è il termine secondo me giusto - la maniera di guardare alla malattia e alla sanità, cioè prevenire. Come è stato fatto negli anni scorsi per alcune particolari malattie, questa è una filosofia che secondo me deve essere applicata in tutti i settori, compresa la prima causa di morte, che è quella delle malattie cardio-vascolari, quindi è auspicabile che questo modello si diffonda nelle varie specialità.
In quest'ottica, Presidente, anch'io sono d'accordo con quanto ha espresso prima il Presidente dell'Ordine dei medici, Ibba, quando ha espresso all'onorevole Oppi, assessore della sanità, il proprio apprezzamento per l'accorpamento, proprio in quest'ottica, di Microcitemico e Oncologico; è questa la strada da seguire..
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). A che titolo?
PRESIDENTE. Parla perché è consigliere regionale. Parla sull'argomento che stiamo trattando. Prego, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Pensavo di aver titolo a parlare come consigliere regionale, se però bisogna esibire altri titoli di carattere privato me ne procurerò anche io qualcuno. Non è quello di proprietario di cliniche e di bingo, ma qualche titoletto me lo posso procurare anche io.
Signor Presidente, colleghi del Consiglio, su questa parte del DPEF si è svolta un'interessante discussione, soprattutto in relazione al comparto sanitario; io dico, meno male. Si è detto molto, nel bene e nel male, su questa questione, e io condivido interamente la parte positiva, cioè quella che è rivolta a creare condizioni migliori dell'organizzazione della sanità in Sardegna, e quindi non mi soffermo più di tanto su questo aspetto.
Ma vi è in questa parte del DPEF un'altra parte che merita una considerazione almeno pari; ed è quella riferita alla condizione sociale, la politica per gli indigenti, per i poveri, vecchi poveri, nuovi poveri e quant'altro. Io avevo suggerito già in Commissione di modificare appena appena almeno il titolo "Sostegno al benessere sociale"; avevo suggerito che il titolo diventasse "Sostegno per il benessere sociale". Ma evidentemente voi siete molto affezionati a quel titolo, perché corrisponde di più alla sostanza della vostra politica: il sostegno che voi pensate che la Regione debba dare non è per il benessere sociale di chi questo benessere non ce l'ha, e ne ha diritto, ma il sostegno che voi date e volete dare è al benessere sociale, a chi, cioè, sta bene e deve essere ulteriormente ben sostenuto. Io ritengo che bisogni, invece, tenere in conto maggiormente chi il benessere non ce l'ha, e ha diritto civico ad averlo.
Un tempo si usava un'espressione, che non era connotata da ideologia, ma che aveva un senso politico, morale, civico, ed anche giuridico estremamente significativo, si parlava di sicurezza sociale. E nell'ambito delle competenze di questa nostra Regione, anche quelle censite e ritenute dalle istituzioni, l'Assessorato del lavoro, nella nostra Regione, oltre che della formazione e cooperazione, si chiama anche della sicurezza sociale. Il termine sicurezza sociale ormai scompare, non solo dalla terminologia, il termine sicurezza sociale scompare dall'attenzione, dalla riflessione politica; scompare dagli obiettivi che debbono essere propri delle istituzioni pubbliche. Si preferiscono altre terminologie, più connotate sociologicamente, ma meno incisive sul piano politico e sul piano sociale; così vengono sempre più in voga e di moda i termini dell'esposizione, dell'emarginazione, delle nuove povertà, cioè tutte cose che paiono essere calamità naturali, e non, invece, il diretto portato di una condizione, di una organizzazione, di una scelta delle politiche economiche in generale dello Stato, degli Stati, ed anche della nostra Regione.
E così, trattando questa questione essenziale, voi nel DPEF così vi esprimete: "Si rappresentano esigenze diverse, e nuove povertà, che richiedono il ripensamento delle politiche sociali ed occupazionali in termini innovativi".
Ci sono due parole chiave che voi avete imparato molto bene, e che ripetete sino alla noia, una sorta di ricetta universale, una panacea per tutti i mali; una ripetizione della quale non vi annoiate, ma con la quale annoiate gli altri. La formula magica, le due parole chiave - la chiave passe partout, che dovrebbe aprire tutte le porte - sono "ripensamento" e "innovazione". Voi considerate i mali della nostra società, i drammi di questa regione, i problemi aperti, non proponete - meno che mai fate - una politica seria per affrontare questi problemi, e sempre, comunque, ve la cavate con "ripensamento" e "innovazione"!
E così ripensando ripensando, e innovando innovando, voi peggiorate le cose anzichè migliorarle. Con il precedente DPEF, per esempio, Pittalis voleva ripensare le politiche del lavoro. A parte che per ripensare bisogna prima pensare, perché si può meglio pensare una seconda volta, ma chi non pensa, difficilmente ripensa. Per ripensare voi intendete demolire, eliminare, contrastare, e infatti Pittalis, che non voleva ripensare e neppure per la prima volta pensare alle politiche del lavoro, proponeva nel primo DPEF, ripensando e innovando, di eliminare dalla legislazione regionale, dalle politiche regionali, il comparto delle politiche attive. E` intervenuto in questo Consiglio regionale un accordo ampio, in base al quale in questo secondo DPEF, malevolo per mille ragioni, negativo per diecimila ragioni, tuttavia le politiche del lavoro, così come ripensate e innovate da Pittalis, invece, non ci sono; restano nel sistema regionale, al contrario, per l'ordine del giorno che è stato approvato ieri, tutte le politiche del lavoro, nella loro finalità, nella loro entità, quelle della legge 37, del Piano straordinario per il lavoro, e di tutte le leggi per il lavoro; con buona pace dei ripensatori e degli innovatori.
E` una modifica sostanziale: Pittalis, e quelli che la pensano come lui, escono scornati da questo tipo di impostazione, il Consiglio regionale ha ritenuto ex professo, liberamente ed esplicitamente, con voto palese, di riaffermare integralmente le politiche del lavoro che esistono in questa nostra regione, e di porsi l'obiettivo di migliorarle. Poi si discuterà nel merito come migliorarle, come attuarle, invece che boicottarle; come applicare le leggi invece di lasciarle lettera morta; come compiere passi avanti nelle politiche sociali in questa nostra regione anche attraverso serie politiche per il lavoro. Perché Pittalis con capirà mai, perché è troppo preso di sé e troppo arrogante - e se ne vedono le manifestazioni da quando ha ripreso posto nei banchi del Consiglio - non capirà mai che le politiche per il lavoro sono anche politiche per l'economia, che le politiche per il lavoro sono anche politiche produttive, che le politiche per il lavoro sono politiche della socialità, dell'equità sociale, del benessere sociale, della coesione sociale; che le politiche del lavoro non sono solo un fatto economicistico, dare un salario, uno stipendio ad uno per campare;. che le politiche del lavoro sono politiche di partecipazione sociale e politica; perché chi non è ammesso al circuito produttivo, in questa società non è ammesso neppure al circuito politico, e voi non avete diritto di tenere una parte della società sarda esclusa dal circuito produttivo e dal circuito della partecipazione politica. Questo è il tema della socialità; così si combattono le nuove e le vecchie povertà, tutte le povertà insieme, se si ha il coraggio di ripensare seriamente quello che voi volevate demolire, e innovare davvero, cioè facendo meglio le cose che erano impostate in modo serio e giusto.
Su questo punto, per quelli che vanno ricercando con fatica le differenze fra destra e sinistra, fra concezione autoritaria e democratica, su questo terreno è chiarissima la distinzione: la destra pensa alla socialità, al più, e nella migliore delle ipotesi, come una questione di oboli, di carità, per aiutare chi è rimasto indietro, ma chi è rimasto indietro non ha deciso di rimanere indietro, siete voi che l'avete lasciato indietro. Vuole andare avanti, quello che è rimasto indietro, e deve essere messo nella condizione di non rimanere indietro.
Qui è la distinzione: non l'obolo, non la carità, ma, invece, la sicurezza sociale, il diritto, il bisogno soddisfatto, la parità delle opportunità che possono essere date alle persone in quanto cittadini; perché le persone che non hanno riconosciuti questi diritti, sono cittadini nell'anagrafe, ma nella società sono ridotti a essere espropriati dei diritti, e quindi non cittadini.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Ne ha facoltà.
OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. La Giunta ha già detto di condividere quanto è detto nell'emendamento numero 1, presentato dai colleghi Pilo e più. Nella discussione sono state dette molte cose, e molto spesso si parla della Sanità, se n'è parlato anche nella discussione generale, molte volte a proposito, molte volte a sproposito. Soprattutto da autorevoli esponenti di questo Consiglio molte volte si utilizza la parola "razionalizzazione", che vuole dire tutto e non vuole dire niente.
Ma siccome ogni tanto ci sono gli strali, e gli strali sogliono parlare di trasversalismi, di interessi, di mancanza di trasparenza, credo che sia giunto il momento, in tempi sufficientemente rapidi, che si faccia in questo Consiglio un dibattito sulle luci e le ombre della situazione sanitaria in Sardegna, e noi siamo i primi a volere una cabina di regia. Ed allora chi è assertore convinto della razionalizzazione dovrà essere conseguente nel creare le condizioni perché si possa fare la razionalizzazione.
Al riguardo voglio dire che condivido tutte le cose dette, ivi compresa l'esigenza di chiarezza, di trasparenza, il perché ci sono dei buchi; ma bisogna dire i dati esatti. Le risorse finanziarie vengono programmate all'inizio dell'anno, poi ci sono le compensazioni e gli altri interventi da parte dello Stato, saprete benissimo che in questi giorni lo Stato sta ripartendo dei fondi, e negli incontri di Roma e Perugia ha dato la disponibilità, per il prossimo anno, di altri 260 miliardi alla Sardegna, su 130 mila miliardi, e gli incrementi e gli aggiustamenti per l'anno in corso, per cui il deficit è di 300 miliardi, non è di mille. Ma va precisato, sempre per la chiarezza delle posizioni, che la Regione autonoma della Sardegna, tranne un intervento straordinario, su proposta dell'assessore Fadda nel 1996, di risorse proprie della Regione, non ha mai messo una lira nella sanità: 100 miliardi in quella circostanza.
La Regione Autonoma della Sardegna ha stanziato la quota di sua competenza, che è partita da zero, poi è diventata il cinque, il sette, il nove, l'undici; oggi è arrivata al 29 per cento - che è a destinazione vincolata, di conseguenza stanzia annualmente la cifra richiesta, sulla base di quanto viene assegnato come quota statale.
Voglio anticipare che siccome lo Stato quest'anno ci da 2726 miliardi, più l'integrazione di duemila miliardi alle aree più depresse dal punto di vista sanitario in Italia, cioè la Campania, il Lazio, la Sicilia, la Calabria, la Puglia, la Sardegna dovrà stanziare non i 1080 miliardi previsti nel bilancio, ma la quota di sua competenza. Per quanto riguarda il pregresso, va detto che nell'anno in corso la Giunta regionale, sulla base delle risorse che sono arrivate dallo Stato, per gli anni '93. '94, '95, e tranne il '98, per le altre annualità, ha stanziato le proprie quote parte di risorse finanziarie, erogando per passività pregresse, circa novecento miliardi alle A.S.L.; per cui tutte le A.S.L. della Sardegna hanno la copertura dei disavanzi, per tutti gli anni pregressi, compresi il '98 e il '99. Si è in attesa dell'ulteriore riparto che doveva avvenire nella Conferenza Stato-Regioni, per le ulteriori risorse relative all'anno 2000; però è opportuno ed è giusto che si affrontino i problemi. E` necessaria una cabina di regia, è necessario dotare la sanità delle strutture e del personale, correggendo quell'anomalo provvedimento che non ci consente attualmente di disporre delle figure fondamentali per portare avanti controlli rigorosi. Ma oggi, soltanto oggi, siamo in grado di fissare gli obiettivi, perché dopo numerose diffide finalmente siamo riusciti a far fare loro i bilanci, dopo anni, i controlli finalmente si possono fare, anche se non al cento per cento, come in altre aree d'Italia, e attraverso le strutture e gli organici, insieme potremo studiare quella terapia d'urto che possa consentire di avere una sanità più equilibrata, più giusta, più rispondente alle reali esigenze.
E in quella circostanza, mi sia consentito, fugando luci ed ombre, probabilmente troveremo che i trasversalismi, se ci sono, riguardano certamente alcune figure, e siamo anche in grado di dimostrare chi sono e come sono. Questo è fare luce, è fare trasparenza anche in questo settore; poteva essere fatta molti anni fa, ma credo che siamo arrivati nel momento determinante per farla, in modo tale che non ci siano più ombre e dubbi nei confronti di chicchessia.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione.
FADDA (Popolari-P.S.). Che cosa pone in votazione?
PRESIDENTE. Prima il testo.
FADDA (Popolari-P.S.). Chiedo il voto segreto sulla parte V del DPEF.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, della parte V del DPEF.
(Segue la votazione)
FADDA (Popolari-P.S.). La votazione non è ancora chiusa. Siccome sapevamo di queste cose…..
PRESIDENTE. E' chiusa. Appena io ho detto "la votazione è chiusa", la dottoressa ha premuto il pulsante di chiusura. Immediatamente nel computer sono apparsi i voti, quindi quelli non sono modificabili.
CUGINI (D.S.). Stava per avvenire quello che ci hanno detto. Non c'entra niente la dottoressa.
FADDA (Popolari-P.S.). Non c'entra nulla, stiamo attenti, lo sapevamo già…
PRESIDENTE. Va bene, ripetiamo la votazione.
FADDA (Popolari-P.S.). Non serve.
SANNA EMANUELE (D.S.). Perché la vuole ripetere?
FADDA (Popolari-P.S.). Sappiamo le cose.
PRESIDENTE. C'è una protesta sulla votazione o no? Io sto spiegando che ha funzionato tutto, se poi uno dice "è rimasto acceso", io cosa faccio? Gli do del bugiardo? Non posso farlo.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 77
votanti 76
astenuti 1
maggioranza 39
favorevoli 39
contrari 37
(Il Consiglio approva)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)
Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura della parte VI.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione la sesta parte. Chi l'approva alzi la mano.
(Seguono la votazione e approvazione e contemporaneamente si levano vibrate proteste dai banchi del centrosinistra.)
CUGINI (D.S.). Guardi qua, non facciamo i furbi!
PRESIDENTE. Io non faccio il furbo. Bisogna anche stare attenti, io l'ho detto, lei in quel momento era distratto.
Questa votazione è chiusa, la sesta parte è votata. Adesso c'è il voto finale.
CUGINI (D.S.). Io sto chiedendo il voto segreto, non sto intervenendo.
PRESIDENTE. Me lo doveva dire prima, onorevole Cugini.
FADDA (Popolari-P.S.). No, Presidente…
SANNA SALVATORE (D.S.). Ha preannunciato ieri che chiedeva la votazione a scrutinio segreto su tutte e sei le parti! Cosa sta dicendo, Presidente?
PRESIDENTE. No, scusate. Io ho posto in votazione la sesta parte, ho anche aspettato, lei era distratto. Onorevole Cugini, la sesta parte è votata, vi prego di non fare polemiche. Non torno indietro su questo, perché non è corretto. Si seguono i lavori e si chiede di parlare quando si deve chiedere.
(Vive proteste dai banchi del centrosinistra)
SANNA SALVATORE (D.S.). Abbiamo preannunciato la richiesta di voto segreto da ieri.
PRESIDENTE. Abbiamo già votato.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Non si ripete la votazione.
PRESIDENTE. Siamo al voto finale. Se vuole parlare, la prego di accomodarsi.
FADDA (Popolari-P.S.). Noi preghiamo lei di fare il Presidente dell'Assemblea, non di fare il Presidente di maggioranza.
PRESIDENTE. Io faccio il Presidente, ma non ho mica tanto tempo da perdere, sa!
(Tumulti in aula)
I lavori del Consiglio sono sospesi per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 18, viene ripresa alle ore 13 e 26.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Io devo chiedere scusa a tutti, però bisogna che il Presidente, in primo luogo, ma anche i colleghi, seguano un po' i lavori, perché se siamo distratti può sfuggire qualche passaggio, e possono capitare queste cose. Io vi chiedo scusa, forse avrei dovuto richiamare di più l'attenzione, ma credevo che fosse sufficiente, perché ho detto un paio di volte "Stiamo votando".
(Interruzioni)
Perché mi dite che non è vero? Ci sono le registrazioni, sentite le registrazioni. Adesso questa votazione è avvenuta, io non posso tornare indietro per ragioni di correttezza, devo andare avanti. Pertanto abbiate pazienza, a me dispiace molto che chiudiamo la giornata di oggi con questo problema, però voi comprendete che io debbo assicurare la correttezza per tutti.
FADDA (Popolari-P.S.). Anche a noi dispiace molto.
CUGINI (D.S.). Se è avvenuta la votazione, mi dica quanti sono i voti a favore.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Non è stata chiesta la controprova...
(Interruzioni)
FADDA (Popolari-P.S.) Chieda al Segretario!
PRESIDENTE. Non si può sapere, non è stata chiesta la controprova. Onorevole Cugini, c'erano qua i due Segretari, non è stata chiesta la controprova. Colleghi! Non c'è discussione su questo, vi prego colleghi, io devo andare avanti.
CUGINI (D.S.). Non sfidiamoci!
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, io non voglio sfidare nessuno; io sto cercando di fare, le assicuro, in maniera non facile e faticosa questo lavoro, lei mi deve credere.
CUGINI (D.S.). Non ci sono state difficoltà, esclusa qualche contestazione.
PRESIDENTE. Guardi che sono stati giorni molto pesanti questi.
CUGINI (D.S.). Lei non ci deve sfidare!
PRESIDENTE. Io non sto sfidando nessuno, e sto facendo il Presidente dell'Assemblea.
(Interruzioni)
Il voto è stato espresso.
(Interruzioni)
Facciamo silenzio e riprendiamo i lavori. Non posso dare la parola su questo argomento, non c'è da discutere, non è aperta la discussione. Su questo argomento non le do la parola.
FADDA (Popolari-P.S.). Presidente, lei sta lanciando delle sfide all'Aula!
PRESIDENTE. Non sto sfidando nessuno, onorevole Fadda!
(Interruzioni)
Io non sono ostaggio di nessuno, stia tranquillo!
(Interruzioni)
FADDA (Popolari-P.S.). Allora noi chiediamo la lettura del verbale! Vogliamo vedere che cosa ha combinato!
(Tumulti)
SANNA SALVATORE (D.S.). E' un imbroglione!
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Tu dovresti rispettare le istituzioni perché sei stato anche sindaco. Cialtrone.
SANNA SALVATORE (D.S.). E' un imbroglione!
BALLETTO (F.I. Sardegna). Come fai a dare dell'imbroglione al Presidente? Cialtrone sei tu!
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Continuiamo i lavori; siamo al voto finale del provvedimento, alle dichiarazioni di voto.
(Interruzioni)
I Segretari per cortesia verifichino le cose e mi facciano sapere.
(Interruzioni)
La registrazione va sbobinata, lo si può sapere dopodomani! Vogliamo fermare tutto fino alla sbobinatura delle registrazioni? Ci sono i Segretari...
(Interruzioni)
Sentite, colleghi, facciamo un po' di silenzio per favore.
(Interruzioni)
(Interruzione del consigliere Cugini)
Va bene, chiedo all'onorevole Licandro, che si è spostato, ma era il Segretario di turno, al segretario Biancu e al funzionario del Servizio Resoconti, perché voglio vedere il resoconto.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 35, viene ripresa alle ore 13 e 45.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Colleghi, bisogna seguire le cose che dice il Presidente, poi si può non sentire, non capire, ma io cerco sempre di farmi capire.
FADDA (Popolari-P.S.). Lei sa che quando vuole far capire, l'Aula capisce.
PRESIDENTE. Ma quando qualcuno non vuole capire è inutile che il Presidente si sforzi per far capire.
Comunico all'Aula che dal resoconto risulta esattamente ciò che io riferivo; ho chiesto se qualcuno doveva prendere la parola sull'argomento, nessuno ha chiesto la parola, ho detto che ponevo in votazione la sesta parte, si è votato e, tardivamente, questo lo dico io, non è scritto nel resoconto, tardivamente l'onorevole Cugini, che mi dava le spalle, ha chiesto di parlare. Altre volte ho sostenuto la stessa cosa dando dispiaceri all'altra parte, io vi prego di accettare senza insulti, perché non li ho sentiti, ma mi hanno riferito che sono stato anche insultato. Io non sono Efisio Serrenti, rappresento il Consiglio regionale, e vi prego di tenere conto di questo.
Nella mia vita io non sono mai stato, né qui né fuori, né buffone né imbroglione; altri titoli possono essere distribuiti, forse, da altre parti, qui io credo che sarebbe opportuna, soprattutto nei confronti del Presidente per quello che rappresenta, un po' di moderazione. Pertanto ritengo chiuso l'argomento.
Onorevole Fadda, l'argomento è chiuso.
COGODI (R.C.). E' possibile avere copia del verbale?
PRESIDENTE. Quando sarà pronto le verrà fornito. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, io la ringrazio per avermi dato la parola.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, un momento, c'è da votare l'allegato prima del voto finale. Se ne dia lettura.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Qualcuno chiede di parlare sull'allegato?
SANNA Emanuele (D.S.). Questa volta è stato chiaro!
PRESIDENTE. Anche prima sono stato chiaro. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). E` chiaro ed evidente che gli allegati costituiscono parte integrante del documento principale e quindi il giudizio di valore che si dà sugli allegati è pur esso parte del giudizio complessivo che si dà sul documento finora parte discusso e parte non discusso.
Io sono fra coloro che, non per essere sempre attento e sempre presente, perché può capitare ad ognuno di essere in qualche circostanza non del tutto attento o anche non presente, però in quel momento ero presente ed ero attento; ed ero tanto presente ed attento che attendevo il momento nel quale potessi, a norma di Regolamento, chiedere la parola ed esprimere una opinione come consigliere regionale e per conto di un Gruppo politico.
Poc'anzi sono state usate dalla Presidenza, per consentire che io chiedessi la parola e la ottenessi, le formule, che non sono sacramentali, possono essere anche variate, però sono dei passaggi che attivano la discussione parlamentare. Per cui, dato un argomento in discussione, primo, se ne dà lettura o si chiede di darne lettura, così come poc'anzi è stato fatto; secondo, si apre la discussione. Se è aperta la discussione e nessun consigliere chiede la parola, si dichiara chiusa la discussione e poi si indice la votazione e si conclude la votazione. Questi sono i passaggi necessari.
CAPPAI (C.C.D.). Presidente, stiamo parlando degli allegati!
PRESIDENTE. Probabilmente sta argomentando per arrivare agli allegati!
COGODI (R.C.). Gli allegati sono parte integrante del documento principale, e hanno un senso se si approva il documento principale. Un allegato si chiama così perché si collega a qualcosa. Se il qualcosa al quale si collega cade, o non tiene, non è che ci puoi legare chissà che cosa. Leghi l'asino ad un palo che non regge e l'asino non è legato, se ne va! Quindi bisogna che ci sia il testo principale perché si possa ritenere ancora ammissibile l'allegato e valida la sua approvazione da parte del Consiglio.
Quindi noi ci troviamo in questa condizione, e non è una questione procedurale, perché qui da qualche parte potrebbe anche insorgere la considerazione che questo Consiglio regionale anziché fare politica, principalmente, anziché occuparsi dei destini della Regione, principalmente, anziché badare agli interessi ed ai diritti dei cittadini, principalmente, invece faccia cavilli.
Qui non si tratta di cavilli, qui si tratta della tenuta o meno del sistema parlamentare, che non è un esercizio ginnico, che non si gioca sulle sorprese ma che è la modalità attraverso cui seriamente i rappresentanti degli interessi sociali votano, decidono, e decidendo decidono non delle loro cose ma decidono delle cose degli altri, perché decidono della prospettiva di sviluppo della Regione, decidono di dodicimila miliardi di valore economico e finanziario, che sono il patrimonio finanziario della Regione per l'esercizio di un anno. Quindi non è sull'effetto sorpresa, sul cavillo che si possono giocare partite di questa natura.
Presidente, io aspetto che lei possa sentire.
PRESIDENTE. Io la sto ascoltando.
COGODI (R.C.). Può sospendere un minuto, credo che si tratti di cose importanti.
Dicevo che l'esercizio dell'attività parlamentare non è solo una cosa delicata, è una cosa che deve essere nella sostanza garantita; e quando accade che in un momento anche di stanchezza, anche non dico di confusione ma di un po' di convulsione che può intervenire anche in ragione della stanchezza, non sia chiaro quello che è accaduto, bisogna restituire a chiarezza e a linearità tutto l'andamento dei lavori parlamentari.
Invito ancora il Presidente del Consiglio a volere puramente e semplicemente rimettere il Consiglio regionale nella condizione di discutere l'ultima parte del DPEF. Il Consiglio regionale è adulto, è maturo, è serio, discuterà nel merito come ha discusso le altre parti, voterà seriamente come ha votato le altre parti e deciderà consapevolmente.
Badate, se dovessimo fare un ragionamento di puro interesse di parte, almeno così la penso io, l'opposizione, da quest'ombra sulla conclusione del DPEF, per come sono andate le cose, avrebbe da ricavarne un grande vantaggio, perché l'ombra rimane, perché la discussione non è stata formalmente aperta, la formula che è stata utilizzata è stata...
PRESIDENTE. E' scritto dagli stenografi; è scritto nei resoconti. Perché afferma cose che non sono vere?
COGODI (R.C.). Guardi, lei può scrivere tutti i resoconti che vuole, intanto io ho chiesto di avere il resoconto e lei mi dice che non è pronto, e se non è pronto e non c'è non capisco perché lei si appelli ai resoconti. Io ho chiesto di avere il resoconto. Le assicuro che lei non ha indicato la lettura del documento...
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Ma cosa c'entra con l'allegato?
COGODI (R.C.). Ma fatti legare tu a qualcosa! Ma cosa richiami!
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Stai ridicolizzando l'Aula.
COGODI (R.C.). Ma come si fa a ridicolizzare te! A indurre nel ridicolo chi è già ridicolo? Non è possibile! Io ci proverei, ma non è possibile, ed è una contraddizione in termini!
PITTALIS (F.I.-Sardegna). E' una vergogna!
COGODI (R.C.). Certo che è vergogna per te!
PRESIDENTE. La prego di non interrompere.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Sta uscendo fuori tema.
PRESIDENTE. Lo lasci parlare. Questo lei avrà modo di dirlo quando farà il suo intervento, ricorderà che l'onorevole Cogodi è uscito fuori tema, ma se interrompe credo che non riusciamo a sviluppare un ragionamento organico. Poi è chiaro che può anche succedere che ci distraiamo!
COGODI (R.C.). Lei ha testé usato questa espressione rivolta ad un consigliere che interrompeva chi ha diritto di parlare in quest'Aula, chi ha chiesto regolarmente la parola e l'ha avuta e che lei dovrebbe garantire. Rispetto all'interruzione di Pittalis che dice che si tratta di cose ridicole, lei non ha ripreso il consigliere che interrompeva me che esercito un diritto, bensì si è rivolto a Pittalis dicendo "Gli risponda dopo, lo lasci dire". Come, lo lasci dire?! Ma lei sta scherzando? Ma lei non si rende conto di quale ruolo sta rappresentando? Lei deve riprendere il consigliere che interrompe! E prima di adombrarsi per le espressioni che lei reputa non consone riferite a lei, si preoccupi della dignità e del diritto dei consiglieri regionali, di tutti i consiglieri regionali, di esercitare i loro diritti! Come si permette, mentre svolge la sua funzione di Presidente di dire a chi interrompe "Gli risponderà dopo, lo lasci dire"?! Ma dov'è? Al bar? Non le faccio neanche gli auguri per proseguire in questa sua attività, io non mi sento garantito, quindi...
PRESIDENTE. Ha consumato tutto il suo tempo; non le è rimasto neanche un secondo.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Lei concorderà con me che in occasione delle votazioni non si può fare una gara di velocità. Non possiamo fare gare di questo tipo. Se per lei è giusto il sistema che ha usato, continuiamo così. Se è giusto quello che ha fatto lei dobbiamo continuare così, però mi pare che lei stesso, subito dopo quello che è avvenuto, abbia cambiato metodo, perché quello che ha usato prima evidentemente non andava bene. Questo è normale, ed io chiaramente apprezzo il secondo metodo e non posso apprezzare il primo, perché era mia intenzione chiedere il voto segreto, così come lo abbiamo chiesto su tutti gli altri paragrafi.
Se lei ha indetto, nei termini che ha detto e con la velocità che lei ha comunicato, la votazione, lo ha fatto per impedirci di chiedere il voto segreto. O almeno questa è stata la conseguenza. Se non l'ha fatto per questo, ed io le voglio ancora dare la possibilità di rimediare, lei può farlo, si può rimediare annullando la precedente votazione, assicurando, da parte nostra, il medesimo esito. Infatti, io non voglio mettere in discussione l'esito della votazione, vorrei che si rimediasse a un errore che è stato fatto, e lei a questo deve pensare, perché se noi rimediamo a quell'errore, ripeto, non incidendo sul risultato, noi non votiamo, votate solo voi, perché abbiamo votato cinque volte e solo una volta il DPEF ha avuto la metà più tre dei voti di quest'Aula, tutte le altre volte il DPEF non ha ottenuto il consenso della metà più uno, anzi, una volta è stata bocciata una parte del DPEF. Quindi, se non rimediamo, rimarrà il dubbio che il suo modo di presiedere fosse funzionale all'approvazione del documento, però, noi questo glielo garantiamo, , non è quella la questione, io mi sto appellando ad un'altra funzione che lei deve svolgere, e se lei non la dovesse svolgere si ricreerebbe tra di noi un tipo di rapporto che non è quello che è auspicabile che ci sia in quest'Aula! Noi abbiamo nel tempo tentato di proporle un modo diverso di svolgere la sua funzione, invece lei, forse per il vizio d'origine, ogni tanto ricade in quel vizio! E non sarà sufficiente il discorso finale che farà per recuperare uno sgarbo di tipo istituzionale. Questo glielo dico prima, perché se no, alla fine, rischiamo di lasciare aperte questioni che non devono rimanere aperte.
Lei può rimediare, la maggioranza può stare tranquilla e la situazione può essere rimessa a posto, perché il voto segreto - glielo dico adesso per evitare che lei debba ricorrere, qualora non dovesse rivedere la sua posizione, al meccanismo di prima - lo chiediamo sull'allegato.
Perché stiamo introducendo un meccanismo che anche sul piano tecnico politico è inutile? Perché dobbiamo lasciarci con un'ombra su questo aspetto che può essere recuperato? Perché? A che serve? Che cosa deve dimostrare lei a quest'Aula? Che effettivamente lei si è attivato, per fare che cosa?
Noi, Presidente, potremmo anche un giorno andare a cena, come è capitato a lei ieri sera, ma tra me e lei rimarrà comunque, sul piano politico, una distanza sulle cose. Se invece questo non avviene una cena può essere utilizzata per dire che è avvenuto un fatto, ed io non voglio che si dica questo di lei e di quelli che vengono a cena con lei! Però questo è il punto, e lo dico con sincerità per tutti noi, poi ci possiamo anche dire qualche volta qualche parola in più, come capita, possiamo anche scontrarci, come è normale che capiti, ma in questo caso c'è un dubbio al quale noi abbiamo fatto riferimento stamattina, cari colleghi, un dubbio sul quale sapevamo che non sarebbe stato opportuno dilungarci, ma prevedevamo anche che a un certo momento dei nostri lavori le votazioni sarebbero rimaste a lungo aperte.. Lo sapevamo e l'abbiamo detto prima che avvenisse questo fatto. L'ho detto io prima che avvenisse questo fatto, e poi è avvenuto!
Io non voglio usare altri termini, sono in grado di farlo però mi fermo qui, perché abbiamo anche un senso di responsabilità. Io sapevo, e noi sapevamo che sarebbe avvenuto questo fatto, e ripeto, io vorrei andare, dopo che chiuderemo questa esperienza, a cena col presidente Serrenti e non vorrei che la mia partecipazione a quella cena fosse collegata a quello che avviene nell'aula del Consiglio. Attualmente è collegata a due episodi precisi: il primo è stato comunicato prima che avvenisse e si è realizzato. Chiudo. Lei può rimediare. La maggioranza può stare tranquilla, noi non parteciperemo al voto, ma pensiamo che lo si debba ripetere, perché la ripetizione di quel voto darebbe dignità a questo Consiglio; la conferma di quel voto lascerebbe l'ombra delle considerazioni che ho fatto e che si possono fare in quei termini, ma che sono in grado di fare anche in modo più approfondito.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, colleghi del centrosinistra, avevo chiuso questo argomento, però lei ha detto delle cose che meritano che io riprenda l'argomento in maniera assolutamente pacata.
CUGINI (D.S.). Anch'io ero pacato.
PRESIDENTE. Sì, era pacato il suo intervento e con altrettanta pacatezza io le dirò: a me spiace molto che si sia verificato questo, tuttavia sono convinto, conoscendo la sua serietà, che lei al mio posto avrebbe fatto esattamente ciò che io sto facendo. E il fatto che io ieri sera sia andato a cena con dei colleghi non significa niente, ci sono andato ieri sera, sono andato altre volte a cena con altri colleghi, ma lei mi offende quando pensa che mi basti andare a cena con dei colleghi perché il mio atteggiamento come Presidente del Consiglio si modifichi. Questo mi offende profondamente. La prego di credermi, onorevole Cugini, lei non mi conosce abbastanza bene, nonostante siamo colleghi da dieci anni. Io sono una persona seria, conosciuto per essere tale, il che non significa che sia infallibile, assolutamente no, ma quando sbaglio riconosco i miei errori. In altre occasioni, penalizzando l'altra parte, io ho mantenuto atteggiamenti molto fermi, devo dire col vostro plauso, non mi sono per questo montato la testa.
Oggi, in una situazione diversa, io devo mantenere ferma la mia posizione, non posso, la prego di comprendere, riaprire questa discussione. Stiamo discutendo degli stati di attuazione della programmazione e chi intende ancora intervenire su questo ha la parola.
Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente, non è una questione politica, semplicemente è una questione di regolarità.
Io ho apprezzato il suo comportamento perché mentre lei parlava avevo lo sguardo verso l'altra parte dell'emiciclo e ho visto che non c'è stato nessun errore da parte sua e che lei ha garantito assolutamente la regolarità del voto.
Quello che ci preoccupa - essendoci non solo la prossima votazione a scrutinio segreto, ma altre in futuro, e potendosi quindi dirimere la questione politica in altre maniere - è l'atteggiamento di alcuni consiglieri verso le istituzioni. Questo mi preoccupa moltissimo.
Siccome penso che sia il caso che queste cose vengano dette, le esprimo nuovamente la mia solidarietà. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Corona. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Non avevo intenzione di intervenire, perché mi pareva che ciò che è stato detto dai colleghi del centrosinistra che mi hanno preceduto fosse più che sufficiente se non altro per riportare le cose sul loro terreno naturale e indurre tutti a un momento di riflessione su ciò che rappresenta per un'assemblea come questa il momento del voto, cioè un momento solenne che va affrontato con estrema attenzione e che va gestito con estrema cura, perché si tratta di rispettare i diritti fondamentali non solo dei consiglieri, ma di tutto quello che ciascun consigliere rappresenta. Evidentemente l'intervento del consigliere Corona mi fa pensare che tutto quello che è stato detto non serve assolutamente a niente e che si ritiene che qui dentro si possa giocare con tanta superficialità.
Allora, Presidente, io devo dire che dal primo giorno che sono entrato qua dentro sono rimasto sconcertato per la leggerezza con la quale si affronta questo momento. Vedo che c'è una violazione continua del Regolamento; adesso, per esempio, su questa storia del voto segreto, è mai possibile questa specie di gara a chi è più becero, a chi è più pronto, a chi è più... non so come definirlo. Qui c'è scritto che il voto per alzata di mano in Assemblea è soggetto a controprova se ne viene fatta richiesta prima della proclamazione. Ma questo vuol dire che non ci deve essere una specie di corsa, come ho sentito tante volte fare all'onorevole Balletto, che da questo punto di vista si distingue per aggressività. Non so se è il delegato della zona per scattare in quella maniera. Qui ci vuole un momento di calma nell'affrontare queste situazioni, non siamo partecipando al Musichiere o a trasmissioni analoghe in cui si doveva fare la corsa. Ma stiamo scherzando! Questo è un momento importante, delicato e che va gestito con attenzione.
Ora, nel caso specifico, per l'ennesima volta si è gestito in malo modo questo momento, non si è data alcuna solennità, non si è in qualche modo richiamata l'attenzione del Consiglio. Va comunque e in ogni caso richiamata l'attenzione di tutti nel momento in cui si deve votare. Non parliamo poi delle corse che ogni tanto abbiamo visto fare per recuperare certe altre situazioni, questo è un altro argomento, ma riguarda anch'esso il modo in cui viene gestita da tempo questa situazione. È sempre peggio.
Quindi io richiamo l'attenzione su questo fatto perché di questo passo non si sa veramente dove si va a finire.
PRESIDENTE. Richiamo i colleghi a intervenire nel merito del documento. Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo. Ne ha facoltà.
RANDAZZO (C.S.). Sempre nel merito dell'argomento, come hanno parlato i colleghi, è giusto che abbiamo tutti la libertà di parola, intendo prendere la parola anch'io su questo.
L'articolo 1 del Regolamento prevede che i consiglieri, una volta che giurano, acquisiscono dei diritti. I diritti non possono essere solo di una parte, ma devono essere diritti di tutti. Siccome c'è stata una votazione - e io ne condivido in pieno l'esito - non la si può annullare a richiesta di una minoranza, perché quando le mani sono state alzate eravamo in maggioranza.
I Segretari hanno controllato, e mi dispiace molto che vengano offesi gli Uffici, perché quando il Presidente ha consultato i funzionari, li abbiamo sentiti anche noi e hanno detto che le cose erano verbalizzate. Io chiedo scusa come consigliere regionale agli Uffici. Quello che è stato detto in aula è stato registrato. Si sono riuniti il Presidente e i Vicepresidenti assieme agli Uffici, c'era anche il collega Biancu e hanno sentito le registrazioni. Io chiedo scusa agli Uffici, spero che non si ripeta la votazione, se no io lascerò l'aula.
PRESIDENTE. Colleghi, ritengo questo argomento chiuso; parliamo nel merito degli allegati. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Intervengo solo sugli allegati; condivido in parte l'intervento del collega Randazzo, comunque io resto in Aula, e non me ne vado, che si voti nuovamente o che non si voti, e continuo a parlare anche se fate chiasso, questa volta.
Siccome negli allegati c'è anche una parte che riguarda ciò che stavo cercando di dire ieri in materia di trasporti, ed è stata bocciata, ne approfitto proprio per ribadire alcune cose. L'ultimo decreto del ministro Lunardi, nel quale vengono assegnate le tratte che riguardano all'infuori di Olbia, le altre due realtà aeroportuali, cioè Alghero e Cagliari, indica delle cifre che sono o un errore materiale, e non credo che sia così, o un'ennesima beffa per quest'isola, o per una parte di questo benedetto territorio, che è quello del nord. Perché per la tratta Alghero-Milano e viceversa, è prevista una compensazione, cioè risorse a disposizione, per consentire le agevolazioni, della modica cifra di 40 milioni. Vorrei capire se è un errore; vorremmo capirlo tutti, se quei 40 milioni sono il bluff del momento, se veramente in quella realtà l'agevolazione è qualcosa di impossibile da applicare non essendo prevista la copertura finanziaria. Se errore c'è, la cifra non è di gran lunga superiore a quello che sto dicendo, potrà essere come era previsto nel passato, 400 milioni.
Mentre per le altre tratte sono stanziate cifre ben più consistenti, per la Cagliari-Roma 27 miliardi e 500 milioni; per la Cagliari-Milano lo stanziamento viene ridotto a soli 2 miliardi, e conosciamo il traffico su quella tratta; per la Alghero-Roma è di 3 miliardi e 600 milioni, mentre sono previsti 40 milioni per l'Alghero-Milano.
Io chiedo alla Giunta, ma lo chiedo anche all'intero Consiglio se questo decreto, con le cifre che vengono riportate, si può considerare con soddisfazione il raggiungimento di un obiettivo, oppure se le cifre che sono indicate in questo decreto dimostrano non la volontà di arrivare a una giusta conclusione, che risponde poi alle aspettative di tutti i sardi, bensì a una finzione che riguarda in maggior misura, guarda caso, sempre quella parte di territorio che noi riteniamo in questo comparto il più penalizzato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Rinuncio.
PRESIDENTE. L'onorevole Sanna ha posto nel suo intervento alcuni quesiti alla Giunta, e non so se la Giunta vorrà dare una risposta. Onorevole Fadda, le avevo dato la parola poco fa!
FADDA (Popolari. P.S.). Con lei bisogna sollevare la mano cinque giorni prima, quindi io mi prenoto. Non c'è da fidarsi. Segretari, avete visto?
PRESIDENTE. Si sta prenotando, d'accordo. Guardi, quando lei ha chiesto di intervenire, io l'ho sempre vista. Adesso lei si sta prenotando per dopo. Stiamo ponendo in votazione gli allegati. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Intervengo per chiedere il voto segreto sugli allegati, e per dimostrare al Presidente che anche prima avevo chiesto la parola, lui non mi ha visto, ha continuato a dare la parola ad altri, mentre i Segretari confermano che io avevo chiesto la parola. Così è successo anche nella votazione per quanto concerne la sesta parte.
PRESIDENTE. No, perché in quel momento guardavo da quella parte, perché aspettavo proprio di vedere se ci fosse una richiesta di voto segreto. Prego i colleghi di evitare contestazioni e di sedersi al proprio posto!
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, sull'allegato al DPEF.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 75
votanti 74
astenuti 1
maggioranza 38
favorevoli 36
contrari 38
(Il Consiglio non approva)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO -PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)
(Applausi)
Scusate colleghi, risparmiamoci gli applausi per favore. Passiamo al voto finale del documento.
(Interruzioni)
Se vuole la parola sul Regolamento, onorevole Contu, gliela do. Procediamo al voto finale. Colleghi, stiamo per procedere al voto finale, sul voto finale si possono fare le dichiarazioni di voto. Abbiate ancora un po' di pazienza. Ha domandato di parlare il consigliere Pusceddu per dichiarazione di voto.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Colleghi, prendiamo posto. L'onorevole Pusceddu non parla se non ci sono le condizioni per farlo. Prego, onorevole Pusceddu.
PUSCEDDU (D.S.). C'è una richiesta dell'onorevole Fadda, che è preliminare alla dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Vuole fare la dichiarazione di voto? Siccome si può parlare per dichiarazione di voto, in questo momento, io le chiedo: vuole fare una dichiarazione di voto?
FADDA (Popolari-P.S.). Se lei mi dà la parola saprà per che cosa ho chiesto di parlare.
PRESIDENTE. Ma io non le posso dare la parola tutte le volte che lei la chiede, onorevole Fadda; sulla base del Regolamento io gliela posso dare solo per dichiarazione di voto.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto.
CUGINI (D.S.). Ho chiesto la cortesia al collega Pusceddu di intervenire prima di lui. Noi voteremo contro, come è normale che sia, avendo votato contro sempre. Però abbiamo da fare ancora la votazione sull'esercizio provvisorio, che abbiamo detto che va votato subito dopo il DPEF. Sentiamo l'esigenza di proporre al Presidente, e conseguentemente ai colleghi Capigruppo, cinque minuti di sospensione perché dobbiamo valutare il fatto politico.
Lo dico prima, se i colleghi Capigruppo non volessero accogliere la nostra richiesta, com'è avvenuto mi pare questa mattina, quando abbiamo fatto una riunione solo noi, chiediamo cinque minuti di sospensione per poter riflettere con gli altri gruppi dell'opposizione, sull'atteggiamento da tenere nelle dichiarazioni di voto; però io preferirei che si facesse una breve Conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE. Io ritengo che si possa fare; capisco le ragioni che spingono una parte del Consiglio a chiedere questo incontro. Si tratta di cinque minuti, e forse questo ci può aiutare a camminare più speditamente e con più chiarezza.
Convoco la Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 14 e 29, viene ripresa alle ore 14 e 59).
PRESIDENTE. Colleghi, la Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha deciso di procedere alla votazione finale del DPEF, dopo le dichiarazioni di voto. Si voterà poi l'esercizio provvisorio e infine io leggerò il mio discorso di fine anno, dopo di che chiuderemo i lavori.
La Conferenza dei Capigruppo si riunirà di nuovo il giorno 7 per decidere quando riconvocare il Consiglio e stabilire l'ordine del giorno valutando le priorità nell'elenco dei provvedimenti da discutere in Aula. Orientativamente il Consiglio dovrebbe essere riconvocato per mercoledì 9.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto.
CUGINI (D.S.). Il documento che è stato sottoposto al voto, il DPEF, che complessivamente, lo ripeto, ha ottenuto la metà più uno dei voti del Consiglio solo nella votazione finale, mentre è stato bocciato nell'allegato, che come lei ha detto anche in occasione della Conferenza dei Capigruppo, è una parte estremamente importante, di merito, e questo chiaramente inficia tutte le altre parti del documento.
Quindi si pone un problema politico per la Giunta, che dovrebbe a nostro giudizio prendere atto di quanto è avvenuto in Consiglio e rassegnare le dimissioni, perché si possa eleggere un nuovo Presidente e fare in Consiglio una discussione sulla situazione politica, economica e sociale della Sardegna, e cercare di costruire delle risposte che tolgano la Regione dalla situazione di ingovernabilità che avete sin qui determinato.
La Giunta dovrebbe immediatamente prendere atto di questo. Se invece non volesse farlo, perché magari si vuole continuare la sfida, si deve sapere che bisogna comunque richiamare il Consiglio nelle Commissioni prima, e poi in Aula, per discutere un nuovo DPEF. Perché a pagina 128 del documento è scritto: "La manovra di bilancio dovrà quindi essere impostata come segue: non deve includere nuovi o maggiori interventi, e nell'eventualità di un loro inserimento, la relativa copertura dovrà essere necessariamente ricercata nelle risorse previste dalla vigente legislazione. Conseguentemente gli accantonamenti nel Fondo nuovi oneri legislativi devono essere circoscritti ad una riserva per il finanziamento degli interventi a favore dello sviluppo economico, a sollievo della crisi occupazionale, a una riserva per interventi in settori vari nel campo economico, sociale, e ad una riserva per il co-finanziamento delle iniziative ammesse al contributo comunitario".
Il DPEF è stato bocciato, quindi; poiché l'allegato è stato bocciato. Ci sono tre parti importanti nell'allegato.La prima è il punto B) che dice: "….il rispetto degli obiettivi prefigurati nei precedenti DPEF; un esame dei risultati raggiunti, anche in termini economici e del grado di realizzazione dei programmi e degli interventi finanziati con il bilancio pluriennale". Poi nel penultimo capoverso, al punto F) si dice: "L'indicazione dei programmi assessoriali, ed interassessoriali, comunque articolati per stati di previsione, da finanziarsi con il bilancio pluriennale, compresa l'attività degli enti e delle aziende regionali". Tutto questo è stato bocciato e non può essere fatto! Anche il punto C) è un altro elemento cardine, per quanto riguarda la prospettiva del bilancio futuro; ed allora il DPEF non c'è più, è stato bocciato insieme all'allegato.
So che voi volete, lo ha detto anche il Presidente, procedere al voto, ma noi vi annunciamo che non intendiamo partecipare al voto, avendo partecipato prima al voto che ha soppresso il DPEF e l'allegato che ci avete presentato.
Ancora un secondo per dire che è vero che ci sono delle urgenze; il centro - sinistra ha dato un elenco al Presidente per comporre l'ordine del giorno. Confermiamo che quei provvedimenti debbono andare rapidissimamente in Consiglio regionale; che molte di quelle urgenze sono diventate tali perché nelle Commissioni non c'è stata l'attenzione e la partecipazione che quelle urgenze richiamavano, quindi noi le confermiamo e diamo da subito la disponibilità perché gli argomenti vengano portati rapidissimamente in Consiglio regionale, per concludere il loro iter , essendo molti di quegli argomenti, stati già votati, realizzati, definiti, approvati, ed essendo stati accolti il merito e i contenuti delle proposte che i colleghi del centro - sinistra hanno avanzato nelle Commissioni di merito.
Quindi si proceda, dopo che voi voterete il DPEF deceduto, alla votazione dell'esercizio provvisorio, e conseguentemente alle altre cose che sono state indicate dal Presidente.
PRESIDENTE. Libertà di voto significa anche libertà di votare o di non votare, quindi non c'è alcun problema.
CUGINI (D.S.). Se noi rimaniamo in Aula veniamo considerati presenti?
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, il voto sarà palese con il procedimento elettronico, quindi risulteranno le sue dichiarazioni, ma dal punto di vista del voto se il DPEF viene approvato, non risulta chi l'ha votato e chi non lo ha votato.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). "Per evitare" - diceva una vecchia bracciante, dirigente del Sindacato, che ne sapeva più di Corona - "per evitare disguidi", chiedo la votazione per appello nominale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Noi esprimiamo una valutazione decisamente contraria su quel che resta del documento titolato Documento di programmazione economica e finanziaria. Esprimiamo una valutazione contraria che, qualora vi fosse una partecipazione al voto si tradurrà anche in un voto contrario; un voto che è contrario, ma, voglio dirlo subito, è anche un voto un po' riluttante, perché l'idea di votare contro una cosa che appare morta non è la cosa più bella; avremmo voluto votare contro una cosa viva. Qui il Consiglio si appresta a votare, comunque, un morto.
Noi abbiamo posto il problema in termini di serietà politica, ed anche di serenità, pure nella gravità della situazione, perché la condizione presente non è facile, e non è semplice; per la Giunta è chiarissimo, per la maggioranza non se ne parli. Ma anche per quanto riguarda le attività ordinarie del Consiglio la situazione non è facile e soprattutto è difficile e pesante per le condizioni della Sardegna. Tutte cose delle quali voi, Giunta e maggioranza, portate per intero la responsabilità politica.
Tuttavia noi abbiamo già detto, nella precedente Conferenza dei Presidenti di Gruppo, ma vogliamo rimarcarlo anche in Aula, pubblicamente, che noi distinguiamo nettamente le due vicende; una vicenda riguarda la sorte - che sia una buona sorte! almeno come augurio natalizio - di tutti i singoli componenti della Giunta regionale, ma come organo politico è chiaro che la sorte della Giunta regionale, nonostante tutti gli auspici natalizi, non sarà una buona sorte. Tuttavia la Giunta regionale deciderà essa, se e quando rassegnare le dimissioni; e potrebbe rassegnarle o non rassegnarle, a prescindere dal fatto che la Regione abbia o non abbia il DPEF. Per cui per un verso noi potremmo avere un una Giunta regionale non ancora dimessa e senza DPEF. Per altro verso il DPEF è un atto del Consiglio regionale, è un adempimento necessario ed obbligatorio del Consiglio regionale; la valutazione della sorte del DPEF: se esiste o non esiste, se vale o non vale, se è vivo o se è morto - cioè se è vivo, seppure amputato, o se è morto e pace all'anima sua - questa valutazione appartiene al Consiglio, non alla Giunta.
Il Presidente del Consiglio ha riferito che, allo stato dell'esame clinico della "cosa", non è in condizione di dire se la "cosa" è viva o è morta, che attingerà le informazioni tecniche di cui ha bisogno e poi certificherà. Noi abbiamo suggerito che in attesa di certificare e in attesa di sapere, con l'aiuto dei pareri tecnici, se la "cosa" è viva o morta per il Presidente del Consiglio, perché una valutazione anche elementare, una valutazione anche semplice è chiaro ed evidente che porta a ritenere che il DPEF, per come è previsto dalle leggi, non c'è, perché le leggi non prevedono un titolo e una copertina; prevedono tutta una serie di adempimenti, elencati dalla legge, che sono tutti elementi costituivi, requisiti essenziali, venuti meno i quali il DPEF non c'è - però potrebbe accadere che noi ci ritroviamo ad avere una Giunta senza DPEF o un DPEF senza Giunta. Sono due vicende diverse - noi abbiamo suggerito di soprassedere a un voto che potrebbe risultare domani certificato in capo a un morto, anche perché non porta bene, di fare nel contempo le altre cose che si possono fare e di rinviare il voto conclusivo a quando il Presidente del Consiglio, insieme all'assessore Ladu, sicuramente espliciteranno una cosa che già sanno, perché non ci vuole più di tanto per sapere che questo non è il DPEF, così come previsto dalla legge. Basta leggere la legge. Tuttavia la maggioranza ritiene di dover procedere al voto finale conclusivo.
Voi non ascoltate mai, andate avanti così; noi ci rendiamo conto, badate, che la difficoltà che è intervenuta in questo Consiglio, non è una difficoltà comportamentale, non è umorale, non è tecnica; è una difficoltà politica grave, profonda, insolubile. Abbiamo già dato un giudizio sulla qualità di questa maggioranza non maggioranza; sulla vacuità della sua politica, sull'incapacità di governare, e quindi è inutile che adesso ripetiamo il giudizio politico netto, severo, che già abbiamo dato.
Conclusivamente confermo che il giudizio della Rifondazione Comunista è nettamente contrario a quello che resta del DPEF...
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Scusi, dà a tutti un secondo per finire la frase e a me no?
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è finito, onorevole Cogodi.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Non ha detto come vota.
PRESIDENTE. Le concedo due secondi, onorevole Cogodi, la prego.
COGODI (R.C.). E poi pretende anche di farci gli auguri! Ma non è possibile! Si tenga la mezza frase.
LICANDRO (F.I. Sardegna). Signor Presidente, colleghi, io ricordo perfettamente l'emozione che ho provato la prima volta che ho parlato in quest'aula, un paio di anni fa. Era un'emozione dettata dal fatto che entravo per la prima volta in quest'aula, e quindi parlavo anche davanti a tutte quelle persone che, con un percorso politico diverso dal mio, avevano fatto la storia, avevano tracciato, negli ultimi anni, la strada del nostro governo autonomistico.
Ripeto, ricordo perfettamente quell'emozione perché oggi credo di provare la stessa emozione. Solo che le motivazioni sono diverse, anche perché questa emozione è provocata dalla vergogna; la vergogna di chi dovrebbe o vorrebbe dare delle risposte e spesso non le può dare, di chi vorrebbe prendere delle decisioni e a volte non le può prendere. E così anche oggi, come tutti i miei colleghi del centrodestra ho preso la mia buona razione di applausi, di scherno e anche di offese, sul modo o sulle capacità o incapacità che ho di esercitare il mio ruolo di Segretario del Consiglio. Solo che alle offese sono abituato, agli applausi di scherno ancora un po' meno.
Noi in questi giorni abbiamo votato diverse volte, e tutte le volte con risultati differenti; io invito tutti i miei colleghi del centrodestra, inviterei a dire il vero anche i colleghi del centrosinistra, ma non lo faccio perché sono convinto che mi direbbero, come hanno fatto in altre occasioni, di pensare ai fatti miei, di pensare a casa mia, ma invito dicevo, in queste festività natalizie, i miei colleghi del centrodestra a una riflessione seria e serena. Io non mi riconosco in un certo modo di fare politica e fortunatamente tanti altri in quest'aula sono come me.
Io esprimerò un parere, il mio voto è assolutamente favorevole a questo DPEF; le motivazioni le ho ampiamente espresse nel mio intervento nella discussione generale. In più voglio dire, per rispondere all'onorevole Cogodi, che questo DPEF è vivo e vitale. Sarà anche ferito, ma è vivo, questo DPEF esiste, c'è, e sono convinto ancora che è il miglior DPEF possibile in questo momento. La Giunta c'è, e io invito la Giunta e il presidente Mauro Pili a stringere i denti e ad andare avanti per la sua strada, una strada che auguro che sia magari un po' diversa da quella di questi giorni, ma che sia sufficientemente proficua per tutti noi in quest'aula e per tutti i sardi. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Presidente, faccio mie le parole del collega Licandro.
SCANO (D.S.). Fategli la respirazione bocca a bocca!
USAI (A.N.). Fatti gli affari tuoi!
SCANO (D.S.). Al DPEF!
MURGIA (A.N.). Non è piacevole parlare con troppa onestà, che in politica spesso significa essere anche fin troppo stupidi. Ma nell'annunciare il voto favorevole del Gruppo di Alleanza Nazionale per quello che noi pensiamo sia un buon DPEF, vorrei fare una brevissima riflessione che riguarda al primo punto una questione che può essere definita sotto il nome di superficialità. Non voglio parlare della Giunta, qualcuno ha detto: parla della maggioranza; probabilmente la maggioranza dovrebbe essere meno superficiale e soprattutto non dovrebbe comunicare all'esterno le cose che tutti noi ci diciamo chiusi in qualche stanza ovattata, cioè di non essere superficiali e confusi. Noi stiamo, invece, comunicando questo. Il centrodestra non è nato, lo dico a me stesso in particolare, per tradire le aspettative. In questo Gruppo abbiamo sempre detto le cose con chiarezza - ricorderete l'ultimo dibattito - ma continuare a lavorare in questo modo non è piacevole, e qualcuno, prima o poi, dovrà rendersene conto e assumersi le proprie responsabilità.
C'è anche un altro aspetto che va considerato, e cioè che la coalizione e il governo sono molto più importanti del nostro destino personale, per quanto i franchi tiratori credo che credano che sia proprio il contrario. Il DPEF è un buon DPEF…
SANNA EMANUELE (D.S.). Era!
MURGIA (A.N.). Il DPEF è un buon DPEF, e prego di non essere interrotto, anche se certamente sul DPEF ci sono delle ragioni politiche che si incuneano e che impediscono a questa maggioranza di camminare. Io vorrei far presente in conclusione, che non mi pare che ci siano degli scenari alternativi molto solidi a questa esperienza di governo, e che prima o poi il giocattolo potrebbe rompersi, e che anche le persone che onestamente, anche con qualche dubbio, hanno dato un appoggio concreto a questo nostro centrodestra, prima o poi potrebbero scocciarsi, perché c'è qualcuno che qui ha tirato la carretta, magari anche senza fare l'Assessore; quindi pregherei i franchi tiratori di motivare la loro scelta perché possiamo discuterne insieme. Voi sapete che siamo sempre aperti al dialogo, aperti al confronto, però quando si tratterà di votare contro un governo regionale, in questo gruppo, vi posso assicurare che lo faremo sempre alla luce del sole, come abbiamo già fatto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Presidente, colleghi, le dichiarazioni di voto si fanno naturalmente per spiegare le ragioni del voto, e nonostante io facessi parte di quel gruppo di quattro colleghi che avevano dato il voto a questa Giunta esprimendo delle riserve, devo dire che in questo caso io darò il mio voto a favore, assolutamente a favore, per due ragioni. La prima è che il DPEF a me sembra un buon documento, il migliore possibile. La seconda è che mi sono reso conto che la Giunta, la maggioranza, stanno vivendo un momento difficile; i malumori che sono emersi si sono manifestati solamente nel segreto dell'urna, e non pubblicamente come sarebbe stato normale. Ed allora, ancora una volta, purtroppo nell'ombra dell'anonimato, del voto segreto, sono emerse le qualità peggiori di alcune persone, che hanno deciso di votare contro non certamente per ragioni ideali, o di contenuti, perché la sinistra può assumere questa posizione, legittimamente, ma chi fa parte della maggioranza, se ha da dire qualcosa su un documento, dovrebbe, credo, esternarla pubblicamente e lealmente, perché delle cose si può discutere, come diceva il collega Murgia, e forse discutendo si trovano degli aggiustamenti.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU
Ma, dicevo, evidentemente le ragioni non erano ragioni ideali; io non so se si è votato contro per ripicca, per aspirazioni frustrate da un no, se per ambizioni personali. Certo che c'è veramente da vergognarsi che in questo Consiglio, ancora, su una questione importante come è il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria, si possa adottare un sistema così vile, così inutile, così dannoso, così terrificante, chefavorisce il tradimento, come il voto segreto; è veramente vergognoso che si continui a insistere su questa strada.
Io spero che il Presidente del Consiglio, come promesso, riunisca quanto prima la Giunta per il Regolamento, e che si possano cambiare, tutti insieme, le norme che regolano l'attività di questo Consiglio. Perché non è pensabile che quattro o cinque persone possano affondare una maggioranza - qualunque essa sia, di centro, di sinistra, di destra, non ha nessuna importanza - in un momento così difficile per la Regione, con tanti problemi sul tappeto, con tante attese, che saranno purtroppo disilluse. E noi siamo qui a discutere di voto segreto! Mi sembra assolutamente improponibile che noi continuiamo ad operare in questo modo; per queste ragioni io, che ripeto, sono uno di coloro che avevano dato il mio appoggio con riserva, do il mio voto convinto, caloroso, affettuoso, e prego la Giunta di resistere e di non dimettersi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Credo che non siamo qui per individuare il motivo del non voto; o per parlare della Giunta per il Regolamento. Se ne vogliamo parlare, lo potremo decidere in seguito, a iniziare dal Presidente del Consiglio. Ma siamo qui a parlare del DPEF, di un documento di programmazione economica e finanziaria che è entrato in quest'aula come il libro dei sogni, e dopo quelle votazioni a cui molti hanno fatto riferimento, ne sta venendo fuori come una barzelletta, ed anche di cattivo gusto.
Il DPEF nella sua interezza aveva un suo significato; nel momento in cui viene privato di una parte consistente dello stesso documento, vorrei capire se nel fare la finanziaria la parte che è venuta meno nel DPEF può essere prevista ugualmente, come se niente fosse successo, scrivendo la finanziaria in modo completamente diverso dal DPEF che stiamo andando ad approvare.
Me lo chiedo perché dei colleghi mi hanno fatto osservare, a ragione, che a pagina 129, testualmente si dice: "La manovra di bilancio - questa è una delle parti bocciate - dovrà quindi essere impostata come segue: non deve includere nuovi o maggiori interventi, e nell'eventualità di un loro inserimento la relativa copertura dovrà essere necessariamente ricercata nelle risorse previste dalla vigente legislazione", e così via. Se dovessimo leggere tutta la pagina 129 ci renderemmo conto del significato delle parole, e soprattutto del contenuto. Ne stiamo approvando una parte, questa è l'osservazione elementare di carattere tecnico; non lo stiamo approvando tutto. Ha un suo significato non solo tecnico, ma ha un significato politico. Qualcuno fa finta di niente, il significato politico non lo si vuole prendere in considerazione.
"Adelante Pedro" è l'ultima battuta che ho sentito, andiamo avanti, dobbiamo per forza andare avanti. Amici miei, andare avanti si può, bisogna vedere come; i significati politici non si possono mascherare. L'aspetto tecnico sarà molto difficile da superare, ed allora credo che un'analisi più appropriata, sia di un motivo che dell'altro, ve la dobbiate necessariamente porre.
Come se la deve porre chi sta all'opposizione perché sarebbe impensabile diversamente riunirsi ogni anno per discutere dell'ennesimo DPEF, stravolgerlo, bocciarne la metà, e poi fare il bilancio come se niente fosse accaduto. Se così è, risparmiamo del tempo, eliminiamo il DPEF, non ce l'ha ordinato il medico, superiamo un momento particolare; è meglio non presentarlo. Scriviamo il bilancio come facevamo sino a poco tempo fa, si ritorna al passato, forse così potreste trovare meno incidenti di percorso di quanti ne state trovando in questa fase iniziale, che doveva essere la fase più rimbombante, e che invece credo che, più che un petardo, stia venendo fuori un qualcosa di più rumoroso e fastidioso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, molto brevemente confermo il nostro voto favorevole sul documento. Il nostro non vuol essere, però, soltanto un voto sul documento, almeno per quel che riguarda noi di Forza Italia, signor Presidente, signori Assessori, vuole essere un voto di riconfermata e rinnovata fiducia al Presidente e a questa Giunta.
Di rinnovata fiducia perché riteniamo, e lo diciamo senza mezzi termini, che a questo Presidente e a questa Giunta non ci sono, per quanto ci riguarda, e non ci potranno essere, per quanto riguarda Forza Italia, soluzioni alternative possibili. Lo diciamo con assoluta chiarezza, perché sia ben chiaro, per quei colleghi che nel segreto dell'urna non manifestano il dissenso, ma lo nascondono, lo covano; che per noi non ci sono soluzioni che possano passare attraverso le scorciatoie della vigliaccheria e dei muretti a secco.
Io apprezzo e ho apprezzato stamattina il collega Cesare Corda, così come ho apprezzato i colleghi di Alleanza Nazionale quando, nel corso della discussione sulla fiducia alla Giunta, hanno avuto la coerenza, hanno avuto il merito di manifestare il dissenso, così come lo hanno manifestato consiglieri, anche da questi banchi, ma lo hanno fatto apertamente perché il cammino per costruire una maggioranza è anche quello di far emergere all'interno della maggioranza il dissenso.
Nessuno si è scandalizzato quando l'onorevole Piersandro Scano, con alcuni colleghi del centrosinistra, ha deciso di creare un movimento, o un partito, o quello che è, un soggetto politico nuovo all'interno di un altro partito e del centrosinistra. Ma è legittimo; è legittimo che se vi sono motivi anche politici di dissenso, possano emergere attraverso iniziative, mi sia perdonato se io ho richiamato il caso del movimento dell'onorevole Piersandro Scano, per evidenziare che legittimamente possono emergere dissensi, malumori, possono manifestarsi anche contrapposizioni ,però, e qui torno all'esame appunto della situazione che si è determinata tra le file della maggioranza di centrodestra, noi riteniamo che lei, Presidente Pili, debba andare avanti; sarà nostra cura promuovere, subito dopo l'approvazione del DPEF, responsabilmente, una iniziativa politica che veda impegnati il Gruppo di Forza Italia in primo luogo, insieme a tutte le altre forze che compongono questa maggioranza, per quelle analisi ed approfondimenti che si rendono necessari.
Qui si gioca una scommessa che non è il destino dei singoli consiglieri regionali, ma che è di tanti sardi, di quelli che hanno dato il mandato alla nostra coalizione, a lei, Presidente, per guidarla; ma anche a quelli che non ci hanno votato.
Ed allora responsabilmente noi dovremo sicuramente capire le ragioni del dissenso se ci sono, perché se sono ragioni politiche emergano; e noi, le assicuro, Presidente, come Gruppo di Forza Italia continueremo a darle il sostegno pieno e convinto, leale, così come è già avvenuto da parte di tutto il Gruppo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Patto Segni-Rif.sardi). Grazie Presidente, amici del Consiglio, io riparto da una frase che ha detto il collega Giacomo Sanna, rivolgendola al Presidente, e facendola mia, ed è la frase "Adelante Pedro"; e la completo: "Adelante Pedro, ma con giudizio". Perché, purtroppo, quello che abbiamo visto succedere in quest'aula per questo DPEF, sul quale noi Riformatori daremo ovviamente un voto finale favorevole, come abbiamo detto nella discussione generale, non può non farci riflettere.
Non può che far riflettere noi; ha riflettuto il collega Licandro con delle parole che, per chi ha avuto voglia di ascoltarle e voglia di apprezzarle, sono state cariche di emozione, e cariche di significato e di sentimenti. Ma ha riflettuto anche il collega Murgia, capogruppo di Alleanza Nazionale che probabilmente, andando al di là di quello che voleva spiegare, però ha detto una cosa che detta dal Capogruppo forse più giovane di questo Consiglio, dovrebbe farci riflettere tutti, e cioè "onestà in politica significa essere troppo stupidi."
Io credo che Bruno sia andato al di là di quello che pensava, e che le parole abbiano tradito il suo pensiero. Però se noi arrivassimo davvero a pensare che essere onesti, anche nei confronti di chi ci ascolta, nei confronti di quelli che rappresentiamo, sia essere troppo stupidi, probabilmente avremmo esaurito il nostro ruolo di legislatori e il nostro ruolo di rappresentanti del popolo sardo.
In Conferenza dei Capigruppo i Riformatori hanno chiesto che si andasse avanti con i lavori del Consiglio ad oltranza, anche durante le festività di Natale, non perché crediamo che questo Consiglio possa fare, sotto Natale, o prima della Befana, i miracoli che non ha fatto nel resto dell'anno, ma perché riteniamo che le risposte che la gente di Sardegna sta aspettando da questo Consiglio siano tante e talmente importanti, che probabilmente sarebbe visto in maniera non particolarmente onorevole il fatto che i consiglieri regionali da venti milioni l'uno, se ne vadano in vacanza dal 22 Dicembre sino all'8 di gennaio.
Però poi, alla fine, devo dirlo con onestà, mi rendo conto che è un ragionamento ipocrita, e che in realtà il ragionamento vero, l'unico che noi Riformatori affidiamo alla riflessione della Giunta e di tutti i colleghi di questa maggioranza è che, o questa maggioranza ha un'anima, ed allora giustifica il suo essere maggioranza, trova i voti per portare i provvedimenti in Aula e farli passare, e dare risposte ai sardi; oppure questi quindici giorni devono essere davvero utilizzati da ciascuno di noi per una riflessione che non può avere che delle soluzioni positive, se vogliamo continuare, e noi Riformatori lo vogliamo, a essere una maggioranza che si propone ai sardi per risolvere i loro problemi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Gruppo Misto). Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che sia inutile far finta che non sia successo nulla; è un film che abbiamo già visto. Evidentemente permangono ancora motivi di malessere, di inquietudine attorno a una maggioranza che trova difficoltà a diventare una maggioranza politica.
D'altra parte è inutile andare a fare la caccia alle streghe; i motivi del dissenso evidentemente ci sono; bisogna valutarli, conoscerne le cause, e come maggioranza riscoprire le ragioni profonde di questa alleanza politica, se ancora ci sono, perché di un'alleanza politica si tratta. Credo che questo sia un dovere da fare presto e bene.
Così come credo sia un dovere di tutto il Consiglio salvare questa legislatura per salvare la politica, per salvare i partiti, per salvare il Consiglio regionale. Perché è evidente che, al di là delle crisi, dei cambi di Presidenti e delle Giunte, noi complessivamente non stiamo dando, non solo la maggioranza, ma l'intero Consiglio, uno spettacolo dignitoso.
E credo che questo vada fatto intanto modificando il Regolamento del Consiglio, perché quanto è avvenuto è frutto di un malessere dovuto alle regole che devono presiedere questo Consiglio regionale. Da un anno e mezzo diciamo che bisogna modificarle, ed ancora non lo facciamo; credo che sia arrivato il momento di farlo.
Io credo anche che ognuno di noi abbia una sua sensibilità; credo che la sensibilità politica della Giunta sui uguale a quella che avevo io. Non lo dico perché la Giunta debba prendere la stessa decisione che ho preso io, me ne guardo bene; dico che la Giunta deve andare avanti, proseguire nel suo lavoro, presentare i documenti finanziari, il bilancio e la finanziaria perché siamo in ritardo, ed è in ritardo, quindi, tutto lo sviluppo della Sardegna; ma non per le ragioni che sono state evocate.
Io non sono del parere che se anche il DPEF viene bocciato in tutti i suoi articoli noi dobbiamo andare avanti. Questa è come una cosa che non va bene. Io credo che noi dobbiamo andare avanti perché abbiamo accumulato troppo ritardo, dobbiamo presentare il bilancio perché la gente aspetta che la Regione si doti dei provvedimenti finanziari per rispondere alle istanze della società, e parallelamente si faranno le valutazioni politiche che si debbono fare.
Ecco perché le dico, onorevole Pili, di proseguire in questo cammino e in questa esperienza; credo che il supporto ci sarà sino in fondo se riscopriamo, come dicevo all'inizio, le ragioni del nostro stare insieme.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Sicuramente la dichiarazione di voto sul DPEF avrebbe meritato ben altro tipo di analisi, rispetto a quelle che mi accingo a fare e che alcuni colleghi che mi hanno preceduto hanno fatto.
E` vero, io condivido quanto ha detto l'onorevole Murgia, e forse nessuno più di me in quest'Aula, in merito a quanto diceva l'onorevole Murgia, può dire che essere onesti non vuol dire essere stupidi; a costo dello sberleffo, a costo di voler in maniera determinata difendere una scelta di campo e una maggioranza, pur non essendoci, e questo a volte è considerato essere stupidi.
Io devo dire molto onestamente che, fino a qualche giorno fa, non vedevo queste ragioni di malessere di questa maggioranza, le ho scoperte strada facendo. Le ho scoperte durante l'esame del DPEF; alcuni interventi, alcune votazioni hanno indicato che in questa maggioranza stava nascendo un nuovo motivo di malessere, ahimè sconosciuto. Perché, vedete, mentre è sempre successo che, pur utilizzando il voto segreto,chi ha manifestato il suo disappunto politico nei confronti di questa o di quella maggioranza l'ha sempre fatto in maniera costruttiva; per cui non era così rilevante che il voto fosse segreto o palese, oggi manca la premessa all'utilizzo del voto segreto, manca la conoscenza delle motivazioni del dissenso, manca la comprensione politica - e sarebbe bello, finalmente riuscire anche a parlare di politica - del perché di questi nuovi motivi di malessere. Certo noi abbiamo delle regole, ma, badate bene, per non essere falsi queste regole le possiamo cambiare quando vogliamo, manifestando il nostro dissenso. Si può votare segretamente, ma quel voto è conosciuto: si sa di chi è, si sa perché manifesta il suo disappunto politico, perciò è una questione di senso di responsabilità e di onestà intellettuale.
Continui ad esistere il voto segreto, perché no, perché queste sono le regole e non le possiamo modificare prima della prossima legislatura, anche modificando il Regolamento; però abbiamo una possibilità: modifichiamo noi stessi; come hanno fatto diversi amici in quest'Aula, dicendo: "Voterò così". Ed anche se il voto è segreto, c'è il modo per far conoscere la propria opinione. Però questo non è costume di molti di noi; continua ad esistere una guerra, non di programma, non di valutazione politica, ma di subdolo, lercio potere. Dell'esserci, dell'esserci sempre qualcuno, e non altri.
Presidente Pili, io conclusi il mio intervento la volta scorsa dicendo: "Il C.D.U. è con lei, Presidente, ma quanti sono con noi?"; credo che questo sia un esempio. Così come le dissi che il C.D.U. era bistrattato, perché si diceva "conta uno, e perciò non ha diritto ad altro", cosa che noi accettammo, abbiamo accettato e continuiamo ad accettare con molta serenità, votando i programmi di questa maggioranza.
Però le dissi anche: "Le auguro che quel voto non debba sempre venirle in soccorso"; ma se ancora sarà necessario il soccorso ci sarà comunque e sempre, nella condivisione dei programmi e dei progetti. Mi auguro che anche altri abbiano la stessa onestà intellettuale di portare avanti lecitamente le loro idee, le loro proposte; che possono essere anche in contrasto, ma comunque possono e debbono sempre avere visibilità, perché le loro idee possano essere confrontate, discusse, e (perché no?) quando necessario e quando condivise, anche approvate.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I. - Sardegna). Signor Presidente, si è detto, a seguito della bocciatura di alcune parti, che il documento di programmazione sarà tecnicamente zoppo, che è mutilato; però va anche detto che il DPEF, perché così è scritto, ha valenza triennale. Perché il documento che abbiamo esaminato in questa seduta, così come quello dello scorso anno, ha una valenza per il triennio, l'attuale: 2002, 2003, 2004, e quello precedente: 2001, 2002, 2003. Annualmente si effettua un aggiornamento dell'attività di programma e di indirizzo, per quelle che sono le scelte che la maggioranza ritiene di dover fare.
Per quelle parti di aggiornamento che oggi sono state bocciate, evidentemente valgono e permangono le parti di programma e di indirizzo che erano già previste nel documento precedente, e che con l'aggiornamento attuale non sono state modificate; quindi sotto l'aspetto tecnico noi ci troviamo in presenza di un DPEF perfettamente valido, completo, in quanto formato e a integrazione di un DPEF di durata triennale. Quindi sotto questo aspetto non c'è da strapparsi le vesti, come dice il nostro Assessore all'Agricoltura, notaio, onorevole Contu. Non c'è proprio da strapparsi le vesti.
Per quanto riguarda invece l'aspetto politico, indubbiamente non si possono nascondere le difficoltà che ha incontrato la maggioranza in queste sedute. Il problema è lo scontro che oggi esiste e il confronto che non è più a due, come dovrebbe essere, tra maggioranza ed opposizione; ma è un confronto a tre: maggioranza, opposizione, e franchi tiratori. Come è stato detto da qualche collega che mi ha preceduto, non si capisce il motivo di questo dissenso, poiché durante la discussione non sono emerse posizioni tali da individuare motivi di contraddizione, o di non condivisione con le attività programmatorie e di indirizzo contenute nel documento.
Sono evidentemente ragioni più oscure, ragioni meno nobili, che nell'ambito della dialettica politica devono sempre emergere in un confronto aperto, e tanto più e a maggior ragione devono emergere all'interno di una coalizione, di cui ciascuno di noi, e mi rivolgo ai colleghi del centro - destra, fa parte. Perché talvolta nel confronto con gli avversari il tatticismo può anche impedire che vengano immediatamente a galla le divergenze e i motivi della contrapposizione, ma all'interno di una maggioranza che si rispetti, che è legata dall'obbligo di appartenenza, il non emergere di questi fatti è gravissimo.
Come ha detto il mio collega Pittalis, per quanto mi riguarda non esiste una maggioranza futura diversa da quella attuale. E i franchi tiratori, che con i loro spari da dietro il muretto hanno fatto avvertire l'odore della polvere da sparo bruciata, e il pizzicore del sale sulle natiche che a ciascuno di noi è arrivato, sappiano che per quanto mi riguarda non ci potranno essere assetti politici, ammesso e non concesso che il centrodestra possa ancora governare, che li possano vedere impegnati in qualche ruolo di governo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Rinuncio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Intervengo brevemente per confermare che anche noi Democratici non parteciperemo al voto, e il motivo è fin troppo evidente. Non si ragiona, non si decide su un cadavere, soprattutto non si decide di farlo sopravvivere, perché nessuno di noi, e nemmeno di voi, ha, almeno mi auguro, la capacità di far resuscitare un morto.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Prosegua, onorevole Dore.
DORE (I DEMOCRATICI). Mi fa piacere, perché se non altro si è ravvivata un po' l'atmosfera, e questo è già un fatto positivo.
Comunque, io veramente non riesco a comprendere come, di fronte quanto meno ai dubbi che sono stati evidenziati anche in Conferenza dei Capigruppo, il Presidente abbia concluso dicendo: "Sì, può darsi, però intanto andiamo avanti, poi se è morto ne prenderemo atto successivamente". Ora, io credo che questo non sia un modo serio di procedere, perché è un qualcosa che getta ulteriore discredito su chi vuole per forza andare avanti su questa strada.
Io vorrei sapere come si pensa di poter tenere in piedi un documento di programmazione di questo genere, quando viene bocciata qualunque osservazione, qualunque decisione, qualunque programmazione, con riferimento ad elementi fondamentali quali i trasporti o la politica energetica, onorevole Pili - mi domando come possa andare avanti una Regione, la cui politica energetica viene bocciata - o i finanziamenti di opere pubbliche, eccetera. Non parliamo dell'ultimo elemento: stati di attuazione della programmazione. Stati di attuazione, che non significa una mera fotografia della situazione ma anche la previsione dei passi successivi, ebbene tutto ciò è stato bocciato. Io veramente non riesco a comprendere come qualcuno possa ragionevolmente insistere su questa strada.
Il problema si è visto dopo, si è sentito negli interventi che nulla avevano a che vedere con il voto sul DPEF, cioè nelle spiegazioni dei motivi per i quali ci sono i franchi tiratori; ho sentito delle frasi veramente singolari. Il presidente Floris ci dice che bisogna vedere se ci sono ancora le ragioni di un'alleanza; Cappelli ci dice che non sapeva, non se n'era accorto, ma sta cominciando a capire. E' Alice nel paese delle meraviglie! Onorevole Capelli, è possibile che una persona esperta come lei abbia dovuto attendere tanto per rendersi conto di che cosa c'era sotto?
L'abbiamo visto tutti e lo abbiamo detto e ridetto, e purtroppo si raccoglie, nella vita, quello che si semina. Questa è una maggioranza spuria - e questo è l'unico termine che le si addice - che vuole continuare a cercare di esistere. Questa è la situazione: state raccogliendo quello che avete seminato! Capelli, nell'estate del '99, mentre qualcuno dava dei segnali di serietà, qualcun altro andava in giro a comprare voti, questo è il guaio, e lo sapete tutti. Qualcuno andava in giro a comprare voti!
E allora cosa si può pretendere che salti fuori da questa situazione, soprattutto quando questo fatto si ritorce anche su tante persone perbene che ci sono tra voi le quali, a lungo andare, non potevano accettare il persistere di questa situazione? Questo è il problema. Questo è il problema cardine di tutto; è inutile pensare alle ambizioni personali che a volte ci sono, a volte sono ingiustificate, a volte sono sfrenate.
La situazione è questa, prendetene atto, ridimensionate le cose e cerchiamo di chiudere nella maniera più seria questo discorso. Facciamo le riforme, facciamo le cose urgenti e traiamone le conseguenze.
PRESIDENTE. Procediamo alla votazione. E' stata chiesta la votazione per appello nominale.
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale del Documento di programmazione economica e finanziaria 2002-2004.
Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E' estratto il numero 42, corrispondente al nome del consigliere Marrocu.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Marrocu.
LICANDRO, Segretario procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU - AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO.
Rispondono no i consiglieri: SANNA Giacomo - MANCA.
Si sono astenuti i consiglieri: SPISSU - BIANCU - COGODI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
presenti 48
votanti 45
astenuti 3
maggioranza 25
favorevoli 43
contrari 2
(Il Consiglio approva)
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno la consigliera Sanna Nivoli. Ne ha facoltà.
SANNA NIVOLI (A.N.). Presidente, a norma dell'articolo 55 del Regolamento, chiedo l'inserimento all'ordine del giorno del Consiglio, del testo unificato sull'ARPA, che è stato esitato dalla Settima Commissione. Spiego il motivo di questa richiesta, l'inserimento all'ordine del giorno del provvedimento entro il 31 dicembre ci potrebbe evitare la perdita di ulteriori finanziamenti di premialità a valere sul POR, perdita che potrebbe arrivare fino a circa un 6 per cento dell'ammontare.
Quindi io chiedo l'inserimento all'ordine del giorno per questa ragione, che non mi sembra di poco conto.
PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni, possiamo inserire questo argomento, che è stato esitato positivamente dalle Commissioni, all'ordine del giorno. Il calendario della discussione sui punti all'ordine del giorno verrà definito nella Conferenza dei Capigruppo che è stata convocata per il 7 gennaio, quindi l'argomento si intende inserito all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge 283/A. E' aperta la discussione generale.
Ha domandato di parlare il relatore di maggioranza, consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I. - Sardegna). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il relatore di minoranza, consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. A nome della Giunta ha domandato di parlare l'assessore Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Mi pare che l'esigenza dell'esercizio provvisorio sia davanti agli occhi di tutti, quindi non posso che chiedere all'Aula l'approvazione immediata di questo documento.
PRESIDENTE. Poiché nessuno chiede di parlare, metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
BIANCU, Segretario:
Art. 1
1. Ai sensi dell'articolo 35 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11, e successive modifiche e integrazioni, e in deroga al comma 2 del medesimo articolo, la Giunta regionale è autorizzata ad esercitare provvisoriamente, fino a quando sia approvato con legge, e comunque non oltre il 31 marzo 2002, il bilancio della Regione per l'anno 2002, secondo gli stati di previsione dell'entrata e della spesa, le eventuali note di variazione con le disposizioni e le modalità previste nella legge regionale 24 aprile 2001, n. 7.
2. Negli impegni di spesa la Giunta regionale non può superare i tre dodicesimi degli stanziamenti previsti per ciascuna Unità Previsionale di Base degli stati di previsione della spesa.
3. Il limite di cui al comma 2 non si applica ove si tratti di spese obbligatorie e tassativamente regolate dalla legge e non suscettibili di impegno o di pagamento frazionati in dodicesimi; tale deroga è da intendersi riferita a tutti i casi in cui le norme vigenti dispongono in ordine all'entità e alla scadenza delle erogazioni.
4. Sulla UPB S03.041 è autorizzata l'assunzione di impegni sino al limite dello stanziamento previsto per la stessa UPB nel bilancio di cui al comma 1.
5. Nei pagamenti di spesa la Giunta regionale è autorizzata al pagamento dell'intero ammontare dei residui nonché degli impegni di spesa assunti in conto competenza a' termini del comma 2.
6. E' accertata al 31 dicembre 2001 l'economia degli impegni assunti a tutto il 31 dicembre 1996 nonché dei residui di stanziamento accertati al 31 dicembre 2001 e provenienti da esercizi anteriori al 1997; sono fatti salvi gli impegni e i residui di stanziamento destinati agli interventi finanziati o cofinanziati dall'Unione Europea.
PRESIDENTE. All'articolo 1 sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.
BIANCU, Segretario:
Emendamento sostitutivo allemendamento n. 1 GIUNTA REGIONALE
Dopo l'articolo 1 è introdotto il seguente:
Art. 1 bis
Conservazione di somme
1. Le somme sussistenti nel conto della competenza e nel conto dei residui, non impegnate alla data del 31 dicembre 2001, in conto dei capitoli relativi all'applicazione della legge regionale 14 novembre 2000, n. 21 (U.P.B. S06.007, S06.009, S06.025, S06.038, S06.045, S06.053, S06.069, S06.073, S06.081, S06.082, S06.086, S06.087, S06.091, S06.092, S06.097, S06.098, S06.102, S06.103, S06.109, S06.114, S06.107, S06.112), 05011-00, 05014-33 (U.P.B. S05.020), 05085 (U.P.B. S05.046), 07048 (U.P.B. S07.036), 08164-01, 08171, 08171-01, (U.P.B. S08.060), 09010 (U.P.B. S09.011), 13026 (U.P.B. S13.012), 13039 (U.P.B. S13.017), 13045 e 13049 (U.P.B. S13.024) sono consrvate nel conto dei residui per essere utilizzate nell'esercizio successivo.
2. Le somme stanziate per le finalità di cui alla legge regionale 26 febbraio 1996, n. 14, non impegnate alla data del 31 dicembre 2001 sono conservate nel conto residui per essere utilizzate nell'esercizio successivo.
3. È altresì autorizzata la conservazione nel conto residui delle somme sussistenti, alla data del 31 dicembre 2001, nei capitoli relativi al Programma Operativo Plurifondo e ai Programmi di Iniziativa Comunitaria, a condizione che risultino soddisfatte le condizioni di rendicontazione stabilite dall'Unione Europea. (4)
Emendamento aggiuntivo GIUNTA REGIONALE
Art. 1
Dopo il coma 4 dell'art. 1 è inserito il seguente:
4 bis. "Lo stanziamento di cui alla U.P.B. S05.079 (cap. 05301) è da intendersi quale spesa corrente a' termini dell'articolo 20 della legge 5 agosto 1978, n. 468 e successive modifiche". (2)
Emendamento aggiuntivo GIUNTA REGIONALE
Art. 1
Dopo l'articolo 1 bis è introdotto il seguente:
Art. 1 ter
Entrata in vigore
La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione. (3)
PRESIDENTE. Per illustrare gli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Si danno per illustrati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Solo per dire telegraficamente, data l'ora, che l'emendamento numero 4, sostitutivo dell'emendamento numero 1 dice in un linguaggio molto esplicito, molto diretto, quello che noi abbiamo sostenuto, cioè che una parte consistente degli stanziamenti di bilancio non sono spesi e che dunque necessariamente si cerca di conservarli per l'esercizio successivo. Diciamo che è una ammissione, poi capisco che per ragioni di schieramento voi sarete costretti a pensare e forse a dire diversamente, ma è l'ammissione di una cattiva gestione del bilancio 2001.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Voglio dire rapidissimamente due cose: una è relativa al fatto che credo sia una delle poche volte, non so se è l'unica volta, nella storia della Regione, che accade che si debba richiedere a fine anno l'esercizio provvisorio, non essendoci stati accadimenti che abbiano ritardato, tecnicamente e per lungo tempo, le attività istituzionali del governo della Regione nel corso dell'anno. Sì, è vero, c'è stata la crisi politica, ma era una crisi politica tutta vostra, tutta interna, per le ragioni che voi stessi avete detto e sulle quali non è il caso ora di tornare; però anche pensando alla precedente Giunta tutti i termini di elaborazione del DPEF e del bilancio erano abbondantemente superati, tralasciati, volutamente tralasciati.
Per cui accade che noi oggi dobbiamo discutere la proposta di autorizzazione all'esercizio provvisorio per il 2002, non avendo ancora neppure l'ombra del bilancio, perché la Giunta lo deve ancora esaminare e lo deve trasmettere al Consiglio, il Consiglio deve iniziare l'esame in Commissione e quant'altro; tutto perché voi avete voluto così, non perché ci sia stato un impedimento di ordine tecnico. Cioè volutamente voi ritardate la spendita dei danari della Regione, che non sono vostri, ma sono dei destinatari ai quali dovrebbero arrivare in tempo utile, come prevedono le regole.
Voi siete però molto sregolati, perché addirittura, e questa è un'altra singolarità, chiedete l'autorizzazione all'esercizio provvisorio per tre mesi; ora, è accaduto a voi stessi, anche l'anno scorso, che abbiate chiesto due mesi e poi il terzo mese di esercizio provvisorio e poi avete fatto ricorso anche al quarto ed ultimo possibile mese di appello; però che in partenza si chiedano tre mesi di esercizio provvisorio la dice lunga sulle vostre reali intenzioni. Non è che per recuperare il ritardo voi adesso vi ponete l'obiettivo di mettere le ali ai piedi, no, ve la prendete ancora calma, non dite: "Chiedo un mese, due mesi, perché questi sono i tempi tecnici ormai, dato il ritardo accumulato. Penso che almeno a marzo la Regione abbia il suo bilancio", no, partite già con l'idea che più in là si va meglio è, e questo è un dato politico sconcertante che deve essere comunque rimarcato.
La seconda cosa ancora più breve è relativa all'emendamento numero 4, sul quale ha già parlato il collega Scano, è una pagina intera di UPB, di numeri e numeretti. Tutte queste UPB, numeri e numeretti, contengono miliardi e miliardi. Intanto, per una buona norma di trasparenza, almeno di conoscenza di quel che si fa, si sarebbe potuto indicare almeno l'ammontare complessivo; perché, badate, voi state proponendo che il Consiglio regionale voti tutta questa roba, cioè lo spostamento di queste cifre dall'esercizio 2001 all'esercizio 2002, e il Consiglio regionale nel momento in cui approva questa proposta, esprime un voto, sta facendo una legge. Che ne sa Pittalis? Non dico che ne sa Cassano, che magari Cassano lo sa, ma che ne sa Pittalis dell'ammontare di tutte queste UPB, eppure Pittalis voterà, il Consiglio regionale voterà nel momento in cui dice: "Prendo tale somma e prendo atto che non è spesa, sono residui". Lo dite voi, è il conto residui di quest'anno, cioè voi il bilancio di quest'anno non l'avete speso, anche perché primo, non siete capaci, secondo, se i bilanci li fatte ad aprile - maggio - giugno e poi andate in ferie a luglio - agosto e settembre è chiaro che poi non potete spendere il bilancio a novembre - dicembre. Però programmate ancora di fare così e così all'anno prossimo vi trascinate il bilancio di quest'anno, oltre il provvisorio per i primi mesi e quant'altro.
Io chiedo che almeno sia indicata la somma complessiva, anche per la validità dell'atto, non vedo il notaio Contu, ma per la validità di un atto ci deve essere la contezza dell'oggetto. Badate, qui manca la chiarezza dell'oggetto, è una elencazione di numeri, dati adesso sotto forma di emendamento, e anche il più pronto di noi con la memoria, Pico Della Mirandola redivivo, non potrebbe andare a ricordare nel librone del bilancio a che cosa corrispondono le varie UPB. Voi state chiedendo al Consiglio un voto in bianco, state chiedendo al Consiglio di spostare una somma che non è conosciuta, non si sa qual è, e questo non si può. Il Consiglio può spostare quello che vuole, anche le montagne, se ci si mette Cesare Corda; però non può spostare il bilancio del 2001 al 2002 se non sa che cosa sta spostando, perché sarebbe un voto, una manifestazione di volontà viziata dalla non conoscenza dell'oggetto di cui si tratta.
Quindi chiedo almeno di conoscere la somma complessiva, che sicuramente Pittalis nel frattempo ha acquisito e quindi sa perché era Asessore del bilancio. Qual è la complessiva somma che corrisponde a tutte queste UPB? Quindi interpello la Giunta, che se non ha avuto il tempo di fare l'addizione può interpellare Pittalis, il quale essendo il precedente Assessore del bilancio ci può dire a quanto assommano tutte queste UPB.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'80 per cento, forse anche il 90 per cento delle somme riguarda la legge regionale 14 novembre 2000, la numero 21 che è quella sull'agricoltura per la quale è stato dato il parere favorevole dell'Unione Europea. Le altre invece sono alcune cifre, di cui io ho anche il dato parziale, che riguardano per esempio...
COGODI (R.C.). Il totale lo sa?
MASALA, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il totale non lo so, tutto quello che è stanziato nella legge "21".
PRESIDENTE. Poiché non ci sono altri iscritti a parlare, passiamo alla votazione del testo.
Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, molto brevemente, noi votiamo contro perché riteniamo che tre mesi di esercizio provvisorio siano troppi. La Giunta regionale non ha tratto le dovute conseguenze dal voto che c'è stato sul DPEF, il Presidente Pili è molto sereno, anzi, sorridente addirittura, se non fosse successo quel che è successo dovrebbe ridere davvero a squarciagola perché è sempre sorridente. Il DPEF non viene approvato, l'opposizione, contestando anche la votazione non partecipa al voto, il presidente Pili è sempre sorridente.
SANNA EMANUELE (D.S.). Meglio un morto allegro che un morto triste.
FADDA (Popolari-P.S.). Inoltre, assessore Masala, anche questo sistema di presentare gli emendamenti in Aula per assicurare la conservazione in bilancio di somme non spese, dimostra la leggerezza con la quale avete lavorato e intendete continuare a lavorare.
Io credo che sarebbe stato molto più serio se anche questo fosse stata inserito all'interno del provvedimento, per dare la possibilità non solo al collega Cogodi, ma anche a tutti gli altri colleghi del Consiglio regionale, di vedere sino a che punto questa Giunta è riuscita a spendere i fondi che avevamo previsto nel 2001.
Per queste ragioni noi ci troviamo costretti a votare contro il provvedimento, ma credo che di questo non vi interessi molto, visto che non vi siete interessati neanche quando ha votato contro gran parte della maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I. - Sardegna). Non so trovare la parola per definire il fatto che non voti a favore dell'esercizio provvisorio anche l'opposizione, perché voi sapete meglio di me che senza esercizio provvisorio sarebbe impedita qualsiasi attività di governo e di amministrazione della Regione Sardegna, non escluso il pagamento degli stipendi al personale dipendente dall'ente pubblico.
Probabilmente da vent'anni a questa parte, abbiamo sempre avuto l'esercizio provvisorio. Concordo ovviamente col collega Fadda sul fatto che tre mesi forse sono ecccessivi, però sarebbero eccessivi, collega Fadda, se la sessione straordinaria di bilancio durasse realmente 37 giorni come è previsto dal Regolamento.
Quindi io mi auguro che questo tempo possa essere eccessivo rispetto alle effettive esigenze, sempre che sia maggioranza che opposizione siano veramente convinte nel voler rispettare i tempi che il Regolamento in maniera rigida e perentoria fissa per la sessione di bilancio, che sono 37 giorni tra Commissione ed Assemblea. In quest'ottica le paure sia del collega Fadda che del collega Cogodi potranno essere fugate. Comunque ovviamente per quanto ci riguarda diamo un voto favorevole.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 4. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
E` stato presentato un ordine del giorno. Se ne dia lettura.
ORTU (R.C.). Chiedo la lettura integrale.
PRESIDENTE. Se chiede la lettura integrale la possiamo fare. Ricordo però che il testo è stato distribuito a tutti i consiglieri.
LICANDRO, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO COGODI - CUGINI - FADDA - DORE - BALIA - SANNA Giacomo sugli interventi regionali a sostegno della comunità sarda in Argentina.
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione della discussione sul disegno di legge n. 283/A concernente "Autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2002",
IN CONSIDERAZIONE del fatto che la programmazione dello sviluppo economico e sociale e l'uso delle risorse pubbliche regionali debbono avere come riferimento i diritti bisogni del popolo sardo in tutte le sue componenti e articolazioni sia nell'Isola sia in ogni altra parte del mondo;
CONSAPEVOLE:
a) che la drammatica crisi che colpisce in questi giorni la popolazione argentina riguarda direttamente anche una parte numerosa e generosa del popolo sardo che vive e opera in quella parte del mondo;
b) che la comunità sarda in Argentina annovera molteplici situazioni di gravissimo disagio economico e sociale come diretta conseguenza del crollo di un sistema economico che ha lasciato privi di garanzie sociali anche minime i ceti popolari più deboli ed esposti,
delibera
1) di impegnare la Giunta regionale ad assumere con urgenza tutte le iniziative idonee perché la comunità sarda in Argentina, a partire dai cittadini più bisognosi di sostegno materiale e morale, abbia l'aiuto necessario per sopperire al gravissimo stato di emergenza;
2) di impegnare, nel contempo, la Presidenza del Consiglio perché, unitamente alla Presidenza della seconda Commissione consiliare e alla Conferenza dei Presidenti dei gruppi consiliari, siano attinte tutte le informazioni e attivate tutte le iniziative utili;
3) di coordinare le iniziative della Regione con le attività parimenti rivolte alle medesime finalità dal Governo e dal Parlamento nazionale. (1)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Presidente, se si fosse data una lettura chiara dell'ordine del giorno, essendo breve, la sola lettura poteva bastare a darne una sufficiente illustrazione.
L'ordine del giorno è firmato da una parte dei Gruppi, ma ritengo che possa essere fatto proprio da tutti i Gruppi del Consiglio regionale. Il contenuto dell'ordine del giorno in qualche modo riprende un ordine del giorno che è stato approvato ieri dal Senato della Repubblica dopo essere stato accolto dal Governo, è stato cioè presentato da una parte del Parlamento, ma accolto dal Governo.
Tutti conoscono il dramma che sta vivendo in questi giorni quel grande paese che è l'Argentina, un paese colpito duramente da una crisi economica senza precedenti, un paese di grandi mezzi, di grandi risorse e di grandi prospettive che si ritrova in un progressivo impoverimento, in una fase di difficoltà crescente, un paese la cui popolazione è costituita in prevalenza da italiani e da discendenti di italiani, e fra questi italiani una numerosa e generosa comunità sarda, si è calcolato che direttamente o indirettamente per ascendenza i sardi in Argentina siano una comunità intorno ai 50.000, una comunità quindi numerosa, ma sappiamo anche, per chi conosce quella realtà, anche generosa, che molto ha contribuito al progresso economico, sociale e culturale di quella parte del mondo.
Quello che l'ordine del giorno chiede alla Giunta e allo stesso Consiglio nelle sue articolazioni è una cosa semplice: che si presti attenzione sufficiente a quanto accade nel mondo e a quanto accade nel mondo non solo a chi è italiano, ma a chi ha problemi umani da affrontare. E siccome il bilancio della regione sarda è rivolto al popolo sardo, i sardi in qualunque parte del mondo essi siano sono parte costitutiva di questo popolo, quindi rivolgere un'attenzione alla comunità dei sardi in Argentina che in questo momento è in grandissima difficoltà, e soprattutto alla parte più debole, alla parte più esposta, più in difficoltà, è doveroso per la nostra Regione.
Faccia quindi la Giunta quello che ritiene opportuno, coordinando la sua azione col Governo e col Parlamento nazionale, facciano il Consiglio e le sue articolazioni quello che è necessario ed utile perché si tratta di tenere in giusto conto una parte importante della comunità sarda, che in questi giorni e in queste ore è in particolare condizione di difficoltà.
Quindi non stiamo parlando d'altri, stiamo parlando della Sardegna, non stiamo solo parlando dei diritti umani di valore universale, stiamo parlando dei diritti umani e dei bisogni di una parte del popolo sardo che, per non essere in Sardegna, non è detto che non debba essere tenuta in debito conto dalla Regione.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.
LURIDIANA, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Chiedo un minuto di sospensione.
PRESIDENTE. Diamo qualche secondo alla Giunta per una consultazione. Onorevole Pittalis, su che cosa vorrebbe intervenire?
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Sull'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Dobbiamo attendere il parere della Giunta.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). No, è una questione pregiudiziale o procedurale. Non entro nel merito dell'ordine del giorno, sul quale poi si esprimerà la Giunta e ciascuno di noi, ma mi riesce difficile trovare una correlazione, signor Presidente, tra l'ordine del giorno e il provvedimento che stiamo discutendo, cioè l'esercizio provvisorio. Il mio è solo un richiamo al rispetto delle regole, ma se la mia è una interpretazione sbagliata, chiedo alla Presidenza di chiarire la questione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Gruppo Misto). Non mi pare che noi abbiamo già votato l'esercizio provvisorio. Se l'ordine del giorno è legato all'esercizio provvisorio dobbiamo prima votare l'esercizio provvisorio e poi l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Una volta che abbiamo votato l'esercizio provvisorio, nessun ordine del giorno può essere discusso da questo Consiglio, quindi, così come avviene per il bilancio, gli ordini del giorno vengono discussi e approvati prima della votazione finale, e noi siamo in questa fattispecie.
Per quanto riguarda invece la questione che poneva l'onorevole Pittalis, l'ordine del giorno è pertinente all'argomento in questione, trattandosi di impegni finanziari a cui eventualmente la Giunta è chiamata a rispondere. Per questo motivo è stato ritenuto accoglibile e discutibile con l'argomento all'ordine del giorno. Esaurite le questioni preliminari, ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.
LURIDIANA, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. L'ordine del giorno può essere accolto perché l'Assessorato e la Consulta dell'emigrazione hanno già preso degli impegni in tal senso. Infatti noi abbiamo già previsto di destinare 100 milioni proprio agli emigrati che si trovano in stato di necessità. E proprio per quanto riguarda l'Argentina abbiamo già ricevuto 33 domande su 35, un'altra domanda riguarda il Perù e una il Brasile.
Le domande sono arrivate a noi tramite gli emigrati, perché, nel nostro bilancio annuale, per quanto riguarda il programma dell'emigrazione avevamo già previsto delle somme. Questa si va ad aggiungere ad altre iniziative che abbiamo preso proprio per quanto riguarda l'Argentina, per quanto riguarda l'accordo che interessa tutti gli emigrati in Argentina, infatti la convenzione tra INPS e previdenza argentina permette che non ci siano sospensioni nei pagamenti minimi e questa è una vittoria che abbiamo avuto già dal maggio scorso.
Abbiamo chiesto anche un incontro all'onorevole Tremaglia, che è il ministro competente per i rapporti con gli emigrati, affinché ci incontri per farsi parte attiva perché anche agli emigrati non residenti in Italia venga riconosciuto l'assegno minimo che oggi viene riconosciuto soltanto agli italiani residenti in Italia.
Questo perché dopo che la Camera e il Senato hanno approvato anche la legge per riconoscere il diritto di voto agli emigrati all'estero, è opportuno che anche questi emigrati, che sono italiani a tutti gli effetti, abbiano la possibilità di avere tutti i vantaggi che hanno gli italiani che stanno in Italia.
PRESIDENTE. Mi pare che l'opinione della Giunta vada nella direzione dell'accoglimento dell'ordine del giorno che sta all'interno delle iniziative che già la Giunta regionale ha iniziato ad assumere.
Ha domandato di parlare il consigliere Frau per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Non solo per dichiarazione di voto, onorevole Presidente, perché indubbiamente tutti conosciamo i problemi dell'Argentina e quello che sta succedendo in questi giorni, e ne conosciamo le cause e le possibili conseguenze.
Le cose che sono state dette sono tutte belle, però io vorrei, se fosse possibile, che all'interno di quest'ordine del giorno venisse scritta anche qualche altra cosa, perché questa nostra bella Italia che accoglie tutti - è arrivato almeno un milione e mezzo di extracomunitari da tutte le parti - trova grosse difficoltà a far sì che possano rientrare con facilità gli italiani che abitano all'estero, principalmente in questi Stati, o i figli degli italiani che a suo tempo andarono in Argentina o nel Sud America.
Mi risulta che molte ambasciate abbiano grosse difficoltà a dare i visti a queste persone perché possano tornare in Italia.Vogliono rientrare anche se sono figli di coloro i quali a suo tempo emigrarono. Credo che questa sia una situazione non più tollerabile, è stato denunciato da più parti, queste cose purtroppo non vengono dette nei mass media più importanti, ci arrivano solo poche notizie, però questo problema esiste e credo che sia opportuno che si chieda eventualmente anche al Governo nazionale che intervenga.
Chiedo che l'onorevole Tremaglia, che è uno dei personaggi di Alleanza Nazionale, che si è battuto sempre per gli italiani all'estero, si interessi anche di questo aspetto, affinché i figli degli italiani emigrati all'estero, che sicuramente si riconoscono ancora nelle nostre tradizioni, nella nostra lingua, nella nostra religione, che vogliono tornare possano tornare. Credo che questo sia l'unico modo per dare una mano a questa gente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Io sposo completamente l'ordine del giorno con l'aggiunta delle cose che ha detto l'onorevole Frau.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo alla votazione finale dell'esercizio provvisorio e degli emendamenti approvati.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 283/A.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Onorevole Scano, cambi postazione, o dichiari il voto se la scheda non funziona.
SCANO (D.S.). Dichiaro il voto contrario perché la scheda non funziona.
PRESIDENTE. Il voto dell'onorevole Dore risulta nullo, ma l'onorevole Dore non c'è.
Rispondono sì i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - FANTOLA - FLORIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: CALLEDDA - COGODI - DEMURU - DETTORI - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - VASSALLO.
Si è astenuto: il Vicepresidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 64
votanti 63
astenuti 1
maggioranza 32
favorevoli 39
contrari 24
(Il Consiglio approva)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
Esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale per l'anno 2002
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca ora l'esame dell'esercizio provvisorio del Consiglio.
Invito i consiglieri questori Cassano, Giagu e Granara ad accomodarsi presso i banchi della Giunta.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il Questore, onorevole Giagu.
GIAGU (Popolari-P.S.). Ci rimettiamo alla relazione scritta.
PRESIDENTE. I Questori si rimettono alla relazione scritta; poiché nessuno chiede di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.
Metto in votazione l'articolo unico. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Discorso di fine d'anno del Presidente
PRESIDENTE. Colleghi e colleghe, credo che la politica non stia vivendo un grande momento, ci sono difficoltà evidenti, non solo per noi, ma anche per i cittadini, e in questi momenti credo che noi tutti dovremmo fare il possibile comunque per far crescere la fiducia nell'unica cosa che rimane, che sono le istituzioni democratiche, una fiducia che dobbiamo per primi proporre ed esprimere noi per trasmettere poi questo senso di rispetto e di fiducia ai cittadini. Devo dire che purtroppo così non è.
Io avevo preparato un intervento scritto, da pronunciare in quest'Aula, così come è consuetudine alla fine dell'anno, un intervento non lunghissimo, ma articolato, pieno di considerazioni politiche mie, di pensieri che volevo trasmettervi, nel senso che dicevo perché è necessario il rispetto all'interno delle istituzioni e nei rapporti politici, anche quando la politica vive momenti di difficoltà, perché senza politica non c'è democrazia, non c'è niente, per chi è democratico e crede nelle istituzioni. Ma preferisco non leggere questo discorso, perché non ho lo stato d'animo adatto.
Oggi vado via molto amareggiato per come si sono svolte le cose in questi giorni, in modo particolare oggi. Sono un uomo che conosce questo lavoro, sono qui da quasi quindici anni, come molti altri colleghi, sono abbastanza abituato alle contrapposizioni, agli scontri, però credo che ad una cosa non mi abituerò mai, al superamento di quella soglia dopo la quale non c'è più rispetto, non si riconosce più nessun ruolo alle istituzioni, ed io con molta umiltà e modestia, forse non meritandolo, perché qua ci sono colleghi che forse avrebbero meritato più di me di svolgere questo ruolo, sono qua a rappresentare non la mia modesta persona, cosa che faccio in altre sedi anche con voi, che in gran parte mi siete amici, ma sono qua a rappresentare proprio quelle istituzioni.
Oggi sono volate parole grosse ed offensive - tralascio l'effetto che possono fare sul piano personale - parole grosse e offensive proferite in un momento nel quale chi svolge il mio ruolo non può né replicare, né rispondere. Se fossero state dette fuori di qui avrei potuto rispondere in vari modi. Qua non lo posso fare, perché c'è la dignità del mio ruolo che devo mantenere.
Reputo tutto questo vigliacco, non ammissibile, credo che dovrò io stesso vedere come porre fine ad atteggiamenti di questo genere, proprio per la responsabilità che ho, e credo che molti di voi, del centrodestra e del centrosinistra, condivideranno le cose che sto dicendo, quindi vi prego di perdonarmi se non vi leggo questo intervento scritto. Non faccio di ogni erba un fascio, e questo è evidente, però, badate, quando si scade rischiamo di essere travolti tutti, anche quelli che cercano di mantenere uno stile diverso, elegante, che fanno politica, che fanno il proprio lavoro, che si contrappongono in modo duro, a volte anche con toni elevati ma sempre in modo rispettoso.
Vi chiedo scusa per questo mio sfogo, faccio comunque gli auguri personalmente ad ognuno di voi, anche a quelli che hanno usato parole fuori luogo, e alle vostre famiglie perché passiate un fine anno sereno e mi auguro un prossimo anno, con la forza, perché mi rendo conto che occorre anche forza, di lavorare meglio assieme nel rispetto delle uniche poche cose che abbiamo, che sono le istituzioni democratiche. Dopo di quelle c'è il baratro.
Conosco moltissimi di questi colleghi con i quali ho lavorato stando dalla stessa parte, o stando in parti avverse, o lavorando comunque in mezzo alla gente; io so che molti di questi colleghi, per fortuna buona parte, credono fermamente in questi valori e so che si batteranno perché le istituzioni vengano tenute alte sempre, anche quando un presidente può essere considerato non all'altezza, come evidentemente qualcuno ritiene.
Scusatemi e vi ringrazio. Arrivederci.
La seduta è tolta alle ore 17 e 01.
Allegati seduta
Testo della interpellanza, interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta
INTERPELLANZA GRANELLA - BALIA - DORE - BIANCU - DEIANA sulla necessità da parte della Giunta regionale di ristabilire il rispetto della legislazione regionale nell'amministrazione dell'Ente Foreste della Sardegna.
I sottoscritti,
premesso che da fonti provenienti dalle organizzazioni sindacali si deduce che l'Ente Foreste della Sardegna sarebbe amministrato in violazione delle leggi regionali n. 31 del 1998, n. 24 del 1999 e del decreto legislativo n. 165 del 2001;
considerato infatti, che,:
a) i nuovi dirigenti degli Uffici dell'Ente Foreste di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano, non sono stati ancora nominati a distanza di undici mesi dall'avvio dell'attività dell'ente, in violazione dei principi di buona amministrazione che escludono il perdurare della vacanza dei posti dirigenziali oltre il ragionevole limite necessario per la copertura degli stessi;
b) le mansioni superiori conferite al personale per la direzione dei servizi provinciali di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano, in attesa delle nomine dei dirigenti dei citati servizi, continuano ad essere espletate dallo stesso personale, nonostante siano trascorsi i novanta giorni previsti dell'articolo 36 della legge regionale n. 31 del 1998;
c) diversi dipendenti, in servizio in taluni cantieri, lamentano di subire imposizioni, di non poter lavorare serenamente, di essere scavalcati nell'assegnazione degli incarichi di capo squadra e, nonostante le loro doglianze, ben poco viene fatto per evitare il perdurare di tale situazione e per riportare la dovuta serenità negli ambienti di lavoro;
d) le selezioni interne per il passaggio di qualifica, tenutesi in alcuni cantieri, non hanno rispettato i tempi previsti dalla legge per consentire agli interessati di prepararsi adeguatamente;agli stessi interessati è stata comunicata la data della selezione soltanto qualche giorno prima;
e) qualche dipendente lamenta di essere inutilizzato parzialmente per diversi giorni durante la settimana;
f) gli atti riguardanti il personale (passaggi di qualifica, trasferimenti, attribuzioni di mansioni superiori) non vengono affissi né nella sede legale dell'ente né nei servizi provinciali, impedendo in tal modo ai dipendenti di venire a conoscenza degli stessi, in violazione dei principi generali che ne prevedono la pubblicazione anche per la loro giuridica esistenza;
h) una lunghissima serie di atti è sicuramente illegittima perché lesiva delle disposizioni di legge istitutive dell'Ente unico e potrebbe quindi essere dichiarata nulla anche con gravi ripercussioni di responsabilità,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere:
1) se siano a conoscenza della situazione sopra descritta;
2) se intendano intervenire al fine di garantire il rispetto della legislazione regionale in materia. (201)
INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla gestione del mattatoio di Nulvi.
Il sottoscritto, premesso che:
a) a Nulvi opera da anni un mattatoio comunale, struttura all'avanguardia idonea e conforme alle norme imposte dalla UE, che serve gli operatori locali e dei paesi limitrofi, principalmente dopo la chiusura del mattatoio di Sassari;
b) questa "invasione" di centinaia e centinaia di bovini e ovini da macellare sta creando molti problemi, sia di spazi che di tempi, ma principalmente per la quantità esorbitante di scarti di macellazione da smaltire;
c) le parti non commerciabili, principalmente dei bovini, sono aumentate in modo considerevole a causa delle direttive sanitarie emanate in ragione di varie epizoozie, mettendo in crisi questa piccola - seppur funzionante - struttura decentrata;
d) per questi motivi le spese di gestione nell'ultimo anno hanno subì
to un incremento di almeno 100 milioni, che il Comune di Nulvi non può assolutamente sopportare, salvo che non si vogliano aumentare in maniera spropositata le tariffe di macellazione oppure chiudere la struttura,
chiede di interrogare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:
1) se non sia opportuno, come in più occasioni richiesto, concedere al Comune di Nulvi (ma il problema interessa anche Sedini e Perfugas) un contributo finanziario straordinario di almeno 100 milioni per sopperire alle ingenti spese di gestione del mattatoio comunale, che giornalmente deve smaltire quantità enormi di scarti di macellazione;
2) se non sia poi necessario, anche alla luce della sempre più marcata diffusione di malattie esotiche, iniziare a programmare per il territorio dell'Anglona, che vive principalmente dall'allevamento del bestiame ovino e bovino, la costruzione di un inceneritore infracomunale, che possa smaltire interamente tutti gli scarti di macellazione prodotti dai mattatoi del territorio, atto anche per essere utilizzato in periodi di emergenza per epidemie. (409)
INTERROGAZIONE GRANELLA - DORE - DEIANA, con richiesta di risposta scritta, sulla opportunità di valorizzare ed ottimizzare il ruolo del Servizio igiene e profilassi (ex CRAI) della Provincia dì Sassari.
I sottoscritti,
premesso che:
- come ben noto dal 1° gennaio 2000 la Regione sarda ha trasferito alle Province, con la Legge 1° giugno 1999, n. 21, le funzioni in materia dì controllo e lotta contro gli insetti nocivi ed ì parassiti dell'uomo, degli animali e delle piante;
- tale trasferimento, come cita la stessa legge al numero 1 degli articoli 1 e 2, viene attuato attraverso le disponibili collaborazioni della Regione, dei Comuni, delle Università, dell'Azienda Sanitaria Locale, di Istituti scientifici, e delle erogazioni finanziarie annuali da far confluire nei bilanci delle Province;
considerato che:
- la Provincia di Cagliari ha tempestivamente deliberato, in data 29 giugno 1999, l'avvio delle procedure per la dotazione del personale da adibire in pianta stabile alle mansioni di disinfestatore nel Centro antinsetti e che, successivamente, la Provincia di Nuoro ha fatto altrettanto;
- per quanto riguarda invece il personale del Servizio sassarese, esistono due aspetti che derivano dalla scadenza in data 31 dicembre 2001 dell'utilizzo di figure a ruolo regionale in comando alla Provincia e dalla situazione di precariato di una parte dei lavoratori impegnati nell'attività di bonifica e di segnalazione dei focolai infestati;
rilevata l'importanza e la delicatezza dell'attività del Servizio igiene e profilassi, anche a causa della recrudescenza verificatasi in questi ultimi due anni di alcune epidemie (lingua blu, mucca pazza, scrapie, peste suina, leptospirosi, ecc.);
rilevato, altresì, che per il buon funzionamento del Servizio sopra citato, è necessaria da parte degli enti preposti, in primo luogo della Regione e delle Province, la realizzazione di un efficace sistema di intervento e prevenzione uniforme in tutto il territorio della nostra Isola;
considerato, altresì, che oltre alle precise direttive dell'Assessorato competente, ai mezzi tecnici ed alla puntualità nell'azione dei finanziamenti, sarebbe indispensabile il buon utilizzo delle professionalità maturate in anni di esperienza dalle persone che da tempo operano nel Servizio di igiene e profilassi della Provincia di Sassari;
chiedono di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per conoscere:
- se abbia intenzione, di concerto con l'Amministrazione provinciale di Sassari, di predisporre un Piano d'intervento per la lotta contro gli insetti nocivi all'uomo, agli animali e alle piante, che abbia carattere di stabilità, mediante dotazione finanziaria pluriennale;
- se intenda, inoltre, definire l'assetto del personale necessario in pianta stabile che potrebbe trovare collocazione presso il Servizio fitosanitario e difesa dai parassiti dell'uomo e degli animali , istituito con il D.P.G. 13 dicembre 2000, n. 4, al fine di risolvere il problema della provvisorietà dei lavoratori finora registrata e di migliorare l'azione di controllo e di lotta contro gli insetti. (410)
INTERROGAZIONE GRANELLA - DORE - BIANCU - DEIANA, con richiesta di risposta scritta, sull'accertamento da parte dell'Assessore competente dei criteri e delle modalità di accreditamento delle strutture sanitarie private e dei singoli professionisti interessati, ai sensi del D.G.R. n. 26/21 del 4 giugno 1998.
I sottoscritti, premesso che:
- come noto il D.G.R. in epigrafe stabilisce i requisiti necessari per l'accreditamento delle strutture e dei professionisti ai sensi e per gli effetti di cui al decreto legislativo n. 502 del 1992 e D.P.R. 14 gennaio 1997 e che, in particolare il decreto citato prevede, all'articolo 2 che "ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della Legge 23 dicembre 1994, n. 724, e dell'articolo 2, comma 8, della Legge 28 dicembre 1995, n. 549, tutte le strutture pubbliche, nonché le strutture private ed i professionisti che intendano erogare prestazioni nell'ambito del Servizio Sanitario Nazionale devono essere accreditate" ;
- la Regione attribuisce la qualificazione di soggetto erogatore del S.S.N. ai soggetti pubblici e privati indicati nell'articolo 2 (sopra riportato) che ne facciano domanda mediante il rilascio di un apposito attestato (art. 4);
- l'accreditamento è disposto previa verifica della sussistenza di requisiti previsti (art. 4);
- l'Assessorato è tenuto a dare notizia dell'avvio del procedimento, dell'ufficio e della persona responsabile dei procedimento stesso, nonché dell'ufficio in cui si può prendere visione degli atti, mediante comunicazione personale (art. 6);
- l'istruzione della domanda dovrebbe essere completata entro 120 giorni dalla data di presentazione della domanda stessa e che, solo nel caso risultino necessari ulteriori approfondimenti istruttori, il suddetto termine può essere prorogato di altri 30 giorni, previa comunicazione al richiedente (art. 6);
- nel caso che, a seguito dell'attività istruttoria, sia rilevata la non conformità della struttura ai requisiti di accreditamento, il soggetto interessato è invitato a presentare un programma di adeguamento finalizzato alla rimozione delle carenze rilevate (art. 6);
- i provvedimenti di rilascio, diniego, revoca e sospensione dell'attestato di accreditamento sono assunti con decreto dell'Assessore dell'igiene sanità e assistenza sociale e che tali provvedimenti devono essere tempestivamente comunicati al richiedente e che devono essere motivati (art. 6);
rilevato che ad oggi sono innumerevoli i casi di richiesta di accreditamento, sia da parte di strutture private, sia di singoli professionisti, che non hanno ricevuto alcuna comunicazione da parte del servizio preposto dell'Assessorato competente,
chiedono di interrogare l'Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale per conoscere quali siano i criteri e le modalità di accreditamento delle strutture sanitarie e dei singoli professionisti che hanno presentato relativa domanda al fine di informarsi presso il servizio competente dell'Assessorato sugli esiti delle innumerevoli domande rimaste in giacenza, ovvero che vengano fatte conoscere le motivazioni degli eventuali impedimenti che hanno portato all'attuale inspiegabile ritardo. (411)
INTERROGAZIONE ONIDA, con richiesta di risposta scritta, sulla gravissima situazione del Centro Regionale Agrario Sperimentale (CRAS).
Il sottoscritto chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere:
1) se siano a conoscenza della gravissima situazione venutasi a creare nell'ente che ha portato ad una totale paralisi di qualsiasi attività, paralisi già ripetutamente ed inutilmente denunciata dalle organizzazioni sindacali e dalla quasi totalità dei dipendenti dell'ente;
2) se corrisponda al vero che tra gli inaccettabili ed arbitrari atteggiamenti del Presidente figuri anche una premeditata e metodica delegittimazione e ridicolizzazione dei dirigenti e funzionari per privilegiare non meglio identificate e valutabili competenze tecniche e professionali esterne tramite convenzioni che comportano aggravi di spesa per qualche centinaia di euro;
3) se corrisponda al vero che l'intraprendenza programmatica e la febbrile attività di indirizzo, gestione e rilancio dell'ente messa in opera dal Presidente si siano alla fine concretizzate nella estinzione della sede di Nuoro e nella chiusura della sede periferica di Sassari, nonostante per queste ultime fossero stati già espletati regolari concorsi per adeguare gli organici e nonostante l'Assessorato degli affari generali non abbia riconosciuto efficacia alla deliberazione del Consiglio di amministrazione che apportava modifiche all'organizzazione dell'ente;
4) se corrisponda al vero che la rarefatta frequenza delle riunioni del Consiglio di amministrazione abbia provocato una vibrata protesta di due suoi componenti e che le delibere adottate vengano trasmesse a distanza di mesi per la pubblicazione sull'Albo Pretorio dell'ente;
5) se siano a conoscenza che non esiste un Direttore Generale, che il Comitato Tecnico - Scientifico è incompleto, che non esistono atti formali sui programmi di attività dell'ente per il 2002;
6) se siano a conoscenza, infine, che il deterioramento dei rapporti tra il Presidente e la quasi totalità dei dipendenti ha raggiunto un grado di conflittualità tale da rappresentare un grave pregiudizio per qualsiasi funzionalità residua dell'ente;
7) se non ritengano necessario un loro urgente intervento al fine di fare un doveroso punto della situazione e avviare le iniziative più opportune per ristabilire le condizioni affinché il CRAS possa assolvere, come nel passato, i propri compiti istituzionali a favore della Sardegna. (412)
INTERROGAZIONE CALLEDDA - GRANARA - BIGGIO - LOCCI - TUNIS, con richiesta di risposta scritta, sulla cessione a privati della concessione per l'esercizio delle Saline di Sant'Antioco e sulla vendita del relativo patrimonio immobiliare.
I sottoscritti,
venuti a conoscenza del fatto che l'Ente Tabacchi Italiani S.p.A. (ETI), nell'ambito del piano di riassetto del proprio gruppo societario, attraverso una "sollecitazione di manifestazione di interesse all'acquisto relativo al comparto sale", pubblicata nei giorni scorsi sulla stampa nazionale, ha messo in vendita l'intero comparto saliniero da essa controllato comprendente le saline di Margherita di Savoia in provincia di Foggia, di Volterra in provincia di Pisa e di Sant'Antioco in provincia di Cagliari;
sottolineato che le saline di Sant'Antioco con tutto il loro patrimonio immobiliare sono ancora nella disponibilità dell'Ente Tabacchi Italiani S.p.A. che, però, non risulta essere in possesso della concessione della Regione sarda;
considerato che la Giunta regionale con deliberazione n. 16/26 del marzo 1999 ha approvato le linee di indirizzo tese ad attivare le procedure di acquisizione dallo Stato al patrimonio della Regione dei compendi produttivi e immobiliari connessi alle saline del Poetto di Cagliari, di Sant'Antioco e Carloforte, inserendo tale finalità nella Intesa Istituzionale Stato-Regione del mese di aprile 1999,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria per sapere quali atti abbiano compiuto o intendano compiere per:
1) chiedere al Governo nazionale di sospendere la procedura di vendita del patrimonio immobiliare delle saline di Sant'Antioco da parte dell' Ente Tabacchi Italiani e la concessione per l'esercizio delle stesse;
2) avviare con immediatezza tutti gli atti necessari per l'acquisizione al patrimonio della Regione del compendio produttivo e immobiliare delle saline di Sant'Antioco;
3) consentire che le potenzialità di sviluppo economico ed occupazionale del compendio possano essere pienamente valorizzate attraverso il loro affidamento in concessione a soggetti pubblici o privati locali con l'obiettivo di promuovere un processo di sviluppo dell'intera area nei settori del turismo ambientale e naturalistico e dell'itticoltura. (413)
INTERROGAZIONE MORITTU - CUGINI - LAI - SPISSU, con richiesta di risposta scritta, sul mancato finanziamento della strada statale n. 134 chiusa al traffico dal 18 gennaio 1996.
I sottoscritti, premesso che:
- la strada statale n. 134 Sedini-Castelsardo è stata chiusa al traffico con ordinanza dell'Anas n. 3 del 18 gennaio 1996 a seguito di fenomeni di caduta massi sulla carreggiata ed è, a tutt'oggi, a distanza di oltre 5 anni, ancora interrotta, determinando così una situazione di drammatico isolamento non più tollerabile da parte della popolazione sedinese;
- la predetta strada costituisce una indispensabile arteria di collegamento tra i paesi dell'Anglona insieme a quelli della fascia costiera e con le direttrici per Sassari-Portotorres e Tempio-Olbia dove sono collocati oltre ai maggiori servizi amministrativi, sanitari e scolastici, anche luoghi di lavoro ed i maggiori nodi di trasporto quali i porti e gli aeroporti del nord Sardegna;
- l'Amministrazione provinciale di Sassari, su richiesta del Comune di Sedini, anche a seguito del parere del Genio Civile di Sassari, ha predisposto un progetto preliminare per la realizzazione di una variante alla S.S. 134 in adeguamento alla Strada provinciale a scorrimento veloce Sassari-Santa Teresa Gallura, per un importo complessivo di lire 8.800.000.000 di cui 2.000.000.000 a carico del bilancio provinciale e per i restanti 6.800.000.000 è stata avviata una richiesta di finanziamento all'Assessorato dei lavori pubblici della Regione sarda che aveva manifestato la propria disponibilità con nota n. 1361 dell'11 maggio 1999 a firma dell'Assessore in carica;
considerato che, nonostante le numerose iniziative intraprese dal Comune di Sedini e dalla Comunità Montana dell'Anglona, che hanno visto la partecipazione numerosa e convinta della popolazione e delle rappresentanze istituzionali del territorio, per sollecitare con forza una tempestiva soluzione, niente si è sinora concretizzato al di là di impegni anche formali assunti da precedenti Assessori regionali dei lavori pubblici;
considerato altresì, che il procrastinarsi di questo insostenibile stato di isolamento oltre che aggravare la già difficile situazione socio-economica di quei territori sta indebolendo il tessuto democratico del paese e sta minando la credibilità delle istituzioni che appaiono sempre più lontane e indifferenti rispetto ai reali e primari bisogni dei cittadini,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere come e quando si intende far fronte al finanziamento necessario per l'esecuzione di quest'opera che si ritiene necessaria ed indispensabile per garantire il sacrosanto diritto alla mobilità di quelle comunità che, ormai stremate e sfiduciate, attendono da oltre cinque anni un concreto e risolutivo intervento regionale. (414)
INTERROGAZIONE ONIDA, con richiesta di risposta scritta, sugli incomprensibili ritardi nell'attuazione dei progetti del Comune di Cabras finanziati nei PIA 1998.
Il sottoscritto, premesso che:
- il Comune di Cabras ha avuto finanziati nell'ambito dei PIA 1998 tre progetti tesi alla valorizzazione turistica dei suoi circa 36 Km di coste;
- la redazione di due dei detti progetti è stata affidata al Comune di Cabras mentre la redazione del terzo, sicuramente il più importante in quanto attiene alla realizzazione della rete di adduzione dell'acqua potabile nel Sinis, è stata affidata all'Ente Sardo Acquedotti e Fognature (ESAF);
considerato che:
- i due progetti affidati al Comune di Cabras sono in una fase avanzata in quanto i relativi lavori sono stati già appaltati, mentre il progetto ESAF è fermo da lungo tempo né i numerosi reiterati incontri dell'Amministrazione comunale con il Presidente e il Direttore generale dell'ente hanno sortito risposte certe, ma solo promesse di impegni che vengono da tre anni regolarmente disattesi, rinnovati e posticipati;
- le coste e le spiagge di Cabras, e dell'Oristanese in generale, non sono meno benne ed attraenti di altre più note e pubblicizzate e possono diventare, con gli opportuni interventi, fattore di sviluppo per un territorio per altri versi penalizzato,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere se siano a conoscenza dei fatti di cui sopra e se non ritengano opportuno mettere in atto iniziative idonee al fine di portare a compimento un progetto così vitale per lo sviluppo di Cabras e dell'intera provincia di Oristano. (415)
MOZIONE SANNA Alberto - CUGINI - FADDA - BALIA - DORE - COGODI - BIANCU - CALLEDDA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO sulla continuità territoriale aerea prevista dalla Legge n. 144/99, articolo 36.
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTA la Legge n. 144/99, articolo 36, che riconosce per la prima volta ai sardi il diritto a viaggiare in aereo a prezzi scontati dagli aeroporti di Cagliari, Olbia e Alghero a quelli di Roma e Milano;
CONSIDERATO che le conferenze di servizio promosse prima dal Presidente Pili e successivamente dal Presidente Floris hanno dato corso all'attuazione della legge con un'impostazione che, accentuando gli elementi di scontro con le compagnie aeree, di fatto ha pregiudicato la possibilità di praticare una soluzione concordata con le stesse che consentisse, tra l'altro, l'entrata in vigore da subito della legge in oggetto;
PRESO ATTO che, a seguito dell'impostazione sbagliata data dalla Giunta di centrodestra all'attuazione della Legge 144/99, a distanza di oltre due anni e mezzo non è ancora affermato il diritto dei sardi a viaggiare a tariffe agevolate;
RITENUTO, inoltre, che il sistema della gara internazionale che attribuisce alle compagnie aeree il monopolio sulla singola rotta può produrre forti contraccolpi anche sul piano occupazionale in un settore messo a dura prova anche dai fatti dell'11 settembre 2001;
VISTO che l'attuale aggiudicazione delle tratte esclude Meridiana dal collegamento Cagliari-Milano e che la stessa compagnia ha avviato la procedura di licenziamento per 160 lavoratori a tempo indeterminato e che non intenderebbe richiamare in servizio un numero altrettanto rilevante di lavoratori a tempo determinato (10 mesi l'anno!);
CONSIDERATA anche la nuova situazione che si è venuta a creare a seguito dell'ordinanza del Consiglio di Stato che riammettendo Air One alla gara, ripropone conseguentemente il riesame dell'assegnazione delle tratte Cagliari-Roma, Cagliari-Milano e Alghero-Roma;
RITENUTO doveroso in primo luogo affermare il diritto dei sardi a volare a prezzi scontati senza che ci siano ulteriori rinvii nell'attuazione della continuità territoriale;
RITENUTO, inoltre, che il diritto alla mobilità dei sardi e la difesa dei livelli occupazionali del comparto aereo devono essere tutelati e garantiti entrambi come dichiarato anche dall'on. Pili in un recente incontro con le organizzazioni sindacali;
VISTA, anche, la soluzione che è stata adottata per l'attuazione della continuità territoriale fra la Corsica e il Continente francese che non si basa sul monopolio di tratta ma sul principio della libertà di esercizio del servizio da parte delle compagnie nelle diverse tratte, facendo salvo anche il diritto del passeggero a scegliere la compagnia liberamente,
impegna la Giunta regionale
a sviluppare una forte iniziativa nei confronti del Governo nazionale perché:
1) non subisca alcun ulteriore rinvio l'inizio del servizio a tariffe scontate per i cittadini sardi nei collegamenti aerei con Roma e Milano dagli aeroporti di Cagliari, Olbia e Alghero;
2) i livelli occupazionali attualmente in essere nell'insieme del comparto del trasporto aereo, comprese le agenzie di viaggio, non subiscano alcuna riduzione con l'entrata in vigore della continuità territoriale;
3) sia presa in considerazione la praticabilità tecnica e giuridica del "modello corso", rispondente maggiormente alla necessità di realizzare il diritto alla mobilità e capace nel contempo di salvaguardare i diritti dei lavoratori e delle imprese del comparto aereo. (51)
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