Seduta n.137 del 17/11/2005 

CXXXVII Seduta

Mercoledi' 17 Novembre 2005

Presidenza del Presidente SPISSU

INDICE

La seduta è aperta alle ore 16 e 27.

SANNA MATTEO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 18 Ottobre 2005 (132), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Artizzu, Cassano, Gallus, Gessa, Moro e Scarpa hanno chiesto congedo per la seduta del 17 novembre 2005. Poiché non ci sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:

"Disciplina delle attività estrattive". (183)

(Pervenuto l'11 novembre 2005 ed assegnata alla sesta Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

Caligaris - Ibba:

"Istituzione di centri antiviolenza e case di accoglienza per donne e minori maltrattati". (184)

(Pervenuta il 15 novembre 2005 ed assegnata alla settima Commissione.)

Barracciu - Corrias - Caligaris - Cerina - Cocco - Lanzi - Lombardo - Sanna Simonetta:

"Norme per l'istituzione di centri antiviolenza e case di accoglienza per le donne vittime di violenze". (185)

(Pervenuta il 15 novembre 2005 ed assegnata alla settima Commissione.)

Sanciu - Cuccu Franco Ignazio - Murgioni - La Spisa - Ladu - Diana - Pili:

"Disciplina nel settore della difesa del suolo e della gestione delle risorse idriche". (186)

(Pervenuta il 26 ottobre 2005 ed assegnata alla quarta Commissione.)

Risposte scritte ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione Amadu sull'iter dei progetti dell'Anas per la messa in sicurezza dell'incrocio della strada statale 131 con la strada camionale Sassari-Porto Torres-Alghero in località Tingari di fronte al parco di Monserrato". (324)

(Risposta scritta in data 15 novembre 2005.)

"Interrogazione Diana sui ritardi nella erogazione degli indennizzi per i danni causati dalla fauna marina protetta". (341)

(Risposta scritta in data 15 novembre 2005.)

"Interrogazione Cherchi Oscar sul rinnovo del CIRL del personale dell'ente foreste della Sardegna e sulle mancate assunzioni nei nuovi cantieri". (349)

(Risposta scritta in data 15 novembre 2005.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

SANNA MATTEO, Segretario:

"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla grave crisi del comparto agro-pastorale". (384)

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sulla competenza amministrativa dell'Unità organizzativa CRFP di Bosa". (385)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

SANNA MATTEO, Segretario:

"Interpellanza Liori - Diana - Artizzu - Moro - Sanna Matteo sull'imminente ventilata nomina del manager dell'Azienda ospedaliera "Brotzu" di Cagliari". (132)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni che sono pervenute alla Presidenza.

SANNA MATTEO, Segretario:

"Mozione Caligaris - Ibba -Atzeri sulla possibilità di utilizzare la pillola RU486 per l'interruzione di gravidanza, nelle strutture sanitarie sarde, in alternativa all'intervento chirurgico". (51)

"Mozione Sanna Matteo - Artizzu - Liori - Moro sulla opportunità di vietare la sperimentazione della pillola abortiva (RU486)". (52)

Svolgimento di interpellanze

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'interpellanza numero 127/A. Se ne dia lettura.

SANNA MATTEO, Segretario:

Interpellanza Capelli - Oppi - Cappai - Amadu - Biancareddu - Cuccu Franco Ignazio - Randazzo sulla nomina del dottor Gino Gumirato a direttore generale della ASL n. 8 e sulla violazione del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni e integrazioni.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- il dottor Gino Gumirato è stato nominato direttore generale della ASL n. 8 di Cagliari con deliberazione n. 16/2 dell'11 aprile 2005;

- con delibera n. 1137 del 27 aprile 2005, della ASL n. 8, si da atto della stipula del contratto avvenuta in data 18 aprile 2005 tra la Regione autonoma della Sardegna e lo stesso dottor Gino Gumirato;

- l'articolo 2 del contratto di cui sopra recita testualmente:"…..il dottor Gino Gumirato si impegna a svolgere, con impegno esclusivo a favore dell'azienda, le funzioni di direttore generale stabilite dal decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modifiche e integrazioni, nonché dalla legge regionale n. 5 del 1995";

- all'articolo 7 dello stesso contratto si legge:"….il contratto è risolto, con conseguente decadenza dall'incarico, nei seguenti casi:….punto d)….quando ricorrano gravi motivi….o in caso di violazione di legge";

CONSIDERATO che il dottor Gino Gumirato risultava ricoprire il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione della società "Cittadella socio sanitaria di Cavarzese srl" all'atto della sottoscrizione del contratto con la Regione autonoma della Sardegna e fino al 19 settembre 2005;

VERIFICATI i commi 7, 8 e 10, dell'articolo 3 bis del decreto legislativo n. 502 del 1992 che testualmente recitano:

- comma 7:"quando ricorrono gravi motivi o in caso di violazione di legge o…";

- comma 8:"…il rapporto di lavoro del direttore generale, del direttore amministrativo e del direttore sanitario è esclusivo…";

- comma 10:"la carica di direttore generale è incompatibile con la sussistenza di altro rapporto di lavoro, dipendente o autonomo",

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per conoscere:

1) se intendono dare immediato corso alla rimozione dalla carica di direttore generale della ASL n.8 di Cagliari del dottor Gumirato;

2) se intendano farsi carico delle proprie responsabilità per non aver vigilato sulla correttezza e veridicità degli atti amministrativi posti in essere all'atto della stipula del contratto tra la Regione autonoma della Sardegna e lo stesso dottor Gumirato. (127)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza ha facoltà di illustrarla.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, vorrei chiederle, se è possibile, considerato che l'interpellanza è abbastanza chiara, di poter non illustrare l'interpellanza e utilizzare in sede di replica il tempo destinato all'interpellanza.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, con le argomentazioni che riporterò di seguito dimostrerò che non vi è stata da parte del dottor Gumirato alcuna violazione del disposto dell'articolo 2 del contratto con il quale lo stesso ha assunto l'incarico di direttore generale della azienda ASL 8 di Cagliari e che pertanto non sussistono i presupposti per la rimozione dall'incarico.

Occorre premettere alcune considerazioni di carattere generale relative alla questione in esame. Il dottor Gumirato, prima della nomina a Direttore Generale della azienda ASL di Cagliari, era Direttore Amministrativo della Azienda Unità locale e socio sanitaria (ULSS) numero 14 di Chioggia, della regione Veneto. La legislazione vigente, in particolare l'articolo 9 bis del decreto legislativo numero 502 del '92, così come novellato dall'articolo 10 del decreto legislativo numero 229 del '99, prevede la possibilità per le Regioni e le Province autonome di sperimentare nuovi modelli gestionali che realizzino forme innovative di collaborazione tra le strutture del servizio sanitario nazionale e i soggetti privati, anche attraverso la costituzione di società miste a capitale pubblico-privato, società che sono strumentali alle aziende sanitarie che forniscono servizi alla popolazione.

Queste sperimentazioni gestionali sono realizzate attraverso l'adozione di un programma di sperimentazione che è adottato dalla Regione o dalla Provincia autonoma, motivando le ragioni di convenienza economica del progetto gestionale, di miglioramento della qualità dell'assistenza e di coerenza con le previsioni del piano sanitario regionale, oltre che evidenziando gli elementi di garanzia.

La Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le Regioni e le Province autonome, verifica annualmente i risultati conseguiti all'interno di queste sperimentazioni gestionali, sia sul piano economico sia su quello della qualità dei servizi. E' da tenere presente che, al di fuori di questi programmi di sperimentazione gestionale specificamente previsti dalla normativa in vigore, è fatto divieto alle aziende del servizio sanitario nazionale di costituire società di capitali aventi per oggetto sociale lo svolgimento di compiti di tutela della salute dei cittadini. Quindi la sperimentazione gestionale è espressamente prevista dalla normativa in vigore e l'Azienda Unità Locale e Socio Sanitaria di Chioggia, in ragione di tale possibilità, ha predisposto un progetto di sperimentazione gestionale pubblico-privato che è stato approvato con delibera della Giunta della Regione Veneto numero 880 del 26 marzo 2004.

Il capitale sociale di questa società mista, società che è stata denominata Cittadella Socio Sanitaria di Cavarzere, costituita in attuazione della delibera della Regione Veneto, è per il 51 per cento di proprietà dell'azienda ASL, per l'1 per cento di proprietà del Comune di Cavarzere, per la restante parte, quindi minoritaria, del 48 per cento, attribuita ad un socio privato che è stato individuato per altro con procedura di evidenza pubblica. L'oggetto della società, come è facilmente desumibile dallo Statuto approvato con deliberazione del direttore generale della azienda sanitaria, è specificamente quello di attuare la delibera della Giunta della Regione Veneto, e in particolare di provvedere alla parziale riconversione della struttura ospedaliera, ex ospedale di Cavarzere, in funzione della realizzazione e della gestione di un centro poli-ambulatoriale, di una comunità terapeutica e di una struttura residenziale per disabili.

Il motivo principale del ricorso al modello gestionale da parte della Regione Veneto è stato la necessità della Azienda sanitaria di Chioggia di reperire capitale per l'adeguamento delle strutture sanitarie oltre che l'utilizzo di competenze gestionali proprie di partner privati. Pertanto, vista la natura e lo scopo di questa società mista - si ricorda costituita sulla base di una espressa previsione normativa - l'Azienda sanitaria numero 14 di Chioggia si è riservata la supervisione della sperimentazione gestionale, che ha durata massima di tre anni in base alla legge, attraverso la prerogativa fissata in norma dallo statuto di nominare tre dei cinque membri del consiglio di amministrazione tra cui il presidente. La necessità di disporre del controllo del modello adottato ha infatti indotto l'azienda di Chioggia a nominare, in qualità di presidente della società mista, un dirigente della stessa azienda sanitaria, per l'occasione individuato nel direttore amministrativo, come emerge dalla deliberazione di nomina.

Quindi il dottor Gumirato, in quella sperimentazione gestionale, è stato nominato in quanto direttore amministrativo della azienda di Chioggia. Il presidente all'interno della società mista rappresenta quindi l'azienda sanitaria, il dottor Gumirato è stato pertanto nominato solo ed esclusivamente in quanto già direttore amministrativo della azienda sanitaria partecipante, tanto è vero che non ha percepito alcun compenso economico, né alcun gettone di presenza a termini di statuto, perché la partecipazione alle riunioni del consiglio di amministrazione rientrava nell'incarico dirigenziale ricoperto.

Dal momento in cui il dottor Gumirato ha cessato di essere il direttore amministrativo della azienda veneta sono venuti meno il presupposto e la legittimazione a ricoprire la carica e pertanto è decaduto. Nel primo consiglio di amministrazione utile dopo la nomina che è stata fatta da parte della Regione Sardegna, Gumirato decade dalla carica e agisce in regime di prorogatio,fino alla nomina del nuovo presidente al fine di non paralizzare l'attività di una società strumentale dell'azienda sanitaria destinata ad erogare un servizio pubblico.

L'azienda sanitaria di Chioggia ha provveduto ad individuare al suo interno un nuovo Presidente nella persona dell'attuale direttore dei servizi sociali; ciò è ulteriore riprova del rapporto tra azienda sanitaria e società mista. Il dottor Gumirato, dopo la nomina a direttore generale dell'azienda di Cagliari, non ha posto in essere alcun atto, non ha assunto alcuna decisione all'interno della società. In data 8 settembre 2005, il Direttore Generale dell'Azienda 14 di Chioggia ha provveduto a nominare un nuovo presidente accettando le dimissioni del dottor Gumirato. Pertanto la pretesa situazione di incompatibilità, ancorché insussistente, è stata rimossa.

Occorre infine ricordare che la normativa preclude la contestuale sussistenza di altro rapporto di lavoro dipendente o autonomo, ai sensi del comma 10 dell'articolo 3 bis del decreto legislativo numero 502 del '92. Il contratto individuale che è stato stipulato dalla Regione Sardegna con il dottor Gumirato prevede che quest'ultimo si obblighi a svolgere con impegno esclusivo a favore dell'azienda le funzioni di Direttore Generale. Nessuna norma né espressamente, né in virtù della ratio sottesa alla disciplina vigente, fa ravvisare elementi di incompatibilità nel caso in cui il Direttore Generale ricopra una carica in una società mista come quella del caso di specie, che è un caso del tutto particolare. Ciò che la legge vieta è l'instaurazione di un rapporto caratterizzato da stabilità, da obblighi costanti e continuativi data la rilevanza, consistenza e responsabilità...

PRESIDENTE. Assessore, chiedo scusa, le volevo dire che il tempo dedicato...

OPPI (U.D.C.). Si può candidare alle elezioni regionali. Ha detto un sacco di corbellerie e comunque ha parlato per dieci minuti.

PRESIDENTE. Non sono dieci, onorevole Oppi, e sto invitando…

DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Ho finito, le questioni sostanziali le ho illustrate.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli per dichiarare se è soddisfatto.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, Presidente della Giunta, Assessori e colleghi. Mi rivolgo a lei, Presidente del Consiglio, perché ritengo che in questi minuti sia stata consumata una grave offesa all'intelligenza minima dei rappresentanti eletti in quest'Aula, e mi rivolgo al Presidente della Giunta, al quale più volte ho chiesto cortesemente e con spirito collaborativo, che in questo Consiglio e nell'amministrazione regionale venisse ristabilito lo stato di diritto. Credo che sia superfluo spiegare cos'è lo stato di diritto in questa sede, perciò vado oltre.

Le risposte fornite dall'Assessore esulano da quanto richiesto in questa interpellanza. Nessuno ha chiesto a che titolo il dottor Gumirato è stato nominato direttore amministrativo della U.L.S.S. di Chioggia; nessuno ha chiesto a che titolo è stato nominato presidente della S.r.l. Cittadella Socio Sanitaria di Cavarzere, nessuno ha chiesto questo e messo in dubbio che il dottor Gumirato avesse titoli e merito per assolvere a questi ruoli. Lei però, Assessore, non può stravolgere i codici amministrativi e le leggi della Repubblica Italiana e della Regione Autonoma della Sardegna, così come lei non può interpretare queste leggi; esula dal suo ruolo e del suo compito.

Il dottor Gumirato, persona che non conosco, tra l'altro non mi permetterei, anche conoscendolo, di esprimere giudizi sulla sua professionalità, il 18 aprile 2005 ha sottoscritto un contratto con la Regione Autonoma della Sardegna in stato di incompatibilità. Il decreto legislativo numero 502, al comma 10, infatti recita: "la carica di direttore generale è incompatibile con la sussistenza di altro rapporto di lavoro dipendente o autonomo". L'incompatibilità non è legata al fatto che il dottor Gumirato faccia parte di un'azienda mista o altro, ma alla circostanza che sia amministrazione di una società di capitali; una società a responsabilità limitata. E non è rilevante poiché vi sia incompatibilità che il socio amministratore, Presidente o quant'altro, percepisca un rimborso; non è detto la natura onerosa o gratuita dell'incarico che fa scattare la preclusione.

Per cui poco importa che il dottor Gumirato abbia prestato la sua professionalità a questa S.r.l., per volontariato o per altri motivi, sta di fatto che fino al 19 settembre del 2005, perciò per sei mesi, il dottor Gumirato era amministratore, presidente del consiglio di amministrazione di una società a responsabilità limitata e contestualmente sottoscriveva un atto pubblico con la Regione autonoma della Sardegna dove dichiarava, anche nell'allegato sottoscritto, che mi auguro abbiate fatto sottoscrivere, di trovarsi in stato di compatibilità prestando esclusivamente la sua opera - così come previsto tra l'altro dal decreto legislativo numero 502 - a favore della Regione autonoma della Sardegna.

Non è vero, mi permetta - non so perché lei abbia sostenuto questa tesi - che il dottor Gumirato sia decaduto - cerco di usare termini più corretti possibili - gli atti dicono che non è così. C'è stato un consiglio di amministrazione della S.r.l. Cittadella Socio-Sanitaria di Cavarzere, che a seguito delle dimissioni del dottor Gumirato ha nominato il nuovo presidente del consiglio di amministrazione. Questa non si chiama decadenza, anche perché nello statuto della Cavarzere non è prevista la decadenza in questi casi, perciò è inesatto quello che lei sostiene, perché gli atti dimostrano diversamente.

Di fatto il dottor Gumirato ha sottoscritto il falso quando ha dichiarato nell'allegato di non essere nello stato di incompatibilità, e cioè di non essere legato da altro rapporto di lavoro dipendente e/o autonomo con altra società di capitale, e per sei mesi è rimasto in questo stato di incompatibilità, fino al 19 settembre (atto pubblicato dalla Camera di Commercio, perciò presumibilmente antecedente di almeno trenta giorni). Prendo atto allora che per i cinque mesi precedenti era in stato di incompatibilità.

Cosa vuol dire questo, anche per comprendere di che cosa stiamo parlando? Vuol dire che non stiamo salvaguardando uno stato di diritto. Voi, a mio avviso, fareste bene a invitare il direttore Gumirato a dimettersi, per poi rinominarlo. Oggi la causa di incompatibilità è stata rimossa proprio a causa delle sue dimissioni dalla S.r.l.. Chi vi vieta di rinominarlo? L'avete fatto tante volte, avete nominato, avete rettificato la nomina, l'avete riproposta. E' già successo in questa Giunta più volte, rifatelo anche questa volta.

Quello che mi stupisce è che non ci sia stata una corretta vigilanza. Certo, c'è l'autodichiarazione, c'è l'allegato sottoscritto dal dottor Gumirato. Qui non ci troviamo in un'assise giudiziaria, qui stiamo sollevando problemi politici; lungi da me provocare l'intervento di altre eventuali istituzioni per l'espressione di giudizi di tipo diverso. Io chiedo lo stato di diritto e insisto su questo. Stato di diritto da lei calpestato in questo caso e in tanti altri casi inerenti alla sua gestione, ma di casi simili ormai ne sono piene le cronache.

Per quanto riguarda invece l'aspetto politico le cronache si sono ulteriormente arricchite nell'ultimo momento. Lei ha esposto la Sardegna a una scelta che non capisco da che cosa derivi; la ricollego alla sua totale insensibilità alle regole, alle regole che disciplinano il suo mandato, e mi auguro che il Presidente - che è garante di tutti, sempre che lo sia - possa verificare e intervenire. L'ultima è l'uscita di ieri, sicuramente studiata a tavolino, sulla pillola abortiva. Non so chi le dia l'autorizzazione a esporre a questa scelta la Sardegna: quella è una scelta che può fare lei nel suo privato, ma prima di esporre la Sardegna e questo Consiglio avrebbe fatto bene a provocare quanto meno una discussione e un confronto.

Non entro nel merito del provvedimento, ma entro nel merito del metodo del provvedimento, e sicuramente questo fa parte del suo metodo e di tutto il suo...

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, il suo tempo è scaduto.

CAPELLI (U.D.C.). No, il mio tempo non è scaduto e non le consento...

PRESIDENTE. Sono io che non le consento.

CAPELLI (U.D.C.). Io sto raddoppiando il tempo di prima.

PRESIDENTE. Sì, sì, sempre cinque sono, onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, mi dà fastidio.

PRESIDENTE. Le ho concesso lo stesso tempo...

CAPELLI (U.D.C.). Io capisco che le possa dar fastidio che io continui a parlare, come è sua abitudine.

PRESIDENTE. Non deve commentare; la sto invitando a concludere il suo intervento.

CAPELLI (U.D.C.). Io chiedo al Presidente e all'Assessore di rivedere le loro posizioni onde evitare un proseguimento della questione, che comporterebbe una spendita di risorse finanziarie, come già sta avvenendo; purtroppo siete maestri nel pagare doppi consigli di amministrazione. Il caso SFIRS è emblematico, ma ce ne sono altri, per non parlare del problema delle consulenze. Perciò invece di sperperare i denari della Sardegna la prego e la invito a rivedere le sue posizioni. Nel caso non ci sia una presa d'atto di questo genere trasformerò l'interpellanza in mozione.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli. Lei aveva a disposizione cinque minuti e ha parlato per dieci minuti.

(Interruzione del consigliere Capelli)

PRESIDENTE. No, sono sempre cinque, onorevole Capelli, non sono cinque più cinque.

CAPELLI (U.D.C.). Il gioco delle tre carte lo faccia da un'altra parte!

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, qua con giochiamo.

OPPI (U.D.C.). L'ha chiesto prima!

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Oppi, il Regolamento prevede cinque minuti divisi tra illustrazione e dichiarazione.

CAPELLI (U.D.C.). Lo doveva dire prima.

PRESIDENTE. L'ho detto prima, onorevole Capelli, e comunque dovrebbe conoscere il Regolamento.

CAPELLI (U.D.C.). "Questa vince e questa perde". Lo faccia da un'altra parte il gioco delle tre carte!

PRESIDENTE. Lo faccio qui e non faccio il gioco delle tre carte. Questo se lo tenga per sé, eventualmente in un'altra sede. Andiamo avanti.

OPPI (U.D.C.). Parleremo quanto ha parlato la dottoressa Dirindin!

CAPPAI (U.D.C.). Ha parlato per nove minuti.

PRESIDENTE. E dieci minuti l'onorevole Capelli, esattamente questo, onorevole Cappai. Andiamo avanti.

Segue l'interpellanza numero 117. Se ne dia lettura.

SANNA MATTEO, Segretario:

Interpellanza Biancareddu - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Amadu - Randazzo - Capelli - Oppi sulla nomina dei componenti delle commissioni di selezione degli allievi da ammettere ai corsi di qualificazione per operatori socio sanitari.

I sottoscritti,

VISTO il bando di selezione, pubblicato in data 16 luglio 2005, concernente il finanziamento di corsi di qualificazione per operatore socio sanitario a favore di disoccupati in cui si prevede che la selezione degli allievi da ammettere alla frequenza dei corsi sarà effettuata presso ciascuna sede territoriale da una commissione composta da due rappresentanti dell'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale, da due rappresentanti dell'Assessorato regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale e da due rappresentanti dell'organismo gestore del corso;

VISTA la determinazione dell'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale n. 2310 del 25 luglio 2005, con la quale sono stati nominati i componenti della commissione di selezione di cui sopra, dando attuazione a quanto previsto dal bando;

RICORDATO che la Giunta regionale e, in particolare, l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale, Nerina Dirindin, ha più volte evidenziato la necessità di una netta separazione tra sanità e politica;

CONSIDERATO che alcuni fra i componenti ricoprono anche incarichi politici, si veda il caso più eclatante della scelta a Carbonia di un rappresentante che già svolge il ruolo di assessore comunale dello stesso comune,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere se le scelte sono state fatte per scarsa conoscenza dei ruoli che alcuni rappresentanti ricoprono o se ci troviamo di fronte ad una inversione di tendenza rispetto a quanto da sempre proclamato. (117)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori ha facoltà di illustrarla. Onorevole Oppi, ricordo che ha diritto a cinque minuti tra l'illustrazione e la dichiarazione di soddisfazione o insoddisfazione.

OPPI (U.D.C.). Parlerò quanto ha parlato la dottoressa Dirindin. Non può a suo uso e consumo stabilire due pesi e due misure.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Oppi, chiedo scusa per aver consentito all'assessore Dirindin di parlare per un tempo maggiore di quello consentito dal Regolamento. Analogo trattamento è stato riservato all'onorevole Capelli, adesso è opportuno ripristinare il rispetto della norma.

OPPI (U.D.C.). Io non sono spurio, parlo quanto gli altri.

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, parliamo quanto il Regolamento prescrive e non è...

OPPI (U.D.C.). Io posso anche non parlare, lei faccia la persona corretta in quest'Aula.

PRESIDENTE. Appunto, e siamo corretti.

OPPI (U.D.C.). Non mi sembra, poi le citerò…

PRESIDENTE. Prego, onorevole Oppi.

CAPPAI (U.D.C.). Oggi il primo punto all'ordine del giorno era un altro. Lei se ne è dimenticato perché non c'era la maggioranza in aula. Questo per essere chiari.

OPPI (U.D.C.). Posso cominciare? Non calcolatemi anche il tempo delle interlocuzioni, perché poi vi facciamo pagare anche questo.

Detto questo, passiamo all'oggetto dell'interpellanza. In data 16 luglio 2005 è stato pubblicato un bando di selezione concernente il rinanziamento di corsi di qualificazione per operatori sociosanitari. Ebbene, siccome ho notato alcune anomalie nella composizione della Commissione che deve selezionare gli allievi da ammettere ai corsi, ho chiesto se si trattasse di una distrazione. Mi riferisco, in particolare, alla presenza di alcuni politici all'interno di questi organi

La logica che muove la dottoressa Dirindin - lo ricorda a ogni piè sospinto - è infatti che bisogna evitare ogni commistione tra sanità e potere politico. Cito l'esempio - uno tra tanti - di una sua "esternazione" datata domenica 19 dicembre: "Stiamo lavorando per liberare la sanità sarda dalla presenza opprimente della politica". Dalla cacciata del professor Casula, sostituito senza giustificati motivi, persona degna, cacciato via, figlio di un rettore dell'università di Cagliari, un luminare in Sardegna, o tanti altri, non c'è posto all'interno delle A.S.L., di sottogoverno delle A.S.L. il cui titolare non risponde ad una precisa appartenenza politica. Allora mi sono permesso di chiederle se si è trattato di un errore. Glielo avrei chiesto stamattina se fosse venuta in Commissione, ma era impegnata.

Dopo alcuni giorni dalla presentazione della nostra interpellanza, che è del 7 settembre, ha risposto che nella Commissione non sono presenti né politici né sindacalisti (questi ultimi, peraltro, non menzionati nella interpellanza). Gradirei allora che lei mi dicesse se io ho sbagliato nel leggere i nomi, oppure se vi è stata mancanza di informazione. Lei non può sapere esattamente chi sono le persone, certamente qualcuno le avrà fornito qualche nome, ma qualche errore c'è se il vicesindaco di Carbonia faceva parte di una commissione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Assessore, le ricordo che ha cinque minuti di tempo.

DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Grazie, Presidente, mi scuso per aver approfittato prima della loro cortesia; sarò rapida. Come l'onorevole Oppi sa, due membri di queste commissioni sono nominati attraverso segnalazione della Direzione generale dell'Assessorato, il quale aveva verificato che fossero in possesso dei requisiti professionali adeguati. Successivamente, in data antecedente alla sua interpellanza, l'Assessorato, venuto a conoscenza dell'errore, dovuto a un fatto del tutto casuale, chiedeva all'Assessorato del lavoro di sospendere le commissioni e di attendere la nomina di nuovi commissari. Cosa che è stata fatta in data 7 settembre, quando sono stati comunicati i nominativi di coloro che dovevano sostituire quelle persone che lei giustamente aveva indicato come non rispondenti a questi criteri.

Quindi gli inconvenienti lamentati erano veri, si erano verificati per mera casualità, certamente dovuti anche a scarsa conoscenza dei ruoli rivestiti da alcuni componenti inizialmente designati. Questi sono stati comunque immediatamente sostituiti e il fatto ormai non sussiste più.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi.

OPPI (U.D.C.). Io gradirei che il Presidente della Giunta e l'Assessore Dirindin avessero copia di quello che adesso dirò. Sino a quando lei, assessore Dirindin, ci risponde così garbatamente possiamo anche essere d'accordo, ma che lei, come ha fatto in altre circostanze dica: "Non esiste il problema" (l'ha detto anche agli organi di stampa) non possiamo accettarlo.

In data 25 luglio è stata emanata la determinazione numero 2310. La determinazione, come lei sa, la emana l'Assessore competente, nel caso di specie l'Assessore del lavoro, e in questa determinazione del 25 luglio compaiono figure politiche o amici di politici. In data 30 agosto questi nomi sono ancora all'interno della determinazione successiva, sempre dell'Assessore del lavoro. Nella determinazione del 22 settembre finalmente i nomi vengono cambiati. Ma io non mi posso basare sulle sue telefonate, io mi devo basare sui dati obiettivi, ce un'altra determinazione del 5 ottobre, ulteriormente modificata, per altre figure dall'Assessorato del lavoro.

Sono questi i documenti. Io come consigliere, siccome c'è scarsa informazione, vengo a sapere e verifico che in commissione sono presenti figure politiche. Sulla base del "Dirindin pensiero", che afferma che non bisogna metterci politici, mi meraviglio. Presento una interpellanza e, dopo due giorni, dottoressa Dirindin, mi sento dire: "Non ci sono". Dopo due giorni c'erano, perché, sì, lei avrà telefonato, ma io non devo captare telefonate. Io so che il provvedimento sostitutivo è quello del 22 settembre, cioè diciotto giorni dopo la nostra interpellanza. Quindi avrei preferito che lei avesse detto: "C'è stato un errore materiale ma abbiamo provveduto a correggerlo", ma se dice che non ci sono non mi va bene.

Le cito un altro esempio, che non ho citato in altra circostanza. Quando il 29 dicembre dell'anno scorso le ho rivolto un'interpellanza relativamente al fatto che non era stato dato incarico alle A.S.L di provvedere tempestivamente per avere la disponibilità dal 1° gennaio presso i presidi di guardia medica delle guardie giurate, in modo da evitare il ripetersi di episodi come quello successo alla dottoressa Zedda, lei praticamente non ha fatto niente. In data venerdì 31 dicembre, su mia sollecitazione, lei ha ricevuto una telefonata dal Prefetto di Cagliari e attraverso questo è stato inviato dal dottor Girau, direttore dell'Assessorato alle ore 14 e 28 un fonogramma. Dopo due giorni si risponde a me dicendo: "E' tutto regolare, avevo provveduto".

Allora, se ci guardiamo negli occhi e riconosciamo che talvolta ci possono essere disattenzioni, ci possono essere carenze di vario tipo da parte dei funzionari eccetera, io posso anche essere d'accordo, però rispondere: "E' tutto fatto", perché il sottoscritto si è fatto carico di intervenire anche presso le sedi istituzionali per evitare che si potessero verificare inconvenienti, non mi sembra corretto. Quando il 31 dicembre, alle ore 14 e 28, è stato inviato il fonogramma di cui le faccio copia, non c'era nessuno nelle ASL. Se il giorno successivo, che era sabato, 1° gennaio, o il 2 gennaio, che era domenica, si fosse verificato un omicidio, come avvenuto in precedenza, di chi sarebbe stata la responsabilità? Lei l'ha eliminata con quel fax, che però non ha ricevuto nessuno.

Quindi, io accetto tutto, certamente lei non era a conoscenza di questo problema, lei non poteva sapere nome, cognome, indirizzo di chicchessia, però di fatto avere sempre la risposta (quasi che noi fossimo millantatori e gli altri uomini perfetti) ci irrita un po', perché sembra quasi che abbiamo sbagliato. Noi abbiamo i documenti e i documenti dicono questo. Non ci possiamo che basare su di essi. La competenza è sua; non voglio neanche dirle che la dottoressa Salerno, che ho incontrato casualmente in una conferenza, mi ha detto: "Ho più volte sollecitato, ho persino avvertito questo". Ma non voglio entrare nel merito, io dico che il problema è risolto, bastava una dichiarazione più puntuale e avremmo evitato anche questa interpellanza, che discussa oggi appare anche fuori luogo.

Discussione della mozione Floris Mario - La Spisa - Oppi - Diana - Vargiu - Ladu - Amadu - Artizzu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Gallus - Licandro - Liori - Moro - Murgioni - Petrini - Pisano - Sanciu - Sanna Matteo - Sanjust - Randazzo sull'applicazione e sull'adeguamento della normativa vigente in materia di entrate della Regione autonoma della Sardegna e sul rapporto Stato-Regione per la definizione del contenzioso in essere, con richiesta di convocazione straordinaria del consiglio regionale ai sensi e per gli effetti del comma 2 dell'articolo 54 del Regolamento (49)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 49. Se ne dia lettura.

SANNA MATTEO, Segretario:

Mozione Floris Mario - La Spisa - Oppi - Diana - Vargiu - Ladu - Amadu - Artizzu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Gallus - Licandro - Liori - Moro - Murgioni - Petrini - Pisano - Sanciu - Sanna Matteo - Sanjust - Randazzo sull'applicazione e sull'adeguamento della normativa vigente in materia di entrate della Regione autonoma della Sardegna e sul rapporto Stato-Regione per la definizione del contenzioso in essere, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio regionale ai sensi e per gli effetti del comma 2 dell'articolo 54 del regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

VISTO l'ordine del giorno n. 17 del 20 luglio 2005, con il quale è stata approvata la risoluzione n. 3 della Terza Commissione sulle entrate della Regione e il relativo allegato;

TENUTO CONTO delle ultime notizie stampa sull'incontro Governo-Regione;

RICORDATO che:

- con la Legge 13 aprile 1983, n. 122, è stato modificato l'originario regime delle entrate della Regione sarda;

- a distanza di quasi un ventennio si impone l'esigenza di una riforma della normativa sulle entrate regionali della Sardegna sia perché i decreti attuativi della Legge 23 dicembre 1996, n. 662 hanno introdotto rilevanti modifiche in materia fiscale, sia perché, anche a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, è stato avviato un ampio processo di decentramento di competenze dello Stato alle Regioni e alle autonomie locali, da attuarsi mediante il federalismo fiscale solidale;

- nel frattempo il regime delle entrate delle Regioni ordinarie ha subito importanti modificazioni: il decreto legislativo n. 56 del 18 febbraio 2000, attuativo della Legge n. 133 del 1999, ha attribuito alle Regioni ordinarie, a decorrere dal 2001, la potestà di incrementare l'addizionale regionale sull'IRPEF fino all'1,4 per cento, ha elevato la quota di compartecipazione delle medesime all'accisa sulla benzina da 242 a 250 lire al litro e soprattutto ha istituito in quota fissa una compartecipazione all'IVA pari al 25,7 per cento;

- le entrate della Regione autonoma della Sardegna restano, invece, ancorate al regime previgente basato prevalentemente sulle compartecipazioni ai tributi erariali, previste in quota fissa dalle lettere a), b), c), d), e), f) dell'articolo 8 dello Statuto, come modificato dalla citata Legge n. 122 del 1983, e in quota variabile dalla lettera g);

- sono venuti emergendo diversi limiti intrinseci al sistema vigente delle entrate regionali, con particolare riferimento alla compartecipazione ai tributi erariali;

PRECISATO, in proposito, come rilevato nella risoluzione sopraccitata della Terza Commissione consiliare, che:

a) un primo ambito di problemi riguarda la compartecipazione all'IRPEF e all'IRPEG, riscosse nel territorio della Regione, spettante alla Sardegna nella misura dei sette decimi (lettera a) dell'articolo 8 dello Statuto):

1) la misura di compartecipazione, come è noto, è inferiore a quella attribuita ad altre Regioni speciali, quali la Sicilia, che percepisce la totalità del tributo, la Valle d'Aosta e le Province Autonome di Trento e Bolzano, le quali vi partecipano per i 9/10;

2) in ordine alla individuazione della stessa base imponibile si sono consolidati interpretazioni e comportamenti restrittivi delle amministrazioni finanziarie, derivanti in particolare dal dettato normativo che fa letteralmente riferimento al gettito "riscosso" e non a quello prodotto nell'isola;

3) nel 1996, a conclusione di un lungo pregresso contenzioso, la Regione ha ottenuto che la norma venisse correttamente applicata in relazione al gettito IRPEF versato dai dipendenti delle imprese industriali e commerciali operanti in Sardegna, ma aventi sede legale nel continente; è rimasto, invece, aperto il problema relativo alla quota IRPEF derivante dalla ritenuta alla fonte sui redditi dei dipendenti delle amministrazioni civili e militari dello Stato e dei pensionati INPS, le cui ritenute vengono operate nel Lazio; si aggiunga che le disposizioni ministeriali escludono una compartecipazione regionale al gettito erariale derivante da interessi di mora per ritardati pagamenti da parte dei contribuenti, nonché a quello derivante dall'applicazione di pene pecuniarie e sovrattasse; ancora, dai gettiti compartecipati dalla Regione vengono annualmente detratti i 7/10 dei rimborsi IRPEF ed IRPEG operati in favore dei contribuenti residenti in Sardegna dagli uffici statali, addebitando così alla Regione anche le quote di rimborsi relative a quei contribuenti (i succitati dipendenti ministeriali e pensionati INPS) le cui ritenute alla fonte sono contabilizzate fuori Sardegna;

b) una seconda area di problemi riguarda la compartecipazione all'IVA:

1) la lettera g) dell'articolo 8 dello Statuto attribuisce alla Regione sarda una quota dell'imposta sul valore aggiunto riscossa nel territorio regionale, compresa quella relativa all'importazione e al netto dei rimborsi previsti dalle leggi agevolative, da determinarsi per ciascun anno finanziario d'intesa tra lo Stato e la Regione;

2) altre Regioni speciali hanno, invece, attribuita una quota fissa dell'IVA: la Sicilia i 10/10, le Province Autonome di Trento e Bolzano i 7/10 sugli scambi interni e i 4/10 sulle importazioni; la Valle d'Aosta i 9/10; il Friuli i 6/10 sugli scambi interni;

3) la contrattazione tra Regione e Stato sulla quota variabile dell'IVA è stata condizionata dagli organi statali alle complessive esigenze di contenimento della spesa pubblica, ciò ha prodotto continui contenziosi e conseguenti ritardi nel raggiungimento delle necessarie intese; l'entrata ha finito per attestarsi su una misura pari a circa un terzo del gettito accertato, sul quale il Ministero del Tesoro, in attuazione di un ordine del giorno approvato in Senato nel 1998, ha riconosciuto un incremento annuo non superiore al tasso d'inflazione programmata;

4) una terza area di problemi riguarda le imposte di fabbricazione, di cui alla Regione spetterebbero i 9/10 (lettera e) dell'articolo 8 dello Statuto); le norme statutarie, infatti, presupponevano che alla Regione spettasse una quota dell'imposta di fabbricazione su tutti i beni da essa gravati prodotti nell'Isola; la normativa statale dettata dalla Legge 22 dicembre 1980, n. 891 consente tuttavia il pagamento differito dell'imposta di fabbricazione al momento e nel luogo dell'immissione del prodotto nel circuito commerciale da parte del soggetto che effettua tale operazione; di conseguenza, poiché una quota rilevante di alcuni prodotti sardi - si pensi a quelli della raffinazione petrolifera - è destinata al consumo in altre Regioni d'Italia e considerato l'interesse degli operatori a differire il momento del versamento dell'imposta, il gettito interno della Regione risulta sensibilmente decurtato rispetto a quello che deriverebbe dal pagamento non differito; né da altra parte, è stata finora prevista una norma correttiva, necessaria e irrinunciabile, in quanto questo tipo di tributo deve essere attribuito esclusivamente ai territori che subiscono i disagi e i danni della produzione;

5) la sola erosione delle entrate regionali derivante dalla disapplicazione del vigente regime statutario è stata valutata dagli uffici regionali competenti in minori entrate annue pari a quattrocento milioni di euro per l'IRPEF e a non meno di seicento milioni per le imposte di fabbricazione, mentre la compartecipazione all'IVA è ben lontana dal contribuire in modo significativo alla copertura delle funzioni normali della Regione;

6) la Regione autonoma della Sardegna nel corso degli anni si è trovata progressivamente ad intervenire con propri mezzi finanziari in una situazione di crisi dell'apparato produttivo, di dilagante disoccupazione, di carenza delle principali infrastrutture, sostituendosi nell'ultimo quindicennio allo Stato, ai grandi enti nazionali, al sistema delle partecipazioni statali;

7) l'attuazione delle riforme istituzionali in senso federalistico, qualora si accompagnasse a trasferimenti di risorse statali dimensionati sulla "spesa storica" anziché sugli indici di carenza e sulle caratteristiche specifiche dell'insularità e del rapporto popolazione-territorio, potrebbe rendere del tutto impossibile garantire un livello appena sufficiente di servizi;

8) l'imminente approvazione della nuova modifica costituzionale volta a realizzare la cosiddetta "devolution" alle Regioni di materie come l'istruzione, la sanità, la pubblica sicurezza, affidandone il finanziamento principalmente alla capacità fiscale dei rispettivi territori, rischia di minare la possibilità di garantire unitariamente sull'intero territorio nazionale diritti fondamentali dei cittadini e di produrre, in particolare nelle Regioni più deboli come la Sardegna, ulteriori condizioni di sperequazione rispetto alle Regioni più sviluppate se non si attua un reale principio di federalismo solidale;

RICORDATO ancora che:

a) l'Intesa istituzionale di programma stipulata il 21 aprile 1999 tra il Governo della Repubblica e la Giunta regionale della Sardegna al punto c) dell'articolo 7 ha previsto la costituzione di un'apposita Commissione paritetica avente il compito di predisporre uno specifico Accordo di programma-quadro concernente "le proposte normative necessarie ad adeguare il complesso delle disposizioni contenute nel Titolo III dello Statuto in materia di finanze, regime tributario e doganale della Sardegna" in relazione ai seguenti obiettivi:

1) ricostituzione del livello delle entrate proprie della Regione sia attraverso la revisione delle quote di devoluzione del gettito tributario previsto dalle lettere a), b), c) e d) dell'articolo 1 della Legge 13 aprile 1983, n. 122, sia attraverso la determinazione in quota fissa della devoluzione dell'IVA di cui alla lettera g) del medesimo articolo;

2) verifica delle modalità di calcolo delle devoluzioni al fine di garantire che, tra le quote di spettanza regionale, siano comprese anche quelle afferenti redditi prodotti nel territorio della Regione che sono versate ad uffici situati fuori dal territorio regionale;

3) verifica delle condizioni per l'introduzione nel territorio regionale di misure volte a realizzare, compatibilmente con la normativa comunitaria, una zona franca fiscale finalizzata all'abbattimento del costo dei fattori produttivi;

PRECISATO altresì che l'Intesa istituzionale di programma è preceduta da uno speciale protocollo sui criteri di assegnazione delle risorse, nel quale il Governo condivide l'esigenza di dare specifico rilievo, sia ai fini della ripartizione delle risorse per le aree depresse e dei fondi comunitari, sia ai fini della territorializzazione e della regionalizzazione del bilancio dello Stato, "oltre che ai parametri rappresentativi della condizione economico-sociale, anche a parametri quali la dimensione territoriale, al rapporto popolazione-territorio e alla perifericità", parametro quest'ultimo che "nel caso della Sardegna assume particolare rilevanza in relazione alla condizione di insularità";

RICORDATO altresì che le stesse premesse dell'Intesa affermano "l'impegno a mantenere aperto il confronto per giungere alla predisposizione di specifici strumenti di attuazione dell'articolo 13 dello Statuto anche in relazione all'ipotesi che si pervenga ad un apposito provvedimento legislativo";

RICHIAMATO il contenuto del cosiddetto "studio Santoro" commissionato dalla Giunta Palomba;

CONSTATATO che finora nessuna delle previsioni dell'Intesa istituzionale di programma risulta attuata e che la Giunta regionale non ha elaborato alcuna proposta organica in materia di riforma del sistema delle entrate regionali,

impegna la Giunta regionale

a) a riferire sullo stato della vertenza con il Governo e sugli atti prodotti, sui conti effettivamente riscontrati, accertati e definiti;

b) ad adoperarsi per l'effettiva attivazione della Commissione paritetica, prevista dall'articolo 7 dell'Intesa istituzionale di programma;

c) a sottoporre al Consiglio entro un mese dall'approvazione della presente mozione, ai fini del confronto con il Governo e col Parlamento, una proposta organica di riforma del Titolo III dello Statuto basata sui seguenti obiettivi:

1) incremento delle attuali quote di compartecipazione della Regione ai principali tributi erariali e risoluzione dei problemi relativi alla definizione delle basi imponibili in relazione al criterio della spettanza dei redditi prodotti (e non semplicemente riscossi o contabilizzati) nel territorio della Regione; la misura di tale compartecipazione può essere indicata nella maggior parte dei casi, analogamente a quanto previsto per le altre Regioni speciali, intorno ai 9/10, salva verifica delle ipotesi in cui appaia più opportuna la devoluzione totale del gettito di determinate imposte alla Regione;

2) estensione (nelle misure di cui sopra) della gamma di tributi compartecipati o attribuiti come "propri", in relazione a quelli spettanti ad altre Regioni speciali e alle Regioni ordinarie (per esempio tasse automobilistiche);

3) determinazione in quota fissa della compartecipazione alla maggior parte del gettito dell'IVA;

4) piena esplicazione della potestà impositiva della Regione;

5) realizzazione, secondo quanto espressamente contemplato dall'Intesa istituzionale di programma, di una "zona franca fiscale";

6) rispetto degli specifici criteri precedentemente richiamati in ordine alle condizioni economico sociali, al rapporto popolazione territorio, alla perifericità e all'insularità, ai fini della determinazione delle risorse da attribuire alla Sardegna, ai sensi dei commi 3 e 4 del nuovo articolo 119 della Costituzione;

d) a porre in atto, di concerto con le altre Regioni meno sviluppate, ogni azione utile per assicurare che ogni processo di devoluzione di funzioni da parte dello Stato non si traduca in uno strumento di divaricazione e perché sia definito un sistema fiscale che abbia alla base la perequazione delle risorse necessarie a garantire sull'intero territorio nazionale la parità di accesso e l'uguaglianza di trattamento nei servizi alle persone e alle collettività;

e) a porre in atto ogni azione utile perché, in attesa della riduzione delle servitù militari, alla Regione Sardegna vengano riconosciute dagli stati che ne fruiscono, compensazioni finanziarie commisurate al gravame prodotto dalle stesse servitù al complessivo sistema dell'economia isolana. (49)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, non so se quella attuale sia una seduta straordinaria o ordinaria, poi il Presidente ce lo dirà, se fosse una seduta ordinaria rimrrebbe in piedi la richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio.

Io invertirò l'ordine dei miei interventi entrando subito nel merito dei problemi legati alle entrate della Regione, riservandomi in sede di replica, e dopo aver ascoltato l'intervento dei colleghi, le valutazioni di ordine politico che pure intendo esprimere. Lo faccio per due ordini di motivi: primo perché il problema delle entrate è una questione dove non si può parlare per slogan senza entrare nei particolari; secondo, perché voglio dimostrare che non serve che i venti soffino se non viene fissata prima la rotta.

La Sardegna, ormai è un dato consolidato, nel prossimo periodo di programmazione 2007-2013 - prego il Presidente della Giunta di prendere nota, perché parlare così e non trovare risposte poi è difficile, io voglio entrare nel merito degli argomenti - uscirà dall'Obiettivo 1 e sarà inserita…

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Non ho capito, mi stava suggerendo di prendere appunti?

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Non si può ricordare tutto, Presidente.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Lei non si preoccupi di me, si preoccupi di ricordarsi le sue cose!

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Lei mi insegna che su certi argomenti quando si inventa tutto si è populisti e basta, si diventa soltanto populisti, perché con le braccia conserte gli argomenti non si trattano!

Dicevo, sarà inserita tra le Regioni destinatarie dell'Obiettivo ex 2, "Competitività regionale e occupazione", e usufruirà di un sostegno transitorio con una dotazione finanziaria ad hoc. Questa collocazione produrrà un effetto che tutti conosciamo, che è la decurtazione di due terzi delle risorse finanziare della Comunità Economica europea. Conosciamo quali sono le risorse attuali, le risorse POR sono di 3.600 milioni di euro, le risorse PON di 1.830 milioni di euro, il totale del quadro comunitario di sostegno 2000-2006 è di 5.430 milioni di euro, le nuove risorse saranno di 1.330 milioni di euro con un minore introito di 4.100 milioni di euro.

L'altro elemento negativo consiste nel fatto che con le nuove risorse non si potranno finanziare gli interventi infrastrutturali nei settori dei trasporti, della viabilità e dell'energia, settori nei quali la Sardegna presenta un marcato gap di dotazione rispetto alle stesse Regioni del Mezzogiorno. L'impegno assunto dal Governo - ecco perché gli appunti, perché qui non c'è soluzione di continuità tra una Giunta e l'altra e non si può non andare perseguendo gli obiettivi che di Giunta in Giunta noi andiamo perseguendo - l'impegno assunto dal Governo con la Giunta regionale presieduta dall'onorevole Pili nel corso del negoziato sulle future politiche di coesione, era quello di surrogare le mancate risorse comunitarie con i fondi FAS, fondi aree sotto utilizzate. Tutto questo sembra caduto nel dimenticatoio o peggio ancora sembra sia stato solo un impegno tattico volto a massimizzare il flusso quantitativo di risorse comunitarie verso l'Italia.

L'approccio era un approccio chiaro, l'uscita dall'Obiettivo 1 della Sardegna e della Basilicata comporta per l'Italia una perdita di risorse europee minore di quella che si sarebbe avuta se il Governo italiano avesse negoziato con la Commissione e le altre nazioni europee privilegiando altri parametri diversi dal prodotto interno lordo pro capite calcolato in PPA, cioè a parità di potere di acquisto. Se per ipotesi il Governo italiano avesse proposto il criterio dell'insularità sancito dalla Costituzione europea come parametro aggiuntivo rispetto al prodotto interno lordo per definire le aree ammissibili dell'Obiettivo 1, gli altri Stati avrebbero preteso la considerazione di altri parametri.

Da un calcolo comparato relativo alle varie ipotesi di parametrazione delle Regioni ammissibili emergeva che l'Italia avrebbe massimizzato la propria quota di risorse europee con l'applicazione del solo criterio del prodotto interno lordo calcolato in PPA rispetto al dato medio comunitario. La ragion di Stato ha deciso di sacrificare la Sardegna nonostante la Regione si trovi ad avere un prodotto interno lordo rapportato alla media comunitaria identico a quello che ha consentito alla Sardegna di essere inserita tra le Regioni dell'Obiettivo 1 per il sessennio 2000-2006. In quel periodo il Ministro del Tesoro era Ciampi e le esigenze dell'Italia evidentemente erano diverse.

Ora veniamo a noi. Limitare la riflessione, come sta avvenendo in Sardegna, all'aspetto puramente tecnico di come massimizzare, a normativa vigente, il flusso di risorse in entrata della Regione, significa che l'amministrazione regionale deve organizzare le proprie strutture amministrative per metterle in grado di quantificare e documentare i crediti che la Sardegna ha con lo Stato e di confrontarsi con i funzionari ministeriali nonché di supportare il soggetto politico nei confronti istituzionali con il Governo nazionale.

Di fatto le strutture dell'Assessorato della programmazione e in particolare quelle del servizio delle entrate sono inadeguate alla bisogna. Presso tali strutture esiste un solo funzionario non dirigenziale, il dirigente di nomina recente non ha certamente l'esperienza pregressa per possedere una materia di notevole complessità, la Regione pertanto non è attualmente in grado di mettere in campo una squadra di esperti capaci di confrontarsi alla pari e in modo continuativo con gli Uffici del Ministero dell'Economia. Anzi io ritengo ancora di più che siano maturi i tempi per affrontare la problematica della politiche delle entrate legandole ad una rivendicazione più ampia volta a modificare le regole del gioco.

L'obiettivo è quello di definire un sistema di regole certe, ma questa certezza è possibile solo in presenza di una autonomia fiscale superiore a quella attuale. Ciò richiede un Governo regionale in grado di gestire direttamente la riscossione, la liquidazione e il controllo ispettivo di tutte le imposte riferibili nell'ambito regionale. Nei confronti dello Stato è necessario rinegoziare con forza, come pure nei confronti della Comunità Economica Europea.

Ma veniamo al quadro d'insieme. Da alcuni anni a questa parte la Giunta non presenta il dato riassuntivo che è stato per ultimo presentato nel DPEF del 2003 e 2005. Nel Dpef 2003 e 2005 erano indicate le risorse del bilancio regionale, articolate per titoli, del quadro comunitario di sostegno articolato per POR e programmi nazionali riferiti alla Sardegna, dei programmi di interesse comunitario, del fondo per le aree depresse o sotto utilizzate. Anche lì mancava, e lo abbiamo detto tante volte, il quadro di riferimento delle risorse ordinarie come il quadro di riferimento di tutte le grandi opere infrastrutturali, dall'ANAS alle Ferrovie delle stato, dalle società Autostrade, l'ENI, l'ENEL, la RAI, Telecom e tutti gli altri soggetti pubblici e privati che portano alla Sardegna briciole rispetto a quello che portano invece nelle altre Regioni italiane.

Allora, sulla base di quelle linee guida, il negoziato con lo Stato intrapreso dalla Regione nelle sedi opportune ha riguardato tutto il complesso e non una parte degli strumenti finanziari previsti dalla nuova normativa vigente. Se non ho capito io, Presidente, penso che non abbiano capito nemmeno i sardi. Quale battaglia stiamo combattendo? Stiamo combattendo per questo o stiamo combattendo per le briciole?

I risultati ottenuti nel corso della precedente legislatura, io lo riconosco, non sono stati risultati lusinghieri, non lo sono stati per un clima politico poco appropriato e non lo sono stati perché c'è stata una grande lotta da parte della Lega di Bossi nei confronti delle risorse finanziarie della Regione. Peraltro però l'azione intrapresa da questo Governo regionale nel rivendicare un gettito IRPEF e IVA calcolato nel rispetto delle norme statutarie è più consono agli aspetti dei dibattiti televisivi che al complesso delle questioni sospese nel rapporto Stato-Regione.

Guardate, cari colleghi, i conti noi li conosciamo già, ma non da oggi, li conosciamo già da anni. I più recenti calcoli elaborati dal professor Macciotta, già sottosegretario del Ministero del Bilancio del Governo D'Alema e, in quanto tale, conoscitore dei trucchi adottati dagli uffici del Ministero per tagliare i trasferimenti alle Regioni, fanno ammontare il mancato introito da parte della Regione dal 1993 al 2003 a circa 5.450 milioni di euro per l'IRPEF e a circa 4. 692 milioni di euro per l'Iva, complessivamente si tratta di un credito della Regione nei confronti dello Stato pari a 10.142 milioni di euro, circa 20 mila miliardi di vecchie lire.

Nonostante Macciotta abbia fatto questo conto e abbia riconosciuto tutto questo non ha scucito una lira nei confronti della Regione, non ha scucito una lira! Io credo che queste risorse costituiscano una cifra senz'altro considerevole e consistente che risolverebbe molti problemi finanziari dell'Amministrazione regionale; sarebbe come vincere al lotto! Ma come spesso succede a chi vince al Lotto, che dopo breve tempo si ritrova più povero di prima, un semplice introito di risorse se non è accompagnato da un preciso piano di investimenti e dalla messa in atto di rapporti tra istituzioni finalizzato allo sviluppo si dissolve in poco tempo. Sarebbe opportuno, e questa è una proposta che noi avanziamo per dare efficienza ed efficacia all'azione rivendicativa, affiancare tale azione ad una concertazione col Governo nazionale su un programma di interventi strategici da attivare con una parte significativa di tali risorse, al fine di coprire il deficit del bilancio o il pagamento delle rate dei mutui accesi nel corso del tempo per finanziarie i deficit.

L'intesa Stato-Regione sottoscritta nel 1999 dai Presidenti D'Alema e Palomba potrebbe essere ancora, secondo noi, lo strumento utilizzabile per contenere un programma così fatto; il protocollo integrativo sottoscritto a latere da questi due Presidenti contiene le linee guida per una corretta quantificazione delle risorse da assegnare alla Regione. Dopo i primi anni Novanta, quando sotto l'impulso del Governo regionale è stato dato avvio ad un forte processo negoziale con lo Stato per stimolare l'azione realizzativa dei soggetti notoriamente inadempienti, quali l'Anas e le Ferrovie dello Stato, l'interesse è andato scemando.

Di fatto l'intesa e gli accordi di programma quadro sottoscritti che valgono oggi 3 miliardi 350 milioni 555 mila 212 euro, stanno vivacchiando, gli intenti formali sono estremamente ambiziosi ma l'attuazione, salvo eccezioni, langue, vedasi metano, ferrovie, sviluppo locale, società dell'informazione, per non parlare degli Accordi di programma quadro (APQ) che hanno il titolo ma non il contenuto. E per quanto attiene lo stato di attuazione i dati disponibili al 31 maggio 2005 indicano per tutti gli APQ sottoscritti un ammontare di impegni pari a circa il 36 per cento del totale programmato mentre la spesa supera di poco il 18 per cento. Il rischio che nei prossimi anni il CIPE riassorba le risorse non spese è pertanto molto elevato.

Il piano di rinascita. Anche qui noi dobbiamo considerare l'articolo 13 dello Statuto come una norma non superata, ma credo come una norma valida, perché il riconoscimento viene dalla legge numero 402 del '94 e perché viene riconfermata anche dagli accordi che sono stati sottoscritti relativamente a quell'articolo. L'articolo 13 non è un'opportunità che la Sardegna ha per rivendicare risorse di entità indefinita, ma un diritto costituzionale che impegna lo Stato a predisporre, in concorso con la Regione, un piano di sviluppo economico e sociale e gli specifici strumenti di attuazione.

Ecco, questo piano di sviluppo può essere il contenitore delle risorse aggiuntive che, per varia fonte, pervengono alla Sardegna dallo Stato, e questo piano potrebbe essere affiancato dall'intesa istituzionale, opportunamente rivisitata e rafforzata, e dagli accordi quadro di programma che insieme potrebbero fornire la strumentazione normativa ed attuativa per programmare in modo efficiente ed efficace il tutto. Inoltre il piano di sviluppo ex articolo 13 dello Statuto, nell'attuale contesto di uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1, potrebbe essere lo strumento più adeguato per sopperire con risorse nazionali al venir meno delle risorse comunitarie.

Poi esiste la legge obiettivo. Il programma delle opere strategiche finanziate dalla legge obiettivo per tutto il territorio nazionale prevede un costo complessivo pari a 173 milioni di euro, di tali risorse alla Sardegna è stata destinata una quota pari complessivamente a circa 1.690 milioni di euro, poco meno dell'1 per cento del totale delle risorse. Tale dato è di gran lunga inferiore a quello che spetterebbe alla Sardegna applicando per il calcolo di riparto delle risorse il semplice dato della incidenza della popolazione regionale rispetto a quella nazionale, che è del 2,6 per cento.

Sulla base di questo semplice calcolo alla Sardegna spetterebbero, in termini programmatici, 2.800 milioni di euro di risorse aggiuntive; utilizzando invece il calcolo di riparto adottato dal CIPE per attribuire alla Sardegna la quota delle risorse FAS destinate al Mezzogiorno, che è pari al 12 per cento, si avrebbe una cifra esorbitante. E poi, signor Presidente, manca alla Sardegna un parco progetti; questo non è un problema di mancanza di risorse ma è effetto della cronica incapacità di spesa da parte della Regione e dei soggetti che realizzano le grandi infrastrutture (mi riferisco sempre all'Anas e alle Ferrovie dello Stato in particolare ma non solo) e della incapacità a predisporre per tempo progettazioni immediatamente cantierabili.

Ecco, signor Presidente e onorevoli colleghi, questo è un argomento molto difficile, è un argomento complesso, un argomento che attiene alle risorse finanziarie della Regione e quindi al nostro sviluppo e all'avvenire della Sardegna. Questa è una battaglia per l'autonomia che non può esaurirsi in un ragionamento combattuto fuori dalla sede naturale e istituzionale, lontano dalla fonte deputata a scegliere e a indicare metodi, tempi, strategie, tattiche ed obiettivi, di corto, medio e lungo periodo. Io credo che occorra riportare il discorso delle entrate finanziarie nell'ambito dell'unico organismo deputato a trattare: il Consiglio Regionale della Sardegna. Ma cosa c'entrano gli incontri? Poi lo dirò nella seconda parte.

Io posso chiamare a raccolta, affiancare altri nella mia lotta quando so che cosa sto andando a fare e che cosa sto andando a chiedere; se sto andando a fare la rivoluzione del popolo sardo per avere una parte dei soldi di anticipazione per la finanziaria del 2005, posso io ragionevolmente pensare che questo dispiegamento di energie di tutte le componenti socioeconomiche imprenditoriali della Sardegna sia sciupato? Se devo fare la rivoluzione del popolo sardo vado alla grande vertenza, a pretendere tutto ciò che io ho qui delineato e che riguarda la partita delle entrate della Sardegna, perché mentre la Catalogna è diventata nazione e sta introitando il tutto e delibera poi quale quota lasciare allo Stato, noi siamo ancora alla rincorsa di qualche cosa che sembra elemosina e briciole.

Io non sono contrario a fare le rivoluzioni, ma le rivoluzioni si fanno cercando di non sciupare quel patrimonio e quel clima che si sta determinando in Sardegna. Per essere affiancati da questo clima occorre - lo dirò nella seconda parte - che tutti quanti noi ci poniamo l'obiettivo di non avere meriti speciali, ma di essere tutti uguali, di avere uguale sensibilità, di avere uguali sentimenti, uguale passione per difendere l'interesse della Sardegna e dei sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Secci.

SECCI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, signori Assessori, onorevoli colleghi, quando ho letto la mozione (primo firmatario l'onorevole Floris, accompagnato da tutti i colleghi dell'opposizione) ho pensato che il collega Floris, visto il dibattito che da molto tempo si è sviluppato in Consiglio regionale e in tutte le parti vive della società sarda, volesse trovare l'occasione per rimediare a una situazione che lo ha visto a luglio, soltanto lui e il suo collega di partito, astenersi quando il Consiglio, affrontando un dibattito su una risoluzione della terza Commissione, ha approvato quasi all'unanimità un ordine del giorno che faceva proprie le ragioni approfondite dalla terza Commissione, le ragioni portate dal Presidente della Giunta e dall'assessore Pigliaru a sostegno di una vertenza che è diventata, grazie a Dio e grazie all'impegno di tante persone, la vertenza della Sardegna.

Mi rendo conto oggi che il presidente Floris, invece, continua a volere percorrere una strada, legittima, di dissociazione da quello che tutti gli altri stanno facendo, forse modestamente, per quanto mi riguarda almeno, forse senza avere chiaro tutto, sempre per quanto mi riguarda, ma sicuramente con una lucidità e con degli obiettivi certi che io, con molta modestia, adesso mi permetterò di ricordare, non prima però di avere espresso qualche considerazione.

Onorevole Floris, in questo Consiglio regionale, in questo governo della Regione, su questa materia e su altre materie si è deciso - e io mi atterrò per quanto posso - di non guardare al passato e alle responsabilità ma di guardare al futuro e al bisogno di unità per raggiungere quegli obiettivi che tutti, continuamente, diciamo di voler raggiungere. Molto di ciò che lei ha detto, onorevole Floris, è vero, molti degli obiettivi che lei ha indicato sono obiettivi da perseguire e da cercare di raggiungere, però lei che è uomo di lunga tradizione politica e di responsabilità di governo, non può dimenticare che la base di lavoro che lei ha indicato per ricominciare il percorso è l'intesa istituzionale Stato-Regione del 1999.

Siamo, onorevole Floris, nel 2005; c'è tutto un lungo periodo che meriterebbe di essere analizzato, di essere studiato e di essere in qualche maniera anche giudicato. Io non lo giudico; e sono tanti che sanno, che hanno gli strumenti per giudicare e il giudizio lo esprimono e l'hanno espresso anche in altre circostanze. E' importante sottolineare che Presidente della Giunta e l'assessore Pigliaru sono stati i primi che hanno portato in questo Consiglio regionale il problema, non soltanto in termini qualitativi, ma anche in termini quantitativi, che l'hanno cioè dimensionato, che l'hanno reso di dettaglio. I dati che il Consiglio regionale deve discutere, onorevole Floris, sono i dati che ci ha fornito la Giunta.

Gli altri studiosi facciano gli studiosi, i dati ufficiali li fornisce in questa Istituzione il Governo della Regione servendosi per altro, per molta parte, di dati forniti dallo Stato. Ed allora se abbiamo deciso tutti insieme che in questo momento non è più procrastinabile l'impegno di tutti per raggiungere l'obiettivo di vedere riconosciuto quello che ci spetta, non si può travisare e pensare che ci sia qualcuno che si voglia occupare della vertenza entrate soltanto per questo particolare. E' scritto negli atti, è scritto nella risoluzione che uno è il problema della competenza e di ciò che ci spetta a regime legislativo vigente (l'articolo 8 così come regolato dalla legge numero 122 dell'83) altro che non sminuisce l'impegno, che non diminuisce l'impegno, ma che è temporalmente collocato diversamente, è il discorso sul pregresso ed è il discorso del rinnovo del patto con lo Stato.

Abbiamo detto - l'ha detto il presidente Soru, l'ha detto l'assessore Pigliaru, l'abbiamo ribadito in tutte le circostanze - che oggi mettere assieme tutto può significare pregiudicare tutto, e siccome noi non vogliamo pregiudicare tutto e vogliamo avere riconosciuto il diritto a quegli 800-900-1.000 milioni o quanti saranno abbiamo deciso di concentrarci su questo, e siamo tutti uniti su questo: il Governo della Regione, il Parlamento regionale, le forze sociali, le forze imprenditoriali e tutte le istituzioni come province e comuni.

Allora, onorevole Floris, se il suo obiettivo era quello di rimettere in marcia un'azione unitaria io penso che questo debba essere considerato un atteggiamento apprezzabile. Se ancora una volta, come le è capitato ultimamente spesso, invece l'atteggiamento è quello della distinzione, dell'aggiungere cose che sono pure aggiungibili per dimostrare che chi sta operando sta operando male, io penso che questa sia una strada sbagliata.

La invito personalmente, onorevole Floris, a rivedere per un momento la sua posizione, a ritornare nel gruppo, non nel gregge, nel gruppo, nel gruppo delle persone e delle istituzioni che in qualche maniera hanno a cuore, così come ha a cuore lei, certamente, i diritti negati della Sardegna e a lavorare con noi perché questi ci vengano riconosciuti.

Non serve distinguersi, l'ha detto anche lei, non servono le primogeniture, salvo tenere presente che esistono ruoli istituzionali precisi a cui certe attività competono, e non ci sono dubbi. L'abbiamo riconosciuto tutti che la competenza della trattativa con lo Stato sta in capo al Governo della Regione, che istituzionalmente rappresenta tutta la Sardegna. Noi siamo a sostegno, il Consiglio regionale è a sostegno fino ad oggi in modo unitario, il Consiglio regionale ha mobilitato le forze sociali, il Governo della Regione ha mobilitato le forze sociali.

Oggi che è stato recuperato anche qualche piccolo passo che in qualche maniera aveva tentato di sfilacciare una unità raggiunta con fatica, a cosa serve tornare a distinguerci? A cosa serve tornare a precisare, a cosa serve individuare un obiettivo più grande se così non se raggiungiamo obiettivi di nessun tipo? Cominciamo a mettere in fila e a gerarchizzare i problemi, a risolverli uno alla volta.

Certo che è importante che venga riattivata la Commissione paritetica Stato-Regione perché cominci a studiare come modificare, come strutturare il patto dello Stato con la Regione sulle entrate. Ma sappiamo tutti che per fare questo non occorre soltanto il lavoro della Commissione, occorre una legge che sia concordata tra lo Stato e la Regione, e i tempi sono certamente molto più lunghi di quelli di cui invece necessitiamo, che sono quelli necessari per vedere riconosciuti i nostri diritti entro la data di approvazione della finanziaria dello Stato, cioè entro la metà del mese prossimo. Perché non dirlo? Noi dobbiamo approvare la nostra finanziaria e il nostro bilancio per il prossimo anno e delle risorse ne abbiamo bisogno subito.

Ecco allora - e concludo Presidente - che è importante che torni anche in queste forme il dibattito in Consiglio regionale, ma è utile ed è importante soprattutto che torni quello spirito unitario che in qualche maniera ha sostenuto questa battaglia fino a questo momento e che è condizione assolutamente necessaria perché i risultati che si possono ottenere siano adeguati allo sforzo che stiamo profondendo e al bisogno che abbiamo di vedere riconosciuti i nostri diritti.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, Assessori, colleghe e colleghi, un breve intervento per sottolineare tre aspetti. Innanzitutto valuto positivamente ed esprimo soddisfazione per le iniziative assunte dai Presidenti dei Gruppi del Consiglio che hanno dimostrato un alto senso di responsabilità nel ripristino dell'unità istituzionale e delle forze sociali e produttive. Valuto inoltre positivamente il contributo dell'onorevole Floris che ha riconosciuto il significato alto dell'iniziativa, pur con qualche distinguo. Mi sembra poi di particolare rilievo il coinvolgimento prezioso e significativo sul piano della partecipazione delle diverse componenti della società, dei sindacati e degli imprenditori.

Nel momento in cui il Parlamento licenzia un provvedimento lesivo dell'unità dello Stato il peso di Regioni come la Sardegna, dove la arretratezza rispetto ai territori più forti non è frutto né di una scelta, né di una rinuncia all'emancipazione, ha ancora più necessità di una coesione in ogni espressione della sua cultura. Sono anche convinta che la vertenza entrate non possa prescindere dall'istanza identitaria. La Sardegna rivendica un diritto acquisito con legge costituzionale non semplicemente perché è una regione italiana, ma in quanto realtà diversa, non riconducibile ad altre, in quanto speciale, e questa peculiarità appartiene al suo popolo, alle istituzioni che lo rappresentano, ma anche alle forze sociali ed economiche in cui si articola ed esprime.

La peculiarità della sua storia non può prescindere quindi dall'unità di azione, ecco perché la seconda riflessione che faccio è di contenuto. Credo che in queste settimane sia mancato un appello diretto alle donne, mentre è stata sottolineata la necessità di dare visibilità e peso al ruolo delle istituzioni, e quindi anche alle rappresentanti femminili che ne rivestono ruoli, sommessa è parsa la voce che ha chiamato in causa l'associazionismo femminile e le donne sarde in quanto partecipi e testimoni delle difficoltà in cui si dibatte la società, anche a causa, appunto, del mancato rispetto di una norma costituzionale.

Forse posso apparire come una socialista nostalgica, ma credo che per rivendicare dallo Stato le entrate che spettano alla Regione in prima fila ci debbano essere le donne. In questo senso reputo indispensabile una forte mobilitazione dentro e fuori dall'associazionismo femminile, così come promuovere anche attraverso i consigli comunali e i partiti dibattiti e iniziative nelle piccole comunità dell'Isola e nel mondo dell'emigrazione. Lo richiamava l'onorevole Secci, credo che davvero così la nostra Sardegna possa presentarsi all'esterno più coesa.

Il presente e il futuro delle politiche sociali dell'occupazione per i giovani e del lavoro può trovare un significativo sollievo dalle entrate dovute dallo Stato alla Sardegna; al di là degli schieramenti le donne, che maggiormente soffrono la crisi economico-sociale, sono chiamate a essere attrici in una fase delicatissima della nostra realtà, un loro impegno serio può rilanciare il tema della cittadinanza sociale per tutti e assicurare un'impronta femminile allo Statuto e alle grandi riforme in fase di avvio.

Mi permetto inoltre di sottolineare che accanto a qualunque fondata iniziativa di carattere costituzionale e legale che vedrà impegnate, se sarà indispensabile, le aule dei tribunali anche con evidenti clamorosi risvolti di immagine per lo Stato, la rivendicazione deve restare di popolo. E' il cuore della Sardegna che batte da sempre con grande generosità nei confronti dello Stato offrendogli beni materiali e immateriali a dovere esprimere il livello di insoddisfazione per uno Stato indifferente.

In questo popolo ci sono i nostri conterranei in Italia e all'estero, donne e uomini, che per ovvi motivi non possono condividere la presenza nella loro e nella nostra terra, ma che sono profondamente partecipi dei problemi della nostra regione. Penso altresì che debba essere costantemente chiaro che il rispetto di quanto ci è dovuto non colma il debito accumulato dall'Italia nei nostri confronti; ancora oggi con la devolution e con massicci interventi finanziari e infrastrutturali di ampio respiro a vantaggio di altre regioni, contestualmente al divario socio-economico, il debito è destinato ad accrescersi.

Proprio per questo, se posso esprimere un dubbio, nutro più di una perplessità sull'impegno prioritario di risanare i conti della Regione, visto che l'inadempienza più grave a nostro danno è quella che ha impedito e ci impedisce di godere di pari opportunità per superare il divario dalle regioni più ricche, e non solo per ragioni di intelligenza o di capacità o di fortuna ma per ragioni ben diverse che storicamente hanno segnato, in modo forte e decisivo, la nostra stessa possibilità di emanciparci ed avere un futuro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, credo che sia opportuno non sottrarci a questo dibattito partendo dalle considerazioni ultime del presidente della Commissione che finisce per minimizzare, quasi per svilire il dibattito che stiamo affrontando a seguito della mozione che abbiamo sottoscritto su proposta dell'onorevole Mario Floris.

Beh, insomma, non si può terminare un intervento dicendo che a noi i soldi servono subito per la finanziaria 2005-2006. Onorevole Secci, è l'ultima delle cose a cui stiamo pensando, ma proprio l'ultima! Se c'è un argomento che proprio mi attrae poco è quello di pensare che tutto questo serva a mettere questa maggioranza e questa Giunta nella condizione più felice per poter operare nella finanziaria che andiamo ad affrontare. Intanto la legge finanziaria non è ancora arrivata in Aula e spero che non si aspettino le risorse dello Stato per presentarla, perché se così fosse sarebbe ancora più grave.

Noi abbiamo manifestato in tutti questi giorni, direi ormai in questi mesi, grande attenzione su questo problema, non ci siamo tirati indietro, abbiamo condotto le nostre battaglie, forse, anzi certamente meno eclatanti, e meno fatte di slogan (ha detto bene l'onorevole Floris) perché riteniamo che siano battaglie sulle quali tutti quanti ci dobbiamo trovare in perfetta sintonia (per quanto sia possibile trovare la perfetta sintonia) non tanto all'interno di quest'Aula, quanto all'interno di questo sistema politico. Non a caso la riunione di ieri e l'incontro di ieri, onorevole Secci, non è servito alla minoranza, è servito proprio alla maggioranza, non alla minoranza, ed è servito a ricucire uno strappo che non abbiamo provocato noi, perché noi politicamente abbiamo mantenuto la correttezza massima.

Non siamo noi che ci siamo urtati o che abbiamo sofferto le esternazioni delle parti sociali, sindacali, imprenditoriali, datoriali e quant'altro e di più; non siamo noi che abbiamo avvertito questo senso di sofferenza. Noi abbiamo partecipato ieri ad un incontro che è servito fondamentalmente a ricucire uno strappo, e l'abbiamo fatto ben volentieri, coscienti come siamo che questa partita va affrontata tutti quanti insieme. E bene ha detto il segretario regionale della C.I.S.L. ieri, quando ha affermato che questa è una partita che è iniziata oggi e che può concludersi anche domani, e quindi a futura memoria, ma facendo capire anche che è necessario che tutti quanti siamo coinvolti nella gestione di questa eventuale risorsa, perché non si può invocare l'aiuto della minoranza, delle forze sociali, dei sindaci, di tutti i livelli istituzionali per ottenere un risultato, e poi considerare la gestione di queste risorse patrimonio esclusivo di una sola parte, perché questo non sarebbe corretto.

E' giusto che questo si sappia, onorevole Secci, è giusto che questo si sappia! Quando si affrontano battaglie in maniera quasi unitaria, beh l'unitarietà non deve riguardare solo un aspetto del problema ma deve riguardare tutto. Ed allora la mozione proposta dall'onorevole Floris, forse non è stata colta nel suo preciso significato, aveva questo intendimento, con l'aggiunta di tutta un'altra serie di problemi che sembrano essere stati trascurati.

Sono trascorsi 14-15 mesi dalle elezioni e i problemi che la Sardegna aveva e che erano stati denunciati puntualmente dalla maggioranza di centro sinistra e dal suo Presidente, sono ancora tutti irrisolti. Non vorrei che per trovare la soluzione l'unica strada fosse quella di vedere riconosciuto un diritto che la Regione Sardegna ha nei confronti dello Stato. Se si risolvesse solo in questo comincerei a pensare ancora una volta che la presenza del Consiglio regionale e di una Giunta di 12 persone sia pressoché inutile. Se il tutto si riducesse a questi famosi miliardi di euro sarebbe lo svilimento della politica che non vede coinvolgimento delle istituzioni, che non vuole vedere il coinvolgimento di tutti i soggetti che istituzionalmente sono preposti e che possono garantire un consenso a voi, a noi, che debbono intraprendere una battaglia comune con noi. Non è così che si governa!

Allora, nel momento in cui affrontiamo questa partita, con questa mozione, dobbiamo anche riprendere quanto è stato fatto, perché è necessario che comunque ci sia un filo logico. Io, per esempio, sono ignorante in materia, perché non ne capisco niente, non ne capisco fino a quando qualcuno non me la fa capire, però continuo a leggere una lettera del dipartimento del dottor Canzio, nella quale si continua ad affermare che non è stato notificato ancora al dipartimento il dettaglio delle spese ordinarie. Ma per quale motivo?

(Interruzioni)

Beh è scritto, assessore Pigliaru, se non è vero vuol dire che è un falso. C'è scritto 11 ottobre. E' un falso? E' stato fatto adesso?

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il giorno dopo.

DIANA (A.N.). Ah, il giorno dopo; non lo sapeva e pertanto ha scritto che non l'aveva. Questi sono atti destinati ai consiglieri, presidente Soru, non sono atti per la stampa, sono gli atti per i consiglieri, quelli di cui disponiamo, quelli di cui abbiamo chiesto copia in Commissione, onorevole Secci, questo c'è stato fornito, e se anche così fosse mi fa piacere che così sia, il dettaglio delle spese ordinarie è già un elemento importantissimo, credo che sia un elemento importantissimo, forse determinante. Ma perché noi siamo arrivati a questo? Siamo arrivati a questo per un problema storico, è inutile che ce lo neghiamo; la responsabilità è tutta dei sardi, è tutta dei padri costituenti, diciamocelo chiaramente.

Noi siamo arrivati nel '48 all'approvazione del nostro Statuto, due anni dopo la Sicilia, benché il Governo di allora dicesse ai sardi: "In questo momento appropriatevi dello Statuto della Regione Sicilia". Non l'abbiamo mai modificato benché nell'intesa istituzionale siglata da Palomba e D'Alema fosse previsto che una delle prime cose da fare fosse modificare l'articolo 8. Questa non è storia di 50 anni fa, questa è storia di ieri, onorevole Secci! Ancora oggi, invece, stiamo discutendo di questo problema; ancora oggi non abbiamo capito chi è che deve riscrivere lo Statuto della Regione Sardegna; ancora stiamo pensando alla Consulta, alla Costituente e l'articolo 8 non è cambiato. La Sicilia, invece - l'ho già detto un'altra volta - il mese scorso ha nuovamente modificato il proprio Statuto; ogni volta che gli conviene modifica lo Statuto!

Noi sardi evidentemente non abbiamo questa voglia e questa forza, però nelle dichiarazioni programmatiche del presidente Soru era prevista la modifica dello Statuto. Sono passati 15 mesi, presidente Soru, e dello Statuto non se ne parla ancora. Si parla di legge statutaria, questo sì, ma perché, per volontà del Consiglio? No, per volontà della Giunta. Espropriazione legittima del ruolo del Consiglio. Vogliamo farci scrivere anche lo Statuto, colleghi? Ci impiega due minuti il nostro amministratore, due minuti ci impiega a scrivere uno Statuto adeguato, per incapacità nostra.

Io non la subisco questa incapacità, non la voglio subire, non mi voglio rassegnare, rassegnatevi voi se volete, ma d'ora in avanti forse invertiremo i ruoli di maggioranza ed opposizione, lo dico con molta tranquillità; probabilmente è arrivato il momento di individuare volta per volta il responsabile, perché sto cominciando a pensare che forse non è solo il presidente Soru colui che dobbiamo individuare come, non pericolo perché non è un pericolo, per carità, ma come avversario politico.

A me pare che qui il presidente Soru su qualche cosa cominci ad avere ragione e che ad avere torto siate voi della maggioranza perché non avete prodotto un bel niente, e di fronte alla non produzione il presidente Soru legittimamente va avanti e noi non siamo disponibili tollerare questi passi avanti.

PRESIDENTE. Invito i colleghi a stare all'interno del tempo a loro disposizione.

E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Onorevoli colleghi, vorrei parlare prima di aspetti tecnici e poi di aspetti politici, cioè di entrate prima e poi di potere e di libertà. Però le sedute come quella di oggi hanno senso se si svolgono intorno a idee chiare e idee semplici. Io vorrei chiedere ai firmatari della mozione se intorno a una idea semplice siamo d'accordo: la battaglia delle entrate è una battaglia unitaria? La vogliamo fare unitaria? Io penso che sia questo un obiettivo vero, anche perché mi stupirei di vedere una contraddizione tra la richiesta dell'opposizione di intraprendere un percorso unitario sulle riforme istituzionali e di non intraprenderlo sulle entrate; nell'un caso e nell'altro si tratta infatti di interessi generali dei sardi.

Ed allora, o questa discussione avviene con la rinuncia da parte di tutti, sia alle provocazioni sia all'uso strumentale di un tema così alto, oppure non è credibile neanche l'altro discorso, cioè la possibilità di costruire insieme la Costituzione della Sardegna, perché vuol dire che non sappiamo scappare dalla tentazione della strumentalità. Io mi sono preparato a questa seduta rileggendomi le dichiarazioni rilasciate dal Presidente della Giunta in questi giorni e non ho mai trovato un giudizio sanzionatorio della storia dei colleghi che l'hanno preceduto (non fosse altro, credo, oltre che non c'era il tanto di farlo, anche perché la censura avrebbe riguardato esponenti della sinistra, del centro e della destra) ma ci si è posti in continuità, si è messo un punto, si è detto: "la questione deve arrivare".

Ed allora ci sono due questioni in campo: una è il credito che abbiamo con lo Stato e l'altra riguarda il futuro; riguarda le modalità con le quali vogliamo regolare il rapporto con lo Stato. Sul credito io penso che ci sia una strada sola: stiamo tutti quanti col Governo della Regione. E lo dico io che non sono tra gli afficionados, ma ci sono momenti in cui il Presidente della Giunta è il Presidente dei sardi, bisogna stargli dietro, non ci sono differenze su questi temi, perché altrimenti perdiamo di credibilità quando parliamo dell'interesse generale dei sardi.

Poi c'è la questione del futuro, e qui si gioca il nostro ruolo, onorevole Diana, perché la questione delle entrate si può disciplinare con legge ordinaria. Noi possiamo intervenire sulla legge numero 122 (come no?) dell'83, l'ha detto anche l'onorevole Floris nella mozione, ed allora affermiamo un principio per il futuro: che l'IVA e l'IRPEF percette in Sardegna le incassa la Regione e versa le quote spettanti allo Stato. Questo è il compito di chi fa leggi: stare dietro a chi lo rappresenta nella trattativa e fare il proprio dovere per il futuro. Questo è il nostro dovere. Se i nostri deputati non hanno voglia di presentare un disegno di legge sulla riforma della legge numero 122 almeno noi iscriviamo questa questione nei programmi delle coalizioni che si fronteggeranno nel prossimo agone politico. Io la vedo così, non ho ansie da palcoscenico, penso che non perdiamo nulla se ci sentiamo rappresentati in questa partita per la trattativa dal Presidente della Regione e per le leggi da noi stessi.

Poi c'è un'altra questione; sul versante politico esistono problemi in Sardegna, l'ha detto l'onorevole Floris, che non si risolvono col tasso di sovranità di cui noi oggi disponiamo; e se così non fosse il Presidente della Regione non avrebbe avuto bisogno di chiamarci alla mobilitazione. Allora poniamoci due domande: perché la mobilitazione e perché noi non riusciamo a mobilitarci unitariamente? Dobbiamo mobilitarci perché il fondamento della politica non è più la ragionevolezza delle posizioni, il diritto, la legittimità democratica, tutti requisiti posseduti dalla nostra richiesta sulle entrate, no, il fondamento della politica sta diventando la dimensione. O i problemi assumono una dimensione o non si gioca! E la consapevolezza che c'è una partita delle dimensioni dei problemi da parte del Presidente della Regione ha sollecitato la mobilitazione. Con la mobilitazione facciamo rimbalzare una questione regionale in una questione nazionale, è l'effetto del gigantismo della mobilitazione: o i problemi assumono un profilo rilevante oppure non ci sono, non ci sono!

Adesso proviamo a rispondere alla seconda domanda con onestà - non che lei non l'abbia fatto - con sincerità; diciamo così onorevole Diana, perché rispondere alla seconda domanda vuol dire fare autocritica; io la faccio per la mia parte. Perché noi non riusciamo a mobilitarci? Perché i sardi non riescono a ricondursi ad unità? Tante sono le ragioni, però se ci soffermiamo sulle più recenti, possiamo farci delle domande: è tipico di questo inizio di legislatura - faccio autocritica io - una sorta di complesso di superiorità morale con cui abbiamo giudicato frettolosamente e negativamente ampi settori della società sarda. Il rapporto con i sindacati quando si è rotto? Non si è rotto quando loro hanno commesso l'errore di Roma, si è rotto prima, quando qua dentro più volte li abbiamo considerati quasi delle organizzazioni parassitarie.

Il rapporto con i comuni, che pure rispondono, si è ridotto tutte le volte che in quest'Aula li abbiamo frettolosamente considerati centri della dissipazione senza verificare se l'episodio negativo fosse generalizzato oppure isolato; non l'abbiamo fatto. Il rapporto con i disagiati, con i poveri si rompe ogni giorno perché noi - non noi della maggioranza - noi tutti non abbiamo un pensiero dello sviluppo economico che unisca l'idea finale che abbiamo (di equilibrio tra risorse-utilizzo dell'ambiente, ciclo della conoscenza, produzioni locali) e il punto di partenza; la transizione ha costi umani altissimi.

Chi è qua dentro tra noi che ha un pensiero su come gestire la transizione? Chi paga la transizione sono i poveri perché l'"ascensore sociale" in Sardegna è fermo, drammaticamente fermo; non c'è cioè il modo di passare da un livello ad un altro: chi è povero rimane povero, chi è ricco rimane ricco. Ma qui c'è un vuoto di pensiero ed allora si comprende perché quando invochiamo la coesione sociale non ci rispondano.

C'è una tradizione anche, c'è un costume della politica che è abbastanza snobistico; c'è tutta una letteratura sull'educazione da parte della borghesia inglese dei propri figli ai gusti e alle mollezze dell'aristocrazia, no? E ne è nato un dirigente sociale che si è allontanato dal lavoro, dalla vita. Questo dirigente sociale è andato via dall'Europa e ce l'abbiamo noi; ce l'abbiamo noi; noi lo promuoviamo, noi abbiamo gli ultimi emuli degli snob e gli promuoviamo. Quando cerchiamo un candidato o è un professore universitario, o è un professionista, o è un medico, ma mai trovarne uno che, sì ha studiato, ma che ha vissuto anche tra la gente, ha le mani sporche, i piedi impegnati nelle strade che ha percorso. Non ne troviamo uno, non ci pensiamo! Snob!

Come possiamo pensare dopo, con questi presupposti, di poter chiamare la gente a mobilitarsi con noi? L'assessore Foddis dice, nelle assemblee pubbliche, che ci sono due persone che fanno prezzo del latte per tutti; beh, io non ho letto un comunicato di partito che abbia difeso questa posizione. Lo dice lui e qualche altro. Ma se non c'è nessuno che si schieri per un interesse nazionale, come facciamo a chiamarli all'unità? Come facciamo? Ecco perché non riusciamo a mobilitarci! Io sto notando in alcune affermazioni del Governo regionale una apertura alla affettività sociale, cioè a comprendere che nella società sarda non ci sono solo dissapori, dipendenti...

PRESIDENTE. Prego concluda onorevole Maninchedda.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Ho visto che c'è un'attenzione, probabilmente ci sarà una volontà di aprire ad una svolta sociale, ad una svolta più democratica, perché senza partecipazione è difficile chiamare all'unità. Ma c'è un ruolo di pensiero e di azione di quest'Aula che è l'unica che può produrre l'unità.

I franchi, quando andavano in battaglia, nel nono secolo, non gridavano "all'attacco!", gridavano monjoie, la mia gioia, perché è la mia battaglia. I sardi devono sentire questa battaglia e noi non siamo capaci di creare quel clima di autentica vicinanza, di trincea, che è necessario in questo frangente. Allora, vogliamo una battaglia unitaria? Le battaglie unitarie richiedono sincerità, umiltà, ma anche una capacità di cogliere il momento. E' necessario che vi sia coesione dietro chi conduce una trattativa e capacità di elaborazione da parte di chi ha la responsabilità di approvare le leggi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili.

PILI (F.I.). Signor Presidente, il rischio è che l'appartenenza a una parte politica condizioni le argomentazioni e il confronto. Si può, però, cercare di evitare di incorrere nell'errore, che può essere anche umano, e quindi l'onorevole Cugini mi perdonerà per questo, perché ho visto che preannunciava l'intervento con il tono solitamente ironico che lo contraddistingue. Cercherò di evitare pertanto di incorrere nell'errore di non sostenere una vertenza solo per un dispetto politico nei confronti di chi ha vinto una competizione elettorale e di chi oggi governa la Regione. Cercherò di evitare tutto questo anche se è evidente che bisogna cercare il giusto equilibrio tra ieri, oggi e domani.

Colleghi, bisogna sgombrare il campo da quella demagogia preelettoralistica che si respira. L'unità non può essere un'unita finta che si costruisce qui per usarla poi come maglio elettorale in altre occasioni. L'unità si costruisce su una corretta, definita e puntuale azione parlamentare politica e istituzionale. Lo hanno detto altri colleghi autorevoli in quest'Aula, anche prima di oggi: tutti vogliamo una battaglia unitaria, ma per essere unitaria deve essere una battaglia seria, non strumentale, non di girotondi, non deve essere uno scaricabarile delle proprie responsabilità verso altri. Dobbiamo evitare di tradurre l'azione politica in argomentazioni del tipo: "Pignoriamo la scrivania del Ministro dell'economia". Davvero sono posizioni che sviliscono l'autonomia regionale e che condizionano fortemente il dibattito in quest'Aula.

Vedete, colleghi, si tratta di scegliere che tipo di mobilitazione dobbiamo fare. Il collega Floris ve l'ha presentato in maniera molto chiara. Qual è l'obiettivo? L'obiettivo è il pesce o la canna da pesca? Vogliamo fermarci a una rivendicazione che pure abbiamo detto essere sacrosanta? Ma vogliamo dimenticarci dello strumento necessario dell'autogoverno regionale, che non è nell'articolo 8 né tanto meno nelle parti discrezionali dell'articolo 8? E' una partita più alta, colleghi, è una partita che per essere analizzata correttamente ha bisogno di un percorso istituzionale molto chiaro. Per quanto riguarda l'IRPEF vi è solo un percorso, che è quello amministrativo della verifica dei conti ed è una partita che riguarda il Governo e la Giunta regionale che avranno il compito e il dovere di accertare, considerato anche l'ammontare, il dettaglio di quell'ammanco che è stato puntualmente denunciato da decenni nella finanza regionale.

Vi è l'altra partita, quella dell'IVA, che può essere affrontata solo a livello di contrattazione paritetica tra lo Stato e la Regione, e io aggiungo la terza fase, quella più seria, quella dove è necessaria veramente l'unità sostanziale delle forze politiche, della revisione statutaria di tutti quei limiti che l'articolo 8 ha nel suo pensiero.

Emilio Lussu, e mi perdoneranno i cultori che non gradiscono che io citi Emilio Lussu, nella seduta clou dell'Assemblea costituente disse: "Io chiesi, e gli altri colleghi rappresentanti la Consulta nazionale chiesero con me, che provvisoriamente la Consulta volesse estendere alla Sardegna lo stesso Statuto siciliano, in attesa che la Consulta sarda elaborasse con tutta calma un suo Statuto". Poi si domandò: "Che cosa è successo?" E si rispose: "La Consulta sarda ha ritenuto di non rinunciare alla sua specificità". Ecco, colleghi, se avessimo la serietà e l'umiltà di guardare a quel fatto, sapremmo che dobbiamo porre rimedio a quell'elemento che non ci ha consentito di condividere quei dieci decimi, quella ripartizione fiscale federalista che è ancora tutta da venire.

Io non esprimo giudizi sulla devolution, dico soltanto che la parte vera è quella che deve ancora venire del federalismo fiscale, dove la Sardegna dovrà, sì, in quel momento, svolgere il suo ruolo sino in fondo. Vorrei dirvi, però, che la serietà deve esservi anche negli atti conseguenti, e mi rivolgo all'onorevole Secci che ha trascorso troppi anni in questo Consiglio regionale perché non conosca la storia della acquiescenza politica della parte dove lui milita oggi. Io qui ho la lettera del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1° settembre 1998 - e mi pare che fosse anche allora presidente Prodi - che alle richieste dell'Assessore della programmazione, l'onorevole Piersandro Scano, rispondeva che non c'era niente da dare alla Sardegna.

Alla nota nella quale la Sardegna chiedeva 360 miliardi per l'anno 1995 il Ministero del Tesoro, con nota del 21 aprile del 1997 testualmente rispondeva: "Il criterio utilizzato dalla Regione sarda non trova favorevole accoglimento, considerata la difficile situazione in cui versa la finanza statale". Cioè D'Alema, Prodi e quant'altri si lavarono le mani rispondendo semplicemente: "Non vi spetta perché c'è una difficile situazione in cui versa la finanza statale". E aggiungendo: "Al riguardo si rappresenta che ai fini di una determinazione della quota variabile gli aspetti da tener presenti sono la situazione della finanza statale e le indicazioni che sono state date dal Parlamento". Ma perché, onorevole Secci, oggi questa risposta di allora non vale e invece...

SECCI (La Margherita-D.L.). Si ricordi di tutto, anche di ieri!

PILI (F.I.). E invece, onorevole Secci, il Governo...

SECCI (La Margherita-D.L.). Legga gli atti del Consiglio anziché leggere gli atti del Parlamento, e si ricordi la mozione del 2002 e chi era Presidente.

PILI (F.I.). Onorevole Secci, io capisco che le possa dar fastidio, capisco che la verità le possa dare fastidio, che la chiarezza le possa dare fastidio e chiedo comunque di recuperare il tempo che mi sta facendo perdere...

SECCI (La Margherita-D.L.). La mozione del centrosinistra sulle entrate neanche ce l'avete fatta discutere. Ma cosa richiama?

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Secci, posso chiederle…Grazie, continui, onorevole Pili, prego.

PILI (F.I.). Naturalmente, Presidente, le chiedo di recuperare il tempo che mi è stato fatto perdere.

"Per quanto attiene al primo aspetto si ritengono valide" - scrive Prodi - "le valutazioni del Tesoro in merito alla particolare difficile situazione della finanza pubblica statale. Pertanto, poiché l'accordo per la devoluzione delle quote IVA alla Regione deve contemperare l'interesse della finanza regionale e di quella statale, il Governo ritiene di dover applicare il tasso programmato di inflazione incrementando la quota del 1994".

E cosa ha fatto la Giunta Palomba di allora? Con un tentativo di scaricare quei sessanta giorni sul sottoscritto, alla fine ha chiuso la vertenza per il 1994, 1995, 1996, 1997 e 1998 accettando il tasso di inflazione programmato e quindi quelle quote. E qui ci sono tutti gli atti, ovviamente ve ne darò copia, e chiedo al Presidente del Consiglio di poterne eventualmente, se lo riterrà opportuno, farne copia per i colleghi.

Perché sia seria, colleghi, a otto mesi dalle elezioni, una battaglia che punta a portare nelle casse della Regione 10 miliardi di euro, il 50 per cento della manovra dello Stato, occorre porla in termini unitari, e questo è un percorso che può essere trovato anche sul versante statutario. E aggiungo, sull'Obiettivo 1, io non sono d'accordo che la Sardegna sia uscita; il memorandum dello Stato italiano prevede che si debbano aprire alcune contrattazioni con lo Stato. Mi domando dov'è la Giunta regionale. Mi domando perché questo Consiglio regionale non prende in mano una vertenza, quella sì, che riguarda l'insularità, che è un aspetto fondamentale, strutturale, e non invece occasionale.

Colleghi ci sono veramente opportunità da perseguire, ma queste vanno perseguite nel reciproco rispetto. Se l'unità di questo Consiglio regionale viene utilizzata come maglio per altri fini non ci può essere unità. Se l'unità invece è seria ed è protesa al raggiungimento del risultato per la Sardegna e per i sardi, allora ci può essere, ma non facciamo sconfinare questa tensione unitaria del Consiglio regionale nell'utilizzo demagogico che vi è stato in queste settimane e in questi mesi. Abbiamo assistito a scene da girotondini delle istituzioni; scene che non possono appartenere a questa Assemblea autonomistica, che ha il compito di elevare il traguardo e non di renderlo troppo basso per la nostra Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi consiglieri, l'intollerabile questione delle spettanze per la Sardegna rappresenta l'ennesima entrata a gamba tesa dello Stato nei confronti di tutti i sardi, dei nostri diritti e del modello di sviluppo. Perdere di vista questo ci porta lontano. A proposito di storie datate, l'11 dicembre 1947 (non ero ancora nato) un parlamentare democristiano, l'onorevole Sailis, nel visitare la Commissione speciale della Consulta, al rientro in Sardegna, affermò: "Il Gruppo parlamentare comunista e il Gruppo parlamentare qualunquista sulle questioni dell'autonomia della Sicilia vanno perfettamente d'accordo. Sono un esempio di coesione". La Sicilia, tra l'altro, che ha ampi margini in campo fiscale, molto più ampi della Sardegna, ha dovuto aprire un feroce contenzioso con lo Stato. E' durato quattro anni, ma la capacità dei siciliani di fare lobby (sono novanta parlamentari) e questa cultura solida, a noi sardi pochi e mal unidos dovrebbe insegnare tanto!

I mali endemici di questa rivendicazione li conosciamo; uno - che non è stato abbondantemente sviluppato - è rappresentato dal nostro tisico e asfittico Statuto. Lo dico - ma se lo ricorda benissimo - all'amico Diana, che fa parte di un partito statalista e centralista: Lussu, in solitudine e con molta amarezza, lo aveva sottolineato sul nascere, e da allora questo è uno dei mali endemici che ci porta ad affrontare un dramma e un'umiliazione che dobbiamo cercare, senza infingimenti e ipocrisie, di risolvere con l'unità. Ma l'unità subisce un attentato dall'approssimarsi del clima elettorale, che è inquinante e subdolo. E allora, per ottenere l'unità, il presidente Soru, al quale va riconosciuto il merito di aver fatto emergere questo dramma, non deve agitare la questione delle entrate come una clava; i sindacati devono capire che il ruolo istituzionale preponderante è della Regione, è della Giunta. Su questa vertenza l'opposizione del centrodestra non può aversene se adesso un governo si è dimostrato insensibile verso queste richieste, come altri governi di colori diversi. Detto questo sgomberiamo il campo e ci avviamo verso una sacrosanta richiesta che riguarda le entrate fiscali.

Io vedo la mozione dell'onorevole Floris come un catalizzatore che deve avviare certe reazioni, deve portarci all'obiettivo finale, quello di richiedere con decisione il dovuto. Qui mi permetto di ricordare all'onorevole Maninchedda che ha sfiorato l'argomento, che già nella passata legislatura e anche in questa il Partito Sardo d'Azione ha proposto una semplice e percorribile soluzione con una legge ordinaria regionale, perché in campo costituzionale, nelle riforme costituzionali purtroppo la Sardegna conta come il due di picche!

Questa proposta di legge, che riprende un po' un emendamento che avevo presentato durante la finanziaria, cerca di mutuare ciò che avviene in altre regioni, nel Friuli, nella Sicilia, che hanno stipulato una convenzione con l'Agenzia regionale delle entrate. Così, sfruttando la tecnologia, la banca dati, verrebbe messa a disposizione della Regione Sardegna tutta la cultura diffusa sita all'interno dell'Agenzia regionale permettendole di quantificare in tempo reale il dovuto e di trattenere ciò che è pattuito. Un po' ciò che succede nel Friuli. E, ripeto, lo si può fare semplicemente, senza litigare, con una legge ordinaria.

Noi dobbiamo essere pratici, dobbiamo studiare, dobbiamo aggiornarci, dobbiamo sfruttare la creatività che anche i sardi hanno; non possiamo invecchiare litigando con uno Stato, che, non mi dimenticherò mai di sottolineare, continua ad avere una cultura centralista, antiregionalista, per cancellare la quale non basta quella verniciatura di pseudofederalismo che si è dato con la riforma del Titolo V. Questo Stato ha radici profonde; e siccome lo statalismo e il centralismo, oltre che un fenomeno giuridico, è anche un modo di vedere il mondo, è anche un pregiudizio politico, per chi come me, come il mio partito da ottantacinque anni crede nel capovolgimento dei ruoli e nel federalismo, che veda proprio la centralità e l'esaltazione dei comuni, un avversario così agguerrito, così ostile, si richiede uno sforzo per abbassare i toni, per volare alto, per strappare questa unità che manca da diverso tempo.

Questo Presidente, nonostante la sua esigua figura, sta cercando, profondendo energie, di creare quel clima che per deficit di sardismo manca da vent'anni. Purtroppo in Sardegna è avvenuto anche questo. E' una malattia piacevole, c'è una carenza di sardismo. Il presidente Soru sta facendo trasfusioni, e non gli si può certamente addebitare la colpa di aver individuato il moroso per eccellenza, che è lo Stato. Ecco perché dobbiamo stare uniti: perché attraverso queste risorse noi possiamo rivedere e rimodellare uno sviluppo che ci è più congeniale. Non si è mai visto che ci vengano "scaricate", neanche trasferite, competenze senza le adeguate risorse. Questa è una beffa!

E' avvenuto anche per la legge numero 144 del 1999: avevano sancito finalmente, con il principio della continuità territoriale che anche i sardi potessero spostarsi in regime di parità di costi con gli altri cittadini italiani, però poi la volatilità dei parlamentari, dei romani, che si dimenticano di darci le risorse oppure le concedono graziosamente, ha vanificato il principio. Questo è intollerabile; ecco perché io guardo con gioia alla mozione che, se ho ben capito, tende a elaborare una proposta unitaria, a calendarizzare eventualmente anche la mobilitazione e a mantenere alta la guardia. E in questa mozione qualche chiarimento poi a livello personale lo avremo, perché quando si parla di decentramento non si può parlare di federalismo fiscale, perché uno Stato non federalista, rancorosamente contro il federalismo, con l'articolo 119 della Costituzione ha sancito proprio la morte del federalismo.

L'articolo 119 prevede, per ciò che riguarda la perequazione, un fondo indistinto legato ai capricci, agli umori del Capo del Governo italiano di turno; ecco perché c'è tanta strada da fare; c'è tanta voglia di stare assieme, di stare uniti senza quello spreco di energie che danneggerebbe ancora il popolo sardo. E se noi avremo la capacità di creare quest'ufficio tributario regionale (aggettiviamolo come vogliamo) che comprenda persone altamente qualificate e che sia in tempo reale in grado di quantificare e far rispettare ciò che è previsto nella Costituzione, allora questa legislatura diventerà veramente originale, fantasiosa, degna proprio di avere sparigliato questa staticità impressionante, questa inconcludente logorrea dei parlamentari sardi che si sono sempre distinti nell'accopparsi a vicenda.

Ecco perché - e concludo - la proposta politica non può essere che quella di rivedere il Titolo III, riscriverlo di sana pianta e soprattutto l'articolo 13 per il quale si sono sprecati complimenti ed aggettivazioni quasi sostenendo che con piani di rinascita siamo usciti da un periodo scuro, dal Medioevo, quando invece abbiamo solo permesso che imprenditori e faccendieri "continentali" attuassero politiche di rapina, sottraendo ingenti ai sardi e perpetrando altre vergogne di questo genere. Ecco perché dico riscriviamo il Titolo III, perché il perimetro è troppo angusto, e lo Statuto vigente è una vergogna e va ripensato. Non possiamo accontentarci di ciò che ci è dovuto, dobbiamo andare oltre. Vedo che il tempo a mia disposizione è scaduto e non voglio generare altre polemiche.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni.

DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, intervengo perché sono tra i firmatari della mozione e vorrei rasserenare l'onorevole Secci che quando si è arrivati a firmare...

(Interruzione)

Non sembrerebbe! Dal suo atteggiamento non sembrerebbe. Quando si è firmato questo documento, lo si è firmato con animo propositivo e impositivo. Nessuno di noi credo disconosca l'attività del Presidente Soru nel portare avanti questa battaglia. Ma il Presidente Soru non può condurre da solo una battaglia così importante per la Sardegna; è necessario che tutto il tessuto sociale sardo sia consapevole della battaglia che si sta intraprendendo e questa battaglia non è una battaglia che si può condurre esclusivamente legandola al momento, sia pure significativo, di presentazione di bilancio ed ancor meno nell'anteprima delle elezioni politiche. E' una battaglia che riguarda la Sardegna, la riguarda da tanto, da troppo tempo e che ha interessato tutte le parti politiche; ha interessato il centrodestra e il centrosinistra, di ieri e di oggi.

Credo che invece, con coralità dovrà essere profuso uno sforzo da parte della Giunta nel recuperare l'unità di tutte le forze politiche e sociali. La solitudine porta anche questo, Presidente Soru: a vedere lei distante da tutta quella rappresentanza sociale e sindacale che in un primo momento coralmente ha dato via ad una rivendicazione forte con lo Stato. Io credo che a nessuno sfugga, e qui voglio tranquillizzare l'onorevole Maninchedda, il panorama sociale e economico della Sardegna; abbiamo bene negli occhi lo scenario dei comuni oggi occupati dai pastori che hanno difficoltà a portare a compimento il loro lavoro e a dare da mangiare ai propri figli e alle proprie famiglie; abbiamo ben presenti i drammi della chiusura delle fabbriche, dei tagli operati in diverse circostanze anche in maniera indiscriminata. Certo che c'è necessità di risorse e non bastano neanche quelle promesse. Proprio per questo c'è la necessità di avere coralità, unità del popolo sardo.

Io mi ricordo che quando si chiamavano gli stati generali della Sardegna perché si doveva rivisitare l'articolo 13 dello Statuto, perché doveva essere rifinanziato il piano di rinascita della Sardegna, chi governava chiamava insieme maggioranza ed opposizione, l'intero popolo sardo e l'intera rappresentanza del popolo sardo ad una rivendicazione chiara, puntuale e precisa. Ma abbiamo delle responsabilità, abbiamo la responsabilità di non aver fatto valere nel tempo i nostri diritti davanti ad uno Stato centrale che ce li negava. Ma è anche vero che abbiamo sprecato tempo non richiamando il popolo all'attenzione di queste tematiche anche per discutere, come si faceva negli ultimi anni, di autonomia, di Statuto nuovo, ma soprattutto di Costituente, che non era un sogno, era la voglia, la volontà di rendere protagonisti tutti i cittadini della Sardegna, di farli sentire insieme un popolo, di modo che all'interno di quel sentirsi un tutt'uno nascesse la voglia anche di competere con lo Stato centrale e con l'Unione Europea. Questo non è avvenuto e si è persa un'occasione.

Ancora una volta ci troviamo a ricordare che probabilmente quella era ed è una strada che deve essere percorsa. Occorre chiamare a raccolta tutto il popolo sardo, fargli capire che all'interno della Costituente, all'interno dello Statuto c'è la vitalità di un popolo, la voglia di un protagonismo vero all'interno di questo Stato. Noi che siamo nazione sarda, non Stato. Credo che queste affermazioni non siano distanti dalle rivendicazioni che il Presidente Soru continua ad avanzare purtroppo, ripeto anch'io, troppo spesso in solitudine.

Ma vedete, qualcuno ha detto, mi pare Pili, che non esprime giudizi sulla devolution; io invece i giudizi sulla devolution li esprimo: la devolution è negativa per la Sardegna, per tutto quello che dobbiamo contrattare oggi per ieri, oggi per domani. E io aggiungo che farebbe bene questo Consiglio regionale, e me ne faccio promotore, credo con il Gruppo dei Riformatori, a chiedere che venga attivata la procedura referendaria per abrogare questa norma che certamente non attua un principio di parità tra le regioni povere e le regioni ricche.

E' un obiettivo che con forza unitariamente dobbiamo perseguire perché da ciò poi si arriva a governare i processi che vedono sempre più povera la nostra regione, sempre più isolata. Non basta, lo ripeto ancora, caro Presidente Soru, con tutta la stima che ripongo in lei, andare da soli. Bisogna essere in compagnia, ma in compagnia solida e solidale, come Parlamento dei sardi, perché c'è la necessità in un momento di difficoltà di stringerci, non perché bisogna recuperare quattro lire per un bilancio, ma per programmare il futuro, per disegnare uno sviluppo nuovo per la nostra Sardegna, se è vero come è vero che anche le risorse dei vari piani di rinascita sono state sprecate. Bisogna cercare nuove vie, nuove strade.

Su questi temi ci dobbiamo confrontare non pensando di recriminare non so bene quale cifra, e non mi interessa conoscerla con esattezza, ma credo sia enorme, è un buco enorme che ormai si è realizzato a danno del popolo sardo e che va, comunque sia, ripianato in qualunque modo Un modo, come suggeriva questa mozione, è quello di ricercare momenti appropriati di solidarietà con lo Stato oltre che momenti di rivendicazione pura, che certamente debbono essere messi in conto per il futuro.

Io credo che dobbiamo mettere mano a questo nuovo Statuto sardo, a questa nuova costituzione del popolo sardo, e dobbiamo dire che siamo pari alle altre Regioni, compresa la Sicilia, e che vogliamo il 100 per cento di quello che ci è dovuto e non il 70, come ci è stato promesso, ed ancor meno il 40 per cento che attualmente ci viene riconosciuto. Noi vogliamo il 100 per cento dell'IVA, dell'IRPEF e di quanto ci deve essere dato e quanto non ci è stato dato, con grande progettualità, con interventi veri, sostanziosi, non con imbrogli come è avvenuto in altre circostanze da parte dello Stato.

Non dimentichiamoci il doppio binario di decine di anni fa che doveva partire da Cagliari e Decimo e che doveva far arrivare in Sardegna locomotive di un certo tipo che poi sono finite in Africa, ferme da qualche parte. Anche quella è stata una presa in giro per la nostra Regione. E bisognerebbe individuarne i colpevoli. Allora se veramente crediamo nel bene della nostra gente, nel bene del nostro popolo, credo che una battaglia unitaria oggi per il domani debba essere ricercata a tutti i costi, caro Presidente, non andando in solitudine.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia.

BALIA (Gruppo Misto). Signori Presidenti, l'intervento dell'onorevole Giuseppe Atzeri ha costituito, a mio avviso, un richiamo ad un'azione e ad un comportamento improntati a spirito di responsabilità. A parte il merito delle proposte, molte delle quali condivisibili, però l'esigenza in questa sede di non alzare la voce, di contenere i toni per dar voce invece alle nostre richieste nelle giuste sedi, nel confronto col Governo nazionale, io credo che sia quanto mai opportuna. Se ciascuno di noi dovesse, in questa battaglia, sprecare il proprio tempo nella ricerca di responsabilità politiche dei vari Governi che si sono succeduti alla guida della Regione, ne usciremmo tutti divisi; ne usciremmo tutti a pezzi.

Prendiamo atto finalmente che è stata intrapresa una giusta iniziativa sull'applicazione della normativa vigente in materia di entrate da parte della Regione. Le esasperazioni verbali, onorevole Pili, minano per certi versi anche la portata etica della battaglia, quindi io credo che anche quelle che lei ha usato non siano assolutamente utili. La realtà è un'altra: la Sardegna è in Italia, ma l'Italia, il Governo nazionale, questo, gli altri Governi nazionali, anche quelli di centrosinistra, non hanno assunto piena consapevolezza che il problema del Meridione, il problema della Sardegna è il problema dell'Italia. Non è uno dei problemi dell'Italia, è uno dei principali, quindi è il problema dell'Italia.

Tutti sapevamo che i vari Governi nazionali erano inadempienti nella misura dei trasferimenti a favore della Regione; tutti eravamo ben consapevoli che le ulteriori modifiche introdotte con la legge del 13 aprile del 1983 numero 122 e con le successive recavano ulteriori elementi interpretativi della normativa, che portarono ad attribuire rilevanza, ai fini della determinazione della base imponibile, piuttosto che al luogo di produzione del reddito (in questo caso la Sardegna) il luogo di cui doveva essere pagata l'imposta.

E' evidente che un'interpretazione riduttiva di questo tipo comporta un danno economico enorme per il Governo regionale. Ma poniamoci una domanda tutti assieme: è giusto, è una battaglia giusta, è una battaglia legittima, è una battaglia che tutti noi auspicavamo, è una battaglia per una futura speranza questa che la Giunta regionale, e non da sola, non in isolamento, ha inteso intraprendere portando questa tematica all'attenzione del Governo nazionale?

Nell'ultimo incontro che abbiamo avuto a Tramatza ho sentito un ex Presidente di Giunta regionale di centrosinistra dire: "Abbiamo tutti delle responsabilità perché abbiamo abbassato la nostra attenzione rispetto a questo problema col passare del tempo". Finalmente il problema oggi è all'attenzione di tutti ed allora non sprechiamo ulteriormente questa occasione. Noi sappiamo, come maggioranza, che o vinciamo insieme la battaglia oppure la battaglia in ogni caso è destinata ad essere persa. E la battaglia non va fatta oggi nei confronti del Governo di centrodestra; l'impegno è quello di tenere alta l'attenzione della politica e del popolo sardo nei confronti di questo e di qualunque altro Governo indipendentemente dal colore politico. C'è una censura quindi del passato; c'è una censura nei confronti del passato di ieri, ma anche nei confronti di quello di avant'ieri. Non è quindi una censura in un'unica direzione. Dobbiamo ricomporre un fronte unitario per essere tutti dalla parte diell'interesse comune dei sardi.

Ecco, onorevole Diana, è una battaglia che serve alla Giunta regionale? E' una battaglia che serve esclusivamente alla maggioranza? No, noi siamo disponibili ad abbassare i toni e vogliamo condurre una battaglia unitaria con le opposizioni, con tutte le opposizioni e con tutte le maggioranze istituzionali in Sardegna, con tutte le forze sociali e imprenditoriali perché sappiamo che solo questo può produrre un risultato positivo.

L'onorevole Floris ma anche l'onorevole Pili introducevano altri argomenti, argomenti attuali anzi attualissimi, argomenti utili, argomenti sui quali dovremmo discutere, come quelli del rischio dell'uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1 e delle possibili iniziative che ancora possono essere intraprese. Io non so se abbiamo la forza e la capacità di affrontare in contemporanea due tematiche di questo tipo e se sostenerle assieme non comporti anche il rischio che l'attenzione verso la seconda vada a discapito della prima; ma se lo riterremo utile lo faremo.

Ho sentito il Presidente Soru in questa sala e nei giorni scorsi avvertire: "Stiamo uscendo dall'Obiettivo 1 per una frazione percentuale infinitesimale, ridicola", c'è una mozione all'attenzione del Consiglio regionale presentata tanti mesi fa, recuperiamola se serve, perché rischiamo di uscire dall'Obiettivo 1 solo per un misterioso effetto statistico e non per dati di natura realle. Ma anche qua il Governo doveva svolgere un adempimento, il Governo nazionale doveva adempiere al compito di allargare il comitato per la trattazione con l'Unione Europea a due componenti d'espressione delle regioni. Bene, onorevoli amici, non l'ha ancora fatto; benché il problema sia stato più volte sollevato nella conferenza Stato-Regioni, il Governo nazionale non ha provveduto ancora a nominare i due rappresentanti, uno dei quali legittimamente e necessariamente, visti i rischi di uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1, dovrebbe essere in quota alla Regione sarda.

Allora, o noi recuperiamo un attimo di pacatezza - non servono le grida in questa sede, non servono le recite a soggetto, non serve la tutela delle parti - e ci diamo reciproco affidamento riconoscendo che ci sono responsabilità del passato che coinvolgono più parti, o noi abbiamo la capacità davvero di svolgere quell'azione di reale recupero di risorse per oggi e per il domani con questa iniziativa e con tutte le riscritture a cui nei vari interventi si è fatto riferimento, oppure continuando a recitare a soggetto, finiremo per recare alla Sardegna un male incalcolabile. E' come se inietassimo ai sardi con una siringa un siero letale e poi dicessimo "Beh, le abbiamo tentate tutte, abbiamo anche sottoposto a sterilizzazione l'ago".

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, assessori e colleghi del Consiglio, io credo che sia indispensabile, come del resto molti altri che sono intervenuti prima di me hanno fatto, cercare di portare su un piano che sia il più possibile quello del ragionamento la discussione che l'Aula sta svolgendo nella seduta di questa sera. E credo che questo debba essere fatto per cercare di comprendere se esistano all'interno di quest'Aula, ma anche al di fuori, le ragioni per condurre una battaglia insieme e gli obiettivi condivisi su cui indirizzare le forze della battaglia.

Ritengo che i Riformatori abbiano ragionato durante l'inizio di questa fase della vertenza sulle entrate in questa maniera; hanno ragionato in questa maniera con il loro Gruppo consiliare, hanno ragionato in questa maniera con la loro rappresentanza parlamentare, cioè hanno cercato, nei limiti della loro consistenza numerica e della loro progettualità, di essere comunque presenti a sostegno di una vertenza che giudichiamo giusta, che può essere discussa per il metodo, che può essere discussa per le opportunità, che può essere discussa per il modo con cui certe tematiche vengono introdotte ma che è sicuramente giusta, e non è nuova, nella sostanza della rivendicazione.

Ecco, però, nello svolgere con assoluta serenità questa parte di ragionamento, va però posto in campo anche il resto del ragionamento. La vertenza delle entrate, cari colleghi, cari colleghi del centro sinistra, cari colleghi del centro destra, non è la vertenza della Sardegna, nel senso che non è l'unica vertenza grande che oggi pone la Sardegna a confronto con lo Stato. Le vertenze che la Sardegna oggi ha aperto con lo Stato sono molte, le vertenze alte sono molte, alcune sono già passate in quest'Aula, basterebbe pensare alla necessità di scrivere un documento unitario che si è posta nei mesi scorsi in questo Consiglio sulle materie dei demani militari e civili in Sardegna.

Basterebbe pensare al ragionamento che abbiamo svolto in quest'Aula sul tema delle riforme istituzionali, e alla stessa ricontrattazione dei rapporti pattizi tra lo Stato e la Regione Sardegna e lo Stato che ha registrato più volte l'interesse di quest'Aula. Basterebbe pensare ai temi dei nuovi rapporti con l'Europa e quindi alla possibilità per la Regione Sardegna di intrattenere rapporti autonomi rispetto al canale nazionale con altre realtà europee, problema di cui le commissioni di quest'Aula si sono già occupate in altre circostanze. Basterebbe pensare alla riforma che ieri è stata licenziata dal Parlamento con l'istituzione del Senato delle regioni e con l'impegno a garantire alla Sardegna - che, è vero, ha una bassa densità di popolazione ma ha un'alta percentuale di territorio nell'ambito del contesto nazionale - adeguata, che non ci faccia essere sempre e comunque troppo pochi rispetto alle esigenze e alla storia che rappresentiamo.

Insomma, in discussione è il problema è la specialità sarda, di cui si è discusso sui giornali, di cui si è tante volte discusso all'interno di quest'Aula; si vuole capire se valgono ancora oggi le ragioni di specialità che, subito dopo la guerra, hanno portato la nostra Isola ad ottenere lo Statuto speciale. Se invece sussistono ragioni diverse rispetto ad allora, vogliamo capire qual è la diversità e qual è il motivo che ci permette oggi di rivendicare con forza la nostra specialità senza che ci si possa accusare di compiere operazioni di accattonaggio politico.

Basterebbe ricevere qualcuno dei libelli che parlamentari o associazioni di parlamentari del nord Italia stampano e distribuiscono presso il loro corpo elettorale per capire come viene considerata la specialità delle Regioni a Statuto speciale o delle province autonome di Trento e di Bolzano da parte delle regioni ordinarie per quanto riguarda il problema delle entrate, cioè il problema sul quale noi ci apprestiamo oggi a condurre una battaglia campale.

Allora, colleghi, se tutto questo è vero, io credo che sia difficile, da qualunque parte la si veda (dalla destra, dalla sinistra, dal centro) che noi continuiamo a ragionare, come direbbero gli oculisti, "scotomizzando", cioè sezionando la realtà ed attribuendo valenza di unitarietà a singole parti della realtà. Cioè la vertenza sulle entrate ha una dignità a sé? Ha una dignità a sé in rapporto al problema specifico che viene posto, ma è una tessera di un mosaico, è una tessera di quel mosaico complessivo che riguarda la ridefinizione del ruolo della Sardegna nei suoi rapporti con l'Italia e con l'Europa.

Questo è il concetto fondamentale che oggi noi dobbiamo tenere in considerazione; al quale io aggiungo un'altra riflessione, che è anche un interrogativo: la forza per sostenere queste vertenze con lo Stato dove la dobbiamo cercare? Ce l'ha il Presidente? Adesso io non intendo commentare malintesi che possono essersi generati nella gestione di questa vertenza; ma i malintesi erano sotto gli occhi di tutti, in tanti si è intervenuti per cercare di sanarli nella convinzione che la divisione non avrebbe aiutato la soluzione del problema.

Quindi il Presidente da solo questa forza non ce l'ha. La Giunta insieme al Presidente, forse, questa forza non ce l'ha. Il centro sinistra, forse, da solo, insieme con la sua Giunta e il suo Presidente non ce l'hanno. Ma io mi permetto di dire, guardate, non ce l'ha neanche questo Consiglio, non ce l'ha neanche questo Consiglio con i segretari della C.G.I.L., della C.I.S.L., della U.I.L., dell'U.G.L:, con l'ANCI, con l'U.P.S., con tutte le sigle che in Sardegna possono aderire e sostenere questa vertenza, nel senso che la forza, la forza vera di arrivare ad una contrattazione dei diritti della Sardegna, a nuovi diritti della Sardegna contrattati con Roma non ce l'ha il mondo della politica da solo.

Il mondo della politica da solo, il Palazzo da solo non ha, tra il milione e 600 mila sardi che abitano nell'Isola la credibilità, l'unione di intenti, la condivisione di obiettivi che sarebbe auspicabile! Oggi questa sintonia, questo afflato, questo stare insieme realmente tra il Governo e la Sardegna e chi in Sardegna lavora, vive, non esiste, non c'è, non è totale!

Ecco allora, colleghi, io faccio un ragionamento, lo rivolgo a tutti coloro che hanno buone orecchie e a tutti coloro che hanno anche capacità e volontà di ragionare; il ragionamento è questo: avere un milione e 600 mila sardi, dietro di noi, insieme a noi, è la precondizione per iniziare a chiedere. Il centro sinistra oggi chiede al centro destra: "Facciamo un passo indietro, ognuno si dimentichi le rendite di posizioni proprie e cerchiamo di ottenere un traguardo tutti insieme."

Ma insomma, anche io vi chiedo una riflessione: quel grande movimento di gente sarda che è stato l'Assemblea costituente, il ragionamento sull'Assemblea costituente, oggi è ancora una ipotesi - sia pure ridefinita, ridiscussa, ragionata nuovamente - è ancora una ipotesi al servizio di tutti noi, di tutti coloro che fanno politica, di tutti coloro che hanno la capacità e la volontà di ragionare sull'utilità, sul ruolo, sulla possibilità di ottenere degli strumenti che non siano solo strumenti ma siano essi stessi momento coinvolgente, momento di condivisione, momento di unione complessiva di tutti.

Allora, così come a noi chiedete un ragionamento, un passo indietro, una riflessione, anche una capacità di valutare gli errori pregressi, la stessa cosa io dico a voi: perché non riapriamo il dibattito sul tema della Costituente, aggiornandolo, riverificandolo, cercando di capire come possa essere adeguato a esigenze che voi sostenete essere modificate. Ma perché su un tema del genere, senza pregiudizi ideologici, senza pregiudizi di parte, senza resistenze legate a ciò che è stato il pregresso non riapriamo un ragionamento che ci consenta davvero di avere a disposizione un grande strumento che unisca il popolo sardo con i suoi governanti e che possa portarci a Roma a ricontrattare i diritti della nostra nazione in maniera forte e col pieno consenso di tutti quelli che ci possono stare dietro e che possono aiutarci a realizzare questi diritti?

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu.

PISU (R.C.). Signori Presidenti, assessori, onorevoli colleghe e colleghi, la mozione di cui oggi parliamo, a firma dell'onorevole Mario Floris e di altri colleghi del centro destra, arriva alla discussione in quest'Aula quando è già in campo una lotta o iniziativa unitaria tendente a far rispettare questo stato di diritto a cui poc'anzi si riferiva su un altro tema l'onorevole Capelli.

Noi chiediamo il rispetto dell'articolo 8 dello Statuto sardo vigente, che è legge costituzionale, come è stato ampiamente detto, che è stato lungamente violato dallo Stato italiano. La violazione di questa legge ha non solo prodotto un credito a favore della Sardegna, che ammonta a svariati miliardi di euro, ma ha anche determinato un indebitamento assurdo. Da qui i tagli, che non piacciono a nessuno, il mancato sviluppo di aree e settori della nostra Isola e della nostra economia, l'accentuazione dello spopolamento, dell'emigrazione, la disgregazione di tante famiglie, affetti, sogni, speranze. Questo ha anche rappresentato un "furto di futuro" per le giovani generazioni sarde!

Recita la cantante Maria Carta in una sua canzone: "Chi ripagherà queste donne e questi uomini della serenità, del sorriso e dell'amore che sono stati loro tolti da ciò che ci era dovuto e che storicamente non ci è stato dato?" Io mi sento sulle spalle e sulla coscienza questo dolore non necessario che è stato arrecato a tanti concittadini sardi.

Non mi pare che siano pervenute molte autocritiche da parte di chi ha governato la Sardegna in questi ultimi lustri, forse si possono contare sulle dita di una mano. Chi può afferma di non avere responsabilità, sostiene che un'azione incentrata solo sulle entrate è limitativa, cerca di sminuire l'azione della maggioranza, della Giunta e del Presidente della Regione su questa partita. Dicono in tanti che se n'è parlato altre volte, ma non possono sostenere che dalle parole si sia passati ai fatti e che si conoscesse la vera consistenza dei crediti dello Stato verso la Sardegna.

Altri ci ricordano che ci sono stati anche a Roma governi di centro sinistra che non hanno affrontato il problema; ma, al di là di tutto questo, a che cosa serve in questa sede ricostruire oggi le responsabilità che ormai tutti conoscono? Oggi il vero problema è che c'è in piedi un vasto movimento unitario, al di là di piccole incomprensioni momentanee, sorretto dal popolo sardo, dalle sue rappresentanze istituzionali, dalle rappresentanze istituzionali del movimento operaio, dai datori di lavoro, dall'ANCI: questa unità e questo popolo hanno capito che la partita sulle entrate è importante per il nostro futuro, per aggiustare i conti e fornire risposte alle varie componenti della società sarda oggi e non domani!

Non ci sono strumentalizzazioni, onorevoli Pili e Diana, c'è da capire se volete essere unitari in questa battaglia o meno e se avete più a cuore il governo Berlusconi o gli interessi del nostro popolo! Pertanto scegliete, e fatelo subito, perché l'opinione pubblica ed anche i sindaci vostri elettori si stanno già schierando in modo corretto a fianco delle loro comunità e della Sardegna!

Questa battaglia, illustri onorevoli che avete presentato questa mozione, non è minimalista, è parte, anzi la prima parte della partita con lo Stato che troverà il suo culmine nel momento in cui si dovrà ricontrattare il nuovo Statuto che dovrà riconoscere alla nazionalità sarda la sovranità e le risorse finanziarie per programmare il proprio sviluppo basato sulla valorizzazione delle risorse locali e per reggere le sfide della globalizzazione in atto. Questo richiede maturità, unità e determinazione nella lotta verso uno Stato centralista, consapevoli che la battaglia non sarà né breve né facile.

Tutti comprendiamo la portata dello scontro o, se preferite, del confronto, ed anche che dobbiamo essere creativi e veloci. Per questo la Consulta statutaria che io ho accettato e difeso, pur avendo a suo tempo aderito all'Assemblea costituente, deve essere subito attivata e produrre quella proposta di Statuto che questo Consiglio regionale dovrà discutere ed approvare. Lotta per le entrate oggi e processo delle riforme (in primis lo Statuto) marciano di pari passo e non sono in contraddizione tra di loro. Sono due facce della stessa medaglia.

Tutto questo dovrà andare avanti indipendentemente dal fatto che ci sia il governo Berlusconi o Prodi o qualsiasi altro. E' una iniziativa sacrosanta che attiene ai rapporti Sardegna-Stato italiano e non tra questo o quella persona, tra questo Presidente o quell'altro Presidente, tra questa maggioranza regionale e quella nazionale. Dunque dobbiamo essere uniti e non divisi in questa fase perché c'è in palio il futuro della Sardegna, di aree e settori sociali in condizioni di crisi drammatiche e queste battaglie potranno offrire non solo risposte nell'immediato ma soprattutto nel prossimo futuro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori e onorevoli colleghi e colleghe, la mozione presentata dall'onorevole Floris e più pone all'attenzione di questo Consiglio regionale delle questioni importanti che credo debbano farci riflettere responsabilmente, anche perché noi stiamo vivendo un momento di confronto, serio, serrato con lo Stato sulle entrate tributarie in Sardegna. Noi, credo, siamo tutti convinti che ci troviamo di fronte ad una vertenza giusta, una vertenza che non può essere sciupata per meri calcoli di parte ma deve essere condotta fino in fondo nell'esclusivo interesse dei sardi e della Sardegna.

E' una vertenza giusta, però io credo che vada fatta chiarezza su tutti i fronti, se vogliamo che vada a buon fine. Io credo che noi tutti, mi riferisco alla maggioranza ma mi posso riferire tranquillamente all'opposizione, dobbiamo mettere da parte i protagonismi e le dannose fughe in avanti che sarebbero effettivamente di impedimento al conseguimento di un buon risultato nella vertenza che oggi stiamo trattando, e quindi bisogna, credo, individuare dei percorsi giusti, bisogna individuare una strategia per raggiungere il risultato, il migliore possibile nel minor tempo possibile.

Quindi credo che noi tutti oggi siamo chiamati a operare una riflessione in questo senso, e dobbiamo anche sapere più precisamente cosa dobbiamo chiedere e come lo dobbiamo chiedere, perché anche questo è importante, perché quando si contratta con due o più parti bisogna che tutti siano d'accordo e per essere d'accordo bisogna convincere anche l'altra parte che abbiamo ragione. Io sono d'accordo che si intraprendano delle azioni forti, non mi spaventa, perché credo che il nostro obiettivo finale sia comunque quello di portare a casa un risultato. Però c'è veramente una certa indeterminazione fino adesso; io credo che chi di competenza dovrà fare un lavoro più approfondito, più capillare, perché c'è la effettivamente necessità di capire esattamente a che punto sia la situazione, a quanto ammontino i debiti, a quale annualità si riferiscano.

Io penso che, per tutte queste ragioni, sia importante avere una conoscenza precisa, anche perché quando si apre una vertenza così delicata, così complessa, tutti hanno il diritto di sapere, di conoscere e di valutare, per meglio comprendere anche quali potrebbero essere le iniziative più idonee da intraprendere. Agitare solo la piazza può servire ma non basta; in questo momento servono tutte e due le cose, una cosa disgiunta dall'altra non può sicuramente essere sufficiente. Quindi il Presidente e questa maggioranza devono condurre una battaglia non solo come Presidente e come Giunta o come maggioranza ma devono condurre una battaglia coinvolgendo tutto il Consiglio regionale, tutte le parti sociali, le parti sindacali, perché solo se c'è la consapevolezza, anche da parte del Governo nazionale, di una richiesta forte da parte di tutta la Sardegna, i risultati potranno arrivare.

Io ritengo che questo sia un passaggio importante che non può essere omesso, così come il coinvolgimento del Consiglio regionale deve essere un coinvolgimento serio, convinto. Noi su questo punto non ci tireremo sicuramente indietro; bisogna avviare una rivendicazione "bipartisan" e credo che questa sia la strada migliore se veramente vogliamo raggiungere un risultato concreto. Dobbiamo però anche individuare i percorsi giusti. E se è vero che ai sardi devono essere restituite risorse che statutariamente gli competono, soprattutto per quanto riguarda l'IVA e l'IRPEF, perché si tratta di somme scippate negli anni alla Regione, i livelli di responsabilità sono diversi.

Io potrei fare un lungo elenco, ma non credo che serva a nessuno oggi dire di chi sono le responsabilità se questi fondi non sono arrivati alla Regione Sardegna. Noi tutti sappiamo invece che oggi la Regione deve recuperare risorse che sono importantissime, importanti come l'ossigeno in un momento di grave crisi come quello che attualmente attraversa. Pertanto ritengo necessario uno sforzo congiunto e credo che la discussione di stasera costituisca il primo passo importante per arrivare a presentare nei confronti del Governo nazionale una proposta convinta, corale, che riguardi non solo questo Consiglio regionale ma tutta la Sardegna.

Ecco, individuare i percorsi significa anche individuare le risorse, perché poi significa offrire risposte alla Sardegna, perché queste risorse serviranno per una crescita economica, sociale, culturale del nostro popolo. Noi sappiamo che per tutta una serie di motivazioni patiamo una grande carenza di risorse; sicuramente le risorse della Sardegna non possono bastare per rendere una Regione così competitiva nei confronti delle altre regioni d'Italia e d'Europa.

Noi non dobbiamo però puntare in questo momento soltanto al recupero di queste risorse, queste sono una parte importante ma sicuramente ciò non è sufficiente oggi alla Regione Sardegna; noi dobbiamo, come dicevo prima, individuare dei percorsi, individuare delle strategie e fare in modo che la Regione non sia costretta tutte le volte, tutti gli anni a iniziare la solita processione nei confronti del Governo nazionale chiedendo risorse che gli competono in forza dello Statuto costituzionale della Sardegna. Quindi bisogna avere la certezza delle risorse, che purtroppo, lo dicevo prima, non sappiamo ancora di preciso quali siano.

Io sono convinto che la Giunta regionale, l'assessorato della programmazione, abbiano effettuato una stima che si avvicina il più possibile alla cifra reale; una stima che si aggira sui quattro miliardi, quattromila e 500 miliardi di euro, però poi abbiamo visto che da altri dati i miliardi risultano essere non quattro ma dieci miliardi di euro. Ecco, se discutiamo in modo serio, su basi serie, credo che si possano raggiungere risultati, ma se poi giochiamo al rialzo, se tutti i giorni spuntano cifre nuove io credo che non arriveremo a nessun risultato, non otterremo neanche quella piccola parte di risorse che sono convinto che in questa fase particolarmente delicata possiamo recuperare.

Quando sostengo che bisogna avere la certezza delle risorse lo faccio perché effettivamente non siamo in condizioni di conoscere le risorse che spettano alla regione Sardegna, lo Statuto speciale della Regione Autonoma della Sardegna oggi non ci mette nelle condizioni di avere la certezza delle risorse che ci spettano. Allora mi chiedo: ma è così difficile iniziare a mettere mano allo Statuto della Sardegna? Non era forse più opportuno accordare precedenza allo Statuto piuttosto che alla legge statutaria?

E' importante in questo momento rivedere alcuni punti dello Statuto sardo perché io credo che la quota IVA e IRPEF vada innalzata, così come è previsto in altre regioni autonome d'Italia. Non ho capito perché la Sardegna, che sicuramente è la Regione più autonoma d'Italia dal punto di vista anche geografico, culturale e storico, oggi debba trovarsi è in una condizione di inferiorità per quanto riguarda la discussione sul gettito fiscale. Io sono del parere che questo Consiglio regionale debba effettuare in tempi brevi scelte coraggiose, debba individuare alcune modifiche da apportare prioritariamento allo Statuto perché sono necessarie per condurre nel prossimo futuro una battaglia paritaria nei confronti del Governo nazionale. Le risorse io credo che vadano riscosse in Sardegna, e questo è un altro fatto importante.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu.

MARROCU (D.S.). Siamo proprio un po' strani! Ciò che appare a tutti come semplice, logico, lineare noi riusciamo a farlo diventare complicato, difficile, incomprensibile e tortuoso. Non so neppure spiegarmi il perché di questa situazione. A me pare che sia semplice, lo si è detto e ridetto più volte: i conti sono quelli del professor Pigliaru, che con un lavoro serio e meticoloso ha individuato quali erano i problemi e da dove nascevano.

La situazione sarda è una situazione di indebitamento che si è determinata in conseguenza di ciò che è avvenuto in questi anni. Coinvolge sia qui che a Roma un governo di centro sinistra e un governo di centro destra, sia qui che a Roma, perché abbiamo governato noi e voi in questi anni. Quindi è evidente che la responsabilità coinvolge tutti noi, se c'è stata disattenzione, e coinvolge i livelli nazionali di entrambi gli schieramenti se a queste nostre rivendicazioni non c'è stata risposta.

Allora mi pare che sia così semplice, lineare, logico capire che non c'è nessuna ragione perché tutti noi, indipendentemente dalla nostra collocazione politica e tutti i sardi, indifferentemente dalla loro funzione, dalla loro rappresentanza, non ci impegnamo in una vertenza che è una vertenza di dignità e di legalità. Non chiediamo norme nuove chiediamo allo Stato di rispettare le norme che esso stesso si è dato e che sono anche norme costituzionali. Mi pare così lineare. Allora mi chiedo: perché da un lato si auspica l'unità, la si invoca, la si ritiene essenziale per poter raggiungere gli obiettivi che tutti riteniamo necessario raggiungere e poi, dall'altro, si mettono in campo iniziative che mettono in discussione quello che viene auspicato e invocato?

Si contesta a qualcuno che ha la funzione di rappresentare - perché gli elettori gli hanno assegnato la funzione di rappresentare la Sardegna - di voler svolgere il suo ruolo con eccessivo protagonismo, però nello stesso tempo si commette lo stesso identico errore che si vorrebbe correggere, perché questa mozione, a distanza di venti giorni da un ordine del giorno approvato quasi unanimemente da questo Consiglio su questa vertenza, commette lo stesso identico errore.

Allora io penso che abbia ragione il collega Secci: a che serve aggiungere elementi che magari forse è anche giusto aggiungere, differenziarsi su questioni sulle quali forse si potrebbe anche discutere e forse anche convenire, in un momento in cui c'è questa volontà di raggiungere questo obiettivo? Abbiamo votato un ordine del giorno venti giorni fa: cosa è successo di nuovo da meritare che l'argomento venga riportato con una mozione firmata da una parte, che rischia, se mantenuta, di dividere il Consiglio e di offrire un'immagine diversa da quella unitaria che tutti diciamo di voler evocare?

Non si può richiedere l'unità in modo strumentale perché preoccupati dalla prossima scadenza elettorale e poi, di fatto, non volerla. Da un lato, quindi, nessuno si tira fuori dalla vertenza perché sa che andrebbe contro gli interessi dei sardi e quindi anche contro i suoi interessi elettorali, dall'altro, nello stesso tempo, si mettono in campo iniziative che tendono a dividere il fronte.

Io sono per l'unità, vera, e l'unità si raggiunge anche rinunciando ognuno ad un proprio pezzetto di protagonismo. Recita un detto sardo "A onniunu s'atti sua", a ognuno il suo. Io sono convinto che la titolarità della vertenza sia in capo al Presidente, che è il legale rappresentante di questa Isola e che anche la trattativa col Governo debba essere chiusa da chi è il legale rappresentante di questa Isola, senza demagogia. Del resto mi pare che sia chiaro quale sia il contendere di questa vertenza ed anche gli obiettivi che ci poniamo in questa finanziaria 2006, in discussione in Parlamento. Per cui dire: "Mah, parlate di dieci miliardi di euro..." è una sciocchezza perché sappiamo tutti qual è l'obiettivo minimo che ci siamo posti. Sappiamo tutti che stiamo chiedendo che lo Stato si faccia carico di tutto l'arretrato.

Quindi mi pare che sia tutto semplice e lineare. Al Presidente la titolarità, alle forze sociali, alle rappresentanze degli enti locali il compito di supportare questa iniziativa con mobilitazione e con lotta che porti questa vertenza a quel grado di forza che possa consentire a questa Isola, che è rappresentata da pochi parlamentari a livello nazionale, di esprimere quella forza che altre regioni d'Italia hanno messo in campo, vedi la Sicilia. Noi possiamo farlo solo mantenendo l'unità, la coesione e mobilitando l'intera realtà sarda, tutte le rappresentanze. Con questo scopo ieri i capigruppo della maggioranza hanno organizzato la riunione.

Noi non vogliamo sostituirci alle forze sociali, non l'abbiamo fatto ieri e non lo vogliamo fare oggi. L'aver pertanto ipotizzato una data per una manifestazione a Roma non significa che ci sia la volontà, né del Presidente Soru né nostra, di sostituirci alle forze sociali, agli enti locali, a chi in questo momento è in campo insieme a noi per questa grande vertenza nel decidere insieme quale sia la giornata ideale per organizzare questa manifestazione.

Io penso che sia intenzione di tutti mantenere l'unità che ieri si è creata in Consiglio nell'incontro con i capigruppo, in modo che si incontrino le forze sociali insieme agli enti locali, insieme alle rappresentanze istituzionali e si decida una giornata di grande mobilitazione del popolo sardo, si decida anche se organizzarla a Roma, a Cagliari, o se farlo a Roma e a Cagliari contemporaneamente. Neanche sui momenti di lotta c'è volontà di protagonismo che accentui gli elementi di divisione o di separazione; c'è invece la volontà di perseguire unitariamente una battaglia che è una battaglia di tutti. Tutto mi pare, ripeto, semplice e lineare. Sinceramente è incomprensibile, e lo sarà sempre di più anche per i sardi, che, mentre si auspica e si invoca l'unità, si mettono in campo iniziative invece che perseguono altri obiettivi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, per stare all'interno dei dieci minuti cercherò di essere sintetico, ma a tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione, anche a Siro Marrocu, che poco fa ha posto una domanda e quasi un dubbio sull'utilità di questa mozione, vorrei preliminarmente dare la seguente risposta: se voi intendete questa mozione come una iniziativa volta a disturbare un confronto politico e un percorso che è andato avanti in queste settimane con alterne vicende, con accentuazioni più o meno polemiche, con momenti di grande unità e momenti invece anche di obiettiva divisione, se voi pensate che questa mozione abbia lo scopo di disturbare un percorso in cui alcuni stanno lavorando per la Sardegna e altri invece, poiché non si sentono protagonisti o non vogliono esserlo, introducono in quest'Aula una discussione che turba un clima di unità, sbagliate.

Questa mozione, scritta dal collega Floris, e firmata, perché condivisa nella sua sostanza, da molti colleghi (anche se non sono convinto che tutti veramente l'abbiano letta davvero con un po' di pazienza) è molto puntuale, analitica, è una mozione che contiene in grandissima parte quello che in questi ultimi mesi abbiamo sostenuto tutti, sia la maggioranza sia l'opposizione, sulla vertenza delle entrate. Contiene dei concetti che sicuramente costituiscono una sfida, in un certo senso anche una provocazione politica, penso ad esempio al collegamento tra risorse finanziarie, compensazioni per la Sardegna e presenza militare sul nostro territorio. Contiene alcuni giudizi sull'azione di questa e di altre Giunte regionali, che certamente fuoriescono dall'ambito di quelle affermazioni che possono essere condivise da tutte e inserite in documenti destinati ad essere portati all'attenzione di Roma o in altre sedi importanti.

Nella sostanza però questa mozione sta dicendo a questo Consiglio regionale: "Attenzione, la vertenza delle entrate non deve essere banalizzata". E non deve essere banalizzata nemmeno confinandola all'obiettivo immediato di avere soldi "pochi, maledetti e subito" da parte dello Stato, mettendo in difficoltà Parlamento e Governo che si trovano a chiudere una manovra finanziaria difficilissima per la situazione economica del nostro Paese e difficile ancora di più perché la richiesta interviene a conclusione di una legislatura e pochi mesi prima del voto.

Se qualcuno pensa di ottenere questo, di ottenere grandi risultati semplicemente con questo clima sbaglia! La mozione in sostanza dice: questo è un percorso che giustamente viene posto all'attenzione in questo momento, perché il livello di indebitamento della nostra Regione, per effetto di un progressivo appesantimento, una progressiva crescita dei bilanci in disavanzo, oggi ha raggiunto dei livelli veramente drammatici, e non è retorica dirlo. Quindi oggi è giusto porre questo problema precisando che le responsabilità non sono di una parte politica soltanto. Lo abbiamo ricordato noi e lo avete ribadito voi, però è bene che lo ripetiate sempre e ancora di più.

Sarebbe stato meglio che l'aveste detto anche quando avete iniziato questa legislatura invece di accusarci di essere dei mascalzoni che hanno indebitato come dei delinquenti, dei bancarottieri, questa Regione. Qualcuno lo ha detto, lo ha pensato, lo ha fatto capire. Comunque oggi vi state rimangiando queste accuse, e di ciò noi siamo molto lieti, perché questa battaglia sta dimostrando, per bocca vostra, che il disavanzo non lo hanno prodotto le Giunte di centro destra di questi ultimi anni, ma è il frutto di una progressiva debolezza del sistema Sardegna nei confronti del sistema Stato, che ha diminuito i propri trasferimenti.

Allora, se tutto questo è vero, questa mozione costituisce semplicemente un richiamo alla necessità di porre la questione con forza adesso e nei prossimi mesi, di incentrarla sul pregresso, ma anche e soprattutto su una prospettiva di adeguamento dello Statuto sardo, del Titolo III attraverso una legge ordinaria, come è avvenuto con la legge numero 122 del 1983, più di vent'anni fa. Questo vuole dire che la questione delle entrate non può essere vista riduttivamente, che deve comprendere non soltanto i trasferimenti ordinari ma anche riconsiderare la funzione e la necessità di un piano di rinascita o di qualcosa che sostituisca il piano di rinascita, l'articolo 13 dello Statuto.

E' una questione che riguarda il ripensamento della specialità, come abbiamo detto anche in altri momenti e in altre sedi, centrandola sulla possibilità che il nostro sistema economico possa avere non solo risorse finanziarie dallo Stato, ma anche condizioni che riequilibrino il rapporto delle nostre imprese nei confronti dei mercati internazionali. Si parla di zona franca fiscale, voi direte che è un sogno, ma è un problema che comunque va posto, è un problema che va posto sul tavolo delle prossime discussioni soprattutto in tema di Statuto, di autonomia speciale della Sardegna.

E' una mozione che semplicemente vuole allargare l'orizzonte della battaglia politica nella sostanza e anche nei partecipanti. Fare in modo, cioè, che tutto il Consiglio regionale sia protagonista di questa vertenza con lo Stato, affinché la Regione abbia non solo le ragioni sul piano sostanziale, che tutti ormai riconosciamo, ma anche una vera forza nel sostenere queste ragioni. La forza, però, non va confusa con la violenza verbale; porre con forza, in certi casi anche con durezza, il problema della vertenza tra lo Stato e la Regione Sardegna non vuol dire semplicemente innalzanre il tono delle affermazioni, delle polemiche, degli incitamenti a una rivolta civile.

Questi incitamenti se provengono da un ex Presidente della Repubblica, a tutti noi simpatico, possono essere anche accolti e in qualche modo diventare anche oggetto di considerazione, ma se gli incitamenti alla rivolta vengono dal Presidente della Regione, io credo che si compia un gravissimo errore. Noi dobbiamo sostenere questa vertenza con molta forza, senza però arrivare ad incitamenti che, tutto sommato, io credo che alla fine potrebbero addirittura ritorcersi contro gli interessi stessi della Sardegna.

I problemi vanno posti con convinzione, vanno studiati, vanno puntualmente seguiti; dobbiamo sicuramente recitare anche i mea culpa per il fatto che la stessa struttura regionale sia stata impoverita proprio sul fronte degli uffici che si sono interessati di entrate, e di ciò credo che siano responsabili tutte le forze politiche in questi ultimi 10-15 anni. Va data forza alla nostra iniziativa, all'iniziativa di tutti, ma proprio per questo deve essere rafforzata la vera unitarietà della posizione della Regione sarda: meno protagonismi, meno violenza verbale, meno polemiche inutili, più confronto, più incisività nello specificare i nostri obiettivi e possibilmente anche recupero di una credibilità, reciproco riconoscimento dell'onestà politica con cui si sta affrontando questo problema, di cui tutti stiamo pagando dei costi.

Anche noi dell'opposizione stiamo pagando dei costi politici partecipando lealmente a una iniziativa che riguarda tutti e che poteva essere affrontata diversamente anche da noi. Invece tutti concordiamo nel dire che si tratti di un confronto tra la Regione sarda e lo Stato italiano, non tra il Governo regionale attuale e il Governo nazionale, non tra il rappresentante attuale legale della Regione e il rappresentante legale dello Stato italiano. Momentaneamente ci sono due persone fisiche che rappresentano, però, un popolo e le sue istituzioni; queste istituzioni vanno coinvolte seriamente con la ragionevolezza, la decisione, ma anche l'equilibrio giusto per queste vertenze.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per qualche minuto.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 35, viene ripresa alle ore 19 e 38.)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, il Presidente della Regione.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente e signori consiglieri, qualche commento alla mozione e alle cose che si sono dette in Aula. Innanzitutto mi dispiace averla interrotta, onorevole Floris, però mi dispiace anche che mi si dica cosa devo fare, se devo prendere appunti, se non devo prendere appunti, preferisco essere autonomo in queste decisioni. Così come, per chiarezza, non ho mai affermato che sequestreremo o che chiederemo di pignorare la scrivania che fu di Quintino Sella. E' il titolo di un giornale: chiunque abbia letto l'articolo ha avuto modo di capire senza ombra di dubbio che si trattava dell'affermazione del giornalista e non mia.

E' stato posto il tema della prossima uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1 e ci si è chiesti che cosa stia facendo in questo momento la Giunta regionale. Stiamo facendo tutto il possibile; è un argomento che non stiamo in alcun modo trascurando, perché le differenze saranno di rilievo. Io non stimo esatte le cifre di cui lei ha parlato, credo che quelle reali saranno peggiori, se la Sardegna uscirà dall'Obiettivo 1, per quanto mi è dato di sapere fino ad oggi, perché non è nemmeno certo quale sarà il contributo che sarà chiesto a ogni Stato membro in termini di percentuale del PIL: si era parlato dell'1,21 per cento, dell'1,14, poi forse dell'1. Quindi non c'è alcun numero, allo stato attuale delle cose comunque sicuramente, qualora uscissimo dall'Obiettivo 1 quel numero sarà inferiore a 1 miliardo (quindi non 1 miliardo e 300 milioni di euro).

E' vero che questo dipende molto dal modo con cui il Governo nazionale ha impostato la partecipazione italiana, la trattativa italiana al Quadro comunitario di sostegno, ed è molto vero che un Governo, che comunque dice di essere federalista, non ha rispettato il patto di fare partecipare due rappresentanti, due Presidenti delle Regioni alle trattative con l'Unione Europea. Per un motivo o per l'altro, nonostante i mille interventi richiamati in Aula dall'onorevole Balia, non è stata offerta la possibilità ad alcun Presidente della Regione di partecipare a quella trattazione.

Quella trattativa è stata impostata seguendo una strategia che io ritengo sbagliata, è stata impostata sicuramente trascurando le esigenze e i diritti della Regione sarda, trascurando il principio della tutela delle regioni insulari, così come previsto dal nuovo Statuto europeo, e quindi penalizzando in maniera grave la nostra Regione. Per questo motivo ho detto al viceministro Micciché e al direttore generale Bark, che guida la rappresentanza italiana in questa trattativa, che se non verrà data soddisfazione al diritto dei sardi io eventualmente ricorrerò alla Corte di Bruxelles contro l'intero Quadro comunitario di sostegno. E' una ipotesi che spaventa molto lo Stato italiano, ma è una ipotesi che sarà mia cura realizzare se i diritti dei sardi non saranno rispettati, poiché il mio mandato principale, l'unico mandato che riconosco, è quello di servire innanzitutto i sardi e la Sardegna. Quindi stiamo lavorando, e per chiunque sarà al governo quando il tutto sarà concluso, la posizione della Sardegna è questa.

Circa il confronto con lo Stato è stato chiesto di evitare i protagonismi. Io faccio quello che posso e quello che so fare, sicuramente malamente, però in questa circostanza - come più volte è stato richiamato - pro tempore, in questo momento, rappresento la Sardegna e cerco di fare il mio dovere. E il mio dovere è quello di essere al servizio dei sardi, ed essendo al servizio dei sardi essere anche al vostro servizio che approvate le leggi dei sardi. Io sto cercando innanzitutto di tutelare le leggi dei sardi e tra le leggi dei sardi c'è lo Statuto dei sardi. Io cerco di tutelare lo Statuto attuale, in attesa che voi scriviate e poi il Parlamento italiano approvi il nuovo Statuto dei sardi. Fintanto che c'è quello attuale io credo che sia mio dovere fondamentale difenderlo, per un motivo di dignità, per un motivo proprio di sopravvivenza istituzionale. Se uno non difende la propria istituzione tanto vale che questa istituzione esista, se uno non difende la sua stessa esistenza tanto vale esistere.

Noi esistiamo perché abbiamo uno Statuto; innanzitutto dobbiamo difendere lo Statuto. Lo Statuto parla di entrate e stabilisce come queste entrate vanno regolate. Le entrate non sono peraltro un aspetto marginale; è vero che sono una tessera del mosaico, ma sono una tessera importante intorno alla quale si posizionano anche le altre. Quindi non si può prescindere dal rispetto pieno dell'articolo 8 del nostro Statuto in tema di entrate con questo Governo, con questa maggioranza e con un eventuale Governo che ci dovesse essere in futuro.

Io credo che siano stati commessi sbagli da entrambe le parti: sbagli dal centrodestra, dal centrosinistra, sbagli un anno fa, due anni fa, cinque anni fa, ce ne sono stati tanti, forse non vale la pena di ripercorrerli. Tutti siamo tentati di rovesciare il tavolo dell'unità e magari dirci quello che pensiamo l'uno dell'altro, però forse questo tavolo non lo dobbiamo rovesciare, ma dobbiamo cercare dentro di noi quel senso di responsabilità, del dovere dell'unità per servire meglio quei cittadini che comunque ci hanno affidato questa responsabilità. Quindi, poiché ciascuno di noi sente in maniera forte questa responsabilità, e forse anche perché in fin dei conti ciascuno di noi riconosce all'altro reciprocamente questo senso di responsabilità ci fidiamo anche reciprocamente e alla fine, laddove si tratta di difendere, tutelare questa stessa istituzione e i diritti dei sardi, riusciamo a trovare questa unità in maniera ferma e convinta.

Continuiamo allora tutti a fare ogni sforzo riconoscendo ognuno le proprie colpe e la possibilità di tutti quanti di partecipare allo stesso livello, con gli stessi doveri e con la stessa dignità a questa lotta, che è unitaria, unica e di tutti. Ognuno per la sua parte: voi, nella maniera più sistematica possibile, riscrivendo lo Statuto, scrivendolo in maniera chiara, in modo che sia maggiormente forte e difendibile in futuro; io e la Giunta facendo rispettare lo Statuto e le leggi Attuali. Questo è quello che stiamo cercando di fare e lo facciamo umilmente, anche spulciando le carte, verificando i conti, cercando di ricostruire le storie, frequentando gli uffici anche amministrativi, tentando di mettere qualche punto fermo. Lo facciamo umilmente, non sostituendoci a voi, ma difendendo l'esistente in attesa che questo Statuto venga riscritto.

Per esempio per quanto attiene all'IVA abbiamo inviato una lettera nella quale affermiamo che l'ordine del giorno del Senato del '95 è acqua fresca e chiediamo la rinegoziazione, ai sensi dello Statuto, della quota variabile dell'IVA per gli anni 2004, 2005, 2006". Usiamo le statistiche ma non le statistiche di chi fa gli exit pool alle televisioni, ma le statistiche del Dipartimento per le politiche fiscali per ricostruire il gettito fiscale dello Stato, il gettito fiscale della nostra Regione, il PIL e così via, e per stimare - visto che non abbiamo accesso ai dati, visto che non siamo noi a poter correggere gli errori, a trovare gli errori - quello che sta accadendo all'IPERF, poiché quello che sta accadendo, che è accaduto, è incontrovertibile.

Al di là di ogni protagonismo è mio assoluto dovere primario richiedere quei soldi con tutta la forza necessaria e in tutte le maniere, con tutti gli strumenti che posso avere in mano e che ho il diritto e il dovere di utilizzare. E molto garbatamente chiedo innanzitutto udienza al Primo Ministro e, se questa udienza tarda, chiedo udienza al Ministro del Tesoro o dell'Economia e, se anche il Ministro del Tesoro afferma in maniera arrogante di non voler nemmeno lui incontrare il Presidente della Regione (poi si scopre che magari non incontra i Presidenti delle Regioni amiche, e qualche altro lo incontra) è chiaro che il confronto, le modalità del confronto cambieranno.

Se lo Stato non dà risposta non posso aspettare un anno, due, tre, ho il dovere di agire oggi ed oggi chiedo chi è responsabile del procedimento amministrativo per la determinazione della quota variabile IVA per l'anno 2004, 2005, 2006. Ed appena mi diranno (ai sensi della legge numero 241 del 1990 me lo devono dire in 30 giorni) chi è il responsabile del procedimento amministrativo, io lo denuncerò penalmente perché da amministratore o da dirigente di un'amministrazione dello Stato non rispetta il dettato della legge. Questo è quello che posso fare, non posso fare altro. Invierò anche una lettera al Ministro, chiunque esso sia, per ricordargli che un suo dirigente non sta operando bene, perché oltre un certo punto, quando i dirigenti di una amministrazione non compiono il loro dovere, chi ne risponde politica, ne ha responsabilità in solido, e quindi farò lo stesso con chi ha la responsabilità politica.

Se la prossima legge finanziaria nazionale non terrà conto dei diritti dei sardi in maniera ragionevole, userò sicuramente nei confronti dello Stato l'articolo 51 del nostro Statuto che ci permette di chiedere la sospensione di una legge quando questa sia gravemente lesiva e dannosa per la nostra Regione, quindi chiederò la sospensione, e se quella sospensione, come è probabile, verrà negata, ricorrerò alla Corte Costituzionale. Analogamente, avendo riscontrato che questa Regione vanta un credito importante nei confronti dello Stato, è mio dovere riportare, seppure in maniera prudenziale, questo credito nei conti della nostra Regione, evidenziarlo in bilancio. E' probabile che lo Stato ricorrerà contro questa evidenziazione in bilancio; sarà un altro motivo per confrontarci con esso davanti alla Corte Costituzionale.

Il Titolo V della Costituzione prevede un coordinamento e un dovere di leale collaborazione tra lo Stato, le Regioni, le Province e gli Enti locali. In questo momento io non credo che intercorra una leale collaborazione tra lo Stato e la Regione. In questo clima, in questo contesto di leale collaborazione nel Governo dello Stato e nel Governo della Regione, ho ritenuto mio dovere informare innanzitutto le mie controparti istituzionali che sono le province e i comuni, e richiamare alla loro attenzione, quanto sta accadendo e le difficoltà in cui ci troviamo. Mi sono rivolto a loro innanzitutto perché sono parte del Governo regionale, mi sono rivolto a loro e continuerò a rivolgermi a loro in maniera ancora più continuativa.

Credo che il 26 di questo mese verrà insediato il Consiglio delle autonomie e successivamente potrà finalmente essere convocata la Conferenza istituzionale Regione-Enti locali. Attraverso questo strumento in futuro la consultazine sarà sempre più continuativa.

Ho dato conto di quanto sta accadendo a tutti voi e ho chiesto l'unità e la partecipazione di tutti senza distinzione di maggioranza e minoranza; ho chiesto l'unità di tutte le forze sociali e di tutte le rappresentanze sociali della Sardegna. Questo è quello che sto facendo senza alcun protagonismo, semplicemente con un confronto e con un livello di confronto che necessariamente aumenta e è proporzionale alla capacità di ascolto della controparte.

Circa la mozione, sorprende questa tempestività, e cioè la necessità di richiamare il Governo della Regione a quanto sta già facendo. Io sto facendo molto di ciò che è contenuto nella mozione; il Governo della Regione sta facendo esattamente questo. Così come trovo sbagliato affermare che finora nessuna delle previsioni delle intese istituzionali di programma ha trovato attuazione e che la Giunta regionale non ha elaborato nessuna proposta organica. Lo trovo sbagliato perché l'intesa istituzionale è del 1999, io non ho sostituito il direttore generale proprio per garantire continuità a quella intesa istituzionale e per fare in modo che neanche un briciolo delle discussioni del lavoro fatto in precedenza andasse perso, ma non ho trovato nulla che fosse stato fatto in ottemperanza di quella intesa istituzionale in materia di entrate. E comunque condivido che, da quella intesa istituzionale, occorra partire, ma per costruire il nuovo, per costruire le nuove leggi, per la prossima negoziazione. Nel frattempo è mio dovere servire le leggi che già esistono, ed è quello che stiamo facendo.

C'è un altro tema che non mi va bene; quello di porre in atto il concerto "con le altre Regioni meno sviluppate". C'è una dignità anche nella lotta, io non chiamo la nostra Regione meno sviluppata delle altre. La nostra Regione ormai è sviluppata, è una Regione che non ha raggiunto la media del Pil nazionale, ma è una Regione sviluppata, pienamente sviluppata, sviluppata per quanto riusciamo a continuare a costruirla giorno per giorno. Non c'è il tempo oggi di discutere, ma credo ci sarà modo di farlo nelle sedi appropriate, in sede di riforma dello Statuto, come costruire il futuro, come costruire il futuro in termini di entrate, in termini di politiche fiscali e in termini di piena realizzazione dell'autonomia. Credo che non ci sia autonomia politica senza autonomia finanziaria, e questa Regione conquisterà la piena autonomia e la acquisterà in maniera definitiva solamente quando riuscirà a bastare a se stessa.

Spero che non siano più invocabili in futuro provvedimenti straordinari per la nostra Regione, che di straordinario ci sia solo l'impegno nostro e di tutti i sardi per costruire la normalità dello sviluppo di questa Isola ed uscire definitivamente dall'emergenza. Siamo abbastanza abili nel farci male, ce ne facciamo sempre, spero che impareremo presto o tardi a non farci più male da soli. Credo che tutti i "distinguo" di queste ultime settimane ci stiano facendo male, ci stanno facendo perdere tempo e stanno continuando a fare male a noi stessi e far male alle persone che rappresentiamo.

Ci sono stati molti richiami all'unità di tutto il popolo sardo, e io li condivido; è la lotta del popolo sardo: voi scriverete le leggi del popolo, io nel frattempo cercherò di far rispettare quelle che sono state già approvate. Lo faccio mettendomi al vostro servizio, come lo so fare, per la responsabilità pro tempore che mi è stata affidata; in futuro qualcuno lo farà meglio di me.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Floris Mario.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, mi dispiace molto che, tranne uno o due casi, nessuno sia entrato nel merito del problema che stiamo discutendo, nessuno. Anche oggi abbiamo sentito molti slogan, non lo dico per lei, Presidente, ma nel dibattito si sono sentiti i "vogliamoci bene", le solite cose, ma nessuno è entrato nel merito della vertenza aperta con lo Stato. E mi dispiace ancora di più che qualcuno abbia ritenuto questa mozione un intralcio solo perché ne abbiamo votato un'altra venti giorni fa.

Che fare? Si riunisce di nuovo il Consiglio regionale per disturbare chissà che cosa? Il tentativo vero di depistaggio è stato compiuto ieri dai Capigruppo della maggioranza organizzando, in maniera impropria e irrituale, un incontro con i Capigruppo dell'opposizione, e con i rappresentanti sindacali, imprenditoriali e degli enti locali. In questo modo si faceva passare in sott'ordine il fatto che oggi avremmo dovuto dibattere i temi complessivi del rapporto Stato-Regione sulla finanza regionale, della quale le entrate sono una parte. Questo non depone in maniera favorevole sulla volontà vera della maggioranza di conseguire il risultato, e questa mozione è proprio una sfida sulle volontà.

Cari colleghi, credo che non debbano essere i Capigruppo a effettuare opera di mediazione nei rapporti interistituzionali e sociali, ma che ciò spetti ai diretti responsabili, a coloro che hanno eventualmente rotto i rapporti e che devono riappropriarsi proprio di quel diritto di guida istituzionale che deve essere riconosciuto non soltanto una volta ma tutte le volte. Noi abbiamo presentato la mozione proprio con questo fine: ricostruire quel tessuto politico istituzionale e sociale che si stava frantumando. Io non so, Presidente, per quali volontà si sia frantumato, perché c'è stata una costituzione di sindacato e di istituzioni parlamentari? Non lo so, però c'era sicuramente questa esigenza.

Cari colleghi della maggioranza, è vero che noi versiamo, scusatemi questo termine, in un "incretinimento" politico generale - tutti i partiti si trovano in questa condizione - tanto da avere come mira soltanto la conquista del potere rinunciando anche ai propri valori, alla propria storia, alle proprie identità, però quando questo tocca il fondo credo che ognuno di noi si debba rivolgere una domanda. La mozione è la vostra, colleghi del centrosinistra, non ho difficoltà a dire che è stata riproposta integralmente quella dell'11 dicembre 2002, la numero 96 della XII Legislatura a firma Secci, Spissu, Fadda, Balia, Biancu, Cugini, Marrocu, Ortu e più, quella che il Presidente della Commissione ha detto che l'allora maggioranza non gli aveva consentito di discutere: è la vostra! Non credo, colleghi della maggioranza, che in questo bailamme possiate rifiutare e possiate dire di no a voi stessi.

Signor Presidente, l'intento della minoranza era chiaro, chiarissimo: alla luce del mio intervento e di quello degli altri colleghi avremmo potuto presentare quaranta mozioni. Proprio per evitare questo, abbiamo detto: vediamo fino in fondo dove vogliamo andare. Se esaminerete la mozione approvata alle soglie del 2004 vi accorgerete che di quella mozione, nella nostra, non è stata toccata una virgola. Certo c'è qualche modifica, c'è la modifica riguardante le servitù militari perché abbiamo voluto inserire un problema caro al Presidente e caro anche a noi; credo che non ci sia oggi nessuna forza politica che non sostenga che le servitù militari vadano ricontrattate con lo Stato perché si pervenga ad una graduale riduzione a cominciare, come diceva il Presidente altre volte, dai territori più sensibili e più esposti.

Ma noi proponiamo, nella trattativa con il Governo, che la Sardegna veda riconosciuto dagli Stati che fruiscono delle postazioni militari, attraverso accordi di carattere economico, il diritto di godere di compensazioni finanziare commisurate al gravame imposto. Mi riferisco a compensazioni simili a quelle di cui fruisce Malta (mi risulta che lei stesse per andare a Malta). Malta vive solo di questo, e noi, per un gravame che è superiore di mille volte a quello di Malta, prendiamo un milione di volte in meno. La mozione è quella: lascio a voi l'ardua sentenza.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. La discussione sulla mozione è conclusa, siamo in sede di votazione della mozione stessa. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, ritengo necessaria una sospensione dei lavori in modo tale da trovare una soluzione in linea con quella che ieri, in sede di Conferenza dei Capigruppo abbiamo individuato. Se infatti procediamo adesso alla votazione ovviamente non possiamo esimerci dal votare la mozione presentata dall'onorevole Floris determinando una divaricazione che sarebbe auspicabile evitare.

PRESIDENTE. L'onorevole Oppi propone una sospensione dei lavori in modo che venga valutata la possibilità di trovare un terreno di intesa sulla conclusione del nostro lavoro. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu sull'ordine dei lavori.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, concordo con la proposta del collega Oppi. Anche gli interventi del centrosinistra, infatti, non entravano nel merito della mozione - quindi nessuna contraddizione con quanto detto dal collega Floris - proprio perché ritenevamo opportuno mantenere quell'unitarietà conseguita venti giorni fa. Ritengo pertanto corretta e opportuna una sospensione proprio per individuare una soluzione unitaria come quella trovata venti giorni fa.

PRESIDENTE. Propongo di passare al prossimo punto all'ordine del giorno (l'elezione di un Segretario dell'Ufficio di Presidenza) per poi procedere alla votazione della mozione. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, non ho nulla in contrario perché si sospendano i lavori, chiedo però che questo argomento venga spostato al primo punto all'ordine del giorno delle sedute della settimana prossima.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni sospendo la discussione sino alla seduta di martedì 22 novembre. In quella sede valuteremo se procedere alla votazione oppure se proedere diversamente nel caso non si fosse trovato un accordo.

Elezione di un Segretario del Consiglio

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'elezione di un Segretario del Consiglio. Il Gruppo Federalista Autonomista sardo, non rappresentato nell'Ufficio di Presidenza, ha chiesto ai sensi del secondo comma dell'articolo 4 del Regolamento interno, che si proceda all'elezione di un Segretario. L'ufficio di Presidenza, secondo il dettato del terzo comma dell'articolo 4, ha deliberato di accogliere tale richiesta in quanto legittima e regolarmente espressa. Il Consiglio può pertanto procedere alla relativa votazione. Ricordo che ciascun consigliere può scrivere sulla scheda un solo nominativo, risulterà eletto il consigliere che, essendo iscritto al Gruppo Federalista-Autonomista Sardo, otterrà il maggior numero di voti. A parità di voti risulterà eletto il più anziano d'età.

Votazione a scrutinio segreto per schede

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, per l'elezione di un Segretario.

Invito i Segretari Mancha e Oscar Cherchi a procedere alla chiama.

(Seguono la votazione e lo spoglio delle schede.)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 72

votanti 71

astenuti 1

maggioranza 36

schede bianche 24

schede nulle 1

Hanno ottenuto voti: Serra Salvatore, 45.

Viene pertanto proclamato eletto Segretario: Serra Salvatore.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancareddu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Capelli - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini -Dedoni - Diana - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo -Floris Vincenzo - Giagu - Giorico - La Spisa - Ladu - Lai -Lanzi - Licandro - Licheri - Liori - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Milia - Murgioni - Oppi - Orrù - Pacifico - Petrini - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Pittalis - Porcu - Randazzo - Rassu - Sabatini - Salis - Sanciu - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Soru - Spissu - Uggias -Vargiu.

Si è astenuto il consigliere: Floris Mario.)

I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 20 e 29.



Allegati seduta

CXXXVII Seduta

Mercoledi' 17 Novembre 2005

Presidenza del Presidente SPISSU

INDICE

La seduta è aperta alle ore 16 e 27.

SANNA MATTEO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 18 Ottobre 2005 (132), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Artizzu, Cassano, Gallus, Gessa, Moro e Scarpa hanno chiesto congedo per la seduta del 17 novembre 2005. Poiché non ci sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:

"Disciplina delle attività estrattive". (183)

(Pervenuto l'11 novembre 2005 ed assegnata alla sesta Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

Caligaris - Ibba:

"Istituzione di centri antiviolenza e case di accoglienza per donne e minori maltrattati". (184)

(Pervenuta il 15 novembre 2005 ed assegnata alla settima Commissione.)

Barracciu - Corrias - Caligaris - Cerina - Cocco - Lanzi - Lombardo - Sanna Simonetta:

"Norme per l'istituzione di centri antiviolenza e case di accoglienza per le donne vittime di violenze". (185)

(Pervenuta il 15 novembre 2005 ed assegnata alla settima Commissione.)

Sanciu - Cuccu Franco Ignazio - Murgioni - La Spisa - Ladu - Diana - Pili:

"Disciplina nel settore della difesa del suolo e della gestione delle risorse idriche". (186)

(Pervenuta il 26 ottobre 2005 ed assegnata alla quarta Commissione.)

Risposte scritte ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione Amadu sull'iter dei progetti dell'Anas per la messa in sicurezza dell'incrocio della strada statale 131 con la strada camionale Sassari-Porto Torres-Alghero in località Tingari di fronte al parco di Monserrato". (324)

(Risposta scritta in data 15 novembre 2005.)

"Interrogazione Diana sui ritardi nella erogazione degli indennizzi per i danni causati dalla fauna marina protetta". (341)

(Risposta scritta in data 15 novembre 2005.)

"Interrogazione Cherchi Oscar sul rinnovo del CIRL del personale dell'ente foreste della Sardegna e sulle mancate assunzioni nei nuovi cantieri". (349)

(Risposta scritta in data 15 novembre 2005.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

SANNA MATTEO, Segretario:

"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla grave crisi del comparto agro-pastorale". (384)

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sulla competenza amministrativa dell'Unità organizzativa CRFP di Bosa". (385)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

SANNA MATTEO, Segretario:

"Interpellanza Liori - Diana - Artizzu - Moro - Sanna Matteo sull'imminente ventilata nomina del manager dell'Azienda ospedaliera "Brotzu" di Cagliari". (132)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni che sono pervenute alla Presidenza.

SANNA MATTEO, Segretario:

"Mozione Caligaris - Ibba -Atzeri sulla possibilità di utilizzare la pillola RU486 per l'interruzione di gravidanza, nelle strutture sanitarie sarde, in alternativa all'intervento chirurgico". (51)

"Mozione Sanna Matteo - Artizzu - Liori - Moro sulla opportunità di vietare la sperimentazione della pillola abortiva (RU486)". (52)

Svolgimento di interpellanze

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'interpellanza numero 127/A. Se ne dia lettura.

SANNA MATTEO, Segretario:

Interpellanza Capelli - Oppi - Cappai - Amadu - Biancareddu - Cuccu Franco Ignazio - Randazzo sulla nomina del dottor Gino Gumirato a direttore generale della ASL n. 8 e sulla violazione del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni e integrazioni.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- il dottor Gino Gumirato è stato nominato direttore generale della ASL n. 8 di Cagliari con deliberazione n. 16/2 dell'11 aprile 2005;

- con delibera n. 1137 del 27 aprile 2005, della ASL n. 8, si da atto della stipula del contratto avvenuta in data 18 aprile 2005 tra la Regione autonoma della Sardegna e lo stesso dottor Gino Gumirato;

- l'articolo 2 del contratto di cui sopra recita testualmente:"…..il dottor Gino Gumirato si impegna a svolgere, con impegno esclusivo a favore dell'azienda, le funzioni di direttore generale stabilite dal decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modifiche e integrazioni, nonché dalla legge regionale n. 5 del 1995";

- all'articolo 7 dello stesso contratto si legge:"….il contratto è risolto, con conseguente decadenza dall'incarico, nei seguenti casi:….punto d)….quando ricorrano gravi motivi….o in caso di violazione di legge";

CONSIDERATO che il dottor Gino Gumirato risultava ricoprire il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione della società "Cittadella socio sanitaria di Cavarzese srl" all'atto della sottoscrizione del contratto con la Regione autonoma della Sardegna e fino al 19 settembre 2005;

VERIFICATI i commi 7, 8 e 10, dell'articolo 3 bis del decreto legislativo n. 502 del 1992 che testualmente recitano:

- comma 7:"quando ricorrono gravi motivi o in caso di violazione di legge o…";

- comma 8:"…il rapporto di lavoro del direttore generale, del direttore amministrativo e del direttore sanitario è esclusivo…";

- comma 10:"la carica di direttore generale è incompatibile con la sussistenza di altro rapporto di lavoro, dipendente o autonomo",

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per conoscere:

1) se intendono dare immediato corso alla rimozione dalla carica di direttore generale della ASL n.8 di Cagliari del dottor Gumirato;

2) se intendano farsi carico delle proprie responsabilità per non aver vigilato sulla correttezza e veridicità degli atti amministrativi posti in essere all'atto della stipula del contratto tra la Regione autonoma della Sardegna e lo stesso dottor Gumirato. (127)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza ha facoltà di illustrarla.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, vorrei chiederle, se è possibile, considerato che l'interpellanza è abbastanza chiara, di poter non illustrare l'interpellanza e utilizzare in sede di replica il tempo destinato all'interpellanza.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, con le argomentazioni che riporterò di seguito dimostrerò che non vi è stata da parte del dottor Gumirato alcuna violazione del disposto dell'articolo 2 del contratto con il quale lo stesso ha assunto l'incarico di direttore generale della azienda ASL 8 di Cagliari e che pertanto non sussistono i presupposti per la rimozione dall'incarico.

Occorre premettere alcune considerazioni di carattere generale relative alla questione in esame. Il dottor Gumirato, prima della nomina a Direttore Generale della azienda ASL di Cagliari, era Direttore Amministrativo della Azienda Unità locale e socio sanitaria (ULSS) numero 14 di Chioggia, della regione Veneto. La legislazione vigente, in particolare l'articolo 9 bis del decreto legislativo numero 502 del '92, così come novellato dall'articolo 10 del decreto legislativo numero 229 del '99, prevede la possibilità per le Regioni e le Province autonome di sperimentare nuovi modelli gestionali che realizzino forme innovative di collaborazione tra le strutture del servizio sanitario nazionale e i soggetti privati, anche attraverso la costituzione di società miste a capitale pubblico-privato, società che sono strumentali alle aziende sanitarie che forniscono servizi alla popolazione.

Queste sperimentazioni gestionali sono realizzate attraverso l'adozione di un programma di sperimentazione che è adottato dalla Regione o dalla Provincia autonoma, motivando le ragioni di convenienza economica del progetto gestionale, di miglioramento della qualità dell'assistenza e di coerenza con le previsioni del piano sanitario regionale, oltre che evidenziando gli elementi di garanzia.

La Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le Regioni e le Province autonome, verifica annualmente i risultati conseguiti all'interno di queste sperimentazioni gestionali, sia sul piano economico sia su quello della qualità dei servizi. E' da tenere presente che, al di fuori di questi programmi di sperimentazione gestionale specificamente previsti dalla normativa in vigore, è fatto divieto alle aziende del servizio sanitario nazionale di costituire società di capitali aventi per oggetto sociale lo svolgimento di compiti di tutela della salute dei cittadini. Quindi la sperimentazione gestionale è espressamente prevista dalla normativa in vigore e l'Azienda Unità Locale e Socio Sanitaria di Chioggia, in ragione di tale possibilità, ha predisposto un progetto di sperimentazione gestionale pubblico-privato che è stato approvato con delibera della Giunta della Regione Veneto numero 880 del 26 marzo 2004.

Il capitale sociale di questa società mista, società che è stata denominata Cittadella Socio Sanitaria di Cavarzere, costituita in attuazione della delibera della Regione Veneto, è per il 51 per cento di proprietà dell'azienda ASL, per l'1 per cento di proprietà del Comune di Cavarzere, per la restante parte, quindi minoritaria, del 48 per cento, attribuita ad un socio privato che è stato individuato per altro con procedura di evidenza pubblica. L'oggetto della società, come è facilmente desumibile dallo Statuto approvato con deliberazione del direttore generale della azienda sanitaria, è specificamente quello di attuare la delibera della Giunta della Regione Veneto, e in particolare di provvedere alla parziale riconversione della struttura ospedaliera, ex ospedale di Cavarzere, in funzione della realizzazione e della gestione di un centro poli-ambulatoriale, di una comunità terapeutica e di una struttura residenziale per disabili.

Il motivo principale del ricorso al modello gestionale da parte della Regione Veneto è stato la necessità della Azienda sanitaria di Chioggia di reperire capitale per l'adeguamento delle strutture sanitarie oltre che l'utilizzo di competenze gestionali proprie di partner privati. Pertanto, vista la natura e lo scopo di questa società mista - si ricorda costituita sulla base di una espressa previsione normativa - l'Azienda sanitaria numero 14 di Chioggia si è riservata la supervisione della sperimentazione gestionale, che ha durata massima di tre anni in base alla legge, attraverso la prerogativa fissata in norma dallo statuto di nominare tre dei cinque membri del consiglio di amministrazione tra cui il presidente. La necessità di disporre del controllo del modello adottato ha infatti indotto l'azienda di Chioggia a nominare, in qualità di presidente della società mista, un dirigente della stessa azienda sanitaria, per l'occasione individuato nel direttore amministrativo, come emerge dalla deliberazione di nomina.

Quindi il dottor Gumirato, in quella sperimentazione gestionale, è stato nominato in quanto direttore amministrativo della azienda di Chioggia. Il presidente all'interno della società mista rappresenta quindi l'azienda sanitaria, il dottor Gumirato è stato pertanto nominato solo ed esclusivamente in quanto già direttore amministrativo della azienda sanitaria partecipante, tanto è vero che non ha percepito alcun compenso economico, né alcun gettone di presenza a termini di statuto, perché la partecipazione alle riunioni del consiglio di amministrazione rientrava nell'incarico dirigenziale ricoperto.

Dal momento in cui il dottor Gumirato ha cessato di essere il direttore amministrativo della azienda veneta sono venuti meno il presupposto e la legittimazione a ricoprire la carica e pertanto è decaduto. Nel primo consiglio di amministrazione utile dopo la nomina che è stata fatta da parte della Regione Sardegna, Gumirato decade dalla carica e agisce in regime di prorogatio,fino alla nomina del nuovo presidente al fine di non paralizzare l'attività di una società strumentale dell'azienda sanitaria destinata ad erogare un servizio pubblico.

L'azienda sanitaria di Chioggia ha provveduto ad individuare al suo interno un nuovo Presidente nella persona dell'attuale direttore dei servizi sociali; ciò è ulteriore riprova del rapporto tra azienda sanitaria e società mista. Il dottor Gumirato, dopo la nomina a direttore generale dell'azienda di Cagliari, non ha posto in essere alcun atto, non ha assunto alcuna decisione all'interno della società. In data 8 settembre 2005, il Direttore Generale dell'Azienda 14 di Chioggia ha provveduto a nominare un nuovo presidente accettando le dimissioni del dottor Gumirato. Pertanto la pretesa situazione di incompatibilità, ancorché insussistente, è stata rimossa.

Occorre infine ricordare che la normativa preclude la contestuale sussistenza di altro rapporto di lavoro dipendente o autonomo, ai sensi del comma 10 dell'articolo 3 bis del decreto legislativo numero 502 del '92. Il contratto individuale che è stato stipulato dalla Regione Sardegna con il dottor Gumirato prevede che quest'ultimo si obblighi a svolgere con impegno esclusivo a favore dell'azienda le funzioni di Direttore Generale. Nessuna norma né espressamente, né in virtù della ratio sottesa alla disciplina vigente, fa ravvisare elementi di incompatibilità nel caso in cui il Direttore Generale ricopra una carica in una società mista come quella del caso di specie, che è un caso del tutto particolare. Ciò che la legge vieta è l'instaurazione di un rapporto caratterizzato da stabilità, da obblighi costanti e continuativi data la rilevanza, consistenza e responsabilità...

PRESIDENTE. Assessore, chiedo scusa, le volevo dire che il tempo dedicato...

OPPI (U.D.C.). Si può candidare alle elezioni regionali. Ha detto un sacco di corbellerie e comunque ha parlato per dieci minuti.

PRESIDENTE. Non sono dieci, onorevole Oppi, e sto invitando…

DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Ho finito, le questioni sostanziali le ho illustrate.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli per dichiarare se è soddisfatto.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, Presidente della Giunta, Assessori e colleghi. Mi rivolgo a lei, Presidente del Consiglio, perché ritengo che in questi minuti sia stata consumata una grave offesa all'intelligenza minima dei rappresentanti eletti in quest'Aula, e mi rivolgo al Presidente della Giunta, al quale più volte ho chiesto cortesemente e con spirito collaborativo, che in questo Consiglio e nell'amministrazione regionale venisse ristabilito lo stato di diritto. Credo che sia superfluo spiegare cos'è lo stato di diritto in questa sede, perciò vado oltre.

Le risposte fornite dall'Assessore esulano da quanto richiesto in questa interpellanza. Nessuno ha chiesto a che titolo il dottor Gumirato è stato nominato direttore amministrativo della U.L.S.S. di Chioggia; nessuno ha chiesto a che titolo è stato nominato presidente della S.r.l. Cittadella Socio Sanitaria di Cavarzere, nessuno ha chiesto questo e messo in dubbio che il dottor Gumirato avesse titoli e merito per assolvere a questi ruoli. Lei però, Assessore, non può stravolgere i codici amministrativi e le leggi della Repubblica Italiana e della Regione Autonoma della Sardegna, così come lei non può interpretare queste leggi; esula dal suo ruolo e del suo compito.

Il dottor Gumirato, persona che non conosco, tra l'altro non mi permetterei, anche conoscendolo, di esprimere giudizi sulla sua professionalità, il 18 aprile 2005 ha sottoscritto un contratto con la Regione Autonoma della Sardegna in stato di incompatibilità. Il decreto legislativo numero 502, al comma 10, infatti recita: "la carica di direttore generale è incompatibile con la sussistenza di altro rapporto di lavoro dipendente o autonomo". L'incompatibilità non è legata al fatto che il dottor Gumirato faccia parte di un'azienda mista o altro, ma alla circostanza che sia amministrazione di una società di capitali; una società a responsabilità limitata. E non è rilevante poiché vi sia incompatibilità che il socio amministratore, Presidente o quant'altro, percepisca un rimborso; non è detto la natura onerosa o gratuita dell'incarico che fa scattare la preclusione.

Per cui poco importa che il dottor Gumirato abbia prestato la sua professionalità a questa S.r.l., per volontariato o per altri motivi, sta di fatto che fino al 19 settembre del 2005, perciò per sei mesi, il dottor Gumirato era amministratore, presidente del consiglio di amministrazione di una società a responsabilità limitata e contestualmente sottoscriveva un atto pubblico con la Regione autonoma della Sardegna dove dichiarava, anche nell'allegato sottoscritto, che mi auguro abbiate fatto sottoscrivere, di trovarsi in stato di compatibilità prestando esclusivamente la sua opera - così come previsto tra l'altro dal decreto legislativo numero 502 - a favore della Regione autonoma della Sardegna.

Non è vero, mi permetta - non so perché lei abbia sostenuto questa tesi - che il dottor Gumirato sia decaduto - cerco di usare termini più corretti possibili - gli atti dicono che non è così. C'è stato un consiglio di amministrazione della S.r.l. Cittadella Socio-Sanitaria di Cavarzere, che a seguito delle dimissioni del dottor Gumirato ha nominato il nuovo presidente del consiglio di amministrazione. Questa non si chiama decadenza, anche perché nello statuto della Cavarzere non è prevista la decadenza in questi casi, perciò è inesatto quello che lei sostiene, perché gli atti dimostrano diversamente.

Di fatto il dottor Gumirato ha sottoscritto il falso quando ha dichiarato nell'allegato di non essere nello stato di incompatibilità, e cioè di non essere legato da altro rapporto di lavoro dipendente e/o autonomo con altra società di capitale, e per sei mesi è rimasto in questo stato di incompatibilità, fino al 19 settembre (atto pubblicato dalla Camera di Commercio, perciò presumibilmente antecedente di almeno trenta giorni). Prendo atto allora che per i cinque mesi precedenti era in stato di incompatibilità.

Cosa vuol dire questo, anche per comprendere di che cosa stiamo parlando? Vuol dire che non stiamo salvaguardando uno stato di diritto. Voi, a mio avviso, fareste bene a invitare il direttore Gumirato a dimettersi, per poi rinominarlo. Oggi la causa di incompatibilità è stata rimossa proprio a causa delle sue dimissioni dalla S.r.l.. Chi vi vieta di rinominarlo? L'avete fatto tante volte, avete nominato, avete rettificato la nomina, l'avete riproposta. E' già successo in questa Giunta più volte, rifatelo anche questa volta.

Quello che mi stupisce è che non ci sia stata una corretta vigilanza. Certo, c'è l'autodichiarazione, c'è l'allegato sottoscritto dal dottor Gumirato. Qui non ci troviamo in un'assise giudiziaria, qui stiamo sollevando problemi politici; lungi da me provocare l'intervento di altre eventuali istituzioni per l'espressione di giudizi di tipo diverso. Io chiedo lo stato di diritto e insisto su questo. Stato di diritto da lei calpestato in questo caso e in tanti altri casi inerenti alla sua gestione, ma di casi simili ormai ne sono piene le cronache.

Per quanto riguarda invece l'aspetto politico le cronache si sono ulteriormente arricchite nell'ultimo momento. Lei ha esposto la Sardegna a una scelta che non capisco da che cosa derivi; la ricollego alla sua totale insensibilità alle regole, alle regole che disciplinano il suo mandato, e mi auguro che il Presidente - che è garante di tutti, sempre che lo sia - possa verificare e intervenire. L'ultima è l'uscita di ieri, sicuramente studiata a tavolino, sulla pillola abortiva. Non so chi le dia l'autorizzazione a esporre a questa scelta la Sardegna: quella è una scelta che può fare lei nel suo privato, ma prima di esporre la Sardegna e questo Consiglio avrebbe fatto bene a provocare quanto meno una discussione e un confronto.

Non entro nel merito del provvedimento, ma entro nel merito del metodo del provvedimento, e sicuramente questo fa parte del suo metodo e di tutto il suo...

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, il suo tempo è scaduto.

CAPELLI (U.D.C.). No, il mio tempo non è scaduto e non le consento...

PRESIDENTE. Sono io che non le consento.

CAPELLI (U.D.C.). Io sto raddoppiando il tempo di prima.

PRESIDENTE. Sì, sì, sempre cinque sono, onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, mi dà fastidio.

PRESIDENTE. Le ho concesso lo stesso tempo...

CAPELLI (U.D.C.). Io capisco che le possa dar fastidio che io continui a parlare, come è sua abitudine.

PRESIDENTE. Non deve commentare; la sto invitando a concludere il suo intervento.

CAPELLI (U.D.C.). Io chiedo al Presidente e all'Assessore di rivedere le loro posizioni onde evitare un proseguimento della questione, che comporterebbe una spendita di risorse finanziarie, come già sta avvenendo; purtroppo siete maestri nel pagare doppi consigli di amministrazione. Il caso SFIRS è emblematico, ma ce ne sono altri, per non parlare del problema delle consulenze. Perciò invece di sperperare i denari della Sardegna la prego e la invito a rivedere le sue posizioni. Nel caso non ci sia una presa d'atto di questo genere trasformerò l'interpellanza in mozione.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli. Lei aveva a disposizione cinque minuti e ha parlato per dieci minuti.

(Interruzione del consigliere Capelli)

PRESIDENTE. No, sono sempre cinque, onorevole Capelli, non sono cinque più cinque.

CAPELLI (U.D.C.). Il gioco delle tre carte lo faccia da un'altra parte!

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, qua con giochiamo.

OPPI (U.D.C.). L'ha chiesto prima!

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Oppi, il Regolamento prevede cinque minuti divisi tra illustrazione e dichiarazione.

CAPELLI (U.D.C.). Lo doveva dire prima.

PRESIDENTE. L'ho detto prima, onorevole Capelli, e comunque dovrebbe conoscere il Regolamento.

CAPELLI (U.D.C.). "Questa vince e questa perde". Lo faccia da un'altra parte il gioco delle tre carte!

PRESIDENTE. Lo faccio qui e non faccio il gioco delle tre carte. Questo se lo tenga per sé, eventualmente in un'altra sede. Andiamo avanti.

OPPI (U.D.C.). Parleremo quanto ha parlato la dottoressa Dirindin!

CAPPAI (U.D.C.). Ha parlato per nove minuti.

PRESIDENTE. E dieci minuti l'onorevole Capelli, esattamente questo, onorevole Cappai. Andiamo avanti.

Segue l'interpellanza numero 117. Se ne dia lettura.

SANNA MATTEO, Segretario:

Interpellanza Biancareddu - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Amadu - Randazzo - Capelli - Oppi sulla nomina dei componenti delle commissioni di selezione degli allievi da ammettere ai corsi di qualificazione per operatori socio sanitari.

I sottoscritti,

VISTO il bando di selezione, pubblicato in data 16 luglio 2005, concernente il finanziamento di corsi di qualificazione per operatore socio sanitario a favore di disoccupati in cui si prevede che la selezione degli allievi da ammettere alla frequenza dei corsi sarà effettuata presso ciascuna sede territoriale da una commissione composta da due rappresentanti dell'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale, da due rappresentanti dell'Assessorato regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale e da due rappresentanti dell'organismo gestore del corso;

VISTA la determinazione dell'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale n. 2310 del 25 luglio 2005, con la quale sono stati nominati i componenti della commissione di selezione di cui sopra, dando attuazione a quanto previsto dal bando;

RICORDATO che la Giunta regionale e, in particolare, l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale, Nerina Dirindin, ha più volte evidenziato la necessità di una netta separazione tra sanità e politica;

CONSIDERATO che alcuni fra i componenti ricoprono anche incarichi politici, si veda il caso più eclatante della scelta a Carbonia di un rappresentante che già svolge il ruolo di assessore comunale dello stesso comune,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere se le scelte sono state fatte per scarsa conoscenza dei ruoli che alcuni rappresentanti ricoprono o se ci troviamo di fronte ad una inversione di tendenza rispetto a quanto da sempre proclamato. (117)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori ha facoltà di illustrarla. Onorevole Oppi, ricordo che ha diritto a cinque minuti tra l'illustrazione e la dichiarazione di soddisfazione o insoddisfazione.

OPPI (U.D.C.). Parlerò quanto ha parlato la dottoressa Dirindin. Non può a suo uso e consumo stabilire due pesi e due misure.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Oppi, chiedo scusa per aver consentito all'assessore Dirindin di parlare per un tempo maggiore di quello consentito dal Regolamento. Analogo trattamento è stato riservato all'onorevole Capelli, adesso è opportuno ripristinare il rispetto della norma.

OPPI (U.D.C.). Io non sono spurio, parlo quanto gli altri.

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, parliamo quanto il Regolamento prescrive e non è...

OPPI (U.D.C.). Io posso anche non parlare, lei faccia la persona corretta in quest'Aula.

PRESIDENTE. Appunto, e siamo corretti.

OPPI (U.D.C.). Non mi sembra, poi le citerò…

PRESIDENTE. Prego, onorevole Oppi.

CAPPAI (U.D.C.). Oggi il primo punto all'ordine del giorno era un altro. Lei se ne è dimenticato perché non c'era la maggioranza in aula. Questo per essere chiari.

OPPI (U.D.C.). Posso cominciare? Non calcolatemi anche il tempo delle interlocuzioni, perché poi vi facciamo pagare anche questo.

Detto questo, passiamo all'oggetto dell'interpellanza. In data 16 luglio 2005 è stato pubblicato un bando di selezione concernente il rinanziamento di corsi di qualificazione per operatori sociosanitari. Ebbene, siccome ho notato alcune anomalie nella composizione della Commissione che deve selezionare gli allievi da ammettere ai corsi, ho chiesto se si trattasse di una distrazione. Mi riferisco, in particolare, alla presenza di alcuni politici all'interno di questi organi

La logica che muove la dottoressa Dirindin - lo ricorda a ogni piè sospinto - è infatti che bisogna evitare ogni commistione tra sanità e potere politico. Cito l'esempio - uno tra tanti - di una sua "esternazione" datata domenica 19 dicembre: "Stiamo lavorando per liberare la sanità sarda dalla presenza opprimente della politica". Dalla cacciata del professor Casula, sostituito senza giustificati motivi, persona degna, cacciato via, figlio di un rettore dell'università di Cagliari, un luminare in Sardegna, o tanti altri, non c'è posto all'interno delle A.S.L., di sottogoverno delle A.S.L. il cui titolare non risponde ad una precisa appartenenza politica. Allora mi sono permesso di chiederle se si è trattato di un errore. Glielo avrei chiesto stamattina se fosse venuta in Commissione, ma era impegnata.

Dopo alcuni giorni dalla presentazione della nostra interpellanza, che è del 7 settembre, ha risposto che nella Commissione non sono presenti né politici né sindacalisti (questi ultimi, peraltro, non menzionati nella interpellanza). Gradirei allora che lei mi dicesse se io ho sbagliato nel leggere i nomi, oppure se vi è stata mancanza di informazione. Lei non può sapere esattamente chi sono le persone, certamente qualcuno le avrà fornito qualche nome, ma qualche errore c'è se il vicesindaco di Carbonia faceva parte di una commissione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Assessore, le ricordo che ha cinque minuti di tempo.

DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Grazie, Presidente, mi scuso per aver approfittato prima della loro cortesia; sarò rapida. Come l'onorevole Oppi sa, due membri di queste commissioni sono nominati attraverso segnalazione della Direzione generale dell'Assessorato, il quale aveva verificato che fossero in possesso dei requisiti professionali adeguati. Successivamente, in data antecedente alla sua interpellanza, l'Assessorato, venuto a conoscenza dell'errore, dovuto a un fatto del tutto casuale, chiedeva all'Assessorato del lavoro di sospendere le commissioni e di attendere la nomina di nuovi commissari. Cosa che è stata fatta in data 7 settembre, quando sono stati comunicati i nominativi di coloro che dovevano sostituire quelle persone che lei giustamente aveva indicato come non rispondenti a questi criteri.

Quindi gli inconvenienti lamentati erano veri, si erano verificati per mera casualità, certamente dovuti anche a scarsa conoscenza dei ruoli rivestiti da alcuni componenti inizialmente designati. Questi sono stati comunque immediatamente sostituiti e il fatto ormai non sussiste più.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi.

OPPI (U.D.C.). Io gradirei che il Presidente della Giunta e l'Assessore Dirindin avessero copia di quello che adesso dirò. Sino a quando lei, assessore Dirindin, ci risponde così garbatamente possiamo anche essere d'accordo, ma che lei, come ha fatto in altre circostanze dica: "Non esiste il problema" (l'ha detto anche agli organi di stampa) non possiamo accettarlo.

In data 25 luglio è stata emanata la determinazione numero 2310. La determinazione, come lei sa, la emana l'Assessore competente, nel caso di specie l'Assessore del lavoro, e in questa determinazione del 25 luglio compaiono figure politiche o amici di politici. In data 30 agosto questi nomi sono ancora all'interno della determinazione successiva, sempre dell'Assessore del lavoro. Nella determinazione del 22 settembre finalmente i nomi vengono cambiati. Ma io non mi posso basare sulle sue telefonate, io mi devo basare sui dati obiettivi, ce un'altra determinazione del 5 ottobre, ulteriormente modificata, per altre figure dall'Assessorato del lavoro.

Sono questi i documenti. Io come consigliere, siccome c'è scarsa informazione, vengo a sapere e verifico che in commissione sono presenti figure politiche. Sulla base del "Dirindin pensiero", che afferma che non bisogna metterci politici, mi meraviglio. Presento una interpellanza e, dopo due giorni, dottoressa Dirindin, mi sento dire: "Non ci sono". Dopo due giorni c'erano, perché, sì, lei avrà telefonato, ma io non devo captare telefonate. Io so che il provvedimento sostitutivo è quello del 22 settembre, cioè diciotto giorni dopo la nostra interpellanza. Quindi avrei preferito che lei avesse detto: "C'è stato un errore materiale ma abbiamo provveduto a correggerlo", ma se dice che non ci sono non mi va bene.

Le cito un altro esempio, che non ho citato in altra circostanza. Quando il 29 dicembre dell'anno scorso le ho rivolto un'interpellanza relativamente al fatto che non era stato dato incarico alle A.S.L di provvedere tempestivamente per avere la disponibilità dal 1° gennaio presso i presidi di guardia medica delle guardie giurate, in modo da evitare il ripetersi di episodi come quello successo alla dottoressa Zedda, lei praticamente non ha fatto niente. In data venerdì 31 dicembre, su mia sollecitazione, lei ha ricevuto una telefonata dal Prefetto di Cagliari e attraverso questo è stato inviato dal dottor Girau, direttore dell'Assessorato alle ore 14 e 28 un fonogramma. Dopo due giorni si risponde a me dicendo: "E' tutto regolare, avevo provveduto".

Allora, se ci guardiamo negli occhi e riconosciamo che talvolta ci possono essere disattenzioni, ci possono essere carenze di vario tipo da parte dei funzionari eccetera, io posso anche essere d'accordo, però rispondere: "E' tutto fatto", perché il sottoscritto si è fatto carico di intervenire anche presso le sedi istituzionali per evitare che si potessero verificare inconvenienti, non mi sembra corretto. Quando il 31 dicembre, alle ore 14 e 28, è stato inviato il fonogramma di cui le faccio copia, non c'era nessuno nelle ASL. Se il giorno successivo, che era sabato, 1° gennaio, o il 2 gennaio, che era domenica, si fosse verificato un omicidio, come avvenuto in precedenza, di chi sarebbe stata la responsabilità? Lei l'ha eliminata con quel fax, che però non ha ricevuto nessuno.

Quindi, io accetto tutto, certamente lei non era a conoscenza di questo problema, lei non poteva sapere nome, cognome, indirizzo di chicchessia, però di fatto avere sempre la risposta (quasi che noi fossimo millantatori e gli altri uomini perfetti) ci irrita un po', perché sembra quasi che abbiamo sbagliato. Noi abbiamo i documenti e i documenti dicono questo. Non ci possiamo che basare su di essi. La competenza è sua; non voglio neanche dirle che la dottoressa Salerno, che ho incontrato casualmente in una conferenza, mi ha detto: "Ho più volte sollecitato, ho persino avvertito questo". Ma non voglio entrare nel merito, io dico che il problema è risolto, bastava una dichiarazione più puntuale e avremmo evitato anche questa interpellanza, che discussa oggi appare anche fuori luogo.

Discussione della mozione Floris Mario - La Spisa - Oppi - Diana - Vargiu - Ladu - Amadu - Artizzu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Gallus - Licandro - Liori - Moro - Murgioni - Petrini - Pisano - Sanciu - Sanna Matteo - Sanjust - Randazzo sull'applicazione e sull'adeguamento della normativa vigente in materia di entrate della Regione autonoma della Sardegna e sul rapporto Stato-Regione per la definizione del contenzioso in essere, con richiesta di convocazione straordinaria del consiglio regionale ai sensi e per gli effetti del comma 2 dell'articolo 54 del Regolamento (49)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 49. Se ne dia lettura.

SANNA MATTEO, Segretario:

Mozione Floris Mario - La Spisa - Oppi - Diana - Vargiu - Ladu - Amadu - Artizzu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Gallus - Licandro - Liori - Moro - Murgioni - Petrini - Pisano - Sanciu - Sanna Matteo - Sanjust - Randazzo sull'applicazione e sull'adeguamento della normativa vigente in materia di entrate della Regione autonoma della Sardegna e sul rapporto Stato-Regione per la definizione del contenzioso in essere, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio regionale ai sensi e per gli effetti del comma 2 dell'articolo 54 del regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

VISTO l'ordine del giorno n. 17 del 20 luglio 2005, con il quale è stata approvata la risoluzione n. 3 della Terza Commissione sulle entrate della Regione e il relativo allegato;

TENUTO CONTO delle ultime notizie stampa sull'incontro Governo-Regione;

RICORDATO che:

- con la Legge 13 aprile 1983, n. 122, è stato modificato l'originario regime delle entrate della Regione sarda;

- a distanza di quasi un ventennio si impone l'esigenza di una riforma della normativa sulle entrate regionali della Sardegna sia perché i decreti attuativi della Legge 23 dicembre 1996, n. 662 hanno introdotto rilevanti modifiche in materia fiscale, sia perché, anche a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, è stato avviato un ampio processo di decentramento di competenze dello Stato alle Regioni e alle autonomie locali, da attuarsi mediante il federalismo fiscale solidale;

- nel frattempo il regime delle entrate delle Regioni ordinarie ha subito importanti modificazioni: il decreto legislativo n. 56 del 18 febbraio 2000, attuativo della Legge n. 133 del 1999, ha attribuito alle Regioni ordinarie, a decorrere dal 2001, la potestà di incrementare l'addizionale regionale sull'IRPEF fino all'1,4 per cento, ha elevato la quota di compartecipazione delle medesime all'accisa sulla benzina da 242 a 250 lire al litro e soprattutto ha istituito in quota fissa una compartecipazione all'IVA pari al 25,7 per cento;

- le entrate della Regione autonoma della Sardegna restano, invece, ancorate al regime previgente basato prevalentemente sulle compartecipazioni ai tributi erariali, previste in quota fissa dalle lettere a), b), c), d), e), f) dell'articolo 8 dello Statuto, come modificato dalla citata Legge n. 122 del 1983, e in quota variabile dalla lettera g);

- sono venuti emergendo diversi limiti intrinseci al sistema vigente delle entrate regionali, con particolare riferimento alla compartecipazione ai tributi erariali;

PRECISATO, in proposito, come rilevato nella risoluzione sopraccitata della Terza Commissione consiliare, che:

a) un primo ambito di problemi riguarda la compartecipazione all'IRPEF e all'IRPEG, riscosse nel territorio della Regione, spettante alla Sardegna nella misura dei sette decimi (lettera a) dell'articolo 8 dello Statuto):

1) la misura di compartecipazione, come è noto, è inferiore a quella attribuita ad altre Regioni speciali, quali la Sicilia, che percepisce la totalità del tributo, la Valle d'Aosta e le Province Autonome di Trento e Bolzano, le quali vi partecipano per i 9/10;

2) in ordine alla individuazione della stessa base imponibile si sono consolidati interpretazioni e comportamenti restrittivi delle amministrazioni finanziarie, derivanti in particolare dal dettato normativo che fa letteralmente riferimento al gettito "riscosso" e non a quello prodotto nell'isola;

3) nel 1996, a conclusione di un lungo pregresso contenzioso, la Regione ha ottenuto che la norma venisse correttamente applicata in relazione al gettito IRPEF versato dai dipendenti delle imprese industriali e commerciali operanti in Sardegna, ma aventi sede legale nel continente; è rimasto, invece, aperto il problema relativo alla quota IRPEF derivante dalla ritenuta alla fonte sui redditi dei dipendenti delle amministrazioni civili e militari dello Stato e dei pensionati INPS, le cui ritenute vengono operate nel Lazio; si aggiunga che le disposizioni ministeriali escludono una compartecipazione regionale al gettito erariale derivante da interessi di mora per ritardati pagamenti da parte dei contribuenti, nonché a quello derivante dall'applicazione di pene pecuniarie e sovrattasse; ancora, dai gettiti compartecipati dalla Regione vengono annualmente detratti i 7/10 dei rimborsi IRPEF ed IRPEG operati in favore dei contribuenti residenti in Sardegna dagli uffici statali, addebitando così alla Regione anche le quote di rimborsi relative a quei contribuenti (i succitati dipendenti ministeriali e pensionati INPS) le cui ritenute alla fonte sono contabilizzate fuori Sardegna;

b) una seconda area di problemi riguarda la compartecipazione all'IVA:

1) la lettera g) dell'articolo 8 dello Statuto attribuisce alla Regione sarda una quota dell'imposta sul valore aggiunto riscossa nel territorio regionale, compresa quella relativa all'importazione e al netto dei rimborsi previsti dalle leggi agevolative, da determinarsi per ciascun anno finanziario d'intesa tra lo Stato e la Regione;

2) altre Regioni speciali hanno, invece, attribuita una quota fissa dell'IVA: la Sicilia i 10/10, le Province Autonome di Trento e Bolzano i 7/10 sugli scambi interni e i 4/10 sulle importazioni; la Valle d'Aosta i 9/10; il Friuli i 6/10 sugli scambi interni;

3) la contrattazione tra Regione e Stato sulla quota variabile dell'IVA è stata condizionata dagli organi statali alle complessive esigenze di contenimento della spesa pubblica, ciò ha prodotto continui contenziosi e conseguenti ritardi nel raggiungimento delle necessarie intese; l'entrata ha finito per attestarsi su una misura pari a circa un terzo del gettito accertato, sul quale il Ministero del Tesoro, in attuazione di un ordine del giorno approvato in Senato nel 1998, ha riconosciuto un incremento annuo non superiore al tasso d'inflazione programmata;

4) una terza area di problemi riguarda le imposte di fabbricazione, di cui alla Regione spetterebbero i 9/10 (lettera e) dell'articolo 8 dello Statuto); le norme statutarie, infatti, presupponevano che alla Regione spettasse una quota dell'imposta di fabbricazione su tutti i beni da essa gravati prodotti nell'Isola; la normativa statale dettata dalla Legge 22 dicembre 1980, n. 891 consente tuttavia il pagamento differito dell'imposta di fabbricazione al momento e nel luogo dell'immissione del prodotto nel circuito commerciale da parte del soggetto che effettua tale operazione; di conseguenza, poiché una quota rilevante di alcuni prodotti sardi - si pensi a quelli della raffinazione petrolifera - è destinata al consumo in altre Regioni d'Italia e considerato l'interesse degli operatori a differire il momento del versamento dell'imposta, il gettito interno della Regione risulta sensibilmente decurtato rispetto a quello che deriverebbe dal pagamento non differito; né da altra parte, è stata finora prevista una norma correttiva, necessaria e irrinunciabile, in quanto questo tipo di tributo deve essere attribuito esclusivamente ai territori che subiscono i disagi e i danni della produzione;

5) la sola erosione delle entrate regionali derivante dalla disapplicazione del vigente regime statutario è stata valutata dagli uffici regionali competenti in minori entrate annue pari a quattrocento milioni di euro per l'IRPEF e a non meno di seicento milioni per le imposte di fabbricazione, mentre la compartecipazione all'IVA è ben lontana dal contribuire in modo significativo alla copertura delle funzioni normali della Regione;

6) la Regione autonoma della Sardegna nel corso degli anni si è trovata progressivamente ad intervenire con propri mezzi finanziari in una situazione di crisi dell'apparato produttivo, di dilagante disoccupazione, di carenza delle principali infrastrutture, sostituendosi nell'ultimo quindicennio allo Stato, ai grandi enti nazionali, al sistema delle partecipazioni statali;

7) l'attuazione delle riforme istituzionali in senso federalistico, qualora si accompagnasse a trasferimenti di risorse statali dimensionati sulla "spesa storica" anziché sugli indici di carenza e sulle caratteristiche specifiche dell'insularità e del rapporto popolazione-territorio, potrebbe rendere del tutto impossibile garantire un livello appena sufficiente di servizi;

8) l'imminente approvazione della nuova modifica costituzionale volta a realizzare la cosiddetta "devolution" alle Regioni di materie come l'istruzione, la sanità, la pubblica sicurezza, affidandone il finanziamento principalmente alla capacità fiscale dei rispettivi territori, rischia di minare la possibilità di garantire unitariamente sull'intero territorio nazionale diritti fondamentali dei cittadini e di produrre, in particolare nelle Regioni più deboli come la Sardegna, ulteriori condizioni di sperequazione rispetto alle Regioni più sviluppate se non si attua un reale principio di federalismo solidale;

RICORDATO ancora che:

a) l'Intesa istituzionale di programma stipulata il 21 aprile 1999 tra il Governo della Repubblica e la Giunta regionale della Sardegna al punto c) dell'articolo 7 ha previsto la costituzione di un'apposita Commissione paritetica avente il compito di predisporre uno specifico Accordo di programma-quadro concernente "le proposte normative necessarie ad adeguare il complesso delle disposizioni contenute nel Titolo III dello Statuto in materia di finanze, regime tributario e doganale della Sardegna" in relazione ai seguenti obiettivi:

1) ricostituzione del livello delle entrate proprie della Regione sia attraverso la revisione delle quote di devoluzione del gettito tributario previsto dalle lettere a), b), c) e d) dell'articolo 1 della Legge 13 aprile 1983, n. 122, sia attraverso la determinazione in quota fissa della devoluzione dell'IVA di cui alla lettera g) del medesimo articolo;

2) verifica delle modalità di calcolo delle devoluzioni al fine di garantire che, tra le quote di spettanza regionale, siano comprese anche quelle afferenti redditi prodotti nel territorio della Regione che sono versate ad uffici situati fuori dal territorio regionale;

3) verifica delle condizioni per l'introduzione nel territorio regionale di misure volte a realizzare, compatibilmente con la normativa comunitaria, una zona franca fiscale finalizzata all'abbattimento del costo dei fattori produttivi;

PRECISATO altresì che l'Intesa istituzionale di programma è preceduta da uno speciale protocollo sui criteri di assegnazione delle risorse, nel quale il Governo condivide l'esigenza di dare specifico rilievo, sia ai fini della ripartizione delle risorse per le aree depresse e dei fondi comunitari, sia ai fini della territorializzazione e della regionalizzazione del bilancio dello Stato, "oltre che ai parametri rappresentativi della condizione economico-sociale, anche a parametri quali la dimensione territoriale, al rapporto popolazione-territorio e alla perifericità", parametro quest'ultimo che "nel caso della Sardegna assume particolare rilevanza in relazione alla condizione di insularità";

RICORDATO altresì che le stesse premesse dell'Intesa affermano "l'impegno a mantenere aperto il confronto per giungere alla predisposizione di specifici strumenti di attuazione dell'articolo 13 dello Statuto anche in relazione all'ipotesi che si pervenga ad un apposito provvedimento legislativo";

RICHIAMATO il contenuto del cosiddetto "studio Santoro" commissionato dalla Giunta Palomba;

CONSTATATO che finora nessuna delle previsioni dell'Intesa istituzionale di programma risulta attuata e che la Giunta regionale non ha elaborato alcuna proposta organica in materia di riforma del sistema delle entrate regionali,

impegna la Giunta regionale

a) a riferire sullo stato della vertenza con il Governo e sugli atti prodotti, sui conti effettivamente riscontrati, accertati e definiti;

b) ad adoperarsi per l'effettiva attivazione della Commissione paritetica, prevista dall'articolo 7 dell'Intesa istituzionale di programma;

c) a sottoporre al Consiglio entro un mese dall'approvazione della presente mozione, ai fini del confronto con il Governo e col Parlamento, una proposta organica di riforma del Titolo III dello Statuto basata sui seguenti obiettivi:

1) incremento delle attuali quote di compartecipazione della Regione ai principali tributi erariali e risoluzione dei problemi relativi alla definizione delle basi imponibili in relazione al criterio della spettanza dei redditi prodotti (e non semplicemente riscossi o contabilizzati) nel territorio della Regione; la misura di tale compartecipazione può essere indicata nella maggior parte dei casi, analogamente a quanto previsto per le altre Regioni speciali, intorno ai 9/10, salva verifica delle ipotesi in cui appaia più opportuna la devoluzione totale del gettito di determinate imposte alla Regione;

2) estensione (nelle misure di cui sopra) della gamma di tributi compartecipati o attribuiti come "propri", in relazione a quelli spettanti ad altre Regioni speciali e alle Regioni ordinarie (per esempio tasse automobilistiche);

3) determinazione in quota fissa della compartecipazione alla maggior parte del gettito dell'IVA;

4) piena esplicazione della potestà impositiva della Regione;

5) realizzazione, secondo quanto espressamente contemplato dall'Intesa istituzionale di programma, di una "zona franca fiscale";

6) rispetto degli specifici criteri precedentemente richiamati in ordine alle condizioni economico sociali, al rapporto popolazione territorio, alla perifericità e all'insularità, ai fini della determinazione delle risorse da attribuire alla Sardegna, ai sensi dei commi 3 e 4 del nuovo articolo 119 della Costituzione;

d) a porre in atto, di concerto con le altre Regioni meno sviluppate, ogni azione utile per assicurare che ogni processo di devoluzione di funzioni da parte dello Stato non si traduca in uno strumento di divaricazione e perché sia definito un sistema fiscale che abbia alla base la perequazione delle risorse necessarie a garantire sull'intero territorio nazionale la parità di accesso e l'uguaglianza di trattamento nei servizi alle persone e alle collettività;

e) a porre in atto ogni azione utile perché, in attesa della riduzione delle servitù militari, alla Regione Sardegna vengano riconosciute dagli stati che ne fruiscono, compensazioni finanziarie commisurate al gravame prodotto dalle stesse servitù al complessivo sistema dell'economia isolana. (49)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, non so se quella attuale sia una seduta straordinaria o ordinaria, poi il Presidente ce lo dirà, se fosse una seduta ordinaria rimrrebbe in piedi la richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio.

Io invertirò l'ordine dei miei interventi entrando subito nel merito dei problemi legati alle entrate della Regione, riservandomi in sede di replica, e dopo aver ascoltato l'intervento dei colleghi, le valutazioni di ordine politico che pure intendo esprimere. Lo faccio per due ordini di motivi: primo perché il problema delle entrate è una questione dove non si può parlare per slogan senza entrare nei particolari; secondo, perché voglio dimostrare che non serve che i venti soffino se non viene fissata prima la rotta.

La Sardegna, ormai è un dato consolidato, nel prossimo periodo di programmazione 2007-2013 - prego il Presidente della Giunta di prendere nota, perché parlare così e non trovare risposte poi è difficile, io voglio entrare nel merito degli argomenti - uscirà dall'Obiettivo 1 e sarà inserita…

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Non ho capito, mi stava suggerendo di prendere appunti?

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Non si può ricordare tutto, Presidente.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Lei non si preoccupi di me, si preoccupi di ricordarsi le sue cose!

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Lei mi insegna che su certi argomenti quando si inventa tutto si è populisti e basta, si diventa soltanto populisti, perché con le braccia conserte gli argomenti non si trattano!

Dicevo, sarà inserita tra le Regioni destinatarie dell'Obiettivo ex 2, "Competitività regionale e occupazione", e usufruirà di un sostegno transitorio con una dotazione finanziaria ad hoc. Questa collocazione produrrà un effetto che tutti conosciamo, che è la decurtazione di due terzi delle risorse finanziare della Comunità Economica europea. Conosciamo quali sono le risorse attuali, le risorse POR sono di 3.600 milioni di euro, le risorse PON di 1.830 milioni di euro, il totale del quadro comunitario di sostegno 2000-2006 è di 5.430 milioni di euro, le nuove risorse saranno di 1.330 milioni di euro con un minore introito di 4.100 milioni di euro.

L'altro elemento negativo consiste nel fatto che con le nuove risorse non si potranno finanziare gli interventi infrastrutturali nei settori dei trasporti, della viabilità e dell'energia, settori nei quali la Sardegna presenta un marcato gap di dotazione rispetto alle stesse Regioni del Mezzogiorno. L'impegno assunto dal Governo - ecco perché gli appunti, perché qui non c'è soluzione di continuità tra una Giunta e l'altra e non si può non andare perseguendo gli obiettivi che di Giunta in Giunta noi andiamo perseguendo - l'impegno assunto dal Governo con la Giunta regionale presieduta dall'onorevole Pili nel corso del negoziato sulle future politiche di coesione, era quello di surrogare le mancate risorse comunitarie con i fondi FAS, fondi aree sotto utilizzate. Tutto questo sembra caduto nel dimenticatoio o peggio ancora sembra sia stato solo un impegno tattico volto a massimizzare il flusso quantitativo di risorse comunitarie verso l'Italia.

L'approccio era un approccio chiaro, l'uscita dall'Obiettivo 1 della Sardegna e della Basilicata comporta per l'Italia una perdita di risorse europee minore di quella che si sarebbe avuta se il Governo italiano avesse negoziato con la Commissione e le altre nazioni europee privilegiando altri parametri diversi dal prodotto interno lordo pro capite calcolato in PPA, cioè a parità di potere di acquisto. Se per ipotesi il Governo italiano avesse proposto il criterio dell'insularità sancito dalla Costituzione europea come parametro aggiuntivo rispetto al prodotto interno lordo per definire le aree ammissibili dell'Obiettivo 1, gli altri Stati avrebbero preteso la considerazione di altri parametri.

Da un calcolo comparato relativo alle varie ipotesi di parametrazione delle Regioni ammissibili emergeva che l'Italia avrebbe massimizzato la propria quota di risorse europee con l'applicazione del solo criterio del prodotto interno lordo calcolato in PPA rispetto al dato medio comunitario. La ragion di Stato ha deciso di sacrificare la Sardegna nonostante la Regione si trovi ad avere un prodotto interno lordo rapportato alla media comunitaria identico a quello che ha consentito alla Sardegna di essere inserita tra le Regioni dell'Obiettivo 1 per il sessennio 2000-2006. In quel periodo il Ministro del Tesoro era Ciampi e le esigenze dell'Italia evidentemente erano diverse.

Ora veniamo a noi. Limitare la riflessione, come sta avvenendo in Sardegna, all'aspetto puramente tecnico di come massimizzare, a normativa vigente, il flusso di risorse in entrata della Regione, significa che l'amministrazione regionale deve organizzare le proprie strutture amministrative per metterle in grado di quantificare e documentare i crediti che la Sardegna ha con lo Stato e di confrontarsi con i funzionari ministeriali nonché di supportare il soggetto politico nei confronti istituzionali con il Governo nazionale.

Di fatto le strutture dell'Assessorato della programmazione e in particolare quelle del servizio delle entrate sono inadeguate alla bisogna. Presso tali strutture esiste un solo funzionario non dirigenziale, il dirigente di nomina recente non ha certamente l'esperienza pregressa per possedere una materia di notevole complessità, la Regione pertanto non è attualmente in grado di mettere in campo una squadra di esperti capaci di confrontarsi alla pari e in modo continuativo con gli Uffici del Ministero dell'Economia. Anzi io ritengo ancora di più che siano maturi i tempi per affrontare la problematica della politiche delle entrate legandole ad una rivendicazione più ampia volta a modificare le regole del gioco.

L'obiettivo è quello di definire un sistema di regole certe, ma questa certezza è possibile solo in presenza di una autonomia fiscale superiore a quella attuale. Ciò richiede un Governo regionale in grado di gestire direttamente la riscossione, la liquidazione e il controllo ispettivo di tutte le imposte riferibili nell'ambito regionale. Nei confronti dello Stato è necessario rinegoziare con forza, come pure nei confronti della Comunità Economica Europea.

Ma veniamo al quadro d'insieme. Da alcuni anni a questa parte la Giunta non presenta il dato riassuntivo che è stato per ultimo presentato nel DPEF del 2003 e 2005. Nel Dpef 2003 e 2005 erano indicate le risorse del bilancio regionale, articolate per titoli, del quadro comunitario di sostegno articolato per POR e programmi nazionali riferiti alla Sardegna, dei programmi di interesse comunitario, del fondo per le aree depresse o sotto utilizzate. Anche lì mancava, e lo abbiamo detto tante volte, il quadro di riferimento delle risorse ordinarie come il quadro di riferimento di tutte le grandi opere infrastrutturali, dall'ANAS alle Ferrovie delle stato, dalle società Autostrade, l'ENI, l'ENEL, la RAI, Telecom e tutti gli altri soggetti pubblici e privati che portano alla Sardegna briciole rispetto a quello che portano invece nelle altre Regioni italiane.

Allora, sulla base di quelle linee guida, il negoziato con lo Stato intrapreso dalla Regione nelle sedi opportune ha riguardato tutto il complesso e non una parte degli strumenti finanziari previsti dalla nuova normativa vigente. Se non ho capito io, Presidente, penso che non abbiano capito nemmeno i sardi. Quale battaglia stiamo combattendo? Stiamo combattendo per questo o stiamo combattendo per le briciole?

I risultati ottenuti nel corso della precedente legislatura, io lo riconosco, non sono stati risultati lusinghieri, non lo sono stati per un clima politico poco appropriato e non lo sono stati perché c'è stata una grande lotta da parte della Lega di Bossi nei confronti delle risorse finanziarie della Regione. Peraltro però l'azione intrapresa da questo Governo regionale nel rivendicare un gettito IRPEF e IVA calcolato nel rispetto delle norme statutarie è più consono agli aspetti dei dibattiti televisivi che al complesso delle questioni sospese nel rapporto Stato-Regione.

Guardate, cari colleghi, i conti noi li conosciamo già, ma non da oggi, li conosciamo già da anni. I più recenti calcoli elaborati dal professor Macciotta, già sottosegretario del Ministero del Bilancio del Governo D'Alema e, in quanto tale, conoscitore dei trucchi adottati dagli uffici del Ministero per tagliare i trasferimenti alle Regioni, fanno ammontare il mancato introito da parte della Regione dal 1993 al 2003 a circa 5.450 milioni di euro per l'IRPEF e a circa 4. 692 milioni di euro per l'Iva, complessivamente si tratta di un credito della Regione nei confronti dello Stato pari a 10.142 milioni di euro, circa 20 mila miliardi di vecchie lire.

Nonostante Macciotta abbia fatto questo conto e abbia riconosciuto tutto questo non ha scucito una lira nei confronti della Regione, non ha scucito una lira! Io credo che queste risorse costituiscano una cifra senz'altro considerevole e consistente che risolverebbe molti problemi finanziari dell'Amministrazione regionale; sarebbe come vincere al lotto! Ma come spesso succede a chi vince al Lotto, che dopo breve tempo si ritrova più povero di prima, un semplice introito di risorse se non è accompagnato da un preciso piano di investimenti e dalla messa in atto di rapporti tra istituzioni finalizzato allo sviluppo si dissolve in poco tempo. Sarebbe opportuno, e questa è una proposta che noi avanziamo per dare efficienza ed efficacia all'azione rivendicativa, affiancare tale azione ad una concertazione col Governo nazionale su un programma di interventi strategici da attivare con una parte significativa di tali risorse, al fine di coprire il deficit del bilancio o il pagamento delle rate dei mutui accesi nel corso del tempo per finanziarie i deficit.

L'intesa Stato-Regione sottoscritta nel 1999 dai Presidenti D'Alema e Palomba potrebbe essere ancora, secondo noi, lo strumento utilizzabile per contenere un programma così fatto; il protocollo integrativo sottoscritto a latere da questi due Presidenti contiene le linee guida per una corretta quantificazione delle risorse da assegnare alla Regione. Dopo i primi anni Novanta, quando sotto l'impulso del Governo regionale è stato dato avvio ad un forte processo negoziale con lo Stato per stimolare l'azione realizzativa dei soggetti notoriamente inadempienti, quali l'Anas e le Ferrovie dello Stato, l'interesse è andato scemando.

Di fatto l'intesa e gli accordi di programma quadro sottoscritti che valgono oggi 3 miliardi 350 milioni 555 mila 212 euro, stanno vivacchiando, gli intenti formali sono estremamente ambiziosi ma l'attuazione, salvo eccezioni, langue, vedasi metano, ferrovie, sviluppo locale, società dell'informazione, per non parlare degli Accordi di programma quadro (APQ) che hanno il titolo ma non il contenuto. E per quanto attiene lo stato di attuazione i dati disponibili al 31 maggio 2005 indicano per tutti gli APQ sottoscritti un ammontare di impegni pari a circa il 36 per cento del totale programmato mentre la spesa supera di poco il 18 per cento. Il rischio che nei prossimi anni il CIPE riassorba le risorse non spese è pertanto molto elevato.

Il piano di rinascita. Anche qui noi dobbiamo considerare l'articolo 13 dello Statuto come una norma non superata, ma credo come una norma valida, perché il riconoscimento viene dalla legge numero 402 del '94 e perché viene riconfermata anche dagli accordi che sono stati sottoscritti relativamente a quell'articolo. L'articolo 13 non è un'opportunità che la Sardegna ha per rivendicare risorse di entità indefinita, ma un diritto costituzionale che impegna lo Stato a predisporre, in concorso con la Regione, un piano di sviluppo economico e sociale e gli specifici strumenti di attuazione.

Ecco, questo piano di sviluppo può essere il contenitore delle risorse aggiuntive che, per varia fonte, pervengono alla Sardegna dallo Stato, e questo piano potrebbe essere affiancato dall'intesa istituzionale, opportunamente rivisitata e rafforzata, e dagli accordi quadro di programma che insieme potrebbero fornire la strumentazione normativa ed attuativa per programmare in modo efficiente ed efficace il tutto. Inoltre il piano di sviluppo ex articolo 13 dello Statuto, nell'attuale contesto di uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1, potrebbe essere lo strumento più adeguato per sopperire con risorse nazionali al venir meno delle risorse comunitarie.

Poi esiste la legge obiettivo. Il programma delle opere strategiche finanziate dalla legge obiettivo per tutto il territorio nazionale prevede un costo complessivo pari a 173 milioni di euro, di tali risorse alla Sardegna è stata destinata una quota pari complessivamente a circa 1.690 milioni di euro, poco meno dell'1 per cento del totale delle risorse. Tale dato è di gran lunga inferiore a quello che spetterebbe alla Sardegna applicando per il calcolo di riparto delle risorse il semplice dato della incidenza della popolazione regionale rispetto a quella nazionale, che è del 2,6 per cento.

Sulla base di questo semplice calcolo alla Sardegna spetterebbero, in termini programmatici, 2.800 milioni di euro di risorse aggiuntive; utilizzando invece il calcolo di riparto adottato dal CIPE per attribuire alla Sardegna la quota delle risorse FAS destinate al Mezzogiorno, che è pari al 12 per cento, si avrebbe una cifra esorbitante. E poi, signor Presidente, manca alla Sardegna un parco progetti; questo non è un problema di mancanza di risorse ma è effetto della cronica incapacità di spesa da parte della Regione e dei soggetti che realizzano le grandi infrastrutture (mi riferisco sempre all'Anas e alle Ferrovie dello Stato in particolare ma non solo) e della incapacità a predisporre per tempo progettazioni immediatamente cantierabili.

Ecco, signor Presidente e onorevoli colleghi, questo è un argomento molto difficile, è un argomento complesso, un argomento che attiene alle risorse finanziarie della Regione e quindi al nostro sviluppo e all'avvenire della Sardegna. Questa è una battaglia per l'autonomia che non può esaurirsi in un ragionamento combattuto fuori dalla sede naturale e istituzionale, lontano dalla fonte deputata a scegliere e a indicare metodi, tempi, strategie, tattiche ed obiettivi, di corto, medio e lungo periodo. Io credo che occorra riportare il discorso delle entrate finanziarie nell'ambito dell'unico organismo deputato a trattare: il Consiglio Regionale della Sardegna. Ma cosa c'entrano gli incontri? Poi lo dirò nella seconda parte.

Io posso chiamare a raccolta, affiancare altri nella mia lotta quando so che cosa sto andando a fare e che cosa sto andando a chiedere; se sto andando a fare la rivoluzione del popolo sardo per avere una parte dei soldi di anticipazione per la finanziaria del 2005, posso io ragionevolmente pensare che questo dispiegamento di energie di tutte le componenti socioeconomiche imprenditoriali della Sardegna sia sciupato? Se devo fare la rivoluzione del popolo sardo vado alla grande vertenza, a pretendere tutto ciò che io ho qui delineato e che riguarda la partita delle entrate della Sardegna, perché mentre la Catalogna è diventata nazione e sta introitando il tutto e delibera poi quale quota lasciare allo Stato, noi siamo ancora alla rincorsa di qualche cosa che sembra elemosina e briciole.

Io non sono contrario a fare le rivoluzioni, ma le rivoluzioni si fanno cercando di non sciupare quel patrimonio e quel clima che si sta determinando in Sardegna. Per essere affiancati da questo clima occorre - lo dirò nella seconda parte - che tutti quanti noi ci poniamo l'obiettivo di non avere meriti speciali, ma di essere tutti uguali, di avere uguale sensibilità, di avere uguali sentimenti, uguale passione per difendere l'interesse della Sardegna e dei sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Secci.

SECCI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, signori Assessori, onorevoli colleghi, quando ho letto la mozione (primo firmatario l'onorevole Floris, accompagnato da tutti i colleghi dell'opposizione) ho pensato che il collega Floris, visto il dibattito che da molto tempo si è sviluppato in Consiglio regionale e in tutte le parti vive della società sarda, volesse trovare l'occasione per rimediare a una situazione che lo ha visto a luglio, soltanto lui e il suo collega di partito, astenersi quando il Consiglio, affrontando un dibattito su una risoluzione della terza Commissione, ha approvato quasi all'unanimità un ordine del giorno che faceva proprie le ragioni approfondite dalla terza Commissione, le ragioni portate dal Presidente della Giunta e dall'assessore Pigliaru a sostegno di una vertenza che è diventata, grazie a Dio e grazie all'impegno di tante persone, la vertenza della Sardegna.

Mi rendo conto oggi che il presidente Floris, invece, continua a volere percorrere una strada, legittima, di dissociazione da quello che tutti gli altri stanno facendo, forse modestamente, per quanto mi riguarda almeno, forse senza avere chiaro tutto, sempre per quanto mi riguarda, ma sicuramente con una lucidità e con degli obiettivi certi che io, con molta modestia, adesso mi permetterò di ricordare, non prima però di avere espresso qualche considerazione.

Onorevole Floris, in questo Consiglio regionale, in questo governo della Regione, su questa materia e su altre materie si è deciso - e io mi atterrò per quanto posso - di non guardare al passato e alle responsabilità ma di guardare al futuro e al bisogno di unità per raggiungere quegli obiettivi che tutti, continuamente, diciamo di voler raggiungere. Molto di ciò che lei ha detto, onorevole Floris, è vero, molti degli obiettivi che lei ha indicato sono obiettivi da perseguire e da cercare di raggiungere, però lei che è uomo di lunga tradizione politica e di responsabilità di governo, non può dimenticare che la base di lavoro che lei ha indicato per ricominciare il percorso è l'intesa istituzionale Stato-Regione del 1999.

Siamo, onorevole Floris, nel 2005; c'è tutto un lungo periodo che meriterebbe di essere analizzato, di essere studiato e di essere in qualche maniera anche giudicato. Io non lo giudico; e sono tanti che sanno, che hanno gli strumenti per giudicare e il giudizio lo esprimono e l'hanno espresso anche in altre circostanze. E' importante sottolineare che Presidente della Giunta e l'assessore Pigliaru sono stati i primi che hanno portato in questo Consiglio regionale il problema, non soltanto in termini qualitativi, ma anche in termini quantitativi, che l'hanno cioè dimensionato, che l'hanno reso di dettaglio. I dati che il Consiglio regionale deve discutere, onorevole Floris, sono i dati che ci ha fornito la Giunta.

Gli altri studiosi facciano gli studiosi, i dati ufficiali li fornisce in questa Istituzione il Governo della Regione servendosi per altro, per molta parte, di dati forniti dallo Stato. Ed allora se abbiamo deciso tutti insieme che in questo momento non è più procrastinabile l'impegno di tutti per raggiungere l'obiettivo di vedere riconosciuto quello che ci spetta, non si può travisare e pensare che ci sia qualcuno che si voglia occupare della vertenza entrate soltanto per questo particolare. E' scritto negli atti, è scritto nella risoluzione che uno è il problema della competenza e di ciò che ci spetta a regime legislativo vigente (l'articolo 8 così come regolato dalla legge numero 122 dell'83) altro che non sminuisce l'impegno, che non diminuisce l'impegno, ma che è temporalmente collocato diversamente, è il discorso sul pregresso ed è il discorso del rinnovo del patto con lo Stato.

Abbiamo detto - l'ha detto il presidente Soru, l'ha detto l'assessore Pigliaru, l'abbiamo ribadito in tutte le circostanze - che oggi mettere assieme tutto può significare pregiudicare tutto, e siccome noi non vogliamo pregiudicare tutto e vogliamo avere riconosciuto il diritto a quegli 800-900-1.000 milioni o quanti saranno abbiamo deciso di concentrarci su questo, e siamo tutti uniti su questo: il Governo della Regione, il Parlamento regionale, le forze sociali, le forze imprenditoriali e tutte le istituzioni come province e comuni.

Allora, onorevole Floris, se il suo obiettivo era quello di rimettere in marcia un'azione unitaria io penso che questo debba essere considerato un atteggiamento apprezzabile. Se ancora una volta, come le è capitato ultimamente spesso, invece l'atteggiamento è quello della distinzione, dell'aggiungere cose che sono pure aggiungibili per dimostrare che chi sta operando sta operando male, io penso che questa sia una strada sbagliata.

La invito personalmente, onorevole Floris, a rivedere per un momento la sua posizione, a ritornare nel gruppo, non nel gregge, nel gruppo, nel gruppo delle persone e delle istituzioni che in qualche maniera hanno a cuore, così come ha a cuore lei, certamente, i diritti negati della Sardegna e a lavorare con noi perché questi ci vengano riconosciuti.

Non serve distinguersi, l'ha detto anche lei, non servono le primogeniture, salvo tenere presente che esistono ruoli istituzionali precisi a cui certe attività competono, e non ci sono dubbi. L'abbiamo riconosciuto tutti che la competenza della trattativa con lo Stato sta in capo al Governo della Regione, che istituzionalmente rappresenta tutta la Sardegna. Noi siamo a sostegno, il Consiglio regionale è a sostegno fino ad oggi in modo unitario, il Consiglio regionale ha mobilitato le forze sociali, il Governo della Regione ha mobilitato le forze sociali.

Oggi che è stato recuperato anche qualche piccolo passo che in qualche maniera aveva tentato di sfilacciare una unità raggiunta con fatica, a cosa serve tornare a distinguerci? A cosa serve tornare a precisare, a cosa serve individuare un obiettivo più grande se così non se raggiungiamo obiettivi di nessun tipo? Cominciamo a mettere in fila e a gerarchizzare i problemi, a risolverli uno alla volta.

Certo che è importante che venga riattivata la Commissione paritetica Stato-Regione perché cominci a studiare come modificare, come strutturare il patto dello Stato con la Regione sulle entrate. Ma sappiamo tutti che per fare questo non occorre soltanto il lavoro della Commissione, occorre una legge che sia concordata tra lo Stato e la Regione, e i tempi sono certamente molto più lunghi di quelli di cui invece necessitiamo, che sono quelli necessari per vedere riconosciuti i nostri diritti entro la data di approvazione della finanziaria dello Stato, cioè entro la metà del mese prossimo. Perché non dirlo? Noi dobbiamo approvare la nostra finanziaria e il nostro bilancio per il prossimo anno e delle risorse ne abbiamo bisogno subito.

Ecco allora - e concludo Presidente - che è importante che torni anche in queste forme il dibattito in Consiglio regionale, ma è utile ed è importante soprattutto che torni quello spirito unitario che in qualche maniera ha sostenuto questa battaglia fino a questo momento e che è condizione assolutamente necessaria perché i risultati che si possono ottenere siano adeguati allo sforzo che stiamo profondendo e al bisogno che abbiamo di vedere riconosciuti i nostri diritti.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, Assessori, colleghe e colleghi, un breve intervento per sottolineare tre aspetti. Innanzitutto valuto positivamente ed esprimo soddisfazione per le iniziative assunte dai Presidenti dei Gruppi del Consiglio che hanno dimostrato un alto senso di responsabilità nel ripristino dell'unità istituzionale e delle forze sociali e produttive. Valuto inoltre positivamente il contributo dell'onorevole Floris che ha riconosciuto il significato alto dell'iniziativa, pur con qualche distinguo. Mi sembra poi di particolare rilievo il coinvolgimento prezioso e significativo sul piano della partecipazione delle diverse componenti della società, dei sindacati e degli imprenditori.

Nel momento in cui il Parlamento licenzia un provvedimento lesivo dell'unità dello Stato il peso di Regioni come la Sardegna, dove la arretratezza rispetto ai territori più forti non è frutto né di una scelta, né di una rinuncia all'emancipazione, ha ancora più necessità di una coesione in ogni espressione della sua cultura. Sono anche convinta che la vertenza entrate non possa prescindere dall'istanza identitaria. La Sardegna rivendica un diritto acquisito con legge costituzionale non semplicemente perché è una regione italiana, ma in quanto realtà diversa, non riconducibile ad altre, in quanto speciale, e questa peculiarità appartiene al suo popolo, alle istituzioni che lo rappresentano, ma anche alle forze sociali ed economiche in cui si articola ed esprime.

La peculiarità della sua storia non può prescindere quindi dall'unità di azione, ecco perché la seconda riflessione che faccio è di contenuto. Credo che in queste settimane sia mancato un appello diretto alle donne, mentre è stata sottolineata la necessità di dare visibilità e peso al ruolo delle istituzioni, e quindi anche alle rappresentanti femminili che ne rivestono ruoli, sommessa è parsa la voce che ha chiamato in causa l'associazionismo femminile e le donne sarde in quanto partecipi e testimoni delle difficoltà in cui si dibatte la società, anche a causa, appunto, del mancato rispetto di una norma costituzionale.

Forse posso apparire come una socialista nostalgica, ma credo che per rivendicare dallo Stato le entrate che spettano alla Regione in prima fila ci debbano essere le donne. In questo senso reputo indispensabile una forte mobilitazione dentro e fuori dall'associazionismo femminile, così come promuovere anche attraverso i consigli comunali e i partiti dibattiti e iniziative nelle piccole comunità dell'Isola e nel mondo dell'emigrazione. Lo richiamava l'onorevole Secci, credo che davvero così la nostra Sardegna possa presentarsi all'esterno più coesa.

Il presente e il futuro delle politiche sociali dell'occupazione per i giovani e del lavoro può trovare un significativo sollievo dalle entrate dovute dallo Stato alla Sardegna; al di là degli schieramenti le donne, che maggiormente soffrono la crisi economico-sociale, sono chiamate a essere attrici in una fase delicatissima della nostra realtà, un loro impegno serio può rilanciare il tema della cittadinanza sociale per tutti e assicurare un'impronta femminile allo Statuto e alle grandi riforme in fase di avvio.

Mi permetto inoltre di sottolineare che accanto a qualunque fondata iniziativa di carattere costituzionale e legale che vedrà impegnate, se sarà indispensabile, le aule dei tribunali anche con evidenti clamorosi risvolti di immagine per lo Stato, la rivendicazione deve restare di popolo. E' il cuore della Sardegna che batte da sempre con grande generosità nei confronti dello Stato offrendogli beni materiali e immateriali a dovere esprimere il livello di insoddisfazione per uno Stato indifferente.

In questo popolo ci sono i nostri conterranei in Italia e all'estero, donne e uomini, che per ovvi motivi non possono condividere la presenza nella loro e nella nostra terra, ma che sono profondamente partecipi dei problemi della nostra regione. Penso altresì che debba essere costantemente chiaro che il rispetto di quanto ci è dovuto non colma il debito accumulato dall'Italia nei nostri confronti; ancora oggi con la devolution e con massicci interventi finanziari e infrastrutturali di ampio respiro a vantaggio di altre regioni, contestualmente al divario socio-economico, il debito è destinato ad accrescersi.

Proprio per questo, se posso esprimere un dubbio, nutro più di una perplessità sull'impegno prioritario di risanare i conti della Regione, visto che l'inadempienza più grave a nostro danno è quella che ha impedito e ci impedisce di godere di pari opportunità per superare il divario dalle regioni più ricche, e non solo per ragioni di intelligenza o di capacità o di fortuna ma per ragioni ben diverse che storicamente hanno segnato, in modo forte e decisivo, la nostra stessa possibilità di emanciparci ed avere un futuro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, credo che sia opportuno non sottrarci a questo dibattito partendo dalle considerazioni ultime del presidente della Commissione che finisce per minimizzare, quasi per svilire il dibattito che stiamo affrontando a seguito della mozione che abbiamo sottoscritto su proposta dell'onorevole Mario Floris.

Beh, insomma, non si può terminare un intervento dicendo che a noi i soldi servono subito per la finanziaria 2005-2006. Onorevole Secci, è l'ultima delle cose a cui stiamo pensando, ma proprio l'ultima! Se c'è un argomento che proprio mi attrae poco è quello di pensare che tutto questo serva a mettere questa maggioranza e questa Giunta nella condizione più felice per poter operare nella finanziaria che andiamo ad affrontare. Intanto la legge finanziaria non è ancora arrivata in Aula e spero che non si aspettino le risorse dello Stato per presentarla, perché se così fosse sarebbe ancora più grave.

Noi abbiamo manifestato in tutti questi giorni, direi ormai in questi mesi, grande attenzione su questo problema, non ci siamo tirati indietro, abbiamo condotto le nostre battaglie, forse, anzi certamente meno eclatanti, e meno fatte di slogan (ha detto bene l'onorevole Floris) perché riteniamo che siano battaglie sulle quali tutti quanti ci dobbiamo trovare in perfetta sintonia (per quanto sia possibile trovare la perfetta sintonia) non tanto all'interno di quest'Aula, quanto all'interno di questo sistema politico. Non a caso la riunione di ieri e l'incontro di ieri, onorevole Secci, non è servito alla minoranza, è servito proprio alla maggioranza, non alla minoranza, ed è servito a ricucire uno strappo che non abbiamo provocato noi, perché noi politicamente abbiamo mantenuto la correttezza massima.

Non siamo noi che ci siamo urtati o che abbiamo sofferto le esternazioni delle parti sociali, sindacali, imprenditoriali, datoriali e quant'altro e di più; non siamo noi che abbiamo avvertito questo senso di sofferenza. Noi abbiamo partecipato ieri ad un incontro che è servito fondamentalmente a ricucire uno strappo, e l'abbiamo fatto ben volentieri, coscienti come siamo che questa partita va affrontata tutti quanti insieme. E bene ha detto il segretario regionale della C.I.S.L. ieri, quando ha affermato che questa è una partita che è iniziata oggi e che può concludersi anche domani, e quindi a futura memoria, ma facendo capire anche che è necessario che tutti quanti siamo coinvolti nella gestione di questa eventuale risorsa, perché non si può invocare l'aiuto della minoranza, delle forze sociali, dei sindaci, di tutti i livelli istituzionali per ottenere un risultato, e poi considerare la gestione di queste risorse patrimonio esclusivo di una sola parte, perché questo non sarebbe corretto.

E' giusto che questo si sappia, onorevole Secci, è giusto che questo si sappia! Quando si affrontano battaglie in maniera quasi unitaria, beh l'unitarietà non deve riguardare solo un aspetto del problema ma deve riguardare tutto. Ed allora la mozione proposta dall'onorevole Floris, forse non è stata colta nel suo preciso significato, aveva questo intendimento, con l'aggiunta di tutta un'altra serie di problemi che sembrano essere stati trascurati.

Sono trascorsi 14-15 mesi dalle elezioni e i problemi che la Sardegna aveva e che erano stati denunciati puntualmente dalla maggioranza di centro sinistra e dal suo Presidente, sono ancora tutti irrisolti. Non vorrei che per trovare la soluzione l'unica strada fosse quella di vedere riconosciuto un diritto che la Regione Sardegna ha nei confronti dello Stato. Se si risolvesse solo in questo comincerei a pensare ancora una volta che la presenza del Consiglio regionale e di una Giunta di 12 persone sia pressoché inutile. Se il tutto si riducesse a questi famosi miliardi di euro sarebbe lo svilimento della politica che non vede coinvolgimento delle istituzioni, che non vuole vedere il coinvolgimento di tutti i soggetti che istituzionalmente sono preposti e che possono garantire un consenso a voi, a noi, che debbono intraprendere una battaglia comune con noi. Non è così che si governa!

Allora, nel momento in cui affrontiamo questa partita, con questa mozione, dobbiamo anche riprendere quanto è stato fatto, perché è necessario che comunque ci sia un filo logico. Io, per esempio, sono ignorante in materia, perché non ne capisco niente, non ne capisco fino a quando qualcuno non me la fa capire, però continuo a leggere una lettera del dipartimento del dottor Canzio, nella quale si continua ad affermare che non è stato notificato ancora al dipartimento il dettaglio delle spese ordinarie. Ma per quale motivo?

(Interruzioni)

Beh è scritto, assessore Pigliaru, se non è vero vuol dire che è un falso. C'è scritto 11 ottobre. E' un falso? E' stato fatto adesso?

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il giorno dopo.

DIANA (A.N.). Ah, il giorno dopo; non lo sapeva e pertanto ha scritto che non l'aveva. Questi sono atti destinati ai consiglieri, presidente Soru, non sono atti per la stampa, sono gli atti per i consiglieri, quelli di cui disponiamo, quelli di cui abbiamo chiesto copia in Commissione, onorevole Secci, questo c'è stato fornito, e se anche così fosse mi fa piacere che così sia, il dettaglio delle spese ordinarie è già un elemento importantissimo, credo che sia un elemento importantissimo, forse determinante. Ma perché noi siamo arrivati a questo? Siamo arrivati a questo per un problema storico, è inutile che ce lo neghiamo; la responsabilità è tutta dei sardi, è tutta dei padri costituenti, diciamocelo chiaramente.

Noi siamo arrivati nel '48 all'approvazione del nostro Statuto, due anni dopo la Sicilia, benché il Governo di allora dicesse ai sardi: "In questo momento appropriatevi dello Statuto della Regione Sicilia". Non l'abbiamo mai modificato benché nell'intesa istituzionale siglata da Palomba e D'Alema fosse previsto che una delle prime cose da fare fosse modificare l'articolo 8. Questa non è storia di 50 anni fa, questa è storia di ieri, onorevole Secci! Ancora oggi, invece, stiamo discutendo di questo problema; ancora oggi non abbiamo capito chi è che deve riscrivere lo Statuto della Regione Sardegna; ancora stiamo pensando alla Consulta, alla Costituente e l'articolo 8 non è cambiato. La Sicilia, invece - l'ho già detto un'altra volta - il mese scorso ha nuovamente modificato il proprio Statuto; ogni volta che gli conviene modifica lo Statuto!

Noi sardi evidentemente non abbiamo questa voglia e questa forza, però nelle dichiarazioni programmatiche del presidente Soru era prevista la modifica dello Statuto. Sono passati 15 mesi, presidente Soru, e dello Statuto non se ne parla ancora. Si parla di legge statutaria, questo sì, ma perché, per volontà del Consiglio? No, per volontà della Giunta. Espropriazione legittima del ruolo del Consiglio. Vogliamo farci scrivere anche lo Statuto, colleghi? Ci impiega due minuti il nostro amministratore, due minuti ci impiega a scrivere uno Statuto adeguato, per incapacità nostra.

Io non la subisco questa incapacità, non la voglio subire, non mi voglio rassegnare, rassegnatevi voi se volete, ma d'ora in avanti forse invertiremo i ruoli di maggioranza ed opposizione, lo dico con molta tranquillità; probabilmente è arrivato il momento di individuare volta per volta il responsabile, perché sto cominciando a pensare che forse non è solo il presidente Soru colui che dobbiamo individuare come, non pericolo perché non è un pericolo, per carità, ma come avversario politico.

A me pare che qui il presidente Soru su qualche cosa cominci ad avere ragione e che ad avere torto siate voi della maggioranza perché non avete prodotto un bel niente, e di fronte alla non produzione il presidente Soru legittimamente va avanti e noi non siamo disponibili tollerare questi passi avanti.

PRESIDENTE. Invito i colleghi a stare all'interno del tempo a loro disposizione.

E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Onorevoli colleghi, vorrei parlare prima di aspetti tecnici e poi di aspetti politici, cioè di entrate prima e poi di potere e di libertà. Però le sedute come quella di oggi hanno senso se si svolgono intorno a idee chiare e idee semplici. Io vorrei chiedere ai firmatari della mozione se intorno a una idea semplice siamo d'accordo: la battaglia delle entrate è una battaglia unitaria? La vogliamo fare unitaria? Io penso che sia questo un obiettivo vero, anche perché mi stupirei di vedere una contraddizione tra la richiesta dell'opposizione di intraprendere un percorso unitario sulle riforme istituzionali e di non intraprenderlo sulle entrate; nell'un caso e nell'altro si tratta infatti di interessi generali dei sardi.

Ed allora, o questa discussione avviene con la rinuncia da parte di tutti, sia alle provocazioni sia all'uso strumentale di un tema così alto, oppure non è credibile neanche l'altro discorso, cioè la possibilità di costruire insieme la Costituzione della Sardegna, perché vuol dire che non sappiamo scappare dalla tentazione della strumentalità. Io mi sono preparato a questa seduta rileggendomi le dichiarazioni rilasciate dal Presidente della Giunta in questi giorni e non ho mai trovato un giudizio sanzionatorio della storia dei colleghi che l'hanno preceduto (non fosse altro, credo, oltre che non c'era il tanto di farlo, anche perché la censura avrebbe riguardato esponenti della sinistra, del centro e della destra) ma ci si è posti in continuità, si è messo un punto, si è detto: "la questione deve arrivare".

Ed allora ci sono due questioni in campo: una è il credito che abbiamo con lo Stato e l'altra riguarda il futuro; riguarda le modalità con le quali vogliamo regolare il rapporto con lo Stato. Sul credito io penso che ci sia una strada sola: stiamo tutti quanti col Governo della Regione. E lo dico io che non sono tra gli afficionados, ma ci sono momenti in cui il Presidente della Giunta è il Presidente dei sardi, bisogna stargli dietro, non ci sono differenze su questi temi, perché altrimenti perdiamo di credibilità quando parliamo dell'interesse generale dei sardi.

Poi c'è la questione del futuro, e qui si gioca il nostro ruolo, onorevole Diana, perché la questione delle entrate si può disciplinare con legge ordinaria. Noi possiamo intervenire sulla legge numero 122 (come no?) dell'83, l'ha detto anche l'onorevole Floris nella mozione, ed allora affermiamo un principio per il futuro: che l'IVA e l'IRPEF percette in Sardegna le incassa la Regione e versa le quote spettanti allo Stato. Questo è il compito di chi fa leggi: stare dietro a chi lo rappresenta nella trattativa e fare il proprio dovere per il futuro. Questo è il nostro dovere. Se i nostri deputati non hanno voglia di presentare un disegno di legge sulla riforma della legge numero 122 almeno noi iscriviamo questa questione nei programmi delle coalizioni che si fronteggeranno nel prossimo agone politico. Io la vedo così, non ho ansie da palcoscenico, penso che non perdiamo nulla se ci sentiamo rappresentati in questa partita per la trattativa dal Presidente della Regione e per le leggi da noi stessi.

Poi c'è un'altra questione; sul versante politico esistono problemi in Sardegna, l'ha detto l'onorevole Floris, che non si risolvono col tasso di sovranità di cui noi oggi disponiamo; e se così non fosse il Presidente della Regione non avrebbe avuto bisogno di chiamarci alla mobilitazione. Allora poniamoci due domande: perché la mobilitazione e perché noi non riusciamo a mobilitarci unitariamente? Dobbiamo mobilitarci perché il fondamento della politica non è più la ragionevolezza delle posizioni, il diritto, la legittimità democratica, tutti requisiti posseduti dalla nostra richiesta sulle entrate, no, il fondamento della politica sta diventando la dimensione. O i problemi assumono una dimensione o non si gioca! E la consapevolezza che c'è una partita delle dimensioni dei problemi da parte del Presidente della Regione ha sollecitato la mobilitazione. Con la mobilitazione facciamo rimbalzare una questione regionale in una questione nazionale, è l'effetto del gigantismo della mobilitazione: o i problemi assumono un profilo rilevante oppure non ci sono, non ci sono!

Adesso proviamo a rispondere alla seconda domanda con onestà - non che lei non l'abbia fatto - con sincerità; diciamo così onorevole Diana, perché rispondere alla seconda domanda vuol dire fare autocritica; io la faccio per la mia parte. Perché noi non riusciamo a mobilitarci? Perché i sardi non riescono a ricondursi ad unità? Tante sono le ragioni, però se ci soffermiamo sulle più recenti, possiamo farci delle domande: è tipico di questo inizio di legislatura - faccio autocritica io - una sorta di complesso di superiorità morale con cui abbiamo giudicato frettolosamente e negativamente ampi settori della società sarda. Il rapporto con i sindacati quando si è rotto? Non si è rotto quando loro hanno commesso l'errore di Roma, si è rotto prima, quando qua dentro più volte li abbiamo considerati quasi delle organizzazioni parassitarie.

Il rapporto con i comuni, che pure rispondono, si è ridotto tutte le volte che in quest'Aula li abbiamo frettolosamente considerati centri della dissipazione senza verificare se l'episodio negativo fosse generalizzato oppure isolato; non l'abbiamo fatto. Il rapporto con i disagiati, con i poveri si rompe ogni giorno perché noi - non noi della maggioranza - noi tutti non abbiamo un pensiero dello sviluppo economico che unisca l'idea finale che abbiamo (di equilibrio tra risorse-utilizzo dell'ambiente, ciclo della conoscenza, produzioni locali) e il punto di partenza; la transizione ha costi umani altissimi.

Chi è qua dentro tra noi che ha un pensiero su come gestire la transizione? Chi paga la transizione sono i poveri perché l'"ascensore sociale" in Sardegna è fermo, drammaticamente fermo; non c'è cioè il modo di passare da un livello ad un altro: chi è povero rimane povero, chi è ricco rimane ricco. Ma qui c'è un vuoto di pensiero ed allora si comprende perché quando invochiamo la coesione sociale non ci rispondano.

C'è una tradizione anche, c'è un costume della politica che è abbastanza snobistico; c'è tutta una letteratura sull'educazione da parte della borghesia inglese dei propri figli ai gusti e alle mollezze dell'aristocrazia, no? E ne è nato un dirigente sociale che si è allontanato dal lavoro, dalla vita. Questo dirigente sociale è andato via dall'Europa e ce l'abbiamo noi; ce l'abbiamo noi; noi lo promuoviamo, noi abbiamo gli ultimi emuli degli snob e gli promuoviamo. Quando cerchiamo un candidato o è un professore universitario, o è un professionista, o è un medico, ma mai trovarne uno che, sì ha studiato, ma che ha vissuto anche tra la gente, ha le mani sporche, i piedi impegnati nelle strade che ha percorso. Non ne troviamo uno, non ci pensiamo! Snob!

Come possiamo pensare dopo, con questi presupposti, di poter chiamare la gente a mobilitarsi con noi? L'assessore Foddis dice, nelle assemblee pubbliche, che ci sono due persone che fanno prezzo del latte per tutti; beh, io non ho letto un comunicato di partito che abbia difeso questa posizione. Lo dice lui e qualche altro. Ma se non c'è nessuno che si schieri per un interesse nazionale, come facciamo a chiamarli all'unità? Come facciamo? Ecco perché non riusciamo a mobilitarci! Io sto notando in alcune affermazioni del Governo regionale una apertura alla affettività sociale, cioè a comprendere che nella società sarda non ci sono solo dissapori, dipendenti...

PRESIDENTE. Prego concluda onorevole Maninchedda.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Ho visto che c'è un'attenzione, probabilmente ci sarà una volontà di aprire ad una svolta sociale, ad una svolta più democratica, perché senza partecipazione è difficile chiamare all'unità. Ma c'è un ruolo di pensiero e di azione di quest'Aula che è l'unica che può produrre l'unità.

I franchi, quando andavano in battaglia, nel nono secolo, non gridavano "all'attacco!", gridavano monjoie, la mia gioia, perché è la mia battaglia. I sardi devono sentire questa battaglia e noi non siamo capaci di creare quel clima di autentica vicinanza, di trincea, che è necessario in questo frangente. Allora, vogliamo una battaglia unitaria? Le battaglie unitarie richiedono sincerità, umiltà, ma anche una capacità di cogliere il momento. E' necessario che vi sia coesione dietro chi conduce una trattativa e capacità di elaborazione da parte di chi ha la responsabilità di approvare le leggi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili.

PILI (F.I.). Signor Presidente, il rischio è che l'appartenenza a una parte politica condizioni le argomentazioni e il confronto. Si può, però, cercare di evitare di incorrere nell'errore, che può essere anche umano, e quindi l'onorevole Cugini mi perdonerà per questo, perché ho visto che preannunciava l'intervento con il tono solitamente ironico che lo contraddistingue. Cercherò di evitare pertanto di incorrere nell'errore di non sostenere una vertenza solo per un dispetto politico nei confronti di chi ha vinto una competizione elettorale e di chi oggi governa la Regione. Cercherò di evitare tutto questo anche se è evidente che bisogna cercare il giusto equilibrio tra ieri, oggi e domani.

Colleghi, bisogna sgombrare il campo da quella demagogia preelettoralistica che si respira. L'unità non può essere un'unita finta che si costruisce qui per usarla poi come maglio elettorale in altre occasioni. L'unità si costruisce su una corretta, definita e puntuale azione parlamentare politica e istituzionale. Lo hanno detto altri colleghi autorevoli in quest'Aula, anche prima di oggi: tutti vogliamo una battaglia unitaria, ma per essere unitaria deve essere una battaglia seria, non strumentale, non di girotondi, non deve essere uno scaricabarile delle proprie responsabilità verso altri. Dobbiamo evitare di tradurre l'azione politica in argomentazioni del tipo: "Pignoriamo la scrivania del Ministro dell'economia". Davvero sono posizioni che sviliscono l'autonomia regionale e che condizionano fortemente il dibattito in quest'Aula.

Vedete, colleghi, si tratta di scegliere che tipo di mobilitazione dobbiamo fare. Il collega Floris ve l'ha presentato in maniera molto chiara. Qual è l'obiettivo? L'obiettivo è il pesce o la canna da pesca? Vogliamo fermarci a una rivendicazione che pure abbiamo detto essere sacrosanta? Ma vogliamo dimenticarci dello strumento necessario dell'autogoverno regionale, che non è nell'articolo 8 né tanto meno nelle parti discrezionali dell'articolo 8? E' una partita più alta, colleghi, è una partita che per essere analizzata correttamente ha bisogno di un percorso istituzionale molto chiaro. Per quanto riguarda l'IRPEF vi è solo un percorso, che è quello amministrativo della verifica dei conti ed è una partita che riguarda il Governo e la Giunta regionale che avranno il compito e il dovere di accertare, considerato anche l'ammontare, il dettaglio di quell'ammanco che è stato puntualmente denunciato da decenni nella finanza regionale.

Vi è l'altra partita, quella dell'IVA, che può essere affrontata solo a livello di contrattazione paritetica tra lo Stato e la Regione, e io aggiungo la terza fase, quella più seria, quella dove è necessaria veramente l'unità sostanziale delle forze politiche, della revisione statutaria di tutti quei limiti che l'articolo 8 ha nel suo pensiero.

Emilio Lussu, e mi perdoneranno i cultori che non gradiscono che io citi Emilio Lussu, nella seduta clou dell'Assemblea costituente disse: "Io chiesi, e gli altri colleghi rappresentanti la Consulta nazionale chiesero con me, che provvisoriamente la Consulta volesse estendere alla Sardegna lo stesso Statuto siciliano, in attesa che la Consulta sarda elaborasse con tutta calma un suo Statuto". Poi si domandò: "Che cosa è successo?" E si rispose: "La Consulta sarda ha ritenuto di non rinunciare alla sua specificità". Ecco, colleghi, se avessimo la serietà e l'umiltà di guardare a quel fatto, sapremmo che dobbiamo porre rimedio a quell'elemento che non ci ha consentito di condividere quei dieci decimi, quella ripartizione fiscale federalista che è ancora tutta da venire.

Io non esprimo giudizi sulla devolution, dico soltanto che la parte vera è quella che deve ancora venire del federalismo fiscale, dove la Sardegna dovrà, sì, in quel momento, svolgere il suo ruolo sino in fondo. Vorrei dirvi, però, che la serietà deve esservi anche negli atti conseguenti, e mi rivolgo all'onorevole Secci che ha trascorso troppi anni in questo Consiglio regionale perché non conosca la storia della acquiescenza politica della parte dove lui milita oggi. Io qui ho la lettera del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1° settembre 1998 - e mi pare che fosse anche allora presidente Prodi - che alle richieste dell'Assessore della programmazione, l'onorevole Piersandro Scano, rispondeva che non c'era niente da dare alla Sardegna.

Alla nota nella quale la Sardegna chiedeva 360 miliardi per l'anno 1995 il Ministero del Tesoro, con nota del 21 aprile del 1997 testualmente rispondeva: "Il criterio utilizzato dalla Regione sarda non trova favorevole accoglimento, considerata la difficile situazione in cui versa la finanza statale". Cioè D'Alema, Prodi e quant'altri si lavarono le mani rispondendo semplicemente: "Non vi spetta perché c'è una difficile situazione in cui versa la finanza statale". E aggiungendo: "Al riguardo si rappresenta che ai fini di una determinazione della quota variabile gli aspetti da tener presenti sono la situazione della finanza statale e le indicazioni che sono state date dal Parlamento". Ma perché, onorevole Secci, oggi questa risposta di allora non vale e invece...

SECCI (La Margherita-D.L.). Si ricordi di tutto, anche di ieri!

PILI (F.I.). E invece, onorevole Secci, il Governo...

SECCI (La Margherita-D.L.). Legga gli atti del Consiglio anziché leggere gli atti del Parlamento, e si ricordi la mozione del 2002 e chi era Presidente.

PILI (F.I.). Onorevole Secci, io capisco che le possa dar fastidio, capisco che la verità le possa dare fastidio, che la chiarezza le possa dare fastidio e chiedo comunque di recuperare il tempo che mi sta facendo perdere...

SECCI (La Margherita-D.L.). La mozione del centrosinistra sulle entrate neanche ce l'avete fatta discutere. Ma cosa richiama?

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Secci, posso chiederle…Grazie, continui, onorevole Pili, prego.

PILI (F.I.). Naturalmente, Presidente, le chiedo di recuperare il tempo che mi è stato fatto perdere.

"Per quanto attiene al primo aspetto si ritengono valide" - scrive Prodi - "le valutazioni del Tesoro in merito alla particolare difficile situazione della finanza pubblica statale. Pertanto, poiché l'accordo per la devoluzione delle quote IVA alla Regione deve contemperare l'interesse della finanza regionale e di quella statale, il Governo ritiene di dover applicare il tasso programmato di inflazione incrementando la quota del 1994".

E cosa ha fatto la Giunta Palomba di allora? Con un tentativo di scaricare quei sessanta giorni sul sottoscritto, alla fine ha chiuso la vertenza per il 1994, 1995, 1996, 1997 e 1998 accettando il tasso di inflazione programmato e quindi quelle quote. E qui ci sono tutti gli atti, ovviamente ve ne darò copia, e chiedo al Presidente del Consiglio di poterne eventualmente, se lo riterrà opportuno, farne copia per i colleghi.

Perché sia seria, colleghi, a otto mesi dalle elezioni, una battaglia che punta a portare nelle casse della Regione 10 miliardi di euro, il 50 per cento della manovra dello Stato, occorre porla in termini unitari, e questo è un percorso che può essere trovato anche sul versante statutario. E aggiungo, sull'Obiettivo 1, io non sono d'accordo che la Sardegna sia uscita; il memorandum dello Stato italiano prevede che si debbano aprire alcune contrattazioni con lo Stato. Mi domando dov'è la Giunta regionale. Mi domando perché questo Consiglio regionale non prende in mano una vertenza, quella sì, che riguarda l'insularità, che è un aspetto fondamentale, strutturale, e non invece occasionale.

Colleghi ci sono veramente opportunità da perseguire, ma queste vanno perseguite nel reciproco rispetto. Se l'unità di questo Consiglio regionale viene utilizzata come maglio per altri fini non ci può essere unità. Se l'unità invece è seria ed è protesa al raggiungimento del risultato per la Sardegna e per i sardi, allora ci può essere, ma non facciamo sconfinare questa tensione unitaria del Consiglio regionale nell'utilizzo demagogico che vi è stato in queste settimane e in questi mesi. Abbiamo assistito a scene da girotondini delle istituzioni; scene che non possono appartenere a questa Assemblea autonomistica, che ha il compito di elevare il traguardo e non di renderlo troppo basso per la nostra Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi consiglieri, l'intollerabile questione delle spettanze per la Sardegna rappresenta l'ennesima entrata a gamba tesa dello Stato nei confronti di tutti i sardi, dei nostri diritti e del modello di sviluppo. Perdere di vista questo ci porta lontano. A proposito di storie datate, l'11 dicembre 1947 (non ero ancora nato) un parlamentare democristiano, l'onorevole Sailis, nel visitare la Commissione speciale della Consulta, al rientro in Sardegna, affermò: "Il Gruppo parlamentare comunista e il Gruppo parlamentare qualunquista sulle questioni dell'autonomia della Sicilia vanno perfettamente d'accordo. Sono un esempio di coesione". La Sicilia, tra l'altro, che ha ampi margini in campo fiscale, molto più ampi della Sardegna, ha dovuto aprire un feroce contenzioso con lo Stato. E' durato quattro anni, ma la capacità dei siciliani di fare lobby (sono novanta parlamentari) e questa cultura solida, a noi sardi pochi e mal unidos dovrebbe insegnare tanto!

I mali endemici di questa rivendicazione li conosciamo; uno - che non è stato abbondantemente sviluppato - è rappresentato dal nostro tisico e asfittico Statuto. Lo dico - ma se lo ricorda benissimo - all'amico Diana, che fa parte di un partito statalista e centralista: Lussu, in solitudine e con molta amarezza, lo aveva sottolineato sul nascere, e da allora questo è uno dei mali endemici che ci porta ad affrontare un dramma e un'umiliazione che dobbiamo cercare, senza infingimenti e ipocrisie, di risolvere con l'unità. Ma l'unità subisce un attentato dall'approssimarsi del clima elettorale, che è inquinante e subdolo. E allora, per ottenere l'unità, il presidente Soru, al quale va riconosciuto il merito di aver fatto emergere questo dramma, non deve agitare la questione delle entrate come una clava; i sindacati devono capire che il ruolo istituzionale preponderante è della Regione, è della Giunta. Su questa vertenza l'opposizione del centrodestra non può aversene se adesso un governo si è dimostrato insensibile verso queste richieste, come altri governi di colori diversi. Detto questo sgomberiamo il campo e ci avviamo verso una sacrosanta richiesta che riguarda le entrate fiscali.

Io vedo la mozione dell'onorevole Floris come un catalizzatore che deve avviare certe reazioni, deve portarci all'obiettivo finale, quello di richiedere con decisione il dovuto. Qui mi permetto di ricordare all'onorevole Maninchedda che ha sfiorato l'argomento, che già nella passata legislatura e anche in questa il Partito Sardo d'Azione ha proposto una semplice e percorribile soluzione con una legge ordinaria regionale, perché in campo costituzionale, nelle riforme costituzionali purtroppo la Sardegna conta come il due di picche!

Questa proposta di legge, che riprende un po' un emendamento che avevo presentato durante la finanziaria, cerca di mutuare ciò che avviene in altre regioni, nel Friuli, nella Sicilia, che hanno stipulato una convenzione con l'Agenzia regionale delle entrate. Così, sfruttando la tecnologia, la banca dati, verrebbe messa a disposizione della Regione Sardegna tutta la cultura diffusa sita all'interno dell'Agenzia regionale permettendole di quantificare in tempo reale il dovuto e di trattenere ciò che è pattuito. Un po' ciò che succede nel Friuli. E, ripeto, lo si può fare semplicemente, senza litigare, con una legge ordinaria.

Noi dobbiamo essere pratici, dobbiamo studiare, dobbiamo aggiornarci, dobbiamo sfruttare la creatività che anche i sardi hanno; non possiamo invecchiare litigando con uno Stato, che, non mi dimenticherò mai di sottolineare, continua ad avere una cultura centralista, antiregionalista, per cancellare la quale non basta quella verniciatura di pseudofederalismo che si è dato con la riforma del Titolo V. Questo Stato ha radici profonde; e siccome lo statalismo e il centralismo, oltre che un fenomeno giuridico, è anche un modo di vedere il mondo, è anche un pregiudizio politico, per chi come me, come il mio partito da ottantacinque anni crede nel capovolgimento dei ruoli e nel federalismo, che veda proprio la centralità e l'esaltazione dei comuni, un avversario così agguerrito, così ostile, si richiede uno sforzo per abbassare i toni, per volare alto, per strappare questa unità che manca da diverso tempo.

Questo Presidente, nonostante la sua esigua figura, sta cercando, profondendo energie, di creare quel clima che per deficit di sardismo manca da vent'anni. Purtroppo in Sardegna è avvenuto anche questo. E' una malattia piacevole, c'è una carenza di sardismo. Il presidente Soru sta facendo trasfusioni, e non gli si può certamente addebitare la colpa di aver individuato il moroso per eccellenza, che è lo Stato. Ecco perché dobbiamo stare uniti: perché attraverso queste risorse noi possiamo rivedere e rimodellare uno sviluppo che ci è più congeniale. Non si è mai visto che ci vengano "scaricate", neanche trasferite, competenze senza le adeguate risorse. Questa è una beffa!

E' avvenuto anche per la legge numero 144 del 1999: avevano sancito finalmente, con il principio della continuità territoriale che anche i sardi potessero spostarsi in regime di parità di costi con gli altri cittadini italiani, però poi la volatilità dei parlamentari, dei romani, che si dimenticano di darci le risorse oppure le concedono graziosamente, ha vanificato il principio. Questo è intollerabile; ecco perché io guardo con gioia alla mozione che, se ho ben capito, tende a elaborare una proposta unitaria, a calendarizzare eventualmente anche la mobilitazione e a mantenere alta la guardia. E in questa mozione qualche chiarimento poi a livello personale lo avremo, perché quando si parla di decentramento non si può parlare di federalismo fiscale, perché uno Stato non federalista, rancorosamente contro il federalismo, con l'articolo 119 della Costituzione ha sancito proprio la morte del federalismo.

L'articolo 119 prevede, per ciò che riguarda la perequazione, un fondo indistinto legato ai capricci, agli umori del Capo del Governo italiano di turno; ecco perché c'è tanta strada da fare; c'è tanta voglia di stare assieme, di stare uniti senza quello spreco di energie che danneggerebbe ancora il popolo sardo. E se noi avremo la capacità di creare quest'ufficio tributario regionale (aggettiviamolo come vogliamo) che comprenda persone altamente qualificate e che sia in tempo reale in grado di quantificare e far rispettare ciò che è previsto nella Costituzione, allora questa legislatura diventerà veramente originale, fantasiosa, degna proprio di avere sparigliato questa staticità impressionante, questa inconcludente logorrea dei parlamentari sardi che si sono sempre distinti nell'accopparsi a vicenda.

Ecco perché - e concludo - la proposta politica non può essere che quella di rivedere il Titolo III, riscriverlo di sana pianta e soprattutto l'articolo 13 per il quale si sono sprecati complimenti ed aggettivazioni quasi sostenendo che con piani di rinascita siamo usciti da un periodo scuro, dal Medioevo, quando invece abbiamo solo permesso che imprenditori e faccendieri "continentali" attuassero politiche di rapina, sottraendo ingenti ai sardi e perpetrando altre vergogne di questo genere. Ecco perché dico riscriviamo il Titolo III, perché il perimetro è troppo angusto, e lo Statuto vigente è una vergogna e va ripensato. Non possiamo accontentarci di ciò che ci è dovuto, dobbiamo andare oltre. Vedo che il tempo a mia disposizione è scaduto e non voglio generare altre polemiche.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni.

DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, intervengo perché sono tra i firmatari della mozione e vorrei rasserenare l'onorevole Secci che quando si è arrivati a firmare...

(Interruzione)

Non sembrerebbe! Dal suo atteggiamento non sembrerebbe. Quando si è firmato questo documento, lo si è firmato con animo propositivo e impositivo. Nessuno di noi credo disconosca l'attività del Presidente Soru nel portare avanti questa battaglia. Ma il Presidente Soru non può condurre da solo una battaglia così importante per la Sardegna; è necessario che tutto il tessuto sociale sardo sia consapevole della battaglia che si sta intraprendendo e questa battaglia non è una battaglia che si può condurre esclusivamente legandola al momento, sia pure significativo, di presentazione di bilancio ed ancor meno nell'anteprima delle elezioni politiche. E' una battaglia che riguarda la Sardegna, la riguarda da tanto, da troppo tempo e che ha interessato tutte le parti politiche; ha interessato il centrodestra e il centrosinistra, di ieri e di oggi.

Credo che invece, con coralità dovrà essere profuso uno sforzo da parte della Giunta nel recuperare l'unità di tutte le forze politiche e sociali. La solitudine porta anche questo, Presidente Soru: a vedere lei distante da tutta quella rappresentanza sociale e sindacale che in un primo momento coralmente ha dato via ad una rivendicazione forte con lo Stato. Io credo che a nessuno sfugga, e qui voglio tranquillizzare l'onorevole Maninchedda, il panorama sociale e economico della Sardegna; abbiamo bene negli occhi lo scenario dei comuni oggi occupati dai pastori che hanno difficoltà a portare a compimento il loro lavoro e a dare da mangiare ai propri figli e alle proprie famiglie; abbiamo ben presenti i drammi della chiusura delle fabbriche, dei tagli operati in diverse circostanze anche in maniera indiscriminata. Certo che c'è necessità di risorse e non bastano neanche quelle promesse. Proprio per questo c'è la necessità di avere coralità, unità del popolo sardo.

Io mi ricordo che quando si chiamavano gli stati generali della Sardegna perché si doveva rivisitare l'articolo 13 dello Statuto, perché doveva essere rifinanziato il piano di rinascita della Sardegna, chi governava chiamava insieme maggioranza ed opposizione, l'intero popolo sardo e l'intera rappresentanza del popolo sardo ad una rivendicazione chiara, puntuale e precisa. Ma abbiamo delle responsabilità, abbiamo la responsabilità di non aver fatto valere nel tempo i nostri diritti davanti ad uno Stato centrale che ce li negava. Ma è anche vero che abbiamo sprecato tempo non richiamando il popolo all'attenzione di queste tematiche anche per discutere, come si faceva negli ultimi anni, di autonomia, di Statuto nuovo, ma soprattutto di Costituente, che non era un sogno, era la voglia, la volontà di rendere protagonisti tutti i cittadini della Sardegna, di farli sentire insieme un popolo, di modo che all'interno di quel sentirsi un tutt'uno nascesse la voglia anche di competere con lo Stato centrale e con l'Unione Europea. Questo non è avvenuto e si è persa un'occasione.

Ancora una volta ci troviamo a ricordare che probabilmente quella era ed è una strada che deve essere percorsa. Occorre chiamare a raccolta tutto il popolo sardo, fargli capire che all'interno della Costituente, all'interno dello Statuto c'è la vitalità di un popolo, la voglia di un protagonismo vero all'interno di questo Stato. Noi che siamo nazione sarda, non Stato. Credo che queste affermazioni non siano distanti dalle rivendicazioni che il Presidente Soru continua ad avanzare purtroppo, ripeto anch'io, troppo spesso in solitudine.

Ma vedete, qualcuno ha detto, mi pare Pili, che non esprime giudizi sulla devolution; io invece i giudizi sulla devolution li esprimo: la devolution è negativa per la Sardegna, per tutto quello che dobbiamo contrattare oggi per ieri, oggi per domani. E io aggiungo che farebbe bene questo Consiglio regionale, e me ne faccio promotore, credo con il Gruppo dei Riformatori, a chiedere che venga attivata la procedura referendaria per abrogare questa norma che certamente non attua un principio di parità tra le regioni povere e le regioni ricche.

E' un obiettivo che con forza unitariamente dobbiamo perseguire perché da ciò poi si arriva a governare i processi che vedono sempre più povera la nostra regione, sempre più isolata. Non basta, lo ripeto ancora, caro Presidente Soru, con tutta la stima che ripongo in lei, andare da soli. Bisogna essere in compagnia, ma in compagnia solida e solidale, come Parlamento dei sardi, perché c'è la necessità in un momento di difficoltà di stringerci, non perché bisogna recuperare quattro lire per un bilancio, ma per programmare il futuro, per disegnare uno sviluppo nuovo per la nostra Sardegna, se è vero come è vero che anche le risorse dei vari piani di rinascita sono state sprecate. Bisogna cercare nuove vie, nuove strade.

Su questi temi ci dobbiamo confrontare non pensando di recriminare non so bene quale cifra, e non mi interessa conoscerla con esattezza, ma credo sia enorme, è un buco enorme che ormai si è realizzato a danno del popolo sardo e che va, comunque sia, ripianato in qualunque modo Un modo, come suggeriva questa mozione, è quello di ricercare momenti appropriati di solidarietà con lo Stato oltre che momenti di rivendicazione pura, che certamente debbono essere messi in conto per il futuro.

Io credo che dobbiamo mettere mano a questo nuovo Statuto sardo, a questa nuova costituzione del popolo sardo, e dobbiamo dire che siamo pari alle altre Regioni, compresa la Sicilia, e che vogliamo il 100 per cento di quello che ci è dovuto e non il 70, come ci è stato promesso, ed ancor meno il 40 per cento che attualmente ci viene riconosciuto. Noi vogliamo il 100 per cento dell'IVA, dell'IRPEF e di quanto ci deve essere dato e quanto non ci è stato dato, con grande progettualità, con interventi veri, sostanziosi, non con imbrogli come è avvenuto in altre circostanze da parte dello Stato.

Non dimentichiamoci il doppio binario di decine di anni fa che doveva partire da Cagliari e Decimo e che doveva far arrivare in Sardegna locomotive di un certo tipo che poi sono finite in Africa, ferme da qualche parte. Anche quella è stata una presa in giro per la nostra Regione. E bisognerebbe individuarne i colpevoli. Allora se veramente crediamo nel bene della nostra gente, nel bene del nostro popolo, credo che una battaglia unitaria oggi per il domani debba essere ricercata a tutti i costi, caro Presidente, non andando in solitudine.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia.

BALIA (Gruppo Misto). Signori Presidenti, l'intervento dell'onorevole Giuseppe Atzeri ha costituito, a mio avviso, un richiamo ad un'azione e ad un comportamento improntati a spirito di responsabilità. A parte il merito delle proposte, molte delle quali condivisibili, però l'esigenza in questa sede di non alzare la voce, di contenere i toni per dar voce invece alle nostre richieste nelle giuste sedi, nel confronto col Governo nazionale, io credo che sia quanto mai opportuna. Se ciascuno di noi dovesse, in questa battaglia, sprecare il proprio tempo nella ricerca di responsabilità politiche dei vari Governi che si sono succeduti alla guida della Regione, ne usciremmo tutti divisi; ne usciremmo tutti a pezzi.

Prendiamo atto finalmente che è stata intrapresa una giusta iniziativa sull'applicazione della normativa vigente in materia di entrate da parte della Regione. Le esasperazioni verbali, onorevole Pili, minano per certi versi anche la portata etica della battaglia, quindi io credo che anche quelle che lei ha usato non siano assolutamente utili. La realtà è un'altra: la Sardegna è in Italia, ma l'Italia, il Governo nazionale, questo, gli altri Governi nazionali, anche quelli di centrosinistra, non hanno assunto piena consapevolezza che il problema del Meridione, il problema della Sardegna è il problema dell'Italia. Non è uno dei problemi dell'Italia, è uno dei principali, quindi è il problema dell'Italia.

Tutti sapevamo che i vari Governi nazionali erano inadempienti nella misura dei trasferimenti a favore della Regione; tutti eravamo ben consapevoli che le ulteriori modifiche introdotte con la legge del 13 aprile del 1983 numero 122 e con le successive recavano ulteriori elementi interpretativi della normativa, che portarono ad attribuire rilevanza, ai fini della determinazione della base imponibile, piuttosto che al luogo di produzione del reddito (in questo caso la Sardegna) il luogo di cui doveva essere pagata l'imposta.

E' evidente che un'interpretazione riduttiva di questo tipo comporta un danno economico enorme per il Governo regionale. Ma poniamoci una domanda tutti assieme: è giusto, è una battaglia giusta, è una battaglia legittima, è una battaglia che tutti noi auspicavamo, è una battaglia per una futura speranza questa che la Giunta regionale, e non da sola, non in isolamento, ha inteso intraprendere portando questa tematica all'attenzione del Governo nazionale?

Nell'ultimo incontro che abbiamo avuto a Tramatza ho sentito un ex Presidente di Giunta regionale di centrosinistra dire: "Abbiamo tutti delle responsabilità perché abbiamo abbassato la nostra attenzione rispetto a questo problema col passare del tempo". Finalmente il problema oggi è all'attenzione di tutti ed allora non sprechiamo ulteriormente questa occasione. Noi sappiamo, come maggioranza, che o vinciamo insieme la battaglia oppure la battaglia in ogni caso è destinata ad essere persa. E la battaglia non va fatta oggi nei confronti del Governo di centrodestra; l'impegno è quello di tenere alta l'attenzione della politica e del popolo sardo nei confronti di questo e di qualunque altro Governo indipendentemente dal colore politico. C'è una censura quindi del passato; c'è una censura nei confronti del passato di ieri, ma anche nei confronti di quello di avant'ieri. Non è quindi una censura in un'unica direzione. Dobbiamo ricomporre un fronte unitario per essere tutti dalla parte diell'interesse comune dei sardi.

Ecco, onorevole Diana, è una battaglia che serve alla Giunta regionale? E' una battaglia che serve esclusivamente alla maggioranza? No, noi siamo disponibili ad abbassare i toni e vogliamo condurre una battaglia unitaria con le opposizioni, con tutte le opposizioni e con tutte le maggioranze istituzionali in Sardegna, con tutte le forze sociali e imprenditoriali perché sappiamo che solo questo può produrre un risultato positivo.

L'onorevole Floris ma anche l'onorevole Pili introducevano altri argomenti, argomenti attuali anzi attualissimi, argomenti utili, argomenti sui quali dovremmo discutere, come quelli del rischio dell'uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1 e delle possibili iniziative che ancora possono essere intraprese. Io non so se abbiamo la forza e la capacità di affrontare in contemporanea due tematiche di questo tipo e se sostenerle assieme non comporti anche il rischio che l'attenzione verso la seconda vada a discapito della prima; ma se lo riterremo utile lo faremo.

Ho sentito il Presidente Soru in questa sala e nei giorni scorsi avvertire: "Stiamo uscendo dall'Obiettivo 1 per una frazione percentuale infinitesimale, ridicola", c'è una mozione all'attenzione del Consiglio regionale presentata tanti mesi fa, recuperiamola se serve, perché rischiamo di uscire dall'Obiettivo 1 solo per un misterioso effetto statistico e non per dati di natura realle. Ma anche qua il Governo doveva svolgere un adempimento, il Governo nazionale doveva adempiere al compito di allargare il comitato per la trattazione con l'Unione Europea a due componenti d'espressione delle regioni. Bene, onorevoli amici, non l'ha ancora fatto; benché il problema sia stato più volte sollevato nella conferenza Stato-Regioni, il Governo nazionale non ha provveduto ancora a nominare i due rappresentanti, uno dei quali legittimamente e necessariamente, visti i rischi di uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1, dovrebbe essere in quota alla Regione sarda.

Allora, o noi recuperiamo un attimo di pacatezza - non servono le grida in questa sede, non servono le recite a soggetto, non serve la tutela delle parti - e ci diamo reciproco affidamento riconoscendo che ci sono responsabilità del passato che coinvolgono più parti, o noi abbiamo la capacità davvero di svolgere quell'azione di reale recupero di risorse per oggi e per il domani con questa iniziativa e con tutte le riscritture a cui nei vari interventi si è fatto riferimento, oppure continuando a recitare a soggetto, finiremo per recare alla Sardegna un male incalcolabile. E' come se inietassimo ai sardi con una siringa un siero letale e poi dicessimo "Beh, le abbiamo tentate tutte, abbiamo anche sottoposto a sterilizzazione l'ago".

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, assessori e colleghi del Consiglio, io credo che sia indispensabile, come del resto molti altri che sono intervenuti prima di me hanno fatto, cercare di portare su un piano che sia il più possibile quello del ragionamento la discussione che l'Aula sta svolgendo nella seduta di questa sera. E credo che questo debba essere fatto per cercare di comprendere se esistano all'interno di quest'Aula, ma anche al di fuori, le ragioni per condurre una battaglia insieme e gli obiettivi condivisi su cui indirizzare le forze della battaglia.

Ritengo che i Riformatori abbiano ragionato durante l'inizio di questa fase della vertenza sulle entrate in questa maniera; hanno ragionato in questa maniera con il loro Gruppo consiliare, hanno ragionato in questa maniera con la loro rappresentanza parlamentare, cioè hanno cercato, nei limiti della loro consistenza numerica e della loro progettualità, di essere comunque presenti a sostegno di una vertenza che giudichiamo giusta, che può essere discussa per il metodo, che può essere discussa per le opportunità, che può essere discussa per il modo con cui certe tematiche vengono introdotte ma che è sicuramente giusta, e non è nuova, nella sostanza della rivendicazione.

Ecco, però, nello svolgere con assoluta serenità questa parte di ragionamento, va però posto in campo anche il resto del ragionamento. La vertenza delle entrate, cari colleghi, cari colleghi del centro sinistra, cari colleghi del centro destra, non è la vertenza della Sardegna, nel senso che non è l'unica vertenza grande che oggi pone la Sardegna a confronto con lo Stato. Le vertenze che la Sardegna oggi ha aperto con lo Stato sono molte, le vertenze alte sono molte, alcune sono già passate in quest'Aula, basterebbe pensare alla necessità di scrivere un documento unitario che si è posta nei mesi scorsi in questo Consiglio sulle materie dei demani militari e civili in Sardegna.

Basterebbe pensare al ragionamento che abbiamo svolto in quest'Aula sul tema delle riforme istituzionali, e alla stessa ricontrattazione dei rapporti pattizi tra lo Stato e la Regione Sardegna e lo Stato che ha registrato più volte l'interesse di quest'Aula. Basterebbe pensare ai temi dei nuovi rapporti con l'Europa e quindi alla possibilità per la Regione Sardegna di intrattenere rapporti autonomi rispetto al canale nazionale con altre realtà europee, problema di cui le commissioni di quest'Aula si sono già occupate in altre circostanze. Basterebbe pensare alla riforma che ieri è stata licenziata dal Parlamento con l'istituzione del Senato delle regioni e con l'impegno a garantire alla Sardegna - che, è vero, ha una bassa densità di popolazione ma ha un'alta percentuale di territorio nell'ambito del contesto nazionale - adeguata, che non ci faccia essere sempre e comunque troppo pochi rispetto alle esigenze e alla storia che rappresentiamo.

Insomma, in discussione è il problema è la specialità sarda, di cui si è discusso sui giornali, di cui si è tante volte discusso all'interno di quest'Aula; si vuole capire se valgono ancora oggi le ragioni di specialità che, subito dopo la guerra, hanno portato la nostra Isola ad ottenere lo Statuto speciale. Se invece sussistono ragioni diverse rispetto ad allora, vogliamo capire qual è la diversità e qual è il motivo che ci permette oggi di rivendicare con forza la nostra specialità senza che ci si possa accusare di compiere operazioni di accattonaggio politico.

Basterebbe ricevere qualcuno dei libelli che parlamentari o associazioni di parlamentari del nord Italia stampano e distribuiscono presso il loro corpo elettorale per capire come viene considerata la specialità delle Regioni a Statuto speciale o delle province autonome di Trento e di Bolzano da parte delle regioni ordinarie per quanto riguarda il problema delle entrate, cioè il problema sul quale noi ci apprestiamo oggi a condurre una battaglia campale.

Allora, colleghi, se tutto questo è vero, io credo che sia difficile, da qualunque parte la si veda (dalla destra, dalla sinistra, dal centro) che noi continuiamo a ragionare, come direbbero gli oculisti, "scotomizzando", cioè sezionando la realtà ed attribuendo valenza di unitarietà a singole parti della realtà. Cioè la vertenza sulle entrate ha una dignità a sé? Ha una dignità a sé in rapporto al problema specifico che viene posto, ma è una tessera di un mosaico, è una tessera di quel mosaico complessivo che riguarda la ridefinizione del ruolo della Sardegna nei suoi rapporti con l'Italia e con l'Europa.

Questo è il concetto fondamentale che oggi noi dobbiamo tenere in considerazione; al quale io aggiungo un'altra riflessione, che è anche un interrogativo: la forza per sostenere queste vertenze con lo Stato dove la dobbiamo cercare? Ce l'ha il Presidente? Adesso io non intendo commentare malintesi che possono essersi generati nella gestione di questa vertenza; ma i malintesi erano sotto gli occhi di tutti, in tanti si è intervenuti per cercare di sanarli nella convinzione che la divisione non avrebbe aiutato la soluzione del problema.

Quindi il Presidente da solo questa forza non ce l'ha. La Giunta insieme al Presidente, forse, questa forza non ce l'ha. Il centro sinistra, forse, da solo, insieme con la sua Giunta e il suo Presidente non ce l'hanno. Ma io mi permetto di dire, guardate, non ce l'ha neanche questo Consiglio, non ce l'ha neanche questo Consiglio con i segretari della C.G.I.L., della C.I.S.L., della U.I.L., dell'U.G.L:, con l'ANCI, con l'U.P.S., con tutte le sigle che in Sardegna possono aderire e sostenere questa vertenza, nel senso che la forza, la forza vera di arrivare ad una contrattazione dei diritti della Sardegna, a nuovi diritti della Sardegna contrattati con Roma non ce l'ha il mondo della politica da solo.

Il mondo della politica da solo, il Palazzo da solo non ha, tra il milione e 600 mila sardi che abitano nell'Isola la credibilità, l'unione di intenti, la condivisione di obiettivi che sarebbe auspicabile! Oggi questa sintonia, questo afflato, questo stare insieme realmente tra il Governo e la Sardegna e chi in Sardegna lavora, vive, non esiste, non c'è, non è totale!

Ecco allora, colleghi, io faccio un ragionamento, lo rivolgo a tutti coloro che hanno buone orecchie e a tutti coloro che hanno anche capacità e volontà di ragionare; il ragionamento è questo: avere un milione e 600 mila sardi, dietro di noi, insieme a noi, è la precondizione per iniziare a chiedere. Il centro sinistra oggi chiede al centro destra: "Facciamo un passo indietro, ognuno si dimentichi le rendite di posizioni proprie e cerchiamo di ottenere un traguardo tutti insieme."

Ma insomma, anche io vi chiedo una riflessione: quel grande movimento di gente sarda che è stato l'Assemblea costituente, il ragionamento sull'Assemblea costituente, oggi è ancora una ipotesi - sia pure ridefinita, ridiscussa, ragionata nuovamente - è ancora una ipotesi al servizio di tutti noi, di tutti coloro che fanno politica, di tutti coloro che hanno la capacità e la volontà di ragionare sull'utilità, sul ruolo, sulla possibilità di ottenere degli strumenti che non siano solo strumenti ma siano essi stessi momento coinvolgente, momento di condivisione, momento di unione complessiva di tutti.

Allora, così come a noi chiedete un ragionamento, un passo indietro, una riflessione, anche una capacità di valutare gli errori pregressi, la stessa cosa io dico a voi: perché non riapriamo il dibattito sul tema della Costituente, aggiornandolo, riverificandolo, cercando di capire come possa essere adeguato a esigenze che voi sostenete essere modificate. Ma perché su un tema del genere, senza pregiudizi ideologici, senza pregiudizi di parte, senza resistenze legate a ciò che è stato il pregresso non riapriamo un ragionamento che ci consenta davvero di avere a disposizione un grande strumento che unisca il popolo sardo con i suoi governanti e che possa portarci a Roma a ricontrattare i diritti della nostra nazione in maniera forte e col pieno consenso di tutti quelli che ci possono stare dietro e che possono aiutarci a realizzare questi diritti?

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu.

PISU (R.C.). Signori Presidenti, assessori, onorevoli colleghe e colleghi, la mozione di cui oggi parliamo, a firma dell'onorevole Mario Floris e di altri colleghi del centro destra, arriva alla discussione in quest'Aula quando è già in campo una lotta o iniziativa unitaria tendente a far rispettare questo stato di diritto a cui poc'anzi si riferiva su un altro tema l'onorevole Capelli.

Noi chiediamo il rispetto dell'articolo 8 dello Statuto sardo vigente, che è legge costituzionale, come è stato ampiamente detto, che è stato lungamente violato dallo Stato italiano. La violazione di questa legge ha non solo prodotto un credito a favore della Sardegna, che ammonta a svariati miliardi di euro, ma ha anche determinato un indebitamento assurdo. Da qui i tagli, che non piacciono a nessuno, il mancato sviluppo di aree e settori della nostra Isola e della nostra economia, l'accentuazione dello spopolamento, dell'emigrazione, la disgregazione di tante famiglie, affetti, sogni, speranze. Questo ha anche rappresentato un "furto di futuro" per le giovani generazioni sarde!

Recita la cantante Maria Carta in una sua canzone: "Chi ripagherà queste donne e questi uomini della serenità, del sorriso e dell'amore che sono stati loro tolti da ciò che ci era dovuto e che storicamente non ci è stato dato?" Io mi sento sulle spalle e sulla coscienza questo dolore non necessario che è stato arrecato a tanti concittadini sardi.

Non mi pare che siano pervenute molte autocritiche da parte di chi ha governato la Sardegna in questi ultimi lustri, forse si possono contare sulle dita di una mano. Chi può afferma di non avere responsabilità, sostiene che un'azione incentrata solo sulle entrate è limitativa, cerca di sminuire l'azione della maggioranza, della Giunta e del Presidente della Regione su questa partita. Dicono in tanti che se n'è parlato altre volte, ma non possono sostenere che dalle parole si sia passati ai fatti e che si conoscesse la vera consistenza dei crediti dello Stato verso la Sardegna.

Altri ci ricordano che ci sono stati anche a Roma governi di centro sinistra che non hanno affrontato il problema; ma, al di là di tutto questo, a che cosa serve in questa sede ricostruire oggi le responsabilità che ormai tutti conoscono? Oggi il vero problema è che c'è in piedi un vasto movimento unitario, al di là di piccole incomprensioni momentanee, sorretto dal popolo sardo, dalle sue rappresentanze istituzionali, dalle rappresentanze istituzionali del movimento operaio, dai datori di lavoro, dall'ANCI: questa unità e questo popolo hanno capito che la partita sulle entrate è importante per il nostro futuro, per aggiustare i conti e fornire risposte alle varie componenti della società sarda oggi e non domani!

Non ci sono strumentalizzazioni, onorevoli Pili e Diana, c'è da capire se volete essere unitari in questa battaglia o meno e se avete più a cuore il governo Berlusconi o gli interessi del nostro popolo! Pertanto scegliete, e fatelo subito, perché l'opinione pubblica ed anche i sindaci vostri elettori si stanno già schierando in modo corretto a fianco delle loro comunità e della Sardegna!

Questa battaglia, illustri onorevoli che avete presentato questa mozione, non è minimalista, è parte, anzi la prima parte della partita con lo Stato che troverà il suo culmine nel momento in cui si dovrà ricontrattare il nuovo Statuto che dovrà riconoscere alla nazionalità sarda la sovranità e le risorse finanziarie per programmare il proprio sviluppo basato sulla valorizzazione delle risorse locali e per reggere le sfide della globalizzazione in atto. Questo richiede maturità, unità e determinazione nella lotta verso uno Stato centralista, consapevoli che la battaglia non sarà né breve né facile.

Tutti comprendiamo la portata dello scontro o, se preferite, del confronto, ed anche che dobbiamo essere creativi e veloci. Per questo la Consulta statutaria che io ho accettato e difeso, pur avendo a suo tempo aderito all'Assemblea costituente, deve essere subito attivata e produrre quella proposta di Statuto che questo Consiglio regionale dovrà discutere ed approvare. Lotta per le entrate oggi e processo delle riforme (in primis lo Statuto) marciano di pari passo e non sono in contraddizione tra di loro. Sono due facce della stessa medaglia.

Tutto questo dovrà andare avanti indipendentemente dal fatto che ci sia il governo Berlusconi o Prodi o qualsiasi altro. E' una iniziativa sacrosanta che attiene ai rapporti Sardegna-Stato italiano e non tra questo o quella persona, tra questo Presidente o quell'altro Presidente, tra questa maggioranza regionale e quella nazionale. Dunque dobbiamo essere uniti e non divisi in questa fase perché c'è in palio il futuro della Sardegna, di aree e settori sociali in condizioni di crisi drammatiche e queste battaglie potranno offrire non solo risposte nell'immediato ma soprattutto nel prossimo futuro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori e onorevoli colleghi e colleghe, la mozione presentata dall'onorevole Floris e più pone all'attenzione di questo Consiglio regionale delle questioni importanti che credo debbano farci riflettere responsabilmente, anche perché noi stiamo vivendo un momento di confronto, serio, serrato con lo Stato sulle entrate tributarie in Sardegna. Noi, credo, siamo tutti convinti che ci troviamo di fronte ad una vertenza giusta, una vertenza che non può essere sciupata per meri calcoli di parte ma deve essere condotta fino in fondo nell'esclusivo interesse dei sardi e della Sardegna.

E' una vertenza giusta, però io credo che vada fatta chiarezza su tutti i fronti, se vogliamo che vada a buon fine. Io credo che noi tutti, mi riferisco alla maggioranza ma mi posso riferire tranquillamente all'opposizione, dobbiamo mettere da parte i protagonismi e le dannose fughe in avanti che sarebbero effettivamente di impedimento al conseguimento di un buon risultato nella vertenza che oggi stiamo trattando, e quindi bisogna, credo, individuare dei percorsi giusti, bisogna individuare una strategia per raggiungere il risultato, il migliore possibile nel minor tempo possibile.

Quindi credo che noi tutti oggi siamo chiamati a operare una riflessione in questo senso, e dobbiamo anche sapere più precisamente cosa dobbiamo chiedere e come lo dobbiamo chiedere, perché anche questo è importante, perché quando si contratta con due o più parti bisogna che tutti siano d'accordo e per essere d'accordo bisogna convincere anche l'altra parte che abbiamo ragione. Io sono d'accordo che si intraprendano delle azioni forti, non mi spaventa, perché credo che il nostro obiettivo finale sia comunque quello di portare a casa un risultato. Però c'è veramente una certa indeterminazione fino adesso; io credo che chi di competenza dovrà fare un lavoro più approfondito, più capillare, perché c'è la effettivamente necessità di capire esattamente a che punto sia la situazione, a quanto ammontino i debiti, a quale annualità si riferiscano.

Io penso che, per tutte queste ragioni, sia importante avere una conoscenza precisa, anche perché quando si apre una vertenza così delicata, così complessa, tutti hanno il diritto di sapere, di conoscere e di valutare, per meglio comprendere anche quali potrebbero essere le iniziative più idonee da intraprendere. Agitare solo la piazza può servire ma non basta; in questo momento servono tutte e due le cose, una cosa disgiunta dall'altra non può sicuramente essere sufficiente. Quindi il Presidente e questa maggioranza devono condurre una battaglia non solo come Presidente e come Giunta o come maggioranza ma devono condurre una battaglia coinvolgendo tutto il Consiglio regionale, tutte le parti sociali, le parti sindacali, perché solo se c'è la consapevolezza, anche da parte del Governo nazionale, di una richiesta forte da parte di tutta la Sardegna, i risultati potranno arrivare.

Io ritengo che questo sia un passaggio importante che non può essere omesso, così come il coinvolgimento del Consiglio regionale deve essere un coinvolgimento serio, convinto. Noi su questo punto non ci tireremo sicuramente indietro; bisogna avviare una rivendicazione "bipartisan" e credo che questa sia la strada migliore se veramente vogliamo raggiungere un risultato concreto. Dobbiamo però anche individuare i percorsi giusti. E se è vero che ai sardi devono essere restituite risorse che statutariamente gli competono, soprattutto per quanto riguarda l'IVA e l'IRPEF, perché si tratta di somme scippate negli anni alla Regione, i livelli di responsabilità sono diversi.

Io potrei fare un lungo elenco, ma non credo che serva a nessuno oggi dire di chi sono le responsabilità se questi fondi non sono arrivati alla Regione Sardegna. Noi tutti sappiamo invece che oggi la Regione deve recuperare risorse che sono importantissime, importanti come l'ossigeno in un momento di grave crisi come quello che attualmente attraversa. Pertanto ritengo necessario uno sforzo congiunto e credo che la discussione di stasera costituisca il primo passo importante per arrivare a presentare nei confronti del Governo nazionale una proposta convinta, corale, che riguardi non solo questo Consiglio regionale ma tutta la Sardegna.

Ecco, individuare i percorsi significa anche individuare le risorse, perché poi significa offrire risposte alla Sardegna, perché queste risorse serviranno per una crescita economica, sociale, culturale del nostro popolo. Noi sappiamo che per tutta una serie di motivazioni patiamo una grande carenza di risorse; sicuramente le risorse della Sardegna non possono bastare per rendere una Regione così competitiva nei confronti delle altre regioni d'Italia e d'Europa.

Noi non dobbiamo però puntare in questo momento soltanto al recupero di queste risorse, queste sono una parte importante ma sicuramente ciò non è sufficiente oggi alla Regione Sardegna; noi dobbiamo, come dicevo prima, individuare dei percorsi, individuare delle strategie e fare in modo che la Regione non sia costretta tutte le volte, tutti gli anni a iniziare la solita processione nei confronti del Governo nazionale chiedendo risorse che gli competono in forza dello Statuto costituzionale della Sardegna. Quindi bisogna avere la certezza delle risorse, che purtroppo, lo dicevo prima, non sappiamo ancora di preciso quali siano.

Io sono convinto che la Giunta regionale, l'assessorato della programmazione, abbiano effettuato una stima che si avvicina il più possibile alla cifra reale; una stima che si aggira sui quattro miliardi, quattromila e 500 miliardi di euro, però poi abbiamo visto che da altri dati i miliardi risultano essere non quattro ma dieci miliardi di euro. Ecco, se discutiamo in modo serio, su basi serie, credo che si possano raggiungere risultati, ma se poi giochiamo al rialzo, se tutti i giorni spuntano cifre nuove io credo che non arriveremo a nessun risultato, non otterremo neanche quella piccola parte di risorse che sono convinto che in questa fase particolarmente delicata possiamo recuperare.

Quando sostengo che bisogna avere la certezza delle risorse lo faccio perché effettivamente non siamo in condizioni di conoscere le risorse che spettano alla regione Sardegna, lo Statuto speciale della Regione Autonoma della Sardegna oggi non ci mette nelle condizioni di avere la certezza delle risorse che ci spettano. Allora mi chiedo: ma è così difficile iniziare a mettere mano allo Statuto della Sardegna? Non era forse più opportuno accordare precedenza allo Statuto piuttosto che alla legge statutaria?

E' importante in questo momento rivedere alcuni punti dello Statuto sardo perché io credo che la quota IVA e IRPEF vada innalzata, così come è previsto in altre regioni autonome d'Italia. Non ho capito perché la Sardegna, che sicuramente è la Regione più autonoma d'Italia dal punto di vista anche geografico, culturale e storico, oggi debba trovarsi è in una condizione di inferiorità per quanto riguarda la discussione sul gettito fiscale. Io sono del parere che questo Consiglio regionale debba effettuare in tempi brevi scelte coraggiose, debba individuare alcune modifiche da apportare prioritariamento allo Statuto perché sono necessarie per condurre nel prossimo futuro una battaglia paritaria nei confronti del Governo nazionale. Le risorse io credo che vadano riscosse in Sardegna, e questo è un altro fatto importante.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu.

MARROCU (D.S.). Siamo proprio un po' strani! Ciò che appare a tutti come semplice, logico, lineare noi riusciamo a farlo diventare complicato, difficile, incomprensibile e tortuoso. Non so neppure spiegarmi il perché di questa situazione. A me pare che sia semplice, lo si è detto e ridetto più volte: i conti sono quelli del professor Pigliaru, che con un lavoro serio e meticoloso ha individuato quali erano i problemi e da dove nascevano.

La situazione sarda è una situazione di indebitamento che si è determinata in conseguenza di ciò che è avvenuto in questi anni. Coinvolge sia qui che a Roma un governo di centro sinistra e un governo di centro destra, sia qui che a Roma, perché abbiamo governato noi e voi in questi anni. Quindi è evidente che la responsabilità coinvolge tutti noi, se c'è stata disattenzione, e coinvolge i livelli nazionali di entrambi gli schieramenti se a queste nostre rivendicazioni non c'è stata risposta.

Allora mi pare che sia così semplice, lineare, logico capire che non c'è nessuna ragione perché tutti noi, indipendentemente dalla nostra collocazione politica e tutti i sardi, indifferentemente dalla loro funzione, dalla loro rappresentanza, non ci impegnamo in una vertenza che è una vertenza di dignità e di legalità. Non chiediamo norme nuove chiediamo allo Stato di rispettare le norme che esso stesso si è dato e che sono anche norme costituzionali. Mi pare così lineare. Allora mi chiedo: perché da un lato si auspica l'unità, la si invoca, la si ritiene essenziale per poter raggiungere gli obiettivi che tutti riteniamo necessario raggiungere e poi, dall'altro, si mettono in campo iniziative che mettono in discussione quello che viene auspicato e invocato?

Si contesta a qualcuno che ha la funzione di rappresentare - perché gli elettori gli hanno assegnato la funzione di rappresentare la Sardegna - di voler svolgere il suo ruolo con eccessivo protagonismo, però nello stesso tempo si commette lo stesso identico errore che si vorrebbe correggere, perché questa mozione, a distanza di venti giorni da un ordine del giorno approvato quasi unanimemente da questo Consiglio su questa vertenza, commette lo stesso identico errore.

Allora io penso che abbia ragione il collega Secci: a che serve aggiungere elementi che magari forse è anche giusto aggiungere, differenziarsi su questioni sulle quali forse si potrebbe anche discutere e forse anche convenire, in un momento in cui c'è questa volontà di raggiungere questo obiettivo? Abbiamo votato un ordine del giorno venti giorni fa: cosa è successo di nuovo da meritare che l'argomento venga riportato con una mozione firmata da una parte, che rischia, se mantenuta, di dividere il Consiglio e di offrire un'immagine diversa da quella unitaria che tutti diciamo di voler evocare?

Non si può richiedere l'unità in modo strumentale perché preoccupati dalla prossima scadenza elettorale e poi, di fatto, non volerla. Da un lato, quindi, nessuno si tira fuori dalla vertenza perché sa che andrebbe contro gli interessi dei sardi e quindi anche contro i suoi interessi elettorali, dall'altro, nello stesso tempo, si mettono in campo iniziative che tendono a dividere il fronte.

Io sono per l'unità, vera, e l'unità si raggiunge anche rinunciando ognuno ad un proprio pezzetto di protagonismo. Recita un detto sardo "A onniunu s'atti sua", a ognuno il suo. Io sono convinto che la titolarità della vertenza sia in capo al Presidente, che è il legale rappresentante di questa Isola e che anche la trattativa col Governo debba essere chiusa da chi è il legale rappresentante di questa Isola, senza demagogia. Del resto mi pare che sia chiaro quale sia il contendere di questa vertenza ed anche gli obiettivi che ci poniamo in questa finanziaria 2006, in discussione in Parlamento. Per cui dire: "Mah, parlate di dieci miliardi di euro..." è una sciocchezza perché sappiamo tutti qual è l'obiettivo minimo che ci siamo posti. Sappiamo tutti che stiamo chiedendo che lo Stato si faccia carico di tutto l'arretrato.

Quindi mi pare che sia tutto semplice e lineare. Al Presidente la titolarità, alle forze sociali, alle rappresentanze degli enti locali il compito di supportare questa iniziativa con mobilitazione e con lotta che porti questa vertenza a quel grado di forza che possa consentire a questa Isola, che è rappresentata da pochi parlamentari a livello nazionale, di esprimere quella forza che altre regioni d'Italia hanno messo in campo, vedi la Sicilia. Noi possiamo farlo solo mantenendo l'unità, la coesione e mobilitando l'intera realtà sarda, tutte le rappresentanze. Con questo scopo ieri i capigruppo della maggioranza hanno organizzato la riunione.

Noi non vogliamo sostituirci alle forze sociali, non l'abbiamo fatto ieri e non lo vogliamo fare oggi. L'aver pertanto ipotizzato una data per una manifestazione a Roma non significa che ci sia la volontà, né del Presidente Soru né nostra, di sostituirci alle forze sociali, agli enti locali, a chi in questo momento è in campo insieme a noi per questa grande vertenza nel decidere insieme quale sia la giornata ideale per organizzare questa manifestazione.

Io penso che sia intenzione di tutti mantenere l'unità che ieri si è creata in Consiglio nell'incontro con i capigruppo, in modo che si incontrino le forze sociali insieme agli enti locali, insieme alle rappresentanze istituzionali e si decida una giornata di grande mobilitazione del popolo sardo, si decida anche se organizzarla a Roma, a Cagliari, o se farlo a Roma e a Cagliari contemporaneamente. Neanche sui momenti di lotta c'è volontà di protagonismo che accentui gli elementi di divisione o di separazione; c'è invece la volontà di perseguire unitariamente una battaglia che è una battaglia di tutti. Tutto mi pare, ripeto, semplice e lineare. Sinceramente è incomprensibile, e lo sarà sempre di più anche per i sardi, che, mentre si auspica e si invoca l'unità, si mettono in campo iniziative invece che perseguono altri obiettivi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, per stare all'interno dei dieci minuti cercherò di essere sintetico, ma a tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione, anche a Siro Marrocu, che poco fa ha posto una domanda e quasi un dubbio sull'utilità di questa mozione, vorrei preliminarmente dare la seguente risposta: se voi intendete questa mozione come una iniziativa volta a disturbare un confronto politico e un percorso che è andato avanti in queste settimane con alterne vicende, con accentuazioni più o meno polemiche, con momenti di grande unità e momenti invece anche di obiettiva divisione, se voi pensate che questa mozione abbia lo scopo di disturbare un percorso in cui alcuni stanno lavorando per la Sardegna e altri invece, poiché non si sentono protagonisti o non vogliono esserlo, introducono in quest'Aula una discussione che turba un clima di unità, sbagliate.

Questa mozione, scritta dal collega Floris, e firmata, perché condivisa nella sua sostanza, da molti colleghi (anche se non sono convinto che tutti veramente l'abbiano letta davvero con un po' di pazienza) è molto puntuale, analitica, è una mozione che contiene in grandissima parte quello che in questi ultimi mesi abbiamo sostenuto tutti, sia la maggioranza sia l'opposizione, sulla vertenza delle entrate. Contiene dei concetti che sicuramente costituiscono una sfida, in un certo senso anche una provocazione politica, penso ad esempio al collegamento tra risorse finanziarie, compensazioni per la Sardegna e presenza militare sul nostro territorio. Contiene alcuni giudizi sull'azione di questa e di altre Giunte regionali, che certamente fuoriescono dall'ambito di quelle affermazioni che possono essere condivise da tutte e inserite in documenti destinati ad essere portati all'attenzione di Roma o in altre sedi importanti.

Nella sostanza però questa mozione sta dicendo a questo Consiglio regionale: "Attenzione, la vertenza delle entrate non deve essere banalizzata". E non deve essere banalizzata nemmeno confinandola all'obiettivo immediato di avere soldi "pochi, maledetti e subito" da parte dello Stato, mettendo in difficoltà Parlamento e Governo che si trovano a chiudere una manovra finanziaria difficilissima per la situazione economica del nostro Paese e difficile ancora di più perché la richiesta interviene a conclusione di una legislatura e pochi mesi prima del voto.

Se qualcuno pensa di ottenere questo, di ottenere grandi risultati semplicemente con questo clima sbaglia! La mozione in sostanza dice: questo è un percorso che giustamente viene posto all'attenzione in questo momento, perché il livello di indebitamento della nostra Regione, per effetto di un progressivo appesantimento, una progressiva crescita dei bilanci in disavanzo, oggi ha raggiunto dei livelli veramente drammatici, e non è retorica dirlo. Quindi oggi è giusto porre questo problema precisando che le responsabilità non sono di una parte politica soltanto. Lo abbiamo ricordato noi e lo avete ribadito voi, però è bene che lo ripetiate sempre e ancora di più.

Sarebbe stato meglio che l'aveste detto anche quando avete iniziato questa legislatura invece di accusarci di essere dei mascalzoni che hanno indebitato come dei delinquenti, dei bancarottieri, questa Regione. Qualcuno lo ha detto, lo ha pensato, lo ha fatto capire. Comunque oggi vi state rimangiando queste accuse, e di ciò noi siamo molto lieti, perché questa battaglia sta dimostrando, per bocca vostra, che il disavanzo non lo hanno prodotto le Giunte di centro destra di questi ultimi anni, ma è il frutto di una progressiva debolezza del sistema Sardegna nei confronti del sistema Stato, che ha diminuito i propri trasferimenti.

Allora, se tutto questo è vero, questa mozione costituisce semplicemente un richiamo alla necessità di porre la questione con forza adesso e nei prossimi mesi, di incentrarla sul pregresso, ma anche e soprattutto su una prospettiva di adeguamento dello Statuto sardo, del Titolo III attraverso una legge ordinaria, come è avvenuto con la legge numero 122 del 1983, più di vent'anni fa. Questo vuole dire che la questione delle entrate non può essere vista riduttivamente, che deve comprendere non soltanto i trasferimenti ordinari ma anche riconsiderare la funzione e la necessità di un piano di rinascita o di qualcosa che sostituisca il piano di rinascita, l'articolo 13 dello Statuto.

E' una questione che riguarda il ripensamento della specialità, come abbiamo detto anche in altri momenti e in altre sedi, centrandola sulla possibilità che il nostro sistema economico possa avere non solo risorse finanziarie dallo Stato, ma anche condizioni che riequilibrino il rapporto delle nostre imprese nei confronti dei mercati internazionali. Si parla di zona franca fiscale, voi direte che è un sogno, ma è un problema che comunque va posto, è un problema che va posto sul tavolo delle prossime discussioni soprattutto in tema di Statuto, di autonomia speciale della Sardegna.

E' una mozione che semplicemente vuole allargare l'orizzonte della battaglia politica nella sostanza e anche nei partecipanti. Fare in modo, cioè, che tutto il Consiglio regionale sia protagonista di questa vertenza con lo Stato, affinché la Regione abbia non solo le ragioni sul piano sostanziale, che tutti ormai riconosciamo, ma anche una vera forza nel sostenere queste ragioni. La forza, però, non va confusa con la violenza verbale; porre con forza, in certi casi anche con durezza, il problema della vertenza tra lo Stato e la Regione Sardegna non vuol dire semplicemente innalzanre il tono delle affermazioni, delle polemiche, degli incitamenti a una rivolta civile.

Questi incitamenti se provengono da un ex Presidente della Repubblica, a tutti noi simpatico, possono essere anche accolti e in qualche modo diventare anche oggetto di considerazione, ma se gli incitamenti alla rivolta vengono dal Presidente della Regione, io credo che si compia un gravissimo errore. Noi dobbiamo sostenere questa vertenza con molta forza, senza però arrivare ad incitamenti che, tutto sommato, io credo che alla fine potrebbero addirittura ritorcersi contro gli interessi stessi della Sardegna.

I problemi vanno posti con convinzione, vanno studiati, vanno puntualmente seguiti; dobbiamo sicuramente recitare anche i mea culpa per il fatto che la stessa struttura regionale sia stata impoverita proprio sul fronte degli uffici che si sono interessati di entrate, e di ciò credo che siano responsabili tutte le forze politiche in questi ultimi 10-15 anni. Va data forza alla nostra iniziativa, all'iniziativa di tutti, ma proprio per questo deve essere rafforzata la vera unitarietà della posizione della Regione sarda: meno protagonismi, meno violenza verbale, meno polemiche inutili, più confronto, più incisività nello specificare i nostri obiettivi e possibilmente anche recupero di una credibilità, reciproco riconoscimento dell'onestà politica con cui si sta affrontando questo problema, di cui tutti stiamo pagando dei costi.

Anche noi dell'opposizione stiamo pagando dei costi politici partecipando lealmente a una iniziativa che riguarda tutti e che poteva essere affrontata diversamente anche da noi. Invece tutti concordiamo nel dire che si tratti di un confronto tra la Regione sarda e lo Stato italiano, non tra il Governo regionale attuale e il Governo nazionale, non tra il rappresentante attuale legale della Regione e il rappresentante legale dello Stato italiano. Momentaneamente ci sono due persone fisiche che rappresentano, però, un popolo e le sue istituzioni; queste istituzioni vanno coinvolte seriamente con la ragionevolezza, la decisione, ma anche l'equilibrio giusto per queste vertenze.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per qualche minuto.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 35, viene ripresa alle ore 19 e 38.)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, il Presidente della Regione.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente e signori consiglieri, qualche commento alla mozione e alle cose che si sono dette in Aula. Innanzitutto mi dispiace averla interrotta, onorevole Floris, però mi dispiace anche che mi si dica cosa devo fare, se devo prendere appunti, se non devo prendere appunti, preferisco essere autonomo in queste decisioni. Così come, per chiarezza, non ho mai affermato che sequestreremo o che chiederemo di pignorare la scrivania che fu di Quintino Sella. E' il titolo di un giornale: chiunque abbia letto l'articolo ha avuto modo di capire senza ombra di dubbio che si trattava dell'affermazione del giornalista e non mia.

E' stato posto il tema della prossima uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1 e ci si è chiesti che cosa stia facendo in questo momento la Giunta regionale. Stiamo facendo tutto il possibile; è un argomento che non stiamo in alcun modo trascurando, perché le differenze saranno di rilievo. Io non stimo esatte le cifre di cui lei ha parlato, credo che quelle reali saranno peggiori, se la Sardegna uscirà dall'Obiettivo 1, per quanto mi è dato di sapere fino ad oggi, perché non è nemmeno certo quale sarà il contributo che sarà chiesto a ogni Stato membro in termini di percentuale del PIL: si era parlato dell'1,21 per cento, dell'1,14, poi forse dell'1. Quindi non c'è alcun numero, allo stato attuale delle cose comunque sicuramente, qualora uscissimo dall'Obiettivo 1 quel numero sarà inferiore a 1 miliardo (quindi non 1 miliardo e 300 milioni di euro).

E' vero che questo dipende molto dal modo con cui il Governo nazionale ha impostato la partecipazione italiana, la trattativa italiana al Quadro comunitario di sostegno, ed è molto vero che un Governo, che comunque dice di essere federalista, non ha rispettato il patto di fare partecipare due rappresentanti, due Presidenti delle Regioni alle trattative con l'Unione Europea. Per un motivo o per l'altro, nonostante i mille interventi richiamati in Aula dall'onorevole Balia, non è stata offerta la possibilità ad alcun Presidente della Regione di partecipare a quella trattazione.

Quella trattativa è stata impostata seguendo una strategia che io ritengo sbagliata, è stata impostata sicuramente trascurando le esigenze e i diritti della Regione sarda, trascurando il principio della tutela delle regioni insulari, così come previsto dal nuovo Statuto europeo, e quindi penalizzando in maniera grave la nostra Regione. Per questo motivo ho detto al viceministro Micciché e al direttore generale Bark, che guida la rappresentanza italiana in questa trattativa, che se non verrà data soddisfazione al diritto dei sardi io eventualmente ricorrerò alla Corte di Bruxelles contro l'intero Quadro comunitario di sostegno. E' una ipotesi che spaventa molto lo Stato italiano, ma è una ipotesi che sarà mia cura realizzare se i diritti dei sardi non saranno rispettati, poiché il mio mandato principale, l'unico mandato che riconosco, è quello di servire innanzitutto i sardi e la Sardegna. Quindi stiamo lavorando, e per chiunque sarà al governo quando il tutto sarà concluso, la posizione della Sardegna è questa.

Circa il confronto con lo Stato è stato chiesto di evitare i protagonismi. Io faccio quello che posso e quello che so fare, sicuramente malamente, però in questa circostanza - come più volte è stato richiamato - pro tempore, in questo momento, rappresento la Sardegna e cerco di fare il mio dovere. E il mio dovere è quello di essere al servizio dei sardi, ed essendo al servizio dei sardi essere anche al vostro servizio che approvate le leggi dei sardi. Io sto cercando innanzitutto di tutelare le leggi dei sardi e tra le leggi dei sardi c'è lo Statuto dei sardi. Io cerco di tutelare lo Statuto attuale, in attesa che voi scriviate e poi il Parlamento italiano approvi il nuovo Statuto dei sardi. Fintanto che c'è quello attuale io credo che sia mio dovere fondamentale difenderlo, per un motivo di dignità, per un motivo proprio di sopravvivenza istituzionale. Se uno non difende la propria istituzione tanto vale che questa istituzione esista, se uno non difende la sua stessa esistenza tanto vale esistere.

Noi esistiamo perché abbiamo uno Statuto; innanzitutto dobbiamo difendere lo Statuto. Lo Statuto parla di entrate e stabilisce come queste entrate vanno regolate. Le entrate non sono peraltro un aspetto marginale; è vero che sono una tessera del mosaico, ma sono una tessera importante intorno alla quale si posizionano anche le altre. Quindi non si può prescindere dal rispetto pieno dell'articolo 8 del nostro Statuto in tema di entrate con questo Governo, con questa maggioranza e con un eventuale Governo che ci dovesse essere in futuro.

Io credo che siano stati commessi sbagli da entrambe le parti: sbagli dal centrodestra, dal centrosinistra, sbagli un anno fa, due anni fa, cinque anni fa, ce ne sono stati tanti, forse non vale la pena di ripercorrerli. Tutti siamo tentati di rovesciare il tavolo dell'unità e magari dirci quello che pensiamo l'uno dell'altro, però forse questo tavolo non lo dobbiamo rovesciare, ma dobbiamo cercare dentro di noi quel senso di responsabilità, del dovere dell'unità per servire meglio quei cittadini che comunque ci hanno affidato questa responsabilità. Quindi, poiché ciascuno di noi sente in maniera forte questa responsabilità, e forse anche perché in fin dei conti ciascuno di noi riconosce all'altro reciprocamente questo senso di responsabilità ci fidiamo anche reciprocamente e alla fine, laddove si tratta di difendere, tutelare questa stessa istituzione e i diritti dei sardi, riusciamo a trovare questa unità in maniera ferma e convinta.

Continuiamo allora tutti a fare ogni sforzo riconoscendo ognuno le proprie colpe e la possibilità di tutti quanti di partecipare allo stesso livello, con gli stessi doveri e con la stessa dignità a questa lotta, che è unitaria, unica e di tutti. Ognuno per la sua parte: voi, nella maniera più sistematica possibile, riscrivendo lo Statuto, scrivendolo in maniera chiara, in modo che sia maggiormente forte e difendibile in futuro; io e la Giunta facendo rispettare lo Statuto e le leggi Attuali. Questo è quello che stiamo cercando di fare e lo facciamo umilmente, anche spulciando le carte, verificando i conti, cercando di ricostruire le storie, frequentando gli uffici anche amministrativi, tentando di mettere qualche punto fermo. Lo facciamo umilmente, non sostituendoci a voi, ma difendendo l'esistente in attesa che questo Statuto venga riscritto.

Per esempio per quanto attiene all'IVA abbiamo inviato una lettera nella quale affermiamo che l'ordine del giorno del Senato del '95 è acqua fresca e chiediamo la rinegoziazione, ai sensi dello Statuto, della quota variabile dell'IVA per gli anni 2004, 2005, 2006". Usiamo le statistiche ma non le statistiche di chi fa gli exit pool alle televisioni, ma le statistiche del Dipartimento per le politiche fiscali per ricostruire il gettito fiscale dello Stato, il gettito fiscale della nostra Regione, il PIL e così via, e per stimare - visto che non abbiamo accesso ai dati, visto che non siamo noi a poter correggere gli errori, a trovare gli errori - quello che sta accadendo all'IPERF, poiché quello che sta accadendo, che è accaduto, è incontrovertibile.

Al di là di ogni protagonismo è mio assoluto dovere primario richiedere quei soldi con tutta la forza necessaria e in tutte le maniere, con tutti gli strumenti che posso avere in mano e che ho il diritto e il dovere di utilizzare. E molto garbatamente chiedo innanzitutto udienza al Primo Ministro e, se questa udienza tarda, chiedo udienza al Ministro del Tesoro o dell'Economia e, se anche il Ministro del Tesoro afferma in maniera arrogante di non voler nemmeno lui incontrare il Presidente della Regione (poi si scopre che magari non incontra i Presidenti delle Regioni amiche, e qualche altro lo incontra) è chiaro che il confronto, le modalità del confronto cambieranno.

Se lo Stato non dà risposta non posso aspettare un anno, due, tre, ho il dovere di agire oggi ed oggi chiedo chi è responsabile del procedimento amministrativo per la determinazione della quota variabile IVA per l'anno 2004, 2005, 2006. Ed appena mi diranno (ai sensi della legge numero 241 del 1990 me lo devono dire in 30 giorni) chi è il responsabile del procedimento amministrativo, io lo denuncerò penalmente perché da amministratore o da dirigente di un'amministrazione dello Stato non rispetta il dettato della legge. Questo è quello che posso fare, non posso fare altro. Invierò anche una lettera al Ministro, chiunque esso sia, per ricordargli che un suo dirigente non sta operando bene, perché oltre un certo punto, quando i dirigenti di una amministrazione non compiono il loro dovere, chi ne risponde politica, ne ha responsabilità in solido, e quindi farò lo stesso con chi ha la responsabilità politica.

Se la prossima legge finanziaria nazionale non terrà conto dei diritti dei sardi in maniera ragionevole, userò sicuramente nei confronti dello Stato l'articolo 51 del nostro Statuto che ci permette di chiedere la sospensione di una legge quando questa sia gravemente lesiva e dannosa per la nostra Regione, quindi chiederò la sospensione, e se quella sospensione, come è probabile, verrà negata, ricorrerò alla Corte Costituzionale. Analogamente, avendo riscontrato che questa Regione vanta un credito importante nei confronti dello Stato, è mio dovere riportare, seppure in maniera prudenziale, questo credito nei conti della nostra Regione, evidenziarlo in bilancio. E' probabile che lo Stato ricorrerà contro questa evidenziazione in bilancio; sarà un altro motivo per confrontarci con esso davanti alla Corte Costituzionale.

Il Titolo V della Costituzione prevede un coordinamento e un dovere di leale collaborazione tra lo Stato, le Regioni, le Province e gli Enti locali. In questo momento io non credo che intercorra una leale collaborazione tra lo Stato e la Regione. In questo clima, in questo contesto di leale collaborazione nel Governo dello Stato e nel Governo della Regione, ho ritenuto mio dovere informare innanzitutto le mie controparti istituzionali che sono le province e i comuni, e richiamare alla loro attenzione, quanto sta accadendo e le difficoltà in cui ci troviamo. Mi sono rivolto a loro innanzitutto perché sono parte del Governo regionale, mi sono rivolto a loro e continuerò a rivolgermi a loro in maniera ancora più continuativa.

Credo che il 26 di questo mese verrà insediato il Consiglio delle autonomie e successivamente potrà finalmente essere convocata la Conferenza istituzionale Regione-Enti locali. Attraverso questo strumento in futuro la consultazine sarà sempre più continuativa.

Ho dato conto di quanto sta accadendo a tutti voi e ho chiesto l'unità e la partecipazione di tutti senza distinzione di maggioranza e minoranza; ho chiesto l'unità di tutte le forze sociali e di tutte le rappresentanze sociali della Sardegna. Questo è quello che sto facendo senza alcun protagonismo, semplicemente con un confronto e con un livello di confronto che necessariamente aumenta e è proporzionale alla capacità di ascolto della controparte.

Circa la mozione, sorprende questa tempestività, e cioè la necessità di richiamare il Governo della Regione a quanto sta già facendo. Io sto facendo molto di ciò che è contenuto nella mozione; il Governo della Regione sta facendo esattamente questo. Così come trovo sbagliato affermare che finora nessuna delle previsioni delle intese istituzionali di programma ha trovato attuazione e che la Giunta regionale non ha elaborato nessuna proposta organica. Lo trovo sbagliato perché l'intesa istituzionale è del 1999, io non ho sostituito il direttore generale proprio per garantire continuità a quella intesa istituzionale e per fare in modo che neanche un briciolo delle discussioni del lavoro fatto in precedenza andasse perso, ma non ho trovato nulla che fosse stato fatto in ottemperanza di quella intesa istituzionale in materia di entrate. E comunque condivido che, da quella intesa istituzionale, occorra partire, ma per costruire il nuovo, per costruire le nuove leggi, per la prossima negoziazione. Nel frattempo è mio dovere servire le leggi che già esistono, ed è quello che stiamo facendo.

C'è un altro tema che non mi va bene; quello di porre in atto il concerto "con le altre Regioni meno sviluppate". C'è una dignità anche nella lotta, io non chiamo la nostra Regione meno sviluppata delle altre. La nostra Regione ormai è sviluppata, è una Regione che non ha raggiunto la media del Pil nazionale, ma è una Regione sviluppata, pienamente sviluppata, sviluppata per quanto riusciamo a continuare a costruirla giorno per giorno. Non c'è il tempo oggi di discutere, ma credo ci sarà modo di farlo nelle sedi appropriate, in sede di riforma dello Statuto, come costruire il futuro, come costruire il futuro in termini di entrate, in termini di politiche fiscali e in termini di piena realizzazione dell'autonomia. Credo che non ci sia autonomia politica senza autonomia finanziaria, e questa Regione conquisterà la piena autonomia e la acquisterà in maniera definitiva solamente quando riuscirà a bastare a se stessa.

Spero che non siano più invocabili in futuro provvedimenti straordinari per la nostra Regione, che di straordinario ci sia solo l'impegno nostro e di tutti i sardi per costruire la normalità dello sviluppo di questa Isola ed uscire definitivamente dall'emergenza. Siamo abbastanza abili nel farci male, ce ne facciamo sempre, spero che impareremo presto o tardi a non farci più male da soli. Credo che tutti i "distinguo" di queste ultime settimane ci stiano facendo male, ci stanno facendo perdere tempo e stanno continuando a fare male a noi stessi e far male alle persone che rappresentiamo.

Ci sono stati molti richiami all'unità di tutto il popolo sardo, e io li condivido; è la lotta del popolo sardo: voi scriverete le leggi del popolo, io nel frattempo cercherò di far rispettare quelle che sono state già approvate. Lo faccio mettendomi al vostro servizio, come lo so fare, per la responsabilità pro tempore che mi è stata affidata; in futuro qualcuno lo farà meglio di me.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Floris Mario.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, mi dispiace molto che, tranne uno o due casi, nessuno sia entrato nel merito del problema che stiamo discutendo, nessuno. Anche oggi abbiamo sentito molti slogan, non lo dico per lei, Presidente, ma nel dibattito si sono sentiti i "vogliamoci bene", le solite cose, ma nessuno è entrato nel merito della vertenza aperta con lo Stato. E mi dispiace ancora di più che qualcuno abbia ritenuto questa mozione un intralcio solo perché ne abbiamo votato un'altra venti giorni fa.

Che fare? Si riunisce di nuovo il Consiglio regionale per disturbare chissà che cosa? Il tentativo vero di depistaggio è stato compiuto ieri dai Capigruppo della maggioranza organizzando, in maniera impropria e irrituale, un incontro con i Capigruppo dell'opposizione, e con i rappresentanti sindacali, imprenditoriali e degli enti locali. In questo modo si faceva passare in sott'ordine il fatto che oggi avremmo dovuto dibattere i temi complessivi del rapporto Stato-Regione sulla finanza regionale, della quale le entrate sono una parte. Questo non depone in maniera favorevole sulla volontà vera della maggioranza di conseguire il risultato, e questa mozione è proprio una sfida sulle volontà.

Cari colleghi, credo che non debbano essere i Capigruppo a effettuare opera di mediazione nei rapporti interistituzionali e sociali, ma che ciò spetti ai diretti responsabili, a coloro che hanno eventualmente rotto i rapporti e che devono riappropriarsi proprio di quel diritto di guida istituzionale che deve essere riconosciuto non soltanto una volta ma tutte le volte. Noi abbiamo presentato la mozione proprio con questo fine: ricostruire quel tessuto politico istituzionale e sociale che si stava frantumando. Io non so, Presidente, per quali volontà si sia frantumato, perché c'è stata una costituzione di sindacato e di istituzioni parlamentari? Non lo so, però c'era sicuramente questa esigenza.

Cari colleghi della maggioranza, è vero che noi versiamo, scusatemi questo termine, in un "incretinimento" politico generale - tutti i partiti si trovano in questa condizione - tanto da avere come mira soltanto la conquista del potere rinunciando anche ai propri valori, alla propria storia, alle proprie identità, però quando questo tocca il fondo credo che ognuno di noi si debba rivolgere una domanda. La mozione è la vostra, colleghi del centrosinistra, non ho difficoltà a dire che è stata riproposta integralmente quella dell'11 dicembre 2002, la numero 96 della XII Legislatura a firma Secci, Spissu, Fadda, Balia, Biancu, Cugini, Marrocu, Ortu e più, quella che il Presidente della Commissione ha detto che l'allora maggioranza non gli aveva consentito di discutere: è la vostra! Non credo, colleghi della maggioranza, che in questo bailamme possiate rifiutare e possiate dire di no a voi stessi.

Signor Presidente, l'intento della minoranza era chiaro, chiarissimo: alla luce del mio intervento e di quello degli altri colleghi avremmo potuto presentare quaranta mozioni. Proprio per evitare questo, abbiamo detto: vediamo fino in fondo dove vogliamo andare. Se esaminerete la mozione approvata alle soglie del 2004 vi accorgerete che di quella mozione, nella nostra, non è stata toccata una virgola. Certo c'è qualche modifica, c'è la modifica riguardante le servitù militari perché abbiamo voluto inserire un problema caro al Presidente e caro anche a noi; credo che non ci sia oggi nessuna forza politica che non sostenga che le servitù militari vadano ricontrattate con lo Stato perché si pervenga ad una graduale riduzione a cominciare, come diceva il Presidente altre volte, dai territori più sensibili e più esposti.

Ma noi proponiamo, nella trattativa con il Governo, che la Sardegna veda riconosciuto dagli Stati che fruiscono delle postazioni militari, attraverso accordi di carattere economico, il diritto di godere di compensazioni finanziare commisurate al gravame imposto. Mi riferisco a compensazioni simili a quelle di cui fruisce Malta (mi risulta che lei stesse per andare a Malta). Malta vive solo di questo, e noi, per un gravame che è superiore di mille volte a quello di Malta, prendiamo un milione di volte in meno. La mozione è quella: lascio a voi l'ardua sentenza.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. La discussione sulla mozione è conclusa, siamo in sede di votazione della mozione stessa. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, ritengo necessaria una sospensione dei lavori in modo tale da trovare una soluzione in linea con quella che ieri, in sede di Conferenza dei Capigruppo abbiamo individuato. Se infatti procediamo adesso alla votazione ovviamente non possiamo esimerci dal votare la mozione presentata dall'onorevole Floris determinando una divaricazione che sarebbe auspicabile evitare.

PRESIDENTE. L'onorevole Oppi propone una sospensione dei lavori in modo che venga valutata la possibilità di trovare un terreno di intesa sulla conclusione del nostro lavoro. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu sull'ordine dei lavori.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, concordo con la proposta del collega Oppi. Anche gli interventi del centrosinistra, infatti, non entravano nel merito della mozione - quindi nessuna contraddizione con quanto detto dal collega Floris - proprio perché ritenevamo opportuno mantenere quell'unitarietà conseguita venti giorni fa. Ritengo pertanto corretta e opportuna una sospensione proprio per individuare una soluzione unitaria come quella trovata venti giorni fa.

PRESIDENTE. Propongo di passare al prossimo punto all'ordine del giorno (l'elezione di un Segretario dell'Ufficio di Presidenza) per poi procedere alla votazione della mozione. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, non ho nulla in contrario perché si sospendano i lavori, chiedo però che questo argomento venga spostato al primo punto all'ordine del giorno delle sedute della settimana prossima.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni sospendo la discussione sino alla seduta di martedì 22 novembre. In quella sede valuteremo se procedere alla votazione oppure se proedere diversamente nel caso non si fosse trovato un accordo.

Elezione di un Segretario del Consiglio

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'elezione di un Segretario del Consiglio. Il Gruppo Federalista Autonomista sardo, non rappresentato nell'Ufficio di Presidenza, ha chiesto ai sensi del secondo comma dell'articolo 4 del Regolamento interno, che si proceda all'elezione di un Segretario. L'ufficio di Presidenza, secondo il dettato del terzo comma dell'articolo 4, ha deliberato di accogliere tale richiesta in quanto legittima e regolarmente espressa. Il Consiglio può pertanto procedere alla relativa votazione. Ricordo che ciascun consigliere può scrivere sulla scheda un solo nominativo, risulterà eletto il consigliere che, essendo iscritto al Gruppo Federalista-Autonomista Sardo, otterrà il maggior numero di voti. A parità di voti risulterà eletto il più anziano d'età.

Votazione a scrutinio segreto per schede

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, per l'elezione di un Segretario.

Invito i Segretari Mancha e Oscar Cherchi a procedere alla chiama.

(Seguono la votazione e lo spoglio delle schede.)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 72

votanti 71

astenuti 1

maggioranza 36

schede bianche 24

schede nulle 1

Hanno ottenuto voti: Serra Salvatore, 45.

Viene pertanto proclamato eletto Segretario: Serra Salvatore.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancareddu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Capelli - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini -Dedoni - Diana - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo -Floris Vincenzo - Giagu - Giorico - La Spisa - Ladu - Lai -Lanzi - Licandro - Licheri - Liori - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Milia - Murgioni - Oppi - Orrù - Pacifico - Petrini - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Pittalis - Porcu - Randazzo - Rassu - Sabatini - Salis - Sanciu - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Soru - Spissu - Uggias -Vargiu.

Si è astenuto il consigliere: Floris Mario.)

I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 20 e 29.