Seduta n.73 del 17/03/2005
LXXIII SEDUTA
(POMERIDIANA )
Giovedì 17 Marzo 2005
Presidenza del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 17 e 12.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 23 febbraio 2005, che è approvato.
CAPELLI (U.D.C). Signor Presidente, chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. L'ordine dei lavori, onorevole Capelli, è quello che abbiamo definito in Conferenza dei Capigruppo, a meno che lei non intenda proporre una modifica, però per questo ci sarebbe bisogno di una nuova Conferenza dei Capigruppo.
CAPELLI (U.D.C.). Se non la disturba, vorrei parlare.
PRESIDENTE. Non è che ci disturba, lei ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori, ma l'ordine dei lavori è quello che abbiamo definito alle ore 14 e 20. Stia sereno, altrimenti io non sono obbligato a darle la parola sull'ordine dei lavori.
CAPELLI (U.D.C.). Me la tolga. Se lei ritiene me la può sempre togliere.
PRESIDENTE. Adesso cerchiamo di capire qual è il problema. Prego.
CAPELLI (U.D.C.). Volevo semplicemente sottolineare che considero una grave mancanza di rispetto il fatto che alla replica della Giunta non sia presente il Presidente della Regione. Ritengo che sia una mancanza di rispetto nei confronti della Giunta e del Consiglio. Rimarco questo e con altrettanto rispetto ascolteremo l'assessore Pigliaru.
PRESIDENTE. Naturalmente il suo intervento non era sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge numero 91/a, 92/A e del programma numero 4/A. Poiché nessuno è iscritto a parlare, per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, mi spetta un compito inevitabilmente complicato, che è quello di replicare ai molti interventi e contributi che sono stati dati al dibattito di questi giorni intorno alla nostra proposta di manovra finanziaria.
Inizio ringraziando la terza Commissione, in particolare il suo Presidente, ma comunque tutti i componenti sia della maggioranza che della opposizione, per un lavoro che seppure lungo si è tradotto in un confronto spesso serio, spesso sincero e comunque quasi sempre utile per evidenziare il senso della manovra e in qualche caso per evidenziare anche alcuni errori e alcune necessarie correzioni. Con questo spirito siamo stati presenti in Commissione così a lungo. In Aula molti interventi hanno toccato diversi punti, alcuni generali, altri di dettaglio. Credo che sia questa la sede per discutere del senso generale della manovra piuttosto che di singoli aspetti, dei quali potremo discutere ampiamente nei prossimi giorni.
Parlando della Commissione mi è d'obbligo precisare che le non moltissime interruzioni richieste dalla maggioranza erano volte ad affrontare problemi complessi, spesso posti proprio dai colleghi della opposizione. Ci tengo a dire che le interruzioni che si sono avute durante i lavori della Commissione su richiesta della maggioranza, mai, nemmeno in un solo caso sono state richieste dal Presidente o sono avvenute per iniziativa del Presidente, ma esclusivamente su richiesta della maggioranza e di questo Assessore.
Dicevo che questo forse è il momento per discutere non di dettagli, ma del senso generale della manovra. Nei discorsi di oggi e di ieri ho sentito toni drammatici da parte di alcuni consiglieri della opposizione; toni drammatici nel descrivere le presunte conseguenze di questa manovra. Io credo che vada detto almeno questo: il dramma in realtà lo abbiamo trovato. Il dramma di una Regione, in particolare, visto che parliamo di bilancio e di manovra finanziaria - credo che a questo dovremmo attenerci e comunque io mi atterrò -, che in questi anni ha stanziato molto, ma non è riuscita a ridurre il divario troppo grande, sotto il profilo delle nostre capacità, nei confronti del resto d'Italia e d'Europa. E' il dramma di chi domani potrebbe non avere più risorse da investire per lo sviluppo, e credo che questa visione delle cose sia per la verità ampiamente condivisa.
Ricordo che il divario tra la Sardegna, il resto d'Italia e d'Europa è stabile da molti anni. Questo è il nostro problema, e a questo problema dovremmo guardare con la nostra massima capacità nel trovare soluzioni piuttosto che rivolgere lo sguardo al passato per fare il bilancino delle responsabilità. Quindi ritengo che sia importante inquadrare il punto di partenza dal quale noi ci siamo mossi.
Il primo punto riguarda il fatto che il sentiero nel quale la Regione Sardegna era collocata era finanziariamente insostenibile. Io credo che questo sia un punto condiviso dalla grande maggioranza delle persone qua dentro. Nel dire questo non c'è nessuna demonizzazione del debito in sé. E' vero che ci sono debiti che vengono fatti per sostenere investimenti produttivi e debiti che vengono fatti per sostenere spese correnti o che nel passato erano stati fatti per far fronte a spese correnti, ed è ovvio, credo che tutti condividiamo il fatto che i debiti debbano essere fatti per favorire investimenti che si presume possano essere ragionevolmente produttivi, cioè in grado di ripagare il costo dell'investimento con la capacità di creare ricchezza addizionale persistente, definitiva. Questo è il senso dell'indebitarsi.
Nessuna demonizzazione del debito dunque, ma enorme preoccupazione per la situazione debitoria, per la dinamica della situazione debitoria. Abbiamo ricordato in varie occasioni, sono i numeri che lo dicono, che il debito della Regione, il debito vero della Regione Sardegna è cresciuto di sei volte in tre anni, passando da un livello molto basso a un livello pericolosamente alto. Perché pericolosamente alto? Perché implica un alto livello di mutui per servire il debito, tale da tendenzialmente esaurire la capacità di indebitamento della Regione. Quindi quando parliamo di una situazione pericolosa ci riferiamo alla dinamica e al livello verso il quale l'indebitamento della Regione stava velocemente arrivando; un livello che avrebbe impedito ulteriori ragionevoli margini di manovra già nel 2006, e non nel 2016, e che avrebbe peggiorato in modo significativo le prospettive future immediate, non quelle dei nostri figli o dei nostri nipoti. In sostanza c'è un'accelerazione non sostenibile in un senso preciso che è quello che ho ricordato, non in senso generico.
A fianco di questo naturalmente esiste un disavanzo di amministrazione che a normativa vigente avrebbe raggiunto i 4 miliardi di euro. Se si sommano queste due grandezze abbiamo la posizione finanziaria netta della Regione, che è una posizione chiaramente insostenibile. Questo è il punto di partenza.
Sul come si sia arrivati a questo punto si è discusso ampiamente in quest'Aula. Non c'è nessun dubbio, almeno da parte di chi parla, che abbia contribuito a questa situazione una forma di governo che non garantiva maggioranze stabili; non c'è nessun dubbio che la maggioranza dei precedenti governi non sia stata in grado di gestire una situazione in cui il debito è drammaticamente accelerato. In ogni caso tocca a noi assumerci la responsabilità di effettuare un'inversione di tendenza, e si tratta di un'inversione di tendenza di cui parlerò fra poco.
Piuttosto che parlare delle responsabilità di ognuno, io credo che ci sia una domanda da porre all'attenzione di quest'Aula, anche per il prosieguo della discussione, ed è una domanda che sta al centro del problema che abbiamo cercato di affrontare con la manovra di bilancio. In sostanza, negli anni scorsi, sono stati costruiti bilanci basati sul ricorso all'indebitamento potenziale, che ho definito non sostenibile. Abbiamo spesso detto che l'autorizzazione a contrarre mutui a pareggio negli anni scorsi è stata spesso superiore al 20 per cento delle entrate della Regione e negli anni precedenti c'erano comunque indebitamenti importanti, e mentre si operava questa scelta c'erano però, parallelamente, ingenti risorse del POR, in qualche misura disponibili gratis, da spendere presto per non rischiare il disimpegno automatico. Ingenti fondi POR, in parte trascurati o sprecati in duplicazioni di opere pubbliche e di azioni talvolta inefficaci tanto che, ad oggi, solo il 15 per cento degli oltre 4.000 milioni di euro del POR è stato speso in progetti originali. Questo è il vero problema intorno a cui io credo sia importante ragionare per evitare di ripetere in futuro, credo nella consapevolezza di tutti, errori del passato. Perché ci siamo indebitati così tanto quando disponevamo e disponiamo di risorse così importanti che in più dobbiamo anche spendere in fretta? Questa penso che sia davvero una domanda importante e io spero che nei prossimi giorni ci sarà l'occasione per provare a dare alcune risposte. Una risposta è stata suggerita da un consigliere della maggioranza, se non ricordo male dall'onorevole Lai, che ha suggerito il seguente meccanismo: i fondi regionali talvolta sono più facili da spendere, possono essere più facilmente assegnati a pioggia, in molte occasioni con forte discrezionalità politica; talvolta richiedono una progettualità più di maniera che di sostanza e raramente vengono monitorati o valutati nei risultati. Probabilmente questo è uno dei motivi per cui abbiamo nel passato commesso non uno ma due errori: il primo è quello di aver portato l'indebitamento a un livello pericolosamente alto; il secondo è quello di aver speso troppo poco e non abbastanza bene i fondi del POR. Questo è l'insieme dei problemi che noi ci siamo trovati a dover fronteggiare.
La manovra del 2005: abbiamo impostato questa manovra con alcuni obiettivi: impostare il risanamento - la cui definizione darò tra un attimo -, garantire una quantità di risorse sufficiente a consentire di guardare alle speranze di sviluppo con un po' di ottimismo, migliorare la qualità della spesa, fare scelte coerenti con il programma di governo. Come è stato costruito questo bilancio? Alla fine, avendo poco tempo, credo che converrà dire una cosa molto semplice: il bilancio che noi abbiamo portato comprende tutte le risorse che siamo stati in grado di iscrivere responsabilmente in bilancio. Responsabilmente cosa significa? Significa che vale la regola che abbiamo scritto nel DPEF e che siamo qui a riproporre con molta forza. Chi vi parla ha associato la propria permanenza in questo Governo al rispetto di questa regola, non per giocare col destino, ma per sottolineare il punto essenziale di questo bilancio, definire un vincolo di bilancio in modo responsabile e proporlo sperando che questo vincolo sia considerato ragionevole e giusto dall'Aula.
Qual è questo vincolo? E' la semplice regola che allinea gli stanziamenti al valore delle entrate aumentato del 10 per cento. Perché il 10 per cento? Su questo le critiche, soprattutto da parte dei consiglieri della opposizione, sono state di due tipi. Alcuni ci hanno detto: "Questo risanamento è troppo veloce". Altri hanno invece sostenuto: "Questo risanamento è troppo lento". Per quale ragione sarebbe troppo veloce? Noi stiamo parlando del totale delle entrate aumentato del 10 per cento, dopo aver dichiarato, e credo anche dimostrato, che aver considerato il valore delle entrate aumentato del 20 per cento ha condotto alla insostenibile situazione attuale. Ci vuole poco a passare dal 10 al 20 per cento, se cominciassimo ad allentare il vincolo di bilancio ci troveremmo immediatamente in una situazione che contribuisce alla insostenibilità del percorso. Credo che considerare un valore corrispondente a quello delle entrate più il 10 per cento sia una scelta responsabile, sufficientemente lenta da consentire a questa Regione di avere risorse importanti da spendere in questi anni per garantirsi prospettive di sviluppo. E la Regione dovrà cercare di spendere bene le proprie risorse perché non basta poterne disporre per creare sviluppo.
Perché invece il risanamento sarebbe troppo lento? Qualcuno oggi ha detto: "Ma cosa è questa storia del risanamento se in fin dei conti vi indebitate ancora?" Certo che ci indebitiamo ancora, stiamo parlando infatti di inversione di tendenza, di rallentamento nella formazione del debito, cioè stiamo dicendo che stiamo costruendo un bilancio che implica un potenziale di indebitamento che è pari alla metà di quello che c'è stato negli anni scorsi. Questo 10 per cento è la via intermedia tra una frenata, che sarebbe stata veramente molto pesante nei confronti del settore produttivo e della Sardegna intera, e il 20 per cento che avrebbe creato problemi giganteschi il prossimo anno a causa della insostenibilità di cui ho detto. Questo è il nostro punto. Questa prospettiva implica un incremento potenziale dell'indebitamento che però, a sua volta, induce un rallentamento nella formazione del debito. Nessuno ha mai detto che non ci saremmo ancora indebitati, stiamo dicendo che siamo disponibili a indebitarci per 568 milioni di euro, a fronte dei 1.143 dell'anno scorso e della media di 1.080 degli anni più recenti. Questo rallentamento nei prossimi anni proseguirà, irrigidendo ancora il percorso, per tenere sotto controllo la posizione debitoria. Questo per quanto riguarda il risanamento.
Per quanto riguarda le risorse per lo sviluppo, una finanziaria può fare alcune cose, ma non può farne moltissime. Una finanziaria può allocare risorse all'interno del vincolo di bilancio o deve fare delle scelte. Le scelte che noi abbiamo fatto sono coerenti con il programma di governo. Come vedremo nei prossimi giorni, abbiamo allocato molte risorse, per importi simili a quelli stanziati negli anni scorsi, per l'istruzione, per le politiche sociali, per le politiche di sviluppo, per incentivare il settore produttivo, e abbiamo fatto questo nonostante il dimezzamento del deficit potenziale dell'anno in corso. Abbiamo anche stanziato molte risorse a favore delle politiche attive per il lavoro. Le risorse allocate sono ingenti, ma avremo occasione di parlarne nei prossimi giorni: abbiamo confermato 45 milioni di euro per i cantieri comunali, abbiamo confermato l'importante stanziamento per gli interventi previsti dalla legge 36/98 e abbiamo stanziato 30 milioni di euro, non provenienti da mutui, per finanziare gli interventi previsti dall'articolo 19 della legge 37/98. Trenta milioni veri, quindi spendibili anche per attività private, cosa che non sarebbe stata possibile con un mutuo, e l'abbiamo fatto soprattutto per consentire ai comuni di pagare la propria compartecipazione del 10 per cento per poi poter attingere, attraverso la progettazione, a risorse del POR che in questo ambito sono molto importanti per entità, circa 140 milioni di euro per i prossimi tre anni.
Abbiamo dunque agito in piena coerenza col nostro programma di governo. Certo sono previsti anche dei tagli e sono tagli dolorosi, ma abbiamo cercato almeno di essere equi e crediamo di esserci riusciti. I lavori della Commissione hanno rivelato in alcuni casi correzioni necessarie e siamo ancora pronti a considerare, nella discussione che procederà nei prossimi giorni, gradi di equità migliori di quelli che noi siamo riusciti a proporre. Ma tutto sarebbe più facile, anche questa necessaria azione di risanamento che implica alcuni importanti tagli, se potessimo accompagnare i tagli sistematicamente con profonde e attente razionalizzazioni della spesa. Questo non è stato possibile.
Voglio lanciare una sfida a tutti, ma in particolare ai consiglieri della opposizione. Razionalizzare quando ci sono risorse limitate è la cosa più facile...
PRESIDENTE. Prego, concluda.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Onorevoli consiglieri della opposizione, è un gioco facile limitarsi a chiedere il ripristino di molti degli stanziamenti che noi abbiamo dovuto ridurre, ma siete davvero convinti che dare soldi a tutti attraverso regole altamente imperfette, facili prede di cacciatori di rendite pubbliche, sia utile alla Sardegna? Alla fine di questo percorso ci sarebbe solo un bilancio uguale a quello degli anni scorsi, un bilancio che - tutti lo ammettiamo - non possiamo più permetterci. La sfida è questa: proponete innovazioni che noi non siamo stati in grado di pensare, razionalizzazioni migliori di quelle che noi siamo stati capaci di proporre. Questo è un modo di fare opposizione che aiuterebbe tutti; questo è un modo di fare opposizione che aiuterà la Sardegna e metterà in difficoltà, in modo virtuoso, l'azione della Giunta e della maggioranza. Io credo che la competizione sulle idee debba essere inaugurata o debba essere continuata in quest'Aula, ma non solo in quest'Aula, direi in tutta la Sardegna. Se riusciremo a fare questo, non solo la manovra potrà essere migliorata, ma le prospettive di sviluppo della Regione potranno essere molto migliori delle attuali.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Dichiaro chiusa la discussione generale. Come d'accordo con i Presidenti di Gruppo, il Consiglio è convocato per domani mattina alle 9 e 30 per il passaggio all'esame degli articoli. La seduta pertanto è tolta.
La seduta è tolta alle ore 17 e 37.
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