Seduta n.109 del 27/07/2005
CIX SEDUTA
(Antimeridiana)
Mercoledì 27 luglio 2005
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
del Vicepresidente Paolo FADDA
La seduta è aperta alle ore 10 e 18.
CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta dell' 8 luglio 2005, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Rassu, Lanzi, Capelli, Corrias, Oppi e Franco Sanna hanno chiesto congedo per la seduta del 27 luglio 2005.
Se non ci sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Abbiamo interrotto la seduta di ieri rinviando a questa mattina la votazione sul passaggio all'esame degli articoli. Il Regolamento prevede che la prima votazione può essere effetuata dieci minuti dopo l'inizio della seduta, quindi sospendiamo i lavori sino alle 10 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 20, viene ripresa alle ore 10 e 30.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto.
Ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Su che cosa intende parlare onorevole Pisu? Siamo in fase di votazione.
PISU (R.C.). Posso prendere la parola dopo se lo ritiene opportuno, ma vorrei ricordare ai colleghi che il 28 agosto scade il termine di sospensione, disposta con la legge regionale numero 4 di quest'anno, della nomina del difensore civico regionale, che si sarebbe dovuta effettuare all'inizio della legislatura, sospensione stabilita per dare il tempo al Consiglio di approvare le opportune modifiche legislative. Dobbiamo evitare di eleggere il difensore civico secondo le vecchie norme, che prevedono tra l'altro anche l'obbligo del Presidente del Consiglio regionale di procedere alla nomina in via sostituiva qualora non vi provveda il Consiglio.
Chiedo perciò, ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento, l'inserimento all'ordine del giorno di questa tornata di lavori del Consiglio e la discussione subito dopo l'argomento attualmente in esame, della proposta di legge numero 152, concernente "Modifiche alle norme sul difensore civico regionale", che è stata sottoscritta unitariamente da tutti i componenti della seconda Commissione ed è stata approvata all'unanimità il 14 luglio scorso. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisu, per averci segnalato questa scadenza. Nell'ultima riunione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo avevo anch'io segnalato la scadenza prevista dalla legge che lei ha ricordato, quindi penso che questo provvedimento verrà inserito all'ordine del giorno della prossima tornata dei lavori del Consiglio.
Inserimento nella programmazione bimestrale dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Presidente, chiedo, ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento, l'inserimento nella programmazione bimestrale dei lavori della proposta di legge numero 26, che prevede l'istituzione del parco regionale del Monte Arci, presentata il 10 settembre 2004. E' una proposta di legge che scaturisce da un'ampia condivisione delle popolazioni di quel territorio, per cui ritengo che vi siano tutte le condizioni per portarla in Aula perché possa essere discussa, anche per dare corpo alla politica di istituzione dei parchi regionali nella nostra Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Sull'articolo 100, Presidente.
PRESIDENTE. Sull'articolo 100 per non più di cinque minuti. Prego.
DIANA (A.N.). Sono sufficienti molto meno. Fa meraviglia che nel momento in cui è già avviata la discussione della proposta di legge di riforma delle comunità montane, di buon mattino, si senta la necessità di infilare nella programmazione dei lavori ulteriori provvedimenti.
Io credo che sia molto più opportuno andare avanti celermente su questo e riservare alla Conferenza dei Capigruppo l'eventuale inserimento di altri provvedimenti nella prossima programmazione bimestrale o successivamente, ma non credo che sia un argomento del quale dobbiamo parlare oggi, e comunque io sono contrario che sia l'Aula a pronunciarsi su questa richiesta e quindi chiedo che venga posta invece all'attenzione della Conferenza dei Capigruppo, in modo che poi possiamo programmare la discussione di questa e altre proposte di legge che sono all'esame del Consiglio.
PRESIDENTE. Onorevole Biancu, lei pensa che possiamo affrontare il problema in Conferenza dei Capigruppo, che verrà riunita certamente la prossima settimana prima della pausa feriale per decidere il calendario dei lavori e gli argomenti da inserire all'ordine del giorno dopo la pausa estiva?
Un attimo onorevole Sanna, perché se l'onorevole Biancu accoglie la proposta di demandare la decisione alla Conferenza dei Capigruppo la discussione non si apre, naturalmente.
Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Presidente, io non ho nessuna difficoltà ad accedere a questa richiesta se vi è l'impegno da parte sua a inserire questo argomento nella programmazione bimestrale dei lavori.
PRESIDENTE. Va bene, è un argomento che porteremo all'ordine del giorno.
Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà. Su che cosa intende parlare?
SANNA ALBERTO (D.S.). Sulla richiesta avanzata dall'onorevole Biancu. Come Presidente della Commissione ambiente volevo informare l'Aula circa le decisioni assunte su questo provvedimento. Giustamente l'onorevole Biancu pone la questione perché è da molto che il provvedimento è stato presentato, però, come è noto ai membri della Commissione quinta, noi, a seguito di una audizione avvenuta qualche tempo dell'Assessore della difesa dell'ambiente, dottor Tonino Dessì, sulla questione dei parchi regionali, sulla base dell'impegno da lui assunto di presentare una proposta organica di riforma della legge regionale numero 31 sui parchi, abbiamo ritenuto opportuno soprassedere in attesa appunto che la Giunta presentasse questa proposta organica, anche perché la proposta di legge firmata dall'onorevole Biancu...
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Sanna, non è aperta la discussione su questo punto.
SANNA ALBERTO (D.S.). Mi scusi, sto finendo. Intendevo fornire questo chiarimento perché voglio che l'Aula sappia che la Commissione ha fatto il suo lavoro, che non c'è da parte della Commissione nessuna sottovalutazione del provvedimento.
PRESIDENTE. Sì, ma il punto non è questo, onorevole Sanna.
SANNA ALBERTO (D.S.). Se mi dà mezzo secondo concludo il ragionamento, Presidente, per dire che...
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Sanna, non le do la parola.
SANNA ALBERTO (D.S.). Non mi può togliere la parola. Questo è un arbitrio da parte sua Presidente!.
PRESIDENTE. Io gliela posso togliere perché l'argomento non è in discussione. L'onorevole Biancu ha avanzato, ai sensi dell'articolo 100, una proposta che poi ha ritirato per cui l'argomento verrà affrontato in sede di Conferenza dei Capigruppo, lei di qui alla Conferenza dei Capigruppo ha tutto il modo e il tempo per spiegare ai Capigruppo, e segnatamente a chi ha avanzato la richiesta, che cosa è avvenuto in Commissione.
SANNA ALBERTO (D.S.). Chiedo di parlare perché il problema è stato posto oggi all'Aula.
PRESIDENTE. Ma l'Aula non deve più pronunciarsi, presidente Sanna, quindi la prego di seguire l'evoluzione del lavoro.
SANNA ALBERTO (D.S.). Va bene, avevo bisogno di mezzo secondo!
PRESIDENTE. Lei può chiarire la questione con l'onorevole Biancu in separata sede, onorevole Sanna, per cortesia! Ci consenta di proseguire i nostri lavori.
Sulla risposta alle interrogazioni
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà. Su che cosa intende parlare?
DEDONI (Riformatori Sardi). Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori, non per entrare nel merito dell'articolo 100 né delle proposte di legge sui parchi, piuttosto per chiedere al Presidente, anche per rendere più proficui i lavori del Consiglio consentendo ai singoli consiglieri di essere più edotti sui problemi che attanagliano la vita politica regionale, se intenda sollecitare ancora una volta il Presidente della Giunta e la Giunta a dare risposte alle interrogazioni poste dai consiglieri per avere informazioni sull'operato della Giunta stessa. Una maggiore sollecitudine migliorerebbe il rapporto fra Giunta e Consiglio, perché la percentuale di interrogazioni che non hanno ottenuto risposta supera il 90 per cento, Presidente, inoltre i tempi di risposta sono molto lunghi. Io capisco che la stessa cosa si verificasse nelle passate legislature, ma questa è una nuova legislatura.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dedoni, naturalmente la questione da lei posta non riguarda l'ordine dei lavori, comunque sulla materia ho avuto modo di scrivere al Presidente della Regione segnalando il ritardo con il quale si risponde alle interrogazioni e di questo ho dato anche riscontro per iscritto a un consigliere che mi aveva segnalato il problema. Vi prego, quando chiede di intervenire sull'ordine dei lavori di parlare dell'ordine dei lavori, non di altro e non per introdurre altri argomenti.
PRESIDENTE. Proseguiamo la discussione della proposta di legge numero 89/A della quale dobbiamo votare il passaggio all'esame degli articoli.. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole Amadu?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LADU, MURGIONI, LA SPISA, MORO, LIORI, SANNA Matteo, DIANA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PISANO - PISU - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: CHERCHI Oscar - FLORIS Mario.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - AMADU - ATZERI - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - SANCIU - SANNA Matteo - SCARPA - VARGIU.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 63
Votanti 45
Astenuti 18
Maggioranza 23
Favorevoli 43
Contrari 2
(Il Consiglio approva).
Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Presidente, siamo in presenza di ottantasette emendamenti, perché il relatore possa esprimere il parere a nome della Commissione ritengo che la Commissione debba rapidamente riunirsi. Credo che sia sufficiente un'ora per esaminare gli emendamenti che sono stati presentati.
PRESIDENTE. La richiesta mi sembra accoglibile, se non ci sono opposizioni sospendiamo i lavori sino alle ore 11 e 45.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 43, viene ripresa alle ore 11 e 56.)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FADDA PAOLO
PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto. Riprendiamo i nostri lavori, la Commissione ha terminato i lavori. Passiamo all'esame del titolo.
(Si riporta il testo del titolo:
"Norme per le unioni di comuni e le comunità montane. Misure di sostegno per i piccoli comuni")
PRESIDENTE. Non sono stati presentati emendamenti. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Intervengo, Presidente, perché probabilmente è dal titolo che nascono molti equivoci. Una delle necessità che si era da tempo ravvisata nel panorama degli enti locali della Sardegna era il riordino delle comunità montane, questa legge reca come titolo "Norme per l'unione dei comuni e le comunità montane. Misure di sostegno per i piccoli comuni", quasi facendo passare in secondo piano l'argomento probabilmente più importante e che secondo me ancora rimane il più importante, visto che le unioni dei comuni sono già disciplinate dal Testo Unico e peraltro già ne esistono nel territorio sardo, così come esistono comuni che con forme diverse si sono associati per realizzare una gestione unitaria dei servizi da erogare alla cittadinanza. Quindi titolare questa legge "Norme per le unioni di comuni e le comunità montane. Misure di sostegno per i piccoli Comuni", credo che non risponda realmente alle esigenze e alle necessità, dei cittadini certamente, ma anche delle amministrazioni comunali.
Dico questo perché i tre aspetti normati con questa proposta di legge sono fondamentalmente connessi, però noi avevamo un primo obbligo, che era quello di mettere ordine nelle comunità montane. Certamente c'è la necessità di tener conto delle piccole realtà dei nostri comuni e per questo è necessario non forzare, ma indurre i comuni ad associarsi costituendo le unioni dei comuni, ma accomunare tutte queste materie, l'edilizia scolastica, i piani di insediamenti produttivi, i trasporti eccetera, veramente chi ha appena appena affrontato questa materia per rendersi conto di che cosa è successo nel panorama nazionale sa che ciò non trova riscontro in alcuna altra realtà. E non lo dico per fare un riferimento continuo a ciò che succede fuori dalla Sardegna, ma io credo che tutti quanti dobbiamo anche utilizzare l'esperienza che altre regioni hanno maturato in questi anni, soprattutto quelle che prima di altre hanno recepito il decreto legislativo numero 112 del 1998, il Testo Unico sull'ordinamento degli enti locali del 2000. Nessuna Regione d'Italia ha accomunato queste tre fattispecie: le comunità montane, le unioni dei Comuni e i provvedimenti connessi ai piccoli Comuni. Sono certamente tra di loro connesse, ma io credo che sarebbe stato più opportuno affrontare immediatamente il problema del riordino delle comunità montane e discutere questa materia successivamente, inserendola nel disegno di legge, in carico alla prima Commissione, relativo al trasferimento di competenze e funzioni ai comuni e agli enti locali intermedi. Invece no, le abbiamo volute disciplinare in questa legge, l'ho detto già nel precedente intervento di ieri, probabilmente per dare l'illusione a coloro che non faranno più parte delle comunità montane che comunque gli stiamo tracciando una strada che in qualche maniera garantisce assessorati, garantisce presidenze, garantisce tutte quelle cariche che tutti ci eravamo impegnati a ridurre, perché abbiamo ritenuto necessario un certo rigore.
Avevo accennato ieri che forse sarebbe stato meglio trasformare tutte le attuali 25 comunità montane in unioni di comuni garantendo loro le funzioni che già stanno svolgendo, alcune in maniera egregia, altre invece in maniera disordinata. So che una richiesta di questo genere sarebbe potuta sembrare provocatoria, però la realtà è che noi stiamo demolendo un sistema, e per quanto esso sia da modificare, abbiamo adottato una soluzione che non dà assolutamente nessuna garanzia, cioè il futuro dei nostri amministrati o degli amministrati dei nostri sindaci non è assolutamente garantito. Stiamo lasciando una strada che comunque aveva una storia, pur con tutte le problematiche che sono state sollevate da più parti, per adottare una legge che certamente non dà garanzie, né alle popolazioni montane né ai piccoli comuni e non soddisfa neanche le esigenze dei cittadini in ordine ai servizi che loro chiedono e che fino ad oggi sono stati erogati, in qualche maniera. Lo scopo primario di questa legge doveva essere quello di far fronte alle necessità dei nostri cittadini, invece no, stiamo andando nella direzione contraria.
Io so per certo che, all'interno di questo Consiglio, sono state manifestate molte perplessità nei confronti di questa legge e dal tenore degli emendamenti che sono stati presentati, non parlo di quelli presentati dai colleghi del centrodestra o dell'opposizione, parlo degli emendamenti che sono stati presentati dalla maggioranza, appare chiaro che la legge verrà modificata e verrà modificata in maniera sostanziale. Io non credo che l'interruzione di un'ora chiesta dal relatore di maggioranza possa aver risolto tutti i problemi, vi è stato un esame frettoloso degli emendamenti, così come succede spesso e volentieri, ma da qui a pensare che questa legge possa aver recepito le istanze della maggioranza più che quelle della minoranza, ce ne passa. E nonostante tutte le affermazioni dell'onorevole Maninchedda, dell'onorevole Cugini, dell'onorevole Biancu, sulla necessità di interloquire con la minoranza su questa legge, io sono contrario perché non si può, in un momento come questo, coinvolgere la minoranza, solo in nome delle riforme, in una responsabilità che noi non vogliamo assolutamente condividere con voi.
Questa è una legge che è nata male e credo che finirà per essere una brutta legge, che non dà risposte ai cittadini, che non dà risposte agli amministratori e io spero voi siate in grado, nel corso della discussione, di trovare le soluzioni. Non lo so se l'Unione delle comunità montane abbia dato un parere estremamente favorevole su questa legge, credo proprio di no; non lo so se l'ANCI abbia dato un parere estremamente favorevole a questa legge, credo proprio di no. Purtroppo questa affermazione dovrò ripeterla nei prossimi giorni e nei prossimi mesi probabilmente più di una volta, visto che troppo spesso viene comunicato a quest'Aula che la fase concertativa ha avuto un esito positivo, salvo poi trovare sulle nostre scrivanie sollecitazioni da parte di amministratori e di rappresentanti di associazioni di categorie, di sindacati, che regolarmente smentiscono il fatto che la concertazione abbia avuto un esito positivo. Per tute queste motivazioni ritengo che il titolo di questa legge non sia un titolo attinente alle necessità che ci stanno di fronte, anche se certamente ricalca il contenuto della legge. Se a questo serve il titolo della legge, allora non fa una grinza nel senso che le norme...
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, colleghi, io credo che, come ha detto poc'anzi chi mi ha preceduto, questa legge più che mettere ordine al sistema delle comunità montane, disciplinare l'unione dei comuni e precedere interventi a sostegno dei piccoli comuni forse complichi un po' la situazione. Penso che sarebbe stato invece più opportuno in questa fase fare una buona legge sulle comunità montane, perchè tutti siamo d'accordo è un problema che va affrontato, vanno riviste, forse, la loro perimetrazione e alcune situazioni anomale e soprattutto c'è da considerare il fatto che effettivamente 25 comunità montane oggi in Sardegna sono troppe, tanto più che all'interno delle comunità montane ci sono dei comuni o delle realtà che non dovrebbero farne parte, tant'è che su questa materia già nella scorsa legislatura era stato presentato un disegno di legge che poi non è andato in porto, però alcune cose significative credo che vadano salvaguardate perché sono cose importanti. Sono d'accordo con quanto prevede la legge di riforma che non debbano fare parte delle comunità montane le città capoluogo di provincia, che il numero dei componenti la Giunta e del consiglio di amministrazione delle comunità montane sono troppi e che ci debba essere una maggioranza e una opposizione, così come è previsto per gli enti locali, e che il fatto che dell'esecutivo faccia parte la minoranza sia un retaggio di un momento politico diverso, che comunque va superato.
Pertanto io credo che su alcuni punti siamo perfettamente d'accordo per quanto riguarda la riforma delle comunità montane e su questi noi siamo prontissimi a confrontarci perché ritengo che sia veramente il momento di semplificare e di fare una riforma che serva ad affrontare i problemi della montagna, dando alle comunità montane il ruolo che devono avere. Anche se devo dire che dare troppo peso al requisito dell'altimetria non rende giustizia a tutte le situazioni, perchè io posso dimostrare che ci sono dei comuni che non raggiungono l'altitudine prevista dalla legge e che hanno però tutte le caratteristiche dei comuni della montagna mentre per altre situazioni si può dimostrare il contrario. Pertanto io credo che vada dato maggior peso a parametri relativi alla situazione socioeconomica piuttosto che basarsi su un parametro puramente altimetrico che spesso può creare delle situazioni, che tra l'altro non sono volute dalle popolazioni stesse. Io credo che il discorso delle comunità montane vada affrontato anche valutando certe situazioni che sono un po' diverse in Sardegna.
Inoltre ho molti dubbi sul fatto che noi dobbiamo separare i comuni della montagna dai comuni costieri, perché questo può essere anche un errore politico, infatti penso che l'integrazione tra la costa e la montagna sia un fatto importante. Ho esperienza di certe comunità montane dove questa integrazione c'è stata ed ha avuto effetti positivi, mentre creare una netta separazione tra comuni della costa e comuni dell'interno può provocare un danno ai comuni montani. Pertanto io mi auguro che nel corso del dibattito che si svolgerà nella giornata di oggi e forse anche di domani si trovi il modo per far sì che questo aspetto venga approfondito meglio, perché ritengo che oggi sarebbero gli stessi comuni della montagna a essere maggiormente svantaggiati a causa di una separazione dai comuni costieri. Credo che un'aggregazione tra povertà non produca una ricchezza, e quindi che il discorso vada affrontato partendo da alcuni punti, previsti dalla legge, che ritengo giusti, mentre vi sono altre parti che andrebbero modificate, perché il discorso delle comunità montane va visto in modo più organico e complessivo dal punto di vista territoriale.
Quello che invece non è accettabile è inserire in questa legge anche l'unione dei comuni e misure a sostegno dei piccoli comuni complicando la situazione, perchè noi rischiamo con questa legge, se verrà approvata nella formulazione attuale, mi riferisco al relatore, mi riferisco alla Commissione, di ritrovarci ad avere non 25 enti sovra comunali, ma tra comunità montane e unioni di comuni, 40 o 50 enti sovra comunali che è l'esatto contrario di quello che si sta dicendo, perché non è pensabile che approviamo una riforma con l'obiettivo di ridurre le 25 comunità montane per poi trovarci, tra comunità montane ed unioni dei comuni, praticamente con circa 40 o 50 enti sovra comunali. Allora io credo che la legge vada rivista, che vada ritirata, perché non è pensabile che in una situazione come questa, si proponga una legge che ha l'obiettivo di semplificare e ridurre gli enti e si ottenga come risultato una loro moltiplicazione. Io so che anche all'interno della maggioranza ci sono dei problemi, perchè credo che sia evidente che il risultato sarà questo. Penso che oggi noi dobbiamo affrontare il discorso giustissimo delle comunità montane perchè effettivamente 25 sono troppe, ma non è pensabile che dove oggi c'è una comunità montana nascano non una ma diverse unioni dei comuni con gli stessi organi, con gli stessi stipendi, con le stesse risorse che vengono date agli amministratori delle comunità montane.
Allora io credo che noi siamo ancora in tempo per modificare questa legge, che a parere mio andrebbe ritirata e ripensata perché nell'attuale formulazione è un mostro non una legge che semplifica le comunità montane, tanto più che non si capisce bene qual sia il ruolo che devono avere queste comunità montane. Io sono stato Presidente di una comunità montana importante, che ha fatto opere importanti, ha avuto un ruolo importante, ma per come si sta configurando in questa legge la comunità montana sicuramente finirà per non avere alcun ruolo. L'onorevole Maninchedda, ad esempio, parlava dei problemi dell'agricoltura nelle zone interne, che sono problemi grossi in questo momento, beh, allora io vi dico che in questa materia la comunità montana aveva delle competenze importanti, e quelle delle zone interne hanno approvato dei piani di sviluppo agropastorali importanti; bene, alcune competenze in materia di agricoltura non sono più delle province, tant'è che la provincia di Nuoro non ha neanche istituito l'assessorato dell'agricoltura, e dopo l'approvazione di questa legge le comunità montane non avranno competenze nel settore agricolo. Adesso mi dovete spiegare chi è che si è occuperà dell'agricoltura! Noi affermiamo sempre di preoccuparci tanto dell'agricoltura, macché! Con questa legge stiamo centralizzando ancora di più queste competenze, perchè alla fine di agricoltura si occuperà soltanto l'Assessorato regionale dell'agricoltura.
Per questo penso che sia necessario rivedere le competenze, perchè questa legge danneggia le zone interne, danneggia l'agricoltura, non semplifica assolutamente un bel nulla, pertanto noi stiamo creando degli enti per pagare i componenti degli organi, enti che però non avranno nessuna funzione e che non risolveranno sicuramente i problemi delle zone interne.
PRESIDENTE. Io inviterei i colleghi ad attenersi all'argomento all'ordine del giorno. Se lei onorevole Ladu avesse parlato sull'articolo 1, il suo sarebbe stato un intervento perfetto. Credo che sul titolo si sarebbero potute dire delle cose diverse per stare nel tema. Questo lo dico per quanto riguarda i prossimi interventi.
Onorevole La Spisa su cosa intende intervenire?
LA SPISA (F.I.). Sulle modalità di voto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale del titolo.
PRESIDENTE. Da chi viene accompagnata la richiesta?
(Appoggiano la richiesta SANJUST, LOMBARDO, SANCIU, VARGIU, LADU, AMADU, PISANO.).
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del titolo.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri:BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - ONIDA - PETRINI - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo.
Si è astenuto il consigliere: VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 60
Votanti 59
Astenuti 1
Maggioranza 30
Favorevoli 42
Contrari 17
(Il Consiglio approva)
Passiamo all'esame dell'articolo 1
(Si riporta il testo dell'articolo:
Art. 1
Finalità e principi
1. I comuni individuano autonomamente gli ambiti territoriali e le forme, tra quelle previste dalla legge, per l'esercizio associato delle funzioni e dei servizi.
2. La Regione, allo scopo di assicurare un efficace esercizio delle funzioni e dei servizi in ambiti territoriali adeguati, promuove ed incentiva la costituzione di unioni di comuni e di comunità montane, nonché di altre forme di gestione associata fra comuni di minore dimensione demografica. A tal fine assicura idonei trasferimenti finanziari e supporto tecnico e giuridico.
3. La presente legge stabilisce, sulla base dei caratteri prevalenti dei comuni esistenti nella Regione, i requisiti minimi per la costituzione di unioni di comuni e comunità montane di ambito adeguato all'esercizio associato di funzioni. Con il programma approvato, previa concertazione con gli enti locali, secondo la procedura prevista dall'articolo 1 bis sono indicati gli ambiti territoriali adeguati per l'esercizio associato delle funzioni di livello comunale.
4. La presente legge detta inoltre misure di sostegno per i comuni di minore dimensione demografica per favorire un riequilibrio fra le diverse aree della Regione e l'adesione degli enti più piccoli alle forme associative senza che se ne disperda il patrimonio di tradizioni e i caratteri tipici.)
PRESIDENTE. All'articolo 1 non sono stati presentati degli emendamenti.
Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Presidente intendo illustrare brevemente l'articolo 1 e riconfermare, come lei per altro ha già sottolineato, che gli interventi degli oratori che mi hanno preceduto erano più attinenti all'articolo che al titolo. La sensazione però che se ne ricava anche in relazione alle interlocuzioni, che ovviamente in maniera molto trasparente sono intercorse, non vorrei che fosse sbagliata e che questo contribuisse a dare un'interpretazione sbagliata. Le interlocuzioni che sono intercorse sono intercorse in Aula perché l'opposizione ha partecipato molto sporadicamente ai lavori della Commissione.
L'articolo 1, Presidente, stabilisce i principi e le finalità; e bene abbiamo fatto a ricomprendere nel corpo dell'articolo e dell'intero testo argomenti che non esclusivamente attinenti, così come viene invece richiesto dagli interventi dell'opposizione, alle comunità montane ma introducessero e delineassero quelle altre forme di collaborazione tra enti locali che sono le unioni di comuni del cui numero noi siamo poco preoccupati, onorevole Ladu, ma poi vedrà dall'esame dei successivi articoli che anche il numero in qualche modo resterà contenuto, siamo però poco preoccupati del numero delle unioni di comuni che andrebbero invece incentivate proprio per la gestione in forma associata dei servizi e delle funzioni loro demandate. Altro discorso invece è quello della riconduzione delle comunità montane ai principi ispiratori per i quali sono nate.
L'articolo 1 definisce le finalità e ne stabilisce i principi; è prevista l'autonomia dei comuni nell'individuazione degli ambiti territoriali, nonché nella scelta della forma per l'esercizio associato delle funzioni e dei servizi. Il comma 2, poi, garantisce la volontà della Regione di incentivare tali forme associative con trasferimenti finanziari e fornendo il supporto tecnico e giuridico eventualmente necessario alle associazioni prescelte dai comuni tra quelle che vengono indicate.
Il comma 3, che contiene di fatto dichiarazioni di principio, dispone che la legge preveda i requisiti minimi per la costituzione di unioni di comuni e comunità montane, sulla base dei caratteri prevalenti dei comuni, e rinvia poi all'articolo 1 bis che disciplina la procedura per l'adozione del programma di riordino territoriale.
Infine il comma 4 sottolinea l'esigenza per i comuni di piccole e di piccolissime dimensioni onde favorire il riequilibrio territoriale - ed è in questo, onorevole Ladu, contrariamente a quanto lei sostiene, che si ravvisa la volontà del legislatore di costituire un unico corpus di norme che disciplinino anche le funzioni attribuite a questi organismi e di non limitarsi ad una semplice razionalizzazione e modifica delle norme relative alle comunità montane - di aderire a forme associative senza che l'adesione intacchi minimamente il valore delle tradizioni e delle culture di origine.
Questo è lo spirito dell'articolo 1, con una richiesta di modifica, che potrei avanzare dopo Presidente ma la pongo in questa fase, relativa al comma 3 laddove dispone che: "la presente legge stabilisce, sulla base dei caratteri prevalenti dei comuni esistenti nella Regione, i requisiti eccetera", è sfuggita, nonostante in Commissione ne fosse stata decisa la cancellazione, invece permane nel testo, la parola "minimi". Chiedo che in sede di coordinamento delle legge tale parola venga soppressa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Mario, guarda che non ci sono consigli di amministrazione nelle comunità montane. Lo dico a te…
DIANA (A.N.). Onorevole Cugini, potremmo anche permettervi di approvare questa legge senza contrasti e in tempi anche molto rapidi; probabilmente politicamente ne trarremmo beneficio noi e probabilmente sareste penalizzati voi, perché credo che il concetto ormai l'abbiamo capito tutti quanti, però non sarebbe corretto; noi alcune cose abbiamo l'obbligo, il dovere e la necessità di dirle e, quando è necessario, evidenziare anche le difficoltà nelle quali voi vi trovate, perchè di difficoltà si tratta.
Tornando all'articolo 1, al di là del fatto che i comuni dovrebbero autonomamente individuare gli ambiti territoriali - chiederei un po' di attenzione all'onorevole Maninchedda, o al relatore che comunque è sempre attento, ma siccome mi pare che l'onorevole Balia possa diventare lo sparring partner e invece l'onorevole Maninchedda possa assurgere a ruolo di arbitro unico, credo che un minimo di attenzione da parte di quest'ultimo sia necessaria - nel momento in cui affronta la materia della concertazione rinvia all'articolo 1 bis, mi pare di avere letto così (onorevole Balia, vero?); ora quando uno poi va a leggere l'articolo 1 bis, il riferimento alla concertazione è praticamente inesistente, perchè non è assolutamente definito il procedimento di concertazione, che invece io ritengo sia un elemento obbligatorio. E quando parlo di procedimento di concertazione non parlo di un tavolo più o meno allargato di concertazione, è una concertazione che deve essere definita, anche nei tempi, anche nelle modalità. Questo non è assolutamente definito, per cui mi chiedo questo procedimento dove si svolge e chi lo determina? Chi detta le regole e i tempi? Sono tutte cose che secondo me avrebbero dovuto essere assolutamente previste, e ce ne accorgeremo dopo quando nasceranno tutte le problematiche che sono legate a questo aspetto.
L'altra questione che vorrei porre, che probabilmente avrei potuto trattare anche in fase di discussione di un articolo successivo, è che non è prevista in questa legge la modifica degli ambiti territoriali, perlomeno forse mi è sfuggita e chiedo venia se così fosse, però anche in questo caso è necessario prevedere un procedimento; può darsi che mi sia sfuggito - ripeto - credo che sia difficile, ma certo è che l'argomento più importante è quello del procedimento di concertazione.
Allora, capisco anche le esternazioni dell'onorevole Balia, chiedo ai colleghi della maggioranza di essere ancora più espliciti, non è ancora sufficiente onorevole Balia, l'ho detto anche all'onorevole Cugini, diciamocele tutte le cose, impariamo a non farci male, però quando è necessario nell'interesse di tutto il Consiglio e soprattutto dei consiglieri regionali io credo che ognuno di noi abbia il dovere di denunciare, ove necessario, comportamenti, atti, presenze che non sono quelle che le regole impongono, che il nostro ruolo impone. Ecco perché chiedo anche a voi di essere più espliciti; io mi assumo tutta la responsabilità delle cose che sto dicendo e non mi tiro indietro, e vorrei che non si tirasse indietro nessuno. E' chiaro che per arrivare ad un dialogo tra maggioranza ed opposizione è necessario vederci, parlarci, sentirci, discutere, dialogare; è uno sforzo che dobbiamo fare tutti, però non bisogna limitarsi alle mezze parole o alle perifrasi, è meglio parlare chiaramente, probabilmente ce ne avvantaggeremo tutti, se ne avvantaggerebbe il Governo di questa Regione e quindi la Giunta che, come ho detto in precedenti interventi, ha bisogno di crescere, non come numero di assessori, non cambiando questo o quell'assessore, ma come Presidenza.
La Presidenza deve capire che si trova davanti ad un Parlamento, che le regole esistono e vanno rispettate, e vanno rispettate dalla maggioranza e dall'opposizione, dalla Giunta e da tutta l'amministrazione regionale, questo è che bisogna fare capire al Presidente. E una delle regole fondamentali, che non viene rispettata, è quella di rispondere alle interrogazioni e alle interpellanze, e bene ha fatto il presidente Spissu a sollecitare il presidente Soru, ed è a me che ha trasmesso la lettera alla quale ha accennato prima, però a tutt'oggi benché il solerte presidente Spissu mi abbia comunicato quali sono state le risposte date nella precedente legislatura negli stessi mesi, con tutta la voglia di riformare e fare che questa giunta mostra, il numero delle risposte date alle interrogazioni e alle interpellanze è assolutamente insignificante! Quindi non è cambiato niente, neanche sotto questo punto di vista.
Ma, cari colleghi, questi rapporti li vogliamo ristabilire? O vogliamo che ancora una volta la maggioranza si approvi le leggi, quelle poche che riesce ad approvare, e la minoranza faccia la sua opposizione, salvo poi i casi in cui alcuni acuti rappresentanti della maggioranza chiedono il conforto, il consenso, la partecipazione della minoranza. Beh, non si può andare in questa direzione, per dialogare veramente bisogna stabilire norme, regole e un equilibrio diverso all'interno del Consiglio regionale, nei rapporti tra il Consiglio regionale e la Giunta, nei rapporti tra la Giunta e il Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Prog. Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi il comma 1 dell'articolo 1 della legge ne riassume molto bene i presupposti democratici ed anche le ambizioni istituzionali: non solo divisione dei poteri, ma anche partecipazione, non solo diritti dei governi, in questa legge, ma anche quelli dei cittadini e delle comunità, non solo la forza delle istituzioni ma anche la loro solidarietà.
Noi difendiamo questa legge perché crediamo che abbia queste caratteristiche positive, perché aiuta i territori, perché favorisce l'unità. E se è vero, onorevole Diana, che lei giustamente lamenta un difetto di interlocuzione, io ho il dovere di dire che nella prima Commissione spesso le proposte dei membri dell'opposizione che partecipano con sapienza ed assiduità ai lavori vengono accolte, viene difficile farlo quando accade che, appunto, il concorso dell'opposizione non ci sia. E me ne rammarico, è sempre possibile recuperarlo, certamente, però si metta anche nei panni di chi istruisce gli atti e quando è confortato da una voce dissenziente e ragionevole la accoglie, quando non è confortato dalle voci dei membri della Commissione non può certamente costruirle da solo.
Ho voluto ricordare questo perimetro di valori che c'è nella legge perchè ieri mi è parso di cogliere accenti diversi che vanno chiariti in vista delle riforme istituzionali importanti che andremo a fare nei prossimi mesi. Abbiamo sentito parlare prima di uguaglianza e collaborazione fra i poteri, poi di reattività e presunzione e infine, addirittura, di iniziativa legislativa, di mandato elettorale, degli esecutivi, della missione del governo, della coalizione, cose sulle quali addirittura non ci sarebbe da discutere molto. Sto citando testualmente. Mi è venuto in mente, sentendo queste parole, ciò che gli esponenti francesi degli ordini mendicanti dicevano della lingua dei cistercensi, che erano monaci ricchi e colti e chiusi però anche nelle loro abbazie mentre il mondo cambiava. Parlavano un latino perfetto, un latino di plastica che faceva tornare tutti i conti, per la sola durata del discorso però, non oltre. E gli appartenenti agli ordini mendicanti la chiamavano langue de bois, lingua di legno, lingua rigida, inespressiva rispetto alla vita, perché l'orizzonte di senso delle parole non può essere mai manipolato oltre la misura dei fatti.
E la realtà dei fatti nella vicenda di questa legge non è quella virtuosa, asettica, quasi da manuale che ho sentito descrivere da un autorevole membro della Giunta, ma è un'altra - che io non voglio ricostruire in questa sede perché ho tutto l'interesse a favorire l'approvazione di una legge che unisce i sardi e non ho nessun interesse a ricostruire dettagliatamente la storia recente - con certezza è un'altra, tanto più che la Giunta ha anche detto che se si è sbagliato ci si può correggere, e io ne prendo atto per quello che mi riguarda e per quello che riguarda gli altri anche, ma occorre sempre sapere dove ci si è sbagliati. Ora, qui nessuno e tanto meno io ha revocato la fiducia al Governo regionale, né ha mai pensato di farlo, né ha intenzione di farlo. Quindi, mi chiedo a che serve richiamare la fedeltà al mandato elettorale e alla coalizione; mi pare che molti di noi, in molte circostanze in quest'Aula, in quest'anno difficile, abbiano difeso la Giunta e il Presidente quando ha tirato vento ed anche vento forte che ha indotto altri a chiudersi a casa mettendo chiavistelli e battenti. Molti hanno dimostrato il coraggio costante delle proprie idee rispetto allo zelo intermittente di altri che magari si attiva solo se richiesto. Si è stati dinanzi in questi giorni a una dialettica su fatti specifici, non su una contestazione generale. Allora, io vorrei dire che quando si mettono in crisi i sistemi di principio e poi si chiede la disciplina, si tocca qualcosa di profondo per qualcuno di noi, non un fatto banale, e cioè entra in gioco l'immagine che abbiamo del consigliere regionale, che cosa deve fare un consigliere regionale; bene, come lo si vuole? Lo si vuole esclusivamente impegnato a pendolare tra il suo collegio e gli assessorati? Lo si vuole così? Lo si vuole retrocesso al rango di latore di bisogni, e per il resto sulle leggi, sui principi, sull'ordinamento lo si vuole intento a un'opera di consulenza magari, oppure ad una consulenza meglio non manifesta, il consilium latino, ci si vuole dare un ruolo di chi lavora dietro le quinte, a consigliare, a correggere in silenzio. Come si vuole che siano i consiglieri regionali quando qui parleremo di legge elettorale, di forma di governo, di incompatibilità, come dobbiamo essere, accademici?
Il consigliere regionale che non vuole fare il piccione viaggiatore tra il suo collegio, la Giunta e gli uffici regionali, che non vuole vivere delle attenzioni della Giunta, non può che vivere di principi, non può che vivere di principi, e di leggi, e su questi deve poter parlare pubblicamente anche quando chiede correzioni di rotta, anche quando sottolinea il disagio economico della Sardegna che è rilevante, anche quando fa pertinenti riferimenti storici alle origini di alcuni modelli del mercato occidentale, perché altro non è stato fatto in questa sede e certe semplificazioni sul versante del vittimismo sono un po' sospette, riferimenti per altro ripetuti in questi giorni, su tutti i giornali nazionali, da autorevoli storici, e non capisco perché quando le dico io certe cose vi stracciate le vesti quando le scrive Sergio Romano nessuno fiata e tutti tacciono. Io non ho fatto accostamenti di nessun tipo, ho fatto un'analisi storica che viene confermata da tanti. Si accetta che questi consiglieri regionali, che tengono alla politica più che alle nomine, facciano il loro mestiere pubblicamente oppure no? Io questo vorrei sapere, perchè so fare solo questo. Penso che in vista delle riforme bisognerebbe apprezzare la libertà, la dialettica, il coraggio ideale più di quanto si apprezzi il conformismo o il tatticismo.
La Giunta ha invitato a girare pagina, io non devo neanche girare pagina, nel senso che la collaborazione con la Giunta per me è un fatto naturale, non è un problema, però non scordiamoci i problemi della partecipazione, dell'uguaglianza delle opportunità sociali che stanno alla base di questa legge; questa legge ha un fondamento sociale altissimo. Se lei, onorevole Diana, fa riferimento alla concertazione, indubbiamente quando fra poco discuteremo dell'articolo 1 bis troverà un'ulteriore definizione, l'emendamento all'articolo 1 bis che abbiamo presentato è ulteriormente concertativo, poi tutto è perfettibile, però quella procedura è all'attenzione di quest'Aula. Dicevo, i problemi della partecipazione, dell'uguaglianza delle opportunità, del decentramento, della democrazia economica, sono tutti lì questi problemi, tutti lì che ci aspettano per le grandi riforme. Con quale metodo le vogliamo aggredire? Io sono per il metodo del rispetto reciproco tra maggioranza e opposizione, tra Giunta e Consiglio, tra Consiglio e Amministrazione regionale, che ha questo grande potere assolutamente irresponsabile, nel senso che non ha responsabilità politiche, da cui dipendono molte cose che ci riguardano. Io sono per questa linea, ma anche per la linea del controllo e della dialettica democratica, e sto con gli ideali enunciati in campagna elettorale spesso dimenticati, perché penso che l'appartenenza ad un'area o ad una forza politica sia basata sui valori prima che sulla disciplina, e quando si fa il contrario talvolta è una debolezza perché si mostra un volto feroce usato per nascondere il proprio disorientamento. Proseguiamo sulla strada della collaborazione, ma io credo che l'assessore Sanna sappia che in Consiglio il confronto si...
PRESIDENTE. Grazie onorevole Maninchedda. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Grazie Presidente. Intervenendo a proposito dell'articolo 1 colgo l'occasione, non essendo intervenuto in discussione generale, per fare una breve premessa e formulare alcune considerazioni su questa proposta di legge, che prevede una serie di disposizioni a favore delle unioni di comuni e il riordino delle comunità montane. Ambiziosa e se vogliamo per molti versi anche attesa questa legge. Da un lato non si possono non condividere le finalità di questo atto normativo, volto a consentire, attraverso strumenti incentivanti, le aggregazioni delle piccole comunità e dei comuni montani, con l'obiettivo di garantire i servizi di rilevanza sociale e di salvaguardare la cultura, le tradizioni e le produzioni tipiche locali. Si tratta di obiettivi che spesso i comuni della Sardegna, vuoi per le ridotte dimensioni, vuoi per l'isolamento geografico o per l'esiguità delle risorse finanziarie non sono stati in grado di conseguire. Basti pensare allo stato del trasporto pubblico, all'assenza di infrastrutture viarie o alla impossibilità di garantire, visti tra l'altro gli alti costi, la presenza di edifici scolastici o di centri di aggregazione in tutti i comuni della Sardegna.
D'altro canto però, anche se in verità l'onorevole Balia, nel corso della sua relazione, ha fatto riferimento al quadro istituzionale che si è venuto a creare con la nascita delle nuove quattro province, non mi sembra proprio che questa legge faccia riferimento al recente assetto che si è venuto a creare e al conseguente ruolo che le nuove province sono chiamate a svolgere. Con l'istituzione, infatti, delle province abbiamo oggi 33 enti locali intermedi, oltre alle 8 province ci sono infatti ben 25 le comunità montane distribuite nel nostro territorio, e ciò comporta necessariamente un accavallamento di competenze, una sovrapposizione di ambiti territoriali. Le province sono la reale espressione del territorio e lo rappresentano nella sua completezza e per di più sono costituite da organi istituzionali eletti e legittimati dai cittadini. Viceversa le comunità montane possono essere al massimo considerate enti di raccordo, di coordinamento, e i loro organi vengono eletti soltanto indirettamente dai cittadini. Come ha rilevato il collega Biancareddu, nel corso della discussione generale, otto province sono quindi più che sufficienti per svolgere quei compiti che attualmente vengono svolti dalle comunità montane e per rappresentare le esigenze e le aspettative delle popolazioni in base anche al principio di sussidiarietà, secondo la moderna concezione dei rapporti tra i diversi livelli territoriali di governo. Appare quindi quanto mai necessario concentrare le risorse su un unico ente, la Provincia, e non distribuirle su più istituzioni intermedie.
Nessuno vuole intaccare minimamente lo status e gli interventi in favore dei comuni montani, anzi, ma si vuole soltanto perseguire l'obiettivo di demandare alle strutture provinciali le competenze sinora svolte dalle vecchie comunità montane. I comuni montani dovranno mantenere le loro peculiarità e la loro rappresentatività all'interno delle province. Altre regioni hanno già avviato riforme volte alla razionalizzazione degli enti territoriali, come il Friuli Venezia Giulia che nel 2001 ha abrogato le comunità montane, o come la Sicilia che nell'86 ha demandato alle province le competenze già delle comunità montane, senza perdere per questo i finanziamenti per la montagna.
Onorevole Marrocu, neanche noi esprimiamo un giudizio negativo sulle comunità montane, ma dobbiamo avere il coraggio di operare una scelta chiara, di portare avanti una vera riforma, e soprattutto, decidere se puntare sulle province o sulle comunità montane, sapendo in coscienza che non è possibile mantenere i piedi in due staffe, a meno che non si voglia paralizzare l'attività amministrativa dei due enti. La vera grande riforma, onorevole Maninchedda, è quella di chiudere le comunità montane e demandare i poteri e le competenze alle nostre 8 province. La suddivisione territoriale, conseguente all'istituzione delle nuove province, ha avuto anche lo scopo di dare ai nostri territori una distribuzione più omogenea, avendo come riferimento non la quota altimetrica o il numero degli abitanti dei comuni, ma tenendo in considerazione le peculiarità delle aggregazioni territoriali, il reddito medio, le esigenze di ordine economico e sociale. Si sono invece più volte sottolineate le difficoltà di funzionamento delle comunità montane stesse e la loro conformazione a volte atipica per la presenza di alcuni comuni costieri, per non parlare delle interferenze che nasceranno tra le attività di pianificazione del territorio e di valorizzazione delle attività produttive poste in capo alle comunità montane e quelle previste in capo alle nuove province. Penso ad esempio ai piani socio economici delle comunità montane e a quelli provinciali che rischiano in alcuni casi di sovrapporsi, con l'unico beneficio di foraggiare qualche studio professionale. È necessario quindi operare una vera riforma.
Condivido la dichiarazione che l'onorevole Fadda ha rilasciato l'altro giorno alla stampa, cioè se tutti i comuni che attualmente ricevono i fondi dallo Stato per la montagna continueranno a ricevere le risorse anche se la loro comunità montana viene abolita, perché non abolirle tutte e prevedere solo specifiche unioni di comuni anche per questi interventi? Noi condividiamo questa visione, noi siamo favorevoli alla soppressione delle comunità montane e per il trasferimento agli enti provinciali delle competenze e delle risorse umane e finanziarie, senza per questo dimenticarci della positività e degli obiettivi raggiunti in passato, senza prescindere dalla storia e dallo stato attuale, da quello che queste istituzioni hanno fatto sino ad oggi, ma soprattutto senza prescindere dal necessario riordino degli enti territoriali e dalla ridefinizione e ridistribuzione delle loro competenze.
Noi siamo favorevoli alle unioni dei comuni, ma senza che questi si trasformino in un sistema che generi costi aggiuntivi, indennità, strutture organizzate o apparati faraonici. Noi - collega Biancu, che non vedo - abbiamo la volontà di ascoltare, seguire e proporre, ma soprattutto abbiamo l'interesse di approvare una reale legge di riforma. Abbiamo la ferma convinzione che questo sia l'ennesimo tentativo per creare delle strutture dove collocare qualche esponente di partito, degli enti, insomma, destinati ad alimentare soltanto il sottobosco politico. Il collega Maninchedda, portabandiera nel centrosinistra del rispetto del ruolo del Consiglio, illustrando i contenuti della proposta aveva parlato anche di lobby delle comunità montane e dell'uso spesso politico di queste istituzioni, viste in passato come carrozzoni voluti per accontentare più l'apparato politico che le reali esigenze dei cittadini. Le 25 comunità montane, l'ha detto anche qualcun altro, sono amministrate da più di 800 persone tra presidenti, vice presidenti, assessori e consiglieri, tutti puntualmente e lautamente retribuiti con il risultato che in alcuni casi il 90 per cento delle risorse erogate serve unicamente per pagare stipendi e gettoni di presenza.
Entrando nel merito dell'articolato, la riforma che si propone oggi in quest'Aula, dall'illustrazione che ne ha fatto l'onorevole Balia e dagli interventi di alcuni colleghi, risulta complessa e per certi versi farraginosa, implica inoltre una sovrapposizione amministrativa e geografica e concede persino la possibilità ai comuni di costituire comunità montane su più province. Inoltre i parameri che vengono individuati per la composizione delle comunità montane rischiano di creare una grave frattura all'interno dei territori omogenei, come l'esclusione e l'aggravio dell'isolamento di comunità già isolate e povere ed eventualmente l'apertura all'ingresso di nuovi comuni che non hanno nulla di montano, per giungere fino alla creazione di nuove comunità montane. Penso ad esempio al territorio di cui sono espressione, che negli anni ha portato avanti una lunga battaglia per identificarsi in una nuova provincia e per rendere omogenea l'azione amministrativa nell'ambito di un territorio. Oggi invece subisce l'influenza di tre comunità montane che attuano in alcuni casi diverse politiche del territorio, dalla promozione culturale a quella economica e sociale.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanciu. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRÙ (D.S.). Io credo che dall'inizio di questa discussione sia necessario definire i contorni di un possibile confronto avendo tutti quanti noi, anche alcuni di coloro i quali mi hanno preceduto, definito in qualche misura non sufficiente, il confronto che c'è stato finora nel corso dell'iter legislativo di questo provvedimento di legge. Anch'io sono convinto che sarebbe stato più proficuo, probabilmente più utile, un confronto di merito più approfondito nella sede propria, che è appunto la Commissione competente. Ora, tutto si può dire tranne che il confronto sia stato esaustivo, sufficiente. Io credo che dobbiamo fare il possibile per cercare di recuperare in Aula quel livello di confronto che non è avvenuto in sede di Commissione. È difficile, però penso sia utile che tutti cerchiamo di adoperarci perché esso possa avere degli esiti positivi. Deve farlo sicuramente la maggioranza per la sua parte e io ritengo giusto, intervengo per questo, interloquire sin dalla prima fase, non in quella finale o nella concertazione di eventuali emendamenti.
Io credo che sia giusto innanzitutto dare una risposta sulle ragioni che ci hanno indotto a scegliere questa impostazione che poi è contenuta nell'articolo 1 - stando al merito, anche per non essere ripreso dal Presidente, che indica le finalità e i principi, quindi per rispondere alla prima domanda che mi pare sia stata posta dall'onorevole Ladu, ma anche dal collega Diana nel suo intervento. Sul fatto di non limitare la riforma solo al riordino delle comunità montane siamo tutti d'accordo, evidentemente questa è una visione comune, sono d'accordo persino gli amministratori o le cosiddette lobbies, e credo che non dobbiamo definire in questo modo gli attuali responsabili delle comunità montane, nel senso che le comunità montane hanno esaurito la loro funzione, per cui hanno cercato di svolgere delle funzioni, suppletive in molti casi, nei confronti dei comuni, funzioni non svolte per debolezza del sistema istituzionale regionale e provinciale che non riesce ad assolvere le funzioni di area vasta, e in una situazione di confusione in cui tutti fanno tutto, hanno trovato un loro spazio. Ecco, che vi fosse necessità di intervenire, non di sopprimere, ma di riordinare le funzioni, le competenze delle attuali o delle future comunità montane, nonché, conseguentemente, di decidere quali funzioni attribuire loro, siamo tutti d'accordo, sono d'accordo anche gli attuali amministratori delle comunità montane, e non da oggi.
Però noi abbiamo anche un'altra necessità, che è quella, appunto, di fare in modo che le funzioni amministrative che sono proprie dei comuni, intendiamoci, nonché quelle che presumibilmente e sperabilmente la Regione trasferirà al sistema delle autonomie locali vengono recepite. Ma attualmente c'è un reticolo, un sistema decentrato in grado di reggere, di accogliere queste funzioni trasferite? Perché la Regione non solo ha il dovere di trasferire le funzioni, ma anche quello di garantire che vengano esercitate. C'è anche un obbligo di carattere costituzionale direi, cioè assicurare che le prestazioni di competenza degli enti locali siano garantite a tutti cittadini in egual misura, non che vi siano cittadini di serie B e altri di serie A, aree urbane metropolitane dove questi servizi vengono garantiti e aree in cui, invece, non vengono usualmente garantiti. Quindi c'è la necessità anche di riordinare l'insieme, perché se si riordinano soltanto le comunità montane, e non contestualmente le altre forme associative, unioni, consorzi, associazioni, il sistema diventa schizofrenico, pertanto i diversi livelli di governo non possono sovrapporsi creando duplicazioni, si deve creare un sistema ordinato, da qui la necessità del programma. Ma chi lo definisce? Togliamo l'autonomia di iniziativa ai comuni? Prefiguriamo una cartina geografica delle nuove A.S.L.? Noi abbiamo detto di no in questa legge e abbiamo garantito che i comuni individuino autonomamente gli ambiti territoriali e le forme associative attraverso cui gestire in forma associata i servizi. Le comunità montane, come tali, non esistono più, non esistono più già per le funzioni residuali loro rimaste, ma cesseranno di esistere non appena la legge verrà approvata. Esisteranno le unioni dei comuni montani. Perché? Per salvaguardare la loro specificità. Naturalmente siccome tutto questo avverrà nell'ambito di un processo programmatorio, nessuno di noi sa quali saranno le nuove unioni di comuni montani o se tutte saranno unioni di comuni e non unioni di comuni montani. Credo che vada assicurata ai comuni una possibilità di scelta che poi la Regione avrà l'obbligo e il dovere di portare a sintesi definenndo gli ambiti cosiddetti ottimali.
Infine è anche necessario prevedere misure concrete di incentivo, di sostegno ai piccoli comuni, integrando le leggi di settore e prevedendo interventi in tutta una serie di materie su cui adesso, anche per economia di tempo, non mi dilungo, ma avremo occasione di tornarci, cioè dai PIT ai musei locali, al sostegno per i piccoli istituti, per la scuola, per l'istruzione, per altri settori nei quali, secondo me, è necessario prevedere in futuro ulteriori interventi, ma in questo provvedimento c'è un avvio importante di questo riordino.
Infine, vorrei soffermarmi brevemente sul ruolo delle province, per rispondere alla domanda che è stata posta dall'onorevole Sanciu, mi pare, nel suo intervento. Le otto province appena istituite, afferma il collega, non giustificano la nascita o la permanenza anche di nuove comunità montane o di unioni dei comuni. Io credo che dobbiamo far chiarezza su questo, può darsi che siamo stati male interpretati. Le otto province, almeno nel mio modo di intendere le cose, sono enti intermedi che dovranno assumere sostanzialmente le funzioni di programmazione territoriale attualmente allocate, appunto, su una miriade di soggetti istituzionali, nonché funzioni amministrative di area vasta, che i comuni decidono di conferire o che la Regione decide di trasferire alle province. Ma questo non elimina il dovere di porre mano a un riordino delle funzioni amministrative e degli ambiti in cui vengono assolte, che non verranno mai svolte dalle province, ma continueranno a permanere in capo ai comuni, in forma singola o associata. Siccome noi abbiamo purtroppo - io dico meglio, non purtroppo - 270 comuni al di sotto di 5.000 abitanti, che già oggi hanno difficoltà ad assolvere quel tipo di funzioni, io sono non solo un osservatore diretto di questa realtà, ma ho vissuto personalmente quel tipo di situazione per tanti anni, così come molti colleghi in quest'aula, che conoscono benissimo le difficoltà di fronte alle quali si trovano i comuni nell'assolvere le funzioni proprie. Che facciamo? Osserviamo, guardiamo, e assicuriamo loro che interverremo con qualche misura di carattere finanziario? Non credo che questo sia utile, credo che facciamo bene invece a mettere mano a una legge, perfettibile se vogliamo, che definisca un sistema organico di intervento, per mettere in condizione i comuni di assolvere alle proprie funzioni amministrative. La provincia dovrà svolgere in pieno, e bisognerà trasferirgliele, le funzioni di programmazione nonché le funzione ad essa attribuite dalle leggi nazionali o regionali, alle quali credo dovremo mettere mano successivamente. Questo è lo spirito della legge oggi in discussione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Orrù. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, credo che la discussione sulla proposta di legge di riforma delle comunità montane possa rappresentare un momento di confronto politico alto tra i partiti, le coalizioni, le istituzioni e i cittadini della Sardegna, come del resto sta avvenendo. Il tema è di particolare importanza perché arriva in ritardo all'esame del Consiglio regionale per essere stato sottovalutato o trattato con un approccio sbagliato negli ultimi lustri, ma anche perché viene affrontato in un momento storico in cui si sta cercando di costituire un nuovo mosaico istituzionale molto complesso che riguarda non solo la Sardegna, come ben sappiamo, ma l'Italia e l'Europa.
Per comodità di ragionamento dico che questo riassetto generale riguarda i rapporti della Sardegna con l'esterno, il nuovo Statuto a cui dobbiamo lavorare al più presto in rapporto con lo Stato - che si è modificato in questi anni in un'Europa che si è dotata di una costituzione che giustamente, secondo me, viene contestata, perché non affronta il problema della rappresentanza dei popoli e perché non risponde adeguatamente alle esigenze di marginalizzazione di tanti territori - ma riguarda anche il cosiddetto federalismo interno alla nostra Isola. Non dimentichiamoci della nuova geografia istituzionale determinata dall'esistenza di otto province, con i compiti importanti che la legge assegna loro, con il Consiglio regionale delle autonomie che questa maggioranza ha voluto che si costituisse per dare voce agli amministratori locali, come da tempo chiedeva l'ANCI. E' necessariamente in questo contesto che va collocata la nostra discussione, cercando di capire come si può e si deve dare un ruolo alle comunità montane, che, come prescrive la legge nazionale 1102, devono operare a sostegno delle comunità di montagna, che si trovano in una condizione di svantaggio rispetto a quelle di altri territori.
Questo non vuole dire che si disconosce che ci siano aree della Sardegna che si trovano in condizioni di difficoltà, ma le comunità montane devono operare in montagna. Non si può ancora pensare che le risposte ai piccoli e piccolissimi comuni, di cui il 92 per cento non supera i 3.000 abitanti, possano venire solo dalle comunità montane. Non è così e lo sappiamo bene, lo dice chi nelle comunità montane ha operato per vent'anni e respinge le critiche generiche e ingenerose che a queste istituzioni vengono da più parti rivolte. Dobbiamo dire con estrema onestà che ci sono state comunità montane che hanno operato bene e altre meno bene, così come possiamo dire dei comuni, delle province o della stessa Regione.
Come sapete ci sono state comunità montane che non solo hanno operato bene, ma hanno rappresentato il solo punto di riferimento in certi territori, nel creare servizi, portare avanti progetti, creare animazione sociale, culturale, imprenditoriale, sopperendo molto spesso all'assenza, alle disattenzioni dello Stato e della Regione. In generale, però, possiamo affermare che erano maturi i tempi per un loro riordino, da fare in modo serio, discutendo e dialogando con tutti, in particolare con l'UNCEM. I limiti della legge vigente sono stati illustrati dal relatore e da altri colleghi del partito della Rifondazione Comunista e della maggioranza, per cui non ci ritorno. Certo, si possono avere posizioni differenti anche all'interno della stessa maggioranza, ma l'obiettivo deve essere quello di rispondere alle comunità di montagna. La legge proposta cerca di dare queste risposte, ma sono certo che il prosieguo della discussione, l'esame degli emendamenti la potrà ulteriormente perfezionare.
Così come è importante la proposta relativa all'unione dei comuni, penso però che il nostro sguardo deve andare anche oltre questa legge, perché, come dicevo prima, ci sono piccoli comuni e territori di pianura svantaggiati, spopolati, con indici di malessere preoccupanti e gravi. Allora che fare? Dobbiamo per questi continuare l'iniziativa politica e legislativa in modo da far approvare la legge sui piccoli comuni che ha come primo firmatario l'onorevole Realacci, che da anni giace in Parlamento. In questa legge ci sono i dieci punti di cui tutti sappiamo, che sono molto importanti per riaprire una speranza di riscatto di queste istituzioni che, pur essendo piccole, il Titolo V pone in una condizione di equiordinazione rispetto alle altre istituzioni dello Stato.
Allo stesso tempo, in Sardegna, questo Consiglio regionale deve porsi il problema del riequilibrio territoriale tra le aree svantaggiate o interne, quelle costiere e le città. Devo purtroppo constatare che non vi è, su questo tema, molta sensibilità e solidarietà tra noi. Ogni tanto, è vero, c'è qualche piccolo segnale, ma manca sull'argomento una linea politica, strategica della Regione. E' venuto il momento di fare scelte chiare e nette, tendenti a orientare le nostre decisioni politiche e le risorse finanziarie nell'ottica dello sviluppo di questi territori e a favore dei piccoli comuni.
Questo lo dico perché se avessimo iniziato ad affrontare questi problemi forse oggi avremmo potuto ragionare sul riassetto delle comunità montane in modo diverso, senza la preoccupazione di lasciare quei piccoli comuni in una qualche difficoltà, perché non rientreranno nelle comunità montane anche se potranno far parte dell'unione dei comuni.
Pertanto, nel concludere questo mio breve intervento, credo che questo dibattito debba essere vissuto in modo sereno, cercando di produrre la migliore legge possibile, ma con la consapevolezza che è urgente fare in tempi brevi le altre scelte di cui ho trattato, per consentirci di rispondere soprattutto a quelle comunità che possono sentirsi in qualche modo penalizzate dall'approvazione di questa legge.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisu. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, colleghi consiglieri, c'è un'affermazione, contenuta nell'intervento dell'onorevole Diana, che mi trova assolutamente consenziente, cioè l'affermazione che questa legge, che ha preso le mosse dall'esigenza del riordino delle comunità montane, è diventata, cammin facendo, qualcosa di diverso. E' sicuramente diventata qualcosa di diverso, è diventata qualcosa di più ambizioso: è diventata un pezzo importante della riforma del sistema delle autonomie locali. E se nel corso del confronto consiliare, con il concorso della Giunta e del Consiglio, quindi della maggioranza e della opposizione, è diventata qualcosa di importante questo è dovuto proprio a una comunità di intenti che comunque si è esplicitata e si è manifestata nel confronto in Commissione. E' diventata un pezzo importante della riforma del sistema delle autonomie locali perché essa disegna il nuovo livello istituzionale, cioè il livello sovracomunale: l'unione dei comuni, le comunità montane. Quindi colmando quel vuoto che si è creato dopo la nascita delle nuove province, cioè colmando quel vuoto che è legato proprio al livello sovracomunale. Quindi si pone il compito di dare sistematicità e organicità a un disegno di riforma del sistema delle autonomie locali.
La collaborazione della Giunta e del Consiglio, a mio modo di vedere ha portato a disegnare un'architettura istituzionale che esalta in pieno prima di tutto il ruolo della Regione, il ruolo della Giunta regionale. Alla Regione - come vedremo più avanti, quando discuteremo l'articolo sul piano di riordino degli ambiti territoriali, anche attraverso gli emendamenti che sono stati predisposti - viene riconosciuto il ruolo di indirizzo, di regia e di programmazione nella definizione proprio del piano di riordino degli ambiti territoriali. Sarebbe stato profondamente sbagliato se questo ruolo di indirizzo e di controllo avesse comportato una deresponsabilizzazione della Giunta regionale, ma sarebbe stato altrettanto sbagliato se si fossero centralizzate le decisioni sulla Giunta regionale. Questo non è avvenuto e non avviene.
Ma io penso che venga riconosciuto appieno il ruolo degli enti locali, comuni e province, quel ruolo che è stato individuato dalla riforma del Titolo V della Costituzione, il nuovo protagonismo dei comuni e delle province, la loro pari dignità istituzionale, la equiordinazione, la sussidiarietà, la differenziazione e la leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali nell'ambito di un rapporto che non sarà più di tipo gerarchico, ma un rapporto a rete, orizzontale, in cui tutti i soggetti abbiano una pari dignità. Ma viene riconosciuto, come vedremo più avanti, anche il ruolo del Consiglio delle autonomie locali, che viene recuperato appieno nell'ambito del processo che porterà alla costituzione degli ambiti territoriali ottimali.
Il livello sovracomunale, però, deve rispondere ad alcuni requisiti, io lo dico con molta franchezza e penso che se non si raggiungessero questi requisiti il nostro compito non sarebbe pienamente svolto. Il livello sovracomunale deve rispondere al requisito della semplificazione istituzionale; la ricchezza di soggetti istituzionali non può e non deve significare, e guai se lo fosse, un'eccessiva frammentazione dei territori, una duplicazione e sovrapposizione di compiti tra i diversi livelli istituzionali, non deve comportare l'inadeguatezza rispetto ai compiti che noi affidiamo ai soggetti istituzionali: comuni, comunità montane, unioni dei comuni, province. Deve invece rispondere all'esigenza di riformare, e qui ritorniamo all'obiettivo da cui ha preso le mosse questa legge, deve portare a un effettivo, concreto riordino delle comunità montane, riportare le comunità montane alle loro funzioni originarie, quelle di occuparsi dei problemi della montagna. Questo porterà a una netta riduzione del numero delle comunità montane? Io penso di sì, nessuna ossessione per i numeri e nessuna accondiscendenza verso l'effetto annuncio legato alla riduzione del numero delle comunità montane, ma mi si deve spiegare se in Sardegna vi sono più di sette o otto bacini montani a cui devono corrispondere le comunità montane.
Quello che dobbiamo evitare è ciò che alcuni studiosi hanno definito una sorta di accumulazione storica delle strutture amministrative: guai se invece che alla semplificazione arrivassimo a una accumulazione delle strutture amministrative e quindi ad una sovrapposizione e duplicazione di funzioni che creerebbero conflitti e confusione.
Ma io penso che dobbiamo cogliere l'occasione di questo dibattito e di questo confronto anche per fare un primo bilancio di quanto Giunta e Consiglio hanno fatto in questi primi dodici mesi. Io penso che abbiamo, Giunta e Consiglio, conseguito alcuni risultati significativi, ma non è sufficiente. Abbiamo sicuramente recuperato dei ritardi storici, l'applicazione della Bassanini, l'attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione, però dobbiamo dirci con molta franchezza, onorevoli consiglieri, che non si delineano ancora i contorni di quella fase costituente, di quella stagione delle riforme che tutti quanti noi abbiamo auspicato.
Allora vi è un'urgenza e l'urgenza deriva prima di tutto dalle novità istituzionali che sono intercorse delle quali la prima di cui dobbiamo tener conto è che l'elezione diretta del Presidente della Regione, il suo potere di nomina e di revoca degli Assessori, il suo potere di scioglimento del Consiglio regionale ha alterato profondamente gli equilibri tra i poteri, quelli su cui si è retto per 56 anni il nostro sistema autonomistico, in modo particolare l'equilibrio tra il Consiglio e il Governo regionale. Allora vi è la necessità di riequilibrare un rapporto che oggi è squilibrato indubbiamente a favore della Giunta regionale, per cui dobbiamo sforzarci di introdurre un sistema di pesi e contrappesi che riequilibri questo rapporto che oggi è squilibrato. Questa è una esigenza del Consiglio, ma questa è una esigenza anche del Governo regionale, bisogna riaffermare che il nuovo ruolo del Consiglio regionale, è quello del Consiglio legislatore, intendendo per Consiglio legislatore un Consiglio regionale che fa le leggi, che si libera di qualunque potere di cogestione e che esalti, onorevole Maninchedda - questo lo posso dire io come lo può dire anche il collega Sanna, che abbiamo passato qualche anno sui banchi del Consiglio regionale - le prerogative democratiche, l'autonomia e l'autorevolezza dei consiglieri regionali. Questo significa affermare in pieno il ruolo del Consiglio legislatore. Ma che esalti nel contempo anche la funzione di governo della Giunta regionale, una funzione di governo che non può essere ostacolata da un regolamento che finalmente verrà modificato e che impedisce alla Giunta regionale, qualunque essa sia, di esplicare tutta la sua capacità di governo.
Ma aprire la stagione delle riforme, avviare la fase costituente significa, onorevoli consiglieri, anche uscire da questo Palazzo, significa confrontarsi su questi temi con la parte più viva della società sarda, con le forze sociali e aggredire finalmente alcuni temi di grande rilevanza. Bisogna sicuramente modificare la legge numero 1 che risale al 1977, una stagione politica oramai sorpassata, assicurando nell'organizzazione della Giunta sicuramente stabilità e flessibilità, ma non ci possiamo limitare soltanto ad una mera razionalizzazione delle competenze degli Assessori e alla rideterminazione del loro numero, bisogna introdurre un qualcosa che assicuri stabilità e flessibilità. Bisogna sicuramente che ci confrontiamo non solo in questo Palazzo sulla legge statutaria.
PRESIDENTE. Assessore Dadea il tempo a sua disposizione è terminato. Prima di passare al voto dell'articolo 1, vorrei ricordare all'Aula che il relatore Balia nel suo intervento ci ha fatto notare che il comma terzo, nella parte in cui prevede i requisiti minimi, contrasta poi con tutto l'articolato successivo, quindi se i colleghi sono d'accordo io toglierei la parola "minimi" in modo tale che gli uffici non si trovino poi in sede di coordinamento in difficoltà.
Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà. Su che cosa intende intervenire?
BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, se mi è consentito vorrei fare una dichiarazione di voto di astensione e chiedere a nome del Gruppo il voto segreto.
PRESIDENTE. Prego.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Dicevo, Presidente e colleghi, che mi asterrò dal votare questo articolo perché se votassi a favore i miei colleghi penserebbero che ho avuto un colpo di calore, se invece votassi contro dimostrerei la mia contrarietà a tutta la legge, invece se la legge venisse corretta con qualche emendamento potrei votare anche a favore. Ne approfitto per esprimere la mia solidarietà agli Assessori che hanno cercato, senza parlare della legge, di dire che questa è una legge valida e che realizzerà delle riforme.
Ieri l'assessore Sanna ha fatto filosofia, ha parlato di tutto, tranne dire quali saranno gli effetti della legge. Ha parlato di Montesquieu, di Rousseau, non so se poi abbia citato qualche altro filosofo; ha parlato di separazione dei poteri senza ricordare che qua siamo in Consiglio regionale e non in Parlamento; ha parlato di poteri giudiziario, esecutivo, di parlamentarismo eccetera, non so a quale proposito rispetto al contenuto di questa legge che di tutt'altro parla e tutt'altri effetti produce.
Nei giornali ogni tanto si parla della volontà della maggioranza, del Presidente, di procedere ad una razionalizzazione, a tagli di spesa, a semplificazione degli enti e di quelli intermedi in particolare. Se stiamo attenti agli effetti di questa legge ci accorgiamo che sì, in effetti le comunità montane potrebbero passare da 25 a 18, però i comuni che verranno esclusi - pochi per la verità - sono già pronti a costituirsi in unione di comuni, quindi facciamo finta di abolire 25 enti per poi trovarci ad averne una cinquantina. Inoltre, si parla anche di risparmio di spesa; in un comma quasi occulto, per chi non legga attentamente, sono previste anche le indennità sia dei componenti le giunte delle unioni dei comuni, e sia dei componenti le giunte delle comunità montane che, cari colleghi, verranno equiparate alle indennità degli assessori dei comuni con popolazione pari a quella della somma dei comuni della comunità montana, cosicché se una comunità montana avrà settantamila abitanti, il presidente e gli assessori avranno le indennità parificate a quelle di un sindaco di un comune di settantamila abitanti, cioè il triplo di quello che guadagnano ora. Non che sia giusto o sbagliato che guadagnino così, però smettiamola di parlare di risparmio, di razionalizzazione, di diminuzione degli enti. Qua, tra consiglio delle autonomie, autorità d'ambito, unione dei comuni, comunità montane, province eccetera, i sindaci non avranno più tempo di fare i sindaci, perché un giorno saranno convocati per l'autorità d'ambito, un altro giorno per le comunità montane, un altro giorno per l'unione di comuni, quindi abbiamo fatto una bella razionalizzazione però qualcuno mi deve spiegare quali saranno gli effetti reali. Senza poi parlare delle deroghe, alle quali accennavo nel precedente intervento, stabilite per i comuni costieri che se confinano con un comune montano diventano montani, se hanno un picco di seicento metri diventano montani, dei comuni sotto il livello del mare che però se sono interclusi tra comuni montani diventano anch'essi montani, quindi complimenti!
Presidente, non posso fare altro che astenermi per evitare che la legge sia bocciata, nell'attesa che qualche emendamento risolutorio venga accolto dal Consiglio e veramente si faccia la riforma, perché quando il sottoscritto propose un disegno di legge di riforma delle comunità montane la maggioranza che allora era minoranza urlò allo scandalo, disse che si volevano giubilare i presidenti eccetera eccetera e non si volle toccare neanche una virgola della legge che le disciplinava. Ora avete fatto una legge che fa finta di riformare dicendo ai comuni "tanto se non fai parte della comunità montana fai parte dell'unione dei comuni" quindi chi non riesce a fare l'assessore ed è più forte di un consigliere semplice avrà sempre un posto nell'esecutivo di un ente intermedio, questa è la verità.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'articolo 1
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti..........56
Votanti...........54
Maggioranza..28
Favorevoli......39
Contrari.........15
Astenuti.........02
(Il Consiglio approva)
Si sono astenuti gli onorevoli Biancareddu e Atzeri
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LICHERI - LIORI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - MURGIONI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANNA Francesco - SANNA Matteo - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - BIANCAREDDU.)
I lavori terminano con questa votazione e riprenderanno alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 26.
Allegati seduta
CIX SEDUTA
(Antimeridiana)
Mercoledì 27 luglio 2005
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
del Vicepresidente Paolo FADDA
La seduta è aperta alle ore 10 e 18.
CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta dell' 8 luglio 2005, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Rassu, Lanzi, Capelli, Corrias, Oppi e Franco Sanna hanno chiesto congedo per la seduta del 27 luglio 2005.
Se non ci sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Abbiamo interrotto la seduta di ieri rinviando a questa mattina la votazione sul passaggio all'esame degli articoli. Il Regolamento prevede che la prima votazione può essere effetuata dieci minuti dopo l'inizio della seduta, quindi sospendiamo i lavori sino alle 10 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 20, viene ripresa alle ore 10 e 30.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto.
Ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Su che cosa intende parlare onorevole Pisu? Siamo in fase di votazione.
PISU (R.C.). Posso prendere la parola dopo se lo ritiene opportuno, ma vorrei ricordare ai colleghi che il 28 agosto scade il termine di sospensione, disposta con la legge regionale numero 4 di quest'anno, della nomina del difensore civico regionale, che si sarebbe dovuta effettuare all'inizio della legislatura, sospensione stabilita per dare il tempo al Consiglio di approvare le opportune modifiche legislative. Dobbiamo evitare di eleggere il difensore civico secondo le vecchie norme, che prevedono tra l'altro anche l'obbligo del Presidente del Consiglio regionale di procedere alla nomina in via sostituiva qualora non vi provveda il Consiglio.
Chiedo perciò, ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento, l'inserimento all'ordine del giorno di questa tornata di lavori del Consiglio e la discussione subito dopo l'argomento attualmente in esame, della proposta di legge numero 152, concernente "Modifiche alle norme sul difensore civico regionale", che è stata sottoscritta unitariamente da tutti i componenti della seconda Commissione ed è stata approvata all'unanimità il 14 luglio scorso. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisu, per averci segnalato questa scadenza. Nell'ultima riunione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo avevo anch'io segnalato la scadenza prevista dalla legge che lei ha ricordato, quindi penso che questo provvedimento verrà inserito all'ordine del giorno della prossima tornata dei lavori del Consiglio.
Inserimento nella programmazione bimestrale dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Presidente, chiedo, ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento, l'inserimento nella programmazione bimestrale dei lavori della proposta di legge numero 26, che prevede l'istituzione del parco regionale del Monte Arci, presentata il 10 settembre 2004. E' una proposta di legge che scaturisce da un'ampia condivisione delle popolazioni di quel territorio, per cui ritengo che vi siano tutte le condizioni per portarla in Aula perché possa essere discussa, anche per dare corpo alla politica di istituzione dei parchi regionali nella nostra Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Sull'articolo 100, Presidente.
PRESIDENTE. Sull'articolo 100 per non più di cinque minuti. Prego.
DIANA (A.N.). Sono sufficienti molto meno. Fa meraviglia che nel momento in cui è già avviata la discussione della proposta di legge di riforma delle comunità montane, di buon mattino, si senta la necessità di infilare nella programmazione dei lavori ulteriori provvedimenti.
Io credo che sia molto più opportuno andare avanti celermente su questo e riservare alla Conferenza dei Capigruppo l'eventuale inserimento di altri provvedimenti nella prossima programmazione bimestrale o successivamente, ma non credo che sia un argomento del quale dobbiamo parlare oggi, e comunque io sono contrario che sia l'Aula a pronunciarsi su questa richiesta e quindi chiedo che venga posta invece all'attenzione della Conferenza dei Capigruppo, in modo che poi possiamo programmare la discussione di questa e altre proposte di legge che sono all'esame del Consiglio.
PRESIDENTE. Onorevole Biancu, lei pensa che possiamo affrontare il problema in Conferenza dei Capigruppo, che verrà riunita certamente la prossima settimana prima della pausa feriale per decidere il calendario dei lavori e gli argomenti da inserire all'ordine del giorno dopo la pausa estiva?
Un attimo onorevole Sanna, perché se l'onorevole Biancu accoglie la proposta di demandare la decisione alla Conferenza dei Capigruppo la discussione non si apre, naturalmente.
Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Presidente, io non ho nessuna difficoltà ad accedere a questa richiesta se vi è l'impegno da parte sua a inserire questo argomento nella programmazione bimestrale dei lavori.
PRESIDENTE. Va bene, è un argomento che porteremo all'ordine del giorno.
Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà. Su che cosa intende parlare?
SANNA ALBERTO (D.S.). Sulla richiesta avanzata dall'onorevole Biancu. Come Presidente della Commissione ambiente volevo informare l'Aula circa le decisioni assunte su questo provvedimento. Giustamente l'onorevole Biancu pone la questione perché è da molto che il provvedimento è stato presentato, però, come è noto ai membri della Commissione quinta, noi, a seguito di una audizione avvenuta qualche tempo dell'Assessore della difesa dell'ambiente, dottor Tonino Dessì, sulla questione dei parchi regionali, sulla base dell'impegno da lui assunto di presentare una proposta organica di riforma della legge regionale numero 31 sui parchi, abbiamo ritenuto opportuno soprassedere in attesa appunto che la Giunta presentasse questa proposta organica, anche perché la proposta di legge firmata dall'onorevole Biancu...
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Sanna, non è aperta la discussione su questo punto.
SANNA ALBERTO (D.S.). Mi scusi, sto finendo. Intendevo fornire questo chiarimento perché voglio che l'Aula sappia che la Commissione ha fatto il suo lavoro, che non c'è da parte della Commissione nessuna sottovalutazione del provvedimento.
PRESIDENTE. Sì, ma il punto non è questo, onorevole Sanna.
SANNA ALBERTO (D.S.). Se mi dà mezzo secondo concludo il ragionamento, Presidente, per dire che...
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Sanna, non le do la parola.
SANNA ALBERTO (D.S.). Non mi può togliere la parola. Questo è un arbitrio da parte sua Presidente!.
PRESIDENTE. Io gliela posso togliere perché l'argomento non è in discussione. L'onorevole Biancu ha avanzato, ai sensi dell'articolo 100, una proposta che poi ha ritirato per cui l'argomento verrà affrontato in sede di Conferenza dei Capigruppo, lei di qui alla Conferenza dei Capigruppo ha tutto il modo e il tempo per spiegare ai Capigruppo, e segnatamente a chi ha avanzato la richiesta, che cosa è avvenuto in Commissione.
SANNA ALBERTO (D.S.). Chiedo di parlare perché il problema è stato posto oggi all'Aula.
PRESIDENTE. Ma l'Aula non deve più pronunciarsi, presidente Sanna, quindi la prego di seguire l'evoluzione del lavoro.
SANNA ALBERTO (D.S.). Va bene, avevo bisogno di mezzo secondo!
PRESIDENTE. Lei può chiarire la questione con l'onorevole Biancu in separata sede, onorevole Sanna, per cortesia! Ci consenta di proseguire i nostri lavori.
Sulla risposta alle interrogazioni
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà. Su che cosa intende parlare?
DEDONI (Riformatori Sardi). Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori, non per entrare nel merito dell'articolo 100 né delle proposte di legge sui parchi, piuttosto per chiedere al Presidente, anche per rendere più proficui i lavori del Consiglio consentendo ai singoli consiglieri di essere più edotti sui problemi che attanagliano la vita politica regionale, se intenda sollecitare ancora una volta il Presidente della Giunta e la Giunta a dare risposte alle interrogazioni poste dai consiglieri per avere informazioni sull'operato della Giunta stessa. Una maggiore sollecitudine migliorerebbe il rapporto fra Giunta e Consiglio, perché la percentuale di interrogazioni che non hanno ottenuto risposta supera il 90 per cento, Presidente, inoltre i tempi di risposta sono molto lunghi. Io capisco che la stessa cosa si verificasse nelle passate legislature, ma questa è una nuova legislatura.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dedoni, naturalmente la questione da lei posta non riguarda l'ordine dei lavori, comunque sulla materia ho avuto modo di scrivere al Presidente della Regione segnalando il ritardo con il quale si risponde alle interrogazioni e di questo ho dato anche riscontro per iscritto a un consigliere che mi aveva segnalato il problema. Vi prego, quando chiede di intervenire sull'ordine dei lavori di parlare dell'ordine dei lavori, non di altro e non per introdurre altri argomenti.
PRESIDENTE. Proseguiamo la discussione della proposta di legge numero 89/A della quale dobbiamo votare il passaggio all'esame degli articoli.. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole Amadu?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LADU, MURGIONI, LA SPISA, MORO, LIORI, SANNA Matteo, DIANA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PISANO - PISU - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: CHERCHI Oscar - FLORIS Mario.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - AMADU - ATZERI - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - SANCIU - SANNA Matteo - SCARPA - VARGIU.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 63
Votanti 45
Astenuti 18
Maggioranza 23
Favorevoli 43
Contrari 2
(Il Consiglio approva).
Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Presidente, siamo in presenza di ottantasette emendamenti, perché il relatore possa esprimere il parere a nome della Commissione ritengo che la Commissione debba rapidamente riunirsi. Credo che sia sufficiente un'ora per esaminare gli emendamenti che sono stati presentati.
PRESIDENTE. La richiesta mi sembra accoglibile, se non ci sono opposizioni sospendiamo i lavori sino alle ore 11 e 45.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 43, viene ripresa alle ore 11 e 56.)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FADDA PAOLO
PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto. Riprendiamo i nostri lavori, la Commissione ha terminato i lavori. Passiamo all'esame del titolo.
(Si riporta il testo del titolo:
"Norme per le unioni di comuni e le comunità montane. Misure di sostegno per i piccoli comuni")
PRESIDENTE. Non sono stati presentati emendamenti. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Intervengo, Presidente, perché probabilmente è dal titolo che nascono molti equivoci. Una delle necessità che si era da tempo ravvisata nel panorama degli enti locali della Sardegna era il riordino delle comunità montane, questa legge reca come titolo "Norme per l'unione dei comuni e le comunità montane. Misure di sostegno per i piccoli comuni", quasi facendo passare in secondo piano l'argomento probabilmente più importante e che secondo me ancora rimane il più importante, visto che le unioni dei comuni sono già disciplinate dal Testo Unico e peraltro già ne esistono nel territorio sardo, così come esistono comuni che con forme diverse si sono associati per realizzare una gestione unitaria dei servizi da erogare alla cittadinanza. Quindi titolare questa legge "Norme per le unioni di comuni e le comunità montane. Misure di sostegno per i piccoli Comuni", credo che non risponda realmente alle esigenze e alle necessità, dei cittadini certamente, ma anche delle amministrazioni comunali.
Dico questo perché i tre aspetti normati con questa proposta di legge sono fondamentalmente connessi, però noi avevamo un primo obbligo, che era quello di mettere ordine nelle comunità montane. Certamente c'è la necessità di tener conto delle piccole realtà dei nostri comuni e per questo è necessario non forzare, ma indurre i comuni ad associarsi costituendo le unioni dei comuni, ma accomunare tutte queste materie, l'edilizia scolastica, i piani di insediamenti produttivi, i trasporti eccetera, veramente chi ha appena appena affrontato questa materia per rendersi conto di che cosa è successo nel panorama nazionale sa che ciò non trova riscontro in alcuna altra realtà. E non lo dico per fare un riferimento continuo a ciò che succede fuori dalla Sardegna, ma io credo che tutti quanti dobbiamo anche utilizzare l'esperienza che altre regioni hanno maturato in questi anni, soprattutto quelle che prima di altre hanno recepito il decreto legislativo numero 112 del 1998, il Testo Unico sull'ordinamento degli enti locali del 2000. Nessuna Regione d'Italia ha accomunato queste tre fattispecie: le comunità montane, le unioni dei Comuni e i provvedimenti connessi ai piccoli Comuni. Sono certamente tra di loro connesse, ma io credo che sarebbe stato più opportuno affrontare immediatamente il problema del riordino delle comunità montane e discutere questa materia successivamente, inserendola nel disegno di legge, in carico alla prima Commissione, relativo al trasferimento di competenze e funzioni ai comuni e agli enti locali intermedi. Invece no, le abbiamo volute disciplinare in questa legge, l'ho detto già nel precedente intervento di ieri, probabilmente per dare l'illusione a coloro che non faranno più parte delle comunità montane che comunque gli stiamo tracciando una strada che in qualche maniera garantisce assessorati, garantisce presidenze, garantisce tutte quelle cariche che tutti ci eravamo impegnati a ridurre, perché abbiamo ritenuto necessario un certo rigore.
Avevo accennato ieri che forse sarebbe stato meglio trasformare tutte le attuali 25 comunità montane in unioni di comuni garantendo loro le funzioni che già stanno svolgendo, alcune in maniera egregia, altre invece in maniera disordinata. So che una richiesta di questo genere sarebbe potuta sembrare provocatoria, però la realtà è che noi stiamo demolendo un sistema, e per quanto esso sia da modificare, abbiamo adottato una soluzione che non dà assolutamente nessuna garanzia, cioè il futuro dei nostri amministrati o degli amministrati dei nostri sindaci non è assolutamente garantito. Stiamo lasciando una strada che comunque aveva una storia, pur con tutte le problematiche che sono state sollevate da più parti, per adottare una legge che certamente non dà garanzie, né alle popolazioni montane né ai piccoli comuni e non soddisfa neanche le esigenze dei cittadini in ordine ai servizi che loro chiedono e che fino ad oggi sono stati erogati, in qualche maniera. Lo scopo primario di questa legge doveva essere quello di far fronte alle necessità dei nostri cittadini, invece no, stiamo andando nella direzione contraria.
Io so per certo che, all'interno di questo Consiglio, sono state manifestate molte perplessità nei confronti di questa legge e dal tenore degli emendamenti che sono stati presentati, non parlo di quelli presentati dai colleghi del centrodestra o dell'opposizione, parlo degli emendamenti che sono stati presentati dalla maggioranza, appare chiaro che la legge verrà modificata e verrà modificata in maniera sostanziale. Io non credo che l'interruzione di un'ora chiesta dal relatore di maggioranza possa aver risolto tutti i problemi, vi è stato un esame frettoloso degli emendamenti, così come succede spesso e volentieri, ma da qui a pensare che questa legge possa aver recepito le istanze della maggioranza più che quelle della minoranza, ce ne passa. E nonostante tutte le affermazioni dell'onorevole Maninchedda, dell'onorevole Cugini, dell'onorevole Biancu, sulla necessità di interloquire con la minoranza su questa legge, io sono contrario perché non si può, in un momento come questo, coinvolgere la minoranza, solo in nome delle riforme, in una responsabilità che noi non vogliamo assolutamente condividere con voi.
Questa è una legge che è nata male e credo che finirà per essere una brutta legge, che non dà risposte ai cittadini, che non dà risposte agli amministratori e io spero voi siate in grado, nel corso della discussione, di trovare le soluzioni. Non lo so se l'Unione delle comunità montane abbia dato un parere estremamente favorevole su questa legge, credo proprio di no; non lo so se l'ANCI abbia dato un parere estremamente favorevole a questa legge, credo proprio di no. Purtroppo questa affermazione dovrò ripeterla nei prossimi giorni e nei prossimi mesi probabilmente più di una volta, visto che troppo spesso viene comunicato a quest'Aula che la fase concertativa ha avuto un esito positivo, salvo poi trovare sulle nostre scrivanie sollecitazioni da parte di amministratori e di rappresentanti di associazioni di categorie, di sindacati, che regolarmente smentiscono il fatto che la concertazione abbia avuto un esito positivo. Per tute queste motivazioni ritengo che il titolo di questa legge non sia un titolo attinente alle necessità che ci stanno di fronte, anche se certamente ricalca il contenuto della legge. Se a questo serve il titolo della legge, allora non fa una grinza nel senso che le norme...
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, colleghi, io credo che, come ha detto poc'anzi chi mi ha preceduto, questa legge più che mettere ordine al sistema delle comunità montane, disciplinare l'unione dei comuni e precedere interventi a sostegno dei piccoli comuni forse complichi un po' la situazione. Penso che sarebbe stato invece più opportuno in questa fase fare una buona legge sulle comunità montane, perchè tutti siamo d'accordo è un problema che va affrontato, vanno riviste, forse, la loro perimetrazione e alcune situazioni anomale e soprattutto c'è da considerare il fatto che effettivamente 25 comunità montane oggi in Sardegna sono troppe, tanto più che all'interno delle comunità montane ci sono dei comuni o delle realtà che non dovrebbero farne parte, tant'è che su questa materia già nella scorsa legislatura era stato presentato un disegno di legge che poi non è andato in porto, però alcune cose significative credo che vadano salvaguardate perché sono cose importanti. Sono d'accordo con quanto prevede la legge di riforma che non debbano fare parte delle comunità montane le città capoluogo di provincia, che il numero dei componenti la Giunta e del consiglio di amministrazione delle comunità montane sono troppi e che ci debba essere una maggioranza e una opposizione, così come è previsto per gli enti locali, e che il fatto che dell'esecutivo faccia parte la minoranza sia un retaggio di un momento politico diverso, che comunque va superato.
Pertanto io credo che su alcuni punti siamo perfettamente d'accordo per quanto riguarda la riforma delle comunità montane e su questi noi siamo prontissimi a confrontarci perché ritengo che sia veramente il momento di semplificare e di fare una riforma che serva ad affrontare i problemi della montagna, dando alle comunità montane il ruolo che devono avere. Anche se devo dire che dare troppo peso al requisito dell'altimetria non rende giustizia a tutte le situazioni, perchè io posso dimostrare che ci sono dei comuni che non raggiungono l'altitudine prevista dalla legge e che hanno però tutte le caratteristiche dei comuni della montagna mentre per altre situazioni si può dimostrare il contrario. Pertanto io credo che vada dato maggior peso a parametri relativi alla situazione socioeconomica piuttosto che basarsi su un parametro puramente altimetrico che spesso può creare delle situazioni, che tra l'altro non sono volute dalle popolazioni stesse. Io credo che il discorso delle comunità montane vada affrontato anche valutando certe situazioni che sono un po' diverse in Sardegna.
Inoltre ho molti dubbi sul fatto che noi dobbiamo separare i comuni della montagna dai comuni costieri, perché questo può essere anche un errore politico, infatti penso che l'integrazione tra la costa e la montagna sia un fatto importante. Ho esperienza di certe comunità montane dove questa integrazione c'è stata ed ha avuto effetti positivi, mentre creare una netta separazione tra comuni della costa e comuni dell'interno può provocare un danno ai comuni montani. Pertanto io mi auguro che nel corso del dibattito che si svolgerà nella giornata di oggi e forse anche di domani si trovi il modo per far sì che questo aspetto venga approfondito meglio, perché ritengo che oggi sarebbero gli stessi comuni della montagna a essere maggiormente svantaggiati a causa di una separazione dai comuni costieri. Credo che un'aggregazione tra povertà non produca una ricchezza, e quindi che il discorso vada affrontato partendo da alcuni punti, previsti dalla legge, che ritengo giusti, mentre vi sono altre parti che andrebbero modificate, perché il discorso delle comunità montane va visto in modo più organico e complessivo dal punto di vista territoriale.
Quello che invece non è accettabile è inserire in questa legge anche l'unione dei comuni e misure a sostegno dei piccoli comuni complicando la situazione, perchè noi rischiamo con questa legge, se verrà approvata nella formulazione attuale, mi riferisco al relatore, mi riferisco alla Commissione, di ritrovarci ad avere non 25 enti sovra comunali, ma tra comunità montane e unioni di comuni, 40 o 50 enti sovra comunali che è l'esatto contrario di quello che si sta dicendo, perché non è pensabile che approviamo una riforma con l'obiettivo di ridurre le 25 comunità montane per poi trovarci, tra comunità montane ed unioni dei comuni, praticamente con circa 40 o 50 enti sovra comunali. Allora io credo che la legge vada rivista, che vada ritirata, perché non è pensabile che in una situazione come questa, si proponga una legge che ha l'obiettivo di semplificare e ridurre gli enti e si ottenga come risultato una loro moltiplicazione. Io so che anche all'interno della maggioranza ci sono dei problemi, perchè credo che sia evidente che il risultato sarà questo. Penso che oggi noi dobbiamo affrontare il discorso giustissimo delle comunità montane perchè effettivamente 25 sono troppe, ma non è pensabile che dove oggi c'è una comunità montana nascano non una ma diverse unioni dei comuni con gli stessi organi, con gli stessi stipendi, con le stesse risorse che vengono date agli amministratori delle comunità montane.
Allora io credo che noi siamo ancora in tempo per modificare questa legge, che a parere mio andrebbe ritirata e ripensata perché nell'attuale formulazione è un mostro non una legge che semplifica le comunità montane, tanto più che non si capisce bene qual sia il ruolo che devono avere queste comunità montane. Io sono stato Presidente di una comunità montana importante, che ha fatto opere importanti, ha avuto un ruolo importante, ma per come si sta configurando in questa legge la comunità montana sicuramente finirà per non avere alcun ruolo. L'onorevole Maninchedda, ad esempio, parlava dei problemi dell'agricoltura nelle zone interne, che sono problemi grossi in questo momento, beh, allora io vi dico che in questa materia la comunità montana aveva delle competenze importanti, e quelle delle zone interne hanno approvato dei piani di sviluppo agropastorali importanti; bene, alcune competenze in materia di agricoltura non sono più delle province, tant'è che la provincia di Nuoro non ha neanche istituito l'assessorato dell'agricoltura, e dopo l'approvazione di questa legge le comunità montane non avranno competenze nel settore agricolo. Adesso mi dovete spiegare chi è che si è occuperà dell'agricoltura! Noi affermiamo sempre di preoccuparci tanto dell'agricoltura, macché! Con questa legge stiamo centralizzando ancora di più queste competenze, perchè alla fine di agricoltura si occuperà soltanto l'Assessorato regionale dell'agricoltura.
Per questo penso che sia necessario rivedere le competenze, perchè questa legge danneggia le zone interne, danneggia l'agricoltura, non semplifica assolutamente un bel nulla, pertanto noi stiamo creando degli enti per pagare i componenti degli organi, enti che però non avranno nessuna funzione e che non risolveranno sicuramente i problemi delle zone interne.
PRESIDENTE. Io inviterei i colleghi ad attenersi all'argomento all'ordine del giorno. Se lei onorevole Ladu avesse parlato sull'articolo 1, il suo sarebbe stato un intervento perfetto. Credo che sul titolo si sarebbero potute dire delle cose diverse per stare nel tema. Questo lo dico per quanto riguarda i prossimi interventi.
Onorevole La Spisa su cosa intende intervenire?
LA SPISA (F.I.). Sulle modalità di voto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale del titolo.
PRESIDENTE. Da chi viene accompagnata la richiesta?
(Appoggiano la richiesta SANJUST, LOMBARDO, SANCIU, VARGIU, LADU, AMADU, PISANO.).
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del titolo.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri:BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - ONIDA - PETRINI - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo.
Si è astenuto il consigliere: VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 60
Votanti 59
Astenuti 1
Maggioranza 30
Favorevoli 42
Contrari 17
(Il Consiglio approva)
Passiamo all'esame dell'articolo 1
(Si riporta il testo dell'articolo:
Art. 1
Finalità e principi
1. I comuni individuano autonomamente gli ambiti territoriali e le forme, tra quelle previste dalla legge, per l'esercizio associato delle funzioni e dei servizi.
2. La Regione, allo scopo di assicurare un efficace esercizio delle funzioni e dei servizi in ambiti territoriali adeguati, promuove ed incentiva la costituzione di unioni di comuni e di comunità montane, nonché di altre forme di gestione associata fra comuni di minore dimensione demografica. A tal fine assicura idonei trasferimenti finanziari e supporto tecnico e giuridico.
3. La presente legge stabilisce, sulla base dei caratteri prevalenti dei comuni esistenti nella Regione, i requisiti minimi per la costituzione di unioni di comuni e comunità montane di ambito adeguato all'esercizio associato di funzioni. Con il programma approvato, previa concertazione con gli enti locali, secondo la procedura prevista dall'articolo 1 bis sono indicati gli ambiti territoriali adeguati per l'esercizio associato delle funzioni di livello comunale.
4. La presente legge detta inoltre misure di sostegno per i comuni di minore dimensione demografica per favorire un riequilibrio fra le diverse aree della Regione e l'adesione degli enti più piccoli alle forme associative senza che se ne disperda il patrimonio di tradizioni e i caratteri tipici.)
PRESIDENTE. All'articolo 1 non sono stati presentati degli emendamenti.
Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Presidente intendo illustrare brevemente l'articolo 1 e riconfermare, come lei per altro ha già sottolineato, che gli interventi degli oratori che mi hanno preceduto erano più attinenti all'articolo che al titolo. La sensazione però che se ne ricava anche in relazione alle interlocuzioni, che ovviamente in maniera molto trasparente sono intercorse, non vorrei che fosse sbagliata e che questo contribuisse a dare un'interpretazione sbagliata. Le interlocuzioni che sono intercorse sono intercorse in Aula perché l'opposizione ha partecipato molto sporadicamente ai lavori della Commissione.
L'articolo 1, Presidente, stabilisce i principi e le finalità; e bene abbiamo fatto a ricomprendere nel corpo dell'articolo e dell'intero testo argomenti che non esclusivamente attinenti, così come viene invece richiesto dagli interventi dell'opposizione, alle comunità montane ma introducessero e delineassero quelle altre forme di collaborazione tra enti locali che sono le unioni di comuni del cui numero noi siamo poco preoccupati, onorevole Ladu, ma poi vedrà dall'esame dei successivi articoli che anche il numero in qualche modo resterà contenuto, siamo però poco preoccupati del numero delle unioni di comuni che andrebbero invece incentivate proprio per la gestione in forma associata dei servizi e delle funzioni loro demandate. Altro discorso invece è quello della riconduzione delle comunità montane ai principi ispiratori per i quali sono nate.
L'articolo 1 definisce le finalità e ne stabilisce i principi; è prevista l'autonomia dei comuni nell'individuazione degli ambiti territoriali, nonché nella scelta della forma per l'esercizio associato delle funzioni e dei servizi. Il comma 2, poi, garantisce la volontà della Regione di incentivare tali forme associative con trasferimenti finanziari e fornendo il supporto tecnico e giuridico eventualmente necessario alle associazioni prescelte dai comuni tra quelle che vengono indicate.
Il comma 3, che contiene di fatto dichiarazioni di principio, dispone che la legge preveda i requisiti minimi per la costituzione di unioni di comuni e comunità montane, sulla base dei caratteri prevalenti dei comuni, e rinvia poi all'articolo 1 bis che disciplina la procedura per l'adozione del programma di riordino territoriale.
Infine il comma 4 sottolinea l'esigenza per i comuni di piccole e di piccolissime dimensioni onde favorire il riequilibrio territoriale - ed è in questo, onorevole Ladu, contrariamente a quanto lei sostiene, che si ravvisa la volontà del legislatore di costituire un unico corpus di norme che disciplinino anche le funzioni attribuite a questi organismi e di non limitarsi ad una semplice razionalizzazione e modifica delle norme relative alle comunità montane - di aderire a forme associative senza che l'adesione intacchi minimamente il valore delle tradizioni e delle culture di origine.
Questo è lo spirito dell'articolo 1, con una richiesta di modifica, che potrei avanzare dopo Presidente ma la pongo in questa fase, relativa al comma 3 laddove dispone che: "la presente legge stabilisce, sulla base dei caratteri prevalenti dei comuni esistenti nella Regione, i requisiti eccetera", è sfuggita, nonostante in Commissione ne fosse stata decisa la cancellazione, invece permane nel testo, la parola "minimi". Chiedo che in sede di coordinamento delle legge tale parola venga soppressa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Mario, guarda che non ci sono consigli di amministrazione nelle comunità montane. Lo dico a te…
DIANA (A.N.). Onorevole Cugini, potremmo anche permettervi di approvare questa legge senza contrasti e in tempi anche molto rapidi; probabilmente politicamente ne trarremmo beneficio noi e probabilmente sareste penalizzati voi, perché credo che il concetto ormai l'abbiamo capito tutti quanti, però non sarebbe corretto; noi alcune cose abbiamo l'obbligo, il dovere e la necessità di dirle e, quando è necessario, evidenziare anche le difficoltà nelle quali voi vi trovate, perchè di difficoltà si tratta.
Tornando all'articolo 1, al di là del fatto che i comuni dovrebbero autonomamente individuare gli ambiti territoriali - chiederei un po' di attenzione all'onorevole Maninchedda, o al relatore che comunque è sempre attento, ma siccome mi pare che l'onorevole Balia possa diventare lo sparring partner e invece l'onorevole Maninchedda possa assurgere a ruolo di arbitro unico, credo che un minimo di attenzione da parte di quest'ultimo sia necessaria - nel momento in cui affronta la materia della concertazione rinvia all'articolo 1 bis, mi pare di avere letto così (onorevole Balia, vero?); ora quando uno poi va a leggere l'articolo 1 bis, il riferimento alla concertazione è praticamente inesistente, perchè non è assolutamente definito il procedimento di concertazione, che invece io ritengo sia un elemento obbligatorio. E quando parlo di procedimento di concertazione non parlo di un tavolo più o meno allargato di concertazione, è una concertazione che deve essere definita, anche nei tempi, anche nelle modalità. Questo non è assolutamente definito, per cui mi chiedo questo procedimento dove si svolge e chi lo determina? Chi detta le regole e i tempi? Sono tutte cose che secondo me avrebbero dovuto essere assolutamente previste, e ce ne accorgeremo dopo quando nasceranno tutte le problematiche che sono legate a questo aspetto.
L'altra questione che vorrei porre, che probabilmente avrei potuto trattare anche in fase di discussione di un articolo successivo, è che non è prevista in questa legge la modifica degli ambiti territoriali, perlomeno forse mi è sfuggita e chiedo venia se così fosse, però anche in questo caso è necessario prevedere un procedimento; può darsi che mi sia sfuggito - ripeto - credo che sia difficile, ma certo è che l'argomento più importante è quello del procedimento di concertazione.
Allora, capisco anche le esternazioni dell'onorevole Balia, chiedo ai colleghi della maggioranza di essere ancora più espliciti, non è ancora sufficiente onorevole Balia, l'ho detto anche all'onorevole Cugini, diciamocele tutte le cose, impariamo a non farci male, però quando è necessario nell'interesse di tutto il Consiglio e soprattutto dei consiglieri regionali io credo che ognuno di noi abbia il dovere di denunciare, ove necessario, comportamenti, atti, presenze che non sono quelle che le regole impongono, che il nostro ruolo impone. Ecco perché chiedo anche a voi di essere più espliciti; io mi assumo tutta la responsabilità delle cose che sto dicendo e non mi tiro indietro, e vorrei che non si tirasse indietro nessuno. E' chiaro che per arrivare ad un dialogo tra maggioranza ed opposizione è necessario vederci, parlarci, sentirci, discutere, dialogare; è uno sforzo che dobbiamo fare tutti, però non bisogna limitarsi alle mezze parole o alle perifrasi, è meglio parlare chiaramente, probabilmente ce ne avvantaggeremo tutti, se ne avvantaggerebbe il Governo di questa Regione e quindi la Giunta che, come ho detto in precedenti interventi, ha bisogno di crescere, non come numero di assessori, non cambiando questo o quell'assessore, ma come Presidenza.
La Presidenza deve capire che si trova davanti ad un Parlamento, che le regole esistono e vanno rispettate, e vanno rispettate dalla maggioranza e dall'opposizione, dalla Giunta e da tutta l'amministrazione regionale, questo è che bisogna fare capire al Presidente. E una delle regole fondamentali, che non viene rispettata, è quella di rispondere alle interrogazioni e alle interpellanze, e bene ha fatto il presidente Spissu a sollecitare il presidente Soru, ed è a me che ha trasmesso la lettera alla quale ha accennato prima, però a tutt'oggi benché il solerte presidente Spissu mi abbia comunicato quali sono state le risposte date nella precedente legislatura negli stessi mesi, con tutta la voglia di riformare e fare che questa giunta mostra, il numero delle risposte date alle interrogazioni e alle interpellanze è assolutamente insignificante! Quindi non è cambiato niente, neanche sotto questo punto di vista.
Ma, cari colleghi, questi rapporti li vogliamo ristabilire? O vogliamo che ancora una volta la maggioranza si approvi le leggi, quelle poche che riesce ad approvare, e la minoranza faccia la sua opposizione, salvo poi i casi in cui alcuni acuti rappresentanti della maggioranza chiedono il conforto, il consenso, la partecipazione della minoranza. Beh, non si può andare in questa direzione, per dialogare veramente bisogna stabilire norme, regole e un equilibrio diverso all'interno del Consiglio regionale, nei rapporti tra il Consiglio regionale e la Giunta, nei rapporti tra la Giunta e il Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Prog. Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi il comma 1 dell'articolo 1 della legge ne riassume molto bene i presupposti democratici ed anche le ambizioni istituzionali: non solo divisione dei poteri, ma anche partecipazione, non solo diritti dei governi, in questa legge, ma anche quelli dei cittadini e delle comunità, non solo la forza delle istituzioni ma anche la loro solidarietà.
Noi difendiamo questa legge perché crediamo che abbia queste caratteristiche positive, perché aiuta i territori, perché favorisce l'unità. E se è vero, onorevole Diana, che lei giustamente lamenta un difetto di interlocuzione, io ho il dovere di dire che nella prima Commissione spesso le proposte dei membri dell'opposizione che partecipano con sapienza ed assiduità ai lavori vengono accolte, viene difficile farlo quando accade che, appunto, il concorso dell'opposizione non ci sia. E me ne rammarico, è sempre possibile recuperarlo, certamente, però si metta anche nei panni di chi istruisce gli atti e quando è confortato da una voce dissenziente e ragionevole la accoglie, quando non è confortato dalle voci dei membri della Commissione non può certamente costruirle da solo.
Ho voluto ricordare questo perimetro di valori che c'è nella legge perchè ieri mi è parso di cogliere accenti diversi che vanno chiariti in vista delle riforme istituzionali importanti che andremo a fare nei prossimi mesi. Abbiamo sentito parlare prima di uguaglianza e collaborazione fra i poteri, poi di reattività e presunzione e infine, addirittura, di iniziativa legislativa, di mandato elettorale, degli esecutivi, della missione del governo, della coalizione, cose sulle quali addirittura non ci sarebbe da discutere molto. Sto citando testualmente. Mi è venuto in mente, sentendo queste parole, ciò che gli esponenti francesi degli ordini mendicanti dicevano della lingua dei cistercensi, che erano monaci ricchi e colti e chiusi però anche nelle loro abbazie mentre il mondo cambiava. Parlavano un latino perfetto, un latino di plastica che faceva tornare tutti i conti, per la sola durata del discorso però, non oltre. E gli appartenenti agli ordini mendicanti la chiamavano langue de bois, lingua di legno, lingua rigida, inespressiva rispetto alla vita, perché l'orizzonte di senso delle parole non può essere mai manipolato oltre la misura dei fatti.
E la realtà dei fatti nella vicenda di questa legge non è quella virtuosa, asettica, quasi da manuale che ho sentito descrivere da un autorevole membro della Giunta, ma è un'altra - che io non voglio ricostruire in questa sede perché ho tutto l'interesse a favorire l'approvazione di una legge che unisce i sardi e non ho nessun interesse a ricostruire dettagliatamente la storia recente - con certezza è un'altra, tanto più che la Giunta ha anche detto che se si è sbagliato ci si può correggere, e io ne prendo atto per quello che mi riguarda e per quello che riguarda gli altri anche, ma occorre sempre sapere dove ci si è sbagliati. Ora, qui nessuno e tanto meno io ha revocato la fiducia al Governo regionale, né ha mai pensato di farlo, né ha intenzione di farlo. Quindi, mi chiedo a che serve richiamare la fedeltà al mandato elettorale e alla coalizione; mi pare che molti di noi, in molte circostanze in quest'Aula, in quest'anno difficile, abbiano difeso la Giunta e il Presidente quando ha tirato vento ed anche vento forte che ha indotto altri a chiudersi a casa mettendo chiavistelli e battenti. Molti hanno dimostrato il coraggio costante delle proprie idee rispetto allo zelo intermittente di altri che magari si attiva solo se richiesto. Si è stati dinanzi in questi giorni a una dialettica su fatti specifici, non su una contestazione generale. Allora, io vorrei dire che quando si mettono in crisi i sistemi di principio e poi si chiede la disciplina, si tocca qualcosa di profondo per qualcuno di noi, non un fatto banale, e cioè entra in gioco l'immagine che abbiamo del consigliere regionale, che cosa deve fare un consigliere regionale; bene, come lo si vuole? Lo si vuole esclusivamente impegnato a pendolare tra il suo collegio e gli assessorati? Lo si vuole così? Lo si vuole retrocesso al rango di latore di bisogni, e per il resto sulle leggi, sui principi, sull'ordinamento lo si vuole intento a un'opera di consulenza magari, oppure ad una consulenza meglio non manifesta, il consilium latino, ci si vuole dare un ruolo di chi lavora dietro le quinte, a consigliare, a correggere in silenzio. Come si vuole che siano i consiglieri regionali quando qui parleremo di legge elettorale, di forma di governo, di incompatibilità, come dobbiamo essere, accademici?
Il consigliere regionale che non vuole fare il piccione viaggiatore tra il suo collegio, la Giunta e gli uffici regionali, che non vuole vivere delle attenzioni della Giunta, non può che vivere di principi, non può che vivere di principi, e di leggi, e su questi deve poter parlare pubblicamente anche quando chiede correzioni di rotta, anche quando sottolinea il disagio economico della Sardegna che è rilevante, anche quando fa pertinenti riferimenti storici alle origini di alcuni modelli del mercato occidentale, perché altro non è stato fatto in questa sede e certe semplificazioni sul versante del vittimismo sono un po' sospette, riferimenti per altro ripetuti in questi giorni, su tutti i giornali nazionali, da autorevoli storici, e non capisco perché quando le dico io certe cose vi stracciate le vesti quando le scrive Sergio Romano nessuno fiata e tutti tacciono. Io non ho fatto accostamenti di nessun tipo, ho fatto un'analisi storica che viene confermata da tanti. Si accetta che questi consiglieri regionali, che tengono alla politica più che alle nomine, facciano il loro mestiere pubblicamente oppure no? Io questo vorrei sapere, perchè so fare solo questo. Penso che in vista delle riforme bisognerebbe apprezzare la libertà, la dialettica, il coraggio ideale più di quanto si apprezzi il conformismo o il tatticismo.
La Giunta ha invitato a girare pagina, io non devo neanche girare pagina, nel senso che la collaborazione con la Giunta per me è un fatto naturale, non è un problema, però non scordiamoci i problemi della partecipazione, dell'uguaglianza delle opportunità sociali che stanno alla base di questa legge; questa legge ha un fondamento sociale altissimo. Se lei, onorevole Diana, fa riferimento alla concertazione, indubbiamente quando fra poco discuteremo dell'articolo 1 bis troverà un'ulteriore definizione, l'emendamento all'articolo 1 bis che abbiamo presentato è ulteriormente concertativo, poi tutto è perfettibile, però quella procedura è all'attenzione di quest'Aula. Dicevo, i problemi della partecipazione, dell'uguaglianza delle opportunità, del decentramento, della democrazia economica, sono tutti lì questi problemi, tutti lì che ci aspettano per le grandi riforme. Con quale metodo le vogliamo aggredire? Io sono per il metodo del rispetto reciproco tra maggioranza e opposizione, tra Giunta e Consiglio, tra Consiglio e Amministrazione regionale, che ha questo grande potere assolutamente irresponsabile, nel senso che non ha responsabilità politiche, da cui dipendono molte cose che ci riguardano. Io sono per questa linea, ma anche per la linea del controllo e della dialettica democratica, e sto con gli ideali enunciati in campagna elettorale spesso dimenticati, perché penso che l'appartenenza ad un'area o ad una forza politica sia basata sui valori prima che sulla disciplina, e quando si fa il contrario talvolta è una debolezza perché si mostra un volto feroce usato per nascondere il proprio disorientamento. Proseguiamo sulla strada della collaborazione, ma io credo che l'assessore Sanna sappia che in Consiglio il confronto si...
PRESIDENTE. Grazie onorevole Maninchedda. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Grazie Presidente. Intervenendo a proposito dell'articolo 1 colgo l'occasione, non essendo intervenuto in discussione generale, per fare una breve premessa e formulare alcune considerazioni su questa proposta di legge, che prevede una serie di disposizioni a favore delle unioni di comuni e il riordino delle comunità montane. Ambiziosa e se vogliamo per molti versi anche attesa questa legge. Da un lato non si possono non condividere le finalità di questo atto normativo, volto a consentire, attraverso strumenti incentivanti, le aggregazioni delle piccole comunità e dei comuni montani, con l'obiettivo di garantire i servizi di rilevanza sociale e di salvaguardare la cultura, le tradizioni e le produzioni tipiche locali. Si tratta di obiettivi che spesso i comuni della Sardegna, vuoi per le ridotte dimensioni, vuoi per l'isolamento geografico o per l'esiguità delle risorse finanziarie non sono stati in grado di conseguire. Basti pensare allo stato del trasporto pubblico, all'assenza di infrastrutture viarie o alla impossibilità di garantire, visti tra l'altro gli alti costi, la presenza di edifici scolastici o di centri di aggregazione in tutti i comuni della Sardegna.
D'altro canto però, anche se in verità l'onorevole Balia, nel corso della sua relazione, ha fatto riferimento al quadro istituzionale che si è venuto a creare con la nascita delle nuove quattro province, non mi sembra proprio che questa legge faccia riferimento al recente assetto che si è venuto a creare e al conseguente ruolo che le nuove province sono chiamate a svolgere. Con l'istituzione, infatti, delle province abbiamo oggi 33 enti locali intermedi, oltre alle 8 province ci sono infatti ben 25 le comunità montane distribuite nel nostro territorio, e ciò comporta necessariamente un accavallamento di competenze, una sovrapposizione di ambiti territoriali. Le province sono la reale espressione del territorio e lo rappresentano nella sua completezza e per di più sono costituite da organi istituzionali eletti e legittimati dai cittadini. Viceversa le comunità montane possono essere al massimo considerate enti di raccordo, di coordinamento, e i loro organi vengono eletti soltanto indirettamente dai cittadini. Come ha rilevato il collega Biancareddu, nel corso della discussione generale, otto province sono quindi più che sufficienti per svolgere quei compiti che attualmente vengono svolti dalle comunità montane e per rappresentare le esigenze e le aspettative delle popolazioni in base anche al principio di sussidiarietà, secondo la moderna concezione dei rapporti tra i diversi livelli territoriali di governo. Appare quindi quanto mai necessario concentrare le risorse su un unico ente, la Provincia, e non distribuirle su più istituzioni intermedie.
Nessuno vuole intaccare minimamente lo status e gli interventi in favore dei comuni montani, anzi, ma si vuole soltanto perseguire l'obiettivo di demandare alle strutture provinciali le competenze sinora svolte dalle vecchie comunità montane. I comuni montani dovranno mantenere le loro peculiarità e la loro rappresentatività all'interno delle province. Altre regioni hanno già avviato riforme volte alla razionalizzazione degli enti territoriali, come il Friuli Venezia Giulia che nel 2001 ha abrogato le comunità montane, o come la Sicilia che nell'86 ha demandato alle province le competenze già delle comunità montane, senza perdere per questo i finanziamenti per la montagna.
Onorevole Marrocu, neanche noi esprimiamo un giudizio negativo sulle comunità montane, ma dobbiamo avere il coraggio di operare una scelta chiara, di portare avanti una vera riforma, e soprattutto, decidere se puntare sulle province o sulle comunità montane, sapendo in coscienza che non è possibile mantenere i piedi in due staffe, a meno che non si voglia paralizzare l'attività amministrativa dei due enti. La vera grande riforma, onorevole Maninchedda, è quella di chiudere le comunità montane e demandare i poteri e le competenze alle nostre 8 province. La suddivisione territoriale, conseguente all'istituzione delle nuove province, ha avuto anche lo scopo di dare ai nostri territori una distribuzione più omogenea, avendo come riferimento non la quota altimetrica o il numero degli abitanti dei comuni, ma tenendo in considerazione le peculiarità delle aggregazioni territoriali, il reddito medio, le esigenze di ordine economico e sociale. Si sono invece più volte sottolineate le difficoltà di funzionamento delle comunità montane stesse e la loro conformazione a volte atipica per la presenza di alcuni comuni costieri, per non parlare delle interferenze che nasceranno tra le attività di pianificazione del territorio e di valorizzazione delle attività produttive poste in capo alle comunità montane e quelle previste in capo alle nuove province. Penso ad esempio ai piani socio economici delle comunità montane e a quelli provinciali che rischiano in alcuni casi di sovrapporsi, con l'unico beneficio di foraggiare qualche studio professionale. È necessario quindi operare una vera riforma.
Condivido la dichiarazione che l'onorevole Fadda ha rilasciato l'altro giorno alla stampa, cioè se tutti i comuni che attualmente ricevono i fondi dallo Stato per la montagna continueranno a ricevere le risorse anche se la loro comunità montana viene abolita, perché non abolirle tutte e prevedere solo specifiche unioni di comuni anche per questi interventi? Noi condividiamo questa visione, noi siamo favorevoli alla soppressione delle comunità montane e per il trasferimento agli enti provinciali delle competenze e delle risorse umane e finanziarie, senza per questo dimenticarci della positività e degli obiettivi raggiunti in passato, senza prescindere dalla storia e dallo stato attuale, da quello che queste istituzioni hanno fatto sino ad oggi, ma soprattutto senza prescindere dal necessario riordino degli enti territoriali e dalla ridefinizione e ridistribuzione delle loro competenze.
Noi siamo favorevoli alle unioni dei comuni, ma senza che questi si trasformino in un sistema che generi costi aggiuntivi, indennità, strutture organizzate o apparati faraonici. Noi - collega Biancu, che non vedo - abbiamo la volontà di ascoltare, seguire e proporre, ma soprattutto abbiamo l'interesse di approvare una reale legge di riforma. Abbiamo la ferma convinzione che questo sia l'ennesimo tentativo per creare delle strutture dove collocare qualche esponente di partito, degli enti, insomma, destinati ad alimentare soltanto il sottobosco politico. Il collega Maninchedda, portabandiera nel centrosinistra del rispetto del ruolo del Consiglio, illustrando i contenuti della proposta aveva parlato anche di lobby delle comunità montane e dell'uso spesso politico di queste istituzioni, viste in passato come carrozzoni voluti per accontentare più l'apparato politico che le reali esigenze dei cittadini. Le 25 comunità montane, l'ha detto anche qualcun altro, sono amministrate da più di 800 persone tra presidenti, vice presidenti, assessori e consiglieri, tutti puntualmente e lautamente retribuiti con il risultato che in alcuni casi il 90 per cento delle risorse erogate serve unicamente per pagare stipendi e gettoni di presenza.
Entrando nel merito dell'articolato, la riforma che si propone oggi in quest'Aula, dall'illustrazione che ne ha fatto l'onorevole Balia e dagli interventi di alcuni colleghi, risulta complessa e per certi versi farraginosa, implica inoltre una sovrapposizione amministrativa e geografica e concede persino la possibilità ai comuni di costituire comunità montane su più province. Inoltre i parameri che vengono individuati per la composizione delle comunità montane rischiano di creare una grave frattura all'interno dei territori omogenei, come l'esclusione e l'aggravio dell'isolamento di comunità già isolate e povere ed eventualmente l'apertura all'ingresso di nuovi comuni che non hanno nulla di montano, per giungere fino alla creazione di nuove comunità montane. Penso ad esempio al territorio di cui sono espressione, che negli anni ha portato avanti una lunga battaglia per identificarsi in una nuova provincia e per rendere omogenea l'azione amministrativa nell'ambito di un territorio. Oggi invece subisce l'influenza di tre comunità montane che attuano in alcuni casi diverse politiche del territorio, dalla promozione culturale a quella economica e sociale.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanciu. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRÙ (D.S.). Io credo che dall'inizio di questa discussione sia necessario definire i contorni di un possibile confronto avendo tutti quanti noi, anche alcuni di coloro i quali mi hanno preceduto, definito in qualche misura non sufficiente, il confronto che c'è stato finora nel corso dell'iter legislativo di questo provvedimento di legge. Anch'io sono convinto che sarebbe stato più proficuo, probabilmente più utile, un confronto di merito più approfondito nella sede propria, che è appunto la Commissione competente. Ora, tutto si può dire tranne che il confronto sia stato esaustivo, sufficiente. Io credo che dobbiamo fare il possibile per cercare di recuperare in Aula quel livello di confronto che non è avvenuto in sede di Commissione. È difficile, però penso sia utile che tutti cerchiamo di adoperarci perché esso possa avere degli esiti positivi. Deve farlo sicuramente la maggioranza per la sua parte e io ritengo giusto, intervengo per questo, interloquire sin dalla prima fase, non in quella finale o nella concertazione di eventuali emendamenti.
Io credo che sia giusto innanzitutto dare una risposta sulle ragioni che ci hanno indotto a scegliere questa impostazione che poi è contenuta nell'articolo 1 - stando al merito, anche per non essere ripreso dal Presidente, che indica le finalità e i principi, quindi per rispondere alla prima domanda che mi pare sia stata posta dall'onorevole Ladu, ma anche dal collega Diana nel suo intervento. Sul fatto di non limitare la riforma solo al riordino delle comunità montane siamo tutti d'accordo, evidentemente questa è una visione comune, sono d'accordo persino gli amministratori o le cosiddette lobbies, e credo che non dobbiamo definire in questo modo gli attuali responsabili delle comunità montane, nel senso che le comunità montane hanno esaurito la loro funzione, per cui hanno cercato di svolgere delle funzioni, suppletive in molti casi, nei confronti dei comuni, funzioni non svolte per debolezza del sistema istituzionale regionale e provinciale che non riesce ad assolvere le funzioni di area vasta, e in una situazione di confusione in cui tutti fanno tutto, hanno trovato un loro spazio. Ecco, che vi fosse necessità di intervenire, non di sopprimere, ma di riordinare le funzioni, le competenze delle attuali o delle future comunità montane, nonché, conseguentemente, di decidere quali funzioni attribuire loro, siamo tutti d'accordo, sono d'accordo anche gli attuali amministratori delle comunità montane, e non da oggi.
Però noi abbiamo anche un'altra necessità, che è quella, appunto, di fare in modo che le funzioni amministrative che sono proprie dei comuni, intendiamoci, nonché quelle che presumibilmente e sperabilmente la Regione trasferirà al sistema delle autonomie locali vengono recepite. Ma attualmente c'è un reticolo, un sistema decentrato in grado di reggere, di accogliere queste funzioni trasferite? Perché la Regione non solo ha il dovere di trasferire le funzioni, ma anche quello di garantire che vengano esercitate. C'è anche un obbligo di carattere costituzionale direi, cioè assicurare che le prestazioni di competenza degli enti locali siano garantite a tutti cittadini in egual misura, non che vi siano cittadini di serie B e altri di serie A, aree urbane metropolitane dove questi servizi vengono garantiti e aree in cui, invece, non vengono usualmente garantiti. Quindi c'è la necessità anche di riordinare l'insieme, perché se si riordinano soltanto le comunità montane, e non contestualmente le altre forme associative, unioni, consorzi, associazioni, il sistema diventa schizofrenico, pertanto i diversi livelli di governo non possono sovrapporsi creando duplicazioni, si deve creare un sistema ordinato, da qui la necessità del programma. Ma chi lo definisce? Togliamo l'autonomia di iniziativa ai comuni? Prefiguriamo una cartina geografica delle nuove A.S.L.? Noi abbiamo detto di no in questa legge e abbiamo garantito che i comuni individuino autonomamente gli ambiti territoriali e le forme associative attraverso cui gestire in forma associata i servizi. Le comunità montane, come tali, non esistono più, non esistono più già per le funzioni residuali loro rimaste, ma cesseranno di esistere non appena la legge verrà approvata. Esisteranno le unioni dei comuni montani. Perché? Per salvaguardare la loro specificità. Naturalmente siccome tutto questo avverrà nell'ambito di un processo programmatorio, nessuno di noi sa quali saranno le nuove unioni di comuni montani o se tutte saranno unioni di comuni e non unioni di comuni montani. Credo che vada assicurata ai comuni una possibilità di scelta che poi la Regione avrà l'obbligo e il dovere di portare a sintesi definenndo gli ambiti cosiddetti ottimali.
Infine è anche necessario prevedere misure concrete di incentivo, di sostegno ai piccoli comuni, integrando le leggi di settore e prevedendo interventi in tutta una serie di materie su cui adesso, anche per economia di tempo, non mi dilungo, ma avremo occasione di tornarci, cioè dai PIT ai musei locali, al sostegno per i piccoli istituti, per la scuola, per l'istruzione, per altri settori nei quali, secondo me, è necessario prevedere in futuro ulteriori interventi, ma in questo provvedimento c'è un avvio importante di questo riordino.
Infine, vorrei soffermarmi brevemente sul ruolo delle province, per rispondere alla domanda che è stata posta dall'onorevole Sanciu, mi pare, nel suo intervento. Le otto province appena istituite, afferma il collega, non giustificano la nascita o la permanenza anche di nuove comunità montane o di unioni dei comuni. Io credo che dobbiamo far chiarezza su questo, può darsi che siamo stati male interpretati. Le otto province, almeno nel mio modo di intendere le cose, sono enti intermedi che dovranno assumere sostanzialmente le funzioni di programmazione territoriale attualmente allocate, appunto, su una miriade di soggetti istituzionali, nonché funzioni amministrative di area vasta, che i comuni decidono di conferire o che la Regione decide di trasferire alle province. Ma questo non elimina il dovere di porre mano a un riordino delle funzioni amministrative e degli ambiti in cui vengono assolte, che non verranno mai svolte dalle province, ma continueranno a permanere in capo ai comuni, in forma singola o associata. Siccome noi abbiamo purtroppo - io dico meglio, non purtroppo - 270 comuni al di sotto di 5.000 abitanti, che già oggi hanno difficoltà ad assolvere quel tipo di funzioni, io sono non solo un osservatore diretto di questa realtà, ma ho vissuto personalmente quel tipo di situazione per tanti anni, così come molti colleghi in quest'aula, che conoscono benissimo le difficoltà di fronte alle quali si trovano i comuni nell'assolvere le funzioni proprie. Che facciamo? Osserviamo, guardiamo, e assicuriamo loro che interverremo con qualche misura di carattere finanziario? Non credo che questo sia utile, credo che facciamo bene invece a mettere mano a una legge, perfettibile se vogliamo, che definisca un sistema organico di intervento, per mettere in condizione i comuni di assolvere alle proprie funzioni amministrative. La provincia dovrà svolgere in pieno, e bisognerà trasferirgliele, le funzioni di programmazione nonché le funzione ad essa attribuite dalle leggi nazionali o regionali, alle quali credo dovremo mettere mano successivamente. Questo è lo spirito della legge oggi in discussione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Orrù. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, credo che la discussione sulla proposta di legge di riforma delle comunità montane possa rappresentare un momento di confronto politico alto tra i partiti, le coalizioni, le istituzioni e i cittadini della Sardegna, come del resto sta avvenendo. Il tema è di particolare importanza perché arriva in ritardo all'esame del Consiglio regionale per essere stato sottovalutato o trattato con un approccio sbagliato negli ultimi lustri, ma anche perché viene affrontato in un momento storico in cui si sta cercando di costituire un nuovo mosaico istituzionale molto complesso che riguarda non solo la Sardegna, come ben sappiamo, ma l'Italia e l'Europa.
Per comodità di ragionamento dico che questo riassetto generale riguarda i rapporti della Sardegna con l'esterno, il nuovo Statuto a cui dobbiamo lavorare al più presto in rapporto con lo Stato - che si è modificato in questi anni in un'Europa che si è dotata di una costituzione che giustamente, secondo me, viene contestata, perché non affronta il problema della rappresentanza dei popoli e perché non risponde adeguatamente alle esigenze di marginalizzazione di tanti territori - ma riguarda anche il cosiddetto federalismo interno alla nostra Isola. Non dimentichiamoci della nuova geografia istituzionale determinata dall'esistenza di otto province, con i compiti importanti che la legge assegna loro, con il Consiglio regionale delle autonomie che questa maggioranza ha voluto che si costituisse per dare voce agli amministratori locali, come da tempo chiedeva l'ANCI. E' necessariamente in questo contesto che va collocata la nostra discussione, cercando di capire come si può e si deve dare un ruolo alle comunità montane, che, come prescrive la legge nazionale 1102, devono operare a sostegno delle comunità di montagna, che si trovano in una condizione di svantaggio rispetto a quelle di altri territori.
Questo non vuole dire che si disconosce che ci siano aree della Sardegna che si trovano in condizioni di difficoltà, ma le comunità montane devono operare in montagna. Non si può ancora pensare che le risposte ai piccoli e piccolissimi comuni, di cui il 92 per cento non supera i 3.000 abitanti, possano venire solo dalle comunità montane. Non è così e lo sappiamo bene, lo dice chi nelle comunità montane ha operato per vent'anni e respinge le critiche generiche e ingenerose che a queste istituzioni vengono da più parti rivolte. Dobbiamo dire con estrema onestà che ci sono state comunità montane che hanno operato bene e altre meno bene, così come possiamo dire dei comuni, delle province o della stessa Regione.
Come sapete ci sono state comunità montane che non solo hanno operato bene, ma hanno rappresentato il solo punto di riferimento in certi territori, nel creare servizi, portare avanti progetti, creare animazione sociale, culturale, imprenditoriale, sopperendo molto spesso all'assenza, alle disattenzioni dello Stato e della Regione. In generale, però, possiamo affermare che erano maturi i tempi per un loro riordino, da fare in modo serio, discutendo e dialogando con tutti, in particolare con l'UNCEM. I limiti della legge vigente sono stati illustrati dal relatore e da altri colleghi del partito della Rifondazione Comunista e della maggioranza, per cui non ci ritorno. Certo, si possono avere posizioni differenti anche all'interno della stessa maggioranza, ma l'obiettivo deve essere quello di rispondere alle comunità di montagna. La legge proposta cerca di dare queste risposte, ma sono certo che il prosieguo della discussione, l'esame degli emendamenti la potrà ulteriormente perfezionare.
Così come è importante la proposta relativa all'unione dei comuni, penso però che il nostro sguardo deve andare anche oltre questa legge, perché, come dicevo prima, ci sono piccoli comuni e territori di pianura svantaggiati, spopolati, con indici di malessere preoccupanti e gravi. Allora che fare? Dobbiamo per questi continuare l'iniziativa politica e legislativa in modo da far approvare la legge sui piccoli comuni che ha come primo firmatario l'onorevole Realacci, che da anni giace in Parlamento. In questa legge ci sono i dieci punti di cui tutti sappiamo, che sono molto importanti per riaprire una speranza di riscatto di queste istituzioni che, pur essendo piccole, il Titolo V pone in una condizione di equiordinazione rispetto alle altre istituzioni dello Stato.
Allo stesso tempo, in Sardegna, questo Consiglio regionale deve porsi il problema del riequilibrio territoriale tra le aree svantaggiate o interne, quelle costiere e le città. Devo purtroppo constatare che non vi è, su questo tema, molta sensibilità e solidarietà tra noi. Ogni tanto, è vero, c'è qualche piccolo segnale, ma manca sull'argomento una linea politica, strategica della Regione. E' venuto il momento di fare scelte chiare e nette, tendenti a orientare le nostre decisioni politiche e le risorse finanziarie nell'ottica dello sviluppo di questi territori e a favore dei piccoli comuni.
Questo lo dico perché se avessimo iniziato ad affrontare questi problemi forse oggi avremmo potuto ragionare sul riassetto delle comunità montane in modo diverso, senza la preoccupazione di lasciare quei piccoli comuni in una qualche difficoltà, perché non rientreranno nelle comunità montane anche se potranno far parte dell'unione dei comuni.
Pertanto, nel concludere questo mio breve intervento, credo che questo dibattito debba essere vissuto in modo sereno, cercando di produrre la migliore legge possibile, ma con la consapevolezza che è urgente fare in tempi brevi le altre scelte di cui ho trattato, per consentirci di rispondere soprattutto a quelle comunità che possono sentirsi in qualche modo penalizzate dall'approvazione di questa legge.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisu. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, colleghi consiglieri, c'è un'affermazione, contenuta nell'intervento dell'onorevole Diana, che mi trova assolutamente consenziente, cioè l'affermazione che questa legge, che ha preso le mosse dall'esigenza del riordino delle comunità montane, è diventata, cammin facendo, qualcosa di diverso. E' sicuramente diventata qualcosa di diverso, è diventata qualcosa di più ambizioso: è diventata un pezzo importante della riforma del sistema delle autonomie locali. E se nel corso del confronto consiliare, con il concorso della Giunta e del Consiglio, quindi della maggioranza e della opposizione, è diventata qualcosa di importante questo è dovuto proprio a una comunità di intenti che comunque si è esplicitata e si è manifestata nel confronto in Commissione. E' diventata un pezzo importante della riforma del sistema delle autonomie locali perché essa disegna il nuovo livello istituzionale, cioè il livello sovracomunale: l'unione dei comuni, le comunità montane. Quindi colmando quel vuoto che si è creato dopo la nascita delle nuove province, cioè colmando quel vuoto che è legato proprio al livello sovracomunale. Quindi si pone il compito di dare sistematicità e organicità a un disegno di riforma del sistema delle autonomie locali.
La collaborazione della Giunta e del Consiglio, a mio modo di vedere ha portato a disegnare un'architettura istituzionale che esalta in pieno prima di tutto il ruolo della Regione, il ruolo della Giunta regionale. Alla Regione - come vedremo più avanti, quando discuteremo l'articolo sul piano di riordino degli ambiti territoriali, anche attraverso gli emendamenti che sono stati predisposti - viene riconosciuto il ruolo di indirizzo, di regia e di programmazione nella definizione proprio del piano di riordino degli ambiti territoriali. Sarebbe stato profondamente sbagliato se questo ruolo di indirizzo e di controllo avesse comportato una deresponsabilizzazione della Giunta regionale, ma sarebbe stato altrettanto sbagliato se si fossero centralizzate le decisioni sulla Giunta regionale. Questo non è avvenuto e non avviene.
Ma io penso che venga riconosciuto appieno il ruolo degli enti locali, comuni e province, quel ruolo che è stato individuato dalla riforma del Titolo V della Costituzione, il nuovo protagonismo dei comuni e delle province, la loro pari dignità istituzionale, la equiordinazione, la sussidiarietà, la differenziazione e la leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali nell'ambito di un rapporto che non sarà più di tipo gerarchico, ma un rapporto a rete, orizzontale, in cui tutti i soggetti abbiano una pari dignità. Ma viene riconosciuto, come vedremo più avanti, anche il ruolo del Consiglio delle autonomie locali, che viene recuperato appieno nell'ambito del processo che porterà alla costituzione degli ambiti territoriali ottimali.
Il livello sovracomunale, però, deve rispondere ad alcuni requisiti, io lo dico con molta franchezza e penso che se non si raggiungessero questi requisiti il nostro compito non sarebbe pienamente svolto. Il livello sovracomunale deve rispondere al requisito della semplificazione istituzionale; la ricchezza di soggetti istituzionali non può e non deve significare, e guai se lo fosse, un'eccessiva frammentazione dei territori, una duplicazione e sovrapposizione di compiti tra i diversi livelli istituzionali, non deve comportare l'inadeguatezza rispetto ai compiti che noi affidiamo ai soggetti istituzionali: comuni, comunità montane, unioni dei comuni, province. Deve invece rispondere all'esigenza di riformare, e qui ritorniamo all'obiettivo da cui ha preso le mosse questa legge, deve portare a un effettivo, concreto riordino delle comunità montane, riportare le comunità montane alle loro funzioni originarie, quelle di occuparsi dei problemi della montagna. Questo porterà a una netta riduzione del numero delle comunità montane? Io penso di sì, nessuna ossessione per i numeri e nessuna accondiscendenza verso l'effetto annuncio legato alla riduzione del numero delle comunità montane, ma mi si deve spiegare se in Sardegna vi sono più di sette o otto bacini montani a cui devono corrispondere le comunità montane.
Quello che dobbiamo evitare è ciò che alcuni studiosi hanno definito una sorta di accumulazione storica delle strutture amministrative: guai se invece che alla semplificazione arrivassimo a una accumulazione delle strutture amministrative e quindi ad una sovrapposizione e duplicazione di funzioni che creerebbero conflitti e confusione.
Ma io penso che dobbiamo cogliere l'occasione di questo dibattito e di questo confronto anche per fare un primo bilancio di quanto Giunta e Consiglio hanno fatto in questi primi dodici mesi. Io penso che abbiamo, Giunta e Consiglio, conseguito alcuni risultati significativi, ma non è sufficiente. Abbiamo sicuramente recuperato dei ritardi storici, l'applicazione della Bassanini, l'attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione, però dobbiamo dirci con molta franchezza, onorevoli consiglieri, che non si delineano ancora i contorni di quella fase costituente, di quella stagione delle riforme che tutti quanti noi abbiamo auspicato.
Allora vi è un'urgenza e l'urgenza deriva prima di tutto dalle novità istituzionali che sono intercorse delle quali la prima di cui dobbiamo tener conto è che l'elezione diretta del Presidente della Regione, il suo potere di nomina e di revoca degli Assessori, il suo potere di scioglimento del Consiglio regionale ha alterato profondamente gli equilibri tra i poteri, quelli su cui si è retto per 56 anni il nostro sistema autonomistico, in modo particolare l'equilibrio tra il Consiglio e il Governo regionale. Allora vi è la necessità di riequilibrare un rapporto che oggi è squilibrato indubbiamente a favore della Giunta regionale, per cui dobbiamo sforzarci di introdurre un sistema di pesi e contrappesi che riequilibri questo rapporto che oggi è squilibrato. Questa è una esigenza del Consiglio, ma questa è una esigenza anche del Governo regionale, bisogna riaffermare che il nuovo ruolo del Consiglio regionale, è quello del Consiglio legislatore, intendendo per Consiglio legislatore un Consiglio regionale che fa le leggi, che si libera di qualunque potere di cogestione e che esalti, onorevole Maninchedda - questo lo posso dire io come lo può dire anche il collega Sanna, che abbiamo passato qualche anno sui banchi del Consiglio regionale - le prerogative democratiche, l'autonomia e l'autorevolezza dei consiglieri regionali. Questo significa affermare in pieno il ruolo del Consiglio legislatore. Ma che esalti nel contempo anche la funzione di governo della Giunta regionale, una funzione di governo che non può essere ostacolata da un regolamento che finalmente verrà modificato e che impedisce alla Giunta regionale, qualunque essa sia, di esplicare tutta la sua capacità di governo.
Ma aprire la stagione delle riforme, avviare la fase costituente significa, onorevoli consiglieri, anche uscire da questo Palazzo, significa confrontarsi su questi temi con la parte più viva della società sarda, con le forze sociali e aggredire finalmente alcuni temi di grande rilevanza. Bisogna sicuramente modificare la legge numero 1 che risale al 1977, una stagione politica oramai sorpassata, assicurando nell'organizzazione della Giunta sicuramente stabilità e flessibilità, ma non ci possiamo limitare soltanto ad una mera razionalizzazione delle competenze degli Assessori e alla rideterminazione del loro numero, bisogna introdurre un qualcosa che assicuri stabilità e flessibilità. Bisogna sicuramente che ci confrontiamo non solo in questo Palazzo sulla legge statutaria.
PRESIDENTE. Assessore Dadea il tempo a sua disposizione è terminato. Prima di passare al voto dell'articolo 1, vorrei ricordare all'Aula che il relatore Balia nel suo intervento ci ha fatto notare che il comma terzo, nella parte in cui prevede i requisiti minimi, contrasta poi con tutto l'articolato successivo, quindi se i colleghi sono d'accordo io toglierei la parola "minimi" in modo tale che gli uffici non si trovino poi in sede di coordinamento in difficoltà.
Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà. Su che cosa intende intervenire?
BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, se mi è consentito vorrei fare una dichiarazione di voto di astensione e chiedere a nome del Gruppo il voto segreto.
PRESIDENTE. Prego.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Dicevo, Presidente e colleghi, che mi asterrò dal votare questo articolo perché se votassi a favore i miei colleghi penserebbero che ho avuto un colpo di calore, se invece votassi contro dimostrerei la mia contrarietà a tutta la legge, invece se la legge venisse corretta con qualche emendamento potrei votare anche a favore. Ne approfitto per esprimere la mia solidarietà agli Assessori che hanno cercato, senza parlare della legge, di dire che questa è una legge valida e che realizzerà delle riforme.
Ieri l'assessore Sanna ha fatto filosofia, ha parlato di tutto, tranne dire quali saranno gli effetti della legge. Ha parlato di Montesquieu, di Rousseau, non so se poi abbia citato qualche altro filosofo; ha parlato di separazione dei poteri senza ricordare che qua siamo in Consiglio regionale e non in Parlamento; ha parlato di poteri giudiziario, esecutivo, di parlamentarismo eccetera, non so a quale proposito rispetto al contenuto di questa legge che di tutt'altro parla e tutt'altri effetti produce.
Nei giornali ogni tanto si parla della volontà della maggioranza, del Presidente, di procedere ad una razionalizzazione, a tagli di spesa, a semplificazione degli enti e di quelli intermedi in particolare. Se stiamo attenti agli effetti di questa legge ci accorgiamo che sì, in effetti le comunità montane potrebbero passare da 25 a 18, però i comuni che verranno esclusi - pochi per la verità - sono già pronti a costituirsi in unione di comuni, quindi facciamo finta di abolire 25 enti per poi trovarci ad averne una cinquantina. Inoltre, si parla anche di risparmio di spesa; in un comma quasi occulto, per chi non legga attentamente, sono previste anche le indennità sia dei componenti le giunte delle unioni dei comuni, e sia dei componenti le giunte delle comunità montane che, cari colleghi, verranno equiparate alle indennità degli assessori dei comuni con popolazione pari a quella della somma dei comuni della comunità montana, cosicché se una comunità montana avrà settantamila abitanti, il presidente e gli assessori avranno le indennità parificate a quelle di un sindaco di un comune di settantamila abitanti, cioè il triplo di quello che guadagnano ora. Non che sia giusto o sbagliato che guadagnino così, però smettiamola di parlare di risparmio, di razionalizzazione, di diminuzione degli enti. Qua, tra consiglio delle autonomie, autorità d'ambito, unione dei comuni, comunità montane, province eccetera, i sindaci non avranno più tempo di fare i sindaci, perché un giorno saranno convocati per l'autorità d'ambito, un altro giorno per le comunità montane, un altro giorno per l'unione di comuni, quindi abbiamo fatto una bella razionalizzazione però qualcuno mi deve spiegare quali saranno gli effetti reali. Senza poi parlare delle deroghe, alle quali accennavo nel precedente intervento, stabilite per i comuni costieri che se confinano con un comune montano diventano montani, se hanno un picco di seicento metri diventano montani, dei comuni sotto il livello del mare che però se sono interclusi tra comuni montani diventano anch'essi montani, quindi complimenti!
Presidente, non posso fare altro che astenermi per evitare che la legge sia bocciata, nell'attesa che qualche emendamento risolutorio venga accolto dal Consiglio e veramente si faccia la riforma, perché quando il sottoscritto propose un disegno di legge di riforma delle comunità montane la maggioranza che allora era minoranza urlò allo scandalo, disse che si volevano giubilare i presidenti eccetera eccetera e non si volle toccare neanche una virgola della legge che le disciplinava. Ora avete fatto una legge che fa finta di riformare dicendo ai comuni "tanto se non fai parte della comunità montana fai parte dell'unione dei comuni" quindi chi non riesce a fare l'assessore ed è più forte di un consigliere semplice avrà sempre un posto nell'esecutivo di un ente intermedio, questa è la verità.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'articolo 1
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti..........56
Votanti...........54
Maggioranza..28
Favorevoli......39
Contrari.........15
Astenuti.........02
(Il Consiglio approva)
Si sono astenuti gli onorevoli Biancareddu e Atzeri
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LICHERI - LIORI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - MURGIONI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANNA Francesco - SANNA Matteo - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - BIANCAREDDU.)
I lavori terminano con questa votazione e riprenderanno alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 26.
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