Seduta n.135 del 19/10/2005
CXXXV SEDUTA
(POMERIDIANA)
Mercoledì 19 ottobre 2005
Presidenza del Vice Presidente PAOLO FADDA
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 16 e 42.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 13 ottobre 2005 (130), che è approvato.
Assenza per motivi istituzionali
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, il consigliere regionale Eliseo Secci è assente nella seduta pomeridiana del 19 ottobre 2005, essendo in missione per incarico ricevuto dal Consiglio.
PRESIDENTE. Comunico che le consigliere regionali Angelina Corrias e Francesca Barracciu hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 19 ottobre 2005. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Risposta scritta a interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta alla seguente interrogazione:
"Interrogazione LIORI sui ritardi del rinnovo del CREL (Consiglio Regionale dell'Economia e del Lavoro)". (340)
(Risposta scritta in data 18 ottobre 2005.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:
CASSANO, Segretario:
"Interrogazione LA SPISA - MILIA - LICANDRO - PETRINI - CONTU - PILI, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura della comunità Genn'e Murdegu". (358)
"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sul reparto di radioterapia presso la ASL n. 1 di Sassari". (359)
"Interrogazione RASSU, con richiesta di risposta scritta, sul rischio di chiusura del reparto di pneumologia e laboratorio analisi del presidio ospedaliero di Ittiri e sulla inattività della sala operatoria dello stesso ospedale". (360)
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell9interpellanza pervenuta alla Presidenza:
CASSANO, Segretario:
"Interpellanza LA SPISA - LICANDRO - MILIA - PETRINI - CONTU - PILI sul sistema regionale dei musei (Piano di razionalizzazione e sviluppo)". (126)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione sulle dichiarazioni della Giunta sulle riforme statutarie e di organizzazione, ai sensi dell'articolo 120 del Regolamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. Intende rinunciare, onorevole Pinna? Poiché desidero non sospendere la seduta le chiedo il sacrificio di prendere subito la parola.
PINNA (Progetto Sardegna). Intervengo per esprimere il voto favorevole all'ordine del giorno numero 4, che ben riassume, credo, gli elementi fondamentali che hanno caratterizzato questo dibattito.
Concordo con chi è intervenuto prima di me dicendo che è stato un dibattito ricco, in cui le diverse posizioni sono emerse gradualmente. Si avverte un po' la difficoltà di un'Aula in cui esistono posizioni diverse, forse talvolta anche strumentali, ma è una difficoltà comprensibile posto che finalmente il Consiglio, intorno a un tema così importante come quello dell'autonomia e della specialità, è riuscito a trovare una sintonia che diventa sempre più profonda.
Stamattina, in un passaggio del suo intervento, l'onorevole Cugini ha detto, riferendosi a una battuta probabilmente dell'onorevole Moro, che non si tratta tanto di una richiesta di allargamento della maggioranza, questo lo capisco perfettamente, quanto invece di una responsabilità che richiama tutta l'Aula, che è la manifestazione evidente dell'autonomia, l'espressione più alta dell'autogoverno di questa Regione, a cercare dei punti di contatto, degli elementi di intesa.
Quest'ordine del giorno, proprio perché è essenziale, tolto il riferimento al carico dato alla prima Commissione di approvare nei tempi più brevi possibili l'istituzione della Consulta, mi sembra che metta assieme le ragioni del dibattito, intorno alle quali si potrà costruire la nuova autonomia. E' importante, a mio avviso, che dal dibattito, pur nella diversità delle voci, sia venuta fuori la rilevanza della nuova autonomia. Un'autonomia che si colloca senza dubbio in un contesto storico- culturale diverso, che però non perde o non può rinunciare a quelle ragioni che furono importanti nel 1946, ma che sono forse altrettanto importanti oggi all'inizio del terzo millennio.
Pensavo per un momento a un passaggio dell'intervento dell'onorevole Floris, il quale diceva che probabilmente perché questa autonomia sia più forte bisogna trovare soprattutto il valore della nuova nazionalità, intesa non come nuova statualità, ma come principio di carattere antropologico e anche etnico in certi casi. La nazionalità identitaria, linguistica e culturale può dare nuova forza all'autonomia. Penso che di questo si potrà discutere.
Nel ribadire il voto favorevole all'ordine del giorno numero 4, voglio sottolineare che l'autorevolezza e il prestigio sono nelle nostre mani. Non credo che altri possano essere più autorevoli e più prestigiosi di noi, che lo siamo in forza e anche in virtù di un mandato elettorale. Sta a tutti noi lavorare con consapevolezza, con competenza, con passione, perché questa nuova stagione dell'autonomismo possa renderci sempre più autorevoli, nel senso più profondo dell'autorevolezza, che per noi è responsabilità.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pinna, anche per essere intervenuto subito, permettendo così una rapida ripresa dei lavori.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo con l'intento di proporre tre considerazioni a partire dall'ordine del giorno numero 1, perché mi è parso, dalle parole dell'Assessore, che si ponesse anche un problema di carattere organizzativo. Non importa la modalità con cui verrà istituito un albo e se avrà questo nome, l'aspetto più importante è l'apertura massima delle istituzioni verso il mondo esterno, specialmente quello più lontano e spesso inascoltato.
La Consulta è concepita su due livelli: il primo di recepimento delle proposte e il secondo di rielaborazione delle stesse. L'ordine del giorno intende rafforzare la fase di ascolto, specialmente delle posizioni che potremmo definire antagoniste. In quest'ottica, proprio di massima apertura, appare riduttivo, se non ho capito male, quanto ha asserito stamattina l'onorevole Cugini quando ha assegnato ai Capigruppo l'organizzazione del confronto con l'esterno. Siccome un po' mi ha sorpreso, mi ha indotto anche a riflettere. Sorprende che un autorevole rappresentante di questa istituzione possa aver dimenticato che i Capigruppo in Consiglio regionale non corrispondono alle idealità che in esso sono presenti e sono vive. Lo faceva osservare anche l'onorevole Uras, i Capigruppo svolgono un ruolo delicato e importante e non è il caso di far loro assumere una responsabilità che deve essere tutt'al più suddivisa tra le forze politiche. L'argomento è stato molto dibattuto all'interno della Giunta per il Regolamento, come ho avuto più volte occasione di rimarcare; ritengo che nell'Assemblea ci siano molte sensibilità, ma non altrettanti Gruppi, quindi è opportuno mantenere la distinzione.
Per quanto riguarda la rappresentanza femminile, onorevole Diana, non è più un optional, è un dettato costituzionalmente riconosciuto. Il problema, quindi, non è "favorire", ma "garantire" o, se preferiamo, "assicurare". La scorsa settimana la Camera dei deputati ha purtroppo dimostrato - il suo partito ha parlato di un atto di stupidità - che neppure il dettato costituzionale regge al PTMI, cioè al partito trasversale monosessista italiano, una formazione inossidabile e imbattibile soprattutto quando si ricorre al voto segreto. Anzi, onorevole Diana, approfitto dell'occasione per invitarla ad aderire a un'iniziativa della consigliera di parità regionale: è un appello rivolto al Presidente della Repubblica perché non promulghi la nuova legge elettorale nazionale in quanto incostituzionale, a meno che il partito trasversale monosessista italiano non abbia un ravvedimento al Senato e approvi almeno quella misera quota rosa del 30 per cento.
Sostenendo l'ordine del giorno numero 1 come farò io si rafforzeranno quelle idee, come credo sia nei suoi più profondi convincimenti, garantendo, quindi, nei confronti della rappresentanza femminile un adeguato rilievo che, come lei ha fatto notare, sembra essere messo in pericolo nell'ordine del giorno numero 4 che ho sottoscritto come componente socialista della maggioranza e che, invece, voterò a cuor leggero.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno numero 3 sull'Assemblea Costituente, mi sembra davvero fuori tempo massimo, giacché ci troviamo a sei mesi dalla conclusione della legislatura nazionale. Penso, invece, che la parte dispositiva dell'ordine del giorno dei colleghi del partito sardo d'Azione possa essere accolta con qualche modifica sulle date, come suggeriva l'assessore Dadea.
Esprimo infine soddisfazione per il dibattito e il confronto che spero potremo ripetere, ogni qualvolta sia necessario, per produrre leggi qualitativamente migliori e condivise.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, il Consiglio regionale, in questa seduta, sta ragionando sulla materia statutaria, ma anche sull'organizzazione della Regione e sul suo futuro. Devo dire che anch'io provo compiacimento e soddisfazione per questo sforzo che il Consiglio sta facendo, e seppure le diverse posizioni possono essere ancora distanti il fatto che si sia attivato un confronto in questa sede è sicuramente positivo.
Alcune delle considerazioni che ha fatto il presidente Soru questa mattina le condivido. Stamattina il Presidente ha detto alcune cose che non aveva mai detto prima e anche questo lo reputo un fatto positivo; sicuramente c'è un'evoluzione nell'esperienza da lui maturata in questo Consiglio regionale. Così pure alcune dichiarazioni che ha fatto il presidente Floris, lui che è un assertore del progetto nazionalitario e quindi parla di Sardegna nazione, credo vadano approfondite, perché l'idea di una nazione Sardegna, non secondo il nazionalismo di Sardigna Nazione o di altri partiti, può essere intesa nell'ottica di un rafforzamento dell'autonomia del popolo sardo, e credo che su questa linea si possa discutere.
Condivido l'idea che oggi bisogna fare un passo avanti sul terreno dell'autonomia, perché il popolo sardo, che è riconosciuto anche dalla Costituzione italiana, ha bisogno di una maggiore espansione, di una maggiore presenza a livello nazionale ed europeo. Ritengo condivisibili anche alcune considerazioni sul sardismo diffuso espresse, mi pare, dall'onorevole Cugini. Credo che nessuno di noi non si senta in questo momento intimamente sardo, bisogna vedere quale tipo di sardismo vogliamo perseguire e adottare, però, ripeto, noi tutti ci sentiamo sardisti nell'animo e su questo filone dovremmo lavorare e fare un discorso il più comune possibile.
Il nostro Statuto è vecchio ormai, ha quasi sessant'anni, e necessita di una rivisitazione, di questo ne siamo ben consci tutti, pertanto credo sia dovere di questa Assemblea cercare di migliorarlo, di adeguarlo ai tempi, tanto più che la riforma del Titolo V della Costituzione ha praticamente reso questo Statuto ancora più obsoleto, perché il federalismo introdotto con quella riforma ha tolto spazi importanti all'autonomismo regionale. Pertanto lo Statuto della Sardegna, che poteva essere fondamentale fino a pochi anni fa, oggi è veramente superato, e noi dobbiamo quindi avviare un confronto per fare in modo che il nuovo Statuto sia il più coinvolgente, il più unanime possibile, e sia sentito da tutte le componenti presenti in questo Consiglio regionale.
Il presidente Soru stamattina parlava di elezioni primarie anche per quanto riguarda la scrittura dello Statuto. Io non so se sia il caso di parlare di questo nell'ambito di una proposta statutaria, però so per certo che l'istituto delle primarie è va guardato con attenzione, perché anche questo richiama un coinvolgimento popolare che ha una sua importanza. Noi dobbiamo guardare, signor Presidente, a uno Statuto che aumenti la sovranità della Sardegna sul suo territorio, che rafforzi l'autogoverno e la capacità decisionale della Regione sarda in ambito europeo, che aumenti la sua titolarità nei rapporti con l'Unione Europea; uno Statuto cioè che incrementi la sovranità della Regione sarda nei rapporti economici e culturali con i paesi membri dell'Unione Europea e le permetta di concludere con essi trattati di collaborazione e cooperazione.
Queste sembrano cose lontanissime, però, a ben vedere, credo che il popolo sardo possa pretendere e abbia diritto di decidere sul proprio avvenire, tra l'altro secondo quanto sancito dalla Carta dell'ONU, dall'Atto Finale di Helsinki e dalla Carta di Parigi, ma devo dire anche secondo quanto dichiarato solennemente da questo Consiglio regionale quando, nel 1999, approvò la legge sull'Assemblea costituente. Quindi c'è una serie di elementi che ci possono spingere a ragionare su una nuova stagione autonomistica della Regione Sardegna perché, come dicevo prima, i tempi sono cambiati e c'è bisogno comunque di un rapporto diverso sia con l'Italia sia con l'Europa.
Devo dire anche che la parificazione della lingua sarda con quella italiana è un obiettivo che noi dobbiamo perseguire, così come, lo diceva stamattina il Presidente, per quanto riguarda i beni archeologici e culturali, dobbiamo rivedere il nostro rapporto con lo Stato, perché non è pensabile che tutto oggi sia sotto il suo controllo, laddove noi dovremmo invece avere maggiore autonomia.
Per quanto riguarda l'ambiente, sul quale la Regione deve esercitare per intero la sua autonomia, si è parlato stamattina del parco del Gennargentu: la Regione può fare delle scelte, le faccia. C'è un'ipotesi di parco nazionale, la Regione può trasformare il parco nazionale in parco regionale, se vuole, ciò che conta è che chiarisca quali sono esattamente le cose che vuole portare avanti.
Fra le proposte che sono state presentate, poc'anzi la collega Caligaris ha parlato di un albo regionale aperto ai contributi di tutti i cittadini, sul quale concordo, perché anche se mi ritengo un monosessista, lo confesso, sono del parere che questo sia un contributo importante all'iniziativa che stiamo tentando di portare avanti. Per quanto riguarda la proposta di una Consulta statutaria credo che sia una proposta debole, troppo legata al momento contingente e che rischia di fallire, come in passato sono fallite tante altre proposte di riforma.
Il tempo ormai è scaduto, avrei tante altre cose da dire, concludo semplicemente dicendo che noi sosterremo l'ipotesi dell'Assemblea costituente e credo che da parte del Governo regionale vada fatto un tentativo presso il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Presidenti di Camera e Senato per poter ottenere l'Assemblea costituente, che riteniamo rappresenti un momento esaltante, di vero coinvolgimento di tutto il popolo sardo. Pertanto credo che noi, in attesa di vedere le determinazioni...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ladu. L'onorevole Pittalis rinuncia a intervenire. L'onorevole Marracini aveva avvisato che sarebbe arrivato in ritardo, io l'avevo considerato decaduto, ma poiché un componente del suo Gruppo ha rinunciato a intervenire, in via del tutto eccezionale gli concedo la facoltà di parlare adesso. Prego, onorevole Marracini.
MARRACINI (Gruppo Misto). Purtroppo ho ritardato per un impegno che mi sarei risparmiato volentieri. La mia "resurrezione" nella discussione è in tema con l'impegno che avevo.
Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, noi abbiamo manifestato la nostra posizione con l'intervento dell'onorevole Pittalis, intervento finalizzato soprattutto a dare un contributo a questa fase di grandi riforme, che noi riteniamo importantissima per questa legislatura. Per questo mi sarei aspettato che un partito così importante come quello dei Riformatori, tra l'altro composto da amici, al di là delle divergenze che ci potevano essere, condividesse l'ordine del giorno numero 4, che può comunque essere integrato, essendo un documento, consentitemi di dirlo, molto doroteo, molto aperto, che contiene tutte le istanze, comprese quelle sardiste degli amici Scarpa e Atzeri e anche quelle riformatrici dei colleghi Riformatori.
Noi abbiamo cercato di acquisire degli elementi per cercare di arrivare alla soluzione che anche l'onorevole Pittalis nel suo intervento prospettava e che deve vedere coinvolte le parti nobili e attente ai processi di riforma presenti nei banchi della minoranza. Quindi auspico che ci sia un ripensamento sul voto da parte dei sardisti, in quanto nell'ordine del giorno numero 4 abbiamo inserito dei passaggi importanti, quali il pieno riconoscimento della identità dei sardi, la forma di sovranità e autogoverno della Regione sarda, tutte istanze che i sardisti hanno sempre portato avanti con forza. Auspico un ripensamento anche da parte dei Riformatori. I quali hanno sempre manifestato la volontà di fare le riforme, ma durante le loro esperienze di governo, per motivi certamente non inerenti alla loro volontà, non sono riusciti a realizzarle. Finalmente siamo arrivati al momento delle riforme, quindi è anche il loro momento.
Credo che il problema sollevato dalla maggioranza circa i tempi sia giustificato, perché il passaggio parlamentare è senz'altro molto lungo e comunque abbiamo visto che ci è stato quasi negato, per cui quella della Consulta è la soluzione sicuramente più breve. Per questi motivi noi siamo convinti assertori che questo processo debba andare speditamente avanti. Abbiamo firmato l'ordine del giorno numero 4, condividiamo anche l'ordine del giorno numero 1 degli onorevoli Caligaris, Cocco e più, magari potremmo cercare una sintesi tra questi due documenti. Come segnale di apertura verso quelle forze politiche che ho richiamato prima, ci asteniamo sugli ordini del giorno numero 2 e 3.
Ancora una volta, quindi, da parte dei Popolari U.D.E.U.R., partito notoriamente di centro e moderato, c'è l'invito a ricercare in quest'Aula una forma che ci consenta di uscire tutti più forti da questa fase così importante e delicata di questa legislatura. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Non essendo in aula decade dal diritto di intervenire. ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, è con vero piacere e con grande entusiasmo che partecipo, anche se con questo breve intervento, al dibattito in corso, perché esso segna un punto di qualità nell'affrontare i grandi temi delle riforme, da lungo tempo attesi dalla comunità sarda.
Non c'è contraddizione, come abbiamo avuto modo di precisare anche nel dibattito di oggi, tra la discussione su questi problemi e quelli legati agli aspetti sociali, culturali e civili della Sardegna. Sono non solo due facce della stessa medaglia, ma uno consequenziale all'altro. Come si può pensare, infatti, di dare risposte alle questioni fondamentali della nostra terra senza potenziare uno Statuto ormai largamente superato e inadeguato rispetto alle esigenze attuali del popolo sardo, che giustamente deve chiedere non solo più sovranità, più risorse finanziarie, negateci così a lungo dalla Stato, ma il riconoscimento della nostra identità etno-culturale e, direi, come nazionalità, come popolo sardo distinto, che ha sue caratteristiche precise, e che deve stare certo dentro lo Stato italiano, ma deve vedersi riconosciuti questi diritti.
Credo che anche il dibattito che è stato animato nella precedente legislatura, e che ha riguardato soprattutto la discussione sull'Assemblea costituente, possa essere superato. Come molti sanno, io facevo parte del Gruppo, abbastanza composito, che aveva contribuito a costituire il comitato per l'Assemblea costituente, e vi ho partecipato attivamente e fattivamente, pensando di poter ottenere uno strumento che fosse utile a far decidere all'intero popolo sardo, nelle sue varie articolazioni, il destino di questa terra e di questo popolo. Non ho esitato, pur essendo militante della sinistra più radicale presente in questa terra, a confrontarmi con altri colleghi della sinistra moderata, del centro e anche della destra, per poter portare avanti questo tipo di discorso. Lo abbiamo fatto attraverso una grande campagna di stampa, lo abbiamo fatto attraverso decine di iniziative, lo abbiamo fatto anche incontrandoci, a Roma, con il presidente Ciampi, con i Presidenti della Camera e del Senato e anche con lo stesso presidente Berlusconi. Cioè, pur di raggiungere un obiettivo che desse a noi gli strumenti per poter tutelare gli interessi della nostra terra, ci siamo incontrati con chiunque. Voglio però dire, a coloro che ancora sostengono questa tesi, che io ebbi a parlare, il 1° ottobre dello scorso anno, a nome dell'intera coalizione, sostenendo la tesi della Consulta statutaria e dicendo: "Signori, la questione dell'Assemblea costituente è da accantonare perché il Governo centrale non ha risposto a questa esigenza, non ci ha dato l'Assemblea costituente".
E' inutile girare attorno a questo tema, la responsabilità non sta in noi che ci abbiamo creduto, la responsabilità sta nel Governo Berlusconi che, nonostante le nostre reiterate richieste, ci ha negato l'Assemblea costituente. Allora non ci rimane altro da fare che aprire la strada della Consulta statutaria, che spero raccolga in sé tutte le rappresentanze vive della società sarda e possa, assieme al Consiglio regionale, lavorare per portarci a un nuovo Statuto all'altezza dei tempi, che ci conceda quella sovranità che chiediamo e soprattutto garantisca la nostra identità.
Per queste ragioni sono concorde con l'ordine del giorno che abbiamo presentato come maggioranza. Credo che ci siano anche spunti interessanti negli altri documenti che sono stati presentati ed è per questo che mi esprimo a favore dell'ordine del giorno numero 4.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DAVOLI (R.C.). Signor Presidente, la dichiarazione conclusiva di stamattina del presidente Soru è indubbiamente importante perché rasserena il dibattito, coglie e raccoglie esigenze e interpretazioni diverse sull'argomento. D'altronde, anche l'opposizione mi pare abbia citato in maniera positiva le dichiarazioni del presidente Soru, però sembra che non ne voglia prendere atto.
Si dimostra in questo modo che la politica, la discussione politica, anche quella più aspra, produce delle sintesi, sposta, è normale, secondo me, e modifica la priorità o le priorità della politica. Vedete, il dibattito sull'autonomia della Sardegna parte da molto lontano, ha avuto i suoi momenti esaltanti, ne ha avuto anche altri abbastanza deludenti, privi di spessore culturale, rischiando - è successo parecchie volte - la banalizzazione di questi valori, dei contenuti legati alla nostra storia e alla nostra memoria. Però, vedete, come è successo stamattina, ogni tanto riemerge questo argomento. Questo dipende anche da noi, da quest'Aula, stamattina l'ha fatto il presidente Soru, è un fiume carsico che riappare, che si ripresenta, e se ne deve tener conto, non lo si può nascondere. Allora, se le dichiarazioni del presidente Soru hanno colpito anche parte dell'opposizione, perché, come ha fatto stamattina il compagno Cugini ponendo la domanda, non cogliere l'occasione? Che cosa osta? Che cosa significa, onorevole Capelli, dire che se quelle dichiarazioni il presidente Soru le avesse fatte prima forse qualcosa sarebbe cambiato? Ma che cosa cambia? Non capisco, non stiamo parlando dell'appalto di una strada, stiamo parlando della Costituzione della Sardegna! Cosa cambia? Non si capisce. Che difficoltà c'è nel raccogliere, onorevole Capelli, l'invito dell'onorevole Cugini a partecipare per costruire un percorso collettivo? Non capisco. Perché non tentare? Magari, poi, ci divideremo, sicuramente ci divideremo su alcuni aspetti: sulla legge elettorale, sulla forma di governo, sul ruolo del Presidente. Voi sapete che noi siamo proporzionalisti e siamo contro il presidenzialismo, quindi ci sarà sicuramente un dibattito molto ampio, approfondito, però dobbiamo partire insieme e discutere del ruolo della Sardegna del futuro.
Credo che in questa fase iniziale l'obiettivo fondamentale debba essere un altro, e debba essere il coinvolgimento e la partecipazione dei sardi. D'altronde nel preambolo dell'ordine del giorno numero 4 lo si dice con estrema chiarezza: "La partecipazione del sistema degli enti locali è il più largo consenso democratico attraverso la partecipazione dell'intera società sarda in tutte le sue principali espressioni: politiche, territoriali, sociali, economiche e culturali". Credo, per me quanto meno, che questo sia il passaggio più importante e di maggiore spessore politico del dibattito attuale sull'ordine del giorno numero 4.
Vedete, il mio partito, durante l'estate ha organizzato, come sempre fa, dibattiti, iniziative, ha organizzato anche le Feste di Liberazione; "Liberazione" è il nostro giornale. Quest'anno c'è stata una straordinaria novità, certo è partita con tanti diffidenti anche all'interno del nostro partito, perché vedevano questa novità come una cosa forse campata per aria, invece si è dimostrata un evento straordinario. E' partita con quella specie di fogliettini che venivano appiccicati per le strade, sui portali delle case, nei mercati, con questo semplice "voglio". Bene, nella Festa di Liberazione di Nuoro tantissimi di questi "voglio" riguardavano questioni sarde: voglio una Sardegna libera e indipendente; voglio che la Sardegna non sia una piattaforma di guerra del Mediterraneo; voglio che i giovani sardi non emigrino, e così via, tanti voglio individuali che sono diventati un "vogliamo" collettivo. Ma questa scoperta estremamente importante fa capire, a chi vuole capire naturalmente, che nelle basi, nelle fondamenta della società nelle zone più marginali e più precarizzate della nostra Isola esiste un "voglio", esiste un desiderio, esiste la volontà di partecipare, potendo decidere collettivamente, a un qualcosa che possa diventare la primavera della Sardegna. Perché non dobbiamo accettare questo desiderio che ci viene dal profondo delle nostre terre lontane? Per quale motivo? Non lo capisco, non ci sono vincoli in questo documento, che è tutto un preambolo, secondo me, la base di partenza per una discussione molto seria, molto di massa. Allora davvero non capisco le ostilità dell'opposizione a far parte di un processo che la renderebbe d'altronde anche protagonista.
La partecipazione è l'elemento fondamentale di questa fase politica. Le primarie, sì, bisogna parlarne, perché le primarie sono state un evento che nessuno si aspettava, nessuno di noi, neanche i più ottimisti si aspettavano. Ebbene, cosa dicono le primarie? Parlano di partecipazione, descrivono in maniera chiara e ineludibile che la volontà di partecipazione resta il dato significativo di questa fase politica. Questa volontà, appunto, ha trovato un'occasione, ha trovato l'opportunità di esprimersi attraverso un voto volontario, e l'ha usata bene, secondo me, con forza in quantità dilagante, che nessuno si aspettava. Per che cosa? Per dire no alla passività, all'indifferenza, all'inerzia, alla crisi attuale della politica, e questo è successo anche in Sardegna. Possiamo - io dico dobbiamo - dare un'altra opportunità a questa gente, a queste moltitudini, per dire la loro, l'opportunità di esprimersi in modalità diverse, magari non consuete, che sono poi quelle burocratiche e stantie del politicismo? Credo di sì, lo Statuto, le riforme di cui la Sardegna ha bisogno possono essere un elemento di questa discussione, possono essere l'occasione, l'opportunità per discutere appunto di queste cose, possono diventare lo strumento, ma anche l'obiettivo della partecipazione. Se riusciamo a cogliere il vero senso di questa discussione, quello che potrebbe essere domani e dopodomani nelle piazze, nelle scuole, nelle fabbriche, nei quartieri, negli uffici, nei comuni, potremo contribuire, ma dobbiamo esserne consapevoli, alla costruzione di un meccanismo di partecipazione nuovo, alla costruzione di un meccanismo nei territori marginali soprattutto, a un protagonismo dei nuovi municipi. Guardate, in questo periodo sto vedendo riemergere, o emergere, è successo tante volte, fratture generazionali. L'altro giorno mi trovavo nel mio paese e ho saputo che una cooperativa che gestisce i beni archeologici della zona, una cooperativa che ha lavorato e che lavora da quindici anni, ha costruito il suo lavoro. Bene, alcuni ragazzi che fanno parte di questa cooperativa hanno deciso di andar via, chi in Emilia, chi in Toscana, chi nelle Marche. Sembra una banalità, sembra normale, sì, forse è normale, ma è anche un fatto tragico e diventa un messaggio alla politica. Questi ragazzi, che per quindici anni hanno costruito il loro tesoro, questo tesoro se lo lasciano scappare di mano perché non ce la fanno più, perché i contributi sono stati ridotti dal 60 al 40 per cento, eppure questi sono rimasti in quella zona per gestire Su Tempiesu o Santefisi, quindi un bene immateriale della nostra Isola, un patrimonio legato all'identità, alla cultura e alla storia sarda. Questo pezzo va via. Credo che sia sostanzialmente una sconfitta della politica.
Quello che mi preoccupa maggiormente, però, è il mondo della scuola. Ma voi pensate davvero che si possa discutere di questo problema, dello Statuto, della legge statutaria, del futuro della Sardegna senza che vengano coinvolte le scuole? Guardate che il mondo della scuola su questi argomenti…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Davoli, sono concessi cinque minuti per una dichiarazione di voto, che diventano insufficienti quando si parla senza dire quello che ci si era proposti di dire.
Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). C'è andato un po' pesante, il Presidente!
Signor Presidente, colleghe e colleghi, noi non voteremo - così evitiamo di disperdere energie, come oramai è evidente - alcun ordine del giorno, peraltro unitario, peraltro precostituito, a cui non abbiamo dato il nostro contributo. Come il dibattito ha ampiamente evidenziato, le posizioni tra le idee politiche di questa opposizione e quelle della maggioranza sono al momento distanti. Ho già avuto modo di evidenziare, giovedì scorso, e non voglio ripetermi, atteggiamenti e atti che prevaricano le norme vigenti, mortificano le intelligenze e creano un'oggettiva difficoltà di rapporti tra maggioranza e opposizione. Solo per fare qualche esempio, ricordo l'atteggiamento della maggioranza durante la discussione dell'ultimo bilancio, quando alcuni correttivi sono stati apportati grazie al nostro contributo, mentre nessuna delle proposte delle opposizioni è stata accolta, nemmeno quando riguardava punti programmatici illustrati dal presidente Soru, che, come abbiamo richiamato, sono stati parimenti disattesi. Parlo, ad esempio, del capitolo sulle consulenze, che sono aumentate macroscopicamente e continuano ad aumentare, nonostante ciò che avevate dichiarato nel vostro programma. Tant'è che in seguito ad alcuni atti di prevaricazione, abbiamo chiesto di inserire nel Regolamento uno dei punti per noi più qualificanti, cioè l'istituzione di una Commissione di vigilanza a tutela della funzione di programmazione del Consiglio regionale, che in alcuni casi è stato scavalcato, malgrado il parere contrario anche dell'Ufficio legale del Consiglio.
Vi è un'inversione di tendenza: prima voi sistematicamente portavate in discussione anche le "virgole" in Commissione, se non in Aula, oggi invece la Giunta compie anche atti che non sono di sua competenza. Vedete, ci sono diversi modi di intendere le cose: al di là del rapporto personale e della sensibilità e correttezza dell'assessore Dadea, che sono fuori dal discorso, devo dare atto - l'ho saputo poco fa - che l'assessore Sanna, al contrario di altri sprovveduti e certamente non in buona fede, ha tempestivamente provveduto a sanare una situazione, senza dire bugie, e ne ha dato notizia con un comunicato stampa diramato proprio stasera. Nel momento stesso in cui si è evidenziato che c'era una posizione illegittima, immediatamente l'assessore Sanna ha provveduto a sanare la situazione. Così ci è stato riferito. La ringrazio, assessore Sanna, per questo suo atto di democrazia. Mi riferisco a colui il quale non avrebbe potuto occupare contemporaneamente posizioni tra loro contraddittorie. Noi siamo contro i "famiglioni", composti da parenti, amici, compagni e compagne, intendo compagni e compagne di vita, non per appartenenza politica. La legge numero 31 è sistematicamente disattesa e questo al di là di ogni forma di correttezza che è stata sempre il caposaldo di questo istituto autonomistico. Ciò nondimeno devo ammettere che l'intervento svolto stamattina dal Presidente presentava molti punti che abbiamo condiviso e che speriamo possano rappresentare l'inizio di un confronto serio e articolato.
Nel merito delle questioni, l'idea stessa di riforma è da condividere, così come sono da condividere tutti gli argomenti non ancora approfonditi che riguardano principi di carattere generale, perché sul fatto che la Sardegna abbia necessità di riforme, che tutto il sistema istituzionale debba essere modernizzato, attualizzato e reso rispondente alle mutate esigenze della società sarda non esiste davvero alcun dubbio. E' un concetto così condiviso e acquisito che il mio partito, in tanti anni di esperienza politica, lo ha pubblicamente affermato in quest'Aula e nelle altre sedi politiche, ma è il metodo che non può essere condiviso. Abbiamo già detto che il Consiglio non dovrà mai essere svilito, ridotto a una mera presenza, ed è bene che il Presidente della Regione abbia recepito questa esigenza di democraticità e di rappresentatività, è bene che abbia recepito la supremazia del Consiglio, la sua sovranità. Ed è superfluo ricordare che è il Consiglio sa essere sovrano. Questa è la nostra idea di democrazia, un'idea di libera e reale partecipazione dei singoli consiglieri regionali e del Consiglio nel suo insieme alla vita della regione; un'idea che prevede che siano i consiglieri ad assumere le determinazioni politiche sulla base dei loro convincimenti.
Riguardo alla possibilità di un accordo con la maggioranza ripeto quanto ho già detto: non si fanno gli accordi quando pare a una sola parte. Del resto, in questi quindici mesi, abbiamo approvato provvedimenti e anche riforme che all'inizio della legislatura avevano un senso. Alcune riforme sono state fatte, ripeto, ma certamente senza avviare un confronto con noi. Questa volontà prima non c'era e se ora c'è lo si deve forse ad alcuni illuminati consiglieri che stanno contribuendo a far sì che si arrivi a un metodo di confronto diverso. Gli accordi si fanno quando la pratica del rispetto, dell'ascolto, della condivisione, della gestione partecipata del bene comune è costante. Gli accordi alti e nobili si fanno tra forze politiche che si rispettano, che rispettano le leggi, che rispettano i regolamenti, lo Statuto, le prerogative dei consiglieri; non si possono certo fare accordi se non esiste questo rispetto. Tutti i termini devono essere rispettati, a cominciare dal termine del 30 settembre per la presentazione al Consiglio della manovra finanziaria. Il Presidente della Regione adesso non c'è, è spesso assente durante i miei interventi, ma so che oggi ha un impegno, a Roma, certamente molto importante. Secondo il mio punto di vista - mi piace essere corretto - sarà infruttuoso, però è giusto che lui ottemperi e faccia tutte le battaglie per rivendicare quello che compete alla Sardegna, così come le abbiamo fatte noi.
Le risposte agli atti del sindacato ispettivo obiettivamente non ci sono state, anche in questo caso non sono stati rispettati i termini, ma non è possibile che tutti i ritardi siano colpa delle opposizioni e tutti gli atteggiamenti virtuosi siano merito della maggioranza! Questo è poco credibile e non è certo un buon viatico per un confronto improntato al rispetto reciproco.
Chiudo con una provocazione, che spero possa essere accolta dalla maggioranza come pure dal suo Presidente, senza far riferimenti alla possibilità di "saltare" o meno. Sarebbe importante poter considerare la prima Commissione una commissione di garanzia, una commissione paritetica, in cui cioè minoranza e maggioranza hanno ugual numero di rappresentanti. Una Commissione di garanzia, come voi sapete, di solito è presieduta da un esponente della minoranza. Ora, posso anche capire che non si voglia assegnare la presidenza a un consigliere della minoranza, ma se si facesse in modo che la prima Commissione fosse davvero una commissione di garanzia e paritetica si dimostrerebbe quella sensibilità che sentiamo dichiarare a parole, ma vorremmo fosse esplicitata meglio nei fatti. Questo, Presidente, è il cammino che porterà a una stabile collaborazione tra tutte le forze politiche per il bene della Sardegna, ma pensiamo anche che sia una strada che deve percorrere il Presidente. A lei e al suo intervento, Presidente, facciamo riferimento. Non le nascondo che mi dispiace non votare l'ordine del giorno unitario, il numero 4; ho sempre condiviso gli ordini del giorno unitari che rispettano il volere del Consiglio. Al collega Davoli dico: siamo molto diversi perché voi oggi vi appellate a noi, con senso di grande responsabilità, mentre voi, nella storia dell'istituito autonomistico, non avete votato quasi mai ordini del giorno presentati da noi.
Il suo intervento di stamattina sembrava aprire a un percorso comune, ma non possiamo ancora fidarci, basti pensare alle contraddizioni evidenti emerse dagli interventi della maggioranza: mentre l'onorevole Balia parla di manovra non calata dall'alto, ma aperta al confronto, il collega Marracini, sul giornale di ieri, afferma la volontà di andare avanti comunque. Io capisco che ci sarà un bonus, e quindi probabilmente in funzione di questo bisogna dimostrare di essere più avanzati rispetto agli altri, ma questo certamente non è un viatico per raggiungere una sintesi unitaria. E' una provocazione e noi non accettiamo provocazioni.
Avete detto che siete in grado di andare avanti, ma questo non è stato sostenuto da persone come l'onorevole Cugini e lo stesso onorevole Marrocu, e vi è stato l'appello di una persona di alta caratura, quale l'assessore Dadea, che ha dimostrato di essere super partes. Ebbene, alcuni atteggiamenti sono provocatori e sono in contrasto evidentemente con quella linea che voi avete chiesto di portare avanti assieme. Potrei continuare con gli esempi, Presidente, ma ho detto sin dall'inizio che non avrei votato quest'ordine del giorno, e la strada è ancora molto lunga.
Per quanto riguarda gli altri ordini del giorno, voteremo contro l'ordine del giorno numero 1, nonostante l'intervento - me lo consenta, lei mi è particolarmente simpatica - della collega Caligaris, perché siamo contro le riserve indiane, l'abbiamo sostenuto anche nella passata legislatura. Vogliamo coerenza e siamo quindi contrari a un sistema che crea obiettive difficoltà anche da questo punto di vista. A Hollywood, l'ho detto un'altra volta, si assumevano come comparse portoricani e indiani, noi riteniamo invece che se le persone valgono possono essere anche tutte donne, ma fare separazioni di questo genere non è utile. Sull'ordine del giorno presentato dagli amici Atzeri e Scarpa ci asteniamo. Siamo favorevoli all'Assemblea costituente per coerenza con l'atteggiamento che abbiamo assunto in passato e siamo ovviamente contrari, e di questo ci dispiace, all'ordine del giorno numero 4.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, l'ordine del giorno presentato dalla maggioranza interpreta, a mio giudizio, il dibattito di questi due giorni e raccoglie le conclusioni del presidente Soru.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue LICHERI.) Il processo riformatore in Sardegna non può che avvenire attraverso il coinvolgimento di tutte le forze politiche, di tutta la società sarda, delle espressioni territoriali, sociali, economiche e culturali della Sardegna. Eliminerei dall'ordine del giorno numero 4, al quinto rigo del secondo capoverso la parola "principali", perché dà l'idea che siano escluse le forze e le rappresentanze minoritarie.
Penso che il dibattito di questi sia stato costruttivo perché ha consentito a tutti di potersi esprimersi liberamente su un tema importante come quello delle riforme. Sono emerse sensibilità diverse, posizioni diverse, anche in seno alla maggioranza, e non poteva che essere così. Ho la convinzione che le buone riforme, quelle che rispondono concretamente ai bisogni reali della gente, nascono e si sviluppano tenendo conto di queste diversità. C'è da parte dei cittadini una voglia di partecipare attivamente alla trasformazione della società e al governo della cosa pubblica. Rispetto a questo, la classe politica ha il dovere di costruire un percorso partecipato che colga questa esigenza che viene dal basso attraverso un percorso aperto e nuovo. Le pratiche di democrazia diretta sono difficili, ma vanno perseguite fino in fondo coinvolgendo i territori, gli enti locali e gli amministratori, che sono l'espressione più alta delle nostre realtà.
Alcuni interventi, anche dell'opposizione, hanno avuto l'intelligenza di cogliere questa prospettiva, di avviare un'interlocuzione ed entrare nel merito delle questioni discusse, e per questa ragione vanno apprezzati. Altri, invece, hanno preferito evitare una qualsiasi discussione sulla sostanza, per fare demagogia gratuita e vagare su temi totalmente fuori luogo. Mi riferisco, chiaramente, all'onorevole Pili che non è in aula, che si è dimenticato di aver letto il programma della Lombardia spacciandolo per quello della Sardegna proprio in quest'Aula, e, non pago di quella magra figura, ieri notte, in tarda serata, anziché dare un contributo per risolvere il problema degli operai dell'Enelpower ha preferito attaccare in modo maldestro e offensivo l'assessore Salerno per la sua assenza dall'Aula, ignorando che l'Assessore era in partenza per risolvere tale problema. Oggi, a non molte ore dagli sproloqui di Mauro Pili, quella vertenza è stata risolta, dando certezze ai 370 lavoratori dell'Enel Power. L'onorevole Pili ha fatto ironia fingendo di non ricordarsi il nome dell'Assessore del lavoro, e può essere che qualcuno in Sardegna non se lo ricordi davvero, invece tutti conoscono molto bene l'onorevole Pili, non perché in vita sua abbia risolto una qualche vertenza, ma per i disastri sociali ed economici che ha saputo produrre nella sua breve esperienza di governo. Non le basteranno, onorevole Pili, un camion di scarpe da tennis nuove e tutti i murales della Sardegna per rimediare a questa sua reputazione. Tutti si ricordano fin troppo bene di lei e del suo operato!
Per ritornare al tema, esprimo il mio voto favorevole all'ordine del giorno numero 4, perché innovativo e aperto al contributo di tutti e di tutte le forze politiche presenti in quest'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, richiamo immediatamente il penultimo intervento, quello dell'onorevole Oppi, al quale, è vero, ho rivolto l'appello, che per altro era rivolto non solo a lui e al suo Gruppo, ma a tutta la maggioranza e a tutta l'opposizione, a trovare su questo tema un indirizzo comune, un comune percorso. L'onorevole Oppi diceva: "Andate avanti". No, l'appello permane, onorevole Oppi, vorremmo su queste tematiche andare avanti, ma per quanto possibile assieme.
Credo che sia sempre possibile un ravvedimento anche in questa sede relativamente all'ordine del giorno numero 4, ma, qualora non fosse possibile, sulla tematica delle riforme istituzionali dobbiamo in ogni caso andare avanti assieme. Ci saranno pure piccole differenze, ma queste non saranno sufficienti a inquinare la validità del percorso.
Bisogna riconoscere, signor Presidente, che molte sensibilità in quest'Aula si sono espresse al meglio, e debbo dire che la stragrande maggioranza dei colleghi intervenuti si è espressa nel tentativo di non inquinare il dibattito e di non portare in questa sede e in questa alta occasione tematiche che pure sono all'ordine del giorno del dibattito politico, ma che servono a scaricare tensioni che sono più propriamente politiche e talvolta interne ai partiti. Scaricare queste tensioni sull'istituzione consiliare sarebbe un errore.
Io ho avuto un maestro di cui vado orgoglioso, un grande maestro del socialismo che molti di voi, non ho dubbi, conoscono, Peppino Catte, il cui trentesimo anniversario della morte ricorre da qui al prossimo mese. Cercheremo di ricordare il suo insegnamento attraverso una serie di manifestazioni. Da quel maestro, da Peppino Catte, ho imparato che socialismo è autocritica, è consapevolezza, è determinazione, ma è anche forte rispetto delle posizioni che dagli altri vengono espresse; socialismo raramente è certezza, molto spesso è dubbio.
Scegliendo, in questa occasione, di parlare di grandi temi si è logicamente e in maniera del tutto ovvia affievolito anche lo scontro e tutti hanno dimostrato, in linea generale, di voler sostituire lo scontro con il confronto: confronto di posizioni, confronto di idee, quindi orizzonti larghi hanno consentito interventi pieni di saggezza e anche il voto, badate, colleghi dell'opposizione, deve essere per quanto è possibile un voto di saggezza. Le riforme e l'autonomia sono importanti, diceva l'onorevole Capelli. Figuriamoci, onorevole Capelli, se non sono tanto più importanti quando le riforme sono finalizzate al reale potenziamento dell'autonomia! Abbiamo presentato un documento, per grandi linee, però abbiamo accolto, bisogna dirlo, molte delle proposizioni che sono venute dalla opposizione. Non è un demerito, credo, averle accolte; è quella consapevolezza a cui prima facevo riferimento.
L'onorevole Floris ha fatto un passaggio, un passaggio consequenziale: cittadino, popolo, nazione. Anche questa, onorevole Floris, rappresenta una comune consapevolezza e io personalmente accolgo anche la richiesta di elementi di garanzia da lei avanzata.
L'onorevole Cugini diceva: "Ciascuno di noi è permeato da sardismo", ed è così, onorevole Atzeri! Prima dell'onorevole Cugini lo ha detto un altro grande del sardismo, che ho sentito personalmente e ripetutamente esprimere questo concetto, l'onorevole Mario Melis, il quale diceva che socialismo e sardismo sono due valori entrambi universali, da cui la società e tutti i partiti politici non possono che essere permeati. La proposta ultima dell'onorevole Cugini di un allargamento della gestione ai Capigruppo è volta proprio ad evitare che qualche parte si senta esclusa da quel processo e a creare quel livello di forte mobilitazione a cui si faceva riferimento attraverso l'Assemblea costituente.
Esprimo il voto favorevole sull'ordine del giorno numero 4 da socialista convinto e da Capogruppo del Gruppo Federalista-Autonomista Sardo, quindi anche a nome dei colleghi del Gruppo. Voglio augurarmi che quelle incertezze, quei dubbi che pure sono stati espressi, che pure comprendiamo e che possono avere le loro ragioni anche politiche, possano essere superati e, in maniera aristotelica, concludo dicendo che mi auguro che nel voto finale l'improbabile possa accadere!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Anche il nostro voto riguardo agli ordini del giorno è articolato. E' articolato sulla base di una valutazione di tutte e quattro le proposte e sarà sicuramente favorevole all'ordine del giorno numero 1, che è stato sottoscritto anche da una collega del nostro Gruppo e che voteremo per rispetto delle questioni di fondo che vengono portate e che richiedono sicuramente un'utile riflessione, al di là del fatto che, in troppe circostanze, queste questioni vengono rivendicate in maniera non sempre oggettiva ed efficace per la stessa causa.
Esprimiamo un voto di astensione sull'ordine del giorno numero 2, per il rispetto della tradizione politica dei colleghi che in quest'Aula cercano di interpretare una realtà che ha il suo valore e la sua importanza storica, ma anche attuale, nella realtà odierna del panorama politico sardo, pur non condividendo una parte delle considerazioni che sono state espresse in questo ordine del giorno.
Voteremo invece a favore dell'ordine del giorno numero 3, per testimoniare ancora una volta che la strada dell'Assemblea costituente aveva e ha ancora, almeno in linea teorica, la sua validità per le ragioni da cui nasceva quella proposta, che noi abbiamo sostenuto e sulla quale però dobbiamo riconoscere il mancato esito positivo. Soprattutto dobbiamo riconoscere che il sistema politico attuale, la maggioranza in particolare, che in buona parte quantitativamente e qualitativamente aveva inizialmente sostenuto quel progetto, ha poi ritenuto, in questa legislatura, di non doverlo sostenere, nonostante quel percorso avesse, a nostro giudizio, delle ottime ragioni per essere seguito, sia per l'intenzione e l'obiettivo di valorizzare la società sarda, sia perché un soggetto istituzionale autonomo avrebbe avuto il grande vantaggio di scindere l'azione costituente statutaria dall'azione ordinaria di governo.
Ed è questa argomentazione di fondo che ci porta a mantenere, al momento attuale e nella votazione, una posizione contraria alla sostanza dell'ordine del giorno numero 4, proposto dalla maggioranza, che noi crediamo ancora non abbia dato fino in fondo e forse non possa dare fino in fondo, nei fatti, un segnale concreto di voler davvero scindere il percorso statutario e costituente dall'azione ordinaria di governo di questa Regione. Lo abbiamo detto più volte, lo ribadiamo: rifare le regole del gioco delle nostre istituzioni obbliga necessariamente a tener conto delle questioni di fondo, delle questioni più profonde che sono all'origine della nostra autonomia e che vengono molto spesso, necessariamente quasi, accantonate nell'ordinaria azione di governo. Prendiamo atto delle dichiarazioni rese oggi in Aula dal Presidente, prendiamo atto che alcune sue affermazioni sono importanti e le giudichiamo necessarie, però c'è bisogno di una verifica anche per esse nei fatti.
Appureremo, nei prossimi passaggi, se davvero l'obiettivo del Governo regionale, in questo passaggio di questa legislatura, sarà stato quello di innescare il processo riformatore e poi lasciare che tutte le forze politiche presenti in questa Assemblea possano assumere decisioni che incidono sulla stessa forma di governo e quindi sull'azione concreta di questo Governo. Vedremo, alla prova dei fatti, se davvero il Governo regionale è seriamente intenzionato a lasciare libera la sua maggioranza di agire guardando al futuro di questa Regione, ai futuri rapporti tra la Regione, lo Stato e l'Unione Europea, ai rapporti tra la Regione e le autonomie locali, cioè tutto l'impianto istituzionale amministrativo che interessa i cittadini senza vincoli di maggioranza. Questo lo vedremo nei prossimi passaggi che investiranno la competenza di quest'Aula. Per il momento crediamo che si debba essere attenti alla sostanza, disponibili a riconoscere un interesse per le cose che sono state dichiarate, ma anche nettamente vigili per verificare la corrispondenza tra le parole e i fatti. D'altra parte credo sia oggettivo ed evidente che il confronto di questi giorni non è stato assolutamente inutile. Si è manifestata in quest'Aula una capacità di esporsi nel dichiarare le proprie idee e le proprie posizioni e nel capire fino in fondo le ragioni delle altre parti politiche. Questo è accaduto in un dibattito, in un confronto verbale quindi, in quest'Aula parlamentare, ma occorre davvero che alle parole seguano i fatti.
D'altra parte, colleghi della maggioranza, mi rivolgo in particolare all'onorevole Cugini, che ha più volte richiamato l'opposizione a un atteggiamento di credito rispetto a quello che la maggioranza ha dichiarato in questi giorni, in questo momento, riguardo alle riforme, ci interessa di più il risultato o il percorso? E' chiaro che a tutti noi singolarmente e a tutte le forze politiche presenti in quest'Aula interessa risultato, e sarà chiaro, anche a seguito di questo dibattito, che ci interessa che la nostra esperienza politica in questa legislatura non sia vana anche sul piano delle riforme, oltre che sul piano della risposta ai bisogni concreti e quotidiani della nostra gente e del nostro territorio.
Nessuno di noi vuole che questi anni passino inutilmente sul piano della stesura di norme che diano alla Regione sempre più poteri, sempre più funzioni e sempre maggiore capacità di risposta ai cittadini che ci hanno dato il compito di essere qui per rappresentarli. Ma se questo è vero, se tutti crediamo che la specialità sia un dato da riscoprire ancora e da riaffermare, se tutti crediamo che attraverso la legge statutaria possa essere disegnato un impianto di regole che dia alla nostra Regione maggiore efficienza e maggiore rappresentatività di tutti gli interessi del popolo sardo, se a tutti interessa un'amministrazione più efficiente, credo che sia chiaro che la misura dell'efficacia della nostra azione sarà valutata in base alle norme che approveremo in quest'Aula. Ci interessa di più il risultato che il percorso e il fatto che il percorso oggi ci veda distinti nella votazione non è necessariamente un impedimento a raggiungere insieme un risultato, a condizione evidentemente che si sia leali fino in fondo, oggi e nei prossimi giorni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, credo che sia facile e anche opportuno ricollegarmi all'intervento dell'onorevole La Spisa. Anche a noi interessa il risultato, collega La Spisa, però credo che l'aver avviato in questi giorni un percorso, anche per quanto riguarda il metodo, sia importante.
Il collega Diana, stamattina, sosteneva che il Presidente ha scaricato la responsabilità sul Consiglio. Io credo che l'intervento che il presidente Soru ha pronunciato stamattina sia stato estremamente importante, proprio perché non ha scaricato le responsabilità sul Consiglio, ma ha voluto riaffermare la competenza del Consiglio nell'approvare le riforme. Credo che questo sia stato un fatto importante anche per sfatare alcuni pregiudizi che molti di noi avevano prima dell'inizio di questo dibattito sulle riforme.
Relativamente ai diversi ordini del giorno, e in particolare al numero 3, di cui è primo firmatario il collega Vargiu, voglio ricordare che quest'Aula, prendendo atto del fallimento dell'iniziativa per l'istituzione di un'Assemblea costituente, decise di procedere alla riscrittura dello Statuto di autonomia attraverso uno strumento diverso, la Consulta, nominata dal Consiglio, con la volontà chiara ed evidente di coinvolgere tutte le energie e le migliori intelligenze presenti nella nostra società. Quindi lo strumento dell'Assemblea costituente, onorevole Vargiu, è superato e la volontà di insistere su questa strada fa sorgere in noi il sospetto che si intenda ancora semplicemente annunciare le riforme e non già realizzarle. Noi ci siamo impegnati con i sardi, collega Vargiu, e questo impegno lo vogliamo mantenere. Per questo motivo il nostro voto sull'ordine del giorno numero 3 non può che essere contrario.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno numero 2, firmato dai collegi Atzeri e Scarpa, devo dire che comprendiamo le ragioni che hanno spinto gli amici del P.S.d'Az. a presentarlo, però registriamo nel contempo un sostanziale recepimento del dispositivo in esso contenuto nell'ordine del giorno numero 4, presentato dalla maggioranza. Cioè dopo aver enunciato il percorso dell'Assemblea costituente, richiamato anche dagli amici del P.S. d'Az., di fatto il dispositivo dell'ordine del giorno numero 2 è sostanzialmente recepito dall'ordine del giorno numero 4. Per motivi tecnici dobbiamo quindi votare contro il 2. Accogliamo l'impegno enunciato nell'ordine del giorno numero 3 e anche l'impegno a un processo accelerato di riscrittura dello Statuto e con il massimo coinvolgimento del popolo sardo.
L'ordine del giorno numero 4, presentato dalla maggioranza e sul quale certamente noi voteremo a favore, non è, collega Oppi, il risultato di un documento precostituito. Già dalle considerazioni espresse nel corso del suo intervento mi è sembrato chiaro che la sua affermazione su un documento precostituito sia venuta a cadere. Lei stesso, infatti, ha affermato, così come ha fatto nel suo intervento il collega Capelli, che sostanzialmente condivide l'intervento del Presidente e le dispiace votare contro. Credo che in questa affermazione sia contenuto il riconoscimento per lo sforzo che è stato compiuto e per il fatto che questo documento è il frutto di un lavoro importante, è il risultato del dibattito che si è sviluppato non solo in Aula, in questi giorni e nelle ultime settimane, ma anche nelle istituzioni e nella società. Oggi noi stiamo andando avanti cercando di non dimenticare niente di quello che è avvenuto nel corso dei dibattiti che si sono tenuti nelle singole sedi.
L'ordine del giorno numero 4 tiene conto non solo del confronto interno alla maggioranza, ma anche delle riflessioni, dei contributi venuti da questo dibattito, e recepisce le diverse sensibilità, comprese quelle delle minoranze, emerse nei diversi momenti del dibattito stesso. E' un ordine del giorno che risponde all'urgenza di approvare non solo le leggi di riforma delle istituzioni regionali, di cui abbiamo dibattuto in questi giorni, ma anche leggi di riforma ordinarie. Mentre su queste ultime potremo anche differenziarci, per una diversa visione della soluzione dei problemi, per quanto riguarda la riforma delle istituzioni regionali riteniamo di dover procedere insieme alla sua realizzazione, maggioranza e opposizione, e con il massimo del coinvolgimento non solo delle istituzioni, ma anche dell'intero popolo sardo. Siamo convinti che il 2006 possa essere l'anno delle riforme, anzi siamo convinti che sarà l'anno delle riforme, perché attraverso le riforme si danno risposte alle attese della comunità sarda.
Al di là del risultato della votazione di oggi, che ci auguriamo, colleghi, possa registrare il consenso anche delle opposizioni, ho colto con molta attenzione le osservazioni e i richiami fatti dal collega Diana stamattina. Noi condividiamo, onorevole Diana, il fatto che il concetto di assicurare o favorire possa andare nella stessa direzione, per cui non siamo contrari ad accogliere la proposta che lei ha avanzato nel suo intervento; ciò che conta non è la terminologia, ma è la volontà di andare verso il riconoscimento della rappresentanza dei sessi. Quindi io ho colto la volontà da parte vostra, al di là del diverso processo che avete intrapreso con la vostra proposta di legge, di votare a favore dell'ordine del giorno, fatta eccezione per il dispositivo.
Dicevo che, al di là del risultato di oggi, noi vogliamo scrivere assieme le riforme. Non abbiamo rinunciato e non rinunceremo a scrivere le riforme ricercando costantemente il coinvolgimento di tutte le parti politiche presenti in questo Consiglio, con le quali occorrerà trovare le forme e i modi per coinvolgere in questo dibattito nel modo più ampio possibile anche l'intero popolo sardo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, nell'annunciare il voto favorevole dei Riformatori sull'ordine del giorno numero 3 e contrario sugli altri tre ordini del giorno, colgo l'occasione per completare con l'Aula un ragiionamento, che in realtà noi ritenevamo già completo, per cui avrei volentieri fatto a meno di intervenire nuovamente per dichiarazione di voto sugli ordini del giorno. Probabilmente non sono riuscito o noi Riformatori non siamo riusciti a spiegarci a sufficienza, e allora è utile ripassare alcuni punti.
In quest'Aula è legittimo essere in disaccordo: si può essere in disaccordo esponendo opinioni diverse, partendo da presupposti identici e arrivando a conclusioni differenti. Ciò che non è possibile, se ciascuno di noi opera con onestà culturale, è fingere di non capirsi, cioè continuare a comportarsi come se l'interlocutore che la pensa in maniera difforme non avesse esposto le sue ragioni. Noi comprendiamo la diversità delle ragioni degli altri rispetto alle nostre, ne comprendiamo il fondamento e non lo condividiamo. Non riusciamo però a comprendere perché non venga capito il fondamento delle ragioni che sosteniamo noi, che sono non condivise, ma non per questo sono inesistenti.
Qualche collega, stamattina, ha richiamato i Riformatori dicendo: "Guardate che non stiamo parlando di lavoro, ma stiamo parlando di riforme". Colleghi, lo ha detto il presidente Soru che riforme e lavoro sono due facce della stessa medaglia, che non c'è in Sardegna speranza di cambiamento, possibilità di nuova occupazione, di sviluppo, di modernizzazione senza le riforme, per cui riuscire a spiegare ai sardi, a quelli che sono fuori di quest'Aula, che il lavoro è legato alle riforme è una scommessa di questa classe politica. Se questa classe politica non vince la sua scommessa - e oggi non l'ha vinta - fallisce, ed è un fallimento a cui dobbiamo cercare di mettere rimedio, che non possiamo permetterci di ignorare. Ecco che cosa intendiamo quando diciamo che le riforme, e in particolare la riforma dello Statuto, si dovrebbero fare per la gente in mezzo alla gente, insieme alla gente.
Allo stesso modo non capisco quando si dice: "I Riformatori si vogliono tirare fuori dal processo di riforma". Intanto, a quei colleghi faccio notare che sono passati sedici mesi, la ruota ha girato e nessuno di loro può più alzarsi per domandare: "Riformatori, ma quando le fate le riforme?" Adesso siamo noi a domandare a voi: "Riformisti, ma quando le fate le riforme?" Adesso spetta a voi fare le riforme, siete voi che dovete proporcele e siete voi che dovete portarle avanti.
Il vostro Presidente parla di elezioni primarie per legge, dov'è la vostra proposta di legge al riguardo? Dov'è un disegno di legge della Giunta? Il collega Biancu ha ripresentato la proposta di legge per le primarie, in questa legislatura? Non l'ha presentata? La presenti! Noi abbiamo presentato la nostra, unifichiamole e votiamo.
Per quanto riguarda il difensore civico avete detto che è uno strumento che non serve. Vi abbiamo risposto che non serve perché è scollegato dalla gente. Lasciate che siano i cittadini ad eleggere una figura che li rappresenti e vedremo se funziona, posto che gli diate gli strumenti per funzionare. Sono passati quindici giorni da quando abbiamo approvato la legge sul difensore civico; in quest'Aula qualcuno ha avanzato dei nomi, che hanno appassionato oltre che gli ottantacinque consiglieri anche la gente che sta fuori, perché si tratta di scegliere un difensore della gente dagli eventuali soprusi della pubblica amministrazione.
Di queste cose discutiamone in Aula. Sulle riforme noi ci siamo, siamo disponibili, non siamo fuori dei vostri ordini del giorno, ve li firmiamo tutti e vogliamo discutere delle leggi di riforma che voi avete il dovere politico di presentare, esattamente come sino a qualche mese lo avevamo noi, e voi vi alzavate dai banchi dicendo: "Ma i Riformatori?!" "Riformisti, sveglia, forza, è la vostra ora! Mettetevi a lavorare", ha detto il collega Contu, e noi prendiamo assolutamente per buona la sua esortazione!
Da questo discorso sulle riforme noi abbiamo sottratto, ma non è una novità, il ragionamento sullo Statuto. Perché? Lo abbiamo detto mille volte e in mille modi, perché riteniamo che lo Statuto, e cioè quel documento che contiene i valori d'identità, di specificità e di modernità della Sardegna, non vada affidato a quest'Aula, ma debba essere affidato ai cittadini sardi. Quindi vi deve essere una riscrittura corale dello Statuto che coinvolga i cittadini, che faccia loro capire che riforme e lavoro sono la stessa identica cosa. Fino ad oggi non ci siete riusciti e non ci siamo riusciti, ed è per questo che quella dell'Assemblea costituente resta la strada maestra, l'unica strada. Anche per noi sarebbe facile dire: "Avete approvato un anno fa un ordine del giorno sulla Consulta e l'avete tenuto in un cassetto!" Quindi la Costituente non è andata avanti perché è andata avanti la Consulta? Quando mai andrà avanti la Consulta! Ha ragione un autorevole esponente, peraltro libero e critico, della vostra maggioranza, che ha definito l'ordine del giorno numero 4 doroteo, non perché voi l'abbiate voluto scrivere in modo doroteo, ma perché non si può dire che la Consulta sia un grande movimento di gente, di popolo, di sardi entusiasti della loro identità e del loro orgoglio! La Consulta è una cosa morta! Ci fosse l'onorevole Dore, che usava sempre delle similitudini che ci colpivano, parlerebbe di aborto, di malformazione, di cose terrificanti! La Consulta non è una cosa viva, che la gente percepisce come propria, non è un'espressione del comune sentire dei sardi, e comunque voi cerchiate, con tutti e tre gli ordini del giorno, di darle vita non ci riuscirete, perché è difficile dare vita alla Consulta, così come sarà difficile fare quelle mille manifestazioni di piazza per la Consulta, di cui ha parlato il presidente Soru. E' difficile, anzi impossibile, colleghi! Se ci ragionate su, lo capirete.
Il collega Uras dice che i Riformatori hanno il vezzo di andare dalla gente. Non so se noi siamo vezzosi, collega Uras, forse questo è un vezzo che avete anche voi, nel senso che in realtà andare tra la gente dovrebbe essere un vezzo di tutti i politici, e quanto più essi stanno in mezzo alla gente tanto più ascoltano e fanno in modo che quest'Aula non abbia la batteria scollegata da ciò che succede fuori, che è un rischio che noi purtroppo molto spesso corriamo. Noi Riformatori soltanto su questo, non sulle altre riforme, ci impegniamo a continuare quello che abbiamo intrapreso, cioè ad andare tra la gente, mentre voi farete le mille assemblee pubbliche per tentare di dare vita alla Consulta, chiedendo ai Capigruppo di individuare il modo per coinvolgere la gente. Beati i Capigruppo se saranno così geniali da trovare il modo di appassionare i cittadini sardi a questa Consulta eletta nel palazzo, che lavorerà dentro il palazzo e avrà come riferimento gli ottantacinque del palazzo! Beati i Capigruppo se saranno così geniali! Mentre voi farete questo lavoro, legittimo, noi ne faremo un altro, cioè andremo in mezzo alla gente a spiegare che cosa le è stato scippato, a discutere dei valori fondanti dell'identità sarda e dell'adeguamento dell'identità sarda alla modernizzazione che Italia ed Europa ci chiedono. Voi farete il vostro mestiere, noi faremo il nostro!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Credo che si sia avvertito che in quest'Aula è avvenuto qualcosa di nuovo in questi giorni e penso che anche chi non lo riconosce apertamente comunque l'abbia avvertito. Sarebbe sciocco non riconoscerlo e non renderebbe merito alla nostra intelligenza.
Questo dibattito è stato preceduto, nelle scorse settimane, da polemiche, discussioni, aspri confronti su posizioni differenti circa il merito e il percorso, anche all'interno della maggioranza. Il percorso è pur sempre parte del merito, non si può evitare la discussione sul percorso, perché il modo in cui si costruiscono le riforme è parte del merito. Il dibattito di questi giorni ha dimostrato che la maggioranza si è presentata in quest'Aula con una sola voce, che c'è totale sintonia. Dopo alcune settimane di scontri, di discussioni, di dibattiti, di confronti su posizioni differenti, la maggioranza si presenta con una sola voce, affidando non al Presidente in quanto capo dell'Esecutivo, ma al Presidente in quanto capo della maggioranza, leader di questa coalizione, il compito di illustrare la sintesi del dibattito avvenuto all'interno della maggioranza. Noi ci ritroviamo nelle sue parole e il Presidente, nell'illustrazione all'apertura del dibattito e nelle conclusioni ha dimostrato di essere in sintonia con la sua maggioranza.
Credo che la novità stia anche negli interventi dei colleghi della minoranza. Il collega La Spisa diceva, ieri: "Non so come si concluderà questo dibattito. Se il percorso che voi avete delineato sarà coerentemente da voi perseguito, cioè se rimarrà la centralità del Consiglio nel processo di riforma e se il dibattito prescinderà dal Governo e dallo strumento che utilizzerà il Governo regionale, noi ci siamo." Il collega Diana, nel parlare dell'ordine del giorno numero 4, sosteneva: "Tante delle cose lì contenute sono frutto anche delle nostre battaglie, come il richiamo alla centralità del Consiglio con un percorso di riforma dentro il Consiglio." Il collega Oppi, annunciando il voto contrario, affermava: "Ci dispiace dover votare contro", segno di una sofferenza e della condivisione di un processo che ritiene ancora non concluso. Mario Floris ci chiedeva di fare un passo più lungo, di parlare di popolo, di nazione, e ci sfidava a un confronto in questi termini. Credo che, anche da questo punto di vista, sia avvenuto qualcosa di nuovo. Forse, uso le stesse parole usate dal collega Cuccu, secondo me in modo molto efficace, c'è una diffidenza che si è concretizzata in quindici mesi e che è faticoso superare. Forse questi tre giorni di dibattito, pur avendo avvertito la novità contenuta nelle dichiarazioni del Presidente, nell'ordine del giorno proposto dalla maggioranza, non hanno consentito ancora di superare questa diffidenza, però hanno aperto, a mio parere, una possibilità di confronto vero tra le forze politiche su questo processo di riforma.
Mi dispiace, ma l'unico elemento che permane, che per me è incomprensibile e che un po' si differenzia dal coro, è proprio la posizione dei Riformatori, i quali dovrebbero essere, rispetto a questo percorso e al messaggio che è venuto dal dibattito di questi giorni, protagonisti. Invece, ancora una volta, essi mi richiamano alla mente un modo di dire sardo: "Eh, pari facili!" Insomma, si tenta sempre di rilanciare per evitare di affrontare il problema. Richiamo i Riformatori per il fatto che essi hanno sempre evitato, come forza di governo, di impegnarsi direttamente in un Assessorato, proprio quello delle riforme e per il fatto che neanche in questa legislatura essi hanno espresso un loro rappresentante nella Commissione per le riforme, cioè la Prima; hanno invece scelto di essere rappresentati, come Gruppo, in altre Commissioni. Può darsi che questo sia un eccesso di critica verso i colleghi, però è certo, come ricordava un collega della precedente legislatura, che tra l'altro si impegnò attivamente per conseguire l'obiettivo dell'Assemblea costituente, che ai colleghi Riformatori piace parlare di riforme, ma non cimentarsi concretamente.
E' l'unica nota che, devo dire con dispiacere, anch'io ritengo stonata rispetto al clima che si è creato in Aula. Quella fatica di cui parlava l'onorevole Cuccu non ha consentito, oggi, ai colleghi del centrodestra di condividere con noi l'ordine del giorno numero 4, ma mi auguro che ci possiamo incontrare, come proponeva il collega La Spisa, quando discuteremo del merito, per fare in modo che questa legislatura sia realmente una legislatura di riforme e che il Consiglio possa, entro il 2005, costituire la Consulta. Il collega Cugini diceva che i Capigruppo possono farsi carico, in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo, di organizzare il confronto con la società. Io ritengo che questo sia uno dei compiti da attribuire alla Consulta, ma dobbiamo insieme concordare come costituire questo organismo. C'è un progetto di legge presentato da alcuni colleghi che può essere modificato, l'importante è aprire un dibattito sulla riforma dello Statuto che vada al di là del Consiglio, che coinvolga anche le forze sociali. Sarà la Consulta che promuoverà incontri e dibattiti che coinvolgano tutti i cittadini sardi e che predisporrà il testo da proporre al Consiglio regionale, che quindi, caro Mario, rimane anche per noi il soggetto principale delle riforme. Sarà la Consulta che indicherà le forme e i passaggi democratici che possono consentire ai cittadini sardi di essere coinvolti in questa discussione di riforma e di rinnovo dello Statuto. Così come credo che da parte nostra ci sia disponibilità a valutare tutti i contributi che possono riguardare la legge istituiva della Consulta, a ragionare sulla presidenza e sulle garanzie perché questo strumento sia realmente di tutti, non solo delle forze politiche presenti in Consiglio, ma di tutte le forze sociali e di tutti i sardi. Credo che da parte nostra ci sia ampia disponibilità in questa direzione.
Utilizzo gli ultimi secondi per invitare le colleghe a ritirare l'ordine del giorno numero 1, in quanto la prima parte, quella relativa alla istituzione di un albo regionale, non è condivisibile perché ridimensiona l'obiettivo che ci si vuole porre, che è quello di estendere la partecipazione, non di ridurla, e la seconda parte è contenuta nell'ordine del giorno numero 4, forse in modo anche più preciso.
Dell'ordine del giorno numero 2, diceva bene il collega Biancu, è condivisibile il dispositivo, ma non possiamo votarlo perché farebbe cadere l'ordine del giorno numero 4, e quindi solo per questo motivo voteremo contro, pur apprezzando lo sforzo differente fatto dai Sardisti rispetto ai Riformatori. I Sardisti, infatti, rimanendo fedeli alla scelta dell'Assemblea costituente, ma comprendendo le difficoltà che hanno incontrato e che si incontrerebbero in quella direzione, non si sottraggono al confronto sulla Consulta e sono pronti a parteciparvi e a ragionare sulla riforma dello Statuto.
Sull'ordine del giorno numero 3 voteremo contro.
PRESIDENTE. Colleghi, le dichiarazioni di voto sugli ordini del giorno sono terminate. Siamo in sede di votazione, cominciamo dall'ordine del giorno numero 1. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri CASSANO, PISANO, CAPPAI, RANDAZZO, AMADU, LICANDRO, MILIA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Manca dichiara di votare contro.
Rispondono sì i consiglieri: CALIGARIS - COCCO - CONTU - DAVOLI - FRAU - GALLUS - LA SPISA - LADU - LANZI - LICANDRO - MARRACINI - MURGIONI - PETRINI - PISU - PITTALIS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PORCU - RANDAZZO - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - UGGIAS - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 61
Votanti 56
Astenuti 5
Maggioranza 29
Favorevoli 16
Contrari 40
(Il Consiglio non approva).
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto sull'ordine del giorno numero 2. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Il contenuto del dibattito e diverse affermazioni che abbiamo avuto il piacere di sentire ci inducono a chiedere la votazione nominale separata del dispositivo dell'ordine del giorno numero 2.
PRESIDENTE. Capisco lo spirito, onorevole Scarpa, ma è difficile che la parte descrittiva si regga senza il dispositivo o che viceversa il dispositivo si regga senza la parte descrittiva. Soltanto il dispositivo può restare in piedi ed eventualmente essere votato, non so se sia chiaro. Se non venisse approvata la parte dispositiva, tutta la premessa, anche se approvata, non servirebbe a niente.
SCARPA (Gruppo Misto). Cosa propone, Presidente?
PRESIDENTE. Propongo che l'ordine del giorno venga votato integralmente o che eventualmente venga votato separatamente solo il dispositivo, se lei ritiene di separare le parti.
SCARPA (Gruppo Misto). No, non possiamo rinunciare alla parte espositiva, ci sono tutti i contenuti della nostra posizione, Presidente. Se lei tecnicamente ritiene ammissibile la richiesta di separazione dell'ordine del giorno in due parti, accettiamo il voto in due parti, altrimenti lo si voti integralmente.
PRESIDENTE. Così come l'ha formulata non posso accettare la sua richiesta, quindi votiamo integralmente l'ordine del giorno numero 2, onorevole Scarpa. Lei poteva chiedere la votazione di alcuni punti della parte dispositiva, ma se tutta la parte dispositiva è separata dalla parte descrittiva sotto l'aspetto tecnico si creano dei problemi.
SCARPA (Gruppo Misto). Preciso la richiesta: chiedo che venga votato il primo capoverso della parte dispositiva separatamente dal resto del documento.
PRESIDENTE. Va bene. Quindi facciamo una prima votazione di tutta la parte descrittiva e del dispositivo escluso il primo capoverso. E' un po' complicato, onorevole Scarpa, le chiedo scusa, ma anche noi stiamo cercando di adeguarci alla sua richiesta. Abbiamo persino fatto mancare la luce, tanto è complicato mettere insieme i pezzi! L'Aula ha un altro aspetto adesso, c'è un'atmosfera soft! La luce è tornata, possiamo riprendere.
Onorevole Scarpa, è un po' complicata questa votazione, lo mettiamo ai voti per intero quest'ordine del giorno?
SCARPA (Gruppo Misto). Presidente, se lei ritiene che tecnicamente non sia possibile, ci rimettiamo alla sua valutazione.
PRESIDENTE. Questo è il problema. Mettiamo in votazione l'intero ordine del giorno così come proposto dagli onorevoli Scarpa e Atzeri. E' stata chiesta la votazione nominale. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri GALLUS, LADU, FLORIS Mario, CHERCHI Oscar, LA SPISA, SANJUST, LICANDRO.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 2.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Gallus dichiara di astenersi.
Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - COCCO - SCARPA.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALIGARIS - CALLEDDA - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CUCCA - CUGINI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - UGGIAS - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - AMADU - CAPELLI - CAPPAI - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DAVOLI - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - MARRACINI - MILIA - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISU - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - URAS.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 64
Votanti 39
Astenuti 25
Maggioranza 20
Favorevoli 3
Contrari 36
(Il Consiglio non approva).
Ordine del giorno numero 3. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Intervengo solo per chiedere la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta dell'onorevole Vargiu?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri GALLUS, LADU, FLORIS Mario, CHERCHI Oscar, LA SPISA, SANJUST, LICANDRO.)
PRESIDENTE. Onorevole Scarpa?
SCARPA (Gruppo Misto). Ho chiesto di parlare.
PRESIDENTE. Le dichiarazioni di voto sono già state fatte. Sulla modalità di votazione? Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Vorrei chiedere, Presidente, se è tecnicamente possibile votare separatamente il terzo capoverso della parte espositiva, cioè del preambolo. Questa richiesta è motivata dal fatto che il Partito Sardo d'Azione, come protagonista della stagione dell'Assemblea costituente, ritiene di poter votare questo capoverso, anche se rimane una forte amarezza per il fatto che la classe politica nazionale, il Presidente del Consiglio e diversi ministri, nonostante i numerosi impegni presi a tutti i livelli, non abbiano portato avanti la fondata richiesta riguardante l'Assemblea costituente.
PRESIDENTE. La sua richiesta è accoglibile, onorevole Scarpa. Facciamo due votazioni, una per il preambolo e il dispositivo escluso il terzo capoverso, che voteremo separatamente.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte dell'ordine del giorno numero 3.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - UGGIAS - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - MARRACINI - PITTALIS - SCARPA.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 63
Votanti 57
Astenuti 6
Maggioranza 29
Favorevoli 20
Contrari 37
(Il Consiglio non approva).
Onorevole Scarpa, poiché il Consiglio non ha approvato la prima parte dell'ordine del giorno numero 3 non può essere messa in votazione la seconda parte, che lei voleva venisse votata separatamente.
All'ordine del giorno numero 4 l'onorevole Licheri aveva proposto un emendamento, che mi sembra sia più consono alla discussione che è avvenuta in Aula, cioè ha proposto di eliminare, al secondo capoverso, la parola "principali", per cui si leggerebbe: "in tutte le sue espressioni politiche, territoriali e sociali", che mi sembra sia comprensivo dell'insieme della società sarda. Se la Giunta è d'accordo accogliamo questo emendamento.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta è d'accordo.
PRESIDENTE. La Giunta è d'accordo, quindi la parola "principali" è eliminata. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Chiedo la votazione nominale per parti: la prima parte fino a "tutto ciò premesso il Consiglio regionale dà mandato alla prima Commissione" e la seconda parte da "di elaborare e presentare al Consiglio, entro il termine stabilito, una proposta di nuovo Statuto speciale".
PRESIDENTE. Onorevole Diana, quindi eliminiamo la parte da "per l'approvazione entro il 15 dicembre" fino a "sistema delle autonomie locali".
DIANA (A.N.). No, eliminiamo fino a "...con il compito".
PRESIDENTE. "Dà mandato alla prima Commissione di elaborare..." va bene?
DIANA (A.N.). Esatto.
PRESIDENTE. Allora votiamo l'ordine del giorno numero 4 fino a "tutto ciò premesso".
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del preambolo dell'ordine del giorno numero 4, con la modifica proposta dal consigliere Licheri.
(Segue la votazione)
Prendo atto che la consigliera Cocco dichiara di votare a favore.
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BALIA - BIANCU - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - LIORI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Simonetta - SERRA - SPISSU - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 68
Votanti 66
Astenuti 2
Maggioranza 34
Favorevoli 46
Contrari 20
(Il Consiglio approva).
Metto ora in votazione il dispositivo, nella formulazione proposta dall'onorevole Diana, e cioè la frase: "dà mandato alla prima Commissione di elaborare e presentare al Consiglio entro il termine stabilito una proposta di nuovo Statuto speciale", quindi è eliminata tutta la parte relativa alla istituzione della Consulta. E' chiaro? Onorevole Pittalis, su che cosa chiede di parlare?
PITTALIS (Gruppo Misto). Nel caso in cui passasse la votazione come lei l'ha indicata, si chiudono le votazioni o ci sarà un'altra votazione sul testo completo? Dobbiamo sapere quali sono le conseguenze del voto nell'ipotesi da lei formulata.
PRESIDENTE. Possiamo votare integralmente l'ordine del giorno numero 4, naturalmente se viene approvato la votazione per parti cade. Viceversa, possiamo votarlo nella versione proposta dall'onorevole Diana e poi nella versione integrale, perché è difficile fare parti separate. Se approviamo la proposta dell'onorevole Diana, rischia di restare monco il periodo successivo.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà. Stiamo cercando di destreggiarci in questa modalità di votazione.
DIANA (A.N.). Ho capito benissimo, però qualora passi la formulazione che noi abbiamo richiesto, il periodo è compiuto, perché noi diamo mandato alla Commissione di elaborare un testo di Statuto speciale, punto, e vengono a cadere tutte le altre cose. Lo dico perché qualcuno probabilmente aveva dei tentennamenti, ma per onestà intellettuale ho l'obbligo di informare il Consiglio. Non ci sono passi successivi, onorevole Pittalis, tanto per essere chiari.
PRESIDENTE. Se invece non passa la sua proposta, mettiamo in votazione l'intero dispositivo, perché altrimenti la parte mancante da sola non avrebbe nessun significato.
DIANA (A.N.). Certamente.
PRESIDENTE. Tutto qui.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del dispositivo dell'ordine del giorno numero 4, secondo la richiesta del consigliere Diana.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - DIANA - LIORI - MORO - SANNA Matteo.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALIA - BIANCU - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GESSA - GIAGU - IBBA - LA SPISA - LADU - LANZI - LICANDRO - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MURGIONI - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - UGGIAS - URAS - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 66
Votanti 63
Astenuti 3
Maggioranza 32
Favorevoli 5
Contrari 58
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'intero dispositivo dell'ordine del giorno numero 4.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Pisu dichiara di votare a favore.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - SPISSU - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 66
Votanti 64
Astenuti 2
Maggioranza 33
Favorevoli 40
Contrari 24
(Il Consiglio approva).
Chiedo scusa, colleghi, prima di concludere i lavori, convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo nella sala attigua all'aula. Comunico inoltre che la quarta Commissione, che non si è potuta riunire questa sera, è convocata per domani mattina alle ore 10 e 30, mentre la sesta Commissione è convocata per le ore 10. Le altre Commissioni erano già state convocate per domani.
La seduta è tolta alle ore 18 e 50.
Allegati seduta
CXXXV SEDUTA
(POMERIDIANA)
Mercoledì 19 ottobre 2005
Presidenza del Vice Presidente PAOLO FADDA
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 16 e 42.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 13 ottobre 2005 (130), che è approvato.
Assenza per motivi istituzionali
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, il consigliere regionale Eliseo Secci è assente nella seduta pomeridiana del 19 ottobre 2005, essendo in missione per incarico ricevuto dal Consiglio.
PRESIDENTE. Comunico che le consigliere regionali Angelina Corrias e Francesca Barracciu hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 19 ottobre 2005. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Risposta scritta a interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta alla seguente interrogazione:
"Interrogazione LIORI sui ritardi del rinnovo del CREL (Consiglio Regionale dell'Economia e del Lavoro)". (340)
(Risposta scritta in data 18 ottobre 2005.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:
CASSANO, Segretario:
"Interrogazione LA SPISA - MILIA - LICANDRO - PETRINI - CONTU - PILI, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura della comunità Genn'e Murdegu". (358)
"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sul reparto di radioterapia presso la ASL n. 1 di Sassari". (359)
"Interrogazione RASSU, con richiesta di risposta scritta, sul rischio di chiusura del reparto di pneumologia e laboratorio analisi del presidio ospedaliero di Ittiri e sulla inattività della sala operatoria dello stesso ospedale". (360)
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell9interpellanza pervenuta alla Presidenza:
CASSANO, Segretario:
"Interpellanza LA SPISA - LICANDRO - MILIA - PETRINI - CONTU - PILI sul sistema regionale dei musei (Piano di razionalizzazione e sviluppo)". (126)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione sulle dichiarazioni della Giunta sulle riforme statutarie e di organizzazione, ai sensi dell'articolo 120 del Regolamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. Intende rinunciare, onorevole Pinna? Poiché desidero non sospendere la seduta le chiedo il sacrificio di prendere subito la parola.
PINNA (Progetto Sardegna). Intervengo per esprimere il voto favorevole all'ordine del giorno numero 4, che ben riassume, credo, gli elementi fondamentali che hanno caratterizzato questo dibattito.
Concordo con chi è intervenuto prima di me dicendo che è stato un dibattito ricco, in cui le diverse posizioni sono emerse gradualmente. Si avverte un po' la difficoltà di un'Aula in cui esistono posizioni diverse, forse talvolta anche strumentali, ma è una difficoltà comprensibile posto che finalmente il Consiglio, intorno a un tema così importante come quello dell'autonomia e della specialità, è riuscito a trovare una sintonia che diventa sempre più profonda.
Stamattina, in un passaggio del suo intervento, l'onorevole Cugini ha detto, riferendosi a una battuta probabilmente dell'onorevole Moro, che non si tratta tanto di una richiesta di allargamento della maggioranza, questo lo capisco perfettamente, quanto invece di una responsabilità che richiama tutta l'Aula, che è la manifestazione evidente dell'autonomia, l'espressione più alta dell'autogoverno di questa Regione, a cercare dei punti di contatto, degli elementi di intesa.
Quest'ordine del giorno, proprio perché è essenziale, tolto il riferimento al carico dato alla prima Commissione di approvare nei tempi più brevi possibili l'istituzione della Consulta, mi sembra che metta assieme le ragioni del dibattito, intorno alle quali si potrà costruire la nuova autonomia. E' importante, a mio avviso, che dal dibattito, pur nella diversità delle voci, sia venuta fuori la rilevanza della nuova autonomia. Un'autonomia che si colloca senza dubbio in un contesto storico- culturale diverso, che però non perde o non può rinunciare a quelle ragioni che furono importanti nel 1946, ma che sono forse altrettanto importanti oggi all'inizio del terzo millennio.
Pensavo per un momento a un passaggio dell'intervento dell'onorevole Floris, il quale diceva che probabilmente perché questa autonomia sia più forte bisogna trovare soprattutto il valore della nuova nazionalità, intesa non come nuova statualità, ma come principio di carattere antropologico e anche etnico in certi casi. La nazionalità identitaria, linguistica e culturale può dare nuova forza all'autonomia. Penso che di questo si potrà discutere.
Nel ribadire il voto favorevole all'ordine del giorno numero 4, voglio sottolineare che l'autorevolezza e il prestigio sono nelle nostre mani. Non credo che altri possano essere più autorevoli e più prestigiosi di noi, che lo siamo in forza e anche in virtù di un mandato elettorale. Sta a tutti noi lavorare con consapevolezza, con competenza, con passione, perché questa nuova stagione dell'autonomismo possa renderci sempre più autorevoli, nel senso più profondo dell'autorevolezza, che per noi è responsabilità.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pinna, anche per essere intervenuto subito, permettendo così una rapida ripresa dei lavori.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo con l'intento di proporre tre considerazioni a partire dall'ordine del giorno numero 1, perché mi è parso, dalle parole dell'Assessore, che si ponesse anche un problema di carattere organizzativo. Non importa la modalità con cui verrà istituito un albo e se avrà questo nome, l'aspetto più importante è l'apertura massima delle istituzioni verso il mondo esterno, specialmente quello più lontano e spesso inascoltato.
La Consulta è concepita su due livelli: il primo di recepimento delle proposte e il secondo di rielaborazione delle stesse. L'ordine del giorno intende rafforzare la fase di ascolto, specialmente delle posizioni che potremmo definire antagoniste. In quest'ottica, proprio di massima apertura, appare riduttivo, se non ho capito male, quanto ha asserito stamattina l'onorevole Cugini quando ha assegnato ai Capigruppo l'organizzazione del confronto con l'esterno. Siccome un po' mi ha sorpreso, mi ha indotto anche a riflettere. Sorprende che un autorevole rappresentante di questa istituzione possa aver dimenticato che i Capigruppo in Consiglio regionale non corrispondono alle idealità che in esso sono presenti e sono vive. Lo faceva osservare anche l'onorevole Uras, i Capigruppo svolgono un ruolo delicato e importante e non è il caso di far loro assumere una responsabilità che deve essere tutt'al più suddivisa tra le forze politiche. L'argomento è stato molto dibattuto all'interno della Giunta per il Regolamento, come ho avuto più volte occasione di rimarcare; ritengo che nell'Assemblea ci siano molte sensibilità, ma non altrettanti Gruppi, quindi è opportuno mantenere la distinzione.
Per quanto riguarda la rappresentanza femminile, onorevole Diana, non è più un optional, è un dettato costituzionalmente riconosciuto. Il problema, quindi, non è "favorire", ma "garantire" o, se preferiamo, "assicurare". La scorsa settimana la Camera dei deputati ha purtroppo dimostrato - il suo partito ha parlato di un atto di stupidità - che neppure il dettato costituzionale regge al PTMI, cioè al partito trasversale monosessista italiano, una formazione inossidabile e imbattibile soprattutto quando si ricorre al voto segreto. Anzi, onorevole Diana, approfitto dell'occasione per invitarla ad aderire a un'iniziativa della consigliera di parità regionale: è un appello rivolto al Presidente della Repubblica perché non promulghi la nuova legge elettorale nazionale in quanto incostituzionale, a meno che il partito trasversale monosessista italiano non abbia un ravvedimento al Senato e approvi almeno quella misera quota rosa del 30 per cento.
Sostenendo l'ordine del giorno numero 1 come farò io si rafforzeranno quelle idee, come credo sia nei suoi più profondi convincimenti, garantendo, quindi, nei confronti della rappresentanza femminile un adeguato rilievo che, come lei ha fatto notare, sembra essere messo in pericolo nell'ordine del giorno numero 4 che ho sottoscritto come componente socialista della maggioranza e che, invece, voterò a cuor leggero.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno numero 3 sull'Assemblea Costituente, mi sembra davvero fuori tempo massimo, giacché ci troviamo a sei mesi dalla conclusione della legislatura nazionale. Penso, invece, che la parte dispositiva dell'ordine del giorno dei colleghi del partito sardo d'Azione possa essere accolta con qualche modifica sulle date, come suggeriva l'assessore Dadea.
Esprimo infine soddisfazione per il dibattito e il confronto che spero potremo ripetere, ogni qualvolta sia necessario, per produrre leggi qualitativamente migliori e condivise.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, il Consiglio regionale, in questa seduta, sta ragionando sulla materia statutaria, ma anche sull'organizzazione della Regione e sul suo futuro. Devo dire che anch'io provo compiacimento e soddisfazione per questo sforzo che il Consiglio sta facendo, e seppure le diverse posizioni possono essere ancora distanti il fatto che si sia attivato un confronto in questa sede è sicuramente positivo.
Alcune delle considerazioni che ha fatto il presidente Soru questa mattina le condivido. Stamattina il Presidente ha detto alcune cose che non aveva mai detto prima e anche questo lo reputo un fatto positivo; sicuramente c'è un'evoluzione nell'esperienza da lui maturata in questo Consiglio regionale. Così pure alcune dichiarazioni che ha fatto il presidente Floris, lui che è un assertore del progetto nazionalitario e quindi parla di Sardegna nazione, credo vadano approfondite, perché l'idea di una nazione Sardegna, non secondo il nazionalismo di Sardigna Nazione o di altri partiti, può essere intesa nell'ottica di un rafforzamento dell'autonomia del popolo sardo, e credo che su questa linea si possa discutere.
Condivido l'idea che oggi bisogna fare un passo avanti sul terreno dell'autonomia, perché il popolo sardo, che è riconosciuto anche dalla Costituzione italiana, ha bisogno di una maggiore espansione, di una maggiore presenza a livello nazionale ed europeo. Ritengo condivisibili anche alcune considerazioni sul sardismo diffuso espresse, mi pare, dall'onorevole Cugini. Credo che nessuno di noi non si senta in questo momento intimamente sardo, bisogna vedere quale tipo di sardismo vogliamo perseguire e adottare, però, ripeto, noi tutti ci sentiamo sardisti nell'animo e su questo filone dovremmo lavorare e fare un discorso il più comune possibile.
Il nostro Statuto è vecchio ormai, ha quasi sessant'anni, e necessita di una rivisitazione, di questo ne siamo ben consci tutti, pertanto credo sia dovere di questa Assemblea cercare di migliorarlo, di adeguarlo ai tempi, tanto più che la riforma del Titolo V della Costituzione ha praticamente reso questo Statuto ancora più obsoleto, perché il federalismo introdotto con quella riforma ha tolto spazi importanti all'autonomismo regionale. Pertanto lo Statuto della Sardegna, che poteva essere fondamentale fino a pochi anni fa, oggi è veramente superato, e noi dobbiamo quindi avviare un confronto per fare in modo che il nuovo Statuto sia il più coinvolgente, il più unanime possibile, e sia sentito da tutte le componenti presenti in questo Consiglio regionale.
Il presidente Soru stamattina parlava di elezioni primarie anche per quanto riguarda la scrittura dello Statuto. Io non so se sia il caso di parlare di questo nell'ambito di una proposta statutaria, però so per certo che l'istituto delle primarie è va guardato con attenzione, perché anche questo richiama un coinvolgimento popolare che ha una sua importanza. Noi dobbiamo guardare, signor Presidente, a uno Statuto che aumenti la sovranità della Sardegna sul suo territorio, che rafforzi l'autogoverno e la capacità decisionale della Regione sarda in ambito europeo, che aumenti la sua titolarità nei rapporti con l'Unione Europea; uno Statuto cioè che incrementi la sovranità della Regione sarda nei rapporti economici e culturali con i paesi membri dell'Unione Europea e le permetta di concludere con essi trattati di collaborazione e cooperazione.
Queste sembrano cose lontanissime, però, a ben vedere, credo che il popolo sardo possa pretendere e abbia diritto di decidere sul proprio avvenire, tra l'altro secondo quanto sancito dalla Carta dell'ONU, dall'Atto Finale di Helsinki e dalla Carta di Parigi, ma devo dire anche secondo quanto dichiarato solennemente da questo Consiglio regionale quando, nel 1999, approvò la legge sull'Assemblea costituente. Quindi c'è una serie di elementi che ci possono spingere a ragionare su una nuova stagione autonomistica della Regione Sardegna perché, come dicevo prima, i tempi sono cambiati e c'è bisogno comunque di un rapporto diverso sia con l'Italia sia con l'Europa.
Devo dire anche che la parificazione della lingua sarda con quella italiana è un obiettivo che noi dobbiamo perseguire, così come, lo diceva stamattina il Presidente, per quanto riguarda i beni archeologici e culturali, dobbiamo rivedere il nostro rapporto con lo Stato, perché non è pensabile che tutto oggi sia sotto il suo controllo, laddove noi dovremmo invece avere maggiore autonomia.
Per quanto riguarda l'ambiente, sul quale la Regione deve esercitare per intero la sua autonomia, si è parlato stamattina del parco del Gennargentu: la Regione può fare delle scelte, le faccia. C'è un'ipotesi di parco nazionale, la Regione può trasformare il parco nazionale in parco regionale, se vuole, ciò che conta è che chiarisca quali sono esattamente le cose che vuole portare avanti.
Fra le proposte che sono state presentate, poc'anzi la collega Caligaris ha parlato di un albo regionale aperto ai contributi di tutti i cittadini, sul quale concordo, perché anche se mi ritengo un monosessista, lo confesso, sono del parere che questo sia un contributo importante all'iniziativa che stiamo tentando di portare avanti. Per quanto riguarda la proposta di una Consulta statutaria credo che sia una proposta debole, troppo legata al momento contingente e che rischia di fallire, come in passato sono fallite tante altre proposte di riforma.
Il tempo ormai è scaduto, avrei tante altre cose da dire, concludo semplicemente dicendo che noi sosterremo l'ipotesi dell'Assemblea costituente e credo che da parte del Governo regionale vada fatto un tentativo presso il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Presidenti di Camera e Senato per poter ottenere l'Assemblea costituente, che riteniamo rappresenti un momento esaltante, di vero coinvolgimento di tutto il popolo sardo. Pertanto credo che noi, in attesa di vedere le determinazioni...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ladu. L'onorevole Pittalis rinuncia a intervenire. L'onorevole Marracini aveva avvisato che sarebbe arrivato in ritardo, io l'avevo considerato decaduto, ma poiché un componente del suo Gruppo ha rinunciato a intervenire, in via del tutto eccezionale gli concedo la facoltà di parlare adesso. Prego, onorevole Marracini.
MARRACINI (Gruppo Misto). Purtroppo ho ritardato per un impegno che mi sarei risparmiato volentieri. La mia "resurrezione" nella discussione è in tema con l'impegno che avevo.
Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, noi abbiamo manifestato la nostra posizione con l'intervento dell'onorevole Pittalis, intervento finalizzato soprattutto a dare un contributo a questa fase di grandi riforme, che noi riteniamo importantissima per questa legislatura. Per questo mi sarei aspettato che un partito così importante come quello dei Riformatori, tra l'altro composto da amici, al di là delle divergenze che ci potevano essere, condividesse l'ordine del giorno numero 4, che può comunque essere integrato, essendo un documento, consentitemi di dirlo, molto doroteo, molto aperto, che contiene tutte le istanze, comprese quelle sardiste degli amici Scarpa e Atzeri e anche quelle riformatrici dei colleghi Riformatori.
Noi abbiamo cercato di acquisire degli elementi per cercare di arrivare alla soluzione che anche l'onorevole Pittalis nel suo intervento prospettava e che deve vedere coinvolte le parti nobili e attente ai processi di riforma presenti nei banchi della minoranza. Quindi auspico che ci sia un ripensamento sul voto da parte dei sardisti, in quanto nell'ordine del giorno numero 4 abbiamo inserito dei passaggi importanti, quali il pieno riconoscimento della identità dei sardi, la forma di sovranità e autogoverno della Regione sarda, tutte istanze che i sardisti hanno sempre portato avanti con forza. Auspico un ripensamento anche da parte dei Riformatori. I quali hanno sempre manifestato la volontà di fare le riforme, ma durante le loro esperienze di governo, per motivi certamente non inerenti alla loro volontà, non sono riusciti a realizzarle. Finalmente siamo arrivati al momento delle riforme, quindi è anche il loro momento.
Credo che il problema sollevato dalla maggioranza circa i tempi sia giustificato, perché il passaggio parlamentare è senz'altro molto lungo e comunque abbiamo visto che ci è stato quasi negato, per cui quella della Consulta è la soluzione sicuramente più breve. Per questi motivi noi siamo convinti assertori che questo processo debba andare speditamente avanti. Abbiamo firmato l'ordine del giorno numero 4, condividiamo anche l'ordine del giorno numero 1 degli onorevoli Caligaris, Cocco e più, magari potremmo cercare una sintesi tra questi due documenti. Come segnale di apertura verso quelle forze politiche che ho richiamato prima, ci asteniamo sugli ordini del giorno numero 2 e 3.
Ancora una volta, quindi, da parte dei Popolari U.D.E.U.R., partito notoriamente di centro e moderato, c'è l'invito a ricercare in quest'Aula una forma che ci consenta di uscire tutti più forti da questa fase così importante e delicata di questa legislatura. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Non essendo in aula decade dal diritto di intervenire. ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, è con vero piacere e con grande entusiasmo che partecipo, anche se con questo breve intervento, al dibattito in corso, perché esso segna un punto di qualità nell'affrontare i grandi temi delle riforme, da lungo tempo attesi dalla comunità sarda.
Non c'è contraddizione, come abbiamo avuto modo di precisare anche nel dibattito di oggi, tra la discussione su questi problemi e quelli legati agli aspetti sociali, culturali e civili della Sardegna. Sono non solo due facce della stessa medaglia, ma uno consequenziale all'altro. Come si può pensare, infatti, di dare risposte alle questioni fondamentali della nostra terra senza potenziare uno Statuto ormai largamente superato e inadeguato rispetto alle esigenze attuali del popolo sardo, che giustamente deve chiedere non solo più sovranità, più risorse finanziarie, negateci così a lungo dalla Stato, ma il riconoscimento della nostra identità etno-culturale e, direi, come nazionalità, come popolo sardo distinto, che ha sue caratteristiche precise, e che deve stare certo dentro lo Stato italiano, ma deve vedersi riconosciuti questi diritti.
Credo che anche il dibattito che è stato animato nella precedente legislatura, e che ha riguardato soprattutto la discussione sull'Assemblea costituente, possa essere superato. Come molti sanno, io facevo parte del Gruppo, abbastanza composito, che aveva contribuito a costituire il comitato per l'Assemblea costituente, e vi ho partecipato attivamente e fattivamente, pensando di poter ottenere uno strumento che fosse utile a far decidere all'intero popolo sardo, nelle sue varie articolazioni, il destino di questa terra e di questo popolo. Non ho esitato, pur essendo militante della sinistra più radicale presente in questa terra, a confrontarmi con altri colleghi della sinistra moderata, del centro e anche della destra, per poter portare avanti questo tipo di discorso. Lo abbiamo fatto attraverso una grande campagna di stampa, lo abbiamo fatto attraverso decine di iniziative, lo abbiamo fatto anche incontrandoci, a Roma, con il presidente Ciampi, con i Presidenti della Camera e del Senato e anche con lo stesso presidente Berlusconi. Cioè, pur di raggiungere un obiettivo che desse a noi gli strumenti per poter tutelare gli interessi della nostra terra, ci siamo incontrati con chiunque. Voglio però dire, a coloro che ancora sostengono questa tesi, che io ebbi a parlare, il 1° ottobre dello scorso anno, a nome dell'intera coalizione, sostenendo la tesi della Consulta statutaria e dicendo: "Signori, la questione dell'Assemblea costituente è da accantonare perché il Governo centrale non ha risposto a questa esigenza, non ci ha dato l'Assemblea costituente".
E' inutile girare attorno a questo tema, la responsabilità non sta in noi che ci abbiamo creduto, la responsabilità sta nel Governo Berlusconi che, nonostante le nostre reiterate richieste, ci ha negato l'Assemblea costituente. Allora non ci rimane altro da fare che aprire la strada della Consulta statutaria, che spero raccolga in sé tutte le rappresentanze vive della società sarda e possa, assieme al Consiglio regionale, lavorare per portarci a un nuovo Statuto all'altezza dei tempi, che ci conceda quella sovranità che chiediamo e soprattutto garantisca la nostra identità.
Per queste ragioni sono concorde con l'ordine del giorno che abbiamo presentato come maggioranza. Credo che ci siano anche spunti interessanti negli altri documenti che sono stati presentati ed è per questo che mi esprimo a favore dell'ordine del giorno numero 4.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DAVOLI (R.C.). Signor Presidente, la dichiarazione conclusiva di stamattina del presidente Soru è indubbiamente importante perché rasserena il dibattito, coglie e raccoglie esigenze e interpretazioni diverse sull'argomento. D'altronde, anche l'opposizione mi pare abbia citato in maniera positiva le dichiarazioni del presidente Soru, però sembra che non ne voglia prendere atto.
Si dimostra in questo modo che la politica, la discussione politica, anche quella più aspra, produce delle sintesi, sposta, è normale, secondo me, e modifica la priorità o le priorità della politica. Vedete, il dibattito sull'autonomia della Sardegna parte da molto lontano, ha avuto i suoi momenti esaltanti, ne ha avuto anche altri abbastanza deludenti, privi di spessore culturale, rischiando - è successo parecchie volte - la banalizzazione di questi valori, dei contenuti legati alla nostra storia e alla nostra memoria. Però, vedete, come è successo stamattina, ogni tanto riemerge questo argomento. Questo dipende anche da noi, da quest'Aula, stamattina l'ha fatto il presidente Soru, è un fiume carsico che riappare, che si ripresenta, e se ne deve tener conto, non lo si può nascondere. Allora, se le dichiarazioni del presidente Soru hanno colpito anche parte dell'opposizione, perché, come ha fatto stamattina il compagno Cugini ponendo la domanda, non cogliere l'occasione? Che cosa osta? Che cosa significa, onorevole Capelli, dire che se quelle dichiarazioni il presidente Soru le avesse fatte prima forse qualcosa sarebbe cambiato? Ma che cosa cambia? Non capisco, non stiamo parlando dell'appalto di una strada, stiamo parlando della Costituzione della Sardegna! Cosa cambia? Non si capisce. Che difficoltà c'è nel raccogliere, onorevole Capelli, l'invito dell'onorevole Cugini a partecipare per costruire un percorso collettivo? Non capisco. Perché non tentare? Magari, poi, ci divideremo, sicuramente ci divideremo su alcuni aspetti: sulla legge elettorale, sulla forma di governo, sul ruolo del Presidente. Voi sapete che noi siamo proporzionalisti e siamo contro il presidenzialismo, quindi ci sarà sicuramente un dibattito molto ampio, approfondito, però dobbiamo partire insieme e discutere del ruolo della Sardegna del futuro.
Credo che in questa fase iniziale l'obiettivo fondamentale debba essere un altro, e debba essere il coinvolgimento e la partecipazione dei sardi. D'altronde nel preambolo dell'ordine del giorno numero 4 lo si dice con estrema chiarezza: "La partecipazione del sistema degli enti locali è il più largo consenso democratico attraverso la partecipazione dell'intera società sarda in tutte le sue principali espressioni: politiche, territoriali, sociali, economiche e culturali". Credo, per me quanto meno, che questo sia il passaggio più importante e di maggiore spessore politico del dibattito attuale sull'ordine del giorno numero 4.
Vedete, il mio partito, durante l'estate ha organizzato, come sempre fa, dibattiti, iniziative, ha organizzato anche le Feste di Liberazione; "Liberazione" è il nostro giornale. Quest'anno c'è stata una straordinaria novità, certo è partita con tanti diffidenti anche all'interno del nostro partito, perché vedevano questa novità come una cosa forse campata per aria, invece si è dimostrata un evento straordinario. E' partita con quella specie di fogliettini che venivano appiccicati per le strade, sui portali delle case, nei mercati, con questo semplice "voglio". Bene, nella Festa di Liberazione di Nuoro tantissimi di questi "voglio" riguardavano questioni sarde: voglio una Sardegna libera e indipendente; voglio che la Sardegna non sia una piattaforma di guerra del Mediterraneo; voglio che i giovani sardi non emigrino, e così via, tanti voglio individuali che sono diventati un "vogliamo" collettivo. Ma questa scoperta estremamente importante fa capire, a chi vuole capire naturalmente, che nelle basi, nelle fondamenta della società nelle zone più marginali e più precarizzate della nostra Isola esiste un "voglio", esiste un desiderio, esiste la volontà di partecipare, potendo decidere collettivamente, a un qualcosa che possa diventare la primavera della Sardegna. Perché non dobbiamo accettare questo desiderio che ci viene dal profondo delle nostre terre lontane? Per quale motivo? Non lo capisco, non ci sono vincoli in questo documento, che è tutto un preambolo, secondo me, la base di partenza per una discussione molto seria, molto di massa. Allora davvero non capisco le ostilità dell'opposizione a far parte di un processo che la renderebbe d'altronde anche protagonista.
La partecipazione è l'elemento fondamentale di questa fase politica. Le primarie, sì, bisogna parlarne, perché le primarie sono state un evento che nessuno si aspettava, nessuno di noi, neanche i più ottimisti si aspettavano. Ebbene, cosa dicono le primarie? Parlano di partecipazione, descrivono in maniera chiara e ineludibile che la volontà di partecipazione resta il dato significativo di questa fase politica. Questa volontà, appunto, ha trovato un'occasione, ha trovato l'opportunità di esprimersi attraverso un voto volontario, e l'ha usata bene, secondo me, con forza in quantità dilagante, che nessuno si aspettava. Per che cosa? Per dire no alla passività, all'indifferenza, all'inerzia, alla crisi attuale della politica, e questo è successo anche in Sardegna. Possiamo - io dico dobbiamo - dare un'altra opportunità a questa gente, a queste moltitudini, per dire la loro, l'opportunità di esprimersi in modalità diverse, magari non consuete, che sono poi quelle burocratiche e stantie del politicismo? Credo di sì, lo Statuto, le riforme di cui la Sardegna ha bisogno possono essere un elemento di questa discussione, possono essere l'occasione, l'opportunità per discutere appunto di queste cose, possono diventare lo strumento, ma anche l'obiettivo della partecipazione. Se riusciamo a cogliere il vero senso di questa discussione, quello che potrebbe essere domani e dopodomani nelle piazze, nelle scuole, nelle fabbriche, nei quartieri, negli uffici, nei comuni, potremo contribuire, ma dobbiamo esserne consapevoli, alla costruzione di un meccanismo di partecipazione nuovo, alla costruzione di un meccanismo nei territori marginali soprattutto, a un protagonismo dei nuovi municipi. Guardate, in questo periodo sto vedendo riemergere, o emergere, è successo tante volte, fratture generazionali. L'altro giorno mi trovavo nel mio paese e ho saputo che una cooperativa che gestisce i beni archeologici della zona, una cooperativa che ha lavorato e che lavora da quindici anni, ha costruito il suo lavoro. Bene, alcuni ragazzi che fanno parte di questa cooperativa hanno deciso di andar via, chi in Emilia, chi in Toscana, chi nelle Marche. Sembra una banalità, sembra normale, sì, forse è normale, ma è anche un fatto tragico e diventa un messaggio alla politica. Questi ragazzi, che per quindici anni hanno costruito il loro tesoro, questo tesoro se lo lasciano scappare di mano perché non ce la fanno più, perché i contributi sono stati ridotti dal 60 al 40 per cento, eppure questi sono rimasti in quella zona per gestire Su Tempiesu o Santefisi, quindi un bene immateriale della nostra Isola, un patrimonio legato all'identità, alla cultura e alla storia sarda. Questo pezzo va via. Credo che sia sostanzialmente una sconfitta della politica.
Quello che mi preoccupa maggiormente, però, è il mondo della scuola. Ma voi pensate davvero che si possa discutere di questo problema, dello Statuto, della legge statutaria, del futuro della Sardegna senza che vengano coinvolte le scuole? Guardate che il mondo della scuola su questi argomenti…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Davoli, sono concessi cinque minuti per una dichiarazione di voto, che diventano insufficienti quando si parla senza dire quello che ci si era proposti di dire.
Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). C'è andato un po' pesante, il Presidente!
Signor Presidente, colleghe e colleghi, noi non voteremo - così evitiamo di disperdere energie, come oramai è evidente - alcun ordine del giorno, peraltro unitario, peraltro precostituito, a cui non abbiamo dato il nostro contributo. Come il dibattito ha ampiamente evidenziato, le posizioni tra le idee politiche di questa opposizione e quelle della maggioranza sono al momento distanti. Ho già avuto modo di evidenziare, giovedì scorso, e non voglio ripetermi, atteggiamenti e atti che prevaricano le norme vigenti, mortificano le intelligenze e creano un'oggettiva difficoltà di rapporti tra maggioranza e opposizione. Solo per fare qualche esempio, ricordo l'atteggiamento della maggioranza durante la discussione dell'ultimo bilancio, quando alcuni correttivi sono stati apportati grazie al nostro contributo, mentre nessuna delle proposte delle opposizioni è stata accolta, nemmeno quando riguardava punti programmatici illustrati dal presidente Soru, che, come abbiamo richiamato, sono stati parimenti disattesi. Parlo, ad esempio, del capitolo sulle consulenze, che sono aumentate macroscopicamente e continuano ad aumentare, nonostante ciò che avevate dichiarato nel vostro programma. Tant'è che in seguito ad alcuni atti di prevaricazione, abbiamo chiesto di inserire nel Regolamento uno dei punti per noi più qualificanti, cioè l'istituzione di una Commissione di vigilanza a tutela della funzione di programmazione del Consiglio regionale, che in alcuni casi è stato scavalcato, malgrado il parere contrario anche dell'Ufficio legale del Consiglio.
Vi è un'inversione di tendenza: prima voi sistematicamente portavate in discussione anche le "virgole" in Commissione, se non in Aula, oggi invece la Giunta compie anche atti che non sono di sua competenza. Vedete, ci sono diversi modi di intendere le cose: al di là del rapporto personale e della sensibilità e correttezza dell'assessore Dadea, che sono fuori dal discorso, devo dare atto - l'ho saputo poco fa - che l'assessore Sanna, al contrario di altri sprovveduti e certamente non in buona fede, ha tempestivamente provveduto a sanare una situazione, senza dire bugie, e ne ha dato notizia con un comunicato stampa diramato proprio stasera. Nel momento stesso in cui si è evidenziato che c'era una posizione illegittima, immediatamente l'assessore Sanna ha provveduto a sanare la situazione. Così ci è stato riferito. La ringrazio, assessore Sanna, per questo suo atto di democrazia. Mi riferisco a colui il quale non avrebbe potuto occupare contemporaneamente posizioni tra loro contraddittorie. Noi siamo contro i "famiglioni", composti da parenti, amici, compagni e compagne, intendo compagni e compagne di vita, non per appartenenza politica. La legge numero 31 è sistematicamente disattesa e questo al di là di ogni forma di correttezza che è stata sempre il caposaldo di questo istituto autonomistico. Ciò nondimeno devo ammettere che l'intervento svolto stamattina dal Presidente presentava molti punti che abbiamo condiviso e che speriamo possano rappresentare l'inizio di un confronto serio e articolato.
Nel merito delle questioni, l'idea stessa di riforma è da condividere, così come sono da condividere tutti gli argomenti non ancora approfonditi che riguardano principi di carattere generale, perché sul fatto che la Sardegna abbia necessità di riforme, che tutto il sistema istituzionale debba essere modernizzato, attualizzato e reso rispondente alle mutate esigenze della società sarda non esiste davvero alcun dubbio. E' un concetto così condiviso e acquisito che il mio partito, in tanti anni di esperienza politica, lo ha pubblicamente affermato in quest'Aula e nelle altre sedi politiche, ma è il metodo che non può essere condiviso. Abbiamo già detto che il Consiglio non dovrà mai essere svilito, ridotto a una mera presenza, ed è bene che il Presidente della Regione abbia recepito questa esigenza di democraticità e di rappresentatività, è bene che abbia recepito la supremazia del Consiglio, la sua sovranità. Ed è superfluo ricordare che è il Consiglio sa essere sovrano. Questa è la nostra idea di democrazia, un'idea di libera e reale partecipazione dei singoli consiglieri regionali e del Consiglio nel suo insieme alla vita della regione; un'idea che prevede che siano i consiglieri ad assumere le determinazioni politiche sulla base dei loro convincimenti.
Riguardo alla possibilità di un accordo con la maggioranza ripeto quanto ho già detto: non si fanno gli accordi quando pare a una sola parte. Del resto, in questi quindici mesi, abbiamo approvato provvedimenti e anche riforme che all'inizio della legislatura avevano un senso. Alcune riforme sono state fatte, ripeto, ma certamente senza avviare un confronto con noi. Questa volontà prima non c'era e se ora c'è lo si deve forse ad alcuni illuminati consiglieri che stanno contribuendo a far sì che si arrivi a un metodo di confronto diverso. Gli accordi si fanno quando la pratica del rispetto, dell'ascolto, della condivisione, della gestione partecipata del bene comune è costante. Gli accordi alti e nobili si fanno tra forze politiche che si rispettano, che rispettano le leggi, che rispettano i regolamenti, lo Statuto, le prerogative dei consiglieri; non si possono certo fare accordi se non esiste questo rispetto. Tutti i termini devono essere rispettati, a cominciare dal termine del 30 settembre per la presentazione al Consiglio della manovra finanziaria. Il Presidente della Regione adesso non c'è, è spesso assente durante i miei interventi, ma so che oggi ha un impegno, a Roma, certamente molto importante. Secondo il mio punto di vista - mi piace essere corretto - sarà infruttuoso, però è giusto che lui ottemperi e faccia tutte le battaglie per rivendicare quello che compete alla Sardegna, così come le abbiamo fatte noi.
Le risposte agli atti del sindacato ispettivo obiettivamente non ci sono state, anche in questo caso non sono stati rispettati i termini, ma non è possibile che tutti i ritardi siano colpa delle opposizioni e tutti gli atteggiamenti virtuosi siano merito della maggioranza! Questo è poco credibile e non è certo un buon viatico per un confronto improntato al rispetto reciproco.
Chiudo con una provocazione, che spero possa essere accolta dalla maggioranza come pure dal suo Presidente, senza far riferimenti alla possibilità di "saltare" o meno. Sarebbe importante poter considerare la prima Commissione una commissione di garanzia, una commissione paritetica, in cui cioè minoranza e maggioranza hanno ugual numero di rappresentanti. Una Commissione di garanzia, come voi sapete, di solito è presieduta da un esponente della minoranza. Ora, posso anche capire che non si voglia assegnare la presidenza a un consigliere della minoranza, ma se si facesse in modo che la prima Commissione fosse davvero una commissione di garanzia e paritetica si dimostrerebbe quella sensibilità che sentiamo dichiarare a parole, ma vorremmo fosse esplicitata meglio nei fatti. Questo, Presidente, è il cammino che porterà a una stabile collaborazione tra tutte le forze politiche per il bene della Sardegna, ma pensiamo anche che sia una strada che deve percorrere il Presidente. A lei e al suo intervento, Presidente, facciamo riferimento. Non le nascondo che mi dispiace non votare l'ordine del giorno unitario, il numero 4; ho sempre condiviso gli ordini del giorno unitari che rispettano il volere del Consiglio. Al collega Davoli dico: siamo molto diversi perché voi oggi vi appellate a noi, con senso di grande responsabilità, mentre voi, nella storia dell'istituito autonomistico, non avete votato quasi mai ordini del giorno presentati da noi.
Il suo intervento di stamattina sembrava aprire a un percorso comune, ma non possiamo ancora fidarci, basti pensare alle contraddizioni evidenti emerse dagli interventi della maggioranza: mentre l'onorevole Balia parla di manovra non calata dall'alto, ma aperta al confronto, il collega Marracini, sul giornale di ieri, afferma la volontà di andare avanti comunque. Io capisco che ci sarà un bonus, e quindi probabilmente in funzione di questo bisogna dimostrare di essere più avanzati rispetto agli altri, ma questo certamente non è un viatico per raggiungere una sintesi unitaria. E' una provocazione e noi non accettiamo provocazioni.
Avete detto che siete in grado di andare avanti, ma questo non è stato sostenuto da persone come l'onorevole Cugini e lo stesso onorevole Marrocu, e vi è stato l'appello di una persona di alta caratura, quale l'assessore Dadea, che ha dimostrato di essere super partes. Ebbene, alcuni atteggiamenti sono provocatori e sono in contrasto evidentemente con quella linea che voi avete chiesto di portare avanti assieme. Potrei continuare con gli esempi, Presidente, ma ho detto sin dall'inizio che non avrei votato quest'ordine del giorno, e la strada è ancora molto lunga.
Per quanto riguarda gli altri ordini del giorno, voteremo contro l'ordine del giorno numero 1, nonostante l'intervento - me lo consenta, lei mi è particolarmente simpatica - della collega Caligaris, perché siamo contro le riserve indiane, l'abbiamo sostenuto anche nella passata legislatura. Vogliamo coerenza e siamo quindi contrari a un sistema che crea obiettive difficoltà anche da questo punto di vista. A Hollywood, l'ho detto un'altra volta, si assumevano come comparse portoricani e indiani, noi riteniamo invece che se le persone valgono possono essere anche tutte donne, ma fare separazioni di questo genere non è utile. Sull'ordine del giorno presentato dagli amici Atzeri e Scarpa ci asteniamo. Siamo favorevoli all'Assemblea costituente per coerenza con l'atteggiamento che abbiamo assunto in passato e siamo ovviamente contrari, e di questo ci dispiace, all'ordine del giorno numero 4.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, l'ordine del giorno presentato dalla maggioranza interpreta, a mio giudizio, il dibattito di questi due giorni e raccoglie le conclusioni del presidente Soru.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue LICHERI.) Il processo riformatore in Sardegna non può che avvenire attraverso il coinvolgimento di tutte le forze politiche, di tutta la società sarda, delle espressioni territoriali, sociali, economiche e culturali della Sardegna. Eliminerei dall'ordine del giorno numero 4, al quinto rigo del secondo capoverso la parola "principali", perché dà l'idea che siano escluse le forze e le rappresentanze minoritarie.
Penso che il dibattito di questi sia stato costruttivo perché ha consentito a tutti di potersi esprimersi liberamente su un tema importante come quello delle riforme. Sono emerse sensibilità diverse, posizioni diverse, anche in seno alla maggioranza, e non poteva che essere così. Ho la convinzione che le buone riforme, quelle che rispondono concretamente ai bisogni reali della gente, nascono e si sviluppano tenendo conto di queste diversità. C'è da parte dei cittadini una voglia di partecipare attivamente alla trasformazione della società e al governo della cosa pubblica. Rispetto a questo, la classe politica ha il dovere di costruire un percorso partecipato che colga questa esigenza che viene dal basso attraverso un percorso aperto e nuovo. Le pratiche di democrazia diretta sono difficili, ma vanno perseguite fino in fondo coinvolgendo i territori, gli enti locali e gli amministratori, che sono l'espressione più alta delle nostre realtà.
Alcuni interventi, anche dell'opposizione, hanno avuto l'intelligenza di cogliere questa prospettiva, di avviare un'interlocuzione ed entrare nel merito delle questioni discusse, e per questa ragione vanno apprezzati. Altri, invece, hanno preferito evitare una qualsiasi discussione sulla sostanza, per fare demagogia gratuita e vagare su temi totalmente fuori luogo. Mi riferisco, chiaramente, all'onorevole Pili che non è in aula, che si è dimenticato di aver letto il programma della Lombardia spacciandolo per quello della Sardegna proprio in quest'Aula, e, non pago di quella magra figura, ieri notte, in tarda serata, anziché dare un contributo per risolvere il problema degli operai dell'Enelpower ha preferito attaccare in modo maldestro e offensivo l'assessore Salerno per la sua assenza dall'Aula, ignorando che l'Assessore era in partenza per risolvere tale problema. Oggi, a non molte ore dagli sproloqui di Mauro Pili, quella vertenza è stata risolta, dando certezze ai 370 lavoratori dell'Enel Power. L'onorevole Pili ha fatto ironia fingendo di non ricordarsi il nome dell'Assessore del lavoro, e può essere che qualcuno in Sardegna non se lo ricordi davvero, invece tutti conoscono molto bene l'onorevole Pili, non perché in vita sua abbia risolto una qualche vertenza, ma per i disastri sociali ed economici che ha saputo produrre nella sua breve esperienza di governo. Non le basteranno, onorevole Pili, un camion di scarpe da tennis nuove e tutti i murales della Sardegna per rimediare a questa sua reputazione. Tutti si ricordano fin troppo bene di lei e del suo operato!
Per ritornare al tema, esprimo il mio voto favorevole all'ordine del giorno numero 4, perché innovativo e aperto al contributo di tutti e di tutte le forze politiche presenti in quest'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, richiamo immediatamente il penultimo intervento, quello dell'onorevole Oppi, al quale, è vero, ho rivolto l'appello, che per altro era rivolto non solo a lui e al suo Gruppo, ma a tutta la maggioranza e a tutta l'opposizione, a trovare su questo tema un indirizzo comune, un comune percorso. L'onorevole Oppi diceva: "Andate avanti". No, l'appello permane, onorevole Oppi, vorremmo su queste tematiche andare avanti, ma per quanto possibile assieme.
Credo che sia sempre possibile un ravvedimento anche in questa sede relativamente all'ordine del giorno numero 4, ma, qualora non fosse possibile, sulla tematica delle riforme istituzionali dobbiamo in ogni caso andare avanti assieme. Ci saranno pure piccole differenze, ma queste non saranno sufficienti a inquinare la validità del percorso.
Bisogna riconoscere, signor Presidente, che molte sensibilità in quest'Aula si sono espresse al meglio, e debbo dire che la stragrande maggioranza dei colleghi intervenuti si è espressa nel tentativo di non inquinare il dibattito e di non portare in questa sede e in questa alta occasione tematiche che pure sono all'ordine del giorno del dibattito politico, ma che servono a scaricare tensioni che sono più propriamente politiche e talvolta interne ai partiti. Scaricare queste tensioni sull'istituzione consiliare sarebbe un errore.
Io ho avuto un maestro di cui vado orgoglioso, un grande maestro del socialismo che molti di voi, non ho dubbi, conoscono, Peppino Catte, il cui trentesimo anniversario della morte ricorre da qui al prossimo mese. Cercheremo di ricordare il suo insegnamento attraverso una serie di manifestazioni. Da quel maestro, da Peppino Catte, ho imparato che socialismo è autocritica, è consapevolezza, è determinazione, ma è anche forte rispetto delle posizioni che dagli altri vengono espresse; socialismo raramente è certezza, molto spesso è dubbio.
Scegliendo, in questa occasione, di parlare di grandi temi si è logicamente e in maniera del tutto ovvia affievolito anche lo scontro e tutti hanno dimostrato, in linea generale, di voler sostituire lo scontro con il confronto: confronto di posizioni, confronto di idee, quindi orizzonti larghi hanno consentito interventi pieni di saggezza e anche il voto, badate, colleghi dell'opposizione, deve essere per quanto è possibile un voto di saggezza. Le riforme e l'autonomia sono importanti, diceva l'onorevole Capelli. Figuriamoci, onorevole Capelli, se non sono tanto più importanti quando le riforme sono finalizzate al reale potenziamento dell'autonomia! Abbiamo presentato un documento, per grandi linee, però abbiamo accolto, bisogna dirlo, molte delle proposizioni che sono venute dalla opposizione. Non è un demerito, credo, averle accolte; è quella consapevolezza a cui prima facevo riferimento.
L'onorevole Floris ha fatto un passaggio, un passaggio consequenziale: cittadino, popolo, nazione. Anche questa, onorevole Floris, rappresenta una comune consapevolezza e io personalmente accolgo anche la richiesta di elementi di garanzia da lei avanzata.
L'onorevole Cugini diceva: "Ciascuno di noi è permeato da sardismo", ed è così, onorevole Atzeri! Prima dell'onorevole Cugini lo ha detto un altro grande del sardismo, che ho sentito personalmente e ripetutamente esprimere questo concetto, l'onorevole Mario Melis, il quale diceva che socialismo e sardismo sono due valori entrambi universali, da cui la società e tutti i partiti politici non possono che essere permeati. La proposta ultima dell'onorevole Cugini di un allargamento della gestione ai Capigruppo è volta proprio ad evitare che qualche parte si senta esclusa da quel processo e a creare quel livello di forte mobilitazione a cui si faceva riferimento attraverso l'Assemblea costituente.
Esprimo il voto favorevole sull'ordine del giorno numero 4 da socialista convinto e da Capogruppo del Gruppo Federalista-Autonomista Sardo, quindi anche a nome dei colleghi del Gruppo. Voglio augurarmi che quelle incertezze, quei dubbi che pure sono stati espressi, che pure comprendiamo e che possono avere le loro ragioni anche politiche, possano essere superati e, in maniera aristotelica, concludo dicendo che mi auguro che nel voto finale l'improbabile possa accadere!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Anche il nostro voto riguardo agli ordini del giorno è articolato. E' articolato sulla base di una valutazione di tutte e quattro le proposte e sarà sicuramente favorevole all'ordine del giorno numero 1, che è stato sottoscritto anche da una collega del nostro Gruppo e che voteremo per rispetto delle questioni di fondo che vengono portate e che richiedono sicuramente un'utile riflessione, al di là del fatto che, in troppe circostanze, queste questioni vengono rivendicate in maniera non sempre oggettiva ed efficace per la stessa causa.
Esprimiamo un voto di astensione sull'ordine del giorno numero 2, per il rispetto della tradizione politica dei colleghi che in quest'Aula cercano di interpretare una realtà che ha il suo valore e la sua importanza storica, ma anche attuale, nella realtà odierna del panorama politico sardo, pur non condividendo una parte delle considerazioni che sono state espresse in questo ordine del giorno.
Voteremo invece a favore dell'ordine del giorno numero 3, per testimoniare ancora una volta che la strada dell'Assemblea costituente aveva e ha ancora, almeno in linea teorica, la sua validità per le ragioni da cui nasceva quella proposta, che noi abbiamo sostenuto e sulla quale però dobbiamo riconoscere il mancato esito positivo. Soprattutto dobbiamo riconoscere che il sistema politico attuale, la maggioranza in particolare, che in buona parte quantitativamente e qualitativamente aveva inizialmente sostenuto quel progetto, ha poi ritenuto, in questa legislatura, di non doverlo sostenere, nonostante quel percorso avesse, a nostro giudizio, delle ottime ragioni per essere seguito, sia per l'intenzione e l'obiettivo di valorizzare la società sarda, sia perché un soggetto istituzionale autonomo avrebbe avuto il grande vantaggio di scindere l'azione costituente statutaria dall'azione ordinaria di governo.
Ed è questa argomentazione di fondo che ci porta a mantenere, al momento attuale e nella votazione, una posizione contraria alla sostanza dell'ordine del giorno numero 4, proposto dalla maggioranza, che noi crediamo ancora non abbia dato fino in fondo e forse non possa dare fino in fondo, nei fatti, un segnale concreto di voler davvero scindere il percorso statutario e costituente dall'azione ordinaria di governo di questa Regione. Lo abbiamo detto più volte, lo ribadiamo: rifare le regole del gioco delle nostre istituzioni obbliga necessariamente a tener conto delle questioni di fondo, delle questioni più profonde che sono all'origine della nostra autonomia e che vengono molto spesso, necessariamente quasi, accantonate nell'ordinaria azione di governo. Prendiamo atto delle dichiarazioni rese oggi in Aula dal Presidente, prendiamo atto che alcune sue affermazioni sono importanti e le giudichiamo necessarie, però c'è bisogno di una verifica anche per esse nei fatti.
Appureremo, nei prossimi passaggi, se davvero l'obiettivo del Governo regionale, in questo passaggio di questa legislatura, sarà stato quello di innescare il processo riformatore e poi lasciare che tutte le forze politiche presenti in questa Assemblea possano assumere decisioni che incidono sulla stessa forma di governo e quindi sull'azione concreta di questo Governo. Vedremo, alla prova dei fatti, se davvero il Governo regionale è seriamente intenzionato a lasciare libera la sua maggioranza di agire guardando al futuro di questa Regione, ai futuri rapporti tra la Regione, lo Stato e l'Unione Europea, ai rapporti tra la Regione e le autonomie locali, cioè tutto l'impianto istituzionale amministrativo che interessa i cittadini senza vincoli di maggioranza. Questo lo vedremo nei prossimi passaggi che investiranno la competenza di quest'Aula. Per il momento crediamo che si debba essere attenti alla sostanza, disponibili a riconoscere un interesse per le cose che sono state dichiarate, ma anche nettamente vigili per verificare la corrispondenza tra le parole e i fatti. D'altra parte credo sia oggettivo ed evidente che il confronto di questi giorni non è stato assolutamente inutile. Si è manifestata in quest'Aula una capacità di esporsi nel dichiarare le proprie idee e le proprie posizioni e nel capire fino in fondo le ragioni delle altre parti politiche. Questo è accaduto in un dibattito, in un confronto verbale quindi, in quest'Aula parlamentare, ma occorre davvero che alle parole seguano i fatti.
D'altra parte, colleghi della maggioranza, mi rivolgo in particolare all'onorevole Cugini, che ha più volte richiamato l'opposizione a un atteggiamento di credito rispetto a quello che la maggioranza ha dichiarato in questi giorni, in questo momento, riguardo alle riforme, ci interessa di più il risultato o il percorso? E' chiaro che a tutti noi singolarmente e a tutte le forze politiche presenti in quest'Aula interessa risultato, e sarà chiaro, anche a seguito di questo dibattito, che ci interessa che la nostra esperienza politica in questa legislatura non sia vana anche sul piano delle riforme, oltre che sul piano della risposta ai bisogni concreti e quotidiani della nostra gente e del nostro territorio.
Nessuno di noi vuole che questi anni passino inutilmente sul piano della stesura di norme che diano alla Regione sempre più poteri, sempre più funzioni e sempre maggiore capacità di risposta ai cittadini che ci hanno dato il compito di essere qui per rappresentarli. Ma se questo è vero, se tutti crediamo che la specialità sia un dato da riscoprire ancora e da riaffermare, se tutti crediamo che attraverso la legge statutaria possa essere disegnato un impianto di regole che dia alla nostra Regione maggiore efficienza e maggiore rappresentatività di tutti gli interessi del popolo sardo, se a tutti interessa un'amministrazione più efficiente, credo che sia chiaro che la misura dell'efficacia della nostra azione sarà valutata in base alle norme che approveremo in quest'Aula. Ci interessa di più il risultato che il percorso e il fatto che il percorso oggi ci veda distinti nella votazione non è necessariamente un impedimento a raggiungere insieme un risultato, a condizione evidentemente che si sia leali fino in fondo, oggi e nei prossimi giorni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, credo che sia facile e anche opportuno ricollegarmi all'intervento dell'onorevole La Spisa. Anche a noi interessa il risultato, collega La Spisa, però credo che l'aver avviato in questi giorni un percorso, anche per quanto riguarda il metodo, sia importante.
Il collega Diana, stamattina, sosteneva che il Presidente ha scaricato la responsabilità sul Consiglio. Io credo che l'intervento che il presidente Soru ha pronunciato stamattina sia stato estremamente importante, proprio perché non ha scaricato le responsabilità sul Consiglio, ma ha voluto riaffermare la competenza del Consiglio nell'approvare le riforme. Credo che questo sia stato un fatto importante anche per sfatare alcuni pregiudizi che molti di noi avevano prima dell'inizio di questo dibattito sulle riforme.
Relativamente ai diversi ordini del giorno, e in particolare al numero 3, di cui è primo firmatario il collega Vargiu, voglio ricordare che quest'Aula, prendendo atto del fallimento dell'iniziativa per l'istituzione di un'Assemblea costituente, decise di procedere alla riscrittura dello Statuto di autonomia attraverso uno strumento diverso, la Consulta, nominata dal Consiglio, con la volontà chiara ed evidente di coinvolgere tutte le energie e le migliori intelligenze presenti nella nostra società. Quindi lo strumento dell'Assemblea costituente, onorevole Vargiu, è superato e la volontà di insistere su questa strada fa sorgere in noi il sospetto che si intenda ancora semplicemente annunciare le riforme e non già realizzarle. Noi ci siamo impegnati con i sardi, collega Vargiu, e questo impegno lo vogliamo mantenere. Per questo motivo il nostro voto sull'ordine del giorno numero 3 non può che essere contrario.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno numero 2, firmato dai collegi Atzeri e Scarpa, devo dire che comprendiamo le ragioni che hanno spinto gli amici del P.S.d'Az. a presentarlo, però registriamo nel contempo un sostanziale recepimento del dispositivo in esso contenuto nell'ordine del giorno numero 4, presentato dalla maggioranza. Cioè dopo aver enunciato il percorso dell'Assemblea costituente, richiamato anche dagli amici del P.S. d'Az., di fatto il dispositivo dell'ordine del giorno numero 2 è sostanzialmente recepito dall'ordine del giorno numero 4. Per motivi tecnici dobbiamo quindi votare contro il 2. Accogliamo l'impegno enunciato nell'ordine del giorno numero 3 e anche l'impegno a un processo accelerato di riscrittura dello Statuto e con il massimo coinvolgimento del popolo sardo.
L'ordine del giorno numero 4, presentato dalla maggioranza e sul quale certamente noi voteremo a favore, non è, collega Oppi, il risultato di un documento precostituito. Già dalle considerazioni espresse nel corso del suo intervento mi è sembrato chiaro che la sua affermazione su un documento precostituito sia venuta a cadere. Lei stesso, infatti, ha affermato, così come ha fatto nel suo intervento il collega Capelli, che sostanzialmente condivide l'intervento del Presidente e le dispiace votare contro. Credo che in questa affermazione sia contenuto il riconoscimento per lo sforzo che è stato compiuto e per il fatto che questo documento è il frutto di un lavoro importante, è il risultato del dibattito che si è sviluppato non solo in Aula, in questi giorni e nelle ultime settimane, ma anche nelle istituzioni e nella società. Oggi noi stiamo andando avanti cercando di non dimenticare niente di quello che è avvenuto nel corso dei dibattiti che si sono tenuti nelle singole sedi.
L'ordine del giorno numero 4 tiene conto non solo del confronto interno alla maggioranza, ma anche delle riflessioni, dei contributi venuti da questo dibattito, e recepisce le diverse sensibilità, comprese quelle delle minoranze, emerse nei diversi momenti del dibattito stesso. E' un ordine del giorno che risponde all'urgenza di approvare non solo le leggi di riforma delle istituzioni regionali, di cui abbiamo dibattuto in questi giorni, ma anche leggi di riforma ordinarie. Mentre su queste ultime potremo anche differenziarci, per una diversa visione della soluzione dei problemi, per quanto riguarda la riforma delle istituzioni regionali riteniamo di dover procedere insieme alla sua realizzazione, maggioranza e opposizione, e con il massimo del coinvolgimento non solo delle istituzioni, ma anche dell'intero popolo sardo. Siamo convinti che il 2006 possa essere l'anno delle riforme, anzi siamo convinti che sarà l'anno delle riforme, perché attraverso le riforme si danno risposte alle attese della comunità sarda.
Al di là del risultato della votazione di oggi, che ci auguriamo, colleghi, possa registrare il consenso anche delle opposizioni, ho colto con molta attenzione le osservazioni e i richiami fatti dal collega Diana stamattina. Noi condividiamo, onorevole Diana, il fatto che il concetto di assicurare o favorire possa andare nella stessa direzione, per cui non siamo contrari ad accogliere la proposta che lei ha avanzato nel suo intervento; ciò che conta non è la terminologia, ma è la volontà di andare verso il riconoscimento della rappresentanza dei sessi. Quindi io ho colto la volontà da parte vostra, al di là del diverso processo che avete intrapreso con la vostra proposta di legge, di votare a favore dell'ordine del giorno, fatta eccezione per il dispositivo.
Dicevo che, al di là del risultato di oggi, noi vogliamo scrivere assieme le riforme. Non abbiamo rinunciato e non rinunceremo a scrivere le riforme ricercando costantemente il coinvolgimento di tutte le parti politiche presenti in questo Consiglio, con le quali occorrerà trovare le forme e i modi per coinvolgere in questo dibattito nel modo più ampio possibile anche l'intero popolo sardo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, nell'annunciare il voto favorevole dei Riformatori sull'ordine del giorno numero 3 e contrario sugli altri tre ordini del giorno, colgo l'occasione per completare con l'Aula un ragiionamento, che in realtà noi ritenevamo già completo, per cui avrei volentieri fatto a meno di intervenire nuovamente per dichiarazione di voto sugli ordini del giorno. Probabilmente non sono riuscito o noi Riformatori non siamo riusciti a spiegarci a sufficienza, e allora è utile ripassare alcuni punti.
In quest'Aula è legittimo essere in disaccordo: si può essere in disaccordo esponendo opinioni diverse, partendo da presupposti identici e arrivando a conclusioni differenti. Ciò che non è possibile, se ciascuno di noi opera con onestà culturale, è fingere di non capirsi, cioè continuare a comportarsi come se l'interlocutore che la pensa in maniera difforme non avesse esposto le sue ragioni. Noi comprendiamo la diversità delle ragioni degli altri rispetto alle nostre, ne comprendiamo il fondamento e non lo condividiamo. Non riusciamo però a comprendere perché non venga capito il fondamento delle ragioni che sosteniamo noi, che sono non condivise, ma non per questo sono inesistenti.
Qualche collega, stamattina, ha richiamato i Riformatori dicendo: "Guardate che non stiamo parlando di lavoro, ma stiamo parlando di riforme". Colleghi, lo ha detto il presidente Soru che riforme e lavoro sono due facce della stessa medaglia, che non c'è in Sardegna speranza di cambiamento, possibilità di nuova occupazione, di sviluppo, di modernizzazione senza le riforme, per cui riuscire a spiegare ai sardi, a quelli che sono fuori di quest'Aula, che il lavoro è legato alle riforme è una scommessa di questa classe politica. Se questa classe politica non vince la sua scommessa - e oggi non l'ha vinta - fallisce, ed è un fallimento a cui dobbiamo cercare di mettere rimedio, che non possiamo permetterci di ignorare. Ecco che cosa intendiamo quando diciamo che le riforme, e in particolare la riforma dello Statuto, si dovrebbero fare per la gente in mezzo alla gente, insieme alla gente.
Allo stesso modo non capisco quando si dice: "I Riformatori si vogliono tirare fuori dal processo di riforma". Intanto, a quei colleghi faccio notare che sono passati sedici mesi, la ruota ha girato e nessuno di loro può più alzarsi per domandare: "Riformatori, ma quando le fate le riforme?" Adesso siamo noi a domandare a voi: "Riformisti, ma quando le fate le riforme?" Adesso spetta a voi fare le riforme, siete voi che dovete proporcele e siete voi che dovete portarle avanti.
Il vostro Presidente parla di elezioni primarie per legge, dov'è la vostra proposta di legge al riguardo? Dov'è un disegno di legge della Giunta? Il collega Biancu ha ripresentato la proposta di legge per le primarie, in questa legislatura? Non l'ha presentata? La presenti! Noi abbiamo presentato la nostra, unifichiamole e votiamo.
Per quanto riguarda il difensore civico avete detto che è uno strumento che non serve. Vi abbiamo risposto che non serve perché è scollegato dalla gente. Lasciate che siano i cittadini ad eleggere una figura che li rappresenti e vedremo se funziona, posto che gli diate gli strumenti per funzionare. Sono passati quindici giorni da quando abbiamo approvato la legge sul difensore civico; in quest'Aula qualcuno ha avanzato dei nomi, che hanno appassionato oltre che gli ottantacinque consiglieri anche la gente che sta fuori, perché si tratta di scegliere un difensore della gente dagli eventuali soprusi della pubblica amministrazione.
Di queste cose discutiamone in Aula. Sulle riforme noi ci siamo, siamo disponibili, non siamo fuori dei vostri ordini del giorno, ve li firmiamo tutti e vogliamo discutere delle leggi di riforma che voi avete il dovere politico di presentare, esattamente come sino a qualche mese lo avevamo noi, e voi vi alzavate dai banchi dicendo: "Ma i Riformatori?!" "Riformisti, sveglia, forza, è la vostra ora! Mettetevi a lavorare", ha detto il collega Contu, e noi prendiamo assolutamente per buona la sua esortazione!
Da questo discorso sulle riforme noi abbiamo sottratto, ma non è una novità, il ragionamento sullo Statuto. Perché? Lo abbiamo detto mille volte e in mille modi, perché riteniamo che lo Statuto, e cioè quel documento che contiene i valori d'identità, di specificità e di modernità della Sardegna, non vada affidato a quest'Aula, ma debba essere affidato ai cittadini sardi. Quindi vi deve essere una riscrittura corale dello Statuto che coinvolga i cittadini, che faccia loro capire che riforme e lavoro sono la stessa identica cosa. Fino ad oggi non ci siete riusciti e non ci siamo riusciti, ed è per questo che quella dell'Assemblea costituente resta la strada maestra, l'unica strada. Anche per noi sarebbe facile dire: "Avete approvato un anno fa un ordine del giorno sulla Consulta e l'avete tenuto in un cassetto!" Quindi la Costituente non è andata avanti perché è andata avanti la Consulta? Quando mai andrà avanti la Consulta! Ha ragione un autorevole esponente, peraltro libero e critico, della vostra maggioranza, che ha definito l'ordine del giorno numero 4 doroteo, non perché voi l'abbiate voluto scrivere in modo doroteo, ma perché non si può dire che la Consulta sia un grande movimento di gente, di popolo, di sardi entusiasti della loro identità e del loro orgoglio! La Consulta è una cosa morta! Ci fosse l'onorevole Dore, che usava sempre delle similitudini che ci colpivano, parlerebbe di aborto, di malformazione, di cose terrificanti! La Consulta non è una cosa viva, che la gente percepisce come propria, non è un'espressione del comune sentire dei sardi, e comunque voi cerchiate, con tutti e tre gli ordini del giorno, di darle vita non ci riuscirete, perché è difficile dare vita alla Consulta, così come sarà difficile fare quelle mille manifestazioni di piazza per la Consulta, di cui ha parlato il presidente Soru. E' difficile, anzi impossibile, colleghi! Se ci ragionate su, lo capirete.
Il collega Uras dice che i Riformatori hanno il vezzo di andare dalla gente. Non so se noi siamo vezzosi, collega Uras, forse questo è un vezzo che avete anche voi, nel senso che in realtà andare tra la gente dovrebbe essere un vezzo di tutti i politici, e quanto più essi stanno in mezzo alla gente tanto più ascoltano e fanno in modo che quest'Aula non abbia la batteria scollegata da ciò che succede fuori, che è un rischio che noi purtroppo molto spesso corriamo. Noi Riformatori soltanto su questo, non sulle altre riforme, ci impegniamo a continuare quello che abbiamo intrapreso, cioè ad andare tra la gente, mentre voi farete le mille assemblee pubbliche per tentare di dare vita alla Consulta, chiedendo ai Capigruppo di individuare il modo per coinvolgere la gente. Beati i Capigruppo se saranno così geniali da trovare il modo di appassionare i cittadini sardi a questa Consulta eletta nel palazzo, che lavorerà dentro il palazzo e avrà come riferimento gli ottantacinque del palazzo! Beati i Capigruppo se saranno così geniali! Mentre voi farete questo lavoro, legittimo, noi ne faremo un altro, cioè andremo in mezzo alla gente a spiegare che cosa le è stato scippato, a discutere dei valori fondanti dell'identità sarda e dell'adeguamento dell'identità sarda alla modernizzazione che Italia ed Europa ci chiedono. Voi farete il vostro mestiere, noi faremo il nostro!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Credo che si sia avvertito che in quest'Aula è avvenuto qualcosa di nuovo in questi giorni e penso che anche chi non lo riconosce apertamente comunque l'abbia avvertito. Sarebbe sciocco non riconoscerlo e non renderebbe merito alla nostra intelligenza.
Questo dibattito è stato preceduto, nelle scorse settimane, da polemiche, discussioni, aspri confronti su posizioni differenti circa il merito e il percorso, anche all'interno della maggioranza. Il percorso è pur sempre parte del merito, non si può evitare la discussione sul percorso, perché il modo in cui si costruiscono le riforme è parte del merito. Il dibattito di questi giorni ha dimostrato che la maggioranza si è presentata in quest'Aula con una sola voce, che c'è totale sintonia. Dopo alcune settimane di scontri, di discussioni, di dibattiti, di confronti su posizioni differenti, la maggioranza si presenta con una sola voce, affidando non al Presidente in quanto capo dell'Esecutivo, ma al Presidente in quanto capo della maggioranza, leader di questa coalizione, il compito di illustrare la sintesi del dibattito avvenuto all'interno della maggioranza. Noi ci ritroviamo nelle sue parole e il Presidente, nell'illustrazione all'apertura del dibattito e nelle conclusioni ha dimostrato di essere in sintonia con la sua maggioranza.
Credo che la novità stia anche negli interventi dei colleghi della minoranza. Il collega La Spisa diceva, ieri: "Non so come si concluderà questo dibattito. Se il percorso che voi avete delineato sarà coerentemente da voi perseguito, cioè se rimarrà la centralità del Consiglio nel processo di riforma e se il dibattito prescinderà dal Governo e dallo strumento che utilizzerà il Governo regionale, noi ci siamo." Il collega Diana, nel parlare dell'ordine del giorno numero 4, sosteneva: "Tante delle cose lì contenute sono frutto anche delle nostre battaglie, come il richiamo alla centralità del Consiglio con un percorso di riforma dentro il Consiglio." Il collega Oppi, annunciando il voto contrario, affermava: "Ci dispiace dover votare contro", segno di una sofferenza e della condivisione di un processo che ritiene ancora non concluso. Mario Floris ci chiedeva di fare un passo più lungo, di parlare di popolo, di nazione, e ci sfidava a un confronto in questi termini. Credo che, anche da questo punto di vista, sia avvenuto qualcosa di nuovo. Forse, uso le stesse parole usate dal collega Cuccu, secondo me in modo molto efficace, c'è una diffidenza che si è concretizzata in quindici mesi e che è faticoso superare. Forse questi tre giorni di dibattito, pur avendo avvertito la novità contenuta nelle dichiarazioni del Presidente, nell'ordine del giorno proposto dalla maggioranza, non hanno consentito ancora di superare questa diffidenza, però hanno aperto, a mio parere, una possibilità di confronto vero tra le forze politiche su questo processo di riforma.
Mi dispiace, ma l'unico elemento che permane, che per me è incomprensibile e che un po' si differenzia dal coro, è proprio la posizione dei Riformatori, i quali dovrebbero essere, rispetto a questo percorso e al messaggio che è venuto dal dibattito di questi giorni, protagonisti. Invece, ancora una volta, essi mi richiamano alla mente un modo di dire sardo: "Eh, pari facili!" Insomma, si tenta sempre di rilanciare per evitare di affrontare il problema. Richiamo i Riformatori per il fatto che essi hanno sempre evitato, come forza di governo, di impegnarsi direttamente in un Assessorato, proprio quello delle riforme e per il fatto che neanche in questa legislatura essi hanno espresso un loro rappresentante nella Commissione per le riforme, cioè la Prima; hanno invece scelto di essere rappresentati, come Gruppo, in altre Commissioni. Può darsi che questo sia un eccesso di critica verso i colleghi, però è certo, come ricordava un collega della precedente legislatura, che tra l'altro si impegnò attivamente per conseguire l'obiettivo dell'Assemblea costituente, che ai colleghi Riformatori piace parlare di riforme, ma non cimentarsi concretamente.
E' l'unica nota che, devo dire con dispiacere, anch'io ritengo stonata rispetto al clima che si è creato in Aula. Quella fatica di cui parlava l'onorevole Cuccu non ha consentito, oggi, ai colleghi del centrodestra di condividere con noi l'ordine del giorno numero 4, ma mi auguro che ci possiamo incontrare, come proponeva il collega La Spisa, quando discuteremo del merito, per fare in modo che questa legislatura sia realmente una legislatura di riforme e che il Consiglio possa, entro il 2005, costituire la Consulta. Il collega Cugini diceva che i Capigruppo possono farsi carico, in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo, di organizzare il confronto con la società. Io ritengo che questo sia uno dei compiti da attribuire alla Consulta, ma dobbiamo insieme concordare come costituire questo organismo. C'è un progetto di legge presentato da alcuni colleghi che può essere modificato, l'importante è aprire un dibattito sulla riforma dello Statuto che vada al di là del Consiglio, che coinvolga anche le forze sociali. Sarà la Consulta che promuoverà incontri e dibattiti che coinvolgano tutti i cittadini sardi e che predisporrà il testo da proporre al Consiglio regionale, che quindi, caro Mario, rimane anche per noi il soggetto principale delle riforme. Sarà la Consulta che indicherà le forme e i passaggi democratici che possono consentire ai cittadini sardi di essere coinvolti in questa discussione di riforma e di rinnovo dello Statuto. Così come credo che da parte nostra ci sia disponibilità a valutare tutti i contributi che possono riguardare la legge istituiva della Consulta, a ragionare sulla presidenza e sulle garanzie perché questo strumento sia realmente di tutti, non solo delle forze politiche presenti in Consiglio, ma di tutte le forze sociali e di tutti i sardi. Credo che da parte nostra ci sia ampia disponibilità in questa direzione.
Utilizzo gli ultimi secondi per invitare le colleghe a ritirare l'ordine del giorno numero 1, in quanto la prima parte, quella relativa alla istituzione di un albo regionale, non è condivisibile perché ridimensiona l'obiettivo che ci si vuole porre, che è quello di estendere la partecipazione, non di ridurla, e la seconda parte è contenuta nell'ordine del giorno numero 4, forse in modo anche più preciso.
Dell'ordine del giorno numero 2, diceva bene il collega Biancu, è condivisibile il dispositivo, ma non possiamo votarlo perché farebbe cadere l'ordine del giorno numero 4, e quindi solo per questo motivo voteremo contro, pur apprezzando lo sforzo differente fatto dai Sardisti rispetto ai Riformatori. I Sardisti, infatti, rimanendo fedeli alla scelta dell'Assemblea costituente, ma comprendendo le difficoltà che hanno incontrato e che si incontrerebbero in quella direzione, non si sottraggono al confronto sulla Consulta e sono pronti a parteciparvi e a ragionare sulla riforma dello Statuto.
Sull'ordine del giorno numero 3 voteremo contro.
PRESIDENTE. Colleghi, le dichiarazioni di voto sugli ordini del giorno sono terminate. Siamo in sede di votazione, cominciamo dall'ordine del giorno numero 1. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri CASSANO, PISANO, CAPPAI, RANDAZZO, AMADU, LICANDRO, MILIA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Manca dichiara di votare contro.
Rispondono sì i consiglieri: CALIGARIS - COCCO - CONTU - DAVOLI - FRAU - GALLUS - LA SPISA - LADU - LANZI - LICANDRO - MARRACINI - MURGIONI - PETRINI - PISU - PITTALIS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PORCU - RANDAZZO - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - UGGIAS - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 61
Votanti 56
Astenuti 5
Maggioranza 29
Favorevoli 16
Contrari 40
(Il Consiglio non approva).
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto sull'ordine del giorno numero 2. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Il contenuto del dibattito e diverse affermazioni che abbiamo avuto il piacere di sentire ci inducono a chiedere la votazione nominale separata del dispositivo dell'ordine del giorno numero 2.
PRESIDENTE. Capisco lo spirito, onorevole Scarpa, ma è difficile che la parte descrittiva si regga senza il dispositivo o che viceversa il dispositivo si regga senza la parte descrittiva. Soltanto il dispositivo può restare in piedi ed eventualmente essere votato, non so se sia chiaro. Se non venisse approvata la parte dispositiva, tutta la premessa, anche se approvata, non servirebbe a niente.
SCARPA (Gruppo Misto). Cosa propone, Presidente?
PRESIDENTE. Propongo che l'ordine del giorno venga votato integralmente o che eventualmente venga votato separatamente solo il dispositivo, se lei ritiene di separare le parti.
SCARPA (Gruppo Misto). No, non possiamo rinunciare alla parte espositiva, ci sono tutti i contenuti della nostra posizione, Presidente. Se lei tecnicamente ritiene ammissibile la richiesta di separazione dell'ordine del giorno in due parti, accettiamo il voto in due parti, altrimenti lo si voti integralmente.
PRESIDENTE. Così come l'ha formulata non posso accettare la sua richiesta, quindi votiamo integralmente l'ordine del giorno numero 2, onorevole Scarpa. Lei poteva chiedere la votazione di alcuni punti della parte dispositiva, ma se tutta la parte dispositiva è separata dalla parte descrittiva sotto l'aspetto tecnico si creano dei problemi.
SCARPA (Gruppo Misto). Preciso la richiesta: chiedo che venga votato il primo capoverso della parte dispositiva separatamente dal resto del documento.
PRESIDENTE. Va bene. Quindi facciamo una prima votazione di tutta la parte descrittiva e del dispositivo escluso il primo capoverso. E' un po' complicato, onorevole Scarpa, le chiedo scusa, ma anche noi stiamo cercando di adeguarci alla sua richiesta. Abbiamo persino fatto mancare la luce, tanto è complicato mettere insieme i pezzi! L'Aula ha un altro aspetto adesso, c'è un'atmosfera soft! La luce è tornata, possiamo riprendere.
Onorevole Scarpa, è un po' complicata questa votazione, lo mettiamo ai voti per intero quest'ordine del giorno?
SCARPA (Gruppo Misto). Presidente, se lei ritiene che tecnicamente non sia possibile, ci rimettiamo alla sua valutazione.
PRESIDENTE. Questo è il problema. Mettiamo in votazione l'intero ordine del giorno così come proposto dagli onorevoli Scarpa e Atzeri. E' stata chiesta la votazione nominale. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri GALLUS, LADU, FLORIS Mario, CHERCHI Oscar, LA SPISA, SANJUST, LICANDRO.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 2.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Gallus dichiara di astenersi.
Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - COCCO - SCARPA.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALIGARIS - CALLEDDA - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CUCCA - CUGINI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - UGGIAS - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - AMADU - CAPELLI - CAPPAI - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DAVOLI - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - MARRACINI - MILIA - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISU - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - URAS.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 64
Votanti 39
Astenuti 25
Maggioranza 20
Favorevoli 3
Contrari 36
(Il Consiglio non approva).
Ordine del giorno numero 3. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Intervengo solo per chiedere la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta dell'onorevole Vargiu?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri GALLUS, LADU, FLORIS Mario, CHERCHI Oscar, LA SPISA, SANJUST, LICANDRO.)
PRESIDENTE. Onorevole Scarpa?
SCARPA (Gruppo Misto). Ho chiesto di parlare.
PRESIDENTE. Le dichiarazioni di voto sono già state fatte. Sulla modalità di votazione? Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Vorrei chiedere, Presidente, se è tecnicamente possibile votare separatamente il terzo capoverso della parte espositiva, cioè del preambolo. Questa richiesta è motivata dal fatto che il Partito Sardo d'Azione, come protagonista della stagione dell'Assemblea costituente, ritiene di poter votare questo capoverso, anche se rimane una forte amarezza per il fatto che la classe politica nazionale, il Presidente del Consiglio e diversi ministri, nonostante i numerosi impegni presi a tutti i livelli, non abbiano portato avanti la fondata richiesta riguardante l'Assemblea costituente.
PRESIDENTE. La sua richiesta è accoglibile, onorevole Scarpa. Facciamo due votazioni, una per il preambolo e il dispositivo escluso il terzo capoverso, che voteremo separatamente.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte dell'ordine del giorno numero 3.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - UGGIAS - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - MARRACINI - PITTALIS - SCARPA.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 63
Votanti 57
Astenuti 6
Maggioranza 29
Favorevoli 20
Contrari 37
(Il Consiglio non approva).
Onorevole Scarpa, poiché il Consiglio non ha approvato la prima parte dell'ordine del giorno numero 3 non può essere messa in votazione la seconda parte, che lei voleva venisse votata separatamente.
All'ordine del giorno numero 4 l'onorevole Licheri aveva proposto un emendamento, che mi sembra sia più consono alla discussione che è avvenuta in Aula, cioè ha proposto di eliminare, al secondo capoverso, la parola "principali", per cui si leggerebbe: "in tutte le sue espressioni politiche, territoriali e sociali", che mi sembra sia comprensivo dell'insieme della società sarda. Se la Giunta è d'accordo accogliamo questo emendamento.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta è d'accordo.
PRESIDENTE. La Giunta è d'accordo, quindi la parola "principali" è eliminata. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Chiedo la votazione nominale per parti: la prima parte fino a "tutto ciò premesso il Consiglio regionale dà mandato alla prima Commissione" e la seconda parte da "di elaborare e presentare al Consiglio, entro il termine stabilito, una proposta di nuovo Statuto speciale".
PRESIDENTE. Onorevole Diana, quindi eliminiamo la parte da "per l'approvazione entro il 15 dicembre" fino a "sistema delle autonomie locali".
DIANA (A.N.). No, eliminiamo fino a "...con il compito".
PRESIDENTE. "Dà mandato alla prima Commissione di elaborare..." va bene?
DIANA (A.N.). Esatto.
PRESIDENTE. Allora votiamo l'ordine del giorno numero 4 fino a "tutto ciò premesso".
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del preambolo dell'ordine del giorno numero 4, con la modifica proposta dal consigliere Licheri.
(Segue la votazione)
Prendo atto che la consigliera Cocco dichiara di votare a favore.
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BALIA - BIANCU - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - LIORI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Simonetta - SERRA - SPISSU - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 68
Votanti 66
Astenuti 2
Maggioranza 34
Favorevoli 46
Contrari 20
(Il Consiglio approva).
Metto ora in votazione il dispositivo, nella formulazione proposta dall'onorevole Diana, e cioè la frase: "dà mandato alla prima Commissione di elaborare e presentare al Consiglio entro il termine stabilito una proposta di nuovo Statuto speciale", quindi è eliminata tutta la parte relativa alla istituzione della Consulta. E' chiaro? Onorevole Pittalis, su che cosa chiede di parlare?
PITTALIS (Gruppo Misto). Nel caso in cui passasse la votazione come lei l'ha indicata, si chiudono le votazioni o ci sarà un'altra votazione sul testo completo? Dobbiamo sapere quali sono le conseguenze del voto nell'ipotesi da lei formulata.
PRESIDENTE. Possiamo votare integralmente l'ordine del giorno numero 4, naturalmente se viene approvato la votazione per parti cade. Viceversa, possiamo votarlo nella versione proposta dall'onorevole Diana e poi nella versione integrale, perché è difficile fare parti separate. Se approviamo la proposta dell'onorevole Diana, rischia di restare monco il periodo successivo.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà. Stiamo cercando di destreggiarci in questa modalità di votazione.
DIANA (A.N.). Ho capito benissimo, però qualora passi la formulazione che noi abbiamo richiesto, il periodo è compiuto, perché noi diamo mandato alla Commissione di elaborare un testo di Statuto speciale, punto, e vengono a cadere tutte le altre cose. Lo dico perché qualcuno probabilmente aveva dei tentennamenti, ma per onestà intellettuale ho l'obbligo di informare il Consiglio. Non ci sono passi successivi, onorevole Pittalis, tanto per essere chiari.
PRESIDENTE. Se invece non passa la sua proposta, mettiamo in votazione l'intero dispositivo, perché altrimenti la parte mancante da sola non avrebbe nessun significato.
DIANA (A.N.). Certamente.
PRESIDENTE. Tutto qui.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del dispositivo dell'ordine del giorno numero 4, secondo la richiesta del consigliere Diana.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - DIANA - LIORI - MORO - SANNA Matteo.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALIA - BIANCU - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GESSA - GIAGU - IBBA - LA SPISA - LADU - LANZI - LICANDRO - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MURGIONI - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - UGGIAS - URAS - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 66
Votanti 63
Astenuti 3
Maggioranza 32
Favorevoli 5
Contrari 58
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'intero dispositivo dell'ordine del giorno numero 4.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Pisu dichiara di votare a favore.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - SPISSU - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 66
Votanti 64
Astenuti 2
Maggioranza 33
Favorevoli 40
Contrari 24
(Il Consiglio approva).
Chiedo scusa, colleghi, prima di concludere i lavori, convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo nella sala attigua all'aula. Comunico inoltre che la quarta Commissione, che non si è potuta riunire questa sera, è convocata per domani mattina alle ore 10 e 30, mentre la sesta Commissione è convocata per le ore 10. Le altre Commissioni erano già state convocate per domani.
La seduta è tolta alle ore 18 e 50.
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