Seduta n.323 del 09/05/2007 

CCCXXIII SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

Mercoledì 9 maggio 2007

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente SECCI

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 17.11

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 2 maggio 2007 (316), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Silvio Lai ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana di mercoledì 9 maggio 2007.

Poiché non vi sono opposizioni, questo congedo si intende accordato.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Interrogazione ARTIZZU - DIANA - LIORI - MORO - SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulle iniziative di informazione ai cittadini dei comuni interessati dalle zone di protezione speciale" (847)

"Interrogazione MORO, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di perenne emergenza dell'Ospedale SS. Annunziata di Sassari". (848)

"Interrogazione FLORIS Mario - CHERCHI Oscar, con richiesta di risposta scritta, sull'uso dell'auto di servizio da parte del Direttore generale della Presidenza per trasportare dall'Aeroporto di Elmas il manager della Saatchi & Saatchi" (849)

"Interrogazione FLORIS Mario - CHERCHI Oscar, con richiesta di risposta scritta, sui presunti atti preparatori di trasferimento di personale dalla Regione agli enti locali". (850)

"Interrogazione PISANO, con richiesta di risposta scritta, sull'ipotesi di chiusura degli uffici di assistenza tecnica agricola in Trexenta e Gerrei". (851)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla sospensione del trattamento delle prestazioni fisioterapiche ai pazienti affetti da malattie degenerative". (852)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interpellanza pervenuta alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Interpellanza CAPPAI - RANDAZZO Alberto - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio sui recenti incarichi di consulenza affidati dalla Azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari alla ditta ISSOS Servizi - Globale servizi di Montevarchi (AR)". (247)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Dobbiamo procedere oggi con la votazione degli emendamenti all'articolo 3 a partire dal numero 101, per il quale sono state già fatte ieri delle dichiarazioni di voto.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Presidente, forse è il caso di sospendere…

PRESIDENTE. E' il caso di sospendere, perché?

LOMBARDO (F.I.). Non sono presenti i rappresentati della Giunta…

PRESIDENTE. Poiché constato anche la scarsa presenza di consiglieri, sospendo la seduta per 10 minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 19, viene ripresa alle ore 10 e 48)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2007)" (274/S/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge 274/S/A. Proseguiamo con la votazione degli emendamenti all'articolo 3 a partire dal numero 101.

Colleghi, iniziamo la seduta con ben 50 minuti di ritardo!

Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, voterò a favore dell'emendamento numero 101 che è un emendamento che noi ritenevamo non esistesse perché avevamo dichiarato ieri che era l'ultima delle opportunità, quella data dagli emendamenti precedenti, per dare giustizia agli emigrati sardi riconoscendo loro l'esenzione dal pagamento di queste tasse inique. Invece abbiamo questa domanda di riserva alla quale davvero non possiamo appellarci e quindi restituire giustizia agli emigrati ritenendo che debbano essere esenti dal pagamento di questa tassa del 20 per cento sulla plusvalenza, imposta relativa alla transazione immobiliare. Io credo che, fra tutte le imposte, questa sia quella che meno impatta rispetto alla problematica degli emigrati sardi, la reazione sarà immediata, sarà quella di non vendere, cioè gli emigrati si terranno il proprio immobile che ricade nelle zone costiere e chiaramente, non vendendo, non dovranno sottostare a questa imposta vessatoria che davvero non potrebbe essere accettata.

Volevo approfittare di questa occasione per fare una considerazione più generale. Presidente, noi siamo a conoscenza del fatto che l'Unione europea ha aperto una infrazione nei confronti dello Stato spagnolo per aver introdotto una imposta analoga a questa? E che addirittura ha diffidato la Spagna proprio perché ha diversificato le aliquote in funzione della residenza o della non residenza? Questo significa automaticamente che noi stiamo andando verso un vicolo cieco con l'adozione di questa imposta, che sarebbe tra l'altro utile sapere se ha prodotto benefici o danni, per esempio se Marta Marzotto ha pagato o non ha pagato in funzione della vendita "transmilionaria" del suo immobile in Costa Smeralda, e capire se siamo pronti a restituire quei soldi in funzione dell'atteggiamento dell'Unione Europea. L'articolo 43 e l'articolo 48 del Trattato sono stati violati, ma non solo, il Regolamento e la Direttiva numero 68/335 della Unione europea dicono testualmente che ciò non può essere fatto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). A me interessa innanzitutto porre in evidenza un aspetto, intendiamoci sui termini perché ancora stamattina leggo sui giornali che si parla di tassa sul lusso, noi stiamo affrontando un aspetto del sistema della imposizione introdotta dalla Regione che con il lusso non ha nulla a che fare perché stiamo valutando l'ipotesi che vengano esentate categorie di soggetti, come i sardi emigrati, ai quali riteniamo non debba essere imposto questo ulteriore sacrificio, e lo facciamo non per ragioni ideologiche ma perché riteniamo che sia assolutamente ingiustificata una disparità di trattamento rispetto ai sardi residenti. Quindi non stiamo parlando di ricchi, di grandi proprietari di ville, per i quali, ripeto, si valuterà l'effetto di questa imposizione negli anni cioè se abbia costituito un beneficio per il sistema turistico sardo oppure un danno.

L'occasione dell'emendamento proposto dall'onorevole Diana, mi pare che non possa essere sottovalutata per recuperare quella categoria di soggetti (che appunto non sono i ricchi ma sono i pastori) che, negli anni '60 e '70, sono partiti per l'Italia, nel Viterbese, nella Toscana, nel Lazio e hanno poi reinvestito i loro risparmi nell'acquisto di una casa in Sardegna. L'attenzione è verso questa categoria di questi nostri conterranei? Questa è la domanda che noi poniamo, perché, se non c'è attenzione, noi continueremo su questo aspetto a dare battaglia. Sarà una voce inascoltata, ma non chiedeteci il sostegno su una finanziaria che, da questo punto di vista, appare produttiva di iniquità, di disparità, di forti ingiustizie, alle quali noi Popolari Udeur non vorremo assolutamente prestare il fianco. L'emendamento dell'onorevole Diana dà la possibilità, quanto meno, di poter creare una gradazione, anche per fasce di reddito, perché non è possibile che paghi il pensionato allo stesso modo di chi dichiara redditi superiori ai 100 mila euro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Noi votiamo a favore dell'emendamento e la motivazione è chiarissima:tentiamo ancora di dare voce in quest'Aula ad una protesta fortissima che si stava levando non solo da tutta la Sardegna ma in particolare da tutti i sardi che non vivono, purtroppo, nella nostra Isola e pongono un problema reale e grave, quello di un appesantimento ulteriore e di una ingiustizia che si somma ad un appesantimento e ad una ingiustizia che di fatto la storia della loro esistenza ha portato con l'allontanamento dalla propria terra. Questo almeno per la gran parte dei casi. Noi stiamo ricevendo, come credo tutti, continue proteste perché il Consiglio regionale si faccia carico di questo problema; stiamo leggendo comunicati, interventi ed è incredibile che quest'Aula continui a non considerarlo come un problema veramente importante, veramente grave.

E' per questo che tentiamo ancora, attraverso questi emendamenti, di dare la possibilità a quest'Aula e a questa maggioranza di mostrare vera sensibilità per un problema che riguarda migliaia e migliaia di nostri conterranei.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Noi voteremo a favore dell'emendamento numero 101 che praticamente esenta tutti i sardi, siano emigrati, residenti o no in Sardegna. Noi voteremo a favore perché riteniamo che questa tassa sia una vera ingiustizia nei confronti di questi emigrati e, come ho sottolineato ripetutamente anche ieri, si tratta semplicemente di una tassa ideologica che si è inventata questa maggioranza.

Noi riteniamo che questa tassa vada eliminata prima di tutto perché crea delle ingiustizie nei confronti dei cittadini sardi, perché alcuni sono esentati, altri no, quindi non è giusto che siano penalizzati soltanto quelli che, in questo momento, vivono nel continente e non per esempio quelli che vivono in Sudamerica o quelli che vivono in altre zone.

Noi riteniamo che non sia certamente il metodo migliore, tassandoli ulteriormente, di ricompensare quei sardi, che hanno dovuto abbandonare la Sardegna alla ricerca di un posto di lavoro, ai primi del secolo scorso e anche negli anni 60, sempre del secolo scorso, in una situazione particolare, , i quali hanno successivamente tentato di investire i pochi risparmi in Sardegna creando anche delle condizioni di vantaggio ai sardi che sono rimasti in questa terra.

Questo Governo regionale e questa maggioranza speriamo che comprendano che effettivamente questo è un provvedimento semplicemente assurdo, che va eliminato e pertanto si creino le condizioni affinché questi sardi non si pentano amaramente di aver fatto investimenti in Sardegna. Credo che un minimo di riconoscenza, da parte di questa maggioranza e del Governo, nei confronti di queste persone ci debba essere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, è molto difficile che gli emigrati sardi abbiano un immobile adibito ad uso abitativo diverso dall'abitazione principale in Sardegna, è molto difficile! I nostri emigrati che, così come fanno oggi gli extracomunitari da noi, "campavano" la Sardegna, mandavano i soldi a casa e, andando avanti con il lavoro, sono riusciti anche a mettere qualcosa da parte per comprarsi una casa in Sardegna, non necessariamente ad uso turistico, per quelli che abitano in paesi o città sulle rive del mare e, mettendo da parte questi denari, hanno l'abitazione principale in Germania e ad uso abitativo devono avere una seconda casa in Sardegna. Per questo, nel caso di cessione, noi li tassiamo.

Pertanto si dice che "noi tassiamo chi ha", ma voi avete visto che, nell'articolo 3, comma 1, alla terza novella, noi non tassiamo chi ha di più, cioè le imprese che esercitano l'attività di costruzione o di compravendita di immobili purché iscritti tra le rimanenze dell'ultimo bilancio approvato: chi è che non ha iscritto nella sua azienda gli immobili che deve vendere nell'ultimo bilancio? Li iscrivo nel bilancio a dicembre 2007 e li vendo a gennaio 2008! Noi stiamo esentando le grandi agenzie immobiliari e le grandi aziende immobiliari mentre tassiamo i nostri emigrati, richiediamo da loro quel 20 per cento ed esentiamo invece le grandi imprese immobiliari, questo dice la novella 3 del comma 1 dell'articolo 3.

Mentre invece siamo qui a discutere, tra l'altro non capisco di che cosa, di dare risposta e restituire a quelli che hanno fatto grande la Sardegna, cioè noi chiediamo ai nostri emigrati un ulteriore sacrificio, oltre a quello di averli espulsi dal sistema e di non aver consentito loro di avere una vita normale nella loro Regione e nel loro paese di nascita. Dopo averli cacciati, chiediamo loro di continuare a sostenerci e a pagare. Il sacrificio mi sembra veramente eccessivo, voterò a favore dell'emendamento numero 101.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, intanto vorrei ricordare all'onorevole Diana che il Messaggero Sardo non esce da tre mesi e che quindi, se aspira ad avere uno spazio su questo giornale, penso che dovrà rinunciarvi. Vede, onorevole Diana, ma lo dico anche all'onorevole Pisano, abrogare la norma è stata per me un'estrema ratio, per cui ho votato convintamente a favore dell'emendamento proprio perché lo consideravo un'occasione importante. In realtà la mia formazione socialista e riformista mi spinge a migliorare le norme, e volevo dire all'onorevole Ladu che questo vale anche per il partito socialista europeo perché in Europa c'è sinistra e sinistra, e Ségolène Royal è iscritta al PSE.

Occorre, quindi, dal mio punto di vista rendere più condivise e graduali le scelte anche quelle più dolorose, più scomode, più difficili, e sono profondamente convinta che non c'è stata un'informazione adeguata sulle scelte e sul perché sono state fatte, e manca soprattutto, spesso, la volontà di trovare soluzioni facili a problemi risolvibili. Mi spiace, quindi, rilevare rigidità, forse anche condizionate dal nascente Partito democratico, su questioni, tutto sommato, banali. Trovo quindi irrazionale non dotarsi di strumenti utili per migliorare la funzionalità dell'imposta e per costruire un sistema perfettibile anche negli anni a venire. Ecco perché insisto sulla necessità del monitoraggio, in modo tale che vengano attribuite queste imposte soltanto laddove è strettamente necessario. Annuncio, Presidente, il voto di astensione sull'emendamento numero 101, in attesa che l'emendamento successivo, il numero 91, trovi una risposta più adeguata a un silenzio che trovo ostile e irrazionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Signor Presidente, mi aspettavo un sussulto di orgoglio da parte della maggioranza su questo emendamento, che non mi sembra ledere o tutelare interessi particolari di chicchessia. Nell'emendamento si legge che sono esenti dal pagamento dell'imposta i cittadini sardi emigrati, ovunque residenti, è stato già spiegato che chi è andato fuori non è andato per piacere o per trascorrere le vacanze al di fuori della nostra isola, la maggior parte degli emigrati sono stati costretti a partire perché la Sardegna, che non offre molto oggi, prima offriva meno di oggi. Chi è andato fuori per trovare una prima occupazione o un'occupazione definitiva, vi è stato costretto, abbiamo sardi che risiedono in tutto il mondo, ad esempio in Argentina, e sono vantati. Ci riempiamo la bocca, andiamo nei circoli, come hanno fatto anche molti nostri Assessori, e ci vantiamo di tenere il trait d'union con coloro che sono stati costretti ad andare fuori; sono solo parole al vento.

Questo è un emendamento che rende dignità a quest'Aula. Io mi ritengo un sardo come loro, ma ho avuto la fortuna, prima di entrare in quest'Aula parlamentare, di trovare un lavoro nella Regione dove sono nato, se non avessi trovato lavoro, anche io sarei stato uno di quegli emigrati, con la valigia, costretto a bussare per trovare occupazione. Tutti sappiamo che le percentuali di inoccupati in Sardegna sono tra le più alte in Italia, spicchiamo sempre per cose negative. Stiamo emarginandoli per la seconda volta, cerchiamo invece di coinvolgerli e di farli sentire parte integrante della Regione dove sono nati.

Quante entrate avremo sugli emigrati? Moltissime. Assessore, un problema: se nell'atto notarile (parliamo per le seconde case), si mette l'importo di acquisto e poi, come si suol fare in Italia, si evade, cosa ottiene la Regione su tutte queste tasse che stiamo emendando? E' per quello che chiedo che gli emigrati vengano trattati allo stesso modo in cui veniamo trattati noi. Io non cito gli stessi esempi che ha fatto il collega Diana, non entro nel merito, perché se un sardo si può comprare una macchina più grande della mia, non sono invidioso, ben venga, ognuno sceglie di spendere le risorse economiche che ha nel modo migliore: può avere una casa più bella della mia, una barca, non ci sono problemi, io non ho una barca al di sopra dei 14 metri, ho un piccolo gommoncino che uso durante i tre giorni all'anno di vacanze che trascorro. Mi va benissimo.

Però, onestamente, dobbiamo far sentire sardi coloro che sono nati in Sardegna, e anche i parenti. Voto a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, esprimo il voto a favore dell'emendamento però con un rammarico, cioè che comprenda perfettamente per che cosa oggi stiamo discutendo, nel senso che capirei se i colleghi del centrosinistra ci dicessero che questa performance oratoria a cui li stiamo costringendo è sostanzialmente una performance vana, nel senso che probabilmente anche loro desidererebbero escludere da una tassazione odiosa i nostri emigrati, ed invece è verosimile che loro abbiano scritto che c'è un'inclusione del mondo dell'emigrazione nel sistema delle tasse, perché quando l'anno scorso provarono ad escluderlo incorsero nei fulmini dell'alta Corte. Per cui, quest'anno, per evitare che la norma sia, ancora una volta, a rischio di illegittimità, infilano anche gli emigrati all'interno del "tritacarne" delle tasse che vengono imposte a coloro i quali raggiungono la Sardegna o hanno interessi in Sardegna di vario genere.

Colleghi del centrosinistra, credo che questa valutazione debba farvi comprendere, insieme a tutte le altre valutazioni che noi abbiamo fatto sul sistema delle tasse infernali che voi avete tirato su, quanto questo sistema sia contraddittorio e quanto porti molti più danni all'economia della Sardegna, all'immagine della Sardegna di quanto non siano gli elementi positivi che il sistema stesso ha in sé. Ieri, abbiamo discusso di decine di perplessità sul sistema delle tasse per gli aerei, per la nautica da diporto, sugli effetti comunicativi che il prodotto Sardegna aveva in negativo in seguito al sistema di tassazione che voi avete introdotto; molti di voi hanno condiviso alcune delle nostre perplessità, molti di voi hanno sottolineato come le perplessità, sull'istituzione di sistemi di tassazione simili da parte di altre Regioni italiane, si sarebbero ritorte come un boomerang contro la testa dei sardi e del Governo sardo che sta creando questo sistema di tassazione.

Tutto questo è passato alla fine, sostanzialmente, sotto silenzio. Perché? Perché voi non avete avuto l'accortezza di fermarvi un istante e di verificare se questo numero enorme di perplessità, di dubbi che insorgevano sulle nuove tasse da voi introdotte, potessero, in qualche maniera, travolgere l'impianto stesso delle tasse. Ciò che noi sosteniamo è che questo emendamento, che riguarda il mondo dell'emigrazione al quale voi dite un "no", che è scontato, ma che è un "no" gravissimo, è soltanto l'ennesima prova di quanto stiamo sostenendo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Presidente, dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 101.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

AMADU (U.D.C.). Presidente, colleghi, preannuncio il mio voto favorevole all'emendamento numero 101 e colgo l'occasione per rivolgere un appello a tutti i colleghi di questo Consiglio, in particolare ai colleghi della maggioranza perché riflettano attentamente, prima di assumere decisioni su questo emendamento, sui contenuti di questo emendamento e in proseguo sui soggetti attinenti a questo emendamento. Concordo pienamente con chi, in precedenza, ha sostenuto le tesi di una necessità di un atto di giustizia nei confronti degli emigrati ancorché non residenti. Io credo che sia un atto di giustizia sociale, un atto di giustizia economica, ma che sia anche, sotto il profilo proprio dell'economicità, un atto obbligato.

Temo che, da altri punti di vista, un'imposta o una tassa, da molti detta, dichiarata e definita, "sul lusso", di "lusso" abbia ben poco e vada a colpire chi ha investito in Sardegna i propri risparmi, dimostrando di aver attaccamento a questa terra. Cioè non siamo davanti ad azioni speculative da parte di chi ha ritenuto di investire, sotto il profilo immobiliare, in Sardegna per ricavare chissà quali lauti guadagni. Siamo in presenza di modeste iniziative di investimento di chi ha lasciato, a suo tempo, la terra nativa e intende ritornarci, portando con sé i propri familiari, coniugi o figli, per rivederla, per riviverci e per ritoccare le proprie radici.

E' indegno, è indecoroso che avvenga una cosa di questo genere e, se si ritiene che ci possa essere il timore di qualche azione infrattiva da parte della Unione Europea, io credo che si debba sfidare anche quel tavolo e la Regione abbia il dovere di difendere le esigenze e le prerogative dei suoi figli che hanno subito più ingiustizie, cioè gli emigrati. Per cui, io credo che noi tutti, rinnovo l'appello, dobbiamo difendere gli emigrati più di quanto non difendiamo i residenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Presidente, ho la sensazione, in questa specie di persecuzione nei confronti di chi ha, che quando dovessimo andare qualche giorno futuro al cinema, mi verrà chiesta la denuncia dei redditi per potermi far pagare la quota di biglietto; qui vogliamo tassare tutto e tutti. Ci stiamo addirittura accanendo contro coloro che, per necessità, per fame, hanno varcato i confini della Sardegna e non oggi. Io appartengo ad una regione della Sardegna depressa che ha visto l'emigrazione come un salvataggio dalla morte civile. Bene, ho avuto anche l'opportunità di visitare questi amici emigrati e ho visto quanto siano stati discriminati all'estero, adesso noi, giustamente, li vogliamo discriminare anche nella propria terra, non solo, dico anche che questi hanno fatto dei sacrifici che sono quasi da considerare disumani. Però sono riusciti (oggi abbiamo sotto gli occhi i "Vu cumprà" che mandano i loro piccoli risparmi a casa), a mettere un blocchetto dopo un altro e a costruirsi delle modeste abitazioni che poi, nella loro assenza, sono riusciti forse ad affittare, anche per pochi soldi, a qualche altro più fortunato di loro, bene, noi li vogliamo tassare e non ci rendiamo conto che, tassando anche queste iniziative dei nostri emigrati, vogliamo bloccare l'edilizia, cioè vogliamo aumentare ancora quello stato di disagio che ormai è notevole in Sardegna.

Io sono addirittura del parere che la casa non debba essere tassata, per il semplice motivo che quell'investimento ha dato l'opportunità ad altre persone di poter far reddito, di poter pagare i loro mutui, di poter comprare il latte per i loro bambini, se mi consentite! Lo stesso Rutelli ha detto che bisogna togliere quella tassa iniqua dell'ICI, quindi sta a significare che bisogna dare particolare attenzione anche al problema della casa. I ricchi, quelli che hanno, sono tassati in base alla produzione, al reddito, già tassati, quindi è inutile andare a ricercare ulteriori tasse su tasse, balzelli su balzelli. Abbiamo visto che la Sardegna, in virtù di queste tasse sul lusso, è sesta nella richiesta dei vacanzieri, addirittura dietro la Sicilia, dietro la Calabria, dietro la Puglia, ciò sta a significare che questa attenzione, per quanto riguarda i balzelli sul lusso, effettivamente non produce, anzi, discrimina e allontana la gente dal visitare la nostra Isola. Logicamente voto a favore dell'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Presidente, sinceramente sono stupito di questa caparbietà con cui, a tutti i costi, si vuole tenere fissa questa imposta sulle case degli emigrati, sulle case dei sardi, dal momento che si vuole fare una distinzione tra sardi e non sardi. Gli emigrati sono figli di Sardegna, sono sardi, sono i nostri fratelli, i nostri cugini, i nostri zii che si sono dovuti allontanare dalla Sardegna cercando lavoro in altre nazioni, disastrati, offesi, umiliati, quando addirittura non perseguitati, ed ora a questi nostri fratelli, cugini, zii, sardi, non continentali, non investitori, non speculatori ma lavoratori figli di Sardegna, che sono dovuti fuggire dalla Sardegna per procurare un pezzo di pane a loro e alla loro famiglia, noi, i sardi, i loro fratelli, i loro cugini, diciamo loro che devono pagare la tassa per quella casa fatta tirandosi il collo, chi in miniera, chi nelle fabbriche, chi nelle piantagioni, o chissà dove.

Scusate, ma che raziocinio c'è in questo? Perché bisogna far pagare l'ambiente che si consuma, l'uso che si fa dell'ambiente nella nostra Isola, a coloro i quali lo sfruttano, è stato detto ieri in questa Aula! Scusate, stiamo parlando sempre di sardi! Stiamo parlando di noi stessi! Ecco dove sta l'anacronismo. Ci si vuole caparbiamente intestardire ora in questa posizione quasi masochista probabilmente per un puntiglio. Non penso che l'introito di questa tassa possa in alcuna maniera risanare le casse della Regione o dare una svolta decisiva alla nostra economia. Si parlerà senz'altro di parecchie centinaia di migliaia di euro da far pagare ai poveri sardi che, non avendo avuto modo di potersi guadagnare la vita in Sardegna, sono stati costretti a fuggire dalla Sardegna, ora che rientrano dobbiamo a tutti i costi tassarli.

Stiamo parlando dei sardi! Gli emigrati non sono alieni, sono sardi e, se è vero che questa tassa, anche se non è giusto, non devono pagarla i sardi, non possono e non devono pagarla neanche loro, perché sono stati costretti dai fatti a combattere per la loro vita fuori dalla Sardegna. Questa è la realtà e la verità! E' una questione di principio! Voto a favore dell'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ibba per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

IBBA (Gruppo Misto). Io non voterò, Presidente e colleghi a favore dell'emendamento numero 101 per gli stessi motivi che già spiegavo ieri in un momento in cui l'Aula era particolarmente turbolenta, agitata e governata da un chiacchiericcio interpersonale. Sono veramente spaventato, direi quasi preoccupato, su questa sorta di mistificazione e confusione che gli interventi dei colleghi del centrodestra fanno, cercando di confondere, e forse loro stessi veramente confondendo, i contenuti del comma 1, del comma 2 e del comma 3; si tratta di realtà profondamente diverse, perché non si può mettere alla stessa stregua il contenuto delle plusvalenze del comma 1 con il problema della seconda casa del comma 2 e il problema delle barche e degli aerei che sono previsti nel comma 3. Allora, già il fatto di dover mischiare, di fare un unico pot-pourri di questi tre argomenti profondamente diversi, dà l'indicazione della confusione, io spero semplicemente voluta.

Pertanto sono convinto che, ove ci sia una plusvalenza, sia giusto che ci sia una compartecipazione agli utili e una compartecipazione alle spese della Regione, e che questo non può essere confuso con lo stesso concetto che anima la rivendicazione dei sardi in Italia, perché quelli fuori Italia sono catalogati dentro il registro dell'AIRE e quindi non c'è difficoltà nella loro identificazione e nella possibilità di riconoscere loro percorsi di premialità, fra virgolette, che sono quelli previsti dalla legge numero 7, perché o l'aboliamo oppure, fino a che c'è, dobbiamo considerare la legge numero 7. Una cosa è considerarla per quanto riguarda i contenuti del comma 2, le piccole case che loro stessi utilizzano a scopo personale, altra cosa è parlare di plusvalenze e dei contenuti del comma 3. Per questo motivo, io non voterò l'emendamento numero 101.

Ritornerò invece nel merito dell'argomento per quanto riguarda l'emendamento numero 91, per il quale avremo la possibilità di spiegare perché per le case invece c'è necessità di andare in deroga ai contenuti di questa proposta dell'articolo 3, comma 2, di questa legge finanziaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marracini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARRACINI (Gruppo Misto). Confermo, così come ha detto l'onorevole Pittalis nel suo intervento, che i Popolari UDEUR sono contro le tasse sui poveri ed essendo contro le tasse sui poveri sono a favore di questo emendamento che, probabilmente, se fosse stato votato a scrutinio segreto forse, mi permetto di dire, avrebbe potuto avere anche un esito particolarmente straordinario.

Le dichiarazioni di voto hanno impedito che la votazione avvenisse nel segreto dell'urna, quindi tutti noi ci siamo dichiarati e continuiamo a dichiararci affinché, anche da un punto di vista di comunicazione, sia tutto chiaro. Abbiamo visto i giornali stamattina che, come ha detto il collega Pittalis, continuavano a definire la tassa come "tassa sul lusso"; noi siamo contro la tassa sulla povertà e, siccome siamo contro la tassa sulla povertà (lo dico anche al mio amico Mondino che non mi ha convinto nel suo intervento precedente), siamo contro i formalismi. Quindi superiamo quelle formalità di cui parlava il collega Ibba e ribadiamo la nostra posizione a favore di questo emendamento contro la tassa sulla povertà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gessa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

GESSA (Progetto Sardegna). Io vorrei dire qualcosa di sgradevole nei confronti dei sardi che vanno all'estero; recentemente ho fatto la prefazione di un libro che riguarda proprio i sardi che vanno all'estero, chi sono e cosa fanno. Questi sardi che vanno all'estero quasi sempre hanno fortuna e hanno la possibilità finalmente di essere rappresentanti, anche economicamente, di situazioni assolutamente invidiabili.

ARTIZZU (A.N.). Ma, professore, cosa sta dicendo?

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi, allora?

(Interruzioni)

GESSA (Progetto Sardegna). Aspetta, aspetta,almeno, questo libro riguarda una categoria di persone, praticamente quelli che, laureati, sono andati all'estero e sono diventati in qualche modo dei ricercatori nel campo dell'economia, nel campo della medicina e così via. Molti di questi o alcuni di questi che conosco, sardi, hanno delle ville, per esempio, nel litorale di Villasimius, altri verso la Costa Smeralda, alcuni di questi hanno bellissime barche e questi sardi all'estero, che conosco io, non hanno nulla che tutto considerato stimoli alla pietà, ma stimola all'invidia da parte di un sacco di sardi che, all'estero, non ci possono andare. Io conosco molti sardi che vivono a Sant'Elia, che non hanno neanche una barca, ovviamente, e spesso non hanno neanche una casa decente.

A questo punto questa, chiamiamola, "retorica dei sardi all'estero" mi pare che sia un eccesso di retorica e di mitologia. Ovviamente non ho nessun pregiudizio nei confronti dei sardi all'estero; però, parlare tre giorni di sardi "morti di fame" e così via, mi pare che tutto considerato questa categoria non meriti la nostra attenzione così acuta, mentre altre categorie di sardi, molto più numerose, meriterebbero realmente più attenzione di quanto noi dedichiamo a questi "zii d'America", molti di questi si chiamano "zii d'America".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, non avrei volevo parlare, ma l'intervento dell'onorevole Gessa, che io reputo in quest'Aula una persona dotata di una certa saggezza, veramente mi ha meravigliato, anche se poi magari ha cercato di correggere il tiro dicendo che vi sono diverse categorie di emigrati. Io le ricordo che vi sono emigrati alla fame, nel senso che non riescono a sopravvivere e se, nella vita, poi sono riusciti a realizzare qualcosa, credo che la maggioranza di questo Consiglio regionale dovrebbe tenerne conto.

Intervengo per due motivi. Intanto per dichiarare il mio voto favorevole a questo emendamento e poi per chiedere pubblicamente il voto elettronico palese perché gli emigrati sardi sappiano individuare chi è vicino a loro, chi vota a favore e chi vota contro, chi è contro gli emigrati e chi invece è a favore degli emigrati, chi vota contro la povera gente, contro chi veramente ha bisogno e che sta dando tutta la vita per poter realizzare qualcosa per i figli e per i loro successori proprio perché ritengono che questo sia indispensabile e necessario. Quindi da oggi sapremo. Perciò voglio lanciare quest'ultimo appello (come fa la stampa oggi, che titola"L'ultimo appello per gli emigrati") per dire e conoscere nome e cognome di chi è contro e di chi è a favore degli emigrati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Mi iscrivo alla lista, onorevole Cassano. Inizio dicendo che su mare est' de tottus, cioè il mare è di tutti. Viviamo una fase politico-sociale particolare perché il mare, appunto, prima respinto dai sardi, oggi è diventato invece una straordinaria risorsa che ha prodotto una ricchezza immensa.

Io ricordo che, una cinquantina di anni fa, i paesi del centro Sardegna vivevano bene perché la produzione era nel centro Sardegna e le coste erano quasi isolate, deserte. Poi l'economia ha trasformato tutto e oggi questa ricchezza, ripeto immensa, la troviamo lungo la costa. Il significato, il concetto sostanziale che c'è in questo articolo, in questi primi articoli, è proprio quello di riuscire a prelevare questa ricchezza e ridistribuirla. Gli abitanti dei paesi dell'interno non vogliono, caro onorevole Pileri, come diceva nel suo intervento Paolo Pisu, finire a fare i camerieri lungo le coste della Costa Smeralda o di Cala Liberotto, non parlo solamente di Costa Smeralda, hanno invece necessità e bisogno di costruirsi un progetto di vita, di costruirsi un percorso che possa permettere loro di vivere nella propria terra.

Per fare questo, è necessaria la serenità sociale che si ottiene semplicemente e solamente distribuendo la ricchezza, altrimenti avremo una Sardegna di due tipi: la città costiera, che utilizza, sfrutta quella ricchezza, magari acquisendo anche il disagio sociale del nuovo inurbamento, e il centro Sardegna, questi poveri paesi che ormai si stanno spopolando e sono desertificati; avremo questo buco che chiaramente non porterà al benessere della Sardegna. Vogliamo questa Sardegna? No, noi non vogliamo questa Sardegna. Noi vogliamo che la Sardegna sia un "unico", costa e interno, ma per realizzare ciò è necessario che questa ricchezza, prodotta sulle coste, venga distribuita.

Per tale motivo, voterò contro questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, leggevo l'altro giorno una lettera di una delle associazioni degli emigrati sardi nel mondo che, credo, come è pervenuta a me, sia pervenuta anche a tutti i colleghi o a buona parte dei colleghi. Francamente le motivazioni con le quali gli emigrati si schierano contro questo provvedimento e questa tassa sono del tutto valide, del tutto rispettabili e del tutto legittime. Io ho un grandissimo rispetto, stima e simpatia per il professor Gessa e sono rimasto meravigliato dalle sue parole, per questo ho deciso di sostenere con una dichiarazione di voto il nostro voto favorevole all'emendamento.

Francamente, professore, io ho conosciuto tanti emigrati e ne ho conosciuto anche di quelli a cui lei ha fatto riferimento, che sono diventati gli "zii" d'America, di Svizzera, di Germania, di Olanda e poi ho conosciuto anche gli altri, quelli che risparmiano tutto l'anno lavorando come bestie per poter tornare in paese 15 giorni all'anno con la macchina lucidata. Se bisogna mettere sui piatti della bilancia quanti sono i primi e quanti sono i secondi, io credo che sia infinitamente superiore il numero della seconda categoria, cioè di quelli che poveri e disperati erano quando sono partiti e poveri sono rimasti, forse un po' meno disperati, ma soltanto perché, ammazzandosi di lavoro, riescono a guadagnare il pane. Probabilmente sono il 99 per cento o il 99,5 per cento e uno 0,5 per cento sono diventati "zii d'America", gli altri - ripeto - sono rimasti quei nipoti poveri di Sardegna che erano quando hanno preso la famosa valigia di cartone legata con lo spago e sono partiti.

Non è questa la situazione, professore, la situazione è che sono lavoratori che, con sacrifici immensi, hanno potuto tenere o costruire o hanno ereditato e mantenuto un pezzetto di Sardegna nel cuore oltre che un pezzetto di Sardegna materiale in Sardegna. Allora, questa tassa contro questa categoria di lavoratori è una vergogna, è un'autentica vergogna della quale, come diceva giustamente il collega Cassano, con il voto elettronico vi prenderete la responsabilità davanti ai sardi residenti e a quelli emigrati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILERI (F.I.). Presidente, sono stato nuovamente chiamato in causa, ma l'onorevole Pileri e tutto il centrodestra non hanno detto che non sono favorevoli a sostenere le battaglie e le lotte che voi non state conducendo per far crescere le zone interne della Sardegna; noi stiamo dicendo che a voi manca un progetto politico per sostenere le zone interne.

Questa tassa demagogica viene utilizzata per illudere le zone interne, perché i risultati che arriveranno saranno deludenti. Mi ha sorpreso l'intervento del professor Gessa, per il quale nutro un profondo rispetto come ricercatore e come persona, ma il suo intervento, da un punto di vista politico, è stato molto deludente perché ho visto i sorrisi in Rifondazione Comunista quando ha parlato in questo modo degli emigrati sardi, quando ha parlato degli emigrati sardi che meritano rispetto. Io ho paura che voi li stiate utilizzando come merce di scambio, perché voi siete costretti a mettere dentro gli emigrati se no vi cade tutto l'impianto di questa finanziaria punitiva. E' per questo che li avete messi dentro.

Secondo me, il lusso è il lusso, indipendentemente dal fatto che chi ha ricchezza ce l'abbia che sia sardo o sia straniero o sia emigrato, non stiamo parlando di usi civici. La povertà, invece, è povertà ed è quella che voi, con questo atteggiamento, volendo colpire dei sistemi produttivi come quello del turismo di qualità, state continuando ad alimentare. Ovviamente, il voto sarà favorevole.

Voglio anche dirvi un'altra cosa; sta circolando una lettera, firmata dal vostro dirigente dell'Agenzia delle entrate, che deve essere ritirata perché in essa , ad un certo punto, c'è scritto: "Per l'anno 2006 sono esonerati dal pagamento coloro che siano nati in Sardegna, i rispettivi coniugi e i loro figli anche se nati fuori dall'Isola", l'avete spedita il 4 aprile 2007! Allora, o è incostituzionale quello che stiamo facendo noi o è incostituzionale questo. Quindi, vi prego di riflettere e di non compiere atti che non siano concordati tra parte politica e dirigenziale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Presidente, sinceramente, non mi sto appassionando molto a questo confronto perché la demagogia che c'è in campo è a tratti stucchevole, cari colleghi del centrodestra. Avevo difficoltà a prendere la parola perché ho qualche conflitto di interesse, lo dico in maniera chiara, ho tre fratelli emigrati, quindi… Perorando la causa, qua ci sono i paladini dei miei fratelli, sono schierati nel centrodestra, hanno avuto delle parole, i maestri della conoscenza degli emigrati, coloro i quali parlano senza conoscerne neanche uno e che sono veramente all'apice, all'acme della demagogia, rovesciando e ribaltando la realtà dei fatti. Voi siete schierati per conservare privilegi e mantenerli e noi stiamo cercando di ragionare in maniera equilibrata, chiedendo un sacrificio anche alle persone che sono emigrate. E' evidente che, mio fratello, che ha una casa al mare, mia sorella, che ha una casa al mare, loro sanno che dovranno pagare e non pagheranno certamente in maniera gioiosa.

Però, c'è da dire anche questo, onorevole Pileri, ma davvero davvero lei pensa di poter venire qui a dire che noi non stiamo facendo le battaglie per le zone interne, quando lei si preoccupa soltanto del giardinetto di casa che è l'eden dei ricchi sardi, continentali e di tutto il mondo? Ma di che parla? Ma di che parla? Ma davvero lei conosce i problemi dei sardi, quando li commisura a quelli che sono a Porto Cervo, Porto Raphael o quant'altro? Ma di che parla? Allora, io chiederei ai colleghi di smetterla con questa demagogia perché si vuol finire sul Corriere dell'emigrato e quant'altro. Ci sono a volte sacrifici a cui tutti sono chiamati, anche i nostri conterranei che oggi hanno una casa al mare. Quelli che sono partiti con la valigia e che sono ancora disperati e casa al mare non ne hanno, onorevole Artizzu!

ARTIZZU (A.N.). Se lo dici tu!

PIRISI (D.S.). Ma di che parla? Ma di che parla! Non ne hanno! Ce l'hanno quelli che sono nella classe media o medio alta. Questo è il dato, altrimenti l'avrebbero venduta!

ARTIZZU (A.N.). Adesso la vendono di sicuro!

PIRISI (D.S.). Lei sa bene che c'è anche difficoltà a raggiungere la Sardegna, perché la continuità territoriale, purtroppo, non è più estesa a quelli che, nati in Sardegna, sono residenti da altre parti.

ARTIZZU (A.N.). Grazie a voi!

PIRISI (D.S.). No, grazie a niente, grazie a un piffero, grazie al fatto che, purtroppo, è stata l'Unione Europea a dire che non si poteva fare, perché questa Giunta ha detto che era propensa che la si facesse. Il mio voto, Presidente, nonostante il conflitto di interessi, è contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, io non intendevo intervenire, ma veramente , per me che sono stato Assessore all'emigrazione e che ho girato tutti i punti del mondo dove gli emigrati sardi abitano e vivono, sentire certi interventi e certe affermazioni, in quest'Aula, fa male.

Pertanto è con profonda costernazione che intervengo per dire che il problema dell'emigrazione ha subito una metamorfosi, da parte delle forze di sinistra, che grida vendetta. Siamo stati la prima Regione al mondo a fare una legge sugli emigrati, di Paolo Dettori, portata avanti dalle forze di sinistra che, con convinzione, l'hanno modificata numerose volte, portando gli emigrati ad essere parte integrante della programmazione regionale, gli avamposti nel mondo del popolo sardo e, oggi, ci permettiamo di dire le fesserie che sono state dette qui, cioè che i nostri emigrati sono ricchi, che sono andati lì perché hanno scelto di andare lì e non per lo spopolamento della nostra Isola, ulteriore spopolamento che sta avvenendo ancora oggi nelle zone interne, di gente che non trova lavoro qui e sta andando fuori a lavorare perché non ha lavoro qui!

Ma come ci permettiamo! Veramente noi riteniamo che gli emigrati, dopo aver costruito la casa con sacrificio, ai quali abbiamo preteso di fare i depositi nel Banco di Sardegna, nella nostra banca, per aiutare noi sardi, con tutti questi versamenti, possano essere trattati così? O che la seconda casa di un emigrato valga meno della seconda casa di Soru? Ma dove stiamo andando? Allora, parliamo seriamente di queste cose, se poi c'è una volontà per andare avanti, si parli di questa volontà, si parli di altro, ma non si distrugga così questo mondo dell'emigrazione.

D'altra parte, voi sapete che questo mondo non è neanche col centrodestra, è col centrosinistra. Il documento, che ha ricevuto ogni singolo consigliere regionale poco fa, vi dice qual è la situazione degli emigrati sardi. Lo dicono a voi per cercare di rimediare a questa cosa che noi stiamo facendo, a questa gabella che stiamo mettendo nei confronti dei nostri fratelli che sono dovuti andar via, che hanno dovuto abbandonare la nostra terra e stanno lì con nostalgia, non perché ci vogliono stare.

Poi ci sarà anche il caso, certo, del docente universitario ma non prendiamo un caso singolo per abbracciare una causa che non esiste.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Renato Lai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LAI RENATO (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io intervengo un po' riluttante, ma ci sono situazioni personali che io non definisco conflitti di interessi. La mia famiglia complessa, allargata, si divide tra la Sardegna, il Piemonte, il Lazio e Francoforte. Le storie personali possono anche non avere valore, ma davvero non penso sia demagogico prospettare attenzioni al mondo degli emigrati, che viviamo nella nostra configurazione familiare. Davvero, professor Gessa, io che ho sempre un grandissimo rispetto per lei e lo avrò, ho qualche perplessità a vedere gli emigrati configurati solo come dei ricchi "zii d'America", per quanto mi riguarda sono operai delle fonderie, della Fiat, sono storie di ferrovieri, di situazioni molto, molto, rispettabili che ci hanno aiutato a crescere nella vita, a diventare qualcosa e qualcuno.

Ripeto, non consento a nessuno di tracciare, di dare i connotati di demagogia, perché a nessuno, da una parte e dall'altra, è consentito di inzupparsi il biscotto nel mondo degli emigrati, che meritano grande considerazione e rispetto. Io dico semplicemente che, a prescindere dalle valutazioni strategiche, politiche, dall'opportunità o meno di fare questo prelievo, di attuare questo prelievo, vorrei che venisse messo in evidenza che potrebbe essere un generoso segno di attenzione, un segno di riguardo, la conferma di un legame, oltretutto da quel mondo c'è stato detto che ci si aspetta questo segno.

Questo solo vorrei dire. Poi penso che la demagogia, le strategie e il resto sono cose che non mi riguardano, come non mi riguarda nessuna esposizione mediatica ulteriore in questo senso. Votiamo a favore comunque di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Credo che non ci sia un collega qui che non abbia qualche parente che sia fuori dalla Sardegna, che sia emigrato. Nella finanziaria 2006, io e tanti altri colleghi del centrosinistra abbiamo lavorato per modificare la proposta iniziale (che era pervenuta dalla Giunta) delle tasse, delle imposte, come dice bene Cuccu, proprio escludendo gli emigrati, i loro congiunti, dall'obbligo di pagarle. Era una scelta politica che io rifarei totalmente e nuovamente perché condivido e perché era una scelta che noi avevamo fatto insieme in Consiglio regionale, centrodestra e centrosinistra. Sappiamo bene però che questo non è possibile e che, per fare questa scelta, occorre rinunciare a quello che abbiamo fino a ieri difeso, bocciando gli emendamenti soppressivi, perché credo che con l'introdurre questo aspetto (distinguendo quelli che non hanno residenze fiscali in Sardegna solo dal fatto che sono originari della Sardegna rispetto agli altri) si attui un problema di discriminazione che mette a rischio, anzi, dà certezza di incostituzionalità della norma.

Allora, la questione che noi ci poniamo è: "Vogliamo o no mantenere questa tassazione?". Siccome non siamo nelle condizioni di potervi rinunciare, siccome abbiamo fatto la scelta di inserire le tassazioni di questo immenso patrimonio immobiliare che è sulle coste e che è di proprietà di chi non ha la residenza fiscale in Sardegna, non è una tassa di scopo, altrimenti pagherebbe anche il grosso imprenditore che consuma l'ambiente, da Mazzella a Muntoni, a Sanna, a tutti gli altri, semplicemente noi abbiamo detto che c'è un immenso patrimonio nelle nostre coste che appartiene a chi non ha residenza fiscale in Sardegna, quindi a chi non dà alla Sardegna un euro e non produce un euro per la Sardegna, da lì vogliamo prelevare risorse che ci servono per lo sviluppo. E' una scelta, la finanziaria si regge anche su quelle entrate e per fare questo abbiamo l'obbligo di tassare tutti quelli che non hanno la residenza fiscale in Sardegna, compresi i nostri cari conterranei che sono dovuti emigrare.

Questa è la scelta, non si tratta di discutere su chi è contro e chi è a favore degli emigrati. Io li vorrei escludere tutti, ma so che non sono in grado se non rinuncio a quella entrata. Noi non vogliamo rinunciare a quell'entrata e chiediamo ai nostri cari cittadini e conterranei di fare anche loro un sacrificio pagando l'imposta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SALIS (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, io intervengo perché siccome verrò iscritto dall'onorevole Cassano nella lista dei consiglieri regionali che sono contro gli emigrati, vorrei cercare anche di far capire prima di tutto che non sono contro gli emigrati. Vorrei anche capire però, Presidente, di che cosa stiamo discutendo e perché tutta questa retorica, è questo il termine da usare. Io non sono abituato ad offendere nessuno, rispetto tutti i termini, ma ore e ore di discussione con toni da libro "Cuore", spesso dimenticando che gli emigrati non sono solo quelli che sono partiti trent'anni fa e che sono poi rientrati anche in Sardegna, ma gli emigrati purtroppo sono anche quei giovani che stanno andando via adesso dalla Sardegna e forse più di questi dovremmo preoccuparci, invece che preoccuparci degli emigrati di ritorno che, pur avendo vissuto una vicenda personale e triste, spesso dolorosa, sono anche riusciti però a difendere la loro personalità, a crearsi una posizione e a difendere la condizione di cittadini pur nella difficoltà dell'emigrazione.

Di questo dovremmo preoccuparci. Allora, io dico, a tutti i colleghi dell'opposizione che si sono schierati, perché stiamo discutendo dell'emendamento numero 101 all'articolo 3, tanto per chiarirci le idee, perché altrimenti non ci raccapezziamo più.

DIANA (A.N.). Lo dica all'onorevole Pirisi, però, non lo dica a noi!

SALIS (Federalista-Autonomista Sardo). Guardi, siccome ho diritto di parola, me li scelgo io gli interlocutori, onorevole Diana! Io preferisco rivolgermi a voi del centrodestra perché condivido totalmente l'intervento dell'onorevole Pirisi, mentre non condivido...

PRESIDENTE. Onorevole Salis, finisca il suo intervento! Non capisco neanche con chi sta parlando, provi a rivolgersi all'Aula, vada avanti.

SALIS (Federalista-Autonomista Sardo). Ho risposto per fatto personale, Presidente. Dicevo, l'emendamento numero 101 al comma 1 dell'articolo 3 parla di plusvalenze, plusvalenze realizzate dalla cessione a titolo oneroso delle unità immobiliari, stiamo parlando di cessioni, non stiamo parlando di tasse sull'abitazione che l'emigrato si è costruito a costo di sacrifici immani, eccetera, no, scusi, Pileri, io l'ho interrotta?

PRESIDENTE. Prosegua, onorevole Salis.

SALIS (Federalista-Autonomista Sardo). Stiamo parlando di cessione di fabbricati, di vendita di fabbricati ad uso turistico, in aree turistiche, ovvero sulla vendita di quote o di azioni non negoziate sui mercati regolamentati di società titolari della proprietà di altro diritto su residence eccetera eccetera, seconde, terze e quarte case. Stiamo parlando di questo. Se non chiariamo questo, sembrerebbe ai nostri pochi, sfortunatamente, ma gentili ascoltatori di oggi, che stiamo veramente pensando di tassare le case che hanno realizzato in Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Al di là delle cose davvero irriferibili che si sono sentite stamane, per tornare su un filo di verità del discorso, il concetto è molto semplice:oltre la scelta, che può essere condivisibile oppure no, io ad esempio non la condivido perché sono convinto che la politica dell'aumento dei prezzi quando si deve fornire un prodotto è un rimedio peggiore del male, il prodotto è la Sardegna e la politica dei prezzi è quello che stiamo facendo. Una scelta può non essere condivisibile, ma se viene fatta deve essere fatta con serietà. Il gioco delle demagogie non lo deve fare nessuno, da qualunque parte stia, che abbia vinto o che abbia perso le elezioni.

La realtà è una: se il Governo regionale, ed è un suo diritto, ritiene di avere un progetto che prevede l'acquisizione o il recupero di una parte della ricchezza, che storicamente è cresciuta più velocemente sulle coste, e ritiene giusto farlo, lo faccia, senza foglie di fico, facendo pagare tutti quelli che stanno sulle coste, cioè il consigliere regionale Franco Cuccu, il signor Pistis che fa l'operaio della FIAT a Torino, il Presidente della Regione e quant'altri, e dica semplicemente che è una scelta fatta responsabilmente, per raggiungere un obiettivo tale da consentirci di disporre di risorse da redistribuire sul territorio regionale. Può non essere condivisibile, io non la condivido ma, se fatta con serietà, non ci trasforma nella "Repubblica dei campanelli".

Qui invece, da una parte, si vuol fare il gesto, tagliando fuori qualcuno dal pagamento e qualche altro no, un po' perché "non fa", un po' perché "chi se ne frega", dall'altra si tende, ovviamente, ad evidenziare questa pecca grave nell'azione della scelta che è stata fatta.

Per favore, non facciamo storie della tassa sul mare, onorevole Davoli, l'ambiente è dei sardi, il mare è di tutti i sardi, come il monte, come Gusana, come il Monte Spada, è un bene ambientale che appartiene a tutti, la Sardegna storicamente ha il 50 per cento dei sardi sulle coste, sin dal tempo dei fenici. E' normale che accada questo, ed è normale che i flussi della ricchezza, nei secoli, si siano depositati dove i traffici erano più facili. Lasciamo perdere queste cose e, se tassazione deve essere, sia per tutti, per me, per lei e per il Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Capisco che qualcuno non voglia sentire, però ho diritto come gli altri di dire quello che penso. Signor Presidente, Assessore e onorevoli colleghi, ho già avuto modo di dire che la cosiddetta tassa sul lusso è giusta e lo ribadisco, perché fa pagare agli ospiti più benestanti la fruizione di un bene, come quello delle coste, che deve essere salvaguardato e fruito con servizi migliori, nell'interesse e per il bene di questi graditissimi turisti. Se questo contribuisce, con il fondo di perequazione, a velocizzare la crescita del turismo ambientale e culturale delle zone interne, sarà aumentata la qualità complessiva dell'offerta turistica sarda, a vantaggio di tutti. Era questa l'aspirazione che avevamo, dunque, delle zone interne, delle zone costiere, dei turisti, degli emigrati e dei residenti. Questo è quello che abbiamo sempre detto e qui, invece, si fanno interventi in contraddizione con questo assunto.

Detto questo, voglio dire, sull'argomento, sul tema, sull'emendamento, che non sarà, onorevole Cassano, l'approvazione o meno di un emendamento su questo articolo 3 a fare da spartiacque tra coloro che difendono o sono ostili agli emigrati sardi. Si taglia a fette in quest'Aula la retorica e la demagogia sugli emigrati sardi. Non è corretto, né dignitoso speculare su questa parte meno fortunata del Popolo sardo in questo modo. Io sono tra coloro che pensano che il nostro popolo sia unico, fatto di residenti ed emigranti, cioè di coloro che sono stati costretti a lasciare la nostra Isola per motivi di lavoro. Oggi, qui, stiamo discutendo di un emendamento che è anticostituzionale, come ben sapete, e non ha possibilità di passare. Pertanto io penso che l'unica cosa seria che noi possiamo fare è di impegnarci, dopo la finanziaria, a produrre delle norme che possano, sull'argomento, rendere maggiore giustizia ai nostri emigrati, in particolare a quelli che hanno redditi bassi e case normali, e non ville. Questo perché noi, della Rifondazione Comunista, siamo sensibili sempre, e di questo dovete darci atto che lo siamo con coerenza, a coloro che appartengono alle classi popolari. Non vi è dubbio che, tra gli emigrati, vi siano benestanti, lavoratori e anche poveri. Per cui non sono d'accordo che siano definiti tutti ricchi "zii d'America". Questa concezione non mi appartiene. Ne sono più che convinto, perché provengo dalle zone interne.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uggias per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, come ha detto il collega Marrocu, io sono tra coloro che, nella scorsa finanziaria, seppur all'ultimo momento, si sono adoperati affinché la formulazione, che consentiva l'esenzione a favore degli emigrati, fosse inserita nella legge finanziaria. Abbiamo recuperato, per analogia, la normativa che disponeva la possibilità che la continuità territoriale fosse fruita anche da coloro che erano emigrati dalla Sardegna, e purtroppo, oggi, ci rendiamo conto che, non per nostra volontà, ma perché c'è stata un'indicazione in questo senso, non è più sostenibile la formulazione che abbiamo messo l'anno scorso e che pertanto questo emendamento non è accoglibile, è un emendamento illegittimo.

Allora, se vogliamo fare demagogia da una parte, dall'altra, parliamo quanto vogliamo dell'emigrazione, parliamo quanto vogliamo delle condizioni degli emigrati, ma non è serio assumere un atteggiamento da legislatori diverso da quello corrispondente alla realtà. Una cosa che non si può fare, non si può fare, e noi dobbiamo prenderne atto! Cosa diversa…

(Interruzione)

Io non ti ho interrotto! Non ti ho interrotto! Non è un atteggiamento serio, Silvestro Ladu, non è un atteggiamento serio! Sei un legislatore, nnon sei altro. Sei un legislatore qui, devi fare leggi che sorreggano l'intelligenza, la capacità giuridica e il rispetto delle altre normative, non siamo sciolti dalle altre leggi.

Allora, cosa diversa è che gli uffici legislativi della Regione, degli Assessorati, il nostro ufficio a Bruxelles, si interessino per approfondire se quell'indicazione, che gli amici del FAS hanno inviato a noi, possa essere sviluppata, e successivamente si possa riprendere, con un concetto giuridico che la supporti, la disposizione contenuta nell'emendamento. Ma per il resto il mio voto, Presidente, è negativo, per queste ragioni, perché non è legittimo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Presidente, Assessore e colleghi, l'argomento è veramente appassionante. Le tasse credo che piacciano poco a tutti. In realtà è anche l'utilizzo di queste tasse che ci lascia perplessi, perché se si tassa l'uso di un bene ambientale nelle coste e poi si dice che questi soldi vanno a finire in altre zone della Sardegna, ci sarebbero anche le giuste lamentele di quei territori, che questo bene vedono insistere e che causa dei disagi, che comunque si sentirebbero penalizzati due volte, dalla presenza del bene e dal fatto che, per questo bene che insiste nei loro comuni, arrivano delle tasse alla Regione Sardegna che non ricadono nel loro territorio. Due volte penalizzati!

Io credo che la cosa sia comunque discutibile. Sul fatto però che si tassino i beni cosiddetti di lusso, qui lascerei proprio cadere questa parola "lusso", che forse può servire per giustificare, di fronte alla demagogia di Rifondazione Comunista, e di quanti, come loro, si aggrappano a questa parola, perché i lussi sono altri, non sono le casette di chi magari ha fatto la casa al figlio nel piano di sopra alla propria abitazione e poi questo ragazzo, che non ha comunque trovato lavoro, è costretto ad emigrare e ha la casa intestata, costruita dal lavoro dei genitori, magari dalla buonuscita dei genitori che hanno deciso di investire in Sardegna, e oggi devono pagare le tasse su quella casa che hanno costruito, con sacrificio, per i figli che sono sfortunati e sono dovuti andare ad emigrare.

Io sinceramente ci penserei sulla parola "lusso", perché veramente la casa di lusso è individuata anche nella terminologia, è una casa che deve avere una certa superficie, che deve avere determinate caratteristiche. Qui si tassano le case indiscriminatamente, quindi sinceramente è veramente demagogia definire residenze di lusso queste case. In uno Stato degli Stati Uniti d'America si è creata questa tassa, il risultato è stato che gli investimenti, che avevano visto privilegiare questo Stato dell'Unione, sono spariti, che è caduta un'economia, e la Sardegna rischia veramente di impoverirsi, perché ci ha fatto comodo quando queste persone, che hanno investito in Sardegna, hanno pagato qui l'IVA per costruire queste case, hanno pagato le tasse, hanno dato lavoro, hanno investito in Sardegna e ci hanno privilegiato, hanno determinato l'aumento di valore di un bene ambientale anche in quelle zone delle coste sarde che oggi valgono e che…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Liori.

Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

(Interruzione del consigliere Ladu)

PRESIDENTE. Alla fine, come prevede il Regolamento. Stia comodo.

Assessore Dadea, prego.

(Interruzioni)

DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Io penso possa essere utile sapere qual è stato il ragionamento, la costruzione dell'elaborazione che ha fatto la Giunta a proposito delle imposte regionali. Eviterò qualunque aggettivazione e cercherò di evitare qualunque mistificazione riguardo a questo aspetto.

Il problema di fondo è essenzialmente uno: o si è favorevoli alle imposte regionali, oppure no. Se si è favorevoli alle imposte regionali, bisogna tenere conto dei limiti di legittimità costituzionale che questo comporta e il limite di legittimità costituzionale in questo caso deriva dal fatto che non si possono escludere a priori gli emigrati. Una volta che (onorevole Cuccu, io ho seguito con molta attenzione il suo intervento e ne condivido alcune parti) si è presa la decisione di imporre le tasse, appunto, regionali, il secondo quesito era: quali? Le dobbiamo far pagare a tutti, oppure soltanto a chi non ha un domicilio fiscale in Sardegna e quindi non produce un reddito in Sardegna? Il ragionamento che ha fatto la Giunta è stato quello invece di fare in modo che paghi le tasse regionali chi non ha un domicilio fiscale in Sardegna… scusi, mi sono… il ragionamento è stato quello di escludere dalla tassazione chi ha un domicilio fiscale in Sardegna e produce appunto reddito in Sardegna, e quindi, come tale, paga le tasse qua in Sardegna. Queste sono le due opzioni che noi abbiamo avuto a disposizione.

Allora, la decisione della Giunta è stata molto semplice e lineare, le imposte regionali devono essere pagate appunto da chi non paga le tasse in Sardegna, per una finalità di riequilibrio, di compensazione verso chi consuma un bene ambientale e non paga nessuna imposta qua in Sardegna.

Quindi, la questione dell'emigrazione è una questione mal posta, perché se l'emigrato ha domicilio fiscale in Sardegna, e quindi produce un reddito in Sardegna, non paga la tassa regionale. Va bene? Questo è il caso di tutti gli emigrati che vivono all'estero. Se invece l'emigrato sta in continente, ma non ha un domicilio fiscale in Sardegna, in questo caso deve pagare le tasse. Il ragionamento è stato molto semplice e lineare.

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Alberto Randazzo intende aggiungere la propria firma all'emendamento.

(Interruzione del consigliere Ladu)

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, qual è il problema?

LADU (Fortza Paris). Vorrei intervenire per una questione personale.

PRESIDENTE. Ci dica qual è la questione personale, velocemente.

LADU (Fortza Paris). La questione personale è che sono stato tirato in ballo…

(Interruzioni)

No, io voglio dire…

UGGIAS (La Margherita-D.L.). Sei tu che mi hai interrotto!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Qual è la questione personale?

LADU (Fortza Paris). La questione personale è…

(Interruzioni)

No, allora…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ladu. Stiamo votando!

(Interruzioni)

LADU (Fortza Paris). No, Presidente, io voglio parlare...

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, non ha il microfono, non ha la parola, le ho chiesto di dire rapidissimamente in che cosa consisterebbe la questione personale sulla quale chiede di parlare, dopodiché ci riserviamo di valutare se è una questione personale. L'essere chiamati in ballo non è una questione personale. Prego.

LADU (Fortza Paris). La questione personale consiste nel fatto che il consigliere Uggias sostiene che bisogna essere seri, riferito a me, per quanto riguarda il provvedimento che noi stiamo facendo.

PRESIDENTE. Va bene. Grazie, onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). No, mi faccia finire…

PRESIDENTE. Abbiamo capito qual è il problema.

LADU (Fortza Paris). Per dire che io serio lo sono fino in fondo e per dire anche che invece non è giusto dire che questo provvedimento, qualora venisse approvato, è illegittimo.

PRESIDENTE. Va bene.

LADU (Fortza Paris). Mi vuol far finire, Presidente?

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Si accomodi, onorevole Ladu, abbiamo capito quale questione personale vorrebbe sollevare, ma non ha la parola sulla questione personale, quindi si accomodi ed eventualmente le daremo la parola a fine seduta se valuteremo che questa è una questione personale. Si accomodi.

(Interruzioni)

Onorevoli, siamo in fase di votazione. E' stata richiesta la votazione nominale.

(Interruzione del consigliere Capelli)

PRESIDENTE. Sì, l'onorevole Randazzo Alberto, a nome del Gruppo dell'U.D.C., ha chiesto di aggiungere la propria firma all'emendamento.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 101.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Diana - Farigu - Floris Mario - Gallus - La Spisa - Ladu - Lai Renato - Licandro - Liori - Lombardo - Maninchedda - Marracini - Milia - Moro - Murgioni - Petrini - Pileri - Pisano - Pittalis - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Sanjust - Scarpa - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Atzeri - Caligaris.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 77

votanti 74

astenuti 3

maggioranza 38

favorevoli 33

contrari 41

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 921.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, voterò a favore dell'emendamento numero 921. Però proprio sulla scorta dei suggerimenti che ha dato l'onorevole Gessa, e anche delle considerazioni fatte dal Capogruppo dei D.S., onorevole Marrocu, credo che diventi, ora, determinante fare una fotografia dei proprietari dei beni immobili. Quindi, non limitarsi soltanto ad una indicazione di posizione ma effettuare un monitoraggio dei proprietari e dei beni, in modo tale che effettivamente non si verifichi quello che l'onorevole Gessa poneva come problema, cioè che quei dieci che possono, non soltanto pagare ma pagare profumatamente lo facciano, ma per quelli che non hanno la possibilità, perché si tratta di un bene vetusto, ereditato, storicamente individuabile, locato in un centro storico, e solo casualmente quel centro è diventato un centro turistico, ma non c'è nessuna volontà di speculazione, ebbene, in questi casi l'ARASE deve trovare il modo di adottare uno sgravio.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI

(Segue CALIGARIS.) Questo sarebbe un atto di giustizia e di equità. Penso anche che daremmo un senso anche al sacrificio che stiamo chiedendo agli emigrati, riattiveremmo con loro un rapporto sicuramente più corretto, di informazione, saprebbero il perché e il per come, e soprattutto questa imposta diverrebbe intelligente: non si può fare un intervento col bisturi quando basta un intervento in laparoscopia, e quindi senza spargimento di sangue in eccesso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, io dichiaro di condividere fortemente lo spirito di questo emendamento della Giunta, non lo voterò a favore perché porta un limite, che è appunto questo del 75 per cento a favore di un fondo perequativo per lo sviluppo e la coesione territoriale; un limite nel senso che presumo che si sarebbe potuto fare ancora di più, visto lo spirito stesso che stiamo andando a presentare.

Approfitto per fare una precisazione. Innanzitutto credo che, ancora una volta, stiamo dimenticando quali sono gli effetti che questa nuova imposta ha determinato oggi in Sardegna. Io ho certezza di poter riferire in quest'Aula che, negli ultimi sei mesi, il mercato immobiliare ha avuto un freno totale. Noi abbiamo vinto una grande battaglia, che è quella della compartecipazione per le entrate relativamente all'IVA, abbiamo una compartecipazione del 90 per cento sull'IVA, e quindi il 18 per cento dell'IVA che viene pagata sulle transazioni immobiliari costituisce un'entrata per la Sardegna, ma dall'altro lato con questa imposta abbiamo completamente o, perlomeno ulteriormente, frenato la transazione immobiliare. Questo significa, Assessore, che di certo noi abbiamo oggi una perdita in termini di entrate per effetto di questa imposta. La prego di portare dati precisi in quest'Aula e, se lei ne ha, di dimostrarci che invece il bilancio delle due imposte ha un saldo attivo per la Sardegna.

Siamo certi, perché lo stanno denunciando le agenzie immobiliari in questo momento, che invece si sta verificando il fenomeno inverso, cioè questo è diventato un freno per l'attività imprenditoriale normale e quindi anche una perdita per la Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Dico che, in merito a questo emendamento, ci sono alcune considerazioni da fare. Ancor prima, voglio dire con molta garbatezza al collega Uggias che io sono persona seria e non prendo mai posizioni demagogiche, e dicendo questo dico anche che quell'emendamento poteva essere approvato senza che succedesse assolutamente nulla. Quindi, quando noi diciamo che quell'emendamento, qualora fosse stato approvato, avrebbe inficiato chissà che cosa o comunque è un emendamento illegittimo, non è vero. Significava semplicemente che l'approvazione di quell'emendamento avrebbe eliminato la sovrattassa sulla seconda casa. Punto e basta. Quindi, l'emendamento non è un emendamento assolutamente illegittimo, poteva essere approvato e bastava fare una determinata scelta. Noi la pensiamo sinceramente in quel modo, voi pensate che bisogna tassare la seconda casa e quindi sono problemi politici, però non diciamo che sono provvedimenti illegittimi.

Detto questo, io credo che anche l'emendamento numero 921, dove si dice che il 75 per cento degli incassi va al fondo perequativo e poi il 25 per cento ai Comuni, mi dispiace per chi ha difeso strenuamente le zone interne e che è convinto magari che, con questo emendamento, con questo provvedimento, noi risolviamo il problema delle zone interne. Io sono convinto che questa, sì, può essere demagogia, perché se noi pensiamo davvero in questo modo di evitare lo spopolamento delle zone interne o di risolvere i loro problemi, sicuramente stiamo sbagliando strada, abbiamo sbagliato completamente binario. Se questo Governo della Regione vuole davvero eliminare ed evitare questa tendenza allo spopolamento massiccio delle zone interne verso la costa e verso il continente, credo che dovrà fare altri interventi strutturali che riguardano la crescita e lo sviluppo di quelle zone e che non possono essere certamente limitati a piccoli interventi che sono, sinceramente, fumo negli occhi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ibba per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

IBBA (Gruppo Misto). Molto brevemente. Voterò a favore di questo emendamento perché mi pare molto giusto e opportuno che si cerchi in qualche modo di legare le condizioni delle zone interne alle condizioni delle zone costiere. Abbiamo sempre sostenuto (e qui, in quest'Aula, più volte se n'è parlato, in una maniera direi anche bipartisan, se fosse possibile usare questo aggettivo) e tutti abbiamo l'intenzione di evitare che quest'Isola diventi una grande ciambella, con la parte centrale che ha una fortuna, un destino, un futuro totalmente diverso da quella periferica.

Oggi viviamo una fase storica nella quale larga parte dell'economia di questa Regione, soprattutto quella proveniente dalla parte turistica, si sviluppa nella parte periferica di quest'Isola. Ora, l'idea che le somme economiche ricavate dall'imposizione del primo comma dell'articolo 3 vadano invece a creare un elemento di sutura tra la parte centrale e la parte periferica, salvando e quindi comunque beneficiando e pertanto promuovendo il comune all'interno del quale questa fonte di reddito si forma, crea un equilibrio tra le due istanze che forse non risolve oggi il problema (forse non lo risolve neanche domani) però certamente crea le premesse affinché ci sia una sinergia e una sintesi tra le due parti di questo territorio, tra due economie diverse, probabilmente tra due culture diverse, tra due prospettive di sviluppo diverse per le quali questo emendamento numero 921 può essere davvero una condizione che apre un percorso nuovo, una strada nuova, forse apre, non solo ad economie, ma anche ad impostazioni finanziarie diverse per i prossimi anni e per il futuro.

Pertanto a me pare che questo sia un fatto estremamente importante perché consente di non fare un'unica soluzione abborracciata, generica e grossolana ma cerca di distinguere e di dividere, selezionando e particolareggiando, questo mi pare sia il modo migliore con il quale noi possiamo amministrare il risultato di questa iniziativa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, io volevo soltanto attirare l'attenzione dell'Aula, sul fatto della incoerenza e coerenza dei nostri ragionamenti e di come stiamo votando. Io credo che ci sia perfetta coerenza nel ragionamento che abbiamo sviluppato su questo articolo finora, far pagare le tasse sul lusso ai più ricchi e meno ai più poveri, e questo credo che lo abbiamo ampiamente dimostrato.

La seconda questione è, io penso e vorrei, che si facessero pagare le tasse più agli emigrati ricchi e meno agli emigrati poveri, come ho detto nel precedente intervento quando mi riferivo all'argomento. Per questo rivolgo un appello all'assessore Dadea perché dopo la finanziaria si possa trovare una normativa che possa attuare questo principio giusto, sempre a favore degli emigrati meno avvantaggiati.

Terza questione sempre su questo emendamento. Onorevole Pileri, si cerca di dare di più ai comuni più poveri e meno a quelli ricchi; posto che il mare è di tutti i sardi. Per i ragionamenti che ho fatto prima, io condivido questo criterio e sono, come ho detto ieri, in pieno contrasto con quello che invece può pensare lei. E' evidente questo, perché lei rappresenta gli interessi delle classi più ricche e delle aree più ricche, io rappresento gli interessi delle aree e delle classi più povere. Su questo credo che ci sia estrema chiarezza, anche se sono costretto a fare questa estremizzazione concettuale per rendere il concetto più chiaro. Questo non risolverà, onorevole Ladu, il problema delle zone interne, abbiamo detto che anche nel fondo unico vengono privilegiati i comuni più piccoli rispetto a quelli più grossi, come nell'articolo 19 della legge 37. Lavoriamo perché nel programma regionale di sviluppo la questione delle zone interne, onorevole Capelli, sia affrontata seriamente, non con qualche escamotage, diciamo così, retorico e preelettorale.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 921.

Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 921.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Porcu e Salis hanno votato a favore, Vargiu ha votato contro, La Spisa si è astenuto.

Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Ibba - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Rispondono no i consiglieri: Cassano - Dedoni - Liori - Milia - Pisano - Vargiu.

Si sono astenuti i consiglieri: Cuccu Franco Ignazio - La Spisa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 45

votanti 43

astenuti 2

maggioranza 22

favorevoli 37

contrari 6

(Il Consiglio approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 458.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Cercherò di non ripetermi nelle mie considerazioni sull'esclusione degli emigrati e dei loro familiari, ma vorrei aggiungere, esprimendo parere favorevole all'emendamento, alcune considerazioni. Si è detto che queste tasse sul lusso sono la base di questa finanziaria, vorrei chiedere all'Assessore e al collega che ha espresso questo concetto di indicarmi in bilancio e in finanziaria qual è la quantificazione di queste entrate e in quale UPB sono quantificate. Non le troverete perché non esistono!

Per quanto riguarda l'aspetto demagogico da più parti sollevato, non mi soffermo su quanto espresso dal collega professor Gessa, ma è demagogia sentenziare in questa Aula che devono pagare i ricchi e meno i poveri e, nello stesso tempo, stabilire che il più ricco della Sardegna, occasionalmente anche nostro Presidente, non pagherà una lira, mentre gli emigrati debbono pagare. E' più sensato dire che chi non produce reddito in Sardegna deve pagare e aggiungere qualcosa, nei confronti di chi? Il più ricco sempre della Sardegna non paga una lira di tasse neanche sotto questo punto di vista in Sardegna perché produce soltanto passivi di bilancio e perciò non paga. E' demagogia sentire in questa Aula che bisogna penalizzare chi non spende una lira in Sardegna e non far pagare chi invece va a sperperare i soldi della Sardegna, per esempio anche per Sant'Elia, richiamato dal collega professor Gessa, destinando 700 mila euro alla COLAS, a chi viene da fuori per realizzare, forse, una delle più importanti speculazioni immobiliari che avverranno su Cagliari. E' demagogia spendere 700 mila euro per mandare a corsi professionali, che non danno nessun diritto e nessun credito, i nostri operatori del servizio di salute mentale a Trieste, per finanziare ulteriormente Trieste a discapito delle professionalità locali, quelle che lei poco tempo fa ha vantato e che sono invece ripudiate da tutta l'Italia, come linea scientifica di intervento. E noi paghiamo 700 mila euro per mandare i nostri professionisti lì e non avranno neanche diritto al credito formativo. Chi deve pagare in quest'Isola?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILERI (F.I.). Vorrei fare brevemente una considerazione sull'intervento di Pisu ma anche su quello di Pirisi. Vedete, onorevole Pisu, non credo di rappresentare una parte di un territorio dove ci sono ricchi, io spero e vorrei rappresentare tutta la Sardegna, non come dice lei voler rappresentare solo la Sardegna e la zona della Sardegna dalla quale lei proviene. Io ambisco a rappresentare, in questo Consiglio, tutta la Sardegna. E l'ho fatto quando, in Commissione urbanistica, abbiamo chiesto un ripensamento della Giunta sui centri storici, in quanto venivano colpiti soprattutto i centri storici dell'interno della Sardegna, e questo l'abbiamo fatto noi, non certo lei.

Per tornare a questo emendamento, io voterò a favore assolutamente. C'è una grande discriminazione. Ho scaricato da Internet la tabella delle categorie catastali soggetta all'imposta regionale sulle seconde case che state mandando in giro. Parte dalla A1, A2, A3, A4, abitazione popolare, A5, abitazione ultrapopolare, per arrivare alle ville, ai castelli e ai palazzi. Come ha detto qualcuno che mi ha preceduto chi ha i castelli e i palazzi non paga niente, mentre un emigrato, che ha una casa definita come abitazione popolare o ultrapopolare, è costretto a pagare.

Sulla costituzionalità o meno, poi, vorrei tornare, per dire che dovete ritirare questa lettera per la riscossione che circolando, perché voi, in questa lettera, state dicendo che, per il 2006, e lo state dicendo nel 2007, non si paga, gli emigrati non pagano. Quindi, abbiate il coraggio di fare una riflessione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, anche io voterò a favore dell'emendamento numero 458, sapendo che, ancora una volta, risulta essere una delle poche opportunità che ci rimangono per restituire agli emigrati sardi un po' di giustizia. Innanzitutto, vorrei fare una precisazione relativamente al problema che ha sollevato poc'anzi l'assessore Dadea, nel momento in cui dichiarava che molti emigrati all'estero hanno il domicilio fiscale in Sardegna. Ovviamente, non è così, Assessore, nel senso che l'essere iscritti all'AIRE - sono iscritti all'AIRE, mi pare, 80 mila sardi circa - significa essere iscritti all'anagrafe dei residenti all'estero. Questo dà la possibilità, evidentemente, di avere un riconoscimento da un punto di vista della residenza, ma non del domicilio fiscale, perché è stabilito proprio da circolari esplicite dell'Ufficio delle Entrate che il domicilio fiscale non può essere posseduto, perché non c'è la cosiddetta continuatività abitativa nel comune di residenza. Questo significa probabilmente che se noi, invece, avessimo lasciato "residenti", anziché "domicilio fiscale", probabilmente questa ingiustizia nei confronti degli emigrati non si sarebbe nemmeno consumata, perché, a quel punto, avremmo riconosciuto l'essere iscritti all'AIRE come una residenza nel comune, ovviamente, di pertinenza.

Questi emigrati, da un punto di vista elettorale, addirittura, hanno diritto al voto. Noi li andiamo a cercare per votare e invece non riconosciamo loro un diritto, che è quello degli altri residenti, dell'esonero, naturalmente rispetto a questa imposta. Credo che questa ingiustizia sia ancora più palese proprio per le cose che si sono dette, speriamo che davvero l'Unione Europea spazzi via definitivamente tutta questa illusoria possibilità di imporre imposte che non hanno assolutamente alcun senso giuridico, lo dico riferendomi anche all'affermazione che faceva poc'anzi il collega Uggias, che era preoccupato perché noi legislatori dobbiamo fare norme che abbiano fondamento giuridico, ecco, queste norme non hanno fondamento giuridico; è semplice andare a verificare che cosa ha intimato l'Unione Europea relativamente a questo sistema di imposte che non sono una novità, nella Spagna sono già esistenti e dovranno essere adeguate.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). A me dispiace dover intervenire nuovamente, però, ho sentito alcune affermazioni che, davvero, non possono essere lasciate senza una breve replica; certamente non ho la pretesa di imporre il mio punto di vista ma, dire che si sta parlando troppo dell'emigrazione, è un'affermazione che va corretta. Forse, dal 1991, da quando fu varata la legge numero 7, se ne è parlato troppo poco, e forse se ne è parlato anche in maniera poco corretta o comunque adeguata. E' questa l'occasione, forse, per parlarne e per approfondire i problemi, sia pure limitatamente ad un aspetto che noi, ribadiamo, non condividiamo assolutamente.

Si è detto, dal collega Uggias, e sono d'accordo con lui, intorno ai problemi sulla legittimità di una norma che, altrimenti, incontrerebbe i rigori dei giudici delle leggi. Vedete, la soluzione è semplice. Non bisognava assolutamente introdurre questo tipo di tassazione e così si eliminava il problema. Si è prevista la tassa sul soggiorno, ma cosa vogliamo continuare domani a prevedere un'altra tassa, qualche altro balzello per svuotare ancora le tasche? Io parlo dei contribuenti in generale e non soltanto dei sardi emigrati, la cui situazione, comunque, sta a cuore a tutti se il problema lo vogliamo risolvere. Si poteva anche introdurre un sistema di gradazione tra coloro che hanno un certo reddito, tra i sardi emigrati in Italia, perché non sono visionari i nostri corregionali che stanno nel continente e che scrivono e che fanno gli appelli, lo fanno a ragion veduta, ponendo un problema serio, e noi non lo possiamo liquidare con l'autosufficienza che ci sono soltanto i sardi che hanno fatto fortuna all'estero. Ma sapete quanti sardi nel nord-est della Francia, davvero, invocano ancora oggi l'assistenza e un sussidio? Sapete ad Oberhausen, a Genk, nei paesi del Belgio, andate e visitate quelle realtà, forse cambiereste punto di vista, e forse la soluzione di eliminare questo balzello ingiusto che colpisce anche questa realtà, avrebbe convinto un po' tutti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). A me dispiace che ci si attardi su questi articoli facendo ragionamenti di principio con riferimento, in modo specifico, ad una categoria di persone peraltro molto articolata al proprio interno. Stiamo parlando di cose ben definite. Allora, prima questione: stiamo parlando dell'imposta sulle plusvalenze. Se uno ha un immobile (che in ragione della normativa in materia paesaggistica, ha acquisito notevole valore), qualora lo dovesse vendere, una parte minima del vantaggio, che ha ottenuto con un intervento normativo, rimane nelle casse della Regione in funzione del riequilibrio territoriale, a vantaggio di chi non ha la fortuna di vivere in una condizione positiva.

Per quanto riguarda l'imposta sull'immobile, noi abbiamo un problema, dobbiamo censire questi immobili, dobbiamo capire come vengono utilizzati. La gran parte dei proprietari, da sempre, guadagna in nero una dimensione sproporzionata. C'è un'evasione vera fiscale su quel terreno, serve anche per censirlo. Cosa giusta! Ma le barche sopra i 16 metri, gli aerei, 4 lire per uno che ha 60 metri di barca, 15 mila euro in un anno. Insomma, questo stiamo dicendo! Allora, se non siamo in grado neppure di operare un riequilibrio di reddito attorno a queste cose, dichiariamo fallimento dello Stato, della democrazia e della giustizia e andiamo alla guerra selvaggia, almeno ognuno si sceglie le armi e fa quello che deve fare per difendersi.

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, intende intervenire per dichiarazione di voto?

LADU (Fortza Paris). Sì.

PRESIDENTE. Siccome non era iscritto un attimo fa, pensavo fosse per le modalità di voto.

LADU (Fortza Paris). Siamo sempre in tempo.

PRESIDENTE. Non ci sono dubbi, ma si è anche in tempo per organizzare i nostri lavori in maniera adeguata, quindi se uno che deve fare dichiarazione di voto si iscrive, abbiamo anche la pianificazione del tempo migliore.

LADU (Fortza Paris). E' una dichiarazione di voto, quindi…

PRESIDENTE. Era un suggerimento, onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). Siamo sempre in tempo, quindi non ci sono problemi.

PRESIDENTE. Era un suggerimento, me lo posso permettere? No?

Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Per dire che io sono d'accordo con l'approvazione di questo emendamento, però eviterei di fare del catastrofismo quando si tratta di parlare di questo tipo di imposte perché sembrerebbe che se noi non arriviamo a far pagare tutti gli emigrati chissà che cosa succede. Adesso, si dice, ultima cosa, che questo serve anche per avere un censimento giusto delle seconde case in Sardegna. Io credo che noi potremo fare il censimento delle seconde case in Sardegna senza ricorrere a questo ulteriore balzello, che veramente ci sta creando mille problemi, perché quando noi abbiamo avuto problemi di legittimità, per quanto riguarda questo provvedimento, è stato solo e semplicemente perché abbiamo voluto introdurre una nuova imposta che avremmo potuto tranquillamente eliminare.

Detto questo, io continuo a dire che ci sono le condizioni, effettivamente, per far sì che ci sia una sperequazione nei confronti di alcuni emigrati, non di tutti gli emigrati, e nei confronti anche di quelli che vivono in Sardegna; credo che il sistema migliore che ci possa essere per eliminare questa disparità di trattamento sia quello di passare, una volta per tutte, la spugna su questo provvedimento che non produrrà nessuna ricchezza alla Sardegna ma creerà ulteriori problemi anche dal punto di vista burocratico, perché la Regione sarda spenderà perché deve recuperare queste risorse e alla fine veramente io dico che il gioco non vale la candela.

Forse forse, sarebbe meglio che la Regione, per quello che alla fine ne ricaverà, lasciasse perdere questa ulteriore tassazione e tranquilli gli emigrati e quelli che vogliono venire a passare le vacanze in Sardegna.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 458.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 458.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Corda ha votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: Marracini - Murgioni - Pittalis - Scarpa.

Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Ibba - Lanzi - Manca - Marrocu - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Si è astenuto il consigliere: La Spisa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 42

votanti 41

astenuti 1

maggioranza 21

favorevoli 4

contrari 37

Poiché il Consiglio non è in numero legale, sospendo la seduta per 30 minuti. I lavori riprenderanno alle ore 13 e 18.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 48, viene ripresa alle ore 13 e 18.)

PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto, ripetiamo la votazione sull'emendamento numero 458.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 458.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Frau, Pirisi, Manca, Gessa e Serra hanno votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: Cugini - Murgioni.

Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Lanzi - Manca - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias.

Si sono astenuti i consiglieri: La Spisa - Maninchedda.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 39

votanti 37

astenuti 2

maggioranza 19

favorevoli 2

contrari 35

Poiché il Consiglio non è in numero legale, la seduta finisce qui. I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16.

La seduta è tolta alle ore 13 e 23



Allegati seduta

CCCXXIII SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

Mercoledì 9 maggio 2007

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente SECCI

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 17.11

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 2 maggio 2007 (316), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Silvio Lai ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana di mercoledì 9 maggio 2007.

Poiché non vi sono opposizioni, questo congedo si intende accordato.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Interrogazione ARTIZZU - DIANA - LIORI - MORO - SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulle iniziative di informazione ai cittadini dei comuni interessati dalle zone di protezione speciale" (847)

"Interrogazione MORO, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di perenne emergenza dell'Ospedale SS. Annunziata di Sassari". (848)

"Interrogazione FLORIS Mario - CHERCHI Oscar, con richiesta di risposta scritta, sull'uso dell'auto di servizio da parte del Direttore generale della Presidenza per trasportare dall'Aeroporto di Elmas il manager della Saatchi & Saatchi" (849)

"Interrogazione FLORIS Mario - CHERCHI Oscar, con richiesta di risposta scritta, sui presunti atti preparatori di trasferimento di personale dalla Regione agli enti locali". (850)

"Interrogazione PISANO, con richiesta di risposta scritta, sull'ipotesi di chiusura degli uffici di assistenza tecnica agricola in Trexenta e Gerrei". (851)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla sospensione del trattamento delle prestazioni fisioterapiche ai pazienti affetti da malattie degenerative". (852)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interpellanza pervenuta alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Interpellanza CAPPAI - RANDAZZO Alberto - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio sui recenti incarichi di consulenza affidati dalla Azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari alla ditta ISSOS Servizi - Globale servizi di Montevarchi (AR)". (247)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Dobbiamo procedere oggi con la votazione degli emendamenti all'articolo 3 a partire dal numero 101, per il quale sono state già fatte ieri delle dichiarazioni di voto.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Presidente, forse è il caso di sospendere…

PRESIDENTE. E' il caso di sospendere, perché?

LOMBARDO (F.I.). Non sono presenti i rappresentati della Giunta…

PRESIDENTE. Poiché constato anche la scarsa presenza di consiglieri, sospendo la seduta per 10 minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 19, viene ripresa alle ore 10 e 48)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2007)" (274/S/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge 274/S/A. Proseguiamo con la votazione degli emendamenti all'articolo 3 a partire dal numero 101.

Colleghi, iniziamo la seduta con ben 50 minuti di ritardo!

Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, voterò a favore dell'emendamento numero 101 che è un emendamento che noi ritenevamo non esistesse perché avevamo dichiarato ieri che era l'ultima delle opportunità, quella data dagli emendamenti precedenti, per dare giustizia agli emigrati sardi riconoscendo loro l'esenzione dal pagamento di queste tasse inique. Invece abbiamo questa domanda di riserva alla quale davvero non possiamo appellarci e quindi restituire giustizia agli emigrati ritenendo che debbano essere esenti dal pagamento di questa tassa del 20 per cento sulla plusvalenza, imposta relativa alla transazione immobiliare. Io credo che, fra tutte le imposte, questa sia quella che meno impatta rispetto alla problematica degli emigrati sardi, la reazione sarà immediata, sarà quella di non vendere, cioè gli emigrati si terranno il proprio immobile che ricade nelle zone costiere e chiaramente, non vendendo, non dovranno sottostare a questa imposta vessatoria che davvero non potrebbe essere accettata.

Volevo approfittare di questa occasione per fare una considerazione più generale. Presidente, noi siamo a conoscenza del fatto che l'Unione europea ha aperto una infrazione nei confronti dello Stato spagnolo per aver introdotto una imposta analoga a questa? E che addirittura ha diffidato la Spagna proprio perché ha diversificato le aliquote in funzione della residenza o della non residenza? Questo significa automaticamente che noi stiamo andando verso un vicolo cieco con l'adozione di questa imposta, che sarebbe tra l'altro utile sapere se ha prodotto benefici o danni, per esempio se Marta Marzotto ha pagato o non ha pagato in funzione della vendita "transmilionaria" del suo immobile in Costa Smeralda, e capire se siamo pronti a restituire quei soldi in funzione dell'atteggiamento dell'Unione Europea. L'articolo 43 e l'articolo 48 del Trattato sono stati violati, ma non solo, il Regolamento e la Direttiva numero 68/335 della Unione europea dicono testualmente che ciò non può essere fatto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). A me interessa innanzitutto porre in evidenza un aspetto, intendiamoci sui termini perché ancora stamattina leggo sui giornali che si parla di tassa sul lusso, noi stiamo affrontando un aspetto del sistema della imposizione introdotta dalla Regione che con il lusso non ha nulla a che fare perché stiamo valutando l'ipotesi che vengano esentate categorie di soggetti, come i sardi emigrati, ai quali riteniamo non debba essere imposto questo ulteriore sacrificio, e lo facciamo non per ragioni ideologiche ma perché riteniamo che sia assolutamente ingiustificata una disparità di trattamento rispetto ai sardi residenti. Quindi non stiamo parlando di ricchi, di grandi proprietari di ville, per i quali, ripeto, si valuterà l'effetto di questa imposizione negli anni cioè se abbia costituito un beneficio per il sistema turistico sardo oppure un danno.

L'occasione dell'emendamento proposto dall'onorevole Diana, mi pare che non possa essere sottovalutata per recuperare quella categoria di soggetti (che appunto non sono i ricchi ma sono i pastori) che, negli anni '60 e '70, sono partiti per l'Italia, nel Viterbese, nella Toscana, nel Lazio e hanno poi reinvestito i loro risparmi nell'acquisto di una casa in Sardegna. L'attenzione è verso questa categoria di questi nostri conterranei? Questa è la domanda che noi poniamo, perché, se non c'è attenzione, noi continueremo su questo aspetto a dare battaglia. Sarà una voce inascoltata, ma non chiedeteci il sostegno su una finanziaria che, da questo punto di vista, appare produttiva di iniquità, di disparità, di forti ingiustizie, alle quali noi Popolari Udeur non vorremo assolutamente prestare il fianco. L'emendamento dell'onorevole Diana dà la possibilità, quanto meno, di poter creare una gradazione, anche per fasce di reddito, perché non è possibile che paghi il pensionato allo stesso modo di chi dichiara redditi superiori ai 100 mila euro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Noi votiamo a favore dell'emendamento e la motivazione è chiarissima:tentiamo ancora di dare voce in quest'Aula ad una protesta fortissima che si stava levando non solo da tutta la Sardegna ma in particolare da tutti i sardi che non vivono, purtroppo, nella nostra Isola e pongono un problema reale e grave, quello di un appesantimento ulteriore e di una ingiustizia che si somma ad un appesantimento e ad una ingiustizia che di fatto la storia della loro esistenza ha portato con l'allontanamento dalla propria terra. Questo almeno per la gran parte dei casi. Noi stiamo ricevendo, come credo tutti, continue proteste perché il Consiglio regionale si faccia carico di questo problema; stiamo leggendo comunicati, interventi ed è incredibile che quest'Aula continui a non considerarlo come un problema veramente importante, veramente grave.

E' per questo che tentiamo ancora, attraverso questi emendamenti, di dare la possibilità a quest'Aula e a questa maggioranza di mostrare vera sensibilità per un problema che riguarda migliaia e migliaia di nostri conterranei.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Noi voteremo a favore dell'emendamento numero 101 che praticamente esenta tutti i sardi, siano emigrati, residenti o no in Sardegna. Noi voteremo a favore perché riteniamo che questa tassa sia una vera ingiustizia nei confronti di questi emigrati e, come ho sottolineato ripetutamente anche ieri, si tratta semplicemente di una tassa ideologica che si è inventata questa maggioranza.

Noi riteniamo che questa tassa vada eliminata prima di tutto perché crea delle ingiustizie nei confronti dei cittadini sardi, perché alcuni sono esentati, altri no, quindi non è giusto che siano penalizzati soltanto quelli che, in questo momento, vivono nel continente e non per esempio quelli che vivono in Sudamerica o quelli che vivono in altre zone.

Noi riteniamo che non sia certamente il metodo migliore, tassandoli ulteriormente, di ricompensare quei sardi, che hanno dovuto abbandonare la Sardegna alla ricerca di un posto di lavoro, ai primi del secolo scorso e anche negli anni 60, sempre del secolo scorso, in una situazione particolare, , i quali hanno successivamente tentato di investire i pochi risparmi in Sardegna creando anche delle condizioni di vantaggio ai sardi che sono rimasti in questa terra.

Questo Governo regionale e questa maggioranza speriamo che comprendano che effettivamente questo è un provvedimento semplicemente assurdo, che va eliminato e pertanto si creino le condizioni affinché questi sardi non si pentano amaramente di aver fatto investimenti in Sardegna. Credo che un minimo di riconoscenza, da parte di questa maggioranza e del Governo, nei confronti di queste persone ci debba essere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, è molto difficile che gli emigrati sardi abbiano un immobile adibito ad uso abitativo diverso dall'abitazione principale in Sardegna, è molto difficile! I nostri emigrati che, così come fanno oggi gli extracomunitari da noi, "campavano" la Sardegna, mandavano i soldi a casa e, andando avanti con il lavoro, sono riusciti anche a mettere qualcosa da parte per comprarsi una casa in Sardegna, non necessariamente ad uso turistico, per quelli che abitano in paesi o città sulle rive del mare e, mettendo da parte questi denari, hanno l'abitazione principale in Germania e ad uso abitativo devono avere una seconda casa in Sardegna. Per questo, nel caso di cessione, noi li tassiamo.

Pertanto si dice che "noi tassiamo chi ha", ma voi avete visto che, nell'articolo 3, comma 1, alla terza novella, noi non tassiamo chi ha di più, cioè le imprese che esercitano l'attività di costruzione o di compravendita di immobili purché iscritti tra le rimanenze dell'ultimo bilancio approvato: chi è che non ha iscritto nella sua azienda gli immobili che deve vendere nell'ultimo bilancio? Li iscrivo nel bilancio a dicembre 2007 e li vendo a gennaio 2008! Noi stiamo esentando le grandi agenzie immobiliari e le grandi aziende immobiliari mentre tassiamo i nostri emigrati, richiediamo da loro quel 20 per cento ed esentiamo invece le grandi imprese immobiliari, questo dice la novella 3 del comma 1 dell'articolo 3.

Mentre invece siamo qui a discutere, tra l'altro non capisco di che cosa, di dare risposta e restituire a quelli che hanno fatto grande la Sardegna, cioè noi chiediamo ai nostri emigrati un ulteriore sacrificio, oltre a quello di averli espulsi dal sistema e di non aver consentito loro di avere una vita normale nella loro Regione e nel loro paese di nascita. Dopo averli cacciati, chiediamo loro di continuare a sostenerci e a pagare. Il sacrificio mi sembra veramente eccessivo, voterò a favore dell'emendamento numero 101.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, intanto vorrei ricordare all'onorevole Diana che il Messaggero Sardo non esce da tre mesi e che quindi, se aspira ad avere uno spazio su questo giornale, penso che dovrà rinunciarvi. Vede, onorevole Diana, ma lo dico anche all'onorevole Pisano, abrogare la norma è stata per me un'estrema ratio, per cui ho votato convintamente a favore dell'emendamento proprio perché lo consideravo un'occasione importante. In realtà la mia formazione socialista e riformista mi spinge a migliorare le norme, e volevo dire all'onorevole Ladu che questo vale anche per il partito socialista europeo perché in Europa c'è sinistra e sinistra, e Ségolène Royal è iscritta al PSE.

Occorre, quindi, dal mio punto di vista rendere più condivise e graduali le scelte anche quelle più dolorose, più scomode, più difficili, e sono profondamente convinta che non c'è stata un'informazione adeguata sulle scelte e sul perché sono state fatte, e manca soprattutto, spesso, la volontà di trovare soluzioni facili a problemi risolvibili. Mi spiace, quindi, rilevare rigidità, forse anche condizionate dal nascente Partito democratico, su questioni, tutto sommato, banali. Trovo quindi irrazionale non dotarsi di strumenti utili per migliorare la funzionalità dell'imposta e per costruire un sistema perfettibile anche negli anni a venire. Ecco perché insisto sulla necessità del monitoraggio, in modo tale che vengano attribuite queste imposte soltanto laddove è strettamente necessario. Annuncio, Presidente, il voto di astensione sull'emendamento numero 101, in attesa che l'emendamento successivo, il numero 91, trovi una risposta più adeguata a un silenzio che trovo ostile e irrazionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Signor Presidente, mi aspettavo un sussulto di orgoglio da parte della maggioranza su questo emendamento, che non mi sembra ledere o tutelare interessi particolari di chicchessia. Nell'emendamento si legge che sono esenti dal pagamento dell'imposta i cittadini sardi emigrati, ovunque residenti, è stato già spiegato che chi è andato fuori non è andato per piacere o per trascorrere le vacanze al di fuori della nostra isola, la maggior parte degli emigrati sono stati costretti a partire perché la Sardegna, che non offre molto oggi, prima offriva meno di oggi. Chi è andato fuori per trovare una prima occupazione o un'occupazione definitiva, vi è stato costretto, abbiamo sardi che risiedono in tutto il mondo, ad esempio in Argentina, e sono vantati. Ci riempiamo la bocca, andiamo nei circoli, come hanno fatto anche molti nostri Assessori, e ci vantiamo di tenere il trait d'union con coloro che sono stati costretti ad andare fuori; sono solo parole al vento.

Questo è un emendamento che rende dignità a quest'Aula. Io mi ritengo un sardo come loro, ma ho avuto la fortuna, prima di entrare in quest'Aula parlamentare, di trovare un lavoro nella Regione dove sono nato, se non avessi trovato lavoro, anche io sarei stato uno di quegli emigrati, con la valigia, costretto a bussare per trovare occupazione. Tutti sappiamo che le percentuali di inoccupati in Sardegna sono tra le più alte in Italia, spicchiamo sempre per cose negative. Stiamo emarginandoli per la seconda volta, cerchiamo invece di coinvolgerli e di farli sentire parte integrante della Regione dove sono nati.

Quante entrate avremo sugli emigrati? Moltissime. Assessore, un problema: se nell'atto notarile (parliamo per le seconde case), si mette l'importo di acquisto e poi, come si suol fare in Italia, si evade, cosa ottiene la Regione su tutte queste tasse che stiamo emendando? E' per quello che chiedo che gli emigrati vengano trattati allo stesso modo in cui veniamo trattati noi. Io non cito gli stessi esempi che ha fatto il collega Diana, non entro nel merito, perché se un sardo si può comprare una macchina più grande della mia, non sono invidioso, ben venga, ognuno sceglie di spendere le risorse economiche che ha nel modo migliore: può avere una casa più bella della mia, una barca, non ci sono problemi, io non ho una barca al di sopra dei 14 metri, ho un piccolo gommoncino che uso durante i tre giorni all'anno di vacanze che trascorro. Mi va benissimo.

Però, onestamente, dobbiamo far sentire sardi coloro che sono nati in Sardegna, e anche i parenti. Voto a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, esprimo il voto a favore dell'emendamento però con un rammarico, cioè che comprenda perfettamente per che cosa oggi stiamo discutendo, nel senso che capirei se i colleghi del centrosinistra ci dicessero che questa performance oratoria a cui li stiamo costringendo è sostanzialmente una performance vana, nel senso che probabilmente anche loro desidererebbero escludere da una tassazione odiosa i nostri emigrati, ed invece è verosimile che loro abbiano scritto che c'è un'inclusione del mondo dell'emigrazione nel sistema delle tasse, perché quando l'anno scorso provarono ad escluderlo incorsero nei fulmini dell'alta Corte. Per cui, quest'anno, per evitare che la norma sia, ancora una volta, a rischio di illegittimità, infilano anche gli emigrati all'interno del "tritacarne" delle tasse che vengono imposte a coloro i quali raggiungono la Sardegna o hanno interessi in Sardegna di vario genere.

Colleghi del centrosinistra, credo che questa valutazione debba farvi comprendere, insieme a tutte le altre valutazioni che noi abbiamo fatto sul sistema delle tasse infernali che voi avete tirato su, quanto questo sistema sia contraddittorio e quanto porti molti più danni all'economia della Sardegna, all'immagine della Sardegna di quanto non siano gli elementi positivi che il sistema stesso ha in sé. Ieri, abbiamo discusso di decine di perplessità sul sistema delle tasse per gli aerei, per la nautica da diporto, sugli effetti comunicativi che il prodotto Sardegna aveva in negativo in seguito al sistema di tassazione che voi avete introdotto; molti di voi hanno condiviso alcune delle nostre perplessità, molti di voi hanno sottolineato come le perplessità, sull'istituzione di sistemi di tassazione simili da parte di altre Regioni italiane, si sarebbero ritorte come un boomerang contro la testa dei sardi e del Governo sardo che sta creando questo sistema di tassazione.

Tutto questo è passato alla fine, sostanzialmente, sotto silenzio. Perché? Perché voi non avete avuto l'accortezza di fermarvi un istante e di verificare se questo numero enorme di perplessità, di dubbi che insorgevano sulle nuove tasse da voi introdotte, potessero, in qualche maniera, travolgere l'impianto stesso delle tasse. Ciò che noi sosteniamo è che questo emendamento, che riguarda il mondo dell'emigrazione al quale voi dite un "no", che è scontato, ma che è un "no" gravissimo, è soltanto l'ennesima prova di quanto stiamo sostenendo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Presidente, dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 101.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

AMADU (U.D.C.). Presidente, colleghi, preannuncio il mio voto favorevole all'emendamento numero 101 e colgo l'occasione per rivolgere un appello a tutti i colleghi di questo Consiglio, in particolare ai colleghi della maggioranza perché riflettano attentamente, prima di assumere decisioni su questo emendamento, sui contenuti di questo emendamento e in proseguo sui soggetti attinenti a questo emendamento. Concordo pienamente con chi, in precedenza, ha sostenuto le tesi di una necessità di un atto di giustizia nei confronti degli emigrati ancorché non residenti. Io credo che sia un atto di giustizia sociale, un atto di giustizia economica, ma che sia anche, sotto il profilo proprio dell'economicità, un atto obbligato.

Temo che, da altri punti di vista, un'imposta o una tassa, da molti detta, dichiarata e definita, "sul lusso", di "lusso" abbia ben poco e vada a colpire chi ha investito in Sardegna i propri risparmi, dimostrando di aver attaccamento a questa terra. Cioè non siamo davanti ad azioni speculative da parte di chi ha ritenuto di investire, sotto il profilo immobiliare, in Sardegna per ricavare chissà quali lauti guadagni. Siamo in presenza di modeste iniziative di investimento di chi ha lasciato, a suo tempo, la terra nativa e intende ritornarci, portando con sé i propri familiari, coniugi o figli, per rivederla, per riviverci e per ritoccare le proprie radici.

E' indegno, è indecoroso che avvenga una cosa di questo genere e, se si ritiene che ci possa essere il timore di qualche azione infrattiva da parte della Unione Europea, io credo che si debba sfidare anche quel tavolo e la Regione abbia il dovere di difendere le esigenze e le prerogative dei suoi figli che hanno subito più ingiustizie, cioè gli emigrati. Per cui, io credo che noi tutti, rinnovo l'appello, dobbiamo difendere gli emigrati più di quanto non difendiamo i residenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Presidente, ho la sensazione, in questa specie di persecuzione nei confronti di chi ha, che quando dovessimo andare qualche giorno futuro al cinema, mi verrà chiesta la denuncia dei redditi per potermi far pagare la quota di biglietto; qui vogliamo tassare tutto e tutti. Ci stiamo addirittura accanendo contro coloro che, per necessità, per fame, hanno varcato i confini della Sardegna e non oggi. Io appartengo ad una regione della Sardegna depressa che ha visto l'emigrazione come un salvataggio dalla morte civile. Bene, ho avuto anche l'opportunità di visitare questi amici emigrati e ho visto quanto siano stati discriminati all'estero, adesso noi, giustamente, li vogliamo discriminare anche nella propria terra, non solo, dico anche che questi hanno fatto dei sacrifici che sono quasi da considerare disumani. Però sono riusciti (oggi abbiamo sotto gli occhi i "Vu cumprà" che mandano i loro piccoli risparmi a casa), a mettere un blocchetto dopo un altro e a costruirsi delle modeste abitazioni che poi, nella loro assenza, sono riusciti forse ad affittare, anche per pochi soldi, a qualche altro più fortunato di loro, bene, noi li vogliamo tassare e non ci rendiamo conto che, tassando anche queste iniziative dei nostri emigrati, vogliamo bloccare l'edilizia, cioè vogliamo aumentare ancora quello stato di disagio che ormai è notevole in Sardegna.

Io sono addirittura del parere che la casa non debba essere tassata, per il semplice motivo che quell'investimento ha dato l'opportunità ad altre persone di poter far reddito, di poter pagare i loro mutui, di poter comprare il latte per i loro bambini, se mi consentite! Lo stesso Rutelli ha detto che bisogna togliere quella tassa iniqua dell'ICI, quindi sta a significare che bisogna dare particolare attenzione anche al problema della casa. I ricchi, quelli che hanno, sono tassati in base alla produzione, al reddito, già tassati, quindi è inutile andare a ricercare ulteriori tasse su tasse, balzelli su balzelli. Abbiamo visto che la Sardegna, in virtù di queste tasse sul lusso, è sesta nella richiesta dei vacanzieri, addirittura dietro la Sicilia, dietro la Calabria, dietro la Puglia, ciò sta a significare che questa attenzione, per quanto riguarda i balzelli sul lusso, effettivamente non produce, anzi, discrimina e allontana la gente dal visitare la nostra Isola. Logicamente voto a favore dell'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Presidente, sinceramente sono stupito di questa caparbietà con cui, a tutti i costi, si vuole tenere fissa questa imposta sulle case degli emigrati, sulle case dei sardi, dal momento che si vuole fare una distinzione tra sardi e non sardi. Gli emigrati sono figli di Sardegna, sono sardi, sono i nostri fratelli, i nostri cugini, i nostri zii che si sono dovuti allontanare dalla Sardegna cercando lavoro in altre nazioni, disastrati, offesi, umiliati, quando addirittura non perseguitati, ed ora a questi nostri fratelli, cugini, zii, sardi, non continentali, non investitori, non speculatori ma lavoratori figli di Sardegna, che sono dovuti fuggire dalla Sardegna per procurare un pezzo di pane a loro e alla loro famiglia, noi, i sardi, i loro fratelli, i loro cugini, diciamo loro che devono pagare la tassa per quella casa fatta tirandosi il collo, chi in miniera, chi nelle fabbriche, chi nelle piantagioni, o chissà dove.

Scusate, ma che raziocinio c'è in questo? Perché bisogna far pagare l'ambiente che si consuma, l'uso che si fa dell'ambiente nella nostra Isola, a coloro i quali lo sfruttano, è stato detto ieri in questa Aula! Scusate, stiamo parlando sempre di sardi! Stiamo parlando di noi stessi! Ecco dove sta l'anacronismo. Ci si vuole caparbiamente intestardire ora in questa posizione quasi masochista probabilmente per un puntiglio. Non penso che l'introito di questa tassa possa in alcuna maniera risanare le casse della Regione o dare una svolta decisiva alla nostra economia. Si parlerà senz'altro di parecchie centinaia di migliaia di euro da far pagare ai poveri sardi che, non avendo avuto modo di potersi guadagnare la vita in Sardegna, sono stati costretti a fuggire dalla Sardegna, ora che rientrano dobbiamo a tutti i costi tassarli.

Stiamo parlando dei sardi! Gli emigrati non sono alieni, sono sardi e, se è vero che questa tassa, anche se non è giusto, non devono pagarla i sardi, non possono e non devono pagarla neanche loro, perché sono stati costretti dai fatti a combattere per la loro vita fuori dalla Sardegna. Questa è la realtà e la verità! E' una questione di principio! Voto a favore dell'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ibba per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

IBBA (Gruppo Misto). Io non voterò, Presidente e colleghi a favore dell'emendamento numero 101 per gli stessi motivi che già spiegavo ieri in un momento in cui l'Aula era particolarmente turbolenta, agitata e governata da un chiacchiericcio interpersonale. Sono veramente spaventato, direi quasi preoccupato, su questa sorta di mistificazione e confusione che gli interventi dei colleghi del centrodestra fanno, cercando di confondere, e forse loro stessi veramente confondendo, i contenuti del comma 1, del comma 2 e del comma 3; si tratta di realtà profondamente diverse, perché non si può mettere alla stessa stregua il contenuto delle plusvalenze del comma 1 con il problema della seconda casa del comma 2 e il problema delle barche e degli aerei che sono previsti nel comma 3. Allora, già il fatto di dover mischiare, di fare un unico pot-pourri di questi tre argomenti profondamente diversi, dà l'indicazione della confusione, io spero semplicemente voluta.

Pertanto sono convinto che, ove ci sia una plusvalenza, sia giusto che ci sia una compartecipazione agli utili e una compartecipazione alle spese della Regione, e che questo non può essere confuso con lo stesso concetto che anima la rivendicazione dei sardi in Italia, perché quelli fuori Italia sono catalogati dentro il registro dell'AIRE e quindi non c'è difficoltà nella loro identificazione e nella possibilità di riconoscere loro percorsi di premialità, fra virgolette, che sono quelli previsti dalla legge numero 7, perché o l'aboliamo oppure, fino a che c'è, dobbiamo considerare la legge numero 7. Una cosa è considerarla per quanto riguarda i contenuti del comma 2, le piccole case che loro stessi utilizzano a scopo personale, altra cosa è parlare di plusvalenze e dei contenuti del comma 3. Per questo motivo, io non voterò l'emendamento numero 101.

Ritornerò invece nel merito dell'argomento per quanto riguarda l'emendamento numero 91, per il quale avremo la possibilità di spiegare perché per le case invece c'è necessità di andare in deroga ai contenuti di questa proposta dell'articolo 3, comma 2, di questa legge finanziaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marracini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARRACINI (Gruppo Misto). Confermo, così come ha detto l'onorevole Pittalis nel suo intervento, che i Popolari UDEUR sono contro le tasse sui poveri ed essendo contro le tasse sui poveri sono a favore di questo emendamento che, probabilmente, se fosse stato votato a scrutinio segreto forse, mi permetto di dire, avrebbe potuto avere anche un esito particolarmente straordinario.

Le dichiarazioni di voto hanno impedito che la votazione avvenisse nel segreto dell'urna, quindi tutti noi ci siamo dichiarati e continuiamo a dichiararci affinché, anche da un punto di vista di comunicazione, sia tutto chiaro. Abbiamo visto i giornali stamattina che, come ha detto il collega Pittalis, continuavano a definire la tassa come "tassa sul lusso"; noi siamo contro la tassa sulla povertà e, siccome siamo contro la tassa sulla povertà (lo dico anche al mio amico Mondino che non mi ha convinto nel suo intervento precedente), siamo contro i formalismi. Quindi superiamo quelle formalità di cui parlava il collega Ibba e ribadiamo la nostra posizione a favore di questo emendamento contro la tassa sulla povertà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gessa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

GESSA (Progetto Sardegna). Io vorrei dire qualcosa di sgradevole nei confronti dei sardi che vanno all'estero; recentemente ho fatto la prefazione di un libro che riguarda proprio i sardi che vanno all'estero, chi sono e cosa fanno. Questi sardi che vanno all'estero quasi sempre hanno fortuna e hanno la possibilità finalmente di essere rappresentanti, anche economicamente, di situazioni assolutamente invidiabili.

ARTIZZU (A.N.). Ma, professore, cosa sta dicendo?

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi, allora?

(Interruzioni)

GESSA (Progetto Sardegna). Aspetta, aspetta,almeno, questo libro riguarda una categoria di persone, praticamente quelli che, laureati, sono andati all'estero e sono diventati in qualche modo dei ricercatori nel campo dell'economia, nel campo della medicina e così via. Molti di questi o alcuni di questi che conosco, sardi, hanno delle ville, per esempio, nel litorale di Villasimius, altri verso la Costa Smeralda, alcuni di questi hanno bellissime barche e questi sardi all'estero, che conosco io, non hanno nulla che tutto considerato stimoli alla pietà, ma stimola all'invidia da parte di un sacco di sardi che, all'estero, non ci possono andare. Io conosco molti sardi che vivono a Sant'Elia, che non hanno neanche una barca, ovviamente, e spesso non hanno neanche una casa decente.

A questo punto questa, chiamiamola, "retorica dei sardi all'estero" mi pare che sia un eccesso di retorica e di mitologia. Ovviamente non ho nessun pregiudizio nei confronti dei sardi all'estero; però, parlare tre giorni di sardi "morti di fame" e così via, mi pare che tutto considerato questa categoria non meriti la nostra attenzione così acuta, mentre altre categorie di sardi, molto più numerose, meriterebbero realmente più attenzione di quanto noi dedichiamo a questi "zii d'America", molti di questi si chiamano "zii d'America".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, non avrei volevo parlare, ma l'intervento dell'onorevole Gessa, che io reputo in quest'Aula una persona dotata di una certa saggezza, veramente mi ha meravigliato, anche se poi magari ha cercato di correggere il tiro dicendo che vi sono diverse categorie di emigrati. Io le ricordo che vi sono emigrati alla fame, nel senso che non riescono a sopravvivere e se, nella vita, poi sono riusciti a realizzare qualcosa, credo che la maggioranza di questo Consiglio regionale dovrebbe tenerne conto.

Intervengo per due motivi. Intanto per dichiarare il mio voto favorevole a questo emendamento e poi per chiedere pubblicamente il voto elettronico palese perché gli emigrati sardi sappiano individuare chi è vicino a loro, chi vota a favore e chi vota contro, chi è contro gli emigrati e chi invece è a favore degli emigrati, chi vota contro la povera gente, contro chi veramente ha bisogno e che sta dando tutta la vita per poter realizzare qualcosa per i figli e per i loro successori proprio perché ritengono che questo sia indispensabile e necessario. Quindi da oggi sapremo. Perciò voglio lanciare quest'ultimo appello (come fa la stampa oggi, che titola"L'ultimo appello per gli emigrati") per dire e conoscere nome e cognome di chi è contro e di chi è a favore degli emigrati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Mi iscrivo alla lista, onorevole Cassano. Inizio dicendo che su mare est' de tottus, cioè il mare è di tutti. Viviamo una fase politico-sociale particolare perché il mare, appunto, prima respinto dai sardi, oggi è diventato invece una straordinaria risorsa che ha prodotto una ricchezza immensa.

Io ricordo che, una cinquantina di anni fa, i paesi del centro Sardegna vivevano bene perché la produzione era nel centro Sardegna e le coste erano quasi isolate, deserte. Poi l'economia ha trasformato tutto e oggi questa ricchezza, ripeto immensa, la troviamo lungo la costa. Il significato, il concetto sostanziale che c'è in questo articolo, in questi primi articoli, è proprio quello di riuscire a prelevare questa ricchezza e ridistribuirla. Gli abitanti dei paesi dell'interno non vogliono, caro onorevole Pileri, come diceva nel suo intervento Paolo Pisu, finire a fare i camerieri lungo le coste della Costa Smeralda o di Cala Liberotto, non parlo solamente di Costa Smeralda, hanno invece necessità e bisogno di costruirsi un progetto di vita, di costruirsi un percorso che possa permettere loro di vivere nella propria terra.

Per fare questo, è necessaria la serenità sociale che si ottiene semplicemente e solamente distribuendo la ricchezza, altrimenti avremo una Sardegna di due tipi: la città costiera, che utilizza, sfrutta quella ricchezza, magari acquisendo anche il disagio sociale del nuovo inurbamento, e il centro Sardegna, questi poveri paesi che ormai si stanno spopolando e sono desertificati; avremo questo buco che chiaramente non porterà al benessere della Sardegna. Vogliamo questa Sardegna? No, noi non vogliamo questa Sardegna. Noi vogliamo che la Sardegna sia un "unico", costa e interno, ma per realizzare ciò è necessario che questa ricchezza, prodotta sulle coste, venga distribuita.

Per tale motivo, voterò contro questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, leggevo l'altro giorno una lettera di una delle associazioni degli emigrati sardi nel mondo che, credo, come è pervenuta a me, sia pervenuta anche a tutti i colleghi o a buona parte dei colleghi. Francamente le motivazioni con le quali gli emigrati si schierano contro questo provvedimento e questa tassa sono del tutto valide, del tutto rispettabili e del tutto legittime. Io ho un grandissimo rispetto, stima e simpatia per il professor Gessa e sono rimasto meravigliato dalle sue parole, per questo ho deciso di sostenere con una dichiarazione di voto il nostro voto favorevole all'emendamento.

Francamente, professore, io ho conosciuto tanti emigrati e ne ho conosciuto anche di quelli a cui lei ha fatto riferimento, che sono diventati gli "zii" d'America, di Svizzera, di Germania, di Olanda e poi ho conosciuto anche gli altri, quelli che risparmiano tutto l'anno lavorando come bestie per poter tornare in paese 15 giorni all'anno con la macchina lucidata. Se bisogna mettere sui piatti della bilancia quanti sono i primi e quanti sono i secondi, io credo che sia infinitamente superiore il numero della seconda categoria, cioè di quelli che poveri e disperati erano quando sono partiti e poveri sono rimasti, forse un po' meno disperati, ma soltanto perché, ammazzandosi di lavoro, riescono a guadagnare il pane. Probabilmente sono il 99 per cento o il 99,5 per cento e uno 0,5 per cento sono diventati "zii d'America", gli altri - ripeto - sono rimasti quei nipoti poveri di Sardegna che erano quando hanno preso la famosa valigia di cartone legata con lo spago e sono partiti.

Non è questa la situazione, professore, la situazione è che sono lavoratori che, con sacrifici immensi, hanno potuto tenere o costruire o hanno ereditato e mantenuto un pezzetto di Sardegna nel cuore oltre che un pezzetto di Sardegna materiale in Sardegna. Allora, questa tassa contro questa categoria di lavoratori è una vergogna, è un'autentica vergogna della quale, come diceva giustamente il collega Cassano, con il voto elettronico vi prenderete la responsabilità davanti ai sardi residenti e a quelli emigrati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILERI (F.I.). Presidente, sono stato nuovamente chiamato in causa, ma l'onorevole Pileri e tutto il centrodestra non hanno detto che non sono favorevoli a sostenere le battaglie e le lotte che voi non state conducendo per far crescere le zone interne della Sardegna; noi stiamo dicendo che a voi manca un progetto politico per sostenere le zone interne.

Questa tassa demagogica viene utilizzata per illudere le zone interne, perché i risultati che arriveranno saranno deludenti. Mi ha sorpreso l'intervento del professor Gessa, per il quale nutro un profondo rispetto come ricercatore e come persona, ma il suo intervento, da un punto di vista politico, è stato molto deludente perché ho visto i sorrisi in Rifondazione Comunista quando ha parlato in questo modo degli emigrati sardi, quando ha parlato degli emigrati sardi che meritano rispetto. Io ho paura che voi li stiate utilizzando come merce di scambio, perché voi siete costretti a mettere dentro gli emigrati se no vi cade tutto l'impianto di questa finanziaria punitiva. E' per questo che li avete messi dentro.

Secondo me, il lusso è il lusso, indipendentemente dal fatto che chi ha ricchezza ce l'abbia che sia sardo o sia straniero o sia emigrato, non stiamo parlando di usi civici. La povertà, invece, è povertà ed è quella che voi, con questo atteggiamento, volendo colpire dei sistemi produttivi come quello del turismo di qualità, state continuando ad alimentare. Ovviamente, il voto sarà favorevole.

Voglio anche dirvi un'altra cosa; sta circolando una lettera, firmata dal vostro dirigente dell'Agenzia delle entrate, che deve essere ritirata perché in essa , ad un certo punto, c'è scritto: "Per l'anno 2006 sono esonerati dal pagamento coloro che siano nati in Sardegna, i rispettivi coniugi e i loro figli anche se nati fuori dall'Isola", l'avete spedita il 4 aprile 2007! Allora, o è incostituzionale quello che stiamo facendo noi o è incostituzionale questo. Quindi, vi prego di riflettere e di non compiere atti che non siano concordati tra parte politica e dirigenziale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Presidente, sinceramente, non mi sto appassionando molto a questo confronto perché la demagogia che c'è in campo è a tratti stucchevole, cari colleghi del centrodestra. Avevo difficoltà a prendere la parola perché ho qualche conflitto di interesse, lo dico in maniera chiara, ho tre fratelli emigrati, quindi… Perorando la causa, qua ci sono i paladini dei miei fratelli, sono schierati nel centrodestra, hanno avuto delle parole, i maestri della conoscenza degli emigrati, coloro i quali parlano senza conoscerne neanche uno e che sono veramente all'apice, all'acme della demagogia, rovesciando e ribaltando la realtà dei fatti. Voi siete schierati per conservare privilegi e mantenerli e noi stiamo cercando di ragionare in maniera equilibrata, chiedendo un sacrificio anche alle persone che sono emigrate. E' evidente che, mio fratello, che ha una casa al mare, mia sorella, che ha una casa al mare, loro sanno che dovranno pagare e non pagheranno certamente in maniera gioiosa.

Però, c'è da dire anche questo, onorevole Pileri, ma davvero davvero lei pensa di poter venire qui a dire che noi non stiamo facendo le battaglie per le zone interne, quando lei si preoccupa soltanto del giardinetto di casa che è l'eden dei ricchi sardi, continentali e di tutto il mondo? Ma di che parla? Ma di che parla? Ma davvero lei conosce i problemi dei sardi, quando li commisura a quelli che sono a Porto Cervo, Porto Raphael o quant'altro? Ma di che parla? Allora, io chiederei ai colleghi di smetterla con questa demagogia perché si vuol finire sul Corriere dell'emigrato e quant'altro. Ci sono a volte sacrifici a cui tutti sono chiamati, anche i nostri conterranei che oggi hanno una casa al mare. Quelli che sono partiti con la valigia e che sono ancora disperati e casa al mare non ne hanno, onorevole Artizzu!

ARTIZZU (A.N.). Se lo dici tu!

PIRISI (D.S.). Ma di che parla? Ma di che parla! Non ne hanno! Ce l'hanno quelli che sono nella classe media o medio alta. Questo è il dato, altrimenti l'avrebbero venduta!

ARTIZZU (A.N.). Adesso la vendono di sicuro!

PIRISI (D.S.). Lei sa bene che c'è anche difficoltà a raggiungere la Sardegna, perché la continuità territoriale, purtroppo, non è più estesa a quelli che, nati in Sardegna, sono residenti da altre parti.

ARTIZZU (A.N.). Grazie a voi!

PIRISI (D.S.). No, grazie a niente, grazie a un piffero, grazie al fatto che, purtroppo, è stata l'Unione Europea a dire che non si poteva fare, perché questa Giunta ha detto che era propensa che la si facesse. Il mio voto, Presidente, nonostante il conflitto di interessi, è contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, io non intendevo intervenire, ma veramente , per me che sono stato Assessore all'emigrazione e che ho girato tutti i punti del mondo dove gli emigrati sardi abitano e vivono, sentire certi interventi e certe affermazioni, in quest'Aula, fa male.

Pertanto è con profonda costernazione che intervengo per dire che il problema dell'emigrazione ha subito una metamorfosi, da parte delle forze di sinistra, che grida vendetta. Siamo stati la prima Regione al mondo a fare una legge sugli emigrati, di Paolo Dettori, portata avanti dalle forze di sinistra che, con convinzione, l'hanno modificata numerose volte, portando gli emigrati ad essere parte integrante della programmazione regionale, gli avamposti nel mondo del popolo sardo e, oggi, ci permettiamo di dire le fesserie che sono state dette qui, cioè che i nostri emigrati sono ricchi, che sono andati lì perché hanno scelto di andare lì e non per lo spopolamento della nostra Isola, ulteriore spopolamento che sta avvenendo ancora oggi nelle zone interne, di gente che non trova lavoro qui e sta andando fuori a lavorare perché non ha lavoro qui!

Ma come ci permettiamo! Veramente noi riteniamo che gli emigrati, dopo aver costruito la casa con sacrificio, ai quali abbiamo preteso di fare i depositi nel Banco di Sardegna, nella nostra banca, per aiutare noi sardi, con tutti questi versamenti, possano essere trattati così? O che la seconda casa di un emigrato valga meno della seconda casa di Soru? Ma dove stiamo andando? Allora, parliamo seriamente di queste cose, se poi c'è una volontà per andare avanti, si parli di questa volontà, si parli di altro, ma non si distrugga così questo mondo dell'emigrazione.

D'altra parte, voi sapete che questo mondo non è neanche col centrodestra, è col centrosinistra. Il documento, che ha ricevuto ogni singolo consigliere regionale poco fa, vi dice qual è la situazione degli emigrati sardi. Lo dicono a voi per cercare di rimediare a questa cosa che noi stiamo facendo, a questa gabella che stiamo mettendo nei confronti dei nostri fratelli che sono dovuti andar via, che hanno dovuto abbandonare la nostra terra e stanno lì con nostalgia, non perché ci vogliono stare.

Poi ci sarà anche il caso, certo, del docente universitario ma non prendiamo un caso singolo per abbracciare una causa che non esiste.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Renato Lai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LAI RENATO (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io intervengo un po' riluttante, ma ci sono situazioni personali che io non definisco conflitti di interessi. La mia famiglia complessa, allargata, si divide tra la Sardegna, il Piemonte, il Lazio e Francoforte. Le storie personali possono anche non avere valore, ma davvero non penso sia demagogico prospettare attenzioni al mondo degli emigrati, che viviamo nella nostra configurazione familiare. Davvero, professor Gessa, io che ho sempre un grandissimo rispetto per lei e lo avrò, ho qualche perplessità a vedere gli emigrati configurati solo come dei ricchi "zii d'America", per quanto mi riguarda sono operai delle fonderie, della Fiat, sono storie di ferrovieri, di situazioni molto, molto, rispettabili che ci hanno aiutato a crescere nella vita, a diventare qualcosa e qualcuno.

Ripeto, non consento a nessuno di tracciare, di dare i connotati di demagogia, perché a nessuno, da una parte e dall'altra, è consentito di inzupparsi il biscotto nel mondo degli emigrati, che meritano grande considerazione e rispetto. Io dico semplicemente che, a prescindere dalle valutazioni strategiche, politiche, dall'opportunità o meno di fare questo prelievo, di attuare questo prelievo, vorrei che venisse messo in evidenza che potrebbe essere un generoso segno di attenzione, un segno di riguardo, la conferma di un legame, oltretutto da quel mondo c'è stato detto che ci si aspetta questo segno.

Questo solo vorrei dire. Poi penso che la demagogia, le strategie e il resto sono cose che non mi riguardano, come non mi riguarda nessuna esposizione mediatica ulteriore in questo senso. Votiamo a favore comunque di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Credo che non ci sia un collega qui che non abbia qualche parente che sia fuori dalla Sardegna, che sia emigrato. Nella finanziaria 2006, io e tanti altri colleghi del centrosinistra abbiamo lavorato per modificare la proposta iniziale (che era pervenuta dalla Giunta) delle tasse, delle imposte, come dice bene Cuccu, proprio escludendo gli emigrati, i loro congiunti, dall'obbligo di pagarle. Era una scelta politica che io rifarei totalmente e nuovamente perché condivido e perché era una scelta che noi avevamo fatto insieme in Consiglio regionale, centrodestra e centrosinistra. Sappiamo bene però che questo non è possibile e che, per fare questa scelta, occorre rinunciare a quello che abbiamo fino a ieri difeso, bocciando gli emendamenti soppressivi, perché credo che con l'introdurre questo aspetto (distinguendo quelli che non hanno residenze fiscali in Sardegna solo dal fatto che sono originari della Sardegna rispetto agli altri) si attui un problema di discriminazione che mette a rischio, anzi, dà certezza di incostituzionalità della norma.

Allora, la questione che noi ci poniamo è: "Vogliamo o no mantenere questa tassazione?". Siccome non siamo nelle condizioni di potervi rinunciare, siccome abbiamo fatto la scelta di inserire le tassazioni di questo immenso patrimonio immobiliare che è sulle coste e che è di proprietà di chi non ha la residenza fiscale in Sardegna, non è una tassa di scopo, altrimenti pagherebbe anche il grosso imprenditore che consuma l'ambiente, da Mazzella a Muntoni, a Sanna, a tutti gli altri, semplicemente noi abbiamo detto che c'è un immenso patrimonio nelle nostre coste che appartiene a chi non ha residenza fiscale in Sardegna, quindi a chi non dà alla Sardegna un euro e non produce un euro per la Sardegna, da lì vogliamo prelevare risorse che ci servono per lo sviluppo. E' una scelta, la finanziaria si regge anche su quelle entrate e per fare questo abbiamo l'obbligo di tassare tutti quelli che non hanno la residenza fiscale in Sardegna, compresi i nostri cari conterranei che sono dovuti emigrare.

Questa è la scelta, non si tratta di discutere su chi è contro e chi è a favore degli emigrati. Io li vorrei escludere tutti, ma so che non sono in grado se non rinuncio a quella entrata. Noi non vogliamo rinunciare a quell'entrata e chiediamo ai nostri cari cittadini e conterranei di fare anche loro un sacrificio pagando l'imposta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SALIS (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, io intervengo perché siccome verrò iscritto dall'onorevole Cassano nella lista dei consiglieri regionali che sono contro gli emigrati, vorrei cercare anche di far capire prima di tutto che non sono contro gli emigrati. Vorrei anche capire però, Presidente, di che cosa stiamo discutendo e perché tutta questa retorica, è questo il termine da usare. Io non sono abituato ad offendere nessuno, rispetto tutti i termini, ma ore e ore di discussione con toni da libro "Cuore", spesso dimenticando che gli emigrati non sono solo quelli che sono partiti trent'anni fa e che sono poi rientrati anche in Sardegna, ma gli emigrati purtroppo sono anche quei giovani che stanno andando via adesso dalla Sardegna e forse più di questi dovremmo preoccuparci, invece che preoccuparci degli emigrati di ritorno che, pur avendo vissuto una vicenda personale e triste, spesso dolorosa, sono anche riusciti però a difendere la loro personalità, a crearsi una posizione e a difendere la condizione di cittadini pur nella difficoltà dell'emigrazione.

Di questo dovremmo preoccuparci. Allora, io dico, a tutti i colleghi dell'opposizione che si sono schierati, perché stiamo discutendo dell'emendamento numero 101 all'articolo 3, tanto per chiarirci le idee, perché altrimenti non ci raccapezziamo più.

DIANA (A.N.). Lo dica all'onorevole Pirisi, però, non lo dica a noi!

SALIS (Federalista-Autonomista Sardo). Guardi, siccome ho diritto di parola, me li scelgo io gli interlocutori, onorevole Diana! Io preferisco rivolgermi a voi del centrodestra perché condivido totalmente l'intervento dell'onorevole Pirisi, mentre non condivido...

PRESIDENTE. Onorevole Salis, finisca il suo intervento! Non capisco neanche con chi sta parlando, provi a rivolgersi all'Aula, vada avanti.

SALIS (Federalista-Autonomista Sardo). Ho risposto per fatto personale, Presidente. Dicevo, l'emendamento numero 101 al comma 1 dell'articolo 3 parla di plusvalenze, plusvalenze realizzate dalla cessione a titolo oneroso delle unità immobiliari, stiamo parlando di cessioni, non stiamo parlando di tasse sull'abitazione che l'emigrato si è costruito a costo di sacrifici immani, eccetera, no, scusi, Pileri, io l'ho interrotta?

PRESIDENTE. Prosegua, onorevole Salis.

SALIS (Federalista-Autonomista Sardo). Stiamo parlando di cessione di fabbricati, di vendita di fabbricati ad uso turistico, in aree turistiche, ovvero sulla vendita di quote o di azioni non negoziate sui mercati regolamentati di società titolari della proprietà di altro diritto su residence eccetera eccetera, seconde, terze e quarte case. Stiamo parlando di questo. Se non chiariamo questo, sembrerebbe ai nostri pochi, sfortunatamente, ma gentili ascoltatori di oggi, che stiamo veramente pensando di tassare le case che hanno realizzato in Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Al di là delle cose davvero irriferibili che si sono sentite stamane, per tornare su un filo di verità del discorso, il concetto è molto semplice:oltre la scelta, che può essere condivisibile oppure no, io ad esempio non la condivido perché sono convinto che la politica dell'aumento dei prezzi quando si deve fornire un prodotto è un rimedio peggiore del male, il prodotto è la Sardegna e la politica dei prezzi è quello che stiamo facendo. Una scelta può non essere condivisibile, ma se viene fatta deve essere fatta con serietà. Il gioco delle demagogie non lo deve fare nessuno, da qualunque parte stia, che abbia vinto o che abbia perso le elezioni.

La realtà è una: se il Governo regionale, ed è un suo diritto, ritiene di avere un progetto che prevede l'acquisizione o il recupero di una parte della ricchezza, che storicamente è cresciuta più velocemente sulle coste, e ritiene giusto farlo, lo faccia, senza foglie di fico, facendo pagare tutti quelli che stanno sulle coste, cioè il consigliere regionale Franco Cuccu, il signor Pistis che fa l'operaio della FIAT a Torino, il Presidente della Regione e quant'altri, e dica semplicemente che è una scelta fatta responsabilmente, per raggiungere un obiettivo tale da consentirci di disporre di risorse da redistribuire sul territorio regionale. Può non essere condivisibile, io non la condivido ma, se fatta con serietà, non ci trasforma nella "Repubblica dei campanelli".

Qui invece, da una parte, si vuol fare il gesto, tagliando fuori qualcuno dal pagamento e qualche altro no, un po' perché "non fa", un po' perché "chi se ne frega", dall'altra si tende, ovviamente, ad evidenziare questa pecca grave nell'azione della scelta che è stata fatta.

Per favore, non facciamo storie della tassa sul mare, onorevole Davoli, l'ambiente è dei sardi, il mare è di tutti i sardi, come il monte, come Gusana, come il Monte Spada, è un bene ambientale che appartiene a tutti, la Sardegna storicamente ha il 50 per cento dei sardi sulle coste, sin dal tempo dei fenici. E' normale che accada questo, ed è normale che i flussi della ricchezza, nei secoli, si siano depositati dove i traffici erano più facili. Lasciamo perdere queste cose e, se tassazione deve essere, sia per tutti, per me, per lei e per il Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Capisco che qualcuno non voglia sentire, però ho diritto come gli altri di dire quello che penso. Signor Presidente, Assessore e onorevoli colleghi, ho già avuto modo di dire che la cosiddetta tassa sul lusso è giusta e lo ribadisco, perché fa pagare agli ospiti più benestanti la fruizione di un bene, come quello delle coste, che deve essere salvaguardato e fruito con servizi migliori, nell'interesse e per il bene di questi graditissimi turisti. Se questo contribuisce, con il fondo di perequazione, a velocizzare la crescita del turismo ambientale e culturale delle zone interne, sarà aumentata la qualità complessiva dell'offerta turistica sarda, a vantaggio di tutti. Era questa l'aspirazione che avevamo, dunque, delle zone interne, delle zone costiere, dei turisti, degli emigrati e dei residenti. Questo è quello che abbiamo sempre detto e qui, invece, si fanno interventi in contraddizione con questo assunto.

Detto questo, voglio dire, sull'argomento, sul tema, sull'emendamento, che non sarà, onorevole Cassano, l'approvazione o meno di un emendamento su questo articolo 3 a fare da spartiacque tra coloro che difendono o sono ostili agli emigrati sardi. Si taglia a fette in quest'Aula la retorica e la demagogia sugli emigrati sardi. Non è corretto, né dignitoso speculare su questa parte meno fortunata del Popolo sardo in questo modo. Io sono tra coloro che pensano che il nostro popolo sia unico, fatto di residenti ed emigranti, cioè di coloro che sono stati costretti a lasciare la nostra Isola per motivi di lavoro. Oggi, qui, stiamo discutendo di un emendamento che è anticostituzionale, come ben sapete, e non ha possibilità di passare. Pertanto io penso che l'unica cosa seria che noi possiamo fare è di impegnarci, dopo la finanziaria, a produrre delle norme che possano, sull'argomento, rendere maggiore giustizia ai nostri emigrati, in particolare a quelli che hanno redditi bassi e case normali, e non ville. Questo perché noi, della Rifondazione Comunista, siamo sensibili sempre, e di questo dovete darci atto che lo siamo con coerenza, a coloro che appartengono alle classi popolari. Non vi è dubbio che, tra gli emigrati, vi siano benestanti, lavoratori e anche poveri. Per cui non sono d'accordo che siano definiti tutti ricchi "zii d'America". Questa concezione non mi appartiene. Ne sono più che convinto, perché provengo dalle zone interne.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uggias per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, come ha detto il collega Marrocu, io sono tra coloro che, nella scorsa finanziaria, seppur all'ultimo momento, si sono adoperati affinché la formulazione, che consentiva l'esenzione a favore degli emigrati, fosse inserita nella legge finanziaria. Abbiamo recuperato, per analogia, la normativa che disponeva la possibilità che la continuità territoriale fosse fruita anche da coloro che erano emigrati dalla Sardegna, e purtroppo, oggi, ci rendiamo conto che, non per nostra volontà, ma perché c'è stata un'indicazione in questo senso, non è più sostenibile la formulazione che abbiamo messo l'anno scorso e che pertanto questo emendamento non è accoglibile, è un emendamento illegittimo.

Allora, se vogliamo fare demagogia da una parte, dall'altra, parliamo quanto vogliamo dell'emigrazione, parliamo quanto vogliamo delle condizioni degli emigrati, ma non è serio assumere un atteggiamento da legislatori diverso da quello corrispondente alla realtà. Una cosa che non si può fare, non si può fare, e noi dobbiamo prenderne atto! Cosa diversa…

(Interruzione)

Io non ti ho interrotto! Non ti ho interrotto! Non è un atteggiamento serio, Silvestro Ladu, non è un atteggiamento serio! Sei un legislatore, nnon sei altro. Sei un legislatore qui, devi fare leggi che sorreggano l'intelligenza, la capacità giuridica e il rispetto delle altre normative, non siamo sciolti dalle altre leggi.

Allora, cosa diversa è che gli uffici legislativi della Regione, degli Assessorati, il nostro ufficio a Bruxelles, si interessino per approfondire se quell'indicazione, che gli amici del FAS hanno inviato a noi, possa essere sviluppata, e successivamente si possa riprendere, con un concetto giuridico che la supporti, la disposizione contenuta nell'emendamento. Ma per il resto il mio voto, Presidente, è negativo, per queste ragioni, perché non è legittimo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Presidente, Assessore e colleghi, l'argomento è veramente appassionante. Le tasse credo che piacciano poco a tutti. In realtà è anche l'utilizzo di queste tasse che ci lascia perplessi, perché se si tassa l'uso di un bene ambientale nelle coste e poi si dice che questi soldi vanno a finire in altre zone della Sardegna, ci sarebbero anche le giuste lamentele di quei territori, che questo bene vedono insistere e che causa dei disagi, che comunque si sentirebbero penalizzati due volte, dalla presenza del bene e dal fatto che, per questo bene che insiste nei loro comuni, arrivano delle tasse alla Regione Sardegna che non ricadono nel loro territorio. Due volte penalizzati!

Io credo che la cosa sia comunque discutibile. Sul fatto però che si tassino i beni cosiddetti di lusso, qui lascerei proprio cadere questa parola "lusso", che forse può servire per giustificare, di fronte alla demagogia di Rifondazione Comunista, e di quanti, come loro, si aggrappano a questa parola, perché i lussi sono altri, non sono le casette di chi magari ha fatto la casa al figlio nel piano di sopra alla propria abitazione e poi questo ragazzo, che non ha comunque trovato lavoro, è costretto ad emigrare e ha la casa intestata, costruita dal lavoro dei genitori, magari dalla buonuscita dei genitori che hanno deciso di investire in Sardegna, e oggi devono pagare le tasse su quella casa che hanno costruito, con sacrificio, per i figli che sono sfortunati e sono dovuti andare ad emigrare.

Io sinceramente ci penserei sulla parola "lusso", perché veramente la casa di lusso è individuata anche nella terminologia, è una casa che deve avere una certa superficie, che deve avere determinate caratteristiche. Qui si tassano le case indiscriminatamente, quindi sinceramente è veramente demagogia definire residenze di lusso queste case. In uno Stato degli Stati Uniti d'America si è creata questa tassa, il risultato è stato che gli investimenti, che avevano visto privilegiare questo Stato dell'Unione, sono spariti, che è caduta un'economia, e la Sardegna rischia veramente di impoverirsi, perché ci ha fatto comodo quando queste persone, che hanno investito in Sardegna, hanno pagato qui l'IVA per costruire queste case, hanno pagato le tasse, hanno dato lavoro, hanno investito in Sardegna e ci hanno privilegiato, hanno determinato l'aumento di valore di un bene ambientale anche in quelle zone delle coste sarde che oggi valgono e che…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Liori.

Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

(Interruzione del consigliere Ladu)

PRESIDENTE. Alla fine, come prevede il Regolamento. Stia comodo.

Assessore Dadea, prego.

(Interruzioni)

DADEA, Assessore tecnico ad interim della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Io penso possa essere utile sapere qual è stato il ragionamento, la costruzione dell'elaborazione che ha fatto la Giunta a proposito delle imposte regionali. Eviterò qualunque aggettivazione e cercherò di evitare qualunque mistificazione riguardo a questo aspetto.

Il problema di fondo è essenzialmente uno: o si è favorevoli alle imposte regionali, oppure no. Se si è favorevoli alle imposte regionali, bisogna tenere conto dei limiti di legittimità costituzionale che questo comporta e il limite di legittimità costituzionale in questo caso deriva dal fatto che non si possono escludere a priori gli emigrati. Una volta che (onorevole Cuccu, io ho seguito con molta attenzione il suo intervento e ne condivido alcune parti) si è presa la decisione di imporre le tasse, appunto, regionali, il secondo quesito era: quali? Le dobbiamo far pagare a tutti, oppure soltanto a chi non ha un domicilio fiscale in Sardegna e quindi non produce un reddito in Sardegna? Il ragionamento che ha fatto la Giunta è stato quello invece di fare in modo che paghi le tasse regionali chi non ha un domicilio fiscale in Sardegna… scusi, mi sono… il ragionamento è stato quello di escludere dalla tassazione chi ha un domicilio fiscale in Sardegna e produce appunto reddito in Sardegna, e quindi, come tale, paga le tasse qua in Sardegna. Queste sono le due opzioni che noi abbiamo avuto a disposizione.

Allora, la decisione della Giunta è stata molto semplice e lineare, le imposte regionali devono essere pagate appunto da chi non paga le tasse in Sardegna, per una finalità di riequilibrio, di compensazione verso chi consuma un bene ambientale e non paga nessuna imposta qua in Sardegna.

Quindi, la questione dell'emigrazione è una questione mal posta, perché se l'emigrato ha domicilio fiscale in Sardegna, e quindi produce un reddito in Sardegna, non paga la tassa regionale. Va bene? Questo è il caso di tutti gli emigrati che vivono all'estero. Se invece l'emigrato sta in continente, ma non ha un domicilio fiscale in Sardegna, in questo caso deve pagare le tasse. Il ragionamento è stato molto semplice e lineare.

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Alberto Randazzo intende aggiungere la propria firma all'emendamento.

(Interruzione del consigliere Ladu)

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, qual è il problema?

LADU (Fortza Paris). Vorrei intervenire per una questione personale.

PRESIDENTE. Ci dica qual è la questione personale, velocemente.

LADU (Fortza Paris). La questione personale è che sono stato tirato in ballo…

(Interruzioni)

No, io voglio dire…

UGGIAS (La Margherita-D.L.). Sei tu che mi hai interrotto!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Qual è la questione personale?

LADU (Fortza Paris). La questione personale è…

(Interruzioni)

No, allora…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ladu. Stiamo votando!

(Interruzioni)

LADU (Fortza Paris). No, Presidente, io voglio parlare...

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, non ha il microfono, non ha la parola, le ho chiesto di dire rapidissimamente in che cosa consisterebbe la questione personale sulla quale chiede di parlare, dopodiché ci riserviamo di valutare se è una questione personale. L'essere chiamati in ballo non è una questione personale. Prego.

LADU (Fortza Paris). La questione personale consiste nel fatto che il consigliere Uggias sostiene che bisogna essere seri, riferito a me, per quanto riguarda il provvedimento che noi stiamo facendo.

PRESIDENTE. Va bene. Grazie, onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). No, mi faccia finire…

PRESIDENTE. Abbiamo capito qual è il problema.

LADU (Fortza Paris). Per dire che io serio lo sono fino in fondo e per dire anche che invece non è giusto dire che questo provvedimento, qualora venisse approvato, è illegittimo.

PRESIDENTE. Va bene.

LADU (Fortza Paris). Mi vuol far finire, Presidente?

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Si accomodi, onorevole Ladu, abbiamo capito quale questione personale vorrebbe sollevare, ma non ha la parola sulla questione personale, quindi si accomodi ed eventualmente le daremo la parola a fine seduta se valuteremo che questa è una questione personale. Si accomodi.

(Interruzioni)

Onorevoli, siamo in fase di votazione. E' stata richiesta la votazione nominale.

(Interruzione del consigliere Capelli)

PRESIDENTE. Sì, l'onorevole Randazzo Alberto, a nome del Gruppo dell'U.D.C., ha chiesto di aggiungere la propria firma all'emendamento.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 101.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Diana - Farigu - Floris Mario - Gallus - La Spisa - Ladu - Lai Renato - Licandro - Liori - Lombardo - Maninchedda - Marracini - Milia - Moro - Murgioni - Petrini - Pileri - Pisano - Pittalis - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Sanjust - Scarpa - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Atzeri - Caligaris.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 77

votanti 74

astenuti 3

maggioranza 38

favorevoli 33

contrari 41

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 921.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, voterò a favore dell'emendamento numero 921. Però proprio sulla scorta dei suggerimenti che ha dato l'onorevole Gessa, e anche delle considerazioni fatte dal Capogruppo dei D.S., onorevole Marrocu, credo che diventi, ora, determinante fare una fotografia dei proprietari dei beni immobili. Quindi, non limitarsi soltanto ad una indicazione di posizione ma effettuare un monitoraggio dei proprietari e dei beni, in modo tale che effettivamente non si verifichi quello che l'onorevole Gessa poneva come problema, cioè che quei dieci che possono, non soltanto pagare ma pagare profumatamente lo facciano, ma per quelli che non hanno la possibilità, perché si tratta di un bene vetusto, ereditato, storicamente individuabile, locato in un centro storico, e solo casualmente quel centro è diventato un centro turistico, ma non c'è nessuna volontà di speculazione, ebbene, in questi casi l'ARASE deve trovare il modo di adottare uno sgravio.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI

(Segue CALIGARIS.) Questo sarebbe un atto di giustizia e di equità. Penso anche che daremmo un senso anche al sacrificio che stiamo chiedendo agli emigrati, riattiveremmo con loro un rapporto sicuramente più corretto, di informazione, saprebbero il perché e il per come, e soprattutto questa imposta diverrebbe intelligente: non si può fare un intervento col bisturi quando basta un intervento in laparoscopia, e quindi senza spargimento di sangue in eccesso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, io dichiaro di condividere fortemente lo spirito di questo emendamento della Giunta, non lo voterò a favore perché porta un limite, che è appunto questo del 75 per cento a favore di un fondo perequativo per lo sviluppo e la coesione territoriale; un limite nel senso che presumo che si sarebbe potuto fare ancora di più, visto lo spirito stesso che stiamo andando a presentare.

Approfitto per fare una precisazione. Innanzitutto credo che, ancora una volta, stiamo dimenticando quali sono gli effetti che questa nuova imposta ha determinato oggi in Sardegna. Io ho certezza di poter riferire in quest'Aula che, negli ultimi sei mesi, il mercato immobiliare ha avuto un freno totale. Noi abbiamo vinto una grande battaglia, che è quella della compartecipazione per le entrate relativamente all'IVA, abbiamo una compartecipazione del 90 per cento sull'IVA, e quindi il 18 per cento dell'IVA che viene pagata sulle transazioni immobiliari costituisce un'entrata per la Sardegna, ma dall'altro lato con questa imposta abbiamo completamente o, perlomeno ulteriormente, frenato la transazione immobiliare. Questo significa, Assessore, che di certo noi abbiamo oggi una perdita in termini di entrate per effetto di questa imposta. La prego di portare dati precisi in quest'Aula e, se lei ne ha, di dimostrarci che invece il bilancio delle due imposte ha un saldo attivo per la Sardegna.

Siamo certi, perché lo stanno denunciando le agenzie immobiliari in questo momento, che invece si sta verificando il fenomeno inverso, cioè questo è diventato un freno per l'attività imprenditoriale normale e quindi anche una perdita per la Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Dico che, in merito a questo emendamento, ci sono alcune considerazioni da fare. Ancor prima, voglio dire con molta garbatezza al collega Uggias che io sono persona seria e non prendo mai posizioni demagogiche, e dicendo questo dico anche che quell'emendamento poteva essere approvato senza che succedesse assolutamente nulla. Quindi, quando noi diciamo che quell'emendamento, qualora fosse stato approvato, avrebbe inficiato chissà che cosa o comunque è un emendamento illegittimo, non è vero. Significava semplicemente che l'approvazione di quell'emendamento avrebbe eliminato la sovrattassa sulla seconda casa. Punto e basta. Quindi, l'emendamento non è un emendamento assolutamente illegittimo, poteva essere approvato e bastava fare una determinata scelta. Noi la pensiamo sinceramente in quel modo, voi pensate che bisogna tassare la seconda casa e quindi sono problemi politici, però non diciamo che sono provvedimenti illegittimi.

Detto questo, io credo che anche l'emendamento numero 921, dove si dice che il 75 per cento degli incassi va al fondo perequativo e poi il 25 per cento ai Comuni, mi dispiace per chi ha difeso strenuamente le zone interne e che è convinto magari che, con questo emendamento, con questo provvedimento, noi risolviamo il problema delle zone interne. Io sono convinto che questa, sì, può essere demagogia, perché se noi pensiamo davvero in questo modo di evitare lo spopolamento delle zone interne o di risolvere i loro problemi, sicuramente stiamo sbagliando strada, abbiamo sbagliato completamente binario. Se questo Governo della Regione vuole davvero eliminare ed evitare questa tendenza allo spopolamento massiccio delle zone interne verso la costa e verso il continente, credo che dovrà fare altri interventi strutturali che riguardano la crescita e lo sviluppo di quelle zone e che non possono essere certamente limitati a piccoli interventi che sono, sinceramente, fumo negli occhi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ibba per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

IBBA (Gruppo Misto). Molto brevemente. Voterò a favore di questo emendamento perché mi pare molto giusto e opportuno che si cerchi in qualche modo di legare le condizioni delle zone interne alle condizioni delle zone costiere. Abbiamo sempre sostenuto (e qui, in quest'Aula, più volte se n'è parlato, in una maniera direi anche bipartisan, se fosse possibile usare questo aggettivo) e tutti abbiamo l'intenzione di evitare che quest'Isola diventi una grande ciambella, con la parte centrale che ha una fortuna, un destino, un futuro totalmente diverso da quella periferica.

Oggi viviamo una fase storica nella quale larga parte dell'economia di questa Regione, soprattutto quella proveniente dalla parte turistica, si sviluppa nella parte periferica di quest'Isola. Ora, l'idea che le somme economiche ricavate dall'imposizione del primo comma dell'articolo 3 vadano invece a creare un elemento di sutura tra la parte centrale e la parte periferica, salvando e quindi comunque beneficiando e pertanto promuovendo il comune all'interno del quale questa fonte di reddito si forma, crea un equilibrio tra le due istanze che forse non risolve oggi il problema (forse non lo risolve neanche domani) però certamente crea le premesse affinché ci sia una sinergia e una sintesi tra le due parti di questo territorio, tra due economie diverse, probabilmente tra due culture diverse, tra due prospettive di sviluppo diverse per le quali questo emendamento numero 921 può essere davvero una condizione che apre un percorso nuovo, una strada nuova, forse apre, non solo ad economie, ma anche ad impostazioni finanziarie diverse per i prossimi anni e per il futuro.

Pertanto a me pare che questo sia un fatto estremamente importante perché consente di non fare un'unica soluzione abborracciata, generica e grossolana ma cerca di distinguere e di dividere, selezionando e particolareggiando, questo mi pare sia il modo migliore con il quale noi possiamo amministrare il risultato di questa iniziativa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, io volevo soltanto attirare l'attenzione dell'Aula, sul fatto della incoerenza e coerenza dei nostri ragionamenti e di come stiamo votando. Io credo che ci sia perfetta coerenza nel ragionamento che abbiamo sviluppato su questo articolo finora, far pagare le tasse sul lusso ai più ricchi e meno ai più poveri, e questo credo che lo abbiamo ampiamente dimostrato.

La seconda questione è, io penso e vorrei, che si facessero pagare le tasse più agli emigrati ricchi e meno agli emigrati poveri, come ho detto nel precedente intervento quando mi riferivo all'argomento. Per questo rivolgo un appello all'assessore Dadea perché dopo la finanziaria si possa trovare una normativa che possa attuare questo principio giusto, sempre a favore degli emigrati meno avvantaggiati.

Terza questione sempre su questo emendamento. Onorevole Pileri, si cerca di dare di più ai comuni più poveri e meno a quelli ricchi; posto che il mare è di tutti i sardi. Per i ragionamenti che ho fatto prima, io condivido questo criterio e sono, come ho detto ieri, in pieno contrasto con quello che invece può pensare lei. E' evidente questo, perché lei rappresenta gli interessi delle classi più ricche e delle aree più ricche, io rappresento gli interessi delle aree e delle classi più povere. Su questo credo che ci sia estrema chiarezza, anche se sono costretto a fare questa estremizzazione concettuale per rendere il concetto più chiaro. Questo non risolverà, onorevole Ladu, il problema delle zone interne, abbiamo detto che anche nel fondo unico vengono privilegiati i comuni più piccoli rispetto a quelli più grossi, come nell'articolo 19 della legge 37. Lavoriamo perché nel programma regionale di sviluppo la questione delle zone interne, onorevole Capelli, sia affrontata seriamente, non con qualche escamotage, diciamo così, retorico e preelettorale.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 921.

Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 921.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Porcu e Salis hanno votato a favore, Vargiu ha votato contro, La Spisa si è astenuto.

Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Ibba - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Rispondono no i consiglieri: Cassano - Dedoni - Liori - Milia - Pisano - Vargiu.

Si sono astenuti i consiglieri: Cuccu Franco Ignazio - La Spisa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 45

votanti 43

astenuti 2

maggioranza 22

favorevoli 37

contrari 6

(Il Consiglio approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 458.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Cercherò di non ripetermi nelle mie considerazioni sull'esclusione degli emigrati e dei loro familiari, ma vorrei aggiungere, esprimendo parere favorevole all'emendamento, alcune considerazioni. Si è detto che queste tasse sul lusso sono la base di questa finanziaria, vorrei chiedere all'Assessore e al collega che ha espresso questo concetto di indicarmi in bilancio e in finanziaria qual è la quantificazione di queste entrate e in quale UPB sono quantificate. Non le troverete perché non esistono!

Per quanto riguarda l'aspetto demagogico da più parti sollevato, non mi soffermo su quanto espresso dal collega professor Gessa, ma è demagogia sentenziare in questa Aula che devono pagare i ricchi e meno i poveri e, nello stesso tempo, stabilire che il più ricco della Sardegna, occasionalmente anche nostro Presidente, non pagherà una lira, mentre gli emigrati debbono pagare. E' più sensato dire che chi non produce reddito in Sardegna deve pagare e aggiungere qualcosa, nei confronti di chi? Il più ricco sempre della Sardegna non paga una lira di tasse neanche sotto questo punto di vista in Sardegna perché produce soltanto passivi di bilancio e perciò non paga. E' demagogia sentire in questa Aula che bisogna penalizzare chi non spende una lira in Sardegna e non far pagare chi invece va a sperperare i soldi della Sardegna, per esempio anche per Sant'Elia, richiamato dal collega professor Gessa, destinando 700 mila euro alla COLAS, a chi viene da fuori per realizzare, forse, una delle più importanti speculazioni immobiliari che avverranno su Cagliari. E' demagogia spendere 700 mila euro per mandare a corsi professionali, che non danno nessun diritto e nessun credito, i nostri operatori del servizio di salute mentale a Trieste, per finanziare ulteriormente Trieste a discapito delle professionalità locali, quelle che lei poco tempo fa ha vantato e che sono invece ripudiate da tutta l'Italia, come linea scientifica di intervento. E noi paghiamo 700 mila euro per mandare i nostri professionisti lì e non avranno neanche diritto al credito formativo. Chi deve pagare in quest'Isola?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILERI (F.I.). Vorrei fare brevemente una considerazione sull'intervento di Pisu ma anche su quello di Pirisi. Vedete, onorevole Pisu, non credo di rappresentare una parte di un territorio dove ci sono ricchi, io spero e vorrei rappresentare tutta la Sardegna, non come dice lei voler rappresentare solo la Sardegna e la zona della Sardegna dalla quale lei proviene. Io ambisco a rappresentare, in questo Consiglio, tutta la Sardegna. E l'ho fatto quando, in Commissione urbanistica, abbiamo chiesto un ripensamento della Giunta sui centri storici, in quanto venivano colpiti soprattutto i centri storici dell'interno della Sardegna, e questo l'abbiamo fatto noi, non certo lei.

Per tornare a questo emendamento, io voterò a favore assolutamente. C'è una grande discriminazione. Ho scaricato da Internet la tabella delle categorie catastali soggetta all'imposta regionale sulle seconde case che state mandando in giro. Parte dalla A1, A2, A3, A4, abitazione popolare, A5, abitazione ultrapopolare, per arrivare alle ville, ai castelli e ai palazzi. Come ha detto qualcuno che mi ha preceduto chi ha i castelli e i palazzi non paga niente, mentre un emigrato, che ha una casa definita come abitazione popolare o ultrapopolare, è costretto a pagare.

Sulla costituzionalità o meno, poi, vorrei tornare, per dire che dovete ritirare questa lettera per la riscossione che circolando, perché voi, in questa lettera, state dicendo che, per il 2006, e lo state dicendo nel 2007, non si paga, gli emigrati non pagano. Quindi, abbiate il coraggio di fare una riflessione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, anche io voterò a favore dell'emendamento numero 458, sapendo che, ancora una volta, risulta essere una delle poche opportunità che ci rimangono per restituire agli emigrati sardi un po' di giustizia. Innanzitutto, vorrei fare una precisazione relativamente al problema che ha sollevato poc'anzi l'assessore Dadea, nel momento in cui dichiarava che molti emigrati all'estero hanno il domicilio fiscale in Sardegna. Ovviamente, non è così, Assessore, nel senso che l'essere iscritti all'AIRE - sono iscritti all'AIRE, mi pare, 80 mila sardi circa - significa essere iscritti all'anagrafe dei residenti all'estero. Questo dà la possibilità, evidentemente, di avere un riconoscimento da un punto di vista della residenza, ma non del domicilio fiscale, perché è stabilito proprio da circolari esplicite dell'Ufficio delle Entrate che il domicilio fiscale non può essere posseduto, perché non c'è la cosiddetta continuatività abitativa nel comune di residenza. Questo significa probabilmente che se noi, invece, avessimo lasciato "residenti", anziché "domicilio fiscale", probabilmente questa ingiustizia nei confronti degli emigrati non si sarebbe nemmeno consumata, perché, a quel punto, avremmo riconosciuto l'essere iscritti all'AIRE come una residenza nel comune, ovviamente, di pertinenza.

Questi emigrati, da un punto di vista elettorale, addirittura, hanno diritto al voto. Noi li andiamo a cercare per votare e invece non riconosciamo loro un diritto, che è quello degli altri residenti, dell'esonero, naturalmente rispetto a questa imposta. Credo che questa ingiustizia sia ancora più palese proprio per le cose che si sono dette, speriamo che davvero l'Unione Europea spazzi via definitivamente tutta questa illusoria possibilità di imporre imposte che non hanno assolutamente alcun senso giuridico, lo dico riferendomi anche all'affermazione che faceva poc'anzi il collega Uggias, che era preoccupato perché noi legislatori dobbiamo fare norme che abbiano fondamento giuridico, ecco, queste norme non hanno fondamento giuridico; è semplice andare a verificare che cosa ha intimato l'Unione Europea relativamente a questo sistema di imposte che non sono una novità, nella Spagna sono già esistenti e dovranno essere adeguate.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). A me dispiace dover intervenire nuovamente, però, ho sentito alcune affermazioni che, davvero, non possono essere lasciate senza una breve replica; certamente non ho la pretesa di imporre il mio punto di vista ma, dire che si sta parlando troppo dell'emigrazione, è un'affermazione che va corretta. Forse, dal 1991, da quando fu varata la legge numero 7, se ne è parlato troppo poco, e forse se ne è parlato anche in maniera poco corretta o comunque adeguata. E' questa l'occasione, forse, per parlarne e per approfondire i problemi, sia pure limitatamente ad un aspetto che noi, ribadiamo, non condividiamo assolutamente.

Si è detto, dal collega Uggias, e sono d'accordo con lui, intorno ai problemi sulla legittimità di una norma che, altrimenti, incontrerebbe i rigori dei giudici delle leggi. Vedete, la soluzione è semplice. Non bisognava assolutamente introdurre questo tipo di tassazione e così si eliminava il problema. Si è prevista la tassa sul soggiorno, ma cosa vogliamo continuare domani a prevedere un'altra tassa, qualche altro balzello per svuotare ancora le tasche? Io parlo dei contribuenti in generale e non soltanto dei sardi emigrati, la cui situazione, comunque, sta a cuore a tutti se il problema lo vogliamo risolvere. Si poteva anche introdurre un sistema di gradazione tra coloro che hanno un certo reddito, tra i sardi emigrati in Italia, perché non sono visionari i nostri corregionali che stanno nel continente e che scrivono e che fanno gli appelli, lo fanno a ragion veduta, ponendo un problema serio, e noi non lo possiamo liquidare con l'autosufficienza che ci sono soltanto i sardi che hanno fatto fortuna all'estero. Ma sapete quanti sardi nel nord-est della Francia, davvero, invocano ancora oggi l'assistenza e un sussidio? Sapete ad Oberhausen, a Genk, nei paesi del Belgio, andate e visitate quelle realtà, forse cambiereste punto di vista, e forse la soluzione di eliminare questo balzello ingiusto che colpisce anche questa realtà, avrebbe convinto un po' tutti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). A me dispiace che ci si attardi su questi articoli facendo ragionamenti di principio con riferimento, in modo specifico, ad una categoria di persone peraltro molto articolata al proprio interno. Stiamo parlando di cose ben definite. Allora, prima questione: stiamo parlando dell'imposta sulle plusvalenze. Se uno ha un immobile (che in ragione della normativa in materia paesaggistica, ha acquisito notevole valore), qualora lo dovesse vendere, una parte minima del vantaggio, che ha ottenuto con un intervento normativo, rimane nelle casse della Regione in funzione del riequilibrio territoriale, a vantaggio di chi non ha la fortuna di vivere in una condizione positiva.

Per quanto riguarda l'imposta sull'immobile, noi abbiamo un problema, dobbiamo censire questi immobili, dobbiamo capire come vengono utilizzati. La gran parte dei proprietari, da sempre, guadagna in nero una dimensione sproporzionata. C'è un'evasione vera fiscale su quel terreno, serve anche per censirlo. Cosa giusta! Ma le barche sopra i 16 metri, gli aerei, 4 lire per uno che ha 60 metri di barca, 15 mila euro in un anno. Insomma, questo stiamo dicendo! Allora, se non siamo in grado neppure di operare un riequilibrio di reddito attorno a queste cose, dichiariamo fallimento dello Stato, della democrazia e della giustizia e andiamo alla guerra selvaggia, almeno ognuno si sceglie le armi e fa quello che deve fare per difendersi.

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, intende intervenire per dichiarazione di voto?

LADU (Fortza Paris). Sì.

PRESIDENTE. Siccome non era iscritto un attimo fa, pensavo fosse per le modalità di voto.

LADU (Fortza Paris). Siamo sempre in tempo.

PRESIDENTE. Non ci sono dubbi, ma si è anche in tempo per organizzare i nostri lavori in maniera adeguata, quindi se uno che deve fare dichiarazione di voto si iscrive, abbiamo anche la pianificazione del tempo migliore.

LADU (Fortza Paris). E' una dichiarazione di voto, quindi…

PRESIDENTE. Era un suggerimento, onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). Siamo sempre in tempo, quindi non ci sono problemi.

PRESIDENTE. Era un suggerimento, me lo posso permettere? No?

Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Per dire che io sono d'accordo con l'approvazione di questo emendamento, però eviterei di fare del catastrofismo quando si tratta di parlare di questo tipo di imposte perché sembrerebbe che se noi non arriviamo a far pagare tutti gli emigrati chissà che cosa succede. Adesso, si dice, ultima cosa, che questo serve anche per avere un censimento giusto delle seconde case in Sardegna. Io credo che noi potremo fare il censimento delle seconde case in Sardegna senza ricorrere a questo ulteriore balzello, che veramente ci sta creando mille problemi, perché quando noi abbiamo avuto problemi di legittimità, per quanto riguarda questo provvedimento, è stato solo e semplicemente perché abbiamo voluto introdurre una nuova imposta che avremmo potuto tranquillamente eliminare.

Detto questo, io continuo a dire che ci sono le condizioni, effettivamente, per far sì che ci sia una sperequazione nei confronti di alcuni emigrati, non di tutti gli emigrati, e nei confronti anche di quelli che vivono in Sardegna; credo che il sistema migliore che ci possa essere per eliminare questa disparità di trattamento sia quello di passare, una volta per tutte, la spugna su questo provvedimento che non produrrà nessuna ricchezza alla Sardegna ma creerà ulteriori problemi anche dal punto di vista burocratico, perché la Regione sarda spenderà perché deve recuperare queste risorse e alla fine veramente io dico che il gioco non vale la candela.

Forse forse, sarebbe meglio che la Regione, per quello che alla fine ne ricaverà, lasciasse perdere questa ulteriore tassazione e tranquilli gli emigrati e quelli che vogliono venire a passare le vacanze in Sardegna.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 458.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 458.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Corda ha votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: Marracini - Murgioni - Pittalis - Scarpa.

Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Ibba - Lanzi - Manca - Marrocu - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.

Si è astenuto il consigliere: La Spisa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 42

votanti 41

astenuti 1

maggioranza 21

favorevoli 4

contrari 37

Poiché il Consiglio non è in numero legale, sospendo la seduta per 30 minuti. I lavori riprenderanno alle ore 13 e 18.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 48, viene ripresa alle ore 13 e 18.)

PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto, ripetiamo la votazione sull'emendamento numero 458.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 458.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Frau, Pirisi, Manca, Gessa e Serra hanno votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: Cugini - Murgioni.

Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Lanzi - Manca - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias.

Si sono astenuti i consiglieri: La Spisa - Maninchedda.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 39

votanti 37

astenuti 2

maggioranza 19

favorevoli 2

contrari 35

Poiché il Consiglio non è in numero legale, la seduta finisce qui. I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16.

La seduta è tolta alle ore 13 e 23