Seduta n.354 del 15/12/1998
SEDUTA CCCLIV
(Antimeridiana)
Martedì 15 dicembre 1998
Presidenza del Presidente Selis
La seduta è aperta alle ore 10 e 17.
FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 10 dicembre 1998, che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Paolo Fois ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 15 dicembre 1998.
Se non vi sono osservazioni il congedo si intende accordato.
Continuazione della discussione generale congiunta del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1999)" (459) e del disegno di legge: "Proposta di bilancio per l'anno finanziario 1999 e di bilancio pluriennale per gli anni 1999-2001" (460)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno prevede la prosecuzione della discussione generale del disegno di legge numero 459 e del disegno di legge numero 460, entrambi della Giunta regionale, legge finanziaria e legge di bilancio.
Ricordo all'Assemblea che ieri si è svolta una parte della discussione generale. Stamattina erano previsti alcuni interventi, in particolare di due colleghi, che però non vedo in Aula, a cui quindi non posso dare la parola, e poi i Capigruppo.
E` iscritto a parlare il consigliere Pirastu. Ne ha facoltà.
PIRASTU (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, irrazionale, compromissoria, velleitaria, piatta e priva di innovazioni, scellerata nel persistere in scelte inadeguate e conservatrici, insufficiente ad affrontare la grave crisi strutturale della Sardegna; questo è il nostro giudizio sulla manovra finanziaria per l'anno in corso. E sarebbe adeguato, se la prassi parlamentare ed il timore di essere fraintesi non lo vietassero, non aggiungere una sola parola, un solo aggettivo per qualificare la nostra opposizione alla legge di bilancio e finanziaria. O forse con la medesima efficacia, si potrebbe leggere in Aula la relazione che Forza Italia svolse nello scorso anno in merito al medesimo argomento.
Non sarebbero davvero tanti i nuovi argomenti di censura che dovremmo muovere, perché dal pasticcio dello scorso anno a quello attuale le differenze non sono tante, e se ve ne sono non sono certamente migliorative. Ed il fatto che di innovazioni non ve ne siano, non può essere né taciuto, né collazionato come dovuto al fatto che la maggioranza politica che promosse la scorsa manovra finanziaria sia la stessa, né come dovuto alla bontà e alla promiscuità della trascorsa legge finanziaria, né come dovuto alla grande concordia che quella manovra di bilancio riscosse.
La legge dello scorso anno ha consentito solo di incrementare ed allargare il debito, nonché di peggiorare notevolmente le condizioni socio-economiche della Regione. Corre davvero l'obbligo di stigmatizzare che la maggioranza, ancora caparbiamente a capo di questa Amministrazione regionale, ripete, immutato nel tempo, il cliché di una manovra fallimentare. Sono state inutili le parole, sono stati inutili i nostri suggerimenti per una maggioranza che si è arroccata nella torre d'avorio di una supponenza snervata e pedante.
Cari colleghi della maggioranza, avete bisogno urgente di assumere lezioni di democrazia. Un sistema quale il nostro, si qualifica meglio, o si dovrebbe qualificare, per una cooperazione sana e cristallina tra le forze di opposizione che controllano e gli altri della maggioranza che governano. L'unica vostra forma di risultato politico, nell'improntare questa manovra, è invece quello di una contrapposizione artificiosa e sorda ai problemi che vengono sottoposti dalle opposizioni. Anche se vi propongono parziali emendamenti per correggere, secondo il nostro modo di vedere, la legge finanziaria e di bilancio, a questo ponete un muro di gomma. Se di contro chiediamo di avere i tempi tecnici minimi per esaminare i capitoli di bilancio, fate rullare i tamburi parlando di ostruzionismo e di posizione non costruttiva dell'opposizione, e paventando il possibile pericolo di andare al secondo esercizio provvisorio. Non vi è una filosofia dietro questa manovra; è tutto abbandonato alla fatale cooperazione di istanze diverse e personali, e in quanto tali centrifughe e disomogenee, e volte a fare un po' di bottega in previsione delle prossime elezioni regionali che, per fortuna, si terranno tra qualche mese.
Vogliamo dire che è l'impalcatura generale ad essere troppo vecchia; è la struttura degli interventi ad indicare che non si è compreso che occorre riformare, svecchiare, creare, inventare. Occorre, e sarebbe occorso, un geniale sforzo di fantasia per comprendere in quali settori puntare, che progetto realizzare, cosa fare di quest'isola. Territorio che, lungi dal progredire, non è più in grado, come era invece anche duecento anni fa, di essere autosufficiente dal punto di vista della produzione agro - alimentare. E` triste scoprire che la meccanizzazione dell'agricoltura e il trionfo dell'innovazione tecnologica, hanno consentito in Sardegna di importare la parte preponderante dei prodotti agricoli.
Non vogliamo dire se siano poche o molte le risorse che abbiamo a disposizione, sappiamo che sono insufficienti, ma anche che sono molti i denari che vanno funzionalizzati, vanno indirizzati efficacemente in poche direzioni capaci di rispondere, da un lato alle esigenze dei servizi dei cittadini, dall'altro alla produzione e all'incentivazione del reddito.
Facile a dirsi, e sicuramente difficile a farsi, ma è obbligatorio tentare di porre le risorse in direzioni capaci di ridare fiducia all'economia e all'imprenditoria. Spendiamo miliardi e miliardi, e continuiamo a spendere, in convegni, studi, osservatori e quant'altro. Non risulta che l'Amministrazione abbia predisposto, in questi quattro anni, studi utili che prevedano, con sufficiente approssimazione, il gettito complessivo della Regione.
Trascuriamo di parlare, o meglio, si è soltanto iniziato, dello stato di attuazione della spesa dei fondi comunitari, che è davvero irrilevante.
Nella politica della Regione non compare nessuna indicazione concreta sull'attività svolta a livello comunitario per i fondi strutturali della Comunità. E sul problema inerente la spesa dei fondi a disposizione da parte dell'Unione Europea desidero aprire una parentesi, che ormai è una parentesi ricorrente.
Mi dispiace che non sia presente il Presidente della Giunta, perché è diventata ormai una barzelletta. Qua possiamo parlare dei funzionari dell'Amministrazione che seguono e curano le pratiche per l'acquisizione dei finanziamenti europei, e qua dobbiamo riparlare, come al solito, del nostro ufficio a Bruxelles, di cosa ne è stato.
Ormai, a quasi tre anni dall'approvazione della legge istitutiva, non si è fatto nulla; c'è la solita targa dell'ufficio - targa presso gli uffici della Sfirs -; solo un mese fa pare che si sia sbloccato il concorso per la selezione per il personale da inviare a Bruxelles. Una cosa è sicura, l'approccio delle Giunte Palomba con l'Europa è stato quello di non riuscire ad attuare una legge varata dalla seconda Commissione, approvata quasi tre anni fa in Consiglio, nel febbraio 1990, e siamo riusciti a stanziare diverse centinaia di milioni e a non spenderne nemmeno uno; quindi crediamo che il mancato funzionamento dell'ufficio di Bruxelles, sia veramente la sintesi del tipo di atteggiamento che questa amministrazione regionale ha nei confronti dell'Europa.
Parallelamente non accennano a diminuire i fondi destinati agli enti regionali, che producono niente e consumano molto. Per questioni di sveltezza ed organicità, ometto una puntuale disamina dei vari enti regionali, dei loro costi di gestione e della loro produttività, ma ciascun consigliere della maggioranza - quelli di opposizione l'hanno già fatto da tempo - può verificare quanto spendiamo per mantenere enti e baracconi assolutamente, completamente inescusabilmente inutili.
Il bilancio regionale altro non è che un insieme disomogeneo di bilanci separati ed incomunicanti. Si decuplicano le spese per convegni e gruppi di studio, che abbiamo il sospetto - come dicevo prima - forniscano materiale adeguato solo alle campagne elettorali di chi assume, non certo a monitorare il deserto dell'economia.
"Convegnopoli". Ne abbiamo parlato diverse volte, malattia tutta nostrana. Prevediamo più fondi per studi e convegni che per il funzionamento del Consiglio regionale. Credo sia superfluo ogni commento.
Parliamo di altri settori. Questo Consiglio regionale quest'anno ha varato una delle poche leggi, rivoluzionarie sotto un certo profilo, che finalmente ha visto nel turismo la vera industria, una delle principali industrie della Sardegna.
Ha varato la legge ed ovviamente non ha, e non pensa - salvo con gli emendamenti che arriveranno - di far sì che l'aver considerato e l'aver esteso i benefici per il settore industriale all'industria turistica... Dicevo che questa legge probabilmente rimarrà una legge di bandiera, che però non darà la possibilità agli imprenditori del settore, di avere soldi, perché soldi, a quanto pare, non ne sono stati stanziati.
Abbiamo chiesto per anni, e l'abbiamo, anche se in ritardo, avuto, un quadro esaustivo del patrimonio della Regione. Abbiamo verificato e abbiamo letto che si posseggono immobili inutilizzati solo per il gusto di locarne altrettanti nei medesimi luoghi pagando fior di canoni. La domanda che facciamo, che abbiamo fatto più volte, la facciamo all'Assessore Scano, la facciamo all'Assessore Cogodi è quanto spendiamo per gli affitti e a chi vanno i denari? E soprattutto chiediamo, adesso che abbiamo visto qual è questo allucinante quadro del patrimonio immobiliario della Regione, perché non si compiono con urgenza, e con estrema urgenza, le procedure per la vendita dei beni della Regione.
Non ci piace che si penalizzi la produzione, non ci piace che si incrementi la disoccupazione, non ci piace che si continuino a gabellare i cittadini, e penso che per questi motivi presenteremo in questa finanziaria alcuni emendamenti qualificanti, pochi per la verità, e tutti diretti ad iniziative non targate e non di area, ma immediatamente riferibili alla collettività. L'Aula potrà essere ovviamente d'accordo o potrà rigettarli, non sarebbe la prima volta, certo che faremo fino in fondo il nostro dovere, come sempre, sperando che, insieme a noi, anche la maggioranza voglia crescere.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che l'attenzione che l'Aula porge a questa discussione sia proporzionata alla novità che ha questa discussione. Credo che finiamo per dirci le cose già dette, ritornare su problemi non risolti.
Ancora una volta abbiamo un bilancio che presenta un deficit strutturale, circa 900 miliardi anche quest'anno mancano all'appello e si ricorre ai soliti mutui, salvo poi non contrarli perché in effetti la Regione non ha speso, e quindi tentare quella soluzione, interessante dal punto di vista dell'ingegneria finanziaria, di recuperare deficit negli esercizi successivi, ma così facendo chiaramente si limita anche la capacità finanziaria negli esercizi successivi. E` questa la preoccupazione, cioè stiamo facendo come le cicale, spendendo in modo facile e scaricando sui bilanci degli anni futuri i problemi che non riusciamo a risolvere adesso, perché quello che manca in questa legge finanziaria e in questo bilancio, è una riduzione delle spese. Chiaramente è difficile ridurre le spese in una regione che è affamata di interventi.
E` chiaro che qualche interesse occorre anche toccarlo, però non si fa assolutamente niente. Per esempio non si fa niente in materia di residui.
Io porto all'attenzione del Consiglio l'articolo 35 della legge del bilancio. Si è detto in anni passati, in tempi passati, che occorreva procedere ad una revisione dei residui, perché i residui permangono nel nostro bilancio quando sono sui capitoli in conto capitale per cinque anni. Bene, con l'articolo 35, che riproduce anche una norma degli anni precedenti, i residui dell'assessorato ai lavori pubblici, per ben 39 capitoli, sono diventati eterni, cioè non vanno in perenzione neppure con i cinque anni, né con i sei, né con i sette, né con gli otto, permangono all'infinito. Ogni anno stiamo approvando questa norma, per cui la gestione dei residui dell'assessorato ai lavori pubblici non sta rispettando alcun principio di contabilità.
Questo è un modo di coprire le inefficienze dell'Amministrazione, il fatto che le opere pubbliche non terminano mai, che agli impegni non seguono immediatamente gli appalti, che tutto il sistema è marcio. Invece, ogni anno, il Consiglio approva una norma nella legge del bilancio, ci mette una pezza e continuiamo ad andare avanti con residui di impegni contratti negli anni Ottanta. Opere pubbliche che non vedono mai la fine, collaudi che non avvengono, opere che non sono neanche iniziate. Effettivamente io credo che la capacità di spesa della Regione, anche in un settore come quello dei lavori pubblici, sia grandemente compromesso, ma si continua a far finta di niente, ad andare ad avvallare questo comportamento. E` un fatto questo di trovarci spesso in legge finanziaria e di bilancio, non a decidere, ma a prendere atto di decisioni che vengono prese da altri, non in sede politica. Il Consiglio, ma credo in una certa misura anche la Giunta, subisce la legge finanziaria e di bilancio. Le vere decisioni vengono prese in sedi che non sono quelle politiche.
E` chiaro che la riforma della pubblica amministrazione regionale, come proposta dalla legge 31, se attuata, e sottolineo se attuata, perché non vorrei che venissero anche per questa legge tentati tentativi di blocco, porterebbe ad una responsabilizzazione dei dirigenti, e quindi a trovare soggetti che non siano gli organi politici, che rispondano del malfunzionamento dell'amministrazione, in quanto i dirigenti sono dotati dei poteri ma anche dei doveri di far funzionare l'amministrazione. Ma nell'attesa noi ci troviamo leggi finanziarie e di bilancio che ripropongono continuamente questa situazione.
La conservazione quali residui, o addirittura quale competenza dei fondi non impegnati, sta diventando la prassi. Tanto varrebbe iscriverla in una norma generale perché ormai, tra le leggi che abbiamo approvato nelle ultime settimane e quelle che ci accingiamo ad approvare, numerosi capitoli hanno questo regime di conservazione degli stanziamenti dell'anno 1998, che spesso poi sono conservazioni di stanziamenti di anni precedenti. Cioè è una politica della non spesa; non spesa che deriva dall'inefficienza, ma non spesa che chiaramente ha i suoi riflessi nella situazione economica della Sardegna, in cui manca l'immissione di queste risorse che potrebbero sicuramente contribuire allo sviluppo. E' quindi un non bilancio, una non legge finanziaria quella che in gran parte decidiamo di affrontare, cioè la conservazione di una situazione di marasma amministrativo, la conservazione di una situazione di immobilismo amministrativo. Effettivamente è una situazione che credo non ci soddisfa come consiglieri, e se i consiglieri di maggioranza hanno il dovere di coprire le inefficienze che sono della Giunta, ma, come dicevo in questo caso, sono in gran parte anche al di fuori delle responsabilità politiche della Giunta, come consiglieri di opposizione dobbiamo dire che questo è un sistema di cattivo governo che occorre eliminare.
Quindi siamo in una situazione che ci vede poco entusiasti di questa manovra. Che viene attuata per dovere di ufficio, perché ci si poteva limitare anche a dire che nulla si cambia, che tutto resta, considerato che gran parte dei fondi, quelli destinati ad interventi che hanno rilevanza, non vengono impegnati.
Ma anche in questo quadro dobbiamo notare fenomeni negativi: mentre si approvano leggi sul lavoro e sulle attività produttive vi è una riduzione complessiva in bilancio dei fondi per le attività produttive. Tante leggi non si ha il coraggio di abrogarle, ed allora si ricorre alla famigerata tabella C, che doveva essere uno strumento eccezionale di modifica della legislazione che il Consiglio ha adottato, e invece diventa lo strumento ordinario, per cui, gran parte della legislazione approvata anche negli ultimi mesi, poi viene svuotata sotto il profilo finanziario.
Ma devo rilevare che anche leggi come quella sulla lingua e la cultura sarda, vedono ridotte ai minimi termini le risorse impegnate, in un tentativo di sabotaggio fin troppo palese, e voluto da chi questa legge ha approvato a malincuore, ma non è minimamente convinto della sua utilità. Situazione quindi in cui la legge finanziaria finisce per coprire tutta una politica che non si vuol portare alla luce, ma serve anche come legge omnibus, perché dovrebbe spiegarmi la Giunta che c'entra con la legge finanziaria, per esempio la normativa in materia di agenzie di viaggio. Sono norme che si appiccicano a questa legge perché non si ha la volontà, la forza, la capacità di fare le leggi di settore. E tutto finisce lungo questo cammino obbligato in cui l'esame dei problemi di settore è estremamente superficiale, non meditato, in cui si approveranno delle norme su cui ritorneremo probabilmente in altre leggi finanziarie, perché spesso ci troviamo ad affrontare gli stessi problemi ogni anno. Per cui questo dibattito procede stancamente, senza novità, senza interesse, e credo che sia non solo in quest'Aula, perché i cittadini sardi credo abbiano capito che da questo tipo di amministrazione nulla di buono può venire a loro, e lo scontento affiora e si risolve in un voto di protesta o in un'astensione dal voto.
Ci avviamo al rinnovo del Consiglio regionale in un'atmosfera squallida, e in questo senso però io credo che occorra separare le responsabilità, occorre far capire ai cittadini da chi deriva questa politica del non fare, del non decidere, del trascinare i problemi, del rinnovare gli stessi stanziamenti clientelari; ma questa politica del non fare per la Sardegna, del non fare per il popolo sardo, per le sue necessità, chiaramente non può trovare il nostro consenso.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Alcune brevi riflessioni e qualche proposta. Ieri l'onorevole Tunis, con una immagine efficace, debbo dire, ha parlato della clessidra del tempo, che comunque si trascina via tutto, e dal suo punto di vista si trascina via questa Giunta e questa maggioranza.
Io ritengo che la clessidra del tempo sta compiendo il suo tragitto, ma lo sta compiendo per tutti, per la maggioranza e per l'opposizione, e che il giudizio che verrà dato dagli elettori nel complesso sarà per tutti, quindi abbiamo il dovere, l'obiettivo di proporre, di proporci, o dalla maggioranza o dall'opposizione, con molta attenzione in questo momento.
Debbo fare preliminarmente una valutazione politica, nel senso che tra le cose non definite o non chiare di questa legislatura, una mi sembra abbastanza definita, abbastanza chiara per tutti, e cioè che per la prima volta in Sardegna, dopo cinquant'anni, si delinea uno scenario di chiarezza nello scontro della politica. Pur nelle incertezze, nelle alchimie della nostra legge elettorale si delinea uno scenario in cui c'è un'alleanza tra forze politiche che governa, e c'è un'alleanza tra forze politiche che fanno l'opposizione, e lo scenario di chiarezza non è solo per noi che siamo in qualche modo i protagonisti del palazzo e della politica, ma è per i cittadini sardi che sanno distinguere oggi una maggioranza che governa e un'opposizione che fa l'opposizione. Questo credo che sia il famoso bipolarismo, detto così, ma per la Sardegna è già un passo in avanti positivo. Quindi lo scontro anche sulla legge finanziaria, sui documenti che sono fondamentali per la vita politica amministrativa, economica della Sardegna è un fatto positivo.
La legislatura è stata segnata da contrapposizioni forti, e per certi versi è stata segnata anche, ed ancora, da quella cultura vecchia della scomposizione sul potere e della non composizione su progetti obiettivi. Nasce con forze contrapposte molto distanti, nasce con un sistema elettorale che ha visto presentarsi quasi tutte le forze con propri obiettivi, propri progetti, propri uomini. Durante la legislatura nascono movimenti nuovi e partiti nuovi, gruppi che si dividono, si scompongono e che perdono per strada, direi quasi completamente, quella identità originaria. Quindi una legislatura molto tormentata, molto difficile.
Il Governo della Regione, i vari Governi guidati dall'onorevole Palomba hanno navigato in mezzo a questo mare agitato della politica sarda. E` chiaro che abbiamo piena consapevolezza di tutto questo, ma laddove si determina una chiarezza di posizioni e non può che determinarsi nello scontro, non nel pastrocchio o nei compromessi di retrocucina, laddove si determina lo scontro c'è più chiarezza, più originalità e si dà più possibilità ai cittadini sardi di scegliere con consapevolezza. Quindi la chiarezza è un servizio che si rende alla Sardegna, e ciò che si apre per i prossimi mesi credo sia assolutamente positivo.
I colleghi lo ricorderanno, ho giudicato positivamente, ad esempio, la organizzazione del forum delle opposizioni, perché dava ai lavori politici, e anche del Consiglio regionale, ma alla politica in Sardegna un segno di chiarezza e di positività. Lo dico perché nella chiarezza e nella nitidezza delle posizioni e contrapposizioni, di fronte ai problemi del governo, agli indirizzi legislativi, a programmi di spesa, in questa chiarezza i cittadini danno un giudizio più convinto e più compiuto, e i cittadini stessi vengono richiamati a un impegno maggiore nella politica, e forse in Sardegna siamo ancora nelle condizioni di poter bloccare quel fenomeno drammatico per la democrazia, dell'assenteismo dalla politica, dalle decisioni e dal voto.
Ma anche le forze politiche e i gruppi consiliari hanno una intima legittimazione a ricercare e a trovare su obiettivi importanti per la Sardegna punti di condivisione comuni che non mortificano ma esaltano le identità, le radici, l'aderenza piena alla realtà varia della Sardegna. E` nella riaffermazione della identità e nella contrapposizione chiara che è più esaltante l'idea di ritrovare su alcuni punti e su alcuni obiettivi da condividere comunemente, trovare una linea che unifica, non che divide. Dico questo perché so perfettamente che questa è una finanziaria di transizione; il relatore di maggioranza l'ha chiamata "finanziaria ponte" tra una situazione vecchia, precedente e la nuova realtà, i nuovi spazi che si aprono con l'agenda Duemila, i nuovi spazi che apre il documento di programmazione economica e finanziaria, gli spazi nuovi che apre la presenza della Sardegna in Europa. Di questo ne siamo consapevoli, quindi il giudizio va misurato e commisurato su questo documento che si colloca in questo preciso contesto della nostra storia economica e politica in Sardegna.
Poi cerchiamo anche di avere uno sguardo al consenso elettorale; non riesco mai a comprendere quelli che demonizzano il raccordo fra l'esercizio nobile, vero del potere anche attraverso gli atti di amministrazione e il consenso. Mi preoccuperei molto del contrario, se dovessimo compiere atti di governo o approvare leggi pensando di essere sganciati completamente dall'idea che attorno a quegli atti di governo e attorno alle leggi si debba comunque ricercare il consenso dei cittadini anche attraverso le elezioni, anche avendo lo sguardo rivolto alle elezioni. Questo non va demonizzato, ma va assolutamente esaltato e sottolineato.
E` una finanziaria di transizione anche per questo, anche perché porta questo Consiglio regionale, la maggioranza e l'opposizione, le varie forze politiche verso il giudizio degli elettorali, ma è nel merito delle questioni che è una finanziaria ponte, perché ci proietta verso le scelte e le opportunità, verso la sfida di agenda Duemila.
Questa finanziaria, che può anche avere e contenere i limiti della non perfetta novità, come sottolineava l'onorevole Bonesu, o che si trascina dietro tutte le scelte o le scorie delle scelte del passato, ma è una finanziaria che si colloca come ultimo atto di un complesso di manovre su cui, in queste ultimissime settimane, maggioranza e opposizione hanno speso molto della propria cultura politica, hanno misurato le proprie capacità, hanno con asprezza e motivazioni pubbliche dichiarate fatto emergere le proprie identità. E` sì di transizione, ma su una direttrice precisa, che chi ha voluto cogliere l'ha potuta cogliere e non si può nascondere sotto il peso di una critica assolutamente ingenerosa che non vede oltre la siepe. Questa finanziaria per la prima volta inizia ad avere un'anima, ad avere l'anima di un documento di programmazione vincolante, e quindi a contenere al suo interno molte innovazioni.
Abbiamo visto e vediamo che coglie gli atti più importanti sui quali questo Consiglio si è speso in questi ultimi periodi, in questo anno: gli atti legislativi e di programmazione. L'impegno per il consolidamento dei fondi per i piani integrati d'area sono frutto di un impegno forte di questo Consiglio regionale, l'impegno per il recupero dei centri storici, impegni che si proiettano in misura decennale. Significa che questo Consiglio regionale ha dato alla Giunta indirizzi precisi su come orientare in maniera forte e consistente le risorse regionali attraverso canali, attraverso impegni di spesa che tutti abbiamo ritenuto essere essenziali per lo sviluppo della Sardegna.
Si rinnova l'impegno per la ricerca e l'innovazione tecnologica attraverso il coinvolgimento del Consorzio Ventuno e del CSR4; anche l'inserimento di alcune norme che sembrerebbero non norme finanziarie, come invece adesso sottolineava l'onorevole Bonesu, sia da un punto di vista delle norme che riguardano le agenzie di viaggio, ma in particolare la norma che riguarda la valutazione di impatto ambientale, una norma cioè che recepisce gli indirizzi comunitari e che è fondamentale per introdurci nella nuova programmazione comunitaria.
Credo che sia un fatto importante, non definitivo e non compiuto, anzi, io stesso debbo dire che la norma così come è concepita rispetto, per esempio, all'obiettivo dell'organizzazione dello sportello unico è abbastanza insufficiente. Lo voglio dire all'Assessore perché lo tenga a mente e lo annoti, questa norma va coordinata con la norma sullo sportello unico perché allorquando si dice che per la "1497" e per la "431" comunque si deve tornare dall'Assessorato dell'ambiente all'Assessorato della pubblica istruzione credo che i sessanta giorni non verranno assolutamente rispettati, e credo anche che stiamo riproponendo la dispersione dei sistemi autorizzatori nell'amministrazione regionale che non favoriscono assolutamente né l'ingresso della Sardegna in Europa, né tantomeno la possibilità all'impresa, a chi presenta i progetti di impresa, di avere risposte adeguate. E` una norma che va comunque coordinata con lo sportello unico, quindi alcuni riferimento credo noi stessi li vediamo in maniera molto critica.
Va apprezzato lo sforzo per la cultura superiore; pur nella ristrettezza delle risorse finanziarie, quando la destinazione di alcune di esse è per l'università, e non solo per le università storiche di Sassari e Cagliari, ma quando si sostiene in maniera concreta, con risorse consistenti, l'università di Nuoro e l'università di Oristano credo si stia facendo un'opera molto importante e intelligente.
Condivido e sottoscrivo la relazione puntuale, direi che è quasi un manuale di politica di bilancio, del relatore di maggioranza quando richiama appunto questa transitorietà della nostra finanziaria per il '99.
Credo che questa sia una finanziaria, proprio perché è una finanziaria di transizione, non chiusa. La Commissione naturalmente ha svolto un ottimo lavoro, come sempre, ma credo che il Consiglio abbia il diritto e il dovere di discuterla, di renderla in qualche modo aperta.
Il Consiglio può e deve migliorare nel senso di consentire la sottolineatura e il rafforzamento di alcuni impegni. Non dobbiamo avvicinarci alla finanziaria né con spirito revanscista, di totale chiusura, ma neanche con rassegnazione e con inerzia pensando che quello che presenta la maggioranza comunque verrà approvato e che le proposte dell'opposizione saranno comunque respinte, come mi è sembrato di cogliere stamattina dagli interventi dell'onorevole Pirastu e dell'onorevole Bonesu.
Credo di poter dire che non è così, che c'è la disponibilità a migliorare la finanziaria, a sottolineare, eventualmente a rafforzare impegni importanti che insieme potremmo ritenere importanti e più efficaci e coerenti con la situazione sociale ed economica della Sardegna. Se il quadro dei rispettivi ruoli è chiaro e definito dalla maggioranza e dall'opposizione ancor di più, io credo, si esalta la volontà di ricercare obiettivi comuni.
La maggioranza comunque manifesta oggi la propria disponibilità; propone alle forze di opposizione in maniera chiara, direi alla luce del sole, la ricerca di obiettivi importanti, condivisi e da condividere.
La maggioranza invita la Giunta, l'Assessore del bilancio e della programmazione a cogliere positivamente questa nostra disponibilità e a valutare con attenzione positiva l'eventuale disponibilità delle opposizioni.
Sentiamo ormai, credo tutti, il fiato sul collo di un'Europa che cammina, che marcia, che va avanti in maniera spedita. La sfida vera per noi è questa.
Il '99 sarà un anno di svolta, o arriviamo attrezzati dentro l'obiettivo uno all'Agenda Duemila, agli impegni concreti e diretti che ci attendono nel 2000 - 2006, o si cambia il modo di stare in Europa oppure noi andiamo giù.
Questo lo sappiamo tutti e ce lo ricordano tutti i giorni; la insularità, le debolezze strutturali, l'isolamento non solo devono essere occasioni di autocommiserazione e di pianto ma devono costituire strada di ricchezza.
Per i nuovi fondi strutturali ci chiedono più efficienza e capacità di progetto e di spesa; ci chiedono più rapidità nel decidere, ci chiedono più professionalità nelle strutture amministrative (ha ragione l'onorevole Bonesu quando dice che la legge numero 31 va attuata rapidamente, ci sono, fra l'altro, anche date che devono essere rispettate).
Ma non è solo la politica che deve essere pronta e all'altezza, è il sistema Sardegna che deve essere all'altezza della sfida europea, ed allora va coinvolto il mondo dell'impresa, questo sforzo va fatto comunemente. I prossimi due mesi, l'Assessore lo sa, saranno già determinanti per capire se abbiamo la capacità di progettare, di produrre progetti, di produrre idee per arrivare puntuali all'appuntamento del primo gennaio del 2000.
Il recente summit di Vienna, seppur passato un po' inosservato, come dicono tutte le agenzie di stampa, ha costituito la nuova Maastricht del lavoro, ha in qualche modo determinato una svolta nell'impostazione solo monetarista del primo Maastricht, e noi ci siamo dentro, l'attenzione è rivolta verso quelle aree più deboli dell'Europa, verso le aree del mezzogiorno dell'Europa, ma anche lì ci verranno richiesti parametri molto rigorosi di impegni, di contenimento della spesa pubblica, parametri rigorosi nella capacità di spendere e di far camminare la pubblica amministrazione.
Le cento idee, o i cento progetti di Catania almeno a noi sardi sembrano insufficienti e lontani.
Onorevole Assessore del bilancio, abbiamo poche settimane per discutere di idee-programma.
Dico che la Giunta deve darci questa opportunità a breve; il suo documento di indirizzi e strategie per l'Agenda Duemila è una base utile di discussione, mi permetto di dirle che non mi pare sufficiente, per certi versi mi pare abbastanza superato, ma la sfida si misura lì, si misura nella capacità che avremo non nei prossimi anni ma dico nelle prossime settimane, quando saremo tutti incamminati verso l'obiettivo elettorale, ma è in quelle settimane che la Giunta deve porci nelle condizioni di poter porre le basi concrete e serie perché possiamo arrivare alla prossima finanziaria, e quindi al primo gennaio del duemila, pronti, efficienti, con la macchina già in moto per accettare la sfida del duemila.
PRESIDENTE. Il consigliere Murgia, non è in aula, non gli avevo dato prima la parola perché avevo capito che avesse rinunciato, lo faccio formalmente per constatare che non è in Aula.
E` iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.D.S. - Progr.Sard.). Presidente, intervengo, sia pure abbastanza brevemente, per sottolineare alcuni aspetti della legge finanziaria per il prossimo triennio e per ridare slancio, spero, ad alcune battaglie che la Regione sarda dovrà obbligatoriamente, se vuole essere all'altezza dei tempi e a rimettere in campo in un brevissimo periodo di tempo.
Intanto qualche considerazione preliminare relativamente alla tempistica; non può sfuggire a nessuno di noi in quest'Aula che dopo quattro anni e mezzo di questa legislatura abbastanza tormentata, per la prima volta discutiamo in Aula, prima ancora delle festività natalizie, la legge finanziaria e il bilancio. In tutte le altre occasioni pregresse, sempre nell'ambito di questa legislatura - ma questo fatto si è spesso verificato anche nel passato - non si è riusciti a portare in tempi credibili, in tempi accettabili, anche in tempi rispondenti a quello che è il dettato del legislatore, la finanziaria al dibattito dell'Aula, ma lo si è fatto con notevoli ritardi che poi si sono tradotti in ulteriori ritardi nelle possibilità di programmazione, nelle possibilità di impegno delle somme ed ovviamente nella tempestività della spesa medesima.
Quindi questo è un primo tassello, pure importante, che evidentemente va ascritto a favore della Giunta regionale.
Voglio rammentare, così come è stato già fatto, mi pare ne abbia parlato poco fa lo stesso onorevole Marteddu, che questa finanziaria è coerente e rispettosa, segue nel giusto modo e si coniuga abbastanza positivamente con il documento di programmazione economica e finanziaria introdotto dalla legge regionale numero undici del '98. Si coniuga e ne rispetta gli indirizzi, così come mi pare si coniughi in maniera rigorosa anche il piano del lavoro approvato da questo Consiglio regionale.
Un altro elemento di positività lo riscontro in un tentativo, felicemente riuscito, di snellimento del numero degli articoli della legge finanziaria; lo snellimento del numero degli articoli non è un fatto di natura esclusivamente formale ma discende evidentemente da una precisa volontà che tende a semplificare, a ridurre, a contenere, a limare, ad eliminare tutto quanto non rientri rigorosamente all'interno della programmazione regionale e non sia meritorio, evidentemente, di trovare accoglimento all'interno della legge finanziaria medesima, e questo contribuisce ad avvicinare la Regione sarda verso gli altri sistemi di contabilità tenuti in paesi abbastanza evoluti sotto questo profilo, così come vi è una chiara riqualificazione all'interno della spesa, al di là di quelle che sono le percentuali di indebitamento, alcune delle quali ovviamente nascono con un chiaro indirizzo, con un chiaro orientamento delle risorse verso il settore degli investimenti e verso il settore dell'occupazione, ma vi è, pure nella consapevolezza dell'indebitamento, che evidentemente non può essere eliminato o cancellato con un semplice colpo di spugna, ma il tentativo di perseguimento di una politica di equilibrio di bilancio è un tentativo che va, e mi pare sia ricompreso nella filosofia della finanziaria, perseguito in più annualità ma che va perseguito con coerenza, con testardaggine, come cosa verso la quale deve tendere qualunque istituzione moderna e che non voglia rischiare di compromettere, con eccessi di indebitamento, il futuro del proprio territorio.
La stessa individuazione che compare per la prima volta in questi quattro anni e mezzo della entità dell'indebitamento, non solo in riferimento all'annualità in corso, alla prima annualità del triennio 1999, ma anche e soprattutto in riferimento alle altre due annualità del triennio 2000 e 2001, rendono il bilancio con caratteristiche di natura autorizzatoria, da un lato, ma dall'altro lato garantiscono un bilancio triennale il più aderente possibile alla realtà, mentre sino a questo momento gli ultimi due anni del bilancio contenevano delle cifre, delle risorse, ma lo stesso Assessore, la stessa Giunta che le aveva previste, lo stesso Consiglio regionale che le approvava, avevano tutti piena consapevolezza che si trattava di un atto puramente formale, sottoponibile e sottoposto, così come è stato di anno in anno, ad una serie di modifiche ed integrazioni tali da snaturare la caratteristica stessa della triennalità. Invece, con la ricomprensione dell'indebitamento per gli anni 2000 e 2001 si ha la quasi certezza di adesione di questo triennale a quella che sarà la possibilità del livello di spesa per quegli anni.
Altri elementi che vanno evidentemente segnalati in termini positivi: il consolidamento dei PIA e le risorse per i centri storici; il potenziamento della ricerca scientifica e tecnologica, gli stanziamenti, finalmente, tante volte attesi, per il riordino fondiario, che non si traduce neanche esso in fatto formale, ma che contribuirà evidentemente ad una migliore razionalizzazione dell'impresa agricola e a un tentativo di inserimento fra le imprese moderne e competitive anche le imprese di quel settore.
Signor Presidente, è chiaro che nonostante questi elementi di grande positività restano punti, esigenze, aspetti che vanno adeguati, che vanno ulteriormente migliorati - credo che questo rientri fra i propositi dell'Assessore e della Giunta regionale e evidentemente anche della maggioranza -. Se ne ha piena consapevolezza, e l'averne consapevolezza significa anche volontà per il futuro di concorrere a introdurre quelle modifiche necessarie per una migliore ed ulteriore razionalizzazione e far sì che questa finanziaria di transizione diventi poi, nel medio periodo, una finanziaria che garantisce una maggiore stabilità e meglio rivolta verso i settori dell'investimento e dell'impresa.
Signor Presidente, un richiamo, ma è un richiamo che faccio in questo momento espressamente all'Assessore della programmazione, visto che è assente a questo dibattito il Presidente della Giunta regionale, è un richiamo perché si riallaccino con tempestività ma anche con la necessaria determinazione quei rapporti fra la Giunta regionale, fra il Governo della Regione e lo Stato. Sto parlando, assessore Scano, dell'intesa Stato - Regione, intesa che sulla base di indicazioni, sulla base di promesse, sulla base di impegni, pure assunti in maniera formale nella città di Cagliari, da eminenti Ministri del Governo sono stati, e sono ancora, allo stato delle cose, inattuati, e rischiano, ove non vi fosse un forte intervento, di restare ulteriormente inattuati per lungo tempo. Io non credo che la Regione Sarda, per quanti sforzi possa fare per razionalizzare la propria spesa, per quanti sforzi possa fare per riqualificarla, per quanti forzi possa fare per riqualificare anche le entrate e potenziarle, non credo che senza quell'intesa Stato - Regione, sia in grado di risolvere in maniera positiva, e nel breve periodo di tempo, quelle che sono le problematiche di natura strutturale del sistema economico sardo.
Chiudo con questo invito, con la certezza, con la consapevolezza che l'assessore Scano e la Giunta regionale nella sua interezza, sapranno raccoglierlo e dargli adeguate prospettive di realizzazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, colleghe, colleghi, io non so se questa legislatura ci offrirà altre occasioni per approfondire i temi di politica economica e finanziaria. Forse questa è l'ultima occasione, nel corso della quale potranno effettivamente affrontarsi problemi del genere. D'altra parte è stato anche detto sia dal relatore di maggioranza che dall'onorevole Marteddu, che questa finanziaria è una finanziaria ponte, una finanziaria di transizione, e non tanto per le ragioni che hanno essi sostenuto, e cioè che si tratta di una finanziaria che finalmente incomincerebbe ad acquistare l'anima, incomincerebbe ad acquistare il sottofondo, il substrato di politica economica. Io credo che sia una legge finanziaria di transizione esclusivamente perché è strumentale ai bisogni che la maggioranza avverte nei prossimi mesi, e cioè è strumentale alla campagna elettorale che ormai si è già avviata, anche se non formalmente, fin da qualche settimana.
Ed allora si spiegano le proposte, le norme che consentono la riutilizzazione immediata dei soldi stanziati per il 1998, tutti i provvedimenti adottati con finanziamenti per il 1998, anno che ormai è esaurito, e quindi non sono utilizzabili immediatamente, ma lo saranno nei prossimi mesi. E quindi sono senz'altro una legge finanziaria ed un bilancio di transizione, sì, ma per lo scopo di natura politica che io ho poc'anzi enunciato, perché se avesse voluto avere un respiro di politica economica, non credo che questa maggioranza avrebbe atteso gli ultimi sei mesi della legislatura per adottare un progetto di questo genere. In realtà noi siamo stati per quattro anni ad assistere ad una politica che di economico, di organico in termini economici nulla ha avuto. Abbiamo assistito alla gestione del quotidiano, abbiamo esclusivamente visto una serie di provvedimenti che, di volta in volta, erano destinati a tacitare questa o quella categoria, generalmente ispirata ai principi dell'assistenzialismo; niente di organico, in materia economica, è stato prodotto.
E poiché una forza di opposizione non può limitarsi soltanto a criticare, ad evidenziare quelli che sono gli aspetti negativi di una politica economica del governo regionale, ma deve anche individuare, indicare quelle che sono le linee attraverso le quali avrebbero portato avanti una politica economica i partiti dell'opposizione qualora fossero stati al Governo; essendo questa l'ultima occasione nella quale si può parlare di queste questioni, è evidente che una forza di opposizione non può sottrarsi ad incominciare ad enunciare quelle che sono le linee di sviluppo, le linee politiche che propone per lo sviluppo di quest'isola, perché mi pare indispensabile, anche sotto il profilo più generale dal punto di vista politico, perché non basta quanto ha detto l'onorevole Marteddu in ordine alla chiarezza che i cittadini sardi hanno sul ruolo diverso tra maggioranza ed opposizione, e sulla chiarezza che per gli elettori ci sarebbe nella individuazione dei partiti o delle coalizioni di maggioranza e dei partiti che costituiscono le coalizioni oggi all'opposizione, perché occorre anche uscire da quello che è il contingente, da quella che è la situazione nella quale occasionalmente determinati partiti possono trovarsi in maggioranza o in opposizione, perché va ricercata questa chiarezza, anche attraverso i valori di riferimento, anche attraverso i principi di riferimento, anche attraverso le politiche economiche di riferimento, perché non è soltanto l'accoglimento di un emendamento o di una indicazione che provenga dall'opposizione, perché in realtà l'opposizione mai ha cercato, in questi quattro anni, di barattare un comportamento in Aula con un'eventuale concessione o accoglimento di un emendamento da parte della maggioranza. L'opposizione in questi quattro anni si è caratterizzata in questo campo esclusivamente per aver avanzato delle proposte che, a giudizio esclusivo dell'opposizione, questi provvedimenti andavano nella direzione dello sviluppo e a favore della creazione di ricchezza in vista dell'occupazione. Se poi la maggioranza ha accolto queste proposte, vuol dire che le ha condivise, ne ha assunto la corresponsabilità, ma non sono il frutto di una operazione di baratto alla quale, evidentemente, questa opposizione non è assolutamente disponibile, e credo che non lo sia neppure questa maggioranza, proprio perché si vuole mantenere integro quello che è il principio del bipolarismo, nel senso che chi vince le elezioni debba andare a governare e si debba tutta intera assumere la responsabilità di governo, e chi sta all'opposizione, perché ha perso le elezioni, deve stare all'opposizione, esercitare il controllo, deve organizzarsi, studiando i problemi, facendo delle proposte, deve comunque organizzarsi per creare le condizioni dell'alternanza, di modo che ci sia la possibilità che i governi si possano regolarmente e legittimamente alternare l'uno all'altro esclusivamente a seguito della pronuncia del voto popolare e non a seguito di manovre di palazzo. Questo è fondamentale, ed è importante che questi concetti vengano assimilati da tutti: chi sta alla maggioranza e chi sta alla opposizione.
C'è solo un modo per arrivare a governare, ed è quello che ci viene dagli elettori, esclusivamente dagli elettori.
Noi in Sardegna abbiamo quest'anno, in questa legislatura, risolto anche a monte questo problema, perché nel momento in cui quest'Aula ha approvato la modifica alla vigente legge elettorale, che consente la partecipazione al ballottaggio soltanto alle due coalizioni che arrivano al primo e al secondo posto, evidentemente ha creato le premesse perché venga perfezionato questo bipolarismo, quindi noi andremo fra sei mesi alle elezioni, e la coalizione che avrà più voti dall'elettorato avrà il legittimo diritto di governare per cinque anni questa Regione, e non è detto che sia l'attuale maggioranza, ma questo credo che sia nella logica delle cose. Se sarà un'altra maggioranza, quest'altra maggioranza avrà il diritto di governare, e la minoranza che risulterà dalle prossime elezioni avrà il dovere di lasciar governare chi avrà vinto le elezioni senza ricorrere a stratagemmi, a colpi di fantasia o a ingegnerie strane per determinare un risultato inverso a quello che viene proposto dal corpo elettorale.
Noi abbiamo già il dovere di incominciare a dire, anche se per spirito di polemica e per semplificazione del ragionamento molte volte abbiamo preso di mira il Presidente Palomba; abbiamo sempre detto, alle volte seriamente e alle volte scherzosamente, che a noi andava benissimo in questa fine legislatura il Presidente Palomba perché sicuramente ci avrebbe garantito qualche chance in più per poter vincere le elezioni alle prossime elezioni regionali. E` chiaro che questa è una affermazione spiritosa.
In realtà non è che esistano responsabilità del Presidente Palomba diverse da quelle della maggioranza. Il Presidente Palomba e le Giunte del Presidente Palomba, che si sono susseguite in questa legislatura, sono state espressione della maggioranza. Quello che di buono, se qualcosa di buono è stato fatto da questo governo regionale, non è stato fatto dalla Giunta o soltanto dalla Giunta, ma è stato fatto dall'intera maggioranza. Le responsabilità del malgoverno, o della inefficienza del governo, non sono del governo e della sola Giunta, ma sono tutte intere della maggioranza. Quindi, di fronte al corpo elettorale non si presenterà il Presidente Palomba e la sua Giunta, ma si presenterà questa maggioranza; si presenterà questa maggioranza, e questa maggioranza dovrà essere giudicata nel suo complesso dal corpo elettorale. Non sarà sufficiente per dimenticare le eventuali - io non lo so se ce ne sono - deficienze di questa attività di governo, cambiare il candidato alla presidenza, perché sarà tutta intera la maggioranza che avrà, di fronte all'opinione pubblica, da rendere il conto di quello che è stato fatto nei cinque anni che ormai volgono al termine di questa legislatura. E` stato definito un bilancio di transizione. Ebbene, può darsi che lo divenga anche dal punto di vista tecnico, perché evidentemente se l'esito delle elezioni dovesse essere favorevole alle forze del Polo, penso che - non so se esistano dei margini sufficienti per poter rimodulare quello che si dice, la legge finanziaria del bilancio - sicuramente questa legge finanziaria e questo bilancio qualche aggiustamento dovranno pur subirlo, perché non è assolutamente possibile che si possa continuare a governare con una legge finanziaria che non affronta in modo radicale e serio quelle che sono le condizioni indispensabili perché si possa incominciare ad avere un minimo di sviluppo in Sardegna.
Ed allora, come ho detto poc'anzi, bisogna che si incominci anche a dire a quali principi dovranno essere ispirate le nuove carte di bilancio e la nuova politica economica.
Noi ci siamo trovati di fronte - e il governo regionale non poteva non conoscere queste cose - ad una serie di emergenze, ad una serie di emergenze che attengono innanzitutto alla produttività del lavoro. Non ci si è chiesto perché il lavoro in Sardegna sia meno produttivo che altrove, e quindi questo ha inciso notevolmente sul costo del denaro. Non ci si è preoccupati di conoscere quelle che sono le regole del mercato del lavoro; si è sempre stati contrari ad una eventuale flessibilità del mondo del lavoro, non ci si è preoccupati del sistema complessivo delle imprese, soprattutto in Sardegna. E queste sono tre emergenze alle quali questa Giunta in quattro anni e mezzo non ha saputo dare una risposta. Naturalmente a questo si aggiunge poi la mancata risposta nel campo della riforma istituzionale, perché non basta da solo, e in questo ha ragione l'onorevole Murgia, quando mi ha sottolineato, l'altro giorno, che effettivamente non è sufficiente lo sviluppo per creare occupazione. E` vero questo, sono necessarie anche delle altre condizioni, esistono le condizioni istituzionali, esistono le condizioni ambientali, un insieme di altre condizioni che insieme allo sviluppo concorrono a determinare le condizioni per la creazione della ricchezza e per l'aumento dell'occupazione, ma è anche vero però che senza sviluppo non ci può essere. Se lo sviluppo da solo non è sufficiente per ottenere posti di lavoro, è altrettanto vero che senza lo sviluppo sicuramente non avremo posti di lavoro produttivi; potremo avere i lavori socialmente utili, cosiddetti socialmente utili, che lo stesso Governo nazionale adesso incomincia a considerare negativamente e sta abbandonando questa strada, ma sicuramente non si avranno dei lavori produttivi. Questo è un punto di partenza, una considerazione che sicuramente deve essere fatta approfonditamente, e non si può sorvolare su questo argomento.
Questa finanziaria si caratterizza per una incentivazione dei PIA, un rilancio del programma dei PIA. I PIA in Sardegna nient'altro sono che la fotocopia dei piani territoriali che sono stati previsti a livello nazionale, i cui progetti vengono approvati dal CNEL, e in relazione a questi è stata dettata una serie di indicazioni, una serie di criteri, in presenza dei quali il piano medesimo deve essere approvato.
Quali sono i criteri fondamentali? Innanzitutto la interconnessione, cioè non basta una serie di progetti, per esempio fare tante piccole strade slegate l'una dall'altra che non siano rispondenti ad una esigenza di natura economica. Ma occorre che questi requisiti siano rispondenti ad una esigenza organica di sviluppo. Cioè si tratta di creare le condizioni perché per esempio l'area del Nord-Ovest Sardegna, il triangolo Sassari - Portotorres - Alghero, possa avere le condizioni di sviluppo, ed uscire dalla situazione di malessere nella quale si trova. Vuol dire creare le condizioni perché il Campidano possa utilizzare le proprie risorse naturali e possa decollare economicamente in quel campo, ma tutto questo deve essere realizzato attraverso una serie di progetti, attraverso un progetto che utilizza tutte le risorse, sia naturali che umane, culturali e scientifiche per ottenere questo determinato risultato.
In mancanza di questo si ottiene una serie di piccoli interventi che producono soltanto il lavoro occasionale del momento in cui quest'opera viene realizzata, ma non sono capaci di avere una destinazione, di avere uno sbocco, di costituire una premessa per uno sviluppo dell'area. Quindi non è tanto il discorso dei PIA che devono essere rifinanziati, che non vuol dire niente, che non vuol dire assolutamente niente. Non è che mettere addosso mille miliardi alla legge sui PIA significa risolvere dal giorno alla notte un problema; non significa assolutamente niente. Bisogna vedere la natura e la qualità dei progetti che attraverso lo strumento PIA, o il metodo, o il procedimento PIA vengono approvati; diversamente non serve a niente. Questo è il concetto che è stato accolto per i patti territoriali, e non vedo per quale ragione ci debbano essere regole e principi ispiratori diversi per i PIA.
Io evidentemente non esaurirò di enunciare le linee di politica economica per quanto riguarda il Gruppo di Alleanza Nazionale in questo intervento di discussione generale sul bilancio, perché non intendo assolutamente ricominciare a rinunciare a questi principi, in modo che la gente incominci anche a sapere che cosa andranno a scegliere attraverso le elezioni della prossima primavera, perché di fronte al centro - sinistra oggi l'elettorato sa quello che andrà a scegliere, e cioè andrà a scegliere un sistema di governo, come è stato caratterizzato in questi cinque anni, esposto alle continue crisi per questioni diverse dai principi, per questioni diverse dalle ideologie, per questioni diverse dai programmi economici, per questioni diverse dai programmi politici, ma esclusivamente determinate da esigenze di potere, da esigenze di poltrone, Banco di Sardegna, Fondazione del Banco di Sardegna. Le crisi sono state sempre determinate da questi problemi, e quindi i cittadini sapranno già, alla vigilia del voto, che andranno a scegliere una coalizione litigiosa, che andranno a scegliere una coalizione che litiga non per i principi e per l'affermazione di programmi a favore dei cittadini, ma esclusivamente per garantirsi quelle quote di potere nel sottogoverno.
I cittadini questo lo sanno, ma non è sufficiente. Occorre che i cittadini sappiano anche che cosa andranno a scegliere, che cosa si aspettano se dovessero scegliere il Polo, e quindi dovranno fin d'ora sapere quali sono le linee di sviluppo di questa politica economica; quindi io non rinuncerò ad esporre, intervenendo sugli articoli, magari apparentemente a sproposito, senz'altro a sproposito con riferimento al tema oggetto dell'articolo, ma sicuramente a proposito in questo piano, in questo disegno che io mi sono tracciato con riferimento alla discussione della finanziaria.
Per incominciare bisognerà dire che, per esempio, è mancato un piano di sviluppo, cioè non basta fare una legge finanziaria, occorre, a monte, un vero programma che indichi per oggi, ma anche per domani, quello che è il piano di sviluppo. Nessuno di noi ha ancora capito come deve essere la Sardegna del 2000. Mentre l'economia è globalizzata, mentre quello che accade nel Medio Oriente e nell'Estremo Oriente condiziona quello che succede in Europa, e persino quello che succede negli Stati Uniti, mentre tutti i fattori dell'economia sono così ben stretti tra di loro, interconnessi tra di loro a livello globale, a livello mondiale, noi non abbiamo ancora capito in che modo la Sardegna dovrà essere organizzata per gli anni 2000. Cioè se sarà una Sardegna che torna indietro, nel Medioevo, e quindi con una sola economia agro-pastorale, ma in modo tradizionale, cioè con gli ovili in campagna, con la gente che abita lì, con la gente che si sposta dal paese per un mese - due mesi e stanno in campagna per due o tre mesi, oppure se sarà per esempio un'isola industrializzata, se sarà un'isola turistica, non lo so. Nessuno di noi ha ancora capito quale sarà la caratteristica di questa nostra terra negli anni 2000. Ed allora bisognerà incominciare ad individuare un progetto di sviluppo, e per ottenere questo progetto di sviluppo occorrerà anche individuarne le linee di sviluppo, le linee attraverso le quali questo progetto potrà essere realizzato.
Di tutte queste cose io nei prossimi giorni, nelle prossime ore, intervenendo sui vari articolati, mi permetterò di annoiare l'Aula, ma pur annoiando l'aula, io credo di fare un'opera buona dal punto di vista istituzionale, perché così facendo, dal punto di vista istituzionale io cercherò di portare un'ulteriore tassellino a favore del cosiddetto bipolarismo, che è un concetto del quale si parla alle volte a proposito, ma alle volte anche a sproposito, perché bipolarismo non può essere mai concepito come pactum ad escludendum, non si può mai escludere nessuno dal bipolarismo. Bipolarismo vuol dire che cento persone si dividono in due gruppi, non ci possono essere novanta persone che si dividono in due gruppi, perché diversamente c'è un gruppo di dieci che rimane fuori, e non è più rappresentato, non è più possibile che lo si rappresenti, non è più bipolarismo, sarebbe tripolarismo. Il bipolarismo è quello che fa mettere tutti dentro e li divide in due tronconi: da una parte c'è una coalizione, dall'altra c'è un'altra coalizione. E' la semplificazione della politica, la semplificazione del sistema elettorale, bisogna andare con messaggi chiari e semplici all'elettorato, la gente deve sapere con esattezza e in modo definitivo chi andrà a governare una volta che verranno espressi i voti da parte degli elettori. Non ci si venga poi a lamentarsi dicendo che aumenta l'astensionismo; è logico che aumenta l'astensionismo.
Se il mio voto viene utilizzato in modo diverso da quello per cui l'ho dato, la seconda volta non ci vado a votare; so che il politico fa quello che vuole lo stesso, allora non ci vado a votare; per quale motivo io devo votare per un sindaco; nel caso del sindaco, per la verità, essendo l'elezione diretta il problema non si pone in modo grave, perché in effetti il sindaco viene eletto direttamente dal popolo e quello governa, e se ha la capacità di farlo governa anche senza avere la sua maggioranza, o avendo una maggioranza molto risicata. Noi abbiamo avuto il presidente della provincia di Catania, che ha governato senza avere la maggioranza in Consiglio, eppure non è successo niente, l'ha fatto il presidente della provincia e non è assolutamente successo niente. Il Presidente degli Stati Uniti governa gli Stati Uniti d'America, e grazie a Dio non è il sindaco o il presidente della provincia di Catania, governa gli Stati Uniti d'America senza avere la maggioranza parlamentare, e non succede niente, anzi, succede che le cose forse vanno anche meglio, perché in realtà c'è un Parlamento che lo controlla meglio. Questa è la risposta.
Ma quando non si tratta di elezione diretta, il problema rimane tutto intero, nella sua gravità. La gente ha bisogno di sapere che dal voto nascerà un determinato Governo, e questo Governo, espresso dal voto popolare, i cittadini hanno diritto di vederselo fino alla scadenza naturale della legislatura, e non si possono cambiare le cose in corso d'opera, perché se si cambiano in corso d'opera io, cittadino, dico: "Allora ve lo fate da voi, non chiedete l'avvallo, io non vi voglio avvallare in questi vostri saltimbanchi, non vi posso avvallare!". Ed allora è bene però che i cittadini sappiano fin dall'origine non solo per gli schieramenti, e quindi per i quadri politici per i quali andranno a votare, ma anche per quelle che sono le indicazioni di natura politica, di natura economica, di natura sociale, ed anche in relazione ai principi ed ai valori di riferimento, perché non basta fare una legge su una determinata cosa, se a monte non c'è quel valore di riferimento, perché diversamente diventa strumentale e fine a sé stessa, magari è finalizzata all'acquisizione di un determinato numero di voti in quella o in quell'altra occasione elettorale. Quando si parla di queste cose bisogna lavorare non con il pensiero delle elezioni che ci saranno la prossima volta, in primavera, ma si deve lavorare per il futuro, perché solo così si creano le condizioni perché si possa avere una politica sana per la Sardegna, indipendentemente da chi sta nei banchi del Governo.
Avviandomi alla conclusione, debbo dire che la Sardegna, e la Giunta è mancata anche in quello che poc'anzi denunciava l'onorevole Balia; non è vero che la Giunta è mancata nel non pretendere ai ministri della Repubblica di mantenere gli impegni che hanno assunto. C'eravamo anche noi quando questi ministri sono venuti in Sardegna e hanno parlato; non hanno assunto nessun impegno, hanno detto che soldi non ce ne sono, quindi che razza di impegni dovevano assolvere? Non dovevano assolvere a nessun impegno, caso mai, la mancanza della Giunta è quella di non essere riuscita ad ottenere questi impegni, non a non ottenere l'adempimento di questi impegni. Non mi risulta che Veltroni, durante la Conferenza del Lavoro, abbia promesso niente; non mi risulta che l'altro Ministro, del quale non ricordo il nome, presente in quell'occasione, abbia promesso qualcosa. Non hanno promesso niente! Hanno promesso di fare quello che hanno fatto e che stanno cercando di fare a livello nazionale; il pacchetto Treu, il pacchetto di quell'altro, non so che cosa, gli sgravi contributivi che sono anche a livello nazionale proposti così come li abbiamo proposti noi, Gruppo di Alleanza Nazionale, caro dottor Franchini, giornalista de "La Nuova Sardegna".
Il progetto di legge sugli sgravi contributivi, che faccia piacere a "L'Unione Sarda", o dispiaccia a "La Nuova Sardegna", e se mi sente se lo registri bene, perché lo sto dicendo con chiarezza estrema, questo progetto di legge lo ha proposto per primo il Gruppo di Alleanza Nazionale, lo stesso testo è stato proposto dopo di noi dal Gruppo dei Popolari. Non l'ha proposto la Giunta, l'ha proposto un Gruppo di opposizione. E che questo sia chiaro per la cronaca, per la storia, per la verità, non perché vogliamo farci belli di niente, però ci dispiace quando uno ci dice che siamo andati a rimorchio della proposta della Giunta. Non è vero, perché caso mai è la Giunta che è venuta a rimorchio della proposta di Alleanza Nazionale. Questo è scritto nei documenti e deve rimanere qui. Quindi, se qualcuno dice il contrario, mi avvalgo di tutte le facoltà che come cittadino ho di far valere la verità anche in sedi diverse da questa. Questo lo deve sapere il dottor Franchini, lo deve sapere il direttore de "La Nuova Sardegna", lo deve sapere il direttore de "L'Unione Sarda" e chiunque di qualunque altro organo di informazione.
Personalmente non sono assolutamente disponibile per scendere a compromessi su questo tema. Se dico una cosa questa, cosa deve essere attribuita a me. Possono anche non dirla, possono star zitti, però non devono attribuire ad altri quello che è mio. Quello che è mio, è sacrosantamente mio e di nessun altro!
PRESIDENTE. Dunque onorevole Masala, m è stata fatta una proposta, vedo se l'ho interpretato bene, di interrompere i lavori e dare la possibilità ai Gruppi e alla stessa Commissione di esaminare gli emendamenti e riprendere alle ore 16.00 con l'intervento del consigliere Pittalis, la replica della Giunta e passando di seguito, questo è il punto, subito all'esame degli articoli.
Io l'ho recepita così; per non fare interruzioni eccetera, vi chiedo se la proposta è questa.
Viene accolta? Se la proposta è accolta, interrompiamo, diamo la possibilità alla Commissione, se ritiene, e comunque ai Gruppi di esaminare gli emendamenti; alle ore 16.00 riprendiamo con l'intervento del consigliere Pittalis, la replica della Giunta e di seguito, senza interrompere, vediamo l'esame degli articoli, salvo poi le esigenze che si manifesteranno.
La seduta è tolta alle ore 11 e 49.
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