Seduta n.194 del 30/04/1997
CXCIV SEDUTA
Mercoledì, 30 aprile 1997
Presidenza del Presidente Selis
indi
del Vicepresidente Milia
La seduta è aperta alle ore 10 e 41.
PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 17 aprile 1997, che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE.Comunico che il consigliere regionale Gabriella Busonera ha chiesto di poter usufruire di due giorni di congedo a far data dal 29 aprile 1997. Comunico inoltre che i consiglieri regionali Cugini, Fois Pietro e Sanna Salvatore hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 30 aprile 1997. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:
Dai consiglieri DETTORI Ivana - BUSONERA - CHERCHI - SCANO - CUGINI - GHIRRA - BERRIA - CUCCA - DIANA - FALCONI - FOIS Paolo - MARROCU - OBINO - SANNA Salvatore - USAI Pietro - ZUCCA: "Norme per la formulazione e l'adozione dei piani comunali di regolazione degli orari (P.R.O.) ai sensi dell'articolo 36, comma 3, della legge 142/90". (330)
(Pervenuta il 21 aprile 1997 ed assegnata alla sesta Commissione.)
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione FRAU sui danni ai frutteti di Bonnannaro". (520)
(Risposta scritta in data 22 aprile 1997.)
"Interrogazione AMADU sulla necessità di realizzare le necessarie opere di urbanizzazione primarie presso il complesso popolare di Sant'Orsola - Comune di Sassari realizzato per i lavoratori agricoli". (584)
(Risposta scritta in data 22 aprile 1997.)
"Interrogazione FRAU sulla selezione relativa all'indagine conoscitiva dei beni culturali in Sardegna". (585)
(Risposta scritta in data 22 aprile 1997.)
"Interrogazione FRAU sul paventato licenziamento da parte dell'ESAF di oltre 200 lavoratori". (615)
(Risposta scritta in data 22 aprile 1997.)
"Interrogazione AMADU sulla necessità di predisporre un piano urgente di edilizia residenziale pubblica per fronteggiare l'emergenza casa in Sassari". (617)
(Risposta scritta in data 22 aprile 1997.)
"Interrogazione LADU sul rischio di licenziamento all'ESAF". (621)
(Risposta scritta in data 22 aprile 1997.)
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
PIRAS, Segretario:
"Interrogazione LOCCI - MASALA - BIGGIO - BOERO - CADONI - CARLONI - FRAU - LIORI - SANNA NIVOLI - USAI Edoardo, con richiesta di risposta scritta, sul mancato pagamento del fermo biologico in favore dei pescatori di Sant'Antioco". (725)
"Interrogazione LOCCI - MASALA - BIGGIO - BOERO - CADONI - CARLONI - FRAU - LIORI - SANNA NIVOLI - USAI Edoardo, con richiesta di risposta scritta, sulla ricusazione della lista del P.S.d'Az. alle comunali di Carbonia". (726)
"Interrogazione TUNIS Marco, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata erogazione degli indennizzi per il fermo biologico 1996 di cui alle leggi regionali 25/91 e 14/92". (727)
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sul fallimento della ditta Chiarella di Sassari". (728)
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di un distaccamento fisso dei Vigili del fuoco ad Alghero". (729)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di grave disagio manifestato dagli ospiti dell'istituto dei ciechi di Sassari e sulla necessità di provvedimenti urgenti". (730)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità da parte della Regione di riconoscere lo stato di crisi per l'agricoltura sarda ulteriormente danneggiata da circa quattro mesi di siccità". (731)
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
PIRAS, Segretario:
"Interpellanza LIPPI - FLORIS - BALLETTO - BERTOLOTTI - MILIA sulla cessione in locazione delle azioni della Nuova Mineraria Silius dall'Ente Minerario Sardo alla Regione autonoma della Sardegna". (338)
"Interpellanza MURGIA - ARESU - CONCAS - LA ROSA - MONTIS - SASSU - VASSALLO sulle disfunzioni riscontrate dagli imprenditori nel mondo del credito isolano e sulle iniziative da parte della Regione per la privatizzazione delle banche sarde". (339)
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
PIRAS, Segretario:
"Mozione MONTIS - CONCAS - LA ROSA - VASSALLO - ARESU sul Protocollo d'intesa Governo-Giunta regionale del 21 aprile 1997". (117)
Commemorazione dell'ex consigliere regionale Giovanni Battista Isoni
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ci capita talvolta di raccoglierci in un momento di raccoglimento per ricordare dei colleghi scomparsi. Purtroppo questo in questo periodo ci è capitato abbastanza spesso e sono sempre momenti di tristezza. Oggi vorrei ricordare insieme a voi un collega che ci ha lasciato qualche settimana fa e che era molto caro a tanti di noi, a chi lo aveva conosciuto soprattutto; si tratta dell'onorevole Giovanni Battista Isoni che si è spento il 24 gennaio scorso, dopo una lunga malattia, all'età di 73 anni. Ha fatto parte di questo Consiglio per tre legislature dal 1974 al 1989.
Isoni era nativo di Monti, è sempre stato innamorato della sua terra, la Gallura, alla quale ha dedicato grandissima parte della sua azione politica. Prima di essere eletto consigliere regionale nella lista della Democrazia Cristiana, ove ebbe importanti ruoli dirigenziali, Isoni aveva ricoperto molteplici incarichi amministrativi nell'ambito della amministrazione comunale del suo paese. Fu eletto sindaco nel 1958 e sempre riconfermato fino al 1993.
Profondo esperto dei problemi agricoli, turistici e ambientali della nostra Regione, Battista Isoni ha animato in quest'aula, col suo carattere estroverso e volitivo, tante battaglie politiche, spendendosi sempre con grande energia in difesa dei valori culturali della nostra terra e della lingua sarda. E' rimasto nella memoria di tutti un discorso in "lingua sarda" pronunciato da questo banchi che suscitò all'epoca, vive reazioni.
Intensissima la sua attività di legislatore e amministratore regionale. Alle numerosissime proposte di legge cui ha legato il suo nome, si aggiungono le centinaia di interrogazioni, interpellanze e mozioni su tutti i problemi legati alla attività agricola e all'ambiente. Componente delle commissioni Agricoltura e Urbanistica, della prima è stato anche presidente nel corso della ottava legislatura. Lasciò tale incarico quando fu eletto Assessore al turismo nella Giunta-Rojch. In tale veste fu assertore e promotore della prima Conferenza regionale dell'artigianato.
La sua azione politica era caratterizzata da grande impeto e generosità, tanto da rasentare talora la rudezza, non però l'arroganza, dato il profondo rispetto che egli ha sempre avuto per gli avversari politici, dei quali ha goduto sempre grande stima. Con i suoi interventi spesso impetuosi, calamitava l'attenzione di tutti i colleghi, che ne apprezzavano, al di là delle diverse posizioni politiche, la lucidità, la genuina sardità e l'amore profondo per la sua terra.
Dopo la sua lunga esperienza consiliare, egli, agricoltore per una vita, era tornato ad occuparsi, a Monti, delle sue terre, senza tuttavia interrompere l'attività politica e di amministratore comunale.
Ai familiari ed al gruppo politico che lo ha avuto fra le sue fila va il cordoglio del Consiglio regionale e mio personale.
Sospendo la seduta per cinque minuti in segno di lutto.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 49, viene ripresa alle ore 10 e 59.)
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle dichiarazioni del Presidente della Giunta sul protocollo di accordo Stato-Regione. Ricordo ai colleghi gli antefatti di questa discussione.
Nei giorni scorsi, per una doverosa informazione all'Assemblea, si è tenuto in quest'Aula un dibattito, per la verità neanche molto succinto, perché le dichiarazioni della Giunta sono state abbastanza ampie, ai sensi dell'articolo 119 del Regolamento. In base a quest'articolo e a questa procedura il Presidente ha reso in Aula le sue dichiarazioni, informando doverosamente il Consiglio sui contenuti del protocollo d'intesa, poi si è sviluppato un dibattito nel quale sono intervenuti, ai sensi dell'articolo 119, un oratore per Gruppo e, alla fine, io stesso ho chiesto al Presidente se intendeva replicare. La Conferenza dei Presidenti di Gruppo, riunitasi precedentemente, ha anche deciso che comunque, al di là di questo dibattito ai sensi dell'articolo 119, si sarebbe trovato un momento successivo, che è questo, per dare la possibilità ai colleghi e ai Gruppi che lo ritenessero, di integrare le loro valutazioni alla luce dello stesso dibattito dell'altro giorno e alla luce anche di un più attento esame dello stesso protocollo d'intesa. Quindi il compito di quest'ordine del giorno e di questa seduta è un'integrazione del dibattito ai sensi dell'articolo 119, una valutazione più attenta e più ampia che i Gruppi e i singoli colleghi possono aver fatto dalla lettura del protocollo d'intesa, più meditata e, su questo, appunto, dopo di che chiederei ai colleghi se intendono intervenire, la Giunta se intende integrare le sue dichiarazioni già rese in Aula o se ritiene quelle sufficienti, ai colleghi che intendono intervenire chiederei di iscriversi e, prima di dare la parola sull'ordine dei lavori all'onorevole Montis che l'ha chiesta, preciso anche che era stato inserito, come voi avete visto nella convocazione, le nomine per quanto di competenza del Consiglio regionale.
Naturalmente queste nomine in Consiglio avvengono trovando un accordo tra i Gruppi, era un atto dovuto per legge da parte mia inserirlo già da oggi, il termine ultimo scade il 12; la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi, registrando un ancora imperfetto accordo tra i Gruppi, ha deciso di convocare per l'elezione, e quindi per le nomine da parte del Consiglio, una seduta del Consiglio giovedì mattina per procedere alle nomine. Il che significa che finora non era intercorso un accordo sufficiente e conclusivo, che ci sono in corso rapporti tra i Gruppi politici e quindi si pensa, realisticamente, che giovedì 8 si possa procedere. Quindi questo argomento delle nomine, inserito per adempimento legislativo, credo che, se non ci saranno fatti nuovi che mi venissero segnalati dai Gruppi stamattina, andrà direttamente all'8 maggio.
Quindi ci rimane, come punto all'ordine del giorno, il dibattito sulle dichiarazioni del Presidente della Giunta.
Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (R.C.-Progr.). Semplicemente per chiedere che questa nostra mozione, così come lei ha detto sull'orientamento già espresso dai Presidenti di Gruppo, la settimana scorsa ed ancora oggi, di abbinarlo alla discussione odierna, sia sulle dichiarazioni della Giunta sia sul dibattito in Aula, poiché atttinente alla stessa discussione, a meno che la Giunta non si opponga, in questo caso ci farebbe conoscere gentilmente anche le motivazioni di un'eventuale opposizione.
PRESIDENTE. Poco fa, nelle comunicazioni preliminari alla seduta, abbiamo dato lettura anche della mozione pervenuta in data di ieri, 28 aprile, da parte dei colleghi Montis, Concas, La Rosa, Vassallo, Aresu, sul protocollo d'intesa Governo-Giunta regionale; oggi, con l'intervento dell'onorevole Montis, chiede l'inserimento all'ordine del giorno. Do lettura dell'articolo 113 che disciplina questi fatti: "l'Assemblea, su proposta dei proponenti e del Presidente del Gruppo, invita comunque la Giunta regionale, può fissare la data per la discussione di una mozione. Ove la Giunta regionale si dichiari favorevole la discussione sulla stessa può avvenire immediatamente. Nei predetti casi possono parlare due rappresentanti a favore e due contro, ciascuno per non più di dieci minuti e l'Assemblea decide con votazione per alzata di mano". Quindi il fatto preliminare è che ci sia l'accordo della Giunta per discutere la mozione, poi si sente il parere dell'Aula. Quindi chiederei alla Giunta la valutazione sulla mozione.
Anche senza sospendere la Giunta chiede di poterla esaminare; è pervenuta adesso ed è stata distribuita credo anche ai colleghi, quindi abbiamo la possibilità di vederla.
Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Grazie, Presidente. Intervengo soltanto, a nome della Giunta, sulla richiesta di discussione della mozione Montis e più per dire che la Giunta soltanto in questo momento ha avuto conoscenza di questa mozione. La mozione, molto articolata, sembra per un verso riferirsi al protocollo d'intesa firmato recentemente con il Governo nazionale e riguardante soltanto una anticipazione di un fatto più ampio che dovrà avvenire, però contiene delle valutazioni e delle indicazioni molto più ampie che a giudizio della Giunta meritano un approfondimento abbastanza rilevante. Si parla del problema dell'occupazione, dell'agricoltura, della pastorizia, dell'artigianato, della piccola e media industria. Su questi temi, evidentemente, la Giunta ha bisogno di riflettere maggiormente, di preparare anche una risposta adeguata alla serietà e alla complessità della mozione che è stata presentata. Perciò, proprio per dare maggiore risalto ai temi posti dalla mozione, la Giunta ritiene che sia opportuno discutere questa mozione in una seduta successiva, anche dando la disponibilità a inserirla per prima nell'elenco delle mozioni da discutere, perché sembra alla Giunta che i temi in essa contenuti debbano essere sviluppati in maniera adeguata.
Sul protocollo d'intesa tra Stato e Regione del 21 aprile 1997 v.P.V.
PRESIDENTE. La Giunta si è espressa per un rinvio della discussione della mozione perché attiene a temi non solo legati al protocollo, ma a una problematica più generale, quindi che i presentatori di questo prendano atto. La inseriremo all'ordine del giorno, sentendoci prima in Conferenza dei Capigruppo, in una delle prossime sedute. Il Presidente ritiene che le dichiarazioni fatte in aula siano...mi pare che fosse questo il senso del suo intervento. Gli ridò la parola per averne una conferma.
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Grazie, Presidente. Alla seduta precedente, a poche ore di distanza dalla sottoscrizione del protocollo d'intesa, per il rispetto che è dovuto al Consiglio sono rientrato rapidamente da Roma, dove pure c'erano questioni di governo, per poter riferire al Consiglio sul contenuto del protocollo d'intesa.
Ritengo, per quanto riguarda la Giunta, di aver abbondantemente spiegato e illustrato i contenuti del protocollo d'intesa, perciò la Giunta non ha ulteriori illustrazioni da fare. C'è stato anche un dibattito del quale la Giunta ha preso atto, un dibattito molto serio, come ho già detto l'altra volta, tuttavia la Giunta adesso è pienamente a disposizione del Consiglio per ulteriori eventuali interventi che si ravvisassero opportuni.
PRESIDENTE. La Giunta ritiene sufficienti le dichiarazioni, per altro ampie, già svolte. Questo ci consente di attivare il dibattito, poi eventualmente la Giunta può sempre intervenire in fase conclusiva.
E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, il protocollo d'intesa firmato alcuni giorni or sono fra lo Stato e la Regione è stato commentato dalle forze di maggioranza come se si trattasse di un miracolo, dando il via alla gara a chi la spara più grossa. Per qualcuno è un salto di qualità decisivo, per altri addirittura l'inizio della rinascita della Sardegna, per altri ancora una vittoria storica. E' comprensibile che in una regione dominata dalla crisi una promessa possa suscitare tali entusiasmi, però è evidente che tra le mani i sardi non stringano per ora altro che una promessa. Infatti la sostanza del presunto miracolo metanifero è che fra cinque anni, forse, si darà attuazione in Sardegna a una legge di dieci anni fa, quella che prevedeva la metanizzazione di tutto il territorio nazionale. Come minimo ci sarebbe da commentare ironicamente sulla capacità delle istituzioni di realizzare una promessa, ma soprattutto il passato ci spinge a una qualche diffidenza, per il momento, infatti, il governo Prodi ha garantito solamente cento miliardi per iniziare l'opera. Nel Paese delle opere incompiute nessuno sarebbe sorpreso se la costruzione del metanodotto non arrivasse mai al termine o se si scoprisse che il progetto richiede più dei 1.500-2.000 miliardi preventivati complessivamente.
Problema metano: voglio così ricordare molto brevemente le battaglie che sono state fatte per il metano, ma principalmente per decidere se polo criogenico o metanodotto. Su questo dilemma si era diviso, e forse lo è ancora, l'Ulivo sardo, tant'è che la stessa Giunta regionale non aveva assunto una posizione precisa. Poi è arrivata la prima bufala dell'Ulivo, buona per essere spesa nel mercato del voto delle elezioni del 27 aprile, ma estremamente dannosa, anche sul piano psicologico, per migliaia di disoccupati del territorio sassarese. Cosa diceva questa prima bufala? Che una della battaglie storiche della Sardegna stava per concludersi positivamente, infatti il governo Prodi era disposto - udite, udite cosa si diceva in quei giorni! - con un investimento di 5.000 miliardi a portare in Sardegna il metano sia con un mega polo criogenico per la rigassificazione di non meno di 5.000-6.000 miliardi di metri cubi di metano all'anno e di ben due metanodotti, affinché il metano non utilizzato in Sardegna potesse essere rispedito in Continente. Quindi non un polo criogenico, eventualmente, non un metanodotto, ma un polo criogenico enorme e due metanodotti. Sembrava una vittoria storica, come dicevo prima, fatta forse per accontentare le due anime dell'Ulivo sardo, si dava cioè la possibilità alla Sardegna di avere contemporaneamente il polo criogenico e il "tubo", anzi, ben due.
Successo del territorio, fu detto, tant'è che faceva dire al Presidente della provincia di Sassari, l'onorevole Pietro Soddu, anch'egli dell'Ulivo: "Finalmente una notizia positiva. Il nostro territorio è allo stretto (?)". Questa prima bufala, però, cari onorevoli colleghi consiglieri durava pochi giorni perché subito dopo ne arrivava a mio avviso un'altra, quindi il protocollo d'intesa del 21 aprile scorso, rivisto e corretto, è stato detto, per ben dodici volte, il quale ridimensionava sensibilmente le comunicazioni dell'onorevole Giovanni Meloni, che conosco come una persona molto seria, che va in profondità, che controlla, pertanto in quello che ha detto forse c'era qualche verità, sicuramente poi il tutto è stato ridimensionato per farci sapere che forse avremo un metanodotto con un investimento di 1.500-2.000 miliardi complessivamente, rete di distribuzione compresa.
Pertanto, a mio avviso, questo porta a una vittoria di una componente, se così le cose dovessero andare, dell'Ulivo sardo che l'ha usata positivamente e con successo - direi -alle elezioni di Porto Torres. Ma, come dicevo prima, la dotazione certa a tutt'oggi è di soli 200 miliardi, cento da parte dello Stato e cento da parte della Regione sarda, provenienti questi ultimi come ben ricordiamo tutti dal piano di rinascita approvato dal Governo Berlusconi, gli unici quattrini certi arrivati nella nostra Isola. Somma insufficiente e se controlliamo bene pari alla perdita che la Sardegna subisce in due anni a fronte del gap energetico. Allora cosa si può dire dell'articolo 3 Capo A del protocollo? Si può dire che non esiste al momento alcuno studio di fattibilità sul gasdotto Toscana-Corsica-Sardegna, è vero invece che all'epoca del Governo Amato non venne sfruttato un finanziamento di 150 miliardi provenienti dall'allora CEE, dalla legge 64/86 e dalla Snam per realizzare lo studio, né venne firmata la convenzione con la Gensud(?) che aveva avuto l'incarico. Va ricordato poi che nel febbraio 1996 il Ministro dell'industria Bersani, rispondendo ad una richiesta dell'onorevole Parlato, responsabile di Alleanza Nazionale per i problemi del Mezzogiorno, affermava che sull'ipotesi del gasdotto non esistono al momento (eravamo nel febbraio 1996) analisi di dettaglio. Ma il protocollo stesso conferma questo fatto, infatti sempre all'articolo 3 Punto A secondo capoverso si legge che dovrà essere indetta una gara internazionale per la costruzione degli impianti preceduta dalla definizione dei livelli di domanda, dei parametri tecnici, degli apporti finanziari pubblici e privati. Quindi, onorevoli colleghi, è realistico prevedere che solo per l'attivazione di queste procedure occorreranno da due a tre anni, non è vero pertanto a mio avviso come scrive il protocollo che le opere potranno essere avviate nell'anno in corso, restano poi totalmente imprecisati i capitoli riguardanti le risorse finanziarie che dovrebbero essere a carico dello Stato e dell'Unione europea e non si assumono impegni chiari per quanto riguarda la defiscalizzazione dei costi energetici. Infatti a questo proposito il protocollo di intesa si limita a valutare la richiesta della Regione ma solo per il periodo transitorio necessario alla realizzazione del progetto. Parrebbe perciò totalmente esclusa la possibilità di un intervento immediato o per i prossimi anni durante i quali si dovrebbero predisporre i progetti e le procedure per la gara internazionale, anni nei quali in base a stime del 1995 la Sardegna continuerà a perdere circa 100 miliardi l'anno, proprio per quel gap energetico di cui parlavo prima. E' necessario pertanto rivedere questa impostazione e assumere provvedimenti urgenti, posto che il problema della riduzione del costo dell'energia è per la Sardegna storico e costituisce una perdita secca annua dicevo prima di 100 miliardi e non può essere subordinata, come parrebbe in base al protocollo di intesa, all'eventuale buon fine di procedure lunghe e complesse che collocherebbe l'efficacia e i benefici degli stessi provvedimenti in un orizzonte temporale di medio e lungo periodo insopportabile per l'economia della Sardegna. Sempre all'articolo 3, il Punto C parla poi di interventi di riequilibrio territoriale, per quanto concerne gli interventi di riqualificazione urbana della città di Sassari e gli interventi a favore dell'università turritana, il protocollo dice testualmente che lo Stato si impegna a verificare la possibilità di finanziamento e si impegna a verificare, quindi non dice in base a quale leggi, né si quantificano le risorse necessarie o disponibili. Ancora più preoccupante è il capitolo relativo all'area di crisi Sassari Alghero Porto Torres, le cui procedure è bene ricordare furono avviate alla fine del 1994 dal Governo Berlusconi e dal sottosegretario dell'epoca Carmelo Porcu. Il protocollo di intesa parla di valutare la sussistenza dei requisiti per la stipula dei contratti d'area, smentendo quindi la stessa premessa del documento in cui si afferma che la disoccupazione della Sardegna è mediamente al 21 per cento, con punte del 42 per cento della disoccupazione giovanile a fronte dei dati nazionali pari al 12 per cento e al 26 per cento. Se questi, onorevoli colleghi, non sono requisiti, lascio a voi la riflessione. Pertanto vengono a mio avviso al pettine i ritardi sia della Regione che degli enti locali del territorio del sassarese e per quanto concerne la Regione è bene sottolineare che a tutt'oggi ancora non ha stanziato i cento miliardi da destinare alla Promin, società che dovrebbe pilotare gli interventi di reindustrializzazione accedendo anche a risorse europee, nonostante ricordo un sollecito in questo senso sia arrivato anche da un ordine del giorno approvato da questo Consiglio regionale su iniziativa degli eletti del territorio. Per quanto riguarda poi la viabilità, i ritardi della Regione sarda sono evidenti nel proporre i progetti da consegnare all'ANAS, ci auguriamo solamente che vengano predisposti entro nel 1997, a questo proposito ricordo un'interpellanza presentata dal sottoscritto e da altri consiglieri di Alleanza Nazionale il 21 settembre 1995, in cui chiedevamo notizie allora dei progetti che erano stati commissionati a vari professionisti, mi sembra ben undici professionisti, i quali alla data di scadenza dei termini, luglio 1995, solo alcuni avevano predisposto i progetti. Pertanto non si è andati avanti con i rischi di perdere ancora tutti quei miliardi che si dice e non da oggi che devono arrivare in Sardegna. Avrei tante altre cose da dire per quanto riguarda questo protocollo di intesa, ma sicuramente questo lo faranno altri colleghi consiglieri, voglio però soffermarmi un attimo, onorevole Presidente, sull'articolo 4 Punto C, Ministero della pubblica istruzione, quando ho letto la mattina che sono comparse queste notizie sul giornale nel titolo di testa "Finalmente gli studenti sardi studieranno la lingua", io ho avuto un sussulto, finalmente i nostri giovani studenti potranno entrare in Europa, studieranno, ammesso che oggi lo studino, meglio l'inglese, meglio il francese, probabilmente studieranno anche altre lingue, lo spagnolo, il russo, l'arabo, il tedesco, o finalmente - ho pensato - almeno studieranno una lingua, avranno i laboratori linguistici, avranno tutte queste cose, non impareranno solamente qualche mezza frase e basta. Ma poi leggendo all'interno dell'articolo di giornale ho potuto capire che il Ministro della pubblica istruzione invece si era impegnato a promuovere l'introduzione in via sperimentale, nei programmi di insegnamento delle discipline comprese nei piani di studi di ogni ordine e grado dalla scuola materna fino all'università, della lingua, della cultura, della storia della realtà sarda, è vero, in via sperimentale. Beh, questo sicuramente prima mi aveva fatto sussultare di gioia, poi mi ha fatto rabbrividire questo punto del protocollo di intesa per alcuni motivi, alcuni motivi della non esistenza della cosiddetta limba sarda, abbiamo sentito poco fa l'onorevole presidente del Consiglio che ricordava che il defunto onorevole Isoni parlò in quest'Aula in uno dei tanti dialetti, onorevole, perché io parlo una parlata forse dico simile alla sua nonostante siamo vicini, ma sicuramente lontana dalle parlate dei galluresi, dei campidanesi e così via. Quindi, ma di questo ripeto me parleremo a brevissimo, faremo sicuramente una grande battaglia per l'unità linguistica e per l'unità nazionale anche in questo, ma ciò che mi ha fatto rabbrividire è il fatto che nel momento in cui il ministro Berlinguer dice di non aver soldi per mantenere nei nostri piccoli centri le scuole materne, le scuole elementari o le scuole medie, si trovano - perché qui poi bisogna trovarli - i soldi per la sperimentazione della lingua sarda. Io capisco che ci possano essere dei grandi Soloni, dei grandi maestri che stanno aspettando di poter insegnare per poter avere parte di questi finanziamenti, ma come si fa a pensare ad insegnare altro che può servire, meglio dico io che serve poco, quando questi stessi ragazzi non hanno la possibilità di imparare le cose importanti all'interno dei loro centri abitati; e debbono fare eventualmente i baby pendolari. A mio avviso l'onorevole Berlinguer, che conosce o che dovrebbe conoscere la realtà sarda, dovrebbe vergognarsi di tutte queste cose; questa è aria fritta che serve probabilmente ad accontentare qualche parte di questo Consiglio regionale, ma serve principalmente ad accontentare quei Soloni di cui parlavo prima. A protestare non sono soltanto io, l'altro giorno onorevole Presidente del Consiglio, onorevoli consiglieri, l'Unione nazionale comuni e comunità montane, UNCEM, ha tenuto a Sassari un convegno sulla razionalizzazione della rete scolastica e sulla legge numero 97 del '94 sulla montagna, per protestare contro questa situazione che si sta creando, contro questa razionalizzazione che come ha detto qualche sindaco, non di Alleanza nazionale, porta razionalizzando un anno, razionalizzando un altro anno alla chiusura delle scuole, in buona parte, dei nostri centri che noi, questi piccoli centri, li stiamo eliminando. Bene avrebbe fatto a mio avviso nel protocollo di intesa il ministro Berlinguer a dire "signori della Sardegna, vista la conformazione orografica della Sardegna, vista la difficoltà dei collegamenti, visto che i nostri piccoli centri sono piccoli in tutto anche come abitazione, non vi do queste cose, ma vi do i soldi affinché quello che c'è stato in questi ultimi cento anni, cioè la scuola, continui ad esistere". Invece niente. Ma voglio ricordare molto brevemente e ho subito finito, che cosa hanno detto nella presentazione i componenti della Unione nazionale comunità montane e piccoli comuni. "Più puntuale persino della siccità si abbatterà anche quest'anno sul fragile sistema scolastico sardo la mannaia del decreto interministeriale sulla razionalizzazione. Si tratta di un decreto che contrasta in modo clamoroso con i principi della Costituzione oltre che con gli indirizzi normativi vigenti. Un segnale preoccupante e pericoloso che evidenzia l'incapacità della politica nel guidare il processo di cambiamento verso una democrazia efficace. Prevale così una tecnocrazia senz'anima che, come un computer, esegue operazioni meccaniche che non tengono conto delle difficili realtà territoriali, sociali ed economiche in cui operano le nostre istituzioni scolastiche. Un metodo inaccettabile che esclude di fatto, se non nella enunciazione dei principi, il sistema delle autonomie locali dalla partecipazione attiva al processo di riforma e di riammodernamento dello Stato sociale". Credo che sarebbe stato opportuno ascoltare questi amministratori locali che conoscono sicuramente molto bene la situazione dei loro centri; invece introduzione in via sperimentale in tutte le scuole poi però non capisco, eventualmente, in quali scuole se le scuole le chiuderemo. Onorevole Presidente, io avrei concluso, avrei concluso per quanto riguarda questo protocollo d'intesa, posso dire che sono impegni, impegni, impegni che sono stati giocati in modo direi ottimo dalle forze di maggioranza in Sardegna se è vero come è vero che i sardi, forse ancora un'altra volta, si sono lasciati convincere da queste promesse perché come dicevo non sono altro che promesse che poi, sicuramente, non saranno mantenute a significare che purtroppo una parte dei sardi, dei nostri conterranei hanno la benda sugli occhi. L'ha detto anche lei, onorevole Presidente, leggo un ritaglio di giornale del 28 aprile 1997 "sbaglia chi dice che è una battaglia vinta, è ancora in corso, il progetto sta partendo, per ora c'è soltanto un impegno". Ma quanti impegni sono stati detti, quante promesse! Le uniche certezze, come dicevo prima e questo bisogna ricordarlo, fu il finanziamento del secondo piano di rinascita e poi il finanziamento per quanto riguarda le zone interne da quel governo di centro destra di cui ho parlato prima. Io mi auguro che certe cose vengano fatte, ma vorrei concludere con le parole scritte, l'altro giorno, su un settimanale sardo: "insomma per i risultati preferiamo aspettare la prima pastasciutta cotta su fornelli alimentati a metano".
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sassu. Ne ha facoltà.
SASSU (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, noi abbiamo assistito, già dal dibattito dell'altro giorno, ma anche negli organi di informazione, a due atteggiamenti contrapposti rispetto al giudizio da assegnare all'accordo recente Governo-Regione di cui si parla oggi. Da una parte c'è chi, con un atteggiamento trionfalistico, lo definisce un fatto storico e dall'altra invece c'è chi assume un giudizio liquidatorio e disfattista e lo giudica carta straccia e aria fritta. Io penso che si debba guardare a questo accordo in modo equilibrato, immagino, nessun trionfalismo. Per esempio per il metano si tratta, è stato detto poco fa dal consigliere Frau, del riconoscimento di un diritto che è sancito dalla legge. Sono passati dieci anni, da quando nell'ottobre del 1987 la legge numero 445 stabiliva che il Ministero dell'industria doveva predisporre entro sei mesi, si diceva allora in quella legge, il piano di metanizzazione dell'isola; e poi invece l'anno successivo si avviò il piano di metanizzazione del Mezzogiorno d'Italia, compresa la Sicilia, e la Sardegna restò a guardare alla finestra. Quindi non si tratta di elargizione, oggi, è il riconoscimento di un diritto sacrosanto che ci è stato negato per un tempo troppo lungo da parte dello Stato. C'è secondo me semmai, alla luce di quella esperienza, da guardare con sospetto alla facilità con cui lo Stato assume impegni che poi facilmente disattende. Poi per quanto riguarda altre parti dell'accordo io registro una ulteriore elencazione di impegni in qualche caso molto generici e sottoscritti più volte da precedenti governi e mai onorati. Alcune delle formulazioni sono molto generiche e la dicono lunga sulla portata dell'accordo stesso. Si impegna a valutare la sussistenza dei requisiti per quanto riguarda l'area di Sassari e Porto Torres, si impegna a verificare la possibilità di finanziamenti per quanto riguarda Nuoro, Villacidro e altre zone della Sardegna. Si tratta, come appare del tutto evidente, signor Presidente, di formulazioni troppo vaghe, troppo generiche; così anche su altri importanti temi come la continuità territoriale e la zona franca. E tuttavia io credo che sia giusto dire oggi, e sottolinearlo positivamente, che è stato fatto un importante passo in avanti rispetto a prima, sarebbe da insensati in qualche modo non riconoscerlo, solo se pensiamo al fatto che appena pochi giorni fa, pochi giorni prima dell'accordo il piano di metanizzazione era dato per spacciato e che sempre con maggiore insistenza si parlava per la Sardegna di uso dell'aria propanata. E io dico che la positività dell'accordo vada riconosciuta e valorizzata proprio per ottenere il rispetto degli impegni assunti; solo riconoscendone il valore può essere preteso il rispetto dell'accordo e dei tempi indicati. Mi sembra utile a tale proposito l'indicazione prevista nell'accordo degli strumenti per la verifica con cadenza semestrale della attuazione degli interventi e per il monitoraggio dei risultati della attuazione stessa. Ma occorre anche, proprio per le valutazioni fatte sulla precarietà degli impegni, non mollare la guardia, signor Presidente, mantenendo una mobilitazione costante, permanente nel rapporto col Governo, in un collegamento stretto con gli enti locali e con le forze sociali. Io credo però che non dobbiamo attardarci ulteriormente in una sterile diatriba col giudizio da segnare all'accordo Governo-Regione, occorre considerare quest'accordo un importante punto di partenza, più che di arrivo, per il nostro lavoro futuro. E io, da questo punto di vista, mi limito a fare due riflessioni.
La prima si riferisce al metano; su questo argomento io credo che noi non possiamo limitarci all'autocompiacimento. Ci sono dei rischi, signor Presidente. E' detto infatti, sull'accordo, che occorre definire i livelli di domanda attesa per dimensionare la struttura di approvvigionamento. Sappiamo che le tipologie di consumo, nel mercato sardo come altrove, sono costituite dal consumo civile, da quello produttivo e da quello energetico. Ma gli studi di fattibilità, signor Presidente, finora effettuati hanno sempre dimostrato che i due consumi (quello civile e quello produttivo) messi insieme non rendono compatibile il metano in Sardegna. Occorre prevedere quindi l'uso del gas naturale per produrre anche energia elettrica da parte dei due soggetti principali che sono l'ENEL e l'ENI. Ma tutti sappiamo, in quest'Aula e anche fuori, che l'ENEL e l'ENI, oltre ad essere i maggiori possibili consumatori di metano in Sardegna, io lo dico molto tranquillamente, sono anche i maggiori nemici del metano in Sardegna. Io credo che si possa dire, come ho già detto, che sono loro, i quali hanno influito negativamente, per interessi particolari, evidentemente, hanno influito negativamente sulle valutazioni e sugli studi per la metanizzazione della Sardegna. E' l'ENEL che ha imposto, per esempio, la realizzazione di impianti di desolforazione dei fumi della centrale di Fiumesanto; con quegli stessi investimenti (erano mille miliardi, signor Presidente) avrebbe potuto realizzare un impianto di gas naturale e liquefatto, allora. E anche l'ENI ha ripetutamente avversato i programmi di metanizzazione della Sardegna, privilegiando in modo palese, nei suoi studi, nei sui programmi, altri territori come, per esempio, quello di Monfalcone.
Va da sé, quindi, che senza la volontà dell'ENEL - questo lo voglio ribadire con molta forza - e senza la volontà dell'ENI di utilizzare gran parte del gas prodotto o trasportato in Sardegna è molto difficile parlare del processo di metanizzazione. Perciò io credo che non basti limitarsi a definire i livelli di domanda, così come è stato detto nell'accordo di programma, perché tale definizione potrebbe portarci alla definitiva esclusione del processo di metanizzazione. Occorre quindi, signor Presidente, che la Regione, d'intesa col Governo nazionale, imponga a questi due soggetti l'utilizzazione del metano. All'ENEL, per esempio, andrebbe anche ricordato che esiste un'intesa dall'ENEL sottoscritta vario tempo fa, tra la Regione, la Provincia di Sassari, il Comune di Sassari e di Porto Torres e l'ENEL, quindi, in virtù della quale intesa l'ENEL si impegnava ad acquistare il metano da utilizzare nei gruppi della termocentrale di Fiumesanto. E ancora sul metano, signor Presidente, io credo che sia davvero insopportabile, lo ricordava ancora il consigliere Frau, la grave ingiustizia di dover pagare, come famiglie sarde, oltre 100 miliardi in più rispetto alle famiglie del resto del Paese per pagare il gasolio e il GPL. E tuttavia, rispetto a questa grossa ingiustizia, appare troppo blando e troppo generico l'impegno formulato sull'accordo di valutare, cito testualmente, la richiesta della Regione sarda di una riduzione del costo dell'energia per un periodo transitorio per la durata della realizzazione del progetto di metanizzazione della Sardegna.
Il testo dell'accordo mi suggerisce un altro aspetto su cui intervenire: al punto c) si prevedono interventi di riequilibrio territoriale, quindi viene riconosciuto un fatto, sul quale io concordo, e cioè che non esiste soltanto, come più volte è stato rilevato, anch'io in quest'Aula ho rilevato, una differenziazione nello sviluppo economico dell'intero Paese. E' stato detto le due Italia che viaggiano a velocità diverse, un Nord opulento e un Sud che scivola sempre di più verso i paesi del terzo mondo. Esiste anche una forte differenziazione nello sviluppo economico della nostra Isola, ci sono aree in cui la crisi si fa sentire in modo più drammatico, esiste il grave fenomeno, da un lato, dello spopolamento di molti paesi e, dall'altro, il patologico rigonfiamento di popolazioni in altri territori. Allora, signor Presidente, non si può essere strabici a tal punto da richiedere, da parte del Governo nazionale, interventi per il riequilibrio territoriale e, allo stesso tempo, utilizzare le risorse di cui si dispone, le nostre, quelle regionali, senza riflettere sugli stessi squilibri territoriali. Io ho letto nei quotidiani locali, qualche giorno fa, le valutazioni all'inaugurazione della Fiera di Cagliari del Presidente della Camera di commercio, Mambrini, che riferendosi alla vecchia polemica di coloro che denunciano una distribuzione di risorse a favore di Cagliari, diceva soffia un vento di contestazione nei confronti di Cagliari, citava i dati riferiti all'anno '94 dell'Istituto Tagliacarne che sembrerebbe dimostrare, al contrario, una prevalenza nelle erogazioni pubbliche per abitante delle province di Sassari, Nuoro, Oristano rispetto a Cagliari. Io non ho elementi per dire se i dati di quest'indagine siano veritieri o no, ma su quest'aspetto vorrei fare due valutazioni.
La prima è che noi abbiamo il dovere di distribuire le risorse, tutte le risorse, in modo tale che si realizzi uno sviluppo equilibrato di tutta l'Isola. E affermare questo principio non è fare campanilismo, anche quando è necessario rivendicare maggiori risorse per i territori più deboli e più in crisi. La seconda valutazione è che la Regione si è data, nel '91, col piano regionale di sviluppo, una regola ben precisa, ed è questa: che per raggiungere l'obiettivo della riduzione dei differenziali di sviluppo tra le aree forti e le aree deboli del territorio regionale, sono state istituite sette aree programma per le quali era prevista una ripartizione delle risorse sulla base di parametri oggettivi, quindi popolazione, superficie, inoccupazione, reddito procapite. E così si erano stabilite una serie di percentuali di ripartizione tra le varie aree di programma.
Io credo che forse non si tratta di una regola perfetta, c'è necessità forse di aggiustamenti, ma è oggi la sola regola che può garantire una distribuzione giusta ed equilibrata delle risorse. Ebbene, io posso dire che noi del Consiglio non sappiamo, rispetto a questa polemica, in che modo queste risorse sono state distribuite. Esistono degli studi, rispetto alla distribuzione delle risorse, esistono delle valutazioni? Io non ho certezze, ma credo che questa regola sia stata spesso disattesa, nella distribuzione delle risorse, quelle proprie regionali, quelle dello Stato e quelle dell'Unione Europea. E credo anche che i dati siano in forte controtendenza anche rispetto a quelli annunciati dall'Istituto Tagliacarne. Credo che sia giunto il tempo di dare, su quest'aspetto, un'informazione compiuta, signor Presidente. Io lo chiedo a lei, al Presidente del Consiglio e al Presidente della Giunta, ma mi rivolgo anche ai Presidenti di Gruppo della maggioranza e dell'opposizione perché il Consiglio venga messo in condizione di conoscere in che modo le risorse, quelle regionali, quelle statali e quelle dell'Unione Europea sono ripartite in relazione allo squilibrio economico del territorio. Perché occorre mettere il Consiglio in condizione di conoscere in che modo questo avviene. Perché, vedete, è vero che il Consiglio fa la grande programmazione; noi abbiamo lavorato moltissimo nell'elaborazione della finanziaria, nell'elaborazione del bilancio, abbiamo discusso sul piano di rinascita, sui fondi europei, ma chi poi articola la programmazione, chi poi predispone i programmi e destina le risorse è la Giunta regionale. Il Regolamento prevede, per esempio, i rapporti di verifica. Almeno una volta all'anno i singoli Assessori svolgono un rapporto di verifica sull'attività del proprio Assessorato dando atto dello stato di attuazione e delle leggi di propria competenza. Io non ho, in questi due anni e mezzo, partecipato a molti di questi rapporti di verifica. Così come, signor Presidente, la legge numero 11 dell'83 prevede la creazione di un sistema informativo per la contabilità regionale. A questo sistema di informazione ha diritto di accesso, dovrebbe avere diritto di accesso il Consiglio regionale per esercitare le funzioni di indirizzo, di controllo e di conoscenza sull'attività del governo della Regione sarda. Badate bene che la Giunta regionale avrebbe dovuto prevedere entro sei mesi rispetto a quella legge (siamo a maggio del 1983) questo sistema informativo a cui poter fare accedere il Consiglio regionale. Sono passati quattordici anni e questo sistema informativo non c'è. Io credo che il distacco tra Consiglio e Giunta regionale stia anche qua, nella scarsa capacità di conoscenza e di comunicazione sulla nostra opera e sul nostro lavoro. In questo modo la Giunta regionale potrebbe diventare un corpo separato, che opera indipendentemente dagli orientamenti che il Consiglio propone.
Dico questo, signor Presidente, non per alimentare una polemica che sarebbe fuori luogo tra chi vuole contrapporre Giunta regionale e Consiglio nella responsabilità dei ritardi, o per difendere il Consiglio che è stato per altro in quest'ultimo periodo ripetutamente svillaneggiato. Dico questo perché bisogna in qualche modo correggere la rotta: se c'è una regola che non è stata rispettata, quella delle aree-programma, vada rispettata; se c'è un'assenza del piano generale di sviluppo c'è bisogno che si faccia, perché in assenza di un piano generale di sviluppo, come è stato detto più volte, prevalgono i particolarismi, le spinte più forti che provengono dai territori, e chi sa più piangere, chi sa più urlare spesso più ottiene. Gli stessi programmi integrati d'area, in assenza di un'idea generale di sviluppo, diventa una sommatoria di particolarismi.
Vedete questa è la fase nella quale, oltre a sentirci impegnati nel confronto con il Governo per il superamento degli squilibri territoriali, dobbiamo impegnarci in una riflessione più generale che riguardi i contenuti dello sviluppo e gli strumenti da adottare. Però questa riflessione, signor Presidente, deve poter coinvolgere tutti i soggetti dello sviluppo, e io voglio dire che questa è una fase caratterizzata da una fortissima conflittualità: c'è una conflittualità tra enti locali e Regione, c'è una conflittualità tra forze sociali e Regione, gli stessi organi di informazione locali - io questo sento di doverlo dire - hanno messo in campo un inedito attacco verso tutto e verso tutti che oltre a offendere e umiliare ciascuno di noi credo che offenda e umili l'istituzione complessivamente, senza che però da parte di chi ha titolo a farlo ci sia stata una difesa in questo senso.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MILIA
(Segue SASSU.) C'è anche una conflittualità, signor Presidente, dentro le forze politiche anche della maggioranza e dentro i singoli Gruppi della maggioranza. Io stesso ho sentito il bisogno di stabilire uno strappo politico forte, me ne rendo conto, per affermare la necessità di sollecitare una capacità di governo sempre più all'altezza della complessità e della gravità della situazione. E tuttavia, signor Presidente, sono convinto che per realizzare l'obiettivo alto che dobbiamo porci tutti quanti c'è bisogno di una grande unità di intenti. C'è conflitto, ma c'è bisogno di una forte e grande unità di intenti, e a questa grande opera di risanamento, di rilancio che è non solo economico, ma io credo di poter dire anche politico e culturale, io credo che lei, signor Presidente, debba chiamare tutte le energie, quelle che risiedono in questo Consiglio, che ci sono e che vanno difese e messe in condizioni di operare, io credo che debba chiamare anche tutte quelle altre energie, che pure esistono e che sono molto importanti, che sono al di fuori di questo Consiglio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, il dibattito di oggi corre il rischio di essere la ripetizione di quello che, anche se embrionalmente, è avvenuto la settimana scorsa, e infatti l'attenzione del Consiglio non mi sembra tra le maggiori. Qualcuno in questi giorni, e anche oggi in aula, ha tenuto a diminuire la rilevanza di questa intesa, qualcuno ha detto che non è un miracolo, qualcun altro ha evidenziato più le ombre che le luci che nell'intesa vi sono, qualcuno ha parlato di intesa elettorale. Credo che a una settimana di distanza forse un giudizio può essere più pacato ed evidenziare novità e limiti di questa intesa. Non sarà un miracolo, però noi ci stavamo abituando veramente male, nel senso che dal Governo ci arrivavano soltanto risposte negative, ci arrivavano soltanto prese di posizione negatrici della nostra autonomia e delle nostre prospettive di sviluppo. In questo senso questa intesa rappresenta un voltar pagina, voltar pagina che speriamo non sia occasionale ma crei un diverso rapporto fra il governo di Roma e il governo della Sardegna. Perché questa intesa, al di là delle cose che sono scritte in particolare, ha alcuni punti importanti: in primo luogo il richiamo all'articolo 13 dello Statuto. Noi stiamo andando avanti da anni, da quando c'è la 402, senza un piano di rinascita e un programma sostitutivo del piano di rinascita. Questa intesa, invece, riafferma che noi il piano di rinascita lo dobbiamo avere, e credo che sia un mutamento di rotta, un riconoscere che quell'articolo 13 dello Statuto è uno dei fondamenti del rapporto fra la Repubblica italiana e la Sardegna; è un tipo di rapporto che va conservato anche se la Repubblica italiana dovesse avere un diverso assetto istituzionale, perché appunto evidenzia l'impegno della Repubblica verso una rinascita della Sardegna, chiamiamola ancora così perché questo è il termine di legge, il che vuol dire portare la Sardegna ai livelli medi italiani ed europei, cosa che adesso siamo ben lungi dall'essere; anzi, quarant'anni di politica, di pre-piano e poi di piano di rinascita, non hanno granché diminuito le distanze. E' chiaro, siamo cresciuti, ma altri sono cresciuti più di noi. Invece occorre vedere il piano di rinascita non come una somma di incentivi e opere pubbliche, come è stato, ma come un progetto generale di sviluppo della Sardegna, che va soccorsa con mezzi straordinari. E in questo quadro è anche importante l'affermazione che si deve andare a un'intesa istituzionale globale fra la Sardegna e il Governo. Anche qua si punta su una sistemazione generale del rapporto fra Sardegna e Governo, e questo rapporto va sistemato sulla base delle premesse che evidenziano una situazione di forte disagio della Sardegna.
Per cui questa intesa va vista come interventi prioritari, come interventi stralcio. E' vero che in alcuni punti, come per esempio le aree minerarie dismesse o le opere ferroviarie, l'intesa è puramente ripetitiva di impegni già presi, però contiene punti essenziali dettagliati. Si è parlato di intesa sul metano, evidenziando il maggiore di questi. Credo che sia importante perché si sono chiuse quelle diatribe tra il "tubo" e il polo, inteso come criogenico, che credo qualcuno avesse sollevato a bella posta per far sì che la Sardegna non avesse il metano né dal tubo né dal polo criogenico e andassimo invece a comprare il propano che avanza all'industria di distillazione.
E' chiaro che questa intesa non contiene tutto il finanziamento, ma contiene l'avvio del finanziamento, l'avvio delle opere, e questo chiaramente crea un'ipoteca sui finanziamenti futuri. Abbastanza generica appare, peraltro, l'intesa sulla questione essenziale della Sardegna, quella del riequilibrio territoriale. Noi abbiamo una Sardegna a due velocità: una che sopravvive lungo le coste, una dell'interno che si spopola, che è in condizioni di non poter sostenere un'economia neppure a livelli minimali. Credo che in questo senso gli interventi del riequilibrio territoriale, che sono stati visti come campanili, debbano evidenziare che anche all'interno delle singole aree di Cagliari, di Sassari, di Oristano e di Nuoro, c'è la polpa e c'è l'osso, che è necessaria una politica globale per le zone più depresse della Sardegna che non sono né a sud né a nord ma sono un po' dappertutto. In questo senso, credo che vada questo punto vada necessariamente approfondito. La questione dei trasporti stradali, del miglioramento della rete viaria invece finalmente viene affrontata con finanziamenti, se non congrui, almeno capaci di muovere un settore che da troppo tempo è stagnante, tutti i cittadini che si trovano a percorrere strade come la Nuoro-Olbia per esempio ne hanno la conferma di una situazione statica da ormai troppi anni. Effettivamente il miglioramento della viabilità stradale è essenziale, la diminuzione dei tempi di percorrenza, la maggiore sicurezza, abbiamo alcune delle strade statali più pericolose in assoluto, è un elemento essenziale e credo che questa intesa lo affronti. Più generici appaiono altri impegni, in particolare l'articolo 4 dove si parla di strumenti amministrativi in materia di servitù militari si fa un discorso molto vago e non si affrontano i problemi come quello evidenziato della zona di Teulada e di La Maddalena, che necessitano di scelte precise e non si può rinviare a future intese tutta la materia. E' importante che entro il 31 luglio 1997 dovrebbero essere approvate norme di attuazione dello statuto di autonomia in materia di beni paesistici e ambientali dello spettacolo e della gestione del patrimonio archeologico artistico e storico, però dobbiamo notare che prima di tutto non viene inclusa in questa materia la materia dei parchi che pur necessiterebbe, come è avvenuto per la Regione Trentino Alto Adige, di norme di attuazione in particolare superando quella strutturazione dell'ente parco poco rispettosa delle autonomie regionali e locali che viene importata di peso dalla legge nazionale nella Regione Trentino Alto Adige per il parco dello Stelvio vi sono norme di attuazione che prevedono ben diversi poteri. Quindi le norme di attuazione in queste materie sono essenziali, per esempio in materia di beni paesaggistici dove si è creata una situazione che la delega alla Regione è stata spogliata di fatto, è ben al di là della salvaguardia di interessi a tutela, non dico solo della repubblica ma dell'umanità in materia di paesaggio. Io posso capire un intervento straordinario, ma quando diventa un intervento ordinario, la nostra delega viene contrastata e abbiamo visto i problemi che abbiamo al decentramento della delega pur essendo prevista la subdelega, pur essendo norma costituzionale che la Regione eserciti i suoi poteri avvalendosi degli enti locali, in questa materia è stata frustata completamente la delega tanto che credo o si risolve o questo Consiglio debba affrontare il problema di rinunciare alla delega perché se la delega diventa un appesantimento di procedure burocratiche, diventa un qualcosa che aggrava i cittadini, la finalità che sia esercitato il potere dalla Regione e anzi noi diciamo ancora meglio dai Comuni e non dallo Stato, viene completamente frustrato, perché andiamo ad ulteriori passaggi di carte che poco giovano al paesaggio e molto alla volontà di potere di qualche burocrate. Anche la questione del patrimonio archeologico, artistico e storico e chiaramente norme di attuazione che diano effettivi poteri alla Regione sono opportune e così anche nello spettacolo. Ricordiamo che il patrimonio archeologico della Sardegna è un unicum e in particolare il patrimonio archeologico nuragico ma direi anche quello altomedioevale e necessita di una normativa regionale in materia e anche di studi particolari, di istituti particolari, di una risposta anche ad una richiesta turistica che ci può essere per visitare cose che non possono essere visitate in nessuna altra parte del mondo. Credo importante anche il Punto C dell'articolo 4 perché si volta pagina rispetto ad un atteggiamento che il Governo ha tenuto sulla materia, ci hanno portato alla Corte Costituzionale, la Corte Costituzionale ha risposto con una sentenza molto restrittiva e il Governo fa capire che il suo atteggiamento è mutato, e che la questione della lingua e della cultura dei sardi merita rispetto, merita l'approfondimento, merita la dignità di insegnamento e credo che il Consiglio regionale che affronterà a breve termine l'argomento possa da questo punto anche trarre ispirazione. La materia dei trasporti, al di là degli impegni aditi per le ferrovie e ai nuovi impegni per le strade ottiene per la prima volta una dignità di riconoscimento di uno slogan che la Regione ha sempre portato avanti perché è sempre restato slogan quello della continuità territoriale. Il Governo non si è impegnato molto a onor del vero in questa intesa, però per la prima volta il Governo parla di continuità territoriale ed è una cosa essenziale, è rendersi conto che l'insularità della Sardegna è un ostacolo ad una vita civile ed economica dei sardi conforme a quella dei cittadini europei, credo che questo principio dobbiamo approfondire e portare avanti. Essenziale anche il Punto B dell'articolo 5, la zona franca, però su questo punto è da notare che il Governo riconosce l'importanza di zona franca, auspica la zona franca però rimette alla Regione la determinazione di un progetto, credo che sotto questo profilo la Regione sia gravemente carente, io con altri colleghi abbiamo sollecitato, abbiamo portato una mozione in Consiglio che non è stata discussa, questa mozione intendiamo riproporre chiaramente con gli aggiornamenti derivanti dalla mutata situazione e credo che la Regione debba dotarsi immediatamente di un progetto di idee chiave. Sappiamo bene che non è riproponibile pari pari la zona franca della Corsica perché vi è un problema di risorse finanziarie della Regione, per cui il problema della zona franca è legato all'assetto del bilancio regionale e al reperimento delle risorse, per cui probabilmente occorre puntare di più sulle esenzioni doganali e delle imposte indirette, anziché su esenzioni delle imposte dirette cioè se esenzioni di imposte dirette possono avvenire, possono avvenire solamente per iniziative assolutamente nuove cioè come rinuncia ad ulteriori acquisizioni finanziarie, non certo come rinuncia alle finanze e tra l'altro credo che vada definito in modo più chiaro il problema delle compartecipazioni regionali ai tributi erariali che in taluni casi ha dei buchi tali che gran parte del reddito prodotto in Sardegna sfugge poi fiscalmente alle casse della Regione. Da questa intesa e in particolare da quest'ultimo punto si desume che l'intesa non è un punto di arrivo ma è un punto di partenza, punto di partenza che esige chiaramente sforzi dal Governo, ma esige anche sforzi propositivi della Regione, da parte del Consiglio e della Giunta perché chiaramente nessuno ci regala niente, occorre anche la buona volontà governativa evidenziata da questa intesa ed è la prima volta dopo tanti anni che emerge, occorre approfittarne e cercare di concretizzare certi principi validi che nell'intesa sono contenuti. Per cui io credo che l'intesa vada vista come inizio di un lavoro intenso, di un lavoro produttivo senza doverci ancora dilaniare fra alternative varie, occorre una capacità decisionale del Consiglio e della Giunta su tanti problemi, credo che la Sardegna esiga risposte e credo che anche il dialogo con il Governo esiga una posizione chiara su tanti argomenti da parte della Regione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bertolotti . Ne ha facoltà.
BERTOLOTTI (F.I.).Signor Presidente, colleghe e colleghi, quando ho letto sulla stampa la notizia dell'avvenuto accordo tra Governo e Regione, sono rimasto stupito, si parlava con enfasi di 5 mila miliardi, di accordo storico, di soldi veri, di nuova rinascita, pensavo che finalmente fossimo riusciti ad ottenere ciò che per tutti questi cinquanta anni non c'era stato riconosciuto dal Governo dello Stato, poi in Aula c'è stato consegnato questo documento, lo stesso documento che è stato consegnato ai sindacati che ne hanno preso visione e hanno espresso a loro volta qualche ragionevole dubbio; e allora si è avuto modo di verificare quale era l'esatto contenuto, che cosa era esattamente scritto in questo elenco. Stranamente un elenco tirato fuori a pochi giorni dalle elezioni amministrative, e nell'ambito politico amministrativo ovviamente non si può parlare di par conditio perché questa è riservata soltanto agli organi di stampa, ma l'evidenza dello spirito elettoralistico di questo atto appare evidente e sfrontatamente offensivo della intelligenza del popolo sardo. Se ne sono accorti persino i sindacati che non hanno rinunciato a evidenziare la loro scettica insoddisfazione per tale accordo. Curioso che poi ai sindacati qualche Assessore abbia dedicato espressioni di riprovazione per il fatto che tale giudizio sia stato espresso prima della scadenza elettorale. Come dire:"noi possiamo", noi Giunta e maggioranza intendo dire, "fare proclami e attività smaccatamente e demagogicamente elettoralistiche", ma è vietato esprimere critiche o evidenziare i contenuti veri, se esistono di documenti come questi. E quali sono questi contenuti? Cose vecchie, riproposizione di vecchi schemi, di vecchie logiche che sono all'origine e genitrici della grave situazione di crisi economica e occupazionale e di sottosviluppo della nostra Isola. Non vi è una sola indicazione o iniziativa alcuna per la promozione di autosviluppo, di valorizzazione delle risorse umane e professionali dei sardi, di promozione di cultura imprenditoriale, di rimozione delle cause che ci tengono lontani prima di tutto dall'Italia e poi dall'Europa. Anzi, vi viene spudoratamente evidenziata una logica autocolonialista, laddove si parla della ricerca di investimenti da parte di imprese esterne al territorio insulare, non un accenno alla crescita e allo sviluppo della imprenditorialità locale. Si dice poi che la Regione autonoma della Sardegna ha individuato le azioni prioritarie da porre in essere per il superamento delle cause che limitano il proprio sviluppo socio economico. Vorrei capire dove sono contenute queste azioni prioritarie, prioritarie rispetto a che cosa, esiste forse un piano di sviluppo regionale, non dovrebbe essere forse compito di questo Consiglio e di quest'Aula individuare queste azioni e questo piano complessivo? Si è parlato del discorso metano. Mille e cinquecento, duemila miliardi che dovrebbero venire in Sardegna. A parte il fatto che non vengono in Sardegna perché la metanizzazione non sarà certo gestita da questo Consiglio regionale. Ma qual è il vero contenuto di questo accordo. E' quello che Prodi toglie con un colpo di scure a questo Consiglio e alla istituzione regionale il potere di decidere quale tipo di impianto debba essere realizzato in Sardegna per portarci il metano. Questa è la vera logica di questo accordo. Non un favore all'isola, alla Sardegna ma in realtà alla SNAM e alle imprese di Stato. Probabilmente nell'ottica della privatizzazione di qualche impresa di Stato; Prodi è un maestro nella privatizzazione di imprese di Stato, e sappiamo come le fa; ma è un accordo che non toglie alcun dubbio su quelli che sono i nodi strutturali di fondo. Smettiamola con la favola che il metano, siccome costa meno da altre parti, possa avere gli stessi costi nella distribuzione in Sardegna. Il metano costa meno da altre parti perché ci sono altre situazioni di carattere geografico, di carattere di insediamenti produttivi e di insediamenti civili che fanno sì che quella energia costi meno da altre parti. Io mi chiedo, e vorrei sapere, quanto nelle progettualità che sono state sviluppate è previsto il costo reale ai sardi; chi dovrà fare la gestione di questo impianto, se questo impianto potrà essere considerato produttivo e portatore di utili a chi dovrà fare la gestione, o se invece sarà un'altra delle strutture deficitarie e che avrà un costo. Allora questo costo aggiuntivo vorrei capire chi lo dovrà pagare, se così dovrà essere. A fronte poi del riconoscimento del ritardo dello Stato nel creare situazioni di equilibrio si è parlato di una riduzione del costo della energia per un periodo transitorio per la durata della realizzazione del progetto. Non è contenuto la specifica nell'accordo che è stato sottoposto alla nostra attenzione, sulla stampa si faceva riferimento a un abbattimento dell'IVA sui costi energetici. Anche qua una logica che non ha riferimento all'autosviluppo e alla promozione di sviluppo endogeno. L'abbattimento dell'IVA comporta sì un beneficio limitato per le nostre famiglie, un risparmio di qualche decina di migliaia di lire al mese, che sicuramente serve a facilitare e a migliorare le condizioni di vita delle famiglie sarde, ad aumentarne parzialmente la capacità di consumo, la propensione al consumo, ma questo sappiamo che cosa significa per quest'isola che importa tutto. Significa dover fare ulteriormente ricorso alle importazioni, e quindi certamente non a logiche di sviluppo e di autoproduzione. Diverso sarebbe se questo abbattimento fosse sulle tasse di fabbricazione della energia; a questo punto i benefici andrebbero a ricadere anche sulle attività di carattere produttivo, mentre l'IVA non ha ripeto nessun vantaggio essendo una partita di giro che le imprese si mettono in detrazione e non un costo nel bilancio delle imprese. Continua l'accordo con l'accenno al discorso della viabilità. Qua si fa un elenco di interventi. Francamente io mi ricordo, prima della campagna elettorale del '94, di una intervista con enfasi dell'allora Assessore Barranu il quale annunciava ai sardi di aver trovato in chissà quali angoli della Regione la bellezza di 800 miliardi per realizzare alcune opere tra le quali tutto, o meglio, gran parte dell'elenco delle iniziative che sono state messe qua. Mi sembra che si stia un po' giocando come facevano alcuni generali, nel periodo immediatamente precedente allo scoppio della seconda guerra mondiale, per suscitare nel popolo italiano il pensiero e l'idea di essere una grande forza militare, facendo grandi parate e spostando gli stessi schieramenti e le stesse armi da un posto all'altro. I famosi aerei di Mussolini che erano sempre gli stessi ma che davano l'idea che l'Italia fosse piena di armi e pronta a scendere in campo alla pari delle potenze internazionali. Diverso senso avrebbe avuto, signor Presidente, un impegno del governo a delegare alla Regione sarda le competenze che attualmente sono dell'ANAS, magari una regionalizzazione dell'ANAS, e al conseguente trasferimento di fondi in proporzione alla superficie territoriale della Sardegna per dotare la stessa Sardegna delle infrastrutture necessarie a raggiungere gli stessi standard che in tutto il resto d'Italia e dell'Europa altri cittadini hanno. Raggiungere cioè quei criteri di uguaglianza che tante volte ci sono stati negati. Tralascio alcuni altri passaggi; ma certamente non può non suscitare qualche breve cenno di ironia il passaggio sul discorso del Ministero della Funzione pubblica e degli affari generali laddove poi andiamo a leggere non più di alcuni giorni, fa sul Bollettino Ufficiale della Regione, che lo Stato ha ricorso nei confronti della Corte costituzionale per impedirci di avere quelle competenze cui qui si fa riferimento. Lo Stato come altre volte è successo, e cito il discorso della legge sulla istituzione delle province, avrebbe potuto tranquillamente dimenticarsi che potevano esistere delle norme anticostituzionali o in contrasto con i propri poteri in quella legge e far passare quella legge riconoscendo automaticamente all'isola questi poteri. Altre parti sono del tutto generiche: la continuità territoriale, la riproposizione di un criterio di parole che sono contenute in tutti i programmi delle Giunte regionali che si sono succedute, dal dopoguerra ad oggi. La zona franca: si ha paura, lo leggo purtroppo anche nel discorso dell'onorevole Bonesu, si ha paura della libertà di impresa e si dice che è meglio non rinunciare a determinate entrate da parte della Regione perché ci porterebbe problemi di carattere di bilancio. I problemi di bilancio della Regione sarda, non ce lo dimentichiamo, sono costituiti da un fatto che ben il 65 per cento del bilancio è destinato ad interventi di carattere sociale, è un'incidenza così elevata, a fronte del fatto che abbiamo un tasso elevato di disoccupazione, che non abbiamo una produzione sufficiente da parte della nostra Isola e questo ci comporta, ovviamente di doverci occupare di logiche di carattere assistenziale. Un discorso di zona franca comporterebbe un aumento delle capacità imprenditoriali della Regione sarda, un aumento della produttività, una diminuzione della disoccupazione, per cui tutti questi problemi legati a far ricadere i vantaggi di carattere fiscale sull'IRPEF anziché sull'IVA non riesco francamente a vederli, perché questo comporta una riduzione degli oneri di bilancio nei confronti dello stato sociale, automaticamente perché avremmo necessità, ovviamente, di minor assistenza ai sardi che non sarebbero più disoccupati. Per cui non abbiamo paura di dare ai sardi le libertà che meritano; evitiamo di dover continuare a doverli tenere nel giogo e nel ricatto delle amministrazioni pubbliche e dei fondi pubblici. Dal punto di vista politico appare molto strano, signor Presidente, che in certi momenti cruciali, laddove all'orizzonte sembra balenare, non dico vento, ma brezza di crisi, e lei non faccia altro che questi viaggi a Roma, ce ne ricordiamo un altro, quello con l'onorevole Dini, salvo poi aver evidenziato allora, da parte dell'opposizione di Forza Italia, che Dini stava ormai per dare le dimissioni e che quello non poteva che essere e apparire come un'iniziativa del tutto vana e soltanto portatrice di propagandismo. Ma dicevo di questi suoi viaggi a Roma in strane occasioni e allorquando ci stiamo apprestando a scadenze particolari. Così come appare strano, in questi ultimi giorni, un certo strano attivismo assessoriale di apparire sulla stampa attraverso iniziative, attraverso evidenziazioni di cose secondo qualcuno fatte, salvo poi vedere che la maggior parte delle volte sono cose fatte da questo Consiglio, quasi che tutti gli Assessori si siano dati i termini per avviare una campagna elettorale, nella paura di non dover essere riconfermati, sempre nell'ottica di queste brezze di crisi. Questo documento, infine, appare solo come una riproposizione, con visto dell'onorevole Prodi, che sembra qui svolgere le funzioni di notaio, semplicemente una riproposizione del suo programma, onorevole Palomba, ma i programmi vanno realizzati, non solo enunciati, e per avere il consenso e il diritto a riottenere mandati di governo. Fino ad oggi noi ce li siamo visti soltanto enunciati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.
LOCCI (A.N.). Molto brevemente, signor Presidente, per iniziare con alcune considerazioni di ordine politico che sono condivisibili e sulle quali avrei, per esempio, aver voluto sentire, in maniera più approfondita, il collega Bonesu. Credo che sia molto importante e interessante il dibattito, lo abbiamo appena terminato in sede di tavolo delle regole, cioè quel tavolo che ha cercato di porre in essere, di individuare quei motivi di specialità della nostra Regione. Mi pare che in questo caso la Giunta regionale da un lato e lo Stato italiano dall'altro, partendo dal presupposto che la Regione è investita da una grave crisi socio-economica, lo abbiamo già detto altre volte che la nostra Isola è un'isola a ritardo di sviluppo, classificata anche dall'Unione Europea, le cause di questi ritardi e di questa crisi economica sono stati individuati, a nostro modo di vedere, correttamente, nel fatto che vi sono ragioni geografiche che sono rappresentate dall'insularità e dalla collocazione dell'Isola al centro del Mediterraneo occidentale. Ecco io non so a cosa possa servire questo accordo di programma, però, come Alleanza Nazionale, riteniamo che forse questo è un punto di non ritorno, è un punto nel quale dobbiamo focalizzare, in via definitiva, le ragioni della nostra specialità. Quindi, sotto questo aspetto, credo che la premessa sia molto importante. Non vengano più i sardisti a raccontarci di questioni ideologiche dei popoli, delle lingue e delle culture, che pure sono importanti, ma che non attengono alle ragioni della nostra specialità; almeno non sono state recepite né dalla Giunta, in sede di trattazione dell'accordo, e tanto meno dallo Stato e, su questo punto, Alleanza Nazionale si trova pienamente d'accordo. Le ragioni della specialità, d'ora in avanti, andranno focalizzate e definite per quello che riguarda l'insularità. Quindi ragioni geografiche, rappresentate dall'insularità della Sardegna e dalla sua posizione centrale nell'ambito del Mediterraneo. Mi pare che questo sia un principio importantissimo e fondamentale dal quale occorrerà muoversi, con ragioni pragmatiche, d'ora in avanti, per trovare le soluzioni e trovare posizioni di riequilibrio in una Regione che ha ritardi di sviluppo nell'ambito dell'area mediterranea. E quindi occorre trovare i correttivi per le ragioni del ritardo di sviluppo nelle quali si trova la nostra Regione. Uno di questi correttivi viene riaffermato, non avrei mai pensato che il collega Bonesu enfatizzasse, che nell'ambito di questo accordo finalmente lo Stato si accorgesse dell'articolo 13 dello Statuto speciale; pensavamo che l'onorevole Bonesu e quindi gli amici sardisti, quanto meno volessero ascrivere a sé, alle loro battaglie, il fatto che ormai questo fosse un argomento già conosciuto a Roma, il fatto invece che l'articolo 13 dello Statuto speciale della Sardegna, che dice che lo Stato, con il concorso della Regione, deve disporre di un piano organico per la rinascita economica e sociale della Sardegna, credo che limitarsi a richiedere, così come si è fatto, un nuovo finanziamento di un piano di rinascita, io credo che non sia la soluzione dei mali che abbiamo davanti; non sia lo strumento, di per se stesso, che riequilibri quei gap che abbiamo prima enunciato sull'insularità della nostra terra. E allora la Regione è ora che si doti essa di un piano che possa ritenere di rinascita per lo sviluppo economico e sociale della nostra Isola e vada poi, sulla base di questo piano credibile, che possa contenere le analisi, le scelte e le soluzioni dei problemi fondamentali dell'Isola e questo piano sottoponga all'attenzione dello Stato, in virtù dell'articolo 13 dello Statuto speciale. Non si può andare a rivendicare a Roma, in maniera credibile, il finanziamento di un nuovo piano di rinascita che non esiste. Io credo che non sia serio che una Regione vada a rivendicare il finanziamento di una direttrice di sviluppo che ancora non si è data. E allora io non urlerei tanto, credo che i sindacati in questo ci siano stati d'aiuto, abbiano già sgombrato il campo dal fatto che le nostre critiche possano apparire critiche di circostanza ma, purtroppo, le nostre critiche sono critiche di sostanza. Questo è un accordo che manca a monte di un progetto di sviluppo, di un programma di sviluppo credibile per la Sardegna. E allora le questioni sono tre: i trasporti, l'acqua e l'energia. Aggiungo l'acqua, Presidente. Io credo che i colleghi, i presidenti di Commissione, il Presidente del Consiglio, vorranno ricordare e purtroppo dovremo ricordarci a breve, quando la siccità, che sta ricominciando la sua corsa verso di noi, che noi abbiamo buttato via il tempo che avevamo a disposizione per varare la riforma del governo delle acque. E ancora su questo io credo che non potremo andare a Roma a chiedere acqua, Presidente, perché a Roma ci possono dare qualche quattrino ma non ci possono aprire i rubinetti. Se l'acqua non ce l'abbiamo e non la sappiamo governare quando Dio ce la manda, credo che a Roma lei farà un viaggio a vuoto se andrà a chiedere acqua. E allora su questo io credo che il Consiglio dovrebbe fare un atto di responsabilità e verificare se è in grado di darsi una riforma, perché questa è una di quelle riforme che dipende esclusivamente dalla volontà e dalla capacità politica di questo Consiglio regionale.
L'altra questione che ci sta a cuore è la questione della metanizzazione; è un altro dei punti focali che riteniamo strategico, importantissimo per la possibilità di sviluppo della nostra Isola. Allora vogliamo, però, su questo argomento, tentare di essere concreti e di dire ciò che pensiamo fino in fondo. Di metanizzazione ormai sono anni che si parla; sono anni che si sono già conclusi altri accordi di programma, Presidente. Io ho visto un accordo di programma concluso, credo, nell'area di Porto Torres alcuni anni fa, che parlava ancora di polo criogenico, e anche quello mi pare che non abbia avuto grande seguito. Diciamo anche che non ci siano preparati neanche in questa occasione ad andare a trattare con lo Stato un argomento così complesso, così difficile, con un progetto di riferimento chiaro da sottoporre all'attenzione dello Stato. E io credo che forse sia mancato un presupposto, una richiesta che viene, sì, così, in maniera velata inserita in questo accordo di programma, ma che doveva essere forse il presupposto fondamentale per aprire un dialogo con lo Stato in questa materia. E cioè: ci viene detto nell'accordo di programma che l'ipotesi di metanizzazione necessita nella migliore delle ipotesi di 1.500-2.000 miliardi di finanziamento e che il tempo necessario per la realizzazione dell'opera è di cinque anni. Allora, io non vorrei che la Sardegna si dimenticasse di sé stessa per cinque anni; forse potremmo farlo in una situazione di economia solida, di economia forte, di economica in ripresa, di economia dinamica. Ci troviamo, invece, in una fase piena di recessione, ci troviamo in una fase di chiusura di migliaia di aziende, ci troviamo in una fase dove le aziende ancora stanno avviando processi di espulsione dal mondo del lavoro degli addetti, e io credo che questa Sardegna non possa attendere cinque anni per alcuno dei suoi problemi.
Allora, Presidente, io credo che noi a Roma avremmo dovuto chiedere una misura di carattere immediato che sarebbe dovuto essere uno dei presupposti per poter avviare una trattativa seria e credibile; una trattativa seria, credibile e percorribile, perché se lo Stato ha iniziato o ha avviato un processo di avvicinamento verso le esigenze della Sardegna, lo Stato può attuarlo con immediatezza, emanando intanto un provvedimento che riguardi la riduzione della imposizione fiscale sui prodotti energetici che in Sardegna vengono comunemente usati in luogo del metano. Io credo che questa sarebbe stata la prima e seria richiesta, e io stesso, Presidente, l'avrei applaudita rientrando in Sardegna. Le avrebbe dato credibilità, avrebbe dato credibilità alla Giunta, avrebbe dato credibilità allo Stato. Questa misura mi pare che non ci sia, questa misura mi pare che non sia stata anteposta ai tempi necessari per avviare un fantomatico e allo stato ipotetico processo di metanizzazione; questa misura che non è stata neanche presa lascia i sardi nella medesima condizione in cui si trovavano prima del suo viaggio a Roma.
Credo poi, ancora, che allo Stato ci siamo presentati a Roma alla maniera solita, in maniera devo dire qualunquista, facilona: siamo andati a bussare quattrini senza avere un piano per la metanizzazione. E' a Roma che, probabilmente, vi hanno detto "vi mandiamo un tubo, levatevi dalla testa tutto ciò che non siano tubi, e comunque ve lo mandiamo tra cinque anni, attrezzatevi per fare una gara internazionale", il che non è una cosa semplicissima, la gassificazione del carbone Sulcis ne sa qualcosa, il processo di privatizzazione non è ancora arrivato, è ancora in corso e anche lì abbiamo percorso quella strada, giusta, legittima, ma che necessita di tempi lunghi, ma ciò che è più grave e che rende aleatoria tutta l'operazione dell'accordo di programma è che la metanizzazione deve essere studiata, deve essere studiata ancora la rete di distribuzione in Sardegna, e la rete di distribuzione in Sardegna non può non tenere conto degli aspetti che riguardano la domanda di energia, non può non tenere conto che abbiamo una densità sia di ubicazione industriale, ma anche di ubicazione di vita civile, che è concentrata in tre aree in particolar modo, non possiamo non tener conto del fatto che i consumi energetici per la loro maggioranza vengono concentrati nell'area di Porto Torres e Fiumesanto, nell'area di Cagliari e nell'area di Portovesme, mentre rimangono sicuramente dei consumi molto bassi nelle aree diverse da queste. Alcuni che hanno avviato degli studi sulla materia dicono che forse, tolte le aree di Porto Torres, Cagliari e Portovesme, e forse quella di Ottana, la distribuzione del metano in aree diverse da queste avrebbe seri problemi di economicità. Allora, se questo fosse vero, se questo risulterà vero, se questo io credo sia vero, non incominciamo a millantare credito, se pure millantare credito politico, quindi non costituisce sicuramente reato, ma costituisce sicuramente un imbroglio nei confronti delle cittadinanze che attendono da noi una risposta verso questa direzione, perché dobbiamo dire da oggi che non siamo certi che il rapporto investimenti e ricavi possa consentire una rete di distribuzione del metano in tutta la Sardegna e soprattutto nelle abitazioni civili, con la eccezione delle aree dove c'è il maggior consumo, e puta caso sono le stesse aree che sono le più forti economicamente, a dispetto di quelle aree che oggi si trovano invece ad essere più deboli economicamente e socialmente, che si troveranno tagliate fuori anche da un progetto di metanizzazione della Sardegna.
Allora su questi temi io credo che occorrerà...non entro sugli altri argomenti che hanno già trattato egregiamente altri colleghi, sul fatto che il finanziamento è di là da venire, sul fatto che ci sono stati accordati cento miliardi, oltre ai cento che mettiamo a disposizione noi come Regione, non vorrei, però, Presidente, e su questo voglio lanciare un monito fin da ora, che finisse così come è finita varie volte, soprattutto nelle amministrazioni di sinistra, questo me lo consentirete: siete una coalizione malata di ingegneria e studi di fattibilità in genere, e allora non vorrei che questi cento miliardi alla fine dei conti in assenza di studi e di progettazioni sia della rete che della fattibilità economica della intrapresa, poi vadano a finire nelle tasche di qualche società amica che si occupa di studi di fattibilità e di ingegneria di ogni ordine e specie perché questa è la Regione che ha riempito molto spesso le tasche di molti ingegneri, bravissimi per carità, preparatissimi per carità, che hanno grandissimi studi che hanno avuto, loro sì, in Sardegna grande fortuna a dispetto della restante parte della Sardegna che altrettanta fortuna di quegli ingegneri non ha avuto. Allora su questo un richiamo forte all'opposizione ma al Consiglio tutto sulla sorveglianza che dovremo fare sull'uso che verrà fatto di questi cento miliardi perché desideriamo ardentemente che questi ingegneri per una volta stiano calmi, stiano buoni perché sono di reddito già alto e non hanno necessità di gettare le mani anche su questi quattrini, e invece speriamo che da queste finanze si avvii un processo serio, un processo credibile, allo stato siamo solo all'ipotesi, ha ragione Giuliano Murgia, forse non abbiamo necessità di gioire tanto, in fondo stiamo ragionando su un progetto che, se fosse anche realizzato e tale non è, ci metterebbe al pari della Calabria il che credo che per la Sardegna non sia certamente un vanto. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (Gruppo Misto). Io vi ringrazio, Presidente e colleghi, per l'attenzione che volete dedicare ad un intervento che si ripromette più che di dare un giudizio su un testo, su un accordo, sull'operato della Giunta, vorrebbe andare alla ricerca di chiarire qualche punto che mi sembra ancora importante rispetto a questa vicenda, e cercare di dare un contributo per trasformare la discussione su questo episodio del confronto Stato-Regione in un momento di costruzione di un processo più ampio di programmazione e di risposta ad alcune esigenze fondamentali della Sardegna. Io penso che ci sia una questione prioritaria che è posta dal testo dell'accordo e dall'osservazione di quanto avviene più in generale nella nostra Regione, cioè il capire che posizione ha questo testo, insieme con altri accordi che sono stati fatti a livello più specifico territoriale, per esempio quello del Sulcis, in presenza di altri accordi che vengono stipulati per quanto riguarda il nuorese, le zone interne della Sardegna o di altri che vengono rivendicati da altre zone. Che cosa voglio dire? Che sembrerebbe dalla lettura del testo che qui ci troviamo in una sorta di accordo stralcio che dovrà essere finalizzato - dice l'accordo - alla realizzazione di un piano pluriennale di intervento sul territorio. Sembrerebbe di capire che questo piano pluriennale di intervento sul territorio dovrebbe essere, secondo la consuetudine e la logica programmatoria della nostra Regione, un'attuazione dell'articolo 13 dello Statuto, però ci sono dei riferimenti normativi in questo accordo diversi da quello e che sembrano prospettare un cambiamento in quella direzione. Allo stesso modo, che non si fa cenno al fatto che ci troviamo in vigenza di un piano, la legge "402" di attuazione sia pure molto parziale e limitata dell'articolo 13 dello Statuto e per il quale sono state programmate la spesa delle prime due annualità, è scaduto il tempo della terza e della quarta annualità senza che ancora ci siamo incamminati su quella strada. Non sono questioni soltanto formali, sono questioni direi sostanziali di ordine e di coordinamento delle varie attività amministrative e di predisposizione, non solo al Consiglio, ma alle amministrazioni locali e alle autonomie locali e agli enti locali di una maggiore chiarezza sulla distribuzione delle risorse sul progetto complessivo che abbiamo davanti, in assenza del quale oggi ci troviamo in difficoltà anche zona per zona della Sardegna a capire a che stadio si è della vertenza della Regione in certi casi, con lo Stato in certi altri, in quale stadio siamo nella distribuzione delle risorse finalizzate allo sviluppo della Sardegna anche ai fini del riequilibrio territoriale. Io porrei una prima esigenza che la Giunta si impegna a fornire, come dire, un quadro sinottico di quanto sta avvenendo con tutti questi strumenti, una individuazione delle risorse in campo, quelle spese e quelle non spese, e quelle da spendere e quelle che si stanno rivendicando, in modo tale da capire con chiarezza anche a che livello siamo in termini di territorializzazione della spesa e in termini di risposta ai singoli territori perché francamente, se io fossi nei panni di un amministratore del nuorese che vuole capire se avrà i soldi sull'accordo di programma, sul patto territoriale già fatto o su tutti e due o su qualcos'altro ancora, sarei un po' in imbarazzo per capire effettivamente a questo punto dove sono, lo stesso per il Sulcis, lo stesso per quanto riguarda il contratto d'area. Siamo in una situazione in cui non riusciamo a concludere un'intesa, a individuare e a cercare di precisare uno strumento di intervento sul territorio che in qualche modo siamo già superati dall'irrompere di altre forme di accordo che con un grande attivismo scavalcano quella precedente, per cui ci troviamo in situazioni che contemporaneamente devono gestire un accordo di programma già fatto negli anni scorsi e da rilanciare, un patto territoriale ad un discreto livello di elaborazione, un contratto d'area prossimo venturo, senza un coordinamento tra questi strumenti e ripeto senza un quadro generale di riferimento regionale che ci faccia capire a che punto siamo. Questo io lo riterrei importante anche per sfruttare una fase che mi sembra interessante e importante del confronto tra Stato e Regione per quanto ci riguarda, perché si può sminuire la portata di questo accordo come di altri interventi del Governo nei confronti della Sardegna e del mezzogiorno, ma sempre che si abbia presente che siamo in una fase di ripresa di investimento e di ripresa di interesse sulla questione meridionale dopo un lungo periodo di latenza dove tra la fine della legge "64" e dell'efficacia della legge "64", l'avvio della "488" e degli altri provvedimenti che riguardano i problemi dell'occupazione e del sottosviluppo, sono passati cinque anni di vuoto assoluto nei quali per esempio la nostra Regione ha dovuto operare ricorrendo esclusivamente, parlo di incentivazione industriale, alla legge numero 17 per la Sardegna centrale e alla legge numero 121 per le aree dismesse. Oggi c'è una ripresa di flussi finanziari e non un'alluvione di danaro e via dicendo però una certa possibilità di sviluppo la si intravede da diverse parti, l'Assessorato dell'industria ha fatto presente la quantità di investimenti previsti sommando le richieste esistenti sulla "488" e sulla "17" e su tutte le leggi di incentivazione regionale e si vede che potremmo considerarci in una fase congiunturalmente alta di investimento industriale sul quale fondare anche un ulteriore sforzo della nostra Regione per cercare di cogliere un momento favorevole che sicuramente non è destinato a durare all'infinito, poi tornerò sul problema dei cinque anni che il collega Locci ha posto perché mi sembra un fatto molto importante per quanto riguarda le prospettive di sviluppo della nostra Regione e i problemi dell'economia che abbiamo. Per quanto riguarda il metano a me è capitato di uscire anche sulla stampa non per ridimensionare l'importanza del metano ma per ridimensionare le aspettative eccessive che su questo aspetto possano crearsi e possano indurci in uno stato di pigrizia amministrativa, di attesa, finché dei benefici indotti da questa importante infrastrutturazione del nostro territorio senza affrontare con decisione altri aspetti. Ora però starei anche attento perché dal testo dell'accordo non è del tutto chiara la natura dell'impegno del governo. Che cosa voglio dire? Ci sono troppi spazi ad interpretazioni di questo genere. Cioè che ci sia un impegno importante del governo per quanto riguarda il metano, che l'attuazione di questo impegno è in qualche modo subordinata a ulteriori calcoli, verifiche di fattibilità, scelte tecniche, calcoli anche dei costi economici. Ora siccome mi era capitato di sentire il Presidente Prodi dire che certamente si impegnava sul metano, a parte che questo impegno rispettasse i necessari parametri di economicità, di fattibilità e le necessarie garanzie tecniche, non vorrei che assunto solennemente questo impegno, rientrassero dalla finestra della fattibilità tecnica, del conteggio più dettagliato della economicità della distribuzione del metano in Sardegna, delle considerazioni negative tali da indurre il governo a ripiegare su altri fronti. Se andiamo su questo terreno io sono convinto che il metano non si fa in Sardegna, perché da un punto di vista rigorosamente economico, da un calcolo stretto dei costi e dei benefici, per le ragioni che sono state già dette da molti colleghi, o il metano entra con decisione nei programmi dell'ENEL, e allo stato attuale non si capisce se questo c'è ancora dentro, ma se è un problema che riguarda gli usi civili e industriali della Sardegna sicuramente duemila e cinquecento miliardi e passa non hanno una giustificazione economica in senso stretto. Cioè non sono giustificati dall'entità del consumo previsto nella nostra Regione nella più rosea delle ipotesi. Allora o il metano con chiarezza viene dato alla nostra Regione sotto la voce, diciamo, diritti di cittadinanza dei sardi, cioè necessità di uguaglianza con altre regioni dell'Italia a prescindere dal costo economico, così come non credo che nessuno contesti che nel più sperduto paese della Sardegna o dell'Appennino arrivi il telefono o la luce elettrica, senza guardare se poi le bollette ripagano le spese per quella linea, o si entra su questo terreno e si dice che il metano ci deve essere perché è un diritto di cittadinanza dei sardi, se si scende sul terreno della valutazione economica più puntuale della fattibilità a mio avviso ci si muove su un terreno pericoloso, perché una volta che si inizia a fare i conti i conti bisogna rispettarli e vederli fino in fondo, e non si possono truccare le carte su questo terreno. In sostanza dicevo ci sono delle zone d'ombra che possono in qualche modo far scappare dalla finestra il metano, che poi è una materia molto volatile e molto più leggera dell'aria. L'altro problema, che a mio avviso aiuterebbe una decisione positiva del governo in ordine alla metanizzazione, è quello della anticipazione da parte dello Stato dei benefici del metano attraverso la defiscalizzazione o comunque una riduzione dei costi dei combustibili attualmente e prevalentemente usati nella nostra regione. Qui purtroppo è una battaglia che non è stata fatta in passato anche perché i più ardenti sostenitori del metano erano convinti che sarebbe stata in contraddizione con la vertenza per il metano, cioè il fatto di anticiparne i benefici secondo taluni avrebbe ridotto la spinta dei sardi per avere il metano. A mio avviso il ragionamento è contrario, perché se è vero che ci sono cento miliardi di differenziale della bolletta energetica della Sardegna per l'assenza del metano, se è vero che questi cento miliardi debbano essere posti a carico dello Stato, noi stiamo creando un ragionevole motivo al governo per darci il metano anziché continuare a pagare all'infinito questi cento miliardi, che poi possono crescere nella bolletta man mano che si ha una incentivazione. Ma la seconda ragione fondamentale è che aspettare i benefici del metano o di altre opere pubbliche intanto non è possibile per quelle aziende che oggi sono in deficit perché pagano troppo l'energia. Sono convinto che andando di questo passo, senza una soluzione, anche aziende estremamente interessanti come la Terre Cotte di Guspini, rischiano di chiudere perché nel frattempo pagano un miliardo in più all'anno di energia elettrica rispetto ai loro concorrenti. Un'azienda non ha i tempi dello Stato, della Regione, del Consiglio regionale, ha i tempi dei propri bilanci e i tempi dei costi estremamente elevati e, come loro, parecchie altre industrie della nostra regione, e non solo industrie; perché è un problema che riguarda grossi settori, i più avanzati, della agricoltura, perché il riscaldamento delle serre per esempio è un altro dei settori dove si paga un alto differenziale energetico. Quindi urgente, questo sì, anche a stralcio di un piano più generale, è un intervento che ci consenta di affrontare questo problema. Anche perché cinque anni di attesa, in settori industriali, sono un periodo infinitamente lungo. In cinque anni cambia alcune volte la congiuntura, per esempio, nel settore delle costruzioni, della ceramica, dei materiali che più direttamente sono legati all'utilizzo del metano. Non è affatto vero che tra cinque anni, quando sarà disponibile il metano, magari esista un interesse a crescere dell'industria della ceramica; per allora l'industria della ceramica si sarà riorganizzata e ristrutturata, se ha bisogno di crescita l'avrà trovata in altri luoghi diversi dalla Sardegna, perché se è vero che qui abbiamo una vocazione molto importante non siamo gli unici al mondo; gli emiliani, per dirla francamente, avranno organizzato in modo più stabile, in modo più economico il loro approvvigionamento di materie prime dall'isola, dove stanno comprando cave e stanno riorganizzando il trasporto e tutti questi aspetti, e quando avremo il metano magari scopriremo che non c'è più l'interesse dell'industria della ceramica ad una localizzazione in Sardegna. Altra cosa è avere subito uno sconto energetico che, per gente molto pratica e poco ideologica come sono normalmente gli imprenditori, può rappresentare quello che manca davvero per una localizzazione nella nostra Regione. L'ultimo punto che volevo affrontare riguarda il rapporto tra queste rivendicazioni e più in generale il progetto di sviluppo della nostra Regione. Senza ombra di equivoci io ritengo di grande importanza le questioni che si stanno affrontando: energia, trasporti, il problema dell'acqua, che è stato ricordato e che continua ad essere estremamente rilevante e drammatico in una zona della Sardegna, il Sulcis, che non beneficia neanche della improvvisa abbondanza di piogge della nostra Regione, e che comunque non ha delle scorte sufficienti per affrontare una siccità un po' lunga e per riuscire a soddisfare il fabbisogno delle industrie. E' già una situazione drammatica. Però sono anche convinto che sarebbe illusorio e fuorviante attribuire alla soluzione di questi problemi un effetto benefico in sé. Ho già ricordato che i grandi miti della nostra rivendicazione, la continuità territoriale, la disponibilità del metano, la disponibilità di infrastrutture stradali di un certo genere, sono un fatto ordinario per tutto il Mezzogiorno d'Italia, tranne che per la Sardegna, da parecchi e parecchi anni. Questo non ha impedito il crescere di differenziali di sviluppo rispetto ad altre zone che certamente non trovano nella infrastrutturazione materiale la ragione del loro sviluppo. Attardarsi sulla convinzione che bisogna aspettare la strada, o cose del genere, per consentire uno sviluppo, ormai cozza sia con la cultura economica più avanzata, moderna, che invece attribuisce una grandissima importanza ai fattori immateriali dello sviluppo: la qualità della pubblica amministrazione in primo luogo, ma direi la capacità di risposta puntuale su tutti i temi dello sviluppo, al sistema in generale, al credito, al compito della formazione e via dicendo. Cioè la creazione di un'atmosfera positiva favorevole all'industria e, soprattutto, una considerazione del tempo, dello scorrere del tempo assolutamente diverso da quello prevalente in Sardegna. Io credo che ci sia una zona grigia tra l'annuncio e lo stanziamento, in qualche caso, di fondi per delle opere e la loro effettiva realizzazione e l'effettiva erogazione ai cittadini dei benefici derivanti da questi stanziamenti. Noi abbiamo un grandissimo interesse, come politici, all'effetto annuncio, che è connaturato all'immagine, a tutta l'importanza che questi aspetti hanno per le fortune politiche del nostro partito, della nostra coalizione e anche personali, c'è uno straordinario disinteresse all'effettiva effettuazione delle opere invocate. Noi oggi, in Sardegna, avremmo tutte le condizioni per conoscere una sorta di boom economico se solo riuscissimo a trasformare in cantieri aperti la metà dei soldi già destinati alle opere più volte citate da tutti quanti. Lo stesso riguarda l'incentivazione industriale, dove anche lì i tempi tra la decisione del finanziamento e l'effettiva erogazione alle imprese sono estremamente lunghi, così come sono lunghi i tempi delle istruttorie bancarie eccetera eccetera, io credo che in questa zona grigia, tra lo stanziamento, tra l'annuncio di un intervento e la sua realizzazione ci sia invece tutta la differenza tra il Mezzogiorno, tra la nostra Regione e le regioni progredite del nord Italia. Credo che su questo bisogna lavorare perché questi cinque anni non siano cinque anni di attese, credo che ci siano delle condizioni molto interessanti per suscitare energie nella nostra Regione, che sono venute alla luce anche con le recenti elezioni amministrative che hanno portato alla ribalta, in tantissimi comuni della Regione, delle figure politiche e amministrative giovani, diverse dal passato, con una stabilità nella loro amministrazione, diversa da quella della Regione. Cioè esistono le condizioni perché noi riusciamo a superare questa cultura dell'annuncio, dell'autoincensamento, per cercare di imboccare una strada di maggiore concretezza e maggiore beneficio per la nostra Regione.
PRESIDENTE. E'iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.-Progr.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, soltanto alcune considerazioni di carattere generale, anche se avremmo preferito che questa discussione oggi non fosse limitata al ragionamento dell'esame del protocollo d'intesa col Governo ma fosse collrgata ad un ragionamento più vasto su cui la nostra mozione tendeva, che era una discussione generale sui temi dello sviluppo, in quanto il protocollo d'intesa stesso, pur fissando alcuni paletti e orientamenti, tocca parzialmente quelli che sono i problemi veri dello sviluppo della nostra Isola, per cui questo protocollo d'intesa tende a dare risposte, peraltro anche molto, molto parziali, ad una piccola parte dei problemi che l'Isola comunque ha. Alcuni ribadivano il fatto che, più che a un protocollo d'intesa, siamo di fronte ad un serie di auspici, nel senso che siamo di fronte al fatto che si ribadisce che una serie di stanziamenti, peraltro già annunciati e consolidati, vengano ribaditi, per cui si ribadisce la disponibilità, soprattutto per quanto riguarda la viabilità, mentre per tutti gli altri aspetti vi sono tutta una serie di impegni, citati espressamente così: si impegna a valutare, si impegna a verificare, si impegna a constatare se vi sono o non vi sono le condizioni. Per cui siamo di fronte ad una serie di affermazioni che non rendono giustizia alle aspettative dei sardi, aspettative, io dico, anche di questo Consiglio. Due cosine sulla metanizzazione, che poi è il punto centrale di questo accordo: noi vediamo che questa questione è stata trattata, a mio avviso, in maniera molto parziale, in quanto per lo stato delle conoscenze in cui era la Regione, quando nel protocollo si dice che ancora è necessario definire i livelli della domanda, significa che, in effetti, questa partita è ancora totalmente aperta. La domanda è ben quantificata, a parte il lavoro che era già stato svolto dalla Regione, dove proprio sulla questione della domanda aveva sviluppato una serie di parametri, dove si vedeva esattamente quale può essere la domanda in Sardegna, quale può essere l'evoluzione, per cui i parametri che possono e devono essere rispettati per una metanizzazione dell'Isola. E questa questione, avendola lasciata aperta, lascia in me grosse perplessità, Presidente, perché vuol dire che la questione dei siti energetici e l'utilizzo del combustibile che dovrà essere utilizzato per far funzionare le centrali, è ancora tutto aperto. E noi sappiamo che le forze che questi grossi gruppi mettono in campo e questo, a mio avviso, significa che, sia da parte del Governo, soprattutto della Regione sarda, non sia ancora avvenuta una determinazione chiara e anche ferma rispetto ai combustibili che nelle centrali bisogna usare. Voglio ricordare che, per la centrale di Fiumesanto, per cui i due grossi gruppi da 340 megawatt era previsto l'utilizzo del carbone, voglio ricordare che la città, il territorio del Sassarese, ha rifiutato l'utilizzo di questa risorsa energetica, di bruciare carbone, per ragioni soprattutto di carattere ambientale, anche perché l'ENEL aveva intenzione di fare il più grosso centro carbonifero di tutta l'Europa proprio a Porto Torres, e per cui la questione di lasciare indefinito il livello della domanda quando comunque eravamo di fronte ad un impegno preciso dell'ENEL che diceva che avrebbe utilizzato il gas se esso sarebbe arrivato, lo ritengo altamente negativo. Oltre a questo voglio ribadire un concetto, peraltro già sollevato anche da parecchi colleghi, che è la questione della defiscalizzazione del costo dell'energia, per cui del costo dei combustibili in attesa che questo benedetto metano arrivi. Anche qui siamo di fronte ad un impegno di tipo generico e, di fronte proprio alle cose che sentivo in questi giorni, io seguo molte volte questa trasmissione di radio radicale, discussione alla Camera sul bilancio e le potenzialità del Governo e veramente mi lascia molto perplesso. Voglio dire, possiamo essere noi soddisfatti di fronte al fatto che ci sia qualcuno disposto ad ascoltare le nostre richieste? E' indubbiamente un passo avanti, però, scusate, noi potremmo esprimere la nostra soddisfazione quando le nostre richieste, anche se parzialmente, saranno accolte. Per cui siamo di fronte, invece, ad un atteggiamento diverso rispetto ai governi passati, indubbiamente, che dicevano no, questo Governo dice "ni", nel senso che è disposto a vedere alcune cose, però tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, tanto più che noi siamo in un'isola e in mezzo il mare c'è veramente.
Un'ultima considerazione, Presidente, mi permetta di farla sul punto c), quando si parla di interventi di riequilibrio territoriale. Io vedo che in questa parte vi è un impegno, forse l'unico, quello a rifinanziare l'importo di 100 miliardi per l'accordo di programma della Sardegna centrale, poi se non ho capito male, se non ho verificato male, è un'azione di riequilibrio, per cui un saldo di impegni precedenti, mentre tutto il resto rimane, e siamo sempre nel campo della verifica delle possibilità. Io voglio ricordare che soprattutto al terzo capoverso, quando si parla di valutare la sussistenza dei requisiti per la stipula dei contratti d'area e si parla dell'area Sassari-Porto Torres- Alghero, la Presidenza, proprio in fase di discussione del bilancio, si era impegnata a presentare un allegato, un collegato alla finanziaria. Perché? Perché questa delibera CIPE del 21 marzo 1997 di sicuro avrà efficacia se la Regione farà anche stavolta la sua parte, per cui metterà anche lei la sua quota di risorse. Ho citato questo terzo capoverso proprio perché è di mia conoscenza essendo consigliere di quella zona, ma io sono convinto che le stesse azioni e gli stessi riferimenti si potrebbero fare per altre zone.
Una cosa molto appropriata che mi sembra sia stata detta è quella della poca conoscenza che vi è da parte di questo Consiglio delle azioni che comunque sono state intraprese, sono state svolte dalla Giunta regionale, anche attraverso le stesse indicazioni del Consiglio, nel senso che noi abbiamo verificato una certa quantità di impegni, però, poi, abbiamo verificato che questi impegni non sono diventati nel concreto operativi, per cui la Giunta anche attraverso la 402 si era assunta l'onere di fare un check-up per avere una visione complessiva delle azioni che aveva posto in essere, per cui anche degli effetti che queste azioni avevano avuto nelle varie aree territoriali della Sardegna, però allo stato attuale non ci è dato ancora conoscere quant'è il livello di questi impegni, le azioni che hanno provocato nelle varie aree dell'Isola e i riscontri che si potranno avere, per cui quanto la nostra azione, l'azione della Giunta si ripercuote rispetto al rilancio dell'economia della Sardegna. Vedete, molte volte assistiamo anche attraverso i giornali che enfatizzano alcune notizie, io non dico per colpa dei giornalisti, probabilmente per colpa di come le notizie vengono loro trasmesse, dove si preannunciano azioni che potrebbero veramente dare un colpo efficace per cambiare alcune condizioni; poi, se andiamo a verificare a distanza anche di lungo tempo, per esempio un anno, vediamo che le stesse azioni annunciate non soltanto non hanno portato nessun beneficio, ma non hanno portato nessun beneficio perché quelle azioni non sono mai diventate concrete. Per cui sarebbe necessario veramente incominciare a fare un ragionamento più complessivo sullo sviluppo della nostra Isola, su come questo si deve indirizzare e soprattutto sul livello di efficienza della spesa che noi abbiamo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Fois. Ne ha facoltà.
FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, credo di poter sintetizzare abbastanza fedelmente l'andamento del dibattito di oggi dicendo che se tutti in linea di massima si sono trovati d'accordo sulla importanza delle questioni che formano oggetto del protocollo d'intesa, si sono manifestate delle divergenze piuttosto profonde sulla valutazione del contenuto e del modo con cui le questioni sono affrontate nel protocollo d'intesa. In sintesi, come ricordava anche efficacemente il collega Sassu, da una parte qualcuno insiste sulla svolta storica con cui il protocollo d'intesa ha voluto affrontare queste questioni, altri parlano di impegni vaghi, generici, di promesse elettorali e dicono, appunto, che sotto questo profilo il protocollo d'intesa rappresenta una riproposizione di documenti elaborati altre volte. Io, però, volevo prendere le mosse da questo mio breve intervento sottolineando, appunto, l'importanza riconosciuta da tutti alle questioni, non che siano tutte le questioni più importanti (qualcuno ha detto che anche il problema dell'acqua avrebbe dovuto essere evocato), però, sull'importanza delle questioni e in particolare sulla questione della metanizzazione, dei trasporti, della continuità territoriale e della zona franca, per insistere solo su alcune, credo che tutti abbiano detto che sono delle questioni vitali per lo sviluppo della nostra Isola.
Ora queste questioni importanti e complesse, è questo il punto su cui volevo richiamare un attimo la vostra attenzione, possono essere risolte soltanto attraverso un dialogo, una concertazione tra Stato e Regione, oppure, data la complessità delle questioni, dobbiamo coinvolgere, dobbiamo presupporre un necessario coinvolgimento di altri soggetti? Che cosa dice sotto questo profilo il protocollo d'intesa? Il protocollo di intesa di esplicito non dice molto. Ho trovato qualche riferimento, a parte gli accenni alla gara internazionale, nella parte relativa alla metanizzazione e in quella relativa ai trasporti, quando si accenna alla opportunità e alla necessità di reperire finanziamenti comunitari per realizzare quei determinati progetti. Non è molto sul piano dei riconoscimenti espliciti. E' certo che trattandosi di un protocollo d'intesa in cui i soggetti erano lo Stato e la Regione l'accento doveva essere posto sul ruolo, sui compiti, sugli impegni che direttamente lo Stato e la Regione assumevano per il raggiungimento di quegli obiettivi. Però c'è tutta una serie di implicazioni che nel documento sono presupposte quando si parla di tutte le azioni necessarie per poter raggiungere quei determinati obiettivi, che io vorrei brevemente esplicitare. Per quanto riguarda la metanizzazione non si tratta soltanto di finanziamenti comunitari. Anche questo è un punto che andrà affrontato, evidentemente, però c'è tutto il problema della valutazione della politica energetica dell'Unione europea, la quale, nella prospettiva dell'Europa del Duemila, sta mettendo a punto una nuova politica energetica, una politica per quanto riguarda le reti transeuropee, energia e trasporti, e queste politiche bisogna conoscere e seguire più da vicino, perché si riflettono appunto sul progetto della metanizzazione. Ma c'è una Carta europea dell'energia, un trattato internazionale al quale si sta dando applicazione, e anche qui una serie di punti che non possiamo assolutamente trascurare nell'affrontare il problema della metanizzazione all'interno di una politica dell'energia della nostra Isola. C'è un dialogo euromediterraneo che dà grande spazio ai problemi energetici e al rapporto tra il sud e il nord del Mediterraneo, anche questo è un elemento che bisogna valutare, c'è la politica seguita a questo riguardo dalle altre regioni europee e mediterranee e trattandosi di metano un riferimento alla Corsica è d'obbligo, e noi non possiamo ignorare come la Corsica vedrà questo progetto di metanizzazione, la Corsica a suo tempo si è dichiarata favorevole però appunto sono passati due anni e quindi dobbiamo anche sapere oggi qual è la posizione della Corsica rispetto a questo progetto della metanizzazione, pur ritenendo più che probabile che la posizione della Corsica sia favorevole. Per i trasporti c'è ancora un problema di conoscenza più approfondita delle politiche delle reti transeuropee, la conoscenza delle politiche che seguono le altre regioni europee e mediterranee, la valutazione delle norme comunitarie sugli aiuti di Stato per vedere di quanto si possa intervenire eventualmente al di là dei contributi finanziari dello Stato per facilitare appunto sul piano delle tariffe il passaggio sulle navi e sugli aerei delle merci e dei passeggeri(?). La zona franca infine: c'è un problema di assenso dell'Unione Europea se si dovesse trattare di zona franca non soltanto doganale ma di zona franca fiscale e anche un coinvolgimento della Corsica in una certa misura dal momento che noi guardiamo a quel precedente anche se ci vogliamo tener distinti rispetto all'iniziativa a suo tempo assunta dalla Corsica. Ora stando così le cose credo che se, e questo è anche il mio punto di vista come di altri che sono intervenuti, il protocollo d'intesa costituisce una buona base di partenza, ci sono tutta una serie di azioni che dobbiamo mettere a fuoco, che dobbiamo studiare, per le quali dobbiamo elaborare una strategia per risolvere i problemi che si pongono su questo versante, quindi chiaramente si tratta di dialogare con lo Stato perché questa base di partenza acquisti dei contorni sempre meglio definiti ma, ed è questo l'aspetto su cui ho insistito in questo intervento, c'è il problema di un'azione da svolgere sul piano internazionale perché? Perché credo che su questo piano lo Stato farà ben poco. Lo Stato temo che se non ci muoviamo noi e non attiviamo tutta una serie di reti, di relazioni a livello europeo e al livello mediterraneo, a livello internazionale per conoscere quelli che sono gli orientamenti dell'Unione Europea, della Comunità internazionale e degli altri Stati e delle altri Regioni su questo punto, temo che passando il tempo se non siamo noi a chiarire questi punti, lo Stato ci dirà queste cose in fondo non si possono fare così come le abbiamo studiate, perché ci siamo accorti all'ultimo momento che l'Unione Europea non è d'accordo per questo tipo di politica. Quindi dobbiamo sostituirci allo Stato seguendo una politica che dall'inizio abbiamo voluto porre alla base delle nostre azioni, senza assumere degli obblighi possiamo dialogare a tutti i livelli prima di tutto per conoscere se ci sono condizionamenti rispetto a questo tipo di scelte, secondo con una sorta di azione di lobby o di coinvolgimento far passare dalla nostra parte, far acquisire e far appoggiare i nostri progetti ad altri soggetti che hanno interessi simili ai nostri. Quindi io credo che questa parte che non è esclusa ma non è approfondita nel protocollo d'intesa vada affrontata e credo che l'ipotesi, l'annuncio del presidente Palomba, all'inizio di seduta, secondo cui occorre ritornare in modo organico su questo documento, sia un'ottima occasione perché in quell'occasione la Giunta chiarisca il suo punto di vista su questi aspetti, definisca le azioni che vanno intraprese, e il Consiglio da parte sua si prepari a dare le necessarie direttive perché questo aspetto di particolare rilievo venga tenuto presente nel raggiungimento degli obiettivi del protocollo. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Presidente, siccome l'argomento è stato già abbastanza dibattuto, io ritengo che farò un intervento estremamente breve. Ho esaminato con attenzione il protocollo d'intesa, presentato con molta enfasi da parte di parecchi Ministri, altre autorità oltre al nostro Presidente della Giunta. In verità qualche elemento di pregio io lo riscontro, soprattutto nella premessa, ve la leggo perché è anche estremamente breve, almeno la parte di cui ho fatto menzione "premesso che la Regione Sardegna è investita da una grave crisi socio-economica e occupazionale, riguardante l'intero comparto produttivo, che esistono forti carenze di infrastrutture in particolare energetiche che ostacolano la localizzazione di nuovi investimenti da parte di imprese esistenti nel territorio insulare"; ecco, io credo che bastino questi due elementi per mettere in evidenza che la nostra Isola soffre, soffre di disoccupazione, soffre per la carenza di infrastrutture. Logicamente per intervenire sia nel settore dell'occupazione, sia nel settore delle infrastrutture, sono necessari dei mezzi finanziari di un certo rilievo. Ecco, noi rileviamo qui che, attraverso l'accordo, ci dovrebbe essere una partecipazione notevole alle spese necessarie per far fronte a queste esigenze da parte dello Stato e mi pongo subito la domanda: alla luce di quanto sta succedendo, anche in campo nazionale, lo Stato italiano oggi è in grado di stanziare qualche migliaio di miliardi per venire incontro alla nostra Isola? Ecco io mi permetto di dubitarne, ne dubito molto, d'altra parte mi pare che nell'accordo di programma impegni precisi e immediati non ce ne siano, perché dubito molto che lo Stato italiano sia in grado di intervenire in modo massiccio per colmare queste carenze finanziarie della nostra Regione? Si trova alle prese di una esperienza quotidiana, alle prese con problemi di rastrellare denari per aggiustare i propri conti, perché si possa partecipare all'Unione Europea nel problema della moneta unica sin dal suo instaurarsi e non mi pare che riesca felicemente a rastrellare questi denari necessari perché si è parlato recentemente e in modo forse un po' dispregiativo che i calcoli fatti dalla Commissione di Bruxelles e dal Fondo monetario internazionale erano calcoli che risentivano di un'impostazione troppo ragionieristica e un'impostazione chiaramente io ritengo debba essere numerica, ragionieristica per vedere se i famosi parametri stabiliti da Maastricht noi li possiamo in qualche modo adempiere; questi parametri sono più di uno, in genere si fa riferimento al solo parametro relativo al rapporto deficit o disavanzo di bilancio e prodotto interno lordo. Quando si parla del tre per cento, nel quale dobbiamo rientrare nel '97 e anche negli anni successivi ovviamente, ci si riferisce all'entità del disavanzo di bilancio rispetto al prodotto interno lordo. Ma i parametri di Mastricht ne contengono un altro, e forse ben più grave, e cioè quello che comporterebbe la riduzione del debito pubblico globale, della sua totalità, entro i limiti del 60 per cento del prodotto interno lordo. Solo per avere un'idea, io vi do una cifra; oggi il debito pubblico globale dello Stato italiano ammonta non al 60 per cento del prodotto interno lordo, ma all'incirca al doppio, siamo intorno al centoventi per cento. Quando le comunità internazionali esprimono dei dubbi sulla possibilità del nostro Paese di rispettare questi parametri io credo che qualche elemento di verità ci sia. Allora ritengo che noi faremo bene a prendere con estrema serietà le osservazioni che vengono fatte in campo internazionale. Io ritengo che non debbano fare, come hanno fatto recentemente i vertici dello Stato italiano, si può dire, di andare ad elemosinare l'appoggio dei tedeschi in Germania, perché l'Italia entri nella moneta unica. Noi siamo un paese civile, un paese progredito, che può e deve mettere ordine nei propri conti, lo deve fare a prescindere dal fatto che esista o non esista, che venga realizzata o meno la moneta unica europea, che lo vogliano o non lo vogliano i rappresentanti degli altri paesi europei. Io credo che l'Italia può giocare il suo ruolo anche per quanto riguarda la riduzione del debito pubblico alienando una parte del suo immenso patrimonio. Le privatizzazioni che erano nell'aria qualche mese fa, o diversi mesi fa, non esistono più. Io dico che il nostro paese può procedere in questa direzione vendendo tutto ciò che è alienabile naturalmente e che ammonta certamente, io non vi posso dare delle cifre esatte, a parecchie centinaia di migliaia di miliardi. Voi capite bene che noi rientreremmo nei parametri, avremmo la fiducia dei paesi europei nel momento in cui non dico che venga ridotto il debito pubblico globale al limite del 60 per cento del prodotto interno lordo, perché ci vorrà con buona volontà almeno una decina di anni, ma io credo che questa fiducia noi la potremmo esprimere bloccando la crescita del debito pubblico. Debito pubblico, quando noi parliamo di risanamento dei conti non intendiamo dire che lo stiamo riducendo, badate, quest'anno se noi dovessimo contenere il disavanzo di bilancio nei limiti del tre per cento ci sarebbe una crescita del debito pubblico di oltre sessantamila miliardi. Il che vuol dire che ogni anno noi aggiungiamo al debito esistente al primo gennaio almeno sessantamila miliardi, rispettando il tre per cento nel disavanzo del bilancio dell'anno in corso. Io credo che questo noi lo dobbiamo fare per noi stessi, per le generazioni future, perché io credo che abbiamo consumato già troppo del reddito che deve essere ancora prodotto. Non entro nel merito dei singoli elementi che sono stati considerati nell'accordo di programma perché è stato già fatto da molti oratori prima di me. Io volevo mettere in evidenza questa difficoltà che incontrerà lo Stato italiano nel venirci incontro per mettere a disposizione qualche migliaio di miliardi per affrontare i problemi delle nostre infrastrutture, della nostra disoccupazione. Certamente non posso non fare un qualche riferimento all'elemento che mi sta di fronte tutti i giorni, alla "131", si parla di sistemazione della "131", ma noi ne stiamo parlando da qualche decennio. Io penso che coloro che devono percorrere, io quotidianamente, questa strada si accorgano delle difficoltà che spesse volte noi affrontiamo in questa percorrenza perché, effettivamente, la strada non è certamente un capolavoro di scorrevolezza. C'è il tratto Cagliari-Monastir in cui certi giorni gli operai lavorano per farla e altri giorni fanno come la tela di Penelope la disfano, perché ci sono certi tratti dove i muri di sostegno sono caduti e li rifanno. Quindi io credo che l'urgenza di avere un'arteria centrale efficiente, un'arteria centrale facilmente percorribile, la vediamo tutti; però mi risulta anche che tutti gli anni noi mettiamo a disposizione nella legge finanziaria dieci, quindici, venti miliardi, solo per progettazioni - ne ha fatto cenno il collega Locci - ma mi pare che queste progettazioni siano un po' troppo frequenti, quando realizzeremo l'opera? Ecco, la conclusione alla quale io giungo attraverso l'esame di questo documento è che se noi vogliamo creare infrastrutture, se noi vogliamo combattere la disoccupazione, e credo che lo dobbiamo fare, dobbiamo utilizzare al meglio le risorse di cui disponiamo. Le risorse non le stiamo utilizzando bene. Alcuni mesi fa venne inaugurata la diga del Tirso, non ho capito quale significato avesse questa inaugurazione perché a tutt'oggi nella diga non si può ancora raccogliere l'acqua; e noi oggi siamo ancora di fronte ad una siccità che ci attanaglia perché è da mesi che non piove. Se le opere fossero state fatte con sollecitudine, io non credo che ci vogliano molti miliardi per arrivare al collaudo dell'opera; se l'opera fosse stata collaudata e noi avessimo incominciato ad invasare nei mesi autunnali ha piovuto tanto e tanta acqua è andata al mare. Invece non abbiamo potuto invasare e non si sa quando perché, non vedo l'Assessore dei lavori pubblici che potrebbe darmi una risposta, non so se i problemi che riguardano adesso la gestione della centrale elettrica che deve sorgere siano stati risolti, se la rimozione degli impianti ancora esistenti dell'ENEL all'interno del bacino siano stati rimossi o stiano per essere rimossi, io ritengo comunque che la Giunta si debba adoperare in tutti i modi perché i problemi vengano risolti e la diga possa effettivamente essere messa in funzione. Sono alcune centinaia di miliardi che ci è costata la diga e che rimangano inattivi, certamente costituirebbe questo fatto un uso non proficuo dei quattrini pubblici. C'è un'altra iniziativa che non richiede quattrini pubblici, che non si riesce a far partire, anche qui vorrei qualche ragguaglio dall'Assessore della pubblica istruzione, perché mi pare che le uniche difficoltà risiedano in quell'Assessorato. L'iniziativa Is Arenas è un progetto che rispetta l'ambiente, non causa alcun peggioramento delle condizioni ambientali? E allora è chiaro che l'iniziativa deve partire. Se non deve partire, perché sono state date tutte le autorizzazioni? Perché non si riesce a mettere la prima pietra? Badate, ci sono interventi che costituiranno un investimento di svariati miliardi e fatti dai privati, non dal potere pubblico. Ecco, dico almeno, quando noi non dobbiamo spostare risorse finanziarie, ma c'è il privato che interviene io ritengo che dovremo fare, con la massima sollecitudine il disbrigo delle pratiche, l'istruttoria delle pratiche perché le iniziative partano. Perché difficilmente io riesco a vedere, anche nell'accordo che ci viene presentato e che noi oggi abbiamo dibattuto, l'intervento dei privati. Difficilmente riesco a concepirlo. Si parla, e spendo due parole, di zona franca; la zona franca è utile, ma è utile nel momento in cui ci sono dei capitali da investire, ci sono dei capitali che possono essere attratti dalla zona franca. Ecco, quali sono i presupposti perché la zona franca nasca? Quali sono le attività manifatturiere che possono installarsi nella zona franca? Abbiamo fatto un'indagine? Abbiamo fatto una ricerca? O sarà un castello vuoto anche la zona franca se noi la dovessimo instaurare?
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.
LA ROSA (R.C.-Progr.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghe e colleghi, il mio sarà un intervento particolarmente sintetico. Mi si consenta, in apertura, di mettere in rilievo, perché sento di doverlo fare, come anche a dispetto di chi probabilmente avrebbe voluto evitare la discussione di oggi e di chi ha ritenuto di poter dedicare maggior attenzione in queste ore ad altro, la discussione in questo Consiglio, questa mattina, è stata di grande interesse e di alto livello e ha affrontato problematiche che sono direttamene pertinenti al documento sottoscritto il 21 aprile a Roma, ma anche una serie di problematiche che sono collegate e collegabili e che riguardano certo lo sviluppo della Regione, ma riguardano anche e fondamentalmente il ruolo che questa Regione, e segnatamente la maggioranza e la Giunta, devono poter svolgere e in questa Regione e nei confronti del Governo nazionale.
Dicevo quindi gli interventi di grande interesse che si sono sentiti questa mattina in Aula e io ho avuto la possibilità di ascoltarli tutti con molta attenzione. Non ne richiamo alcuno in particolare, appunto per l'interesse che tutti hanno destato in me. Mi piace però sottolineare un punto dell'intervento dell'onorevole Bonesu, quando parla del voltar pagina come un'esigenza, almeno io la vedo come un'esigenza e lui la vede come un fatto che invece è acquisito, sulla base del documento sottoscritto a Roma. Io credo che ci sia certo una forte esigenza di voltar pagina; purtroppo non vedo come questo possa essere, come dire, riferito al documento sottoscritto a Roma. Il voltar pagina al quale io guardo risiederebbe nella possibilità e capacità e volontà di consolidare, in questa Regione, da parte della maggioranza, un forte impegno politico e programmatico e di essere in grado di portarlo avanti qui e nei confronti col Governo nazionale. Questo purtroppo non è, e non basta un documento sottoscritto a Roma nel modo in cui è stato fatto per poter dire che questo è.
E io mi soffermerò, per quanto riguarda gli argomenti in discussione oggi, soprattutto su un aspetto, anche parziale, ma perché sono stati affrontati un po' tutti gli aspetti, direi. Un aspetto parziale ma non secondario, che è quello appunto del modo e della misura con cui si è svolto l'incontro a Roma e il risultato di quest'incontro si è voluto presentare all'opinione pubblica. Ecco, io signor Presidente, trovo che una delle cose maggiormente discutibili risieda proprio nell'aver voluto concludere quell'incontro a Roma con un documento chiamato protocollo d'intesa Governo-Regione e che si sia voluto firmare con tanta premura il 21 di aprile, non tanto alla vigilia delle elezioni, non è questo tanto quello che mi preoccupa, è stato rilevato da altri e comunque certamente anche questo ha un senso ed è giusto rilevarlo, ma anche e soprattutto alla vigilia dell'avvio dell'iter parlamentare di un disegno di legge del Governo per la metanizzazione del meridione della Sardegna. Cosa di cui, purtroppo, non si è parlato e non si parla e cosa della quale, se possibile, vorrei avere anche conferma, magari anche dal Presidente della Giunta, perché che ci sia questo disegno di legge è indubbio, che fine abbia fatto a questo punto questo disegno di legge non si sa. E' tuttavia, appunto, un disegno di legge la cui discussione in Aula, o l'avvio dell'iter parlamentare, è previsto proprio per questi giorni.
Questo disegno di legge del Governo per la metanizzazione del meridione della Sardegna prevede appunto, tra l'altro, o prevederebbe l'approvazione del programma della metanizzazione della Sardegna entro il 30 giugno del '97 e prevederebbe che a decorrere dal primo luglio 1997, fino all'attuazione del programma e comunque non oltre il 31 dicembre del '99 l'esenzione dell'IVA dai gas combustibili destinati agli utenti civili e alle attività produttive della Regione Sardegna. Ora il contenuto del cosiddetto protocollo d'intesa del 21 aprile rischierebbe, a questo punto, di rappresentare, sul complicato percorso per arrivare alla metanizzazione, un motivo di ulteriore ritardo. e nel documento sottoscritto non si fa alcun riferimento al disegno di legge del Governo, neppure sull'appunto che riguarda l'esenzione dell'IVA sui gas combustibili.
Tutto quanto viene rinviato a una valutazione ancora da fare. Perché nel documento, nell'incontro più che nel documento, perché il documento mi interessa relativamente, non si sono richiesti interventi di modifica magari sul disegno di legge già presente e di cui era imminenti l'iter parlamentare? Perché non si è richiesto che si addivenisse a una discussione, ad una approvazione immediata, ripeto, con eventuali proposte di modifica da parte della Regione per renderlo ancora più corrispondente alle aspettative di questa Regione?
L'incontro col Governo dovrebbe aver procurato cento miliardi per il 1997 per il progetto di metanizzazione. C'è certamente da dubitare che queste risorse possano essere utilizzabili nel corso del 1997, quindi sono richiamate lì a futura memoria, ma vorrei anche aggiungere - è una mia lettura personalissima, ma chissà che probabilmente fra un po' di tempo non troveremo la conferma di questa mia lettura - che i cento miliardi di cui si parla, seppure se ne prevede anche la fonte di finanziamento, rappresentino in realtà l'equivalente delle risorse di un patto territoriale, per cui io credo non si farà o si rinvierà più avanti uno dei patti territoriali attesi per la Sardegna. Ci siamo stati abituati purtroppo da tempo da parte del Governo che fa finta di dare da una parte, ma poi trova il modo di riprendersi dall'altra parte, per cui cento miliardi: esattamente quanto vale un patto territoriale, uno dei patti attesi in Sardegna, io credo, sarà rinviato nel tempo. Inoltre, non è neanche da sottovalutare il fatto che per quanto riguarda il metano viene riproposto esattamente quanto già previsto nell'accordo, noto come patto il lavoro, siglato tra Governo e sindacati nazionali il 24 settembre 1996, ma allora non si è parlato da parte di nessuno di accordo storico per la Sardegna. Di storico purtroppo in tutto questo ci sono i limiti e i ritardi dell'azione del Governo e della Giunta regionale e la previsione di una procedura lenta e farraginosa che rivela una volontà dilatoria da parte del Governo, che tra l'altro, come avevo detto già prima, ha presentato un disegno di legge sulla materia che però viene completamente ignorato nel momento in cui si discute e si firma questo documento tra Governo e Regione.
Su tutto il resto si tratta di un catalogo di impegni, di accordi, di cose già viste e già scritte, già sottoscritte e che aspettano di essere messe in atto. Da quanto tempo? Da troppo tempo, direi, così che questa Giunta i suoi ritardi e i suoi limiti proprio nell'azione nei confronti del Governo sono più o meno gli stessi delle giunte precedenti. Per questo prima dicevo che di storico ci sono i limiti e i ritardi: non c'è una lira che non fosse già prevista, non c'è un impegno che non fosse già noto. Anche quanto il presidente Palomba ci ricorda, sulla stampa, che si tratta di soldi veri, e richiama le delibere del CIPE del 23 aprile, dimentica che erano cose già note, già previste e già all'ordine del giorno del CIPE anche prima dell'accordo del 21 aprile. Ed è opportuno anche ricordare che ciò che sta avvenendo in questi giorni, in queste settimane per e con la Sardegna è quanto sta avvenendo esattamente in queste stesse settimane con tutte le aree del Meridione e con tutte le aree depresse del Paese. Non si tratta né di misure né di risorse che riguardino in special modo la Sardegna, e che in qualche modo quindi richiamano l'indispensabile impegno aggiuntivo anche finanziario, di cui all'articolo 13 dello Statuto. Direi che per il Governo si tratta di normale routine che sta facendo con tutte le regioni del Meridione del Paese e con tutte le aree depresse del Paese. In conclusione, appunto, si è trattato di un incontro di routine, o che tale purtroppo è stato, col Governo per un esame di alcuni punti della vertenza Sardegna. Un incontro che non ha portato alcunché di nuovo, se non la conferma della disponibilità del Governo per la metanizzazione della Sardegna, ma io questo nuovo sinceramente, come ho detto prima, non lo trovo. E' una conferma ancora una volta scritta in un documento, cosa apprezzabile, ma era già scritta in leggi e in documenti anche recenti, ma anche, insieme alla conferma, la conferma di una volontà dilatoria. Per altro sul finanziamento quinquennale del progetto ho forti dubbi e sospetti, che ora tengo per me nella speranza che non si rivelino fondati. Anche qui la politica dello scambio credo che potrà operare purtroppo, e per ora però preferisco non parlarne.
E allora, Presidente, se l'incontro del 21 si fosse concluso con un comunicato congiunto, e non con un protocollo d'intesa sbandierato, ma con un comunicato congiunto Governo-Regione per comunicare e i contenuti dell'incontro, ma soprattutto una presa di posizione forte da parte della Regione al tavolo del Governo per chiedere che si passi ai fatti e che si chiuda subito l'accordo generale per lo sviluppo della Sardegna, ne avrei preso atto con soddisfazione, e soprattutto avrei preso atto con soddisfazione del fatto che questa Giunta, pur con tutti i suoi limiti, per lo meno non vuole correre il rischio di vendere fumo all'opinione pubblica, ai lavoratori, ai disoccupati e ai cittadini tutti della nostra regione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Progr. Fed.). Signor Presidente, utilizzerò solo un minuto o poco più per ribadire la nostra valutazione sulla firma del protocollo d'intesa, valutazione che abbiamo già espresso nel precedente dibattito. La firma del protocollo abbiamo detto e ripetiamo costituisce a nostro giudizio un fatto positivo, un passo avanti che a noi sembra innegabile: niente fanfare, nessuna esaltazione euforica, ma una tranquilla, serena constatazione del compiersi di un passo avanti. Vogliamo essere obiettivi noi e chiedere anche obiettività agli altri e anche alle opposizioni politiche. Confronto Regione-Governo che ha naturalmente davanti ancora un percorso non semplice, non agevole da compiersi, il confronto Regione-Governo, tuttavia, si può dire è impiantato bene. Il protocollo d'intesa costituisce uno stralcio, dovrà trovare compimento assieme ad altre vertenze che conosciamo, ad altre nostre rivendicazioni, ad altri punti, dovrà trovare collocazione nella intesa istituzionale di programma, che è appunto la cornice metodologica scelta per l'intesa Stato-Regione, il contenuto della quale dovrà essere, come per altro indicato nel protocollo, un piano pluriennale di interventi per affrontare la questione delle diseconomie, cioè la questione della parità di opportunità, la questione, quindi, degli squilibri strutturali. L'intesa istituzionale di programma è un accordo alto e forte con lo Stato e va conquistato, tuttavia mi pare che si sta camminando in quella direzione. Il punto più importante del protocollo è senza alcun dubbio, come è stato rilevato da tanti in questo dibattito e in altri momenti, quello riguardante il metano, la metanizzazione, c'era una legge non attuata da anni, da quasi dieci anni, si decide ora operativamente sul percorso, un D.P.R. definirà il quadro dei vincoli delle risorse e l'iter normativo per l'intanto si stanziano le risorse per l'avvio, per ora solo per l'avvio, ma è un fatto importante iniziare, per l'avvio dell'opera. Io sottolineo, l'ho fatto anche altre volte, ma desidero ribadire questo punto rimarcare ancora questo punto, che nel protocollo c'è un'apertura importante, certo, non conclusiva, ma un'apertura importante su una questione così sentita da noi, in particolare dal mondo imprenditoriale sardo, cioè sulla questione della riduzione del costo dell'energia nella fase di passaggio, nella fase di realizzazione del progetto, noi abbiamo interesse tutti quanti a valorizzare questo punto, ad afferrarlo come un anello, una leva su cui far forza per batterci perché a questa apertura segua un'effettiva disponibilità e un'effettiva decisione da parte del Governo. Io ho concluso, volevo semplicemente dire questo, aggiungo che abbiamo il dovere di ricercare e di trovare le intese e l'unità anche indispensabile per conquistare i traguardi che tutti diciamo vogliamo nella vertenza con i poteri centrali dello Stato e trovare, costruire, ricercare, realizzare le intese di unità e le unità indispensabili per difendere gli interessi generali dei sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Io penso che dopo l'annuncio dato questa mattina dal Presidente del Consiglio di rinviare ad altra data il rinnovo dei consigli di amministrazione degli enti probabilmente ha fatto scemare la tensione e l'attenzione che un problema, una questione di questa portata, sicuramente merita. Un'attenzione che nasce anche dalla constatazione che mai come in questo caso si è registrato uno scollamento tra azione del Governo della nostra Regione, e funzione di questo Consiglio. Anzi, io ritengo che sotto il profilo proprio del metodo la sovranità di questo Consiglio è stata ancora una volta oggetto di dileggio, se è vero, come è vero, che nessun consigliere della maggioranza, e figuriamoci a maggior ragione quel che riguarda i consiglieri dei banchi dell'opposizione, aveva avuto notizia delle trattative per il protocollo d'intesa con il Governo. Ci siamo trovati un protocollo ben confezionato e questo riteniamo che non sia bene, signor Presidente, non sia bene avere soprattutto contezza e conoscenza dai giornali o per caso scorgendo i paciosi ed effimeri sorrisi che vi siete scambiati con il presidente Prodi. Ma tant'è, ancora per quanto riguarda gli aspetti di metodo formali, questo curioso, per la verità, protocollo d'intesa, occorre ricordare che il 21 aprile, data di firma del documento, cadeva, guarda caso, proprio sei giorni prima delle elezioni amministrative, si dirà: è una coincidenza curiosa, ma proprio assai curiosa, ancora più curiosa se si pensa che l'intesa altro non è che una congerie di progetti che non esitiamo purtroppo a definire velleitari, di programmi che, come qualcuno prima di me ha ricordato, erano stati già fatti dieci anni fa, di sonore pedate all'autonomia e alla specialità di una Regione, di una Regione, la nostra, che così riteniamo sia niente affatto autonoma e non più speciale. A meno che non si vogliano intendere i concetti di autonomia e di specialità come una capitis deminutio per cui la Sardegna sia meno indipendente nel legiferare delle altre regioni e speciale in quanto più capace di tollerare umiliazioni. Venendo al merito del protocollo l'unica parte che, come ricordava egregiamente il collega Desiderio Casu, che Forza Italia ritiene condivisibile nel documento, sono le premesse. Quelle in cui si riafferma in sintesi che la Sardegna si avvia a diventare deserto di lavoro, deserto di strutture, di produzione, di speranza. Premesse tali da richiedere senz'altro conseguenze e progetti ben diverse da quelle proposte. Metanizzazione sono oramai, cari colleghi, quattro lustri che i sardi hanno piena conoscenza che occorre dotare l'Isola di un piano energetico regionale che renda almeno un po' meno isola e ponga l'industria e i privati in un piano di effettiva concorrenzialità con le altre imprese e con le altre realtà produttive del paese, anzi per la precisione correva il mese di ottobre 1987 quando la legge numero 445 stabilì che il Ministero dell'industria doveva predisporre il piano di metanizzazione dell'Isola entro sei mesi, nell'anno seguente la legge "64" finanziò, e fu l'ultima legge straordinaria per il Mezzogiorno, come tutti sapete, la metanizzazione del Sud d'Italia e della Sicilia, da allora la storia dei progetti, degli impegni, degli accordi di programma, dei decreti interministeriali, delle bozze, dei contatti con il governo francese per includere la Corsica nel piano è una storia infinita, è una storia kafkiana, è una storia senza una fine e senza un costrutto. Il protocollo d'intesa che lei oggi presenta, presidente Palomba, non fa altro che aggiungersi alla serie di accordi che non esitiamo a definire fasulli, accordi che ci propina il Governo nazionale, programmi fittizi, impegni fatalmente destinati a non essere onorati. Io non lo so, Presidente, io credo nella sua buona fede, credo che lei sia andato a Roma per cercare di strappare qualcosa al governo Prodi, ma voglio ricordare che l'ultima Commissione di esperti ha concluso nel febbraio '96 il suo lavoro prevedendo una spesa di 1905 miliardi per la creazione del polo criogenico a Porto Torres, vedendo in essa la soluzione migliore per l'economia isolana, per tutta risposta viene oggi indicata dal Governo una scelta che è opposta, ma noi ricevendo questa sorta di affronto da Roma, ringraziamo e festeggiamo anziché levare un coro unanime di protesta. E veniamo ai termini in merito al protocollo del Governo, già a metà novembre del '96 il sottosegretario all'industria comunicava lo stanziamento del Governo di mille miliardi e l'assessore del lavoro Deiana dichiarava festante che il Governo si era impegnato a trovarne altri mille e duecento con i cofinanziamenti dell'Unione Europea dopo la finanziaria del 1996. Invece, niente. Niente di nuovo se non progetti che sono oramai vecchi, come ricordava anche l'onorevole Murgia, e comunque frutto di altra mano e cioè come hanno anche evidenziato in questi ultimi giorni i sindacati, ormai frutto di un accordo non più credibile. Si parlava poi di una serie di investimenti per cinquemila miliardi, e ci chiediamo dove sono andati a finire; e per le misere cifre rimaste, per la riduzione nelle more del costo della energia dov'è l'impegno, dove sono i denari stante che l'accordo parla, solo ed esclusivamente, di impegno del governo a valutare, impegno del governo a valutare la richiesta della Regione autonoma della Sardegna di una riduzione del costo della energia. Ecco perché sorgono, Presidente Palomba, non pochi dubbi e perplessità anche sul merito e non solo sulle forme dell'accordo. Anche perché esiste all'ordine del giorno della Camera dei deputati un disegno di legge, che dovrebbe avere già iniziato l'esame il 28 aprile scorso, per la metanizzazione della Sardegna che prevede due impegni. Il primo, approvare entro il 30 giugno 1997 il programma di metanizzazione della Sardegna; il secondo, quello di rendere esenti da IVA i gas combustili per le attività produttive e civili in Sardegna. Ci chiediamo, se questo disegno di legge già esiste perché prevedere un decreto legge con contenuti analoghi ma recante svantaggi oggettivi per la Sardegna. Ci sono ritardi, Presidente Palomba, e tali ritardi a che cosa sono dovuti se non alla mancanza di progetti. Ma se mancano i progetti, sia pure di massima, qual è l'ubi consistam effettivo di questo protocollo tanto sbandierato. Ancora ci ha parlato di un metanodotto che dalla Toscana arrivi in Sardegna tramite la Corsica. Bene, ma dove sono gli accordi con la Corsica? Sono stati già fatti, sono stati iniziati, esiste un documento, esiste un protocollo, esiste un qualcosa con lo Stato francese? In sintesi, e per concludere l'argomento metano, lei Presidente Palomba, sicuramente anche in buona fede, è andato a Roma però a farsi dire che non si fa più il polo criogenico di Porto Torres, che di miliardi ce ne sono cento e non più cinquemila, che questo progetto se mai si realizzerà vedrà la luce alle calende greche, o comunque giù di lì. Eppure quello sul metano è il punto pregnante del protocollo perché il resto dell'accordo è proprio, come ricordava qualche collega che mi ha preceduto, mi pare il collega Frau, è proprio aria fritta. Ma prima di noi lo dicono i vostri amici sindacalisti, cari signori della maggioranza, si vuole ammodernare la "131", ma vivaddio sono trent'anni che si sa di doverlo fare e venti anni nel corso dei quali si sono fatte solo progettazioni. Quest'anno il Consiglio, in seguito a una coraggiosa ammissione di errore da parte dell'Assessore dei lavori pubblici, ha rifinanziato le progettazioni per i restauri della Carlo Felice; e oggi venite a propinare al Consiglio un accordo in cui vi impegnate ad ottenere il cofinanziamento comunitario. Cioè venite a dire che siete contenti di annunciare che non avete fatto assolutamente niente. Rimane ancora da osservare circa la rete viaria che elemento assorbente, qualificante del programma dell'Ulivo e di questa maggioranza in Consiglio regionale era la creazione della rete ferroviaria in Sardegna; ricordo che l'intera Sardegna ha strutture ferroviarie da Far West, e che la provincia nuorese in particolare è l'unica in Italia a non avere alcuna rete ferroviaria. Quale possa essere l'orgoglio di avere due lire per rifare la bitumazione della "131" in verità non lo si comprende. Diceva il poeta Leopardi "piacer figlio di affanno" e sembra proprio vero. Un'isola maltrattata, dimenticata e zittita con specchietti e perline. E ancora, mi rivolgo all'Assessore Serrenti, il diritto ad usare la nostra lingua, il diritto ad avere e mantenere la nostra cultura ora si trasforma, con vostra gioia, ad una introduzione in via sperimentale dell'insegnamento della lingua e della storia sarda. Io da sardo dico che tristezza vedere le nostre tradizioni, nobili e alte, genuflesse ai valori di una politichetta da campagna elettorale. Il Ministro della istruzione non ha ricevuto amministratori comunali, e che cosa dire di quella beffa inserita in fretta e furia, sempre nel protocollo, relativa alla continuità territoriale, alla zona franca. Si tratta lo ripeto di specchietti per le allodole. Ciò che rimane da capire è se le allodole siate voi della Giunta regionale, richiamati alla condizione di prede dai multiformi ministri del governo ulivista, o se le allodole debbano essere i cittadini sardi che, di lì a pochi giorni, dovevano andare a votare. In quest'ultimo caso sarà bene che teniate conto per il futuro che i sardi, anche questa volta, non li avete imbrogliati agevolmente. Il voto sardo ha dimostrato una cosa sola, che l'Ulivo non esiste, l'Ulivo non ha vinto e non ha perso, perché ripeto l'Ulivo non esiste. E qui siamo veramente al ridicolo. Ridicolo di firmare accordi che riducono quello che già era stato acquisito, al ridicolo di gioire per questo, al ridicolo di foraggiare e concordare la vostra politica con un sindacato che vi proclama lo sciopero generale. Come diceva un commentatore internazionale, il deficit di questo paese e, dico io, di questa Regione non è un deficit di denari pubblici, non sono deficit di strutture, qui c'è un deficit allarmante di progetti, di capacità di realizzazione, di idee, di concepire la politica non come la gestione del quotidiano. La sua Giunta, signor Presidente, lo ripeterò fino alla nausea, purtroppo non dà un segnale di speranza alle categorie deboli della nostra Regione, alle migliaia di disoccupati, di giovani, di meno giovani, di padri di famiglia che ancora attendono di essere inseriti nel mondo del lavoro. Certamente il suo compito non è agevolato da questa maggioranza che in molte occasioni ha dimostrato di non esistere. A poco valgono e varranno accordi barzelletta, protocolli sul niente, programmi brodaglia. Noi manterremo ferma l'opposizione alla sua Giunta, al suo governo, anche se diamo la più ampia disponibilità, signor Presidente, sulle questioni che contano, sulle questioni che sono di vitale importanza per la nostra isola, per la nostra Regione, ma non dopo che si contrattano gli accordi a Roma all'insaputa di questo Consiglio. Se solo verremo resi edotti di quelli che sono i programmi che ad oggi non esistono o almeno gli intenti. E auspichiamo, signor Presidente, che questa iattura finisca il prima possibile per la nostra Sardegna; sì per le battaglie che interessano i sardi, no a battaglie che sono funzionali a logiche che nulla hanno a che spartire con il benessere e quel futuro di speranza che molti sardi attendono.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Presidente della Giunta.
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, l'ora tarda mi induce ad essere comprensivo e benevole nei confronti di noi tutti, perciò non ritengo di dover accogliere puntualmente, una per una, le sollecitazioni che sono venute. D'altra parte mi pare di avere già svolto una replica in una precedente seduta e dunque mi pare di dovermi limitare ad alcune considerazioni, anche se mi rendo conto che alcune cose dovrò spiegarle, dovrò farle sapere, mentre mi sarei aspettato che fossero conosciute da chi le proponeva. Dunque la premessa del protocollo d'intesa va bene. Mi pare che abbiamo riscontrato una convergenza su questo: alla destra e alla sinistra tutti d'accordo; convergenza sulle premesse. Le premesse non sono poco, perché sono il fondamento di quello che poi rappresenterà e sta rappresentando nei passi, nei passaggi e nei percorsi l'accordo conclusivo, l'intesa istituzionale di programma che oggi non poteva essere fatta perché, pur essendo prevista nella legge 662, la delibera del CIPE del marzo che lo prevede non è stata ancora approvata dalla Corte dei Conti. E dunque mi pare che tra chi si sarebbe atteso di più, ma sapeva che l'accordo globale non sarebbe potuto intervenire, e chi dice invece dice che abbiamo fatto troppo rispetto a quello che invece si sarebbe aspettato (un piccolo comunicato su un incontro avvenuto), mi pare che questa fosse una sintesi efficace di quello che oggi era possibile fare, che è scritto nel documento, rappresentare soltanto l'individuazione di alcune emergenze rispetto alle altre. Quindi nessuno si attenda più di quello che esso voleva dire, e nessuno però può minimizzare quello che in realtà in esso c'è scritto.
Per dire la verità gli interventi effettuati, anche quelli delle opposizioni, con forte senso della misura, si sono attenuti, pur con valutazioni critiche, a quello che il documento prevede, ma a questo ci si deve attenere e non a quello che ognuno penserebbe in questa fase si dovesse o si potesse fare. Allora le premesse vanno bene e se le premesse vanno bene le conseguenze non possono che andare bene. C'è scritto esattamente che si sta procedendo sulla strada dell'intesa istituzionale di programma, che rappresenterà, diciamo, il quadro complessivo. E se le premesse sono buone non abbiamo ragione di ritenere che le conseguenze siano meno buone. Ma veniamo ai punti più rilevanti che sono stati sollevati. Il metano: ma è curioso che si dica: ma ne parliamo da tanto tempo e non si va avanti e poi, quando si va avanti, si dica: no, per carità, non si doveva andare avanti o andare avanti così in questo modo. Allora la Giunta ha svolto due azioni efficaci e forti contemporanee: la prima è avere finalmente l'adempimento di una legge dello Stato del 1987, e se non è stata finora applicata non è certo demerito della Giunta e se finora finalmente si ha un atto costrittivo, questo è credo da ascrivere alla politica complessiva che viene svolta, perché mi pare veramente curioso che si dica, che si incalzi il Governo regionale e la maggioranza ad ottenere un risultato, poi quando ci si approssima si dica no, non si doveva ottenere. L'azione della Giunta è stata duplice: la prima è di ottenere finalmente l'impegno forte dello Stato, al di là di accordi che pure possono avere avuto un peso, ma che non erano vincolanti, mi riferisco all'accordo di lavoro, che ancora non ha avuto attuazione, e sull'altro versante quello di ottenere la parità energetica. Quelle cifre che alcuni hanno citato, di 100 miliardi in più, sono frutto di uno studio approfondito fatto dalla Presidenza della Giunta regionale, la quale, prendendo in esame la fattura energetica del 1995, calcolando il costo del GPL e del gas metano liquido per riscaldamento o per usi industriali, ha calcolato un prezzo di 334 miliardi come fattura energetica e, nello stesso tempo, ha rapportato il costo di questi due prodotti alla chilocaloria, al costo del metano necessario per produrre la medesima chilocalaoria e ha avuto un risultato di 234 miliardi. Ecco da dove vengono questi 100 miliardi. Questi sono stati un elemento decisivo, che la Giunta ha prospettato al Governo per dire: ecco qua, la Regione sarda è l'ultima delle Regioni, non solo a non avere metano, forma di energia collegata al metanodotto internazionale, ma addirittura costa un prezzo superiore, e questo è stato accompagnato alla prospettazione, che è stata peraltro anche verificata una possibilità di un'azione legale e politica presso l'antitrust, presso l'Unione Europea per violazione del principio della concorrenza. Anche questo ha portato a un'accelerazione del processo di decisione. Allora noi abbiamo chiesto la realizzazione che qui in Sardegna arrivasse il metano, e abbiamo chiesto la parità rispetto alle altre Regioni. Le altre Regioni sono servite da una rete, da un metanodotto che è una rete nazionale e internazionale, europea. In tutta l'Europa il metano arriva col gas prodotto dalla rete metanifera nazionale ed europea. Allora mi pare che fosse quanto di più normale che la Sardegna, proprio per quelle ragioni di parità di dignità rispetto agli altri cittadini, fosse collegata al metanodotto, mi pare un fatto normale. Ora la possibilità di investimento criogenico non costituisce oggetto di questo documento. Averlo anticipato ha rappresentato, a nostro giudizio, un fatto inopportuno, e lo abbiamo anche stigmatizzato, perché è chiaro che allora si dice: 5 mila miliardi, avete portato a casa 100 miliardi. Niente di più falso e di più pretestuoso, perché 5 mila miliardi non c'erano prima, perché se 5 mila miliardi avessero dovuto essere le fonti di finanziamento e il reperimento e il percorso di finanziamento sarebbe stato esattamente lo stesso e qualcuno di voi avrebbe potuto dire: 5 mila miliardi? No, 100. Ma il discorso non è chiuso: se ci sono valutazioni da fare, proposte da fare su questo profilo ci vengano fatte con serietà, e noi le esamineremo, e il Consiglio regionale sarà investito da una decisione di questo genere. Non mi pareva che, essendoci mozioni su mozioni, su ordini del giorno del Consiglio per cui noi dovevamo portare il metano in Sardegna, fosse necessario venire al Consiglio e dire: stiamo portando il metano in Sardegna. Prima si fanno le cose e poi si comunicano. Quando rientrano in un quadro armonico e organico di programma e di impegni programmatici assunti dalla Giunta e approvati dal Consiglio, quando rientrano in un comune patrimonio di attese che sono del Consiglio come espressione dei sardi. Finalmente, per la prima volta, c'è anche la procedura da seguire, ci sono anche i tempi per realizzarla. Questo è l'impegno, il fatto di avere... capisco che ci siano gli ipercritici, gli ipersospettosi che dicono: ma 100 miliardi poi li tolgono ad altri. Ma finché non c'è una prova che 100 miliardi vengano messi al metano per toglierli al patto territoriale di Sassari allora non se ne può parlare, perché altrimenti si vive sulla cultura del sospetto. La realtà è che il patto territoriale di Sassari e per il documento di programmazione negoziata sull'area di crisi di Sassari c'è un impegno del Governo a finanziare. Il Governo dice: il documento di programmazione negoziata dell'area di Sassari non lo devo fare io Governo. Leggetevi la 662, organizzatevi nel territorio, enti locali, organizzazioni sindacali, categorie produttive producano progetti e noi li finanziamo. Questa è la nuova strategia di programmazione negoziale, a questo dobbiamo abituarci. L'impegno a finanziarlo non è un impegno così per non fare, è un impegno a dire che quando sarà fatto quello che deve essere fatto, secondo la nuova normativa, quello sarà finanziato; bisogna che ci adeguiamo a questi nuovi strumenti.
Allora, i due binari: il primo, l'infrastrutturazione metanifera. Il Governo ha deciso, è la soluzione più limpida, lineare: inserimento nella rete metanifera europea. Se ci sarà metano per tutti ci sarà anche per noi; se non ci sarà per noi vuol dire che non ci sarà neanche per gli altri, in ogni caso gli standard di approvvigionamento e di distribuzione del metano saranno uguali a quelli del resto dell'Europa. Francamente mi sembra assurdo dire che questo non è un fatto positivo; forse, al contrario, si sarebbe potuto dire: invece noi siamo diversi perché non siamo nella rete, nella infrastrutturazione metanifera europea. Invece ci siamo dentro, con pari dignità.
Il riequilibrio tariffario energetico, lo vorrei ricordare ad alcuni colleghi che hanno espresso più che altro richieste di informazione, diciamo così, in questo senso: voglio ricordare che c'è un disegno di legge del Governo sulla metanizzazione nel Meridione dal quale la Sardegna era esclusa. E' stata la Giunta regionale, attraverso la sua pressione perché la metanizzazione fosse inclusa e perché ci fosse la parificazione energetica. Naturalmente la Giunta regionale deve fare questo, ma come espressione della maggioranza e anche degli intendimenti del Consiglio ha fatto presente la necessità che nel frattempo ci sia una parificazione energetica. Considerati anche i dati che abbiamo fornito, a disposizione di tutti i parlamentari sardi, c'è stato chi ha raccolto questa ipotesi e ha presentato un emendamento al disegno di legge governativo. Ecco l'emendamento: inserimento all'interno del disegno di legge governativo, attraverso un emendamento, della previsione che il metano si fa e della previsione dell'abbattimento energetico. Perché l'IVA, e perché non l'imposta di fabbricazione? Ma, questo è molto semplice. Se noi avessimo dato un'indicazione diversa, abbattiamo l'imposta di fabbricazione e lasciamo l'IVA, voi avreste potuto dire: "Ma come, sull'imposta di fabbricazione la Regione ha i nove decimi! La Regione ha i nove decimi sull'imposta di fabbricazione; se voi chiedete allo Stato di abbattere l'imposta di fabbricazione questo è un vantaggio che però è anche uno svantaggio per la Regione. L'IVA invece, come è noto, o dovrebbe essere noto a chiunque, è oggetto di trasferimenti da parte del Governo per una quota variabile, la quale non ha mai superato il 29 per cento. Ecco, quindi, la richiesta prioritaria, che si abbatta l'IVA, perché intanto concorre in maniera non irrilevante al prezzo complessivo, e poi comunque avrebbe una ricaduta sulle entrate regionali sicuramente inferiore di quanto non avrebbe la riduzione all'abbattimento sull'imposta di fabbricazione. Questa è la situazione. Il 28 avrebbe dovuto andare in aula la discussione sul disegno di legge, quindi sull'emendamento. Tutti i parlamentari sardi di qualunque Gruppo sono pienamente informati di questo; io non dubito che ci sarà un'azione comune di tutti i parlamentari sardi a sostegno di questa rivendicazione, che è una rivendicazione comune, di tutti noi sardi. Io ho scritto, ho risposto a qualche parlamentare delle opposizioni esprimendo l'apprezzamento per il modo costruttivo e unitario con cui anche negli interventi sulla stampa questo tema è stato trattato. C'è veramente gloria per tutti, per tutti i parlamentari sardi, i quali saranno chiamati a sostenere, eventualmente anche a rilanciare, quindi ad aumentare anche la riduzione sull'abbattimento energetico come adesso è prevista. C'è veramente spazio per tutti, anche per chi ha sicuramente dei forti agganci col proprio partito, il quale sostiene il Governo, quindi all'interno delle battaglie che fa non avrà difficoltà a mettere questo punto del Mezzogiorno e della Sardegna come punto al quale condizionare l'appoggio al Governo, se proprio vogliamo arrivare a definizioni forti.
Credo di avere detto che il percorso è ancora molto lungo, c'è ancora molto da fare, ma noi pensiamo veramente che ci sia in Europa e in Italia qualcuno che sta aspettando che noi chiediamo le cose perché è disposto a darcele. Ogni cosa conquistata è frutto di un'azione forte, pesante, logorante, di tutti noi. Io vorrei che veramente, come peraltro è emerso in molti interventi dell'opposizione, si sviluppasse un'azione concorde a difesa della nostra autonomia, della nostra specialità, a presidio e a tutela delle cose che dobbiamo ottenere. E così come non è giusto, ma molte volte i mezzi di informazione enfatizzano, così come non è giusto dare alle cose risonanza più di quella che esse hanno, così è altrettanto ingiusto deprimere la speranza delle cose che si stanno facendo e far comprendere ai sardi che niente si sta muovendo. I sardi poi votano, si esprimono, vedono le cose, sanno ragionare, come tutti gli altri, e credo che siano in condizione di esprimere delle proprie valutazioni. Ecco, concludendo, e scusandomi per i tanti spunti preziosi ai quali non ho potuto rispondere, ma che sono tutti memorizzati dentro la mia coscienza, vorrei rispondere ricordando quello che diceva Lussu nel 1951: "Stiamo attenti a non essere noi sardi nemici di noi sardi", cioè essere impegnati in piccole cose che riguardano noi, senza essere uniti verso le grandi cose. Ma io sono grato al Consiglio regionale per l'importanza del dibattito che ha fatto perché, al di là delle assolutamente legittime posizioni critiche, ho colto una grande tensione unitaria. Di questo la Giunta ringrazia.
PRESIDENTE. Il Consiglio è riconvocato per giovedì prossimo, 8 maggio, alle ore 10, con all'ordine del giorno le votazioni sui consigli di amministrazione degli enti, oggi rinviate, come in apertura ha detto il presidente Selis. Ringrazio i consiglieri che hanno saltato il pranzo, anche se dubito che qualcuno lo scriverà questa volta.
La seduta è tolta alle ore 14 e 32.
Allegati seduta
Risposta scritta ad interrogazioni
Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozione annuziata in apertura di seduta
Interpellanza Lippi - Floris - Balletto - Bertolotti - Milia sulla cessione in locazione delle azioni della Nuova Mineraria Silius dall'Ente Minerario Sardo alla Regione autonoma della Sardegna.
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I sottoscritti,
considerato che durante la discussione della manovra finanziaria regionale l'Assemblea regionale, a seguito di un vivace e partecipato dibattito, ha approvato uno stanziamento per l'anno 1997 di lire 20 miliardi a favore della Miniera Silius;
considerato che l'approvazione dell'intervento è stato subordinato all'approvazione di un emendamento che prevedeva la cessione in locazione, a canone simbolico e sino all'entrata in vigore della legge di riforma dell'Ente Minerario Sardo, delle azioni della Nuova Mineraria Silius, di proprietà attuale o futura dell'Ente Minerario Sardo, a favore della Regione autonoma della Sardegna;
considerato che in data 8 marzo 1997 il provvedimento di legge finanziaria è stato pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna;
considerato che in data odierna, a distanza di un mese, ancora non sono state rese disponibili le somme di cui al predetto stanziamento;
considerata la grave crisi di liquidità che grava sulla Società Mineraria Silius, che sta fortemente condizionando e ritardando il pagamento di somme dovute ai fornitori di servizi e rallentando la programmazione degli investimenti produttivi mettendo a repentaglio il pagamento degli stipendi dei lavoratori;
constatato che in data odierna la cessione in locazione delle azioni non è ancora avvenuta e che tale disposizione necessita di tempi tecnici considerevoli (delibera di Giunta sulla proposta del contratto di affitto, atto notarile, delibera di Giunta definitiva, Corte dei Conti) e che quindi si rischia di vanificare l'efficacia dell'intervento approvato dal Consiglio regionale,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'
Assessore dell'industria per conoscere:
u quali motivi abbiano impedito ad oggi il passaggio delle azioni da EMSA alla Regione e quindi il conseguente stanziamento pubblicato nel BURAS dell'8 marzo;
u entro quali termini l'Assessore dell'industria intenda procedere per garantire l'efficacia del provvedimento;
u se corrisponde a verità l'ipotesi di un finanziamento tampone di risorse da parte dell'EMSA a favore della Miniera Silius, ancora oggi sua diretta controllata. (338)
Interpellanza Murgia - Aresu - Concas - La Rosa - Montis - Sassu - Vassallo sulle disfunzioni riscontrate dagli imprenditori nel mondo del credito isolano e sulle iniziative da parte della Regione per la privatizzazione delle banche sarde.
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I sottoscritti,
considerato il perdurare e l'aggravarsi di una difficoltà generalizzata nel mondo del credito isolano, raccogliendo le istanze che provengono dal mondo imprenditoriale sardo che lamenta alti costi e disfunzioni nel credito in tutti i settori;
constatata l'assenza di qualsiasi precisa indicazione da parte della Giunta sui problemi del credito, nonostante i solenni impegni assunti in sede programmatica e durante la Conferenza sul credito organizzata dalla Regione Autonoma della Sardegna;
lamentando il ritardo nella risposta a precedenti interrogazioni sullo stesso argomento;
preoccupati per il dispiegarsi di iniziative autonome, scoordinate e, probabilmente, nocive per gli interessi generali dell'Isola che vengono poste in essere, per esempio, dal Banco di Sardegna;
avuta notizia dalla stampa locale dell'esistenza di forti conflitti tra esponenti e tra partiti della maggioranza in merito alla "scelta" di un nuovo Presidente della Fondazione Banco di Sardegna;
sconcertati per una sostanziale delega di tale scelta ad un gruppo consiliare, senza una valutazione collegiale e, soprattutto, senza la minima considerazione sui contenuti dell'azione che il nuovo Presidente dovrebbe svolgere;
auspicando che su un tema di tale rilievo ci sia un'adeguata attenzione della Giunta, non limitata ai problemi di divisione del potere,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale allo scopo di conoscere:
1) quali politiche del credito la Giunta intenda perseguire;
2) quale ruolo intenda affidare alla Fondazione Banco di Sardegna;
3) quale posizione, in particolare, intenda assumere sul processo di privatizzazione delle banche sarde;
4) in che misura la scelta del Presidente della Fondazione stessa dipenderà da quanto emerge dalle risposte sui punti precedenti. (339)
Interrogazione Locci - Masala - Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Frau - Liori - Sanna Nivoli - Usai Edoardo, con richiesta di risposta scritta, sul mancato pagamento del fermo biologico in favore dei pescatori di Sant'Antioco.
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I sottoscritti, premesso che:
- anche nell'anno 1996 i pescatori di Sant'Antioco hanno dovuto fermare le proprie attività per 45 giorni in conseguenza del fermo biologico;
- allo scadere dello stesso non hanno potuto riprendere l'attività in conseguenza delle esercitazioni svolte nel Poligono militare di Capo Teulada che hanno inibito la navigazione e la pesca in gran parte del Golfo Palmas;
- anche fuori dai periodi di fermo biologico e quello dovuto alle esercitazioni, sono stati costretti a sospendere l'attività a causa del maltempo per circa due mesi;
- detta situazione ha messo i pescatori di Sant'Antioco in una situazione economica difficilissima, stante l'esiguo reddito che è pervenuto loro dalle attività dell'anno 1996;
- gli stessi hanno atteso finora invano il pagamento del fermo biologico da parte della Regione Autonoma della Sardegna per far fronte ai bisogni delle loro famiglie,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere:
1) quali motivi siano di ostacolo alla erogazione del fermo biologico in favore dei pescatori di Sant'Antioco;
2) se non ritengano che i ritardi accumulati facciano perdere credibilità all'attuale Giunta regionale;
3) quali provvedimenti intendano adottare perché simili ritardi non abbiano più a ripetersi. (725)
Interrogazione Locci - Masala - Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Frau - Liori - Sanna Noemi - Usai Edoardo, con richiesta di risposta scritta, sulla ricusazione della lista del PSD'Az alle comunali di Carbonia.
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I sottoscritti,
premesso che in data 29 marzo 1997 la Commissione elettorale circondariale di Carbonia presieduta dal Pretore dott. Giorgio Ghiani ha ricusato la lista del Partito Sardo d'Azione ;
considerato che
u la lista al momento della presentazione aveva il numero di candidati superiore al minimo stabilito, con relative dichiarazioni di accettazione di candidatura;
u successivamente alla presentazione della lista e cioè, dopo le ore 12,00 di sabato 29 marzo u.s., sembrerebbe che improvvisamente e per motivi non chiariti ben cinque candidati si siano ritirati ;
u dalle notizie apparse sulla stampa da diversi giorni, sembrerebbe che il ritiro dei candidati sia dovuto ad un clima "pesante" e a pressioni che indebitamente sarebbero state esercitate sui candidati alla carica di consigliere della lista Partito Sardo d'Azione;
u se tutto ciò fosse vero si renderebbe necessario un intervento della magistratura e il conseguente avvio di un'indagine,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere quali provvedimenti intenda adottare perché venga accertata la verità dei fatti e nel caso in cui i fatti riportati dalla stampa dovessero risultare veri, quali iniziative intenda adottare perché anche in Sardegna si possa liberamente partecipare alle elezioni. (726)
Interrogazione Tunis Marco Fabrizio, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata erogazione degli indennizzi per il fermo biologico 1996 di cui alle leggi regionali 25/91 e 14/92.
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Il sottoscritto,
premesso che la Regione Sardegna non ha ancora provveduto ad erogare agli operatori del settore pesca gli indennizzi per il fermo biologico 1996 di cui alla legge regionale 25/91 mentre, dallo scorso mese di marzo, è entrato in vigore il fermo biologico 1997;
rilevato che tale situazione sta creando conseguenze economico-finanziarie negative presso gli operatori del settore e le loro famiglie,
chiede di interrogare il presidente della Giunta regionale e l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere:
1) a quali ragioni siano esattamente da imputarsi i ritardi che finora hanno impedito agli operatori del settore pesca di percepire gli indennizzi del fermo biologico 1996;
2) i nomi dei funzionari che hanno in carico le pratiche;
3) se tali, non più tollerabili ritardi, siano da imputarsi a negligenze della struttura;
4) quali tempi siano da prevedersi per l'erogazione degli indennizzi 1996, di cui i pescatori chiedono legittimamente di venire materialmente in possesso. (727)
Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, sul fallimento della ditta Chiarella di Sassari.
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Il sottoscritto chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore del lavoro per sapere:
1) se siano a conoscenza che dopo 153 anni - causa una grave crisi finanziaria - sta per cessare l'attività - sia della tipografia che delle due cartolerie - la ditta Chiarella di Baiardo di Sassari, mettendo sul lastrico 44 dipendenti, con un danno economico e sociale gravissimo in un territorio in cui la disoccupazione è intorno al 30 per cento;
2) quali iniziative la Giunta intenda intraprendere, anche col coinvolgimento della finanziaria regionale, per il salvataggio di questa importante ditta e per la salvaguardia del posto di lavoro dei suoi dipendenti, la cui professionalità è rinonosciuta anche fuori dai confini dell'Isola, perché altrimenti - con questa chiusura - verrebbe cancellata anche una parte della storia di Sassari. (728)
Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di un distaccamento fisso dei Vigili del fuoco ad Alghero.
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Il sottoscritto, premesso che:
I. da anni Alghero, città con oltre 40.000 abitanti, chiede di poter avere un servizio fisso dei Vigili del fuoco;
II. nonostante queste sacrosante richieste, documentate purtroppo da frequenti episodi di incendio sia in città che nel territorio in tutto l'arco dell'anno, un distaccamento fisso opera solamente per due mesi nel periodo estivo;
III. pertanto qualsiasi intervento viene assicurato tramite il Comando provinciale di Sassari, sede che dista da Alghero 35 chilometri, lungo un tracciato tortuoso e pericoloso che richiede tempi di percorrenza pari a circa 40 minuti,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere quali passi intenda intraprendere presso il Ministro degli interni affinché una sede staccata dei Vigili del fuoco operi in modo continuativo ad Alghero, così come richiesto più volte dalla cittadinanza.
Solo la presenza fissa di operatori di un servizio primario così importante costituisce l'unico strumento in grado di garantire la tempestività degli interventi e, conseguentemente, la sicurezza di persone e cose. (729)
Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di grave disagio manifestato dagli ospiti dell'Istituto dei ciechi di Sassari e sulla necessità di provvedimenti urgenti.
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Il sottoscritto,
appresa la grave situazione di disagio e di malessere manifestata pubblicamente dagli ospiti dell'Istituto dei ciechi di Sassari, struttura inserita a tutti gli effetti nell'organizzazione del Comune di Sassari;
constatato che la lamentata situazione è determinata dall'incompatibilità creatasi tra gli ospiti e il direttore dell'Istituto la cui gestione viene fortemente contestata e ritenuta assolutamente inadeguata a soddisfare le loro più elementari, legittime esigenze;
considerato che la denunciata situazione deve essere urgentemente risolta, dato che lo stato delle cose non risulta ulteriormente tollerabile dagli ospiti dell'istituto, ai quali deve essere, piuttosto, riservata una particolare attenzione e un adeguato trattamento in considerazione della propria obiettiva condizione,
chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere se è a conoscenza del forte disagio degli ospiti dell'Istituto dei ciechi di Sassari e se ritiene di intervenire con urgenza presso il Comune di Sassari al fine di favorire e promuovere l'assunzione di tutti i provvedimenti necessari a porre fine alla denunciata situazione. (730)
Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità da parte della Regione di riconoscere lo stato di crisi per l'agricoltura sarda ulteriormente danneggiata da circa quattro mesi di siccità.
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Il sottoscritto,
premesso che lo stato attuale delle colture agricole in tutta l'Isola desta gravi preoccupazioni a causa della prolungata siccità che si protrae dal mese di gennaio;
riscontrato che le pur abbondanti piogge cadute nello scorso autunno sono risultate insufficienti per lo sviluppo delle colture attualmente investite da un periodo di siccità totale che dura da circa quattro mesi;
considerato che il settore agricolo presenta già una situazione diffusa di crisi economica e che questo stato di siccità accresce ancor di più le difficoltà degli operatori del comparto, diminuendo o annullando del tutto la produzione stagionale;
ritenuto necessario che la Regione riconosca lo stato di crisi per l'economica agricola sarda, ulteriormente colpita da eventi naturali incontrollabili da parte dell'uomo, tenuto conto che la mancanza di prevenzione di questi fenomeni aggrava lo stato dei danni,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro pastorale per sapere se intendano riconoscere all'agricoltura sarda lo stato di crisi a causa della prolungata siccità che in questi ultimi quattro mesi ha colpito le colture isolane affinché gli agricoltori, già prostrati da una profonda crisi economica, non vengano ulteriormente danneggiati dalla perdita delle colture stagionali e se intendano intervenire presso il Governo per richiedere tutte le agevolazioni che lo stesso stato di crisi comporta. (731)
Mozione Montis - Concas - La Rosa - Vassallo - Aresu sul Protocollo d'intesa Governo - Giunta regionale del 21 aprile 1997.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO CHE:
- la grave crisi economica e sociale che ha investito la Sardegna negli ultimi due decenni non manifesta segni significativi di una qualche evoluzione positiva evidenziata peraltro dalla crescente disoccupazione;
- i dati disponibili confermano il fenomeno, soprattutto per le giovani generazioni, attestatosi ormai sul 40-50% e che investe anche le categorie lavoratrici di ogni settore compreso quello intellettuale;
CONSIDERATO che nei momenti di degrado economico più acuto, come testimonia la storia dell'Isola, sono i lavoratori, le popolazioni, le istituzioni locali e i sindacati che sanno dar vita a momenti di grande mobilitazione unitaria rivendicativa nei confronti dello Stato e della classe di governo dell'Isola, indicando nella necessità di un piano organico di sviluppo la condizione prima per affrontare le strozzature strutturali che ancora permangono e che ostacolano la crescita economica impedendo la parità di condizione con le altre Regioni italiane e mediterranee;
RITENUTO che il protocollo d'intesa Governo - Regione non rappresenta la soluzione idonea per affrontare il nodo storico della rinascita economica e sociale per la quale il popolo sardo e le forze politiche più sensibili si sono sempre impegnate in una civile e democratica mobilitazione, che tuttavia occorre intensificare l'impegno per ottenere accordi certi e definiti comprese le risorse da impegnare e da rendere operanti nel più breve termine;
PRESO ATTO che nel Protocollo d'intesa il fatto di maggior rilievo e la promessa dell'estensione della metanizzazione anche in Sardegna (unica Regione italiana finora esclusa dal beneficio della Legge n. 445 del 1987), presentata come un eccezionale risultato di portata storica e che di storico il popolo sardo ricorda solo le inadempienze dello Stato italiano,
impegna la Giunta regionale
a mantenere, unitamente alle rappresentanze istituzionali di ogni livello e alle popolazioni, la necessaria pressione nei confronti del Governo nazionale perché siano disposte le risorse finanziarie occorrenti, progetti e appalti, assicurando senza ulteriori dilazioni l'installazione del polo metanifero nel nord dell'Isola e la rete distributiva in tutto il territorio della Sardegna, rilevando tuttavia che le sole certezze sottoscritte nel Protocollo d'intesa sono i 100 + 100 miliardi dello Stato e della Regione.
CONSIDERATO che il richiamo all'articolo 13 dello Statuto autonomistico è improprio e mistificatorio, mancando l'impegno costituzionale ivi contenuto per un piano organico di rinascita che lo stesso articolo espressamente richiama per la valorizzazione non dei singoli, ma di tutti i settori delle risorse potenziali dell'Isola come l'agricoltura e la pastorizia, l'artigianato e la piccola e media industria e quelle minerarie ancora consistenti, compresa la gassificazione del carbone Sulcis;
E PRESO ATTO che nel protocollo manca l'impegno di un piano integrato di infrastrutture stradali e ferroviarie, portuali ed aeree, la continuità territoriale e delle telecomunicazioni, tutti elementi di un mosaico in grado di far decollare uno sviluppo moderno, mentre vengono indicate somme già disposte e riciclate per l'occasione, abbondantemente pubblicizzate in passato,
impegna altresì la Giunta regionale
1) a garantire uno sviluppo turistico ordinato e compatibile con l'ambiente nel rigoroso rispetto della vigente legislazione, impedendo le speculazioni del recente passato, assicurando una occupazione operaia e giovanile non occasionale;
2) ad approvare, infine, un programma che garantisca ai territori sud-occidentali dell'Isola, oltre al recupero e al disinquinamento delle aree ex minerarie, la salvaguardia ai fini produttivi e archeologici del patrimonio degli ex impianti estrattivi unici per grandezza non solo in Sardegna, ma dell'intero Paese e che il Protocollo d'intesa indica in modo generico e disorganico, comunque non in grado di produrre effetti duraturi ambientali e processi occupativi di sicuro richiamo turistico. (117)
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