Seduta n.243 del 15/01/1998 

CCXLIII SEDUTA

Giovedì 15 Gennaio 1998

Presidenza del Presidente Selis

indi

del Vicepresidente Zucca

La seduta è aperta alle ore 16 e 10.

PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 19 dicembre 1997, che è approvato.

Discussione delle dichiarazioni programmatiche

del Presidente della Giunta regionale

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Presidente, siccome riteniamo che il dibattito che sta per iniziare debba essere improntato alla concretezza e non debba essere soltanto un mero atto formale, la ripetizione di atti formali, ritengo che su un punto qualificante il Presidente Palomba debba fare chiarezza e dare lumi a quest'Aula. Perché non abbiamo colto dalle sue dichiarazioni programmatiche una questione molto importante quale è quella del master plan, del piano di investimenti turistici per la Gallura; e siccome abbiamo sentito le dichiarazioni di alcuni esponenti della maggioranza, fra i quali quelle del segretario del Partito della Rifondazione Comunista e dello stesso Assessore in pectore, l'avvocato Luigi Cogodi, che hanno espresso un netto no, vorremmo sapere se questa è la posizione della sesta Giunta Palomba, della sua maggioranza, oppure vorremmo anche che il Presidente ci chiarisse la ragione per la quale non c'è stato nessun riferimento nelle dichiarazioni che ha sottoposto a quest'Aula. Questo lo dico, signor Presidente Palomba, proprio sulla forza di quel documento, di quella mozione che è stata sottoscritta da 54 consiglieri che rappresentano la stragrande maggioranza di quest'Aula.

PRESIDENTE. Se il Presidente Palomba ritiene di fare una precisazione e quindi chiede la parola, poi però riportiamo subito il dibattito nell'ambito del Regolamento. Quindi do la parola al Presidente per la precisazione che mi dice di voler fare.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Presidente, intervengo soltanto per dire che la questione proposta dall'onorevole Pittalis è sicuramente una questione importante, che non sfugge all'attenzione della coalizione, del Presidente e delle priorità programmatiche che ci sono. Tuttavia è un argomento, alla pari con altri temi che fanno parte delle dichiarazioni programmatiche, e quindi del programma di operatività della maggioranza della coalizione. Pertanto, su questo tema come sugli altri che emergeranno dal dibattito darò risposta nel corso della mia replica.

PRESIDENTE. Apriamo quindi la discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta regionale.

Dichiaro aperta la discussione generale. E' iscritto a parlare l'onorevole Fantola. Prego chi volesse intervenire di iscriversi nel corso del primo intervento. Prego onorevole Fantola.

FANTOLA (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente Palomba, stancamente questo Consiglio, la stanchezza è dimostrata anche dai larghi vuoti presenti in quest'Aula, si avvia a votare la finta resurrezione di un governo Palomba che tutti sappiamo nascere morto. All'avvicinarsi del nuovo appuntamento elettorale, la maggioranza si dimostra incapace di prendere atto di un fallimento che oramai è sotto gli occhi di tutti, e non trova la dignità e la forza per puntare diritta verso lo scioglimento del Consiglio. Lo scioglimento del Consiglio regionale resta infatti l'unica soluzione in grado di restituire voce al cittadino ponendo al centro del dibattito la strada per far fronte alla spaventosa crisi economica ed istituzionale della Sardegna, e richiamando tutte le forze politiche alle proprie responsabilità e alla gravità del momento. La scelta della maggioranza, ed in particolare del Partito Democratico della Sinistra che in questa coalizione rappresenta indubbiamente la vera capacità propositiva, e quindi la sua guida reale, è stata viceversa quella di privilegiare la voglia di governo a tutti i costi, la volontà di compromesso verso il basso, la decisione di contrattare tutto con tutti pur di assicurarsi un altro anno di governo, qualunque questo sia e comunque esso agisca. D'altra parte l'allargamento della maggioranza a Rifondazione Comunista e la perdita di esperienze e di culture centriste, come quella storica sardista, testimoniano se ancora ce ne fosse bisogno l'esistenza in Sardegna di un progetto politico saldamente guidato dal PDS che carica e scarica i propri alleati secondo le esigenze del momento, senza curarsi di dare una linea politica omogenea alla coalizione, ma solo accontentandosi di ottenere un compromesso immobilizzante tra le spinte divergenti delle diverse forze in essa presenti. Ancora, senza curarsi di sbilanciare a sinistra una coalizione che nasce e vive nello spirito della conservazione, soffocando ogni iniziativa di modernizzazione ed ogni inciampo che possa mettere in discussione i consolidati equilibri elettorali. La realtà è che al PDS in quest'ultimo scorcio di legislatura, poco importa che ci sia uno sbilanciamento a sinistra attraverso il recupero in maggioranza di tutto il vecchio partito comunista, sia che si perseveri nell'inconcludenza dell'azione politica del governo e della maggioranza, in quanto esso ha operato già la scelta del governo ad ogni costo, del potere ad ogni costo sino alla fine della legislatura. Per queste motivazioni, in questo periodo che ci separa dalle prossime elezioni regionali, il vero compito che il PDS affiderà al suo governo, signor Presidente, non sarà quello di elaborare una linea politica che di fatto non c'è, ma quello di resistere al potere magari rinchiuso a Villa Devoto, assediata dai sardi come se fosse Fort Apache, per avere il tempo di completare il processo di occupazione di tutte le istituzioni e di egemonizzazione della società sarda. Questo vuol dire che l'attuale classe dirigente del Partito Democratico della Sinistra ha dimenticato e rinnegato quella spinta riformatrice che all'inizio della legislatura sembrava contraddistinguere se non tutto il partito sicuramente alcuni settori al suo interno. La riprova di tutto ciò sta nel senso delle sue stesse dichiarazioni programmatiche che cantilenano le stesse cose, le stesse promesse, gli stessi impegni presi già tante volte da lei in quest'aula. Ma proprio perché si tratta di promesse pronunciate tante volte e perché vi è oggi nelle sue parole una mancanza di tensione e di speranza, queste sembrano lontane anni luce dalle stesse cose che lei, Presidente, promise in questa stessa Aula non più tardi di tre anni fa, allorquando solennemente poneva al centro del suo programma obiettivi di grande cambiamento e cadenzava con precise date le tappe attraverso cui questo si sarebbe realizzato. Era il 16 settembre del 1994 quando lei, e cito solo alcuni brani per esemplificare, si impegnava ad attuare entro tre mesi il pieno trasferimento di competenze e risorse agli enti locali; ed ancora entro lo stesso termine prometteva la modifica della legge numero 1, lo scioglimento degli enti regionali e la negoziazione delle norme di attuazione del credito. Ancora, a nome della maggioranza lei allora si impegnava, nel giro di sei mesi, e cito testualmente le sue parole: "Ho preso il tempo di sei mesi, ma spero in una approvazione più celere". Lei si impegnava per il varo della legge sull'amministrazione pubblica; ancora, entro sei mesi, vi era l'impegno da parte sua per il riordino nella normativa sulle zone montane, entro nove mesi quello per una revisione del metodo di scelta della classe politica e, ancora, nello stesso periodo, prometteva che sarebbero stati sottoposti all'approvazione i provvedimenti sulla zona franca e sulla riforma del Titolo III dello Statuto. Impegni simili, che per brevità non cito, ma forse ancora più pressanti e di maggiore incidenza sui cittadini sardi, venivano sottoscritti in tema di occupazione e di sviluppo, con precisi riferimenti tematici e di tempo, per quanto concerne le modalità e i settori attraverso i quali si potevano creare in Sardegna le condizioni perché vi fosse vero sviluppo e una durevole occupazione.

Di tutto questo non solo non c'è traccia nelle cose fatte dai suoi governi, ma vi è la convinzione generale che non vi sarà nemmeno traccia nelle cose che lei si accinge a fare per quest'anno che abbiamo di fronte. In realtà la sua maggioranza è diventata, ripeto, una maggioranza conservatrice e minimalista, erede diretta nell'impostazione politica, nei programmi, nelle persone che hanno l'effettivo comando e controllo, dei governissimi degli anni ottanta. La convinzione che il sesto governo Palomba continuerà a regalare ai sardi disoccupazione ed emarginazione determina, d'altra parte, la necessità di rilanciare in Sardegna la sfida liberaldemocratica allo statalismo, allo sviluppo bloccato e allo sperpero del denaro pubblico. Questo deve essere la sfida per il cambiamento e per l'innovazione, sia sul piano dello sviluppo, sia su quello istituzionale a chi vuol conservare, di fatto, un modello di crescita fallimentare e una Regione burocratica e nemica dei sardi. Chi si oppone al progetto conservatore di questa maggioranza deve allora utilizzare il 1998 per dare corpo e spessore all'alternativa, che deve avere nella lotta allo statalismo, cioè nella ferrea attuazione di quel principio di sussidiarietà che è stato una delle creazioni più originali del pensiero cattolico in tema di stato e di società, il suo punto di forza. Una sussidiarietà in senso verticale, quella che non delega mai verso l'alto ciò che non è strettamente necessario e consente la vera valorizzazione delle regioni, ma non solo delle regioni, anche e soprattutto dei comuni, come autentica espressione diretta delle comunità locali. Una sussidiarietà in senso orizzontale, quella che postula in drastico abbattimento dell'apparato pubblico e un suo radicale svuotamento, soprattutto in riferimento agli interventi in economia e all'assurdo monopolio nei servizi sociali a favore delle comunità locali, del volontariato, del non profit e soprattutto delle libere iniziative nel mercato.

E per porre questi principi alla base della Regione abbiamo chiesto, e continuiamo a chiedere, l'Assemblea costituente del popolo sardo. Un mondo politico, un mondo politico distratto e privo di fiducia in se stesso, ha considerato la strada della Costituente non solo come uno strumento politico difficile da ottenere, ma soprattutto uno strumento rivolto a raggiungere obiettivi unicamente legati alla forma di governo. Ma c'è un significato ben più profondo, ben più ampio nell'idea di Costituente sarda: quello di ricostruire la Regione su basi diverse, di sostituire la concezione dirigistica e assitenzialistica di una Regione che assume su di sé il compìto di rispondere a tutti i bisogni pubblici, quello di una Regione che rispetta la libertà del cittadino, le sue autonomie, una Regione che preferisce che siano i cittadini stessi, liberamente associati, a rispondere ai bisogni sociali. La Costituente è per noi uno strumento per la vera rivoluzione liberaldemocratica, una svolta storica che non può essere sancita che dal consenso popolare. La rivoluzione liberaldemocratica deve, a mio avviso, essere il punto centrale dell'alternativa alla sinistra. D'altra parte la creazione di una vera alternativa ha la necessità di essere fortemente permeata e pervasa dalla costituzione di un'unica forza politica di centro che rappresenti la sfida dei cattolici, dei laici, dei riformisti e degli autonomisti, alla sinistra imperniata sul P.D.S. e su Rifondazione Comunista. La sfida di quanti cioè traggono dalla tradizione cattolica, l'antidoto contro ogni liberismo selvaggio e radicale, e da quella liberale la forza per reagire ad ogni integralismo. La sfida cioè a valori e culture storicamente alternativi e antitetici nelle prospettive.

Mi avvio a concludere ribadendo che alla creazione di questo progetto voglio anch'io dare il mio contributo e il mio sostegno. Ma prima di concludere mi restano da fare due brevi considerazioni finali. La prima: se c'è stato un elemento che oggettivamente ha contribuito a rendere questo Consiglio, al di là della contrapposizione e delle polemiche tra maggioranza e opposizione, se c'è stato un elemento che oggettivamente ha contribuito a rendere questo Consiglio e questa maggioranza incapaci di assolvere al compito che la gravissima situazione economica e sociale gli affidava, questo elemento è stato una legge elettorale disastrosa, i cui effetti disastrosi li abbiamo vissuti sulla nostra pelle. Mentre se c'è stata una riforma, una piccola riforma che in qualche modo ha posto un rimedio, anche se insufficiente, all'ingovernabilità dovuta al sistema elettorale, è stata quella approvata due mesi fa, sottolineo non per iniziativa della maggioranza, sull'abolizione del ballottaggio a tre.

Ribadisco: questa riforma però non è sufficiente; bisogna chiedere a Roma i poteri per modificare alla radice il sistema elettorale e la forma di governo; e questo bisogna farlo subito, prima della fine della legislatura. C'è una proposta di legge che va in questa direzione, che ho presentato insieme a quasi tutti i Capigruppo, che è stata già approvata all'unanimità in Commissione e che oggi è pronta per l'esame del Consiglio. La mia raccomandazione è di non perdere tempo e di approvarla subito.

Facciamo in modo che il primo atto del Consiglio, a crisi conclusa, il primo atto del Consiglio sia la richiesta al Parlamento per avere i più ampi poteri in materia elettorale e sulla forma di governo.

Una seconda ed ultima considerazione. Questa considerazione vuole rispondere alla domanda: quale è stato il momento in questa legislatura, partita come una legislatura costituente e di grande novità, quale è stato il momento in cui questa legislatura ha cambiato rotta, quale è stato il momento in cui questa legislatura ha cominciato a trasformarsi in palude e stagnazione. Personalmente so di rappresentare una posizione forse minoritaria. Personalmente ritengo che quel momento, che il giro di boa sia rappresentato dalla caduta dell'incompatibilità tra la funzione di assessore e quella di consigliere. Da quel momento è cominciata la controriforma e il ritorno a un modo di fare politica, a un mondo politico, a una politica che pensavamo morta e sepolta. Per questo motivo il tema dell'incompatibilità, cioè quello della separazione tra Giunta e Consiglio, tra chi governa e chi controlla, al di là del suo valore intrinseco, acquista un valore emblematico e simbolico nel giudizio sulla legislatura come in qualsiasi futuro processo di riforma. Voglio ricordare e sottolineare in conclusione questo fatto oggi, per dare atto a Piersandro Scano, dal quale mi separano incolmabili differenze sui valori di riferimento e sulle prospettive politiche, di aver ribadito il principio dell'incompatibilità, annunciando le sue dimissioni dal Consiglio nel momento in cui si accinge ad assumere un incarico assessoriale. Voglio pubblicamente riconoscergli quello che gli spetta, al di là della più nitida contrapposizione politica che mi separa dall'onorevole Scano. Cioè voglio riconscergli coerenza e serietà per la scelta fatta, una scelta difficile e, ripeto, coraggiosa. Soprattutto perché fatta in un momento in cui serietà e coerenza sembrano non avere cittadinanza in larghi settori di quest'aula.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lippi. Ne ha facoltà.

LIPPI (F.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è strano a volte come alcune esperienze della vita tendano a modificare alcuni concetti, alcune regole che fino a qualche minuto prima credevamo invincibili, immodificabili, perché così ci era stato insegnato sia dalle nostre famiglie che dalla scuola che, per chi di noi crede, dalla Chiesa, e infine dalla società nella quale viviamo. Regole semplici per noi tutti importanti, come è importante vivere nella consapevolezza dei propri mezzi , nella coerenza delle proprie scelte, nella lealtà e nella correttezza. La politica, questa politica, la vostra politica, signori del Palomba sesto, ha insegnato, ci ha insegnato e ci sta insegnando che tutto è modificabile, che per le brame di potere, per la conservazione di uno scrannetto da 12 milioni al mese, per ricercare consensi che legittimamente potrebbero finire da altre parti, si è disposti a passare su tutto e su tutti, cancellando in un sol colpo non solo tutti gli insegnamenti di una vita, ma addirittura le istituzioni, colpevoli - secondo voi - di essere, e in particolare questa XI legislatura, coincisa con una fase di particolare difficoltà della politica e della economia. E qui, presidente Palomba, arriva il bello, perché i signori che l'hanno momentaneamente eletta trovano il modo insieme a lei di sfatare un'altra delle nostre regole fondamentali: quella di non dire mai le bugie. Ma, mentre le predette dichiarazioni che lei ci ha sottoposto in questi anni sono state da noi ribattezzate, a ragion veduta, "il libro dei sogni", questa nuova edizione potremmo tranquillamente ribattezzarla "Le avventure di Pinocchio, dove è facile capire chi è il personaggio principale, ma per il momento abbiamo serie difficoltà a individuare il gatto e la volpe. Non ci sono invece dubbi per chi ricopre il ruolo del terribile Mangiafuoco, primo perché un po' gli rassomiglia, secondo perché comparendo ha fatto un sol boccone dei suoi irriducibili nemici, quattro poveri mori bendati che a furia di tenere la benda sugli occhi si erano disorientati, tanto da perdersi dentro un fitto e nebuloso bosco di querce giovinastre, desiderose di far sprofondare le proprie radici su un fertile terreno per invecchiare indisturbate.

Ma meglio di questa metafora capiamo le intenzioni e le strategie dei compagni della sinistra, sempre più vicini e solidali, francamente non si capisce cosa animi di questi tempi i nostri simili, quelli che più di ogni altro ci sono vicini, per tradizione, affinità politica ed elettorale: i moderati del centro, razza in via di estinzione, che continuano a tradire le proprie idee e i propri elettori. Già nel 1994, infatti, quando decisero di presentare un proprio candidato alla presidenza, successivamente in effetti ottenuta, anche se di diverso prestigio e potere, gli amici del centro riuscirono, debbo dire con molta abilità, a convincere una piccolissima parte della società civile che il mondo era cambiato, che i muri erano caduti e che i cattivi, quelli che nell'immaginario collettivo erano rappresentati da un simbolo, la falce e il martello, erano stati messi alla berlina dai postcomunisti, oggi ribattezzati pidiessini, che niente avevano a che fare col passato, bensì rappresentavano una parte essenziale per la stabilità della democrazia e dei quali non si poteva fare a meno. Nasceva così, in via sperimentale, in Sardegna l'Ulivo, un innesto politico che non ricercava il consenso partendo dall'esistenza di un solido accordo tra i suoi membri, relativamente ai principi, valori, norme, nonché in ordine alla desiderabilità di certi obiettivi della comunità e dei mezzi atti a raggiungerli, bensì, come ieri ha sostenuto l'onorevole Palomba, risultava frutto di particolare difficoltà politica ed economica, che la nostra Regione sta e stava attraversando.

Oggi, invece, a sentire il presidente Palomba nelle sue dichiarazioni, sono caduti anacronistici veti e pregiudiziali, è riaffermata la pari dignità di tutte le forze politiche che compongono la maggioranza. Ma per cortesia, signori, finiamola una buona volta di tentare di convincere la nostra comunità e questa Assemblea che la rappresenta che dietro tutto questo sarebbero esistite perniciose immagini di destabilizzazione che rischiano di coinvolgere pericolosamente l'intero sistema dei partiti e le stesse istituzioni autonomistiche. Se oggi questo pericolo realmente esiste, cari colleghi, esiste solo ed esclusivamente perché siete voi ad averlo fatto esistere, al vostro modo di far politica. Avete portato la nostra gente alla fame, non siete riusciti in tre anni ad avviare nessuna grande opera pubblica, non avete trovato soluzione al rilancio delle imprese, non avete risolto i problemi della occupazione, diventando responsabili del suo incremento, state sfiduciando la gente portandola alla esasperazione e alla rassegnazione; non siete riusciti né a riformare la Regione, né tanto meno ad attivare un briciolo di privatizzazione degli enti strumentali.

Signor Presidente, altro che volontà di reazione, fantasia ed efficienza imprenditoriale! Le nostre aziende, i nostri imprenditori, quei pochi che sono rimasti, purtroppo, vanno ammirati solo per una cosa: quella di non essere ancora venuti qui a prendervi a calci nel sedere. Altro che globalizzazione dei mercati! Ma da domani promettete che tutto di colpo cambierà, d'altronde avete imbarcato i compagni di Rifondazione Comunista e se in tre anni le cose non sono andate per il verso giusto evidentemente era perché senza l'apporto e l'intellighenzia di questi colleghi mai si sarebbe potuto azzardare l'impegno a realizzare in Sardegna l'aumento della occupazione nella media prevista per l'Italia dal documento di programmazione economica e finanziaria. Suvvia, finiamola una volta per tutte di prenderci in giro, smettiamola una buona volta di ingannare i sardi con dichiarazioni che non stanno né in cielo né in terra. Ma non si crederà veramente che il male dei mali possa essere curato con l'organizzazione di una banale conferenza regionale per il lavoro, l'occupazione e lo sviluppo? 10.000 miliardi per i prossimi dieci anni sarebbero sicuramente una bella cifra che se spesa bene potrebbe consentire realmente ossigeno e ripresa alle attività produttive e quindi all'occupazione.

Io inviterei la collega Petrini, se ha qualcosa da riferirmi rispetto a quello che sto leggendo di attendere che termini il mio intervento perché mi disturba e non riesco a seguire il filo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.

PETRINI (Gruppo Misto). Mi dispiace, qualche volta un commento può sfuggire.

LIPPI (F.I.). Ma, a meno che questa maggioranza non voglia modificare anche le fondamentali regole di bilancio regionale, voglio ricordare a lei presidente Palomba e al suo neoassessore della programmazione che i bilanci sono triennali e che quindi dovrete accontentarvi di scrivere in bilancio stanziamenti solo sino al Duemila, e siccome la Sardegna si augura di poter garantire l'alternanza di governo già dalla prossima legislatura questo resterà il vostro ennesimo sogno nel cassetto. Se il vostro toccasana è quello di inventare altri lavori politicamente utili, chiedo scusa al collega Demontis per avergli rubato o sottratto la battuta, sappiate da questo momento che troverete una opposizione dura e intransigente. La Sardegna ha altresì bisogno di adeguati strumenti che velocemente facciano dimenticare logiche assistenziali e clientelari, evolvendola culturalmente verso una impresa che sappia sostenere i mercati e la competizione globale, diminuendo le importazioni di beni di prima necessità, valorizzando ed esportando le proprie risorse naturali che la nostra ricca terra produce in quantità e in abbondanza. Solo così rimetteremo in marcia il mercato del lavoro, solo così ridaremo fiducia agli investimenti, solo così avremo la certezza che i giovani di oggi possano diventare nuova classe imprenditoriale, nuovi operai specializzati, nuovi operatori agricoli e commerciali. Fino ad oggi avete dimostrato completa inadeguatezza non solo nella destinazione dei finanziamenti ma soprattutto nella loro spesa e quindi non si capisce, presidente Palomba, da dove emergano queste importanti performance di cui lei parla nelle dichiarazioni programmatiche e, a meno che lei non sia diventato all'improvviso veggente, sarà il caso che ci spieghi con calma come risulti per lei prevedibile un incremento per quest'anno delle opere pubbliche e un consequenziale risveglio dell'imprenditoria. Ma non sarà per caso tutto questo dovuto al fatto che nel corso del 1998 saranno disponibili centinaia di miliardi fino ad oggi non spesi? Sarà che nel corso del 1998 i partiti e i singoli consiglieri di maggioranza faranno la corsa per aprire cantieri, raschiare risorse per i propri collegi elettorali in maniera da dar fondo al forziere e lanciarsi verso la lunga corsa ormai incominciata delle prossime elezioni regionali? Non sarà che liberato un particolare Assessorato dalla scomoda posizione di un certo assessore tecnico all'improvviso le opere pubbliche ridiventeranno anche in Sardegna il vostro cavallo di battaglia? Se così fosse, caro Presidente, tutto questo cosa ha a che fare con quei programmi che con tanta cura ogni volta lei ci ripropone? Sembrerebbe invece che la filosofia sia sempre la stessa, pura e semplice improvvisazione capace di risolvere l'immediato ma incapace di dare garanzie e certezze per il futuro. Ci si aspettava l'ingresso di un esponente della Rifondazione Comunista all'Assessorato del lavoro dopo che le ultime settimane la stessa aveva pesantemente ripreso e quasi ricattato la maggioranza sul problema delle politiche sul lavoro. Questo non è avvenuto ed è per certi versi inspiegabile la delega all'onorevole Cogodi dell'Assessorato dell'urbanistica che, da liberisti quali siamo, ci preoccupa non poco per un insieme di ragioni, non ultime quella richiamata prima dal mio Capogruppo sul problema del Master Plan. Siamo seri e sinceri, in concreto non credo che sia cambiato molto se non un rafforzamento a sinistra della coalizione che indebolisce notevolmente la componente moderata. In quest'ultimo anno e mezzo, salvo sorprese, l'attenzione sarà rivolta a ricercare accordi elettorali più o meno trasparenti, ci sarà la convenienza di trovare il modo della spartizione delle risorse a seconda della necessità dei partiti, si cercherà di convincere i sardi che le cose sono finalmente cambiate elargendo finanziamenti a pioggia su un terreno che più arduo non si può, ma nel concreto per i nodi struttrali e occupazionali ancora una volta non ci saranno spazi. Quello che oggi mi preoccupa in conclusione, signor Presidente, non è tanto l'attuale composizione di questa maggioranza ma le sue intenzioni. Mi preoccupa che la dodicesima legislatura, la prossima, possa incominciare nel migliore dei modi con una riforma della Regione già definita, con delle politiche sul lavoro e sugli incentivi alle imprese concrete, con una legge elettorale che sia degna di questo nome e non consenta più i trucchetti dei quali avete pesantemente abusato. Il Polo ha sempre dimostrato attenzione e disponibilità concreta a discutere dei grandi temi, di quelli dove non esistono, a nostro giudizio, maggioranza e opposizione, ma per le quali si deve lavorare insieme per affrontare i problemi della nostra gente; per il resto, faremo le barricate, faremo in modo che il nostro operato sia distinguibile da quello dei signori del Palomba sesto nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità. Infine, presidente Palomba, le voglio fare una annotazione e un invito affinché chi si è preso la briga di scriverle le linee programmatiche stia un po' più attento a quello che scrive, infatti a pagina 29 sul capitolo riguardante l'industria, nel citare le leggi 15 e 21, si fa riferimento alla possibilità che queste due leggi diano l'accesso al finanziamento alle imprese artigiane non iscritte all'albo. Questo a me non risulta, non risulta neanche ai tecnici con i quali mi sono confrontato e quindi la invito a verificare con più attenzione, non solo quello che viene scritto, ma poi di appurarne anche l'effettiva verità. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ghirra. Ne ha facoltà.

GHIRRA (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, noi progressisti federativi salutiamo, come un rilevante risultato, aver risolto così brillantemente e rapidamente una crisi tormentata e difficile e vediamo in questa soluzione una profonda svolta politica. Finalmente, dopo anni di contrasti e di difficoltà, l'intera sinistra sarda entra a far parte della maggioranza che sostiene il governo regionale, e le forze del centro ritrovano una qualche unità in una alleanza che si regge inestricabilmente su due poli. Certo, c'è un elemento di grave sofferenza in questa alleanza, lo strappo, l'assenza del Partito Sardo d'Azione dal patto di governo rappresenta per noi una sofferenza grave, segno evidente che sarà impegno primario di questa maggioranza recuperare un dialogo fecondo e un'alleanza strategica con un partito i cui valori e i cui contenuti dell'azione politica, sono parte essenziale della prospettiva che noi vediamo per l'Ulivo in Sardegna. E' evidente, che non basta un'alleanza politica, pur così rilevante, a dare il segno di una svolta profonda, sarà necessario che questa alleanza traduca poi nei contenuti concreti, nell'azione di governo, la sua reale volontà innovatrice e riformatrice. Vedete, oggi noi in Sardegna salutiamo la sconfitta di un partito avventurista che ha puntato e punta sullo sfascio delle istituzioni, che ha puntato e punta su un blocco sociale imperniato su una visione dell'industria come fatto parassitario e assistenziale. Noi abbiamo in qualche modo sventato, ma la battaglia è ancora lunga, il tentativo di pochi che hanno una visione dell'imprenditoria come conquista senza mediazioni politiche delle casse pubbliche. E' un risultato rilevante ma questa battaglia ovviamente non è conclusa e sarà compito dell'azione di governo sventare questo tentativo e ciò sarà reso possibile soltanto dalla capacità di costruire una reale svolta, un reale modernizzazione della nostra Isola. Vedete, l'Europa è oggi un orizzonte obbligato nella strategia di sviluppo della nostra Isola, la Sardegna deve conquistare un dialogo realmente fecondo con l'Unione Europea, deve saper trasformare la sua economia e la sua società, c'è un impasto ancora troppo forte nella nostra Isola di corporativismi, di parassitismi, c'è bisogno di modernizzare e di fare in Sardegna ciò che il Governo nazionale è stato capace di fare in Italia, c'è bisogno di una politica di risanamento della spesa pubblica, c'è bisogno di una politica di smantellamento di strutture vetuste inutili e nella sostanza non progressive. Voglio dire che un disegno di modernizzazione della nostra società deve passare realmente per un processo di privatizzazione di settori e strumenti che non hanno più ragione di essere alle soglie del terzo millennio, soltanto così si può realmente innestare un circolo virtuoso, dare la parola in quest'Isola a ceti imprenditoriali che siano degni di questo nome e che non siano soltanto, come dire, dei fiancheggiatori di una visione della politica assistenziale e tutto sommato di corto respiro; dunque l'orizzonte europeo è essenziale ed è essenziale soprattutto se noi avremo il coraggio di puntare, come dire, sul fattore umano. Vedete, il vero dramma della nostra Isola, noi tutti lo registriamo quotidianamente anche nella nostra vita, è il dramma della disoccupazione. La disoccupazione giovanile è una piaga che priva di diritti fondamentali intere generazioni alle soglie dei 40 anni addirittura. Ai giovani la Regione per essere ancora credibile, per avere ancora la facoltà di essere un interlocutore, deve garantire un avvenire, deve garantire delle opportunità di lavoro. Io non so se sia soltanto una fantasia, ma mi pare che il modello spagnolo, il modello cioè di un governo che oltre dieci anni fa decise di scaraventare sulla scena di Bruxelles delle istituzioni europee i suoi giovani migliori dotandoli di borse di studio e spingendoli al coraggio dell'iniziativa e dell'apprendimento, possa essere un modello da seguire; ma a mio parere la nostra Regione non può limitarsi a misure antiche nel sostegno all'occupazione, ma deve avere il coraggio di inventare, di scoprire, di percorrere nuove strade. Dicevo quindi che la parola d'ordine che noi oggi abbiamo davanti è quella della modernizzazione, della modernizzazione e delle riforme. Io ho colto nell'intervento del collega Fantola qualche nostalgia del 18 aprile del 1948, ma anche contemporaneamente alcune interessanti aperture ed alcune interessanti convergenze sul tema delle riforme. Questa nostra Regione è paradossalmente oggi più arretrata della stessa struttura dello Stato, cioè siamo in un momento così grave che l'autonomia rischia di diventare addirittura un handicap piuttosto che un vantaggio. Pensate a quali miglioramenti, a quali innovazioni abbia creato sul fronte dell'amministrazione il provvedimento proposto dal ministro Bassanini; e pensiamo invece quanto sia ancora arretrata la nostra autonomia su questo punto, quanto il centralismo regionale impedisca ai comuni, alle comunità locali di essere protagoniste della vita pubblica e della vita sociale della nostra Isola. Dunque, occorre uno scatto sul piano delle riforme, occorre che facciamo della nostra autonomia una ricchezza, occorre che noi partecipiamo a pieno titolo al dibattito, che non è un dibattito teorico ma che sta per entrare in media res in Parlamento sulla riforma federalista dello Stato. Si dovrà cimentare questa classe dirigente e questo Consiglio regionale perché il tema delle riforme ovviamente non riguarda soltanto la maggioranza. E' questa una delle sfide che abbiamo davanti; questo Consiglio regionale sarà capace di dimostrare una reale capacità di riforme? Intanto, nei suoi comportamenti concreti, questo Consiglio regionale per essere credibile ha il dovere di abolire il voto segreto. Il voto segreto è diventato uno strumento di agguati, di imboscate e spesso sul piano economico di copertura di interessi non sempre leciti. A mio parere questo Consiglio potrà parlare alla società sarda e dimostrarsi all'altezza del suo compito se l'abolizione del voto segreto sarà una misura immediata che noi assumeremo. L'altro appuntamento sul piano delle riforme è appunto la partecipazione attiva, non più da spettatori, al processo di riforma federalista dello Stato. Mi sembra che il 25 di questo mese vada alla Camera il pacchetto di proposte di riforma dello Stato. Noi che cosa facciamo? Assistiamo da spettatori o entriamo lì dentro, mettiamo i piedi nel piatto con nostre proposte, con la nostra capacità di rivendicare reali misure, reali proposte che possano fare dell'autogoverno dei sardi non già una parola d'ordine formale e formalistica ma una bandiera dietro la quale mobilitare i cittadini. I cittadini di quest'Isola hanno delle rappresentazioni un po' eccessive, un po' forzate e spesso caricaturali delle vicende politiche sarde, ma è compito della politica saper parlare loro offrendo dei terreni di battaglia, dei terreni di mobilitazione, dei terreni di credibilità. Dunque la svolta è notevole; il nostro Gruppo si impegna profondamente in questa innovazione nella formazione della Giunta, si impegna al suo massimo livello poiché il nostro Capogruppo andrà a ricoprire il ruolo di Assessore della programmazione e del bilancio. Nessuno può dunque dubitare del nostro impegno e anzi sono convinto che la partecipazione dell'onorevole Pier Sandro Scano all'azione di governo potrà contribuire, da una nuova impostazione, allo sviluppo concreto di un'azione politica realmente riformatrice. Vedete, io sono convinto, perché ce l'hanno insegnato non sempre le nostre virtù, ma spesso l'azione concreta di forze speculative assai abili e acute, che il territorio rappresenti oggi una delle ricchezze maggiori di quest'Isola. Uno dei banchi di prova di un gruppo dirigente sarà quello di saper utilizzare le nostre bellezze ambientali, il nostro patrimonio storico e culturale come strumento di crescita economica, come strumento per dare a queste migliaia di giovani che rivendicano giustamente un futuro l'occasione di cimentarsi su queste frontiere. La frontiera dei beni culturali, la frontiera di queste straordinarie ricchezze ambientali non è un investimento improduttivo o assistenziale ma è il futuro di quest'Isola; lì piuttosto che sulla riproposizione di politiche assistenziali vecchio stile si dimostrerà se saremo capaci di inventare delle politiche, se saremo capaci di investire sulle nostre ricchezze, sui nostri gioielli di famiglia. Io non ho mai pensato e non penso che la cultura o l'ambiente siano dei beni da contemplare, dei beni immoti, dei valori morti; sono dei beni che vivono nel rapporto con l'azione dell'uomo ed il rapporto fra uomo e natura è un rapporto dialettico, un rapporto di costante scambio e utilizzazione. Se noi sapremo, piuttosto che cedere alla volgarità della speculazione che distrugge, costruire varando rapidissimamente in tempi brevi, in settimane i parchi naturali; se noi sapremo rapidamente aprire i nostri monumenti, creare sì un turismo che punti sulle ricchezze dei sardi e sulla identità dei sardi, allora forse saremo credibili agli occhi di questi giovani che oggi ci accusano di aver voltato loro le spalle. Dunque ci sono tutte le condizioni per una svolta, ci sono le condizioni per cui questo Consiglio affronti quest'ultimo anno di legislatura con la coscienza che fare il meglio è il nostro dovere prima di tutto, e forse è anche il caso di affrontare i temi politici e sociali con meno ipocrisia e più concretezza. Io ho trovato un po' povere su questo le dichiarazioni programmatiche, ma spero che il dibattito sia più ricco, anche un altro degli snodi della democrazia di quest'Isola, che è il tema dell'informazione. E' un tema delicato e grave perché qualsiasi costituzionalista, anche di provincia, sa benissimo quale sia il ruolo dell'informazione nelle moderne democrazie. Ebbene in Sardegna vi è uno stato di sofferenza parossistica. Non soltanto la stampa quotidiana perde migliaia e migliaia di copie a vantaggio dei quotidiani nazionali, ma ora anche le TV vivono crisi gravissime, chiudono e licenziano. Tutto questo infligge dei colpi durissimi al pluralismo, perché voi tutti concorderete con me che qualsiasi voce, anche la più ostile è comunque meglio del silenzio. Non tutti forse concorderanno, c'è anche chi pensa che i giornali e le TV siano solo uno sgabello su cui salire e che se non hanno questa funzione allora sì che vanno chiuse e combattute, ma io non penso questo e denuncio ancora una volta in quest'Aula l'urgenza che anche il governo regionale intervenga perché ha chiuso un'altra voce di quest'Isola: ha chiuso Sardegna Uno. Anche lì va ricercata una risposta sul piano delle regole, non sul piano delle amicizie, dei favoritismi o dei comparaggi. Non mi pare che siamo ancora a questo punto, è un tema delicato e grave su cui a mio parere è bene che ci soffermiamo, perché il tema delle regole oggi è fondamentale per tutti perché il mio avversario di oggi potrà essere il mio alleato di domani e sarà il tuo avversario, ecco perché servono regole. Dunque è fondamentale che noi tutti, come dire, ci impegniamo per una reale modernizzazione economica e sociale della nostra Isola, è fondamentale che ci impegniamo prima di tutto per una modernizzazione di questa macchina amministrativa che non dialoga con i cittadini. Questa Regione è funzionale al ruolo dei politici, dei consiglieri regionali, è funzionale al fatto che noi tutti siamo i mediatori del consenso; i cittadini non hanno voci, questa macchina va cambiata, quest'Isola deve entrare in Europa anche su questo piano, deve sfruttare le moderne possibilità offerte dalla telematica, questa pubblica amministrazione va informatizzata per esigenze di trasparenza e di decenza, perché altrimenti rimarremo sì nella prima Repubblica, che piace a molti. C'è un tratto, come dire, di moderatismo e di conservatorismo, se non offendessi alcuni colleghi che si sono riconosciuti, direi di doroteismo nell'azione di governo che va battuto in breccia. Oggi serve una vera svolta per essere credibili.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, impegni, impegni, diceva l'onorevole Ghirra, la macchina va cambiata ma le cose continuano ad andare come prima e all'orizzonte credo che non ci sia niente di nuovo, perché sono cose queste che abbiamo sentito già per cinque volte, e il solito tran tran, il solito ritornello continua su questa strada mentre i problemi della nostra Isola, dei nostri concittadini continuano ad essere gravi. Ma credo che, dette queste cose, che questa Giunta, che è stata ricostituita, sarà ricordata, nella storia dell'autonomia sarda, oltre che per essere la sesta consecutiva dell'era Palomba, principalmente per alcuni motivi. Primo, la partecipazione organica di Rifondazione Comunista alla gestione della cosa pubblica in Sardegna, cioè, con questa Giunta Rifondazione Comunista viene ricompensata della sua partecipazione alla vittoria dell'Ulivo nel secondo turno delle elezioni regionali del '94. L'esclusione di Rifondazione comunista, ricordiamo, fu a nostro avviso un atto grave, perché, l'abbiamo riconosciuto da questi banchi, volenti o nolenti alcune forze politiche, partecipò direttamente a quella vittoria. Secondo, disponibilità a questa partecipazione, quindi alla partecipazione di Rifondazione Comunista, sia del P.P.I., di Rinnovamento Italiano e anche dei democratici della Sardegna. Queste forze politiche che si erano opposte oggi, in pratica, si trovano a braccetto con una forza che si dichiara comunista, che si rifà orgogliosamente a quell'ideologia, che come tutti sappiamo è fallita miseramente e che è costata lutti e oppressioni.

E' pur vero, almeno per quanto riguarda i democratici della Sardegna, essi non sono rappresentanti in Giunta, ma la loro presa di distanza, a conclusione della corsa agli Assessorati, non ha niente di ideale e di opposizione a Rifondazione Comunista, tant'è che il documento firmato il 2 gennaio scorso recava anche la firma dell'onorevole Bruno Dettori, presidente dei democratici della Sardegna. Pertanto la posizione dei Democratici per la Sardegna è meramente strumentale al non accoglimento della loro proposta di mantenere l'assessore Paolo Fadda, retaggio dell'allora Patto Segni, nell'Assessorato dei lavori pubblici. Quindi, onorevoli colleghi, al di là delle dichiarazioni dell'onorevole Bruno Dettori sulla necessità di privilegiare programmi a uomini, il loro momentaneo disimpegno è dovuto a non aver ottenuto quanto richiesto. Pertanto anche i democratici della Sardegna, di cui aspettiamo le dichiarazioni ufficiali in quest'Aula, devono essere considerati tra i disponibili alla partecipazione al governo della Regione sarda di Rifondazione comunista.

Terzo, tradimento di Rinnovamento Italiano nei confronti del P.S.d'Az. Ricordiamo anche questo fatto: Rinnovamento Italiano aveva stretto un patto d'azione, di azione coordinata nei riguardi del P.S.d'Az., ma non appena vista la possibilità di poter avere un doppio incarico: a mare gli amici, ognuno per la propria strada.

Quarto, crollo totale di alcuni sacri principi enunciati all'inizio della legislatura e fino ad oggi confermati, quali, a detta di molti, mai con Rifondazione Comunista, separazione netta tra la carica di consigliere e quella di Assessore. Questi, ricordiamolo, furono i cavalli di battaglia di alcuni esponenti politici in questo Consiglio che, su questi principi, avevano fatto, nel tempo e fra la gente, le loro fortune.

Non credo che all'improvviso, solamente per aver cambiato casacca, costoro abbiano cambiato principi ed idee, altrimenti sarebbe veramente grave, altrimenti sarebbe veramente un tradimento nei riguardi di coloro i quali li hanno votati. Concetti e principi sicuramente superati allo stato attuale, o quasi superati allo stato attuale, ma che è bene ricordare agli immemori. Ma questa Giunta, al di à di quanto ho detto, nasce con i vizi di sempre. Infatti l'onorevole Palomba, che sulla carta poteva contare su 46 voti di maggioranza, è stato eletto con 39 voti per franchi tiratori e assenze strategiche che hanno voluto ricordare che si era solo all'inizio della lotta interna per gli incarichi assessoriali e per gli enti da occupare. E pertanto tutto questo inizio in salita non porterà sicuramente alcun bene alla Sardegna, così come è stato con le Giunte precedenti. Ma credo che questa Giunta e questa maggioranza, e questo lo voglio rimarcare, è sicuramente il lato positivo di tutta l'operazione, sarà ricordata perché, con l'entrata nell'Esecutivo di Rifondazione Comunista, e quindi con l'allargamento della maggioranza verso l'estrema sinistra e con la contemporanea presenza di gruppi di moderati di centro che hanno fatto la scelta di sinistra si sta andando verso il reale bipolarismo che tutti i sardi aspettano e auspicano. Della scelta di sinistra a centro di certi partiti o movimenti moderati o liberaldemocratici bisogna prenderne atto con tranquillità, senza strapparsi le vesti, perché finalmente stanno per finire gli equivoci e i malintesi, stanno per tramontare i partiti cosiddetti cerniera, o mercenari, buoni per tutte le stagioni.

Il bipolarismo impone di schierarsi o da una parte o dall'altra, e in questo caso specifico il Partito Popolare Italiano, Rinnovamento Italiano e anche i democratici per la Sardegna, con quello che ho detto all'inizio, in assoluta libertà la scelta l'hanno fatta. E pertanto tutto questo è, a mio avviso, al di là dell'eterogeneità delle forze in campo, un momento di chiarezza anche in vista della scadenza elettorale ormai prossima. Concetto questo, sempre a proposito di elezioni, ribadito a chiare lettere dall'onorevole Pietrino Fois, coordinatore provinciale di Sassari di Rinnovamento Italiano, il quale in vista del rinnovo del Consiglio comunale di Alghero ha detto testualmente, alcuni giorni or sono: è nostra opinione che il tavolo per le indicazioni delle prossime amministrative dovrà essere aperto, senza alcuna esclusione, a tutte le forze politiche che si collocano nell'area del centro sinistra. La scelta del Partito Popolare Italiano, ma principalmente di Rinnovamento Italiano e dei Democratici per la Sardegna, da sempre i più schizzinosi nei riguardi di Rifondazione, di essere organici all'estrema sinistra, deve mettere una volta per tutti a tacere quanti vorrebbero vedere in questi cosiddetti moderati di centro, liberaldemocratici, forze con le quali colloquiare in questo Consiglio e in questa legislatura. Questa scelta verso la sinistra, se all'inizio del mandato del 1994 poteva essere considerata un errore di valutazione, un momento emozionale o la volontà di entrare subito e a tutti i costi nella stanza del potere, quindi dicevo questa scelta verso sinistra, riconfermata a diciotto mesi dalla scadenza naturale del mandato, è quasi un imprimatur della volontà di queste forze politiche e dei loro rappresentanti alla disponibilità di continuare nel tempo questa esperienza. Se ancora pertanto rimaneva un qualche dubbio della reale volontà di queste forze moderate e di centro di riconoscersi nell'Ulivo e nei suoi programmi, l'elezione del Palomba 6, la sua Giunta, la partecipazione organica e determinante di Rifondazione Comunista fanno piazza pulita di nascoste illusioni o speranze di qualcuno di poter ribaltare la situazione o allargare il polo con queste forze e questi signori. Pertanto, amici del Polo, dobbiamo prendere atto che allo stato attuale non esistono maggioranza alternative e che l'unica alternativa sarebbe stata solamente lo scioglimento anticipato del Consiglio, così come proposi nell'ottobre del 1996, in occasione di un'altra crisi, e che l'allargamento del Polo non si può pensare di farlo all'interno di questo Consiglio, con questi eletti, ma lo si potrà sicuramente fare sensibilizzando, parlando, discutendo, rendendo edotti della situazione coloro i quali, sicuramente in buona fede, nel giugno del 1994 dettero fiducia a questi pseudomoderati raccattando, prendendo voti di centro e anche di destra per fare una politica di sinistra e di estrema sinistra. Guai pertanto a imbarcarsi con forze che hanno la cultura del tradimento, guai a impegolarsi con coloro i quali sono tutto e il contrario di tutto pur di restare al potere ed usufruire del potere. Guai a immischiarsi con coloro che per una poltrona rinnegano spudoratamente i principi cui hanno detto di credere e che su questi principi e ideali hanno raccolto i voti. Guai a tutto questo, perché sarebbe la fine ingloriosa e repentina di tutte quelle forze del vero rinnovamento, della rinascita della nostra Isola e della alternanza. Amici del Polo voglio dire chiaramente che la preparazione e l'attesa fiduciosa portano e porteranno i frutti sperati, e la meta credo che non sia assolutamente lontana. I problemi della Sardegna sono oggi drammatici in tutti i campi. Le maggioranze di centrosinistra prima e di sinistracentro oggi, così eterogenee fra di loro, un insieme di presidenzialisti e di antipresidenzialisti, di liberaldemocratici, di moderati e di marxisti, di credenti e non credenti, di chi crede nell'iniziativa privata, chi nello statalismo e nell'assistenzialismo, non sono riuscite e non riusciranno a risolvere. Deve partire pertanto dal Polo per le libertà un insieme di forze molto omogenee, in cui la nazione, la socialità, il sentimento religioso, il credere nell'iniziativa privata e nella proprietà privata sono patrimonio comune, deve partire la riscossa dei sardi, con un programma unitario e organico, frutto della consultazione delle categorie del lavoro e della produzione, e di quanti, principalmente la giovani generazioni, aspirano a un domani più sereno. Questo deve essere il nostro obiettivo, per avere una maggioranza che non sia solo un insieme di numeri o di individui come l'attuale, ma una maggioranza che si riconosca profondamente in un progetto organico ed unitario di sviluppo.

Onorevoli colleghi della maggioranza, le nostre popolazioni stremate e sfinite dai problemi di tutti i giorni sono stufe delle vostre lotte interne. Non comprendono più i vostri troppi perché: perché questo entra, perché quello esce, perché dovrei entrare, perché dovrei uscire, perché io e non l'altro, di tanti perché. Io credo che l'unico perché che loro vogliono sentire è perché non date una risposta certa ai problemi della Sardegna. E la risposta che avete dato con le ultime dichiarazioni programmatiche non lasciano trasparire niente di buono perché sono troppe cose già sentite, sono cose irrealizzabili in meno di diciotto mesi. Lavoro, riforme, ambiente, parchi, cultura, vertenza con lo Stato, ecco i capisaldi su cui volete puntare. Per quanto concerne il lavoro è fin troppo logico che la Regione si deve impegnare a realizzare un consistente incremento dei livelli occupativi. E' stato questo sempre detto, ma sta di fatto che dall'inizio di questa legislatura a tutt'oggi il numero dei disoccupati e dei sottoccupati in Sardegna è aumentato sensibilmente. Ma come, con quali strumenti? Forse con la solita conferenza sul lavoro, che lascia il tempo che trova, voi riuscirete a risolvere i problemi dell'occupazione? Quali, poi, gli strumenti utili, visto che vi siete ricordati, anche se lontanamente, degli emigrati, per i lavoratori sardi emigrati potete trovare quando non si riesce ad assicurare un lavoro duraturo e stabile ai residenti, molti dei quali purtroppo hanno intrapreso nuovamente la strada della emigrazione? Quanto ancora dovremo aspettare per una riforma seria della formazione professionale, concetto ricordato in tutti i programmi, affinché la formazione medesima non sia un parcheggio per molti giovani, ma luogo di apprendimento in funzione delle richieste di mercato? Per quanto riguarda poi la cultura, questo è un vanto, l'applicazione della legge sulla lingua e sulla cultura sarda in questo 1998 non credo che potrà diventare un potente strumento di sviluppo per la Sardegna. Si parla di "potente strumento di sviluppo"! Non polemizzerò ancora sulla validità di questa legge sulla lingua sarda, che a mio avviso non esiste come tale, in questo anche confortato indirettamente da quanto affermato circa un mese fa da uno studioso sardo residente a Grenoble, il professor Michele Contini (?) che in un lungo articolo, dopo aver ricordato che esistono otto varietà principali e almeno trenta sottovarietà, paventa il rischio di creare una sorta di esperanto insulare. Dicevo, non polemizzerò su questo perché io ho la paura che è quasi certezza che questa legge sarà solamente una grande vacca da cui attingere soldi a piene mani da parte dei soliti fortunati e la ricerca di ulteriori risorse finanziarie, così è detto nelle dichiarazioni programmatiche, la dice lunga su come volete dilapidare i soldi pubblici. Nel momento in cui si chiudono, principalmente nei piccoli centri in cui avanza la desertificazione, molte classi e molte scuole e viene negato ai più giovani il sacrosanto diritto alla istruzione, facendo di questi giovani e giovanissimi i nuovi emigranti del terzo millennio, credo che sarebbe stato più opportuno e necessario utilizzare tutte le risorse possibili per assicurare a questi giovani l'istruzione di cui hanno diritto. Altro che lingua, pertanto, come strumento di sviluppo. Abbiamo sicuramente altri problemi, abbiamo e possiamo avere altri mezzi per ottenere quello sviluppo che tutti noi vogliamo.

Onorevole Palomba, per concludere, il 6 nell'immaginario degli studenti è sempre stato il primo punto di arrivo per andare avanti negli studi e inserirsi a pieno titolo nella vita. Anche lei è arrivato al fatidico 6, ma questo 6 - e non è detto che non possa essere superato - è inversamente proporzionale al 6 scolastico e non sta pertanto a significare la sufficienza per lei e per le sue giunte. Sta a significare il fallimento di un progetto politico nato male e che sta per concludersi ancora peggio. L'insufficienza, giorno dopo giorno, vi viene data dalla gente, dalle forze imprenditoriali, dalle forze sociali, da quanti avevano avuto fiducia nel laboratorio Ulivo sperimentato in Sardegna, e non credo che la partecipazione di Rifondazione Comunista sia la panacea di tutti i mali. Ai sardi stanchi e sfiduciati dico pertanto di avere pazienza, maggio 199 si avvicina a grandi passi e allora essi e solo essi avranno la possibilità di voltare pagina.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (P.S.d'Az.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, cercando di comprendere le radici di questa crisi andando a ritroso per trovare un filo conduttore che ci aiutasse a capire meglio alcuni passaggi di questi ultimi giorni, sorprende nel rileggere le linee programmatiche del presidente Palomba del 6 settembre del 1994, per intenderci quelle dell'era del Palomba uno, la lungimiranza e il grande intuito che il Presidente ha dimostrato in quella occasione quando nel primo rigo di tale documento afferma con chiarezza che il suo Governo regionale si fonda sul rinnovamento. Oggi a distanza di qualche anno possiamo constatare che le fortune del nostro Presidente si fondano proprio sul rinnovamento, non quello auspicato da tutti i sardi, ma quello italiano, un giovane movimento politico che in Sardegna è rappresentato da un gruppetto di personaggi nato da una costola di quel partito che fino a poco tempo fa si proponeva di stringere patti con tutti gli italiani e con i sardi per governare il Paese e la nostra Regione con efficienza e con chissà quali metodi innovativi. I fatti li conoscono tutti, questi gentiluomini non solo non hanno mantenuto i patti con i loro elettori ma neanche fra di loro e con i loro amici, e oggi come lei d'altronde vivacchiando nell'attesa di trovare una più redditizia collocazione non certo politica ma strettamente personale, meglio se di tipo assessoriale. Preferisco pensare, caro Presidente, che quando si riferiva al rinnovamento si rivolgesse appunto all'eventualità che nascesse in Consiglio un gruppetto di consiglieri che si identificassero con questa sigla piuttosto che al significato letterale del termine, diversamente dovrebbe darci spiegazioni che non sarà certamente in grado di fornire se non facendo ricorso alla menzogna pratica che non si addice a un Presidente magistrato prestato alla politica. Non credo infatti che sia possibile spiegarci con altri sistemi il perché si sia prestato anzi si sia presentato agli elettori come un uomo della discontinuità con il passato, come paladino degli interessi dei sardi e oggi si ripresenta per la sesta volta in quest'Aula per chiedere la fiducia dell'Assemblea sapendo di essere il frutto di un accordo di potere con quegli stessi uomini che per decenni hanno gestito la Regione sarda, che per anni hanno disegnato la mappa del potere in Sardegna e che hanno ridotto l'amministrazione regionale in quelle condizioni in cui molti di noi che sono approdati qua per la prima volta l'hanno trovato nel 1994. E' evidente a tutti che il Palomba sesto rappresenta lo strumento in mano alle vecchie logiche del potere della Sardegna, il giocattolo costruito dai vecchi potentati della sinistra sarda per conquistare la scena politica senza presentarsi sul palcoscenico. In questo contesto, gli obiettivi apparenti sono rappresentati dalla Presidenza della Giunta, dalle deleghe assessoriali, dagli assessori, ma i veri obiettivi sono altri, sono la gestione degli snodi del potere della nostra Isola, sono il controllo del mondo del credito, dell'informazione, degli enti, SFIRS, Consorzio 21, CRS4, BIC, EMSA e tutto ciò che può fare potere, clientela, assistenzialismo e dunque voti. In questo disegno chi meglio di lei e della sua nuova maggioranza poteva garantire la riuscita del piano per la rioccupazione del potere da parte dei vecchi gestori della politica sarda? Un Presidente che pur di essere Presidente in questi anni ha dimostrato di poter fare e dire tutto e il contrario di tutto. Un partito di maggioranza relativa che pur di occupare spazi e poltrone non si preoccupa di ricercare i motivi per fare maggioranza, ma conosce solo le leggi dei numeri e dimentica quelle proprie di una coalizione. Gruppetti sporadici di consiglieri che, pur di ricoprire qualche incarico, sono capaci di cambiare in tre anni tre gruppi consiliari, di appartenere a un gruppo consiliare in Regione e governare la propria città come espressione di una forza politica che non si riconosce nel gruppo della Regione. Dei diversi uomini del misto di centro, del misto di sinistra, e riconoscersi contemporaneamente in una maggioranza di governo costituita dai partiti che li hanno eletti. Di firmare una legge per lo scioglimento del Consiglio e dichiarare l'appartenenza ad una associazione politica che manifesta contro di essa e contemporaneamente votarla come Presidente. Questi, insieme a quei signori che volevano stringere i patti con gli elettori, insieme ai vecchi potentati della sinistra di governo sarda, sono gli uomini che le permettono di essere Presidente della Regione. Questi saranno gli uomini che non appena troveranno di meglio non appena lei non sarà più funzionale al disegno, l'abbandoneranno senza neanche stringergli la mano e dirgli grazie. Questa è la realtà. Le spiegazioni e la soluzione a questa ennesima crisi, ma è anche la spiegazione di tutte le crisi che in questi ultimi anni hanno minato non soltanto il governo regionale ma persino la credibilità delle istituzioni autonomistiche. Si voleva a tutti i costi riproporre una edizione aggiornata del governissimo, si voleva ricostruire il gruppo di potere dei primi anni ottanta, novanta, si voleva definitivamente consacrare la posizione egemone del Partito Democratico della Sinistra. Sono questi i motivi veri per i quali oggi state assieme, o meglio, i vostri tutori regionali hanno deciso che anche in quest'Aula dovete stare assieme. Nuovi comunisti e diniani, post comunisti e post democristiani, non certo per la conferenza regionale del lavoro o per la bufala dei mille miliardi, oppure perché avete sottoscritto un documento fondato sul niente e che afferma il nulla. Quelle tre paginette con tutte le vostre sigle hanno frutto dall'elaborazione dei grandi strateghi della politica isolana. Meritano senz'altro di essere conservate con cura, non perché rappresentino un momento alto della politica sarda, ma perché sono la testimonianza della vostra malafede nei confronti dei troppi disoccupati della Sardegna. E perché sarà il documento che vi ricorderemo in ogni campagna elettorale, come i mille miliardi della metanizzazione promessi dal Governo, allo stesso modo, come in tutti questi anni vi siete divertiti a ricordare a qualcuno il milione dei posti di lavoro. Un documento nel quale avete avuto il coraggio di affermare che, per fronteggiare la disoccupazione in Sardegna, bisognava fare leggi, come se non bastasse il groviglio di quelle attuali e non indicasse né tanto meglio ipotizzasse quali saranno questi provvedimenti legislativi. Due cartelle nelle quali avete il coraggio di sottoscrivere che per abbattere la disoccupazione in Sardegna occorrono 10 mila miliardi in dieci anni e sapete benissimo che questi fondi non ci sono né nel bilancio regionale, né tanto meno nella finanziaria nazionale né nel triennale, né nessuna altra parte. Un accordo nel quale fissate la data per la conferenza regionale del lavoro e l'Italia sta ancora aspettando la Conferenza Nazionale che doveva tenersi nel mese di settembre come aspetta la fantomatica legge sulle trentacinque ore. Sono questi i punti regolarmente disattesi che a livello nazionale hanno rappresentato i termini degli accordi Ulivo-Rifondazione, e che sono serviti solo ed esclusivamente a risolvere le finte crisi del governo Prodi e a continuare nel gioco delle parti a spese dei disoccupati, soprattutto quelli sardi. Avete importato da Roma il sistema truffa dei finti dissensi e delle repentine riconciliazioni programmatiche per farvi beffa dei disperati e per cercare di nascondere all'elettorato moderato la verità che tutti conoscono. Il centro-sinistra è morto a Cagliari come a Roma, governa sola la sinistra, dietro il vostro presunto impegno straordinario per il lavoro, dietro i lavori che solo voi continuate a definire utili, si nasconde la vostra assistenzialità, la vostra genetica inclinazione ai provvedimenti tampone dal sapore elettorale e la vostra ormai proverbiale fame di potere. Avete avuto la faccia di scriverlo a chiare lettere nel documento di programma che andrete ad approvare, ma non troverete la forza per nasconderlo ai sardi, ai lavoratori della nostra isola una volta che constateranno il vostro fallimento. Tutte queste cose di cui la Sardegna farebbe volentieri a meno, come non sente il bisogno di un Presidente che ama farsi tirare per la giacca quando deve prendere decisioni importanti, né di un Presidente che comunque non decide mai, come non ha bisogno di tutti quei politicanti che usciti dalla porta oggi fate rientrare dalla finestra. Avete intrapreso una strada pericolosa, quella della arroganza e della presunzione e non vi siete preoccupati di valutare quali saranno le conseguenze dei comportamenti, delle azioni e delle iniziative che avete adottato e che avvallerete con il vostro voto. Non c'è dubbio che state rendendo ai sardi un grande servizio; come sempre la vostra ipocrisia farà ricadere su altri il prezzo della vostra incapacità politica, della vostra incapacità ad amministrare una Regione, che merita di essere governata da figure diverse, ad iniziare da quella del Presidente che in tutti questi anni è riuscito a farla franca, a passare indenne ogni tempesta, a resuscitare dopo ogni crisi eliminando oggi un assessore e domani un altro. Promettendo ieri il rinnovamento, vendendosi oggi alla vecchia classe politica in decomposizione, tradendo ieri Rifondazione, aprendo oggi ai comunisti. Questa è l'altalena che ha impedito, a chiunque avesse voglia e capacità, di poter amministrare decentemente la Sardegna, e il cordone sanitario che è stato predisposto all'interno della Giunta non è stato creato per evitare queste pericolose oscillazioni, né rappresenta la condizione per una buona riuscita sotto il profitto(?) amministrativo di questa Giunta e invece la garanzia per il PDS che si va solo in una direzione, e si guarda quindi solo a sinistra. Ma non ai valori nobili della sinistra, condivisi e accettati, si guarderà a sinistra quando si dovranno assegnare le poltrone del Banco di Sardegna e di tutti quegli enti che ben conoscete; basta che sia utile per sistemare qualche funzionario di partito, qualche trombato o magari qualche transfuga da altri partiti. Sotto questo aspetto le promesse di collegialità che ancora una volta ha solo enunciato in quest'aula, credo che più che alla Giunta si riferiscano alla collegialità all'interno del Gruppo del PDS, fatto questo che forse potrà evitare a lei e alla sua Giunta qualche imboscata e un generale ridimensionamento degli effetti deleteri della attività dei franchi tiratori. Addirittura nelle sue dichiarazioni ha parlato di indifferibilità delle modifiche per una riduzione del voto segreto, ponendolo come uno degli obiettivi fondamentali nel paragrafo dedicato alle riforme, e tutti sanno che il problema del voto segreto non è un problema di quest'Aula, non è un problema delle forze di maggioranza, ma è un problema che riguarda i rapporti fra lei e il Gruppo del PDS. Ma come dicevo prima siete molto abili nel far diventare i vostri problemi problemi di tutti e scaricare poi le responsabilità sugli altri, allo stesso modo di come farete alla fine della legislatura, quando non trovando perché non ci sono i mille miliardi per l'occupazione, quando non raggiungerete gli obiettivi che vi siete posti e cioè i livelli occupativi non troverete di meglio che colpevolizzare l'Assessore del lavoro; oppure quando con le cambiali agrarie in scadenza, con le proteste degli agricoltori non farete altro che scaricare sull'Assessore dell'agricoltura la vostra pratica è sempre la stessa: sedersi al tavolo senza mai pagare il conto. Lo avete fatto con Rifondazione comunista; avete preso i voti, il premio di maggioranza, i relativi consiglieri e poi avete chiesto che pagassero altri per rigarantirvi il consenso dei rifondatori per le prossime elezioni. Che grande strategia! Che grande volontà di costruire un cammino comune! Che grande lealtà nei confronti dei vostri alleati, che riconoscenza, quanto stile nelle vostre azioni! I voltagabbana, i peones, hanno capito che strade intraprendere per sistemare i loro uomini nei posti di comando. Basta tradire il Partito Sardo d'Azione e si diventa amici, si diventa Assessori; basta rompere i patti di consultazione con i Quattro Mori e ecco diventare assessori di spesa, di riforme, di lavori pubblici in un bel quadro di meschinità politica e umana. Lei potrà anche parlare di stima e di rispetto nei confronti della forza politica che mi onoro di rappresentare, ma non è questo che nei fatti ha dimostrato; e come lei non l'ha dimostrato chi le ha suggerito di intraprendere le iniziative di rottura nei confronti del Partito Sardo d'Azione. A meno che non pensiate che il mio Partito sia rappresentato da chi oggi avete scelto come interlocutore privilegiato, da qualche grande vecchio che, sulla sudditanza con il PCI allora e con il PDS oggi, ha fondato le proprie fortune personali a discapito di quelle del nostro partito. La situazione, se non ve ne siete accorti, è profondamente mutata. Il Partito Sardo d'Azione da qualche tempo decide e cammina in piena autonomia; ha compiuto passaggi dolorosi soprattutto al proprio interno per raggiungere questo obiettivo, e l'ha conseguito con successo, e da oggi ne avrete la dimostrazione pratica e tangibile. Nei rapporti esterni possiamo affermare senza pericolo di smentita che si è rotto quel cordone ombelicale che per troppo tempo ha condizionato scelte e decisioni importanti e strategiche per la crescita del Partito Sardo d'Azione. Da qualche tempo decidiamo a casa nostra le nostre cose senza interferenze. E oggi abbiamo avuto la dimostrazione che certi rapporti tra personaggi delle vecchie gestioni regionali sembrano ancora vivi, o perlomeno sembrano resuscitare, in realtà si erano solo assopiti nell'attesa del momento opportuno per rispuntare. Ma questo ci conferma quello che da tempo avevamo constatato e cioè che al nostro interno ci fosse qualcuno che decideva con la testa di altri e sulla spinta di interessi politici che erano di altri prima che del Partito Sardo d'Azione. Caro Presidente, lei in questa occasione si è prestato anche a questo gioco. Ed è anche per questo che le sue parole, non so quanto sincere, di stima e di ringraziamento mi lasciano del tutto indifferente. Ma forse è meglio non trascendere nel personale, è senz'altro più utile discutere di altri temi che lei ha trattato nelle sue dichiarazioni di mercoledì e che sono illustrati nell'ennesimo documento programmatico che propone a questa Assemblea. In questa pratica ormai ha acquisito grande esperienza, dichiarazioni di inizio, di mezzo, di quasi fine e di fine legislatura imperniate prima sul rinnovamento, poi sulla trasparenza, oggi sul lavoro, la zona franca, i parchi. Ma ahimè con pochi e ben identificabili risultati concreti. Sul lavoro credo di essermi già espresso con sufficiente chiarezza; il programma risponde ad un problema davvero drammatico, quello della disoccupazione, con una bufala, una barzelletta che farebbe anche ridere se non fosse che l'argomento è davvero tragico. Sulla zona franca e sui parchi ritengo doveroso compiere alcune considerazioni che dimostrano quanto poco credibile risulti il suo programma. Al di là di ciò che può affermare qualche deputato miracolato dai sardisti nel collegio di Sassari alle ultime elezioni, convertitosi sulla via della riconferma del collegio, chissà a quale prezzo, oltre che con i compagni del PDS e di Rifondazione comunista e con lei personalmente dopo la cacciata dall'assessorato della sanità. Anche per la zona franca posso affermare, perché l'ho sperimentata personalmente in questi due anni di governo regionale, che scrivere nelle dichiarazioni programmatiche che si vuole la zona franca, a fini concreti non significa proprio niente, perché il presidente Palomba e il suo partito sono i primi nemici della zona franca in Sardegna, non solo per il progetto originario dei sardisti, quello della zona franca integrale, per l'intero territorio della Sardegna e delle sue isole, ma sono stati capaci di disattendere un ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale il 18 settembre 1997, dell'istituzione dei punti franchi doganali su Porto Torres, Arbatax, Oristano, Alghero e Portovesme (questo è provocatorio ma lo voglio dire: non è Portovesme ma è Cagliari, se no la collega si preoccuperebbe) le cui aree di delimitazione dovevano essere definite entro il 31 ottobre 1997. Non che i punti franchi doganali creino particolari benefici, anzi sull'argomento potrebbero evidenziarsi non poche perplessità, ma dimostra, nei fatti, che sull'argomento vige ancora l'ordine di far finta di fare per non fare niente. E' davvero di cattivo gusto il fatto che, ancora una volta, partendo da una data disattesa sull'argomento, quella del 31 ottobre '97, il Presidente fissa un'altra scadenza (60 giorni per la precisione) per la presentazione e l'ottenimento quindi della legge in questione, con quella che riguarda certamente, in modo più preciso, l'esenzione fiscale. Caro Presidente, qualche volta mi viene da chiederle se possiede un'agenda per fissare gli appuntamenti che lei fissa e che clamorosamente buca, senza dare spiegazioni ne chiedere scusa.

Segniamo insieme, allora, le scadenze che lei, con queste dichiarazioni, ha stabilito; soprassediamo su quelle che in questi quattro anni ha miseramente ciccato e incominciamo da marzo per trovare la Conferenza regionale sul lavoro, che le auguro abbia più fortuna di quella, come ricadute, che non ha avuto sul credito, per riconoscere la legge sulla zona franca, nel suo ottenimento, e alla fine dell'anno ci dimostra come ha trovato i 1000 miliardi per il lavoro e se ha aumentato i livelli occupativi nella misura media prevista per l'Italia nel documento di programmazione economica e finanziaria. Questi sono gli impegni che lei, e la sua maggioranza, dovete mantenere, insieme alla operatività da garantire ai parchi naturali, e che sono certo non sarete in grado di onorare. A proposito dei parchi, mi chiedo quali siano stati i motivi per i quali ha evitato di dare maggiori spiegazioni su quello dell'isola dell'Asinara, un argomento che è all'attenzione dell'opinione pubblica ed è molto sentito nel nord dell'Isola, più precisamente nell'area del Sassarese. Sulla vicenda il Presidente non ci ha ancora spiegato perché, disattendendo ancora una volta un ordine del giorno di questo Consiglio, si è adoperato per il mantenimento delle strutture, sia pur carcerarie e sia pur leggere, nell'isola dell'Asinara, trovando oltre che l'opposizione del mio partito, anche una smentita pubblica da parte del Ministro dell'ambiente. Risulta dunque difficile credere che questa Giunta faciliterà la realizzazione dei parchi, soprattutto quello dell'Asinara e, con essi, l'operatività degli organismi. Saranno questi gli argomenti sui quali questa Giunta troverà l'attenzione del mio Partito che annuncia una dura e ferma e determinata opposizione a quest'Esecutivo e un netto rifiuto a qualsiasi ipotesi di collaborazione con questo quadro politico e con questa maggioranza.

Quanto a lei, Presidente, finalmente conoscerà chi sono i poteri della Sardegna; sono quelli che, ancora una volta, l'hanno seduto sulla poltrona della Presidenza, non sono certo quelli che immaginava fino a qualche tempo fa quando, con poca originalità, aiutato da qualche organo di informazione, con parole gravi parlava delle temute lobbies politico-massoniche, sempre utili quando si vogliono nascondere inconfessabili segreti. Auguri Presidente, si ricordi che qualcuno, un po' di tempo fa, ha scritto che la gloria la si deve acquistare e l'onore basta non perderlo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.). Signor Presidente, io ritengo che stasera sarò veramente breve nell'intervento relativamente al dibattito per la presentazione della nuova Giunta. Una qualche domanda e riflessione comunque me la devo porre. Se non ricordo male questa, onorevole Palomba, è la sesta volta che si presenta in questo Consiglio per ottenere la fiducia per i suoi Assessori. La sesta volta, dico. E' possibile che prima di presentarsi, almeno adesso, la sesta volta, non abbia avuto un attimo di ripensamento? Io sono stato, ritengo, sempre rispettoso del Presidente della Giunta, degli Assessori, delle competenze e delle prerogative della Giunta, così come sono uno strenuo difensore delle prerogative del Consiglio. Dico: ma stavolta mi pare che si sia superato il limite. Ecco, io sento una voce, non la vostra, che dice: basta! Basta alle nuove Giunte Palomba. Questo basta proviene da larghi strati della popolazione del settore del Polo delle libertà, ma proviene altrettanto da larghi strati della popolazione dell'Ulivo, perché evidentemente, ormai, la misura è colma. Ecco, qualcuno fa questa riflessione: un consiglio di amministrazione di una società per azioni, una volta che è dimostrata la sua incapacità di governare la società, non può e non deve far altro che depositare i registri in tribunale e chiedere il fallimento, nell'interesse dei soci della società, nell'interesse dei creditori della società, nell'interesse della collettività. Ma io credo che siamo, a questo punto, anche nella Giunta regionale, con danni ben più gravi di quelli che può causare un consiglio di amministrazione in una società per azioni.

I danni sono ben più gravi perché noi continuiamo ad avere a che fare con una popolazione disoccupata di alcune centinaia di migliaia di uomini, uomini e donne naturalmente.

Presidenza del Vicepresidente Zucca

(Segue CASU.) Ecco, possiamo continuare a governare in questo modo? Presidente, ma non si è mai posto la domanda? Ecco, io credo che se fossi stato al suo posto mi sarei domandato: ma è possibile che io non riesca a tenere in qualche modo, come punto di riferimento, unito, il Governo regionale? E' possibile che io non riesca a dare almeno alcune delle risposte che il popolo sardo mi chiede. Ma non se l'è mai posta questa domanda? Ha risposto positivamente o ha risposto negativamente? Io credo che positivamente non si possa onestamente rispondere, ma ecco, e allora se non si può rispondere onestamente a queste domande, perché non ha passato la mano? Perché non avete tentato un'altra soluzione? Qui, abbiate pazienza, mi viene da pensare che veramente, quando voi avete il potere lo gestite, comunque sia e in barba alla comunità che noi rappresentiamo. C'è stato un intervento molto appassionato del collega onorevole Sanna, che ha messo certamente il dito su molte piaghe che affliggono la comunità e il Governo regionale. Dico, il suo può essere un intervento dettato anche da un pizzico di amarezza, perché hanno governato con la maggioranza fino adesso e adesso si vedono buttati fuori. Presidente, nonostante queste riflessioni come è mia abitudine ho preferito, ieri notte, non abbiamo avuto molto tempo a disposizione, sfogliare le linee programmatiche, le seste linee programmatiche del suo governo. Io ve lo imporrei come sacrificio leggere queste linee programmatiche, perché è veramente un sacrificio leggerle. Perché è un sacrificio leggere queste linee programmatiche? Perché ogni riga che leggi ti viene la voglia di prenderle e di metterle da una parte perché se per curiosità andate a vedere documento politico c'è ogni ben di Dio. Qualcuno ha detto: chiunque potrebbe sottoscrivere questo documento, eh già, perché non dice nulla, non qualifica niente. Ma noi abbiamo bisogno di una Giunta che non si dia un programma serio, concreto? Evidentemente no. Poi, strada facendo, vai a vedere i soliti luoghi comuni. Comunità europea: andare in Europa, globalizzazione dei mercati, migliaia di miliardi per l'occupazione. Ma perché non operiamo seriamente, presidente? Possiamo parlare noi, se ella mi sente, penso di no, e anche pochi colleghi lo sentono, mi servirà almeno come sfogo personale, possiamo parlare di investimenti di migliaia di miliardi? Non invidio in verità l'onorevole collega Piersandro Scano che deve assumere le redini dell'Assessorato del bilancio e della programmazione. Avrà a che fare non già con i 1000 miliardi disponibili di cui voi parlate per l'occupazione nell'anno 1998, ma di 2000 miliardi di disavanzo di amministrazione che deve rintracciare in qualche modo, che deve reperire. Altro che avere migliaia di miliardi per poter soddisfare le esigenze in materia di lavoro! Ma nulla sapete offrire di meglio se non una conferenza per l'occupazione, indicando addirittura 10000 miliardi per il lavoro, in dieci anni. Ma cosa credete di essere eterni? Eh, no, fra un anno il popolo sardo decide, non vi ha dato il mandato per dieci anni, vi ha dato il mandato, tutt'al più vi dovrà sopportare per un altro anno, ma per non più di un altro anno e mezzo. Invece voi state già pensando a un piano per imbrogliare la comunità sarda per dieci anni, 10000 miliardi in dieci anni. No, signori cari, i 10000 miliardi non li potere impegnare voi per dieci anni, perché non avete la capacità giuridica di farlo. Va bene che qui può succedere di tutto, ma io credo che il popolo sardo sia sufficientemente sveglio per non farsi incantare dalla nuova unità comunista che si è manifestata in quest'aula. Abbiamo nuovamente l'unità comunista. Io mi rivolgerei ai banchi di centro, anche se non sono stracolmi, chiederei una riflessione ai banchi di centro: voi che siete gli eredi di quella barriere anticomunista che noi abbiamo avuto in Italia per trenta-quarant'anni avete proprio dimenticato tutto? Avete chiesto ad Alleanza Nazionale di essere antifascista, ma non chiedete al PDS, a Rifondazione Comunista di essere anticomunista. Eppure, cose da farsi perdonare io credo che ne abbiano parecchie. Provate a leggere il dibattito veramente molto scarno e povero che si sta manifestando in Italia in questi giorni. In Russia si è parlato di 60 milioni di trucidati, in Cina si è parlato di 160 milioni, ma voi, come niente fosse, volete ripristinare l'egemonia comunista in quest'aula, la volete ripristinare a danno della comunità isolana. Vi chiedo scusa, ecco quando io leggo, onorevole Montis, le parole di Bertinotti, che riduce l'orario di lavoro a 35 ore settimanali per legge, io non escludo che si arrivi anche a 30, ma non deve essere lo Stato a imporre, devono essere i rappresentanti del personale dipendente, devono essere i rappresentanti delle associazioni degli industriali, dei commercianti e degli artigiani a meditare questo discorso, e non credo che sia un fatto che interpreto in questo modo solo io, perché da tutto il mondo vi sono piovute critiche. Salvo che in Sardegna non vogliate arrivare addirittura a 30 ore di lavoro. Siccome qui abbiamo disoccupati a iosa, allora anziché 35 ore facciamo 30 ore di lavoro. Non si tiene evidentemente conto che il costo del lavoro in Sardegna, la redditività del lavoro in Sardegna è ancora minore rispetto a quella che si registra in continente, quindi certamente non è uno strumento col quale noi possiamo pensare di affrontare il problema della disoccupazione, non sono questi i problemi. Io avrei visto, anche in una Giunta che deve governare per un anno, un anno e mezzo, un programma serio. Cosa fare per colmare il nostro disavanzo in materia alimentare? Noi importiamo di tutto: non produciamo il latte necessario per il nostro fabbisogno, non produciamo il pane, non produciamo le verdure e tanto meno produciamo i generi di carattere industriale. Ma qui mi sovviene un attimino l'impostazione che ha dato in qualche modo al suo discorso in certi punti l'onorevole Ghirra. L'industria: ma cosa volete conservare ancora un'industria qual è il Gruppo EMSA che assorbe centinaia di miliardi all'anno? Volete continuare con lo stesso modo? Io credo, ho di fronte l'onorevole Bonesu, che una delle ragioni per le quali il Partito Sardo d'Azione

ha ritenuto opportuno abbandonare la barca del governo sia quella della mancata liberalizzazione, della mancata privatizzazione, del mancato riordino di questi enti che assorbono centinaia e centinaia di miliardi ogni anno.

Voi continuerete su questa strada, io spero solo che a vigilare su di voi ci sia il popolo sardo e che i famosi dieci anni di cui volete programmare le spese si riduca a malapena a un anno. Addirittura non mi meraviglierei se a un certo punto fra voi stessi ci fossero dei consiglieri che non danno la fiducia a questo governo. Non credo che se il governo non passasse faremmo un grande danno alla Sardegna. Io penso proprio di no, perché la dimostrazione ormai l'avete data e abbondantemente di non governare per la Sardegna, ma di governare per il Partito comunista italiano.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Onorevoli colleghi, onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Palomba, oggi un dubbio importante quasi amletico attanaglia me come tanti sardi che si preoccupano delle sorti del Consiglio regionale e dell'Isola. Ci si chiede se l'onorevole Palomba è una persona seria e se sia una persona onesta. Non è cosa da poco anche perché della moglie di Cesare si dice che non sia lecito nemmeno dubitare ma se Palomba è onesto qualcuno si chiede se sia lì a guidare una Giunta di disonesti, in qualità di controllore, siccome non si dubita neanche dell'onestà dei suoi Assessori, allora, signor Presidente, la gente della strada non riesce a spiegarsi perché questo atteggiamento che appare ai più come un poco dignitoso attaccamento alla poltrona, visto che nessuno crede all'insistenza dell'incarico per portare a compimento un'opera di risanamento della Sardegna. A sentire la gente, si odono al pronunciare il suo nome, mi permetta Presidente, solo commenti improntati all'ironia se non al sarcasmo più caustico...

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Dipende con chi parla lei.

LIORI (A.N.). Be' io, signor Presidente, per motivi di lavoro vedo tutti i ceti sociali in quattro poliambulatori dell'Isola, Sanluri,Carbonia, Iglesias e Villacidro. Mi creda, non sto qui a dirle bugie, ma la realtà è questa e glielo abbiamo detto noi dell'opposizione altre volte, ma anche in quest'Aula, signor Presidente, i commenti peggiori nei suoi confronti li hanno fatti i consiglieri di maggioranza. Quindi credo che qui io non stia dicendo niente di nuovo, lei li ha sentiti, alcuni di questi commenti, se ha voluto sentirli in quest'Aula dai consiglieri dei partiti di maggioranza, ormai anche lei avrà capito, Presidente, che questa formula di governo non gode del consenso popolare, ne abbiamo avuto una dimostrazione nelle ultime elezioni ed essendosi eclissata quindi la rappresentatività democratica testimoniata dai governi di maggioranza relativa che si sono succeduti cioè di minoranza in un sistema a elezione proporzionale e tra le altre cose per esempio anche da un Assessore che si è ostinato a non dimettersi pur essendo cosciente di non rappresentare in Giunta nient'altro se non se stesso e gli interessi suoi e di qualche amico molto stretto se non di qualche socio, siamo caduti quindi in una vera fase di crisi istituzionale che rappresenta questa sì una delegittimazione del Consiglio regionale e coinvolge, ahimè, anche l'incolpevole opposizione, altro che crisi determinata da forze potenti di cui lei parla nelle sue dichiarazioni programmatiche. I suoi governi si susseguono ormai come le piaghe d'Egitto e non si sa se organizzare tridui, novene, processioni, perché Sant'Efisio e la Madonna di Bonaria, a cui sono abituati a rivolgersi i sardi, intercedano perché Dio la illumini per il bene della Sardegna. Signor Presidente, è chiaro ormai anche all'opinione pubblica che questa Giunta si appresta a gestire il potere nella fase preelettorale e che ormai è morta ogni possibilità di operare nei piani alti della politica per effettuare quelle riforme di cui invece si sente sempre di più l'impellente necessità. Continueranno in questi diciotto mesi i vecchi sistemi di gestione del potere, basati sul clientelismo, se non anche sul nepotismo, i partitocratici trionfanti affonderanno sempre più le loro grinfie negli enti strumentali, nelle aziende Usl ormai sempre più lottizzate, in barba alle aspettative di tutti. E' inutile ricordare tutti i fallimenti delle altre Giunte, succedutesi in questa legislatura, ciò non servirebbe ad esorcizzare quelle che già si profilano all'orizzonte in linea ai vecchi sistemi che ritornano anche fisicamente a cavallo degli Assessorati. Questa è la risposta agli aneliti di cambiamento promessi agli elettori in campagna elettorale, Presidente? Abbiamo molto apprezzato e con noi anche i sardi più attenti, perché sia fatta anche qui chiarezza, che manca nella sua Giunta una presenza femminile, che avrebbe se non altro mantenuto la speranza di una vostra attenzione ai problemi di chi aspetta giustizia dalle istituzioni. Spero almeno, Presidente, che d'ora in avanti abbiate la bontà di smetterla di vendere fumo nelle tanto ben organizzate ai fini elettorali assemblee per le pari opportunità. Il tempo delle prese in giro è finito, e non potrà tapparsi la bocca né il popolo sardo né l'opposizione, a cui già si pensa molto democraticamente di spuntare le armi abolendo il voto segreto. Abolito il voto segreto, rimarranno comunque problemi che non compariranno neanche se si mette il bavaglio alla stampa, a meno che, signor Presidente, non si vogliano abolire le coscienze. Anche lei, onorevole Palomba, prenda coscienza di ciò che ha già capito il popolo sardo, del vostro fallimento politico cioè, e sia consequenziale, per onestà, serietà e per dignità. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Paolo Fois. Ne ha facoltà.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghi, il mio intervento è direi inevitabilmente centrato sulla politica europea, inevitabilmente non perché per tradizione ormai, data la mia particolare sensibilità per questi temi, intervengo in questo Consiglio su questi temi appunto dell'Europa, soltanto perché quello che nel programma è detto a questo riguardo risponde a due criteri che mi sembrano particolarmente interessanti e meritevoli di sottolineatura. La novità è quello che vi è detto e l'importanza dei temi. La novità è costituita è vero essenzialmente dal fatto che in tema di politica europea, noi ci troviamo davanti ad un orizzonte, ad un quadro che soprattutto in questi ultimi tempi fa registrare delle modifiche, un'evoluzione continua, tanto che se qualcuno volesse fare un programma fotocopia prendendo quello che era stato scritto nel luglio scorso in occasione dell'ultima crisi, si troverebbe spiazzato perché da quella data ci sono stati una serie di fatti di tale rilevanza per quanto riguarda l'allargamento della comunità, per quanto riguarda la politica mediterranea, per quanto riguarda l'avvicinarsi all'introduzione della moneta unica in Europa e in Italia, che appunto questo signore che avesse voluto riproporre il testo tale e quale avrebbe scritto un documento assolutamente privo di fondamento. Quindi la novità di questo documento, basti guardare le pagine che riguardano appunto nella parte iniziale del documento stesso la politica europea quello che è detto sulla necessità di adattare la politica dei fondi strutturali alle trasformazioni che in proposito vengono a delinearsi per effetto di una nuova politica di coesione economica e sociale, basti considerare il problema dei criteri, dei parametri in base ai quali una Regione può rientrare o meno nell'ambito dell'obiettivo 1, basta considerare quello che è detto sull'introduzione dell'euro e sulla necessità di adeguare anche le nostre strutture amministrative a questa data di importanza fondamentale per il nostro futuro per rendersi conto di come il documento in proposito faccia registrare delle novità e degli sviluppi di grande interesse. Ma dicevo l'importanza, l'importanza della politica europea è data dal fatto che non già soltanto le prime pagine del documento, quelle che rientrano a stretto rigore nella politica europea, ma tutte le linee programmatiche sono permeate di problemi europei nel senso che non c'è praticamente nessuno o quasi nessuno dei temi toccati che, al di là dei riferimenti impliciti o espliciti all'Europa, e spesso qualche riferimento più esplicito sarebbe stato opportuno, questi temi non possono essere affrontati senza avere coscienza del fatto che le questioni sono profondamente condizionate da quello che avviene a livello europeo e a livello internazionale. Così il tema della occupazione e della formazione professionale è un tema che è stato affrontato, sì, in occasione della formazione di questa Giunta, ma che risente del nuovo indirizzo che a seguito del vertice di Lussemburgo del novembre scorso l'Europa si è data. E anche appunto quanto detto sulla formazione professionale, sulla necessità di investire maggiori risorse in questo campo il documento risente di una correzione di rotta che l'Europa si è data riconoscendo che i temi della occupazione e della formazione professionale in funzione della occupazione non erano stati sufficientemente considerati a livello europeo. Ma questo vale per la zona franca. Evidentemente parlare di zona franca integrale e fiscale, come ha detto poco fa il collega Giacomo Sanna, non è pensabile senza rendersi conto del fatto che o si risolve questo problema anche in chiave europea e si ottengono per le regioni insulari, per le regioni meridionali, delle determinate facilitazioni da parte dell'Europa che oggi non sono state ancora concesse, o parlare di zona franca come questione che possa essere risolta soltanto attraverso un contenzioso con lo Stato è affermazione priva di senso. Piano energetico regionale, piano regionale dei trasporti, appalti, agricoltura, turismo, cultura e scuola sono tutte questioni che sono ancora una volta condizionate dal rapporto con l'Europa, per non parlare della questione della riforma della Regione e delle autonomie, l'ultimo punto è che ancora una volta è una questione che non potremo affrontare e risolvere correttamente senza renderci conto che la riforma della nostra Regione è legata in larga misura a come l'Unione europea affronterà il problema dei suoi assetti; se cioè in altri termini vedrà l'Europa costruita a livello europeo, a livello statale, a livello regionale oppure se non si penserà di sbarazzarsi per così dire del livello regionale limitando tutto a un dialogo tra il livello statale e il livello europeo, rendendo in questo modo molto più problematica la soluzione della questione affrontata soltanto a livello di rapporto con lo Stato. Credo quindi che questo tema del rapporto con l'Europa correttamente vada visto non soltanto prendendo atto di quelle scelte, di quegli orientamenti che l'Europa va perseguendo, e proponendo quindi politiche che tengano correttamente conto dell'impatto, dei riflessi che questa politica e questi orientamenti dell'Europa possono avere, ma allo stesso tempo prevenendo e cercando di contenere e di correggere gli effetti perversi che una certa politica centralistica anche dell'Europa può avere sulla nostra economia, sulla nostra società. Basti pensare alla questione dell'agricoltura, ai riflessi che un certo tipo di politica mediterranea, un certo tipo di politica per quanto riguarda le quote latte può avere sulla nostra Regione per rendersi conto della importanza di questo aspetto. Ecco allora la necessità che ci sia una azione preventiva per così dire, attraverso delle opportune intese anche con le altre regioni europee che hanno problemi simili ai nostri, perché in nome di quel principio della coesione economica e sociale, in nome di quel principio della insularità che è ora a fondamento del trattato di Amsterdam, si ottengano non soltanto più finanziamenti europei, non soltanto una capacità di adeguarsi a queste scelte, ma anche la volontà e la capacità di correggere delle scelte europee che spesso per nostra assenza dalla scena internazionale ci penalizzano profondamente. In questo senso credo che l'impostazione del documento appaia corretta e credo che crei le premesse per un coordinamento tra l'azione che il Consiglio svolge in questo campo e la sensibilità che alcuni degli assessori che sono preposti a settori di particolare delicatezza in questo campo hanno per i settori europei. C'è un ultimo punto nel documento che riguarda il territorio e l'ambiente; e avrei forse sorvolato su questo tema e non l'avrei affrontato con questo taglio europeo se non avessi sentito alcune affermazioni dal collega Giacomo Sanna che mi hanno alquanto sconcertato. Per la verità ero molto attento al discorso del collega Giacomo Sanna, al quale sono legato da una cordiale amicizia, soprattutto perché alcune sue affermazioni sulle poltrone e sull'attaccamento al potere per un attimo mi facevano pensare, questa volta sì senza alcun elemento di novità, a quello che avevo sentito dai banchi della opposizione riguardo alle precedenti giunte quando i colleghi del Partito Sardo d'Azione sedevano a quei banchi. Quindi era perlomeno strano e mi faceva sorridere che oggi, passato il Partito Sardo d'Azione alla opposizione, ripeta più o meno con le stesse parole quei discorsi che avevamo sentito tante volte dai banchi della opposizione. Ma il divertimento si è trasformato, per così dire, in sconcerto quando ho sentito alcune affermazioni sul problema dell'Asinara. Ha detto il collega Sanna che era rimasto sorpreso per il fatto che nelle linee programmatiche si parlasse soltanto genericamente di parco, senza ricordare appunto quanto il Consiglio regionale aveva detto al riguardo. Io non ho contezza per così dire di ordini del giorno votati dal Consiglio regionale, soprattutto da quando l'evoluzione della situazione è stata particolarmente grave per effetto del decreto legge che ha deciso di dismettere il carcere in un tempo assolutamente incomprensibile, cioè nel limitato periodo di due mesi. Ricordo invece, perché ho avuto modo di predisporla io, una interrogazione nella quale la quasi totalità delle forze politiche presenti in Consiglio, fatta eccezione ovviamente per il Partito Sardo d'Azione, aveva chiesto che si esaminasse la opportunità di dar vita al parco secondo un principio di gradualità che non può assolutamente prescindere dal fatto che un certo territorio che è rimasto sotto un certo regime per 115 anni non è realistico pensare che nell'arco di due mesi possa trasformarsi in parco effettivamente operante quando non c'è né un regime definito, non c'è un piano, non c'è nessuna autorità preposta al parco, non ci sono i mezzi per far rispettare determinate misure. E questa impostazione della gradualità, questa sì è conforme alla politica europea alla quale non interessa tanto e non c'è affatto alcuna disapprovazione per il fatto che temporaneamente e funzionalmente al raggiungimento dell'obiettivo vi sia un limitato presidio di detenuti che siano prevalentemente preposti a lavori di risanamento ambientale e di allevamento di animali che sono già sul posto. Quello che interessa all'Europa è, questo sì, che il parco, un parco di così eccezionale valore, che deve essere inserito tra le riserve e i parchi di rilevanza internazionale, non venga abbandonato a se stesso, dato in pasto, per così dire, a coloro che, anche se per il momento non pensano di costruirvi, ritengono che sia opportuno e che sia possibile e che sia consentito andare con i gommoni a distruggere questo bene di rilevanza eccezionale che abbiamo. Quindi è conforme alla politica europea creare le condizioni perché il parco possa essere costruito gradualmente e realisticamente nel rispetto di queste sue eccezionali caratteristiche e di questa sua particolare vulnerabilità, e allora dire che vogliamo il parco dell'Asinara significa dire che vogliamo che questo eccezionale valore e questa particolare vulnerabilità vengano tenuti presenti, e allora se la permanenza di un carcere con quelle caratteristiche cui ho fatto riferimento è funzionale al raggiungimento di questo obiettivo, bene, credo che tutti i cittadini sardi, i cittadini del nord Sardegna in particolare, siano sensibili a quest'idea, così come hanno più volte manifestato. Credo quindi che quanto contenuto nel documento sotto questo profilo possa essere sviluppato attraverso l'azione che Consiglio e Giunta si impegnano a svolgere e che il parco, con queste condizioni e con questi requisiti, possa essere finalmente dato nella disponibilità di tutti i cittadini sardi, nell'interesse dello sviluppo e della tutela dell'ambiente.

PRESIDENTE. La situazione è la seguente: abbiamo 27 iscritti a parlare, quasi tutti con l'ipotesi di intervenire nella mattinata di domani. Siccome mi parrebbe assurdo chiudere i lavori a quest'ora, lasciando un enorme elenco di interventi a domani, chiedo se ci sono, tra coloro che pure intendevano parlare domattina, alcuni che intendono prendere la parola questo pomeriggio. Nel caso che nessuno intenda prendere la parola questo pomeriggio sarei costretto ad aggiornare i lavori a domattina alle ore 9, ma con la precisazione che chi sarà presente quando sarà chiamato ad intervenire, parlerà, chi non sarà presente sarà depennato, come vogliono le regole.

Poiché nessuno intende intervenire questo pomeriggio, i lavori riprenderanno domani mattina alle ore 9. Primo iscritto a parlare il consigliere Balletto.

La seduta è tolta alle ore 18 e 25.